DELLA
ANNO XXXV
27 NOVEMBRE 2010
E 1,20
44
DIOCESI
DI
COMO
PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A.
SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV.
IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO
COMO
CARCERE:
UN MURO
DA ABBATTERE
C
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
inquantamila copie già
editate dalla Libreria
Editrice Vaticana (Lev),
altrettante in ristampa,
7 editori che hanno già
provveduto a lanciare la prima
edizione nei loro Paesi e nelle
principali lingue mondiali, 12
editori in altre lingue che sono
“in trattativa”, quasi pronte le
edizioni in polacco, svedese e
sloveno: sono queste alcune
delle informazioni fornite a
centinaia di giornalisti che
martedì mattina hanno affollato la Sala Stampa Vaticana per
la presentazione del volumeintervista di Peter Seewald a
papa Benedetto XVI “Luce del
mondo – Il Papa, la Chiesa e i
segni dei tempi” (Lev). L’autore dell’intervista (presente alla
conferenza stampa) è ben conosciuto da papa Ratzinger perché, prima della sua elezione al
soglio pontificio, aveva curato
un servizio speciale su di lui e
due libri-intervista. “Sono stato molto contento di poterlo intervistare di nuovo – ha detto
– e ho riscontrato che è ulteriormente aumentata la sua
amabilità personale, la sua cortesia, la sua umiltà. Il Papa ti
facilita la vita, non si presenta
come ‘papa-panzer’, invece ti
accoglie, si sofferma su ogni
domanda, non ha paura di affrontare nessuna questione. La
sua enorme forza intellettuale
– ha proseguito Seewald – si
unisce a una altrettanta forza
spirituale, è un uomo veramente semplice e pio, ancora più pio
di come lo avevo conosciuto”.
“L’impressione che si ricava
è quella di un Papa ottimista
sulla vita della Chiesa, nonostante le difficoltà che l’accompagnano da sempre. ‘La Chiesa cresce ed è viva, è molto dinamica. Negli ultimi anni il numero dei sacerdoti è aumentato in tutto il mondo e anche il
numero dei seminaristi’. Come
dire che la Chiesa non può essere identificata solo nel frammento di una zona geografica”:
con queste parole mons. Rino
Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, ha introdotto il libro-intervista al Papa. Alle numerose domande su come interpretare la presunta “apertura” di
Benedetto XVI all’uso del
profilattico, ha risposto affermando che “le questioni morali non sono condensate su questo punto, ma sono di ben più
ampia portata e riguardano ad
esempio la bioetica e la genetica. Il progresso non si ferma
e più esso aumenta più aumenteranno gli interrogativi etici”.
“Il Papa ‘dubita e si interroga’; con schiettezza chiede a se
stesso e quasi anche a noi se
sia veramente giusto offrirsi
alle folle e farsi acclamare come
una star; tratta ampliamente
del conflitto della fede cristiana con il nostro tempo e almeno in due passi riconosce con
parole impegnative ‘la moralità della modernità’”. Così il
giornalista Luigi Accattoli ha
riflettuto su alcune delle numerose questioni affrontate nel
volume-intervista.
P
adre Milani ci racconta
la sua esperienza quotidiana di incontro. Persone in cerca di una
nuova occasione per ricominciare a vivere. Le difficoltà
di reinserimento.
A PAGINA 12
COMO
TUMORI:
IL “REGISTRO”
COMASCO
A PAGINA 14
COMO
UNA GIORNATA
DEDICATA
AL PARKINSON
La possibilità di saperne di
più. Oltre 1200 i malati in
provincia di Como.
Non ho
paura
A PAGINA 16
COMO
IUBILANTES
E IL PREMIO “ITALIA
MEDIEVALE”
IL LIBRO INTERVISTA
DI BENEDETTO XVI
A PAGINA 17
COMO
10 ANNI
PER GLI ARTIGIANI
GUANELLIANI
A PAGINA 20
COMO
UN LIBRO
SU MARGHERITA
SARFATTI
PRIMO PIANO
IL RAPPORTO SU
POVERTÀ ED
ESCLUSIONE
SOCIALE IN ITALIA
DELLA CARITAS
A PAGINA 3
MORBEGNO
A TEMA
IL CONCILIO
A PAGINA 29
CAMPO
MEZZOLA
I 50 ANNI
DELLA CHIESA
A PAGINA 30
VISITA
PASTORALE
IL VESCOVO
ATTESO NELLE
DUE PARROCCHIE
DEL COMUNE
DI SAN SIRO
A PAGINA 9
CRISTIANI
PERSEGUITATI
LA SORTE
DI ASIA BIBI.
ALTRI MORTI
IN IRAQ
A PAGINA 4
CERANO
S. ZENO,
UN GIOIELLO
MOLTO AMATO
A PAGINA 25
LIVIGNO
TREPALLE
QUANDO IL
TEATRO FA UN
GRAN BENE
A PAGINA 33
CHIESA
CATTOLICI
ORIENTALI
IN FESTA
A PAGINA 21
Messaggio
del Vescovo
LA LETTERA
PASTORALE
PER
L’AVVENTO
NELL’INSERTO DI
QUATTRO PAGINE
ALLEGATO A QUESTO
NUMERO
A PAGINA 8
P A G I N A
2
RIFLESSIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
IL LIBRO INTERVISTA DEL PAPA
NOVITÀ IN LIBRERIA
NESSUNA
SVOLTA
RIVOLUZIONARIA
P
ubblichiamo il testo integrale della nota di padre Federico Lombardi, direttore della Sala
Stampa della Santa Sede - diffusa domenica 21 novembre - sulle parole del Papa circa la
questione dei profilattici così come riportata da alcuni media.
Alla fine del capitolo 10 del libro “Luce del mondo”, il Papa risponde a due domande circa la
lotta contro l’AIDS e l’uso del
profilattico, domande che si
ricollegano alla discussione seguita ad alcune parole pronunciate dal Papa sul tema nel corso
del suo viaggio in Africa nel 2009.
Il Papa ribadisce chiaramente
che egli allora non aveva voluto
prendere posizione sul problema
dei profilattici in generale, ma
aveva voluto affermare con forza
che il problema dell’AIDS non si
può risolvere con la sola distribuzione di profilattici, perché bisogna fare molto di più: prevenire,
educare, aiutare, consigliare, stare vicini alle persone, sia affinché
non si ammalino sia nel caso che
siano ammalate.
Il Papa osserva che anche nell’ambito non ecclesiale si è sviluppata una analoga consapevolezza, come appare dalla cosid-
detta teoria ABC (Abstinence –
Be Faithful – Condom), in cui i
primi due elementi (astinenza e
fedeltà) sono molto più determinanti e fondamentali per la lotta
all’AIDS, mentre il profilattico
appare in ultimo luogo come
scappatoia, quando mancano gli
altri due. Deve essere quindi
chiaro che il profilattico non è la
soluzione del problema.
Il Papa allarga poi lo sguardo
e insiste sul fatto che concentrarsi solo sul profilattico equivale a
banalizzare la sessualità, che
perde il suo significato come
espressione di amore fra persone
e diventa come una “droga”. Lottare contro la banalizzazione della sessualità è “parte del grande
sforzo perché la sessualità venga
valutata positivamente e possa
esercitare il suo effetto positivo
sull’essere umano nella sua totalità”.
Alla luce di questa visione
ampia e profonda della sessualità umana e della sua problematica odierna, il Papa riafferma
che “naturalmente la Chiesa non
considera i profilattici come la
soluzione autentica e morale” del
problema dell’AIDS.
Con ciò il Papa non riforma o
cambia l’insegnamento della
Chiesa, ma lo riafferma metten-
ALCUNI PASSAGGI DAL LIBRO DEL PAPA
LA GIOIA DEL CRISTIANESIMO: «Tutta la mia vita è sempre stata
attraversata da un filo conduttore, questo: il cristianesimo dà gioia, allarga gli orizzonti. In definitiva un’esistenza vissuta sempre
e soltanto “contro” sarebbe insopportabile».
LE DIFFICOLTÀ: «L’avevo messo nel conto. Ma innanzitutto bisognerebbe essere molto cauti con la valutazione di un Papa, se sia
significativo o meno, quando è ancora in vita. Solo in un secondo
momento si può riconoscere quale posto, nella storia nel suo insieme, ha una determinata cosa o persona. Ma che l’atmosfera non
sarebbe stata sempre gioiosa era evidente in considerazione dell’attuale costellazione mondiale, con tutte le forze di distruzione
che ci sono, con tutte le contraddizioni che in essa vivono, con tutte le minacce e gli errori. Se avessi continuato a ricevere soltanto
consensi, avrei dovuto chiedermi se stessi veramente annunciando tutto il Vangelo».
a cura di ELENA CLERICI
LA BIBBIA, RACCONTI E GIOCHI
dosi nella prospettiva del valore
e della dignità della sessualità
umana come espressione di amore e responsabilità.
Allo stesso tempo il Papa considera una situazione eccezionale in cui l’esercizio della sessualità rappresenti un vero rischio
per la vita dell’altro. In tal caso,
il Papa non giustifica moralmente l’esercizio disordinato della
sessualità, ma ritiene che l’uso
del profilattico per diminuire il
pericolo di contagio sia “un primo
atto di responsabilità”, “un primo passo sulla strada verso una
sessualità più umana”, piuttosto
che il non farne uso esponendo
l’altro al rischio della vita.
In ciò, il ragionamento del
Papa non può essere certo definito una svolta rivoluzionaria.
Numerosi teologi morali e autorevoli personalità ecclesiastiche hanno sostenuto e sostengono posizioni analoghe; è vero tuttavia che non le avevamo ancora
ascoltate con tanta chiarezza
dalla bocca di un Papa, anche se
in una forma colloquiale e non
magisteriale.
Benedetto XVI ci dà quindi con
coraggio un contributo importante di chiarificazione e approfondimento su una questione
lungamente dibattuta. E’ un contributo originale, perché da una
parte tiene alla fedeltà ai principi morali e dimostra lucidità nel
rifiutare una via illusoria come
la “fiducia nel profilattico”; dall’altra manifesta però una visione comprensiva e lungimirante,
attenta a scoprire i piccoli passi
– anche se solo iniziali e ancora
confusi - di una umanità spiritualmente e culturalmente spesso poverissima, verso un esercizio più umano e responsabile
della sessualità.
padre FEDERICO LOMBARDI
Questa Bibbia per piccoli rappresenta un
modo nuovo e interattivo per far conoscere
e giocare con sei racconti tra i più noti ed
amati della Sacra Scrittura: il passaggio del
Mar Rosso, le vicende di Daniele e Giona, la
parabola della pecora smarrita, le storie
evangeliche dell’uomo calato dal tetto e di
Pietro che cammina sull’acqua. Speciali pagine magnetiche rappresentano la scena,
narrata con brevi testi efficaci, e il piccolo
lettore ha a disposizione una serie di personaggi e animali
calamitati per animare con le sue mani il racconto e ripeterlo con
le sue parole. Una tasca trasparente in copertina contiene le 35
calamite, che possono essere collocate su qualsiasi superficie metallica della propria casa (oltre che sulle pagine del libro), e poi
comodamente riposte con ordine. La Bibbia. I primi racconti,
Paoline, euro 15,00.
Per bambini un po’ più grandi, in grado di
leggere, EDB propone questa Bibbia per un
primo approccio all’Antico e al Nuovo Testamento. Gli episodi biblici sono narrati
con un linguaggio coinvolgente e comprensibile, ricco di discorsi diretti; le illustrazioni aiutano a capire ed immaginare.
LEENA LANE e GILLIAN CHAPMAN,
La mia prima Bibbia, EDB, pagine 254,
euro 11,90.
Ecco due libri in attesa della prima comunione. Il primo libriccino è una raccolta di
brevi racconti per prepararsi al giorno della prima comunione: i protagonisti sono un
gruppo di ragazzine e ragazzini in dialogo
con le loro famiglie e con un giovane sacerdote della parrocchia sul senso dell’essere
cristiani. I fitti colloqui tra genitori e figli
sono un invito a potenziare questa forma
di rapporto, per andare oltre la banalità e
la formalità. I racconti possono essere utilizzati in famiglia e nella catechesi.
La proposta di Elledici vuole essere invece
un ricordo del giorno della prima comunione: attraverso belle illustrazioni ed un racconto in prima persona il libro invita a ricevere l’Eucaristia nel segno della gratitudine a Gesù e dell’appartenenza alla Chiesa, presenta le preghiere del cristiano, offre alcune idee per i cartoncini di invito e
per la foto ricordo.MARIA STELLA BATTAGLIA, Con Gesù amici per sempre.
Racconti per la Prima Comunione,
Paoline, pagine 58, euro 5,50.
BERTA GARCIA SABATES – illustrazioni di MARTA FABREGA, La mia
Prima Comunione, Elledici, euro 12,00.
Giocando, s’impara la vita di Gesù. Questo
sussidio per la catechesi offre materiale
utile per rilanciare l’impegno di tanti operatori pastorali: ci sono attività manuali da
sperimentare e tante curiosità sul Vangelo, giochi di movimento per stare insieme,
consigli e schede tecniche per una migliore
riuscita degli incontri, sfide a punti per una
verifica divertente. La proposta segue lo
svolgimento dell’anno liturgico.
LUANA RAVECCA- illustrazioni di
PAOLA CAMORIANO, Giocando s’impara, Paoline, pagine 144, euro 12,50.
PRIMA DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A
Parola
FRA
noi
IS 2,1-5
SAL 121
RM 13,11-14a
MT 24,37-44
Avvento è desiderare
e attendere
di tornare a casa
di ANGELO SCEPPACERCA
PRIMA SETTIMANA
del Salterio
DESIDERARE E ATTENDERE
I
l Figlio dell’uomo verrà, e non
sapere quando, non attenua
la certezza di questa venuta.
Noi non lo sappiamo, ma nessuno lo sa, neppure il Figlio.
Tutta la sapienza è del solo Padre
e da lui si riceve ogni conoscenza.
Così, nei giorni di Noè, in merito
alla scadenza del giudizio di Dio,
c’era chi continuava a mangiare e
a bere, chi prendeva moglie e chi
marito, come se nulla potesse mai
accadere; solo Noè, credendo alla
voce di Dio, si era messo a costruire una nave sull’asciutto. Nessuno seppe e fece niente finché le acque non travolsero ogni cosa. Noè
non sapeva quando sarebbe accaduto, ma per il dono della sapienza, viveva preparandosi alla venuta del giudizio di Dio.
Dopo il confronto tra la venuta
del Signore e lo scatenarsi del diluvio ai tempi di Noè, Gesù accresce il raffronto e paragona la sua
venuta a quella di un ladro nella
notte. Non sapendolo, il padrone
non vigila e sbaglia. La vigilanza
è tradotta da Gesù col comando a
star pronti. La deduzione coerente e pratica è quella di vigilare
sempre, per tutta la vita. Non si
tratta di ansia perenne per l’incombere di una apocalisse, ma
attenzione costante a vivere bene,
soprattutto nella carità, ogni
frammento della storia personale
e collettiva, fiduciosi e certi che il
Signore sta per venire. Ogni istante vissuto nella prospettiva della
venuta e dell’incontro con il Signore. A chi le chiedeva se non avesse paura del ladro che stava per
arrivare, Santa Teresa di Lisieux
morente rispose che lo aspettava
con desiderio.
Oggi inizia il tempo d’Avvento,
in attesa di un Figlio d’uomo e del
meglio che egli porta. È stato sempre così. Il profeta Daniele ebbe la
visione delle quattro bestie emerse dal mare, simbolo di male di
caos; quattro bestie feroci e assetate di sangue, figure degli imperi dei Babilonesi, dei Medi, dei
Persiani, di Alessandro Magno.
Un fuoco distruggerà le bestie e
dal cielo scenderà un Figlio di
uomo. Se l’umanità costruisce società disumane, Dio manda un figlio per rifare una nuova e vera
umanità.
Avvento è desiderare e attendere questa venuta di novità nella
vita di ognuno. È anche la visione
di Isaia, il monte del Tempio che
cresce più di tutti e tutti gli altri
monti si chinano dinanzi a questo
monte. I passi di Dio: la scelta di
un popolo, Israele, Abramo, poi
Isacco, quindi Giacobbe, Mosé, i
profeti, alla fine Gesù. A questo
popolo Dio ha lasciato una legge
che se la vivi, cambiano le cose. A
Israele Dio lascia la Torah e Gesù
ci lascia le Beatitudini.
Avvento è attendere di tornare
a casa.
Un missionario che era vissuto
in Cina per molti anni e un famoso cantante che vi era rimasto solo
per un paio di settimane, tornavano negli Stati Uniti a bordo della
stessa nave. Quando attraccarono
a New York, il missionario vide
una gran folla di ammiratori in
attesa del cantante. “Signore, non
capisco”, mormorò il missionario,
“ho dedicato 42 anni della mia
vita alla Cina, e lui ci è rimasto
soltanto due settimane, eppure ci
sono migliaia di persone che gli
danno il bentornato a casa, mentre per me non c’è nessuno”. E il
Signore rispose: “Figliolo, ma tu
non sei ancora a casa…”.
CARITAS
PRIMOPIANO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
NEL 2009 OLTRE 8 MILIONI E MEZZO I POVERI NEL NOSTRO PAESE
SIAMO...
“IN CADUTA
LIBERA”
Pubblicato il 10°
Rapporto su povertà
ed esclusione sociale
in Italia a cura
di Caritas Italiana
e Fondazione
“E. Zancan”
S
ono oltre 8 milioni e
mezzo i poveri in Italia
nel 2009. Quasi il 4% in
più rispetto all’anno
precedente. La povertà
è un fenomeno che riguarda soprattutto il Mezzogiorno, le famiglie numerose, quelle con 3 o
più figli (in prevalenza se minori), quelle monogenitoriali e
coloro che hanno bassi livelli di
istruzione. Inoltre sempre più
famiglie, in cui uno o più membri lavorano, sono povere.
Ma non è tutto. Accanto ai
poveri ufficiali, ci sono le persone impoverite che, pur non
essendo povere, vivono in una
situazione di forte fragilità economica. Sono persone che, soprattutto in questo periodo di
crisi, hanno dovuto modificare,
in modo anche sostanziale, il
proprio tenore di vita, privandosi di una serie di beni e di
servizi, precedentemente ritenuti necessari. Il fenomeno è
confermato anche da alcuni
dati: nel 2009 il credito al consumo è sceso dell’11%, i prestiti personali hanno registrato un
-13% e la cessione del quinto a
settembre 2009 ha raggiunto il
+8%. Facendo una media di
questi indicatori, si può calcolare un 10% in più di poveri, da
sommare agli oltre 8 milioni
stimati.
Nella vita di tutti i giorni la
crisi si traduce in difficoltà a
pagare la spesa, il mutuo, le
cambiali (+14% nel 2009). Nei
primi mesi del 2010 alcuni sostenevano che la crisi economica era in via di superamento,
ma ancora oggi il problema ap-
pagina a cura della
CARITAS DIOCESANA
pare in tutta la sua gravità, ci
presenta le difficoltà delle persone disoccupate, delle famiglie
impoverite, di quelle che sanno
che prima o dopo finiranno gli
ammortizzatori sociali. Lo sanno le Caritas, i Centri di Ascolto, le Parrocchie. Gli ammortizzatori sociali non bastano, sono
costati nel 2009 ben 18 miliardi di euro, una cifra enorme per
un argine utile, ma fragile.
Ecco in estrema sintesi alcuni dati e alcune riflessioni significative emerse dal “Rapporto 2010 su povertà ed esclusione sociale in Italia, intitolato
significativamente “In caduta
libera”, a cura della Caritas Italiana e dalla Fondazione “E.
Zancan”, giunto alla decima
edizione.
ANALISI A 360 GRADI
Lo studio è diviso in due parti. La prima parte, curata dalla
stressa Fondazione Zancan,
considera le dimensioni territoriali della povertà e la capacità
di risposta delle Regioni, guardando ad alcuni Stati europei.
Propone una lettura che guarda alla povertà familiare, alle
politiche per contrastarla, agli
strumenti di solidarietà per lottare in modo più efficace, in un
quadro istituzionale di decentramento delle responsabilità e
delle risorse: dallo Stato alle
Regioni e agli Enti locali. La
seconda parte, curata da Caritas Italiana, approfondisce il
legame
tra comunità ecclesiale e povertà. Sono analizzate le conseguenze della crisi economica
sulle famiglie, i dati sugli utenti
dei Centri di Ascolto Caritas, i
percorsi di riflessione teologicapastorale, di accompagnamento e di animazione territoriale.
Viene inoltre descritta l’azione
di varie Caritas nazionali in
Europa, in riferimento alle attività programmate per la campagna “Zero Poverty”, promossa per il 2010 da Caritas Europa.
LA PRIMA PARTE
Nella prima parte, in particolare, si evidenzia appunto
come la famiglia sia la prima
vittima della crisi e della povertà. Diversamente da altri Paesi, inoltre, in Italia più alto è il
numero dei figli, maggiore è il
rischio di povertà. In secondo
luogo, l’ulteriore precarietà del
lavoro impedisce alle nuove generazioni di creare nuovi nuclei
familiari.
Si è analizzato poi il problema delle risorse. Al momento in
Italia l’assistenza sociale è soprattutto erogazione di soldi
per dare risposte emergenziali
che non garantiscono l’uscita
delle situazioni difficili. L’errore è sempre lo stesso: si danno
troppi soldi e pochi servizi, con
costi a carico delle famiglie. La
crisi potrebbe aiutarci a prendere coscienza di questa contraddizione, per
attuare soluzioni coraggiose,
bonificando i trasferimenti e investendo nell’aiuto vero. Basti
pensare che la spesa per assistenza sociale nel 2008 (ultimo
dato disponibile) è stato di 49
miliardi di euro, l’86% dei quali impiegati per garantire interventi economici e sono un 14%
per attivare servizi più duraturi. La sola spesa per gli assegni
familiari ammonta a 6 milioni
e 427mila euro.
Infine, sempre nella prima
parte, si affronta il problema di
quali politiche occorre mettere
in atto per una lotta efficace
alla povertà. A questo proposito si chiede con fermezza l’uscita dalla contraddizione che
vede lo Stato gestire sei/settimi della spesa per l’assistenza
sociale. Se Regioni e Comuni
hanno responsabilità piena nell’affrontare il problema, devono
anche avere tutte le risorse per
poterlo fare.
LA SECONDA PARTE
Sul fronte dell’azione di ascolto, di osservazione e di risposta
alle emergenze, le Chiese locali
e la Caritas in particolare sono
in prima linea su tutto il territorio nazionale. In base a una
UN SUSSIDIO DELLA CARITAS DIOCESANA SUI CENTRI DI ASCOLTO
“BUONE PRASSI” PER ASCOLTARE E AIUTARE
La seconda parte del rapporto “Zancan” 2010 su povertà ed esclusione sociale in Italia - sezione che approfondisce il legame tra
comunità ecclesiale e povertà - mette in evidenza il prezioso lavoro svolto dai Centri di Ascolto in Italia. Su questo fronte anche
la Caritas diocesana di Como è impegnata da oltre 10 anni, grazie al lavoro di operatori e volontari, sia nel Centro di Ascolto di
via don Guanella a Como sia negli altri 13 centri aperti nella
vasta Diocesi comense. E proprio per trarre un bilancio del lavoro svolto, e per indicare le linee future di un’esperienza così importante, è stato pubblicato il sussidio “Ascoltare-aiutare: le buone
prassi”, a cura di Luigi Nalesso, operatore della Caritas di Como,
e con il contributo dell’Area formazione e promozione Caritas e
dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse. Il sussidio è uno
“spaccato” dell’esperienza fatta in questi anni dalla Caritas
diocesana, che mettendo al centro la persona - con i suoi bisogni
e le sue aspettative - si fa “segno” di condivisione e di speranza,
di testimonianza e di gesti concreti nella comunità. E proprio
con “gesti concreti”, che devono tradursi in “buone prassi” nel
tempo quotidiano, la Caritas diocesana mette a frutto la sua esperienza - grazie al lavoro di équipe e di rete degli operatori e dei
volontari dei Centri di Ascolto diocesani e del servizio di Porta
Aperta - per promuovere la persona oltre il mero assistenzialismo,
oltre l’emergenza.
Il sussidio è diviso in 6 capitoli: “Centri di Ascolto in Diocesi: a
che punto siamo?”; “Lo stile delle buone prassi: educare”; “Il metodo: la narrazione”; “Le buone prassi dell’ascolto”; “L’arte di aiutare: indicazioni operative”; “Una breve conclusione”. E proprio
il tema delle “buone prassi” - che sono appunto il tratto saliente
del sussidio - viene approfondito per delineare e guidare l’impegno di chi (operatori, volontari, persone di “buona volontà) affronta ogni giorno la fatica (e anche la gioia) di accompagnare
chi è in difficoltà. Ecco allora approfondito il “decalogo dell’educare” (dove vengono evidenziate le prassi dell’accogliere, dell’accorgersi, dell’attendere, dell’aggregare, dell’accompagnare, dell’ammirare, dell’ammonire, dell’animare, dell’annunciare e dell’amare) e - appunto in un apposito capitolo - le “buone prassi
dell’ascolto”. L’ascolto - che non è soltanto udire le parole del
nostro interlocutore - richiede formazione ed educazione. L’ascolto è il primo passo della relazione, è un’arte, è spirito aperto, è
capacità di amare. Per chi opera nei Centri di Ascolto della
Caritas tutto ciò è fondamentale ed è per questa ragione che
vengono tracciati alcuni consigli “pratici” proprio per affinare
l’arte della comprensione e del dialogo. Di particolare interesse
è il quinto capitolo dedicato ad alcune indicazioni operative per
ben aiutare. Aiutare è “pazienza” (la virtù che ci fa crescere nell’arte di aiutare), è “qualità” (relazioni autentiche senza
omologazione, ripetitività, imitazione, egocentrismo), è “passione” (passione per l’uomo e le sue fragilità), è “vigilanza” (pienezza e irripetibilità della nostra vita e delle nostre azioni), è “narrare e fare memoria” (riflettere sulle “storie di vita”, amare “i
mendicanti e le loro bisacce piene di storie” - Elie Wiesel - ).
(Il sussidio “Ascoltare-aiutare: le buone prassi. Appunti di un’esperienza”, a cura
dell’Area Formazione e Promozione Caritas e dell’Osser vatorio delle Povertà e
delle Risorse è disponibile presso la sede della Caritas di Como, piazza
Grimoldi 5, tel. 031.304330, fax 031.304040; e-mail [email protected])
P A G I N A
3
I SEGNALI
D’ALLARME
IN LOMBARDIA
Nel rapporto “Zancan” 2010
viene fatto il punto della situazione povertà in Lombardia. Pur evidenziando che
nella regione l’incidenza della povertà relativa è inferiore alla media nazionale (nel
2009 il 4,4% delle famiglie
residenti in Lombardia erano povere, mentre il dato nazionale faceva registrare un
10,8%) alcuni segnali d’allarme non possono essere sottovalutati. Tra questi: il 24,3%
delle famiglie non riesce a far
fronte a una spesa imprevista di 700 euro; il 12,9% delle
famiglie arriva a fine mese
con molte difficoltà; infine, il
12,6% delle famiglie non ha
soldi per vestiti necessari. Nei
CdA lombardi vengono affrontati problemi di grave
povertà economica (28,9%), di
lavoro (27,7%), abitativi
(13,8%), relativi alle migrazioni (10,3%).
Ecco, infine, alcuni dati (relativi al 2008) per comprendere meglio la realtà regionale: in Lombardia, le famiglie residenti erano 4.203.176
(al 31/12/2008); le famiglie
povere 184.960; le risorse calcolate per portare le persone
in difficoltà sopra la linea di
povertà, 30 milioni di euro; infine, la spesa dei Comuni per
far fronte alla povertà, 25,5
milioni di euro (dato 2006).
rilevazione su un campione di
diocesi, relativa all’anno 2008,
è possibile stimare in circa
360.000 le persone che ogni
anno si rivolgono ai Centri di
Ascolto Caritas (circa 1.000 persone al giorno). Tenendo conto
della numerosità dei nuclei familiari di riferimento, si giunge a un totale di circa 1 milione
di persone che annualmente
beneficiano di un intervento
strutturato di aiuto e accompagnamento presso i CdA. La
grande maggioranza degli utenti appare costituita da stranieri (68,9%), mentre gli italiani
sono il 30,7%. Nelle regioni del
Centro-Nord prevalgono gli
stranieri, mentre al Sud figurano nettamente gli italiani.
L’esame dei dati relativi ai bisogni degli utenti conferma
l’esistenza di forti problemi di
povertà economica (65,9%), di
occupazione (62%) e, in minor
misura, di alloggio (23,6%), sia
per gli italiani sia per gli stranieri. In questa parte del rapporto si conferma, inoltre, che
le storie di povertà incontrate
dalla Caritas sono sempre meno legate a persone sole e sempre più caratterizzate invece da
un coinvolgimento dell’intero
nucleo familiare. Vengono, poi,
evidenziati le rilevazioni raccolte nel biennio 2009-2010 da oltre 150 Osservatori diocesani
delle povertà e delle risorse:
l’aumento medio del 25% del
numero delle persone che si rivolgono alla Caritas; la crescita del 40% degli italiani che
chiede aiuto; la crescita del 30%
di nuovi utenti (italiani e stranieri); la conferma di una scarsa tempestività degli Enti locali
nell’affrontare le nuove povertà, mentre cresce il numero di
utenti seguiti in modo esclusivo dalla Caritas o da altre
espressioni della Chiesa locale.
(“In caduta libera - Rapporto 2010
su povertà ed esclusione sociale
in Italia”, Caritas Italiana e Fondazione
“E. Zancan”, edizioni Il Mulino,
pp. 352, euro 24)
P A G I N A
4
SOCIETÀ
INTERNIESTERI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
SI ATTENDE LA CONCESSIONE DELLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE PAKISTANO
Asia Bibi: si teme per la sua vita
I
l caso di Asia Bibi, la cristiana pakistana condannata a morte per blasfemia
- un appello per la sua liberazione ha raccolto decine di migliaia di adesioni e anche Il Settimanale della diocesi
di Como aveva portato il caso
in prima pagina nel numero
scorso - ha avuto concreti sviluppi. Asia Bibi ha 37 anni, è
cristiana protestante ed è sposata con Ashiq Masih. La coppia ha 4 figli: tre femmine
(Sidra 18 anni; Esha di 12 anni,
che è disabile; Eshum 10 anni)
e un maschio. Viveva nel quartiere “Chak 3” del villaggio di
Ittanwali, a poca distanza dalla città di Nankhana Sahib, a
est di Lahore, provincia del
Punjab. Nell’insediamento
Chak 3 vi sono solo 3 famiglie
cristiane; nel villaggio di Ittanwali, nel complesso, vivono circa 100 famiglie cristiane e
1.200 famiglie musulmane.
La famiglia di Asia Bibi è stata trasferita a Lahore per motivi di sicurezza. Qui la donna
è stata visitata in carcere dal
governatore del Punjab, Salman Taseer. A lui Asia Bibi ha
riferito - particolare veramente agghiacciante che aggiunge
orrore ad orrore - che, prima di
essere consegnata alla polizia
e denunciata per blasfemia, è
stata stuprata dai suoi aguzzini. Asia ha dichiarato di essere
innocente ma gruppi estremisti
islamici già minacciano di volerla uccidere, se sarà liberata.
Intanto sono ore di grande
attesa per la sorte di Asia Bibi:
il presidente Ali Zardari nei
prossimi giorni deciderà sulla
concessione della grazia alla
donna. Per Asia significherebbe il rilascio immediato, senza
bisogno di alcun processo di appello. La notizia della sua liberazione circolata lunedì, infatti, non corrisponde al vero. “Se
il Presidente le concederà la
grazia, Asia Bibi sarà scarcerata ma la sua vita sarà in estremo pericolo. I leader islamici
radicali diranno che una colpevole di blasfemia è stata liberata e vorranno farsi giustizia
da soli. Chiunque potrà ucciderla, per difendere il nome del
Profeta, ottenendo così la promessa del paradiso”: è l’allarma lanciato all’Agenzia Fides
da Tahira Abdullah, musulmana e attivista per i diritti umani, esponente di rilievo di un
forum della società civile
pakistana che raccoglie organizzazioni cristiane e musulmane impegnate per i diritti
umani. Intanto le voci degli
estremisti islamici si fanno
sempre più forti: con una mossa senza precedenti, religiosi
islamici di scuole di pensiero
distinte, quella “Deobandi” e
quella “Barelvi”, hanno emesso
un comunicato congiunto in cui
si mette in guardia il Presidente Ali Zardari dal concedere la
grazia, per pressioni esterne, “a
una donna colpevole di blasfemia”. Tale decisione, avvertono
i leader radicali, “avrà ripercussioni imprevedibili”, annunciando proteste e reazioni pubbliche in tutto il paese. La stessa posizione è stata espressa
dalla Conferenza degli “Jamiat
Ulema del Pakistan” (JUP), in
rappresentanza di oltre 30 partiti religiosi. Intanto fonti locali raccontano l’episodio di un
cristiano freddato nei giorni
scorsi in Punjab, nel distretto
di Narowal, a Nord of Lahore:
LIBERTÀ RELIGIOSA - INTERVISTA CON RENÈ GUITTON
«Essere fieri della fede in cui si crede!»
A
l di là delle difficoltà che vivono i cristiani in varie parti del mondo, e in particolare in
Oriente, ci sono “luci di speranza”. Lo sostiene Renè Guitton, impegnato da anni nella
difesa delle minoranze oppresse, in primis i cristiani, che mercoledì a Roma ha partecipato alla presentazione del “Rapporto 2010 sulla libertà religiosa nel mondo” di Acs-Aiuto
alla Chiesa che soffre. Nel suo ultimo scritto, “Cristianofobia”, Guitton analizza le ragioni
delle persecuzioni e pone il dito su diverse piaghe, una delle quali è una certa tiepidezza dell’Occidente verso i massacri e le discriminazioni compiuti contro le minoranze cristiane. Gli chiediamo di
approfondire alcune problematiche di cui parla nel libro.
In “Cristianofobia” la situazione dei cristiani in Oriente sembra disperata...
“Sì, ma ci sono delle speranze. Nei Paesi arabi a maggioranza musulmana vi sono dei governanti
perfettamente consapevoli che è assolutamente necessario portare avanti una politica d’apertura
nei confronti delle altre religioni. È il caso del Qatar, dove mi reco ogni anno, a Doha, in occasione di
un simposio interreligioso che riunisce rappresentanti di tutte le religioni monoteiste, a cui partecipano rabbini, imam e vescovi. Negli Emirati arabi da alcuni anni vi è una consistente immigrazione
di cristiani che fuggono da Filippine, Malesia, India. Da due anni è stato avviato un progetto per la
costruzione di cinque chiese ad Abu Dhabi, in Qatar ecc. La prima è stata inaugurata nel marzo
2008. Questi eventi costituiscono delle luci di speranza, ed è una realtà verificata sul posto”.
C’è qualche soluzione contro la persecuzione dei cristiani in alcuni Paesi?
“Sì, esistono delle vie di riflessione e di lavoro. Innanzitutto ogni cittadino può organizzare manifestazioni, petizioni presso i deputati dei propri Parlamenti. In Francia, recentemente, 180 deputati
hanno firmato una petizione a sostegno dei cristiani d’Oriente. Io personalmente ho guidato una
manifestazione sul tema dei diritti umani a Parigi, alla quale hanno partecipato migliaia di persone. Non possiamo rimanere in silenzio, un silenzio che ci rende sordi, tanto è insopportabile”.
Ci sono altri strumenti?
“In Turchia esiste l’obbligo di riportare la menzione della religione d’appartenenza sulla carta
d’identità. Se siete cristiani, sarete soggetti a una discriminazione nel contesto sociale. Oggi che la
Turchia vorrebbe entrare in Europa, e che sta cercando di armonizzare le proprie leggi con quelle
dell’Unione europea, potremmo esigere l’abrogazione di tale regola. Anche in Egitto la legge prevede
l’obbligo di menzionare la religione d’appartenenza sulla carta d’identità, così come in Indonesia...
Occorre esercitare una pressione economica per influenzare l’opinione dei dirigenti dei Paesi arabi,
che tendono la mano ai fondamentalisti islamici in uno spirito di riconciliazione nazionale, ma così
facendo incoraggiano gli atti isolati di persecuzione nei confronti dei fedeli cristiani”.
Qualcuno pensa che l’Europa sia tiepida a causa di alcune “derive” laicistiche e
illuministiche...
“Penso che questo riferimento all’epoca dell’Illuminismo sia ormai superato. La laicità, come la
chiamiamo in Francia, la secolarizzazione, ovvero la separazione fra lo Stato e gli affari religiosi, è
un’invenzione francese, e non è contro la religione, anzi permette a tutte le religioni di esprimersi
allo stesso modo. La laicità diventa un fattore di equilibrio e non di separazione. Piuttosto è intesa
nel modo sbagliato. Sarebbe una buona soluzione se tutti la rispettassero. Ad esempio oggi, in Siria,
s’impone il rispetto di tutte le religioni, anche se la Costituzione dice che il capo di Stato deve essere
musulmano. In Libano, poche settimane fa è stata proclamata la nuova festa nazionale: la festività
dell’Annunciazione. Ci sono luci di speranza, benché piccole”.
