2- 1 NOVEMBRE 1988 SOMMARIO 3 LETTERE DAL MONDO di don Egidio Viganò 5 CRONACHE SALESIANE 10 ANNIVERSARI Le mani e il cuore di Don Bosco secondo Papa Montini di Gianni Caputa 14 REPORTAGE Non si può vivere senza una prospettiva di Silvano Stracca 18 PROTAGONISTI Don Ulla : una stella nel nome della libertà di Umberto De Vanna 21 SPECIALE BS Questo «Don Bosco» ha un'anima di Giuseppe Costa Rivista fondata da san Giovanni Bosco nel 1877 Quindicinale di informazione e cultura religiosa edito dalla Congregazione Salesiana di San Giovanni Bosco . INDIRIZZO Via della Pisana 1111 - Casella post . 9092 - 00163 RomaAurelio - Tel . 06/69 .31 .341 . Conto corr . post. n . 46 .20 .02 intestato a Direzione Generale Opere Don Bosco, Roma . DIRETTORE RESPONSABILE GIUSEPPE COSTA Redazione: Giuliana Accornero - Marco Bongioanni Pierdante Giordano - Gaetano Nanetti - Angelo Paoluzi Cosimo Semeraro. Collaboratori : Nino Barraco - Sergio Centofanti - Paolo del Vaglio - Umberto De Vanna - Monica Ferrari - Maria Galluzzo - Maurizio Nicita - Silvano Stracca . 49 VITA ECCLESIALE Educare la donna a raccogliere la sfida per essere se stessa nella realtà contemporanea servizio redazionale Impaginazione : Ufficio Grafico SEI Archivio : Guido Cantoni (Roma) 54 REPORTAGE Don Bosco fra i giovani dello Sri Lanka «assaggio di paradiso» turbato dalla guerriglia di Monica Ferrari 59 STORIA SALESIANA «Noi saremo sempre amici» di Flavio Peloso 63 EDITORIA La storiografia donboschiana fra pigrizia, luoghi comuni e serietà di Angelo Paoluzi Diffusione : Arnaldo Montecchio (Torino) Fotocomposizione, spedizione : Stabilimento Grafico SEI - Torino Stampa : ILTE - Torino Registrazione : Tribunale di Torino n . 403 del 16 .2 .1949 IL BOLLETTINO SALESIANO SI PUBBLICA * Il primo di ogni mese (undici numeri, eccetto agosto) per tutti . * II 15 del mese per i Cooperatori Salesiani . Collaborazione : La Direzione invita a mandare notizie e foto riguardanti la Famiglia Salesiana e s'impegna a pubblicarle relativamente alle esigenze redazionali . Testi e materiali inviati non vengono restituiti . Edizione di metà mese. A cura dell'Ufficio Nazionale Cooperatori (Alfano, Rinaldini) - Via Marsala 42 - 00185 Roma - Tel . (06) 49 .50 .185 . IL BOLLETTINO SALESIANO NEL MONDO Il BS esce nel mondo in 39 edizioni nazionali e 18 lingue diverse (tiratura annua oltre 10 milioni di copie) in : Antille (a Santo Domingo) - Argentina - Australia Austria - Belgio (in fiammingo) - Bolivia - Brasile - Canada - Centro America (in Guatemala) - Cile - Cina (a Hong Kong) - Colombia - Ecuador - Filippine - Francia - Germania - Giappone - India (in inglese, malayalam, tamil e telugú) - Irlanda e Gran Bretagna - Italia - Jugoslavia (in croato e in sloveno) - Korea del Sud - Lituania (edito a Roma) -,Malta - Messico - Olanda Paraguay - Perù - Polonia - Portogallo - Spagna Stati Uniti - Thailandia - Uruguay - Venezuela - Zaire DIFFUSIONE Il BS è dono-omaggio di Don Bosco a chi lo richiede . Copie arretrate o di propaganda : a richiesta, nei limiti del possibile . Cambio di Indirizzo : comunicare anche l'indirizzo vecchio . RUBRICHE Pigy di Del Vaglio, 8 - Solidarietà, 66-67 . 1 Novembre 1988 Anno 112 Numero 16 In copertina : Il cinema Capranica dove dal 30 settembre ai primi di ottobre è stato proiettato il film «Don Bosco» (Foto Marzi - Roma) Servizio a pag . 21 NOVEMBRE 1988 • 3 Don Viganò ci parla DON BOSCO IN ORBITA VERSO IL TERZOMILLENNIO Lo ha lanciato Giovanni Paolo II il 2-3-4 settembre scorso a Torino . Lo ha fatto insieme con tanti giovani impegnati ed entusiasti . Ha messo in rilievo il suo messaggio profetico rivelandone il segreto di attualità . Ha centrato l'attenzione sulla sua originale esperienza di Spirito Santo, proclamando la sua santità come fortemente viva oggi e chiaramente protesa in avanti . Un Prete dei giovani, infatti, è per il futuro ; un Educatore popolare è per i tempi nuovi ; un santo Fondatore è per i secoli . II segreto di Don Bosco sta nella potenza dello Spirito che lo ha fatto segno e portatore di carità pedagogica . Partecipando da vicino a'quelle giornate memorabili, sentivo che Don Bosco (defunto da un secolo) muoveva ancora vitalmente i cuori e faceva notizia sulle pagine dei giornali, come un vivente . 4 • 1 NOVEMBRE 1988 Pensavo : bisogna proprio riconoscere che egli ha fatto «cose grandi» ed ha saputo « farsi amare» come dono di Dio per la gioventù di sempre . In quei giorni, quasi per caso, sono stato invitato a Mathi, dove Don Bosco aveva comperato nel 1877 una cartiera (- agiva davvero in grande, con coraggio apostolico -) . Essa funziona ancor oggi per opera di una ditta finlandese . Dà impiego a più di 400 operai . Essi, nel recarsi al luogo di lavoro, si esprimono in dialetto continuando a dire : «andiamo da Don Bosco » . Non c'è da meravigliarsi . Anche tanti giovani (Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice che in quei giorni hanno donato totalmente se stessi nella professione religiosa) non hanno detto - come si suole in altri ambienti - «ci facciamo religiosi», ma piuttosto «vogliamo stare con Don Bosco», ispirandosi alla frase di Giovanni Cagliero : «frate o non frate, io resto con Don Bosco» . E a Valdocco, sotto il tendone, i quasi tremila giovani del «Confronto DB/88» hanno ascoltato con esplosiva riconoscenza, come rivolte a loro proprio ora, le parole così coinvolgenti di Don Bosco : «fate conto che quanto io sono, sono tutto per voi, giorno e notte, mattino e sera, in qualunque momento . lo per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo e per voi sono disposto anche a dare la vita» . Ecco un santo che si fa amare! Egli soleva sognare il mondo futuro ; stava con i piccoli e i poveri, considerandoli grandi davanti a Dio ; e con la loro modesta cronaca ha fatto storia . Di intuito magnanimo non si è lasciato ingabbiare dai limiti del suo tempo . Un vescovo delle Antille, commentando quanto stava accadendo . a Torino, mi disse : «è come se il carisma di Don Bosco incominciasse oggi ; il Concilio Vaticano II gli ha aperto più vasti orizzonti ; il Papa lo sta lanciando al terzomillennio! » . È vero . Ma si tratta di un lancio che esige collaborazione . Il Successore di Pietro, primo custode della vitalità di un carisma, ha lasciato orientamenti di impegno sia alla Famiglia salesiana e agli educatori, sia ai giovani stessi . - Alla Famiglia salesiana e agli educatori : • affrontate con coraggio e con animo pronto i sacrifici che il lavoro tra i giovani richiede : siate generosi nel sopportare le fatiche ; • fatevi animatori di un apostolato orientato verso la catechesi, aggiornando costantemente le linee' pastorali, mettendo sempre in luce le aspirazioni, i giudi- zi di valore, i condizionamenti, le situazioni di vita, i modelli ambientali, le tensioni, le rivendicazioni, le proposte collettive del mondo giovanile nel suo costante evolversi ; • promuovete una spiritualità incarnata tra i giovani, avendo sempre presente che essi guardano non solo ai vostri atteggiamenti esterni e alle vostre esortazioni, ma soprattutto alla vostra vita interiore, alla ricchezza della vostra sapienza e carità soprannaturali ; • considerate attentamente che la metodologia di Don Bosco non separa mai il Vangelo dalla cultura, ma «evangelizza educando» per formare in tal modo validi cittadini . «Egli sentì fortissimo - ha detto il Papa all'Università degli studi - l'impulso di elaborare una cultura (- di cui l'educazione è compito primario ed essenziale -) che non fosse privilegio di pochi, o una astrazione dalla realtà sociale in evoluzione. Per questo fu promotore di una solida cultura popolare, formatrice di coscienze civili e professionali di cittadini impegnati nella società» . - Ai Giovani, poi, il Papa ha offerto un vasto programma di vita e di azione, fondato nientemeno che sulla loro capacità di farsi santi, ossia di crescere in un autentico amore cristiano «capace di trasformare l'uomo» . Si è soffermato in particolare su quattro aspetti tipici del mondo giovanile : • la componente religiosa : fate con coraggio la scelta di Cristo ; non abbiate paura di seguirlo con opzioni definitive di vita ; • il rapporto con la Chiesa : Gesù stesso l'ha voluta ; voi battezzati siete Chiesa, appartenere ad essa significa condividerne la missione e capirne i limiti ; • la dimensione etica imparate dal Vangelo ad amare ; ciò significa oggi tante volte andare contro corrente senza far equivalere amore a sesso, validità a successo, autenticità al look o apparenza ; • l'impegno sociale : approfondite l'enciclica «Sollicitudo rei socialis», promuovendo la nuova frontiera della pace e dei diritti umani ; decidetevi a intervenire : il volontariato è un fatto meraviglioso dei nostro tempo . E per ottenere questo, il Papa ha affidato i giovani ai santi sociali di Torino : «la loro diversità di tempo e di cultura - ha ricordato - non vi facciano perdere di vista la loro modernità d'intelligenza e di cuore» . Dunque : l'evento storico di Torino ci invita a meditare ed a formulare propositi . Vada il nostro grazie vivissimo al Santo Padre con la sincera promessa di entrare in orbita con Don Bosco . don Egidio Viganò ITALI U n «prefazio» per Don Bosco «Ho insegnato al ginnasio per tanti anni, avendo come modello San Giovanni Bosco . Il 2-2-84 mi venne l'idea di comporre un prefazio in suo onore; nel suo centenario vogliate gradirlo come segno di stima e di venerazione» ; accompagnandolo con queste parole Padre Gerardo Maria Consiglio dell'Abbazia Cistercense di Casamari ci ha fatto pervenire tale prefazio che volentieri pubblichiamo : È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza 1 renderti grazie sempre e in ogni luogo, 1 Dio onnipotente ed eterno, per Cristo Nostro Signore. 1 Nella tua meravigliosa e straordinaria grazia! hai suscitato all'inizio dell'èra industriale 1 un pioniere illuminato, S . Giovanni Bosco 1 difensore dei lavoratori sfruttati . 1 L'hai dato ai giovani come modello di vita evangelica gioviale 1 ed agli educatori quale formatore incomparabile di sani cittadini e di buoni cristiani . 1 In unione di spirito con tutta la famiglia salesiana e delle figlie di Maria Ausiliatrice 1 e con tutti i giovani dei mondo cattolico I con gli Angeli e con i Santi tutti cantiamo con ardore l'inno di lode : Santo, Santo ecc . B udrio ricorda il salesiano don Cadmo Biavati Grande seguito di pubblico per la giornata di commemorazione che è stata dedicata ai Salesiani budriesi e a Don Biavati in occasione del Centenario della morte di San Giovanni Bosco. All'iniziativa organizzata dall'Amministrazione comunale di Budrio e dal Comitato Ex Allievi Salesiani sono intervenuti Don Petrosìno, Direttore Generale del Borgo Ragazzi Don Bosco, e l'on . Ricci della De . Hanno manifestato Nelle foto : Momenti della celebrazione di Budrio la loro adesione con telegrammi di partecipazione l'on . Andreotti, l'on . Cristofori e l'on . Sanese . Prima nella Chiesa Parrocchiale, durante la funzione religiosa, e poi nel Teatro Consorziale, durante la pubblica manifestazione, è stata sottolineata la dedizione con cui Don Biavati ha svolto la sua opera: una vita nel segno dei giovani, un apostolato generoso tra gli emarginati per il recupero sociale e la formazione morale dei ragazzi cresciuti nella miseria del dopoguerra . Don Biavati è stato una guida sicura per tutti quei giovani che usciti dalle rovine morali e materiali delta guerra non avevano il calore di una famiglia e la speranza di un lavoro e di un sostentamento . In Teatro, alla presenza del Sindaco, della Giunta e di tutte le forze politiche locali, è stata scoperta una lapide che sarà posta nell'ingresso dell'asilo nido che per l'occasione Budrio ha intitolato al Salesiano concittadino . Le pubbliche onoranze sì sono chiuse con la Deutsche Messe di Schubert cantata dalla Corale Bellini e dall'Orchestra Sinfonica Giovanile . C 'Tli ex allievi del Bearzi di Udine donano un monumento Dopo una lunga preparazione gli ex allievi dell'istituto Bearzi di Udine hanno potuto inaugurare un monumento dedicato a Don Bosco nell'anno centenario . L'inaugurazione 6 • 1 NOVEMBRE 1988 delle FMA suor Giuseppina Barbanti, della Visitatrice Madre Perillier de Moraes llka, del sindaco della città Antonino Paparo e degli onorevoli regionali Firrarello Pino e Salvatore Leanza . La direttrice della locale casa salesiana, suor Concetta Adorno, vera animatrice dell'iniziativa, per l'occasione aveva invitato anche tutti i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice native della cittadina . L'inaugurazione è avvenuta in un contesto di autentica festa popolare . Nella foto : Il monumento di Udine e particolari della cerimonia inaugurale scultore - il sogno dei 9 anni ed i primi anni dell'Oratorio di Don Bosco dove bisognava aiutare e soprattutto correggere i ragazzi, che lasciati in balia di se stessi divenivano nella Torino di quel tempo, dei piccoli delinquenti rissosi e vendicativi fra di loro e nella società, privi com'erano di un affetto e di un'attività» . A Bronte in Sicilia un monumento a Don Bosco è avvenuta il 5 giugno 1988 alla presenza dell'economo generale dei salesiani don Omero Paron, del direttore della casa don Trevisan e del delegato ispettoriale degli ex allievi don Zanon . Il taglio inaugurale è stato dato dal Ministro dei Trasporti onorevole 6antuz, ex allievo dello stesso istituto . Prima del fatidico taglio ha parlato il presidente dell'Unione signor Pagavano che ha voluto anche ricordare il delegato Cav . Bertoni «grande assente» e purtroppo deceduto . Il monumento di Udine è opera dello scultore Carlo Balljana di Treviso ed «esprime chiaramente nel suo insieme - ha dichiarato lo stesso Fra i tanti monumenti che in quest'anno centenario sono stati eretti in memoria di Don Bosco questo di Bronte ha un significato particolare . La cittadina etnea infatti ha una presenza salesiana centenaria . Grazie alla presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice il carisma salesiano - a Bronte nel secolo scorso operarono anche i Salesiani - è cresciuto e con il tempo si è rafforzato tanto che l'intera cittadina ha voluto celebrare il centenario erigendo un monumento al Santo . Opera del salesiano don Enzo Biuso, il monumento è stato inaugurato il 29 maggio 1988 alla presenza dell'arcivescovo di Catania monsignor Picchinenna, dell'ispettrice Ma veniamo al monumento realizzato anche grazie ad un sostanzioso contributo dell'Amministrazione comunale . È un monumento in marmo bianco e vuole indicare la carità pastorale di Don Bosco . «Don Bosco - scrive il cronista locale Biagio Pennisi - è colui che dà una mano agli altri, dà una mano a chi è sfiduciato, a chi non trova un senso alla vita . E questa azione educativa Don Bosco non la fa da solo ma insieme ad altri giovani . L'opera di Don Bosco non è un fenomeno locale, è sparso in tutto il mondo . Questo è rappresentato dalla base del monumento (cinque macine da mulino per ricordare i cinque continenti) . Dai piedi di Don Bosco poi sgorga acqua . . . » . i NOVEMBRE 1988 EL SALVADOR I If IúI j111R , P remiato l'impegno C oncelebrazione coi della Chiesa vescovi salesiani L'UNICEF ha consegnato il Premio commemorativo Maurice Pate alla Chiesa Cattolica del Salvador per l'«attività instancabile e costante» svolta in favore della pace e per la sopravvivenza del bambino . L'assegnazione del Premio, che porta I giovani che frequentano i collegi salesiani del Paese si sono riuniti per una concelebrazione attorno ai vescovi salesiani del centro America . La celebrazione, presieduta dal cardinale Obando ha visto la presenza di ben sei vescovi : l'arcivescovo di El Salvador monsignor Rivera, monsignor Di Pietro, monsignor Aparicio, monsignor Santos, monsignor Oscar Rodriguez, monsignor Mata, quest'ultimo vescovo ausiliare di Managua . Nelle foto : L'orchestra »Don Bosco» di San Salvador mentre si esibisce; e il cardinale Obando tra monsignor Rivera Damas e monsignor Di Pietro • 7 il nome