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La Reverdie - Ensemble di musica medioevale composto da
Livia Caffagni, Elisabetta de Mircovich e Claudia Caffagni
Emanuele Amoroso
Incontriamo l'ensemble La
Reverdie,
da
anni
promotore di raffinate ed
intelligenti
incisioni
e
concerti dedicati alla ricerca
sulla
musica
d'epoca
medievale.
L'occasione è accattivante
per
poter
penetrare
nell'officina
dalla
quale
risorgono pagine musicali
sepolte, in molti casi, da
secoli.
Quali sono le principali
difficoltà
che
dovete
superare per impaginare un
programma così ricco e
articolato? Più che di
difficoltà preferirei parlare di
appassionanti sfide, e ce ne
sono molte, non solo per
questo, ma per ogni
programma allestito da laReverdie: reperimento delle fonti musicali e testuali, trascrizione dagli
originali con eventuale comparazione fra fonti parallele, approfondimento sullo status quaestionis
dello specifico tema dal punto di vista filologico e musicologico, contestualizzazione del repertorio
nel suo più vasto contesto storico e culturale, il ché implica volta per volta studi specifici in
letteratura, arte, filosofia, teologia, etc.
Dopodichè seguono lunghe, intensissime sessioni di prove, dove il repertorio viene selezionato,
analizzato, ordinato secondo un preciso disegno che prende forma in base alle suggestioni
suggerite dalla ricerca stessa, ascoltato nelle più svariate possibilità di esecuzione fino a trovare
quella più rispondente all'immaginario e al gusto della maggioranza dei componenti l'ensemble.
Questo iter implica un continuo confronto in un processo creativo che spesso smantella la
personale inclinazione al pregiudizio a favore di una percezione sempre più profonda dell'originalità
straordinaria di ogni documento medievale preso in considerazione.
Reperimento fonti, studio, comparazione, analisi...è più impegnativa la parte di ricerca che quella
esecutiva? Si tratta di modi diversi di impegnarsi: normalmente la parte di ricerca, che può durare
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anche anni, è svolta in modo più individuale, ci spartiamo i compiti volta per volta a seconda degli
interessi e delle competenze specifiche di ciascuna.
Le scelte artistiche relative all'esecuzione, strumentazione ed elaborazione del repertorio sono
invece sempre affrontate insieme, e in genere si risolvono in un numero variabile di giornate intere di
prove, di cui preferiamo non tenere il conto.
Dove sono conservati i testi? Per rispondere bisogna fare riferimento a ogni specifico programma de
laReverdie.
Nel caso dei "Dodici Giardini" i testi delle laude sono contenuti in 7 manoscritti risalenti alla seconda
metà del XV secolo nel cosiddetto "Archivio della Beata Caterina" conservato presso l' Archivio
Arcivescovile di Bologna.
Le musiche relative a questi testi sono invece state reperite in un lavoro di collazione e
comparazione di diverse fonti musicali coeve compilate in ambiente monastico di area padanoveneta, contenenti alcuni dei testi dell'Archivio.
In particolare abbiamo selezionato e utilizzato i manoscritti: Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana,
Ms.
Cl.
IX, 145; Pavia, Biblioteca Universitaria, Ms.
Aldini 361; Capetown, South African Public Library, Grey Collection 3.b.12 ma anche altri,
puntualmente elencati nel libretto del CD Come si svolge il vostro lavoro? Il nostro lavoro esegetico
inizia con gli studi sulle fonti che ha appena descritto Livia, quello pratico musicale lo svolgiamo
immergendoci nel brano musicale, ricostruendo le parti mancanti (per esempio l'accompagnamento
strumentale della monodia o della polifonia), tentando di far combaciare il ritmo del testo con quello
musicale, in modo che il testo venga restituito in maniera comprensibile, reso vivo dalla musica che
lo riveste.
Per usare un termine medievale, operiamo una "ruminatio" del repertorio (il termine si riferiva alla
meditazione della parola sacra, che i monaci "ruminavano", ovvero interiorizzavano, giornalmente).
Il dibattuto suono e parola è applicabile anche alla musica medievale e rinascimentale? È sempre
applicabile il binomio suono/parola in tutti i tipi di musica.