Tuttavia c’è in Occidente quasi un timore della religiosità e nei cristiani qualcuno nota
una sorta di senso di colpa.
“Perché? Credo ci siano diverse ragioni. In primo luogo, i cristiani si sentono in colpa a motivo
della Shoah. Pensano infatti - giusto o sbagliato che sia - che, durante l’ultima guerra, la Chiesa
cattolica, il Papa, non abbiano preso una posizione chiara per aiutare il popolo ebreo. Un’altra causa
sono le conseguenze del colonialismo. E poi in Occidente siamo maggioritari... Tutte queste ragioni
insieme fanno sì che i cristiani non parlino, mantengano il silenzio. I cristiani piegano la testa e
porgono l’altra guancia, e questo è un grave errore. Si deve essere fieri della fede in cui si crede e
nessuno può essere ucciso per la propria scelta religiosa. Questo è uno degli elementi fondamentali
della Dichiarazione universale dei diritti umani, che quasi tutti i Paesi hanno sottoscritto. Purtroppo non tutti la applicano”.
il 22enne Latif Masih è
stato ucciso a colpi di pistola da due sicari, “probabilmente perchè accusato di aver dissacrato il
Corano”, ha riferito la
polizia locale.
ANCORA CRISTIANI
UCCISI IN IRAQ
Assassinati due fratelli
in un negozio a Mosul
A due giorni dall’attacco a una casa di cristiani a Mosul, la
città del nord Iraq ha visto nuove violenze contro la comunità religiosa, ormai oggetto di vera persecuzione nel Paese.
Oggi, nel quartiere di al Sina’a, un gruppo di criminali anonimi, riferiscono fonti di AsiaNews, è entrato nel negozio di
due fratelli cristiani uccidendoli a sangue freddo. Le vittime
sono Wahad Hanna e Saad Haana, di 40 e 43 anni. Gli aggressori gli hanno sparato: Waad è morto sul colpo, mentre
Saad è spirato dopo due ore. La comunità cristiana in Iraq è
stata duramente colpita nelle scorse settimane in una recrudescenza di episodi di violenza. Come quello del 31 ottobre, il più sanguinoso, quando l’assalto di un commando di
al Qaeda, che ha definito i cristiani “obiettivi legittimi”, alla
cattedrale siro-cattolica di Baghdad durante la messa ha
fatto morti quasi 60, tra i quali 44 fedeli e due religiosi. Dopo
l’ennesimo episodio di barbarie contro i cristiani, oggi la comunità lancia un nuovo appello: “Pregate per noi cristiani
perseguitati”.
COLPO D’OCCHIO
Un invito a Messa
non obbliga...
In Italia, per fortuna, esiste ancora la libertà di invito. Chiunque può invitare chiunque ad assistere o partecipare a qualche
manifestazione pubblica o privata, dal battesimo di un figlio al
raduno dei salumieri della Val Padana, senza per questo essere
sanzionato dalle leggi vigenti né insultato da chi non gradisce
l’invito, libero costui di accettarlo o meno, ossia di andare o non
andare. Il concetto sarebbe semplice, ma vallo a mettere in
testa a chi, nel semplice invito a partecipare a una Messa, vede
un attentato alla libertà, uno “spregio al principio di laicità dello Stato”, un atto “sgradevole”, un gesto “che lascia il retrogusto
dell’arroganza”, una mossa “irrispettosa” per chi professa altre
religioni. Le parole astronomiche sono salite alle stelle e, in
materia, non poteva mancare a dire la sua l’astronoma Margherita Hack, invitata a nozze ogni qual volta, oltre che di questioni astronomiche, può parlar male della Chiesa e proclamare il suo ateismo tutto d’un pezzo.
L’astronoma ne riceve parecchie di inviti, e non solo in ambienti accademico-astronomici, difatti la vediamo e la sentiamo impegnata in ogni dove, anche in politica, però non crediamo che
ogni volta sia invitata da qualche parte se la prenda tanto se
non gradisce l’invito. Che poi questa volta non era diretto a lei,
ma agli studenti dell’Università di Firenze. Ecco il testo: “In
occasione della cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico 2010-2011 dell’Università degli studi di Firenze, sua eccellenza monsignor Claudio Maniago, vescovo ausiliare di Firenze, celebrerà la S. Messa per gli universitari venerdì 3 dicembre
2010 alle ore 9 presso il Battistero. Alla S. Messa sono invitati
tutti i dipendenti e gli studenti dell’Università di Firenze”. Il
messaggio è stato inviato per e-mail agli studenti e al personale dell’ateneo fiorentino dal rettore Alberto Tesi. Il quale tutto
poteva immaginare fuorché il suo invito, e ripetiamo invito,
potesse essere scambiato o fatto pretestuosamente passare per
una sorta di mandato di comparizione o di cartolina precetto.
Non è di gradimento l’invito a Messa? E chi ci vuole andare ci
vada e chi non vuole resti a casa o trovi di meglio. Dov’è l’imposizione? Dove lo scandalo? E invece no: “È una cosa totalmente
assurda!” – tuona Margherita, non invitata (alla Messa), ma
unendosi al coretto degli invitati che non hanno gradito –. “E io
che credevo che il peggio lo avessimo già toccato quando la Sapienza decise di invitare il Papa a parlare all’Università”. Ecco,
ci siamo: per l’astronoma fiorentina è assurdo non solo invitare
qualcuno a Messa ma anche invitare il Papa a parlare. Il Papa
non deve parlare, tanto meno all’Università. E difatti Benedetto XVI, dopo aver accettato l’invito, fu costretto a reclinarlo per
le proteste di chi pensava, e pensa tuttora, che un Papa non
possa parlare all’Università, che un rettore non possa invitare
il Papa e un altro rettore non possa invitare gli studenti a una
Messa. Quando poi si dice delle assurdità astronomiche…
PIERO ISOLA
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FATTIePROBLEMI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
EUROPA IL CASO IRLANDESE
Un monito per tutti
A
lla fine ha dovuto cedere. Brian Cowen,
premier irlandese,
pressato dalla deriva
dei conti pubblici nazionali, ha invocato nel weekend l’intervento che l’Unione
europea da giorni s’era detta
disponibile a portare all’”isola
di smeraldo”. In soccorso di
Dublino accorrono dunque
l’Ue, con il suo Fondo di stabilizzazione (creato in seguito
alla crisi mondiale e che ha già
consentito di tendere la mano
alla Grecia), il Fondo monetario internazionale, nonché fuori dall’area euro - Gran
Bretagna e Svezia.
Tutti tirano un sospiro di
sollievo. Dalla prossima primavera affluiranno nelle casse irlandesi tra i 70 e i 90 miliardi di euro in tre anni, a
fronte di tagli significativi allo
stato sociale (valutabili in non
meno di 15 miliardi in 4 anni).
Una cura draconiana, che andrà definita nelle prossime
settimane e che sta già suscitando pesanti reazioni nel
Paese.
Del resto le casse nazionali
“piangono”, il debito cresce e
il deficit è ormai fuori controllo: l’Irlanda, dopo gli anni del
boom, tra gli Ottanta e i Novanta, è ora in una fase di pesante recessione. Il governo di
Dublino spera, con gli aiuti
europei, di rimettere in moto
il processo di crescita e anche
per questa ragione ha preferito indicare tagli nel welfare
piuttosto che ritoccare la modestissima tassa sulle imprese (12,5%).
Ora si tratta di verificare il
rispetto degli impegni assunti da Cowen, mentre più com-
plessivamente si pongono vari
interrogativi sull’intera vicenda. Il primo riguarda la velocità di reazione dell’Europa
alla crisi economica e finanziaria. I tempi sono sempre
troppo diluiti: che ci sia di
mezzo un governo recalcitrante (per evidenti motivi interni), oppure procedure tortuose, o ancora per via di divergenti interessi nazionali, l’Ue
si muove con eccessive rigidità che si trasformano in ritardi operativi. E in economia
ogni ritardo corrisponde a un
costo e a un rischio aggiuntivi.
D’altro canto occorre
riconoscere che, pur con
i tempi biblici della politica, l’Ue ha fornito una
possibile via d’uscita all’Irlanda, così come era
accaduto per Atene. Il
Fondo di stabilizzazione,
fortemente voluto dal
presidente della Commissione Barroso e da altri leader, funge da sentinella rispetto ai mercati. In realtà avrebbe dovuto scoraggiare preventivamente le speculazioni, senza nemmeno dover entrare in funzione.
Ma ora diventa un mezzo per salvare la stabilità dell’eurozona. Si tratta di capire se gli interventi dell’Ue e del Fmi
si potranno fermare qui,
oppure se altri Stati, a
partire da Portogallo e
Spagna, necessiteranno
di aiuti.
Un ulteriore interrogativo è stato sollevato
dalle istituzioni comunitarie e dalla Bce: i paesi
Il dibattito sui valori
dell’Unione avranno appreso
la lezione, decidendosi a procedere con le necessarie riforme “di sistema”, così da mettere al sicuro l’economia, i
conti pubblici e lo stato sociale? Il rilancio dell’economia
reale, gli investimenti produttivi, l’occupazione, la solidità
del sistema bancario, il riassetto della previdenza e del
fisco sono, almeno in alcuni
Stati dell’Unione, un’urgenza
non più rinviabile. E il caso irlandese è un monito per tutti.
GIANNI BORSA
CORSIVO
di AGOSTINO CLERICI
IL NOSTRO
ITALIANO
IMPOVERITO
«Spero di non essere costretto a rifugiarmi qui come in un’oasi». Il presidente Giorgio Napolitano ha
pronunciato queste parole
in occasione dell’inaugurazione della sede restaurata della biblioteca del Quirinale. Perché mai dovrebbe essere un’oasi una biblioteca? Che cosa preoccupa il Capo dello Stato, tanto da fargli desiderare un
rifugio tra gli scaffali di
una biblioteca? Troppo facile pensare che sia la situazione politico-istituzionale, così instabile e densa di nubi. Napolitano sembra avesse di mira un’altra
nebbia e un altro deserto.
Ha aggiunto infatti: «Nutro
riserve e preoccupazione di
fronte ai mezzi d’informazione che ci restituiscono
impoverita e contratta la
nostra lingua, che invece
gode nel mondo di un prestigio e di una fortuna che
spesso sottovalutiamo».
La lingua italiana non gode di grande stima tra gli
italiani, e i mezzi di infor-
mazione sono spesso soltanto lo specchio fedele di
una prassi comune che impoverisce la lingua, sia parlata che scritta. Quanti vocaboli bisogna conoscere
per imparare una lingua
straniera? Forse mille bastano. Ebbene, tanti italiani che vorrebbero imparare l’inglese non arrivano a
conoscere nemmeno cinquecento vocaboli italiani.
Basta sentir parlare certe
persone e ci si accorge che
il loro vocabolario - depurato dalle parolacce che costituiscono l’intercalare
del discorso (si fa per dire)
- è ridotto ad una decina
di verbi e ad un centinaio
di parole ed aggettivi. Il
linguaggio dei messaggini
del cellulare o delle mail è
ancora più povero, ed usa
quelle abbreviazioni così vigliacche che, spesso, ti impediscono di capire esattamente che cosa vuole dirti
l’altro. «Essere, avere, dire,
fare» che declinano il «coso»
e la «cosa», e devi capire tu
che cosa o che coso è. Forse, anche la scuola ha smesso di insegnare vocaboli con
quelle esercitazioni di ricerca dei sinonimi, che sono
così utili per arricchire il
proprio vocabolario e donare un po’ di stile al proprio
parlare e scrivere. Pensate
che il patrimonio lessicale
italiano dovrebbe essere
compreso tra le 215.000 e
le 270.000 unità lessicali, e
nella prassi tutto si riduce
a qualche frasetta biascicata
stancamente, senza modi e
senza tempi.
Davvero la biblioteca rischia di essere un’oasi. Ma
la nostra lingua non è come una vena d’acqua che
può essere relegata tra le
palme, da bere di tanto in
tanto, mentre il resto della vita si svolge tra le dune
di un deserto di decadenza
linguistica da fare paura.
Occorre che anche la scuola si faccia carico di una
didattica più stringente per
far acquisire vocaboli e stile al linguaggio delle giovani generazioni.
Ha ragione il presidente
Napolitano: l’informazione
non aiuta certo gli italiani
ad amare la loro lingua.
Giorni interi passati a spiegare il «bunga bunga», ed
ora la spinosa ricerca del
significato etimologico dell’epiteto napoletano con cui
la Carfagna ha gratificato
la Mussolini...
È
finita l’epoca nella quale vigeva un sentire
morale condiviso e diffuso fino ad essere ritenuto comune. Oggi le
visioni della vita sono molteplici, si confrontano ogni giorno, creano nuove e inedite situazioni. Da una parte, tutti
noi constatiamo la ricchezza
di questa nuova realtà; dall’altra, comprendiamo pure la
sua problematicità: su quali
punti comuni si può convenire? Ancora: la diversità delle
culture sembra, non raramente, mettere in crisi la cultura
da cui uno proviene. E’ necessario riconoscere che le varie
tradizioni culturali e religiose
sono la concretizzazione storica di certe opzioni di fondo
circa l’uomo, la sua dignità, il
senso della storia: esse presuppongono, cioè, determinati valori. Ora è su queste diverse opzioni di fondo che siamo chiamati a confrontarci e
a verificarci. A partire dalla
propria tradizione storica e
non a prescindere da essa! E
alla luce di una doverosa premessa: non si può affrontare il
dibattito ancora alla luce del
presunto conflitto tra scienza
e morale. E questo perché il
mito della scienza capace di
spiegare tutto si è dimostrato
appunto un mito: ci si è accorti che la scienza è competente
solo su di alcuni fatti e non su
tutti i fatti. La scienza spiega,
in modo parziale, come stanno certi fatti ma non tutti i
fatti. Abbiamo poi compreso
che dai fatti non deriva nulla,
se non la constatazione dei
fatti stessi; non solo: sono i
valori che permettono di leggere i fatti in una prospettiva
piuttosto che in un’altra. Più
radicalmente: se non avessimo dei valori per la testa, non
racconteremmo nemmeno i
fatti. E sempre certi fatti piuttosto che altri. I fatti, allora,
sono muti di fronte ai valori.
Viviamo immersi in un mondo
di valori. E l’etica cristiana entra nella pluralità delle opzioni valoriali.
* *
*
Se le cose dette sono argomentabili, l’etica cristiana allora
non deve chiedere scusa di esistere, non è estranea al dibattito sui vari temi. Si ha invece
la sensazione che “gli opinionisti che contano” commettano spesso un errore di metodo,
viziato da un fuorigioco ideologico di partenza: ritenere che
tutto ciò che è morale religiosa sia limitante, sia in qualche modo da scartare perché
impedirebbe agli altri di es-
sere se stessi! Tutte le
prospettive
etiche sarebbero accettabili,
tranne quella cristiana!
Basterebbe
capovolgere
la prospettiva per verificare
quanto di
intolleranza esista in
una simile
impostazione. La morale cristiana è una morale così
come lo sono le altre morali che
al cristianesimo non si richiamano. Escludere dal dibattito
morale la prospettiva cristiana è un atto arbitrario è immorale. Chi è autorizzato a sentenziare quali morali debbano
essere ammesse ad un pubblico dibattito? E’ significativo rilevare come, di fronte a problemi che mettono in gioco dei valori sui quali non si trova un
accordo, si cerchi di risolvere il
conflitto ricorrendo ad una legge.
* * *
Ma è necessario ricordare che
ciò che è legale non equivale, in
quanto tale, a ciò che è morale.
Infatti, le leggi sono fatti, sono
cioè fatte dagli uomini e nel
farle essi presuppongono certi
valori piuttosto che altri. Così
il problema morale si ripropone
proprio nel momento in cui con
una legge lo si vorrebbe superare. Né ci si può appellare alla
maggioranza come criterio etico proprio perché la maggioranza è un fatto e non un valore. Se
una maggioranza consistente
condividesse una prospettiva
dittatoriale, saremmo di fronte ad una prospettiva etica accettabile? Ci sembra che occorra mettere seriamente in discussione una certa immagine
di pluralismo: ognuno ha diritto di esprimere le proprie convinzioni religiose o morali; nessuno ha il diritto di discuterle
perché sono tutte sullo stesso
piano. Ma questa prospettiva
è argomentabile? Se una visione del mondo e della vita vale
l’altra, occorre poi essere coerenti sino alle estreme conseguenze: come si può, accettando questa anestetica prospettiva, condannarne alcune piuttosto che altre? E se noi lo facciamo, non ammettiamo -di
fatto- che non tutti i valori si
equivalgono?
FUORI
dal
CORO
ARCANGELO BAGNI
COLERA HAITI: LE ONG, “SITUAZIONE PEGGIORA
OVUNQUE”. FORSE CASI ANCHE IN FLORIDA
Peggiora in tutto il Paese l’emergenza colera ad Haiti e le
organizzazioni non governative lavorano disperatamente per
fare opera di prevenzione e informazione. Ad oggi si parla di
1034 morti ufficiali e circa 17.000 contagiati. Qualche caso è
arrivato anche nella Repubblica Dominicana e “forse anche
in Florida”. Sono le notizie fornite dall’ong cattolica lodigiana
Mlfm (Movimento per la lotta contro la fame nel mondo),
che sta facendo dei sopralluoghi per affrontare la situazione
igienico-sanitaria dei villaggi. “In un villaggio di circa 700/
800 persone – racconta Fabrizio Orsini, cooperante Mlfm a
Les Cayes – non ho trovato neanche una latrina, qualche
pozzo mal gestito e fango dovunque”. Insieme ad altre ong
che lavorano nel Dipartimento del sud (tre vittime e 30 contagiati), fanno formazione sull’igiene e l’utilizzo dell’acqua.
“Stiamo creando una squadra per clorare pozzi e latrine –
spiega Orsini – e sensibilizzare la gente del posto”. Campagne di prevenzione e informazione nei villaggi e nei campi
sfollati sono svolte anche da Intersos, che sta distribuendo
kit igienici a 1800 famiglie in 12 campi a Leogane (due casi
di colera riscontrati) e Gressier, con volantini informativi in
creolo e francese.
P A G I N A
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SOCIETÀ
ECONOMIA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
LA CRISI ISTITUZIONALE E LA RISSOSITÀ POLITICA
GUERRA INSENSATA
MENTRE IL PAESE
PRECIPITA SEMPRE PIÙ...
I
Cavalieri dell’Apocalisse si
aggirano per l’Italia: debito pubblico enorme, malavita organizzata ramificata su tutto il Paese, recessione, crisi istituzionale. Non
nego le altre disfunzioni presenti nel Paese: violenza e
immaturità sociale, scuola
pubblica allo sbando, fisco
garottatore delle attività imprenditoriali e delle misere
buste paga dei lavoratori e
così via. L’ampiezza del quadro dianzi tratteggiato consiglia, per ragioni di spazio, di
porre attenzione solo su alcuni aspetti dello stesso.
Inizio da quello che giudico
fondamentale: la crisi istituzionale e l’infantilismo della
società civile. Per evitare di
essere frainteso, ovvero che il
lettore pensi che intenda eludere i temi di mia spettanza,
ossia quelli economico/finanziari, riaffermo che l’ordinata
e rigorosa vita politica e la pacifica e attiva vita sociale sono
condizioni irrinunciabili per lo
sviluppo produttivo e per il
perseguimento della piena
occupazione. Lo sviluppo economico garantisce non solo
l’equilibrio dei conti pubblici,
ma anche un welfare in grado
di assicurare ai cittadini una
vita dignitosa, aperta ad un futuro migliore, per le nuove generazioni. Alle corte, la politica italiana è alla deriva. Il
Pdl è in piena crisi, ossia la
parabola berlusconiana attra-
La gravità della crisi economico/finanziaria
italiana potrebbe, alla fine, sommarsi agli
squilibri interni di alcuni Stati-membri
dell’Unione monetaria, con il rischio che un vuoto
di governo, o governi deboli, potrebbero portare
l’Italia, ad una crisi “greca”
pagina a cura di GIANNI MUNARINI
versa una fase di declino, in
forte accelerazione; l’aggregazione a sinistra, denominata
Pd, è in pre-agonia; il radicalismo e il giustizialismo di
Vendola e Di Pietro, come gli
isterismi, il guittismo e la violenza dei grillini, dei partitucoli e dei movimenti di estrema sinistra, pur in effervescenza, non hanno prospettive reali, nonostante ciò minano il nascere di progetti politici in grado di portare il Paese ad una democrazia compiuta e ad una ripresa dello sviluppo compatibile e di lunga
durata. In parole povere, Pdl
e Pd, non sono stati capaci di
porre in sicurezza il bipolarismo, di elaborare e rendere
operativi strumenti e programmi di governo in grado
di portare il Paese oltre la crisi, di dare dignità culturale ed
etica, ad una visione moderna delle cose politiche.
La crisi del potere politico,
sommata all’incapacità di parte delle Organizzazioni sindacali, di abbandonare l’ideologia marxista, la lotta di classe, la rivendicazione di pseudo-diritti senza doveri, ovvero la sua incapacità di adotta-
re pragmaticamente la cultura economicistica, innervata
da valori di efficienza, competitività e grandi ideali, volti
all’affermazione della dignità
dei lavoratori, ha frenato la
modernizzazione dell’Italia e
il rafforzamento del Sistema/
economico. Ciò premesso, è
facile capire le ragioni per le
quali l’Italia fatica ad uscire
dalla crisi economica e a ridare accelerazione ai processi
occupazionali.
Alla luce di quanto detto si
comprendono le ragioni dell’insensata guerra sulla sfiducia e sulla fiducia al Governo,
e su quelle del probabile ricorso alle urne. Tutte queste vicende paiono portare allo sfarinamento del sistema politico vigente, anziché alla sua
ricomposizione. Non sono profeta, quindi non posso fare
previsioni certe sul futuro istituzionale del Paese, ricordo
solo che la gravità della crisi
economico/finanziaria italiana
potrebbe, alla fine, sommarsi
agli squilibri interni di alcuni
Stati-membri dell’Unione monetaria. Un vuoto di governo,
o governi deboli, potrebbero
portare l’Italia, ad una crisi
“greca”, anche se non uguale
e di proporzioni diverse.
Il ministro dell’Economia,
Giulio Tremonti, dice sovente mezze verità. Ciò che afferma solitamente è credibile,
condivisibile e vero; è quel che
non dice, ovatta, o presenta
con criteri ragionieristici, che
preoccupa. E’ credibile, almeno in parte, quando afferma:
“Non c’è nessun allarme mercati per l’Italia e nessun rischio legato al caso irlandese”;
ma non lo è quando dice che
l’Italia tiene perché ha lavoro, risparmio delle famiglie,
banche solide, manifattura,
sistema pensionistico all’avanguardia, conti pubblici solidi.
Ancor meno convince quando
conclude: “L’Italia non collassa, ha una posizione solida”, e
con noncuranza omette di dire
che la crescita è in frenata, i
conti pubblici si sono avviati
verso un dissesto pesante.
Queste sono le ragioni che
spingono i disincantati a diventare guardinghi e con buon
senso ad analizzare il quadro
economico/finanziario. I risultati di detto lavoro producono
sconcerto, portano a scoprire
che la crescita del Pil italiano
2010, ben difficilmente supererà l’1%, mentre quella della Germania è prevista del
3,3%, quella di Eurolandia
dell’1,7%, quella della Cina del
10,5%, quella della Russia del
4,2% e quella della Svezia del
4%. Gli economisti di palazzo
Koch (Bankitalia) dichiarano,
che le entrate fiscali, nei primi nove mesi dell’anno, hanno subito una diminuzione
dell’1,8%. Il debito pubblico a
settembre è salito a 1844,8
miliardi a fronte dei 1842,9 di
aprile e negli ultimi dodici
mesi è cresciuto di 55 miliardi di euro. Il sistema pensionistico, grazie alle note riforme, porterà i futuri pensionati a vivere di stenti e a ricorrere alla mensa della Caritas.
Nei primi dieci mesi del corrente anno le ore di cassa integrazione, autorizzate dall’Inps, hanno superato la quota record di un miliardo. Venerdì 5 novembre, per la prima volta dall’inizio della crisi, i mercati hanno registrato
fibrillazioni sui titoli emessi
dal Tesoro di Roma (anche se
l’evento non ha implicato solo
l’Italia). In Europa l’Italia è al
primo posto, per la pressione
fiscale sulle aziende. Per capirci i tributi nazionali e locali e i tributi sociali, hanno raggiunto quota 68,6%, quindi
sono tra i più alti del pianeta:
media europea 44,2%, mondiale 47,8%. Questi dati dicono che la situazione del Paese è preoccupante, ma ad essi
si aggiunge un altro allarmante dato: aumentano gli italiani massificati, scontenti, privi di cultura democratica ed
etica e di quanti rivendicano
diritti e ignorano doveri, legalità e ordine.
I NUMERI DELL’ECONOMIA SONO PIÙ ALLARMANTI DI QUANTO DICA TREMONTI
PREVALGONO DEMAGOGIA E INTERESSI PERSONALI
I
giovani purtroppo non
paiono migliori. Non mi
riferisco solo a quelli che
partecipano alle manifestazioni di piazza che, da
tempo, hanno preso il posto
spettante allo studio, ma anche a quelli che rinunciano a
battersi, che piagnucolano,
che non credono che un avvenire è possibile. Non deve
quindi meravigliare se ricerche e rilevazioni hanno posto
in evidenza la crescita delle
crisi aziendali salite del 141%
e l’aumento dei fallimenti saliti del 105%. I lavoratori in
cassa integrazione (nelle sue
diverse forme) sono circa 600
mila, il che documenta che i
disoccupati in Italia sono più
di quelli dichiarati, perché una
parte è nascosta dalla cassa
integrazione e una parte, non
dimentichiamolo, dal lavoro
in nero.
Non intendo annoiare il lettore, quindi non mi soffermo
sul fatto che l’Inps, in questi
primi nove mesi dell’anno, ha
scoperto nelle imprese italiane, 55 mila lavoratori in nero,
che hanno prodotto 930 mila
euro di evasione contributiva.
Ritengo superfluo dire che
questi rappresentano solo la
punta di un iceberg che dovrebbe provocare l’indignazione della parte sana del Paese.
Nello scorso 2009 l’occupazione ha subito un calo dell’1,6%,
fatto che non si registrava dal
1995, ma ciò che è veramente
grave è che non si intravvede
la possibilità del recupero occupazionale.
L’opposizione accusa il governo Berlusconi di essere
l’autore di tutti i mali che affliggono l’Italia. Demagogia
allo stato puro, capace solo di
dimostrare che non si conosce
nulla della storia italiana,
quanto meno degli ultimi 50/
60 anni. Soprattutto si nascondono le responsabilità della
sinistra. Ricordo che l’Italia
dal dopoguerra non ha mai
goduto di governi stabili in
grado di sviluppare, nel tempo, programmi corposi e lungimiranti. In realtà i programmi sbandierati sono sempre
evaporati nella verbosità, nel-
la demagogia e nelle promesse elettorali, i governi si sono
pertanto limitati a governare
il quotidiano, a contenere il
disagio e la protesta sociale
del momento. La lungimiranza, il realismo pragmatico della compatibilità, le grandi opere pubbliche tese a modernizzare il Paese, gli ideali di legalità, giustizia, progresso,
sviluppo ed efficienza, non
sono mai stati riferimenti reali, per i partiti, per gli uomini politici e per la gran parte
del mondo sindacale e per le
associazioni del mondo imprenditoriale. Quanti avevano
o hanno il compito, di governare, fare opposizione o di
operare nel mondo dell’economia, si sono sempre limitati a
proteggere gli interessi personali. Ciò si è verificato non
solo in campo politico, ma anche in quello economico/imprenditoriale e in quello sociale. E’ doveroso ricordare che
esistono in detti campi eccezioni di spessore non irrilevante: ad esempio, vi sono imprenditori che hanno saputo
e sanno portare il prodotto italiano nel mondo, riscuotendo
consenso e successi entusiasmanti, ma in questo articolo
non scrivo di quanto di buono
esiste, ma di errori commessi
e che si stanno commettendo.
Il lettore avrà compreso che
ho richiamato, sottintendendola, anche la nozione di periodo breve e di periodo lungo.
Il non riconoscere l’importanza di quest’ultimo è fonte di
errori, sia per la classe politica di governo che di opposizione, sia per le Organizzazioni
sindacali che per le Associazioni imprenditoriali, nonché
per i singoli imprenditori. Se
la classe dirigente e i membri
della società civile fossero stati
in possesso di formazione adeguata, sarebbero stati in grado di comprendere, prevenire
e valutare gli effetti lontani
delle loro azioni, delle loro
scelte, del loro operare. La
perdita di una cultura robusta
e dei valori morali hanno
aperto la porta alla decadenza delle istituzione repubblicane, alla crisi dello sviluppo
economico e per conseguenza
hanno allontanato il Paese
della democrazia compiuta e
hanno indebolito il Sistema/
Paese. I politici paiono incapaci di operare eticamente, i
sindacati paiono incapaci di abbandonare il principio della
lotta di classe, gli imprenditori a loro volta non pare siano
intenzionati ad affrontare il
tema del come e del perché
produrre in Italia. Preferiscono, con miopia, delocare e investire in nuovi impianti produttivi all’estero, senza riflettere sui rischi di detta scelta.
Capisco che il minor costo del
lavoro, la minore pressione fiscale, i contributi statali siano
un valido incentivo, dico solo
che potrebbero risultare, sulla
lunghezza, uno specchietto per
le allodole.
I cattolici stanno irresponsabilmente sulle gradinate in attesa
di vedere come si concluderà la
partita. I loro padri dimostrarono
ben altre capacità. La mia è una
provocazione tesa ad aprire un ampio dibattito, attendo le reazioni
dei lettori.
CHIESA
P A G I N A
7
CHIESA LOCALE
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
DON SANDRO VANOLI
NUOVO RETTORE DEL SEMINARIO
D
Il grazie e la preghiera
dell’intera diocesi
on Sandro Vanoli è il
nuovo rettore del
Seminario della diocesi di Como: inizierà il suo nuovo incarico dal prossimo 1° dicembre.
«Dallo scorso mese di maggio
– spiega il vescovo monsignor
Diego Coletti – era stata avviata una riflessione sull’opportunità di un avvicendamento nella figura del Rettore del Seminario Diocesano.
Recentemente monsignor
Andrea Caelli, che ha ricoperto incarichi formativi ormai
da diversi anni, mi ha chiesto
di poter intraprendere un periodo di approfondimento e di
ricerca spirituale e di studio».
Dopo aver svolto le necessarie consultazioni, a don Sandro
Vanoli (che fino a domenica
scorsa era arciprete di Gravedona) è stata chiesta la disponibilità ad assumersi il compito di Rettore del Seminario,
SOLENNE CONCELEBRAZIONE
EUCARISTICA PRESIEDUTA
DAL VESCOVO DI COMO
S.E. MONSIGNOR DIEGO COLETTI
SABA
TO 27 NOVEMBRE, ORE 21.00
SABATO
• Ogni sera alle ore 21.00: celebrazione della Santa Messa
e adorazione eucaristica (fino alle ore 23.00);
ottenendone la disponibilità.
«A don Andrea e a don Sandro
– conclude monsignor Coletti
– il mio grazie e quello di tutta la Diocesi, unito ad un fraterno ricordo nella preghiera».
Don Sandro Vanoli, nato a
Vercana (Co) il 9 giugno 1964
è stato ordinato sacerdote l’11
giugno 1988. È stato vicario
prima a Monteolimpino (19881990), poi a Maccio (19901996), quindi a Sagnino (19962001). Successivamente è stato parroco a San Pietro in Samolaco (in provincia di Sondrio, dal 2001 al 2004) e, dal
2004, era arciprete di Gravedona. Come detto, dal prossimo 1° dicembre sarà Rettore
del Seminario diocesano.
MACCIO DI VILLAGUARDIA
AGENDA
del
VESCOVO
DA DOMENICA 21
A VENERDÌ 26
A Sacrofano, predicazione degli esercizi spirituali ai sacerdoti della diocesi di Roma.
Visita pastorale in zona
Tremezzina: parrocchia di
san Siro.
A Maccio di Villaguardia,
alle ore 21.00, Santa Messa in occasione dell’attribuzione della chiesa parrocchiale della qualifica di
santuario.
A Como, nel pomeriggio,
udienze e colloqui personali.
A Como, al mattino, in Vescovado, incontro con i preti ordinati nel 1974. A
Cernobbio, alle ore 21.00,
Santa Messa per la comunità pastorale.
A Como, tutto il giorno,
udienze e colloqui personali.
A Como, al mattino, consiglio episcopale. Nel pomeriggio, udienze e colloqui
personali.
Visita pastorale in zona
Tremezzina: Menaggio,
Croce, Loveno, Nobiallo.
A Como, alle ore 20.30,
presso la chiesa di san Giacomo, inaugurazione della
mostra sui presepi.
ATTRIBUZIONE
ALLA CHIESA PARROCCHIALE
DI MACCIO DI VILLA GUARDIA
DELLA QUALIFICA DI SANTUARIO
DIOCESANO INTITOLATO ALLA
SANTISSIMA TRINITÀ MISERICORDIA
A PARTIRE DAL 28 NOVEMBRE 2010
PRIMA DOMENICA D’AVVENTO
Il santuario della
SS. Trinità Misericordia
C
on la solenne celebrazione eucaristica di sabato
27 novembre, presieduta dal vescovo monsignor
Diego Coletti, alla chiesa parrocchiale di Maccio di
Villaguardia sarà attribuita la
qualifica di santuario diocesano
alla Santissima Trinità Misericordia. «Da un decennio, con un’intensità notevolmente accresciuta nel corso degli ultimi anni - si
comunicava il mese scorso -, il sig.
Gioacchino Genovese, della parrocchia Santa Maria Assunta in
Maccio di Villa Guardia (Co), ha
vissuto particolari esperienze di
preghiera associate a un’intensa
supplica alla Santissima Trinità Misericordia, per ottenere la
conversione dei cuori dei fedeli e
perché la Chiesa e i sacerdoti siano consapevoli dell’essere strumento dell’immenso dono dell’amore misericordioso della Trinità. I contenuti di questa singolare esperienza spirituale sono
stati fedelmente trascritti su alcuni quaderni al vaglio di una
Commissione diocesana di studio appositamente costituita. In
conseguenza di questa preghiera, molti fedeli si sono avvicinati
alla vita e alla pratica della fede
con evidenti frutti di conversione». Per questi motivi il vescovo
Diego, considerando che il bene
dei fedeli esige una guida materna, premurosa e sicura da parte
della Chiesa, ha stabilito che
dalla Prima domenica di Avvento alla parrocchiale sia attribuito il titolo di santuario diocesano.
«Do mandato al parroco pro
tempore don Luigi Savoldelli si legge nel decreto vescovile
-, che nomino contestualmente
Rettore del Santuario, di provvedere a consolidare e intensificare la vita liturgica e sacramentale, a beneficio dei fedeli e chiedo: di pregare per la santificazione dei sacerdoti; di pregare
per le vocazioni di particolare
consacrazione, anche in considerazione delle molte vocazioni fiorite nella parrocchia negli anni
recenti e della presenza in parrocchia dell’anno propedeutico del
Seminario Diocesano; di pregare per la buona riuscita del Sinodo Diocesano, che intendo indire
come conclusione del Triennio
Pastorale 2010-2013; di porre in
atto iniziative spirituali a sostegno della famiglia, segno visibile dell’Amore Trinitario; di
pregare per la pace nel mondo,
poiché molte sono le minacce che
incombono sull’umanità di oggi.
Invito tutti, fedeli laici, sacerdoti, consacrati, organi di informazione, a far riferimento e ad
attenersi esclusivamente alle
dichiarazioni e disposizioni
della Commissione di Studio,
che continuerà il suo delicato
compito di esame dei fatti accaduti, degli scritti redatti, delle
testimonianze raccolte. Ci affidiamo alla Vergine Immacolata Assunta in Cielo, alla quale
è dedicata la Parrocchia di
Maccio, perché interceda presso
il suo Divino Figlio per il bene
della Diocesi, della Chiesa e del
mondo intero».
COMUNICATO
Dalla Curia
Vescovile
L
a vicenda che vede coinvolto il sacerdote don
Mauro Stefanoni della
diocesi di Como è recentemente arrivata,
dal punto di vista del procedimento giudiziario in corso, ad
una condanna in sede penale
al termine del processo di secondo grado.
In attesa che siano depositate, secondo i termini di legge, le motivazioni della sentenza, e fermo restando che,
nel nostro ordinamento, vige
la presunzione di innocenza
fintanto che l’intero procedimento giudiziario non sia
definitivamente passato in giu-
• sabato 20, alle ore 21.00: Santo Rosario;
• domenica 21, alle ore 21.00: celebrazione della Parola.
• ore 7.30: adorazione eucaristica;
• ore 8.00: recita delle Lodi mattutine;
• ore 8.30: Santa Messa con predicazione;
• ore 17.00: Santo Rosario (sabato e domenica: ore 17.30;
ogni venerdì: adorazione eucaristica dalle 17.00 alle 23.00).
• martedì e venerdì: ore 20.30
• mercoledì: ore 7.00.
