I quaderni dell’Albero 1 L’ARTE DELL’ABITARE E L’EMERGENZA CASA una selezione di contributi a cura di Sergio d’Errico Albisani Editore ISBN 978-88-95803-05-0 © 2009 Albisani Editore. Tutti i diritti riservati Grafica e impaginazione Massimiliano Carbone Stampa Arti Grafiche Editoriali • Urbino Prima edizione: gennaio 2009 ALBISANI EDITORE strada Maggiore, 32 • 40125 Bologna e-mail: [email protected] www.albisanieditore.it SOMMARIO 9 Premessa redazionale 11 Introduzione Sergio d’Errico 17 L’arte dell’abitare e l’emergenza casa a cura di Martino Surdo 31 La casa sostenibile 55 Il progetto «CasAdesso» 57 A proposito di bioarchitettura Daniela Brighi 61 Le misure volontarie in bioedilizia in Emilia-Romagna Claudio Masini Premessa redazionale L a raccolta degli Atti dell’iniziativa di Sportello Amico, nel momento in cui viene presentata in distribuzione al pubblico, trova un momento di profonda riflessione su quanto è stato posto sul piatto della verifica per iniziative abitative che se per il nostro territorio possono essere considerate innovative, hanno un riscontro sociale ed organizzativo molto significativo in altri contesti europei dove da anni sono una realtà consolidata. Non soltanto un contenimento dei costi e un accesso a facilitazioni economiche che alcune scelte in senso bio-edilizio consentono, ma la concretizzazione delle procedure di certificazione sulle caratteristiche dell’abitazione: un valore culturale, tecnico e di fruibilità che rappresenta un’eccellenza concettuale. Attualmente esistono molte possibilità tecnologiche nell’ambito dei materiali, molti certificati in stabilimento, come i pannelli coibentanti, le fibre di origine vegetale (come quelle ricavate dal mais), l’abbinamento di legno-cemento; le coperture energeticamente produttive; le pellicole antisolari ad alto risparmio energetico, i pannelli solari: tutti finalizzati alla realizzazione della cosiddetta casa passiva (edificio a basso consumo energetico e svincolato dall’escursione diurna e stagionale, capace di compensare mutate situazioni ambientali con un modesto utilizzo di impianti di riscaldamento o condizionamento). Ancor più importante è che queste categorie di materiali sono inserite tecnicamente in precisi protocolli di prestazioni, da garantire dalla fase progettuale a quella conclusiva della realizzazione dell’abitazione: le Amministrazioni Pubbliche si sono pertanto dotate degli strumenti attuativi, con cui sono riconosciuti gli incentivi a seconda della certificazione cui l’abitazione rientra. La sensibilità degli sperimentatori ha portato alla convergenza degli elementi fondamentali ed irrinunciabili della realizzazione abitativa: la richiesta della casa, la 10 Premessa redazionale disponibilità finanziaria di Istituti bancari e/o Associazioni nate per lo scopo, la partecipazione della Pubblica Amministrazione ad accordare l’uso di terreni a prezzi calmierati, la nascita di gruppi di auto-costruzione. L’insieme di tutte queste componenti ha tradotto in pratica delle proposte e delle realizzazioni, nelle quali con il convegno in argomento gli interessati hanno cercato uno stimolo, una testimonianza, un riscontro ed una richiesta di concretezza da parte di ognuno dei settori cui i partecipanti appartengono. Siamo convinti che lo scenario più stimolante sarà per noi ritrovarci in futuro a constatare come gli spunti contenuti negli interventi dei presenti Atti abbiano trovato dimora tra gli operatori «etici» del settore edilizio. INTRODUZIONE Sergio d’Errico L a casa, un tempo, rappresentava un «valore» che si identificava nel rifugio, nel punto d’arrivo, nella sicurezza; in altri termini era un valore «tangibile». Oggi, è un valore «virtuale», poiché per molti italiani, soprattutto per quelli più giovani, la casa sembra essere sempre più irraggiungibile. In Italia manca una nuova edilizia popolare, si privilegia altro: l’edilizia commerciale, le grandi opere, l’edilizia residenziale di lusso; in questo scenario la casa si connota come urgenza sociale, perché sono aumentati i prezzi, è diminuito il potere d’acquisto, è aumentata la precarietà. La cosiddetta crisi dei mutui, che in questi ultimi tempi rende turbolento il mercato finanziario e quello dell’edilizia, sembra aver depotenziato ciò che era quel complesso economico e finanziario, definito il «motore dell’edilizia». Sempre più spesso, a porsi il «problema casa» e a farsene carico, sono le associazioni, in quanto rappresentano un «sensore «dei disagi sociali, rispetto a indicatori elementari, quali: il reddito, il potere d’acquisto e la condizione sociale ed economica di alcune fasce sociali. In Italia, la casa, per molti, considerata come bene economico è la certezza del mattone, il bene ipotecabile, la stabilità, l’investimento per il futuro; al contrario il non possedere la casa è sinonimo di precarietà, di incertezza, di mancata «sistemazione». Il vivere nella casa dei genitori rappresenta, ancora, una incapacità di recidere il cordone ombelicale; la legittima aspirazione di possedere un’abitazione propria diviene un obiettivo, che si stenta a raggiungere economicamente, altresì, ci si rende conto, anche, di quanto valga il punto di riferimento che è la casa, nel quale identifichiamo gli affetti, i ricordi, i beni, le relazioni parentali e sociali, che sono tutti riconducibili alla nostra casa, luogo dell’identità familiare che, quindi, aspiriamo ad avere per ricreare una vivibi- 12 Introduzione lità propria ed autonoma, che possa rappresentare la riproducibilità dei nostri rapporti sociali e la nostra indipendenza. Il Valore Casa non solo come bene rifugio per investimenti sicuri, ma come necessità per soddisfare i bisogni primari, secondo la scala dei valori di Maslow. È con questo spirito che l’Associazione «Sportello Amico» ha ritenuto opportuno raccogliere una serie di contributi per testimoniare una sensibilità rispetto all’emergenza abitativa. L’obiettivo è rendere accessibile la fruizione del bene «casa», proponendo un confronto tra gli «attori» coinvolti, quali: i beneficiari (coloro che abitano la casa), i costruttori, i fornitori (di materiali e di nuove tecnologie), le istituzioni per verificare i percorsi alternativi, tesi ad un abbattimento dei costi, al fine di realizzare l’acquisto o l’affitto di una abitazione. Occorre una revisione della scala dei valori economici, poiché la casa è concepita come un investimento, che, nel breve termine, assicura un reddito derivante dalla rendita sotto forma di locazione, nel medio-lungo termine è un patrimonio che si valorizza. L’incremento demografico dovuto all’immigrazione, l’incremento della domanda abitativa, dovuto alle giovani generazioni e ai nuovi nuclei familiari, una parte del patrimonio edilizio, destinato all’ospitalità turistica, inducono effetti addizionali dei prezzi nel mercato immobiliare riminese. Ai costi di produzione si aggiungono valori «extra» e, di conseguenza, prezzi di vendita elevati, che attirano investimenti da parte dei risparmiatori e dei costruttori, ma deprimono la volontà dei beneficiari all’acquisto e/o alla locazione dell’abitazione. Vi sono componenti esterne, provenienti da altri territori, che, attratte dalla convenienza dell’investimento, svolgono un’azione di mantenimento elevato della domanda di abitazioni. Le questioni che si pongono sono: in che cosa si identifica l’emergenza casa? Inoltre, è possibile svolgere un’azione calmieratrice riportando i prezzi all’equilibrio tra ricavi e costi? Esistono aree nei comuni della provincia di Rimini da destinare ad una politica abitativa per realizzare la casa come bene sociale? Le tecnologie, i nuovi materiali, il risparmio energetico, la sostenibilità dello sviluppo in che modo possono determinare effetti di sostegno alla casa come bene sociale? Le questioni sono tante, e vi sono innumerevoli risposte; una tra le tante è determinata dalla funzione di autoregolamentazione del mercato, ovvero la realizzazione di quel punto di equilibrio della domanda e dell’offerta nel tessuto sociale locale, che rende accettabili le condizioni di vivibilità nel territorio. Le prassi sociali adottate, le convenzioni, che identificano le interazioni sociali, consentono la riproducibilità dei rapporti in un determinato aggregato sociale, la casa può rappresentare un terreno sul quale misurare il livello di coesione di questi rapporti sociali. Volontarimini – Centro di Servizio per il Volontariato della provincia di Rimini La presente pubblicazione nasce da un progetto di sviluppo realizzato con la collaborazione di Volontarimini. Quest’ultima è un’associazione di associazioni di volontariato, costituitasi nel 1996 come espressione di diverse aree culturali e settori di intervento del mondo solidale riminese. Dal 1997 gestisce il Centro di Servizio per il Volontariato della provincia di Rimini, organo che ha la funzione di qualificare l’attività delle organizzazioni di volontariato (odv). Il Centro offre continuativamente servizi gratuiti e sostegno alla progettazione di tutte le odv – iscritte e non iscritte al registro provinciale del volontariato – per accrescerne la capacità di intervento nel territorio della provincia di Rimini. E ha l’obiettivo di diffondere la cultura della solidarietà e stimolare la partecipazione dei cittadini all’attività del volontariato locale. Con Sportello Amico ha promosso un progetto di sviluppo volto alla crescita e all’innovazione dell’associazione con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza locale sulle problematiche abitative. In questo percorso, in particolare, il Centro ha svolto una funzione di supporto nell’attività di promozione e comunicazione relativa al ciclo di conferenze sull’emergenza casa, ponendosi come intermediario per la diffusione della notizia nei giornali locali e nelle associazioni che si occupano delle stesse tematiche. 14 Sportello Amico Sportello Amico 15 16 Sportello Amico 1 L’ARTE DELL’ABITARE E L’EMERGENZA CASA a cura di Martino Surdo L’ Associazione di volontariato «Sportello Amico», nell’ambito delle proprie finalità statutarie, si propone di affrontare l’impegnativo problema della «emergenza casa». I giovani, gli anziani, gli immigrati residenti, sono i soggetti maggiormente interessati: gli elevati costi d’affitto, i mutui per l’acquisto, i costi di gestione correnti, il lavoro precario, i bassi redditi, creano un diffuso disagio economico e sociale, contribuendo a determinare le nuove povertà. L’Associazione, fin dalla sua costituzione nel gennaio 2006, ha assunto questo problema con impegno prioritario, riscontrando interesse e disattenzione; oggi l’emergenza casa è un problema d’attualità, riconosciuto per la sua gravità ed interessa oltre il 20 della popolazione. Un quinto della popolazione non è nelle condizioni di sostenere affitti elevati, accedere a mutui o garantire con certezza il pagamento degli stessi; le Istituzioni non sono in grado di far fronte a questa emergenza sociale in maniera adeguata, per i gravi ritardi accumulati nel tempo: in Europa le abitazioni costruite con finalità sociali rappresentano mediamente oltre il 16 del sistema abitativo, mentre in Italia solo il 4. Per attutire in tempo reale questo fenomeno, necessita la buona volontà del pubblico e dei privati per mettere assieme sinergie concrete e innovative, per ridurre i costi e i tempi di produzione dei fabbricati, per rendere disponibili piccoli appartamenti «standard» solo per affitto ad equo canone. Bisogna fare un salto culturale per affermare che la casa è un diritto e come tale deve essere considerata un bene di consumo durevole e non soltanto un bene d’investimento. Questo progetto non mette in discussione l’attuale mercato immobiliare, perché risponde ai reali bisogni dei cittadini residenti che sono fuori dall’attuale mercato edilizio. Per le motivazioni sopra esposte abbiamo predisposto un progetto, condiviso e sostenuto dal Centro di Servizi per il Volontariato «Volontarimini», 18 L’arte dell’abitare e l’emergenza casa per sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni. Il ciclo di conferenze che abbiamo organizzato punta a dimostrare che si possono costruire nuovi appartamenti utilizzando tecnologie che consentono di ridurre notevolmente i costi di produzione e i tempi di realizzazione; garantendo qualità, risparmio energetico e sicurezza antisismica. Queste nuove tecnologie possono agevolare l’autocostruzione. Per la parte economica bisogna coinvolgere, con una struttura societaria, i protagonisti che contribuiscono a realizzare il prodotto casa. Proprietà del terreno, progettisti, fornitori, imprese esecutrici, banche interessate, istituzioni ecc.: questi ed altri soggetti interessati dovrebbero contribuire a ridurre i costi economici, ognuno per le proprie caratteristiche e disponibilità, e gestire in maniera etica l’azienda per governare il recupero degli investimenti, garantire un equo canone, individuare e concordare le caratteristiche sociali dei cittadini che possono usufruire dell’offerta, preoccupandosi di costituire aziende di gestione efficienti e con costi ridotti. L’esperienza può essere utilizzata su tutto il territorio della provincia di Rimini, adottando progetti modulari ripetibili e adattabili alle diverse esigenze relative alla quantità di appartamenti da edificare. Le abitazioni devono avere dimensioni definite (monolocale-bilocale-trilocale), devono essere costruite senza seminterrati e non superare i tre piani (compreso il piano terra che deve essere abitabile), devono utilizzare il recupero delle acque piovane e reflue, bisogna verificare la possibilità di fornire energie alternative e predisporre tutti gli interventi necessari per la mobilità (pedonale e motorizzata) e gli spazi collettivi pubblici. Bisogna porre la massima attenzione nell’ubicare gli insediamenti in aree dove sono disponibili servizi, con attenzione al problema della integrazione sociale. Un importante aspetto di questa proposta è quello di prevedere il ritorno alla collettività delle aree interessate, dopo un periodo di almeno trent’anni o da definire, per affermare il principio di bene di consumo durevole. La quantità delle realizzazioni deve essere limitata alle reali esigenze. La priorità assoluta deve essere l’interesse pubblico ed il rigore morale. I requisiti di riferimento cui le realizzazione abitative risponderanno sono esplicitati riassuntivamente nei punti seguenti: a) Efficienza energetica degli edifici Il decreto legislativo 192/05, aggiornato dal decreto legislativo 311/06, recepisce la direttiva della Comunità Europea 2002 /91/CE sul rendimento energetico in edilizia con l’obiettivo di ridurre la spesa energetica, fissando un consumo massimo. Dal 01-07-2009 sarà obbligatoria la certificazione energetica degli edifici, L’arte