Stagione d’Opera 2009-2010 PRESENTAZIONE La presentazione della nuova Stagione del Teatro Regio non può prescindere da alcune considerazioni sulla grave situazione che affligge il mondo della cultura in generale e la lirica in particolare. La crisi economico-finanziaria che si è abbattuta su tutti i Paesi ha determinato, in Italia, una contrazione dei contributi pubblici e privati senza precedenti, mettendo in crisi un sistema già in notevole difficoltà a causa dei tagli al FUS avvenuti in passato. Nel momento in cui altri teatri stanno drasticamente riducendo il numero degli spettacoli, la Direzione del Teatro Regio si è posta l’obiettivo di fronteggiare questa drammatica situazione senza destrutturare la prossima Stagione, nella convinzione che essa sia la più concreta dimostrazione di quanto finora ha fatto il Regio, nonché la migliore garanzia di quanto si voglia ancora investire sul futuro del Teatro, non appena si supererà l’attuale contingenza. Siamo diventati – grazie all’impegno di tutti – un teatro di rilevanza internazionale. La capacità del Regio di produrre spettacoli ai massimi livelli evidenzia un consolidato patrimonio di competenza professionale e di creatività al quale non vorremmo rinunciare per alcun motivo. Dovremo naturalmente accettare alcuni dolorosi tagli rinunciando, per il più breve tempo possibile, ad attività collaterali qualificate e importanti al fine di preservare il “cuore” del Teatro. Al nostro pubblico non chiederemo però grandi sacrifici, chiederemo invece di sostenerci attivamente per mantenere l’alto livello di qualità che ci è ormai abituale. Sappiamo di poter contare sul suo sostegno, come ha dimostrato la straordinaria risposta alle recenti iniziative dei lavoratori del Regio, che hanno coinvolto in un “teatro aperto” migliaia di cittadini. Ed è proprio il forte legame con il tessuto sociale della città a sostenerci nella convinzione che la cultura musicale si giustifichi per il proprio carattere etico, e che questo rappresenti una parte fondamentale del nostro patrimonio. Per rassicurare il pubblico – e tutti i lavoratori del Teatro – sulla nostra determinazione nel proseguire ai massimi livelli il ruolo istituzionale che siamo chiamati a svolgere, apriremo la Stagione con un titolo tra i più amati del grande repertorio. Rappresentare opere popolari, per le quali il pubblico possiede un termine di confronto in esecuzioni memorabili, è una sfida tecnica e artistica che solo un teatro dalle solide fondamenta può affrontare con tranquilla sicurezza. La traviata è in questo senso decisamente emblematica: un’opera intramontabile e tra le più amate nella quale Verdi ha elevato la protagonista alla statura di un’eroina tragica del teatro greco attraverso uno scavo psicologico di sorprendente modernità, facendo diventare Violetta un personaggio fuori dal tempo e La traviata un capolavoro intramontabile del genio creativo italiano. Non a caso, dunque, La traviata sarà uno dei titoli proposti nella tournée che il Teatro Regio è stato invitato a realizzare in Oriente nell’estate 2010. L’opera avrà un allestimento eccezionale, coprodotto con il Santa Fe Opera Festival – il maggiore festival lirico estivo americano – con cui si è così potuta instaurare una proficua collaborazione. La messa in scena sarà infatti affidata al notissimo regista francese Laurent Pelly, mentre sarà Gianandrea Noseda a salire sul podio per guidare un cast di livello assoluto. Elena Mosuc, tra le più quotate specialiste del ruolo, sarà Violetta; a lei si alternerà Irina Lungu, una delle più affascinanti interpreti della nuova generazione. I protagonisti maschili saranno Francesco Meli e il baritono Carlos Álvarez. Il maestro del Coro sarà Roberto Gabbiani che, a un anno dalla sua nomina, conferma le aspettative artistiche che ci si era posti con il suo coinvolgimento. Piazza Castello 215, 10124 Torino (I) Tel. +39 011 88151 Fax +39 011 8815.214 www.teatroregio.torino.it P.IVA e C.F. 00505900019 La Stagione prosegue, tra novembre e dicembre, con Tancredi. Dopo aver dedicato a Rossini molti titoli del suo repertorio buffo, ci è parso opportuno proporre il capolavoro con cui il ventunenne compositore si impose al mondo come un maestro dell’opera seria, rivitalizzandone gli