Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 1 Istituto Italiano per gli Studi Cooperativi Luigi Luzzatti Sussidio Didattico Sussidio didattico B x per Studenti Realizzato con il contributo del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 1 SUSSIDIO DIDATTICO PER LA PROMOZIONE COOPERATIVA NELL’AMBITO SCOLASTICO E DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE x per Studenti B Manuale B 28-06-1997 11:57 Il testo è stato redatto, sotto l a super v i s i o n e sc ientif ic a del pro f . Michele COLASANTO e con la collaborazione di Walter W I L L I A M S, da Maurizio AMBROSINI (I n t ro d u z i o n e), Pietro SCALISI (L’agire cooperativo), Lorenzo DOSSI (Introduzione agli aspetti am ministrativ i e gestionali dell’impre s a coo perativa ed Esp erienza esemplare Coop. D e l t a) Sara Z A N D R I N I (esperienza esemplare: Coop. Fraternità). Grafica e impaginazione Coop CLAPS • Pordenone Stampa Arti Grafiche RISMA Roveredo in Piano - PN Aprile 1996 Pagina 2 Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 3 INDICE PREMESSA INTRODUZIONE L’AGIRE COOPERATIVO INTRODUZIONE AGLI ASPETTI AMMINISTRATIVI E GESTIONALI DELL’IMPRESA COOPERATIVA ESPERIENZE ESEMPLARI APPENDICE Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 5 Premessa Lo scopo essenziale della cooperazione è quello di dare risposta a bisogni sociali ed economici (di persone, gruppi, categorie), valorizzando l’associazionismo e la pratica di principi e valori quali la mutualità, la solidarietà, l’autogestione, la centralità dell’uomo, la responsabilizzazione, lo spirito di servizio. Negli statuti di quasi tutte le cooperative si legge che il proprio obiettivo è quello di contribuire alla crescita economica e morale dei soci. Alla base dello sviluppo della cooperazione sta l’educazione cooperativa, che é il principio “motore” della vita del movimento. Essa però non va rivolta solo ai soci delle cooperative, ma anche a quelli potenziali e futuri (o che comunque sono destinati ad entrare in qualche modo in contatto con loro), e quindi ai giovani, per i valori che la cooperazione persegue ai fini della partecipazione democratica, della collaborazione reciproca e della creazione di una società e di un’economia più eque ed a misura di uomo. La questione si sposta allora sugli strumenti più efficaci di promozione, che occorre allargare in termini di gamma ed innovare con riferimento ai contenuti per riconquistare interesse e modernità di proposta. Questo lavoro suddiviso in due volumi autonomi si rivolge ai giovani delle scuole medie superiori e della formazione professionale e ai loro insegnanti. Ha lo scopo di introdurli ai valori-guida e al funzionamento concreto di un sistema, quello della cooperazione, di cui molti hanno sentito parlare, quasi altrettanti hanno in varia misura acquistato i prodotti o fruito i servizi (dalla casa alla distribuzione commerciale, dall’orto-frutta al credito), ma pochi certamente hanno avuto occasione di frequentare e di conoscere in maniera non superficiale. Forse qualcuno avrà vagheggiato di creare un’azienda, di intraprendere un’attività con i compagni e gli amici con cui si trova bene, di dare una fisionomia strutturata ad idee e iniziative di solidarietà per ora basate sul volontariato: a questi “sognatori” specialmente è dedicato il presente testo, con l’intento di portare un contributo di chiarimento, di prospettazione dei valori e delle implicazioni della scelta cooperativistica, di fondazione più solida e documentata di un eventuale impegno in tale ambito. Ma più ampiamente questo lavoro intende contribuire ad un arricchimento dell’attività didattica, attraverso l’individuazione della cooperazione come vettore di apprendimento dei valori del lavorare insieme (con uno spirito di collaborazione e senso di responsabilità), del progettare, dell’organizzarsi per un fine comune, dell’andare alla scoperta dei bisogni sociali del territorio e della possibilità di rispondervi in maniera solidale. Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 7 Introduzione A 150 anni dalla costituzione della prima cooperativa a Rochdale continua ad essere di fondamentale importanza che il rilancio della proposta e dei valori cooperativi passi attraverso le nuove generazioni e quindi possa trovare nella scuola, centro nevralgico dei processi educativi e formativi, uno stabile punto di riferimento. D’altra parte, lo sviluppare nelle nuove generazioni (a partire dalla scuola) la cultura cooperativa - intesa come cultura della solidarietà, del servizio, del rispetto delle diversità, della tolleranza, della partecipazione/autogestione democratica e della responsabilità individuale e condivisa (che coinvolge tutti per il bene di tutti) - pare oggi rispondere ad un interesse generale in una società che vive una fase di passaggio epocale caratterizzata da una crescente frammentazione degli interessi, da forti conflittualità interne e da carente “senso civico”. Serve, allora, un progetto organico che accompagni il giovane nel suo processo di maturazione durante tutto l’iter scolastico, con l’obiettivo di procedere ad una progressiva educazione ed acculturazione cooperativa che dalla sensibilità ai valori di questo modello arrivi fino all’interesse per sperimentare concrete iniziative in campo economico ed in quello sociale. Può essere una strada per dare continuità a rapporti di amicizia e ad interessi comuni nati sui banchi di scuola. Questo manuale per i ragazzi è uno degli strumenti che viene messo a disposizione per un primo passo in questa direzione. Il significato educativo di ciò che qui proponiamo deriva dall’incontro di almeno tre istanze. Anzitutto, si colloca nell’alveo delle iniziative finalizzate alla transizione dall’esperienza scolastica al mondo del lavoro, e più precisamente alla conoscenza delle caratteristiche e del funzionamento delle imprese. Rispetto a realizzazioni, ormai abbastanza numerose anche se poco istituzionalizzate, centrate sull’impresa industriale di grandi e medie dimensioni, il nostro contributo intende far conoscere un tipo di impresa particolare e di notevole interesse: quello dell’impresa sociale cooperativa. Pur tenendo fermi i requisiti di efficienza e redditività, l’impresa cooperativa persegue finalità mutualistiche e di solidarietà sociale; promuove la partecipazione dei soci -e in special modo dei soci lavoratori- alle decisioni aziendali; vive in collegamento con la società locale e ne favorisce lo sviluppo. In questo modo si potrà arricchire per i giovani la gamma delle opportunità di conoscenza del sistema economico e del mondo del lavoro, al di là di un’associazione troppo scontata, ma sempre più fallace, tra lavoro, occupazione dipendente e grande impresa. La seconda istanza è per l’appunto quella di allargare i confini della cultura del lavoro a cui i giovani dovrebbero essere formati: sempre più si insiste, specialmente in questa stagione recessiva, sulla neces- B 7 Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 8 sità di non identificare il lavoro con il posto di lavoro, dipendente, a reddito fisso e possibilmente garantito. Tra le diverse forme di flessibilizzazione dell’occupazione, il lavoro autonomo e l’auto-imprenditorialità meritano una particolare attenzione. Si tratta infatti di un modello di lavoro che appare in crescita in tutte le economie occidentali, viene investito di una considerevole importanza ai fini della creazione di nuova occupazione e risponde, specialmente in Italia, ad una tradizione culturale radicata e rigogliosa. Ma nello stesso tempo si tratta di una sfida impegnativa e ad alto rischio, nella quale il tasso di fallimenti nei primi anni di attività resta molto elevato. Nel nostro Paese, la promozione specifica dell’imprenditorialità giovanile è divenuta una delle leve più interessanti delle recenti politiche del lavoro, grazie anche ai discreti risultati conseguiti nel Mezzogiorno con la cosiddetta “legge De Vito”. Per contro, scuola superiore e formazione professionale continuano a guardare all’occupazione dipendente come sbocco professionale dei loro utenti, e non contemplano nei loro programmi attività conoscitive e propedeutiche alla creazione d’impresa. Si può obiettare che formare giovani imprenditori dal punto di vista gestionale e manageriale non è compito della scuola; tuttavia, una volta acquisita l’importanza del raccordo scuola- lavoro per la formazione dei giovani, diventa essenziale sviluppare quanto meno un adeguato impegno culturale in direzione del lavoro autonomo. Ora, la cooperazione consente di proporre una riflessione sull’imprenditorialità che ne allarga i confini, trascendendo una visione meramente individualistica e orientata al profitto della figura del creatore d’impresa: l’imprenditorialità può essere vissuta in forma associata e motivata da fattori che vanno al di là del successo individuale. Inoltre, attraverso la forma della cooperazione, l’esperienza imprenditoriale fuoriesce dal novero delle realizzazioni eccezionali e accessibili a pochi fortunati, diventando un sentiero percorribile anche per un gruppo di giovani “normali”. La terza istanza che sostiene l’intenzionalità educativa del presente lavoro è quella di rafforzare l’interesse per un modo non convenzionale e non meramente economicistico di intendere il lavoro e il progetto professionale; un interesse che indubbiamente esiste in ampie fasce della popolazione giovanile, ma che, in assenza di un ambiente favorevole e di occasioni di maturazione, stenta ad emergere e a consolidarsi. Basti pensare al coinvolgimento di quote non insignificanti della popolazione giovanile e studentesca in attività di volontariato ed allo sviluppo di modalità più strutturate e professionali di azione solidaristica (Ambrosini, a cura di, 1991; 1994). La legge sulle cooperative sociali ha recepito e incoraggiato questi fenomeni, dando un rilievo giuridico autonomo alla cooperazione con scopi di solidarietà sociale nei confronti di fasce svantaggiate della società. Ma lo scarto che esiste tra la diffusione di attività di volontariato e il pur significativo svi- B 8 Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 9 luppo di cooperative sociali evidenzia la necessità di un lavoro formativo e culturale che prepari il terreno e accompagni l’intrapresa della cooperazione di solidarietà. Il conseguimento di queste finalità ha richiesto la costruzione di un percorso articolato e composito, che ha dovuto tenere conto di diverse necessità: l’illustrazione dei valori-guida dell’esperienza cooperativistica; la prospettazione dei passi concreti da compiere per fondare e gestire un’impresa cooperativa e l’analisi di esperienze reali di cooperazione, sorte per iniziativa di giovani e utili come stimoli per auspicabili sforzi di approfondimento. B 9 Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 11 L’AGIRE COOPERATIVO 1. CHE COS’È UNA COOPERATIVA 2. LA TIPOLOGIA DELLE IMPRESE COOPERATIVE 3. I VALORI DELLA COOPERAZIONE Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 12 L’AGIRE COOPERATIVO 1. CHE COS’È UNA COOPERATIVA 2. LA TIPOLOGIA DELLE IMPRESE COOPERATIVE 3. I VALORI DELLA COOPERAZIONE “Il suo obiettivo è soprattutto quello di promuovere il profitto e il benessere dell’umanità. È questo scopo che differenzia in qualche modo una società cooperativa da una impresa economica ordinaria, e che giustifica il fatto che una cooperativa non va giudicata soltanto dal punto di vista della capacità commerciale, ma anche dal punto di vista del suo contributo ai valori sociali e morali, che elevano la vita umana al di sopra di ciò che è puramente materiale e animale” ESTRATTO DAI PRINCIPI DELLA COOPERAZIONE, NELLA FORMULAZIONE DELL’ALLEANZA COOPERATIVA INTERNAZIONALE DEL 1966. Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 13 1. Che cos’è una cooperativa Cooperare - lo esprime con chiarezza l’etimologia della parola vuol dire scegliere di operare insieme, unire sforzi, lavoro, iniziative, risparmi, nel tentativo di raggiungere un obiettivo comune, in grado generalmente di conseguire esiti socialmente desiderabili. Il principio mutualistico consiste essenzialmente in questo, in un reciproco sostegno, nel permettere cioè di realizzare assieme quello che non sarebbe possibile realizzare individualmente. È questo l’elemento fondante che ritroviamo in ogni tipo di cooperativa, qualunque ne siano la base sociale ed il fine particolare. Entrare nello spirito che anima la crescita di una cooperativa comporta, dunque, l’assunzione di una prospettiva nuova, di un modo diverso di fare impresa, di una proposta adeguata a fornire delle risposte convincenti ai problemi e alle aspirazioni sociali del nostro tempo. “Per la famiglia di nuova formazione la cooperativa è il mezzo per procurarsi un’abitazione civile a prezzo contenuto. Per la casalinga è il negozio di fiducia. Per il dettagliante è la struttura che gli offre merci garantite a buon prezzo e la possibilità di modernizzarsi per resistere alla concorrenza. Per i lavoratori di un’azienda in crisi la cooperativa è una possibile via per salvare il proprio posto di lavoro. Per il giovane è uno strumento per entrare in modo autonomo nel mondo del lavoro e per valorizzare le proprie capacità professionali. Per il contadino, per il camionista, l’artigiano, il pescatore, è lo strumento per divenire, associandosi ad altri contadini (o camionisti, o artigiani, o pescatori) un imprenditore moderno”1. Va comunque subito evidenziato, onde evitare malintese idealizzazioni, che l’attenzione alla migliore utilizzazione delle risorse umane e l’acquisizione da parte del socio del vantaggio mutualistico - assi portanti dell’agire cooperativo - non deprimono in alcun modo il requisito della redditività economica delle imprese in questione, le quali, se aspirano ad affermare un ruolo realmente alternativo ed innovativo rispetto alle società ordinarie, devono essere in grado di sussistere ed affermarsi all’interno di un sistema di libero mercato, pena la marginalizzazione della loro esperienza. Competere e cooperare non sono più due termini necessariamente antagonisti: un movimento che desideri affermare l’etica della cooperazione, in un sistema economico aperto e concorrenziale, non troverà altra strada che quella di coniugare in forma complementare la cooperazione al suo interno e la competizione verso l’esterno2. Per meglio comprendere il profilo di un’impresa cooperativa e porne in rilievo i tratti distintivi e peculiari che la caratterizzano, può risultare opportuno sviluppare, sia pure sommariamente, una breve comparazione dei principali aspetti che la distinguono da una impresa capitalistica tradizionale. B 1 O. Prandini, La cooperazione, Editori Riuniti, Roma, 1982, p.14. 2 Si veda, a riguardo, AA.VV., Cooperare e competere, Feltrinelli, Milano, 1986. 13 Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 14 La prima fondamentale distinzione attiene la definizione dei fini. Come si desume logicamente dalla loro denominazione, le imprese capitalistiche si fondano sul capitale, in quanto sorgono per l’iniziativa di uno o più individui che possiedono del denaro da investire in attività redditizie. Le cooperative, viceversa, si basano prioritariamente sul fattore umano ed è per questo che si autodefiniscono società di persone. La loro esperienza deriva dall’iniziativa di un gruppo di individui che si aggregano nel tentativo di rispondere, attraverso il concorso delle competenze e delle capacità di ciascuno, a soddisfare un bisogno comune. In sostanza, mentre il conseguimento di profitti rappresenta il fondamentale scopo delle società di capitali, nelle imprese cooperative il capitale è subordinato al fine principale che è costituito dalla soddisfazione dei bisogni e dalla crescita umana del gruppo che le ha dato vita e della comunità civile in cui la cooperativa è inserita. La seconda sostanziale differenziazione riguarda il modo in cui queste vengono organizzate. Nell’impresa cooperativa vige il principio dell’autogestione: ogni socio, di fatto, assume la conduzione diretta delle attività in cui è inserito. Ciò che la cooperativa riesce a fornire, in altre parole, dipende dal coinvolgimento e dalla responsabilità di ciascuno, ed ogni cooperatore è chiamato ad essere protagonista, alla pari degli altri, nella gestione dell’impresa. Il successo della cooperativa, pertanto, è strettamente correlato al contributo delle persone che operano al suo interno e viceversa. Ogni socio, in quanto datore di lavoro di se stesso, è e resta l’artefice principale del suo destino e di quello del gruppo in cui coopera. La rete di relazioni che innerva il tessuto di una cooperativa diviene la struttura adeguata a far sì che l’apporto e il senso di responsabilità di ciascuno determini le sinergie necessarie per il perseguimento dei fini preposti. Nell’azienda capitalistica, al contrario, i momenti della gestione e della “produzione” sono tenuti rigidamente separati: i lavoratori sono estranei alla proprietà della fabbrica e alla sua conduzione. Una volta terminato l’orario di lavoro e svolte diligentemente le proprie mansioni, l’addetto di un’impresa economica ordinaria cessa di farsi carico del destino dell’azienda, non avendo alcuna responsabilità in merito alla determinazione dell’attività produttiva in cui è inserito. È questa una differenza cruciale che determina due modi antitetici di far funzionare un’impresa. La distinzione in vigore in quella capitalistica, cui si è già fatto cenno, crea tradizionalmente una separazione di interessi tra datore e prestatore di lavoro, che genera un clima potenzialmente conflittuale e rivendicativo. La condivisione degli aspetti produttivi e gestionali in quella cooperativa, viceversa, stimola un clima di maggiore armonia, nel quale interessi anche divergenti vengono posti democraticamente a confronto per agevolare una decisione che persegua nel migliore B 14 Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 15 dei modi possibili l’interesse comune. Ogni singolo socio, pertanto, indipendentemente dalle quote sottoscritte, partecipa ai momenti decisionali della società, e ciò è antitetico a quanto accade in un’organizzazione economica ordinaria, nella quale il peso decisionale degli azionisti è in relazione al capitale posseduto. L’autogestione cooperativa, inoltre, presuppone che ogni socio sia a conoscenza dell’intero “ciclo produttivo”, con ciò superando quella parcellizzazione del lavoro e della conoscenza, propria di un’organizzazione di tipo capitalistico, che causa disaffezione nei riguardi dell’attività svolta. “A fronte dei complessi modelli di integrazione funzionale o ‘sistemica’ elaborati per lo studio dell’ordinaria impresa capitalistica, il modello ideale della società cooperativa appare in definitiva di una semplicità sconcertante. (...) proprietà, management e prestatori d’opera non dovrebbero dar luogo ad alcun contrasto interno di origine ‘strutturali’, in quanto i tre attori sociali sono identificabili nel medesimo soggetto sociale (i soci della cooperativa)”3. Per realizzare questo sistema e limitarne le possibili distorsioni nelle condizioni di eventuale disequilibrio4, una cooperativa è organizzata, alla pari di qualsiasi altra impresa di persone, in modo da garantire una corretta ed efficace distribuzione del potere al suo interno. Ogni socio - iscritto nel libro da almeno tre mesi - ha diritto di parola, nonché di fare parte dell’elettorato attivo e passivo. L’organo di base è l’assemblea dei soci - dove vale il principio “una testa un voto”, indipendentemente dalla quota di capitale posseduta - che discute e approva le linee generali dell’attività e nomina il consiglio di amministrazione e il presidente che si preoccupano di gestire concretamente, nel quotidiano, le attività della cooperativa, assumendo di volta in volta le decisioni più appropriate per il suo sviluppo. Infine, elementi di differenziazione tra le cooperative e le altre forme di società sono facilmente rintracciabili negli statuti che definiscono gli scopi ed i diritti e doveri dei soci. Tra i propri obiettivi, spesso le cooperative, oltre alla soddisfazione dei propri soci e la loro crescita economica e morale, inseriscono la lotta alla disoccupazione, il servizio a favore di alcune categorie deboli, la valorizzazione delle risorse del territorio, la promozione della cultura, ecc. 3 E. M. Tacchi, Elementi di sociologia della cooperazione, Roma, E.C.R.A. 1982, pp. 66-67. 4 Non sempre tutti i soci sono ad un tempo, o allo stesso modo, proprietari, gestori e fruitori dell’attività svolta in cooperativa. Ciò accade, ad esempio, nelle cooperative di consumo, dove i soci fruiscono delle agevolazioni sui prezzi dei beni acquistati, senza entrare nel merito dell’organizzazione dell’impresa. 2. La tipologia delle imprese cooperative La cooperazione, intesa come movimento sociale ed economico, è costituita da una varietà di espressioni, le quali, in diversi ambiti della vita sociale ed in diversi settori dell’attività economica, implementano i principi dello spirito mutualistico, su cui ci siamo soffermati nel paragrafo precedente. 15 B Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 16 Il fatto che tali principi vengano applicati pressoché in tutti i settori produttivi rende poco agevole l’intento di sistematizzare all’interno di schemi prestabiliti la pluralità di esperienze esistenti. Un tentativo in questo senso può essere sviluppato avvalendosi delle aggregazioni statistiche prodotte dal Ministero del Lavoro, che, per ragioni anagrafiche, censisce all’interno di otto sezioni le cooperative presenti nel nostro Paese. A seconda del settore nel quale si esplica la loro attività, pertanto, le società cooperative risultano iscritte nelle seguenti sezioni5: → Sezione cooperazione di consumo, alla quale appartengono le cooperative di soci-consumatori che si avvalgono dello strumento cooperativo per acquistare beni di vario genere a prezzi vantaggiosi, costituendo eventualmente appositi esercizi commerciali, o per gestire luoghi pubblici (circoli, bar, trattorie, ecc.) finalizzati al consumo. → Sezione cooperazione di produzione e lavoro, alla quale sono iscritte le cooperative costituite da lavoratori esercenti l’arte e il mestiere corrispondente alla specialità della cooperativa, il cui scopo consiste nel procurare lavoro ai propri soci attraverso la produzione di beni o l’esplicazione di servizi; le attività svolte spaziano dall’artigianato all’edilizia, dall’industria al terziario. Questa formula viene anche utilizzata in alcuni casi per salvare o rilanciare delle aziende in crisi. → Sezione cooperazione agricola, costituita da cooperative di agricoltori intenti a lavorare la terra, coltivando, trasformando, conservando o distribuendo prodotti agricoli o zootecnici. → Sezione cooperazione edilizia, composta da cooperative che si propongono la costruzione di alloggi per i propri soci, i quali possono riscattare la proprietà o usufruire soltanto degli alloggi. → Sezione cooperazione di trasporto, nel cui novero rientrano le cooperative costituite tra lavoratori che si propongono di provvedere, per conto terzi, al trasporto di cose o persone, carico e scarico di merci, spedizioni e altro. → Sezione cooperazione della pesca, alla quale afferiscono le cooperative di pescatori, i quali, attraverso l’associazione in cooperativa, decidono di esercitare in comune la pesca o attività inerenti all’esercizio della pesca. → Sezione cooperazione mista, nella quale rientrano tutte le cooperative la cui attività non è classificabile agevolmente all’interno dei settori appena evidenziati (come ad esempio le cooperative di credito, quali le banche di credito cooperativo); vengono registrate in questa sezione, inoltre, le cooperative impegnate in attività catalogabili in differenti settori. → Sezione cooperazione sociale, è l’ultima sezione costituita in ordine di tempo, in seguito alla legge 381/91, che ha riconosciuto una forma di cooperazione radicalmente nuova, caratterizzata dallo “scopo di perseguire l’interesse generale della B 5 Si veda, a riguardo, la pubblicazione Appunti cooperativi, edita a cura dell’Istituto Italiano di Studi Cooperativi “Luigi Luzzatti”, per conto della Direz ione Generale della Cooperazione presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, Roma, 1993, pp.25-28. 16 Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 17 comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini”; oltre che nella sezione per esse specificatamente prevista, le cooperative sociali sono iscritte nella sezione cui direttamente afferisce l’attività da loro svolta. In ogni settore produttivo si possono costituire una o più cooperative - dette cooperative di primo grado - in grado di agire in forma autonoma. Allo stesso tempo, è possibile che all’interno di un medesimo settore più cooperative (almeno cinque) trovino vantaggioso gestire in comune la propria attività produttiva, dando vita ad un consorzio, anche detto cooperativa di secondo grado. Il consorzio svolge sostanzialmente attività di servizio alle cooperative di primo grado. Più consorzi, a loro volta, possono unirsi e costituire un’organizzazione ancora più complessa - cooperativa di terzo grado - finalizzata a tutelare nel migliore dei modi gli interessi e le finalità delle cooperative che vi appartengono. Per dare solo un accenno alle dimensioni generali del fenomeno cooperativo, nei suoi vari gradi di organizzazione, potremmo dire che alla metà del 1992 - secondo un’indagine condotta dall’Isti6 tuto “Luigi Luzzatti” - le cooperative realmente operanti nel nostro Paese erano 73.747, dislocate in 88.843 unità locali e 7 occupanti complessivamente 438.441 addetti . Per quanto riguarda la presenza dei consorzi in Italia, invece, questi, alla data evidenziata, risultavano essere circa ottomila, con più di diecimila unità locali e con una occupazione globale di 29.200 lavoratori dipendenti8. Ora gli occupati sono circa mezzo milione, i soci alcuni milioni (la cifra esatta non è disponibile perché molti sono soci di più di una cooperativa) ed il fatturato complessivo nel 1995 è stato di oltre 80.000 miliardi. Nel settembre del 1995 a Manchester l’Alleanza Cooperativa Internazionale ha celebrato i 100 anni della propria costituzione. A questa organizzazione di livello mondiale aderiscono 215 associazioni di una ottantina di Paesi con più di 750 milioni di socicooperatori. La presenza del movimento cooperativo è diffusa sull’intero territorio nazionale anche se “a macchia”; semmai è da rilevare la maggiore solidità strutturale delle cooperative del centro-nord (in particolare Emilia-Romagna, Lombardia e Trentino), che occupano mediamente il doppio della forza lavoro delle cooperative meridionali. Anche in relazione ai diversi settori economici nei quali è presente l’imprenditorialità cooperativa, si può dire che non esistono differenze sostanziali: la presenza nell’economia nazionale delle esperienze a scopo mutualistico pervade indifferentemente tutti i settori produttivi. Nel complesso, non si può non sottolineare come il movimento 6 Si tratta del lavoro di ricerca Presenza delle imprese cooperative nei vari settori dell’economia italiana, realizza to c o n i l co ntr ibut o del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, Roma, 1993, pp.2-4. 7 Per cooperati ve operanti i nten di a mo l e im pre s e effettivamente attive, registrate presso le Camere di C o m m e rcio i taliane, non soggette a procedure di fal limento né in fase di liquidazione. All’Archivio anagrafico del Ministero del L a v o ro, che ti ene co nto viceversa di tutte le cooperative giuridicamente esistenti a prescindere dal lor o grado di vitalità, risultano iscritte al 31.12.1993, per l’esattezza, 159.417 cooperative. 