COMMON GROUND N° 2/2013
20 Ottobre 2013
Se sarete ciò che dovrete essere metterete fuoco in tutto il mondo Se sarete ciò che dovrete essere metterete fuoco in tutto il mondo Se sarete ciò che dovrete essere metterete fuoco in tutto il mondo Se sare
tutto il mondo Se sarete ciò che dovrete essere metterete fuoco in tutto il mondo Se sarete ciò che dovrete essere metterete fuoco in tutto il mondo Se sarete ciò che dovrete essere metterete fuoco in tutto il
BOLLETTINO
D’INFORMAZIO
NE
DELL’ASSOCIA
ZIONE DI
PROMOZIONE
SOCIALE
NAZIONALE
SANTA
CATERINA DA
SIENA
La fede dà forma alla vita
Meeting, Terra Santa, Spagna e altro ancora...
di Marco Sermarini
Cari amici,
questo numero è bello
carico, come d’altronde
succede spesso. Sa di Terra
Santa, di Spagna, di Sicilia, di
Chesterton, di Meeting, di
amici passati davvero a
miglior vita, di vita.
Il Meeting è stato un
bell’evento, una bella
occasione di incontro e
costruzione; il nostro amico
Chesterton (sì, nostro, perché
mi auguro che ormai lo
consideriate tale anche voi: si
nota che batto un po’ il
chiodo, eh...?) è stato anche
lui un bel catalizzatore di tutto
quello che è accaduto alla
Fiera di Rimini (d’altronde chi
meglio di noi poteva
approfittare di lui, noi che
eravamo i suoi vicini di casa?).
Io per riprendermi dai tre
giorni al Meeting ci ho messo
1
una settimana (mi giravo e
trovavo uno che voleva sapere
di Chesterton, finivo e dietro
le mie spalle ce n’era un
altro...); non so come ha fatto
Enrico Tiozzo che la settimana
ce l’ha passata tutta. Segni
della grazia che opera? Fisico
bestiale? A vederlo non si
direbbe (parlo del fisico!)...
Comunque Chesterton ha
messo casa... a casa nostra e
dubito che la Confraternita
potrà farne a meno: troppo
lucido, troppo simpatico,
troppo grande, troppo nostro.
La Terra Santa ha toccato
tutti quelli che... l’hanno
toccata, e io da lontano credo
che quello che stiamo facendo
insieme ad Enzo e agli altri
amici sia un segno di novità
molto grande, per noi e per
loro. A Novembre c’è chi
tornerà là. Bello. Aspettiamo
foto e resoconti, notizie, vita.
La Spagna è qualcosa che
si consolida, e la controprova
che l’aiuto reciproco non è
solo uno slogan buono perché
altri lo usino. Angel è di casa
da noi, e noi lo siamo diventati
da lui. Abbiamo da imparare
gli uni dagli altri.
Poi ci sono amici che ci
precedono, storie piccole e
grandi, tutte cose da prendere
sempre sul serio.
In questi giorni, da ultimo,
vi ho inviato anche il pdf
dell’intervento di padre
Cassian Folsom al VII Santa
Caterina’s Day, lo scorso 22
Giugno: usatelo! E’
meraviglioso. Altro amico, altri
amici, altre cose che crescono.
Marco Sermarini
“L'educazione non è una professione ma una
attitudine. Prevede un’uscita da se stessi, con
metodi non convenzionali, e necessita delle
persone come nuove strade per raggiungere il
cuore dell'altro.”
Queste parole del missionario della San
Carlo Borromeo, Juan Luis Barge,
inaugurano il nostro convegno spagnolo
dal titolo: “Educar,un milagro?” Già il
titolo è una provocazione: in tempi di
bilanci delle competenze, saperi, tecniche
e tecnicismi, si afferma che l’educazione
ha la natura del rischio, della sfida
tremenda di un educatore che si deve
occupare prima di tutto della sua santità.
Potremmo dire che ciò che ci ha colpito a
Madrid è il non verbale e, detto di un
conveg no in g ran par te in l ing ua
spagnola, sembrerebbe una
giustificazione... Invece siamo stati
condotti a guardare da subito i segni,
perché l'educazione è fatta di segni. Il
primo segno è l’accoglienza - acogida
nella casa de La Almudena in periferia di
Madrid: tre famiglie che si stringono
assieme per dar vita ad un abbraccio verso
bambini e famiglie in difficoltà, un
abbraccio che implica “toda la vida” come
è scritto nel la mostra a l lestita
al l'ing resso. C'è un debito d i
riconoscenza per chi ha cominciato
pag. 3
COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013
L’angolo
di
Il mio paese è Spagna... Il milagro
dell’educazione
Progetto ‘bene comune’ - Fraternità di opere per l’educazione e l’accoglienza Anno 2005 - Legge n. 383/2000 - Progetti lett. f) Ministero della Solidarietà Sociale
Puri Sa c ri st an, Mar t inez
Perreno, Maria Rosa Aulino,
Antonio Rodriguez, Maria
Podereux, Manuel Valvidia,
gente innamorata, come confessa
candidamente uno di loro, e ci
viene da pensare che essere
innamorati è l'unico modo per
educare.
Newsletter NUMERO NOVE del 30.04.2008
Il progetto del Giovedì Santo
Sono partito brontolando con Luigi Liseno, croce della
mia vita, che il primo giorno di vacanza (scolasticamente
parlando) fosse anch’esso occupato dal lavoro: un progetto
su cui c’eravamo impegnati con Enrico e Gino di Ferrara.
E’ una mattina fredda da primavera mancata, il tomtom
non conosce neppure lui il dedalo di campagne tra cui ci
perdiamo.
Copparo mi fa memoria di un ritorno solo una decina
di anni fa tra una nebbia ai confini della realtà, dopo un
incontro tra educatori con un insistito passaggio sempre
sul medesimo punto.
Poi una macchina ci si mise davanti e ci invitò a seguire e
prodigiosamente ci trovammo fuori.
Da Enrico ci attende il secondo caffè della mattina e poi si
progetta ovvero si parla di noi, delle nostre vite, dei ragazzi
che vorremmo collocare al lavoro, delle nostre strutture
recettive (il progetto riguarda un bando sulle politiche
giovanili). Enrico conosce le realtà dal di dentro, parla di
uomini e donne all’opera. Non posso non pensare a suo
padre con il quale ho condiviso una vita di progetti (tutti
realizzati!).
Progettare di giovedì santo è un po’ strano, c’è la “Coena
Domini” che incombe come pensiero dominante, ci sono le
spese da fare, gli ultimi ritocchi al pranzo pasquale con figli
e nipoti. Parlando si precisa il soggetto: “le nostre strutture non sono e non saranno mai semplicemente degli alberghi
perché hanno il valore aggiunto della nostra tipicità, cioè di ciò che ci è successo.
E’ un fattore di diversità che dà vita ad un prodotto nuovo che non si omologa al mercato ma si presenta per ciò che è;
una compagnia di uomini insomma che chi passa per le nostre città, anche per turismo, possa incontrare nella forma
più espressiva e più tipica, una sorta di genius loci che traduce Colui che abbiamo incontrato dentro la vita delle
nostre strade, delle case, delle calli.
E’ proprio un progetto da Giovedì Santo, viene presto l’ora di pranzo ed Enrico ci guida tra un dedalo di terre emerse
lagunari.
Uomini diversi sono seduti attorno ad una grande tavolata in un casone di pesca. Non li conto, ma non so perché mi
entra il numero dodici e c’è anche una donna, Gabriella che segue silenziosa ma le parlano gli occhi.
La giornata è una di quelle fredde ma terse, si vede in lontananza, da noi si direbbe stravedamento, e Alessandro ci
mostra le barene e i canali fatti scavare e la valli da pesca ed è fiero di aver provocato tutto questo per noi.
Tutt’attorno è un susseguirsi di baracche di fortuna, ricoveri per barche, cavane, piccoli rifugi tra l’acqua.
C’è il padrone di casa ma non lo dà a vedere se non per un calore di accoglienza e perché occupa una posizione
centrale per farsi ascoltare da tutti e benedire il pane.
Barbalbero
2
Organo informativo e di approfondimento a cura di:
SANTA CATERINA DA SIENA APS, via Fabbri 414, 44100 Ferrara (FE) - Italy
mail: [email protected]
esperienze simili: Cometa a Como,
Fontana Vivace di Genova, San Giuseppe
e Santa Rita di Castelbolognese. È una
catena della carità, che riconosce gli
anelli che vengono prima, g uarda i
maestri e fa memoria delle loro parole. La
ca sa celebra i l suo primo anno
dall’inaugurazione fatta alla presenza del
cardinale Ruoco di Madrid. E’ il racconto
di una vita che travolge un quartiere, che
segna i rapporti in questa periferia in cui
non ci sarebbe molto da sperare. Una
ragazza racconta la bellezza e la difficoltà
di essere vissuta in una famiglia aperta, di
aver dovuto condividere la mamma con
altri bambini riscoprendola in una
relazione ancora più profonda. Per noi
italiani avviene il primo milagro: si capisce
tutto e chi non capisce dà di gomito al
v ic i no c he c api s ce . Poi è l a
sovrabbondanza del riconoscimento:
trovare amici fraterni con cui si condivide
la vita, in Spagna a fare i nonni, perché il
mondo è diventato davvero piccino e la
carità lo abbraccia tutto. E Grazia Maria
Tiozzo Bon, chioggiotta di Madrid,
moglie di Luis e madre di tre splendide
creature, ci porta infine alle tapas, perché
non c’è condivisione che non arrivi fino
alle “grasse vivande”. Il giorno dopo
cerc a ndo l a sede del conveg no ci
perdiamo nelle geometrie spagnole,
arriviamo con più di un'ora di ritardo, ma
fa niente, si comincia e di schianto si
ripete il dono delle lingue, perché in
educazione il “sentido” religioso è il vero
esper a nto e non ha bisog no d i
traduzione...