A volte, come nel medioevo, il rapporto fra testo e parola non è così descrittivo e realistico come ci
aspetteremmo noi musicisti del 2013.
Capita che un compianto sia cantato su un motivetto in tonalità maggiore, o che il libro
dell'Apocalisse venga cantato su una singola nota, ma se si lascia che la pulsazione della parola e il
suo messaggio vengano liberati, la musica acquista un senso e un'intensità che da sola non
avrebbe raggiunto.
Ed è soprattutto in repertori in cui la musica è abbastanza semplice e a struttura strofica, come nelle
laude, che l'esecutore deve concentrarsi soprattutto sul fluire della parola, trasformando la musica in
un veicolo e non in un obiettivo privilegiato.
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Dalla lettura dei testi si coglie l'idea di una religiosità meditata, intimamente legata alle Sacre
Scritture, frutto di studio e passione.
Grazie a ciò si può avere una visione anche più ampia della società che allora attorniava i monasteri
e i luoghi di culto: che immagine ne emerge? Innanzitutto emerge la realtà socio-culturale all'interno
del Monastero del Corpus Domini, che racchiude inizialmente 15 suore venute dal Monastero di
Ferrara per fondare, insieme a Caterina de Vigri, il primo Monastero di Clarisse Osservanti in
Bologna.
Si tratta di giovani nobildonne che scelgono - liberamente e spesso anche in contrasto con le
pressioni sociali del loro ambiente, come è testimoniato per Caterina - le regole della povertà e della
clausura.
Posseggono tutte un elevato grado di istruzione letteraria e artistica, sono in grado di copiare e
miniare manoscritti nell'intensa attività dello scriptorium, ma anche di comporre laude e soneti
d'amore per Jhesu.
In particolare incontriamo la straordinaria personalità della Santa che, come testimonia la sua
consorella Illuminata Bembo (figlia dell'illustre senatore veneziano Lorenzo Bembo), istruisce
cantando, medita suonando, scrive segretamente durante tutto l'arco della sua vita claustrale un
trattato di ascetica che consegnato in punto di morte al padre confessore, la renderà famosa in tutta
Europa.
Ma anche solo scrivendo un paio di lettere ad una suora di un altro monastero, quando ancora
diciannovenne fu fra le fondatrici del primo monastero clariano a Ferrara, Caterina rivela una
conoscenza dei testi sacri, un estro letterario e una esperienza spirituale di tale profondità che I
Dodici Giardini, titolo immaginario di queste lettere, possono ben definirsi "Cantico", non solo per la
musicalità stessa del testo e per i continui rimandi alla musica, ma anche per il complesso dei
riferimenti simbolici al Cantico dei Cantici.
Ma dobbiamo guardarci dall'immaginare il monastero di Caterina come una piccola corte
rinascimentale al femminile, nascosta e custodita da muri e grate: l'Isola del Corpus Domini - un
enorme isolato di solida costruzione alla periferia della Bologna quattrocentesca, ai piedi delle
colline - fu costruita appositamente per accogliere Caterina e le sue consorelle su richiesta dei
notabili e del popolo bolognese, che in mezzo a problemi economici e politici forse non meno
pressanti di quelli attuali, sentirono l'esigenza di arricchire la città di un luogo di intensa preghiera
che emanasse influssi benefici di santità e fosse punto di riferimento spirituale per la popolazione.
Caterina riuscì a indirizzare tutte le energie creative proprie e delle consorelle in un percorso di
santità che fosse forgiato all'interno della clausura, ma rivolto all'esterno, a beneficio di tutti i
cittadini.
Alla Santa si rivolgevano per consiglio alte personalità ecclesiastiche e civili, così come persone
semplici e incolte e Caterina indirizzava lettere ai carcerati condannati a morte così come all'amata
amica d'infanzia Margherita d'Este.
Proclamata co-patrona di Bologna, ancora oggi flussi di pellegrini accorrono alla Cappella della
Santa, non solo per pregare ma anche per incontrare le moderne consorelle che ne coltivano il
carisma, di ascolto e intercessione, di consiglio e di conforto.
Insomma ancora oggi resta viva come un'eco della concezione medievale del Monastero inteso
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come luogo d'incontro fra la Città degli uomini e la Città di Dio.