ormai esausti schemi ereditati dalla tradizione. Quella di Rossini è un’arte di raffinata stilizzazione: proseguendo la tradizione settecentesca che associava l’eroe alla voce squillante e acuta dei castrati, il compositore affida il ruolo del titolo a un contralto. Sarà Daniela Barcellona, tra le più autorevoli specialiste del belcanto, la nostra protagonista, affiancata da fuoriclasse come Patrizia Ciofi – che torna al Regio dopo acclamate interpretazioni in tutto il mondo – e Antonino Siragusa, che la nostra recente produzione dell’Italiana in Algeri ha confermato nell’élite dei tenori rossiniani. L’opera, rappresentata nella seconda versione che ripristina il finale tragico dell’originale di Voltaire, sarà diretta da Kristjan Järvi: figlio d’arte, il trentasettenne musicista americano di origini estoni è tra i direttori emergenti a livello internazionale. L’allestimento dello spettacolo è affidato a Yannis Kokkos, regista e scenografo ateniese, da lungo tempo stabilitosi in Francia, attualmente tra i più interessanti registi d’opera. Il maestro del Coro è Claudio Fenoglio, che si alternerà in alcune produzioni al maestro Gabbiani. Con Tancredi il Regio prosegue la politica delle coproduzioni di alto profilo, rinnovando la partnership con il Teatro Real di Madrid (dopo il recente successo dei Contes d’Hoffmann), cui si affiancano il Gran Teatre del Liceu di Barcellona e il Teatro de la Maestranza di Siviglia. Per l’appuntamento con la grande danza, festeggeremo il Natale con Lo schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij, uno dei titoli più popolari nella storia del balletto, nell’interpretazione dell’Accademia di Ballo Vaganova di San Pietroburgo, la più antica fucina di stelle della danza russa, dalle cui fila sono usciti – tanto per citarne alcuni – Mikhail Fokine, George Balanchine e, più recentemente, danzatori del calibro di Ulanova, Nureyev, Makarova, Baryshnikov, nonché le étoile del Teatro Mariinskij e del Bol’šoj. La coreografia di Vassilij Vajnonen riprende le indicazioni originali di Marius Petipa; l’allestimento del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, firmato da Simon Virsaladze, ne garantisce l’intramontabile perfezione. La prima opera del 2010 conferma una delle linee di indirizzo del Regio: la proposta di grandi titoli al di fuori del repertorio più consueto – una scelta artisticamente qualificante, possibile solo per un Teatro che conti su un pubblico maturo e consolidato. Idomeneo è assente dal Regio dal 1986; per quanto non si possa annoverare tra le opere popolari di Mozart è nondimeno il suo primo capolavoro serio. Commissionato nel 1780 dall’elettore di Baviera Carl Theodor per un’esecuzione privata, Idomeneo sintetizza l’impianto dell’opera metastasiana e gli schemi dell’opera riformata gluckiana. Concepita per l’orchestra di Mannheim, famosa per l’abilità dei suoi strumentisti, l’opera consentì a Mozart di esibire una ricchezza senza precedenti nel trattamento dei fiati. Ma il compositore diede soprattutto prova di una straordinaria consapevolezza drammaturgica, intervenendo anche nella stesura del libretto per ottenere proporzioni adatte alla sua concezione e assegnando un ruolo attivo al coro. Il cast, di livello internazionale, affianca a Eva Mei e Darina Takova, ben note al nostro pubblico, Matthew Polenzani e Ruxandra Donose, che esordiscono al Regio. Il direttore d’orchestra Tomas Netopil e il regista Davide Livermore ritornano a collaborare in un nuovo allestimento – coprodotto con il Teatro Comunale di Bologna e il Carlo Felice di Genova – dopo aver dimostrato, nel Ratto dal serraglio della Stagione 2005-2006, una particolare sintonia con il teatro del Salisburghese e dopo aver ulteriormente consolidato la loro fama internazionale. A febbraio andrà in scena, per la prima volta al Teatro Regio, uno dei vertici del teatro musicale del Novecento: Peter Grimes. Il libretto di Montagu Slater – al quale collaborarono attivamente Britten e il suo compagno Peter Pears, che ne fu primo interprete – trasforma il villain dell’originale in un personaggio più complesso; la drammaturgia dell’opera, di affascinante ambiguità, lascia aperto il giudizio morale sul protagonista: sta al singolo spettatore decidere se Peter