Provincia di Bologna - Comitato per la tutela degli animali d’affezione
APPUNTI DEL
CORSO PER OPERATORI
DI CANILI E DI GATTILI
DELLA PROVINCIA DI BOLOGNA
PROVINCIA DI BOLOGNA
ASSESSORATO AI SERVIZI SOCIALI
COMITATO DI TUTELA DEGLI ANIMALI D’AFFEZIONE
C.S.A.P.S.A. O.N.L.U.S.
AULA BORGATTI - Università agli Studi di Bologna, Facoltà di Medicina Veterinaria - Ozzano Emilia
Premessa
La funzione insostituibile svolta, spesso con incondizionata dedizione e pochi mezzi, dalle
associazioni protezionistiche di tutela dei cani e dei gatti, nella gestione delle strutture di ospitalità,
per l’adozione degli animali in stato di abbandono, và sostenuta con l’aggiornamento e la
formazione degli operatori e dei volontari che di queste realtà del no profit sono anima e motore
operativo.
Sia gli uni che gli altri costituiscono la risorsa professionale ed umana fondamentale su cui fare
affidamento per il miglioramento del servizio reso tanto agli animali quanto alla collettività, anche
come testimonianza e ruolo pedagogico che i membri delle associazioni protezioniste possono
svolgere per elevare la comprensione, il rispetto ed il riconoscimento dei diritti degli animali.
Maggiori risultati, inoltre, si possono ottenere quando le differenti compagini professionali e
volontarie riescono ad integrarsi tra loro, dentro e fuori dalle rispettive appartenenze associative,
con gli altri attori della rete e del sistema di competenze sociali ed istituzionali deputate alla tutela
degli animali d’affezione.
Obiettivi
Il corso vuole dare un contributo in questa direzione, cercando di favorire la circolazione delle
informazioni, l’acquisizione di conoscenze, di competenze, di capacità operative essenziali e di
promuovere una modalità collaborativa di agire tra persone, associazioni, enti e istituzioni che
favorisca il benessere degli animali ed incentivi la loro collocazione adeguata tramite adozioni
consapevoli.
Destinatari
Operatori dei canili e delle oasi feline; addetti alla gestione delle colonie di gatti liberi; operatori
addetti alla vigilanza ed al controllo sul territorio; operatori addetti ai servizi per la cattura dei cani
randagi/ vaganti e dei gatti liberi.
Contenuti e metodologia
L’attività formativa verterà sui seguenti ambiti tematici ed argomenti:
Igienico sanitario: malattie infettive e parassitarie; requisiti igienico sanitari delle strutture, regime
alimentare, igiene dell’animale;
Etologico: comportamento del cane e del gatto, imprinting, rapporto uomo-animale, comportamento
dell’animale istituzionalizzato e manifestazioni del disagio;
Normativo: obblighi legislativi previsti dal codice penale e dalla legislazione nazionale e regionale,
sanzioni amministrative, maltrattamenti, anagrafe canina, protezione del gatto libero;
Pratica nel canile: come rapportarsi con il cane nel canile, accettazione e “dimissione del cane, ecc.
Come rapportarsi con il cane sul territorio
Relazione uomo/animale: benessere animale e benessere umano – uomo / uomo aspirante adottante
cane – selezione adottante - (tecniche di gestione delle relazioni con l’aspirante adottante al fine di
instaurare un rapporto costruttivo di fiducia e collaborazione per il benessere dell’animale e per la
selezione dell’animale più idoneo al carattere dell’adottante stesso)
IL BENESSERE ANIMALE QUALE VALORE MORALE
professor Michele Panzera
Se nel campo umano per benessere si deve intendere uno stato armonico di salute, di forze fisiche e morali e
per sofferenza, fra l'altro, il risentire di particolari condizioni ambientali rimanendone danneggiati dal punto
di vista fisico o morale o, ancora, una condizione di gravi privazioni e sacrifici o una grave menomazione di
un diritto, cosa si deve intendere per benessere o sofferenza negli animali?
La prima definizione di "welfare" si può far risalire al Comitato Brambell ( dal nome del prof. Rogers
Brambell che lo presiedeva) sorto in Scozia nel 1954 con l'incarico di: "esaminare le condizioni in cui viene
tenuto il bestiame negli allevamenti intensivi e per consigliare se devono essere stabilite delle norme
nell'interesse del loro benessere e, in tal caso, quali devono essere queste norme".
Dal Comitato Brambell vennero elencati, con particolare riferimento agli animali allevati, i principi da
rispettare per soddisfare le loro esigenze.
I 5 principi o libertà stabiliti dal Comitato Brambell per evitare disturbi al "benessere" animale :
• dalla sete, dalla fame e dalla cattiva nutrizione
• avere un ambiente fisico adeguato
• dalle ingiurie
• di manifestare le caratteristiche comportamentali speciespecifiche normali
• dal timore
L'enunciazione di tali principi ha portato - già nel 1965 - ad una prima definizione di "welfare":
welfare è un termine generale che comprende il benessere sia fisico che mentale dell'animale.
Ogni tentativo di valutarlo, quindi, deve considerare l'evidenza scientifica disponibile relativa alle
"sensazioni" degli animali, derivabile dalla loro struttura, dalle loro funzioni e dal loro comportamento.
Hughes (1976) ha definito il "welfare": "uno stato di salute fisica e mentale completa, in cui l'animale è in
armonia con il proprio ambiente". Duncan e Dawkins (1983) hanno ritenuto impossibile definire
precisamente il termine che, in ogni caso, deve comprendere i concetti di animale:
a) in situazione di salute fisica e mentale
b) in armonia con il proprio ambiente
c) in grado di adattarsi all'ambiente senza sofferenza
Broom e Johnson (1993) lo definiscono come "la condizione di un individuo in relazione alla sua capacità di
affrontare l'ambiente in cui vive", e precisano che "la condizione riguardo la capacità di affrontare" si
riferisce sia a quanto deve essere fatto per affrontare l'ambiente, sia alla quantità dei tentativi coronati da
successo. La "capacità di affrontare" include il funzionamento dei meccanismi di difesa immunologica, le
risposte fisiologiche d'emergenza e una varietà di risposte comportamentali.
Quindi oltre che la salute fisica necessaria per garantire il funzionamento delle proprietà fondamentali del
vivente è indispensabile, per assicurare il benessere, che l'animale abbia la possibilità di mettere in atto
quelle risposte comportamentali che gli consentano di dominare l'ambiente che lo circonda. Ciò può essere
raggiunto con poco sforzo e consumo di risorse, con evidente facile acquisizione delle condizioni di
benessere, oppure non essere raggiunto con ovvie condizioni di insoddisfazione e sofferenza.
Dalle definizioni presentate si comprende come nel corso degli ultimi decenni gli studiosi di biologia
animale hanno compreso sempre più profondamente la complessità dell'organismo animale. Per esempio,
cercare il cibo, evitare i predatori, adattarsi agli stress ambientali, sono tutti comportamenti che implicano la
presenza di complessi meccanismi fisiologici di regolazione, integrazione e controllo. Il comportamento
sociale, in particolare, rivela moduli di comportamento adattativo che si possono comprendere solo se si
ammette che le caratteristiche di funzionamento cerebrale sono simile alle nostre.
Secondo Griffin (1979) quanto più le proprietà fondamentali dei neuroni, delle sinapsi e dei meccanismi
neuroendocrini sono simili, tanto più ci si potrebbe attendere di trovare capacità cerebrali confrontabili. E'
noto che le funzioni neurofisiologiche fondamentali sono realmente molto simili in tutti gli animali
pluricellulari. I meccanismi nervosi coinvolti nel processo di comparazione fra l'evento percepito e la
memoria di esperienze passate sono comuni e sono rappresentate dalla corteccia cerebrale, dalla sostanza
reticolare, dal talamo e dal sistema limbico.
Nella figura sottostante il modello di organizzazione funzionale delle modalità comportamentali mette in
evidenza come le strutture grigie centrali (sistema limbico e ipotalamo) negli animali così come nell’uomo
svolgono la funzione di decodificatori, integratori e coordinatori dei molteplici e variegati stimoli sia interni
sia esterni.
Il risultato è l’ordinata azione o modulo comportamentale capace di rispondere efficacemente alle diverse
stimolazioni ambientali.
ORGANIZZAZIONE FUNZIONALE DELLE
MODALITA’ COMPORTAMENTALI
SEGNALI
INTERNI
SISTEMA
LIMBICO
SEGNALI
ESTERNI
IPOTALAMO
PROGRAMMA
FISSO
SISTEMA ENDOCRINO
SISTEMA NERV.
SISTEMA NERV.
VEGETATIVO
IPOFISI
SOMATICO
REAZIONI ESTERNE
Nella figura successiva si mette in evidenza che i circuiti funzionali caratterizzanti il sistema limbico sono
comuni negli animali più evoluti e nell’uomo evidenziando come l’elaborazione della componente emotiva
delle sensazioni (piacevoli, spiacevoli), l’attribuzione e la costruzione di componenti affettive a particolari
configurazioni stimolatorie che possono anche evocare ricordi piacevoli o spiacevoli sono analoghe.
Corteccia
prefrontale
Corteccia associativa
Giro del cingolo
Formazione
dell’ippocampo
Nuclei talamici ant.
Fornice
Corpo mammillare
Ipotalamo
Amigdala
Jennings (1962) ha sostenuto, eloquentemente, la continuità comportamentale e mentale fra l'uomo e gli altri
animali. Irwin (1971) considerando questi problemi, riconosce che gli animali hanno "aspettative"
intendendo con questo termine qualcosa che somiglia alle immagini mentali. Marler (1974) ritiene che "ci
illudiamo se pensiamo che una completa discontinuità comportamentale ci separi dagli altri animali".
La privazione di attività sociali di vario tipo può evocare negli animali la corrispondente sensazione umana
di "solitudine" o di "noia" ma questi esempi assumono connotati antropomorfi e implicano considerazioni
soggettive che sono lungi da essere ritenute valide dall'approccio scientifico.
La privazione diventa sofferenza quando ad un animale viene impedito ( con restrizioni fisiche o mancanza
di stimoli adeguati) di manifestare oltre che le "necessità fisiologiche", essenziali per la sopravvivenza e la
riproduzione, anche i "desideri" cioé la rappresentazione cognitiva delle necessità stesse (Duncan a.
Poole,1990).
La "frustrazione" che deriva da privazioni specifiche può portare a riduzione del benessere in quanto in
questo caso si dice che l'animale sperimenta sensazioni sgradevoli (Dawkins,1988). Ciò è reso possibile dal
funzionamento del sistema integrato corteccia cerebrale-sostanza reticolare-sistema limbico che conforma
nell'individuo la dimensione "affettivo-emotiva" che introduce la componente cognitiva di ogni sensazione,
compresa quella definibile col termine di "sofferenza".
Oltre alle necessità fisiologiche, quindi, quando si considera il benessere animale la questione delle
"necessità comportamentali" assume un'importanza fondamentale.
Innanzitutto, la necessità corrisponde, per definizione, alla condizione di impossibilità assoluta o relativa di
qualsiasi scelta o sostituzione ed è contrapposta a ciò che è possibile e contingente. Fu Thorpe che per primo
nel 1965 presentò al Comitato Brambell una relazione nella quale venivano considerati come elementi
costituenti il benessere alcune necessità non strettamente fisiologiche (fame, sete). Tali bisogni - così definiti
perchè interpretati utilizzando il modello psico-idraulico lorenziano - si identificano come uno stato per il
quale l'animale ha la tendenza a manifestare un determinato comportamento sulla base di una disposizione
specifica ad agire in quella direzione. Nel momento in cui l'animale è impossibilitato o incapace ad eseguire
un particolare comportamento che abbia i requisiti della necessità, allora si può instaurare sofferenza da
privazione specifica. Il benessere di un animale, in accordo con questa interpretazione, è minacciato quando
non possono essere soddisfatte non solo le necessità fisiologiche ma anche quelle comportamentali
(interazione sociale, grooming, gioco, comportamento esplorativo).
In conclusione, secondo quanto su esposto:
Il bisogno di un modulo comportamentale induce un'elevata motivazione ad eseguirlo e l’impossibilità
ad effettuarlo comporta privazione e, quindi, sofferenza.
Le attuali tecniche di allevamento privano gli animali della possibilità di soddisfare alcuni comportamenti
definiti di mantenimento e che, analogamente al concetto di omeostasi, sono di fondamentale importanza per
il corretto funzionamento dei sistemi neurosensoriali e per la condizione di benessere animale
Agenti stressanti di origine ambientale associati alle
pratiche di produzione animale
Pratiche di allevamento
Spazio
Restrizione
Livelli ntruzionali
Variabili ambientali (illuminazione, ventilaz.,
temperatura, umidità)
Standard igienici
Rumori
Densità
Ordine gerarchico
Dimensione del gruppo
Possibilità di movimento
Isolamento
Recinzioni
Metodi particolari di contenzione
Sistemi di stabulazione restrittivi
Bibliografia
Brambell F.W.R. - Report on the Technical Committee to enquire into the welfare of livestock kept under
intensive husbandry conditions, HMSO, London, 1965.
Broom D. M. a. V. G. Johnson - “Stress and animal welfare”, Chapman a. Hill, London, 1993.
Cermak J. - Cow cubicle design. Farm Build.Dig., 1983, 18 , 7-9.
Cronin G. M. a. P. R. Wiepkema - An analysis of stereo-typed behaviour in tethered sows. Ann. Rech.
Vet., 1985, 6 , 527-530 .
Dantzer R. a. Mormède P. - “Le stress en elevage intensif” Masson, Paris , 1979 .