8 Nel computo dei lavoratori dipendenti sono considerati sia i soci-lavoratori che gli addetti esterni alle cooperative. 17 B Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 18 cooperativo organizzato in Italia, con le sue quasi quarantamila imprese operanti in tutti i campi: (dai trasporti all’edilizia, dal commercio ai servizi sociali, dal turismo alla cultura, dal credito alle assicurazioni, dall’agro-alimentare alle attività manifatturiere, ecc.) costituisca un fenomeno imprenditoriale e solidaristico di indubbia significatività, in grado di arrecare un valido contributo alla crescita economica e sociale del Paese sul piano quantitativo e su quello qualitativo. 3. I valori della cooperazione La sfida che da sempre si è posto il movimento cooperativo consiste nel combinare solidarietà ed efficienza (la prima senza la seconda perde credibilità come proposta e come testimonianza) e nel contribuire, in questo modo, ad umanizzare la società e l’economia, “nel senso di aumentare il numero dei protagonisti al loro interno - coloro che partecipano sia alla produzione sia alla sua distribuzione su basi più eque - e di allargare conseguentemente gli spazi di autonomia e di autodeterminazione delle persone attraverso la creazione e lo sviluppo di imprese caratterizzate sotto il piano funzionale e decisionale dalla centralità dell’uomo e dal reciproco aiuto”9. Nell’ambito dei valori che concorrono a determinare l’orizzonte etico delle imprese a scopo mutualistico, infatti, l’intenzione di estendere i vantaggi dell’azione cooperativa ad una cerchia più ampia del ristretto nucleo dei cooperatori esprime con chiarezza l’elemento fondante la cultura della cooperazione. Questa si fonda, prioritariamente, nel porre la “centralità della persona” quale esigenza morale e ideale della prassi del movimento; un riconoscimento che si esplica, per l’appunto, a un duplice livello: nei confronti dei beneficiari dell’attività delle imprese a scopo mutualistico e nei confronti di quanti partecipano attivamente alla determinazione delle imprese stesse. In questo senso, la realtà cooperativa può definirsi un luogo educativo, dove tutti sono sollecitati e sostenuti lungo un costante processo di apprendimento e di crescita umana e professionale. Per questo il valore preminente della cooperazione - intesa quale evento sociale prima ancora che come fatto giuridico o economico non risiede nella crescita dell’impresa in sé e per sé, bensì nella crescita quantitativa e qualitativa delle opportunità di promozione umana e di integrazione sociale dei cittadini. Dopo la parentesi del periodo fascista, il fenomeno cooperativo si è visto riconoscere una collocazione privilegiata tra le possibili forme di iniziativa economica, venendo legittimato, attraverso l’art. 45 della Costituzione, come modo nuovo di fare impresa, espressione autentica di valori di socialità e di democrazia nell’ottica del servizio di cui finiscono con il beneficiare non solo i soci B 9 W. Williams, Promozione e qualità della cooperazione, quale itinerario tra problemi e opportunità? in Studio per la realizzazione di uno spettacolo teatrale sul tema della cooperazione, Confcooperativ e - Ce nsc o op, Co op. Claps Por denone, 1993, p.8. 18 Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 19 ma anche le comunità di riferimento.10. Ne sono valide testimonianze, ad esempio, le cooperative di consumo e le cooperative edilizie, le quali, nel fornire beni o abitazioni ad un prezzo vantaggioso rispetto a quello di mercato, determinano un effetto calmieratore di cui si avvantaggia la stessa collettività. Per queste ragioni, in sintonia con le indicazioni espresse dall’Assemblea Costituente, l’attività legislativa è rivolta a promuovere e a favorire l’incremento della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata, nonché a vigilare sulla corretta implementazione del suo spirito fondativo. Collegato al principio della democraticità della conduzione delle imprese mutualistiche è un secondo fondamentale valore del movimento cooperativo, un valore da costruire e rispettare quoti dianamente attraverso rigorose pro c e d u re: il riconoscimento della pari dignità degli individui. Tra i criteri che concorrono alla determinazione di una gestione democratica delle cooperative si evidenziano, in particolare: la prerogativa dei soci ad avere uguale diritto di voto e di partecipazione alle decisioni di comune interesse (un uomo = un voto); la ripartizione dei benefici in proporzione alle attività svolte con la cooperativa; l’attivazione di un sistema di controllo periodico sui risultati dell’impresa e sui metodi impiegati per il loro raggiungimento; la garanzia della possibilità del ricambio delle persone nei posti di maggiore responsabilità. Attraverso queste procedure si concretizzano i valori della democrazia economica e della partecipazione (qui intesa nei termini di una compartecipazione dei soci estesa anche ai risultati economici dell’azienda). Alla luce di tale sensibilità democratica si inquadra il principio della libertà e della volontarietà dell’adesione, senza alcuna discriminazione sociale, politica, razziale o religiosa; un fondamento che si inscrive nella medesima affermazione dei valori di tolleranza e di rispetto della dignità umana, già ravvisati in precedenza. Fedeli a questa impostazione, le cooperative si professano neutrali, senza manifestare precipue appartenenze politiche o ideologiche, per affermare la priorità dei valori cooperativi e garantire l’apertura incondizionata delle proprie strutture a coloro che intendono utilizzarne i servizi e che acconsentono ad assumerne le responsabilità in qualità di soci. In verità, come dimostra la storia della cooperazione nel nostro Paese, le tradizioni politico-ideologiche hanno avuto un loro peso nella nascita e nello sviluppo del movimento anche a livello organizzativo. Il pluralismo di valori e di esperienze - frutto del contributo delle differenti concezioni della vita, della società e dell’economia di cattolici, socialisti e liberali - ha finito col determinare strutture più aperte alla partecipazione e al dialogo, adeguate a stimolare continuamente la crescita e l’espansione degli ideali mutualistici, ma anche forme di B 10 L’art.45 della Costituzione italiana recita, infatti, così: “La Repubblica riconosce la funzione speciale della coope raz i on e a ca rat te re d i mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’inc re mento co n i mez zi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”. 19 Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 20 concorrenza interna spesso dannosa. In una prospettiva di pieno sviluppo e di caduta delle barriere ideologiche, ora, le diverse associazioni cooperative sono sollecitate a unirsi in uno sforzo comune per realizzare obiettivi sempre più spesso condivisi. Dal punto di vista economico, questi si concretizzano, in sintesi, nell’identificazione di un sistema privo di monopoli e di profitti immeritati. Attraverso le strutture consortili, ad esempio, o tramite i fondi mutualistici introdotti di recente dalla legge di riforma 11, il movimento cooperativo persegue il valore della solidarietà intercooperativa, dal momento che non può esistere vera cooperazione se questa non si realizza, in primo luogo, tra le cooperative stesse. In tale prospettiva, inoltre, le cooperative collaborano anche relativamente all’implementazione del principio dell’educazione cooperativa, concepita, nel più alto senso di “cultura”, cioè di formazione ai principi e agli ideali cooperativi, più che alla mera informazione riguardo ai suoi metodi. Cooperare - è stato felicemente sintetizzato dal presidente di una cooperativa culturale - costituisce una forma di lavoro nella quale gli “altri” non sono “ostacoli da superare o concorrenti da battere, ma compagni di viaggio con cui condividere sogni e responsabilità”12. Il senso e la specificità dell’agire cooperativo, nonché la sua intrinseca potenzialità innovativa ed educativa, risiedono qui, nel riconoscere che lavorare per gli altri ed assieme agli altri può garantire un maggior successo all’attività intrapresa, e anche che ciò non è - alla fine - ininfluente sul “clima” complessivo in cui vive l’intera comunità di riferimento. Lavorare per fornire risposte convincenti a bisogni comuni significa interpretare correttamente lo spirito di quei pionieri che, 150 anni orsono, decisero di avviare quelle prime esperienze che, prese come esempio, sono diventate un movimento capace di combinare il perseguimento degli interessi individuali con il bene comune13. Fedeli a quello spirito i movimenti cooperativi nazionali hanno perseguito tali intenti formulando un’autentica sfida ai sistemi economici tradizionali, impegnandosi per affermare un modo diverso, profondamente rispettoso della dignità umana, di fare impresa e di contribuire allo sviluppo. Nel già ricordato congresso di Manchester del settembre 1995 l’Alleanza Cooperativa Internazionale ha aggiornato la dichiarazione di identità cooperativa (si veda il testo nell’appendice) che definisce che cos’è una cooperativa e quali sono i suoi principi basilari. Questa dichiarazione ha lo scopo di guidare le organizzazioni cooperative verso il 21° secolo. Le revisioni periodiche dei principi hanno lo scopo di dimostrare come il pensiero cooperativo possa essere applicato ad un mondo, ad una società e ad un’economia in continua evoluzione. 1 1 Il riferimento è alla legge B del 31 gennaio 1992, n.59, intitolata “nuove norme in materia di società cooperative”, in base alla quale il 3% degli utili delle cooperative affluisce a fondi per la promozione cooperativa. 1 2 S. Bertolo, Per una nuova cultura cooperativa: dal mito alla necessità, in Studio per la realizzazione di uno spettacolo teatrale sul tema della cooperazione, op. cit., p.27. 13Il riferimento è ai “Probi Pionieri di Rochdale” che, nel lontano 1844, avviarono, in Inghilterra, le prime esperienze cooperative della storia moderna, form u l a n d o compiutamente i principi fondanti l’agire mutualistico. 20 Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 21 Nel coniugare i valori della solidarietà e del rispetto della persona con l’intento di proporsi quale forza protagonista sul mercato, in grado di sostenere la concorrenza delle imprese capitalistiche, la cooperazione investe, in definitiva, la sua fragile identità nella scommessa che anche in economia non tutto è già deciso, non ci sono regole senza eccezioni e restano spazi di libertà di scelta, se si è disposti a rischiare e a pagare di persona. La sua sfida è rivolta eminentemente ai giovani, a quanti cioè si affacciano sul mondo del lavoro con l’aspirazione a vedere coniugati idealità e realizzazione professionale, impegno sociale e sviluppo imprenditoriale, e a ritrovare modalità originali per congiungere etica ed economia. Ai giovani la cooperazione rivolge una proposta ben precisa: si tratta di mettere da parte le false certezze garantite da un posto sicuro per intraprendere un percorso fatto di coraggio e di inventiva, dove è necessario sporcarsi le mani e stringerle a quelle degli altri, per costruire insieme un ideale, forse un’utopia, quello di perseguire, in forma democratica ed autogestita, nel pieno rispetto delle differenze e delle competenze di ciascuno, un progetto comune. Occorre un’inclinazione ad arrischiarsi ed a rischiare, perché si tratta di assumere in prima persona i costi ed i benefici dell’attività cui si vuole dare vita. Occorre un gusto ad apprendere e a sovrapporre continuamente i piani del lavoro e della formazione, a voler acquisire un mestiere. E occorre, soprattutto, una forte motivazione, nutrita di solidarismo e di concretezza, perché creare un’impresa in associazione - come ha scritto un grande teorico del fenomeno cooperativo14 - comporta uno sforzo inimmaginabile. L’importante è non dimenticarsi mai che realizzare una cooperativa vuole dire dare vita ad un’impresa, alle prese con altri competitori, in grado di stare sul mercato e di produrre reddito, pena il fallimento dell’intero progetto. Il cooperativismo giovanile, allora, è un’opportunità che merita di e s s e re conosciuta e stimolata, per ampliare gli orizzonti del mondo imprenditivo e per rendere più flessibile un mercato del lavoro soffocato da eccessive rigidità. Il senso dei capitoli che seguiranno è inscritto sostanzialmente in questo desiderio, nel fare in modo che la cooperazione si realizzi, grazie ai giovani, in tutte le sue premesse, evitando che diventi, per difetto di conoscenza, un’ennesima occasione sciupata. B 14Cfr. H. Desroche, Il progetto c o o p e r a t i v o, Jac a Bo ok, Milano, 1980. 21 Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 23 INTRODUZIONE AGLI ASPETTI AMMINISTRATIVI E GESTIONALI DELL’IMPRESA COOPERATIVA 1. CHE COS’È UNA COOPERATIVA E COME SI PRECISA LA SUA NATURA SOCIALE 2. COME NASCE UNA SOCIETÀ COOPERATIVA 3. LA GESTIONE E I SUOI PROBLEMI 4. LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ COOPERATIVA 5. ASPETTI CONTABILI E FISCALI 6. ALCUNE NOTE CONCLUSIVE Manuale B 28-06-1997 11:57 Pagina 24 INTRODUZIONE AGLI ASPETTI AMMINISTRATIVI E GESTIONALI DELL’IMPRESA COOPERATIVA 1. CHE COS’È UNA COOPERATIVA E COME SI PRECISA LA SUA NATURA SOCIALE 2. COME NASCE UNA SOCIETÀ COOPERATIVA 3. LA GESTIONE E I SUOI PROBLEMI 4. LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ COOPERATIVA 5. ASPETTI CONTABILI E FISCALI 6. ALCUNE NOTE CONCLUSIVE Manuale B 1. 28-06-1997 11:58 Pagina 25 Che cos’è una cooperativa e come si precisa la sua natura sociale Lo scopo di questo capitolo non è di trattare tutte le problematiche inerenti l’impresa cooperativa, bensì di fornire una panoramica generale delle principali caratteristiche della forma cooperativa così da consentirne un approccio il più possibile corretto. La cooperativa è una forma societaria d’impresa. Come già visto, l’elemento caratteristico, e che precisa la natura “sociale” delle imprese cooperative rispetto alle altre forme societarie, è lo scopo mutualistico che esse devono perseguire. Infatti, come prescrive il codice civile, la denominazione di cooperativa non può essere usata da società prive di tale scopo. Ma cos’è lo scopo mutualistico? Mentre nelle altre società i soci mirano solo a conseguire e ripartire tra loro gli utili economici ricavati dall’esercizio dell’impresa, nella società cooperativa i soci si obbligano reciprocamente a soddisfare un loro bisogno. È questa la cosiddetta gestione di servizio che rappresenta la componente fondamentale del concetto di mutualità. Per dirla con il codice, lo scopo mutualistico consiste nel “fornire beni o servizi o occasioni di lavoro direttamente ai membri dell’organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebbero dal mercato”. Classico è l’esempio di un gruppo di operai tessili che a metà del secolo scorso nella cittadina inglese di Rochdale decisero di costituire un fondo per l’acquisto di generi di prima necessità. Mettendosi insieme potevano acquistare ad un prezzo inferiore perché riuscivano a contrattare meglio. Veniva così soddisfatto il bisogno di procurarsi i generi alimentari e quelli di prima necessità a prezzi contenuti, più bassi rispetto al mercato. Inoltre, la ripartizione dei benefici sarebbe avvenuta non in base alla quota di capitale versato, ma in relazione alla quantità di merce acquistata dal singolo socio. È questo il concetto di ristorno, cioè di utile ripartito in base alla partecipazione all’attività della cooperativa ed in termini di rimborso di una parte dei costi sostenuti per l’acquisto di beni e servizi, o di maggior remunerazione dei prodotti conferiti. In sintesi, la cooperativa ha come scopo ultimo quello di soddisfare un’esigenza dei soci che può essere raggiunta più efficacemente con un’azione comune. La cooperativa rimane, comun- B 25 Manuale B 28-06-1997 11:58 Pagina 26 que, un’esperienza imprenditoriale che deve confrontarsi efficacemente con un mercato ed un ambiente economico in continua e rapida evoluzione. Per adeguare meglio l’organizzazione cooperativa a questi cambiamenti la legislazione ha introdotto nell’ordinamento cooperativo importanti innovazioni (legge 59/1992), in particolare per favorire la capitalizzazione e per introdurre il bilancio sociale. Quest’ultimo è il rendiconto di quanto fatto in cooperativa per rispondere alle esigenze dei soci. Il movimento cooperativistico ha ormai raggiunto una elevata articolazione interna. È quindi sempre più difficile individuare soluzioni comuni ai problemi delle imprese cooperative che si hanno la stessa forma societaria, ma che operano in settori molto diversi che spaziano dall’agricoltura al terziario avanzato. Per questo, e data la natura meramente introduttiva del presente lavoro, si sottolinea la possibilità di rivolgersi alle strutture associative di rappresentanza del mondo cooperativo sparse su tutto il territorio nazionale. Attualmente in Italia sono quattro le Associazioni di rappresentanza legalmente riconosciute. Esse sono: → la Lega nazionale delle Cooperative e Mutue fondata nel 1886, storicamente di ispirazione socialista; → la Confederazione Cooperative Italiane fondata nel 1919 che ispira la propria azione ai principi della dottrina sociale cristiana; → l’Associazione Generale Cooperative Italiane fondata nel 1952 di ispirazione laica; → l’Unione Nazionale Cooperative Italiane fondata nel 1971 di ispirazione cristiana. Queste quattro organizzazioni nazionali, che riflettono il pluralismo culturale ed ideale da sempre presente nella cooperazione italiana, hanno tra i loro compiti quello dell’assistenza, della tutela e della promozione della cooperazione. Sono pertanto degli utili riferimenti per essere informati e seguiti nella fase di avvio dell’avventura che si vuole intraprendere. B 2. Come nasce una società cooperativa Fare una cooperativa è come mettere insieme l’equipaggio per un’avventura in mare. L’esperienza dimostra che questo è uno dei passi decisivi per costruire il successo dell’impresa. IN NOVE SULLA STESSA BARCA LA COSTITUZIONEI 26 Manuale B 28-06-1997 11:58 Pagina 27 È necessario che tu ed i tuoi otto amici abbiate ben chiaro in testa che molto dipende dalla chiarezza di intenti e dalla capacità di coordinare le azioni verso un unico obbiettivo. Significa che dovete, a partire dalla professionalità di ognuno, completarvi a vicenda (cum-operare = lavorare insieme). Considera dunque con attenzione che ognuno di voi prenderà decisioni che incideranno sull’attività dell’altro e solo il vostro affiatamento vi permetterà di superare le difficoltà. Ecco perché non è facile trovare otto amici così, ma se ci riesci sei già a metà dell’opera! Il primo passo per ufficializzare la vostra volontà di cooperare, cioè di lavorare insieme, è quello di riunirvi da un notaio. È questa la prima assemblea, detta costitutiva, dei soci fondatori. Come avrai già capito il numero legale minimo di soci per formare una cooperativa è di almeno (non ci sono limiti massimi) nove persone che abbiano compiuto i 18 anni. Se uno dei tuoi amici in seguito decide di andarsene e rimanete in otto avete un anno per sostituirlo pena la liquidazione della società. In realtà, recentemente è stato introdotta una nuova forma di società semplificata chiamata piccola società cooperativa, che può essere formata da un minimo di cinque persone ad un massimo di otto. È parte integrante dell’atto costitutivo lo statuto della società che contiene le regole che vi siete dati per far funzionare la cooperativa. L’atto costitutivo contiene i dati dei soci, la denominazione e la sede della società, l’oggetto sociale cioè l’attività economica esercitata, la responsabilità dei soci se limitata al capitale sociale o illimitata, la quota sociale, le condizioni di ammissione, di recesso e di esclusione del socio, informazioni sulla ripartizione degli utili, sugli organi sociali, sulla durata della società e sulle spese di costituzione. INSIEME DAVANTII AL NOTAIO PER DEFINIRE LA META E LA ROTTA… B Prima di partire è necessario farsi riconoscere dagli altri. L’atto costitutivo deve essere depositato, entro trenta giorni dalla costituzione, presso il registro delle imprese (cancelleria commerciale in tribunale) nella cui circoscrizione è stabilita la sede della cooperativa. Il tribunale verifica l’adempimento delle condizioni stabilite dalla legge per la costituzione della società ed ordina con decreto l’i- SI ISSANO LE VELE E SI PARTE DEPOSITO DELL’ATTO COSTITUTIVO ED ISCRIZIONE DELLA SOCIETÀ 27 Manuale B 28-06-1997 11:58 Pagina 28 scrizione della società nel registro. Da questo momento la società cooperativa inizia ad esistere come autonomo soggetto di diritti e obblighi. La cooperativa va poi iscritta nel Registro delle Ditte presso la Camera di Commercio e nel Registro Prefettizio (condizione per godere delle agevolazioni tributarie e di altra natura previste dalla legge). Il capitale della società cooperativa non è determinato in un ammontare prestabilito nell’atto costitutivo, né una variazione nel numero dei soci produce una modifica dell’atto costitutivo. Quindi la variabilità del capitale consente, a differenza di altri tipi di società, meno adempimenti gravosi ed un più facile ingresso di nuovi soci. Esiste poi un limite massimo alla quota di capitale sociale che un socio può avere nella società cooperativa, che varia tra gli 80 e i 120 milioni, a seconda della sua tipologia. C’È SEMPRE POSTO A BORDO VARIABILITÀ DEL CAPITALE E DEI SOCI B In una cooperativa può coesistere accanto alle diverse figure di socio (che è il proprietario-compartecipe della vita societaria), anche il semplice dipendente che invece non è inserito negli organi sociali. I soci si dividono in soci cooperatori e soci finanziatori (sovventori e titolari di azioni di partecipazione cooperativa). I soci finanziatori sono una particolare categoria di soci recentemente istituita per favorire l’apporto di capitale di rischio alle imprese cooperative. L’EQUIPAGGIO: TUTTI COMANDANTI? SOCI E DIPENDENTI I soci cooperatori hanno evidentemente degli obblighi e dei diritti definiti dalle leggi e dallo statuto affinché la navigazione possa svolgersi in modo ordinato ed accettabile per tutti. I soci hanno ad esempio l’obbligo di conferimento che può essere diverso a seconda dei casi: quota sociale, tassa d’ingresso, prodotti (nelle cooperative agricole). Inoltre hanno l’obbligo di fedeltà, cioè devono osservare lo statuto e le deliberazioni sociali, e di collaborazione al buon andamento della cooperativa. I diritti dei soci sono, principalmente, quelli di poter fruire al massimo livello possibile dei benefici della cooperativa, di partecipare alle assemblee generali, di votare ed essere votato, di prendere visione del bilancio annuale della cooperativa, di esaminare il OGNUNO AL SUO POSTO! OBBLIGHI E DIRITTI DEI SOCI 28 Manuale B 28-06-1997 11:58 Pagina 29 libro verbali del consiglio d’amministrazione e del comitato esecutivo. 3. La gestione e i suoi problemi Il ponte di comando della nostra nave è costituito dagli organi sociali che insieme concorrono a regolare la navigazione. Essi sono l’assemblea generale dei soci, il consiglio di amministrazione ed il collegio dei sindaci. SUL PONTE DI COMANDO L’assemblea dei soci ha il compito principale di indirizzare l’attività della società, approvare il bilancio, eleggere le cariche sociali. Essa, per la natura delle decisioni che può prendere, è definita l’organo sovrano. Infatti, elegge gli altri organi sociali e può revocare gli amministratori prima ancora della fine del loro mandato. L’assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta l’anno, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale. L’assemblea straordinaria può essere convocata per deliberazioni che riguardano esclusivamente le modifiche dell’atto costitutivo, la nomina, la revoca ed i poteri dei liquidatori e la delibera sulla domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo o di amministrazione controllata. L’assemblea è di norma convocata dal consiglio d’amministrazione che è obbligato a farlo qualora ne sia fatta richiesta da una minoranza pari ad un quinto dei voti totalmente spettanti a tutti i soci. Ogni socio ha un voto, qualunque sia il valore della quota o del numero di azioni possedute; è questo il principio “una testa un voto”, che caratterizza la struttura societaria cooperativa. Se vi sono soci persone giuridiche (per esempio altre società) l’atto costitutivo può attribuire a queste più voti, ma non oltre i cinque, in relazione all’ammontare della quota o delle azioni oppure al numero dei loro membri. CHI TRACCIA LA ROTTA L’ASSEMBLEA GENERALE DEI SOCI B Le maggioranze necessarie (cd. quorum) per la regolarità della costituzione dell’assemblea e per la validità delle relative deliberazioni sono le seguenti: TUTTI SEMPRE PRESENTI QUANDO ‘VALE’ L’ASSEMBLEA 29 Manuale B 28-06-1997 11:58 Pagina 30 QUORUM COSTITUTIVO QUORUM DELIBERATIVO I Convocazione assemblea ordinaria assemblea straordinaria → → Tanti soci che rappresentino almeno 1/2 dei voti totali spettanti ai soci Maggioranza assoluta, salva maggioranza più elevata prevista dall’atto costitutivo Manca nel codice l’indicazione del quorum necessario. Si ritiene che sia implicito nella previsione del quorum deliberativo, cioè devono essere presenti più di 1/2 dei voti totali Voto favorevole di tanti soci che rappresentino più di 1/2 dei voti totali, salvo quorum più elevati previsti dall’atto costitutivo B II Convocazione assemblea ordinaria assemblea straordinaria → Qualunque sia la percentuale di voti rappresentata dai soci intervenuti Manca nel codice l’indicazione: c’è chi crede essenziale anche qui deliberare a magg. assoluta, mentre altri credono non necessario rispettare una percentuale minima di voti. Anche un solo socio presente in seconda convocazione potrebbe validamente deliberare. → Manca nel codice l’indicazione del quorum. Si ritiene che sia implicito nella previsione del quorum deliberativo, cioè devono essere presenti più di 1/3 dei voti totali. Voto favorevole di tanti soci rappresentanti più di 1/3 dei voti totali, salva maggioranza statutaria più elevata; però per delibere più rilevanti (cambiamento ogg. sociale, trasferimento sede sociale all’estero, ecc.) voto a favore di tanti soci rappresentanti più di 1/2 dei voti totali. 