Per
Rivista trimestrale Aprile 2010 - N. 46 - Sped. in A.P. Art.2 Comma 20/c Legge 662/96 - Filiale di Forlì TAXE PERCUE “TASSA RISCOSSA” RIMINI FERROVIA
I
N
maestre pie dell’addolorata
SIEME
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
Evento indimenticabile
e indimenticato
Per
I N SIEME
Rivista trimestrale dell’Istituto
MAESTRE PIE DELL’ADDOLORATA
Aprile 2010 - N. 46 - anno XVI
Proprietario/Editore:
Istituto Maestre Pie dell’Addolorata
Autorizzazione del Tribunale di Rimini
N. 2/94 del 10/2/94
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Via Fratelli Bandiera 34 - 47921 Rimini
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Angelo Montonati
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Carlo Toresani
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
..........
Sede Legale:
Istituto Maestre Pie dell’Addolorata
Viale Vaticano 90 - 00165 Roma
La solenne liturgia conclusiva dell’Anno
Elisabettiano presieduta dal Vescovo di
Rimini Mons. Lambiasi.
...........................................
Stampa: Tipografia Garattoni
Via Achille Grandi, 25
47049 Viserba (Forlì)
2
insieme per - N. 46
C.A.P.____________CITTà_____________________________________________
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tramite conto corrente n. 15747470
intestato a: Istituto Maestre Pie
dell’Addolorata - B.E. Renzi
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SOMMARIO
3
Buona Pasqua
con Madre Elisabetta
di Angelo Montonati
20
Da Bettola a Coriano
con sosta a Cesena
della Commissione MPA di Bettola
4
Esperienza missionaria
tra i bambini di Tepatitlán
di Pasquale Ruggiero
23
In 140 dalle case di riposo
e dalle case-famiglia MPDA
5
SPECIALE
Anno indimenticabile
e indimenticato
di Madre Lina Rossi
7
Cronache e immagini
di eventi nell’evento
di Suor Annamaria Rovelli
15
La bella storia
di una ragazza “tosta”!
di a.m.
18
Ondate di pellegrini
dall’Italia e dal mondo
di Suor Annamaria Rovelli
24
28
31
32
La lezione è finita:
comincia la vita
di Angelo Montonati
Disegni e poesie
presentati al concorso A.E.
A domanda risponde
Libri
a cura di Angelo Montonati
E
ditoriale
D
Buona Pasqua
con Madre Elisabetta
opo la conclusione di questo en­­
tusiasmante Anno Elisabettiano,
di cui parliamo ampiamente nelle
pagine che seguono, viene spontaneo formularci gli auguri di Buona Pasqua
insieme alla nostra Beata, pensando innanzitutto a come l’avrebbe vissuta lei.
Non possiamo nasconderci il contesto di
una società come la nostra, nella quale due
degli appuntamenti fondamentali della vita
cristiana - la nascita del Verbo fatto carne e
il suo ritorno al Padre dopo la resurrezione
- vengono sempre più banalizzati all’insegna dell’indifferentismo religioso e del re­­
la­­tivismo più volte denunciati da papa Be­­
nedetto XVI. Il Natale è oramai presentato
prevalentemente come la festa del regalo,
sia pure trascorsa in famiglia, rigorosamente preceduta da un “cenone” per il quale non
si deve badare a spese, e conclusa con il
classico panettone. L’albero e le luminarie
finiscono per far dimenticare il Presepio e i
suoi protagonisti. Quanto alla Pasqua, an­­
ch’essa oggetto di prelibate leccornie ga­­
stronomiche, per molti è soprattutto occasione di svago turistico, grazie anche al se­­
condo giorno festivo, il Lunedì dell’Angelo:
se Natale si fa “con i tuoi”, la Pasqua è
all’insegna del “con chi vuoi”. E il simbolo
che dovunque campeggia è un bell’uovo di
cioccolato o un dolce a forma di colomba.
Nel prendere atto di questa faccia della realtà
non certo confortante ma non l’unica, un cristiano sa come reagire all’andazzo comune.
La Pasqua è l’evento fondante del nostro credere: «Se Cristo non è risorto», ci ricorda San
Paolo, «vana è la nostra fede». Anche per
questo “fare Pasqua” è stato espressamente
codificato dalla Chiesa come precetto.
Madre Elisabetta ci aiuta a comprendere
pienamente ciò che sta dietro a questo precetto dell’incontro eucaristico col Risorto. Il
periodo liturgico di preparazione all’evento
ecclesiale, la Quaresima, è visto da lei come
allegoria e paradigma della nostra stessa
esistenza: «Alle feste bisogna prepararsi»,
afferma: «con la Quaresima ci prepariamo
alla Pasqua: con la vita presente ci prepariamo alla vita eterna, eterna festa, gloria interminabile». Poi, col realismo che la caratterizza, aggiunge: «Certamente dovremo ancor
molto e sempre patire; ma senza il Venerdì
Santo non vi è il giorno di Pasqua». Infine,
la ragione della speranza: «L’alleluja sta di
casa al di là del Calvario».
Ed ecco l’altra faccia della realtà, di cui
l’Anno Elisabettiano ci ha dato una sorprendente conferma: i numerosissimi pellegrini giunti in visita ai luoghi in cui visse e
operò la Fondatrice delle Maestre Pie
dell’Addolorata, hanno centrato la loro
giornata sulla celebrazione eucaristica e su
preghiere e riflessioni guidate dalle parole
della Madre, all’insegna della gioia e della
certezza che il buon Dio ci ama. E tutti sono
ripartiti animati da un rinnovato impegno di
testimonianza coraggiosa nel mondo.
Vengono in mente ancora le parole della
Beata Elisabetta a proposito dell’Eucaristia:
«Se comprendessi il valore della santa
comunione, eviterei i più lievi mancamenti,
conserverei l’anima sempre pura agli occhi
di Dio. Quando un’anima ha degnamente
ricevuto il sacramento dell’Eucaristia nuota
nell’amore; essa è umile, dolce, mortificata,
caritatevole e modesta, con tutti concorde, è
un’anima capace dei maggiori sacrifici!
Non è più quella di prima».
Ecco dunque l’augurio che ci facciamo di
cuore: la Pasqua ci veda tutti “nuotare
nell’amore” in un mondo dove la violenza,
l’odio e la banalità sembrano prevalere anche
perché fanno più notizia; e ci aiuti a non
perdere di vista l’“eterna festa” che è garantita a tutti quanti credono nel Risorto.
Angelo Montonati
insieme per - N. 46
3
C
iviltà DELL’AMORE
Esperienza missionaria
tra i bambini di Tepatitlán
L
o scorso mese di agosto
mi sono recato nella casa
famiglia di Tepatitlán in
Messico per fare un’esperienza missionaria. Col­­­tivavo da
sempre questo de­­­siderio, ma
non riuscivo mai ad avere
l’occasione per realizzarlo:
finalmente ci sono riuscito.
Prima di tutto ringrazio la
Madre Generale delle Mae­
Pasquale Ruggiero con alcuni ospiti
della casa di Tepatitlán e (sopra)
con la comunità al completo.
4
insieme per - N. 46
stre Pie dell’Addolorata,
Ma­dre Lina per aver accettato la mia richiesta; Suor Pia
Bar­boni e Suor Sabrina che,
con la loro disponibilità, mi
hanno fatto contattare le suore
a Tepatitlán.
Sono molto contento dell’e­
sperienza che ho fatto, che
giudico altamente positiva
per me. Posso dire che quando ci raccontano certe cose,
le ascoltiamo, ma poi in qualche modo le dimentichiamo;
ma quando vivi realtà del
genere, senti che ti cambiano
dentro e difficilmente le puoi
dimenticare. Per me, stare
con quei bambini ha significato vedere in ciascuno di
loro il volto di Cristo. Nella
casa dove vivono, bambini e
ragazzi, ma­schi e femmine, si
vogliono bene tutti come fratelli e sorelle, dalla più piccola creatura alla più grande, e
riescono a trasmettere fin dai
primi momenti tanta gioia,
ma soprattutto tanto affetto.
