DELLA ANNO XXXV 27 NOVEMBRE 2010 E 1,20 44 DIOCESI DI COMO PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A. SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO COMO CARCERE: UN MURO DA ABBATTERE C ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ inquantamila copie già editate dalla Libreria Editrice Vaticana (Lev), altrettante in ristampa, 7 editori che hanno già provveduto a lanciare la prima edizione nei loro Paesi e nelle principali lingue mondiali, 12 editori in altre lingue che sono “in trattativa”, quasi pronte le edizioni in polacco, svedese e sloveno: sono queste alcune delle informazioni fornite a centinaia di giornalisti che martedì mattina hanno affollato la Sala Stampa Vaticana per la presentazione del volumeintervista di Peter Seewald a papa Benedetto XVI “Luce del mondo – Il Papa, la Chiesa e i segni dei tempi” (Lev). L’autore dell’intervista (presente alla conferenza stampa) è ben conosciuto da papa Ratzinger perché, prima della sua elezione al soglio pontificio, aveva curato un servizio speciale su di lui e due libri-intervista. “Sono stato molto contento di poterlo intervistare di nuovo – ha detto – e ho riscontrato che è ulteriormente aumentata la sua amabilità personale, la sua cortesia, la sua umiltà. Il Papa ti facilita la vita, non si presenta come ‘papa-panzer’, invece ti accoglie, si sofferma su ogni domanda, non ha paura di affrontare nessuna questione. La sua enorme forza intellettuale – ha proseguito Seewald – si unisce a una altrettanta forza spirituale, è un uomo veramente semplice e pio, ancora più pio di come lo avevo conosciuto”. “L’impressione che si ricava è quella di un Papa ottimista sulla vita della Chiesa, nonostante le difficoltà che l’accompagnano da sempre. ‘La Chiesa cresce ed è viva, è molto dinamica. Negli ultimi anni il numero dei sacerdoti è aumentato in tutto il mondo e anche il numero dei seminaristi’. Come dire che la Chiesa non può essere identificata solo nel frammento di una zona geografica”: con queste parole mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, ha introdotto il libro-intervista al Papa. Alle numerose domande su come interpretare la presunta “apertura” di Benedetto XVI all’uso del profilattico, ha risposto affermando che “le questioni morali non sono condensate su questo punto, ma sono di ben più ampia portata e riguardano ad esempio la bioetica e la genetica. Il progresso non si ferma e più esso aumenta più aumenteranno gli interrogativi etici”. “Il Papa ‘dubita e si interroga’; con schiettezza chiede a se stesso e quasi anche a noi se sia veramente giusto offrirsi alle folle e farsi acclamare come una star; tratta ampliamente del conflitto della fede cristiana con il nostro tempo e almeno in due passi riconosce con parole impegnative ‘la moralità della modernità’”. Così il giornalista Luigi Accattoli ha riflettuto su alcune delle numerose questioni affrontate nel volume-intervista. P adre Milani ci racconta la sua esperienza quotidiana di incontro. Persone in cerca di una nuova occasione per ricominciare a vivere. Le difficoltà di reinserimento. A PAGINA 12 COMO TUMORI: IL “REGISTRO” COMASCO A PAGINA 14 COMO UNA GIORNATA DEDICATA AL PARKINSON La possibilità di saperne di più. Oltre 1200 i malati in provincia di Como. Non ho paura A PAGINA 16 COMO IUBILANTES E IL PREMIO “ITALIA MEDIEVALE” IL LIBRO INTERVISTA DI BENEDETTO XVI A PAGINA 17 COMO 10 ANNI PER GLI ARTIGIANI GUANELLIANI A PAGINA 20 COMO UN LIBRO SU MARGHERITA SARFATTI PRIMO PIANO IL RAPPORTO SU POVERTÀ ED ESCLUSIONE SOCIALE IN ITALIA DELLA CARITAS A PAGINA 3 MORBEGNO A TEMA IL CONCILIO A PAGINA 29 CAMPO MEZZOLA I 50 ANNI DELLA CHIESA A PAGINA 30 VISITA PASTORALE IL VESCOVO ATTESO NELLE DUE PARROCCHIE DEL COMUNE DI SAN SIRO A PAGINA 9 CRISTIANI PERSEGUITATI LA SORTE DI ASIA BIBI. ALTRI MORTI IN IRAQ A PAGINA 4 CERANO S. ZENO, UN GIOIELLO MOLTO AMATO A PAGINA 25 LIVIGNO TREPALLE QUANDO IL TEATRO FA UN GRAN BENE A PAGINA 33 CHIESA CATTOLICI ORIENTALI IN FESTA A PAGINA 21 Messaggio del Vescovo LA LETTERA PASTORALE PER L’AVVENTO NELL’INSERTO DI QUATTRO PAGINE ALLEGATO A QUESTO NUMERO A PAGINA 8 P A G I N A 2 RIFLESSIONI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 IL LIBRO INTERVISTA DEL PAPA NOVITÀ IN LIBRERIA NESSUNA SVOLTA RIVOLUZIONARIA P ubblichiamo il testo integrale della nota di padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede - diffusa domenica 21 novembre - sulle parole del Papa circa la questione dei profilattici così come riportata da alcuni media. Alla fine del capitolo 10 del libro “Luce del mondo”, il Papa risponde a due domande circa la lotta contro l’AIDS e l’uso del profilattico, domande che si ricollegano alla discussione seguita ad alcune parole pronunciate dal Papa sul tema nel corso del suo viaggio in Africa nel 2009. Il Papa ribadisce chiaramente che egli allora non aveva voluto prendere posizione sul problema dei profilattici in generale, ma aveva voluto affermare con forza che il problema dell’AIDS non si può risolvere con la sola distribuzione di profilattici, perché bisogna fare molto di più: prevenire, educare, aiutare, consigliare, stare vicini alle persone, sia affinché non si ammalino sia nel caso che siano ammalate. Il Papa osserva che anche nell’ambito non ecclesiale si è sviluppata una analoga consapevolezza, come appare dalla cosid- detta teoria ABC (Abstinence – Be Faithful – Condom), in cui i primi due elementi (astinenza e fedeltà) sono molto più determinanti e fondamentali per la lotta all’AIDS, mentre il profilattico appare in ultimo luogo come scappatoia, quando mancano gli altri due. Deve essere quindi chiaro che il profilattico non è la soluzione del problema. Il Papa allarga poi lo sguardo e insiste sul fatto che concentrarsi solo sul profilattico equivale a banalizzare la sessualità, che perde il suo significato come espressione di amore fra persone e diventa come una “droga”. Lottare contro la banalizzazione della sessualità è “parte del grande sforzo perché la sessualità venga valutata positivamente e possa esercitare il suo effetto positivo sull’essere umano nella sua totalità”. Alla luce di questa visione ampia e profonda della sessualità umana e della sua problematica odierna, il Papa riafferma che “naturalmente la Chiesa non considera i profilattici come la soluzione autentica e morale” del problema dell’AIDS. Con ciò il Papa non riforma o cambia l’insegnamento della Chiesa, ma lo riafferma metten- ALCUNI PASSAGGI DAL LIBRO DEL PAPA LA GIOIA DEL CRISTIANESIMO: «Tutta la mia vita è sempre stata attraversata da un filo conduttore, questo: il cristianesimo dà gioia, allarga gli orizzonti. In definitiva un’esistenza vissuta sempre e soltanto “contro” sarebbe insopportabile». LE DIFFICOLTÀ: «L’avevo messo nel conto. Ma innanzitutto bisognerebbe essere molto cauti con la valutazione di un Papa, se sia significativo o meno, quando è ancora in vita. Solo in un secondo momento si può riconoscere quale posto, nella storia nel suo insieme, ha una determinata cosa o persona. Ma che l’atmosfera non sarebbe stata sempre gioiosa era evidente in considerazione dell’attuale costellazione mondiale, con tutte le forze di distruzione che ci sono, con tutte le contraddizioni che in essa vivono, con tutte le minacce e gli errori. Se avessi continuato a ricevere soltanto consensi, avrei dovuto chiedermi se stessi veramente annunciando tutto il Vangelo». a cura di ELENA CLERICI LA BIBBIA, RACCONTI E GIOCHI dosi nella prospettiva del valore e della dignità della sessualità umana come espressione di amore e responsabilità. Allo stesso tempo il Papa considera una situazione eccezionale in cui l’esercizio della sessualità rappresenti un vero rischio per la vita dell’altro. In tal caso, il Papa non giustifica moralmente l’esercizio disordinato della sessualità, ma ritiene che l’uso del profilattico per diminuire il pericolo di contagio sia “un primo atto di responsabilità”, “un primo passo sulla strada verso una sessualità più umana”, piuttosto che il non farne uso esponendo l’altro al rischio della vita. In ciò, il ragionamento del Papa non può essere certo definito una svolta rivoluzionaria. Numerosi teologi morali e autorevoli personalità ecclesiastiche hanno sostenuto e sostengono posizioni analoghe; è vero tuttavia che non le avevamo ancora ascoltate con tanta chiarezza dalla bocca di un Papa, anche se in una forma colloquiale e non magisteriale. Benedetto XVI ci dà quindi con coraggio un contributo importante di chiarificazione e approfondimento su una questione lungamente dibattuta. E’ un contributo originale, perché da una parte tiene alla fedeltà ai principi morali e dimostra lucidità nel rifiutare una via illusoria come la “fiducia nel profilattico”; dall’altra manifesta però una visione comprensiva e lungimirante, attenta a scoprire i piccoli passi – anche se solo iniziali e ancora confusi - di una umanità spiritualmente e culturalmente spesso poverissima, verso un esercizio più umano e responsabile della sessualità. padre FEDERICO LOMBARDI Questa Bibbia per piccoli rappresenta un modo nuovo e interattivo per far conoscere e giocare con sei racconti tra i più noti ed amati della Sacra Scrittura: il passaggio del Mar Rosso, le vicende di Daniele e Giona, la parabola della pecora smarrita, le storie evangeliche dell’uomo calato dal tetto e di Pietro che cammina sull’acqua. Speciali pagine magnetiche rappresentano la scena, narrata con brevi testi efficaci, e il piccolo lettore ha a disposizione una serie di personaggi e animali calamitati per animare con le sue mani il racconto e ripeterlo con le sue parole. Una tasca trasparente in copertina contiene le 35 calamite, che possono essere collocate su qualsiasi superficie metallica della propria casa (oltre che sulle pagine del libro), e poi comodamente riposte con ordine. La Bibbia. I primi racconti, Paoline, euro 15,00. Per bambini un po’ più grandi, in grado di leggere, EDB propone questa Bibbia per un primo approccio all’Antico e al Nuovo Testamento. Gli episodi biblici sono narrati con un linguaggio coinvolgente e comprensibile, ricco di discorsi diretti; le illustrazioni aiutano a capire ed immaginare. LEENA LANE e GILLIAN CHAPMAN, La mia prima Bibbia, EDB, pagine 254, euro 11,90. Ecco due libri in attesa della prima comunione. Il primo libriccino è una raccolta di brevi racconti per prepararsi al giorno della prima comunione: i protagonisti sono un gruppo di ragazzine e ragazzini in dialogo con le loro famiglie e con un giovane sacerdote della parrocchia sul senso dell’essere cristiani. I fitti colloqui tra genitori e figli sono un invito a potenziare questa forma di rapporto, per andare oltre la banalità e la formalità. I racconti possono essere utilizzati in famiglia e nella catechesi. La proposta di Elledici vuole essere invece un ricordo del giorno della prima comunione: attraverso belle illustrazioni ed un racconto in prima persona il libro invita a ricevere l’Eucaristia nel segno della gratitudine a Gesù e dell’appartenenza alla Chiesa, presenta le preghiere del cristiano, offre alcune idee per i cartoncini di invito e per la foto ricordo.MARIA STELLA BATTAGLIA, Con Gesù amici per sempre. Racconti per la Prima Comunione, Paoline, pagine 58, euro 5,50. BERTA GARCIA SABATES – illustrazioni di MARTA FABREGA, La mia Prima Comunione, Elledici, euro 12,00. Giocando, s’impara la vita di Gesù. Questo sussidio per la catechesi offre materiale utile per rilanciare l’impegno di tanti operatori pastorali: ci sono attività manuali da sperimentare e tante curiosità sul Vangelo, giochi di movimento per stare insieme, consigli e schede tecniche per una migliore riuscita degli incontri, sfide a punti per una verifica divertente. La proposta segue lo svolgimento dell’anno liturgico. LUANA RAVECCA- illustrazioni di PAOLA CAMORIANO, Giocando s’impara, Paoline, pagine 144, euro 12,50. PRIMA DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A Parola FRA noi IS 2,1-5 SAL 121 RM 13,11-14a MT 24,37-44 Avvento è desiderare e attendere di tornare a casa di ANGELO SCEPPACERCA PRIMA SETTIMANA del Salterio DESIDERARE E ATTENDERE I l Figlio dell’uomo verrà, e non sapere quando, non attenua la certezza di questa venuta. Noi non lo sappiamo, ma nessuno lo sa, neppure il Figlio. Tutta la sapienza è del solo Padre e da lui si riceve ogni conoscenza. Così, nei giorni di Noè, in merito alla scadenza del giudizio di Dio, c’era chi continuava a mangiare e a bere, chi prendeva moglie e chi marito, come se nulla potesse mai accadere; solo Noè, credendo alla voce di Dio, si era messo a costruire una nave sull’asciutto. Nessuno seppe e fece niente finché le acque non travolsero ogni cosa. Noè non sapeva quando sarebbe accaduto, ma per il dono della sapienza, viveva preparandosi alla venuta del giudizio di Dio. Dopo il confronto tra la venuta del Signore e lo scatenarsi del diluvio ai tempi di Noè, Gesù accresce il raffronto e paragona la sua venuta a quella di un ladro nella notte. Non sapendolo, il padrone non vigila e sbaglia. La vigilanza è tradotta da Gesù col comando a star pronti. La deduzione coerente e pratica è quella di vigilare sempre, per tutta la vita. Non si tratta di ansia perenne per l’incombere di una apocalisse, ma attenzione costante a vivere bene, soprattutto nella carità, ogni frammento della storia personale e collettiva, fiduciosi e certi che il Signore sta per venire. Ogni istante vissuto nella prospettiva della venuta e dell’incontro con il Signore. A chi le chiedeva se non avesse paura del ladro che stava per arrivare, Santa Teresa di Lisieux morente rispose che lo aspettava con desiderio. Oggi inizia il tempo d’Avvento, in attesa di un Figlio d’uomo e del meglio che egli porta. È stato sempre così. Il profeta Daniele ebbe la visione delle quattro bestie emerse dal mare, simbolo di male di caos; quattro bestie feroci e assetate di sangue, figure degli imperi dei Babilonesi, dei Medi, dei Persiani, di Alessandro Magno. Un fuoco distruggerà le bestie e dal cielo scenderà un Figlio di uomo. Se l’umanità costruisce società disumane, Dio manda un figlio per rifare una nuova e vera umanità. Avvento è desiderare e attendere questa venuta di novità nella vita di ognuno. È anche la visione di Isaia, il monte del Tempio che cresce più di tutti e tutti gli altri monti si chinano dinanzi a questo monte. I passi di Dio: la scelta di un popolo, Israele, Abramo, poi Isacco, quindi Giacobbe, Mosé, i profeti, alla fine Gesù. A questo popolo Dio ha lasciato una legge che se la vivi, cambiano le cose. A Israele Dio lascia la Torah e Gesù ci lascia le Beatitudini. Avvento è attendere di tornare a casa. Un missionario che era vissuto in Cina per molti anni e un famoso cantante che vi era rimasto solo per un paio di settimane, tornavano negli Stati Uniti a bordo della stessa nave. Quando attraccarono a New York, il missionario vide una gran folla di ammiratori in attesa del cantante. “Signore, non capisco”, mormorò il missionario, “ho dedicato 42 anni della mia vita alla Cina, e lui ci è rimasto soltanto due settimane, eppure ci sono migliaia di persone che gli danno il bentornato a casa, mentre per me non c’è nessuno”. E il Signore rispose: “Figliolo, ma tu non sei ancora a casa…”. CARITAS PRIMOPIANO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 NEL 2009 OLTRE 8 MILIONI E MEZZO I POVERI NEL NOSTRO PAESE SIAMO... “IN CADUTA LIBERA” Pubblicato il 10° Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia a cura di Caritas Italiana e Fondazione “E. Zancan” S ono oltre 8 milioni e mezzo i poveri in Italia nel 2009. Quasi il 4% in più rispetto all’anno precedente. La povertà è un fenomeno che riguarda soprattutto il Mezzogiorno, le famiglie numerose, quelle con 3 o più figli (in prevalenza se minori), quelle monogenitoriali e coloro che hanno bassi livelli di istruzione. Inoltre sempre più famiglie, in cui uno o più membri lavorano, sono povere. Ma non è tutto. Accanto ai poveri ufficiali, ci sono le persone impoverite che, pur non essendo povere, vivono in una situazione di forte fragilità economica. Sono persone che, soprattutto in questo periodo di crisi, hanno dovuto modificare, in modo anche sostanziale, il proprio tenore di vita, privandosi di una serie di beni e di servizi, precedentemente ritenuti necessari. Il fenomeno è confermato anche da alcuni dati: nel 2009 il credito al consumo è sceso dell’11%, i prestiti personali hanno registrato un -13% e la cessione del quinto a settembre 2009 ha raggiunto il +8%. Facendo una media di questi indicatori, si può calcolare un 10% in più di poveri, da sommare agli oltre 8 milioni stimati. Nella vita di tutti i giorni la crisi si traduce in difficoltà a pagare la spesa, il mutuo, le cambiali (+14% nel 2009). Nei primi mesi del 2010 alcuni sostenevano che la crisi economica era in via di superamento, ma ancora oggi il problema ap- pagina a cura della CARITAS DIOCESANA pare in tutta la sua gravità, ci presenta le difficoltà delle persone disoccupate, delle famiglie impoverite, di quelle che sanno che prima o dopo finiranno gli ammortizzatori sociali. Lo sanno le Caritas, i Centri di Ascolto, le Parrocchie. Gli ammortizzatori sociali non bastano, sono costati nel 2009 ben 18 miliardi di euro, una cifra enorme per un argine utile, ma fragile. Ecco in estrema sintesi alcuni dati e alcune riflessioni significative emerse dal “Rapporto 2010 su povertà ed esclusione sociale in Italia, intitolato significativamente “In caduta libera”, a cura della Caritas Italiana e dalla Fondazione “E. Zancan”, giunto alla decima edizione. ANALISI A 360 GRADI Lo studio è diviso in due parti. La prima parte, curata dalla stressa Fondazione Zancan, considera le dimensioni territoriali della povertà e la capacità di risposta delle Regioni, guardando ad alcuni Stati europei. Propone una lettura che guarda alla povertà familiare, alle politiche per contrastarla, agli strumenti di solidarietà per lottare in modo più efficace, in un quadro istituzionale di decentramento delle responsabilità e delle risorse: dallo Stato alle Regioni e agli Enti locali. La seconda parte, curata da Caritas Italiana, approfondisce il legame tra comunità ecclesiale e povertà. Sono analizzate le conseguenze della crisi economica sulle famiglie, i dati sugli utenti dei Centri di Ascolto Caritas, i percorsi di riflessione teologicapastorale, di accompagnamento e di animazione territoriale. Viene inoltre descritta l’azione di varie Caritas nazionali in Europa, in riferimento alle attività programmate per la campagna “Zero Poverty”, promossa per il 2010 da Caritas Europa. LA PRIMA PARTE Nella prima parte, in particolare, si evidenzia appunto come la famiglia sia la prima vittima della crisi e della povertà. Diversamente da altri Paesi, inoltre, in Italia più alto è il numero dei figli, maggiore è il rischio di povertà. In secondo luogo, l’ulteriore precarietà del lavoro impedisce alle nuove generazioni di creare nuovi nuclei familiari. Si è analizzato poi il problema delle risorse. Al momento in Italia l’assistenza sociale è soprattutto erogazione di soldi per dare risposte emergenziali che non garantiscono l’uscita delle situazioni difficili. L’errore è sempre lo stesso: si danno troppi soldi e pochi servizi, con costi a carico delle famiglie. La crisi potrebbe aiutarci a prendere coscienza di questa contraddizione, per attuare soluzioni coraggiose, bonificando i trasferimenti e investendo nell’aiuto vero. Basti pensare che la spesa per assistenza sociale nel 2008 (ultimo dato disponibile) è stato di 49 miliardi di euro, l’86% dei quali impiegati per garantire interventi economici e sono un 14% per attivare servizi più duraturi. La sola spesa per gli assegni familiari ammonta a 6 milioni e 427mila euro. Infine, sempre nella prima parte, si affronta il problema di quali politiche occorre mettere in atto per una lotta efficace alla povertà. A questo proposito si chiede con fermezza l’uscita dalla contraddizione che vede lo Stato gestire sei/settimi della spesa per l’assistenza sociale. Se Regioni e Comuni hanno responsabilità piena nell’affrontare il problema, devono anche avere tutte le risorse per poterlo fare. LA SECONDA PARTE Sul fronte dell’azione di ascolto, di osservazione e di risposta alle emergenze, le Chiese locali e la Caritas in particolare sono in prima linea su tutto il territorio nazionale. In base a una UN SUSSIDIO DELLA CARITAS DIOCESANA SUI CENTRI DI ASCOLTO “BUONE PRASSI” PER ASCOLTARE E AIUTARE La seconda parte del rapporto “Zancan” 2010 su povertà ed esclusione sociale in Italia - sezione che approfondisce il legame tra comunità ecclesiale e povertà - mette in evidenza il prezioso lavoro svolto dai Centri di Ascolto in Italia. Su questo fronte anche la Caritas diocesana di Como è impegnata da oltre 10 anni, grazie al lavoro di operatori e volontari, sia nel Centro di Ascolto di via don Guanella a Como sia negli altri 13 centri aperti nella vasta Diocesi comense. E proprio per trarre un bilancio del lavoro svolto, e per indicare le linee future di un’esperienza così importante, è stato pubblicato il sussidio “Ascoltare-aiutare: le buone prassi”, a cura di Luigi Nalesso, operatore della Caritas di Como, e con il contributo dell’Area formazione e promozione Caritas e dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse. Il sussidio è uno “spaccato” dell’esperienza fatta in questi anni dalla Caritas diocesana, che mettendo al centro la persona - con i suoi bisogni e le sue aspettative - si fa “segno” di condivisione e di speranza, di testimonianza e di gesti concreti nella comunità. E proprio con “gesti concreti”, che devono tradursi in “buone prassi” nel tempo quotidiano, la Caritas diocesana mette a frutto la sua esperienza - grazie al lavoro di équipe e di rete degli operatori e dei volontari dei Centri di Ascolto diocesani e del servizio di Porta Aperta - per promuovere la persona oltre il mero assistenzialismo, oltre l’emergenza. Il sussidio è diviso in 6 capitoli: “Centri di Ascolto in Diocesi: a che punto siamo?”; “Lo stile delle buone prassi: educare”; “Il metodo: la narrazione”; “Le buone prassi dell’ascolto”; “L’arte di aiutare: indicazioni operative”; “Una breve conclusione”. E proprio il tema delle “buone prassi” - che sono appunto il tratto saliente del sussidio - viene approfondito per delineare e guidare l’impegno di chi (operatori, volontari, persone di “buona volontà) affronta ogni giorno la fatica (e anche la gioia) di accompagnare chi è in difficoltà. Ecco allora approfondito il “decalogo dell’educare” (dove vengono evidenziate le prassi dell’accogliere, dell’accorgersi, dell’attendere, dell’aggregare, dell’accompagnare, dell’ammirare, dell’ammonire, dell’animare, dell’annunciare e dell’amare) e - appunto in un apposito capitolo - le “buone prassi dell’ascolto”. L’ascolto - che non è soltanto udire le parole del nostro interlocutore - richiede formazione ed educazione. L’ascolto è il primo passo della relazione, è un’arte, è spirito aperto, è capacità di amare. Per chi opera nei Centri di Ascolto della Caritas tutto ciò è fondamentale ed è per questa ragione che vengono tracciati alcuni consigli “pratici” proprio per affinare l’arte della comprensione e del dialogo. Di particolare interesse è il quinto capitolo dedicato ad alcune indicazioni operative per ben aiutare. Aiutare è “pazienza” (la virtù che ci fa crescere nell’arte di aiutare), è “qualità” (relazioni autentiche senza omologazione, ripetitività, imitazione, egocentrismo), è “passione” (passione per l’uomo e le sue fragilità), è “vigilanza” (pienezza e irripetibilità della nostra vita e delle nostre azioni), è “narrare e fare memoria” (riflettere sulle “storie di vita”, amare “i mendicanti e le loro bisacce piene di storie” - Elie Wiesel - ). (Il sussidio “Ascoltare-aiutare: le buone prassi. Appunti di un’esperienza”, a cura dell’Area Formazione e Promozione Caritas e dell’Osser vatorio delle Povertà e delle Risorse è disponibile presso la sede della Caritas di Como, piazza Grimoldi 5, tel. 031.304330, fax 031.304040; e-mail [email protected]) P A G I N A 3 I SEGNALI D’ALLARME IN LOMBARDIA Nel rapporto “Zancan” 2010 viene fatto il punto della situazione povertà in Lombardia. Pur evidenziando che nella regione l’incidenza della povertà relativa è inferiore alla media nazionale (nel 2009 il 4,4% delle famiglie residenti in Lombardia erano povere, mentre il dato nazionale faceva registrare un 10,8%) alcuni segnali d’allarme non possono essere sottovalutati. Tra questi: il 24,3% delle famiglie non riesce a far fronte a una spesa imprevista di 700 euro; il 12,9% delle famiglie arriva a fine mese con molte difficoltà; infine, il 12,6% delle famiglie non ha soldi per vestiti necessari. Nei CdA lombardi vengono affrontati problemi di grave povertà economica (28,9%), di lavoro (27,7%), abitativi (13,8%), relativi alle migrazioni (10,3%). Ecco, infine, alcuni dati (relativi al 2008) per comprendere meglio la realtà regionale: in Lombardia, le famiglie residenti erano 4.203.176 (al 31/12/2008); le famiglie povere 184.960; le risorse calcolate per portare le persone in difficoltà sopra la linea di povertà, 30 milioni di euro; infine, la spesa dei Comuni per far fronte alla povertà, 25,5 milioni di euro (dato 2006). rilevazione su un campione di diocesi, relativa all’anno 2008, è possibile stimare in circa 360.000 le persone che ogni anno si rivolgono ai Centri di Ascolto Caritas (circa 1.000 persone al giorno). Tenendo conto della numerosità dei nuclei familiari di riferimento, si giunge a un totale di circa 1 milione di persone che annualmente beneficiano di un intervento strutturato di aiuto e accompagnamento presso i CdA. La grande maggioranza degli utenti appare costituita da stranieri (68,9%), mentre gli italiani sono il 30,7%. Nelle regioni del Centro-Nord prevalgono gli stranieri, mentre al Sud figurano nettamente gli italiani. L’esame dei dati relativi ai bisogni degli utenti conferma l’esistenza di forti problemi di povertà economica (65,9%), di occupazione (62%) e, in minor misura, di alloggio (23,6%), sia per gli italiani sia per gli stranieri. In questa parte del rapporto si conferma, inoltre, che le storie di povertà incontrate dalla Caritas sono sempre meno legate a persone sole e sempre più caratterizzate invece da un coinvolgimento dell’intero nucleo familiare. Vengono, poi, evidenziati le rilevazioni raccolte nel biennio 2009-2010 da oltre 150 Osservatori diocesani delle povertà e delle risorse: l’aumento medio del 25% del numero delle persone che si rivolgono alla Caritas; la crescita del 40% degli italiani che chiede aiuto; la crescita del 30% di nuovi utenti (italiani e stranieri); la conferma di una scarsa tempestività degli Enti locali nell’affrontare le nuove povertà, mentre cresce il numero di utenti seguiti in modo esclusivo dalla Caritas o da altre espressioni della Chiesa locale. (“In caduta libera - Rapporto 2010 su povertà ed esclusione sociale in Italia”, Caritas Italiana e Fondazione “E. Zancan”, edizioni Il Mulino, pp. 352, euro 24) P A G I N A 4 SOCIETÀ INTERNIESTERI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 SI ATTENDE LA CONCESSIONE DELLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE PAKISTANO Asia Bibi: si teme per la sua vita I l caso di Asia Bibi, la cristiana pakistana condannata a morte per blasfemia - un appello per la sua liberazione ha raccolto decine di migliaia di adesioni e anche Il Settimanale della diocesi di Como aveva portato il caso in prima pagina nel numero scorso - ha avuto concreti sviluppi. Asia Bibi ha 37 anni, è cristiana protestante ed è sposata con Ashiq Masih. La coppia ha 4 figli: tre femmine (Sidra 18 anni; Esha di 12 anni, che è disabile; Eshum 10 anni) e un maschio. Viveva nel quartiere “Chak 3” del villaggio di Ittanwali, a poca distanza dalla città di Nankhana Sahib, a est di Lahore, provincia del Punjab. Nell’insediamento Chak 3 vi sono solo 3 famiglie cristiane; nel villaggio di Ittanwali, nel complesso, vivono circa 100 famiglie cristiane e 1.200 famiglie musulmane. La famiglia di Asia Bibi è stata trasferita a Lahore per motivi di sicurezza. Qui la donna è stata visitata in carcere dal governatore del Punjab, Salman Taseer. A lui Asia Bibi ha riferito - particolare veramente agghiacciante che aggiunge orrore ad orrore - che, prima di essere consegnata alla polizia e denunciata per blasfemia, è stata stuprata dai suoi aguzzini. Asia ha dichiarato di essere innocente ma gruppi estremisti islamici già minacciano di volerla uccidere, se sarà liberata. Intanto sono ore di grande attesa per la sorte di Asia Bibi: il presidente Ali Zardari nei prossimi giorni deciderà sulla concessione della grazia alla donna. Per Asia significherebbe il rilascio immediato, senza bisogno di alcun processo di appello. La notizia della sua liberazione circolata lunedì, infatti, non corrisponde al vero. “Se il Presidente le concederà la grazia, Asia Bibi sarà scarcerata ma la sua vita sarà in estremo pericolo. I leader islamici radicali diranno che una colpevole di blasfemia è stata liberata e vorranno farsi giustizia da soli. Chiunque potrà ucciderla, per difendere il nome del Profeta, ottenendo così la promessa del paradiso”: è l’allarma lanciato all’Agenzia Fides da Tahira Abdullah, musulmana e attivista per i diritti umani, esponente di rilievo di un forum della società civile pakistana che raccoglie organizzazioni cristiane e musulmane impegnate per i diritti umani. Intanto le voci degli estremisti islamici si fanno sempre più forti: con una mossa senza precedenti, religiosi islamici di scuole di pensiero distinte, quella “Deobandi” e quella “Barelvi”, hanno emesso un comunicato congiunto in cui si mette in guardia il Presidente Ali Zardari dal concedere la grazia, per pressioni esterne, “a una donna colpevole di blasfemia”. Tale decisione, avvertono i leader radicali, “avrà ripercussioni imprevedibili”, annunciando proteste e reazioni pubbliche in tutto il paese. La stessa posizione è stata espressa dalla Conferenza degli “Jamiat Ulema del Pakistan” (JUP), in rappresentanza di oltre 30 partiti religiosi. Intanto fonti locali raccontano l’episodio di un cristiano freddato nei giorni scorsi in Punjab, nel distretto di Narowal, a Nord of Lahore: LIBERTÀ RELIGIOSA - INTERVISTA CON RENÈ GUITTON «Essere fieri della fede in cui si crede!» A l di là delle difficoltà che vivono i cristiani in varie parti del mondo, e in particolare in Oriente, ci sono “luci di speranza”. Lo sostiene Renè Guitton, impegnato da anni nella difesa delle minoranze oppresse, in primis i cristiani, che mercoledì a Roma ha partecipato alla presentazione del “Rapporto 2010 sulla libertà religiosa nel mondo” di Acs-Aiuto alla Chiesa che soffre. Nel suo ultimo scritto, “Cristianofobia”, Guitton analizza le ragioni delle persecuzioni e pone il dito su diverse piaghe, una delle quali è una certa tiepidezza dell’Occidente verso i massacri e le discriminazioni compiuti contro le minoranze cristiane. Gli chiediamo di approfondire alcune problematiche di cui parla nel libro. In “Cristianofobia” la situazione dei cristiani in Oriente sembra disperata... “Sì, ma ci sono delle speranze. Nei Paesi arabi a maggioranza musulmana vi sono dei governanti perfettamente consapevoli che è assolutamente necessario portare avanti una politica d’apertura nei confronti delle altre religioni. È il caso del Qatar, dove mi reco ogni anno, a Doha, in occasione di un simposio interreligioso che riunisce rappresentanti di tutte le religioni monoteiste, a cui partecipano rabbini, imam e vescovi. Negli Emirati arabi da alcuni anni vi è una consistente immigrazione di cristiani che fuggono da Filippine, Malesia, India. Da due anni è stato avviato un progetto per la costruzione di cinque chiese ad Abu Dhabi, in Qatar ecc. La prima è stata inaugurata nel marzo 2008. Questi eventi costituiscono delle luci di speranza, ed è una realtà verificata sul posto”. C’è qualche soluzione contro la persecuzione dei cristiani in alcuni Paesi? “Sì, esistono delle vie di riflessione e di lavoro. Innanzitutto ogni cittadino può organizzare manifestazioni, petizioni presso i deputati dei propri Parlamenti. In Francia, recentemente, 180 deputati hanno firmato una petizione a sostegno dei cristiani d’Oriente. Io personalmente ho guidato una manifestazione sul tema dei diritti umani a Parigi, alla quale hanno partecipato migliaia di persone. Non possiamo rimanere in silenzio, un silenzio che ci rende sordi, tanto è insopportabile”. Ci sono altri strumenti? “In Turchia esiste l’obbligo di riportare la menzione della religione d’appartenenza sulla carta d’identità. Se siete cristiani, sarete soggetti a una discriminazione nel contesto sociale. Oggi che la Turchia vorrebbe entrare in Europa, e che sta cercando di armonizzare le proprie leggi con quelle dell’Unione europea, potremmo esigere l’abrogazione di tale regola. Anche in Egitto la legge prevede l’obbligo di menzionare la religione d’appartenenza sulla carta d’identità, così come in Indonesia... Occorre esercitare una pressione economica per influenzare l’opinione dei dirigenti dei Paesi arabi, che tendono la mano ai fondamentalisti islamici in uno spirito di riconciliazione nazionale, ma così facendo incoraggiano gli atti isolati di persecuzione nei confronti dei fedeli cristiani”. Qualcuno pensa che l’Europa sia tiepida a causa di alcune “derive” laicistiche e illuministiche... “Penso che questo riferimento all’epoca dell’Illuminismo sia ormai superato. La laicità, come la chiamiamo in Francia, la secolarizzazione, ovvero la separazione fra lo Stato e gli affari religiosi, è un’invenzione francese, e non è contro la religione, anzi permette a tutte le religioni di esprimersi allo stesso modo. La laicità diventa un fattore di equilibrio e non di separazione. Piuttosto è intesa nel modo sbagliato. Sarebbe una buona soluzione se tutti la rispettassero. Ad esempio oggi, in Siria, s’impone il rispetto di tutte le religioni, anche se la Costituzione dice che il capo di Stato deve essere musulmano. In Libano, poche settimane fa è stata proclamata la nuova festa nazionale: la festività dell’Annunciazione. Ci sono luci di speranza, benché piccole”. Tuttavia c’è in Occidente quasi un timore della religiosità e nei cristiani qualcuno nota una sorta di senso di colpa. “Perché? Credo ci siano diverse ragioni. In primo luogo, i cristiani si sentono in colpa a motivo della Shoah. Pensano infatti - giusto o sbagliato che sia - che, durante l’ultima guerra, la Chiesa cattolica, il Papa, non abbiano preso una posizione chiara per aiutare il popolo ebreo. Un’altra causa sono le conseguenze del colonialismo. E poi in Occidente siamo maggioritari... Tutte queste ragioni insieme fanno sì che i cristiani