Quanto ha influito la tradizione poetica sacra sulla successiva produzione, pur se definita
popolareggiante dagli studiosi? Nei testi qui presenti si avvertono, infatti, qua e là echi non solo a
versi di autori precedenti, ma anche utilizzo di formule poetiche ben codificate.
La cultura medievale era basata sulla memorizzazione dei testi, sacri, poetici, musicali o scientifici
che fossero, e il processo di composizione era effettivamente molto spesso ciò che indica
l'etimologia della parola: cum-ponere, mettere insieme in modo inedito frammenti memorizzati di
sapere.
Ma, almeno per quanto riguarda la cultura cristiana, si trattava di un sapere tendenzialmente
condiviso fra le classi sociali, anche e proprio per merito degli ordini mendicanti e predicatori grazie
ai quali si diffuse in tutte le classi sociali cittadine, fin dall'epoca dei Comuni, l'uso comunitario di
cantar laude.
Le laude sono canzoni di argomento religioso con testi e musiche di facile apprendimento e
memorizzazione, attraverso le quali i fedeli venivano istruiti e guidati nella preghiera e nella
meditazione.
Semplici nel linguaggio e nella struttura, e in questo senso definibili popolareggianti, ma profonde
negli insegnamenti spirituali, ovviamente ancorati alle Sacre Scritture e ai testi della tradizione dei
Padri e Dottori della Chiesa.
Se si dovesse descrivere un concerto di musica più vicina a noi si userebbe il termine
interpretazione seguito da vari aggettivi: si può parlare di interpretazione anche per la musica
medievale? E se si, in che senso? Ogni esecuzione musicale è, consapevolmente o no,
un'interpretazione, nel senso che il musicista si pone come tramite necessario fra la pagina musicale
scritta e l'udito degli ascoltatori, trasformando segni di inchiostro in vibrazioni sonore.
Nella moderna esecuzione della musica medievale questo processo di "trasformazione" è molto più
complesso di quello necessario per un repertorio cronologicamente più vicino a noi.
Quindi a maggior ragione si deve parlare di interpretazione, visto che il margine di soggettività delle
scelte artistiche è molto più ampio che negli altri repertori.
LaReverdie nasce nel 1986, da quale stimolo culturale innanzitutto si deve il nome stesso del
gruppo e da quali necessità artistiche siete partiti? Il termine "reverdie" significa letteralmente
"rinverdita" ed era usato nel XIII secolo per indicare quel genere poetico musicale della lirica
provenzale che aveva per argomento il ritorno della primavera e il risveglio della natura.
Ancora negli anni '80 la musica medievale era praticamente sconosciuta al pubblico italiano, erano
solo in circolazione incisioni discografiche di alcuni ensembles d'oltralpe.
Per noi, provenienti da studi musicali eterogenei, ma comunque già impostati secondo i criteri della
cosiddetta riscoperta filologica della musica antica, il movente iniziale è stata la curiosità,
trasformata poi in passione per la ricerca in un campo sconfinato come quello del Medio Evo
europeo.
La scelta del nome inizialmente voleva suggerire al pubblico un ventata di novità, sia per il repertorio
"nuovo" in quanto poco ascoltato, sia per la giovanissima età delle componenti l' ensemble: eravamo
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fra i 18 e i 24 anni.
In un certo senso ci accorgiamo a posteriori di quanto fosse programmatico questo nome.
Affrontando con giovanile entusiasmo un periodo di storia della musica che all'epoca suonava
appesantito da un fardello di pregiudizi negativi accumulati dall'Illuminismo in poi negli insegnamenti
scolastici e stratificati nella cosiddetta cultura dominante, abbiamo forse contribuito a fare "rifiorire"
alcuni aspetti poco conosciuti di un Medio Evo che, scoperto della dimensione più intima della sua
arte, quella della musica, rivela ricchezze di luci e colori ben lontani da quel "buio" che per un paio di
secoli ha dominato ingannevolmente l'immaginario collettivo.
Ventisette anni di approfondimenti specifici sui più svariati repertori - da Hildegard von Bingen all'Ars
Nova italiana del Trecento, dalla ricostruzione dell'Ufficio Liturgico per la Festa di S.