“C'è oggi la possibilità di una dimenticanza: a
una generazione biologica non corrisponde più
una generazione spirituale, una storia di
paternità e maternità spirituale, un sentido,
un significato, una direzione. Ma c’è una
memoria che vince, quella che il Signore ha di
noi! Rinascere è piú bello che nascere… Non
possiamo dire io, senza il Tu che ci precede”.
COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013
Il mio paese è Spagna... Il milagro dell’educazione
Barbalbero
pag. 3
L’angolo
di
Il milagro dell'educazione si ripete anche
oggi per noi, qui, arrivati dai quattro
angoli del mondo per questo piccologrande convegno che coinvolge Ferrara,
Forl ì , Ch io g g ia e poi Mad r id ,
Fuenlabrada, Cuenca e Majorca… Non ci
ha fatto problema viaggiare, coprire
distanze, perderci nel traffico di una
città che vive l'attesa spasmodica di una
elezione a sede olimpica (ne saremo
coinvolti sia nell'entusiasmo anticipatorio
che si riversa trepidante a Puerta del Sol,
sia nel l a som mes s a delusione per
l'esclusione).
Il convegno si protrae, ma qui il tempo
ha un altra scansione: apprendiamo che le
tre del pomeriggio non è ancora tardi per
pranzare, le giornate sono più lunghe
delle nostre, qui a Madrid…
Juan Luis parla l'italiano come lo
spagnolo con una ricchezza di vocaboli,
con una dovizia di sfumature in entrambe
le lingue che mescola sapientemente per
farci intendere gli uni agli altri.
“Educare non è mai facile, ma semplice sì. Se è
una testimonianza è semplice. Dio continua a
fidarsi di noi nel mettere al mondo i figli e nel
farceli educare perché ci chiede in fondo, per
essere dei buoni genitori, educatori, solo questa
suprema lealtà di fronte a noi stessi e di fronte
alle cose…”. È un f uoco di fila di
testimonianze quello a cui assistiamo, già
tradotte nel fascicolo che ci viene
consegnato all'inizio: Puri Sacristan,
Martinez Perreno, Maria Rosa Aulino,
Antonio Rodriguez, Maria Podereux,
Manuel Valvidia, gente innamorata,
come confessa candidamente uno di
Il progetto del Giovedì Santo
loro, e ci viene da pensare che essere
innamorati è l'unico modo per educare.
E innamorati sono senz’altro i ragazzi
di Ferrara che raccontano la loro
esperienza ai campi estivi. Il tutto
avviene sotto l'egida (si dice così ma non
rende la tenerezza) di Angel Misut.
L'intervento finale del Professor Josè
L u i s A l m a r z a , d e l l a Fa c olt à d i
Magistero dell’Università di Madrid, ci
fa saltare sulle sedie letteralmente e ci fa
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Newsletter NUMERO NOVE del 30.04.2008
Sono partito brontolando con Luigi Liseno, croce della
mia vita, che il primo giorno di vacanza (scolasticamente
parlando) fosse anch’esso occupato dal lavoro: un progetto
su cui c’eravamo impegnati con Enrico e Gino di Ferrara.
E’ una mattina fredda da primavera mancata, il tomtom
non conosce neppure lui il dedalo di campagne tra cui ci
perdiamo.
Copparo mi fa memoria di un ritorno solo una decina
di anni fa tra una nebbia ai confini della realtà, dopo un
incontro tra educatori con un insistito passaggio sempre
sul medesimo punto.
Poi una macchina ci si mise davanti e ci invitò a seguire e
prodigiosamente ci trovammo fuori.
Da Enrico ci attende il secondo caffè della mattina e poi si
progetta ovvero si parla di noi, delle nostre vite, dei ragazzi
che vorremmo collocare al lavoro, delle nostre strutture
recettive (il progetto riguarda un bando sulle politiche
giovanili). Enrico conosce le realtà dal di dentro, parla di
uomini e donne all’opera. Non posso non pensare a suo
padre con il quale ho condiviso una vita di progetti (tutti
realizzati!).
Progettare di giovedì santo è un po’ strano, c’è la “Coena
Domini” che incombe come pensiero dominante, ci sono le
spese da fare, gli ultimi ritocchi al pranzo pasquale con figli
e nipoti. Parlando si precisa il soggetto: “le nostre strutture non sono e non saranno mai semplicemente degli alberghi
perché hanno il valore aggiunto della nostra tipicità, cioè di ciò che ci è successo.
E’ un fattore di diversità che dà vita ad un prodotto nuovo che non si omologa al mercato ma si presenta per ciò che è;
una compagnia di uomini insomma che chi passa per le nostre città, anche per turismo, possa incontrare nella forma
più espressiva e più tipica, una sorta di genius loci che traduce Colui che abbiamo incontrato dentro la vita delle
nostre strade, delle case, delle calli.
E’ proprio un progetto da Giovedì Santo, viene presto l’ora di pranzo ed Enrico ci guida tra un dedalo di terre emerse
lagunari.
Uomini diversi sono seduti attorno ad una grande tavolata in un casone di pesca. Non li conto, ma non so perché mi
entra il numero dodici e c’è anche una donna, Gabriella che segue silenziosa ma le parlano gli occhi.
La giornata è una di quelle fredde ma terse, si vede in lontananza, da noi si direbbe stravedamento, e Alessandro ci
mostra le barene e i canali fatti scavare e la valli da pesca ed è fiero di aver provocato tutto questo per noi.
Tutt’attorno è un susseguirsi di baracche di fortuna, ricoveri per barche, cavane, piccoli rifugi tra l’acqua.
C’è il padrone di casa ma non lo dà a vedere se non per un calore di accoglienza e perché occupa una posizione
centrale per farsi ascoltare da tutti e benedire il pane.
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SANTA CATERINA DA SIENA APS, via Fabbri 414, 44100 Ferrara (FE) - Italy
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scordare che sono già le quindici e... non
abbiamo ancora mangiato. Non capitava
così anche con Gesù?
«La scuola è dove la vita cresce e i maestri sono
quelli che ti accompagnano, che fanno la stessa
strada che fai tu. È un miracolo l'educazione
che grida: “Vieni, se non vieni non ci
crederai...” Il miracolo è quella cosa che perfino
l'ateo vuole che esista… ogni miracolo è non
convenzionale, una presenza fuori dagli schemi.
Tutto comincia là dove c'è una presenza e
l'educatore è una presenza, ha una proposta,
una promessa, perché vive in una compagnia».
L’ultimo giorno siamo a Fuenlabrada, un
parrocchione dei Missionari della San
Carlo: un’oasi nel deserto cui possono
attingere tutti gli uomini di buona
volontà. Visitiamo gli appartamenti che
ospit a no sit ua zioni d i ord ina r ia
disperazione: puliti, belli, accoglienti.
Dopo la Messa (il Vangelo è quello del
figliol prodigo), mangiamo in una
grande sala dove una donna araba,
solerte e silenziosa, prepara e serve
succulenti piatti. Si ferma, racconta di sé:
accolta, raccolta, voluta qui come fosse
casa sua nonostante le d if ferenze
religiose. Sarà per questo abbraccio fra
c u lt u r e d iver s e , s a r à c he ment r e
ma ng iamo fel ici, Enrico nostro
visionario capo, promette che ciò che è
iniziato si compirà in un nuovo incontro,
mi viene in mente il film “Uomini di
Dio”, e precisamente l’ultima cena prima
del sacrificio, quando i volti sorridenti
attorno a Christian de Chergé, priore del
mona stero t r appist a d i Tibh i r i ne
(Algeria), parlano ormai di una speranza
ineffabile. Ecco, in questa speranza che
ci avvolge e ci soverchia, sta il miracolo
dell’educazione di noi stessi e quindi di
coloro che incontreremo per Grazia.
Occorre essere innanzitutto uomini per
accettare “un desafìo tremendo sobre sì
mismo”, una sfida tremenda su di sé.
Barbalbero
RadioKoper
di Alberto Fornari
Piccolo dizionario
estivo 2013 (le
parole si capiscono
nell’esperienza)
Casa Chesterton
Marco Sermarini (seduto su una panca, fuori della mostra
su Chesterton al Meeting. Nu poco sfatto): - A volte me
sembra de esse come llui... penzo uguale a llui, me
ritrovo tutto. Me viè accuscì. Lui lassù, s'intende, un
genio; io quaggiù...”
Federica Sermarini (in piedi, vestito rosso sgargiante, gli
gira intorno, svolazzando): - E' matto come llui, er mi
marito. Vola, vola, coi penzieri… lui vola... lassù. E io lo
tiro giù: ahò, ma qui ce so’ le cose, qui ce semo noi…
Nun legge sempre! Quando andiamo al ristorante legge
pure le etichette dell'acqua minerale! Guarda che semo
qui, in carne e ossa!!!
scelta, la stupenda terrazza della Cà de Bé di Bertinoro)
I palestinesi parlano in inglese – la moglie di Enzo
Sinatra, Iole, traduce in italiano.
Gli italiani parlano italiano - Iole traduce in inglese.
I palestinesi parlano arabo – Enzo Bellomo traduce in
italiano.
Ma anche (soprattutto alla fine della cena a Bertinoro):
Gli italiani parlano italiano – la moglie di Enzo, Iole,
traduce in italiano.
I palestinesi parlano inglese - Iole traduce in inglese.
[Malgrado enormi sforzi nessuno è riuscito a tradurre in
nessun altro idioma quando Michelangelo (vedi altra
voce del dizionario) si esprimeva (si fa per dire) in
foggiano stretto, cioè in “fgn”].
