Analisi della capacità inclusiva di
un servizio: Casa Faro
Studente/essa
Relatore/trice
Monica Capitanio
Mengoni Mattia e Pellandini
Lorenzo
Corso di laurea
Indirizzo di approfondimento
Lavoro Sociale
Educatrice Sociale
Tesi di Bachelor
Luogo e data di consegna
Manno, 14 settembre 2015
«Le nostre opinioni, in quanto disabili, riguardo alla disabilità, non vengono
generalmente considerate importanti […] Per capire la disabilità come
esperienza, come cosa vissuta, abbiamo bisogno di ben più che di “fatti”
medici, per quanto questi siano necessari per determinare una cura
dobbiamo costruire un’immagine di cosa significhi essere disabile in un
mondo condotto da non-disabili. Le nostre esperienze devono esprimersi con
le nostre parole ed essere integrate nella consapevolezza sociale generale, e
questo muove in direzione opposta alla prospettiva derivata dal modello
medico della disabilità.
È vitale insistere sul diritto a descrivere le nostre vite, le nostre disabilità e
prendersi gli spazi e le occasioni per poterlo fare […]».
(Simon Brisenden, 1986)
Ringraziamenti:
Un ringraziamento speciale a tutta l’équipe di Casa Faro e al Responsabile Davide
Pedrotti per il sostegno datomi. Ringrazio inoltre l’utenza di Casa Faro che ha contribuito
alla realizzazione di questo lavoro concedendomi di fare le interviste.
Grazie di cuore alla mia famiglia e ai miei più cari amici che mi sono saputi stare vicino
anche nei momenti di sconforto, credendo sempre in me. Ringrazio in particolar modo la
mia cara amica Federica Butti, che è stata al mio fianco durante tutti questi tre anni di
formazione, sostenendomi sempre e dimostrandomi il vero valore dell’amicizia, e il mio
ragazzo, Emanuele, che ha saputo incoraggiarmi, trasmettendomi sempre positività e
allegria, rendendo questo periodo difficile migliore.
Infine ringrazio i docenti Mattia Mengoni e Lorenzo Pellandini per avermi accompagnata
durante questi mesi di realizzazione di questo lavoro di tesi.
L’autore (l’autrice) è l’unico(a) responsabile di quanto contenuto nel lavoro.
Lavoro di Bachelor
ABSTRACT: Analisi della capacità inclusiva di un servizio: Casa Faro
Il tema dell’inclusione è vasto e complesso e spesso vi è ancora una grande confusione
intorno ad esso ed al suo significato. È un argomento che mi ha spinta a svolgere un
lavoro di approfondimento nel modulo “Pratiche d’intervento educativo – ambito disabilità”
dove ho avuto modo di intervistare Michele Mainardi, grande esperto del tema,
consentendomi di ampliare ulteriormente la mia visione sull’inclusione.
Il mio interesse per l‘argomento mi ha portata a pormi delle domande riflessive una volta
iniziato lo stage: quello che mi premeva capire era come un contesto istituzionale, in
questo caso Casa Faro, può promuovere un concetto di inclusione; che strumenti e
strategie può mettere in atto e quali sono, invece, i fattori che frenano questo processo.
È stato fondamentale per svolgere questo lavoro il manuale: “Inclusione sociale e
disabilità: Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva di un servizio” di
Medeghini, Vadalà, Fornasa e Nuzzo che mi ha permesso di restringere il campo di
indagine e mi ha fornito il questionario ACISD (autovalutazione della capacità inclusiva dei
servizi per la disabilità), strumento base del seguente lavoro di ricerca.
Oltre al questionario ACISD che ho sottoposto all’équipe di Casa Faro mi sono servita di
altri due strumenti: le interviste all’utenza (create a partire dallo stesso questionario) e i
diari osservativi.
La mia ricerca mi ha portato a comprendere che vi sono molti fattori che possono
ostacolare il processo inclusivo come ad esempio il linguaggio, la poca collaborazione tra i
membri della rete, l’autoreferenzialità del servizio e una poca apertura al territorio e la
limitazione dell’autonomia e dell’autodeterminazione.
Questo lavoro mi ha permesso inoltre di prendere maggior consapevolezza del fatto che il
processo inclusivo è un processo che coinvolge tutti: utenti, operatori, cittadini, politiche e
servizi, e implica uno sforzo per andare oltre la routine. Ampliando la riflessione alla figura
dell’operatore sociale emerge come esso in un’ottica inclusiva si debba mettere in gioco
essendo pronto a cambiare la sua identità da operatore che si prende cura di una persona
all’interno dell’istituto a un operatore pronto a uscire nel territorio per avviare delle
collaborazioni, ampliare la rete, promuovere un cambiamento di visione nella società per
creare le condizioni per star bene assieme, per far sì che il servizio sia un punto di
riferimento per la comunità e che tutti possano beneficiare degli stessi diritti e esercitare il
diritto di cittadinanza indipendentemente dalle proprie condizioni.
Monica Capitanio, settembre 2015
Lavoro di Bachelor
INDICE:
1. Introduzione ........................................................................... pag. 1
1.1
Origine della scelta ......................................................... pag. 1
1.2
Motivazioni e domanda di ricerca ................................... pag. 2
2. Descrizione del contesto lavorativo .................................... pag. 3
2.1
Breve storia dell’Istituzione ............................................. pag. 3
2.2
Cultura e sistema di premesse istituzionale ................... pag. 3
2.3
Spazi e strutturazione di Casa Faro ............................... pag. 4
3. Inclusione: problematica, interrogativi, obiettivi .............. pag. 5
3.1
Breve storia .................................................................... pag. 5
3.2
Obiettivi del lavoro .......................................................... pag. 7
3.3
Scelta metodologica e riferimenti ................................... pag. 7
4. Indagine esplorativa .............................................................. pag.10
4.1 Inclusione: definizione ....................................................... pag.10
4.2 La visione degli operatori .................................................. pag.11
4.3 La visione dell’utenza ........................................................ pag.18
4.4 Una visione d’insieme ....................................................... pag.26
5. Conclusioni .............................................................................. pag.30
5.1 Riflessione generale sul lavoro svolto ................................ pag.30
5.2 Difficoltà ............................................................................. pag.31
5.3 Riflessione sulla domanda di ricerca e conclusioni ........... pag.32
5.4 Interrogativi aperti .............................................................. pag.33
6. Bibliografia .............................................................................. pag.35
7. Allegati ..................................................................................... pag.36
Lavoro di Bachelor
1/36 1. Introduzione
1.1 Origine della scelta:
Il tema dell’inclusione mi è parso interessante sin da quando ne sentii parlare per la prima
volta durante il primo semestre alla SUPSI, nell’ambito del modulo ʽPercorsi nelle
disabilitàʼ. Da quel momento in poi, il principio dell’inclusione è stato un fondamento che
mi ha accompagnata lungo tutto il mio percorso formativo.
Nel corso del secondo stage formativo presso Casa Bianca1, mi sono infatti soffermata più
volte a riflettere su come fosse possibile promuovere un’inclusione degli ospiti - molti dei
quali deficit complessi - e su quali fossero gli strumenti, nonché le tecniche più adatte a
tale scopo. Successivamente, e in particolare durante il terzo anno, ho avuto modo di
sviluppare ulteriormente le mie riflessioni grazie alla stesura di un approfondito elaborato
sul tema dell’inclusione, nell’ambito del modulo ʽPratiche d’intervento educativo – ambito
disabiltàʼ.
Questo primo lavoro di ricerca mi ha permesso di fare chiarezza sui vari termini in uso
quali ʽinclusioneʼ, ʽesclusioneʼ, ʽintegrazioneʼ e ʽinserimentoʼ. Ho anche avuto la possibilità
e il piacere di intervistare il professor Michele Mainardi, grande esperto del tema in
questione, che mi ha fornito nuovi importanti spunti di riflessione. Queste indagini
preliminari, mi hanno inoltre permesso di conoscere lo sviluppo dei vari approcci teorici,
dei modelli e dei principi relativi all’ambito della disabilità.
Di fondamentale importanza in questo senso è l’approvazione della Convenzione ONU sui
diritti delle persone con disabilità, che promuove i diritti delle persone disabili. Tra i principi
fondamentali sostenuti da tale convenzione vi è anche la promozione della «piena ed
effettiva partecipazione e inclusione nella società2».
Parlare d’inclusione implica un cambiamento radicale di pensiero: è necessario
comprendere come non sia la persona disabile ad essere un problema per la società, ma
come di fatto sia la società ad essere un ostacolo per la persona disabile. Bisogna dunque
essere pronti a cambiare il contesto in cui la persona disabile vive: in quest’ottica la sua
condizione non sarà più considerata una sola caratteristica della persona, bensì il frutto
dell’interazione tra la persona con le sue caratteristiche e l’ambiente.
Ritengo inoltre che il tema dell’inclusione possa, e debba, essere esteso a tutti gli altri
ambiti del sociale. Una persona che non riesca a trovare il suo posto nella società, e
dunque a ʽincludersi’, spesso viene vista e giudicata come ‘sbagliata’, e non si pensa al
fatto che possa invece essere la stessa società ad essere ‘sbagliata‘, poiché non si apre al
disabile, offrendogli la possibilità di farne attivamente parte ed esercitare i suoi diritti di
cittadino.
1
2
Foyer Casa Bianca, Fondazione OTAF.
Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, articolo 3.
Lavoro di Bachelor
2/36 1.2 Motivazioni e domanda di ricerca
L’idea di svolgere la tesi sul tema dell’inclusione a Casa Faro nasce da varie osservazioni
svolte durante il mio stage.
In primo luogo ho osservato alcune interessanti dinamiche all’interno della struttura: ho
notato che gli utenti collocati negli appartamenti manifestano degli atteggiamenti di
insofferenza e di distacco nei confronti delle persone collocate nella sede principale. Tale
atteggiamento si manifesta in frasi come «io non vengo a fare la gita con voi, non voglio
che mi ricolleghino a quell’utente»; «io non sono come loro che stanno tutto il giorno a
grattarsi» o, ancora, «Non ho bisogno che mi diciate cosa fare, non sono come questi che
non sono capaci a far niente».
A tale dinamica ne va aggiunta un’altra, rivelatasi molto utile per le mie riflessioni, che
riguarda in maniera precipua la collocazione fisica della struttura: essa è ubicata in un
quartiere densamente abitato, nel quale i problemi di convivenza sono all’ordine del
giorno. Durante lo stage mi è infatti capitato di assistere più volte a liti tra utenti della
struttura e proprietari di ristoranti o di negozi vicini; i motivi di tali discussioni andavano dal
furto ad atti di nudità in pubblico, e più in generale al poco rispetto nei confronti degli
avventori e dei clienti di tali attività commerciali.
Un ultimo spunto di riflessione è scaturito dalle continue richieste degli utenti di Casa Faro
di voler tornare a casa propria, nonché dalla conseguente frustrazione generata dal fatto
di non poterlo fare.
Tutto questo mi ha spinto a domandarmi: cosa vuol dire veramente per un servizio
includere? Come promuove tale inclusione Casa Faro? Diversamente, cosa fa si che si
generi esclusione? Che cosa si potrebbe fare per evitarla?
Ho deciso di concentrare questo mio lavoro di ricerca su alcuni aspetti principali individuati
grazie al libro Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della
capacità inclusiva dei servizi3, che utilizzerò come testo di riferimento per questo lavoro, e
di analizzare la capacità inclusiva di Casa Faro tramite vari strumenti, di cui parlerò
successivamente.
Per necessità di concisione e riferendomi al testo sopracitato dove vengono individuati
questi tre ambiti specifici dell’inclusione mi concentrerò su: 1) La partecipazione al servizio
e al territorio, 2) L’organizzazione e 3) La progettazione, tralasciando altri aspetti, seppur
importanti.
Dal punto di vista professionale, credo che indagare in che modo un servizio come Casa
Faro possa promuovere l’inclusione dei suoi ospiti sia interessante, nonché utile, poiché
tali riflessioni risultano valide ed estendibili a tutti gli ambiti del sociale.
Bisogna inoltre considerare che la maggior parte dei servizi e delle strutture per persone
con disabilità di vario tipo, sono strutture che pongono dei vincoli d’accesso, come la
necessità di beneficiare di una rendita AI, rendendo la struttura un’organizzazione che
3
Medeghini R.,Vadalà G.,Fornasa W. & Nuzzo A., Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della
capacità inclusiva dei servizi, Trento, Erickson, 2013. Lavoro di Bachelor
3/36 esclude di base tutte le altre persone. Sono dunque servizi ʽesclusiviʼ, rivolti a una certa
categoria di persone, con un certo tipo di deficit. Il mio intento è dunque quello di
comprendere, tramite un’analisi approfondita della capacità inclusiva della struttura, quali
siano gli strumenti che permettano di promuovere una piena inclusione delle persone con
disabilità e come possa un servizio riorientare la propria progettazione in questa direzione.
Alla luce di quanto detto fino ad ora ho dunque deciso di pormi la seguente domanda:
Come un contesto istituzionale come Casa Faro può promuovere l’inclusione delle
persone che ospita e accompagna in tutti i suoi aspetti? Quali dinamiche possono invece
frenare tale processo?
2. Descrizione del contesto lavorativo
2.1 Breve storia
La Fondazione Casa Faro nasce negli anni ‘90 con lo scopo di accogliere persone affette
da HIV. Le prospettive di vita per le persone immunodepresse in quegli anni non erano
molto rosee: lo stigma che le accompagnava era logorante e inoltre la speranza di vita
senza i farmaci antiretrovirali era di pochi anni dall’entrata nello stadio sintomatico della
malattia. Lo scopo principale dell’istituzione era dunque quello di offrire una seconda casa,
un sostegno prolungato e un accompagnamento negli ultimi anni di vita a queste persone,
che spesso erano rimaste sole senza nessuno a cui appoggiarsi. Il percorso per l'apertura
dell'Istituzione è stato piuttosto burrascoso, poiché sono state molte le difficoltà incontrate
nel trovare un appartamento o una casa in affitto: in alcuni comuni, come Tegna e Lodano,
il progetto di Casa Faro è stato infatti respinto.
Dal 2004 Casa Faro si trova a Riazzino e beneficia del sostegno dell’ente pubblico
(dapprima della Confederazione, ora del Cantone). Nel tempo, il mandato istituzionale è
cambiato: l’utenza è ora composta prevalentemente da persone che soffrono di un disagio
psichico e sociale.
2.2 Cultura e Sistema di premesse istituzionale 4
Casa Faro è una piccola struttura, definita nel Manuale di Qualità come una struttura «a
carattere familiare». Con questo termine non s’intende una comunità nella quale viga
un’indifferenziazione dei ruoli e delle funzioni, bensì semplicemente un contesto di piccole
dimensioni che si differenzia, sia a livello logistico che a livello organizzativo, dai modelli
vigenti nelle grandi strutture di accoglienza.
L'obiettivo principale della Fondazione è quello di contrastare la «cronicità, intesa come
stato costante e immodificabile di perdita delle abilità sociali»5 e di promuovere
l'autonomia, la crescita personale e le capacità di adattamento, favorendo le relazioni
4
5
Capitanio M., Progetto autoformativo in previsione dello stage, SUPSI, 2014/15. Atti, documenti d'archivio: Progetto Casa Faro. Lavoro di Bachelor
4/36 sociali attraverso la convivenza nella residenza e le attività svolte negli atelier. Casa Faro
si fonda su una serie di valori importanti e fondamentali: apertura, accoglienza, essere
con, accompagnare, aumentare, incoraggiare, promuovere, sviluppare, sostenere,
favorire, ascoltare e valorizzare.
L’istituzione dispone di un’équipe pluridisciplinare composta da infermieri, educatori Supsi
e operatori socioassistenziali. Questo permette alla struttura di offrire ai suoi ospiti vari
accompagnamenti. Il lavoro dell'operatore a Casa Faro deve essere finalizzato a
promuovere l'autonomia, la crescita personale degli utenti e a costruire insieme ad essi dei
ritmi di giornata «normalizzanti»6, per permetterne l'integrazione nella società. Lo scopo
primario deve essere dunque la rottura dell'isolamento sociale. L'operatore sociale in
questo contesto non deve però solo occuparsi del lato educativo ma, come ben spesso
accade nelle strutture di tipo abitativo, deve prendersi carico anche della gestione
domestica, dell'igiene e della cura personale degli utenti meno autonomi, nonché delle
attività esterne come quelle previste dagli atelier.
Riferendomi a quanto indicato sul manuale di qualità di Casa Faro, i campi d'intervento
dell'operatore in questa struttura si suddividono in: abitativo, promozione della salute,
lavorativo/occupazione del tempo, ricreativo e sostegno sociale.7
2.3 Spazi e strutturazione di Casa Faro:
Casa Faro accoglie 15 utenti interni e 3 utenti collocati in appartamento protetto;
l’organizzazione degli spazi è la seguente: vi è una sede principale rappresentata da una
vera propria casa su due piani nella quale alloggiano 6 ospiti; di fronte vi sono dei palazzi
in cui sono collocati due appartamenti protetti e tre altri appartamenti nei quali vivono 9
utenti, questi ultimi non sono considerati protetti, poiché le persone che vi risiedono
beneficiano di una presa a carico educativa totale8, esattamente come le persone che
vivono nella Casa.
Sia la sede principale che i palazzi sono ubicati in un quartiere di Riazzino densamente
popolato, in cui si trovano molte altre abitazioni private e attività commerciali, come
ristoranti e negozi. L’istituzione dispone anche di un atelier occupazionale a Tenero, dove
gli utenti che non hanno un’occupazione esterna hanno modo di trascorrere i propri
pomeriggi durante la settimana.
6
In questo caso il termine «normalizzazione» è utilizzato per indicare che la persona disabile deve seguire dei ritmi della
giornata ben differenziati tra lavoro e tempo libero, così da poter essere reinserita in futuro nella comunità. In questo
caso, dunque, non si intende normalizzazione come sinonimo di omologazione, bensì come promozione dell’autonomia
nei limiti delle proprie capacità e nel rispetto di sé stessi e degli altri.
7
Capitanio M., Progetto autoformativo in previsione dello stage, SUPSI, 2014/15. 8
Presa a carico educativa totale: con questo termine si intende che le persone sono seguite dagli operatori 7 giorni su 7,
24 h al giorno. Lavoro di Bachelor
5/36 3. L’inclusione- problematica, interrogativi, obiettivi
3.1 Breve storia della disabilità e dei termini in uso
Si sente molto parlare di inclusione, ma spesso vige una grande confusione intorno a
questo termine, talvolta utilizzato come sinonimo di integrazione. Per questo motivo
parlare di inclusione implica la necessità di tracciare una breve storia della disabilità e dei
termini ad essa associati.
Premetto che il mio intento è quello di fare solo una sintesi passando dalle tappe principali
della storia dell’inclusione. Inoltre riprenderò il concetto di inclusione in maniera più
approfondita nella prima parte della dissertazione.
La storia della disabilità è una storia fatta di grandi marginalizzazioni, di esclusioni e di
lotte per la conquista dei diritti. Avendo lavorato in un istituto che accoglie
prevalentemente persone che soffrono di un disagio psichico, posso ricondurre il discorso
anche alla storia della psichiatria: la follia, in quanto esperienza dell’esistenza, è sempre
stata respinta, bandita e rifiutata, così come è accaduto ad altre forme di ‘diversità’. Dagli
anni ‘60 si assiste ai primi cambiamenti: sono anni di grande innovazione culturale dove
avviene una democratizzazione delle cure in campo psichiatrico.
Con il passare del tempo si comincia a parlare di inserimento, di integrazione e infine,
negli ultimi anni, di inclusione. Il termine ʽinserimentoʼ comincia a farsi strada negli anni
’70: implica l’idea, per le persone disabili, di non essere più segregate in luoghi speciali,
bensì inserite in contesti considerati ʽnormaliʼ. Il successivo passaggio, che porta a parlare
di integrazione, si ha con il riconoscimento del fatto che non sia sufficiente inserire una
persona in un contesto, perché essa possa sentirsi parte di quest’ultimo. A questo punto si
assiste a un cambiamento sostanziale di prospettiva: non è più solo la persona disabile a
doversi adattare all’ambiente che la circonda, ma è anche il contesto che deve adattarsi
ad accogliere la persona con disabilità.
Un ulteriore passo è stato fatto introducendo il termine ‘inclusione’: includere significa
accettare la persona incondizionatamente e considerare la sua diversità una risorsa;
l’ambiente e la società devono modificarsi per permettere a chiunque di esercitare i propri
diritti di cittadino, indipendentemente dalle disabilità che presenta.
Per quanto riguarda i modelli interpretativi, invece, possiamo ricordare anzitutto quello
biomedico, che si basa sulla diagnosi e sul deficit, il cui scopo è quello di ridurre il deficit
della persona disabile, ristabilendo una situazione che sia il più vicino possibile alla
normalità. Tale modello implica una logica causale per la quale menomazione (perdita,
anomalia), deficit (limitazione conseguente) e handicap (svantaggio) si susseguono
necessariamente. Una simile concezione non prevede che si prenda in considerazione
l’influenza che l’ambiente circostante ha sulla persona che presenta disabilità, ma che si
consideri esclusivamente il soggetto. Questo modello e la classificazione ad esso
correlata, ovvero l’ICD (Classificazione Internazionale della malattie e dei problemi
correlati), presentavano vari limiti e inadeguatezze, venne così creata l’ICDH, ovvero la
Lavoro di Bachelor
6/36 Classificazione Internazionale delle Disabilità e degli Handicap, nel 1980
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità9. L’ICDH considerava per la prima volta anche
le conseguenze sociali legate ad una malattia, ad una trauma o menomazione.10
In contrapposizione al modello medico si fa strada il modello sociale che sposta
l’attenzione dal non funzionamento della persona all’influenza che l’ambiente ha sulla
stessa.
Il modello biopsicosociale, che trova ispirazione nei due modelli precedenti, considera
l’interazione di più fattori (personali, di salute e ambientali), ampliando così lo spettro di
analisi e di intervento.
L’ICF, la Classificazione Internazionale del Funzionamento della disabilità e della salute, si
fonda sul modello biopsicosociale e viene creato nel 2001, sempre dall’ OMS. In questa
classificazione non si parla più di handicap, bensì di disabilità e l’attenzione non è più
posta su ciò che non funziona nella persona e sui suoi limiti, ma su ciò che in essa invece
funziona. L’ICF riconosce che la disabilità è: «La conseguenza o il risultato di una complessa
relazione tra la condizione di salute di un individuo e i fattori personali e i fattori ambientali che
rappresentano le circostanze in cui vive l’individuo. A causa di questa relazione, ambienti diversi
11
possono avere un impatto diverso sullo stesso individuo con una certa condizione di salute » . Il
funzionamento della persona viene dunque visto sotto la luce dell’interazione fra più
fattori: condizione di salute, funzioni e strutture corporee, attività, partecipazione, fattori
personali e fattori ambientali.
Nel 2006 viene ratificata la Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità: lo
scopo della Convenzione è quello di permettere alle persone disabili di esercitare i propri
diritti nella stessa misura delle altre persone. Con la Convenzione ONU viene inoltre
esplicitato che la disabilità non è da considerarsi una malattia, ma che essa deriva
dall’interazione tra un individuo con le sue caratteristiche e l’ambiente che lo circonda.
Nella Convenzione si parla inoltre di inclusione: nell’articolo 3 dei principi generali, ad
esempio, viene conclamato il diritto alla «piena ed effettiva partecipazione e inclusione
nella società12». La necessità di sottolineare in un atto simile l’importanza dei diritti delle
persone disabili ci porta a riflettere - come bene afferma Mainardi in un’intervista13 - sul
fatto che, purtroppo, ancora oggi questi diritti vengano calpestati nella nostra società.
3.2 Obiettivi del lavoro
Come già affermato, l’obiettivo principale del mio lavoro di tesi è quello di comprendere,
grazie a un questionario, ad alcune interviste e all’osservazione diretta14, in che modo e
9
Medeghini R., Valtellina E., Quale disabilità? Culture, modelli e processi di inclusione, Milano, Franco Angeli, 2006,
p.44.
10
Medeghini R., Valtellina E., Quale disabilità? Culture, modelli e processi di inclusione, Milano, Franco Angeli, 2006,
p.45. 11
Medegini R. et al., Inclusione sociale e disabilità : Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva dei servizi,
op.cit, p.31.
12
Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. 13
M. Capitanio, Sardi J., intervista a Michele Mainardi ,in : C.Balerna, M. Mengoni, Pratiche di intervendo- ambito
disabiltà, SUPSI, anno accademico 2014-2015. Allegato n.6.
14
Gli strumenti utilizzati nell’ambito di questo lavoro di ricerca verranno approfonditi nei prossimi capitoli.
Lavoro di Bachelor
7/36 con quali strumenti un’istituzione, Casa Faro, riesca a promuovere un processo inclusivo
da prima a livello istituzionale e in seguito all’interno della società.
3.3 Scelta metodologica e riferimenti
Per il mio lavoro di ricerca ho scelto di utilizzare tre strumenti di indagine: il questionario, le
interviste e il diario osservativo.
Come primo strumento d’indagine ho dunque deciso di utilizzare l’ACISD15 - Strumento
per l‘Autovalutazione della Capacità Inclusiva nei Servizi - presente nel libro Inclusione
sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva dei servizi16.
Questo strumento è un dispositivo teorico, metodologico e progettuale, frutto di una
ricerca promossa da Anffas Lombardia Onlus e da Anffas Onlus17.
Anffas è un’associazione italiana volontaria sostenuta da genitori, famigliari e amici di
persone con disabilità intellettiva e/o relazionale, nata a Roma negli anni ‘60, il cui scopo
precipuo è quello di «promuovere pari opportunità, non discriminazione ed inclusione
sociale e di tutela dei diritti civili ed umani delle persone con disabilità e dei loro genitori e
familiari»18.
Lo scopo dello strumento ACISD è quello di fornire ai servizi una linea guida per
riorganizzare il servizio in un’ottica inclusiva e dunque atto a orientare le pratiche
educative verso l’autodeterminazione, la partecipazione e la cittadinanza. Lo strumento si
ispira a un questionario già esistente, il QAIS - Questionario per l’Autoanalisi
dell’Inclusione Scolastica - che è un adattamento in italiano dell’Index for Inclusion di
Booth e Ainscow, ideato nel 2008.
L’ACISD porta a riflettere sulle possibili barriere19presenti in un’istituzione e all’incidenza
del contesto nei processi inclusivi. L’attenzione non è dunque posta sul singolo o sui suoi
deficit, ma sull’organizzazione e su ciò che la circonda.
Lo strumento individua tre grandi ambiti d’indagine per l’autovalutazione della capacità
inclusiva del servizio: la partecipazione al servizio, l’organizzazione e la progettazione. Per
ognuno di questi ambiti si indagano vari aspetti: dal linguaggio utilizzato, alle barriere
presenti, alle aspettative, al clima collaborativo, ai rapporti con il territorio, agli spazi e alla
partecipazione.
Lo strumento così come è stato creato si rivolge ai responsabili e agli educatori del
servizio, ma essendo qualcosa atto a promuovere il concetto d’inclusione, implica
necessariamente in un secondo tempo una condivisione e un coinvolgimento degli altri
soggetti interessati: persone con disabilità, famiglie, rete, e così via.
15
in merito a ciò , vedi questionario , Allegato n.2 .
Medegini R. et al., Inclusione sociale e disabilità : Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva dei servizi,
op.cit.
17
Ibidem.
18
Anffas Onlus, http://www.anffas.net/Page.asp/id=243/l-associazione, consultato il 12.07.2015.
19
Con il termine barriera si indicano i vari ostacoli alla partecipazione a un’organizzazione,al sociale e al diritto di
cittadinanza. Gli ostacoli possono essere di vario tipo : concettuali, linguistici, organizzativi, relaznai, fisici. ( Tratto dal
glossario allegato al libro Inclusione Sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva dei
servizi di Medeghini R., et al.) 16
Lavoro di Bachelor
8/36 Nel mio percorso di stage ho indagato spesso il rapporto tra famiglia e utenza. Ho
appurato come molti ospiti stiano compiendo un percorso di emancipazione dalla famiglia
e come altri ancora abbiano rapporti conflittuali e molto delicati con essa. Per questo
motivo e per la specificità della casistica, ho dunque fatto la scelta ponderata di non
entrare in merito alle dinamiche famigliari.
Ho deciso di proporre il questionario a tutti gli operatori di Casa Faro, nonché al
responsabile della struttura. L’équipe di Casa Faro è pluridisciplinare, per questo motivo
ho preferito non limitare l’indagine solo sull’équipe educativa, ma bensì di estenderla
anche a operatori socio assistenziali e infermieri. Ritengo, infatti, che sia interessante
comprendere se collaboratori con una formazione e obiettivi professionali diversi che si
trovino a lavorare a stretto contatto e con le stesse persone con disabilità, abbiano una
visione simile sull’organizzazione e sulla prospettiva inclusiva della struttura o meno.
Ho deciso di presentare lo strumento di indagine integralmente, senza apportare
importanti modifiche poiché, una volta analizzato, mi sono resa conto di quanto bene si
adattasse al contesto di Casa Faro. Il questionario è frutto di un grande lavoro di ricerca
ed è dunque uno strumento molto valido e funzionale; grazie al CD-ROM allegato al libro è
inoltre possibile analizzare facilmente i dati raccolti e leggerli in grafici. Gli item che non ho
ritenuto opportuni per la realtà di Casa Faro, sono stati identificati con un valore pari a 0 e
non sono dunque stati presi in considerazione nell’analisi . L’utilizzo di tale strumento è
risultato utilissimo ai fini di questa mia ricerca, giacché mi ha permesso di arricchire il
lavoro grazie a una visione scientifica e quantitativa.
Nel manuale “ Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della
capacità inclusiva dei servizi20” si sostiene che il questionario possa avere una
caratterizzazione collegiale o individuale, seguita poi da una condivisione all’interno
dell’équipe. A tale scopo ho preparato una presentazione da sottoporre all’équipe di Casa
Faro, suddivisa in tre parti: nella prima ho esposto i concetti teorici del mio lavoro di tesi,
soffermandomi sul significato e sull’evoluzione dei termini ʽinserimentoʼ, ʽintegrazioneʼ e
ʽinclusioneʼ; nella seconda ho illustrato i vari modelli - medico, sociale, biopsicosociale mentre nella terza parte ho approfondito il questionario, esplicitando lo scopo dello
strumento e quali fossero gli elementi da tralasciare. Ho dunque distribuito la
presentazione a tutti i membri, allegando una copia del glossario fornito dal manuale. In
seguito a questa prima fase mi sono messa a disposizione dei vari membri dell’équipe per
ulteriori domande o approfondimenti21. Questa parte del lavoro mi ha permesso di creare
un linguaggio comune all’interno dell’équipe.
Per comprendere meglio l’analisi dei dati che verrà fatta all’interno del capitolo sulla
“visione degli operatori” è necessaria un’ulteriore spiegazione sul questionario e sulla
scala di valutazione.
20
Medeghini R.et al., Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva dei
servizi,op. cit.
21
Presentazione fatta all’équipe, Allegato n.1
Lavoro di Bachelor
9/36 Ecco come è strutturato il questionario:
Ambito 1. LA PARTECIPAZIONE AL SERVIZIO E AL TERRITORIO 1.1. La partecipazione: condizioni à sottambito 1.1.1. Il servizio in cui operi progetta interventi per promuovere l’inclusione interna al servizio à indicatori 1.1.2. Il servizio in cui operi progetta interventi per promuovere l’inclusione nel sociale 1.2 Il superamento delle barriere comunicative e linguistiche 1.2.1 La cultura del servizio e le prospettive contenute nel progetto generale sollecitano tutto il personale a evitare stigmatizzazioni degli utenti con definizioni stereotipate Valore Da 1 a 6 Il questionario prevede che per ognuno dei tre ambiti – partecipazione al servizio e al
territorio; organizzazione e progettazione – e per i vari indicatori venga posto
dall’operatore un valore compreso tra 1 e 6 dove: 1 esprime un totale disaccordo con
l’affermazione e 6 un totale accordo con la stessa, «i valori intermedi possono essere usati
per esprimere una serie di sfumature che tendono al positivo o al negativo».22
Dopo aver raccolto i dati dei questionari ho deciso calcolare la media dei valori ottenuti,
rappresentandola in tre grafici diversi, suddividendo i risultati per le tre categorie
professionali presenti nell’équipe: educatori Supsi, operatori socioassistenziali e infermieri.
Nell’analisi del questionario mi riferirò dunque ai valori medi ottenuti leggendo i grafici23.
Nell’analisi dei dati raccolti ho deciso di mettere in luce per ogni ambito alcuni sottoambiti
e indicatori che sono quelli emersi maggiormente dall’analisi dei questionari. Ho inoltre
scelto di concentrarmi in particolar modo sugli indicatori che ho utilizzato per creare
l’intervista all’utenza al fine di facilitare in seguito la creazione di una visione d’insieme.
Come già accennato, mi sono avvalsa di un’ulteriore strumento oltre il questionario,
ovvero delle interviste agli utenti di Casa Faro. Le domande dell’intervista sono state tratte
dallo strumento ACISD e formulate in modo più semplice e univoco, in modo tale da
poterle confrontare con le risposte date dagli operatori e dal responsabile.24
L’intervista ha una valenza molto diversa dal questionario giacché, essendo costituita da
domande aperte, mira a una raccolta dei vissuti soggettivi delle persone. Questo suo
carattere semi-strutturato permette di apportare al mio lavoro di ricerca anche un aspetto
di tipo qualitativo25.
Così come per il questionario proposto ai collaboratori, anche in questo caso ho
concentrato le mie considerazioni sugli indicatori che si sono rivelati particolarmente
importanti e interessanti.
22
Medeghini R. et al., Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva dei
servizio. op.cit., p. 170.
23
Grafici , Allegato n.3 24
Le domande poste agli utenti sono un campione di domande maggiormente significative che vanno ad indagare i vari
ambiti presenti nello strumento.
25
Interviste all’utenza, Allegato n 4
Lavoro di Bachelor
10/36 In ultimo, mi sono avvalsa di alcune osservazioni dirette, da me riportate in una sorta di
diario, utili al fine di ampliare le mie riflessioni26.
Nelle riflessioni finali ho unito quanto raccolto con i vari strumenti e ricostruito una visione
d’insieme, utile per mettere in luce i limiti e le potenzialità del servizio in chiave inclusiva.
Anche in questo caso ho messo in luce gli indicatori più importanti emersi sia dalle analisi
delle interviste, che dai questionari, avvalendomi anche delle osservazioni svolte nel
periodo di stage professionale.
4. Indagine esplorativa
4.1 L’inclusione: teorie di riferimento e definizione
Il mio lavoro di tesi, come già accennato, utilizza quale riferimento teorico principale il
volume Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità
inclusiva del servizio27, dal quale ho ricavato uno degli strumenti principali utilizzati per il
mio lavoro di ricerca, ovvero il questionario ACISD - Autovalutazione della Capacità
Inclusiva dei Servizi per la Disabilità - di cui ho ampiamente parlato in precedenza, e le
domande per l’intervista all’utenza.