Dantzer R. , Bluthè R. M. a. Tazi A. - Stress-induced analgesia in pigs. Ann.Rech.Vét.,1986,17,147-151.
Duncan I. J. H. a. Poole T. B. - Promoting the welfare of farm and captive animals . In “Managing
the behaviour of animals”, (Monaghan P. a. D.G.M. Wood-Gush, Eds.), Chapman a.
Hill, London, pp. 193-232, 1990.
Griffin D. R. - “L’animale consapevole”, Boringhieri , Torino, 1979 .
Hughes B. O. - Preference decisions of domestic hens for wire or litter floors. Appl. Anim. Ethol.,1976, 2 ,
155-165.
Jennings H. S. - “ Behaviour of lower organism ” . Indiana University Press , Bloomington , 1962.
Irwin F. W. - “ Intentional behavior and motivation” Lippincott, Philadelphia , 1971.
ETOLOGIA DELL’ANIMALE
dottoressa Silvia Ciandella
Un percorso che abbia come obiettivo quello di favorire il benessere degli animali ed incentivare la loro
adozione non può non prevedere un momento dedicato allo sviluppo nel personale operativo di alcune
abilità che li aiuti a comprendere meglio quelle che sono le motivazioni di chi si avvicina all’adozione
affinché questa sia una scelta consapevole.
Consapevolezza, ovvero l’essere consapevole, è colui che è cosciente di, che si rende conto che.
Come posso io operatore di canile o gattile muovermi perché avvenga un’adozione consapevole, perché colui
che adotta conosca quali sono le motivazioni che lo spingono all’adozione, perché sia consapevole dei ritmi e
dei bisogni dell’animale e non ci sia invece una sovrapposizione, un’identificazione fra i propri bisogni e
quelli del proprio cane o del proprio gatto?
Non è infrequente infatti vedere in proprietari di animali tenere comportamenti devianti nei loro confronti,
costringendoli a interpretare un ruolo che non gli è proprio, trattandoli ad esempio come persone, apparecchiando
per loro la tavola, vestirli con abiti adatti all’occasione che si sta festeggiando, tutte cose di cui un cane farebbe
volentieri a meno per una bella corsa all’aria aperta. Maltrattare un animale non è solo picchiarlo ma “maltrattiamo” un animale quando “non lo trattiamo come animale” anche se lo circondiamo delle più costose attenzioni
che in realtà rispecchiano più dei bisogni, delle esigenze nostre che sue.
E’ attraverso il colloquio che l’operatore ha l’opportunità di raccogliere informazioni per farsi un’idea del
futuro proprietario, per capire rispetto alle sue esigenze e al suo stile di vita qual è l’animale più adatto a lui
aiutandolo così a compierà la scelta più corretta e, allo stesso tempo, può farsi un’ipotesi sulla realtà che
aspetta l’animale che sarà adottato.
E’ evidenti quindi che la modalità con cui viene condotto il colloquio fa’ la differenza rispetto alla quantità e
alla qualità delle informazioni raccolte e quindi come sia importante conoscere alcune strategie
comunicative al fine di migliorare la propria abilità nel condurre gli incontri con il futuro proprietario.
Vengono riportate alcune tecniche di strategia comunicativa-relazionale.
Sviluppare le capacità di ascolto attivo
l’ascolto può essere di 3 tipi:
1) non ascolto, cioè l’essere fisicamente presenti ma mentalmente ed emotivamente assenti;
2) l’ascolto direttivo, in cui si svaluta l’interlocutore non concedendogli di esprimersi;
3) l’ascolto attivo, in cui l’ascoltatore si pone con attenzione e sensibilità di fronte al suo
interlocutore. L’ascolto attivo fa sentire l’altro accolto, gli trasmette il nostro interesse e
lo predispone al dialogo.
Ci sono alcuni strategie che possiamo adottare perché questo avvenga.
Favorire la comunicazione utilizzando domande aperte:
Le domande aperte incoraggiano la persona a esplorare i propri sentimenti e pensieri. Le domande chiuse
forzano una data risposta.
Esempi di domande aperte:
• Mi può dire qualcos’altro?
• Vuole parlarmi un po’ di …
• Che impressione ha di …
Intervenire sulla comunicazione non verbale:
guardare in faccia chi ci parla.
Questo comportamento gli dice: “Sono qui con te”;
mantenere il contatto visivo, guardare negli occhi.
Questo comportamento comunica: “Sono attento e interessato a te”;
assume una postura inclinata verso l’altro.
Comunica “Sono interessato, sono coinvolto”;
assumere una postura rilassata.
Comunica “Ho energia per te, per lavorare assieme”.
SEGNALI
NON
VERBALI
DELLA CALORE
COMUNICAZIONE
FREDDEZZA
Tono della voce
Gentile
Duro
Espressione della faccia
Sorridente e interessata
Accigliata,
disinteressata,
impassibile
Postura
Rilassata, inclinata verso Tesa
o
l’altro
all’indietro
Contatto degli occhi
Guardare l’altro negli Guardare altrove
occhi
Gesti
Di
apertura,
benvenuto
Distanza spaziale
Prossimità, vicinanza
Contatto
Toccare
l’altro
gentilezza
inclinata
di Di rigidità
Distanza
con Evitare di toccare l’altro
Bibliografia
Birkenbihl Vera F., L'arte d'intendersi ovvero come imparare a comunicare meglio. Franco Angeli Ed.
Birkenbihl Vera F.. L'arte di persuadere. Come affrontare con successo i propri compiti di comunicazione:
da colloqui e trattative difficili a discorsi in pubblico. Franco Angeli Ed.
D'Amato Vittorio, L'arte del dialogo. Per migliorare la qualità delle nostre comunicazioni e conversazioni,
per comprendere meglio noi stessi e gli altri. Franco Angeli Ed.
Davis Martha; Fanning Patrick; McKay Matthew . Messaggi. Come sviluppare tutte le abilità della
comunicazione. Il Sole 24 Ore Libri
Grillo Mirella M. P. , Persone «difficili». Ovvero come saper trattare e ottenere una comunicazione efficace
in famiglia, nel lavoro e con gli amici. Franco Angeli Ed.
Parodi Cristina, La comunicazione. Parlare, telefonare, scrivere. Sonzogno
Simionato Monica; Anderson George , Terapia d'urto. La comunicazione come strumento per gestire le
proprie emozioni. Franco Angeli Ed.
Tonon Renato, Il prisma della comunicazione. Imparare a comunicare. Franco Angeli Ed.
Watzlawick Paul; Beavin J. H.; Jackson D. D., Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli
interattivi, delle patologie e dei paradossi. Astrolabio
ALLERGIA AI DERIVATI EPIDERMICI DEGLI ANIMALI DOMESTICI
dottoressa Elena De Benedictis
Con il termine di allergia deve essere inteso la abnorme iperreattività immunitaria specifica verso sostanze
eterologhe, innocue per i soggetti normali.
Vengono denominati allergeni tutte le sostanze eterologhe capace di indurre nell’organismo ad esse
sensibilizzato una reazione allergica specifica, responsabile di manifestazioni cliniche diverse.
• Allergeni da inalazione: pollini, acari, derivati animali, spore fungine e alcuni farmaci. Questi
allergeni danno luogo, nella maggioranza dei casi, a manifestazioni cliniche a carico delle vie
respiratorie, che costituiscono almeno 2/3 di tutte le sindromi allergiche
• Allergeni da ingestione : alimenti, di origine animale o vegetale, sostanze chimiche diverse
(inquinanti alimenti naturali o aggiunte industrialmente ad essi) e farmaci. Gli alimenti provocano
più frequentemente manifestazioni a carico della cute e delle mucose (sindrome
orticaria/angioedema, ecc.), ma possono dar luogo a sindromi orali, gastrointestinali, respiratorie o a
carico di altri organi o apparati o a sindromi sistemiche (shock allergico). Analogamente i farmaci,
oltre a condizioni morbose sistemiche (shock allergico), possono dar luogo a manifestazioni cutanee
(eruzioni ponfoidi, eritematose, papulose o papulo-vescicolose, ecc), respiratorie (asma, rinite) ed
ematologiche (immunocitopenie).
• Allergeni da iniezione o da puntura : farmaci e veleno di insetti. I veleni di insetti, soprattutto di
imenotteri (api, vespe, calabroni), possono dar luogo a reazioni locali o generali, anche a tipo di
shock.
• Allergeni da contatto : sostanze chimiche di diversa natura, cosmetici, farmaci per uso topico,
sostanze di origine vegetale, presenti nelle diversi cicli industriale. Le manifestazioni cliniche sono a
carico della cute e consistono soprattutto in dermatiti da contatto.
Spesso le caratteristiche allergeniche sono legate ad un gruppo determinante antigenico (epitopo) della
molecola.
Con metodiche immunoenzimatiche si possono poi identificare i determinanti allergenici maggiori (verso
cui si legano in oltre il 50% dei casi le IgE specifiche presente nei sieri di pz allergici a quella sostanza) e
determinanti allegenici minori.
I pollini rappresentano gli elementi maschili (gametofiti maschili), cui è demandato il compito di fecondare
gli ovuli omospecifici delle piante superiori (o piante a fiore). Le dimensioni variano, a seconda delle specie,
da un minimo di 5  ad un massimo di 200 Gli allergeni pollinici sono di natura proteica (o glicoproteica)
e sono contenuti nello strato interno (intina o endina) dei granuli, da cui fuoriescono tramite alcuni pori
situati sulla loro superficie. Quando i pollini inalati raggiungono le mucose, il loro involucro protettivo
lipidico e polisaccaridico viene dissolto dall’acqua e degli enzimi delle secrezioni mucose, mentre vengono
liberate le frazioni proteiche o glicoproteiche dotate di potere allergenico.
I pollini per essere in grado di sensibilizzare un soggetto e produrre una pollinosi, devono avere le seguenti
proprietà:
• Contenere componenti specifici atti a sensibilizzare.
• Appartenere a piante anemofile, i cui pollini vengono trasportati dal vento per l’impollinazione.
• Essere prodotti in grande quantità: è questa una caratteristica delle piante anemofile, che danno
origine ad enormi quantità di pollini, proprio per il fatto che solo una piccolissima percentuale di
pollini giunge a fecondare un ovolo della stessa specie, mentre il resto si disperde. Basti pensare una
pianta di mais può produrre 50 milioni di granuli pollinici, un’unica infiorescenza di betulla circa 5
milioni.
• Essere molto leggeri onde poter essere trasportati a grande distanza dal vento.
• Appartenere a piante a larga diffusione.
• Già in passato era ben noto il potere allergenico della polvere di casa, la cui composizione è quanto
mai eterogenea. Solo nel 1967 è stato dimostrato che gli allergeni della polvere sono costituiti da
artropodi di piccole dimensioni della classe degli Aracnidi, cioè da cari del genere
Dermatophagoides, soprattutto dal D. pteronissinus e dal D. farinae.
Questi acari maggiori, così denominati per la loro notevole importanza in allergologia, hanno dimensioni di
200-300 , per cui non possono essere visti ad occhio nudo. Essi trovano il loro habitat naturale nella
polvere di casa e nei materiali letterecci o di imbottitura (materassi e cuscini di lana o di piume costituiscono
vere e proprie “nicchie ecologiche”, al riparo della luce, per i dermatofagoidi), oltre che nei vestiti e nei
tessuti di abbigliamento, in quanto la loro fonte di alimentazione è costituita essenzialmente da forfora
umana o animale, miceti e residui alimentari.
L’optimum per il loro sviluppo è rappresentato da temperature non eccessivamente fredde ( tra 15° e 30°C)e
da ambienti relativamente umidi (60-80% di umidità relativa), ciò spiega il maggiore sviluppo di questi acari
in località situate a meno di 1000 - 1500 metri di altitudine (al di sopra di queste altitudini il clima freddo e
l’aria secca non favoriscono lo sviluppo degli acari) e nei mesi autunnali.
Sono notevolmente frequenti i casi di allergopatie respiratorie da ipersensibilità ad allergeni di origine felina.
Il principale allergene del gatto (fel d1), che negli anni precedenti era ritenuto prodotto essenzialmente dalle
ghiandole salivari, viene invece prodotto dalle cellule sebacee e, in grado minore, dalle cellule epiteliali
squamose basali e si accumula sulla superficie dell’epidermide nella forfora e nei peli.
L’allergene del gatto è legato a particelle molto piccole (2-5 ), in grado di disperdersi rapidamente nell’aria
e di rimanervi sospese per molte ore. Esso tende ad accumularsi soprattutto nei materiali tessili di
arredamento(tappeti, divani, tappezzerie, tende), da cui scompare lentamente anche dopo l’allontanamento
dell’animale.
Concentrazioni estremamente elevate di questo allergene (fino a 20 ng/m3 d’aria ed oltre 300 mcg7g di
polvere domestica) si possono ritrovare in ambienti in cui sia abituale o frequente la presenza di uno o più
gatti. Ciò spiega l’insorgenza di manifestazioni cliniche improvvise e gravi in soggetti sensibili quando
entrino in uno di tali ambienti.
Elevate concentrazioni di Fel d1 possono essere presenti anche nei materiali di abbigliamento (giacche,
pantaloni, maglioni ) dei possessori di gatti. E’ verosimile che proteine allergeniche del gatto possano essere
facilmente rilasciate anche in ambienti dove non esistono questi animali domestici.
La produzione di fel d1 è maggiore nei gatti di sesso maschile, in cui aumenta dopo somministrazione di
testosterone e diminuisce notevolmente dopo la castrazione; quest’ultima non modifica, invece la produzione
di Fel d1 nelle gatte. Questo allergene presenta parziale cross-reattività con antigeni di felini superiori (leone,
tigre, ecc).