La mia permanenza tra loro è
stata molto piacevole, an­che
nel rendermi disponibile nei
loro confronti, soprattutto con
i più piccoli. Tutti quei bambini che avevo attorno quotidianamente, mi hanno riempito di tanta gioia e felicità:
vedevo in ognuno di loro il
fratello bisognoso e io mi
sono sentito come un loro
fratello, come un padre per
tutti, senza privilegi e senza
pregiudizi per nessuno; come
S. Francesco “soggetto ad
ogni creatura” per amore di
Dio, a causa di Dio, perché il
bene viene da Dio e deve
ritornare a Dio.
Ringrazio la comunità delle
Maestre Pie di Te­patitlán per
avermi ospitato.
Pasquale Ruggiero
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
Anno indimenticabile
e indimenticato
Tutto ha contribuito a spingere
le maestre pie dell’addolorata
verso un itinerario di approfondimento dell’essenza della loro
spiritualità e del loro carisma
R
iandare con la memoria del cuore, all’anno
trascorso, in cui ab­­
biamo celebrato il
150° anniversario della nascita al cielo di Madre Elisabetta
Renzi, no­­stra Fon­datrice, è
veramente cantare un inno di
lo­de e ringraziamento al
Signore, per le grazie e i doni,
innumerevoli, che ci sono
stati elargiti. Nel contesto del­
l’An­no Elisabet­tia­­­­­­­­­no, erano
anche vari gli an­­­­niversari in
esso contemplati: 170° del­
l’Erezione Ca­­­no­nica del­l’Isti­
tuto; 50° della guarigione
miracolosa di Sr. Ago­stina
Galli; 20° della Bea­tifi­cazione
di Madre Elisabetta.
Per noi Maestre Pie dell’Addolorata questo anno significava impegnarci in un cammino spirituale di approfondimento degli elementi es­­
senziali della nostra spiritualità e del carisma che ci
appartengono, con la consapevolezza che tutto parte
dall’amore di Dio, che ci
vivifica ad ogni istante e che
diventa luce per il cammino,
sostegno nelle prove, fiamma di carità, gioia da testimoniare ai fratelli.
Molto efficacemente tutto
questo Madre Elisabetta l’ha
sintetizzato nella frase con
cui esortava le Sorelle e tutti
coloro che l’avvicinavano:
insieme per - N. 46
5
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
«Allegri… perché il buon
Dio ci ama!». Proprio questa
frase ha costituito il Logo
che, come filo rosso, ha legato tutti i giorni dell’Anno
Elisabettiano.
L’altro obiettivo che avevamo era quello di far riscoprire
a tanti, soprattutto ai giovani,
la figura di questa donna, che
nonostante “l’età” risulta
essere, a chiunque l’accosti,
estremamente “giovane”.
Uno dei punti focali è stato
sicuramente il pellegrinaggio a Coriano e la possibilità
di lucrare l’indulgenza plenaria e le indulgenze parziali, possibilità concessa dal
Vescovo di Rimini, mons.
Francesco Lambiasi. Dal­
l’Ita­­lia e dall’estero si sono
avvicendati i pellegrini,
Mae­stre Pie e laici, in grande
numero, ricavando dall’incontro con lo spirito della
Madre, gioia, pace, coraggio. Da Coriano, secondo le
testimonianze, si ripartiva
con il cuore più sereno! La
presenza poi di Suor Agostina
Galli, colei che cinquant’anni prima ci era stata ridonata
in salute proprio per l’intervento miracoloso della Ma­­
dre Fondatrice, ha contribuito in ogni occasione a rendere quasi tangibile la presenza
di Madre Eli­sabetta.
Il fiorire dei vari eventi ha
costellato e impreziosito questo anno qui in Italia: dall’indizione del concorso per
escogitare “mille modi di
dire Elisabetta Renzi”, al
pellegrinaggio dei giovani;
dalla realizzazione della
mostra fotografica “Ha mes­
so rami e dà frutto”, alla
6
insieme per - N. 46
presentazione di spettacoli su
Madre Elisabetta e il suo
messaggio; da un nuovo libro
su Elisabetta Renzi, alla realizzazione di una sit-com,
“La lezione è finita”, che ha
conquistato l’interesse e la
cu­riosità del pubblico; dal
concerto delle “Verdi Note
dell’Antoniano di Bo­­lo­gna,
al CD di nuovi canti sulla
spiritualità della Fon­datrice.
Tutto questo ha costituito
una degna cornice ai tanti
momenti di spiritualità, vissuti da noi, Famiglia Reli­
giosa, dai nostri fratelli del
Movimento MPA, so­­prattutto
a Coriano, dove è custodito il
cuore della no­stra Madre.
L’esperienza bella e interessante è stata proprio quella di
accostare questa nostra Madre
con occhi e cuore nuovi.
Non lo abbiamo fatto da
sole, ma insieme a tante
sorelle e fratelli, che ci hanno
aiutato a cogliere sfumature
diverse, colorazioni nuove
del Suo spirito, della Sua
passione educativa, nei confronti di ogni persona, ma
soprattutto dei giovani, per
potere noi, continuare ad
essere, nell’oggi che ci è
dato, spose autentiche di
Cristo crocifisso e risorto,
spose con il cuore lieto della
gioia della risurrezione,
spose dal passo sollecito
nell’annunciare la Buona
Noti­zia ai fratelli ed educatrici attente, capaci di alimentare in chiunque incontriamo l’amore per il vero, il
bello, il buono.
La condivisione di tutto questo con le varie realtà parrocchiali, con le Sorelle e i
Fra­telli delle altre Congre­ga­
zioni presenti in Diocesi di
Rimini, ci ha fatto sperimentare una comunione più vera
e profonda nella sequela
dell’unico Signore.
Penso che Madre Elisabetta
avrà gioito della nostra gioia
e avrà bonariamente accettato, in questo anno, di essere
al centro dell’attenzione, nel­
la certezza che tutto era ed è
per la maggior gloria di Dio.
Questa nostra esperienza
non finisce col terminare
dell’Anno Elisabettiano! Il
cammino è aperto al futuro,
da continuare a costruire
oggi, nella vita che fluisce
con speranza, perché sgorga
dal cuore di Dio, da quello
della Beata Elisabetta Renzi
e dal cuore di ogni Maestra
Pia dell’Addolorata sparsa
nel mondo.
Madre Lina Rossi,
Supe­riora Generale
I
Cronache e immagini
di eventi nell’evento
l 21 novembre scorso nella
cattedrale di Rimini, con
un solenne pontificale presieduto dal Vescovo Mons.
Lam­biasi, si è concluso l’Anno Elisabettiano, indetto dalle
Maestre Pie dell’Addolorata
per festeggiare il 170° anno
di fondazione della Con­gre­
gazione, il 150° della morte
di Madre Elisabetta Renzi e il
20° della sua beatificazione.
Ne riassumiamo qui gli eventi principali, che hanno visto i
nostri cuori penetrati da una
speciale corrente di Grazia,
suscitando una partecipazione e un’attenzione superiori
alle attese, a conferma che la
figura e il carisma di Madre
Elisabetta Renzi sono più che
mai attualità e affascinano in
modo particolare i giovani.
Il 22 novembre 2008, sempre
nella cattedrale, era stato il
Vescovo Mons. Lambiasi a
presiedere la solenne celebrazione eucaristica di apertura
dell’Anno Elisabettiano. Ma
già il giorno 19, compleanno
della nostra Fonda­trice, in
tutte le case delle Maestre Pie
dell’Addolorata si era fatta
gran festa e cominciarono
quasi subito i pellegrinaggi.