Nel libro è anche presente un excursus teorico dei termini in uso nel campo della
disabilità, dei vari modelli e delle teorie, fino a giungere a definire chiaramente il termine
ʽinclusioneʼ.
Un ulteriore fondamento del mio lavoro di ricerca è l’intervista a Michele Mainardi28, svolta
lo scorso semestre, che mi ha offerto importanti spunti di riflessione che ho utilizzato per
affrontare la tematica il mio lavoro di ricerca.
Parallelamente a questi testi di riferimento ho utilizzato un ampia bibliografia sul tema
dell’inclusione e mi sono avvalsa di alcuni spunti teorici appresi nei vari moduli alla SUPSI.
Il concetto d’inclusione «non riguarda solo la dimensione della disabilità, ma ha valenza
universale ed è riferibile a qualunque persona, mettendone in rilievo il suo carattere di
cittadino nel mondo, portatore di diritti e doveri29». Questo aspetto viene messo in risalto
anche nella Convenzione ONU che fornisce una chiara linea da seguire affinché ogni
individuo, indipendentemente dalle sue condizioni, possa esercitare i propri diritti di
cittadino e abbia le stesse libertà di scelta delle altre persone.
Il termine ‘inclusioneʼ si distanzia dal concetto di ‘normalizzazioneʼ, inteso come
«mantenere o produrre tramite vari mezzi delle caratteristiche personali, dei
comportamenti, delle aspettative conformi a un modello sociale dominante30» e dai termini
26
Diari osservativi , Allegato.n 5
Medeghini R. et al., Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva del
servizio.op cit.
28
Michele Mainardi, direttore dipartimento formazione e apprendimento presso la Supsi di Locarno, Formazione e
ricerca in ambito socio-educativo e scolastico, didattica speciale e inclusive.
29
Medeghini R. et al., Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva del
servizio.op cit , p. 109.
30
Medeghini R., L’inclusione nella prospettiva ecologica delle relazioni, in: Academia,
http://www.academia.edu/15324096/L_INCLUSIONE_NELLA_PROSPETTIVA_ECOLOGICA_DELLE_RELAZIONI,
consultato il 12.06.2015.
27
Lavoro di Bachelor
11/36 che ne conseguono, come quelli di ‘adattamento’ e ‘compensazione’. Esso porta dunque a
superare i classici modelli medici dove vige la categorizzazione basata sull’abilismo31 per
andare verso l’idea che il contesto possa avere un ruolo ‘disabilitanteʼ per la persona e
dunque verso una cura del territorio e non più solo del singolo soggetto.
L’inclusione porta a pensare a un lavoro di rete che coinvolga non solo la persona e i
servizi ma anche le politiche, il piano legislativo, i diversi attori e i luoghi sociali coinvolti:
«Significa sostanzialmente porre la questione della disabilità nella dimensione sociale del diritto di
cittadinanza, perché riguarda tutti coloro che partecipano alla vita sociale all’interno di un
determinato contesto: includere vuol dire offrire l’opportunità di essere cittadini a tutti gli effetti. Ciò
non significa negare il fatto che ognuno di noi è diverso o negare la presenza di disabilità o
menomazioni che devono essere trattate in maniera adeguata, ma vuol dire spostare i focus di
analisi e intervento dalla persona al contesto, per individuarne gli ostacoli e operare per la loro
32
rimozione» .
Nei capitoli successivi analizzerò da prima i questionari dunque “La visione degli operatori”
e successivamente le interviste, “La visione dell’utenza”. In entrambe le analisi ho deciso
di prendere in considerazione alcuni indicatori rilevanti. Alcuni di essi si ripropongono nelle
due parti, questo poiché come ho spiegato in precedenza, gli item su cui mi sono
concentrata maggiormente nell’analisi del questionario sono quelli utilizzati per creare
l’intervista per gli utenti.
In particolar modo in entrambi le analisi compaiono: il linguaggio, i rapporti con il territorio
e l’accessibilità del servizio, la collaborazione con la rete e la partecipazione.
4.2 La visione degli operatori
In primo luogo analizzerò quanto emerso dai questionari degli operatori. L’analisi dei
risultati del questionario si basa sui valori medi ottenuti dagli stessi osservando quanto
emerso nei grafici33 e sulle osservazioni dirette svolte durante il periodo di pratica
professionale.
Come ho detto in precedenza, ho deciso di sottoporre il formulario ACISD a tutta l’équipe
di Casa Faro, suddividendo i dati raccolti in tre categorie: educatori, infermieri e operatori
socio assistenziali, per comprendere se formazioni diverse possano generare anche una
visione diversa.
In questa parte suddividerò l’analisi nei 3 ambiti principali - partecipazione al territorio,
organizzazione e progettazione - e per ogni ambito analizzerò degli indicatori significativi.
Essendo gli item del questionario numerosi, oltre 150, ho dovuto fare una scelta per
l’analisi. Ho scelto questi item principalmente per due motivi: in primis come appena detto
sono gli stessi indicatori utilizzati per l’intervista, in secondo luogo sono quelli in cui
emergono dati significativi.
31
Distinzione fra deficit e abilità: una persona è classificata come inabile in funzione al deficit, senza tenere conto del
contesto.
32
Anffas Ticino, http://www.anffasticino.it/disabili/inclusione-sociale-ticino2.html, consultato il 6.07.2015.
33
Grafici , Allegato n. 3
Lavoro di Bachelor
12/36 1.Partecipazione al territorio
«Quest’ambito intende indagare le condizioni, le possibilità e a traduzione concreta della
partecipazione al servizio e al territorio che, nella prospettiva inclusiva, richiedono di
superare la dicotomia dentro e fuori34».
Dunque qui si vuole mettere il luce l’importanza di sviluppare un pensiero di rete uscendo
dall’autoreferenzialità dei servizi ponendo l’attenzione su vari aspetti come la
partecipazione e le barriere che la ostacolano, il linguaggio e il clima collaborativo.
Per quanto riguarda la partecipazione al territorio sono stati analizzati i seguenti indicatori:
La collaborazione con la famiglia: In un’ottica inclusiva la famiglia assume un ruolo
importante e per tale motivo deve essere coinvolta attivamente nel progetto di vita della
persona disabile.
Come affermato da Medeghini durante una conferenza per Anffas Lombardia: «La famiglia
viene vista come uno dei nodi delle reti, compresa quella sociale, pensandola in relazione
ai sistemi relazionali, evitando così il rischio di una condizione di solitudine e/o di
abbandono35».
Osservando quanto emerso posso asserire che già dalle prime domande emerge un
valore basso (tra 2 e 3, rispettivamente in disaccordo con l’affermazione e parzialmente in
disaccordo) per quanto riguarda la collaborazione con i familiari.
Le affermazioni prese in considerazione per l’analisi sono state: “Le famiglie sono
coinvolte nella costruzione e definizione del progetto individualizzato in una prospettiva
consultiva?”, “Le famiglie sono coinvolte nella costruzione e definizione del progetto
individuale in una prospettiva informativa?” e “Le famiglie sono coinvolte nella costruzione
e definizione del progetto individuale in una prospettiva progettuale?”.
Per quanto ho potuto osservare in prima persona, a Casa Faro il rapporto con i famigliari è
spesso fondato su incontri sporadici e non apprezzato da molti utenti.
Anche dove la famiglia è presente i rapporti non sono sempre semplici, soprattutto quelli
tra Istituto e famigliari. Spesso nascono delle incomprensioni o contrasti d’opinione, come
ad esempio sui medicinali, sui cibi o sugli spostamenti, che si ripercuotono sulla serenità
dell’utente.
I famigliari, dunque, a meno che non siano i tutori legali della persona in Istituto, spesso
non vengono informati su quello che è il progetto di vita della persona con disabilità o
vengono informati solo in una prospettiva informativa più che collaborativa.
Questo in un’ottica inclusiva potrebbe creare una barriera alla partecipazione della
persona con disabilità, poiché non essendo il progetto di vita condiviso tra i vari membri
34
Medeghini R. et al., Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva del
servizio.op cit., p. 158. 35
Medeghini, R., Conferenza per Anffas Lombardia: http://www.anffaslombardia.it/image/Convegnoinclusionemedeghini_-_intervento_anffas.pdf, consultato il 12.08.2015.
Lavoro di Bachelor
13/36 della rete non assume una connotazione continuativa, creando così una separazione tra
dentro e fuori che non dovrebbe esistere.
Il linguaggio: «Pensare al linguaggio significa interrogarsi sulla propria produzione
epistemologica per evidenziare i saperi di riferimento; sulle proprie pratiche e formazioni
discorsive (modi, espressioni, termini, concetti, valutazioni, regole, prescrizioni
amministrative, procedure d’osservazione); sull’asimmetria comunicativa, orale e scritta,
che fondandosi sui ruoli, marginalizza i discorsi delle persone con disabilità».36
Per quanto riguarda l’attenzione al linguaggio verbale e a quello non verbale i valori
emersi dal questionario sono alti: gli operatori affermano di essere “d’accordo” con le
affermazioni: “Le pratiche discorsive sono elemento di riflessione per la comunicazione e
la progettazione” e “ Gli operatori prestano attenzione al proprio linguaggio non verbale nei
confronti degli utenti”.
Il linguaggio a Casa Faro è dunque oggetto di riflessione nell’équipe. Vari membri mi
hanno inoltre raccontato che spesso durante le riunioni quello del linguaggio è un tema di
grande discussione.
Nel corso del mio stage ho avuto la possibilità di confrontarmi con alcuni operatori sull’uso
di alcuni termini specialistici da noi impiegati nei confronti dell’utenza e dell’effetto che essi
hanno sugli utenti. In particolar modo, queste discussioni riguardavano l’uso del termine
ʽospiteʼ, riferito a chi vive in Istituto: come sottolineato anche dal professor Martignoni nel
corso delle sue lezioni, gli ospiti non sono gli utenti, che vivono e abitano nella casa da
anni, che vi trascorrono le proprie giornate e le notti ma ad esserlo siamo piuttosto noi
operatori. Questo termine potrebbe dunque assumere una connotazione negativa per chi
riceve il messaggio, impedendo alla persona di governare il luogo in cui vive, limitandone
così anche i diritti e creando un’asimmetria basata sul ruolo.
Il superamento delle barriere alla partecipazione e all’apprendimento lungo la vita: i media
Ho deciso di mettere in evidenza l’aspetto dei media poiché esso è strettamente collegato
ad altri item scelti, in quanto indicatore anch’esso di un apertura o meno del servizio verso
il territorio.
I valori ottenuti nelle tre categorie sono molto simili e si collocano tra un giudizio
“parzialmente d’accordo” e “d’accordo” con l’affermazione (valore medio ottenuto tra 4 e
4,5).
I due item presi in considerazione per quest’analisi sono gli stessi utilizzati in seguito per
l’intervista all’utenza: “L’utilizzo dei media trova collaborazione di persone esterne al
servizio” e “La distribuzione e la fruizione dei media prodotti dalle persone con disabilità
viene attivata anche sul territorio”.
Vorrei a questo punto precisare una cosa: informandomi sul giornalino prodotto a Casa
Faro ho appreso che fino ad ora sono stati redatti solo due numeri nel corso di
36
Medeghini R. et al., Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva di un
servizio. op.cit., p. 160. Lavoro di Bachelor
14/36 quest’ultimo anno. Il progetto del giornale è infatti nuovo e per il momento resta confinato
all’interno delle mura di Casa Faro e distribuito solo a qualche famigliare. L’unico rapporto
con l’esterno riguarda la stampa e non so se vi sia un’idea futura di estendere la
distribuzione del giornalino anche al territorio circostante.
Per quanto riguarda la rete, Casa Faro non dispone di un sito web personale, ma
un’operatrice mi ha confidato di aver recentemente proposto di creare un sito web nel
quale chiunque possa trovare tutte le informazioni su Casa Faro e sui programmi
dell’atelier. L’idea sarebbe anche quella di vendere successivamente i prodotti creati dagli
utenti all’atelier sul sito web, al fine di ricavare dei fondi utili per le varie attività.
2)L’organizzazione
«Per organizzazione si intende l’emergere di una forma vitale di tipo relazionale che si
manifesta quando dei sottosistemi differenti (operatori, ospiti, famiglie, collaboratori)
passano da una sostanziale condizione di in-dipendenza i cui legami sono dati
esternamente dal modello organizzativo pre-stabilito, a una inter-dipendenza e
complementarietà che si manifestano come autoorganizzazione».
Qui si vogliono dunque indagare vari aspetti (dalla collaborazione, all’accessibilità del
servizio, agli spazi e i tempi, alle attività fino all’aspetto della formazione) e si vuole
analizzare la capacità del servizio nel creare le condizioni affinché vi sia un equilibrio, una
capacità di cambiamento e adattamento, una flessibilità tale da consentire di adottare una
visione evolutiva. Anche in questo caso ho scelto di mettere in evidenza alcuni indicatori:
La Location, le caratteristiche e accessibilità del servizio
In un’ottica inclusiva il servizio è parte del territorio e il territorio è parte del servizio, in
questo modo dunque non esiste più una separazione tra “dentro” e “fuori” ma bensì un
dialogo continuo volto a costituire luoghi e spazi comuni in cui sentirsi bene.
Gli item presi in considerazione sono i seguenti: “L’immagine del servizio rimanda a una
struttura aperta alla cittadinanza” e “L’ubicazione della struttura favorisce i contatti con il
territorio”.
I valori medi ottenuti nel questionario in questo caso si differenziano nelle tre categorie:
negli OSA la media è piuttosto bassa facendo emergere un giudizio di “disaccordo” con
l’affermazione, mentre per la categoria Supsi i valori sono nettamente più alti, esprimendo
dunque un’opinione “piuttosto d’accordo” con l’affermazione. I valori degli infermieri sono
invece diversi per le due affermazioni: la prima il valore è basso (“disaccordo” con
l’affermazione), mentre per la seconda il valore è più altro (“parzialmente d’accordo”).
Osservando il territorio, ho notato come Casa Faro non sia una struttura facile da trovare:
io stessa, pur abitando nel paese vicino, ho faticato a raggiungerla le prime volte, giacché
non vi sono indicazioni o cartelli lungo la strada principale. La struttura e i suoi spazi non
sono inoltre accessibili alle persone esterne: non vi sono ambienti condivisi con il territorio,
ma solo spazi speciali in un luogo speciale per le persone che vi risiedono. Casa Faro si
Lavoro di Bachelor
15/36 trova in un quartiere residenziale, ma come spiegherò successivamente, questa non è
l’unica condizione necessaria affinché vi sia un dialogo con il territorio circostante.
Da quanto ho potuto osservare durante i periodi di stage e da quanto emerso parlando
con gli operatori, Casa Faro attualmente non organizza attività che coinvolgano l’esterno.
Vi è però l’idea, di cui parlerò più diffusamente in seguito, di creare un mercatino gestito
dagli ospiti di Casa Faro che sia aperto al vicinato.
Un altro item considerato in questa categoria riguarda gli spazi interni: “La strutturazione
degli spazi interni favorisce la partecipazione e la scelta degli utenti”.
I valori ottenuti esprimono un giudizio globale “parzialmente in accordo” con l’affermazione
(valore medio ottenuto 4).
Gli ospiti di Casa Faro hanno una camera privata che possono chiudere a chiave. Inoltre,
ogni appartamento ha un salotto con dei divani e una televisione, nel quale chi desidera
può ritrovarsi per passare del tempo in compagnia.
Attività esterne e interne
Il primo item considerato in quest’analisi è: “Nell’organizzazione si prevedono attività
opzionali tendenti a favorire gli interessi degli utenti”. I valori ottenuti nel questionario sono
medio/alti,
tra “parzialmente d‘accordo con l’affermazione” e “d’accordo con
l’affermazione”. Quanto ottenuto è a mio parere in linea con quanto da me osservato nei
mesi di pratica professionale. Nel salotto di Casa Faro è appeso settimanalmente un foglio
con varie proposte di attività alle quali gli utenti possono scegliere se iscriversi o meno. Le
attività variano dalla cucina al canto, dalla musica alle passeggiate all’aperto, fino alle
attività manuali come la modellazione della ceramica.
La differenza di giudizio ottenuta potrebbe essere dovuta al fatto che le attività proposte
siano molte ma ripetitive, perché riproposte ogni settimana senza variazione alcuna.
Il secondo item considerato in quest’analisi è: “Il servizio organizza attività di tempo libero
sul territorio finalizzate alla costruzione di una rete amicale e di relazione sociale”; il valore
ottenuto esprime un giudizio “parzialmente in accordo” con l’affermazione.
Casa Faro organizza spesso delle attività fuori sede, ma queste spesso si limitano per lo
più a coinvolgere solo gli utenti della struttura e anche quando un evento è aperto a
persone esterne, come il “carnevale del cuore”, si limita ad includere persone disabili.
”Nell’organizzazione delle attività si prevedono momenti in cui gli utenti siano seguiti da
altre persone previste nella progettazione”, i valori ottenuti per questo item si collocano
vicino al “parzialmente in disaccordo” con l’affermazione (valore medio ottenuto 2,75).
Come già sottolineato, le attività vengono svolte principalmente con gli operatori di Casa
Faro e con e persone che vi risiedono, solo poche prevedono il contatto con persone
esterne e in genere sono svolte singolarmente solo da alcuni utenti, come il “thè
danzate37”, organizzato dalla Pro Senectute, o l’attività sport organizzata dalla Ftia38.
37
Thè danzante: pomeriggio organizzato da Pro Senectute al Hotel Belvedere di Losone dove vi è la possibilità di ballare
il liscio e incontrare nuove persone.
Lavoro di Bachelor
16/36 3) La progettazione
«La progettazione determina in maniera molto significativa la qualità inclusiva di un
servizio. Si tratta di un elemento complesso e con diverse dimensioni di approfondimento
da tenere in considerazione. La costruzione di una progettazione inclusiva, innanzitutto,
prende forma attraverso la partecipazione dei vari attori che abitano il servizio, sia in forma
diretta che indiretta […] Questo ambito si occupa della dimensione progettuale di un
servizio per disabilità al fine di evidenziare l’intenzionalità delle pratiche educative e
definire la cornice di senso all’interno della quale si situa ciascuna azione […] Il focus
dell’analisi riguarda la progettazione come momento e modalità dell’azione educativa del
servizio39».
In quest’ambito si vuole indagare la capacità del servizio nel creare le condizioni affinché
sia possibile una progettazione che coinvolga tutti gli attori attivamente, una progettazione
che metta in luce le competenze di ciascuno, che permetta di ampliare le possibilità di
esperienza per la persona con disabilità.
Ecco gli indicatori che ho scelto di mettere in evidenza in quest’ambito:
La cultura della partecipazione
Nella prospettiva inclusiva è fondamentale che la persona con disabilità sia coinvolta a
pieno nel suo progetto di vita. Il progetto deve inoltre essere sufficientemente flessibile da
permettere delle modifiche in itinere se richiesta dall’utente o da altri membri della rete.
Per quanto riguarda l’item “Sono previsti degli incontri di verifica insieme all’utenza in
merito all’andamento dei progetti stabiliti all’inizio dell’anno”, gli operatori esprimono un
giudizio che oscilla tra il “disaccordo” e il “parziale disaccordo” con l’affermazione (valore
medio 2,5).
Gli incontri annuali previsti per il progetto di sviluppo individuale erano in corso proprio
durante il mio periodo di stage e non sono riuscita a capire se ve ne fossero altri previsti
per l’anno in corso. Consultando il manuale di qualità ho potuto appurare che, in linea
teorica, oltre all’incontro di definizione del PSI, ne sono previsti altri quattro.
Penso che una verifica continua dell’andamento dei progetti sia importante per garantire
alla persona i sostegni necessari e per ovviare agli ostacoli che si presentano durante il
suo percorso individuale.
Un'altra domanda volta ad indagare la partecipazione dell’utenza è stata la seguente:
“Vengono organizzati gruppi di discussione con gli utenti in cui ci si forma sul tema della
partecipazione alla vita sociale”.
A questo item la categoria Osa ha assegnato un valore molto basso: tra il “totale
disaccordo” e il “disaccordo” (valore medio ottenuto 1,75); gli infermieri hanno attribuito un
38
Federazione Ticinese Integrazione Andicap. Medeghini R. et al., Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva di un
servizio. op.cit., p. 166. 39
Lavoro di Bachelor
17/36 valore medio pari a 3 esprimendo dunque un giudizio “né positivo né negativo”; mentre il
personale Supsi ha assegnato il valore più alto vicino al “parzialmente d’accordo” ( valore
medio ottenuto: 3,75).
Ho partecipato personalmente ad alcuni incontri tra utenti, operatori e responsabile,
durante i quali ognuno, specialmente l’utenza, era tenuto a dare la propria opinione su un
tema specifico. Spesso si è parlato dei problemi relativi alla convivenza tra gli utenti e dei
rapporti problematici che essi hanno con il vicinato e con i dipendenti delle attività
commerciali ubicate vicino alla struttura.
Le differenze tra i valori ottenuti nei tre settori potrebbero essere dunque date dalla
diversa interpretazione dell’item e del contenuto delle riunioni.
La personalizzazione e le competenze di ciascuno
“I progetti individuali promuovono la possibilità per la persona di assumere ruoli diversi”,
“La progettazione è flessibile tanto da consentire agli utenti di sperimentare esperienze
diverse e/o impreviste”.
I valori ottenuti in entrambi gli item oscillano introno a 4 e 5, dunque tra “parzialmente
d’accordo” con l’affermazione e “d’accordo” con la stessa.
È importante in un’ottica inclusiva che i vari attori siano valorizzati nelle loro capacità; il
progetto deve permettere dunque ai soggetti di sperimentarsi e assumere un ruolo
rilevante a dipendenza della situazione. Ognuno partecipa alla progettazione a seconda
delle proprie competenze.
Questo è sottolineato anche nel manuale di qualità, nel quale si pone l’accento
sull’importanza di una progettazione individualizzata: «Ogni utente ha un percorso e degli
obiettivi diversi durante il suo soggiorno a Casa Faro: in base a questo gli operatori
adeguano le regole di base alle esigenze di ogni singolo residente. Ognuno è diverso e
deve poter esercitare la propria autonomia discutendone la messa in pratica con gli
operatori e il responsabile di struttura».
Ciò è anche quanto afferma Mainardi in un’intervista: «L'inclusione dà il diritto di
cittadinanza indipendentemente da come sei. La persona ha il diritto di essere come è
all'interno del contesto senza però pregiudicare le finalità del contesto. Se uno è stonato
non lo metteremo a cantare, ma magari suonerà o farà altro, se no sarebbe una forzatura:
sarebbe una condizione in cui una persona normale non si troverebbe. Se sei normale e
stonato non canti, invece a te ti faccio cantare solo perché sei disabile, e non ho il
coraggio di dirti che sei stonato. Però in questo modo le cose durano poco, il coro verrà
smontato e ricostruito da un’altra parte senza la persona disabile. Bisogna che l'interesse
individuale e quello collettivo si incontrino, e questo non vuol dire che devo segregare
d'ufficio».
Queste parole ci fanno comprendere che includere vuol dire anche saper dare alla
persona un ruolo che le permetta di essere valorizzata nel contesto in cui si trova.
Lavoro di Bachelor
18/36 È anche importante che il progetto sia flessibile e che possa essere modificato in itinere, a
seconda delle necessità dei vari attori coinvolti nella progettazione.
Infatti, se un progetto risulta rigido e poco adattabile a cambiamenti non permetterà alla
persona di riconoscersi nel suo progetto di vita e dunque i progetto stesso costituirà un
ostacolo per la persona.
La valutazione e la documentazione inclusiva
È fondamentale che l’utente si riconosca nel suo progetto di vita e che ne sia il principale
attore. Se l’utente non si riconosce negli obiettivi, il progetto non avrà una valenza
costruttiva, ma potrebbe essere di ostacolo e fonte di frustrazione per la persona.
Ho analizzato le risposte date alla seguente asserzione: “Esiste la possibilità per gli utenti
di manifestare un giudizio rispetto al proprio progetto di vita”.
I valori per questo item vanno da 4,75 a 5,75 dunque da “d’accordo” a “totalmente
d’accordo” con l’affermazione.
Questo dato è confermato dall’osservazione: il progetto viene infatti visionato dagli utenti,
dal responsabile e dal tutore. L’utente ha pieno diritto di parola e può contestare quello
che non condivide del suo progetto. Ho assistito in prima persona a un incontro durante il
quale un utente non era d’accordo con una parte del progetto di sviluppo individuale e si è
trovato una seconda volta con gli educatori di riferimento per rivederlo e modificarlo.
È dunque fondamentale che l’utente si riconosca nel suo progetto di vita e che ne sia il
principale attore. Se l’utente non si riconosce negli obiettivi, il progetto non avrà una
valenza costruttiva, ma potrebbe essere di ostacolo e fonte di frustrazione per la persona.
4.3 La visione dell’utenza
Come ho spiegato precedentemente, sono emersi aspetti oltremodo interessanti anche
dalle interviste svolte ai vari utenti di Casa Faro.
Procederò seguendo l’ordine dell’intervista e mettendo in luce i punti più importanti. Le
varie domande dell’intervista sono state create sulla base del questionario ACISD,
cercando di indagare vari aspetti in tutti e tre gli ambiti. Gli indicatori messi in luce sono i
sotto-ambiti che raggruppano le varie domande poste. L’analisi si basa su quanto detto
dagli utenti nelle interviste e sull’osservazione diretta.
1)Il Linguaggio
Le prime domande rivolte agli ospiti di Casa Faro riguardano il linguaggio utilizzato dagli
operatori, sia verbale che non verbale, nei confronti dell’utenza.
Il linguaggio, come già detto, è infatti, un fattore molto importante da analizzare sotto
un’ottica inclusiva. Come Medeghini afferma nell’articolo Appunti per un’idea d’inclusione:
«Tutto questo può portare ad una comunicazione ed a relazioni in grado di superare le
barriere alla partecipazione a condizione che si metta in discussione il concetto di
linguaggio dominante che ha nelle dicotomie e nelle gerarchie verbale/non verbale,
Lavoro di Bachelor
19/36 specialistico/non specialistico i maggiori punti di riferimento. Il tema del linguaggio e della
comunicazione assume quindi una rilevanza significativa in quanto è su questo versante
che si giocano diversi processi di esclusione40».
In un servizio il linguaggio può produrre varie visioni della persona, delle interazioni
generate e creare o dissolvere degli stereotipi. Il linguaggio può inoltre creare delle
asimmetrie comunicative, marginalizzando i discorsi delle persone con disabilità41.
Ho notato che spesso, in quanto operatori, si è spinti ad usare il linguaggio specialistico
appreso negli gli anni di formazione. Durante l’intervista, per esempio, mi sono resa conto
di utilizzare parole che erano poco comprensibili non solo all’utenza, ma anche a chi non
ha seguito la mia stessa formazione.
Dall’intervista ad Ascanio42: D: Capisce tutto quello che le dicono quando le parlano o
utilizzano delle parole troppo difficili o che le danno Fastidio? R: Difficile. D: È un po’
troppo difficile dunque? R: Sì.
Ascanio è una persona molto intelligente; utilizza poco la comunicazione verbale,
rispondendo spesso solo a monosillabi, ma si esprime molto attraverso il disegno.
Come evidenziato nel diario osservativo su Ascanio43, l’episodio che mi ha maggiormente
colpita è stato quello in cui l’arte terapista ha esposto all’équipe il lavoro svolto con lui: era
riuscita a far disegnare ad Ascanio la sua autobiografia.
L’intera équipe è così venuta a conoscenza di cose che non era mai riuscita a far
emergere attraverso le parole.
È dunque importante per un servizio riflettere costantemente sul linguaggio prodotto, sugli
effetti di esso e sui vari metodi di comunicazione che potrebbero risultare maggiormente
efficaci, differenziandoli e adattandoli a chi ci si trova davanti, andando verso «percorsi di
decostruzione, decentramento e moltiplicazione di punti di vista in grado di riversarsi in
linguaggi e comunicazioni capaci di far posto e di esprimere le differenze44».
Dall’intervista a Marilù45: D: Ok… e per quanto riguarda le parole che usano loro nei tuoi
confronti: usano termini troppo difficili o che ti danno fastidio? R: No, usano termini che
veramente non sono adeguati per una struttura così…Perché non è una struttura di
chiuso, non è un carcere, non è un manicomio. Io non sono matta ma sono qui perché ho
un dolore e non sono qui per farmi trattare male da loro e men meno dagli ospiti.
In questo passaggio posso cogliere come alcune parole possano avere il peso di un
macigno e costringere e rinchiudere le persone in una condizione nella quale non si
riconoscono affatto. Termini come ‘mattoʼ o ‘manicomioʼ assumono una connotazione forte
e stigmatizzante sia per la persona stessa che per chi la circonda. Lo stigma dato dalle
40
Medeghini R. , Appunti per un’idea di inclusione , Editoriale Milieu. In sito web :
http://www.inventati.org/apm/scuola/ffestival2012/Editoriale_Milieu.pdf, il 14.07.2015.
41
Medeghini R. et al., Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva di un
servizio. op.cit., p.160.
42
Nome fittizio per preservarne la privacy. Allegato n. 4-C.
43
Diario Osservativo, allegato n. 5
44
Medeghini R., Appunti per un’idea di inclusione. Editoriale Milieu. In sito web :
http://www.inventati.org/apm/scuola/ffestival2012/Editoriale_Milieu.pdf, consultato il 14.07.2015.
45
Nome fittizio per preservarne la privacy, allegato n. 4-O.
Lavoro di Bachelor
20/36 parole potrebbe così essere visto come una gabbia che rinchiude la persona nella
diagnosi, impedendole di mostrare tutte le altre qualità che la contraddistinguono. Bisogna
ricordare che la disabilità così come lo stigma sono delle costruzioni sociali, che
dipendono dalla realtà socioculturale e sono dunque relative.
2) Il clima collaborativo
Le domande successive hanno voluto indagare se venga svolto un lavoro di rete e se
dunque venga prodotto un clima collaborativo tra i vari attori o meno (Da quando sei a
Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? I tuoi famigliari sono coinvolti nelle decisioni
che ti riguardano, ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?”).
Come già affermato, molte delle persone presenti a Casa Faro stanno svolgendo un
percorso di emancipazione dalla famiglia, e spesso i rapporti con i parenti sono molto tesi.
Alcuni ospiti, specialmente quelli più giovani, mantengono tuttavia un contatto frequente
con i famigliari, ritornando anche a casa per certi periodi.
In un’ottica inclusiva è necessario che via sia un’interdipendenza fra i vari membri della
rete; è fondamentale una collaborazione: come appreso in questi anni di formazione
senza collaborazione un bel progetto può essere funzionale all’interno dell’istituto, ma una
volta varcate le porte si perde. La collaborazione non va estesa solo ai famigliari e ai
medici, ma anche e soprattutto al territorio circostante, al contesto che circonda la
persona.
Da quanto osservato durante la mia pratica professionale e da quanto dettomi nelle
interviste, posso asserire che il progetto di sviluppo individuale è condiviso tra utente,
tutore e direttore: sono infatti queste le figure presenti all’incontro annuale.
Successivamente viene avviata una collaborazione con gli altri membri della rete, qualora
necessario. Di seguito riporto l’esempio tratto da un diario osservativo:
«Il progetto avviato con l’utente A. prevede che egli vada presso il ristorante Tamoil un
mezzogiorno al mese per pranzare da solo con il panino che desidera. Aveva espresso
questo suo desiderio scappando più volte dal foyer per recarsi alla stazione di benzina
dove rubava il pranzo. Si è dunque deciso di avviare con lui un progetto volto anche a
favorire la sua autonomia. Per la sua prima uscita l’équipe ha deciso che l’utente fosse
accompagnato da me presso il Tamoil, in modo tale che potessi spiegare la situazione ai
camerieri del ristorante. Ho riferito loro che A. spesso dimentica di pagare e che avrebbero
dovuto richiamarlo, proprio come farebbero con una qualsiasi altra persona, qualora lo
avessero visto andarsene senza saldare il conto. Ho fornito loro anche i numeri di telefono
di riferimento in caso di necessità. La sera stessa mi è stato chiesto di andare ad
informarmi su come si fosse svolto il pranzo»46.
Questo episodio, relativo al dialogo con il territorio, mi ha ricordato un filmato visto in
occasione della presentazione del libro Inclusione sociale e disabilità: linee guida per
46
Tratto dal diario osservativo di A., Allegato n.5- Diario Ascanio
Lavoro di Bachelor
21/36 l‘autovalutazione della capacità inclusiva dei servizi,47 nel quale si portava l’esempio di
Luca, un ragazzo che non conosce il valore del denaro. Nel filmato si poneva l’accento sul
fatto che non debba essere la persona a modificarsi per poter esercitare un diritto, ma che
debba essere il territorio, attraverso varie politiche, a creare i presupposti affinché tutti
possano esercitare il proprio diritto di cittadinanza, indipendentemente dalle proprie
condizioni. Nel caso di Luca l’intero paese aveva adottato una strategia funzionale per
permettergli di andare a fare le sue commissioni senza modificare il suo essere.
3)Autodeterminazione e empowerment
La convenzione ONU sui diritti delle persone disabili promuove un «eguale diritto a vivere
nella comunità con la stessa libertà di scelta delle altre persone».
Scelta che, come è emerso dall’intervista fatta a Michele Mainardi, deve essere promossa
anche nel piccolo: «Fondamentale identificare qual è il più alto grado di esercizio della
cittadinanza che la persona può avere. Diritto di cittadinanza può anche voler dire
scegliere se bere una coca cola o una gazzosa, non vuol dire andare a votare
necessariamente48». E sempre dall’intervista: «Vi sono infatti persone in situazione di
handicap con una scemata capacità di intendere e di volere ma l'esercizio del loro libero
arbitrio per piccolo che sia rende onore al diritto di cittadinanza (dammi almeno la
possibilità di scegliere tra due cose)».
Per indagare questo aspetto ho scelto di porre le seguenti domande tratte e adattate dal
questionario ACISD: Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività
proposte? Hai la possibilità di proporre delle attività?
Come ho anticipato all’inizio di questo sotto-capitolo, un istituto deve permettere ai suoi
ospiti di compiere delle scelte. Inclusione significa, infatti, anche far sì che la persona
possa essere indipendente, ovvero far sì che possa «controllare la propria vita prendendo
possibili scelte tra uno spettro di opzioni accettabili49».
Alle domande poste su quest’aspetto ho ricevuto delle risposte chiare: gli ospiti hanno
affermato di avere la libertà di scegliere se partecipare o meno alle attività, ma di essere
obbligati a partecipare all’atelier del pomeriggio a Tenero.