Per quanto riguarda il cane, la frequenza delle sensibilizzazioni varia a seconda delle razze (sembra più
frequente per il boxer e per lo schnauzer). Il principale allergene del cane (can f1) ottenuto dal pelo e dalla
forfora è stato recentemente purificato e caratterizzato.
Le sensibilizzazioni alla forfora di cavallo sembrano attualmente meno frequenti che n passato e si osservano
quasi esclusivamente in soggetti esposti per motivi professionali (fantini, stallieri, veterinari), oltre che in
soggetti dediti all’equitazione. Dai derivati epidermici del cavallo sono stati identificati e purificati tre
allergeni (Equ c1, Equ c2, Equ c3), parzialmente analoghi a quelli di altri equidi (mulo, asino, zebra). Deve
essere ricordato che si tratta d allergeni molto potenti, per cui le manifestazioni cliniche soprattutto di tipo
asmatico, in soggetti allergici alla forfora di cavallo sono gravi e possono insorgere bruscamente , non solo
per contatto diretto con l’animale ma anche per intermediazione di persone che siano state a contatto diretto
con l’animale o anche per il semplice transito in prossimità di scuderie o maneggi.
Possono riscontrarsi inoltre sensibilizzazioni per forfore di bovini in soggetti esposti per motivi
professionale. Per quello che riguarda i derivati epidermici di coniglio, si segnala l’incremento delle
sensibilizzazioni in relazione alla recente abitudine di allevare questo roditore in casa come animale di
compagnia
Come ampiamente noto, Il sistema immune svolge la sua attività attraverso la cooperazione delle cellule
immunocompetenti propriamente dette (che comprendono le diverse popolazioni linfociatarie implicate
nella risposta immune) e delle cellule accessorie (monociti/macrofagi, neutrofili, eosinofili, etc), con il
concorso di varie molecole (citochine , molecole di adesione, sistema maggiore di istocompatibilità..).
In breve:
• I linfociti T svolgono funzioni di riconoscimento dell’antigene, attivano la risposta immune e, nel
caso delle reazioni cellulo-mediate, esercitano funzioni citotossiche nei riguardi delle cellule
bersaglio.
• I linfociti B svolgono compiti essenziali nell’immunità umorale (produzione di anticorpi).
• Vi è cooperazione T ! B, con due sottopopolazioni linfocitarie:
• Linfociti Th (CD4+), a prevalente attività “helper”, che facilitano la formazione di anticorpi
• Linfociti Tc (CD8+), citotossici, a prevalente attività “suppressor”, che limitano la produzione
anticorpale da parte dei linfociti B.
Le citochine, prodotte dai linfociti Th, dalle cellule presentanti l’antigene (APC), dai linfociti NK, dai
mastociti, dalle cellule endoteliali e da vari altri elementi cellulari, regolano ed amplificano la risposta
immunitaria.
L’asma bronchiale rappresenta una delle più comuni malattie croniche dell’adulto e la più comune affezione
in età pediatrica. E’ più frequente nelle nazioni caratterizzate da elevato sviluppo socio-economico (7%
negli Stati Uniti, solo 0,5% in Africa): La prevalenza è superiore nei paesi del Nord rispetto a quelli del Sud
sia in Europa che in America. In Europa la prevalenza è maggiore nelle nazioni occidentali (Italia, Germania,
Inghilterra, etc), rispetto a quelle orientali (Russia, Romania, etc).
Negli ultimi 15 anni si è verificato un notevole aumento della prevalenza dell’asma bronchiale, secondo
l’Organizzazione Mondiale della sanità sono affetti da asma 100-150 milioni di persone nel mondo con oltre
180.000 morti\anno, con previsioni di crescita della malattia al ritmo del 20% per anno.
Studi epidemiologici condotti in Italia in un’area a basso livello di inquinamento ambientale, utilizzando
questionari standardizzati e metodologie affidabili, hanno mostrato prevalenza di circa 5% sia nei maschi che
nelle femmine. In particolare i dati di prevalenza di malattia suddivisi secondo le diverse fasce di età
mostrano un picco in età pediatrica ed uno in età adulta.
Nell’ambito del progetto “SIDRIA” (Studi Italiani sui Disturbi Respiratori nell’Infanzia e Ambiente), la
prevalenza dell’asma tra gli studenti di 6-7 anni e di 13-14 anni in 10 aree del Nord e del Centro Italia è
risultato del 9%.Il dato italiano è inferiore a quello di molti paesi del Nord Europa (ad esempio Regno Unito
20%), ma superiore ad altri paesi del Sud Europa (Grecia 5%), confermando la rilevanza della patologia nel
nostro paese..
Teoria dell‘Igiene : Sta guadagnando progressivamente credito l’ipotesi che l’epidemia di allergie sia una
diretta conseguenza del generalizzato declino delle malattie infettive e delle stimolazioni microbiche in
genere. Si ipotizza che l’igiene, contrastando la ricircolazione dei microbi, nel favorire uno straordinario calo
della mortalità infantile abbia contemporaneamente privato le nuove generazioni di quegli stimoli
immunologici, inevitabili nei secoli scorsi, in grado di educare correttamente il nostro sistema immunitario e
orientarlo ad un fisiologico rapporto con l’ambiente.
Alcune sottopopolazioni linfocitarie sono in grado di produrre determinate citochine a preferenza di altre; ad
esempio, nell’ambito dei linfociti Th (CD4+) si riconoscono due cloni linfocitari funzionalmente opposti con
diverso profilo citochimico:
♦ Th1, che producono essenzialmente IL-2, IL-12, interfeon gamma, interferon alfa e beta e TGF- , che
ostacolano la produzione di IgE, responsabili delle reazioni citotossiche dirette o anticorpo-dipendenti e
delle reazioni di ipersensibilità ritardata.
♦ Th2, caratteristici dei soggetti atopici, che producono soprattutto IL-4,IL-13, oltre a IL-3, IL-5, IL-6, IL10, che facilitano la produzione di IgE.
Le malattie infettive, contratte durante il periodo della maturazione immunitaria, attivano le APC e
determinano un aumento della produzione di INF  che insieme alla IL-12 attiva la proliferazione dei
linfociti Th1 e deprime quella dei Th2. Questo fenomeno spiegherebbe il ruolo protettivo delle infezioni
contratte nei primi anni di vita nei confronti dello sviluppo dell’atopia.
Studi epidemiologici hanno osservato una relazione inversa tra la presenza di atopia e il morbillo acquisito
per via naturale, esposizione al virus dell’epatite A e la reattività cutanea alla tubercolina dopo vaccinazione
con BCG. E’ verosimile che l’educazione del sistema immunitario non sia affidata ad un solo evento
infettivo, ma piuttosto ad una serie diversificata di contatti microbici, non tutti necessariamente patogeni,
ripetuti anche molte volte nel tempo e interessanti non soltanto la mucosa respiratoria, ma anche altre
mucose dell’organismo, con particolare riferimento alle mucose dell’apparato digerente.
Un ruolo importante giocano inoltre i cambiamenti indotti dalle attività umane negli ambienti interni e il
cosiddetto stile di vita occidentale.
Caratteristiche degli ambienti interni e dello stile di vita che possono favorire un incremento delle
allergopatie respiratorie.
• Sistemi di conservazione dell’energia come porte e finestre ad azione sigillante che riducono la
ventilazione naturale e conseguentemente incrementano i livelli di umidità interna e di inquinanti
chimici.
• Incrementato uso si arredamento imbottito e di moquettes
• Sistemi di riscaldamento centralizzato o di umidificazione
• Materiali di costruzione che introducono nuovi agenti chimici in casa
• Più tempo trascorso in ambienti interni.
• Vita sedentaria
• incrementata presenza di animali con in pelo
L’obiettivo delle misure preventive è quello di ridurre i livelli degli allergeni e dei contaminanti chimici
negli ambienti interni allo scopo di ridurre l’esposizione dei pazienti sensibilizzati a questi agenti. Il successo
di ogni intervento preventivo dipende tuttavia da molti fattori, tra cui l’identificazione dei pazienti ad alto
rischio, l’uso di interventi di facile applicazione, la riduzione al minimo dei possibili eventi avversi e la
produzione di misure dal buon rapporto costo/efficacia.
Sono stati proposti differenti livelli soglia per i principali allergeni da ambiente interno (Der p1, Fel d 1 e
Bla g2) in grado di determinare sensibilizzazione delle vie aeree e/o riacutizzazioni dell’asma. Questi
quantitativi soglia di allergene possono tuttavia differire da un individuo all’altro a seconda del grado di
iperreattività bronchiale e della possibilità di inalazione di altri agenti irritanti.
Vi sono anche opinioni divergenti circa le concentrazioni soglia di allergene del gatto perché le quantità di
questo materiale nella polvere potrebbero non rappresentare il reale livello di esposizione ambientale. Infatti
poiché il 20-25<% del Fel d1 è aerotrasportato negli ambienti interni, ne deriva che sarebbe più appropriata,
come indice di esposizione , la valutazione dei livello soglia per ‘allergene in fase acuta mediante l’uso di
campionatori per materiale aerodisperso. I livelli di allergene da ambienti confinati che possono causare
sensibilizzazione delle vie aeree e/o riacutizzazioni dell’asma nei soggetti suscettibili e gli obiettivi delle
misure di allontanamento dagli allergeni vengono indicati nella figura 2.
Quando si parla di allergia a derivati epidermici non si può prescindere dal prendere in considerazione
l’allergia ad acari della polvere domestica per una serie di motivi :
1. le due sensibilizzazioni spesso coesistono
2. gli acari si cibano di scorie di epidermide non solo umana ma anche dei nostri animali domestici
3. le misure preventive spesso sono comuni.
Le procedure utilizzate per ridurre l’esposizione degli allergeni degli acari costituiscono una complessa
miscela di interventi ambientali sulle caratteristiche delle abitazioni e l’uso di agenti chimici e fisici.
Il letto costituisce la principale riserva di acari vivi ed allergeni degli acari (feci), perché contiene quantità
rilevanti di desquamazioni cutanee umane e altri prodotti epiteliali che possono diventare alimento per gli
acari. Inoltre, queste proteine allergeniche vengono inalate per molte ore durante il sonno. A causa dello
spessore del materasso, gli agenti chimici e/o gli aspirapolvere non sono in genere efficaci, perciò i tessuti di
rivestimento vengono generalmente considerati la migliore misura preventiva.
I rivestimenti per materassi cuscini devono essere impermeabili agli allergeni degli acari, ma non all’aria e al
vapore, dovrebbero essere robusti, facilmente adattabili e frequentemente lavabili per prevenire l’accumulo
degli allergeni sulla loro superficie- Coperte e rivestimenti del letto dovrebbero essere lavati almeno a 55
gradi allo scopo di uccidere gli acari. Se il semplice lavaggi in acqua fredda rimuove questi allergeni, il
lavaggio a secco uccide glia cari e ne rimuovere gli allergeni dalle coperte.
La moquette costituisce una rilevante riserva di acari e derivati epidermici, di conseguenza rappresenta un
problema rilevante nella strategia della prevenzione. Essa dovrebbe essere rimossa e sostituita con pavimento
di legno, vinile o in mattonelle. Se questi interventi radicali non dovessero essere praticabili andranno
adottate altre misure come aspirazioni ad acqua o a secco, uso di agenti acaricidi o denaturanti ed
esposizione a luce solare.
Il lavaggio a vapore uccide glia cari e ne rimuove gli allergeni fai tappeti, ma questa procedura potrebbe
lasciare un residuo d’acqua sufficiente per incrementare il livello di umidità nel microhabitat del tappeto e
ciò può contribuire a facilitare la crescita degli stessi.
L’impiego di un aspirapolvere è considerato utile per la rimozione di acari, derivati epidermici dai siti di
accumulo, solo se l’uso è intensivo e regolare. Gli allergeni ambientali possono essere eliminati in modo
completo da tappeti e dall’arredamento solo se l’aspirazione viene associata ad altre misure.
Dovrebbero essere utilizzati solo aspirapolvere con adeguati sistemi di filtraggio dello scarico: ad esempio
filtri ad alta efficienza sul particolato come gli HEPA e sacchetti a doppio spessore ed un sistema di
filtrazione elettrostatico, per evitare l’incremento dei livelli aerodispersi di allergeni provenienti da perdite
dell’apparecchio.
La maggioranza degli studi dimostra l’efficacia di acaricidi o di agenti denaturanti le proteine degli acari.
Questi dovrebbero essere applicati ogni 2-3 mesi per prevenire la ricolonizzazione. Sfortunatamente sono
ancora sconosciuti gli effetti sulla salute umana di questi agenti, comunque l’uso a breve termine di acaricidi
come il benzoato di benzile è abitualmente ben tollerato. Altri agenti anti-acaro possono agire mediante
meccanismi diversi, ad esempio il sale uccide glia acari per disidratazione e l’olio di eucalipto può essere
aggiunto nei processi di lavaggio della biancheria da letto. Ovviamente indispensabile per la rimozione degli
allergeni l’uso successivo di una vigorosa aspirazione.
Una riduzione dell’umidità relativa a meno di 45-50 5 rappresenta un’importante misura per il controllo
degli acari. Un incremento del livello della ventilazione naturale interna può essere utile solo in aree
geografiche dove l’aria esterne è sufficientemente asciutta.
Un sistema curioso di profilassi anti-acaro è il congelamento di piccoli oggetti come animali di peluche nel
congelatore domestico per almeno un’ora.