del primo Direttore Generale dell'UNICEF e che consiste in una targa commemorativa e in una borsa di 25 mila dollari, era stata decisa e approvata dal Consiglio di Amministrazione dell'UNICEF come riconoscimento dell'opera di «trattativa ardua e tuttavia coronata da successo» svolta dalla Chiesa Cattolica nel corso delle numerose tregue d'armi di una giornata, che hanno consentito di portare a termine una massiccia campagna di vaccinazione in tutto il Salvador . Le campagne di immunizzazione contro cinque malattie infantili sono state condotte durante tre domeniche, note come «Giornata di Tranquillità», negli anni 1985, 1986 e 1987 . La motivazione che accompagna il Premio consegnato all'Arcivescovo salesiano Arturo Rivera y Damas di San Salvador e al Vescovo supplente Gregorio Rosa y Chazez, rende omaggio all'«opera senza precedenti» della Chiesa, che ha permesso lo svolgimento delle campagne di vaccinazione in tutto il Paese . «I buoni uffici e la direzione ardita della Chiesa - si legge nella motivazione hanno consentito alla popolazione del Salvador di assicurare che i bambini, i quali soffrono già le conseguenze della povertà e della violenza armata, non divengano anche vittime della negligenza, e ciò in una situazione estremamente complessa» . GUATEMALA ; -- O pera rock su Don Bosco I giovani studenti salesiani del Guatemala hanno lanciato un'opera rock su Don Bosco che ha avuto un notevole successo . L'opera è stata rappresentata una dozzina di volte in Guatemala e per cinque volte in due giorni 13 e 14 agosto nel Salvador . «Potremmo dire - hanno scritto che l'opera rock è una rappresentazione in chiave attuale dell'incontro tra Don Bosco e Michele Magone . Il messaggio chiaro e immediato, i canti vivaci, le danze e la realizzazione dei giovani artisti salesiani fanno di quest'opera di 40 minuti una efficace lezione sulla figura di Don Bosco, facendo risaltare soprattutto lo zelo del Santo nel cercare e redimere soprattutto i ragazzi più poveri, discoli e abbandonati» . ITALIA L a morte dell'ex allievo Carlo Carretto «La salesianità è alla radice della mia esistenza . Sono state le mie prime esperienze spirituali : sono molto riconoscente a Dio che mi ha dato questa impronta salesiana . Noi eravamo emigranti, venivamo dalla Pl4 Y CL campagna : la nostra fortuna è stata quella di aver trovato, in una grande città come Torino, in cui ci sentivamo sperduti, la casa salesiana di via Caboto . L'oratorio mi ha educato alla vita di Don Bosco, in un modo così semplice, direi, che è fatto apposta per chi viene dal popolo, che assimila bene un'educazione essenziale senza troppe complicazioni : ho sempre ammirato nei salesiani l'equilibrio fra il divertimento e la preghiera, la loro capacità di entrare nell'anima attraverso la confessione con grande rispetto . Ricordo a questo proposito don Valentini . Poi ho incontrato don Raineri che cercava di innestare l'attività dell'oratorio nel campo diocesano dell'Azione Cattolica . Dalle sue idee, dalle sue fondazioni ho imparato la realtà della Chiesa . . . » . È questo un brano di una lunga intervista rilasciata al direttore del 1 Nelle foto: Carlo Carretto nel 1986 durante l'intervista e nel deserto algerino . Fratel Carlo è in piedi Tot, VPxuo Bollettino Salesiano e pubblicata nel fascicolo del 1 febbraio 1986 . L'abbiamo riportato per ricordare la morte di Fratel Carlo Carretto avvenuta il 4 ottobre 1988 a Spello (Perugia) . Con lui scompare non soltanto un valoroso servitore della Chiesa e una guida spirituale del nostro tempo - si pensi a quanti hanno letto per esempio «Lettere dal deserto» e «Ciò che conta è amare» ma anche un membro della Famiglia Salesiana proprio come gli scriveva il rettor maggiore don Pietro Ricaldone l' 11 marzo 1947 in risposta alla lettera con la quale l'allora presidente 1 NOVEMBRE 1988 centrale della Gioventù Italiana di Azione Cattolica Carlo Carretto chiese il salesiano don Giovanni Raineri per l'Azione Cattolica . Ecco quella lettera datata Roma, 7 marzo 1947 : «Reverendissimo Rettor Maggiore, Le presento il mio Delegato Nazionale Juniores, Prof. Enrico Dossi . Viene alla Paternità Vostra per una cosa che sta molto a cuore alla Presidenza centrale della Gioventù di Azione Cattolica . Si tratta di poter avere a Roma alla Presidenza il carissimo sig . Don Raineri quale esperto della specializzazione juniores . È un regalo che la Società Salesiana deve fare alla Gioventù di A . C . che coi suoi 500 .000 giovani ha bisogno di sacerdoti abili e santi per migliorare le sue posizioni . È un campo magnifico di lavoro, di contatto personale con le anime, di propaganda dove ne avrà anche un vantaggio il nome già illustre e caro della Famiglia Salesiana . Ci dica un bel sì, caro don Ricaldone e noi Le saremo tanto riconoscenti . Con affetto e devozione Carlo Carretto» . Le cose andarono diversamente da come si aspettava Carlo Carretto ma questo non gli impedì di continuare ad avere rapporti con il mondo salesiano peraltro ben presente in famiglia con il vescovo missionario salesiano Monsignor Pietro e due sorelle Figlie di Maria Ausiliatrice . Mentre esprimiamo alla Famiglia Carretto le più vive condoglianze abbiamo tutta la consapevolezza che con la morte di fratel Carlo scompare un ex allievo che ha reso onore a Don Bosco con coerenza e coraggio anche quando per le sue scelte ha dovuto soffrire . Imparò a capire, ad accettare e ad apprezzare la cultura di quel lembo di umanità tanto lontana nello spazio e nel tempo, intendere sempre più l'originalità e la ricchezza e prendendone costantemente le difese nei confronti di chi pretendeva di «civilizzare» le minoranze, annientandone l'identità . . . Le giovani generazioni di Terno che passeranno per questa scuola e che si ispireranno alla memoria del loro grande concittadino non potranno sottrarsi al fascino della sua personalità, dalla quale promana un perenne messaggio di fratellanza universale, di rispetto e di attenzione tra diverse concezioni del mondo, di dialogo e di pace . Per una istituzione che ha il compito di educare, non c'è auspicio migliore . . . » . I T erno d'Isola intitola una scuola media a don Cesare Albisetti «Don Albisetti seppe allargare gli orizzonti e gli interessi oltre il limite della propria cultura e della propria formazione ; inviato nel Mato Grosso si immerse nel mondo dei Bororo, ne condivise per più di sessant'anni la vita, gli usi, i costumi, l'arte, la parola, il culto, la filosofia . Nella foto : Don Cesare Albisetti visto dai ragazzi dei suo paese Con queste parole prese a prestito da don Oliviero Giuliani, promotore dell'iniziativa, la Preside della scuola media ha motivato la scelta di intitolare la scuola alla memoria del grande missionario salesiano . La cerimonia di inaugurazione si è svolta il 14 maggio 1988 a dieci anni dalla morte del missionario presenti con l'amministrazione comunale al completo il Provveditore agli Studi ed altre autorità . •9 Per l'occasione i ragazzi della scuola hanno preparato un elegante libretto con notizie e informazioni sul missionario loro concittadino nato a Terno d'Isola il 15 giugno 1888 e morto a San Gradauro nel Mato Grosso nel gennaio del 1978 . G li ex allievi e le ex allieve in Congresso Mondiale Dal 3 al 9 novembre 1988 1 .500 ex allievi ed ex allieve della Famiglia Salesiana si riuniscono a Roma presso l'Hotel Ergife in convegno mondiale . È questa la prima volta che le due organizzazioni, quella maschile dei salesiani e quella femminile delle Figlie di Maria Ausiliatrice si riuniscono in assemblea unitaria . I partecipanti provengono da 35 Paesi . Tema dell'assise mondiale è «L'eredità di Don Bosco e di Madre Mazzarello vissuta oggi dagli ex allievi di Don Bosco e dalle ex allieve di Maria Ausiliatrice» . Il convegno si articola in relazioni e dibattiti e si concluderà il 9 novembre con un pellegrinaggio a Torino . La manifestazione sarà certamente seguita con molto interesse anche perché queste due associazioni rappresentano la più numerosa componente organizzata nell'ambito più ampio degli ex allievi della scuola cattolica. Al convegno parleranno fra gli altri e con le massime autorità salesiane maschili e femminili, don Juan Canals su «L'eredità educativa di Don Bosco», Suor Piera Cavaglià, della Facoltà Auxilium di Roma, su «L'eredità educativa di Maria Mazzarello» . Di particolare importanza poi appare la seconda giornata dei lavori che prevede gli interventi del leader maltese Eddie Fenech Adami e del cardinale Sin, arcivescovo di Manila che parleranno rispettivamente su : «11 politico cristiano di fronte alle sfide della società» e «Chiesa e Società» . 11 convegno prevede inoltre la presenza degli eminentissimi cardinali salesiani presenti a Roma Castillo Lara, Javierre Ortas e Stickler . Per il 7 novembre è prevista anche una particolare udienza pontificia. 10 • i NOVEMBRE 1988 ANNIVERSARI LE MANI E IL CUORE DI DON BOSCO SECONDO PAPA MONTINI A 10 anni dalla morte, ripercorrendo la vita, e il magistero di Papa Montini (1897-1978), si incontrano sorprendenti convergenze e attualissime direttive salesiane . 7 NOVEMBRE 1988 • 1 1 Papa Montini si incontrò innumerevoli volte con la Famiglia Salesiana : eccolo in alcune occasioni Un antico amore L'amore di Giovanni Battista Montini per Don Bosco e la Famiglia Salesiana era sbocciato fin dagli anni dell'infanzia e della prima giovinezza : «Bambino ricordo che nello studio di mio padre, proprio di fronte alla sua scrivania c'era un quadretto per vedere il quale da vicino noi bambini, montavamo su una sedia : ed era un ritratto di Don Bosco che aveva scritto sotto queste parole : "In fine di vita si raccoglie il frutto delle opere buone" . Quante volte abbiamo visto questo quadretto e letto appunto la firma di questo che non era ancora né beato né santo, ma era già celebre e già conosciuto ; e per di più conosciuto nell'ambiente della mia fàmiglia! » (20 .12 .1971) - «Ricordo che negli anni della nostra giovinezza si sentiva raccontare la storia del Cardinal Cagliero ; era solo un accenno, ma ha lasciato una traccia che resta tipica . . . » (28 .01 .76) . Nei primi anni '20, don Battista giovane sacerdote, conobbe e divenne amico di don Antonio Cojazzi, che sarà uno dei Salesiani più noti e più letti in Italia attraverso le pagine della « Rivista dei Giovani » e le biografie di laici impegnati (in primo luogo quella di Piergiorgio Frassati) . Don Cojazzi aiutò un suo cugino a divenire salesiano : da allora don Battista diceva di sentirsi legato alla Famiglia Salesiana «da una affezione parentale» ; si può pensare che ciò abbia avuto concreti influssi sulla attività pastorale che andava svolgendo negli oratori bresciani . T ratti di parentela spirituale La parentela spirituale si rafforzò negli anni 1923-1933 grazie ai frequenti incontri che come Assistente Nazionale degli Universitari Cattolici ebbe con salesiani animatori di circoli di AC, con Liceisti ed ex allievi di vari collegi salesiani (in particolare di Roma, Frascati, ma anche Torino, Cagliari, Catania . . .) ; sono gli anni della beatificazione e canonizzazione di Don Bosco, avvenimenti che don Montini seguì da vicino, dato che era di casa alla «Procura Salesiana» di Roma . Gli articoli che don «gi .bì .emme .» scriveva mensilmente su «Studium», la Rivista degli Universitari Cattolici, pur non citando esplicitamente Don Bosco, hanno sorprendenti risonanze salesiane . Tracciando i lineamenti di una spiritualità giovanile, don Montini presentava il programma del «fare la verità nella carità» come «fusione della fermezza e della cortesia, della forza e della dolcezza, mirabile sintesi di ortodossia assoluta e sperimentalità 12 • i NOVEMBRE 1988 relativa» . In questo contesto insisteva sulla formazione di profonde amicizie, facendo notare che l'amore dal quale nascono non deve restare disincarnato, ma rendersi percepibile : «Non sarà male che questa carità non solo la confessiamo e la pratichiamo, ma anche la facciamo sentire . Una certa sensibilità, soggetta e conseguente all'idea, è legittima e doverosa, specialmente per il nostro campo giovanile . 1 giovani vivono le idee che si fanno emozioni . Dalle emozioni passano poi all'azione» . Sono espressioni che paiono riecheggiare il principio educativo familiare a Don Bosco : «Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati» . È significativo che don Montini scrisse questa pagina nel 1931, proprio sulla rivista diretta da don Cojazzi . Un altro tratto di convergenza : l'interessamento concreto per i poveri . Rientrava nel progetto formativo che sia don Montini sia don Cojazzi proponevano ai giovani, secondo lo stile delle «Conferenze di S . Vincenzo» . Su questo terreno di amore ai poveri e agli emarginati, si inserisce l'opera svolta a favore degli «sciuscià» di Roma . Durante la seconda guerra mondiale, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice si erano dati premura di assistere ragazzi e ragazze particolarmente bisognosi (orfani, sbandati, piccoli delinquenti) organizzando per essi ben 14 Centri . Presto ci si accorse che occorrevano strutture più adeguate per assicurare un'azione continuata : ci si trasferì nelle baracche del «Forte Prenestino » che divenne così il «Borgo Ragazzi Don Bosco» . Discreto ed efficace «Monsignor Sostituto» (che in quegli anni era stato preposto alla Pontificia Commissione per i Soccorsi), si recava spesso al Borgo ed ebbe pei questi ragazzi una vera predilezione, divenendo la mano provvidenziale di Pio XII . «Buttarsi in mezzo ai ragazzi» I risultati ottenuti lo impressionarono durevolmente . E così, poco dopo il suo arrivo a Milano come Arcivescovo, pensò che bisognava affrontare «con le mani e il cuore di Don Bosco» lo spinoso problema del carcere minorile di Arese . «Facendo leva sullo spirito salesiano vi domandammo : «Voi siete fatti per i ragazzi bravi o per i ragazzi da far diventare bravi? » E i Salesiani si arresero con un sacrificio incomparabile . E fu un atto di sfida alle diffidenze e di fiducia nelle risorse della vostra pedagogia, atte a voltare il cervello a questi ragazzi . Avete dato testimonianza di essere fedeli al vostro Padre : buttarsi in mezzo ai ragazzi, essere pii, buoni, pazienti, in modo da impressionare questi ragazzi, anime traviate e derelitte . Siamo riusciti, siete riusciti! » (18 .08 .69) . Buttarsi in mezzo ai ragazzi, anche quelli «a rischio» perché anch'essi sono impressionabili dal bene! Ecco un'altra direttiva attualissima che Paolo VI rinnovò spesso a Salesiani e FMA . . . In questa condivisione totale della vita dei giovani, Montini vedeva uno dei tratti più peculiari del metodo di Don Bosco : «Abbiamo degli esempi che hanno preceduto Don Bosco : quanti Santi sono stati maestri ed educatori! Don Bosco ha, direi, fatto un'al- Incontro fra l'Arcivescovo di Milano e i ragazzi di Arese accompagnati da don Della Torre. A destra l'inaugurazione di un padiglione al Borgo ragazzi di Roma leanza con la scuola ancora più stretta che gli altri Santi, perché ha tanto associato la vita religiosa con la vita scolastica che ha obbligato i maestri a convivere con voi, a mangiare con voi, a giocare con voi, a pregare con voi . Ciò non è sempre così nelle altre forme educative che sono pure cattoliche e sono pure buone . Ciò ha stretto ancora di più i vincoli tra scuola e chiesa, e del prete ha fatto un maestro, e del maestro ha fatto un educatore, e dell'educatore ha fatto un uomo capace di iniziare gli altri ai più alti gradi della vita umana, cioè al contatto e al colloquio con Dio» (31 .01 .62) . « Carità sociale» e «umanesimo cristiano» Un altro polo di convergenza : l'inserimento nei vari campi della società contemporanea come fermento civile e cristiano . L'impegno diretto nel sociale era tradizione di famiglia in casa Montini - (il papà 1 Giorgio fu esponente di primo piano del cattolicesimo sociale bresciano e nazionale ; il fratello Ludovico ne continuò la militanza politica a livello internazionale . . .) - e