Poste Italiane Spa - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1 - DCB PER LE STRADE D’EUROPA M E N S I L E D E L L A U I LT R A S P O R T I ANNO XIX - NUMERO 4 - APRILE 2010 Primo Maggio EDITORIALE GUIDA AL NUMERO EDITORIALE - Significato e attualità del 1° Maggio 1 di Giuseppe Caronia I CONTRATTI - CCNL della mobilità: nessuna novità dopo l’incontro al Ministero 3 di Roberto Napoleoni - Trattative in corso: una fase convulsa 4 di Salvatore Ottonelli LE VIE DEL MARE - Amianto: la storia infinita dei marittimi 7 di Angelo Patimo EYJAFJALLAJÖKULL... MA CHE VUOL DIRE? - Un nuovo pericolo per il trasporto aereo 9 di Marco Veneziani - La nube: interrogativi che attendono risposte 9 di Giancarlo Serafini VIZI SEGRETI E ITALICHE VIRTU’ - Quanto costa la corruzione… 11 di Santino Fortino I NUOVI ORGANI CONFEDERALI UIL - La Segreteria Confederale. Il Comitato 13 Centrale. La Direzione Nazionale. La UILT negli organi Confederali OPINIONI - Riforme o alibi? Questo è il problema… 15 di Nello Fusaro I SERVIZI AMBIENTALI - Di “munnezza” si può anche morire 17 di Lallo - Salvaguardare l’interesse 17 Generale del servizio pubblico La relazione di Claudio Tarlazzi - Gli interventi dei Segretari Confederali 22 Guglielmo Loy - Paolo Carcassi GIROGIROTONDO - Consiglio Nazionale Fitel: un “dibattito” 29 in crociera di Carola Patriarca - Il corpo e la danzamovimentoterapia 32 di Maria Romana Benevento IN LIBRERIA - Il Simbolo Perduto 34 di Trimegisto - Pensando a Folco Quilici… 34 di C.P. LA UIL NEL TERRITORIO - dalle nostre redazioni regionali 36 Piemonte (N.F. ) Lombardia (Luigi Chiari, Roberto Monticelli ) Campania (Simone Simeone, Fabio Gigli) Emilia Romagna (Giuseppina Morolli) (Il disegno di copertina è di Santino Fortino) 1 Significato e Attualità del 1° Maggio G DI IUSEPPE CARONIA P untualmente, ad ogni Primo Maggio, si ripropongono, specie dalle fonti di informazione e dai mass-media, i “valori” del lavoro. Una specie di rito obbligato che spesso ha la durata di un giorno, lo spessore di una formalità. Perché dietro la cosiddette “celebrazioni” non esiste, o non esiste quasi mai, la consapevolezza reale di quanto sia importante, vorremmo dire essenziale, la valorizzazione dell’unica attività umana capace di far crescere la società e dare dignità alla persona umana. E’ certo una interpretazione restrittiva della stessa definizione lessicale della parola a provocare una “ diminutio” della sua importanza nella vita e nelle vicende della società: “in primis” di una società democratica. Ecco perché, a nostro avviso, il sindacato, un sindacato appunto democratico e libero, moderno e riformista deve sentire il bisogno e l’esigenza di “ripensare” dalle sue fondamenta quei “valori” che al lavoro spettano e, per di più si addicono. Se i mutamenti profondi ed epocali degli ultimi cinquanta – sessant’anni ci hanno consegnato un mondo, una società, una “famiglia umana” profondamente diversa da quella uscita dall’immediato dopoguerra, è infatti in questo mondo, in questa società e con questa “famiglia umana” che dobbiamo misurarci. E a definire nei loro ambiti le specificità delle attività delle donne e degli uomini del nostro tempo. C’è stato, per dire, un tempo in cui la forbice operaio -impiegato – contadino ritagliava gli ambiti nei quali il lavoro era stabilmente collocato. Non è più così: progresso tecnologico, informatizzazione, globalizzazione, sistema integrato dei servizi, ci descrivono “lavori” dei quali solo alcuni decenni or sono PER LE STRADE D’EUROPA EDITORIALE 2 stentavamo a rendercene persino l’immagine. E questa è stata la rivoluzione che ci ha accompagnato nel XXI secolo. Una rivoluzione che ha reso sensibili gli operai di Torino a quello che succede a Pechino e gli agricoltori del Tavoliere pugliese a ciò che avviene nelle “pampas” argentine o cilene. Ma c’è di più: sulla “rete” corrono le notizie e le opinioni. Si misurano così gusti, tendenze, opzioni. Milioni di “operatori” si aprono a lavori di conio recente e non anco- Direttore Responsabile SANDRO DEGNI Redazione: Roma - Via di Priscilla, 101 - tel. 06.862671 Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 00445/92 del 14/07/1992 Comitato di redazione: Enrico Cimmino, Santino Fortino, Salvatore Ottonelli, Angelo Patimo, Roberta Rossi Segreteria di redazione: Carola Patriarca Grafica e impaginazione: Franco Bottoni Studio e-mail: [email protected] Una copia Euro 2,00 Abbonamento annuale Euro 22,00 Abbonamento sostenitore Euro 300,00 Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana EDIZIONI “PER LE STRADE D’EUROPA SRL - PIAZZA DELLA LIBERTÀ, 10 - ROMA STAMPA: GRAFICA RINASCIMENTO SRL - VIA GIUSEPPE VACCARI, 9 - ROMA FINITO DI STAMPARE APRILE 2010 PER LE STRADE D’EUROPA ra consolidati dalla esperienza e dalla tradizione. Come rappresentarli? Come difendere i “vecchi” lavori dal nuovo quadro internazionale: delocalizzazioni, cessioni di rami d’azienda, partecipazioni incrociate, indotti difficilmente identificabili, ecc. e come avvicinarsi ai problemi aperti dalle nuove frontiere dei “nuovi lavori” quali formazione, istruzione, stabilità, flessibilità, sicurezza, ambiente, precarietà, senza dover ripensare a nostra volta le“strutture” e le strategie del sindacato , la cui missione istituzionale rimane pur sempre quella di tutelare e difendere i più deboli e più esposti nella società, cercando di migliorarne le condizioni di vita, la dignità, i diritti? E’ un compito immane: al quale non si può tener testa se non si “rivalutano” punto per punto quelle trasformazioni profonde alle quali accennavamo poc’anzi. Per non restare nel vago: ha senso restringere ai puri confini territoriali di un singolo Paese la orga- nizzazione dei lavoratori addetti a produzioni etero - dirette o comunque collocate in Paesi diversi ma tra loro legati a economie comuni e convergenti? Si possono ragionevolmente regolamentare nell’ambito di un singolo Paese, scambi, trasporti, mobilità delle persone e delle cose se queste “attività” convergono in spazi e territori istituzionalmente compresi in ambiti ben più vasti di quelli nazionali? Non sono domande da poco: ma abbiamo il dovere di porcele: così come se le posero tanti anni fa i sindacati che si trovarono di fronte alla “rivoluzione industriale”, al fordismo, alla crescita e al consolidamento degli Stati Nazionali. A farla breve, e per dare un senso a queste note, lasciatemi dire che una “buona celebrazione” di questo 1° maggio2010 è tale se prende a cuore questi significati e questi problemi del “lavoro oggi”. Problemi della scuola, problemi di un precariato senza futuro, problemi di investimenti produttivi , problemi di equità salariale e di produttività, problemi di sicurezza e di salvaguardia dell’ambiente. Ci starebbe bene anche un problema di “stabilità” del Paese, ma questo è un altro discorso. E a proposito del 1° maggio cosa recita la nostra Costituzione? (art. 1) “l’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro”. E’ davvero così? Giuseppe Caronia Segr. Gen. Uiltrasporti I CONTRATTI 3 Ccnl della mobilità: nessuna novità dopo l’incontro al Ministero di ROBERTO NAPOLEONI C ome ormai ampiamente noto i due contratti dei settori Trasporto Pubblico Locale e Trasporto Ferroviario hanno intrapreso la strada dell’unificazione verso il “nuovo” Contratto della Mobilità. Tale percorso è stato avallato dal Ministro Matteoli attraverso il protocollo ministeriale firmato a maggio del 2009 presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e riguardante quattro specifici punti dai quali partire in direzione del futuro “contratto unico”, ovvero il campo di applicazione, la decorrenza e durata, la disciplina del sistema di relazioni industriali e il mercato del lavoro. Al tavolo della trattativa tuttavia si sono subito evidenziate alcune difficoltà e una forte diversità di approccio alla discussione da parte delle associazioni datoriali che ha portato il confronto verso obiettivi non sempre chiari e soprattutto non coerenti con le finalità evidenziate dal suddetto protocollo. Il 15 aprile si è consumata l’ennesima puntata di quella che sta ormai diventando un film già visto fatto di interruzioni, timide riprese, rinvii e assenze tutte tese ad “allungare il brodo” di una vicenda che inizia ad assumere i contorni della storia infinita. Nella mattinata, infatti, si era svolto l’incontro presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti convocato dal Ministro per favorire lo stato di attuazione del Protocollo di Intesa sottoscritto il 14 maggio 2009 e inerente gli ormai famosi 4 punti del ccnl della mobilità. Alla riunione oltre alle sette sigle sindacali firmatarie del suddetto protocollo erano presenti le delegazioni di Federtrasporto e Ancp mentre, nonostante il tentativo effettuato nei giorni scorsi dal Ministero per recuperarne la presenza, sono risultate assenti le associazioni Asstra e Anav. Le motivazioni di tale comportamento, addotte da Asstra e Anav, risiedono nella presunta incoerenza ravvisata tra il percorso negoziale finalizzato alla firma del ccnl della mobilità e la trattativa in essere presso il Gruppo Ferrovie Nord Milano. La delegazione ministeriale ha tuttavia ritenuto sostanzialmente strumentale l’atteggiamento delle due associazioni del trasporto pubblico locale e riconfermato ancora una volta la propria volontà di contribuire alla trattativa agevolando il percorso negoziale e imprimendo un’accelerazione che possa portare alla chiusura di un accordo sui 4 punti previsti dal protocollo. Un passaggio importante dell’incontro è stato rappresentato dalla volontà, da parte del Ministero, di ribadire l’impegno assunto dal Ministro stesso sul rafforzamento per via legislativa delle clausole sociali e sull’indispensabilità di considerare il nuovo ccnl un elemento di riferimento fondamentale per tale operazione. Prendendo atto della disponibilità espressa da Federtrasporto e Ancp a proseguire la trattativa non appena se ne ripresentino le condizioni e ritenendo il comportamento di Asstra e Anav non costruttivo e divergente rispetto agli impegni assunti con l’intesa del 14 maggio 2009, la delegazione del Ministro ha comunicato la necessità di svolgere una ulteriore ricognizione tra le parti attraverso una consultazione separata delle stesse. Le organizzazioni sindacali tuttavia di fronte all’assenza di novità concrete non hanno potuto fare altro che confermare lo sciopero di 24 ore proclamato per i giorni 22-23 aprile (differito poi al 2728 maggio 2010 a causa delle problematiche connesse all’eruzione vulcanica islandese, ndr) sperando che questa ulteriore azione di lotta possa contribuire PER LE STRADE D’EUROPA I CONTRATTI 4 ulteriormente alla ripresa delle trattative e alla conclusione della vertenza con la firma dei quattro capitoli fissati dal protocollo. Le motivazioni che spingono le Organizzazioni Sindacali ad andare avanti tenacemente su questo tortuoso percorso, vale la pena di ricordarlo, sono rappresentate dalla esigenza di procedere ad una semplificazione contrattuale che possa garantire, attraverso una riduzione del numeri di contratti di lavoro applicabili, una maggiore uniformità di trattamento dei lavoratori interessati e dalla necessità di evitare quell’odioso fenomeno di “dumping contrattuale” che consente ad imprese poco corrette la scelta, di volta in volta, del contratto più conveniente. La razionalizzazione dei ccnl consentirebbe inoltre alle imprese sane e leali di confrontarsi con i propri competitors in maniera aperta sulle reali capacità del management di rendere efficienti i servizi offerti senza dover ricorrere, come troppo spesso accade, all’insopportabile leva della compressione, oltre ogni ragionevole limite, del costo e/o delle condizioni di lavoro. In ultimo, e non per importanza, va ricordato che la positiva conclusione della vertenza sul ccnl della mobilità deve quanto prima essere portata a sintesi anche perché i lavoratori attendono ormai da troppo tempo che il contratto, oltre alle importantissime tutele di tipo normativo, possa dare loro una risposta alla pressante necessità di veder riconosciuto un aumento economico che da troppo tempo manca e che in tempi di forte crisi economica pesa ancora di più sul loro bilancio familiare. Da parte nostra riteniamo che il percorso intrapreso, per quanto colmo di difficoltà e insidie, non possa essere disconosciuto, ma che anzi vada confermato con forza e con determinazione cercando in ogni modo di portare, da parte di tutti gli attori in campo, fattivi contributi per il superamento delle problematiche che finora ne hanno reso difficile il positivo compimento. Alla prossima puntata... Roberto Napoleoni PER LE STRADE D’EUROPA Trattative in corso: una fase convulsa di SALVATORE OTTONELLI I segnali che registriamo sono assolutamente significativi. Nel mondo del trasporto regioiviamo una fase piuttosto convulsa nale, del cargo e del passeggeri, i principali nel rapporto con le nostre contropar- competitors di Trenitalia comprendono e ti. Proviamo a fare il punto della condividono l’esigenza di strumenti contratsituazione ed orientarci nel coacervo delle tuali adeguati al nuovo scenario e si attrezzano. Nessun eufemismo. La strada sarà iniziative in corso. lunga ed articolata, e certamente le aziende CCNL. La trattativa sul CCNL della mobilità non faranno beneficenza. ristagna per la pervicace opposizione di In questo scenario appare sempre più incomASSTRA e ANAV. Eppure il mondo gira e si prensibile l’atteggiamento di ASSTRA ed orienta su quel modello proposto dal sinda- ANAV. Girano al contrario di come gira il cato. Dopo FS e Federtrasporto/Agens, e mondo. E, per paradosso, utilizzano proprio parrebbe ovvio, anche altre aziende già ope- le situazioni appena descritte per contrastare ranti o che si stanno affacciando sul ferro- la validità della proposta del ccnl della viario mandano segnali di disponibilità ed mobilità. Forse le ragioni non sono sindacali, e neanche contrattuali. Probabilmente attivano tavoli di confronto. Dopo FNM/LeNord che ha sottoscritto per la risiedono in una rivalsa verso il mondo della nascente TLN e per le attività del Brennero politica che li avrebbe abbandonati (lamenuna impostazione contrattuale che punta alla tano il mancato arrivo e la rinegoziazione di mobilità, anche RTC (Rail Traction Compa- quattrini) ed utilizzano il tavolo sindacale ny) si orienta sul contratto della mobilità. come cuneo nei confronti delle parti politiche Ma la novità di questi giorni è l’apertura che (Governo ed EE.LL.). viene da NTV (Nuovo Treno Viaggiatori), Ci permettiamo di sottolineare come un simiprimo operatore privato sulla AV in esplicita le ragionamento risulti essere anche miope. ed evidente competizione con Trenitalia, Il contratto della mobilità risponde all’esiapre con un accordo il tavolo della negozia- genza di regole uniche e vincolanti per il lavoro, ma è anche il corollario di una politizione del contratto della mobilità. V I CONTRATTI ca dei trasporti che oggettivamente manca e per la quale potremmo anche avere interessi ed obiettivi convergenti. Nel dettaglio dei negoziati in corso la situazione che emerge è la seguente. In TLN e in NTV siamo ai preliminari della trattativa – agenda, metodologia, argomenti. In RTC e in LeNord/Brennero la trattativa è già nel vivo con l’argomento principe: il modulo di condotta e l’equipaggio treno. È il tema dominante anche per Trenitalia ed è significativo di come le differenze normative sul personale non possono rappresentare il discrimine imprenditoriale. L’organizzazione del lavoro e l’offerta saranno i tratti distintivi di un sistema competitivo che punti realmente alla qualità ed allo sviluppo e non genericamente ad un contenimento dei costi che poi vuol dire costo del lavoro. L’idea che stiamo tentando di far avanzare è quella di costruire una griglia di parametri che si integreranno in un sistema che darà vita al nuovo contratto. È indubbiamente una strada tortuosa ma è l’unica percorribile visto l’opposizione frontale delle parti datoriali: metterle di fronte alla evidenza di un sistema che ha preso forma e contenuti. FS. In FS il tema del contratto rimane nell’ombra poiché in quel Gruppo abbiamo aperto una procedura di raffreddamento per le continue, ripetute violazioni e il non rispetto di accordi. I temi in discussione sono diversi e vanno dal contratto di servizio con il Governo per il servizio universale lunga percorrenza (con conseguente taglio di servizi), ai contratti regionali, dal sistema manutentivo che non corrisponde all’accordo che avevamo delineato lo scorso anno comprese le assunzioni non realizzate, al depauperamento delle risorse umane che, nonostante un accordo sulla banca dati per le assunzioni, continua inesorabilmente a ridurre i livelli delle consistenze; dai tentativi di forzare l’organizzazione determinando chiusure ed esuberi al mancato rinascimento dei premi di risultato in arretrato dal 2007. La prima fase della procedura si è sviluppata con un approfondimento su Cargo e Regionale. Trenitalia Cargo. Il trasporto merci su ferrovia, solo in Europa, ha registrato una flessione negativa di circa il 30%. Le cause vanno ricercate principalmente nella crisi economica, che ha determinato il calo del traffico marittimo, la perdita di volumi per specifici settori merceologici tra i quali in modo significativo quelli che si avvalgono del trasporto su ferro (siderurgia, chimica, auto). Rilevante anche il sistema liberalizzato che in Italia non ha prodotto l’aumento dei volumi, restituendoci ricavi stabili e costi in aumento. L’azienda ha evidenziato le differenze fra costi e ricavi rispetto ad altri competitor, in particolare internazionali. Nello specifico del conto economico il consuntivo per il 2009 presenta un saldo negativo di circa 300 milioni di euro, conseguenza di un rapporto fra ricavi e costi sbilanciato (728 M€ di ricavi contro 942 di costi). A fronte di ciò, la Divisione ha impostato un budget per l’anno in corso che punta ad un ridimensionamento della forbice ricavi/costi per un risultato stimato intorno ai 200 M€. In tale contesto la Divi- 5 sione punterà a concentrare la propria capacità produttiva sul territorio della pianura padana con un rafforzamento dell’asse Bologna-Verona-Brennero. Marginali appaiono i presidi lungo le direttrici tirrenica e adriatica, soprattutto legati al traffico sussidiato da contratto di servizio con il Ministero dei Trasporti. Nell’insieme un assetto produttivo che svilupperebbe 38 Mil/tr.km su 260 relazioni di traffico, 137 impianti articolati su 76 nodi. Da un punto di vista economico il nuovo assetto dovrebbe determinare una riduzione di costi pari a 145 M€ ripartiti fra lavoro (64) e operativi (manutenzioni, contratti, ecc.). Sul fattore lavoro, quindi, un ulteriore “dimagrimento” che porterebbe le consistenze da 8000 circa di inizio 2010 a circa 6400 a fine anno utilizzando prevalentemente la leva Fondo (circa 1000) e la leva mobilità (circa 500). La riorganizzazione del lavoro viene ipotizzata e proposta su quattro linee: 1) Attività di terra senza presenziamento residente (in pratica squadre volanti polifunzionali in grado di muoversi sul territorio in funzione di cosa, quando e quanto fare); 2) Unificazione dei centri di coordinamento delle risorse di esercizio (reticolo COT per gestire uomini e mezzi); 3) Concentramento dei siti manutentivi ed una diversa qualificazione delle funzioni (in particolare per la Manutenzione Corrente “paralizzante”); 4) Condotta senza ridondanza umana esclusiva (in sostanza un doppio agente PER LE STRADE D’EUROPA 6 I CONTRATTI con funzioni polivalenti). Uno scenario che allo stato suscita perplessità circa l’assetto produttivo del quale vorremmo approfondire le condizioni di mercato e, soprattutto, un dettaglio più articolato delle azioni che vengono ipotizzate (reticolo, giurisdizioni, competenze, figure professionali), le ricadute sul fattore lavoro ed il rapporto che si determinerà nei confronti delle altre strutture di Trenitalia (se mobilità ci sarà, verso chi, per fare cosa, a quali condizioni). Trenitalia Regionale. La Divisione ha stipulato 15 Contratti di Servizio con altrettante Regioni secondo lo schema di durata 6+6 che consente una maggiore “stabilità” del servizio a fronte di investimenti (per gran parte autofinanziati) in nuovo materiale rotabile. I valori in campo si aggirano intorno a 1000 Mil.€ già contrattualizzati per l’acquisto di 100 Loc 464 con opzione di ulteriori 50; 350 carrozze a doppio piano con opzione di ulteriori 250 e ristrutturazione di 38 complessi Diesel. Restano da definire le situazioni contrattuali con le Regioni a statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta per via della mancata definizione dei rapporti finanziari con il Governo centrale) e, soprattutto, la delicata situazione del Piemonte per la nota questione dell’avvio delle procedure concorsuali per l’assegnazione dei servizi. Il budget 2010 segnala un leggero incremento dei ricavi totali stimati (+1.5% mercato e compensazioni), un aumento dei costi (soprattutto operativi, stabile il lavoro) ed un obiettivo di risultato netto positivo (150 Mil.