Misure per ridurre l’esposizione agli allergeni degli acari della polvere
• Tappeti , moquettes, tende ed arredamento imbottito dovrebbero essere evitati.
• Questi materiali andrebbero sostituiti con superfici lavabili come il vinile o il linoleum tende lavabili
di cotone mobili tappezzabili in cuoio
• Dovrebbero essere usate coperture anti-acaro su materassi cuscini e trapunte.
• Cuscini, coperte, trapunte e giocattoli di peluche devono essere lavati ogni settimana in acqua calda
(55-60°)
• Dovrebbe essere usato un aspirapolvere efficiente con filtri HEPA e sacchetti a doppio strato almeno
due volte la settimana su tutte le superfici di arredamento, tappeti, pavimenti e biancheria da letto
• Uso di antiacari
• L’umidità dovrebbe essere tenuta al di sotto del 45%, favorendo la ventilazione naturale o, nelle aree
a clima umido, impiegando un deumidificatore.
• I pazienti allergici agli acari dovrebbero indossare delle mascherine facciali mentre si usa
l’aspirapolvere
• I bambini allergici dovrebbero essere tenuti fuori dalle stanze durante e per 2-3 ore dopo
l’aspirazione.
Il migliore modo di prevenire le riacutizzazioni in pazienti sensibilizzati agli allergeni degli animali da
compagnia è il trasferimento degli animali stessi, dopo che sia stata dimostrato il nesso di causalità tra
l’esposizione all’animale e la insorgenza della sintomatologia respiratoria. Spesso alla sensibilità cutanea non
corrisponde uno specifico quadro clinico o la sensibilità cutanea al pelo dell’animale si associa ad altre
sensibilità verso allergeni domestici come gli acari, rendendo assolutamente inutile oltre che doloroso
l’allontanamento del proprio animale. Differente è se il soggetto risultato positivo ai derivati epidermici non
possiede un cane o un gatto e ci chiede consiglio riguardo l’opportunità di adottarne uno. In questo caso, a
meno di una situazione ambientale particolare come una casa con ampi spazi esterni, dove il cane dovrebbe
soggiornare per la maggior parte del tempo, allo scopo di evitare ulteriori problemi al proprietario ed
all’animale, è opportuno cercare di dissuadere il soggetto allergico.
Molti pazienti sensibilizzati tuttavia si rifiutano di trasferire il loro animale o decidono ugualmente la nuova
adozione. In alcuni casi, i pazienti arrivano a negare che i loro sintomi respiratori possano essere scatenati
dall’esposizione all’animale. In questi casi sono necessarie misure di prevenzione intensive per tentare di
ridurre il grado di esposizione all’allergene e, di conseguenza, controllare i sintomi nasali e/o bronchiali. Da
un punto di vista generale la rimozione di questi materiali dagli ambienti interni è una utile misura preventiva
non solo per il pazienti sensibilizzati agli allergeni degli animali domestici , anche per quelli sensibilizzati
alle proteine allergeniche dell’acaro, perché gli acari si nutrono, come abbiamo detto, anche dei derivati
epiteliali prodotti dagli animali.
I tappeti costituiscono una rilevante riserva di allergeni animali: alcune caratteristiche costitutive come una
bassa densità di pelo o l’altezza del pelo, fibre rivestite fluorocarbone, possono influenzare la ritenzione degli
allergeni del gatto. Inoltre, sono state riscontrate elevate quantità di Fel d 1 nei tappeti e nei materassi molti
mesi dopo l’allontanamento dei gatti. Per questo motivo dovrebbero essere impiegati, negli ambienti interni,
aspirapolvere con filtri HEPA in maniera intensiva e per lunghi periodi.
Gli allergeni degli animali domestici, in particolare il Fel d1 vengono comunemente travati in molti ambienti
interni (privato/ pubblici nonché mezzi di trasporto dove i gatti non sono mai entrati. Si è recentemente
dimostrato che gli abiti possono costituire un importante modalità di dispersione dell’allergene del gatto in
ambienti privi ditale animale. Questa caratteristica è stata dimostrata anche per l’allergene del cane (can f1).
Pertanto la rimozione degli allergeni dagli abiti dei possessori di tali animali dovrebbe essere considerata un
punto importante per la prevenzione di questa allergia.
Il lavaggio in acqua (senza uso di detergenti) di tessuti di cotone contaminati con fel d 1 costituisce una
modalità semplice ed efficace per la completa rimozione dell’allergene del gatto. Al contrario un lavaggio a
secco in lavanderia rimuove ampie quantità di allergene di gatto dai tessuti di lana contaminati, ma questa
modalità di lavaggio non elimina completamente il materiale allergenico.
Misure per ridurre l’esposizione agli allergeni del cane e del gatto
• Uso di aspirapolvere con filtri HEPA e sacchetti in doppio strato per rimuovere gli allergeni degli
animali dai siti di accumulo
• Eventuale uso di depuratori con filtro HEPA per allontanare la quota aerodispersa
• Avere le stese attenzioni per il materiale lettereccio descritta per la allergia agli acari
• Gli animali dovrebbero essere lavati settimanalmente per ridurre il rilascio delle proteine
allergeniche
• Dovrebbe essere lavati di frequente il materiale delle cucce
• L’uso di Allerpet C sull’animale.
• Frequenti spazzolature dell’animale operato da un familiare non sensibilizzato
• Gli animali dovrebbero essere tenuti fuori di casa il più possibile e in ogni caso lontani dalla camera
da letto
• Gli ambienti dovrebbero essere ventilati naturalmente
• Il lavaggio frequente degli abiti dei possessori dei gatti ed evitare di indossare all’esterno abiti
contaminati da allergeni potrebbe prevenire la dispersione dell’allergene del gatto.
Oltre alla terapia medica, un altro modo di interferire con questo tipo di allergia è la ’immunoterapia
allergene-specifica (ITS), che consiste nel somministrare al soggetto allergico quantità gradualmente
crescenti di un estratto allergenico, con lo scopo di ridurre la sintomatologia provocata dall’esposizione
all’allergene stesso.
L’efficacia di questo trattamento è stata confermata nel corso degli anni da studi clinici e dell’immunologia
di base che ne hanno chiarito indicazioni, controindicazioni e limiti. Questo lavoro di ricerca è culminato con
la pubblicazione di un documento ufficiale della Organizzazione Mondiale della Sanità che compendia le
attuali conoscenza in tema di ITS. Tale documento valida l‘ITS come strategia terapeutica importante, ne
sottolinea l’aspetto di biological response modifyier e comprova l’uso delle vie sublinguale e nasale come
valida alternativa al l’ITS per via sottocutanea. Molti di questi aspetti sono stati recentemente ribaditi in altri
documenti ufficiale come il Position Paper della European Academy of Allergy and Clinical immunology e
ancora dall’OMS, oltre ad essere inserita nelle recenti linee guida del trattamento dell’asma.
La Immunoterapia specifica ha come lati negativi:
• La durata del trattamento
• Il costo
• I possibili effetti collaterali
Per cui deve essere ben ponderata la scelta dei pazienti da sottoporre a trattamento, con precedenza agli
esposti professionalmente, di coloro che presentano una monosensibilizzazione, delle vie di
somministrazione con attenta valutazione costo/beneficio.
Per concludere, ha fatto scalpore uno studio del Dipartimento di Pediatria dell’Università di Gotemborg e
Linkoping in Svezia in cui è risultato che nei bambini esposti fin dalla nascita (periodo considerato
fondamentale per lo sviluppo del sistema immunitario) al pelo degli animali domestici non soltanto risulta
diminuito il tasso di sensibilizzazione a cani e gatti, ma è ridotta anche la prevalenza degli stati atopici nella
successiva età scolare. Un’inchiesta dell’European Community evidenziava un dato analogo : l’esposizione
al gatto in età infantile corrisponde ad una più ridotta sensibilizzazione in età adulta.
Attualmente sono in corso numerosi studi che hanno lo scopo di valutare su casistiche più ampie e per tempi
lunghi queste osservazione e di considerare le ricadute che una ridotta sensibilizzazione verso questi
allergeni abbia sulla comparsa di asma nei soggetti predisposti.
PRINCIPALI PARASSITI DEL CANE E DEL GATTO
dottoressa Roberta Galuppi
Grossolanamente possiamo dividere i principali parassiti del cane e del gatto in 4 grossi gruppi:
• I “FUNGHI”
• I “VERMI”
• I “COCCIDI”
• INSETTI, ZECCHE e ACARI
I “FUNGHI”
Molto spesso si dice genericamente che un animale "ha i funghi". I funghi (o miceti) sono organismi molto
diversificati fra loro; infatti con questo termine possiamo includere sia funghi macroscopici, commestibili o
velenosi, ma anche funghi microscopici. Questi ultimi possono essere unicellulari, ovvero costituiti da
singole cellule che si moltiplicano per gemmazione di nuove unità e che sono solitamente definiti "lieviti",
oppure costituiti da lunghi filamenti ramificati detti ife, costituite da più cellule: in questo caso sono chiamati
"muffe". Fra i lieviti e le muffe (che sono sempre funghi) sono comprese alcune specie che possono dare
malattia perché sono in grado di invadere i tessuti dell'organismo.
Il più delle volte, quando si dice che un animale “ha i funghi”, ci si riferisce a una specifica infezione causata
da un gruppo ben definito di miceti chiamati DERMATOFITI. Questi appartengono a generi e specie
diverse, che hanno in comune la capacità di aggredire le strutture cornee dell'epidermide, dei peli e delle
unghie attraverso la demolizione enzimatica della cheratina. I dermatofiti sono generalmente distinti, nella
comune terminologia medica, in tre generi: Epidermophyton, che interessa solo l'uomo, Trichophyton e
Microsporum.
Questi ultimi due generi comprendono varie specie che in base al loro adattamento a diverse situazioni
ambientali, possono essere distinte in:
- ANTROPOFILE, adattate a vivere sull’uomo, solitamente non colpiscono gli animali (es. Trichophyton
rubrum, Microsporum audouinii);
- GEOFILE, adattate a vivere nel terreno, ma in grado a volte di dare malattie nell'uomo e negli animali (es.
Microsporum gypseum);
- ZOOFILE, adattate a vivere sugli animali che possono però essere trasmesse anche all'uomo e sono quindi
causa di ZOONOSI (es. Microsporum canis, Trichophyton mentagrophytes e T. verrucosum).
Nei cani e nei gatti la specie che si ritrova più di frequente è Microsporum canis, un fungo che in colture
artificiali cresce facilmente producendo colonie con un pigmento giallastro e spore caratterstiche
multicellate. Quando questi funghi arrivano a contatto con la cute, se riescono a superare le difese cutanee
date principalmente dalle secrezioni sebacee e dal continuo rinnovamento delle strutture cutanee, crescono
producendo ife che si allungano penetrando nelle strutture cornee nell'epidermide. Per quanto riguarda i peli,
le ife penetrano nell'apertura follicolare, crescono aderendo alla superficie del pelo, vi penetrano e
continuano a crescere all'interno del pelo verso il bulbo pilifero, senza mai giungere alla zona di
accrescimento ma invadendo gradualmente gli elementi cornei che si vanno via via formando. Al tempo
stesso le ife formate sono trascinate verso l'esterno dall'accrescimento pilare. In fasi avanzate la crescita
dell'ifa all'interno del pelo provoca un indebolimento dello stesso che si spezza a livello dello sbocco
follicolare.
(da “Pinetti P., 1977: Le dermatofizie)
Nel genere Microsporum le ife crescono anche all'esterno del pelo, formando un manicotto. Le ife, intra- o
extra-pilari a seconda delle specie, vanno poi incontro a frammentazione suddividendosi in numerosissime
artrospore. Queste sono le forme di moltiplicazione e di resistenza del fungo: sono in grado di trasmettere
l'infezione da un animale all'altro per contatto diretto, oppure possono essere veicolate da strumenti,
attrezzature, panni, vestiti. Specialmente se protette da strutture cornee, sono in grado di mantenersi vive e
infettanti nell'ambiente anche per 2 anni.
Nel cane le lesioni che si possono trovare in corso di dermatofitosi, in forma tipica sono rappresentate da
lesioni rotondeggianti alopeciche (ovvero prive di pelo), più o meno arrossate e/o desquamanti, singole o
multiple; più raramente ci possono essere forme molto crostose o con complicanze batteriche. Nei gatti
frequentemente le lesioni iniziano come aree di alopecia a livello del padiglione auricolare, ma possono
avere localizzazioni varie e, in casi estremi, essere addirittura diffuse. Il gatto però presenta un'altra
particolarità: molto spesso può comportarsi come un portatore asintomatico e albergare nel pelo numerose
spore del fungo senza però mostrare malattia. Sono questi i casi più pericolosi, poiché come detto prima,
questi funghi possono trasmettersi anche all'uomo e in caso di mancanza di lesioni evidenti non sono prese le
precauzioni igieniche elementari, quindi la trasmissione viene favorita. Nell'uomo le localizzazioni possono
essere varie, ma solitamente è coinvolta la cute glabra. Nei bambini può essere interessato anche il cuoio
capelluto.
Esistono altri funghi che possono dare malattia nel cane e nel gatto, ad esempio Malassezia pachydermatis,
che può determinare otiti o dermatiti, e Aspergillus fumigatus, che può fra l'altro determinare riniti
soprattutto nel cane. Mentre il primo è un lievito che spesso vive come saprofita sulla cute il secondo è una
muffa ubiquitaria, ovvero presente nell'ambiente quasi ovunque. In entrambi i casi, questi funghi possono
dare malattia solo in caso di concomitanti situazioni favorenti.