dell’abitare e l’emergenza casa 19 determinante per il valore dell’immobile in caso di compravendita. Da questo punto di vista vanno incentivati gli approcci finalizzati a: • • • Valorizzare le energie rinnovabili. Favorire le costruzioni ecosostenibili e l’energia termica. Garantire un miglior confort degli edifici. Le valutazioni sono sviluppate a partire dal parametro detto «indice di prestazione energetica» (EP) di un edificio: A+: 21; A: 42.1; B: 63.1 La valutazione energetica di un edificio è determinata da: • • • tipo di isolamento interno ed esterno; tipologia impianto di riscaldamento; fonti rinnovabili di energia (solare termico, fotovoltaico, geotermia ecc.). Da questi riferimenti consegue la certificazione energetica di un edificio: si tratta di un documento, redatto da soggetti accreditati e abilitati, attestante la prestazione energetica dell’edificio, ovvero la quantità annua di energia primaria necessaria. Tale valori sono legati a: Classificazione per consumi di calore espressi in Kwh/anno per metro quadro A: consumi pari o superiori a 30 Kwh (mq./ anno); B: consumi pari o superiori a 50 Kwh (mq./ anno); C: consumi pari o superiori a 70 Kwh (mq./ anno); D: consumi pari o superiori a 90 Kwh (mq./ anno); le successive classi (E-F-O) hanno un elevato consumo. Trasmittanza termica degli elementi opachi «U» (W/mq. K) Il decreto legislativo 311/06 definisce il coefficiente di isolamento termico di una parete o di un elemento dell’involucro dell’edificio. Più il valore «U» è piccolo, migliore è l’isolamento termico: murature esterne coperture pavimenti serramenti esterni dal 01.01.2008 «U» =0,3 7 «U» =0,32 «U» =0,38 «U» =2,4 dal 01.01.2010 «U» 0,34 «U» =0,30 «U» =0,33 «U» =1,9 Inerzia Termica Il nuovo regolamento termico prevede «classi d’inerzia» per determinare il tempo di penetrazione del flusso di calore esterno (in estate) e lo smorzamento del calore uscente (d’inverno). Le classificazioni sono le seguenti: 20 • • • • L’arte dell’abitare e l’emergenza casa pesante (maggiore di 13 ore); media (maggiore di 9 ore); leggera (minore di 9 ore); troppo leggera (minore di 7 ore). Le classificazioni «media» e «pesante» riducono notevolmente i consumi energetici per il riscaldamento e rendono quasi inutile l’uso del condizionatore. b) Protezione antincendio La resistenza al fuoco riguarda gli elementi che svolgono una funzione strutturale nell’edificio (elementi portanti e di ripartizione); devono avere come caratteristica la resistenza al fuoco (REI) conservando le proprie qualità: R: stabilità meccanica E: tenuta alle fiamme,fumo e gas. I: isolamento termico Esempio: l’indicazione REI 180 indica la durata in minuti della resistenza al fuoco dei vari elementi strutturali dell’edificio. c) Isolamento acustico La normativa classifica gli edifici in base alla loro destinazione d’uso. Le prescrizioni riguardano il potere fono isolante del tetto, il livello di rumore di calpestio dei solai, l’isolamento di facciata, ecc. La valutazione del potere fono isolante deve tener conto della forma dell’edificio, la connessione fra gli elementi delle facciate, le caratteristiche degli infissi, la scelta dei materiali, ecc. Esempio: isolamento acustico di facciata per edifici adibiti a residenza o assimilabili: • categoria A... dB = 40 Presentiamo ora alcune tecniche e utilizzo di materiali che sono in grado di rispondere ai criteri generali cui si è fatto riferimento sopra. L’arte dell’abitare e l’emergenza casa 21 Sistema di prefabbricazione modulare in legno Questo sistema costruttivo è stato presentato ed illustrato dal Sig. Maurizio Bernardi (titolare dell’azienda di Morciano di Romagna che ha la rappresentanza italiana del prodotto importato dall’Austria) e dall’Ing. Gianluca Buscaglia. I contenuti della presentazione si possono sintetizzare come segue. Il legno è un materiale atossico con una naturale insonorizzazione ed isolamento termico. Il legno è un materiale che arde, ma grazie alla sua bassa conducibilità termica, impedisce alla fiamma di propagarsi verso gli strati interni, determinando una buona protezione antincendio. Gli elementi modulari, solai e pareti, sono collegati tra loro in modo stabile ed in grado di assorbire le oscillazioni causate da forze dinamiche e dissipare le azioni sismiche. Le pareti ed il solaio, grazie alla loro conformazione, possono alloggiare al loro interno le canalizzazioni degli impianti tecnologici. Il solaio raggiunge ottime prestazioni di isolamento acustico da calpestio. La finitura interna ed esterna si può realizzare in vari modi: intonaco, in legno, piastrelle, cartongesso ed altro. Questi elementi modulari in legno rispettano le normative Europee in materia di statica, antisismica, prevenzione antincendio, isolamento termico ed acustico. Un sistema costruttivo estremamente flessibile ed adattabile ad ogni esigenza progettuale ed architettonica. Questo sistema di costruzione riduce i tempi e i costi di produzione. Questo sistema di prefabbricazione modulare in legno rende possibile la realizzazione di case passive, applicazioni delle norme per bio edilizia e bio architettura. • Per informazioni: Maurizio Bernardi, cell. 348.27.02.133 22 L’arte dell’abitare e l’emergenza casa Tecnologie per costruire con polistirene espanso Questo sistema costruttivo è stato illustrato dal rappresentante dell’Azienda produttrice di Santarcangelo di Romagna, Ing. Cristian Angeli. I contenuti della presentazione si possono sintetizzare come segue. Questa tecnologia consente di rispondere a tutte le esigenze progettuali ed architettoniche. Per questo sistema produttivo sono previsti due tipi di pannelli per muri portanti ed un pannello solaio. Pannello singolo portante Il pannello singolo portante è un elemento modulare composto da una lastra di polistirene espanso, opportunamente sagomata, e da due reti elettrosaldate collegate tra di loro medianti fili connettori passanti in acciaio zincato. Tale pannello, una volta completato in opera con il getto a pompa di quattro centimetri di calcestruzzo per parte, svolge la funzione di parete portante. Può essere utilizzato in zona sismica per realizzare strutture fino a tre piani fuori terra. Pannello doppio Il pannello doppio è un elemento modulare composto da due lastre di polistirene espanso di spessore (minimo) pari a cinque centimetri cadauno, da due reti elettrosaldate interne e da due reti elettrosaldate esterne, collegate tra loro medianti fili connettori passanti in acciaio zincato. Tale pannello viene collegato in opera gettando all’interno dell’intercapedine uno spessore di calcestruzzo variabile da dieci a diciassette centimetri e applicando, sulla rete esterna, l’intonaco di finitura. La parete così ottenuta, eventualmente integrata con l’inserimento di armature aggiuntive, può essere utilizzata per realizzare strutture portanti senza limitazioni di altezza. Pannello solaio Il pannello solaio è un elemento modulare composto da una lastra di polistirene espanso di spessore variabile in funzione della luce e dei carichi, opportunamente sagomata per ricavare la forma dei travetti e degli alleggerimenti. Ad essa sono unite, medianti fili connettori passanti di acciaio zincato, due reti elettrosaldate aventi funzioni di porta-intonaco e di ripartizione dei carichi. I vantaggi della tecnologia I vantaggi applicativi inerenti all’utilizzo del sistema sono cosi sintetizzabili: L’arte dell’abitare e l’emergenza casa • • • • • • • • 23 alleggerimento delle parti strutturali,con conseguente riduzione dei pesi propri e delle masse sismiche; diminuzione della deformabilità della struttura sotto gli effetti sismici; ottima resistenza alle azioni orizzontali tipiche delle zone sismiche; possibilità di combinazione con altre tipologie strutturali; completa coibentazione termoacustica e minimizzazione dei ponti termici; versatilità e flessibilità d’uso; adeguata resistenza al fuoco; riduzione dello spessore delle pareti e conseguente aumento delle superfici utili. Questa tecnologia rappresenta una risposta avanzata alla necessità di ottimizzare il processo produttivo dell’industria delle costruzioni, garantendo agli edifici alti requisiti termoacustici e strutturali, con elevate economie realizzative. Questa tecnologia è facilmente utilizzabile per l’autocostruzione. • Per informazioni: Cristian Angeli, tel. 0541.62.36.564. 24 L’arte dell’abitare e l’emergenza casa Sistema costruttivo con blocchi di calcestruzzo cellulare Le caratteristiche del sistema costruttivo sono state illustrate dall’Ing. Alessandro Miliani e dall’Agente tecnico commerciale per la Romagna Emanuele Tinti. L’illustrazione del sistema costruttivo si può sintetizzare come segue. Il sistema si basa sull’utilizzo di componenti modulari composti di calcestruzzo cellulare le cui caratteristiche si esprimono in termini di solidità, di isolamento termico, di isolamento acustico e di resistenza al fuoco, conferendo ad ogni costruzione stabilità, alta qualità e sicurezza. L’intero sistema assicura un notevole risparmio economico ed un’ottima qualità costruttiva. Gli elementi che compongono i blocchi in cemento cellulare sono naturali. La composizione di un metro cubo di cemento cellulare è: 350 Kg di sabbia silicea, 100 Kg di calce, 25 Kg di cemento, 0,5 Kg di polvere di alluminio, 330Kg di acqua. Sistema di costruzione completo: il sistema assicura risposte per edifici tradizionali con telaio in cemento armato o acciaio e tamponamento in blocchi, per edifici in muratura portante ordinaria e ristrutturazione di edifici residenziali. Si può costruire una casa da cima a fondo: muri interni ed esterni portanti o non portanti, cantine, mezzanine, solai, tetti e tutto quanto fa parte della costruzione di una casa. La leggerezza, le maniglie di sollevamento e la maschiatura dei blocchi, il sistema di lastre per solai e tetti, garantiscono tempi di posa estremamente ridotti; semplificano la logistica del cantiere e contribuiscono a migliorare la sicurezza in fase di realizzazione. La leggerezza del blocco garantisce ottime caratteristiche di resistenza meccanica, solidità e durata nel tempo. Il sistema si presta con facilità all’autocostruzione, previo addestramento. Alcune caratteristiche tecniche: Isolamento termico ed acustico Il calcestruzzo cellulare isola perfettamente e resiste nel tempo a qualsiasi agente atmosferico: è infatti insensibile all’umidità e resistente al gelo. La traspirabilità del muro in calcestruzzo cellulare fa evaporare verso l’esterno l’eventuale umidità in eccesso presente negli ambienti, impedendo la formazione di muffe e condense. Le ottime caratteristiche del materiale permettono il rispetto dei parametri di isolamento termico previsti per il 2010 dal D.L.3 11/2006, senza l’uso di ulteriori costose coibentazioni (come gli intonaci termici o sistema a cappotto); il calcestruzzo cellulare è estremamente traspirante e assicura in tutte le stagioni un perfetto equilibrio tra temperatura e umidità dell’aria interna alle abitazioni; la temperatura interna rimane sempre ottimale (estate ed inverno; L’arte dell’abitare e l’emergenza casa 25 giorno e notte) con un notevole risparmio energetico. La struttura cellulare del materiale (micro bolle d’aria) assicura ottimi valori di isolamento acustico. Resistenza al fuoco e soluzioni antisismiche Il calcestruzzo cellulare, costituito esclusivamente da materie prime minerali, è ininfiammabile ed incombustibile; il materiale è classificato per reazione al fuoco in euroclasse Al ed in classe REI 180 a partire dallo spessore di 10 centimetri. Il sistema garantisce la possibilita di realizzare edifici antisismici in muratura portante ordinaria, in conformità all’Ord. P.C.M. 274/2003 e successivi aggiornamenti. Ecosostenibilità L’uso di materia prime naturali (essenzialmente sabbia, acqua, calce e poco cemento) rende il blocco simile ad una pietra naturale estremamente leggera, quindi un materiale minerale biocompatibile, ecologico, riciclabile. Può contribuire in modo rilevante allo sviluppo sostenibile dell’edilizia. • Per informazioni: Emanuele Tinti, cell. 335.83.78.833. 26 L’arte dell’abitare e l’emergenza casa L’arte dell’abitare e l’emergenza casa 27 28 L’arte dell’abitare e l’emergenza casa Il sistema modulare per pareti STEKO steko è un sistema modulare di elementi componibili standard in legno massiccio, prodotti industrialmente. Questo sistema modulare – frutto di innovazione tecnologica e di una progettazione avanzata – è nato dalla stretta collaborazione a livello scientifico fra docenti, ricercatori ed esperti nel campo dell’edilizia. steko è un sistema all’insegna di un’edilizia sostenibile ed offre le più ampie garanzie a livello di stabilità, durata, comfort e libertà progettuale. Cuore del sistema modulare steko per pareti è il modulo in legno «autoesplicativo», facile da comporre – ordine per ordine – fino a realizzare interi muri. L’accoppiamento dei singoli moduli è realizzato con uno speciale sistema ad incastro, che garantisce la perfetta chiusura a filo non solo negli angoli, ma anche a livello dei tramezzi. Appositi elementi di chiusura, travi ed architravi per i diversi tipi di aperture, semplificano la costruzione del muro. Nelle intercapedini del modulo in legno steko possono essere stesi tubi flessibili e guaine corrugate. Il riempimento successivo di queste intercapedini con materiali isolanti sfusi permette di realizzare un’efficace coibentazione. Applicando ulteriori coibentazioni esterne, l’isolamento termico può essere ulteriormente perfezionato rendendo il sistema ideale anche per la costruzione di edifici a consumo energetico minimo e per lo sfruttamento passivo dell’energia solare. Il sistema steko è progettato per essere combinato senza problemi con le finestre e porte comunemente in commercio, ma anche con i solai e tetti correntemente in uso. Combinando il sistema steko con elementi standard aggiuntivi, si ottiene una soluzione integrale semplice ma pregiata per l’edilizia. • Per informazioni: Mauro Pipani, cell. 348.22.02.508. Steko – Modulo base L’arte dell’abitare e l’emergenza casa Composizione del modulo ed orientamento delle fibre Costruzione dei muri 29 2 LA CASA SOSTENIBILE Soluzioni, innovazioni e casi di successo per fronteggiare il disagio abitativo Incontro avvenuto il 5 Marzo 2008 Palazzo Buonadrata – Corso d’Augusto, 62 • Rimini I l problema abitativo sul territorio: quali sono le opportunità e le forme di sostegno per chi cerca casa? Esistono soluzioni per realizzare un nuovo modello di abitare più sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale? L’incontro prevede una presentazione della situazione esistente nel territorio, illustrata dall’Assessore alle politiche per la casa della Provincia di Rimini Fabrizio Piccioni. Seguiranno poi una