€). Tra gli obiettivi del 2010 segnaliamo quello del contenimento delle soppressioni entro l’1,5%, dell’offerta che tenderà ad un +3%, ma anche il “pieno utilizzo dell’agente solo” ed il perfezionamento dell’operazione TLN in Lombardia. La verifica della situazione negoziale, inevitabilmente, è partita dall’accordo del 15 maggio 2009 in materia di manutenzioni, assunzioni, internalizzazioni. La situazione che emerge non è affatto positiva. Infatti registriamo un abbattimento dei volumi produttivi ed un conseguente insufficiente livello di apporti di risorse. Il volume delle ore di manutenzione si è ridotto di quasi il 15% rispetto allo stimato mentre le assunzioni, ipotizzate in un “pacchetto” di 218, sono state realizzate solo parzialmente (92 unità). In tema di accordi per migliorare la produt- PER LE STRADE D’EUROPA tività degli impianti dobbiamo registrare, invece, una situazione di stallo. Gli unici adempimenti realizzati sono riferiti esclusivamente a modifiche di orario, a volte neanche convenuti. L’altro elemento di approfondimento è legato alla situazione degli organici della Divisione. Contrariamente alle aspettative, il segnale riportato è di una diffusa carenza nel macchina e nel bordo, settori per i quali non vengono previsti nuovi apporti per fare spazio a mobilità (soprattutto da Cargo); alcune già avviate con specifiche interpellanze. Nei settori Manovra/Formazione treni e Vendita/Assistenza la Divisione non ha presentato particolari criticità. Diversa, invece, la situazione per quanto riguarda le strutture di staff. Sul fronte organizzativo, l’obiettivo dichiarato di DPR è quello di procedere sulla unificazione degli impianti PdM e PdB; obiettivo per il quale abbiamo evidenziato forti perplessità e contrarietà. In tale contesto abbiamo segnalato la problematica dei nuovi sistemi gestionali dei turni individuali (crew management) evidenziando come tale impostazione non sia avulsa dal contesto organizzativo di unificazione, anzi, lo accentua rendendo possibili interventi sul lavoro. Conclusioni. Il confronto prosegue nei prossimi giorni (il programma di lavoro impegna fino a metà maggio) per completare l’analisi delle due Divisioni di cui sopra, per procedere con Passeggeri e Tecnica e affrontare anche RFI (Rete Ferroviaria Italiana). Quest’ultima, nascosta dietro le “disavventure” di Trenitalia, vive una sua vita totalmente autonoma e all’ombra della sorella maggiore continua su di un percorso fatto di riorganizzazione e di nuovi assetti istituzionali. In realtà troppe sono le questioni da riportare ad un confronto esplicito e trasparente anche con RFI. Il ruolo di Gestore dell’Infrastruttura in uno scenario competitivo si fa più stringente ed alcune funzioni della società andrebbero rimodulate. Ma va anche riproposta una correzione dell’attuale organizzazione territoriale che è nata vecchia e dai compromessi evidenti, come vanno ripresi i ragionamenti su attività e consistenze. Riteniamo che il livello di guardia si sia pericolosamente abbassato e non siamo disponibili ad assecondare recuperi economici sul budget/conto economico 2010 impostati sulla riduzione dell’organico. Per chiudere un’ultima annotazione. TELCO. Una nuova stella nel firmamento del Gruppo FS. Telefonia, trasmissione dati, cessione di attività. Vogliamo saperne di più e vogliamo garanzie per le attività e per il lavoro. Salvatore Ottonelli LE VIE DEL MARE 7 AMIANTO: LA STORIA INFINITA DEI MARITTIMI di ANGELO PATIMO M olto si è scritto e si è dibattuto sulla questione del rischio amianto per i lavoratori marittimi, anche e specialmente sulle pagine di questo organo di stampa, quello della UILTRASPORTI, “Per le Strade d’Europa”. E nel momento in cui ci si accinge, oggi, per l’ennesima volta, a fare il punto della situazione, al fine di tentare di definire in maniera chiara e precisa lo stato dell’arte della vicenda, si avverte la fastidiosa sensazione di essere ripetitivi. E lo stato dell’arte della vicenda, registrava, fino a poco tempo fa, una condizione di stallo, per evidenti ed oggettive difficoltà dovute a procedure di natura burocratica. Questo a partire dall’anno 2006, quando l’accertamento della sussistenza e della durata della esposizione al rischio amianto, originariamente di competenza dell’INAIL, con la trasmissione di tutte le domande in giacenza, è stato, giustamente, trasferito all’IPSEMA, per effetto dell’art. 1, comma 567 della legge n. 266 del 23/12/05 (legge Finanziaria del 2006). Una condizione di stallo, dopo la quale in IPSEMA, sono emersi due ordini di problemi: • quello dovuto al curriculum lavorativo; • quello dovuto alla procedura di accertamento. Circa il rischio della ripetitività, al fine di concretamente scongiurarne gli effetti, si cercherà di focalizzare l’attenzione, nello sviluppo dell’annosa, quando ormai logorroica vicenda, su tutti gli atti che si sono concretizzati e succeduti a partire dall’anno 2007. Curriculum lavorativo una precisa norma di legge, a rilasciaInfatti, in quell’anno, l’IPSEMA, con re qualsivoglia dichiarazione; due successive lettere a ciascun lavora- • il secondo è riferito alle difficoltà tore marittimo che ne aveva fatto richiedelle Direzioni Provinciali del Lavosta, comunicava, nella prima, la ricezioro ad assumere, comunque, una inine dall’INAIL della richiesta stessa, e ziativa, seppure in previsione di una successivamente con la seconda, segnanorma legislativa, che, si riferisce lava la improcedibilità della istruttoria però, come si è precedentemente di certificazione dell’esposizione detto, alla generalità dei lavoratori. Iniziativa, ancorché in assenza di una circolare esplicativa o di un regolamento di attuazione. Iniziativa, inoltre, in una materia particolarmente specifica, come quella del lavoro marittimo, nella quale materia, le DPL non avevano e non hanno competenza alcuna. Lavoro marittimo, regolato da una normativa complessa, appunto specifica, specialmente per la parte che attiene il collocamento, quello che, nella sua peculiarità, disciplina il relativo all’amianto, per carenza di documenta- avviamento al lavoro della Gente di zione. Mare. Normativa, infine, che è in capo Nel caso di specie, il curriculum lavora- al Ministero delle Infrastrutture e dei tivo. Trasporti. Si sottolineava, altresì, che, nel caso di Per cui, persistendo ad oggi la condizioaziende cessate, il curriculum lavorativo ne di impossibilità per il lavoratore poteva essere sostituito da una non marittimo di certificare il proprio currimeglio precisata dichiarazione rilasciata culum, anche per il rifiuto delle aziende dalla competente, per territorio, Direzio- di navigazione a rilasciare qualsivoglia ne Provinciale del Lavoro, cosi come dichiarazione, è poi intervenuta in socprevisto dal comma 5 dell’art. 3 del DM corso la circolare del Ministero del 27/10/04. Norma che si riferisce alla Lavoro della Salute e delle Politiche generalità dei lavoratori. Sociali, a firma del Ministro Maurizio Dalla corrispondenza successivamente Sacconi, del 14/7/2009. sviluppatasi tra le OOSS confederali Con la quale circolare si prende atto che, nazionali e l’ IPSEMA, la stessa precisa- si cita, “l’assolvimento di tale onere va che la comunicazione aveva un inten- (quello del rilascio del curriculum da to informativo-sollecitatorio, e non di parte dell’azienda armatoriale) si è riverigetto delle domande presentate. lato, peraltro, di scarsa praticabilità per Trascurando cosi due aspetti fondamen- il lavoratore del settore marittimo a talmente derimenti di tutta la questione: ragione della specificità della disciplina • il primo, che le aziende si rifiutavano, lavoristica di settore e della non stanziae si rifiutano ancora, in violazione ad lità dell’attività svolta” (oltre che per PER LE STRADE D’EUROPA 8 l’inspiegabile atteggiamento delle società armatoriali). Per la qual cosa, si cita, “si ritiene di poter applicare alla fattispecie la disposizione di cui all’art. 3, comma 5, del citato decreto 27/10/04 che, in speciali circostanze, consente alla Direzione Provinciale del Lavoro di rilasciare, previe apposite indagini, il curriculum lavorativo, sostituendosi al datore di lavoro.” “Pertanto, in tutti in casi di lavoratore marittimo impossibilitato a reperire il proprio curriculum lavorativo, la Direzione Provinciale del Lavoro, competente per territorio, provvederà al rilascio del predetto curriculum, ove non in possesso di altra documentazione utile ai fini dell’accertamento, tramite validazione dell’estratto matricolare rilasciato dalla Capitaneria di porto oppure del libretto di navigazione autenticato dalla medesima Capitaneria.” Procedura di accertamento La stessa è stata oggetto di circolare della Direzione Generale dell’IPSEMA alle sedi Compartimentali, circolare che fissa le linee guida per l’accertamento. Accertamento sulla base di studi effettuati da esperti e tecnici dell’INSEAN (la Vasca Navale), dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dell’Università di Roma di Tor Vergata. Per cui, circa la presenza dell’amianto a bordo alle navi, va precisato, in via preliminare, che le relative procedure di accertamento, rispondono a criteri differenti a seconda dell’anno di costruzione della nave, e del periodo di navigazione di riferimento. Infatti, dall’aprile del ’94 decorre il divieto, per legge, del ricorso all’uso di materiale di amianto nella costruzione della nave. Conseguentemente, su tutte le navi costruite dopo tale data, non si dovrebbe costituire la condizione di esposizione al rischio amianto. Per le navi costruite prima del ’94 o acquistate all’estero, che hanno assolto all’obbligo di legge di messa in sicurezza, entro ottobre del 2000, attraverso operazioni di bonifica e di mappatura di PER LE STRADE D’EUROPA LE VIE DEL MARE materiale contenente amianto, le procedure di accertamento rispondono, secondo gli studi degli esperti, a criteri a carattere presuntivo. Infine, dall’ottobre del 2000 all’ottobre del 2003 le procedure di accertamento dovranno rispondere a criteri certi, attraverso rilevazioni ambientali circa la sussistenza e la durata dell’esposizione. La data dell’ottobre del 2003 costituisce il termine ultimo di esposizione all’amianto per la maturazione del diritto al beneficio previdenziale per effetto del comma 1 dell’art. 1 del decreto 27/10/04, “Attuazione dell’art.47 del decreto-legge 30 settembre 2003, convertito, con modificazioni, nelle legge 24 novembre 2003, n. 326. Benefici previdenziali per i lavoratori esposti all’amianto.” Accertamento presuntivo La procedura si applica, come si è detto, a tutte quelle navi, costruite prima del ’94 o acquistate all’estero, oggetto di operazioni di bonifica ai sensi della D.M. 20 agosto 1999, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 22 ottobre 1999, n. 249. Decreto che imponeva entro un anno dalla sua entrata in vigore (appunto il 22 ottobre 2000) la messa in sicurezza degli ambienti di bordo. Lo studio retrospettivo sulla sussistenza del rischio amianto, anche attraverso un criterio incentrato sulle mansioni a bordo e quindi sulle qualifiche, ha portato a tre risultati circa la esposizione: • esposizione ambientale che è quella comunque presente a bordo che prescinde da operazioni di manutenzione in corso; • esposizione indiretta che è quella legata alla sospensione in aria di fibre di amianto veicolate attraverso impianti di ventilazione da ambienti soggetti a interventi di manutenzione su manufatti che contengono, appunto, amianto; • esposizione diretta che è quella che si esercita nei confronti dei soggetti c.d. astanti che, per le mansioni a loro affidate, oltre a sovrintendere, manipolano direttamente manufatti contenenti amianto. Nei primi due casi, lo studio rileva, attraverso l’esame della letteratura scientifica, valori assolutamente non interessanti ai fini della sussistenza del rischio per il diritto al beneficio. Solo nel terzo caso, quello della esposizione diretta, si realizzano le condizioni per cui, per le mansioni esercitate, il personale adibito ai servizi di macchina, la qualifica risulta soggetta al rischio amianto, per la quantità di fibre in sospensione e la durata della esposizione, tale da determinare il diritto al beneficio. Questo il quadro generale della situazione, quadro abbastanza complesso ed articolato che pone, comunque una serie di problemi. Infatti, è scontato che il nodo principale è quello del curriculum lavorativo, nodo che costituisce impedimento all’avvio delle procedure di accertamento. Problema che si risolve ricorrendo ad un documento sostitutivo (libretto di navigazione). Soluzione già auspicata dalle OOSS confederali rappresentata nel lontano 2005 al Ministero del Lavoro, recepita e fatta propria dalle Commissioni IX e XI dell’allora Camera dei Deputati. Le quali Commissioni della Camera dei Deputati, accogliendo una argomentata risoluzione, impegnarono, inutilmente, l’allora Governo, ad emanare una circolare esplicativa. Soluzione ribadita, successivamente, dal Ministro Sacconi, con sua circolare del 14/9/09. Sciolto il nodo del curriculum, rimangono, comunque, da chiarire, non pochi problemi come quelli, tra l’altro, della esclusione dalla procedura presuntiva di accertamento di alcune qualifiche, come quelle della cucina, o quella dell’allievo ufficiale di macchina. Come pure quello dei periodi di imbarco ai fini del conseguimento del beneficio previdenziale. Periodi di imbarco che devono necessariamente avvalersi del prolungamento previsto dalla legge 26/7/84, n. 413, di riforma della previdenza marinara. Angelo Patimo EYJAFJALLAJÖKULL MACHEVUOLDIRE? UN NUOVO PERICOLO PER IL TRASPORTO AEREO di MARCO VENEZIANI* I n queste ore, il comparto del Trasporto Aereo subisce l’ennesimo “attacco” da parte di un nuovo nemico. Dopo il terrorismo islamico, la S.A.R.S, il caro petrolio e la recessione globale, la nuova concreta minaccia per la sopravvivenza di un settore già in grave crisi viene da un vulcano sperduto sull’isola Islandese dal nome impronunciabile (potete leggerlo nell’occhiello di pagina) che, dopo un sonno che durava dal 1823, ha ripreso la propria attività naturale inondando i cieli europei di una enorme quantità di pulviscolo pericoloso per il volo. Il brusco risveglio per il mondo globale è costituito dal fatto che un evento che si svolge in un angolo remoto del pianeta possa pesantemente cambiare i corsi dell’economia e della vita quotidiana di così tante persone ed aziende. Purtroppo la natura dimostra concretamente di non essere così facilmente addomesticabile ai desideri dell’uomo ed alle sue frenesie economiche, per la felicità, si fa per dire, ovviamente, degli immancabili catastrofisti e pseudonaturalisti. Nei fatti, per quanti più da vicino si devono quotidianamente misurare con le tematiche del lavoro, l’eruzione della “montagna delle isole”, questa è la traduzione di massima del termine in lingua islandese, provoca effetti pesanti sia per i lavoratori che per l’utenza. Al di là dei prevedibili disagi per i milioni di passeggeri lasciati a terra in tutti gli aeroporti europei, le cui disavventure ci vengono ampiamente documentate dai media in tempo reale ed a tutte le ore del giorno e della notte, diversa e minore rilevanza viene concessa alle pesanti implicazioni sul mondo del lavoro. Nell’immediato, l’impatto dell’emergenza “nube vulcanica” colpisce i vetto- ri, i gestori aeroportuali, gli operatori del controllo del traffico aereo e l’indotto che questi muovono. Milioni di lavoratori italiani ed europei vedono sconvolti i ritmi di impiego e, se il blocco dei voli dovesse malauguratamente proseguire, vedrebbero certamente a rischio i livelli occupazionali. Siamo ovviamente di fronte ad una calamità naturale di proporzioni storiche per il trasporto aereo che, in pochi giorni, ha pesantemente colpito l’equilibrio economico di tutti gli operatori del settore. Di fronte ad eventi di tale portata il Sindacato e la Uiltrasporti, nell’ambito del suo ruolo sociale di tutela dei lavoratori, si sta in queste ore facendo portavoce presso le istituzioni del devastante impatto sul mondo del lavoro. Istituzioni Italiane ed Europee debbono 9 essere richiamate al loro ruolo di sostegno dell’economia e di garanti della stabilità sociale. Imprese e lavoratori del Trasporto Aereo non possono essere lasciati soli a fronteggiare una crisi di tale portata, debbono invece essere sostenuti con urgenza dai Governi Nazionali e Comunitari pena il rischio di collasso di un settore che, da solo, rappresenta oltre il 5% del PIL Europeo. L’Europa ha oggi l’occasione ed il dovere di intervenire a sostegno del Comparto con urgenza e rapidità. La nostra Organizzazione Sindacale è in prima linea in queste difficili ore. Le strutture e la Segreteria Nazionale e Generale sono costantemente impegnate nella gestione della crisi con tutto l’impegno possibile. L’auspicio, rivolto a tutti noi, è che al più presto si possa uscire dalla fase contingente per tornare a ragionare di ripresa e rilancio del nostro travagliato comparto. *Segr. Naz. Uiltrasporti LA NUBE: INTERROGATIVI CHE ATTENDONO RISPOSTA di GIAN CARLO SERAFINI L a nube di cenere fuoriuscita dal vulcano islandese Eyjafjallajökull ha tenuto a piedi l’Europa per cinque giorni e ha fatto bruciare miliardi di euro portando le compagnie aeree del Vecchio continente a un passo dal collasso economico. Ma davvero la chiusura quasi totale dei cieli europei era l’unica soluzione per affrontare l’emergenza? In questi giorni abbiamo imparato a memoria lo schema della nube nera che piano piano copre la cartina dell’Europa e ci siamo messi il cuore in pace: se è così, volare non ha senso. Effettivamente - lo spiegano da giorni gli esperti - la cenere vulcanica è pericolosa per i motori degli aerei “La chiusu- ra dello spazio aereo è stata decisa sulla base di dati prodotti da una simulazione al computer del Volcanic Ash Advisory Centre di Londra”, ha detto Joachim Hunold di Air Berlin al domenicale tedesco Bild. “Neanche un pallone meteorologico è stato usato per misurare quanta cenere si trovi nei cieli”. Così sia Air Berlin che Lufthansa sabato hanno fatto volare aerei senza passeggeri. A Francoforte i tecnici hanno esaminato i velivoli: “Non c’era il minimo graffio sui vetri della cabina di pilotaggio, la carlinga o i motori”. Le perdite per le compagnie aeree ora raggiungono i 250 milioni di dollari al giorno, con un impatto economico superiore a quello dell’11 settembre del 2001. Per questo ieri la Iata, l’Associa- PER LE STRADE D’EUROPA 10 EYJAFJALLAJÖ... MACHEVUOLDIRE? zione Internazionale del Trasporto Aereo, ha chiesto di riaprire almeno alcuni corridoi di transito sopra l’Europa criticando il modo in cui i governi stanno rispondendo alla crisi provocata dalla nube di cenere vulcanica. Stesso concetto ribadito ieri da Assaereo, l’Associazione nazionale vettori, che ha definito “devastante” lo stop imposto ai voli: “A seguito dei test svolti in diversi paesi comunitari e dalle ispezioni condotte dalle Compagnie associate dopo i voli operati tra le 8.00 e le 9.00 di sabato17 Aprile - ha scritto in un comunicato non è emerso alcun danno da abrasione o altro problema originariamente temuto”. Come sempre più spesso succede quando si parla di meteo, clima e condizioni dei cieli, il metodo scientifico empirico viene completamente dimenticato: lo stop ai voli, per quanto precauzionale, non è basato su dati oggettivi, ma - continua Assaereo - “sulla base di teoriche previsioni di modelli matematici”. Nemmeno la notizia di un aereo della Nato “danneggiato” dalle ceneri vulcaniche ha tolto il dubbio che l’Europa abbia scelto una soluzione troppo prudente per rispondere a un problema che non si pone certo per la prima volta: che cosa è successo di diverso dal 2004, quando l’eruzione del vulcano Grímsvötn causò l’interruzione dei voli ma in un’area limitata, e qualche cautela sul Mare del nord? D’altronde in Islanda ci sono 130 vulcani attivi che eruttano senza soluzione di continuità. Perché solo questa volta la “controffensiva” è stata così drastica? Queste sono le PER LE STRADE D’EUROPA domande che le compagnie aeree hanno fatto in questi giorni ai governi europei senza ottenere risposte. Il pericolo esiste, ma basarsi soltanto su modelli matematici per seguire lo spostamento di una cosa reale come una nube può portare a ingigantire il problema. Gli aeroporti italiani del centro e nord Italia «più gravemente penalizzati» dal blocco quasi totale del traffico aereo per la cenere vulcanica chiedono al Governo di dichiarare «lo stato di crisi legato alla calamità naturale». Lo rende noto Assaeroporti (Associazione dei gestori Aeroportuali Italiani) dopo la riunione convocata il 20 Aprile d’urgenza per analizzare dal punto di vista dei gestori. Gli aeroporti che si sono riuniti, 14 società di gestione del centro e nord Italia, chiedono lo stato di crisi in considerazione dei «danni all’intero sistema del trasporto aereo per le migliaia di ore di lavoro perse, per le migliaia di voli cancellati con conseguenti disagi per decine di migliaia di passeggeri nonchè per i mancati ricavi generati e per tutti i costi aggiuntivi dovuti all’assistenza dei passeggeri bloccati nelle aerostazioni ammontanti a svariati milioni di euro». Assaeroporti «procederà alla quantificazione puntuale dei danni richiedendo al Governo, secondo una traccia comune definita a livello europeo da Aci Europe, un incontro per esporre le urgenti richieste del sistema aeroportuale italiano e concordare le modalità attraverso le quali poter rientrare dei gravi danni economici sopportati». L’As- sociazione esprime infine, la necessità di essere direttamente coinvolta nelle decisioni relative a casi analoghi per poter tempestivamente informare, in uno spirito di piena collaborazione, i propri associati e dare quindi la possibilità di interventi più tempestivi e coordinati». I sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporti hanno inviato una richiesta di incontro urgente al Ministro delle Infrastrutture e trasporti Altero Matteoli e al Sottosegretario della Presidenza del Consiglio Gianni Letta in merito alla emergenza creatasi nel trasporto aereo. I sindacati ritengono, urgente un esame della situazione creatasi a seguito della nube vulcanica islandese, anche in merito alle indicazioni che emergono dalla Commissione europea e dagli interventi che il ministero dei Trasporti vorrà avviare a tutela e sostegno del comparto aereo. I sindacati dichiarano disponibili a partecipare ad incontri anche congiuntamente alle rappresentanze datoriali che il ministro intenderà coinvolgere. Non si è fatta attendere la risposta da parte della Commissione Europea che prevede di utilizzare gli stessi strumenti di aiuto alle compagnie aeree usati dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 Settembre; per contrastare gli effetti della nube di cenere provocata dall’eruzione del vulcano islandese. Queste le affermazioni da parte del responsabile della politica economica Almunia. Gian Carlo Serafini Dipartimento Nazionale Trasporto Aereo VIZI SEGRETI E ITALICHE VIRTÙ QUANTO COSTA LA CORRUZIONE... 