30 Manuale B 28-06-1997 11:58 Pagina 31 Nella stragrande maggioranza dei casi l’organo amministrativo che esercita il potere esecutivo è rappresentato dal consiglio di amministrazione. Gli amministratori devono essere tassativamente soci. Il consiglio di amministrazione, nominato dall’assemblea generale, sceglierà tra i suoi membri il presidente, se questi non è già stato nominato dall’assemblea. Il consiglio di amministrazione delibera collegialmente ed anche la responsabilità per gli atti di amministrazione deve essere imputata collettivamente a tutti i componenti del consiglio. Le delibere andranno verbalizzate su un apposito libro: il libro delle adunanze del consiglio di amministrazione. Agli amministratori compete la funzione di gestione della società, vale a dire di assumere decisioni per la conduzione degli affari sociali. Accanto alla gestione in senso stretto, spettano agli amministratori, ad esempio, l’esecuzione delle delibere assembleari, l’attività propositiva nei confronti dell’assemblea, la tenuta dei libri e scritture contabili e così via. Nell’atto costitutivo, oltre al numero degli amministratori e ai loro poteri, va indicato chi tra loro ha il potere di esprimere la volontà della società e di creare rapporti giuridici tra la società ed i terzi. Nella generalità dei casi la rappresentanza della società viene conferita al presidente della società. Gli amministratori con rappresentanza non solo dovranno, come tutti gli altri, chiedere l’iscrizione della loro nomina presso la cancelleria commerciale in tribunale, ma dovranno anche depositare presso lo stesso ufficio le loro firme autografe: il tutto entro quindici giorni dalla loro nomina. Gli amministratori sono revocabili dall’assemblea in ogni momento. AL TIMONE: CHI FA GLI AFFARI B Accanto al consiglio di amministrazione, occorre la presenza di un organismo che sorvegli la correttezza della navigazione. È questa la funzione principale spettante al collegio sindacale: il controllo di legalità ma anche di buona amministrazione sull’intera attività sociale, senza però intromettersi nelle scelte di opportunità e di convenienza economica, che sono proprie degli amministratori. Concretamente, il collegio sindacale è l’organo che, all’interno della società, ha essenzialmente funzioni di controllo sull’amministrazione e di vigilanza sul rispetto della legge e dell’atto costitutivo. Deve, inoltre, accertare la regolare tenuta della contabilità sociale, la corrispondenza del bilancio alle risultanze dei libri e delle scritture contabili. GLI STRUMENTI DI BORDO PER IL CONTROLLO DELLA NAVIGAZIONE: IL COLLEGIO SINDACALE 31 Manuale B 28-06-1997 11:59 Pagina 32 I sindaci possono procedere in qualsiasi momento ad atti di ispezione e di controllo anche individualmente. Inoltre, il collegio sindacale può chiedere agli amministratori notizie sull’andamento delle operazioni sociali o su determinati affari. Al collegio sindacale gli amministratori devono comunicare il bilancio ed una loro relazione sulla gestione almeno trenta giorni prima della data di discussione in assemblea. A questi documenti il collegio sindacale affiancherà una sua ulteriore relazione, con le osservazioni e le proposte in ordine al bilancio ed alla sua approvazione. Il collegio sindacale si compone di tre o cinque membri effettivi, soci o non soci. Quanto all’attività del collegio sindacale, esso deve riunirsi almeno ogni tre mesi. Le deliberazioni del collegio devono essere prese a maggioranza assoluta dei membri del collegio. B GLI UOMINI GIUSTI… Molte cooperative prevedono nel loro statuto l’istituzione del collegio dei probiviri. Si tratta di un organismo facoltativo, non previsto dal codice, che ha la funzione di dirimere le eventuali controversie che possono sorgere tra i soci o tra la società ed i soci in merito al rapporto sociale. Solitamente è composto da tre membri preferibilmente non soci. VITA A BORDO… Di fronte alle attività svolte dagli organi sociali, ai soci sono riconosciuti poteri di indagine, di informativa e di denuncia. I soci di una cooperativa hanno diritto di esaminare il libro dei soci ed il libro delle adunanze e delle deliberazioni assembleari, nonché di ottenerne estratti a proprie spese. Se almeno un terzo del numero complessivo dei soci ne fa richiesta, essi hanno il diritto di esaminare il libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione ed il libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo. I soci possono stimolare con opportune denunce il controllo e la vigilanza del collegio sindacale. È l’assemblea straordinaria competente a decidere le modificazioni dell’atto costitutivo. Essa delibera a maggioranza. Nelle cooperative in particolare le modifiche statutarie possono riguardare: → le norme secondo le quali devono essere ripartiti gli utili; I CAMBIAMENTI DI ROTTA: LE MODIFICHE ALL’ATTO COSTITUTIVO 32 Manuale B 28-06-1997 11:59 Pagina 33 → la destinazione che deve essere data agli utili residui; → l’eventuale disciplina dei ristorni (cioè la destinazione di utili ai soci in proporzione all’opera svolta da ciascuno nell’ambito della cooperativa); → i criteri di liquidazione della quota del socio cessato; → gli obblighi ed i diritti dei soci con riferimento al rapporto mutualistico che li lega alla società; → la costituzione di fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristrutturazione o il potenziamento aziendale, presupposto per introdurre nella cooperativa la figura del socio sovventore; → l’indicazione di procedure di programmazione pluriennale, finalizzate allo sviluppo ed all’ammodernamento aziendale. Anche l’aumento gratuito del capitale sociale delle cooperative prescinde da modifiche dell’atto costitutivo. È possibile destinare una quota degli utili di esercizio ad aumento gratuito del capitale sociale. L’obiettivo è quello di rivalutare le quote e le azioni dei soci. B Le società cooperative non possono essere trasformate in società ordinarie. Si vuole così tutelare un interesse diverso e più ampio di quello dei singoli soci. L’interesse è quello di impedire che una società prima sfrutti le agevolazioni e gli incentivi che otterrebbe sotto forma di cooperativa e poi si sottragga alla vigilanza ed ai controlli tramite un semplice mutamento della forma sociale. Un altro motivo del divieto si riconduce alla diversità di funzione della società cooperativa rispetto a quelle lucrative: mentre la prima mira a fornire ai soci vantaggi mutualistici, la seconda ha come scopo la produzione e la distribuzione di un utile. Pertanto se la cooperativa vuole trasformarsi dovrebbe prima sciogliersi e solo in un secondo tempo i suoi soci potrebbero costituire una società lucrativa. P a re ormai acquisita invece la possibilità di trasform a re una società lucrativa in società cooperativa, soprattutto per la mancanza di un esplicito divieto. I CAMBIAMENTI DELL’ASSETTO DI NAVIGAZIONE, OVVERO LA TRASFORMAZIONE DELLA SOCIETÀ COOPERATIVA È necessaria l’autorizzazione degli amministratori perché la cessione di quote o azioni abbia effetto nei confronti della società. L’intervento serve per verificare che il futuro socio abbia i requisiti previsti dalla legge e dallo statuto. Come la concessione, così il NUOVI MEMBRI D’EQUIPAGGIO: IL SINGOLO RAPPORTO SOCIALE 33 Manuale B 28-06-1997 11:59 Pagina 34 rifiuto dell’autorizzazione alla cessione della quota o delle azioni deve essere motivato. Il nuovo socio può dover versare, oltre all’importo della quota o dell’azione, una somma che si compone di due parti. La prima, il cui ammontare viene imposto ai nuovi soci tramite statuto, rappresenta la tassa d’ammissione determinata indipendentemente dal bilancio, come finanziamento per la società. La seconda parte, da determinarsi dagli amministratori ogni anno tenuto conto delle riserve patrimoniali risultanti dall’ultimo bilancio approvato, compensa il valore dell’avviamento della società sopportato dai vecchi soci. Il diritto di uscire dalla società, il recesso, è sempre possibile per il socio. La dichiarazione di recesso deve essere comunicata con raccomandata alla società e deve essere annotata nel libro dei soci a cura degli amministratori. A seguito delle dimissioni dalla società il socio che recede ha diritto alla liquidazione della quota o rimborso delle azioni, eventualmente rivalutata nell’ambito di quanto previsto dalla legge. Inoltre il socio uscente deve aver adempiuto ai propri eventuali obblighi verso la società per quanto riguarda i conferimenti. Il socio può essere anche escluso dalla società per volontà degli altri soci ed in presenza di determinate cause di esclusione: ad esempio, il mancato pagamento delle quote o delle azioni sottoscritte, il non rispetto degli obblighi stabiliti, il fallimento, la morte, etc. PER CHI VUOLE FERMARSI E SCENDERE A TERRA: IL RECESSO E B L’ESCLUSIONE DEL SOCIO 4. Se la nave non va ... La società cooperativa si scioglie come la spa: →per decorso del termine; →per il conseguimento dell’oggetto sociale o per l’impossibilità di raggiungerlo; →per impossibilità di funzionamento o per continuata inattività dell’assemblea; →per deliberazione dell’assemblea; →per le altre cause previste dall’atto costitutivo; →per la dichiarazione di fallimento se la società ha per scopo un’attività commerciale; LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ COOPERATIVA 34 Manuale B 28-06-1997 11:59 Pagina 35 → per provvedimento di autorità governativa e riguarda le cooperative che a giudizio dell’autorità governativa non sono in grado di raggiungere gli scopi per cui sono state costituite o per due anni non hanno depositato il bilancio annuale o non hanno compiuto atti di gestione; → per perdita totale del capitale sociale; I liquidatori della cooperativa potranno compiere tutti gli atti che servono alla liquidazione, vendere anche in blocco i beni sociali e fare transazioni e compromessi. Non possono però ripartire i beni tra i soci finché non siano stati pagati i creditori. I liquidatori, realizzato l’attivo sociale e soddisfatti tutti i creditori, devono redigere il bilancio finale indicando la parte spettante a ciascun socio nella divisione dell’attivo. Per quanto riguarda la sorte del residuo di liquidazione si distinguono tre ipotesi: → che lo statuto, per ottenere le agevolazioni fiscali previste dalla legge, preveda che in caso di scioglimento l’intero patrimonio sociale sia devoluto a scopi di pubblica utilità conformi allo spirito mutualistico. In questo caso i soci avranno diritto soltanto al rimborso del capitale versato; → che lo statuto preveda una precisa modalità di destinazione o ripartizione tra i soci; → che lo statuto non preveda nulla, nel qual caso si ritiene possa essere ripartito tra i soci in proporzione ai guadagni o al valore dei conferimenti. B 4. Aspetti contabili e fiscali Le società cooperative sono soggette alle autorizzazioni, alla vigilanza ed ai controlli sulla gestione stabiliti dalla legge. Il sistema dei controlli ordinari sulle cooperative divide le società in tre categorie. Un primo gruppo comprende le cooperative che abbiano un fatturato inferiore ai trenta miliardi e che comunque non detengano partecipazioni di controllo in società a responsabilità limitata. Queste società sono soggette ad ispezioni ordinarie biennali chiamate revisioni. Un secondo gruppo comprende le società che abbiano un fatturato superiore ai trenta miliardi ed inferiore agli ottanta, ovvero che LE ISPEZIONI A BORDO! 35 Manuale B 28-06-1997 11:59 Pagina 36 detengano partecipazioni di controllo in società a responsabilità limitata. In questo caso la revisione non sarà più biennale bensì annuale. Il terzo gruppo comprende le società cooperative che abbiano un fatturato superiore a ottanta miliardi di lire, o che detengano partecipazioni di controllo in società per azioni, o che possiedano riserve indivisibili superiori a tre miliardi di lire, o che raccolgano prestiti o conferimenti di soci finanziatori superiori a tre miliardi. Oltre alla revisione ordinaria annuale, queste cooperative sono soggette alla obbligatoria certificazione annuale del bilancio: la certificazione verrà effettuata da una società di revisione. Le revisioni ordinarie accertano l’esatta osservanza delle leggi, dei regolamenti e dello statuto, la sussistenza dei requisiti prescritti per le agevolazioni tributarie e di altra natura, il regolare funzionamento contabile ed amministrativo, il regolare svolgimento dell’attività, la consistenza patrimoniale e lo stato delle attività e delle passività. Possono aversi anche ispezioni straordinarie, disposte dal Ministero del Lavoro ogni volta che se ne presenti la necessità. Per le cooperative aderenti alle Associazioni nazionali riconosciute le revisioni sono effettuate dalle stesse e spesso diventano un’occasione per servizi di assistenza e consulenza. B Gli amministratori di una cooperativa devono redigere delle scritture obbligatorie, sia ai fini civili che fiscali. Per quanto riguarda l’aspetto civile: → il libro giornale sul quale vanno indicate giorno per giorno le operazioni fatte; → il libro inventari che deve contenere l’indicazione e la valutazione delle attività e delle passività dell’impresa e quindi il bilancio, il rendiconto economico e la nota integrativa con l’indicazione dell’utile o della perdita subita; → i libri sociali che sono: libro dei soci ove sono indicati il cognome, il nome dei soci, la data di ammissione, le quote sottoscritte ed i versamenti eseguiti; libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee che contiene i verbali delle assemblee dei soci e le deliberazioni prese; libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione che raccoglie i verbali e le relative deliberazioni con l’indicazione degli amministratori e dei sindaci presenti alla riunione; libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale I DIARI DI BORDO 36 Manuale B 28-06-1997 11:59 Pagina 37 ove sono riportati i verbali delle riunioni del collegio sindacale e i risultati delle verifiche ed ispezioni dei sindaci. Tutti questi libri debbono essere vidimati inizialmente, prima del loro utilizzo ed annualmente. Dal punto di vista fiscale la cooperativa deve redigere e conservare anche: → i conti di mastro; → le scritture ausiliarie; → i conti individuali di compensi corrisposti a terzi; → il libro matricola che contiene l’elenco in ordine cronologico dei lavoratori assunti alle dipendenze della società, indicando per ognuno di essi cognome e nome, luogo e data di nascita, qualifica e familiari a carico, data di assunzione e di licenziamento; → il libro paga che deve indicare per ogni dipendente le ore di lavoro, la retribuzione, gli assegni familiari, le trattenute previdenziali ed erariali; → il registro degli infortuni (solo se l’attività sociale comporta l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) con l’indicazione dell’infortunato, delle cause e delle circostanze dell’infortunio; → il registro I.V.A. acquisti che deve indicare i fornitori, i beni o servizi, l’imponibile e le varie aliquote dell’imposta; → il registro dei corrispettivi che deve indicare l’ammontare lordo incassato; → il registro delle fatture emesse che deve indicare il singolo cliente, l’imponibile e l’imposta applicata. Tutti questi libri, tranne il conto di mastro e delle scritture ausiliarie, vanno vidimati prima del loro utilizzo dagli organismi esplicitamente abilitati1. 1 Le Centrali di rappresentanza (Lega, Confcooperative, A G CI , U NCI) me tt ono a disposizione delle associate appositi uffici che coprono tutte le problematiche inerenti l’impresa cooperativa. È sempre utile rivolgersi a uno di questi per chiedere un pare re o un consiglio. Infatti, a seconda della tipol o gia d i a tt ivi tà svo lt a, mutano gli interlocutori per i vari adempimenti richiesti dalla legge. Il bilancio d’esercizio deve essere redatto annualmente a cura degli amministratori. Esso è costituito dai seguenti documenti: → lo stato patrimoniale; → il conto economico; → la nota integrativa. Il bilancio deve essere corredato dalla Relazione sulla gestione e dalla Relazione dei sindaci. I documenti informativi più importanti sono i prospetti di sintesi del bilancio (stato patrimoniale e conto economico) che dovrebbero illustrare sinteticamente la situazione economico-patrimoniale-finanziaria dell’impresa. Il documento nota integrativa assume un significato informativo di IL BILANCIO D’ESERCIZIOI 37 B Manuale B 28-06-1997 11:59 Pagina 38 completamento e di illustrazione del contenuto degli altri due prospetti sopraddetti. Fornisce, pertanto, la necessaria sintesi delle informazioni contenute negli schemi di bilancio e costituisce, quindi, parte fondamentale per l’interpretazione dei risultati economico-finanziari dell’impresa desunti dai conti annuali. Le informazioni sulla gestione dovranno essere fornite con una seconda relazione che correda il bilancio. Compito di tale documento è quello, da un lato, di indicare le linee evolutive dell’impresa e, dall’altro, di fornire notizie generali in merito alla conduzione aziendale: le attività di ricerca e sviluppo, le azioni proprie acquistate dalla società, l’evoluzione prevedibile della gestione. Inoltre, si prevede un particolare obbligo informativo a carico degli amministratori e dei sindaci della cooperativa: gli amministratori devono rendere ragione del carattere mutualistico della società cooperativa (bilancio sociale) e i sindaci esprimere un loro parere su tali informazioni. Il bilancio, il conto economico, la nota integrativa e gli allegati devono essere consegnati al collegio sindacale almeno 30 giorni prima del giorno fissato per l’assemblea che dovrà discuterlo unitamente alla relazione illustrativa degli amministratori. Una copia del bilancio, delle relazioni degli amministratori e dei sindaci devono restare depositati nella sede sociale durante i 15 giorni che precedono l’assemblea e finché il bilancio sia approvato così da permettere ai soci di prenderne visione. B Entro trenta giorni dalla data dell’assemblea che ha approvato il bilancio è necessario depositare: → in Tribunale: il bilancio con il conto economico, il verbale di deposito del bilancio, la relazione del Consiglio di Amministrazione, del Collegio Sindacale ed il verbale dell’Assemblea di approvazione; → all’Ufficio imposte: la dichiarazione dei redditi Mod. 760 con allegati il bilancio, la relazione del Consiglio di Amministrazione, la relazione del Collegio Sindacale, il verbale dell’Assemblea di approvazione del bilancio e l’elenco nominativo degli amministratori con l’indicazione della residenza anagrafica e dei relativi numeri di codice fiscale. Entro trenta giorni dal deposito del bilancio in Tribunale è necessario far avere al Bollettino Ufficiale delle Società Cooperative due copie del bilancio, di cui una timbrata dal tribunale, la relazione ATTENZIONE ALLA BUSSOLA 38 Manuale B 28-06-1997 11:59 Pagina 39 del Consiglio di Amministrazione, del Collegio Sindacale ed il verbale di Assemblea di approvazione del bilancio. In Prefettura si dovranno consegnare il bilancio, la relazione del Consiglio di Amministrazione, del Collegio Sindacale, il verbale di Assemblea di approvazione del bilancio, l’elenco nominativo dei soci, l’elenco delle cariche sociali, il prospetto di riparto degli utili o copertura delle perdite e la situazione del capitale sociale sottoscritto e versato. La rilevanza sociale della cooperazione - sancita, come già detto, dalla Costituzione - ha trovato concreta attuazione nell’ introduzione di alcune agevolazioni fiscali: a. agevolazioni relative alle imposte indirette che riguardano l’imposta di bollo e la tassa sulle concessioni governative. b. agevolazioni relative alle imposte dirette con riferimento all’imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG), all’imposta locale sui redditi (ILOR) ed al fatto che non concorrono a formare il reddito imponibile delle società cooperative le somme destinate a riserve indivisibili, a condizione che sia esclusa la possibilità di distribuirle tra i soci. c. agevolazioni solo a precise condizioni... Le condizioni per il riconoscimento dei trattamenti agevolati a livello fiscale sono le seguenti: → iscrizione delle società cooperative nel Registro Prefettizio o nello Schedario Generale della Cooperazione; → la sussistenza dei requisiti mutualistici (a. divieto di distribuzio ne di dividendi in misura superiore alle previsioni di legge; b. divieto di distribuzione delle riserve tra i soci durante la vita sociale; c. devoluzione in caso di scioglimento, dell’intero patrimonio sociale, dedotto soltanto il capitale versato ed i dividendi eventualmente maturati, a scopi di pubblica utilità conformi allo spirito mutualistico); → destinazione di una quota pari al 3% degli utili annuali alla costituzione ed all’incremento dei fondi mutualistici nazionali per la promozione e lo sviluppo della cooperazione. SOSTEGNI ALLA NAVIGAZIONE B 5. Alcune note conclusive Il confronto con un’avventura in mare nasconde, al di là delle PER I CORAGGIOSI… 39 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 40 inevitabili forzature, alcune verità di fondo che l’esperienza ogni giorno conferma. Costituire una società in forma cooperativa vuol dire scegliere uno strumento un po’ particolare per “navigare nel mercato”. L’essere insieme protagonisti significa che ognuno deve dare il meglio di sé. Come su una nave, lo spazio risulta vivibile se ciascuno è in grado di interagire con gli altri. Correttamente valorizzata questa è una delle ricchezze della forma cooperativa. Quante volte ti sei accorto che lavorare, divertirti, studiare in gruppo è meglio... Co-operare significa lavorare insieme, completare la propria professionalità con quella degli altri, darsi una mano nei momenti difficili. Tutti sono in una certa misura comandanti, per dire che il dato di maggior rilievo è che in una cooperativa il padrone non è chi ha i soldi ma chi ha buone idee e sa realizzarle assieme. Tutti comandanti per dire tutti protagonisti del proprio lavoro, tutti imprenditori di se stessi. Ma attenzione: proprio per questo il successo dell’impresa spesso si racchiude nella corretta distribuzione dei compiti e nel rispetto delle responsabilità di ognuno. Scegliere di costituire una cooperativa significa anche avere un’attenzione particolare per aspetti di natura sociale, come attenzione alla comunità ed all’ambiente in cui si è inseriti, alla qualità del lavoro e della vita, al rispetto dell’etica professionale. Per questo la cooperazione viene vista con favore dal Legislatore. Ormai il dato economico è difficilmente isolabile dal contesto sociale che lo esprime. Ma non sempre è stato così. Il movimento cooperativo nasce come reazione ai traumi che la rivoluzione industriale aveva prodotto nel tessuto sociale: ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. Da sempre la formula cooperativa si è posta come obiettivo quello di racchiudere in un circolo virtuoso il dato economico e quello sociale. È una bella sfida che in forme diverse continua ancora oggi. Per i coraggiosi questa è una sfida che si fa sempre più interessante: riuscire a trasformare sempre meglio la crescita economica in benessere sociale diffuso. B 40 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 41 ESPERIENZE ESEMPLARI DA UN’INIZIATIVA SPONTANEISTICA ALL’IMPRESA: COOPERATIVA FRATERNITÀ 1. LE ORIGINI 2. LA PRIMA COMUNITÀ 3. LA NASCITA DELLA COOPERATIVA 4. L’EVOLUZIONE NEL TEMPO 5. LA NUOVA SEDE 6. IL CONSOLIDAMENTO 7. SITUAZIONE ATTUALE E ORGANIZZAZIONE DEL PERSONALE 8. ALCUNE RIFLESSIONI CONCLUSIVE DELTA INFORMATICA SCARL 1. UN GRUPPO DI AMICI. L’ORIGINE DELL’IMPRESA 2. LE TAPPE FONDAMENTALI E L’EVOLUZIONE NEL TEMPO: DALLA SOCIETÀ AL GRUPPO 3. PARTICOLARE ATTENZIONE ALL’ASPETTO ORGANIZZATIVO 4. MERCATI DI RIFERIMENTO 5. RAPPORTI CON L’ENTE PUBBLICO Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 42 ESPERIENZE ESEMPLARI DA UN’INIZIATIVA SPONTANEISTICA ALL’IMPRESA: COOPERATIVA FRATERNITÀ 1. LE ORIGINI 2. LA PRIMA COMUNITÀ 3. LA NASCITA DELLA COOPERATIVA 4. L’EVOLUZIONE NEL TEMPO 5. LA NUOVA SEDE 6. IL CONSOLIDAMENTO 7. SITUAZIONE ATTUALE E ORGANIZZAZIONE DEL PERSONALE 8. ALCUNE RIFLESSIONI CONCLUSIVE DELTA INFORMATICA SCARL 1. UN GRUPPO DI AMICI. L’ORIGINE DELL’IMPRESA 2. LE TAPPE FONDAMENTALI E L’EVOLUZIONE NEL TEMPO: DALLA SOCIETÀ AL GRUPPO 3. PARTICOLARE ATTENZIONE ALL’ASPETTO ORGANIZZATIVO 4. MERCATI DI RIFERIMENTO 5. RAPPORTI CON L’ENTE PUBBLICO Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 43 DA UN’INIZIATIVA SPONTANEISTICA ALL’IMPRESA: COOPERATIVA ‘FRATERNITÀ’ 1. Le origini Alla fine del 1968 anche nel piccolo centro di Ospitaletto (BS) si diffondeva un clima di contestazione culturale e, al contempo, di nuovo impegno sociale. Vari gruppi giovanili si ritrovavano per discutere di politica, cultura, spesso anche per condividere iniziative di solidarietà a favore dei soggetti più deboli. La presenza di don Baiguini, curato del tempo, contribuì a far sí che le molte idee si trasformassero in concrete dimostrazioni di aiuto ed ascolto, intervenendo direttamente sul territorio. Cosí, mantenendo l’oratorio come base di riferimento e appoggio, diversi di questi giovani, primi fra tutti i fratelli Bergamini ed un loro amico, iniziarono a frequentare le famiglie più problematiche, gli istituti per minori, i centri per handicappati, i manicomi, i dormitori pubblici, le carceri, le stazioni della città. Per i primi anni tutte queste iniziative volontaristiche si caratterizzarono per la spinta vocazionale alla solidarietà e per l’enorme dispendio di energie da parte di questi giovani. Tuttavia, nei primi anni settanta, il gruppo di volontari si era assestato intorno alla famiglia di Pasquale e Rosa, genitori di Giuseppe e Antonio, che, nella loro azienda agricola, ospitavano durante il giorno soggetti in difficoltà, offrendo loro la possibilità di lavorare. In questi stessi anni avviene l’ incontro con don Galli, sacerdote salesiano dell’ Istituto San Bernardino di Chiari, il quale già da tempo interveniva in situazioni di emarginazione facendo da tramite per le famiglie dei detenuti presso il carcere di Brescia. Questo incontro fu determinante per le scelte successive del gruppo di volontari, sostenuti dal sacerdote in tutte le attività proposte. Un riconoscimento ufficiale a tutto questo, inoltre, non tardò ad arrivare. Nel Natale 1976 Giuseppe e Giovanni, due fondatori del gruppo, furono onorati del Premio Bulloni, premio definito anche “della bontà” e assegnato annualmente a chi viene riconosciuto meritevole di azioni di generosità e di disponibilità verso i più bisognosi. Ancor più significativo, da un punto di vista pratico, fu tuttavia il riconoscimento da parte della popolazione del paese del ruolo svolto dal gruppo di volontari. Da questo momento in poi, infatti, la comunità locale contribuì a sostenere l’iniziativa secondo le proprie possibilità. Col passare del tempo il gruppo di volontari cominciò a rendersi conto che i bisogni riscontrati nei soggetti con cui lavorava richiedevano un tipo di intervento più strutturato e continuativo rispetto a ciò che, fino ad allora, avevano potuto offrire. Sempre più spesso era necessario un ricovero continuo o la presenza B 43 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 44 costante di una figura di riferimento che il gruppo non era ancora in grado di garantire. Il tempo necessario per far fronte alle varie iniziative andava sempre più aumentando e l’impegno richiesto ai volontari pretendeva una presenza pressoché continua. 