serie di interventi volti ad illustrare casi concreti al fine di esplorare le soluzioni abitative secondo un triplice punto di vista: sostenibilità economica, sostenibilità sociale, sostenibilità ambientale. Modera l’incontro Primo Silvestri, Direttore Editoriale di TRE TuttoRiminiEconomia. Sostenibilità economica • Anna Maria Fiori, Assessore alle Politiche abitative del Comune di Rimini: «Sostegno pubblico all’emergenza abitativa» Sostenibilità sociale • Lorenzo Allevi, Oltre Venture Capital Sociale: «Il ruolo degli investitori privati nello sviluppo dell’housing sociale» • Valter Chiani, Associazione Mondo di Comunità e Famiglia: «I condomini solidali» Sostenibilità ambientale • Giampietro Bonomi, Cooperativa di Autocostruzione Ariacoop: «Autocostruzione: costruire bene in economia» 32 La casa sostenibile La casa sostenibile Dopo l’apertura dei lavori da parte del Presidente ETICREDITO (Banca Etica Adriatica) Maurizio Focchi, il moderatore Primo Silvestri ha introdotto. Adesso possiamo continuare i lavori e io vorrei darvi qualche dato, qualche numero. Il mio ruolo non è solo quello di dare la parola, ma anche un po’ di stuzzicare la riflessione con qualche numero e con qualche contributo. Il primo di questi, recentissimo, perché l’ho scaricato proprio ieri da un sito internet, mi dice che in Italia c’è un mercato di abitazioni per persone che non sono troppo povere per accedere alle varie edilizie residenziali pubbliche e non sono troppo ricche per poter ottenere un mutuo in banca. Il numero di abitazioni che sarebbe richiesto da questo gruppo di persone di cui vi dirò ha una consistenza di circa 4 milioni. Da chi è composto? Da dove viene questa domanda? A scala nazionale, prviene intanto dal 30 delle famiglie italiane che ha un reddito medio-basso compreso fra 1.200 e 2.200 euro mensili e viene da giovani fra i 25 e i 33 anni, con le condizioni lavorative che tutti conoscete, che continuano a vivere con i genitori, molti perché non possono permettersi di comprarsi una casa e andare a vivere per conto proprio. La somma di questi due elementi di domanda porta a circa 4 milioni di abitazioni, quindi un numero abbastanza consistente. Veniamo a qualcosa che riguarda più specificatamente Rimini per la domanda di case: dobbiamo partire dalla demografia. Voi direte: «Ma cosa c’entra?». Dopo ve lo dirò. Proprio in questi giorni uno dei ragazzi ventenni che è morto a Molfetta doveva venire la settimana prossima a firmare un contratto di lavoro con il Grand Hotel di Cesenatico. Vi dico questo per una ragione molto semplice: in questa Provincia e in questo Comune se negli ultimi 10 anni non ci fosse stata l’immigrazione, la popolazione sarebbe già scesa. Negli ultimi 10 anni, per ogni 100 nuovi residenti di questa Provincia, 98 sono immigrati, non solo dall’estero, anche da altre Province e Regioni d’Italia. A Rimini dal 2002 ai 2007, per esempio, se non ci fosse stata l’immigrazione, la popolazione sarebbe diminuita di 360 unità, solo nei Comune capoluogo, perché il numero di morti supera il numero delle nascite. Se la popolazione è cresciuta di quasi 10.000 unità è grazie all’immigrazione. Quindi noi cresciamo come popolazione, come residenti, perché c’è un forte flusso immigratorio. Questo, se vogliamo, è anche un dato positivo, perché vuol dire che questo territorio è in grado di attrarre e se attrae vuol dire che offre opportunità di lavoro e offre anche opportunità di impresa. Proprio ieri c’è stato un incontro organizzato dal CNA e noi sulla stampa ne avevamo già La casa sostenibile 33 parlato diverse volte: ormai a Rimini fanno più imprese gli stranieri che non i nativi. Questo vi dà il senso del peso economico, ma anche della domanda sociale che viene da questo segmento. Quindi chi chiede la casa? La casa la chiedono queste persone, cioè chi ha un reddito medio-basso, i giovani e gli immigrati, i quali ovviamente fanno fatica ad accedere alle condizioni di mercato. Allora qui bisogna decidersi perché non esiste un mercato della casa, ma esistono tanti mercati: c’è il mercato di chi vuole investire i propri risparmi ed è disposto a spendere certe cifre; c’è il mercato di chi vuole avere a Rimini una casa per passare le vacanze ed è disposto a spendere certe cifre; poi c’è il mercato di chi su questo territorio vive, opera, lavora e intraprende, ma certe risorse non le ha, quindi bisogna che il pubblico, ma anche il privato, si facciano carico di questo problema. Vi dò un dato, per fornire un’idea dell’urgenza e della portata di questo problema: dal 2001 al 2005, che è l’ultimo dato disponibile, nella Provincia di Rimini, i contributi per l’affitto, cioè il sostegno che i Comuni danno per pagare l’affitto delle persone che non ce la fanno, sono aumentati del 63 in 5 anni. A livello provinciale, per esempio, gli sfratti dal 1996 al 2006 sono passati da 113 a 440. Io mi fermo qui, per darvi solo un’idea e anche una dimensione del peso del fattore casa, ovviamente per i segmenti della popolazione che non possono raggiungere e pagarsi certi prezzi di mercato. Adesso passerei la parola all’Assessore alla Provincia di Rimini, Fabrizio Piccioni, il quale dovrà fare la sua introduzione. Fabrizio Piccioni (Assessore Provincia di Rimini) La ringrazio per l’invito e anch’io auspico che questo odierno sia un incontro operativo, incontro dal quale possano uscire delle idee che ci diano un po’ la dimensione del problema, ma che ci consentano anche di uscire con alcune iniziative che, in qualche modo, tutte le parti interessate alla problematica territoriale possano mettere in campo per poter cercare di affrontare, non dico risolvere, ma affrontare la situazione e riuscire a vedere con la giusta ottica il problema e cominciare effettivamente a costruire qualcosa di concreto. Cercherò di fare un po’ il quadro della situazione nella Provincia di Rimini, essendo Assessore Provinciale. Poi l’Assessore Fiori invece parlerà nello specifico del Comune capoluogo che è il Comune nel quale la problematica abitativa si concentra maggiormente per questioni del tutto evidenti. Ovviamente il problema abitativo è un problema che esiste a livello nazionale e Rimini non è esente da questo contesto, nel senso che la problematica 34 La casa sostenibile nel nostro territorio è consistente e forse, in alcuni casi, è anche più accentuata rispetto ad altre realtà territoriali. Ho partecipato ieri, avendo anche l’Assessorato all’Immigrazione, all’incontro sull’immigrazione organizzato dal CNA, dove veniva evidenziato (ovviamente aveva un dato chiaro) che la principale problematica dell’immigrazione nel territorio è quella di trovare un lavoro che consenta all’immigrato di sostenersi sul territorio. La seconda esigenza è quella di avere un’abitazione nella quale abitare, vivere e far crescere la propria famiglia. Quindi ovviamente l’abitazione è un punto chiave e fondamentale nel processo integrativo delle persone che vengono a risiedere nel nostro territorio. Noi abbiamo circa 300.000 abitanti, il 7,6 della popolazione è popolazione immigrata; abbiamo una crescita notevole rispetto agli anni precedenti, sono circa 25-26.000 gli immigrati regolari residenti, poi ci dovremmo aggiungere anche gli altri che non sono censiti e sono comunque sul nostro territorio. Certamente una delle problematiche principali dell’integrazione sociale è proprio quella abitativa, ma è chiaro che a questo problema se ne aggiunge uno territoriale già evidente, perché anche i nostri giovani, le nostre famiglie hanno difficoltà non solo a comprare un’abitazione nella quale abitare, ma anche ad affittarne una. I dati, effettivamente, sono sconfortanti. Il nostro è un territorio che attira molte persone; è un territorio prevalentemente turistico; nel quale si viene volentieri ad abitare perché offre diverse opportunità anche dal punto di vista sociale e dal punto di vista lavorativo. Quindi abbiamo una Provincia che è attraente, nel senso che richiama persone: abbiamo l’Università che porta molti giovani nel nostro territorio, abbiamo la parte turistica, abbiamo molti immigrati. Pertanto la nostra popolazione cresce, come cresce la richiesta delle abitazioni nel territorio e la crescita di questa domanda abitativa è superiore a quella che il territorio riesce effettivamente a dare, nonostante siamo nel periodo di massima esplosione dei Piani Urbanistici Comunali. Tanta è la possibilità che il territorio mette a disposizione con lo sviluppo dei Piani Urbanistici, parlo del Comune di Rimini, ma anche di tutti i 20 Comuni della Provincia, quindi molta è la disponibilità abitativa sul territorio, ma la richiesta è di gran lunga superiore rispetto alla offerta che dà il mercato. Questo la dice lunga sul fatto che Rimini, effettivamente, è una Provincia che attira persone che vengono ad abitare anche da fuori e per queste persone il problema principale è quello dell’abitare. Nel nostro territorio riminese abbiamo 59.000 unità abitative, 132.000 alloggi, quindi una cifra consistente, molti dei quali, tra l’altro, anche sfitti o affittati solo nel periodo estivo. Se guardiamo un po’ la dimensione abitativa del territorio, anche le spese per la locazione hanno un netto incremento rispetto agli anni precedenti. La casa sostenibile 35 Guardavo, l’altro giorno, i dati di una media nazionale: dal 2000 ad oggi le spese per la locazione sono cresciute dai picchi massimi del 90 di Comuni come Roma e Milano, ad una media nazionale del 46. Questo vuol dire che rispetto a 7 anni fa l’affitto è sicuramente raddoppiato. Quindi non solo è complicato e difficile in alcuni territori comprare la casa (e Rimini è uno di questi) ma è anche complicato e difficile affittare un’abitazione nel nostro territorio, visto l’incremento dei prezzi dell’abitazione e dell’affitto. Se negli anni ‘70 e ‘80 solo il 10 del reddito di una famiglia serviva per pagare l’affitto, oggi questa percentuale è del 30-35, quindi una parte consistente del reddito familiare viene destinato al pagamento della locazione oppure, per chi acquista casa, alla spesa per il pagamento del mutuo. Solamente nel 2006 sono stati fatti 400.000 mutui in Italia, con una media di 127.000 euro a mutuo. In questi anni cresce la difficoltà, con la crescita dei tassi di interesse, a far fronte al mutuo, tant’è vero che le famiglie che affrontano la situazione di morosità e quindi di difficoltà di pagamento del mutuo è notevolmente cresciuta rispetto agli anni precedenti, raggiungendo cifre sicuramente preoccupanti. Il territorio di Rimini, con l’effetto turistico, fa sì che ci sia un mercato dove il valore dell’abitazione è notevolmente più alto rispetto agli altri territori. Ci sono tante seconde case nel nostro territorio e la problematica della fascia costiera si riversa anche nei Comuni dell’entroterra, dove trovano abitazione molti cittadini che non possono permettersi di acquistare una casa nella fascia costiera, ma anche nell’entroterra si ha un incremento consistente del costo dell’abitazione e del costo del mattone. Quindi c’è un mercato prettamente speculativo nel nostro territorio che, nonostante cresca notevolmente dal punto di vista abitativo, non dà risposta a quelle che sono le esigenze. Questo è un problema che noi dobbiamo affrontare, come Provincia e come Comuni del territorio. Sicuramente non troviamo risposta adeguata nell’edilizia pubblica, perché è una piccola parte rispetto all’intero patrimonio abitativo del territorio della Provincia. Noi, tra l’altro, siamo nati nel ‘95 con una situazione iniziale di handicap nei confronti delle altre Province dell’Emilia-Romagna, poiché lo sdoppiamento con Forlì ha consegnato a Rimini circa 1.900-1.950 abitazioni di edilizia residenziale pubblica, mentre Forlì ne aveva già 4.600. Quindi già allora l’investimento maggiore venne fatto nei territori di Forlì e Cesena, non nella Provincia di Rimini e già allora il numero degli alloggi consegnati al territorio di Rimini era di circa 1.000 unità abitative inferiori rispetto alla media regionale. Questo vuol dire che nel territorio di Rimini, anche dal punto di vista abitativo, l’edilizia pubblica era notevolmente inferiore rispetto agli altri territori. In questi 36 La casa sostenibile anni si è cercato di recuperare con un’azione di forte investimento, soprattutto nel periodo in cui c’erano ancora i finanziamenti nazionali e regionali che consentivano di investire sul territorio in edilizia pubblica, ma non abbiamo mai colmato la differenza rispetto alle altre Province. Questo vuol dire che la problematica abitativa c’è. Se noi aggiungiamo alle poche abitazioni pubbliche sul territorio, la presenza di un mercato immobiliare molto speculativo, che non consente alle persone, alle giovani coppie e agli immigrati di trovare la possibilità di comprare alloggio, ma neanche di affittarlo, chiaramente tutto questo dà una dimensione di difficoltà sociale consistente che noi misuriamo nel nostro territorio. Prima dell’Assessore Provinciale io ho fatto l’Assessore Comunale e mi ricordo che, ogni anno, le richieste di contributo sociale per l’affitto avevano un incremento consistente. Ogni anno le risorse che vengono dallo Stato girate alle Regioni e dalle Regioni ai Comuni, con l’aggiunta delle risorse comunali, per contribuire a pagare l’affitto alle persone, non sono sufficienti e ogni anno abbiamo centinaia e centinaia di domande in più rispetto agli anni precedenti. Questo significa che la tematica sociale ovviamente aumenta la sua criticità: la difficoltà delle persone a pagare l’affitto è veramente consistente. Noi abbiamo recuperato molto in questi anni sull’edilizia pubblica: abbiamo messo in cantiere diversi alloggi, circa 850 negli ultimi anni, in parte circa 300 già realizzati, 500 in fase realizzativa. Abbiamo così cercato di colmare quel gap che avevamo accumulato precedentemente. Non è facile però, quando la situazione di partenza è così complicata e così difficile. Gli ultimi bandi, tra cui il bando «20.000 alloggi», hanno consegnato al territorio di Rimini circa il 23 di tutti gli alloggi regionali, quindi questo vuol dire che abbiamo fatto un buon lavoro di incremento di edilizia abitativa. Proprio l’altro ieri si è chiuso il bando regionale «3.000 alloggi» e ne verranno realizzati altri 120 da fare in tutto il territorio provinciale, anche se i tempi non saranno brevissimi. Questo aumenta sicuramente il numero delle abitazioni, ma non è sufficiente per riuscire, in qualche modo, ad affrontare e risolvere il problema. Che cosa possiamo fare? Non è semplice. Penso che l’incontro di questa sera ci possa dare alcune indicazioni importanti, perché noi non pensiamo di risolvere il problema semplicemente con l’edilizia pubblica. Noi abbiamo bisogno di capire, con chi si occupa del settore, quali possibilità si possono