11 di SANTINO FORTINO0 L a corruzione sembra essere un problema cronico della società italiana. Già conosciuta e oggetto di pubblico dibattito, quando non di feroci violenze, sin dai tempi della Roma Imperiale, non ha mai smesso di scandire il susseguirsi delle vicende storiche del nostro Paese. Ricordiamo nel mondo cattolico la vendita delle indulgenze ai tempi di papa Leone X che portò la conseguenza della Riforma Protestante, oppure, in anni più recenti, allo scandalo della Banca Romana che travolse il Governo Giolitti nel 1892-93 passata oggi anche come fiction nei nostri schermi televisivi senza però metterne in evidenza i fattori negativi, per poi arrivare ai giorni nostri che vanno dalla cosiddetta tangentopoli al più banale calcio scommesse, coinvolgendo uomini politici, imprenditori, militari, ecclesiastici, sportivi, e che ha decimato la classe dirigente della prima Repubblica con un susseguirsi di fatti che oggi sono diventati cronaca. Nessuno può dunque dichiararsi innocente, e non è che la corruzione sia entrata nel sistema vita di soppiatto, senza che nessuno se ne accorgesse, bensì è stata invitata per semplificarsi la vita, per contrastare qualcuno o qualcosa che poteva essere pericoloso, per ottenere ciò che tramite le vie legali non si poteva o non si riusciva ad ottenere. Costa una marea di soldi, dai dati Eurispess si calcola circa 60 miliardi di tasse in più, che potrebbero essere impiegati sicuramente in maniera migliore e più proficua e non si mangia solo le risorse dello Stato ma contribuisce ad aumentare il nostro debito pubblico di circa 25000 euro pro-capite. La corruzione rallenta dunque la nostra economia, togliendo soldi alla ricerca, alle infrastrutture, alla sanità, mandando avanti chi già detiene i capitali necessari per corrompere i pubblici funzionari e non chi ha le capacità imprenditoriali o le idee per portare innovazione e sviluppo. La corruzione inoltre, resta il modo preferito dalle mafie per acquistare sempre più potere, per piegare chi si azzarda a far loro concorrenza. Non volendo fare esempi eclatanti dell’attualità, si può purtroppo genericamente affermare che è la piaga peggiore di questo Paese. Quando si parla di corruzione si fa riferimento, in realtà, a due reati specifici: la corruzione propriamente detta e cioè PER LE STRADE D’EUROPA 12 VIZI SEGRETI E ITALICHE VIRTÙ quando si offre denaro ad un funzionario pubblico per ottenere vantaggi, e la concussione quando è il pubblico ufficiale a richiedere una ricompensa in cambio di favori da elargire. Anche se il prodotto non cambia, l’Italiano medio condanna di certo il politico che si fa corrompere o il grande imprenditore che elargisce mazzette, ma nel contempo li giustifica e dentro di se ammette che avrebbe agito allo stesso modo se messo nelle stesse situazioni. Ed in effetti è proprio ciò che si fa. Si accetta la corruzione perché ormai è diventata parte integrante della società e della cultura italiana. Quelli più avanti con l’età fanno di tutto, mentendo anche con se stessi, per trasmetterlo alle giovani generazioni: quante volte sentiamo parlare di quello che ha “conoscenze” o di un altro che ha ottenuto un posto di lavoro in cambio di ogni specie di merce, o chi salta le file alla ASL perché è “ addentrato”, o chi ha avuto la casa o la licenza commerciale perché ha “ unto le ruote” ? Per fortuna, a me sembra ma non vorrei sbagliare, che ai tanto vituperati giovani, quelli liberi di pensare, questo ragionamento o questo metodo non piaccia molto. Fa ben sperare per il futuro ma non si dovrebbe guastare troppo e ancora il presente. Ma perché continua a prosperare? Studiosi, sociologi, magistrati, economisti ne hanno abbozzato alcuni motivi; tutti hanno convenuto che l’Italia non PER LE STRADE D’EUROPA sia ancora una democrazia forte e compiuta, con un mercato concorrenziale e ben funzionante. Le procedure sono farraginose, il modo di organizzare eccessivamente burocratico e superato. Si lavora ancora sulla correttezza formale e non sui risultati. L’interpretazione di norme, leggi e regolamenti intricatissimi lascia ampia discrezionalità al singolo funzionario o al singolo politico e crea spiragli favorevoli per l’infiltrarsi della corruzione. Ci sono anche motivi culturali e addirittura religiosi: lo Stato è spesso percepito come qualcosa di estraneo, di antagonista. L’arricchimento è considerato come il principale segno di distinzione e di superiorità sociale. L’aristocrazia del denaro è l’unica gerarchia riconosciuta, anche il “potere” si acquisisce con il denaro più che con la conoscenza o la competenza. Persino la nostra appartenenza al cattolicesimo, al contrario delle scuole protestanti o calviniste, ci abitua ad essere indulgenti verso le nostre debolezze e i nostri peccati, ci invita all’assoluzione invece che alla condanna e alla espiazione terrena. Valori di civismo molto diffusi in democrazie più mature della nostra, trovano da noi una adesione di facciata. La vita pubblica italiana scorre da sempre su un doppio binario morale dei vizi privati e delle pubbliche virtù; tradotto risulta essere il metodo di predicare bene e razzolare male. In tutto questo i nostri politici , gestori dei nostri governi e perciò del nostro futuro che fanno? Qualche risultato lo vediamo nelle cronache rosa o nere dei nostro mass- media, mentre l’attuale Governo mette in scena nel palinsesto l’esame del ddl e del provvedimento che inasprisce le pene per questi reati. Si legge in un comunicato delle attività parlamentari:” è stato avviato l’esame di un decreto legge, su proposta del Ministro della Giustizia ed al quale il Governo annette grande importanza, che contiene disposizioni tese a rafforzare il principio di legalità nella pubblica amministrazione attraverso l’ampliamento del novero delle sentenze di condanna ostative alla candidatura ad elezioni amministrative e all’assunzione di cariche negli Enti Locali, nonché modifiche al codice penale in materia di delitti contro la pubblica amministrazione ed aggravamento delle relative pene. Condividendo impianto e finalità il Consiglio ha deciso di rendere il provvedimento più incisivo integrandolo con disposizioni che perseguano l’obiettivo di una efficienza sempre maggiore nella pubblica amministrazione.” E’ un auspicabile scatto di serietà o una autoflagellazione ? E poi vale per tutti? Se si, stiamo intraprendendo la giusta strada delle riforme e della “politica del fare, se no renderemo conto un giorno ai nostri figli sperando che abbiano la giusta “cristiana pietà”. Santino Fortino I NUOVI ORGANI CONFEDERALI DELLA UIL 13 La UILT negli organi Confederali Direzione Nazionale Giuseppe Caronia Comitato Centrale Giuseppe Caronia Ubaldo Conti Luigi Simeone Marco Veneziani Giovanni Ciarlone (UILT/FITEL) Collegio dei Probiviri Santino Fortino Revisori dei Conti Claudio Tarlazzi COMITATO CENTRALE ELETTO DAL XV CONGRESSO AMATO Costantino; AMICONE Ciro; ANGELETTI Luigi; ANGILERI Giovanni; AREZZI Raffaele; BARBAGALLO Carmelo; BARBERA Antonio; BARONE Claudio; BARTOLO Fulvio; BELLISSIMA Romano; BENAZZI Rosanna; BENDINI Claudio; BIZZOTTO Ramira; BOCCHI Tiziana; BOCO Bruno; BOMBARDIERI Pierpaolo; BORJA Eschly Estela; BOSCO Salvatore; CALCAGNO Agostino; CAMPO Reberto; CANTINI Francesca; CARANNANTE Rocco; CARCASSI Paolo; CARONIA Giuseppe; CASTAGNA Roberto; CASUCCI Mauro; CATALINI Mario; CHISIN Grazia; CIANCIOTTA Maria Teresa; CICCONE Biagio; CIDDIO Donato; CIVICA Alberto; COLAMARCO Gerardo; COLONNA Luca Maria; COMOLLO Mario; CONTI Ubaldo; CORREALE Antonio; CORTESE Giovanni; DEL FICO Luciana; DI COLA Bruno; DI MENNA Massimo; FABBRI Grazia; FARGNOLI Emilio; FERRARA Giuseppe; FERRO Antonio; FIORDALISO Carlo; FIORETTI Graziano; FOCCILLO Antonio; FOSCHI Luigi; FRANCESCHINI Valerio; GALBUSERA Walter; GARULLO Luigi; GHINI Mario; GIANGRAZI Rossella; GIANNETTO Salvatore; GOBBO INCELLI M. Vittoria; GRANATO Giovanni; GUELFI Vera; ILARI Daniele; LARIZZA Pietro; LATERRA Salvatore; LATORRACA Michele; LENTO Antonio; LIBRANDI Michelangelo; LIOI Ferdinando; LIZZAMBRI Alba Rosa; LOY Guglielmo; LUPI Marco; MAMMUCARI Enrica; MANFRINI Rossella; MANNINO Maria Pia; MANTEGAZZA Stefano; MARABOTTINI Franco; MARANO Angela; MARCHIANI Vito; MARRONI Marco; MARTE Bruno; MARTELLI Gianfranco; MASI Massimo; MASSA Piero; MATTONE Angelo; MAURELLI Maddalena; MAZZUCCHELLI Claudia; MESSANA Giuseppina; MINICUCCI Giuseppe; MONARI Ermanno; MOROLLI Giuseppina; MOSCA Cristina; NEGRO Claudio; NERI Riberto; NGO TONYE Felicite; NISI Nirvana; ORANGES Alberto; ORTOLANO Fabiola; PALESE Teresa; PALLOTTA Anna; PALOMBELLA Rocco; PAOLELLI Pietro; PAPICCIO Pasquale; PASCUCCI Augusto; PELLEGRINI Pietro; PEZZETTA Giannantonio; PIERSANTI Livia; PIRANI Paolo; POSA Vincenzo; PROIETTI Domenico; PROIETTI Pasquale; PUGLIESE Aldo; RANALDI Alessandro; RANIERI Noemi; REA Anna; RONZONI Emanuele; ROSSETTI Pasquale; ROSSI Giovanni; ROSSITTO Simona; RUSSO Libera; SAMBUCINI Giampiero; SANTINI Lamberto; SARAVIA Pilar; SARNATARO Davide; SCARDAONE Luigi; SERAFINI Toni; SGAMBATI Giovanni; SICILIANO Agostino; SILVA Emilia; SIMEONE Luigi; SORGIA Elisabetta; STELLANO Giuseppe; TICCA Francesca; TONGHINI Enrico; TORLUCCIO Giovanni; TOTTI Olga; TRINCI Massimo; TURCO Nicola; TURI Giancarlo; TURI Giuseppe; VACCARO Carmine; VARINI Daniela; VENEZIANI Marco; VERGA Mariangela; VERONESE Ivana; VISENTINI Luca Maria; VITALE Ester; VITI Antonio; ZANELLI Angelo; ZIGNANI Giuliano; ZITO Giuseppe. PER LE STRADE D’EUROPA 14 I NUOVI ORGANI CONFEDERALI DELLA UIL FANNO INOLTRE PARTE DEL COMITATO CENTRALE (ARTICOLO 34 DELLO STATUTO) CON DIRITTO DI VOTO OVE NON GIA’ ELETTI Presidente dell’ADOC; Presidente del CAF; Presidente dell’ENFAP; Presidente dell’ITAL; Presidente dell’Istituto PROGETTO SUD; Responsabile dell’UFFICIO PER LE POLITICHE COMUNITARIE; Responsabile della CONFEDERAZIONE ITALIANA QUADRI; Responsabile dell’Ufficio “H”; Responsabile del Coordinamento dei LAVORATORI FRONTALIERI; Responsabile del Coordinamento ARTIGIANATO UIL; Presidente del Collegio PROBIVIRI; Presidente del Collegio REVISORI CONTI; Iscritti UIL componenti del CNEL; Presidenti e/o Vice Presidenti dei CONSIGLI DI INDIRIZZO E VIGILANZA O DI GESTIONE degli Enti Previdenziali Nazionali di espressione UIL; I Dirigenti sindacali cooptati ai sensi dell’art. 34, u.c. dello Statuto. CON VOTO CONSULTIVO OVE NON GIA’ ELETTI I Segretari generali delle UNIONI REGIONALI e delle UNIONI NAZIONALI DI CATEGORIA; Componenti il COLLEGIO DEI PROBIVIRI; Componenti il COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI; I componenti dei CONSIGLI DI INDIRIZZO E VIGILANZA di espressione UIL; Un rappresentante UIL nella FITEL;. PARTECIPANO INOLTRE AL COMITATO CENTRALE Un rappresentante dell’ANCS; Un rappresentante della UIL GIOVANI; Un rappresentante dell’ISTITUTO DI STUDI SINDACALI; Un rappresentante dell’UNIAT; Un rappresentante della UIM; Un rappresentante dell’UNSA-UIL; I Sindacati di Polizia di riferimento della UIL. PER LE STRADE D’EUROPA LA DIREZIONE NAZIONALE AMICONE Ciro; ANGELETTI Luigi; BARBAGALLO Carmelo; BARONE Claudio; BELLISSIMA Romano; BENDINI Claudio; BIZZOTTO Ramira; BOCCHI Tiziana; BOCO Bruno; BOSCO Salvatore; CAMPO Reberto; CARANNANTE Rocco; CARCASSI Paolo; CARONIA Giuseppe; CASTAGNA Roberto; CIVICA Alberto; COLAMARCO Gerardo; CORREALE Antonio; CORTESE Giovanni; DI COLA Bruno; DI MENNA Massimo; FIORDALISO Carlo; FIORETTI Graziano; FOCCILLO Antonio; GALBUSERA Walter; GOBBO INCELLI M. Vittoria; LARIZZA Pietro; LOY Guglielmo; MANNINO Maria Pia; MANTEGAZZA Stefano; MARCHIANI Vito; MARTELLI Gianfranco; MASI Massimo; MASSA Piero; MAURELLI Maddalena; MINICUCCI Giuseppe; MONARI Ermanno; NGO TONYE Felicite; NISI Nirvana; PALOMBELLA Rocco; PASCUCCI Augusto; PIERSANTI Livia; PIRANI Paolo; PROIETTI Domenico; PUGLIESE Aldo; RANALDI Alessandro; REA Anna; ROSSETTI Pasquale; SANTINI Lamberto; SCARDAONE Luigi; SERAFINI Toni; TICCA Francesca; TORLUCCIO Giovanni; VACCARO Carmine; VISENTINI Luca Maria; ZIGNANI Giuliano. PARTECIPANO INOLTRE ALLA DIREZIONE: (ARTICOLO 37 DELLO STATUTO) CON VOTO CONSULTIVO OVE NON GIA’ ELETTI Il Presidente del CAF; Il Presidente dell’ENFAP; Il Presidente dell’ITAL; Il Presidente dell’ISTITUTO PROGETTO SUD; Responsabile dell’UFFICIO PER LE POLITICHE COMUNITARIE; Responsabile della CONFEDERAZIONE ITALIANA QUADRI; Responsabile dell’Ufficio “H”; Rappresentanti UIL componenti del CNEL; Presidenti e/o Vice Presidenti dei CONSIGLI DI INDIRIZZO E VIGILANZA O DI GESTIONE degli Enti Previdenziali Nazionali di espressione UIL; Presidente del Collegio PROBIVIRI; Presidente del Collegio REVISORI CONTI. OPINIONI 15 Riforme o “alibi”? Questo è il problema... di NELLO FUSARO T orino. Questo non vuole essere un articolo, un modo di informare un certo numero di lettori su una determinata notizia ma, qualcosa di diverso. Non solo almeno. Vuole, vorrebbe presuntuosamente essere una riflessione ad alta voce, un dirsi ”quattro parole”, un fare il punto su un determinato argomento. Troppo sovente, le cronache italiche ci stanno portando a credere, un po’ per la sapienza di chi le compone, molto di più per quella di chi “confeziona e “gestisce” le informazioni, che alcuni processi siano, ancorché dolorosi, inevitabili poiché lo richiedono i tempi, gli italiani e, chi più ne ha ne metta. A ben guardare, è innegabile che questo sia un periodo di grandi e aspri conflitti sociali e, senza voler additare a questo o quello la paternità delle responsabilità oggettive e dirette, crediamo di non correre il rischio di essere smentiti nel momento in cui dovessimo sostenere, come di fatto faremo, che i cambiamenti in atto hanno un che di sospetto. Sia chiaro, il nostro è giudizio malizioso, forse anche di parte. Visto però che siamo giunti alle stesse conclusioni di altri interlocutori, il dubbio che ci sta arrovellando ci pare che abbia perso la naturale connotazione di un semplice insieme di dubbi astratti assumendo, man mano che i vari tasselli stavano andando al loro posto, una diversa configurazione. I media, quelli schierati e non, con notizie preconfezionate continuano a battere sul tasto delle riforme: sono necessarie, le chiedono a gran voce gli italiani, sono una necessità irrinunciabile del paese ecc. Il dibattito infuria e gli schieramenti si fronteggiano. La società civile s'in- terroga, sapienti d’ogni natura e livello esprimono i risultati di studi, ricerche, sondaggi e via così. Le ribalte sono tante e accreditate. Un grande polverone… E gli italiani? Zitti e muti. Sonnecchiosi o rassegnati ascoltano i vari dibattiti, partecipano come possono ma in fondo sono solo le inconsapevoli vittime designate. Da sovrani, assoluti fruitori di quanto lo Stato, il Bel Paese, dovrebbe fornire loro in termini di servizi, assistono subendo la tremenda pressione cui sono soggetti dai vari media ad un cambiamento epocale. Come tanti, anche noi fruitori di questi perenni riformati servizi pubblici, ci domandiamo cosa stia in realtà accadendo. Cerchiamo cioè di fare il punto della situazione. L’impresa è ardua, non solo perché in fondo stiamo parlando di un argomento talmente vasto che sintetizzarlo in poche righe sarebbe, senza dubbio alcuno, estremamente riduttivo ma anche perché una cosa è certa in questo tanto amato dannato paese: siamo il paese delle riforme perenni. Ma guardiamole bene queste riforme. Cerchiamo cioè di scoprire quali siano le reali necessità del popolo italiano. Un consiglio però, o meglio sarebbe dire una avvertenza: se volete addentrarvi su un tema così sofisticato e complesso, fatelo cercando di mantenervi molto distaccati da ogni pregiudizio sia esso politico, sindacale, sociale, etnico e compagnia cantante… Ne scoprirete delle belle. Noi ci abbiamo provato cercando di non farci influenzare da alcuno e vi possiamo tranquillamente confessare che ne siamo usciti turbati. In Italia, le riforme non sono mai state “il punto forte” del paese sia dal punto di vista politico sia da quello sociale. Il più delle volte, sono state sbandierate come cambiamenti radicali e, trionfalisticamente, presentati come un grande successo di chi le ha volute e della coalizione di riferimento. In realtà, lo spettacolo cui il nostro popolo si è ormai assuefatto è sempre di basso, se non infimo, profilo. Che si tratti di sanità, di giustizia o di previdenza, che si passi dal trasporto pubblico locale transitando per l’alta velocità ferroviaria o del trasporto ferroviario più in generale, per il sistema dei porti o della viabilità stradale, attraverso il sistema di tutela del territorio o della riforma del sistema carcerario, della pubblica sicurezza, del sistema fiscale, della scuola nei vari gradi, della ricerca, della cultura ecc. e, più in generale, alla società nel suo complesso e articolazioni, si assiste desolatamente ad uno spettacolo che, anziché riferirsi ad una società civile, proiettata nel futuro, con una particolare attenzione al bene e nell’interesse collettivo, ai giovani e nel PER LE STRADE D’EUROPA 16 rispetto di chi non è più nel ciclo produttivo, è la dimostrazione di un degrado che ormai è talmente entrato a fondo nell’intero sistema paese dall’essere divenuto un modello di riferimento, un valore cui conformarsi. E, purtroppo, forse rassegnarsi. Da parecchio tempo la principale preoccupazione della classe dirigente, cioè della politica, non è di adoperarsi per amministrare il bene comune in tutte le sue forme bensì trasformarlo in funzione delle più disparate esigenze del momento. Delle esigenze, ben si badi, non sempre legittime di gruppi di potere, di lobby, di interessi che poco o nulla hanno a che vedere con il principale e legittimo destinatario:il popolo italiano. Gli esempi sono sotto i nostri quotidiani occhi. Che si tratti di autostrade, di sanità, di assicurazioni, di scuola, ecc. la filosofia che si vorrebbe far affermare e, soprattutto, accettare/digerire agli italiani è una sola “il privato fa funzionare tutto meglio del pubblico”… Così è stato che in nome della comunità europea (più usata come alibi che come reale riferimento) si realizzino cambiamenti definiti come scelte strategiche, necessarie, inevitabili, richieste dal mercato ecc. ma che, in verità, sono solo il frutto di accordi tra politici e maramaldi che si vorrebbero chiamare “industriali/economisti/finanzieri” ma che la storia poi ci consegna come esportatori di capitali, generatori di guadagni illeciti, malfattori, e nel peggiore dei casi, non certo fenomeno isolato o rarissimo, comprimari del crimine organizzato. Ovviamente la lista dei vocaboli è infinitamente lunga. A noi quello che maggiormente lascia sgomenti ma anche irritati, non è questa forzatura ad hoc secondo la quale il bene pubblico deve essere riformato, ristrutturato e proiettato sempre più in un ottica privatistica in quanto non funzionante, non consono ecc. bensì il fatto che la classe politica italiana stia compiendo uno immenso sforzo per convincere il popolo italiano che solo i privati possono far funzionare questo malandato paese. PER LE STRADE D’EUROPA OPINIONI La prossima truffa del TRF previsto con la legge finanziaria ne è una prova provata. La cosa che ben si guardano però di dire non è di poco conto. Infatti, se da un lato potremmo accettare il principio che uno Stato debba “adattarsi al nuovo che avanza” riformando la sua pubblica amministrazione, le sue regole e leggi ecc. quello che più ci lascia non solo interdetti è il fatto che le riforme all’italiana si riconducono solo ed esclusivamente verso l’interesse, il profitto di compari, amici e sodali dei vari governanti del momento. Da qualunque parte si osservi questo paese, non c’è riforma che possa essere letta tra le righe, cioè analizzata in modo approfondito nella sua complessità inserendola poi nel contesto più globale dell’intero Stato, che non sia stata voluta, studiata e realizzata, in forma restrittiva, riduttiva del servizio complessivo offerto ai cittadini. Accade così che se parliamo di sanità, di servizi sociali, assistenziali ecc. scopriamo che gli stessi servizi vengono contratti, che aumentano i tempi di attesa dei cittadini; se parliamo di scuola a tutti i livelli la qualità del servizio si riduce, e così è per la gestione della cosa pubblica in generale, dei rifiuti, la riforma delle assicurazioni obbligatorie (che avrebbero dovuto ridurre i costi delle polizze), dei servizi bancari, della televisione pubblica, del trasporto pubblico locale tanto per fare alcuni esempi. Parallelamente, l’iniziativa privata in modo quasi invisibile (per non destare dal torpore in cui vive l’italiano medio) si appropria di sempre più grandi fette di ex-servizi di pubblica utilità. Le scelte politiche non vengono fatte in funzione di un oggettivo miglioramento, nell’interesse della collettività italiana ma in nome e per conto di quello privato che, il più delle volte, l’esperienza insegna, trattiene per se i guadagni e scarica i costi sullo Stato. La gestione dell’acqua pubblica è solo l’ultima legge ad hoc. Come abbiamo fin qui visto e commentato, il vero problema non appare più essere riconducibile ad una semplice questione di pubblico