Dall’osservazione svolta in questi mesi di stage posso dire che a mio parere l’utenza ha
effettivamente la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte
quotidianamente. Per quanto riguarda la partecipazione all’atelier, questa è effettivamente
obbligatoria per tutti gli ospiti che non abbiano un’occupazione in laboratori o centri
esterni. Per quanto riguarda invece la possibilità di proporre delle attività è emerso dalla
maggior parte delle interviste che vi è la facoltà di proporne di nuove e che molto spesso
le istanze degli utenti vengono accolte.
47
Medeghini R. et al., Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva di un
servizio. op.cit.,
48
Intervista a Michele Mainardi, Allegato n. 6 49
Medeghini R., Valtellina E., Quale disabilità? Culture, modelli e processi di inclusione, Milano, Franco Angeli, 2006,
p.74.
Lavoro di Bachelor
22/36 Ho deciso di porre all’utenza anche delle domande riguardati lo spazio, che in un’ottica
inclusiva deve essere oggetto di riflessione, in quanto può rivelarsi una barriera alla
partecipazione e all’autodeterminazione delle persone che vivono in istituto. Le domande
che ho posto per indagare quest’aspetto sono state le seguenti: La tua camera l’hai potuta
personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre modifiche agli altri spazi (salotto,
ecc.)?
Dalle interviste è emerso che gli ospiti di casa Faro hanno la piena libertà di arredare la
propria camera come più desiderano, senza particolari vincoli. Per quanto riguarda invece
gli altri spazi comuni la scelta degli arredi e delle decorazioni è fatta solo in parte dagli
ospiti: è possibile proporre delle modifiche, ma è necessario il consenso del responsabile.
Parlando con l’équipe ho compreso che gli spazi comuni non possono essere decorati
liberamente dagli ospiti per tutelare la convivenza e prevenire i litigi che potrebbero
nascere da ciò.
4)I rapporti con il territorio e accessibilità del servizio
Ho continuato l’intervista cercando di indagare se il giornale di Casa Faro collaborasse
con persone esterne alla struttura e se le copie prodotte fossero distribuite anche a vicini e
famigliari: Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro (es.: interviste
ad altre persone?) Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai
vicini/famigliari?.
Infatti, in un’ottica inclusiva sarebbe importante che il giornalino possa essere uno
strumento utile a dare voce alle persone con disabilità, in modo tale da promuovere una
partecipazione sul territorio, nonché uno strumento atto a decostruire le idee che le
persone hanno sulla disabilità.
Le risposte ricevute a questa domanda sono state prevalentemente negative: il giornale
non trova collaborazioni nel territorio e non viene distribuito al vicinato, ma solo a qualche
famigliare. A molti utenti piacerebbe molto l’idea di poter far avere il giornalino anche ad
altre persone, soprattutto «per farsi conoscere un po’», come ha detto Beatrice.
Le domande successive sono indirizzate a capire se a Casa Faro persista una
separazione dentro/fuori, istituto/territorio, noi/voi. In un’ottica inclusiva questa
differenziazione non dovrebbe esistere: il servizio dovrebbe essere parte integrante del
territorio e il territorio parte integrante del servizio, in una prospettiva di dialogo e di
scambio continuo.
Le domande che ho posto per indagare questo aspetto sono state: Vengono proposte
attività all’esterno della struttura? Vi sono attività che fai con altre persone che non siano
gli operatori di Casa Faro? Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone
esterne (famigliari, vicini, …)? O attività con altre istituzioni/associazioni? Hai mai invitato
un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa Faro? Perché?
Dalle risposte ottenute e dall’osservazione svolta durante la pratica professionale posso
asserire che Casa Faro propone molte attività anche all’esterno della struttura, ma che
Lavoro di Bachelor
23/36 spesso sono svolte o solo con le persone residenti nella struttura o con persone
appartenenti ad altri servizi presenti nel territorio. Ne sono un esempio le attività a cui ho
partecipato in prima persona come il carnevale del cuore a Bellinzona o la giornata dei
polli a Sant’Antonino.
Casa Faro organizza inoltre per la maggior parte dei suoi utenti dei trasporti speciali per
spostarsi all’atelier o per raggiungere i terapeuti, e lo stesso atelier non è aperto a persone
esterne, ma possono parteciparvi solo gli utenti del servizio. Occasioni di
incontro con persone e realtà diverse risultano dunque molto difficili e assai rare.
Vi è d’altro canto un’attività molto bella organizzata da Casa Faro che si svolge al
dragonato presso lo spazio Why Not di Bellinzona: si tratta di un momento di canto al
quale può partecipare chiunque lo desideri. Ora si sta inoltre dando avvio a un nuovo
progetto presso Casa Faro: un mercatino in cui verranno venduti vari oggetti, sia creati
all’atelier che di seconda mano. Il mercatino si svolgerà all’interno della struttura e tutto il
quartiere sarà invitato a parteciparvi; la vendita verrà svolta da parte di due ospiti della
struttura.
Come emerge spesso dalle interviste c’è un bisogno espresso di poter evadere da quel
mondo istituzionalizzato per avere contatti anche con altre persone.
Fiona nell’intervista esprime il bisogno di avere contatto con persone di età più vicina a lei,
specialmente con un ragazzo:
D: […] e ti piacerebbe fare anche delle attività con persone che non abitano qui?
R: Sì, con una persona gentile, persona che mi tratta bene. D: Ok. R: Magari sai far venire
qualche ragazzo giovane. D: Ok, per conoscere nuova gente? R: Sì, di avere un ragazzo
qua per poter chiacchierare. D: Perché qua l’età è un po’ più grande della tua vero? Qui
sei la più giovane? R: Eh sì50.
Luca invece mi fa comprendere che fatica a convivere con persone che ritiene molto
diverse da lui sotto vari punti di vista, che preferirebbe la compagnia di altre persone,
esterne a Casa Faro:
R: Ci sono delle cose che danno fastidio, ma dopo un po’ capisco che loro hanno una
certa problematica diversa dalla mia. D: Ok. R: Chi è nato così, chi è… non andata a
cercarsela, ma gli è caduto addosso… ecco… e a volte non è facile relazionarsi con loro.
D: Sì, capisco. R: Anche se adesso è stata creata questa cosa di mangiare tutti assieme,
per socializzare, ecco questa è una cosa che quando l’ho saputo… il morale è andato
sotto terra… D: Ma come mai? Non ti piace stare là con loro? R: a me piace la compagnia,
ma dipende il tipo di compagnia, perché con loro non riesco a comunicare. Con alcuni
utenti sì, ma con altri non riesco a comunicare…sono troppo diversi da me51.
Le risposte ottenute da Fiona e Luca mi hanno fatto riflettere molto anche sulla
collocazione del servizio nel territorio. L’ubicazione della struttura influenza molto la
partecipazione effettiva della persona con disabilità al territorio: un servizio collocato su
50
51
Intervista a Fiona (nome fittizio per preservarne la privacy). D : Domanda, R : Risposta., Allegato n.4- P
Intervista a Luca (nome fittizio per preservarne la privacy). D : Domanda, R : Risposta., Allegato n.4-N Lavoro di Bachelor
24/36 una collina, circondato solo da grandi prati, sarà molto bello, ma non favorirà l’incontro con
altre persone al di fuori di quelle che vivono nell’istituto e coloro che non hanno la
possibilità di spostarsi autonomamente vi saranno confinati.
Il territorio deve poter essere «attraversato nei suoi spazi più significativi» e dare la
possibilità «di costruire relazioni significative che consentano la vita in un territorio più
ampio e complesso di quelli abitualmente vissuti e controllati»52.
Con le domande: qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti
piace dove si trova casa Faro vorresti che fosse da un altre parte? ho voluto indagare
questa questione.
Ho ricevuto varie risposte: c’è chi come Fiona dice di trovare a Riazzino tutto quello di cui
ha bisogno, soprattutto i negozi per fare shopping e per comprare dolci e bibite, mentre
altri ospiti, come Marisa e Beatrice, ammettono invece di non apprezzare la zona dove si
trova Casa Faro, perché sita in un quartiere frequentato da persone con vari problemi a
livello economico e sociale, e di preferire altri luoghi del territorio ticinese. Marilù invece mi
ha confidato che a Riazzino mancano locali dove poter andare a ballare e a divertirsi la
sera.
Per quanto mi riguarda, ho avuto modo di osservare come la zona in cui si trova Casa
Faro sia per certi versi particolare. La struttura principale è infatti situata in un quartiere
residenziale ed è circondata da altre villette e da molti palazzi, mentre gli appartamenti
sono collocati nel palazzo di fronte, dove vi sono gli alloggi sussidiati, in cui vivono per lo
più cittadini di origine straniera.
Nei pressi di Casa Faro vi sono due fermate dell’autobus e anche la stazione ferroviaria,
ma pochi utenti si muovono con i mezzi pubblici: la maggior parte si sposta con il pulmino
privato. Nei pressi dell’Istituto si trovano anche dei negozi e alcuni ristoranti.
Riguardo all’ubicazione della Casa ho inoltre posto agli ospiti le seguenti domande: Hai
relazioni con i vicini? Frequenti i bar e i negozi presenti sul territorio?
Per quanto concerne le relazioni con i vicini, queste risultano molto sporadiche: solo alcuni
utenti hanno ammesso di conoscere qualche vicino di casa, senza tuttavia aver instaurato
alcuna relazione significativa, mentre altri hanno addirittura ammesso di non conoscerne
nessuno. Come si afferma nel libro Inclusione sociale e disabilità non basta avere negozi
o cinema vicino a casa per esserne clienti, o avere numerosi vicini di casa per frequentare
persone nuove, anzi spesso avviene proprio che ci si sposti in un cinema più lontano con
mezzi speciali, proprio per ritrovarsi in compagnia di altre persone con disabilità.
Sempre nel testo, si dice che il territorio circostante ispiri nelle persone nuove aspirazioni,
spesso frutto di idealizzazioni; il territorio viene descritto come ambiente di relazioni e di
esperienze in cui la soggettività della persona viene proiettata e dove ciascuno può essere
52
Medeghini R. et al., Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva di un
servizio. op.cit., p. 65.
Lavoro di Bachelor
25/36 «cittadino di se stesso»53 ed è proprio quanto sostenuto da Marilù, che vorrebbe avere un
luogo vicino in cui ballare, ma anche da Fiona, che vorrebbe incontrare un ragazzo.
5) La Partecipazione
In un processo inclusivo la persona con disabilità è la protagonista assoluta e il servizio
deve garantire la costruzione di una rete di sostegni e relazioni volte a far sì che il progetto
sia continuativo ed evolutivo.
Queste domande sono volte a indagare la partecipazione effettiva degli utenti nei loro
progetti di vita: Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi
cari? Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare? Avete mai parlato
tutti assieme dei problemi con i vicini/negozi/bar e sulle possibili soluzioni da intraprendere
per andare d’accordo? Vengono svolte delle verifiche continue su come stia andando il
progetto individuale con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa? Ti senti
coinvolto/a nelle decisioni che ti riguardano? Nella stesura degli obiettivi e del progetto
individuale ti riconosci?
Per quanto riguarda i seguenti quesiti: Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile
confrontarsi su temi a voi cari? Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe
migliorare? ho ricevuto diverse risposte, a volte anche in contrasto tra di loro. Alcuni utenti
hanno risposto che sì, vi sono delle riunioni in cui ci si ritrova tutti insieme, utenti e
operatori, per parlare soprattutto dei problemi legati alla convivenza e per discutere su
cosa si potrebbe migliorare. Altri ospiti mi hanno detto che non si ricordavano di questi
momenti di discussione e altri ancora mi hanno riferito di non parteciparvi, perché a loro
modo di vedere queste riunioni non hanno grande utilità. Per il periodo in cui ho svolto lo
stage posso dire di aver partecipato a due incontri di questo tipo, nei quali si è parlato
delle varie liti tra gli utenti e in cui ogni ospite era tenuto a dare la propria opinione in
merito.
Per quanto riguarda la domanda successiva: avete mai parlato tutti assieme dei problemi
con i vicini/ negozi/ bar e sulle possibili soluzioni da intraprendere per andare d’accordo?
la maggior parte degli utenti ha detto che non si parla del problema. Dall’osservazione
diretta, posso dire di aver sentito parlare di questi problemi solo tra i membri dell’équipe:
non ho mai assistito a un momento di incontro che includesse anche gli ospiti.
Ti senti coinvolto/a nelle decisioni che ti riguardano? Nella stesura degli obiettivi e del
progetto individuale ti riconosci? A queste domande quasi tutti gli utenti hanno risposto di
riconoscersi nei loro obiettivi e di sentirsi presi in considerazione nelle scelte. Marilù,
diversamente, ha affermato di non riconoscervisi e di voler andare via da Casa Faro il più
presto possibile.
53
Medeghini R. et al., Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva di un
servizio, op.cit., p. 66.
Lavoro di Bachelor
26/36 Quando si è svolta l’intervista, l’utente in questione stava passando un periodo particolare
della sua vita: le era infatti morta la mamma da pochi mesi. Durante questo periodo ha
spesso manifestato il desiderio di lasciare Casa Faro. La sua risposta rispecchia dunque
questo suo stato d’animo e il desiderio di andare via da quello che lei considera solo un
luogo di passaggio, in cui si trova per superare alcuni momenti difficili della sua vita.
In questo caso il compito degli operatori è quello di accogliere e considerare le aspettative
di Marilù per poterle garantire un percorso adatto a lei, nel quale si senta accolta e dove
possa riacquistare il governo della sua vita.
Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale con gli
operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa?
Durante l’intervista ho appreso che operatori e utenti si ritrovano una volta all’anno per un
incontro formale, durante il quale il progetto individuale di sviluppo viene letto e firmato da
operatori, responsabile, tutore e utente. Non sono riuscita a comprendere dalle interviste
se durante l’anno vengano organizzati ulteriori incontri formali riguardanti il progetto
individuale, ma molti ospiti mi hanno riferito che con il loro operatore di riferimento parlano
spesso dei loro obiettivi e delle strategie, per poterli raggiungere o mantenere.
4.4 Una visione d’insieme
Dopo aver preso conoscenza della visione degli operatori e di quella dell’utenza è ora
possibile verificare se vi siano delle congruenze tra i dati emersi.
Anche qui ho deciso di mettere in luce degli indicatori: ho scelto il linguaggio, i rapporti con
il territorio e accessibilità del servizio, collaborazione e partecipazione,
autodeterminazione e empowerment. Infatti dopo un attenta analisi sono giunta a
comprendere che questi sono elementi centrali per un’analisi del processo inclusivo e
sono elementi chiave per la realtà di Casa Faro in quanto emergono molti elementi
interessanti sia dai questionari che dalle interviste e anche dall’osservazione.
Linguaggio:
Per quanto riguarda il linguaggio posso constatare dalle risposte ricevute sia dagli
operatori che dagli utenti che Casa Faro ponga una particolare attenzione su
quest’aspetto. Vi sono però ancora dei miglioramenti possibili, in quanto vi sono delle
forme di linguaggio a cui ancora non viene data abbastanza importanza: come Ascanio,
anche altri utenti potrebbero preferire, infatti, altre forme di comunicazione, diverse da
quella verbale. Ampliare gli orizzonti e andare oltre i normali schemi implica un notevole
sforzo in più da parte degli operatori, ma porta sicuramente a dei grandi vantaggi. Pensare
anche a forme diverse di comunicazione permette, infatti, a persone come Ascanio di
abbattere una grande barriera. «Il coinvolgimento delle persone con disabilità […] ha tra le
altre cose, il merito di consentire il riemergere di una pluralità di linguaggi, capace di
sfidare l’egemonia del linguaggio scritto e abile obbligando le intelligenze umane a
Lavoro di Bachelor
27/36 trasformarsi in reti complesse di interpretazione e a costruire spazi di conversazione
plurimi e poliedrici54».
Come affermato anche in Disability studies. Emancipazione, inclusione scolastica e
sociale cittadinanza55: «Lo spazio parla, comunica, relaziona costituendosi così come un
sistema culturale in cui la denominazione del luogo con scritte o icone identifica e proietta
rappresentazioni: il luogo e il linguaggio che lo definisce dicono della disabilità, parlano di
essa, intrappolandola così in un discorso che le impedisce di uscire dai vincoli che il luogo
gli ha posto».
L’inclusione porta dunque a pensare oltre gli schemi, implica favorire una partecipazione
non ridotta al contesto, ma estesa anche al territorio circostante.
Con il proprio disegno, Ascanio ha stupito tutti gli operatori, soprattutto quelli che lavorano
con lui da diversi anni, facendo emergere una parte biografica di sé molto importante, di
cui nessuno era a conoscenza.
In un’ottica inclusiva è importante dar spazio alla biografia della persona: «attraverso la
propria narrazione, infatti, si entra nel merito della proposta socioeducativa del servizio di
riferimento, individuando elementi problematici, risorse possibilità e barriere». Inoltre
«l’ascolto e pieno coinvolgimento delle persone con disabilità […] permettono di far
emergere elementi di una realtà personale che va ben oltre la condizione individuale56».
Rapporti con il territorio e accessibilità del servizio:
Da quanto emerso sia dai questionari degli operatori che dall’intervista, è evidente che
Casa Faro risulta essere percepita come una struttura abbastanza chiusa e poco
accessibile dall’esterno.
Come già affermato, le attività sono svolte in prevalenza con le persone che vivono a
Casa Faro o con persone di altri istituti. Vi è ancora poco dialogo con il territorio
circostante. Ciò accade anche in altri istituti in cui ho lavorato, come ad esempio il Foyer
Casa Bianca dell’OTAF, in cui vi era la stessa tendenza.
La disabilità e l’istituzionale ad essa legata portano, come sostenuto da Murphy57, a una
ridefinizione e a una ricollocazione sociale in cui vi è una riduzione quantitativa e
qualitativa dell’universo relazionale.
La persona si ritrova così in una condizione di vita sospesa, liminale, ovvero in una sorta
di limbo sociale, in una condizione di vita sospesa58, in cui ha poche occasioni di
incontrare nuove persone con cui stringere dei legami.
54
Medeghini R. et al., Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva di un
servizio, op.cit., p. 61.
55
Medeghini R. et al., Disability studies. Emancipazione, inclusione scolastica e sociale, cittadinanza, Trento, Erickson,
2013. p. 82
56
Medeghini R. et al., Inclusione sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capacità inclusiva di un
servizio, op.cit, p.52 57
Robert Murphy, direttore del dipartimento di Antropologia alla Columbia University,
58
Murphy descrive la condizione di liminalità, ovvero il limbo che afflige chi è disabile, come una condizione di vita
sospesa, in cui la persona non è né sana né malata e in cui si dichiarano diritti e possibilità d’azione, ma allo stesso
tempo si definiscono rappresentazioni e condizioni che generano dipendenze. Cfr. Medeghini R. et ali, Disability studies,
cit., p.74.
Lavoro di Bachelor
28/36 Gli spazi di Casa Faro inoltre non sono inoltre accessibili a persone esterne: l’atelier ad
esempio, resta chiuso al di fuori dagli orari di lavoro e alle persone esterne non è
permesso utilizzarne lo spazio in maniera costruttiva.
Sarebbe invece importante in un’ottica inclusiva che il servizio facesse parte del territorio,
aprendo i suoi spazi e creando delle occasioni per stare bene tutti assieme.
Nel libro Idee per l’inclusione: dalla cura della persona alla cura del territorio59, a proposito
di ciò si afferma che: «Fare azione nel territorio per promuovere l'inclusione significa
essere soggetti del cambiamento culturale e sociale, laddove i servizi per disabilità sono
presenti, acquistando un ruolo che sappia trasformarli in punto di riferimento, non solo per
le persone con disabilità e le famiglie, ma anche per altre realtà, cittadini, associazioni,
altri servizi e mantenendo reti di accordo e se necessario di coordinamento. Attraverso
strategie per generare forme di collaborazione utili a promuovere partecipazione,
cittadinanza, appartenenza e benessere collettivo. In modo da generare piccoli
cambiamenti nel modo di pensare e gestire i servizi, strutture, interventi, pratiche e attività
affinché essi acquisiscano un valore inclusivo e senza costi aggiuntivi, perché cambiare il
modo di pensare costa fatica ma non richiede nuove risorse».
Solo aprendo le porte è possibile creare un dialogo costruttivo con il territorio,
permettendo di uscire dalla logica ʽdentro/fuoriʼ e offrendo così anche al territorio la
possibilità di conoscere realmente Casa Faro, abbattendo di conseguenza gli stereotipi
che la circondano.
Partecipazione, Autodeterminazione e empowerment:
Da quanto emerso, posso dedurre che Casa Faro cerca di promuovere la partecipazione
dei suoi ospiti e spinge all’autodeterminazione attraverso vari strumenti: vengono, infatti,
proposte varie attività giornaliere tra le quali gli ospiti posso scegliere; gli spazi possono
essere personalizzati e vengono anche organizzati dei momenti di espressione, durante i
quali l’utenza può esprimere il suo parere su diverse situazioni. Casa Faro dispone anche
di un formulario, nel quale gli ospiti possono segnalare eventuali critiche al funzionamento
e all’organizzazione del servizio.
Risulta esserci però ancora una limitazione nell’autodeterminazione degli ospiti per quanto
riguarda alcuni settori: la lavanderia, ad esempio, non è accessibile all’utenza, così come
la cucina, che viene aperta dagli operatori solo durante i pasti, sebbene alcuni degli ospiti
abbiano espresso il desiderio di poterli aiutare nella preparazione. Esiste un’attività legata
alla cucina, ma anche questa pone dei limiti agli ospiti, giacché il menù viene scelto
dall’operatore..
Il fatto di non poter cucinare o accedere alla lavanderia potrebbe, secondo me, costringere
le persone in un indifferenziato temporale: infatti viene loro negato di eseguire dei compiti
che qualunque adulto al di fuori dell’istituto potrebbe compiere. Si crea dunque
59
Nuzzo A., Idee per l’inclusione. Dalla cura della persona alla cura del territorio, in Medeghini R. et al., Inclusione
Sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della capcità inclusiva dei servizi, Trento, Erickson, 2013, pp. 7383. Lavoro di Bachelor
29/36 nuovamente un netto contrasto tra dentro/fuori, limitando spazialmente l’esperienza della
persona con disabilità. Sarebbe invece importante per un servizio riconoscere l’adultità
della persona e creare le necessarie condizioni affinché questa possa vivere lo statuto di
adulto in tutti i suoi aspetti.
È inoltre emerso che la maggior parte degli ospiti si riconosce nei progetti di sviluppo
individuale e questo dato è confermato anche dagli operatori: nella progettazione viene
dato ampio spazio alle aspettative dell’utenza e vengono accolte le varie richieste,
ponendo tuttavia degli obiettivi condivisi e realistici.
Gli ospiti si sentono inoltre supportati dagli operatori nei loro progetti di vita e si sentono
liberi di confidare le difficoltà quando emergono e chiedere il supporto necessario per
affrontarle.
Risulta tuttavia come nella progettazione venga a mancare in parte un estensione del
progetto al territorio, rendendo così l’esperienza di vita della persona piuttosto limitata al
servizio.
Collaborazione:
In un’ottica inclusiva la collaborazione tra gli attori della rete è fondamentale: ogni membro
è parte importante della rete e ne costituisce un nodo essenziale.
Senza una vera collaborazione, il progetto rischia di non essere condiviso e potrebbe
dunque creare una barriera per la persona in istituto.
«Prendersi cura di qualcuno significa comprendere quanto l’ambiente sociale in cui si
opera e la qualità delle relazioni che in esso si sviluppano siano determinanti nel
costruire esclusione e disagio piuttosto che inclusione e benessere” dunque è
importante “ promuovere occasioni d’inclusione sociale e di sensibilizzazione
attraverso la costruzione di esperiente e contesti dove relazionarsi, annodando reti
informali che coinvolgano in progetti concreti e di varia natura i semplici cittadini, le
istituzioni, le scuole, gli oratori, i centri giovanili,…. Creare occasioni per stare bene
assieme»60.
Da quanto emerso dal questionario e dalle interviste a Casa Faro vi è una collaborazione
tra gli attori della rete, ma questa a volte sembra essere limitata, soprattutto per quanto
riguarda i famigliari e il territorio. Il rischio è quello che si crei un’autoreferenzialità dei
servizi, favorendo così una separazione netta tra due mondi: quello all’interno dell’istituto e
quello all’esterno.
Il servizio deve invece divenire parte del territorio, non deve più essere visto come
un’offerta limitata a una categoria di persone, ma come un servizio rivolto all’intera
collettività, pronto ad accogliere e a collaborare con i cittadini e con le altre associazioni,
affinché si possa creare un luogo di vita per la comunità. Solo in questo modo si
permetterà alle persone di partecipare attivamente a un mondo fino ad ora rimasto
60
Nuzzo A., Cittadinanza, umanizzazione e dignità nella presa a carico delle persone adulte con disabilità complesse,
Forum sulla non autosufficenza Bologna, in :
http://datastorage02.maggioli.it/data/docs/www.nonautosufficienza.it/Angelo%20Nuzzo.pdf, consultato il 15.08.2015.
Lavoro di Bachelor
30/36 nascosto, così da coglierne le risorse ed eliminare gli vari stereotipi sulla disabilità. Come
in ogni esperienza ciò che non si conosce spaventa, e spesso ci si lascia influenzare dai
preconcetti. Solo una volta entrati in quel mondo ci si potrà rendere conto di quanto sia
simile al nostro. In questo modo sarà anche possibile avviare un processo di cambiamento
culturale e sociale, che certamente richiederà tempo, ma che permetterà di garantire una
piena partecipazione di tutti.
Come anticipato, vi sono alcuni questionari che sono risultati incompleti. Agli operatori in
questione mancavano molteplici informazioni necessarie alla compilazione dello stesso.
Anche altri operatori che hanno finito il questionario hanno presentato delle difficoltà nella
compilazione della parte riguardante le formazioni: molti hanno ammesso di non sapere se
i colleghi avessero seguito o meno dei percorsi formativi in campo inclusivo. Questo mi fa
pensare che vi potrebbe essere una difficoltà nel passaggio di informazioni all’interno
dell’équipe, tesi sostenuta anche da Marilù che nell’intervista afferma che «non capisco di
cosa parlano gli operatori durante lo scambio della 13, visto che le informazioni non
vengono passate».
Da quanto ho potuto osservare, nell’équipe di Casa Faro vi potrebbe effettivamente
essere una difficoltà di questo tipo: come stagista, mi sono resa conto di come molte volte
fossi io a dover dare ragguagli agli altri operatori, poiché durante il cambio di fine turno,
spesso per mancanza di tempo, le informazioni erano dimenticate o tralasciate. È
importante che vi sia collaborazione anche all’interno dell’équipe e che le informazioni
siano accessibili a tutti; una mancanza in questo senso potrebbe infatti creare dei disagi
all’utenza e generare ostacoli nel progetto di vita della persona.
5. Conclusioni
5.1 Riflessione generale sul lavoro svolto e ruolo dell’operatore sociale
Questo lavoro di ricerca mi ha portato a riflettere su quanti siano gli aspetti legati al tema
dell’inclusione e su quanto ancora si debba fare affinché la società in cui viviamo diventi a
misura di tutti.
Ho compreso che inclusione significa non solo pensare in grande, ma soprattutto
concentrarsi sui piccoli aspetti quotidiani. Spesso, presi dai tempi frenetici del nostro
lavoro che ormai vanno di pari passo a quelli della società, perdiamo di vista questioni
importanti. Ho compreso anche che non esiste una ricetta magica che possa venir
applicata ad ogni istituto per far sì che vi sia inclusione, poiché questa è il frutto di un
processo che richiede molto tempo e tante energie e soprattutto è un percorso
individualizzato. Ad esservi implicato non è solo l’istituto o la persona, ma la collettività
tutta, politiche comprese.
Assumere un’ottica inclusiva non è sempre facile perché spesso significa sforzo, andare
oltre la rassicurante routine, problematizzare le situazioni alla ricerca di barriere e ostacoli,
al fine di rimuoverli e superarli. Anche l’operatore sociale è chiamato a cambiare la propria
Lavoro di Bachelor
31/36 identità: non deve più essere colui che aiuta una persona bisognosa, limitandosi a una
semplice dualità operatore- utente, ma deve essere un operatore pronto a superare le
mura dell’istituto e a creare nella società le condizioni necessarie affinché la persona
possa sentirsi partecipe della vita della comunità.
5.2 Difficoltà
Durante questo lavoro di ricerca ho riscontrato varie difficoltà, prima tra tutte quella nel
delimitare l’ambito di ricerca poiché, spinta dall’entusiasmo, sentivo il desiderio di
includere molti più aspetti di quelli che in realtà riguardano il tema dell’inclusione.
Inoltre, avendo utilizzato tre diversi strumenti di ricerca, non è stato facile riuscire a
conciliare i tempi per raccogliere tutti i dati necessari: per svolgere le interviste, per
esempio, ho dovuto trovare dei momenti che andassero bene agli ospiti e che allo stesso
tempo si accordassero a quelli della struttura.
Come già accennato, Inoltre, durante le interviste vi sono state delle interruzioni da parte
degli operatori, che hanno involontariamente modificato lo stato d’animo di chi avevo di
fronte e in parte compromesso il mio lavoro. Altre volte, la maggiore difficoltà è stata
quella di riuscire a far pienamente comprendere la domanda al mio interlocutore. Sono
stata spesso costretta a ripetere e riformulare la domanda parecchie volte prima di
ottenere una risposta che fosse coerente.
Durante le primissime interviste, inoltre, una difficoltà personale è stata quella di formulare
le domande in maniera neutra, perché mi sono accorta che talvolta concludevo il mio
quesito con parole come «vero?» o «neh?». Anche la trascrizione delle risposte è stata
impegnativa e ha richiesto molto tempo. D’altro canto devo ammettere che le interviste
hanno reso il mio lavoro molto piacevole: dar voce a chi abita nella struttura, sentirne le
idee e le opinioni, mi ha molto arricchita professionalmente. Troppo spesso, infatti, si ha la
tendenza a dimenticare di chiedere l’opinione a chi la disabilità la vive tutti i giorni.
Gli stessi questionari hanno posto varie difficoltà e in taluni casi è stato necessario
assistere gli operatori durante l’intera compilazione, poiché molte domande risultavano di
difficile comprensione, soprattutto per gli operatori con formazioni diverse da quella
educativa. Anche l’analisi dei dati ottenuti è stata impegnativa, perché ha richiesto l’uso di
strumenti statistici per poter ottenere una visione globale dei risultati.
5.3 Riflessioni sulla domanda di ricerca e conclusioni
Come un contesto istituzionale come Casa Faro può promuovere l’inclusione delle
persone che ospita e accompagna in tutti i suoi aspetti? Quali dinamiche possono invece
frenare tale processo? Questa è la domanda che ha guidato il mio lavoro e, conclusa la
ricerca, ho compreso come possa essere estesa a ogni realtà istituzionale, ma anche a
ogni semplice cittadino. Grazie anche le direttive ONU, promuovere l’inclusione è infatti un
obiettivo primario che richiede la piena collaborazione di tutti: delle istituzioni e delle
politiche ma anche, e soprattutto, dell’intera collettività.
Lavoro di Bachelor
32/36 Le analisi mi hanno fatto comprendere che promuovere l’inclusione significa uscire dai
classici schemi in cui la persona disabile è bisognosa di assistenza e ha la necessità di
essere collocata in una struttura che da sola si occuperà di ripristinarne una condizione il
più simile vicino alla normalità.
Come sostenuto dal professor Medeghini, nessuno nega che alle persone con disabilità
servano delle attenzioni speciali, ciò che si mette in discussione è il fatto che queste
attenzioni speciali debbano essere date soltanto all’interno di luoghi speciali. Tali
attenzioni possono, infatti, essere date anche dal di fuori della struttura, in qualsiasi luogo,
ciò che si rende necessario è un dialogo utile ad abbattere le barriere che confinano le
persone e ne limitano le esperienze di vita.
Casa Faro promuove dunque l’inclusione dei suoi ospiti all’interno della struttura
favorendo l’autodeterminazione tramite alcune libertà, come la scelta degli arredi della
propria camera, e proponendo varie attività opzionali, con le quali creare occasioni in cui
stare tutti assieme, nonché organizzando attività al di fuori dell’Istituto stesso. Il tentativo di
aprirsi all’esterno è evidente in alcuni progetti che Casa Faro sta avviando, come in quello
del mercatino, o in collaborazioni con altri servizi, come i bar.
Vi sono vari fattori che possono invece frenare il processo inclusivo ecco quelli che sono
emersi maggiormente in questo lavoro di ricerca.
Il linguaggio: Casa Faro utilizza prevalentemente un linguaggio orale, questo delimita la
possibilità di espressione di alcuni utenti.
La collaborazione: la collaborazione con i membri della rete è limitata e vi sono ancora
dei soggetti che ne rimangono in parte esclusi, come i famigliari. Anche il territorio non è
sufficientemente preso in considerazione nei progetti. Come visto anche il passaggio di
informazioni all’interno dell’équipe non funziona in maniera ottimale.
Il territorio: Casa Faro si trova in un quartiere residenziale particolare. Questo territorio,
così come l’Istituto, rimangono piuttosto chiusi in sé stessi, e la struttura è influenzata dalla
visione negativa e stigmatizzante che la popolazione ha di essa. Ad aggravare questa
situazione è il fatto che la Casa non offra attività aperte ai cittadini, e che limiti i suoi spazi
a chi vi abita, generando un’autoreferenzialità che riduce al minimo le relazioni tra gli
utenti e l’esterno. L’utilizzo di mezzi di trasporto speciali, inoltre, non fa che limitare
ulteriormente il contatto degli ospiti con il mondo esterno.
La comunicazione con l’esterno tramite media: il giornalino, che potrebbe essere uno
strumento utile per affermare la partecipazione alla comunità degli utenti di Casa Faro,
limita il processo inclusivo, perché distribuito solo all’interno del servizio e non coinvolge
minimamente la comunità. Inoltre Casa Faro non dispone di una pagina web dove i
cittadini possano informarsi sulla struttura.
Il regolamento: anche il regolamento di Casa Faro pone alcuni limiti al processo
inclusivo. Vietando l’accesso in alcune aree delle Casa e l’esercizio di talune attività non si
permette alla persona di esercitare a pieno il ruolo di adulto e inoltre si viene a creare una
situazione di bisogno e di dipendenza dall’operatore.
Lavoro di Bachelor
33/36 Le attività: come detto più volte, le attività vengono svolte prevalentemente con le
persone che vivono a Casa Faro o con altri servizi specializzati: le attività con i cittadini
sono rare, delimitando così molto l’universo relazionale delle persone che abitano
nell’istituto.