mettere in campo sulle politiche abitative. Non c’è solo l’edilizia pubblica, ma bisogna anche riuscire a trovare alloggi nel mercato libero, magari cercando di calmierare i prezzi. Bisogna utilizzare al massimo la nostra Acer, che è la azienda per la La casa sostenibile 37 casa, che deve riuscire meglio ad incrociare la domanda e l’offerta presente nel territorio, per cercare di abbassare veramente i prezzi degli affitti. Dobbiamo cercare di spingere il territorio alla legalità massima, nel senso di incentivare le persone che hanno più di un alloggio a concedere un affitto a canone calmierato, avendo anche la possibilità di usufruire della deduzione Irpef, ma anche, volendo, di un abbassamento dell’Ici sull’ abitazione data in locazione fino al 2, quindi non pagare il solito 6, ma pagare solo il 2. Bisogna far sì che questi canoni concordati e concertati siano rispettati, nel senso che le persone che prendono in affitto queste abitazioni paghino effettivamente di meno, non soltanto dal punto di vista contrattuale, ma anche dal punto di vista reale. Qui può crearsi una parte di nero che è consistente, poiché il proprietario dell’immobile tende a dare l’abitazione a canone calmierato, prendendosi quelli che sono gli sconti concessi dal Comune e/o dal Governo, ma poi si fa dare il resto delle risorse in nero. Questo purtroppo succede dappertutto, quindi è necessaria una politica più attenta sul tema, anzi è assolutamente indispensabile. Anche dal punto di vista della gestione degli alloggi pubblici occorre, da parte nostra, una maggiore attenzione. Noi abbiamo, come vi dicevo, circa 2.000 alloggi nel nostro territorio, ma abbiamo graduatorie con tantissime persone: sono 2.300-2.400 coloro che aspettano di entrare nell’edilizia pubblica. Abbiamo persone che risiedono nei nostri alloggi di edilizia pubblica, entrate in una situazione di bisogno, che però nel tempo hanno migliorato la loro condizione economica, ma che non escono dall’edilizia pubblica perché i tetti di uscita, dal punto di vista economico, sono diventati molto più alti. Infatti si accede all’edilizia pubblica se si ha un reddito annuo fino ai 30.000 euro, ma si esce quando si ha un reddito ISE di 46-47.000 euro. Quindi in molti casi abbiamo persone che sono ancora nell’edilizia pubblica, ma potrebbero, secondo me, riuscire a pagarsi anche un affitto fuori o concedersi altre possibilità fuori dell’edilizia pubblica. Dovremmo noi cercare di spingere a questo turnover, a questo ricambio all’interno delle graduatorie pubbliche, altrimenti abbiamo persone che sono entrate nelle abitazioni pubbliche in situazioni di bisogno, ora non lo sono più o lo sono di meno di allora, ma rimangono a vivere in tali abitazioni. In questo modo non diamo spazio a quelle che sono le nuove povertà, cioè non diamo spazio alle persone che aspettano di entrare nell’edilizia pubblica. Quindi anche qui, da parte nostra, occorre sicuramente una politica più attenta. Un altro aspetto sul quale si può agire riguarda gli strumenti urbanistici in mano alla Provincia, in mano agli Enti Locali ed ai Comuni, perché in questo 38 La casa sostenibile campo i Comuni possono fare molto. Non si riesce solamente con l’edilizia pubblica a dare risposte al territorio, tuttavia i Comuni, che dispongono dello strumento urbanistico e che in questi anni hanno varato dei Piani Regolatori – diciamo così – molto generosi, non hanno riservato nel nostro territorio abbastanza attenzione a quelle che potevano essere aree destinate alla realizzazione dell’edilizia pubblica. In molti casi abbiamo Comuni che, per difficoltà economiche evidenti nei propri bilanci, hanno la disponibilità di alcuni terreni nel territorio, ma tendono a venderli per fare cassa e poter magari fare altri investimenti, piuttosto che destinare quei terreni alla realizzazione di edilizia pubblica o di edilizia convenzionata. Questa è un altro aspetto su cui noi dobbiamo intervenire, perché se noi riusciamo, come Enti Pubblici, ad abbassare il costo di acquisto del terreno, che è il costo principale oltre a quello realizzativo, è chiaro che riusciamo a mettere sul mercato un numero di abitazioni che hanno un costo effettivamente inferiore rispetto a quello che si trova nel libero mercato. Questo è un obbligo, un compito che hanno i Comuni, però va effettivamente attuato nel rispetto delle previsioni del PTCP, che è lo strumento urbanistico provinciale che consente queste possibilità e che spinge molto anche sul recupero, sul riutilizzo; infatti non per forza dobbiamo aumentare il numero delle abitazioni e consumare in maniera inesorabile altro territorio. Possiamo lavorare molto anche sul recupero dei centri storici e delle aree periferiche, dove ci sono molti alloggi inutilizzati, molte strutture inutilizzate che potrebbero essere recuperate. Qui è chiaro che occorre un patto forte, assieme ai Comuni, assieme ai territori, affinché questa possibilità sia giocata fino in fondo. Non possiamo alienare tutti i patrimoni che abbiamo a disposizione e poi lamentarci perché non abbiamo edilizia convenzionata o a prezzo più basso sul territorio. Bisogna che, con gli strumenti urbanistici che abbiamo, si riescano a dare delle risposte e questo i Comuni possono farlo. Questa è una cosa, l’Assessore Fiori lo sa, di cui abbiamo discusso più volte all’interno della conferenza, insieme con gli altri Comuni. C’è una disponibilità, noi la vogliamo misurare in maniera concreta, vogliamo vedere gli strumenti urbanistici che sono utilizzati in quel modo, altrimenti non ci crediamo. Sappiamo che è solamente un obiettivo, ma è una cosa che poi effettivamente non viene realizzata. È importante, da parte nostra, cercare di sapere anche cosa succede negli altri territori, quindi, da questo punto di vista, mi interessa l’esperienza che può essere portata in questo incontro. Se noi mettiamo insieme la nostra edilizia pubblica, le capacità che hanno gli Enti Locali, la possibilità di incentivare e di spingere sull’affitto calmierato e anche nuove proposte come l’autocostruzione – che io non conosco, La casa sostenibile 39 ne ho solo sentito parlare diverse volte, ma mi interessa capire come funziona – o l’housing sociale e tutte le opportunità che si possono mettere in campo, noi riusciremo ad approntare delle risposte che possano rispondere all’esigenza del territorio. Altrimenti l’Ente Pubblico da solo, non dico la Provincia che non ha competenze territoriali, ma lo stesso Comune, non riesce a dare risposta alle persone. Non arriviamo da nessuna parte, nonostante lo sforzo consistente per il contributo sociale per l’affitto. Inoltre è consistentemente diminuito, in questi anni, il contributo dello Stato per l’affitto e quindi i Comuni devono mettere sempre qualcosa in più. È una tendenza inarrestabile ormai, quindi occorrono delle risposte strutturali. Lo dicevo anche l’altro giorno in Consiglio Provinciale aperto che abbiamo fatto sulle politiche abitative, per sottolinearvi il fatto che questo tema è un tema attuale. Lo abbiamo affrontato non solo in Consiglio Provinciale, lo abbiamo affrontato ieri in parte nell’incontro sull’immigrazione. Dicevamo appunto che sembra – almeno queste sono le intenzioni che hanno espresso i programmi elettorali di tutti i partiti in questo momento, da destra a sinistra – che la tematica abitativa sia tornata nei programmi elettorali dei nostri partiti. Dico sempre che speriamo non sia semplicemente un’ intenzione o un argomento che serve in campagna elettorale, che dopo viene accantonata: questo sarebbe veramente deprimente! Siccome la problematica è forte sia nei territori e soprattutto nelle grandi aree metropolitane – noi dal punto di vista abitativo siamo paragonabili ad un’area metropolitana – penso che queste intenzioni presenti nei programmi elettorali possano poi realmente tradursi in azioni concrete nel territorio. Dobbiamo riuscire a trovare delle risposte assieme, perché bisogna anche tenere in conto il problema dell’immigrazione, che è sicuramente una risorsa dal punto di vista lavorativo, ma comporta anche delle problematiche, soprattutto abitative e quindi sociali. Il Governo si deve rendere conto che può intervenire, non solamente con il contributo sociale, ma anche con una nuova politica sulle abitazioni, investendo le risorse, come negli anni passati, per incrementare le risorse per le politiche abitative. Così noi riusciamo sicuramente a vedere la luce, cioè a far si che anche un incremento dal punto di vista numerico delle abitazioni pubbliche sul territorio possa avere un effetto da calmiere e quindi abbassare quello che è il costo, all’interno dei territori, dell’affitto delle politiche abitative. Spero di vedere concretizzate tutte queste azioni a breve, in una nuova politica nazionale, ma occorre che anche noi, come Enti Locali, consideriamo tutte quelle che sono le opportunità che le nuove legislazioni, così come le nuove iniziative degli altri territori, ci mettono a disposizione. Quindi oggi oltre che per fare questa piccola panoramica della situazione riminese, sono 40 La casa sostenibile venuto ad ascoltare, perché a me interessa conoscere e proprio nello spirito dell’essere operativi, spero di uscire da questo incontro con delle nuove idee da portare nel tavolo provinciale sulle politiche abitative per convincere i Comuni a comportarsi a seconda di quelle che sono le nuove opportunità che la legislazione e le iniziative dei territori mettono a disposizione. Anna Maria Fiori (Assessore Comune Rimini) Volevo ringraziare per questo invito e anche per l’opportunità che mi viene data per potere sollevare e sottolineare il «problema casa». In questi ultimi anni da cittadino e in questi ultimi due anni da Amministratore, mi sono resa conto che è un problema reale, esiste e lo sto toccando con mano quotidianamente. A livello locale mi sto rendendo conto che sono cambiate le condizioni sociali di molti residenti, perché c’è anche il discorso dell’immigrazione, dei ricongiungimenti familiari e di un mutato modello familiare, ci sono molte più separazioni. Un altro discorso, che non è stato fatto, è anche quello che riguarda gli anziani non proprietari di abitazione. Anche quella è un’ulteriore fascia critica per quello che riguarda una particolare categoria di persone, quelli autosufficienti che non se la sentono di entrare in strutture o quanto meno di beneficiare degli interventi e dei servizi sociali. Quindi anche questo è un ulteriore elemento di criticità. L’altro elemento di criticità è dato dal nostro territorio, perché noi abbiamo un territorio che è molto compresso, di fatto non abbiamo una grossa espansione verso l’entroterra, è un territorio che si espande soprattutto nella fascia costiera che ormai è stato già sufficientemente utilizzato. Un altro elemento di criticità è la particolarità economica data dal territorio, cioè Rimini viaggia a due velocità, d’estate ad una velocità e d’inverno ad un’altra. L’Università ha portato un notevole numero di studenti che affittano appartamenti fino a giugno, da giugno a settembre sono affittati ai turisti, quindi gli appartamenti sono occupati per tutto l’arco dell’anno con diverse modalità: studenti prima, turisti poi. Senza considerare poi l’aspetto, già citato dall’Assessore Piccioni, del problema dei molti appartamenti che vengono lasciati vuoti. Su questo il Comune ha iniziato a fare una sorta di indagine sulla base dei consumi, perché è l’unico elemento da cui si può vedere se sono occupati o meno, però è veramente un’impresa difficile. Questo è un primo elemento. L’altro elemento è dato dall’immigrazione e dal fatto che si è allargata la fascia di persone che ha necessità di un alloggio pubblico e anche di supporto al mercato degli affitti. Questi mi sembra siano i due elementi forti per quello che riguarda le problematiche della casa. C’è da sottolineare – è questa un po’ la vocazione La casa sostenibile 41 della giornata – il fatto che Eticredito abbia anche una funzione sociale rispetto a quello che è la sua mission ed anche che qui ci siano come relatori non solo Amministratori, ma anche persone che si stanno occupando a vario titolo di cause sociali. Vorrei chiarire, vedendolo quotidianamente con le persone che vengono nel mio ufficio, che la casa rappresenta una sicurezza non solo di tipo materiale, ma proprio di tipo personale. Uno che non riesce a garantirsi una sicurezza di tipo abitativo, ha poi tutta una serie di altre precarietà, molto spesso ha anche precarietà di tipo lavorativo, quindi il quadro generale è sempre molto più complicato di quello che di fatto potrebbe apparire. I dati relativi agli sfratti sono in continuo aumento: nel 2007 a Rimini sono stati attorno ai 290. Le domande per poter entrare nelle graduatorie di edilizia residenziale pubblica aumentano mediamente di 100-150 unità all’anno. Adesso siamo attorno alle 1.500 domande, alle quali – lo dico con molta amarezza – riusciamo a dare mediamente attorno alle 70-90 risposte l’anno. Questo è, più o meno, l’ordine di grandezza del numero delle famiglie a cui riusciamo a garantire una abitazione. In quale modo il Comune interviene per dare risposte al problema abitativo della città? Suddivido la questione sotto due aspetti: uno è l’aspetto relativo alla costruzione, però di fatto si sa che non si può costruire in modo… vorrei ricollegarmi al discorso che ha fatto l’Assessore Piccioni, cioè riguardo agli strumenti urbanistici: Rimini, dovendo ancora mettere in campo un Piano Strutturale, è in estrema difficoltà in questo momento al reperimento di aree per potere costruire nuovi insediamenti. Rispetto al vecchio bando è stata messa in campo la costruzione di 307 alloggi destinati all’affitto, più altri 80 alloggi destinati alla locazione sociale e questi alloggi saranno ad affitto a canone calmierato. Questo rappresenterà entro il 2009 un tentativo, seppur parziale, di dare una risposta al problema abitativo. Poi c’è un altro bando, al quale abbiamo partecipato, per la costruzione di altri 34 alloggi: questo riguarda la residenzialità immediata. Un altro aspetto che si avverte, e la cui esigenza si sente sempre più, è il costo dell’affitto. Si sta cercando, in vari modi, di contenerlo con una serie di interventi e di correttivi, che naturalmente non sono semplici, anche perché, come diceva prima l’Assessore Piccioni, il mercato degli affitti, anche quelli a canone concertato, molto spesso ha due vie: da una parte c’è un contratto di affitto, dall’altra parte poi vengono fatte richieste di un ulteriore compenso. Questo è uno degli aspetti negativi del mercato. Quindi come Amministrazione il tentativo che si sta cercando di portare avanti, è quello di incentivare sempre di più la locazione a canone calmierato. Abbiamo messo in campo degli