no, privato si o viceversa. Se si trattasse di una questione così semplificata siamo convinti che alcun italiano, neppure il più idiota, opterebbe per soluzioni complicate e dall’oscura possibilità di successo. Al contrario la vera questione è il più grave dei mali italici, quella malattia più endemica che da sempre logora le radici della nostra stessa cultura. In fondo, è proprio parte della nostra cultura di popolo, quel fare “l’italiano sempre e solo”, senza regole, ovvero con le sole proprie personalissime regole, e che Bartolomeo Vanzetti, (l’italiano assassinato dall’america razzista dei primi del novecento con il connazionale Nicola Sacco) allorché risposte al giudice americano, prima di essere condannarlo dallo stesso a morte, alla domanda se fosse anarchico, rispose “mi sun anarchic perché sun italian!” (io sono anarchico perché sono italiano). Già, un intendere, o sarebbe meglio dire fraintendere, il concetto di anarchia come sinonimo di italianità. Detto per inciso è ovvio essere un preciso storpiare, a proprio uso e consumo, un principio filosofico o sociale giusto o sbagliato che possa essere. Su un terreno così insidioso, chi gestisce la comunicazione pubblica, che studia il sociale in tutte le sue articolazioni chi, pescando nel torbido sceglie con amici, compari & c. di appropriarsi di risorse pubbliche ha molto spazio libero. E noi, che credendoci indenni dalla responsabilità del controllo partecipato, continueremo a lamentarci non rendendoci conto che se tutto in questo paese va come va, in fondo è perché dalla notte dei tempi, abbiamo creduto che con una firma di delega (politica o sindacale che sia) si sia concluso ogni nostro impegno verso noi stessi, le nostre famiglie, il futuro dei nostri figli. Un grande cantautore, Giorgio Gaber, cantava… “la libertà non è star sopra gli alberi, non è un volo di gabbiani, libertà è partecipazione.” Nello Fusaro SETTORI STRATEGICI: I SERVIZI AMBIENTALI 17 Salvaguardare l’interesse generale del servizio pubblico Di “monnezza” si può anche morire... n convegno, o un assemblea, o, se preferite, un dibattito aperto come quello che la UILT ha svolto (15 aprile u.s.) sul tema dei servizi pubblici (servizi ambientali) era una iniziativa necessaria e improcrastinabile. In un periodo nel quale iniziative legislative e pubbliche discussioni si “avvitano” su temi come la trasparenza, la funzionalità l’efficacia e la sicurezza, diventa centrale il concetto della “pubblica utilità”. Perché a ben riflettere, i problemi svolti dalla relazione di Claudio Tarlazzi, ripresi dagli interventi e portati a sintesi dai segretari Confederali Loy e Carcassi sono in un certo modo uno “spaccato” del Sistema-Paese che tutti abbiano imparato a conoscere in questi anni. C’è di tutto: dal rapporto tra poteri locali e impresa al pericolo della speculazione (non soltanto mafiosa..) sui processi di smaltimento dei rifiuti; dal problema della sicurezza e della tutela dell’ambiente a quello della condizione salariale e normativa degli operatori addetti ai diversi settori interessati. Un complesso di norme che partono dalla legge ed arrivano sulla soglia delle nostre case e delle nostre strade e che, nel lungo percorso, troppo spesso “inciampano” in imprevisti dei quali se ne potrebbe (dovrebbe…) fare a meno. Sono altrettanti ostacoli allo sviluppo urbanistico, sociale, economico. Non sono “cose da poco”: sono un capitolo della crescita di questo Paese. Lallo U La relazione di Claudio Tarlazzi Dinnanzi ad una platea attenta e molto partecipe data la rilevanza dei temi ha svolto la relazione introduttiva il Segretario Nazionale della Uilt Claudio Tarlazzi. Ne pubblichiamo il testo integrale. A bbiamo convocato questo attivo nazionale perché il settore dei servizi ambientali, per mezzo di più interventi legislativi, sta subendo significative modifiche che impattano sugli assetti istituzionali, sulle regole che disciplinano tale attività, sull’occupazione e sulla qualità dei servizi. Questo appuntamento deve essere, pertanto, l’occasione per approfondire questi temi e delineare gli obiettivi della categoria. I servizi pubblici locali hanno un ruolo fondamentale per le prospettive di crescita di una società moderna. Tra questi i servizi ambientali, forse più di altri, rappresentano il grado di civiltà dei paesi sviluppati, avendo in sè il fine di assicurare ai cittadini il migliore livello di sostenibilità socio-ambientale, come uno dei più significativi indicatori del livello di qualità della vita raggiunta dalle popolazioni locali. Ogni intervento di carattere normativo o industriale che abbia riflessi su questo settore deve, pertanto, innanzitutto salvaguardare l’interesse generale del servizio pubblico, come richiama la stessa Costituzione, assicurando ai cittadini i migliori risultati ambientali anche in termini di efficacia, efficienza ed economicità delle prestazioni. Servono soprattutto regole certe e stabili in base alle quali Regioni ed Enti Locali siano responsabilizzati sugli obiettivi da perseguire, ciascuno nel proprio ambito di competenza, al fine di rendere maggiormente efficiente il sistema complessivo attraverso il ciclo integrato, la riduzione del rifiuto, la selezione ed il riciclaggio, il minor impatto energe- tico e ambientale dell’intero processo dello smaltimento e il decoro urbano collegato allo spazzamento. Da troppi anni si producono riforme e controriforme, norme non attuate per la mancanza dei regolamenti, obiettivi che rimangono sulla carta, in un contesto dove, invece di fornire chiarezza e semplificazione, si è generata complessità e confusione, conflitti di competenze, ritardi, o peggio ancora, impedimenti nell’esecuzione dei provvedimenti. Di fatto l’unica certezza è stata l’assoluta discrezionalità amministrativa a scapito della qualità complessiva del sistema e in molti casi della legalità. Siamo l’unico tra i grandi paesi industrializzati ad avere un sistema di gestione dei rifiuti tradizionale, basato sostanzialmente sulla discarica dove finisce ancora più del 50% dei rifiuti prodotti, contro una media europea del 35%. Per raggiungere l’obiettivo discarica zero ed, entro il 2012, il 65% di raccolta differen- PER LE STRADE D’EUROPA 18 SETTORI STRATEGICI: I SERVIZI AMBIENTALI ziata servono impianti all’avanguardia, ma soprattutto serve una seria pianificazione, il superamento delle opposizioni ideologiche che sino ad ora ne hanno rallentato la realizzazione e quella certezza delle norme che potrebbe attrarre investimenti privati o in partenariato pubblico/privato. Diversamente i costi del non fare peseranno sulla collettività sempre più, ai quali e ad essi potrebbe aggiungersi il rischio dell’allargamento dei confini dell’emergenza rifiuti che già drammaticamente interessa numerose Regioni Italiane. Come recita la stessa Direttiva europea, alla quale l’Italia si deve conformare recependola entro quest’anno e alla quale stiamo lavorando con la Confederazione, “l’obiettivo principale di qualsiasi politica in materia di rifiuti, dovrebbe essere di ridurre al minimo le conseguenze negative della produzione e della gestione dei rifiuti per la salute umana e l’ambiente. La politica in materia di rifiuti dovrebbe altresì puntare a ridurre l’uso delle risorse e promuovere l’applicazione pratica della gerarchia dei rifiuti”, prevenzione, preparazione per il riutilizzo, recupero di energia e smaltimento. E’ pertanto indispensabile sistematizzare e industrializzare il sistema di gestione integrato dei rifiuti, superando l’attuale frammentazione, incentivando le aggregazioni aziendali e ottimizzando i processi produttivi al fine di conseguire la massima economicità, efficienza ed efficacia. Lo dimostra il fatto che laddove questo si è realizzato con gestioni integrate che assicurano il giusto rapporto tra qualità del servizio e costo a carico della collettività, i cittadini possono beneficiare di tariffe più basse e servizi migliori. Invece laddove ciò non è avvenuto, soprattutto al sud, la situazione è fuori controllo e a pagare è lo stesso cittadino con tariffe spropositate e servizi spesso inadeguati. Ad esempio a Brescia i rifiuti si bruciano per produrre energia elettrica e calore mentre a Roma finiscono principalmente in discarica, al nord la media della raccolta differenziata è al 42,4% e al sud del 11,6%, al nord si paga una tariffa più bassa e al sud molto più alta, al nord fra il 2003 e il 2007 l’utile medio per le imprese è aumentato del 159% PER LE STRADE D’EUROPA mentre al sud la perdita media si è ampliata del 18,5%. Ovviamente questi esempi prescindono da una tipizzazione geografica assoluta, men che meno fondata su una discriminazione etnica; anche al Sud si possono verificare situazioni di eccellenza, come ad esempio la differenziata a Salerno, dove prevale la buona Amministrazione e quindi anche il comparto dei rifiuti registra modalità di gestione virtuosa. In questo scenario, dove emerge con forza l’assenza di un sistema paese e di una diffusa politica industriale, prima ancora dell’assenza di mercato, pesa l’approccio sbagliato della classe politica che, a prescindere dal colore, ha fatto ben poco per generare una situazione adeguata. Senza andare troppo indietro nel tempo, con l’emanazione della legge 152/06, ( Codice Ambientale ), modificata nel 2008, si doveva dare avvio ad una nuova fase di sviluppo del settore. Nella pratica, però, almeno sulla parte rifiuti, le disposizioni sono rimaste inapplicate nella maggior parte delle regioni del paese, benchè fossero previsti precisi obblighi istituzionali degli organi di governo, sia nazionale che territoriale, e scadenze temporali per ottemperare alle previsioni in essa contenute. In estrema sintesi, oltre alla tutela della concorrenza e all’obbligo di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universabilità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed il livello essenziale delle prestazioni, allo Stato spettano le funzioni di indirizzo e coordinamento, tra le quali: • la definizione dei criteri generali e delle metodologie per la gestione integrata dei rifiuti; • l’adozione di criteri generali per la redazione di piani di settore per la riduzione, il riciclaggio, il recupero e l’ottimizzazione dei flussi dei rifiuti; • la determinazione dei criteri generali ai fini dell’elaborazione dei piani regionali e delle linee guida per l’individuazione degli ATO; • la determinazione relativamente alla assegnazione del servizio per la gestione integrata dei rifiuti, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, delle linee guida e la definizione delle gare d’appalto e in particolare dei requisiti di ammissione delle imprese e dei relativi capitolati. Alle Regioni spetta: • la predisposizione, l’adozione e l’aggiornamento dei Piani Regionali di gestione dei rifiuti e delimitazione degli ATO; • l’approvazione dei progetti di nuovi impianti per la gestione dei rifiuti anche pericolosi e le modifiche degli impianti esistenti. Alle Province: • le attività di controllo su tutte le attività di gestione dei rifiuti. I Comuni: 1. concorrono a disciplinare la gestione dei rifiuti con appositi regolamenti tesi ad assicurare: • la tutela igenico-sanitaria in tutte le parti della gestione dei rifiuti; • le modalità di servizio di raccolta, del trasporto, del conferimento e della raccolta differenziata. Per quanto riguarda i servizi di gestione integrata dei rifiuti, la legge prevede in sintesi: All’art 199 Sono previsti Piani Regionali approvati o aggiornati dalle Regioni entro due anni dalla data di entrata in vigore della parte quarta della legge dove in essi sia anche previsto: • l’individuazione degli ambiti territoriali ottimali sul territorio; • la tipologia ed il complesso degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti; All’art 200 Si prevede l’organizzazione della gestione del servizio integrata dei rifiuti sulla base di ATO, delimitati dalle Regioni entro sei mesi dall’entrata in vigore della parte quarta della SETTORI STRATEGICI: I SERVIZI AMBIENTALI legge, al fine di: • superare la frammentazione delle gestioni attraverso un servizio di gestione integrata volta ad incrementare l’efficacia, l’efficienza e l’economicità del servizio; • conseguire adeguate dimensioni gestionali, definite sulla base di parametri fisici, demografici e tecnici; All’art. 201/202 Disciplina il servizio di gestione integrata dei rifiuti e affidamento del servizio. • L’ATO è una struttura dotata di personalità giuridica alla quale gli Enti Locali partecipano obbligatoriamente e alla quale è trasferito l’esercizio delle loro competenze in materia di gestione integrata rifiuti; • L’ATO ha il compito di organizzazione, l’affidamento ed il controllo del servizio di gestione integrata dei rifiuti. A tal fine adotta un apposito piano d’ Ambito; • L’ATO “aggiudica il servizio di gestione integrata mediante gara disciplinata dai principi e dalle disposizioni comunitarie, secondo la disciplina vigente in tema di affidamenti dei servizi pubblici locali, in conformità ai criteri di cui all’art 113, comma 7, del decreto legislativo n.267/2000”; • La durata della gestione da parte dei soggetti affidatari non può essere inferiore a 15 anni; • Gli impianti e le altre dotazioni patrimoniali di proprietà degli enti locali già esistenti passano in comodato ai soggetti affidatari. Al comma 6 dell’art 202 è prevista la clausola sociale a tutela del personale nei casi di passaggi di gestione. All’art. 203 È previsto lo schema tipo di contratto, che deve essere allegato ai capitolati di gara che al proprio interno deve tra l’altro prevedere: • Il regime giuridico previsto per la gestione del servizio; • L’obbligo del raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario; • La durata reale dell’affidamento ( pari o superiore ai 15 anni ); • Le modalità per il controllo del servizio; • Le sanzioni in caso di inadempimenti; • L’obbligo di applicazione del CCNL del settore dell’Igiene Ambientale. Ma come si diceva prima solo in 14 Regioni sono stati predisposti i Piani Regionali e di queste in 13 sono stati delineati gli ATO, consentendo così, in molti territori, la continuazione di gestioni anche in economia, all’interno di un quadro complessivo dove comunque, a tratto generale, si è cercato di mantenere le situazioni in essere, ivi compreso l’eccessiva frammentazione delle gestioni. Registriamo quindi una situazione di mancata attuazione delle normative, aggiunta, in svariati casi, al verificarsi di fenomeni di distorsione e persino di spreco delle risorse pubbliche. (basti pensare ai casi abnormi di proliferazione di ATO in alcune Regioni ed alla situazione dei loro conti) Ciò nonostante riteniamo che non fosse necessaria una ennesima riforma per il settore. A maggior ragione se questa, anziché intervenire chirurgicamente sulle situazioni negative, omogeneizza tutto il territorio nella logica della “privatizzazione a prescindere” e, soprattutto, se con norme confuse e poco equilibrate si aumentano le incertezze delle amministrazioni pubbliche, dei gestori e dei lavoratori. In estrema sintesi l’ARTICOLO 23 BIS LEGGE 133/2008, MODIFICATO DALL’ARTICOLO 15 DECRETO LEGGE 135/2009, (Decreto Ronchi) convertito, con modificazioni dalla LEGGE n. 166/2009, disciplina l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, nel rispetto dei principi della concorrenza degli operatori interessati alla gestione; • la riforma deve garantire il diritto degli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi, assicurando i livelli essenziali delle prestazioni; • la riforma si applica a tutti i servizi a rile- 19 vanza economica, ad eccezione della distribuzione del gas ed energia elettrica; del trasporto ferroviario regionale; • le disposizioni contenute nella riforma prevalgono sulle Leggi di settore se incompatibili con la nuova norma. La “gara” diventa pertanto la regola e non l’eccezione per la gestione dei servizi pubblici locali; Il conferimento della gestione avviene: • a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituita; • a favore di Società miste pubblico/privato, a condizione che la selezione del socio avvenga mediante “evidenza pubblica”, che la partecipazione del socio alle quote della società non sia inferiore al 40% e vengano al contempo attribuiti al socio privato specifici compiti operativi connessi alla gestione. Solo in casi eccezionali, l’affidamento può avvenire in “House”, a Società a partecipazione interamente pubblica, per quegli Enti che presentano particolari caratteristiche economiche, sociali ambientali e geomorfologiche, che non consentono un efficace ed utile ricorso alla gara. In questo caso l’Ente affidatario: • deve dare adeguata pubblicità motivando la scelta, in base a un’analisi di mercato • deve trasmettere una relazione all’Autorità Garante della Concorrenza e Mercato, per un parere preventivo; • l’Autorità garante della concorrenza e mercato, esprime il parere entro sessanta giorni, decorsi i quali scatta il silenzioassenso. PER LE STRADE D’EUROPA 20 SETTORI STRATEGICI: I SERVIZI AMBIENTALI Può essere consentito l’affidamento di più servizi ad un unico soggetto, qualora questa scelta sia economicamente vantaggiosa. In questo caso la durata dell’affidamento è unica per tutti i servizi e viene calcolata in base alla media della durata dei servizi dati in affidamento indicata dalle discipline di settore. Le Regioni e gli Enti Locali possono definire i bacini di gara ottimali in coerenza con le discipline di settore, per favorire le economie di scala e garantire efficienza ed efficacia del servizio. Per quanto riguarda il regime transitorio degli affidamenti in atto non conformi con questa riforma: • il 31 Dicembre 2011 cessano improrogabilmente tutte le gestioni in “House” (gestite da Società a capitale completamente pubblico), che sono in essere al 22 Agosto 2008. Diversamente esse cessano alla scadenza prevista dal contratto di servizio a condizione che entro il 31/12/2011 le amministrazioni cedano almeno il 40% del capitale; • il 31 Dicembre 2011 cessano tutte le gestioni affidate direttamente a Società miste, in cui il socio privato sia stato scelto con gara, ma che al tempo stesso la gara non avesse contemplato l’attribuzione dei compiti operativi del servizio. • le gestioni affidate direttamente a Società pubbliche, già quotate in borsa alla data del 1° Ottobre 2003, cessano alla scadenza prevista dal contratto di servizio a condizione che la partecipazione azionaria pub- PER LE STRADE D’EUROPA blica si riduca progressivamente entro il 30/06/2013 ad una quota non superiore al 40% e non superiore al 30% entro il 31/12/2015. Qualora ciò non avvenisse gli affidamenti cessano improrogabilmente e senza necessità di apposita delibera alle date sopra indicate. • le gestioni affidate che non rientrano in questi casi cessano comunque entro il 31 Dicembre 2010. • tutte le gestioni affidate a società miste pubblico/private, con il socio scelto con gara e contestualmente con l’attribuzione ad esso dei compiti operativi di gestione, cessano alla scadenza prevista dal contratto. Le Società e le loro controllate che gestiscono servizi dati in affidamento diretto non possono acquisire la gestione di servizi ulteriori in ambiti territoriali diversi o attività per altri Enti pubblici o privati. Il divieto non si applica alle società quotate in mercati regolamentati e al socio selezionato con gara. Queste società e/o soggetti possono però partecipare alla prima gara svolta per l’affidamento del servizio già a loro affidato. Il provvedimento prevede una delega al Governo di emanare uno o più regolamenti attuativi in riferimento a: • l’assoggettamento al Patto di Stabilità per gli enti che affidano i servizi pubblici locali in “House”; • all’assoggettamento da parte delle società in House e delle società miste pubblico/privato (queste ultime anche se conformi alla nuova norma), a procedure ad evidenza pubblica per l’acquisto di beni è servizi e per l’assunzione del personale; • l’attuazione dei principi di proporzionalità e adeguatezza; • la netta distinzioni tra le funzioni di regolazione e le funzioni di gestione anche attraverso la revisione delle norme sulle incompatibilità; • l’armonizzazione della nuova disciplina e quella di settore; • al principio di reciprocità per l’ammissione alle gare di imprese estere; • la limitazione dei casi di gestione in esclusiva dei servizi pubblici locali; • la previsione di forme idonee di ammortamento e di investimenti ed una durata degli stessi strettamente proporzionale e SETTORI STRATEGICI: I SERVIZI AMBIENTALI mai superiore ai tempi di recupero degli investimenti; • disciplinare la cessione dei beni che sono necessari per la prosecuzione del servizio, in caso di subentro di proprietà del precedente gestore; • adeguati strumenti di tutela non giurisdizionale anche con riguardo agli utenti dei servizi. Ad oggi lo schema di Decreto recante il regolamento di attuazione non è stato ancora emanato, in attesa del parere del Consiglio di Stato, confermando quanto il regolamento sia controverso e nel contempo decisivo, in particolare per i comuni e le province che intendono utilizzare la modalità di affidamento tramite procedura ad evidenza pubblica (gara a doppio oggetto) per la gestione del servizio e per l’individuazione del socio almeno al 40%. Nella legge infatti non si prevede se esso debba essere un soggetto privato, cosa che invece sarebbe previsto nel Regolamento. Ma questo non è l’unico punto di incertezza che si è generato. Manca chiarezza sulle norme della disciplina di settore che continuano a vivere e quelle che invece devono essere armonizzate alla nuova disciplina perché contrastanti. Tra queste hanno assoluta rilevanza quelle che riguardano direttamente i lavoratori, come