• sabato: ore 18.00
• domenica: ore 8.30 - 10.30 - 18.00
• dopo la Messa delle 8.30;
• il venerdì: dalle 18.00 alle 19.30 e dalle 21.15 alle 23.00;
• il sabato: dalle 15.30 alle 17.30.
La chiesa resta aperta tutto il giorno dalle ore 7.30
alle ore 23.00 (dalle ore 18.00: ingresso laterale destro)
• Santo Rosario: ore 21.00
• Sante Messe: come da orario festivo;
• celebrazione mariana: ore 15.00
La Santa Messa del sabato mattina (ore 8.30) viene celebrata seconde le intenzioni particolari presentate alla Santissima Trinità Misericordia (chi lo desidera può lasciare una
richiesta scritta presso la cassetta collocata a fianco della
statua del Sacro Cuore).
Info: tel./fax 031.483.252; www.trinitamisericordia.net
dicato (è ancora possibile il
ricorso in terzo grado alla Suprema Corte di Cassazione), il
Vescovo di Como, competente per territorio in relazione
ai fatti incriminati, ritiene di
dover esprimere le seguenti
considerazioni.
1. Si conferma il provvedimento – già adottato nel 2008,
all’epoca della sentenza di primo grado del procedimento
penale – che solleva il sacerdote don Mauro Stefanoni da
ogni incarico e responsabilità
pastorale. Pur apprezzando le
attestazioni di solidarietà e di
stima da più parti espresse
sull’operato di don Mauro, egli
rimane attualmente domiciliato al di fuori del territorio diocesano, senza alcun mandato
pastorale.
2. Seguendo la prassi canonica richiesta dal Codice di Diritto Canonico (can. 1717-1731)
e dai recenti interventi della
Santa Sede in materia, verrà
portato avanti il già avviato
procedimento giudiziario ecclesiastico nei confronti di don
Mauro Stefanoni, che fu interrotto per evitare interferenze
rispetto al procedimento in corso. La valutazione processuale
canonica potrà sostenere e
motivare gli eventuali provvedimenti disciplinari di competenza dell’Ordinario diocesano.
3. Come già dichiarato in occasione della sentenza di primo grado, è desiderio del Vescovo di continuare a seguire
con paterna sollecitudine tutti i fattori rilevanti della complessa vicenda. Anzitutto la
reiterata dichiarazione di innocenza da parte di don Mauro, ma non di meno il rispetto
dovuto al lavoro svolto dalla
magistratura inquirente e giudicante, nonché la doverosa
attenzione per tutte le persone implicate nei fatti incriminati, a cominciare da coloro
che hanno promosso la causa
sporgendo accusa.
Como, 23 novembre 2010
CHIESA
CHIESALOCALE
P A G I N A
8
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
DOMENICA 28 L’INIZIATIVA DELLA COMUNITA’ UCRAINA A SAN DONNINO
CATTOLICI ORIENTALI IN FESTA
U
n’occasione per farsi
conoscere, per condividere la bellezza di
una tradizione religiosa antica ponte tra
Oriente ed Occidente e dare impulso a nuove forme di collaborazione con la comunità della
città murata di Como e non solo.
E’ questo l’obiettivo della festa
della comunità cattolica
ucraina di rito orientale (o bizantino) che si terrà domenica
28 novembre nella chiesa di
San Donnino a Como, dove da
alcuni anni, ogni domenica, la
comunità si ritrova per celebrare la divina liturgia.
A parlarcene è padre Ruslan
Metodio Lyubeznyy, sacerdore
ucraino con un passato di studi
teologici a Roma ed esperienze
di apostolato in Toscana ed
Emilia Romagna. A lui, da circa un anno, è stata affidata la
cura delle comunità di cattolici
ucraini non solo di Como ma
anche di Varese, Meda e
Seregno.
“Il momento centrale della
festa – racconta il sacerdote –
sarà la celebrazione eucaristica
nella chiesa di San Donnino,
domenica alle 10, a cui parteciperà anche mons. Andrea Me-
loni, in rappresentanza della
diocesi, e mons. Irynej Bilyk,
canonico della basilica di S.
Maria Maggiore a Roma. Al termine della celebrazione al teatro Lucernetta, ci sarà il pranzo a base di piatti della tradizione ucraina, a cui sarà presente il console ucraino a Milano. Nel pomeriggio è previsto
PREGHIERA DI AVVENTO PRESSO
IL MONASTERO BENEDETTINO DI GRANDATE
Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e possiate conoscere
il suo amore che supera ogni conoscenza
(cfr Ef 3,17-19)
Anche in questo Avvento 2010 è data l’opportunità di approfondire la conoscenza del Signore Gesù attraverso la sua Parola. Le monache benedettine di Grandate invitano agli
incontri che si terranno presso il Monastero alle ore
20.30 di venerdì 26 novembre; 3 dicembre; 10 dicembre;
17 dicembre.
Inoltre tutti i sabati di Avvento e il 7 dicembre, vigilia
della solennità dell’Immacolata Concezione, alle ore 21.00,
tutti sono invitati alla Veglia con la celebrazione dell’Ufficio
delle Letture.
Monastero Benedettine
via Giovanni Paolo II, n° 1
Grandate - telefono 031-564823
APOSTOLATO
DELLA PREGHIERA
APPUNTAMENTI DI DICEMBRE
• mercoledì 1 dicembre, ore 15.00: incontro di formazione
sul tema Il sacerdozio comune dei fedeli (presso l’Istituto
Canossiano). Sono invitati gli animatori e gli iscritti di Como e
dintorni;
• giovedì 9 dicembre, ore 15.30: adorazione eucaristica insieme al gruppo Mite (chiesa Santa Cecilia in Como).
Gesù, Maestro e Pastore, aiuti i sacerdoti, le famiglie e tutti gli
educatori a preparare il terreno buono per la grazia di nuove
vocazioni sacerdotali e religiose.
Sono disponibili presso le Suore Canossiane di Como i fogli per
le preghiere del 2011.
UFFICIO PER LA LITURGIA
CRESIMA DEGLI ADULTI
Si avverte che la celebrazione della Cresima per candidati
adulti inizialmente prevista a Como per sabato 4 dicembre
è sospesa in quanto il numero dei candidati è troppo esiguo
per motivare la sua attuazione.
Si rammenta che la successiva possibilità è in calendario
per sabato 5 marzo (preceduta dall’incontro preparatorio di
sabato 26 febbraio), ma sempre a condizione che si componga un congruo numero di cresimandi, segnalati con largo anticipo dai rispettivi parroci, i quali sono impegnati a curarne
l’adeguata preparazione.
un momento di svago con esibizioni artistiche e musicali di
gruppi ucraini, insieme ad una
mostra di icone sacre della nostra tradizione. Una giornata a
cui sono tutti invitati”.
Le Chiese cattoliche orientale appartengono a cinque differenti riti (bizantino, alessandrino, antiocheno, caldeo,
armeno) ognuno dei quali conserva la propria tradizione con
particolarità spirituali, liturgiche, canoniche, ma - a differenza dei cristiani ortodossi - rimanendo fedeli e soggetti al primato del Papa. All’interno di questi riti esistono ulteriori suddivisioni in base al livello nazionale o di origine etnica. Sono
circa 7 milioni i cattolici ucraini
al mondo: circa il 70 per cento è
concentrato in Ucraina.
“Nella provincia di Como – ci
spiega padre Metodio – i cattolici ucraini sono circa mille. Si
tratta quasi completamente di
donne arrivate in Italia per lavorare come collaboratrici domestiche. Molte di loro sono sole
e soffrono per la famiglia e,
spesso anche i figli, rimasti lontani in Ucraina. Il ritrovarsi la
domenica per la celebrazione
diventa così anche un’occasione per avere conforto e trovare
in Dio la forza di andare avanti”.
Padre Metodio nel suo ministero è legato sia alla Chiesa
cattolica ucraina in Italia, guidata da mons. Dionigi Lakhovicz, visitatore apostolico per i
fedeli ucraini di rito bizantino
in Italia e Spagna, ma anche al
Vescovo di Como, Diego Coletti,
che ha sostenuto la nascita della comunità di San Donnino.
“Ho due Vescovi”, racconta padre Metodio con un sorriso aggiungendo come con tutti e due
abbia “un’ ottima collaborazione”. Un inserimento nel clero
diocesano che rappresenta un
unicum nel suo genere. La chiesa di San Donnino appartiene,
infatti, alla parrocchia di San
Fedele e, quindi, pur portando
avanti le proprie linee pastorali non sono mancati in questi
anni occasioni di incontro e confronto tra la comunità ucraina
e la parrocchia. “La collaborazione con San Fedele è buona –
conclude padre Lyubeznyy; credo sia importante che le nostre
comunità trovino occasioni di
collaborazione in uno scambio
reciproco di doni. Un confronto
tra riti e culture che arricchisce tutti”. Un’idea condivisa
Mercoledì 8 dicembre, alle ore 10.00, in Cattedrale a
Como, durante il pontificale per la solennità dell’Immacolata,
Enzo Capitani (di Sondalo) e Giovanni Cavazzin (di
Caravate) per l’imposizione delle mani e la preghiera del vescovo monsignor Diego Coletti, saranno ordinati diaconi permanenti.
10.00: chiesa di s. Donnino
a Como (Via A. Diaz, 121): divina liturgia nel rito bizantino-ucraino. Presiede mons.
Irynej Bilyk, Canonico della
Papale Basilica di S. Maria
Maggiore (Roma).
13.00: teatro “La Lucernetta” (P.zza Medaglie d’oro):
pranzo con specialità della
cucina nazionale ucraina.
L’ospite onorifico Ruslan
Fufalko, Console Generale
dell’Ucraina a Milano;
14.15: A seguire mostra artistica (le particolarità
culturali dell’ethos religioso
del popolo ucraino fatte a
mano: “La fede espressa nelle Icone”) e fotografica (“Vita
delle comunità: il primo
anno dell’avventura” e “Percorso di storia nell’arte fotografica: Kiev, Leopoli e dintorni”);
14.30: Esibizione artisticomusicale in compagnia dei
canti di “Lo Spago/Perevelso”, gruppo folcloristicopopolare ucraino di Varese,
Como e Meda;
15.15: musica dal vivo: lo
spettacolo artistico-musicale con esibizione del quintetto “Alleluia”.
anche da mons. Carlo Calori,
parroco di San Fedele. “Ci sono
state occasioni di incontro negli ultimi mesi – racconta – soprattutto con padre Metodio
che, potendo celebrare anche
secondo il rito latino, ha
concelebrato in diverse occasioni con noi a S. Fedele. Per quanto riguarda la presenza di italiani alle celebrazioni a San
Donnino credo siano più dettate dalla curiosità che dalla partecipazione. Quella bizantina è
una tradizione ricca a cui però
non siamo abituati. In passato
ci confrontavamo con questi riti
solo in occasione delle celebrazioni per l’unità dei cristiani.
Oggi, invece, possiamo confrontarci tutti i giorni e questo è sicuramente un’occasione da non
perdere per scoprire la bellezza, la varietà e la ricchezza della Chiesa cattolica”.
MICHELE LUPPI
VIENI A LOURDES?
L’Ufficio Diocesano Pellegrinaggi di Como organizza anche in collaborazione con Unitalsi,
Brevivet e la Comunità Pastorale di Faloppio un pellegrinaggio a Lourdes nel 153° anniversario della prima apparizione con programmi diversi per soddisfare tutte le diverse esigenze di
chi volesse intraprendere per la prima volta questa esperienza di vita. Chi già c’è stato sa che
non può far a meno di ritornare! Perché andare a Lourdes? La Madonna dice a Bernadette:
“Vuoi farmi il favore di venire qui per 15 giorni?”…forse chiama anche te? Ma cosa è accaduto
in questa piccola città ai piedi dei Pirenei? Come mai da più di 150 anni, folle del mondo intero
vanno in pellegrinaggio in questo luogo?
Tutto questo perché Maria un giorno è apparsa ad una ragazza di 14 anni di nome Bernadette
Soubirous. È perché Maria, Madre di Dio e Madre degli uomini è venuta qui in una nicchia
della roccia a ricordarci il vangelo: la povertà di un cuore libero; la preghiera, che ci apre a Dio;
la conversione, che cambia la nostra vita; la chiesa che ci raduna come fratelli.
L’Ufficio è a disposizione per fornire i dettagli sui programmi e ci potete contattare seguendo
queste modalità: direttamente in Ufficio presso la Curia di Como ci trovate tutti i mercoledì
dalle ore 9.30 alle ore 12.00 oppure telefonandoci direttamente al numero telefonico 0313312.232 o inviando una mail all’indirizzo segretariatopellegrinaggidiocesano@
diocesidicomo.it. In altri momenti, visto anche l’avvicinarsi della scadenza, per inviare la
propria prenotazione potete contattare la segreteria della comunità parrocchiale di Faloppio
presso la parrocchia di Gaggino al numero 031-986225 aperta tutti i giorni dalle ore 09.30 alle
ore 11.30.
Ecco il calendario delle proposte:
• 9-11 febbraio, in collaborazione con l’Unitalsi, in aereo, costo 600 euro (da confermare), 170
posti a disposizione;
• 9-11 febbraio, in collaborazione con Brevivet, in aereo, costo 620 euro, 30 posti a disposizione;
• 11 febbraio (pellegrinaggio di un giorno), in collaborazione con Brevivet, in aereo, costo
330 euro, 100 posti a disposizione;
• 17-20 febbraio, per le famiglie, in pullman, in collaborazione con la Comunità parrocchiale di Faloppio, costo 290 euro, posti a disposizione 40.
Le prenotazioni per il viaggio di un giorno devono essere effettuate entro e non oltre il 30
novembre; tutte le altre, entro e non oltre il 10 dicembre.
CHIESA
VISIT
APASTORALE
VISITA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
SAN SIRO LE PARROCCHIE DI S. ABBONDIO E S. MARIA REZZONICO
PRENDENDO IL LARGO
Sabato 27
e domenica
28 novembre
mons. Diego
Coletti sarà
di nuovo in
Tremezzina
per far visita
alle due
parrocchie
del Comune
di San Siro
O
ccorre prendere il
largo per abbracciare con uno sguardo il territorio di
San Siro, che con i
suoi 18.5 chilometri quadrati
si estende come un triangolo
dalla villa della Gaeta al monte Bregagnino, al castello di
Rezzonico comprendendo due
parrocchie, quella di Sant’Abbondio e quella di Santa Maria Rezzonico, affidate attualmente alla cura pastorale di
un solo parroco, don Giovanni Quadranti.
LE RADICI DELLA FEDE
Circa a metà del litorale, spicca per la sua imponenza la
chiesa parrocchiale di Santa
Maria Rezzonico, dedicata alla
Madonna Assunta, risalente
alla seconda metà del XV secolo. Attiguo alla chiesa è l’ex
convento dei Padri Domenicani, presenti dal 1462 al 1769,
ora casa parrocchiale. Mandati
dal papa Pio II da San Giovanni in Pedemonte di Como, secondo il carisma dell’ordine,
“predicarono” il Vangelo anche
per combattere residui di
paganesimo, stregoneria e
soprattutto le eresie protestanti che si stavano diffondendo dai vicini Grigioni.
L
imminente visita pastorale del vescovo Diego ci ha stimolato a riflettere sulle nostre comunità per riconoscerne il volto e da lì ripartire con rinnovata fiducia nell’azione dello
Spirito. Il Signore che per mezzo
del Vescovo visita il suo popolo,
ce lo faccia riconoscere e accogliere, ci dia una sovrabbondanza di
Grazia perché, abbandonata la
paura, ci sentiamo una chiesa
che serve per e con amore.
Sant’Abbondio, Santa Maria Assunta, San Martino: tre chiese,
tre comunità.
Acquaseria con Pezzo la più raccolta, Santa Maria Rezzonico la
più grande per estensione e numero di frazioni, San Martino,
annessa alla parrocchia di Santa Maria nel 1985, la più alta e
scarsamente abitata.
La prima caratteristica nasce
dal “dove abitiamo” che ci impone di cercarci se ci vogliamo incontrare. Questo fa sì che le comunicazioni ne risentano, d’altro
canto ciò si potrebbe vedere come
un punto di forza perché dà la misura della motivazione a partecipare.
La seconda caratteristica è l’attaccamento radicato alle rispettive comunità e tradizioni, diverse le une dalle altre, se non per le
modalità concrete in cui si sono
manifestati i bisogni e i percorsi
della gente. Dal riconoscimento
delle diversità potremmo uscirne arricchiti e, insieme, potremmo andare, come comunità cristiana, verso l’unico obiettivo:
mettere al centro della nostra
realtà Gesù salvatore del mondo, che ci garantisce “vita piena e
abbondante”. Il Vangelo insegna
’
Su tutto il territorio, oltre alle
due chiese parrocchiali e alla
ex parrocchiale di San Martino, ne esistono altre otto in
altrettante frazioni. Quanto ai
“gisoeu”, cappelline sparse nei
posti più disparati, se ne possono contare più di venti.
Dopo la chiesa parrocchiale,
verso Rezzonico, compaiono i
resti di un’imponente costruzione quadrilatera di epoca
tardo-romana. Il suo muro a
ovest raggiunge i sei metri di
altezza e confina con il cimitero che si estende verso monte. La presenza dei romani è
testimoniata anche da un piccolo altare dedicato a Nettuno, conservato nel Museo
Archinti di Milano, e da una
lunga pietra parlante, parte
della tomba di un certo Lucio
Minicio, murata sulla facciata della chiesa di Santa Marta
di Menaggio.
Lo sguardo sulla costa si
sofferma su un rudere in cima
ad un alto scoglio, un tempo a
picco sul lago, chiamato
Castelasc e legato a un personaggio, i cui contorni misteriosi si snodano tra storia e
leggenda nel periodo della dominazione spagnola del ‘600.
Infine Rezzonico, piccolo gioiello del lago di Como: un concentrato di case, con poderosi
portici a lago e il castello recinto con tre torri merlate,
trecentesco, che troneggia
sulla loro sommità. Tra i pini
del suo giardino si può scorgere il piccolo campanile della chiesa di Sant’Antonio di
Padova, dedicata originariamente ai re Magi, raffigurati
sul paliotto dell’altare e sopra
la statua del Santo. Il castello
e tre palazzi
cinquesecenteschi con lo stemma
della potente e nobile famiglia
Della Torre ci ricordano che
da questa casata, nell’anno
1693, nacque a Venezia Carlo
Rezzonico, papa con il nome
di Clemente XIII.
In località San Siro, proprio
sulla riva, nell’ottobre 2009, a
causa del livello del lago molto basso, sono affiorate le fondamenta della chiesa di San
Siro, costruita nel 1189 per
ordine del vescovo di Pavia,
feudatario di queste terre.
Nei boschi, lungo il sentiero
che da Roncate o da Soriano
conduce nel comune di
Cremia, hanno richiamato
l’attenzione di molti studiosi
numerose coppelle incise su
rocce affioranti e su grandi
massi, testimonianza della
presenza umana e di riti sacri
antichissimi.
QUALE FUTURO?
Alzando lo sguardo dalla sponda, le balze montuose sono
costellate di numerose frazioni, almeno sedici, esposte a
est, ricche di acqua e di vegetazione, riscoperte e ristrutturate in questi ultimi anni.
È facile quindi dedurre che fra
le attività lavorative più sviluppate emergono l’edilizia,
l’artigianato connesso, le
aziende
agricole,
la
ristorazione, l’offerta diversificata di ospitalità turistica.
Molti sono anche i frontalieri
pendolari che lavorano nella
vicina Svizzera e gli emigranti. Qualche decennio fa, offrivano occupazione due fabbriche locali, una ad Acquaseria
e una a Lancio. Il proliferare
di nuove abitazioni destinate
per lo più alle vacanze, è però
inversamente proporzionale
al numero degli abitanti stanziali, di cui è alto il numero
degli anziani, mentre negli
ultimi cinquant’anni è diminuito notevolmente quello dei
ragazzi in età scolare. Delle
quattro scuole elementari ne
è rimasta solo una con cinque
classi. Le due scuole materne hanno lasciato il posto ad
un’unica scuola statale. Le
frazioni montane, ad eccezione di Carcente, sono prive di
famiglie giovani e d’inverno
sono quasi completamente
disabitate. In questo territorio così ricco di storia, impregnato di fede, di laboriosità,
d’intraprendenza che affiorano da secoli lontani, oggi la
sua Comunità “quo vadit”?
IN ATTESA DEL VESCOVO
VERSO UNA SOLA COMUNITA’
ciò che ognuno da sempre sperimenta: là dove si coltivano relazioni fraterne e vere si ottengono
alla lunga risultati insperati, in
ogni campo.
La terza caratteristica è comune, crediamo, a molte comunità.
Nasce dalla situazione odierna
di smarrimento in cui sembra si
sia persa la bussola della convivenza ad ogni livello, percezione
amplificata dai media, dalla
stampa. Le buone notizie non
fanno presa sulla massa, rischiano di restare a livello di fatti isolati o di testimonianza personale. Ciò crea ansia, insicurezza,
moltiplica i luoghi comuni, mostra una realtà nella quale molti
non si riconoscono ed altri invece
assumono come modello a cui
aspirare.
La difficoltà di scorgere un esito
positivo e prossimo della crisi
determina
mancanza
di
progettualità nei giovani e scoraggiamento negli adulti di mezz’età, nuovi disoccupati. Tutto ciò
mina la tenuta delle famiglie e il
tessuto delle nostre comunità cristiane, mentre occorrerebbero
nuovi segni di speranza.
Nella realtà descritta, come si
innesta il cammino delle nostre parrocchie?
Le celebrazioni liturgiche sono
regolarmente celebrate nelle due
chiese parrocchiali, con frequenza nella ex parrocchiale di San
Martino e nelle chiesette frazionali. Tutte le feste patronali sono
celebrate con solennità. Le Giornate Eucaristiche annuali mantengono il valore di Segno.
La catechesi dell’iniziazione cri-
stiana si svolge tra tante difficoltà, ma è il luogo dove sistematicamente e con passione si
educano le nuove generazioni alla
fede in Gesù e nella Chiesa. Il
consolidamento di un gruppo di
catechisti preparato, unito ed
affiatato e il coinvolgimento delle famiglie sono condizioni perché l’annuncio sia accolto e
interiorizzato.
La catechesi per il Battesimo è
personale e affidata al parroco,
quella dei fidanzati è zonale. La
catechesi post cresima, degli
adulti e delle famiglie richiede
la sperimentazione di vie nuove.
La testimonianza della carità è
normalmente vissuta come dimensione personale e di gruppo,
tranne l’adesione comunitaria
alle proposte diocesane quando
è possibile. L’apertura missionaria, in forza del battesimo ricevuto, non è ancora vissuta come
dimensione personale, fondante
dell’appartenenza alla chiesa.
Avvertiamo l’esigenza dell’oratorio per la formazione dei nostri
ragazzi, sentiamo tutta la bellezza, la responsabilità e l’impegno di essere “comunità apostolica”, debole ma in cammino.
Al vescovo Diego che verrà in
mezzo a noi chiediamo vicinanza e luce per diventare una sola
comunità coraggiosa, fiduciosa,
missionaria.
pagina a cura della
COMUNITA’ PARROCCHIALE
P A G I N A
9
LE CHIESE DI
ACQUASERIA
La storia delle due chiese di
Acquaseria - già pubblicata nel dicembre 1982 su “Voce Amica”, foglio della comunità parrocchiale di
Sant’Abbondio in occasione del 60°
anniversario della Parrocchia - è
una storia che testimonia la fede
e i sacrifici compiuti dalla popolazione e dai loro pastori.
Sant’Abbondio A cavallo tra XIV
e XV secolo, poco lungi dalla valle
del Serio sorgeva la chiesetta dedicata a Sant’Abbondio che dava il
nome a quella comunità. Nel tempo, Acquaseria diventerà la più
popolosa frazione della parrocchia
di Santa Maria e della sua
chiesetta in una nota del 1600 si
dirà che “è aperta a tutti i venti
mancando riparo alle finestre e,
non avendo volta, rimangono visibili le travi e le assi del coperto”.
Nel 1612 veniva realizzato un
“campaniletto” a torre con una
campana e, nei primi decenni del
1700 l’edificio appariva internamente abbellito. Ancor oggi si può
ammirare il paliotto dell’altare in
marmo bianco e rosso recante due
bassorilievi con le figure di
Sant’Abbondio, patrono del luogo,
e San Miro patrono delle acque.
Dopo la definitiva partenza dei
padri domenicani avvenuta nel
1769, un coadiutore di Santa Maria continuò a celebrare la messa
domenicale. Incapace di contenerli
tutti venne allora ampliato e, con
l’erezione della Parrocchia autonoma di Acquaseria nel 1922,
Sant’Abbondio divenne chiesa
parrocchiale. In quell’occasione fu
aperta una nicchia per il fonte battesimale. I fedeli continuarono a
pregare in Sant’Abbondio guidati
dal loro primo parroco, don Giacomo Galli, fino al 1932 quando fu
aperto al culto il sottocorpo della
parrocchiale nuova. Tuttavia la
chiesetta non verrà abbandonata,
considerata da tutti l’antica testimone della fede e della storia di
Acquaseria, su cui vigila ancora
silenziosa, rivivendo ogni anno per
le celebrazioni della festa del Patrono.
La chiesa parrocchiale di San
Abbondio e San Felice martire
Nel giugno del 1933, il vescovo di
Como, in visita pastorale, promise
agli abitanti di Acquaseria le reliquie di San Felice martire, dono
per la nuova chiesa in costruzione. La cronaca racconta che il pomeriggio dell’8 ottobre, al pontile
del battello, “tutta la popolazione
fece corona al proprio pastore accogliendo le sacre spoglie con quell’impeto di calda pietà che i cuori
semplici conoscono”. Da molti altri episodi, si può avvertire la speciale vicinanza dei vescovi alla comunità di Acquaseria durante gli
anni faticosi ma entusiasmanti
della costruzione della chiesa. Erano tempi duri e la popolazione mai
sarebbe riuscita a terminare l’opera se non ci avesse pensato la Provvidenza, servendosi di un benefattore, mister Federivo Newland
Pedley che permise di terminare
la costruzione del tempio.
Dalla consacrazione della chiesa
nuova, avvenuta nel 1937, ai giorni nostri, sono stati compiuti lavori importanti di rifinitura e abbellimento. È in stile moderno, si
presenta all’esterno con lesene a
vista in sasso di Moltrasio. L’interno è ad una sola navata con volta
a botte e decorazioni lignee a cassettoni nella volta del presbiterio.
Di fronte all’artistico altare in stile barocco dove si custodisce l’Eucaristia, sono stati posizionati l’altare rivolto al popolo, l’ambone e,
di lato, il fonte battesimale. Il rosone centrale rappresenta Gesù
che spezza il pane con i discepoli di
Emmaus e quelle laterali i patroni Sant’Abbondio e San Felice
martire. Il tempio è sobrio ed essenziale, invita alla preghiera, secondo la scritta posta sopra una
porta d’ingresso “Domus mea,
domus orationis”.
CHIESA
CHIESA
MONDO
CHIESAMONDO
P A G I N A
10
D
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
on Giusto Della Valle, sacerdote della
diocesi di Como, fidei
donum per tredici
anni prima a Sir poi
a Mokolo, diocesi di MarouaMokolo, Nord Cameroun. È
rientrato definitivamente in
Italia lo scorso 7 novembre ed
è stato recentemente nominato
dal Vescovo parroco di Rebbio.
Lo abbiamo incontrato all’Assemblea Missionaria Diocesana
lo scorso 14 novembre a Villa
Guardia.
Hai lasciato il Cameroun,
dove hai vissuto per diversi
anni. Qual è la situazione attuale del Paese?
“Il Paese è sicuramente in
una fase di stallo. Nel 2012 ci
saranno le nuove elezioni, ma
il fermento è poco, tutto sembra già fatto. L’attuale presidente Paul Biya (presidente dal
1982 ndr.) ha appena modificato la costituzione permettendo
così la propria rielezione. Ma se
anche lui dovesse mancare si è
tanto insidiato nello Stato il sistema clientelare di corruzione
che sarà difficile sradicarlo”.
Quale Chiesa invece hai
lasciato?
“È una Chiesa che di fronte a
queste problematiche spesso
interviene in modo poco deciso.
Scrive contro la corruzione e
invita all’impegno e alla legalità, ma spesso si tira indietro
quando c’è da denunciare le precise situazioni o le persone concrete. Si ha paura e questa paura crea immobilismo. È una
Chiesa inoltre che si trova davanti a tante sfide: è giunto infatti per lei il momento di fare
un bilancio dei primi cinquant’anni di evangelizzazione.
Quali frutti raccoglie? Ci sono
tanti elementi nella società che
potrebbero lasciare un po’ delusi”.
Ad esempio?
“Ad esempio la presenza ancora esigua di battezzati o di
aspiranti cristiani. Ma non solo.
Anche la difficoltà di vedere dei
grandi cambiamenti tra i cristiani: non sono capaci di cambiare quella che è la loro mentalità, a volte di corruzione o di
superstizione, alla luce del Vangelo”.
E per quanto riguarda la
Chiesa locale di Maroua-
INCONTRO ALLA GENTE
“È stupefacente
quante domande
la gente che ho
incontrato in questa
settimana mi abbia
fatto sulle missioni
diocesane. Pochissime,
a volte nessuna.
Sembra che non ci sia
interesse verso quella
che è una Chiesa
sorella che ha tanto
da insegnare anche a
noi in Italia”
di BENEDETTA MUSUMECI
Mokolo, dove si trovano le
parrocchie affidate ai nostri
fidei donum?
“La Chiesa locale è decisamente in crescita, cresce in realtà il senso di responsabilità,
c’è sempre più gente capace e
formata grazie ad esperienze
positive come quelle proposte
dal centro Emmaus e dal centro Jericho. Anche se non sem-
pre c’è una convinzione profonda e avvengono fatti gravi. I
movimenti dei giovani sono forse quelli più in difficoltà, pochi
si danno disponibili per seguirli perché sono progetti molto
difficili e impegnativi”.
Come procede l’attività
nelle parrocchie che hai lasciato?
“La presenza dei fidei donum
sul territorio delle parrocchie di
Mokolo, Mogodé, Rhumzu e
Nguétchéwé è molto positiva
soprattutto perché in questi ultimi anni è diventata sempre
più variegata grazie alla presenza, accanto ai sacerdoti, di
due vergini consacrate e di una
giovane laica. Accanto alle varie attività ognuno ha la sua
specificità: don Angelo sta coordinando il lavoro di traduzione della Bibbia in Kapsiki, don
Corrado segue la parrocchia,
mentre don Alessandro, appena arrivato, sta conoscendo e
studiando la lingua, Laura segue la pastorale degli studenti
e il liceo, Brunetta e Alda sono
impegnate nell’inserimento dei
nuovi sacerdoti locali nella parrocchia di Mokolo e collaborano con la comunità di suore, don
Felice sta avviando una nuova
parrocchia con un gruppo di
suore in un’area piuttosto lontana. Inoltre negli ultimi anni
si è lavorato molto nell’attenzione all’handicap avviando
quattro percorsi diversi: verso
gli epilettici (sempre in aumento), i ciechi, i sordomuti e coloro che hanno problemi motori”.
Come sono le comunità
delle parrocchie?
“Sono parrocchie molto generose e ben organizzate che nel
tempo sono divenute sempre
più autosufficienti per la pastorale comunitaria. L’esperienza
delle Comunità Ecclesiali di
Base è un’esperienza molto positiva che potrebbe insegnare
molto alla Chiesa di Como”.
Ecco, appunto, torniamo
all’Italia: qual è stata l’impressione del ritorno?
“È stupefacente quante domande la gente che ho incon-
trato in questa settimana mi
abbia fatto sulle missioni
diocesane. Pochissime, a volte
nessuna. Sembra che non ci sia
interesse verso quella che è una
Chiesa sorella che ha tanto da
insegnare anche a noi in Italia”.
In che senso?
“Appunto la realtà delle Comunità Ecclesiali Viventi o di
Base può essere un esempio da
applicare anche alle nostre parrocchie che tanto sembrano affaticate. Sembra che ci sia poco
movimento, che tante siano le
attività proposte, ma che non
si privilegi quello che veramente conta, la relazione. Si dice
tanto che la Parrocchia è Missionaria: questo vuol dire che
si deve andare dalla gente, che
bisogna mettere da parte il “venite, venite!” per privilegiare
l’”andiamo”. Si parla di
missionarietà della Chiesa, ma
si rimane spesso sulla superficie della teoria senza toccare
davvero il tessuto, la struttura
delle parrocchie: occorre rendere la gente protagonista, andare, incontrare, ritrovarsi nei
quartieri, nelle case, nelle strade e discutere con tutti anche
delle cose pratiche, occorre fare
comunità”.
Tanti giovani vengono all’Ufficio Missionario chiedendo di fare un’esperienza di conoscenza in missione durante l’estate. A loro
cosa puoi dire?
“Dico di prepararsi bene, non
solo nell’immediato, ma attraverso un cammino di fede forte
vissuto nei movimenti e nelle
parrocchie. Dico di guadagnarsi anche i soldi del viaggio, perché ci sia il senso della responsabilità. Dico di venire con tante domande: ci si sposta per cercare e per conoscere e quindi c’è
bisogno di essere curiosi”.
Un appello?
“Tre: il primo è perché qualche prete si prepari alla sostituzione di don Angelo nel 2012
a Mogodé. Il secondo è per i giovani: perché magari qualcuno
maturi il desiderio di andare in
Cameroun per due o tre anni.
Il terzo è per i Fisioterapisti:
serve che qualcuno si metta a
disposizione per periodi di tre
o quattro mesi all’anno per dare
una mano ad un centro già esistente e avviato”.
Sudan, da Raja il racconto di padre Caligari
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
LETTERE
P adre
Eugenio Caligari,
missionario
comboniano
nativo di
Chiavenna ci
scrive da Raja
in Sud Sudan
dove svolge
la sua missione.
Proprio in questi
giorni è inizia
nel Paese africano
la registrazione
degli elettori
in vista del
referendum per
l’indipendenza
del Sud atteso
per il prossimo
9 gennaio.
Un’attesa
raccontata
dallo scatto di
Enrica Valentini,
operatrice della
Caritas di Como
a Wau una delle
principali città
del Sud Sudan
INTERVISTA DON GIUSTO DELLA VALLE RIENTRATO DAL CAMERUN
Carissimi Amici, anche quest’anno 2010 se ne sta andando: un anno
di grazia di cui dovremo rendere conto e soprattutto di cui ringraziamo Dio per tutto il bene da lui ricevuto. Per molti aspetti quest’anno
qui a Raja è stato come gli anni passati, il solito lavoro pastorale,
l’impegno caritativo e nella scuola, che ci prende molto tempo e forze.
Ma il 2010 è stato anche differente
perché molto influenzato dalla situazione politica del Sudan.
Dopo l’accordo di pace del 2005 abbiamo goduto pace e libertà ma, specialmente questo ultimo anno, abbiamo
sperimentato una forte pressione psicologica e di propaganda. In aprile abbiamo avuto le Elezioni Generali, le
prime “vere” dall’indipendenza del
Sudan (1956). Da giugno tutta l’attenzione è rivolta al Referendum che dovrebbe tenersi il 9 gennaio 2011 in cui
si deciderà se restare uniti al Nord o
separarsi. Sembra che i sudanesi del
Sud voteranno quasi tutti per la separazione. Sono stufi di essere cittadini di terzo o quarto ordine e non
hanno dimenticato i torti, le umiliazioni e le guerre subite. Per i sud
sudanesi siamo alle porte forse del più grande evento nella loro vita
e in quella della loro nazione: l’Indipendenza. Questo porterà molti
problemi e, forse, anche un ritorno alla guerra. Speriamo di no, ma il
Nord non si lascerà togliere tanto facilmente il Sud dove sono quasi
tutti i giacimenti di petrolio e altri minerali.
Il 2010 è stato un buon anno. Le piogge abbondanti e il raccolto buono. Abbiamo avuto dei problemi con LRA, l’esercito del Signore (come
si chiamano), ma in realtà sono dei criminali che partiti dall’Uganda
e aiutati dal governo del Nord, hanno fatto crimini in Sud Sudan e
Congo. Ora, almeno alcuni, sono dalle nostre parti, e hanno fatto due
visite nel 2009 e due quest’anno, rubando e uccidendo. La loro pre-
senza anche se sporadica ha creato un grosso senso di insicurezza
sia per gli abitanti dei villaggi che per noi che dobbiamo viaggiare per
andare a trovare i cristiani. Anche la caccia e la raccolta del miele
selvatico per cui Raja è famosa, non vanno più bene, la gente ha paura
ad allontanarsi. Questo ha portato anche ad un calo dei soldi e all’aumento dei prezzi al mercato. Un altro
problema nostro è stato quello di trovare maestri: i maestri che avevano
fatto le magistrali sono quasi tutti
andati nell’esercito, polizia o nelle
ONG dove sono pagati meglio. Siamo
rimasti con studenti che hanno finito
le secondarie ma in molti non sono capaci di insegnare bene. Il Governo del
Sud Sudan sta facendo uno sforzo per
dare a questi maestri corsi speciali ma
durante le normali ore scolastiche. Per
cui quest’ anno l’insegnamento è stato molto povero. E questo durerà finché non avremo un vero college per i
futuri maestri.
