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Istituto Italiano per gli Studi Cooperativi
Luigi Luzzatti
Sussidio
Didattico
Sussidio didattico
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per Studenti
Realizzato con il contributo del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale
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SUSSIDIO DIDATTICO
PER LA PROMOZIONE COOPERATIVA NELL’AMBITO SCOLASTICO
E DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE
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per Studenti
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Il testo è stato redatto,
sotto l a super v i s i o n e
sc ientif ic a del pro f .
Michele COLASANTO e
con la collaborazione di
Walter W I L L I A M S, da
Maurizio AMBROSINI
(I n t ro d u z i o n e), Pietro
SCALISI (L’agire cooperativo), Lorenzo DOSSI
(Introduzione agli aspetti am ministrativ i e
gestionali dell’impre s a
coo perativa ed Esp erienza esemplare Coop.
D e l t a) Sara Z A N D R I N I
(esperienza esemplare:
Coop. Fraternità).
Grafica e impaginazione
Coop CLAPS • Pordenone
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Arti Grafiche RISMA
Roveredo in Piano - PN
Aprile 1996
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INDICE
PREMESSA
INTRODUZIONE
L’AGIRE COOPERATIVO
INTRODUZIONE AGLI ASPETTI AMMINISTRATIVI
E GESTIONALI DELL’IMPRESA COOPERATIVA
ESPERIENZE ESEMPLARI
APPENDICE
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Premessa
Lo scopo essenziale della cooperazione è quello di dare risposta a
bisogni sociali ed economici (di persone, gruppi, categorie), valorizzando l’associazionismo e la pratica di principi e valori quali la
mutualità, la solidarietà, l’autogestione, la centralità dell’uomo, la
responsabilizzazione, lo spirito di servizio.
Negli statuti di quasi tutte le cooperative si legge che il proprio
obiettivo è quello di contribuire alla crescita economica e morale dei
soci.
Alla base dello sviluppo della cooperazione sta l’educazione cooperativa, che é il principio “motore” della vita del movimento.
Essa però non va rivolta solo ai soci delle cooperative, ma anche a
quelli potenziali e futuri (o che comunque sono destinati ad entrare
in qualche modo in contatto con loro), e quindi ai giovani, per i
valori che la cooperazione persegue ai fini della partecipazione
democratica, della collaborazione reciproca e della creazione di una
società e di un’economia più eque ed a misura di uomo.
La questione si sposta allora sugli strumenti più efficaci di promozione,
che occorre allargare in termini di gamma ed innovare con riferimento
ai contenuti per riconquistare interesse e modernità di proposta.
Questo lavoro suddiviso in due volumi autonomi si rivolge ai giovani
delle scuole medie superiori e della formazione professionale e ai loro
insegnanti. Ha lo scopo di introdurli ai valori-guida e al funzionamento concreto di un sistema, quello della cooperazione, di cui molti
hanno sentito parlare, quasi altrettanti hanno in varia misura acquistato i prodotti o fruito i servizi (dalla casa alla distribuzione commerciale, dall’orto-frutta al credito), ma pochi certamente hanno
avuto occasione di frequentare e di conoscere in maniera non superficiale. Forse qualcuno avrà vagheggiato di creare un’azienda, di
intraprendere un’attività con i compagni e gli amici con cui si trova
bene, di dare una fisionomia strutturata ad idee e iniziative di solidarietà per ora basate sul volontariato: a questi “sognatori” specialmente è dedicato il presente testo, con l’intento di portare un contributo di chiarimento, di prospettazione dei valori e delle implicazioni
della scelta cooperativistica, di fondazione più solida e documentata
di un eventuale impegno in tale ambito.
Ma più ampiamente questo lavoro intende contribuire ad un arricchimento dell’attività didattica, attraverso l’individuazione della
cooperazione come vettore di apprendimento dei valori del lavorare
insieme (con uno spirito di collaborazione e senso di responsabilità),
del progettare, dell’organizzarsi per un fine comune, dell’andare alla
scoperta dei bisogni sociali del territorio e della possibilità di rispondervi in maniera solidale.
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Introduzione
A 150 anni dalla costituzione della prima cooperativa a Rochdale
continua ad essere di fondamentale importanza che il rilancio della
proposta e dei valori cooperativi passi attraverso le nuove generazioni e quindi possa trovare nella scuola, centro nevralgico dei processi
educativi e formativi, uno stabile punto di riferimento.
D’altra parte, lo sviluppare nelle nuove generazioni (a partire dalla
scuola) la cultura cooperativa - intesa come cultura della solidarietà,
del servizio, del rispetto delle diversità, della tolleranza, della partecipazione/autogestione democratica e della responsabilità individuale
e condivisa (che coinvolge tutti per il bene di tutti) - pare oggi
rispondere ad un interesse generale in una società che vive una fase
di passaggio epocale caratterizzata da una crescente frammentazione degli interessi, da forti conflittualità interne e da carente “senso
civico”.
Serve, allora, un progetto organico che accompagni il giovane nel
suo processo di maturazione durante tutto l’iter scolastico, con l’obiettivo di procedere ad una progressiva educazione ed acculturazione cooperativa che dalla sensibilità ai valori di questo modello arrivi
fino all’interesse per sperimentare concrete iniziative in campo economico ed in quello sociale. Può essere una strada per dare continuità a rapporti di amicizia e ad interessi comuni nati sui banchi di
scuola.
Questo manuale per i ragazzi è uno degli strumenti che viene messo
a disposizione per un primo passo in questa direzione.
Il significato educativo di ciò che qui proponiamo deriva dall’incontro
di almeno tre istanze. Anzitutto, si colloca nell’alveo delle iniziative
finalizzate alla transizione dall’esperienza scolastica al mondo del
lavoro, e più precisamente alla conoscenza delle caratteristiche e del
funzionamento delle imprese. Rispetto a realizzazioni, ormai abbastanza numerose anche se poco istituzionalizzate, centrate sull’impresa industriale di grandi e medie dimensioni, il nostro contributo
intende far conoscere un tipo di impresa particolare e di notevole
interesse: quello dell’impresa sociale cooperativa. Pur tenendo fermi i
requisiti di efficienza e redditività, l’impresa cooperativa persegue
finalità mutualistiche e di solidarietà sociale; promuove la partecipazione dei soci -e in special modo dei soci lavoratori- alle decisioni
aziendali; vive in collegamento con la società locale e ne favorisce lo
sviluppo.
In questo modo si potrà arricchire per i giovani la gamma delle
opportunità di conoscenza del sistema economico e del mondo del
lavoro, al di là di un’associazione troppo scontata, ma sempre più
fallace, tra lavoro, occupazione dipendente e grande impresa.
La seconda istanza è per l’appunto quella di allargare i confini della
cultura del lavoro a cui i giovani dovrebbero essere formati: sempre
più si insiste, specialmente in questa stagione recessiva, sulla neces-
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sità di non identificare il lavoro con il posto di lavoro, dipendente, a
reddito fisso e possibilmente garantito. Tra le diverse forme di flessibilizzazione dell’occupazione, il lavoro autonomo e l’auto-imprenditorialità meritano una particolare attenzione. Si tratta infatti di un
modello di lavoro che appare in crescita in tutte le economie occidentali, viene investito di una considerevole importanza ai fini della creazione di nuova occupazione e risponde, specialmente in Italia, ad
una tradizione culturale radicata e rigogliosa. Ma nello stesso tempo
si tratta di una sfida impegnativa e ad alto rischio, nella quale il
tasso di fallimenti nei primi anni di attività resta molto elevato.
Nel nostro Paese, la promozione specifica dell’imprenditorialità giovanile è divenuta una delle leve più interessanti delle recenti politiche
del lavoro, grazie anche ai discreti risultati conseguiti nel Mezzogiorno con la cosiddetta “legge De Vito”. Per contro, scuola superiore e
formazione professionale continuano a guardare all’occupazione
dipendente come sbocco professionale dei loro utenti, e non contemplano nei loro programmi attività conoscitive e propedeutiche alla
creazione d’impresa.
Si può obiettare che formare giovani imprenditori dal punto di vista
gestionale e manageriale non è compito della scuola; tuttavia, una
volta acquisita l’importanza del raccordo scuola- lavoro per la formazione dei giovani, diventa essenziale sviluppare quanto meno un
adeguato impegno culturale in direzione del lavoro autonomo.
Ora, la cooperazione consente di proporre una riflessione sull’imprenditorialità che ne allarga i confini, trascendendo una visione meramente individualistica e orientata al profitto della figura del creatore
d’impresa: l’imprenditorialità può essere vissuta in forma associata e
motivata da fattori che vanno al di là del successo individuale. Inoltre, attraverso la forma della cooperazione, l’esperienza imprenditoriale fuoriesce dal novero delle realizzazioni eccezionali e accessibili a
pochi fortunati, diventando un sentiero percorribile anche per un
gruppo di giovani “normali”.
La terza istanza che sostiene l’intenzionalità educativa del presente
lavoro è quella di rafforzare l’interesse per un modo non convenzionale e non meramente economicistico di intendere il lavoro e il progetto professionale; un interesse che indubbiamente esiste in ampie
fasce della popolazione giovanile, ma che, in assenza di un ambiente
favorevole e di occasioni di maturazione, stenta ad emergere e a consolidarsi.
Basti pensare al coinvolgimento di quote non insignificanti della
popolazione giovanile e studentesca in attività di volontariato ed allo
sviluppo di modalità più strutturate e professionali di azione solidaristica (Ambrosini, a cura di, 1991; 1994). La legge sulle cooperative
sociali ha recepito e incoraggiato questi fenomeni, dando un rilievo
giuridico autonomo alla cooperazione con scopi di solidarietà sociale
nei confronti di fasce svantaggiate della società. Ma lo scarto che esiste tra la diffusione di attività di volontariato e il pur significativo svi-
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luppo di cooperative sociali evidenzia la necessità di un lavoro formativo e culturale che prepari il terreno e accompagni l’intrapresa
della cooperazione di solidarietà.
Il conseguimento di queste finalità ha richiesto la costruzione di un
percorso articolato e composito, che ha dovuto tenere conto di diverse necessità: l’illustrazione dei valori-guida dell’esperienza cooperativistica; la prospettazione dei passi concreti da compiere per fondare
e gestire un’impresa cooperativa e l’analisi di esperienze reali di cooperazione, sorte per iniziativa di giovani e utili come stimoli per
auspicabili sforzi di approfondimento.
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L’AGIRE COOPERATIVO
1. CHE COS’È UNA COOPERATIVA
2. LA TIPOLOGIA DELLE IMPRESE COOPERATIVE
3. I VALORI DELLA COOPERAZIONE
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L’AGIRE COOPERATIVO
1. CHE COS’È UNA COOPERATIVA
2. LA TIPOLOGIA DELLE IMPRESE COOPERATIVE
3. I VALORI DELLA COOPERAZIONE
“Il suo obiettivo è soprattutto quello di promuovere il profitto e il benessere
dell’umanità. È questo scopo che differenzia in qualche modo una società
cooperativa da una impresa economica ordinaria, e che giustifica il fatto che
una cooperativa non va giudicata soltanto dal punto di vista della capacità
commerciale, ma anche dal punto di vista del suo contributo ai valori sociali
e morali, che elevano la vita umana al di sopra di ciò che è puramente materiale e animale”
ESTRATTO DAI PRINCIPI DELLA COOPERAZIONE, NELLA FORMULAZIONE DELL’ALLEANZA
COOPERATIVA INTERNAZIONALE DEL 1966.
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1. Che cos’è una cooperativa
Cooperare - lo esprime con chiarezza l’etimologia della parola vuol dire scegliere di operare insieme, unire sforzi, lavoro, iniziative, risparmi, nel tentativo di raggiungere un obiettivo comune, in
grado generalmente di conseguire esiti socialmente desiderabili.
Il principio mutualistico consiste essenzialmente in questo, in un
reciproco sostegno, nel permettere cioè di realizzare assieme
quello che non sarebbe possibile realizzare individualmente. È
questo l’elemento fondante che ritroviamo in ogni tipo di cooperativa, qualunque ne siano la base sociale ed il fine particolare.
Entrare nello spirito che anima la crescita di una cooperativa
comporta, dunque, l’assunzione di una prospettiva nuova, di un
modo diverso di fare impresa, di una proposta adeguata a fornire
delle risposte convincenti ai problemi e alle aspirazioni sociali del
nostro tempo.
“Per la famiglia di nuova formazione la cooperativa è il mezzo per
procurarsi un’abitazione civile a prezzo contenuto. Per la casalinga
è il negozio di fiducia. Per il dettagliante è la struttura che gli offre
merci garantite a buon prezzo e la possibilità di modernizzarsi per
resistere alla concorrenza. Per i lavoratori di un’azienda in crisi la
cooperativa è una possibile via per salvare il proprio posto di lavoro. Per il giovane è uno strumento per entrare in modo autonomo
nel mondo del lavoro e per valorizzare le proprie capacità professionali. Per il contadino, per il camionista, l’artigiano, il pescatore, è
lo strumento per divenire, associandosi ad altri contadini (o camionisti, o artigiani, o pescatori) un imprenditore moderno”1.
Va comunque subito evidenziato, onde evitare malintese idealizzazioni, che l’attenzione alla migliore utilizzazione delle risorse
umane e l’acquisizione da parte del socio del vantaggio mutualistico - assi portanti dell’agire cooperativo - non deprimono in
alcun modo il requisito della redditività economica delle imprese
in questione, le quali, se aspirano ad affermare un ruolo realmente
alternativo ed innovativo rispetto alle società ordinarie, devono
essere in grado di sussistere ed affermarsi all’interno di un sistema
di libero mercato, pena la marginalizzazione della loro esperienza.
Competere e cooperare non sono più due termini necessariamente antagonisti: un movimento che desideri affermare l’etica
della cooperazione, in un sistema economico aperto e concorrenziale, non troverà altra strada che quella di coniugare in forma
complementare la cooperazione al suo interno e la competizione
verso l’esterno2.
Per meglio comprendere il profilo di un’impresa cooperativa e
porne in rilievo i tratti distintivi e peculiari che la caratterizzano,
può risultare opportuno sviluppare, sia pure sommariamente,
una breve comparazione dei principali aspetti che la distinguono
da una impresa capitalistica tradizionale.
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1 O. Prandini, La cooperazione,
Editori Riuniti, Roma, 1982,
p.14.
2 Si veda, a riguardo, AA.VV.,
Cooperare e competere, Feltrinelli, Milano, 1986.
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La prima fondamentale distinzione attiene la definizione dei fini.
Come si desume logicamente dalla loro denominazione, le imprese capitalistiche si fondano sul capitale, in quanto sorgono per l’iniziativa di uno o più individui che possiedono del denaro da
investire in attività redditizie. Le cooperative, viceversa, si basano
prioritariamente sul fattore umano ed è per questo che si autodefiniscono società di persone. La loro esperienza deriva dall’iniziativa
di un gruppo di individui che si aggregano nel tentativo di
rispondere, attraverso il concorso delle competenze e delle capacità di ciascuno, a soddisfare un bisogno comune. In sostanza,
mentre il conseguimento di profitti rappresenta il fondamentale
scopo delle società di capitali, nelle imprese cooperative il capitale
è subordinato al fine principale che è costituito dalla soddisfazione dei bisogni e dalla crescita umana del gruppo che le ha dato
vita e della comunità civile in cui la cooperativa è inserita.
La seconda sostanziale differenziazione riguarda il modo in cui
queste vengono organizzate. Nell’impresa cooperativa vige il principio dell’autogestione: ogni socio, di fatto, assume la conduzione
diretta delle attività in cui è inserito. Ciò che la cooperativa riesce a
fornire, in altre parole, dipende dal coinvolgimento e dalla responsabilità di ciascuno, ed ogni cooperatore è chiamato ad essere protagonista, alla pari degli altri, nella gestione dell’impresa. Il successo della cooperativa, pertanto, è strettamente correlato al contributo delle persone che operano al suo interno e viceversa. Ogni
socio, in quanto datore di lavoro di se stesso, è e resta l’artefice
principale del suo destino e di quello del gruppo in cui coopera. La
rete di relazioni che innerva il tessuto di una cooperativa diviene la
struttura adeguata a far sì che l’apporto e il senso di responsabilità
di ciascuno determini le sinergie necessarie per il perseguimento
dei fini preposti.
Nell’azienda capitalistica, al contrario, i momenti della gestione e
della “produzione” sono tenuti rigidamente separati: i lavoratori
sono estranei alla proprietà della fabbrica e alla sua conduzione.
Una volta terminato l’orario di lavoro e svolte diligentemente le
proprie mansioni, l’addetto di un’impresa economica ordinaria
cessa di farsi carico del destino dell’azienda, non avendo alcuna
responsabilità in merito alla determinazione dell’attività produttiva in cui è inserito.
È questa una differenza cruciale che determina due modi antitetici di far funzionare un’impresa. La distinzione in vigore in quella
capitalistica, cui si è già fatto cenno, crea tradizionalmente una
separazione di interessi tra datore e prestatore di lavoro, che
genera un clima potenzialmente conflittuale e rivendicativo. La
condivisione degli aspetti produttivi e gestionali in quella cooperativa, viceversa, stimola un clima di maggiore armonia, nel quale
interessi anche divergenti vengono posti democraticamente a
confronto per agevolare una decisione che persegua nel migliore
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dei modi possibili l’interesse comune. Ogni singolo socio, pertanto, indipendentemente dalle quote sottoscritte, partecipa ai
momenti decisionali della società, e ciò è antitetico a quanto accade in un’organizzazione economica ordinaria, nella quale il peso
decisionale degli azionisti è in relazione al capitale posseduto.
L’autogestione cooperativa, inoltre, presuppone che ogni socio
sia a conoscenza dell’intero “ciclo produttivo”, con ciò superando quella parcellizzazione del lavoro e della conoscenza, propria
di un’organizzazione di tipo capitalistico, che causa disaffezione
nei riguardi dell’attività svolta.
“A fronte dei complessi modelli di integrazione funzionale o
‘sistemica’ elaborati per lo studio dell’ordinaria impresa capitalistica, il modello ideale della società cooperativa appare in definitiva di una semplicità sconcertante. (...) proprietà, management e
prestatori d’opera non dovrebbero dar luogo ad alcun contrasto
interno di origine ‘strutturali’, in quanto i tre attori sociali sono
identificabili nel medesimo soggetto sociale (i soci della cooperativa)”3.
Per realizzare questo sistema e limitarne le possibili distorsioni
nelle condizioni di eventuale disequilibrio4, una cooperativa è
organizzata, alla pari di qualsiasi altra impresa di persone, in
modo da garantire una corretta ed efficace distribuzione del
potere al suo interno. Ogni socio - iscritto nel libro da almeno tre
mesi - ha diritto di parola, nonché di fare parte dell’elettorato
attivo e passivo.
L’organo di base è l’assemblea dei soci - dove vale il principio
“una testa un voto”, indipendentemente dalla quota di capitale
posseduta - che discute e approva le linee generali dell’attività e
nomina il consiglio di amministrazione e il presidente che si
preoccupano di gestire concretamente, nel quotidiano, le attività
della cooperativa, assumendo di volta in volta le decisioni più
appropriate per il suo sviluppo.
Infine, elementi di differenziazione tra le cooperative e le altre
forme di società sono facilmente rintracciabili negli statuti che definiscono gli scopi ed i diritti e doveri dei soci. Tra i propri obiettivi,
spesso le cooperative, oltre alla soddisfazione dei propri soci e la
loro crescita economica e morale, inseriscono la lotta alla disoccupazione, il servizio a favore di alcune categorie deboli, la valorizzazione delle risorse del territorio, la promozione della cultura, ecc.
3 E. M. Tacchi, Elementi di
sociologia della cooperazione,
Roma, E.C.R.A. 1982, pp.
66-67.
4 Non sempre tutti i soci sono
ad un tempo, o allo stesso
modo, proprietari, gestori e
fruitori dell’attività svolta in
cooperativa. Ciò accade, ad
esempio, nelle cooperative di
consumo, dove i soci fruiscono delle agevolazioni sui prezzi dei beni acquistati, senza
entrare nel merito dell’organizzazione dell’impresa.
2. La tipologia delle imprese cooperative
La cooperazione, intesa come movimento sociale ed economico,
è costituita da una varietà di espressioni, le quali, in diversi ambiti
della vita sociale ed in diversi settori dell’attività economica,
implementano i principi dello spirito mutualistico, su cui ci siamo
soffermati nel paragrafo precedente.
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Il fatto che tali principi vengano applicati pressoché in tutti i settori produttivi rende poco agevole l’intento di sistematizzare
all’interno di schemi prestabiliti la pluralità di esperienze esistenti.
Un tentativo in questo senso può essere sviluppato avvalendosi
delle aggregazioni statistiche prodotte dal Ministero del Lavoro,
che, per ragioni anagrafiche, censisce all’interno di otto sezioni le
cooperative presenti nel nostro Paese. A seconda del settore nel
quale si esplica la loro attività, pertanto, le società cooperative
risultano iscritte nelle seguenti sezioni5:
→ Sezione cooperazione di consumo, alla quale appartengono le
cooperative di soci-consumatori che si avvalgono dello strumento cooperativo per acquistare beni di vario genere a prezzi
vantaggiosi, costituendo eventualmente appositi esercizi commerciali, o per gestire luoghi pubblici (circoli, bar, trattorie,
ecc.) finalizzati al consumo.
→ Sezione cooperazione di produzione e lavoro, alla quale sono
iscritte le cooperative costituite da lavoratori esercenti l’arte e il
mestiere corrispondente alla specialità della cooperativa, il cui
scopo consiste nel procurare lavoro ai propri soci attraverso la
produzione di beni o l’esplicazione di servizi; le attività svolte
spaziano dall’artigianato all’edilizia, dall’industria al terziario.
Questa formula viene anche utilizzata in alcuni casi per salvare
o rilanciare delle aziende in crisi.
→ Sezione cooperazione agricola, costituita da cooperative di agricoltori intenti a lavorare la terra, coltivando, trasformando,
conservando o distribuendo prodotti agricoli o zootecnici.
→ Sezione cooperazione edilizia, composta da cooperative che si
propongono la costruzione di alloggi per i propri soci, i quali
possono riscattare la proprietà o usufruire soltanto degli alloggi.
→ Sezione cooperazione di trasporto, nel cui novero rientrano le
cooperative costituite tra lavoratori che si propongono di provvedere, per conto terzi, al trasporto di cose o persone, carico e
scarico di merci, spedizioni e altro.
→ Sezione cooperazione della pesca, alla quale afferiscono le cooperative di pescatori, i quali, attraverso l’associazione in cooperativa, decidono di esercitare in comune la pesca o attività inerenti all’esercizio della pesca.
→ Sezione cooperazione mista, nella quale rientrano tutte le cooperative la cui attività non è classificabile agevolmente all’interno
dei settori appena evidenziati (come ad esempio le cooperative
di credito, quali le banche di credito cooperativo); vengono
registrate in questa sezione, inoltre, le cooperative impegnate in
attività catalogabili in differenti settori.
→ Sezione cooperazione sociale, è l’ultima sezione costituita in
ordine di tempo, in seguito alla legge 381/91, che ha riconosciuto una forma di cooperazione radicalmente nuova, caratterizzata dallo “scopo di perseguire l’interesse generale della
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5 Si veda, a riguardo, la pubblicazione Appunti cooperativi, edita a cura dell’Istituto
Italiano di Studi Cooperativi
“Luigi Luzzatti”, per conto
della Direz ione Generale
della Cooperazione presso il
Ministero del Lavoro e della
Previdenza Sociale, Roma,
1993, pp.25-28.
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comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei
cittadini”; oltre che nella sezione per esse specificatamente
prevista, le cooperative sociali sono iscritte nella sezione cui
direttamente afferisce l’attività da loro svolta.
In ogni settore produttivo si possono costituire una o più cooperative - dette cooperative di primo grado - in grado di agire
in forma autonoma. Allo stesso tempo, è possibile che all’interno di un medesimo settore più cooperative (almeno cinque)
trovino vantaggioso gestire in comune la propria attività produttiva, dando vita ad un consorzio, anche detto cooperativa di
secondo grado. Il consorzio svolge sostanzialmente attività di
servizio alle cooperative di primo grado. Più consorzi, a loro
volta, possono unirsi e costituire un’organizzazione ancora più
complessa - cooperativa di terzo grado - finalizzata a tutelare
nel migliore dei modi gli interessi e le finalità delle cooperative
che vi appartengono.
Per dare solo un accenno alle dimensioni generali del fenomeno
cooperativo, nei suoi vari gradi di organizzazione, potremmo dire
che alla metà del 1992 - secondo un’indagine condotta dall’Isti6
tuto “Luigi Luzzatti” - le cooperative realmente operanti nel
nostro Paese erano 73.747, dislocate in 88.843 unità locali e
7
occupanti complessivamente 438.441 addetti . Per quanto
riguarda la presenza dei consorzi in Italia, invece, questi, alla data
evidenziata, risultavano essere circa ottomila, con più di diecimila
unità locali e con una occupazione globale di 29.200 lavoratori
dipendenti8.
Ora gli occupati sono circa mezzo milione, i soci alcuni milioni (la
cifra esatta non è disponibile perché molti sono soci di più di una
cooperativa) ed il fatturato complessivo nel 1995 è stato di oltre
80.000 miliardi.
Nel settembre del 1995 a Manchester l’Alleanza Cooperativa
Internazionale ha celebrato i 100 anni della propria costituzione.
A questa organizzazione di livello mondiale aderiscono 215 associazioni di una ottantina di Paesi con più di 750 milioni di socicooperatori.
La presenza del movimento cooperativo è diffusa sull’intero territorio nazionale anche se “a macchia”; semmai è da rilevare la
maggiore solidità strutturale delle cooperative del centro-nord (in
particolare Emilia-Romagna, Lombardia e Trentino), che occupano mediamente il doppio della forza lavoro delle cooperative
meridionali. Anche in relazione ai diversi settori economici nei
quali è presente l’imprenditorialità cooperativa, si può dire che
non esistono differenze sostanziali: la presenza nell’economia
nazionale delle esperienze a scopo mutualistico pervade indifferentemente tutti i settori produttivi.
Nel complesso, non si può non sottolineare come il movimento
6 Si tratta del lavoro di ricerca
Presenza delle imprese cooperative nei vari settori dell’economia italiana, realizza to c o n i l co ntr ibut o del
Ministero del Lavoro e della
Previdenza Sociale, Roma,
1993, pp.2-4.
7 Per cooperati ve operanti
i nten di a mo l e im pre s e
effettivamente attive, registrate presso le Camere di
C o m m e rcio i taliane, non
soggette a procedure di fal limento né in fase di liquidazione. All’Archivio anagrafico del Ministero del
L a v o ro, che ti ene co nto
viceversa di tutte le cooperative giuridicamente esistenti a prescindere dal lor o
grado di vitalità, risultano
iscritte al 31.12.1993, per
l’esattezza, 159.417 cooperative.
8 Nel computo dei lavoratori
dipendenti sono considerati sia
i soci-lavoratori che gli addetti
esterni alle cooperative.