Distributismo
Michelangelo
(Lago Coldai, mt. 2118, gruppo del Civetta. Immaginarsi
uno scenario meraviglioso, corona di montagne, fuga di
vallate, acqua cristallina del laghetto. Tipi Loschi a
gruppetti stanno riposando e mangiando appollaiati su
roccette sparse. RadioKoper è con loro)
Alberto Fornari: Ma poi 'sto distributismo che robba è?
Andrea Falcioni: E' un'idea de Chesterton, pè vive’
meglio tutti, dividendosi la terra... Ma, ahò, ah Pietro,
viemme addà 'na mano che Alberto vo’ sape’ che è il
distributismo...
(Dalla roccetta dove siesteggiava si avvicina lo Hobbit
Pietro Marzi)
Pietro Marzi: Cosa è il distributismo: bella domanda.
Dunque... Che ansia... No, è un modo per applicare la
Dottrina Sociale, dopo la Rerum Novarum. Ma, a
Ggiorgio, viè qua, dai!
(Da un'altra roccetta arriva Giorgio. Intanto gira una
bottiglia di vino)
Giorgio: E' per mettere in comune la terra, la famiglia, il
lavoro. Come faceveno nelle Reducciones del Paraguay...
Alberto: Interessante, ma oggi, qui da noi...?
Coro (Andrea, Pietro, Giorgio insieme): Non te
preoccupa’, è una cosa in movimento, che se capisce
facendola insieme...
(Intanto la boccia gira. Più chiaro di così!)
Genio creativo del turismo forzato Italo-Palestinese. Da
quando è entrato in azione, i tour giapponesi sembrano
vacanzine per educande.
Traduzioni
(Immaginarsi lo Stand della Confraternita al Meeting o, a
4
Occhi
Organi che consentono di vedere. In genere si usano i
propri.
I Palestinesi al Meeting invece hanno fatto capire che,
per vedere davvero, servono quelli degli amici.
Prosciutto
Strumento privilegiatissimo di missione. In esso si
comprende cosa si intende per carnalità dell'esperienza.
Fattore determinante anche della memoria.
Enrico: “Cosa ti ricordi di più del nostro primo incontro?”.
Il palestinese (non ricordo il nome): “Il prosciutto”.
Santi di Castiglione di Cervia
Scoperti e quindi venerati dagli amici Palestinesi. Di essi
dicono che, prima di incontrarli, pensavano di fare un
lavoro molto duro. Dopo, si sono resi conto di essere in
luna di miele.
COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013
LA TERRA SANTA IN ITALIA VOCI DA QUI E DA LA’
Alcuni amici della Terra Santa sono
venuti qui da noi in Italia, al Meeting ed
in giro per le nostre opere.
Qui trovate gli echi delle visite.
Sono messaggi così, semplici, come li
leggete.
C’è molto di bello in questi incontri, c’è
molta speranza.
“Non puoi amare una cosa senza
desiderare di combattere per
essa”
Ciao Vincenzo... Gloria... Dalia... Lina...
Muna... George. Albert .Wafa Suad
Naela Nasser.
Hope this email finds you all great...
First thanks, Vincenzo, for all your
work... and your care... as Gloria says:
you are special... without you never
things change...
I was reading what you send me
(Common Ground). I really enjoy
reading all of it... and like the way they
are talking and... I find a sentence that I
had heard in the meeting (You can't
love something without wanting to
fight for it) this sentence is one for
things that I got from Italy (Rimini
Meeting) I really say it is true (Vero) and
from this we can be closer and work
more and more ...and do more.
Sorry for not coming to mass on
Saturday... hope some of you were
there...
Oggetto: Welcome to Bethlehem
Good morning, dear friends.
How are you all? I wish everything is
going great with you…
I was sooo happy when I got the email
from Vincenzo, to hear the beautiful
news that Enrico and Michelangelo are
coming to Bethlehem…
Enrico, can you please bring Tommaso
with you… in order to complete the
beautiful gathering.
Regards
Have a blessed day.
Wafa’
dell'uomo e' di essere felice nelle cose
che uno fa quotidianamente e di avere
degli amici che ti sostengono nella
lotta e nelle difficoltà del vivere in
qualunque luogo uno si trovi a vivere.
Un invito a ciel sereno!
"Ciao,
Ho visto il video (in Inglese) ed e'
venuto veramente bene...
più rivedo le foto ed i video e più sento
di voler stare con le persone che
abbiamo incontrato in Italia...
non per quello che fanno e per le cose che
abbiamo visto, ma credimi, per quello che NOI
facciamo qui.
Ho apprezzato le cose simili e rispetto
le differenze.
Quando verranno a Betlemme voglio
invitarli TUTTI a casa mia!!!”
E poi arriva Stefano... un invito... una.
cena... con i suoi amici... i suoi amici
della Terra Santa! Dalle sue parole e
dai suoi occhi traspaiono emozioni… è
davvero un invito speciale!
Dico subito di si!!! Non posso non
esserci. Ho il desiderio di vedere, di
capire il motivo di quello sguardo. Ed
eccomi… In un angolo magico di
Romagna, Bertinoro, davanti agli amici
speciali della Terra Santa… ora mi è
tutto chiaro! Nonostante il mio misero
inglese, è stato facile comprendere…
comprendere che eravamo tutti
attorno ad un tavolo con il desiderio di
conoscere e farsi conoscere, di
raccontare e raccontarsi. E’ strano ma
durante quelle ore con gli amici di
Stefano ho toccato con mano energia...
quell’energia che mette in moto
ognuno di noi per raggiungere il Vero
Bene! Quell’energia che ci permette di
fare, che ci mette all’opera, che ci fa
fare cose grandi... in ogni angolo di
Italia, come in Terra Santa!
I am very happy that Michelangelo and
Enrico will come soon... they are very
special people and, Vincenzo, we have
to make something special for them... a
right Team... Welcome to our heart and
houses all Italian... you make us very
happy and your smile make us feeling
we are at home...
GRAZIE Amici (oggi non più solo di
Stefano!) della Terra Santa!
So have a nice week... see you on our
meeting ...
Martina
Nisreen Al Araj Ti invio il testo di un SMS che ha scritto
mia moglie Enrica che e' venuta a
I was sooo happy
conoscere i palestinesi, forse anche
incuriosita dai racconti di quando ero
Da: Wafa Musleh
andato a trovarli 3 anni fa nella prima
Inviato: martedì 1 ottobre 2013 08.23 " m i s s i o n e e x t r a e u r o p e a " d e l l a
A: 'Vincenzo Bellomo'
confraternita.
Cc: George Abdo; Lina Raheel; Dalia Ciao
Shomali; Gloria Nasser TS Girls School; A presto
Albert Hani TS Boys School; FSSO STEFANO
Betlemme; Ettore Soranzo Gerusalemme; Alberto Repossi; Enrico E' stato un incontro davvero speciale
Tiozzo; Michelangelo Rubino.
quello con gli amici della terra santa.
mi ha reso evidente che il desiderio
5
BASTA PER ORGANIZZARE IL
PROSSIMO VIAGGIO?
Da: Vincenzo Bellomo
Data: 14 settembre 2013 17:55:53
CEST
A: Enrico Tiozzo, Michelangelo Rubino
Oggetto: RE: VIDEO
Ciao Enrico,
Ti traduco il messaggio che mi ha
scritto LINA questa mattina:
Io sono senza parole, emozionante!
Ti basta questo per organizzare il
prossimo viaggio ...??? BUONA DOMENICA
Vinc
Madrid - Priorità: Alta
Da: Romina, Forlì
Inviato: lunedì 30 settembre 2013
22.31
A: Angel Misut Jimenez, Enrico Tiozzo
Oggetto: Madrid
Priorità: Alta
Carissimi
anche se con molto ritardo volevo farvi
sapere che il nostro viaggio a Madrid,
denso di avvenimenti, è stato davvero
importante. Mi ha fatto cominciare
l'anno scolastico con una marcia in più.
Rosaria
«Se vogliamo il cambiamento, dobbiamo
aderire all'ortodossia».
Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia
COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013
LA TERRA SANTA IN ITALIA VOCI DA QUI E DA LA’
Alcuni amici della Terra Santa sono
venuti qui da noi in Italia, al Meeting ed
in giro per le nostre opere.
Qui trovate gli echi delle visite.
Sono messaggi così, semplici, come li
leggete.
C’è molto di bello in questi incontri, c’è
molta speranza.
“Non puoi amare una cosa senza
desiderare di combattere per
essa”
Ciao Vincenzo... Gloria... Dalia... Lina...
Muna... George. Albert .Wafa Suad
Naela Nasser.
Spero che questo email vi trova bene.
Prima di tutto devo ringraziare
Vincenzo per tutto il tuo lavoro, e la tua
cura, come dice Gloria, “sei speciale..
senza di te le cose non cambiano mai”
Ho letto la cosa che mi hai mandato
(Common ground). Mi è piaciuto molto
a leggerla completamente, mi piace
come parlano e ho trovato una frase
che ho sentito al Meeting (di Rimini):
“Non puoi amare una cosa senza
desiderare di combattere per essa”.
Questa frase è una delle cose che mi
hanno colpito quando sono stata in
Italia. Dico che è proprio vero, e da
questa possiamo essere più vicino e
lavorare più insieme.. e fare sempre di
più.
Scusatemi perché non sono venuta alla
Messa sabato, spero che alcuni di voi
erano li.
E' stato un incontro davvero speciale
quello con gli amici della terra santa.
mi ha reso evidente che il desiderio
Buongiorno cari amici,
dell'uomo e' di essere felice nelle cose
Come state? Spero che tutto stia che uno fa quotidianamente e di avere
andando benissimo per voi...
degli amici che ti sostengono nella
lotta e nelle difficoltà del vivere in
Ero estremamente lieto quando ho qualunque luogo uno si trovi a vivere.
ricevuto l’email da Vincenzo: a sentire
l a b e l l a n o t i z i e c h e E n r i c o e BASTA PER ORGANIZZARE IL
M i c h e l a n g e l o v e r r a n n o q u i a PROSSIMO VIAGGIO?