Grimes sia responsabile della morte del suo apprendista o se, al contrario, sia vittima delle circostanze e della crudeltà della società. La critica vide nell’opera un’allegoria della condizione omosessuale e della sua condanna sociale, ma Britten offrì un’interpretazione più generale del significato etico del suo lavoro: «un soggetto assai vicino alla mia sensibilità: il confronto tra l’individuo e la massa, quanto più è malvagia la società, tanto più malvagio è l’individuo». Grazie a un linguaggio musicale di rara capacità suggestiva, Peter Grimes ottenne, fin dalla prima apparizione nel 1945, un grande successo di critica e di pubblico. Nel cast spiccano il tenore Neil Shicoff nel ruolo eponimo, Emily Magee e Cornelia Wulkopf, tutti nostri ospiti per la prima volta, come il maestro giapponese Yutaka Sado, uno dei direttori d’orchestra più autorevoli del momento. Tornano al Regio Mark S. Doss, Elena Zilio e Marc Milhofer. L’allestimento del Théâtre Royal de la Monnaie di Bruxelles porta la prestigiosa firma del regista Willy Decker, coadiuvato da John Macfarlane per scene e costumi. A marzo presentiamo Tannhäuser di Wagner con Semyon Bychkov, uno dei più grandi direttori d’orchestra del nostro tempo, che torna al Regio dopo la straordinaria produzione di Don Carlo del 2006. Come già fece con Das Rheingold nel 2001, il maestro Bychkov eseguirà l’opera in forma di concerto, una modalità che consente di mettere in rilievo i valori puramente musicali di un capolavoro. Per i nostri complessi artistici, letteralmente portati in primo piano, un’occasione fortemente stimolante, che pensiamo di rinnovare in futuro continuando ad affiancare alle produzioni tradizionali alcune esecuzioni concertistiche. Un’iniziativa che consente sia di aumentare il numero di titoli proposti – l’opera in forma di concerto necessita infatti di un periodo di preparazione più breve – sia la presenza simultanea di grandissimi interpreti, difficilmente disponibili per i lunghi periodi indispensabili a una produzione scenica. Il cast che proporremo, di un livello difficilmente ripetibile, vedrà accanto a Johan Botha – impegnato nel ruolo di Tannhäuser – Boaz Daniel, Ricarda Merbeth, Michaela Schuster e Kwangchul Youn. In palcoscenico, nel mese di aprile, Luisa Miller. Composta nel 1849, è l’ultima opera del periodo giovanile di Verdi, prima dell’esplosione del suo genio con la “trilogia popolare”, dove il compositore di Busseto si accosta a una drammaturgia imperniata soprattutto sull’approfondimento psicologico dei personaggi. L’allestimento, coprodotto con il Teatro Regio di Parma e il Teatro Comunale di Modena, si avvale di regia, scene e costumi di Denis Krief, mentre sul podio salirà il maestro Donato Renzetti, accreditato specialista del repertorio romantico italiano. Sotto la sua direzione canteranno Fiorenza Cedolins, Roberto Frontali, Roberto Aronica e Orlin Anastassov. A maggio il cartellone presenterà ben tre titoli del grande repertorio del melodramma italiano: Il barbiere di Siviglia di Rossini, L’elisir d’amore di Donizetti e La bohème di Puccini. Produzioni tutte realizzate dal Teatro Regio che verranno messe in scena in un periodo dell’anno in cui la nostra città è meta di un importante flusso turistico. La ripresa sistematica di opere popolari e di sicura efficacia spettacolare è peraltro uno dei traguardi che ci poniamo. Le recenti polemiche legate ai costi dello spettacolo d’opera hanno più volte contrapposto l’economicità del teatro di repertorio al tradizionale sistema italiano delle stagioni. Siamo convinti che i due sistemi siano in realtà complementari: il teatro lirico è basato su un patrimonio d’arte originato nei secoli passati e, per mantenerne attuale il significato, è indispensabile riproporlo in allestimenti in sintonia con l’evoluzione dei gusti. Questo comporta la necessità di sperimentare allestimenti coraggiosi e innovativi poco compatibili con la prassi del repertorio stabile. Allo stesso tempo riteniamo che l’opera, per essere una forma di spettacolo viva e coinvolgente, debba potersi avvalere di una fruizione frequente. L’opera, intesa come intrattenimento abituale e non come spettacolo d’eccezione, presuppone un ampliamento quantitativo della proposta che solo un intelligente