anche su questo terreno la sintonia con Don Bosco è ben documentata, Commentando in varie circostanze il binomio programmatico «Buoni cristiani e onesti cittadini», il Cardinal Montini disse che . Don Bosco, negli anni turbolenti del Risorgimento, aveva operato quasi un miracolo mostrando con i fatti come sia possibile realizzare l'alleanza tra Religione e Mondo Moderno, instaurare un reale dialogo fra Chiesa e Stato. Nella commemorazione per il I centenario dell'Opera Salesiana (1959-60) diede atto a Don Bosco e ai suoi Figli d'aver saputo rinnovare la secolare tradizione della Chiesa in campo educativo, pastorale, missionario, sociale e assistenziale, adattandola alle mutate condizioni dei tempi . Da Papa indicò in questa alleanza di civile ed ecclesiale, di umanesimo e cristianesimo, uno degli aspetti più importanti dell'attualità conciliare di Don Bosco e rinnovò più volte l'invito a non fermarsi alla sola celebrazione, ma a procedere con lo stesso stile . Ai membri del Capitolo Generale XXI, il 26 gennaio 1978 diceva : «Che la Famiglia Salesiana sia sempre alla testa della Chiesa viva, di quella che sta con i problemi vitali, contingenti, sì, e passeggeri e fluenti in tante fenomenologie diverse, ma sempre umani, sempre cristiani . Siate davvero Salesiani! Se sapeste quante persone, quanti incontri passati intorno a noi ; ma il vostro ci commuove in una maniera particolare e ci dà la gioia e la speranza che davvero la Chiesa oggi sia quella di Don Bosco, la Chiesa viva! » . Di qui il suo incoraggiamento a sviluppare le scuole tecniche, ad «osare imprese ancora più ardue» in campo missionario, ad approfondire anche scientificamente il «sistema preventivo», a promuovere 4'inserimento degli ex allievi e dei cooperatori nei campi culturale, sociale, del tempo libero, secondo lo spirito del Concilio Vaticano . Durante i 15 anni di pontificato, Paolo VI ebbe modo di misurare più estesamente i crescenti bisogni delle masse giovanili e popolari, gli sbandamenti, le aspirazioni, le speranze e le angosce . . ., e confermò autorevolmente l'attualità del progetto educativo salesiano, come integrale umanesimo cristiano . Già di fronte all'Assemblea Generale dell'ONU aveva presentato la Chiesa esperta in umanità» e nel discorso di chiusura del Vat . Il affermava : « La religione cattolica e la vita umana riaffermano la loro alleanza, la loro convergenza : per conoscere l'uomo, l'uomo vero, l'uomo integrale, bisogna conoscere Dio ; 1. . ./ il nostro umanesimo si fa cristianesimo, e il nostro cristianesimo si fa teocentrico, tanto che possiamo altresì enunciare : per conoscere Dio bisogna conoscere l'uomo» . Così inaugurando la nuova sede del Pontificio Ateneo Salesiano (29 .10 .66) e infine nel citato discorso ai Capitolari del '78, quasi suo testamento alla Famiglia Salesiana, ripetè la stessa consegna dell'umanesimo pedagogico cristiano : «1 ragazzi e i giovani vi chiamano e vi attendono ; la gioventù ha bisogno di voi, del vostro sacrificio, della vostra dedizione, della vostra intelligenza, della vostra bravura a giocare, a capirli, a insegnare, a educarli, a portarli su e a crescerli nella statura dei figli di Dio, dei figli della Chiesa! Sono milioni nel mondo, talvolta sbandati e disorientati da una molteplicità di voci discordanti, i quali aspettano da voi la parola di salvezza, cercano la mano NOVEMBRE 1988 ~ 13 paterna ed amica che con serena sicurezza li guidi verso l'Assoluto ; invocano un viso che non sia una maschera artefatta ma l'espressione limpida di un amore che si apre al fratello in un amore più grande, qual è quello di Dio che è più grande del nostro cuore . Giovanni Bosco, il vostro padre, vi precede col suo passo sempre giovanile e dina. mico» Un messaggio di crescente attualità Evidentemente il messaggio di Paolo VI alla Famiglia Salesiana non può essere ristretto entro i limiti dei discorsi occasionali ch'egli rivolse in circostanze determinate alle diverse categorie che la compongono ; esso è costituito innanzitutto dai documenti del Vaticano Il (nei quali è ben presente la sua impronta, come vanno mettendo in risalto i Convegni organizzati dall'« Istituto Paolo VI» di Brescia) - integrati dal suo ricco magistero pontificio . Le sue Encicliche, Esortazioni .. . riguardano infatti direttamente tutti i principali aspetti della vita e missione salesiane come Don Bosco le intendeva : l'Eucarestia (Eucaristicum Mysterium), la Penitenza (Poenitemini), la Madonna (Marialis cultus), l'evangelizzazione e la promozione umana (Populorum progressio, Evangelii Nuntiandi), la gioia (Gaudete in Domino) ... Contengono i principi dottrinali e le direttive pratiche che hanno orientato il rinnovamento post-conciliare e restano punti di riferimento ai quali tutta la Chiesa, con a capo lo stesso Papa Giovanni Paolo II, continua a guardare . Non sembra azzardato affermare che per molti anni ancora la Chiesa e la Famiglia Salesiana cammineranno secondo le direttrici e nell'orizzonte aperto da Paolo VI . Anche a lui potremmo applicare quanto egli diceva di Don Bosco il 28 gennaio 1976 : «Don Bosco diventa sempre più grande man mano che ci si allontana da lui . È la prova che, storicamente, ha davvero toccato le soglie del mondo!» . Gianni Caputa 14 • i NOVEMBRE 1988 REPORTAGE Giovani oggi in Polonia «NON SI PUÒ VIVERE SENZA UNA PROSPETTIVA)) I Sopra : veduta di Poznan e a fianco : Varsavia, la «Torre" di re Sigismondo A metà febbraio, il Consiglio Sociale, creato dal Primate di Polonia nei «giorni caldi» seguiti alla proclamazione dello «stato d'assedio», alla fine del 1981, ha pubblicato un lungo documento sull'emigrazione dei giovani polacchi verso i paesi occidentali . Il documento traccia un'esauriente diagnosi delle molteplici cause di un fenomeno che tocca punte molto elevate, nasce da una profonda crisi economica e sociale, provoca un gravissimo danno al paese perché ad emigrare sono soprattutto le persone più istruite e qualificate, riducendo in definitiva le possibilità di realizzare quei cambiamenti nella società polacca da tutti ritenuti indispensabili e urgenti . li Consiglio Sociale del Primate 1 NOVEMBRE 1988 - attribuisce chiaramente al potere politico, che è stato incapace in oltre quarant'anni di far funzionare l'ordinamento statale, gran parte delle responsabilità di una situazione drammatica, che spinge tanti giovani a tagliare per sempre i ponti con la propria famiglia e la propria patria, e ad accettare un salto verso l'ignoto che significa spesso la perdita dell'identità nazionale e culturale . Il documento denuncia, inoltre, il fatto che non si vede tuttora da parte delle autorità «sufficiente preoccupazione», né «volontà effettiva» di mettere in essere iniziative per eliminare, in radice, le cause dei sentimenti di frustrazione e di mancanza di speranza della gioventù ; cause che possono riassumersi con le parole rivolte dal Papa ai giovani di Cracovia, nel giugno dello scorso anno : «Non si può vivere senza una prospettiva» . Il fenomeno dell'emigrazione è la spia più eloquente della crisi delle giovani generazioni che si manifesta in molti aspetti della vita quotidiana e che si può toccare con mano in quell'importante osservatorio che è il Centro salesiano di pastorale giovanile di Varsavia . Il Centro coordina le iniziative delle quattro Ispettorie polacche dalla grande casa sull'ulica Kaweczyríska, accanto alla basilica del Sacro Cuore, nel quartiere periferico di Praga . Il Centro di pastorale giovanile è la risposta dei salesiani alla vera e propria inquietudine con cui la Chiesa polacca guarda al diffondersi sempre più tra i giovani - dopo il tramonto delle illusioni destate, negli anni 1980-81, dall'esperienza di Solidarnosc - di atteggiamenti egoistici e rinunciatari, di un clima di relativismo, di indifferentismo morale e di apatia sociale . Tutto ciò genera una sorta di pessimismo storico caratterizzato dalla convinzione che nulla può cambiare in meglio in Polonia e che, anzi, il giorno di domani sarà ancora peggiore di quello di oggi . L'attività del Centro ha avuto un momento forte nella primavera del 1987, quando è stato promosso nella casa ispettoriale di Varsavia un simposio sulle patologie sociali della gioventù . Per l'incontro era stata 15 Danzica: la storica piazza «Utica Diugi Targ» con il Municipio nel centro cittadino predisposta una sala in grado di accogliere non più di trecento persone . Invece i partecipanti, che provenivano da tutta la Polonia, hanno largamente superato i mille . La sede del simposio è stata così spostata nella basilica del Sacro Cuore, dove si sono svolti per due giorni, mattina e sera, tutti i lavori . Il simposio è stato aperto dal segretario generale dell'episcopato, mons . Bronislaw Dabrowski, e dal Delegato per la Polonia del Rettor Maggiore dei salesiani, don Agostino Dziedziel . Studiosi salesiani, polacchi e stranieri - Milanesi, Petitclerc, Tomas, Cekiera, Pomianowski, Murawski - hanno messo a fuoco i diversi aspetti del problema dell'emarginazione giovanile in Polonia e in Europa . I risultati del simposio costituiscono ora un punto di riferimento non solo per i salesiani, ma per tutti coloro che vogliono lavorare tra i giovani . Dalla preoccupazione per la critica situazione giovanile nasce un nuovo, ambizioso, progetto delle quattro Ispettorie : la fondazione di un Istituto di Scienze dell'Educazione . L'istituto dovrebbe essere un centro di specializzazione dopo gli studi teologici, aperto a sacerdoti diocesani, religiosi e religiose, laici . L'istituto sarebbe il primo del genere in Polonia, dove sinora ci sono solo le facoltà di scienze sociali e di pedagogia dell'Università cattolica di Lublino e una facoltà di pedagogia presso l'Accademia teologica di Varsavia . Il nuovo istituto non avrebbe un orientamento pedagogico in senso strettamente scientifico, ma si proporrebbe piuttosto la formazione di educatori cristiani, attraverso corsi teorici e pratici, che dovrebbero offrire, tra l'altro, a chi li frequenterà una conoscenza globale dei metodi di animazione dei gruppi giovanili . La portata di una tale iniziativa non può essere pienamente percepita dal lettore occidentale, se non si tiene conto del contesto sociale in 16 - 1 NOVEMBRE 1988 cui deve calarsi . I problemi non si riducono alla difficoltà di strappare i necessari permessi amhìinistrativi o al reperimento dei notevoli mezzi finanziari occorrenti . La creazione di un istituto di scienze dell'educazione è di per sé un fatto che tocca il cuore stesso del sistema politico polacco . Come tutti i regimi totalitari, lo Stato socialista considera infatti l'educazione dei giovani un proprio monopolio . La misura delle preoccupazioni delle autorità al riguardo si è potuta già percepire dalla dura reazione che si è avuta da parte governativa, allorché il progetto è stato presentato alla Commissione Congiunta, formata da dirigenti statali e da rappresentanti ecclesiastici, a cui devono essere sottoposte tutte le questioni che toccano i rapporti tra Stato e Chiesa. La scontata reazione negativa delle autorità non ha però scoraggiato i salesiani, convinti che la crisi della gioventù derivi anche dalla mancanza di veri educàtori, specialmente nella scuola, dove i docenti - fra l'altro, non pagati molto bene - si limitano esclusivamente all'insegnamento delle materie loro affidate, senza minimamente curarsi della formazione degli allievi nel senso più esteso del termine . Se una società pensa al proprio futuro, deve pensare alle condizioni di vita dei propri giovani . Questa fa parte della gerarchia delle cose, e forse se non è al primo posto, è comunque ad uno dei primi . Un giovane dovrebbe avere dall'esterno condizioni tali da far scattare in lui il dovere di crescere, di svilupparsi, di progredire . In altre parole, «avere una prospettiva», perché non si tiri indietro prima del tempo, perché non fugga, perché non perda la speranza . In realtà, il solo risultato degli sforzi dello Stato per allontanare i giovani dall'influenza della Chiesa, è la completa mancanza di ideali, il vacillare di principi e verità sulle quali si edificano la dignità e lo sviluppo dell'uomo, l'infiltrarsi di opinioni e di idee che contribuiscono a questo vacillare . Il vuoto ideologico dei giovani si può constatare a livello delle stesse associazioni ufficiali, per esempio ~ Danzica : un'altra veduta della piazza del Municipio in quelle scolastiche . I giovani, in pratica, sono spiritualmente assenti da ogni forma di struttura e, se aderiscono all'una o all'altra associazione, non è per convinzione ma per trarne vantaggi pratici : facilitazioni per accedere all'università, per compiere viaggi turistici all'estero, ecc . Di qui un indifferentismo sociale che genera fenomeni come quello che si riscontra a Lódz, una grande città industriale, dove ci sono più di cinquantamila giovani praticamente sbandati : non frequentano la scuola, non lavorano, sono lontani ormai, da un lato, dai valori cristiani e abbandonati a se stessi, dall'altro, dalle istituzioni statali . Ai fini della laicizzazione della vita pubblica tutti i metodi sono buoni . Anche quelli tipici del liberalismo occidentale. Per esempio, l'insistenza su una concezione estremamente libera della sessualità, imperniata esclusivamente sulla necessità per l'organismo di avere rapporti fisici con l'altro sesso . Oppure la pornografia che comincia ad essere tollerata dai giornali giovanili . O, ancora, la proposta esplicita di certi modelli di comportamento attraverso la pubblicazione - ad esempio, sul giornale degli scouts «Na Przeta» - di notizie sui raduni di gruppi punk, «haevy-tnetal», rastafariani, e dei testi e della musica delle loro canzoni . La stessa passione dei giovani per la musica rock non è esente da aspetti negativi ed equivoci . Ogni anno, nel mese di agosto, nella cittadina di Jarocin, vicino Poznarí, si tiene un festival molto frequentato . Per una settimana, almeno trentamila giovani si radunano nel piccolo centro per ascoltare questo genere di musica . Ma non solo per ascoltare musica . Spesso, in queste occasioni, si registrano casi di profanazione della Croce o di tombe e la celebrazione di «messe nere» . L'incapacità di dare un senso alla propria vita è all'origine anche dei fenomeni dell'alcoolismo e della diffusione della droga . Non gli stupefacenti usati in Occidente, troppo costosi e di difficile importazione . Ma una droga fatta in casa, ricavata in modo artigianale dal papavero o da materie sintetiche fatte sciogliere col calore. Si calcola che vi siano in s$ 1 NOVEMBRE 1988 - Miniera di carbone in Polonia Polonia più di centomila giovani drogati che hanno bisogno di cure mediche specifiche e, forse, un mezzo milione che sono stati in qualche modo coinvolti nel consumo di sostanze stupefacenti . La Chiesa è, da tempo, seriamente preoccupata per il diffondersi della droga e si sta adoperando in tutti i modi per creare comunità terapeutiche di cui ci sarebbe molto bisogno . Ma la burocrazia statale non concede facilmente alla Chiesa in quanto tale o alle equipes di volontari laici che si propongono di farlo, il permesso di aprire questo tipo di comunità . Un salesiano del Centro di pastorale giovanile ha scelto da qualche tempo di lavorare tra i giovani drogati . Il suo è un apostolato itinerante che ha come raggio d'azione l'intera Polonia . Egli s'incontra dappertutto con i giovani, parla con loro, li assiste, celebra anche l'Eucaristia . Il Centro di Varsavia sta cercando, infine, di stabilire qualche contatto con le famiglie dei drogati . Dì recente è stato fatto un primo tentativo mediante la lettura di un avviso durante le Messe celebrate nella basilica del Sacro Cuore . Ma la risposta dei genitori è stata piuttosto scarsa, forse per la vergogna di dover ammettere pubblicamente d'avere un figlio che si droga . La gioventù polacca non presenta però soltanto una facciata negativa . Non si può dimenticare, infatti, la bella realtà delle migliaia e migliaia di