non parlino, mantengano il silenzio. I cristiani piegano la testa e porgono l’altra guancia, e questo è un grave errore. Si deve essere fieri della fede in cui si crede e nessuno può essere ucciso per la propria scelta religiosa. Questo è uno degli elementi fondamentali della Dichiarazione universale dei diritti umani, che quasi tutti i Paesi hanno sottoscritto. Purtroppo non tutti la applicano”. il 22enne Latif Masih è stato ucciso a colpi di pistola da due sicari, “probabilmente perchè accusato di aver dissacrato il Corano”, ha riferito la polizia locale. ANCORA CRISTIANI UCCISI IN IRAQ Assassinati due fratelli in un negozio a Mosul A due giorni dall’attacco a una casa di cristiani a Mosul, la città del nord Iraq ha visto nuove violenze contro la comunità religiosa, ormai oggetto di vera persecuzione nel Paese. Oggi, nel quartiere di al Sina’a, un gruppo di criminali anonimi, riferiscono fonti di AsiaNews, è entrato nel negozio di due fratelli cristiani uccidendoli a sangue freddo. Le vittime sono Wahad Hanna e Saad Haana, di 40 e 43 anni. Gli aggressori gli hanno sparato: Waad è morto sul colpo, mentre Saad è spirato dopo due ore. La comunità cristiana in Iraq è stata duramente colpita nelle scorse settimane in una recrudescenza di episodi di violenza. Come quello del 31 ottobre, il più sanguinoso, quando l’assalto di un commando di al Qaeda, che ha definito i cristiani “obiettivi legittimi”, alla cattedrale siro-cattolica di Baghdad durante la messa ha fatto morti quasi 60, tra i quali 44 fedeli e due religiosi. Dopo l’ennesimo episodio di barbarie contro i cristiani, oggi la comunità lancia un nuovo appello: “Pregate per noi cristiani perseguitati”. COLPO D’OCCHIO Un invito a Messa non obbliga... In Italia, per fortuna, esiste ancora la libertà di invito. Chiunque può invitare chiunque ad assistere o partecipare a qualche manifestazione pubblica o privata, dal battesimo di un figlio al raduno dei salumieri della Val Padana, senza per questo essere sanzionato dalle leggi vigenti né insultato da chi non gradisce l’invito, libero costui di accettarlo o meno, ossia di andare o non andare. Il concetto sarebbe semplice, ma vallo a mettere in testa a chi, nel semplice invito a partecipare a una Messa, vede un attentato alla libertà, uno “spregio al principio di laicità dello Stato”, un atto “sgradevole”, un gesto “che lascia il retrogusto dell’arroganza”, una mossa “irrispettosa” per chi professa altre religioni. Le parole astronomiche sono salite alle stelle e, in materia, non poteva mancare a dire la sua l’astronoma Margherita Hack, invitata a nozze ogni qual volta, oltre che di questioni astronomiche, può parlar male della Chiesa e proclamare il suo ateismo tutto d’un pezzo. L’astronoma ne riceve parecchie di inviti, e non solo in ambienti accademico-astronomici, difatti la vediamo e la sentiamo impegnata in ogni dove, anche in politica, però non crediamo che ogni volta sia invitata da qualche parte se la prenda tanto se non gradisce l’invito. Che poi questa volta non era diretto a lei, ma agli studenti dell’Università di Firenze. Ecco il testo: “In occasione della cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico 2010-2011 dell’Università degli studi di Firenze, sua eccellenza monsignor Claudio Maniago, vescovo ausiliare di Firenze, celebrerà la S. Messa per gli universitari venerdì 3 dicembre 2010 alle ore 9 presso il Battistero. Alla S. Messa sono invitati tutti i dipendenti e gli studenti dell’Università di Firenze”. Il messaggio è stato inviato per e-mail agli studenti e al personale dell’ateneo fiorentino dal rettore Alberto Tesi. Il quale tutto poteva immaginare fuorché il suo invito, e ripetiamo invito, potesse essere scambiato o fatto pretestuosamente passare per una sorta di mandato di comparizione o di cartolina precetto. Non è di gradimento l’invito a Messa? E chi ci vuole andare ci vada e chi non vuole resti a casa o trovi di meglio. Dov’è l’imposizione? Dove lo scandalo? E invece no: “È una cosa totalmente assurda!” – tuona Margherita, non invitata (alla Messa), ma unendosi al coretto degli invitati che non hanno gradito –. “E io che credevo che il peggio lo avessimo già toccato quando la Sapienza decise di invitare il Papa a parlare all’Università”. Ecco, ci siamo: per l’astronoma fiorentina è assurdo non solo invitare qualcuno a Messa ma anche invitare il Papa a parlare. Il Papa non deve parlare, tanto meno all’Università. E difatti Benedetto XVI, dopo aver accettato l’invito, fu costretto a reclinarlo per le proteste di chi pensava, e pensa tuttora, che un Papa non possa parlare all’Università, che un rettore non possa invitare il Papa e un altro rettore non possa invitare gli studenti a una Messa. Quando poi si dice delle assurdità astronomiche… PIERO ISOLA SOCIETÀ P A G I N A 5 FATTIePROBLEMI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 EUROPA IL CASO IRLANDESE Un monito per tutti A lla fine ha dovuto cedere. Brian Cowen, premier irlandese, pressato dalla deriva dei conti pubblici nazionali, ha invocato nel weekend l’intervento che l’Unione europea da giorni s’era detta disponibile a portare all’”isola di smeraldo”. In soccorso di Dublino accorrono dunque l’Ue, con il suo Fondo di stabilizzazione (creato in seguito alla crisi mondiale e che ha già consentito di tendere la mano alla Grecia), il Fondo monetario internazionale, nonché fuori dall’area euro - Gran Bretagna e Svezia. Tutti tirano un sospiro di sollievo. Dalla prossima primavera affluiranno nelle casse irlandesi tra i 70 e i 90 miliardi di euro in tre anni, a fronte di tagli significativi allo stato sociale (valutabili in non meno di 15 miliardi in 4 anni). Una cura draconiana, che andrà definita nelle prossime settimane e che sta già suscitando pesanti reazioni nel Paese. Del resto le casse nazionali “piangono”, il debito cresce e il deficit è ormai fuori controllo: l’Irlanda, dopo gli anni del boom, tra gli Ottanta e i Novanta, è ora in una fase di pesante recessione. Il governo di Dublino spera, con gli aiuti europei, di rimettere in moto il processo di crescita e anche per questa ragione ha preferito indicare tagli nel welfare piuttosto che ritoccare la modestissima tassa sulle imprese (12,5%). Ora si tratta di verificare il rispetto degli impegni assunti da Cowen, mentre più com- plessivamente si pongono vari interrogativi sull’intera vicenda. Il primo riguarda la velocità di reazione dell’Europa alla crisi economica e finanziaria. I tempi sono sempre troppo diluiti: che ci sia di mezzo un governo recalcitrante (per evidenti motivi interni), oppure procedure tortuose, o ancora per via di divergenti interessi nazionali, l’Ue si muove con eccessive rigidità che si trasformano in ritardi operativi. E in economia ogni ritardo corrisponde a un costo e a un rischio aggiuntivi. D’altro canto occorre riconoscere che, pur con i tempi biblici della politica, l’Ue ha fornito una possibile via d’uscita all’Irlanda, così come era accaduto per Atene. Il Fondo di stabilizzazione, fortemente voluto dal presidente della Commissione Barroso e da altri leader, funge da sentinella rispetto ai mercati. In realtà avrebbe dovuto scoraggiare preventivamente le speculazioni, senza nemmeno dover entrare in funzione. Ma ora diventa un mezzo per salvare la stabilità dell’eurozona. Si tratta di capire se gli interventi dell’Ue e del Fmi si potranno fermare qui, oppure se altri Stati, a partire da Portogallo e Spagna, necessiteranno di aiuti. Un ulteriore interrogativo è stato sollevato dalle istituzioni comunitarie e dalla Bce: i paesi Il dibattito sui valori dell’Unione avranno appreso la lezione, decidendosi a procedere con le necessarie riforme “di sistema”, così da mettere al sicuro l’economia, i conti pubblici e lo stato sociale? Il rilancio dell’economia reale, gli investimenti produttivi, l’occupazione, la solidità del sistema bancario, il riassetto della previdenza e del fisco sono, almeno in alcuni Stati dell’Unione, un’urgenza non più rinviabile. E il caso irlandese è un monito per tutti. GIANNI BORSA CORSIVO di AGOSTINO CLERICI IL NOSTRO ITALIANO IMPOVERITO «Spero di non essere costretto a rifugiarmi qui come in un’oasi». Il presidente Giorgio Napolitano ha pronunciato queste parole in occasione dell’inaugurazione della sede restaurata della biblioteca del Quirinale. Perché mai dovrebbe essere un’oasi una biblioteca? Che cosa preoccupa il Capo dello Stato, tanto da fargli desiderare un rifugio tra gli scaffali di una biblioteca? Troppo facile pensare che sia la situazione politico-istituzionale, così instabile e densa di nubi. Napolitano sembra avesse di mira un’altra nebbia e un altro deserto. Ha aggiunto infatti: «Nutro riserve e preoccupazione di fronte ai mezzi d’informazione che ci restituiscono impoverita e contratta la nostra lingua, che invece gode nel mondo di un prestigio e di una fortuna che spesso sottovalutiamo». La lingua italiana non gode di grande stima tra gli italiani, e i mezzi di infor- mazione sono spesso soltanto lo specchio fedele di una prassi comune che impoverisce la lingua, sia parlata che scritta. Quanti vocaboli bisogna conoscere per imparare una lingua straniera? Forse mille bastano. Ebbene, tanti italiani che vorrebbero imparare l’inglese non arrivano a conoscere nemmeno cinquecento vocaboli italiani. Basta sentir parlare certe persone e ci si accorge che il loro vocabolario - depurato dalle parolacce che costituiscono l’intercalare del discorso (si fa per dire) - è ridotto ad una decina di verbi e ad un centinaio di parole ed aggettivi. Il linguaggio dei messaggini del cellulare o delle mail è ancora più povero, ed usa quelle abbreviazioni così vigliacche che, spesso, ti impediscono di capire esattamente che cosa vuole dirti l’altro. «Essere, avere, dire, fare» che declinano il «coso» e la «cosa», e devi capire tu che cosa o che coso è. Forse, anche la scuola ha smesso di insegnare vocaboli con quelle esercitazioni di ricerca dei sinonimi, che sono così utili per arricchire il proprio vocabolario e donare un po’ di stile al proprio parlare e scrivere. Pensate che il patrimonio lessicale italiano dovrebbe essere compreso tra le 215.000 e le 270.000 unità lessicali, e nella prassi tutto si riduce a qualche frasetta biascicata stancamente, senza modi e senza tempi. Davvero la biblioteca rischia di essere un’oasi. Ma la nostra lingua non è come una vena d’acqua che può essere relegata tra le palme, da bere di tanto in tanto, mentre il resto della vita si svolge tra le dune di un deserto di decadenza linguistica da fare paura. Occorre che anche la scuola si faccia carico di una didattica più stringente per far acquisire vocaboli e stile al linguaggio delle giovani generazioni. Ha ragione il presidente Napolitano: l’informazione non aiuta certo gli italiani ad amare la loro lingua. Giorni interi passati a spiegare il «bunga bunga», ed ora la spinosa ricerca del significato etimologico dell’epiteto napoletano con cui la Carfagna ha gratificato la Mussolini... È finita l’epoca nella quale vigeva un sentire morale condiviso e diffuso fino ad essere ritenuto comune. Oggi le visioni della vita sono molteplici, si confrontano ogni giorno, creano nuove e inedite situazioni. Da una parte, tutti noi constatiamo la ricchezza di questa nuova realtà; dall’altra, comprendiamo pure la sua problematicità: su quali punti comuni si può convenire? Ancora: la diversità delle culture sembra, non raramente, mettere in crisi la cultura da cui uno proviene. E’ necessario riconoscere che le varie tradizioni culturali e religiose sono la concretizzazione storica di certe opzioni di fondo circa l’uomo, la sua dignità, il senso della storia: esse presuppongono, cioè, determinati valori. Ora è su queste diverse opzioni di fondo che siamo chiamati a confrontarci e a verificarci. A partire dalla propria tradizione storica e non a prescindere da essa! E alla luce di una doverosa premessa: non si può affrontare il dibattito ancora alla luce del presunto conflitto tra scienza e morale. E questo perché il mito della scienza capace di spiegare tutto si è dimostrato appunto un mito: ci si è accorti che la scienza è competente solo su di alcuni fatti e non su tutti i fatti. La scienza spiega, in modo parziale, come stanno certi fatti ma non tutti i fatti. Abbiamo poi compreso che dai fatti non deriva nulla, se non la constatazione dei fatti stessi; non solo: sono i valori che permettono di leggere i fatti in una prospettiva piuttosto che in un’altra. Più radicalmente: se non avessimo dei valori per la testa, non racconteremmo nemmeno i fatti. E sempre certi fatti piuttosto che altri. I fatti, allora, sono muti di fronte ai valori. Viviamo immersi in un mondo di valori. E l’etica cristiana entra nella pluralità delle opzioni valoriali. * * * Se le cose dette sono argomentabili, l’etica cristiana allora non deve chiedere scusa di esistere, non è estranea al dibattito sui vari temi. Si ha invece la sensazione che “gli opinionisti che contano” commettano spesso un errore di metodo, viziato da un fuorigioco ideologico di partenza: ritenere che tutto ciò che è morale religiosa sia limitante, sia in qualche modo da scartare perché impedirebbe agli altri di es- sere se stessi! Tutte le prospettive etiche sarebbero accettabili, tranne quella cristiana! Basterebbe capovolgere la prospettiva per verificare quanto di intolleranza esista in una simile impostazione. La morale cristiana è una morale così come lo sono le altre morali che al cristianesimo non si richiamano. Escludere dal dibattito morale la prospettiva cristiana è un atto arbitrario è immorale. Chi è autorizzato a sentenziare quali morali debbano essere ammesse ad un pubblico dibattito? E’ significativo rilevare come, di fronte a problemi che mettono in gioco dei valori sui quali non si trova un accordo, si cerchi di risolvere il conflitto ricorrendo ad una legge. * * * Ma è necessario ricordare che ciò che è legale non equivale, in quanto tale, a ciò che è morale. Infatti, le leggi sono fatti, sono cioè fatte dagli uomini e nel farle essi presuppongono certi valori piuttosto che altri. Così il problema morale si ripropone proprio nel momento in cui con una legge lo si vorrebbe superare. Né ci si può appellare alla maggioranza come criterio etico proprio perché la maggioranza è un fatto e non un valore. Se una maggioranza consistente condividesse una prospettiva dittatoriale, saremmo di fronte ad una prospettiva etica accettabile? Ci sembra che occorra mettere seriamente in discussione una certa immagine di pluralismo: ognuno ha diritto di esprimere le proprie convinzioni religiose o morali; nessuno ha il diritto di discuterle perché sono tutte sullo stesso piano. Ma questa prospettiva è argomentabile? Se una visione del mondo e della vita vale l’altra, occorre poi essere coerenti sino alle estreme conseguenze: come si può, accettando questa anestetica prospettiva, condannarne alcune piuttosto che altre? E se noi lo facciamo, non ammettiamo -di fatto- che non tutti i valori si equivalgono? FUORI dal CORO ARCANGELO BAGNI COLERA HAITI: LE ONG, “SITUAZIONE PEGGIORA OVUNQUE”. FORSE CASI ANCHE IN FLORIDA Peggiora in tutto il Paese l’emergenza colera ad Haiti e le organizzazioni non governative lavorano disperatamente per fare opera di prevenzione e informazione. Ad oggi si parla di 1034 morti ufficiali e circa 17.000 contagiati. Qualche caso è arrivato anche nella Repubblica Dominicana e “forse anche in Florida”. Sono le notizie fornite dall’ong cattolica lodigiana Mlfm (Movimento per la lotta contro la fame nel mondo), che sta facendo dei sopralluoghi per affrontare la situazione igienico-sanitaria dei villaggi. “In un villaggio di circa 700/ 800 persone – racconta Fabrizio Orsini, cooperante Mlfm a Les Cayes – non ho trovato neanche una latrina, qualche pozzo mal gestito e fango dovunque”. Insieme ad altre ong che lavorano nel Dipartimento del sud (tre vittime e 30 contagiati), fanno formazione sull’igiene e l’utilizzo dell’acqua. “Stiamo creando una squadra per clorare pozzi e latrine – spiega Orsini – e sensibilizzare la gente del posto”. Campagne di prevenzione e informazione nei villaggi e nei campi sfollati sono svolte anche da Intersos, che sta distribuendo kit igienici a 1800 famiglie in 12 campi a Leogane (due casi di colera riscontrati) e Gressier, con volantini informativi in creolo e francese. P A G I N A 6 SOCIETÀ ECONOMIA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 LA CRISI ISTITUZIONALE E LA RISSOSITÀ POLITICA GUERRA INSENSATA MENTRE IL PAESE PRECIPITA SEMPRE PIÙ... I Cavalieri dell’Apocalisse si aggirano per l’Italia: debito pubblico enorme, malavita organizzata ramificata su tutto il Paese, recessione, crisi istituzionale. Non nego le altre disfunzioni presenti nel Paese: violenza e immaturità sociale, scuola pubblica allo sbando, fisco garottatore delle attività imprenditoriali e delle misere buste paga dei lavoratori e così via. L’ampiezza del quadro dianzi tratteggiato consiglia, per ragioni di spazio, di porre attenzione solo su alcuni aspetti dello stesso. Inizio da quello che giudico fondamentale: la crisi istituzionale e l’infantilismo della società civile. Per evitare di essere frainteso, ovvero che il lettore pensi che intenda eludere i temi di mia spettanza, ossia quelli economico/finanziari, riaffermo che l’ordinata e rigorosa vita politica e la pacifica e attiva vita sociale sono condizioni irrinunciabili per lo sviluppo produttivo e per il perseguimento della piena occupazione. Lo sviluppo economico garantisce non solo l’equilibrio dei conti pubblici, ma anche un welfare in grado di assicurare ai cittadini una vita dignitosa, aperta ad un futuro migliore, per le nuove generazioni. Alle corte, la politica italiana è alla deriva. Il Pdl è in piena crisi, ossia la parabola berlusconiana attra- La gravità della crisi economico/finanziaria italiana potrebbe, alla fine, sommarsi agli squilibri interni di alcuni Stati-membri dell’Unione monetaria, con il rischio che un vuoto di governo, o governi deboli, potrebbero portare l’Italia, ad una crisi “greca” pagina a cura di GIANNI MUNARINI versa una fase di declino, in forte accelerazione; l’aggregazione a sinistra, denominata Pd, è in pre-agonia; il radicalismo e il giustizialismo di Vendola e Di Pietro, come gli isterismi, il guittismo e la violenza dei grillini, dei partitucoli e dei movimenti di estrema sinistra, pur in effervescenza, non hanno prospettive reali, nonostante ciò minano il nascere di progetti politici in grado di portare il Paese ad una democrazia compiuta e ad una ripresa dello sviluppo compatibile e di lunga durata. In parole povere, Pdl e Pd, non sono stati capaci di porre in sicurezza il bipolarismo, di elaborare e rendere operativi strumenti e programmi di governo in grado di portare il Paese oltre la crisi, di dare dignità culturale ed etica, ad una visione moderna delle cose politiche. La crisi del potere politico, sommata all’incapacità di parte delle Organizzazioni sindacali, di abbandonare l’ideologia marxista, la lotta di classe, la rivendicazione di pseudo-diritti senza doveri, ovvero la sua incapacità di adotta- re pragmaticamente la cultura economicistica, innervata da valori di efficienza, competitività e grandi ideali, volti all’affermazione della dignità dei lavoratori, ha frenato la modernizzazione dell’Italia e il rafforzamento del Sistema/ economico. Ciò premesso, è facile capire le ragioni per le quali l’Italia fatica ad uscire dalla crisi economica e a ridare accelerazione ai processi occupazionali. Alla luce di quanto detto si comprendono le ragioni dell’insensata guerra sulla sfiducia e sulla fiducia al Governo, e su quelle del probabile ricorso alle urne. Tutte queste vicende paiono portare allo sfarinamento del sistema politico vigente, anziché alla sua ricomposizione. Non sono profeta, quindi non posso fare previsioni certe sul futuro istituzionale del Paese, ricordo solo che la gravità della crisi economico/finanziaria italiana potrebbe, alla fine, sommarsi agli squilibri interni di alcuni Stati-membri dell’Unione monetaria. Un vuoto di governo, o governi deboli, potrebbero portare l’Italia, ad una crisi “greca”, anche se non uguale e di proporzioni diverse. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, dice sovente mezze verità. Ciò che afferma solitamente è credibile, condivisibile e vero; è quel che non dice, ovatta, o presenta con criteri ragionieristici, che preoccupa. E’ credibile, almeno in parte, quando afferma: “Non c’è nessun allarme mercati per l’Italia e nessun rischio legato al caso irlandese”; ma non lo è quando dice che l’Italia tiene perché ha lavoro, risparmio delle famiglie, banche solide, manifattura, sistema pensionistico all’avanguardia, conti pubblici solidi. Ancor meno convince quando conclude: “L’Italia non collassa, ha una posizione solida”, e con noncuranza omette di dire che la crescita è in frenata, i conti pubblici si sono avviati verso un dissesto pesante. Queste sono le ragioni che spingono i disincantati a diventare guardinghi e con buon senso ad analizzare il quadro economico/finanziario. I risultati di detto lavoro producono sconcerto, portano a scoprire che la crescita del Pil italiano 2010, ben difficilmente supererà l’1%, mentre quella della Germania è prevista del 3,3%, quella di Eurolandia dell’1,7%, quella della Cina del 10,5%, quella della Russia del 4,2% e quella della Svezia del 4%. Gli economisti di palazzo Koch (Bankitalia) dichiarano, che le entrate fiscali, nei primi nove mesi dell’anno, hanno subito una diminuzione dell’1,8%. Il debito pubblico a settembre è salito a 1844,8 miliardi a fronte dei 1842,9 di aprile e negli ultimi dodici mesi è cresciuto di 55 miliardi di euro. Il sistema pensionistico, grazie alle note riforme, porterà i futuri pensionati a vivere di stenti e a ricorrere alla mensa della Caritas. Nei primi dieci mesi del corrente anno le ore di cassa integrazione, autorizzate dall’Inps, hanno superato la quota record di un miliardo. Venerdì 5 novembre, per la prima volta dall’inizio della crisi, i mercati hanno registrato fibrillazioni sui titoli emessi dal Tesoro di Roma (anche se l’evento non ha implicato solo l’Italia). In Europa l’Italia è al primo posto, per la pressione fiscale sulle aziende. Per capirci i tributi nazionali e locali e i tributi sociali, hanno raggiunto quota 68,6%, quindi sono tra i più alti del pianeta: media europea 44,2%, mondiale 47,8%. Questi dati dicono che la situazione del Paese è preoccupante, ma ad essi si aggiunge un altro allarmante dato: aumentano gli italiani massificati, scontenti, privi di cultura democratica ed etica e di quanti rivendicano diritti e ignorano doveri, legalità e ordine. I NUMERI DELL’ECONOMIA SONO PIÙ ALLARMANTI DI QUANTO DICA TREMONTI PREVALGONO DEMAGOGIA E INTERESSI PERSONALI I giovani purtroppo non paiono migliori. Non mi riferisco solo a quelli che partecipano alle manifestazioni di piazza che, da tempo, hanno preso il posto spettante allo studio, ma anche a quelli che rinunciano a battersi, che piagnucolano, che non credono che un avvenire è possibile. Non deve quindi meravigliare se ricerche e rilevazioni hanno posto in evidenza la crescita delle crisi aziendali salite del 141% e l’aumento dei fallimenti saliti del 105%. I lavoratori in cassa integrazione (nelle sue diverse forme) sono circa 600 mila, il che documenta che i disoccupati in Italia sono più di quelli dichiarati, perché una parte è nascosta dalla cassa integrazione e una parte, non dimentichiamolo, dal lavoro in nero. Non intendo annoiare il lettore, quindi non mi soffermo sul fatto che l’Inps, in questi primi nove mesi dell’anno, ha scoperto nelle imprese italiane, 55 mila lavoratori in nero, che hanno prodotto 930 mila euro di evasione contributiva. Ritengo superfluo dire che questi rappresentano solo la punta di un iceberg che dovrebbe provocare l’indignazione della parte sana del Paese. Nello scorso 2009 l’occupazione ha subito un calo dell’1,6%, fatto che non si registrava dal 1995, ma ciò che è veramente grave è che non si intravvede la possibilità del recupero occupazionale. L’opposizione accusa il governo Berlusconi di essere l’autore di tutti i mali che affliggono l’Italia. Demagogia allo stato puro, capace solo di dimostrare che non si conosce nulla della storia italiana, quanto meno degli ultimi 50/ 60 anni. Soprattutto si nascondono le responsabilità della sinistra. Ricordo che l’Italia dal dopoguerra non ha mai goduto di governi stabili in grado di sviluppare, nel tempo, programmi corposi e lungimiranti. In realtà i programmi sbandierati sono sempre evaporati nella verbosità, nel- la demagogia e nelle promesse elettorali, i governi si sono pertanto limitati a governare il quotidiano, a contenere il disagio e la protesta sociale del momento. La lungimiranza, il realismo pragmatico della compatibilità, le grandi opere pubbliche tese a modernizzare il Paese, gli ideali di legalità, giustizia, progresso, sviluppo ed efficienza, non sono mai stati riferimenti reali, per i partiti, per gli uomini politici e per la gran parte del mondo sindacale e per le associazioni del mondo imprenditoriale. Quanti avevano o hanno il compito, di governare, fare opposizione o di operare nel mondo dell’economia, si sono sempre limitati a proteggere gli interessi personali. Ciò si è verificato non solo in campo politico, ma anche in quello economico/imprenditoriale e in quello sociale. E’ doveroso ricordare che esistono in detti campi eccezioni di spessore non irrilevante: ad esempio, vi sono imprenditori che hanno saputo e sanno portare il prodotto italiano nel mondo, riscuotendo consenso e successi entusiasmanti, ma in questo articolo non scrivo di quanto di buono esiste, ma di errori commessi e che si stanno commettendo. Il lettore avrà compreso che ho richiamato, sottintendendola, anche la nozione di periodo breve e di periodo lungo. Il non riconoscere l’importanza di quest’ultimo è fonte di errori, sia per la classe politica di governo che di opposizione, sia per le Organizzazioni sindacali che per le Associazioni imprenditoriali, nonché per i singoli imprenditori. Se la classe dirigente e i membri della società civile fossero stati in possesso di formazione adeguata, sarebbero stati in grado di comprendere, prevenire e valutare gli effetti lontani delle loro azioni, delle loro scelte, del loro operare. La perdita di una cultura robusta e dei valori morali hanno aperto la porta alla decadenza delle istituzione repubblicane, alla crisi dello sviluppo economico e per conseguenza hanno allontanato il Paese della democrazia compiuta e hanno indebolito il Sistema/ Paese. I politici paiono incapaci di operare eticamente, i sindacati paiono incapaci di abbandonare il principio della lotta di classe, gli imprenditori a loro volta non pare siano intenzionati ad affrontare il tema del come e del perché produrre in Italia. Preferiscono, con miopia, delocare e investire in nuovi impianti produttivi all’estero, senza riflettere sui rischi di detta scelta. Capisco che il minor costo del lavoro, la minore pressione fiscale, i contributi statali siano un valido incentivo, dico solo che potrebbero risultare, sulla lunghezza, uno specchietto per le allodole. I cattolici stanno irresponsabilmente sulle gradinate in attesa di vedere come si concluderà la partita. I loro padri dimostrarono ben altre capacità. La mia è una provocazione tesa ad aprire un ampio dibattito, attendo le reazioni dei lettori. CHIESA P A G I N A 7 CHIESA LOCALE ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 DON SANDRO VANOLI NUOVO RETTORE DEL SEMINARIO D Il grazie e la preghiera dell’intera diocesi on Sandro Vanoli è il nuovo rettore del Seminario della diocesi di Como: inizierà il suo nuovo incarico dal prossimo 1° dicembre. «Dallo scorso mese di maggio – spiega il vescovo monsignor Diego Coletti – era stata avviata una riflessione sull’opportunità di un avvicendamento nella figura del Rettore del Seminario Diocesano. Recentemente monsignor Andrea Caelli, che ha ricoperto incarichi formativi ormai da diversi anni, mi ha chiesto di poter intraprendere un periodo di approfondimento e di ricerca spirituale e di studio». Dopo aver svolto le necessarie consultazioni, a don Sandro Vanoli (che fino a domenica scorsa era arciprete di Gravedona) è stata chiesta la disponibilità ad assumersi il compito di Rettore del Seminario, SOLENNE CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA PRESIEDUTA DAL VESCOVO DI COMO S.E. MONSIGNOR DIEGO COLETTI SABA TO 27 NOVEMBRE, ORE 21.00 SABATO • Ogni sera alle ore 21.00: celebrazione della Santa Messa e adorazione eucaristica (fino alle ore 23.00); ottenendone la disponibilità. «A don Andrea e a don Sandro – conclude monsignor Coletti – il mio grazie e quello di tutta la Diocesi, unito ad un fraterno ricordo nella preghiera». Don Sandro Vanoli, nato a Vercana (Co) il 9 giugno 1964 è stato ordinato sacerdote l’11 giugno 1988. È stato vicario prima a Monteolimpino (19881990), poi a Maccio (19901996), quindi a Sagnino (19962001). Successivamente è stato parroco a San Pietro in Samolaco (in provincia di Sondrio, dal 2001 al 2004) e, dal 2004, era arciprete di Gravedona. Come detto, dal prossimo 1° dicembre sarà Rettore del Seminario diocesano. MACCIO DI VILLAGUARDIA AGENDA del VESCOVO DA DOMENICA 21 A VENERDÌ 26 A Sacrofano, predicazione degli esercizi spirituali ai sacerdoti della diocesi di Roma. Visita pastorale in zona Tremezzina: parrocchia di san Siro. A Maccio di Villaguardia, alle ore 21.00, Santa Messa in occasione dell’attribuzione della chiesa parrocchiale della qualifica di santuario. A Como, nel pomeriggio, udienze e colloqui personali. A Como, al mattino, in Vescovado, incontro con i preti ordinati nel 1974. A Cernobbio, alle ore 21.00, Santa Messa per la comunità pastorale. A Como, tutto il giorno, udienze e colloqui personali. A Como, al mattino, consiglio episcopale. Nel pomeriggio, udienze e colloqui personali. Visita pastorale in zona Tremezzina: Menaggio, Croce, Loveno, Nobiallo. A Como, alle ore 20.30, presso la chiesa di san Giacomo, inaugurazione della mostra sui presepi. ATTRIBUZIONE ALLA CHIESA PARROCCHIALE DI MACCIO DI VILLA GUARDIA DELLA QUALIFICA DI SANTUARIO DIOCESANO INTITOLATO ALLA SANTISSIMA TRINITÀ MISERICORDIA A PARTIRE DAL 28 NOVEMBRE 2010 PRIMA DOMENICA D’AVVENTO Il santuario della SS. Trinità Misericordia C on la solenne celebrazione eucaristica di sabato 27 novembre, presieduta dal vescovo monsignor Diego Coletti, alla chiesa parrocchiale di Maccio di Villaguardia sarà attribuita la qualifica di santuario diocesano alla Santissima Trinità Misericordia. «Da un decennio, con un’intensità notevolmente accresciuta nel corso degli ultimi anni - si comunicava il mese scorso -, il sig. Gioacchino Genovese, della parrocchia Santa Maria Assunta in Maccio di Villa Guardia (Co), ha vissuto particolari esperienze di preghiera associate a un’intensa supplica alla Santissima Trinità Misericordia, per ottenere la conversione dei cuori dei fedeli e perché la Chiesa e i sacerdoti siano consapevoli dell’essere strumento dell’immenso dono dell’amore misericordioso della Trinità. I contenuti di questa singolare esperienza spirituale sono stati fedelmente trascritti su alcuni quaderni al vaglio di una Commissione diocesana di studio appositamente costituita. In conseguenza di questa preghiera, molti fedeli si sono avvicinati alla vita e alla pratica della fede con evidenti frutti di conversione». Per questi motivi il vescovo Diego, considerando che il bene dei fedeli esige una guida materna, premurosa e sicura da parte della Chiesa, ha stabilito che dalla Prima domenica di Avvento alla parrocchiale sia attribuito il titolo di santuario diocesano. «Do mandato al parroco pro tempore don Luigi Savoldelli si legge nel decreto vescovile -, che nomino contestualmente Rettore del Santuario, di provvedere a consolidare e intensificare la vita liturgica e sacramentale, a beneficio dei fedeli e chiedo: di pregare per la santificazione dei sacerdoti; di pregare per le vocazioni di particolare consacrazione, anche in considerazione delle molte vocazioni fiorite nella parrocchia negli anni recenti e della presenza in parrocchia dell’anno propedeutico del Seminario Diocesano; di pregare per la buona riuscita del Sinodo Diocesano, che intendo indire come conclusione del Triennio Pastorale 2010-2013; di porre in atto iniziative spirituali a sostegno della famiglia, segno visibile dell’Amore Trinitario; di pregare per la pace nel mondo, poiché molte sono le minacce che incombono sull’umanità di oggi. Invito tutti, fedeli laici, sacerdoti, consacrati, organi di informazione, a far riferimento e ad attenersi esclusivamente alle dichiarazioni e disposizioni della Commissione di Studio, che continuerà il suo delicato compito di esame dei fatti accaduti, degli scritti redatti, delle testimonianze raccolte. Ci affidiamo alla Vergine Immacolata Assunta in Cielo, alla quale è dedicata la Parrocchia di Maccio, perché interceda presso il suo Divino Figlio per il bene della Diocesi, della Chiesa e del mondo intero». COMUNICATO Dalla Curia Vescovile L a vicenda che vede coinvolto il sacerdote don Mauro Stefanoni della diocesi di Como è recentemente arrivata, dal punto di vista del procedimento giudiziario in corso, ad una condanna in sede penale al termine del processo di secondo grado. In attesa che siano depositate, secondo i termini di legge, le motivazioni della sentenza, e fermo restando che, nel nostro ordinamento, vige la presunzione di innocenza fintanto che l’intero procedimento giudiziario non sia definitivamente passato in giu- • sabato 20, alle ore 21.00: Santo Rosario; • domenica 21, alle ore 21.00: celebrazione della Parola. • ore 7.30: adorazione eucaristica; • ore 8.00: recita delle Lodi mattutine; • ore 8.30: Santa Messa con predicazione; • ore 17.00: Santo Rosario (sabato e domenica: ore 17.30; ogni venerdì: adorazione eucaristica dalle 17.00 alle 23.00). • martedì e venerdì: ore 20.30 • mercoledì: ore 7.00. • sabato: ore 18.00 • domenica: ore 8.30 - 10.30 - 18.00 • dopo la Messa delle 8.30; • il venerdì: dalle 18.00 alle 19.30 e dalle 21.15 alle 23.00; • il sabato: dalle 15.30 alle 17.30. La chiesa resta aperta tutto il giorno dalle ore 7.30 alle ore 23.00 (dalle ore 18.00: ingresso laterale destro) • Santo Rosario: ore 21.00 • Sante Messe: come da orario festivo; • celebrazione mariana: ore 15.00 La Santa Messa del sabato mattina (ore 8.30) viene celebrata seconde le intenzioni particolari presentate alla Santissima Trinità Misericordia (chi lo desidera può lasciare una richiesta scritta presso la cassetta collocata a fianco della statua del Sacro Cuore). Info: tel./fax 031.483.252; www.trinitamisericordia.net dicato (è ancora possibile il ricorso in terzo grado alla Suprema Corte di Cassazione), il Vescovo di Como, competente per territorio in relazione ai fatti incriminati, ritiene di dover esprimere le seguenti considerazioni. 