5.4 Interrogativi aperti
Il presente lavoro di ricerca mi ha permesso di individuare alcuni punti centrali, come le
barriere all’inclusione, ma ancora non mi è facile comprendere come si possa avviare
concretamente un processo di cambiamento che coinvolga il territorio e le politiche locali,
affinché si possa uscire dal microcosmo di un servizio autoreferenziale per raggiungere
più vasti orizzonti e una visione progettuale più ampia, che coinvolga tutti, e a lungo
termine. L’inclusione è infatti un processo che richiede molto tempo e anche energie da
parte di tutti.
Ritengo che la tematica dell’inclusione sia ampia e complessa, nel mio lavoro ho dovuto
ristringere il campo di ricerca per motivi pratici e di tempistica, vi sono dunque vari
interrogativi ancora aperti.
In primo luogo dalla mia analisi non sono stati interpellati alcuni soggetti che sarebbe stato
interessante intervistare per comprendere anche la loro visione su questo tema: mi
riferisco ai quadri direttivi della Fondazione, al vicinato di Casa Faro o ai rappresentati
politici e istituzionali. L’ottica inclusiva implica infatti un lavoro di rete che coinvolga tutti.
In secondo luogo i risultati della mia analisi verranno trasmessi al responsabile di Casa
Faro, sarebbe interessante poter riproporre il questionario ACISD e ripetere le interviste
all’utenza fra qualche tempo per comprendere se qualcosa sarà cambiato grazie alle
riflessioni proposte.
Penso che sarebbe interessante estendere questo processo di autovalutazione della
capacità inclusiva anche agli altri istituti presenti sul nostro territorio, così da poter
promuovere un confronto tra e varie pratiche e dar vita anche a dei dibattiti sull’inclusione
aperti a tutto il territorio.
Un filmato visionato qualche tempo fa durante il modulo” pratiche di intervento educativoambito disabilità” mostrava un mondo parallelo, abitato da persone con vari defict, dove la
situazione era contraria: la persona senza deficit faticava a camminare sulle rampe, o a
prelevare dai bancomat troppo bassi.
Il mondo di oggi presenta ancora troppe barriere, non risulta essere a misura di tutti, basta
camminare e fermarci ad osservare il territorio che ci circonda, anche nel nostro piccolo:
quante barriere architettoniche e non riusciamo ad individuare?. Tante. Troppe.
Per concludere durante la presentazione del precedente lavoro di ricerca sull’inclusione
sempre nel modulo ”pratiche di intervento-ambito disabilità” i docenti Mattia Mengoni e
Chiara Balerna hanno portato me e la mia compagna a riflettere su come :“l’inclusione
Lavoro di Bachelor
34/36 potrà aver luogo nel momento in cui non ci sarà più bisogno di definirla, poiché parlarne
mette in evidenza la diversità di trattamento e opportunità61”.
È necessario dunque continuare a promuovere, tutti assieme, il diritto all’uguaglianza
come un diritto che riguarda tutti affinché non sia più necessario creare dei diritti speciali,
poiché questi diritti saranno rispettati universalmente.
61
Capitanio M., Sardi J., Inclusione sociale : cosa considerare per una buona pratica ?, in : C. Balerna. M. Mengoni, Modulo: pratiche d’intervento: ambito disabilità, SUPSI, anno accademico, 2014.2015. Lavoro di Bachelor
35/36 6. Bibliografia:
Capitanio M., Sardi J., Inclusione sociale : cosa considerare per una buona pratica ?, in :
C. Balerna. M. Mengoni, Modulo: pratiche d’intervento: ambito disabilità, SUPSI, anno
accademico, 2014.2015.
Ianes D., La speciale normalità. Strategie di integrazione e inclusione per le disabilità e i
Bisogni Educativi Speciali, Trento, Erickson, 2006.
Medeghini R., Valtellina R., Quale disabilità? Culture, modelli e processi di inclusione,
Milano, Franco Angeli, 2006.
Medeghini, R., Fornasa W., Maviglia M., & Onger G., L’inclusione scolastica: processi e
strumenti di autoanalisi per la qualità inclusiva, Gussago, Vannini, 2009.
Medeghini R., Vadalà G., Fornasa W., & Nuzzo A., Inclusione sociale e disabilità. Linee
guida per l'autovalutazione della capacità inclusiva dei servizi, Erickson, Trento,2013.
Medeghini R., D’alessio S., Angelo M., Vadalà G., & Valtellina E., Disability studies.
Emancipazione, inclusione scolastica e sociale, cittadinanza, Trento, Erickson, 2013
Nuzzo A., “Idee per l’inclusione. Dalla cura della persona alla cura del territorio”, In
Medeghini R. et al., Inclusione Sociale e disabilità. Linee guida per l’autovalutazione della
capacità inclusiva dei servizi, Trento, Erickson, 2013, pp. 73-83.
Ravaud J-F., Stiker H-J., Les modèles de l’inclusion et d’exclusion à l’épreuve du
handicap, handicap-revue de science humaines et sociales, numero 86, 2000
Sitografia:
Anffas, http://www.anffas.net/Page.asp/id=243/l-associazione, ultima cons. 10.09.2015.
Anffas Lombardia, http://www.anffaslombardia.it/contbol.php?cod=476&est=pdf ultima
cons. 10.09.2015.
Anffas Ticino, http://www.anffasticino.it/disabili/inclusione-sociale-ticino2.html, ultima cons.
10.09.2015.
Confederazione svizzera, Convenzione sui diritti delle persone con disabilità,
http://www.edi.admin.ch/ebgb/00564/00566/05493/index.html?lang=it, ultima cons.
14,09.2015.
Medeghini, R., “Conferenza per Anffas Lombardia”,
http://www.anffaslombardia.it/image/Convegno-inclusionemedeghini__intervento_anffas.pdf, ultima cons.4.09.2015.
Medeghini R., “Appunti per un’idea di inclusione”,
http://www.inventati.org/apm/scuola/ffestival2012/Editoriale_Milieu.pdf, ultima cons.
04.09.2015.
Lavoro di Bachelor
36/36 7. Allegati
1. Presentazione Power Point agli operatori di Casa Faro:
A) La mia Tesi
B) Vari modelli
C) L’ACISD
2. Prima parte questionario ACISD
3. Grafici Media globale suddivisa per categoria professionale
4. Interviste all’utenza
5. Diari Osservativi
Lavoro di Bachelor
Allegato numero 3: Medie nelle tre Aree suddivise per categoria professionale 3) GRAFICI MEDIE QUESTIONARIO SUDDIVISO NELLE TRE CATEGORIE PROFESSIONALI. Infermieri 6 54 55 56 52 53 5 51 50 4 49 48 3 47 46 2 45 1 44 43 0 42 41 40 39 38 37 36 35 34 33 32 31 30 1 29 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 25 24 28 27 26 Area 1 Area 2 Area 3 -­‐-­‐-­‐-­‐ Area 1 = Ambito 1, La partecipazione a servizio e al territorio -­‐-­‐-­‐-­‐ Area 2= Ambito 2, L’organizzazione -­‐-­‐-­‐-­‐ Area 3= Ambito 3, La progettazione SUPSI 6 54 55 56 52 53 5 51 50 4 49 48 3 47 46 2 45 1 44 43 0 42 41 40 39 38 37 36 35 34 33 32 31 30 1 29 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 25 24 26 28 27 -­‐-­‐-­‐-­‐ Series 1 = Ambito 1, La partecipazione a servizio e al territorio -­‐-­‐-­‐-­‐ Series 2= Ambito 2, L’organizzazione -­‐-­‐-­‐-­‐ Series 3= Ambito 3, La progettazione Series1 Series2 Series3 Allegato numero 3: Medie nelle tre Aree suddivise per categoria professionale OSA 55 56 6 53 54 52 5 51 50 4 49 48 3 47 46 2 45 1 44 43 0 42 41 40 39 38 37 36 35 34 33 32 31 30 1 29 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 -­‐-­‐-­‐-­‐ Series 1 = Ambito 1, La partecipazione a servizio e al territorio -­‐-­‐-­‐-­‐ Series 2= Ambito 2, L’organizzazione -­‐-­‐-­‐-­‐ Series 3= Ambito 3, La progettazione Series1 Series2 Series3 Allegato numero 4: interviste A) Scheletro intervista all’utenza basata sul questionario ACISD
1. Partecipazione al servizio e al territorio:
1. Gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro
quando si rivolgono a te?
2. Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche
modo?
3. A casa Faro scrivete un giornale? Scrivete voi stessi gli articoli?
Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro? (es: interviste a altre
persone?).
Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai vicini/famigliari?
4. Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? Sono coinvolti nelle
decisioni che ti riguardano ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?
5. Qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti piace dove
si trova Casa Faro o vorresti si trovasse da un'altra parte?
2. L’organizzazione
1. Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte?
2. Hai la possibilità di proporre delle attività?
3. Vengono proposte attività all’esterno della struttura?
4. Vi sono attività che fai con altre persone che non siano gli operatori di Casa Faro?
5. Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne (famigliari,
vicini,..)?O attività con altre istituzioni/ associazioni?
6. Hai mai invitato un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa
Faro? Perché?
7. La tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre
modifiche agli altri spazi( salotto ecc.)?
8. Per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone
che vi abitano? Ed ad avere o degli spazi più ristretti per te dove poter stare in
tranquillità?
9. Hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar negozi presenti?
3. La Progettazione
1. Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi cari?
Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare?
2.Avete mai parlato tutti assieme dei problemi con i vicini/ negozi/ bar e sulle possibili
soluzioni da intraprendere per andare d’accordo?
3. Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale
con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa?
4. Ti senti coinvolto/a nelle decisioni che ti riguardano?
5. Nella stesura degli obiettivi e del progetto individuale ti riconosci?
B) Alessia1
Partecipazione al servizio e al territorio:
1. Gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro
quando si rivolgono a te?
1
Nome fittizio per preservarne la privacy.
Allegato numero 4: interviste D: secondo te gli operatori qui a Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale o non che è
adeguato o qualcosa che può dar fastidio?
R: No, ci sono un paio di persone che sono un po' troppo dure o secche.. però questo è il
loro carattere. La maggior parte va.
D: Se usano il temine utenti vi da fastidio?
R: No.
2. Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche
modo?
D: Sei spinta a collaborare in qualche modo a collaborare con gli altri utenti di Casa Faro?
R: Si più o meno si.
3. A casa Faro scrivete un giornale? Scrivete voi stessi gli articoli?
Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro? (es: interviste a altre
persone?).
Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai vicini/famigliari?
D: Hai già scritto un articolo di giornale per il giornale di Casa Faro?
R: No, non mi interessa.
D: Il giornale l'hai letto, quello che hanno fatto?
R: No.
4. Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? Sono coinvolti nelle
decisioni che ti riguardano ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?
D: Da quando sei a casa Faro hai contatto con gli amici e i famigliari che sono fuori?
R: No.
D: Quindi non sono coinvolti nelle tue decisioni?
R: No, Ne parlo con il mio curatore.
5. Qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti piace dove
si trova Casa Faro o vorresti si trovasse da un'altra parte?
D: Come ti trovi nell'ubicazione di Casa Faro, hai tutto quello di cui hai bisogno?
R: Va bene anche qua perché c'è tutto quello di cui abbiamo bisogno. Un po' di distanza
l'uno dall'altro ma trovo tutte le cose, Farmacia, Coop, banche.
D: Ti sposti in bus di solito?
R: Si di solito si.
L’organizzazione
1. Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte?
D: Hai possibilità di partecipare alla scelta delle attività che vengono organizzate a Casa Faro
o sei obbligata a farle?
R: Sento che posso scegliere.
2. Hai la possibilità di proporre delle attività?
D: Hai già proposto delle attività che ti interessano?
R: No.
D: Ti piacerebbe poter proporre qualcosa? Ad esempio fare un'attività di dipinto tutti
assieme?
R: Non saprei.. non mi viene.
3. Vengono proposte attività all’esterno della struttura?
Allegato numero 4: interviste D: Partecipi a delle attività fuori da Casa Faro?
R: Dovrei farlo ma sono pigra. E dovrei frequentare di più Why Not.
D: Che è quello fuori vero?…vengono anche persone esterne a Why Not?
R: Si, Si.
4. Vi sono attività che fai con altre persone che non siano gli operatori di Casa Faro?
D: Tu quindi fai attività anche con persone che non fanno parte di Casa Faro. Vai a lavorare
vero?
R: Lavoro in un laboratorio.
D: Ti piace?
R: Si, sono lavori in serie.
5. Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne (famigliari,
vicini,..)?O attività con altre istituzioni/ associazioni?
D: Sai se casa Faro propone attività con altre persone o associazioni?
R: So il carnevale del cuore, il resto non so bene perché di giorno io sono al centro diurno.
6. Hai mai invitato un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa
Faro? Perché?
D: tu hai mai invitato qualcuno dei tuoi amici a passare del tempo qui a Casa Faro o di solito
esci?
R: No esco.
D: Come mai ti senti più a tuo agio?
R: Perché mi piace di più il posto, perché c'è un posto in più.
7. La tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre
modifiche agli altri spazi( salotto ecc.)?
D: Tu hai potuto arredare la camera come volevi?
R: Si mi piace la mia cameretta.
D: Ho saputo che tu hai proposto degli arredamenti fuori in salotto...ti piace poter scegliere
un po' e decorare i posti?
R: Si tipo i quadri.. per renderli più caldi.
8. Per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone
che vi abitano? Ed ad avere o degli spazi più ristretti per te dove poter stare in
tranquillità?
D: Quando vuoi star da sola vieni qua (stanzetta)?
R: Si vengo qua in camera mia.
D: Riesci a trovare lo spazio per te?
R: Si.
D: Allo stesso tempo riesci a passare il tempo con gli altri? Ti fa piacere?
R: Si.
D: La sera stai di solito con gli altri a vedere la tele?
R: No piuttosto la sera sto qua, ma di giorno, dopo cena. Loro fumano le sigarette e io sto li
in compagnia. Parliamo un po'.
9. Hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar negozi presenti?
D: Qua nei dintorni hai conosciuto della gente, i vicini di casa per esempio?
R: Una signora che ha un cane che parla un po' con gli altri anche. Un altro paio di signore
con un cane.
Allegato numero 4: interviste D: Frequenti i bar, i negozi che sono qui vicino?
R: Vado all'Otto’s, in banca tanto. E altro.. non è che ci tengo particolarmente. Poi devo
risparmiare
La Progettazione
1. Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi cari?
Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare?
D: Avete dei momenti in cui potete confrontarvi su vari temi, ad esempio c'è qualcosa che
non va e vi trovate tutti insieme a parlare delle cose che non vanno?
R: Ne parliamo ma non è che decidiamo di fare chissà cosa.
D: Solo tra di voi o anche con gli operatori?
R: Per intanto solo tra di noi, se il problema è un po' più grave col Davide (responsabile).
2.Avete mai parlato tutti assieme dei problemi con i vicini/ negozi/ bar e sulle possibili
soluzioni da intraprendere per andare d’accordo?
D: Parlate anche dei problemi che vi sono a volte con i vicini?
R: Non mi pare ne abbiamo parlato, tra di noi si.
3. Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale
con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa?
D: Vengono delle verifiche su come sta andando il PSI ?
R: Con me viene fatta una volta al mese.
4. Ti senti coinvolto/a nelle decisioni che ti riguardano?
D: Ti senti coinvolta nelle decisioni?
R: Si.
5. Nella stesura degli obiettivi e del progetto individuale ti riconosci?
D: Ti riconosci nel progetto individuale che hai firmato?
R: Chi si ricorda cosa c'è scritto… gli obbiettivi che ho sono quelli di cercare di socializzare di
più, l'obiettivo di dimagrire. Sono d'accordo con gli obiettivi.
C) Ascanio2
Partecipazione al servizio e al territorio:
1. Gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro
quando si rivolgono a te?
D: Allora Signor Ascanio secondo lei quando gli operatori di Casa Faro parlando con lei
utilizzano un linguaggio chiaro e facile?
R: Non So.
D: Capisce tutto quello che le dicono quando le parlano o utilizzano delle parole troppo
difficili o che le danno Fastidio?
R: Difficile.
D: È un po’ troppo difficile dunque?
R: Si.
D: E ci sono dei gesti che gli operatori fanno che le danno fastidio?
R: No, No.
2
Nome fittizio per preservare la privacy
Allegato numero 4: interviste 2. Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche
modo?
D: Ascanio e lei è spinto in qualche modo a collaborare con gli altri ospiti di Casa Faro?
R: Si, Si.
D: Dunque le viene chiesto di aiutare gli altri in qualche modo?
R: Si, Si.
3. A casa Faro scrivete un giornale? Scrivete voi stessi gli articoli?
Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro? (es: interviste a altre
persone?).
Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai vicini/famigliari?
D: Ascanio voi a Casa Faro scrivete un giornale vero?
R: Si, si.
D: Lei ha già scritto degli articoli?
R: Si.
D: scriveva direttamente lei al computer oppure dettava e qualcun’altro scriveva quello che
lei diceva?
R: Non ricordo.
D: Non si ricorda? Ok Fa niente.
D: Ascanio e lei si ricorda se il giornale viene dato anche ai vicini o ai famigliari?
R:…..
D: I vicini di Casa Faro hanno il giornale?
R: No, No.
4. Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? Sono coinvolti nelle
decisioni che ti riguardano ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?
D: Lei Ascanio da quando è qui a Casa Faro ha contatto con i suoi famigliari?
R: Si.
D: Si, con chi?
R: Con la sorella.
D: con la sua sorella, e Ascanio lei è coinvolta nelle decisioni che la riguardano?
R: Nono.
5. Qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti piace dove
si trova Casa Faro o vorresti si trovasse da un'altra parte?
D: Ascanio le piace dove si trova casa Faro? A Riazzino?
R: Si.
D: Si Le piace? O vorrebbe fosse da un'altra parte?
R: Non so.
D: Riesce a fare tutto quello che le piace vicino a casa Faro?
R: Mmm..
D: Ok, lei che attività fa fuori? Va a prendere il panino di solito?
R: SIsi.
D: che giorno?
R: Il lunedì.
D: Le piace questa attività?
R: Si, Si
D: L’ha scelta lei?
R: Si, Si.
D: Bene.
Allegato numero 4: interviste L’organizzazione
1. Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte?
D: Lei ha la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività che casa Faro
propone? Ad esempio all’attività cucina? All’attività musica? O è obbligato a partecipare?
R: Obbligato.
2. Hai la possibilità di proporre delle attività?
D: Lei ha già proposto delle attività?
R: Si, Si.
D: Quali?
R: Non so, non ricordo.
3. Vengono proposte attività all’esterno della struttura?
D: Lei fa delle attività fuori da Casa Faro?
R: Si, Si.
D: Cosa fa fuori da Casa Faro?
R: Non so.
D: Non sa. Il panino ad esempio?
R: Mmm…
D: Lei fa anche delle uscite con Casa Faro Ascanio?
R: Si.
D: Dove andate di bello?
R: Non so
D: Al lago? In montagna?
R: Al lago.
4. Vi sono attività che fai con altre persone che non siano gli operatori di Casa Faro?
D: Lei fa delle attività con sua sorella?
R: Si.
5. Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne (famigliari,
vicini,..)?O attività con altre istituzioni/ associazioni?
D: Avete mai fatto delle attività anche con persone che non abitano qui a Casa Faro
Ascanio?
R: Si, Si.
D: Si ricorda cosa?
R: Carnevale.
D: Il carnevale del cuore?
R: Si, Si.
6. Hai mai invitato un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa
Faro? Perché?
D: Lei ha già invitato sua sorella ad esempio a venire qui a mangiare o a fare qualcosa con
lei?
R: Si, Si.
D. Si è già venuta ? a fare cosa? Mangiare?
R: Si, Si.
D: Quanto tempo fa?
R: Non so.
7. La tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre
modifiche agli altri spazi (salotto ecc.)?
Allegato numero 4: interviste D: Lei ha potuto arredare la sia camera come voleva?
R: Si, Si.
D: La riordina sempre lei e mette e cose come vuole?
R: Si.
D: Ok. E gli altri spazi tipo il salotto l’ha decorato un po’ anche lei?
R: Si, disegni.
8. Per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone
che vi abitano? Ed ad avere o degli spazi più ristretti per te dove poter stare in
tranquillità?
D: Quando vuole stare tranquillo dove è che va?
R: …
D: A Casa Faro Ascanio, c’è un posto in cui lei può stare tranquillo?
R: Si.
D: Dove va di solito?
R: In ufficio.
D: in ufficio? Ok. E va anche nella sua camera qualche volta?
R: Si, Si.
D. Le piace poter star un po’ tranquillo?
R: Si, Si.
9. Hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar negozi presenti?
D: Lei Ascanio conosce i vicini di casa?
R: Si.
D: Si li conosce? Ci parla delle volte?
R: Si, Si.
D: Frequenta anche i bar qui vicino?
R: Si, Si.
D: Dove va di solito? Ad esempio a prendere il panino? In che ristorante?
R: Non so.
D: Tamoil?
R: …. Mmm Si.
La Progettazione
1. Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi cari?
Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare?
D: Ascanio e voi delle volte fate delle riunioni in cui parlate dei problemi che ci sono? Ad
esempio se litigate o così tutti assieme?
R: No.
D. No, ok
2. Avete mai parlato tutti assieme dei problemi con i vicini/ negozi/ bar e sulle possibili
soluzioni da intraprendere per andare d’accordo?
D: Ascanio vi siete mai trovati tutti assieme, tu e gli altri utenti, gli operatori e Davide, per
parlare dei vari problemi? Come delle liti che ci sono delle volte?
R: Non so…
D: Non si ricorda?
R: No.
3. Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale
con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa?
Allegato numero 4: interviste D: Lei Ascanio il suo progetto che ha firmato con i suoi educatori di riferimento, la P. e la M.,
si ricorda?
R. Si, Si.
D: Ne parla con loro di come sta andando il progetto?
R: Si, Si.
4. Ti senti coinvolto/a nelle decisioni che ti riguardano?
D: E lei Ascanio è contento di quello che c’è scritto nel suo progetto?
R: Si, si.
D: Cosa c’è scritto ad esempio nel progetto Ascanio si ricorda?
R: Non so.
D: Un Ultima domanda Ascanio lei si sente coinvolto nelle decisioni che la riguardano?
R: Non so.
D: Le chiedono e ne parlano con lei quando decidono qualcosa che la riguarda?
R: Si, si.
D: Sempre?
R: Si, si.
5. Nella stesura degli obiettivi e del progetto individuale ti riconosci?
D: Ascanio si ricorda che poco fa a firmato un foglio dove vi erano scritti degli obiettivi, come
ad esempio quello dell’uscita per il panino?
R: Si, Si.
D: Lei era d’accordo con quello che cera scritto?
R: Non tanto.
D: Come mai non tanto Ascanio?
R: Non so.
D) Daniele3
Partecipazione al servizio e al territorio:
1. Gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro
quando si rivolgono a te?
D: Secondo te gli operatori di Casa Faro quando si rivolgono a te usano parole troppo difficili
o sbagliate ? Ad esempio sai quando dicono utente, questa terminologia molto specifica, ti da
fastidio, ti da qualcosa che ti da fastidio o non ti da fastidio? Quindi è adeguato secondo te?
R: No, non mi da fastidio.
D: il non verbale, tipo i gesti che fanno, per esempio una pacca sulla spalla...ci sono delle
cose che ti hanno dato fastidio?
R: No.
2. Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche
modo?
D: Sei spinto dagli operatori a collaborare con gli altri? Non so ti dicono ah potresti aiutare
Marino a fare il kalumet?
R: Faccio di mia spontanea volontà.
3. A casa Faro scrivete un giornale? Scrivete voi stessi gli articoli?
3
Nome fittizio per preservarne la praivacy, utente che si trova a Casa Faro, al momento dell’intervista,
da un mese.
Allegato numero 4: interviste Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro? ( es: interviste a altre
persone?).
Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai vicini/famigliari
D: Sai che si scrive un giornale a Casa Faro. A te hanno già chiesto se volevi scrivere degli
articoli?
R: Ho scritto una poesia e un articolo per il giornale.
D: Hai scritto te da solo al computer?
R: Con l'aiuto di N. , un educatore.
D: E ti cambiavano le parole o tenevano le parole che dicevi tu?
R: Rimanevano così.
D: A te piacerebbe che i tuoi genitori potessero ricevere il giornale?
R: Certo che così sanno di più di Casa Faro, come ci si trova qua, c'è tanta armonia, anche
se qualche volta si litiga.
D: Secondo te potrebbe essere una buona idea distribuirlo anche a i vicini ?
R: Si, così ci conoscono in modo positivo. Magari dicono chi sa come saranno visto che sono
malati psichiatrici.
D: Per togliere un po' l'idea negativa?
R: Si.
4. Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? Sono coinvolti nelle
decisioni che ti riguardano ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?
D: Da quando sei a casa faro tu hai contatti con la tua famiglia?
R: Si mia mamma mi viene a trovare una-due volte alla settimana. Ho appena fatto un
congedo a casa.
D: Questo weekend?
R: Si, mi sono divertito tanto.
D: Tua mamma è coinvolta nelle decisioni che ti riguardano?
R: Si, e gli educatori, gli operatori e tutte le figure professionali chiedono se ha qualcosa da
dire o da aggiungere.
D: Lei non è la tua curatrice vero?
R: Il mio curatore è C.M., che lavora a Bellinzona e mi segue già da tanto tempo.
D: Ti piace?
R: Si, è molto cordiale, se ho un problema mi viene incontro a risolverlo pacificamente.
D: Ti hanno già fatto il progetto individuale (psi)? Quel foglio dove ci sono scritti gli obbiettivi
che devi portare avanti da qua a un certo periodo che sei qui a casa faro? R: Ancora no.
Spero il più presto possibile.
5. Qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti piace dove
si trova Casa Faro o vorresti si trovasse da un'altra parte?
D: Ti piace dove si trova Casa Faro qua a Riazzino?
R: Si perché è abbastanza a contatto con la natura qua. Non come nella grosse città che non
vedi niente di paesaggio, sono in mezzo alla natura e mi piace.
D: E c'è tutto quello che ti serve qua vicino?
R: Si, c'è il Tamoil, l'Ottos, la Coop.
D: Poi adesso delle palestre.
R: Si.
L’organizzazione
1. Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte?
D: Puoi scegliere se partecipare o meno a delle attività?
Allegato numero 4: interviste R: Mi piace partecipare alle attività perché stare sempre fermo non va mai bene.
D: Quindi hai la possibilità di scegliere, tipo se non hai voglia di far qualcosa?
R: Si, libera scelta si.
2. Hai la possibilità di proporre delle attività?
D: Tu hai già proposto qualche attività?
R: Ancora no, ma ci sto pensando.
D: Cosa ti piacerebbe fare?
R: Andare a Locarno a fare una passeggiata lunga, magari fermarsi a fare un pic nic, a bere
un caffè o una coca cola.
3. Vengono proposte attività all’esterno della struttura?
D: Da quando sei qua vengono proposte attività fuori da casa faro?
R: Si, passeggiate. Magari si va a Locarno a fare qualcosa. Poi si fanno delle piccole
passeggiate.
D: Avete già fatto delle attività che coinvolgono altre persone? Tipo che vengono invitati
anche i famigliari o degli amici e conoscenti, o i vicini di casa?
R: Per adesso no.
D: Ti piacerebbe?
R: Si.
4. Vi sono attività che fai con altre persone che non siano gli operatori di Casa Faro?
5. Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne( famigliari,
vicini,..)?O attività con altre istituzioni/ associazioni?
D: Tu fai anche delle altre attività con persone che non fanno parte di Casa Faro? Faccio
attività individuale, magari vado a camminare.
D: Ma non con altre associazioni?
R: No.
D: A te piacerebbe fare qualcosa fuori?
R: Domani vado a vedere le palestre col Giacomo, e vediamo un po' i prezzi.
D: Così ti sfoghi un po'?
R: Eh si.
6. Hai mai invitato un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa
Faro? Perché?
D: Hai già invitato tua mamma a passare del tempo qua o di solito uscite da Casa Faro?
R: Di solito usciamo perché io ho sempre bisogno di comperare qualcosa, mi manca sempre
qualcosa, un profumo...un pantaloncino.
D: Quindi uscite a far compere. E ti piacerebbe invitarla a passare del tempo con te qua, tipo
una cena?
R: Si così conosce più gli operatori, gli educatori.
7. La tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre
modifiche agli altri spazi( salotto ecc.)?
D: La tua camera l'hai potuta personalizzare come volevi?
R: Certo ci sto ancora lavorando, ho messo tre angioletti fatti in ceramica, poi ho messo un
quadro con i lupi, una scrivania, i fogli dove sto scrivendo un libro.
D: Ah stai scrivendo un libro? Su cosa?
R: È un libro fantasy, lo sa solo N.
D: Ah che bella idea, a te piace il fantasy vero. Magari tra un po' vedrò nelle librerie un best
seller e dirò ah io lo conosco, so chi è.
R: Magari.
D: Eh mai dire mai nella vita.
Allegato numero 4: interviste 8. Per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone
che vi abitano? Ed ad avere o degli spazi più ristretti per te dove poter stare in
tranquillità?
D: Quando hai voglia di stare tranquillo riesci a trovare un posto per stare più tranquillo da
solo?
R: Si vado in camera, ascolto tanta musica, magari mi guardo qualche film, ultimamente
vado a letto un pò tardi, perché o leggo o scrivo o guardo i dvd.
D: E invece se vuoi passare del tempo anche con gli altri riesci a passare del tempo con
loro?
R: Si parliamo, chiacchieriamo, soprattutto di sera. Un momento di raduno è.
D: Okay ti piace..
9. Hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar negozi presenti?
D: Qui intorno hai già conosciuto qualcuno, tipo dei vicini di casa o così ?
R: Ho parlato con una signora che è venuta un po' di tempo fa.
D: Tu vai nei negozi, nei bar qua vicino?
R: Si alla Mezzaluna qua, adesso vorrei andare al Tamoil a ber qualcosa. Però questo caldo
mi limita un po'.
D: Eh si è tanto caldo in questi giorni vero? Non si ha più voglia di fare niente solo di star
dentro al fresco.
R: Eh si.
La Progettazione
1. Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi cari?
Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare?
D: Tu hai già partecipato a dei momenti per parlare dei problemi che ci sono tra di voi?
R: Stamattina ne abbiamo fatta una abbastanza lunga.
D: E ti ha fatto bene poter parlare delle cose?
R: Si mi sono sfogato. Perché è meglio chiarire le cose che litigare. O altrimenti ti scontri.
3. Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale
con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa?
D: Sul progetto non ti chiedo siccome sei qua da poco e non hai ancora fatto delle verifiche
su come sta andando.
4. Ti senti coinvolto/a nelle decisioni che ti riguardano?
D: Per il momento ti senti coinvolto nelle decisioni che ti riguardano? Tipo se decidono una
cosa ti chiedono se ti va bene o?
R: Si, il mio tutore mi dice sempre, mi coinvolge, nelle mie cose, anche il direttore, gli
operatori e le varie figure professionali mi chiedono sempre.
D: Bene questo è importante. Grazie David abbiam finito, molto gentile
E) Cosimo4
Partecipazione al servizio e al territorio:
4
Nome fittizio per preservarne la praivacy.
Allegato numero 4: interviste 1. Gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro
quando si rivolgono a te?
D: Secondo te Cosimo quando gli operatori di Casa Faro si rivolgono a te, utilizzano un
linguaggio chiaro o a volte usano termini troppo difficili o che ti danno fastidio?
R: Nono, parlano chiaro.
D: E il non verbale è adatto secondo te?
R: No, non ho niente da dire su questo, è adeguato
D: E parole tipo utenti ecc. che a volte utilizziamo ti danno fastidio?
R: No, assolutamente , è giusto
2. Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche
modo?
D: Delle volte sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti?
R: Si, a volte si
3. A casa Faro scrivete un giornale? Scrivete voi stessi gli articoli?
Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro? ( es: interviste a altre
persone?).
Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai vicini/famigliari?
D: Tu hai già scritto degli articoli per il giornale di Casa Faro vero?
R: Si, li hai già anche letti.
D: Si vero, e lo hai scritti tu da solo o ti hanno cambiato delle parole?
R: Nono, rimangono uguali a come li scrivo io.
D: E tua mamma ad esempio riceve il giornale?
R: No, io non l’ho mai visto.
D: No, e ti piacerebbe che lei potesse riceverlo?
R: Si e piacerebbe leggerlo anche a me.
D: Perché tu non l’hai ancora mai letto?
R: No, non l’ho mai letto.
D: Ok, e ti piacerebbe che ad esempio anche i vicini di Casa potessero averlo?
R: Se gli interessa si.
D: Magari per far conoscere un po’ meglio la realtà di Casa Faro…
R: Eh si se a loro interessa sarebbe bello.
4. Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? Sono coinvolti nelle
decisioni che ti riguardano ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?
D: E tu Cosimo da quando sei qui a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia vero?
R: Si, con mia mamma mio padre e mia sorella.
D: E loro sono coinvolti nelle decisioni che ti riguardano, ad esempio hanno visto il tuo
progetto con gli obiettivi che hai firmato?
R: Si, si.
D: Sono venuti anche loro all’incontro qua?
R: No, gliel’ho fatto vedere io.
5. Qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti piace dove
si trova Casa Faro o vorresti si trovasse da un'altra parte?
D: E a te Cosimo piace la zona in cui si trova Casa Faro?
R: Si, si.
D: C’è tutto quello di cui hai bisogno?
R: Si, io sono venuto qua l anno scorso e mi sono subito trovato bene. Pensavo di star qui
sei mesi, è passato un anno e spero che continui cosi perché mi trovo bene.
Però ciò sempre un termine in cui vorrei andar in un appartamento protetto.
D: Ok, si ho capito.
Allegato numero 4: interviste D: E qui vicino c’è tutto quello di cui hai bisogno? Negozi bar ecc.?
R: Si, si.
L’organizzazione
1. Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte?
D: Ecco ora ti faccio un po’ di domande sull’organizzazione.
Tu puoi scegliere se partecipare o meno alle attività che ti propongono?
Ti chiedono se hai voglia o meno di partecipare? Sei obbligato?
R: … No,… mi chiedono. Se non ho voglia posso non farlo.
Non mi obbligano.
2. Hai la possibilità di proporre delle attività?
D: E tu hai già proposto delle attività?
R: Si, ad esempio ho proposto di andare su da me in cascina, a mangiare tutti assieme. Mio
padre l’ha proposto, di fare una gita in montagna da me, con la polenta.
D: Ma che bella idea, e l’avete già fatto o dovete ancora farlo?
R: Ora che arriva l’estate, dobbiamo ancora farlo. Mi piacerebbe anche andare a cercare
funghi
3. Vengono proposte attività all’esterno della struttura?
D: E tu Cosimo fai delle attività fuori da Casa Faro, con altre associazioni ad esempio?
R: No.
4. Vi sono attività che fai con altre persone che non siano gli operatori di Casa Faro?
D: E cose con persone che non fanno parte di Casa Faro? Fai cose con tua mamma?