interventi, 42 La casa sostenibile come si diceva, legati al fondo di locazione. Sempre di più c’è l’esigenza di avere una quota che vada a compensare i costi alti degli affitti, per cui abbiamo formulato una graduatoria che continuamente lievita: siamo arrivati ad avere questo anno 1.900 domande e ogni anno, mediamente, andiamo attorno alle 150-200 domande in più. Il fondo per l’affitto ha una valenza positiva perché, di fatto, viene erogata una cifra che va da un massimo di 1.400-1.500 euro ad un minimo di 50 euro. Mi rendo conto che anche questo sarebbe un elemento da correggere, perché sarebbe forse più opportuno ridurne il numero e cercare di dare incentivi che realmente siano risolutivi. Ho visto che la domanda è talmente tanta e il bisogno è tanto per cui, per ora, abbiamo cercato di mantenere la situazione come è, senza dovervi porre dei correttivi, seppure siamo consapevoli della loro necessità. Da ultimo, vengo all’iniziativa che abbiamo messo in campo recentemente, di cui vado molto orgogliosa, essendomi resa conto in un anno è mezzo di Assessorato in cui mi sto occupando dei problemi della casa, che è aumentata la fascia di quelle persone che non riescono ad arrivare a fine mese. Non necessariamente andiamo nelle fasce sociali dei meno abbienti, ma andiamo nelle fascia sociale di chi percepisce uno stipendio medio-basso, come si diceva e che non permette, a volte, in situazioni di imprevisti, di poter pagare l’affitto. Come Amministrazione, non avevamo delle soluzioni per poter contenere questo problema che, come abbiamo visto, diventa sempre maggiore. Ciò che determina il problema legato alla morosità e di conseguenza agli sfratti consiste nel fatto che il secondo mese, dopo un primo mese di morosità, genera, nel 90 dei casi, l’avvio delle procedure di sfratto. Per cui, con Eticredito, abbiamo avviato due iniziative. Abbiamo messo a disposizione un fondo e insieme ad Eticredito e alla Fondazione Carim abbiamo creato la possibilità di accedere ad un fondo ulteriore per l’affitto che va al pagamento fino ad un massimo di tre mensilità all’anno, per potere cercare di risolvere quelli che sono i problemi legati a difficoltà momentanee, ma senza creare situazioni di assistenza. Nel senso che questa cifra stanziata viene data al proprietario dell’immobile, quindi al locatore e viene restituita senza costi aggiuntivi per l’affittuario, né di avvio pratica né di interessi, perché questi vengono coperti dalla Fondazione Carim. Perché è un intervento positivo? Perché abbiamo visto che già in due settimane abbiamo già distribuito una decina di moduli, quindi vi arriveranno senz’altro persone che ne stanno facendo richiesta, perché è un ulteriore elemento che va nella direzione di un sostegno a difficoltà momentanee quali quelle dell’affitto e va a cercare di risolvere, se pure parzialmente, un bisogno momentaneo non da poco. L’altro intervento che noi abbiamo fatto, unitamente alla Fondazione La casa sostenibile 43 Carim e ad Eticredito, è quello di erogare la fidejussione bancaria per chi stipula un nuovo contratto a canone concertato. Molti proprietari di appartamenti, visto anche l’elevato numero di morosità, che è un dato, invece di chiedere i normali tre mesi anticipati di affitto, sempre più chiedono la fidejussione. Allora anche per incentivare gli affitti a canone calmierato, siamo noi, come Amministrazione, che garantiamo sei mesi di fidejussione, naturalmente nei contratti 3 più 2. Tutto questo per cercare di andare nella direzione di sostenere, quanto più possibile, queste difficoltà e questo bisogno che è sempre più pressante. Volevo spendere brevemente una parola riguardo alle altre possibilità che si potrebbero venire a creare. Mi riferisco appunto alla Fondazione Oltre e all’autocostruzione: come Amministrazione, in questo momento, siamo attentissimi a tutto quello che può emergere per cercare di trovare nuove soluzioni ad un problema che è realmente sempre più tangibile all’interno della nostra comunità locale. Lorenzo Allevi (Società Venture Capital Sociale) Risolvere è una parola grossa. Innanzi tutto grazie ad Eticredito per avermi invitato. Faccio una premessa: i miei colleghi mi dicono sempre che quando vado ai convegni sono sempre molto veloce e molto asciutto, quindi ho scritto 4 slide in modo tale che sarò meno veloce e mi potete seguire più agevolmente. Chi siamo? Mi ritrovo molto nell’apertura che ha fatto il dottor Silvestri all’inizio per quanto riguarda la nuova fascia di popolazione che i sociologi chiamano la «fascia grigia», cioè una fascia di popolazione che può permettersi di pagare qualcosa per i servizi sociali essenziali – l’housing, il credito, la sanità – però non può permettersi di pagare le tariffe abitative del libero mercato. Società Venture Capital Sociale: siamo nati nel 2000 proprio per questo. Abbiamo sede a Milano ed è una piccola fondazione di privati. Nei primi 5 anni di vita abbiamo supportato soprattutto le cooperative sociali nelle loro attività. Due anni fa abbiamo creato un nuovo strumento: l’Oltre Venture, che è un fondo di investimento. Siamo andati da 15 grossi investitori privati – come la famiglia De Agostini, la famiglia Zambon, la famiglia Seragnoli di Bologna – ai quali abbiamo detto: «Noi con questi soldi non faremo più donazioni, ma aiuteremo gli imprenditori sociali, cioè gli imprenditori che si vogliono cimentare per soddisfare i bisogni della fascia sociale grigia, a supportare le loro idee con il capitale di rischio», come fanno i cosiddetti fondi di private equity nel mondo profit. Questi investitori hanno accettato e ci hanno dato circa 10 milioni di 44 La casa sostenibile euro con l’obiettivo di supportare, assumendosi tutto il rischio, le idee di questi imprenditori sociali, accettando anche un rendimento calmierato. A questi investitori abbiamo detto: «Guardate che c’è la possibilità di perdere parte di questi soldi, perché è un mercato innovativo, ma se le cose dovessero andare bene, nel giro di 10 anni vi restituiremo questi soldi con un margine di interesse, il rendimento calmierato, di un punto in più rispetto all’inflazione». Questi investitori hanno accettato e un anno fa – la società è sorta circa un anno e mezzo fa – abbiamo iniziato ad operare. Quando parlava il presidente di Eticredito [Maurizio Focchi], mi sono molto ritrovato, nel senso che anche noi stiamo lavorando negli stessi settori. Abbiamo creato una società di microcredito e anche una società nel settore dell’energia, portando noi il capitale di rischio. Può nascere quindi una partnership, perché Eticredito fa queste cose apportando il debito, il credito, mentre noi facciamo queste iniziative apportando il capitale di rischio. Un altro settore che ci interessa molto è il settore dell’housing sociale. Che cosa è per noi housing sociale? Per noi «housing sociale» non è solo il problema della soluzione abitativa, cioè del posto fisico, ma sempre più si tratta di far seguire all’aspetto abitativo o all’aspetto hardware, cioè all’edificio, anche un accompagnamento sociale. Questo è fondamentale e se ne parla sempre meno, ma sempre più le categorie prima citate dal dottor Silvestri necessitano di questo accompagnamento. Mentre in precedenza l’housing sociale si rivolgeva soprattutto alle cosiddette «categorie a rischio» – gli anziani, gli immigrati, gli invalidi – ora, per i problemi che conosciamo tutti, cioè quelli economici, anche una certa fascia della popolazione – i giovani, le famiglie, i ceti medi – necessitano di questo approccio, cioè dell’housing sociale che vuol dire la messa a disposizione di soluzioni abitative a prezzi calmierati, con un accompagnamento sociale leggero. Occorre saper leggere i nuovi bisogni sociali: questo è un elemento fondamentale che pochi considerano, ma che per noi è fondamentale. Per quanto riguarda le risposte? Si è già parlato della crisi delle risposte. Il mercato privato ha conosciuto un boom, soprattutto anche a causa della facilità di ottenere credito, ma questo è ormai sotto gli occhi di tutti. Per quanto riguarda le politiche pubbliche sappiamo che le risorse sono sempre meno e sappiamo anche che c’è una difficoltà oggettiva di saper leggere i nuovi fenomeni sociali, che sono connessi al problema abitativo. Che cosa bisogna fare? Qui sarà molto sintetico. Per poter fare dell’housing sociale vero occorrono tre cose sostanzialmente, oltre a dei costruttori che sappiano costruire bene, ma ne parleremo magari alla fine. Ci vogliono le aree, i La casa sostenibile 45 capitali e, come dicevo prima, soggetti che sappiano leggere i nuovi problemi sociali. Per realizzare tutte queste cose, secondo noi, è assolutamente necessaria una partnership tra pubblico e privato. Il pubblico deve mettere a disposizione non tanto le risorse finanziarie, che oltretutto non ha, ma le risorse che ha, che sono le aree o i patrimoni. È da un anno e mezzo che ci stiamo occupando concretamente di questo tema e alcuni Comuni del nord di Italia – sto pensando soprattutto a Milano, Torino e Padova – si stanno incamminando su questa strada. Il Comune di Milano, fra un mese, farà un bando per il aree, ex aree verdi, per la costruzione di housing sociale. Quindi c’è la necessità di aree che devono venire dai Comuni, ma c’è anche la necessità di capitali privati, che devono accettare di supportare il rischio e di avere ritorni calmierati. Anche riguardo a questo aspetto si sta muovendo qualche cosa. infatti un anno e mezzo fa è nata, a Milano, la Fondazione Housing Sociale della Cariplo che ha raccolto 100 milioni di euro per fare questo tipo di iniziativa. Gli investitori, in questo caso, si accontentano di un rendimento calmierato: il 5. A Torino sta nascendo una fondazione, un fondo immobiliare sull’housing sociale, dove noi saremo gli advisor, nel senso che saremo noi a gestire questo fondo. A Roma sta nascendo un altro fondo e, proprio ieri, ho saputo che anche le Leghe Coop stanno pensando di fare un fondo dedicato all’housing sociale. Questi fondi che stanno nascendo però, anche se sono assolutamente importanti, anche per le loro dimensioni -100 milioni a Milano, 150 probabilmente a Torino, a Roma molto di più, perché c’è di mezzo il Comune – si occupano solamente dell’aspetto hardware, cioè dell’aspetto abitativo: è questo il loro obiettivo. Noi stiamo cercando di introdurre in tutti e tre questi progetti anche l’aspetto «software», cioè l’accompagnamento sociale. È ovvio che non possiamo farlo da soli, infatti abbiamo stretto numerose partnership con il terzo settore, cioè con quelle organizzazioni che conoscono bene o che dovrebbero conoscere molto bene i nuovi bisogni sociali. Credo che stia nascendo per questo proposito anche un fondo del Monte dei Paschi di Siena. Che cosa abbiamo fatto noi? Noi stiamo seguendo diversi progetti nell’hinterland di Milano, su richiesta di alcuni Comuni che ci mettono a disposizione delle aree. Faccio un esempio: il più piccolo è il Comune di Locate Triulzi, un piccolo Comune con due tipi di esigenze: le giovani coppie e i divorziati maschi. Ci ha chiesto di fare un intervento: una costruzione di due palazzine a prezzi calmierati, vuol dire circa il 30-35 in meno rispetto al mercato. Il Comune ci dà l’area gratis e noi facciamo, oltre alla costruzione con dei partner costruttori, anche l’accompagnamento sociale, perché in questo caso noi non vendiamo gli appartamenti, ma li affittiamo. Nel caso dei divorziati, gli affitti sono 18 mesi 46 La casa sostenibile più 18 mesi, perché vogliamo che ci sia rotazione. La scommessa è che in questi 18 più 18 mesi ci sia un accompagnamento importante che permetta a queste persone di risolvere i problemi, sia economici che sociali: questa è la nostra sfida. Stiamo lavorando con alcuni Comuni per quanto riguarda le tematiche degli anziani, anche se sono abbastanza complicate. Il progetto più impegnativo lo stiamo seguendo a Torino su uno stabile che esiste, che però è tutto da ristrutturare, di circa 10.000 metri quadri. Ci sono circa 400 posti letto, in cui faremo dell’housing temporaneo. Il Comune ci vende questo edificio a prezzi calmierati, altrimenti non si può fare nulla e vogliamo creare una struttura con un mix molto attivo di utenze, cioè non vogliamo creare un ghetto. Creeremo una foresteria, un pensionato per periodi di permanenza medio-lunghi (quindi gli utenti saranno prevalentemente studenti, lavoratori immigrati, uomini e donne appena separati) e residenze sociali. Il 50 dei posti letto saranno riservati per questa seconda tipologia di utenza che ha un periodo di permanenza lungo: generalmente sono ragazze madri e anziani soli. Oltre ad offrire questa parte dell’housing, al piano terra dell’edificio creeremo dei servizi di connessione con il territorio, perché (questo è l’altro aspetto importante) soprattutto nei grandi capoluoghi non bisogna creare ghetti, ma cercare di creare delle soluzioni che vadano bene anche per il territorio circostante. Quindi creeremo dei servizi medici, ambulatoriali e dei servizi sociali, sia per gli utenti all’interno dell’edificio che per il territorio. Siamo a buon punto, nel senso che adesso il Comune di Torino deve pubblicare un bando a cui parteciperemo insieme ad altre organizzazioni. Il vantaggio di questo modello è quello di attrarre una parte di utenza quasi a mercato, nel senso che il 20 di questa struttura sarà dedicata alla foresteria che avrà prezzi intorno ai 40-50 euro/posto letto, che è quasi il mercato. Il mercato a Torino è intorno ai 70-75 euro per posto letto. Questo è essenziale, nel senso che non si ha la bacchetta magica per trovare soluzioni inesistenti. Oltre all’apporto del Comune, se vogliamo fare veramente prezzi calmierati per una fascia di popolazione ben precisa, è necessario che si facciano anche dei servizi di buona qualità per una fascia media di mercato: un mix di utenza che per noi è fondamentale. Dell’effetto ghetto ho parlato, come anche della forte interconnessione con il territorio circostante. L’Ente Pubblico trova così una soluzione alla domanda abitativa senza correre rischi, né economici, né gestionali. Noi, oltre a portare il capitale di rischio, ci occupiamo anche della gestione, nel senso che facciamo generalmente delle new.co, delle partnership con gli operatori del terzo settore che poi andranno a gestire i vari servizi. Perché, secondo noi, in molti territori gli operatori del terzo settore possono essere i partner fondamentali per la La casa sostenibile 47 gestione di alcuni servizi. Ci sono, ovviamente, alcuni punti di incertezza, non dobbiamo nasconderceli, come la possibile morosità degli inquilini, il rischio di degrado sociale e la conseguente perdita di valore dell’immobile. Per evitare questo, occorre gestire le iniziative in modo opportuno ed efficiente. Nei