la clausola sociale nei casi di cambio di gestione e l’obbligo di applicazione del ccnl dell’igiene ambientale; senza sottovalutare il riferimento alla gestione integrata del servizio, dalla raccolta e spazzamento allo smaltimento dei rifiuti che qualora venisse meno produrrebbe un pericoloso squilibrio con forti ricadute sul personale e sui cittadini. In mancanza del Regolamento rimangono le scadenze, le prime tra il 2010 e il 2011, entro le quali avviare le gare per l’affidamento del servizio, ma non si sa con quali regole. Come se non bastasse, il 9 marzo c.a. è stata approvata la Legge n. 2 del 25/1/2010 nella quale si prevede la soppressione degli ATO entro un anno. A questi organismi, al di là di eventuali problemi che avrebbero generato, sono stati affi- dati compiti di organizzazione, di pianificazione e di regolazione delle tariffe e degli investimenti, pertanto con la loro soppressione, dovranno essere le Regioni con legge ad attribuire le funzioni già esercitate dalle Autorità. Se ciò non accadesse potrebbero venir meno i presupposti per una seria evoluzione del settore e potrebbe permanere la polverizzazione delle gestioni, contraddicendo proprio l’obiettivo che sta alla base del Decreto Ronchi. Ravvisiamo comunque che la soppressione degli ATO, la cui costituzione era prevista obbligatoriamente nella Legge 152 e ricondotta a sola facoltà delle Regioni nel Decreto Ronchi (135/2009), non sia riconducibile alla necessità di ridurre i costi della pubblica amministrazione, ma risponda piuttosto a logiche di colore politico che mal si coniugano con gli interessi generali del paese. Tra gli interventi di carattere legislativo che impattano in modo significativo sugli assetti istituzionali e sulle regole che disciplinano il settore dei rifiuti, avrà rilevanza, poi, l’iter di revisione del D.Lgs 152/2006 che con la Confederazione stiamo seguendo con grande attenzione al fine di evitare dannose ripercussioni sul settore. Tale revisione si articola su due iniziative legislative distinte: la prima, il cui iter deve concludersi entro la fine di quest’anno, è imperniato sul recepimento della Direttiva Europea n. 98 del 2008 che introduce alcuni concetti basilari sulla nozione di rifiuto, di recupero e smaltimento, oltre a stabilire obblighi e responsabilità a carico anche dei 21 produttori del rifiuto in termini di costi inerenti lo smaltimento, sulla base del principio “chi inquina paga”, e responsabilità sull’intera catena di trattamento del rifiuto. La seconda, che agisce sulla delega data al Governo per la revisione del Testo unico in materia ambientale e i cui lavori affidati alla commissione presso il ministero dell’ambiente devono concludersi entro giugno prossimo, ci preoccupa sia per la ristrettezza dei tempi e sia perché ancora non conosciamo ufficialmente la portata delle modifiche, non avendo avuto sulla materia nessun confronto. In questo quadro, tanto articolato quanto confuso, dove anche il passaggio definitivo dalla TARSU alla TIA appare incerto in assenza delle norme attuative sulle disposizioni tariffarie del Codice Ambientale e dove ancora strumentalmente non è chiaro se essa debba essere considerata a tutti gli effetti un corrispettivo oppure un tributo esente da IVA, uno dei pochi interventi seri appare l’istituzione del SISTRI per una più certa tracciabilità dei rifiuti, in base al quale a partire dai prossimi mesi di luglio e agosto l’attuale sistema cartaceo sarà sostituito dal controllo elettronico satellitare. Assume pertanto maggior valore il nostro progetto politico che fonda le sue radici su un unico CCNL del settore ambientale; un CCNL forte che sostanzia la necessità di mantenere unito il ciclo integrato dei rifiuti, compreso il segmento dello smaltimento per mezzo di impianti di produzione di calore ed energia elettrica, in grado di fornire elementi di garanzia ai lavoratori anche in presenza di norme di legge confuse ed inefficaci. Ora possiamo considerare il Contratto di lavoro il vero punto fermo in un mare di incertezze. L’obbligo in esso previsto della sua applicazione in tutte le fasi di esternalizzazioni dei segmenti del ciclo integrato, al fine di regolare un mercato eccessivamente frammentato, dove persistono situazioni di dumpig che minano le tutele dei lavoratori, la loro stabilità occupazionale e la qualità del servizio pubblico, è una conquista di grande valore, che PER LE STRADE D’EUROPA 22 SETTORI STRATEGICI: I SERVIZI AMBIENTALI va difesa in tutte le sedi ed in ogni luogo. Così come, nella prospettiva di un’apertura nel mercato e di una concorrenza sempre più spinta, dove il settore privato e pubblico non saranno più così distinti come lo sono stati fino ad ora, assumono valore insostituibile le regole che tutelano i dipendenti nei passaggi di gestione, anche qualora ciò avvenga tra aziende pubbliche e private e viceversa. Queste regole, uniche per la loro specificità che derivano dalla storia del settore, rendono il CCNL del settore ambientale insostituibile. Per queste ragioni va respinto ogni tipo di attacco oggi in atto soprattutto all’interno delle multiutility dove coesistono al loro interno più contratti di riferimento. Se il CCNL riveste un ruolo importante nel progetto politico di questa organizzazione sindacale, non di minor importanza assume il ruolo che nei territori riusciamo a svolgere. Se infatti non sono chiare le regole che disciplineranno gli affidamenti e le gestioni del servizio dei rifiuti, è indispensabile cercare di individuare dei punti di riferimento alternativi che riescano a ridurre le criticità e ad assicurare una gestione dei servizi ambientali che risponda a razionalità e all’interesse della collettività e dei lavoratori. In questa direzione assume sempre maggiore forza e rilevanza il ruolo che devono assumere le Regioni e gli Enti locali. A loro pertanto dobbiamo chiedere quegli elementi di certezza venuti meno; in particolare che in sostituzione degli ATO siano previsti ambiti di gara il più ampi possibili ed almeno per ambiti provinciali, che la gara sia improntata sull’unicità del ciclo integrato dei rifiuti e che la gestione sia affidata, secondo le modalità più adeguate, ad un unico gestore del servizio. E’ altrettanto importante, per la tutela dei lavoratori, che dette gare non siano improntate sul massimo ribasso e che i capitolati contengano obbligatoriamente le clausole sociali, l’applicazione del CCNL del settore, come pure meccanismi di adeguamento dei canoni e tariffe non solo sull’indice ISTAT ma piuttosto sui costi del settore, nei quali incidono ad esempio gli aumenti del costo del carburante o del lavoro ogni volta che viene rinnovato il CCNL. In questo senso la nostra capacità di incidere sulle scelte regionali e territoriali è fondamentale per lo sviluppo equilibrato del settore, per la tutela del lavoro, dei cittadini e dell’ambiente. Diversamente saremo superati dagli eventi e molto del lavoro fatto sino ad ora diventerà debole o insignificante. PER LE STRADE D’EUROPA L’intervento di Guglielmo Loy I servizi pubblici locali rappresentano una quota rilevante dell’economia nazionale e da essi dipende buona parte della qualità della vita dei cittadini. Il settore ha un ruolo sempre più crescente nell’economia del Paese, con una incidenza dell’1% sul PIL nazionale, con punte di oltre il 6% in alcune Regioni. Comprende circa 925 imprese, con oltre 200 Mila addetti. Alcune, grazie al processo di aggregazione degli ultimi anni, sono imprese di grandi dimensioni, si pensi a Hera, Iride, Acea, A2A. Accanto a queste imprese, che se paragonate ai “giganti” europei sono imprese di piccole dimensioni, ci sono una miriade di piccole e medie aziende, concentrate soprattutto nel Mezzogiorno. E’ un settore che interessa da vicino noi tutti, perchè i servizi pubblici locali (acqua, rifiuti urbani, trasporto pubblico locale), riguardano la nostra vita quotidiana. Nel corso degli anni si è tentato più volte di riformare i “mercati” dei servizi a livello territoriale con scarsi risultati. Il settore è stato infatti oggetto di tentativi di riforma falliti, come nel caso dell’ultimo Governo Prodi, dove il progetto di riforma “Lanzillotta” ha rappresentato addirittura uno dei motivi di maggiore fibrillazione. Il Parlamento nel mese di Novembre dello scorso anno ha varato definitivamente una Legge che disciplina la materia, e, che nelle intenzioni del Governo è un passo significativo verso la liberalizzazione dei servizi locali tramite l’ingresso dei privati nella loro gestione. Ad una attenta lettura, però, il provvedimento appare tutto fuorchè una vera liberalizzazione e concorrenza del settore. Infatti la natura stessa dei servizi pubblici locali è fortemente condizionata da monopoli naturali o territoriali, che non consente di parlare di “liberalizzazioni” o “concorrenza” del settore bensì di privatizzazione del servizio. Nel merito, per la UIL sono altri i punti deboli e non condivisibili della riforma: incerta definizione di quali siano i servizi di interesse a rilevanza economica oggetto della riforma; l’assenza di SETTORI STRATEGICI: I SERVIZI AMBIENTALI 23 norme, che giudichiamo un grave errore politico, contro il dumping sociale delle lavoratrici e lavoratori, a cui si deve applicare il contratto nazionale di riferimento o di settore e, soprattutto, a cui va assicurato il mantenimento del livello occupazionale; la gestione separata delle reti con la gestione del servizio, cosa questa che riguarda sia il ciclo integrato dei rifiuti, sia il ciclo dell’acqua. Un ruolo fondamentale, a nostro parere, è la costruzione di un sistema regolatorio indipendente per i servizi pubblici locali che permetta di separare nettamente il ruolo tra chi indice la gara da quello di chi ha il compito di controllare. Così come è di grande valore, non solo simbolico, la “Carta dei Servizi”, costruita con la partecipazione delle Associazioni sindacali, datoriali, e dei consumatori e che va collegata strettamente al contratto per l’affidamento del servizio. In conclusione, a nostro parere, difficilmente questo processo di riforma non solo non porterà ad un miglioramento nell’efficienza della gestione del servizio, ma non andrà nemmeno incontro agli interessi degli utenti sul versante del costo del servizio e di conseguenza delle tariffe. Il rischio, se non si pone rimedio, è quello dio creare un nuovo abbraccio tra pubblico e privato andando a discapito dei cittadini perché non si garantirà né la concorrenza né l’economicità e la qualità dei servizi. Quello che preoccupa ancor di più è la poca coerenza dei vari provvedimenti legislativi che stanno ridefinendo il ruolo, la funzione , i poteri delle istituzioni locali a partire dalla decisione, presente nel ”Decreto Enti Locali” approvato nelle settimane scorse, di “superare” il livello di gestione dei cicli dell’acqua e dei rifiuti, gli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) non sostituendoli con altri livelli di gestione. Si tratta ora di mettere in campo iniziative nei territori per chiamare alle proprie responsabilità le Regioni e, soprattutto, i “proprietari” delle aziende che gestiscono le aziende pubbliche locali: i comuni. PER LE STRADE D’EUROPA 24 SETTORI STRATEGICI: I SERVIZI AMBIENTALI Paolo Carcassi alla tribuna L’ intervento di Guglielmo mi consente di non riprendere i concetti che ha espresso e che condivido pienamente e di soffermarmi su alcuni altri aspetti del problema rifiuti, con particolare attenzione alla situazione che stiamo vivendo in questo momento. Va sottolineato anzitutto la difficoltà a doversi raffrontare con un modo quantomeno strano di produrre la normativa, che non risponde ad un progetto organico di riforma. I provvedimenti legislativi di fronte a cui ci troviamo sono sovente frutto di estemporaneità, approntati da questo o da quel Ministro (che sembrano ogni volta ignorare ciò che sostiene il Ministero preposto, quello dell’Ambiente), agganciati ad altre leggi o decreti con cui sembrano avere nessuna assonanza. Il tutto produce una stratificazione caotica, senza senso in molti casi, che impedisce di trovare sovente il bandolo della matassa per controproporre soluzioni organiche, efficaci ed utili alla collettività. Vorremmo avere a che fare con invece una linea competente, organizzata e coerente, con cui raffrontarci in modo serio, anche criticandola, ma purtroppo non ci è consentito e dobbiamo invece considerare gli effetti di provvedimenti spot che rispondono ad altri obiettivi rispetto a quelli che dovrebbero sovrintendere al sistema dei rifiuti del nostro Paese. Per giunta questa situazione si inserisce in uno stato di crisi profondo del nostro sistema dei rifiuti che mostra una marcata differenza rispetto alle migliori pratiche che si registrano in Europa. PER LE STRADE D’EUROPA Qualche esempio per fare risaltare la anomalia, in alcuni casi drammatica del nostro Paese. Anzitutto ognuno di noi produce ogni anno più di 500 kg di rifiuti; per farsi una idea circa 7/8 volte il nostro peso, con una massa corrispondente che, se moltiplicata per la vita media, produce per ognuno di noi un ingombro quasi da campo sportivo. A livello complessivo di Paese, ragioniamo di un dato macro, che è spaventoso, di più di 33 milioni di tonnellate di questi rifiuti. Sul piano economico poi il costo complessivo di tutto il sistema di rimozione dei rifiuti ammonta per l’Italia a più di 6 miliardi e mezzo di euro. Stiamo cioè parlando di un fenomeno che ha dimensioni fisiche ed economiche gigantesche, anche perchè in crescita anno su anno, e abbiamo il problema fondamentale, a valle di tutto, di dove mettiamo questa massa immensa, in un mondo sempre più antropizzato ed in cui lo spazio rischia di diventare una risorsa in esaurimento. Il primo ragionamento verte su questo tema, si tratta di una criticità non solo per il nostro Paese ma per tutta l’Europa. Ma noi abbiamo linee di tendenza diver- sificate rispetto all’Europa, primo tra tutti un coefficiente di produzione dei rifiuti che aumenta passando in 10 anni da 472 a 546 Kg per abitante. Abbiamo inoltre un trend di produzione di rifiuti che risulta superiore rispetto a quanto cresce il reddito del Paese; è ormai è un dato storico, di tendenza nonostante una inversione nell’ultimo anno, che evidenzia un andamento più che proporzionale: non solo più cresciamo più produciamo rifiuti, ma abbiamo per di più un moltiplicatore della quantità di rifiuti prodotta. Registriamo poi, rispetto agli altri Paesi, costi per unità di prodotto, cioè per ogni tonnellata di rifiuti, che sono mediamente superiori del 20% rispetto alla media dell’Europa. Il costo medio dell’Europa è di 182 euro a tonnellata, mentre da noi si riscontra un costo nazionale di 209 euro a tonnellata, quindi non solo produciamo più rifiuti ma li paghiamo anche di più. Nel senso che siamo speciali quando si tratta di massimizzare gli elementi negativi, moltiplicandoli tra di loro. Ma oltre ad avere un costo medio più alto è ancora di più rilevante il fatto che in Europa generalmente dai rifiuti si guadagna, cioè c’è un rapporto tra fatturato-costi che è mediamente del 108%, spendo 100 euro, ne ricavo 108. In Italia siamo in una situazione 90-100, cioè siamo in una situazione per cui a fronte di 100 euro di costo, il sistema attraverso la tariffa o la tassa, in qualche maniera il finanziamento) ha un introito minore, per cui l’assetto complessivo dei rifiuti nel nostro Paese è in deficit. In Europa si guadagna con rifiuti, in Italia con i rifiuti si perde. Sul piano dell’assetto imprenditoriale abbiamo in Italia circa 4000 aziende che esercitano la gestione del sistema dei rifiuti, di cui 1700 SETTORI STRATEGICI: I SERVIZI AMBIENTALI sono in economia, cioè sono gestite direttamente dai comuni, e le altre sono o società private o società municipalizzate. Lavorano nel comparto complessivamente più di 122000 addetti, quindi una quantità di persone non limitata e che potrebbe, se ben organizzata fornire livelli di servizio adeguati, ma anche qui, a fronte di un tonnellaggio medio in Europa per addetto che è di più di 320 tonnellate, in Italia corrisponde un tonnellaggio medio di 256 tonnellate. Quindi c’è anche un problema di produttività, ci sono generalmente aziende poco dimensionate, quasi tutte piccole e sono per la stragrande maggioranza aziende mono-comunali, noi abbiamo una unica grande azienda che segue circa 138 comuni, le altre sono tutte aziende piccolissime. L’azienda comunale può anche essere di dimensioni ragguardevoli, ad esempio a Roma c’è l’Ama, ma intendo evidenziare che la logica prevalente è generalmente municipale, puntiforme; non si afferma una impostazione che in qualche modo possa tentare di affermare logiche di impresa più ampie, con dotazioni finanziarie più adeguate o anche che si prefiggano puramente economie di scala, di utilizzo al meglio delle attrezzature o degli impianti, che abbiano insomma nel complesso un orientamento a strategie più imprenditoriali. Non ci appassiona più di tanto la diatriba, antica ma sempre riproposta, tra pubblico e privato. Sul piano della gestione del servizio non abbiamo mai sponsorizzato scelte pregiudiziali che affermassero che pubblico è bello mentre il privato non lo è. Nella nostra esperienza abbiamo registrato punti di valore e di efficienza in entrambi, come pure situazioni di gravi carenze, ed è per questo che rifiutiamo la speculare posizione, che ci pare precipuamente ideologica, che vede nella gara a priori o nella privatizzazione del capitale delle società quotate la panacea di tutti i mali. Abbiamo tentato di affermare nel comparto una visione riformatrice più ampia che ha trovato nella 152 del 2006, nel Codice Ambientale, un efficace momento di sintesi. Tutto il sistema istituzionale ha come elemento centrale l’istituto dell’ATO che risponde, secondo noi, ad un elemento di valenza importante, che è quello dell’affermazione del ciclo generale dei rifiuti; il rifiuto ha, nella articolazione delle sue fasi di gestione, segmenti che sono attivi ma altri marcatamente passivi, come ad esempio in generale le fasi dello spazzamento, nonché della raccolta: sono realtà ad alta incidenza di personale e sono funzioni in qualche modo costose, però sono parti importanti, perchè lo spazzamento di una città è quella che in qualche maniera ne definisce il suo aspetto esteriore e la raccolta è assolutamente indispensabile, soprattutto se indirizzata alla differenziata ed al riciclo. Ci sono segmenti attivi dal punto di vista economico che sono generalmente quelli dello smaltimento e quindi della gestione della discarica o dell’incenerimento, che in questa situazione di cronica difficoltà finanziaria degli Enti locali hanno assunto la funzione di insperata leva di reddito. L’istituto dell’ATO in ambito territoriale dimensionato e congruo è quello che come obiettivo precipuo deve riuscire a 25 compensare le parti passive con le parti attive. Una gestione integrata del ciclo integrato di rifiuti deve realizzare quel di più tra fatturato e costo, che abbiamo visto in Europa si riesce a conseguire, per cui si ha una valorizzazione della risorsa rifiuti e si riesce a dare sollievo anche alle esauste casse dei Comuni, senza però mortificare le parti che sono elementi importanti per il decoro generale degli ambienti urbani, con un occhio alla economicità complessiva per i cittadini che hanno sovente servizi scadenti e ad alto prezzo. Siamo stati quindi d’accordo con il sistema istituzionale così come viene individuato dall’assetto legislativo attuale e per una sua generale estensione, per diventare elemento diffuso e generalmente praticato. In Italia, poi succede che si fanno 27 ATO in una sola Regione, succede che il presidente ATO prenda centinaia di migliaia di euro di emolumento, che si assumano decine e decine di persone con una ottica assolutamente clientelare; che gli ATO non vengano individuati (e siano i singoli comuni ad organizzare i servizi) o che divengano strutture elefantiache che puntano a gestire direttamente le attività, il risultato che si causa è che l’istituto dell’ATO che ha una sua funzionalità, che risalta ovviamente se concretamente e seriamente applicata, diventa puramente e semplicemente un elemento negativo che viene a rendere, se possibile, ancora più disastrata la situazione dei rifiuti nel nostro Paese. Il sistema imperniato sull’ATO è molto importante anche perché, nella logica del ciclo integrato di tutte le fasi connesse ai rifiuti, introduce conseguentemente anche un principio che ci pare importante, e cioè che lo smaltimento finale deve avvenire dove i rifiuti vengono prodotti. Il tema della prossimità è un tema fondamentale se vogliamo evitare il nimby, cioè l’effetto per il quale ognuno rifiuta di farsi carico della fase finale di tutto il ciclo, dove vanno a finire i rifiuti; se riusciamo a realizzare un sistema per cui dal momento iniziale che è quello della riduzione, della selezione e della raccol- PER LE STRADE D’EUROPA 26 SETTORI STRATEGICI: I SERVIZI AMBIENTALI ta a quello finale, tutto avviene vicino al cittadino, all’utente, lo motiviamo maggiormente a pratiche quale quelle della riduzione e della selezione a monte del rifiuto in vista della differenziata. Di più, affermando un concetto di prossimità evitiamo che ci sia chi rifiuta, secondo noi con qualche fondamento, che gli vengano portati in casa gli scarti di altre Regioni, rifiuta di diventare il posto dove vengono buttate tutte le cose che dalle altre parti non vengono smaltite. Ora nella conversione in legge del Decreto n. 2 del 25 gennaio u.s., il Parlamento ha proceduto, nella furia della semplificazione (che ignora tuttavia gli elementi più rilevanti quali quelli delle Province), alla eliminazione entro un anno di tutte le Autorità