1. Si conferma il provvedimento – già adottato nel 2008, all’epoca della sentenza di primo grado del procedimento penale – che solleva il sacerdote don Mauro Stefanoni da ogni incarico e responsabilità pastorale. Pur apprezzando le attestazioni di solidarietà e di stima da più parti espresse sull’operato di don Mauro, egli rimane attualmente domiciliato al di fuori del territorio diocesano, senza alcun mandato pastorale. 2. Seguendo la prassi canonica richiesta dal Codice di Diritto Canonico (can. 1717-1731) e dai recenti interventi della Santa Sede in materia, verrà portato avanti il già avviato procedimento giudiziario ecclesiastico nei confronti di don Mauro Stefanoni, che fu interrotto per evitare interferenze rispetto al procedimento in corso. La valutazione processuale canonica potrà sostenere e motivare gli eventuali provvedimenti disciplinari di competenza dell’Ordinario diocesano. 3. Come già dichiarato in occasione della sentenza di primo grado, è desiderio del Vescovo di continuare a seguire con paterna sollecitudine tutti i fattori rilevanti della complessa vicenda. Anzitutto la reiterata dichiarazione di innocenza da parte di don Mauro, ma non di meno il rispetto dovuto al lavoro svolto dalla magistratura inquirente e giudicante, nonché la doverosa attenzione per tutte le persone implicate nei fatti incriminati, a cominciare da coloro che hanno promosso la causa sporgendo accusa. Como, 23 novembre 2010 CHIESA CHIESALOCALE P A G I N A 8 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 DOMENICA 28 L’INIZIATIVA DELLA COMUNITA’ UCRAINA A SAN DONNINO CATTOLICI ORIENTALI IN FESTA U n’occasione per farsi conoscere, per condividere la bellezza di una tradizione religiosa antica ponte tra Oriente ed Occidente e dare impulso a nuove forme di collaborazione con la comunità della città murata di Como e non solo. E’ questo l’obiettivo della festa della comunità cattolica ucraina di rito orientale (o bizantino) che si terrà domenica 28 novembre nella chiesa di San Donnino a Como, dove da alcuni anni, ogni domenica, la comunità si ritrova per celebrare la divina liturgia. A parlarcene è padre Ruslan Metodio Lyubeznyy, sacerdore ucraino con un passato di studi teologici a Roma ed esperienze di apostolato in Toscana ed Emilia Romagna. A lui, da circa un anno, è stata affidata la cura delle comunità di cattolici ucraini non solo di Como ma anche di Varese, Meda e Seregno. “Il momento centrale della festa – racconta il sacerdote – sarà la celebrazione eucaristica nella chiesa di San Donnino, domenica alle 10, a cui parteciperà anche mons. Andrea Me- loni, in rappresentanza della diocesi, e mons. Irynej Bilyk, canonico della basilica di S. Maria Maggiore a Roma. Al termine della celebrazione al teatro Lucernetta, ci sarà il pranzo a base di piatti della tradizione ucraina, a cui sarà presente il console ucraino a Milano. Nel pomeriggio è previsto PREGHIERA DI AVVENTO PRESSO IL MONASTERO BENEDETTINO DI GRANDATE Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e possiate conoscere il suo amore che supera ogni conoscenza (cfr Ef 3,17-19) Anche in questo Avvento 2010 è data l’opportunità di approfondire la conoscenza del Signore Gesù attraverso la sua Parola. Le monache benedettine di Grandate invitano agli incontri che si terranno presso il Monastero alle ore 20.30 di venerdì 26 novembre; 3 dicembre; 10 dicembre; 17 dicembre. Inoltre tutti i sabati di Avvento e il 7 dicembre, vigilia della solennità dell’Immacolata Concezione, alle ore 21.00, tutti sono invitati alla Veglia con la celebrazione dell’Ufficio delle Letture. Monastero Benedettine via Giovanni Paolo II, n° 1 Grandate - telefono 031-564823 APOSTOLATO DELLA PREGHIERA APPUNTAMENTI DI DICEMBRE • mercoledì 1 dicembre, ore 15.00: incontro di formazione sul tema Il sacerdozio comune dei fedeli (presso l’Istituto Canossiano). Sono invitati gli animatori e gli iscritti di Como e dintorni; • giovedì 9 dicembre, ore 15.30: adorazione eucaristica insieme al gruppo Mite (chiesa Santa Cecilia in Como). Gesù, Maestro e Pastore, aiuti i sacerdoti, le famiglie e tutti gli educatori a preparare il terreno buono per la grazia di nuove vocazioni sacerdotali e religiose. Sono disponibili presso le Suore Canossiane di Como i fogli per le preghiere del 2011. UFFICIO PER LA LITURGIA CRESIMA DEGLI ADULTI Si avverte che la celebrazione della Cresima per candidati adulti inizialmente prevista a Como per sabato 4 dicembre è sospesa in quanto il numero dei candidati è troppo esiguo per motivare la sua attuazione. Si rammenta che la successiva possibilità è in calendario per sabato 5 marzo (preceduta dall’incontro preparatorio di sabato 26 febbraio), ma sempre a condizione che si componga un congruo numero di cresimandi, segnalati con largo anticipo dai rispettivi parroci, i quali sono impegnati a curarne l’adeguata preparazione. un momento di svago con esibizioni artistiche e musicali di gruppi ucraini, insieme ad una mostra di icone sacre della nostra tradizione. Una giornata a cui sono tutti invitati”. Le Chiese cattoliche orientale appartengono a cinque differenti riti (bizantino, alessandrino, antiocheno, caldeo, armeno) ognuno dei quali conserva la propria tradizione con particolarità spirituali, liturgiche, canoniche, ma - a differenza dei cristiani ortodossi - rimanendo fedeli e soggetti al primato del Papa. All’interno di questi riti esistono ulteriori suddivisioni in base al livello nazionale o di origine etnica. Sono circa 7 milioni i cattolici ucraini al mondo: circa il 70 per cento è concentrato in Ucraina. “Nella provincia di Como – ci spiega padre Metodio – i cattolici ucraini sono circa mille. Si tratta quasi completamente di donne arrivate in Italia per lavorare come collaboratrici domestiche. Molte di loro sono sole e soffrono per la famiglia e, spesso anche i figli, rimasti lontani in Ucraina. Il ritrovarsi la domenica per la celebrazione diventa così anche un’occasione per avere conforto e trovare in Dio la forza di andare avanti”. Padre Metodio nel suo ministero è legato sia alla Chiesa cattolica ucraina in Italia, guidata da mons. Dionigi Lakhovicz, visitatore apostolico per i fedeli ucraini di rito bizantino in Italia e Spagna, ma anche al Vescovo di Como, Diego Coletti, che ha sostenuto la nascita della comunità di San Donnino. “Ho due Vescovi”, racconta padre Metodio con un sorriso aggiungendo come con tutti e due abbia “un’ ottima collaborazione”. Un inserimento nel clero diocesano che rappresenta un unicum nel suo genere. La chiesa di San Donnino appartiene, infatti, alla parrocchia di San Fedele e, quindi, pur portando avanti le proprie linee pastorali non sono mancati in questi anni occasioni di incontro e confronto tra la comunità ucraina e la parrocchia. “La collaborazione con San Fedele è buona – conclude padre Lyubeznyy; credo sia importante che le nostre comunità trovino occasioni di collaborazione in uno scambio reciproco di doni. Un confronto tra riti e culture che arricchisce tutti”. Un’idea condivisa Mercoledì 8 dicembre, alle ore 10.00, in Cattedrale a Como, durante il pontificale per la solennità dell’Immacolata, Enzo Capitani (di Sondalo) e Giovanni Cavazzin (di Caravate) per l’imposizione delle mani e la preghiera del vescovo monsignor Diego Coletti, saranno ordinati diaconi permanenti. 10.00: chiesa di s. Donnino a Como (Via A. Diaz, 121): divina liturgia nel rito bizantino-ucraino. Presiede mons. Irynej Bilyk, Canonico della Papale Basilica di S. Maria Maggiore (Roma). 13.00: teatro “La Lucernetta” (P.zza Medaglie d’oro): pranzo con specialità della cucina nazionale ucraina. L’ospite onorifico Ruslan Fufalko, Console Generale dell’Ucraina a Milano; 14.15: A seguire mostra artistica (le particolarità culturali dell’ethos religioso del popolo ucraino fatte a mano: “La fede espressa nelle Icone”) e fotografica (“Vita delle comunità: il primo anno dell’avventura” e “Percorso di storia nell’arte fotografica: Kiev, Leopoli e dintorni”); 14.30: Esibizione artisticomusicale in compagnia dei canti di “Lo Spago/Perevelso”, gruppo folcloristicopopolare ucraino di Varese, Como e Meda; 15.15: musica dal vivo: lo spettacolo artistico-musicale con esibizione del quintetto “Alleluia”. anche da mons. Carlo Calori, parroco di San Fedele. “Ci sono state occasioni di incontro negli ultimi mesi – racconta – soprattutto con padre Metodio che, potendo celebrare anche secondo il rito latino, ha concelebrato in diverse occasioni con noi a S. Fedele. Per quanto riguarda la presenza di italiani alle celebrazioni a San Donnino credo siano più dettate dalla curiosità che dalla partecipazione. Quella bizantina è una tradizione ricca a cui però non siamo abituati. In passato ci confrontavamo con questi riti solo in occasione delle celebrazioni per l’unità dei cristiani. Oggi, invece, possiamo confrontarci tutti i giorni e questo è sicuramente un’occasione da non perdere per scoprire la bellezza, la varietà e la ricchezza della Chiesa cattolica”. MICHELE LUPPI VIENI A LOURDES? L’Ufficio Diocesano Pellegrinaggi di Como organizza anche in collaborazione con Unitalsi, Brevivet e la Comunità Pastorale di Faloppio un pellegrinaggio a Lourdes nel 153° anniversario della prima apparizione con programmi diversi per soddisfare tutte le diverse esigenze di chi volesse intraprendere per la prima volta questa esperienza di vita. Chi già c’è stato sa che non può far a meno di ritornare! Perché andare a Lourdes? La Madonna dice a Bernadette: “Vuoi farmi il favore di venire qui per 15 giorni?”…forse chiama anche te? Ma cosa è accaduto in questa piccola città ai piedi dei Pirenei? Come mai da più di 150 anni, folle del mondo intero vanno in pellegrinaggio in questo luogo? Tutto questo perché Maria un giorno è apparsa ad una ragazza di 14 anni di nome Bernadette Soubirous. È perché Maria, Madre di Dio e Madre degli uomini è venuta qui in una nicchia della roccia a ricordarci il vangelo: la povertà di un cuore libero; la preghiera, che ci apre a Dio; la conversione, che cambia la nostra vita; la chiesa che ci raduna come fratelli. L’Ufficio è a disposizione per fornire i dettagli sui programmi e ci potete contattare seguendo queste modalità: direttamente in Ufficio presso la Curia di Como ci trovate tutti i mercoledì dalle ore 9.30 alle ore 12.00 oppure telefonandoci direttamente al numero telefonico 0313312.232 o inviando una mail all’indirizzo segretariatopellegrinaggidiocesano@ diocesidicomo.it. In altri momenti, visto anche l’avvicinarsi della scadenza, per inviare la propria prenotazione potete contattare la segreteria della comunità parrocchiale di Faloppio presso la parrocchia di Gaggino al numero 031-986225 aperta tutti i giorni dalle ore 09.30 alle ore 11.30. Ecco il calendario delle proposte: • 9-11 febbraio, in collaborazione con l’Unitalsi, in aereo, costo 600 euro (da confermare), 170 posti a disposizione; • 9-11 febbraio, in collaborazione con Brevivet, in aereo, costo 620 euro, 30 posti a disposizione; • 11 febbraio (pellegrinaggio di un giorno), in collaborazione con Brevivet, in aereo, costo 330 euro, 100 posti a disposizione; • 17-20 febbraio, per le famiglie, in pullman, in collaborazione con la Comunità parrocchiale di Faloppio, costo 290 euro, posti a disposizione 40. Le prenotazioni per il viaggio di un giorno devono essere effettuate entro e non oltre il 30 novembre; tutte le altre, entro e non oltre il 10 dicembre. CHIESA VISIT APASTORALE VISITA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 SAN SIRO LE PARROCCHIE DI S. ABBONDIO E S. MARIA REZZONICO PRENDENDO IL LARGO Sabato 27 e domenica 28 novembre mons. Diego Coletti sarà di nuovo in Tremezzina per far visita alle due parrocchie del Comune di San Siro O ccorre prendere il largo per abbracciare con uno sguardo il territorio di San Siro, che con i suoi 18.5 chilometri quadrati si estende come un triangolo dalla villa della Gaeta al monte Bregagnino, al castello di Rezzonico comprendendo due parrocchie, quella di Sant’Abbondio e quella di Santa Maria Rezzonico, affidate attualmente alla cura pastorale di un solo parroco, don Giovanni Quadranti. LE RADICI DELLA FEDE Circa a metà del litorale, spicca per la sua imponenza la chiesa parrocchiale di Santa Maria Rezzonico, dedicata alla Madonna Assunta, risalente alla seconda metà del XV secolo. Attiguo alla chiesa è l’ex convento dei Padri Domenicani, presenti dal 1462 al 1769, ora casa parrocchiale. Mandati dal papa Pio II da San Giovanni in Pedemonte di Como, secondo il carisma dell’ordine, “predicarono” il Vangelo anche per combattere residui di paganesimo, stregoneria e soprattutto le eresie protestanti che si stavano diffondendo dai vicini Grigioni. L imminente visita pastorale del vescovo Diego ci ha stimolato a riflettere sulle nostre comunità per riconoscerne il volto e da lì ripartire con rinnovata fiducia nell’azione dello Spirito. Il Signore che per mezzo del Vescovo visita il suo popolo, ce lo faccia riconoscere e accogliere, ci dia una sovrabbondanza di Grazia perché, abbandonata la paura, ci sentiamo una chiesa che serve per e con amore. Sant’Abbondio, Santa Maria Assunta, San Martino: tre chiese, tre comunità. Acquaseria con Pezzo la più raccolta, Santa Maria Rezzonico la più grande per estensione e numero di frazioni, San Martino, annessa alla parrocchia di Santa Maria nel 1985, la più alta e scarsamente abitata. La prima caratteristica nasce dal “dove abitiamo” che ci impone di cercarci se ci vogliamo incontrare. Questo fa sì che le comunicazioni ne risentano, d’altro canto ciò si potrebbe vedere come un punto di forza perché dà la misura della motivazione a partecipare. La seconda caratteristica è l’attaccamento radicato alle rispettive comunità e tradizioni, diverse le une dalle altre, se non per le modalità concrete in cui si sono manifestati i bisogni e i percorsi della gente. Dal riconoscimento delle diversità potremmo uscirne arricchiti e, insieme, potremmo andare, come comunità cristiana, verso l’unico obiettivo: mettere al centro della nostra realtà Gesù salvatore del mondo, che ci garantisce “vita piena e abbondante”. Il Vangelo insegna ’ Su tutto il territorio, oltre alle due chiese parrocchiali e alla ex parrocchiale di San Martino, ne esistono altre otto in altrettante frazioni. Quanto ai “gisoeu”, cappelline sparse nei posti più disparati, se ne possono contare più di venti. Dopo la chiesa parrocchiale, verso Rezzonico, compaiono i resti di un’imponente costruzione quadrilatera di epoca tardo-romana. Il suo muro a ovest raggiunge i sei metri di altezza e confina con il cimitero che si estende verso monte. La presenza dei romani è testimoniata anche da un piccolo altare dedicato a Nettuno, conservato nel Museo Archinti di Milano, e da una lunga pietra parlante, parte della tomba di un certo Lucio Minicio, murata sulla facciata della chiesa di Santa Marta di Menaggio. Lo sguardo sulla costa si sofferma su un rudere in cima ad un alto scoglio, un tempo a picco sul lago, chiamato Castelasc e legato a un personaggio, i cui contorni misteriosi si snodano tra storia e leggenda nel periodo della dominazione spagnola del ‘600. Infine Rezzonico, piccolo gioiello del lago di Como: un concentrato di case, con poderosi portici a lago e il castello recinto con tre torri merlate, trecentesco, che troneggia sulla loro sommità. Tra i pini del suo giardino si può scorgere il piccolo campanile della chiesa di Sant’Antonio di Padova, dedicata originariamente ai re Magi, raffigurati sul paliotto dell’altare e sopra la statua del Santo. Il castello e tre palazzi cinquesecenteschi con lo stemma della potente e nobile famiglia Della Torre ci ricordano che da questa casata, nell’anno 1693, nacque a Venezia Carlo Rezzonico, papa con il nome di Clemente XIII. In località San Siro, proprio sulla riva, nell’ottobre 2009, a causa del livello del lago molto basso, sono affiorate le fondamenta della chiesa di San Siro, costruita nel 1189 per ordine del vescovo di Pavia, feudatario di queste terre. Nei boschi, lungo il sentiero che da Roncate o da Soriano conduce nel comune di Cremia, hanno richiamato l’attenzione di molti studiosi numerose coppelle incise su rocce affioranti e su grandi massi, testimonianza della presenza umana e di riti sacri antichissimi. QUALE FUTURO? Alzando lo sguardo dalla sponda, le balze montuose sono costellate di numerose frazioni, almeno sedici, esposte a est, ricche di acqua e di vegetazione, riscoperte e ristrutturate in questi ultimi anni. È facile quindi dedurre che fra le attività lavorative più sviluppate emergono l’edilizia, l’artigianato connesso, le aziende agricole, la ristorazione, l’offerta diversificata di ospitalità turistica. Molti sono anche i frontalieri pendolari che lavorano nella vicina Svizzera e gli emigranti. Qualche decennio fa, offrivano occupazione due fabbriche locali, una ad Acquaseria e una a Lancio. Il proliferare di nuove abitazioni destinate per lo più alle vacanze, è però inversamente proporzionale al numero degli abitanti stanziali, di cui è alto il numero degli anziani, mentre negli ultimi cinquant’anni è diminuito notevolmente quello dei ragazzi in età scolare. Delle quattro scuole elementari ne è rimasta solo una con cinque classi. Le due scuole materne hanno lasciato il posto ad un’unica scuola statale. Le frazioni montane, ad eccezione di Carcente, sono prive di famiglie giovani e d’inverno sono quasi completamente disabitate. In questo territorio così ricco di storia, impregnato di fede, di laboriosità, d’intraprendenza che affiorano da secoli lontani, oggi la sua Comunità “quo vadit”? IN ATTESA DEL VESCOVO VERSO UNA SOLA COMUNITA’ ciò che ognuno da sempre sperimenta: là dove si coltivano relazioni fraterne e vere si ottengono alla lunga risultati insperati, in ogni campo. La terza caratteristica è comune, crediamo, a molte comunità. Nasce dalla situazione odierna di smarrimento in cui sembra si sia persa la bussola della convivenza ad ogni livello, percezione amplificata dai media, dalla stampa. Le buone notizie non fanno presa sulla massa, rischiano di restare a livello di fatti isolati o di testimonianza personale. Ciò crea ansia, insicurezza, moltiplica i luoghi comuni, mostra una realtà nella quale molti non si riconoscono ed altri invece assumono come modello a cui aspirare. La difficoltà di scorgere un esito positivo e prossimo della crisi determina mancanza di progettualità nei giovani e scoraggiamento negli adulti di mezz’età, nuovi disoccupati. Tutto ciò mina la tenuta delle famiglie e il tessuto delle nostre comunità cristiane, mentre occorrerebbero nuovi segni di speranza. Nella realtà descritta, come si innesta il cammino delle nostre parrocchie? Le celebrazioni liturgiche sono regolarmente celebrate nelle due chiese parrocchiali, con frequenza nella ex parrocchiale di San Martino e nelle chiesette frazionali. Tutte le feste patronali sono celebrate con solennità. Le Giornate Eucaristiche annuali mantengono il valore di Segno. La catechesi dell’iniziazione cri- stiana si svolge tra tante difficoltà, ma è il luogo dove sistematicamente e con passione si educano le nuove generazioni alla fede in Gesù e nella Chiesa. Il consolidamento di un gruppo di catechisti preparato, unito ed affiatato e il coinvolgimento delle famiglie sono condizioni perché l’annuncio sia accolto e interiorizzato. La catechesi per il Battesimo è personale e affidata al parroco, quella dei fidanzati è zonale. La catechesi post cresima, degli adulti e delle famiglie richiede la sperimentazione di vie nuove. La testimonianza della carità è normalmente vissuta come dimensione personale e di gruppo, tranne l’adesione comunitaria alle proposte diocesane quando è possibile. L’apertura missionaria, in forza del battesimo ricevuto, non è ancora vissuta come dimensione personale, fondante dell’appartenenza alla chiesa. Avvertiamo l’esigenza dell’oratorio per la formazione dei nostri ragazzi, sentiamo tutta la bellezza, la responsabilità e l’impegno di essere “comunità apostolica”, debole ma in cammino. Al vescovo Diego che verrà in mezzo a noi chiediamo vicinanza e luce per diventare una sola comunità coraggiosa, fiduciosa, missionaria. pagina a cura della COMUNITA’ PARROCCHIALE P A G I N A 9 LE CHIESE DI ACQUASERIA La storia delle due chiese di Acquaseria - già pubblicata nel dicembre 1982 su “Voce Amica”, foglio della comunità parrocchiale di Sant’Abbondio in occasione del 60° anniversario della Parrocchia - è una storia che testimonia la fede e i sacrifici compiuti dalla popolazione e dai loro pastori. Sant’Abbondio A cavallo tra XIV e XV secolo, poco lungi dalla valle del Serio sorgeva la chiesetta dedicata a Sant’Abbondio che dava il nome a quella comunità. Nel tempo, Acquaseria diventerà la più popolosa frazione della parrocchia di Santa Maria e della sua chiesetta in una nota del 1600 si dirà che “è aperta a tutti i venti mancando riparo alle finestre e, non avendo volta, rimangono visibili le travi e le assi del coperto”. Nel 1612 veniva realizzato un “campaniletto” a torre con una campana e, nei primi decenni del 1700 l’edificio appariva internamente abbellito. Ancor oggi si può ammirare il paliotto dell’altare in marmo bianco e rosso recante due bassorilievi con le figure di Sant’Abbondio, patrono del luogo, e San Miro patrono delle acque. Dopo la definitiva partenza dei padri domenicani avvenuta nel 1769, un coadiutore di Santa Maria continuò a celebrare la messa domenicale. Incapace di contenerli tutti venne allora ampliato e, con l’erezione della Parrocchia autonoma di Acquaseria nel 1922, Sant’Abbondio divenne chiesa parrocchiale. In quell’occasione fu aperta una nicchia per il fonte battesimale. I fedeli continuarono a pregare in Sant’Abbondio guidati dal loro primo parroco, don Giacomo Galli, fino al 1932 quando fu aperto al culto il sottocorpo della parrocchiale nuova. Tuttavia la chiesetta non verrà abbandonata, considerata da tutti l’antica testimone della fede e della storia di Acquaseria, su cui vigila ancora silenziosa, rivivendo ogni anno per le celebrazioni della festa del Patrono. La chiesa parrocchiale di San Abbondio e San Felice martire Nel giugno del 1933, il vescovo di Como, in visita pastorale, promise agli abitanti di Acquaseria le reliquie di San Felice martire, dono per la nuova chiesa in costruzione. La cronaca racconta che il pomeriggio dell’8 ottobre, al pontile del battello, “tutta la popolazione fece corona al proprio pastore accogliendo le sacre spoglie con quell’impeto di calda pietà che i cuori semplici conoscono”. Da molti altri episodi, si può avvertire la speciale vicinanza dei vescovi alla comunità di Acquaseria durante gli anni faticosi ma entusiasmanti della costruzione della chiesa. Erano tempi duri e la popolazione mai sarebbe riuscita a terminare l’opera se non ci avesse pensato la Provvidenza, servendosi di un benefattore, mister Federivo Newland Pedley che permise di terminare la costruzione del tempio. Dalla consacrazione della chiesa nuova, avvenuta nel 1937, ai giorni nostri, sono stati compiuti lavori importanti di rifinitura e abbellimento. È in stile moderno, si presenta all’esterno con lesene a vista in sasso di Moltrasio. L’interno è ad una sola navata con volta a botte e decorazioni lignee a cassettoni nella volta del presbiterio. Di fronte all’artistico altare in stile barocco dove si custodisce l’Eucaristia, sono stati posizionati l’altare rivolto al popolo, l’ambone e, di lato, il fonte battesimale. Il rosone centrale rappresenta Gesù che spezza il pane con i discepoli di Emmaus e quelle laterali i patroni Sant’Abbondio e San Felice martire. Il tempio è sobrio ed essenziale, invita alla preghiera, secondo la scritta posta sopra una porta d’ingresso “Domus mea, domus orationis”. CHIESA CHIESA MONDO CHIESAMONDO P A G I N A 10 D IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 on Giusto Della Valle, sacerdote della diocesi di Como, fidei donum per tredici anni prima a Sir poi a Mokolo, diocesi di MarouaMokolo, Nord Cameroun. È rientrato definitivamente in Italia lo scorso 7 novembre ed è stato recentemente nominato dal Vescovo parroco di Rebbio. Lo abbiamo incontrato all’Assemblea Missionaria Diocesana lo scorso 14 novembre a Villa Guardia. Hai lasciato il Cameroun, dove hai vissuto per diversi anni. Qual è la situazione attuale del Paese? “Il Paese è sicuramente in una fase di stallo. Nel 2012 ci saranno le nuove elezioni, ma il fermento è poco, tutto sembra già fatto. L’attuale presidente Paul Biya (presidente dal 1982 ndr.) ha appena modificato la costituzione permettendo così la propria rielezione. Ma se anche lui dovesse mancare si è tanto insidiato nello Stato il sistema clientelare di corruzione che sarà difficile sradicarlo”. Quale Chiesa invece hai lasciato? “È una Chiesa che di fronte a queste problematiche spesso interviene in modo poco deciso. Scrive contro la corruzione e invita all’impegno e alla legalità, ma spesso si tira indietro quando c’è da denunciare le precise situazioni o le persone concrete. Si ha paura e questa paura crea immobilismo. È una Chiesa inoltre che si trova davanti a tante sfide: è giunto infatti per lei il momento di fare un bilancio dei primi cinquant’anni di evangelizzazione. Quali frutti raccoglie? Ci sono tanti elementi nella società che potrebbero lasciare un po’ delusi”. Ad esempio? “Ad esempio la presenza ancora esigua di battezzati o di aspiranti cristiani. Ma non solo. Anche la difficoltà di vedere dei grandi cambiamenti tra i cristiani: non sono capaci di cambiare quella che è la loro mentalità, a volte di corruzione o di superstizione, alla luce del Vangelo”. E per quanto riguarda la Chiesa locale di Maroua- INCONTRO ALLA GENTE “È stupefacente quante domande la gente che ho incontrato in questa settimana mi abbia fatto sulle missioni diocesane. Pochissime, a volte nessuna. Sembra che non ci sia interesse verso quella che è una Chiesa sorella che ha tanto da insegnare anche a noi in Italia” di BENEDETTA MUSUMECI Mokolo, dove si trovano le parrocchie affidate ai nostri fidei donum? “La Chiesa locale è decisamente in crescita, cresce in realtà il senso di responsabilità, c’è sempre più gente capace e formata grazie ad esperienze positive come quelle proposte dal centro Emmaus e dal centro Jericho. Anche se non sem- pre c’è una convinzione profonda e avvengono fatti gravi. I movimenti dei giovani sono forse quelli più in difficoltà, pochi si danno disponibili per seguirli perché sono progetti molto difficili e impegnativi”. Come procede l’attività nelle parrocchie che hai lasciato? “La presenza dei fidei donum sul territorio delle parrocchie di Mokolo, Mogodé, Rhumzu e Nguétchéwé è molto positiva soprattutto perché in questi ultimi anni è diventata sempre più variegata grazie alla presenza, accanto ai sacerdoti, di due vergini consacrate e di una giovane laica. Accanto alle varie attività ognuno ha la sua specificità: don Angelo sta coordinando il lavoro di traduzione della Bibbia in Kapsiki, don Corrado segue la parrocchia, mentre don Alessandro, appena arrivato, sta conoscendo e studiando la lingua, Laura segue la pastorale degli studenti e il liceo, Brunetta e Alda sono impegnate nell’inserimento dei nuovi sacerdoti locali nella parrocchia di Mokolo e collaborano con la comunità di suore, don Felice sta avviando una nuova parrocchia con un gruppo di suore in un’area piuttosto lontana. Inoltre negli ultimi anni si è lavorato molto nell’attenzione all’handicap avviando quattro percorsi diversi: verso gli epilettici (sempre in aumento), i ciechi, i sordomuti e coloro che hanno problemi motori”. Come sono le comunità delle parrocchie? “Sono parrocchie molto generose e ben organizzate che nel tempo sono divenute sempre più autosufficienti per la pastorale comunitaria. L’esperienza delle Comunità Ecclesiali di Base è un’esperienza molto positiva che potrebbe insegnare molto alla Chiesa di Como”. Ecco, appunto, torniamo all’Italia: qual è stata l’impressione del ritorno? “È stupefacente quante domande la gente che ho incon- trato in questa settimana mi abbia fatto sulle missioni diocesane. Pochissime, a volte nessuna. Sembra che non ci sia interesse verso quella che è una Chiesa sorella che ha tanto da insegnare anche a noi in Italia”. In che senso? “Appunto la realtà delle Comunità Ecclesiali Viventi o di Base può essere un esempio da applicare anche alle nostre parrocchie che tanto sembrano affaticate. Sembra che ci sia poco movimento, che tante siano le attività proposte, ma che non si privilegi quello che veramente conta, la relazione. Si dice tanto che la Parrocchia è Missionaria: questo vuol dire che si deve andare dalla gente, che bisogna mettere da parte il “venite, venite!” per privilegiare l’”andiamo”. Si parla di missionarietà della Chiesa, ma si rimane spesso sulla superficie della teoria senza toccare davvero il tessuto, la struttura delle parrocchie: occorre rendere la gente protagonista, andare, incontrare, ritrovarsi nei quartieri, nelle case, nelle strade e discutere con tutti anche delle cose pratiche, occorre fare comunità”. Tanti giovani vengono all’Ufficio Missionario chiedendo di fare un’esperienza di conoscenza in missione durante l’estate. A loro cosa puoi dire? “Dico di prepararsi bene, non solo nell’immediato, ma attraverso un cammino di fede forte vissuto nei movimenti e nelle parrocchie. Dico di guadagnarsi anche i soldi del viaggio, perché ci sia il senso della responsabilità. Dico di venire con tante domande: ci si sposta per cercare e per conoscere e quindi c’è bisogno di essere curiosi”. Un appello? “Tre: il primo è perché qualche prete si prepari alla sostituzione di don Angelo nel 2012 a Mogodé. Il secondo è per i giovani: perché magari qualcuno maturi il desiderio di andare in Cameroun per due o tre anni. Il terzo è per i Fisioterapisti: serve che qualcuno si metta a disposizione per periodi di tre o quattro mesi all’anno per dare una mano ad un centro già esistente e avviato”. Sudan, da Raja il racconto di padre Caligari ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ LETTERE P adre Eugenio Caligari, missionario comboniano nativo di Chiavenna ci scrive da Raja in Sud Sudan dove svolge la sua missione. Proprio in questi giorni è inizia nel Paese africano la registrazione degli elettori in vista del referendum per l’indipendenza del Sud atteso per il prossimo 9 gennaio. Un’attesa raccontata dallo scatto di Enrica Valentini, operatrice della Caritas di Como a Wau una delle principali città del Sud Sudan INTERVISTA DON GIUSTO DELLA VALLE RIENTRATO DAL CAMERUN Carissimi Amici, anche quest’anno 2010 se ne sta andando: un anno di grazia di cui dovremo rendere conto e soprattutto di cui ringraziamo Dio per tutto il bene da lui ricevuto. Per molti aspetti quest’anno qui a Raja è stato come gli anni passati, il solito lavoro pastorale, l’impegno caritativo e nella scuola, che ci prende molto tempo e forze. Ma il 2010 è stato anche differente perché molto influenzato dalla situazione politica del Sudan. Dopo l’accordo di pace del 2005 abbiamo goduto pace e libertà ma, specialmente questo ultimo anno, abbiamo sperimentato una forte pressione psicologica e di propaganda. In aprile abbiamo avuto le Elezioni Generali, le prime “vere” dall’indipendenza del Sudan (1956). Da giugno tutta l’attenzione è rivolta al Referendum che dovrebbe tenersi il 9 gennaio 2011 in cui si deciderà se restare uniti al Nord o separarsi. Sembra che i sudanesi del Sud voteranno quasi tutti per la separazione. Sono stufi di essere cittadini di terzo o quarto ordine e non hanno dimenticato i torti, le umiliazioni e le guerre subite. Per i sud sudanesi siamo alle porte forse del più grande evento nella loro vita e in quella della loro nazione: l’Indipendenza. Questo porterà molti problemi e, forse, anche un ritorno alla guerra. Speriamo di no, ma il Nord non si lascerà togliere tanto facilmente il Sud dove sono quasi tutti i giacimenti di petrolio e altri minerali. Il 2010 è stato un buon anno. Le piogge abbondanti e il raccolto buono. Abbiamo avuto dei problemi con LRA, l’esercito del Signore (come si chiamano), ma in realtà sono dei criminali che partiti dall’Uganda e aiutati dal governo del Nord, hanno fatto crimini in Sud Sudan e Congo. Ora, almeno alcuni, sono dalle nostre parti, e hanno fatto due visite nel 2009 e due quest’anno, rubando e uccidendo. La loro pre- senza anche se sporadica ha creato un grosso senso di insicurezza sia per gli abitanti dei villaggi che per noi che dobbiamo viaggiare per andare a trovare i cristiani. Anche la caccia e la raccolta del miele selvatico per cui Raja è famosa, non vanno più bene, la gente ha paura ad allontanarsi. Questo ha portato anche ad un calo dei soldi e all’aumento dei prezzi al mercato. Un altro problema nostro è stato quello di trovare maestri: i maestri che avevano fatto le magistrali sono quasi tutti andati nell’esercito, polizia o nelle ONG dove sono pagati meglio. Siamo rimasti con studenti che hanno finito le secondarie ma in molti non sono capaci di insegnare bene. Il Governo del Sud Sudan sta facendo uno sforzo per dare a questi maestri corsi speciali ma durante le normali ore scolastiche. Per cui quest’ anno l’insegnamento è stato molto povero. E questo durerà finché non avremo un vero college per i futuri maestri. Per un anno ho avuto con me P. Paul Annis che ha lavorato soprattutto nella scuola ma ora è stato nominato Superiore dei Comboniani in Egitto e così dopo Natale se ne andrà. Il 6 novembre in Messico, è stato ordinato Sacerdote P. Martin Ramirez e spero che in febbraio ritornerà qui. Per Natale penso che riuscirò and arrivare in Italia per un po’ di riposo, e visite mediche. Qualcuno verrà a sostituirmi il 20 dicembre. Intanto sto preparando tre gruppi di ragazze e ragazzi per Battesimo, Prima Comunione e Cresima spero di poter concludere prima di partire, magari il giorno dell’Immacolata. Salutandovi, vi voglio ringraziare della vostra amicizia, delle preghiere e dell’aiuto che mi permette di aiutare questi fratelli più poveri e abbandonati. P A G I N A 12 Como CRONACA DI E P R O V I N C I A ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 NOSTRA INTERVISTA AL CAPPELLANO Carcere: un muro da abbattere P adre Giovanni Milani la definisce la “parrocchia più giovane della diocesi” ma anche “quella in cui ci sono più problemi” perché tutto diventa più difficile dentro le mura di un carcere. E’ lui a parlarci della realtà odierna del casa circondariale del Bassone e del silenzioso lavoro quotidiano che viene portato avanti grazie al servizio di tanti volontari. Una realtà lontana dalle nostre comunità non tanto nello spazio, seppur si trovi isolata nella piana di Albate, quanto nella percezione comune delle gente. Una sorta di segregazione dalla realtà, per certi versi giustificata dalla sua stessa natura, che padre Giovanni, da sei anni cappellano del Bassone, tocca con mano quasi tutti i giorni. «C’è la tendenza - spiega il padre, appartenente all’ordine dei Frati minori conventuali - a vedere il carcere come un luogo lontano, distante. La gente sa dove si trova, ma non ha voglia di avvicinarsi. Quello che succede all’interno delle mura non è affar loro. Una fatica che purtroppo riguarda anche le nostre comunità parrocchiali». Quella del Bassone, come tutte le carceri, è una realtà dura. Attualmente le persone detenute sono 586 tra uomini e donne: quasi la metà sono extra- EVENTI MUSICALI IN S. FEDELE Di seguito presentiamo l’elenco degli eventi musicali che si terranno in S.Fedele in Como per l’ Avvento Natale 2010. 