Per un anno ho avuto con me P. Paul
Annis che ha lavorato soprattutto nella scuola ma ora è stato nominato Superiore dei Comboniani in Egitto e così dopo Natale se ne andrà. Il 6 novembre in Messico, è stato
ordinato Sacerdote P. Martin Ramirez e spero che in febbraio ritornerà qui.
Per Natale penso che riuscirò and arrivare in Italia per un po’ di riposo, e visite mediche. Qualcuno verrà a sostituirmi il 20 dicembre. Intanto sto preparando tre gruppi di ragazze e ragazzi per Battesimo,
Prima Comunione e Cresima spero di poter concludere prima di partire, magari il giorno dell’Immacolata.
Salutandovi, vi voglio ringraziare della vostra amicizia, delle preghiere e dell’aiuto che mi permette di aiutare questi fratelli più poveri e
abbandonati.
P A G I N A
12
Como
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
NOSTRA INTERVISTA AL CAPPELLANO
Carcere: un muro
da abbattere
P
adre Giovanni
Milani la definisce la “parrocchia
più giovane della
diocesi” ma anche
“quella in cui ci sono più
problemi” perché tutto
diventa più difficile dentro le mura di un carcere.
E’ lui a parlarci della realtà odierna del casa circondariale del Bassone e
del silenzioso lavoro quotidiano che viene portato
avanti grazie al servizio
di tanti volontari.
Una realtà lontana dalle nostre comunità non
tanto nello spazio, seppur
si trovi isolata nella piana di Albate, quanto nella percezione comune delle gente. Una sorta di segregazione dalla realtà,
per certi versi giustificata dalla sua stessa natura, che padre Giovanni,
da sei anni cappellano del
Bassone, tocca con mano
quasi tutti i giorni.
«C’è la tendenza - spiega il padre, appartenente
all’ordine dei Frati minori conventuali - a vedere
il carcere come un luogo
lontano, distante. La gente sa dove si trova, ma
non ha voglia di avvicinarsi. Quello che succede
all’interno delle mura non
è affar loro. Una fatica che
purtroppo riguarda anche
le nostre comunità parrocchiali».
Quella del Bassone, come tutte le carceri, è una
realtà dura. Attualmente
le persone detenute sono
586 tra uomini e donne:
quasi la metà sono extra-
EVENTI MUSICALI
IN S. FEDELE
Di seguito presentiamo
l’elenco degli eventi musicali che si terranno in
S.Fedele in Como per l’
Avvento Natale 2010.
27 novembre ore 17.30
musiche per organo. Organista Mattia Calderazzo;
4 dicembre ore 17.30,
musiche per organo. Organista: Marco De Laurentis;
8 dicembre ore 17, concerto per organo. Organista: Paolo Oreni;
11 dicembre ore 17.30
musiche per organo. Organista: Stefano Venturini;
24 dicembre ore 23,
concerto avanti la Messa di Mezzanotte, corale, direttore: Oscar Taietti, organista: Raffaele
Bellotti;
26 dicembre ore 16.30,
concerto di Natale. Organista: Alessandro Bianchi.
Padre Milani ci racconta la sua
esperienza quotidiana di incontro.
Persone in cerca di una nuova
occasione per ricominciare a vivere.
Le difficoltà di reinserimento
di MICHELE LUPPI
comunitari, una percentuale che sale ancora se
consideriamo le persone
provenienti da altri Paesi d’Europa. Un numero
leggermente calato dopo
la chiusura del reparto di
massima sicurezza riservato ai condannati per
mafia.
«Purtroppo i media raccontano il male, indugiando su particolari scabrosi
- continua padre Giovanni - e spesso la gente di
fronte a chi ha commesso
un reato pensa: mettetelo dentro e buttate la
chiave. Questi anni vissuti nelle carceri mi hanno,
invece, insegnato che pur
non giustificando i reati
commessi, si debba guardare ogni detenuto come
una persona che sicuramente ha sbagliato ma
che va aiutato. In fondo
sono anche loro persone
che hanno bisogno di essere accolte e amate.
Quando questo succede è
incredibile vedere i passi
che possono compiere dal
punto di vista umano».
Padre Giovanni entra
in carcere ogni giorno,
dove incontra singolarmente i detenuti che chiedono un colloquio, o girando per i vari reparti. Ogni
domenica, invece, alle
9.30 entra con un gruppo
di volontari per la celebrazione della S. Messa.
«E’ bello vedere - racconta padre Giovanni - lo spirito con cui viene vissuto
l’appuntamento domenicale. L’intensità della preghiera e la cura che mettono nella liturgia».
IL LAVORO
DEI VOLONTARI
Un servizio che padre
Giovanni condivide con il
“gruppo volontari carcere” formato da una trentina di persone, provenienti in particolare dalle parrocchie della zona.
«I volontari hanno seguito un lungo percorso di
formazione - ci spiega il
cappellano - perché quella del carcere è una realtà per cui è necessaria
una preparazione umana
e spirituale. I volontari
animano la S. Messa domenicale e alcuni momenti di svago organizzati
durante l’anno. I più esperti, inoltre, ogni sabato
si occupano dei colloqui di
accoglienza con i detenuti che sono entrati in carcere in quella settimana.
Si tratta in genere dalle
8 alle 12 persone. Ci sono
poi don Roberto Malgesini e un seminarista che
Foto William
mi aiutano per le confessioni e per la catechesi».
A loro si aggiunge un
gruppo di volontari che si
occupano della distribuzione del vestiario raccolto dalla Caritas.
NO AL
REINSERIMENTO
Purtroppo il “Bassone”rimane ancora indietro per quanto riguarda le
politiche di reinserimento
nella società degli ex detenuti. A differenza di altre carceri italiane mancano forme di formazione
e inserimento lavorativo
per i detenuti. «Ci sono
alcune persone che escono per lavorare durante il
giorno e poi rientrano la
notte, ma si tratta di casi
isolati». Proprio su questi
temi la fondazione Cariplo sta promuovendo un
bando per finanziare associazioni che progettino
percorsi di reinserimento.
Un progetto pilota che riguarderà le carceri di
Como, Milano e Brescia.
Secondo le recenti stati-
MERCATINI NATALIZI
Rose e fiori colorati realizzati con il sapone. Angeli e pupazzi di pezza. Sono questi i lavori - realizzati da alcuni detenuti del carcere - che i volontari metteranno in vendita in alcuni mercatini nel
periodo pre-natalizio. Un modo per raccogliere fondi necessari all’assistenza dei detenuti. «La direzione del carcere - spiega padre Giovanni - passa
ai detenuti solo il cibo. Tutto il resto, dal vestiario
ai prodotti per l’igiene personale, sono a carico dei
detenuti. Questo rappresenta un problema, soprattutto per chi non ha alle spalle una famiglia». Di
loro si prendono cura proprio i volontari che forniscono periodicamente vestiario e prodotti per l’igiene. «Ogni anno la Caritas - conclude il cappellano
- ci sostiene con un contributo di 10 mila euro, ma
non sono sufficienti». Per questo i volontari chiedono la disponibilità alle parrocchie per allestire i
mercatini nel periodo natalizio. Per informazioni
031-520434 o 347-3133742.
stiche, infatti, la recidiva
per i condannati che scontano la pena in detenzione nelle carceri è molto
più alta rispetto a chi
usufruisce di misure alternative dopo un periodo di detenzione. «Questo
è un aspetto fondamentale per ridare al carcere la
sua valenza rieducativa.
Un aspetto su cui c’è ancora molto da fare. Speriamo - conclude il cappellano - che qualcosa si
muova».
SABATO 27 NOVEMBRE
Archeologia a confronto
L
’
Aula Magna di
Giurisprudenza
dell’Università
dell’Insubria, nel
chiostro di S.Abbondio, ospiterà nella
giornata di sabato 27 novembre il 3° incontro di
aggiornamento sulle scoperte archeologiche nelle
province di Como, Lecco,
Sondrio e del Cantone
Ticino. I lavori, con inizio
alle ore 9.30, prevedono la
presentazione, ad opera
delle conservatrici del
Museo Giovio Isabella
Nobile e Marina Uboldi,
degli scavi in corso al
Caslè di Ramponio - un
insediamento recintato
dell’età del Bronzo - e di
quelli di Laino che hanno
portato alla luce le strutture di una fortificazione
del VI secolo d.C. nell’area
della chiesetta di S.Vit-
tore. Sugli scavi in antiche chiese dell’Alta Brianza riferirà Jolanda Lorenzi della Soprintendenza Archeologica mentre
l’aggiornamento sulle novità del Cantone Ticino,
dalla protostoria al medioevo, sarà compito di
Rossana Cardani del’Ufficio Beni Culturali del
Cantone Ticino. Concluderà la mattinata Ermanno Arslan, conservatore del Museo Civico di
Biassono, con un contributo sui mortaria bollati
ritrovati nella zona briantea di Capriano.
La seduta pomeridiana
si aprirà con l’intervento
dell’Ispettrice della Soprintendenza Valeria
Mariotti sulle più recenti
ricerche in provincia di
Sondrio.
Seguirà un’ampia rela-
zione di Stefania Jorio
che da anni segue per la
Soprintendenza il territorio comasco. Oggetto dell’intervento, dallo scavo
alla valorizzazione, saranno tre esempi rappresentativi di grandi periodi storici: le “terme” romane di viale Lecco, la
chiesa di S.Cassiano a
Buccinigo d’Erba e l’abitato protostorico di Prestino e della Spina Verde.
Il programma prevede
altresì la visita ai resti
dell’antica Basilica dei
SS. Pietro e Paolo sui quali insiste l’attuale basilica di S.Abbondio ed alla
vicina chiesa dei SS.
Cosma e Damiano, restituita al patrimonio culturale cittadino e valorizzata dalle iniziative della
Società Archeologica
Comense.
LE RAGIONI DELLA FEDE
ALL’INSUBRIA
Mercoledì 1 dicembre, alle ore 18, presso l’Aula
Magna del Chiostro di S. Abbondio, avrà luogo
l’incontro: “Le ragioni della fede. Storia e attualità del beato card. John Henry Newman”. Introdurrà il prof. Mario Conetti. Interverrà la prof.
Lina Callegari, autrice di “John Henry Newman,
la ragionevolezza della fede”. Modererà l’incontro il dott. Cesare Cavalleri, editore del volume.
sarà presente mons. Diego Coletti, vescovo di
Como.
LOGOS ED ETHOS
NEI PENSATORI ANTICHI
Il Liceo Classico “A. Volta” di Como, l’associazione ex Alunni, l’Aicc (Associazione italiana di cultura classica) e la società Dante Alighieri promuovono la presentazione del libro di Mario Santoro
“Logos ed Ethos nei pensatori antichi. Da una ricerca filosofica di Mario Baldassarri”.
L’appuntamento è per martedì 30 novembre, alle
ore 17, presso la Grand’Aula del Liceo Classico
A. Volta di Como.
L’incontro è ad ingresso libero.
CRONACA
P A G I N A
13
Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
importanza di
disporre di collegamenti ferroviari efficienti ai
fini della politica
svizzera di trasferimento
del trasporto merci, ma
anche per il traffico viaggiatori, è stata sottolineata nel corso della settima riunione del Comitato direttivo italo-svizzero,
svoltasi il 12 novembre a
Lecco. Questo Comitato
ha il compito di assicurare l’applicazione della
convenzione sulla garanzia della capacità delle
principali linee che collegano AlpTransit alla rete
italiana ad alta capacità.
Durante l’incontro le parti hanno constatato che
nel settore del potenziamento dell’infrastruttura
per il traffico ferroviario
tra la Svizzera e l’Italia i
lavori procedono senza
particolari difficoltà. La
costruzione della tratta
Mendrisio - Varese, che
assicurerà collegamenti
più veloci anche per Como
con l’aeroporto di Malpensa, avanza in entrambi i Paesi secondo programma. L’inaugurazione
è prevista per il 2013.
Anche il risanamento della galleria elicoidale di
Varzo, lungo la linea del
Sempione, si svolge regolarmente. In futuro si effettueranno altri risanamenti sugli assi nord-sud:
L
’
PER IL TRASPORTO SU STRADA E SU GOMMA
Viabilità:
collaborazione
italo-svizzera
Una riunione svoltasi nelle settimane
scorse ha messo a punto alcune
questioni chiave relative al transito
transfrontaliero
di LUIGI CLERICI
quello acustico del tratto
del Gamborogno sul Lago
Maggiore lungo la linea di
Luino nel 2011 e quello
della galleria del Sempione tra il 2012 e il 2014.
Nel 2015 e 2016 sarà poi
risanata la strada del
Sempione e, dopo il 2020,
la galleria stradale del
San Gottardo. Secondo il
Comitato direttivo, questi
interventi andranno coordinati tra Italia e Svizzera affinché le zone di confine, come il comasco, non
subiscano un collasso di
automezzi, soprattutto
pesanti, diretti a nord delle Alpi. Sul piano dell’esercizio, una task force
è stata incaricata di occuparsi degli aspetti della
puntualità e della sicurezza per migliorare la
qualità dei trasporti. In
Italia e Svizzera, infatti,
è emerso come si impongano provvedimenti a medio termine per far fronte
al pronosticato aumento
del traffico. L’Italia prevede di attuare entro il 2015
una serie di interventi
minori, quali la realizzazione di quattro punti
d’incrocio tra Premosello
e Vignale, mentre la Svizzera ultimerà entro il
2017 la galleria di base
del San Gottardo ed entro il 2019 quella del
Monte Ceneri. Entrambi
i paesi promuovono inoltre lo sviluppo del traffico merci combinato. L’Italia prevede di aumentare
le capacità del nodo di
Novara e di realizzare la
tratta denominata Gronda Est (Seregno - Berga-
mo). La Svizzera si incarica di chiarire la possibilità di ampliare entro il
2020 il profilo dell’asse
del San Gottardo in modo
da consentire la circolazione di convogli della
strada viaggiante con
un’altezza di 4 metri agli
angoli. L’attuazione di tali
misure eviterebbe l’insorgere di problemi di capacità fino al 2020. Sono altresì allo studio interventi a lungo termine da coordinare tra di loro. Sul
fronte svizzero si tratta di
SI SAPRÀ QUALCOSA SOLTANTO ENTRO LA FINE DELL’ANNO
S. Gottardo: le novità sulla galleria
a galleria stradale del San Gottardo dovrà essere
completamente risanata verso il
2020 ed in Canton Ticino
torna d’attualità il progetto per la costruzione di
un secondo tubo da realizzarsi prima di procedere al completo rifacimento di quello esistente,
inaugurato nel 1980. La
discussione sul raddoppio
del tunnel del San Gottardo può essere paragonata, alle nostre latitudini,
L
con le discussioni sulla
Pedemontana che, dato
l’inizio dei lavori, sarà ben
presto soppiantata da
anni di discussioni e progetti sull’autostrada Varese - Como - Lecco. Tornando al san Gottardo il
progetto è stato rispolverato perché molti parlamentari temono problemi
di gestione del traffico.
Taluni affermano che il
turismo nei cantoni del
Ticino e di Uri potrebbe
soffrire a causa delle code
e delle deviazioni e le code
nel cantone italofono potrebbero avere gravi ripercussioni, come sempre
accade in caso di incidente o di allarme neve, in
Como e dintorni. Per questo fatto, i politici ticinesi
chiedono che durante il rifacimento della galleria il
traffico possa scorrere nei
due sensi in un secondo
tubo. Al termine di questi lavori, il traffico nei
due tubi sarebbe unidirezionale e una delle loro piste verrebbe adibita a corsia di emergenza. Nel ri-
spondere a queste proposte il Consiglio federale
rifiuta di elaborare, almeno per il momento, un progetto per la realizzazione
di un secondo tunnel anche se il Governo ticinese
relazionerà dettagliatamente anche su questo
punto alle Camere in
Bellinzona entro la fine
dell’anno. Ricordiamo che
già nel marzo del 2009, il
Consiglio degli Stati aveva incaricato il Consiglio
federale di presentare,
entro la fine del 2010, un
PER IL COMO UN BUON PUNTO DALLA TRASFERTA DI PAGANI
piano affinché i lavori di
risanamento si svolgessero nel migliore dei modi,
senza ostacolare eccessivamente il collegamento
Nord-Sud. Entro la fine
dell’anno, dunque, il governo cantonale dovrà indicare quali lavori di
risanamento sono necessari, entro quale scadenza e per quanto tempo
(per un intero anno o per
varie stagioni estive di
seguito).
L.CL.
progetti previsti dal programma Ferrovia 2030 e
dell’ampliamento a quattro binari della linea Lugano - Chiasso (il quadruplicamento della tratta
Monza-Como è stato annunciato proprio a Chiasso qualche settimana fa
dall’assessore regionale
ai trasporti, Cattaneo)
mentre per sgravare il
numero di transiti della
linea comasca in Lombardia si prevede di potenziare anche la linea di Luino
per il traffico merci.
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TRE GIORNI IN PIAZZA CON GARABOMBO
Non è arrivata la vittoria “scacciacrisi”, come accadde lo scorso campionato, ma il Como
non è comunque tornato a casa a mani vuote da Pagani dove ha conquistato un buon punto
al termine di una gara intensa, in particolare nel primo tempo e condizionata dal forte
vento allo stadio Marcello Torre. 0-0 il punteggio finale, ma le emozioni ci sono state provocate quasi tutte dai padroni di casa che speravano, con l’esordio in panchina del nuovo
coach Capuano, di conquistare i tre punti. Durante il match il Como si è limitato quasi
sempre a difendere e contenere cercando di non rischiare mai, salvo qualche occasione.
Bravo ed attento, in particolare, il portiere Castelli, abile a sventare, a metà ripresa, una
conclusione di Macrì presentatosi in solitudine davanti all’estremo difensore lariano. Il
Como, quindi, è riuscito a strappare un preziosissimo 0-0, che mantiene invariate le distanze in classifica fra le due compagini, con la Paganese ultima e gli azzurri con due punti
in più. Dopo oltre un mese di “silenzio-stampa” negli spogliatoi si è presentato l’allenatore
Carlo Garavaglia: «La gara è stata ampiamente condizionata dal vento, è sempre difficile
giocare in queste condizioni e credo che abbiamo portato a casa un buon punto. E’ un’iniezione di fiducia, considerando che la situazione societaria è incerta. La prossima settimana sarà decisiva, noi, dal canto nostro, continueremo a fare il nostro lavoro come abbiamo
sempre fatto: c’è bisogno di tranquillità. Questo è un campionato livellato, abbastanza
strano e il nostro cammino lo dimostra. Noi lavoriamo per portare a casa la salvezza».
Questo punto rappresenta, per il Como, anche una boccata d’ossigeno nel bel mezzo della
tempesta societaria, che ancora non si è placata. Da quello che si riesce a capire Antonio Di
Bari vuole definire al più presto la vendita del Como, che pareva già cosa fatta addirittura
due settimane fa. Il collega Amilcare Rivetti, invece, sembra intenzionato a rilevare lui
stesso la società. Nel frattempo gli imprenditori bresciani interessati ad entrare nel club
azzurro (con sempre il dubbio amletico: “ma non erano già entrati?”) sembra che vogliano
un immediato, e non più graduale come inizialmente previsto, possesso del Como con tutte
le quote destinate a Cordini, Lanzanova e soci, ovvero il 97% della società azzurra. Da
parte loro hanno fatto sapere di avere pronti 500.000 euro per rilevare le quote di Di Bari
e Rivetti.
L.CL.
Anche quest’anno la cooperativa Garabombo scende in piazza
per proporre una “tre giorni” di commercio equo e solidale. Lo
scopo di questa iniziativa, all’alba dell’assalto natalizio ai negozi, vuole testimoniare che “un altro modo di consumare è possibile!”
Come? Attraverso la vendita dei prodotti che tradizionalmente
si possono trovare nelle 7 botteghe della cooperativa; presentando i servizi che la cooperativa mette a disposizione: catering,
regalistica, vending, ecc.; richiamando i progetti informativi che
ci vedono impegnata Garabombo con le scuole del territorio
comasco.
L’appuntamento è in piazza Volta, a Como, il 26, 27 e 28 novembre, dalle 10 alle 19.
Alcuni momenti delle 3 giornate saranno animati da:
sabato 27 novembre, ore 10 - 11, “Imprese, diritti umani e povertà”, campagna sui diritti economici a cura di Amnesty
International, sezione di Como;
ore 11 - 12 “Le spezie nella nostra alimentazione”, proprietà e
ricette con la naturopata Alessandra Ferrari;
ore 15 -17 prove assaggio e degustazioni a cura di Equo Mercato
domenica 28 novembre, ore 10.30 aperitivo letterario
equosolidale, presentazione del libro: “Il caro armato - spese, affari e sprechi delle forze armate italiane” di Francesco Vignarca
e Massimo Paolicelli, a cura di Altreconomia edizioni;
ore 16 concerto in piazza con Musica spiccia.
CRONACA
P A G I N A
14
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
LA SCORSA SETTIMANA I PRIMI NUMERI
Tumori:
il “registro”
comasco
A
tre anni dalla
sua costituzione la scorsa
settimana sono stati illustrati i primi dati prodotti dal Registro Tumori
della provincia di Como.
Un organismo istituito
allo scopo di raccogliere
una descrizione completa
e il più possibile accurata (rispetto al tipo di
neoplasia ed alla data di
diagnosi) dei casi di tumore insorti negli anni in
provincia.
Uno strumento prezioso di programmazione,
controllo e prevenzione
che in questo triennio ha
iniziato a raccogliere e
elaborare informazioni.
Un percorso non facile se
si pensa che in Italia i
tumori “registrati” a fine
2009 erano pari al 35%
del totale, con un forte
sbilanciamento territoriale.
Per quanto riguarda
Como il convegno della
scorsa settimana è servito per rendere pubblici i
primi dati ad oggi disponibili: quelli del 2003.
Entro il 2011 dovrebbero
essere pronti anche i numeri del 2004 e del 2005.
A seguire arriveranno
quelli degli anni successivi.
Perché il 2003? A spiegarlo è la dott.ssa Gemma Gola, responsabile del
Registro per la provincia
di Como. «L’anno 2003
rappresenta un po’ lo
spartiacque dell’attività
condotta dall’Asl sul fronte della prevenzione e della cura del tumore. È infatti l’anno che precede
l’avvio (nel 2004) del primo screening mammografico». Nel 2004 infatti
l’Asl invita le donne di età
compresa tra i 50 e i 69
anni ad eseguire, ogni due
anni, la mammografia.
Uno screening che ha per-
CHE COSA OFFRE IL REGISTRO
Ecco, in sintesi, che cosa può offrire un Registro tumori provinciale.
A tre anni dall’avvio di questo
organismo sono stati tratteggiati
i primi bilanci. Nel 2009 poco meno
di 20 mila i malati di cancro
in provincia
di MARCO GATTI
messo, dal giugno 2004 al
31 dicembre 2009, di
identificare complessivamente 352 tumori maligni e 56 tumori benigni.
Il 2003 è dunque l’anno
campione, sul quale basarsi per verificare l’efficacia degli screening promossi negli anni successivi.
Ma vediamoli, brevemente, i dati relativi a
quell’anno.
Nel 2003 le morti per
tumore in provincia di
Como furono 1562 (877
maschi e 685 femmine).
In quell’anno le persone con prima diagnosi di
tumore (ad esclusione
quelli della cute) furono
3094.
Il più alto numero di
nuovi casi registrati tra i
maschi riguardò la prostata (382), seguiti dal polmone (271), colon (141) e
vescica (123). Per quanto
riguarda le donne, sempre in riferimento ai nuovi casi, il primo posto
andò al tumore alla mammella (438), seguito dal
colon (160), dal corpo utero (65) e dall’ovaio (61).
Soffermandosi sui tumori definiti “killer” in
quell’anno al primo posto,
per gli uomini, vi fu il polmone (265 casi), seguito
da stomaco, colon e prostata. Per quanto riguarda
le donne il triste primato
fu assegnato alla mammella (127 casi), seguita
da colon, polmone e stomaco.
Dati “freddi” - «costruiti secondo una logica di
rete che ha visto e vede
anche la preziosa collaborazione dei comuni - ha
dichiarato il dott. Antonino Bonaffini, direttore
sanitario dell’Asl di Como
- che consentono già alcune “letture” importanti rispetto all’evoluzione della malattia negli anni a
venire. Un raffronto dei
numeri legati ai pazienti
che, nel 2003, manifestarono i primi segni tumo-
- Conoscenza dei nuovi casi di tumore che insorgono nella provincia di Como
ogni anno e loro costante aggiornamento (follow-up).
- Elaborazione statistica descrittiva dei dati raccolti: calcolo dell’incidenza,
della sopravvivenza e dei relativi andamenti temporali e geografici.
- Produzione di dati ed indicatori utili per la pianificazione sanitaria, basati
non solo su aspetti di processo-organizzativi, ma anche sulla valutazione
dei risultati in termini di guadagno di salute.
- Valutazione dell’impatto dei programmi di screening organizzati.
- Progettazione continua di metodologie per il controllo di qualità del Sistema Sanitario offerto ai cittadini.
- Collaborazione e confronto con registri ed istituti nazionali ed internazionali.
- Divulgazione dei risultati tramite pubblicazioni scientifiche.
- Analisi dei principali fattori di rischio ambientali ed individuali in collaborazione con altri centri di ricerca
- Consulenza per studi in ambito epidemiologico ed oncologico.
rali, ha infatti permesso
di calcolarne il livello di
sopravvivenza media,
dunque anche l’efficacia
delle cure apportate, a
cinque anni di distanza.
Ebbene: dalle stime effettuate, nel 2008, a un lustro dalla comparsa della
malattia, era sopravvissuto il 59,8% delle femmine e il 52,2% dei maschi.
Il dato “grezzo” oggi più
recente, riferito al 2009,
riguarda la complessità
delle persone portatrici di
patologie tumorali, diagnosticate nello stesso
2009 o negli anni precedenti. Si tratta di un piccolo esercito di 19.783
persone.
Da registrare, inoltre,
come per gli uomini, a
Como, vi sia un’incidenza
di tumori più alta rispetto alla media italiana
(+5,8%); mentre per le
donne vi sia un’incidenza
inferiore rispetto al nord
Italia (-2,7%) e una sostanziale sovrapposizione
con la media nazionale.
«In provincia di Como ha spiegato il dott. Roberto Tettamanti, responsabile dell’osservatorio epidemiologico dell’Asl di
Como – le malattie tumorali rappresentano complessivamente la terza
categoria di patologie più
diffuse, dopo le cardiovasculopatie e il diabete; la
seconda causa di morte
dopo le malattie cardiovascolari e sono responsabili di circa un terzo dei
decessi totali. Continuano
tuttavia ad essere la più
frequente causa di morte
nel sesso maschile. I tumori dell’apparato digerente costituiscono la prima causa di morte per
neoplasia in entrambi i
sessi; i tumori dell’apparato respiratorio sono la
seconda causa di morte
per neoplasia nel maschio, mentre nella donna
circa un quinto dei decessi per tumore è causato da
neoplasie mammarie».
« In questi anni si è lavorato molto, sul fronte
della programmazione,
del controllo, ma, soprattutto, sul fronte della prevenzione dalle malattie
tumorali. L’avvio di questo registro, fortemente
voluto e sostenuto dalla
Regione Lombardia - il
commento del direttore
generale Asl di Como Roberto Antinozzi -, l’applicazione della tecnologia
informatica in sanità
hanno aperto nuovi scenari e potenzialità. Tra
questi merita di essere citata la nascita della Rete
Oncologica Lombarda
(Ros), capace di integrare
le varie componenti del
Sistema Sanitario. La
prospettiva è quella di
portare sempre più al centro del sistema il cittadino per garantire i migliori programmi di prevenzione e cura nel rispetto
dei principi di economicità».
M. Ga.
ANSVUP
ASSEMBLEA
IL 16 DICEMBRE
APPELLO DELLA CARITAS S. BARTOLOMEO PER LA RACCOLTA DI INDUMENTI
Giovedì 16 dicembre, in
prima convocazione alle
ore 7, e in seconda convocazione alle ore 16, presso il Circolo ricreativo della Polizia Locale di Como,
in via Innocenzo XI, avrà
luogo l’assemblea dei soci
Ansvup (Associazione nazionale vigili urbani in
pensione). L’appuntamento sarà anche l’occasione
per il tradizionale scambio degli auguri natalizi
con il personale tuttora in
servizio.
La Caritas S. Bartolomeo ha inoltrato un appello ai membri delle Caritas parrocchiali, ai componenti di gruppi e
associazioni per conto del magazzino Caritas cittadino relativo alla raccolta di vestiario.
“A mezzo stampa - recita la nota - era stato comunicato che in questo periodo il magazzino rimane chiuso per “merce a
sufficienza”. In realtà esiste un grosso problema per lo smistamento della merce causato dal fatto che la gente porta, per la
maggior parte, indumenti inutili ed inutilizzabili che dovrebbero mettere direttamente nei cassonetti gialli mentre il
magazzino è sprovvisto di: giacconi da uomo; scarpe da uomo; tute e pigiami da donna; tute da ragazzo/ (10/15 anni);
indumenti; invernali bambini/e, ragazzi/e (2/12 anni); piumini bambini/e, ragazzi/e (5/12 anni); lenzuola matrimoniali; coperte matrimoniali; piumini matrimoniali; salviette/salviettoni.
Vi chiediamo se potete collaborare organizzando, nelle vostre parrocchie o gruppi, una raccolta mirata dei generi mancanti di cui si ha grande richiesta. La merce raccolta (e momentaneamente non altri generi) può essere consegnata al
magazzino di via Rezia 17 negli orari previsti (lunedì 14.30 / 17 e giovedì 9.30 / 11).
Invitiamo poi tutti voi ad aiutarci a sensibilizzare le persone, affinchè non portino al magazzino biancheria per la casa
ed indumenti sporchi e rotti o indumenti adatti a persone anziane perchè nei centri di distribuzione vestiario cittadini non
vengono richiesti”.
CRONACA
P A G I N A
15
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
SABATO 27 NOVEMBRE
Anche a Como
la Colletta
Alimentare
A
nche Como si
appresta a vivere, sabato 27
novembre, l’appuntamento
con la 14° Giornata Nazionale della Colletta Alimentare.
Nella sola provincia
lariana circa 1000 volontari (oltre 110 mila in tutta Italia) consegneranno
all’ingresso dei supermercati una busta per la spesa da riempire con i prodotti suggeriti: olio, omogeneizzati, prodotti per
l’infanzia, tonno e carne
in scatola, pelati e legumi.
Nella Colletta Alimentare del 2009 in provincia
di Como vennero raccolte,
presso 90 supermercati,
154 tonnellate di prodotti che rappresentano il
7,2% dei prodotti immagazzinati e ridistribuiti
dal Banco Alimentare della Lombardia. Le 154 tonnellate di generi alimentari raccolti lo scorso
anno sono stati distribuiti a 72 strutture caritative convenzionate con l’Associazione Banco Alimentare della Lombardia
“Danilo Fossati” onlus.
Il 27 novembre in pro-
Lo scorso
anno sul nostro
territorio vennero
raccolte 154
tonnellate
di prodotti
alimentari
vincia di Como saranno
100 i punti vendita presso i quali sarà possibile
effettuare questa spesa
solidale. I 1000 volontari
che offriranno il loro sostegno al funzionamento
della macchina organizzativa saranno costituiti
da Alpini, San Vincenzo,
Caritas parrocchiali,
scout, Croce Rossa, 118,
benemerite Carabinieri
sezione di Como e tanti
altri appartenenti alle
principali associazioni del
volontariato comasco.
Tutti i generi alimentari raccolti, inscatolati per
tipologia, verranno immagazzinati a Como (in due
magazzini messi a disposizione dal Comune per lo
stoccaggio) e saranno distribuiti prima di Natale
alle 60 strutture caritative della provincia di Co-
mo convenzionate con il
banco Alimentare della
Lombardia. «Il Banco Alimentare aiuta chi aiuta dichiara il presidente del
Banco della Lombardia
Gianluigi Valerin -. Noi
non ci sostituiamo a nessuno, ma offriamo sostegno alle migliaia di associazioni che, anche attraverso le nostre donazioni
di alimenti, possono realizzare al meglio il proprio
lavoro».
«L’appuntamento con la
Giornata è un momento
di grande importanza per
la città e per la provincia
- la dichiarazione del sindaco di Como Stefano
Bruni -. Che mille volontari si muovano insieme
rappresenta quasi un miracolo, in un contesto culturale che, troppo spesso,
oggi, privilegia l’interesse
particolare e personalistico. La Giornata esprime una grande esperienza di bene comune, alla
costruzione del quale ciascuno può contribuire con
il suo pezzetto. Ma è anche la conferma della fedeltà di un impegno assunto dal Banco con la città e la sua provincia. Una
fedeltà fatta di gesti quo-
La promozione dell’evento di martedì scorso
che ha anticipato i contenuti della Colletta
tidiani, che in questo giorno trova la sua espressione più alta, ma che prosegue per un intero
anno».
Oltre a contribuire con
il sacchetto della spesa,
per chi lo vorrà si potrà
integrare le risorse del
Banco inviando un sms
del valore di 2 euro al
numero 45503 (fino al 16
dicembre). Quanto donato andrà alla Fondazione
Banco Alimentare Onlus.
Sarà possibile donare 2
euro anche chiamando da
rete fissa. Ma non è tutto.
«Tra le novità della
Giornata di quest’anno spiega Marco Mazzone,
responsabile per la provincia di Como della Colletta Alimentare - ci sarà
anche un vero e proprio
“open day”. Nella giornata di domenica 28 il magazzino di raccolta di
Monza, che funge da centrale di smistamento per
la Lombardia di tutte le
NEL COMASCO OLTRE SETTEMILA
PERSONE AIUTATE NEL 2009
L’associazione Banco Alimentare della Lombardia “Danilo Fossati” onlus si costituisce nel
1989. È oggi sostenuta da circa 370 volontari.
Nel 2009 ha assistito 1173 strutture caritative
convenzionate aiutando 132.007 persone e distribuito 11.728 tonnellate di prodotti.
A Como e provincia - attraverso il Centro di
Solidarietà e il Banco di Solidarietà, con circa
120 volontari - nel 2009 ha assistito 72 strutture caritative convenzionate distribuendo 679 tonnellate di prodotti e aiutando 7400 persone.
derrate raccolte, sarà infatti aperto a chiunque
per verificare il percorso
del “proprio” sacchetto
della spesa». Un ulteriore segnale di trasparenza.
E proprio questo magazzino potrebbe ospitare, in un futuro non troppo lontano, anche un concerto di una delle star
lariane più legate alla colletta. Quel Davide Bernasconi Van De Sfroos che
alla Giornata comasca
regala il suo volto da ormai dieci anni. «Si tratta,
al momento, semplicemente di un’idea - ha dichiarato il cantautore
comasco -, ma non è detto
che non ci si possa mettere al lavoro per darle concretezza. Mi piacerebbe
organizzare, proprio a
ridosso del magazzino, un
concerto estivo, aperto
alla popolazione. Il biglietto di accesso dovrebbe essere un sacchetto
contenente del cibo, che
poi andrebbe raccolto nello stesso magazzino e,
quindi, distribuito agli
enti con i quali il Banco è
convenzionato».
IL 4 DICEMBRE UN SOLENNE CONCERTO CONCLUDERÀ UN ANNO DI FESTEGGIAMENTI
90° Alpini di Como: gran finale in S. Fedele
n anno indimenticabile, quello
degli alpini comaschi; l’anno
dedicato completamente a celebrare e festeggiare il 90° compleanno.
Dodici mesi intensi,
anzi, più di dodici, perché
si era iniziato a parlare
dei novant’anni della Sezione A.N.A. già dal dicembre dello scorso anno,
quando fu presentato il
libro delle memorie dei
reduci alpini.
Dodici mesi ricchi, ricchi delle meravigliose
sensazioni che si provano
quando si è capaci di vivere l’alpinità, quello
strano stile di vita che gli
alpini si tramandano di
generazione in generazione, proprio da novant’anni.
Un 2010 costellato di
appuntamenti che sono
stati in grado di soddisfare un po’ tutti, per la varietà delle proposte; è proprio il caso di dire che ce
n’è stato per tutti i gusti,
dallo sport all’arte, dalla
cultura alla protezione
civile, senza mai dimen-
U
ticare i valori profondi
della memoria, della solidarietà, dell’amicizia vera.
Un anno di passione, di
emozioni e di commozione; l’anno più bello tra i
novanta della storia degli
alpini comaschi, che hanno cercato di gustarsi tutto, fino all’ultima goccia,
condividendo la loro gioia con coloro che non hanno portato la penna nera,
ma che riescono comunque a entrare nella giusta
sintonia.
Un anno che rimarrà
veramente nella memoria
di tutti, quasi sicuramente associato all’immagine
di don Carlo Gnocchi, il
“Santo” con la penna nera, rimasto quattro giorni nella nostra città, vegliato dal primo all’ultimo
istante dagli eredi di quegli alpini che condivisero
con lui la tragedia dell’ultima guerra.
E, come avviene per gli
spettacoli pirotecnici, che
tengono il pubblico con gli
occhi puntati al cielo e le
orecchie tese per riconoscere il botto finale, proprio allo stesso modo gli
Nella Foto William
gli alpini
al Monumento
ai caduti
alpini hanno voluto chiudere l’anno della loro festa con una esplosione
spettacolare.