progetti in cui noi entriamo, come capitale di rischio, pretendiamo che nel giro di tre anni – è il nostro obiettivo – questi progetti, oltre a risolvere i problemi sociali, siano anche economicamente sostenibili, nel senso che si devono confrontare con il mercato, con la fascia medio-bassa del mercato. Però è il mercato, cioè gli utenti, che deve dire se quella iniziativa funziona o non funziona e l’aspetto economico è uno strumento per capire. Quando faccio vedere questa tabella, generalmente si sente un po’ di rumore. Questo è un esempio di Milano, ogni voce dovrebbe essere analizzata in dettaglio. Secondo me, se vogliamo fare dell’housing sociale vero, occorre che i costi di realizzazione, escluso il terreno, non superino i 1.000 euro al metro quadro. Questo vuol dire che ci deve essere una forte partnership con i costruttori, nel senso che dovremmo pensarla allo stesso modo. Facendo un’ipotesi di metri quadri lordi per appartamento, la prima colonna è housing residenziale, la seconda colonna è housing temporaneo. Fissandoci adesso sull’housing residenziale, cioè la prima colonna: quindi 75 metri quadri lordi per appartamento, 75.000 euro il costo di realizzazione, 400 euro l’affitto mensile. A Milano siamo – dipende anche qui dall’ubicazione – in periferia intorno a 700-750 euro, non arredato e più le spese. Affitto annuale 4.800 euro, rendimento per unità 6,4. I costi di gestione sono il 2,5, ovviamente qui dipende dall’accompagnamento sociale che uno vuol fare. Se uno vuol fare un accompagnamento sociale forte, è ovvio che il 2,5 aumenta. Comunque il rendimento lordo per investitore è intorno al 4. Occorre trovare degli investitori istituzionali, probabilmente, che accettino questo ritorno. Torno a dire che stanno nascendo dei fondi che accettano questi ritorni, che sono essenziali. Per quanto riguarda l’housing temporaneo, il rendimento è maggiore, è il 5,4 e il rischio è anche maggiore, perché la temporaneità vuoi dire che io ogni 2-3 mesi cambio sempre utenza e quindi posso trovarmi senza utenza per un certo periodo di tempo. Anche in questo caso, a parte noi che mettiamo il capitale iniziale di rischio, abbiamo bisogno di spalle protette, quindi di fondi di investimento immobiliare. Stanno nascendo, come dicevo prima, dei fondi che accettano questo rischio. Pensiamo di essere un partner che può portare del valore aggiunto al Comune, all’Ente Locale. Generalmente, quando iniziamo a parlare con i Comuni, facciamo anche dei progetti di massima e in questo caso non ci facciamo pagare, questo mi sembra evidente. L’aspetto che forse è importante, per quanto ci riguarda, è che abbiamo una forte conoscenza del 48 La casa sostenibile terzo settore e quindi questo ci permette di stringere partnership con chi poi dovrà andare a gestire i temi sociali. Un altro aspetto è il fatto che – essendo noi persone che provengono dal mondo della finanza – abbiamo anche molte relazioni con tale mondo, con i fondi e questo ci permette di avere un po’ le spalle coperte per fare questi tipi di investimento. Questa è la nostra esperienza. Danilo Stefani (Associazione Mondo di Comunità e Famiglia) Premetto che il mio intervento sarà abbastanza a braccio. Attualmente l’associazione – nel senso che provo un po’ a raccontare di cosa si tratta – è una associazione che si autodenomina di promozione sociale della famiglia, in quanto crede che il nucleo familiare sia l’elemento che è da proteggere, alla base della società. Provo a raccontare di cosa si tratta, perché non è semplicissimo. È un’esperienza che nasce abbastanza da lontano: nata a Milano 30 anni fa, in un posto che si chiama Villapizzone, dove un certo numero di persone, per motivi più o meno casuali, si sono ritrovati ad occupare uno stabile che il Comune aveva inutilizzato. Quello che è venuto fuori – cioè quello che è adesso l’associazione – è, in qualche modo, un leggere a posteriori quello che è successo nelle dinamiche di quella esperienza, per tirar fuori le caratteristiche interessanti di questo modello, che è un modello molto aperto. In pratica stiamo parlando, per andare più in concreto, di una modalità di… non dico condivisione di uno stabile, perché è una parola troppo forte. Infatti alla base della comunità di famiglia o quello che poi viene indicato come il condominio solidale, c’è un condominio costituito da unità separate una dall’altra e ben autonome. Quello che fa di un condominio solidale una entità tale, è il fatto che c’è una relazione molto stretta tra i componenti dell’esperienza che è basata su un forte rapporto di fiducia e solidarietà, che si accompagna anche ad altri aggettivi che sono di sobrietà e di accoglienza. Quindi l’associazione è un insieme di famiglie che, come me e come altri, non partecipano a questo tipo di esperienza, però riconoscono la validità della proposta. Chi più chi meno, cerca di arrivare ad una soluzione del genere, oppure aiutare altri che hanno una motivazione o un’esigenza più forte in questo senso, ad arrivarci. Siccome alla base di questo modello c’è una relazione importante tra le famiglie, l’obiettivo è quello di permettere ad altri di realizzarlo. Alla base di tutto c’è questa relazione tra le famiglie che partecipano all’esperienza. L’altra chiave di lettura dell’esperienza di Villapizzone e alla base del modello proposto, è una maggiore libertà alle famiglie, cioè il problema sentito è che una famiglia La casa sostenibile 49 non in grado di rispondere alle richieste economiche del mercato per un’abitazione, si trova ad avere un grado di libertà molto limitato. Uno degli obiettivi dell’associazione è quello di mettere le famiglie nella condizione di essere più libere. Per essere più libere bisogna, in qualche modo, garantire una solidarietà reciproca che permetta di ottenere questo risultato. Ma come? L’esperienza di Villapizzone e di altre – sono una ventina in Italia le esperienze partite trent’ anni fa, dal ‘78 ad oggi – è che queste famiglie condividono, su un rapporto di fiducia, una cassa comune: una cosa che detta così secca può fare un po’ impressione. Il concetto di cassa comune, che richiama in realtà alla memoria qualche cosa che può essere rischioso e pericoloso, invece come viene proposto dal Mondo di Comunità e Famiglia ha dei risvolti interessanti. Per chiarire faccio un passo indietro, per sottolineare un aspetto che è quello della libertà. L’aspetto della libertà, in una esperienza di condominio solidale, si basa principalmente sul fatto che le famiglie che partecipano non sono mai proprietarie dell’appartamento che utilizzano o dell’edificio che condividono con gli altri. Questo aspetto è fondamentale e viene rispettato anche nel caso in cui chi vuole partecipare a questa esperienza una casa ce l’ha già, che rimane sua e magari viene affittata, per vivere un momento temporaneo che è limitato al tempo che ritiene necessario – magari di qualche anno – per vivere questa esperienza. In questo periodo la famiglia paga un affitto, perché deve essere libera di entrare in questa esperienza, viverla e uscirne quando, in qualunque momento, la ritenga terminata. Questa cosa non si potrebbe ottenere da una esperienza in cui una persona compra la casa insieme con altri, la condivide e la costruisce in un certo modo. Quindi l’esperienza del condomino solidale viaggia a stretto rapporto con la «non proprietà» del posto in cui sei e con il concetto di cassa comune, in cui ogni famiglia contribuisce a questo conto collettivo e da cui prende mensilmente quello che necessita per la sua gestione quotidiana. Questo sistema, che tra l’altro viene realizzato in pratica attraverso lo strumento dell’assegno in bianco, è l’esperienza che è nata con Villapizzone e che da trent’anni sta funzionando. Le famiglie che partecipano a questa esperienza, lavorano e contribuiscono all’ economia del condomino e ciascuna, in modo anonimo, prende quello di cui ha bisogno e soltanto l’Amministratore, che naturalmente deve controllare tutta la gestione, conosce. Dall’esperienza di Villapizzone e dalle altre comunità che sono partite, emerge che sposando insieme ai valori di condivisione e di accoglienza, anche il valore della sobrietà, in cassa comune rimane sempre più di quello che i singoli mettono all’interno. Questo metodo, tra virgolette, ha la peculiarità di 50 La casa sostenibile «liberare» anche le persone, nel senso che è chiaro che ogni condominio sta in piedi perché ciascuno dà il suo contributo ed è ben conscio del proprio ruolo fondamentale. Libera anche dall’ansia che le famiglie provenienti dalla «zona grigia» – citata precedentemente – hanno per arrivare a fine mese, perché sanno che comunque, anche se ogni famiglia è indipendente, ci sono altri di fianco. C’è una relazione che, tra l’altro, si esprime in riunioni di condominio, che non sono le solite a cui noi siamo abituati immaginare, in cui si litiga per far valere i propri diritti, ma delle riunioni di cui si condividono le problematiche e viene coltivato l’aspetto di relazione. L’esperienza che c’è stata in questi anni fa emergere che il punto di partenza è sempre un ente, il Comune o comunque un edifico di proprietà di un Ente, o clericale o altro, che è disposto ad offrire questo stabile in cambio di un affitto e della gestione o della ristrutturazione dello stabile. L’Associazione prende in carico questo stabile e le famiglie che sono intenzionate a condividere questo tipo di esperienza si insediano e, pagando un affitto e contribuendo alla gestione della stabile, portano avanti la loro normale attività. Non necessariamente però l’esperienza di questa Associazione si chiude con il realizzare la nascita di questi condomini solidali, ma soprattutto ha un obiettivo di far stringere relazioni tra famiglie e di approfondire il tema della relazione reciproca per condividere quelli che sono i problemi che ciascuna famiglia ha. Una famiglia che si trova isolata, oltre a dover affrontare i problemi del quotidiano e doverli superare tutti da sola, ha molte meno energie rispetto alla stessa famiglia che vede che i suoi stessi problemi sono affrontati anche da altri, ricevendo magari anche delle idee per provare a superare queste problematiche non singolarmente. Non ho molto altro da dire. L’ottica di «liberare» le famiglie, cioè di dare loro gli strumenti per poter interagire in modo migliore e poter liberare le energie, permette anche di spingersi oltre, perché questi condomini, oltre a riuscire a sostentare le singole famiglie in modo autonomo – che è l’obiettivo principale – riescono anche ad avere uno spazio in più per un obiettivo sociale di accoglienza di persone svantaggiate o di altre richieste che vengono dalla società circostante, che una famiglia come singola non sarebbe in grado di gestire. Questo insieme di famiglie, complessivamente, ha una capacità superiore di accogliere anche le sfide di relazioni e di aiuto verso il prossimo che, altrimenti, non sarebbero praticabili. La casa sostenibile 51 Gianpietro Bonomi (Cooperativa Ariacoop) Mi sono preparato uno schema per cercare di dire, per chi non sa cosa è l’autocostruzione, le informazioni fondamentali che abbiamo imparato in questi 4 anni da cui abbiamo iniziato ad occuparcene. Innanzitutto ringrazio dell’invito e con molto piacere, nei 10 minuti che mi sono stati assegnati, cercherò di spiegarvi abbastanza i punti fondamentali, disponibile comunque a qualunque domanda, sia qui che altrove. Noi, come cooperativa Ariacoop, quando parliamo di autocostruzione intendiamo naturalmente la prima casa, le altre non ci interessano. Per autocostruirsi la prima casa, le condizioni fondamentali sono due: la prima è avere voglia di venire a lavorare e venirci veramente nel proprio tempo libero, cioè nel fine settimana perlopiù o durante la settimana se qualcuno fa il lavoro a turni oppure gli stagionali che lavorano più d’inverno che d’estate nell’autocostruirsi la casa; la seconda è quella di avere un terreno a prezzo decente e qui, come avete già notato, alcune Amministrazioni riescono a farlo, altre no perchè dicono che non ci riescono però, di fatto, è possibile. Chi mastica un po’ di politica sa che se il Sindaco vuole il terreno, lo trova da dare a chi la casa non ce l’ha fra i suoi concittadini perché se l’autocostruiscano, risparmiando ovviamente subito sul prezzo del terreno, primo risparmio dell’autocostruzione. In fondo quello che noi chiediamo ai politici è soltanto il terreno ad un prezzo calmierato, non è che gli chiediamo altro. Poi diciamo dove l’autocostruzione ha funzionato, vediamo come ha funzionato, in modo da capirci. Le case devono essere tutte uguali, nel senso che si decide qual è la propria unicamente quando si è già finito tutta la parte esterna e si deve solo decidere il tipo di pavimenti e i sanitari, in modo che poi uno se la personalizza. La personalizza sempre la cooperativa di autocostruzione, ma perlomeno uno si sceglie il tipo di pavimenti e di sanitari. Perché questo? Perché altrimenti un’autocostruzione di 18 case diventerebbe 18 cantieri: pertanto fino alla fine la conduzione deve essere collettiva e fino alla fine nessuno sa, quando viene a lavorare nel proprio tempo libero, se sta lavorando sulla propria abitazione o su quella degli altri. Queste sono tutte modalità che abbiamo imparato andando a visitare le autocostruzioni che una volta erano pochissime, mentre adesso ce ne sono parecchie decine in atto in Italia. Altro dato importante: qual è la tipologia dell’abitazione nell’autocostruzione? All’estero hanno iniziato molto prima che da noi. In Inghilterra hanno iniziato subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, assegnavano i terreni che erano ad uso agricolo rendendoli edificabili, perché ci potessero costruire la 52 La casa sostenibile propria piccola casa. Le case sono di fatto, nell’autocostruzione che ho visto io e ne ho viste tante in Italia, su due piani. Oppure palazzine di 4 appartamenti: 2 al piano terra e 2 al primo piano. Perché? Perché sono quelle più facili. Chi ha lavorato e conosce un po’ l’edilizia sa che le case più facili sono proprio queste: le case a schiera, la case basse, le case a 2 piani. Questo è l’altro punto fondamentale. Un’altra cosa che sanno tutti quelli che lavorano nell’edilizia è che la manodopera incide sul costo del costruito in misura del 40-45. Comunque incide sicuramente in maniera massiccia, consistente, quindi risparmiare sulla manodopera fa sì che alla fin fine si è fatto un grosso risparmio. Quando dico risparmiare sulla manodopera, intendo dire la manodopera meno qualificata. È chiaro che il capocantiere ci vuole. Dove l’autocostruzione non ha funzionato è perché non c’era il capocantiere oppure il capocantiere non era capace. L’idraulico ci vuole, però l’idraulico viene da solo, non