27 novembre ore 17.30 musiche per organo. Organista Mattia Calderazzo; 4 dicembre ore 17.30, musiche per organo. Organista: Marco De Laurentis; 8 dicembre ore 17, concerto per organo. Organista: Paolo Oreni; 11 dicembre ore 17.30 musiche per organo. Organista: Stefano Venturini; 24 dicembre ore 23, concerto avanti la Messa di Mezzanotte, corale, direttore: Oscar Taietti, organista: Raffaele Bellotti; 26 dicembre ore 16.30, concerto di Natale. Organista: Alessandro Bianchi. Padre Milani ci racconta la sua esperienza quotidiana di incontro. Persone in cerca di una nuova occasione per ricominciare a vivere. Le difficoltà di reinserimento di MICHELE LUPPI comunitari, una percentuale che sale ancora se consideriamo le persone provenienti da altri Paesi d’Europa. Un numero leggermente calato dopo la chiusura del reparto di massima sicurezza riservato ai condannati per mafia. «Purtroppo i media raccontano il male, indugiando su particolari scabrosi - continua padre Giovanni - e spesso la gente di fronte a chi ha commesso un reato pensa: mettetelo dentro e buttate la chiave. Questi anni vissuti nelle carceri mi hanno, invece, insegnato che pur non giustificando i reati commessi, si debba guardare ogni detenuto come una persona che sicuramente ha sbagliato ma che va aiutato. In fondo sono anche loro persone che hanno bisogno di essere accolte e amate. Quando questo succede è incredibile vedere i passi che possono compiere dal punto di vista umano». Padre Giovanni entra in carcere ogni giorno, dove incontra singolarmente i detenuti che chiedono un colloquio, o girando per i vari reparti. Ogni domenica, invece, alle 9.30 entra con un gruppo di volontari per la celebrazione della S. Messa. «E’ bello vedere - racconta padre Giovanni - lo spirito con cui viene vissuto l’appuntamento domenicale. L’intensità della preghiera e la cura che mettono nella liturgia». IL LAVORO DEI VOLONTARI Un servizio che padre Giovanni condivide con il “gruppo volontari carcere” formato da una trentina di persone, provenienti in particolare dalle parrocchie della zona. «I volontari hanno seguito un lungo percorso di formazione - ci spiega il cappellano - perché quella del carcere è una realtà per cui è necessaria una preparazione umana e spirituale. I volontari animano la S. Messa domenicale e alcuni momenti di svago organizzati durante l’anno. I più esperti, inoltre, ogni sabato si occupano dei colloqui di accoglienza con i detenuti che sono entrati in carcere in quella settimana. Si tratta in genere dalle 8 alle 12 persone. Ci sono poi don Roberto Malgesini e un seminarista che Foto William mi aiutano per le confessioni e per la catechesi». A loro si aggiunge un gruppo di volontari che si occupano della distribuzione del vestiario raccolto dalla Caritas. NO AL REINSERIMENTO Purtroppo il “Bassone”rimane ancora indietro per quanto riguarda le politiche di reinserimento nella società degli ex detenuti. A differenza di altre carceri italiane mancano forme di formazione e inserimento lavorativo per i detenuti. «Ci sono alcune persone che escono per lavorare durante il giorno e poi rientrano la notte, ma si tratta di casi isolati». Proprio su questi temi la fondazione Cariplo sta promuovendo un bando per finanziare associazioni che progettino percorsi di reinserimento. Un progetto pilota che riguarderà le carceri di Como, Milano e Brescia. Secondo le recenti stati- MERCATINI NATALIZI Rose e fiori colorati realizzati con il sapone. Angeli e pupazzi di pezza. Sono questi i lavori - realizzati da alcuni detenuti del carcere - che i volontari metteranno in vendita in alcuni mercatini nel periodo pre-natalizio. Un modo per raccogliere fondi necessari all’assistenza dei detenuti. «La direzione del carcere - spiega padre Giovanni - passa ai detenuti solo il cibo. Tutto il resto, dal vestiario ai prodotti per l’igiene personale, sono a carico dei detenuti. Questo rappresenta un problema, soprattutto per chi non ha alle spalle una famiglia». Di loro si prendono cura proprio i volontari che forniscono periodicamente vestiario e prodotti per l’igiene. «Ogni anno la Caritas - conclude il cappellano - ci sostiene con un contributo di 10 mila euro, ma non sono sufficienti». Per questo i volontari chiedono la disponibilità alle parrocchie per allestire i mercatini nel periodo natalizio. Per informazioni 031-520434 o 347-3133742. stiche, infatti, la recidiva per i condannati che scontano la pena in detenzione nelle carceri è molto più alta rispetto a chi usufruisce di misure alternative dopo un periodo di detenzione. «Questo è un aspetto fondamentale per ridare al carcere la sua valenza rieducativa. Un aspetto su cui c’è ancora molto da fare. Speriamo - conclude il cappellano - che qualcosa si muova». SABATO 27 NOVEMBRE Archeologia a confronto L ’ Aula Magna di Giurisprudenza dell’Università dell’Insubria, nel chiostro di S.Abbondio, ospiterà nella giornata di sabato 27 novembre il 3° incontro di aggiornamento sulle scoperte archeologiche nelle province di Como, Lecco, Sondrio e del Cantone Ticino. I lavori, con inizio alle ore 9.30, prevedono la presentazione, ad opera delle conservatrici del Museo Giovio Isabella Nobile e Marina Uboldi, degli scavi in corso al Caslè di Ramponio - un insediamento recintato dell’età del Bronzo - e di quelli di Laino che hanno portato alla luce le strutture di una fortificazione del VI secolo d.C. nell’area della chiesetta di S.Vit- tore. Sugli scavi in antiche chiese dell’Alta Brianza riferirà Jolanda Lorenzi della Soprintendenza Archeologica mentre l’aggiornamento sulle novità del Cantone Ticino, dalla protostoria al medioevo, sarà compito di Rossana Cardani del’Ufficio Beni Culturali del Cantone Ticino. Concluderà la mattinata Ermanno Arslan, conservatore del Museo Civico di Biassono, con un contributo sui mortaria bollati ritrovati nella zona briantea di Capriano. La seduta pomeridiana si aprirà con l’intervento dell’Ispettrice della Soprintendenza Valeria Mariotti sulle più recenti ricerche in provincia di Sondrio. Seguirà un’ampia rela- zione di Stefania Jorio che da anni segue per la Soprintendenza il territorio comasco. Oggetto dell’intervento, dallo scavo alla valorizzazione, saranno tre esempi rappresentativi di grandi periodi storici: le “terme” romane di viale Lecco, la chiesa di S.Cassiano a Buccinigo d’Erba e l’abitato protostorico di Prestino e della Spina Verde. Il programma prevede altresì la visita ai resti dell’antica Basilica dei SS. Pietro e Paolo sui quali insiste l’attuale basilica di S.Abbondio ed alla vicina chiesa dei SS. Cosma e Damiano, restituita al patrimonio culturale cittadino e valorizzata dalle iniziative della Società Archeologica Comense. LE RAGIONI DELLA FEDE ALL’INSUBRIA Mercoledì 1 dicembre, alle ore 18, presso l’Aula Magna del Chiostro di S. Abbondio, avrà luogo l’incontro: “Le ragioni della fede. Storia e attualità del beato card. John Henry Newman”. Introdurrà il prof. Mario Conetti. Interverrà la prof. Lina Callegari, autrice di “John Henry Newman, la ragionevolezza della fede”. Modererà l’incontro il dott. Cesare Cavalleri, editore del volume. sarà presente mons. Diego Coletti, vescovo di Como. LOGOS ED ETHOS NEI PENSATORI ANTICHI Il Liceo Classico “A. Volta” di Como, l’associazione ex Alunni, l’Aicc (Associazione italiana di cultura classica) e la società Dante Alighieri promuovono la presentazione del libro di Mario Santoro “Logos ed Ethos nei pensatori antichi. Da una ricerca filosofica di Mario Baldassarri”. L’appuntamento è per martedì 30 novembre, alle ore 17, presso la Grand’Aula del Liceo Classico A. Volta di Como. L’incontro è ad ingresso libero. CRONACA P A G I N A 13 Como&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 importanza di disporre di collegamenti ferroviari efficienti ai fini della politica svizzera di trasferimento del trasporto merci, ma anche per il traffico viaggiatori, è stata sottolineata nel corso della settima riunione del Comitato direttivo italo-svizzero, svoltasi il 12 novembre a Lecco. Questo Comitato ha il compito di assicurare l’applicazione della convenzione sulla garanzia della capacità delle principali linee che collegano AlpTransit alla rete italiana ad alta capacità. Durante l’incontro le parti hanno constatato che nel settore del potenziamento dell’infrastruttura per il traffico ferroviario tra la Svizzera e l’Italia i lavori procedono senza particolari difficoltà. La costruzione della tratta Mendrisio - Varese, che assicurerà collegamenti più veloci anche per Como con l’aeroporto di Malpensa, avanza in entrambi i Paesi secondo programma. L’inaugurazione è prevista per il 2013. Anche il risanamento della galleria elicoidale di Varzo, lungo la linea del Sempione, si svolge regolarmente. In futuro si effettueranno altri risanamenti sugli assi nord-sud: L ’ PER IL TRASPORTO SU STRADA E SU GOMMA Viabilità: collaborazione italo-svizzera Una riunione svoltasi nelle settimane scorse ha messo a punto alcune questioni chiave relative al transito transfrontaliero di LUIGI CLERICI quello acustico del tratto del Gamborogno sul Lago Maggiore lungo la linea di Luino nel 2011 e quello della galleria del Sempione tra il 2012 e il 2014. Nel 2015 e 2016 sarà poi risanata la strada del Sempione e, dopo il 2020, la galleria stradale del San Gottardo. Secondo il Comitato direttivo, questi interventi andranno coordinati tra Italia e Svizzera affinché le zone di confine, come il comasco, non subiscano un collasso di automezzi, soprattutto pesanti, diretti a nord delle Alpi. Sul piano dell’esercizio, una task force è stata incaricata di occuparsi degli aspetti della puntualità e della sicurezza per migliorare la qualità dei trasporti. In Italia e Svizzera, infatti, è emerso come si impongano provvedimenti a medio termine per far fronte al pronosticato aumento del traffico. L’Italia prevede di attuare entro il 2015 una serie di interventi minori, quali la realizzazione di quattro punti d’incrocio tra Premosello e Vignale, mentre la Svizzera ultimerà entro il 2017 la galleria di base del San Gottardo ed entro il 2019 quella del Monte Ceneri. Entrambi i paesi promuovono inoltre lo sviluppo del traffico merci combinato. L’Italia prevede di aumentare le capacità del nodo di Novara e di realizzare la tratta denominata Gronda Est (Seregno - Berga- mo). La Svizzera si incarica di chiarire la possibilità di ampliare entro il 2020 il profilo dell’asse del San Gottardo in modo da consentire la circolazione di convogli della strada viaggiante con un’altezza di 4 metri agli angoli. L’attuazione di tali misure eviterebbe l’insorgere di problemi di capacità fino al 2020. Sono altresì allo studio interventi a lungo termine da coordinare tra di loro. Sul fronte svizzero si tratta di SI SAPRÀ QUALCOSA SOLTANTO ENTRO LA FINE DELL’ANNO S. Gottardo: le novità sulla galleria a galleria stradale del San Gottardo dovrà essere completamente risanata verso il 2020 ed in Canton Ticino torna d’attualità il progetto per la costruzione di un secondo tubo da realizzarsi prima di procedere al completo rifacimento di quello esistente, inaugurato nel 1980. La discussione sul raddoppio del tunnel del San Gottardo può essere paragonata, alle nostre latitudini, L con le discussioni sulla Pedemontana che, dato l’inizio dei lavori, sarà ben presto soppiantata da anni di discussioni e progetti sull’autostrada Varese - Como - Lecco. Tornando al san Gottardo il progetto è stato rispolverato perché molti parlamentari temono problemi di gestione del traffico. Taluni affermano che il turismo nei cantoni del Ticino e di Uri potrebbe soffrire a causa delle code e delle deviazioni e le code nel cantone italofono potrebbero avere gravi ripercussioni, come sempre accade in caso di incidente o di allarme neve, in Como e dintorni. Per questo fatto, i politici ticinesi chiedono che durante il rifacimento della galleria il traffico possa scorrere nei due sensi in un secondo tubo. Al termine di questi lavori, il traffico nei due tubi sarebbe unidirezionale e una delle loro piste verrebbe adibita a corsia di emergenza. Nel ri- spondere a queste proposte il Consiglio federale rifiuta di elaborare, almeno per il momento, un progetto per la realizzazione di un secondo tunnel anche se il Governo ticinese relazionerà dettagliatamente anche su questo punto alle Camere in Bellinzona entro la fine dell’anno. Ricordiamo che già nel marzo del 2009, il Consiglio degli Stati aveva incaricato il Consiglio federale di presentare, entro la fine del 2010, un PER IL COMO UN BUON PUNTO DALLA TRASFERTA DI PAGANI piano affinché i lavori di risanamento si svolgessero nel migliore dei modi, senza ostacolare eccessivamente il collegamento Nord-Sud. Entro la fine dell’anno, dunque, il governo cantonale dovrà indicare quali lavori di risanamento sono necessari, entro quale scadenza e per quanto tempo (per un intero anno o per varie stagioni estive di seguito). L.CL. progetti previsti dal programma Ferrovia 2030 e dell’ampliamento a quattro binari della linea Lugano - Chiasso (il quadruplicamento della tratta Monza-Como è stato annunciato proprio a Chiasso qualche settimana fa dall’assessore regionale ai trasporti, Cattaneo) mentre per sgravare il numero di transiti della linea comasca in Lombardia si prevede di potenziare anche la linea di Luino per il traffico merci. ...hai l'ALCOLISMO in casa? ...VUOI saperne di più? ...hai bisogno di AIUTO? I GRUPPI FAMILIARI AL-ANON condividono le loro esperienze in modo anonimo e gratuito e possono offrirti le informazioni che cerchi. telefona al: 800-087897 TRE GIORNI IN PIAZZA CON GARABOMBO Non è arrivata la vittoria “scacciacrisi”, come accadde lo scorso campionato, ma il Como non è comunque tornato a casa a mani vuote da Pagani dove ha conquistato un buon punto al termine di una gara intensa, in particolare nel primo tempo e condizionata dal forte vento allo stadio Marcello Torre. 0-0 il punteggio finale, ma le emozioni ci sono state provocate quasi tutte dai padroni di casa che speravano, con l’esordio in panchina del nuovo coach Capuano, di conquistare i tre punti. Durante il match il Como si è limitato quasi sempre a difendere e contenere cercando di non rischiare mai, salvo qualche occasione. Bravo ed attento, in particolare, il portiere Castelli, abile a sventare, a metà ripresa, una conclusione di Macrì presentatosi in solitudine davanti all’estremo difensore lariano. Il Como, quindi, è riuscito a strappare un preziosissimo 0-0, che mantiene invariate le distanze in classifica fra le due compagini, con la Paganese ultima e gli azzurri con due punti in più. Dopo oltre un mese di “silenzio-stampa” negli spogliatoi si è presentato l’allenatore Carlo Garavaglia: «La gara è stata ampiamente condizionata dal vento, è sempre difficile giocare in queste condizioni e credo che abbiamo portato a casa un buon punto. E’ un’iniezione di fiducia, considerando che la situazione societaria è incerta. La prossima settimana sarà decisiva, noi, dal canto nostro, continueremo a fare il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto: c’è bisogno di tranquillità. Questo è un campionato livellato, abbastanza strano e il nostro cammino lo dimostra. Noi lavoriamo per portare a casa la salvezza». Questo punto rappresenta, per il Como, anche una boccata d’ossigeno nel bel mezzo della tempesta societaria, che ancora non si è placata. Da quello che si riesce a capire Antonio Di Bari vuole definire al più presto la vendita del Como, che pareva già cosa fatta addirittura due settimane fa. Il collega Amilcare Rivetti, invece, sembra intenzionato a rilevare lui stesso la società. Nel frattempo gli imprenditori bresciani interessati ad entrare nel club azzurro (con sempre il dubbio amletico: “ma non erano già entrati?”) sembra che vogliano un immediato, e non più graduale come inizialmente previsto, possesso del Como con tutte le quote destinate a Cordini, Lanzanova e soci, ovvero il 97% della società azzurra. Da parte loro hanno fatto sapere di avere pronti 500.000 euro per rilevare le quote di Di Bari e Rivetti. L.CL. Anche quest’anno la cooperativa Garabombo scende in piazza per proporre una “tre giorni” di commercio equo e solidale. Lo scopo di questa iniziativa, all’alba dell’assalto natalizio ai negozi, vuole testimoniare che “un altro modo di consumare è possibile!” Come? Attraverso la vendita dei prodotti che tradizionalmente si possono trovare nelle 7 botteghe della cooperativa; presentando i servizi che la cooperativa mette a disposizione: catering, regalistica, vending, ecc.; richiamando i progetti informativi che ci vedono impegnata Garabombo con le scuole del territorio comasco. L’appuntamento è in piazza Volta, a Como, il 26, 27 e 28 novembre, dalle 10 alle 19. Alcuni momenti delle 3 giornate saranno animati da: sabato 27 novembre, ore 10 - 11, “Imprese, diritti umani e povertà”, campagna sui diritti economici a cura di Amnesty International, sezione di Como; ore 11 - 12 “Le spezie nella nostra alimentazione”, proprietà e ricette con la naturopata Alessandra Ferrari; ore 15 -17 prove assaggio e degustazioni a cura di Equo Mercato domenica 28 novembre, ore 10.30 aperitivo letterario equosolidale, presentazione del libro: “Il caro armato - spese, affari e sprechi delle forze armate italiane” di Francesco Vignarca e Massimo Paolicelli, a cura di Altreconomia edizioni; ore 16 concerto in piazza con Musica spiccia. CRONACA P A G I N A 14 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 LA SCORSA SETTIMANA I PRIMI NUMERI Tumori: il “registro” comasco A tre anni dalla sua costituzione la scorsa settimana sono stati illustrati i primi dati prodotti dal Registro Tumori della provincia di Como. Un organismo istituito allo scopo di raccogliere una descrizione completa e il più possibile accurata (rispetto al tipo di neoplasia ed alla data di diagnosi) dei casi di tumore insorti negli anni in provincia. Uno strumento prezioso di programmazione, controllo e prevenzione che in questo triennio ha iniziato a raccogliere e elaborare informazioni. Un percorso non facile se si pensa che in Italia i tumori “registrati” a fine 2009 erano pari al 35% del totale, con un forte sbilanciamento territoriale. Per quanto riguarda Como il convegno della scorsa settimana è servito per rendere pubblici i primi dati ad oggi disponibili: quelli del 2003. Entro il 2011 dovrebbero essere pronti anche i numeri del 2004 e del 2005. A seguire arriveranno quelli degli anni successivi. Perché il 2003? A spiegarlo è la dott.ssa Gemma Gola, responsabile del Registro per la provincia di Como. «L’anno 2003 rappresenta un po’ lo spartiacque dell’attività condotta dall’Asl sul fronte della prevenzione e della cura del tumore. È infatti l’anno che precede l’avvio (nel 2004) del primo screening mammografico». Nel 2004 infatti l’Asl invita le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni ad eseguire, ogni due anni, la mammografia. Uno screening che ha per- CHE COSA OFFRE IL REGISTRO Ecco, in sintesi, che cosa può offrire un Registro tumori provinciale. A tre anni dall’avvio di questo organismo sono stati tratteggiati i primi bilanci. Nel 2009 poco meno di 20 mila i malati di cancro in provincia di MARCO GATTI messo, dal giugno 2004 al 31 dicembre 2009, di identificare complessivamente 352 tumori maligni e 56 tumori benigni. Il 2003 è dunque l’anno campione, sul quale basarsi per verificare l’efficacia degli screening promossi negli anni successivi. Ma vediamoli, brevemente, i dati relativi a quell’anno. Nel 2003 le morti per tumore in provincia di Como furono 1562 (877 maschi e 685 femmine). In quell’anno le persone con prima diagnosi di tumore (ad esclusione quelli della cute) furono 3094. Il più alto numero di nuovi casi registrati tra i maschi riguardò la prostata (382), seguiti dal polmone (271), colon (141) e vescica (123). Per quanto riguarda le donne, sempre in riferimento ai nuovi casi, il primo posto andò al tumore alla mammella (438), seguito dal colon (160), dal corpo utero (65) e dall’ovaio (61). Soffermandosi sui tumori definiti “killer” in quell’anno al primo posto, per gli uomini, vi fu il polmone (265 casi), seguito da stomaco, colon e prostata. Per quanto riguarda le donne il triste primato fu assegnato alla mammella (127 casi), seguita da colon, polmone e stomaco. Dati “freddi” - «costruiti secondo una logica di rete che ha visto e vede anche la preziosa collaborazione dei comuni - ha dichiarato il dott. Antonino Bonaffini, direttore sanitario dell’Asl di Como - che consentono già alcune “letture” importanti rispetto all’evoluzione della malattia negli anni a venire. Un raffronto dei numeri legati ai pazienti che, nel 2003, manifestarono i primi segni tumo- - Conoscenza dei nuovi casi di tumore che insorgono nella provincia di Como ogni anno e loro costante aggiornamento (follow-up). - Elaborazione statistica descrittiva dei dati raccolti: calcolo dell’incidenza, della sopravvivenza e dei relativi andamenti temporali e geografici. - Produzione di dati ed indicatori utili per la pianificazione sanitaria, basati non solo su aspetti di processo-organizzativi, ma anche sulla valutazione dei risultati in termini di guadagno di salute. - Valutazione dell’impatto dei programmi di screening organizzati. - Progettazione continua di metodologie per il controllo di qualità del Sistema Sanitario offerto ai cittadini. - Collaborazione e confronto con registri ed istituti nazionali ed internazionali. - Divulgazione dei risultati tramite pubblicazioni scientifiche. - Analisi dei principali fattori di rischio ambientali ed individuali in collaborazione con altri centri di ricerca - Consulenza per studi in ambito epidemiologico ed oncologico. rali, ha infatti permesso di calcolarne il livello di sopravvivenza media, dunque anche l’efficacia delle cure apportate, a cinque anni di distanza. Ebbene: dalle stime effettuate, nel 2008, a un lustro dalla comparsa della malattia, era sopravvissuto il 59,8% delle femmine e il 52,2% dei maschi. Il dato “grezzo” oggi più recente, riferito al 2009, riguarda la complessità delle persone portatrici di patologie tumorali, diagnosticate nello stesso 2009 o negli anni precedenti. Si tratta di un piccolo esercito di 19.783 persone. Da registrare, inoltre, come per gli uomini, a Como, vi sia un’incidenza di tumori più alta rispetto alla media italiana (+5,8%); mentre per le donne vi sia un’incidenza inferiore rispetto al nord Italia (-2,7%) e una sostanziale sovrapposizione con la media nazionale. «In provincia di Como ha spiegato il dott. Roberto Tettamanti, responsabile dell’osservatorio epidemiologico dell’Asl di Como – le malattie tumorali rappresentano complessivamente la terza categoria di patologie più diffuse, dopo le cardiovasculopatie e il diabete; la seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e sono responsabili di circa un terzo dei decessi totali. Continuano tuttavia ad essere la più frequente causa di morte nel sesso maschile. I tumori dell’apparato digerente costituiscono la prima causa di morte per neoplasia in entrambi i sessi; i tumori dell’apparato respiratorio sono la seconda causa di morte per neoplasia nel maschio, mentre nella donna circa un quinto dei decessi per tumore è causato da neoplasie mammarie». « In questi anni si è lavorato molto, sul fronte della programmazione, del controllo, ma, soprattutto, sul fronte della prevenzione dalle malattie tumorali. L’avvio di questo registro, fortemente voluto e sostenuto dalla Regione Lombardia - il commento del direttore generale Asl di Como Roberto Antinozzi -, l’applicazione della tecnologia informatica in sanità hanno aperto nuovi scenari e potenzialità. Tra questi merita di essere citata la nascita della Rete Oncologica Lombarda (Ros), capace di integrare le varie componenti del Sistema Sanitario. La prospettiva è quella di portare sempre più al centro del sistema il cittadino per garantire i migliori programmi di prevenzione e cura nel rispetto dei principi di economicità». M. Ga. ANSVUP ASSEMBLEA IL 16 DICEMBRE APPELLO DELLA CARITAS S. BARTOLOMEO PER LA RACCOLTA DI INDUMENTI Giovedì 16 dicembre, in prima convocazione alle ore 7, e in seconda convocazione alle ore 16, presso il Circolo ricreativo della Polizia Locale di Como, in via Innocenzo XI, avrà luogo l’assemblea dei soci Ansvup (Associazione nazionale vigili urbani in pensione). L’appuntamento sarà anche l’occasione per il tradizionale scambio degli auguri natalizi con il personale tuttora in servizio. La Caritas S. Bartolomeo ha inoltrato un appello ai membri delle Caritas parrocchiali, ai componenti di gruppi e associazioni per conto del magazzino Caritas cittadino relativo alla raccolta di vestiario. “A mezzo stampa - recita la nota - era stato comunicato che in questo periodo il magazzino rimane chiuso per “merce a sufficienza”. In realtà esiste un grosso problema per lo smistamento della merce causato dal fatto che la gente porta, per la maggior parte, indumenti inutili ed inutilizzabili che dovrebbero mettere direttamente nei cassonetti gialli mentre il magazzino è sprovvisto di: giacconi da uomo; scarpe da uomo; tute e pigiami da donna; tute da ragazzo/ (10/15 anni); indumenti; invernali bambini/e, ragazzi/e (2/12 anni); piumini bambini/e, ragazzi/e (5/12 anni); lenzuola matrimoniali; coperte matrimoniali; piumini matrimoniali; salviette/salviettoni. Vi chiediamo se potete collaborare organizzando, nelle vostre parrocchie o gruppi, una raccolta mirata dei generi mancanti di cui si ha grande richiesta. La merce raccolta (e momentaneamente non altri generi) può essere consegnata al magazzino di via Rezia 17 negli orari previsti (lunedì 14.30 / 17 e giovedì 9.30 / 11). Invitiamo poi tutti voi ad aiutarci a sensibilizzare le persone, affinchè non portino al magazzino biancheria per la casa ed indumenti sporchi e rotti o indumenti adatti a persone anziane perchè nei centri di distribuzione vestiario cittadini non vengono richiesti”. CRONACA P A G I N A 15 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 SABATO 27 NOVEMBRE Anche a Como la Colletta Alimentare A nche Como si appresta a vivere, sabato 27 novembre, l’appuntamento con la 14° Giornata Nazionale della Colletta Alimentare. Nella sola provincia lariana circa 1000 volontari (oltre 110 mila in tutta Italia) consegneranno all’ingresso dei supermercati una busta per la spesa da riempire con i prodotti suggeriti: olio, omogeneizzati, prodotti per l’infanzia, tonno e carne in scatola, pelati e legumi. Nella Colletta Alimentare del 2009 in provincia di Como vennero raccolte, presso 90 supermercati, 154 tonnellate di prodotti che rappresentano il 7,2% dei prodotti immagazzinati e ridistribuiti dal Banco Alimentare della Lombardia. Le 154 tonnellate di generi alimentari raccolti lo scorso anno sono stati distribuiti a 72 strutture caritative convenzionate con l’Associazione Banco Alimentare della Lombardia “Danilo Fossati” onlus. Il 27 novembre in pro- Lo scorso anno sul nostro territorio vennero raccolte 154 tonnellate di prodotti alimentari vincia di Como saranno 100 i punti vendita presso i quali sarà possibile effettuare questa spesa solidale. I 1000 volontari che offriranno il loro sostegno al funzionamento della macchina organizzativa saranno costituiti da Alpini, San Vincenzo, Caritas parrocchiali, scout, Croce Rossa, 118, benemerite Carabinieri sezione di Como e tanti altri appartenenti alle principali associazioni del volontariato comasco. Tutti i generi alimentari raccolti, inscatolati per tipologia, verranno immagazzinati a Como (in due magazzini messi a disposizione dal Comune per lo stoccaggio) e saranno distribuiti prima di Natale alle 60 strutture caritative della provincia di Co- mo convenzionate con il banco Alimentare della Lombardia. «Il Banco Alimentare aiuta chi aiuta dichiara il presidente del Banco della Lombardia Gianluigi Valerin -. Noi non ci sostituiamo a nessuno, ma offriamo sostegno alle migliaia di associazioni che, anche attraverso le nostre donazioni di alimenti, possono realizzare al meglio il proprio lavoro». «L’appuntamento con la Giornata è un momento di grande importanza per la città e per la provincia - la dichiarazione del sindaco di Como Stefano Bruni -. Che mille volontari si muovano insieme rappresenta quasi un miracolo, in un contesto culturale che, troppo spesso, oggi, privilegia l’interesse particolare e personalistico. La Giornata esprime una grande esperienza di bene comune, alla costruzione del quale ciascuno può contribuire con il suo pezzetto. Ma è anche la conferma della fedeltà di un impegno assunto dal Banco con la città e la sua provincia. Una fedeltà fatta di gesti quo- La promozione dell’evento di martedì scorso che ha anticipato i contenuti della Colletta tidiani, che in questo giorno trova la sua espressione più alta, ma che prosegue per un intero anno». Oltre a contribuire con il sacchetto della spesa, per chi lo vorrà si potrà integrare le risorse del Banco inviando un sms del valore di 2 euro al numero 45503 (fino al 16 dicembre). Quanto donato andrà alla Fondazione Banco Alimentare Onlus. Sarà possibile donare 2 euro anche chiamando da rete fissa. Ma non è tutto. «Tra le novità della Giornata di quest’anno spiega Marco Mazzone, responsabile per la provincia di Como della Colletta Alimentare - ci sarà anche un vero e proprio “open day”. Nella giornata di domenica 28 il magazzino di raccolta di Monza, che funge da centrale di smistamento per la Lombardia di tutte le NEL COMASCO OLTRE SETTEMILA PERSONE AIUTATE NEL 2009 L’associazione Banco Alimentare della Lombardia “Danilo Fossati” onlus si costituisce nel 1989. È oggi sostenuta da circa 370 volontari. Nel 2009 ha assistito 1173 strutture caritative convenzionate aiutando 132.007 persone e distribuito 11.728 tonnellate di prodotti. A Como e provincia - attraverso il Centro di Solidarietà e il Banco di Solidarietà, con circa 120 volontari - nel 2009 ha assistito 72 strutture caritative convenzionate distribuendo 679 tonnellate di prodotti e aiutando 7400 persone. derrate raccolte, sarà infatti aperto a chiunque per verificare il percorso del “proprio” sacchetto della spesa». Un ulteriore segnale di trasparenza. E proprio questo magazzino potrebbe ospitare, in un futuro non troppo lontano, anche un concerto di una delle star lariane più legate alla colletta. Quel Davide Bernasconi Van De Sfroos che alla Giornata comasca regala il suo volto da ormai dieci anni. «Si tratta, al momento, semplicemente di un’idea - ha dichiarato il cantautore comasco -, ma non è detto che non ci si possa mettere al lavoro per darle concretezza. Mi piacerebbe organizzare, proprio a ridosso del magazzino, un concerto estivo, aperto alla popolazione. Il biglietto di accesso dovrebbe essere un sacchetto contenente del cibo, che poi andrebbe raccolto nello stesso magazzino e, quindi, distribuito agli enti con i quali il Banco è convenzionato». IL 4 DICEMBRE UN SOLENNE CONCERTO CONCLUDERÀ UN ANNO DI FESTEGGIAMENTI 90° Alpini di Como: gran finale in S. Fedele n anno indimenticabile, quello degli alpini comaschi; l’anno dedicato completamente a celebrare e festeggiare il 90° compleanno. Dodici mesi intensi, anzi, più di dodici, perché si era iniziato a parlare dei novant’anni della Sezione A.N.A. già dal dicembre dello scorso anno, quando fu presentato il libro delle memorie dei reduci alpini. Dodici mesi ricchi, ricchi delle meravigliose sensazioni che si provano quando si è capaci di vivere l’alpinità, quello strano stile di vita che gli alpini si tramandano di generazione in generazione, proprio da novant’anni. Un 2010 costellato di appuntamenti che sono stati in grado di soddisfare un po’ tutti, per la varietà delle proposte; è proprio il caso di dire che ce n’è stato per tutti i gusti, dallo sport all’arte, dalla cultura alla protezione civile, senza mai dimen- U ticare i valori profondi della memoria, della solidarietà, dell’amicizia vera. Un anno di passione, di emozioni e di commozione; l’anno più bello tra i novanta della storia degli alpini comaschi, che hanno cercato di gustarsi tutto, fino all’ultima goccia, condividendo la loro gioia con coloro che non hanno portato la penna nera, ma che riescono comunque a entrare nella giusta sintonia. Un anno che rimarrà veramente nella memoria di tutti, quasi sicuramente associato all’immagine di don Carlo Gnocchi, il “Santo” con la penna nera, rimasto quattro giorni nella nostra città, vegliato dal primo all’ultimo istante dagli eredi di quegli alpini che condivisero con lui la tragedia dell’ultima guerra. E, come avviene per gli spettacoli pirotecnici, che tengono il pubblico con gli occhi puntati al cielo e le orecchie tese per riconoscere il botto finale, proprio allo stesso modo gli Nella Foto William gli alpini al Monumento ai caduti alpini hanno voluto chiudere l’anno della loro festa con una esplosione spettacolare. Serviva il gran finale, quello in grado di suscitare un “Ooh” di sbalordimento; serviva il gran finale per ringraziare tutti coloro che hanno partecipato ai festeggiamenti durati un anno. Serviva però una chiusura speciale che non se- gnasse la fine, ma l’inizio di un nuovo anno, orientato ai nuovi obiettivi, che gli alpini saranno capaci di raggiungere. Ed il botto finale esploderà il prossimo 4 dicembre. Farà un gran rumore e lascerà tutti a bocca aperta. Perché agli alpini piace anche sorprendere, piace stupire. E così, come se niente fosse, alle ore 21 del 4 dicembre, nella basilica di San Fedele, splendido gioiello dell’architettura romanico-lombarda, arriveranno i Crodaioli, nientemeno che i Crodaioli di Bepi De Marzi, la massima espressione corale italiana. E, per chi avesse qualche dubbio, i Crodaioli non sono un coro, ma sono il