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cooperativo organizzato in Italia, con le sue quasi quarantamila
imprese operanti in tutti i campi: (dai trasporti all’edilizia, dal
commercio ai servizi sociali, dal turismo alla cultura, dal credito
alle assicurazioni, dall’agro-alimentare alle attività manifatturiere,
ecc.) costituisca un fenomeno imprenditoriale e solidaristico di
indubbia significatività, in grado di arrecare un valido contributo
alla crescita economica e sociale del Paese sul piano quantitativo
e su quello qualitativo.
3. I valori della cooperazione
La sfida che da sempre si è posto il movimento cooperativo consiste nel combinare solidarietà ed efficienza (la prima senza la
seconda perde credibilità come proposta e come testimonianza) e
nel contribuire, in questo modo, ad umanizzare la società e l’economia, “nel senso di aumentare il numero dei protagonisti al loro
interno - coloro che partecipano sia alla produzione sia alla sua
distribuzione su basi più eque - e di allargare conseguentemente
gli spazi di autonomia e di autodeterminazione delle persone
attraverso la creazione e lo sviluppo di imprese caratterizzate
sotto il piano funzionale e decisionale dalla centralità dell’uomo e
dal reciproco aiuto”9.
Nell’ambito dei valori che concorrono a determinare l’orizzonte
etico delle imprese a scopo mutualistico, infatti, l’intenzione di
estendere i vantaggi dell’azione cooperativa ad una cerchia più
ampia del ristretto nucleo dei cooperatori esprime con chiarezza
l’elemento fondante la cultura della cooperazione. Questa si
fonda, prioritariamente, nel porre la “centralità della persona”
quale esigenza morale e ideale della prassi del movimento; un
riconoscimento che si esplica, per l’appunto, a un duplice livello:
nei confronti dei beneficiari dell’attività delle imprese a scopo
mutualistico e nei confronti di quanti partecipano attivamente alla
determinazione delle imprese stesse.
In questo senso, la realtà cooperativa può definirsi un luogo educativo, dove tutti sono sollecitati e sostenuti lungo un costante processo di apprendimento e di crescita umana e professionale. Per
questo il valore preminente della cooperazione - intesa quale evento sociale prima ancora che come fatto giuridico o economico non risiede nella crescita dell’impresa in sé e per sé, bensì nella crescita quantitativa e qualitativa delle opportunità di promozione umana e
di integrazione sociale dei cittadini.
Dopo la parentesi del periodo fascista, il fenomeno cooperativo si
è visto riconoscere una collocazione privilegiata tra le possibili
forme di iniziativa economica, venendo legittimato, attraverso
l’art. 45 della Costituzione, come modo nuovo di fare impresa,
espressione autentica di valori di socialità e di democrazia nell’ottica del servizio di cui finiscono con il beneficiare non solo i soci
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9 W. Williams, Promozione e
qualità della cooperazione,
quale itinerario tra problemi
e opportunità? in Studio per
la realizzazione di uno spettacolo teatrale sul tema della
cooperazione, Confcooperativ e - Ce nsc o op, Co op.
Claps Por denone, 1993,
p.8.
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ma anche le comunità di riferimento.10.
Ne sono valide testimonianze, ad esempio, le cooperative di consumo e le cooperative edilizie, le quali, nel fornire beni o abitazioni ad un prezzo vantaggioso rispetto a quello di mercato, determinano un effetto calmieratore di cui si avvantaggia la stessa collettività.
Per queste ragioni, in sintonia con le indicazioni espresse dall’Assemblea Costituente, l’attività legislativa è rivolta a promuovere e
a favorire l’incremento della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata, nonché a vigilare sulla
corretta implementazione del suo spirito fondativo.
Collegato al principio della democraticità della conduzione delle
imprese mutualistiche è un secondo fondamentale valore del
movimento cooperativo, un valore da costruire e rispettare quoti dianamente attraverso rigorose pro c e d u re: il riconoscimento
della pari dignità degli individui.
Tra i criteri che concorrono alla determinazione di una gestione
democratica delle cooperative si evidenziano, in particolare: la
prerogativa dei soci ad avere uguale diritto di voto e di partecipazione alle decisioni di comune interesse (un uomo = un voto); la
ripartizione dei benefici in proporzione alle attività svolte con la
cooperativa; l’attivazione di un sistema di controllo periodico sui
risultati dell’impresa e sui metodi impiegati per il loro raggiungimento; la garanzia della possibilità del ricambio delle persone nei
posti di maggiore responsabilità. Attraverso queste procedure si
concretizzano i valori della democrazia economica e della partecipazione (qui intesa nei termini di una compartecipazione dei soci
estesa anche ai risultati economici dell’azienda).
Alla luce di tale sensibilità democratica si inquadra il principio
della libertà e della volontarietà dell’adesione, senza alcuna discriminazione sociale, politica, razziale o religiosa; un fondamento
che si inscrive nella medesima affermazione dei valori di tolleranza e di rispetto della dignità umana, già ravvisati in precedenza.
Fedeli a questa impostazione, le cooperative si professano neutrali, senza manifestare precipue appartenenze politiche o ideologiche, per affermare la priorità dei valori cooperativi e garantire l’apertura incondizionata delle proprie strutture a coloro che intendono utilizzarne i servizi e che acconsentono ad assumerne le
responsabilità in qualità di soci. In verità, come dimostra la storia
della cooperazione nel nostro Paese, le tradizioni politico-ideologiche hanno avuto un loro peso nella nascita e nello sviluppo del
movimento anche a livello organizzativo. Il pluralismo di valori e
di esperienze - frutto del contributo delle differenti concezioni
della vita, della società e dell’economia di cattolici, socialisti e
liberali - ha finito col determinare strutture più aperte alla partecipazione e al dialogo, adeguate a stimolare continuamente la crescita e l’espansione degli ideali mutualistici, ma anche forme di
B
10 L’art.45 della Costituzione
italiana recita, infatti, così:
“La Repubblica riconosce la
funzione speciale della coope raz i on e a ca rat te re d i
mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge
ne promuove e favorisce l’inc re mento co n i mez zi più
idonei e ne assicura, con gli
opportuni controlli, il carattere e le finalità”.
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concorrenza interna spesso dannosa.
In una prospettiva di pieno sviluppo e di caduta delle barriere
ideologiche, ora, le diverse associazioni cooperative sono sollecitate a unirsi in uno sforzo comune per realizzare obiettivi sempre
più spesso condivisi. Dal punto di vista economico, questi si concretizzano, in sintesi, nell’identificazione di un sistema privo di
monopoli e di profitti immeritati. Attraverso le strutture consortili,
ad esempio, o tramite i fondi mutualistici introdotti di recente
dalla legge di riforma 11, il movimento cooperativo persegue il
valore della solidarietà intercooperativa, dal momento che non
può esistere vera cooperazione se questa non si realizza, in primo
luogo, tra le cooperative stesse.
In tale prospettiva, inoltre, le cooperative collaborano anche relativamente all’implementazione del principio dell’educazione cooperativa, concepita, nel più alto senso di “cultura”, cioè di formazione ai principi e agli ideali cooperativi, più che alla mera informazione riguardo ai suoi metodi.
Cooperare - è stato felicemente sintetizzato dal presidente di una
cooperativa culturale - costituisce una forma di lavoro nella quale
gli “altri” non sono “ostacoli da superare o concorrenti da battere, ma compagni di viaggio con cui condividere sogni e responsabilità”12.
Il senso e la specificità dell’agire cooperativo, nonché la sua intrinseca potenzialità innovativa ed educativa, risiedono qui, nel riconoscere che lavorare per gli altri ed assieme agli altri può garantire
un maggior successo all’attività intrapresa, e anche che ciò non è
- alla fine - ininfluente sul “clima” complessivo in cui vive l’intera
comunità di riferimento.
Lavorare per fornire risposte convincenti a bisogni comuni significa interpretare correttamente lo spirito di quei pionieri che, 150
anni orsono, decisero di avviare quelle prime esperienze che,
prese come esempio, sono diventate un movimento capace di
combinare il perseguimento degli interessi individuali con il bene
comune13. Fedeli a quello spirito i movimenti cooperativi nazionali
hanno perseguito tali intenti formulando un’autentica sfida ai
sistemi economici tradizionali, impegnandosi per affermare un
modo diverso, profondamente rispettoso della dignità umana, di
fare impresa e di contribuire allo sviluppo.
Nel già ricordato congresso di Manchester del settembre 1995
l’Alleanza Cooperativa Internazionale ha aggiornato la dichiarazione di identità cooperativa (si veda il testo nell’appendice) che
definisce che cos’è una cooperativa e quali sono i suoi principi
basilari. Questa dichiarazione ha lo scopo di guidare le organizzazioni cooperative verso il 21° secolo. Le revisioni periodiche dei
principi hanno lo scopo di dimostrare come il pensiero cooperativo possa essere applicato ad un mondo, ad una società e ad un’economia in continua evoluzione.
1 1 Il riferimento è alla legge
B
del 31 gennaio 1992, n.59,
intitolata “nuove norme in
materia di società cooperative”, in base alla quale il 3%
degli utili delle cooperative
affluisce a fondi per la promozione cooperativa.
1 2 S. Bertolo, Per una nuova
cultura cooperativa: dal mito
alla necessità, in Studio per
la realizzazione di uno spettacolo teatrale sul tema della
cooperazione, op. cit., p.27.
13Il riferimento è ai “Probi Pionieri di Rochdale” che, nel
lontano 1844, avviarono, in
Inghilterra, le prime esperienze cooperative della storia moderna, form u l a n d o
compiutamente i principi
fondanti l’agire mutualistico.
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Nel coniugare i valori della solidarietà e del rispetto della persona
con l’intento di proporsi quale forza protagonista sul mercato, in
grado di sostenere la concorrenza delle imprese capitalistiche, la
cooperazione investe, in definitiva, la sua fragile identità nella
scommessa che anche in economia non tutto è già deciso, non ci
sono regole senza eccezioni e restano spazi di libertà di scelta, se
si è disposti a rischiare e a pagare di persona.
La sua sfida è rivolta eminentemente ai giovani, a quanti cioè si
affacciano sul mondo del lavoro con l’aspirazione a vedere coniugati idealità e realizzazione professionale, impegno sociale e sviluppo imprenditoriale, e a ritrovare modalità originali per congiungere etica ed economia.
Ai giovani la cooperazione rivolge una proposta ben precisa: si
tratta di mettere da parte le false certezze garantite da un posto
sicuro per intraprendere un percorso fatto di coraggio e di inventiva, dove è necessario sporcarsi le mani e stringerle a quelle degli
altri, per costruire insieme un ideale, forse un’utopia, quello di
perseguire, in forma democratica ed autogestita, nel pieno rispetto delle differenze e delle competenze di ciascuno, un progetto
comune.
Occorre un’inclinazione ad arrischiarsi ed a rischiare, perché si
tratta di assumere in prima persona i costi ed i benefici dell’attività cui si vuole dare vita. Occorre un gusto ad apprendere e a
sovrapporre continuamente i piani del lavoro e della formazione,
a voler acquisire un mestiere. E occorre, soprattutto, una forte
motivazione, nutrita di solidarismo e di concretezza, perché creare un’impresa in associazione - come ha scritto un grande teorico
del fenomeno cooperativo14 - comporta uno sforzo inimmaginabile. L’importante è non dimenticarsi mai che realizzare una cooperativa vuole dire dare vita ad un’impresa, alle prese con altri competitori, in grado di stare sul mercato e di produrre reddito, pena
il fallimento dell’intero progetto.
Il cooperativismo giovanile, allora, è un’opportunità che merita di
e s s e re conosciuta e stimolata, per ampliare gli orizzonti del
mondo imprenditivo e per rendere più flessibile un mercato del
lavoro soffocato da eccessive rigidità. Il senso dei capitoli che
seguiranno è inscritto sostanzialmente in questo desiderio, nel
fare in modo che la cooperazione si realizzi, grazie ai giovani, in
tutte le sue premesse, evitando che diventi, per difetto di conoscenza, un’ennesima occasione sciupata.
B
14Cfr. H. Desroche, Il progetto
c o o p e r a t i v o, Jac a Bo ok,
Milano, 1980.
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INTRODUZIONE AGLI ASPETTI
AMMINISTRATIVI E GESTIONALI
DELL’IMPRESA COOPERATIVA
1. CHE COS’È UNA COOPERATIVA E COME SI PRECISA LA SUA NATURA SOCIALE
2. COME NASCE UNA SOCIETÀ COOPERATIVA
3. LA GESTIONE E I SUOI PROBLEMI
4. LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ COOPERATIVA
5. ASPETTI CONTABILI E FISCALI
6. ALCUNE NOTE CONCLUSIVE
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INTRODUZIONE AGLI ASPETTI
AMMINISTRATIVI E GESTIONALI
DELL’IMPRESA COOPERATIVA
1. CHE COS’È UNA COOPERATIVA E COME SI PRECISA LA SUA NATURA SOCIALE
2. COME NASCE UNA SOCIETÀ COOPERATIVA
3. LA GESTIONE E I SUOI PROBLEMI
4. LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ COOPERATIVA
5. ASPETTI CONTABILI E FISCALI
6. ALCUNE NOTE CONCLUSIVE
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1.
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Che cos’è una cooperativa e come si precisa la sua
natura sociale
Lo scopo di questo capitolo non è di trattare tutte le problematiche inerenti l’impresa cooperativa, bensì di fornire una panoramica generale delle principali caratteristiche della forma cooperativa
così da consentirne un approccio il più possibile corretto.
La cooperativa è una forma societaria d’impresa.
Come già visto, l’elemento caratteristico, e che precisa la natura
“sociale” delle imprese cooperative rispetto alle altre forme societarie, è lo scopo mutualistico che esse devono perseguire. Infatti,
come prescrive il codice civile, la denominazione di cooperativa
non può essere usata da società prive di tale scopo.
Ma cos’è lo scopo mutualistico?
Mentre nelle altre società i soci mirano solo a conseguire e ripartire tra loro gli utili economici ricavati dall’esercizio dell’impresa,
nella società cooperativa i soci si obbligano reciprocamente a
soddisfare un loro bisogno. È questa la cosiddetta gestione di servizio che rappresenta la componente fondamentale del concetto
di mutualità. Per dirla con il codice, lo scopo mutualistico consiste nel “fornire beni o servizi o occasioni di lavoro direttamente ai
membri dell’organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebbero dal mercato”.
Classico è l’esempio di un gruppo di operai tessili che a metà del
secolo scorso nella cittadina inglese di Rochdale decisero di costituire un fondo per l’acquisto di generi di prima necessità. Mettendosi insieme potevano acquistare ad un prezzo inferiore perché riuscivano a contrattare meglio. Veniva così soddisfatto il
bisogno di procurarsi i generi alimentari e quelli di prima necessità a prezzi contenuti, più bassi rispetto al mercato. Inoltre, la
ripartizione dei benefici sarebbe avvenuta non in base alla quota
di capitale versato, ma in relazione alla quantità di merce acquistata dal singolo socio. È questo il concetto di ristorno, cioè di
utile ripartito in base alla partecipazione all’attività della cooperativa ed in termini di rimborso di una parte dei costi sostenuti per
l’acquisto di beni e servizi, o di maggior remunerazione dei prodotti conferiti.
In sintesi, la cooperativa ha come scopo ultimo quello di soddisfare un’esigenza dei soci che può essere raggiunta più efficacemente con un’azione comune. La cooperativa rimane, comun-
B
25
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que, un’esperienza imprenditoriale che deve confrontarsi efficacemente con un mercato ed un ambiente economico in continua e
rapida evoluzione. Per adeguare meglio l’organizzazione cooperativa a questi cambiamenti la legislazione ha introdotto nell’ordinamento cooperativo importanti innovazioni (legge 59/1992), in
particolare per favorire la capitalizzazione e per introdurre il bilancio sociale. Quest’ultimo è il rendiconto di quanto fatto in cooperativa per rispondere alle esigenze dei soci.
Il movimento cooperativistico ha ormai raggiunto una elevata
articolazione interna. È quindi sempre più difficile individuare
soluzioni comuni ai problemi delle imprese cooperative che si
hanno la stessa forma societaria, ma che operano in settori molto
diversi che spaziano dall’agricoltura al terziario avanzato.
Per questo, e data la natura meramente introduttiva del presente
lavoro, si sottolinea la possibilità di rivolgersi alle strutture associative di rappresentanza del mondo cooperativo sparse su tutto il
territorio nazionale. Attualmente in Italia sono quattro le Associazioni di rappresentanza legalmente riconosciute. Esse sono:
→ la Lega nazionale delle Cooperative e Mutue fondata nel 1886,
storicamente di ispirazione socialista;
→ la Confederazione Cooperative Italiane fondata nel 1919 che
ispira la propria azione ai principi della dottrina sociale cristiana;
→ l’Associazione Generale Cooperative Italiane fondata nel 1952
di ispirazione laica;
→ l’Unione Nazionale Cooperative Italiane fondata nel 1971 di
ispirazione cristiana.
Queste quattro organizzazioni nazionali, che riflettono il pluralismo culturale ed ideale da sempre presente nella cooperazione
italiana, hanno tra i loro compiti quello dell’assistenza, della tutela
e della promozione della cooperazione. Sono pertanto degli utili
riferimenti per essere informati e seguiti nella fase di avvio dell’avventura che si vuole intraprendere.
B
2. Come nasce una società cooperativa
Fare una cooperativa è come mettere insieme l’equipaggio per
un’avventura in mare. L’esperienza dimostra che questo è uno dei
passi decisivi per costruire il successo dell’impresa.
IN NOVE SULLA
STESSA BARCA
LA COSTITUZIONEI
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È necessario che tu ed i tuoi otto amici abbiate ben chiaro in
testa che molto dipende dalla chiarezza di intenti e dalla capacità
di coordinare le azioni verso un unico obbiettivo. Significa che
dovete, a partire dalla professionalità di ognuno, completarvi a
vicenda (cum-operare = lavorare insieme).
Considera dunque con attenzione che ognuno di voi prenderà
decisioni che incideranno sull’attività dell’altro e solo il vostro
affiatamento vi permetterà di superare le difficoltà. Ecco perché
non è facile trovare otto amici così, ma se ci riesci sei già a metà
dell’opera!
Il primo passo per ufficializzare la vostra volontà di cooperare,
cioè di lavorare insieme, è quello di riunirvi da un notaio. È questa la prima assemblea, detta costitutiva, dei soci fondatori.
Come avrai già capito il numero legale minimo di soci per formare una cooperativa è di almeno (non ci sono limiti massimi) nove
persone che abbiano compiuto i 18 anni. Se uno dei tuoi amici in
seguito decide di andarsene e rimanete in otto avete un anno per
sostituirlo pena la liquidazione della società. In realtà, recentemente è stato introdotta una nuova forma di società semplificata
chiamata piccola società cooperativa, che può essere formata da
un minimo di cinque persone ad un massimo di otto.
È parte integrante dell’atto costitutivo lo statuto della società che
contiene le regole che vi siete dati per far funzionare la cooperativa.
L’atto costitutivo contiene i dati dei soci, la denominazione e la
sede della società, l’oggetto sociale cioè l’attività economica esercitata, la responsabilità dei soci se limitata al capitale sociale o illimitata, la quota sociale, le condizioni di ammissione, di recesso e
di esclusione del socio, informazioni sulla ripartizione degli utili,
sugli organi sociali, sulla durata della società e sulle spese di costituzione.
INSIEME DAVANTII
AL NOTAIO
PER DEFINIRE LA
META E LA ROTTA…
B
Prima di partire è necessario farsi riconoscere dagli altri. L’atto
costitutivo deve essere depositato, entro trenta giorni dalla costituzione, presso il registro delle imprese (cancelleria commerciale
in tribunale) nella cui circoscrizione è stabilita la sede della cooperativa.
Il tribunale verifica l’adempimento delle condizioni stabilite dalla
legge per la costituzione della società ed ordina con decreto l’i-
SI ISSANO LE VELE E SI
PARTE
DEPOSITO DELL’ATTO
COSTITUTIVO
ED ISCRIZIONE
DELLA SOCIETÀ
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scrizione della società nel registro. Da questo momento la società
cooperativa inizia ad esistere come autonomo soggetto di diritti e
obblighi.
La cooperativa va poi iscritta nel Registro delle Ditte presso la
Camera di Commercio e nel Registro Prefettizio (condizione per
godere delle agevolazioni tributarie e di altra natura previste dalla
legge).
Il capitale della società cooperativa non è determinato in un
ammontare prestabilito nell’atto costitutivo, né una variazione nel
numero dei soci produce una modifica dell’atto costitutivo. Quindi la variabilità del capitale consente, a differenza di altri tipi di
società, meno adempimenti gravosi ed un più facile ingresso di
nuovi soci. Esiste poi un limite massimo alla quota di capitale
sociale che un socio può avere nella società cooperativa, che varia
tra gli 80 e i 120 milioni, a seconda della sua tipologia.
C’È SEMPRE POSTO A
BORDO
VARIABILITÀ
DEL CAPITALE E DEI SOCI
B
In una cooperativa può coesistere accanto alle diverse figure di
socio (che è il proprietario-compartecipe della vita societaria),
anche il semplice dipendente che invece non è inserito negli
organi sociali.
I soci si dividono in soci cooperatori e soci finanziatori (sovventori
e titolari di azioni di partecipazione cooperativa). I soci finanziatori sono una particolare categoria di soci recentemente istituita per
favorire l’apporto di capitale di rischio alle imprese cooperative.
L’EQUIPAGGIO:
TUTTI COMANDANTI?
SOCI E DIPENDENTI
I soci cooperatori hanno evidentemente degli obblighi e dei diritti definiti dalle leggi e dallo statuto affinché la navigazione possa
svolgersi in modo ordinato ed accettabile per tutti. I soci hanno
ad esempio l’obbligo di conferimento che può essere diverso a
seconda dei casi: quota sociale, tassa d’ingresso, prodotti (nelle
cooperative agricole). Inoltre hanno l’obbligo di fedeltà, cioè
devono osservare lo statuto e le deliberazioni sociali, e di collaborazione al buon andamento della cooperativa.
I diritti dei soci sono, principalmente, quelli di poter fruire al massimo livello possibile dei benefici della cooperativa, di partecipare
alle assemblee generali, di votare ed essere votato, di prendere
visione del bilancio annuale della cooperativa, di esaminare il
OGNUNO AL SUO POSTO!
OBBLIGHI E
DIRITTI DEI SOCI
28
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libro verbali del consiglio d’amministrazione e del comitato esecutivo.
3. La gestione e i suoi problemi
Il ponte di comando della nostra nave è costituito dagli organi
sociali che insieme concorrono a regolare la navigazione. Essi
sono l’assemblea generale dei soci, il consiglio di amministrazione ed il collegio dei sindaci.
SUL PONTE DI COMANDO
L’assemblea dei soci ha il compito principale di indirizzare l’attività della società, approvare il bilancio, eleggere le cariche sociali.
Essa, per la natura delle decisioni che può prendere, è definita
l’organo sovrano.
Infatti, elegge gli altri organi sociali e può revocare gli amministratori prima ancora della fine del loro mandato. L’assemblea
ordinaria deve essere convocata almeno una volta l’anno, entro
quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale.
L’assemblea straordinaria può essere convocata per deliberazioni
che riguardano esclusivamente le modifiche dell’atto costitutivo,
la nomina, la revoca ed i poteri dei liquidatori e la delibera sulla
domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo
o di amministrazione controllata.
L’assemblea è di norma convocata dal consiglio d’amministrazione che è obbligato a farlo qualora ne sia fatta richiesta da una
minoranza pari ad un quinto dei voti totalmente spettanti a tutti i
soci. Ogni socio ha un voto, qualunque sia il valore della quota o
del numero di azioni possedute; è questo il principio “una testa
un voto”, che caratterizza la struttura societaria cooperativa.
Se vi sono soci persone giuridiche (per esempio altre società) l’atto costitutivo può attribuire a queste più voti, ma non oltre i cinque, in relazione all’ammontare della quota o delle azioni oppure
al numero dei loro membri.
CHI TRACCIA LA ROTTA
L’ASSEMBLEA
GENERALE DEI SOCI
B
Le maggioranze necessarie (cd. quorum) per la regolarità della
costituzione dell’assemblea e per la validità delle relative deliberazioni sono le seguenti:
TUTTI SEMPRE PRESENTI
QUANDO ‘VALE’
L’ASSEMBLEA
29
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QUORUM
COSTITUTIVO
QUORUM
DELIBERATIVO
I Convocazione
assemblea ordinaria
assemblea straordinaria
→
→
Tanti soci che rappresentino
almeno 1/2 dei voti totali
spettanti ai soci
Maggioranza assoluta, salva
maggioranza più elevata
prevista dall’atto costitutivo
Manca nel codice
l’indicazione del quorum
necessario. Si ritiene che
sia implicito nella
previsione del quorum
deliberativo, cioè devono
essere presenti più di 1/2
dei voti totali
Voto favorevole di tanti soci
che rappresentino più di 1/2
dei voti totali, salvo quorum
più elevati previsti dall’atto
costitutivo
B
II Convocazione
assemblea ordinaria
assemblea straordinaria
→
Qualunque sia la percentuale
di voti rappresentata dai soci
intervenuti
Manca nel codice
l’indicazione: c’è chi
crede essenziale anche qui
deliberare a magg. assoluta,
mentre altri credono non
necessario rispettare una
percentuale minima di voti.
Anche un solo socio presente
in seconda convocazione
potrebbe validamente
deliberare.
→
Manca nel codice
l’indicazione del quorum.
Si ritiene che sia implicito
nella previsione del quorum
deliberativo, cioè devono
essere presenti più di 1/3
dei voti totali.
Voto favorevole di tanti soci
rappresentanti più di 1/3 dei
voti totali, salva maggioranza
statutaria più elevata; però
per delibere più rilevanti
(cambiamento ogg. sociale,
trasferimento sede sociale
all’estero, ecc.) voto a favore
di tanti soci rappresentanti
più di 1/2 dei voti totali.
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Nella stragrande maggioranza dei casi l’organo amministrativo che
esercita il potere esecutivo è rappresentato dal consiglio di amministrazione. Gli amministratori devono essere tassativamente soci. Il
consiglio di amministrazione, nominato dall’assemblea generale,
sceglierà tra i suoi membri il presidente, se questi non è già stato
nominato dall’assemblea. Il consiglio di amministrazione delibera
collegialmente ed anche la responsabilità per gli atti di amministrazione deve essere imputata collettivamente a tutti i componenti del
consiglio. Le delibere andranno verbalizzate su un apposito libro: il
libro delle adunanze del consiglio di amministrazione.
Agli amministratori compete la funzione di gestione della società,
vale a dire di assumere decisioni per la conduzione degli affari
sociali. Accanto alla gestione in senso stretto, spettano agli amministratori, ad esempio, l’esecuzione delle delibere assembleari,
l’attività propositiva nei confronti dell’assemblea, la tenuta dei
libri e scritture contabili e così via.