I “VERMI”
Anche quando si dice che un animale “ha i vermi” occorre specificare di quale parassiti si tratta, poiché
esistono molti "vermi" in grado di dare malattie nel cane e nel gatto. I più comuni sono parassiti che si
localizzano a livello intestinale e possono essere di forma cilindrica più o meno affusolata (vermi ”tondi”), o
appiattiti (vermi “piatti”).
VERMI "TONDI"
Fra i vermi “tondi” che da adulti si localizzano a livello intestinale, nel cane e nel gatto troviamo diversi tipi
di parassiti con cicli ed effetti patogeni diversi; i più comuni possono essere inclusi nei seguenti gruppi:
ASCARIDI, TRICHIURI, ANCILOSTOMI.
Quelli indubbiamente presenti con maggiore frequenza sono gli ASCARIDI, grossi vermi bianco opachi
localizzati da adulti nell'intestino tenue.
Nel cane è presente Toxoxara canis, nel gatto Toxocara cati ed in entrambi Toxascaris leonina.
Toxocara canis fra gli ascaridi e quello con il ciclo più complesso, che verrà descritto di seguito.
Gli adulti vivono nell’intestino dove causano enterite, meteorismo e, in casi gravi, ostruzione. Producono
uova scure, con guscio spesso, molto resistenti nell'ambiente, che una volta uscite con le feci in circa 4
settimane sviluppano al proprio interno una larva di secondo stadio. A questo punto le uova sono infettanti e,
se ingerite da un cane, schiudono lasciando uscire le larve. Queste se il cane è di età inferiore a tre mesi,
penetrano nella parete intestinale, e dopo una migrazione all’interno dell’organismo, ritornano nell'intestino
dove diventano adulte. Se i cani hanno più di 6 mesi le larve non tornano nell’intestino ma migrano in vari
tessuti e organi, inclusi fegato, polmone, cervello cuore muscolatura scheletrica ecc., dove rimangono
quiescenti. Se il cane è maschio il ciclo si arresta; nelle femmine durante la gravidanza le larve si mobilitano
e raggiungono il polmone del feto; da qui dopo la nascita riprendono le migrazioni e raggiungono l'intestino
del cucciolo. Le femmine possono infestare anche cucciolate successive. Alcune larve vanno anche
nell'intestino della cagne, diventando adulti: dopo alcune settimane dal parto si possono quindi avere grosse
quantità di uova nelle feci. In parte le larve vanno anche alla mammella e possono raggiungere il cucciolo
con l’allattamento nelle prime tre settimane dopo il parto: queste larve diventano adulte direttamente in sede
intestinale senza migrazioni. Se le uova larvate vengono ingerite da ospiti diversi dal cane, detti OSPITI
PARATENICI, le larve si localizzano in vari organi e tessuti come nel cane adulto e riprendono il loro
sviluppo solo se l’ospite viene ingerito da un cane, sviluppando ad adulti direttamente nell'intestino di
quest'ultimo.
Oltre che per la sua importanza in campo veterinario questo parassita è conosciuto per le sindromi di Larva
migrans visceralis causate nell'uomo.
Anche l'uomo, infatti, può comportarsi come un ospite paratenico: se le uova vengono accidentalmente
ingerite le larve si possono localizzare nel fegato oppure in vari organi fra cui occhio e cervello. Nell'occhio
oltre a danneggiare la vista, danno luogo alla formazione di un granuloma che può confondersi con un
tumore della retina e portare all'asportazione del bulbo oculare in caso di diagnosi errata. Se la localizzazione
è a livello cerebrale si possono avere epilessia e disturbi del comportamento. Più a rischio sono i bambini
Nel gatto l'infestazione da T. cati ha un ciclo è analogo, ma manca il passaggio transplacentare.
Per quanto riguarda Trichiuri e Ancilostomi, entrambi vermi ematofagi in grado di determinare oltre che
enterite anche anemia, il ciclo biologico è molto più semplice e diretto. Come per gli ascaridi, l’uovo appena
emesso con le feci necessita di un periodo di tempo nell’ambiente per sviluppare al suo interno una larva.
Nel caso dei trichiuri è l’ingestione di uova larvate infestanti, che resistono fino a 2-3 anni nell’ambiente, a
provocare l’infestazione intestinale. Per quanto riguarda gli ancilostomi, dall’uovo dopo la maturazione che
necessita di condizioni ottimali (es. parchetti erbosi), fuoriesce una larva che può essere ingerita ma è anche
in grado di penetrare da sola nella pelle dei cani e di migrare poi fino a raggiungere l’intestino dove diventerà
adulta. Raramente la larva può penetrare anche la cute dell’uomo, compiendo migrazioni sottocutanee e
causando dermatite con tragitti arrossati (Larva migrans cutanea)
VERMI "PIATTI"
In questo gruppo verranno trattate in particolare le “TENIE”. Con questo termine si intendono abitualmente
dei vermi “piatti” che da adulti si localizzano nell'intestino e sono costituiti da una testa con ventose, che gli
permette di attaccarsi alla mucosa intestinale, un collo e un corpo nastriforme appiattito costituito da tanti
segmenti chiamati proglottidi. Questi vermi non hanno apparato digerente e per alimentarsi assorbono
attraverso la cuticola le sostanze già digerite dall'ospite in cui vivono, esercitando così una intensa azione
sottrattiva.
Ogni proglottide, quando è matura, è piena di uova e viene espulsa con le feci. Le uova sono piccole, hanno
all'interno una piccola larva e quindi sono già infestanti subito dopo l’emissione, sono avvolte da un guscio
molto spesso e una volta liberate nell'ambiente sono molto resistenti. In questo caso non c'è un ciclo diretto,
ma perché possa continuare lo sviluppo è necessario un ospite intermedio, diverso per ogni specie di tenia.
Quando questo ospite avrà ingerito le uova, al suo interno si formerà una larva, diversa per forma e
dimensione a seconda della specie. Il cane o il gatto si infetteranno mangiando l’ ospite intermedio, o parte di
esso, contenente la forma larvale.
Nel cane e nel gatto, la tenia che si riscontra più di frequente e che è comune a entrambi gli animali si chiama
Dipylidium caninum. Viene chiamata anche "tenia cucumerina" per la forma simile a un seme di melone
delle proglottidi, che si possono vedere nelle feci anche a occhio nudo. In questo caso l'ospite intermedio è
molto comune: si tratta della pulce. Questa ingerisce le uova della tenia quando è ancora in fase larvale, e
sviluppa al suo interno la forma infettante per cane e gatto. Quando la pulce è adulta infesta questi animali
che, mordicchiandosi per grattarsi, possono ingerirla permettendo così lo sviluppo del verme adulto
nell'intestino.
Nel gatto c'è un'altra tenia, Taenia taeniformis, che ha come ospite intermedio il topo in cui si sviluppa la
forma larvale.
Nel cane esistono molte altre tenie che hanno come ospite intermedio animali domestici o selvatici di cui il
cane, essendo carnivoro, può cibarsi (es. conigli, lepri, pecore). Fra queste molto importante è una piccola
tenia, lunga pochi millimetri, poco patogena per il cane e le cui proglottidi sono praticamente non visibili
nelle feci. Si tratta di Echinococcus granulosus che ha come ospite intermedio vari mammiferi, il più
importante dei quali è la pecora. In questi ospiti la forma larvale, una grossa cisti chamata IDATIDE, si
localizza principalmente in fegato e polmoni. Questa parassitosi è più diffusa in zone di pastorizia, dove le
pecore si infettano facilmente da uova presenti in feci di cane che contaminano il pascolo e il cane a sua
volta si infesta ingerendo organi parassitati di pecora, che spesso gli vengono dati come alimento in quanto
scarti di macellazione. Il rischio di questa parassitosi è che anche l'uomo può comportarsi come un ospite
intermedio e se per caso ingerisce accidentalmente uova della tenia (per contaminazione ad esempio delle
verdure dell'orto da parte delle feci del cane, o per mani sporche) nel suo organismo può svilupparsi la forma
larvale, soprattutto in fegato, e polmoni ma anche in altri organi come il cervello. Questa può raggiungere
anche dimensioni notevoli e dare gravi patologie, dovute alla compressione sugli organi adiacenti, che
possono essere guarite solo con l'intervento chirurgico. In un canile con alimentazione controllata questa
parassitosi non dovrebbe entrare, ma non si può escludere il rischio per gli operatori a causa di cani di nuova
introduzione di provenienza non conosciuta.
Parlando ancora di vermi, vi sono alcuni vermi "tondi", che da adulti non si localizzano nell'intestino. Fra
questi possiamo inserire le FILARIE. Con questo termine nel nostro paese parliamo di due specie:
Dirofilaria repens e Dirofilaria immitis: la prima è diffusa soprattutto al sud e gli adulti si localizzano nel
sottocute, la seconda è la più importante e più diffusa nelle nostre zone e gli adulti si localizzano nel cuore
destro e nei vasi venosi ad esso afferenti, determinando una malattia chiamata "filariosi cardiopolmonare".
Una volta si pensava che fosse una patologia esclusiva del cane, ma si è visto che può colpire anche il gatto.
Il parassita non si trasmette direttamente da un animale all'altro, ma solo ad opera di zanzare, che succhiando
il sangue di un animale ammalato assumono anche le forme larvali partorite dalle femmine adulte e chiamate
microfilarie, che sono nel circolo dell'animale parassitato. Queste larve all'interno delle zanzare in circa 15
giorni compiono delle mute fino a diventare larve di terzo stadio infettanti, che si localizzano nell'apparato
pungitore della zanzara e vengono trasmesse quando questa punge un nuovo ospite. Dopo altre mute, queste
larve in circa 40 giorni diventano giovani adulti (L5) e nel giro di circa 6 mesi gli adulti, localizzati nel cuore
si riproducono producendo microfilarie che passano in circolo. Questi parassiti possono vivere per 5 anni nel
cuore del cane e 2-3 anni nel gatto.
N.B. Le filarie, in particolare Dirofilaria repens, in qualche caso possono essere trasmesse dalle zanzare
all’uomo, andandosi poi a localizzare in vari distretti dell’organismo.
I COCCIDI
I coccidi sono protozoi (organismi unicellulari) che si moltiplicano all'interno delle cellule della mucosa
intestinale, provocandone la distruzione. Alla fine del loro ciclo produttivo andranno incontro ad una
riproduzione sessuata con formazione delle oocisti, forme di resistenza che verranno immesse nell'ambiente
con le feci. Nel cane e nel gatto la coccidiosi, cioè la malattia causata da coccidi propriamente detti, è
provocata da diverse specie del genere Isospora. Le oocisti per diventare infettanti devono maturare 2 o 3
giorni nell'ambiente, dove poi possono rimanere vive e vitali per parecchio tempo costituendo un rischio di
infezione specialmente per i cuccioli, nei quali la patologia data da coccidi può essere grave, con diarree
imponenti, mentre gli adulti sono spesso eliminatori asintomatici. Il ciclo di solito è diretto, per ingestione di
oocisti sporulate nel terreno, ma non si può escludere l'ingestione di roditori portatori di uno stadio asessuato
dei parassiti nei tessuti, come per Toxoplasma, a cui il genere Isospora è collegato. Anche per questi parassiti
è importante l'igiene dell'ambiente e la rimozione rapida delle feci emesse.
N.B. Toxoplasma viene trattato nella lezione sulle zoonosi.
INSETTI, ZECCHE e ACARI
Fra gli insetti parassiti sicuramente i più diffusi nel cane e nel gatto sono le pulci (appartenente al genere
Ctenocephalides), che allo stadio adulto sono parassiti obbligati e permanenti e causano prurito, sottrazione
di sangue e reazioni allergiche. Le uova prodotte da questi insetti, che da adulti si nutrono di sangue, si
schiudono nell'ambiente e fanno uscire delle larve vermiformi coperte di peli che si cibano di residui organici
fino a che non diventano adulte. Gli adulti vivono sull'ospite ma possono sopravvivere anche 6 mesi
nell'ambiente fra un pasto e l'altro. In particolare Ctenocephalides felis può colpire sia gatto che cane e, in
caso di assenza degli ospiti naturali o in caso di gravi infestazioni, può colpire anche l'uomo. N.B. la pulce è
l'ospite intermedio di Dipylidium caninum.
Da ricordare inoltre altri insetti ematofagi (zanzare, pappataci) vettori di varie malattie.
Con il termine di zecche, nel cane e nel gatto si intende solitamente parlare di organismi definiti Ixodidi o
zecche dure, dotate di uno scudo dorsale rigido. Nelle nostre zone solitamente si trovano zecche “a tre
ospiti”, che parassitano l'ospite solo durante il pasto di sangue e negli intervalli tra un pasto e l’altro si
staccano e cadono nel terreno per compiere le mute necessarie a diventare adulti. La femmina specialmente
necessita di grosse quantità di sangue per produrre le uova che saranno deposte nell’ambiente. Non si ha il
passaggio diretto dell’infestazione da un animale all’altro, ma è l’ambiente che costituisce il fattore di
rischio. In caso di infestazioni elevate le zecche sono causa di anemia; inoltre causano lesioni sulla cute nel
punto di attacco, possono dare tossicosi e sono in grado di trasmettere diversi agenti di malattia agli animali e
all'uomo.
Anche diversi acari sono parassiti della cute degli animali. Alcuni di questi sono responsabili delle cosiddette
ROGNE.