ragazzi e ragazze che frequentano assiduamente le parrocchie e, durante le cerimonie liturgiche, servono all'altare come ministranti . Né si può scordare l'ottimo stato di salute di movimenti tradizionali quali l'«Oasi » e «Luce e Vita», cui aderivano - secondo dati del 1984-85 più di trecentocinquantamila giovani in tutto il paese, e che oggi sono certamente molti di più . Un altro segno di indubbia vitalità è la nascita di molti nuovi gruppi e movimenti ecclesiali : neocatecumenali, focolarini, carismatici, piccole comunità che si riuniscono per leggere la Parola di Dio e pregare, Il Centro di Varsavia ha in programma d'organizzare un simposio sulle relazioni di questi gruppi con la Catechesi sistematica impartita nelle 17 parrocchie, giacché si comincia a notare una tendenza dei loro aderenti a preferire che l'insegnamento della Catechesi avvenga in piccoli gruppi poco aperti al resto della comunità . Su questi giovani riposa la speranza di un domani migliore per la Polonia, più umano . Un domani di verità, di libertà, di giustizia e di amore . E questa speranza, questi giovani tentano - nonotante tutte le difficoltà - di metterla in atto e di renderla una realtà nei loro ambienti, nella loro nazione e società, sforzandosi di vivere un'autentica vita di fede, vita sacramentale, e di scoprire nell'Eucaristia la sorgente della forza spirituale così necessaria in una terra provata come quella polacca . «Questa forza è necessaria», affermava Giovanni Paolo Il parlando ai giovani a Danzica, durante il suo terzo viaggio in Polonia, nel giugno '87, «per non cadere nella tentazione della rassegnazione, dell'indifferenza, del dubbio oppure dell'emigrazione interiore ; nella tentazione di una multiforme fuga dal mondo, dalla società, dalla vita . Anche nella tentazione di fuga nel senso letterale della parola - di abbandonare la patria; nella tentazione dell'assenza di speranza, che porta all'autodistruzione della propria personalità, della propria umanità mediante l'alcoolismo, la droga, gli abusi sessuali, la ricerca di sensazioni e il rifugio nelle sette o associazioni così estranee alla cultura, alla tradizione e allo spirito della nostra Nazione . . . «Vi è bisogno di questa forza sottolineava il Papa polacco - per vivere eroicamente ogni giorno, anche in una realtà oggettivamente difficile, per mantenere la fedeltà alla coscienza nel lavoro professionale, per non soccombere al conformismo, oggi di moda, per non rimanere muti mentre l'altro subisce un torto, ma avere il coraggio di esprimere una giusta opposizione ed assumere la difesa . L'eroismo odierno di un giovane è il coraggio pieno . di iniziativa, di una palpitante persistenza in una testimonianza di fede e di speranza . Non la fuga da una situazione difficile» . Silvano Stracca 18 - 1 NOVEMBRE 1988 PROTAGONISTI DON OLLA: UNA STELLA NEL NOME DELLA LIBERTÀ La popolazione delle Valli di Lanzo ha ricordato l'eroismo di don Luigi Ulla, direttore del Collegio Salesiano nel periodo drammatico della guerra di liberazione . ~ Lanzo, a poco più di 30 km da Tdrino, ben fornita di strade, è porta d'obbligo, nodo di confluenza delle Valli della Stura e del Tesso . La Valle sale rapidamente dai 500 metri del capoluogo, ai circa 2 .000 delle testate vallive e, più su, ai passi di confine con al Savoia . 2 s$ 1 NOVEMBRE 1988 zione, nella quasi totalità, fu dalla loro parte . La presenza di questi «ribelli» collocò Lanzo e le sue Valli in condizioni di vitalità per la causa di liberazione . Certo molti si erano illusi che l'emergenza sarebbe durata poco e che l'Italia sarebbe stata ben presto liberata con l'avanzata degli alleati . Durò invece 20 lunghissimi mesi . E la popolazione, già depauperata dalle restrizioni e dai sacrifici di tre anni di guerra, si trovò esposta alle continue rappresaglie nazifasciste : caccia all'uomo, prelevamenti, deportazione, blocchi stradali, spari, perquisizioni, razzie, incendi, fucilazioni . Il Collegio di Lanzo, punto strategico Costruito sulle rovine di un'antica fortezza medievale, posto in posizione strategica all'ingresso delle Valli, il Collegio di Lanzo divenne punto costante di riferimento per consigli, assistenza, aiuto . Al Collegio si rivolse con fiducia sin dai primissimi giorni, il Comando della disciolta G .A .F ., che affidò al Direttore decine di migliaia di scatolette di carne e di quintali di farina, riso e gallette, ritirate poi nottetempo dai ribelli . Non solo, il Collegio funzionò addirittura da «banca» per le somme destinate ai partigiani, che rimettevano nelle mani del Direttore in modo particolare nei pe- naturale che tra queste montagne, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, vi abbiano trovato rifugio sia militari sbandati, sia molti giovani che non si sentivano di collaborare con il regime . Si calcola che nelle Valli di Lanzo ci fossero circa 5 .000 partigiani organizzati . E la popola- • 19 riodi di rastrellamento . Fu soprattutto negli ultimi durissimi dieci mesi, durante i quali il Collegio divenne presidio e base delle forze nazifasciste, che «questi quattro pretuncoli», come essi stessi si definirono, misero a frutto tutta la risolutezza e la carità imparate alla scuola di Don Bosco . Don Ulla in particolare, paziente ma sempre ben determinato, fu tenacissimo nell'opporsi alle minacce di esecuzioni sommarie, e si fece più volte coraggioso mediatore per scambi di prigionieri . Un libro per non dimenticare Nel volume « Pagine di storia lanzese 1943-1945», edito a cura della Società Storica delle Valli di Lanzo in occasione del Centenario della morte di Don Bosco, veniamo a conoscere il diario di quei giorni terribili . Don Ulla, giovane direttore, registra puntualmente ogni movimento, commentandolo con forza e con arguzia . E lascia intuire le difficoltà, ma anche la sua abilità, nel trovarsi al centro di una situazione drammatica, con gruppi di soldati fascisti, russi e tedeschi in casa, i giovani studenti convittori da seguire, la direzione di una ventina di teologi salesiani sfollati da Torino, i I Celebrazione Eucaristica in occasione della consegna della medaglia 20 • i NOVEMBRE 1988 partigiani e la popolazione inerme da difendere . Ines Poggetto, coordinatrice del Comitato organizzatore e curatrice del libro della Società Storica afferma : «Già nell'agosto 1945 il CLN di Lanzo, con a capo il Sindaco, conferì a don Ulla la cittadinanza onoraria, modesto riconoscimento dell'opera svolta durante il periodo bellico . Oggi questa festa, che abbiamo voluto nel Centenario della morte di Don Bosco, gesto di partecipazione corale di tanta gente, esprime una riconoscenza più consapevole e che dura nel tempo» . SOCIETÀ STORICA DELLE VALIA DI LANZO \!1 PAGINE DI STORIA LANZESE 1943-1945 Cronache del Collegio Salesiano "S. Filippo i1'eri" e Appunti del Vicario Teol . Enrico Frasca a cura di Ino p .W- La stella garibaldina Domandiamo a Ines Poggetto qual è il significato di questa stella garibaldina, riconoscimento non comune dato a un sacerdote . Risponde : «L'ANPI vide sempre in don Ulla, don Musso, don Maggio, don Scaramal, don Crucillà degli amici veri, generosi e fidati . I Salesiani si erano prodigati nell'assistenza spirituale e corporale delle migliaia di partigiani rifugiati nelle nostre montagne . Se il riconoscimento sorprese piacevolmente don Ulla e i Salesiani, forse più grande fu la gioia che quell'accettazione procurò ai partigiani . La motivazione che accompagna 1' onorificenza ricorda i meriti non comuni di «italiano, di educatore e di religioso» di don Ulla, «direttore della più -importante e prestigiosa istituzione educativa della zona» negli anni cruciali della causa di liberazione nazionale» . i tedeschi si arresero nelle mani del Salesiano Domanda : «Quand'è che l'eroismo di don Ulla è diventato determinante? » . Risposta : «Molti furono i momenti in cui don Ulla dovette fare appello a tutta la sua fede, a tutta la sua saggezza e alla solidarietà e collaborazione dei Confratelli . Alla fine della guerra poteva esclamare : "Questo bel Collegio, cuore di Don I Una recente pubblicazione sugli avvenimenti raccontati nell'articolo Bosco, è salvo! " . Ma le circostanze più drammatiche furono certamente quelle del 25 e 26 aprile 1945 . 1 partigiani erano scesi dalle montagne diretti verso Torino . La XX Brigata Garibaldi era alle porte di Lanzo . L'Alto Comando tedescoitaliano decide di asserragliarsi nel Collegio e opporre resistenza a oltranza . Fu allora che don Ulla spiegò la sua forza di persuasione per convincere il capitano Malingher, che disperato e ostinato aveva trasformato il Collegio in fortezza per la difesa a oltranza . Finalmente don Ulla riesce a far breccia sul comandante tedesco Schmidt . Si tratta la resa, onorevole per i vinti, soddisfacente per i vincitori, e soprattutto motivo di gioia esaltante per la gente che assiepa la piazza e la strada» . É don Ulla che nel suo diario racconta questi momenti decisivi . «Vedo tutti i militari tedeschi radunati nel centro del cortile . Attorniano il comandante Schmidt che comunica loro le condizioni di resa . Mi fermo a distanza . Alcuni militari notano la mia presenza . Anch'essi, con gioia, più con cenni che con parole, mi fanno capire che c'è la pace! Avuto il consenso di tutti i commilitoni, Schmidt mi chiama . Comanda l'attenti! Ordina di depositare a terra, davanti a me, tutte le armi . Un mucchio! I militari, deposte le armi, entrano prigionieri di guerra nelle aule della scuola, per essere consegnati agli americani . È una giornata piovigginosa . . . ma per noi è bellissima! Splende il sole della pace e della libertà! » . C1 n riconoscimento atteso e gradito A distanza di quasi 50 anni, Lanzo ha voluto dire grazie a quegli eroici Salesiani e in modo particolare a don Ulla, tornato per la circostanza nel Collegio di Lanzo da Genova-Quarto, nonostante i suoi 86 anni e non pochi acciacchi, ma anche lucidissimo e brillante come sempre . Alla presenza dell'ispettore salesiano don Angelo Viganò e delle massime autorità locali, ma anche di tanti ex allievi, amici e un gran concorso di popolazione, il Sindaco di Lanzo gli ha conferito la medaglia d'oro . Nella stessa circostanza l'Associazione Nazionale Partigiani gli consegnava la stella d'argento garibaldina . L 1abbraccio della vecchina C'è un momento in cui la gioia di quella resa e il protagonismo di don Ulla toccano il culmine, ed è quando alla sua presenza tedeschi e partigiani siglano gli accordi di pace . L'atto solenne avviene. a l bar «Alpino» presso la torre di Lanzo . Dopo si sale al Collegio per una stradina assiepata di gente . Don Ulla è letteralmente assediato, tempestato di domande . Stremato di forze, con il pianto in gola, grida : «È finita! C'è la pace! Abbiamo fatto la pace!» . Scoppia un urlo di gioia, si abbracciano, si baciano, si salta di gioia . La scena si ripete lungo tutto il tragitto e ad ogni uscio di casa, don Ulla ripete : «Abbiamo fatto la pace!» . Una cara vecchietta gli accarezza il volto pallido e gli stampa un bacio : «Dio ti benedica, figliolo!» . Un bacio sigpificativo e simbolico, destinato a tutti coloro che avevano desiderato e costruito quel momento . Umberto De Vanna lo SPECIALE 05 1 NOVEMBRE 1988 Questo «Don Bosco>) ha un'anima ~ «DON BOSCO» di Leandro Castellani è dal 30 settembre 1988 sugli schermi : tra matineè organizzate e spettacoli serali l'hanno visto ormai migliaia di spettatori . La critica l'ha passato al vaglio con giudizi a volte contrastanti . Ritenendo d'essere per dovere di cronaca un testimone degli umori degli uni e degli altri dirò anch'io la mia . Quanto ai critici riporto soltanto i pareri di Gian Luigi Rondi e di Gregorio Napoli ben noti a quanti si occupano di cinematografia . Per Rondi il film racconta una storia «senza molte increspature ma con climi intensi, l'ha rappresentata evitando a sua volta ogni sentimentalismo insistito, attento alla ricostruzione storica dell'epoca ma anche dei modi di vita di quei ragazzi all'inizio abbandonati e sbandati, qui con bozzetti dal vivo, là con pagine meditate e nitide, senza cedere mai ai trionfalismi dei successi né all'iterazione degli ostacoli : con quella figura al centro permeata in egual misura di umanità e di santità . Ottenendo, sia sul piano del racconto sia su quello delle emozioni, dei risultati molto degni . Favoriti da una fotografia (di Renato Tafuri) tutta colori effusi, con dominanti giallo oro, e da una musica (di Stelvio Cipriani) in equilibrio fine tra il profano e il sacro . Cui va aggiunta, ma non certo per ultima, l'interpretazione di Ben Gazzara come Don Bosco : così somigliante, schietta e concreta da suggerire la preghiera» . Per Gregorio Napoli il film è «Evocazione non biografia, perché Leandro Castellani, che proviene dalla scuola ferrea del documentario, sapeva bene di doversi misurare con un'impresa carica di rischi (l'agiografia, il "santino" elogiativo) e intelligentemente ha dribblato l'ostacolo puntando sul personaggio, e facendolo vibrare al di là dello sfondo storico . Servito in tale direzione, da quell'eccellente e misurato attore che è Ben Gazzara, disponibile a tra- • 21 22 SIN 47 48 • i NOVEMBRE 7988 Ben Gazzare Leandro Castellani UN GAM Doti BOSCO wr Na t LEANDRO CASTELLANI on PATSY KENSIT KARLZINNY, RAYMOND PELLEGRIN ndnwloapioix ewnbpehdpmionedi Philippe Leroy emhp efmmdiaaieà PIERA DEGLI ESPOSTI LAURENT TERZIEFF emnPNIUPPELEROY ndoaIEANDROCASTELLANI whrd,taioww1 eospr.u. aesae a -- - dowr~daVAMWIIe Muaaooaaa Maaaor.naMauffil . .~wo7euaa7naaneManeaa . . .a.uwaaawMeavtaurn Il critico cinematografico Gian Luigi Rondi scorrere, con invidiabile disinvoltura, dal "camorrista" di un film precedente al Santo dei bambini, dei poveri, di chi sa e vuole reagire, con la propria operosità, alla sciagura e alla miseria» . Don Bosco (1988) non merita, a nostro avviso, l'ostracismo cui l'hanno esposto altri critici . . . Certamente quando un prodotto è bell'e finito il coro dei se e dei ma è facile . Ho tuttavia l'impressione che questo film abbia avuto ed abbia almeno due tipi di avversari : quelli più astuti, che ghettizzandolo lo vogliono adatto esclusivamente per ambienti oratoriani e parrocchiali quasi che questi non avessero ormai da anni un palato cinematografico reso sempre più meno ingenuo da una formazione di base ai mass media tanto diffusa almeno quanto l'ottusità di certi ambienti laicistici o clericali ; e quelli, ancora un po' sprovveduti, absit iniuria, che lo giudicano da un'ottica personale . Il film è il prodotto di un regista e di un cast e come tale va saputo leggere . Nel caso poi di questo film, Marco Bongioanni, consulente al film stesso per parte salesiana ha dichiarato : « . . .Qui bisognava liberare l'intento di profilare un Don Bosco educatore sociale e cristiano a grande dimensione, coraggioso fino alla "contestazione" dei benpensanti e dei vip, umanissimo con i giovani poveri, santo per loro amore e per amore del suo Dio, ma in ogni caso deciso e perfino "aggressivo" nel guardare dritto davanti a sé e realizzare ciò che le circostanze e la Provvidenza gli ispirano . Sullo schermo questo intento non si consegue disperdendosi negli episodi e nella cronaca ; occorre una «scelta di campo» . Con ciò non intendo dire che il «Don Bosco» di Castellani non ha limiti o che la stessa Produzione ha fatto il massimo nei confronti di un film dal mercato assicurato come ha più volte ammesso il presidente della SACIS, Cresci . Tutt'altro . Del resto mi sono ben note tutte le vicende del film : prima, durante la lavorazione, appena uscito . Ma non si può non mettere in evidenza il coraggio di questo «Don Bosco» al quale il regista Castellani ha saputo dare un'anima . Da esso emana un messaggio positivo e liberatorio accolto da tanti spettatori paganti . Non è questo un «segnale»? In ogni caso per tutti, data la indubbia ricchezza del Soggetto, è lecito pensare ad un terzo film . Lo prometto : andrò a vederlo e ne scriverò . Giuseppe Costa VITA ECCLESIALE i