viene con i suoi operai e porta il materiale, viene a dirigere il lavoro degli aucostruttori più svelti del cantiere. Un’altra caratteristica fondamentale, per capire come mai l’autocostruzione dove ha funzionato è valida, è che il cantiere è sempre fatto da almeno 18 unità abitative e non più di 30. Perché? È il numero ideale per giustificare un capocantiere, che è l’unico stipendiato del cantiere. Gli altri lavorano praticamente gratis e come vantaggio avranno la casa ad un costo notevolmente inferiore. Quando si dice che costerà la metà, è di fatto così! Se voi avete voglia di girare, quando fanno ogni tanto pubblicità sull’autocostruzione, andate a chiedere agli autocostruttori che si sono finiti la casa: tutti vi diranno che a loro è costata meno della metà che sarebbe costata loro andandola a comprare. Quindi il tempo libero che hanno impiegato nei fine settimana è stato ben remunerato. Oltre a queste tre caratteristiche tipiche di tutte le autocostruzioni – la manodopera, il terreno a prezzo calmierato e la dimensione del cantiere, che deve essere ottimale, quindi di quel tipo di cui vi ho detto – è chiaro che anche nell’ acquisto dei materiali e nel noleggio delle attrezzature, se è un cantiere in cui realizzi 3 abitazioni o 4 unità abitative è ben diversa l’incidenza se tu invece passi da 18 a 30 unità abitative. Penso di avere fatto un tratteggio abbastanza reale e fondamentale. Ci sono vari modi, ovviamente, di gestire l’autocostruzione e noi pensiamo che nel gestire l’autocostruzione dovrebbe essere operativa dove la base conta e decide. Nel cantiere, quello che decide non è il progettista, o il presidente della cooperativa. Sono i soci che decidono e incidono direttamente e innanzi tutto sul progetto e poi sulla scelta ovviamente dei materiali e sulla scelta anche del capocantiere che, se non va bene agli autocostruttori del La casa sostenibile 53 cantiere, deve essere subito sostituito. Penso di avere detto quasi tutto quello che vi volevo dire. Dopo che vi ho esposto quello abbiamo imparato in questi 4 anni girando, adesso vi dico quello che siamo riusciti a realizzare in 4 anni, cioè da quando siamo partiti. Siamo riusciti l’anno scorso, il 23 giugno, ad ottenere finalmente il primo terreno, a San Giovanni in Marignano, dove abbiamo la nostra sede che ci costa l’enorme cifra di 250 euro all’anno. Non è molto, no? Lì abbiamo ottenuto un terreno dove 18 autocostruttori giovani, per lo più di San Giovanni, si costruiranno la casa. Lo hanno ottenuto vincendo il bando tarato per una cooperativa di autocostruzione: o lo vincevamo noi o lo vinceva una cooperativa che ci assomigliava molto, quindi per gli Amministratori locali andava sempre bene. Così sarà anche negli altri Comuni dove cerchiamo di costruire: se non lo vinciamo noi, ma lo vince una cooperativa che ci assomiglia, a noi va bene, importante è che non vada in mano alla speculazione. Quindi noi lì costruiremo 18 case a schiera e a differenza delle case a schiera di autocostruzione che ho visto finora, non ci sarà il solito Ente ONG che ti fornisce il kit: tu non sai neanche cosa ti costa il mattone, non sai cosa costa il tecnico progettista; sai cosa ti costa la casa finita; tu vieni, ti assumi tutte le responsabilità, se ti fai male va in galera il presidente della cooperativa, il direttore dei lavori e il capocantiere. No! Nella nostra cooperativa nel nostro primo cantiere, che finalmente dopo 8 mesi dovremmo riuscire ad aprire (ormai dovrebbero solo mettersi d’accordo la banca, il notaio e il Comune sulla data del rogito), noi faremo delle case di classe A. I soci di quei cantiere sanno già sin da ora e sapranno in continuazione che cosa costa loro ciò che decidono di comprare. Se decidono di prendere due gru o preferiscono prendere il manitou [nel gergo di cantiere è un carrello elevatore motorizzato, NdR], sanno la differenza di quanto costa loro avere 2 gru a noleggio o invece noleggiare un manitou. Penso di avere parlato per i 10 minuti che mi hanno concesso, se qualcuno vuole qualche chiarimento, sono sempre qui. 3 IL PROGETTO «CASADESSO» L a strategia di Oltre Venture è quella di promuovere nuovi e più efficaci modelli di offerta sociale, affiancando al non profit tradizionale l’imprenditorialità sociale. Le imprese sociali in cui vogliamo investire si propongono di affrontare bisogni sociali, in particolare quelli legati alla fragilità sociale, proponendo modelli di offerta economicamente sostenibili. Questi nuovi modelli devono seguire logiche di «quasi mercato», ossia essere parzialmente sostenuti dal contributo degli utenti. La promozione delle imprese sociali necessita di due fattori fondamentali: da un lato la presenza di imprenditori sociali (che vanno sostenuti attraverso l’apporto di competenze manageriali), e dall’altro la disponibilità di capitali privati pazienti e responsabili, che accettino un ritorno calmierato. La nostra attività si concentra principalmente nell’area dell’housing sociale (soluzioni sostenibili per affrontare il problema del carocasa). Tutti gli investimenti in beni immobiliari sono rivolti a sostenere progetti sociali di cui siamo partner attivi. Accanto all’housing, Oltre Venture investe in imprese che erogano servizi (per esempio nel settore socio-sanitario e in quello della microfinanza) e più in generale in imprese sociali che promuovano il sostegno e lo sviluppo personale e lavorativo di persone in difficoltà. I nostri obiettivi di lungo termine sono quattro: • • • • promuovere esperienze innovative e sostenibili in risposta ai bisogni sociali; attrarre nuovi imprenditori sociali provenienti sia dal settore non profit sia da altri ambiti; collaborare con il settore pubblico, promuovendo modelli di offerta adeguati e replicabili; offrire alla ricchezza privata una reale opportunità di investimento sociale. 56 Il progetto «CasAdesso» Parma: costruiamo e assegniamo alloggi a giovani coppie e lavoratori in mobilità La casa è un bene prezioso ed essenziale nella vita delle persone, dal momento che può essere considerata il fulcro intorno al quale si fonda la stabilità familiare e professionale di ogni cittadino. Per queste ragioni l’Amministrazione comunale di Parma sta operando contestualmente su più fronti, con progetti diversificati, al fine di agevolare la realizzazione e la successiva assegnazione di alloggi in locazione, rivolti a determinate tipologie di utenti. È proprio in questo contesto di riferimento che si colloca il Progetto CasAdesso. L’Amministrazione Comunale ha, dunque, avviato una politica di intervento nel settore abitativo rispondente ai bisogni ed alla domanda della collettività, a sostegno del benessere, della qualità della vita e dello sviluppo de! territorio, mediante la realizzazione di alloggi da affidare in locazione temporanea a costo agevolato a determinate categorie di soggetti: giovani coppie, nuclei monogenitoriali e lavoratori in mobilità geografica con sede di lavoro a Parma. Gli alloggi, realizzati su aree rese disponibili dall’Amministrazione Comunale, possono essere definiti di transizione, da occupare a tempo determinato. Il Progetto CasAdesso ha natura pluriennale: esso prevede che, mediante il reinvestimento dei canoni di locazione relativi ai primi alloggi realizzati, la Società CasAdesso S.p.A. finanzi i mutui per la costruzione di altri alloggi, generando, conseguentemente, un meccanismo di autofinanziamento che permetterà il completamento dell’intero programma. Il contributo concesso dalla Fondazione CariParma, di importo pari a 6.000.000 di euro, consente di attivare il procedimento per la realizzazione di 360 alloggi, con circa 700 posti letto, per un importo complessivo di oltre 30 milioni di euro. Appendice A A PROPOSITO DI BIOARCHITETTURA Daniela Brighi L’ energia entra di soppiatto nelle nostre abitudini. La rincorsa allo sfruttamento delle risorse è sempre più accesa e l’energia diventa ogni giorno bene più prezioso. Il percorso di questi anni si rivolge sempre più spesso ad una progettazione nella quale le scelte architettoniche viaggiano di pari passo con le valutazioni di carattere energetico. Aspetti come la collocazione sul sito, la morfologia dell’involucro, la vegetazione e via via scendendo di scala: morfologia e tipologia delle singole aperture, pacchetti costruttivi, impiantistica, vengono analizzati non più solo attraverso canoni estetico-emozionali o nel rapporto forma-funzione. È una piccola rivoluzione epocale: l’architettura scende dal trono di arte astratta o disegnata sulla carta; muore per sempre l’idea dell’edificio adatto a tutti i contesti; muore con questa anche l’utopia dell’edificio perfetto (che poi però andava climatizzato con le macchine). Non tutti si rendono bene conto di quanto stia succedendo, ma il risparmio energetico sta entrando nelle nostre case e sta entrando negli studi di progettazione. È scoccata l’ora per quell’insieme di discipline che ha come obiettivo il delicato equilibrio tra ambiente naturale e ambiente costruito e che qualcuno vuole chiamare bioarchitettura. Sempre più spesso la mano del progettista è condotta verso orientamenti ideali per la bioclimatica; pacchetti costruttivi e disposizioni vengono scelti in accordo con specialisti termici e acustici. Parlare di progettazione significa implicare concetti come bioarchitettura, progettazione eco-sostenibile e bio-compatibile; ogni nostro atto è implicitamente responsabile e consapevole delle ripercussioni per il futuro, sia prossimo che lontano. Il concetto di sviluppo sostenibile espresso dal Rapporto Brundtland, tale da soddisfare «i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere quelli delle generazioni future», sta diventando un imperativo morale. Il nostro modo di 58 A proposito di bioarchitettura vivere e agire si è fatto più consapevole e al tempo stesso complesso. Non sfuggiamo più alla consapevolezza che ad ogni nostra azione corrispondono vari risultati e riflessi connessi. Basta guardarsi attorno per capire come dal nostro modo di vivere nascano problemi di inquinamento (da quello più noto di emissione di gas in atmosfera a quello ancora in studio e di tipo elettromagnetico). Da questa consapevolezza sono nate negli ultimi decenni varie norme ai vari livelli territoriali, per vincolarci ad un urgente, progressivo e completo cambio di direzione. La spinta ad adeguarsi ai parametri delle emissioni di CO2 legati al protocollo di Kyoto e alle Direttive dell’Unione Europea hanno portato all’introduzione di forti incentivi per interventi ad elevata efficienza energetica. Le prospettive fanno pensare che tali incentivi saranno una costante dei prossimi anni. Edilizia e trasporti sono stati identificati come settori chiave nel consumo energetico e conseguenti emissioni di gas serra. Se in edilizia da un lato l’obiettivo è l’elevazione generalizzata dello standard energetico sul nuovo, il vero focus è legato alle ristrutturazioni, lì dove i margini di miglioramento sono maggiori a parità di investimento. Ecco quindi incentivi operanti a livello nazionale quali le detrazioni del 55 su interventi di risparmio energetico nelle ristrutturazioni, oltre alle detrazioni del 36 operanti ormai da tempo. Ed ancora: dopo anni di proroghe finalmente sembra si sia finalmente giunti ad una definizione di certificazione energetica anche in edilizia. Questo passo rappresenta un grande cambiamento ed innescherà un meccanismo virtuoso destinato ad eliminare dal mercato componenti e fabbricati più energivori. Quello che ancora non è stato detto a proposito di questo percorso nel quale ci troviamo, è che alla fine di questo ciclo avremo edifici il cui comfort sarà di qualità molto superiore rispetto a quanto siamo abituati oggi. Questo vale sia parlando di caldo che di luce. Grandi sbalzi di temperature non saranno più contemplati, dato che sarà molto più severo anche il controllo sull’isolamento dell’involucro, sia in generale che su ponti termici e fenomeni di condensa. Si terrà conto della luce solare come pericolo di surriscaldamento e apporti gratuiti di calore invernale. Non saranno più possibili situazioni di contemporaneo abbagliamento da una parte e buio ed illuminazione artificiale dall’altra: impareremo a prevedere, regolare e filtrare la luce secondo corretti canoni di comfort termico e visivo. Tutto questo da un lato entrerà nelle conoscenze diffuse, e dall’altro sarà verificato con programmi di calcolo sempre più affidabili e precisi. Il destino degli impianti è probabilmente quello di diminuire per quantità e costo complessivo e migliorare per qualità e costo singolo. Il processo passa da una casa attiva, dove è l’impiantistica che regola il comfort, alla cosiddetta casa passiva, che re-agisce A proposito di bioarchitettura 59 appunto in maniera passiva alle condizioni al contorno, con apporti energetici talmente minimi da essere trascurabili e non necessitare per forza di impiantistica tradizionalmente detta. Il fabbisogno energetico sarà talmente ridotto da non necessitare di caldaia, pannelli radianti e termosifoni. L’involucro sarà perfettamente isolato e i ponti termici saranno completamente assenti. Le connessioni tra i vari elementi saranno perfettamente a tenuta d’aria e lo scambio verrà regolato da un semplice impianto che recupererà tutto il calore dall’aria in uscita. E per scaldarci basterà cucinare, basterà la presenza di persone, televisioni, lavatrici ecc. Queste tecnologie esistono già da tempo ma sono oggi difficili da reperire sul mercato. Ancora le competenze sul territorio sono poco diffuse e la normativa non adeguata. Ma la spinta è tanta e molto presto molte novità saranno introdotte sul mercato e nelle conoscenze diffuse di operatori e persone comuni. Per il momento ci troviamo di fronte ad opere esteticamente valide, ma lontane da concetti di bioclimatica, lontane dal considerare gli effetti degli agenti atmosferici e dell’intorno sull’involucro costruito. Di frequente ad esempio sottovalutiamo la capacità di accumulare calore di spazi dalle ampie vetrate. È recente l’intervento di riqualificazione energetica adottato su di un edificio direzionale nel riminese. Siamo qui in presenza di un passaggio coperto e chiuso completamente vetrato, dove l’effetto dell’irraggiamento solare si fa sentire sulle temperature interne, innalzandole in estate oltre i livelli di comfort termico. Come se non bastasse, il passaggio si affaccia su di uno spazio acquatico con sfondo chiaro. La presenza di una forte riflessione sullo specchio d’acqua posto a sud porta ad un fattore di luce diurna interno al passaggio vetrato con valori addirittura superiori rispetto all’ambito esterno. Questo nonostante ci si trovi dietro a vetrate doppie. Le superfici vetrate esposte al sole sono di notevoli dimensioni e l’assenza di sistemi di oscuramento per la copertura incide in maniera preponderante. Difatti, mentre in inverno, quando l’apporto solare è benefico, il sole compie un passaggio nella volta celeste molto basso al di sopra dell’orizzonte, in estate accade il contrario, così che le superfici che assorbono il maggiore carico termico sono generalmente quelle di copertura. In questo caso è chiaro come ogni strategia di riqualificazione debba partire dalla schermatura della copertura, impedendo alla radiazione solare diretta di penetrare oltre le vetrate. I vetri infatti sono trasparenti alla radiazione luminosa, ma appena questa colpisce un oggetto si trasforma in radiazione infrarossa (calore) rispetto alla quale il vetrocamera non è trasparente. Difatti il vetrocamera è pensato per impedire la fuoriuscita del calore, quindi solitamente non idoneo alla realizzazione di serre. 