La solenne eucarestia di
apertura dell’Anno Elisabettiano presieduta dal Vescovo
Mons. Lambiasi (qui sotto)
a Rimini in Cattedrale il 22
novembre 2008.
insieme per - N. 46
7
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
Suor Agostina Galli con
alcune consorelle. Sotto, la
celebrazione a ricordo del
miracolo della sua guarigione, avvenuto 50 anni fa.
8
insieme per - N. 46
I
l 7 marzo 2009 facevano
esattamente 50 anni dalla
miracolosa guarigione di
Suor Agostina Galli, che ave­
va dato il via alla beatificazione di Madre Elisabetta. La
ricorrenza è stata celebrata a
Coriano, nella cappella della
Casa Madre, con una solenne
liturgia officiata dal parroco
don Egidio Bri­gliadori.
Il 25 dello stesso mese veniva
aperta, sempre a Coriano, la
mostra fotografica all’insegna dello slogan: “Ha messo
rami e dà frutto”. All’inau­
gurazione è intervenuto il
Sindaco di Coriano.
Da sinistra, il
cartellone della
Mostra fotografica,
curata da Gino Taraborelli, e un particolare di uno dei
pannelli esposti.
Sotto: il Sindaco
di Coriano, Maria
Luigina Matricardi,
presente all’inaugurazione, e gruppi di visitatori.
insieme per - N. 46
9
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
I
l 25 aprile si è svolto un grande
pellegrinaggio dei giovani, a
piedi, da S. Martino Monte
l’Abate a Coriano; dopo la Messa,
ci si è spostati nel locale Teatro di
Corte dove si è proceduto alla premiazione del concorso “Chi è?!? Ti
dico io chi è!...”. La Giuria, dopo
aver esaminato una ottantina di
elaborati (testi, disegni, statuine,
sceneggiati), ha assegnato il primo
premio agli alunni della scuola primaria Mae­stre Pie di Riccione
Paese per lo spettacolo intitolato
“La Povera del Crocifisso” e a pari
merito all’allieva del liceo di Rimini
Berardi Deviany, per la storia intitolata “L’Amica del Libro”.
Dall’alto in basso: un gruppo di pellegrini nel giardino
della Casa Madre delle
Maestre Pie; i bambini della
scuola primaria di Riccione
Paese durante lo spettacolo e alla loro premiazione.
10
insieme per - N. 46
In alto: gruppi di giovani
che a piedi da S. Martino
Monte l’Abate hanno raggiunto Coriano il 25 aprile.
Accanto: cibi “etnici” preparati dal gruppo proveniente
dal Messico, e (sotto)
alcune danze eseguite
dalle suore.
insieme per - N. 46
11
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
A
ltri appuntamenti im­­
portanti sono stati il
20 e 21 giugno, in
occasione del ventesimo
anniversario della beatificazione di Madre Elisa­betta, la
cui urna è stata traslata processionalmente con una spettacolare fiaccolata nella chiesa parrocchiale stra­colma di
fedeli. Il giorno 20 si è svolta
la cerimonia della promessa
fatta da un gruppo di laici del
Movi­mento per l’Alleluja.
E ancora, il 14 agosto, per il
150° anniversario della mor­
te della Beata, sempre a
Co­riano si è svolta una solenne celebrazione eucaristica
presieduta dal Vicario Ge­­
nerale della diocesi di Rimini,
Mons. Luigi Ricci.
Il 26 agosto è stata sottolineata un’altra significativa ri­­
correnza, quella dei 170 anni
dalla erezione canonica della
famiglia religiosa delle Mae­
stre Pie dell’Addolorata.
12
insieme per - N. 46
Da sinistra: il gruppo delle suore provenienti
dalla Louisiana; il Rosario missionario recitato
il 20 giugno; la cerimonia della promessa di
alcuni laici del Movimento per l’Alleluia.
Al centro, 21 giugno: Maestre
Pie dell’Addolorata durante la
celebrazione degli anniversari
di vita religiosa. Al termine, per
le festeggiate non poteva mancare la tradizionale torta.
Da sinistra: processione del
22 giugno con la quale è stata
riportata dalla parrocchiale di
Coriano in Casa Madre l’urna
coi resti di Madre Elisabetta.
A fianco, pellegrini baciano la
reliquia della Beata.
insieme per - N. 46
13
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
N
on poteva mancare un
evento musicale nel
nutrito programma
del­­l’Anno: così il 17 ottobre,
nel salone Man­zoni di Rimini,
il coro delle Verdi Note
dell’Anto­niano di Bologna,
diretto dal Maestro Stefano
Nanni, si è esibito in un
applauditissimo concerto,
inframmezzato dal­­­la presentazione del volume “Uno
sguardo che affascina”, di
Valerio Lessi (di quest’ultimo
parliamo distintamente nella
pagina accanto).
Il concerto del coro “Verdi Note” diretto da
Stefano Nanni, inframmezzato da interventi
di Madre Lina Rossi, di Francesca Canarecci,
insegnante ed ex-alunna, dello scrittore Valerio Lessi, autore di una biografia della Renzi,
e del Vescovo Mons. Lambiasi.
14
insieme per - N. 46
La bella storia
di una ragazza “tosta”!
N
el quadro delle iniziative dell’Anno Elisa­
bet­tiano me­ri­ta una
spe­ciale segnalazione una
nuo­va, agile biografia della
nostra beata: si intitola Uno
sguardo che affascina - Eli­
sabetta Renzi (Pazzini Edi­
tore, pagg. 70, € 8,00) e ne è
autore Valerio Lessi, un giornalista e scrittore riminese al
quale si deve, tra l’altro,
anche una bellissima, stimolante biografia di don Oreste
Benzi. Per chi fosse interessato, si precisa che il volume
è in vendita solo presso l’Istituto Maestre Pie di Rimini.
In queste pagine, che si leggono d’un fiato per la scorrevolezza dello stile, l’autore
ripercorre attraverso rapidi
“flash” le tappe principali
della vita di questa ragazza
“tosta”, come lui la chiama,
affascinata dal primato della
carità e disposta a lasciare
tutto per seguire la sua vocazione al servizio degli ultimi
attraverso la catechesi e l’edu­
cazione della gioventù. Non
tutto le è chiaro e facile agli
inizi, perché gli imprevisti
sono all’ordine del giorno,
ma lei si lascia guidare da
Gesù, del quale è innamorata,
più che mai convinta che se si
sta in sua compagnia e se
Gesù è una persona alla quale
si dà del tu, la vita diventa un
paradiso anticipato nonostante gli ostacoli da superare e le
inevitabili amarezze che ogni
grande impresa comporta.
E proprio questa esperienza
straordinaria consente alla
Renzi di riunire attorno a sé
un gruppo di donne generose
e pronte al sacrificio che, affascinate dal suo esempio, da­­
ranno vita alla congregazione
delle Maestre Pie dell’Addolorata che, nel solco della
Fondatrice, ne continuano il
carisma in Italia e nelle terre
di missione. L’Anno Elisa­bet­
tiano che si è appena concluso
ci ha dato la misura sorprendente di quanto la Beata sia
oggi conosciuta e amata ben
anche al di fuori della sua
Romagna. Ecco dunque un
libro di cui raccomandiamo
vivamente la lettura in modo
particolare a studenti e studentesse giovani, tra cui non
potranno certamente mancare
anime pure e generose disposte a seguire le orme di questa
ragazza “tosta”.
a.m.
insieme per - N. 46
15
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
M
erita uno speciale rilievo
anche lo spettacolo dal titolo “Ardere per illuminare”,
realizzato il 14 novembre dai giovani del Liceo della Co­municazione
Maestre Pie di Rimini e rappresentato al Teatro degli Atti. Si tratta di
scene nate da una serie di improvvisazioni presentate da sette giovani
interpreti (cinque ragazze e due
ragazzi) con la partecipazione di
Fabiano Fuscagni e sotto la regia di
Giovanni Casadei, partendo da frasi
della Beata Elisabetta.