Betlemme.
Da: Vincenzo Bellomo
Enrico, puoi portare Tommaso con voi, Data: 14 settembre 2013 17:55:53
in modo da completare il bellissimo CEST
incontro.
A: Enrico Tiozzo, Michelangelo Rubino
Oggetto: RE: VIDEO
Saluti,
Abbiate un buon giorno,
Ciao Enrico,
Oggetto: Benvenuti a Betlemme!
Wafa
Ti traduco il messaggio che mi ha
scritto LINA questa mattina:
Un invito a ciel sereno!
"Ciao,
Ho visto il video (in Inglese) ed e'
venuto veramente bene...
più rivedo le foto ed i video e più sento
di voler stare con le persone che
abbiamo incontrato in Italia...
non per quello che fanno e per le cose che
abbiamo visto, ma credimi, per quello che NOI
facciamo qui.
Ho apprezzato le cose simili e rispetto
le differenze.
Quando verranno a Betlemme voglio
invitarli TUTTI a casa mia!!!”
E poi arriva Stefano... un invito... una.
cena... con i suoi amici... i suoi amici
della Terra Santa! Dalle sue parole e
dai suoi occhi traspaiono emozioni… è
davvero un invito speciale!
Dico subito di si!!! Non posso non
esserci. Ho il desiderio di vedere, di
capire il motivo di quello sguardo. Ed
eccomi… In un angolo magico di
Romagna, Bertinoro, davanti agli amici
speciali della Terra Santa… ora mi è
tutto chiaro! Nonostante il mio misero
inglese, è stato facile comprendere…
comprendere che eravamo tutti
attorno ad un tavolo con il desiderio di
conoscere e farsi conoscere, di
raccontare e raccontarsi. E’ strano ma
durante quelle ore con gli amici di
Stefano ho toccato con mano energia...
quell’energia che mette in moto
ognuno di noi per raggiungere il Vero
Bene! Quell’energia che ci permette di
fare, che ci mette all’opera, che ci fa
fare cose grandi... in ogni angolo di
Italia, come in Terra Santa!
Io sono senza parole, emozionante!
Ti basta questo per organizzare il
prossimo viaggio ...??? BUONA DOMENICA
Sono lieta che Michelangelo e Enrico
vengono fra poco, sono persone
Vinc
speciali e Vincenzo dobbiamo fare
qualcosa grande per loro, la squadra
Madrid - Priorità: Alta
giusta. Benvenuto a tutti voi italiani; nei
nostri cuori e nelle nostre case. Ci fate
Da: Romina, Forlì
sentire lieti e i vostri sorrisi ci fanno
Inviato: lunedì 30 settembre 2013
sentire che siamo a casa.
22.31
Una beata settimana, vi vedremo alla
riunione...
GRAZIE Amici (oggi non più solo di A: Angel Misut Jimenez, Enrico Tiozzo
Oggetto: Madrid
Stefano!) della Terra Santa!
Priorità: Alta
Nisreen Al Araj
I was sooo happy
Da: Wafa Musleh
Inviato: martedì 1 ottobre 2013 08.23
A: 'Vincenzo Bellomo'
Cc: George Abdo; Lina Raheel; Dalia
Shomali; Gloria Nasser TS Girls School;
Albert Hani TS Boys School; FSSO
Betlemme; Ettore Soranzo Gerusalemme; Alberto Repossi; Enrico
Tiozzo; Michelangelo Rubino.
6
Martina
Ti invio il testo di un SMS che ha scritto
mia moglie Enrica che e' venuta a
conoscere i palestinesi, forse anche
incuriosita dai racconti di quando ero
andato a trovarli 3 anni fa nella prima
"missione extraeuropea" della
confraternita.
Ciao
A presto
STEFANO
Carissimi
anche se con molto ritardo volevo farvi
sapere che il nostro viaggio a Madrid,
denso di avvenimenti, è stato davvero
importante. Mi ha fatto cominciare
l'anno scolastico con una marcia in più.
Rosaria
«Se vogliamo il cambiamento, dobbiamo
aderire all'ortodossia».
Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia
il
Questo articolo è la trascrizione di un
servizio video tratto dal sito del
Franciscan Media Center della
Custodia di Terra Santa dei Frati Minori.
Siccome, come direbbe Enrico Tiozzo,
“era perfetto”, lo abbiamo preso e
trascritto (grazie a Lee Smith!).
Riguarda, come comprenderete, il
viaggio dei nostri amici della Terra
Santa in Italia. A Novembre alcuni di noi
torneranno là, a grande richiesta. Qui si
fa sul serio!
Narratore: Dalla Palestina all’Italia. Otto
giorni di incontri e condivisione. Da
Betlemme per visitare realtà che
operano nel sociale lungo tutto la
penisola Italiana, un viaggio che ha
preso il via dalla voglia di mettere in
comunione, esperienza di lavoro ma
anche da una grande amicizia.
Vincenzo Bellomo: Nata tra persone
che fanno lo stesso lavoro, che
condividono gli stessi preoccupazioni e
ed è nata dal desiderio di incontrarsi
sul lavoro. L’occasione è stato un
progetto promosso da Foggia, dai
nostri amici di Foggia, con la Regione
Puglia, che qualche anno fa ha
sostenuto le opere di Betlemme. Da
quel primo viaggio in cui ci siamo
conosciuti è nata un’amicizia
inarrestabile...
Narratore: Molti momenti di incontro in
questi anni tra l’Italia e Betlemme, a
fare da collante un’associazione Italiana
che riunisce operatori del sociale, la
Santa Caterina da Siena.
Vincenzo Bellomo: In ogni luogo
abbiamo incontrato delle comunità che
ci aspettavano, è stata una sorpresa
crescente, abbiamo incontrato persone
al lavoro, all’opera, che hanno
condiviso con noi; ci hanno accolti con
lo stesso stile con cui accolgono le
persone con cui lavorano.
Narratore: Insieme a Vincenzo
Bellomo, italiano che da diverse anni
ormai vive e lavora a Betlemme, sono
sei le persone che hanno participato al
viaggio, due dal Caritas Baby Hospital,
due dal Betlemme Bible College e due
operatrici del sociale per il Patriarcato
Latino.
George Abdo: Riguardo all’esperienza
guadagnata in questo viaggio, prima di
tutto ho potuto vedere quanto le
persone là siano interessate ai Cristiani
in Palestina e in Terra Santa, e poi
abbiamo fatto esperienza del loro
lavoro e questo mi ha davvero
incoraggiato.
Lina Canavati Raheel: Nonostante le
differenze tra di noi, siamo due popoli
diversi, con culture differenti, idee e
modi di pensare diversi. Abbiamo
guardato alle differenze come a
un’opportunità per noi; ci ha aiutati a
guardare a noi stessi, al modo in cui
lavoriamo, a chiederci: “stiamo
lavorando nel modo giusto o no?
abbiamo bisogno di migliorare in
quello che stiamo facendo?” Quindi è
stato molto importante per noi vedere
questo lavoro attraverso gli occhi di
altre persone.
Narratore: Un modo per acquisire
esperienza nel lavoro traverso il
confronto con realtà italiane che
operano non solo nello stesso settore
ma con lo stesso sguardo cristiano; un
modo inoltre per consolidare i legami
che uniscono, da qualche anno, in un
network le diverse realtà sociale di
Betlemme.
Vincenzo Bellomo: L’amicizia diventa
un dono nel lavoro, questo ci aiuta
portare avanti le nostre opere, ci aiuta
a fare meglio il nostro lavoro, ma
sopratutto ci aiuta a non sentirci soli
perché c’è qualcuno che ti dice:
“voglio stare con te”.
Narratore: Un modo infine per
guardare con occhi nuovi anche alla
propria realtà quotidiana.
Lina Cavanati Raheel: Chiunque venga
a visitare Betlemme dice che Betlemme
è una grande prigione per via
dell’occupazione, del muro di
separazione, dei confini chiusi, ma la
nostra libertà non dipende da queste
cose, anche se questa è la realtà e
purtroppo non possiamo negarla. Ma
tutto dipende dal modo in cui noi
pensiamo la nostra libertà. Andare in
Italia, essere lì a rappresentare chi
siamo e quello che facciamo quando
siamo a casa, abbiamo davvero sentito
di essere liberi in questo.
Trovate il video a questo indirizzo:
http://fmc-terrasanta.org/it/cristiani-diterra-santa-e-vita-della-chiesa.html?
vid=4912
"La Chiesa non può muoversi coi
tempi. Semplicemente perché i
tempi non si muovono. La Chiesa
può solo infangarsi coi tempi e
corrompersi e puzzare coi tempi.
Nel mondo economico e sociale,
come tale, non c'è attività,
eccettuata quella specie di attività
automatica che è chiamata
decadenza: l'appassire dei fiori
della libertà e la loro
decomposizione nel suolo
originario della schiavitù. In
questo, il mondo si trova allo
stesso piano dell'inizio dell'oscuro
Medioevo. E la Chiesa ha lo stesso
compito di allora: salvare tutta la
luce e tutta la libertà che può
essere salvata, resistere a quella
forza del mondo che attrae in
basso, e attendere giorni migliori.
Una Chiesa vera vorrebbe certo
fare tutto questo, ma una Chiesa
vera può fare di più. Può fare di
questi tempi di oscurantismo
qualcosa di più di un tempo di
semina; può farli il vero opposto
dell'oscurità. Può presentare i suoi
ideali in tale e attraente e
improvviso contrasto con
l'inumano declivio del tempo da
ispirare d'un tratto agli uomini
qualcuna delle rivoluzioni morali
della storia, così che gli uomini
oggi viventi non siano toccati dalla
morte finché non abbiano visto il
ritorno della giustizia. Non
abbiamo bisogno, come dicono i
giornali, di una Chiesa che si
muova col mondo. Abbiamo
bisogno di una Chiesa che lo
muova da molte cose verso le
quali muove oggi, per esempio lo
stato servile. E' da questo che la
storia giudicherà realmente di
qualsiasi chiesa, se è o non è la
Chiesa autentica".