NOVEMBRE 1988 • 49 EDUCARE LA DONNA A RACCOGLIERE LA SFIDA PER ESSERE SE STESSA NELLA REALTÀ CONTEMPORANEA Il convegno di studi che si è svolto a Frascati promosso dalla Facoltà «Auxilium» e patrocinato dall'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice . Analizzata la condizione femminile nella chiesa e nella società . ~~l Convegno internazionale che si è svolto in agosto a Frascati sul tema «Verso l'educazione della donna oggi», promosso dalla Pontificia Facoltà di scienze dell'educazione «Auxilium», è di quelli che sfuggono a qualsiasi tentativo di stenderne un resoconto esauriente, puntuale, fedele . Quindici giorni di lavori, quindici relazioni, incontri di gruppo, discussioni, contribu- 50 • 1 NOVEMBRE 1988 ti : una mole immensa di materiale . E non chiacchiericcio, ma pensiero, idee, sostanza . Per quante acrobazie si possano fare, non si riuscirà mai, nell'angusto spazio di un articolo, a segnalare con un minimo di corredo esplicativo tutte le problematiche sollevate, a raccogliere gli innumerevoli spunti di riflessione, a dare conto delle diverse esperienze sociali, dei diversi percorsi intellettuali . In altre parole, dì fronte a un convegno siffatto, è vano sperare .di coglierlo in tutte le sue molteplici sfaccettature affidandosi a un resoconto giornalistico : o vi si partecipa dall'inizio alla fine, senza perdere neppure una battuta o si ha la pazienza di aspettare che vengano pubblicati gli atti . Al cronista non resta dunque che offrire al lettore qualche dato informativo e poche indicazioni sull'importanza, sul significato, sugli obiettivi del convegno di Frascati . Diciamo allora subito che esso si è collocato nell'ambito delle celebrazioni del Centenario . Anzi, ha voluto essere uno specifico contributo delle Figlie di Maria Ausiliatrice l'Istituto voluto da Don Bosco - al lavoro di approfondimento del progetto educativo salesiano alla luce del Concilio Vaticano 11, uno degli scopi fondamentali delle celebrazioni centenarie . Centodieci le partecipanti, docenti ed ex allieve della Facoltà, provenienti da 34 Paesi dell'Africa, dell'Asia, delle Americhe, dell'Europa e dell'Oceania, a sottolineare la dimensione mondiale delle Figlie di Maria Ausiliatrice e il raggio d'azione della «Auxilium~> . Sono giunte a Frascati forti di una preparazione maturata nelle aule della Facoltà, ma collaudata nella realtà dei rispettivi Paesi . Il tema del convegno è stato scelto in stretta connessione con le finalità proprie della «Auxilium», ma più in generale con gli orientamenti che sono alla base dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, e cioè l'istruzione e l'educazione delle giovani, con l'obiettivo di contribuire alla promozione integrale della donna secondo il progetto salesiano . Tema complesso, diciamo pure dif- / ficile anche perché obbligava a calarsi in realtà sociologiche diversificate, in ambienti culturali spesso non assimilabili . Complessità avvertita responsabilmente dalle organizzatrici del Convegno, che hanno preferito sottolineare l'aspetto dinamico della problematica in discussione ponendosi in una prospettiva di indirizzo «verso» l'educazione della donna . In altre parole, il convegno ha avviato una sistematica ricerca interdisciplinare e interculturale che proseguirà nel tempo, allo scopo di fissare le linee metodologiche della formazione di personalità autonome e creative . Un impegno in questo senso è stato assunto da madre Marinella Castagno, Superiora generale dell'Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice, che ha aperto i lavori del convegno e presenziato a tutte le riunioni . Un impegno che nasce dalla convinzione - ha detto madre Castagno - che «la donna deve affrontare una sfida per essere se stessa nelle condizioni concrete degli attuali, ma anche dei passati, contesti socio-culturali» . L'importanza del convegno è stata segnalata anche dalla senatrice Maria Eletta Martini, che sì è fatta portavoce delle attese che esso ha suscitato nelle donne impegnate nel sociale e nel politico . «E molto importante - ha detto - che a livello universitario, venga dato al problema donna un contributo di attenta e fondata riflessione culturale . Più significativo ancora è che tale contributo venga da una Facoltà pontificia retta da sole donne, unica istituzione del genere presente nella Chiesa . Ciò assicura dignità al discorso sulla donna, oggi spesso banalizzato e strumentalizzato» . All'apertura dei lavori è stato presente il Rettor Maggiore don Egidio Viganò che ha sottolineato l'importanza per il carisma salesiano della presenza e del ruolo della donna . Anche il vescovo di Frascati ha voluto dare un saluto . L'attualità e la complessità del problema «educazione della donna» sono poi state sintetizzate da Antonia Colombo, docente di psicologia dinamica e teoria della personalità, che ha tenuto la prima relazione ripercorrendo il cammino i NOVEMBRE 1988 che ha visto emergere sulla condizione femminile « una nuova consapevolezza, una coscienza collettiva, vaga nelle sue certezze e diversificata nei principi a cui si riferisce, ma sicuramente irriducibile al silenzio» . Dall'impostazione tematica hanno poi preso avvio le altre relazioni . Il primo gruppo ha analizzato le questioni emergenti in ordine alla presenza della donna nella sociocultura contemporanea . Enrica Rosanna ha approfondito i problemi e le prospettive sociologiche del rapporto uomo-donna, Gertrud Stikler ha affrontato le ambivalenze, gli antagonismi e le mutualità della relazione tra i sessi . Un secondo settore del Convegno è stato dedicato al ruolo della donna nella Chiesa, affrontando, con la relazione di Marcella Farina, la questione del rapporto donna-teologia, su cui la riflessione è oggi più matura di quan- to non lo fosse negli anni Settanta anche se il dibattito resta aperto . A sua volta, Antonella Meneghetti ha parlato della donna nella Chiesa sotto il profilo dei ministeri, riferendo sugli studi teologici moderni circa la ministerialità vista nell'esperienza quotidiana della Chiesa . Dopo le relazioni di Maria Rosa Cirianni su « Il diritto per la donna e la donna per il diritto» e di Dora Van Loo Lucioni sulle donne nella Comunità europea (l'incontro di Frascati era patrocinato anche dalla CEE), il convegno ha affrontato la terza parte centrata sulle istanze • 51 Don Egidio Viganò e Madre Marinella Castagno all'inaugurazione del Convegno educative . Il tema è stato penetrato a fondo in tutti i molteplici aspetti : pedagogico (Maria Marchi), filosofico (Ernestina Marchisa) antropologico (Maria Francesca Canonico) . Sulla «donna nel progetto di Dio la voce femminile nel dialogo teoantropologico» ha parlato Ha Fong Maria Ko, su «Maria di Nazareth, la donna della nuova umanità» ha 52 • 1 NOVEMBRE 1988 LA LETTERA APOSTOLICA «MULIERIS DIGNITATEM» DI GIOVANNI PAOLO Il IL «GRAZIE» DELLA CHIESA ALLE DONNE La comune dignità dell'uomo e della donna, creati entrambi a immagine e somiglianza di Dio e chiamati a rispecchiare la comunione di amore che è in Dio attraverso il sincero dono reciproco di sé, è stata affermata con vigore da Giovanni Paolo II nella lettera apostolica «Mulieris dignitatem». Ricordando l'invito della Conferenza episcopale italiana rivolto alle donne e agli uomini a leggere il documento, riportiamo qui le conclusioni della lettera . «Nell'anno Mariano, la Chiesa desidera ringraziare la Santissima Trinità per il "mistero della donna" e per ogni donna, per ciò che costituisce l'eterna misura della sua dignità femminile, per le "grandi opere di Dio" che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei . In definitiva, non si è operato in lei e per mezzo di lei ciò che c'è di più grande nella storia dell'uomo sulla terra : l'evento che Dio stesso si è fatto uomo?» «La Chiesa dunque rende grazie per tutte le donne e per ciascuna: per le madri, le sorelle, le spose ; per le donne consacrate a Dio nella verginità ; per le donne dedite ai tanti e tanti esseri umani che attendono l'amore gratuito di un'altra persona ; per le donne che vegliano sull'essere umano nella famiglia, che è il fondamentale segno della comunità umana ; per le donne che lavorano professionalmente, donne a volte gravate da una grande responsabilità sociale ; per le donne "perfette" e per le donne "deboli" - per tutte : così come sono uscite dal cuore di Dio in tutta la bellezza e ricchezza della loro femminilità ; così come sono state abbracciate dal suo eterno amore ; così come, insieme con l'uomo, sono pellegrine su questa terra, che è, nel tempo la "patria" degli uomini e si trasforma talvolta in una "valle di pianto" ; così come assumono, insieme con l'uomo, una comune responsabilità per le sorti dell'umanità, secondo le quotidiane necessità e secondo quei destini definitivi che l'umana famiglia ha in Dio stesso, nel seno dell'ineffabile Trinità . «La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del "genio" femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e Nazioni ; ringrazia per tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del Popolo di Dio, per tutte le vittorie che essa deve alla loro fede, speranza e carità ; ringrazia per tutti i frutti di santità femminile . «La Chiesa chiede, nello stesso tempo, che queste inestimabili "manifestazioni" dello Spirito che con grande generosità sono state elargite alle "figlie" della Gerusalemme eterna, siano attentamente riconosciute, valorizzate, perché tornino a vantaggio della Chiesa e dell'umanità, specialmente ai nostri tempi . Meditando il mistero biblico della "donna", la Chiesa prega affinché tutte le donne ritrovino in questo mistero se stesse e la loro "suprema vocazione" . Maria, che "precede tutta la Chiesa sulla via della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo", ottenga a tutti noi anche questo "frutto", nell'Anno che abbiamo dedicato a lei, alle soglie del terzo millennio della venuta di Cristo» . riferito Anita Deleidi, su «Le grandi mete dell'educazione - Priorità e urgenze» Maria Misiano, su «Verso l'educazione della donna - alcune indicazioni metodologiche» Maria Marchi, sulle «condizioni per una presenza educativa fra le giovani» Hiang-Che Ausilia Chang . Dopo questa esigua panoramica sulle 15 giornate di lavoro non resta al cronista che la speranza di aver dato al lettore almeno lo spessore dell'intelligente impegno di studio e di approfondimento profuso dal convegno . Si può solo aggiungere che le corpose relazioni e il serrato dibattito hanno contribuito a gettare le basi della elaborazione di moderne strutture metodologiche al passo con nuove linee pedagogiche in grado di sviluppare progetti edu- 1 NOVEMBRE 1988 cativi diretti a formare le donne, e in particolare, le giovani donne, nella società in fase di trasformazione . Ciò nella convinzione, espressa nel documento di sintesi del Convegno, «che le trasformazioni riguardanti la condizione della donna sono correlate con quelle riguardanti la condizione dell'uomo, con il quale la donna affronta l'impegno della costruzione della cultura» . Uomo e donna, come persone, «si realizzano nella storia con una propria peculiarità, in reciprocità fra loro e in interazione con la socio-cultura» . Esistono tuttavia ostacoli - si legge ancora nel documento di sintesi - che impediscono alla donna di dare il proprio originale apporto critico e propositivo . Se da un lato si sono realizzate con- quiste nelle legislazioni e nelle istituzioni, dall'altro continuano ad esistere la strumentalizzazione e la sottovalutazione della donna a livello di ideologie, di mass-media, di progettazione di inserimento nelle istituzioni . Fissate alcune convinzioni di fondo irrinunciabili e condivise, il documento conclusivo fissa gli impegni prioritari : promuovere vere comunità educanti, capaci di progettazione e di verifica continua, aperte a collaborare in forma propositiva con le presenze significative del territorio in ordine alla costruzione di una società rispettosa del valore e delle esigenze della persona umana ; porre le condizioni per attuare una vera coeducazione che, al di là di una semplice compresenza, pro- • 53 muova, nel rispetto della persona, l'originalità femminile e maschile per una reciproca e armonica integrazione ; favorire la presa di coscienza del vero significato e del valore della corporeità quale espressione della persona umana nel suo porsi nel mondo e nel suo rapportarsi agli altri ; approfondire lo studio dei significato della dimensione materna della donna nella sua identità di persona umana e nella sua vocazione a fare cultura e a costruire la storia secondo il disegno salvifico di Dio sull'intera umanità ; abilitarsi alla lettura critica e alla corretta utilizzazione dei linguaggi mass-mediali, anche per avanzare proposte alternative . O 5 4 • 1 NOVEMBRE 1988 REPORTAGE oN Bosco D FRA 1 GIOVANI DELLO SRI LANKA «ASSAGGIO DI PARADISO» TURBATO DALLA GUERRIGLIA Laboratori e oratorio sono frequentati da centinaia di ragazzi, che imparano un mestiere, giocano e completano gli studi . Un coadiutore trentino che ha dimenticato il freddo delle sue montagne . Colombo, novembre . Il 31 ottobre 1876 Don Bosco scriveva a don Cagliero, missionario a Buenos Aires : «Desidero molto che, appena puoi, tu faccia un viaggio fino a Ceylon per aprire là un'altra importante missione» . Ma il sogno di Don Bosco non si avverò subito . Bisognerà attendere quasi cento anni prima che un salesiano francese, padre Remery, approdi nel 1956 nell'isola, ribattezzata Sri Lanka dopo l'indipendenza e conosciuta come «la perla dell'Oriente» . Oggi, dopo ventidue anni, i salesiani sono presenti nello Sri Lanka con quattro comunità : la casa madre di Negombo, con la Scuola tecnica e il Centro giovanile, il Centro Aspiranti a Dankotuwa, l'orfanotrofio a Kandy e la parrocchia della Vergine del Carmelo a Palliyawatte, a pochi chilometri da Colombo, la capitale . Dopo aver rappresentato per anni una mèta sognata dai turisti di tutto il mondo, dal 1982 lo Sri Lanka è approdato per sua disgrazia alle cronache a causa della guerra civile che tuttora scuote il paese . Alle origini del conflitto la rivalità tra i diversi gruppi etnici, cui corrispondono differenti fedi religiose . Alla maggioranza singalese, buddista, si oppone la componente tamil, di religione hindù, intenzionata a creare uno stato autonomo nel nord-est o1 NOVEMBRE 1988 - 55 56 - 1 NOVEMBRE 1988 dell'isola, sostenuta in questo disegno dal vicino stato indiano del Tamil Nadu . Pur avendo come principale scenario la penisola settentrionale di Jaffna, la guerriglia si è estesa a tutto il paese e la dura reazione del governo agli attentati compiuti dalle «tigri» Tamil ha coinvolto anche la popolazione civile . Ancora oggi, a un anno dal trattato di pace, in cui si è inserito come garante il colosso indiano, l'immagine che si propone agli occhi del visitatore è quella di un paese duramente provato dal conflitto e ancora travagliato . La povertà è dovunque aumentata : ben il 45 per cento del reddito nazionale, non più sostenuto da una delle principali entrate, il turismo, è stato assorbito dalle spese militari . Viaggiando nell'interno del paese, nei villaggi dove le ragazze si recano ogni mattina ad attingere l'acqua dai pozzi con grossi recipienti di latta e dove alle sette di sera l'oscurità improvvisa avvolge ogni cosa, e la sola luce è quella fioca dei lumini alimentati con olio di cocco, è uno spettacolo quotidiano il via vai delle jeeps militari nuove fiammanti, da cui scendono giovani soldati armati di mitra . Ovunque, i numerosissimi posti di blocco costringono la gente a scendere dagli stipatissimi autobus e a sopportare estenuanti controlli . Nonostante ciò, lo Sri Lanka conserva una forte capacità di emozione e di suggestione . Scenari da favola, spiagge dalla sabbia dorata, fiumi dove la fittissima vegetazione si specchia nell'acqua, savane popolate da elefanti selvatici o da uccelli multicolori, rendono affascinante da questa terra, che le guide turistiche, per