ROGNA SARCOPTICA: Colpisce principalmente il cane ed è data da un acaro chiamato Sarcoptes scabiei,
le cui femmine scavano gallerie nella cute per depositare le uova, provocando una grossa reazione cutanea
con perdita di pelo, croste imponenti e prurito intenso, che può interessare tutta la cute dell'animale. La
trasmissione avviene per contatto diretto o indirettamente tramite oggetti infetti (l'acaro sopravvive due
settimane al massimo nell'ambiente). Questi acari sono presenti in diverse varietà, ognuna adattata ad una
diversa specie animale: esiste anche una varietà umana che provoca la "scabbia" nell'uomo. Essendo le
diverse varietà "specie specifiche", il contatto con cani affetti da rogna sarcoptica non causa scabbia
nell'uomo (tranne rarissime eccezioni in soggetti immunodepressi), ma può causare delle dermatiti che
generalmente guariscono da sole in circa 15 giorni una volta cessato il contatto con l'animale malato. Esiste
anche una varietà di Sarcoptes che colpisce il gatto, ma molto raramente. In questa specie, infatti, più di
frequente si ha la ROGNA NOTOEDRICA, data da Notoedres cati, un acaro che ha morfologia e ciclo
biologico simile a Sarcoptes scabiei, e determina una patologia analoga.
ROGNA DEMODETTICA: attualmente è forse la forma di rogna più comune del cane. E’ data da Demodex
canis, un acaro che vive come commensale nei follicoli piliferi e nelle ghiandole sebacee, spesso senza dare
malattia. Si trasmette da un cane all'altro solitamente solo nei primi giorni di vita, per lo stretto contatto tra
madre portatrice e cuccioli. Difficilmente si trasmette per contatto diretto tra animali adulti. Quando la
malattia si manifesta, solitamente in concomitanza di fattori predisponenti, può presentarsi in forma
localizzata, con lesioni rotondeggianti che possono sembrare causate da dermatofiti, oppure in forma
generalizzata, con complicanze batteriche che determinano perdita di pelo diffusa e forte arrossamento della
cute e gli hanno valso il nome di "Rogna rossa". Esistono altre specie di Demodex specifiche per altre specie
animali fra cui l’uomo, ma solitamente le forme cliniche più gravi si hanno nel cane.
ROGNA OTODETTICA: è la cosi detta "rogna auricolare" causata da un acaro (Otodectes cynotis) che si
localizza nel condotto uditivo esterno del cane e del gatto, causando forte prurito e produzione di cerume
nerastro. Questo acaro, molto mobile e relativamente grande (può essere visto nel condotto uditivo con la
lente dell’otoscopio), si trasmette facilmente da un animale all’altro sia per contatto diretto sia per ambienti
contaminati, anche se il tempo di sopravvivenza dell’acaro nell’ambiente esterno non è lunghissimo.
Altri acari importanti nel cane e nel gatto, che però non causano rogna, appartengono al genere Cheyletiella.
Questi, rappresentati da tre specie specifiche per cane, gatto e coniglio, causano nell'animale di solito solo
una lieve dermatite con aumento di forfora, in mezzo alla quale si possono a volte distinguere a occhio nudo
gli acari come puntini biancastri e mobili: per questo motivo questa dermatite è stata chamata volgarmente
"forfora che cammina". Nell'uomo però, in seguito a contatto con animali infestati, possono verificarsi
dermatiti molto pruriginose con presenza lesioni puntiformi arrossate, spesso localizzate nelle zone coperte
dai vestiti. Anche in questo caso l'acaro non è in grado di colonizzare l’uomo e una volta trattato l'animale e
disinfestato l’ambiente, il problema si risolve.
Fonti Bibliografiche:
Pinetti P. (1977): Le dermatofizie Piccin Editore, Padova
Tampieri M.P. (1983): Le dermatofitozoonosi- IV: 31-40
Urquhart e coll. (1998): Parassitologia veterinaria. UTET, Torino.
LA GESTIONE DEL CANILE
dottor Giovanni Lorenzi
La gestione del canile comporta le seguenti attività:
• assistenza degli animali randagi catturati e degli animali ceduti, nonché controlli veterinari e terapie
necessarie degli animali ricoverati;
• controllo delle zoonosi;
• sorveglianza epidemiologica delle malattie infettive;
• affidamento di animali senza padroni a nuovi proprietari;
• controllo circa il mantenimento degli animali affidati dal canile;
• registrazione ed elaborazione dei dati;
• sterilizzazione chirurgica dei randagi per ottenere una riduzione delle nascite;
• educazione sanitaria.
• a tutti cani trovati o ceduti, senza microchip, ne viene impiantato uno, le spese vengono addebitato al
proprietario del cane
• custodia di animali sottoposti a provvedimenti di sequestro.
Il Canile non deve limitare la propria attività agli animali in senso stretto, ma si deve occupare anche degli
aspetti che riguardano gli animali in genere. E’auspicabile che ad esso si possano rivolgere le persone per
chiedere informazioni, per tutto ciò che ha in qualche modo attinenza con gli animali. Il Servizio Veterinario
in generale ed in particolare il Canile intende sensibilizzare la popolazione, per una maggiore comprensione
del mondo animale in genere, promuovendo nell’ambito dell’attività di educazione socio-sanitaria,
programmi di informazione e formazione volti alla conoscenza ed al rispetto degli animali, per la tutela della
salute e dell’ambiente. Divulga inoltre informazioni inerenti alla prevenzione del randagismo degli animali,
il comportamento da tenere nei confronti degli stessi e le cure le attenzioni necessarie. A questo scopo il
canile organizza incontri con scolaresche e persone interessate.
Si propone anche l’istituzione di un percorso didattico “museo “ strutturato con poster tabloid e attrezzatura
interattiva con il quale spiegare argomenti inerenti il mondo animale quali la percezione animale, la
comunicazione animale e comportamento da tenere nei confronti degli animali, al fine di permettere, sia alle
classi in visita, sia ai visitatori della struttura, di effettuare un percorso culturale che faccia si che la visita al
canile non sia solo finalizzata alla ricerca di un animale da compagnia, ma diventi un momento di
arricchimento culturale fine a se stesso come può esserlo la visita di una mostra o un museo.
La gestione del canile-rifugio
Il successo nella gestione dipende da un'efficiente amministrazione e da un'accurata registrazione dei dati. Lo
scopo principale di qualsiasi sistema di registrazione è di annotare correttamente le informazioni necessarie,
nel modo più semplice possibile. I moduli d’archiviazione e/o le schede informative devono contenere:
• data d’introduzione dell’animale;
• specie, età, razza, colore del mantello e sesso;
• provenienza, eventualmente l'indirizzo ed il numero di telefono dei proprietario cedente;
• il numero di registrazione o d’identificazione;
• le informazioni riguardanti lo stato di salute e la dieta e eventuali trattamenti sanitari;
• data di cessione, generalità, indirizzo e numero di telefono dell’affidatario.
Questa procedura non comporta l'esistenza di un elaborato sistema di registrazione dati, tuttavia si deve
stabilire sia un sistema cartaceo, sia informatico, per evitare la perdita di dati. E' necessario mantenere
aggiornate le informazioni relative allo stato di salute dei cani presenti all'interno del canile, comprendendo
la registrazione di:
• vaccinazioni;
• visite;
• controlli di routine nei confronti delle malattie parassitarie;
• trattamenti terapeutici ed altre informazioni circa lo stato di salute di ciascun animale;
• indagini diagnostiche;
• eventuali interventi chirurgici.
La gestione computerizzata dei canile permette di raggiungere un'organizzazione più efficiente sia dal punto
di vista finanziario che della raccolta d’informazioni accurate e facilmente aggiornabili per ciascun soggetto.
I dati raccolti in un computer, possono essere utilizzati in ogni fase allo scopo di mantenere una gestione
aggiornata e di identificare velocemente i problemi da risolvere od il lavoro da eseguire. Tutti questi dati
devono essere prontamente disponibili. Tra le informazioni inserite nel computer troviamo:
• i numeri d’identificazione e le registrazioni;
• i dati riguardanti lo stato di salute d’ogni soggetto;
• un inventario del rifugio - canile progressivo e globale;
• l'alimentazione e le cure per ciascun animale;
• le presenze giornaliere dei soggetti all'interno del canile e dello spazio disponibile. (Queste
informazioni risultano utili al fine di conoscere in ogni momento la ricettività residua del canile e di
confrontare il profitto della pensione da un anno all'altro);
• l'inventario del materiale di consumo per ottimizzare il ripristino delle scorte;
• registrazione dei controlli su animali affidati;
• database perso-trovato.
La registrazione dei dati sul computer relativi ad ogni singolo animale, permette di accelerare il servizio
d’accettazione e di congedo dei soggetto dalla struttura. La precisione con la quale i dati vengono registrati
(manualmente o con l'ausilio del computer) è in relazione all'interesse personale di chi, giorno per giorno,
conduce le operazioni.. Abbiamo istituito l'impiego di "schede di lavoro" all'interno della struttura, che
descrivono i vari compiti e programmi, in modo tale da indurre il personale ad una più efficiente
realizzazione dei rispettivi incarichi.
Il personale riveste un ruolo molto importante nello svolgimento delle varie operazioni ed è per questa
ragione che dovrebbe essere attentamente selezionato e motivato. E' indispensabile che in ambito lavorativo
esistano dei buoni rapporti interpersonali. Si devono ricercare individui che sappiano essere attenti
osservatori, pronti nel prendersi cura degli animali e che riescano ad avere un buon rapporto con loro. E'
opportuno mantenere vivo l'interesse del personale verso il proprio lavoro incoraggiandone la partecipazione
attiva nella programmazione e nell'adempimento dei vari compiti. Sarà opportuno assegnare ruoli diversi,
rendendo disponibile la descrizione d’ogni singolo incarico, così che ciascun addetto possa sapere che cosa
ci si aspetti da lui. Inoltre è necessario mettere a disposizione del personale, le istruzioni scritte riguardanti le
eventuali terapie, le misure igieniche, la manutenzione, la cura e l'alimentazione degli animali.
Ad intervalli regolari è indicato eseguire la valutazione dell'attività lavorativa di ciascun addetto. Questa
procedura può risultare molto utile se effettuata dallo stesso operatore (auto-esame).
Le misure igieniche
Importante che tutte le strutture e le attrezzature siano di facile pulizia, disinfezione e manutenzione. Si deve
tendere a ridurre i possibili punti d’ingresso d’insetti e roditori e ad eliminarne i potenziali luoghi
d’annidamento. Nella pavimentazione del canile si è preferito utilizzare il cemento e piastrelle per la loro
facile pulizia. Si è posta attenzione che le superfici non presentino fessure, depressioni ed irregolarità ove
l'acqua, gli insetti, i roditori e/o le uova dei parassiti intestinali possano fermarsi. Le superfici di drenaggio
sono costruite in modo tale da impedire il ristagno delle urine e dell'acqua di lavaggio con il conseguente
sviluppo di cattivi odori. All'interno di un canile, le pavimentazioni di legno presentano problemi di pulizia e
di disinfezione ma questo materiale è stato impiegato ugualmente per la costruzione delle pedane ove
dormono i cani. Da due anni si è provato a far porre in opera un pavimento di resina del tipo impiegato nelle
industrie alimentari, e vi è un ritorno positivo non solo nella maggiore facilità di pulizia ma anche in una
maggiore percentuale d’affidamenti degli animali ricoverati in questi box. Ancora una volta una migliore
presentazione e un’attenzione alla mancanza d’odori sgradevoli favorisce l’adozione degli animali. I box
sono provvisti, nella parte coperta e chiusa, di riscaldamento sotto il pavimento piastrellato.
L'attrezzatura per l'igiene del canile
La pulizia del rifugio si realizza principalmente con una rimozione meccanica delle deiezioni e un
successivo lavaggio con un’idropulitrice con acqua calda a pressione. Gli irroratori di questo tipo possono
essere utilizzati non solo per il trattamento di pareti o pavimentazioni dell'edificio, ma anche di piattaforme,
box per i cuccioli ed altre attrezzature. Inoltre, utilizzando un accessorio, è possibile aggiungere detergenti o
disinfettanti al flusso d’acqua, semplificando così la pulizia. E' importante considerare l'efficacia dei prodotti
e la loro sicurezza per la salute animale.
Le procedure
Giornalmente si lavano le ciotole per il cibo e per l'acqua con soluzioni detergenti, si risciacquano e si
lasciano asciugare prima del loro successivo utilizzo. L'impiego periodico di buoni prodotti ad azione
disinfettante, in accordo con quanto riportato sulle istruzioni, non solo favorisce l'eliminazione di
microrganismi responsabili di varie malattie, ma inoltre contribuisco a ridurre le cause di cattivo odore
all'interno di un canile. Si provvede anche a tenere sotto controllo roditori e insetti indesiderati.
Il programma di medicina preventiva
Con l'aumentare della concentrazione degli animali, si assiste ad una maggiore possibilità di diffusione degli
organismi patogeni da un animale all'altro all'interno della popolazione. Per questo è necessario un rigoroso
controllo degli animali di nuova introduzione; questi possono avere diverso stato a seconda che siano di:
• proprietario noto e stato sanitario noto;
• proprietario noto e stato sanitario ignoto;
• proprietario ignoto o selvatici;
• vi sono poi gli animali temporaneamente ospitati in base alla normativa che regola l’osservazione dei
cani morsicatori, essendo la struttura della Sill sia sanitaria sia rifugio.
Per gli animali di proprietario noto, è richiesto sia stata effettuata una valida vaccinazione contro le
normali malattie della specie e che questa non sia scaduta, ove ciò, per questioni contingibili non sia
possibile, la vaccinazione sarà effettuata al momento dell’introduzione e l’animale attenderà in un
box d’isolamento di aver acquisito difese anticorpali tali da tutelarlo. Uguale trattamento sarà
riservato agli animali di proprietà ignota.