Nell’atto costitutivo, oltre al numero degli amministratori e ai
loro poteri, va indicato chi tra loro ha il potere di esprimere la
volontà della società e di creare rapporti giuridici tra la società ed
i terzi. Nella generalità dei casi la rappresentanza della società
viene conferita al presidente della società. Gli amministratori con
rappresentanza non solo dovranno, come tutti gli altri, chiedere
l’iscrizione della loro nomina presso la cancelleria commerciale in
tribunale, ma dovranno anche depositare presso lo stesso ufficio
le loro firme autografe: il tutto entro quindici giorni dalla loro
nomina. Gli amministratori sono revocabili dall’assemblea in ogni
momento.
AL TIMONE: CHI FA
GLI AFFARI
B
Accanto al consiglio di amministrazione, occorre la presenza di
un organismo che sorvegli la correttezza della navigazione. È
questa la funzione principale spettante al collegio sindacale: il
controllo di legalità ma anche di buona amministrazione sull’intera attività sociale, senza però intromettersi nelle scelte di opportunità e di convenienza economica, che sono proprie degli
amministratori. Concretamente, il collegio sindacale è l’organo
che, all’interno della società, ha essenzialmente funzioni di controllo sull’amministrazione e di vigilanza sul rispetto della legge e
dell’atto costitutivo. Deve, inoltre, accertare la regolare tenuta
della contabilità sociale, la corrispondenza del bilancio alle risultanze dei libri e delle scritture contabili.
GLI STRUMENTI DI BORDO
PER IL CONTROLLO DELLA
NAVIGAZIONE:
IL COLLEGIO SINDACALE
31
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I sindaci possono procedere in qualsiasi momento ad atti di ispezione e di controllo anche individualmente. Inoltre, il collegio sindacale può chiedere agli amministratori notizie sull’andamento
delle operazioni sociali o su determinati affari.
Al collegio sindacale gli amministratori devono comunicare il
bilancio ed una loro relazione sulla gestione almeno trenta giorni
prima della data di discussione in assemblea. A questi documenti
il collegio sindacale affiancherà una sua ulteriore relazione, con le
osservazioni e le proposte in ordine al bilancio ed alla sua approvazione.
Il collegio sindacale si compone di tre o cinque membri effettivi,
soci o non soci.
Quanto all’attività del collegio sindacale, esso deve riunirsi almeno ogni tre mesi. Le deliberazioni del collegio devono essere
prese a maggioranza assoluta dei membri del collegio.
B
GLI UOMINI GIUSTI…
Molte cooperative prevedono nel loro statuto l’istituzione del collegio dei probiviri. Si tratta di un organismo facoltativo, non previsto dal codice, che ha la funzione di dirimere le eventuali controversie che possono sorgere tra i soci o tra la società ed i soci in
merito al rapporto sociale. Solitamente è composto da tre membri preferibilmente non soci.
VITA A BORDO…
Di fronte alle attività svolte dagli organi sociali, ai soci sono riconosciuti poteri di indagine, di informativa e di denuncia.
I soci di una cooperativa hanno diritto di esaminare il libro dei soci
ed il libro delle adunanze e delle deliberazioni assembleari, nonché
di ottenerne estratti a proprie spese. Se almeno un terzo del
numero complessivo dei soci ne fa richiesta, essi hanno il diritto di
esaminare il libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio
di amministrazione ed il libro delle adunanze e delle deliberazioni
del comitato esecutivo. I soci possono stimolare con opportune
denunce il controllo e la vigilanza del collegio sindacale.
È l’assemblea straordinaria competente a decidere le modificazioni dell’atto costitutivo. Essa delibera a maggioranza. Nelle cooperative in particolare le modifiche statutarie possono riguardare:
→
le norme secondo le quali devono essere ripartiti gli utili;
I CAMBIAMENTI DI ROTTA:
LE MODIFICHE
ALL’ATTO COSTITUTIVO
32
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→ la destinazione che deve essere data agli utili residui;
→ l’eventuale disciplina dei ristorni (cioè la destinazione di utili ai
soci in proporzione all’opera svolta da ciascuno nell’ambito
della cooperativa);
→ i criteri di liquidazione della quota del socio cessato;
→ gli obblighi ed i diritti dei soci con riferimento al rapporto
mutualistico che li lega alla società;
→ la costituzione di fondi per lo sviluppo tecnologico o per la
ristrutturazione o il potenziamento aziendale, presupposto per
introdurre nella cooperativa la figura del socio sovventore;
→ l’indicazione di procedure di programmazione pluriennale,
finalizzate allo sviluppo ed all’ammodernamento aziendale.
Anche l’aumento gratuito del capitale sociale delle cooperative
prescinde da modifiche dell’atto costitutivo. È possibile destinare
una quota degli utili di esercizio ad aumento gratuito del capitale
sociale. L’obiettivo è quello di rivalutare le quote e le azioni dei
soci.
B
Le società cooperative non possono essere trasformate in società
ordinarie. Si vuole così tutelare un interesse diverso e più ampio
di quello dei singoli soci. L’interesse è quello di impedire che una
società prima sfrutti le agevolazioni e gli incentivi che otterrebbe
sotto forma di cooperativa e poi si sottragga alla vigilanza ed ai
controlli tramite un semplice mutamento della forma sociale. Un
altro motivo del divieto si riconduce alla diversità di funzione
della società cooperativa rispetto a quelle lucrative: mentre la
prima mira a fornire ai soci vantaggi mutualistici, la seconda ha
come scopo la produzione e la distribuzione di un utile. Pertanto
se la cooperativa vuole trasformarsi dovrebbe prima sciogliersi e
solo in un secondo tempo i suoi soci potrebbero costituire una
società lucrativa.
P a re ormai acquisita invece la possibilità di trasform a re una
società lucrativa in società cooperativa, soprattutto per la mancanza di un esplicito divieto.
I CAMBIAMENTI
DELL’ASSETTO
DI NAVIGAZIONE,
OVVERO
LA TRASFORMAZIONE
DELLA SOCIETÀ
COOPERATIVA
È necessaria l’autorizzazione degli amministratori perché la cessione di quote o azioni abbia effetto nei confronti della società.
L’intervento serve per verificare che il futuro socio abbia i requisiti
previsti dalla legge e dallo statuto. Come la concessione, così il
NUOVI MEMBRI
D’EQUIPAGGIO:
IL SINGOLO
RAPPORTO SOCIALE
33
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rifiuto dell’autorizzazione alla cessione della quota o delle azioni
deve essere motivato.
Il nuovo socio può dover versare, oltre all’importo della quota o
dell’azione, una somma che si compone di due parti.
La prima, il cui ammontare viene imposto ai nuovi soci tramite
statuto, rappresenta la tassa d’ammissione determinata indipendentemente dal bilancio, come finanziamento per la società.
La seconda parte, da determinarsi dagli amministratori ogni anno
tenuto conto delle riserve patrimoniali risultanti dall’ultimo bilancio approvato, compensa il valore dell’avviamento della società
sopportato dai vecchi soci.
Il diritto di uscire dalla società, il recesso, è sempre possibile per il
socio. La dichiarazione di recesso deve essere comunicata con
raccomandata alla società e deve essere annotata nel libro dei
soci a cura degli amministratori. A seguito delle dimissioni dalla
società il socio che recede ha diritto alla liquidazione della quota
o rimborso delle azioni, eventualmente rivalutata nell’ambito di
quanto previsto dalla legge. Inoltre il socio uscente deve aver
adempiuto ai propri eventuali obblighi verso la società per quanto riguarda i conferimenti.
Il socio può essere anche escluso dalla società per volontà degli altri
soci ed in presenza di determinate cause di esclusione: ad esempio,
il mancato pagamento delle quote o delle azioni sottoscritte, il non
rispetto degli obblighi stabiliti, il fallimento, la morte, etc.
PER CHI VUOLE
FERMARSI E
SCENDERE A TERRA:
IL RECESSO E
B
L’ESCLUSIONE DEL SOCIO
4. Se la nave non va ...
La società cooperativa si scioglie come la spa:
→per decorso del termine;
→per il conseguimento dell’oggetto sociale o per l’impossibilità
di raggiungerlo;
→per impossibilità di funzionamento o per continuata inattività
dell’assemblea;
→per deliberazione dell’assemblea;
→per le altre cause previste dall’atto costitutivo;
→per la dichiarazione di fallimento se la società ha per scopo
un’attività commerciale;
LO SCIOGLIMENTO DELLA
SOCIETÀ COOPERATIVA
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→ per provvedimento di autorità governativa e riguarda le cooperative che a giudizio dell’autorità governativa non sono in
grado di raggiungere gli scopi per cui sono state costituite o
per due anni non hanno depositato il bilancio annuale o non
hanno compiuto atti di gestione;
→ per perdita totale del capitale sociale;
I liquidatori della cooperativa potranno compiere tutti gli atti che
servono alla liquidazione, vendere anche in blocco i beni sociali e
fare transazioni e compromessi. Non possono però ripartire i beni
tra i soci finché non siano stati pagati i creditori. I liquidatori, realizzato l’attivo sociale e soddisfatti tutti i creditori, devono redigere il bilancio finale indicando la parte spettante a ciascun socio
nella divisione dell’attivo.
Per quanto riguarda la sorte del residuo di liquidazione si distinguono tre ipotesi:
→ che lo statuto, per ottenere le agevolazioni fiscali previste dalla
legge, preveda che in caso di scioglimento l’intero patrimonio
sociale sia devoluto a scopi di pubblica utilità conformi allo spirito mutualistico. In questo caso i soci avranno diritto soltanto
al rimborso del capitale versato;
→ che lo statuto preveda una precisa modalità di destinazione o
ripartizione tra i soci;
→ che lo statuto non preveda nulla, nel qual caso si ritiene possa
essere ripartito tra i soci in proporzione ai guadagni o al valore
dei conferimenti.
B
4. Aspetti contabili e fiscali
Le società cooperative sono soggette alle autorizzazioni, alla vigilanza ed ai controlli sulla gestione stabiliti dalla legge. Il sistema
dei controlli ordinari sulle cooperative divide le società in tre categorie.
Un primo gruppo comprende le cooperative che abbiano un fatturato inferiore ai trenta miliardi e che comunque non detengano
partecipazioni di controllo in società a responsabilità limitata.
Queste società sono soggette ad ispezioni ordinarie biennali chiamate revisioni.
Un secondo gruppo comprende le società che abbiano un fatturato
superiore ai trenta miliardi ed inferiore agli ottanta, ovvero che
LE ISPEZIONI A BORDO!
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detengano partecipazioni di controllo in società a responsabilità limitata. In questo caso la revisione non sarà più biennale bensì annuale.
Il terzo gruppo comprende le società cooperative che abbiano un
fatturato superiore a ottanta miliardi di lire, o che detengano partecipazioni di controllo in società per azioni, o che possiedano
riserve indivisibili superiori a tre miliardi di lire, o che raccolgano
prestiti o conferimenti di soci finanziatori superiori a tre miliardi.
Oltre alla revisione ordinaria annuale, queste cooperative sono
soggette alla obbligatoria certificazione annuale del bilancio: la
certificazione verrà effettuata da una società di revisione.
Le revisioni ordinarie accertano l’esatta osservanza delle leggi, dei
regolamenti e dello statuto, la sussistenza dei requisiti prescritti
per le agevolazioni tributarie e di altra natura, il regolare funzionamento contabile ed amministrativo, il regolare svolgimento
dell’attività, la consistenza patrimoniale e lo stato delle attività e
delle passività. Possono aversi anche ispezioni straordinarie, disposte dal Ministero del Lavoro ogni volta che se ne presenti la
necessità.
Per le cooperative aderenti alle Associazioni nazionali riconosciute
le revisioni sono effettuate dalle stesse e spesso diventano un’occasione per servizi di assistenza e consulenza.
B
Gli amministratori di una cooperativa devono redigere delle scritture obbligatorie, sia ai fini civili che fiscali.
Per quanto riguarda l’aspetto civile:
→ il libro giornale sul quale vanno indicate giorno per giorno le
operazioni fatte;
→ il libro inventari che deve contenere l’indicazione e la valutazione delle attività e delle passività dell’impresa e quindi il
bilancio, il rendiconto economico e la nota integrativa con
l’indicazione dell’utile o della perdita subita;
→ i libri sociali che sono:
libro dei soci ove sono indicati il cognome, il nome dei soci, la
data di ammissione, le quote sottoscritte ed i versamenti eseguiti;
libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee che
contiene i verbali delle assemblee dei soci e le deliberazioni prese;
libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione che raccoglie i verbali e le relative deliberazioni con l’indicazione degli amministratori e dei sindaci presenti alla riunione;
libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale
I DIARI DI BORDO
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ove sono riportati i verbali delle riunioni del collegio sindacale e i
risultati delle verifiche ed ispezioni dei sindaci.
Tutti questi libri debbono essere vidimati inizialmente, prima del
loro utilizzo ed annualmente.
Dal punto di vista fiscale la cooperativa deve redigere e conservare anche:
→ i conti di mastro;
→ le scritture ausiliarie;
→ i conti individuali di compensi corrisposti a terzi;
→ il libro matricola che contiene l’elenco in ordine cronologico dei
lavoratori assunti alle dipendenze della società, indicando per
ognuno di essi cognome e nome, luogo e data di nascita, qualifica e familiari a carico, data di assunzione e di licenziamento;
→ il libro paga che deve indicare per ogni dipendente le ore di
lavoro, la retribuzione, gli assegni familiari, le trattenute previdenziali ed erariali;
→ il registro degli infortuni (solo se l’attività sociale comporta l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) con l’indicazione
dell’infortunato, delle cause e delle circostanze dell’infortunio;
→ il registro I.V.A. acquisti che deve indicare i fornitori, i beni o
servizi, l’imponibile e le varie aliquote dell’imposta;
→ il registro dei corrispettivi che deve indicare l’ammontare lordo
incassato;
→ il registro delle fatture emesse che deve indicare il singolo
cliente, l’imponibile e l’imposta applicata.
Tutti questi libri, tranne il conto di mastro e delle scritture ausiliarie, vanno vidimati prima del loro utilizzo dagli organismi esplicitamente abilitati1.
1 Le Centrali di rappresentanza (Lega, Confcooperative,
A G CI , U NCI) me tt ono a
disposizione delle associate
appositi uffici che coprono
tutte le problematiche inerenti l’impresa cooperativa.
È sempre utile rivolgersi a
uno di questi per chiedere
un pare re o un consiglio.
Infatti, a seconda della tipol o gia d i a tt ivi tà svo lt a,
mutano gli interlocutori per
i vari adempimenti richiesti
dalla legge.
Il bilancio d’esercizio deve essere redatto annualmente a cura
degli amministratori. Esso è costituito dai seguenti documenti:
→ lo stato patrimoniale;
→ il conto economico;
→ la nota integrativa.
Il bilancio deve essere corredato dalla Relazione sulla gestione e
dalla Relazione dei sindaci. I documenti informativi più importanti sono i prospetti di sintesi del bilancio (stato patrimoniale e
conto economico) che dovrebbero illustrare sinteticamente la
situazione economico-patrimoniale-finanziaria dell’impresa. Il
documento nota integrativa assume un significato informativo di
IL BILANCIO D’ESERCIZIOI
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B
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completamento e di illustrazione del contenuto degli altri due
prospetti sopraddetti. Fornisce, pertanto, la necessaria sintesi
delle informazioni contenute negli schemi di bilancio e costituisce, quindi, parte fondamentale per l’interpretazione dei risultati
economico-finanziari dell’impresa desunti dai conti annuali.
Le informazioni sulla gestione dovranno essere fornite con una
seconda relazione che correda il bilancio. Compito di tale documento è quello, da un lato, di indicare le linee evolutive dell’impresa e, dall’altro, di fornire notizie generali in merito alla conduzione aziendale: le attività di ricerca e sviluppo, le azioni proprie
acquistate dalla società, l’evoluzione prevedibile della gestione.
Inoltre, si prevede un particolare obbligo informativo a carico
degli amministratori e dei sindaci della cooperativa: gli amministratori devono rendere ragione del carattere mutualistico della
società cooperativa (bilancio sociale) e i sindaci esprimere un loro
parere su tali informazioni.
Il bilancio, il conto economico, la nota integrativa e gli allegati
devono essere consegnati al collegio sindacale almeno 30 giorni
prima del giorno fissato per l’assemblea che dovrà discuterlo unitamente alla relazione illustrativa degli amministratori. Una copia
del bilancio, delle relazioni degli amministratori e dei sindaci
devono restare depositati nella sede sociale durante i 15 giorni
che precedono l’assemblea e finché il bilancio sia approvato così
da permettere ai soci di prenderne visione.
B
Entro trenta giorni dalla data dell’assemblea che ha approvato il
bilancio è necessario depositare:
→ in Tribunale: il bilancio con il conto economico, il verbale di
deposito del bilancio, la relazione del Consiglio di Amministrazione, del Collegio Sindacale ed il verbale dell’Assemblea di
approvazione;
→ all’Ufficio imposte: la dichiarazione dei redditi Mod. 760 con
allegati il bilancio, la relazione del Consiglio di Amministrazione, la relazione del Collegio Sindacale, il verbale dell’Assemblea
di approvazione del bilancio e l’elenco nominativo degli amministratori con l’indicazione della residenza anagrafica e dei relativi numeri di codice fiscale.
Entro trenta giorni dal deposito del bilancio in Tribunale è necessario far avere al Bollettino Ufficiale delle Società Cooperative due
copie del bilancio, di cui una timbrata dal tribunale, la relazione
ATTENZIONE ALLA
BUSSOLA
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del Consiglio di Amministrazione, del Collegio Sindacale ed il verbale di Assemblea di approvazione del bilancio. In Prefettura si
dovranno consegnare il bilancio, la relazione del Consiglio di
Amministrazione, del Collegio Sindacale, il verbale di Assemblea di
approvazione del bilancio, l’elenco nominativo dei soci, l’elenco delle
cariche sociali, il prospetto di riparto degli utili o copertura delle perdite e la situazione del capitale sociale sottoscritto e versato.
La rilevanza sociale della cooperazione - sancita, come già detto,
dalla Costituzione - ha trovato concreta attuazione nell’ introduzione di alcune agevolazioni fiscali:
a. agevolazioni relative alle imposte indirette che riguardano
l’imposta di bollo e la tassa sulle concessioni governative.
b. agevolazioni relative alle imposte dirette con riferimento
all’imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG), all’imposta locale sui redditi (ILOR) ed al fatto che non concorrono
a formare il reddito imponibile delle società cooperative le
somme destinate a riserve indivisibili, a condizione che sia
esclusa la possibilità di distribuirle tra i soci.
c. agevolazioni solo a precise condizioni...
Le condizioni per il riconoscimento dei trattamenti agevolati a
livello fiscale sono le seguenti:
→ iscrizione delle società cooperative nel Registro Prefettizio o
nello Schedario Generale della Cooperazione;
→ la sussistenza dei requisiti mutualistici (a. divieto di distribuzio ne di dividendi in misura superiore alle previsioni di legge; b.
divieto di distribuzione delle riserve tra i soci durante la vita
sociale; c. devoluzione in caso di scioglimento, dell’intero
patrimonio sociale, dedotto soltanto il capitale versato ed i
dividendi eventualmente maturati, a scopi di pubblica utilità
conformi allo spirito mutualistico);
→ destinazione di una quota pari al 3% degli utili annuali alla
costituzione ed all’incremento dei fondi mutualistici nazionali
per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.
SOSTEGNI ALLA
NAVIGAZIONE
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5. Alcune note conclusive
Il confronto con un’avventura in mare nasconde, al di là delle
PER I CORAGGIOSI…
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inevitabili forzature, alcune verità di fondo che l’esperienza ogni
giorno conferma. Costituire una società in forma cooperativa vuol
dire scegliere uno strumento un po’ particolare per “navigare nel
mercato”.
L’essere insieme protagonisti significa che ognuno deve dare il
meglio di sé. Come su una nave, lo spazio risulta vivibile se ciascuno è in grado di interagire con gli altri. Correttamente valorizzata questa è una delle ricchezze della forma cooperativa. Quante
volte ti sei accorto che lavorare, divertirti, studiare in gruppo è
meglio... Co-operare significa lavorare insieme, completare la propria professionalità con quella degli altri, darsi una mano nei
momenti difficili.
Tutti sono in una certa misura comandanti, per dire che il dato di
maggior rilievo è che in una cooperativa il padrone non è chi ha i
soldi ma chi ha buone idee e sa realizzarle assieme. Tutti comandanti per dire tutti protagonisti del proprio lavoro, tutti imprenditori di se stessi. Ma attenzione: proprio per questo il successo dell’impresa spesso si racchiude nella corretta distribuzione dei compiti e nel rispetto delle responsabilità di ognuno.
Scegliere di costituire una cooperativa significa anche avere un’attenzione particolare per aspetti di natura sociale, come attenzione
alla comunità ed all’ambiente in cui si è inseriti, alla qualità del
lavoro e della vita, al rispetto dell’etica professionale. Per questo la
cooperazione viene vista con favore dal Legislatore. Ormai il dato
economico è difficilmente isolabile dal contesto sociale che lo
esprime. Ma non sempre è stato così. Il movimento cooperativo
nasce come reazione ai traumi che la rivoluzione industriale aveva
prodotto nel tessuto sociale: ricchi sempre più ricchi e poveri
sempre più poveri. Da sempre la formula cooperativa si è posta
come obiettivo quello di racchiudere in un circolo virtuoso il dato
economico e quello sociale. È una bella sfida che in forme diverse
continua ancora oggi. Per i coraggiosi questa è una sfida che si fa
sempre più interessante: riuscire a trasformare sempre meglio la
crescita economica in benessere sociale diffuso.
B
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ESPERIENZE ESEMPLARI
DA UN’INIZIATIVA SPONTANEISTICA ALL’IMPRESA:
COOPERATIVA FRATERNITÀ
1. LE ORIGINI
2. LA PRIMA COMUNITÀ
3. LA NASCITA DELLA COOPERATIVA
4. L’EVOLUZIONE NEL TEMPO
5. LA NUOVA SEDE
6. IL CONSOLIDAMENTO
7. SITUAZIONE ATTUALE E ORGANIZZAZIONE DEL PERSONALE
8. ALCUNE RIFLESSIONI CONCLUSIVE
DELTA INFORMATICA SCARL
1. UN GRUPPO DI AMICI. L’ORIGINE DELL’IMPRESA
2. LE TAPPE FONDAMENTALI E L’EVOLUZIONE NEL TEMPO:
DALLA SOCIETÀ AL GRUPPO
3. PARTICOLARE ATTENZIONE ALL’ASPETTO ORGANIZZATIVO
4. MERCATI DI RIFERIMENTO
5. RAPPORTI CON L’ENTE PUBBLICO
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ESPERIENZE ESEMPLARI
DA UN’INIZIATIVA SPONTANEISTICA ALL’IMPRESA:
COOPERATIVA FRATERNITÀ
1. LE ORIGINI
2. LA PRIMA COMUNITÀ
3. LA NASCITA DELLA COOPERATIVA
4. L’EVOLUZIONE NEL TEMPO
5. LA NUOVA SEDE
6. IL CONSOLIDAMENTO
7. SITUAZIONE ATTUALE E ORGANIZZAZIONE DEL PERSONALE
8. ALCUNE RIFLESSIONI CONCLUSIVE
DELTA INFORMATICA SCARL
1. UN GRUPPO DI AMICI. L’ORIGINE DELL’IMPRESA
2. LE TAPPE FONDAMENTALI E L’EVOLUZIONE NEL TEMPO: DALLA SOCIETÀ AL GRUPPO
3. PARTICOLARE ATTENZIONE ALL’ASPETTO ORGANIZZATIVO
4. MERCATI DI RIFERIMENTO
5. RAPPORTI CON L’ENTE PUBBLICO
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DA UN’INIZIATIVA SPONTANEISTICA ALL’IMPRESA:
COOPERATIVA ‘FRATERNITÀ’
1. Le origini
Alla fine del 1968 anche nel piccolo centro di Ospitaletto (BS) si
diffondeva un clima di contestazione culturale e, al contempo, di
nuovo impegno sociale.
Vari gruppi giovanili si ritrovavano per discutere di politica, cultura, spesso anche per condividere iniziative di solidarietà a favore
dei soggetti più deboli. La presenza di don Baiguini, curato del
tempo, contribuì a far sí che le molte idee si trasformassero in
concrete dimostrazioni di aiuto ed ascolto, intervenendo direttamente sul territorio.
Cosí, mantenendo l’oratorio come base di riferimento e appoggio, diversi di questi giovani, primi fra tutti i fratelli Bergamini ed
un loro amico, iniziarono a frequentare le famiglie più problematiche, gli istituti per minori, i centri per handicappati, i manicomi,
i dormitori pubblici, le carceri, le stazioni della città.
Per i primi anni tutte queste iniziative volontaristiche si caratterizzarono per la spinta vocazionale alla solidarietà e per l’enorme
dispendio di energie da parte di questi giovani. Tuttavia, nei
primi anni settanta, il gruppo di volontari si era assestato intorno
alla famiglia di Pasquale e Rosa, genitori di Giuseppe e Antonio,
che, nella loro azienda agricola, ospitavano durante il giorno soggetti in difficoltà, offrendo loro la possibilità di lavorare.
In questi stessi anni avviene l’ incontro con don Galli, sacerdote
salesiano dell’ Istituto San Bernardino di Chiari, il quale già da
tempo interveniva in situazioni di emarginazione facendo da tramite per le famiglie dei detenuti presso il carcere di Brescia.
Questo incontro fu determinante per le scelte successive del
gruppo di volontari, sostenuti dal sacerdote in tutte le attività
proposte. Un riconoscimento ufficiale a tutto questo, inoltre, non
tardò ad arrivare. Nel Natale 1976 Giuseppe e Giovanni, due fondatori del gruppo, furono onorati del Premio Bulloni, premio
definito anche “della bontà” e assegnato annualmente a chi
viene riconosciuto meritevole di azioni di generosità e di disponibilità verso i più bisognosi. Ancor più significativo, da un punto di
vista pratico, fu tuttavia il riconoscimento da parte della popolazione del paese del ruolo svolto dal gruppo di volontari. Da questo momento in poi, infatti, la comunità locale contribuì a sostenere l’iniziativa secondo le proprie possibilità.
Col passare del tempo il gruppo di volontari cominciò a rendersi
conto che i bisogni riscontrati nei soggetti con cui lavorava
richiedevano un tipo di intervento più strutturato e continuativo
rispetto a ciò che, fino ad allora, avevano potuto offrire. Sempre
più spesso era necessario un ricovero continuo o la presenza
B
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costante di una figura di riferimento che il gruppo non era ancora
in grado di garantire. Il tempo necessario per far fronte alle varie
iniziative andava sempre più aumentando e l’impegno richiesto ai
volontari pretendeva una presenza pressoché continua.
2. La prima comunità
Alla fine del 1978, in seguito all’incontro con un sacerdote di
Milano, don Fioravanti, che in un centro di accoglienza di Cinisello Balsamo ospitava persone emarginate attuando un progetto
fondato sul lavoro, anche per il gruppo di Ospitaletto si andò
concretizzando l’idea di aprire una casa di accoglienza per emarginati. L’idea si poté realizzare in poco tempo grazie all’offerta
generosa di un giovane bresciano che, venuto a conoscenza del
progetto, mise a disposizione una vecchia casa in città.