Edmondo alla ricostruzione delle veglie di preghiera delle Compagnie di Laudesi fra Due e Trecento,
dalla satira politico-religiosa dei Carmina Burana e del Roman de Fauvel alle liriche dell'Amor
Profano che attraversa tutto il Medio Evo in tutta Europa, dai Mottetti franco-fiamminghi e dalle
splendide Messe quattrocentesche degli autori più famosi come Du Fay e Ciconia al repertorio
sconosciutissimo della devozione minore, come le laude francescane del Monastero di S.
Caterina da Bologna - ci hanno portato a rivedere e spesso a sfatare una gran mole di luoghi comuni
errati sul modo di considerare la cultura medievale, e in particolare la sua musica.
Quale era lo stato della fruizione di musica medievale negli anni Ottanta? E prima di tale data? Negli
anni '70 e '80, con un po' di ritardo rispetto ad alcuni stati europei e Stati Uniti, si diffonde in Italia un
interesse verso la musica antica (medioevo-rinascimento) che assume un carattere decisamente
alternativo, a volte un po' "freak", una reazione alle austere esecuzioni di musica classica, alla
mentalità del musicista romantico ma anche alle frontiere del linguaggio contemporanee talvolta di
difficile comprensione.
Fioriscono vari gruppi in tutta Italia, ma già a metà degli anni '80 molti si erano scoraggiati e sciolti.
Noi non ci siamo scoraggiate e abbiamo proseguito in un percorso di identità di gruppo, a parer
nostro basilare in questo tipo di musica, approfondendo le nostre conoscenze, e abbiamo potuto
notare un graduale e crescente rispetto per questa musica "strana" anche negli ambienti della
musica classica.
Se prima eravamo spesso relegati in festival specializzati in musica antica (al massimo assieme alla
musica contemporanea), ora è normale che un nostro concerto sia incluso in programmazioni di
musica classica, con pubblico che ascolta entrambi i repertori con uguale interesse.
I vostri cd, prodotti principalmente con l'etichetta Arcana, nascono da un percorso letterario e
culturale oltre che specificatamente musicale, quasi si voglia descrivere la società attraverso la
musica.
Può essere veridica questa lettura o vi sono altri fili conduttori? Sostanzialmente è così.
In realtà per la costruzione di nuovi programmi partiamo dagli stimoli più disparati: ad esempio
scegliamo un "tema" interessante come filo conduttore per una costruzione antologica che spazia in
periodi e aree diverse regalando una sorta di spaccato trasversale su argomenti caratterizzanti la
cultura medievale, procedimento utilizzato per tanti nostri CD: Bestiarium, Speculum Amoris, O tu
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chara scientia, Nox Lux, e moltissimi altri programmi di concerto nati anche sulla base dei
suggerimenti dei Festival committenti.
Un altro modo di procedere alla costruzione di progetti musicali è approfondire un argomento
musicale poco conosciuto, che può essere un compositore (Jacopo da Bologna, Hildegard von
Bingen Sponsa Regis) una composizione specifica (Missa Sancti Jacobi,Historia Sancti Eadmundi)
un genere musicale (laude monodiche Laude di Sancta Maria, Legenda Aurea), oppure un
repertorio anche molto noto, come i Carmina Burana, Il Roman de Fauvel al quale riteniamo di poter
dare una lettura nuova, sulla base dei più recenti risultati degli studi musicologici, anche condotti da
noi personalmente.
Nel caso dell'ultimo CD, I Dodici Giardini, anche la ricerca musicologica è stata condotta
interamente da noi: per la prima volta possiamo ascoltare le laude cantate nel Monastero del Corpus
Domini di Bologna nella seconda metà del XV secolo, contestualizzate nel percorso mistico di Santa
Caterina de Vigri e delle consorelle Clarisse.
In ogni caso, la costruzione dei nostri programmi prevede sempre un gioco di specchi dal generale
al particolare e viceversa, secondo il principio medievale dell'interrelazione fra microcosmo e
macrocosmo, e in questo gioco di rimandi simbolici o allusivi prende vita una realtà musicale in cui
tutte le altre realtà della cultura medievale possono specchiarsi.
Quali strumenti sono di solito utilizzati nel vostro gruppo e più ampiamente per l'esecuzione della
musica medievale? Immagino non si tratti di strumenti originali, dove sono prodotti e su quali basi?