Anche gli animali vaccinati però dovranno passare un breve periodo in isolamento per evitare che
introducano malattie che eventualmente non si sono ancora clinicamente manifestate.
Sempre in struttura d’isolamento, ma senza che siano sottoposti ad alcun trattamento immunizzante
saranno accolti gli animali in osservazione per la profilassi della rabbia.
Una volta terminato il necessario periodo di quarantena, gli animali, anche in base al loro sesso e alla loro
indole, saranno introdotti nei box di soggiorno.
Percorso sanitario
Provenienza
Cane
Í
Î
Ceduto dal proprietario
ignota
Gatto
↓
↓
Quarantena rigorosa in
Í
no
Í
Libretto di vaccinazione
reparto isolamento
↓
↓
si
↓
↓
↓
Visita clinica
Esame coprologico-cute ed
Quarantena in reparto rifugio
annessi cutanei
↓
↓
Vaccinazione
Visita clinica,
↓
↓
↓
↓
Î
7 – 10 giorni appello radio e stampa
Í
↓
Graduale introduzione in reparto rifugio,
sterilizzazione prima dell’affidamento
Sarà necessario di tanto in tanto pubblicizzare le condizioni necessarie al fine di ammettere gli animali,
perché capita sempre ve ne siano di portati senza vaccinazioni, mettendo così in pericolo l’animale stesso,
introdotto in un ambiente molto affollato senza adeguate difese, e talvolta occupando per tempi non necessari
le strutture d’isolamento.
Stiamo prendendo in considerazione l’idea di completare meglio la pagina web che ci presenta e di preparare
una piccola brochure che tra l’altro fornisca al pubblico le necessarie informazioni. I cuccioli così come i
cani adulti vengono vaccinati nei confronti del cimurro, epatite, leptospirosi, parvovirosi, malattia da
coronavirus e rabbia secondo un programma regolare stabilito; le vaccinazioni potranno variare secondo l’età
dei cani. I gatti vengono vaccinati contro la parvovirosi, la rinite infettiva e la bronchite da calicivirus.
Gli animali di tutte le età devono essere controllati e trattati se necessario, per le parassitosi interne ed
esterne. Si attuano visite periodiche degli animali da parte del medico veterinario allo scopo di prevenire
gravi problemi sanitari all'interno della popolazione del canile e di effettuare un sollecito intervento in caso
di necessità. I fattori chiave per un'efficiente attività del canile sono rappresentati da un'adeguata
organizzazione e da buone procedure sanitarie, nonché dall'applicazione di un programma sanitario
preventivo. E’ molto utile approntare protocolli scritti relativi alle operazioni da svolgersi nel canile ai quali
gli operatori tecnici si devono attenere. Disponiamo di un accurato sistema per la registrazione delle cartelle
cliniche così da disporre delle informazioni necessarie in caso di necessità.
LA CATTURA DEI FELINI
Marialuisa Ravenda
Perché catturare?
Per la prevenzione: significa meno problemi in seguito. Le colonie troppo numerose scatenano fenomeni di
intolleranza, che sfociano spesso in avvelenamenti, maltrattamenti, reclami etc.; sei o sette gatti non si
notano: dieci, quindici, addirittura venti creano seri problemi e generano crudeltà. Inoltre sono più difficili da
seguire sotto il profilo dell’alimentazione e delle cure sanitarie. E’ da sottolineare che la sterilizzazione
riduce il propagarsi di gravi malattie. Non va poi dimenticato che le città non sono più un habitat ideale per i
gatti: per esempio, il traffico costituisce un grosso rischio di pericolo per i più piccoli.
Chi catturare?
Sicuramente prima le femmine, poiché sono in grado di prolificare anche due o tre volte l’anno. La cattura va
effettuata anche nel caso fossero gravide, poiché si potrà procedere alla sterilizzazione senza creare loro
alcun danno. Si dovrà usare più cautela quando si sia nel dubbio che stiano ancora allattando una precedente
cucciolata: a volte, si potranno notare le mammelle visibilmente ingrossate e allungate. In questo caso è
consigliabile rimandare la cattura fino a quando non ci si sarà accertati che i piccoli siano in grado di nutrirsi
da soli. Qualora, tuttavia, i veterinari si dovessero accorgere che la gatta ha da poco partorito (è consigliabile
comunque non liberarla, in quanto sarebbe difficile catturarla nuovamente), procederanno ugualmente alla
sterilizzazione usando particolari attenzioni, cosicché la gatta potrà essere rimessa in libertà entro le 24 ore
tanto da poter tornare dai suoi piccoli. E’ importante sottolineare che la mamma, dopo la sterilizzazione,
potrà tranquillamente tornare ad allattare, poiché l’intervento non arresterà il flusso del latte.
Quando catturare?
Prevalentemente in autunno e inverno: i gatti hanno più fame e non ci sono rischi di cucciolate. La cattura
avverrà preferibilmente negli orari in cui viene abitualmente distribuito loro il cibo. E’ consigliabile la
presenza del referente della colonia in quanto li tranquillizza; al contrario, meglio evitare la presenza di
estranei che comprometterebbero la cattura.
Come catturare?
Il mio motto personale e’ “tempo, pazienza e un po’ di fortuna”.
Per essere catturato, un gatto deve avere fame: i referenti della colonia dovranno quindi tenerli a digiuno
almeno dal giorno prima. In colonie di un certo numero, una volta posizionata la gabbia-trappola, si cercherà
di distrarre il gruppo con bocconcini prelibati e ci si dedicherà poi al prescelto, facendo attenzione che
nessuno degli altri veda mentre questo farà scattare la trappola. In caso contrario, vedendo braccato uno di
loro nella gabbia, sarà molto più difficile che i restanti poi entrino a loro volta.
Con quali strumenti catturare e come?
Trasportino: deve essere di metallo; si usa per i gatti più mansueti. In fondo al trasportino, direttamente su
fogli di giornale stesi precedentemente, si colloca un po’ di cibo molto appetibile. Va tenuto pronto in mano
il copri trasportino, di tessuto preferibilmente scuro (al buio i gatti si calmano subito). Con pazienza si
aspetta che il gatto entri: potrà entrare fino a metà e poi uscire per varie volte. Quando si sentirà più sicuro e
inizierà a mangiare tranquillamente, con mano sicura e veloce si tirerà su il portellino del trasportino,
assicurandosi prima che sia dentro anche la coda. Immediatamente si procederà a chiudere con il gancio di
chiusura, coprire e assicurare ulteriormente la tenuta della chiusura inserendo ai lati dei laccetti (tipo filo
verde plastificato).
Gabbia a scatto: sistemare in fondo alla trappola il cibo, sempre sminuzzato (altrimenti il gatto prende il
pezzo e se lo va a mangiare fuori) e collocarne qualche briciola anche all’ingresso. Per fare scattare il
portellino della gabbia è necessario che il gatto poggi la zampina sulla pedanina situata poco prima del cibo.
Non bisogna avere fretta! A volte riescono a mangiare allungando il collo, evitando di pestare la pedanina,
per cui l’attesa dell’operatore sarà più lunga e a volte anche vana! Anche in questo caso, a cattura avvenuta,
coprire immediatamente la gabbia con il telo tenuto a portata di mano e procedere quindi al passaggio dalla
gabbia al trasportino (si vedano le istruzioni nel paragrafo Tecnica di passaggio).
Se usiamo la trappola a scatto ricordiamoci che non possono entrare due gatti: uno potrebbe farla scattare
mentre l’altro che si trova dietro impedirebbe la chiusura completa e, spaventati, fuggirebbero entrambi.
Gabbia col filo: con questo tipo di trappola si possono catturare anche due o tre felini, se entrano insieme.
Qui si può usare anche la loro ciotola abituale, sistemandola sempre in fondo. Anche in questo caso, mettere
delle briciole all’ingresso e, una volta entrato il gatto, assicurarsi che ci sia in tutta la sua lunghezza,
compresa la coda. A questo punto si tira il filo con fermezza e rapidità e il più velocemente possibile si copre
la gabbia con il telo. Con questo genere di trappola ci si deve assicurare che lo sportello di chiusura resti
fermo, eventualmente mettendoci un peso sopra: il gatto o i gatti che sono entrati potrebbero, agitandosi,
riuscire a sollevarlo. Procedere poi al passaggio nel trasportino.
Gabbia da degenza: viene usata per i gatti più difficili. Essendo molto più grande rispetto alle altre, incute
meno diffidenza. Si consiglia ai referenti delle colonie di posizionarla nel luogo dove solitamente viene dato
loro da mangiare, sistemando le ciotole all’interno della gabbia ed evitando di lasciare cibo sparso nei
dintorni, fintanto che il felino che interessa, per fame, sarà costretto ad entrare nella gabbia. Lasciare che
entri ed esca tranquillamente per qualche giorno; nel giorno stabilito per la cattura, ci si apposterà nei pressi
della gabbia tenendo in mano la corda che precedentemente avremo assicurato al suo portello, facendola
passare ulteriormente attraverso una maglia della stessa. Nel momento in cui il gatto predestinato sarà
all’interno, anche se con lui ce ne fossero altri, un operatore tirerà rapidamente la corda trattenendola con
forza, mentre un secondo correrà a chiudere il gancio della gabbia. Come nei suddetti casi si coprirà
completamente il gabbione e in seguito si procederà con molta cautela al trasbordo di un gatto alla volta
(vedi tecnica di passaggio).
Tecnica di passaggio (bisogna operare, possibilmente, in due persone):
A questo punto si passa alla fase più delicata, ovvero il passaggio dalla gabbia trappola al trasportino, che è
bene fare, se è possibile, in un ambiente chiuso oppure direttamente sul posto: questo perché, se per sfortuna
il gatto riuscisse a scappare, almeno rimarrebbe sul suo territorio. N.B. Qualora si tratti della cattura di un
unico gatto/a, si potrà evitare il passaggio nel trasportino, lasciandolo/a in attesa nella gabbia stessa con la
quale poi verrà trasportato/a dal Veterinario.
Veniamo dunque al passaggio: la gabbia-trappola e il trasportino vengono accostati il più possibile, facendo
prima scivolare il portellino del trasportino sotto alla gabbia-trappola; in mezzo va collocata una tavoletta di
legno mobile più grande delle imboccature trasportino-gabbia.
• Mentre si solleva il portellino della gabbia-trappola, contemporaneamente si solleva quel tanto
che basta la tavoletta di legno: il gatto, per fuggire, si precipita dentro il trasportino.
• Subito si fa scivolare di nuovo in basso la tavoletta di legno e la si tiene ben premuta con
entrambe le mani contro il trasportino, per evitare che il gatto cerchi di fare forza e uscire.
• Si allontana lentamente la gabbia-trappola e, mentre un operatore continua a tenere ben aderente
al trasportino la tavoletta, l’altro solleva il portellino del trasportino per portarlo nella posizione
di chiusura. Man mano, la tavoletta viene sfilata e infine tolta, quando ormai il portellino è
prossimo al gancio di chiusura.Immediatamente dopo si provvede ad assicurare la chiusura del
trasportino con i laccetti e naturalmente coprire come già detto. A questo punto verrà legato alla
maniglia del trasportino il cartellino indicante le caratteristiche del gatto (se non si è sicuri del
sesso mettere un punto interrogativo), e soprattutto la provenienza (indirizzo della colonia e
nome del referente), cosicché, per ogni evenienza, incidente, contrattempo o altro, chiunque
possa riportare il gatto nella sua colonia. Il gatto sarà quindi tenuto “in attesa” fino all’indomani,
giorno della sterilizzazione (i gatti vengono generalmente catturati il giorno prima, anche perché
devono essere a digiuno da almeno 15 ore circa), in un luogo tranquillo e sicuro (un garage, una
cantina, il bagno etc.).
Per nessun motivo dovranno essere tolti dal trasportino anche se piangono, sono errori che si pagano cari.
Una volta effettuato il passaggio si utilizza nuovamente la gabbia-trappola per una nuova cattura.
Sterilizzazione, degenza post-operatoria e reinserimento nell’oasi.
Per essere sottoposto alla sterilizzazione, come già abbiamo detto, il gatto deve essere a digiuno dalla sera
prima (almeno dalle ore 19). N.B. A tutti i gatti verrà praticato dai veterinari un piccolo taglio in un orecchio
come segno di identificazione (in base all’articolo 29 comma 5 della Legge Regionale dell’Emilia Romagna
n. 27 del 7 Aprile 2000): questo perché i gatti liberi o randagi siano distinti dagli altri e soprattutto perché chi
cattura possa vedere quali sono già stati sterilizzati e quali non ancora.
Dopo la sterilizzazione, per i maschi è sufficiente rimanere 24 ore nello stesso trasportino, dopodiché si
possono liberare; le femmine invece devono essere trasferite con il trasportino direttamente nel gabbione e
questo avviene generalmente quando sono ancora sotto anestesia. Ovviamente il gabbione deve avere
un’apertura sufficientemente grande da potervi collocare dentro il trasportino, al quale, una volta inserito,
con molta prudenza si calerà il portellino affinché l’animale abbia più spazio.
La degenza va fatta per le prime 24 ore al caldo (dal momento che i gabbioni si tengono generalmente in
garage o in cantina, si può tranquillamente lasciare la gatta nel trasportino in queste prime 24 ore, così da
poterla tenere in casa); durante questo periodo si deve controllare il respiro dell’animale (verificando anche
che abbiano il naso scoperto e che non ci sia perdita di sangue). Durante la degenza l’antibiotico va
somministrato preferibilmente in un’unica dose nel momento in cui hanno più fame. La durata della degenza
varierà dai quattro giorni in estate ai sei-sette giorni in inverno.