Giovanni Casadei,
l’insegnante di
teatro, mentre presenta il lavoro dei
ragazzi prima dello
spettacolo “Ardere
per illuminare” (nella foto in basso) al
Teatro degli Atti a
Rimini.
16
insieme per - N. 46
Al rito di chiusura dell’Anno, in cattedrale a Rimini, assistevano anche i
parenti della Beata Elisabetta. Al
termine della celebrazione eucaristica, Mons. Lambiasi e Madre Lina
hanno consegnato a due giovani
suore in partenza per l’Africa - Suor
Aurelia Rodri­gues do Nascimento e
Suor Magdalena Valadez Gonzá­lez
- il “mandato missionario”.
Ma, al di là della chiusura ufficiale
del 21 novembre, c’è stata un’appendice di no­tevole interesse il 12
dicembre, nella sala Manzoni di
Rimini, con la proiezione del film
“La lezione è finita”, realizzato dal
regista Paolo Damos­so, al quale in
queste stesse pagine dedichiamo
un’ampia intervista.
In alto, la celebrazione
conclusiva dell’Anno Elisabettiano nella cattedrale
di Rimini. Sotto, Mons.
Lambiasi saluta le due suore in partenza per l’Africa;
accanto, alcuni parenti della
Beata Elisabetta presenti al
rito. In basso: il coro che ha
accompagnato la funzione.
insieme per - N. 46
17
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
Ondate di pellegrini
dall’Italia e dal mondo
D
all’Italia e dal mondo
sono arrivati in migliaia a Co­riano,
calamitati dalla santità di una
umile suora che si è lasciata
amare e ha risposto all’Amore con gioia. Erano bambini,
fanciulli, giovani, famiglie,
comunità parrocchiali, gruppi sociali, comunità di consacrati, gruppi scolastici coi
rispettivi do­centi. Hanno
ascoltato la vicenda umana e
spirituale della Beata
Elisabetta, l’hanno incontrata nei luoghi dove è vissuta,
hanno riflettuto, hanno pregato. Nella piccola chiesa
che contiene l’urna con i
suoi resti mortali si sono
disposti con fede per lucrare
l’indulgenza concessa dal
nostro Vescovo Fran­cesco e
hanno pregato anche per lui
rispondendo al suo desiderio
espresso nel decreto “et
etiam pro me orate”.
Viva, silenziosa, ininterrotta
è scaturita dal cuore di Dio
la Grazia ed è fluita nella
trama dei giorni di questo
anno elisabettiano portando
i frutti dello Spirito: amore,
pace, gioia, bontà, benevolenza, pazienza ed emozioni
a non finire.
A tutti gli intervenuti veniva
consegnato un libretto appositamente preparato dalle
Maestre Pie, dal titolo
18
insieme per - N. 46
“Pellegrini con Elisabetta”,
in cui si commentano le
varie tappe dell’itinerario
religioso: da Saludecio,
paese natale della Beata, a
Mondaino dove lei visse dai
5 ai 21 anni, a Pietrarubbia
dove era entrata nel monastero delle Agostiniane, tornando però in famiglia nel
1810 dopo la soppressione
decisa dal governo, e a
Coriano dove fondò la sua
congregazione e dove riposano i suoi resti mortali. I testi
delle preghiere, della “Via
Crucis” e della “Corona
dell’Addolorata” sono arricchiti da considerazioni tratte
dagli scritti della Fondatrice.
Nella pagina finale erano
indicate le condizioni per
l’acquisto delle Indulgenze
concesse per l’occasione dal
Vescovo Mons. Lambiasi.
I giovani, alla ricerca di qualcosa che li renda felici, sono
rimasti pensosi, folgorati
dalla felicità intensa della
giovane Elisabetta, appena
ventunenne, che nel monastero poverissimo, sper­duto fra
cielo e terra, delle Agostiniane
di Pietrarubbia, comunica il
suo desiderio più profondo:
«Vorrei che tutto il mio essere
tacesse e in me tutto adorasse. Vorrei essere così piena di
Lui da poterLo dare a quelle
povere anime che non conoscono il dono di Dio».
C’era chi arrivava qui “frantumato” dal dolore, che per
ognuno aveva nomi diversi, e
mentre pregava con lo sguardo velato di pianto, avvertiva
la presenza amica e materna
della Beata Madre che ascoltava, confortava e semplicemente confidava di avere
superato la prova abbandonandosi con fiducia fra le
braccia di Dio: «Quando il
presente mi era così doloroso
e l’avvenire mi appariva ancora più buio, chiudevo gli occhi
e mi abbandonavo come una
creaturella fra le braccia del
Padre che è nei cieli».
C’era chi, dopo aver ascoltato
dalla viva voce di Suor
Agostina Galli il racconto
della sua guarigione istantanea, completa e duratura, ma­­
nifestava in maniere di­verse il
proprio stupore: «È meraviglioso… oggi ho toccato
Dio», mentre risuonava nel
cuore un’espressione della
nostra Beata: «Dio fa miracoli per nulla quando un suo
amico glieli domanda».
Pellegrinaggi sono giunti da
Rimini, Riccione, Mondai­no,
Montegridolfo, Ginestre­to,
Croce di Montecolombo, S.
Giovanni in Marignano,
Bologna, Cattolica, Ronco­
fred­do, Novafeltria, Gatteo,
Bettola, Monzuno, San Gio­
vanni Rotondo, per citare i
più numerosi.
Con un permesso speciale, le
Maestre Pie dell’Addolorata
originarie del Messico, del
Brasile, del Bangladesh, del­la
Louisiana e dello Zim­babwe,
Gruppo di Maestre Pie dell’Addolorata giunte in pellegrinaggio
dal Messico. Sotto: il libretto
distribuito a tutti i pellegrini. Nella pagina accanto, momento di
preghiera a Coriano nella stanza
in cui morì Madre Elisabetta.
insieme per - N. 46
19
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
Da Bettola
a Coriano
con sosta
a Cesena
Q
Suor Agostina Galli
racconta ai visitatori il
miracolo della sua guarigione. In alto, il gruppo
di pellegrini giunti da
Monzuno.
20
insieme per - N. 46
entrando per la prima volta
nella Casa Madre, hanno
manifestato la propria
esperienza: «Abbiamo toccato le Radici dell’Albero
della nostra famiglia religiosa. Abbiamo visto la
Beata Ma­dre Elisabetta in
persona… com’è bello
vederla da vicino con i
nostri occhi e non solo
sentire parlare di Lei»!.
Suor Annamaria Rovelli
uando il gruppo
MPA di Bettola ha
lanciato l’idea del
pellegrinaggio a Coriano, si
pensava che bastasse un pulmino, poi le adesioni hanno
raggiunto quota 51 e c’è voluto un pullman. Siamo partiti
il 2 giugno da Bettola, alle
5.30 del mattino, e siamo
giunti a Coriano verso le 9.30.
Nella cappellina della Casa
Madre delle Maestre Pie don
Angelo Sesenna e don
Gianluca Baroncelli hanno
celebrato la Messa; nell’omelia, il Parroco ha parlato
dell’amore che la Beata
Elisabetta nutriva verso Gesù
Crocifisso, dell’istituto da lei
fondato e dei fanciulli da lei
sempre prediletti.
Suor Annamaria Rovelli,
incaricata di accogliere i pellegrini, ha illustrato le tappe
della vita della Fondatrice,
poi il Coro ha cantato “Tu sei
dono, io porto Colui che mi
porta” e tutti abbiamo pregato. Abbiamo potuto incontrare Suor Agostina Galli, la
Maestra Pia “miracolata”
dalla Renzi.