2. La prima comunità Alla fine del 1978, in seguito all’incontro con un sacerdote di Milano, don Fioravanti, che in un centro di accoglienza di Cinisello Balsamo ospitava persone emarginate attuando un progetto fondato sul lavoro, anche per il gruppo di Ospitaletto si andò concretizzando l’idea di aprire una casa di accoglienza per emarginati. L’idea si poté realizzare in poco tempo grazie all’offerta generosa di un giovane bresciano che, venuto a conoscenza del progetto, mise a disposizione una vecchia casa in città. Così, senza alcun sostegno da parte dell’amministrazione pubblica, con una società di fatto, confidando soltanto nella generosità di benefattori e amici, si aprì, all’inizio del 1979, il primo centro di accoglienza. La casa era gestita a turni dal gruppo di volontari a cui si erano aggregati altri collaboratori, garantendo così un servizio continuato per 24 ore su 24 per tutto l’anno. In questa prima struttura si ospitarono oltre venti persone. L’accoglienza era indistinta e aperta a ogni tipologia di soggetti: tossicodipendenti, alcoolisti, ex-carcerati, dimessi dagli ospedali psichiatrici, ecc. Un primo problema, che si pose immediatamente, fu quello di trovare un’occupazione per gli ospiti che potesse adattarsi ad una tipologia di persone cosi varia, con problemi cosi diversificati. Le attività che si potevano svolgere dovevano naturalmente rispondere ad alcuni requisiti di base quali la semplicità dell’apprendimento, la possibilità di esecuzione senza l’apporto di particolari attrezzature, la possibilità di essere svolte in gruppo in modo tale da facilitare occasioni di socializzazione. Fu cosi che per un certo periodo la comunità si avviò facendo riferimento al centro di Cinisello ed ottenendo incarichi conto terzi per la lavorazione di piccoli oggetti e l’assemblaggio di materiale elettrico da parte di piccole imprese della provincia bresciana. Accanto a queste occupazioni si svolse anche un’intensa attività di riciclaggio di materiali, dal ferro alla carta, al vetro, agli stracci. B 3. La nascita della cooperativa Dopo un primo periodo in cui la soluzione della società di fatto sembrò soddisfacente, il gruppo sentì l’esigenza di formalizzare ulteriormente la propria condizione giuridica, soprattutto per ragioni fiscali. In più, si diffuse all’interno del gruppo il desiderio di impostare in modo più strutturato e formale le proprie finalità e scopi sociali. 44 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 45 Per queste ragioni, nel 1980 il gruppo decise di adottare la soluzione della cooperativa sociale, dandole il nome di “cooperativa Fraternità”, ispirandosi al più grande “Movimento Fraternità” di don Fioravanti a Cinisello. La costituzione della cooperativa, con 12 soci fondatori, permise di rispondere in modo complementare sia alle necessità tecnicoorganizzative sia ai principi ispiratori che avevano dato origine a tutta l’attività. Nello statuto si legge: “la società si propone di svolgere in modo organizzato, in uno spirito cristiano e senza fini di lucro, qualsiasi attività inerente all’educazione, alla qualificazione morale, culturale, professionale o materiale, nonché all’inserimento sociale di chiunque si trovi in uno stato di indigenza, di bisogno o di emarginazione sotto qualsiasi forma o aspetto (fisico, psichico, sociale o affettivo, ecc.), o che liberamente chieda di usufruirne” (Art. 3 dello Statuto). È interessante a questo punto notare che le cariche amministrative decise in quell’occasione rimasero pressoché immutate fino al 1993, anno in cui, come verrà spiegato in seguito, avvennero alcune modifiche strutturali. Tuttavia, ancora oggi, a dimostrazione della continuità degli intenti e degli obiettivi fissati, si può evidenziare come dal 1980 sia rimasto in carica sempre lo stesso Presidente. Dal punto di vista pratico, il periodo iniziale della cooperativa fu segnato anche dall’apertura di una nuova sezione all’interno di un immobile situato in Ospitaletto che ospitò l’utenza femminile della comunità e nuovi laboratori. B 4. L’evoluzione nel tempo Dopo i primi anni di difficoltà e precarietà si ebbe uno sviluppo decisivo grazie anche al coinvolgimento in un progetto formativo per l’inserimento lavorativo dei portatori di handicap. La proposta fu avanzata nel 1983 da Felice Scalvini, attualmente Presidente Nazionale di Federsolidarietá, allora operatore dell’Unione Cooperative di Brescia. Questo progetto, oltre a prevedere un congruo finanziamento grazie al Fondo Sociale Europeo, coinvolse gli operatori e gli ospiti della cooperativa per quasi un anno in una attività formativa sia a livello professionale che educativo. È a partire da quell’anno che presero avvio con sistematicità le attività lavorative di coltivazione di ortaggi, delle serre floricole, di manutenzione del verde pubblico. L’impulso avuto da questo progetto portò ad un forte incremento del numero degli operatori e dei volontari impegnati sia nella comunità che nelle attività lavorative. Contemporaneamente, crebbe la consapevolezza del ruolo dei singoli settori di intervento della cooperativa, incrementando la presenza di operatori qua- 45 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 46 lificati e riducendo le tipologie degli ospiti ai casi di alcoolismo, malattia mentale lieve, disadattamento, mondo carcerario. 5. La nuova sede Vista la scarsa funzionalità delle strutture fino a quel momento utilizzate, prese consistenza l’idea di costruire una sede propria, atta a rispondere alle specifiche esigenze della comunità. Il luogo ideale per la costruzione sembrò un terreno a Trepola, località nei pressi di Ospitaletto, acquistato nel frattempo e nel quale erano già state costruite le prime serre. Il progetto fu di difficile realizzazione per i vincoli urbanistici e per la fatica di elaborare un progetto adeguato. Inoltre, l’auto-finanziamento dell’opera, seppur in parte agevolato da lasciti e donazioni, comportò un lento, ma comunque progressivo, avanzare dei lavori. L’edificio fu previsto con tre unità di offerta distinte all’interno di un’unica struttura: un nucleo centrale dislocato su quattro piani destinato alla comunità alloggio, più due appartamenti disponibili per l’accoglienza degli ospiti, nonché per laboratori ed uffici. L’inaugurazione ufficiale dell’edificio avvenne nell’estate del 1989, due anni dopo l’inizio dei lavori. Dopo un primo periodo di assestamento partì anche una riprogettazione di tutto l’assetto organizzativo concentrando l’attenzione sulla formazione degli operatori. Si diede, inoltre, avvio al potenziamento delle attività lavorative attraverso l’assunzione di nuovo personale educativo, la frequenza a corsi formativi, la meccanizzazione delle attività e l’ampliamento di alcuni settori produttivi. Pian piano vennero abbandonate le attività meno remunerative, come l’assemblaggio e il riciclaggio, per dedicarsi quasi esclusivamente al settore del verde: progettazione, impianto, manutenzione e recupero di aree verdi pubbliche o private. Vennero mantenuti invece piccoli appalti per le pulizie e le manutenzioni meccaniche, al fine di proporre comunque una gamma di sbocchi professionali diversificati. B 6. Il consolidamento Individuato il nuovo assetto operativo dei singoli settori, nel 1991 la cooperativa, dopo una prima esperienza sperimentale, decise di introdurre due nuovi servizi rivolti ai minori in difficoltà: uno di pronto intervento per bambini di ambo i sessi e di età compresa tra 0 e 11 anni, un altro di comunità alloggio per adolescenti maschi dai 13 ai 17 anni. Contemporaneamente, nell’ aprile 1991, si aprì al pubblico un punto vendita di fiori e piante al fine di potenziare la rete commer- 46 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 47 ciale florovivaistica e permettere l’occupazione fissa di sei persone. Dal punto di vista lavorativo, la cooperativa ha provveduto a potenziarsi strumentalmente e tecnicamente al fine di aumentare la professionalità dell’intervento lavorativo avviando uno studio tecnico per la progettazione computerizzata e l’elaborazione grafica di giardini e parchi, raggiungendo l’obiettivo di proporre un pacchetto d’offerta comprendente l’impianto di irrigazione e di illuminazione e l’arredo della superficie. L’alto livello qualitativo raggiunto in poco tempo è giustificato anche dall’assunzione di un’équipe tecnica esclusivamente dedita alla progettazione. 7. Situazione attuale e organizzazione del personale Dei 12 soci che diedero vita alla cooperativa, nove sono tuttora impegnati. Tuttavia, a livello formale, molti sono stati i cambiamenti intervenuti in questi anni. Innanzitutto, nel 1993, in conseguenza dell’applicazione della Legge 381/91, la struttura si è suddivisa in due distinte cooperative: Fraternità Cooperativa sociale a r.l., volta allo svolgimento di attività diverse finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (25 posti); Comunità Fraternità Cooperativa sociale a r.l., volta alla gestione dei servizi socio-sanitari ed educativi (7 posti per il pronto intervento, 5 per gli adolescenti, 15 per gli adulti) . Accanto a queste opera l’Associazione “Amici delle Fraternità”, che si qualifica come momento di aggregazione e di iniziative per i volontari che sostengono lo spirito della Fraternità nei confronti dei più bisognosi. La Fraternità opera tuttora principalmente nel settore del verde pubblico e privato. La cooperativa è convenzionata per l’esecuzione in appalto o convenzione con diversi comuni tra i quali Brescia, Ospitaletto, Travagliato, ecc., o con aziende pubbliche quali A.S.M e Cogeme. La Comunità Fraternità, invece, gestisce servizi socio-educativi interagendo col Tribunale dei Minori per quanto concerne il pronto intervento, con i Servizi Sociali locali per gli adolescenti, con l’USSL 41 e i servizi sociali preposti per gli adulti. Infine, è da poco attivo un centro di prevenzione ed ascolto per la tossicodipendenza e il disagio giovanile. Questo servizio è convenzionato con i Comuni di Ospitaletto e Travagliato. Dal punto di vista delle cariche formali è importante notare come le due cooperative abbiano di fatto mantenuto un identico consiglio di amministrazione, nonché lo stesso Presidente. La ragione di questa scelta è da individuare nella convinzione che sia necessario mantenere unità di fondo nell’impostazione e realizzazione dei progetti e delle finalità, seppur con una divisione reale per quanto concerne l’aspetto fiscale. B 47 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 48 Per quanto concerne i soci è da notare che solo dopo il 1993 si è resa possibile l’associazione ad una sola delle cooperative; pertanto in molti casi i soci dell’una sono anche soci dell’altra. Complessivamente si registrano 13 soci lavoratori e 10 soci volontari per la cooperativa Fraternità, mentre vi sono 8 soci lavoratori, 8 soci volontari e 3 soci sovventori nella Comunità Fraternità. Infine, per quanto concerne il personale, nel servizio denominato Centro di Pronto Intervento accanto alla responsabile operano una educatrice professionale, un’ausiliaria socio-assistenziale, un educatore in fase di formazione; a questi si aggiungono un numero variabile di volontari. Il servizio di comunità alloggio per adolescenti, grazie all’apporto di un responsabile e tre educatori, garantisce l’apertura continua. Gli educatori, oltre ad un aiuto scolastico, provvedono , in collaborazione con la struttura di inserimento lavorativo, all’avviamento al lavoro per coloro che abbiano già ultimato l’obbligo scolastico. Numericamente più consistente e organizzativamente più articolato è il personale impegnato nei servizi per adulti. La Comunità alloggio adulti vede impegnati un responsabile, un educatore addetto alle accoglienze e presente per tutta la fascia diurna, 5 educatori affiancati da altrettanti volontari per il turnover nelle ore notturne e serali. Per quanto concerne l’inserimento lavorativo l’organizzazione prevede una suddivisione in settori, ciascuno suddiviso a sua volta in squadre. Ciascuna squadra è composta da un responsabile con uno o due ospiti. Il responsabile delle squadre, a sua volta, fa riferimento ad un coordinatore lavorativo per quanto concerne la distribuzione del lavoro, i tempi, le modalità di esecuzione, ed ad un coordinatore educativo per la valutazione degli obiettivi raggiunti nell’ambito del progetto di recupero. Molti, in tutti i servizi, i volontari che prestano la propria opera nei modi più svariati, adattandosi alle esigenze della struttura. Nella maggior parte dei casi il contatto con la cooperativa avviene per conoscenza diretta o tramite la parrocchia. Non vengono attivati, tuttavia, criteri selettivi in quanto la varietá delle esigenze è tale da permettere a tutti di apportare il proprio contributo. Ogni anno, inoltre, prestano il loro servizio due obiettori di coscienza. Alcuni di loro, tra l’altro, grazie all’esperienza acquisita si sono in seguito inseriti nella struttura come operatori. B 8. Alcune riflessioni conclusive IL caso della Cooperativa Fraternità e della Comunità Fraternità sembra conferm a re la possibilità di coniugare un impegno mutualistico e solidaristico con un impegno sul mercato in direzione dell’imprenditorialità. Certamente, la normativa in materia di cooperazione impone, di 48 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 49 per sé, una chiave di lettura rigida delle potenzialità imprenditoriali, tanto più nel caso delle cooperative sociali. Tuttavia, il caso della Fraternità dimostra la possibilità di realizzare attività che soddisfino sia le finalità statutarie di impronta solidaristica, sia l’esigenza concreta di un’autonomia economica che superi eventualmente anche il finanziamento pubblico. Certamente il raggiungimento degli obiettivi prefissati è dovuto anche alla rete di rapporti che la cooperative stessa è riuscita a consolidare nel tempo, sia con il consorzio SOL.CO, sia con altre cooperative della zona, sia infine col territorio nel suo complesso. Ciò ha permesso vari momenti collaborativi, scambi di modelli operativi e di conoscenze. Grazie anche a questo contesto di interazione la cooperativa ha potuto, tramite un lungo cammino sperimentale, identificare servizi utili, realizzati in modo efficiente, attraverso un impiego ottimale delle risorse umane e materiali, cercando sempre di finalizzare le risorse a vantaggio di un servizio migliore. A questo riguardo assume maggior rilievo la testimonianza di un operatore della cooperativa il quale evidenziava la connotazione lavorativa che la cooperativa stessa ha dato ai suoi servizi come il segreto implicito del suo successo: “per la gente di Brescia uno dei valori più importanti è indubbiamente il lavoro, si vive per lavorare. Il fatto che i nostri ragazzi lavorino e si diano da fare dimostra che i soldi che la gente ci dá non finiscono in pura assistenza ma in lavoro”. B 49 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 50 DELTA INFORMATICA SCARL Lo studio di Delta Informatica Scarl permette di evidenziare l’evolversi di una società cooperativa di produzione e lavoro nel settore dei servizi in particolare sistemi informativi, la loro progettazione e utilizzo per l’elaborazione dati, le progettazioni. Si tratta di una esperienza che si ritiene possa rappre s e n t a re un significativo esempio di successo aziendale dello strumento cooperativo nell’ambito del cosiddetto “terziario avanzato”. 1. Un gruppo di amici. L’origine dell’impresa La cooperativa Delta Informatica, poi diventata Delta Informatica Scarl, nasce nel marzo del 1980 a Trento. L’ iniziativa è di un gruppo di giovani ingegneri trentini che si sono conosciuti frequentando il Politecnico di Milano. Vivere la comune esperienza di studenti fuori sede ha permesso di realizzare e consolidare un rapporto di amicizia e consuetudine che ancor oggi viene ritenuto fondamentale per spiegare la nascita e il successo dell’iniziativa. La società si forma con l’obiettivo di “consentire ai soci di lavorare in un settore particolarmente professionale, come lo studio dei sistemi informativi e la loro applicazione, senza dover andare in zone industriali al di fuori del Trentino”. “Il lavoro, la sua remunerazione e di conseguenza il patrimonio” è quello che cercano i soci fondatori. La scelta dello strumento cooperativo appare la naturale conseguenza non solo della loro volontà di esprimere in gruppo una elevata professionalità, ma “l’assoluta mancanza di disponibilità finanziarie per partire” spinge i soci fondatori a costituirsi in cooperativa. Il primo periodo di attività è caratterizzato da una scarsa acquisizione di commesse di lavoro e si svolge su interventi principalmente orientati alla ricerca e studio nel settore della termodinamica. Una competenza sviluppata durante gli studi universitari e che presentava minori difficoltà di penetrazione nel mercato. Parallelamente a tali attività, si affrontava la tematica dell’EDP mediante l’acquisto di un piccolo computer sul quale sono stati realizzati programmi per lo sviluppo dei progetti di impiantistica civile e industriale. Queste due aree, progettazione tecnica ed informatica, hanno costituito l’attività iniziale della cooperativa. Appare evidente dall’esperienza illustrata dagli interlocutori come Delta Informatica sia nata con autentico spirito cooperativo: procurare lavoro ai soci a condizioni migliori di quelle offerte dal mercato. In particolare si è sottolineata la volontà, dopo un certo periodo di studi, di ritornare nella propria terra e lì sviluppare la propria professione. B 50 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 51 Il settore dell’informatica è divenuto subito predominante, grazie all’accordo di commercializzazione dei computer Penta System, ma soprattutto con l’acquisizione della concessione IBM per la vendita dei Personal verso la fine del 1984. È proprio questo passo, in un contesto temporale che anticipa una fase di forte espansione del settore dei sistemi informativi, a rappresentare il primo elemento significativo di successo dell’impresa. In termini di sviluppo l’attività ha visto un incremento notevole di fatturato annuale, grazie all’affermazione sul mercato locale quale sinonimo di qualità di servizio e di professionalità. Accanto all’aver colto sul nascere una congiuntura favorevole altri fattori di successo sembrano essere rappresentati da: → costante attenzione alla componente di professionalità e qualità del servizio; → accentuato orientamento all’innovazione; → ricorrente preoccupazione di definire in modo chiaro la struttura organizzativa, → sistematica attenzione posta all’equilibrio delle risorse. Nelle relazioni interne si insiste particolarmente sull’elemento di “qualità di servizio e di professionalità” come elemento strategico per caratterizzare nel mercato trentino Delta informatica. Come ha sottolineato uno degli intervistati, “deve essere mantenuta e rafforzata la componente di professionalità che distingue Delta Informatica dalla concorrenza, forse più agguerrita commercialmente, ma meno preparata tecnicamente e professionalmente” L’aspetto della qualificazione delle risorse umane e del positivo clima aziendale sembra costituire un elemento caratterizzante l’azienda. Infatti è ricorrente il richiamo al “notevole entusiasmo in tutte le persone, derivato dal sentirsi partecipi in quanto soci della cooperativa ma anche e soprattutto per i successi raccolti in questi ultimi anni. È questo aspetto che riteniamo opportuno sottolineare in quanto può largamente e positivamente compensare anche le eventuali carenze di esperienza, che tuttavia non abbiamo recepito se non in modo marginale”. Un altro elemento caratterizzante è il forte orientamento all’innovazione perseguito dalla società creando anche alcune ripercussioni non sempre positive. “La rapidità con la quale la cooperativa ha sviluppato la propria attività ha infatti creato una gestione troppo orientata all’innovazione e ciò a scapito di un completo consolidamento delle attività correnti.” Diviene di particolare interesse, ai fini della nostra ricerca, rilevare la costante preoccupazione dei soci per una chiara e precisa definizione della struttura aziendale; in essa “ognuno deve ricoprire le proprie funzioni garantendo un corretto andamento nei singoli settori”. Elementi di distrazione da un lato sono costituiti dal “disturbo operativo e psicologico derivanti dalla prospettiva dei futuri progetti” e dall’altro “dal tipo di rapporto personale che B 51 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 52 lega le persone”, che se è encomiabile per la forte motivazione, deve essere attentamente regolato affinché non “porti ad una sovrapposizione di funzioni a scapito della salvaguardia della chiarezza delle responsabilità individuali”. I fattori di successo interni all’azienda cooperativa sembrano dunque essere stati: → la capacità di gestire senza eccessivi traumi un forte sviluppo orientato all’innovazione; → un favorevole clima aziendale, con il mantenimento di un quadro organizzativo improntato alla chiarezza delle funzioni e conseguentemente delle responsabilità. L’iter storico di sviluppo economico della società permette di cogliere un altro elemento che il management aziendale oggi ritiene essere uno dei fattori di distinzione e successo di Delta Informatica. A livello di analisi economica e finanziaria, notevole attenzione è stata posta all’equilibrio delle risorse attraverso politiche di ammortamenti anticipati, all’incremento del capitale sociale e del finanziamento da soci, all’autofinanziamento. L’analisi economico finanziaria permette di sottolineare l’avvenuta “puntuale rilevazione a fine anno” delle varie voci di bilancio come elemento positivo della struttura aziendale. Se si interrogano i responsabili sul segreto del loro successo le risposte sono molto semplici e riguardano principalmente il fatto di essere un gruppo affiatato di amici e l’impegno profuso. B 2. Le tappe fondamentali e l’evoluzione nel tempo: dalla società al gruppo La società cooperativa cresce rapidamente raggiungendo la leadership provinciale. “È stato sufficiente avere un po’ di voglia di lavorare, un po’ di esperienza nata su una preparazione universitaria e l’applicazione di metodi non tradizionali e non da trentini (più aggressivi, competitivi, efficienti), per sbaragliare la concorrenza nel settore del terziario avanzato che pure era numerosa e variegata, ma che viveva come riflesso dell’esistenza di un mercato dei servizi.” L’intervallo temporale compreso tra il 1980, data della nascita di Delta Informatica e la fine del 1984, data dell’acquisizione della concessione IBM, vede la società particolarmente impegnata nella fase di sviluppo della commercializzazione dei sistemi informativi. Conseguito, come detto, un ruolo di leadership, la crescente verticalizzazione dei mercati pone il gruppo dirigente di Delta Informatica di fronte alla necessità di consolidare la posizione raggiunta attraverso la nascita di una serie di società controllate, società la cui forma prevalente è quella di società a responsabilità limitata. In questa fase, nuovi soci entrano a far parte della compagine della cooperativa. La strategia di specializzazione nel settore porta 52 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 53 negli anni alla creazione di DATA SYSTEM, di DELTA CAD, di DELTA AUTOMAZIONE e di D ELTA SERVIZI. Una prima fase di verticalizzazione della società viene così raggiunta. Inizia a profilarsi una struttura a gruppo. Parallelamente, nel 1988, la Delta Informatica pone in essere iniziative volte alla copertura territoriale attraverso l’acquisizione di partecipazioni, non necessariamente di maggioranza, in realtà imprenditoriali locali sparse sul territorio. Si attuano forme di collegamento con I NFOTRÉ di Arco, A.T.F. di Tione, DOLOMITI COMPUTER SERVICE di Predazzo nel Trentino, con THEMA INFORMATIK e R.T.S. in Alto Adige; in Veneto il rapporto si consolida con D E LTA COMPUTERS. L’evoluzione strategica della società si accentua successivamente nella ricerca di alleanze e partnership a livello nazionale secondo due modalità particolari. Da un lato la forma dell’associazionismo promuovendo e/o aderendo ad organismi esterni. È il caso del Consorzio UNISOFTWARE che per ora raggruppa realtà cooperative a livello nazionale che si occupano di questo particolare settore di servizi. Dall’altro lato Delta Informatica persegue una strategia di partnership in particolari progetti intesa a garantire sempre maggiori livelli di eccellenza e specializzazione in determinati servizi. In questo contesto lo strumento partecipativo utilizzato è esclusivamente finalizzato al progetto posto in essere. Si va dunque dal semplice accordo contrattuale con realtà imprenditoriali nazionali alla costituzione di apposite società. B 53 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 54 Delta Informatica accentua dunque la propria tendenza a diventare sempre più il “cuore” di tutta una serie di società specializzate nell’ambito dei sistemi informativi. Le forme e i modi per l’affermazione del Gruppo Delta Informatica sono in via di definizione. L’obiettivo è “un gruppo che dia servizi alle società del settore, che permetta a ciascuna società di mantenere la propria individualità e al tempo stesso di formare un unico soggetto di dimensioni ragguardevoli in grado di confrontarsi con il soggetto pubblico (Informatica Trentina). Al Gruppo dovrebbero venire trasferite tutte le strutture orizzontali delle società quali amministrazione, personale, controllo di gestione, coordinamento cioè direzione, presidenza, immaginemarketing. La forma societaria è quella cooperativa con 9 soci fondatori che arriveranno a dodici. Si è scelta volutamente la forma cooperativa per tutta una serie di motivi. Infatti le società socie, che già da anni operano, hanno una propria individualità, un proprio patrimonio e dunque diviene essenziale per ognuna mantenere la propria individualità accentuando fortemente l’aspetto della territorialità dell’esperienza imprenditoriale. Ta l e autonomia organizzativa viene mantenuta dallo strumento cooperativo e, contemporaneamente, il gruppo permette di esprimersi tutti alla pari, di tararsi con gli altri soci e di essere presenti nella formazione delle strategie decise in base alla bontà dei progetti e non solo alla forza del capitale.” Lo strumento del Consorzio appare ai dirigenti aziendali intervistati come lo strumento ideale per armonizzare i fattori di successo originari delle esperienze imprenditoriali con le necessità che un mercato sempre più complesso e competitivo impone alla singola struttura. Il protagonismo ed il sentimento di dedizione del socio vengono mantenuti garantendo l’individualità della società; non si ha così un effetto di annullamento di quanto fino ad ora costruito. Parallelamente viene tutelato l’aspetto del diretto collegamento con il territorio di cui la società è espressione. “La dimensione consortile consente alla singola società di comunicare e partecipare a strategie complessive di settore (rapporti con i fornitori, con i clienti...) altrimenti precluse. Il fattore dimensionale diviene un elemento decisivo per l’ingresso in determinati mercati caratterizzati da forte concorrenzialità. È il caso del mercato estero ma anche delle fasce più consistenti del mercato regionale e nazionale. La gestione unificata di determinati servizi, comuni alle varie società, sfruttando le nuove tecnologie può dare luogo a notevoli risparmi di risorse impiegate. La messa in comune di esperienze nella gestione delle strategie di gruppo è l’elemento vincente per tutti i soci.” B 54 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 55 3. Particolare attenzione all’aspetto organizzativo La necessità di una continua definizione di corretti assetti organizzativi, non solo in funzione della formula cooperativa adottata ma anche della complessità dei mercati affrontati, sembra caratterizzare positivamente l’esperienza imprenditoriale della società. La formula cooperativa, come traspare da quanto abbiamo evidenziato precedentemente, ha spinto a considerare fortemente gli elementi formali dell’organizzazione puntando “ad evitare occasioni di disturbo o di ingerenza funzionali.” Lo sviluppo delle risorse umane appare seguito con particolare attenzione data la volontà espressa dalla direzione “ di mantenere un elevato livello di professionalità e qualità del servizio tale da distinguere Delta Informatica dalla concorrenza”. Nell’arco dell’anno sono numerosi i corsi base per i giovani nei settori amministrativo, commerciale-marketing, tecnici programmatori e produttori nel settore della manutenzione tecnica. A questi si aggiungono non solo i corsi dei singoli fornitori (la stessa IBM organizza stage orientati al prodotto ed al cliente), ma anche l’attività formativa sviluppata dall’azienda. Nell’anno in corso sono stati effettuati due corsi di formazione per i quadri focalizzati sulla gestione delle risorse umane ad opera di una società specializzata. La mobilità del personale raggiunge livelli molto bassi; ad una analisi informale il clima aziendale appare positivo. Per quanto riguarda l’organigramma del Gruppo Delta la struttura formale prevede un Consiglio di amministrazione guidato da un Presidente con il compito di stabilire le strategie ed i principi guida nonché assumere le decisioni strategiche (investimenti, partecipazioni ecc...). La direzione generale presenta in staff le seguenti funzioni: rapporti con clienti istituzionali, con il personale, la produzione software ed il controllo. In “line” sono collocati i servizi generali (acquisti e magazzino, marketing ed immagine, amministrazione e finanza, personale, organizzazione e sistemi informativi, logistica e servizi interni), le aree strategiche aziendali e le direzioni commerciali. I soci fondatori di Delta Informatica sono ancora tutti presenti nella compagine sociale. Ognuno è responsabile sia delle principali funzioni aziendali che delle società che hanno portato alla nascita del Gruppo. La gestione e lo sviluppo delle risorse umane ha determinato la scelta strategica di coinvolgere con quote societarie il maggior numero di collaboratori. Quasi uno su quattro, dei duecento collaboratori, è imprenditore in prima persona, possedendo quote societarie. B 4. Mercati di riferimento La caratteristica principale della collocazione sul mercato della 55 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 56 società è rappresentata dalla diffusione capillare dei pro d o t t i Delta Informatica. Tale obiettivo è stato raggiunto attraverso una serie di politiche mirate. “La parte più interessante per la provincia di Trento è la presenza capillare in tutti i comuni. Questa dimensione ottimale ci permette di essere presenti in modo continuo. 