Al termine della degenza si procederà alla fase più difficoltosa, che necessita molta attenzione e prudenza, in
quanto ci troviamo ad avere il gatto ben sveglio e nella maggior parte dei casi anche molto selvatico. E’
consigliabile comunque non fidarsi mai anche se sembra buono. Per farlo tornare nel trasportino, si cercherà
dall’esterno del gabbione, aiutandosi con un bastoncino, di indirizzarlo all’ interno della gabbia più piccola,
dopodiché, sempre con il bastoncino, si solleverà il portellino accostandolo con fermezza al punto di
chiusura; contemporaneamente, dopo aver aperto il gabbione, si introdurrà la mano e si aggancerà il
portellino del trasportino. Se la manovra di passaggio dal gabbione al trasportino risultasse troppo
difficoltosa, conviene lasciare il gatto dentro, caricare il tutto in macchina e liberarlo direttamente dal
gabbione. E’ inoltre consigliabile, al termine di ogni degenza, disinfettare gabbione e trasportino con
varechina.
Al momento del reinserimento nella comunità è bene accertarsi delle buone condizioni di salute
dell’animale, soprattutto in inverno: in caso contrario, prolungare la degenza. Prima di liberarli nei luoghi di
traffico fare attenzione, poiché l’animale disorientato potrebbe attraversare la strada mettendosi in pericolo.
Alcuni si stiracchiano, altri fuggono e possono rimanere nascosti anche 3 o 4 giorni.
Sarà cura del referente che tutti i gatti della propria colonia vengano sterilizzati.
Gestione dei Gatti nei
ricoveri
Dottor Maurizio Battistini
Gestione dei Gatti nei
ricoveri
„
Richiede una Necessaria
collaborazione tra ente
animalista e servizio
veterinario.
– Senza questo presupposto è
impensabile una corretta
gestione
Difficile
collaborazione??
„
Veterinari
– Si sentono
sempre sotto
accusa degli
animalisti
– Si
nascondono
con paroloni
e non
cercano il
dialogo
– Raramente
apprezzano
consigli o
interventi
esterni
„
Animalisti
– Sfiducia
perché
simpatizzano
con liberi
prof.
– Vogliono
applicare
terapie
nuove
– Vorrebbero
la loro
gestione
sanitaria
Chi lavora nel gattile?
„
Operatore del gattile
– Amante degli animali e non
necessariamente animalista.
„
Comportamento
– può trovarsi in difficoltà con l’ente
che lo stipendia e le richieste di
animalisti e veterinari
– comportarsi in maniera
professionale separando l’aspetto
gestionale dal controllo sanitario
– Essere attenti allo stato degli
animali che si accudisce
– Riferire sempre a colleghi di
maggior esperienza o al veterinario
ogni condizione anomala rilevata
Decalogo di buona
convivenza
Rispetto della “sensibilità”
animalista
„ Collaborare per il miglior
beneficio animale.
„ Ascoltare ogni richiesta dei
volontari animalisti.......anche
quelle illogiche !
„ Informare sempre sugli interventi
ambo le parti.
„ Operare nella massima
trasparenza.
„ Evitare le scelte troppo personali.
Gestione dei Gatti nei
ricoveri
„
Gestione
– Conduzione
– Controllo sanitario
„
Ricoveri
• Ricoveri temporanei
– Gabbie per degenza
– Quarantena
• Ricoveri permanenti
– Gattile
– Colonie
Ricovero temporaneo
• Quarantena,gabbie per
degenza
• Permette un isolamento o un
preciso controllo in caso di terapie
– Conduzione
– Alimentazione
– Pulizia di
ciotole,sabbiera,fornitura di
acqua individuale
– Pulizia ambientale
– Controllo sanitario
– Difficoltà nelle cure dei gatti a
volte particolarmente selvatici
– Possibile difficoltà di cattura
Ricovero permanente
„
Colonie
– Conduzione
– Controllo sanitario
–INTERVENTO DELLA
“GATTARA”
– L’impegno garantisce una
soddisfazione personale,
“lubrificante sociale”
– Permette una conduzione quasi
gratuita o a bassissimo costo
– Riesce ad avere il “polso “delle
presenze in colonia
Ricovero permanente
„
Gattile
– Conduzione
–
–
–
Alimentazione
Pulizia di ciotole,sabbiera
Pulizia ambientale
– Controllo sanitario
– Difficoltà nelle cure dei gatti a
volte particolarmente selvatici
– Possibile difficoltà di cattura
Conduzione di ricoveri
temporanei e permanenti
„
Alimentazione
• Quale
– Cibo secco
– Cibo umido
– scarti
• Quanto?
„
Pulizia
–
–
–
Ambienti
Sabbiere
Ciotole
Sistemi di cattura
Gabbia trappola
„ “Gattaiole”
„ Pinze
„ Cerbottana con siringhe
anestetiche
„
Sistemi di contenzione
Guanti
„ coperta
„ Contenimento manuale
„
– con 1 o + assistenti
„
Tecnica per prelievo
ematologico
–
–
–
Giugulare
Cefalica dell’avambraccio
Femorale
Principi di controllo
sanitario
„ Informazioni
che il
personale può mettere in
evidenza:
„
Presenza di vomito o diarrea
– Caratteristica delle feci e
vomito
Anoressia/Astenia
„ Perdita di peso
„ Alopecie/Lesioni cutanee
„
Principi di controllo
sanitario
„
Particolari atteggiamenti
– Antalgici
– Zoppie
Difficoltà respiratoria o tosse
„ Presenza di parassiti nelle
feci
„
– Indicare le caratteristiche
Presenza di ectoparassiti
„ Alterata temperatura rettale
(38,5 - 39°C)
„
Somministrazione di
farmaci
Iniezione
„ Somministrazione orale
„
–
–
–
di compresse
Sciroppo
Terapie di gruppo
Trattamenti antiparassitari
esterni
„ Terapie di gruppo
„
Interventi profilattici
Vaccinazioni
„ Trattamenti antiparassitari
„ Disinfezione delle gabbie e
ambienti
„ Antiparassitari
„
Bibliografia
„
Manuale di soccorso
• Fondazione Mondo Animale ONLUS
tel.0823 859552
„
Internet
• http://www.lidovenezia.com/gattilecoper
tina
• http://www.uslaosta.com/struttura/preve
nzione/san_animale/cangat.shtml
• http://www.gattiledicuneo.it/
• http://www.amordigatto.net/gattile.html
• http://www.pensionedeifiordalisi.com/ga
ttile.htm
• http://www.pensionedeifiordalisi.com/de
genza.htm
• http://www.dimensioneanimalerho.it/
• http://www.fabcats.org/fab3.html
Tipologia dei ricoveri
Dottor Maurizio Battistini
Gatto
linee guida OMS/FAO Centro di collaborazione per la ricerca e formazione
formazione in sanità pubblica
Veterinaria,Roma.
„
Gatti domestici
-
Gatti sinantropici - Gatti
esclusivamente di casa
- Gatti
urbani randagi
- Gatti
categoria intermedie
-
„
Gatti selvatici
Gatti rurali
Gatti inselvatichiti
Perchè un ricovero per
gatti?
Necessità etologiche
Necessità sanitarie
• Animali ammalati
• Cure post sterilizzazione
–Ne ha realmente
bisogno?
–Può aiutare gli
operatori ad un
controllo del
randagismo ?
Obiettivi di un controllo
del randagismo felino
„
Operare prettamente su
colonie
– Controllo delle nascite
Incentivare le adozioni
„ Collaborare con enti
animalisti
„ Presupporre la presenza di
ricoveri
„
Tipologia dei ricoveri
(per gatti sinantropici)
„
Temporaneo
– Quarantena
– Terapie
– ospedalizzazione
„
Permanente
– Colonia
– Gattile
Ricovero permanente
„
Colonia
– aggregato di gatti che vive in
ambienti dove trova rifugio e
sufficienti fonti alimentari
• Strettamente legato ad ambiente
urbano
– Ambienti protetti
– Presenza di roditori selvatici
/piccioni/piccoli rettili
• Gattara
– Importante figura
indispensabile per
l’approvigionamento alimentare
e per il controllo
Ricovero temporaneo
„
Gabbie
– Vengono esclusivamente
utilizzate per brevi ricoveri
relativi a terapie mediche o
degenza post interventi (Gatti
trovati feriti con probabile
padrone)
– Vengono utilizzate per isolare
gatti in caso di patologie
trasmissibili in corso di
profilassi
– Controllo di gatti morsicatori per
profilassi della Rabbia
– Vengono utilizzate per
contenere i gatti di colonie via
via catturati in attesa di
intervento di sterilizzazione
Gattile
Struttura appositamente
costruita per il ricovero
permanente
„ E’ realmente necessaria?
„
• Requisiti
– Recinzione
– Habitat ottimale
– Sufficiente riparo
– Rispetto etologico
Recinzione
„
Rete?
– Altezza superiore 1,5 mt.
„
Parte superiore rientrante
• Lastre di metallo o materie
plastiche.
• parte superiore rientrante.
• Filo elettrico ?
„
Strumenti per catturare e
limitare i movimenti
• Divisioni per ambienti
• “Gattaiole”
Habitat ottimale
Cucce per il ricovero
„ Sabbiere per le deiezioni
„ Ciotole per l’alimentazione
„ Protezione per piante
„ Giochi
„
• Indispensabile per far fronte alla
noia relativa alla mancanza di
caccia e contatti con l’uomo
Vantaggi di un ricovero
Gattile
Censimento
„ Controllo sanitario
„ Contenimento
„ Minor “pressione
predatoria”sull’ambiente
„ Possibilità di terapia di
gruppo
„
Svantaggi di un ricovero
Gattile
Elevata carica microbica
infettante
„ Minor libertà di movimento
„ Impossibilità di diminuire il
numero delle presenze
„
– Difficilmente vengono poi
adottati
Alto costo gestionale
„ Noia
„ Interessamento di pochi
animalisti
„
Vantaggi di un ricovero
in colonia
„
Autonoma riduzione del
numero delle presenze
• Volontaria
• Involontaria
Minor costo gestionale
„ Maggior libertà di movimento
„ Vita più attiva e meno noiosa
„ Contenzione delle nascite sui
randagi
„ Lubrificante sociale per la
terza età
„
Svantaggi di un ricovero
in colonia
Diffusione di mal. Infettive
„ Impatto ambientale ecologico
per zone meno urbanizzate
„
• danni sull’ecosistema
„
Impatto ambientale biologico
per zone più urbanizzate
• Vocalizzazioni/Marcature /Deiezioni
„
Difficoltà di censimento
• Minor controllo diretto
Impegno gestionale
„
In una colonia
• Costo per
l’alimentazion
e
• Impegno
fisico
„
In un gattile
• Costo per
l’alimentazion
e
• Lavaggio
dell’ambiente
e ciotole
• Pulizia delle
lettiere
• Assistenza
sanitaria
Conclusioni
Evitare la costruzione di
gattili
„ Migliorare il censimento e la
gestione delle colonie feline
„ Mantenere ottimi rapporti con
enti animalisti e fruire della
loro spontanea
collaborazione
„
Dott.Maurizio Battistini
Servizio Veterinario Rep. di San
Marino
v.La Toscana 3
Rep di San Marino
Tel 0549 994431
[email protected]
o.it
Esigenze nutrizionali del gatto
Dottor Giacomo Biagi
- Elevata richiesta di proteine
- Fabbisogni di particolari aminoacidi (taurina e arginina)
- Fabbisogno di acido arachidonico
- Fabbisogno di vitamina A preformata
- Fabbisogno di niacina
Fabbisogni proteici del gatto
Il gatto necessita di livelli proteici alimentari più alti del cane
Livelli minimi di proteine suggeriti dalla AAFCO:
Cane adulto (mantenimento)
Cane in crescita o in riproduzione
18% SS
22% SS
Gatto adulto (mantenimento)
Gatto in crescita o in riproduzione
26% SS
30% SS
I fabbisogni dipendono anche dalla qualità delle proteine
della dieta: digeribilità e composizione aminoacidica
Impiego delle proteine alimentari in animali in
accrescimento
MANTENIMENTO
ACCRESCIMENTO
GATTO
60%
40%
CANE
33%
67%
RATTO
35%
65%
Aspetti sensoriali coinvolti nella scelta alimentare
OLFATTO
cm2 di mucosa
olfattiva
Uomo
3-4
Cane
18-150
Gatto
20
(Dodd e Squirrell, 1980)
Fattori influenzanti l’olfatto
razza
sesso
età
condizioni ambientali
assunzione di farmaci
momento fisiologico
patologie
Aspetti sensoriali coinvolti nella scelta alimentare
GUSTO
n° di bottoni
gustativi
Uomo
9.000
Cane
1.700
Gatto
470
(Leitbetseder, 1978)
Fattori influenzanti il gusto
età
assunzione di farmaci
patologie
Diversi tipi di sapore
Aspetti sensoriali coinvolti nella scelta alimentare
TATTO
Proprietà dell’alimento influenzanti la sensazione tattile
consistenza
forma
dimensioni
temperatura
Alimentazione:
commerciale o casalinga?
Diete commerciali
Diete casalinghe
Maggiori garanzie Costo
Conoscenza degli
di completezza
ingredienti
Presenza di
Praticità
additivi
Economicità
Tempo di
preparazione
Possibile
inadeguatezza
nutrizionale
Alimenti commerciali:
secchi o umidi?
Alimenti secchi
Alimenti umidi
Praticità
↑ Appetibilità (?)
Conservabilità
↑ Assunzione di acqua
Economicità
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Ricoveri - Cani gatti e noi