Successivamente ci siamo
recati in parrocchia, dove il
Parroco ha fatto la storia del
crocifisso miracoloso, particolarmente venerato e invocato dai corianesi, e ci ha
invitato quindi a osservare le
tante icone dorate tra le quali
spicca, a lato dell’altare, quel-
la della Beata Elisabetta.
Altre tappe sono state al ristorante “La Greppia”, dove
siamo stati egregiamente trattati tanto ognuno vorrebbe
tornarci, e alla basilica della
Sotto: Suor Annamaria Rovelli
nel cortile della Casa Madre
riassume nelle sue tappe
essenziali la vita della Beata.
Sopra, la conclusione del
pellegrinaggio nella cappella
dell’Istituto.
insieme per - N. 46
21
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
Madonna del Monte, a
Cesena: lì ci attendeva Mons.
Antonio Lanfranchi (nativo
di Ferriere, presso Bettola),
attuale Vescovo di CesenaSarsina. Ci siamo trattenuti a
lungo perché i religiosi
Benedettini ci hanno spiegato la storia del tempio e poi il
Vescovo si è fermato a parlare con i bettolesi, ai quali ha
riservato un’accoglienza davvero fraterna.
Il ritorno è stato all’insegna
della gioia, con canti accompagnati dalla fisarmonica, in
segno di gratitudine al
Signore per la splendida giornata trascorsa. Tutto è stato
bello, ma ciò che è rimasto
maggiormente impresso nel
cuore dei partecipanti è stato
l’incontro con Suor Agostina:
diverse persone si sono commosse e una signora ha esclamato: «Non la dimenticherà
mai quella suorina!».
Le Maestre Pie e
la Com­missione MPA
di Bettola
22
insieme per - N. 46
Due partecipanti hanno voluto esprimere una loro impressione sul pellegrinaggio.
Eccoli accontentati:
Oggi il gruppo parrocchiale di
Bettola ha fatto visita alla
casa madre delle Maestre Pie
dell’Addolorata. L’acco­glien­
za delle suore era improntata
ad uno stile semplice ma caloroso; respirare, anche se per
poco tempo, il clima che la
beata Elisabetta ha lasciato
loro in eredità dà la misura
delle cose che restano.
L’operosità unita alla preghiera è il tratto che contraddistingue coloro che prendono su di
sé i bisogni e i disagi delle
persone circostanti e cercano
di porvi rimedio af­fidandosi
più alla potenza di Dio che
alle proprie forze e capacità.
Senza la fede e l’amore che
ne è una conseguenza, non si
costruisce qualcosa che vale.
Se poi la società capisce, è
attenta, riconosce che c’è
qualcosa di buono; se non
capisce od ostacola, non per
questo la retta intenzione e la
buona volontà sono private
del loro valore. È una lezione
di vita che a noi distratti pellegrini lascia un segno che
forse maturerà nel segreto
delle co­scienze e nel nostro
bisogno di cose certe che non
si valutino nel corso di un
giorno.
Giorgio
Il mio pellegrinaggio a
Coriano il 2 giugno 2009 nel
centro delle Maestre Pie fondato dalla Beata Elisabetta
Renzi, per me è stato un giorno di felicità interiore, soprattutto vedendo quello che la
Fondatrice ha realizzato a
favore degli ultimi. Poi ho
incontrato la suora miracolata (Agostina) e sono rimasto
colpito dal suo incitamento
ad avere fede e ad avere sempre la forza di guardare al
futuro, con grande gioia,
nonostante il mio handicap.
Massimo
In 140 dalle case di riposo
e dalle case-famiglia MPDA
M
olti sono i pellegrinaggi alternatisi a
Coriano per il Giu­
bileo elisabettiano. Il 18 giugno è toccato a diversi gruppi
provenienti da Pe­saro, Cat­
tolica, Carpegna, Mon­te­
fiore, Tavoleto, S. Er­­­­mete e
Rimini Infermeria.
L’appuntamento era per le
10.30 e tutti eravamo presenti
nella chiesa parrocchiale dove
l’urna della Beata Elisabetta
ci aspettava fin dalla sera
prima. L’emozione è stata
grande in tutti: anziani, giovani, superiori, suore e in
particolare Madre Lina, che
non pensava di trovarci così
numerosi: centoquaranta!
All’inizio della Messa, celebrata da don Lino, di Colom­
barone, la Madre Generale ci
ha invitato a fare un cammino
insieme alla Fondatrice se­­
guen­do le sue orme. I canti
so­­no stati ac­compagnati da
Suor Domenica. All’offertorio,
insieme al pane e al vino, sono
stati portati dei fiori e un cero
che è stato poi deposto ai piedi
della Beata. Al termine della
funzione, molto partecipata, si
è recitata la preghiera per
lucrare l’indulgenza plenaria.
Madre Lina, nel ringraziare i
presenti, si è augurata che
questo incontro diventi una
ricorrenza stabile, annuale. La
conclusione è stata sottolineata dal canto “Sii felice”, e noi
felici lo eravamo dav­vero per
aver condiviso questo momento così importante.
Diciamo grazie alla Beata
Elisabetta che ci ha aiutato a
organizzare il tutto, e al personale che è stato meraviglioso, prestandosi con re­­spon­
sabilità e generosa disponibilità perché il pellegrinaggio
riuscisse al meglio.
Le case di riposo
e le case-famiglia MPDA
In alto: il folto gruppo di
pellegrini giunti a Coriano
da diversi paesi dell’Emilia
Romagna e delle Marche
il 18 agosto scorso.
Nella pagina precedente,
i pellegrini a Cesena con
Mons. Lanfranchi nella
basilica della Madonna
del Monte.
insieme per - N. 46
23
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
Il regista Paolo Damosso spiega come è nata e
come è stata realizzata dalla Nova-T la “sit-com”
su Madre Elisabetta partendo dalla missione
educativa delle Maestre Pie dell’Addolorata in
Louisiana. I protagonisti erano alunni liceali
all’ultima ora dell’ultimo giorno di scuola.
La lezione è finita:
comincia la vita
I
l film “La lezione è finita” è stato accolto con
favore dal pubblico e
dalla stampa di ogni tendenza: dall’Osserva­tore Romano
e da Avvenire a quotidiani
come La Stampa, Il Corriere
della Sera, Il Giornale e la
stessa televisione pubblica e
privata gli hanno dato spazio. A Torino abbiamo incontrato il regista Paolo Damos­
so, negli studi della Nova-T,
la società di produzioni televisive e multimediali dei frati
Cappuc­cini.
A lui abbiano chiesto innanzitutto come è nato questo
lavoro.
«È nato dal felice incontro
con Madre Lina Rossi e con
Suor AnnaMaria Iannetti
quan­do, in occasione delle
celebrazioni elisabettiane, ci
si è resi conto che anche il
supporto video, nell’economia delle immagini, può es­­
sere importante per la Con­
gregazione in questo momento storico. Si avvertiva l’esigenza di raccontarsi, ma con
originalità, perché tante volte
si realizzano forme di comunicazione magari con grandi
24
insieme per - N. 46
sforzi, che poi hanno una
fruizione molto limitata, più
per addetti ai lavori o ad uso
molto interno: si comunica
poco all’esterno».
Perché le suore hanno scelto
la Nova-T?
«Perché in questi 28 anni di
vita ha sempre cercato di
camminare, prendendosi an­­
che dei rischi, su strade
nuove, con costruzioni narrative nuove. Siamo passati dal
documentario alla docu-fiction, alla fiction, e ora alla
sit-com (situation-comedy),
cioè a uno spettacolo televisivo costituito da una breve
commedia, per lo più umoristica, caratterizzata da scenari molto semplici e da molte-
plici situazioni nelle quali
cerchiamo di cogliere gli elementi fondamentali. In questo caso, è parso che la centralità dell’aspetto educativo
fosse il messaggio da lanciare, partendo dalla Fondatrice
per arrivare a quello che le
Maestre Pie dell’Addolorata
vivono ogni giorno, qui e
nelle missioni dove operano.