Serviva il gran finale,
quello in grado di suscitare un “Ooh” di sbalordimento; serviva il gran
finale per ringraziare tutti coloro che hanno partecipato ai festeggiamenti
durati un anno.
Serviva però una chiusura speciale che non se-
gnasse la fine, ma l’inizio
di un nuovo anno, orientato ai nuovi obiettivi, che
gli alpini saranno capaci
di raggiungere.
Ed il botto finale esploderà il prossimo 4 dicembre.
Farà un gran rumore e
lascerà tutti a bocca aperta. Perché agli alpini piace anche sorprendere, piace stupire.
E così, come se niente
fosse, alle ore 21 del 4 dicembre, nella basilica di
San Fedele, splendido gioiello dell’architettura romanico-lombarda, arriveranno i Crodaioli, nientemeno che i Crodaioli di
Bepi De Marzi, la massima espressione corale italiana.
E, per chi avesse qualche dubbio, i Crodaioli
non sono un coro, ma sono
il coro, inimitabile, ir-rag-
giungibile.
Sono il coro diretto da
un maestro speciale, che
ha composto i canti più
belli tra quelli che siamo
abituati a sentir cantare
in tutte le rappresentazioni coristiche.
Il nome del maestro è
Bepi De Marzi, noto in
tutto il mondo, per aver
composto canti che sono
poesia, sono preghiera; i
suoi canti sono prevalentemente di montagna e
molti sono canti alpini, a
partire da Signore delle
Cime, fino ad arrivare a
Joska la rossa, o L’ultima
notte degli alpini.
Bepi De Marzi, i Crodaioli ed una ricca rassegna dei loro canti, presentati nella romantica cornice di San Fedele, sono
l’ultimo regalo che gli alpini di Como fanno alla
Città e a se stessi per festeggiare il 90° compleanno. Un regalo fatto soprattutto per ricordare i
fondatori della Sezione
A.N.A., per ricordare i
Caduti e tutte le penne
nere che nel corso dei decenni sono andate avanti
nel Paradiso di Cantore.
CRONACA
P A G I N A
16
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
SABATO 27 NOVEMBRE
Una giornata
dedicata
al Parkinson
S
ono più di 200
mila, oggi in Italia, con circa dagli 8 mila ai 12
mila nuovi casi l’
anno, le persone colpite
da una degenerazione
cronica e progressiva che
prende il nome dal suo
scopritore, il medico James Parkinson, che nel
1817 per primo la studiò.
Anche Como si prepara a
celebrare la “Giornata
Nazionale del Parkinson”,
in programma sabato 27
novembre. Per l’occasione
i volontari dell’Associazione Italiana Parkinsoniani che da anni si occupano della malattia in
provincia di Como, saranno a disposizione insieme
ai medici specialisti presso i reparti di neurologia
dell’ Ospedale Valduce e
dell’Ospedale Sant’Anna
per diffondere la conoscenza della malattia e
sensibilizzare sull’importanza di diagnosticarla il
prima possibile. Il Parkinson è una malattia degenerativa del sistema
nervoso preposto al controllo dei movimenti dell’equilibrio e della deambulazione. Si sviluppa in
seguito al danneggiamento di due zone del cervel-
I volontari dell’Associazione Italiana
Parkinsoniani, che da anni si occupano
della malattia in provincia di Como,
saranno a disposizione, insieme
ai medici specialisti, presso i reparti
di neurologia degli ospedali Valduce
e Sant’Anna. La malattia colpisce
in Italia più di 200.000 persone.
I malati in provincia di Como
sono oltre 1200
pagina a cura di PAOLO BORGHI
lo chiamate Sostanza
nera e Striato. Le cellule
nervose della Sostanza
nera producono una sostanza chimica, la dopamina, che agisce da
messaggero chimico sulle
cellule nervose dello
Striato, portando informazioni fondamentali per
il controllo dei movimenti, dell’equilibrio e della
postura del corpo. Se per
cause ignote le cellule della Sostanza nera sono
danneggiate si ha una riduzione della dopamina
prodotta, e quando la perdita di cellule (neuroni)
giunge al 50% iniziano a
manifestarsi i primi sintomi. Il Parkinson è una
malattia molto insidiosa
perché i primi disturbi
che provoca sono normalmente attribuiti ad altre
cause non solo dal pazien-
te ma anche dai medici.
Molte volte non è il malato a notare che qualcosa
sta cambiando ma qualcuno vicino a lui, come il
coniuge, i figli, i colleghi
di lavoro, che notano il
cambiamento e lo segnalano ottenendo spesso
una reazione di sorpresa
o di fastidio perché il paziente non ha notato nulla dei cambiamenti che
sta subendo: in posizione
eretta tiene le spalle curvate, il tronco piegato in
avanti, le braccia leggermente flesse, assume una
posizione inclinata lateralmente, quando cammina pendola le braccia. Chi
svolge un lavoro che richiede abilità manuale si
accorge invece più facilmente della perdita di
destrezza e del rallentamento dei movimenti.
Nella malattia di Parkinson la corteccia cerebrale
funziona normalmente e
il paziente ragiona perfettamente ma il suo corpo
elimina progressivamente tutti i movimenti involontari: l’espressione mimica è fissa, la voce debole e monocorde, la scrittura cambia in maniera caratteristica e diventa più
piccola, ha difficoltà ad ingerire il cibo o a deglutire
la saliva a causa del cattivo funzionamento della
coordinazione dei muscoli preposti a queste funzioni. La saliva spesso rimane stagnante in bocca
per tanto tempo e questo
altera la flora batterica in
bocca e può causare un’infiammazione cronica.
Spesso compare un tremore alle mani, alla bocca e agli arti, che di solito
è asimmetrico e prevale
da un lato. Il tremore è
molto caratteristico e il
paziente inizia a tremare
quando pone un arto a riposo, per esempio poggiando il braccio sulle ginocchia e sul tavolo o
quando accavalla la gam-
ba, e il tremore cessa appena l’arto è rimosso volontariamente. Inoltre, il
tremore è molto sensibile
alle emozioni e basta stimolare il paziente ponendogli una domanda impegnativa o solamente osservandolo per far comparire il tremore. Quando
anche i movimenti volontari sono compromessi il
paziente ha inoltre difficoltà a mettersi o togliersi la giacca, a girarsi nel
letto, ad allacciare e slacciare le stringhe e i bottoni.
UN SERVIZIO
PREZIOSO
“L’Associazione Italiana Parkinsoniani – spiega Tolmino Franzoso, coordinatore della Sezione
provinciale di Como – è
un’Onlus che ha la propria sede a Milano, è presente in 24 province italiane e ad oggi conta circa 20.000 soci. E’ sempre
impegnata nella ricerca
sulle cause e le cure della
malattia, offre una serie
di servizi informativi
come la “Guida al Parkin-
LA GIORNATA DI SABATO, DALLE 10 ALLE 12 AL VALDUCE E S. ANNA
ALZHEIMER:
OPEN DAYS
DEI DONATORI
DEL TEMPO
La possibilità di saperne di più
L
a malattia di
Parkinson si riscontra più o
meno nella stessa
percentuale nei
due sessi ed è presente in
tutto il mondo. I sintomi
possono comparire a qualsiasi età anche se un esordio prima dei 40 anni è
insolito e prima dei 20 è
estremamente raro. Nella maggioranza dei casi i
primi sintomi si notano
intorno ai 60 anni. L’evoluzione della malattia è
generalmente lenta e un
corretto trattamento
farmacologico permette
una vita quasi normale
per molti anni, ma è bene
tenere presente che le
cure possibili sono sintomatiche, si limitano cioè
a tenere sotto controllo i
sintomi ma non eliminano le cause che provocano la malattia, cause ancora oggi ignote. Le terapie necessitano quindi di
continui aggiustamenti in
funzione dell’evoluzione
della malattia e ogni ammalato richiede una terapia personalizzata sia in
termini di mix di farmaci
che di dosaggio e distribuzione lungo l’arco della
giornata. La malattia si
cura con la somministrazione di sostanze chimiche che consentono di produrre dopamina o che simulano l’azione della
dopamina sostituendosi
ad essa e agendo direttamente sui recettori.
“Attualmente - aggiunge
Franzoso - la nostra sezione conta circa 70 soci e
l’attività è sostenuta da
una quindicina di volontari, quasi tutti legati alla
malattia che ha colpito
parenti o amici. Fin dall’inizio abbiamo sviluppato diverse iniziative tra le
quali l’organizzazione
d’incontri - conferenze con
medici specialisti e attività d’animazione e di sostegno come gite, incontri
tra i soci, pomeriggi e serate insieme, vacanze collettive in montagna e al
mare. Al martedì pomeriggio presso la nostra
sede in piazza San Rocco
39 a Como tutti i soci possono praticare ginnastica
(due volte il mese) musicoterapia, arteterapia e
logoterapia (con cadenza
mensile) e partecipare ad
una serie d’incontri, con
cadenza quindicinale, di
LA PRESENZA IN CITTÀ
I volontari della Sezione di Como dell’Associazione Italiana Parkinsoniani sabato 27 novembre
saranno presenti con il loro stand presso i reparti
di Neurologia degli ospedali Valduce e Sant’Anna,
dalle 10 alle 12, consapevoli che la Giornata Nazionale rappresenta un’occasione preziosa per focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica su una
malattia dal grande impatto personale e sociale.
La ricerca sul Parkinson è ormai giunta al suo culmine, la sfida per vincere questa malattia è lanciata da parecchi anni e non rimane che chiedere
il sostegno di tutti affinché in un futuro, il più prossimo possibile, arrivi la guarigione per tutti.
psicologia. Oltre a queste
iniziative dal mese di settembre ogni mercoledì
presso la palestra del Circolo Canottieri Lario, gentilmente concessaci, è
possibile praticare diverse attività motorie. Proprio recentemente abbiamo partecipato ad un convegno dal titolo “Il Parkinson: perché. Come riconoscerlo, come curarlo”,
organizzato dall’Assessorato ai Servizi Sociali del
Comune di Cavallasca,
con la partecipazione del
dott. Mario Guidotti, pri-
mario di neurologia dell’Ospedale Valduce, e
presso il Centro Pastorale Cardinal Ferrari abbiamo presentato il libro
autobiografico”On e Off.
Una donna contro il drago” di Claudia De Giovannini, una giovane parkinsoniana. Inoltre stiamo
predisponendo un nuovo
numero del nostro notiziario “La Chiocciola” e
organizzando visite di
cortesia ai nostri soci che
sono temporaneamente
impossibilitati a frequentare la sede. Abbiamo rap-
son” (Guida rossa e Guida blu) e i periodici “Novità AIP” e “Parkinson
New” che vengono inviati
gratuitamente a tutti i
soci, inoltre dispone di un
servizio telefonico d’urgenza al quale rispondono medici esperti della
malattia. La Sezione di
Como è attiva dal 1995
grazie all’iniziativa di
Renato Leccisotti che con
alcuni malati e dei loro
familiari e amici hanno
iniziato ad organizzare
un gruppo d’auto - sostegno e di reciproco aiuto.
La presenza dei parkinsoniani in provincia di
Como è di oltre 1.200 persone alle quali abbiamo
sempre cercato di far capire che non ci si deve
vergognare della malattia
e che socializzando si ottengono migliori risultati che non isolandosi. Le
nostre attività si rivolgono oltre che ai malati ai
familiari che con la loro
tenacia riescono a fornire
cure e assistenza ma che
talvolta essi stessi hanno
bisogno di sostentamento
fisico e psicologico”.
porti di proficua collaborazione con l’ospedale
Valduce e l’Ospedale Sant’Anna, non solo con il reparto di neurologia ma
anche nei settori di pneumologia, fisioterapia e
psicologia, e con la Cà
d’Industria, la Fondazione “Prina” di Erba, la
stessa ASL di Como per
il settore di dietologia e
con la Villa Aprica, specie
con il reparto di urologia.
Siamo in contatto anche
con l’ADI (Assistenza
Domiciliare Integrata)
che sul nostro territorio
offre servizi completamente gratuiti in particolare per la fisioterapia, il
decubito e l’igiene personale”.
“I nostri volontari sono a
disposizione ogni martedì pomeriggio dalle 15
alle 18 e ogni venerdì
mattina dalle 10 alle 12.
Chi avesse bisogno può
telefonare in sede (a
Como, in piazza S. Rocco
39) allo 031-241917 dove
si può lasciare un messaggio. Oppure, per urgenze e informazioni, si
può telefonare ai numeri
031-341703, 031-521204
o 031-270641”.
Il Centro Donatori del
Tempo invita agli “Open days 2010” a Como
in via Volta 83, presso
il centro diurno comunale.
L’appuntamento è sabato pomeriggio 27 novembre e domenica
pomeriggio, 28 novembre dalle ore 15
alle 19. Sarà possibile
avere tutte le informazioni sulle attività che
da anni i Donatori del
Tempo organizzano
per i malati di Alzheimer ed i loro familiari, sui programmi
per il 2011 con gli incontri di formazione e
di sostegno per i familiari, condotti dalla psicologa dottoressa Lucia-na Quaia e con il
laboratorio di Arteterapia per i malati di
Alzheimer, condotto da
Chiara Salza.
Vi sarà anche la “ Mostra-Mercatino di Natale” con molte idee originali per gli auguri di
Natale, a sostegno delle attività dei Donatori del Tempo.
CRONACA
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Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
A MILANO SABATO 27 NOVEMBRE
Anche Iubilantes
al Premio Italia
Medievale
S
abato 27 novembre, con inizio alle
ore 17.00, a Milano, presso la Cascina Nocetum
(via S. Dionigi 77, MM3
Fermata Corvetto) si svolgerà la premiazione dei
vincitori della settima
edizione del Premio Italia Medievale. Il premio,
istituito dall’associazione
Culturale Italia Medievale ha lo scopo di assegnare annualmente un riconoscimento a personalità,
istituzioni e privati che si
sono particolarmente distinti nella riscoperta,
promozione e valorizzazione del patrimonio
medievale del nostro paese. Il Medioevo non è stata infatti un epoca buia e
barbara come ancora
troppo spesso si vorrebbe
far credere, ma un momento molto importante
per la nostra cultura.
Nel corso della cerimonia sarà assegnato un riconoscimento anche al
progetto dell’associazione
culturale comasca Iubilantes “Il Cammino di
Nel corso della
cerimonia sarà
assegnato un
riconoscimento
anche al progetto
“Il Cammino
di San Pietro –
Antica via
Canturina”,
risultato il più
votato nella
categoria
“Turismo”
di SILVIA FASANA
San Pietro - Antica via
Canturina”, risultato il
più votato nella categoria
“Turismo”. Si tratta dell’antico percorso Cantù Seveso, lungo il quale nel
1252, in un periodo di violenti contrasti religiosi,
avvenne il martirio del
frate domenicano Pietro
da Verona, secondo patrono della città e della Diocesi di Como. Questo percorso è stato recentemente recuperato e valorizzato dal Comune di Cantù
e dall’Associazione Iubilantes: oltre alla segnalazione del tracciato con segnali indicatori e cartelli
informativi, è stato realizzato un innovativo sito
internet (www.cammino
sanpietro.it), in grado di
coniugare contenuti culturali e informazioni pratiche, turistiche ed escursionistiche. Tutto questo
grazie ad una tecnica di
rilevamento WEB GIS
sofisticata, conforme a
quella adottata dalla Regione Toscana con l’approvazione del Ministero per
i Beni e le Attività Culturali, per il percorso ufficiale della Via Francigena.
Il percorso, pressoché
pianeggiante, è lungo circa 18 chilometri (comprese piccole varianti locali),
snodandosi per lo più su
fondo asfaltato o sterrato;
ha come punto di partenza la chiesa di S. Antonio
a Cantù e di arrivo il Santuario di S. Pietro Martire a Seveso. Nel suo sviluppo tocca i Comuni di
Cantù, Figino Serenza,
Novedrate, Lentate sul
Seveso, Meda e Seveso,
attraversa un’Area Protetta (il Parco Sovracomunale della Brughiera
Briantea), ne lambisce
altre tre e annovera oltre
30 punti di interesse storico-artistico-ambientale.
«Siamo molto felici di
questo riconoscimento ha commentato la presidente Iubilantes Ambra
Garancini - perché ci conferma nel nostro impegno
più che decennale per
riscoprire e diffondere il
gusto antico e sempre
nuovo del viaggiare a piedi, nonché il gusto del contatto lento e naturale con
l’ambiente, le tradizioni e
i monumenti. Il “Cammino di San Pietro” per noi
è una piccola “Francigena” che unisce, tramite
Milano, alla più grande
“Francigena” e, più in particolare, un itinerario che
ci riporta alle radici della
nostra cultura, e che per
questo potrebbe aiutarci
non solo a ritrovare il nostro passato, ma anche,
forse, a conoscere meglio
noi stessi e a sperare di
più nel nostro futuro».
L’ingresso è libero. Per
informazioni: Iubilantes,
via Giuseppe Ferrari 2,
Como; tel. 031-279684;
fax 031-2281470; e-mail
[email protected];
sito internet: www.iubi
lantes.eu.
Ritorna il premio Severo Ghioldi per aspiranti giornalisti
Ritorna anche quest’anno il “Premio Severo Ghioldi per aspiranti giornalisti.
Osservare, amare, descrivere”, promosso da Iubilantes, organizzazione di
volontariato culturale e da Insubria Media Point, associazione per l’etica nella
comunicazione. Giunto quest’anno alla sua quinta edizione, il premio si propone di incoraggiare la formazione e riconoscere l’attività di giovani che vorrebbero cimentarsi nella realtà dei media. È riservato a opere inedite di ragazzi delle
Scuole Secondarie di primo e secondo grado ed alle realtà sociali dedicate ai
diversamente abili del territorio delle province di Como, Varese e del Canton
Ticino. L’iniziativa vede il contributo e il patrocinio della Provincia di Como Assessorato Cultura e Assessorato Istruzione, della Provincia di Varese, del
Comune di Como - Assessorato Scuola e Università, del Comune di Malnate Assessorato Istruzione, del Comune di Guanzate - Assessorato Istruzione, del
Comune di Appiano Gentile, del Comune di Cairate, degli Uffici Scolastici Provinciali di Como e di Varese nonché del Canton Ticino - Divisione Scuola.
Due sono le sezioni previste: “Articolo” e “Pubblicazione”. Alla Sezione “Articolo” si partecipa con un articolo relativo ad un personaggio (anche come intervista), un problema, un evento della realtà culturale, sociale e sportiva
dell’Insubria come terra in cui riconoscersi, e quindi da conoscere, tutelare e
amare. I testi dovranno essere originali e inediti, in lingua italiana, per un
massimo di 3000 battute (spazi bianchi inclusi). Sarà anche possibile formula-
IUBILANTES IN SICILIA
ALLA SCOPERTA DEI MONTI IBLEI
L’associazione culturale Iubilantes propone per le prossime
vacanze natalizie (dal 28 dicembre 2010 al 5 gennaio 2011) un
viaggio in Sicilia alla scoperta dei monti Iblei. Si tratta di un
tour in parte a piedi su questi vasti altopiani calcarei più o
meno profondamente incisi da strette valli fluviali o canyon
detti “Cave”. Alle Cave, cuore ambientale e culturale di questo
territorio, sono infatti legati i più antichi insediamenti umani
e anche i più preziosi (Pantalica, Cava Ispica, Cava Bauly ecc..)
ed è nelle Cave o attorno ad esse che sono nate le più importanti città del comprensorio, Ragusa, Modica, Scicli. Le Cave
celano anche le bellezze naturali più interessanti e meglio conservate dei monti Iblei.
Per maggiori informazioni e iscrizioni: Iubilantes, via Giuseppe Ferrari 2, Como; tel. 031.279684; fax 031.2281470; email [email protected]; sito internet: www.iubilantes.eu.
re i testi come se fossero destinati alla pubblicazione di un giornale on line;
quindi con una prima versione e una seconda aggiornata, aggiungendo foto,
video e sondaggi (ciò servirà a dimostrare la comprensione della dinamicità di
un articolo on line); in questo caso il limite è di 1500-2000 battute. Alla Sezione
“Pubblicazione” si partecipa invece inviando copia di un giornale redatto dagli
alunni di una scuola secondaria di primo o secondo grado, oppure dagli ospiti di
una realtà sociale dedicata ai diversamente abili, che sia stato pubblicato durante l’anno 2010 oppure nei primi mesi del 2011. Gli elaborati di entrambe le
Sezioni (corredati dall’apposita scheda di adesione compilata) dovranno pervenire in nove copie sia in formato cartaceo che digitale entro e non oltre il 1
marzo 2011 (farà fede il timbro postale) a: Premio Severo Ghioldi, presso A.
Ghioldi, via Madonna 3, 22070 Guanzate (CO).
Il materiale inviato non verrà restituito. Ogni concorrente potrà partecipare
con l’invio di un solo articolo o di una sola pubblicazione, che dovranno essere
corredati a piè di pagina del nominativo, indirizzo e recapito telefonico dell’autore. Saranno premiati i primi classificati per le Sezioni “Articolo” e “Pubblicazione” sia per gli alunni delle Scuole Secondarie di primo grado che per quelli
delle Scuole Secondarie di secondo grado, che per le realtà sociali dedicate ai
diversamente abili. Per informazioni dettagliate sull’iniziativa: tel. 031.279684
oppure 349-8515561 oppure 328-6838919; e-mail: [email protected].
ADORAZIONE EUCARISTICA "ROVETO ARDENTE"
Come avviene ormai da qualche anno a questa parte i Gruppi del Rinnovamento nello
Spirito Santo di Como e del Decanato di Appiano Gentile hanno organizzato i 4 incontri di adorazione eucaristica denominati " Roveto Ardente" benedetti e incoraggiati
dal Servo di Dio Giovanni Paolo II nella Pentecoste del 2004 in Piazza S. Pietro.
Sono momenti di grande Grazia dove, attraverso la preghiera carismatica e l'uso dei
carismi si sperimenta tutta la potenza dell'Amore di Dio nell'azione del Suo Santo
Spirito.
Sono incontri aperti a tutti coloro che desiderano gustare la bellezza e la forza di questo Amore Divino che come il roveto dell'Oreb brucia senza consumarsi, così Dio si
rivela e trasforma il cuore dell'uomo peccatore senza annientarlo.
Il ritrovo è previsto presso la chiesa di Portichetto alle ore 20.45 in queste date:
Sabato 27 novembre modulo "adorazione silenziosa"
Sabato 26 febbraio modulo " lode e giubilo"
Sabato 9 aprile modulo "intercessione per il Corpo di Cristo"
Sabato 14 maggio modulo " supplica per la salvezza del mondo"
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SPECIALE
NA
TALE2010
NAT
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
UN VIAGGIO TRA GLI SCAFFALI DELLE LIBRERIE - 1
PAGINA
A CURA DI
AGOSTINO
CLERICI
Ecco...
ti regalo
Perché Dio permette il male e
la sofferenza? Che cosa ci attende dopo la morte? L’inferno
è vuoto? Come conciliare la
fede cristiana con la teoria evoluzionistica? La fine del mondo
si consumerà davvero in una
sorta di catastrofe o conflagrazione finale? Sono alcune delle
tante domande, scomode e affascinanti al tempo stesso, che
nel corso degli anni sono state
rivolte al card. Gianfranco Ravasi, biblista di fama internazionale. Le sue risposte, rivolte
a tutti, credenti e non credenti,
partono sempre dalla Bibbia,
con il suo impareggiabile repertorio di immagini e simboli,
e si fondano su un preciso criterio: la Bibbia è parola di Dio incarnata nella storia e nella fragilità dell’uomo
Rendere capaci di leggere il
greco senza dizionario né traduzione altrettanto bene di
quanto si legga l'inglese o lo
spagnolo: tale è lo scopo dell'originale opera di Christophe
Rico. Facendo del greco una lingua viva, Polis (www.polis
koine.com) applica i metodi di
insegnamento delle lingue moderne: approccio orale, dialoghi
semplici, varietà d’esercizi,
progressione graduale. Praticato da soli o con la guida di un
professore, il metodo immerge
lo studente nella lingua. Il CD
favorisce la memorizzazione
delle forme e del vocabolario. Si
ascolta sempre e solo greco, e si
finisce per parlarlo. Dopo due
anni si diviene capaci di leggere un testo narrativo semplice
senza l’aiuto del dizionario.
Lo sviluppo teologico e il rinnovamento della teologia morale
degli ultimi vent’anni, insieme
al vasto consenso editoriale,
hanno convalidato l’impianto
logico e metodologico che questo volume – pubblicato per la
prima volta nel 1991 – ha dato
alla trattazione delle virtù teologali; al loro nesso con l’ontologia teologale; all’interazione
con la dogmatica, la spiritualità e la sacramentaria cui, in
modo proprio a ciascuna, la
triade teologale inerisce; la loro comprensione in un quadro
personalistico della morale e il
loro apporto a una fondazione
ed elaborazione personalistica
della teologia morale. L'opera
di Mauro Cozzoli è proposta in
un’edizione completamente riveduta e aggiornata.
Quali sono le tappe da seguire
per analizzare e interpretare
un testo veterotestamentario?
Il testo biblico esige una considerazione storica che coinvolge
vari secoli. L’Antico Testamento non è un’opera letteraria
composta di getto, ma una collezione di testi molto differenti,
deliberatamente riuniti e presentati a una data comunità
come un “canone”, vale a dire
come una collezione normativa. Il manuale curato da Michaela Bauks e Christophe Nihan si dedica alla presentazione dei principali metodi che si
sono sviluppati nel quadro dello studio critico della Bibbia e
insieme si propone d’iniziare
concretamente il lettore all’applicazione di tali metodi, guidandolo passo passo.
Nei decenni che seguono il
Concilio Vaticano II la cristologia è passata al centro della
riflessione teologica, nella convinzione che non è possibile conoscere Dio se non attraverso
la narrazione che ne fa Gesù di
Nazaret con la parola e le opere, segnatamente con la croce e
la risurrezione. L’autore, don
Vittorio Croce (sacerdote astigiano laureato in teologia
dogmatica e docente presso diversi istituti teologici) che ha
già trattato in precedenti studi
l’identità di Gesù figlio d’uomo
e Figlio di Dio, aggiunge in quest’opera (in cui la materia è divisa in sei parti) un’ampia e rigorosa riflessione sulla "vicenda messianica" e sull’opera redentrice di colui che i cristiani
riconoscono come il Salvatore.
Mondadori - euro 19,00
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Elledici - euro 22,00
Entrare in classe o nella fossa
dei leoni? Non vi è alcun dubbio
che è in costante crescita la fatica di insegnanti di scuola ed
educatori nel gestire le dinamiche relazionali con le nuove generazioni di bambini, adolescenti e ragazzi. Obiettivo del
volume è aiutare l’insegnante
a far fronte alle situazioni di
disagio e difficoltà. Tre le competenze coinvolte: Massimo
Diana affronta la questione dal
punto di vista teorico; Giuseppe Cursio interloquisce con
l’insegnante/educatore; Franca Feliziani Kannheiser propone un accompagnamento alle
dinamiche di gruppo.
«Non sono del mestiere: mi occupo di politica quel tanto che è
di dovere per un uomo che non
accetta di lasciarsi ciecamente
condurre»: al di là di quest’affermazione un po’ ironica su di
sé del dicembre 1945 e sebbene
estraneo alla politica dal punto
di vista della militanza, di certo Mazzolari non lo fu sotto il
profilo della preoccupazione
per il bene comune. L’accurato
lavoro di Matteo Truffelli si
propone, attraverso una paziente raccolta di testi sparsi,
di fornire uno strumento utile
a delineare la presenza di don
Primo nel confronto politicoculturale del proprio tempo.
In questo libro sono pubblicati
tutti gli scritti oratoriani di
John Henry Newman ricavati
direttamente dai suoi manoscritti autografi. Per la prima
volta in assoluto si offre al lettore la possibilità di poter leggere e conoscere il Newman
oratoriano, permettendo a chi
legge di comprendere appieno
l’identità e la continuità della
sua vita sacerdotale. Quindi
un Newman inedito che si scopre leggendo le pagine straordinarie di questo libro: la spiritualità, l’umanità, la vocazione
sacerdotale, la conversione di
un Newman fino ad oggi sconosciuto.
Elisabetta Catez entra nel
Carmelo di Digione a 21 anni.
Era nata a Bourges il 18 luglio
1880 e nel Carmelo morirà cinque anni dopo, a 26 anni, il 9
novembre 1906. Giovanni Paolo II la proclama beata il 25 novembre 1984. L’autore di questo libro, Conrad De Meester, è
un grande conoscitore di Elisabetta avendo curato l’opera
completa degli scritti. Il libro,
impegnativo per la mole e per
l’accuratezza della ricerca, è
indirizzato ai cultori della letteratura spirituale, ma non
mancherà di interessare chi
desidera conoscere il percorso
di Elisabetta della Trinità.
Tommaso Moro (1478 - 1535) è
una figura estremamente attuale per la lucidità e la concretezza della sua fede e del suo
impegno civile e politico che viveva al di sopra della corruzione che sempre si nasconde in
questi ambienti. In nome della
sua fede e del primato della sua
coscienza, nel 1532 si oppose al
divorzio di Enrico VIII e fu da
lui condannato a morte per
decapitazione nel 1535. Questa biografia di Paloma Castillo Martinez si compone di
quattro grossi capitoli dedicati
alle quattro stagioni, che segnano le tappe fondamentali
della vita di Tommaso Moro.
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
Tredici
giorni
Verso il Natale...
DISPONIBILE DAL 24 NOVEMBRE 2010
Natale si genera in una mangiatoia,
e nei tredici giorni che vanno
da Natale all’Epifania
da mangiare alla mensa della Parola
di Dio ce n’è quasi più che a tavola
nelle nostre case. Senza pericolo
di indigestione, però.
Anzi, si tratta di cibo ogni volta
preparato con cura.
Riproposto talvolta,
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il settimanale
Direttore responsabile: A GOSTINO CLERICI
Editrice de Il Settimanale della Diocesi Coop.a rr.l.
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Como
20
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
VENERDÌ 26 NOVEMBRE LA CELEBRAZIONE DI UN IMPORTANTE TRAGUARDO
Artigiani Guanelliani:
10 anni di attività
La Cooperativa,
nata nel 2000,
produce mobili
e arredi
su misura,
avvalendosi
della
professionalità
dei suoi artigiani
e di persone
svantaggiate
che accedono
alla struttura
per imparare
un mestiere
e successivamente
avere
un inquadramento
professionale
L
a Cooperativa sociale Artigiani
Guanelliani compie i suoi primi 10
anni di vita.
Nel corso dell’anno
2000, la felice intuizione
tra l’Opera don Guanella
e l’Associazione Provinciale degli Artigiani di
Como diede vita alla Cooperativa, la cui sede è
ospitata presso la Casa
Divina Provvidenza dell’Opera don Guanella in
via Grossi a Como.
La prospettiva che i
Soci fondatori si diedero
fu quella di creare un
connubio tra la formazione professionale e la dimensione educativa, rivolgendo la propria attenzione a quelle persone che
versano in stato di disagio.
Una scommessa e una
grande sfida, quella di
poter essere impresa e al
tempo stesso attività sociale.
Una scelta che, a distanza di 10 anni, possiamo senz’altro affermare
d’esser stata illuminata.
La Cooperativa produce mobili e arredi su mi-
OLTRE 250 LE PERSONE TRANSITATE
DALLA COOPERATIVA
IN QUESTO DECENNIO
sura, avvalendosi della
professionalità dei suoi
artigiani e di persone
svantaggiate che accedono alla struttura per imparare un mestiere e successivamente avere un
inquadramento professionale.
Nel corso del 2004 la
Cooperativa ha interamente ristrutturato i propri spazi produttivi e amministrativi su una superficie di 300 mq.
La Cooperativa per far
fronte a questa importante opera, si è avvalsa di un
contributo della Fondazione CARIPLO, ma anche di fondi propri e dell’Opera don Guanella.
Nel corso degli anni
successivi, in virtù di
un’espansione sempre più
consolidata in termini
economici e sociali, sì è
reso necessario ampliare
l’attività ed anche la dotazione di macchinari.
Con la collaborazione
della Banca di Credito
Cooperativo di Cantù e
CON IUBILANTES
UNO SGUARDO
ALL’ALBANIA
L’associazione culturale Iubilantes propone per venerdì 26 novembre, alle ore 21.00,
presso la saletta conferenze del Centro
Guanelliano di Pastorale Giovanile a Como
(con ingresso da via Guanella, parcheggio interno), una proiezione di immagini a cura di
Guido Marazzi sul “Viaggio del cuore” 2010
dell’associazione, che ha avuto come meta
l’Albania, “culla dell’Ellade, porta dell’Oriente”. La partecipazione è libera e gratuita.
Per informazioni: Iubilantes, via Giuseppe Ferrari 2, Como; tel. 031-279684; fax 0312281470; e-mail [email protected]; sito
internet: www.iubilantes.eu.
della Fondazione CARIPLO che da sempre è molto vicina alle necessità
della cooperativa, unitamente al reinvestimento
degli utili conseguiti, si è
acquistata una macchina
a controllo numerico elevando così il tasso di professionalità dei dipendenti e al contempo favorendo l’offerta formativa a
disposizione dei sogggetti
fruitori dei progetti sociali.
E così quella che è nata
come una piccola Cooperativa ha avuto la fortuna di ampliarsi lavorando con successo sia con
clienti pubblici che privati. Ad oggi essa può annoverare 4 dipendenti in
pianta stabile, di cui 2 falegnami professionisti e
due lavoratori svantaggiati che hanno iniziato il
percorso lavorativo presso la struttura ed ora sono
stati assunti.
Questa forza lavoro, sostenuta dalla sapiente e
disponibile opera di due
volontari impiegati in
amministrazione ha prodotto lavoro, ricchezza e
ambiente accogliente che
hanno consentito in questi 10 anni di poter promuovere numerose attività sociali, tra cui:
- con la Casa Circondariale di Como si sono svolti corsi di falegnameria
all’interno del carcere e
stage di approfondimento presso la sede della Cooperativa;
- grazie alla collaborazione con il Servizio Inserimento Lavorativo dell’Amministrazione Provinciale di Como sono state attivate borse lavoro;
- a mezzo della Fondazione Comasca si è istituito un corso di restauro del mobile rivolto a
persone con fragilità
psichica e giovani in difficoltà;
- in sinergia con la
Caritas Diocesana di Como si sono accolti borsisti al fine di essere professionalmente preparati
Complessivamente, nell’arco di questi dieci anni
di attività sociale, a vario titolo sono state più di
250 le persone che sono passate dalla Cooperativa per le quali si è provveduto con progetti
personalizzati a contribuire alla loro crescita individuale.
Questi risultati, che allora sembravano impensati, sono oggi motivo di riflessione per un rinnovato slancio nelle attività in essere e per le future
e ulteriori realizzazioni che abbiamo in cuore di
sostenere e che abbiano come soggetto principale
l’aumento del numero di persone a cui poter offrire una possibilità di scelta e di autonomia personale.
Alla luce di questo vissuto, si può affermare
quanto la presenza della Cooperazione Sociale sul
territorio sia un’enorme ricchezza.
Laddove il quadro economico generale è sofferente e dove sempre di più appare chiara la necessità che il territorio nella sua complessità di
soggetti, Enti Pubblici, Privato Sociale e Privato,
si dotino di strumenti e programmi in sinergia ecco
che la cooperativa sociale Artigiani Guanelliani
offre una risposta concreta ai bisogni alla sua comunità.
LA CELEBRAZIONE
DEI DIECI ANNI
Quanti hanno condiviso, in questi dieci anni, il
cammino della Cooperativa sono invitati alla cerimonia in programma venerdì 26 novembre, alle ore
18, presso la sede stessa, in via Tommaso Grossi
18.
L’appuntamento sarà l’occasione per tratteggiare un breve bilancio su quanto di buono è realizzato in questi anni e per anticipare alcuni progetti
futuri.
e in seguito riassorbiti nel
mondo del lavoro;
- attraverso una collaborazione con i Servizi Sociali dei Comuni di Como
e Cantù, sono stati accolti e formati professionalmente dei giovani
poi riassorbiti nel mercato del lavoro;
- è quotidiana la fattiva
collaborazione con i servizi della Casa Divina Provvidenza in ambito educativo nello specifico con
“La Grande Corte”.
ALFONSO SALARDI: IL PASSAGGIO DAL NATURALISMO ALL’ASTRATTISMO
continua dal numero scorso (pag. 23)
Invece i pittori, cronologicamente successivi a
questi eventi, dovrebbero dimostrare come siano pervenuti all’astrattismo geometrico.
Ciò è quanto Salardi, istintivamente dimostra
con la sua opera.
Infatti egli dapprima interpreta esterni, come
paesaggi e case. Poi osserva l’urbanistica (vedasi
anche catalogo 2005); quindi la sua casa e vi entra.
Allora vediamo gli esterni, con le figure familiari, le nature morte, i candelabri, il mandolino,
ecc. ecc.
Gli interni poi iniziano a svanire, a diventare
pericolanti, decostruiti.
Il medesimo processo subisce tutto ciò che abbiamo visto in precedenza, essenzializzando tutto.
Interiorizza, interiorizza fino a giungere all’astrazione pura. Processo di approfindimento unico nell’astrattismo italiano.