Gilbert Keith Chesterton, da un
articolo del The New Witness
Bollettino di informazioni, notizie ed approfondimenti della Associazione di
promozione sociale “Santa Caterina da Siena”. Numero 3 del 2013 - 20 Ottobre 2013.
email della redazione: marco.sermarini @ gmail.com
COMMON
GROUND
pag. 3
COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013
7
Da Betlemme all’Italia:
lavoro e l’amicizia.
terra comune
Newsletter NUMERO OTTO del 27.02.2008
“PIERO DELLE VELE. STORIE DI MARE E DI LAGUNA”.
QUANDO UN LIBRO DIVENTA UN PERCORSO...
di Piergiorgio Bighin
COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013
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L’Africa da un po’ di tempo
non è poi così lontana.
Daniel mi ha telefonato oggi, è arrivato
John ieri dall’Italia. Ha molto ammirazione
per te e il tuo lavoro. Stiamo
John qui in Italia (strano ma vero) ha organizzando un appuntamento per un
Quest’estate vi abbiamo presentato
p o t u t o c o n o s c e r e d u e s u o i incontro tra Ernest, Daniel e io; a
John Kanu, un uomo vivo e vero, l’uomo
connazionali (Ernest Sesay e Daniel proposito Ernest è ancora impegnato e
che è tornato a casa in Sierra Leone da
Sillah) ciascuno impegnato in Sierra sto provando a farlo venire qui a Kono
Oxford, e già questo basterebbe, sulla
Leone in opere buone per il loro per un paio di giorni.
spinta di Chesterton e del suo
popolo. Gli abbiamo suggerito di Scriverò un riassunto per quanto
distributismo che facevano proprio al
sentirsi ed aiutarsi.
riguardo le nuove cooperative in
caso suo.
Kabala dopo la riunione del consiglio
Ve lo abbiamo presentato e messo
Cari fratelli,
tra due settimane.
nelle vostre mani, perché ve lo
vi saluto, questa è una iniziativa Sono lieto di annunciare che Dale e i
abbiamo portato in Italia, fatto parlare,
meravigliosa, Marco, provare a suoi amici hanno raccolto 1000 $,
messo davanti come si deve. E’
collegarci. Aspetto con gioia la mettendo in circolo l’articolo del mio
diventato uno di noi, per cui devo
riunione con Daniel quando torna in viaggio in Italia (ma in inglese!). Hai
assolutamente trasmettervi quello che
Sierra Leone. Ernest e io ci siamo ragione, GKC sta lavorando per noi nel
fa, perché John mi informa spesso delle
incontrati la settimana scorsa e sta realizzare i nostri sogni e per la gloria
sue avventure e delle sue nuove
cercando di farci visita a Kono.
della sua beata memoria.
intraprese.
Per quanto ci riguarda qui al Sierra Per ora, tu sia benedetto mio fratello
Ve lo ricordate?
Leone Chesterton Center, sono “bianco”,
Abbiamo parlato di lui nello scorso
momenti impegnativi, stiamo
John
numero di Common Ground e
valutando la possibilità di aprire nuove
abbiamo lanciato anche una campagna
cooperative in Kabala (quasi 300 km da John ha ricevuto Common Ground n°
per aiutarlo a mettere su una vocational
Freetown). Sono appena tornato da là, 1/2013 versione inglese, in cui
è un luogo troneggia in tutta la sua negritudine
che abbiamo (grazie a Lee Smith, il nostro amico
Don Spencer Howe, americano, John Kanu,
s c o p e r t o inglese)! E’ felice di far parte della
solo adesso, Santa Caterina. Poi pensa giustamente
sierraleonese, e Aidan Mackey, inglese. Tutti e tre
dove
l a alla sua Pimlico (vedi il capitolo V del
lavorano per Pimlico...
gente
è libro Ortodossia di G. K. Chesterton,
costretta a intitolato La bandiera del mondo) e al
l a v o r a r e fatto che tutti la possiamo rendere più
nelle miniere bella di Firenze.
d’oro; non
h a n n o u n a Caro Marco,
v i t a a g i a t a questo è grande!!!, come tu dici
ma vivono in sempre.
c o n d i z i o n i Siamo orgogliosi del tuo articolo che
subumane, e ho stampato e ho messo in circolo fra i
sentiamo che miei colleghi. Infatti, siamo eccitati di
d o b b i a m o far parte del Gruppo Santa Caterina di
f a r e Siena, e il movimento globale di GKC.
qualcosa, vi Nessuno poteva dire un argomento più
ringrazio per avvincente per quanto riguardo la
school a casa sua (in pratica una scuola il vostro messaggio di ispirazione e per nostra connessione tra S. Caterina e GK
professionale proprio sul campo). Gli le vostre preghiere.
Chesterton. Il punto è, come GKC ha
abbiamo promesso saldatrici, martelli,
John succintamente dichiarato, che oggi
trapani ma soprattutto di essere suoi
stiamo davanti a qualcosa (in questo
amici per sempre, e tra amici non basta E’ partita la ricerca degli strumenti da c a s o , i l m o n d o m o d e r n o ) c h e
stimarsi ma la storia ci dice che ci si mandare a John e la prima cosa che velocemente perde la speranza, come
deve praticamente sposare.
abbiamo trovato, grazie a Dio e a Pimlico. Ma se ci sono quelli, come te e
Per cui non deludiamo noi stessi. Ora Claudio Andreassi di Gavardo, è stato il gli altri (Stratford, Dale, Aidan,
sta a noi.
container da riempire, inviare e lasciare Spencer, ecc) che ci dicono che siamo
Qui di seguito qualche mail che ci dice in Sierra Leone (è utilissimo anche belli, poi tutti noi (incluso tutti i
cosa sta facendo.
così!). Poi l’articolo di Rodolfo Casadei Chestertoniani) stiamo sulla buona
su Tempi ha dato i suoi frutti: inviato strada per rendere Pimlico, se è qui a
agli amici chestertoniani americani Kono, o in Italia, Inghilterra o gli Stati
Caro Marco e tutti,
debitamente tradotto in inglese, è stato Uniti, più bella della città di Firenze.
Mille grazie per la tua email e la lo spunto per una raccolta di soldi per Ti ringrazio per la tua direzione in
bellissima foto di tutti i nostri amici John. Ecco una prima reazione di John. questo e teniamo la torcia accesa!
dopo la lettura dell’articolo su Tempi.
Dio vi benedica,
Sono davvero commosso e toccato da Caro Marco,
John
questo meraviglioso sentimento di Il container che Claudio ci ha dato
solidarietà.
gratis è gradito ed è un regalo John, al ritorno dall’Italia, ha iniziato a
Tanti auguri a tutti voi e Dio vi profondamente sentito! Salutalo per combattere per una nuova Pimlico:
benedica con le benedizioni più ricche. me, digli che sono molto grato.
dopo il distretto di Kono, al centro del
COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013
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paese, adesso tocca a Kabala, più a
nord. Il posto è afflitto (John usa la
parola inglese affected, cioè affette,
ammalate...) dall’estrazione dell’oro.
John poi ha capito tutto e ha preso
lezioni da Enrico Tiozzo: l’incontro
della Santa Caterina sierraleonese lo
vuole fare in riva all’Oceano, e sono
sicuro che ci scapperà anche un
buon bicchiere di vino di palma...
Mio caro Marco,
saluti a tutti voi e condividiamo con
voi le nostre preghiere e auguri per
l’occasione del 20° anniversario
della Compagnia dei Tipi Loschi del
beato Pier Giorgio Frassati.
Incidentalmente, il 1 novembre è la
festa di Tutti Santi qui in Sierra Leone.
Saremo uniti nello spirito e nella
preghiera.
Abbiamo appena concluso la riunione
del consiglio e adesso ho il potere di
iniziare tutto il lavoro a Kabala: le
comunità colpite dall’estrazione di oro
e che vivono in condizioni subumane.
Al momento però c’è un sacco di
pianificazione da fare, incluso a questo
è il fatto che stiamo parlando con
gruppi che pensano come noi per
vedere come possiamo usare le nostre
competenze per aiutare questa gente.
Ti condividerò alcune foto quando
vado a Kabala nelle prossime
settimane.
Sono stato poco a Freetown da
quando sono tornato da Italia e non
abbiamo avuto la possibilità di
incontrare Ernest e Daniel
formalmente, però parliamo per
telefono ogni due settimane più o
meno. Il mio carico di lavoro con le
cooperative è significativamente
aumentato a causa della stagione delle
piogge, che è il tempo in cui i
contadini hanno bisogno dei nostri
servizi e consigli. Proprio ora, quando
finisco questa email, i miei colleghi e io
andremo a visitare sei cooperative
nella parte più remota del distretto di
Kono, e come hai detto nel tuo
articolo, dobbiamo guadare attraverso
le paludi per raggiungerli, nonostante
il massimo sforzo della mia Toyota 4X4
che ha ventun’anni. Ho l’intenzione di
fare una pausa per la seconda
settimana di novembre, e spero che
Daniel e Ernest saranno a Freetown e
di avere un incontro sulla spiaggia che
si affaccia sull’Oceano Atlantico.
Un saluto a tutti e Dio vi benedica
profondamente.
Il tuo
John
Ebbe la certezza di non aver
soddisfatto appieno la
curiosità dell'invadente
compagnia che piombò
nell'isola di Arturo da ogni
dove per celebrare una
Festa! Dall’assenza di una
compagnia
ricavò
un’esigenza, insospettabile
ma urgente: fare in modo
che quelle domande, quel
desiderio riscontrato anche
nella presenza di occhi
estranei, da quella festa in
poi, alimentassero una
persistente allerta per l’avventura che
poi si chiama vita che poi si dipana
nell’incontro. Far fagotto e partire
incontro al Mistero non lo spaventava
più. Nella fretta del rientro, gran parte
della variegata compagnia si perse lo
spettacolo più grande: il ritorno dei Re
nella piccola terra in mezzo alle acque.