Così, senza alcun sostegno da parte dell’amministrazione pubblica, con una società di fatto, confidando soltanto nella generosità
di benefattori e amici, si aprì, all’inizio del 1979, il primo centro di
accoglienza.
La casa era gestita a turni dal gruppo di volontari a cui si erano
aggregati altri collaboratori, garantendo così un servizio continuato per 24 ore su 24 per tutto l’anno.
In questa prima struttura si ospitarono oltre venti persone. L’accoglienza era indistinta e aperta a ogni tipologia di soggetti: tossicodipendenti, alcoolisti, ex-carcerati, dimessi dagli ospedali psichiatrici, ecc.
Un primo problema, che si pose immediatamente, fu quello di
trovare un’occupazione per gli ospiti che potesse adattarsi ad una
tipologia di persone cosi varia, con problemi cosi diversificati. Le
attività che si potevano svolgere dovevano naturalmente rispondere ad alcuni requisiti di base quali la semplicità dell’apprendimento, la possibilità di esecuzione senza l’apporto di particolari
attrezzature, la possibilità di essere svolte in gruppo in modo tale
da facilitare occasioni di socializzazione.
Fu cosi che per un certo periodo la comunità si avviò facendo riferimento al centro di Cinisello ed ottenendo incarichi conto terzi
per la lavorazione di piccoli oggetti e l’assemblaggio di materiale
elettrico da parte di piccole imprese della provincia bresciana.
Accanto a queste occupazioni si svolse anche un’intensa attività di
riciclaggio di materiali, dal ferro alla carta, al vetro, agli stracci.
B
3. La nascita della cooperativa
Dopo un primo periodo in cui la soluzione della società di fatto sembrò soddisfacente, il gruppo sentì l’esigenza di formalizzare ulteriormente la propria condizione giuridica, soprattutto per ragioni fiscali.
In più, si diffuse all’interno del gruppo il desiderio di impostare in
modo più strutturato e formale le proprie finalità e scopi sociali.
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Per queste ragioni, nel 1980 il gruppo decise di adottare la soluzione della cooperativa sociale, dandole il nome di “cooperativa
Fraternità”, ispirandosi al più grande “Movimento Fraternità” di
don Fioravanti a Cinisello.
La costituzione della cooperativa, con 12 soci fondatori, permise
di rispondere in modo complementare sia alle necessità tecnicoorganizzative sia ai principi ispiratori che avevano dato origine a
tutta l’attività. Nello statuto si legge: “la società si propone di
svolgere in modo organizzato, in uno spirito cristiano e senza fini
di lucro, qualsiasi attività inerente all’educazione, alla qualificazione morale, culturale, professionale o materiale, nonché all’inserimento sociale di chiunque si trovi in uno stato di indigenza, di
bisogno o di emarginazione sotto qualsiasi forma o aspetto (fisico, psichico, sociale o affettivo, ecc.), o che liberamente chieda di
usufruirne” (Art. 3 dello Statuto).
È interessante a questo punto notare che le cariche amministrative decise in quell’occasione rimasero pressoché immutate fino al
1993, anno in cui, come verrà spiegato in seguito, avvennero
alcune modifiche strutturali. Tuttavia, ancora oggi, a dimostrazione della continuità degli intenti e degli obiettivi fissati, si può evidenziare come dal 1980 sia rimasto in carica sempre lo stesso
Presidente.
Dal punto di vista pratico, il periodo iniziale della cooperativa fu
segnato anche dall’apertura di una nuova sezione all’interno di
un immobile situato in Ospitaletto che ospitò l’utenza femminile
della comunità e nuovi laboratori.
B
4. L’evoluzione nel tempo
Dopo i primi anni di difficoltà e precarietà si ebbe uno sviluppo
decisivo grazie anche al coinvolgimento in un progetto formativo
per l’inserimento lavorativo dei portatori di handicap. La proposta fu avanzata nel 1983 da Felice Scalvini, attualmente Presidente Nazionale di Federsolidarietá, allora operatore dell’Unione
Cooperative di Brescia.
Questo progetto, oltre a prevedere un congruo finanziamento
grazie al Fondo Sociale Europeo, coinvolse gli operatori e gli
ospiti della cooperativa per quasi un anno in una attività formativa sia a livello professionale che educativo. È a partire da quell’anno che presero avvio con sistematicità le attività lavorative di
coltivazione di ortaggi, delle serre floricole, di manutenzione del
verde pubblico.
L’impulso avuto da questo progetto portò ad un forte incremento del numero degli operatori e dei volontari impegnati sia nella
comunità che nelle attività lavorative. Contemporaneamente,
crebbe la consapevolezza del ruolo dei singoli settori di intervento della cooperativa, incrementando la presenza di operatori qua-
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lificati e riducendo le tipologie degli ospiti ai casi di alcoolismo,
malattia mentale lieve, disadattamento, mondo carcerario.
5. La nuova sede
Vista la scarsa funzionalità delle strutture fino a quel momento
utilizzate, prese consistenza l’idea di costruire una sede propria,
atta a rispondere alle specifiche esigenze della comunità.
Il luogo ideale per la costruzione sembrò un terreno a Trepola,
località nei pressi di Ospitaletto, acquistato nel frattempo e nel
quale erano già state costruite le prime serre.
Il progetto fu di difficile realizzazione per i vincoli urbanistici e per
la fatica di elaborare un progetto adeguato. Inoltre, l’auto-finanziamento dell’opera, seppur in parte agevolato da lasciti e donazioni, comportò un lento, ma comunque progressivo, avanzare
dei lavori.
L’edificio fu previsto con tre unità di offerta distinte all’interno di
un’unica struttura: un nucleo centrale dislocato su quattro piani
destinato alla comunità alloggio, più due appartamenti disponibili
per l’accoglienza degli ospiti, nonché per laboratori ed uffici. L’inaugurazione ufficiale dell’edificio avvenne nell’estate del 1989,
due anni dopo l’inizio dei lavori.
Dopo un primo periodo di assestamento partì anche una riprogettazione di tutto l’assetto organizzativo concentrando l’attenzione sulla formazione degli operatori. Si diede, inoltre, avvio al
potenziamento delle attività lavorative attraverso l’assunzione di
nuovo personale educativo, la frequenza a corsi formativi, la meccanizzazione delle attività e l’ampliamento di alcuni settori produttivi.
Pian piano vennero abbandonate le attività meno remunerative,
come l’assemblaggio e il riciclaggio, per dedicarsi quasi esclusivamente al settore del verde: progettazione, impianto, manutenzione e recupero di aree verdi pubbliche o private. Vennero mantenuti invece piccoli appalti per le pulizie e le manutenzioni meccaniche, al fine di proporre comunque una gamma di sbocchi professionali diversificati.
B
6. Il consolidamento
Individuato il nuovo assetto operativo dei singoli settori, nel 1991
la cooperativa, dopo una prima esperienza sperimentale, decise di
introdurre due nuovi servizi rivolti ai minori in difficoltà: uno di
pronto intervento per bambini di ambo i sessi e di età compresa
tra 0 e 11 anni, un altro di comunità alloggio per adolescenti
maschi dai 13 ai 17 anni.
Contemporaneamente, nell’ aprile 1991, si aprì al pubblico un
punto vendita di fiori e piante al fine di potenziare la rete commer-
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ciale florovivaistica e permettere l’occupazione fissa di sei persone.
Dal punto di vista lavorativo, la cooperativa ha provveduto a
potenziarsi strumentalmente e tecnicamente al fine di aumentare
la professionalità dell’intervento lavorativo avviando uno studio
tecnico per la progettazione computerizzata e l’elaborazione grafica di giardini e parchi, raggiungendo l’obiettivo di proporre un
pacchetto d’offerta comprendente l’impianto di irrigazione e di
illuminazione e l’arredo della superficie. L’alto livello qualitativo
raggiunto in poco tempo è giustificato anche dall’assunzione di
un’équipe tecnica esclusivamente dedita alla progettazione.
7. Situazione attuale e organizzazione del personale
Dei 12 soci che diedero vita alla cooperativa, nove sono tuttora
impegnati. Tuttavia, a livello formale, molti sono stati i cambiamenti intervenuti in questi anni. Innanzitutto, nel 1993, in conseguenza dell’applicazione della Legge 381/91, la struttura si è suddivisa in due distinte cooperative:
Fraternità Cooperativa sociale a r.l., volta allo svolgimento di attività diverse finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (25 posti);
Comunità Fraternità Cooperativa sociale a r.l., volta alla gestione
dei servizi socio-sanitari ed educativi (7 posti per il pronto intervento, 5 per gli adolescenti, 15 per gli adulti) .
Accanto a queste opera l’Associazione “Amici delle Fraternità”,
che si qualifica come momento di aggregazione e di iniziative per
i volontari che sostengono lo spirito della Fraternità nei confronti
dei più bisognosi.
La Fraternità opera tuttora principalmente nel settore del verde
pubblico e privato. La cooperativa è convenzionata per l’esecuzione in appalto o convenzione con diversi comuni tra i quali Brescia, Ospitaletto, Travagliato, ecc., o con aziende pubbliche quali
A.S.M e Cogeme.
La Comunità Fraternità, invece, gestisce servizi socio-educativi
interagendo col Tribunale dei Minori per quanto concerne il
pronto intervento, con i Servizi Sociali locali per gli adolescenti,
con l’USSL 41 e i servizi sociali preposti per gli adulti. Infine, è da
poco attivo un centro di prevenzione ed ascolto per la tossicodipendenza e il disagio giovanile. Questo servizio è convenzionato
con i Comuni di Ospitaletto e Travagliato.
Dal punto di vista delle cariche formali è importante notare come
le due cooperative abbiano di fatto mantenuto un identico consiglio di amministrazione, nonché lo stesso Presidente. La ragione
di questa scelta è da individuare nella convinzione che sia necessario mantenere unità di fondo nell’impostazione e realizzazione
dei progetti e delle finalità, seppur con una divisione reale per
quanto concerne l’aspetto fiscale.
B
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Per quanto concerne i soci è da notare che solo dopo il 1993 si è
resa possibile l’associazione ad una sola delle cooperative; pertanto in molti casi i soci dell’una sono anche soci dell’altra. Complessivamente si registrano 13 soci lavoratori e 10 soci volontari per la
cooperativa Fraternità, mentre vi sono 8 soci lavoratori, 8 soci
volontari e 3 soci sovventori nella Comunità Fraternità.
Infine, per quanto concerne il personale, nel servizio denominato
Centro di Pronto Intervento accanto alla responsabile operano
una educatrice professionale, un’ausiliaria socio-assistenziale, un
educatore in fase di formazione; a questi si aggiungono un numero variabile di volontari.
Il servizio di comunità alloggio per adolescenti, grazie all’apporto
di un responsabile e tre educatori, garantisce l’apertura continua.
Gli educatori, oltre ad un aiuto scolastico, provvedono , in collaborazione con la struttura di inserimento lavorativo, all’avviamento al
lavoro per coloro che abbiano già ultimato l’obbligo scolastico.
Numericamente più consistente e organizzativamente più articolato è il personale impegnato nei servizi per adulti.
La Comunità alloggio adulti vede impegnati un responsabile, un
educatore addetto alle accoglienze e presente per tutta la fascia
diurna, 5 educatori affiancati da altrettanti volontari per il turnover nelle ore notturne e serali.
Per quanto concerne l’inserimento lavorativo l’organizzazione
prevede una suddivisione in settori, ciascuno suddiviso a sua volta
in squadre. Ciascuna squadra è composta da un responsabile con
uno o due ospiti. Il responsabile delle squadre, a sua volta, fa riferimento ad un coordinatore lavorativo per quanto concerne la
distribuzione del lavoro, i tempi, le modalità di esecuzione, ed ad
un coordinatore educativo per la valutazione degli obiettivi raggiunti nell’ambito del progetto di recupero.
Molti, in tutti i servizi, i volontari che prestano la propria opera nei
modi più svariati, adattandosi alle esigenze della struttura. Nella
maggior parte dei casi il contatto con la cooperativa avviene per
conoscenza diretta o tramite la parrocchia. Non vengono attivati,
tuttavia, criteri selettivi in quanto la varietá delle esigenze è tale da
permettere a tutti di apportare il proprio contributo.
Ogni anno, inoltre, prestano il loro servizio due obiettori di
coscienza. Alcuni di loro, tra l’altro, grazie all’esperienza acquisita
si sono in seguito inseriti nella struttura come operatori.
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8. Alcune riflessioni conclusive
IL caso della Cooperativa Fraternità e della Comunità Fraternità
sembra conferm a re la possibilità di coniugare un impegno
mutualistico e solidaristico con un impegno sul mercato in direzione dell’imprenditorialità.
Certamente, la normativa in materia di cooperazione impone, di
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per sé, una chiave di lettura rigida delle potenzialità imprenditoriali, tanto più nel caso delle cooperative sociali. Tuttavia, il caso
della Fraternità dimostra la possibilità di realizzare attività che
soddisfino sia le finalità statutarie di impronta solidaristica, sia l’esigenza concreta di un’autonomia economica che superi eventualmente anche il finanziamento pubblico.
Certamente il raggiungimento degli obiettivi prefissati è dovuto
anche alla rete di rapporti che la cooperative stessa è riuscita a
consolidare nel tempo, sia con il consorzio SOL.CO, sia con altre
cooperative della zona, sia infine col territorio nel suo complesso.
Ciò ha permesso vari momenti collaborativi, scambi di modelli
operativi e di conoscenze.
Grazie anche a questo contesto di interazione la cooperativa ha
potuto, tramite un lungo cammino sperimentale, identificare servizi utili, realizzati in modo efficiente, attraverso un impiego ottimale delle risorse umane e materiali, cercando sempre di finalizzare le risorse a vantaggio di un servizio migliore.
A questo riguardo assume maggior rilievo la testimonianza di un
operatore della cooperativa il quale evidenziava la connotazione
lavorativa che la cooperativa stessa ha dato ai suoi servizi come il
segreto implicito del suo successo: “per la gente di Brescia uno
dei valori più importanti è indubbiamente il lavoro, si vive per
lavorare. Il fatto che i nostri ragazzi lavorino e si diano da fare
dimostra che i soldi che la gente ci dá non finiscono in pura assistenza ma in lavoro”.
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DELTA INFORMATICA SCARL
Lo studio di Delta Informatica Scarl permette di evidenziare l’evolversi di una società cooperativa di produzione e lavoro nel settore
dei servizi in particolare sistemi informativi, la loro progettazione
e utilizzo per l’elaborazione dati, le progettazioni. Si tratta di una
esperienza che si ritiene possa rappre s e n t a re un significativo
esempio di successo aziendale dello strumento cooperativo nell’ambito del cosiddetto “terziario avanzato”.
1. Un gruppo di amici. L’origine dell’impresa
La cooperativa Delta Informatica, poi diventata Delta Informatica
Scarl, nasce nel marzo del 1980 a Trento. L’ iniziativa è di un
gruppo di giovani ingegneri trentini che si sono conosciuti frequentando il Politecnico di Milano.
Vivere la comune esperienza di studenti fuori sede ha permesso di
realizzare e consolidare un rapporto di amicizia e consuetudine
che ancor oggi viene ritenuto fondamentale per spiegare la nascita e il successo dell’iniziativa.
La società si forma con l’obiettivo di “consentire ai soci di lavorare
in un settore particolarmente professionale, come lo studio dei
sistemi informativi e la loro applicazione, senza dover andare in
zone industriali al di fuori del Trentino”.
“Il lavoro, la sua remunerazione e di conseguenza il patrimonio” è
quello che cercano i soci fondatori.
La scelta dello strumento cooperativo appare la naturale conseguenza non solo della loro volontà di esprimere in gruppo una elevata professionalità, ma “l’assoluta mancanza di disponibilità finanziarie per partire” spinge i soci fondatori a costituirsi in cooperativa.
Il primo periodo di attività è caratterizzato da una scarsa acquisizione di commesse di lavoro e si svolge su interventi principalmente orientati alla ricerca e studio nel settore della termodinamica. Una competenza sviluppata durante gli studi universitari e che
presentava minori difficoltà di penetrazione nel mercato. Parallelamente a tali attività, si affrontava la tematica dell’EDP mediante
l’acquisto di un piccolo computer sul quale sono stati realizzati
programmi per lo sviluppo dei progetti di impiantistica civile e
industriale.
Queste due aree, progettazione tecnica ed informatica, hanno
costituito l’attività iniziale della cooperativa.
Appare evidente dall’esperienza illustrata dagli interlocutori come
Delta Informatica sia nata con autentico spirito cooperativo: procurare lavoro ai soci a condizioni migliori di quelle offerte dal
mercato. In particolare si è sottolineata la volontà, dopo un certo
periodo di studi, di ritornare nella propria terra e lì sviluppare la
propria professione.
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Il settore dell’informatica è divenuto subito predominante, grazie
all’accordo di commercializzazione dei computer Penta System,
ma soprattutto con l’acquisizione della concessione IBM per la
vendita dei Personal verso la fine del 1984. È proprio questo
passo, in un contesto temporale che anticipa una fase di forte
espansione del settore dei sistemi informativi, a rappresentare il
primo elemento significativo di successo dell’impresa.
In termini di sviluppo l’attività ha visto un incremento notevole di
fatturato annuale, grazie all’affermazione sul mercato locale quale
sinonimo di qualità di servizio e di professionalità.
Accanto all’aver colto sul nascere una congiuntura favorevole altri
fattori di successo sembrano essere rappresentati da:
→ costante attenzione alla componente di professionalità e qualità del servizio;
→ accentuato orientamento all’innovazione;
→ ricorrente preoccupazione di definire in modo chiaro la struttura organizzativa,
→ sistematica attenzione posta all’equilibrio delle risorse.
Nelle relazioni interne si insiste particolarmente sull’elemento di
“qualità di servizio e di professionalità” come elemento strategico
per caratterizzare nel mercato trentino Delta informatica. Come
ha sottolineato uno degli intervistati, “deve essere mantenuta e
rafforzata la componente di professionalità che distingue Delta
Informatica dalla concorrenza, forse più agguerrita commercialmente, ma meno preparata tecnicamente e professionalmente”
L’aspetto della qualificazione delle risorse umane e del positivo
clima aziendale sembra costituire un elemento caratterizzante l’azienda. Infatti è ricorrente il richiamo al “notevole entusiasmo in
tutte le persone, derivato dal sentirsi partecipi in quanto soci
della cooperativa ma anche e soprattutto per i successi raccolti in
questi ultimi anni. È questo aspetto che riteniamo opportuno sottolineare in quanto può largamente e positivamente compensare
anche le eventuali carenze di esperienza, che tuttavia non abbiamo recepito se non in modo marginale”.
Un altro elemento caratterizzante è il forte orientamento all’innovazione perseguito dalla società creando anche alcune ripercussioni non sempre positive. “La rapidità con la quale la cooperativa ha sviluppato la propria attività ha infatti creato una gestione
troppo orientata all’innovazione e ciò a scapito di un completo
consolidamento delle attività correnti.”
Diviene di particolare interesse, ai fini della nostra ricerca, rilevare
la costante preoccupazione dei soci per una chiara e precisa definizione della struttura aziendale; in essa “ognuno deve ricoprire
le proprie funzioni garantendo un corretto andamento nei singoli
settori”. Elementi di distrazione da un lato sono costituiti dal
“disturbo operativo e psicologico derivanti dalla prospettiva dei
futuri progetti” e dall’altro “dal tipo di rapporto personale che
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lega le persone”, che se è encomiabile per la forte motivazione,
deve essere attentamente regolato affinché non “porti ad una
sovrapposizione di funzioni a scapito della salvaguardia della chiarezza delle responsabilità individuali”.
I fattori di successo interni all’azienda cooperativa sembrano dunque essere stati:
→ la capacità di gestire senza eccessivi traumi un forte sviluppo
orientato all’innovazione;
→ un favorevole clima aziendale, con il mantenimento di un quadro organizzativo improntato alla chiarezza delle funzioni e
conseguentemente delle responsabilità.
L’iter storico di sviluppo economico della società permette di
cogliere un altro elemento che il management aziendale oggi
ritiene essere uno dei fattori di distinzione e successo di Delta
Informatica. A livello di analisi economica e finanziaria, notevole
attenzione è stata posta all’equilibrio delle risorse attraverso politiche di ammortamenti anticipati, all’incremento del capitale sociale e del finanziamento da soci, all’autofinanziamento. L’analisi
economico finanziaria permette di sottolineare l’avvenuta “puntuale rilevazione a fine anno” delle varie voci di bilancio come elemento positivo della struttura aziendale.
Se si interrogano i responsabili sul segreto del loro successo le
risposte sono molto semplici e riguardano principalmente il fatto
di essere un gruppo affiatato di amici e l’impegno profuso.
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2. Le tappe fondamentali e l’evoluzione nel tempo:
dalla società al gruppo
La società cooperativa cresce rapidamente raggiungendo la leadership provinciale. “È stato sufficiente avere un po’ di voglia di
lavorare, un po’ di esperienza nata su una preparazione universitaria e l’applicazione di metodi non tradizionali e non da trentini
(più aggressivi, competitivi, efficienti), per sbaragliare la concorrenza nel settore del terziario avanzato che pure era numerosa e
variegata, ma che viveva come riflesso dell’esistenza di un mercato dei servizi.”
L’intervallo temporale compreso tra il 1980, data della nascita di
Delta Informatica e la fine del 1984, data dell’acquisizione della
concessione IBM, vede la società particolarmente impegnata nella
fase di sviluppo della commercializzazione dei sistemi informativi.
Conseguito, come detto, un ruolo di leadership, la crescente verticalizzazione dei mercati pone il gruppo dirigente di Delta Informatica di fronte alla necessità di consolidare la posizione raggiunta attraverso la nascita di una serie di società controllate, società
la cui forma prevalente è quella di società a responsabilità limitata. In questa fase, nuovi soci entrano a far parte della compagine
della cooperativa. La strategia di specializzazione nel settore porta
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negli anni alla creazione di DATA SYSTEM, di DELTA CAD, di DELTA
AUTOMAZIONE e di D ELTA SERVIZI. Una prima fase di verticalizzazione
della società viene così raggiunta. Inizia a profilarsi una struttura a
gruppo.
Parallelamente, nel 1988, la Delta Informatica pone in essere iniziative volte alla copertura territoriale attraverso l’acquisizione di
partecipazioni, non necessariamente di maggioranza, in realtà
imprenditoriali locali sparse sul territorio. Si attuano forme di collegamento con I NFOTRÉ di Arco, A.T.F. di Tione, DOLOMITI COMPUTER
SERVICE di Predazzo nel Trentino, con THEMA INFORMATIK e R.T.S. in
Alto Adige; in Veneto il rapporto si consolida con D E LTA
COMPUTERS.
L’evoluzione strategica della società si accentua successivamente
nella ricerca di alleanze e partnership a livello nazionale secondo
due modalità particolari. Da un lato la forma dell’associazionismo
promuovendo e/o aderendo ad organismi esterni. È il caso del
Consorzio UNISOFTWARE che per ora raggruppa realtà cooperative
a livello nazionale che si occupano di questo particolare settore di
servizi. Dall’altro lato Delta Informatica persegue una strategia di
partnership in particolari progetti intesa a garantire sempre maggiori livelli di eccellenza e specializzazione in determinati servizi.
In questo contesto lo strumento partecipativo utilizzato è esclusivamente finalizzato al progetto posto in essere. Si va dunque dal
semplice accordo contrattuale con realtà imprenditoriali nazionali
alla costituzione di apposite società.
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Delta Informatica accentua dunque la propria tendenza a diventare sempre più il “cuore” di tutta una serie di società specializzate
nell’ambito dei sistemi informativi.
Le forme e i modi per l’affermazione del Gruppo Delta Informatica sono in via di definizione.
L’obiettivo è “un gruppo che dia servizi alle società del settore,
che permetta a ciascuna società di mantenere la propria individualità e al tempo stesso di formare un unico soggetto di dimensioni ragguardevoli in grado di confrontarsi con il soggetto pubblico (Informatica Trentina).
Al Gruppo dovrebbero venire trasferite tutte le strutture orizzontali delle società quali amministrazione, personale, controllo di
gestione, coordinamento cioè direzione, presidenza, immaginemarketing. La forma societaria è quella cooperativa con 9 soci
fondatori che arriveranno a dodici. Si è scelta volutamente la
forma cooperativa per tutta una serie di motivi. Infatti le società
socie, che già da anni operano, hanno una propria individualità,
un proprio patrimonio e dunque diviene essenziale per ognuna
mantenere la propria individualità accentuando fortemente l’aspetto della territorialità dell’esperienza imprenditoriale. Ta l e
autonomia organizzativa viene mantenuta dallo strumento cooperativo e, contemporaneamente, il gruppo permette di esprimersi tutti alla pari, di tararsi con gli altri soci e di essere presenti
nella formazione delle strategie decise in base alla bontà dei progetti e non solo alla forza del capitale.”
Lo strumento del Consorzio appare ai dirigenti aziendali intervistati come lo strumento ideale per armonizzare i fattori di successo originari delle esperienze imprenditoriali con le necessità che
un mercato sempre più complesso e competitivo impone alla singola struttura. Il protagonismo ed il sentimento di dedizione del
socio vengono mantenuti garantendo l’individualità della società;
non si ha così un effetto di annullamento di quanto fino ad ora
costruito. Parallelamente viene tutelato l’aspetto del diretto collegamento con il territorio di cui la società è espressione. “La
dimensione consortile consente alla singola società di comunicare
e partecipare a strategie complessive di settore (rapporti con i fornitori, con i clienti...) altrimenti precluse. Il fattore dimensionale
diviene un elemento decisivo per l’ingresso in determinati mercati
caratterizzati da forte concorrenzialità. È il caso del mercato estero
ma anche delle fasce più consistenti del mercato regionale e
nazionale. La gestione unificata di determinati servizi, comuni alle
varie società, sfruttando le nuove tecnologie può dare luogo a
notevoli risparmi di risorse impiegate. La messa in comune di
esperienze nella gestione delle strategie di gruppo è l’elemento
vincente per tutti i soci.”
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3. Particolare attenzione all’aspetto organizzativo
La necessità di una continua definizione di corretti assetti organizzativi, non solo in funzione della formula cooperativa adottata
ma anche della complessità dei mercati affrontati, sembra caratterizzare positivamente l’esperienza imprenditoriale della società.
La formula cooperativa, come traspare da quanto abbiamo evidenziato precedentemente, ha spinto a considerare fortemente
gli elementi formali dell’organizzazione puntando “ad evitare
occasioni di disturbo o di ingerenza funzionali.”
Lo sviluppo delle risorse umane appare seguito con particolare
attenzione data la volontà espressa dalla direzione “ di mantenere un elevato livello di professionalità e qualità del servizio tale da
distinguere Delta Informatica dalla concorrenza”.
Nell’arco dell’anno sono numerosi i corsi base per i giovani nei
settori amministrativo, commerciale-marketing, tecnici programmatori e produttori nel settore della manutenzione tecnica.