Certo, nella comunicazione e in particolare in quella televisiva - bisogna scegliere
pochi elementi e raccontarli
bene, perché altrimenti non si
è efficaci, non si “buca”, non
si passa dall’altra parte».
Come siete riusciti a “bucare”,
a coniugare messaggio educativo e presenza missionaria?
«Io mi sono accorto che nel
ventaglio delle missioni delle
Maestre Pie c’era una particolarità straordinaria. Di solito se
parliamo di missione pensiamo
all’India, al Brasile, all’Africa
e così via. Ma che ci fossero
delle suore che nel 1947 erano
partite per una missione educativa in Loui­siana lo ritenevo un
aspetto originale. Le Maestre
Pie dell’Addolorata erano
andate non in un Paese del
terzo mondo, bensì in uno stato
nordamericano, in un’area che
per noi rappresentava la quintessenza dello sviluppo, nel
quale però c’erano situazioni di
grave difficoltà a livello razziale. I neri americani, infatti, in
quel periodo vivevano in un
vero e proprio regime di “apartheid” a partire dall’aspetto
educativo, perché c’erano
scuole per i neri di cui nessuno
voleva occuparsi. Tra l’altro,
recandomi in Louisiana ho
scoperto che permangono tuttora retaggi di leggi legate allo
schiavismo, che furono tolte
soltanto agli inizi degli anni
‘60. Ancora oggi quella “pancia” che è il sud degli Stati
Uniti vede assai attivo il
Ku-klux-klan, una società
segreta razzista fondata nel
1867 da ex secessionisti degli
stati meridionali, messa fuorilegge nel 1869 e rifondata in
Georgia nel 1915; e altri pregiudizi razziali sono duri a
morire, tanto che Obama in
Louisiana non ha nemmeno
fatto la campagna elettorale, e
lì ha avuto soltanto il 15% dei
voti. Le suore conoscono bene
questa realtà e me ne hanno
parlato: arrivate qui nel 1947
su invito del Vescovo italoamericano (di origine siciliana)
Mons. Charles Greco, furono
difese dall’allora senatore John
Fitzgerald Kennedy, il quale
riuscì a farle restare perché
c’erano difficoltà e ostacoli al
loro soggiorno tra i neri. La
vicenda di suore “missionarie”
negli Stati Uniti aveva dunque
una peculiarità sorprendente,
in grado di stimolare il fruitore
di un programma televisivo a
saperne di più».
Come si è concretato il progetto?
«Attorno a queste due colonne - aspetto educativo e mis-
L’attrice Francesca
Draghetti nei panni della
professoressa. Sopra, una
scena movimentata durante
l’ultima ora di scuola. Nella
pagina a fianco, il regista
Paolo Damosso.
insieme per - N. 46
25
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
sione in Louisiana - nasce
un’idea tutta personale.
Esiste un momento della vita
molto delicato, che anch’io
ho vissuto: quello che va dal
termine del liceo a subito
dopo l’esame di maturità. La
fine della scuola aveva lasciato in me una sorta di sapore
agrodolce, probabilmente
ave­­­­vo capito che la vita vera
iniziava da lì. Così ho voluto
raccontare l’ultima ora del­
l’ultimo giorno di scuola pri­
ma della maturità. Il film si
sviluppa in tempo reale, da
campanella a campanella, in
un liceo a indirizzo teatrale
gestito dalle Maestre Pie
dell’Addolorata. È a quell’ora
che in classe entra una professoressa mol­to amata dagli
allievi: qui l’interprete è
Francesca Dra­ghetti, un’attrice comica del­la Premiata
Ditta, molto no­ta ai telespettatori, con la quale ho un
rapporto di amicizia e di collaborazione consolidato».
Dunque la professoressa
comincia l’ultima ora, non
può interrogare perché i giochi sono fatti, non c’è più
nulla da spiegare, c’è solo la
grande paura dell’esame di
maturità...
«Ed è questo il momento»,
afferma Damosso, «di stimolare i ragazzi a farsi le domande fondamentali - chi siamo,
che cosa facciamo, dove
andiamo - e a convincerli che
per loro questo è l’inizio
della vita reale. La professoressa interroga su questo i
ragazzi, quasi a livello di
gioco, non in un modo pedan-
26
insieme per - N. 46
te, pedissequo, da pi­stolotto
o da predicozzo, ma in un
modo allegro, divertente, con
un ritmo da commedia. A
fianco della Draghetti hanno
lavorato meravigliosamente
venti ragazzi che realmente
hanno poi affrontato l’esame
di maturità in questo liceo. A
ciascuno di loro, che in gran
parte aspirano a fare gli attori
nella vita (essendo il liceo a
indirizzo teatrale) ho dato un
ruolo e un carattere diverso:
c’è la rompiscatole, il “secchione”, il polemico, quella
che si addormenta o arriva in
ritardo, quello che dà sempre
ragione all’insegnante per
ragioni di opportunità, ecc.
Con loro la professoressa
dialoga legando la fine del
loro percorso scolastico al
percorso di Elisabetta Renzi
e al senso di ciò che lei ha
realizzato nella vita. E lo fa
in maniera molto sui generis,
spostandosi, con stratagemmi surreali ma in tempo reale,
in Louisiana, o in Romagna,
nei luoghi dove Elisabetta ha
vissuto. Le sue domande
innescano meccanismi di
riflessione, ma soprattutto
tengono sempre desta l’attenzione. L’ultima ora scorre
così dentro questo volo pindarico cercando di far capire
ai ragazzi, che vivono questo
momento di incertezza circa
il loro futuro, che non bisogna farsi dominare dalla
paura, ma bisogna bandirla e,
come ha fatto Elisabetta
Renzi, farsi guidare dal­l’A­
more; quello con la “A”
maiu­scola, in mo­do che
quando i muri della scuola si
abbatteranno, quando la classe non ci sarà più, qualsiasi
muro della vita potrà essere
abbattuto, qualsiasi difficoltà
o paura, potrà essere superata. Come ha fatto la Beata
Elisabetta che non ha certo
avuto una vita facile».
Quanto tempo ha richiesto
questo lavoro?
«Dalla gestazione alla scrittura, circa un anno. Tra l’altro ho dovuto girare una
quin­dicina di giorni in Loui­
siana, poi a Rimini, Coriano,
Mondaino, Saludecio e Pie­
trarubbia; inoltre, si doveva
fare in modo che la professoressa dialogasse coi ragazzi
come se li avesse sempre
davanti e la vedessero anche
quando era in Louisiana (per
questo era sempre vestita allo
stesso modo)».
Contento del risultato?
«Certamente. Il Vescovo di
Rimini, Mons. Lambiasi, al
termine della proiezione del
film ha detto una cosa molto
bella: “Questa sera torno a
casa con questa convinzione:
dobbiamo presentare un Gesù
simpatico”. La modalità di
raccontare le cose con questa
leggerezza, che non vuol dire
superficialità, è stata la chiave
del nostro la­voro, e ha rappresentato per noi della Nova-T
una sfida: raccontare un
ambiente e una storia ricca di
contenuti e di valori cercando
di essere più televisivi possibile e più gradevoli possibile.
I valori del Vangelo sono straordinari e possono essere trasmessi con leggerezza, con un
sorriso. Con­fesso che quella
sala con 500 persone che ridevano all’unisono è stata personalmente la più grande emozione della mia vita. Ci sono
state poi delle felici coincidenze che hanno contribuito al
successo dell’impresa: questa
“professoressa” che ci ha creduto tantissimo, e questi venti
ragazzi che hanno lavorato
con noi per otto giorni a circa
40 gradi (si era d’estate e il
caldo picchiava) dalle 8 del
mattino alle 8 di sera, dentro
quei banchi con una determinazione e una voglia di mettersi alla prova che è stata
veramente commovente. Poi,
ciliegina sulla torta, la voce
della Renzi affidata a Milena
Vukotich».