R: Io vado il weekend a casa e faccio cose con mia madre, fra poco andiamo una settimana
in Sicilia.
D: Che bello.
5. Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne (famigliari,
vicini,..)?O attività con altre istituzioni/ associazioni?
6. Hai mai invitato un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa
Faro? Perché?
E quando Casa Faro propone delle attività, tu hai già invitato, o sono stati invitati, i tuoi
famigliari a partecipare? o per il momento non è ancora stato fatto?
R: Non ancora.
Io ho portato qua qualche volta delle amiche a vedere il mio appartamento.
D: Ah ok, e ti piacerebbe se delle volte Cassa Faro organizzasse delle attività in cui sono
invitate anche altre persone?
R: Certo.
7. La tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre
modifiche agli altri spazi( salotto ecc.)?
D: Tu Cosimo la tua camera l’hai potuta personalizzare un po’ come volevi?
R: Si.
D: E per il salotto o così?
R: No lo lascio così come è.
D: Ti piace così?
R: Si.
Allegato numero 4: interviste 8. Per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone
che vi abitano? Ed ad avere o degli spazi più ristretti per te dove poter stare in
tranquillità?
D: Bene, e tu quando vuoi stare tranquillo riesci a trovare un posto in cui andare? Dove vai di
solito?
R: O nella mia stanza, o in terrazza o in sala che spesso non c’é nessuno.
D: E quando invece vuoi star con gli altri trovi degli spazi in cui stare tutti assieme?
R: Si, si, io sono di compagnia, ci mettiamo qui nel salotto a vedere la tv.
D: La sera specialmente?
R: Si, io sono socievole attiro anche gli altri.
9. Hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar negozi presenti?
D: E tu qui vicino hai conosciuto i vicini di casa o qualcuno?
R: Si.
D: E ci parli spesso?
R: Ogni tanto, ho un buon rapporto
D: E tu frequenti anche i bar e i negozi qui vicino vero?
R: Si.
La Progettazione
1. Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi cari?
Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare?
2. Avete mai parlato tutti assieme dei problemi con i vicini/ negozi/ bar e sulle possibili
soluzioni da intraprendere per andare d’accordo?
D: Voi ogni tanto fate delle riunioni per parlare delle cose che non vanno?
R: Si, con il Davide ogni giorno
D: E tutti assieme? Come mi dicevi che stamattina vi siete trovati a parlare per sistemare un
litigio?
R: Si, ogni tanto li facciamo.
D: E servono secondo te questi momenti?
R: Si, ce ne dovrebbero essere di più.
D: Ce ne dovrebbero essere di più.
R: Si per chiarire, per parlare delle cose che non vanno, così si sistemano le cose. Si
chiariscono subito.
D. Eh si, si sistemano subito le cose, è meglio, hai ragione.
3. Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale
con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa?
D: E chi sono i tuoi operatori di riferimento?
R: G. e M.
D: Ecco con loro hai fatto degli incontri regolari per vedere come sta andando il progetto?
Anche se tu sei qui solo da un anno in effetti.
R: Si con G. ogni tanto, e anche con Monica, e ne parlo anche con gli altri operatori.
È la mia famiglia!
5. Nella stesura degli obiettivi e del progetto individuale ti riconosci?
D: E Cosimo, hai in mente il progetto che ti dicevo prima, il psi, tu ti riconosci in quello che c’è
scritto? Negli obiettivi?
R: Si.
D: Grazie mille Cosimo per il tuo tempo
Allegato numero 4: interviste F) Lidia5
Partecipazione al servizio e al territorio:
1. Gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro
quando si rivolgono a te?
D: Lidia ecco la prima domanda è: gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio chiaro
quando parlano con te o è troppo difficile delle volte?
R: Delle volte è un po’ difficile.
D: Ok, e il linguaggio non verbale Lidia, ovvero quando fanno dei gesti, ad esempio ti
abbracciano ecc., c’è qualcosa che ti da fastidio che fanno gli operatori?
R: No.
2. Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche
modo?
D: No quello no? Ok, e Lidia gli operatori ti spingono delle volte a collaborare con gli altri
ospiti? Ad esempio tu che sei brava a far la maglia ti è già stato detto di aiutare gli altri a
iniziare un lavoro ecc.?
R: Si, si.
Sto male ho bevuto il the, quanto di mette ora a scendere?
D: Lidia , si lo so ma hai fatto bene a bere il the, non scende subito lo sai. Ci mette un po’ lo
sai.
R: Quanto? Un’ora?
D: Si Lidia circa un ora.
Ma ascolta bene la domanda Lidia gli operatori ti dicono di aiutare gli altri delle volte ad
esempio con la maglia?
R: No quello no.
3. A casa Faro scrivete un giornale? Scrivete voi stessi gli articoli?
Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro? (es: interviste a altre
persone?).
Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai vicini/famigliari?
D: A casa Faro scrivete un giornale vero Lidia?
R: Si.
D: E scrivete voi gli articoli?
R: Si
D: E tu ne hai già scritto uno?
R: No, ancora no.
D: Il giornale Lidia, ad esempio tua figlia, lo riceve, o rimane solo a Casa Faro?
R: Nono, non viene dato agli altri
4. Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? Sono coinvolti nelle
decisioni che ti riguardano ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?
D: Non viene dato agli altri , ok .Lidia da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua
famiglia?
R: Si.
D: Chi senti?
R: I miei figli.
D: Chi sono i tuoi operatori di riferimento?
R: Non mi ricordo.
5
Nome fittizio per preservarne la privacy.
Allegato numero 4: interviste D: Ok fa niente, ma ti ricordi che poco tempo fa hai letto con degli operatori e il tuo tutore un
foglio in cui c’erano scritti degli obiettivi per te, il tuo progetto individuale? Per il futuro?
R: Si mi ricordo.
D: Ecco, e con quello che c’era scritto Lidia sei d’accordo?
R: Si, eh si.
D: E i tuoi famigliari l’hanno visto questo foglio o l’hai visto solo te?
R: Io e il curatore, loro no.
5. Qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti piace dove
si trova Casa Faro o vorresti si trovasse da un'altra parte?
D: Lidia e dove si trova casa faro ti piace ? Riazzino? Il posto?
R: Si.
D: O vorresti fosse da un'altra parte?
R: No, va bene qui.
D: Puoi fare tutto quello che ti piace qui vicino allora Lidia?
R: La piscina è piena?
D: No Lidia non ancora, perché vorresti fare un tuffo?
Ti piace qui dove di trova Casa Faro allora Lidia?
R: Si, si.
L’organizzazione
1. Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte
D: Ok. Lidia sai che a volte vengono proposte attività diverse, ad esempio oggi l’attività
cucina, tu puoi scegliere se andare o sei in qualche modo obbligata?
R: Posso scegliere.
2. Hai la possibilità di proporre delle attività?
D: E hai già proposto delle attività che ti piacciono?
R: Non so.
D: Non hai ancora proposto niente?
R: No.
3. Vengono proposte attività all’esterno della struttura?
D: E delle volte fai delle attività fuori da Casa Faro?
R: ….
D: Lidia ad esempio il the danzante vai fuori a farlo vero? A Losone?
R: Si.
D: E li ci sono persone che non fanno parte di Casa Faro?
R: Si, gruppo anziani.
D: E ti piace poter fare quest’attività dove conosci altra gente?
R: Si, mi piace.
4. Vi sono attività che fai con altre persone che non siano gli operatori di Casa Faro?
5. Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne (famigliari,
vicini,..)?O attività con altre istituzioni/ associazioni?
D: Di attività con persone che non sono di Casa Faro Lidia fai solo il the danzante?
R: Eh…
D: E le terapie anche le fai in altri posti ?
R: Si, alla Croce Rossa.
D: E li conosci altre persone?
R: Si.
D: Si, bene.
Allegato numero 4: interviste 6. Hai mai invitato un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa
Faro? Perché?
D: E Lidia i tuoi figli sono già venuti qui a Casa Faro a passare del tempo con te?
R: No.
D: Perché sono lontani?
R: Eh si sono in Abruzzo.
D: Se fossero più vicini se no li inviteresti?
R: Si se fossero vicini si li inviterei.
D: Ti piacerebbe dunque ?
R: Si, mi piacerebbe anche andargli a trovare.
7. La tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre
modifiche agli altri spazi( salotto ecc.)?
D: Lidia, la tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi?
R: Si
D: E anche il salotto o così hai potuto proporre delle cose per decorare o no?
R: Decorare non so.
D: Non sai, ok.
8. Per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone
che vi abitano? Ed ad avere o degli spazi più ristretti per te dove poter stare in
tranquillità?
D: Quando vuoi star da sola hai uno spazio in cui puoi andare? Dove vai?
R: Qui, in camera.
D: In camera riesci a stare tranquilla?
R: Si.
9. Hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar negozi presenti?
D: Qui vicino conosci delle persone o hai conosciuto qualcuno?
R: No.
D: I vicini di casa non li conosci?
R: No.
D: e tu vai delle volte qui nei bar, ad esempio al mezzaluna? O all’Otto’s?
R: Si. All’ Otto’s vai anche tu?
D: Si, si, a volte vado a prendere qualcosa anche io.
La Progettazione
1. Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi cari?
Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare?
2.Avete mai parlato tutti assieme dei problemi con i vicini/ negozi/ bar e sulle possibili
soluzioni da intraprendere per andare d’accordo?
D: Delle volte qui fate delle riunioni tutti assieme dove parlate die problemi che ci sono qui a
Casa Faro? Di cosa non va? Cosa si può cambiare ecc.?
R: No.
D: Tu non hai mai partecipato Lidia?
Perché sai che delle volte ci si trova tutti assieme, nell’ufficio grande con tutti gli ospiti e
Davide per discutere un po’. Non ti ricordi?
R: Non ricordo.
D: Vorresti quindi magari che si facesse più spesso?
R: Si.
Allegato numero 4: interviste 3. Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale
con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa?
D: Lidia e sai il progetto che ti dicevo prima, quello che hai firmato, con gli obiettivi?
R: Si
D: Ecco Lidia, e ti trovi ogni tanto a parlare con gli operatori di come sta andando?
R: Ogni tanto
4. Ti senti coinvolto/a nelle decisioni che ti riguardano?
D: Ti senti coinvolta nelle decisioni che ti riguardano? Ti si chiede sempre come la pensi?
R: Non so, decidono un po’ gli altri.
D: Ma ti chiedono cosa ne pensi?
R: Si.
5. Nella stesura degli obiettivi e del progetto individuale ti riconosci?
D: Ok. Ecco un’ultima domanda Lidia, con gli obiettivi che ci sono scritti nel progetto tu sei
d’accordo? Ti riconosci?
R: Un po’.
D: E hai detto le cose su cui non eri d’accordo prima di firmare il foglio?
R: Eh, si.
G) Marco6 Partecipazione al servizio e al territorio:
1. Gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro
quando si rivolgono a te?
D: Secondo te gli operatori di Casa faro utilizzano un linguaggio verbale, ovvero parlano con
te, in modo chiaro e facile oppure delle volte usano delle parole un po’ troppo difficili o che ti
danno fastidio?
R: No.
D: Come mai? Non capisci bene cosa vogliono dire quando parlano con te? Per quello?
R: Per quello
D: Va bene
D: E con i gesti Marco, ci sono dei gesti che ti danno fastidio che fanno gli operatori. Ad
esempio se ti toccano la spalla o cose cosi? Ti da fastidio?
R: Si.
D: Spesso.
R: Si.
2. Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche
modo?
D: Gli operatori che lavorano qua, ad esempio G., M., N., ti spingono delle volte a collaborare
con gli altri? Ti dicono ad esempio: “Sei bravo a fare i Kalumet potresti aiutare chi non sa
ancora farli ?”
R: Si.
D: Lo fai volentieri?
R: Eh si è. Ma io me ne vado è.
D: Te ne vuoi andare Marco?
R: Si, mi vengono a prendere, devo andare, per forza, è la mia gente è.
D: Tu vuoi andare dalla tua gente Marco?
R: Eh si è.
6
Nome fittizio, per preservarne la praivacy
Allegato numero 4: interviste D: Ma perché qui non ti piace? Non ti trovi bene?
R: Eh si è
D: Ok, ma come mai? Perché ti manca la tua gente o anche per altro? Ti senti trattato male?
R: Non mi trattano male qui. Ma io voglio andare dalla mia famiglia, non stare qua. Non va
tanto bene.
D: Perché ti manca la tua famiglia?
R: Eh si è.
D: Ma delle volte vengono a trovarti i tuoi fratelli o nipotini?
R: Si.
3. A casa Faro scrivete un giornale? Scrivete voi stessi gli articoli?
Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro? (es: interviste a altre
persone?).
Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai vicini/famigliari?
D: Qui a Casa Faro Marco scrivete un giornale?
R: Si.
D: Tu hai scritto degli articoli?
R: Si.
D: L’hai scritto tu al computer o dicevi agli altri cosa scrivere e loro scrivevano?
R: Scrivevano gli altri.
D: Marco il giornale poi l’avete dato anche ad altre persone, ad esempio alla Mirella, o l’avete
tenuto qua voi?
R: Lo teniamo qua per noi.
D: Ok.
4. Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? Sono coinvolti nelle
decisioni che ti riguardano ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?
D: Marco da quando sei qui a Casa Faro hai già visto delle persone della tua famiglia?
R: Si. Però devo andarmene per forza, voglio stare con i miei.
D: Chi sono i tuoi operatori di riferimento? Chi ti segue?
R: La D.
D: Ti ricordi che poco tempo fa con lei avete fatto un incontro dove avete letto e firmato un
foglio con i tuoi obiettivi, il tuo progetto individuale?
R: Si.
D: In questo progetto ci sono scritte cose con qui sei d’accordo? TI riconosci?
R: Si.
Ma voglio stare con i miei amici se no non posso rispondere è.
D: Ho capito…
Quando hai firmato il tuo progetto individuale c’era anche la tua famiglia? L’hanno visto loro?
R: Eh si.
D: C’erano anche loro all’incontro Marco?
R: Voglio stare con loro è.
D: Ma Marco si ascoltami però, quel foglio la tua famiglia l’ha visto e letto o no?
R: No.
5. Qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti piace dove
si trova Casa Faro o vorresti si trovasse da un'altra parte?
D: Marco qua a Riazzino ti piace la zona dove si trova Casa Faro?
R: Eh no è.
D: Come mai?
R: Sono lontano dalla mia famiglia non va tanto bene per quello.
D: Per quello Marco?
R: Eh si!
Allegato numero 4: interviste D: E per il resto Marco, c’è vicino a Casa Faro tutto quello che ti serve o vorresti fosse da
un'altra parte?
R: Eh no, io voglio stare con i miei.
D: Capisco. Ma se qui a Casa Faro vuoi uscire e andare a bere il caffè o giocare al lotto trovi
quello che ti serve ?Riesci ad andare?
R: Si.
L’organizzazione
1. Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte?
D: Tu hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività che Casa Faro
propone? Ad esempio all’attività cucina o musica? Puoi scegliere se andare o no?
R: Eh mi spiace ma la mia famiglia comandano loro.
D: Si… ma qua a Casa Faro puoi scegliere a che attività partecipare o sei obbligato a fare
alcune attività?
R: Eh no non sono obbligato. Non mi piace essere obbligato.
Guarda che non sono mica ubriaco io, come quello che mi ha tirato sotto con l’auto. Mi ha
rovinato quello li. Omicidio colposo di primo grado.
2. Hai la possibilità di proporre delle attività?
D: Eh lo so, mi dispiace molto, me l’hai già raccontato, ma ora non pensare a quelle cose
brutte, pensa alle cose belle, quello è successo tanto tempo fa.
Ma, da quando se qui delle volte proponi delle attività che ti piacciono? Dopo, ciò che proponi
viene fatto o no? Ad esempio se vuoi andare dalla Mirella a trovarla o a bere un caffe qui
vicino … qualche volta poi fate quello che proponi o no?
R: Eh mi manca.
D: Eh si, lo so che ti manca la, ma ascolta bene la domanda : se proponi qualcosa poi lo
fate? Ti aiutano a fare quello che ti piace? O non te lo fanno fare?
R: Eh no è, non me lo fanno fare.
D: Hai la percezione che non puoi fare quello che ti piace?
R: Io voglio stare con i miei
D: Eh lo so.
R: Sai qui è come essere in prigione.
D: Ti senti come i prigione?
R: Eh si è.
D: Ma come mai?
R: Poca libertà.
Io sono uno zingaro libero e qui non posso fare niente.
Comandano i miei neh. Sai che noi abbiamo anche un re.
D: Si lo so che avete un re, me l’avevi raccontato. Come si chiamava già?
R: Guglielmo.
D: Vero, mi ricordo che mi raccontavi.
Ma Marco quindi tu vorresti essere più libero?
R: Eh si cosi non va, …troppo malato è.
3. Vengono proposte attività all’esterno della struttura?
D: Ok. Passo alla prossima domanda Marco: te da quando sei qui ti propongono di fare delle
cose fuori da Casa Faro? Ad esempio andare a fare delle attività in altri paesi o posti?
R No.
D: Ma oggi ad esempio dove sei andato a mangiare?
R: Alle voliere a mangiare il pollo.
D: Quindi magari delle volte fate delle attività anche fuori da casa faro?
R: Eh si è, cercavo anche la mia ragazza oggi.
Allegato numero 4: interviste D: La cercavi? Eh c’era?
R: Eh non c’era.
D: Peccato, sarebbe stato bello se c’era.
R: Eh si se la amo non posso farci niente.
D: Eh si lo so, è una cosa bella Marco.
R: Eh si è.
4. Vi sono attività che fai con altre persone che non siano gli operatori di Casa Faro?
5. Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne (famigliari,
vicini,..)?O attività con altre istituzioni/ associazioni?
D: Marco ma delle volte fai delle attività con persone che non sono di Casa Faro? Con la
Mirella ad esempio?
R: ogni tanto le faccio ma voglio stare con lei sempre.
6. Hai mai invitato un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa
Faro? Perché?
D: Marco e hai già invitato qui la Mirella a casa Faro o i tuoi nipoti?
R: Si, si.
7. La tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre
modifiche agli altri spazi (salotto ecc.)?
D: Tu la tua camera l’hai potuta fare un po’ come volevi te? Arredarla un po’ come ti piace?
R: Si.
Sai non sono obbligato ad essere rinchiuso.
D: Si lo so, puoi scegliere.
R: Sai queste cose noi le capiamo molto bene, perché noi in guerra abbiamo sofferto è.
D: Avete sofferto è, si lo so …
R: Voglio stare con i miei.
D: Ma con le persone che ci sono qui , con gli altri ospiti ti trovi bene?
R: Eh un po’ un battibecco.
8. Per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone
che vi abitano? Ed ad avere o degli spazi più ristretti per te dove poter stare in
tranquillità?
D: È un po’ un battibecco, e quando vuoi star da solo dove vai?
R: In camera mia, o vado a fare una passeggiata.
D: Fai una bella passeggiata, ok. Quindi se vuoi riesci a trovare un po’ di spazio per te, per
stare tranquillo da solo?
R: Eh si. Voglio stare con i mei te l’ho già detto.
D: Si ho capito, ma qui riesci a stare tranquillo se vuoi?
R: Si.
9. Hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar negozi presenti?
D: E qui vicino conosci della gente? I vicini di casa?
R: Si conosco qualcuno.
D: E nei bar così qui vicino vai ogni tanto?
R: Si, si.
D: Al mezzaluna?
R: Si.
D: Anche al Tamoil?
R: Si.
La Progettazione
Allegato numero 4: interviste 1. Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi cari?
Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare ?
2. Avete mai parlato tutti assieme dei problemi con i vicini/ negozi/ bar e sulle possibili
soluzioni da intraprendere per andare d’accordo?
D: E, voi qui delle volte organizzate delle riunioni per parlare di quello che non va?
R: Noi zingari abbiamo le riunioni sempre in svizzera interna.
D: Si, ma qui a casa Faro intendo? Ogni tanto ti trovi con gli altri per parlare dei problemi che
ci sono?
R: eh no, mai è.
D: No Marco?
R: Eh niente da fare voglio stare con i miei è.
D: Ma Marco ti ricordi che delle volte si va di la nell’ufficio grande con il Davide e gli altri ospiti
e si parla di quello che non va?
R: Si.
D: Quindi ogni tanto lo fate? Poco o tanto?
R: Tante volte.
D: Quanto?
R: Due tre volte all’anno.
D: Ok.
3. Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale
con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa?
D: E Marco del progetto che ti parlavo prima che hai firmato, con gli obiettivi, ti ricordi?
R: Si.
D: Ecco, delle volte fai degli incontri con la D. per vedere come sta andando?
R: No.
4. Ti senti coinvolto/a nelle decisioni che ti riguardano?
D: E Marco, nelle decisioni che ti riguardano, ti si chiede se sei d’accordo e se ti va bene?
R: Va male è.
D: Non ti si chiede?
R: E delle volte sto bene, delle volte sto male.
D: Si ma quando ce qualcosa da decidere ti si chiede se sei d’accordo o meno ?
R: Eh no è.
D: Ok, ok.
R: Io non ho fatto nessun reato.
D: Si lo so!.
5. Nella stesura degli obiettivi e del progetto individuale ti riconosci?
D: E Marco, ultima domanda, ti riconosci in quello che c’è scritto nel tuo progetto? Quello che
ti dicevo prima che hai firmato. Quello che c’è scritto è giusto per te?
R: Eh, si.
Grazie mille sei stato molto gentile, grazie per avermi concesso un po’ del tuo tempo H) Giacomo7
Partecipazione al servizio e al territorio:
7
Nome fittizio per preservarne la privacy.
Allegato numero 4: interviste 1. Gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro
quando si rivolgono a te?
D: secondo te gli operatori quando parlano con te usano un linguaggio per te chiaro o ad
esempio delle volte c'è qualcosa che da fastidio quando parlano con te? Ad esempio che
usano dei termini che non ti piacciono...o troppo difficili?
R: Certi son bravi, certi…
D: Certi usano delle parole troppo difficili?
R: Non parole ma G. mi fa sempre la ramanzina. Chi lo sente dopo, lo senti solo te?
D: Si lo sento solo io e poi non metto il nome sull'intervista.
D: Per il non verbale, ci sono dei gesti che fanno gli operatori che ti danno fastidio che fanno
gli operatori?
R: No gesti no.
2. Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche
modo?
D: Sei spinto dagli operatori a collaborare con gli altri ospiti? Tipo ti dico “tu sei bravo a fare i
kalumet, aiuta il M.?”
R: Si, si.
3. A casa Faro scrivete un giornale? Scrivete voi stessi gli articoli?
Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro? (es: interviste a altre
persone?).
Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai vicini/famigliari?
D: Hai già scritto un articolo del giornale?
R: No.
D: Ti piacerebbe scriverne uno?
R: Ma non so che cosa.
D: Ma tu sei un uomo pieno di risorse, sicuramento lo trovi.
4. Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? Sono coinvolti nelle
decisioni che ti riguardano ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?
D: Da quando sei qua hai contatti con la tua famiglia?
R: Si, con mio fratello e mia madre.
D: Loro ricevono il giornale di Casa Faro?
R: Credo di no.
D: Ti piacerebbe che lo ricevessero?
R: Si.
D: Loro sono coinvolti nel tuo PSI? Ti ricordi che hai firmato un foglio dove c'erano degli
obbiettivi?
R: Di che cosa?
D: Ti ricordi che hai firmato un foglio dove c'erano degli obbiettivi che hai fatto assieme ai tuoi
operatori di riferimento? Ecco quello li, qualcuno dei tuoi famigliari tipo tua sorella, tua
mamma, erano con te quando l'hai firmato?
R: Si, si.
D: Il tuo tutore Giorgio è un familiare o esterno?
R: È mio fratello.
D: Quindi lui c'era sicuramente vero ?
R: Si.
5. Qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti piace dove
si trova Casa Faro o vorresti si trovasse da un'altra parte?
Allegato numero 4: interviste D: Ti piace dove si trova Casa Faro?
R: Si, la casa è bella. Però è un po' fuori in periferia.
D: Ah ecco quindi non c'è tutto quello di cui avresti bisogno? Tu preferiresti che fosse un po'
più in centro diciamo? Locarno, dove ci sono più cose?
R: Un posto più isolato.
D: Ah quindi un posto un po' più tranquillo per te?
D: Si.
L’organizzazione
1. Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte?
D: Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività che ti propone Casa Faro?
O sei obbligato delle volte a fare delle cose che magari non hai voglia di fare?
R: A volte si.
2. Hai la possibilità di proporre delle attività?
D: Hai già proposto delle attività che ti interessano? Ad esempio cosa ti piacerebbe fare?
R: No. Non ancora.
D: Ti piacerebbe proporre delle attività? Magari a te piace fare qualcosa, glielo proporresti, e
si farebbe quella cosa che proponi te?
R: Non saprei che cosa.
3. Vengono proposte attività all’esterno della struttura?
D: Fai delle attività fuori da Casa Faro?
R: Si.
D: Dove ? In posti che non sono Casa Faro?
R: Casa mia. Se ha bisogno la mamma la aiuto.
D: E con altre associazioni?
R: No.
4. Vi sono attività che fai con altre persone che non siano gli operatori di Casa Faro?
5. Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne (famigliari,
vicini,..)?O attività con altre istituzioni/ associazioni?
D: Casa Faro che tu sappia ha già organizzato delle attività invece con altre persone
esterne? Ad esempio che ha invitato i tuoi famigliari, a fare una tombola, o qualche cosa del
genere?
R: No.
D: Ti piacerebbe che si potesse fare?
R: Non lo so, se sono in forma mi va. Se non sto bene...
D: Preferisci stare un po' più tranquillo?
R: Si, si.
6. Hai mai invitato un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa
Faro? Perché?
D: Hai già invitato a cena tua mamma a mangiare a Casa Faro?
R: No.
D: Come mai non l' hai mai invitata? Perchè di solito esci tu con loro quando vengono?
R: Si appunto.
7. La tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre
modifiche agli altri spazi (salotto ecc.)?
D: La tua camera l'hai potuta personalizzare come volevi?
R: Si.
Allegato numero 4: interviste D: Hai già proposto dei cambiamenti nel salotto? Ti piace com'è ? O vorresti un bel quadro?
Qualcosa per decorare?
R: Per me va bene così.
8. Per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone
che vi abitano? Ed ad avere o degli spazi più ristretti per te dove poter stare in
tranquillità?
D: Quando vuoi stare tranquillo riesci a stare tranquillo a Casa Faro? Hai uno spazio per te?
R: Eh non sempre…
D: Dov'è che vai di solito? Quando vuoi star tranquillo ..vai in camera?
R: Eh si appunto.
D: Delle volte ti piace anche stare in compagnia ? Dove vai di solito?
R: In salotto.
9. Hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar negozi presenti?
D: Hai conosciuto dei vicini di casa di Casa Faro?
R: No.
D: Vai di solito nei bar/nei negozi…tipo al Mezzaluna…Tamoil?
R: Si quello si.
La Progettazione
1. Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi cari?
Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare?
2.Avete mai parlato tutti assieme dei problemi con i vicini/ negozi/ bar e sulle possibili
soluzioni da intraprendere per andare d’accordo?
D: Hai già partecipato a delle riunioni in cui potete confrontarvi? Sai quando c'è un momento
che c'è qualcosa che non va…che litigate un po' tra di voi col Davide etc. Delle volte lo fate?
Riunioni in cui parlate dei vostri problemi tutti assieme?
R: Si.
D: A te servono questi momenti?
R: Si.
3. Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale
con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa?
D: Il progetto che ti dicevo prima con gli obiettivi...il psi...te lo ricordi? Con gli operatori di
riferimento ogni tanto guardi un po' come sta andando?
R: No.
D: Raramente quindi?
R: No.
D: Solo una volta all'anno quando l'hai firmato?
R: Si.
5. Nella stesura degli obiettivi e del progetto individuale ti riconosci?
D: Ti senti coinvolto nelle decisioni che ti riguardano? Ti viene chiesta sempre la tua
opinione?
R: Si.
D: Sai gli obbiettivi che ti dicevo prima...ti riconosci tu in quegli obbiettivi li? O magari ad
alcuni pensi che non ti interessano? Del foglio che hai firmato...eri d'accordo o c'erano delle
cose che magari avresti cambiato un po'?
R: Eh dell’atelier….
D: Come ad esempio se uno non sta bene che non vuole venire in atelier. Tu preferiresti
poter rimanere tranquillo?
Allegato numero 4: interviste R: Si appunto come oggi che sono stato a casa ieri, è stata un po' dura.., perciò oggi sono un
po' stravolto.
D: E forse anche con le sigarette fai un po' fatica? Con quell'obiettivo?
R: Si esatto.
I) Paolo8
Partecipazione al servizio e al territorio:
1. Gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro
quando si rivolgono a te?
D: Ecco Paolo allora la prima domanda è: gli operatori che lavorano qua, dunque la M., la P.,
la C., l’O. il G. e il N. ad esempio, quando parlano con te utilizzano un linguaggio chiaro? O
a volte è troppo difficile?
R: No, Capisco bene
D: Capisci bene.
R: L’italiano si
D: Parliamo un italiano facile allora?
R: Si
D: Ok. E Paolo quando facciamo dei gesti, come ad esempio toccarti la spalla ecc., c’è
qualche cosa che ti da fastidio che delle volte si fa?
R: No no, va bene tutto.
2. Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche
modo?
D: E noi operatori, delle volte capita che ti diciamo di sostenere gli altri ospiti che ci sono qui
a casa Faro. Ad esempio se sei bravo a fare i Kalumet, qualcuno ti ha già detto di aiutare un
altro ospite per aiutarlo a imparare?
R: Io sono il servetto di tutti (tono scherzoso).
D: O mamma poro Paolo. Ma di tutti chi? Degli ospiti che ci sono qua?
R: Si, della Marilù.
D: Della Marilù ah ok, e come ti senti, ti dice di fare delle cose per lei?
R: Mi dice di andare con lei al bar, e io non ho voglia.
D: Non hai voglia. E glielo dici oppure vai lo stesso?
R: No, no glielo dico, gli dico che sto qua.
D: Bravo giusto, cosi che devi fare, devi dire quello che pensi.
R: E non devo prestare soldi.
D: Giusto, Giusto. È così che si fa. Se no la gente se ne approfitta, devi farti valere. Sei un
uomo forte, coraggioso, è Paolo.
E ritornando alla domanda : noi ti diciamo di andare ad aiutare qualcuno o non te lo diciamo?
O di solito aiutiamo noi se c’è bisogno?
R: Fate voi di solito, non mi dite di farlo.
3. A casa Faro scrivete un giornale? Scrivete voi stessi gli articoli?
Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro? (es: interviste a altre
persone?).
Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai vicini/famigliari?
D: Facciamo noi, ok. E Paolo sai che qui si scrive un giornale?
(Porta si apre, sta per entrare un altro operatore, intervengo dicendo che è occupato, che è
in corso un intervista).
D: Sai che qui si scrive un giornale?
R: Si.
8
Nome fittizio per preservarne la privacy.
Allegato numero 4: interviste D: E tu hai già scritto un articolo?
R: Del giornale si.
D: L’hai scritto tu?
R: Si.
D: È vero? E tu scrivevi al computer?
R: Di Mantova.
D: DI Mantova l’articolo? Ma eri tu che lo scrivevi al computer o scriveva qualcun’altro per te
e tu gli dicevi cosa scrivere?
R: Scriveva la Marilù.
D: La Marilù ( nota: ospite di Casa Faro). E scriveva con le tue parole o cambiava le parole?
R: Cambiava le parole.
D: Le cambiava un po’ dunque, E dimmi siete già andati a fare delle interviste fuori da Casa
Faro? Ad altre persone ad esempio? O sono solo articoli che si riferiscono a quello che fate
voi?
R: Noi abbiamo fatto il nostro giornalino.
D: solo su quello che succede qua?
R: Si.
D: E tipo la tua mamma o tua sorella ricevono il giornale di Casa Faro?
R: No, no
D: Ti piacerebbe che lo potessero ricevere? Sarebbe bello?
R: Eh si. Gli piacerebbe anche a lei.
D: Gli piacerebbe...
4. Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? Sono coinvolti nelle
decisioni che ti riguardano ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?
E 5. Nella stesura degli obiettivi e del progetto individuale ti riconosci?
Paolo poi volevo chiederti: Tu hai contatti con la tua famiglia vero sempre?
R: Si al sabato.
D: Al sabato, esci con loro?
R: Si, con mia sorella.
D: E ti ricordi che poco tempo fa hai fatto un incontro con i tuoi operatori di riferimento. Chi
sono i tuoi operatori di riferimento?
R: Agostini
D: No, intendo qui a Casa Faro, chi è che ti segue ?.
R: La Ele… la Elena.
D: La E.? Chi è ?
R: Nono non la E...
D: La M.?
R: Ecco si la M.
D: E l’A.?
R: Eh
D: Ecco ti ricordi che poco tempo fa hai fatto un incontro con loro dove hai firmato un foglio
che si chiamava progetto di sviluppo individuale, dove c’erano degli obiettivi su cui lavorare
per te?
R: La doccia.
D: Ecco si con su queste cose. E quello che c’era scritto, tu eri d’accordo con quello che hai
letto?
R: Si, la doccia è vero che deve esserci sempre una persona per aiutarmi.
D: Si, dunque sei d’accordo con quello che c’era scritto sul foglio? Ti riconosci?
R: Si, perché lavarsi è importante.
D: Eh si, e anche con le altre cose eri d’accordo?
R: La barba.
D: Ok. E la Cinzia ha visto il tuo progetto?
Allegato numero 4: interviste R: SI l’ho fatto vedere a mia sorella.
D: E c’era anche lei quando hai firmato?
R: no
D: No, però l’ha visto dopo?
R: Si
5. Qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti piace dove
si trova Casa Faro o vorresti si trovasse da un'altra parte?
D: Ok, Ti piace dove è Casa Faro? È un bel posto Riazzino?
R: Si
D: Puoi fare tutto quello che ti piace o ti manca qualcosa qua vicino?
R: Gho guarda i don biott ieri sera. ( ho guardato le donne nude ieri sera)
D: Ma Paolo( risata). Ma qui a Riazzino o alla televisione?
R: Alla tele.
D: Ah bhom perché se girano donne biotte qui è un po’ strano è ( risata). Ma qui a Riazzino ti
manca qualcosa?
R: La mamma
D: Eh si lo so che ti manca la mamma, ma intendo di cose da fare qui nel paese: ad esempio
se vuoi andare a bere qualcosa ci sono i bar? Oppure non so se vuoi spostarti i bus? Riesci
a fare le cose che ti piacciono qui? O ad esempio preferiresti che Casa Faro fosse a Locarno
che ci sono più cose?
R: No qui va bene, faccio le passeggiate. Poi a Tenero c’è l’Atelier.
D: Eh si c’è l’Atelier, ti piace?
R: Si.
L’organizzazione
1. Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte?