ROMANO SALARDI (fine)
CRONACA
P A G I N A
ComoLibri
21
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
L’ULTIMA PUBBLICAZIONE DI ROBERTO FESTORAZZI
Una biografia
dettagliata,
costruita
dall’autore
attingendo a fonti
inedite, dopo un
lavoro durato
dieci anni.
Uno spaccato
storico
interessante
che ci regala
l’immagine
di una delle figure
più interessanti
del 900,
le cui spoglie
oggi riposano
a Cavallasca
Margherita
Sarfatti
la donna
che inventò
Mussolini
è un legame
profondo che
unisce Como a
Margherita
Sarfatti. Le sue
spoglie riposano nel piccolo cimitero di Cavallasca,
località adagiata sulle
prealpi comasche, a pochi
chilometri dal capoluogo,
ma anche dal confine
elvetico.
Perché proprio Cavallasca accoglie questa figura imponente nel panorama letterario e culturale
del Novecento, più nota al
grande pubblico per aver
“condiviso” il suo letto con
quello del Duce?
Proprio in quel di Cavallasca ci piace immaginare che Margherita abbia trascorso alcuni dei
giorni più lieti della sua
vita. A Cavallasca vivrà
gli anni del dopoguerra,
appartata nella splendida
Villa che ancora oggi è ricordata con il suo nome,
sino alla morte, avvenuta
all’età di 81 anni, nel
1961.
Chi era Margherita
C
’
Sarfatti al di là dei luoghi comuni, delle dicerie
“da bar”, delle facili considerazioni di superficie?
Ad aiutarci nella “ri-lettura” storica di questo
personaggio è il giornalista e scrittore Roberto
Festorazzi, nel suo ultimo
libro “Margherita Sarfatti. La donna che inventò
Mussolini” da poco dato
alle stampe. Una ricerca
minuziosa, durata quasi
un decennio, che ha permesso a Festorazzi di attingere a documenti inediti, tra i quali un prezioso scritto, My Fault, ossia
il testo originale in lingua
inglese che l’ex amante di
Mussolini avrebbe desiderato dare alle stampe.
Uno spunto prezioso al
quale Festorazzi ha saputo affiancare altre fonti
storiche e documentali.
Il risultato è un’opera di
oltre quattrocento pagine
che attraversa la vita di
questa donna, tratteggiandone una biografia
dettagliata.
Le origini ebraiche, la
nascita a Venezia, nell’aprile del 1880,
nessuna frequentazione
scolastica
(dovette la
sua istruzione a insegnanti privati) e, in virtù
di questo,
per l’anagrafe la paradossale etichetta di analfabeta che l’avrebbe
accompagnata per tutta
la vita. Eppure a soli
quattordici anni la figlia
di Laudadio Amedeo già
parla e scrive in tedesco,
francese e inglese, e annovera già, tra i suoi autori preferiti, Kipling e
Shelly.
L’età dell’adolescenza è
anche quella dei primi
amori. Tra le curiosità da
segnalare l’infatuazione,
lei ancora dodicenne, con
un giovanissimo Guglielmo Marconi, conosciuto
durante un soggiorno a
Porretta, sull’Appennino
tosco-emiliano.
Da giovanissima sposa
la causa del “sol dell’avvenire” e avvia una collaborazione con un settimanale socialista, sul quale
scrive articoli di taglio
femminile, firmandosi
con lo pseudonimo Marta
Grassi.
L’incontro con l’avvocato Cesare Sarfatti, di
quattordici anni più anziano di lei, le regala il
sogno di un amore infinito. A 18 anni decide così
di convolare a nozze: è il
di MARCO GATTI
29 maggio 1898. Due anni
dopo, il 10 maggio 1900
dà alla luce il suo primogenito, Roberto; il 24 giugno 1902 nasce il secondogenito: Amedeo Giovanni Giosuè Percy Sarfatti.
Nell’ottobre di quello
stesso anno, è il 1902, la
famiglia lascia Venezia,
alla volta di Milano. Città che sarà terreno fertile alla piena maturazione
della sua fede socialista:
la frequentazione di Filippo Turati e la sua compagna Anna Kuliscioff, la
collaborazione con l’
“Avanti”, la direzione della “Difesa delle lavoratrici”.
Proprio questo ambiente sarà anche foriero di
nuovi incontri e di passioni sentimentali, alcune
delle quali intensamente
vissute al Soldo, il villino
rurale che i Sarfatti avevano acquistato a Cavallasca nel 1909 dai Bellasi,
facoltosa famiglia lariana. Spazio “destinato a
diventare il buen ritiro -
scrive Festorazzi -, luogo
di silenzio, di meditazione, di riposo, ma anche di
favore creativo”.
“Come tutte le case
sarfattiane - continua
l’autore - anche quella
lariana, prossima al confine con la Svizzera, ospitò un salotto tra i più
ambiti e ricercati d’Italia.
In quelle stanze, in quel
giardino, passarono, tra i
tanti, Pirandello, Medardo Rosso, Piacentini, Tosi,
Terragni, Alfredo Panzini,
Ada Negri, Carlo Linati,
Riccardo Bacchelli, Massimo Bontempelli. Le pareti erano tappezzate di
capolavori: tele di Sironi,
Marussing, Boccioni,
Funi, Viani, Mirò, Chagall, Rouault, Kokoschka,
disegni di Gris, Cocteau,
Picasso, acqueforti di
Gopya…”
L’incontro di Margherita con Benito Mussolini
porta la data del 1912. A
lui, neo direttore dell’Avanti, lei si presenta a
Milano, e così descrive
quel primo incontro: “Fui
Como nell’800
E’ distribuito in tutte le librerie
un nuovo volume di Enzo
Pifferi editore.
“Como nell’800”, 600
immagini, tratte da lastre
in vetro, documentano
la città di Como al tramonto
dell’Ottocento, quando
il secolo nuovo che stava
per iniziare era ricco
di promesse e la città aveva
ripreso a credere nel suo futuro
colpita dai suoi occhi gialli grandi e luminosi, che
roteavano e si muovevano febbrilmente nelle orbite; dalla sua bocca ferma, dalle sue citazioni di
Nietzesche, dal suo volto
severo e determinato…»
E da lì sarà molto breve il passo che li porterà
ad essere amanti.
Ed ecco l’inizio di una
storia nuova. Il libro di
Festorazzi entra tra le
pieghe di questa relazione, ne svela l’immagine di
un Duce diverso rispetto
a quella che ci ha regalato la storia. Ma anche di
una donna ferma, colta,
intelligente, alle cui spiccate doti letterarie si affianca una notevole capacità diplomatica. Non di
rado non disdegnerà consigli al Duce nella gestione del suo complesso sistema di potere, assicurandogli anche appoggi
dal mondo dell’alta finanza. Un uomo che arriverà
ad adorare, ma anche dal
quale prenderà con forza
le distanze, rileggendo in
chiave fortemente critica
le sue azioni politiche.
La donna che inventò
Mussolini…
Noi ci fermiamo qui. Al
lettore l’opportunità di
comprendere a fondo le
ragioni di questo titolo,
guidato dalle trame tessute dall’autore, riuscito,
negli anni, a ricostruire
una tela sfuggita, in passato, a molti altri storici.
“Margherita Sarfatti. La donna che inventò Mussolini”, Roberto
Festorazzi, 2010, Angelo Colla editore, pp.
432, 22 euro.
CRONACA
P A G I N A
22
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
A CERNOBBIO, LUNEDÌ SCORSO
“Scateniamo
l’impresa”
La sede comasca
di Confindustria
S
“
cateniamo l’
impresa” non è
solo uno slogan
coniato per la
quarta edizione degli Stati Generali
della Confindustria Lombardia, tenutasi a Cernobbio lunedì 22 ottobre.
Scateniamo l’impresa è la
parola d’ordine che gli industriali lombardi si sono
dati. Di fronte alla crisi,
che non dà segni di regressione, anzi lascia intravedere tempi lunghi e
impegnativi, essi non si
rassegnano ad essere operatori di serie B, ma accettano di buon grado le
nuove sfide che la crisi ha
messo in atto.
E’ quanto ha detto il
presidente di Confindustria Como, Ambrogio
Taborelli, nel dare avvio
ai lavori che prevedevano
interventi del presidente
di Confindustria Lombardia, Alberto Barcella, del
presidente della Regione
Lombardia, Roberto For-
Il paese lacustre
ha ospitato
gli Stati Generali
di Confindustria
Lombarda.
L’occasione
per fare il punto
della crisi
e ragionare
sul futuro
di GIUSEPPE CORTI
migoni, e le conclusioni
della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.
Confindustria Lombardia è convinta che solo
accettando le sfide che
altri sistemi territoriali
hanno lanciato alla Lombardia sui vari mercati,
essa può mantenere alto
il suo livello produttivo di
qualità, da sempre riconosciuto da tutti gli operatori.
Accettare il confronto
con le regioni più dinamiche dell’Europa per il si-
stema Lombardia significa sì scoprire il deficit di
competitività, che deprime la sua potenzialità di
crescita, ma nello stesso
tempo è una stimolazione
ad esaltare le eccellenze
presenti, ancora oggi necessarie per costruire un
sistema industriale forte,
capace di confrontarsi
ancora con i sistemi europei e mondiali.
Il tutto può realizzarsi
se non si cede alla tentazione di rinunciare alla
vocazione manifatturiera
che è la vocazione di sempre della regione Lombardia, cercando di portarla
ad essere protagonista
sui mercati mondiali.
Il presidente Barcella,
nella sua relazione, ha
individuato gli elementi
indispensabili per recuperare il terreno perduto.
Un fattore deciso è la velocità con cui il sistema
lombardo si attrezza: il
tempo non è mai stato
così prezioso nel passato
come lo è oggi. Un secondo fattore decisivo è l’internazionalizzazione, da
non confondere con la
delocalizzazione. E’ investire e ricercare nuovi
mercati e sostenere le
aziende quando li hanno
trovati. E questo è possibile se si attua un vero
federalismo, che significa
confronto, competizione e
valorizzazione di chi amministra meglio. Infine
sono fattori indispensabili reti e innovazioni coniugati con la disponibilità di
energia a costo pari a
quello dei concorrenti
esteri.
Ma, ha aggiunto il presidente Barcella, senza
l’entusiasmo e senza un
capitale umano professionale e preparato quanto
detto sopra non porta i
frutti sperati.
Il presidente Formigoni
ha ripreso quanto detto
dal presidente Barcella,
affermando che la Regione Lombardia è tesa a legiferare affinchè sia non
solo salvaguardata la natura manifatturiera della
regione, ma che essa sia
ulteriormente rafforzata.
Ne sono la conferma la
semplificazione degli atti
amministrativi richiesti
per le aziende e il pagamento dei debiti contratti dalla Regione Lombardia entro 60 giorni.
La presidente Emma
Marcegaglia ha detto che
la crisi ha obbligato a
reinventare il modo di far
impresa e di fronte alle
sfide mondiali l’Europa
deve darsi una politica
economica univoca. Ha
chiesto con forza alla politica due cose: le riforme
a costo zero, ovvero riduzione delle pratiche amministrative e certezza
delle norme e dei tempi
della burocrazia, e la riduzione della spesa pubblica improduttiva, incrementando invece quella
destinata alla ricerca e innovazione, alle scuole e
università, perchè il capitale umano è strategico
per la ripresa. E il federalismo è quanto mai necessario perché mette in
competizione le regioni
facendo emergere quelle
virtuose, senza per questo, però, negare un legame di solidarietà tra le
stesse.
CRONACA
P A G I N A
24
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
LO SCORSO 21 NOVEMBRE
Il saluto di Casnate
a don Benzoni
D
omenica 21 Novembre, durante la S. Messa
delle ore 10, la
comunità di
Casnate ha salutato con
grande affetto e calore
don Sergio Benzoni, suo
parroco per ben trent’anni. Le due parrocchie di
Casnate e Bernate saranno, infatti, guidate da un
unico parroco, don Eugenio Bompani, a partire
dall’8 dicembre, giorno
dell’inizio del suo ministero.
Durante gli anni del
suo servizio pastorale a
Casnate, don Sergio ha
annunciato la Parola, ha
celebrato l’Eucaristia, ha
amministrato i Sacramenti, ha indicato la via
della fede, insegnando a
tutti cosa significa essere
cristiani, cioè “di Cristo”,
attraverso la preghiera e
con le opere. Il suo esempio di donazione instancabile è stato motivo di ammirazione da parte di tutti.
Nei lunghi anni trascorsi, ha battezzato, ha accompagnato molti dall’infanzia alla giovinezza, all’età adulta, ha unito in
matrimonio, ha seguito
molte famiglie nelle gioie
e nelle tribolazioni quotidiane, ha accompagnato
tanti all’incontro con il
Padre!
Si è speso generosamente per il catechismo,
per l’educazione cristiana
della gioventù, che, negli
Durante
la S. Messa
delle ore 10,
la comunità
ha salutato
con grande affetto
e calore
don Sergio,
suo parroco
per ben trent’anni
anni, ha visto la presenza davvero totale dei ragazzi e di tanti e tanti giovani… e per l’oratorio,
amato e vissuto con dedizione e passione, con le
molteplici iniziative per il
bene comune.
Non è possibile dimenticare l’attenzione particolare e delicata verso gli
anziani e gli ammalati e
la cura esemplare e l’amore incondizionato, da don
Sergio rivolti ai Suoi cari
genitori, Serafino e
Renza.
La comunità ha rivolto
un ringraziamento grande al Signore per le vocazioni: ben tre ne sono
sbocciate durante la permanenza di don Sergio a
Casnate, don Marco Cairoli, don Alessandro Casartelli e Pietro Bianchi,
che diventerà Sacerdote
nel giugno prossimo. Tre
doni speciali per tutti.
La parrocchia si è fatta
più bella nei 30 anni trascorsi! La casa parroc-
chiale e l’oratorio ristrutturati, i campi da gioco,
gli interventi di restauro
alla chiesa, la nuova cappella, l’organo che ha ripreso a suonare, il sa-grato… e le tante iniziative
parrocchiali negli ambiti
della Carità, delle Missioni: il Natale del Povero,
che ha generato la fraterna amicizia con gli amici
handicappati dell’Istituto
Don Guanella di Nuova
Olonio e le 40 adozioni di
bambini dell’Etiopia, in
terra d’Africa…
Si respirava un clima di
commozione già la sera
precedente la festa, quando nel salone dell’oratorio
molti si sono radunati per
vedere filmini e fotografie
dell’appena trascorso 50°
anniversario di sacerdozio di don Sergio: una serata all’insegna della gioia e di un’intensa partecipazione. La comunità,
poi, domenica, radunata
IL SALUTO LO SCORSO 21 NOVEMBRE
in una chiesa gremita,
con l’altare adorno di fiori bianchi e gialli e i bei
canti liturgici proposti
dalla cantoria parrocchiale, cercando di cancellare
quel velo di tristezza che
si impadroniva un po’ di
tutti, si è stretta intorno
a don Sergio in un “grazie” immenso e riconoscente, che si è manifestato con un dono, ma soprattutto con un’accorata preghiera al Padre, affinchè
lo sostenga nella salute
e illumini ancora per molti anni il suo cammino.
Don Sergio, commosso,
ha espresso a sua volta
un caloroso ringraziamento a tutti, sottolineando che da Casnate ha
ricevuto molto e che tutte
le persone, indistintamente, vive e defunte ,
hanno e avranno per sempre un posto speciale nel
suo cuore. Ha invitato,
poi, la comunità, a continuare nello stesso spirito
L’abbraccio
di Rebbio a don Pini
“
L
a solennità di
Cristo Re ci
dice che la nostra vita è segnata da una
presenza vera, da un amore che ci precede, da una
verità da ricercare, che assume il volto di Gesù Cristo, colui che dà valore,
consistenza e significato
alla nostra esistenza”. Inizia con queste parole
l’omelia di don Renato
Pini, durante la solenne
celebrazione eucaristica
di domenica 21 novembre,
nel giorno del saluto alla
comunità di Rebbio, che
lui, don Renato, ha guidato con semplicità e discrezione, per ventitre anni.
“La missione del sacerdote è quella di far scoprire la presenza del Signore, di farla gustare nella
grazia dei sacramenti e
nella concretezza della
vita. Il prete è chiamato a
favorire e costruire comunione.” Le riflessioni si
fanno domanda e dialogo
confidenziale. “E questo,
io l’ho fatto? Come avviene in ogni messa, confesso che ho molto mancato,
ma so di poter contare su
un amore più grande delle mie miserie, un amore
che fa nuove tutte le cose,
anche nella sofferenza del
distacco”. E si lascia spazio ai ricordi. “A Rebbio,
mi sono sentito subito accolto, grazie alla collaborazione di tutti i sacerdoti che si sono succeduti,
ciascuno con il suo carattere e le sue doti. Mi sono
trovato bene”. Il pensiero
va spontaneo ai laici che
si sono spesi in tanti servizi, “soprattutto quelli
più nascosti, che sono an-
che i più preziosi”, alle
persone che “pregano molto”, agli ammalati. Un ricordo speciale è per le vocazioni di speciale consacrazione sbocciate in questi anni: “Il Signore ha benedetto la nostra comunità con quattro ordinazioni sacerdotali e una consacrazione religiosa”.
Il tempo scorre veloce.
“Dobbiamo mettere Gesù
al primo posto, sempre,
per una maggiore comunione tra di noi e con il
nuovo parroco.”
Don Renato conclude la
sua omelia, l’ultima da
parroco. Ci sono sguardi
che si incrociano, mani
che si stringono, grazie
sussurrati, ricordi conservati nel cuore. C’è molta
gente che saluta, con comprensibile dispiacere, il
suo parroco, presenza si-
cura nella vita della comunità. C’è un prete, che
se ne va, chiamato dal
vescovo Diego a un nuovo
servizio. C’è una Chiesa
che continua, nella fede,
nell’unità e nella verità a
camminare sulle strade
del mondo, alla luce del
Vangelo.
“Non ho ancora messo
ordine nei miei ricordi.
Non mi sembra vero di
essere un ex, da domani”.
Il domani, per don Renato e per la comunità di
Rebbio, apre la strada
verso nuove esperienze,
dove, nel ricordo reciproco e nelle relazioni sincere intessute negli anni,
nessuno è ex. Solo compagni di viaggio, separati da
qualche chilometro, ma
uniti da tanta gratitudine.
a.s.
la collaborazione con il
nuovo parroco.
Tutti hanno manifestato gioia nell’apprendere
che don Sergio ha stabilito la sua dimora a Casnate e che, per alcuni ambiti, continuerà il suo ministero
sacerdotale,
per le due comunità di
Casnate e di Bernate.
Dopo la S. Messa il sindaco, in oratorio, ha rivolto a don Sergio il saluto
della comunità civile, donando a lui una chiave in
argento, come simbolo per
chi ha aperto un cammino importante, durato
trent’anni e che non termina, ma prosegue e può
portare ancora molto frutto a Casnate.
Sempre in oratorio è
seguito un piacevole e gioioso rinfresco per tutti.
Il saluto a don Sergio è
terminato il lunedì sera
successivo con la S. Messa per tutti i defunti della parrocchia.
CRONACA
Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
P A G I N A
25
CERANO INTELVI
S. Zeno,
un gioiello
molto amato
E
remo… Un vocabolo che sa di antico, quasi dimenticato nel nostro
linguaggio moderno. Eppure fu molto utilizzato nei primi secoli del
Medioevo.
Nel tentativo di avvicinarsi sempre più a Cristo
gli eremiti abitavano in
luoghi isolati e nei boschi,
dove vivevano dei raccolti della terra e dove l’ambiente facilitava loro la
dedizione totale alla preghiera ed alla penitenza.
Di solito gli eremiti erano figli di nobili e le popolazioni delle zone circostanti all’eremo si rivolgevano loro per confessarsi
e ottenere consiglio.
In Valle il più famoso e
antico eremo era quello
addossato alla chiesa di
S.Zeno sul monte Aurascio. Sul piccolo pianoro
che forma il sagrato e
dove sorge la chiesa appena restaurata esisteva un
tempo una piccola costruzione adibita, appunto, ad
eremo e dalla quale, poco
lontano, sgorga, incredibilmente a 1025 metri,
una sorgente d’acqua
Accanto ad esso si adagiava, un tempo,
un antico eremo alla ricostruzione
del quale sta lavorando una
commissione di esperti. Un ulteriore
tributo al legame profondo che unisce
la valle con questo luogo
di RINA CARMINATI FRANCHI
pura.
Si trattava di un luogo
adatto per un ritiro spirituale, spazio di contemplazione e preghiera.
Certo non meno importante è la storia della
chiesa di S. Zeno. Iscrizioni e lapidi, documenti e
leggende circondano questo edificio e tengono vivo
il suo ricordo nel cuore e
nella mente dei Vallintelvesi .
Specialmente nei paesi
di Schignano e di Cerano
il culto di S.Zeno è oggi
ancora vivo .
Quante volte nei secoli
la chiesetta è stata quasi
distrutta dagli eventi atmosferici, poi ricostruita
e resa ancora più bella.
Un esempio è il lavoro recentemente condotto per
la sua ricostruzione. Im-
magini del 1996 ne documentano infatti la sua
quasi totale distruzione,
dimostrando come, all’epoca, poco o nulla fosse
rimasto dell’antico tempio.
Ebbene dopo poco meno
di un decennio, nonostante l’opera sia costata sacrifici non indifferenti ad
un comitato di persone
volonterose, la chiesa di
S.Zeno è stata interamente riedificata e benedetta
il 10 agosto del 2000.
Quanto mai affascinante è la leggenda che narra della prima costruzione di una chiesa dedicata
a S. Zenone, nei tempi che
furono.
Per ben due volte la
chiesa di S.Zenone a Verona venne costruita dai
Magistri Comacini: nei
primi anni del 800 e ricostruita dopo un tremendo
terremoto nel 1117.
In quel tempo un gruppo di artigiani che stava
ritornando in Patria seguendo il ramo del lago di
Como che volge verso Lecco, doppiato il promontorio di Bellagio, incappò in
un violento temporale che
fece perdere a loro la speranza di poter toccare la
riva ad Argegno per poi
salire in Valle. Fu però il
guizzare di un fulmine
che illuminò il cono del
Monte Aurascio a ridare
loro la speranza di salvezza. Ne scaturì un solenne
voto: se si fossero salvati
avrebbero costruito, a testimonianza della grazia
ricevuta, una chiesina in
cima al monte che sorge
solo in mezzo alla valle.
Così incomincia la storia della chiesa di S.Zeno.
Molti avvenimenti che
la caratterizzarono sono
oggi allo studio del comitato che si occupa dei suoi
importanti restauri. Già a
buon punto è l’indagine
avviata per ricostruire la
pianta originale dell’antico eremo che fu addossato alla chiesett.
Un impegno non certo
facile che merita la citazione dei suoi componenti: presidente Agostino
Peduzzi, vice presidente
G.Carlo Strada, cassiere
Antonio Ceresa, consiglieri: Lisella Rizza, Flavio
Rizza, Andrea Prioni.
L’incarico per il progetto è stato commissionato
all’architetto Francesco
Castiglioni, progetto che
dovrà essere affine in tut-
to all’antico eremo. Della
consulenza storica sono
stati incaricati Floriana
Spalla, Bruno Gandola,
Mariano Zanotta.
Attorno a questi importanti progetti ruotano parecchi eventi comunitari: un viaggio studio a Verona e per Natale il posizionamento di una campana, da collocarsi nell’intento di ricordare i
tanti benefattori che hanno e stanno dando ancora un notevole contributo
economico alla chiesetta,
in particolar modo i coniugi Telò.
È stato organizzato anche un altro progetto: la
posa di piastrelle ricordo
con incisi la forma delle
mani e dei piedi dei devoti del Santo da collocarsi
in chiesa.
DOMENICA 28 NOVEMBRE
Domaso saluta don Sergio
omenica 28 novembre, la comunità di Domaso saluta don
Sergio Mazzina,
che per quattordici anni
li ha accompagnati nel
cammino di fede e di cre-
D
scita comunitaria, chiamato ora a guidare la comunità di Talamona.
L’intera comunità gli è
vicina con la preghiera,
certa che questo suo nuovo ministero verrà svolto
con umiltà e semplicità
proprio come ha fatto in
questi anni, e si stringe a
lui in un caloroso abbraccio e un grande ringraziamento per i doni che ha
dato.
Qui accanto il programma dei saluti:
CAVALLASCA:
PERCORSO SALUTE SENZA ETÀ.
GLI ULTIMI DUE INCONTRI
venerdì 26 novembre
ore 20.30 preghiera comunitaria
domenica 28 novembre ore 17.00 S. Messa
solenne presieduta da
don Sergio.
Quattro concerti di Natale
contro la sindrome di Marfan
Raccogliere fondi da investire nella ricerca e nella cura di una grave malattia come la Sindrome di
Marfan è l’obiettivo dei quattro concerti, organizzati dall’associazione Stefano – Bambini e Marfan di
Dolzago (LC), che si terranno nei giorni 8, 10, 18 e 21 dicembre alle ore 21. La Sindrome di Marfan è una
malattia genetica causata da un’alterazione del tessuto connettivo (ossia il tessuto che tiene uniti i vari
organi del corpo). Dal momento che tutti gli organi contengono tessuto connettivo le manifestazioni della
malattia interessano molte parti del corpo, specialmente i polmoni, gli occhi, il cuore e i vasi sanguigni,
il sistema scheletrico, le membrane fibrose che rivestono il cervello e la spina dorsale. Ma la Sindrome
colpisce in particolare l’apparato cardiovascolare con problemi d’aneurisma, dissecazione dell’aorta e di
prolasso della valvola mitrale, Non esiste ancora una terapia specifica per questa malattia, che se non
diagnosticata precocemente può portare a morte improvvisa soprattutto tra i 25 e i 60 anni d’età. Tutti
i concerti vedranno protagonista il Gruppo Vocale “Incanto” di Dolzago, costituito tre anni fa in seno
all’associazione Stefano – Bambini e Marfan con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto
alla Sindrome di Marfan e nel contempo ricordare il piccolo Stefano, volato in cielo all’età di quattro
anni. Il Gruppo, diretto da Emilio Piffaretti, è formato da una trentina d’elementi e propone un repertorio molto vario spaziando dal canto gregoriano alla polifonia moderna. Il primo “Concerto di Natale”, dal
titolo “ Elevazione musicale: il mistero della nascita” si terrà mercoledì 8 dicembre nella Chiesa parrocchiale di Costa Masnaga, mentre venerdì 10 dicembre il Gruppo Vocale “Incanto” si esibirà nella Chiesa
dei Santi Pietro e Paolo di Lomagna. Gli altri due concerti si terranno invece sabato 18 dicembre nella
Chiesa Santa Maria Assunta di Dolzago e martedì 21 dicembre nella Chiesa dei Santi Colombano e
Gottardo di Arlate. I quattro “Concerti di Natale” sono appuntamenti da non perdere per chi ama la
buona musica e vuole sostenere la ricerca scientifica che rappresenta l’unica arma per sconfiggere la
Sindrome di Marfan.
Ultimi due appuntamenti nell’ambito del secondo
ciclo del percorso “Una salute senza età”, promosso dall’assessorato ai Servizi Sociali del Comune
di Cavallasca, in villa Imbonati.
Tutti gli incontri hanno luogo a titolo gratuito.
sabato 27 novembre, ore 10
La cataratta: per saperne di più
Dott. Daniele Baricci, medico oculista
venerdì 3 dicembre, ore 15
Non autosufficienza. Cosa fare quando
le forze non ci sono più? Cosa ci dice la legge,
a chi rivolgersi. I nostri diritti.
Alfredo Puglia, segretario generale Federazione
Nazionale Pensionati Cisl Como
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CRONACA
ValliVaresine
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
CITTIGLIO SABATO 27 UNA SPECIALE CELEBRAZIONE SULL’A MENSA RINVENUTO NELLA CHIESA DI SAN BIAGIO
Una Messa sull’altare antico
’
N
el dicembre
2006 iniziarono nella chiesa di S. Biagio
in Cittiglio i primi scavi archeologici all’interno dell’edificio sacro in vista della realizzazione di un vespaio
areato e del nuovo pavimento della chiesa. Gli
scavi archeologici – seguiti dalla Soprintendenza archeologica di
Milano - portarono alla
luce tanti e tali reparti
legati alla storia passata di questa chiesa, tali
per cui - contrariamente alle iniziali previsioni
– il cantiere si protrasse
sino al giugno 2009 e in
esso si svolsero ben tre
campagne distinte di scavi. Via via vennero riportate alla luce antiche
murature di chiese primitive, probabilmente
risalenti all’epoca longobarda, monete e piccoli
oggetti, varie sepolture
tra cui due di particolare interesse storico-antropologico, dipinti e decorazioni rislenti all’epoca medioevale. Tra le
varie scoperte, particolare interesse storico assume il ritrovamento
effettuato nel 2008 della
primitiva abside della
chiesa di San Biagio, abside che era in antico
collocata sul lato est dell’edificio, ove successivamente è stata, poi, realizzata la porta di ingresso alla chiesa stessa. La
scoperta, già di per sé
importante, è arricchita
da due altre particolari-
tà: l’esistenza di semplici, ma antichi affreschi
sulla parete circolare di
fondo e la presenza ancora “in situ” del primitivo altare medioevale,
costituito da un cubo in
muratura, intonacato
con malta dipinta di rosso, che, una volta dismesso dall’uso liturgico
è stato parzialmente inglobato nelle murature successive ed utilizzato come base d’appoggio di un muro di tamponamento costruito
probabilmente intorno
al 1630. Terminati gli
scavi la parrocchia di
Cit-tiglio, unitamente al
“Gruppo Amici di San
Biagio” hanno predisposto, d’intesa con la Soprintendenza, un progetto per la ricostruzione del pavimento della
chiesa, il cui piano di calpestio sarà in una parte
realizzato in cotto e, in
due altre zone, sarà trasparente e realizzato in
lastre di vetro così che
sarà ancora possibile a
tutti la visione di parte
dei reperti archeologici
rinvenuti nella chiesa.
Grazie ai fondi raccolti
dal “Gruppo Amici di San
Biagio” e ai finanziamenti ricevuti negli ultimi mesi dalla Fondazione per il Varesotto
Onlus, dalla Regione
Lombardia e dalla Banca Popolare di Bergamo,
finalmente all’inizio dello scorso mese di ottobre si è potuto dare avvio al cantiere per la ricostruzione del pavi-
INTERVISTA A DON MARIO MUNARETTO
Riprendendo il cammino
on Mario Munaretto, dopo
un lungo periodo di degenza,
causato da un
improvviso malore, subito degenerato in arresti
cardiaci, stati comatosi e
processi di rianimazione,
è ritornato questa estate nella sua parrocchia
di Casalzuigno in via di
guarigione completa. Mi
accoglie nello studio per
questa intervista.
D
Caro don Mario, un
felice ritorno?
“Non tanto; da un certo punto di vista non volevo rimarcare ciò che
ho passato. Porto ancora oggi una difficoltà nel
leggere che sto curando
abituandomi a livelli diversi di lettura, grazie a
Dio sto recuperando velocemente”.
La gente come ti ha
accolto?
“La gente prima era
apprensiva; è stato per
tutti un colpo, è stato un
momento difficile ma
quando le cose si sono
messe al meglio tutti
hanno dimostrato la loro
vicinanza in tanti modi:
dalle visite alle telefonate; scrivendo biglietti e
ricordandomi nelle preghiere”.
Una bella dimostrazione di affetto …
“Certo, con modi diversi mi hanno incoraggiato a non arrendermi
e ricordato che la vita
continua”.
Ti senti un miracolato?
“Se penso a quello che
ho passato, guardando le
cartelle cliniche non vi
erano segni di speranza,
anche se questo è durato solo alcuni giorni. Poi
è subentrata la paura di
come sarei uscito da
questa degenza, se sarei
rimasto offeso. Invece,
eccomi qua a rispondere alle tue domande”.
Lontano dalla comunità per un anno,
poi il ritorno e subito al lavoro …
“Soprattutto all’oratorio dove i lavori già da
tempo avviati si devono
concludere dopo aver
terminato il salone (si
parla di sette o otto anni
addietro). Nel frattempo abbiamo ristrutturato e completato i restauri della parrocchia
di Zuigno, con una spe-
sa non indifferente di
circa 230 mila euro. I lavori hanno riguardato il
campanile, il tetto e la
parte esterna dell’edificio. Ritornando all’oratorio andava sfruttato il
sot-totetto del salone e
rendere abitabili gli spazi, non per uso aperto al
pubblico, ma per uso
abitativo del parroco,
rendendo così liberi gli
spazi ora usati come abitazione per adattarli ad
aule per il catechismo e
per incontri vari”.
Una bella spesa per
la parrocchia.
“Fino ad ora abbiamo
speso circa 100 mila euro. Adesso ne stiamo
spendendo 120 mila per
il rifacimento completo
del tetto. In seguito bisognerà adibire i locali
rimasti delle infrastrutture necessarie: riscaldamento, pavimenti, infissi, ecc.
Il volontariato non
è certo mancato.
“Per fortuna e speriamo che continui ad accompagnare i lavori. La
gente fortunatamente è
sensibile, molto sensibile a tutto ciò che riguarda la vita della comuni-
mento della chiesa, con
l’intento di concludere il
grosso dei lavori entro la
fine del 2010. Il progetto approvato, però, prevede che l’antica abside
della chiesa – essendo
esterna all’attuale edificio - venga ricoperta con
una soletta in muratura
e rimanga celata alla vista e con lei anche l’altare medioevale (comunque accessibili tramite uno stretto passaggio interno). Lo sviluppo dei lavori determine-
rà, quindi, a breve la
costruzione della soletta sopra l’abside e la
conseguente chiusura
definitiva della stessa.
Per questo e prima che
ciò avvenga la parrocchia di Cittiglio ha proposto di celebrare una
S. Messa all’interno dell’abside utilizzando ancora una volta – dopo
circa 800 anni - il primitivo altare della chiesa romanica come
Mensa per la celebrazione Eucaristica. Un
evento unico e certamente suggestivo, ma
anche rievocativo delle gesta di chi, da oltre
mille anni, si è recato a
lodare Dio nell’area occupata dalla chiesa di
S. Biagio. La celebrazione (sospesa in caso
di pioggia) è stata programmata per le ore
11.00 di oggi, sabato 27
novembre, data scelta
perché prossima alla ricorrenza liturgica di S.
Andrea apostolo, contitolare assieme a S.
Biagio Vescovo della
chiesetta cittigliese.
Questo evento, così
come il procedere dei
lavori per la costruzione del pavimento della
chiesa troverà spazio
anche in Internet, nelle pagine del Blog appositamente approntato dal “Gruppo Amici di
San Biagio”, accessibile all’indirizzo: http://
sanbiagiocittiglio.blogspot.com
ANTONIO CELLINA
CITTIGLIO: INCONTRO
TESTIMONIANZA SULLA DROGA
Presso la sala consigliare del comune di
Cittiglio, invitata dall’assessorato ai servizi sociali del comune, sarà presente alle 20.30 di
mercoledì 1° dicembre, Giorgia Benusiglio,
autrice del libro “Vuoi trasgredire? Non farti!”.
Durante l’incontro, rivolto ai genitori, ma aperto
a tutti, l’autrice del libro porterà la sua testimonianza diretta e racconterà come: “Per una
cavolata mi sono rovinata la vita”, ricordando
come qualche anno fa ha rischiato la vita per
aver assunto una piccola quantità di ecstasy e
solo un trapianto di fegato l’ha salvata. Da quel
momento Giorgia Benusiglio, ha deciso di trasformare questa sua esperienza in una lezione
di vita, andando nelle scuole a parlare dei rischi legati all’assunzione di droghe.
L’Associazione Donatori di Sangue AVIS Medio Verbano ha organizzato per le ore 21.00 di
sabato 27 novembre prossimo, presso il salone
dell’oratorio di Cittiglio un concerto ad ingresso libero del “Coro Piambello” di Marzio.
tà … mi sono vicini. Tutti ci auguriamo che tale
sensibilità venga dimostrata anche dalle Autorità civili e diocesane”.
Oltre ai programmi
in cantiere, cosa vorresti?
“Da parte mia continuare ad essere all’altezza del compito che mi è
stato affidato dal vescovo. Continuare ad essere un parroco sensibile
alle esigenze della comunità. Da parte della comunità vorrei che mi
arrivasse, dopo questa
malattia, uno stimolo
ancora più forte per
spronarmi a continuare
il cammino di spiritualità
con più impegno. Vorrei
ringraziare attraverso le
righe del Settimanale tutti coloro che con la preghiera e la vicinanza mi hanno
dimostrato affetto e hanno contributo sicuramente
non poco alla mia guarigione.
Auguri don Mario
SERGIO TODESCHINI
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Sondrio
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
DOMENICA 12 DICEMBRE INCONTRO PROMOSSO DALL’AZIONE CATTOLICA DIOCESANA
A Morbegno si parla di Concilio
A
zione Cattolica, sei fedele
al Concilio Vaticano II ? Una bella domanda! Come facciamo a
rispondere pienamente di
sì, se ci scopriamo talvolta distratti, oltre che peccatori ? Ma nemmeno, in
tutta sincerità, dobbiamo
rispondere di no: del Concilio, infatti, si era fatto
subito interprete autorevole, a suo tempo, con la
“scelta religiosa”, il presidente nazionale dell’Ac,
Vittorio Bachelet; a livello locale, poi, del Vaticano II anche il Consiglio
diocesano di Como si sta
interessando in modo concreto, e lo stesso Meic, che
con l’Ac è in relazione
stretta, ha ripreso in esame l’anno scorso la Lumen gentium, e quest’anno rifletterà sulla Gaudium et spes.