una volta senza esagerare, definiscono un «assaggio di paradiso» . N egombo «piccola Roma» Accanto a buddisti, hindù e mussulmani, nello Sri Lanka vivono anche i cattolici, che rappresentano circa il sette per cento della popolazione e sono generalmente dislocati nei paesi lungo le coste . Tra questi, a meritarsi l'appellativo di «piccola Roma» è Negombo, per via dell'altissimo numero di cattolici . Qui le strade hanno nomi familiari, Rosary Road, Ave Maria Road, e sono costeggiate di coloratissime statue della Madonna o dei santi . È in particolare di S . Antonio, a godere nello Sri Lanka di una speciale devozione . Ed è qui che è nata la prima casa salesiana, su un terreno che il vescovo donò a padre Henry Remery dopo che la municipalità di Colombo aveva negato al salesiano il permesso di fondare una scuola tecnica nella capitale . A Negombo padre Remery visse fino al 1972 quando, a causa di condizioni di salute molto precarie, i medici gli consigliarono di tornare urgentemente nel paese natale, la Francia . Negombo è una cittadina di pescatori, distante quaranta chilometri dalla capitale . Anche qui la guerra ha lasciato le sue tracce : un tempo rinomata per le sue spiagge, ora è stata abbandonata dai turisti . Alberghi vuoti e in rovina costeggiano la strada che corre da Colombo lungo la costa, punteggiata da villaggi di poche case, dove mucche e capre, dotate di una certa autonomia, vagano per proprio conto, seguite solo dagli immancabili corvi . Negombo ora vive esclusivamente di pesca, ma è un'attività sottoposta alle insidie del tempo . Per sei mesi all'anno, i catamarani di cui si servono i pescatori non riescono a vincere la forza dell'Oceano Indiano . Tutte le mattine, tornati a riva, i pescatori stendono ad essiccare i pesci direttamente sulla sabbia delle spiagge . Colonizzato dai primi portoghesi che giunsero nell'isola e a cui si deve la maggioranza cattolica, Negombo seguì le vicende storiche dell'antica Ceylon e in particolare dei territori lungo le coste, dominati prima dagli olandesi e poi dagli inglesi . Della presenza olandese è rimasta la testimonianza del canale che i colonizzatori costruirono e che rappresentò per molto tempo una delle poche vie di comunicazione dell'isola . Un canale però che portò più danni che vantaggi : introdusse infatti l'acqua marina nelle risaie danneggiandole definitivamente e trasformando Ceylon da paese esportatore a paese importatore di riso, alimento base a cui affiancare carne o pesce con salse piccantissime . Arrivati a Negombo siamo accolti da Gabriel Garniga, un trentino ormai da sei anni nello Sri Lanka, che ci farà da guida durante la nostra visita alle case salesiane . Venticinque anni di professione come coadiutore festeggiati lo scorso anno, il signor Gabriel arrivò nell'isola proveniente dall'India, dove si trovava dal 1972 ; Aveva già in tasca il biglietto di ritorno in Italia e quella doveva essere una visita di non più di una settimana . Quel biglietto di aereo è riuscito ad utilizzarlo solo 1 NOVEMBRE 1988 Ragazzi al padiglione della scuola professionale salesiana tre anni dopo . Un trentino che ha quasi dimenticato il freddo delle sue montagne, ed è perfettamente a suo agio nel caldo umido che caratterizza lo Sri Lanka, forse aiutato in questo dal caffè italiano, piccolo lusso che ogni tanto si concede . Giunto in India senza sapere una parola di inglese, ora viene affettuosamente rimproverato dai confratelli singalesi che vorrebbero esercitarsi nel loro italiano e ai quali risponde invariabilmente in inglese . Anche con noi la conversazione procede, in alcuni momenti, in un simpatico e inavvertito bilinguismo . A Gabriel, chiediamo innanzitutto di parlarci della scuola tecnica . L aiutante buddista «Fondata da padre Remery, la scuola si divide in due corsi, di meccanica e di falegnameria ed è frequentata da circa cento ragazzi, ma le richieste aumentano ogni anno . Già dai primi tempi l'officina si era dimostrata insufficiente ad accogliere tutti, ora ne abbiamo costruita una più grande, mentre una terza è in via di sistemazione» . Stiamo intanto visitando i locali della scuola, che hanno le pareti tappezzate di disegni coloratissimi e di frasi di Don Bosco tradotte in singalese. Nell'of- ficina, grande e piena di attrezzi, ma in questi giorni senza i ragazzi, a casa per le vacanze, incontriamo, al lavoro, Cyril, un aiutante di religione buddista, che lavora insieme con i salesiani dai tempi di padre Remery . Un vero e proprio personaggio «storico», un punto di riferimento per tutta la comunità oltre ad essere uno dei quattro insegnanti della scuola da cui non si separa neanche durante le vacanze . Nel frattempo la nostra «guida» ci mostra alcuni dei lavori realizzati dagli alunni : «Fin dal primo anno di corso, che per i meccanici prevede lezioni di lima, di aggiustaggio e i primi approcci con la saldatura ci spiega Gabriel - facciamo lavorare i nostri ragazzi su progetti pratici e insegniamo loro l'utilizzazione razionale del materiale» . Possiamo intanto ammirare alcune brande con portaoggetti incorporato, che verranno destinate alle varie case salesiane dell'isola, grandi e funzionali scolapiatti, e altri portaombrelli e portariviste, sempre in ferro . « Il secondo anno del corso continua Gabriel - prevede lo studio della saldatura e i lavori al tornio . Alla fine dei due anni i ragazzi ottengono un certificato molto utile per trovare lavoro . Usciti dalla scuola i nostri allievi sono molto apprezzati e alcuni di loro guadagnano, fin dal primo lavoro, cinquanta rupie al giorno come meccanici e anche di pù come falegnami» . Cifre di tutto rispetto in un paese come lo Sri Lanka che soffre tutte le contraddizioni di paese del Terzo Mondo, con una classe media quasi del tutto inesistente e la popolazione che si divide tra una sparuta minoranza di ricchissimi e la restante quasi totalità di persone povere o molto povere . Un operaio senza qualifica qui guadagna circa mille rupie al mese, che corrispondono a centomila lire, un cameriere d'albergo anche meno . Pensione e diritto all'assistenza in caso di malattia sono un privilegio di pochi . In questi ultimi anni, poi, il governo, impegnato nella guerra, non ha dato molti aiuti o incentivi . La Scuola tecnica salesiana non offre solo la possibilità di trovare più facilmente un lavoro, ma rappresenta per molti una delle poche • 57 opportunità di avere un'istruzione secondaria. Il sistema scolastico dello Sri Lanka, infatti, è molto selettivo . Prevede la frequenza obbligatoria di dieci classi alla fine delle quali i ragazzi devono sostenere, a livello nazionale, un esame scritto che verte sulle otto materie che hanno fatto parte del programma di studi . L'esame è particolarmente difficile e solo i pochi che lo superano possono passare a frequentare l'«advanced level» e quindi, dopo un'ulteriore selezione, l'università . Nella scuola salesiana, invece, frequentata da giovani dai sedici anni in poi, non è necessario aver superato gli esami della decima classe . «L'unica condizione - ci dice Gabriel - è l'aver frequentato tutte e dieci le prime classi e aver almeno partecipato agli esami finali . Organizziamo, poi, a parte, anche dei corsi di recupero per i ragazzi che non riescono a completare gli studi e si fermano alla classe settima o ottava . Per frequentare la scuola i ragazzi pagano una piccola quota simbolica di venticinque rupie, ma per sovvenzionare tutto il corso di due anni bastano centomila lire italiane» . Il sogno che i salesiani di Negombo coltivano per la loro scuola è quello di aprire al più presto nella nuova officina in costruzione un corso di motomeccanica, che dovrebbe imperniarsi sulla manutenzione delle navi . La posizione della scuola, che si affaccia direttamente sul canale degli Olandesi, tuttora funzionante, dovrebbe favorire il progetto . Intanto è arrivata l'ora di pranzo e veniamo chiamati nel refettorio, un locale ampio arieggiato da quattro grossi ventilatori a pale appesi al soffitto . Fanno bella mostra di sé, esposti in una bacheca, vari numeri del «Bollettino Salesiano» e le pubblicazioni in inglese redatte a cura dell'Ispettoria dell'India . Alle pareti sono appese la foto del fondatore, padre Remery e numerose immagini di Don Bosco, tra cui una che lo vede ritratto a Barcellona nel maggio 1886 . Alcuni semplici acquari creano macchie di colore . Durante il pranzo, a base di riso e pesce al curry particolarmente prelibato, banane e gelato finale, conosciamo meglio gli altri salesiani di Negombo, 58 • i NOVEMBRE 1988 padre Josez Fernando, il nuovo direttore e preside della scuola e padre Stanislaus Peiris, amministratore e incaricato del Centro giovanile . Entrambi facevano parte del primo gruppo di giovani che si riunì attorno a padre Remery . rogrammi P contro la droga Padre Peires, oltre che promotore vocazionale, ha stabilito contatti con le organizzazioni giovanili del paese ed è stato più volte invitato a parlare ai raduni nazionali degli animatori dei gruppi che si rivolgono a lui come curatore di programmi di intervento nella lotta contro la droga, una delle piaghe del paese . Solo a Colombo, infatti, le cifre parlano di dodicimila drogati . A padre Peires chiediamo di parlarci della realtà giovanile nello Sri Lanka : - «Durante gli anni degli studi, la gioventù è scoraggiata dall'incredibile selezione e da una scuola che mostra numerose pecche . Molte volte gli insegnanti non svolgono deliberatamente tutto il programma costringendo i propri alunni a frequentare le lezioni di recupero a pagamento che organizzano il pomeriggio o la domenica in classi spesso composte di centocinquantaduecento ragazzi . Ma questa diventa l'unica speranza per completare i programmi previsti e di superare gli esami nazionali . Dopo tanto studio così irrazionale, dall'età di sedici, diciassette anni i ragazzi diventano insofferenti e ribelli . Senza nessun luogo di ritrovo, trascorrono spesso le loro giornate sulla strada . In campo religioso, la gioventù ha fede, ma spesso è distratta da altri interessi e si allontana . Il nostro lavoro consiste nell'indurre i ragazzi ad avere confidenza in noi, a parlare dei propri problemi, cosa non semplice perché qui, come in tutto il mondo indiano, ci sono molto pudore e una certa riluttanza che fanno sì che non esista l'abitudine allo sfogo, alla confidenza . Bisogna quindi non solo guadagnarsi la fiducia dei ragazzi, ma insegnare loro ad esternare i propri stati d'animo per poter intervenire più incisivamente» . Alla fine del pranzo, rinfrancati da un buon caffè italiano offertoci da padre Gabriel, usciamo a conoscere alcuni ragazzi che, incuranti del caldo, giocano nel campo di calcio . Subito ci assalgono amichevolmente chiedendo i nostri nomi, da che paese veniamo e mettendosi tutti in posa per la richiestissima fotografia . Nel cortile incedono a passo lento due tacchini, disturbati solo dai gatti di casa . In alcune gabbie, petulanti pappagallini, mentre vola libera una coppia di strani uccelli neri del tutto simili ai corvi, eccetto che per le ali, di un forte color ocra . - Una specie protetta - ci spiega Gabrìel - perché temibili avversari dei serpenti . Anna nostra «guida» chiediamo come si svolge una giornata-tipo durante le vacanze della scuola : - «La Messa, che tutto l'anno è alle sei, viene celebrata, come ogni domenica, alle sette, ed è frequentatissima dai giovani, mentre gli adulti si ritrovano maggiormente la sera per la novena . Poi, dalle nove alle quindici, organizziamo giochi, come il cricket, il calcio ed "elle", il gioco nazionale singalese molto simile al baseball» . - «E la domenica? » . - «Dopo la Messa, che finisce alle otto, i ragazzi frequentano il catechismo fino alle nove . Sono circa trecento ogni domenica e le classi si spargono per tutto l'oratorio, nelle aule, nel campo sportivo, sotto il portico . I ragazzi sono molto disponibili e non esitano ad accovacciarsi per terra a scrivere . Il problema è quando piove! Durante il catechismo distribuiamo una tazza di tè, ma alla fine i ragazzi vanno a casa per la colazione . Poi tornano a giocare . A volte organizziamo agguerrite partite di "elle" con le squadre dei dintorni, partite che cominciano alle dieci e durano anche fino alle tre del pomeriggio! » . Passiamo davanti alla chiesettas una costruzione molto semplice ma accogliente . Padre Peires sta impartendo la benedizione alle fedi di una giovane coppia di neo-sposi di diversa religione : lei, in uno splendido san bianco, cattolica, lui hindù . Alla semplice e toccante cerimonia assistono solo i pochi parenti di lui, perché i genitori della sposa, cattolici tradizionalisti, si sono opposti alle nozze . Padre Peires invita i presenti ad unirsi in una preghiera collettiva e tutti rimaniamo un po' emozionati da questo momento commovente . Alla fine siamo coinvolti in un piccolo rinfresco organizzato in onore degli sposi, a base dell'immancabile tazza di tè e della torta nuziale, chiamata «rich cake», che assomiglia a un plumcake ricco di cannella e altre spezie e che viene servito già tagliato a pezzi avvolti in un incarto bianco . Dopo questo gioioso momento saliamo sul pulmino accompagnati dw Gabriel che ci guiderà alla volta delle altre case salesiane . Prima tappa : il Centro aspiranti di Dankotuwa . Monica Ferrari (1 ° - conlinua) 1 NOVEMBRE 1988 • 59 STORIA SALESIANA «NOI SAREMO SEMPRE AMICI» Il «ritorno a Don Bosco» di un ex allievo di Valdocco : il Beato don Luigi Orione. [1 Santo Padre, Giovanni Paolo II, nella lettera « luvenum Patris», scritta per la celebrazione del I centenario della morte di San Giovanni Bosco, dopo aver tracciato il profilo della vita e dell'insegnamento del Santo, esprime l'auspicio di un «ritorno di Don Bosco» e, an- cor più, di un «ritorno a Don Bosco» . Intende dire che l'esperienza di Don Bosco è assai preziosa ai nostri giorni per il rilancio di una nuova evangelizzazione ed educazione cristiana, dei giovani in particolare . Questo «ritorno a Don Bosco» è stato atteggiamento costante di un suo allievo dell'Oratorio di Valdocco, poi fondatore di una ramificata Famiglia religiosa composta di preti, suore, coadiutori, eremiti : il Beato don Lugi Orione . Fu allievo a Valdocco dal 1886 al 1889 . Questo «piccolo discepolo di Don Bosco», secondo l'espressione di don S . Trione, visse tre indimenticabili anni nell'ambiente di Valdocco, illuminato di luce diretta da Don Bosco - da lui si confessava, da lui ebbe parole fondamentali per la sua vita - e di luce riflessa che brillava nei santi seguaci dell'apostolo della gioventù (don Rua, don Francesia, don Lemoyne, don Berto e altri) e nel clima oratoriano dei «primi tempi» . «I miei anni più belli - dichiarerà don Orione - sono stati quelli passati nell'Oratorio salesiano» . «Tutto quello che voi vedete in me - sono parole del 30 luglio 1928 è il frutto di tre anni passati all'Oratorio di Don Bosco» . «Oh, potessi io rivivere anche pochi di quei giorni vissuti all'Oratorio, vivente Don Bosco! » . 60 • 1 NOVEMBRE 1988 Don Luigi Chiavarino, assistente all'Oratorio, ricordava che «Don Bosco prediligeva Orione e vedeva in lui un non so che di speciale» . Lo sguardo del Santo, più ambito premio e peggior castigo se tolto, diventò per il sedicenne Luigi Orione riconoscimento e consegna di una vocazione a qualcosa di grande, di bello, di santo . «Noi saremo sempre amici» - lo rassicurò Don Bosco - «stringendolo a sé e guardandolo fisso» in un incontro, l'ultimo a tu per tu, il 17 dicembre 1887 . Proprio nel gennaio seguente (anno 1888) le condizioni di salute di Don Bosco si aggravarono non concedendo più speranze di ripresa . Ma l'amore fraterno, unito alla fiducia in Dio, nutre sempre speranze . E fu così che don Berto, per 26 anni segretario del Santo, cercò tra i giovi- . netti chi fosse disposto ad offrire la vita per ottenere dal Signore la conservazione di quella dell'amato Padre . Subito sei giovani risposero all'invito . Luigi Orione fu il secondo firmatario di quell'atto di offerta che fu posto sotto il corporale durante la Messa celebrata da don Berto e servita da Orione stesso . Riportando questo episodio nelle Memorie di Don Bosco (XVIII p . 