d’Ambito Territoriale di cui agli artt. 148 (acqua) e 201 (rifiuti) della legge 152. Ritengo profondamente sbagliata questa iniziativa che priva il comparto dei rifiuti di una logica di integrazione in un ambito territoriale ampio che ci pareva dovesse essere l’elemento distintivo che potesse portare ad una riorganizzazione virtuosa del comparto. Sull’onda emozionale della semplificazione, che ha visto falò di Neroniana memoria, non si è riusciti ad introdurre modificazioni; proveremo ora a fare riflettere il Governo, soprattutto il Ministero dell’Ambiente sulla gravità di una iniziativa che leva un tassello fondamentale a tutto il sistema. PER LE STRADE D’EUROPA Abbiamo in questo momento di fronte a noi una possibilità che ci è stata data dalla elaborazione del decreto di revisione della 152, in merito al quale il Ministero dell’Ambiente ha insediato una specifica Commissione Ministeriale, presieduta dal Prof. Malinconico. Solleciteremo un confronto sulla materia, poiché questo elemento, gli ATO e le Autorità, costituiscono l’architrave di tutto un sistema che rischia oggi di crollare, peggiorando ancora una situazione che già abbiamo mostrato quanto sia precaria. Ma occorre anche muoversi su altri campi, utilizzando quanto è contenuto nella stessa legge 2 all’art. 1 quinquies che prevede che “Entro un anno dalla data di entrata in vigore, le Regioni attri- buiscono con legge le funzioni già esercitate dalle Autorità, nel rispetto dei principi di sussidarietà, differenziazione ed adeguatezza”. Diviene quindi fondamentale la legislazione regionale, introducendo una conferma dell’impostazione federalista e dandoci una possibilità di intervento che tenti di recuperare gli elementi positivi che erano propri dell’ATO. Sarà quindi necessario un intervento forte e pressante nei confronti delle Regioni perché individuino sollecitamente, ma soprattutto razionalmente, il soggetto a cui tali funzioni vengono attribuite. Il rischio concreto che però si coglie è quello di una legislazione a chiazze, estremamente diversificata sul territorio nazionale, in cui possono verificarsi ed anzi acuirsi fenomeni di divaricazione forte che non tengano conto delle migliori prassi e delle più adeguate soluzioni. Investiremo quindi la Conferenza delle Regioni per tentare di trovare dei criteri di omogeneità che impediscano soluzioni fantasiose ed inefficaci, disponibili anche ad arrivare, se possibile, ad un Avviso Comune che delinei i punti fondamentali da traguardare nella elaborazione delle diverse normative Regionali. La Conferenza delle Regioni si ricostituirà, a valle della recente Elezione Regionale, e non appena sarà attiva ci adopereremo, alla ricerca di un confron- SETTORI STRATEGICI: I SERVIZI AMBIENTALI to che sia aperto alle diverse soluzioni, senza pregiudizi pur di recuperare punti di riferimento nazionali. Non escludiamo neppure, in una ottica di rivalutazione che pare venga affermarsi, che le stesse Province possano assumere i ruoli precedentemente affidati agli ATO, con le ovvie accortezze in caso di Città Metropolitane o di proliferare eccessivo della istituzione di nuove realtà provinciali. Ma è fondamentale superare la visione puntiforme ed affermare una logica di ciclo integrato e di affidamento integrale del ciclo, senza spezzettamenti che provocherebbero una marginalizzazione di alcuni segmenti ed una vera logica di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite. Il tema fondamentale è come si determina il processo di affidamento dei servizi, nel quale l’elemento della gara è un elemento secondario, nel momento in cui si determinano con certezza e razionalità i criteri, gli ambiti territoriali, la composizione dei servizi, la inscindibilità degli stessi con gli impianti. Le normative regionali divengono il punto di attacco e come UIL, Confederazione e Categorie, dobbiamo intervenire per delineare le soluzioni che riescano ad affermare i concetti che sopra ho espresso e trovino elementi di omogeneità complessiva. In questo quadro va affrontato l’altro tema che abbiamo di fronte, quello della Riforma dei Servizi Pubblici come deli- 27 Sono intervenuti nel dibattito: In apertura dei lavori, il Presidente dell’Assemblea Paolo Modi ha dato la parola al Segretario Nazionale della Uiltrasporti Claudio Tarlazzi, che ha svolto la relazione introduttiva. Sono poi intervenuti nel dibattito Franco Brivio, Stefano Venturini, Valter Valerio, Luigi Chiari, Maurizio Zaranto, Stefano Bertinelli, Marco Odone e Sergio Cipriani. Hanno concluso i lavori gli interventi dei segretari Confederali della UIL Guglielmo Loy e Paolo Carcassi, dei quali pubblichiamo una sintesi in queste stesse pagine. neata dall’art. 5 del DL 135/09. Claudio Tarlazzi nella sua relazione ha delineato con precisione i dettagli della modifica della normativa che crea una ulteriore fase di incertezza per la gestione dei servizi di Igiene Urbana. E’ difficilissimo ipotizzare quali saranno gli sviluppi che si determineranno, anche per la incertezza totale delle imprese e delle loro Associazioni di rappresentanza che hanno rinunciato ad esprimere una qualsiasi funzione di guida e di indirizzo sulla materia. Le scadenza che la legge prevede sono molto ravvicinate, per alcune realtà maturano già alla fine dell’anno in corso, ed appare difficile che in un periodo così breve si possano determinare delle soluzioni che siano ponderate e (ancora una volta) razionali. L’ipotesi di un rinvio di alcune scadenze si affaccia nel dibattito e non appare immotivata, ma darebbe una ulteriore patente di improvvisazione ad una norma che appare raffazzonata e incompleta, parziale nel campo di applicazione e non attenta alle situazioni reali ed ai pericoli che si prospettano per l’intero comparto. Per quanto ci riguarda i prossimi appuntamenti sul piano della modifica legislativa (la già ricordata Commissione “Malinconico” per il decreto di modifica della 152/2006 ed il recepimento della Direttiva 2008/98/CE sulla nozione di rifiuto) dovranno essere utilizzati per cercare di riportare un qualche elemento d’ordine in una materia sempre più caotica. Ci sarà bisogno di grande iniziativa e sinergie sempre più forti tra le categorie e le strutture Confederali. E’ indispensabile alzare il livello di coinvolgimento, anche della realtà orizzontali sul territorio, perché sarà importante il rapporto con gli Enti Locali, principalmente con le Regioni il cui ruolo diviene primario nella evoluzione del comparto. Su questo piano siamo impegnati per i prossimi mesi per cercare assieme, Confederazione e Categorie, a delineare le migliori soluzioni per l’efficacia dei servizi, per la tutela del lavoro e per la migliore soddisfazione delle esigenze degli utenti. PER LE STRADE D’EUROPA CHI NON RISPETTA I LIMITI DI VELOCITÀ, NON RISPETTA NIENTE. GIROGIROTONDO 29 Consiglio Nazionale Fitel: un “dibattito in crociera” dal nostro inviato CAROLA PATRIARCA I o sono una dipendente della Uiltrasporti, ma voi siete per la quasi totalità dipendenti di società grandi o piccole del pianeta trasporti. Tutti i giorni a contatto con realtà aziendali di vario genere, tra queste ce n’è sicuramente una che è “gradita” dai lavoratori: quella dei CRAL. Estranea a questa struttura mi avvicino curiosa in particolare ad un altro ente di “gestione” del tempo libero, la FITEL. Così utilizzando una iniziativa promozionale, la “convenzione” stipulata tra FITEL e “Grimaldi Lines” vado in “avanscoperta”. L’occasione è particolarmente ghiotta, visto che i lavori del Consiglio Nazionale FITEL si svolgeranno a bordo della Cruse Roma, un traghetto della Compagnia Grimaldi estremamente bello che ho avuto modo di prendere già in precedenza per tornare da un viaggio in Spagna. Così alle 20 di sabato 20 mi trovo al Terminal Autostrada del Mare nel porto di Civitavecchia e già prima di partire mi faccio un’idea dei partecipanti al meeting. Diciamo,per grandi linee, che: la FITEL è un ente costituito dalle Confederazioni CGIL-CISL-UIL nel 1993, nata come organizzazione delle attività del tempo libero e per valorizzare le esperienze associative, con particolare attenzione al recupero dell’esercizio del sociale nei CRAL (Lex 300/70 art. 11). Tutto a sostegno dei lavoratori dipendenti, della loro rappresentanza nei luoghi di lavoro, per lo sviluppo di forme di collegamento e collaborazione fra diverse realtà associative, convinti che la tutela del lavoratore andava e va estesa dal posto di lavoro ai luoghi della vita in una crescita complessiva dello stato di benessere. La FITEL è oggi una realtà ben strutturata anche grazie ad un grande lavoro organizzativo a cui i nostri rappresentanti della UIL hanno dato un contributo spesso determinante. Riconosciuta dal 10/01/2001 come ente di Promozione Sociale dal Ministero degli Interni e del Lavoro, e in base alla Legge 64/2001 ha ottenuto l’accredito di 3° livello presso l’ufficio Nazionale del Servizio Civile e a partire dal 2006 è riconosciuta dalla Agenzia delle Entrate come destinataria del 5% della imposta sui redditi. Torniamo al Terminal: alle 22 circa si parte e la navigazione durerà sino alle 18 del giorno successivo. Nel frattempo a bordo si sono svolti parte dei lavori in una confortevole e attrezzata sala al 7° ponte: Si è partiti dalla precisa ed analitica relazione del nuovo Presidente Luigi Pallotta, eletto il 27/28 Novembre nel VI° congresso svolto a Roma, che ha evidenziato la situazione del tesseramento e la relativa situazione economica. Si è approvato il bilancio consuntivo 2009 e il preventivo del 2010 dopo la relazione dei sindaci Revisori esposta dal Presidente Santino Fortino, non senza aver discusso con attenzione tutti i capitoli del bilancio. La relazione ha poi posto all’attenzione del Consiglio Nazionale anche alcuni obbiettivi che la Presidenza nel suo complesso ritiene opportuno perseguire e velocemente, come “l’essere percepiti come valore aggiunto”, creare i presupposti anche tramite sistemi informatici per “veicolare il marchio FITEL”, aumentare così la visibilità per PER LE STRADE D’EUROPA 30 essere così riconosciuti, attivare ancor di più i CRAL e creare nuove relazioni con essi a tutti i livelli; fare cioè “comunità” per “fidelizzare ed aumentare di conseguentemente gli associati “. A questo punto credete, non ricordavo nemmeno di essere su una nave. Il mare è stato buono, il tempo minaccia pioggia (ma all’arrivo lascio scaramanticamente l’ombrello in cabina) e quando scendiamo dal traghetto per “assaggiare” Barcellona qualche goccia non ci impedisce di salire a Montjuic. Ogni volta che vengo mi riprometto di visitare meglio questa parte della città, ricca di giardini e di bellissimi impianti sportivi (costruiti per le Olimpiadi del 1992, ricordate la vista della città dalle piscine?). Ma il tempo non è clemente, così dopo un veloce sguardo alla nostra nave (è proprio qui sotto), una foto al monumento alla “sardana” (danza popolare catalana) scendiamo in città. Grandi strade la attraversano (Via de les cortes Catalanes, Avenguda Diagonal, la Meridiana, Passeig de Garcia…) rendendo fluente il traffico nella seconda città della Spagna. Seconda per numero di abitanti, non certo per notorietà e bellezza. Quale altra città (non capitale) è così famosa in Europa? Pensateci, a me non ne viene in mente altra... forse nell’area mediterranea c’è Istabul, ma poi nulla più. Certo che Barcellona ha PER LE STRADE D’EUROPA GIROGIROTONDO saputo gestire magistralmente la spinta espansiva e pubblicitaria dell’Esposizione Universale del 1929 e anche le Olimpiadi del ‘92. Così ora si ritrova, oltre alle succitate “avingude”, anche un’edilizia progettata per fronteggiare si tanto sviluppo. Basta guardare i grandi fabbricati e i marciapiedi agli incroci, non hanno gli angoli, per permettere ai tram di girare agevolmente. Un altro particolare ai semafori, in prima fila c’è il posto per le moto (segnalato da apposite strisce). E per ultimo un accorgimento per i pedoni (se il ns redattore capo mi passa la foto vedrete): un avvertimento scritto sotto il marciapiede! Ora un doveroso passaggio veloce alla “Sagrada Familia”, che erroneamente al TG in Italia avevano detto “terminata”! L’unica cosa finita è la copertura, per il resto saranno si e no al 60%. La torre più alta, quella dedicata a Gesù, non è nemmeno iniziata, e si che si vedrà, dato che nei progetti di Gaudi dovrà essere alta 1m meno di Montjuic (212m),”perche la sua opera è seconda solo a quella di Dio”. Non tra- lascio il raccontarvi che mentre giriamo la pioggia aumenta, con “inspiegabile” caparbietà non permetto al mio compagno di viaggio di acquistare un ombrello e insieme a molti altri ci accalchiamo sotto una tettoia. Peccato che è di quelle per riparare i pellegrini dal sole. La scena è paradossale... tutti stretti sotto la palizzata e tutti completamente fradici! Cena a base di paella e poi velocemente al Porto, altrimenti ci fanno dormire sul molo. Lunedì invece si può girare con tutta calma, tanto a Barcellona ci siamo stati tante volte… ultime parole famose. Casa Batlò l’ho visitata già, ma La Pedrera casa Milà (sempre di Gaudi) non posso perderla. Surreale, fantastica, non c’è in angolo, uno spigolo, una linea retta in tutta la palazzina. I soffitti sono onde, le ringhiere sono alghe marine, i pavimenti dei balconi sono di vetro, la sontuosa facciata sfida la gravità, favolistico il tetto. Il magico condominio è protetto da cavalieri medioevali (i camini). Da li come non fare un salto al fantasmagorico negozio della “Disel” e poi immergersi (per gli uomini è stata un’apnea da record mondiale) nell’atelier del più favoloso dei stilisti catalani: Custo di Barcellona? All’uscita, con le braccia cariche di sacchetti, concediamo diletto ai signori. “Churros e cioccolata” e poi via al Palau de la Música Catalana, una delle opere più belle del modernismo catalano. Vorremmo visitarlo anche dentro ma purtroppo c’è un concerto (anzi 2, visto GIROGIROTONDO che all’esterno c’è un pianista che allieta chi non è potuto entrare). Sulla strada del ritorno ci soffermiamo a soddisfare tutti e 5 i sensi alla Boqueria (il mercato sulla Rambla). Uno spettacolo per la cura nell’esposizione e la ricchezza dei prodotti. C’è addirittura una “ libreria dei sapori”. Si può anche prendere una spremuta di “qualsiasi” frutto e in più a quest’ora i prezzi calano da 1 bicchiere a ?2 a 3 bicchieri a ?1. Così dissetati torniamo appena in tempo a bordo (a proposito chi aveva detto che avremmo girato con tutta calma?). Alla ripresa dei lavori del Consiglio si sono proposte iniziative come un concorso nazionale per la fotografia, un concorso enogastronomico, una rassegna di “corti”, un concorso di poesia con l’ormai consolidata e tradizionale rassegna teatrale di settembre a Castrocaro Terme. Un riconoscimento va alla qualità degli interventi in special modo a quelli della Delegazione UIL, particolarmente impegnata affinchè questa Associazione possa rafforzarsi in pieno accordo con le politiche sindacali e che ha consentito un sensibile allargamento sia in termini di adesione sia in termini di presenza sul territorio. Sgrevi della Fitel del Lazio, Carini del Cral del Senato, Nicolia Segretario Generale UIL-UNSA, Fortino responsabile delle Politiche del Tempo Libero della Uiltrasporti e naturalmente Maiello e Ciarlone dell’ufficio di presidenza in quota UIL, hanno affrontato le problematiche del tesseramento, dei finanziamenti, dell’organizzazione interna e delle prospettive con un fare, a volte polemico, ma finalizzato alla responsabilizzazione di tutti gli attori con le OO.SS. in primo piano. Gianni Ciarlone ci ha rilasciato una mini intervista: “sono fortemente convinto che la necessità di una forte rappresentanza FITEL d’altronde è nello stato delle cose. L’attacco alle fonti di finanziamento dell’attività dei CRAL degli ultimi anni, la volontà di assunzione in proprio espressa e praticata da parte di alcune Aziende, delle attività sociali fin’ora co-gestite, la generale disattenzione e sottovalutazione di Governo ed Istituzioni su una riforma del Welfare effettivamente in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini e delle loro famiglie, sia nella sfera del disagio sia in quella dell’agio, rendono urgente e necessario il rafforzamento di questa rappresentanza unitaria e una elaborazione di una strategia condivisa tra 31 FITEL, categorie e territori, per difendere e rilanciare l’azione sociale dei CRAL come patrimonio irrinunciabile di partecipazione, solidarietà e progresso culturale dei nostri lavoratori”. Annotiamo, tra l’altro con soddisfazione, che Ciarlone al Congresso Nazionale della UIL Confederale è stato, per la prima volta in assoluto, eletto nel Comitato Centrale Confederale in rappresentanza FITEL. Questa è la prova dell’attenzione che la UIL rivolge all’associazionismo, alla FITEL e al mondo dei CRAL in particolare. Il Consiglio Nazionale della FITEL ha rappresentato dunque una importante occasione per una conferma e il rilancio della stessa in questi particolari momenti segnati dalla crisi economica, dove anche attraverso attente politiche sul tempo di non lavoro, si possono realizzare interessanti iniziative per la difesa del salario reale di lavoratori e pensionati. Grande attenzione è stata rivolta dunque al ruolo di questa Associazione Unitaria tra le Confederazioni CGIL, CISL, UIL e sulle sue prospettive di sviluppo. Di primo mattino si fa scalo in Sardegna, a Porto Torres. Occasione per salire sul ponte di comando (su cortese invito del Comandante) assistere alle manovre. Lo spazio è molto grande e ricco di tecnologie, noto due cose: primo, che se anche il Capitano, la nave ed il porto sono italiani, i comandi vengono dati i inglese. Secondo, che in mezzo a tutta questa tecnologia è rimasto il tubo di ottone per comunicare con la sala macchine. È un sussidio o nostalgia? E così anche questo viaggio è terminato, tra gli opuscoli della convenzione ce n’è uno, che per qualche ignota ragione qualcuno mi ha messo sulla valigia… “7/11 maggio - Gran Premio di Formula 1 (Circuit de Catalunya) Nave+Hotel+biglietto FI da euro 229”…ci sarà un motivo perché è rimasto in evidenza? Carola Patriarca PER LE STRADE D’EUROPA 32 NELLA SOCIETÀ CIVILE IL CORPO E LA DANZAMOVIMENTOTERAPIA QUELLE PROFESSIONI A TORTO SCONOSCIUTE... di MARIA ROMANA BENEVENTO N ell’era del digitale e della creazione di mondi virtuali, attraverso l’utilizzazione di tecnologie sofisticate c’è ancora chi si interroga sul ruolo del corpo nella società moderna. Il corpo quello vero, fatto di carne ed ossa, quello tangibile e non digitabile, quello che lascia trasparire l’essenza di cui siamo fatti, quello in cui è iscritta la nostra storia e sul quale possiamo leggerla senza la censura impostaci dai modelli estetici della società. Questo interrogativo se lo pone l’Associazione Professionale Italiana Danzamovimentotrapia (APID) in un convegno che si è svolto il 26-27-28 Marzo presso la sede della Provincia e all’Accademia Nazionale di Danza a Roma. Nell’apertura del convegno l’ospite principale, l’antropologo Davide Le Breton, ha fornito un quadro dettagliato sula concezione del corpo nelle società moderne occidentali Le Breton sostiene che, a differenza del passato, in cui il corpo rappresentava la nostra base identitaria, oggi e diventato una “proposta” da modificare. Assistiamo ad un fenomeno di “trasfigurazione personale” in cui l’immagine di Sé deve aderire a modelli estetici precostituiti e dettati dalle nuove offerte di mercato Oggi nelle cliniche estetiche usufruiamo di veri e propri “self-service di identità”, usiamo il corpo come materia prima, come oggetto a portata di mano su cui stabilire una sovranità ed un controllo. In questa personalizzazione del corpo c’è un sovrainvestimento dell’apparenza e una mortificazione dell’esserci. Il corpo diventa una “protesi dell’Io, un corpo a sé, un corpo per sé, che cerca PER LE STRADE D’EUROPA un senso non più attraverso le relazioni con gli altri ma in una sorta di “individualismo democratico”: piuttosto che fare della propria esistenza un opera unica ci si appella ad una “libertà formattata” per aderire ad una “normalizzazione” anche se su misura. Maria Elena Garcia, nell’intervento seguente, ci spiega come la Danzamovimentoterapia (DMT) vada esattamente contro questa corrente e sia in antitesi con il concetto di corpo come costruzione culturale. Il corpo che contatta la DMT è il corpo vissuto, il corpo cono- sciuto fenomenologicamente, soggetto di esperienza, non oggetto di scienza. La dott.ssa Garcia si riferisce ad autori come D. Stern per spiegare come il corpo sia predisposto ad entrare in relazione dinamica con il mondo, a U. Galimberti per dire che nel corpo c’è una intenzionalità: “un originaria apertura al mondo, un e-sporsi ed attendere dal mondo indicazioni per sé” e a D. Winnicott per ribadire che è nel gioco del bambino con il proprio corpo e nell’interazione con l’ambiente la nascita della potenzialità creativa e quindi trasformativa dell’uomo. Inoltre la Garcia spiega a quale danza si riferisce la DMT . Per il danzamovimentoterapeuta la danza è quel movimento del corpo che “attraverso forme di improvvisazione riesce a mantenere il contatto con il corpo vissuto : prende il via dal flusso energetico dei nostri impulsi e, nel plasmarli in una forma che si dispiega nello spazio, si evolve verso una dimensione simbolica”. Utilizzando questo modo di danzare come strumento terapeutico la DMT costituisce un potenziale trasformativo e trova applicazione in diversi ambiti: psicoterapeutico, riabilitativo, educativo e di crescita personale. Vincenzo Puxeddu, presidente dell’APID, sottolinea l’importanza del corpo come risorsa per il recupero emotivo. Illustrando un lavoro di ricerca effettuato presso il Laboratoire de