Comunque, non finisce qui:
la sit-com sarà inserita in un
DVD che comprenderà, oltre
al film, un back-stage, cioè
un racconto dietro le quinte di
quello che è successo, e una
scheda su ogni missione e su
ogni paese in cui operano le
Maestre Pie dell’Ad­dolorata,
con interviste a suore dei vari
luoghi di missione. Il tutto
concluso da un saluto di
Madre Lina.
Angelo Montonati
Foto di gruppo con la Draghetti
e i venti giovani che hanno
interpretato la parte degli alunni
nella fiction. In gran parte aspirano a fare gli attori, avendo
studiato nel liceo gestito dalle
Maestre Pie a Rimini, che è
a indirizzo teatrale.
Il regista Damosso durante
l’intervista rilasciata al nostro
direttore. Nella pagina accanto,
Francesca Draghetti e Madre
Lina Rossi.
insieme per - N. 46
27
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
L
L’omaggio dei bimbi
della scuola dell’infanzia “Ghiselli” di Gatteo
a copertina di questo
originalissimo album
dice già tutto: è l’offerta a Madre Elisabetta delle
buone azioni, dei “fioretti”
dei piccoli alunni della scuola
dell’infanzia di Gatteo: sono
disegni che hanno il pregio
della genuinità: alcuni bimbi
ringraziano la Beata perché
ha insegnato loro a volersi
bene, ad essere veramente
amici; altri per essere lei la
loro amica. Chi le dice «mi
sei simpatica», «ti voglio
bene», «proteggi la mia famiglia», «grazie per essere ve­­
nuta ad abitare nella mia
casa», «stai sempre accanto a
noi»; chi le presenta le persone care, mettendole sotto la
sua protezione.
Uno ha disegnato Madre
Elisabetta che tiene per mano
i bambini della scuola; un
altro ha scritto: «Madre
Elisabetta ti voglio bene,
aiuta la mia famiglia»; un
terzo si è disegnato con la
didascalia: «Porto i fiori alla
mia amica». Due bimbe rivelano che «io e la mia amica
Camilla diciamo la preghiera
a Madre Elisabetta». Il tutto,
come si legge nella copertina,
“con l’affetto di mille cuori”.
Poesie presentate al concorso dell’A.E.
Beata Elisabetta
benedetta!
Quel ventaglio di antica
tradizione
che il mondo incanta
e incuriosisce
per le sue cangianti tinte,
da celestiali mani stampate,
a noi sei apparsa
nel novembre dai colori
autunnali pennellato
per salire tra le braccia
del tuo Sposo
nell’agosto infuocato.
E come fuoco celeste,
nella terra dell’universo
guizzante,
sei entrata per dar luce
a mondi sconosciuti
28
insieme per - N. 46
e in essi far penetrare
il respiro del Divino,
per far tutti volare
oltre l’eternità del tempo
nell’abbraccio di Colui
che era e per sempre sarà.
Beata Elisabetta
dal ciel benedetta!
Gocce di luce divina
eran sul tuo volto
scolpito dal pensiero!
Scintille di fuoco celeste
eran nei tuoi occhi
d’amor splendenti!
Beata Elisabetta
dal ciel benedetta!
Eran canti d’usignoli
i tuoi pensieri
che solitari a Lui
si elevavano lievi
nel tuo giorno
dove non c’era mai ieri,
quando più miti
erano le mattine
e la campagna,
una gonna più gaia indossava
mentre tu, giovin fanciulla,
ai suoi cancelli bussavi.
E allor la tua prece,
di speranza e di fioretti piena
nell’infinità dell’universo,
veloce correva
e davanti a Lui
di tutti i mondi il padrone,
umil chiedeva aiuto
per coloro che avevano
il cuore in pena.
E mentre il pinomarino
e il bucaneve,
dopo la festa del carnevale,
indossavano una sciarpa
più leggera
anche tu, ti mettevi
la casacca dell’amore,
per porre nelle mani
del Creatore
coloro che erano nell’errore
affinché non avessero
più dolore!
(Sara Bianchi)
La porta del cuore
In questa vita turbata
da quella vana angoscia,
vidi da lontano
in una luce nuova
una giovin fanciulla
sfoggiar d’amore,
gente crollata per sopore
ridestarsi da un’ignara
incoscienza.
Cosicché tutto rinacque
e tutto mutò in armonia.
Vidi un dì,
su d’un colle
di irto biancospino,
codesta umanità divisa
abbracciare tanti sogni,
ispirati da una giovin donna.
Ogni spirto ridesta
con un sorriso manifesta.
Accoglie bambini
da ogni dove,
che un riparo cercano
nel cuore;
ospita nel proprio cuore
colui che gradito non è,
per accendervi
quel bisogno umano
di dar luce chiara
ad un futuro infinito.
Traboccante di domande,
protesa a questo mondo,
illuminata d’eterno,
fu presa dal tuo amore.
Alle tue porte Signore
un dì bussò,
per ricongiungersi a te,
soffio di vita.
Da quel balcone
scrutava il suo futuro
illuminato di grazia,
futuro già scritto
dalla mano divina.
Presa da una serenità
infinita,
aprì le ali ad un mondo
radioso di luce,
l’immensità inebriò
il suo cuore gentile
e dinanzi a te dichiarò
il suo voto.
(Sara Bianchi)
insieme per - N. 46
29
SPECIALE ANNO ELISABETTIANO
A MADRE Elisabetta
TI HO CERCATA
tra antiche mura, case
diroccate e vie sassose
che videro i tuoi passi
da Mondaino a Saludecio.
TI HO CERCATA
tra folti boschi, giardini
e campi ubertosi.
TI HO CERCATA
a Coriano, tra silenzi,
in ginocchio,
accanto al tuo corpo
tra mille luci
di candele accese.
30
insieme per - N. 46
TI HO CERCATA
sui libri, immagini
e racconti miracolosi.
TI HO CERCATA
nella voce del vento
seduta sugli scogli di Romagna.
TI HO CERCATA
nelle chiese dove tu pregasti
e ti videro giovane e ardita,
guardando lontano.
TI HO CERCATA
nel sorriso dei bambini,
negli occhi dei giovani,
nel volto di consorelle
ammalate.
TI HO CERCATA
per le strade della vita
e quando la speranza
era impallidita,
all’improvviso ti ho trovata,
madre e sorella amica.
MI HAI ABBRACCIATA,
Madre Elisabetta,
e ho sentito i palpiti
di un cuore di donna,
di un cuore che perdona,
profondo come il mare,
limpido come il cielo
di primavera.
(Suor Adalgisa Saputelli,
Maestre Pie - Bologna)
A DOMANDA
R
ISPONDE
Quella ragazza
salvata dalla droga
D
urante uno dei consueti
incontri mensili di preghiera davanti all’urna della
Beata Elisabetta a Coriano, si
era unita al nostro gruppo una
mamma molto provata da
alcune disavventure che coinvolgevano la sua famiglia: il
marito se ne era andato di
casa, lasciandola senza lavoro e con molti debiti; la figlia
maggiore era passata attraverso vicende alquanto turbolente e la figlia minore era in
preda alla droga, con tutte le
conseguenze che ne derivano.
Seguendo i consigli degli
operatori della comunità con
cui aveva iniziato a incontrarsi, riuscì a convincere la figlia
a entrare in una comunità per
seguire un corso di recupero,
ma al compimento dei 18
anni, se ne andò riprendendo
la vita disordinata di prima
finendo poi in carcere per
spaccio di droga.
Questa mamma intanto continuava a pregare con fervore
insieme a noi: a un certo punto
la figlia chiese di rientrare
nella comunità da cui era
scappata, portando a termine
il corso di recupero, e poi
conseguì l’abilitazione di operatrice. Riprese gli studi e
incontrò la persona giusta: dal
loro matrimonio è nato un
bellissimo bimbo. In quella
famiglia è tornata la se­renità.