538 ss .), il cronista chiude il racconto sottolineando che «Luigi Orione è quello stesso don Orione oggi degno imitatore di Don Bosco nelle opere popolari di carità» . Già . «Don Orione, degno imitatore di Don Bosco nelle opere popolari di carità» : questa nota fa capire, da una parte, l'unità di ideali sempre mantenuta e, dall'altra, la diversità di via spirituale-apostolica seguita poi dal giovane Orione . Luigi Orione, che pur amava Don Bosco fino ad offrire la propria vita per lui, non diventò salesiano . Fu una sorpresa per tutti, ed anche per il giovane Orione che pagò con tanta sofferenza interiore la decisione di lasciare Valdocco alla vigilia di entrare in noviziato . Era il 15 agosto 1889 . Più tardi don Orione ricorderà: «Se c'era uno sicuro, in fatto di vocazione salesiana, ero sempre stato io! . . . Volli consultare Don Bosco, la cui tomba era in mezzo al giardino sottostante, l'ultima notte (degli Esercizi spirituali di quell'agosto) restai a piangere e pregare sulla tomba del Padre amato» . Cosa avvenne? Bisogna pensare ad una grazia straordinaria, ad un ulteriore «sguardo» di Don Bosco sul suo «piccolo discepolo» . «Quando Orione uscì da Valdocco - attesta don Chiavarino - gli dissi : Dunque, non ti fermi con noi? Non ti piace la vita salesiana? Rispose : Il signor Don Bosco, sulla sua tomba, mi ha fatto capire di andare in Seminario, perché il Signore vuole destinarmi ad un campo più spazioso . . . » . A distanza di anni, don Orione, Padre a sua volta di una già numerosa e sviluppata Congregazione reigiosa, confermava questo fatto scrivendo : «È là che ho cominciato, Il giovane don Orione ad un incontro di sacerdoti 'decurioni» cooperatori salesiani nel 1903 proprio sulla tomba del nostro santo Padre : una sera durante gli Esercizi . . . sentii una cosa che mi pareva mi dilatasse il cuore» . E così la Provvidenza volle che vi fosse un salesiano di meno e una Famiglia religiosa di più che irradiasse, per nuove e originali vie, lo spirito di Don Bosco . Fondatore-chierico a 21 anni solo un giovane «alla Don Bosco» poteva averne l'audacia! - Luigi Orione iniziò proprio con un collegio per ragazzi poveri, per poi aprirsi alle varie direzioni delle opere della carità intese a riportare i piccoli, i poveri, il popolo alla Chiesa e al s$ 1 NOVEMBRE 1988 Papa per «instaurare omnia in Christo » . C'è un documento prezioso che testimonia la continuità di vocazione di Luigi Orione ex allievo salesiano . Mons . Bandi, Vescovo di Tortona, nella sua Relazione al Papa Leone XIII, in occasione della Visita ad limina, il 18 .2 .1895 scrive : «Da due anni a Tortona fu istituito un nuovo collegio cattolico dovuto alla cura e all'attività di un certo chierico che sarà ordinato al più presto (Luigi Orione), il quale, già alunno dell'Oratorio torinese di S . Francesco di Sales fondato dal celeberrimo e benemerito sacerdote Don Bosco, sembra aver assorbito molto del suo spirito in favore della educazione cristiana degli adolescenti ; ( . . .)» . Don Orione amò sempre riconoscere come una benedizione l'«impronta salesiana» nella vita sua e della sua Congregazione . Al suo vecchio catechista don Stefano Trione che, scrivendogli quarant'anni dopo di averlo avuto ragazzetto a Valdocco, gli si era rivolto dandogli del «lei», don Orione, commosso, quasi protesta : «Ma perché? No, caro signor don Trione, mi dia ancora e mi dia sempre del «tu» ; sono e voglio essere sempre quel vostro povero ragazzo che venne accolto da Don Bosco, e cresciuto per tre anni sotto il manto di Maria Ausiliatrice, visse del pane dei salesiani alla scuola di pietà, di sacrificio, di lavoro di quella schiera salesiana di uomini di Dio, il cui ricordo, dopo circa quarant'anni, è ancora tanta luce che illumina e viene confortando la mia vita» . Per don Orione, la scuola di Valdocco non fu solo un periodo felice da ricordare . L'amicizia di Don Bosco non fu solo un titolo d'onore e di prestigio per tale paternità . Egli sentì forte il senso di responsabilità nello sviluppare quel dono di Dio che fu l'eredità di esempi e di insegnamenti ricevuti . « Ho sempre pensato che il Signore volle ch'io andassi da Don Bosco, conoscessi Lui ( . . .) e i primi Salesiani dei tempi eroici, perché ne prendessi lo spirito proprio dalle origini» . E, riandando a quei tempi come ad una mitica «età dell'oro», ricordava persone, usi, fatti, inse- gnamenti e manifestava l'intenzione «di ritornare ai tempi di Don Bosco, con lo stesso spirito, con lo stesso ardore» . Il «ritorno a Don Bosco», di cui parla Giovanni Paolo II nella Lettera per il centenario, fu studio e impegno filiale costante di don Orione, durante tutta la sua vita . I volumi dei suoi Scritti e della sua Parola sono sovrabbondanti di testimonianze . Si possono con facilità riconoscere numerosi tratti della figura di Don Bosco nella filigrana della vita di don Orione e della sua Piccola Opera della Divina Provvidenza . Vi si rintracciano le medesime linee • 61 ascetiche articolate attorno all'Eucarestia, alla Confessione, alla devozione alla Madonna e all'amore al Papa e alla Chiesa; il sistema educativo, che don Orione precisò poi come «preventivo-paterno» ; l'amore ai giovani e la « carità apostolica » del dare la vita per i propri amici ; e via via, fino a comprendere le medesime usanze e modelli nelle pratiche di pietà, nella formazione dei religiosi, nella organizzazione delle attività . Don Orione (in cotta bianca sotto l'ombrello) «accompagna» Don Bosco nel 1934 62 ~ 1 NOVEMBRE 1988 Il leggere questi appunti sui meravigliosi frutti colti da un santo, il Beato Luigi Orione, da un altro santo, San Giovanni Bosco, è stimolo per tutti a «ritornare» con fiducia e impegno a Don Bosco per attingere quel bene che è sempre nuovo, vivificante, inesauribile, perché è dono di Dio . «Don Bosco è un gran dono che Dio ha fatto al mondo - diceva don Orione ai suoi figli - è una miniera d'oro, un filone d'oro di cui se ne è sfruttato appena la superficie . Molto rimane ancora da scoprire e da prendere da Don Bosco» . Le celebrazioni della Chiesa sono sempre «tridimensionali» : nel presente, fanno memoria di un passato salvifico, per avviare a un compimento futuro di umanità che è la gloria di Dio . Questo certamente è anche lo scopo più inteso e atteso nella celebrazione del centenario di Don Bosco : un ritorno a Don Bosco per andare avanti in umanità, a gloria di Dio . A titolo tutto speciale questo «ritorno» riguarda oggi la Famiglia religiosa di don Orione con le sue varie componenti di preti, suore, coadiutori, eremiti, adoratrici cieche, istituti laicali, ex allievi e amici . Conoscere, studiare e amare Don Bosco è parte del testamento spirituale lasciatoci da don Orione . Ma, a questo punto, lascio la parola al nostro Fondatore. Era il 31 gennaio 1940 . Don Orione celebrava la festa del Santo per l'ultima volta, infatti il 12 marzo successivo l'avrebbe raggiunto in paradiso . « Con gli occhi velati dal pianto, con la voce calma e flebile, commosso oltre il solito», dopo aver ricordato le ultime parole rivoltegli da Don Bosco a Valdocco : «Noi saremo sempre amici», così proseguiva : «Cari miei chierici, cari sacerdoti e Figli della Divina Provvidenza, vi lascio come TESTAMENTO SPIRITUALE queste parole di Don Bosco . Don Bosco vive nella sua Congregazione salesiana, nello spirito e nelle opere dei suoi figli . La nostra Congregazione è una piccola pianticella, a paragone di un cedro, quale è la pianta e l'Opera di Don Bosco . Io sento che passo e che breve sarà ancora la mia vita . Voi vivrete e formerete la Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza . Ricordate, cari miei sacerdoti e chierici, ricordate sempre le grandi parole di Don Bosco e cercate di metterle in pratica . I Salesiani non hanno bisogno del nostro aiuto ; non hanno bisogno della nostra miseria, della nostra debolezza . Ma ricordate sempre questo : fate sì che non venga mai meno nella nostra Congregazione quell'affetto, quella fraternità, quell'unione, quell'amicizia di cui ha parlato Don Bosco! La Piccola Opera sarà quello che Dio vorrà! Anzitutto senta sempre, la Piccola Opera della Divina Provvidenza, senta sempre gratitudine per Don Bosco e verso i suoi figli, e il- vostro atteggiamento e condotta siano atteggiamento e condotta che denotino gratitudine verso i Salesiani per la sacra memoria di Don Bosco, e per quello che hanno fatto i suoi figli per portarmi avanti negli studi e farmi sacerdote . Che se mai qualche volta vi avvenisse, nel corso della vita, di poter dire qualche parola, di poter difendere qualche Salesiano, qualche figlio di Don Bosco, fatelo ricordando le grandi parole che Don Bosco rivolse, nel suo Ancora don Orione a Valdocco con il Rettor Maggiore dei tempo don Pietro Ricaldone e un gruppo di «orionini» grande cuore, a un povero ragazzo che egli tolse dai campi e per cui andò tanto avanti nel suo spirito paterno da chiamarlo AMICO . Che cosa vedeva Don Bosco quando, mentre a tutti era proibito di andare da lui, volle che quel povero ragazzo andasse a confessarsi da lui? Che cosa vedeva e sentiva nel suo spirito quando andò tanto avanti e disse : NOI SAREMO SEMPRE AMICI? Non disse : Io e tu saremo sempre amici ; disse : NOI saremo sempre amici! Questo NOI trascende dalle persone e passa nelle due Congregazioni . Siate sempre i piccoli e, nella gratitudine del cuore, siate sempre i grandi amici di Don Bosco e di quelli che vanno perpetuando nel mondo l'Opera di Don Bosco! » . A distanda di anni, la Piccola Opera della Divina Provvidenza rinnova oggi con stima e riconoscenza verso la grande Famiglia salesiana il «NOI SAREMO SEMPRE AMICI», già vincolo di fraternità spirituale fra i due santi Fondatori . don Flavio Peloso - FDP s$ 1 NOVEMBRE 1988 • 63 Immagini dell'iconografia donboschiana tratte da pubblicazioni della Società Editrice Internazionale :AE® «Vorrei sbagliarmi, ma è mia impressione che in questi ultimi decenni sia andata assottigliandosi la presenza di Don Bosco fondatore d'istituzioni e quella del suo pensiero pedagogico nella produzione libraria e nella saggistica fuori della cerchia salesiana sia a livello scientifico, sia in quello dell'alta divulgazione» . Con queste parole don LA STORIOGRAFIA DON BOSCHIANA FRA PIGRIZIA, LUOGHI COMUNI E SERIETÀ L'anno centenario rivela limiti e difetti di molte pubblicazioni ma non mancano esempi di serietà scientifica e di corretto approccio metodologico. 64 • 1 NOVEMBRE 1988 Pietro Stella ha iniziato la sua relazione «Lo studio e gli studi su Don Bosco e sul suo pensiero pedagogico-educativo : problemi e prospettive» al convegno su «Prassi educativa pastorale e scienza dell'educazione», tenutosi lo scorso anno come riflessione da parte dei SDB prima che cominciasse il centenario dedicato a Don Bosco . L'attento studioso salesiano ha svolto una serie di considerazioni sulle presenze e sulle assenze della figura del Santo nella storiografia più recente . Da un lato carenze informative e trasmissione di errori (anche da parte di autorevoli uomini di Chiesa), dall'altro mancato approfondimento (imputabile forse a un minimo di inerzia salesiana) del ruolo di Don Bosco nella storia civile del nostro Paese . Egli avverte giustamente che sarà possibile stilare un bilancio dell'interesse, o disinteresse, della cultura italiana nei confronti del sacerdote di Chieri soltanto dopo la conclusione del centenario . Ancora una volta si tocca con mano la mancata colmatura del fossato fra cultura popolare e cultura ufficiale, nonostante un maggiore nozionismo e un principio di unificazione del linguaggio comune (purtroppo verso il basso) portato dall'uso di strumenti quali cinema, radio e televisione . Don Stella giustappone i «silenzi» di due storici, uno di parte comunista, Giorgio Candeloro, e un secondo di matrice cattolica, Gabriele De Rosa, nelle rispettive opere principali dedicate alla storia del mondo cattolico e apparse nel dopoguerra. Vero è che la figura del Santo sembrerebbe non aver bisogno di illustrazione, tanto essa è popolare e radicata nella coscienza generale, sia come persona in sé, sia nelle opere civili - dalle scuole alle parrocchie, dagli oratori alle comunità e associazioni di vario tipo espresse e gestite dai salesiani e dalle salesiane . Ma è anche vero che una carenza di motivazioni culturali e spirituali rischia, alla fine, di alimentare interpretazioni fuorvianti, come ce ne sono state di recente, di un Don Bosco approssimativo e facilone, più taumaturgo e sciamano che teologicamente affidabile, atti- vista e praticone piuttosto che elaboratore di un metodo socio-culturale . A questa opera di distorsione hanno concorso, fra gli altri, i ritratti stilati da Guido Ceronetti, Sergio Quinzio e Michele L . Straniero, e nei quali l'interpretazione chiaramente prevale sull'informazione, e spesso il pregiudizio sulla verità compiuta . Possiamo, ai silenzi denunciati da don Stella, aggiungere il risultato di una nostra indagine empirica com- 1 Illustrazioni di Conti per una pubblicazione della SEI : Giovannino Bosco «predica» ai suoi compaesani piuta attraverso le 25 .429 pagine (indici e illustrazioni comprese) dei 25 tomi sino a ora usciti della «Storia d'Italia» edita da Einaudi (e formata, oltre che dalla «Storia» vera e propria, dai «Documenti», dagli «Annali», dall'«Atlante» e dalle «Regioni») . Don Bosco vi è citato in tutto dodici volte (incluse le note), per lo più in un contesto generale, come un nome fra gli altri, e senza offrire esaurienti valutazioni . Il tutto non occuperebbe, a riportarlo, più di una cartella dattiloscritta . A titolo di paragone, abbiamo considerato un contemporaneo di Don Bosco, Edmondo De Amicis, oltretutto attivo nella stessa area geografica, il Piemonte . Di De Amicis compaiono trentasei citazioni, che spesso entrano nel merito del 1 NOVEMBRE 1988 - personaggio, e vengono riportati cinque lunghi brani delle opere . Le analogie sono forse rischiose, ma si tratta soltanto di un esempio : si può rilevare infatti, con una semplice occhiata agli indici, che personalità molto meno significative e note del Santo ricevono, nell'opera einaudiana, spazi sproporzionati al loro obiettivo significato civile . Teniamo conto che la «Storia» dell'editore torinese figura in quasi tutte le biblioteche delle scuole medie e superiori italiane, al di là dai suoi meriti scientifici, e che essa quindi influenza ricerche e indagini, deposita giudizi e pregiudizi, stratifica e orienta, nella cultura in formazione dei giovani, valutazioni e prospettive socio-politiche (e ovviamente il caso di Don Bosco può essere moltiplicato in numerose altre assenze o distorsioni) . Si potrebbe anche accettare il criterio che Don Bosco non sia nominato in quindici dei venticinque tomi che compongono il «corpus» dell'opera . Sembra molto meno ammissibile per la stessa serietà e Ancora una illustrazione di Conti : Giovannino riceve la prima Comunione credibilità degli addetti ai lavori che le assenze si verifichino nel tomo secondo del quarto volume della «Storia» vera e propria, al capitolo «La cultura di una città : Torino» ; e addirittura - ci sia permesso l'aggettivo - scandaloso che nel volume della serie «Regioni» dedicato al Piemonte si trovi soltanto una fuggevole citazione, contro le circa cento di Gianni Agnelli, le dieci di Norberto Bobbio (sia detto con tutto il rispetto, certamente assai meno significativo, per la storia del Piemonte, di Don Bosco), le cinque di Palmiro Togliatti, le due di De Amicis, e via spulciando . Il volume più ricco di notazioni è il nono della serie «Annali», dedicato a «La Chiesa e il potere politico», e nelle cui 1 .042 pagine si registrano sei esigue citazioni . Meno di quelle dedicate a Giuseppe Alberigo, Gabriele De Rosa, Giuseppe Toniolo, Francesco Vito : dei quali 