teatro di repertorio rende possibile – anche in termini economici – ottimizzando e razionalizzando la produzione. Il barbiere di Siviglia sarà presentato nella fortunata edizione firmata da Vittorio Borrelli e Claudia Boasso con Antonino Siragusa, Marina Comparato, Christian Senn e la direzione di Alessandro Galoppini, mentre il nuovo allestimento di Elisir d’amore, che vedrà la luce questa estate a Racconigi con la regia di Marina Bianchi e le scene e i costumi di Leila Fteita, avrà come protagonisti Daniela Bruera, Tomislav Muzek e Simone del Savio diretti da Roberto Forés Veses. La bohéme, nel memorabile allestimento di Giuseppe Patroni Griffi, vedrà sul podio Gianandrea Noseda e come protagonisti Barbara Frittoli, Roberto de Candia, Natale De Carolis e Nicola Ulivieri. A giugno il nostro pubblico sarà invitato a confrontarsi con una proposta inconsueta. In coproduzione con il Teatro Stabile si metterà in scena – al Carignano e al Regio – la prima versione integrale in epoca contemporanea del Manfred di George Gordon Byron, con le musiche di scena di Robert Schumann. Un’occasione unica per conoscere un capolavoro del teatro e della musica romantica fuori dalla forma operistica convenzionale, che riprende una recente e fortunata esperienza analoga – A Midsummer Night’s Dream di Shakespeare/Mendelssohn proposto al Festival di Stresa e a Settembre Musica 2007. Il lavoro si avvarrà della direzione di Gianandrea Noseda, mentre la regia sarà affidata ad Andrea De Rosa, talentuoso direttore del Teatro Stabile di Napoli. Protagonista, en travesti, l’attrice francese Frédérique Loliée. Con Manfred si chiude la nostra Stagione istituzionale, ma l’attività del Teatro proseguirà con un evento d’eccezione: la tournée che a luglio e agosto del 2010 ci vedrà impegnati in Giappone e in Cina, unico teatro lirico italiano invitato all’Expo Universale di Shanghai. Per l’occasione porteremo al Bunka Kaikan di Tokyo, per quattro recite, La traviata inaugurale con protagonista Natalie Dessay, una delle più grandi star della lirica. La bohème – senza dubbio il titolo più emblematicamente legato al nostro Teatro, che ne ospitò la prima esecuzione assoluta – verrà presentata a Yokoama e a Tokyo nell’allestimento di Giuseppe Patroni Griffi con Barbara Frittoli nel ruolo di Mimì. Concluderemo la nostra permanenza in Giappone con un grande concerto sinfonico corale. Nel frattempo, a Shanghai verrà allestita La bohème che Vittorio Borrelli ha firmato sui bozzetti di Eugenio Guglielminetti, seguita da un ultimo concerto nel nome di Verdi. In tutte queste occasioni non potrà che esserci sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Regio il maestro Gianandrea Noseda. L’invito che abbiamo ricevuto per portare i nostri spettacoli in una grande tournée in Oriente e in particolare gli otto appuntamenti in Giappone, una nazione che abitualmente ospita le orchestre e le voci più prestigiose, rappresentano sicuramente una consacrazione per il Teatro Regio, che vede riconosciuta a livello internazionale la propria qualità, competitività e affidabilità. Ma può essere inoltre un ulteriore stimolo a riflettere sul ruolo della cultura musicale e del teatro d’opera: un patrimonio d’arte cui il nostro Paese non può rinunciare, crediamo, senza patire una grave ferita alla propria identità. La sopravvivenza della lirica, prima ancora che alle temperie economiche e alle contingenti scelte delle amministrazioni pubbliche, è legata alla disponibilità della società nel suo complesso a identificarsi in un patrimonio artistico e culturale riconoscendone il significato morale. In sintesi, alla sua volontà di conservare la propria civiltà. Di questo impegno tutti i lavoratori del Teatro Regio sono convinti. La certezza che il nostro sforzo sarà compreso dal pubblico ci sostiene e aumenta la nostra fiducia di poter superare questo momento critico per dare seguito al nostro dovere artistico e culturale ma anche, prima di tutto, etico. Quest’anno, oltre che seguirci nella sala del Teatro Regio, potreste quindi accompagnarci nella nostra “Stagione d’Oriente”, un modo per scoprire Paesi lontani e magari per riscoprire l’orgoglio della nostra cultura. Gianandrea Noseda Direttore musicale Walter Vergnano Sovrintendente