A questi si aggiungono non solo i corsi dei singoli fornitori (la stessa IBM organizza stage orientati al prodotto ed al cliente), ma
anche l’attività formativa sviluppata dall’azienda. Nell’anno in
corso sono stati effettuati due corsi di formazione per i quadri focalizzati sulla gestione delle risorse umane ad opera di una società
specializzata. La mobilità del personale raggiunge livelli molto
bassi; ad una analisi informale il clima aziendale appare positivo.
Per quanto riguarda l’organigramma del Gruppo Delta la struttura formale prevede un Consiglio di amministrazione guidato da
un Presidente con il compito di stabilire le strategie ed i principi
guida nonché assumere le decisioni strategiche (investimenti,
partecipazioni ecc...). La direzione generale presenta in staff le
seguenti funzioni: rapporti con clienti istituzionali, con il personale, la produzione software ed il controllo. In “line” sono collocati i
servizi generali (acquisti e magazzino, marketing ed immagine,
amministrazione e finanza, personale, organizzazione e sistemi
informativi, logistica e servizi interni), le aree strategiche aziendali
e le direzioni commerciali.
I soci fondatori di Delta Informatica sono ancora tutti presenti
nella compagine sociale. Ognuno è responsabile sia delle principali funzioni aziendali che delle società che hanno portato alla
nascita del Gruppo. La gestione e lo sviluppo delle risorse umane
ha determinato la scelta strategica di coinvolgere con quote
societarie il maggior numero di collaboratori. Quasi uno su quattro, dei duecento collaboratori, è imprenditore in prima persona,
possedendo quote societarie.
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4. Mercati di riferimento
La caratteristica principale della collocazione sul mercato della
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società è rappresentata dalla diffusione capillare dei pro d o t t i
Delta Informatica. Tale obiettivo è stato raggiunto attraverso
una serie di politiche mirate. “La parte più interessante per la
provincia di Trento è la presenza capillare in tutti i comuni. Questa dimensione ottimale ci permette di essere presenti in modo
continuo. 4000 clienti in Trentino vogliono dire 10 clienti in
media in ogni Comune. Per una ragione o per l’altra noi parliamo spesso con loro. Se vado per ragioni di manutenzione o
commerciali da uno in realtà posso fare tutta una serie di offerte
abbassando i costi dei vari interventi. Questa è la nostra caratteristica forte.” Il mercato di Delta Informatica si concentra per
una quota pari all’80% in Regione e per un 20% fuori. “È necessario tenere presente che questa quota è in continuo aumento
rispetto alla parte regionale. Per quanto riguarda la distinzione
pubblico-privato, noi lavoriamo per un 30% circa con il settore
pubblico mentre per un buon 70% la nostra attività è occupata
da clienti privati.”
È nel rapporto con il cliente che la società ha sviluppato i maggiori sforzi. “Per quanto riguarda le innovazioni recentemente
introdotte esse ruotano attorno al sistema informativo sempre
più sofisticato e complesso che prevede tutte le fasi delle funzioni rilevanti per l’azienda. Per esempio, per quanto riguarda il settore marketing noi abbiamo sviluppato un’attività di telemarketing su determinati settori del mercato. I dati del telemarketing,
opportunamente elaborati, vengono inseriti nel sistema informativo che automaticamente definisce il tipo di clientela: se da cont a t t a re subito; se da contattare nel tempo. Il sistema ricord a
a l l ’ o p e r a t o re, con una certa frequenza, quando pro c e d e re al
contatto. Insomma fornisce una serie di informazioni che servono per scandagliare a fondo il mercato e coglierne le opportunità.”
Dalla fase di commercializzazione a tutte le altre fasi (per esempio
la gestione amministrativa) sono stati modificati i programmi con
particolare attenzione alla fase di controllo.
Nei rapporti con il cliente tale innovazione è essenziale: “il cliente
per noi non è una realtà statica. È una tabella aggiornata di giorno in giorno e con il cliente noi viviamo ogni giorno le sue necessità, il suo sviluppo e siamo in grado di adeguare la nostra offerta.
Noi utilizziamo un sistema informativo a rete. Su ogni terminale
con delle opportune chiavi è possibile accedere ai vari settori funzionali. I commerciali possono vedere chi è il cliente, che rapporti
abbiamo avuto, cosa ha comprato, quale manutenzione, quanto
spende da noi, che tipo di incremento ha avuto anno per anno,
cosa interessa di più, quante offerte. Il compito del personale è
fare delle verifiche e proporre nuove soluzioni a seconda delle esigenze. Questo è ciò che diversifica la nostra realtà rispetto alle
altre.”
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5. Rapporti con l’Ente pubblico
Da parte della dirigenza si riconosce “il fondamentale apporto”
dei contributi pubblici nella fase iniziale dell’impresa. “La percentuale di contributo pubblico sul fatturato inizialmente è stata rilevante, oggi invece raggiunge quote insignificanti”. È forte la
polemica con alcuni settori imprenditoriali che rimproverano al
mondo cooperativo di essere assistito. “Esistono oggi re a l t à
imprenditoriali in cui il contributo pubblico per addetto supera di
gran lunga i 220 milioni e non è il massimo. Noi in tutti questi
anni non siamo arrivati ai 10.”
L’esperienza imprenditoriale di Delta Informatica diviene rilevante
all’interno del movimento cooperativo della provincia, in quanto
rappresenta la realtà di maggior spicco in un settore, quale quello
dei sistemi informativi, strategico per il futuro di qualsiasi organizzazione. Si tratta di un interessante esempio di successo di una
cooperativa di lavoro ideata da un gruppo di giovani, e che è riuscita a consolidarsi e ad adeguare la propria struttura alle mutate
esigenze del mercato. Ma l’interesse maggiore investe l’evoluzione
delle problematiche che la società oggi presenta. Si tratta, possiamo dire, della maturazione della formula cooperativa in un settore
di mercato particolarmente competitivo. Viene esaltato il lavoro di
gruppo tra i soci fondatori ritenuti ancora i migliori manager del
gruppo. Superate positivamente le difficoltà iniziali legate alle barriere d’ingresso nel mercato scelto, la struttura della società cooperativa, che ha consentito il rafforzamento dell’impresa, ora pone
notevoli vincoli sotto l’aspetto finanziario al Gruppo. Nuove problematiche interrogano l’agire cooperativo nel settore della produzione e lavoro. La vocazione sociale dell’impresa, che per il settore della produzione e lavoro appare principalmente legata all’invenzione di un lavoro che risponda maggiormente alle diverse esigenze dei protagonisti (lavorare in un settore interessante, nel
proprio luogo di residenza, assieme ad un gruppo di amici, che
consenta maggiori spazio di autonomia e protagonismo per
ognuno, remunerato meglio rispetto alle condizioni di mercato,
con una buona qualità dell’ambiente di lavoro...), nella fase di
maturazione porta ad allargare queste responsabilità non più ai
soci ma ai collaboratori che vengono invogliati ad acquisire quote
nelle società del Gruppo, dimostrando così una particolare attenzione verso la gestione e la crescita delle risorse umane. Al di là del
rappresentare un caso di successo di un’impresa nata secondo le
premesse di un autentico spirito cooperativo, Delta Informatica
appare una scommessa aperta che interroga il modo tradizionale
di fare impresa in settori avanzati per una forma societaria, quale
quella cooperativa, che nell’immagine collettiva è legata spesso a
settori tradizionali del mercato o a condizioni particolari di arretratezza del contesto in cui si inserisce l’iniziativa.
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APPENDICE
DICHIARAZIONE DI IDENTITÁ COOPERATIVA
APPROVATA DAL XXXI CONGRESSO
DELL’ALLEANZA COOPERATIVA INTERNAZIONALE
BOUTROS GAALI: MESSAGE A L’OCCASION
DE LA JOURNEE INTERNATIONALE
DES COOPERATIVES 01/07/1995
MESSAGGIO DEL CONSIGLIO EUROPEO
DELL’A.C.I. ALLE NUOVE GENERAZIONI
L’ESPERIENZA DEL TRENTINO
STATUTO TIPO COOPERATIVE LAVORO/SOCIALI
STATUTO TIPO PICCOLA COOPERATIVA
BIBLIOGRAFIA
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APPENDICE
DICHIARAZIONE DI IDENTITÁ COOPERATIVA
APPROVATA DAL XXXI CONGRESSO
DELL’ALLEANZA COOPERATIVA INTERNAZIONALE
BOUTROS GAALI: MESSAGE A L’OCCASION
DE LA JOURNEE INTERNATIONALE
DES COOPERATIVES 01/07/1995
MESSAGGIO DEL CONSIGLIO EUROPEO
DELL’A.C.I. ALLE NUOVE GENERAZIONI
L’ESPERIENZA DEL TRENTINO
STATUTO TIPO COOPERATIVE LAVORO/SOCIALI
STATUTO TIPO PICCOLA COOPERATIVA
BIBLIOGRAFIA
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DICHIARAZIONE DI IDENTITÀ COOPERATIVA APPROVATA DAL XXXI CONGRESSO
DELL’ALLEANZA COOPERATIVA INTERNAZIONALE — Manchester 20-22 settembre 1995
Definizione: Una cooperativa è un’associazione autonoma di individui che si uniscono volontariamente per soddisfare i propri bisogni economici, sociali e culturali e le proprie aspirazioni attraverso la
creazione di una società di proprietà comune e democraticamente controllata.
Valori Le cooperative sono basate sui valori dell’autosufficienza (il fare da sé), dell’autoresponsabilità,
della democrazia. dell’eguaglianza, dell’equità e solidarietà. Secondo le tradizioni dei propri padri
fondatori, i soci delle cooperative credono nei valori etici dell’onestà, della trasparenza, della responsabilità sociale e dell’attenzione verso gli altri.
Principi I principi cooperativi sono linee-guida con cui le cooperative mettono in pratica i propri valori.
1° principio: ADESIONE LIBERA E VOLONTARIA
Le cooperative sono organizzazioni volontarie aperte a tutti gli individui capaci di usare i servizi offerti
e desiderosi di accettare le responsabilità connesse all’adesione, senza alcuna discriminazione sessuale, sociale, razziale, politica o religiosa.
2° principio: CONTROLLO DEMOCRATICO DA PARTE DEI SOCI
Le cooperative sono organizzazioni democratiche, controllate dai propri soci che partecipano attivamente nello stabilire le politiche e nell’assumere le relative decisioni. Gli uomini e le donne eletti
come rappresentanti sono responsabili nei confronti dei soci. Nelle cooperative di primo grado, i soci
hanno gli stessi diritti di voto (una testa, un voto), e anche le cooperative di altro grado sono ugualmente organizzate in modo democratico.
3° principio: PARTECIPAZIONE ECONOMICA DEI SOCI
I soci contribuiscono equamente al capitale delle proprie cooperative e lo controllano democraticamente. Almeno una parte di questo capitale è di norma proprietà comune della cooperativa. I soci, di
norma, percepiscono un compenso limitato, se del caso, sul capitale sottoscritto come condizione
per l’adesione. I soci allocano i surplus per qualunque dei seguenti scopi: sviluppo della cooperativa,
possibilmente creando delle riserve, parte delle quali almeno dovrebbe essere indivisibile; benefici per
i soci in proporzione alle loro transazioni con la cooperativa stessa, e sostegno ad altre attività approvate dalla base sociale.
4° principio: AUTONOMIA E INDIPENDENZA
Le cooperative sono organizzazioni autonome, autosufficienti, controllate dai soci. Nel caso in cui
esse sottoscrivano accordi con altre organizzazioni (incluso i governi) o ottengano capitale da fonti
esterne, le cooperative sono tenute ad assicurare sempre il controllo democratico da parte dei soci e
mantenere l’autonomia della cooperativa stessa.
5° principio: EDUCAZIONE, FORMAZIONE ED INFORMAZIONE
Le cooperative s’impegnano ad educare e a formare i propri soci, i rappresentanti eletti, i manager e
il personale, in modo che questi siano in grado di contribuire con efficienza allo sviluppo delle proprie società cooperative. Le cooperative devono attuare campagne di informazione allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica, particolarmente i giovani e gli opinionisti di maggiore fama, sulla
natura e i benefici della cooperazione.
6° principio: COOPERAZIONE TRA COOPERATIVE
Le cooperative servono i propri soci nel modo più efficiente e rafforzano il movimento cooperativo
lavorando insieme, attraverso le strutture locali, nazionali, regionali ed internazionali.
7° principio: INTERESSE VERSO LA COMUNITÀ
Le cooperative lavorano per uno sviluppo sostenibile delle proprie comunità attraverso politiche
approvate dai propri soci.
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BOUTROS GAALI - MESSAGE A L’OCCASION DE LA JOURNEE
INTERNATIONALE DES COOPERATIVES — 1er juillet 1995
In questo anno del cinquantenario delle Nazioni Unite constatiamo con piacere che uno dei nostri
partners ai quali ci lega una collaborazione tra le più antiche e strette, l’Alleanza Cooperativa Interna zionale, celebra il suo centesimo anniversario. Riconoscendo che le cooperative, nelle loro diverse
forme, diventano sempre più un fattore indispensabile allo sviluppo economico e sociale di tutti i
paesi, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato, a partire da quest’anno, il primo
sabato di luglio Giornata Internazionale delle Cooperative.
Alla vigilia di un nuovo secolo e di un nuovo millennio, la collaborazione tra le Nazioni Unite e l’ACI
assume una crescente importanza. Come ho già detto nel mio rapporto all’Assemblea Generale lo
scorso anno, le imprese cooperative forniscono i mezzi organizzativi che permettono ad una parte
importante dell’umanità di produrre da sola posti di lavoro produttivi, di lottare contro la povertà e
di realizzare l’integrazione di fasce sociali della società, comprese le donne, i giovani, le persone
anziane ed i disabili.
Difendendo così efficacemente i vostri interessi e risolvendo da voi stessi i problemi, facendovene
carico energicamente e creativamente, contribuite e fare delle nostre società un mondo migliore per
le attuali generazioni e quelle future.
Sono sicuro che, in numerosi campi di interesse comune, la nostra collaborazione si rafforzerà. Io ho
il grande piacere di augurare ad ognuno dei 750 milioni di donne e uomini associati all’Alleanza
Cooperativa Internazionale il massimo successo nel proprio sforzo cooperativo.
Messaggio del Consiglio Europeo
dell’ACI alle nuove generazioni
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In occasione della
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA COOPERAZIONE
Proclamata dalle Nazioni Unite
per celebrare il Centenario
dell’Alleanza Cooperativa Internazionale
L’Assemblea delle Nazioni Unite, con una solenne risoluzione, ha proclamato il 1- Luglio 1995 “Giornata Internazionale della cooperazione” riconoscendo che “le cooperative., nelle loro diverse forme,
stanno diventando un indispensabile fattore di sviluppo economico e sociale in tutti i Paesi promuovendo la maggiore partecipazione possibile nel processo di sviluppo di tutti i gruppi popolari, comprese le donne, i giovani, i disabili, gli anziani...”,
con l’intento esplicitamente dichiarato:
“...di portare all’attenzione dei cittadini le opportunità offerte dalle cooperative e di mantenere infor mati e sensibili i Governi dei possibili benefici derivanti alla società dall’attività cooperativa...”
In questa circostanza le Organizzazioni Cooperative Europee, riunite sotto la bandiera dell’Alleanza
Cooperativa Internazionale, hanno ritenuto prioritario rivolgere ai giovani del continente, che è stato
la culla delle esperienze cooperativistiche, un messaggio ed una proposta:
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→ 150 anni fa in Inghilterra muoveva i primi passi, ad opera dei Probi Pionieri di Rochdale, la prima
cooperativa di consumatori. La sua missione: difendere il valore reale del salario (ogni conquista
salariale era resa vana da immediati aumenti dei prezzi). Sembrava la fionda di David contro Golia...
→ pochi anni dopo, in Germania, nascevano lei prime cooperative di credito del tipo Schultze-Delitsch (nelle aree urbane) e Raiffeisen (nelle zone rurali) per lottare contro l’usura e difendere agricoltori, artigiani, piccoli commercianti
→ in Francia, contemporaneamente, venivano fondate le prime cooperative di operai per lottare
contro la disoccupazione e dimostrare che era possibile lavorare senza padrone
→ i produttori agricoli di tutta Europa, sull’esempio degli agricoltori danesi, alcuni decenni più tardi
reagirono alla crisi che progressivamente li attanagliava riunendosi in cooperative per gestire latterie, cantine o mulini per difendere il frutto delle loro fatiche.
Queste esperienze si moltiplicarono a vista d’occhio, diversificandosi, in tutta Europa.
L’etica cooperativa, animata da una concezione positiva dello spirito di sacrificio, della volontà di partecipazione democratica e di auto-aiuto, aveva in sé una forte carica promozionale e così i gruppi che
avevano fondato le prime cooperative diedero vita prima a movimenti nazionali e quindi, nel 1895 a
Londra, fondarono l’Alleanza Cooperativa Internazionale.
Oggi le organizzazioni cooperative aderenti all’ACI sono 235, di cui 9 internazionali: circa un miliardo di persone diffuse in 101 Paesi del mondo.
Un insieme di esperienze di solidarietà umana, di auto-promozione sociale ed economica, di realizzazioni concrete ed efficienti nelle quali si realizza una sintesi virtuosa fra etica ed economia.
E alle sfide storiche del movimento cooperativo si sono aggiunte, nel tempo, nuove esperienze,
nuove conquiste.
Nuovi bisogni sono stati affrontati: milioni di famiglie hanno potuto trovare una casa; piccoli commercianti sono stati protagonisti della riforma della rete distributiva; artigiani e professionisti hanno potuto
valorizzare il loro lavoro mantenendo la loro autonomia; l’assistenza socio-sanitaria agli strati più deboli ed indifesi della popolazione e l’inserimento nel mondo del lavoro di soggetti svantaggiati hanno
trovato significative risposte da parte delle cooperative sociali; il sistema di sicurezza sociale, soprattutto in campo sanitario, è stato integrato ed ampliato attraverso il ruolo delle mutue volontarie.
Il movimento cooperativo però non può e non vuole accontentarsi dei risultati conseguiti e non
vuole ridursi alla mera tutela ed assistenza delle cooperative esistenti.
Anche i cooperatori di questo nostro tempo, come i Probi Pionieri, intendono misurarsi con le sfide
che una società in grande cambiamento propone.
Prima fra tutte: l’occupazione.
Di fronte ad una prospettiva che - anche nel caso di crescita - vedrà aggravarsi il problema dell’accesso al lavoro dei giovani, dovendosi prevedere una diminuzione progressiva di “posti di lavoro”, è
necessario fare appello a tutte le risorse presenti nel territorio. Occorre richiamare tutti alla responsa bilità di costruire nuove occasioni di lavoro.
Anche i giovani dovranno assumere un atteggiamento attivo, una maggiore propensione al rischio.
L’animazione ed il sostegno di gruppi attivi, dotati di creatività e capaci di autogestire progetti economici, condividendone rischi e benefici, è impegno delle organizzazioni cooperative
Ma valori, principi, modelli dovranno essere adattati alle aspirazioni e alla sensibilità delle nuove
generazioni
E questo non può che essere fatto insieme!
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L’ESPERIENZA DEL TRENTINO
1. Un legame che ha radici lontane
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I rapporti tra mondo della scuola e movimento cooperativo trentino hanno radici lontane. Verso la
fine del secolo scorso, come in altre parti del mondo tedesco, anche in Trentino, allora parte integrante dell’impero austriaco, si verificarono all’interno del mondo della scuola esperienze sperimentali di associazioni cooperative. Esse avevano per obiettivo quello di sostenere i bisognosi, per cui la
classe, sotto la guida del docente, si attivava per aiutare i compagni in difficoltà. Inoltre non erano
rare le esperienze cooperative per dotare la scuola di alcuni strumenti fondamentali: la lavagna, i
gessi, la legna per riscaldarsi. Era un’operazione fatta dagli studenti e dalla comunità che concepivano la scuola come bene di cui tutti dovevano sentirsi responsabili.
Erano cooperative in forma embrionale che però avevano la finalità di favorire una miglior maturazio ne sociale degli studenti. L’impegno di educare le giovani generazioni alla cooperazione era sentito
come primario anche dall’organizzazione di rappresentanza del mondo cooperativo trentino. Già nel
1898, a soli tre anni dalla sua fondazione, la Federazione Trentina delle Cooperative approvò, in
occasione dell’assemblea generale, un ordine del giorno con il quale gli insegnanti ed i sacerdoti
venivano esortati a farsi promotori delle “Casse di risparmio scolastiche” tra i loro allievi. “Ai nostri
reverendi curatori d’anime, tanto benemeriti della cooperazione ed ai signori maestri ci permettiamo
di dire con tutta la persuasione della nostra calda fede: animate la gioventù al risparmio per mezzo
delle nostre Casse Rurali. La ricompensa la avrete ancora qui in terra; giacche questi fanciulli, usciti
vostra mercé, da questa scuola di onestà pubblica e privata, sobri, laboriosi, economi, previdenti,
morali e religiosi, benediranno sempre al vostro nome...”1.
Si formano “sul campo” quelle esperienze elementari che, una volta strutturate dagli apporti teorici di
pedagogisti e filosofi come Profit, Freinet, Prevòst, Toreille, daranno vita alla cooperazione scolastica
intesa come vero e proprio “sistema di educazione”, di “filosofia dell’educazione”.
Le scelte che, quelli che adesso sono bambini, opereranno, una volta diventati adulti, saranno influenzate dall’educazione e dagli insegnamenti appresi nell’età della formazione. Se saranno stati guidati a
pensare ed agire in termini di gruppo integrato più che di individualisti singoli, se avranno fatto propri
- spinti anche dall’esempio e dalle sollecitazioni dei “grandi” - i metodi della collaborazione, della solidarietà, della partecipazione alle responsabilità, saranno in grado di apprezzare e condividere i principi
dell’associazionismo e potranno aderire - apportando nuove idee e slancio - alle società cooperative.
Diversamente, prevalendo modelli di personalismo e di assistenza, la filosofia cooperativa non riuscirà
più a destare interesse e a suscitare autentica adesione e la cooperazione correrà il rischio di svilirsi a
mero strumento tecnico, magari efficiente ma senza un’anima.2 Dunque la scuola come agenzia fondamentale di formazione ha un ruolo insostituibile nella diffusione della metodologia cooperativa.
2. Un rapporto da recuperare: l’esperienza recente
Dopo la fine delle esperienze di associazione scolastiche nate nel secolo
scorso, i rapporti tra mondo della scuola e sistema cooperativo ricevettero un notevole impulso verso la fine degli anni 70 quando “la diffusa sensazione di essere sempre più emarginati del mondo della cultura e l’invecchiamento dei soci e dei quadri delle cooperative spinse la Federazione ad interrogarsi sulla necessità di avviare alcune iniziative strutturate
che interessassero “quell’agenzia fondamentale di sapere e di innovazione” che è il mondo della scuola. Si voleva recuperare l’attenzione del
1 La Cooperazione Trentina, n.
5 - 1898
2 C.Corradini, La Cooperazione
in classe, Federazione dei
Consorzi Cooperativi, Trento, 1991
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sistema cooperative sull’educazione cooperativa intesa come l’educazione dei soci, dei dirigenti, del
personale e del pubblico in generale ai principi ed alle tecniche, insieme economiche e democratiche,
della cooperazione.
Su questo principio ha insistito particolarmente l’ACI nel suo congresso del 1966 sottolineando il
ruolo della cooperazione come momento di promozione individuale e come occasione di elevazione
culturale attraverso:
→ l’opera di diffusione e divulgazione dei principi e della prassi cooperativi tra la gente;
→ la formazione e qualificazione professionale di tutti coloro che prestano la loro opera nell’ambito
della cooperativa;
→ l’elevazione, attraverso strumenti ed iniziative adeguate, del livello culturale generale dei soci.
La scuola non poteva quindi non essere coinvolta e questa consapevolezza si diffonde anche nelle
associazioni di rappresentanza. Così, nel giugno del 1980, il reparto formazione della Federazione
Trentina delle Cooperativa lancia una propria proposta educativa per la diffusione della cooperazione
nelle scuole dell’obbligo, ultime classi elementari e le medie.
3. Scoprire la cooperazione: dal libro al concorso
Viene realizzato un libro dal titolo “Scoprire la Cooperazione” diffuso tra gli organismi responsabili
della scuola trentina, le autorità locali e gli organi di informazione. Il volume propone un progetto
che coinvolge gli insegnanti, i ragazzi e le loro famiglie, nonché le società cooperative presenti sul
territorio in uno studio-ricerca teorico pratico del fenomeno cooperativa. L’obiettivo è quello di attivare tre processi fondamentali: quello della conoscenza della realtà cooperativa e dei suoi principi,
quello della sperimentazione e quello dell’innovazione.
Nel lanciare questo progetto i responsabili del reparto formazione della Federazione posero particolare attenzione “ad assecondare quelle tendenze didattiche che si stavano consolidando nella realtà
scolastica trentina. In quel periodo nella didattica c’era un grande interesse per i cosiddetti “compiti
di realtà”. Notevole rilevanza assumevano gli studi e le ricerche per capire l’evoluzione locale di
importanti fenomeni di natura economica e sociale: l’emigrazione, le condizioni economico sociali
delle popolazioni trentine del secolo scorso, il conflitto tra laici e cattolici, la nascita e lo sviluppo dei
partiti. Tutto questo fiorire di ricerche ha consentito alla scuola di occuparsi dello specifico cooperativo che ha avuto ed ha tuttora una grande rilevanza nel nostro territorio.”
La scuola dunque sviluppa un interesse autonomo per il fenomeno cooperativo, riferito soprattutto al
passato, creando un humus su cui poteva crescere un progetto organico e strutturato di rapporti tra
scuola e cooperazione.
Si moltiplicano così le iniziative che vedono la Federazione e le cooperative locali radicate sul territorio coinvolte dalla scuola per mettere a disposizione materiale, fotografie, documenti, registri. Particolare attenzione assumono le visite guidate alle strutture cooperative e le testimonianze in classe degli
anziani che hanno vissuto in prima persona l’esperienza della nascita e dello sviluppo della cooperazione nel paese, nella borgata o nel quartiere.
Il volume “Scoprire la cooperazione” diviene subito uno strumento fondamentale accolto molto favorevolmente all’interno della scuola. Il libro presenta la cooperazione nei suoi aspetti fondamentali privilegiando l’aspetto storico ma anche proponendo alcune ipotesi per sviluppare maggiormente la
cooperazione nelle scuole attraverso la associazioni cooperative scolastiche.
Per stimolare la scuola ad ideare progetti operativi di associazioni scolastiche cooperative viene ideato
il concorso a premi “Scoprire la cooperazione” che si propone di premiare in un’unica manifestazione
i migliori progetti realizzati nelle scuole trentine.