65 facciamo i nomi considerandoli protagonisti della cultura cattolica . Ci sia lecita la meraviglia per la sola citazione che appare nel saggio, contenuto nel volume, di Maurilio Guasco, storico, se non andiamo errati, di matrice cattolica . Lungi da noi l'idea di ritenere che sia stato compiuto (e non soltanto nei confronti di Don Bosco) un tentativo di riscrittura della storia da parte della cultura laica e dell'illuminismo di sinistra . Si tratterebbe infatti di un'operazione destinata al fallimento . Potrebbe esserne un esempio la situazione nella quale è venuta a trovarsi la stessa casa editrice Einaudi, che ha dovuto cambiare padrone anche per iniziative, come l'«Enciclopedia» e in parte la «Storia dell'arte» e la «Storia della letteratura», sostanzialmente e culturalmente poco convincenti, tali comunque da aprire incolmabili passivi, proprio per la loro dubbia validità, nei bilanci dell'editore torinese . Quasi a voler significare che una politica di costante truccaggio della verità (disinformazione, scarsa scientificità, omissione o pregiudizio ideologico) si conclude con un clamoroso risultato negativo . Le cento citazioni di Agnelli, la sola di Don Bosco non diminuiscono certamente la statura del Santo dei ragazzi, la cui importanza nella storia e nello sviluppo sociale del nostro Paese è dimostrata proprio dal fatto che la sua popolarità non abbia bisogno di cattedratici radicali o di opportunisti della cultura anche di provenienza cattolica - in cerca di onori accademici . Tuttavia l'avvertimento di don Stella e la rapida ricerca che abbiamo cercato di presentare rivelano l'esigenza di un costante impegno culturale di studio, approfondimento e divulgazione nei confronti non di un personaggio un po' magico e un po' straordinario, ma di un fedele prete della Chiesa che il Signore ha scelto come proprio strumento . Egli nulla ha fatto a suo personale vantaggio, ma per il bene comune e in particolare di quei giovani dei quali, almeno nei tempi nei quali operò, la cultura laica, progressista e illuminista non si occupava, tutta chiusa nei suoi libreschi e ideologici interessi . Angelo Paoluzi 66 - i NOVEMBRE 1988 Solidarieta borse di studio per giovani Missionari pervenute alla Direzione opere Don Bosco Borsa : S. Giovanni Bosco e Santi Salesiani, in memoria di Carolina Gambarelli, a cura di Gambarelli M . Clotilde, L. 7.500 .000 Borsa : In memoria del Dr . Francesco Rota, Presidente della SE4 a cura del Consiglio Amministrativo della SEI, L . 5 .000 .000 Borsa : Don Bosco, in suffragio dei miei defunti a cura di Favaro Bartolomeo, Torino, L. 1 .000.000 Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, in ringraziamento e protezione, per una santa morte, per me e i miei cari, a cura di N .N ., Pavia, L . 1 .000 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bosco, Domenico Savio, ringraziamento per grazia ricevuta, a cura di N .N ., Torino, L . 1 .000 .000 Borsa: Maria Ausiliatrice, Don Bosco, Domenico Savio, invocando protezione e guarigione di Mauro, a cura di Racca Pietro, L . 1 .000.000 Borsa: Maria Ausiliatrice, Don Bosco : proteggete i miei nipoti a cura di M . D ., Chambave, L. 800 .000 Borsa : Madre Mazzarello, a cura di N .N., L . 600 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bosco, Santi Salesiani, a cura di A . R ., L. 500 .000 Borsa : Don Bosco : ragazzo del sogno, in ringraziamento e protezione per commilitoni e amici del '24, a cura di A . G ., L . 500 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice, in ricordo dei miei nonno a cura di A . G ., L .500.000 Borsa : Don Bosco e la Provvidenza, con affettuoso ricordo per la mamma, a cura di A . G., L . 500 .000 Borsa : Don Filippo Rinaldi, in memoria di don Filippo G., missionario a cura di A . G., L . 500 .000 Borsa: Maria Ausiliatrice, per protezione in vita e in morte a cura di B. A ., Torino, L. 500 .000 Borsa: Don Bosco, a cura di P . G ., Torino, L. 500 .000 Borsa: Maria Ausiliatrice e Don Bosco, in suffragio dei miei defunti e implorando protezione, in vita e in morte, a cura di C . G ., L. 500 .000 Borse Missionarie da L . 100 .000 Borsa : Beato Michele Rua, per la sua glorificazione, a cura di N .N ., L .500.000 Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di Avv . Giovanni e Bonina Nicoletti, L,200 .000 Borsa : Mons. Olivares, per protezione sulla famiglia e suffragio dei defunti, a cura di Spinucci Antonio, L .500.000 Borsa : Maria Ausiliatrice, Santi Salesiani, ringraziando e invocando protezione, a cura della famiglia Masera, Trofarello (TO) L . 200.000 Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, invocando protezione sui miei cari, a cura di una Cooperatrice, Ortona (CH), L . 500.000 Borsa: Don Bosco, per protezione a cura di Caligaris Raffaella, L . 200.000 Borsa : Beato Michele RUa, per la sua glorificazione e per guarigione d'una persona cara, a cura di N .N ., L . 500 .000 Borsa: Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, ringraziando per protezione ricevuta, a cura di Gambirasio Giovanni e Bellotti Angelina, L .500 .000 Borsa - Maria Ausiliatrice, in ricordo di Alessandro Giuriani nel V anniversario della morte, a cura di N .N ., L .500 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, implorando protezione e una grazia, a cura di Pina Perotti, L .350 .000 Borsa: Maria Ausiliatrice, Don Bosco, ringraziando e supplicando protezione sui figli e nipoti Franco, Sergio, Luca e Marco, a cura della Famiglia Parusso e Rolfo, L . 300 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, invocando protezione a cura di Tabacchi Costante, L . 300 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice, per suffragio dei defunti e protezione sulla famiglia, a cura di La Scala Graziella, L.250 .000 Borsa : S . Cuore di Gesù, Maria Ausiliatrice, Santi Salesiani, invocando protezione per la figlia Stefania e famiglia, a cura di Falcone Orazioantonio, L. 250 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bosco, Domenico Savio, ringraziando e invocando protezione sulla famiglia, a cura di Giraudo Domenico, L .250.000 Borsa : Gesù Sacramentato, Maria Ausiliatrice, Don Bosco, in ringraziamento e protezione, a cura di Gonella Maria, L . 200 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, in ringraziamento e invocando continua protezione, a cura di Simioli Luisa, L. 200 .000 Borsa : Don Bosco, a cura di Ferrari Irene e Renzo, L . 200 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, vi consacro le mie nipotine, a cura di N .N . Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, salvate mio figlio, a cura di N .N . Borsa : Beato don Rua e Santi Salesiani, aiutateci in vita e in morta a cura di N .N . Borsa : S. Cuore di Gesù, confido in Te a cura di N .N . Borsa : Spirito Santo, discendi nelle nostre famiglie a cura di N .N . Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bosco, Domenico Savio, per ringraziamento e protezione, a cura di R . Cena, Chivasso Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, salvate la mia famiglia a cura di G . O., Vercelli Borsa : In memoria e suffragio di mia Borsa: Maria Ausiliatrice, S . Giomamma Merazzi Beatrice Negrin( a vanni Bosco, invocando protezione cura di Negrini Antonio, L . 200 .000 in vita e in morte per me e famiglia, a cura di M . C., Dogliani Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, per protezione e guida dei fi- Borsa: Maria Ausiliatrice, Don Bogli, a cura di Tavano Maria, L . 200.000 sco, Domenico Savio, per ottenere grazia, a cura della Famiglia Ferrero, Borsa : S. Giovanni Bosco, nel cen- Rivoli tenario della morte a cura di A . S . Rina, Ghemme, L . 200.000 Borsa: Maria Ausiliatrice, Santi Salesiani, per ringraziamento e invoBorsa: Maria Ausiliatrice e Dome- cando protezione, a cura di N .N ., Canico Savio, a cura di Compagni Te- casse resa, L. 150 .000 Borsa: Maria Ausiliatrice, S. GioBorsa: Maria Ausiliatrice e Don Bo- vanni Bosco, Domenico Savio, in sco, in memoria di Felice Canoni a ringraziamento, a cura di Daffaro, Vercelli cura della moglie, L. 150 .000 Borsa : S . Giovanni Bosco, per protezione di mio figlio Marco, a cura di Domeneghetti M . Rosa, L . 150.000 Borsa: Maria Ausiliatrice, per protezione, a cura di Cucco Giuseppe, Torino Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, in suffragio di mio marito Pietro Rosina, a cura di Gastaldello Letizia, L . 150.000 Borsa : Maria Ausiliatrice, S . Giuseppe, Don Bosco, per la salute e prosperità dei miei cari, a cura di Codazzi Leopoldo Borsa : Edvige Carboni, per grazia Borsa: Don Bosco, invocando proricevuta, a cura di Accardi Maria, tezione a cura di Marciante S . Grisafi G . L .125 .000 Borsa : S . Domenico Savio, a cura di Santamaria Franca, L. 110 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di Cima Angiolina, Vercelli s$ 1 NOVEMBRE 1988 - 67 Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, in suffragio di Lampuri Antonia e invocando protezione, a cura di Cutrupello Melita Carmela Borsa : Maria Ausiliatrice, Santi Salesiani, in suffragio di mio marito Giovanni Cagliero, a cura di Casetta Maria Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bo- Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi sco, Domenico Savio, per protezio- Salesiani, ringraziando e invocando ne e ringraziando per protezione protezione, a cura della Famiglia Maavuta, a cura di C . E ., Torino gliano, Rivoli Borsa : Maria Ausiliatrice, Santi Salesiani, proteggete la mia famiglia a cura di Andorno Angela, Vercelli Borsa : Maria Ausiliatrice, in ringraziamentq a cura di Rolle Silvana, Torino Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bosco, Domenico Savio, per ringraziamento e protezione della famiglia, a cura di Arduino Carolina Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bosco, Domenico Savio, ringraziando e invocando protezione per nipote Marco, a cura di Nonna Maria Borsa : S . Cuore, Maria Ausiliatri- Borsa : Domenico Savio, in memoce, Don Bosco, per ringraziamento Borsa : In memoria e suffragio di mia ria del figlio Giandrea e per proteziomadre Casella Spartà, a cura di ne di Andrea e Martino, a cura di Mae protezione, a cura di Palagiano AnSpartà Diego tonia, Taranto roso Pia Borsa : Maria Ausiliatrice, Santi Salesiani, per protezione della famiglia, a cura di N .N ., Alice Castello Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, implorando protezione su novello sacerdote, a cura di G . L. e F. Borsa : S . Giovanni Bosco, in ringraziamentq a cura di Miglietta Etienne, Torino Borsa: Maria Ausiliatrice e Don Bosco, per ringraziamento e protezione, a cura di T . M ., Chieri Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, per ringraziamento a cura di Gallo Ausilia Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, proteggetemi a cura di G . G ., Asti Borsa : Maria Ausiliatrice : proteggimi, a cura di Mio Arcifa, Catania Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Sosco, a cura di Rosaria B ., Torino Borsa: Maria Ausiliatrice, Santi Salesiani, invocando protezione per noi e i nostri cari, a cura di E . e G ., Torino Borsa: Maria Ausiliatrice, in suffragio dei miei defunti, a cura di Pasqualina Rizzo, Osara Bormida Borsa : Gesù Sacramentato, Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, in ringraziamento, a cura di Goretti Rina, Como Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, invocando aiuto e protezione, a cura di Maria Pastrone Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Liovanni Bosco, implorando protezione su casa e famiglia, a cura di A . M . Borsa : Don Bosco, per protezione degli occhi di Rosita ed Elena a cura di Francia Elena Borsa : Maria Ausiliatrice, S . Giovanni Bosco, per grazia ricevuta a cura di Veroni Maria, Lecce Borsa: Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, in suffragio del figlio Piero, a cura di Pittarello Margherita Borsa: Maria Ausiliatrice, Don Bosco, Domenico Savio, invocando grazie e protezione per la figlia, a cura di M . R ., Alessandria Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bosco, Sr. Eusebia, per grazia ricevuta, a cura di B . L, Torino Borsa : Maria Ausiliatrice, in ringraziamento e in memoria di Mamma e defunti, a cura di Turra Mita Borsa: Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, in suffragio delle anime del Purgatorio, a cura di Rebora Pia Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bosco, Domenico Savio, ringraziando per la nascita di Cristina e per protezione dei figli, a cura di Serra Maria Rosa Borsa : Maria Ausiliatrice, per ringraziamento e protezione, a cura di Colombo Giovanna & M . Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, per ringraziamento e continua protezione, a cura di Gracciotti Attilio Borsa: In memoria di Costante Abbiat4 a cura della moglie Borsa : Don Bosco, a cura di Adele Cozzani Borsa : In memoria di Ronconi Francesco e Alfredo a cura di Ronconi Aurora Borsa : Don Bosco, a cura di Argilli Riccardo Borsa : Mons . Olivares, cui debbo mia ordinazione sacerdotale e destinazione mio servizio parrocchiale, a cura di don Agostino Mancini Borsa: In suffragio di Martinatto Vito, a cura della moglie e dei figli Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, in suffragio di Mario e Dante, a cura di Pia Rebora Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bosco, Domenico Savio, per grazia ricevuta, a cura di Camerlingo Concetta Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, per protezione della famiglia a cura di Scupelli Rosa Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, con sincera devozione, a cura di Arrigoni Marocco Enrica Borsa : In memoria dello zio Don Giovanni Pian, a cura di Pizzamiglio Rita Borsa: S . Giovanni Bosco, in ringraziamento e invocando una grande grazia, a cura di Dal Pane Adriana Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, per ringraziamento e invocando ancora grazie, a cura di Gianna Loretta Grassi e famiglia Borsa : Domenico Savio, perché protegga il piccolo Alessandra a cura della mamma Borsa : Don Bosco, per ringraziamento e protezione della famiglia a cura di G . M ., Torino Borsa: Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, per ringraziamento e protezione della famiglia, a cura di Pastrone Elvira Borsa: S . Domenico Savio, Santi Salesiani, invocando preghiere per la famiglia, a cura di Maria Marinello, La Spina Borsa : In memoria di Celoria Edmondo a cura della sorella Giovanna, Vercelli Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, a cura di Bedeschi Lara, Vicenza Borsa : S . Cuore, Maria Ausiliatri- Borsa : Maria Ausiliatrice, per la ce, Don Bosco, per un favore gran- santificazione dei sacerdoti a cura di Luciani Giovanni de, a cura di Scarpetti Emilia Borsa : Maria Ausiliatrice, in ringraziamento per impiego e protezione nostra fede, a cura di Nasi Giovanni Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, per la protezione della famiglia, a cura di Giorgio e Ivana Mensiteri Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, per aiuto e protezione, a cura di Antonio Rossi Borsa : S . Giovanni Bosco, ringraziando e invocando protezione a cura di Nasi Giovanni Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, per ringraziamento e protezione, a cura di Liliana Pannocchia Borsa : Gesù Sacramentato, Maria Ausiliatrice, Santi Salesiani, per impetrare grazie, a cura di VibertiCerri, La Morra Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, a cura di N .N . Borsa : Maria Ausiliatrice, in ringraziamento e invocando fede e salute per la famiglia, a cura di Cogo Leonilda Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, invocando protezione per me e i miei cari, a cura di Rosina Maizza Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Domenico Savio, a cura di M . F . G . Borsa : In memoria di Mons. Cognata a cura di N .N . Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di Zanin Ivana 11 TAXE PERCUE TASSA RISCOSSA SEI r r P h I DI I E1 DIZ s I DIZIO t J SE SE jAR A! l, . 11 -40, K Y .% lv e