Psycologie Clinique et Psycopathologie dell’ università Renè Descartes di Parigi sostiene che l’emozione è un sistema che riguarda risposte psico-fisiologiche , comportamentali-espressive, cognitivo-esperienziali ed il corpo è al centro di queste esperienze. La DMT può sostenere il processo di regolazione emotiva NELLA SOCIETÀ CIVILE attraverso l’espressione del corpo e più precisamente attraverso il movimento danzato.Il dott. Puxeddu propone un modello definito DMT integrata che associa una pratica corporea a momenti di elaborazione attraverso il disegno e la parola che favorirebbero il processo di elaborazione emotivo attivando un “Ciclo Referenziale” (W. Bucci) tra corpo-emozione- immagini e parole. Numerosi , a seguire, sono stati gli interventi che hanno affrontato tematiche riguardanti l’evoluzione di patologie legate all’identità e alla integrazione psiche-soma. Nel mondo contemporaneo sempre più frequentemente si incontrano disturbi narcisistici e dissociativi di diversa gravità legati ad una mancanza di un sano sviluppo evolutivo dove il vissuto del corpo svolge un ruolo fondamentale. Secondo Anna Piccioli Weatherhogg “la DMT offre un interessante luogo di incontro ai diversi stati del sé in cerca di integrazione, nei diversi registri dell’esperienza (affettiva-cognitiva) e secondo diversi livelli di simbolizzazione, adeguati alla fase di sviluppo di ciascuno, dal preverbale al verbale.” I relatori del convegno hanno accompagnato gli auditori nelle “stanze della terapia” descrivendo percorsi, a volte anche molto dolorosi, in cui la relazione tra i pazienti e i terapeuti è stata di centrale importanza e centrata sull’ascolto del corpo e sul dare forma e significato a quello che il corpo esprime attraverso le sue “coreografie”. La dott.ssa. Magda Di Rienzo sostiene che “non c’è lavoro sul corpo senza mente del terapeuta che dà significato e senso attraverso due modalità: il passaggio dal preverbale al verbale e dare senso allo stato mentale e contenitivoaffettivo per offrire un insediamento della psiche nel soma. Rosa Maria Govoni, direttrice della formazione di danza terapia dell’Art Therapy Italiana, descrive il setting della DMT come un ambiente contenitivo (holding envirorment) all’interno del quale si stabilisce un rapporto di fiducia fondamentale, con sufficienti misure di 33 LA DANZAMOVIMENTOTERAPIA è una modalità specifica di trattamento di una pluralità di manifestazioni della patologia psichica, somatica e relazionale, ma amche una suggestiva possibilità di positiva ricerca del benessere e di evoluzione personale sicurezza, che assicuri la segretezza e che permetta di recuperare la memoria di eventi traumatici. Questo ambiente contenitivo si identifica, oltre che nelle regole del setting, nel saper attivare le qualità empatiche adeguate attraverso le proprie azioni e forme corporee in ogni singolo caso. Di setting tradizionali e non si è discusso illustrando le varie realtà in cui oggi la DMT è inserita in contesti istituzionali pubblici e privati in tutta Italia. Quello che emerge è l’enorme potenzialità creativa che la DMT offre nei vari scenari in cui opera: strutture sociosanitarie, centri riabilitativi, istituti pedagogico-formativi. Il tempo dedicato alla descrizione delle varie realtà che si sono volute raccontare attraverso varie forme comunicative: video, poster, laboratori esperienziali oltre che interventi accompagnati da immagini significative, non è bastato per fornire un quadro esaustivo di ciò che in Italia si sta facendo con la DMT. Alcune parole vanno spese inoltre sulla figura professionale del Danzamovimentoterapeuta che è una persona con una formazione di base in una professione psico-sociale o pedagogica e artistica, che ha seguito un percorso formativo minimo triennale specifico sulle teorie e le tecniche della DMT e delle terapie espressive e ha svolto tirocini pratici e supervisionati da professioni- sti riconosciuti e autorizzati dall’APID. Nonostante ciò oggi in Italia ancora la figura del Danzamovimentoterapeuta non è riconosciuta anche se paradossalmente operante a tutti gli effetti in strutture che ne richiedono il suo operato : centri diurni, cliniche riabilitative, istituti di istruzione di vario livello e grado, istituti universitari, consultori, associazioni e cooperative che operano nel sociale ecc.. Il riconoscimento di questa professione su cui l’APID, attraverso una sua commissione, sta lavorando garantirebbe alla disciplina della DMT, introdotta in Italia negli anni settanta da alcune “pioniere”, una sua legittima affermazione . Nonostante ciò oggi in Italia ancora la figura del Danzamovimentoterapeuta non è riconosciuta anche se paradossalmente operante a tutti gli effetti in strutture che ne richiedono il suo operato: centri diurni, cliniche riabilitative, istituti di istruzione di vario livello e grado, istituti universitari, consultori, associazioni e cooperative che operano nel sociale ecc.. Il riconoscimento di questa professione su cui l’APID, attraverso una sua commissione, sta lavorando garantirebbe alla disciplina della DMT, introdotta in Italia negli anni settanta da alcune “pioniere”, una sua legittima affermazione. M.R.B. PER LE STRADE D’EUROPA IN LIBRERIA 34 IL SIMBOLO PERDUTO di TRISMEGISTO T orino. L’abbiamo appena terminato e, come sempre, dopo ogni lettura, avvincente o meno che sia, ci ritroviamo ad esercitare quel principio che rende la mente umana un patrimonio straordinario: riflettere. Non è questione di cosa si è letto, di quanto sia stato gradito farlo ecc. Al contrario, la cosa più importante è il fatto che una lettura, breve, lunga, sofferta o “liscia come l’olio”, ci ha lasciato qualcosa, ci ha resi un po’ più ricchi, a prescindere (come direbbe il fratello Totò). Così è stato anche questa volta nel leggere le oltre 590 pagine dell’ultimo best-seller di Dan Brown, “Il simbolo perduto”, l’autore de “Il codice da Vinci”. Ogni volta che un autore raggiunge i livelli più elevati di cronaca, il giudizio della critica letteraria, più che per gli autori minori, ne può sancire il trionfo o il declino, tanto che immediatamente, chi scrive si trova a dover fare i conti con una spada di Damocle: il libro successivo dovrà necessariamente essere ancor migliore di quello appena finito. E sia ben chiaro, non è cosa da poco poiché se un libro ottiene il massimo plauso della cronaca, non è detto che la stessa cosa possa accadere per il secondo volume, il terzo e via dicendo. Nel caso del suo ultimo libro, “Il simbolo perduto”, Dan Brown a nostro modesto avviso, supera se stesso non tanto nella bravura di caricare il romanzo di suspence, quanto perché l’intero costrutto del libro, pur svolgendosi in un lasso di tempo brevissimo, poche ore, sviluppa un tema che già altri autori hanno trattato (leggasi la splendida produzione dell’autrice spagnola Matilde Asensi) in maniera egregia. Ma è l’approfondimento del tema fondamentale del libro (la cui trama non vi sveleremo per ovvi motivi) cioè il suo intimo e profano convincimento che la massoneria universale non corrisponde affatto a quella perenne deviazione di natura tutta Italica ma, al contrario, fonda la propria esistenza su valori universali la cui base, la “Conoscenza” quale termine elevato (Dante, l’Inferno – Ulisse e Virgilio “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude a canoscenza...”) sono il principio per ri-fondare la società degli uomini e che il 21 dicembre 2012, stando alle profezie PER LE STRADE D’EUROPA Maya e di Nostradamus, e che anche nella Bibbia (Antico testamento - Libro dell’Apocalisse) in qualche modo viene profetizzato ancorché in modo oscuro. Dan Brown in questo libro, celebra il suo ulteriore miglioramento come autore di thriller ma anche come uomo di cultura, poiché in tutte le pagine questo testo, appare figlio di una propensione maniacale dello sviluppo tematico e della ricerca che diviene testo vivo, destinato a trascinare il lettore in una vicenda che non è solo frutto della fantasia ma anche e intenzionalmente, l’occasione per riflettere su temi, concetti, termini, metaofore e circostanze. Non è nostro costume sproloquire a vantaggio di questi o quelli, ma in questo caso siamo ben stati felici di contraddirci e considerare questo romanzo, non solo il figlio dell’arte narratoria di un eccellente scrittore, ma anche e soprattutto, l’occasione per osare una riflessione su un di un tema su cui l’uomo prima o poi incontrerà nel suo cammino: il simbolo perduto. Quel simbolo perduto che, mai come in questi tempi appare come l’oggetto più lontano da questa umanità. La parola speranza fa da contraltare al tutto. Pensando a Folco Quilici... 6 pronto? Oggi ti porto nell’isola che non c’è… l’attracco è a Porto Sami, un tempo di architettura veneziana, ma dal terremoto del 53 sono rimaste solo rovine, dimesso, pochi turisti, circondato da montagne, già si inizia ad entrare in una realtà parallela… a proposito ho letto qualche tempo fa un libro di Folco Quilici su di un’isola “misteriosa”… quando mi ricordo il titolo te lo dico, è… strano, al mio amico di libri non è piaciuto, invece a me ha lasciato dentro… sensazioni. Torniamo alla nostra isola. prendiamo un’improbabile autobus il quale, capre permettendo, tra ulivi e cedri (strano il connubio), ci porta alla spiaggia di Andisamos. Ciottoli bianchi illuminati dalla luna, un mare di velluto scuro… hai voglia di fare una nuotata? L’acqua è calda e scivola sulla pelle proprio come velluto. E’ sera ormai e il diroccato villaggio di Chalia ci accoglie con il suo kaphension (che poi sarebbe il caffè), una chiesetta, una stradina polverosa ci porta il mattino al faro. L’alba ha il colore del miele di pesco, il panorama è mozzafiato… 6 in forze?… su si va a Karavomilos vecchia,c’è un lago che sembra un disegno di un bambino e macerie sparse tra ulivi anneriti e pini corrosi. La vista sulle montagne e sul mare toglie il fiato… il profumo è quello della malinconia. Cambio di location e d’umore. Spiaggia di Myrtos…sabbia color borotalco disseminata di piccoli sassi levigati che sembrano caramelle succhiate a metà. Il colore dell’acqua è un blu elettrico che ferisce gli occhi. Fa caldo ma ti porto ugualmente al piccolo monastero di Sla. Il suolo è incandescente ma l’odore del timo e dell’origano è inebriante… e ora Assos, pittoresco villaggio di pescatori una severa e stranamente intatta rocca veneziana del XVI sec... qui l’acqua è limpida come cristallo e si pranza all’ombra di antichi ulivi e casette dimesse con decori scoloriti in metallo art decò. La locanda ha lenzuola di lino bianche che profumano di lavanda la stanza è fresca e ventilata… la doccia è di acqua salata! L’ultimo giorno (ho evitato volutamente la parte turistica) si va alla spiaggia segreta di Horgota Bay. L’insenatura è deserta. Gli alberi arrivano sino alla riva e… dall’altra parte del canale… Itaca! Sembra quasi che allungando una mano si possa toccare. Mitica Itaca, patria del temerario Ulisse, padre di tutti i viaggiatori, mio padre adottivo. Questo ultimo indizio ti ha fatto capire dove siamo… isola greca era chiaro dai nomi , ma ora sai che è Cefalonia la nostra destinazione. “Il mandolino del Capitano Corelli” è stato mitico e mi ha fatto sognare. …è qui che l’umanità trova un modo x sanare le proprie ferite e ricominciare da capo… C.P. 36 LA UILT NEL TERRITORIO: QUI TORINO A 27 ANNI FULMINATA DALLA “TREMILA” Quella vita spezzata che appartiene a tutti noi dalla nostra redazione PIEMONTESE di N.F. T ORINO. Ogni volta, ogni volta che accade, ci accorgiamo che tutto resta invariato: si producono fiumi di parole, oceani di inchiostro, polemiche a non finire, inchieste della magistratura, delle ferrovie, dei giornali, ma alla fine cosa cambia? Forse nulla. Nulla di nulla. O, forse ancora, non è neppure vero, qualcosa cambia, eccome. Cambia il fatto che inconsciamente perdiamo qualcosa, tutti. Sul piano umano, quello sociale, quello civile. Già. Perdiamo tutti, in totale inconsapevolezza. Felici, giorni dopo, di accantonare ancora una volta, un problema grande, più grande di noi. In fondo è capitato ad un altro, in fondo noi possiamo tornare alle nostre consuete attività, più che consapevoli che un fatto, resta un fatto e, come di dice a Roma ”...a chi je tocca, non se ‘ngrugna...”. Tornare alle nostre famiglie alla sera e commentare “oggi è morto un altro collega, fulminato dalla 3000...”. Come dire, che fintantoché accade ad altri, qualunque cosa sia, non è accaduto a noi. E tanto basta. Ed è questo aspetto, questa superficialità, ormai abito consunto da tutti i giorni, grigio imbarbarimento di valori assoluti, che ci rende sempre più simili a bestie (ma non ad animali). Così quando accade che una giovane vita, ventisette anni scarsi, cessa per la PER LE STRADE D’EUROPA folgorazione dei 3000 volt della linea aerea di una sconosciuta stazione della pianura padana, Livorno Ferraris in provincia di Vercelli, le parole si sprecano, l’indignazione fa da modesto corollario ad una tragedia e arrivano tutti: il 118, la polfer, l’onnipresente capo reparto, i giornalisti e i curiosi, e come in tante altre analoghe tragedie annunciate, siamo attori, com-parse e spettatori in uno scenario di Shakespeariana similitudine. Quando, con un delicato bacio sulla canuta testolina del suo bambino di due anni, una carezza alla sua compagna, Walter Pouli, il giorno 15 marzo scorso, è uscito di casa per recarsi al lavoro, non poteva immaginare cosa sarebbe accaduto. Cosa gli sarebbe accaduto. Una giornata come tante in fondo di un operaio, come lo ricordano i suoi compagni, capace e attento, un buon lavoratore insomma. Eppure per una fatalità, una confidenza forse eccessiva con quel tipo di lavoro, un errore, forse una disattenzione o chissà cosa d’altro, per far si che quella mattina di inverno lungo, umido e freddo, si tramutasse in una tragedia, ma proprio per questo, annunciata. Perché è così. La nostra esperienza di oltre trentacinque anni di lavoro ci ha portato ad assistere a riforme, riformette, riformò, a continue produzioni di cambiamenti sempre più radicali tutti volti a “spaccare il capello in quattro parti, poi otto, poi sedici, trentadue ecc.” con il solo intento mal celato di ridurre il principale problema di queste ferrovie: il costo del lavoro. Il costo del lavoro come unica causa di tutti i mali ferroviari italiani, il costo del lavoro come unica partita di scambio tra il passato e il futuro. Tra generazioni di ferrovieri, di uomini contro. Un futuro incerto che anni di sprechi, atti delinquenziali (chi ha memoria dei vari scandali l’ultimo dei quali divenuto parte della cronaca televisiva di qualche giorno addietro, quello dalla stazione di Matera: un voragine di denaro pubblico sprecato, senza neppure i binari..?) incontrollati espropri del bene comune a vantaggio di interessi di varia natura e specie meramente privati, in questa Italia da sempre protesa verso il perenne interesse di furbi e furbetti, cosche, lobby, e parentati, nell’omissione di controlli perennemente colposa, quando non spregiudicatamente dolosa. Basterebbe guardare cosa sta accadendo per quanto riguarda il passante ferroviario della città in cui, il p.m. Guariniello, ha messo in piedi una bella e singolare inchiesta volta a scoperchiare un sistema “originale” di considerare la sicurezza in Piemonte, quella di chi lavora e di chi viaggia: un tunnel di oltre 11 km in cui sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo...) non sia mai stato neppure approntato un piano di emergenza! Ci si può perciò stupire se accadono situazioni come quella del 15 marzo scorso a Livorno Ferraris? Sarà l’ultima? Oppure, più realisticamente, una della tante? Non ci piace ricoprire il nefasto ruolo di profeti di sventure in patria, di certo però quando una vita di soli ventisette anni si conclude così, sebbene la nostra LA UILT NEL TERRITORIO: QUI TORINO natura fatalista ci possa venire in aiuto, ci sentiamo in dovere, come uomini e menti libere, di soggiacere a innumerevoli quesiti in merito. Quesiti che vorremmo fossero con risposte precise ma che, per esperienza, sappiamo non le troveranno mai, poiché rispondervi vorrebbe dire avere il coraggio di ammettere, da parte di tutti, dal più elevato in grado fino all’ultimo di noi, che non abbiamo fatto abbastanza. E neppure questa mera consolazione, se tale si possa sopportare, non assolverà mai e poi mai, a quel preciso compito umano di guardare alla vera origine del problema. Una origine che, a nostro avviso, è l’insieme di una bassa cultura di paese, di società e quindi, di riflesso, aziendale, e che sottende, ormai senza più alcun pudore, a considerare l’uomo, non più come l’élite del lavoro, quel differenziale che fa la vera qualità che conta, il valore veramente aggiunto al prodotto treno, bensì che lo considera solo e sempre, come un “problema”, un costo da ridurre, un peso per la società, per la col- lettività, per tutti. Questo, a nostro umile parere è il vero problema dei problemi, il dramma dei drammi, la pistola fumante che si vorrebbe contrabbandare quale mediocrissima soluzione a tutte le magagne del nostro tempo. Ma sono i fatti che alla fine ci vengono a confermare di aver ragione e di come, la ricetta non sia in fondo la vera soluzione dell’intero tema: con l’avvento delle tecnologie che hanno sostituito gran parte dei ferrovieri, il servizio complessivamente non ha tratto sensibili miglioramenti: pulizie scadenti, ritardi e soppressioni di convogli, tecnologie perennemente a danno del servizio (ssc – scmt – ccls plus- jap solo per citarne alcune) sono il peggior riscontro con l’oggettività di una puntualità perennemente sotto i minimi. Una frase ci rimbomba nella mente quotidianamente “... ci scusiamo per il ritardo..” non sarebbe meglio sostituirla con una più onesta del tipo ”... ci vergogniamo per il ritardo...”? Un tempo ormai lontano, i treni che viaggiavano erano su per giù gli stessi, CRESCETE E MOLTIPLICATEVI… Continua, con successo, l’espansione sul territorio della nostra Rivista. E sono già tredici le redazioni regionali di “Per le Strade d’Europa” costituitesi negli ultimi mesi. Cominciano ad arrivare sempre più frequenti le “corrispondenze” dalle diverse sedi. Ma ecco ad oggi (15 aprile) la situazione: Lombardia: Carlotta Quadri, Luigi Chiari; Toscana: Tommaso Lanni; Veneto: Brunero Zacchei; Calabria: Carmelo Fallara; Campania: Paola Arrighini, Gennaro Gambardella e Annalisa Servo; Emilia Romagna: Cesare Menini; Puglia: Fabio Lisco; Lazio: Roberto Terziani; Sardegna: Tiziana Turtas; Liguria: Bruno Giubellino; Piemonte: Nello Fusaro; Friuli-Venezia Giulia: Michele Cipriani; Sicilia: Marianna Caronia, Barbara Turati. 