“Accanto a lezioni, esercitazioni, mostre, visite di studio, convegni, conferenze, manifestazioni cultu-
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rali e ricreative, un forte impulso alla diffusione della cooperazione tra gli scolari è stato dato dalle
sette edizioni del concorso “Scoprire la Cooperazione” lanciato subito dopo l’omonimo volume con
l’obiettivo di sviluppare l’attività delle associazioni scolastiche cooperative”. Attraverso le associazioni
scolastiche cooperative si favorisce all’interno della scuola un più maturo approccio alla cooperazione: non più solo importante fenomeno economico e sociale della nostra terra da studiare ma proposta educativa vera e propria: il processo cooperativo come sistema di educazione. Il concorso da l’oc casione “a decine di centinaia di allievi delle scuole elementari e medie inferiori di imparare e praticare i principi della cooperazione: la partecipazione, l’attività di gruppo, l’assunzione di responsabilità nell’interesse comune, la solidarietà, il rispetto degli altri. Con l’attività di tante piccole associazioni cooperative scolastiche i ragazzi hanno inoltre appreso i principi elementari della gestione di un’azienda, incominciando a farsi un’idea della necessità di una buona amministrazione e, quindi dell’analisi dei costi, dei ricavi, dell’ottenimento di un utile e della sua destinazione.”
Sembra opportuno soffermarci su una delle tante esperienze realizzate nell’ambito del progetto “Scoprire la Cooperazione” per capire come si concretizza nella realtà scolastica la proposta della Federazione Trentina delle Cooperative: la cooperazione, inizialmente occasione “diversa” di studio, diviene
successivamente, attraverso la sperimentazione, metodo per migliorare l’apprendimento degli alunni.
4. Un caso esemplare: “la nonna in classe” della Scuola Media di Grigno - classe IIB
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La classe IIB presentava all’inizio dell’anno scolastico una situazione di particolare instabilità e disorientamento dovuta alla mancanza di continuità didattica rispetto al precedente anno scolastico e ad
un acceso campanilismo fra gli alunni che portava a fenomeni di chiusura o di eccessiva esuberanza.
Tuttavia, per la maggior parte, gli alunni dimostravano un’intelligenza vivace e aperta a vari interessi,
per cui il Consiglio di Classe fra gli altri obiettivi si è posto il potenziamento di quelle esperienze atte
a favorire la socializzazione e a sviluppare lo spirito di solidarietà e servizio.
Nell’ambito della programmazione del Consiglio di Classe la “storia della cooperazione” e l’attività di
ricerca di gruppo si sono mostrati molto idonei al raggiungimento, anche a livello pluridisciplinare,
del suddetto obiettivo. Trattandosi di una classe a tempo prolungato si propose come attività integrativa la realizzazione di una ricerca d’ambiente che partendo dalle storie personali e da testimonianze fotografiche e documentali del passato, consentisse la ricostruzione la ricostruzione degli ultimi cento anni di storia del Comune di Grigno, con particolare riguardo al fenomeno della cooperazione, cioè alla nascita e al successivo evolversi delle cooperative locali.
L’unità didattica è stata svolta per la maggior parte durante le ore di lettere ma sempre in continuo
collegamento con le altre discipline ed in particolare con la matematica, per la rielaborazione dei
dati emersi dall’analisi di alcuni documenti ed in particolare dei bilanci della Cassa Rurale di Grigno,
relativi ad alcuni anni significativi per la comprensione del suo sviluppo.
Gli obiettivi che si è inteso raggiungere sono stati distinti in obiettivi specifici delle varie discipline
(italiano, storia, educazione civica, geografia) ed in obiettivi generali relativi alla formazione e all’orientamento dell’alunno.
Obiettivi specifici dell’insegnamento della lingua italiana
→ ascoltare: capacità di ricezione critica dei vari messaggi (lezione, interventi di esperti, testimonianze dirette...);
→ leggere: capacità di distinguere i vari linguaggi e di decodificare un testo scritto (testo di storia,
giornali, diari, documenti antichi ecc...);
→ parlare: capacità di produrre messaggi efficaci (porre domande pertinenti, dibattere ed argomentare con ordine e proprietà di linguaggio, acquisire sicurezza e chiarezza nella tecnica del riassu-
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mere e dell’esporre seguendo un filo logico);
→ scrivere: capacità di riferire in una composizione scritta un’esperienza con adeguata proprietà di
riflessione personale e capacità di autocorrezione.
Obiettivi specifici dell’insegnamento della storia e dell’educazione civica
→ cogliere il processo evolutivo dell’uomo ed il passaggio da un’epoca all’altra con le conseguenti
trasformazioni sociali e culturali;
→ individuare attraverso l’analisi del passato più recente quali sono i bisogni fondamentali dell’uomo
e quali mezzi egli ha usato di volta in volta per risolvere i problemi nati dai suoi bisogni;
→ individuare i valori ai quali l’uomo ha conferito preminenza nelle scelte operate per rispondere ai
bisogni;
→ arricchire il linguaggio storiografico con l’acquisizione di termini specifici dell’area politica, economica e sociale;
→ riconoscersi soggetto di diritti e doveri;
→ individuare le forme di determinate organizzazioni presenti nella società e la loro struttura;
→ individuare la propria posizione nei confronti di queste organizzazioni e la possibilità di partecipazione attiva;
Obiettivi specifici dell’insegnamento della geografia
→acquisire la capacità di interpretare il rapporto dialettico tra uomo e ambiente;
→individuare i rapporti tra clima ed attività umane;
→ individuare i rapporti tra ambiente ed alimentazione;
→ individuare i rapporti tra bisogni umani e l’utilizzazione delle risorse.
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Obiettivi generali formativi e orientativi
→coscienza della necessità di una scelta nell’ambito della maturazione sul significato della vita (da
che parte voglio stare?);
→ acquisizione del senso della propria vita come realizzazione personale e come partecipazione utile
a se e agli altri;
→ scoperta dell’importanza sia storica che personale dei valori della cooperazione ai fini della promozione umana.
I contenuti concreti trattati nell’arco di tre mesi sono stati così distribuiti:
→ la società attuale e la solidarietà umana;
→ la rivoluzione industriale e la nascita delle prime forme di associazionismo tra gli operai;
→ la cooperazione in Europa con particolare riguardo alla Germania e all’Italia;
→ il Trentino durante la seconda metà dell’Ottocento: situazione ambientale, economica, politica e
sociale;
→ la cooperazione nel Trentino: origini e storia fino ai nostri giorni;
→ la Valsugana ed il Comune di Grigno durante la seconda metà del secolo scorso e nella prima metà
del 1900;
→ la storia delle cooperative del Comune di Grigno;
5. Metodo e strumenti
Il metodo seguito è sempre stato dialogico ed interpersonale. Pur partendo a volte dall’introduzione
dell’insegnante o di un esperto esterno per presentare agli alunni la storia della cooperazione trenti-
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na, si è valorizzata soprattutto la tecnica del confronto per arrivare ad un cammino comune e quella
del lavoro di gruppo.
La classe è stata divisa in quattro gruppi che in un primo momento si sono occupati di approfondire
l’aspetto storico generale. In un secondo momento tenendo conto della provenienza degli alunni dei
vari gruppi e della conseguente possibilità reale di attuare un proficuo lavoro di ricerca e di reperimento del materiale, si è stabilito di assegnare a ciascun gruppo un settore ben distinto della ricerca
d’ambiente, fermo restando il compito affidato a tutti i gruppi di reperire dati, fotografie, testimonianze, e documenti vari relativi alla storia del Comune di Grigno, individuando nello stesso tempo
eventuali persone da intervistare.
In particolare un gruppo si è occupato della Cassa Rurale di Grugno, un gruppo della Famiglia Cooperativa e del Consorzio Allevatori di Grigno, il terzo gruppo ha ricostruito la storia della Famiglia
Cooperativa di Tezze e l’ultimo della Cassa Rurale di Tezze.”
Quando si è lavorato con la classe riunita particolare importanza ha acquisito in questa fase del lavoro la presenza in classe di varie persone (esponenti di cooperative locali, anziani...) che di volta in
volta hanno sostituito l’insegnante quale mero trasmettitore di una cultura spesso libresca. Molto
significativa si è rivelata la presenza in classe della nonna ottantatreenne di due alunni. Con lucidità
ha tenuto desta l’attenzione della classe per due ore, rivivendo sul filo della memoria la sua esperienza e affrontando in prima persona i problemi più comuni della realtà italiana tra fine secolo e secondo dopoguerra: scuola, analfabetismo, povertà, calamità naturali, emigrazione, guerra, ricostruzione.
Il coinvolgimento di persone diverse per età, per estrazione sociale e culturale e la scoperta che la
storia personale di ciascuno è una piccola tessera di un mosaico più grande ha sviluppato negli alunni il desiderio di stabilire un rapporto proficuo con la realtà esterna, con le istituzioni locali, con gli
anziani e con le proprie famiglie.
Oltre all’analisi di materiale bibliografico reperito con l’aiuto dell’insegnante, largo spazio è stato
riservato alla ricerca ed alla consultazione delle fonti e dei documenti del passato: verbali, atti costitutivi delle cooperative locali, statuti originari, testimonianze dei soci fondatori riscoperte in pagine di
diario, al cui reperimento gli alunni si sono dedicati con entusiasmo anche nelle ore extrascolastiche
ricorrendo spesso all’aiuto dei familiari, dei maestri, dei parroci, degli anziani della casa di riposo.
Tutto il lavoro di ricerca si è concluso con due visite guidate, alla Cassa Rurale, ora divenuta Banca di
Credito Cooperativo, e alla Federazione Trentina delle Cooperative. Esse hanno consentito un’analisi
diretta e partecipata della realtà presa in esame. “A questo punto non ci rimaneva altro da afre che
sistemare criticamente i risultati, rielaborando i dati raccolti, preparando grafici, visualizzando su cartelloni e tabelloni i dati emersi, stendendo una relazione finale”.
6. Modalità di verifica
Nel corso dell’attività sono state effettuate una valutazione simultanea sul grado di partecipazione
alle discussioni comuni, delle verifiche di percorso e una verifica finale.
La prima verifica di percorso consisteva in un questionario avente lo scopo di valutare il grado di
conoscenza della nomenclatura specifica relativa al fenomeno cooperativistico; la seconda riguardava
la conoscenza dei fatti storici collegati con la nascita della cooperazione in Europa ed in Trentino; la
terza doveva accertare la conoscenza dell’organizzazione e degli scopi di una società cooperativa e i
diversi settori in cui le cooperative operano. La verifica finale consiste in una composizione scritta con
lo scopo di accertare la capacità di presentare l’esperienza fatta, facendo rilevare gli eventuali vantaggi che ne erano derivati sia a livello individuale che di gruppo.
In ultima analisi la verifica più valida di tutta l’esperienza, sia dal punto di vista didattico che formativo, può essere considerata la costruzione, per diretta iniziativa del gruppo classe, di una cooperativa
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scolastica che ha funzionato attivamente. Già nel modo di proporla e di attuarla gli alunni hanno
dimostrato di essere riusciti a comprendere il vero spirito cooperativistico che va oltre il perseguimento di un vantaggio immediato e individuale e che fa crescere nella comprensione reciproca, nel desiderio di rendersi utili e nella partecipazione attiva e democratica.
La scelta è stata quella di vendere la merendina (panini e torte) al sabato, giorno in cui la mensa non
funziona e pertanto non si può acquistare il panino dalla cuoca.
Come avevano già imparato a fare nell’attività di ricerca i ragazzi sono riusciti a utilizzare metodi e
strumenti appresi attraverso tutte le discipline. Mentre un gruppo si cimentava in un’indagine di
mercato (chi era disponibile all’acquisto del panino, se si preferiva prosciutto o salame ecc..) perché
l’iniziativa rispondesse ad una domanda effettiva, un altro preparava un’adeguata campagna pubblicitaria; altri due gruppi valutavano la scelta migliore tra i fornitori del pane e dell’affettato e la possibilità di abbassare il prezzo corrente del panino in modo da avere comunque un piccolo guadagno. Il
guadagno ottenuto ed i premi vinti al concorso “Scoprire la Cooperazione” sono stati versati su un
libretto di risparmio al portatore con l’obiettivo deciso democraticamente di contribuire alla spesa
delle loro famiglie in occasione della gita d’istruzione.
Da un punto di vista strettamente didattico, tenuto conto dei livelli di partenza degli alunni e della
situazione disciplinare iniziale, tutti gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti, seppur in maniera diversificata da ciascun alunno, ma soprattutto è stato realizzato un processo di apprendimento in cui gli
alunni sono stati i veri soggetti, rimanendo coinvolti in tutte le loro capacità umane, affettive, cognitive, operative e sociali. Hanno migliorato il loro metodo di ricerca e di studio, acquisendo nuovi strumenti operativi ed hanno preso coscienza delle loro capacità e responsabilità all’interno del gruppo
classe e della scuola, sperimentando in prima persona e su contenuti appartenenti alla loro realtà
ambientale i valori fondamentali della vita democratica3.
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7. Idee e progetti di nuove imprese cooperative
L’esperienza dei rapporti tra scuola e mondo della cooperazione trentina si completa in tempi più recenti con l’ideazione di un concorso “Idee e progetti di nuove imprese cooperative” ideato dalla Federazione Trentina delle Cooperative verso la fine degli anni ‘80 su progetto del Censcoop di Roma.
Il concorso è rivolto agli studenti degli ultimi due anni delle Scuole Superiori e degli Istituti professionali della provincia di Trento. La finalità dell’iniziativa è quella di sperimentare un nuovo approccio al
rapporto mondo della scuola/lavoro/occupazione che consenta di combinare una prima, elementare,
formazione all’imprenditorialità con una sorta di “apprendistato” al clima organizzativo dell’associazione e del lavoro di gruppo, attraverso un itinerario pedagogico didattico costruito dagli insegnanti e dai
tecnici della cooperazione, finalizzato anche all’apprendimento di un metodo per la definizione di scelte e comportamenti verso obiettivi condivisi da tutti i soggetti coinvolti.
I partecipanti devono impegnarsi a predisporre un progetto per la realizzazione di un’impresa cooperativa ne diversi campi economico, culturale e sociali con particolare riferimento ai seguenti temi:
ambiente e territorio, raccolta e riciclaggio di rifiuti, depurazione, agricoltura e valorizzazione dei prodotti trentini, solidarietà sociale verso le nuove povertà, informatica e tecnologie avanzate, marketing,
turismo, servizi alle imprese e alla collettività. Agli studenti si chiede non solo una relazione generale
sul percorso seguito per la individuazione del tipo di cooperativa e del settore di attività a cui il progetto si riferisce ma anche un vero e proprio studio di fattibilità articolato nelle aree organizzativa, finanziaria e patrimoniale, comprensivo di un piano per le risorse umane.
Il movimento cooperativo mette a disposizione delle varie classi parteci3 p rof. Carmela Reale in C.
panti i propri esperti come tutors esterni da affiancare ai docenti. Inoltre
si assicura la possibilità di contatti stabili con le strutture cooperative del
Corradini, op. cit.
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territorio per sperimentazioni “sul campo” dei progetti realizzati.
Nonostante la ricerca di una “maggiore concretezza” delle attività richieste anche questa iniziativa di
rapporti mondo cooperativo scuola identifica come prioritaria nella valutazione dei progetti realizzati
non solo la fattibilità concreta del piano aziendale ma piuttosto la coerenza del lavoro svolto e il
metodo adottato. Anche in questo caso l’enfasi è sull’adozione del modello cooperativo come processo educativo efficace per un migliore apprendimento del soggetto coinvolto.
8. L’attività seminariale e di aggiornamento
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Per sostenere il lavoro impostato la Federazione Trentina delle Cooperativa annualmente organizza
numerosi incontri con gruppi di insegnati delle scuole inferiori e superiori dei vari centri del Trentino
per illustrare loro le varie proposte di educazione cooperativa. Inoltre promuove in collaborazione
con le agenzie formative pubbliche del territorio un’intensa attività seminariale sui temi della cooperazione come proposta educativa. “Solidarietà come progetto educativo: l’esperienza cooperativa
nelle scuole”, Scuola e cooperazione: confronto per un progetto educativo”, “Cooperazione: una
proposta formativa”, sono solo alcuni titoli degli incontri realizzati. Numerosi anche i corsi di aggiornamento effettuati sulla cooperazione come proposta didattica e la sua divulgazione nelle scuole.
Da queste molteplici iniziative ha preso forma un laboratorio per insegnanti al fine di dare una collocazione sistematica, attraverso l’intervento di esperti del settore, alle numerosissime esperienze realizzate in questi anni di collaborazione tra scuola e mondo cooperativo trentino. In questo contesto si
sono analizzate e discusse le iniziative promosse nelle scuole del trentine alla luce delle differenti
situazioni formative centrate sull’insegnamento o sull’apprendimento. Si è posta attenzione alla realizzazione di un modello tripolare per l’identificazione dei bisogni formativi: le tipologie dei bisogni
formative, una loro possibile rappresentazione, il rapporto bisogno, motivazione ed interesse. La realizzazione di una schema per analizzare la “formatività” dei progetti attraverso schede di analisi delle
valenze formative ha permesso di fondare anche da un punto di vista metodologico quella che era
stata fino ad ora un’intuizione: la cooperazione è un vero processo educativo.
STATUTO TIPO COOPERATIVE PRODUZIONE LAVORO/SOCIALI
TITOLO I: COSTITUZIONE-SEDE-DURATA-SCOPI
art. 1- Costituzione 1
Per il conseguimento delle finalità di cui all’art. 1-lettera A della legge 381/1991 è costituita una società cooperativa a responsabilità limitata denominata “Cooperativa (sociale) ...- Soc. Coop. a r.l..
La Cooperativa aderisce alla Confederazione Cooperative Italiane ed ai suoi organismi
periferici e territoriali.
1 Comunque sia formata, la denominazione deve contenere per esteso l’indicazione di “Società Cooperativa Sociale a responsabilità limitata”.
L’eventuale sigla deve essere parte
o contrazione della denominazione.
Es: CO OPERAT I VA DI SERV I Z I
SOCIALI - GAMMA - Società Cooperativa Sociale a re s p o n s a b i l i t à
limitata, in sigla GAMMA - Soc.
Coop. Sociale a r.l.
art.2 - Sede
La Cooperativa ha sede in...via....
Con delibera assunta in conformità alla legge e allo statuto, potranno essere istituite
sedi secondarie, filiali, succursali, agenzie e rappresentanze anche in altre località del
territorio nazionale.
art.3 - Durata 2
La Cooperativa ha durata fino al 31.12...., ma potrà essere prorogata, anche prima della
suddetta scadenza, o sciolta anticipatamente, con delibera dell’assemblea dei soci. Non
potrà comunque sciogliersi prima che siano stati estinti i mutui eventualmente contratti.
2 Si consiglia una durata di almeno
50 anni.
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art.4 - Scopo ed Oggetto 3
La Cooperativa ha lo scopo di perseguire, in forma mutualistica e senza fini speculativi, l’autogestione dell’impresa che ne
è l’oggetto, dando continuità di occupazione lavorativa alle migliori condizioni economiche, sociali e professionali ai soci,
operando nell’interesse generale della comunità alla promozione umana e alla integrazione sociale dei cittadini attraverso:
(PER LA GESTIONE DEI SERVIZI SOCIO-SANITARI ED EDUCATIVI - lettera a), art.1, legge 381/91)
la gestione dei servizi sociali orientati in via prioritaria, ma non esclusiva, alla risposta ai bisogni di persone..., come definito dalla legge 381 del 8.11.1991 ed eventuali modificazioni ed integrazioni.
In relazione a ciò, la Cooperativa può gestire stabilmente o temporaneamente, in conto proprio o per conto terzi:
(ESEMPIO di attività rivolta a soggetti con handicaps)
- attività e servizi di riabilitazione;
- centri diurni e residenziali di accoglienza e socializzazione;
- servizi domiciliari di assistenza, sostegno e riabilitazione effettuati tanto presso la famiglia, quanto presso la scuola e altre
strutture di accoglienza;
- attività educative;
- attività di sensibilizzazione ed animazione della comunità locale entro cui opera al fine di renderla più consapevole e
disponibile all’attenzione ed all’accoglienza delle persone in stato di bisogno;
- attività di promozione e rivendicazione dell’impegno delle istituzioni a favore delle persone deboli e svantaggiate e di
affermazione dei loro diritti.
(PER L’INSERIMENTO LAVORATIVO - lettera b), art.1, legge 381/91)
l’inserimento lavorativo, in attività diverse (agricole, industriali, commerciali o di servizi), di persone svantaggiate, nelle
percentuali e come definito dalla legge 381 dell’8.11.1991 ed eventuali modificazioni ed integrazioni.
In relazione a ciò la Cooperativa può gestire stabilmente o temporaneamente, in conto proprio o per conto terzi:
- attività di produzione, lavorazione, commercializzazione di manufatti in genere, artigianali e non, sia nei locali della
Cooperativa che presso appositi centri a sfondo sociale, educativo, terapeutico;
- servizi di custodia, pulizia, manutenzione, trasporti pubblici e privati, stipulando contratti e convenzioni sotto qualsiasi
forma prevista dalla legge;
- gestione e promozione di corsi di formazione, anche mediante contributi CEE, degli Enti Pubblici e privati in genere,
intesi a dare ai soci partecipanti all’iniziativa strumenti idonei al reinserimento sociale ed al miglioramento professionale.
PER TUTTE
La Cooperativa per il conseguimento dello scopo sociale, potrà svolgere qualunque altra attività connessa ed affine a
quelle sopra elencate, nonché compiere tutti gli atti e concludere tutte le operazioni contrattuali di natura immobiliare,
mobiliare, industriale e finanziaria necessarie od utili alla realizzazione degli scopi sociali, e comunque indirettamente o
direttamente attinenti ai medesimi, nonché fra l’altro e solo per indicazione esemplificativa e non limitativa:
1) assumere interessenze e partecipazioni, sotto qualsiasi forma, in imprese che svolgono attività analoghe, o comunque
accessorie all’attività sociale;
2) dare adesioni e partecipazioni ad Enti ed organismi economici, consortili e fidejussori dirette a consolidare e sviluppare
il movimento cooperativo, ed agevolare gli scambi, gli approvvigionamenti ed il credito;
3) concedere avalli cambiari, fidejussioni, stipulare contratti di locazione finanziaria con le società preposte e fidi bancari ed
ogni e qualsiasi altra garanzia, sotto qualsivoglia forma, per facilitare l’ottenimento del credito ai soci;
4) promuovere o partecipare ad Enti, Società, Consorzi di garanzia, fidi promossi dal Movimento cooperativo, aventi per
scopo il coordinamento e la facilità al credito di ogni tipo ed ogni iniziativa di reperibilità di mezzi finanziari a breve, a
medio e a lungo termine, prestando le necessarie garanzie di fidejussioni.
A tale fine la Cooperativa richiederà tutte le autorizzazioni di legge, ove prescritte, così
come si avvarrà di tutte le provvidenze ed agevolazioni di legge previste per la coopera3 In base alla circolare ministeriale
del 9.10.1992 n.116, non possono
zione o per lo specifico settore di attività che ne forma l’oggetto.
essere considerate SOCIALI le cooLa Cooperativa si propone altresì di stimolare lo spirito di previdenza e di risparmio dei
perative che prevedono sia attività
soci, istituendo una sezione di attività, disciplinata da apposito regolamento, per la racdi gestione di servizi socio-sanitari
colta dei prestiti, limitata ai soli soci ed effettuata esclusivamente ai fini del conseguied educativi che inserimento lavomento dell’oggetto sociale, il tutto a norma dell’art. 12 legge 17.2.1971 n.127 e sucrativo. Vanno pertanto previste solo
cessive modificazioni, come richiamata dall’art. 13 del D.P.R. 29.9.1973 n.601 e succesattività rientranti nella prima o
sive modificazioni. Sono tassativamente vietate le operazioni di raccolta del risparmio
seconda ipotesi.
richiamate dal R.D.L. 12.3.1936 n.375, dalle leggi 7.6.1974 n.216 et 23.3.1983 n.77 e
Il 20.01.1993, la Sezione Generale
loro successive modificazioni ed integrazioni, nonché quelle di cui al D.L. 3.5.1991
della Cooperazione, rispondendo
n.143.
ad un quesito postole, nel riconferLa Cooperativa è altresì impegnata ad integrare - in modo permanente o secondo continmare quanto precisato dalla circolagenti opportunità - la propria attività con quella di altri enti cooperativi, promuovendo ed
re sopra riportata, ritiene che quan aderendo a consorzi e ad altre organizzazioni frutto dell’associazionismo cooperativo.
do l’inserimento lavorativo necessiLa Cooperativa può inoltre costituire fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristruttuta di essere accompagnato da attirazione o per il potenziamento aziendale, nonché adottare procedure di programmazio vità di assistenza-sanitaria la stessa
ne pluriennali finalizzate allo sviluppo o all’ammodernamento aziendale, ai sensi della L.
possa essere svolta.
31.12.1992 n. 59 ed eventuali norme modificative ed integrative.
Le attività riportate nel testo vanno
considerate a puro titolo di esempio.
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TITOLO II: SOCI
art.5 - Requisiti 4
Il numero dei soci è illimitato ma non può essere inferiore al minimo stabilito dalla legge. Possono essere soci tutti coloro
che, non avendo interessi contrastanti con quelli della Cooperativa, per professione, capacità effettiva di lavoro, attitudine e specializzazione professionale pos sono ed intendono perseguire gli scopi partecipando alle attività sociali, attivamente cooperando al suo esercizio ed al suo sviluppo.
I minori possono far parte della Cooperativa nei modi e con le autorizzazioni previste dalla legge.
E’ altresì consentita, ai sensi art.14 legge 31,12,1992 n.59, l’ammissione a soci di elementi tecnici nel numero necessario
al buon funzionamento dell’impresa sociale. Non possono essere soci coloro che esercitano in proprio attività identiche o
affini a quelle della Cooperativa.
Possono inoltre essere ammessi a far parte della Cooperativa soci sovventori alle condizioni e con le limitazioni previste
dall’art.4 legge 31.1.1992 n.59 ed eventuali successive modificazioni ed integrazioni: a questi soci spetta una remunerazione superiore del due per cento rispetto a quella stabilita per gli altri soci per la ripartizione degli utili.
art.6 - Categorie di soci
Possono essere soci persone fisiche appartenenti alle seguenti categorie:
a) soci prestatori - che prestano la loro attività ricevendo un compenso di qualsiasi natura o entità;
b) soci fornitori - che godono a vario titolo, direttamente o indirettamente, dei servizi prestati dalla Cooperativa;
c) soci volontari - che prestano la loro attività gratuitamente;
d) soci sovventori - che partecipano a programmi per lo sviluppo tecnologico o per il potenziamento aziendale oppure a
programmi pluriennali per lo sviluppo o l’ammodernamento aziendale.
Possono altresì essere socie persone giuridiche pubbliche o private nei cui statuti sia previsto il finanziamento e lo sviluppo delle attività delle cooperative sociali.
Ogni socio è iscritto in una apposita sezione Libro soci in base alla appartenenza a ciascuna delle categorie suindicate.
B
art.7 - Ammissione
Chi desidera diventare socio deve presentare domanda scritta al Consiglio di Amministrazione nella quale indichi:
a) nome, cognome, luogo e data di nascita, domicilio, codice fiscale ed attività svolta;
b) la categoria di soci a cui chiede di essere iscritto;
c) l’entità della quota che intende sottoscrivere, nei limiti di cui al successivo art. 14.