Quale il rammarico dell’indigeno
padrone di casa non aver potuto
condividere con emiliani siciliani
pugliesi lo stupore e l’innocenza
dilagare nelle piazze! Fu allora, nel
trionfo delle schiere giocose, che uno
dei Re sintetizzò con geniali quattro
parole quel che ci accadde e la vicenda
umana: “Poco tempo ma immenso “
Claudio Andreassi, cercatore e riempitore di
container, e John Kanu.
Da Procida
Rino Scotto Di Gregorio da Procida
vuole dirci la sua dopo le belle giornate
passate insieme nell’isola partenopea
alla metà di ottobre.
POCO TEMPO MA IMMENSO
(sugli accadimenti di un festa di
ottobre)
Dunque la casa restò vuota. Il silenzio
ordinato del quotidiano scorrere
riconquistò le stanze. Tutto come prima
nel conforto di un ritmo ritrovato, di
giornate senza scosse, di ore da non
spartire con presenze non previste. La
compagnia se n'era andata portandosi
dietro l'imprevisto e la domanda, il
chiasso e l'ingombro, volti da decifrare
sommati a storie da
ascoltare.
La fatica, bilanci da
far quadrare e un'eco
fragoroso che non
voleva saperne di
tacere: tutto questo
inchiodava l'inquilino
dalla casa occupata
tre giorni a un riposo
inquieto. Liberarsi
degli ospiti gli risultò
facile; più difficile
familiarizzare con un
vuoto nuovo, carico
di voci e volti che
sembravano recitare
una domanda sola:
TU CHI SEI?
Se l'era chiesto lui
i n fi n t e v o l t e , m a
s e n t i r s e l o
domandare da gente
a cui sembrava
interessare davvero
la risposta, lo
spostava da una
comoda convinzione.
Rino Scotto di Gregorio
COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013
Madrid: “Educare è un
miracolo?”
Sabato mattina di inizio settembre,
periferia di Madrid, le indicazioni di
Angel non funzionano e ci perdiamo
ripetutamente all’uscita della
metropolitana. Stiamo cercando il
Centro Spagnolo-Domenicano perché
è lì che si svolgerà l’incontro dal titolo:
“Educare: un miracolo?”. La nostra
delegazione italiana partita da
Chioggia, Ferrara e Forlì dopo un po’
di tentativi finalmente arriva nella
piccola stanza dove gli amici spagnoli
ci aspettano. Sessanta persone
prevenienti da undici città spagnole si
sono date appuntamento per
raccontarsi cosa stanno scoprendo
nelle loro opere vivendo quel difficile
compito che è educare i più giovani.
Dopo una breve introduzione di Barge
al tema della giornata iniziano gli
interventi. Tutte le esperienze
raccontano fatti diversi che, però sono
uniti. Rivelano come per ognuno la
vera novità non sia portare le proprie
competenze, ma un’amicizia da cui lui
stesso è già stato preso. Questo è ciò
di cui i ragazzi hanno più bisogno,
qualcuno che affronti con loro la vita
quotidiana nella fatica dello studio o
nel tempo libero estivo. C’è chi per
questa amicizia si rimette in gioco e
ripassa le tabelline, chi insegna a
leggere ai bambini, chi fa gite in
montagna e anche chi, a sedici anni,
timidamente racconta del proprio
centro estivo dentro al quale ha
scoperto che è un modo per vivere
l’estate da protagonista. Da questa
giornata si è visto come ognuno, nel
luogo in cui è, educa gli altri solo se si
guarda con lealtà e condivide con loro
ciò che ritiene più importante per se
stesso.
settimana piena di nuovi amici
conosciuti, una settimana piena di
Chesterton, una settimana piena di
gente,
ma
semplice
mente potrei sintetizzare dicendo: una
settimana piena. Cosa vuol dire una
settimana piena? Non mi riferisco solo
ai tanti appuntamenti, incontri, pranzi e
cene a cui con Enrico e Maria ho
partecipato, che senza dubbio sono
stati tanti e impegnativi, ma a una
settimana in cui tutto è stato pieno, in
cui insomma…dentro ogni occasione
vi era una ricchezza per me e per chi
era lì con noi. Mi ha colpito molto
vedere come per tantissimi amici il
nostro “piccolo” stand era un punto a
cui tornare più volte durante il giorno.
Tra un incontro e la visita a qualche
mostra
tanti
facevano un giro allo stand per vedere
se ci si era persi qualcosa, per
scambiare due chiacchere e raccontare
cosa si era visto. Mentre vedevo gli altri
che si ripresentavano in continuazione
avevo la sensazione che fosse per loro
un po’ come tornare a casa a vedere se
la propria famiglia stava bene.
Basterebbe questa piccola
considerazione per dire che abitare in
questa casa mi ha fatto vivere una
settimana intensissima, piena, ma non
basta. Infatti non solo ho abitato questa
casa durante il Meeting, ma, la
settimana prima, l’ho anche costruita.
Devo ammettere che costruirla è stato
Francesca Bartoli più faticoso che abitarla, ma costruire
la casa che poi i tuoi amici abiteranno
D u e s e t t i m a n a p i e n e : per me è stato un privilegio con cui
M e e t i n g e a n c h e P r e - iniziare ad aspettarvi tutti già dalle
Meeting
Si conclude il Meeting, una settimana
piena di incontri impensati, una
10
settimane prima. Con Tommaso, Luca,
Andrea, Giuliano e Lidia abbiamo
iniziato la preparazione dello stand la
domenica prima. Durante la settimana
abbiamo scartavetrato, stuccato e
dipinto gli arredi con la coscienza, non
costante, ma spesso presente, che quei
cubi erano le sedute per i nostri amici.
Dopo aver preparato e confezionato
tutti gli arredi il venerdì è arrivata con
Davide e Peppino una delle
“squadrette” di Massa Fiscaglia e tutto
lo stand è stato montato. Che bello
vedere anche loro al lavoro! Erano
contentissimi di essere in missione
speciale a Rimini per costruire la nostra
casa al Meeting. Così, giorno dopo
giorno la casa è venuta su e dopo gli
ultimi ritocchi e le ultime pulizie dal
giorno prima siete iniziati ad arrivare
tutti: Famiglie per l’Accoglienza,
Associazione Fraternità, il Sidef e poi
tutti noi della Confraternita, chi
vendendo qualcosa al bancone e chi
portando il caffè per tutti.
Questa è stata l’opportunità per capire
e vivere che anche costruire gli arredi è
un modo per accogliere, anche i cubi
gialli sono stati un modo di aspettarvi
già da prima del Meeting.
Francesca Bartoli
Cari amici,
oggi, alle 15.00, si è compiuta la vita della
nostra carissima Clara della Casa di La
Spezia e Lima.
In ospedale, ad una Dottoressa della
“Terapia del Dolore” che le ha chiesto
come faceva ad essere così lieta con
quello che le stava accadendo ha
risposto: “So che la mia vita è in mano ad
un Altro. Questo Altro non mi ha mai
ingannato. Per questo sono certa che
quello che mi chiede ora è per il mio
bene”.
Questa sera e domani sera alle ore 21.00
in Cascina S. Marta – Zibido S. Giacomo
(MI) sarà recitato il Rosario.
Funerale da decidersi.
p. la segreteria
Adriana
Clara Caselli
La malattia di Clara si è manifestata circa
due mesi fa. Durante l’ultimo periodo si
rendeva ben conto della sua situazione.
Quando le abbiamo proposto di ricevere
l'olio santo ha accettato, anzi ha detto di
desiderarlo (“Lo gano”) ed è riuscita a
seguire tutto, commossa. Spesso parlava
in spagnolo, tanto era legata al Perù.
Ha ripetuto tante volte: "Io do la vita per
voi, per il Gruppo Adulto e per l'Italia che
ne ha tanto bisogno" terminando con
vigore: ”Vamos, vamos, vamos”. Ad una
amica di casa ha detto: “Se non diamo noi
la vita, chi la deve dare?” Sabato,
parlando di cose che avrebbe ancora
dovuto fare in Perù, a un certo punto si è
fermata e ha detto :"No, io devo fare
quello che ho da fare adesso".
Nella malattia è stata obbedientissima a
tutto quello che le dicevano e veramente
consegnata. Ad esempio quando le è
stato detto che non potevano farle la
chemio, all’inizio si è proprio arrabbiata;
poi ha detto: “Sì” e ha aggiunto che
l’unica cosa da dire era: “Veni Sancte
Spiritus, veni per Mariam”. Alla dottoressa
della terapia del dolore che le chiedeva
come poteva essere così serena ha
risposto: ”La mia vita è in mano a un Altro,
che non mi ha mai ingannato. Per questo
sono certa che anche quello che mi
chiede ora è per il mio bene”.