coro, inimitabile, ir-rag- giungibile. Sono il coro diretto da un maestro speciale, che ha composto i canti più belli tra quelli che siamo abituati a sentir cantare in tutte le rappresentazioni coristiche. Il nome del maestro è Bepi De Marzi, noto in tutto il mondo, per aver composto canti che sono poesia, sono preghiera; i suoi canti sono prevalentemente di montagna e molti sono canti alpini, a partire da Signore delle Cime, fino ad arrivare a Joska la rossa, o L’ultima notte degli alpini. Bepi De Marzi, i Crodaioli ed una ricca rassegna dei loro canti, presentati nella romantica cornice di San Fedele, sono l’ultimo regalo che gli alpini di Como fanno alla Città e a se stessi per festeggiare il 90° compleanno. Un regalo fatto soprattutto per ricordare i fondatori della Sezione A.N.A., per ricordare i Caduti e tutte le penne nere che nel corso dei decenni sono andate avanti nel Paradiso di Cantore. CRONACA P A G I N A 16 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 SABATO 27 NOVEMBRE Una giornata dedicata al Parkinson S ono più di 200 mila, oggi in Italia, con circa dagli 8 mila ai 12 mila nuovi casi l’ anno, le persone colpite da una degenerazione cronica e progressiva che prende il nome dal suo scopritore, il medico James Parkinson, che nel 1817 per primo la studiò. Anche Como si prepara a celebrare la “Giornata Nazionale del Parkinson”, in programma sabato 27 novembre. Per l’occasione i volontari dell’Associazione Italiana Parkinsoniani che da anni si occupano della malattia in provincia di Como, saranno a disposizione insieme ai medici specialisti presso i reparti di neurologia dell’ Ospedale Valduce e dell’Ospedale Sant’Anna per diffondere la conoscenza della malattia e sensibilizzare sull’importanza di diagnosticarla il prima possibile. Il Parkinson è una malattia degenerativa del sistema nervoso preposto al controllo dei movimenti dell’equilibrio e della deambulazione. Si sviluppa in seguito al danneggiamento di due zone del cervel- I volontari dell’Associazione Italiana Parkinsoniani, che da anni si occupano della malattia in provincia di Como, saranno a disposizione, insieme ai medici specialisti, presso i reparti di neurologia degli ospedali Valduce e Sant’Anna. La malattia colpisce in Italia più di 200.000 persone. I malati in provincia di Como sono oltre 1200 pagina a cura di PAOLO BORGHI lo chiamate Sostanza nera e Striato. Le cellule nervose della Sostanza nera producono una sostanza chimica, la dopamina, che agisce da messaggero chimico sulle cellule nervose dello Striato, portando informazioni fondamentali per il controllo dei movimenti, dell’equilibrio e della postura del corpo. Se per cause ignote le cellule della Sostanza nera sono danneggiate si ha una riduzione della dopamina prodotta, e quando la perdita di cellule (neuroni) giunge al 50% iniziano a manifestarsi i primi sintomi. Il Parkinson è una malattia molto insidiosa perché i primi disturbi che provoca sono normalmente attribuiti ad altre cause non solo dal pazien- te ma anche dai medici. Molte volte non è il malato a notare che qualcosa sta cambiando ma qualcuno vicino a lui, come il coniuge, i figli, i colleghi di lavoro, che notano il cambiamento e lo segnalano ottenendo spesso una reazione di sorpresa o di fastidio perché il paziente non ha notato nulla dei cambiamenti che sta subendo: in posizione eretta tiene le spalle curvate, il tronco piegato in avanti, le braccia leggermente flesse, assume una posizione inclinata lateralmente, quando cammina pendola le braccia. Chi svolge un lavoro che richiede abilità manuale si accorge invece più facilmente della perdita di destrezza e del rallentamento dei movimenti. Nella malattia di Parkinson la corteccia cerebrale funziona normalmente e il paziente ragiona perfettamente ma il suo corpo elimina progressivamente tutti i movimenti involontari: l’espressione mimica è fissa, la voce debole e monocorde, la scrittura cambia in maniera caratteristica e diventa più piccola, ha difficoltà ad ingerire il cibo o a deglutire la saliva a causa del cattivo funzionamento della coordinazione dei muscoli preposti a queste funzioni. La saliva spesso rimane stagnante in bocca per tanto tempo e questo altera la flora batterica in bocca e può causare un’infiammazione cronica. Spesso compare un tremore alle mani, alla bocca e agli arti, che di solito è asimmetrico e prevale da un lato. Il tremore è molto caratteristico e il paziente inizia a tremare quando pone un arto a riposo, per esempio poggiando il braccio sulle ginocchia e sul tavolo o quando accavalla la gam- ba, e il tremore cessa appena l’arto è rimosso volontariamente. Inoltre, il tremore è molto sensibile alle emozioni e basta stimolare il paziente ponendogli una domanda impegnativa o solamente osservandolo per far comparire il tremore. Quando anche i movimenti volontari sono compromessi il paziente ha inoltre difficoltà a mettersi o togliersi la giacca, a girarsi nel letto, ad allacciare e slacciare le stringhe e i bottoni. UN SERVIZIO PREZIOSO “L’Associazione Italiana Parkinsoniani – spiega Tolmino Franzoso, coordinatore della Sezione provinciale di Como – è un’Onlus che ha la propria sede a Milano, è presente in 24 province italiane e ad oggi conta circa 20.000 soci. E’ sempre impegnata nella ricerca sulle cause e le cure della malattia, offre una serie di servizi informativi come la “Guida al Parkin- LA GIORNATA DI SABATO, DALLE 10 ALLE 12 AL VALDUCE E S. ANNA ALZHEIMER: OPEN DAYS DEI DONATORI DEL TEMPO La possibilità di saperne di più L a malattia di Parkinson si riscontra più o meno nella stessa percentuale nei due sessi ed è presente in tutto il mondo. I sintomi possono comparire a qualsiasi età anche se un esordio prima dei 40 anni è insolito e prima dei 20 è estremamente raro. Nella maggioranza dei casi i primi sintomi si notano intorno ai 60 anni. L’evoluzione della malattia è generalmente lenta e un corretto trattamento farmacologico permette una vita quasi normale per molti anni, ma è bene tenere presente che le cure possibili sono sintomatiche, si limitano cioè a tenere sotto controllo i sintomi ma non eliminano le cause che provocano la malattia, cause ancora oggi ignote. Le terapie necessitano quindi di continui aggiustamenti in funzione dell’evoluzione della malattia e ogni ammalato richiede una terapia personalizzata sia in termini di mix di farmaci che di dosaggio e distribuzione lungo l’arco della giornata. La malattia si cura con la somministrazione di sostanze chimiche che consentono di produrre dopamina o che simulano l’azione della dopamina sostituendosi ad essa e agendo direttamente sui recettori. “Attualmente - aggiunge Franzoso - la nostra sezione conta circa 70 soci e l’attività è sostenuta da una quindicina di volontari, quasi tutti legati alla malattia che ha colpito parenti o amici. Fin dall’inizio abbiamo sviluppato diverse iniziative tra le quali l’organizzazione d’incontri - conferenze con medici specialisti e attività d’animazione e di sostegno come gite, incontri tra i soci, pomeriggi e serate insieme, vacanze collettive in montagna e al mare. Al martedì pomeriggio presso la nostra sede in piazza San Rocco 39 a Como tutti i soci possono praticare ginnastica (due volte il mese) musicoterapia, arteterapia e logoterapia (con cadenza mensile) e partecipare ad una serie d’incontri, con cadenza quindicinale, di LA PRESENZA IN CITTÀ I volontari della Sezione di Como dell’Associazione Italiana Parkinsoniani sabato 27 novembre saranno presenti con il loro stand presso i reparti di Neurologia degli ospedali Valduce e Sant’Anna, dalle 10 alle 12, consapevoli che la Giornata Nazionale rappresenta un’occasione preziosa per focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica su una malattia dal grande impatto personale e sociale. La ricerca sul Parkinson è ormai giunta al suo culmine, la sfida per vincere questa malattia è lanciata da parecchi anni e non rimane che chiedere il sostegno di tutti affinché in un futuro, il più prossimo possibile, arrivi la guarigione per tutti. psicologia. Oltre a queste iniziative dal mese di settembre ogni mercoledì presso la palestra del Circolo Canottieri Lario, gentilmente concessaci, è possibile praticare diverse attività motorie. Proprio recentemente abbiamo partecipato ad un convegno dal titolo “Il Parkinson: perché. Come riconoscerlo, come curarlo”, organizzato dall’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Cavallasca, con la partecipazione del dott. Mario Guidotti, pri- mario di neurologia dell’Ospedale Valduce, e presso il Centro Pastorale Cardinal Ferrari abbiamo presentato il libro autobiografico”On e Off. Una donna contro il drago” di Claudia De Giovannini, una giovane parkinsoniana. Inoltre stiamo predisponendo un nuovo numero del nostro notiziario “La Chiocciola” e organizzando visite di cortesia ai nostri soci che sono temporaneamente impossibilitati a frequentare la sede. Abbiamo rap- son” (Guida rossa e Guida blu) e i periodici “Novità AIP” e “Parkinson New” che vengono inviati gratuitamente a tutti i soci, inoltre dispone di un servizio telefonico d’urgenza al quale rispondono medici esperti della malattia. La Sezione di Como è attiva dal 1995 grazie all’iniziativa di Renato Leccisotti che con alcuni malati e dei loro familiari e amici hanno iniziato ad organizzare un gruppo d’auto - sostegno e di reciproco aiuto. La presenza dei parkinsoniani in provincia di Como è di oltre 1.200 persone alle quali abbiamo sempre cercato di far capire che non ci si deve vergognare della malattia e che socializzando si ottengono migliori risultati che non isolandosi. Le nostre attività si rivolgono oltre che ai malati ai familiari che con la loro tenacia riescono a fornire cure e assistenza ma che talvolta essi stessi hanno bisogno di sostentamento fisico e psicologico”. porti di proficua collaborazione con l’ospedale Valduce e l’Ospedale Sant’Anna, non solo con il reparto di neurologia ma anche nei settori di pneumologia, fisioterapia e psicologia, e con la Cà d’Industria, la Fondazione “Prina” di Erba, la stessa ASL di Como per il settore di dietologia e con la Villa Aprica, specie con il reparto di urologia. Siamo in contatto anche con l’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) che sul nostro territorio offre servizi completamente gratuiti in particolare per la fisioterapia, il decubito e l’igiene personale”. “I nostri volontari sono a disposizione ogni martedì pomeriggio dalle 15 alle 18 e ogni venerdì mattina dalle 10 alle 12. Chi avesse bisogno può telefonare in sede (a Como, in piazza S. Rocco 39) allo 031-241917 dove si può lasciare un messaggio. Oppure, per urgenze e informazioni, si può telefonare ai numeri 031-341703, 031-521204 o 031-270641”. Il Centro Donatori del Tempo invita agli “Open days 2010” a Como in via Volta 83, presso il centro diurno comunale. L’appuntamento è sabato pomeriggio 27 novembre e domenica pomeriggio, 28 novembre dalle ore 15 alle 19. Sarà possibile avere tutte le informazioni sulle attività che da anni i Donatori del Tempo organizzano per i malati di Alzheimer ed i loro familiari, sui programmi per il 2011 con gli incontri di formazione e di sostegno per i familiari, condotti dalla psicologa dottoressa Lucia-na Quaia e con il laboratorio di Arteterapia per i malati di Alzheimer, condotto da Chiara Salza. Vi sarà anche la “ Mostra-Mercatino di Natale” con molte idee originali per gli auguri di Natale, a sostegno delle attività dei Donatori del Tempo. CRONACA P A G I N A 17 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 A MILANO SABATO 27 NOVEMBRE Anche Iubilantes al Premio Italia Medievale S abato 27 novembre, con inizio alle ore 17.00, a Milano, presso la Cascina Nocetum (via S. Dionigi 77, MM3 Fermata Corvetto) si svolgerà la premiazione dei vincitori della settima edizione del Premio Italia Medievale. Il premio, istituito dall’associazione Culturale Italia Medievale ha lo scopo di assegnare annualmente un riconoscimento a personalità, istituzioni e privati che si sono particolarmente distinti nella riscoperta, promozione e valorizzazione del patrimonio medievale del nostro paese. Il Medioevo non è stata infatti un epoca buia e barbara come ancora troppo spesso si vorrebbe far credere, ma un momento molto importante per la nostra cultura. Nel corso della cerimonia sarà assegnato un riconoscimento anche al progetto dell’associazione culturale comasca Iubilantes “Il Cammino di Nel corso della cerimonia sarà assegnato un riconoscimento anche al progetto “Il Cammino di San Pietro – Antica via Canturina”, risultato il più votato nella categoria “Turismo” di SILVIA FASANA San Pietro - Antica via Canturina”, risultato il più votato nella categoria “Turismo”. Si tratta dell’antico percorso Cantù Seveso, lungo il quale nel 1252, in un periodo di violenti contrasti religiosi, avvenne il martirio del frate domenicano Pietro da Verona, secondo patrono della città e della Diocesi di Como. Questo percorso è stato recentemente recuperato e valorizzato dal Comune di Cantù e dall’Associazione Iubilantes: oltre alla segnalazione del tracciato con segnali indicatori e cartelli informativi, è stato realizzato un innovativo sito internet (www.cammino sanpietro.it), in grado di coniugare contenuti culturali e informazioni pratiche, turistiche ed escursionistiche. Tutto questo grazie ad una tecnica di rilevamento WEB GIS sofisticata, conforme a quella adottata dalla Regione Toscana con l’approvazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per il percorso ufficiale della Via Francigena. Il percorso, pressoché pianeggiante, è lungo circa 18 chilometri (comprese piccole varianti locali), snodandosi per lo più su fondo asfaltato o sterrato; ha come punto di partenza la chiesa di S. Antonio a Cantù e di arrivo il Santuario di S. Pietro Martire a Seveso. Nel suo sviluppo tocca i Comuni di Cantù, Figino Serenza, Novedrate, Lentate sul Seveso, Meda e Seveso, attraversa un’Area Protetta (il Parco Sovracomunale della Brughiera Briantea), ne lambisce altre tre e annovera oltre 30 punti di interesse storico-artistico-ambientale. «Siamo molto felici di questo riconoscimento ha commentato la presidente Iubilantes Ambra Garancini - perché ci conferma nel nostro impegno più che decennale per riscoprire e diffondere il gusto antico e sempre nuovo del viaggiare a piedi, nonché il gusto del contatto lento e naturale con l’ambiente, le tradizioni e i monumenti. Il “Cammino di San Pietro” per noi è una piccola “Francigena” che unisce, tramite Milano, alla più grande “Francigena” e, più in particolare, un itinerario che ci riporta alle radici della nostra cultura, e che per questo potrebbe aiutarci non solo a ritrovare il nostro passato, ma anche, forse, a conoscere meglio noi stessi e a sperare di più nel nostro futuro». L’ingresso è libero. Per informazioni: Iubilantes, via Giuseppe Ferrari 2, Como; tel. 031-279684; fax 031-2281470; e-mail [email protected]; sito internet: www.iubi lantes.eu. Ritorna il premio Severo Ghioldi per aspiranti giornalisti Ritorna anche quest’anno il “Premio Severo Ghioldi per aspiranti giornalisti. Osservare, amare, descrivere”, promosso da Iubilantes, organizzazione di volontariato culturale e da Insubria Media Point, associazione per l’etica nella comunicazione. Giunto quest’anno alla sua quinta edizione, il premio si propone di incoraggiare la formazione e riconoscere l’attività di giovani che vorrebbero cimentarsi nella realtà dei media. È riservato a opere inedite di ragazzi delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado ed alle realtà sociali dedicate ai diversamente abili del territorio delle province di Como, Varese e del Canton Ticino. L’iniziativa vede il contributo e il patrocinio della Provincia di Como Assessorato Cultura e Assessorato Istruzione, della Provincia di Varese, del Comune di Como - Assessorato Scuola e Università, del Comune di Malnate Assessorato Istruzione, del Comune di Guanzate - Assessorato Istruzione, del Comune di Appiano Gentile, del Comune di Cairate, degli Uffici Scolastici Provinciali di Como e di Varese nonché del Canton Ticino - Divisione Scuola. Due sono le sezioni previste: “Articolo” e “Pubblicazione”. Alla Sezione “Articolo” si partecipa con un articolo relativo ad un personaggio (anche come intervista), un problema, un evento della realtà culturale, sociale e sportiva dell’Insubria come terra in cui riconoscersi, e quindi da conoscere, tutelare e amare. I testi dovranno essere originali e inediti, in lingua italiana, per un massimo di 3000 battute (spazi bianchi inclusi). Sarà anche possibile formula- IUBILANTES IN SICILIA ALLA SCOPERTA DEI MONTI IBLEI L’associazione culturale Iubilantes propone per le prossime vacanze natalizie (dal 28 dicembre 2010 al 5 gennaio 2011) un viaggio in Sicilia alla scoperta dei monti Iblei. Si tratta di un tour in parte a piedi su questi vasti altopiani calcarei più o meno profondamente incisi da strette valli fluviali o canyon detti “Cave”. Alle Cave, cuore ambientale e culturale di questo territorio, sono infatti legati i più antichi insediamenti umani e anche i più preziosi (Pantalica, Cava Ispica, Cava Bauly ecc..) ed è nelle Cave o attorno ad esse che sono nate le più importanti città del comprensorio, Ragusa, Modica, Scicli. Le Cave celano anche le bellezze naturali più interessanti e meglio conservate dei monti Iblei. Per maggiori informazioni e iscrizioni: Iubilantes, via Giuseppe Ferrari 2, Como; tel. 031.279684; fax 031.2281470; email [email protected]; sito internet: www.iubilantes.eu. re i testi come se fossero destinati alla pubblicazione di un giornale on line; quindi con una prima versione e una seconda aggiornata, aggiungendo foto, video e sondaggi (ciò servirà a dimostrare la comprensione della dinamicità di un articolo on line); in questo caso il limite è di 1500-2000 battute. Alla Sezione “Pubblicazione” si partecipa invece inviando copia di un giornale redatto dagli alunni di una scuola secondaria di primo o secondo grado, oppure dagli ospiti di una realtà sociale dedicata ai diversamente abili, che sia stato pubblicato durante l’anno 2010 oppure nei primi mesi del 2011. Gli elaborati di entrambe le Sezioni (corredati dall’apposita scheda di adesione compilata) dovranno pervenire in nove copie sia in formato cartaceo che digitale entro e non oltre il 1 marzo 2011 (farà fede il timbro postale) a: Premio Severo Ghioldi, presso A. Ghioldi, via Madonna 3, 22070 Guanzate (CO). Il materiale inviato non verrà restituito. Ogni concorrente potrà partecipare con l’invio di un solo articolo o di una sola pubblicazione, che dovranno essere corredati a piè di pagina del nominativo, indirizzo e recapito telefonico dell’autore. Saranno premiati i primi classificati per le Sezioni “Articolo” e “Pubblicazione” sia per gli alunni delle Scuole Secondarie di primo grado che per quelli delle Scuole Secondarie di secondo grado, che per le realtà sociali dedicate ai diversamente abili. Per informazioni dettagliate sull’iniziativa: tel. 031.279684 oppure 349-8515561 oppure 328-6838919; e-mail: [email protected]. ADORAZIONE EUCARISTICA "ROVETO ARDENTE" Come avviene ormai da qualche anno a questa parte i Gruppi del Rinnovamento nello Spirito Santo di Como e del Decanato di Appiano Gentile hanno organizzato i 4 incontri di adorazione eucaristica denominati " Roveto Ardente" benedetti e incoraggiati dal Servo di Dio Giovanni Paolo II nella Pentecoste del 2004 in Piazza S. Pietro. Sono momenti di grande Grazia dove, attraverso la preghiera carismatica e l'uso dei carismi si sperimenta tutta la potenza dell'Amore di Dio nell'azione del Suo Santo Spirito. Sono incontri aperti a tutti coloro che desiderano gustare la bellezza e la forza di questo Amore Divino che come il roveto dell'Oreb brucia senza consumarsi, così Dio si rivela e trasforma il cuore dell'uomo peccatore senza annientarlo. Il ritrovo è previsto presso la chiesa di Portichetto alle ore 20.45 in queste date: Sabato 27 novembre modulo "adorazione silenziosa" Sabato 26 febbraio modulo " lode e giubilo" Sabato 9 aprile modulo "intercessione per il Corpo di Cristo" Sabato 14 maggio modulo " supplica per la salvezza del mondo" P A G I N A 18 SPECIALE NA TALE2010 NAT IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 UN VIAGGIO TRA GLI SCAFFALI DELLE LIBRERIE - 1 PAGINA A CURA DI AGOSTINO CLERICI Ecco... ti regalo Perché Dio permette il male e la sofferenza? Che cosa ci attende dopo la morte? L’inferno è vuoto? Come conciliare la fede cristiana con la teoria evoluzionistica? La fine del mondo si consumerà davvero in una sorta di catastrofe o conflagrazione finale? Sono alcune delle tante domande, scomode e affascinanti al tempo stesso, che nel corso degli anni sono state rivolte al card. Gianfranco Ravasi, biblista di fama internazionale. Le sue risposte, rivolte a tutti, credenti e non credenti, partono sempre dalla Bibbia, con il suo impareggiabile repertorio di immagini e simboli, e si fondano su un preciso criterio: la Bibbia è parola di Dio incarnata nella storia e nella fragilità dell’uomo Rendere capaci di leggere il greco senza dizionario né traduzione altrettanto bene di quanto si legga l'inglese o lo spagnolo: tale è lo scopo dell'originale opera di Christophe Rico. Facendo del greco una lingua viva, Polis (www.polis koine.com) applica i metodi di insegnamento delle lingue moderne: approccio orale, dialoghi semplici, varietà d’esercizi, progressione graduale. Praticato da soli o con la guida di un professore, il metodo immerge lo studente nella lingua. Il CD favorisce la memorizzazione delle forme e del vocabolario. Si ascolta sempre e solo greco, e si finisce per parlarlo. Dopo due anni si diviene capaci di leggere un testo narrativo semplice senza l’aiuto del dizionario. Lo sviluppo teologico e il rinnovamento della teologia morale degli ultimi vent’anni, insieme al vasto consenso editoriale, hanno convalidato l’impianto logico e metodologico che questo volume – pubblicato per la prima volta nel 1991 – ha dato alla trattazione delle virtù teologali; al loro nesso con l’ontologia teologale; all’interazione con la dogmatica, la spiritualità e la sacramentaria cui, in modo proprio a ciascuna, la triade teologale inerisce; la loro comprensione in un quadro personalistico della morale e il loro apporto a una fondazione ed elaborazione personalistica della teologia morale. L'opera di Mauro Cozzoli è proposta in un’edizione completamente riveduta e aggiornata. Quali sono le tappe da seguire per analizzare e interpretare un testo veterotestamentario? Il testo biblico esige una considerazione storica che coinvolge vari secoli. L’Antico Testamento non è un’opera letteraria composta di getto, ma una collezione di testi molto differenti, deliberatamente riuniti e presentati a una data comunità come un “canone”, vale a dire come una collezione normativa. Il manuale curato da Michaela Bauks e Christophe Nihan si dedica alla presentazione dei principali metodi che si sono sviluppati nel quadro dello studio critico della Bibbia e insieme si propone d’iniziare concretamente il lettore all’applicazione di tali metodi, guidandolo passo passo. Nei decenni che seguono il Concilio Vaticano II la cristologia è passata al centro della riflessione teologica, nella convinzione che non è possibile conoscere Dio se non attraverso la narrazione che ne fa Gesù di Nazaret con la parola e le opere, segnatamente con la croce e la risurrezione. L’autore, don Vittorio Croce (sacerdote astigiano laureato in teologia dogmatica e docente presso diversi istituti teologici) che ha già trattato in precedenti studi l’identità di Gesù figlio d’uomo e Figlio di Dio, aggiunge in quest’opera (in cui la materia è divisa in sei parti) un’ampia e rigorosa riflessione sulla "vicenda messianica" e sull’opera redentrice di colui che i cristiani riconoscono come il Salvatore. Mondadori - euro 19,00 San Paolo - euro 29,50 San Paolo - euro 29,00 EDB - euro 21,00 Elledici - euro 22,00 Entrare in classe o nella fossa dei leoni? Non vi è alcun dubbio che è in costante crescita la fatica di insegnanti di scuola ed educatori nel gestire le dinamiche relazionali con le nuove generazioni di bambini, adolescenti e ragazzi. Obiettivo del volume è aiutare l’insegnante a far fronte alle situazioni di disagio e difficoltà. Tre le competenze coinvolte: Massimo Diana affronta la questione dal punto di vista teorico; Giuseppe Cursio interloquisce con l’insegnante/educatore; Franca Feliziani Kannheiser propone un accompagnamento alle dinamiche di gruppo. «Non sono del mestiere: mi occupo di politica quel tanto che è di dovere per un uomo che non accetta di lasciarsi ciecamente condurre»: al di là di quest’affermazione un po’ ironica su di sé del dicembre 1945 e sebbene estraneo alla politica dal punto di vista della militanza, di certo Mazzolari non lo fu sotto il profilo della preoccupazione per il bene comune. L’accurato lavoro di Matteo Truffelli si propone, attraverso una paziente raccolta di testi sparsi, di fornire uno strumento utile a delineare la presenza di don Primo nel confronto politicoculturale del proprio tempo. In questo libro sono pubblicati tutti gli scritti oratoriani di John Henry Newman ricavati direttamente dai suoi manoscritti autografi. Per la prima volta in assoluto si offre al lettore la possibilità di poter leggere e conoscere il Newman oratoriano, permettendo a chi legge di comprendere appieno l’identità e la continuità della sua vita sacerdotale. Quindi un Newman inedito che si scopre leggendo le pagine straordinarie di questo libro: la spiritualità, l’umanità, la vocazione sacerdotale, la conversione di un Newman fino ad oggi sconosciuto. Elisabetta Catez entra nel Carmelo di Digione a 21 anni. Era nata a Bourges il 18 luglio 1880 e nel Carmelo morirà cinque anni dopo, a 26 anni, il 9 novembre 1906. Giovanni Paolo II la proclama beata il 25 novembre 1984. L’autore di questo libro, Conrad De Meester, è un grande conoscitore di Elisabetta avendo curato l’opera completa degli scritti. Il libro, impegnativo per la mole e per l’accuratezza della ricerca, è indirizzato ai cultori della letteratura spirituale, ma non mancherà di interessare chi desidera conoscere il percorso di Elisabetta della Trinità. Tommaso Moro (1478 - 1535) è una figura estremamente attuale per la lucidità e la concretezza della sua fede e del suo impegno civile e politico che viveva al di sopra della corruzione che sempre si nasconde in questi ambienti. In nome della sua fede e del primato della sua coscienza, nel 1532 si oppose al divorzio di Enrico VIII e fu da lui condannato a morte per decapitazione nel 1535. Questa biografia di Paloma Castillo Martinez si compone di quattro grossi capitoli dedicati alle quattro stagioni, che segnano le tappe fondamentali della vita di Tommaso Moro. EDB - euro 21,00 EDB - euro 58,00 Cantagalli - euro 17,00 Paoline - euro 47,00 Paoline - euro 29,00 P A G I N A 19 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 Tredici giorni Verso il Natale... DISPONIBILE DAL 24 NOVEMBRE 2010 Natale si genera in una mangiatoia, e nei tredici giorni che vanno da Natale all’Epifania da mangiare alla mensa della Parola di Dio ce n’è quasi più che a tavola nelle nostre case. Senza pericolo di indigestione, però. Anzi, si tratta di cibo ogni volta preparato con cura. Riproposto talvolta, ma mai riscaldato. Una vera manna, di cui non sempre approfittiamo, impegnati come siamo a festeggiare. AGILE VOLUMETTO DI 64 PAGINE FORMATO 11 X 18 CM. ADATTO PER FARE UN REGALO ALLE PERSONE CARE... 1 COPIA: EURO 5,00 OGNI 5 COPIE, UNA IN OMAGGIO! ancora disponibili altri volumi della collana... DELLA DIOCESI DI COMO il settimanale Direttore responsabile: A GOSTINO CLERICI Editrice de Il Settimanale della Diocesi Coop.a rr.l. .l. • Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti,8 - 22100 Como. T ELEFONO 031-26.35.33 FAX REDAZIONE 031-30.00.33 FAX SEGRETERIA 031-31.09.325 E-MAIL: [email protected] conto corrente postale n. 20059226 intestato a a: Il Settimanale della Diocesi di Como • Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio. TELEFONO E FAX: 0342-21.00.43 E.MAIL: [email protected] Stampa: A. G. Bellavite S.r .l. - Missaglia (Lc) S.r.l. Registrazione TTribunale ribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976 Pubblicità: La Pr ovincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21 Provincia 22100 Como - telefono: 031-58.22.11 fax: 031-52.64.50 tariffe: euro 31 a modulo commerciale Prezzo abbonamenti 2011: Annuale euro 50 Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Questo giornale è associato alla FISC (Federazione Italiana USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) Settimanali Cattolici) e all’USPI LE OFFERTE 2011 ABBONAMENTI NUOVI Eccezionale promozione! 40 euro invece che 50 NUOVO + RINNOVO 80 euro al posto di 90 RINNOVI A CHI RINNOVA, UN GENTILE OMAGGIO DA RITIRARE PRESSO LA SEDE DE “IL SETTIMANALE”: L’ALMANACCO 2011 IN ESCLUSIVA PER I FEDELI LETTORI DEL NOSTRO GIORNALE INFORMATIVA PER GLI ABBONATI La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. Per i diritti di cui all’art. 7 (aggiornamento, cancellazione, ecc.) e per l’elenco di tutti i responsabili del trattamento, rivolgersi al Titolare del Trattamento presso la sede di viale Cesare Battisti 8, 22100 Como, tel. 031-263533. 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Nel corso dell’anno 2000, la felice intuizione tra l’Opera don Guanella e l’Associazione Provinciale degli Artigiani di Como diede vita alla Cooperativa, la cui sede è ospitata presso la Casa Divina Provvidenza dell’Opera don Guanella in via Grossi a Como. La prospettiva che i Soci fondatori si diedero fu quella di creare un connubio tra la formazione professionale e la dimensione educativa, rivolgendo la propria attenzione a quelle persone che versano in stato di disagio. Una scommessa e una grande sfida, quella di poter essere impresa e al tempo stesso attività sociale. Una scelta che, a distanza di 10 anni, possiamo senz’altro affermare d’esser stata illuminata. La Cooperativa produce mobili e arredi su mi- OLTRE 250 LE PERSONE TRANSITATE DALLA COOPERATIVA IN QUESTO DECENNIO sura, avvalendosi della professionalità dei suoi artigiani e di persone svantaggiate che accedono alla struttura per imparare un mestiere e successivamente avere un inquadramento professionale. Nel corso del 2004 la Cooperativa ha interamente ristrutturato i propri spazi produttivi e amministrativi su una superficie di 300 mq. La Cooperativa per far fronte a questa importante opera, si è avvalsa di un contributo della Fondazione CARIPLO, ma anche di fondi propri e dell’Opera don Guanella. Nel corso degli anni successivi, in virtù di un’espansione sempre più consolidata in termini economici e sociali, sì è reso necessario ampliare l’attività ed anche la dotazione di macchinari. Con la collaborazione della Banca di Credito Cooperativo di Cantù e CON IUBILANTES UNO SGUARDO ALL’ALBANIA L’associazione culturale Iubilantes propone per venerdì 26 novembre, alle ore 21.00, presso la saletta conferenze del Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile a Como (con ingresso da via Guanella, parcheggio interno), una proiezione di immagini a cura di Guido Marazzi sul “Viaggio del cuore” 2010 dell’associazione, che ha avuto come meta l’Albania, “culla dell’Ellade, porta dell’Oriente”. La partecipazione è libera e gratuita. Per informazioni: Iubilantes, via Giuseppe Ferrari 2, Como; tel. 031-279684; fax 0312281470; e-mail [email protected]; sito internet: www.iubilantes.eu. della Fondazione CARIPLO che da sempre è molto vicina alle necessità della cooperativa, unitamente al reinvestimento degli utili conseguiti, si è acquistata una macchina a controllo numerico elevando così il tasso di professionalità dei dipendenti e al contempo favorendo l’offerta formativa a disposizione dei sogggetti fruitori dei progetti sociali. E così quella che è nata come una piccola Cooperativa ha avuto la fortuna di ampliarsi lavorando con successo sia con clienti pubblici che privati. Ad oggi essa può annoverare 4 dipendenti in pianta stabile, di cui 2 falegnami professionisti e due lavoratori svantaggiati che hanno iniziato il percorso lavorativo presso la struttura ed ora sono stati assunti. Questa forza lavoro, sostenuta dalla sapiente e disponibile opera di due volontari impiegati in amministrazione ha prodotto lavoro, ricchezza e ambiente accogliente che hanno consentito in questi 10 anni di poter promuovere numerose attività sociali, tra cui: - con la Casa Circondariale di Como si sono svolti corsi di falegnameria all’interno del carcere e stage di approfondimento presso la sede della Cooperativa; - grazie alla collaborazione con il Servizio Inserimento Lavorativo dell’Amministrazione Provinciale di Como sono state attivate borse lavoro; - a mezzo della Fondazione Comasca si è istituito un corso di restauro del mobile rivolto a persone con fragilità psichica e giovani in difficoltà; - in sinergia con la Caritas Diocesana di Como si sono accolti borsisti al fine di essere professionalmente preparati Complessivamente, nell’arco di questi dieci anni di attività sociale, a vario titolo sono state più di 250 le persone che sono passate dalla Cooperativa per le quali si è provveduto con progetti personalizzati a contribuire alla loro crescita individuale. Questi risultati, che allora sembravano impensati, sono oggi motivo di riflessione per un rinnovato slancio nelle attività in essere e per le future e ulteriori realizzazioni che abbiamo in cuore di sostenere e che abbiano come soggetto principale l’aumento del numero di persone a cui poter offrire una possibilità di scelta e di autonomia personale. Alla luce di questo vissuto, si può affermare quanto la presenza della Cooperazione Sociale sul territorio sia un’enorme ricchezza. Laddove il quadro economico generale è sofferente e dove sempre di più appare chiara la necessità che il territorio nella sua complessità di soggetti, Enti Pubblici, Privato Sociale e Privato, si dotino di strumenti e programmi in sinergia ecco che la cooperativa sociale Artigiani Guanelliani offre una risposta concreta ai bisogni alla sua comunità. LA CELEBRAZIONE DEI DIECI ANNI Quanti hanno condiviso, in questi dieci anni, il cammino della Cooperativa sono invitati alla cerimonia in programma venerdì 26 novembre, alle ore 18, presso la sede stessa, in via Tommaso Grossi 18. L’appuntamento sarà l’occasione per tratteggiare un breve bilancio su quanto di buono è realizzato in questi anni e per anticipare alcuni progetti futuri. e in seguito riassorbiti nel mondo del lavoro; - attraverso una collaborazione con i Servizi Sociali dei Comuni di Como e Cantù, sono stati