60 A proposito di bioarchitettura Discorso diverso può essere fatto invece per la radiazione solare diffusa (luce indiretta), che può essere mantenuta per conservare l’estetica leggera ed ariosa del manufatto. Anche la luce solare riflessa dalla piscina andrebbe schermata, impedendone la penetrazione perlomeno in determinati archi di tempo. Una corretta strategia di climatizzazione naturale deve inoltre tendere ad evitare progressive stratificazioni del calore all’interno dell’involucro. Il calore come è noto si stratifica nelle parti più alte, aumentando semmai progressivamente di temperatura. Potendo intervenire sulle strutture andrebbero quindi previsti dei canali di passaggio libero dell’aria da parte a parte, evitando di realizzare soffitti a cassonature chiuse definite da travi e travetti, o prevedendo al di sopra di questi dei passaggi aperti. È poi importante che nel punto più alto siano aperti dei passaggi dai quali poter sfogare l’aria calda ed eventualmente generare correnti trasversali. Anche un leggero moto d’aria favorisce infatti il benessere, agevolando la cessione di calore dalla nostra pelle e diminuendo la temperatura percepita. Ma non sempre è possibile o conveniente intervenire su strutture esistenti, meglio quindi procedere a piccoli passi. La strategia più semplice e veloce è quella di trattare le superfici vetrate in maniera da ridurre l’energia solare penetrante. Un prodotto a questo scopo che è stato impiegato nel caso specifico sono le pellicole per intervento a posteriori, del tipo specchiante che hanno un basso coefficiente di assorbimento e i più alti valori di riflessione della radiazione solare. La luminosità percepita internamente viene ridotta a valori più consoni e altrettanto avviene per il carico termico. Altra strategia potrebbe consistere nel sovrapporre alla copertura griglie, tessuti o shed con funzione di filtro della radiazione solare diretta. Un ulteriore effetto positivo sul periodo invernale si ottiene sovrapponendo alla vetrata un pannello coibente che ne aumenti le prestazioni isolanti. Le soluzioni di intervento di riqualificazione energetica sono sempre molteplici e ciascuna presenta vantaggi e limiti, soprattutto ciascuna va analizzata singolarmente sotto il profilo economico di tempo di ritorno dell’investimento e di impatto ambientale e paesaggistico. Questo è infatti il nocciolo della bioarchitettura: far sì che ogni intervento utilizzi in modo razionale e consapevole le risorse, integrando l’attività umana nell’ambiente che la circonda per ottenere un miglioramento per la qualità di vita dell’intera comunità e per un ambiente sempre più piccolo ed esauribile. L’energia è entrata di soppiatto nelle nostre abitudini. • L’Ing. Daniela Brighi fonda nel 2000 lo studio sassobrighi specializzato in bioarchitettura ed efficienza energetica con consulenze a varie scale di intervento.• Per informazioni: cell. 329.69.37.550, e-mail [email protected]. Appendice B LE MISURE VOLONTARIE IN BIOEDILIZIA IN EMILIA-ROMAGNA Claudio Masini 1. Premessa Quando si affrontano argomenti di costruzioni, si risente della memoria storica dell’evoluzione abitativa del passato sia come tecnologie sia come materiali impiegati sia come esigenze ambientali. Gli interventi edilizi, seppur normati dalla legislazione urbanistica e dalle disposizioni dei Regolamenti edilizi dei comuni, hanno profondamente trasformato l’ambiente in cui viviamo, purtroppo non sempre con risultati positivi. Per questo l’attenzione all’uso del territorio è passata tramite fasi progressivamente sempre più vincolanti, finalizzate alla sottrazione speculativa dei detentori dei terreni che come obiettivo hanno l’ottenimento dell’edificabilità con il massimo indice volumetrico possibile (e impossibile) senza escludere in fase progettuale la possibilità di monetizzare alcune opere di urbanizzazione prescritte da normativa ma non realizzate (o non realizzabili). Via via la sensibilità anche dei tecnici a considerare invece criteri e metodi irrinunciabili al buon uso del territorio hanno portato alla coscienza che in prospettiva sono coinvolte anche le generazioni future: dalle dichiarazioni di principio assistiamo ora a proposte e prescrizioni, adottate in normativa, sulla conformazione dei progetti e sulla definizione di indici di qualità abitativa sempre più specifici e dettagliati per la garanzia del miglioramento della qualità della vita. Lo scenario attuale valorizza l’adozione di misure atte al contenimento energetico a partire dalla singola abitazione (sia in toto per nuova realizzazione sia in parte come ampliamento e/o ristrutturazione). A partire dallo studio dell’inserimento ambientale di ogni edificazione, specie ad uso abitativo, fino alle specifiche dei materiali aventi prestazioni definite nelle soglie di ammissibilità 62 Le misure volontarie in bioedilizia in Emilia-Romagna (coibenza; tipologia impianti basso emissivi; fonti di energia rinnovabile; ecc), nascono su base regionale le prime disposizione sui requisiti volontari in bioedilizia da inserire in Regolamenti Edilizi Tipo (1995), poi declinate nei criteri di qualificazione dell’immobile realizzato. Gli elementi individuati da queste disposizioni riguardano la riduzione delle emissioni di CO2; l’aumento della quantità di energia prodotta con fonti rinnovabili; l’adozione di materiali costruttivi a debole impatto ambientale (inerzia termica; assenza di emissioni radioattiva o di polveri); uso delle falde idriche e delle acque piovane; il controllo della permeabilità dei terreni (calcoli sull’invarianza idraulica conseguente alle soluzioni delle zone dedicate al parcheggio dei veicoli). Per la città di Rimini sono stati individuati quattro aspetti critici: energia; acqua; qualità della vita; mobilità. Dagli allegati al Regolamento edilizio comunale, si evincono i seguenti obiettivi: a) Energia • • • riduzione dei consumi a parità di servizi; sostituzione di fonti fossili con quote di fonti rinnovabili (fotovoltaico; termico solare; eolico; ecc); riduzione di emissione di CO2, che sono ottenibili tramite: • • • • materiali edilizi aventi maggiore inerzia termica o maggiori spessori; uso del verde sia orizzontale sia verticale su supporti in facciata; orientamento delle nuove costruzioni; dimensionamento degli infissi sia come misure sia come vetrerie aventi prestazioni di bassa dispersione termica. b) Acqua • • • • ottimizzazione dell’uso della risorsa idrica e dei consumi pro capite; tutela delle falde idriche; aumento dei cicli di utilizzo della risorsa idrica prima del suo smaltimento come refluo; valorizzazione ed accumulo delle acque piovane per usi non potabili (es. per l’innaffiamento del verde), che sono ottenibili tramite: • • • scarichi wc con cassette a doppia capienza; riduttori di flusso nei rubinetti; gestione del deflusso verticale dai pluviali dell’acqua piovana; Le misure volontarie in bioedilizia in Emilia-Romagna • 63 superficie massima impermeabilizzata per le aree di parcheggio, onde limitare il ruscellamento e garantire l’assorbimento dei terreni. c) Qualità della vita • • • • qualità urbana; qualità architettonica; fruizione e comodità del sistema edilizio; salubrità, che sono ottenibili tramite: • • • integrazione del progetto con il sito; riduzione di inquinamento elettromagnetico sia a basse frequenza (50 Hz) sia ad alta (100 – 300 GHz); miglioramento qualitativo degli spazi verdi. d) Mobilità • • • sostenibilità; sicurezza; affidabilità, che sono ottenibili tramite: • • • favorire l’uso della bicicletta (allungamento e continuità delle piste ciclabili); evitare la promiscuità tra percorsi veicolari, ciclistici e pedonali (differenziare le quote dei diversi percorsi); riduzione dell’inquinamento acustico (barriere verdi naturali o artificiali). 2. Il costo degli interventi in bioedilizia e gli incentivi L’adozione delle tecnologie e dei materiali che i tecnici hanno individuato, al momento determinano un incremento del costo dovuto principalmente all’oggettiva migliore qualità del prodotto abitativo finale (qui va sottolineato che resta alta l’incidenza del costo del terreno edificabile, seppur nei termini della presente analisi ha incidenza nulla, gravando in eguale misura sia sull’edilizia tradizionale sia sulla bioedilizia). In ragione dell’indifferibilità di avere abitazioni con caratteristiche «ambientali», sono state stabilite delle precise regole di incentivazione sul costo della realizzazione, fruibili al rispetto di alcune condizioni. Questi incentivi si riferiscono nel calcolo: alla superficie fondiaria; all’indice di utilizzazione fondiaria; 64 Le misure volontarie in bioedilizia in Emilia-Romagna la superficie utile realizzabile nel lotto (caso nuove realizzazioni); la superficie coperta; la superficie netta. Componendo questi elementi ed ove rispettati i requisiti disposti nel Regolamento Edilizio Comunale per le Misure Volontarie in Bioedilizia, si hanno: • • incentivi diretti di carattere economico (riduzione fino al 50 degli oneri di urbanizzazione secondaria); incentivi di carattere edilizio (scorporo delle murature perimetrali dal calcolo della superficie utile: la quantità in metri quadrati si ottiene dal prodotto del perimetro dell’abitazione [L], lo spessore della muratura [s]; la raggiunta degli obiettivi dichiarati in progetto e verificati sull’eseguito). Senza inserire qui una trattazione sul calcolo, si rinvia ai documenti del Comune di Rimini citati in bibliografia: ne viene presentata un’interessante applicazione con le valutazioni delle compensazioni. Si accenna soltanto che vanno previste come obbligatorie (e quindi con peso nullo) le valutazioni sul layout di progetto: prerequisiti; analisi del sito; integrazione del progetto con il sito; percorsi pedonali e ciclistici interni; isola ecologica da dimensionare secondo i dati del gestore della raccolta rifiuti (Hera Rimini srl). Le altre voci, con variabili dall’1 al 6,10 riguardano: • • • • miglioramento microclima edilizio (aree verdi e superfici riflettenti); involucri (infissi; inerzia termica; coperture); impianti (fonti a energia rinnovabile; campi elettromagnetici; ventilazione naturale); riduzione consumi di acqua (permeabilità suoli; sistemi di riduzione consumi da rubinetto; inserimento di contatori non fiscali interni per il monitoraggio del consumo; recupero e riuso acqua piovana); Le misure volontarie in bioedilizia in Emilia-Romagna • 65 scelta dei materiali (materiali edilizi; malte per intonaci; tipologia dei sottofondi e dei massetti; vernici, resine e colori). Le tabelle tipo A per la dichiarazioni degli obiettivi (progetto) e la tabella B per gli obiettivi raggiunti misurati sull’eseguito (che riportiamo alla fiine del’appendice), definiscono il sistema di qualità abitativa basandosi sul criterio della tracciabilità di tutte le fasi della creazione abitativa assegnando tre livelli di certificazione crescente: • • • casa qualità; casa biocompatibile; casa biocompatibile + PIÙ. Queste certificazioni assegnate in partenza (ottenimento abitabilità) vanno poi mantenute nel tempo e sono soggette al controllo dei tecnici incaricati: giungiamo così di fatto ad avere un libretto della casa (come fosse un’automobile) In questo senso nascono le cosiddette etichette di qualità che sono rilasciate dal Comune. In funzione dei requisiti raggiunti i marchi sono: Etichetta CasaBioCompatibile + PIÙ L’intervento che soddisfa l’85 del punteggio percentuale degli incentivi includendo il 100 di quanto previsto al Capo Settimo del presente Allegato, nonché utilizzi fonti energetiche rinnovabili per una uota non inferiore al 30 del fabbisogno energetico annuo, come previsto in art. 22, ottiene l’etichetta di «Casa BioCompatibile + PIÙ» e accede agli incentivi di carattere economico. Nella etichetta «Casa BioCompatibile + PIÙ» sarà indicata la classe energetica di appartenenza dell’edificio di cui all’elenco in fig. 1. Etichetta CasaBioCompatibile L’intervento che soddisfa l’85 del punteggio percentuale degli incentivi ottiene l’etichetta di «Casa BioCompatibile» e accede agli incentivi di carattere economico. Nella etichetta «Casa BioCompatibile» sarà indicata la classe energetica di appartenenza dell’edificio di cui all’elenco in fig. 2. Etichetta Casa Qualità L’etichetta «Casa Qualità» si applica agli immobili che soddisfino le prescrizioni degli Articoli: • • Art 11: Verde sull’edificio; Art 13: Limitazione della trasmissione di calore; 66 Fig. 1 Fig. 2 Le misure volontarie in bioedilizia in Emilia-Romagna Le misure volontarie in bioedilizia in Emilia-Romagna • • • 67 Art 16: Coperture; Art 18: Riscaldamento invernale; Art 26: Sistemi di recupero e riuso dell’acqua piovana. Nell’etichetta «Casa Qualità» sarà indicata la classe energetica di appartenenza dell’edificio di cui all’elenco in fig. 3. Esiste una precisa procedura per l’ottenimento degli incentivi che sono applicabili, lo ricordiamo, sia per nuove costruzioni sia per ampliamenti e ristrutturazioni. I temi sono molto tecnici e non è qui possibile presentarli e svilupparli nella loro ampiezza. Si segnala in conclusione come le premesse di una svolta sul settore sono possibili e le finalità di un’abitazione qualitativamente censita, certificata ed inserita armonicamente nel contesto idoneo possono determinare benefici sia nella nostra vita quotidiana in termini di qualità della stessa sia in termini di interesse commerciale. Riferimenti bibliografici Comune di Rimini – Settore Ambiente e Sicurezza, «Misure Volontarie in bioedilizia» Relazione Illustrativa Norme tecniche Gruppo di redazione: D.Brighi; G.Sasso; M.Benedettini Approvato con Delibera C.C.N° 148 del 24/11/2005. Fig. 3 68 Le misure volontarie in bioedilizia in Emilia-Romagna Le misure volontarie in bioedilizia in Emilia-Romagna 69 Finito di stampare nel mese di gennaio 2009 presso le Arti Grafiche Editoriali di Urbino per conto di Albisani Editore