D: E Paolo tu puoi scegliere se partecipare o meno alle
R: Faccio Canto e musica, scelgo io.
2. Hai la possibilità di proporre delle attività?
D: E tu hai già proposto delle attività che ti piacerebbero fare?
R: Si, il cinema.
D: L’hai proposto tu davvero? Bene, allora sei contento che si fa?
R: Si mi piace.
3. Vengono proposte attività all’esterno della struttura?
D: Bene, e tu hai già fatto delle attività fuori da Casa Faro? In altri posti?
R: Si sono andato con il Gaetano a portare i rifiuti.
D: ah si ? bene. E poi tu fai anche Uni hockey vero?
R: Il lunedì, con il gruppo integrato del Bellinzonese.
D: Bene, e ti piace? Conosci gente nuova così vero?
R: SI. Vado anche a fare un torneo a Schiaffusa.
D: A Schiaffusa addirittura? Wow.
4. Vi sono attività che fai con altre persone che non siano gli operatori di Casa Faro?
D: E quando sei qui a Casa Faro se no fai delle attività anche con altre persone? O solo con
quelle che sono qui a Casa Faro?
R: Solo con quelle di Casa Faro.
5. Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne (famigliari,
vicini,..)?O attività con altre istituzioni/ associazioni?
Allegato numero 4: interviste D: E delle volte vengono invitate qui altre persone, ad esempio la tua sorella o tua mamma?
A Fare delle attività con noi?
R: La portiamo a spasso.
D: Si ma Paolo ascoltami bene , loro vengono qui a fare delle cose con te e gli altri ospiti di
Casa Faro?
R: No, vado io a far la spesa .
D: Il weekend giusto con tua sorella intendi?
R: Si
D: Ma in settimana facciamo delle attività con altre persone o solo con quelle che abitano
qua?
R: Facciamo le uscite a Locarno e Bellinzona a volte.
D: Ok, ma non con altre persone?
R: No solo noi di Casa Faro. Siamo andati alle voliere.
6. Hai mai invitato un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa
Faro? Perché?
D: Ok, ancora un po’ di pazienza abbiamo quasi finito.
Hai mai invitato qui tua sorella o tua mamma a cena ad esempio? O a passare del tempo qui
con te?
R: No vado io fuori con lei.
D: Vai tu fuori, a casa sua?
R: Si
D: E come mai non la inviti mai qui?
R: Perché è impegnata con il lavoro, con la banca.
D: Ok, quindi non è che lei non vuol venire o che tu non la vuoi invitare?
R: No
7. La tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre
modifiche agli altri spazi( salotto ecc.)?
D: Ok, tu la tua camera l’hai potuta fare come volevi?
R: Si, mi piace.
D: TI piace, l’hai arredata te? Hai messo tante cose tue?
R: Si
D: Ok, e tipo altri spazi come il salotto degli appartamenti l’hai potuto un po’ fare come
volevi? O era già così?
R: Era già cosi, mi piace cosi, tutto a posto.
8. Per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone
che vi abitano? Ed ad avere o degli spazi più ristretti per te dove poter stare in
tranquillità?
D: Bene, E tu quando vuoi star da solo riesci a star da solo? Dove vai?
R: Vado a dormire a isolarmi.
D: Vai dove?
R: In camera.
9. Hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar negozi presenti?
D: E qui vicino hai conosciuto delle persone, ad esempio i vicini di casa?
R: No, i vicini no.
D: E vai nei bar qui, come al mezzaluna?
R: Al mezzaluna vado e al Tamoil, con la I. e la M.
D: Bello, allora ogni tanto vai con loro.
La Progettazione
Allegato numero 4: interviste 1. Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi cari?
Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare?
2.Avete mai parlato tutti assieme dei problemi con i vicini/ negozi/ bar e sulle possibili
soluzioni da intraprendere per andare d’accordo?
Ogni tanto fate delle riunioni qua tutti assieme, con anche il Davide, dove parlate un po’ di
cosa non va? Dei problemi? Ti ricordi?
R:…
D: Ti ricordi qui nel padiglione, che una volta c’ero anche io e hai portato delle cose molto
interessanti. Cosa dicevi ?
R: Eh..
D: Che non ti piace cosa?
R: Quando la gente mi deride.
D: Giusto e quando si litiga troppo? Ti ricordi?
R: Eh si.
D: Ecco secondo te sono utili queste riunioni?
R: Si sono utili.
D: Cosi puoi dire quello che pensi?
R: Eh si.
3. Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale
con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa?
D: Ok.
E ti ricordi quel progetto individuale che dicevamo prima dove c’è scritto della doccia ecc,
ogni tanto hai fatto degli incontri con la Manuela o l’Arianna per vedere come sta andando?
R: Si delle volte mi chiedono come va con l’acqua , se non è troppo calda.
D: Ok , ma delle volte parlate per vedere se sta andando tutto bene?
R: Si , sto bene
D: Ok, ma degli incontri con loro su proprio gli obiettivi del foglio per vedere come va?
R: No
D: solo quando firmi fai l’incontro?
R: Eh si
4. Ti senti coinvolto/a nelle decisioni che ti riguardano?
D: Quando prendiamo delle decisioni che ti riguardano, ti chiediamo sempre come la pensi o
capita che si decide senza domandarti se a te va bene ?
R: A volte mi obbligate a farlo.( risata)
D: Ti obblighiamo a farlo ? vero?
R: Delle volte, altre scelgo io..
D: ok, Grazie Paolo abbiamo finito, sei stato molto gentile.
L) Beatrice9
Partecipazione al servizio e al territorio:
1. Gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro
quando si rivolgono a te?
D: La prima domanda è: gli operatori di Casa Faro quando parlano con te utilizzano un
linguaggio verbale chiaro? O ci sono della parole troppo difficili o che ti danno fastidio?
R: Nono, capisco.
D: E ad esempio se un operatore usa la parola utente o parole così ti danno fastidio?
9
Nome fittizio per preservarne la privacy.
Allegato numero 4: interviste R: Nono ,assolutamente non mi da fastidio.
D: Quindi è adeguato?
R: Certo.
D: E anche il non verbale? Ad esempio ci sono dei gesti che ti danno fastidio che fanno gli
operatori, come abbracciare o mettere le mani sulle spalle?
R: Sempre degli operatori dici?
D: SI.
R: No, anzi.
D: Anzi? Ok, bene,
R: una carezza non fa mai male.
D: Proprio vero. A volte ci vuole.
2. Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche
modo?
D: E Bea noi a volte ti spingiamo ad collaborare o aiutare gli altri o a sostenerli? Ad esempio
se qualcuno è triste ti diciamo di aiutarlo? Oppure lo facciamo noi o..?
R: Ma bhom, io lo faccio, mi ritengo abbastanza attiva, diciamo che se vedo qualcosa cerco
sempre di aiutare.
D: Lo fai tu da sola?
R: Si poi diciamo che a volte non tutte le ciambelle riescono col buco
D: Risata.
R: Eh si ormai vabbè!
D: SI ma diciamo a volte capita dunque che senza che lo fai tu da sola gli operatori ti dicano
magari visto che sei brava a far maglia potresti aiutare l’altro a farlo o no?
R: Ma si, dipende poi da che situazione è.
D: Ok, va bene.
3. A casa Faro scrivete un giornale? Scrivete voi stessi gli articoli?
Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro? (es: interviste a altre
persone?).
Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai vicini/famigliari?
D: E qui a Casa Faro scrivete un giornale vero?
R: Si.
D: Scrivete voi gli articoli?
R: Con la D.(operatrice), in Atelier.
D: E le parole che vengono usate sono le vostre o vengono cambiate un po’?
R: A volte le cambiano, diciamo che le spiego e poi mi aiutano, ci aiutiamo a vicenda, cosi.
D: Ok
R: Poi la D. è molto brava con queste cose.
D: Ok, bene, e c’è una collaborazione con altre persone al di fuori di casa Faro? Ad esempio
avete fatto delle interviste a qualcuno che non fa parte di casa Faro? Cose così?
R: Ma, io ho visto il nuovo, settimana scorsa, e non so se c’è ancora dentro il famoso Carlo.
D: Ah,.. Non lo so, è una persona fuori?
R: Si ora è fuori, ma era qui. Parlano tanto di questo Carlo….Amava tanto i gatti, una
persona speciale.
D: Ah ok, simpatico.
R: Eh non so, immagino, ma non lo conosco.
D: Il giornale rimane solo qui a Casa Faro o viene dato anche ai vicini di Casa ad esempio?
R: Sai che a me mi sembra che, è un punto di domanda. Non so se viene distribuito fuori da
qua.
D: Non sai?
R: Non so.
D: E secondo te sarebbe una bella cosa se venisse distribuito?
Allegato numero 4: interviste R: Si ( entusiasta)
D: Vero?
R: Certo, certo, perché no. Per farci conoscere un po’.
D: E ad esempio ai famigliari o cosi, non viene dato adesso forse?
R: Non lo so, perché sai che ormai i contatti sono quelli che sono.
4. Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? Sono coinvolti nelle
decisioni che ti riguardano ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?
D: Ok, si. Da quando sei a Casa Faro dunque tu hai contatti con la tua famiglia?
R: ….. ( sguardo perplesso)
D: Un po’ cosi cosi dunque
R: Eh si, diciamo di no.
D: Ma tu hai ancora i genitori o solo i fratelli?
R: Nono, ho un fratello e dei parenti in Germania.
D: Sono lontani dunque, e quando hai firmato il progetto individuale con gli obiettivi quindi
loro non c’erano vero? L’hai condiviso solo con gli operatori e il curatore?
R: Con il curatore e Davide, e sono ottimi direi, corrisponde a quello che cè scritto.
D: Bene bene.
R: Molto positivo.
D: Bene, sono contenta. E quindi ad esempio tuo fratello non è stato coinvolto?
R: No, è una cosa mia.
5. Qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti piace dove
si trova Casa Faro o vorresti si trovasse da un'altra parte?
D: Ok. E Bea a Riazzino come ti trovi? Ti piace dove è Casa Faro o vorresti che fosse in un
altro paese ad esempio Locarno dove ci sono più cose?
Riesci a fare tutto quello che ti piacerebbe fare qua o?
R: A dire la verità come ieri, quando si esce in Val Verzasca, poi ti viene un po’ il magone :
ah devo tornare ancora a Casa Faro.
D: Si
R: Però io so che per ora Casa Faro è la mia Casa, capisci?
(interruzione da parte di un operatore)
D: Ma quindi qui vicino c’è tutto quello di cui hai bisogno, negozi o così, o per te sarebbe
meglio che Casa Faro fosse ad esempio a Locarno?
R: Bhe, sai visto la mia situazione finanziare è meglio che sia qua.
D: Meglio qua dunque. Ok
R: No bhom, non potrei sgarrare comunque, nel senso..
D: Quindi come posto come lo trovi? Anche il quartiere come è ?un bel quartiere o?
R: Ma si, si vedono alcune persone, con cui fai due o tre parole.
L’organizzazione
1. Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte?
D: Ok. E tu alle attività che si propongono puoi scegliere se partecipare o meno? O sei
obbligata a farle o come funziona?
R: Le attività che faccio qui?
D: Si, ad esempio la cucina ecc?
R: No, le faccio volentieri. Sai invece di star li cosi ( con le mani in mano, fa il gesto), faccio i
menù ecc.
D: Ok, quindi puoi scegliere se farlo o meno?
R: Si, si scelgo io.
2. Hai la possibilità di proporre delle attività?
D: Ok, e tu hai già proposto delle attività?
Allegato numero 4: interviste R: Mmm…
D: Tipo delle cose che ti piacerebbero fare o così
R:… Non mi sembra.
D: No? E ti piacerebbe poter proporre qualcosa?
R: …mmm. Ma magari le ho già proposte non mi ricordo.
D: Non ti viene in mente?
R: No
D: Ok.
3. Vengono proposte attività all’esterno della struttura?
4. Vi sono attività che fai con altre persone che non siano gli operatori di Casa Faro?
5. Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne (famigliari,
vicini,..)?O attività con altre istituzioni/ associazioni?
D: Vengono Fatte della attività all’esterno della struttura Bea? Tipo in altri posti o cosi?
R: In Atelier, ma questo fa parte sempre…
D:…di Casa Faro?
R: Eh si, c’è tra virgolette, parlando con il Davide e con il curatore quando è stato qui tempo
fa. Quando sarò in grado di camminare bene e prendere il bus, forse non so, di fare un
lavoretto per guadagnare qualcosa, non so.
D: Ah ok, per guadagnare qualcosa…
R: Però, per il momento non se ne parla ancora, è ancora un po’ presto.
D: Si, capisco. Se no altre attività fuori si fanno solo le uscite? Non fate attività con altre
persone o associazioni?
R: Ma c’è il gruppo ginnastica , che io non ho mai fatto ma che mi sembra sia anche giù in
atelier,
D. Ok…
R: Con la G.
D: Ma con persone fuori da casa Faro?
R: No sono dentro casa Faro, ma non ricordo chi sono perché io non l’ho mai fatto.
D: Ok, E cose dunque con persone esterne a Casa Faro non avete mai fatto? Con altri
istituti? Con altre persone? È già stato organizzato qualcosa?
R: Ahh, eh li al Dragonato, c’è …come si chiama adesso, che c’è il N.?
D: Why not?
R: Si, ecco il Why not.
D: Ahh, ok, si vero quello anche con altre persone…
R: Io da un po’ che non ci vado più.
D: Ok, se no del resto? Fate piuttosto cose con le persone di casa faro?
R: Direi di si.
6. Hai mai invitato un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa
Faro? Perché?
D: E tu hai già invitato qualcuno a passare qui a Casa Faro del tempo con te?
R: Di fuori?
D: Si, dei tuoi amici ad esempio.
R: No mai, mi è stato promesso ma non è mai stato mantenuto.
D: Ok, dunque non è una tua volontà, tu hai invitato ma l’altro non è venuto? Non è che tu
non vuoi che vengano a Casa Faro se ho capito bene?
R: No,no, io sarei contenta se venissero.
7. La tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre
modifiche agli altri spazi( salotto ecc.)?
D: Ok, perfetto. Ecco e tu Bea la tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi?
R: Si.
Allegato numero 4: interviste D: Eh anche tipo gli arredi fuori, sai tipo la sala così hai potuto dare delle idee, proporre te? O
no?
R: Si, diciamo è stato fatto un po’ assieme. Nella camera comunque sono stata aiutata dallo
Stefano( tutto fare di Casa Faro).
D: Ok.
R: Però ho detto io come volevo le cose ecc.
D: Ok hai detto tu allora come volevi, ma ad esempio tu puoi proporre delle modifiche agli
arredi ad esempio del salotto? Se ad esempio ti piacerebbe un lampadario diverso? Ah già
proposto dei cambiamenti?
R: A me piace fare quelle cose li.
D: Ok e dunque hai già proposto qualcosa che poi è stato fatto?
R: No non ancora, perché è appena stato pitturato.
(interruzione da parte di un membro dell’équipe).
8. Per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone
che vi abitano? Ed ad avere o degli spazi più ristretti per te dove poter stare in
tranquillità?
D: Tu per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone? E
allo stesso tempo a trovarti uno spazio per te ,per stare da sola?
R: Si.
D: Si, riesci a trovare i tuoi spazi?
R: Si, direi di si.
9. Hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar negozi presenti?
D: Ok, e tu con le persone qua vicino hai delle relazioni? Hai conosciuto qualcuno?
R: Di quelli qui fuori ?
D: Dei vicini di casa ad esempio.
R: Ma si, quella signora della macchina rossa, ogni tanto la vedo, e a volte due chiacchere.
D: Ok…
R: Poi c’è quella con questo yorkshire Lilla che è molto carino.
D: Ah si mi ricordo che bello!
R: Due chiaccherine sai non è che …
D: Poi tu frequenti i bar e in negozi qui vicino?
R: Ma io sono andata ad esempio l’altro giorno… ah ieri mi ha invitato il David, a bere un
caffè…
D: Bene, si.
R: Eh si oppure, quando c’è la possibilità vado.
D: Quando c’è la possibilità lo fai , ok..
La Progettazione
1. Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi cari?
Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare?
2.Avete mai parlato tutti assieme dei problemi con i vicini/ negozi/ bar e sulle possibili
soluzioni da intraprendere per andare d’accordo?
D: E delle volte organizzate dei momenti in cui vi trovate a parlare tutti assieme se c’è
qualcosa che non va, ad esempio dei liti, che vi trovate tutti assieme a parlarne?
R: Tutti assieme si, è stato non tanto tempo fa… siamo andati nella futura mensa..
D: Ok.
R: Alle 9 di mattina c’era il Davide e anche altri utenti..
D: Ok si, e secondo te è utile questo momento?
R: Certo, Certo.
D: Permette di..
Allegato numero 4: interviste R: Si esprimersi e chiarirsi.
D: Ok, Bene.
E avete magari già parlato dei problemi che a volte ci sono con i vicini o i negozi?
R: Eh l’Otto’s è un po’ una rovina, così la vede il Davide . E non ha tutti i torti perché li ci sono
tante cose , biscotti e cose varie
D Ok , si..
R: Che tentano…spingono a comprare (risata)
3. Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale
con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa?
D: Ok. E tu ricordi il progetto individuale di cui parlavamo prima. Tu fai delle verifiche con i
tuoi operatori di riferimento per vedere come sta andando?
R: ah con la P. e la S.
D: Si, fate ogni tanto degli incontri?
R: Si, si, si…
D: Ok, e quante volte circa all’anno ?
R: Uh, non lo so…Perché io sono solo 10 mesi circa che sono qua.
D: Ok.
R: Quando ciò bisogno posso sempre fare la richiesta.
4. Ti senti coinvolto/a nelle decisioni che ti riguardano?
5. Nella stesura degli obiettivi e del progetto individuale ti riconosci?
D: Bene. E ultima domanda: nelle decisioni che ti riguardano ti senti coinvolta? Per le
decisioni che riguardano te ti si chiede come la pensi ad esempio? O ti si obbliga a farla?
R: Ma dipende dall’operatore o dall’operatrice…
D: Ok.
R: Però non mi sento come si dice…
D: Ti senti presa in considerazione?
R: Si, si.
D: Bene grazie Bea abbiamo finito, sei stata molto gentile.
M) Irina10: Partecipazione al servizio e al territorio:
1. Gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro
quando si rivolgono a te?
D: Ecco, allora la prima domanda che ti faccio è se secondo te gli operatori di Casa Faro
utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro quando si rivolgono a te?
R: Si.
D: Si, ok. Sempre? O ci sono delle parole che si usano che ti danno fastidio, ad esempio non
so utente, questa terminologia un po’ specialistica diciamo.
R: Esiste, esiste.
D: Ok, esiste e dunque ti tocca un po’ quando succede?
R: Mmm mm ( movendo la testa in segno di conferma)
D: Ok...
R: Però… normalmente va bene.
D: Normalmente va bene? Ok..
R: Mmmm…
D: E nel non verbale, c’è qualcosa che ti da fastidio, ad esempio se qualcuno ti abbraccia o…
10
Nome fittizio per preservarne la privacy.
Allegato numero 4: interviste R: Nono, quello no, non mi da fastidio, no no no.
2. Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche
modo?
D: Ok, e la seconda domanda è se sei spinta dagli operatori a fornire in qualche modo
supporto agli altri ospiti? Ad esempio se qualcuno è triste ti dicono ad esempio che potresti
andare tu a consolarlo? Oppure tu sei brava a lavorare a magli e ti dicono ad esempio che
potresti aiutare la marina con un punto ecc? È già successo o?
R: Mmm, no, no
D: No? Sono piuttosto gli operatori che si occupano di questi aspetti?
R: Mmm mmm mmm ( movendo la testa in cenno di consenso)
3. A casa Faro scrivete un giornale? Scrivete voi stessi gli articoli?
Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro? (es: interviste a altre
persone?).
Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai vicini/famigliari?
D: Ah ok, E a Casa Faro scrivete un giornale giusto? Tu anche hai già scritto degli articoli?
R: Poco, poco…mmm.
D: E quello che hai fatto, tu l’articolo l hai scritto tu di tua mano o dettavi e qualcuno
scriveva?
R: Mmm no, l ha scritto la… il N.
D: Ok, e cambiava le parole o teneva quelle che dicevi tu?
R: No teneva le mie, quella che davo io.
D: Quelle che davi tu, ok, e tipo tua figlia ha il giornale?
R: No mia figlia no, no.
D: Ti piacerebbe che lo potesse avere?
R: No, non è che… a dire la verità non ci tengo neanche io ad averlo!
D: Ah ok, ma è una cosa che non ti interessa cosi tanto quindi?
R: No, no, no.
4. Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? Sono coinvolti nelle
decisioni che ti riguardano ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?
D: Ok, e tu da quando sei qui a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia.
R: Si,si.
D: Con tua figlia specialmente o anche con altri?
R: Con mia figlia e il mio ex marito
D: Ok
R: E poi in svizzera interna con i miei parenti
D: Vero, che vai spesso a trovarli
E la tua famiglia è coinvolta nelle decisioni che ti riguardano?
R: Si,si.
D: Specialmente tua figlia perché è la curatrice o anche gli altri?
R: No… anche anche il Lino, anche lui.
D: Ok, e hai in mente il progetto individuale, che hai fatto. Hai in mente? Chi sono i tuoi
operatori di riferimento?
R: L’A. e la M.
D: Ok, ecco, tu hai ancora fatto il progetto quest’anno con gli obiettivi?
R: No, non l’ho fatto con loro
D: No, non l hai fatto, ok
R: È che io sono un po’ la tipa che non va mai a parlare
D: Eh si, sei un po’ più riservata vero?
R: Eh si, mmm mmm.
Allegato numero 4: interviste D: ma quindi tu non hai il progetto individuale? Il foglio con gli obiettivi che si fa una volta
all’anno ?
R: Nono
5. Qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti piace dove
si trova Casa Faro o vorresti si trovasse da un'altra parte?
D: Ah ok, niente, e tu come trovi Riazzino dove si trova Casa Faro? Ti piace come posto?
R: No, non mi piace affatto.
D: Non ti piace?
R: Casa Faro non mi piace.
Ci sono troppe storie, troppi litigi … quello mi da fastidio.
D: Ti fa fastidio…
R: Però bhom , ormai bisogna convivere e prenderlo così come è.
D: Si.
R: Però io sono abbastanza … mi tengo fuori dalle discussioni…
D: Tu quando succedono queste cosi riesci a trovarti uno spazio in cui stare tranquilla, da
sola , o fai fatica?
R: No, io vengo qua e guardo la tele( salotto appartamenti) o vado in camera e ascolto la
musica.
D: e riesci dunque a stare un po’ tranquilla?
R: Mmm, si..
D: bene, e invece come posto proprio, Riazzino, ti offre tutto quello che vorresti o ti manca
qualcosa?
R: No, ma no i negozi ci sono…
D: C’è tutto quello di cui avresti bisogno qui vicino?
R: Mmm…si!
D: Ok, quindi non vorresti fosse da un'altra parte?
R: Vorrei essere a Locarno( risata)
D: Ah ok, e come mai preferiresti Locarno? Ci sono più cose?
R: Si no, io ho vissuto 32 anni a Locarno.
D: Ah ok, quindi è un po’ la tua vera casa
R: Mmm.. si.
L’organizzazione
1. Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte?
D: Ok. Ecco ora ci sono delle domande che riguardano un po’ di più l’organizzazione di Casa
Faro. Sei hai la possibilità di scegliere di partecipare o meno alle attività proposte? Però tu se
più esterna vero? Vai al centro diurno?
R: Si vado al centro diurno.
D: Quindi non sei praticamente mai qui il pomeriggio vero
R: Mmm…si.
D: Quindi è un po’ diverso giusto?
R: Eh si.
D: E tu nel weekend rimani qui?
R: No, solo il sabato e domenica vado via, vado a casa. Però quando offrono qualcosa, che
si va, ad esempio giovedì che si è andato a mangiare i polli, sono andata anche io.
Eh si sono andata in Valle Verzasca, partecipo a quelle cose li.
D: Ah ok, ti piacciono quando propongono qualcosa?
R: Si,si.
D: Attività un po’ diverse.
R: Si,si.
Allegato numero 4: interviste 2. Hai la possibilità di proporre delle attività?
D: E tu hai già proposto qualche attività?
R: Io avevo proposto di andare alla Swiss miniature e siamo andati.
D: Ah bene, siete andati, quindi la tua idea è stata accolta.
R: Mmm…si.
3. Vengono proposte attività all’esterno della struttura?
D: Bene, e tu fai anche altre attività con altre persone che non sono di casa faro vero? Al
centro diurno ad esempio non sono di casa faro.
R: Si.
D: Tranne quello Casa Faro organizza delle cose fuori o ..? con altre persone le fa?
R: Mmmm, no, non mi sembra.
4. Vi sono attività che fai con altre persone che non siano gli operatori di Casa Faro?
5. Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne (famigliari,
vicini,..)?O attività con altre istituzioni/ associazioni?
D: E ci sono delle attività che propone casa Faro che coinvolgono persone esterne. Non so
che si invitano qui degli amici per far qualcosa, o i vicini di casa?
R: No, no, no.
6. Hai mai invitato un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa
Faro? Perché?
D: E tu hai già invitato ad esempio tua figlia o l’ex marito qui a fare qualcosa con te? A
passare del tempo con te? O piuttosto esci quando sei con loro?
R: No esco quando sono con loro
D: Ok, quindi anche cene così non li hai mai invitati a mangiare qua?
R: Nono, mai.
D: Come mai?
R: Non mi va.
7. La tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre
modifiche agli altri spazi( salotto ecc.)?
D: Ok, e tu la tua camera l’hai potuta personalizzare un po’ come volevi?
R: Si ma adesso c’è un casotto…
D: C’è un casotto? ( risata)
R: Ho dentro dei sacchi con vestiti che non mi vanno più che devo portare di la…
D: Ah ok ( risata), ma quello c’ è l ho anche io in camera mia, un macello. E tu hai potuto
proporre delle modifiche al salotto per farlo un po’ come volevi ad esempio? O?
R: Non l’ho mai fatto l’ha fatto l’Alessia ha attaccato su i quadri.
D: Ah ok, si vero sono i suoi.
Quasi finito, scusa un po’ lunghina.
8. Per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone
che vi abitano? Ed ad avere o degli spazi più ristretti per te dove poter stare in
tranquillità?
D: E quando vuoi star sola mi hai già detto prima vieni in camera dunque?
R: Si, vengo qui tranquilla.
9. Hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar negozi presenti?
D: Tu hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar o negozi qui ? Conosci i vicini di casa?
R: Io conosco una coppia qui vicino.
D: Ok.
Allegato numero 4: interviste R: Conoscevo anche la Debora qui vicino ma era talmente pesante, continuava a telefonare,
voleva che andavo da lei..
D: Ah ok
R: Che ho rotto i rapporti, ho preferito
D: Hai preferito, si.
R: Poi dopo conosco la Ursula,
D: Ok si, ma persone esterne da Casa Faro qua? Delle famiglie , quella che dicevi prima?
R: Si solo loro, se no nessuno qui intorno.
Si saluto tanti, ma non li conosco.
D: Ok, non li conosci bene.
La Progettazione
1. Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi cari?
Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare?
2.Avete mai parlato tutti assieme dei problemi con i vicini/ negozi/ bar e sulle possibili
soluzioni da intraprendere per andare d’accordo?
D: Ci sono dei momenti in cui vi potete confrontare per parlare di quello che non va tutti
assieme con il Davide?
R: Si,si, si
D: Avete mai parlato dei problemi che a volte ci sono con i vicini di casa o..?
R: Abbiamo parlato stamattina dei problemi di convivenza che ci sono
D: Ok. Quindi c’è la possibilità di confrontarvi.
3. Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale
con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa? 5. Nella stesura degli
obiettivi e del progetto individuale ti riconosci?
D: Queste sul progetto non te la chiedo perché hai detto che non ce l’hai visto che fra poco
lasci casa faro,
4. Ti senti coinvolto/a nelle decisioni che ti riguardano?
D: Ti senti coinvolta nelle decisioni che ti riguardano? Ti viene chiesto se si decide una cosa
se a te va bene o si decide e basta?
R: No, adesso io vado in appartamento alla fine di luglio.
D: E questa stata una tua decisione? Un tuo desiderio?
R: Si, però con l’accordo del Davide e di mia figlia.
D: Quindi ti senti coinvolta, non è che la gente decide per te, ti viene chiesto cosa ne pensi?
Non si decide per te?
R: Nono, ma quello no, mi viene chiesto, poi trovo il Davide molto il gamba
D: Hai ragione. Ecco grazie mille ho finito le domande.
N) Luca11
Partecipazione al servizio e al territorio:
1. Gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro
quando si rivolgono a te?
D: Ecco Luca la prima domanda è se gli operatori di Casa Faro quando si rivolgono a te
utilizzano un linguaggio adeguato e chiaro?
R: Si, nei miei confronti utilizzano un linguaggio adeguato.. e per quanto concerne il mio
rispondere… alla volte è abbastanza… non aggressivo… ma alzo la voce.. quasi per
capire… no ho ragione io.. quando invece ho torto…
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Nome fittizio per preservarne la privacy
Allegato numero 4: interviste D: Ok, quindi quando alzi la voce lo fai perché hai un po’..
R: La tensione dentro…
D: Ok, e quindi sfoghi…
R: Si, mi sfogo!
D: Ecco allora, anche il non verbale e adeguato, o vi sono delle cose che ti danno fastidio, ad
esempio se ti toccano la spalla…
R: Si ci sono delle cose che danno fastidio, ma dopo un po’ capisco che loro hanno una certa
problematica diversa dalla mia…
D: Ok
R: Chi è nato così, chi è… non andata a cercarsela, ma gli è caduto addosso… ecco.. e a
volte non è facile relazionarsi con loro…
D: Si...
R: anche se adesso è stata creata questa cosa di mangiare tutti assieme , per socializzare,
ecco questa è una cosa che quando l’ho saputo… il morale è andato sotto terra…
D: Ma come mai? Non ti piace stare la con loro?
R: A me piace la compagnia, ma dipende il tipo di compagnia, perché con loro non riesco a
comunicare. Con alcuni utenti si , ma con altri non riesco a comunicare…
D: Ok, e ci sono dei termini che a volte utilizzano gli operatori, come utenti, un po’
specialistici, che ti danno fastidio da sentire?
R: Mmm, no, questo non mi da fastidio, assolutamente, perché anche io sono un utente e
sono qui per un determinato motivo…
2. Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche
modo?
D: Ok, e tu sei spinto in qualche modo a collaborare con gli altri ospiti che sono qui a Casa
Faro?
R: Si, da parte loro si, c’è un , non un insistenza, ma diciamo che dicono Luigi se c’è
qualcosa vieni a dirlo a noi , siamo noi che interveniamo, perché se no se intervieni te, alzi la
voce e l’altro alza la voce e si crea…
D: Un patatrac.
R: Esatto un patatrac..
3. A casa Faro scrivete un giornale? Scrivete voi stessi gli articoli?
Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro? (es: interviste a altre
persone?).
Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai vicini/famigliari?
D: Sai che a Casa Faro si scrive un giornale? Hai già scritto degli articoli?
R: Eh so che esiste, ma io andando a lavorare al centro diurno non ho mai scritto niente.
D: Tu hai letto l’altro numero?
R: Sinceramente no...
4. Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? Sono coinvolti nelle
decisioni che ti riguardano ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?
D: Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia?
R: Ma diciamo che i verità ho contatti con la mia ex curatrice, che per me è un po’ come una
seconda mamma…
D: E lei ha visto il tuo progetto individuale?
R: Quello nuovo no, ma gli altri si… veniva agli incontri..
5. Qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti piace dove
si trova Casa Faro o vorresti si trovasse da un'altra parte?
D: Ti piace dove si trova Casa Faro o vorresti fosse da un'altra parte?
Allegato numero 4: interviste R: Ma qui vicino c’è un po’ di tutto, solo che mi piaceva più dove ero prima, a Cagiallo. Mi
trovavo meglio con e persone, erano più simili a me.
L’organizzazione
1. Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte? 2. Hai la
possibilità di proporre delle attività?
D: Puoi scegliere se partecipare alle attività che vengono proposte qui a Casa Faro?
R: Eh, si.. ma io essendo spesso al lavoro non partecipo molto… diciamo che preferisco
restare da solo…come ho detto prima non mi trovo molto bene con gli altri utenti.
3. Vengono proposte attività all’esterno della struttura?
D: Fate delle cose anche fuori di Casa Faro? Delle uscite?
R: Si, le fanno, a volte vado, ad esempio all’uscita alle voliere, ma spesso preferisco poter
rimanere qui e fare le cose per conto mio.
4. Vi sono attività che fai con altre persone che non siano gli operatori di Casa Faro?
D: Tu fai attività con altre persone che non sono di Casa Faro?
R: Si, al centro diurno a Bellinzona.
5. Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne (famigliari,
vicini,..)?O attività con altre istituzioni/ associazioni?
D: E Casa Faro che tu sappia organizza anche attività in cui vengono anche i vicini di casa o
altre persone che non siano quelle di Casa Faro?
R: mmm, no… almeno non mi pare che siano venute qua altre persone.
6. Hai mai invitato un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa
Faro? Perché?
D: Hai mai invitato qui qualcuno a passare del tempo con te?
R: Ma no, solitamente esco io…
D: Come mai?
R: Perché preferisco, così cambio un po’ aria.
7. La tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre
modifiche agli altri spazi( salotto ecc.)?
D: La tua camera l’hai potuta fare come volevi?
R: Si, ho messo tutto come vedi, ci tengo a avere tutto in ordine. Ho messo anche i fiori per
decorare un po’ il balcone.
8. Per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone
che vi abitano? Ed ad avere o degli spazi più ristretti per te dove poter stare in
tranquillità?
D: Riesci a stare tranquillo quando ne hai bisogno qui a Casa Faro?
R: Si, vengo qui nella mia camera e ascolto la musica di solito oppure guardo un po’ la
televisione.
9. Hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar negozi presenti?
D: Conosci qualcuno qui vicino?
R: Qualcuno si, a volte mi metto a parlare un po’ con qualche signora che abita qui.
D: Tu vai anche al mezzaluna o al Tamoil?
R: Si, a volte vado a bere qualcosa con appunto questa signora che ha il cane… cosi per
passare un po’ il tempo.
La Progettazione
Allegato numero 4: interviste 1. Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi cari?
Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare?
2.Avete mai parlato tutti assieme dei problemi con i vicini/ negozi/ bar e sulle possibili
soluzioni da intraprendere per andare d’accordo?
D: Fate degli incontri tutti assieme per parlare dei problemi che ci sono qui a Casa Faro ?
R: Si, ma non servono a molto. Nessuno dice veramente quello che pensa.. o vengono dette
le cose ma poi dopo poco tempo torna tutto come prima.
3. Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale
con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa?