accolti e formati professionalmente dei giovani poi riassorbiti nel mercato del lavoro; - è quotidiana la fattiva collaborazione con i servizi della Casa Divina Provvidenza in ambito educativo nello specifico con “La Grande Corte”. ALFONSO SALARDI: IL PASSAGGIO DAL NATURALISMO ALL’ASTRATTISMO continua dal numero scorso (pag. 23) Invece i pittori, cronologicamente successivi a questi eventi, dovrebbero dimostrare come siano pervenuti all’astrattismo geometrico. Ciò è quanto Salardi, istintivamente dimostra con la sua opera. Infatti egli dapprima interpreta esterni, come paesaggi e case. Poi osserva l’urbanistica (vedasi anche catalogo 2005); quindi la sua casa e vi entra. Allora vediamo gli esterni, con le figure familiari, le nature morte, i candelabri, il mandolino, ecc. ecc. Gli interni poi iniziano a svanire, a diventare pericolanti, decostruiti. Il medesimo processo subisce tutto ciò che abbiamo visto in precedenza, essenzializzando tutto. Interiorizza, interiorizza fino a giungere all’astrazione pura. Processo di approfindimento unico nell’astrattismo italiano. ROMANO SALARDI (fine) CRONACA P A G I N A ComoLibri 21 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 L’ULTIMA PUBBLICAZIONE DI ROBERTO FESTORAZZI Una biografia dettagliata, costruita dall’autore attingendo a fonti inedite, dopo un lavoro durato dieci anni. Uno spaccato storico interessante che ci regala l’immagine di una delle figure più interessanti del 900, le cui spoglie oggi riposano a Cavallasca Margherita Sarfatti la donna che inventò Mussolini è un legame profondo che unisce Como a Margherita Sarfatti. Le sue spoglie riposano nel piccolo cimitero di Cavallasca, località adagiata sulle prealpi comasche, a pochi chilometri dal capoluogo, ma anche dal confine elvetico. Perché proprio Cavallasca accoglie questa figura imponente nel panorama letterario e culturale del Novecento, più nota al grande pubblico per aver “condiviso” il suo letto con quello del Duce? Proprio in quel di Cavallasca ci piace immaginare che Margherita abbia trascorso alcuni dei giorni più lieti della sua vita. A Cavallasca vivrà gli anni del dopoguerra, appartata nella splendida Villa che ancora oggi è ricordata con il suo nome, sino alla morte, avvenuta all’età di 81 anni, nel 1961. Chi era Margherita C ’ Sarfatti al di là dei luoghi comuni, delle dicerie “da bar”, delle facili considerazioni di superficie? Ad aiutarci nella “ri-lettura” storica di questo personaggio è il giornalista e scrittore Roberto Festorazzi, nel suo ultimo libro “Margherita Sarfatti. La donna che inventò Mussolini” da poco dato alle stampe. Una ricerca minuziosa, durata quasi un decennio, che ha permesso a Festorazzi di attingere a documenti inediti, tra i quali un prezioso scritto, My Fault, ossia il testo originale in lingua inglese che l’ex amante di Mussolini avrebbe desiderato dare alle stampe. Uno spunto prezioso al quale Festorazzi ha saputo affiancare altre fonti storiche e documentali. Il risultato è un’opera di oltre quattrocento pagine che attraversa la vita di questa donna, tratteggiandone una biografia dettagliata. Le origini ebraiche, la nascita a Venezia, nell’aprile del 1880, nessuna frequentazione scolastica (dovette la sua istruzione a insegnanti privati) e, in virtù di questo, per l’anagrafe la paradossale etichetta di analfabeta che l’avrebbe accompagnata per tutta la vita. Eppure a soli quattordici anni la figlia di Laudadio Amedeo già parla e scrive in tedesco, francese e inglese, e annovera già, tra i suoi autori preferiti, Kipling e Shelly. L’età dell’adolescenza è anche quella dei primi amori. Tra le curiosità da segnalare l’infatuazione, lei ancora dodicenne, con un giovanissimo Guglielmo Marconi, conosciuto durante un soggiorno a Porretta, sull’Appennino tosco-emiliano. Da giovanissima sposa la causa del “sol dell’avvenire” e avvia una collaborazione con un settimanale socialista, sul quale scrive articoli di taglio femminile, firmandosi con lo pseudonimo Marta Grassi. L’incontro con l’avvocato Cesare Sarfatti, di quattordici anni più anziano di lei, le regala il sogno di un amore infinito. A 18 anni decide così di convolare a nozze: è il di MARCO GATTI 29 maggio 1898. Due anni dopo, il 10 maggio 1900 dà alla luce il suo primogenito, Roberto; il 24 giugno 1902 nasce il secondogenito: Amedeo Giovanni Giosuè Percy Sarfatti. Nell’ottobre di quello stesso anno, è il 1902, la famiglia lascia Venezia, alla volta di Milano. Città che sarà terreno fertile alla piena maturazione della sua fede socialista: la frequentazione di Filippo Turati e la sua compagna Anna Kuliscioff, la collaborazione con l’ “Avanti”, la direzione della “Difesa delle lavoratrici”. Proprio questo ambiente sarà anche foriero di nuovi incontri e di passioni sentimentali, alcune delle quali intensamente vissute al Soldo, il villino rurale che i Sarfatti avevano acquistato a Cavallasca nel 1909 dai Bellasi, facoltosa famiglia lariana. Spazio “destinato a diventare il buen ritiro - scrive Festorazzi -, luogo di silenzio, di meditazione, di riposo, ma anche di favore creativo”. “Come tutte le case sarfattiane - continua l’autore - anche quella lariana, prossima al confine con la Svizzera, ospitò un salotto tra i più ambiti e ricercati d’Italia. In quelle stanze, in quel giardino, passarono, tra i tanti, Pirandello, Medardo Rosso, Piacentini, Tosi, Terragni, Alfredo Panzini, Ada Negri, Carlo Linati, Riccardo Bacchelli, Massimo Bontempelli. Le pareti erano tappezzate di capolavori: tele di Sironi, Marussing, Boccioni, Funi, Viani, Mirò, Chagall, Rouault, Kokoschka, disegni di Gris, Cocteau, Picasso, acqueforti di Gopya…” L’incontro di Margherita con Benito Mussolini porta la data del 1912. A lui, neo direttore dell’Avanti, lei si presenta a Milano, e così descrive quel primo incontro: “Fui Como nell’800 E’ distribuito in tutte le librerie un nuovo volume di Enzo Pifferi editore. “Como nell’800”, 600 immagini, tratte da lastre in vetro, documentano la città di Como al tramonto dell’Ottocento, quando il secolo nuovo che stava per iniziare era ricco di promesse e la città aveva ripreso a credere nel suo futuro colpita dai suoi occhi gialli grandi e luminosi, che roteavano e si muovevano febbrilmente nelle orbite; dalla sua bocca ferma, dalle sue citazioni di Nietzesche, dal suo volto severo e determinato…» E da lì sarà molto breve il passo che li porterà ad essere amanti. Ed ecco l’inizio di una storia nuova. Il libro di Festorazzi entra tra le pieghe di questa relazione, ne svela l’immagine di un Duce diverso rispetto a quella che ci ha regalato la storia. Ma anche di una donna ferma, colta, intelligente, alle cui spiccate doti letterarie si affianca una notevole capacità diplomatica. Non di rado non disdegnerà consigli al Duce nella gestione del suo complesso sistema di potere, assicurandogli anche appoggi dal mondo dell’alta finanza. Un uomo che arriverà ad adorare, ma anche dal quale prenderà con forza le distanze, rileggendo in chiave fortemente critica le sue azioni politiche. La donna che inventò Mussolini… Noi ci fermiamo qui. Al lettore l’opportunità di comprendere a fondo le ragioni di questo titolo, guidato dalle trame tessute dall’autore, riuscito, negli anni, a ricostruire una tela sfuggita, in passato, a molti altri storici. “Margherita Sarfatti. La donna che inventò Mussolini”, Roberto Festorazzi, 2010, Angelo Colla editore, pp. 432, 22 euro. CRONACA P A G I N A 22 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 A CERNOBBIO, LUNEDÌ SCORSO “Scateniamo l’impresa” La sede comasca di Confindustria S “ cateniamo l’ impresa” non è solo uno slogan coniato per la quarta edizione degli Stati Generali della Confindustria Lombardia, tenutasi a Cernobbio lunedì 22 ottobre. Scateniamo l’impresa è la parola d’ordine che gli industriali lombardi si sono dati. Di fronte alla crisi, che non dà segni di regressione, anzi lascia intravedere tempi lunghi e impegnativi, essi non si rassegnano ad essere operatori di serie B, ma accettano di buon grado le nuove sfide che la crisi ha messo in atto. E’ quanto ha detto il presidente di Confindustria Como, Ambrogio Taborelli, nel dare avvio ai lavori che prevedevano interventi del presidente di Confindustria Lombardia, Alberto Barcella, del presidente della Regione Lombardia, Roberto For- Il paese lacustre ha ospitato gli Stati Generali di Confindustria Lombarda. L’occasione per fare il punto della crisi e ragionare sul futuro di GIUSEPPE CORTI migoni, e le conclusioni della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Confindustria Lombardia è convinta che solo accettando le sfide che altri sistemi territoriali hanno lanciato alla Lombardia sui vari mercati, essa può mantenere alto il suo livello produttivo di qualità, da sempre riconosciuto da tutti gli operatori. Accettare il confronto con le regioni più dinamiche dell’Europa per il si- stema Lombardia significa sì scoprire il deficit di competitività, che deprime la sua potenzialità di crescita, ma nello stesso tempo è una stimolazione ad esaltare le eccellenze presenti, ancora oggi necessarie per costruire un sistema industriale forte, capace di confrontarsi ancora con i sistemi europei e mondiali. Il tutto può realizzarsi se non si cede alla tentazione di rinunciare alla vocazione manifatturiera che è la vocazione di sempre della regione Lombardia, cercando di portarla ad essere protagonista sui mercati mondiali. Il presidente Barcella, nella sua relazione, ha individuato gli elementi indispensabili per recuperare il terreno perduto. Un fattore deciso è la velocità con cui il sistema lombardo si attrezza: il tempo non è mai stato così prezioso nel passato come lo è oggi. Un secondo fattore decisivo è l’internazionalizzazione, da non confondere con la delocalizzazione. E’ investire e ricercare nuovi mercati e sostenere le aziende quando li hanno trovati. E questo è possibile se si attua un vero federalismo, che significa confronto, competizione e valorizzazione di chi amministra meglio. Infine sono fattori indispensabili reti e innovazioni coniugati con la disponibilità di energia a costo pari a quello dei concorrenti esteri. Ma, ha aggiunto il presidente Barcella, senza l’entusiasmo e senza un capitale umano professionale e preparato quanto detto sopra non porta i frutti sperati. Il presidente Formigoni ha ripreso quanto detto dal presidente Barcella, affermando che la Regione Lombardia è tesa a legiferare affinchè sia non solo salvaguardata la natura manifatturiera della regione, ma che essa sia ulteriormente rafforzata. Ne sono la conferma la semplificazione degli atti amministrativi richiesti per le aziende e il pagamento dei debiti contratti dalla Regione Lombardia entro 60 giorni. La presidente Emma Marcegaglia ha detto che la crisi ha obbligato a reinventare il modo di far impresa e di fronte alle sfide mondiali l’Europa deve darsi una politica economica univoca. Ha chiesto con forza alla politica due cose: le riforme a costo zero, ovvero riduzione delle pratiche amministrative e certezza delle norme e dei tempi della burocrazia, e la riduzione della spesa pubblica improduttiva, incrementando invece quella destinata alla ricerca e innovazione, alle scuole e università, perchè il capitale umano è strategico per la ripresa. E il federalismo è quanto mai necessario perché mette in competizione le regioni facendo emergere quelle virtuose, senza per questo, però, negare un legame di solidarietà tra le stesse. CRONACA P A G I N A 24 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 LO SCORSO 21 NOVEMBRE Il saluto di Casnate a don Benzoni D omenica 21 Novembre, durante la S. Messa delle ore 10, la comunità di Casnate ha salutato con grande affetto e calore don Sergio Benzoni, suo parroco per ben trent’anni. Le due parrocchie di Casnate e Bernate saranno, infatti, guidate da un unico parroco, don Eugenio Bompani, a partire dall’8 dicembre, giorno dell’inizio del suo ministero. Durante gli anni del suo servizio pastorale a Casnate, don Sergio ha annunciato la Parola, ha celebrato l’Eucaristia, ha amministrato i Sacramenti, ha indicato la via della fede, insegnando a tutti cosa significa essere cristiani, cioè “di Cristo”, attraverso la preghiera e con le opere. Il suo esempio di donazione instancabile è stato motivo di ammirazione da parte di tutti. Nei lunghi anni trascorsi, ha battezzato, ha accompagnato molti dall’infanzia alla giovinezza, all’età adulta, ha unito in matrimonio, ha seguito molte famiglie nelle gioie e nelle tribolazioni quotidiane, ha accompagnato tanti all’incontro con il Padre! Si è speso generosamente per il catechismo, per l’educazione cristiana della gioventù, che, negli Durante la S. Messa delle ore 10, la comunità ha salutato con grande affetto e calore don Sergio, suo parroco per ben trent’anni anni, ha visto la presenza davvero totale dei ragazzi e di tanti e tanti giovani… e per l’oratorio, amato e vissuto con dedizione e passione, con le molteplici iniziative per il bene comune. Non è possibile dimenticare l’attenzione particolare e delicata verso gli anziani e gli ammalati e la cura esemplare e l’amore incondizionato, da don Sergio rivolti ai Suoi cari genitori, Serafino e Renza. La comunità ha rivolto un ringraziamento grande al Signore per le vocazioni: ben tre ne sono sbocciate durante la permanenza di don Sergio a Casnate, don Marco Cairoli, don Alessandro Casartelli e Pietro Bianchi, che diventerà Sacerdote nel giugno prossimo. Tre doni speciali per tutti. La parrocchia si è fatta più bella nei 30 anni trascorsi! La casa parroc- chiale e l’oratorio ristrutturati, i campi da gioco, gli interventi di restauro alla chiesa, la nuova cappella, l’organo che ha ripreso a suonare, il sa-grato… e le tante iniziative parrocchiali negli ambiti della Carità, delle Missioni: il Natale del Povero, che ha generato la fraterna amicizia con gli amici handicappati dell’Istituto Don Guanella di Nuova Olonio e le 40 adozioni di bambini dell’Etiopia, in terra d’Africa… Si respirava un clima di commozione già la sera precedente la festa, quando nel salone dell’oratorio molti si sono radunati per vedere filmini e fotografie dell’appena trascorso 50° anniversario di sacerdozio di don Sergio: una serata all’insegna della gioia e di un’intensa partecipazione. La comunità, poi, domenica, radunata IL SALUTO LO SCORSO 21 NOVEMBRE in una chiesa gremita, con l’altare adorno di fiori bianchi e gialli e i bei canti liturgici proposti dalla cantoria parrocchiale, cercando di cancellare quel velo di tristezza che si impadroniva un po’ di tutti, si è stretta intorno a don Sergio in un “grazie” immenso e riconoscente, che si è manifestato con un dono, ma soprattutto con un’accorata preghiera al Padre, affinchè lo sostenga nella salute e illumini ancora per molti anni il suo cammino. Don Sergio, commosso, ha espresso a sua volta un caloroso ringraziamento a tutti, sottolineando che da Casnate ha ricevuto molto e che tutte le persone, indistintamente, vive e defunte , hanno e avranno per sempre un posto speciale nel suo cuore. Ha invitato, poi, la comunità, a continuare nello stesso spirito L’abbraccio di Rebbio a don Pini “ L a solennità di Cristo Re ci dice che la nostra vita è segnata da una presenza vera, da un amore che ci precede, da una verità da ricercare, che assume il volto di Gesù Cristo, colui che dà valore, consistenza e significato alla nostra esistenza”. Inizia con queste parole l’omelia di don Renato Pini, durante la solenne celebrazione eucaristica di domenica 21 novembre, nel giorno del saluto alla comunità di Rebbio, che lui, don Renato, ha guidato con semplicità e discrezione, per ventitre anni. “La missione del sacerdote è quella di far scoprire la presenza del Signore, di farla gustare nella grazia dei sacramenti e nella concretezza della vita. Il prete è chiamato a favorire e costruire comunione.” Le riflessioni si fanno domanda e dialogo confidenziale. “E questo, io l’ho fatto? Come avviene in ogni messa, confesso che ho molto mancato, ma so di poter contare su un amore più grande delle mie miserie, un amore che fa nuove tutte le cose, anche nella sofferenza del distacco”. E si lascia spazio ai ricordi. “A Rebbio, mi sono sentito subito accolto, grazie alla collaborazione di tutti i sacerdoti che si sono succeduti, ciascuno con il suo carattere e le sue doti. Mi sono trovato bene”. Il pensiero va spontaneo ai laici che si sono spesi in tanti servizi, “soprattutto quelli più nascosti, che sono an- che i più preziosi”, alle persone che “pregano molto”, agli ammalati. Un ricordo speciale è per le vocazioni di speciale consacrazione sbocciate in questi anni: “Il Signore ha benedetto la nostra comunità con quattro ordinazioni sacerdotali e una consacrazione religiosa”. Il tempo scorre veloce. “Dobbiamo mettere Gesù al primo posto, sempre, per una maggiore comunione tra di noi e con il nuovo parroco.” Don Renato conclude la sua omelia, l’ultima da parroco. Ci sono sguardi che si incrociano, mani che si stringono, grazie sussurrati, ricordi conservati nel cuore. C’è molta gente che saluta, con comprensibile dispiacere, il suo parroco, presenza si- cura nella vita della comunità. C’è un prete, che se ne va, chiamato dal vescovo Diego a un nuovo servizio. C’è una Chiesa che continua, nella fede, nell’unità e nella verità a camminare sulle strade del mondo, alla luce del Vangelo. “Non ho ancora messo ordine nei miei ricordi. Non mi sembra vero di essere un ex, da domani”. Il domani, per don Renato e per la comunità di Rebbio, apre la strada verso nuove esperienze, dove, nel ricordo reciproco e nelle relazioni sincere intessute negli anni, nessuno è ex. Solo compagni di viaggio, separati da qualche chilometro, ma uniti da tanta gratitudine. a.s. la collaborazione con il nuovo parroco. Tutti hanno manifestato gioia nell’apprendere che don Sergio ha stabilito la sua dimora a Casnate e che, per alcuni ambiti, continuerà il suo ministero sacerdotale, per le due comunità di Casnate e di Bernate. Dopo la S. Messa il sindaco, in oratorio, ha rivolto a don Sergio il saluto della comunità civile, donando a lui una chiave in argento, come simbolo per chi ha aperto un cammino importante, durato trent’anni e che non termina, ma prosegue e può portare ancora molto frutto a Casnate. Sempre in oratorio è seguito un piacevole e gioioso rinfresco per tutti. Il saluto a don Sergio è terminato il lunedì sera successivo con la S. Messa per tutti i defunti della parrocchia. CRONACA Como&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 P A G I N A 25 CERANO INTELVI S. Zeno, un gioiello molto amato E remo… Un vocabolo che sa di antico, quasi dimenticato nel nostro linguaggio moderno. Eppure fu molto utilizzato nei primi secoli del Medioevo. Nel tentativo di avvicinarsi sempre più a Cristo gli eremiti abitavano in luoghi isolati e nei boschi, dove vivevano dei raccolti della terra e dove l’ambiente facilitava loro la dedizione totale alla preghiera ed alla penitenza. Di solito gli eremiti erano figli di nobili e le popolazioni delle zone circostanti all’eremo si rivolgevano loro per confessarsi e ottenere consiglio. In Valle il più famoso e antico eremo era quello addossato alla chiesa di S.Zeno sul monte Aurascio. Sul piccolo pianoro che forma il sagrato e dove sorge la chiesa appena restaurata esisteva un tempo una piccola costruzione adibita, appunto, ad eremo e dalla quale, poco lontano, sgorga, incredibilmente a 1025 metri, una sorgente d’acqua Accanto ad esso si adagiava, un tempo, un antico eremo alla ricostruzione del quale sta lavorando una commissione di esperti. Un ulteriore tributo al legame profondo che unisce la valle con questo luogo di RINA CARMINATI FRANCHI pura. Si trattava di un luogo adatto per un ritiro spirituale, spazio di contemplazione e preghiera. Certo non meno importante è la storia della chiesa di S. Zeno. Iscrizioni e lapidi, documenti e leggende circondano questo edificio e tengono vivo il suo ricordo nel cuore e nella mente dei Vallintelvesi . Specialmente nei paesi di Schignano e di Cerano il culto di S.Zeno è oggi ancora vivo . Quante volte nei secoli la chiesetta è stata quasi distrutta dagli eventi atmosferici, poi ricostruita e resa ancora più bella. Un esempio è il lavoro recentemente condotto per la sua ricostruzione. Im- magini del 1996 ne documentano infatti la sua quasi totale distruzione, dimostrando come, all’epoca, poco o nulla fosse rimasto dell’antico tempio. Ebbene dopo poco meno di un decennio, nonostante l’opera sia costata sacrifici non indifferenti ad un comitato di persone volonterose, la chiesa di S.Zeno è stata interamente riedificata e benedetta il 10 agosto del 2000. Quanto mai affascinante è la leggenda che narra della prima costruzione di una chiesa dedicata a S. Zenone, nei tempi che furono. Per ben due volte la chiesa di S.Zenone a Verona venne costruita dai Magistri Comacini: nei primi anni del 800 e ricostruita dopo un tremendo terremoto nel 1117. In quel tempo un gruppo di artigiani che stava ritornando in Patria seguendo il ramo del lago di Como che volge verso Lecco, doppiato il promontorio di Bellagio, incappò in un violento temporale che fece perdere a loro la speranza di poter toccare la riva ad Argegno per poi salire in Valle. Fu però il guizzare di un fulmine che illuminò il cono del Monte Aurascio a ridare loro la speranza di salvezza. Ne scaturì un solenne voto: se si fossero salvati avrebbero costruito, a testimonianza della grazia ricevuta, una chiesina in cima al monte che sorge solo in mezzo alla valle. Così incomincia la storia della chiesa di S.Zeno. Molti avvenimenti che la caratterizzarono sono oggi allo studio del comitato che si occupa dei suoi importanti restauri. Già a buon punto è l’indagine avviata per ricostruire la pianta originale dell’antico eremo che fu addossato alla chiesett. Un impegno non certo facile che merita la citazione dei suoi componenti: presidente Agostino Peduzzi, vice presidente G.Carlo Strada, cassiere Antonio Ceresa, consiglieri: Lisella Rizza, Flavio Rizza, Andrea Prioni. L’incarico per il progetto è stato commissionato all’architetto Francesco Castiglioni, progetto che dovrà essere affine in tut- to all’antico eremo. Della consulenza storica sono stati incaricati Floriana Spalla, Bruno Gandola, Mariano Zanotta. Attorno a questi importanti progetti ruotano parecchi eventi comunitari: un viaggio studio a Verona e per Natale il posizionamento di una campana, da collocarsi nell’intento di ricordare i tanti benefattori che hanno e stanno dando ancora un notevole contributo economico alla chiesetta, in particolar modo i coniugi Telò. È stato organizzato anche un altro progetto: la posa di piastrelle ricordo con incisi la forma delle mani e dei piedi dei devoti del Santo da collocarsi in chiesa. DOMENICA 28 NOVEMBRE Domaso saluta don Sergio omenica 28 novembre, la comunità di Domaso saluta don Sergio Mazzina, che per quattordici anni li ha accompagnati nel cammino di fede e di cre- D scita comunitaria, chiamato ora a guidare la comunità di Talamona. L’intera comunità gli è vicina con la preghiera, certa che questo suo nuovo ministero verrà svolto con umiltà e semplicità proprio come ha fatto in questi anni, e si stringe a lui in un caloroso abbraccio e un grande ringraziamento per i doni che ha dato. Qui accanto il programma dei saluti: CAVALLASCA: PERCORSO SALUTE SENZA ETÀ. GLI ULTIMI DUE INCONTRI venerdì 26 novembre ore 20.30 preghiera comunitaria domenica 28 novembre ore 17.00 S. Messa solenne presieduta da don Sergio. Quattro concerti di Natale contro la sindrome di Marfan Raccogliere fondi da investire nella ricerca e nella cura di una grave malattia come la Sindrome di Marfan è l’obiettivo dei quattro concerti, organizzati dall’associazione Stefano – Bambini e Marfan di Dolzago (LC), che si terranno nei giorni 8, 10, 18 e 21 dicembre alle ore 21. La Sindrome di Marfan è una malattia genetica causata da un’alterazione del tessuto connettivo (ossia il tessuto che tiene uniti i vari organi del corpo). Dal momento che tutti gli organi contengono tessuto connettivo le manifestazioni della malattia interessano molte parti del corpo, specialmente i polmoni, gli occhi, il cuore e i vasi sanguigni, il sistema scheletrico, le membrane fibrose che rivestono il cervello e la spina dorsale. Ma la Sindrome colpisce in particolare l’apparato cardiovascolare con problemi d’aneurisma, dissecazione dell’aorta e di prolasso della valvola mitrale, Non esiste ancora una terapia specifica per questa malattia, che se non diagnosticata precocemente può portare a morte improvvisa soprattutto tra i 25 e i 60 anni d’età. Tutti i concerti vedranno protagonista il Gruppo Vocale “Incanto” di Dolzago, costituito tre anni fa in seno all’associazione Stefano – Bambini e Marfan con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto alla Sindrome di Marfan e nel contempo ricordare il piccolo Stefano, volato in cielo all’età di quattro anni. Il Gruppo, diretto da Emilio Piffaretti, è formato da una trentina d’elementi e propone un repertorio molto vario spaziando dal canto gregoriano alla polifonia moderna. Il primo “Concerto di Natale”, dal titolo “ Elevazione musicale: il mistero della nascita” si terrà mercoledì 8 dicembre nella Chiesa parrocchiale di Costa Masnaga, mentre venerdì 10 dicembre il Gruppo Vocale “Incanto” si esibirà nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Lomagna. Gli altri due concerti si terranno invece sabato 18 dicembre nella Chiesa Santa Maria Assunta di Dolzago e martedì 21 dicembre nella Chiesa dei Santi Colombano e Gottardo di Arlate. I quattro “Concerti di Natale” sono appuntamenti da non perdere per chi ama la buona musica e vuole sostenere la ricerca scientifica che rappresenta l’unica arma per sconfiggere la Sindrome di Marfan. Ultimi due appuntamenti nell’ambito del secondo ciclo del percorso “Una salute senza età”, promosso dall’assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Cavallasca, in villa Imbonati. Tutti gli incontri hanno luogo a titolo gratuito. sabato 27 novembre, ore 10 La cataratta: per saperne di più Dott. Daniele Baricci, medico oculista venerdì 3 dicembre, ore 15 Non autosufficienza. Cosa fare quando le forze non ci sono più? Cosa ci dice la legge, a chi rivolgersi. I nostri diritti. Alfredo Puglia, segretario generale Federazione Nazionale Pensionati Cisl Como P A G I N A 26 CRONACA ValliVaresine IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 CITTIGLIO SABATO 27 UNA SPECIALE CELEBRAZIONE SULL’A MENSA RINVENUTO NELLA CHIESA DI SAN BIAGIO Una Messa sull’altare antico ’ N el dicembre 2006 iniziarono nella chiesa di S. Biagio in Cittiglio i primi scavi archeologici all’interno dell’edificio sacro in vista della realizzazione di un vespaio areato e del nuovo pavimento della chiesa. Gli scavi archeologici – seguiti dalla Soprintendenza archeologica di Milano - portarono alla luce tanti e tali reparti legati alla storia passata di questa chiesa, tali per cui - contrariamente alle iniziali previsioni – il cantiere si protrasse sino al giugno 2009 e in esso si svolsero ben tre campagne distinte di scavi. Via via vennero riportate alla luce antiche murature di chiese primitive, probabilmente risalenti all’epoca longobarda, monete e piccoli oggetti, varie sepolture tra cui due di particolare interesse storico-antropologico, dipinti e decorazioni rislenti all’epoca medioevale. Tra le varie scoperte, particolare interesse storico assume il ritrovamento effettuato nel 2008 della primitiva abside della chiesa di San Biagio, abside che era in antico collocata sul lato est dell’edificio, ove successivamente è stata, poi, realizzata la porta di ingresso alla chiesa stessa. La scoperta, già di per sé importante, è arricchita da due altre particolari- tà: l’esistenza di semplici, ma antichi affreschi sulla parete circolare di fondo e la presenza ancora “in situ” del primitivo altare medioevale, costituito da un cubo in muratura, intonacato con malta dipinta di rosso, che, una volta dismesso dall’uso liturgico è stato parzialmente inglobato nelle murature successive ed utilizzato come base d’appoggio di un muro di tamponamento costruito probabilmente intorno al 1630. Terminati gli scavi la parrocchia di Cit-tiglio, unitamente al “Gruppo Amici di San Biagio” hanno predisposto, d’intesa con la Soprintendenza, un progetto per la ricostruzione del pavimento della chiesa, il cui piano di calpestio sarà in una parte realizzato in cotto e, in due altre zone, sarà trasparente e realizzato in lastre di vetro così che sarà ancora possibile a tutti la visione di parte dei reperti archeologici rinvenuti nella chiesa. Grazie ai fondi raccolti dal “Gruppo Amici di San Biagio” e ai finanziamenti ricevuti negli ultimi mesi dalla Fondazione per il Varesotto Onlus, dalla Regione Lombardia e dalla Banca Popolare di Bergamo, finalmente all’inizio dello scorso mese di ottobre si è potuto dare avvio al cantiere per la ricostruzione del pavi- INTERVISTA A DON MARIO MUNARETTO Riprendendo il cammino on Mario Munaretto, dopo un lungo periodo di degenza, causato da un improvviso malore, subito degenerato in arresti cardiaci, stati comatosi e processi di rianimazione, è ritornato questa estate nella sua parrocchia di Casalzuigno in via di guarigione completa. Mi accoglie nello studio per questa intervista. D Caro don Mario, un felice ritorno? “Non tanto; da un certo punto di vista non volevo rimarcare ciò che ho passato. Porto ancora oggi una difficoltà nel leggere che sto curando abituandomi a livelli diversi di lettura, grazie a Dio sto recuperando velocemente”. La gente come ti ha accolto? “La gente prima era apprensiva; è stato per tutti un colpo, è stato un momento difficile ma quando le cose si sono messe al meglio tutti hanno dimostrato la loro vicinanza in tanti modi: dalle visite alle telefonate; scrivendo biglietti e ricordandomi nelle preghiere”. Una bella dimostrazione di affetto … “Certo, con modi diversi mi hanno incoraggiato a non arrendermi e ricordato che la vita continua”. Ti senti un miracolato? “Se penso a quello che ho passato, guardando le cartelle cliniche non vi erano segni di speranza, anche se questo è durato solo alcuni giorni. Poi è subentrata la paura di come sarei uscito da questa degenza, se sarei rimasto offeso. Invece, eccomi qua a rispondere alle tue domande”. Lontano dalla comunità per un anno, poi il ritorno e subito al lavoro … “Soprattutto all’oratorio dove i lavori già da tempo avviati si devono concludere dopo aver terminato il salone (si parla di sette o otto anni addietro). Nel frattempo abbiamo ristrutturato e completato i restauri della parrocchia di Zuigno, con una spe- sa non indifferente di circa 230 mila euro. I lavori hanno riguardato il campanile, il tetto e la parte esterna dell’edificio. Ritornando all’oratorio andava sfruttato il sot-totetto del salone e rendere abitabili gli spazi, non per uso aperto al pubblico, ma per uso abitativo del parroco, rendendo così liberi gli spazi ora usati come abitazione per adattarli ad aule per il catechismo e per incontri vari”. Una bella spesa per la parrocchia. “Fino ad ora abbiamo speso circa 100 mila euro. Adesso ne stiamo spendendo 120 mila per il rifacimento completo del tetto. In seguito bisognerà adibire i locali rimasti delle infrastrutture necessarie: riscaldamento, pavimenti, infissi, ecc. Il volontariato non è certo mancato. “Per fortuna e speriamo che continui ad accompagnare i lavori. La gente fortunatamente è sensibile, molto sensibile a tutto ciò che riguarda la vita della comuni- mento della chiesa, con l’intento di concludere il grosso dei lavori entro la fine del 2010. Il progetto approvato, però, prevede che l’antica abside della chiesa – essendo esterna all’attuale edificio - venga ricoperta con una soletta in muratura e rimanga celata alla vista e con lei anche l’altare medioevale (comunque accessibili tramite uno stretto passaggio interno). Lo sviluppo dei lavori determine- rà, quindi, a breve la costruzione della soletta sopra l’abside e la conseguente chiusura definitiva della stessa. Per questo e prima che ciò avvenga la parrocchia di Cittiglio ha proposto di celebrare una S. Messa all’interno dell’abside utilizzando ancora una volta – dopo circa 800 anni - il primitivo altare della chiesa romanica come Mensa per la celebrazione Eucaristica. Un evento unico e certamente suggestivo, ma anche rievocativo delle gesta di chi, da oltre mille anni, si è recato a lodare Dio nell’area occupata dalla chiesa di S. Biagio. La celebrazione (sospesa in caso di pioggia) è stata programmata per le ore 11.00 di oggi, sabato 27 novembre, data scelta perché prossima alla ricorrenza liturgica di S. Andrea apostolo, contitolare assieme a S. Biagio Vescovo della chiesetta cittigliese. Questo evento, così come il procedere dei lavori per la costruzione del pavimento della chiesa troverà spazio anche in Internet, nelle pagine del Blog appositamente approntato dal “Gruppo Amici di San Biagio”, accessibile all’indirizzo: http:// sanbiagiocittiglio.blogspot.com ANTONIO CELLINA CITTIGLIO: INCONTRO TESTIMONIANZA SULLA DROGA Presso la sala consigliare del comune di Cittiglio, invitata dall’assessorato ai servizi sociali del comune, sarà presente alle 20.30 di mercoledì 1° dicembre, Giorgia Benusiglio, autrice del libro “Vuoi trasgredire? Non farti!”