*** Panorama Continentale *****
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Per Bush, il terrorista Posadas Carriles e’ solo un
immigrante clandestino
Di Tito Pulsinelli *
Caracas, 31 Maggio 2005
Gli Stati Uniti hanno respinto la richiesta di “arresto cautelitavo”del terrorista Posada Carriles
avanzata dalle autorità venezuelane, e per ora è imputato solo per aver aver violato la legge
migratoria. Sarebbe un immigrato clandestino, non un terrorista. E a differenza dei milioni di
latinos rastrellati e deportati oltreconfine senza avvocati e processi, Posadas Carriles potrà
difendere davanti un tribunale la sua richiesta di “asilo politico”.
Il governo di Caracas esige l’estradizione di Posadas Carriles perchè ha un processo aperto per
aver organizzato l’attentato contro un aereo cubano che precipitò nel 1976 sulle isole Barbados.
L’aereo decollò da Caracas ma non arrivò mai all’Avana. Si schiantò e morirono una settantina di
passeggeri, gran parte dei quali erano atleti che tornavano a casa dopo una competizione
internazionale.
La magistratura venezuelana accusò Posadas Carriles come organizzatore materiale del delitto,
ma questi riuscì a sottrarsi alla giustizia, con una di quelle fughe da manuale in cui i criminali
politici –o i mafiosi- escono dalla porta principale del penitenziario.
Posadas Carriles, successivamente, ebbe modo di rivendicare pubblicamente negli studi televisivi
di Miami, la sua responsabilità in questo come in altri attentati messi a segno in territorio cubano.
Come quello che stroncò la vita dell’italiano Di Celma in un albergo dell’Avana, nel corso della
campagna di sabotaggio al turismo internazionale.
Non più tardi di tre anni fa, Posadas Carriles venne preso con le mani nel sacco in Panama, dove
aveva organizzato un attentato contro Fidel Castro, che partecipava al vertice presidenziale dei
Paesi Iberoamericani. Condannato a 8 anni, ne scontò 3, poi venne graziato per “motivi
umanitari” dall’uscente Presidente Mireya Moscoso, nel penultimo giorno del suo mandato.
Il terrorista fece perdere le sue tracce fino a due mesi fa, quando il suo avvocato inoltrò al
governo di Bush la richiesta di “asilo politico” per i numerosi servizi resi alla CIA, per la quale ha
svolto lavori sporchi in molti paesi latinoamericani.
Nei tempi truci delle dittature militari partecipò attivamente alla “Operazione Condor”, poi in
America centrale durante la guerriglia nel Salvador come istruttore degli squadroni della morte, in
una lunga sequela terrorista interrottasi solo a Città del Panama.
La qualifica di terrorista di Posadas Carriles è notoria non solo ai movimenti popolari continentali
e ai settori democratici, ma persino alle autorità nord-americane.
Soprattutto dopo che sono stati resi pubblici documenti ufficiali fino ad ora coperti dal segreto, in
cui si rivela che i “servizi” degli Stati Uniti erano al corrente dei piani per l’attentato contro l’aereo
cubano, prima ancora che fosse portato a segno.
Nulla di strano, perchè il loro agente a Caracas era proprio Posadas Carriles.
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Il governo di Carlos Andres Perez lo aveva messo alla testa delle operazioni segrete contro la
nascente guerriglia venezuelana. La socialdemocrazia aveva consegnato la polizia politica agli
sbirri di Batista approdati in Florida, concedendo loro persino la nazionalità.
A quel tempo, Posadas Carriles si faceva chiamare “Commissario Basilio”, così lo ricordano
numerosi prigionieri politici che furono sottoposti a torture sotto la direzione di colui che
–attualmente- sta sollecitando “asilo politico” al governo di Washington.
Il Venezuela chiede l’estradizione ai sensi di un Trattato bilaterale in vigore da oltre 60 anni e in
nome di quella “guerra al terrorismo” che Bush non si stanca di declamare urbi et orbi.
E’ molto improbabile che ciò avvenga, visto il curriculum vitae di Posadas Carriles e l’importanza
elettorale ed economica dell’esilio cubano in Florida.
Bush è alle strette, e deve scegliere se sacrificare credibilità e coerenza “antiterrorista” o la
gratitudine verso un servitore della CIA e dello Stato. In ogni caso c’è da pagare un alto prezzo
politico che amplierà la breccia che separa Washington dai latinoamericani.
Non si tratta dell’ennesimo episodio del lungo braccio di ferro tra Chavez e Bush, nè di un
limitato contenzioso tra gli USA e il Venezuela. E’ in discussione l’ipocrita logica dei due pesi e
delle due misure, e del terrorismo buono quando è rivolto contro i propri nemici, cattivo quando
colpisce l’impero o i valvassori.
Sullo sfondo di questa vicenda si staglia l’ombra raggelante di un altro 11 di settembre, quello in
cui venne posto fine al governo socialista di Salvador Allende. Fu l’inizio dei golpe, delle dittature
militari, dei gorilla travestiti da governanti che Washington utilizzò per stroncare con la morte, le
torture e l’esilio la sinistra latinoamericana, riuscendo a metterle la museruola durante tre
decenni.
Posadas Carriles fu uno degli ingranaggi di quella catena di montaggio della morte, che lo vide
freneticamente attivo nel continente. Oggi, i suoi datori di lavoro sono con le spalle al muro:
estradizione o asilo politico. O un caffè con stricnina?
* Collaboratore di Radio Onda d'URTO di Brescia, ha pubblicato numerose analisi sulla geopolitica
latinoamericana per l'Osservatorio Indipendente Selvas.org.
(Il presente articolo è utilizzabile con la citazione dell'autore e di Selvas.org.)
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31/05/05 USA-Cuba