A tutti quelli che le sono stati accanto ha
reso facile riconoscere, nello ‘spettacolo‘
che lei dava, la Sua presenza.
bambino. Ed è curioso che Gesù dica che
per essere bambini, per diventare
bambini occorre convertirsi, occorre
essere così leali con quell’atteggiamento
con cui noi siamo fatti, che per
mantenerlo come adulti occorre
convertirsi. E questo è quello che Clara ci
ha testimoniato: diventare bambini non è
altro che coincidere con sé stessi,
coincidere con questa sete di infinito che
lei aveva in ogni fibra dell’essere, che la
faceva così aperta al Mistero, e quindi
avendo questa stoffa del Mistero nel suo
essere, si è aperta, ha avuto la grazia di
trovare l’unico che poteva rispondere a
questa sete di infinito; per questo solo chi
è così bambino, si rende veramente
conto di che cosa è la vita, può entrare
nel regno dei cieli, può riconoscere quale
è il vero dono che ci è stato fatto. In lei
abbiamo il compimento della vocazione,
perché nella sua semplicità e nella sua
profondità ci testimonia che cosa vuole
dire essere di Cristo, essere Memor
Domini, dove tutto quello che domina
nella vita è proprio Lui, proprio Lui, con
questa consapevolezza... uno che ha
questa consapevolezza del Mistero, che è
così bambino da coincidere veramente
con sé non può che rendersi conto che
solo Cristo corrisponde, solo Lui è in
grado di rispondere adeguatamente a
tutta l’esigenza che abbiamo dentro. Per
questo fino alla fine si è consegnata:
“quello che devo fare adesso è dire sì,
dire sì alla modalità con cui il Mistero mi
porta al destino”. Guardando lei abbiamo
davanti – come tanti altri nostri amici che
ci precedono – delle figure dove la
vocazione si realizza, la vocazione si
compie. Chiediamo per lei e chiediamo a
lei che ci continui a “spingere” ad essere
veramente bambini, come all’inizio della
vocazione, perché possiamo veramente
entrare nel regno dei cieli.
una certa dose di genio il punto di fuga
delle cose.
Bravo e davvero caro amico.
Se ne è andato troppo presto
(quarantun’anni, una moglie e un
bellissimo bimbo di nemmeno due
anni); voglio che tutti preghiamo per lui
e per la sua famiglia. Perché anche sua
moglie Vanessa è un po’ parte di noi: è
l’ideatrice del logo di Common Ground,
del logo di Barbalbero, di quello della
nostra Gagliarda e della cooperativa
Capitani Coraggiosi e di diversi
manifesti della nostra festa di Pier
Giorgio Frassati.
Che dire, caro Apprentice (sì, io lo
chiamo così, lui è l’apprendista e io lo
stregone, perché nel nostro gergo
tolkieniano io sarei Gandalf il Grigio, e
lui l’Apprendista Stregone)? Adesso
sono diventato io l’apprendista e tu
saprai molto, molto di più di quanto io
non sappia.
Tu mi hai sempre chiamato Mithra (il
diminutivo da te inventato di Mithrandir,
il nome elfico di Gandalf, e tu un po’
elfico ci sei sempre stato: geniale,
brillante, sembrava che passavi tra le
cose un po’ così, un po’ scrutando con
apparente sicurezza e invece, come gli
elfi di Tolkien, un po’ tribolato eri pure
tu...) ma adesso ti chiedo di guardarci e
di aiutarci, perché sei passato per la
grande tribolazione e hai vinto la
battaglia, sei morto con fede e
nell’amore di Dio.
Noi siamo qui, un po’ smarriti ma certi
che ci aiuterai nella nostra lotta
quotidiana, che adesso vedrai con molta
più chiarezza nella luce di Nostro
Signore Gesù Cristo.
In memoria di Alessio
Castaldo
Gandalf il Grigio
(Marco Sermarini)
Il 29 Settembre scorso, dopo una
malattia che lo aveva notevolmente
provato, è morto il nostro amico Alessio
Castaldo di San Benedetto del Tronto.
Lo voglio ricordare perché Alessio è
stato il primo redattore di Common
Ground, è iniziato anche grazie a lui e
alla sua capacità comunicativa. Sapeva
scrivere, fare delle bellissime foto
S. Messa per Clara Caselli Cascina (www.alessiocastaldo.com, ma dovreste
Santa Marta, 2 ottobre 2013
visitare anche il suo profilo Instagram e
Omelia di JULIÁN CARRÓN
tante altre cose...), sapeva cogliere con
[Es 23,20-23 | Mt 18,1-11]
Chi è dunque il più grande nel regno dei
cieli? Una domanda che pone a
ciascuno di noi la vera questione: che
cosa abbiamo di più caro? Che cosa
abbiamo di più decisivo? Chi è il più
grande? Allora <<chiamò a sé un
COMMON
bambino, lo pose in mezzo a loro e
disse: “se non vi convertirete e non
GROUND
diventerete come i bambini, non
terra comune
entrerete nel regno dei cieli”>>. Cioè il
più grande è colui che si rende più
pag. 3
COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013
In memoria di Clara Caselli
Newsletter NUMERO OTTO del 27.02.2008
“PIERO DELLE VELE. STORIE DI MARE E DI LAGUNA”.
QUANDO UN LIBRO DIVENTA UN PERCORSO...
11
di Piergiorgio Bighin
COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013
12
Da Calogero Zuppardo - Ass.
Il Baglio - Palermo - Ero
chestertoniano e...
Carissimo Marco, ero chestertoniano e
non lo sapevo.
Vengo da una famiglia di "burgisi",
quelli che si chiavano coltivatori diretti.
Una società molto dignitosa. Ognuno
aveva almeno la proprietà di un pezzo
di terra che gli serviva per coltivare
cereali, frutta e verdure "per uso casa".
Il resto della terra che poteva coltivare
la prendeva dai ricchi proprietari
terrieri, in gabella, una sorta di affitto
pagato in natura. Per “lu burgisi” era
disonorevole andare a giornata o
essere impiegato come, a sua volta,
non doveva avere impiegati o
braccianti a giornata, tranne in
particolari periodi, come il tempo della
mietitura. In estate venivano, dai paesi
vicini, i mietitori per essere presi a
giornata, e preferivano lavorare presso
i burgisi perché erano trattati come
persone di famiglia. Vendere la terra
era vergogna. Si comprava quella che
si poteva, con incredibili sacrifici, ma
non tanta da passare alla classe dei
proprietari che erano un’altra cosa.
Nella piazza del paese c'erano una
decina di circoli ricreativi, in tutti si
giocava sempre a carte, solo in quello
dei Coltivatori Diretti gli uomini che lo
frequentavano non giocavano. Il tempo
passava in lunghe conversazioni
sull'andamento dei lavori, sulla
prospettiva dell’annata e sul modo
migliore di vendere i prodotti. Era
normale aiutarsi e collaborare, si faceva
"a survizzu canciatu" senza tanto
badare quante giornate si facevano nei
campi degli altri e quante giornate
venivano ricambiate. Era un popolo
che si caratterizzava per il decoro,
l'onore, l'onestà, la religiosità e la
grande laboriosità che si esprimeva
rigorosamente per sei giorni alla
settimana. La domenica non si
indossava il vestito di velluto ma quello
buono, blu o grigio e la cravatta, non si
lavorava, si andava a Messa, si stava in
piazza a parlare e passeggiare e si
ritornava a casa a mezzogiorno per il
pranzo della domenica quando tutta la
famiglia, allargata ai nonni, qualche
volta a zii e cugini, si ritrovava. Se c’era
la carne bene! altrimenti si facevano
spettacolari frittate di verdure e
formaggi.
Quando, già durante gli studi
all’università, con i miei coetanei mi
sono posto il problema del lavoro
sostenevo che bisognava non cercare il
posto al comune o alla regione ma
inventarsi un lavoro autonomo. Ricordo
che un amico, anche lui figlio di
burgisi, in una animata disputa su
posto fisso o libera professione con
tristezza mi ha detto: “tu dici questo
perché, per come sei tu, te lo potrai
permettere!”.
Così, appena laureato, al mio paese ho
tentato di mettere su uno studio
interdisciplinare. Ma prima l’avvocato,
poi il commercialista e infine il
geometra non hanno accettato la
proposta. Mi è rimasto solo il mio
amico ingegnere che ha continuato
con me il tentativo, in attesa del posto
alle ferrovie. Attesa che non è durata
molto poi nello studio sono rimasto
solo.
Mi sono messo alla ricerca e a Palermo,
in uno scantinato di via val di Mazzara,
ho conosciuto due colleghi architetti,
un po’ più giovani di me, che avevano
iniziato a realizzare Vetrate Artistiche.
Ho riconosciuto in quello scantinato il
luogo che cercavo. Gli ho proposto di
ospitare il mio tavolo da disegno e poi
di entrare in quella società di fatto che
poi, con uno di loro, con quello che ha
rinunciato al posto fisso, è divenuta di
diritto, una S.N.C..
Per un po’ di anni è andata bene. Ci
siamo comprati, in società, prima un
immobile dove abbiamo trasferito il
laboratorio e poi quello attiguo.
Avevamo anche quatto dipendenti che
hanno completato i loro cinque anni di
apprendistato. Con il mio socio
eravamo e siamo molto amici ma nel
tempo è emersa una diversità di
vedute. Per lui era importante sforzarsi
per dare ai nostri quattro ragazzi la
possibilità di restare con noi da
impiegati. Per me invece era
importante indirizzare i ragazzi a
mettersi in proprio in modo che poi
potessero liberamente e il più
organicamente possibile collaborare
con noi. Ad un certo punto, circa nel
2000, ho deciso di cherere al mio socio
di liquidare la società. Avevo idea che
fosse meglio fare due laboratori,
distinti come responsabilità ma che si
presentassero all’esterno come
un’unica cosa. Il mio Amico non ha
accettato questa ambiguità. Abbiamo
diviso tutto per 2, mobili e immobili,
commesse da ultimare, crediti e debiti.
Ci sono stati alcuni anni difficili. Di
collaborazione prima coatta e poi
interrotta. Ad un certo punto mi era
capitato un lavoro che sapevo bene
che per farlo come andava fatto avevo
bisogno del mio ex socio. Ho cercato
in tutti i modi alternative ma tutte non
mi lasciavano tranquillo. Una mattina
mi sono deciso: ho suonato alla sua
porta e gli ho detto: “ho bisogno di te”.