Nella panoramica degli attuali gruppi di musica medievale laReverdie è forse quello che
maggiormente utilizza diverse combinazioni timbriche strumentali, avendo a disposizione
praticamente tutta la gamma degli strumenti di bassa cappella, cioè quegli strumenti che venivano
utilizzati per cerimonie e intrattenimento in luoghi chiusi, strumenti quindi dalle sonorità raffinate e
delicate.
Grazie al fatto che ciascuna di noi oltre a cantare può suonare uno o più strumenti, abbiamo a
disposizione i più importanti strumenti a pizzico , come l'arpa, il salterio, il liuto, a tastiera come
l'organo portativo e il claviciterio, ad arco, come diversi tipi di vielle, da gamba e da braccio e la
ribeca, altri strumenti a corde strofinate come la symphonia e l'organistrum, strumenti a fiato come il
flauto dolce e il cornetto muto, percussioni.
In base poi alle esigenze dei singoli repertori collaboriamo con altri musicisti, ampliando ancora lo
strumentario.
Ci sono solo rarissimi esemplari di strumenti medievali, spesso in pessime condizioni, per cui gli
strumenti che si possono utilizzare modernamente sono vere e proprie ricostruzioni di strumenti
sulla base dei documenti iconografici che li rappresentano più o meno fedelmente.
Anche per la ricostruzione degli strumenti il lavoro di ricerca organologica e iconografica, e poi di
sperimentazione è enorme.
Nel corso degli anni abbiamo collaborato con alcuni liutai specializzati in questo genere di lavoro,
primo fra tutti Paolo Zerbinatti, di Udine, che spesso ci ha anche costruito strumenti ad hoc per
specifici progetti musicali.
Nel libretto dei nostri CD vengono sempre accuratamente indicati i costruttori degli strumenti che
impieghiamo volta per volta, e la loro data di costruzione.
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Utilizzando in prevalenza strumenti a corde, tipici della bassa cappella, menzioniamo anche
regolarmente il nostro fornitore di corde di budello, nonché grande ricercatore in questo campo,
l'amico Mimmo Peruffo.
Riteniamo infatti molto importante riconoscere il lavoro dei liutai specializzati in questo settore,
senza i quali nemmeno noi potremmo progredire nella ricerca e nella sperimentazione.
La vocalità, l'emissione, problema molto dibattuto soprattutto per la musica barocca, è un problema
anche per l'esecuzione di testi precedenti? Esistono fonti medievali che possano chiarire come si
cantava allora? Più si risale indietro nel tempo, più scarsi sono i documenti a nostra disposizione.
Inoltre, mentre dal Rinascimento in poi i trattati musicali sempre più affrontano problemi di tecnica
strumentale e vocale, facendo riferimento anche alla cosiddetta prassi esecutiva, cioè quell'insieme
di convenzioni non scritte che caratterizzano il modo di interpretare musicalmente la pagina scritta,
nel Medio Evo tutto ciò non trova spazio nei trattati, se non in minima parte.
Tutto ciò che aveva a che fare con la tecnica di esecuzione era generalmente lasciata al rapporto
diretto di insegnamento, alla tradizione orale, mentre i trattati, quando non sono incentrati su
argomenti che attualmente definiremmo di fisica acustica o addirittura di metafisica del suono, si
occupano principalmente di tecniche di composizione e di notazione.
Non dimentichiamo infatti il tremendo sforzo creativo, durato dal IX secolo al XV, che ha portato alla
creazione letteralmente "dal nulla" di un assai complesso sistema di notazione musicale, in grado di
indicare con precisione l'altezza e la durata dei suoni, rimasto poi nella sostanza inalterato fino ai
giorni nostri.
Lo stesso dicasi per la sperimentazione delle tecniche contrappuntistiche, letteralmente "inventate" e
portate al massimo sviluppo entro il XV secolo.
Per tentare una ricostruzione della prassi esecutiva, invece, dobbiamo racimolare qualche accenno
nei trattati musicali, ma anche in tutte le opere letterarie, cronache, affreschi, testi musicali, insomma
tutto ciò che ci è pervenuto dalle varie epoche per farci un'idea complessiva del gusto dominante, da
declinare poi volta per volta a seconda dello specifico repertorio, o area geografica etc.