4000 clienti in Trentino vogliono dire 10 clienti in media in ogni Comune. Per una ragione o per l’altra noi parliamo spesso con loro. Se vado per ragioni di manutenzione o commerciali da uno in realtà posso fare tutta una serie di offerte abbassando i costi dei vari interventi. Questa è la nostra caratteristica forte.” Il mercato di Delta Informatica si concentra per una quota pari all’80% in Regione e per un 20% fuori. “È necessario tenere presente che questa quota è in continuo aumento rispetto alla parte regionale. Per quanto riguarda la distinzione pubblico-privato, noi lavoriamo per un 30% circa con il settore pubblico mentre per un buon 70% la nostra attività è occupata da clienti privati.” È nel rapporto con il cliente che la società ha sviluppato i maggiori sforzi. “Per quanto riguarda le innovazioni recentemente introdotte esse ruotano attorno al sistema informativo sempre più sofisticato e complesso che prevede tutte le fasi delle funzioni rilevanti per l’azienda. Per esempio, per quanto riguarda il settore marketing noi abbiamo sviluppato un’attività di telemarketing su determinati settori del mercato. I dati del telemarketing, opportunamente elaborati, vengono inseriti nel sistema informativo che automaticamente definisce il tipo di clientela: se da cont a t t a re subito; se da contattare nel tempo. Il sistema ricord a a l l ’ o p e r a t o re, con una certa frequenza, quando pro c e d e re al contatto. Insomma fornisce una serie di informazioni che servono per scandagliare a fondo il mercato e coglierne le opportunità.” Dalla fase di commercializzazione a tutte le altre fasi (per esempio la gestione amministrativa) sono stati modificati i programmi con particolare attenzione alla fase di controllo. Nei rapporti con il cliente tale innovazione è essenziale: “il cliente per noi non è una realtà statica. È una tabella aggiornata di giorno in giorno e con il cliente noi viviamo ogni giorno le sue necessità, il suo sviluppo e siamo in grado di adeguare la nostra offerta. Noi utilizziamo un sistema informativo a rete. Su ogni terminale con delle opportune chiavi è possibile accedere ai vari settori funzionali. I commerciali possono vedere chi è il cliente, che rapporti abbiamo avuto, cosa ha comprato, quale manutenzione, quanto spende da noi, che tipo di incremento ha avuto anno per anno, cosa interessa di più, quante offerte. Il compito del personale è fare delle verifiche e proporre nuove soluzioni a seconda delle esigenze. Questo è ciò che diversifica la nostra realtà rispetto alle altre.” B 56 Manuale B 28-06-1997 12:00 Pagina 57 5. Rapporti con l’Ente pubblico Da parte della dirigenza si riconosce “il fondamentale apporto” dei contributi pubblici nella fase iniziale dell’impresa. “La percentuale di contributo pubblico sul fatturato inizialmente è stata rilevante, oggi invece raggiunge quote insignificanti”. È forte la polemica con alcuni settori imprenditoriali che rimproverano al mondo cooperativo di essere assistito. “Esistono oggi re a l t à imprenditoriali in cui il contributo pubblico per addetto supera di gran lunga i 220 milioni e non è il massimo. Noi in tutti questi anni non siamo arrivati ai 10.” L’esperienza imprenditoriale di Delta Informatica diviene rilevante all’interno del movimento cooperativo della provincia, in quanto rappresenta la realtà di maggior spicco in un settore, quale quello dei sistemi informativi, strategico per il futuro di qualsiasi organizzazione. Si tratta di un interessante esempio di successo di una cooperativa di lavoro ideata da un gruppo di giovani, e che è riuscita a consolidarsi e ad adeguare la propria struttura alle mutate esigenze del mercato. Ma l’interesse maggiore investe l’evoluzione delle problematiche che la società oggi presenta. Si tratta, possiamo dire, della maturazione della formula cooperativa in un settore di mercato particolarmente competitivo. Viene esaltato il lavoro di gruppo tra i soci fondatori ritenuti ancora i migliori manager del gruppo. Superate positivamente le difficoltà iniziali legate alle barriere d’ingresso nel mercato scelto, la struttura della società cooperativa, che ha consentito il rafforzamento dell’impresa, ora pone notevoli vincoli sotto l’aspetto finanziario al Gruppo. Nuove problematiche interrogano l’agire cooperativo nel settore della produzione e lavoro. La vocazione sociale dell’impresa, che per il settore della produzione e lavoro appare principalmente legata all’invenzione di un lavoro che risponda maggiormente alle diverse esigenze dei protagonisti (lavorare in un settore interessante, nel proprio luogo di residenza, assieme ad un gruppo di amici, che consenta maggiori spazio di autonomia e protagonismo per ognuno, remunerato meglio rispetto alle condizioni di mercato, con una buona qualità dell’ambiente di lavoro...), nella fase di maturazione porta ad allargare queste responsabilità non più ai soci ma ai collaboratori che vengono invogliati ad acquisire quote nelle società del Gruppo, dimostrando così una particolare attenzione verso la gestione e la crescita delle risorse umane. Al di là del rappresentare un caso di successo di un’impresa nata secondo le premesse di un autentico spirito cooperativo, Delta Informatica appare una scommessa aperta che interroga il modo tradizionale di fare impresa in settori avanzati per una forma societaria, quale quella cooperativa, che nell’immagine collettiva è legata spesso a settori tradizionali del mercato o a condizioni particolari di arretratezza del contesto in cui si inserisce l’iniziativa. B 57 Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 59 APPENDICE DICHIARAZIONE DI IDENTITÁ COOPERATIVA APPROVATA DAL XXXI CONGRESSO DELL’ALLEANZA COOPERATIVA INTERNAZIONALE BOUTROS GAALI: MESSAGE A L’OCCASION DE LA JOURNEE INTERNATIONALE DES COOPERATIVES 01/07/1995 MESSAGGIO DEL CONSIGLIO EUROPEO DELL’A.C.I. ALLE NUOVE GENERAZIONI L’ESPERIENZA DEL TRENTINO STATUTO TIPO COOPERATIVE LAVORO/SOCIALI STATUTO TIPO PICCOLA COOPERATIVA BIBLIOGRAFIA Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 60 APPENDICE DICHIARAZIONE DI IDENTITÁ COOPERATIVA APPROVATA DAL XXXI CONGRESSO DELL’ALLEANZA COOPERATIVA INTERNAZIONALE BOUTROS GAALI: MESSAGE A L’OCCASION DE LA JOURNEE INTERNATIONALE DES COOPERATIVES 01/07/1995 MESSAGGIO DEL CONSIGLIO EUROPEO DELL’A.C.I. ALLE NUOVE GENERAZIONI L’ESPERIENZA DEL TRENTINO STATUTO TIPO COOPERATIVE LAVORO/SOCIALI STATUTO TIPO PICCOLA COOPERATIVA BIBLIOGRAFIA Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 61 DICHIARAZIONE DI IDENTITÀ COOPERATIVA APPROVATA DAL XXXI CONGRESSO DELL’ALLEANZA COOPERATIVA INTERNAZIONALE — Manchester 20-22 settembre 1995 Definizione: Una cooperativa è un’associazione autonoma di individui che si uniscono volontariamente per soddisfare i propri bisogni economici, sociali e culturali e le proprie aspirazioni attraverso la creazione di una società di proprietà comune e democraticamente controllata. Valori Le cooperative sono basate sui valori dell’autosufficienza (il fare da sé), dell’autoresponsabilità, della democrazia. dell’eguaglianza, dell’equità e solidarietà. Secondo le tradizioni dei propri padri fondatori, i soci delle cooperative credono nei valori etici dell’onestà, della trasparenza, della responsabilità sociale e dell’attenzione verso gli altri. Principi I principi cooperativi sono linee-guida con cui le cooperative mettono in pratica i propri valori. 1° principio: ADESIONE LIBERA E VOLONTARIA Le cooperative sono organizzazioni volontarie aperte a tutti gli individui capaci di usare i servizi offerti e desiderosi di accettare le responsabilità connesse all’adesione, senza alcuna discriminazione sessuale, sociale, razziale, politica o religiosa. 2° principio: CONTROLLO DEMOCRATICO DA PARTE DEI SOCI Le cooperative sono organizzazioni democratiche, controllate dai propri soci che partecipano attivamente nello stabilire le politiche e nell’assumere le relative decisioni. Gli uomini e le donne eletti come rappresentanti sono responsabili nei confronti dei soci. Nelle cooperative di primo grado, i soci hanno gli stessi diritti di voto (una testa, un voto), e anche le cooperative di altro grado sono ugualmente organizzate in modo democratico. 3° principio: PARTECIPAZIONE ECONOMICA DEI SOCI I soci contribuiscono equamente al capitale delle proprie cooperative e lo controllano democraticamente. Almeno una parte di questo capitale è di norma proprietà comune della cooperativa. I soci, di norma, percepiscono un compenso limitato, se del caso, sul capitale sottoscritto come condizione per l’adesione. I soci allocano i surplus per qualunque dei seguenti scopi: sviluppo della cooperativa, possibilmente creando delle riserve, parte delle quali almeno dovrebbe essere indivisibile; benefici per i soci in proporzione alle loro transazioni con la cooperativa stessa, e sostegno ad altre attività approvate dalla base sociale. 4° principio: AUTONOMIA E INDIPENDENZA Le cooperative sono organizzazioni autonome, autosufficienti, controllate dai soci. Nel caso in cui esse sottoscrivano accordi con altre organizzazioni (incluso i governi) o ottengano capitale da fonti esterne, le cooperative sono tenute ad assicurare sempre il controllo democratico da parte dei soci e mantenere l’autonomia della cooperativa stessa. 5° principio: EDUCAZIONE, FORMAZIONE ED INFORMAZIONE Le cooperative s’impegnano ad educare e a formare i propri soci, i rappresentanti eletti, i manager e il personale, in modo che questi siano in grado di contribuire con efficienza allo sviluppo delle proprie società cooperative. Le cooperative devono attuare campagne di informazione allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica, particolarmente i giovani e gli opinionisti di maggiore fama, sulla natura e i benefici della cooperazione. 6° principio: COOPERAZIONE TRA COOPERATIVE Le cooperative servono i propri soci nel modo più efficiente e rafforzano il movimento cooperativo lavorando insieme, attraverso le strutture locali, nazionali, regionali ed internazionali. 7° principio: INTERESSE VERSO LA COMUNITÀ Le cooperative lavorano per uno sviluppo sostenibile delle proprie comunità attraverso politiche approvate dai propri soci. 61 B Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 62 BOUTROS GAALI - MESSAGE A L’OCCASION DE LA JOURNEE INTERNATIONALE DES COOPERATIVES — 1er juillet 1995 In questo anno del cinquantenario delle Nazioni Unite constatiamo con piacere che uno dei nostri partners ai quali ci lega una collaborazione tra le più antiche e strette, l’Alleanza Cooperativa Interna zionale, celebra il suo centesimo anniversario. Riconoscendo che le cooperative, nelle loro diverse forme, diventano sempre più un fattore indispensabile allo sviluppo economico e sociale di tutti i paesi, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato, a partire da quest’anno, il primo sabato di luglio Giornata Internazionale delle Cooperative. Alla vigilia di un nuovo secolo e di un nuovo millennio, la collaborazione tra le Nazioni Unite e l’ACI assume una crescente importanza. Come ho già detto nel mio rapporto all’Assemblea Generale lo scorso anno, le imprese cooperative forniscono i mezzi organizzativi che permettono ad una parte importante dell’umanità di produrre da sola posti di lavoro produttivi, di lottare contro la povertà e di realizzare l’integrazione di fasce sociali della società, comprese le donne, i giovani, le persone anziane ed i disabili. Difendendo così efficacemente i vostri interessi e risolvendo da voi stessi i problemi, facendovene carico energicamente e creativamente, contribuite e fare delle nostre società un mondo migliore per le attuali generazioni e quelle future. Sono sicuro che, in numerosi campi di interesse comune, la nostra collaborazione si rafforzerà. Io ho il grande piacere di augurare ad ognuno dei 750 milioni di donne e uomini associati all’Alleanza Cooperativa Internazionale il massimo successo nel proprio sforzo cooperativo. Messaggio del Consiglio Europeo dell’ACI alle nuove generazioni B In occasione della GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA COOPERAZIONE Proclamata dalle Nazioni Unite per celebrare il Centenario dell’Alleanza Cooperativa Internazionale L’Assemblea delle Nazioni Unite, con una solenne risoluzione, ha proclamato il 1- Luglio 1995 “Giornata Internazionale della cooperazione” riconoscendo che “le cooperative., nelle loro diverse forme, stanno diventando un indispensabile fattore di sviluppo economico e sociale in tutti i Paesi promuovendo la maggiore partecipazione possibile nel processo di sviluppo di tutti i gruppi popolari, comprese le donne, i giovani, i disabili, gli anziani...”, con l’intento esplicitamente dichiarato: “...di portare all’attenzione dei cittadini le opportunità offerte dalle cooperative e di mantenere infor mati e sensibili i Governi dei possibili benefici derivanti alla società dall’attività cooperativa...” In questa circostanza le Organizzazioni Cooperative Europee, riunite sotto la bandiera dell’Alleanza Cooperativa Internazionale, hanno ritenuto prioritario rivolgere ai giovani del continente, che è stato la culla delle esperienze cooperativistiche, un messaggio ed una proposta: 62 Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 63 → 150 anni fa in Inghilterra muoveva i primi passi, ad opera dei Probi Pionieri di Rochdale, la prima cooperativa di consumatori. La sua missione: difendere il valore reale del salario (ogni conquista salariale era resa vana da immediati aumenti dei prezzi). Sembrava la fionda di David contro Golia... → pochi anni dopo, in Germania, nascevano lei prime cooperative di credito del tipo Schultze-Delitsch (nelle aree urbane) e Raiffeisen (nelle zone rurali) per lottare contro l’usura e difendere agricoltori, artigiani, piccoli commercianti → in Francia, contemporaneamente, venivano fondate le prime cooperative di operai per lottare contro la disoccupazione e dimostrare che era possibile lavorare senza padrone → i produttori agricoli di tutta Europa, sull’esempio degli agricoltori danesi, alcuni decenni più tardi reagirono alla crisi che progressivamente li attanagliava riunendosi in cooperative per gestire latterie, cantine o mulini per difendere il frutto delle loro fatiche. Queste esperienze si moltiplicarono a vista d’occhio, diversificandosi, in tutta Europa. L’etica cooperativa, animata da una concezione positiva dello spirito di sacrificio, della volontà di partecipazione democratica e di auto-aiuto, aveva in sé una forte carica promozionale e così i gruppi che avevano fondato le prime cooperative diedero vita prima a movimenti nazionali e quindi, nel 1895 a Londra, fondarono l’Alleanza Cooperativa Internazionale. Oggi le organizzazioni cooperative aderenti all’ACI sono 235, di cui 9 internazionali: circa un miliardo di persone diffuse in 101 Paesi del mondo. Un insieme di esperienze di solidarietà umana, di auto-promozione sociale ed economica, di realizzazioni concrete ed efficienti nelle quali si realizza una sintesi virtuosa fra etica ed economia. E alle sfide storiche del movimento cooperativo si sono aggiunte, nel tempo, nuove esperienze, nuove conquiste. Nuovi bisogni sono stati affrontati: milioni di famiglie hanno potuto trovare una casa; piccoli commercianti sono stati protagonisti della riforma della rete distributiva; artigiani e professionisti hanno potuto valorizzare il loro lavoro mantenendo la loro autonomia; l’assistenza socio-sanitaria agli strati più deboli ed indifesi della popolazione e l’inserimento nel mondo del lavoro di soggetti svantaggiati hanno trovato significative risposte da parte delle cooperative sociali; il sistema di sicurezza sociale, soprattutto in campo sanitario, è stato integrato ed ampliato attraverso il ruolo delle mutue volontarie. Il movimento cooperativo però non può e non vuole accontentarsi dei risultati conseguiti e non vuole ridursi alla mera tutela ed assistenza delle cooperative esistenti. Anche i cooperatori di questo nostro tempo, come i Probi Pionieri, intendono misurarsi con le sfide che una società in grande cambiamento propone. Prima fra tutte: l’occupazione. Di fronte ad una prospettiva che - anche nel caso di crescita - vedrà aggravarsi il problema dell’accesso al lavoro dei giovani, dovendosi prevedere una diminuzione progressiva di “posti di lavoro”, è necessario fare appello a tutte le risorse presenti nel territorio. Occorre richiamare tutti alla responsa bilità di costruire nuove occasioni di lavoro. Anche i giovani dovranno assumere un atteggiamento attivo, una maggiore propensione al rischio. L’animazione ed il sostegno di gruppi attivi, dotati di creatività e capaci di autogestire progetti economici, condividendone rischi e benefici, è impegno delle organizzazioni cooperative Ma valori, principi, modelli dovranno essere adattati alle aspirazioni e alla sensibilità delle nuove generazioni E questo non può che essere fatto insieme! 63 B Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 64 L’ESPERIENZA DEL TRENTINO 1. Un legame che ha radici lontane B I rapporti tra mondo della scuola e movimento cooperativo trentino hanno radici lontane. Verso la fine del secolo scorso, come in altre parti del mondo tedesco, anche in Trentino, allora parte integrante dell’impero austriaco, si verificarono all’interno del mondo della scuola esperienze sperimentali di associazioni cooperative. Esse avevano per obiettivo quello di sostenere i bisognosi, per cui la classe, sotto la guida del docente, si attivava per aiutare i compagni in difficoltà. Inoltre non erano rare le esperienze cooperative per dotare la scuola di alcuni strumenti fondamentali: la lavagna, i gessi, la legna per riscaldarsi. Era un’operazione fatta dagli studenti e dalla comunità che concepivano la scuola come bene di cui tutti dovevano sentirsi responsabili. Erano cooperative in forma embrionale che però avevano la finalità di favorire una miglior maturazio ne sociale degli studenti. L’impegno di educare le giovani generazioni alla cooperazione era sentito come primario anche dall’organizzazione di rappresentanza del mondo cooperativo trentino. Già nel 1898, a soli tre anni dalla sua fondazione, la Federazione Trentina delle Cooperative approvò, in occasione dell’assemblea generale, un ordine del giorno con il quale gli insegnanti ed i sacerdoti venivano esortati a farsi promotori delle “Casse di risparmio scolastiche” tra i loro allievi. “Ai nostri reverendi curatori d’anime, tanto benemeriti della cooperazione ed ai signori maestri ci permettiamo di dire con tutta la persuasione della nostra calda fede: animate la gioventù al risparmio per mezzo delle nostre Casse Rurali. La ricompensa la avrete ancora qui in terra; giacche questi fanciulli, usciti vostra mercé, da questa scuola di onestà pubblica e privata, sobri, laboriosi, economi, previdenti, morali e religiosi, benediranno sempre al vostro nome...”1. Si formano “sul campo” quelle esperienze elementari che, una volta strutturate dagli apporti teorici di pedagogisti e filosofi come Profit, Freinet, Prevòst, Toreille, daranno vita alla cooperazione scolastica intesa come vero e proprio “sistema di educazione”, di “filosofia dell’educazione”. Le scelte che, quelli che adesso sono bambini, opereranno, una volta diventati adulti, saranno influenzate dall’educazione e dagli insegnamenti appresi nell’età della formazione. Se saranno stati guidati a pensare ed agire in termini di gruppo integrato più che di individualisti singoli, se avranno fatto propri - spinti anche dall’esempio e dalle sollecitazioni dei “grandi” - i metodi della collaborazione, della solidarietà, della partecipazione alle responsabilità, saranno in grado di apprezzare e condividere i principi dell’associazionismo e potranno aderire - apportando nuove idee e slancio - alle società cooperative. Diversamente, prevalendo modelli di personalismo e di assistenza, la filosofia cooperativa non riuscirà più a destare interesse e a suscitare autentica adesione e la cooperazione correrà il rischio di svilirsi a mero strumento tecnico, magari efficiente ma senza un’anima.2 Dunque la scuola come agenzia fondamentale di formazione ha un ruolo insostituibile nella diffusione della metodologia cooperativa. 2. Un rapporto da recuperare: l’esperienza recente Dopo la fine delle esperienze di associazione scolastiche nate nel secolo scorso, i rapporti tra mondo della scuola e sistema cooperativo ricevettero un notevole impulso verso la fine degli anni 70 quando “la diffusa sensazione di essere sempre più emarginati del mondo della cultura e l’invecchiamento dei soci e dei quadri delle cooperative spinse la Federazione ad interrogarsi sulla necessità di avviare alcune iniziative strutturate che interessassero “quell’agenzia fondamentale di sapere e di innovazione” che è il mondo della scuola. Si voleva recuperare l’attenzione del 1 La Cooperazione Trentina, n. 5 - 1898 2 C.Corradini, La Cooperazione in classe, Federazione dei Consorzi Cooperativi, Trento, 1991 64 Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 65 sistema cooperative sull’educazione cooperativa intesa come l’educazione dei soci, dei dirigenti, del personale e del pubblico in generale ai principi ed alle tecniche, insieme economiche e democratiche, della cooperazione. Su questo principio ha insistito particolarmente l’ACI nel suo congresso del 1966 sottolineando il ruolo della cooperazione come momento di promozione individuale e come occasione di elevazione culturale attraverso: → l’opera di diffusione e divulgazione dei principi e della prassi cooperativi tra la gente; → la formazione e qualificazione professionale di tutti coloro che prestano la loro opera nell’ambito della cooperativa; → l’elevazione, attraverso strumenti ed iniziative adeguate, del livello culturale generale dei soci. La scuola non poteva quindi non essere coinvolta e questa consapevolezza si diffonde anche nelle associazioni di rappresentanza. Così, nel giugno del 1980, il reparto formazione della Federazione Trentina delle Cooperativa lancia una propria proposta educativa per la diffusione della cooperazione nelle scuole dell’obbligo, ultime classi elementari e le medie. 3. Scoprire la cooperazione: dal libro al concorso Viene realizzato un libro dal titolo “Scoprire la Cooperazione” diffuso tra gli organismi responsabili della scuola trentina, le autorità locali e gli organi di informazione. Il volume propone un progetto che coinvolge gli insegnanti, i ragazzi e le loro famiglie, nonché le società cooperative presenti sul territorio in uno studio-ricerca teorico pratico del fenomeno cooperativa. L’obiettivo è quello di attivare tre processi fondamentali: quello della conoscenza della realtà cooperativa e dei suoi principi, quello della sperimentazione e quello dell’innovazione. Nel lanciare questo progetto i responsabili del reparto formazione della Federazione posero particolare attenzione “ad assecondare quelle tendenze didattiche che si stavano consolidando nella realtà scolastica trentina. In quel periodo nella didattica c’era un grande interesse per i cosiddetti “compiti di realtà”. Notevole rilevanza assumevano gli studi e le ricerche per capire l’evoluzione locale di importanti fenomeni di natura economica e sociale: l’emigrazione, le condizioni economico sociali delle popolazioni trentine del secolo scorso, il conflitto tra laici e cattolici, la nascita e lo sviluppo dei partiti. Tutto questo fiorire di ricerche ha consentito alla scuola di occuparsi dello specifico cooperativo che ha avuto ed ha tuttora una grande rilevanza nel nostro territorio.” La scuola dunque sviluppa un interesse autonomo per il fenomeno cooperativo, riferito soprattutto al passato, creando un humus su cui poteva crescere un progetto organico e strutturato di rapporti tra scuola e cooperazione. Si moltiplicano così le iniziative che vedono la Federazione e le cooperative locali radicate sul territorio coinvolte dalla scuola per mettere a disposizione materiale, fotografie, documenti, registri. Particolare attenzione assumono le visite guidate alle strutture cooperative e le testimonianze in classe degli anziani che hanno vissuto in prima persona l’esperienza della nascita e dello sviluppo della cooperazione nel paese, nella borgata o nel quartiere. Il volume “Scoprire la cooperazione” diviene subito uno strumento fondamentale accolto molto favorevolmente all’interno della scuola. Il libro presenta la cooperazione nei suoi aspetti fondamentali privilegiando l’aspetto storico ma anche proponendo alcune ipotesi per sviluppare maggiormente la cooperazione nelle scuole attraverso la associazioni cooperative scolastiche. Per stimolare la scuola ad ideare progetti operativi di associazioni scolastiche cooperative viene ideato il concorso a premi “Scoprire la cooperazione” che si propone di premiare in un’unica manifestazione i migliori progetti realizzati nelle scuole trentine. “Accanto a lezioni, esercitazioni, mostre, visite di studio, convegni, conferenze, manifestazioni cultu- 65 B Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 66 rali e ricreative, un forte impulso alla diffusione della cooperazione tra gli scolari è stato dato dalle sette edizioni del concorso “Scoprire la Cooperazione” lanciato subito dopo l’omonimo volume con l’obiettivo di sviluppare l’attività delle associazioni scolastiche cooperative”. Attraverso le associazioni scolastiche cooperative si favorisce all’interno della scuola un più maturo approccio alla cooperazione: non più solo importante fenomeno economico e sociale della nostra terra da studiare ma proposta educativa vera e propria: il processo cooperativo come sistema di educazione. Il concorso da l’oc casione “a decine di centinaia di allievi delle scuole elementari e medie inferiori di imparare e praticare i principi della cooperazione: la partecipazione, l’attività di gruppo, l’assunzione di responsabilità nell’interesse comune, la solidarietà, il rispetto degli altri. Con l’attività di tante piccole associazioni cooperative scolastiche i ragazzi hanno inoltre appreso i principi elementari della gestione di un’azienda, incominciando a farsi un’idea della necessità di una buona amministrazione e, quindi dell’analisi dei costi, dei ricavi, dell’ottenimento di un utile e della sua destinazione.” Sembra opportuno soffermarci su una delle tante esperienze realizzate nell’ambito del progetto “Scoprire la Cooperazione” per capire come si concretizza nella realtà scolastica la proposta della Federazione Trentina delle Cooperative: la cooperazione, inizialmente occasione “diversa” di studio, diviene successivamente, attraverso la sperimentazione, metodo per migliorare l’apprendimento degli alunni. 