La domanda delle persone giuridiche, sottoscritta dal legale rappresentante, dovrà indicare:
a) la denominazione o la ragione sociale, la sede legale e, ove esista, la sede amministrativa, il codice fiscale, gli estremi di
iscrizione nel registro delle imprese;
b) la persona fisica che rappresenterà la persona giuridica in tutti i rapporti sociali conseguenti la qualità di socio ivi compresa la partecipazione alle assemblee ed il mandato per l’eventuale assunzione di cariche sociali;
c) l’organo sociale che ha autorizzato la domanda e la disposizione dello statuto che conferisce a detto organo i relativi
poteri;
d) l’ammontare della quota sociale che la persona giuridica intende sottoscrivere.
4 La maggiore remunerazione ai soci
Alla domanda dovrà essere allegata copia del vigente atto costitutivo e statuto, copia
sovventori è facoltativa. Il 2% è il
dell’ultimo bilancio approvato, elenco dei componenti le cariche sociali.
massimo concedibile (art.4 L. 59/92).
Le Società cooperative dovranno anche allegare certificato di iscrizione nel competente
Registro prefettizio.
5 S e si stab ilisce una quo ta d i
La domanda del socio sovventore, oltre ai precedenti dati, dovrà indicare il periodo
ammissione modesta il 2° comma
può essere così sostituito:
minimo di permanenza nella società prima del quale non è ammesso il recesso e che
il versamento della quota sociale
comunque non potrà essere inferiore alla durata del programma di sviluppo tecnologisottoscritta e del relativo sovrapco, di ristrutturazione o di potenziamento aziendale che, a sensi art.4 legge 59/1992,
prezzo, come sopra determinato,
legittimano la attribuzione della qualità sociale al socio sovventore medesimo.
deve essere effettuato in unica soluInfine, tutte le domande indistintamente dovranno contenere una dichiarazione di
zione entro 30 giorni dal ricevimenconoscenza ed accettazione integrale del presente statuto.
to della comunicazione di avvenuta
Sull’ammissione a socio decide il Consiglio di Amministrazione, senza obbligo di motiammissione a socio.
vazione, entro due mesi dalla data di ricezione della domanda. Trascorso tale termine la
Si può anche prevedere una tassa
domanda si intende respinta.
di ammissione.
Per tutti i rapporti intercorrenti con la Cooperativa, ad ogni effetto di legge e del preLe somme versate per sovrapprezzo
sente statuto, il domicilio e la sede dei soci saranno quelli risultanti dal Libro dei soci
possono essere destinate al fondo
desunti dalla domanda di ammissione, salve future variazioni che dovranno essere
di riserva oppure restituite. In quecomunicate alla Cooperativa per iscritto.
st’ultimo caso l’ultimo comma deve
essere sostituito da:
Le somme versate per sovrapprezzo
saranno accantonate in apposito
fondo e rimborsate a nomra dell’art.9 della legge 31.1.1992 n. 59.
art.8 - Adempimenti dei nuovi soci 5
Il nuovo socio deve versare, oltre l’importo della quota sociale sottoscritta, una somma
da determinarsi dal Consiglio di Amministrazione per ciascun esercizio sociale, tenuto
conto delle riserve patrimoniali risultanti dall’ultimo bilancio approvato.
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Il versamento della quota sociale sottoscritta e del relativo sovrapprezzo può essere effettuato a rate e precisamente:
a) almeno la...parte entro...giorni dall’ammissione;
b) la restante parte nei termini stabiliti dal Consiglio di Amministrazione.
Le somme versate per sovrapprezzo saranno destinate al fondo di riserva ordinario.
art.9 - Obblighi dei soci 6
Aderendo alla società i soci si obbligano:
a) ad osservare il presente statuto, gli eventuali regolamenti e le deliberazioni tutte legalmente adottate dagli organi
sociali;
b) a partecipare all’attività della società per la sua intera durata, salvo il verificarsi di una delle cause previste dal presente
statuto e per la durata della qualità di socio;
c) a non iscriversi e partecipare contemporaneamente ad altre cooperative che perseguono identici scopi sociali ed esplichino attività concorrente, nonché, senza espresso assenso del Consiglio di Amministrazione, a non prestare lavoro
subordinato a favore di terzi esercenti imprese aventi oggetto uguale ed analogo a quello della Cooperativa;
d) a non svolgere azione alcuna che possa comunque essere pregiudizievole agli interessi della società.
art.10 - Perdita della qualità di socio-Recesso
La qualità di socio si perde per recesso, , esclusione, morte (scioglimento volontario o liquidazione concorsuale per le persone giuridiche).
Oltre che nei casi previsti dalla legge, a norma del presente statuto, il recesso è consentito nei soli casi in cui il socio abbia
perduto i requisiti per l’ammissione oppure non si trovi più in grado di partecipare al raggiungimento degli scopi sociali.
La dichiarazione di recesso deve essere comunicata a mezzo di lettera raccomandata. Essa ha effetto con la chiusura dell’esercizio in corso se comunicata tre mesi prima e, in caso contrario, con la chiusura dell’esercizio successivo. In ogni
caso il recesso non è consentito al socio che non abbia ottemperato a tutte le sue obbligazioni verso la società.
Spetta al Consiglio di Amministrazione constatare se ricorrono i motivi che, a norma della legge e del presente statuto,
legittimano il recesso e a provvedere di conseguenza nell’interesse della società.
Il recesso del socio sovventore non è soggetto ad alcuna limitazione, salvo il rispetto dell’impegno di permanenza minima nella Cooperativa indicato nella domanda di ammissione di cui al precedente art. 7.
art.11 - Esclusione
L’esclusione sarà deliberata dal Consiglio di Amministrazione nei confronti del socio:
a) che non ottemperi alle disposizioni del presente statuto, dei regolamenti sociali, delle deliberazioni legalmente adottate dagli organi sociali, con inadempimento che non consenta la prosecuzione, nemmeno temporanea, del rapporto o
che ricada nell’ipotesi di cui al successivo punto d);
b) che, senza giustificato motivo, si renda moroso nel versamento delle quote sociali sottoscritte o nei pagamenti di
eventuali debiti contratti ad altro titolo verso la società;
c) che venga a trovarsi in una delle situazioni di incompatibilità previste dall’art.10;
d) che nell’esecuzione del proprio lavoro commetta atti valutabili quale notevole inadempimento come delimitato dall’articolo 1455 del Codice civile;
e) che svolga o tenti di svolgere attività in concorrenza o contraria agli interessi sociali;
f) che in qualunque modo arrechi danni gravi, anche morali, alla Cooperativa.
Nei casi indicati dalle lettere a) e b) il socio inadempiente deve essere invitato, a mezzo raccomandata, a mettersi in regola e l’esclusione potrà avere luogo solo trascorso un mese da detto invito e sempre che il socio si mantenga inadempiente.
Il Consiglio di Amministrazione delibera inoltre la decadenza nei confronti dei soci ai quali sia venuto meno lo status connesso alla loro partecipazione alla compagine sociale.
Le deliberazioni prese in materia di recesso, decadenza ed esclusione, debbono essere comunicate ai soci destinatari,
mediante raccomandata con ricevuta di ritorno. Le controversie che insorgessero tra i soci e la Cooperativa, in merito ai
provvedimenti adottati dal Consiglio di Amministrazione su tali materie, saranno demandate alla decisione del Collegio
arbitrale di cui all’articolo 32 del presente statuto.
art.12 - Decesso
Nel caso di decesso di un socio la società continuerà con gli eredi o legatari della quota
sociale, purché essi abbiano i requisiti per l’ammissione. Essi, entro dodici mesi dalla data
del decesso, dovranno indicare quello di loro che assumerà la qualità di socio o li rappresenterà di fronte alla società. In difetto di tale designazione, si applica l’articolo 2347
secondo e terzo comma del Codice civile.
6 Si possono anche prevedere soci
onorari.
7 Se all’art.8 si è prevista la restituzione del sovrapprezzo, dopo il 1°
comma, va aggiunto:
Sottostanno alla stessa disposizione
le somme versate a titolo di sovrap p rezzo, di cui all’ultimo comma
dell’art.8.
art.13 - Rimborso delle quote 7
Il socio receduto od escluso e gli eredi o legatari del socio defunto, quando non trova
applicazione il primo comma dell’articolo precedente, avranno diritto al rimborso del
valore nominale della quota versata ed eventualmente rivalutata ai sensi dell’articolo 7
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legge 31.1.1992 n.59, oppure, in caso di perdite, della minore somma risultante dal bilancio dell’esercizio nel quale si
verifica lo scioglimento del rapporto sociale.
Tale liquidazione, salvo il diritto di ritenzione spettante alla società fino alla concorrenza di ogni proprio credito liquido,
avrà luogo entro i sei mesi successivi all’approvazione del predetto bilancio. la domanda di rimborso deve essere presentata con lettera raccomandata a pena di decadenza, nel termine di un anno dalla scadenza dei sei mesi suddetti.
Le quote per le quali non verrà chiesto il rimborso nel termine di cui sopra, saranno devolute a riserva ordinaria.
Il socio che cessa di far parte della società risponde, per due anni dal giorno in cui si sono verificati il recesso o l’esclusione, verso la società, per il pagamento dei conferimenti non versati, e verso i terzi, nei limiti della quota sottoscritta e non
versata, per le obbligazioni assunte dalla società, fino al giorno in cui la cessazione della qualità di socio si è verificata.
Nello stesso modo e per lo stesso termine sono responsabili verso la società e verso i terzi gli eredi o legatari del socio
defunto.
TITOLO III: PATRIMONIO - ESERCIZIO - BILANCIO
art.14 - Patrimonio 8
Il patrimonio della società è costituito:
a) dal capitale sociale, che è variabile ed è formato da un numero illimitato di quote sociali del valore nominale ciascuna
non inferiore a lire...(...), né superiore al limite massimo stabilito dalla legge;
b) dalla riserva ordinaria, formata con quote degli avanzi netti di gestione di cui all’articolo 17 e con quote sociali eventualmente non rimborsate ai soci receduti, esclusi, agli eredi o legatari dei soci defunti, a norma dell’articolo precedente;
c) da eventuali riserve straordinarie;
d) da ogni altro fondo di accantonamento costituito a copertura di particolari rischi in previsione di oneri futuri e per
scopi di particolari rischi in previsione di oneri futuri e per scopi di previdenza, assistenza, propaganda, studi, educazione
cooperativistica e mutualistica in generale;
e) da qualunque altro importo che pervenga alla Cooperativa per atti di liberalità, lasciti e per contributi in conto capitali
da enti pubblici o privati.
È vietata la distribuzione delle riserve fra i soci sia durante la vita della società che all’atto del suo scioglimento.
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art.15 - Cessione delle quote
Le quote non possono essere sottoposte a pegno o vincolo, e non possono essere cedute, sia a terzi che ad altri soci, con
effetto verso la società, senza l’autorizzazione del Consiglio di Amministrazione, salvo quanto previsto dall’art.4 della
legge 59/1992 per i soci sovventori, intendendosi vincolate a favore della Cooperativa a garanzia dell’adempimento delle
obbligazioni che il socio contrae con la medesima.
art.16 - Esercizio sociale 9
L’esercizio sociale inizia il primo gennaio e si chiude il 31 dicembre di ogni anno.
(In via transitoria il primo esercizio sociale si chiuderà il 31.12.199..).
art.17 - Bilancio annuale 10
Alla fine di ogni esercizio sociale il Consiglio di Amministrazione provvede alla redazione del bilancio previo esatto inventario, da compilarsi con criteri amministrativi di oculata prudenza e alla redazione della documentazione informativa ai
sensi della normativa vigente.
L’assemblea che approva il bilancio delibera sulla destinazione dei residui annuali al netto di tutte le spese e costi pagati o
da pagare, compresi gli ammortamenti e gli accantonamenti di legge e le somme eventualmente attribuibili ai soci ad
integrazione del trattamento economico.
Può, nel corso dell’esercizio sociale, essere inoltre convocata tutte le volte che il Consiglio di Amministrazione lo ritenga necessario od utile alla gestione sociale.
8 Per le cooperative costituite dopo
Deve essere convocata, senza ritardo, quando ne sia fatta richiesta per iscritto da tanti
il 21.2.92 il valore minimo della
soci che rappresentino almeno un quinto dei voti spettanti a tutti i soci, oppure dal Colquota è di L.50.000 (art.3 legge
legio sindacale.
59/92); per quelle costituite prima
La convocazione dell’Assemblea, tanto ordinaria che straordinaria, deve effettuarsi
del 22.2.92 il valore minimo è di L.
mediante avviso da consegnarsi o spedirsi a ciascun socio e da affiggersi nei locali della
5.000 (art.21 legge 59/92).
sede sociale, almeno otto giorni liberi prima di quello fissato per l’adunanza.
L’avviso di convocazione dell’Assemblea annuale per l’approvazione del bilancio dovrà
9 Cancellare la nota tra parentesi se
la costituzione avviene entro il 30
essere comunicato ai soci, con le modalità sopra indicate, almeno quindici giorni prima
giugno. To g l i e re la parentesi ed
di quello fissato per l’adunanza.
indicare 31.12 dell’anno successivo
L’avviso deve contenere le seguenti indicazioni:
a quello della costituzione se la
a) l’elenco delle materie da trattare;
stessa è post 30 giugno.
b) luogo designato per l’adunanza;
c) giorno ed ora per la prima e per l’eventuale seconda convocazione, quest’ultima in
10 Il punto e) va inserito solo se
giorno diverso rispetto a quello fissato per la prima.
previsto all’art.5.
Il Consiglio di Amministrazione può, a sua discrezione, in aggiunta a quanto stabilito,
I punti c) e d) non sono obbligatori.
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avvalersi di qualunque altra forma di pubblicità diretta a meglio diffondere tra i soci l’avviso di convocazione.
art.20 - Assemblea ordinaria
L’Assemblea è convocata in sede ordinaria per:
a) approvare il bilancio;
b) nominare gli amministratori, i sindaci, il Presidente del Collegio sindacale;
c) approvare i regolamenti interni;
d) deliberare sulle eventuali responsabilità degli amministratori e dei sindaci;
e) deliberare su tutti gli altri oggetti attinenti alla gestione sociale riservati alla sua competenza dalla legge, dal presente
statuto o sottoposti al suo esame dagli amministratori.
art. 21 - Assemblea straordinaria
L’assemblea è convocata in sede straordinaria per trattare le materie e deliberare sugli oggetti dalla legge espressamente
riservati alla sua competenza.
L’Assemblea straordinaria, in particolare, è convocata per deliberare:
a) sulle modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto;
b) sulla nomina e sui poteri dei liquidatori, in caso di liquidazione ordinaria della Cooperativa, e sulla revoca della liquidazione medesima.
art.22 - Svolgimento dell’assemblea 11
Nelle assemblee hanno diritto di voto coloro che risultano iscritti nel libro dei soci da almeno tre mesi e siano in regola
con gli obblighi assunti verso la società.
Ogni socio persona fisica: prestatore, fruitore o volontario, ha diritto ad un solo voto, qualunque sia l’ammontare della
quota sottoscritta.
Per ogni persona giuridica intervengono i delegati, il numero dei quali è proporzionato al numero dei soci componenti la
persona giuridica stessa e comunque con un massimo di n... con la seguente proporzione:
- 1 delegato fino a...soci;
- 2 delegati da...a...soci;
-.......
OPPURE
Ogni socio persona giuridica ha diritto, in relazione alla quota sottoscritta, ad un massimo di...voti, con la seguente proporzione:
- 1 voto per conferimenti non superiori a L...;
-....
Ogni socio sovventore, sia persona fisica che giuridica, ha diritto ad un massimo di...voti con le seguenti modalità:
- 1 voto per conferimenti fino a L...;
- 2 voti per conferimenti fino a L....;
- .....
I voti attribuiti ai soci sovventori, anche in relazione ai conferimenti comunque posseduti, non devono in ogni caso superare un terzo dei voti spettanti a tutti i soci (ex art. 4 legge 59/1992).
I soci che non possono intervenire personalmente all’assemblea possono farsi rappresentare esclusivamente da un altro socio, mediante delega scritta.
11 Alle persone giuridiche possono
Ogni socio può rappresentare...soci.
essere dati fino ad un massimo di 5
Le deleghe, che non possono essere conferite agli amministratori ed ai sindaci, devono
voti o 5 delegati, rapportati alla base
essere menzionate nel verbale dell’Assemblea e conservate tra gli atti sociali.
sociale oppure alla quota versata.
Nelle votazioni si procede normalmente con il sistema dell’alzata di mano con prova e
Ai soci sovventori possono essere
controprova, salvo diversa modalità deliberata dall’Assemblea volta per volta.
dati fino ad un massimo di 5 voti,
Deve procedersi a scrutinio segreto quando ne faccia richiesta almeno un quinto dei
rapportati alla quota versata.
soci presenti.
Anziché stabilire i voti in rapporto a
L’Assemblea è presieduta dal Presidente del Consiglio di Amministrazione e, in sua
cifre si può rapportarli a percentuali
assenza, da persona designata dall’Assemblea stessa.
del capitale sociale. Es.: 1 voto per
Il Presidente è assistito da un segretario nominato dall’Assemblea, scegliendolo anche
conferimenti non superiori al...%
tra i non soci; l’assistenza del segretario non è necessaria quando il verbale sia redatto
del capitale sociale; ecc.
Ogni socio può rappresentare un
da un notaio.
massimo di altri 5 soci. Si consiglia
Le deliberazioni dell’Assemblea devono constare da verbale.
una sola delega o due.
Alle Assemblee potrà partecipare, senza diritto di voto, un rappresentante della C.C.I. o
i suoi organismi periferici.
12 Anche per le assemblee straordi narie è possibile prevedere maggio ranze div ers e tra l a prima e la
seconda convocazione, così come
si può pre v e d e re un quorum più
elevato.
art. 23 - Validitià delle deliberazioni 12
L’Assemblea tanto ordinaria quanto straordinaria è validamente costituita, qualunque sia
l’oggetto da trattare, in prima convocazione quando sono presenti tanti soci che rappresentino la maggioranza dei voti spettanti a tutti i soci; in seconda convocazione
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quando sono presenti tanti soci che rappresentino la maggioranza dei voti spettanti a tutti i soci; in seconda convocazione qualunque sia il numero dei voti dei soci presenti e rappresentati .
Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta dei voti dei soci presenti o rappresentanti l’adunanza.
Quando si tratta di deliberare sul cambiamento dell’oggetto sociale, sulla trasformazione del tipo, sulla fusione della
società, sul trasferimento della sede sociale in altra località del territorio dello Stato o all’estero oppure sullo scioglimento
anticipato, tanto in prima che in seconda convocazione, le deliberazioni devono essere prese con voto favorevole di
almeno la maggioranza dei voti di tutti i soci.
Per il solo spostamento della sede sociale nell’ambito dello stesso comune (variazione dell’indirizzo), l’assemblea straordinaria sarà validamente costituita ai sensi del primo comma del presente articolo. Per le deliberazioni riguardanti il cambiamento dell’oggetto o del tipo di società o il trasferimento della sede all’estero, si applicano le disposizioni dell’articolo
2437 del Codice civile, fatte salve le disposizioni dell’articolo 13 del presente statuto relative al rimborso della quota
sociale.
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
art.24 - Composizione 13
La Cooperativa è amministrata da un Consiglio di Amministrazione composto da 3 a...membri soci, eletti dall’Assemblea
che ne determina il numero.
I soci sovventori possono essere eletti Amministratori. In ogni caso, però, la maggioranza degli amministratori deve essere costituita dalle altre categorie di soci.
Il Consiglio di Amministrazione elegge fra i suoi membri il Presidente, un Vice Presidente ed un Segretario, quest’ultimo
incaricato, di norma, della redazione dei verbali. Occorrendo, di volta in volta, il Consiglio può nominare Segretario per
la redazione dei verbali, anche un altro socio o una persona estranea alla società.
art.25 - Durata in carica
Gli amministratori durano in carica tre anni e sono rieleggibili. In qualunque tempo possono essere revocati dall’Assemblea.
Gli Amministratori sono dispensati dal prestare cauzione e non hanno diritto a compenso, salvo che non lo deliberi l’Assemblea, la quale può anche stabilire che vengano loro concessi gettoni di presenza.
Agli Amministratori spetta il rimborso delle spese sostenute per conto della società nell’esercizio delle loro mansioni.
B
art.26 - Convocazione-Deliberazioni
Il Consiglio di Amministrazione è convocato dal Presidente, o da chi lo sostituisce, ogni qualvolta lo ritenga opportuno o
ne venga fatta motivata domanda da almeno un terzo dei Consiglieri o del Collegio sindacale. La convocazione è fatta
coi mezzi che il Presidente ritiene opportuni, ma in modo che i Consiglieri ed i Sindaci effettivi siano avvertiti almeno due
giorni prima della data fissata per la riunione.
Le adunanze del Consiglio di Amministrazione sono valide con la presenza della maggioranza degli Amministratori in
carica, compreso il Presidente o chi ne fa le veci.
Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta dei Consiglieri presenti.
Le votazioni sono normalmente palesi; sono invece segrete quando ciò sia richiesto anche da un solo consigliere oppure
si tratti di affari nei quali siano interessati Sindaci, Amministratori oppure loro parenti od affini fino al terzo grado.
Il Consigliere personalmente interessato nelle questioni che si discutono deve astenersi dal partecipare alle deliberazioni.
A parità di voti, nelle votazioni palesi, prevale il voto del Presidente; nelle segrete la parità importa la reiezione della proposta.
art.27 - Poteri
Il Consiglio di Amministrazione è investito dei più ampi poteri per la gestione della società, in conformità delle leggi e dello
statuto.
Spetta tra l’altro al Consiglio di Amministrazione:
a) curare l’esecuzione delle deliberazioni dell’Assemblea;
b) stendere i bilanci;
c) predisporre i regolamenti previsti dal presente statuto, che dovranno essere approvati dall’Assemblea;
d) determinare gli indirizzi dell’azienda, nell’ambito delle varie fasi lavorative e per il
conseguimento degli scopi sociali, stabilendo all’uopo le mansioni dei singoli soci;
13 Il numero minimo degli ammie) stipulare gli atti e contratti di ogni genere inerenti all’attività sociale;
nistratori è di 3 (sconsigliato l’amf) conferire procure per singoli atti, ferme restando le facoltà attribuite al Presidente del
m i n i s t r a t o re u nico anche se la
Consiglio dall’articolo 29;
legge non lo esclude). Non è previg) assumere e licenziare personale della società fissandone le retribuzioni e le mansioni;
sto un numero massimo. Si consih) dare l’adesione della società ad organi federali o consortili;
glia di fissarlo tenendo conto del
i) deliberare circa l’ammissione, il recesso, la decadenza e l’esclusione dei soci;
n u m e ro dei soci ed evitando di
l) compiere tutti gli atti e le operazioni di ordinaria e straordinaria amministrazione, che
costituire una duplicazione dell’ascomunque rientrino nell’oggetto sociale, fatta eccezione soltanto di quelli che per
semblea.
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disposizioni di legge e dell’atto costitutivo siano riservati all’Assemblea; il Consiglio di Amministrazione ha quindi la
facoltà di nominare avvocati e procuratori alle liti davanti a qualsiasi autorità giudiziaria o amministrativa od in qualsiasi
grado di giurisdizione; concedere fidejussioni, contrarre mutui assumendone gli oneri relativi, assumere obblighi in ordine
a finanziamenti agevolati, a rilasciare procure ed a fare convenzioni con Enti pubblici;
m) nominare il Comitato esecutivo o altri organismi tecnici.
Il Consiglio può delegare parte dei propri poteri ad uno o più dei suoi membri.
art. 28 - Rinuncia, decadenza, scadenze
I Consiglieri che intendono rinunciare all’ufficio devono darne comunicazione scritta al Consiglio di Amministrazione ed
al Presidente del Collegio sindacale.
I Consiglieri che, senza giustificato motivo, non partecipano per due volte consecutive alle riunioni del Consiglio decadono
dalla carica.
Decadono parimenti dalla carica i Consiglieri che, per qualunque motivo perdono la qualità di socio.
I Consiglieri decaduti, rinunciatari o che comunque vengono a mancare nel corso dell’esercizio, vengono sostituiti da altri
nominati dal Consiglio di Amministrazione con deliberazione approvata dal Collegio sindacale, secondo le modalità dell’articolo 2386 Codice Civile.
La cessazione degli Amministratori per scadenza dei termini ha effetto solo dal momento in cui il Consiglio di Amministrazione è ricostituito.
art.29 - Presidente, poteri di rappresentanza
Il Presidente del Consiglio di Amministrazione ha la firma e la rappresentanza legale della società di fronte ai terzi e in giudizio.
Il Presidente è autorizzato, senza preventiva delega del Consiglio di Amministrazione, a ricevere pagamenti da pubbliche
amministrazioni, da banche e da privati, qualunque ne sia l’ammontare e la causale rilasciandone liberatoria quietanza.
Previa delibera del Consiglio di Amministrazione, potrà inoltre nominare e revocare avvocati e procuratori alle liti attive e
passive, riguardanti la società, davanti a qualsiasi autorità giudiziaria e amministrativa in qualunque grado e giurisdizione.
Il Presidente, previa delibera del Consiglio di Amministrazione, può delegare parte dei propri poteri ad un Consigliere
delegato, nonché con procura speciale, ad altri soci estranei al Consiglio od ai dipendenti della società.
In caso di assenza o impedimento del Presidente, le mansioni e i poteri a lui attribuiti spettano al Vice Presidente in carica
o, in mancanza di questo, ad un Consigliere designato dal Consiglio.
Di fronte ai soci, ai terzi ed a tutti i pubblici uffici, la firma del Vice Presidente fa piena prova dell’assenza ed impedimento
del Presidente.
COLLEGIO SINDACALE
art.30 - Composizione e durata
Il Collegio sindacale si compone di tre membri effettivi e di due supplenti, eletti anche tra i non soci dall’Assemblea, la
quale nominerà pure il Presidente del Collegio stesso.
I Sindaci durano in carica tre anni e sono rieleggibili.
I Sindaci non hanno diritto a compenso ma solo al rimborso delle spese sostenute per conto e nell’interesse della società,
tranne che l’Assemblea ordinaria deliberi diversamente; in tal caso la retribuzione deve essere fissata prima o all’atto della
nomina e per tutta la durata della carica.
art.31 - Poteri del collegio sindacale
Il Collegio sindacale deve controllare l’amministrazione della società, vigilare l’osservanza della legge e dell’atto costitutivo ed accertare la regolare tenuta della contabilità sociale, la corrispondenza del bilancio e del conto profitti e perdite alle
risultanze dei libri e delle scritture contabili e la regolare tenuta dei libri sociali.
I Sindaci devono anche:
a) accertarsi che le valutazioni del patrimonio sociale vengano fatte con l’osservanza delle norme legislative;
b) accertare almeno ogni tre mesi la consistenza di cassa e l’esistenza dei valori e titoli di proprietà della società o ricevuti
da essa in pegno, cauzione o custodia;
c) verbalizzare gli accertamenti fatti anche individualmente;
d) intervenire alle adunanze dell’Assemblea e del Consiglio di Amministrazione e possibilmente anche a quelle del Comitato Esecutivo, quando sia costituito;
e) convocare l’Assemblea quando non vi provvedono gli Amministratori.