Insomma il problema è enormemente complesso.
Una linea guida per quanto riguarda la tecnica vocale è, ad esempio, la assoluta necessità di
rendere intelligibile il testo cantato, inoltre dobbiamo considerare che gli aggettivi utilizzati nelle
descrizioni di esecuzioni vocali sono spesso riferiti a "chiarezza" e "dolcezza".
Però sulla base delle conoscenze attualmente a nostra disposizione, nessun interprete di musica
medievale può onestamente permettersi di ritenere il proprio modo di cantare o suonare in linea con
la prassi esecutiva dell'epoca (dovremmo fra l'altro dire "le diverse prassi esecutive delle diverse
epoche e dei diversi luoghi").
Ovviamente laReverdie fin dall'inizio ha impostato il suo lavoro di ricerca e di sperimentazione per
raggiungere il massimo grado possibile di quella che viene chiamata dagli addetti ai lavori
"historically informed performance", ma al tempo stesso preferiamo essere molto oneste sui grossi
limiti di tale pur necessaria operazione.
Quale attenzione in Italia, oggi, e in Europa è dedicata alla musica medievale? In Italia abbiamo la
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fortuna di avere dei luoghi perfetti per la musica medievale, e alcune rassegne, ad esempio, tentano
di far rivivere la musica nei siti d'arte ad essa collegati, attirando sia il pubblico interessato
all'architettura che quello più appassionato di musica.
Però dobbiamo dire che sempre più in Italia la musica è considerata qualcosa di superfluo.
Non viene insegnata nelle scuole primarie (a parte in sporadiche classi con insegnanti
particolarmente coscienziosi), non viene finanziata, non viene sostenuta, come spesso succede con
la cultura in genere.
I giovani continuano a chiedere di studiarla, anche se fra mille difficoltà, il pubblico ai concerti
continua a venire (anche a quelli di musica medievale!), ma se si vuole un futuro musicale bisogna
iniziare dai bambini, che oggi vengono travolti da un mondo di immagini e rumori, ma che di musica
di qualità ne sentono poca.
Il vostro ultimo cd è stato prodotto menzionando televisioni svizzere, rimane ancora valido il concetto
che Oltralpe si ha maggior possibilità di condurre un discorso culturale su distanze di vari anni?
Ricollegandoci alla risposta precedente, abbiamo avuto modo di constatare che in altri paesi, come
la Svizzera, la Germania o l'Austria, l'educazione musicale sia considerata formativa e importante
per i ragazzi.
Ciò determina nel tempo la presenza di più gruppi musicali semi- professionali, cori e orchestre, più
fruitori di musica, ovvero più gente che va ai concerti e che compra CD o libri, e quindi più interesse
da parte di enti pubblici o privati a sponsorizzare progetti musicali.
La nostra attività, per esempio, è stata affiancata dalla costante collaborazione con WDR, la radio di
Colonia, che ha co-prodotto la gran parte delle nostre registrazioni con Arcana.
In Italia non abbiamo mai avuto un partner professionale così importante e duraturo.
Adesso la situazione è critica in tutta Europa; speriamo ci si renda conto che senza musica si
starebbe ancora peggio! Che consigli potete offrire a chi volesse accostarsi come ascoltatore o
come esecutore a tale musica? Come ascoltatore è abbastanza facile, grazie a internet, navigare
anche nell'ambito delle diverse possibilità di esecuzione del repertorio medievale, ormai esiste una
discografia molto vasta e differenziata, cui si aggiungono migliaia di registrazioni dal vivo
recuperabili su You Tube.
Certamente consigliamo di non accontentarsi delle registrazioni, si tratta in un certo senso di musica
"confezionata" necessariamente privata di quella unicità esperienziale che può verificarsi solo
durante l'esecuzione dal vivo, dove , oltre all'evento musicale in sé, intervengono altre variabili di
grande importanza, ad esempio la bellezza del luogo storico, l'acustica particolare (ovviamente non
usiamo quasi mai amplificazione, che in qualche modo distorce la qualità del suono), il
coinvolgimento gestuale ed emotivo dell'esecutore, nonché quella particolare forma di
comunicazione fra esecutore e pubblico che accade in modo irriproducibile in ogni buon concerto.