Ebbene, il Consiglio dioce-
D
opo il clamore
suscitato dalla
conclusione delle
indagini svolte
dalla Polizia Cantonale Grigione in merito
ad una presunta aggressione subita dai giovani scout
del reparto «Pizzo Scalino»
di Sondrio – impegnati a
fine luglio per un campo estivo a Selva in Val Poschiavo –, i responsabili del
Gruppo scout Agesci «Azimut» Sondrio 1° non vogliono alimentare polemiche sterili e gettano acqua
sul fuoco, mettendo in luce
i valori della loro proposta
educativa. «Vogliamo ritenere conclusa la vicenda –
ha scritto in un comunicato stampa la Comunità
Capi del gruppo scout di
Sondrio –. La nostra principale attenzione è stata e
sarà sempre verso i ragazzi che ci sono affidati. Proseguiremo con serenità,
maggiore slancio, gioia ed
entusiasmo il compito
educativo che siamo stati
chiamati a svolgere». L’intento della presa di posizione è quello di «tutelare i ragazzi, le loro famiglie e l’associazione che rappresentiamo – scrivono –. La lealtà, l’accoglienza e la fratellanza, il rispetto della
natura e delle cose altrui,
sono valori fondanti e
irrinunciabili della proposta educativa che l’Agesci
offre a bambini e ragazzi
attraverso i diversi gruppi
dislocati in tutta Italia».
Un atteggiamento, quello
degli scout sondriesi, che fa
buon viso a cattivo gioco.
Da vittime dell’aggressione avvenuta nella sera di
domenica 25 luglio scorso,
secondo le indagini concluse dalla Polizia Cantonale,
i giovani del Reparto «Pizzo Scalino» sarebbero diventati, nei giorni scorsi,
gli stessi autori del gesto.
«Siamo assolutamente turbati da questo nuovo risvolto della vicenda – commentava la scorsa settimana, al quotidiano La Provincia di Sondrio, Raimondo Milìa, capo gruppo degli scout del capoluogo –
che ci ha provocato uno
Presso il polifunzionale san Giuseppe,
l’incontro, voluto dall’Ac,
vuole interrogare l’associazione
nel suo confronto con il Vaticano II,
con la sua ventata di novità
e di rinnovamento all’interno
della Chiesa: a distanza di decenni
c’è ancora molto da scoprire
di ABELE DELL’ORTO
sano di Como, attraverso
il “settore Adulti”, dopo
aver realizzato all’inizio
di luglio un eccellente
campo estivo a San Nicolò
Valfurva con la presenza
del teologo e professore
universitario Marco
Vergottini, ponendosi
l’interrogativo: “A che
punto siamo con il Vaticano II ?”, ora… raddoppia.
Domenica 12 dicembre è
in programma a Morbegno, presso il Centro San
Giuseppe, un convegno
con la presenza dello stesso prof. Marco Vergottini, uno degli studiosi
più attenti del Concilio,
del suo significato, e anche delle applicazioni pratiche che ne derivano.
Non si tratterà certo di un
semplice excursus storico,
ma si cercherà di approfondire in che misura la
Chiesa oggi realizza in sé
la figura emblematica ed
ideale del popolo di Dio, e
come ci dobbiamo muovere per essere fedeli allo
spirito del Concilio. È
dunque una proposta allettante, quella che l’Ac,
in collaborazione con la
parrocchia di Morbegno, e
con il Meic, lancia a tutti
con l’appuntamento del
12 dicembre, dal titolo
Fare memoria per l’oggi. Da un incontro simile
non può che venire luce e
speranza. Il nostro Vescovo, impossibilitato ad essere presente, augura che
“lo Spirito Santo possa
sorprendervi e abbondantemente riversare su di
voi sapienza e grazia per
tradurre in Diocesi ciò che
il Vaticano II oggi ha da
proporre.”
Quanto al programma, si
comincia con la celebrazione della Messa alle
ore 9.30. Poi il prof. Vergottini terrà la sua relazione, mentre il confronto e il dibattito seguiranno nel pomeriggio. È possibile prenotare il pranzo,
ed è prevista l’animazione per bambini e ragazzi.
Il telefono dell’Azione cattolica è 031-265181, e l’indirizzo mail accomo@
tin.it.
DOPO LA CONCLUSIONE DELLE AUTORITÀ ELVETICHE
Un po’ di chiarezza sulla vicenda
accaduta in Valposchiavo...
spaventoso imbarazzo. Nonostante dopo il fatto non
avessimo fatto nulla per
rimarcarlo e la vicenda per
noi si sarebbe potuta considerare conclusa, abbiamo
appreso con amarezza l’esito delle indagini». A scatenare quello che è parso un
piccolo incidente diplomatico di confine, il lavoro della Polizia di Poschiavo.
«Dagli accertamenti effettuati – aveva dichiarato la
scorsa settimana Sergio
Cortesi, capo-posto del borgo elvetico – non sono
emersi elementi validi a
confermare un’aggressione
esterna, ma non ce ne sono
nemmeno per poter sostenere il contrario. Va detto
però che le dichiarazioni
fatte dai due testimoni oculari immediatamente dopo
i presunti fatti, a distanza
di alcuni giorni sono cambiate sensibilmente e sono
state ridimensionate. Per
esempio gli uomini atletici, alti, vestiti di nero,
incappucciati ed estremamente coordinati nel muoversi tanto da esprimersi
tra loro a gesti, pochi giorno dopo sono diventati delle sagome che si muovevano nel buio e che stavano
scappando: crediamo di poter dire che la loro fantasia ha galoppato un po’
troppo». A detta degli
inquirenti elvetici ci sarebbero dunque stati diversi
elementi contrari all’ipotesi del raid vandalico e comunque troppo generici se
non addirittura contraddittori per poter parlare di
aggressione. «C’è da tenere presente anche la lunga
tradizione che la Valposchiavo vanta in fatto di
campeggi: sono decenni che
ospita raduni internazionali e non è mai capitato
nulla – ancora parole di
Cortesi – e anche quest’estate, dopo la denuncia
dei ragazzi valtellinesi, noi
abbiamo intensificato i
controlli ma non abbiamo
notato nulla, né ci sono stati segnalati problemi».
Sgomento e incredulità,
misti ad una comprensibile rabbia, sono state le prime reazioni che hanno animato, nei giorni scorsi, i
giovani scout protagonisti
della vicenda estiva. «Non
ho parole – il laconico commento di Chiara –. Complimenti ad una giustizia che
arriva a conclusioni a dir
poco senza senso». Elena,
invece, stufa di parlare dell’episodio di Selva esprimeva rammarico per il modo
in cui si era concluso a luglio il campo estivo: «Io so
che noi non abbiamo fatto
niente – afferma –, ma che
qualcuno ci ha infastiditi e
ha fatto sì che interrompessimo un campo che sarebbe stato sicuramente
bellissimo». Un’altra ragazza, sempre di nome Elena, si mostrava d’accordo
con l’amica sull’idea del-
l’opportunità sprecata.
«Non voglio essere aggressiva o polemica – la sua
premessa –, ma la conclusione della vicenda è ingiusta nei confronti di chi quest’estate voleva vivere una
bella esperienza, ci ha messo impegno, ci ha messo il
cuore e poi si è ritrovato a
dover fuggire per colpa di
non sappiamo chi da quella che poteva diventare
una settimana indimenticabile. Nonostante tutto ciò
passiamo noi per i responsabili dell’accaduto». Anche Marta, 16 anni, uno in
più delle altre compagne
del reparto scout, esprimeva amarezza. «Non voglio
giudicare – affermava –,
ma sembra quasi che qualcuno voglia coprire chi ha
distrutto tutto, chi ha distrutto le nostre tende, ma
soprattutto il nostro campo e non ci ha permesso di
viverlo. Ma quello che più
mi fa innervosire è che
adesso noi passiamo per
bugiardi, come se avessimo
FRANCESCO GUSMEROLI,
DA CHIAVENNA,
DIACONO VINCENZIANO A PIACENZA
Mercoledì 8 dicembre, festa dell’Immacolata, nella
cattedrale di Piacenza, il giovane chiavennasco Francesco Gusmeroli diventa diacono per l’imposizione
delle mani di monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza. Francesco, dopo aver emesso il 25 aprile
scorso i voti perpetui nella Congregazione dei preti
della Missione, (detti anche vincenziani), accede ora
al Diaconato, ultimo passo prima del Presbiterato che
gli sarà conferito l’anno prossimo. L’ordinazione avviene a Piacenza, dove Francesco svolge i suoi studi
teologici, presso il Collegio Alberoni insieme ai
seminaristi piacentini e con altri studenti. Per la Congregazione della Missione il giovane chiavennasco è
l’unico candidato italiano del corrente anno che accede al sacerdozio. La comunità cristiana di Chiavenna
accompagna Francesco con tanto affetto e amicizia,
affidandolo al Signore con la preghiera e invocando
su di lui l’abbondanza dello Spirito Santo perché diventi un generoso annunciatore dell’amore di Cristo,
secondo il carisma e la carità di San Vincenzo de’ Paoli.
inventato tutto per apparire come delle povere vittime». Dopo le esternazioni
personali, in settimana è
giunto il comunicato ufficiale della Comunità Capi,
che sgombrando il campo
da ipotesi di incidenti diplomatici e bagarre di confine, ha espresso poche e
semplici considerazioni in
merito all’episodio di Selva che aveva causato la
brusca interruzione del
campo estivo appena cominciato in Val Poschiavo.
«Vorremmo per un’ultima
volta ricordare come l’aggressione al campo estivo
del nostro reparto – le parole comunicato – sia stata vissuta con terrore e
preoccupazione, costringendoci a interrompere, al
suo esordio, un’esperienza
importante nella quale si
finalizza il cammino di tutto l’anno». Nessuna ammissione di colpa dunque
da parte dei capi scout che
hanno espresso perplessità anche sul modo in cui
sono venuti a conoscenza
della conclusione delle indagini, ovvero attraverso la
stampa. «Ci rammarica che
l’evolversi della vicenda –
hanno scritto –, appreso
solo attraverso le notizie
riportate dalla stampa e
non da comunicazioni ufficiali da parte delle autorità svizzere, abbia messo in
discussione proprio i valori della nostra proposta
educativa». Nessun accenno all’operato della Polizia
e nessuna ulteriore precisazione in merito ai fatti
incriminati. A differenza
delle prese di posizione
personali di alcuni scout, la
Comunità Capi conclude il
proprio comunicato esprimendo solidarietà e fiducia senza riserve alle
persone presenti al campo,
sia educatori che ragazzi.
L’unico interesse degli
scout pare dunque quello
di mettere a tacere la vicenda e di non alimentare
le polemiche che, nei giorni scorsi, erano arrivate e
toccare il confine col razzismo.
ALBERTO GIANOLI
IN PROVICIA DI SONDRIO
LA GIORNATA
PER LA LOTTA CONTRO LA SORDITÀ
Circa otto milioni di persone in Italia soffrono di disturbi uditivi, più di mezzo milione le persone adulte e oltre mille i bambini, che nascono, invece, ogni
anno con sordità congenita. Queste le cifre allarmanti
fornite dall’Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità - Onlus che, per aumentare il livello di
conoscenza delle opportunità di prevenzione e
sensibilizzare l’opinione pubblica, organizza ogni
anno la Giornata Nazionale Airs per la Lotta
alla Sordità. L’ottava edizione dell’iniziativa si
è svolta mercoledì 24 novembre. All’appuntamento ha aderito anche quest’anno l’Azienda Ospedaliera
della Valtellina e Valchiavenna. Un evento che ha
riscosso nella passate edizioni un notevole interesse da parte della popolazione valtellinese e valchiavennasca. Ben 126 gli utenti che lo scorso anno, nella medesima occasione, si sono sottoposti ad esami
specialistici. L’Azienda Ospedaliera di Valtellina e
Valchiavenna, nella giornata di mercoledì, ha accolto decine di persone che si sono sottoposte, gratuitamente, ad esame otoscopico dal Medico Specialista
e ad esame audiometrico tonale eseguito dal tecnico
audiometrista.
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CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
CAMPO MEZZOLA CELEBRATI LO SCORSO 14 NOVEMBRE
In festa per i 50 anni della chiesa
D
omenica 14 novembre la comunità di Campo
Mezzola ha festeggiato con
gioia il 50° anniversario
della consacrazione della
chiesa parrocchiale dedicata a Maria Vergine Madre
mediatrice di tutte le grazie. Era presente don Mario Bogialli, 93 primavere,
commosso e, a ragione, orgoglioso per aver saputo
spronare la gente di Campo alla realizzazione di
questo edificio che ha le dimensioni di una “cattedrale”, ma la sua vera grandezza sta nel fatto che è
opera del sudore e dei sacrifici di una piccola comunità. È un monumento anche al lavoro-arte degli
scalpellini, alla loro perizia e dedizione e alla collaborazione delle donne che
vendevano le uova, preparavano torte e trasportava-
rendere spunto
dal Brasile per
costruire una
società migliore? Oggi è possibile. E anche di quest’argomento si è dibattuto nel corso della conferenza “Quali diritti e
quali prospettive per i
bambini di strada e per i
poveri delle favelas nel
Brasile di Dilma e di
Lula?”, che si è tenuta a
Sondrio presso la Sala
Vitali. Promossa dall’Associazione Sondrio-São
Mateus A Dança da Vida
onlus , che cura tutte le
iniziative nell’ambito del
gemellaggio tra il Comune di Sondrio e la città
brasiliana São Mateus,
l’incontro è stato condotto dal presidente dell’associazione Francesco
Racchetti e dal giornalista brasiliano e consulente dell’Unicef Paulo
Lima. La serata è stata
l’occasione per aprire lo
sguardo sulla realtà politica, economica e sociale del Brasile. Il giornalista Paulo Lima ha
fatto un bilancio degli
otto anni di governo del
presidente Luiz Inácio
Lula da Silva, accennando poi alla continuità politica sancita con l’elezione di Dilma Roussef.
«L’elezione di Dilma è
un altro forte segno del
processo di rinnovamento del Paese, cominciato con il governo Lula»,
ha commentato sorridendo Paulo Lima. «In
un Paese “machista”
come il nostro, l’elezione di una donna è un fatto che parla da solo». Ma
quali sono gli elementi
che hanno innescato la
straordinaria crescita di
questa nazione, oggi in
pieno boom economico,
che sembra destinata a
diventare una delle
grandi potenze del mondo? Basti dire che nel primo trimestre del 2010 il
reddito pro capite è cresciuto del 9 per cento
(superando India e Cina)
e che tra le dieci banche
più ricche del mondo tre
sono brasiliane. Il governo Lula, ha spiegato il
giornalista, ha reso pos-
P
no con le carriole la sabbia
dal vicino torrente Codera.
Queste iniziative sono state raccontate da suor Ferdinanda Dell’Orto, che le
ha vissute insieme alle ragazze dell’Azione cattolica.
Monsignor Battista Galli
nell’omelia ha evidenziato
il valore di quest’opera come testimonianza della fede che, fortificata nella preghiera in chiesa, deve essere portata fuori nella vita
quotidiana e nei rapporti
con gli altri. Don Giacomo
Mitta, che ha avuto cura
della parrocchia di Campo
per diversi anni, ha invitato a compiere nuove opere
come segno del nostro essere cristiani. Don Ernesto
Tocalli, attuale parroco incaricato, si è detto felice di
essere tra noi. Mancavano,
per impegni pastorali, don
Pietro Mitta e don Gianni
Dolci (parroci che hanno
preceduto nel loro ministe-
ro don Ernesto). La partecipazione alla Santa Messa è stata numerosa e sentita. Pinuccio Paganini, ricordando il padre che, con
la “Schola Cantorum” di
Santa Maria nascente di
Milano aveva solennizzato
la cerimonia di inaugurazione, ha cantato la “Salve
Regina”. La sua interpretazione straordinaria ha
emozionato grandemente
tutti. A prolungare la festa
ci si è trovati in oratorio per
un rinfresco e un gioioso incontro di saluti. Un pranzo
conviviale nel ristorante
“Storie di mare” del paese
ha concluso la speciale giornata. Conversando in allegria, si è considerato che è
lode al Signore anche fare
festa e si è auspicato di trovarci insieme più spesso e
non solo nelle ricorrenze
speciali. È bello fare comunità, fare paese, condividere ed essere solidali.
SONDRIO GEMELLAGGIO SOLIDALE
Guardando al Brasile
mentato il giornalista
Paulo Lima. «Voi, invece, non venite per rubare la nostra anima, ma
per aiutarci a costruire».
Chi vuole contribuire economicamente a questa
generosa opera di solidarietà può contattare l’Associazione, che organizza anche viaggi di conoscenza in Brasile ed e-
sperienze di volontariato per giovani, al numero 0342-515409 (presidente) oppure presso Lavops, telefono 0342-200
058. Si può anche, semplicemente, acquistare
un bellissimo calendario
con coloratissimi spaccati di vita e di natura brasiliani.
M.G.
INTERNET, GENITORI A LEZIONE
sibile questo miracolo
economico grazie a precise iniziative di carattere sociale, basate sulla
convinzione che un paese può crescere economicamente solo se cresce culturalmente. A
questo scopo, è stato varato, per esempio, uno
speciale progetto di lotta alla povertà: il programma Bolsa-famiglia,
che garantisce un reddito minimo alle famiglie
che mandano i propri figli a scuola. L’iniziativa
ha l’obiettivo di riportare venti milioni di famiglie sopra la soglia di povertà, rilevando al contempo il ruolo cruciale
della scuola pubblica nel
costruire una società migliore. Il presidente Lula ha, inoltre, favorito il
miglioramento qualitativo delle relazioni fra i vari Stati che compongono
la repubblica federale
brasiliana, attraverso
un incremento della comunicazione, convinto
che ciò sia necessario
per consentire al Paese
di crescere in modo unitario, evitando la sperequazione tra i vari Stati. Per Lula, educazione
ha anche significato lotta contro l’imbarbarimento dei programmi di
una televisione scadente, controllata da dodici
famiglie brasiliane. «Queste sole premesse, che si
uniscono a una forte i-
dentità nazionale e a una cultura ricca e unitaria, pongono il Brasile in
una posizione di primaria importanza per quanto riguarda gli sviluppi
futuri dell’economia e
della politica sulla scena
mondiale», ha affermato
il giornalista. «Ha ancora senso», si è chiesto
quindi Francesco Racchetti, «intervenire in
questo Paese che sta crescendo in modo sorprendente?» La risposta per
il momento è ancora sì.
Otto anni sono pochi per
risanare un Paese prostrato prima dal colonialismo e poi dal lungo periodo di dittatura militare e il Brasile ha, dunque, ancora bisogno della solidarietà di noi occidentali. «Ci sono ancora
vaste situazioni di esclusione e di miseria estrema», ha spiegato Racchetti, «e la cittadina di
Sao Mateus è circondata da una diffusa periferia di favelas, le note baracche di legno, lamiera
e cartone». Trecento famiglie vivono, per esempio, raccogliendo rifiuti
sulla discarica. Per aiutare i loro bambini, l’Associazione Sondrio-Sâo
Mateus A Dança da Vida
ha costruito un asilo e
tubature per portare acqua alle abitazioni. Un
altro asilo è stato realizzato in un altro quartiere tra i più poveri e ca-
renti, dove è in atto un
progetto di urbanizzazione (acquedotto, fognatura, pavimentazione delle strade) che vede coinvolta in prima persona
l’Aler di Sondrio e i suoi
tecnici. «Soprattutto,
contiamo sulla formazione e sull’istruzione», ha
detto ancora Racchetti,
«collaborando con l’Amministrazione Comunale della cittadina brasiliana». Quattro i progetti in corso: “Ricostruire
la vita”, per recuperare
i bambini e le bambine
di strada, che sfuggono
agli interventi governativi, e aiutarli a porre le
basi affinché possano costruirsi una vita autonoma; le “borse di studio”,
che stanno già sostenendo gli studi superiori di
sette ragazzi e quattro
ragazze delle favelas; un
progetto con l’Istituto
tecnico agrario di Sondrio, per portare nel convitto della nostra città e
in altri convitti della pianura padana alcuni studenti per fare degli stage
e, in prospettiva, mandare là giovani valtellinesi;
infine, l’adozione internazionale tramite il Consultorio “La famiglia”.
«Tutto ciò è per noi molto importante, anche
perché contrasta l’immagine dell’italiano che
viene nel nostro Paese
soprattutto come sfruttatore sessuale», ha com-
«Internet non ha un’etica. Per questo dobbiamo aiutare i nostri figli a vivere in maniera corretta quest’esperienza». È stata ricca di concetti ed esperienze significative la serata dedicata ai social network
con “Conoscere per educare”, un’iniziativa promossa
dall’Istituto comprensivo Garibaldi di Chiavenna.
Qualche mese fa, alcune studentesse della valle del
Mera erano state protagoniste di una vicenda ben
poco edificante. Alcune foto “osé” erano state messe
in vendita e l’episodio aveva suscitato un certo disagio. Ma i casi di cronaca legati all’abuso di Facebook
sono all’ordine del giorno in moltissimi paesi. E più
in generale, come osservato da alcuni insegnanti,
molti bimbi di otto anni trascorrono diverse ore al
giorno sul web. Dario Caelli, docente di scuola superiore, si è occupato di una presentazione delle nuove
tecnologie incentrata su aspetti tecnici, ma soprattutto pedagogici. Poi Ivano Spini, titolare di Valchiavenna Shop e consulente informatico della “Garibaldi”, ha presentato alcuni programmi che permettono di impedire l’accesso a siti pericolosi e non
adatti ai ragazzi. «Si trovano numerose volgarità –
ha rilevato Caelli –. Molte pagine sono indegne, a
cominciare da quei gruppi razzisti. Esperienze disdicevoli che non servono e vanno tenute lontane dai
nostri ragazzi. Un’altra moda pericolosa è quella del
sexyting: è una pratica tutt’altro che virtuale che consiste nello scattarsi foto (in genere riprendendo parti del corpo osé) e inviarle via telefonino con mms. È
pericolosa e non dobbiamo pensare che non riguardi
la provincia». I pericoli illustrati dal docente meritano una riflessione pedagogica. «I nostri ragazzi stanno cercando di essere sempre vicini agli amici: i legami più significativi sono questi – ha spiegato Caelli
–. L’amicizia diventa super-amicizia e prosegue anche dopo i momenti della giornata che si trascorrono
insieme. Ma dobbiamo insegnare ai nostri figli che
l’amicizia si vive stando insieme, non comunicando
dietro a un computer». È soddisfatto Angelo Passerini, il dirigente scolastico che ha voluto promuovere
questo incontro preoccupato «per l’abuso di social
network che colpisce nostri ragazzi». «Sono molto
contento della risposta che ci è arrivata dai genitori.
Abbiamo registrato la presenza di moltissime persone provenienti da tutta la Valchiavenna, da Villa
a Novate e dalla Valle Spluga. È un segnale di attenzione nei confronti di questi aspetti dell’educazione». La scuola è riuscita a diventare protagonista in
un incontro che ha riguardato tutta la valle e da alcuni genitori è arrivata una nuova richiesta. «Ci è
stato chiesto di portare avanti questo percorso con
delle occasioni di confronto dedicate ai ragazzi – ha
aggiunto Passerini –. Faremo tutto il possibile per
andare incontro a questa richiesta. Il mondo cambia
con ritmi decisamente elevati e come agenzia educativa la scuola non si può fare trovare impreparata.
S.B.
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CRONACA
SondrioCultura
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
SONDRIO PRESENTATO IL RESTAURO DELLE DUE GRANDI TELE DELLA COLLEGIATA
Torna a risplendere il Gianolo
C
on la ricollocazione delle due
grandi tele di
Giacomo Parravicini, detto
il Gianolo, uno dei massimi artisti valtellinesi,
raffiguranti il Martirio
dei SS. Gervasio e Protasio e il Trasporto delle
reliquie, rispettivamente
ai lati sud e nord del presbiterio della chiesa
Collegiata di Sondrio intitolata ai due martiri,
martedì della scorsa settimana si è conclusa anche l’ultima manifestazione per il centenario
della Banca Credito Valtellinese. Nel 2008, infatti, era stato emesso
per la prima volta un
bando speciale copromosso tra la Fondazione
Pro Valtellina e quella
del Gruppo bancario a
sostegno di progetti per
la tutela del patrimonio
artistico della provincia,
dei quali uno era stato
appunto il restauro delle due tele presentato
dalla Parrocchia di
Sondrio. Proprio per
questo la Sala dei Balli
a Palazzo Sertoli è stata
scelta per ospitare la
presentazione dell’intervento di restauro. L’amministratore delegato
della Banca, Miro Fiordi, dopo aver ringraziato l’attuale arciprete
don Marco Zubiani e il
suo predecessore mons.
Valerio Modenesi per la
loro attenzione e per essersi affidati alle due
Fondazioni, ha concluso
dicendo che, in tempi
così difficili, è segno di
speranza per il futuro
non solo cercare di non
far mancare i fondi alle
imprese e alle famiglie,
ma anche assegnare contributi al mondo dell’arte. Gli ha fatto eco la vicepresidente di Pro Valtellina, Anna Pola Orio, che ha voluto ribadire come la tutela del
patrimonio artistico e
culturale lasci una traccia e abbia una ricaduta
nel sociale, consentendo
a tutti una crescita personale ora e nel tempo.
Ha preso quindi la parola la direttrice del Museo Valtellinese di Storia
e Arte Angela Dell’Oca, delineando le iniziative per celebrare i
350 anni dalla nascita del
Gianolo - artista valtellinese nato a Caspano
di Civo nel 1660, e morto a Milano nel 1729 -,
che si concluderanno nel
2011 con la pubblicazione del catalogo illustrato delle sue opere in
Valtellina. Particolare
merito e rilievo ha avuto il convegno dello scorso 25 settembre, organizzato a Caspano a cura
della Società Storica
Valtellinese, che ha costituito un momento sia
di riflessione sullo stato
degli studi, sia di conoscenza del vasto repertorio delle opere del
Gianolo in Valtellina, a
Milano, nel Novarese,
nel Varesotto e nel Cremasco. In questa occasione sono intervenuti i
massimi studiosi dell’artista, da Simonetta Coppa a Marina Dell’Omo,
da Licia Carubelli a Giulio Perotti, da Gianpaolo
Angelini a Sandra Sicoli
e a Franca Prandi, cui si
deve un approfondimento dell’opera del nipote
Alessandro Parravicini.
Il Gianolo - ha proseguito Dell’Oca - è l’artista
valtellinese ad aver avuto maggior fortuna al di
fuori della Valtellina,
ancor più dei Ligari sia
per ampiezza territoriale, sia per il prestigio
della committenza. Gli
studi su di lui furono
avviati anni fa da Piervirginia Glaviano che
ne ha dato un primo quadro di sintesi. Ora, le celebrazioni del 350° potranno portare a una sintesi più approfondita dal
punto di vista scientifico e divulgativo attraverso anche una campagna fotografica di qualità. «La documentazione
fotografica donata dalla
Glaviano con grande generosità al Museo - ha
osservato - è stata assai
preziosa per la conoscenza del nostro. Immagino
quale fatica deve avere
fatto per vedere questi
grandi quadri e affreschi,
sia per la loro collocazione nelle chiese magari a
grande altezza, sia perché spesso ammalorati.
Proprio l’essere di grandi dimensioni e collocati
in chiese, dove la ricca
decorazione porta a scegliere interventi in altre
direzioni, ha fatto sì che
numerosi di questi siano gravemente deteriorati». La Dell’Oca ha citato anche Battista Leoni e Vittorio Caprara, perché senza il loro
paziente e tenace lavoro di ricerca negli archivi in Valtellina, a Milano e in altri ancora, oggi
non saremmo neppure
in possesso delle poche
notizie documentarie su
Giacomo Parravicini: «Il
primo ha recuperato nell’archivio parrocchiale la
documentazione del pagamento delle due tele
della Collegiata, il secondo le notizie sulla
vita dell’artista». Passando poi ad analizzare
i caratteri delle sue opere, ha indicato l’influsso
su di lui degli artisti di
maggior spessore di Roma come Carlo Maratta,
anche se per ora non è
documentato un suo viag-
gio nella Città eterna. Il
Parravicini fu anche l’artista valtellinese più di
ogni altro inserito nell’ambiente artistico del
proprio tempo, per lo
meno a livello regionale. Infatti, fu amico di
Giorgio Bonola - allievo
a sua volta del Maratta che lo introdusse all’Accademia di S. Luca da lui
fondata a Corconio sul
lago d’Orta. A questa
aderirono i più importanti pittori milanesi del
tempo e lo stesso Maratta. Dalla frequentazione
dell’Accademia deriverà
al Gianolo la consuetudine alla narrazione sulle grandi superfici dei
teleri. Insieme ai pittori
milanesi Filippo Abbiati,
Pietro Maggi e Andrea
Lanzani, partecipò alla
decorazione pittorica
della chiesa milanese di
Sant’Alessandro, che
Simonetta Coppa ha definito “il principale cantiere tardo barocco della città”. «Che il Gianolo
fosse apprezzato in ambito milanese - ha proseguito Dell’Oca - lo vediamo anche dal fatto
che fu chiamato a completare i “quadroni” del
Duomo (esposti fino al 6
gennaio nella mostra
“Sacro lombardo” a Palazzo Reale), dipingendo
tra il 1694-95 il Concorso di popolo al sepolcro
di San Carlo in Duomo
e San Carlo salva il giovane Carlantonio Pestalozza che il cavallo stava
facendo precipitare in un
burrone, dove è evidente il suo procedere con
figure molto mosse per
tradurre l’attimo del
miracolo». Tuttavia, il
suo lavoro più importante si trova a Crema nel
santuario di Santa Ma-
ria della Croce, dove ha
dipinto nel 1702 il grande affresco del Trionfo
della Croce insieme ai
varesini Girolamo e
Giovan Battista Grandi,
esponenti di punta del
quadraturismo lombardo
tra Sei e Settecento.
Passando a considerare
alcuni dei temi della pittura del nostro, gli fu
molto caro quello dell’Immacolata, che a quel
tempo si andava diffondendo nella cultura artistica lombarda. La sua
narrazione su grandi
teleri di episodi della vita
dei santi è ricca di particolari e di scenografie,
popolare e corale: c’è
sempre un popolo presente agli avvenimenti e
lo spazio è scandito da
più scene dentro la scena principale. Grande
merito del restauro dei
due teleri della Collegiata va ascritto a Sandra Sicoli della Soprintendenza di Milano, che
nel 2000 ha avuto la tenacia necessaria per riuscire a far restaurare
prima le tre grandi tele
di Traona. «Dopo aver
restaurato tele di 4 metri per 7 - ha concluso
Dell’Oca -, era dimostrato che si potevano restaurare anche altre tele
sempre molto grandi,
ma un po’ più piccole (3
metri per 6). Quelle della Collegiata sono due
opere della maturità del
Gianolo, in cui in qualche modo rivela i suoi
caratteri più personali,
in cui esprime un’enfasi
narrativa, talvolta caricaturale, e alcuni particolari sono molto marcati con forzature eccessive e un luminismo molto contrastato. All’interno della scena principale c’è la presenza di un
popolo che si anima, si
agita, reagisce all’evento. Proprio in questi particolari, magari appena
accennati, fin quasi dei
monocromi, il Gianolo si
rivela davvero interessante». Il restauratore
Luigi Parma ha spiegato che «La vista dei due
teleri alle pareti laterali
del presbiterio mi ha ricordato antichi libri polverosi dalla fama persa
nel tempo, tanto le immagini erano sfocate,
scure e poco leggibili». Il
restauro ha richiesto un
lungo e paziente intervento per ripulire il film
pittorico, per riavvicinare e suturare i tagli e gli
strappi, per foderare le
tele applicando un lino a
tramatura fitta e, infine,
per sostituire i vecchi
telai con nuovi costruiti
in alluminio. Al termine
della presentazione, nella Collegiata, alla presenza del parroco don
Marco Zubiani e di
monsignor Valerio Modenesi, si è svolta la cerimonia ufficiale di inaugurazione delle tele con
lo svelamento dei due
capolavori tornati al loro
splendore di luce e colori.
A.R.
LA PRO VALTELLINA VERSO IL TRAGUARDO...
Prima la tappa dei due milioni di euro, quindi tre, quattro ed ora quattro e mezzo: in meno di due
anni la Pro Valtellina ha notevolmente aumentato le donazioni che l’hanno condotta al rush finale
della sfida lanciata da Fondazione Cariplo. Soltanto nelle ultime settimane sono stati raccolti più di
200 mila euro: 30 donati dall’Associazione Bianco, 75 dalla famiglia Comolatti di Stazzona, 50
dai parrocchiani di Sernio e altrettanti dalla Casa di Riposo di Villa di Tirano. Particolarmente significativa, perché arriva da oltreoceano, è la donazione della famiglia Comolatti, nella fattispecie
dei discendenti del fondatore Evaristo, oggi alla guida di un gruppo industriale e immobiliare con 1800
dipendenti, che nonostante vivano in Brasile non hanno dimenticato la terra d’origine e vogliono
essere partecipi delle sue necessità assicurando il loro aiuto attraverso la Pro Valtellina. Sensibili e
attenti ai bisogni dei loro operai, emigranti italiani, per i quali hanno costruito una casa di riposo,
come dei loro convalligiani che portano nel cuore.
Tutto ha avuto inizio nel 2002, era il 12 marzo, con il riconoscimento della Pro Valtellina, operante
da oltre cinquant’anni, quale Fondazione di Comunità Locale. Fondazione Cariplo, così come per le
altre fondazioni lombarde, costituì una sorta di dote, un fondo di 10 miliardi di lire, impegnandosi a
raddoppiarla se nell’arco di un decennio la Pro Valtellina fosse riuscita a raccogliere una somma
analoga: 5 milioni e 164 mila euro. Al raggiungimento del traguardo, entro il marzo del 2012,
Fondazione Cariplo non solo svincolerà la cifra iniziale ma la raddoppierà. È superfluo sottolineare
l’importanza che assume per il territorio una fondazione patrimonialmente tanto forte che sarebbe in
grado di intervenire con un’efficacia ancora maggiore per soddisfare i bisogni e realizzare i desideri
della comunità locale. Ma ora, grazie all’impegno del Consiglio di Amministrazione presieduto
da Marco Dell’Acqua, alla sensibilità dei cittadini e all’attenzione degli Enti Pubblici, il traguardo è
sempre più vicino. “L’aumento delle donazioni che abbiamo registrato negli ultimi due anni ci soddisfa
e ci inorgoglisce – spiega il presidente Dell’Acqua –: innanzitutto perché ci avvicina al traguardo, ma
anche perché attesta il ruolo della Pro Valtellina e l’opera che svolge. Attraverso di noi, che siamo in
stretto contatto con le associazioni del territorio, i donatori possono più facilmente intercettare i reali
bisogni della comunità intervenendo là dove serve. Anziché disperdere gli aiuti, si sceglie di convogliarli nella nostra fondazione che, disponendo di altri fondi, può meglio programmare gli interventi
attraverso bandi specifici. Raccogliere tante donazioni, in una provincia piccola come la nostra, e con
la crisi che incombe, rappresenta un grande risultato di cui dobbiamo rendere merito alla generosità
di valtellinesi e valchiavennaschi che hanno rinverdito una lunga tradizione filantropica. In questo è
stato fondamentale il lavoro svolto dal Consiglio di Amministrazione che mi onoro di presiedere formato da persone serie e motivate che hanno operato in modo coeso”.
Negli ultimi due anni ci sono state le adesioni della Provincia, del Comune di Sondrio, del
Comune di Tirano, dell’Aler e del Consorzio della Media Valtellina per il Trasporto del Gas,
semplici cittadini hanno costituito fondi ad hoc in memoria dei propri cari e la Comunità Montana
della Valchiavenna ha incrementato il suo già esistente.
La Pro Valtellina è la fondazione della comunità locale: cresce, si sviluppa e intensifica i propri
interventi grazie al sostegno e alla collaborazione di tutti gli attori del territorio, a cominciare dai
semplici cittadini. Per chi volesse sostenerla ci sono due opzioni: una semplice donazione, la costituzione di un fondo patrimoniale ad hoc. In entrambi i casi il donatore ha facoltà di scegliere la
destinazione del suo contributo selezionando gli ambiti e i progetti che gli stanno maggiormente a
cuore, potendo contare sulle competenze della fondazione.
CRONACA
ValtellinaSuperiore
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
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LIVIGNO-TREPALLE I RAGAZZI DEL CENTRO DIURNO DISABILI INTERVISTANO IL GRUPPO “I CARCENT”
Quando il teatro fa un gran bene
Prendono il nome
da un pane tipico
del livignasco
e dal palco
raccontano storie
che sostengono
progetti solidali
a cura dei
RAGAZZI DEL CDD
ragazzi del Centro
Diurno Disabili di Livigno-Trepalle, nell’ambito del “Progetto-giornalismo” hanno realizzato un’intervista al gruppo teatrale “I
Carcent” di Livigno.