37 ma i loro orari erano rispettati, la sicurezza era il fiore all’occhiello dei treni italiani e, sentirsi ferrovieri, era motivo di grande orgoglio. Molto grande. Avevamo abiti forse un tantino bruttini se li guardiamo con gli occhi d’oggi, ma ci si chiudeva in quegli abiti freddi, di “lana caprina” (come la si definiva scherzosamente), come se fossero la nostra seconda pelle. Un collega era un collega e il servizio era “Il Servizio”. Quando iniziavi il tuo lavoro, orgoglioso tiravi fuori la tua cipolla Perseo e la sincronizzavi con l’orologio del Capo Stazione, perché quello era “l’orario giusto” e non si discuteva. Tutti, capotreni o macchinisti, manovratori, deviatori, tecnici ecc. conoscevano quella regola che ti veniva stampata a fuoco sulla pelle il primo giorno di lavoro e che non se ne sarebbe più andata da te. Per sempre saresti stato marchiato dalla ferrovia. E ne andavi orgoglioso. Lo sanno proprio tutti. Oggi che tutto è un bilancio, solo un bilancio, tutto passa davanti e dietro una vetrina, quella pubblica e quella privata e sono rimasti in pochi, se non pochissimi che, “turandosi il naso”, fanno finta che tutto vada bene, a prescindere. In realtà, ancora una volta con la fulminazione di una giovane vita ci ritroviamo a dover portare un’ennesima croce in maniera inconsapevole: quella di non aver avuto il coraggio di dire che ogni vita che si perde lungo i binari, quella vita appartiene anche a tutti noi, alle nostre coscienze che, a capo chino, accettiamo che un giorno come tanti, un 15 di un mese o di un anno qualunque, una vita possa spezzarsi senza che ci si domandi perché. Anche questo, in fondo, è un bilancio. Ma a differenza di ogni bilancio industriale i dati non si possono inserire, gestire, modificare a nostro piacere, sulla base delle necessità. Quel bilancio è parte di quella coscienza che abbiamo perduto o dimenticato e ci ha resi tutti, indistintamente tutti più poveri e soli. N.F. PER LE STRADE D’EUROPA 38 LA UILT NEL TERRITORIO: QUI MILANO Coerenza e pazienza del sindacato: ma per quanto? dalla nostra redazione LOMBARDA di L.C. È 13 aprile 2010 sto rientrando da Roma in treno verso Milano. Ieri si è riaperto il tavolo negoziale con Trenitalia presso il Ministero dei Trasporti, esattamente alle ore 18 circa, conclusosi alle ore 22.30, con un vero e proprio scambio di opinioni tra chi rappresentava le OO.SS. e chi rappresentava Trenitalia, e che in alcuni momenti è degenerato. La discussione verteva su come attuare o quantomeno applicare l’accordo del 5 agosto 2009. Quali i punti essenziali, per effetto di cambio appalto o aggiudicazione, a seguito di gara, i subentranti dovranno garantire quanto il cessante non ha dato al lavoratore, cosa: l’una tantum – l’aumento contrattuale, derivato dall’accordo di rinnovo del CCNL della Mobilità, e allora perché a distanza di mesi dalle assegnazioni e/o affidamenti tutto ciò per alcuni non viene applicato? Le OO.SS. in ogni maniera lo ribadiscono, ma non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire, ma la responsabilità al cambiamento in un settore come quello degli appalti ferroviari, così come fortemente voluta perché non viene cercata. I dirigenti di Trenitalia perché non vogliono chiudere la vicenda con l’assegnazione definitiva con la spalmatura dei restanti lavoratori alle società subentranti? Cosa si vuole ancora? Credo non si possa chiedere di più, altrimenti sono convinto che il tono si debba alzare e allora ad ognuno le proprie responsabilità che non saranno certamente del sindacato. PER LE STRADE D’EUROPA Flash sul congresso confederale di LUIGI CHIARI È stato bello ed entusiasmante partecipare al Congresso Confederale, il XV della UIL a Roma. Non importa dov’ero a seguirlo, l’essenziale che c’ero e averlo ascoltato con grande attenzione, non solo, ho ritrovato grandi amici che comunque nei quattro anni di mandato congressuale nella categoria dei trasporti che opero e già conoscevo, sono stati incontri bellissimi che ti ricordano tanti anni trascorsi insieme. Gigi (Angeletti) è particolare come persona: lo conobbi al suo primo Congresso al “Lingotto” di Torino, ebbene in quel del Lingotto lo studiai, osservandolo e notai quella sua genuina capacità di esprimersi che pochi hanno. A questo Congresso in lui è migliorato quel senso espressivo per coinvolgere tutti e l’ha dimostrato quando ha detto: “Noi abbiamo un sogno, quello che un giorno possa essere il lavoratore a licenziare la propria impresa”, che magnifica espressione. Ma ancora più forte è la sua grinta nell’esprimere quei concetti che non sono di laureandi, ma di un uomo semplice che vorresti sempre stringergli la mano e alle volte non ce la fai. E poi, il Congresso è stato anche per me un momento particolare per ascoltare i big della politica che poco hanno a che vedere con il mondo sindacale, attraversato da una crisi profonda che tutti ci auguriamo riprenda molto in fretta. Ma durante questo Congresso comunque, ognuno di noi era toccato da particolari e sensibili problemi che se enunciati avrebbero snaturato il senso stesso di un congresso voluto dai LAVORATORI che ogni giorno sono in trincea a difendere il loro posto di lavoro, oggi sempre più messo in discussione. Ciao Luigi. LA UILT NEL TERRITORIO: QUI MILANO 39 Riflessioni post esito elettorale dalla nostra redazione LOMBARDA L’ esito delle recenti elezioni amministrative regionali non può lasciarci indifferenti. L’affermazione straordinaria del voto alla lega in tutto il nord dell’Italia assume un significato straordinario per la concretizzazione in tempi rapidi del federalismo fiscale e di tutta una serie di provvedimenti necessari a sostegno affinché, la “ricchezza” prodotta nel paese venga ridistribuita privilegiando il territorio specifico laddove la si genera. Da questo principio autenticamente federalista non può sfuggire manco il settore del trasporto ferroviario, giacchè il governo dello stesso ed il relativo sostegno economico al servizio erogato sarà sostenuto anche attraverso la fiscalità regionale. In questo quadro una riflessione va aperta sulla costituenda TLN, non solo per quanto riguarda il potenziamento delle infrastrutture e l’acquisto di nuovo materiale rotabile, che peraltro è già stato avviato, ma anche e soprattutto sul modello gestionale integrato fra le due società accorpate e sul contratto futuro di riferimento da applicare alla generalità dei lavoratori dipendenti della nuova società. L’orientamento assunto dalla direzione e dai sindacati di prendere a riferimento il CCNL delle Attività ferroviarie ed applicarlo ai lavoratori interessati, presenta un’opportunità che però non può prescindere dagli effetti futuri che provocherà sugli assetti contrattuali. Oggi abbiamo il personale delle nord con un contratto nazionale più leggero e meno oneroso di quello delle A.F, ma a livello aziendale si è consolidata una contrattazione economico e normativa che attribuisce ai lavoratori larghi benefici sia sul piano retributivo, sia sul piano normativo, con un welfare aziendale invidiabile. Passare tutti al contratto delle attività ferroviarie, salvaguardando nel contempo i benefici della contrattazione di secondo livello estendendola a tutti i lavoratori di TLN comporterebbe costi aggiuntivi che difficilmente troverebbero copertura finanziaria. Un applicazione del CCNL delle attività ferroviarie con l’introduzione di processi di significativa destrutturazione della contrattazione integrativa (doppio regime, nuovi e più economici criteri di ingaggio del personale, ecc.) se da una parte potrebbe riequilibrare il maggior costo del nuovo CCNL, dall’altra inevitabilmente mortificherebbe la contrattazione di secondo livello , contraddicendo appunto l’elementare principio contrattuale federalista che dovrebbe privilegiare semmai la contrattazione aziendale-(paghe di posto, remunerazione della professionalità, dell’impegno, ecc.) in base alla redditività dell’impresa nelle sue articolazioni di unità produttive. Queste succinte riflessioni vogliono rappresentare un contributo alla discussione e un comune sentire per attuare quella riforma contrattuale voluta dalla Uil assieme alla Cisl, a partire dall’accordo sottoscritto lo scorso anno con il Governo e Confindustria, affinchè, anche il processo di riorganizzazione di TLN abbia a compiersi avendo contezza di tutte le criticità, compresa quella di non disperdere economie da destinare ad obiettivi mirati che premino effettivamente il lavoro, abbandonando la logica della distribuzione a pioggia degli aumenti contrattuali, tipica dello storico della contrattazione nazionale. Roberto Monticelli Membro del Direttivo nazionale Uiltrasporti e Presidente del Comitato Centrale della Uilt Lombardia PER LE STRADE D’EUROPA LA UILT NEL TERRITORIO: QUI NAPOLI 41 TRASPORTI A RISCHIO PER L’ISOLA DEI SOGNI Sempre più difficile arrivare a Procida dalla nostra redazione CAMPANA di SIMONE SIMEONE V i si arriva in motonave o traghetto, con trasporto auto dal Molo Beverello di Napoli, da Pozzuoli, da Ischia o ancora in aliscafo da Napoli Mergellina (Via Caracciolo) o sempre dal Molo Beverello. È l’isola dalle spiagge suggestive, tanto da essere stata scelta come location per il film di Massimo Troisi “Il postino”. Ma è bene chiarire che per giungere in questa splendida isola occorre più vigilanza e lotta per un servizio pubblico attivo, sicuro ed efficiente. Potenziare e migliorare il servizio marittimo del Golfo è diventata priorità inderogabile per gli abitanti di Procida, tanto è vero che gli isolani chiedono a gran voce la presenza costante di vettori ed un piano tariffario controllato che non ostacoli la crescente richiesta di mobilità marittima, sia per quelle esigenze di lavoro che per quelle di sviluppo. Non a caso negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo peggioramento dei servizi di trasporto in termini di qualità e di quantità (numero delle corse); la Caremar attualmente, nel già ridotto servizio invernale, ha sospeso collegamenti con Pozzuoli per dei vettori in avaria e per mancanza di navi sostitutive. A ciò si aggiunge una strategia aziendale volta ad acquisire delle navi veloci e sostituirle alle tradizionali imbarcazioni (stesso discorso vale anche per gli aliscafi). Scelte queste che hanno comportato un maggior numero di soppressioni di corse anche con condizioni climatiche non eccessivamente negative. Infatti la leggerezza degli scafi comporta una pes- sima manovrabilità, rispetto alle tradizionali navi ed aliscafi, e basta anche un vento di pochi nodi per sospendere le corse, il tutto a discapito dell’utenza con la conseguenza di isolare di fatto Procida, con tutti i danni e i disagi che ne conseguono. Dall’altro canto i privati, senza alcun sovvenzionamento pubblico, non possono offrire grande affidabilità, un po’ per la vetustà dei mezzi che sono operativi, un po’ perché in inverno, a quanto pare, non conviene più di tanto rispettare tutte le corse se i viaggiatori prediligono il servizio delle compagnie pubbliche. Del resto i principali armatori privati, avendo a che fare con un mercato non ricco come quello che insiste sul bacino di Capri ed Ischia, hanno sempre preferito non investire sui collegamenti da e per l’Isola di Procida. Ma come devono poi affrontare il problema gli isolani? Come è possibile garantire loro il diritto alla mobilità? Interrompere anche una sola corsa per Procida significa oggi creare gravi disagi a lavoratori, studenti e pendolari, non considerando poi il flusso turistico già in forte calo per le notevoli difficoltà economiche. È vero che i lavori di manutenzione sono già programmati, ma è anche vero che un caso di avaria di altre unità lascerebbe senza collegamenti vitali la collettività isolana. Assicurarli anche in condizioni meteo marine avverse è sicuramente indispensabile per i cittadini che auspicano una continuità territoriale più volte invocata. Gli isolani ormai proprio non ci stanno più quando sentono dirsi che i servizi vengono sospesi per settimane o mesi perché semmai le navi sono in cantiere o stanno passando visite di controllo. La mancanza anche di una sola nave, nel periodo invernale, comporta un sovraffollamento in termini di passeggeri verso l’unica nave che è di servizio con il conseguente rischio di non trovare posto e di non potersi imbarcare (anche perché la Caremar riserva il 75% dei posti al traffico ischitano). Se salta un solo imbarco al mattino, bisogna aspettare anche 3 o 4 ore in banchina quando tutto va bene; al contrario si rischia di trascorrere l’intera giornata in attesa di un imbarco. È quantomeno singolare che si spendano energie della Regione Campania solo per il Metrò del Mare, quando poi si ha un servizio scadente sulle isole del Golfo, non garantendo la mobilità di quei pendolari che si spostano, da e per le isole, unicamente per lavoro. Dove è il diritto alla mobilità? E cosa succederà ora con la paventata privatizzazione di Caremar? Si acuirà ancor più il divario tra flotta pubblica e privata? Sarebbe bello se per una volta si facesse una vera opera di sinergia tra le potenzialità delle imprese e le opportunità che la politica può disegnare, ma non ci illudiamo, Napoli ha un’isola e nessuno lo sa! PER LE STRADE D’EUROPA 42 LA UILT NEL TERRITORIO: QUI NAPOLI TRA DIFFICOLTÀ ECONOMICHE E L’INGRESSO NEL MONDO DELL’IMPIANTISTICA MOLTE INCERTEZZE ANCORA DA CHIARIRE Quale futuro per l’Asia Napoli? dalla nostra redazione CAMPANA di FABIO GIGLI T ra le novità previste dalla Legge n° 26 del 26 febbraio 2010, con cui il Governo traccia la strada per la definitiva uscita dall’emergenza rifiuti in Campania, ci sono anche quelle che riguardano ASIA Napoli. L’affidamento dei due impianti STIR di Giugliano e Tufino, infatti, proietta l’Azienda napoletana nel mondo dell’impiantistica e le affida un ruolo inedito nella gestione dei rifiuti nella Provincia di Napoli. Con i due impianti viene affidata all’ASIA la responsabilità di assicurare il conferimento ed il trattamento di tutti i rifiuti prodotti nel territorio provinciale, con un carico di responsabilità nuovo e strategico per un’area molto più ampia di quella cittadina che costituisce il tradizionale campo d’azione dell’ASIA. Si tratterebbe, ad una prima analisi, di una tappa importante nel processo di trasformazione dell’Azienda napoletana destinata, con la futura realizzazione del termovalorizzatore di Napoli, a perdere definitivamente le caratteristica di mero soggetto esecutore delle attività più “povere” del ciclo. Un’azienda molto più completa e solida, insomma, di quella che negli anni dell’emergenza si è occupata soltanto di raccolta e trasporto dei rifiuti, attività dispendiose ed a bassissima redditività. Se l’ingresso nel mondo dell’impiantistica apre scenari inediti per il futuro, non è detto che produca effetti immediati sulla situazione di un’azienda che ancora versa in forti difficoltà economiche. La scarsa disponibilità di risorse già registrata negli anni passati, infatti, resta ancora un problema per l’Azienda napoletana che PER LE STRADE D’EUROPA dovrà anche affrontare i maggiori costi per il personale, cresciuti dopo l’ingresso in ASIA dei lavoratori provenienti dall’ex Bacino Napoli 5. La scelta governativa di stabilizzare oltre trecentocinquanta dipendenti del Consorzio mai formalmente costituito dal Comune di Napoli, sicuramente giusta dal punto di vista sociale e benefica per centinaia di famiglie sfuggite al dramma della precarietà e dell’incertezza per il futuro, non è stata accompagnata dall’attribuzione di quelle risorse che sarebbero state necessarie per non indebolire i bilanci di ASIA. La stessa opera di ammodernamento ed efficientizzazione degli impianti di Giugliano e Tufino, pur doverosa e necessaria, comporterà dei costi che potrebbero condizionare la situazione economica complessiva dell’Azienda napoletana. Tra le prospettive di consolidamento nel medio periodo e le difficoltà economiche del presente, il rischio più concreto è che ad essere penalizzata possa essere quella riorganizzazione dei settori operativi che pure resta una priorità. Come verrà affrontata l’esigenza di progredire nelle attività di raccolta differenziata, che per effetto dei servizi “porta a porta” registra un trend sicuramente positivo ma ancora limitato da tante difficoltà di carattere organizzativo? Come verrà superata la difficile situazione delle sedi operative, in molti casi fatiscenti e bisognose di consistenti interventi manutentivi e, talvolta, di ristrutturazioni radicali? Come si risponderà alle esigenze dei lavoratori che rivendicano nuove politiche per la gestione del personale e nuovi sistemi che incentivino produttività e qualità delle prestazioni, così necessarie per quel miglioramento dei servizi di igiene ambientale tanto atteso dai cittadini Napoletani? Temi importanti e delicati che rappresenteranno la principale sfida per il nuovo Consiglio di Amministrazione dell’ASIA Napoli, di cui è prevista la nomina nelle prossime settimane. Problematiche che saranno necessariamente al centro di un confronto tra le parti sociali che in passato, grazie alla matura responsabilità delle forze sindacali, ha consentito all’ASIA di affrontare gli anni più duri con la consapevole e preziosa partecipazione dei lavoratori. Oggi le condizioni generali sono mutate. Non c’è più la pressione costante dei rifiuti lungo le strade, né l’esigenza di recare immediato sollievo ad una città stremata dall’emergenza. Azienda e Sindacati hanno oggi una responsabilità diversa e forse più grande, quella di chi è chiamato a fare la sua parte nella costruzione del futuro. Magari rimettendo i lavoratori al centro dell’Azienda, per valorizzare quelle “risorse umane” a cui in questi anni si è chiesto molto, tanto a fronte di difficilissime condizioni operative e di retribuzioni tra le più basse dell’intera Campania. LA UILT NEL TERRITORIO: QUI BOLOGNA 43 Rimini: grande successo dello sciopero proclamato dalla Uiltrasporti dalla nostra redazione della Uilt EMILIA-ROMAGNA I dati dello sciopero indetto il 24 marzo u.s. della Uiltrasporti di Rimini sono di tutta evidenza: il 90% dei lavoratori della Tram Servizi ha aderito allo sciopero. La Uiltrasporti ha per tanto ringraziato i lavoratori che hanno capito ancora una volta di trovarsi di fronte ad un’organizzazione seria, coerente, ma soprattutto trasparente : non vende fumo ma chiarezza. Già l’esito positivo del Referendum indetto dalla Uiltrasporti nel mese di Novembre aveva evidenziato che quell’accordo doveva essere rivisto al tavolo negoziale; ma l’arroganza del potere a volte fa perdere la lucidità. Quell’accordo più volte denunciato dalla UILT come negativo sia per i lavoratori che per i cittadini stessi ha messo in seria discussione l’incolumità e la sicurezza di chi oggi usa il mezzo pubblico. L’accordo taglia tre turni per gli autisti con ulteriore compressione dei tempi e questo va a discapito di tutti; l’azienda ci guadagna circa 200 mila euro l’anno e tutto avviene senza rispettare gli accordi nazionali che prevedono una turnazione vivibile. Un altro punto che ci preme sottolineare è quello dei livelli, che sono stati in questi anni profusi in modo poco trasparente, non concertati con le O.O. S.S.; sappiamo che il termine contrattare e concertare a qualcuno fa venire l’orticaria, per fortuna la nostra capacità di fare contrattazione nazionale e aziendale è ancora un segnale di democrazia nel nostro Paese e nella nostra Provincia . La tutela dei lavoratori passa attraverso buoni accordi, non siamo certo quell’organizzazione che si fascia la testa, anzi sempre pronti e disponibili a sederci al tavolo, se richiesto, ma in questo caso qualcuno si crede onnipotente. Riteniamo responsabile l’Azienda del disservizio causato all’utenza della mancata informazione come prevede la Legge 146/90 art. 1, inerente le comunicazioni che imprese erogatrici devono dare per la tutela allo sciopero. Chiediamo alle proprietà di intervenire in questa vicenda; già in data10 febbraio 2010 avevamo come UIL CONFEDERALE e UILTRASPORTI inviato una lettera di richiesta di incontro al Presidente della Provincia ed al Sindaco del Comune di Rimini, evidenziando delle anomalie in quella azienda relative alla gestione del servizio e del personale, nessuna risposta. Ci chiediamo se è giusto gestire una azienda di servizi pubblici, pagata da tutti i cittadini come se fosse proprietà privata, Noi pensiamo proprio di no. Pensiamo che le politiche di governo del territorio debbano passare attraverso sane relazioni sindacali, se vogliamo veramente il bene della collettività (intesa come lavoratori dipendenti e cittadini). All’indomani dello sciopero il Segretario Generale della Camera Sindacale Provinciale di Rimini, Giuseppina Morolli inviava una “lettera aperta” al Presidente della Provincia di Rimini, al sindaco del Comune di Rimini, all’ Assessore alla Mobilità. L’importante adesione dei lavoratori allo sciopero del 24 marzo, proclamato dalla UILTRASPORTI di Rimini, i dati parlano di una partecipazione del 90%, impone una profonda riflessione di quanto stia succedendo nella Tram Servizi di Rimini. Più volte, come UIL PER LE STRADE D’EUROPA 44 LA UILT NEL TERRITORIO: QUI BOLOGNA Confederale, abbiamo denunciato il clima di forte tensione esistente in azienda dovuto, alle inesistenti relazioni sindacali, criticità che penalizza fortemente i lavoratori in quanto determina decisioni unilaterali della società, incuranti di istituti contrattuali e accordi in essere. Come già espresso, l’esito del referendum di novembre indetto dalla UILT, dimostra che la maggioranza dei lavoratori respinge un accordo improponibile oltre, che per il peggioramento delle condizioni di lavoro, per i riflessi negativi sulla sicurezza di esercizio in quanto, obbliga gli autisti a turni disumani. Riteniamo la protesta un segno di grande civiltà, centinaia di lavoratori hanno manifestato il loro disappunto verso i vertici di un’azienda che non rispetta nessuno, cittadini compresi. Infatti, forti della propria arroganza non hanno nemmeno rispettato la più elementare delle regole: informare l’utenza della protesta dichiarata. Pertanto, la UIL Confederale e la UILTRASPORTI di Rimini chiedono un’urgente incontro con la proprietà al fine di definire le varie responsabilità, aziendali e politiche, di tutta la vicenda nonché, provvedimenti anche risolutivi verso chi ha sbagliato. Questo lo dovete, ai lavoratori, ai cittadini e alla città che non si merita un servizio pubblico gestito “ad personam”. Il Segretario Generale CSP UIL RIMINI Giuseppina Morolli Come essersi rivolti ad un muro… Nessun cenno di risposta da “chi di dovere”. Il 6 aprile dopo lunga (e inutile…) attesa la UIL di Rimini era costretta a diramare un’ulteriore nota dal titolo: MA ALLA PROPRIETÀ, DELLA TRAM SERVIZI NON IMPORTA PROPRIO NIENTE?Ai cittadini che pagano le tasse e che sopportano i disagi interessa molto!!!! Ecco il testo: Siamo esterrefatti dal comportamento silenzioso della proprietà( comune e provincia) nei riguardi della TRAM SERVIZI. Nessuna risposta in merito alla lettera inviata da questa confederazione in data 25 marzo 2010; Ma Noi non demordiamo, per il senso di responsabilità che abbiamo nei confronti dei cittadini, che ancora una volta in questa Provincia ed in questo Comune, sono trattati come sudditi e non come coloro che pagano le tasse, a cui devono corrispondere servizi che funzionino. Infatti,i vertici di quell’azienda forti della propria arroganza non hanno nemmeno rispettato la più elementare delle regole: informare l’utenza della protesta dichiarata. Gli errori non possono essere scaricati sull’uno o sull’altro, come di solito avviene nelle gestioni, non è mai responsabile nessuno: è vergognoso ed intollerabile il silenzio che si è creati intorno a questa vicenda. Il trasporto pubblico locale fa parte delle politiche di governo del nostro territorio, ci dispiace ribadirlo ma secondo Noi la proprietà ha abdicato in questi anni al proprio ruolo, delegando funzionari di partito o ex dirigenti sindacali, che si comportano come se le Aziende pubbliche fossero di loro proprietà. Crediamo sia importante aprire un confronto aperto alle parti sociali per esaminare le modalità gestionali dell’azienda Tram servizi, individuare e superare i gravissimi errori avvenuti in questi anni, valutare la possibilità di procedere ad un ricambio gestionale per costruire le condizioni per un effettivo rilancio di questo servizio nell’interesse dei cittadini Riminesi, anche alla luce del progetto di Area Vasta dei trasporti attualmente in discussione. La UIL su questa strada è disponibile a trovare le migliori soluzioni, ma nel contempo rifiutiamo sin d’ora il silenzio attuale che genera immobilismo e grande spreco di risorse collettive. RIMINI 6 APRILE 2010 Il Segretario Generale CSP UIL RIMINI Giuseppina Morolli PER LE STRADE D’EUROPA