Per chi volesse invece addentrarsi nello studio della musica medievale ci sono possibilità diverse.
Nelle grandi istituzioni musicali europee, come la Schola Cantorum di Basilea, la Sorbonne a Parigi,
la Staatliche Hochschule für Musik Trossingen in Germania, la Escola Superior de Música de
Catalunya di Barcellona sono attivati dei percorsi di specializzazione in Musica Medievale.
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In Italia abbiamo al primo posto la Scuola Civica di Milano, e poi una serie di corsi residenziali, per lo
più estivi, fra i quali spiccano i Corsi Internazionali di Musica Antica di Urbino, dove è attivo da molti
anni un corso di musica medievale, aperto anche a diversi livelli di competenza.
In seguito al piccolo "boom" della musica medievale avvenuto in questi ultimi decenni, abbiamo
assistito anche al sorgere di un certo numero di gruppi amatoriali, che spesso utilizzano un
approccio simile a quello dei gruppi amatoriali di rock, pop, etc, realizzando delle "cover" da CD di
musica medievale.
Come ci è successo di constatare nel CD "Futuro Antico" di Angelo Branduardi, dove viene
riprodotta tale e quale la versione di Edi Beo Thu elaborata da LaReverdie nel CD Speculum Amoris
edito alcuni anni prima.
Questo approccio tende a creare una sorta di moderna "tradizione orale" basata però non
sull'apprendimento di un patrimonio di competenze tramandato nei secoli, come nella vera
tradizione orale, bensì sull'imitazione acritica di risultati soggettivi di una ricerca storica e artistica
necessariamente opinabili, e attualmente in continua evoluzione.
La strada che indichiamo è invece quella dell'approfondimento e della ricerca, inizialmente guidata
da chi ha già fatto esperienza sul campo, ma poi, una volta acquisiti criteri e strumenti, autonoma e
creativa.
Da molti anni LaReverdie, e in particolare Claudia Caffagni, è attiva nel campo dell'insegnamento
della musica medievale in progetti di diversa entità, dal corso permanente di notazione storica e
musica d'insieme nell'ambito del biennio specialistico in Musica Medioevale e Rinascimentale
presso la Staatliche Hochschule für Musik Trossingen, ai seminari monografici alla Civica di Milano,
agli stage triennali organizzati dal Festival Trigonale in Austria, ai corsi estivi di Urbino, nell'ambito
dei quali, fra l'altro, è stato allestito uno spettacolo sul Roman de Fauvel che è poi approdato al
Festival della Filosofia e Festival Grandezze e Meraviglie di Modena nel 2010.
Quali i vostri prossimi appuntamenti concertistici e quali i progetti di incisione? I prossimi
appuntamenti concertistici vedranno laReverdie portare in giro per l'Europa (Italia, Germania,
Francia) il programma del CD e, tra gli altri appuntamenti, alla fine dell'anno una tournée in Olanda
con il programma dedicato a musiche di Guillaume Du Fay.
Per quanto riguarda le prossime incisioni, due i progetti che speriamo di portare a termine in breve
tempo.
Un progetto è dedicato al grande Johannes Ciconia, compositore di origine fiamminga che operò
esclusivamente in Italia, a cui abbiamo dedicato un programma che mette a confronto la sua
eclettica produzione musicale con i coevi autori Italiani con cui fu in contatto a Roma, a Pavia e a
Padova tra gli anni '90 del Trecento e il 1412, anno della sua morte.
Speriamo che possa essere inciso a breve per Arcana.
Il secondo progetto pronto da incidere è un programma che include due Messe tratte da un
manoscritto francese che raccoglie il repertorio legato alla corte papale di Avignone durante le ultime
battute del Grande Scisma d'Occidente, tra l'ultimo decennio del Trecento e il 1414, anno di inizio
del Concilio di Costanza che decretò la fine dello Scisma.
Questo programma sarà eseguito e registrato a giugno del 2014 a Costanza, nell'ambito di un
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Articolo pubblicato sul sito operaclick.it
Estrazione : 30/04/2013 09:34:11
Categoria : Attualità
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Festival legato alle celebrazioni del seicentesimo centenario del Concilio.
Emanuele Amoroso
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