D: Ma diciamo che io voglio andare a abitare da solo, e da un po’ ci sono dei cambiamenti,
ho cambiato lavoro, e ho messo un po’ a rischio il mio progetto … Ora con Davide ne
abbiamo parlato e mi ha spiegato quali sono le condizioni affinché si possa fare, per abitare
da solo. Ora so che mi devo impegnare a Ingrado. E anche a gestire la rabbia e stare di più
con gli alti.
4. Ti senti coinvolto/a nelle decisioni che ti riguardano?
D: Ti senti coinvolto nelle decisioni che ti riguardano?
R: Si, gli operatori mi chiedono, anche se a volte non sono molto d’accordo con delle regole,
come quella di mangiare tutti assieme…
5. Nella stesura degli obiettivi e del progetto individuale ti riconosci?
D: Ti riconosci negli obiettivi del tuoi progetto individuale?
R: Si, io voglio andare ad abitare da solo, e so che solo avendo un lavoro posso farlo. Quindi
mi sto impegnando ora al Centro Ingrado.
D: Grazie mille per il tuo tempo, abbiamo finito.
O) Marilù12
Partecipazione al servizio e al territorio:
1. Gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro
quando si rivolgono a te?
D: Gli operatori di Casa Faro quando parlano con te Mari utilizzano un linguaggio verbale e
non verbale chiaro?
R: Mmm, no.
D: Come mai Mari?
R: Perché ci sono delle incomprensioni, nel senso loro ti dicono una cosa e poi ti mettono in
bocca delle parole che non sono tue
D: Ok.
R: Mi è successo più di una volta
D: Ok...
R: Con diverse infermiere e con diversi ospiti, utenti, ma anche infermieri e collaboratori che
mi mettono in bocca parole non mie. E questo proprio non mi va.
D: Ok… e per quanto riguarda proprio le parole che usano loro nei tuoi confronti usano
termini troppo difficili o che ti danno fastidio?
R: No, usano termini che veramente non sono adeguati per una struttura cosi…Perché non è
una struttura di chiuso, non è un carcere, non è un manicomio. Io non sono matta ma sono
qui perché ho un dolore e non sono qui per farmi trattare male da loro e men meno dagli
ospiti.
12
Nome fittizio per preservarne la privacy
Allegato numero 4: interviste D: Ok, capisco, quindi c’è già qualcuno che ti ha detto delle parole che per te non andavano
bene?
R: Certo, ieri è stata l’ultima.
D: Ma ad esempio?
R: La Beatrice, che mi ha insultato, che non faccio niente tutto il giorno, che ha tutto il diritto
di dormire sui divani…eh bhom.
D: E Gli operatori?
R: Gli operatori solo uno…
D: Usano un linguaggio che a te non ti va bene…
R: E no, non mi va bene.
D: Ok, e per quanto riguarda il non verbale? Ci sono dei gesti , come per esempio che
qualcuno ti tocca sulla spalla o così, che ti danno fastidio?
R: si.
D: Degli operatori?
R: Ehh, non che fanno gli operatori ma gli ospiti.
D: Ah ok, no questo è riferito agli operatori
R: Ah, operatori, è capitato in passato ma ora non adesso.
2. Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche
modo?
D: Ok, non adesso. La seconda domanda è se sei spinta in qualche modo ad aiutare o
fornire supporto agli altri ospiti di Casa Faro?
Se ti dicono ad esempio visto che tu sei brava a cucinare ,ti dicono a potresti insegnare alla
F. , o cose di questo tipo?
R: Si ma il fatto è che loro dicono dicono e dicono però non fanno mai niente.
Perché io è un mese in mezzo che dico che mi piacerebbe fare la mousse al venerdì, la
Wana ha comperato tutte le cose ma praticamente è un mese che non la facciamo…
D: Ok, questo è importante che viene detto…
R: Non si passano le informazioni…
D: Ok…
R: Allora la mia domanda è quando fate le consegne…
D: Mmm…
R: E vi passate le informazioni, di che cosa parlate?
D: Si, ho capito.
R: Si, io per farmi dare della strega, non me lo dice più un'altra volta..
D: Però questa è la Beatrice.
R: La denuncio te lo giuro!
D: Si, capisco che può dare fastidio, non è una cosa bella da dire.
R: Non è un dar fastidio!
D: Non si fa, sono perfettamente d’accordo!
R: Cioè lei è sdraiata a dormire sul divano quando c’è il letto, cioè per favore stai di la…
D: Si capisco, ci vuole rispetto reciproco.
R: Volevo vedere se andava su dal Davide come era stamattina è.
Guarda che il Davide lo sapeva benissimo come era la storia, e non mi ha detto niente.
D: Ok..ok…Non so magari non lo sa..
R: Sisi, lo sa gliel’ha detto il mec, gliel’ ho detto io di dirglielo…
D: Non so Mari…
3. A casa Faro scrivete un giornale? Scrivete voi stessi gli articoli?
Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro? (es: interviste a altre
persone?). Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai
vicini/famigliari?
D: Allora la prossima domanda riguarda il giornale, a Casa Faro scrivete un giornale giusto?
Allegato numero 4: interviste R: Ho creato io il giornale!
D: L’hai creato te? È stata una tua idea?
R: Si.
D: Ah ok.
R: La mia idea, la prima edizione l’ho proprio creata io da cima a fondo
D: Bene, e gli articoli quindi li scrivete voi Mari?
R: Si.
D: Con le vostre parole o ve le cambiano? Gli operatori?
R: C’è stata una volta che la G. mi ha corretto una poesia e mi sono arrabbiata di brutto.
D: Ok, quindi tu preferisci che viene tenuta come la fai te..
R: Eh si, cioè quando scrivo una cosa mia, se qualcuno mi cambia una parola, dopo divento
una iena è…
D: Ok ho capito…
R: Dopo non è più mia…
D: Si ho capito cosa intendi.
D: E Mari , voi il giornale lo fate solo qui dentro o intervistate anche persone fuori?
R: Io quando ero giù a Mendrisio e lavoravo per l’SPS di Bellinzona, facevo le interviste, ho
intervistato il Salvini che era il direttore… ho intervistato il medico del manicomio poi dopo è
morto, ho intervistato il dottor Zampato… Tra l’altro il dottor Zampato mi ha insegnato
l’esperanto...
D: Si ho in mente cosa è… Ma dimmi un po’ fino adesso non avete fatto interviste fuori per
qui a Casa Faro?
R: Ma fino adesso no….anzi si l’abbiamo fatto, quando siamo stati adesso al lago di Garda,
quando abbiamo fatto una passeggiata e siamo andati li in Italia su quel grotto li, dopo
abbiamo fatto le interviste li , per, la la… la Valascia con Camillo.
D: Ah, ok, ma ad altre persone fuori o a persone che ci sono qua dentro?
R: Nono, persone qua, utenti qua…
D: Ah ok, a persone qua dunque a persone fuori no?
R: No no, anche se io volevo…
E dimmi una cosa il giornale rimane all’interno di Casa Faro o ad esempio le tue sorelle e
così ce l’hanno il giornale?
R: Ma alla mia sorella glielo mandano…
D: Glielo mandano?
R: Si!
D: Ah ok.
R: Glielo mandavano anche a mia mamma su al… alla Casa anziani
D: Ok, e i vicini di casa qua ce l’hanno, gli viene distribuito?
R: Ma… è… la…..la…. la Julienne e la Maria, si potrebbe portagliene una coppia…
D: Beh si potrebbe essere un’idea, no? Che l’hanno anche i vicini.
R: Poi io ho pensato di fare anche un po’ di pubblicità per avere un po’ gli sponsor…
D: Ah,.. ok.
R: Per avere anche dei soldi…. Per andare a fare le visite, i musei…
D: Si potrebbe essere un’idea!
4. Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? Sono coinvolti nelle
decisioni che ti riguardano ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?
D: Tu hai contatti con la tua famiglia Mari?
R: Sisi, specialmente con la Desi, mia sorella.
D: Lei ha visto il tuo progetto individuale?
R: Si, gliel’ho fatto vedere io.
D: Ma c’era all’incontro che avete fatto dove hai firmato il progetto?
R: No,no.
Allegato numero 4: interviste 5. Qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti piace dove
si trova Casa Faro o vorresti si trovasse da un'altra parte?
D: Passo alla prossima domanda Mari, ti piace dove si trova Casa Faro qui a Riazzino o
vorresti si trovasse da un'altra parte? Riesci a fare tutto quello che ti piace?
R: Vorrei trovare l’acqua in piscina per fare il bagno …
D: Eh bhe non sarebbe male( risata).. Ma se no come zona ti piace?
R: Mica tanto
D: Mica tanto? Manca qualcosa qui vicino?
R: Si…
D: Cosa ad esempio..?
R: Non so, un.. un piccolo ristorante con un pub con la musica così…
D: Un po’ più di movimento quindi anche la sera?
R: Si anche la sera, dove possono andare i giovani, dove possono andare quelli di 16/ 17
anni…
D: Ok, ma per te anche? Tipo se fosse a Locarno potresti fare più cose rispetto a qua?
R: Eh bhom ma questa settimana dovrebbero ridarmi la patente e quindi dopo vado… posso
guidare,
D: Ok, puoi muoverti..
R: Si poi io probabilmente alla fine di giugno finisco…
D: Ok…
R: Le dimissioni le ho già date in novembre è…
D: Ok, si
R: Bhe sai dopo l’operazione, la morte di mia mamma, è un periodo…
D: Si lo so…
R: Abbastanza tosto per me…
D: Si immagino Mari
R: Sai è morta il 13 oggi cosa è? L’8, un mese quasi che è morta, e ti dico ieri e l’altro ieri
avevo il magone
D: Eh lo so Mari lo so… non è un bel periodo per te… non è facile… mi spiace molto…
L’organizzazione
1. Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte?
D: Riesci a continuare o preferisci continuare in un altro momento?
R: Continuo.
D: Ok, vado avanti. Tu hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività
proposte o devi farlo per forza? Come funziona?
R: Si devi andare a lavorare.
D: Ok, all’atelier intendi?
R: Si.
D: E nelle altre, ad esempio cucina, scegli tu?
R: Non ho mai avuto cucina.
D: Ok, però puoi scegliere se farlo o meno?
R: Si posso scegliere, però non faccio cucina con gli altri.
2. Hai la possibilità di proporre delle attività?
D: Ok…E tu hai a possibilità di proporre delle attività che ti piacciono?
R: Ma fino adesso no…
D: Ok, non hai mai proposto?
R: No, perché lo trovo inutile…
C’era danza e movimento ma poi è stato sospeso..
D: Ok.. tu dici che anche se proponi qualcosa non si farebbe magari in quel senso li?
R: No, non so, a me piace tanto giocare a uni hockey, giocare alle bocce, come li a quartino
che c’è il bowling, il minigolf. Almeno il sabato e la domenica si potrebbe andare…
D: Ok, ti piacerebbe fare queste cose..
Allegato numero 4: interviste R: Si tipo ieri che era caldo, potevamo andare li al minigolf a fare una partita..
D: Si, ma tu hai già provato a proporre qualcosa che hanno fatto? O ti hanno detto no che
non andava bene?
R: no, ho provato ieri con la Manuela a chiedere se andavamo all’aeroporto o qui vicino ma
ha detto no perché siamo solo qui in 2.
3. Vengono proposte attività all’esterno della struttura?
D: Ok, e Mari tipo vengono proposte delle attività all’esterno della struttura? Non a Casa
Faro?
R: In che senso?
D: E tipo… in altri posti che non è casa Faro, come l’uscita dei polli per dire, viene fatto
qualche volta?
R: Dei polli?
D: Forse tu non c’eri, era venerdì
R: Non c’ero…
D: Ecco sono andati a mangiare alla festa dei polli.. queste cose qua delle volte le fate? Che
uscite e andate da altre parti?
R: Si, siamo andati già all’aeroporto a mangiare la pizza, già tre volte con il Cassina, siamo
andati in Italia a mangiare…
D: Che bello..
R: A Gerra Piano, quando si è rotto il forno…
4. Vi sono attività che fai con altre persone che non siano gli operatori di Casa Faro?
D: Tu Mari fai delle attività anche con persone che non sono di Casa Faro?
R: Eh mi piacerebbe tanto ballare il Rock…
D: E vai delle volte fuori con persone che non sono di qua?
R: Ma i medici li incontro sempre…però non vado via..
L’unica volta che sono andata via sono andata a sentire Sebalter li ad Ascona
D: Ah bello Sebalter…Se vuoi quindi puoi?
R: Sisi, io sono libera, non mi drogo ne niente
D: Lo so, lo so.
5. Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne (famigliari,
vicini,..)?O attività con altre istituzioni/ associazioni?
D: E Mari casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne? Ad esempio i
vicini di casa...?
R: I vicini li conosco quasi tutti, ci vado d’accordo.
D: E tu ho visto che qualche volta li inviti anche qui nel giardino
R: Si,si vengono su nel prato, come la mia amica li con la bimba
D: Si ho in mente, che carina…
R: Viene in su e stiamo li a parlare.
D: Però casa Faro in se propone delle uscite con i vicini? O delle feste?
R: Per carità( risata) c’è su li un becchino che ieri quasi ci tira giù una scarpa, ha urlato “ eh
adesso basta è”. E poi io rido…e mi dice “ piantala strega”!
D: Casa Faro propone attività che coinvolgono anche associazioni, foyer ?
R: Non lo so… ah si il Why not!
D: Ah, il Why not, e li ci sono anche altre persone vero? Anche che non sono in istituti? Tipo
se qualcuno di Bellinzona vuol venire può andare liberamente vero?
R: Si, si, perché quando andiamo li a suonare con il N. delle volte viene anche la sorella del
Paolo , una volta ho invitato anche mia cognata..
D: È Bello…
R: Si, mia cognata abita li a due minuti…
D: Ah vedi… che bello almeno c’è la possibilità di conoscere gente nuova…
Allegato numero 4: interviste 6. Hai mai invitato un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa
Faro? Perché?
D: E tu Mari hai mai invitato le tue sorelle o così a passare del tempo qui con te a Casa
Faro?
R: Ma diciamo che la Desi è stata qui un giorno a parlare con il Davide, e mi ha detto che lei
non starebbe neanche a pagarla in una struttura così…
D: Non le piace?
R: No, per niente, dice che sono mal organizzati!
D: Ok, ok!
R: Ha sentito anche diversi insulti…
D: Ah… degli utenti verso di lei?
R: No verso di me…
7. La tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre
modifiche agli altri spazi( salotto ecc.)?
D: La tua camera Mari l’hai potuta personalizzare come volevi?
R: Bhe, diciamo che mi hanno mandato di la, ci ho messo delle ore, ho sfacchinato come una
matta, poi dopo l’operazione mi hanno rispostato qui… tanto valeva che stavo la…
D: Ok, ma le decorazioni Mary, hai potuto mettere un po’ le cose come volevi?
R: Si, prima l’armadio era li, io l’ho fatto spostare…
D: Ah ok, …
R: La scrivania era li, non si vedeva niente.
D: Ok, quindi scegli tu dove mettere le cose…
R: Eh si, ho chiesto allo Ste se mi spostava l’armadio e me l’ha spostato…
D: Ok, e tipo Mary tipo il salotto hai già proposto delle modifiche ?
R: Ma porca miseria Monica, il salotto perché non fanno un tavolo, è.. come si faceva
prima… noi di qua e loro di la… porca miseria….
D: Ok, a te piacerebbe ancora essere separati….
R: Porca miseria…io se ero in appartamento, non mi salta neanche per l’anticamera del
cervello di venire qua e rompere le palle a quelli che sono qua..
D: Ok, ho capito…perché siete un po’ troppi in quel modo qui?
R: Si, non è per essere egoisti, ma hanno la i divani, il letto, i bagni, tutto, noi non abbiamo
niente… e poi si lamentano ancora…
D: Ok…
R: Mi sento … sono.. ne ho piene le scatole… soprattutto di certa gente…
D: Non ne puoi piu?
R: Non ne posso più…
D: Hai bisogno dei tuoi spazi?
R: No, io ho bisogno di andare via da qui… questo!
8. Per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone
che vi abitano? Ed ad avere o degli spazi più ristretti per te dove poter stare in
tranquillità?
D: Ma tu quando sei qua e vuoi stare un po’ da sola riesci a stare tranquilla o?
R: Si mi chiudo qui in camera...
D: In camera? Ok!
9. Hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar negozi presenti?
E tu Mari frequenti i bar qui vicino mi hai detto? E conosci anche i vicini di casa che dicevi
prima?
R: Si, all’Otto’s c’è anche una che è mega carina con me!
Allegato numero 4: interviste La Progettazione
1. Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi cari?
Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare? 2.Avete mai
parlato tutti assieme dei problemi con i vicini/ negozi/ bar e sulle possibili soluzioni da
intraprendere per andare d’accordo?
D: Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile che vi confrontate sui problemi che ci
sono tra di voi ad esempio? Qua nella struttura? Ad esempio quello del mangiare, ci sono dei
momenti in cui puoi parlarne con gli altri e con gli operatori?
R: Ci sono, però io non partecipo mai, perché appena apro bocca mi insultano subito.
D: Ok, non ti senti ascoltata?
R: No, per niente, specialmente dal D.
D: Ok…
R: Lui sente sempre solo una campana sola, gli ho detto guarda D. che bisogna sentire tutte
e due la campane…
D: Ok… E mari avete mai parlato dei problemi con i vicini, ad esempio quello che dicevi che
urlava?
R: Eh ma ciola… è, alla sera alle 23,30 stare li a urlare e cantare..
D: Dunque tu sei d’accordo con il vicino?
R: Eh si è.. oddio.. il vicino ha sempre ragione… lui il sabato mattina taglia l’erba, vengono su
a dare anche il prodotto alla vigna… un odore è!
D: Quindi diciamo che è un po’ reciproco: lui fa delle cose che danno fastidio a voi e voi
anche?
R: Bha diciamo che l’altra sera c’era la musica a palla, e c’era su il vicino, che è becchino tra
l’altro..
D: Ah fa veramente il becchino allora?
R: Si,si.
( interruzione da parte di un operatrice, Mary si innervosisce nel discorso con lei, quando
riparte l’intervista è visibilmente irritata da quanto è appena accaduto)
3. Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale
con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa?
D: Mari il progetto che hai firmato, ti ricordi quello individuale?
R: Si.
D: Tu sei d’accordo con quello che c’è scritto?
R: No
D: Ok, e l’hai detto?
R: Si.
D: Ed è stato cambiato poi?
R: No.
D: Ok, e tipo questo foglio… tu fai con gli operatori di riferimento… chi sono i tuoi operatori
Mary?
R: La M.e la…. La R.
D: Ecco e con loro fai degli incontri per vedere come sta andando il progetto?
R: Mmm, con la M.… quando c’è…perché è sempre in vacanza o è ammalata…
4. Ti senti coinvolto/a nelle decisioni che ti riguardano?
5. Nella stesura degli obiettivi e del progetto individuale ti riconosci?
D: Ok Mari… ma negli obiettivi come mai non ti riconosci?
R: Perché non è veritiero quello che c’è scritto..
D: Ok..
R: Non sono d’accordo con quello che ho firmato…Probabilmente..
D: Quindi non ti senti coinvolta nelle decisioni che ti riguardano Mari?
Allegato numero 4: interviste R: No!
D: No? Ok, vorresti che ti chiedessero di più la tua opinione quindi?
R: No, voglio solo andarmene fuori dalle balle di qui!
D: Ok, è quello il problema, che vuoi andare via…
Ok, abbiamo finito Mari, grazie per l’intervista, sei stata gentile…
P) Fiona13
Partecipazione al servizio e al territorio:
1. Gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro
quando si rivolgono a te?
D: Fiona la prima domanda è se gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio chiaro,
ovvero se quando parlano con te capisci quello che ti dicono sempre o a volte utilizzano delle
parole troppo difficili con te delle volte?
R: Sai delle volte il linguaggio è un po’ ( gesto con la mano per far capire alto)
D: Troppo alto a volte?
R: Un pochettino…
D: Delle volte …
R: Si, delle volte un pochettino.
D: Ok, si. E il non verbale, vuol dire i gesti che fanno la gente, ad esempio se ti fanno così
(carezza sulla spalla) ti da fastidio?
R: No, così mi...mi.., è coccole.
D: Dunque sono adeguati?
R: È bello questo.
D: Nessuno fa cose che non ti piacciono dunque?
R: No,no.
2. Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche
modo?
D: Poi un'altra domanda è se quelli che lavorano qui a Casa Faro delle volte ti spingono ad
aiutare le altre persone che abitano qua se sono in difficoltà?
R: No,no.
3. A casa Faro scrivete un giornale? Scrivete voi stessi gli articoli?
Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro? (es: interviste a altre
persone?).
Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai vicini/famigliari?
D: Non ti dicono vai a aiutare visto che sei brava con l’uncinetto ad esempio dunque?
R: No,no.
D: Ok, sai che qui a Casa Faro si scrive un giornale?
R: È?
D: Un giornale di Casa Faro, l’hai già visto?
R: No, quale è il giornale?
D: Un giornalino con su degli articoli con su ad esempio quello che fate qui a Casa faro, che
viene scritto qui a Casa Faro dagli ospiti.
R: No,no.
4. Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? Sono coinvolti nelle
decisioni che ti riguardano ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?
D: Ok, non l’hai mai visto tu. E Fiona tu da quando sei qui a Casa Faro hai dei contatti vero
con la tua famiglia? Con la tua mamma con il tuo papà?
13
Nome fittizio per preservarne la privacy
Allegato numero 4: interviste R: Si,si.
D: Tu fai dei rientri regolari vero?
R: Si va tutto bene..
D: Ok, e tu vai a casa ogni quanto? Ogni settimana?
R: Ogni venerdì , sabato e domenica.
D: E sei contenta di andare a Casa?
R: Sii
D: Tu hai in mente che poco tempo fai hai letto un foglio, un foglio che si chiama piano di
sviluppo individuale, un progetto in cui ci sono scritti degli obiettivi?
R: Non ho capito
D: Con la M.( educatrice di riferimento) hai letto un foglio come questo in cui c’erano scritti
degli obiettivi per te, un foglio che si chiamava progetto individuale, dove c’erano degli
obiettivo come ad esempio tenere in ordine l’armadio, di mettere in ordine…
R: Sisi, quello mi aiutavano…
D: Si e tu hai firmato un foglio con su questo , ti ricordi?
R: No…
D: Non hai mai fatto un incontro con la M., e con il responsabile dove hai letto e firmato un
progetto in cui c’erano scritti queste cose come mettere in ordine la camera? Fiona è
importante che in questo anno continui mettere in ordine la camera..
R: Si,si.
D: E con quello che c’era scritto eri d’accordo?
R: Si, ma la M. mi diceva io e te assieme mettiamo in ordine la camera, e i vestiti. Tutti voi,
non solo la M.
D: SI tutti, e dunque con quello che c’era scritto sul foglio eri d’accordo? Non c’erano cose
che non ti andavano bene?
R: No ma io andava bene.
D: Andava bene, era tutto quello che tu volevi?
R: Si,si
D: Quindi quello che c’è scritto ti rispecchia? è giusto per te? Nei tuoi confronti?
R: Si, si, quello che si pulisce la camera , si mette in ordine, io sono d’accordo, mi piace
avere pulito.
D: E il progetto Fiona, quel foglio con scritto queste cose, l’hanno visto i tuoi famigliari?
R: No…
5. Qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti piace dove
si trova Casa Faro o vorresti si trovasse da un'altra parte?
D: Ok, bene. Quale era la prossima domanda? Ah si: Fiona a te qui a Riazzino dove si trova
casa Faro ti piace?
R: Si troppo
D: È un bel quartiere?
R: Troppo, mi piace
D: Perché?
R: Perché mi piace, è un paese bello, mi trovo bene con gli amici, vado a comprare il succo,
ogni tanto il responsabile mi da i soldi per i dolci, per lo shopping, per.. per i gioielli, per i
profumi…
D: Ok, quindi qui vicino trovi tutto quello di cui avresti bisogno?
R: Sisi, tutto. Io mi trovo bene qui a Casa Faro. Ogni tanto non ho voglia di andare a
lavorare.
D: Ormai quello, il lavoro… ormai un po’ tutti, anche io delle volte vorrei restare a casa a
dormire a ormai… è normale.
R: Risata
L’organizzazione
Allegato numero 4: interviste 1. Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte?
D: Qua a volte si propongono delle attività, tu puoi scegliere se andare o no o sei obbligata?
R: Cosa?
D: Tipo oggi che siamo andati a far la gita: potevi scegliere se venire o eri obbligata?
R: No, ma volevo venire perché a me piace.
D: Hai scelto tu?
R: Si.
2. Hai la possibilità di proporre delle attività?
D: E tu hai mai proposto un’attività che ti piacerebbe fare qua a Casa Faro? C’è qualcosa
che ti piacerebbe fare che hai già proposto?
R: Mi piace fare la dieta, diventare magra, fumare ogni tanto un po’ di più..
D: (Risata) Ok, ma attività come fare passeggiate, qualcosa che ti piacerebbe fare che hai
proposto?
R: Andare in Kossovo a fare le preghiere, guarire… essere guarita e essere felice con me.
D: Fiona, che bella cosa, ma attività più piccole qui a Casa faro, sai come l’attività musica, la
cucina, te c’è un attività tipo queste che ti piacerebbe fare e non si fa ancora?
R: Non ho capito…
D: Sai delle volte c’è un foglio con su delle attività, come la M. e la Mo. che a volte si fermano
a far cucina con alcuni ospiti, il N. che a volte fa musica, ecco c’è qualcosa che a te
piacerebbe fare ?
R: Si andare ai ristoranti…
D: Ecco, e qualche volta andate? L’hai già proposto?
R: Si.
3. Vengono proposte attività all’esterno della struttura?
D: Bene, Qua ci sono delle attività che fai fuori da Casa Faro? In altri posti?
R: No non faccio niente, solo qua e poi in congedo.
D: Ecco e a volte andate fuori da Casa Faro, tipo oggi dove siete stati?
R: Alla festa
D: Quindi a volte fate cose anche fuori?
R: Si,si.
4. Vi sono attività che fai con altre persone che non siano gli operatori di Casa Faro?
5. Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne (famigliari,
vicini,..)?O attività con altre istituzioni/ associazioni?
D: Ok, e oltre le persone che ci sono qua, quando sei qui e non in congedo, fai delle attività
anche con altre persone che non sono persone di casa faro o operatori?
R: L’Y(vegliatrice) è cattiva!
D: Non ti piace è?!
R: La Y. non mi piace, tutti gli altri operatori mi piacciono, mi stanno simpatici, sono tutti
buoni. A parte Y.,la Marilù e Luca.
D: Ok, loro non ti piacciono tanto.
R: Non mi piacciono!
D: E lo so che a volte la convivenza non è facile, capisco.
Ma quando ci sono delle attività qui a Casa Faro. È già capitato che delle volte ci fossero
anche delle altre persone che non vivono qui? Tipo di altri istituti, i vicini o cosi? Fate delle
attività assieme ad altri istituti o con altre persone?
R: Come mi sono sentita?
D: No Fiona, quello che intendo è se a volte avete già fatto un’attività o un uscita con il Luca,
la Linda, la Marilù , ecc. ma anche con altre persone che non vivono qui a Casa Faro? È già
successo? Tipo persone che sono in altri istituti?
R: Che mi stavano “ antipatici” vuoi dire?
Allegato numero 4: interviste D: No, no ascolta bene, intendo se è già successo che è stata organizzata un attività con
qualcun altro che non si di casa Faro?
Se tu ad esempio hai già fatto delle cose, tipo quando usciamo a fare un’attività, ci sono solo
le persone di Casa Faro o anche altre persone che vengono con noi?
R: Nono, solo noi.
D: Ok, non è mai capitato dunque di fare delle uscite con altre associazioni come la
fondazione diamante? O con altri istituti?
R: Nono.
D: Ok, ecco era questo che intendevo.
E ti piacerebbe se si facesse che potresti conoscere anche altra gente?
R: Si (sorriso)
D: Ti piacerebbe vero?!
R: Sisi, conosco tanta gente.
D: si, e ti piacerebbe fare anche della attività con persone che non abitano qui?
R: Si, con persone gentile, persona che mi tratta bene!
D: Ok.
R: Magari sai far venire qualche ragazzo giovane.
D: Ok, conoscere nuova gente.
R: Si, di avere un ragazzo qua per poter chiacchierare
D: Ok, perché qua l’età è un po’ più grande della tua vero? Qui sei la più giovane Fiona?
R: Eh si.
6. Hai mai invitato un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa
Faro? Perché?
D: Vero, hai ragione. Poi cosa volevo chiederti. Ah, delle volte tue fai delle attività con qua
Casa Faro e anche la tua famiglia ad esempio?
O sono separate le cose?
R: Non ho capito
D: Se fai delle attività qui a Casa Faro a cui vengono anche la tua mamma, il tuo papà ad
esempio? O fai cose separate?
R: Nono, io…io…. Dico per Luca per Y e per Marilù ma.. che sono cattivi..
D: Nono, la domanda è se delle volte ad esempio tu inviti qui la tua mamma e il tuo papà a
cena?
R: Nono.
D: Ok, fate le cose separate? Se vengono è per andar a casa con loro?
R: Sisi, io vado a casa, mangio a casa, quando sono qua mangio qua e basta
D: La tua famiglia non viene mai qua
R: Nono non viene mai qua da me.
7. La tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre
modifiche agli altri spazi( salotto ecc.)?
D: Poi volevo chiederti, tu la camera qua ti piace?
R: Si!
D: L’hai potuta fare un po’ come volevi te? Decorarla?
R: Si, ma ogni tanto sento le voci.
D: Senti le voci…
R: Si sento le voci che venivano in camera mia e mi disturbavano
D: Ok, però per come è fatta hai potuto mettere le cose come volevi te?
R: Si, però quando andavo in sala…. Scappavo dalle formiche ma non mi lasciavano..
D: Ah ok…
R: Si, avevo le formiche in corpo, mi alzavo dal letto e andavo la perché dovevo per forza
scappare via.
D: Perché ti spaventavano?
Allegato numero 4: interviste R: Si, poi andavo in salotto, così non mi lasciavano, allora ho dovuto mettere la testa nel letto
dall’altra parte.
D: Ah ok, ho capito. E tu delle volte ho visto che in Atelier fai i centrini?
R: Si.
D: E li usi anche per decorare un po’ qua il salotto vero? Delle volte?
R: Si,si.
8. Per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone
che vi abitano? Ed ad avere o degli spazi più ristretti per te dove poter stare in
tranquillità?
D: Ok, tu quando vuoi star da sola riesci a star da sola qua?
R: Si!
D: Ti prendi il tuo spazio. Dove è che vai?
R: Sto qua.
D: In camera..
R: Sto con Claudio, sto con gli operatori, esco un po’ fuori…
D: Ok, riesci a trovare lo spazio per stare per te da sola se vuoi star sola?
R: Sisi…
9. Hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar negozi presenti?
D: E qua vicino conosci altra gente? Hai conosciuto delle persone nuove?
R: Si, tanti!
D: Tanti?
R: Si tanti
D: Ok, e qualche volta tu vai vero nei bar e nei negozi?
R: Si,si, vado nei negozi.
La Progettazione
1. Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi cari?
Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare?
2. Avete mai parlato tutti assieme dei problemi con i vicini/ negozi/ bar e sulle possibili
soluzioni da intraprendere per andare d’accordo?
D: Qua delle volte fate degli incontri tutti assieme in cui parlate dei vostri problemi?
R: No.
D: No? Questo non capita.
R: Con Camillo si.
D: Ok, tu parli piuttosto con le persone qui
R: Si ma non con tutti!
D: Tu sei qui da poco vero?
R: Si.
D: Forse non ti ricordi, ma delle volte si fa una riunione tutti assieme. TI ricordi che una volta
siamo andati di la nell’ufficio dall’altra parte, tutti assieme, c’era anche il Davide. Che avete
potuto parlare di quello che non andava, di quando litigavate cosi ti ricordi questo?
R: No, dimmi ancora…
D: Non ti ricordi?
Una volta siamo andati di la nel ufficio di sotto, quello che ha la porta che si apre il lungo
cosi, ti ricordi?
R: Si.
D: Ecco, vi siete trovati tutti per parlare di quello che non andava e come potevate migliorare
le cose?
R: Era meglio, andava bene.
D: Però vi siete trovati a parlare, ti ricordi? Tutti assieme?
R: Per chi?
Allegato numero 4: interviste D: Per parlare, ti ricordi che c’era un periodo in cui tutti erano un po’ nervosi, che c’erano un
po’ di liti..
R: SI, a me non mi va quando sento che litigano
D A te piace andare d’accordo con tutti vero?
R: Si, a me piace andare d’accordo quasi con tutti, mi piace andare d’accordo.
D: Ma tu quando non vai d’accordo con qualcuno riesci a parlarne con gli altri? A dire che
non stai bene ?
R: Con il Camillo.
D: Ne parli con il Camillo, non tanto con gli operatori quindi?
R: Nono.
D: Ok, va bene.
3. Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale
con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa?
4. Ti senti coinvolto/a nelle decisioni che ti riguardano?
5. Nella stesura degli obiettivi e del progetto individuale ti riconosci?
Quasi finito, scusami è un po’ lungo.
D: Ti ricordi quel progetto che dicevi che hai firmato con su dell’armadio.. a no, questo te l’ho
già chiesto prima…
Nelle decisioni che ti riguardano, nelle decisioni dunque che sono per te, ad esempio se si
decide che un tu devi dimagrire. Tu ti senti coinvolta, ti si chiede se sei d’accordo? Sei
d’accordo sulle decisioni che vengono prese su di te?
R: Ogni tanto mi piace avere due franchi al giorno per comprare i succhi.
D: Ok, però quando si fa qualcosa che riguarda te ti si chiede se va bene o si decide e
basta? Di solito? O ti si chiede come la pensi?
Ad esempio quando vai dalla dietologo, tu eri d’accordo di dover dimagrire?
R: Si.
D: Non ti hanno obbligato quindi ti hanno chiesto?
R: Si.
D Ok, ecco bene abbiamo finito, grazie mille.
Q) Marisa14
Partecipazione al servizio e al territorio:
1. Gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e non verbale chiaro
quando si rivolgono a te?
D: Ecco, la prima domanda è se gli operatori di Casa Faro utilizzano un linguaggio verbale e
non verbale chiaro quando si rivolgono a te?
R: Eh, si ,si rivolgono con parole facili, semplici… per me.
D: Per te, ok, e anche il non verbale, i gesti sono adeguati?
R: Adeguato, certo.
2. Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche
modo?
D: Sei spinto dagli operatori a collaborare e fornire supporto agli altri ospiti in qualche modo?
Ad esempio quando qualcuno è in difficolta?
R: Ma dipende io mi arrangio da sola, se vedo la Lidia o qualcuno in difficoltà (pausa
lunga)…
D: Vai tu?
R: Si vado io.