Ecco il loro lavoro.
I
CHIARA
Come venite accolti
nei paesi dove fate i
teatri?
Quinto: «Veniamo accolti molto bene. In alcuni paesi sono parecchi
anni che andiamo (Lanzada e Villa di Tirano) ed
è quasi come fare il teatro a Livigno. Nei posti
dove non siamo mai stati, la prima volta siamo
un po’ preoccupati poi, di
solito, siamo contenti
tutti, noi e chi ci accoglie».
Perché mettete all’asta proprio i “carcent”?
Lorenzo: «Mettiamo
all’asta i “carcent” (ciambelle di pane rustico con
pezzi di rapa secca) perché è il simbolo del nostro gruppo, da cui prendiamo anche il nome.
Questo pane tipico di Livigno d’altri tempi, è diventato la nostra mascotte. Inoltre è un pane
raro, difficile da trovare
e noi diamo l’occasione
per farlo conoscere per
farci un po’ di pubblicità».
Come sono state le
esperienze in carcere
e in manicomio?
Alda: «Sono state esperienze particolari. La
prima volta che sono entrata in carcere ho provato delle strane sensazioni, abbiamo vissuto in
modo molto forte stare
in un ambiente con delle chiusure così evidenti. Poi abbiamo continuato ad andarci e si è creata un’ abitudine nel vedere determinati atteggiamenti che loro devono avere nei confronti di
persone che vengono
dall’esterno. Sicuramente è un arricchimento
perché è qualcosa di difficile da poter vivere; le
possibilità di entrare in
un carcere non sono mol-
te e vedere sia come vivono che il loro modo di
rapportarsi con gli altri
sicuramente ci ha aiutato molto».
Avete mai pensato
di darci la possibilità
di fare un teatro con
voi?
Livia: «Sarebbe una
bellissima cosa poter
fare un teatro con voi o
magari anche con i bambini, sarebbe bello trasmettere questa passione ad altri. Il problema
più grosso è il tempo,
noi lavoriamo tutti e il
teatro e le altre attività
che facciamo richiedono
molto impegno».
Lorenzo: «Possiamo
sempre tenerla come
possibilità: saremmo noi
che facciamo un teatro
con voi, è diverso. Sareste voi i nostri registi».
Avete già deciso
quale sarà l’argomento del prossimo calendario?
Quinto: «Abbiamo iniziato, proprio in queste
settimane, a trovarci e
a pensare ad alcune
idee. Abbiamo quasi deciso ma non so se possiamo svelare il segreto… l’idea è di farlo sull’acqua (e sul fuoco), con
fotografie che raccontino
i danni e i benefici che
hanno provocato nel corso degli anni, ma questo
è “top secret”! La difficoltà più grossa consiste
nel trovare le foto!».
NELLA
Come fate a decidere la destinazione dei
soldi che raccogliete?
Livia: «In genere arrivano delle richieste da
associazioni che hanno
bisogno di fondi e teniamo presenti queste esigenze, anche perchè
spesso sono persone o
realtà che conosciamo
bene. Sosteniamo le attività delle missioni in
Camerun (soprattutto le
scuole per i sordomuti),
questa collaborazione è
nata dalla amicizia con
don Giusto e don Felice.
Sono tanti anni che abbiamo un’adozione a distanza e che aderiamo al
progetto “Gemma” che
aiuta le ragazze madri;
quest’anno abbiamo anche destinato parte dei
soldi ai terremotati di
Haiti. L’anno scorso abbiamo conosciuto padre
Corrado, un frate francescano di Semogo che lavora in Siberia e abbiamo iniziato a sostenere
un suo progetto in una
scuola».
Come fate ad assegnare i ruoli di un teatro?
Lorenzo: «In base ai
personaggi del copione,
se ci sono ruoli maschili
li affidiamo agli uomini
e la stessa cosa vale per
le donne … “sedanónch
al végn fór ugn mescedógn ca’l va miga bégn”
(altrimenti viene un miscuglio che non va bene);
poi c’è un regista che ,
di solito, legge bene il
copione, ha sott’occhio
tutta la storia e riesce ad
individuare il carattere
dei personaggi; ad esempio se c’è una parte da
“oca, gallinella” quello è
il personaggio giusto per
Alda! Se, invece, si tratta di un tipo serio , composto e bravo potrebbe
essere il mio... Ogni anno il regista viene eletto dal gruppo (con elezioni segrete) e sarà lui che
sceglierà il copione e
penserà ad assegnare le
parti, poi si discute, ci si
mette d’accordo, ogni
tanto si litiga anche…
con tutte queste donne!
Il regista si preoccupa
anche di far arrivare tutti in orario alle prove, di
farci studiare e di prepararci bene».
Come vengono scelti i posti dove andare
in tournee ?
Alda: «Anche qui, purtroppo, dobbiamo parlare di tempo: è difficile,
essendo in tanti, trovare la giornata giusta per
andare via un paio di
giorni. Generalmente
andiamo nei posti “abituè” che frequentiamo
da tanti anni, come
Lanzada o Villa di Tirano. Poi, nell’arco del tempo, si sono creati spazi
nuovi in base alle conoscenze che abbiamo avuto: siamo andati in ma-
nicomio, a Grosio, in
carcere…quest’anno siamo andati anche a Talamona grazie ai contatti
con il gruppo missionario (a loro faceva piacere organizzare una serata in cui raccogliere soldi per le missioni), è stata l’occasione per conoscere don Giuseppe che
sarebbe stato il nostro
parroco, ma allora non
lo sapevamo ancora».
Lorenzo: «Ci manca
un contatto con la Rai,
se voi conoscete qualcuno…».
Non vi stancate ad
andare sempre in giro?
Quinto: «Sì, ci stanchiamo abbastanza ma,
soprattutto, ci divertiamo. Quando andiamo in
giro andiamo anche a
mangiare assieme per
cui è pesante fare il viaggio, magari viaggiare di
notte, montare la scenografia, stare concentrati durante il teatro… ma
lo facciamo volentieri
perché siamo anche un
gruppo di amici, non solo
un gruppo teatrale, ci
piace anche stare insieme!».
FLAVIA
Qual è il primo teatro che avete fatto e
chi recitava?
Quinto: «Sono passati più di vent’ anni da
quella prima volta, era
il 27 febbraio 1992 e il
teatro si intitolava:
“Quel simpatico zio parroco”; recitavano Damiano Zini, Paola Zannier, Cinzia Galli, Gianvittorio Bormetti, Danilo
Cusini, Quinto Bormolini; Sara Galli, Alberta
Galli e Athos Castellani
erano suggeritori e Amos Cusini ci ha aiutato
a preparare. Ci abbiamo
messo un po’: abbiamo
iniziato nel 1991, in primavera. E’stata una
scommessa, non avremmo mai pensato di fare
teatro per vent’anni! In
febbraio, finalmente siamo riusciti a metterlo in
scena per due sere nel
Salone di san Rocco; era
tutto pieno ed erano tutti contenti, è stato questo il motivo per cui ci
siamo ritrovati anche
l’anno dopo, l’anno dopo
ancora ... fino a quest’anno!».
Il vostro gruppo,
negli anni, si è rinnovato?
Livia: «Direi di sì. Come ha raccontato Quinto c’è stato chi ha iniziato e chi ha recitato per
un anno o due e poi ha
smesso, per vari motivi.
Negli anni sono passate
dal gruppo tante persone. Anche a me un anno
hanno chiesto di fare la
suggeritrice e da lì ho
iniziato, quasi per gioco.
Negli ultimi anni sono
entrati anche alcuni giovani. È proprio questo il
bello: persone nuove,
con idee nuove, modi
nuovi di vedere le cose.
Siamo un gruppo teatrale ma anche un gruppo
di amici, un gruppo di
amici aperto e le persone nuove che entrano
contribuiscono ad unire
il gruppo sempre di più».
Quando e come è
nato il vostro gruppo
teatrale?
Quinto: «È nato da un
gruppetto di amici che
ha fatto una scommessa:
proviamo a fare teatro.
Ma non sapevamo chi
coinvolgere, non avevamo quinte, costumi, un
posto dove fare le prove… Era una cosa che
non sapevamo se poteva
andare a buon fine; tant’è vero che il primo anno abbiamo noleggiato
dei pannelli per fare la
scenografia e non sapevamo se avremmo raccolto soldi sufficienti a
pagare il noleggio, man
mano che le persone
entravano calcolavamo
quanti pannelli potevamo pagare… è stata una
grande sorpresa vedere
che tanta gente veniva
a vedere il teatro. Non
pensavamo certo di creare un gruppo e, soprattutto un gruppo che sarebbe andato avanti fino
al 2010…».
Quanto tempo prima iniziate a fare le
prove?
Alda: «Innanzitutto la
cosa più difficile consiste
nel trovare un copione.
I testi che troviamo non
sono molti e non sempre
sono adatti al nostro
gruppo, i personaggi sono troppi o ci sono troppi maschi o troppe femmine. Inoltre abbiamo
scelto di fare solo teatri
brillanti e comici perché
pensiamo che la gente,
quando viene a vederci,
ha voglia di ridere e di
svagarsi… e poi certi
personaggi del nostro
gruppo (Lorenzo e Vito)
non potrebbero fare altro! Quando finalmente
riusciamo a trovare il
copione giusto, di solito
a novembre, si legge insieme, il regista sceglie
le parti e ci si accorda anche in base alle esigenze di ognuno (se uno ha
più tempo può fare parti
lunghe). All’ inizio le prove sono settimanali poi
si intensificano anche
perché ci sono molte altre cose da preparare:
scenografie, costumi…».
Lorenzo: «Voglio aggiungere che tutto quello che facciamo è soprattutto grazie alle persone
che ci seguono. Le attività che possiamo condurre a termine (i teatri
e i calendari) sono realizzate grazie alla grande
partecipazione della gente, soprattutto quella di
Livigno, che ci vuole bene, ci apprezza e ci sostiene nelle iniziative di solidarietà nelle quali facciamo solo da tramite».
Alda: «Un’ultima cosa: condividiamo una
grande passione per il
teatro che si aggiunge al
legame di amicizia che ci
unisce».
P A G I N A
34
MASSMEDIA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
INFORMAZIONE L’AGENZIA CHIEDE AIUTO AI LETTORI
LA MISNA IN “ROSSO”
CELEBRATION CHOPIN
28 novembre a Lugano
L’ultimo appuntamento con la riuscita rassegna “Celebrating
Chopin – Le forme e gli amici” organizzata dalla International
Piano Association Switzerland in collaborazione con la
radiotelevisione svizzera RSI Rete Due e la International Piano Academy – Lake Como di Dongo prevede un momento musicale interamente dedicato ai Preludi per pianoforte.
All’ Auditorio “Stelio Molo” di Lugano, domenica 28 novembre alle ore 17, si esibirà il giovane e già affermato pianista
russo Denis Kozhukhin con un repertorio molto conosciuto e
L
agenzia di stampa
missionaria Misna è
in “rosso” e chiede aiuto ai lettori per non
dove ridimensionare
il suo servizio verso un’informazione diversa e più ricca da e per
tutti i “Sud del mondo”. E’ un vero
e proprio appello quello che il
presidente della Misna, padre
Venanzio Milani, lancia attraverso il proprio sito (www.misna.org): “Per continuare la sua
attività al meglio – scrive il presidente - la Misna ha bisogno di
una concreta manifestazione di
sostegno da coloro che la leggono
e la apprezzano. Mille abbonamenti da sostenitore (non inferiore a 100 euro) entro i prossimi tre
mesi potrebbero garantire all’agenzia un futuro più tranquillo e un notiziario da e per tutti i
‘Sud del mondo’, non solo geografici, sempre più ricco. Chi ritiene
di volerlo e poterlo fare, scriva per
favore all’indirizzo [email protected]”.
La Misna – a cui abbiamo fatto
cenno in più occasioni dalle pagine de “Il Settimanale” – rappresenta, senza dubbio, una delle più
belle realtà del panorama informativo italiano. Nata nel 1997
per iniziativa di istituti missionari (Combiniani, Consolata, Pime e
Saveriani) e diretta alla sua nascita da padre Giulio Albanese, è
diventata in questi anni un’agenzia di stampa autorevole, soprattutto per quanto riguarda l’Africa, grazie alle notizie fornite da
una rete estesa di “invitati” formata da missionari, volontari e
membri della società civile che
operano nel Sud del Mondo. “Diritti umani, pace, solidarietà, dia-
’
logo, attività missionaria e libertà religiosa sono le priorità del
piano editoriale – continua padre
Milano -. In pochi anni la MISNA
ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti, è utilizzata da molti massmedia italiani ed esteri ed è ritenuta una delle agenzie più informate sul Sud del mondo e in particolare sull’Africa. Ogni giorno
sforna dalle 30 alle 40 notizie in
lingua italiana, in parte tradotte
in inglese, francese, spagnolo e
dal 2008 in arabo. Ma la crisi economica ha toccato anche la Misna
e il suo bilancio è in rosso. Abbiamo qualche contributo da alcune
istituzioni, ma altre li hanno sospesi o ridotti e non è più possibile
far fronte alle spese di gestione. I
soci fondatori , che hanno anche
molti onerosi impegni nelle terre
di missione, sono costretti a
ripianare i bilanci. Dagli abbonamenti è giunto finora un sostegno
minimo. Per evitare un ridimensionamento del personale (la redazione sta già collaborando con
Masccagni
I
di immediata fruizione comprendente “La cathédrale engloutie”
e “Feux d’artifice” di Claude Debussy e i 24 preludi Op.28 di
Fryderyc Chopin.
Denis Kozhukhin si è recentemente ancor più inserito nel
panorama internazionale dei giovani pianisti di talento grazie
alla vittoria, lo scorso mese di maggio, del primo premio al
prestigioso Concorso Pianistico Internazionale Queen Elizabeth
di Bruxelles.
Con questo concerto si conclude la pregevole iniziativa
luganese dedicata alla figura del celebre compositore polacco:
una proposta culturale molto interessante e ben strutturata
nella scelta dei programmi di sala e degli interpreti, che ha offerto la possibilità di apprezzare alcuni dei più promettenti giovani pianisti del momento: molti di loro, proprio quest’anno,
hanno ottenuto importantissimi riconoscimenti con la vittoria
di primi premi a rinomate competizioni come, ad esempio, quella di Bruxelles e il Concorso Chopin di Varsavia..
Per ulteriori informazioni, approfondimenti e per riascoltare
le registrazioni di tutti i concerti proposti in radiodiretta è possibile visitare il sito www.pianoassociation.ch .
MICHELE LUPPI
ELENA OREGGIONI
Tele
IL
comando
Iris
ris è un’opera in tre atti di
Pietro Mascagni (18631945) su libretto di Luigi
Illica. La prima rappresentazione ebbe luogo al Teatro
Costanzi di Roma il 22 novembre 1898. Il compositore
livornese è noto soprattutto per
Cavalleria rusticana, mentre le
altre sue opere sono cadute nell’oblio, probabilmente anche
perché non ha saputo ritrovare
la concisione, la spontaneità, lo
slancio compositivo e l’unità
stilistica del suo capolavoro,
eppure Iris merita di essere ricordata per l’indubbia originalità che caratterizza alcune sue
pagine di carattere modernizzante. E’ un’opera “simbolista”,
e non “verista” come buona parte dei precedenti lavori di
Mascagni, ed è famosa soprattutto per il coro iniziale: Inno
del sole. Il musicista lanciò in
Italia la moda dell’esotismo
nippofilo, ripresa con maggior
successo da Giacomo Puccini in
Madama Butterfly. Il Giappone
raffigurato in Iris è sostanzialmente frutto di fantasia, quasi
un sogno inventato, ben diverso da quello più “autentico” di
Puccini che, per dare verità e
consistenza all’ambiente, fece
uso di temi giapponesi originali
e utilizzò scale pentafoniche ed
esatonali.
Il momento storico in cui Iris
ha visto la luce è quello caratterizzato dallo stile liberty ed è
in questa prospettiva che va
un accordo di solidarietà) e per
non ridurre o eliminare questo
raro servizio di informazione sulle realtà del Sud del mondo, vi invitiamo a darci una mano: unica
via di salvezza per un’agenzia
che ha pochissimi equivalenti e
che solo così potrà continuare a
servire voi, cari lettori nuovi, e
tutto il Sud del mondo”. Nel nostro piccolo ci sentiamo di
rilanciare questo invito rivolto
non solo a singoli ma anche alle
parrocchie, ai gruppi missionari,
alle botteghe del commercio equo
solidale e tutte le persone che credono nella necessità di essere informati su quanto avviene nel
mondo. Lo facciamo non solo perché siamo i primi ad utilizzare le
informazioni della Misna, ma perché crediamo che un suo ridimensionamento sarebbe una grave
perdita per il giornalismo italiano
e più in generale per il nostro diritto ad essere informati.
considerata e apprezzata.
Benché la
musica sia
legata al
melodismo
tipico ma- A L L ' O P E R A
scagnano,
che traduce in vocalità il simbolismo di GRAMMA
Illica, appare evidente nell’insieme la ricerca di
innovativi mezzi espressivi e
l’intento di conseguire una propria coerenza e determinati
ideali.
“Protagonista dell’Iris –
come aveva scritto Guido Pannain – non è la pupattola imbottita di stoppia simbolica
che porta questo nome, né
l’ombra retorica di personaggi
svaniti, ma quel senso fragrante della vita, ribollente di ardori, che si distende in canto con
genuina chiarezza ed è una
vita che si fa musica”.
GUIDA
PEN
TA
Atto I: Inno del Sole (Coro);
Ho fatto un triste sogno pauroso (Iris); Apri la tua finestra!
(Osaka).
Atto II: Io, pingo (Iris); Un dì
ero piccina (Iris); Or dammi il
braccio tuo (Osaka).
a cura di
ALBERTO CIMA
Domenica 28. Frontiere
dello spirito. C5, 8,50. Rubrica religiosa. Rondine cittadella
della pace, seconda parte. A
sua immagine, Rai1, 10,30.
Rubrica religiosa. Racconti di
vita, Rai3, 12,55. Aids. Alle
falde del Kilimangiaro,
Rai3, 15,05. Magazine di viaggi con L. Colò. Cane e gatto,
Rai4, 16,50. Commedia con
Bud Spencer e Tomas Millian.
Per un pugno di libri, Rai3,
18,00. Gara tra studenti. Paura d’amare, Rai1, 21,30.
Fiction in 6 puntate. Colorado, It1, 21,25. Varietà. Che
tempo che fa, Rai3, 20,10.
Talk con F. Fazio. Il ritorno di
don Camillo, R4, 21,20. Con
G. Cervi e Fernandel. Report,
Rai3, 21,30. Le energie rinnovabili. Niente di personale, La7, 21,30. Con A.Piroso.
Talk. Solo un padre, C5,
21,30. Buon film italiano con L.
Argentero.Una commedia sentimentale garbata. Speciale
Tg1, Rai1, 23,35.
Lunedì 29. Sognando
l’Africa, R4, 16,35. Una storia
vera con Kim Basinger. L’industria della morte, Rai Storia 21,00. Documentario. Sissi,
Rai1, 21,10. Fiction . La vita
dell’imperatrice
d’Austria
Senza traccia, Rai2, 21,05.
Serie poliziesca interessante.
L’infedele, La7, 21,10. Attualità con Gad Lerner. Vieni via
con me, Rai3, 21,05. Grande
successo per Saviano e Fazio.
Ultima puntata. Visita del
Papa a Barcellona, Rai2,
23,40. I momenti più significativi
del viaggio in Spagna di Benedetto XVI. Correva l’anno, Rai3,
23,10. Le figlie del regime, le
donne di Mussolini.
Martedì 30. Filumena Marturano. Rai1,21,10. Prosa di E.
De Filippo con Massimo Ranieri.
Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l’armadio, Rai2,
21,05. Ottimo film tratto dal primo
romanzo della saga di C.S. Lewis.
Viaggio nei miracoli di guarigione, R4, 21,10. Si esplora l’universo delle guarigioni avvenute
per intercessione della Madonna o
dei santi. Ballarò, Rai3, 21,05.
Attualità politica. Wild- oltrenatura, It1, 21,10. Documentari.
Frassati - Tiberio, Rai Storia,
21,00. Documentari da non perdere. Dominique’s story thou
shalt not kill, Rai1, 1,50. Orario
impossibile (registrare) per un
documentario di Marazziti su un
ragazzo afroamericano condannato a morte per un delitto che non
aveva commesso.
Mercoledì 1. L’attualità della storia, Rai Storia 21,00. Programma di Minoli. Let’s dance,
C5, 21,10. Varietà con C. Amendola e V.Incontrada. Il monaco,
Rai2,21,05. Film d’azione divertente. Ti lascio una canzone…
di Natale, Rai1, 21,10. Musicale
con A.Clerici. Chi l’ha visto?,
Rai3, 21,05. Exit-uscita di sicurezza, La7, 21,10. Attualità con I.
D’Amico.
Giovedì 2. Don Matteo 7,
Rai1, 21,10. Serie tv. Million
dollar baby, Rai3, 21,05. Ottimo
film di C. Eastwood. Il primo ca-
valiere, R4, 21,10. Film d’avventura con Sean Connery.
The wedding date La5,
21,10. Film commedia che diverte e commuove. Onora il
padre e la madre, Iris, 22,45.
Film drammatico per adulti,da
cineforum. Il golpe borghese,storia di un’inchiesta,
Rai2,23,35. Documentario.
Venerdì 3. I migliori anni,
Rai1, 21,10. Varietà. Colpo
d’occhio, Rai3, 21,05. Film di
Rubini con Scamarcio. Due
mamme di troppo, C5, 21,10.
Fiction con A. Finochiaro.
NCIS: Los Angeles, Rai2,
21,05. Telefilm. Le invasioni
Barbariche, La7, 21,10. Talk
con I. Bignardi. Storia di noi
due, La5, 21,10. Commedia su
una coppia in crisi dopo 15 anni
di matrimonio, con B.Willis e
M. Pfeiffer. Tv7, Rai1, 00,05.
Attualità.
Sabato 4. Sulla via di
•
Damasco , Rai2, 10,15. Rubrica religiosa di don G. D’Ercole.
TvTalk, Rai3, 14,50. Programma di critica televisiva. Don
Matteo 7, Rai1, 21,30. Con T.
Hill. E se domani, Rai3, 21,30.
•
Quando l’uomo inventa il futuro. Programma scientifico con
A.Zanardi. Cold case, Rai2,
21,05. Poliziesco. Codice
mercury, R4, 21,10. Thriller di
e con B. Willis. La lunga notte del dottor Galvan, Rai5,
21,35. Prosa. Tg2 Dossier,
Rai2, 23,35.
il settimanale
il settimanale
a cura di
TIZIANO RAFFAINI
P A G I N A
35
CONTRIBUTI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010
SETTIMANALI FISC IN ASSEMBLEA NAZIONALE A ROMA
mazione, la discussione e la proposta sulle problematiche di
ogni territorio”.
DOPO “TESTIMONI DIGITALI”, FATTI PER PENSARE
«
I
giornali diocesani dopo
‘Testimoni digitali’”.
Con questo slogan la
Federazione italiana dei
187 settimanali cattolici (Fisc) celebrerà dal 25 al 27 novembre, a Roma (via Aurelia
800), la XVI assemblea nazionale elettiva (info: www.fisc.it). I
lavori saranno aperti, alle ore
17.15 del 25 novembre, da
mons. Claudio Giuliodori, presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali; a seguire, la
relazione di don Giorgio Zucchelli, presidente uscente della
Fisc. “Con l’assemblea - spiega
Zucchelli - si chiude un triennio
denso di attività. In questi tre
giorni faremo il punto della situazione associativa, verranno
proposti gli obiettivi per i prossimi anni e verrà eletto il nuovo Consiglio nazionale”. Venerdì 26 novembre sono in programma la celebrazione della
Santa Messa presieduta da
mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei (ore
8.30), e l’udienza particolare di
Benedetto XVI (Vaticano, ore
12). Sabato 27, infine, il dibattito su “Quale futuro per la carta
stampata nel mondo digitale?”,
al quale parteciperanno mons.
Domenico Pompili, sottosegretario Cei e direttore dell’Ufficio
nazionale per le comunicazioni
sociali, padre Antonio Sciortino,
direttore di “Famiglia Cristiana”, e Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”. Sul tema dell’assemblea, ma non solo, abbia-
Il
mo rivolto alcune domande a
don Giorgio Zucchelli (nella
foto).
Quali prospettive per la
Fisc, per i giornali cattolici
del territorio, dopo “Testimoni digitali”?
“È evidente che per il futuro
l’impegno dei giornali Fisc sarà
quello d’integrarsi con i media
presenti in Internet. Circa 80
testate hanno già il corrispettivo on line. La sfida - come è
anche emerso al congresso della stampa cattolica organizzato
in ottobre dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali
- è integrare le varie tipologie di
media. Nel futuro, dunque, bisogna pensare a un’informazione integrata (giornali, radio e
siti Internet). E dato che si tratta di una nuova frontiera, tutti i
giornali sono chiamati a impegnarsi in questo senso con gli
altri mass media diocesani. Tutto ciò, tenendo sempre presente quanto sottolineato al convegno ‘Testimoni digitali’, ossia
che il vero obiettivo è riuscire a
mettere insieme la Rete con la
presenza, l’on e l’off line . Ed è
qui che i giornali del territorio
possono dare molto in termini
d’incontro, di partecipazione, di
riflessione...”.
I vescovi hanno dedicato
questo decennio pastorale
all’“arte dell’educazione”.
Su questa linea, che coinvolge anche i media cattolici,
quale contributo specifico
punto di DOMANDA
a cura di MONS. FRANCO FESTORAZZI,
vescovo emerito di Ancona-Osimo
(Uomo) dove sei?
(GEN 3,9)
Proponiamo come interrogativo iniziale la domanda rivolta da
Dio ad Adamo e a tutti gli uomini, dopo la loro rottura del rapporto con il Signore, fino a causare la morte: “Come a causa di un
solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la
morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché
tutti hanno peccato….”(Rom 5,12).
Dio è sempre vicino con affetto all’uomo, che ha creato per amore,
anche quando l’uomo lo tradisce con il peccato, frutto dell’egoismo e dell’orgoglio, cedendo alla tentazione del “serpente”
(satana; Gen 3,1-5).
Il Signore è pronto a perdonare e a salvare: arriviamo così al
vertice della storia della salvezza, che ha come centro Gesù Cristo Salvatore (Rom 5,15-17): “Come regnò il peccato nella morte,
così regni anche la grazia mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore” (Rom 5,21).
E’ molto importante sottolineare la centralità della salvezza in
Gesù Cristo, Figlio di Dio e vero Uomo, che avremo occasione di
meditare nei prossimi articoli sulla “misericordia” divina e umana. Per ora ci fermiamo a riflettere sulla storia dell’umanità, che
ha tanto bisogno di salvezza, fatta di amore e di pace.
Proponiamo due riflessioni sull’uomo: quella della sua fragilità;
l’esempio e la testimonianza dei santi.
Ciò che abbiamo detto finora dell’uomo peccatore si può esemplificare con tante guerre, liti e inimicizie diffuse in tutta la
terra. Un esempio significativo potrebbe essere la persecuzione
contro i cristiani in Iraq (rimandiamo alle parole del Papa e del
Presidente della CEI, card. Bagnasco, riportate da Avvenire
venerdì 12 novembre scorso). I mezzi di comunicazione sociale,
come sempre abbiamo detto, si limitano purtroppo a riportare
solo le notizie negative relative al male del mondo. Impegnamoci,
quanto è possibile, a rilevare anche il bene compiuto dall’uomo
con la grazia di Dio.
Arriviamo così alla seconda riflessione: l’esempio e la testimonianza dei Santi.
All’inizio di novembre la nostra santa Chiesa celebra la festa
dei Santi. Quanto è significativo e confortante alzare gli occhi al
cielo per godere di questa loro presenza in comunione con Dio, il
Padre misericordioso, il Figlio Redentore e lo Spirito Santo amore, e con la Santa Vergine Maria, Regina di tutti i Santi! E’ una
grande gioia, che abbiamo vissuto e viviamo, uniti nella preghiera e nell’affetto senza limiti ai nostri cari familiari a amici defunti, che domandiamo al Signore di accogliere in paradiso e
siamo certi del loro amato ricordo di tutti noi!
Terminiamo questo primo punto interrogativo con tanta gratitudine, con profonda fede, aperti alla carità e alla speranza, fondate in un particolare impegno di vita cristiana e profondamente
umana.
dalle testate Fisc?
“I nostri settimanali sono impegnati in questa bellissima e
difficile ‘arte’. Un giornale educa di per se stesso. Non perché
scrive articoli sull’educazione
ma perché offre, attraverso le
sue pagine, un modo di pensare
la vita, una cultura ispirata ai
valori cristiani. Questo è l’elemento fondamentale: i nostri
giornali educano nella loro stessa struttura d’informazione. Da
qui l’importanza della presenza
delle nostre testate in quanto
tali. A questo però occorre aggiungere un secondo passo che,
in questi dieci anni, sarà quello
di affrontare il tema dell’educazione così come viene trattato
dai vescovi negli ‘Orientamenti pastorali’. E lo faremo secondo la nostra tipologia tipica, ossia raccontando le esperienze
del territorio e raccogliendo interventi e riflessioni sull’impegno educativo della Chiesa”.
La Settimana Sociale da
poco conclusa ha segnato,
con altre iniziative, come il
Forum delle famiglie, Retinopera e Scienza & Vita, una
ripresa della presenza dei
cattolici in ambito sociale e
politico. Storicamente i settimanali cattolici locali hanno accompagnato questo
impegno: come continuare
in questa direzione, in una
realtà complessa e frammentata?
“Nella realtà attuale i nostri
giornali sono chiamati a educare i lettori all’impegno sociale e
politico attraverso la forma della partecipazione. Cioè, se i nostri giornali informano sulle
realtà sociali e politiche del territorio, se rendono coscienti i
cittadini dell’impegno e della
realtà, se parlano dei problemi,
se stimolano i cattolici a intervenire, favoriscono la realizzazione di reti socio-politiche nei
singoli territori, promuovendo
una grande opera di sensibilizzazione e di educazione anche
alla politica. Al settimanale,
ovviamente, non spetta fondare un partito, ma stimolare i
cattolici a impegnarsi, tendendo sempre ben presenti i valori
non negoziabili. I giornali, quindi, come educatori alla socialità
e alla politica, attraverso l’infor-
La recente adesione della
Fisc al Copercom, coordinamento di oltre 20 associazioni nazionali per la comunicazione (www.copercom.it)
sottolinea l’impegno per la
formazione dell’animatore
“cultura e comunicazione”.
Come questa figura, prevista dal Direttorio Cei “Comunicazione e missione”,
può essere sostenuta e incoraggiata da un settimanale
diocesano anche in risposta
alla sollecitazione degli “Orientamenti pastorali” di
realizzare “un’alleanza fra i
diversi soggetti”?
“È molto importante promuovere questa figura che, tra l’altro, il Direttorio presenta con
un carisma e un valore particolari. Credo che si stia lavorando
in ogni diocesi. È una sfida che
bisogna affrontare assolutamente. Sul territorio non mancano offerte di formazione, oltre
a quelle nazionali, organizzate
dall’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali. Ai settimanali il
compito di promuovere, sostenere e incoraggiare tutte quelle iniziative”.
a cura di VINCENZO CORRADO
COMUNIONE E LIBERAZIONE
IN PREGHIERA PER I CRISTIANI DI IRAQ
Riceviamo dall’Ufficio
stampa di «Comunione
e Liberazione»
e pubblichiamo
C
omunione e Liberazione aderisce all’appello
dei Vescovi italiani a
pregare domenica 21
novembre per i cristiani dell’Iraq, «che soffrono la tremenda prova della testimonianza cruenta della fede» (Comunicato finale dell’Assemblea CEI,
11 novembre 2010).
Il movimento invita tutti i
suoi aderenti a partecipare alle
messe secondo le intenzioni di
Benedetto XVI, che il giorno
dopo il gravissimo attentato
nella cattedrale siro-cattolica di
Bagdad che ha causato decine di
morti e feriti, ha detto: «Prego
per le vittime di questa assurda
violenza, tanto più feroce in
quanto ha colpito persone inermi, raccolte nella casa di Dio, che
è casa di amore e di riconciliazione. Esprimo inoltre la mia affettuosa vicinanza alla comunità cristiana, nuovamente colpita, e incoraggio pastori e fedeli
tutti ad essere forti e saldi nella
speranza. Davanti agli efferati
episodi di violenza, che continuano a dilaniare le popolazioni del Medio Oriente, vorrei infine rinnovare il mio accorato
appello per la pace: essa è dono
di Dio, ma è anche il risultato
degli sforzi degli uomini di buona volontà, delle istituzioni nazionali e internazionali. Tutti
uniscano le loro forze affinché
termini ogni violenza!» (Angelus, 1° novembre 2010).
Rivolgendosi a tutti gli aderenti a Comunione e Liberazione, don Julián Carrón ha detto che «la partecipazione alle
messe domenicali secondo le
intenzioni del Papa e dei Vescovi è un gesto di comunione reale e di carità perché sentiamo
come nostri amici i cristiani
dell’Iraq, anche se non li conosciamo direttamente».
Come dice don Giussani, «se
il sacrificio è accettare le circostanze della vita, come accadono, perché ci rendono corrispondenti, partecipi della morte di
Cristo, allora il sacrificio diven-
ta la chiave di volta di tutta la
vita […], ma anche la chiave di
volta per capire tutta la storia
dell’uomo. Tutta la storia dell’uomo dipende da quell’uomo
morto in croce, e io posso influire sulla storia dell’uomo “ posso influire sulla gente che vive
in Giappone adesso, sulla gente che sta in pericolo sul mare
adesso; posso intervenire ad aiutare il dolore delle donne che
perdono i figli adesso, in questo
momento “, se accetto il sacrifi-
cio che questo momento mi
impone» (L. Giussani, Si può vivere così?, Rizzoli, pp. 389"390).
Per questa ragione, ha aggiunto Carrón, «se un gesto di
preghiera può influire sul cambiamento della gente in Giappone, può cambiare qualcosa anche in Iraq. Il sacrificio che facciamo per i cristiani iracheni e
la preghiera di domenica siano
un gesto con cui invochiamo,
imploriamo da Dio la protezione per loro».
Uccidersi a 11 anni
Lo sgomento, le domande,
il silenzio, l’abbraccio
Suicida a 11 anni. Rimbalza così sui media la notizia di una tragedia avvenuta in un paesino vicino a Pisa. Un ragazzino di 11 anni,
Filippo, che si uccide con una cinghia stretta intorno al collo. In
casa, all’ora di pranzo, lasciando un biglietto in cui chiede perdono
ai familiari.
Naturalmente non si può entrare in una vicenda così drammatica
a partire dai titoli dei giornali. Però anche solo questi lasciano
attoniti. C’è poco da sapere, ma quel che si sa non può lasciare
indifferenti. Anche perché la notizia squarcia il velo della normalità intorno a noi, lascia intravedere la possibilità che proprio al
nostro fianco, nelle vicende quotidiane e così rassicuranti, ben conosciute, possa affacciarsi l’abisso.
Ed è proprio l’abisso quello che spaventa. Come può un ragazzino
di 11 anni arrivare al suicidio? Come è possibile che nell’età dell’”esplosione”, della ricerca di sé, della voglia di affermarsi che
comincia forte con la preadolescenza e l’adolescenza, come è possibile il gesto dell’annientamento? Quale scoraggiamento, quale
mistero e quale abisso, anche solo momentanei, hanno catturato
la mente e il cuore di un undicenne?
Sono domande difficili e, nello stesso tempo, immediate. Perché
ciascuno di noi ha a fianco Filippo, o chi per lui. Magari senza
accorgersene. La tragedia di Pisa riguarda un po’ tutti. Si potrà
riflettere e cercare a lungo le motivazioni possibili di un gesto così
sconcertante. Già, nelle prime cronache, si accenna alla separazione dei genitori, al fratellino più piccolo nato dalla relazione della
madre con il nuovo compagno, con il quale l’undicenne viveva...
Tante cose, da lasciare agli psicologi. Importanti, certo, per ricostruire dinamiche e sezionare, tutto sommato senza troppi riguardi, le vite altrui. Ma in fondo sono irrilevanti rispetto all’enormità
del fatto e al messaggio immediato che pare di cogliere e che riguarda il mistero della vita, la sua impenetrabilità, a volte, insieme alla sua fragilità.
Siamo davvero delle piccole canne al vento, come diceva il filosofo.
Capaci a volte di resistere alle tempeste più forti, come, in altre
occasioni, di crollare di colpo. Cosa ci tiene in piedi? Cosa ci fa
resistere? O mollare tutto? Cosa cerchiamo? Cosa cerca un bimbo
di 11 anni, come un uomo anche molto più maturo?
Difficile dire. Viene da stare in silenzio e magari avvolgere in un
abbraccio pieno di tenerezza e compassione - nel senso autentico
del patire insieme - prima Filippo e poi il suo papà e la sua mamma. In fondo, siamo tutti noi.
ALBERTO CAMPOLEONI
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