. Durante l’incontro, rivolto ai genitori, ma aperto a tutti, l’autrice del libro porterà la sua testimonianza diretta e racconterà come: “Per una cavolata mi sono rovinata la vita”, ricordando come qualche anno fa ha rischiato la vita per aver assunto una piccola quantità di ecstasy e solo un trapianto di fegato l’ha salvata. Da quel momento Giorgia Benusiglio, ha deciso di trasformare questa sua esperienza in una lezione di vita, andando nelle scuole a parlare dei rischi legati all’assunzione di droghe. L’Associazione Donatori di Sangue AVIS Medio Verbano ha organizzato per le ore 21.00 di sabato 27 novembre prossimo, presso il salone dell’oratorio di Cittiglio un concerto ad ingresso libero del “Coro Piambello” di Marzio. tà … mi sono vicini. Tutti ci auguriamo che tale sensibilità venga dimostrata anche dalle Autorità civili e diocesane”. Oltre ai programmi in cantiere, cosa vorresti? “Da parte mia continuare ad essere all’altezza del compito che mi è stato affidato dal vescovo. Continuare ad essere un parroco sensibile alle esigenze della comunità. Da parte della comunità vorrei che mi arrivasse, dopo questa malattia, uno stimolo ancora più forte per spronarmi a continuare il cammino di spiritualità con più impegno. Vorrei ringraziare attraverso le righe del Settimanale tutti coloro che con la preghiera e la vicinanza mi hanno dimostrato affetto e hanno contributo sicuramente non poco alla mia guarigione. Auguri don Mario SERGIO TODESCHINI P A G I N A 29 Sondrio CRONACA DI E P R O V I N C I A ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 DOMENICA 12 DICEMBRE INCONTRO PROMOSSO DALL’AZIONE CATTOLICA DIOCESANA A Morbegno si parla di Concilio A zione Cattolica, sei fedele al Concilio Vaticano II ? Una bella domanda! Come facciamo a rispondere pienamente di sì, se ci scopriamo talvolta distratti, oltre che peccatori ? Ma nemmeno, in tutta sincerità, dobbiamo rispondere di no: del Concilio, infatti, si era fatto subito interprete autorevole, a suo tempo, con la “scelta religiosa”, il presidente nazionale dell’Ac, Vittorio Bachelet; a livello locale, poi, del Vaticano II anche il Consiglio diocesano di Como si sta interessando in modo concreto, e lo stesso Meic, che con l’Ac è in relazione stretta, ha ripreso in esame l’anno scorso la Lumen gentium, e quest’anno rifletterà sulla Gaudium et spes. Ebbene, il Consiglio dioce- D opo il clamore suscitato dalla conclusione delle indagini svolte dalla Polizia Cantonale Grigione in merito ad una presunta aggressione subita dai giovani scout del reparto «Pizzo Scalino» di Sondrio – impegnati a fine luglio per un campo estivo a Selva in Val Poschiavo –, i responsabili del Gruppo scout Agesci «Azimut» Sondrio 1° non vogliono alimentare polemiche sterili e gettano acqua sul fuoco, mettendo in luce i valori della loro proposta educativa. «Vogliamo ritenere conclusa la vicenda – ha scritto in un comunicato stampa la Comunità Capi del gruppo scout di Sondrio –. La nostra principale attenzione è stata e sarà sempre verso i ragazzi che ci sono affidati. Proseguiremo con serenità, maggiore slancio, gioia ed entusiasmo il compito educativo che siamo stati chiamati a svolgere». L’intento della presa di posizione è quello di «tutelare i ragazzi, le loro famiglie e l’associazione che rappresentiamo – scrivono –. La lealtà, l’accoglienza e la fratellanza, il rispetto della natura e delle cose altrui, sono valori fondanti e irrinunciabili della proposta educativa che l’Agesci offre a bambini e ragazzi attraverso i diversi gruppi dislocati in tutta Italia». Un atteggiamento, quello degli scout sondriesi, che fa buon viso a cattivo gioco. Da vittime dell’aggressione avvenuta nella sera di domenica 25 luglio scorso, secondo le indagini concluse dalla Polizia Cantonale, i giovani del Reparto «Pizzo Scalino» sarebbero diventati, nei giorni scorsi, gli stessi autori del gesto. «Siamo assolutamente turbati da questo nuovo risvolto della vicenda – commentava la scorsa settimana, al quotidiano La Provincia di Sondrio, Raimondo Milìa, capo gruppo degli scout del capoluogo – che ci ha provocato uno Presso il polifunzionale san Giuseppe, l’incontro, voluto dall’Ac, vuole interrogare l’associazione nel suo confronto con il Vaticano II, con la sua ventata di novità e di rinnovamento all’interno della Chiesa: a distanza di decenni c’è ancora molto da scoprire di ABELE DELL’ORTO sano di Como, attraverso il “settore Adulti”, dopo aver realizzato all’inizio di luglio un eccellente campo estivo a San Nicolò Valfurva con la presenza del teologo e professore universitario Marco Vergottini, ponendosi l’interrogativo: “A che punto siamo con il Vaticano II ?”, ora… raddoppia. Domenica 12 dicembre è in programma a Morbegno, presso il Centro San Giuseppe, un convegno con la presenza dello stesso prof. Marco Vergottini, uno degli studiosi più attenti del Concilio, del suo significato, e anche delle applicazioni pratiche che ne derivano. Non si tratterà certo di un semplice excursus storico, ma si cercherà di approfondire in che misura la Chiesa oggi realizza in sé la figura emblematica ed ideale del popolo di Dio, e come ci dobbiamo muovere per essere fedeli allo spirito del Concilio. È dunque una proposta allettante, quella che l’Ac, in collaborazione con la parrocchia di Morbegno, e con il Meic, lancia a tutti con l’appuntamento del 12 dicembre, dal titolo Fare memoria per l’oggi. Da un incontro simile non può che venire luce e speranza. Il nostro Vescovo, impossibilitato ad essere presente, augura che “lo Spirito Santo possa sorprendervi e abbondantemente riversare su di voi sapienza e grazia per tradurre in Diocesi ciò che il Vaticano II oggi ha da proporre.” Quanto al programma, si comincia con la celebrazione della Messa alle ore 9.30. Poi il prof. Vergottini terrà la sua relazione, mentre il confronto e il dibattito seguiranno nel pomeriggio. È possibile prenotare il pranzo, ed è prevista l’animazione per bambini e ragazzi. Il telefono dell’Azione cattolica è 031-265181, e l’indirizzo mail accomo@ tin.it. DOPO LA CONCLUSIONE DELLE AUTORITÀ ELVETICHE Un po’ di chiarezza sulla vicenda accaduta in Valposchiavo... spaventoso imbarazzo. Nonostante dopo il fatto non avessimo fatto nulla per rimarcarlo e la vicenda per noi si sarebbe potuta considerare conclusa, abbiamo appreso con amarezza l’esito delle indagini». A scatenare quello che è parso un piccolo incidente diplomatico di confine, il lavoro della Polizia di Poschiavo. «Dagli accertamenti effettuati – aveva dichiarato la scorsa settimana Sergio Cortesi, capo-posto del borgo elvetico – non sono emersi elementi validi a confermare un’aggressione esterna, ma non ce ne sono nemmeno per poter sostenere il contrario. Va detto però che le dichiarazioni fatte dai due testimoni oculari immediatamente dopo i presunti fatti, a distanza di alcuni giorni sono cambiate sensibilmente e sono state ridimensionate. Per esempio gli uomini atletici, alti, vestiti di nero, incappucciati ed estremamente coordinati nel muoversi tanto da esprimersi tra loro a gesti, pochi giorno dopo sono diventati delle sagome che si muovevano nel buio e che stavano scappando: crediamo di poter dire che la loro fantasia ha galoppato un po’ troppo». A detta degli inquirenti elvetici ci sarebbero dunque stati diversi elementi contrari all’ipotesi del raid vandalico e comunque troppo generici se non addirittura contraddittori per poter parlare di aggressione. «C’è da tenere presente anche la lunga tradizione che la Valposchiavo vanta in fatto di campeggi: sono decenni che ospita raduni internazionali e non è mai capitato nulla – ancora parole di Cortesi – e anche quest’estate, dopo la denuncia dei ragazzi valtellinesi, noi abbiamo intensificato i controlli ma non abbiamo notato nulla, né ci sono stati segnalati problemi». Sgomento e incredulità, misti ad una comprensibile rabbia, sono state le prime reazioni che hanno animato, nei giorni scorsi, i giovani scout protagonisti della vicenda estiva. «Non ho parole – il laconico commento di Chiara –. Complimenti ad una giustizia che arriva a conclusioni a dir poco senza senso». Elena, invece, stufa di parlare dell’episodio di Selva esprimeva rammarico per il modo in cui si era concluso a luglio il campo estivo: «Io so che noi non abbiamo fatto niente – afferma –, ma che qualcuno ci ha infastiditi e ha fatto sì che interrompessimo un campo che sarebbe stato sicuramente bellissimo». Un’altra ragazza, sempre di nome Elena, si mostrava d’accordo con l’amica sull’idea del- l’opportunità sprecata. «Non voglio essere aggressiva o polemica – la sua premessa –, ma la conclusione della vicenda è ingiusta nei confronti di chi quest’estate voleva vivere una bella esperienza, ci ha messo impegno, ci ha messo il cuore e poi si è ritrovato a dover fuggire per colpa di non sappiamo chi da quella che poteva diventare una settimana indimenticabile. Nonostante tutto ciò passiamo noi per i responsabili dell’accaduto». Anche Marta, 16 anni, uno in più delle altre compagne del reparto scout, esprimeva amarezza. «Non voglio giudicare – affermava –, ma sembra quasi che qualcuno voglia coprire chi ha distrutto tutto, chi ha distrutto le nostre tende, ma soprattutto il nostro campo e non ci ha permesso di viverlo. Ma quello che più mi fa innervosire è che adesso noi passiamo per bugiardi, come se avessimo FRANCESCO GUSMEROLI, DA CHIAVENNA, DIACONO VINCENZIANO A PIACENZA Mercoledì 8 dicembre, festa dell’Immacolata, nella cattedrale di Piacenza, il giovane chiavennasco Francesco Gusmeroli diventa diacono per l’imposizione delle mani di monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza. Francesco, dopo aver emesso il 25 aprile scorso i voti perpetui nella Congregazione dei preti della Missione, (detti anche vincenziani), accede ora al Diaconato, ultimo passo prima del Presbiterato che gli sarà conferito l’anno prossimo. L’ordinazione avviene a Piacenza, dove Francesco svolge i suoi studi teologici, presso il Collegio Alberoni insieme ai seminaristi piacentini e con altri studenti. Per la Congregazione della Missione il giovane chiavennasco è l’unico candidato italiano del corrente anno che accede al sacerdozio. La comunità cristiana di Chiavenna accompagna Francesco con tanto affetto e amicizia, affidandolo al Signore con la preghiera e invocando su di lui l’abbondanza dello Spirito Santo perché diventi un generoso annunciatore dell’amore di Cristo, secondo il carisma e la carità di San Vincenzo de’ Paoli. inventato tutto per apparire come delle povere vittime». Dopo le esternazioni personali, in settimana è giunto il comunicato ufficiale della Comunità Capi, che sgombrando il campo da ipotesi di incidenti diplomatici e bagarre di confine, ha espresso poche e semplici considerazioni in merito all’episodio di Selva che aveva causato la brusca interruzione del campo estivo appena cominciato in Val Poschiavo. «Vorremmo per un’ultima volta ricordare come l’aggressione al campo estivo del nostro reparto – le parole comunicato – sia stata vissuta con terrore e preoccupazione, costringendoci a interrompere, al suo esordio, un’esperienza importante nella quale si finalizza il cammino di tutto l’anno». Nessuna ammissione di colpa dunque da parte dei capi scout che hanno espresso perplessità anche sul modo in cui sono venuti a conoscenza della conclusione delle indagini, ovvero attraverso la stampa. «Ci rammarica che l’evolversi della vicenda – hanno scritto –, appreso solo attraverso le notizie riportate dalla stampa e non da comunicazioni ufficiali da parte delle autorità svizzere, abbia messo in discussione proprio i valori della nostra proposta educativa». Nessun accenno all’operato della Polizia e nessuna ulteriore precisazione in merito ai fatti incriminati. A differenza delle prese di posizione personali di alcuni scout, la Comunità Capi conclude il proprio comunicato esprimendo solidarietà e fiducia senza riserve alle persone presenti al campo, sia educatori che ragazzi. L’unico interesse degli scout pare dunque quello di mettere a tacere la vicenda e di non alimentare le polemiche che, nei giorni scorsi, erano arrivate e toccare il confine col razzismo. ALBERTO GIANOLI IN PROVICIA DI SONDRIO LA GIORNATA PER LA LOTTA CONTRO LA SORDITÀ Circa otto milioni di persone in Italia soffrono di disturbi uditivi, più di mezzo milione le persone adulte e oltre mille i bambini, che nascono, invece, ogni anno con sordità congenita. Queste le cifre allarmanti fornite dall’Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità - Onlus che, per aumentare il livello di conoscenza delle opportunità di prevenzione e sensibilizzare l’opinione pubblica, organizza ogni anno la Giornata Nazionale Airs per la Lotta alla Sordità. L’ottava edizione dell’iniziativa si è svolta mercoledì 24 novembre. All’appuntamento ha aderito anche quest’anno l’Azienda Ospedaliera della Valtellina e Valchiavenna. Un evento che ha riscosso nella passate edizioni un notevole interesse da parte della popolazione valtellinese e valchiavennasca. Ben 126 gli utenti che lo scorso anno, nella medesima occasione, si sono sottoposti ad esami specialistici. L’Azienda Ospedaliera di Valtellina e Valchiavenna, nella giornata di mercoledì, ha accolto decine di persone che si sono sottoposte, gratuitamente, ad esame otoscopico dal Medico Specialista e ad esame audiometrico tonale eseguito dal tecnico audiometrista. P A G I N A 30 CRONACA Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 CAMPO MEZZOLA CELEBRATI LO SCORSO 14 NOVEMBRE In festa per i 50 anni della chiesa D omenica 14 novembre la comunità di Campo Mezzola ha festeggiato con gioia il 50° anniversario della consacrazione della chiesa parrocchiale dedicata a Maria Vergine Madre mediatrice di tutte le grazie. Era presente don Mario Bogialli, 93 primavere, commosso e, a ragione, orgoglioso per aver saputo spronare la gente di Campo alla realizzazione di questo edificio che ha le dimensioni di una “cattedrale”, ma la sua vera grandezza sta nel fatto che è opera del sudore e dei sacrifici di una piccola comunità. È un monumento anche al lavoro-arte degli scalpellini, alla loro perizia e dedizione e alla collaborazione delle donne che vendevano le uova, preparavano torte e trasportava- rendere spunto dal Brasile per costruire una società migliore? Oggi è possibile. E anche di quest’argomento si è dibattuto nel corso della conferenza “Quali diritti e quali prospettive per i bambini di strada e per i poveri delle favelas nel Brasile di Dilma e di Lula?”, che si è tenuta a Sondrio presso la Sala Vitali. Promossa dall’Associazione Sondrio-São Mateus A Dança da Vida onlus , che cura tutte le iniziative nell’ambito del gemellaggio tra il Comune di Sondrio e la città brasiliana São Mateus, l’incontro è stato condotto dal presidente dell’associazione Francesco Racchetti e dal giornalista brasiliano e consulente dell’Unicef Paulo Lima. La serata è stata l’occasione per aprire lo sguardo sulla realtà politica, economica e sociale del Brasile. Il giornalista Paulo Lima ha fatto un bilancio degli otto anni di governo del presidente Luiz Inácio Lula da Silva, accennando poi alla continuità politica sancita con l’elezione di Dilma Roussef. «L’elezione di Dilma è un altro forte segno del processo di rinnovamento del Paese, cominciato con il governo Lula», ha commentato sorridendo Paulo Lima. «In un Paese “machista” come il nostro, l’elezione di una donna è un fatto che parla da solo». Ma quali sono gli elementi che hanno innescato la straordinaria crescita di questa nazione, oggi in pieno boom economico, che sembra destinata a diventare una delle grandi potenze del mondo? Basti dire che nel primo trimestre del 2010 il reddito pro capite è cresciuto del 9 per cento (superando India e Cina) e che tra le dieci banche più ricche del mondo tre sono brasiliane. Il governo Lula, ha spiegato il giornalista, ha reso pos- P no con le carriole la sabbia dal vicino torrente Codera. Queste iniziative sono state raccontate da suor Ferdinanda Dell’Orto, che le ha vissute insieme alle ragazze dell’Azione cattolica. Monsignor Battista Galli nell’omelia ha evidenziato il valore di quest’opera come testimonianza della fede che, fortificata nella preghiera in chiesa, deve essere portata fuori nella vita quotidiana e nei rapporti con gli altri. Don Giacomo Mitta, che ha avuto cura della parrocchia di Campo per diversi anni, ha invitato a compiere nuove opere come segno del nostro essere cristiani. Don Ernesto Tocalli, attuale parroco incaricato, si è detto felice di essere tra noi. Mancavano, per impegni pastorali, don Pietro Mitta e don Gianni Dolci (parroci che hanno preceduto nel loro ministe- ro don Ernesto). La partecipazione alla Santa Messa è stata numerosa e sentita. Pinuccio Paganini, ricordando il padre che, con la “Schola Cantorum” di Santa Maria nascente di Milano aveva solennizzato la cerimonia di inaugurazione, ha cantato la “Salve Regina”. La sua interpretazione straordinaria ha emozionato grandemente tutti. A prolungare la festa ci si è trovati in oratorio per un rinfresco e un gioioso incontro di saluti. Un pranzo conviviale nel ristorante “Storie di mare” del paese ha concluso la speciale giornata. Conversando in allegria, si è considerato che è lode al Signore anche fare festa e si è auspicato di trovarci insieme più spesso e non solo nelle ricorrenze speciali. È bello fare comunità, fare paese, condividere ed essere solidali. SONDRIO GEMELLAGGIO SOLIDALE Guardando al Brasile mentato il giornalista Paulo Lima. «Voi, invece, non venite per rubare la nostra anima, ma per aiutarci a costruire». Chi vuole contribuire economicamente a questa generosa opera di solidarietà può contattare l’Associazione, che organizza anche viaggi di conoscenza in Brasile ed e- sperienze di volontariato per giovani, al numero 0342-515409 (presidente) oppure presso Lavops, telefono 0342-200 058. Si può anche, semplicemente, acquistare un bellissimo calendario con coloratissimi spaccati di vita e di natura brasiliani. M.G. INTERNET, GENITORI A LEZIONE sibile questo miracolo economico grazie a precise iniziative di carattere sociale, basate sulla convinzione che un paese può crescere economicamente solo se cresce culturalmente. A questo scopo, è stato varato, per esempio, uno speciale progetto di lotta alla povertà: il programma Bolsa-famiglia, che garantisce un reddito minimo alle famiglie che mandano i propri figli a scuola. L’iniziativa ha l’obiettivo di riportare venti milioni di famiglie sopra la soglia di povertà, rilevando al contempo il ruolo cruciale della scuola pubblica nel costruire una società migliore. Il presidente Lula ha, inoltre, favorito il miglioramento qualitativo delle relazioni fra i vari Stati che compongono la repubblica federale brasiliana, attraverso un incremento della comunicazione, convinto che ciò sia necessario per consentire al Paese di crescere in modo unitario, evitando la sperequazione tra i vari Stati. Per Lula, educazione ha anche significato lotta contro l’imbarbarimento dei programmi di una televisione scadente, controllata da dodici famiglie brasiliane. «Queste sole premesse, che si uniscono a una forte i- dentità nazionale e a una cultura ricca e unitaria, pongono il Brasile in una posizione di primaria importanza per quanto riguarda gli sviluppi futuri dell’economia e della politica sulla scena mondiale», ha affermato il giornalista. «Ha ancora senso», si è chiesto quindi Francesco Racchetti, «intervenire in questo Paese che sta crescendo in modo sorprendente?» La risposta per il momento è ancora sì. Otto anni sono pochi per risanare un Paese prostrato prima dal colonialismo e poi dal lungo periodo di dittatura militare e il Brasile ha, dunque, ancora bisogno della solidarietà di noi occidentali. «Ci sono ancora vaste situazioni di esclusione e di miseria estrema», ha spiegato Racchetti, «e la cittadina di Sao Mateus è circondata da una diffusa periferia di favelas, le note baracche di legno, lamiera e cartone». Trecento famiglie vivono, per esempio, raccogliendo rifiuti sulla discarica. Per aiutare i loro bambini, l’Associazione Sondrio-Sâo Mateus A Dança da Vida ha costruito un asilo e tubature per portare acqua alle abitazioni. Un altro asilo è stato realizzato in un altro quartiere tra i più poveri e ca- renti, dove è in atto un progetto di urbanizzazione (acquedotto, fognatura, pavimentazione delle strade) che vede coinvolta in prima persona l’Aler di Sondrio e i suoi tecnici. «Soprattutto, contiamo sulla formazione e sull’istruzione», ha detto ancora Racchetti, «collaborando con l’Amministrazione Comunale della cittadina brasiliana». Quattro i progetti in corso: “Ricostruire la vita”, per recuperare i bambini e le bambine di strada, che sfuggono agli interventi governativi, e aiutarli a porre le basi affinché possano costruirsi una vita autonoma; le “borse di studio”, che stanno già sostenendo gli studi superiori di sette ragazzi e quattro ragazze delle favelas; un progetto con l’Istituto tecnico agrario di Sondrio, per portare nel convitto della nostra città e in altri convitti della pianura padana alcuni studenti per fare degli stage e, in prospettiva, mandare là giovani valtellinesi; infine, l’adozione internazionale tramite il Consultorio “La famiglia”. «Tutto ciò è per noi molto importante, anche perché contrasta l’immagine dell’italiano che viene nel nostro Paese soprattutto come sfruttatore sessuale», ha com- «Internet non ha un’etica. Per questo dobbiamo aiutare i nostri figli a vivere in maniera corretta quest’esperienza». È stata ricca di concetti ed esperienze significative la serata dedicata ai social network con “Conoscere per educare”, un’iniziativa promossa dall’Istituto comprensivo Garibaldi di Chiavenna. Qualche mese fa, alcune studentesse della valle del Mera erano state protagoniste di una vicenda ben poco edificante. Alcune foto “osé” erano state messe in vendita e l’episodio aveva suscitato un certo disagio. Ma i casi di cronaca legati all’abuso di Facebook sono all’ordine del giorno in moltissimi paesi. E più in generale, come osservato da alcuni insegnanti, molti bimbi di otto anni trascorrono diverse ore al giorno sul web. Dario Caelli, docente di scuola superiore, si è occupato di una presentazione delle nuove tecnologie incentrata su aspetti tecnici, ma soprattutto pedagogici. Poi Ivano Spini, titolare di Valchiavenna Shop e consulente informatico della “Garibaldi”, ha presentato alcuni programmi che permettono di impedire l’accesso a siti pericolosi e non adatti ai ragazzi. «Si trovano numerose volgarità – ha rilevato Caelli –. Molte pagine sono indegne, a cominciare da quei gruppi razzisti. Esperienze disdicevoli che non servono e vanno tenute lontane dai nostri ragazzi. Un’altra moda pericolosa è quella del sexyting: è una pratica tutt’altro che virtuale che consiste nello scattarsi foto (in genere riprendendo parti del corpo osé) e inviarle via telefonino con mms. È pericolosa e non dobbiamo pensare che non riguardi la provincia». I pericoli illustrati dal docente meritano una riflessione pedagogica. «I nostri ragazzi stanno cercando di essere sempre vicini agli amici: i legami più significativi sono questi – ha spiegato Caelli –. L’amicizia diventa super-amicizia e prosegue anche dopo i momenti della giornata che si trascorrono insieme. Ma dobbiamo insegnare ai nostri figli che l’amicizia si vive stando insieme, non comunicando dietro a un computer». È soddisfatto Angelo Passerini, il dirigente scolastico che ha voluto promuovere questo incontro preoccupato «per l’abuso di social network che colpisce nostri ragazzi». «Sono molto contento della risposta che ci è arrivata dai genitori. Abbiamo registrato la presenza di moltissime persone provenienti da tutta la Valchiavenna, da Villa a Novate e dalla Valle Spluga. È un segnale di attenzione nei confronti di questi aspetti dell’educazione». La scuola è riuscita a diventare protagonista in un incontro che ha riguardato tutta la valle e da alcuni genitori è arrivata una nuova richiesta. «Ci è stato chiesto di portare avanti questo percorso con delle occasioni di confronto dedicate ai ragazzi – ha aggiunto Passerini –. Faremo tutto il possibile per andare incontro a questa richiesta. Il mondo cambia con ritmi decisamente elevati e come agenzia educativa la scuola non si può fare trovare impreparata. S.B. P A G I N A 32 CRONACA SondrioCultura IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 SONDRIO PRESENTATO IL RESTAURO DELLE DUE GRANDI TELE DELLA COLLEGIATA Torna a risplendere il Gianolo C on la ricollocazione delle due grandi tele di Giacomo Parravicini, detto il Gianolo, uno dei massimi artisti valtellinesi, raffiguranti il Martirio dei SS. Gervasio e Protasio e il Trasporto delle reliquie, rispettivamente ai lati sud e nord del presbiterio della chiesa Collegiata di Sondrio intitolata ai due martiri, martedì della scorsa settimana si è conclusa anche l’ultima manifestazione per il centenario della Banca Credito Valtellinese. Nel 2008, infatti, era stato emesso per la prima volta un bando speciale copromosso tra la Fondazione Pro Valtellina e quella del Gruppo bancario a sostegno di progetti per la tutela del patrimonio artistico della provincia, dei quali uno era stato appunto il restauro delle due tele presentato dalla Parrocchia di Sondrio. Proprio per questo la Sala dei Balli a Palazzo Sertoli è stata scelta per ospitare la presentazione dell’intervento di restauro. L’amministratore delegato della Banca, Miro Fiordi, dopo aver ringraziato l’attuale arciprete don Marco Zubiani e il suo predecessore mons. Valerio Modenesi per la loro attenzione e per essersi affidati alle due Fondazioni, ha concluso dicendo che, in tempi così difficili, è segno di speranza per il futuro non solo cercare di non far mancare i fondi alle imprese e alle famiglie, ma anche assegnare contributi al mondo dell’arte. Gli ha fatto eco la vicepresidente di Pro Valtellina, Anna Pola Orio, che ha voluto ribadire come la tutela del patrimonio artistico e culturale lasci una traccia e abbia una ricaduta nel sociale, consentendo a tutti una crescita personale ora e nel tempo. Ha preso quindi la parola la direttrice del Museo Valtellinese di Storia e Arte Angela Dell’Oca, delineando le iniziative per celebrare i 350 anni dalla nascita del Gianolo - artista valtellinese nato a Caspano di Civo nel 1660, e morto a Milano nel 1729 -, che si concluderanno nel 2011 con la pubblicazione del catalogo illustrato delle sue opere in Valtellina. Particolare merito e rilievo ha avuto il convegno dello scorso 25 settembre, organizzato a Caspano a cura della Società Storica Valtellinese, che ha costituito un momento sia di riflessione sullo stato degli studi, sia di conoscenza del vasto repertorio delle opere del Gianolo in Valtellina, a Milano, nel Novarese, nel Varesotto e nel Cremasco. In questa occasione sono intervenuti i massimi studiosi dell’artista, da Simonetta Coppa a Marina Dell’Omo, da Licia Carubelli a Giulio Perotti, da Gianpaolo Angelini a Sandra Sicoli e a Franca Prandi, cui si deve un approfondimento dell’opera del nipote Alessandro Parravicini. Il Gianolo - ha proseguito Dell’Oca - è l’artista valtellinese ad aver avuto maggior fortuna al di fuori della Valtellina, ancor più dei Ligari sia per ampiezza territoriale, sia per il prestigio della committenza. Gli studi su di lui furono avviati anni fa da Piervirginia Glaviano che ne ha dato un primo quadro di sintesi. Ora, le celebrazioni del 350° potranno portare a una sintesi più approfondita dal punto di vista scientifico e divulgativo attraverso anche una campagna fotografica di qualità. «La documentazione fotografica donata dalla Glaviano con grande generosità al Museo - ha osservato - è stata assai preziosa per la conoscenza del nostro. Immagino quale fatica deve avere fatto per vedere questi grandi quadri e affreschi, sia per la loro collocazione nelle chiese magari a grande altezza, sia perché spesso ammalorati. Proprio l’essere di grandi dimensioni e collocati in chiese, dove la ricca decorazione porta a scegliere interventi in altre direzioni, ha fatto sì che numerosi di questi siano gravemente deteriorati». La Dell’Oca ha citato anche Battista Leoni e Vittorio Caprara, perché senza il loro paziente e tenace lavoro di ricerca negli archivi in Valtellina, a Milano e in altri ancora, oggi non saremmo neppure in possesso delle poche notizie documentarie su Giacomo Parravicini: «Il primo ha recuperato nell’archivio parrocchiale la documentazione del pagamento delle due tele della Collegiata, il secondo le notizie sulla vita dell’artista». Passando poi ad analizzare i caratteri delle sue opere, ha indicato l’influsso su di lui degli artisti di maggior spessore di Roma come Carlo Maratta, anche se per ora non è documentato un suo viag- gio nella Città eterna. Il Parravicini fu anche l’artista valtellinese più di ogni altro inserito nell’ambiente artistico del proprio tempo, per lo meno a livello regionale. Infatti, fu amico di Giorgio Bonola - allievo a sua volta del Maratta che lo introdusse all’Accademia di S. Luca da lui fondata a Corconio sul lago d’Orta. A questa aderirono i più importanti pittori milanesi del tempo e lo stesso Maratta. Dalla frequentazione dell’Accademia deriverà al Gianolo la consuetudine alla narrazione sulle grandi superfici dei teleri. Insieme ai pittori milanesi Filippo Abbiati, Pietro Maggi e Andrea Lanzani, partecipò alla decorazione pittorica della chiesa milanese di Sant’Alessandro, che Simonetta Coppa ha definito “il principale cantiere tardo barocco della città”. «Che il Gianolo fosse apprezzato in ambito milanese - ha proseguito Dell’Oca - lo vediamo anche dal fatto che fu chiamato a completare i “quadroni” del Duomo (esposti fino al 6 gennaio nella mostra “Sacro lombardo” a Palazzo Reale), dipingendo tra il 1694-95 il Concorso di popolo al sepolcro di San Carlo in Duomo e San Carlo salva il giovane Carlantonio Pestalozza che il cavallo stava facendo precipitare in un burrone, dove è evidente il suo procedere con figure molto mosse per tradurre l’attimo del miracolo». Tuttavia, il suo lavoro più importante si trova a Crema nel santuario di Santa Ma- ria della Croce, dove ha dipinto nel 1702 il grande affresco del Trionfo della Croce insieme ai varesini Girolamo e Giovan Battista Grandi, esponenti di punta del quadraturismo lombardo tra Sei e Settecento. Passando a considerare alcuni dei temi della pittura del nostro, gli fu molto caro quello dell’Immacolata, che a quel tempo si andava diffondendo nella cultura artistica lombarda. La sua narrazione su grandi teleri di episodi della vita dei santi è ricca di particolari e di scenografie, popolare e corale: c’è sempre un popolo presente agli avvenimenti e lo spazio è scandito da più scene dentro la scena principale. Grande merito del restauro dei due teleri della Collegiata va ascritto a Sandra Sicoli della Soprintendenza di Milano, che nel 2000 ha avuto la tenacia necessaria per riuscire a far restaurare prima le tre grandi tele di Traona. «Dopo aver restaurato tele di 4 metri per 7 - ha concluso Dell’Oca -, era dimostrato che si potevano restaurare anche altre tele sempre molto grandi, ma un po’ più piccole (3 metri per 6). Quelle della Collegiata sono due opere della maturità del Gianolo, in cui in qualche modo rivela i suoi caratteri più personali, in cui esprime un’enfasi narrativa, talvolta caricaturale, e alcuni particolari sono molto marcati con forzature eccessive e un luminismo molto contrastato. All’interno della scena principale c’è la presenza di un popolo che si anima, si agita, reagisce all’evento. Proprio in questi particolari, magari appena accennati, fin quasi dei monocromi, il Gianolo si rivela davvero interessante». Il restauratore Luigi Parma ha spiegato che «La vista dei due teleri alle pareti laterali del presbiterio mi ha ricordato antichi libri polverosi dalla fama persa nel tempo, tanto le immagini erano sfocate, scure e poco leggibili». Il restauro ha richiesto un lungo e paziente intervento per ripulire il film pittorico, per riavvicinare e suturare i tagli e gli strappi, per foderare le tele applicando un lino a tramatura fitta e, infine, per sostituire i vecchi telai con nuovi costruiti in alluminio. Al termine della presentazione, nella Collegiata, alla presenza del parroco don Marco Zubiani e di monsignor Valerio Modenesi, si è svolta la cerimonia ufficiale di inaugurazione delle tele con lo svelamento dei due capolavori tornati al loro splendore di luce e colori. A.R. LA PRO VALTELLINA VERSO IL TRAGUARDO... Prima la tappa dei due milioni di euro, quindi tre, quattro ed ora quattro e mezzo: in meno di due anni la Pro Valtellina ha notevolmente aumentato le donazioni che l’hanno condotta al rush finale della sfida lanciata da Fondazione Cariplo. Soltanto nelle ultime settimane sono stati raccolti più di 200 mila euro: 30 donati dall’Associazione Bianco, 75 dalla famiglia Comolatti di Stazzona, 50 dai parrocchiani di Sernio e altrettanti dalla Casa di Riposo di Villa di Tirano. Particolarmente significativa, perché arriva da oltreoceano, è la donazione della famiglia Comolatti, nella fattispecie dei discendenti del fondatore Evaristo, oggi alla guida di un gruppo industriale e immobiliare con 1800 dipendenti, che nonostante vivano in Brasile non hanno dimenticato la terra d’origine e vogliono essere partecipi delle sue necessità assicurando il loro aiuto attraverso la Pro Valtellina. Sensibili e attenti ai bisogni dei loro operai, emigranti italiani, per i quali hanno costruito una casa di riposo, come dei loro convalligiani che portano nel cuore. Tutto ha avuto inizio nel 2002, era il 12 marzo, con il riconoscimento della Pro Valtellina, operante da oltre cinquant’anni, quale Fondazione di Comunità Locale. Fondazione Cariplo, così come per le altre fondazioni lombarde, costituì una sorta di dote, un fondo di 10 miliardi di lire, impegnandosi a raddoppiarla se nell’arco di un decennio la Pro Valtellina fosse riuscita a raccogliere una somma analoga: 5 milioni e 164 mila euro. Al raggiungimento del traguardo, entro il marzo del 2012, Fondazione Cariplo non solo svincolerà la cifra iniziale ma la raddoppierà. È superfluo sottolineare l’importanza che assume per il territorio una fondazione patrimonialmente tanto forte che sarebbe in grado di intervenire con un’efficacia ancora maggiore per soddisfare i bisogni e realizzare i desideri della comunità locale. Ma ora, grazie all’impegno del Consiglio di Amministrazione presieduto da Marco Dell’Acqua, alla sensibilità dei cittadini e all’attenzione degli Enti Pubblici, il traguardo è sempre più vicino. “L’aumento delle donazioni che abbiamo registrato negli ultimi due anni ci soddisfa e ci inorgoglisce – spiega il presidente Dell’Acqua –: innanzitutto perché ci avvicina al traguardo, ma anche perché attesta il ruolo della Pro Valtellina e l’opera che svolge. Attraverso di noi, che siamo in stretto contatto con le associazioni del territorio, i donatori possono più facilmente intercettare i reali bisogni della comunità intervenendo là dove serve. Anziché disperdere gli aiuti, si sceglie di convogliarli nella nostra fondazione che, disponendo di altri fondi, può meglio programmare gli interventi attraverso bandi specifici. Raccogliere tante donazioni, in una provincia piccola come la nostra, e con la crisi che incombe, rappresenta un grande risultato di cui dobbiamo rendere merito alla generosità di valtellinesi e valchiavennaschi che hanno rinverdito una lunga tradizione filantropica. In questo è stato fondamentale il lavoro svolto dal Consiglio di Amministrazione che mi onoro di presiedere formato da persone serie e motivate che hanno operato in modo coeso”. Negli ultimi due anni ci sono state le adesioni della Provincia, del Comune di Sondrio, del Comune di Tirano, dell’Aler e del Consorzio della Media Valtellina per il Trasporto del Gas, semplici cittadini hanno costituito fondi ad hoc in memoria dei propri cari e la Comunità Montana della Valchiavenna ha incrementato il suo già esistente. La Pro Valtellina è la fondazione della comunità locale: cresce, si sviluppa e