D: Gli operatori non sono loro che ti consigliano ad esempio, guarda c’è quella persona che
sta male potresti aiutarla..
14
Nome fittizio per preservarne la privacy.
Allegato numero 4: interviste R: No, no, no.
3. A casa Faro scrivete un giornale? Scrivete voi stessi gli articoli?
Vi è una collaborazione anche con persone fuori da Casa Faro? (es: interviste a altre
persone?).
Rimane solo all’interno della struttura o viene distribuito anche ai vicini/famigliari?
D: A casa Faro scrivete un giornale...
R: Certo, è uscita solo una, uno neh?
D: Si penso…
R: Che mia madre sta aspettando, tutta la famigliola il secondo..
D: Il primo l’hanno letto?
R: Certo.
D: E scrivete voi gli articoli?
R: Si, io ho scritto anche su tante cosette… è bello, carino.
D: Ok, e quando fate gli articoli per il giornale c’è una collaborazione anche con altre persone
fuori, ad esempio per le interviste, o no?
R: No, io ho fatto con la D. e basta.
D: Quindi nel primo giornale non siete usciti a intervistare qualcuno di fuori o?
R: No, no.
D: E il giornale rimane solo all’interno di Casa Faro o viene anche distribuito ai vicini e
famigliari?
R: Viene distribuito ai famigliari, i miei lo hanno ricevuto…
D: Ok, e sai se tipo i vicini lo ricevono o? Tu hai chiesto apposta che venisse dato ai tuoi
genitori?
D: No, non ho chiesto, l’hanno spedito, perché mamma da un obolo ogni anno per casa Faro,
penso sia per quello…
D: Ok , allora glielo hanno spedito?
R: Si era molto contenta, rideva per le barzellette della….
D: Della Marilù? Che ridere!
4. Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia? Sono coinvolti nelle
decisioni che ti riguardano ad esempio nella redazione del tuo progetto individuale?
D: Da quando sei a Casa Faro hai contatti con la tua famiglia?
R: Si,… c’è stato un periodo prima che è morto Kurzio che stavo più con lui che con la mia
famiglia, ora invece ho ripreso con i mie fratelli,..
D: Ok…
R: Mamma la sento tutti i giorni.
D: Ah che bello, si…
E quando ci sono delle decisioni da prendere che ti riguardano, ad esempio ora che è stato
fatto il psi loro sono coinvolti, loro sanno cosa viene deciso, vengono informati?
R: Certo certo.
D: Di tutto.
R: Si, si sono già informati.
D: Ma da te o da Casa Faro?
R: Per le medicine?
D: No sai per gli obiettivi che ci sono nel tuo progetto che hai firmato ad esempio….
R: Ahh, con la M. che adesso è la mia educatrice di riferimento abbiamo parlato molto, mi ha
detto cosa mi sarebbe piaciuto fare. Io ho detto questo, questo, questo, e cosi va benissimo!
D: Ok, dunque stata una decisione tua, la tua famiglia in questo caso non è che a
partecipato all’incontro?
R: No, no
D: Neanche dopo vero?
R: No.
D: Non c’è mai stato un incontro tutti assieme con la tua famiglia e gli operatori?
Allegato numero 4: interviste R: No, mai stato un incontro con me e la mia famiglia non c’è mai stato nessun incontro.
C’era con Kurzio quando c’era ancora lui, ma ora sono da sola
D: Gli incontri per le decisioni come per il progetto dunque li fai tu da sola con gli operatori?
R: Da sola, c’è il curatore.
5. Qui a Riazzino riesci a fare tutto quello che vorresti? Manca qualcosa? Ti piace dove
si trova Casa Faro o vorresti si trovasse da un'altra parte?
D: Ok e qua a Riazzino se no ti trovi bene?
C’è tutto quello che vorresti?
R: Si ultimamente mi trovo molto meglio, penso di essere migliorata da quello che abbiamo
fatto con Davide l’ultima volta e con il curatore, rispetto anche a quello che c’era scritto sui
fogli che ho firmato.
D: Ti rispecchiano?
R: Si rispecchiano quello che voglio, che è!
D: Ma rispetto a dove si trova Casa Faro, il quartiere, secondo te è una bela posizione, da li
riesci a…
R: Se posso dirlo non è una bella posizione!
D: Sisi tu devi dire quello che pensi, devi essere sincera…
R: È un quartiere che io chiamo il Bronx!
D: Il Bronx, perché?
R: Pettegolezzi…poi anche le persone, non mi piace molto…
D: Ah ok.
A parte quello a Riazzino c’è tutto quello di cui avresti bisogno, ad esempio negozi se vuoi far
shopping, bus , se vuoi andare dal parrucchiere… oppure preferiresti..
R: Io sono 7 anni che non vado dal parrucchiere…
D: Vero? Fai la tinta a casa. Ma se tu vorresti fare delle cose a Riazzino avresti la possibilità
di farle oppure…
R: Se mi aiuta la famiglia, perché io non ho più le entrate
D: Anche per gli spostamenti così?
R: Mi danno i soldi per il bus o mi accompagnano di solito.
D: Ok, e per fare un esempio preferiresti che Casa Faro fosse a Locarno che ci sono più
cose vicino a va bene qui? Perché Locarno se vuoi c’è tutto, ci sono i negozi, se vuoi andare
da una parte vai ecc
R: Certo, Certo, a me piacerebbe che fosse a Minusio.
D: A Minusio, come mai?
R: Sai che io avevo visto la casa di ferro. Sai quale è , in riva al lago. Ho detto perché non ci
trasferiamo un po’ qua.
D: Ah ti piacerebbe (risata), con la vista sul lago.
R: Non so Davide cosa ne pensa
D: Economicamente soprattutto….
R: Economicamente si( risata)
C’era una mia amica li, che abitava
D: Vero? Che fortunella.. Vero come zona Riazzino, non è, non ti offe tutto..
R: Minusio è meglio…
D: Ok, ma come zona, per l’offerta delle cose che ci sono.. ammetti che vorresti andare..
R: Io ammetto che non mi piace il posto dove siamo…
D: Non ti piace…
R: Non mi piace!
D: Ok, ecco.
R: Posso metterlo?
R: Certo, tu devi essere sincera
L’organizzazione
Allegato numero 4: interviste 1. Hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte?
Ecco ora passiamo ad altre domande, ora ho fatto queste 5 vedi, ora passiamo a quelle che
riguardano più l’organizzazione…
Ad esempio tu hai la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle attività proposte?
R: Certo, ultimamente partecipo a tutte le attività..
D: Si, ho visto.
R: Però mi dimentico sempre di scrivere il mio nome sul cartellino…
D: Però dai, noi vediamo che partecipi…
R: Si partecipo a tutto!
2. Hai la possibilità di proporre delle attività?
D: Ok, e comunque tu hai la possibilità di proporre delle attività. Se tu vorresti?
R: Io avevo proposto alla M. il mercatino…
D: Ahh…
R: Eh, andrà in porto
R: Andrà in porto? Bene bene, bene.
3. Vengono proposte attività all’esterno della struttura?
D: E ci sono delle attività che fai con persone che non siano gli operatori di casa Faro, ad
esempio c’è un uscita o delle attività che fai con persone che non sono strettamente di casa
Faro?
R: Con mio fratello…
D: Mmm mmm….
R: Il mio adorato fratellino, anche se ha 47 anni non è più piccolino
D: (risata)
R: Con il macinino di 77 anni
D: Ah si, …
R: Poi andiamo a Casa dalla mamma. Mamma sempre mamma.
D: E si ( risata).
E poi… mmm questo l’ho chiesto..
R: Poi sai trovo sempre tutti, la mia famiglia
4. Vi sono attività che fai con altre persone che non siano gli operatori di Casa Faro?
D: Che bello. Ecco E un'altra domanda simile a quella prima che era se fai attività con altre
persone, questa è se ci sono delle attività che Casa Faro propone che coinvolgono anche
persone esterne come famigliari o vicini? Ad esempio se a Casa Faro viene proposta un
uscita dove sono invitati anche i famigliari..
R: Sarebbe bello questo.
D: Però non si fa adesso?
R: No, no.
C’era gli anni scorsi, si faceva la grigliata li a casa Faro, e adesso non si fa più per il troppo
lavoro penso..
D: Ok, e si faceva con tutti assieme?
R: Si, i miei venivano ed erano felici.
5. Casa Faro propone attività che coinvolgono anche persone esterne (famigliari,
vicini,..)?O attività con altre istituzioni/ associazioni?
D: Ok, e invece attività che si fanno con altre istituzioni o associazioni.. tipo non lo so casa
Faro con un altra istituzione?
R: No,no.
D: Mai fatto?
R: No, eh si ero andata io al centro diurno tre volte, però era uno strazio...
D: Il centro diurno dove?
R: A Locarno
Allegato numero 4: interviste D: Ok, però questo non tutti assieme, solo tu, come progetto giusto?
R: Si
D: Ok, quindi tutti assieme con altre istituti ecc. non c’è?
R: No.
6. Hai mai invitato un tuo famigliare o amico a passare del tempo qui con te a Casa
Faro? Perché?
D: E tu hai già invitato qualche amico o qualche famigliare a passare qui il tempo con te?
R: Io li invito sempre, però non ci vengono mai.
D: Ok, e perché pensi che non vengano?
R: Sono venuti quando è morto Kurzio, il giorno del funerale in 4, a posto che 7. Io ero sta
felice, quando vedo arrivare mio fratello gongolo...
D: Gli vuoi bene…
R: Mi viene a prendere, viene anche solo a bere un caffè assieme e io sono stra felice
D: Bhe si è una cosa bella…
R: Eh si..
D: Ma perché pensi che non vengono? Per come è fatta casa Faro o per altri motivi?
R: Nono, mamma alle volte sai… non ci sono gli altri fratelli, hanno le loro famiglie…
D: Ok, dunque un po’ per altri impegni…
R: Si per altri impegni…
D: Non per casa faro in se..
R: No, non per casa Faro!
7. La tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi? Hai la possibilità di proporre
modifiche agli altri spazi( salotto ecc.)?
D: Ok, e tu la tua camera l’hai potuta personalizzare come volevi?
R: Si, adesso è un casino…
D: Risata!
R: Mia mamma ha voluto che portassi fuori tutti i vestiti che avevo..
D: Una valigiona è…( risata)
R: Eh già 10 mila franchi di vestiti li ha dati via per 250 franchi.
D: Uh!
R: Si quasi la strozzo, e poi ha perso anche il borsellino con i 250 franchi..
D: Oh no, ma caspita( risata)!
Eh se tu vorresti cambiare qual cosa d’altro, ad esempio il salotto com’è è arredato, potresti?
R: Ecco, da quando ci sarà la mensa mi piacerebbe che fosse un po’ come è di sopra, con
un tappeto, un tavolino, un divano.
D: Accogliente?
R: Si accogliente, più casa
D: Ok, e pensi che se lo proponi lo accettano di fare o ti direbbero di no non si fa?
R: Di tirar via quel tavolone dove mangiamo!
D: Eh si è grande!
R: E di fare ancora… un bel salotto!
D: E pensi che accetterebbero le tue proposte se dici di cambiare?
R: Eh si, io penso di si..
D: Ok, è già successo che hai proposto di arredare ad esempio il salotto e che è stato fatto?
R: No, la mai camera quando è morto Kurzio.. .volevo portare giù tutti i mobili ma non ci
stavano.
D: Ok, però hanno accolto la tua richiesta diciamo.
R: Si ho portato giù il tappeto, e una lampadina.
D: Ok, e ad esempio nel salotto hai già provato a proporre ad esempio di mettere una
lampada, qualcosa che è stato fatto o ancora no?
R: No, non ancora perché siamo ancora li tutti a far colazione.
Allegato numero 4: interviste D: Ok…
R: Dunque mi sembra che al momento non ci sia la possibilità. Quando saremo di la...
D: Proverai a proporlo?
R: Certo...
8. Per come è strutturata Casa Faro riesci a passare del tempo con le altre persone
che vi abitano? Ed ad avere o degli spazi più ristretti per te dove poter stare in
tranquillità?
D: Ok, scusa manca poco, è un po’ lungo.
Per come è strutturata casa Faro riesci a passare del tempo con le persone che vi abitano?
R: Certo, io sto bene anche con le mie coinquiline, e con la Solange…
D: E se vuoi stare più da sola?
R: Se Voglio stare più da sola io sto in camera...non a dormire come pensano tutti… io faccio
training autogeno…
D: Ahh.. bello
R: Ma adesso ho iniziato il corso anche con… con il Giacomo, la mattina, il lunedì, di
computer.. per imparare
D: Ok, e questa era un po’ una tua richiesta vero?
R: Si era una mia richiesta che ho fatto alla M.…
D: Ok…
Perché vuoi fare computer?
R: Perché mi piace e voglio imparare…
E voglio andare su tutti i siti.. a parte quelli porno..
D: (risata) a parte quelli porno ok…
Quindi se vuoi star tranquilla hai la possibilità di prenderti dei tuoi spazi?
R: Prego?
D: Se vuoi star tranquilla riesci a trovarti lo spazio per star da sola?
R: Si.
9. Hai relazioni con i vicini? Frequenti i bar negozi presenti?
D: Bene, e hai relazioni con i vicini di Casa così? Hai dei contatti con qualcuno?
R: Si, per noi andare al mezzaluna è come tirarci fuori da Casa Faro, da mondo, e
conosciamo diverse persone… simpatiche.
D: ok.. ok.. quindi frequenti anche i bar e i negozi vicino giusto?
R: Solo il mezzaluna, perché il Tamoil lo odio.
D: Se ci fosse un altro posto, ad esempio come il te danzante che ti piace andare, vicino a
casa Faro tu andresti? Ti piacerebbe?
R: No, mi piace andare a Losone.
D: Ok..
R: Ho abitato a Losone per 20 anni con il mio ex
D: Ok, si.. bene.
La Progettazione
1. Vengono organizzati dei momenti in cui è possibile confortarsi su temi a voi cari?
Sul funzionamento della struttura? Su cosa si potrebbe migliorare? 2.Avete mai
parlato tutti assieme dei problemi con i vicini/ negozi/ bar e sulle possibili soluzioni da
intraprendere per andare d’accordo?
D: Vengono organizzati dei momenti in cui potete confrontarvi su temi a voi cari? Ad
esempio vengono organizzati dei moment per parlare di temi che vi suscitano interesse, ad
esempio se c’è stata una discussione che volete chiarire…
R: A casa?
D: A casa Faro, si.
Allegato numero 4: interviste Vi sono dei momenti organizzati da caso in cui vi potete trovare per parlare? Delle riunioni?
Qualcosa cosi?
R: Si con il responsabile, ogni tanto ci sono delle riunioni, raramente ultimamente.
D: Ok, si, e li avete la possibilità di parlare di quello che volete?
R: Certo, certamente.
D: Ok, avete mai parlato tutti assieme dei problemi con i vicini, bar e sulle possibili soluzioni
da intraprendere per andare d’accordo?
R: No.
D: No, ok.
3. Vengono fatte delle verifiche continue su come sta andando il progetto individuale
con gli operatori di riferimento? Quante volte in un anno circa?
D: Vengono fatte delle verifiche per vedere come sta andando il progetto individuale, quello
che hai fatto con la Manuela?
R: Si.
D: Ogni quanto?
R: Io l’ho fatto due settimane fa...ero un po’ emoczionè..
D: (risata) emoczionè?
R: Si, però andato tutto per il meglio!
È migliorato tutto… e io sono felice.
D: Ok si, e questi incontri , ogni quanto li fate…
R: Io ho firmato!
D: Ok, e ora sai se farete degli incontri per verificare come sta andando il progetto? O... non
ne avete parlato..
R: Non abbiam parlato di questo…
D: Ok, e gli altri anni ti ricordi se facevi degli incontri più volte all’anno o se invece parlavi
con la M. del progetto solo quella volta che hai firmato?
R: Io la M. ce l’ho solo da Aprile, prima avevo la D. e la Mo.
D: Ok, e vi trovavate quanto con loro?
R: Raramente… con la Mo. sai…non mi trovo molto… con la M. è meglio
D: Ok, ti trovi meglio.
R: Si, l’ho anche fatta venire a casa dalla mami.
D: Ok, che bello, e con lei ti trovi più spesso a parlare anche del tuo progetto?
R: Si,si, se io ho bisogno la Manuela è a disposizione
4. Ti senti coinvolto/a nelle decisioni che ti riguardano?
D: Ok, ti senti coinvolta nelle decisioni che ti riguardano?
R: Certo!
D: Quindi quando viene fatto qualcosa che riguarda te ti viene sempre chiesta la tua
opinione?
R: Si, sempre.
5. Nella stesura degli obiettivi e del progetto individuale ti riconosci?
D: Negli obiettivi generali del progetto ti riconosci?
R: Si, mi riconosco.
D: Vengono considerate dunque le tue aspettative future? Chi vorresti essere?
R: Certo
D: Ok, grazie Marisa sei stata molto gentile, l’intervista è finita.
Allegato numero 5: Diari Osservativi Durante il periodo di pratica professionale ho deciso di annotare alcune
situazioni ritenute interessanti per il mio lavoro di ricerca.
1) Diario osservativo: 22.03.2015
Luogo: Bellinzona
Ora: 20.00
Chi: Vari utenti, operatore N.
Con il pulmino alcuni utenti di Casa Faro si spostano al centro “Al Dragonato”
a Bellinzona per partecipare all’attività chiamata : “Why not?”.
Lo scopo dell’uscita è, in questo caso, partecipare all’attività musica.
Un operatore di Casa Faro si è messo a disposizione per suonare e cantare
assieme agli ospiti dell’istituto stesso ma anche assieme a chiunque voglia
partecipare all’attività. È dunque un evento aperto a tutti.
Non ho avuto modo di partecipare in prima persona a una di queste uscite,
ma mi è stato raccontato da più utenti che molte persone aderiscono a questa
iniziativa (specialmente persone che abitano vicino al Dragonato).
Un’utente mi ha raccontato che le piace molto partecipare al “Why not” non
solo perché le piace cantare ma anche perché così ha modo di uscire da
Casa Faro e di conoscere persone nuove.
Spesso la sorella di un utente partecipa a quest’attività che viene organizzata
all’incirca 1 volta al mese.
2) Diario Osservativo 5.04.2015
Luogo: Salotto di Casa Faro
Ora: 10.00
Persone presenti: vari operatori, io e Ascanio
Ascanio si è allontanato dalla struttura senza avvisare nessuno.
Poco dopo ritorna con un panino in tasca.
Alla domanda degli operatori su dove fosse stato, Ascanio risponde di essere
andato al Tamoil e di aver preso un panino perché gli “piace molto”.
Poco dopo gli operatori sono tornati al Tamoil con Ascanio per fargli pagare il
panino.
Dopo questo episodio l’operatrice di riferimento di Ascanio ha parlato con
quest’ultimo e assieme hanno deciso di dar luce a un nuovo progetto.
Allegato numero 5: Diari Osservativi Nota: Il progetto avviato con Ascanio prevede che egli vada presso il
ristorante Tamoil un mezzogiorno al mese per pranzare da solo con il panino
che desidera. Aveva espresso questo suo desiderio scappando più volte dal
foyer per recarsi alla stazione di benzina dove rubava il pranzo. Si è dunque
deciso di avviare con lui un progetto volto anche a favorire la sua autonomia.
Per la sua prima uscita l’équipe ha deciso che l’utente fosse accompagnato
da me presso il Tamoil, in modo tale che potessi spiegare la situazione ai
camerieri del ristorante. Ho riferito loro che A. spesso dimentica di pagare e
che avrebbero dovuto richiamarlo, proprio come farebbero con una qualsiasi
altra persona, qualora lo avessero visto andarsene senza saldare il conto. Ho
fornito loro anche i numeri di telefono di riferimento in caso di necessità. La
sera stessa mi è stato chiesto di andare ad informarmi su come si fosse
svolto il pranzo.
3) Diario: 21.5.2015
Ore: 11.00
Dove: Mezza luna
Chi: Io, Marco, responsabile Ristorante
Marco chiede agli operatori di uscire a bere un caffè al bar mezzaluna vicino
alla struttura.
Decido di accompagnarlo io visto che i gerenti del bar non vogliono che vada
da solo.
Giunti al bar M. prende una tazza di caffè, io decido di non prendere niente
visto che avevo bevuto poco prima un bel bicchiere d’acqua.
Alla mia risposta di non voler consumare niente mi è stato detto che allora
non potevo sedermi al tavolo. Ho spiegato che ero li solo per accompagnare
Marco come era stato deciso con il responsabile .
La cameriera (e proprietaria del bar) mi ha detto di comandare da bere o
andare. Non sapendo cosa fare ho comandato una bibita.
Nota:
I problemi con il bar ci sono da molto tempo ormai, non riguardano più solo gli
utenti ma anche il responsabile e gli operatori di Casa Faro.
Allegato numero 5: Diari Osservativi I gerenti del ristorante hanno spiegato che il motivo per cui Marco deve
andare accompagnato al bar è il fatto che quando andava da solo sporcava il
tavolo e inoltre tossendo e avendo molto catarro “importunava” gli altri clienti.
Si è dunque deciso che Marco deve andare sempre al bar accompagnato
dall’operatore.
4) Diario 28.5.2015
Ora: 19.00
Luogo: Casa Faro
Chi: Io, Luca, altri ospiti, vari operatori
Ora di cena: Luca si presenta nel salotto di Casa Faro e inizia ad alzare la
voce.
Non vuole mangiare con gli altri utenti e vuole mangiare in camera.
Si rivolge agli altri ospiti chiamandoli maiali e dice si essere stufo, di volersene
andare da qui.
Gli ho chiesto quale fosse il motivo del suo disappunto. Lui mi ha risposto
dicendo che non invidia il mio lavoro, che lui non riuscirebbe a lavorare con
persone “così”. Mi dice di non trovarsi bene con loro e di voler mangiare da
solo nella sua camera.
Nota: l’episodio non è isolato, quasi ogni sera si ripresenta la stessa
dinamica.
5) Diario osservativo: 23.04.2015.
Persone: Irene, Io
Luogo: appartamento di Casa Faro
Irene sta preparando la borsa da viaggio.
Le domando come mai e mi spiega che si sta preparando perché in serata
andrà a prendere il treno per andare in svizzera interna a trovare i suoi
parenti.
Le domando dunque se è contenta e mi risponde sorridendomi che non vede
l’ora. Le chiedo dunque se va spesso a trovare i sui parenti e mi risponde
dicendomi che appena riesce va. Mi spiega che a lei non piace rimanere a
Allegato numero 5: Diari Osservativi Casa Faro e che dunque questo momento che può prendersi per uscire è
molto importante per lei, le permette si staccare.
Le spiego che capisco cosa intende e le lascio finire di preparare la borsa.
Nota: Irene, è un utente sulla cinquantina, il suo progetto prevede che da qui
a pochi mesi vada ad abitare per conto suo in un appartamento protetto.
In questi ultimi tempi si sta cercando dunque di responsabilizzarla e
prepararla alla vita che troverà al di fuori dell’istituto. L’utente lavora presso il
centro diurno e ha iniziato ad assumere da sola le terapie.
7) Diario osservativo: 8.06. 2015
Luogo: salotto di Casa Faro
Persone presenti: Io, Daniele, vari operatori
Daniele un nuovo utente che è arrivato a Casa Faro a inizio giugno, parla e mi
racconta dei suoi interessi.
Mi racconta della precedente vita in comunità e del suo desiderio di lavorare.
Mi spiega che non gli piace rimanere senza aver niente da fare tutto il giorno,
che gli piace tenersi occupato e mi dice che prima di entrare in comunità
amava far palestra e che gli sarebbe piaciuto ricominciare.
Giacomo, un operatore presente alla discussione, interviene e gli dice che se
vuole ci si può informare sulle varie palestre dei dintorni.
Il giorno successivo Giacomo e Daniele sono andati assieme presso le varie
palestre e si sono informati sui prezzi e gli orari.
Due settimane dopo quando sono andata a trovare gli ospiti di Casa Faro
Daniele mi ha raccontato che ha iniziato a fare palestra. Gli ho chiesto come
stava andando e mi ha risposto che era molto contento e che gli piaceva
molto. Era contento che il suo desiderio era stato accolto così velocemente,
infatti mi dice che nella comunità dove era prima le cose non funzionavano
così. Dice che era una “prigione” e che non poteva mai uscire dall’istituto da
solo.
Allegato numero 5: Diari Osservativi 8) Diario osservativo: 8.06.2015
Luogo: ufficio di Casa Faro
Persone presenti: Marisa, responsabile Casa Faro, tutore di Marisa, Io
E in un secondo momento: Beatrice, responsabile di Casa Faro, tutore
di Beatrice.
Ho avuto l’opportunità di partecipare a qualche incontro annuale per la
definizione del Progetto di sviluppo individuale.
In queste occasioni ho potuto constatare che all’incontro sono presenti di
norma : il tutore legale dell’utente, il responsabile della struttura e l’utente in
questione.
Durante l’incontro l’utente, il responsabile e il tutore fanno un punto della
situazione mettendo in luce le risorse e i limiti su cui lavorare. Inseguito tutti
assieme rileggono il piano di sviluppo individuale che è stato redatto dagli
operatori di riferimento e, una volta visionato il documento, utente e tutore
hanno la possibilità di apportare dei cambiamenti qualora vi fosse qualcosa
sui cui non siano d’accordo.
L’incontro ha la durata di circa 1 h.
9) Diario osservativo: 06.06.2015
Luogo: Sala riunioni Casa Faro
Ora: 10.00
Persone presenti: équipe di Casa Faro, io, Arte terapista
Durante la riunione d’équipe è stata invitata l’Arte Terapista che segue alcuni
utenti di Casa Faro per presentare il lavoro svolto da Ascanio in quest’ultimo
anno.
L’arte terapista inizia esponendo i primi disegni di Ascanio, fatti solo da poche
righe. Spiega che questi primi disegni sono stati fatti dall’ospite in maniera
molto frettolosa. Secondo la terapista Ascanio sembrava voler finire la seduta
di Arte terapia al più presto per poter andar via, infatti si collocava sempre
vicino alla porta.
Con il passare del tempo i disegni di Ascanio sono diventati sempre più
articolati e ricchi di dettagli.
Allegato numero 5: Diari Osservativi Il lavoro che ha stupito tutti è stata la biografia: la terapista ha fatto disegnare
a Ascanio le tappe principali della sua vita. I disegni erano accompagnati da
una breve descrizione.
Nessun operatore si aspettava che Ascanio avesse queste risorse, e che
tramite il disegno potessero emergere cosi tanti dettagli. Molte cose
raccontate attraverso i disegni non erano mai venute alla luce tramite il
linguaggio
comune.
Infatti,
Ascanio
non
si
esprime
molto
con
la
comunicazione verbale.
Dopo quest’esperienza l’équipe ha iniziato a pensare di proporre varie attività
da far svolgere quotidianamente ad Ascanio per permettergli di esprimersi
maggiormente.
Dai disegni è inoltre emerso il suo grande desiderio di essere più autonomo,
di non dover essere sempre accompagnato dagli operatori.
Allegato numero 6 Intervista a Michele Mainardi
1.Se promuovere l'inclusione significa lavorare per far si che ogni persona, indipendentemente dalla propria condizione non subisca trattamenti differenti e degradanti, lei come giudica la creazione di un'apposita Convenzione da parte dell'ONU per i diritti delle persone disabili? Se una convenzione dell'Onu deve dichiarare che queste persone hanno diritto, fanno parte degli uomini praticamente vuol dire che fin qui non lo abbiamo considerati. Vale per le persone con disabilita, per i bambini, per le donne. Si dovrebbe parlare di diritto dell'uomo in generale, invece dover richiamare che anche quelle persone hanno dei diritti vuol dire che fin qui li abbiamo trascurati. La dichiarazione sembra dover sottolineare che anche loro sono persone. 2. In che modo una struttura/servizio, che di per sè esclude chi lo abita, può promuovere l'inclusione sociale? Attraverso quali strumenti/modalità? Anche un coro esclude. Ma ha una ragione di escludere, è coerente con un obiettivo , ha un progetto preciso, e sceglie delle persone che sono coerenti con il progetto. Non è che tutto deve essere inclusivo, perché abbiamo la necessità che una squadra di calcio o un coro escludano perché hanno un obiettivo preciso. Il problema è quando l'obiettivo non giustifica l'esclusione: in una squadra di calcio vi è spazio per chi gioca a calcio, per chi fa il segnalinee e c'è spazio anche per chi prepara il te, tanti spazi diversi. Qui sarebbe grave se non si riesce a trovare uno spazio per tutte le persone. Ma il coro come la squadra di calcio hanno diritto di escludere perché hanno un obiettivo, le persone che sono li non sono mica disposte a andar male perché siamo inclusivi. Non si fa niente di speciale quando si possono fare delle soluzioni inclusive in contesti normali. Questo é il principio della Lispi, nell'articolo 11.( 'art. 11 della LISPI prevede inoltre che nella scelta dei provvedimenti deve essere data la precedenza a quelli che favoriscono l'integrazione dell'invalido nella società; di regola, si può optare per l'accoglimento in istituto solo dopo aver sperimentato senza esito positivo altri provvedimento o quando possano essere escluse altre soluzioni.) Nessuno nega che delle persone in situazione di handicap occorrano delle attenzioni speciali, sarebbe sbagliato il contrario, ma queste attenzioni speciali non coincidono necessariamente con luoghi speciali. Delle attenzioni speciali si possono dare dappertutto. Nell'esempio della squadra di calcio è vero che devi saper giocare bene se no sei fuori, chiunque sarebbe fuori, li dentro però ci sono anche delle possibilità di impiegare le persone con funzioni dignitose come preparare il the al limone, portare Allegato numero 6 le maglie ecc, funzioni dignitose che hanno un senso all'interno di un gruppo ma che non pregiudicano il funzionamento del gruppo. Spesso vogliamo integrare a oltranza o fare dell'inclusione una specie di principio assoluto ma questo è sbagliato. Bisogna che l'interesse individuale e quello collettivo si incontrino, e questo non vuol dire che devo segregare d'ufficio. L'inclusione da il diritto di cittadinanza indipendentemente da come sei. La persona ha il diritto di essere come è all'interno del contesto senza però pregiudicare le finalità del contesto. Se uno è stonato non lo metteremo a cantare, ma magari suonerà o farà altro, se no sarebbe una forzatura: sarebbe una condizione in cui una persona normale non si troverebbe. Se sei normale e stonato non canti, invece a te ti faccio cantare solo perché sei disabile, e non ho il coraggio di dirti che sei stonato. Però in questo modo le cose durano poco, il coro verrà smontato e ricostruito da un altra parte senza la persona disabile. 3. Riprendendo i concetti da lei presentati durante il modulo di Percorsi nella disabilità, sulla situazione di handicap e l'handicap di situazione, possiamo dire che l'inclusione non comporta solo un cambiamento a livello istituzionale, bensì un educazione al diritto di cittadinanza. In veste di operatori sociali, come promuovere questo diritto a tutti i livelli? Partendo dal presupposto che l'inclusione rappresenta, oltre al pari diritto di cittadinanza, un cambiamento che riguarda sia le reti formali che quelle informali, perché non cominciare dalle fasce d'età più basse, eliminando la separazione dei bambini già a partire dalla scuola materna, verso percorsi scolastici per tutti? Quando parliamo di persona in situazione di handicap noi la classifichiamo li, è sempre in questa situazione svantaggiata . Ma questo non è mica così vero. Perché una persona in situazione di handicap se ne approfitta un po' della sua situazione per trarre alcuni vantaggi ( handicappato e carogna David Anzalone), ad esempio approfitta degli spasmi per allungare le mani. Se la definiamo in situazione di handicap le cose non cambiano, la persona si trova e troverà sempre in questa situazione svantaggiata. Mentre se noi diciamo la persona con il suo deficit vive un handicap di situazione posso smontare uno svantaggio dopo l'atro. Se ad esempio sono in carrozzina e man mano alle rampe di scale aggiungo una rampa elimino a poco a poco degli handicap Allegato numero 6 di situazione. La persona resta in situazione di handicap come da definizione ma gli handicap di situazione a poco a poco posso farli sparire. Agisco sull'ambiente che genera una situazione di handicap e lascio invariate quelle condizioni che possono definire una condizione di svantaggio rispetto agli altri, il deficit resta però la persona riesce ad esercitare dei diritti. ( immagine voto: esercitate il vostro diritto al voto, rampa di scale-­‐-­‐-­‐> la persona ha le capacità per votare ma non può farlo a causa di una barriera architettonica-­‐-­‐> non potendo salire le scale la persona non può esercitare un suo diritto da cittadino). Fondamentale identificare qual è il più alto grado di esercizio della cittadinanza che la persona può avere. Diritto di cittadinanza può anche voler dire scegliere se bere una coca cola o una gazzosa, non vuol dire andare a votare necessariamente. Vi sono infatti persone in situazione di handicap con una scemata capacità di intendere e di volere ma l'esercizio del loro libero arbitrio per piccolo che sia rende onore al diritto di cittadinanza( dammi almeno la possibilità di scegliere tra due cose). Partire presto è una buona idea. Spesso non si trova il concetto di inclusione perché è un concetto nuovo, molti pensano che integrazione e inclusione siano sinonimi. Non basta mettere vicini o inserire per integrare. Integrazione è un processo reciproco bidirezionale che fa si che queste persone si sentino partecipi di qualche cosa. Infondo i concetti sono simili , processi interpersonali di scambio e incontro Prima si inizia a promuovere questo concetto prima si riuscirà a avvicinarci all'inclusione e all'accessibilità. Abbattere i pregiudizi e le rappresentazioni per ridurre delle condizioni di svantaggio secondarie dovuto alle rappresentazioni che l'altro ha. Permettere di essere li cosi come sei senza aver svantaggi tu o creare svantaggi agli altri. Ognuno deve fare il meglio.. progetto individualizzato, spiegare il perché si fanno date cose. L'individualizzazione va spiegata ai genitori e anche ai bambini per far comprendere il perché si fanno date cose, educare anche chi sta intorno, anche se è sicuramente un processo impegnativo. Importante avere attenzioni speciali, su misura per dare le stesse opportunità a tutti. Es allacciare bottoni al foyer. Educare all'uguaglianza piuttosto che alla diversità. Educare alla diversità implica giustificare che siamo diverse, che vi sono persone inferiori ecc attribuendogli date qualità. Non nego la diversità: ho gli stessi diritto dell'altro, non ad avere diritti diversi. Allegato numero 6 Diversità: creiamo delle altre condizioni per avere lo stesso diritto, ma nelle stesse condizioni non ho gli stessi diritti (scale senza rampe per andare a votare) A volte in nome di un ideologia si sacrificano i bambini, non bisogna usare lui per avere a tutti i costi integrazione o inclusione, se non funziona c'è un perché.
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Analisi della capacità inclusiva di un servizio: Casa Faro