4. Un caso esemplare: “la nonna in classe” della Scuola Media di Grigno - classe IIB B La classe IIB presentava all’inizio dell’anno scolastico una situazione di particolare instabilità e disorientamento dovuta alla mancanza di continuità didattica rispetto al precedente anno scolastico e ad un acceso campanilismo fra gli alunni che portava a fenomeni di chiusura o di eccessiva esuberanza. Tuttavia, per la maggior parte, gli alunni dimostravano un’intelligenza vivace e aperta a vari interessi, per cui il Consiglio di Classe fra gli altri obiettivi si è posto il potenziamento di quelle esperienze atte a favorire la socializzazione e a sviluppare lo spirito di solidarietà e servizio. Nell’ambito della programmazione del Consiglio di Classe la “storia della cooperazione” e l’attività di ricerca di gruppo si sono mostrati molto idonei al raggiungimento, anche a livello pluridisciplinare, del suddetto obiettivo. Trattandosi di una classe a tempo prolungato si propose come attività integrativa la realizzazione di una ricerca d’ambiente che partendo dalle storie personali e da testimonianze fotografiche e documentali del passato, consentisse la ricostruzione la ricostruzione degli ultimi cento anni di storia del Comune di Grigno, con particolare riguardo al fenomeno della cooperazione, cioè alla nascita e al successivo evolversi delle cooperative locali. L’unità didattica è stata svolta per la maggior parte durante le ore di lettere ma sempre in continuo collegamento con le altre discipline ed in particolare con la matematica, per la rielaborazione dei dati emersi dall’analisi di alcuni documenti ed in particolare dei bilanci della Cassa Rurale di Grigno, relativi ad alcuni anni significativi per la comprensione del suo sviluppo. Gli obiettivi che si è inteso raggiungere sono stati distinti in obiettivi specifici delle varie discipline (italiano, storia, educazione civica, geografia) ed in obiettivi generali relativi alla formazione e all’orientamento dell’alunno. Obiettivi specifici dell’insegnamento della lingua italiana → ascoltare: capacità di ricezione critica dei vari messaggi (lezione, interventi di esperti, testimonianze dirette...); → leggere: capacità di distinguere i vari linguaggi e di decodificare un testo scritto (testo di storia, giornali, diari, documenti antichi ecc...); → parlare: capacità di produrre messaggi efficaci (porre domande pertinenti, dibattere ed argomentare con ordine e proprietà di linguaggio, acquisire sicurezza e chiarezza nella tecnica del riassu- 66 Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 67 mere e dell’esporre seguendo un filo logico); → scrivere: capacità di riferire in una composizione scritta un’esperienza con adeguata proprietà di riflessione personale e capacità di autocorrezione. Obiettivi specifici dell’insegnamento della storia e dell’educazione civica → cogliere il processo evolutivo dell’uomo ed il passaggio da un’epoca all’altra con le conseguenti trasformazioni sociali e culturali; → individuare attraverso l’analisi del passato più recente quali sono i bisogni fondamentali dell’uomo e quali mezzi egli ha usato di volta in volta per risolvere i problemi nati dai suoi bisogni; → individuare i valori ai quali l’uomo ha conferito preminenza nelle scelte operate per rispondere ai bisogni; → arricchire il linguaggio storiografico con l’acquisizione di termini specifici dell’area politica, economica e sociale; → riconoscersi soggetto di diritti e doveri; → individuare le forme di determinate organizzazioni presenti nella società e la loro struttura; → individuare la propria posizione nei confronti di queste organizzazioni e la possibilità di partecipazione attiva; Obiettivi specifici dell’insegnamento della geografia →acquisire la capacità di interpretare il rapporto dialettico tra uomo e ambiente; →individuare i rapporti tra clima ed attività umane; → individuare i rapporti tra ambiente ed alimentazione; → individuare i rapporti tra bisogni umani e l’utilizzazione delle risorse. B Obiettivi generali formativi e orientativi →coscienza della necessità di una scelta nell’ambito della maturazione sul significato della vita (da che parte voglio stare?); → acquisizione del senso della propria vita come realizzazione personale e come partecipazione utile a se e agli altri; → scoperta dell’importanza sia storica che personale dei valori della cooperazione ai fini della promozione umana. I contenuti concreti trattati nell’arco di tre mesi sono stati così distribuiti: → la società attuale e la solidarietà umana; → la rivoluzione industriale e la nascita delle prime forme di associazionismo tra gli operai; → la cooperazione in Europa con particolare riguardo alla Germania e all’Italia; → il Trentino durante la seconda metà dell’Ottocento: situazione ambientale, economica, politica e sociale; → la cooperazione nel Trentino: origini e storia fino ai nostri giorni; → la Valsugana ed il Comune di Grigno durante la seconda metà del secolo scorso e nella prima metà del 1900; → la storia delle cooperative del Comune di Grigno; 5. Metodo e strumenti Il metodo seguito è sempre stato dialogico ed interpersonale. Pur partendo a volte dall’introduzione dell’insegnante o di un esperto esterno per presentare agli alunni la storia della cooperazione trenti- 67 Manuale B B 28-06-1997 12:01 Pagina 68 na, si è valorizzata soprattutto la tecnica del confronto per arrivare ad un cammino comune e quella del lavoro di gruppo. La classe è stata divisa in quattro gruppi che in un primo momento si sono occupati di approfondire l’aspetto storico generale. In un secondo momento tenendo conto della provenienza degli alunni dei vari gruppi e della conseguente possibilità reale di attuare un proficuo lavoro di ricerca e di reperimento del materiale, si è stabilito di assegnare a ciascun gruppo un settore ben distinto della ricerca d’ambiente, fermo restando il compito affidato a tutti i gruppi di reperire dati, fotografie, testimonianze, e documenti vari relativi alla storia del Comune di Grigno, individuando nello stesso tempo eventuali persone da intervistare. In particolare un gruppo si è occupato della Cassa Rurale di Grugno, un gruppo della Famiglia Cooperativa e del Consorzio Allevatori di Grigno, il terzo gruppo ha ricostruito la storia della Famiglia Cooperativa di Tezze e l’ultimo della Cassa Rurale di Tezze.” Quando si è lavorato con la classe riunita particolare importanza ha acquisito in questa fase del lavoro la presenza in classe di varie persone (esponenti di cooperative locali, anziani...) che di volta in volta hanno sostituito l’insegnante quale mero trasmettitore di una cultura spesso libresca. Molto significativa si è rivelata la presenza in classe della nonna ottantatreenne di due alunni. Con lucidità ha tenuto desta l’attenzione della classe per due ore, rivivendo sul filo della memoria la sua esperienza e affrontando in prima persona i problemi più comuni della realtà italiana tra fine secolo e secondo dopoguerra: scuola, analfabetismo, povertà, calamità naturali, emigrazione, guerra, ricostruzione. Il coinvolgimento di persone diverse per età, per estrazione sociale e culturale e la scoperta che la storia personale di ciascuno è una piccola tessera di un mosaico più grande ha sviluppato negli alunni il desiderio di stabilire un rapporto proficuo con la realtà esterna, con le istituzioni locali, con gli anziani e con le proprie famiglie. Oltre all’analisi di materiale bibliografico reperito con l’aiuto dell’insegnante, largo spazio è stato riservato alla ricerca ed alla consultazione delle fonti e dei documenti del passato: verbali, atti costitutivi delle cooperative locali, statuti originari, testimonianze dei soci fondatori riscoperte in pagine di diario, al cui reperimento gli alunni si sono dedicati con entusiasmo anche nelle ore extrascolastiche ricorrendo spesso all’aiuto dei familiari, dei maestri, dei parroci, degli anziani della casa di riposo. Tutto il lavoro di ricerca si è concluso con due visite guidate, alla Cassa Rurale, ora divenuta Banca di Credito Cooperativo, e alla Federazione Trentina delle Cooperative. Esse hanno consentito un’analisi diretta e partecipata della realtà presa in esame. “A questo punto non ci rimaneva altro da afre che sistemare criticamente i risultati, rielaborando i dati raccolti, preparando grafici, visualizzando su cartelloni e tabelloni i dati emersi, stendendo una relazione finale”. 6. Modalità di verifica Nel corso dell’attività sono state effettuate una valutazione simultanea sul grado di partecipazione alle discussioni comuni, delle verifiche di percorso e una verifica finale. La prima verifica di percorso consisteva in un questionario avente lo scopo di valutare il grado di conoscenza della nomenclatura specifica relativa al fenomeno cooperativistico; la seconda riguardava la conoscenza dei fatti storici collegati con la nascita della cooperazione in Europa ed in Trentino; la terza doveva accertare la conoscenza dell’organizzazione e degli scopi di una società cooperativa e i diversi settori in cui le cooperative operano. La verifica finale consiste in una composizione scritta con lo scopo di accertare la capacità di presentare l’esperienza fatta, facendo rilevare gli eventuali vantaggi che ne erano derivati sia a livello individuale che di gruppo. In ultima analisi la verifica più valida di tutta l’esperienza, sia dal punto di vista didattico che formativo, può essere considerata la costruzione, per diretta iniziativa del gruppo classe, di una cooperativa 68 Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 69 scolastica che ha funzionato attivamente. Già nel modo di proporla e di attuarla gli alunni hanno dimostrato di essere riusciti a comprendere il vero spirito cooperativistico che va oltre il perseguimento di un vantaggio immediato e individuale e che fa crescere nella comprensione reciproca, nel desiderio di rendersi utili e nella partecipazione attiva e democratica. La scelta è stata quella di vendere la merendina (panini e torte) al sabato, giorno in cui la mensa non funziona e pertanto non si può acquistare il panino dalla cuoca. Come avevano già imparato a fare nell’attività di ricerca i ragazzi sono riusciti a utilizzare metodi e strumenti appresi attraverso tutte le discipline. Mentre un gruppo si cimentava in un’indagine di mercato (chi era disponibile all’acquisto del panino, se si preferiva prosciutto o salame ecc..) perché l’iniziativa rispondesse ad una domanda effettiva, un altro preparava un’adeguata campagna pubblicitaria; altri due gruppi valutavano la scelta migliore tra i fornitori del pane e dell’affettato e la possibilità di abbassare il prezzo corrente del panino in modo da avere comunque un piccolo guadagno. Il guadagno ottenuto ed i premi vinti al concorso “Scoprire la Cooperazione” sono stati versati su un libretto di risparmio al portatore con l’obiettivo deciso democraticamente di contribuire alla spesa delle loro famiglie in occasione della gita d’istruzione. Da un punto di vista strettamente didattico, tenuto conto dei livelli di partenza degli alunni e della situazione disciplinare iniziale, tutti gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti, seppur in maniera diversificata da ciascun alunno, ma soprattutto è stato realizzato un processo di apprendimento in cui gli alunni sono stati i veri soggetti, rimanendo coinvolti in tutte le loro capacità umane, affettive, cognitive, operative e sociali. Hanno migliorato il loro metodo di ricerca e di studio, acquisendo nuovi strumenti operativi ed hanno preso coscienza delle loro capacità e responsabilità all’interno del gruppo classe e della scuola, sperimentando in prima persona e su contenuti appartenenti alla loro realtà ambientale i valori fondamentali della vita democratica3. B 7. Idee e progetti di nuove imprese cooperative L’esperienza dei rapporti tra scuola e mondo della cooperazione trentina si completa in tempi più recenti con l’ideazione di un concorso “Idee e progetti di nuove imprese cooperative” ideato dalla Federazione Trentina delle Cooperative verso la fine degli anni ‘80 su progetto del Censcoop di Roma. Il concorso è rivolto agli studenti degli ultimi due anni delle Scuole Superiori e degli Istituti professionali della provincia di Trento. La finalità dell’iniziativa è quella di sperimentare un nuovo approccio al rapporto mondo della scuola/lavoro/occupazione che consenta di combinare una prima, elementare, formazione all’imprenditorialità con una sorta di “apprendistato” al clima organizzativo dell’associazione e del lavoro di gruppo, attraverso un itinerario pedagogico didattico costruito dagli insegnanti e dai tecnici della cooperazione, finalizzato anche all’apprendimento di un metodo per la definizione di scelte e comportamenti verso obiettivi condivisi da tutti i soggetti coinvolti. I partecipanti devono impegnarsi a predisporre un progetto per la realizzazione di un’impresa cooperativa ne diversi campi economico, culturale e sociali con particolare riferimento ai seguenti temi: ambiente e territorio, raccolta e riciclaggio di rifiuti, depurazione, agricoltura e valorizzazione dei prodotti trentini, solidarietà sociale verso le nuove povertà, informatica e tecnologie avanzate, marketing, turismo, servizi alle imprese e alla collettività. Agli studenti si chiede non solo una relazione generale sul percorso seguito per la individuazione del tipo di cooperativa e del settore di attività a cui il progetto si riferisce ma anche un vero e proprio studio di fattibilità articolato nelle aree organizzativa, finanziaria e patrimoniale, comprensivo di un piano per le risorse umane. Il movimento cooperativo mette a disposizione delle varie classi parteci3 p rof. Carmela Reale in C. panti i propri esperti come tutors esterni da affiancare ai docenti. Inoltre si assicura la possibilità di contatti stabili con le strutture cooperative del Corradini, op. cit. 69 Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 70 territorio per sperimentazioni “sul campo” dei progetti realizzati. Nonostante la ricerca di una “maggiore concretezza” delle attività richieste anche questa iniziativa di rapporti mondo cooperativo scuola identifica come prioritaria nella valutazione dei progetti realizzati non solo la fattibilità concreta del piano aziendale ma piuttosto la coerenza del lavoro svolto e il metodo adottato. Anche in questo caso l’enfasi è sull’adozione del modello cooperativo come processo educativo efficace per un migliore apprendimento del soggetto coinvolto. 8. L’attività seminariale e di aggiornamento B Per sostenere il lavoro impostato la Federazione Trentina delle Cooperativa annualmente organizza numerosi incontri con gruppi di insegnati delle scuole inferiori e superiori dei vari centri del Trentino per illustrare loro le varie proposte di educazione cooperativa. Inoltre promuove in collaborazione con le agenzie formative pubbliche del territorio un’intensa attività seminariale sui temi della cooperazione come proposta educativa. “Solidarietà come progetto educativo: l’esperienza cooperativa nelle scuole”, Scuola e cooperazione: confronto per un progetto educativo”, “Cooperazione: una proposta formativa”, sono solo alcuni titoli degli incontri realizzati. Numerosi anche i corsi di aggiornamento effettuati sulla cooperazione come proposta didattica e la sua divulgazione nelle scuole. Da queste molteplici iniziative ha preso forma un laboratorio per insegnanti al fine di dare una collocazione sistematica, attraverso l’intervento di esperti del settore, alle numerosissime esperienze realizzate in questi anni di collaborazione tra scuola e mondo cooperativo trentino. In questo contesto si sono analizzate e discusse le iniziative promosse nelle scuole del trentine alla luce delle differenti situazioni formative centrate sull’insegnamento o sull’apprendimento. Si è posta attenzione alla realizzazione di un modello tripolare per l’identificazione dei bisogni formativi: le tipologie dei bisogni formative, una loro possibile rappresentazione, il rapporto bisogno, motivazione ed interesse. La realizzazione di una schema per analizzare la “formatività” dei progetti attraverso schede di analisi delle valenze formative ha permesso di fondare anche da un punto di vista metodologico quella che era stata fino ad ora un’intuizione: la cooperazione è un vero processo educativo. STATUTO TIPO COOPERATIVE PRODUZIONE LAVORO/SOCIALI TITOLO I: COSTITUZIONE-SEDE-DURATA-SCOPI art. 1- Costituzione 1 Per il conseguimento delle finalità di cui all’art. 1-lettera A della legge 381/1991 è costituita una società cooperativa a responsabilità limitata denominata “Cooperativa (sociale) ...- Soc. Coop. a r.l.. La Cooperativa aderisce alla Confederazione Cooperative Italiane ed ai suoi organismi periferici e territoriali. 1 Comunque sia formata, la denominazione deve contenere per esteso l’indicazione di “Società Cooperativa Sociale a responsabilità limitata”. L’eventuale sigla deve essere parte o contrazione della denominazione. Es: CO OPERAT I VA DI SERV I Z I SOCIALI - GAMMA - Società Cooperativa Sociale a re s p o n s a b i l i t à limitata, in sigla GAMMA - Soc. Coop. Sociale a r.l. art.2 - Sede La Cooperativa ha sede in...via.... Con delibera assunta in conformità alla legge e allo statuto, potranno essere istituite sedi secondarie, filiali, succursali, agenzie e rappresentanze anche in altre località del territorio nazionale. art.3 - Durata 2 La Cooperativa ha durata fino al 31.12...., ma potrà essere prorogata, anche prima della suddetta scadenza, o sciolta anticipatamente, con delibera dell’assemblea dei soci. Non potrà comunque sciogliersi prima che siano stati estinti i mutui eventualmente contratti. 2 Si consiglia una durata di almeno 50 anni. 70 Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 71 art.4 - Scopo ed Oggetto 3 La Cooperativa ha lo scopo di perseguire, in forma mutualistica e senza fini speculativi, l’autogestione dell’impresa che ne è l’oggetto, dando continuità di occupazione lavorativa alle migliori condizioni economiche, sociali e professionali ai soci, operando nell’interesse generale della comunità alla promozione umana e alla integrazione sociale dei cittadini attraverso: (PER LA GESTIONE DEI SERVIZI SOCIO-SANITARI ED EDUCATIVI - lettera a), art.1, legge 381/91) la gestione dei servizi sociali orientati in via prioritaria, ma non esclusiva, alla risposta ai bisogni di persone..., come definito dalla legge 381 del 8.11.1991 ed eventuali modificazioni ed integrazioni. In relazione a ciò, la Cooperativa può gestire stabilmente o temporaneamente, in conto proprio o per conto terzi: (ESEMPIO di attività rivolta a soggetti con handicaps) - attività e servizi di riabilitazione; - centri diurni e residenziali di accoglienza e socializzazione; - servizi domiciliari di assistenza, sostegno e riabilitazione effettuati tanto presso la famiglia, quanto presso la scuola e altre strutture di accoglienza; - attività educative; - attività di sensibilizzazione ed animazione della comunità locale entro cui opera al fine di renderla più consapevole e disponibile all’attenzione ed all’accoglienza delle persone in stato di bisogno; - attività di promozione e rivendicazione dell’impegno delle istituzioni a favore delle persone deboli e svantaggiate e di affermazione dei loro diritti. (PER L’INSERIMENTO LAVORATIVO - lettera b), art.1, legge 381/91) l’inserimento lavorativo, in attività diverse (agricole, industriali, commerciali o di servizi), di persone svantaggiate, nelle percentuali e come definito dalla legge 381 dell’8.11.1991 ed eventuali modificazioni ed integrazioni. In relazione a ciò la Cooperativa può gestire stabilmente o temporaneamente, in conto proprio o per conto terzi: - attività di produzione, lavorazione, commercializzazione di manufatti in genere, artigianali e non, sia nei locali della Cooperativa che presso appositi centri a sfondo sociale, educativo, terapeutico; - servizi di custodia, pulizia, manutenzione, trasporti pubblici e privati, stipulando contratti e convenzioni sotto qualsiasi forma prevista dalla legge; - gestione e promozione di corsi di formazione, anche mediante contributi CEE, degli Enti Pubblici e privati in genere, intesi a dare ai soci partecipanti all’iniziativa strumenti idonei al reinserimento sociale ed al miglioramento professionale. PER TUTTE La Cooperativa per il conseguimento dello scopo sociale, potrà svolgere qualunque altra attività connessa ed affine a quelle sopra elencate, nonché compiere tutti gli atti e concludere tutte le operazioni contrattuali di natura immobiliare, mobiliare, industriale e finanziaria necessarie od utili alla realizzazione degli scopi sociali, e comunque indirettamente o direttamente attinenti ai medesimi, nonché fra l’altro e solo per indicazione esemplificativa e non limitativa: 1) assumere interessenze e partecipazioni, sotto qualsiasi forma, in imprese che svolgono attività analoghe, o comunque accessorie all’attività sociale; 2) dare adesioni e partecipazioni ad Enti ed organismi economici, consortili e fidejussori dirette a consolidare e sviluppare il movimento cooperativo, ed agevolare gli scambi, gli approvvigionamenti ed il credito; 3) concedere avalli cambiari, fidejussioni, stipulare contratti di locazione finanziaria con le società preposte e fidi bancari ed ogni e qualsiasi altra garanzia, sotto qualsivoglia forma, per facilitare l’ottenimento del credito ai soci; 4) promuovere o partecipare ad Enti, Società, Consorzi di garanzia, fidi promossi dal Movimento cooperativo, aventi per scopo il coordinamento e la facilità al credito di ogni tipo ed ogni iniziativa di reperibilità di mezzi finanziari a breve, a medio e a lungo termine, prestando le necessarie garanzie di fidejussioni. A tale fine la Cooperativa richiederà tutte le autorizzazioni di legge, ove prescritte, così come si avvarrà di tutte le provvidenze ed agevolazioni di legge previste per la coopera3 In base alla circolare ministeriale del 9.10.1992 n.116, non possono zione o per lo specifico settore di attività che ne forma l’oggetto. essere considerate SOCIALI le cooLa Cooperativa si propone altresì di stimolare lo spirito di previdenza e di risparmio dei perative che prevedono sia attività soci, istituendo una sezione di attività, disciplinata da apposito regolamento, per la racdi gestione di servizi socio-sanitari colta dei prestiti, limitata ai soli soci ed effettuata esclusivamente ai fini del conseguied educativi che inserimento lavomento dell’oggetto sociale, il tutto a norma dell’art. 12 legge 17.2.1971 n.127 e sucrativo. Vanno pertanto previste solo cessive modificazioni, come richiamata dall’art. 13 del D.P.R. 29.9.1973 n.601 e succesattività rientranti nella prima o sive modificazioni. Sono tassativamente vietate le operazioni di raccolta del risparmio seconda ipotesi. richiamate dal R.D.L. 12.3.1936 n.375, dalle leggi 7.6.1974 n.216 et 23.3.1983 n.77 e Il 20.01.1993, la Sezione Generale loro successive modificazioni ed integrazioni, nonché quelle di cui al D.L. 3.5.1991 della Cooperazione, rispondendo n.143. ad un quesito postole, nel riconferLa Cooperativa è altresì impegnata ad integrare - in modo permanente o secondo continmare quanto precisato dalla circolagenti opportunità - la propria attività con quella di altri enti cooperativi, promuovendo ed re sopra riportata, ritiene che quan aderendo a consorzi e ad altre organizzazioni frutto dell’associazionismo cooperativo. do l’inserimento lavorativo necessiLa Cooperativa può inoltre costituire fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristruttuta di essere accompagnato da attirazione o per il potenziamento aziendale, nonché adottare procedure di programmazio vità di assistenza-sanitaria la stessa ne pluriennali finalizzate allo sviluppo o all’ammodernamento aziendale, ai sensi della L. possa essere svolta. 31.12.1992 n. 59 ed eventuali norme modificative ed integrative. Le attività riportate nel testo vanno considerate a puro titolo di esempio. 71 B Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 72 TITOLO II: SOCI art.5 - Requisiti 4 Il numero dei soci è illimitato ma non può essere inferiore al minimo stabilito dalla legge. Possono essere soci tutti coloro che, non avendo interessi contrastanti con quelli della Cooperativa, per professione, capacità effettiva di lavoro, attitudine e specializzazione professionale pos sono ed intendono perseguire gli scopi partecipando alle attività sociali, attivamente cooperando al suo esercizio ed al suo sviluppo. I minori possono far parte della Cooperativa nei modi e con le autorizzazioni previste dalla legge. E’ altresì consentita, ai sensi art.14 legge 31,12,1992 n.59, l’ammissione a soci di elementi tecnici nel numero necessario al buon funzionamento dell’impresa sociale. Non possono essere soci coloro che esercitano in proprio attività identiche o affini a quelle della Cooperativa. Possono inoltre essere ammessi a far parte della Cooperativa soci sovventori alle condizioni e con le limitazioni previste dall’art.4 legge 31.1.1992 n.59 ed eventuali successive modificazioni ed integrazioni: a questi soci spetta una remunerazione superiore del due per cento rispetto a quella stabilita per gli altri soci per la ripartizione degli utili. art.6 - Categorie di soci Possono essere soci persone fisiche appartenenti alle seguenti categorie: a) soci prestatori - che prestano la loro attività ricevendo un compenso di qualsiasi natura o entità; b) soci fornitori - che godono a vario titolo, direttamente o indirettamente, dei servizi prestati dalla Cooperativa; c) soci volontari - che prestano la loro attività gratuitamente; d) soci sovventori - che partecipano a programmi per lo sviluppo tecnologico o per il potenziamento aziendale oppure a programmi pluriennali per lo sviluppo o l’ammodernamento aziendale. Possono altresì essere socie persone giuridiche pubbliche o private nei cui statuti sia previsto il finanziamento e lo sviluppo delle attività delle cooperative sociali. Ogni socio è iscritto in una apposita sezione Libro soci in base alla appartenenza a ciascuna delle categorie suindicate. B art.7 - Ammissione Chi desidera diventare socio deve presentare domanda scritta al Consiglio di Amministrazione nella quale indichi: a) nome, cognome, luogo e data di nascita, domicilio, codice fiscale ed attività svolta; b) la categoria di soci a cui chiede di essere iscritto; c) l’entità della quota che intende sottoscrivere, nei limiti di cui al successivo art. 14. La domanda delle persone giuridiche, sottoscritta dal legale rappresentante, dovrà indicare: a) la denominazione o la ragione sociale, la sede legale e, ove esista, la sede amministrativa, il codice fiscale, gli estremi di iscrizione nel registro delle imprese; b) la persona fisica che rappresenterà la persona giuridica in tutti i rapporti sociali conseguenti la qualità di socio ivi compresa la partecipazione alle assemblee ed il mandato per l’eventuale assunzione di cariche sociali; c) l’organo sociale che ha autorizzato la domanda e la disposizione dello statuto che conferisce a detto organo i relativi poteri; d) l’ammontare della quota sociale che la persona giuridica intende sottoscrivere. 