Madre Elisabetta ha esaudito
le nostre preghiere, e tutte le
diciamo grazie di cuore.
Maria, una conoscente
Continuiamo a pregare per il nostro Isaac
I
l 17 marzo 2005 nacque
Isaac, nostro terzo figlio,
con parto cesareo molto difficile. Dopo due giorni si scoprì che, oltre all’enfisema
polmonare, aveva una lussazione al fianco. Quando pareva che tutto andasse per il
meglio, in ottobre subentrò
un tumore alla testa, la cui
asportazione richiese un
intervento dopo il quale i
medici affermarono che la
probabilità di sopravvivenza
era del 5%, anche perché
erano scoppiate tre vene.
Tuttavia, manifestava tanta
voglia di vivere. Il 24 novembre cominciò la chemioterapia. Ma dopo un leggero
miglioramento, furono necessari un secondo, un terzo e un
quarto intervento chirurgico.
Il neurologo fu molto franco
nel manifestarci la sua preoccupazione per tanti interventi
subiti in poco tempo, ma ci
disse una frase che ci incoraggiò: «Fra di noi c’è il
migliore dei medici, Dio».
Isaac ha superato i vari interventi, con grande meraviglia
dei medici per tutto quello
che stava succedendo. Ci
hanno detto di lottare «perché
lui si merita tutto, è forte».
Nostro figlio ha terminato il
ciclo di chemioterapia, e gli
ultimi esami effettuati nel
2007 hanno dato esiti confortanti. Noi intanto continuiamo
a pregare in modo particolare
la Beata Elisabetta Renzi,
come abbiamo sempre fatto.
Ramona Diaz Gonzalez,
mamma di Isaac (Messico)
La sua immaginetta
sotto il cuscino
S
ono una donna di 53 anni,
credente ma anch’io con
le mie manchevolezze di cui
chiedo perdono al Signore. Al
mio paese, che è piccolo, ci
sono il sacerdote, le suore
Figlie di Maria Au­siliatrice,
da cui la mia famiglia è stata
educata. Lo scorso inverno
sono stata male per cause
nervose. Ero arrivata al pun­to
di non avere coscienza di me
stessa e delle mie azioni. La
mia famiglia, nel frattempo,
aspettava che si liberasse un
posto letto in una famosa clinica di Napoli. Fui ricoverata
il 27 gennaio 2009 e ne sono
uscita il 18 marzo. Ven­ne a
farmi visita mia sorella Anna
e mi portò la medaglietta
della Beata Elisabetta Renzi.
A detta dei miei famigliari mi
fu messa l’immaginetta sotto
il cuscino e nel giro di 24 ore
cominciai a riprendermi. Na­­
turalmente non ho solo mia
sorella, an­che altri parenti
pregavano per me dandomi la
Medaglia Miracolosa, la co­­
rona del­l’Av­vocatella, recitando il Santo Rosario ai santi
patroni del paese e altri santi
ben conosciuti. Mano a mano
mi sono ripresa, ma sono
uscita dalla clinica con la diagnosi di disturbo bipolare e
parkinsonismo mentale. Pre­
go e ringrazio Madre Renzi e
gli altri santi, la Madonna e la
santa Trinità, e chiedo di
voler pubblicare questo mio
scritto, di modo che anche
altre persone possano conoscere la Beata Madre.
Gina Giuseppina Gianquitto,
Pe­sco Sannita (Benevento)
insieme per - N. 46
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L
IBRI
Stefania Consenti
A cura di Angelo Montonati
BINARIO 21 - UN TRENO PER AUSCHWITZ
L’
Paoline
pagg. 160
Euro 13,00
Francesco Agnoli
autrice del volume, una giornalista di talento che lavora
a Milano per il quotidiano Il
Giorno, ci racconta uno dei tanti
Viaggi della Me­­moria che sono stati
compiuti tra il 2005 e il 2009 con
destinazione il campo di concentramento nazista di Auschwitz, partendo da un binario sotterraneo della
Stazione Centrale del capoluogo
lombardo, il numero 21, che di solito veniva usato per caricare merci e
animali, ma sul quale la mattina del
30 gennaio 1944 furono fatti salire a
forza gruppi di de­portati ebrei (605
tra uomini, donne e bambini) per
essere sterminati nelle camere a gas:
477 furono uccisi subito dopo l’arrivo nel lager, altri 108 morirono
prima della liberazione, avvenuta il
27 gennaio 1945. Se ne salvarono
solo 20.
La giornalista ha seguito uno di questi viaggi, organizzato dal­l’As­
sessorato all’Istru­zio­ne della
Provincia di Milano, con a bordo
studenti, insegnanti, pensionati, ex
PERCHé NON POSSIAMO ESSERE ATEI
E
Piemme
pagg. 318
Euro 16,50
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deportati, sindacalisti e artisti e ha
raccolto, in quelle venti in­­terminabili
ore attraverso mez­za Europa, emozioni, ri­flessioni, esperienze e voci di
chi si rifiuta di dimenticare la tragedia della Shoah. Ferruccio De Bortoli,
direttore del Corriere della Sera e
presidente
della
Fondazione
Memoriale della Shoah di Milano,
ha firmato la prefazione. Il racconto
(meglio sarebbe chiamarlo reportage) è di estremo interesse sia per la
ricchezza di particolari che l’autrice, da cronista di me­­stiere, ha saputo cogliere, sia per la densità dei
dibattiti e delle dichiarazioni dei
giovani partecipanti. Il lettore si
sente subito coinvolto da una storia
che non può essere dimenticata
senza correre il rischio tragico di
ripeterla. E avverte il desiderio di
compierlo anche lui, quanto prima,
un tale viaggio. Anche per questo
riteniamo che il volume costituisca
un prezioso sussidio per lo studio e
l’insegnamento della storia nelle
nostre scuole.
cco un libro che ogni buon
cattolico dovrebbe leggere e
meditare, perché l’ateismo
costituisce oggi una sfida pressoché
quotidiana, dal momento che molti
dei suoi propugnatori hanno largo
accesso ai mass media (pensiamo,
per esempio, a opinionisti importanti come Corrado Augias ed Eugenio
Scalfari, al filosofo Giulio Giorello,
al medico Umberto Veronesi).
L’autore, collaboratore di importanti quotidiani e periodici cattolici,
esamina l’ateismo nelle sue varie
manifestazioni e il suo definirsi alla
prova della scienza, dell’evoluzione
e della legge morale; nella seconda
parte - di grande interesse per il suo
taglio storico - si mettono a nudo le
atrocità dei tiranni del Novecento, il
secolo più ateo della storia, e si
smascherano le molte bugie sui presunti orrori della Chiesa. Infine,
nella terza parte si replica a una
delle più comuni accuse rivolte alla
fede religiosa e, in particolare, al
cattolicesimo: quella di aver deprezzato il corpo umano; di aver sminuito l’aldiquà a vantaggio dell’aldilà;
di avere messo regole al sesso, al
piacere, al libero espandersi della
vita, rendendola più triste e più cupa
col senso della colpa e del peccato.
La verità è ben diversa: gli ospedali,
tanto per cominciare, li ha inventati
la Chiesa, così come tanti ospizi,
orfanotrofi, “misericordie”, opere
pie, monti dei pegni e delle doti per
le ragazze senza padre, ecc. mobilitando milioni di anime generose che
hanno dedicato (e dedicano tuttora)
la vita ai poveri, ai malati, agli handicappati per curarli, educarli, consolarli e aiutarli materialmente e
spiritualmente.
Consi­gliamo perciò vivamente la lettura di questo libro, in particolare
agli studenti delle scuole superiori, il
periodo in cui si perdono spesso i
contatti con la fede e la “verità”.
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