Il Collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni tre mesi.
Le deliberazioni devono essere prese a maggioranza assoluta. Il sindaco dissenziente ha diritto di fare iscrivere a verbale i
motivi del proprio dissenso.
I Sindaci, in uno, hanno tutti i poteri e compiti stabiliti dalla legge.
art.32 - Collegio arbitrale-Clausola compromissoria
Qualunque controversia dovesse insorgere tra i soci e la Cooperativa, purché per legge possa formare oggetto di compro-
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messo, sarà decisa da un Collegio Arbitrale composto da tre membri, due dei quali nominati dalle parti, uno per ciascuna, ed il terzo, con funzioni di Presidente, di comune accordo. In caso di disaccordo sulla designazione del terzo arbitro,
o qualora una delle parti non abbia provveduto alla nomina di sua spettanza nei trenta giorni successivi alla nomina effettuata dall’altra parte, il Collegio Arbitrale verrà completato su designazione del Presidente del Tribunale di..., anche su
richiesta di una sola parte.
Gli Arbitri decideranno con equità, senza formalità di procedura, ed inappellabilmente.
TITOLO V: DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI
art.33 - Regolamento interno
Il funzionamento tecnico e amministrativo della società sarà disciplinato da un regolamento interno, da compilarsi dal
Consiglio di Amministrazione e da approvarsi dall’Assemblea.
Nel regolamento potranno essere stabiliti i poteri del Direttore, se nominato, l’ordinamento e le mansioni dei comitati
tecnici, se costituiti, nonché i criteri a cui il Consiglio di Amministrazione dovrà attenersi per stabilire le mansioni dei singoli soci nelle varie fasi produttive dell’azienda, come previsto dal punto d) del precedente articolo 27.
art.34 - Prestazioni lavorative del socio
La posizione giuridica del socio che con prestazione lavorativa partecipa alla elaborazione ed alla realizzazione dei programmi di attività e di sviluppo aziendali ed ai risultati economici della gestione, si configura come “lavoratore associato”
e lo Statuto assume pertanto valore di “patto societario”.
I soci suddetti non hanno veste di lavoratori subordinati.
Ai soci lavoratori saranno applicate tutte le norme previdenziali e fiscali previste dalle vigenti leggi.
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art.35 - Trattamento economico dei soci
Ai soci lavoratori, quali unici effettivi produttori dei redditi della Cooperativa, spettano i residui attivi annuali dell’esercizio.
Il trattamento economico corrisposto ai soci, durante l’esercizio sociale, deve avere come indice i riferimento quanto previsto
dai contratti collettivi vigenti per le mansioni di lavoro effettivamente espletate dai soci in
14 Nell’Atto costitutivo occorre
relazione alle esigenze tecniche e di esercizio dell’impresa, compatibilmente con la natura
riportare:
associativa del rapporto socio-cooperativa e pertanto con le esigenze sociali.
a) l’indicazione dell’attività svolta dai
Esso verrà stabilito annualmente dal Consiglio di Amministrazione, salvo conguaglio
soci comparenti, in relazione ai requiattivo o passivo da deliberarsi dalla Assemblea ai sensi del precedente articolo 17.
siti richiesti dall’art.5 dello statuto;
b) l’autorizzazione al Presidente ad
i n t ro d u rre da sol o tutte quel le
aggiunte, modifiche, soppressioni
all’atto costitutivo e statuto eventualmente richieste dalle competenti autorità in sede di omologa;
c) l’indicazione del modo di copertura delle presunte spese di costituzione (art.2518 punto 14 C.C.).
Taluni Tribunali negano l’omologa
se alla costituzione il capitale sociale
è già assorbito dal nascente debito.
Per ovviare, adottare una delle
seguenti soluzioni:
I. dopo l’indicazione della presunta
spesa da parte del Notaio “...obbligandosi i componenti a versare
p ro p o rzionalmente i fondi sociali
per tale necessità”.
II. “...dandosi atto che i comparenti
hanno già provveduto prima d’ora
a versare a mani del Presidente, che
ne dà loro quietanza, in aggiunta
alla quota di capitale sociale un’ult e r i o re somma di L....cadauno e
così in totale L...a titolo di autofinanziamento per sopperire alle
spese di costituzione della società”.
Il numero minimo dei soc i alla
costituzione è di 9, da elevarsi a 15
entro 3 mesi, qualora la cooperativa voglia part e c i p a re a pubblici
appalti.
art.36 - Scioglimento della società
L’Assemblea che dichiara lo scioglimento della società nomina uno o più liquidatori, scegliendoli preferibilmente tra i soci, stabilendone i poteri.
Il patrimonio sociale netto risultante dal bilancio di liquidazione, previo rimborso del
capitale versato e rivalutato e dei dividendi eventualmente maturati, deve essere destinato a fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione di cui all’articolo 11 comma 1 della legge 31.1.1992 n.59.
art.37 - Prevalenza delle leggi sulle disposizioni statutarie
Per tutto quanto non è regolato dall’atto costitutivo 14, di cui il presente Statuto fa parte
integrante, valgono le disposizioni legislative sulle società cooperative a responsabilità
limitata rette con i principi della mutualità agli effetti tributari.
art.38 - Requisiti mutualistici ex art.26
D.L.C.P.S. 14.12.1947 N° 1577
Si riassumono i requisiti mutualistici agli effetti tributari, già indicati nei precedenti articoli dello Statuto:
a) divieto di distribuzione dei dividendi superiori alla remunerazione dei prestiti sociali o
comunque entro il limite consentito dalle leggi vigenti, ragguagliati al capitale effettivamente versato (art.17);
b) divieto di distribuzione delle riserve fra i soci durante la vita sociale (articoli 13,14 e
17);
c) devoluzione, in caso di scioglimento della società, del patrimonio residuo ai sensi dell’art.11 comma 1 della legge 31.1.1992 n.59 (art.36).
art.39 - Disposizioni finali
Le clausole statutarie concernenti i requisiti di mutualità, come richiamati dagli articoli
23 e 26 del D.L.C.P.S. 14.12.1947 n.1577 e successive modificazioni, sono inderogabi li, non potranno essere oggetto di modifica statutaria, salvo variazioni apportate da
future leggi, e devono essere in fatto sempre osservate.
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STATUTO PICCOLE COOPERATIVE
COSTITUZIONE - SEDE- DURATA - SCOPI
Art. 1
È costituita, con sede in…………………, una piccola società cooperativa a responsabilità limitata, con la denominazione:
“…………………………………………………………- Piccola Società Cooperativa a respons abilità limitata”……………………………
La società ha la durata fino al…………………… 19……………………, ma potrà essere prorogata a norma di legge.
Essa aderisce alla Confederazione Cooperative Italiane.
Art. 2
La società nel rispetto dei principi e del metodo della mutualità senza finalità speculative, si propone gli scopi seguenti:
……………………………………………………………………………………………………………………………………………
…………
Costituire fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristrutturazione o per il potenziamento aziendale nonché adottare
procedure di programmazione pluriennale finalizzate allo sviluppo o all’ammodernamento aziendale, ai sensi della legge
31.1.1992, n. 59 ed eventuali norme modificative ed integrative.1
La piccola società cooperativa potrà svolgere qualunque altra attività connessa od affine a quelle sopra elencate, nonché
compiere tutti gli atti e concludere tutte le operazioni contrattuali di natura immobiliare, mobiliare, industriale e finanziaria necessarie ed utili alla realizzazione degli scopi sociali, e comunque sia indirettamente che direttamente attinenti ai
medesimi.
Art. 3
La compagine sociale è composta esclusivamente da persone fisiche in numero non inferiore a cinque e non superiore ad
otto soci. Possono essere soci:
……………………………………………………………………………………………………………………………………………
…………
Possono acquisire la qualifica di soci anche i sovventori, ai quali spetta una rimunerazione superiore al
per cento
rispetto a quella stabilita per gli altri soci per la ripartizione degli utili. All’atto dello scioglimento della piccola società coo perativa le azioni o le quote dei soci sovventori hanno diritto di prelazione nel rimborso del capitale per l’intero valore
nominale.2
Art. 4
Chi desidera diventare socio deve presentare domanda specificando:
a) cognome, nome, luogo e data di nascita, domicilio e cittadinanza;
b) l’attività svolta in relazione ai requisiti prescritti dall’articolo precedente;
c) l’ammontare della quota3 che si propone di sottoscrivere. Sull’accoglimento della domanda decide l’organo amministrativo.
Art. 5
Il nuovo ammesso deve versare, oltre l’importo della quota sociale sottoscritta, una somma da determinarsi dall’organo
amministrativo per ciascun esercizio sociale, tenuto conto delle riserve patrimoniali risultanti dall’ultimo bilancio approvato.
Art. 6
Oltre che nei casi previsti dalla legge, può recedere il socio:
a) che abbia perduto i requisiti per l’ammissione;
b) che non si trovi più in grado di partecipare al raggiungimento degli scopi sociali.
Spetta all’organo amministrativo constatare se ricorrono i motivi che, a norma della
legge e del presente statuto, legittimino il recesso, ed a provvedere, in conseguenza,
nell’interesse della società.
1 Le cooperative edilizie di abitazio ne non possono costituire i fondi.
2 Potrebbe altresì prevedersi che la
riduzione del capitale sociale in
conseguenza di perdite non comporti riduzione del valore nominale
delle azioni o delle quote dei soci
sovventori, se non per la parte della
perdita che eccede il valore nominale delle altre azioni o quote.
Art. 7
Oltre che nei casi previsti dalla legge, può dall’organo amministrativo essere escluso il
socio:
a) che non è più in grado di concorrere al raggiungimento degli scopi sociali oppure che
ha perduto i requisiti per l’ammissione;
b) che in qualunque modo danneggia moralmente o materialmente la società, oppure
fomenta dissidi o disordini fra i soci;
c) che svolge attività in contrasto o concorrente con quella della società;
3 il capitale può essere ripartito in
azioni a termini dell’art. 2514 c.c.
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d) che non osserva le disposizioni contenute nello statuto o nel regolamento previsto dall’art. 26 oppure le deliberazioni
legalmente prese dagli organi sociali competenti;
e) che, senza giustificati motivi, non adempie puntualmente agli obblighi assunti a qualunque titolo verso la società. Nei
casi indicati alle lettere d) ed e) il socio inadempiente deve essere invitato a mezzo di lettera raccomandata, a mettersi in
regola, e la esclusione potrà aver luogo solo trascorso un mese dal detto invito e semprechè il socio si mantenga inadempiente.
Art. 8
Nel caso di decesso di un socio la società continuerà con gli eredi o legatari della di lui quota sociale, purché essi abbiano
i requisiti per l’ammissione. Essi, entro un anno dalla data del decesso, dovranno indicare quello di loro che assumerà la
qualità di socio o li rappresenterà di fronte alla società. In difetto di tale designazione si applica l’art. 2347, II e III comma
del c.c.
Art. 9
Il socio receduto od escluso e gli eredi o legatari del socio defunto, quando non trova applicazione l’articolo precedente,
avranno diritto al rimborso del valore nominale delle somme versate ed eventualmente rivalutate oppure, in caso di perdite, della minore somma risultante dal bilancio dell’esercizio nel quale si verifica lo scioglimento del rapporto sociale.
La domanda di rimborso deve essere fatta con lettera raccomandata, a pena di decadenza, nel termine di prescrizione
previsto dalla legge.
In mancanza di tale domanda le somme spettanti ai soci uscenti o agli eredi o legatari dei soci defunti saranno devoluti
alla riserva ordinaria.
Il socio che cessa di far parte della società risponde verso questa per il pagamento dei conferimenti non versati per due
anni dal giorno di cui il recesso, la esclusione o la cessione della quota o dell’azione si è verificato.
Nello stesso modo e per lo stesso termine sono responsabili verso la società gli eredi del socio defunto.
PATRIMONIO SOCIALE
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Art. 10
Il patrimonio della società è costituito: a) dal capitale sociale, che è variabile ed è formato da un numero illimitato delle
quote sociali del valore nominale ciascuna non inferiore a L. 50.000 né superiore al limite massimo stabilito dalla legge;
b) dalla riserva ordinaria, formata con le quote degli avanzi di gestione di cui all’art. 13 e con le quote sociali eventualmente non rimborsate ai soci receduti o esclusi ed agli eredi o legatari dei soci defunti a norma dell’articolo precedente;
c) da eventuali riserve straordinarie.
Art. 11
La quota sociale sottoscritta ed il relativo plusvalore potranno essere versati a rate e precisamente:
a) almeno all’atto della sottoscrizione;
b) il rimanente nei termini da stabilirsi dall’organo amministrativo.
La suddetta disposizione si applica anche agli aumenti delle quote sociali
sottoscritte dai soci durante l’esistenza della società.
Art. 12
Le quote sociali non possono essere cedute senza l’autorizzazione dell’organo amministrativo, salvo quanto previsto dalla
legge per i soci sovventori e per i possessori delle azioni di partecipazione cooperativa.
ESERCIZIO SOCIALE - BILANCIO
Art. 13
L’esercizio sociale va dal……… al…………… di ogni anno.
Alla fine di ogni esercizio sociale l’organo amministrativo provvede alla redazione del bilancio, previo esatto inventario, da
compilarsi entrambi con criteri di oculata prudenza. Gli avanzi netti di gestione risultanti dal bilancio saranno così destinati:
a) non meno del 20% al fondi di riserva ordinaria;
b) il 3% ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione;
c) un dividendo ai soci entro il limite consentito delle leggi vigenti ai fini dei requisiti mutualistici;
d) una parte alla rivalutazione delle quote o azioni;
e) l’eventuale rimanenza sarà destinata ai fini mutualistici dall’Assemblea, oppure dall’organo amministrativo quando ne
sia da questa delegato, ai sensi dell’art. 2536 del codice civile. L’assemblea può sempre deliberare che, in deroga alle
disposizioni del precedente comma la totalità degli avanzi netti di gestione venga devoluta ai fondi di riserva oppure che
venga aumentata la quota destinata agli scopi di cui alla lettera e), detratte le quote di cui alle lettere a) e b). Le riserve
non sono ripartibili fra i soci né durante l’esistenza della società né all’atto del suo scioglimento.
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ORGANI SOCIALI
A) ASSEMBLEA
Art. 14
L’assemblea ordinaria è convocata dall’organo amministrativo ogni anno entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio
sociale per:
a) l’approvazione del bilancio;
b) la nomina dell’organo amministrativo, dei sindaci e del presidente del collegio sindacale;
c) la determinazione del compenso per l’organo amministrativo e dei sindaci a norma dei successivi articoli 19 e 23;
d) la trattazione di tutti gli altri oggetti attinenti alla gestione sociale, indicati nell’ordine del giorno.
L’assemblea potrà anche deliberare sull’eventuale responsabilità del o dei componenti l’organo amministrativo e dei sindaci.
Art. 15
L’organo amministrativo potrà convocare l’assemblea quante volte lo riterrà. utile alla gestione sociale.
L’assemblea dovrà essere convocata senza ritardo, quando ne sia fatta domanda da tanti soci che rappresentino almeno
un quinto dei voti di, cui dispongono tutti i soci oppure dal Collegio sindacale, ove esistente.
La convocazione dell’assemblea, tanto ordinaria che straordinaria, sarà fatta a mezzo di avviso da pubblicarsi, insieme
all’elenco delle materie da trattare nel giornale “Italia Cooperativa”, e da comunicarsi con lettera raccomandata a ciascun
socio, almeno dieci giorni prima dell’adunanza.
Nell’avviso suddetto potrà essere indicata la data dell’eventuale seconda convocazione che potrà essere tenuta anche nel
giorno successivo a quello stabilito per la prima.
Art. 16
L’assemblea, tanto ordinaria che straordinaria, è valida qualunque sia l’oggetto da trattare: in prima convocazione quando sono presenti tanti soci che rappresentino la maggioranza dei voti di tutti i soci; in seconda convocazione qualunque
sia il numero dei voti dei soci presenti e rappresentati.
Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta di voti dei soci presenti e rappresentati all’adunanza.
Quando si tratta di deliberare sullo scioglimento anticipato, sul cambiamento dell’oggetto, sulla trasformazione del tipo e
sulla fusione della società oppure sul trasferimento della sede sociale anche in altra località del territorio dello Stato, tanto
in prima quanto in seconda convocazione, le deliberazioni devono essere prese col voto favorevole di almeno un terzo
dei voti di tutti i soci. In questi casi, i dissenzienti o assenti hanno diritto di recedere dalla società: la dichiarazione di
recesso deve essere comunicata con raccomandata dai soci intervenuti all’assemblea non oltre 3 giorni dalla chiusura di
questa, e dai soci non intervenuti non oltre 15 giorni dalla data della pubblicazione della deliberazione.
Art. 17
Nelle assemblee hanno diritto di voto coloro che risultano iscritti nel libro dei soci da almeno tre mesi e che non siano in
mora nei versamenti della quota sottoscritta.
Ai soci sovventori4 sono attribuiti i seguenti voti:
- 1 voto per conferimento non superiore a L.………………………………………
- 2 voti per conferimento non superiore a L.……………………………………….
- 3 voti per conferimento non superiore a L.……………………………………….
- 4 voti per conferimento non superiore a L.……………………………………….
- 5 voti per conferimento superiore a
L.……………………………………….
Le modalità delle votazioni saranno stabilite dall’assemblea.
Le elezioni delle cariche sociali saranno fatte a maggioranza relativa, ma potranno anche avvenire per acclamazione.
Ciascun socio da un voto solo qualunque sia l’ammontare della quota sottoscritta.
I soci che per qualsiasi motivo non possono intervenire personalmente all’assemblea, hanno la facoltà di farvisi rappresentare soltanto da altri soci mediante delega scritta: ciascun socio può rappresentare al massimo altri tre soci.
Alle assemblee può presenziare, senza diritto di voto, un rappresentante della Confederazione Cooperative Italiane e dell’Unione territoriale delle
cooperative e mutue alla quale la cooperativa è aderente.
Art. 18
L’assemblea è presieduta dal Presidente o dall’amministratore unico ovvero, in sua assenza, dalla persona designata dall’assemblea.
La nomina del segretario è fatta dall’assemblea.
Il segretario può essere un non socio.
La nomina del segretario non ha luogo quando il verbale è redatto da notaio.
Anche il verbale redatto da notaio deve essere trascritto nel libro delle adunanze e delle
4 Sono escluse le cooperative edilizie di abitazione e loro consorzi.
deliberazioni dell’assemblea.
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B) ORGANO AMMINISTRATIVO
Art. 19
L’amministrazione della società è affidata, secondo determinazione dell’Assemblea, alternativamente ad un Consiglio di
Amministrazione composto da tre a cinque membri, ad un amministratore unico oppure all’assemblea dei soci stessa.
L’amministratore unico o il Presidente del Consiglio di Amministrazione o l’organo dotato del potere di rappresentanza
legale 5 ha la firma e la rappresentanza della società.
I componenti del Consiglio di Amministrazione durano in carica tre anni e sono rieleggibili.
L’amministratore unico o l’organo dotato di rappresentanza esercitano le loro funzioni per il periodo fissato dall’assemblea all’atto della nomina o a tempo indeterminato, salvo rinuncia, revoca o altra causa di cessazione.
Art. 20
In caso di nomina di un Consiglio di Amministrazione, esso è convocato dal Presidente o da chi lo sostituisce tutte le
volte che egli lo riterrà utile, oppure quando ne sia fatta domanda da almeno due consiglieri.
La convocazione è fatta a mezzo di lettera da spedirsi non meno di cinque giorni prima dell’adunanza e, nei casi di
urgenza, a mezzo di telegramma, in modo che consiglieri e sindaci effettivi ne siano informati almeno un giorno libero
prima della riunione.
Le modalità delle votazioni sono stabilite dallo stesso Consiglio.
Art. 21
L’organo amministrativo è investito dei più ampi poteri per la gestione della società.
Esso può deliberare, pertanto, su tutti gli atti e le operazioni di ordinaria e straordinaria amministrazione che comunque
rientrino nell’oggetto sociale, fatta eccezione di quelli che per legge sono di esclusiva competenza dell’assemblea, salvo il
caso dell’attribuzione del potere amministrativo alla stessa assemblea. Può, perciò, anche deliberare l’adesione della cooperativa a consorzi di cooperative o ad organismi federativi e consortili, la cui azione possa tornare utile alla cooperativa
stessa ed ai soci, nonché concedere, postergare o cancellare ipoteche, e compromettere in arbitri, anche amichevoli
compositori, controversie riguardanti la società
L’organo amministrativo può nominare il direttore e comitati tecnici anche fra estranei, stabilendone la composizione, le
mansioni ed eventualmente i compensi
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Art. 22
L’amministratore unico, il Presidente del Consiglio di Amministrazione o l’organo dotato del potere di rappresentanza
legale può compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale. Può, perciò, con una sola sua firma rilasciare anche
liberatorie quietanze ad Enti pubblici. Può, pure, rilasciare procure anche per ricorsi e controricorsi alla Suprema Corte di
Cassazione nonché per l’assistenza e rappresentanza legale della società avanti ad altri organi giurisdizionali ed amministrativi.
L’amministratore unico, il Presidente del Consiglio di Amministrazione o l’organo dotato del potere di rappresentanza
legale o chi lo sostituisce potrà delegare la firma sociale ad altro consigliere oppure ad estranei al Consiglio con l’osservanza delle norme legislative vigenti al riguardo
C) COLLEGIO SINDACALE
Art. 23
Il Collegio sindacale, se nominato, si compone di tre membri effettivi e di due supplenti, eletti anche fra non soci dall’assemblea, la quale nominerà pure il Presidente del Collegio stesso. I sindaci durano in carica tre anni e sono rieleggibili.
L’assemblea, che nomina i sindaci ed il Presidente del Collegio sindacale, determina il compenso loro spettante.
Art. 24
Il Collegio sindacale, se nominato, deve controllare l’amministrazione della società, vigilare sull’osservanza della legge e
dell’atto costitutivo ed accertare la regolare tenuta della contabilità sociale, la corrispondenza del bilancio e del conto
profitti e delle perdite alle risultanze dei libri e delle scritture contabili.
I sindaci devono anche:
a) accertare che le valutazioni del patrimonio sociale vengano fatte con l’osservanza delle norme legislative;
b) accertare, almeno ogni tre mesi, la consistenza di cassa e l’esistenza dei valori e dei titoli di proprietà della società o
ricevuti da essa in pegno, cauzione o custodia;
c) verbalizzare gli accertamenti fatti anche individualmente;
d) intervenire alle adunanze dell’assemblea e dell’organo amministrativo;
e) convocare l’assemblea qualora non vi provveda l’organo amministrativo.
Il Collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni trimestre
I sindaci, infine, hanno tutti gli altri doveri e compiti stabiliti dalla legge.
5 Presidente, legale rappresentante.
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COLLEGIO DEI PROBIVIRI
Art. 25
Il Collegio dei probiviri è costituito da tre membri così nominati uno dal ricorrente, uno dal resistente ed il terzo di comune accordo o, in mancanza, su ricorso della parte più diligente, dal Presidente del Tribunale di ………………
La società e i soci sono obbligati a rimettere alla decisione del Collegio dei probiviri la risoluzione di tutte le controversie
che comunque riguardino l’interpretazione o l’applicazione delle disposizioni statutarie, regolamentari o derivanti da deliberazioni prese legalmente dagli organi sociali competenti, fatta eccezione soltanto di quelle che non possono formare
oggetto di compromesso. Rientrano nella competenza del Collegio dei probiviri le decisioni sulla legittimità del recesso,
della esclusione, della continuazione della società con gli eredi o legatari dei soci defunti, sulla determinazione della
quota di rimborso ai soci uscenti oppure agli eredi o legatari dei soci defunti.
Il ricorso ai probiviri deve essere proposto - a pena di decadenza - nel termine di trenta giorni dalla comunicazione dell’atto che determina la controversia.
I probiviri decidono, quali arbitri amichevoli compositori in modo irrituale, quali mandatari delle parti, con dispensa da
ogni formalità e secondo equità, salvo il diritto al contraddittorio.
Le decisioni del Collegio dei probiviri sono definitive, salvo i casi per i quali la legge ne consenta l’impugnazione davanti
l’autorità giudiziaria. L’impugnazione in questi casi deve essere proposta -a pena di decadenza non oltre trenta giorni
dalla comunicazione.
DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI
Art. 26
Il funzionamento tecnico ed amministrativo della società potrà essere disciplinato da un regolamento interno da compilarsi dall’organo amministrativo e da approvarsi dalla assemblea.
Art. 27
In qualunque caso di scioglimento della società, l’assemblea con la maggioranza stabilita nell’art. 16, I e II comma, nominerà uno o più liquidatori, preferibilmente fra i soci, stabilendone i poteri.
Il patrimonio sociale netto risultante dal bilancio di liquidazione, previo rimborso ai soci del capitale versato e rivalutato e
dei dividendi eventualmente maturati, deve essere destinato ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della
cooperazione di cui all’art. 11 della legge n. 59 del 31.1.1992.
Art. 28
Per tutto quanto non è regolato dall’atto costitutivo, di cui al presente statuto fa parte integrante, valgono le disposizioni
legislative sulla piccola società cooperativa e sulle società cooperative a responsabilità limitata rette coi principi della
mutualità agli effetti tributari.
……………………………………………………………………………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………………………………………………………………………
……………………..
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BIBLIOGRAFIA
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Trentino Alto Adige - Federazione Trentina della Cooperative, 1992.
Cooperazione = Scuola di vita, audiovisivo sulla cooperazione corredato da una guida, Regione Autonoma Trentino Alto Adige, Assessorato per la Cooperazione, Federazione Trentina delle Cooperative, 1992.
C. CORRADINI, La cooperazione in classe, manuale di educazione cooperativa per gli insegnanti della
scuola elementare e media, Federazione Trentina delle Cooperative, 1991, II edizione.
Cooperazione & Lavoro giovane, guida al collocamento ed alla cooperazione, Federazione Trentina
delle Cooperative, Associazione Giovani Cooperatori Trentini, 1977.
Progetto scuola e cooperazione, Confcooperative Federcultura Turismo e Sport, ed. Tecnostudi, 1993.
Scuola e associazionismo cooperativo, Centro Regionale per la Cooperazione nelle scuola del FriuliVenezia Giulia, Trieste, 1989.
Antologia delle esperienze cooperative nella scuola in Europa, CENSCOOP, ACI Europa, 1995.
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Manuale B
28-06-1997 12:02
Pagina 85
Alcuni movimenti hanno un elevato
scopo sociale, altri, invece, un fine economico,
soltanto le cooperative li hanno entrambi
A. Marshall, economista
Manuale B
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Pagina 86
Alcuni movimenti hanno un elevato
scopo sociale, altri, invece, un fine economico,
soltanto le cooperative li hanno entrambi
A. Marshall, economista
B
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