intensifica i propri interventi grazie al sostegno e alla collaborazione di tutti gli attori del territorio, a cominciare dai semplici cittadini. Per chi volesse sostenerla ci sono due opzioni: una semplice donazione, la costituzione di un fondo patrimoniale ad hoc. In entrambi i casi il donatore ha facoltà di scegliere la destinazione del suo contributo selezionando gli ambiti e i progetti che gli stanno maggiormente a cuore, potendo contare sulle competenze della fondazione. CRONACA ValtellinaSuperiore IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 P A G I N A 33 LIVIGNO-TREPALLE I RAGAZZI DEL CENTRO DIURNO DISABILI INTERVISTANO IL GRUPPO “I CARCENT” Quando il teatro fa un gran bene Prendono il nome da un pane tipico del livignasco e dal palco raccontano storie che sostengono progetti solidali a cura dei RAGAZZI DEL CDD ragazzi del Centro Diurno Disabili di Livigno-Trepalle, nell’ambito del “Progetto-giornalismo” hanno realizzato un’intervista al gruppo teatrale “I Carcent” di Livigno. Ecco il loro lavoro. I CHIARA Come venite accolti nei paesi dove fate i teatri? Quinto: «Veniamo accolti molto bene. In alcuni paesi sono parecchi anni che andiamo (Lanzada e Villa di Tirano) ed è quasi come fare il teatro a Livigno. Nei posti dove non siamo mai stati, la prima volta siamo un po’ preoccupati poi, di solito, siamo contenti tutti, noi e chi ci accoglie». Perché mettete all’asta proprio i “carcent”? Lorenzo: «Mettiamo all’asta i “carcent” (ciambelle di pane rustico con pezzi di rapa secca) perché è il simbolo del nostro gruppo, da cui prendiamo anche il nome. Questo pane tipico di Livigno d’altri tempi, è diventato la nostra mascotte. Inoltre è un pane raro, difficile da trovare e noi diamo l’occasione per farlo conoscere per farci un po’ di pubblicità». Come sono state le esperienze in carcere e in manicomio? Alda: «Sono state esperienze particolari. La prima volta che sono entrata in carcere ho provato delle strane sensazioni, abbiamo vissuto in modo molto forte stare in un ambiente con delle chiusure così evidenti. Poi abbiamo continuato ad andarci e si è creata un’ abitudine nel vedere determinati atteggiamenti che loro devono avere nei confronti di persone che vengono dall’esterno. Sicuramente è un arricchimento perché è qualcosa di difficile da poter vivere; le possibilità di entrare in un carcere non sono mol- te e vedere sia come vivono che il loro modo di rapportarsi con gli altri sicuramente ci ha aiutato molto». Avete mai pensato di darci la possibilità di fare un teatro con voi? Livia: «Sarebbe una bellissima cosa poter fare un teatro con voi o magari anche con i bambini, sarebbe bello trasmettere questa passione ad altri. Il problema più grosso è il tempo, noi lavoriamo tutti e il teatro e le altre attività che facciamo richiedono molto impegno». Lorenzo: «Possiamo sempre tenerla come possibilità: saremmo noi che facciamo un teatro con voi, è diverso. Sareste voi i nostri registi». Avete già deciso quale sarà l’argomento del prossimo calendario? Quinto: «Abbiamo iniziato, proprio in queste settimane, a trovarci e a pensare ad alcune idee. Abbiamo quasi deciso ma non so se possiamo svelare il segreto… l’idea è di farlo sull’acqua (e sul fuoco), con fotografie che raccontino i danni e i benefici che hanno provocato nel corso degli anni, ma questo è “top secret”! La difficoltà più grossa consiste nel trovare le foto!». NELLA Come fate a decidere la destinazione dei soldi che raccogliete? Livia: «In genere arrivano delle richieste da associazioni che hanno bisogno di fondi e teniamo presenti queste esigenze, anche perchè spesso sono persone o realtà che conosciamo bene. Sosteniamo le attività delle missioni in Camerun (soprattutto le scuole per i sordomuti), questa collaborazione è nata dalla amicizia con don Giusto e don Felice. Sono tanti anni che abbiamo un’adozione a distanza e che aderiamo al progetto “Gemma” che aiuta le ragazze madri; quest’anno abbiamo anche destinato parte dei soldi ai terremotati di Haiti. L’anno scorso abbiamo conosciuto padre Corrado, un frate francescano di Semogo che lavora in Siberia e abbiamo iniziato a sostenere un suo progetto in una scuola». Come fate ad assegnare i ruoli di un teatro? Lorenzo: «In base ai personaggi del copione, se ci sono ruoli maschili li affidiamo agli uomini e la stessa cosa vale per le donne … “sedanónch al végn fór ugn mescedógn ca’l va miga bégn” (altrimenti viene un miscuglio che non va bene); poi c’è un regista che , di solito, legge bene il copione, ha sott’occhio tutta la storia e riesce ad individuare il carattere dei personaggi; ad esempio se c’è una parte da “oca, gallinella” quello è il personaggio giusto per Alda! Se, invece, si tratta di un tipo serio , composto e bravo potrebbe essere il mio... Ogni anno il regista viene eletto dal gruppo (con elezioni segrete) e sarà lui che sceglierà il copione e penserà ad assegnare le parti, poi si discute, ci si mette d’accordo, ogni tanto si litiga anche… con tutte queste donne! Il regista si preoccupa anche di far arrivare tutti in orario alle prove, di farci studiare e di prepararci bene». Come vengono scelti i posti dove andare in tournee ? Alda: «Anche qui, purtroppo, dobbiamo parlare di tempo: è difficile, essendo in tanti, trovare la giornata giusta per andare via un paio di giorni. Generalmente andiamo nei posti “abituè” che frequentiamo da tanti anni, come Lanzada o Villa di Tirano. Poi, nell’arco del tempo, si sono creati spazi nuovi in base alle conoscenze che abbiamo avuto: siamo andati in ma- nicomio, a Grosio, in carcere…quest’anno siamo andati anche a Talamona grazie ai contatti con il gruppo missionario (a loro faceva piacere organizzare una serata in cui raccogliere soldi per le missioni), è stata l’occasione per conoscere don Giuseppe che sarebbe stato il nostro parroco, ma allora non lo sapevamo ancora». Lorenzo: «Ci manca un contatto con la Rai, se voi conoscete qualcuno…». Non vi stancate ad andare sempre in giro? Quinto: «Sì, ci stanchiamo abbastanza ma, soprattutto, ci divertiamo. Quando andiamo in giro andiamo anche a mangiare assieme per cui è pesante fare il viaggio, magari viaggiare di notte, montare la scenografia, stare concentrati durante il teatro… ma lo facciamo volentieri perché siamo anche un gruppo di amici, non solo un gruppo teatrale, ci piace anche stare insieme!». FLAVIA Qual è il primo teatro che avete fatto e chi recitava? Quinto: «Sono passati più di vent’ anni da quella prima volta, era il 27 febbraio 1992 e il teatro si intitolava: “Quel simpatico zio parroco”; recitavano Damiano Zini, Paola Zannier, Cinzia Galli, Gianvittorio Bormetti, Danilo Cusini, Quinto Bormolini; Sara Galli, Alberta Galli e Athos Castellani erano suggeritori e Amos Cusini ci ha aiutato a preparare. Ci abbiamo messo un po’: abbiamo iniziato nel 1991, in primavera. E’stata una scommessa, non avremmo mai pensato di fare teatro per vent’anni! In febbraio, finalmente siamo riusciti a metterlo in scena per due sere nel Salone di san Rocco; era tutto pieno ed erano tutti contenti, è stato questo il motivo per cui ci siamo ritrovati anche l’anno dopo, l’anno dopo ancora ... fino a quest’anno!». Il vostro gruppo, negli anni, si è rinnovato? Livia: «Direi di sì. Come ha raccontato Quinto c’è stato chi ha iniziato e chi ha recitato per un anno o due e poi ha smesso, per vari motivi. Negli anni sono passate dal gruppo tante persone. Anche a me un anno hanno chiesto di fare la suggeritrice e da lì ho iniziato, quasi per gioco. Negli ultimi anni sono entrati anche alcuni giovani. È proprio questo il bello: persone nuove, con idee nuove, modi nuovi di vedere le cose. Siamo un gruppo teatrale ma anche un gruppo di amici, un gruppo di amici aperto e le persone nuove che entrano contribuiscono ad unire il gruppo sempre di più». Quando e come è nato il vostro gruppo teatrale? Quinto: «È nato da un gruppetto di amici che ha fatto una scommessa: proviamo a fare teatro. Ma non sapevamo chi coinvolgere, non avevamo quinte, costumi, un posto dove fare le prove… Era una cosa che non sapevamo se poteva andare a buon fine; tant’è vero che il primo anno abbiamo noleggiato dei pannelli per fare la scenografia e non sapevamo se avremmo raccolto soldi sufficienti a pagare il noleggio, man mano che le persone entravano calcolavamo quanti pannelli potevamo pagare… è stata una grande sorpresa vedere che tanta gente veniva a vedere il teatro. Non pensavamo certo di creare un gruppo e, soprattutto un gruppo che sarebbe andato avanti fino al 2010…». Quanto tempo prima iniziate a fare le prove? Alda: «Innanzitutto la cosa più difficile consiste nel trovare un copione. I testi che troviamo non sono molti e non sempre sono adatti al nostro gruppo, i personaggi sono troppi o ci sono troppi maschi o troppe femmine. Inoltre abbiamo scelto di fare solo teatri brillanti e comici perché pensiamo che la gente, quando viene a vederci, ha voglia di ridere e di svagarsi… e poi certi personaggi del nostro gruppo (Lorenzo e Vito) non potrebbero fare altro! Quando finalmente riusciamo a trovare il copione giusto, di solito a novembre, si legge insieme, il regista sceglie le parti e ci si accorda anche in base alle esigenze di ognuno (se uno ha più tempo può fare parti lunghe). All’ inizio le prove sono settimanali poi si intensificano anche perché ci sono molte altre cose da preparare: scenografie, costumi…». Lorenzo: «Voglio aggiungere che tutto quello che facciamo è soprattutto grazie alle persone che ci seguono. Le attività che possiamo condurre a termine (i teatri e i calendari) sono realizzate grazie alla grande partecipazione della gente, soprattutto quella di Livigno, che ci vuole bene, ci apprezza e ci sostiene nelle iniziative di solidarietà nelle quali facciamo solo da tramite». Alda: «Un’ultima cosa: condividiamo una grande passione per il teatro che si aggiunge al legame di amicizia che ci unisce». P A G I N A 34 MASSMEDIA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 INFORMAZIONE L’AGENZIA CHIEDE AIUTO AI LETTORI LA MISNA IN “ROSSO” CELEBRATION CHOPIN 28 novembre a Lugano L’ultimo appuntamento con la riuscita rassegna “Celebrating Chopin – Le forme e gli amici” organizzata dalla International Piano Association Switzerland in collaborazione con la radiotelevisione svizzera RSI Rete Due e la International Piano Academy – Lake Como di Dongo prevede un momento musicale interamente dedicato ai Preludi per pianoforte. All’ Auditorio “Stelio Molo” di Lugano, domenica 28 novembre alle ore 17, si esibirà il giovane e già affermato pianista russo Denis Kozhukhin con un repertorio molto conosciuto e L agenzia di stampa missionaria Misna è in “rosso” e chiede aiuto ai lettori per non dove ridimensionare il suo servizio verso un’informazione diversa e più ricca da e per tutti i “Sud del mondo”. E’ un vero e proprio appello quello che il presidente della Misna, padre Venanzio Milani, lancia attraverso il proprio sito (www.misna.org): “Per continuare la sua attività al meglio – scrive il presidente - la Misna ha bisogno di una concreta manifestazione di sostegno da coloro che la leggono e la apprezzano. Mille abbonamenti da sostenitore (non inferiore a 100 euro) entro i prossimi tre mesi potrebbero garantire all’agenzia un futuro più tranquillo e un notiziario da e per tutti i ‘Sud del mondo’, non solo geografici, sempre più ricco. Chi ritiene di volerlo e poterlo fare, scriva per favore all’indirizzo [email protected]”. La Misna – a cui abbiamo fatto cenno in più occasioni dalle pagine de “Il Settimanale” – rappresenta, senza dubbio, una delle più belle realtà del panorama informativo italiano. Nata nel 1997 per iniziativa di istituti missionari (Combiniani, Consolata, Pime e Saveriani) e diretta alla sua nascita da padre Giulio Albanese, è diventata in questi anni un’agenzia di stampa autorevole, soprattutto per quanto riguarda l’Africa, grazie alle notizie fornite da una rete estesa di “invitati” formata da missionari, volontari e membri della società civile che operano nel Sud del Mondo. “Diritti umani, pace, solidarietà, dia- ’ logo, attività missionaria e libertà religiosa sono le priorità del piano editoriale – continua padre Milano -. In pochi anni la MISNA ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti, è utilizzata da molti massmedia italiani ed esteri ed è ritenuta una delle agenzie più informate sul Sud del mondo e in particolare sull’Africa. Ogni giorno sforna dalle 30 alle 40 notizie in lingua italiana, in parte tradotte in inglese, francese, spagnolo e dal 2008 in arabo. Ma la crisi economica ha toccato anche la Misna e il suo bilancio è in rosso. Abbiamo qualche contributo da alcune istituzioni, ma altre li hanno sospesi o ridotti e non è più possibile far fronte alle spese di gestione. I soci fondatori , che hanno anche molti onerosi impegni nelle terre di missione, sono costretti a ripianare i bilanci. Dagli abbonamenti è giunto finora un sostegno minimo. Per evitare un ridimensionamento del personale (la redazione sta già collaborando con Masccagni I di immediata fruizione comprendente “La cathédrale engloutie” e “Feux d’artifice” di Claude Debussy e i 24 preludi Op.28 di Fryderyc Chopin. Denis Kozhukhin si è recentemente ancor più inserito nel panorama internazionale dei giovani pianisti di talento grazie alla vittoria, lo scorso mese di maggio, del primo premio al prestigioso Concorso Pianistico Internazionale Queen Elizabeth di Bruxelles. Con questo concerto si conclude la pregevole iniziativa luganese dedicata alla figura del celebre compositore polacco: una proposta culturale molto interessante e ben strutturata nella scelta dei programmi di sala e degli interpreti, che ha offerto la possibilità di apprezzare alcuni dei più promettenti giovani pianisti del momento: molti di loro, proprio quest’anno, hanno ottenuto importantissimi riconoscimenti con la vittoria di primi premi a rinomate competizioni come, ad esempio, quella di Bruxelles e il Concorso Chopin di Varsavia.. Per ulteriori informazioni, approfondimenti e per riascoltare le registrazioni di tutti i concerti proposti in radiodiretta è possibile visitare il sito www.pianoassociation.ch . MICHELE LUPPI ELENA OREGGIONI Tele IL comando Iris ris è un’opera in tre atti di Pietro Mascagni (18631945) su libretto di Luigi Illica. La prima rappresentazione ebbe luogo al Teatro Costanzi di Roma il 22 novembre 1898. Il compositore livornese è noto soprattutto per Cavalleria rusticana, mentre le altre sue opere sono cadute nell’oblio, probabilmente anche perché non ha saputo ritrovare la concisione, la spontaneità, lo slancio compositivo e l’unità stilistica del suo capolavoro, eppure Iris merita di essere ricordata per l’indubbia originalità che caratterizza alcune sue pagine di carattere modernizzante. E’ un’opera “simbolista”, e non “verista” come buona parte dei precedenti lavori di Mascagni, ed è famosa soprattutto per il coro iniziale: Inno del sole. Il musicista lanciò in Italia la moda dell’esotismo nippofilo, ripresa con maggior successo da Giacomo Puccini in Madama Butterfly. Il Giappone raffigurato in Iris è sostanzialmente frutto di fantasia, quasi un sogno inventato, ben diverso da quello più “autentico” di Puccini che, per dare verità e consistenza all’ambiente, fece uso di temi giapponesi originali e utilizzò scale pentafoniche ed esatonali. Il momento storico in cui Iris ha visto la luce è quello caratterizzato dallo stile liberty ed è in questa prospettiva che va un accordo di solidarietà) e per non ridurre o eliminare questo raro servizio di informazione sulle realtà del Sud del mondo, vi invitiamo a darci una mano: unica via di salvezza per un’agenzia che ha pochissimi equivalenti e che solo così potrà continuare a servire voi, cari lettori nuovi, e tutto il Sud del mondo”. Nel nostro piccolo ci sentiamo di rilanciare questo invito rivolto non solo a singoli ma anche alle parrocchie, ai gruppi missionari, alle botteghe del commercio equo solidale e tutte le persone che credono nella necessità di essere informati su quanto avviene nel mondo. Lo facciamo non solo perché siamo i primi ad utilizzare le informazioni della Misna, ma perché crediamo che un suo ridimensionamento sarebbe una grave perdita per il giornalismo italiano e più in generale per il nostro diritto ad essere informati. considerata e apprezzata. Benché la musica sia legata al melodismo tipico ma- A L L ' O P E R A scagnano, che traduce in vocalità il simbolismo di GRAMMA Illica, appare evidente nell’insieme la ricerca di innovativi mezzi espressivi e l’intento di conseguire una propria coerenza e determinati ideali. “Protagonista dell’Iris – come aveva scritto Guido Pannain – non è la pupattola imbottita di stoppia simbolica che porta questo nome, né l’ombra retorica di personaggi svaniti, ma quel senso fragrante della vita, ribollente di ardori, che si distende in canto con genuina chiarezza ed è una vita che si fa musica”. GUIDA PEN TA Atto I: Inno del Sole (Coro); Ho fatto un triste sogno pauroso (Iris); Apri la tua finestra! (Osaka). Atto II: Io, pingo (Iris); Un dì ero piccina (Iris); Or dammi il braccio tuo (Osaka). a cura di ALBERTO CIMA Domenica 28. Frontiere dello spirito. C5, 8,50. Rubrica religiosa. Rondine cittadella della pace, seconda parte. A sua immagine, Rai1, 10,30. Rubrica religiosa. Racconti di vita, Rai3, 12,55. Aids. Alle falde del Kilimangiaro, Rai3, 15,05. Magazine di viaggi con L. Colò. Cane e gatto, Rai4, 16,50. Commedia con Bud Spencer e Tomas Millian. Per un pugno di libri, Rai3, 18,00. Gara tra studenti. Paura d’amare, Rai1, 21,30. Fiction in 6 puntate. Colorado, It1, 21,25. Varietà. Che tempo che fa, Rai3, 20,10. Talk con F. Fazio. Il ritorno di don Camillo, R4, 21,20. Con G. Cervi e Fernandel. Report, Rai3, 21,30. Le energie rinnovabili. Niente di personale, La7, 21,30. Con A.Piroso. Talk. Solo un padre, C5, 21,30. Buon film italiano con L. Argentero.Una commedia sentimentale garbata. Speciale Tg1, Rai1, 23,35. Lunedì 29. Sognando l’Africa, R4, 16,35. Una storia vera con Kim Basinger. L’industria della morte, Rai Storia 21,00. Documentario. Sissi, Rai1, 21,10. Fiction . La vita dell’imperatrice d’Austria Senza traccia, Rai2, 21,05. Serie poliziesca interessante. L’infedele, La7, 21,10. Attualità con Gad Lerner. Vieni via con me, Rai3, 21,05. Grande successo per Saviano e Fazio. Ultima puntata. Visita del Papa a Barcellona, Rai2, 23,40. I momenti più significativi del viaggio in Spagna di Benedetto XVI. Correva l’anno, Rai3, 23,10. Le figlie del regime, le donne di Mussolini. Martedì 30. Filumena Marturano. Rai1,21,10. Prosa di E. De Filippo con Massimo Ranieri. Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l’armadio, Rai2, 21,05. Ottimo film tratto dal primo romanzo della saga di C.S. Lewis. Viaggio nei miracoli di guarigione, R4, 21,10. Si esplora l’universo delle guarigioni avvenute per intercessione della Madonna o dei santi. Ballarò, Rai3, 21,05. Attualità politica. Wild- oltrenatura, It1, 21,10. Documentari. Frassati - Tiberio, Rai Storia, 21,00. Documentari da non perdere. Dominique’s story thou shalt not kill, Rai1, 1,50. Orario impossibile (registrare) per un documentario di Marazziti su un ragazzo afroamericano condannato a morte per un delitto che non aveva commesso. Mercoledì 1. L’attualità della storia, Rai Storia 21,00. Programma di Minoli. Let’s dance, C5, 21,10. Varietà con C. Amendola e V.Incontrada. Il monaco, Rai2,21,05. Film d’azione divertente. Ti lascio una canzone… di Natale, Rai1, 21,10. Musicale con A.Clerici. Chi l’ha visto?, Rai3, 21,05. Exit-uscita di sicurezza, La7, 21,10. Attualità con I. D’Amico. Giovedì 2. Don Matteo 7, Rai1, 21,10. Serie tv. Million dollar baby, Rai3, 21,05. Ottimo film di C. Eastwood. Il primo ca- valiere, R4, 21,10. Film d’avventura con Sean Connery. The wedding date La5, 21,10. Film commedia che diverte e commuove. Onora il padre e la madre, Iris, 22,45. Film drammatico per adulti,da cineforum. Il golpe borghese,storia di un’inchiesta, Rai2,23,35. Documentario. Venerdì 3. I migliori anni, Rai1, 21,10. Varietà. Colpo d’occhio, Rai3, 21,05. Film di Rubini con Scamarcio. Due mamme di troppo, C5, 21,10. Fiction con A. Finochiaro. NCIS: Los Angeles, Rai2, 21,05. Telefilm. Le invasioni Barbariche, La7, 21,10. Talk con I. Bignardi. Storia di noi due, La5, 21,10. Commedia su una coppia in crisi dopo 15 anni di matrimonio, con B.Willis e M. Pfeiffer. Tv7, Rai1, 00,05. Attualità. Sabato 4. Sulla via di • Damasco , Rai2, 10,15. Rubrica religiosa di don G. D’Ercole. TvTalk, Rai3, 14,50. Programma di critica televisiva. Don Matteo 7, Rai1, 21,30. Con T. Hill. E se domani, Rai3, 21,30. • Quando l’uomo inventa il futuro. Programma scientifico con A.Zanardi. Cold case, Rai2, 21,05. Poliziesco. Codice mercury, R4, 21,10. Thriller di e con B. Willis. La lunga notte del dottor Galvan, Rai5, 21,35. Prosa. Tg2 Dossier, Rai2, 23,35. il settimanale il settimanale a cura di TIZIANO RAFFAINI P A G I N A 35 CONTRIBUTI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 NOVEMBRE 2010 SETTIMANALI FISC IN ASSEMBLEA NAZIONALE A ROMA mazione, la discussione e la proposta sulle problematiche di ogni territorio”. DOPO “TESTIMONI DIGITALI”, FATTI PER PENSARE « I giornali diocesani dopo ‘Testimoni digitali’”. Con questo slogan la Federazione italiana dei 187 settimanali cattolici (Fisc) celebrerà dal 25 al 27 novembre, a Roma (via Aurelia 800), la XVI assemblea nazionale elettiva (info: www.fisc.it). I lavori saranno aperti, alle ore 17.15 del 25 novembre, da mons. Claudio Giuliodori, presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali; a seguire, la relazione di don Giorgio Zucchelli, presidente uscente della Fisc. “Con l’assemblea - spiega Zucchelli - si chiude un triennio denso di attività. In questi tre giorni faremo il punto della situazione associativa, verranno proposti gli obiettivi per i prossimi anni e verrà eletto il nuovo Consiglio nazionale”. Venerdì 26 novembre sono in programma la celebrazione della Santa Messa presieduta da mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei (ore 8.30), e l’udienza particolare di Benedetto XVI (Vaticano, ore 12). Sabato 27, infine, il dibattito su “Quale futuro per la carta stampata nel mondo digitale?”, al quale parteciperanno mons. Domenico Pompili, sottosegretario Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, padre Antonio Sciortino, direttore di “Famiglia Cristiana”, e Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”. Sul tema dell’assemblea, ma non solo, abbia- Il mo rivolto alcune domande a don Giorgio Zucchelli (nella foto). Quali prospettive per la Fisc, per i giornali cattolici del territorio, dopo “Testimoni digitali”? “È evidente che per il futuro l’impegno dei giornali Fisc sarà quello d’integrarsi con i media presenti in Internet. Circa 80 testate hanno già il corrispettivo on line. La sfida - come è anche emerso al congresso della stampa cattolica organizzato in ottobre dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali - è integrare le varie tipologie di media. Nel futuro, dunque, bisogna pensare a un’informazione integrata (giornali, radio e siti Internet). E dato che si tratta di una nuova frontiera, tutti i giornali sono chiamati a impegnarsi in questo senso con gli altri mass media diocesani. Tutto ciò, tenendo sempre presente quanto sottolineato al convegno ‘Testimoni digitali’, ossia che il vero obiettivo è riuscire a mettere insieme la Rete con la presenza, l’on e l’off line . Ed è qui che i giornali del territorio possono dare molto in termini d’incontro, di partecipazione, di riflessione...”. I vescovi hanno dedicato questo decennio pastorale all’“arte dell’educazione”. Su questa linea, che coinvolge anche i media cattolici, quale contributo specifico punto di DOMANDA a cura di MONS. FRANCO FESTORAZZI, vescovo emerito di Ancona-Osimo (Uomo) dove sei? (GEN 3,9) Proponiamo come interrogativo iniziale la domanda rivolta da Dio ad Adamo e a tutti gli uomini, dopo la loro rottura del rapporto con il Signore, fino a causare la morte: “Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato….”(Rom 5,12). Dio è sempre vicino con affetto all’uomo, che ha creato per amore, anche quando l’uomo lo tradisce con il peccato, frutto dell’egoismo e dell’orgoglio, cedendo alla tentazione del “serpente” (satana; Gen 3,1-5). Il Signore è pronto a perdonare e a salvare: arriviamo così al vertice della storia della salvezza, che ha come centro Gesù Cristo Salvatore (Rom 5,15-17): “Come regnò il peccato nella morte, così regni anche la grazia mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore” (Rom 5,21). E’ molto importante sottolineare la centralità della salvezza in Gesù Cristo, Figlio di Dio e vero Uomo, che avremo occasione di meditare nei prossimi articoli sulla “misericordia” divina e umana. Per ora ci fermiamo a riflettere sulla storia dell’umanità, che ha tanto bisogno di salvezza, fatta di amore e di pace. Proponiamo due riflessioni sull’uomo: quella della sua fragilità; l’esempio e la testimonianza dei santi. Ciò che abbiamo detto finora dell’uomo peccatore si può esemplificare con tante guerre, liti e inimicizie diffuse in tutta la terra. Un esempio significativo potrebbe essere la persecuzione contro i cristiani in Iraq (rimandiamo alle parole del Papa e del Presidente della CEI, card. Bagnasco, riportate da Avvenire venerdì 12 novembre scorso). I mezzi di comunicazione sociale, come sempre abbiamo detto, si limitano purtroppo a riportare solo le notizie negative relative al male del mondo. Impegnamoci, quanto è possibile, a rilevare anche il bene compiuto dall’uomo con la grazia di Dio. Arriviamo così alla seconda riflessione: l’esempio e la testimonianza dei Santi. All’inizio di novembre la nostra santa Chiesa celebra la festa dei Santi. Quanto è significativo e confortante alzare gli occhi al cielo per godere di questa loro presenza in comunione con Dio, il Padre misericordioso, il Figlio Redentore e lo Spirito Santo amore, e con la Santa Vergine Maria, Regina di tutti i Santi! E’ una grande gioia, che abbiamo vissuto e viviamo, uniti nella preghiera e nell’affetto senza limiti ai nostri cari familiari a amici defunti, che domandiamo al Signore di accogliere in paradiso e siamo certi del loro amato ricordo di tutti noi! Terminiamo questo primo punto interrogativo con tanta gratitudine, con profonda fede, aperti alla carità e alla speranza, fondate in un particolare impegno di vita cristiana e profondamente umana. dalle testate Fisc? “I nostri settimanali sono impegnati in questa bellissima e difficile ‘arte’. Un giornale educa di per se stesso. Non perché scrive articoli sull’educazione ma perché offre, attraverso le sue pagine, un modo di pensare la vita, una cultura ispirata ai valori cristiani. Questo è l’elemento fondamentale: i nostri giornali educano nella loro stessa struttura d’informazione. Da qui l’importanza della presenza delle nostre testate in quanto tali. A questo però occorre aggiungere un secondo passo che, in questi dieci anni, sarà quello di affrontare il tema dell’educazione così come viene trattato dai vescovi negli ‘Orientamenti pastorali’. E lo faremo secondo la nostra tipologia tipica, ossia raccontando le esperienze del territorio e raccogliendo interventi e riflessioni sull’impegno educativo della Chiesa”. La Settimana Sociale da poco conclusa ha segnato, con altre iniziative, come il Forum delle famiglie, Retinopera e Scienza & Vita, una ripresa della presenza dei cattolici in ambito sociale e politico. Storicamente i settimanali cattolici locali hanno accompagnato questo impegno: come continuare in questa direzione, in una realtà complessa e frammentata? “Nella realtà attuale i nostri giornali sono chiamati a educare i lettori all’impegno sociale e politico attraverso la forma della partecipazione. Cioè, se i nostri giornali informano sulle realtà sociali e politiche del territorio, se rendono coscienti i cittadini dell’impegno e della realtà, se parlano dei problemi, se stimolano i cattolici a intervenire, favoriscono la realizzazione di reti socio-politiche nei singoli territori, promuovendo una grande opera di sensibilizzazione e di educazione anche alla politica. Al settimanale, ovviamente, non spetta fondare un partito, ma stimolare i cattolici a impegnarsi, tendendo sempre ben presenti i valori non negoziabili. I giornali, quindi, come educatori alla socialità e alla politica, attraverso l’infor- La recente adesione della Fisc al Copercom, coordinamento di oltre 20 associazioni nazionali per la comunicazione (www.copercom.it) sottolinea l’impegno per la formazione dell’animatore “cultura e comunicazione”. Come questa figura, prevista dal Direttorio Cei “Comunicazione e missione”, può essere sostenuta e incoraggiata da un settimanale diocesano anche in risposta alla sollecitazione degli “Orientamenti pastorali” di realizzare “un’alleanza fra i diversi soggetti”? “È molto importante promuovere questa figura che, tra l’altro, il Direttorio presenta con un carisma e un valore particolari. Credo che si stia lavorando in ogni diocesi. È una sfida che bisogna affrontare assolutamente. Sul territorio non mancano offerte di formazione, oltre a quelle nazionali, organizzate dall’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali. Ai settimanali il compito di promuovere, sostenere e incoraggiare tutte quelle iniziative”. a cura di VINCENZO CORRADO COMUNIONE E LIBERAZIONE IN PREGHIERA PER I CRISTIANI DI IRAQ Riceviamo dall’Ufficio stampa di «Comunione e Liberazione» e pubblichiamo C omunione e Liberazione aderisce all’appello dei Vescovi italiani a pregare domenica 21 novembre per i cristiani dell’Iraq, «che soffrono la tremenda prova della testimonianza cruenta della fede» (Comunicato finale dell’Assemblea CEI, 11 novembre 2010). Il movimento invita tutti i suoi aderenti a partecipare alle messe secondo le intenzioni di Benedetto XVI, che il giorno dopo il gravissimo attentato nella cattedrale siro-cattolica di Bagdad che ha causato decine di morti e feriti, ha detto: «Prego per le vittime di questa assurda violenza, tanto più feroce in quanto ha colpito persone inermi, raccolte nella casa di Dio, che è casa di amore e di riconciliazione. Esprimo inoltre la mia affettuosa vicinanza alla comunità cristiana, nuovamente colpita, e incoraggio pastori e fedeli tutti ad essere forti e saldi nella speranza. Davanti agli efferati episodi di violenza, che continuano a dilaniare le popolazioni del Medio Oriente, vorrei infine rinnovare il mio accorato appello per la pace: essa è dono di Dio, ma è anche il risultato degli sforzi degli uomini di buona volontà, delle istituzioni nazionali e internazionali. Tutti uniscano le loro forze affinché termini ogni violenza!» (Angelus, 1° novembre 2010). Rivolgendosi a tutti gli aderenti a Comunione e Liberazione, don Julián Carrón ha detto che «la partecipazione alle messe domenicali secondo le intenzioni del Papa e dei Vescovi è un gesto di comunione reale e di carità perché sentiamo come nostri amici i cristiani dell’Iraq, anche se non li conosciamo direttamente». Come dice don Giussani, «se il sacrificio è accettare le circostanze della vita, come accadono, perché ci rendono corrispondenti, partecipi della morte di Cristo, allora il sacrificio diven- ta la chiave di volta di tutta la vita […], ma anche la chiave di volta per capire tutta la storia dell’uomo. Tutta la storia dell’uomo dipende da quell’uomo morto in croce, e io posso influire sulla storia dell’uomo “ posso influire sulla gente che vive in Giappone adesso, sulla gente che sta in pericolo sul mare adesso; posso intervenire ad aiutare il dolore delle donne che perdono i figli adesso, in questo momento “, se accetto il sacrifi- cio che questo momento mi impone» (L. Giussani, Si può vivere così?, Rizzoli, pp. 389"390). Per questa ragione, ha aggiunto Carrón, «se un gesto di preghiera può influire sul cambiamento della gente in Giappone, può cambiare qualcosa anche in Iraq. Il sacrificio che facciamo per i cristiani iracheni e la preghiera di domenica siano un gesto con cui invochiamo, imploriamo da Dio la protezione per loro». Uccidersi a 11 anni Lo sgomento, le domande, il silenzio, l’abbraccio Suicida a 11 anni. Rimbalza così sui media la notizia di una tragedia avvenuta in un paesino vicino a Pisa. Un ragazzino di 11 anni, Filippo, che si uccide con una cinghia stretta intorno al collo. In casa, all’ora di pranzo, lasciando un biglietto in cui chiede perdono ai familiari. Naturalmente non si può entrare in una vicenda così drammatica a partire dai titoli dei giornali. Però anche solo questi lasciano attoniti. C’è poco da sapere, ma quel che si sa non può lasciare indifferenti. Anche perché la notizia squarcia il velo della normalità intorno a noi, lascia intravedere la possibilità che proprio al nostro fianco, nelle vicende quotidiane e così rassicuranti, ben conosciute, possa affacciarsi l’abisso. Ed è proprio l’abisso quello che spaventa. Come può un ragazzino di 11 anni arrivare al suicidio? Come è possibile che nell’età dell’”esplosione”, della ricerca di sé, della voglia di affermarsi che comincia forte con la preadolescenza e l’adolescenza, come è possibile il gesto dell’annientamento? Quale scoraggiamento, quale mistero e quale abisso, anche solo momentanei, hanno catturato la mente e il cuore di un undicenne? Sono domande difficili e, nello stesso tempo, immediate. Perché ciascuno di noi ha a fianco Filippo, o chi per lui. Magari senza accorgersene. La tragedia di Pisa riguarda un po’ tutti. Si potrà riflettere e cercare a lungo le motivazioni possibili di un gesto così sconcertante. Già, nelle prime cronache, si accenna alla separazione dei genitori, al fratellino più piccolo nato dalla relazione della madre con il nuovo compagno, con il quale l’undicenne viveva... Tante cose, da lasciare agli psicologi. Importanti, certo, per ricostruire dinamiche e sezionare, tutto sommato senza troppi riguardi, le vite altrui. Ma in fondo sono irrilevanti rispetto all’enormità del fatto e al messaggio immediato che pare di cogliere e che riguarda il mistero della vita, la sua impenetrabilità, a volte, insieme alla sua fragilità. Siamo davvero delle piccole canne al vento, come diceva il filosofo. Capaci a volte di resistere alle tempeste più forti, come, in altre occasioni, di crollare di colpo. Cosa ci tiene in piedi? Cosa ci fa resistere? O mollare tutto? Cosa cerchiamo? Cosa cerca un bimbo di 11 anni, come un uomo anche molto più maturo? Difficile dire. Viene da stare in silenzio e magari avvolgere in un abbraccio pieno di tenerezza e compassione - nel senso autentico del patire insieme - prima Filippo e poi il suo papà e la sua mamma. In fondo, siamo tutti noi. ALBERTO CAMPOLEONI