4 La maggiore remunerazione ai soci Alla domanda dovrà essere allegata copia del vigente atto costitutivo e statuto, copia sovventori è facoltativa. Il 2% è il dell’ultimo bilancio approvato, elenco dei componenti le cariche sociali. massimo concedibile (art.4 L. 59/92). Le Società cooperative dovranno anche allegare certificato di iscrizione nel competente Registro prefettizio. 5 S e si stab ilisce una quo ta d i La domanda del socio sovventore, oltre ai precedenti dati, dovrà indicare il periodo ammissione modesta il 2° comma può essere così sostituito: minimo di permanenza nella società prima del quale non è ammesso il recesso e che il versamento della quota sociale comunque non potrà essere inferiore alla durata del programma di sviluppo tecnologisottoscritta e del relativo sovrapco, di ristrutturazione o di potenziamento aziendale che, a sensi art.4 legge 59/1992, prezzo, come sopra determinato, legittimano la attribuzione della qualità sociale al socio sovventore medesimo. deve essere effettuato in unica soluInfine, tutte le domande indistintamente dovranno contenere una dichiarazione di zione entro 30 giorni dal ricevimenconoscenza ed accettazione integrale del presente statuto. to della comunicazione di avvenuta Sull’ammissione a socio decide il Consiglio di Amministrazione, senza obbligo di motiammissione a socio. vazione, entro due mesi dalla data di ricezione della domanda. Trascorso tale termine la Si può anche prevedere una tassa domanda si intende respinta. di ammissione. Per tutti i rapporti intercorrenti con la Cooperativa, ad ogni effetto di legge e del preLe somme versate per sovrapprezzo sente statuto, il domicilio e la sede dei soci saranno quelli risultanti dal Libro dei soci possono essere destinate al fondo desunti dalla domanda di ammissione, salve future variazioni che dovranno essere di riserva oppure restituite. In quecomunicate alla Cooperativa per iscritto. st’ultimo caso l’ultimo comma deve essere sostituito da: Le somme versate per sovrapprezzo saranno accantonate in apposito fondo e rimborsate a nomra dell’art.9 della legge 31.1.1992 n. 59. art.8 - Adempimenti dei nuovi soci 5 Il nuovo socio deve versare, oltre l’importo della quota sociale sottoscritta, una somma da determinarsi dal Consiglio di Amministrazione per ciascun esercizio sociale, tenuto conto delle riserve patrimoniali risultanti dall’ultimo bilancio approvato. 72 Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 73 Il versamento della quota sociale sottoscritta e del relativo sovrapprezzo può essere effettuato a rate e precisamente: a) almeno la...parte entro...giorni dall’ammissione; b) la restante parte nei termini stabiliti dal Consiglio di Amministrazione. Le somme versate per sovrapprezzo saranno destinate al fondo di riserva ordinario. art.9 - Obblighi dei soci 6 Aderendo alla società i soci si obbligano: a) ad osservare il presente statuto, gli eventuali regolamenti e le deliberazioni tutte legalmente adottate dagli organi sociali; b) a partecipare all’attività della società per la sua intera durata, salvo il verificarsi di una delle cause previste dal presente statuto e per la durata della qualità di socio; c) a non iscriversi e partecipare contemporaneamente ad altre cooperative che perseguono identici scopi sociali ed esplichino attività concorrente, nonché, senza espresso assenso del Consiglio di Amministrazione, a non prestare lavoro subordinato a favore di terzi esercenti imprese aventi oggetto uguale ed analogo a quello della Cooperativa; d) a non svolgere azione alcuna che possa comunque essere pregiudizievole agli interessi della società. art.10 - Perdita della qualità di socio-Recesso La qualità di socio si perde per recesso, , esclusione, morte (scioglimento volontario o liquidazione concorsuale per le persone giuridiche). Oltre che nei casi previsti dalla legge, a norma del presente statuto, il recesso è consentito nei soli casi in cui il socio abbia perduto i requisiti per l’ammissione oppure non si trovi più in grado di partecipare al raggiungimento degli scopi sociali. La dichiarazione di recesso deve essere comunicata a mezzo di lettera raccomandata. Essa ha effetto con la chiusura dell’esercizio in corso se comunicata tre mesi prima e, in caso contrario, con la chiusura dell’esercizio successivo. In ogni caso il recesso non è consentito al socio che non abbia ottemperato a tutte le sue obbligazioni verso la società. Spetta al Consiglio di Amministrazione constatare se ricorrono i motivi che, a norma della legge e del presente statuto, legittimano il recesso e a provvedere di conseguenza nell’interesse della società. Il recesso del socio sovventore non è soggetto ad alcuna limitazione, salvo il rispetto dell’impegno di permanenza minima nella Cooperativa indicato nella domanda di ammissione di cui al precedente art. 7. art.11 - Esclusione L’esclusione sarà deliberata dal Consiglio di Amministrazione nei confronti del socio: a) che non ottemperi alle disposizioni del presente statuto, dei regolamenti sociali, delle deliberazioni legalmente adottate dagli organi sociali, con inadempimento che non consenta la prosecuzione, nemmeno temporanea, del rapporto o che ricada nell’ipotesi di cui al successivo punto d); b) che, senza giustificato motivo, si renda moroso nel versamento delle quote sociali sottoscritte o nei pagamenti di eventuali debiti contratti ad altro titolo verso la società; c) che venga a trovarsi in una delle situazioni di incompatibilità previste dall’art.10; d) che nell’esecuzione del proprio lavoro commetta atti valutabili quale notevole inadempimento come delimitato dall’articolo 1455 del Codice civile; e) che svolga o tenti di svolgere attività in concorrenza o contraria agli interessi sociali; f) che in qualunque modo arrechi danni gravi, anche morali, alla Cooperativa. Nei casi indicati dalle lettere a) e b) il socio inadempiente deve essere invitato, a mezzo raccomandata, a mettersi in regola e l’esclusione potrà avere luogo solo trascorso un mese da detto invito e sempre che il socio si mantenga inadempiente. Il Consiglio di Amministrazione delibera inoltre la decadenza nei confronti dei soci ai quali sia venuto meno lo status connesso alla loro partecipazione alla compagine sociale. Le deliberazioni prese in materia di recesso, decadenza ed esclusione, debbono essere comunicate ai soci destinatari, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno. Le controversie che insorgessero tra i soci e la Cooperativa, in merito ai provvedimenti adottati dal Consiglio di Amministrazione su tali materie, saranno demandate alla decisione del Collegio arbitrale di cui all’articolo 32 del presente statuto. art.12 - Decesso Nel caso di decesso di un socio la società continuerà con gli eredi o legatari della quota sociale, purché essi abbiano i requisiti per l’ammissione. Essi, entro dodici mesi dalla data del decesso, dovranno indicare quello di loro che assumerà la qualità di socio o li rappresenterà di fronte alla società. In difetto di tale designazione, si applica l’articolo 2347 secondo e terzo comma del Codice civile. 6 Si possono anche prevedere soci onorari. 7 Se all’art.8 si è prevista la restituzione del sovrapprezzo, dopo il 1° comma, va aggiunto: Sottostanno alla stessa disposizione le somme versate a titolo di sovrap p rezzo, di cui all’ultimo comma dell’art.8. art.13 - Rimborso delle quote 7 Il socio receduto od escluso e gli eredi o legatari del socio defunto, quando non trova applicazione il primo comma dell’articolo precedente, avranno diritto al rimborso del valore nominale della quota versata ed eventualmente rivalutata ai sensi dell’articolo 7 73 B Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 74 legge 31.1.1992 n.59, oppure, in caso di perdite, della minore somma risultante dal bilancio dell’esercizio nel quale si verifica lo scioglimento del rapporto sociale. Tale liquidazione, salvo il diritto di ritenzione spettante alla società fino alla concorrenza di ogni proprio credito liquido, avrà luogo entro i sei mesi successivi all’approvazione del predetto bilancio. la domanda di rimborso deve essere presentata con lettera raccomandata a pena di decadenza, nel termine di un anno dalla scadenza dei sei mesi suddetti. Le quote per le quali non verrà chiesto il rimborso nel termine di cui sopra, saranno devolute a riserva ordinaria. Il socio che cessa di far parte della società risponde, per due anni dal giorno in cui si sono verificati il recesso o l’esclusione, verso la società, per il pagamento dei conferimenti non versati, e verso i terzi, nei limiti della quota sottoscritta e non versata, per le obbligazioni assunte dalla società, fino al giorno in cui la cessazione della qualità di socio si è verificata. Nello stesso modo e per lo stesso termine sono responsabili verso la società e verso i terzi gli eredi o legatari del socio defunto. TITOLO III: PATRIMONIO - ESERCIZIO - BILANCIO art.14 - Patrimonio 8 Il patrimonio della società è costituito: a) dal capitale sociale, che è variabile ed è formato da un numero illimitato di quote sociali del valore nominale ciascuna non inferiore a lire...(...), né superiore al limite massimo stabilito dalla legge; b) dalla riserva ordinaria, formata con quote degli avanzi netti di gestione di cui all’articolo 17 e con quote sociali eventualmente non rimborsate ai soci receduti, esclusi, agli eredi o legatari dei soci defunti, a norma dell’articolo precedente; c) da eventuali riserve straordinarie; d) da ogni altro fondo di accantonamento costituito a copertura di particolari rischi in previsione di oneri futuri e per scopi di particolari rischi in previsione di oneri futuri e per scopi di previdenza, assistenza, propaganda, studi, educazione cooperativistica e mutualistica in generale; e) da qualunque altro importo che pervenga alla Cooperativa per atti di liberalità, lasciti e per contributi in conto capitali da enti pubblici o privati. È vietata la distribuzione delle riserve fra i soci sia durante la vita della società che all’atto del suo scioglimento. B art.15 - Cessione delle quote Le quote non possono essere sottoposte a pegno o vincolo, e non possono essere cedute, sia a terzi che ad altri soci, con effetto verso la società, senza l’autorizzazione del Consiglio di Amministrazione, salvo quanto previsto dall’art.4 della legge 59/1992 per i soci sovventori, intendendosi vincolate a favore della Cooperativa a garanzia dell’adempimento delle obbligazioni che il socio contrae con la medesima. art.16 - Esercizio sociale 9 L’esercizio sociale inizia il primo gennaio e si chiude il 31 dicembre di ogni anno. (In via transitoria il primo esercizio sociale si chiuderà il 31.12.199..). art.17 - Bilancio annuale 10 Alla fine di ogni esercizio sociale il Consiglio di Amministrazione provvede alla redazione del bilancio previo esatto inventario, da compilarsi con criteri amministrativi di oculata prudenza e alla redazione della documentazione informativa ai sensi della normativa vigente. L’assemblea che approva il bilancio delibera sulla destinazione dei residui annuali al netto di tutte le spese e costi pagati o da pagare, compresi gli ammortamenti e gli accantonamenti di legge e le somme eventualmente attribuibili ai soci ad integrazione del trattamento economico. Può, nel corso dell’esercizio sociale, essere inoltre convocata tutte le volte che il Consiglio di Amministrazione lo ritenga necessario od utile alla gestione sociale. 8 Per le cooperative costituite dopo Deve essere convocata, senza ritardo, quando ne sia fatta richiesta per iscritto da tanti il 21.2.92 il valore minimo della soci che rappresentino almeno un quinto dei voti spettanti a tutti i soci, oppure dal Colquota è di L.50.000 (art.3 legge legio sindacale. 59/92); per quelle costituite prima La convocazione dell’Assemblea, tanto ordinaria che straordinaria, deve effettuarsi del 22.2.92 il valore minimo è di L. mediante avviso da consegnarsi o spedirsi a ciascun socio e da affiggersi nei locali della 5.000 (art.21 legge 59/92). sede sociale, almeno otto giorni liberi prima di quello fissato per l’adunanza. L’avviso di convocazione dell’Assemblea annuale per l’approvazione del bilancio dovrà 9 Cancellare la nota tra parentesi se la costituzione avviene entro il 30 essere comunicato ai soci, con le modalità sopra indicate, almeno quindici giorni prima giugno. To g l i e re la parentesi ed di quello fissato per l’adunanza. indicare 31.12 dell’anno successivo L’avviso deve contenere le seguenti indicazioni: a quello della costituzione se la a) l’elenco delle materie da trattare; stessa è post 30 giugno. b) luogo designato per l’adunanza; c) giorno ed ora per la prima e per l’eventuale seconda convocazione, quest’ultima in 10 Il punto e) va inserito solo se giorno diverso rispetto a quello fissato per la prima. previsto all’art.5. Il Consiglio di Amministrazione può, a sua discrezione, in aggiunta a quanto stabilito, I punti c) e d) non sono obbligatori. 74 Manuale B 28-06-1997 12:01 Pagina 75 avvalersi di qualunque altra forma di pubblicità diretta a meglio diffondere tra i soci l’avviso di convocazione. art.20 - Assemblea ordinaria L’Assemblea è convocata in sede ordinaria per: a) approvare il bilancio; b) nominare gli amministratori, i sindaci, il Presidente del Collegio sindacale; c) approvare i regolamenti interni; d) deliberare sulle eventuali responsabilità degli amministratori e dei sindaci; e) deliberare su tutti gli altri oggetti attinenti alla gestione sociale riservati alla sua competenza dalla legge, dal presente statuto o sottoposti al suo esame dagli amministratori. art. 21 - Assemblea straordinaria L’assemblea è convocata in sede straordinaria per trattare le materie e deliberare sugli oggetti dalla legge espressamente riservati alla sua competenza. L’Assemblea straordinaria, in particolare, è convocata per deliberare: a) sulle modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto; b) sulla nomina e sui poteri dei liquidatori, in caso di liquidazione ordinaria della Cooperativa, e sulla revoca della liquidazione medesima. art.22 - Svolgimento dell’assemblea 11 Nelle assemblee hanno diritto di voto coloro che risultano iscritti nel libro dei soci da almeno tre mesi e siano in regola con gli obblighi assunti verso la società. Ogni socio persona fisica: prestatore, fruitore o volontario, ha diritto ad un solo voto, qualunque sia l’ammontare della quota sottoscritta. Per ogni persona giuridica intervengono i delegati, il numero dei quali è proporzionato al numero dei soci componenti la persona giuridica stessa e comunque con un massimo di n... con la seguente proporzione: - 1 delegato fino a...soci; - 2 delegati da...a...soci; -....... OPPURE Ogni socio persona giuridica ha diritto, in relazione alla quota sottoscritta, ad un massimo di...voti, con la seguente proporzione: - 1 voto per conferimenti non superiori a L...; -.... Ogni socio sovventore, sia persona fisica che giuridica, ha diritto ad un massimo di...voti con le seguenti modalità: - 1 voto per conferimenti fino a L...; - 2 voti per conferimenti fino a L....; - ..... I voti attribuiti ai soci sovventori, anche in relazione ai conferimenti comunque posseduti, non devono in ogni caso superare un terzo dei voti spettanti a tutti i soci (ex art. 4 legge 59/1992). I soci che non possono intervenire personalmente all’assemblea possono farsi rappresentare esclusivamente da un altro socio, mediante delega scritta. 11 Alle persone giuridiche possono Ogni socio può rappresentare...soci. essere dati fino ad un massimo di 5 Le deleghe, che non possono essere conferite agli amministratori ed ai sindaci, devono voti o 5 delegati, rapportati alla base essere menzionate nel verbale dell’Assemblea e conservate tra gli atti sociali. sociale oppure alla quota versata. Nelle votazioni si procede normalmente con il sistema dell’alzata di mano con prova e Ai soci sovventori possono essere controprova, salvo diversa modalità deliberata dall’Assemblea volta per volta. dati fino ad un massimo di 5 voti, Deve procedersi a scrutinio segreto quando ne faccia richiesta almeno un quinto dei rapportati alla quota versata. soci presenti. Anziché stabilire i voti in rapporto a L’Assemblea è presieduta dal Presidente del Consiglio di Amministrazione e, in sua cifre si può rapportarli a percentuali assenza, da persona designata dall’Assemblea stessa. del capitale sociale. Es.: 1 voto per Il Presidente è assistito da un segretario nominato dall’Assemblea, scegliendolo anche conferimenti non superiori al...% tra i non soci; l’assistenza del segretario non è necessaria quando il verbale sia redatto del capitale sociale; ecc. Ogni socio può rappresentare un da un notaio. massimo di altri 5 soci. Si consiglia Le deliberazioni dell’Assemblea devono constare da verbale. una sola delega o due. Alle Assemblee potrà partecipare, senza diritto di voto, un rappresentante della C.C.I. o i suoi organismi periferici. 12 Anche per le assemblee straordi narie è possibile prevedere maggio ranze div ers e tra l a prima e la seconda convocazione, così come si può pre v e d e re un quorum più elevato. art. 23 - Validitià delle deliberazioni 12 L’Assemblea tanto ordinaria quanto straordinaria è validamente costituita, qualunque sia l’oggetto da trattare, in prima convocazione quando sono presenti tanti soci che rappresentino la maggioranza dei voti spettanti a tutti i soci; in seconda convocazione 75 B Manuale B 28-06-1997 12:02 Pagina 76 quando sono presenti tanti soci che rappresentino la maggioranza dei voti spettanti a tutti i soci; in seconda convocazione qualunque sia il numero dei voti dei soci presenti e rappresentati . Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta dei voti dei soci presenti o rappresentanti l’adunanza. Quando si tratta di deliberare sul cambiamento dell’oggetto sociale, sulla trasformazione del tipo, sulla fusione della società, sul trasferimento della sede sociale in altra località del territorio dello Stato o all’estero oppure sullo scioglimento anticipato, tanto in prima che in seconda convocazione, le deliberazioni devono essere prese con voto favorevole di almeno la maggioranza dei voti di tutti i soci. Per il solo spostamento della sede sociale nell’ambito dello stesso comune (variazione dell’indirizzo), l’assemblea straordinaria sarà validamente costituita ai sensi del primo comma del presente articolo. Per le deliberazioni riguardanti il cambiamento dell’oggetto o del tipo di società o il trasferimento della sede all’estero, si applicano le disposizioni dell’articolo 2437 del Codice civile, fatte salve le disposizioni dell’articolo 13 del presente statuto relative al rimborso della quota sociale. CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE art.24 - Composizione 13 La Cooperativa è amministrata da un Consiglio di Amministrazione composto da 3 a...membri soci, eletti dall’Assemblea che ne determina il numero. I soci sovventori possono essere eletti Amministratori. In ogni caso, però, la maggioranza degli amministratori deve essere costituita dalle altre categorie di soci. Il Consiglio di Amministrazione elegge fra i suoi membri il Presidente, un Vice Presidente ed un Segretario, quest’ultimo incaricato, di norma, della redazione dei verbali. Occorrendo, di volta in volta, il Consiglio può nominare Segretario per la redazione dei verbali, anche un altro socio o una persona estranea alla società. art.25 - Durata in carica Gli amministratori durano in carica tre anni e sono rieleggibili. In qualunque tempo possono essere revocati dall’Assemblea. Gli Amministratori sono dispensati dal prestare cauzione e non hanno diritto a compenso, salvo che non lo deliberi l’Assemblea, la quale può anche stabilire che vengano loro concessi gettoni di presenza. Agli Amministratori spetta il rimborso delle spese sostenute per conto della società nell’esercizio delle loro mansioni. B art.26 - Convocazione-Deliberazioni Il Consiglio di Amministrazione è convocato dal Presidente, o da chi lo sostituisce, ogni qualvolta lo ritenga opportuno o ne venga fatta motivata domanda da almeno un terzo dei Consiglieri o del Collegio sindacale. La convocazione è fatta coi mezzi che il Presidente ritiene opportuni, ma in modo che i Consiglieri ed i Sindaci effettivi siano avvertiti almeno due giorni prima della data fissata per la riunione. Le adunanze del Consiglio di Amministrazione sono valide con la presenza della maggioranza degli Amministratori in carica, compreso il Presidente o chi ne fa le veci. Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta dei Consiglieri presenti. Le votazioni sono normalmente palesi; sono invece segrete quando ciò sia richiesto anche da un solo consigliere oppure si tratti di affari nei quali siano interessati Sindaci, Amministratori oppure loro parenti od affini fino al terzo grado. Il Consigliere personalmente interessato nelle questioni che si discutono deve astenersi dal partecipare alle deliberazioni. A parità di voti, nelle votazioni palesi, prevale il voto del Presidente; nelle segrete la parità importa la reiezione della proposta. art.27 - Poteri Il Consiglio di Amministrazione è investito dei più ampi poteri per la gestione della società, in conformità delle leggi e dello statuto. Spetta tra l’altro al Consiglio di Amministrazione: a) curare l’esecuzione delle deliberazioni dell’Assemblea; b) stendere i bilanci; c) predisporre i regolamenti previsti dal presente statuto, che dovranno essere approvati dall’Assemblea; d) determinare gli indirizzi dell’azienda, nell’ambito delle varie fasi lavorative e per il conseguimento degli scopi sociali, stabilendo all’uopo le mansioni dei singoli soci; 13 Il numero minimo degli ammie) stipulare gli atti e contratti di ogni genere inerenti all’attività sociale; nistratori è di 3 (sconsigliato l’amf) conferire procure per singoli atti, ferme restando le facoltà attribuite al Presidente del m i n i s t r a t o re u nico anche se la Consiglio dall’articolo 29; legge non lo esclude). Non è previg) assumere e licenziare personale della società fissandone le retribuzioni e le mansioni; sto un numero massimo. Si consih) dare l’adesione della società ad organi federali o consortili; glia di fissarlo tenendo conto del i) deliberare circa l’ammissione, il recesso, la decadenza e l’esclusione dei soci; n u m e ro dei soci ed evitando di l) compiere tutti gli atti e le operazioni di ordinaria e straordinaria amministrazione, che costituire una duplicazione dell’ascomunque rientrino nell’oggetto sociale, fatta eccezione soltanto di quelli che per semblea. 76 Manuale B 28-06-1997 12:02 Pagina 77 disposizioni di legge e dell’atto costitutivo siano riservati all’Assemblea; il Consiglio di Amministrazione ha quindi la facoltà di nominare avvocati e procuratori alle liti davanti a qualsiasi autorità giudiziaria o amministrativa od in qualsiasi grado di giurisdizione; concedere fidejussioni, contrarre mutui assumendone gli oneri relativi, assumere obblighi in ordine a finanziamenti agevolati, a rilasciare procure ed a fare convenzioni con Enti pubblici; m) nominare il Comitato esecutivo o altri organismi tecnici. Il Consiglio può delegare parte dei propri poteri ad uno o più dei suoi membri. art. 28 - Rinuncia, decadenza, scadenze I Consiglieri che intendono rinunciare all’ufficio devono darne comunicazione scritta al Consiglio di Amministrazione ed al Presidente del Collegio sindacale. I Consiglieri che, senza giustificato motivo, non partecipano per due volte consecutive alle riunioni del Consiglio decadono dalla carica. Decadono parimenti dalla carica i Consiglieri che, per qualunque motivo perdono la qualità di socio. I Consiglieri decaduti, rinunciatari o che comunque vengono a mancare nel corso dell’esercizio, vengono sostituiti da altri nominati dal Consiglio di Amministrazione con deliberazione approvata dal Collegio sindacale, secondo le modalità dell’articolo 2386 Codice Civile. La cessazione degli Amministratori per scadenza dei termini ha effetto solo dal momento in cui il Consiglio di Amministrazione è ricostituito. art.29 - Presidente, poteri di rappresentanza Il Presidente del Consiglio di Amministrazione ha la firma e la rappresentanza legale della società di fronte ai terzi e in giudizio. Il Presidente è autorizzato, senza preventiva delega del Consiglio di Amministrazione, a ricevere pagamenti da pubbliche amministrazioni, da banche e da privati, qualunque ne sia l’ammontare e la causale rilasciandone liberatoria quietanza. Previa delibera del Consiglio di Amministrazione, potrà inoltre nominare e revocare avvocati e procuratori alle liti attive e passive, riguardanti la società, davanti a qualsiasi autorità giudiziaria e amministrativa in qualunque grado e giurisdizione. Il Presidente, previa delibera del Consiglio di Amministrazione, può delegare parte dei propri poteri ad un Consigliere delegato, nonché con procura speciale, ad altri soci estranei al Consiglio od ai dipendenti della società. In caso di assenza o impedimento del Presidente, le mansioni e i poteri a lui attribuiti spettano al Vice Presidente in carica o, in mancanza di questo, ad un Consigliere designato dal Consiglio. Di fronte ai soci, ai terzi ed a tutti i pubblici uffici, la firma del Vice Presidente fa piena prova dell’assenza ed impedimento del Presidente. COLLEGIO SINDACALE art.30 - Composizione e durata Il Collegio sindacale si compone di tre membri effettivi e di due supplenti, eletti anche tra i non soci dall’Assemblea, la quale nominerà pure il Presidente del Collegio stesso. I Sindaci durano in carica tre anni e sono rieleggibili. I Sindaci non hanno diritto a compenso ma solo al rimborso delle spese sostenute per conto e nell’interesse della società, tranne che l’Assemblea ordinaria deliberi diversamente; in tal caso la retribuzione deve essere fissata prima o all’atto della nomina e per tutta la durata della carica. art.31 - Poteri del collegio sindacale Il Collegio sindacale deve controllare l’amministrazione della società, vigilare l’osservanza della legge e dell’atto costitutivo ed accertare la regolare tenuta della contabilità sociale, la corrispondenza del bilancio e del conto profitti e perdite alle risultanze dei libri e delle scritture contabili e la regolare tenuta dei libri sociali. I Sindaci devono anche: a) accertarsi che le valutazioni del patrimonio sociale vengano fatte con l’osservanza delle norme legislative; b) accertare almeno ogni tre mesi la consistenza di cassa e l’esistenza dei valori e titoli di proprietà della società o ricevuti da essa in pegno, cauzione o custodia; c) verbalizzare gli accertamenti fatti anche individualmente; d) intervenire alle adunanze dell’Assemblea e del Consiglio di Amministrazione e possibilmente anche a quelle del Comitato Esecutivo, quando sia costituito; e) convocare l’Assemblea quando non vi provvedono gli Amministratori. Il Collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni tre mesi. Le deliberazioni devono essere prese a maggioranza assoluta. Il sindaco dissenziente ha diritto di fare iscrivere a verbale i motivi del proprio dissenso. I Sindaci, in uno, hanno tutti i poteri e compiti stabiliti dalla legge. art.32 - Collegio arbitrale-Clausola compromissoria Qualunque controversia dovesse insorgere tra i soci e la Cooperativa, purché per legge possa formare oggetto di compro- 77 B Manuale B 28-06-1997 12:02 Pagina 78 messo, sarà decisa da un Collegio Arbitrale composto da tre membri, due dei quali nominati dalle parti, uno per ciascuna, ed il terzo, con funzioni di Presidente, di comune accordo. In caso di disaccordo sulla designazione del terzo arbitro, o qualora una delle parti non abbia provveduto alla nomina di sua spettanza nei trenta giorni successivi alla nomina effettuata dall’altra parte, il Collegio Arbitrale verrà completato su designazione del Presidente del Tribunale di..., anche su richiesta di una sola parte. Gli Arbitri decideranno con equità, senza formalità di procedura, ed inappellabilmente. TITOLO V: DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI art.33 - Regolamento interno Il funzionamento tecnico e amministrativo della società sarà disciplinato da un regolamento interno, da compilarsi dal Consiglio di Amministrazione e da approvarsi dall’Assemblea. Nel regolamento potranno essere stabiliti i poteri del Direttore, se nominato, l’ordinamento e le mansioni dei comitati tecnici, se costituiti, nonché i criteri a cui il Consiglio di Amministrazione dovrà attenersi per stabilire le mansioni dei singoli soci nelle varie fasi produttive dell’azienda, come previsto dal punto d) del precedente articolo 27. art.34 - Prestazioni lavorative del socio La posizione giuridica del socio che con prestazione lavorativa partecipa alla elaborazione ed alla realizzazione dei programmi di attività e di sviluppo aziendali ed ai risultati economici della gestione, si configura come “lavoratore associato” e lo Statuto assume pertanto valore di “patto societario”. I soci suddetti non hanno veste di lavoratori subordinati. Ai soci lavoratori saranno applicate tutte le norme previdenziali e fiscali previste dalle vigenti leggi. B art.35 - Trattamento economico dei soci Ai soci lavoratori, quali unici effettivi produttori dei redditi della Cooperativa, spettano i residui attivi annuali dell’esercizio. Il trattamento economico corrisposto ai soci, durante l’esercizio sociale, deve avere come indice i riferimento quanto previsto dai contratti collettivi vigenti per le mansioni di lavoro effettivamente espletate dai soci in 14 Nell’Atto costitutivo occorre relazione alle esigenze tecniche e di esercizio dell’impresa, compatibilmente con la natura riportare: associativa del rapporto socio-cooperativa e pertanto con le esigenze sociali. a) l’indicazione dell’attività svolta dai Esso verrà stabilito annualmente dal Consiglio di Amministrazione, salvo conguaglio soci comparenti, in relazione ai requiattivo o passivo da deliberarsi dalla Assemblea ai sensi del precedente articolo 17. siti richiesti dall’art.5 dello statuto; b) l’autorizzazione al Presidente ad i n t ro d u rre da sol o tutte quel le aggiunte, modifiche, soppressioni all’atto costitutivo e statuto eventualmente richieste dalle competenti autorità in sede di omologa; c) l’indicazione del modo di copertura delle presunte spese di costituzione (art.2518 punto 14 C.C.). Taluni Tribunali negano l’omologa se alla costituzione il capitale sociale è già assorbito dal nascente debito. Per ovviare, adottare una delle seguenti soluzioni: I. dopo l’indicazione della presunta spesa da parte del Notaio “...obbligandosi i componenti a versare p ro p o rzionalmente i fondi sociali per tale necessità”. II. “...dandosi atto che i comparenti hanno già provveduto prima d’ora a versare a mani del Presidente, che ne dà loro quietanza, in aggiunta alla quota di capitale sociale un’ult e r i o re somma di L....cadauno e così in totale L...a titolo di autofinanziamento per sopperire alle spese di costituzione della società”. Il numero minimo dei soc i alla costituzione è di 9, da elevarsi a 15 entro 3 mesi, qualora la cooperativa voglia part e c i p a re a pubblici appalti. art.36 - Scioglimento della società L’Assemblea che dichiara lo scioglimento della società nomina uno o più liquidatori, scegliendoli preferibilmente tra i soci, stabilendone i poteri. Il patrimonio sociale netto risultante dal bilancio di liquidazione, previo rimborso del capitale versato e rivalutato e dei dividendi eventualmente maturati, deve essere destinato a fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione di cui all’articolo 11 comma 1 della legge 31.1.1992 n.59. art.37 - Prevalenza delle leggi sulle disposizioni statutarie Per tutto quanto non è regolato dall’atto costitutivo 14, di cui il presente Statuto fa parte integrante, valgono le disposizioni legislative sulle società cooperative a responsabilità limitata rette con i principi della mutualità agli effetti tributari. art.38 - Requisiti mutualistici ex art.26 D.L.C.P.S. 14.12.1947 N° 1577 Si riassumono i requisiti mutualistici agli effetti tributari, già indicati nei precedenti articoli dello Statuto: a) divieto di distribuzione dei dividendi superiori alla remunerazione dei prestiti sociali o comunque entro il limite consentito dalle leggi vigenti, ragguagliati al capitale effettivamente versato (art.17); b) divieto di distribuzione delle riserve fra i soci durante la vita sociale (articoli 13,14 e 17); c) devoluzione, in caso di scioglimento della società, del patrimonio residuo ai sensi dell’art.11 comma 1 della legge 31.1.1992 n.59 (art.36). art.39 - Disposizioni finali Le clausole statutarie concernenti i requisiti di mutualità, come richiamati dagli articoli 23 e 26 del D.L.C.P.S. 14.12.1947 n.1577 e successive modificazioni, sono inderogabi li, non potranno essere oggetto di modifica statutaria, salvo variazioni apportate da future leggi, e devono essere in fatto sempre osservate. 78 Manuale B 28-06-1997 12:02 Pagina 79 STATUTO PICCOLE COOPERATIVE COSTITUZIONE - SEDE- DURATA - SCOPI Art. 1 È costituita, con sede in…………………, una piccola società cooperativa a responsabilità limitata, con la denominazione: “…………………………………………………………- Piccola Società Cooperativa a respons abilità limitata”…………………………… La società ha la durata fino al…………………… 19……………………, ma potrà essere prorogata a norma di legge. Essa aderisce alla Confederazione Cooperative Italiane. Art. 2 La società nel rispetto dei principi e del metodo della mutualità senza finalità speculative, si propone gli scopi seguenti: …………………………………………………………………………………………………………………………………………… ………… Costituire fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristrutturazione o per il potenziamento aziendale nonché adottare procedure di programmazione pluriennale finalizzate allo sviluppo o all’ammodernamento aziendale, ai sensi della legge 31.1.1992, n. 59 ed eventuali norme modificative ed integrative.1 La piccola società cooperativa potrà svolgere qualunque altra attività connessa od affine a quelle sopra elencate, nonché compiere tutti gli atti e concludere tutte le operazioni contrattuali di natura immobiliare, mobiliare, industriale e finanziaria necessarie ed utili alla realizzazione degli scopi sociali, e comunque sia indirettamente che direttamente attinenti ai medesimi. Art. 3 La compagine sociale è composta esclusivamente da persone fisiche in numero non inferiore a cinque e non superiore ad otto soci. Possono essere soci: …………………………………………………………………………………………………………………………………………… ………… Possono acquisire la qualifica di soci anche i sovventori, ai quali spetta una rimunerazione superiore al per cento rispetto a quella stabilita per gli altri soci per la ripartizione degli utili. All’atto dello scioglimento della piccola società coo perativa le azioni o le quote dei soci sovventori hanno diritto di prelazione nel rimborso del capitale per l’intero valore nominale.2 Art. 4 Chi desidera diventare socio deve presentare domanda specificando: a) cognome, nome, luogo e data di nascita, domicilio e cittadinanza; b) l’attività svolta in relazione ai requisiti prescritti dall’articolo precedente; c) l’ammontare della quota3 che si propone di sottoscrivere. Sull’accoglimento della domanda decide l’organo amministrativo. Art. 5 Il nuovo ammesso deve versare, oltre l’importo della quota sociale sottoscritta, una somma da determinarsi dall’organo amministrativo per ciascun esercizio sociale, tenuto conto delle riserve patrimoniali risultanti dall’ultimo bilancio approvato. Art. 6 Oltre che nei casi previsti dalla legge, può recedere il socio: a) che abbia perduto i requisiti per l’ammissione; b) che non si trovi più in grado di partecipare al raggiungimento degli scopi sociali. Spetta all’organo amministrativo constatare se ricorrono i motivi che, a norma della legge e del presente statuto, legittimino il recesso, ed a provvedere, in conseguenza, nell’interesse della società. 1 Le cooperative edilizie di abitazio ne non possono costituire i fondi. 2 Potrebbe altresì prevedersi che la riduzione del capitale sociale in conseguenza di perdite non comporti riduzione del valore nominale delle azioni o delle quote dei soci sovventori, se non per la parte della perdita che eccede il valore nominale delle altre azioni o quote. Art. 7 Oltre che nei casi previsti dalla legge, può dall’organo amministrativo essere escluso il socio: a) che non è più in grado di concorrere al raggiungimento degli scopi sociali oppure che ha perduto i requisiti per l’ammissione; b) che in qualunque modo danneggia moralmente o materialmente la società, oppure fomenta dissidi o disordini fra i soci; c) che svolge attività in contrasto o concorrente con quella della società; 3 il capitale può essere ripartito in azioni a termini dell’art. 2514 c.c. 79 B Manuale B 28-06-1997 12:02 Pagina 80 d) che non osserva le disposizioni contenute nello statuto o nel regolamento previsto dall’art. 26 oppure le deliberazioni legalmente prese dagli organi sociali competenti; e) che, senza giustificati motivi, non adempie puntualmente agli obblighi assunti a qualunque titolo verso la società. Nei casi indicati alle lettere d) ed e) il socio inadempiente deve essere invitato a mezzo di lettera raccomandata, a mettersi in regola, e la esclusione potrà aver luogo solo trascorso un mese dal detto invito e semprechè il socio si mantenga inadempiente. Art. 8 Nel caso di decesso di un socio la società continuerà con gli eredi o legatari della di lui quota sociale, purché essi abbiano i requisiti per l’ammissione. Essi, entro un anno dalla data del decesso, dovranno indicare quello di loro che assumerà la qualità di socio o li rappresenterà di fronte alla società. In difetto di tale designazione si applica l’art. 2347, II e III comma del c.c. Art. 9 Il socio receduto od escluso e gli eredi o legatari del socio defunto, quando non trova applicazione l’articolo precedente, avranno diritto al rimborso del valore nominale delle somme versate ed eventualmente rivalutate oppure, in caso di perdite, della minore somma risultante dal bilancio dell’esercizio nel quale si verifica lo scioglimento del rapporto sociale. La domanda di rimborso deve essere fatta con lettera raccomandata, a pena di decadenza, nel termine di prescrizione previsto dalla legge. In mancanza di tale domanda le somme spettanti ai soci uscenti o agli eredi o legatari dei soci defunti saranno devoluti alla riserva ordinaria. Il socio che cessa di far parte della società risponde verso questa per il pagamento dei conferimenti non versati per due anni dal giorno di cui il recesso, la esclusione o la cessione della quota o dell’azione si è verificato. Nello stesso modo e per lo stesso termine sono responsabili verso la società gli eredi del socio defunto. PATRIMONIO SOCIALE B Art. 10 Il patrimonio della società è costituito: a) dal capitale sociale, che è variabile ed è formato da un numero illimitato delle quote sociali del valore nominale ciascuna non inferiore a L. 50.000 né superiore al limite massimo stabilito dalla legge; b) dalla riserva ordinaria, formata con le quote degli avanzi di gestione di cui all’art. 13 e con le quote sociali eventualmente non rimborsate ai soci receduti o esclusi ed agli eredi o legatari dei soci defunti a norma dell’articolo precedente; c) da eventuali riserve straordinarie. Art. 11 La quota sociale sottoscritta ed il relativo plusvalore potranno essere versati a rate e precisamente: a) almeno all’atto della sottoscrizione; b) il rimanente nei termini da stabilirsi dall’organo amministrativo. La suddetta disposizione si applica anche agli aumenti delle quote sociali sottoscritte dai soci durante l’esistenza della società. Art. 12 Le quote sociali non possono essere cedute senza l’autorizzazione dell’organo amministrativo, salvo quanto previsto dalla legge per i soci sovventori e per i possessori delle azioni di partecipazione cooperativa. ESERCIZIO SOCIALE - BILANCIO Art. 13 L’esercizio sociale va dal……… al…………… di ogni anno. Alla fine di ogni esercizio sociale l’organo amministrativo provvede alla redazione del bilancio, previo esatto inventario, da compilarsi entrambi con criteri di oculata prudenza. Gli avanzi netti di gestione risultanti dal bilancio saranno così destinati: a) non meno del 20% al fondi di riserva ordinaria; b) il 3% ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione; c) un dividendo ai soci entro il limite consentito delle leggi vigenti ai fini dei requisiti mutualistici; d) una parte alla rivalutazione delle quote o azioni; e) l’eventuale rimanenza sarà destinata ai fini mutualistici dall’Assemblea, oppure dall’organo amministrativo quando ne sia da questa delegato, ai sensi dell’art. 2536 del codice civile. L’assemblea può sempre deliberare che, in deroga alle disposizioni del precedente comma la totalità degli avanzi netti di gestione venga devoluta ai fondi di riserva oppure che venga aumentata la quota destinata agli scopi di cui alla lettera e), detratte le quote di cui alle lettere a) e b). Le riserve non sono ripartibili fra i soci né durante l’esistenza della società né all’atto del suo scioglimento. 80 Manuale B 28-06-1997 12:02 Pagina 81 ORGANI SOCIALI A) ASSEMBLEA Art. 14 L’assemblea ordinaria è convocata dall’organo amministrativo ogni anno entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale per: a) l’approvazione del bilancio; b) la nomina dell’organo amministrativo, dei sindaci e del presidente del collegio sindacale; c) la determinazione del compenso per l’organo amministrativo e dei sindaci a norma dei successivi articoli 19 e 23; d) la trattazione di tutti gli altri oggetti attinenti alla gestione sociale, indicati nell’ordine del giorno. L’assemblea potrà anche deliberare sull’eventuale responsabilità del o dei componenti l’organo amministrativo e dei sindaci. Art. 15 L’organo amministrativo potrà convocare l’assemblea quante volte lo riterrà. utile alla gestione sociale. L’assemblea dovrà essere convocata senza ritardo, quando ne sia fatta domanda da tanti soci che rappresentino almeno un quinto dei voti di, cui dispongono tutti i soci oppure dal Collegio sindacale, ove esistente. La convocazione dell’assemblea, tanto ordinaria che straordinaria, sarà fatta a mezzo di avviso da pubblicarsi, insieme all’elenco delle materie da trattare nel giornale “Italia Cooperativa”, e da comunicarsi con lettera raccomandata a ciascun socio, almeno dieci giorni prima dell’adunanza. Nell’avviso suddetto potrà essere indicata la data dell’eventuale seconda convocazione che potrà essere tenuta anche nel giorno successivo a quello stabilito per la prima. Art. 16 L’assemblea, tanto ordinaria che straordinaria, è valida qualunque sia l’oggetto da trattare: in prima convocazione quando sono presenti tanti soci che rappresentino la maggioranza dei voti di tutti i soci; in seconda convocazione qualunque sia il numero dei voti dei soci presenti e rappresentati. Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta di voti dei soci presenti e rappresentati all’adunanza. Quando si tratta di deliberare sullo scioglimento anticipato, sul cambiamento dell’oggetto, sulla trasformazione del tipo e sulla fusione della società oppure sul trasferimento della sede sociale anche in altra località del territorio dello Stato, tanto in prima quanto in seconda convocazione, le deliberazioni devono essere prese col voto favorevole di almeno un terzo dei voti di tutti i soci. In questi casi, i dissenzienti o assenti hanno diritto di recedere dalla società: la dichiarazione di recesso deve essere comunicata con raccomandata dai soci intervenuti all’assemblea non oltre 3 giorni dalla chiusura di questa, e dai soci non intervenuti non oltre 15 giorni dalla data della pubblicazione della deliberazione. Art. 17 Nelle assemblee hanno diritto di voto coloro che risultano iscritti nel libro dei soci da almeno tre mesi e che non siano in mora nei versamenti della quota sottoscritta. Ai soci sovventori4 sono attribuiti i seguenti voti: - 1 voto per conferimento non superiore a L.……………………………………… - 2 voti per conferimento non superiore a L.………………………………………. - 3 voti per conferimento non superiore a L.………………………………………. - 4 voti per conferimento non superiore a L.………………………………………. - 5 voti per conferimento superiore a L.………………………………………. Le modalità delle votazioni saranno stabilite dall’assemblea. Le elezioni delle cariche sociali saranno fatte a maggioranza relativa, ma potranno anche avvenire per acclamazione. Ciascun socio da un voto solo qualunque sia l’ammontare della quota sottoscritta. I soci che per qualsiasi motivo non possono intervenire personalmente all’assemblea, hanno la facoltà di farvisi rappresentare soltanto da altri soci mediante delega scritta: ciascun socio può rappresentare al massimo altri tre soci. Alle assemblee può presenziare, senza diritto di voto, un rappresentante della Confederazione Cooperative Italiane e dell’Unione territoriale delle cooperative e mutue alla quale la cooperativa è aderente. Art. 18 L’assemblea è presieduta dal Presidente o dall’amministratore unico ovvero, in sua assenza, dalla persona designata dall’assemblea. La nomina del segretario è fatta dall’assemblea. Il segretario può essere un non socio. La nomina del segretario non ha luogo quando il verbale è redatto da notaio. Anche il verbale redatto da notaio deve essere trascritto nel libro delle adunanze e delle 4 Sono escluse le cooperative edilizie di abitazione e loro consorzi. deliberazioni dell’assemblea. 81 B Manuale B 28-06-1997 12:02 Pagina 82 B) ORGANO AMMINISTRATIVO Art. 19 L’amministrazione della società è affidata, secondo determinazione dell’Assemblea, alternativamente ad un Consiglio di Amministrazione composto da tre a cinque membri, ad un amministratore unico oppure all’assemblea dei soci stessa. L’amministratore unico o il Presidente del Consiglio di Amministrazione o l’organo dotato del potere di rappresentanza legale 5 ha la firma e la rappresentanza della società. I componenti del Consiglio di Amministrazione durano in carica tre anni e sono rieleggibili. L’amministratore unico o l’organo dotato di rappresentanza esercitano le loro funzioni per il periodo fissato dall’assemblea all’atto della nomina o a tempo indeterminato, salvo rinuncia, revoca o altra causa di cessazione. Art. 20 In caso di nomina di un Consiglio di Amministrazione, esso è convocato dal Presidente o da chi lo sostituisce tutte le volte che egli lo riterrà utile, oppure quando ne sia fatta domanda da almeno due consiglieri. La convocazione è fatta a mezzo di lettera da spedirsi non meno di cinque giorni prima dell’adunanza e, nei casi di urgenza, a mezzo di telegramma, in modo che consiglieri e sindaci effettivi ne siano informati almeno un giorno libero prima della riunione. Le modalità delle votazioni sono stabilite dallo stesso Consiglio. Art. 21 L’organo amministrativo è investito dei più ampi poteri per la gestione della società. Esso può deliberare, pertanto, su tutti gli atti e le operazioni di ordinaria e straordinaria amministrazione che comunque rientrino nell’oggetto sociale, fatta eccezione di quelli che per legge sono di esclusiva competenza dell’assemblea, salvo il caso dell’attribuzione del potere amministrativo alla stessa assemblea. Può, perciò, anche deliberare l’adesione della cooperativa a consorzi di cooperative o ad organismi federativi e consortili, la cui azione possa tornare utile alla cooperativa stessa ed ai soci, nonché concedere, postergare o cancellare ipoteche, e compromettere in arbitri, anche amichevoli compositori, controversie riguardanti la società L’organo amministrativo può nominare il direttore e comitati tecnici anche fra estranei, stabilendone la composizione, le mansioni ed eventualmente i compensi B Art. 22 L’amministratore unico, il Presidente del Consiglio di Amministrazione o l’organo dotato del potere di rappresentanza legale può compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale. Può, perciò, con una sola sua firma rilasciare anche liberatorie quietanze ad Enti pubblici. Può, pure, rilasciare procure anche per ricorsi e controricorsi alla Suprema Corte di Cassazione nonché per l’assistenza e rappresentanza legale della società avanti ad altri organi giurisdizionali ed amministrativi. L’amministratore unico, il Presidente del Consiglio di Amministrazione o l’organo dotato del potere di rappresentanza legale o chi lo sostituisce potrà delegare la firma sociale ad altro consigliere oppure ad estranei al Consiglio con l’osservanza delle norme legislative vigenti al riguardo C) COLLEGIO SINDACALE Art. 23 Il Collegio sindacale, se nominato, si compone di tre membri effettivi e di due supplenti, eletti anche fra non soci dall’assemblea, la quale nominerà pure il Presidente del Collegio stesso. I sindaci durano in carica tre anni e sono rieleggibili. L’assemblea, che nomina i sindaci ed il Presidente del Collegio sindacale, determina il compenso loro spettante. Art. 24 Il Collegio sindacale, se nominato, deve controllare l’amministrazione della società, vigilare sull’osservanza della legge e dell’atto costitutivo ed accertare la regolare tenuta della contabilità sociale, la corrispondenza del bilancio e del conto profitti e delle perdite alle risultanze dei libri e delle scritture contabili. I sindaci devono anche: a) accertare che le valutazioni del patrimonio sociale vengano fatte con l’osservanza delle norme legislative; b) accertare, almeno ogni tre mesi, la consistenza di cassa e l’esistenza dei valori e dei titoli di proprietà della società o ricevuti da essa in pegno, cauzione o custodia; c) verbalizzare gli accertamenti fatti anche individualmente; d) intervenire alle adunanze dell’assemblea e dell’organo amministrativo; e) convocare l’assemblea qualora non vi provveda l’organo amministrativo. Il Collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni trimestre I sindaci, infine, hanno tutti gli altri doveri e compiti stabiliti dalla legge. 5 Presidente, legale rappresentante. 82 Manuale B 28-06-1997 12:02 Pagina 83 COLLEGIO DEI PROBIVIRI Art. 25 Il Collegio dei probiviri è costituito da tre membri così nominati uno dal ricorrente, uno dal resistente ed il terzo di comune accordo o, in mancanza, su ricorso della parte più diligente, dal Presidente del Tribunale di ……………… La società e i soci sono obbligati a rimettere alla decisione del Collegio dei probiviri la risoluzione di tutte le controversie che comunque riguardino l’interpretazione o l’applicazione delle disposizioni statutarie, regolamentari o derivanti da deliberazioni prese legalmente dagli organi sociali competenti, fatta eccezione soltanto di quelle che non possono formare oggetto di compromesso. Rientrano nella competenza del Collegio dei probiviri le decisioni sulla legittimità del recesso, della esclusione, della continuazione della società con gli eredi o legatari dei soci defunti, sulla determinazione della quota di rimborso ai soci uscenti oppure agli eredi o legatari dei soci defunti. Il ricorso ai probiviri deve essere proposto - a pena di decadenza - nel termine di trenta giorni dalla comunicazione dell’atto che determina la controversia. I probiviri decidono, quali arbitri amichevoli compositori in modo irrituale, quali mandatari delle parti, con dispensa da ogni formalità e secondo equità, salvo il diritto al contraddittorio. Le decisioni del Collegio dei probiviri sono definitive, salvo i casi per i quali la legge ne consenta l’impugnazione davanti l’autorità giudiziaria. L’impugnazione in questi casi deve essere proposta -a pena di decadenza non oltre trenta giorni dalla comunicazione. DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI Art. 26 Il funzionamento tecnico ed amministrativo della società potrà essere disciplinato da un regolamento interno da compilarsi dall’organo amministrativo e da approvarsi dalla assemblea. Art. 27 In qualunque caso di scioglimento della società, l’assemblea con la maggioranza stabilita nell’art. 16, I e II comma, nominerà uno o più liquidatori, preferibilmente fra i soci, stabilendone i poteri. Il patrimonio sociale netto risultante dal bilancio di liquidazione, previo rimborso ai soci del capitale versato e rivalutato e dei dividendi eventualmente maturati, deve essere destinato ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione di cui all’art. 11 della legge n. 59 del 31.1.1992. Art. 28 Per tutto quanto non è regolato dall’atto costitutivo, di cui al presente statuto fa parte integrante, valgono le disposizioni legislative sulla piccola società cooperativa e sulle società cooperative a responsabilità limitata rette coi principi della mutualità agli effetti tributari. …………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………….. 83 B Manuale B 28-06-1997 12:02 Pagina 84 BIBLIOGRAFIA M. AMBROSINI, Non solo automi. Risorse umane e relazioni di lavoro nell’impresa che cambia, Vita e Pensiero, Milano 1989. M. AMBROSINI (a cura di), Le opere della solidarietà, Vita e Pensiero, Milano 1991. M. AMBROSINI (a cura di), L’efficienza della solidarietà, Vita e Pensiero, Milano 1994. R. BUTLER, L’efficienza organizzativa nei mercati, nelle gerarchie e nei collettivi, in R. C. D. NACAMULLI, A. RUGIADINI (a cura di), Organizzazione & Mercato, Il Mulino, Bologna 1985. O. E. WILLIAMSON, Mercati e gerarchie , in R. C. D. 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Cooperazione = Scuola di vita, audiovisivo sulla cooperazione corredato da una guida, Regione Autonoma Trentino Alto Adige, Assessorato per la Cooperazione, Federazione Trentina delle Cooperative, 1992. C. CORRADINI, La cooperazione in classe, manuale di educazione cooperativa per gli insegnanti della scuola elementare e media, Federazione Trentina delle Cooperative, 1991, II edizione. Cooperazione & Lavoro giovane, guida al collocamento ed alla cooperazione, Federazione Trentina delle Cooperative, Associazione Giovani Cooperatori Trentini, 1977. Progetto scuola e cooperazione, Confcooperative Federcultura Turismo e Sport, ed. Tecnostudi, 1993. Scuola e associazionismo cooperativo, Centro Regionale per la Cooperazione nelle scuola del FriuliVenezia Giulia, Trieste, 1989. 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