Mi ha fatto accomodare e gli ho
prospettato il lavoro. Una serie di
vetrate che raccontano la vita di un
giovane del quale è in corso il
processo di beatificazione. Il lavoro è
andato benissimo e la collaborazione è
ripresa. Una notte mi sono svegliato
con un’idea e non sono più riuscito ad
addormentarmi. La mattina ho
proposto a Roberto di fare un buco nel
muro che separa i nostri laboratori per
collocarvi una campana con due corde
in modo che chi se lo ricorda la suoni
per richiamare l’altro a recitare
l’Angelus. Una volta, dopo l’Angelus
Roberto mi ha detto: “fnalmente ho
capito perché ci siamo separati: Perché
altrimenti la campana non avrebbe
senso”.
Quando nel ’94 abbiamo costituito
l’associazione di architetti, artisti ed
artigiani è stato il nostro amico pittore
Americo Mazzotta a suggerire il nome.
A lui come a tutti parlavo del Baglio
che è al centro di Camporeale dove
sono nato. Nel Baglio avevo
organizzato un convegno dal titolo
Macondo o Eden. Macondo dal libro di
Marquez, Centanni di solitudine. Eden
dalla Bibbia: “Il Signore Dio fece
l’uomo e lo pose nel giardino di eden
perché lo coltivasse e custodisse”.
Recentemente gli amici di una
cooperativa agricola del mio paese mi
hanno chiesto una pagina da inserire
nel loro sito (valdibella.com) che ti
invio con mail successiva. Da quasi venti anni Il Baglio è uno
spazio comune condiviso dove si
affacciano idealmente alcune centinaia
di studi professionali e botteghe
artigiani. È un grande arco che ha
prima attraversato lo stretto di Messina
e poi gli oceani.
___________________
Carissimo Marco,
questa mattina sono arrivato a leggere
a pag. 79 del capitolo 2 della seconda
parte del libro “Il profilo della
ragionevolezza” del nostro ormai
comune amico G. K. Chesterton.
La lettura è stata per me
particolarmente illuminante nel punto
dove è scritto:
… Sono convinto che sulla mia rozza
mappa la fattoria sarà indicata con più
chiarezza di quanto non avvenga per il
Paradiso Terrestre sulla carta di William
Morris; e credo che in confronto alle
sue “Notizie da nessun luogo” queste si
possano chiamare a ragion veduta
delle “Notizie da qualche luogo”.
COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013
Ieri sera avevamo svolto il Consiglio
Direttivo dell’Associazione Il Baglio.
Non è stato per me bello, perché ero
preoccupato di come districarmi tra
adempimenti statutari e fiscali.
Giovanni, uno dei componenti, ha
detto: “Il punto non è cosa e come fare
ma a cosa e a chi serve”. Era questa
una domanda alla quale ieri sera non
avevo una chiara risposta. Risposta che
questa mattina ho trovato nelle righe
sopra riportate. Infatti a rivedere la
“Posta del Baglio”, della quale
abbuiamo già inviato il numero 116,
capisco la sua importanza come
“Notizie da qualche luogo” e capisco
l’importanza di difendere l’esistenza di
questo luogo fatto di tanti luoghi, che
si trovano in vari luoghi e che
affettivamente ed effettivamente si
affacciano su un unico spazio comune
dove, in vario modo si lavora in
compagnia.
Ciò non elimina la domanda su cosa e
come fare e, leggendo oltre nel
capitolo, capisco che bisogna fare uno
sforzo immaginativo per riorganizzare
e rinominare, fuori da schemi impostici,
questa cosa che abbiamo chiamato Il
Baglio. Perché al “monopolista che ci
vuole impedire di vendere le uova
possiamo rifilare le rape o qualche
libro”.
In questo ti chiederò un aiuto.
Con affetto all’amicizia che ci ha
coinvolti
CENTOVENTICINQUE ANNI DI
COMPAGNIA.
Nell’estate del 1642 sette fratelli della
Compagnia di Gesù provenienti da
Roma giunsero nella Valdibella, nei
pressi dell’attuale Camporeale, e si
insediarono nelle case del limitrofo
piccolo feudo di Macellaro. Alle spalle
avevano la prestigiosa Università
Gregoriana dalla quale traevano una
straordinaria visione globale della
realtà: "Il bene quanto più è
universale, tanto più è divino", si legge
nella loro Costituzione approvata da
appena 20 anni. Erano animati da
straordinario entusiasmo perché
vedevano che la fede diventava novità
nella vita concreta e spinta verso
intelligenti e innovative costruzioni.
Così, di stagione in stagione, quei
fratelli e i loro successori,
organizzarono un’azienda agricola di
straordinaria efficienza instaurando
nuovi rapporti di lavoro con i contadini,
sperimentando tecniche di coltivazione
e introducendo sementi e varietà
arboree. Grande importanza
attribuivano alla coltivazione dei
vigneti, come dimostrano le tante
spese per pagare innestatori, che
13
facevano venire da molto lontano,
annotate nei loro libri contabili. Il vino
che producevano era di ottima qualità
perché era destinato alle loro case
sparse nel mondo e alle tavole più
illustri che i loro superiori non
disdegnavano di frequentare.
Amavano l’arte e la ricerca ed erano
amati dal popolo che aiutavano a
crescere secondo la sua naturale
indole laboriosa e attaccata alla terra e
alla famiglia.
Nell’inverno del 1767, un Regio
Decreto ne ordinò l’espulsione dal
Regno delle Due Sicilie, un funzionario
inventariò i beni confiscati e oltre a
cantine, botti e stringitoi per l’uva,
annotò quattro vigneti con complessivi
centottomilacentottanta vigne.
I Fratelli della Compagnia di Gesù
lasciarono un imponente Baglio, ricco
di attrezzature, provviste e raffinate
opere d’arte; un fertilissimo territorio
del quale avevano scoperto la
vocazione e, nel cuore degli uomini, il
desiderio di felicità e la tenacia nel
perseguire la perfezione. Questa è
l’eredità ideale e materiale raccolta
oggi dalla Cantina Valdibella di
Camporeale.
A Camporeale, il paese dove sono
nato, c’erano schiere di casette
contadine addossate l’una all’altra a
formare strade rettilinee che
ripidamente scendevano o salivano per
la collina penetrando nella campagna
arata d’autunno, seminata d’inverno,
zappata in primavera e mietuta
d’estate. Erano tutte uguali, fatte di
pietrame informe e imbiancate con la
calce. Al centro del paese, nella parte
più alta della collina, dominava il
Baglio costruito dai Gesuiti tra il 1642 e
il 1767. Costruito con solide pietre
squadrate era grande quanto mille
casette, le mura mi sembravano
altissime e quello verso la vallata, dove
i vecchi dicevano che c’era la torre
crollata con un terremoto, era
rafforzato da possenti contrafforti. Si
entrava negli atri, dove c’erano le
botteghe degli artigiani, da un grande
arco con il trigramma nella chiave di
volta. Con i miei numerosi compagni di
gioco simulavo assedi e incursioni e ci
spingevamo tra mura pericolanti e
cunicoli bui dove speravamo di trovare
il tesoro.
I nostri nonni ci raccontavano che nel
baglio vivevano i gesuiti che erano
tanto ricchi da arare la terra con vomeri
d’oro e che il re per invidia e per
rubarli li cacciò dal Regno delle due
Sicilie; ma essi riuscirono a nascondere
il loro tesoro. I miei compagni di gioco
avevano tanti fratelli, io invece ero
figlio unico e assetato di compagnia.
Nel 1966 sono stato mandato a
Palermo per studiare all’Istituto Statale
d’Arte. In un bellissimo edificio del
centro antico dove i laboratori di
decorazione pittorica, arti plastiche, dei
metalli e del legno si affacciavano in
una grande corte porticata. Mi sembrò
il Baglio come doveva essere al tempo
dei Gesuiti. Tra i professori era forte il
contrasto fra chi tentava di continuare
la gloriosa tradizione del variegato
artigianato siciliano e chi si spingeva
verso avanguardistiche ed esterofile
sperimentazioni. In ognuno era
comunque forte la carica ideale di
quegl’anni, quando si credeva che
contestando si poteva cambiare il
mondo. La professoressa Sofia Cuccia
ci voleva bene e amava la Storia
dell’Arte che insegnava. Nelle sue
lezioni esaltava il cantiere medievale, la
bottega rinascimentale e poi le scuole
romantiche come quella di Barbissau e
razionaliste come il Bauhaus coltivando
in me il desiderio di un luogo dove
lavorare in compagnia. La mia tesi di
laurea in architettura, guidata dal mio
grande maestro e compianto amico
prof. arch. Giuseppe Susani, è
consistita nel rilievo del Baglio e nello
studio della vicenda dei gesuiti. Mi
sono appassionato e ho letto tutti i libri
che, confiscati dal funzionario regio al
momento dell’espulsione del 1767
sono conservati nell’Archivio di Stato
che ha sede in un ex convento
francescano confiscato dallo stato
italiano dopo Garibaldi e l’Unità. Il
professore, che era un convinto
marxista ma rispettava e forse invidiava
il mio essere cattolico, tentava di
richiamarmi al realismo raccontandomi
spesso degli utopisti dell’800 come
Owen. Ora capisco che aveva ragione
perché il desiderio che mi covava
dentro non poteva essere realizzato se
non con un fattore che lui (forse)
escludeva: la Grazia di Dio.
Nel 1983, inseguendo la ragazza che
ora è mia moglie, sono capitato al
Meeting di Rimini. Qui ho visto che
quello che desideravo, e che stava già
diventando nostalgica utopia, era
possibile perché presente in una
“Grande e bella compagnia”.
COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013
DOPO IL MEETING 2013
“IL BAGLIO” AL MEETING CON LA
“CONFRATERNITA”
Con la “Confraternita”, che già ci aveva
generosamente accolti a Ferrara, al
Meeting di Rimini abbiamo vissuto una
settimana di comunione perché questi
amici hanno all’origine una intuizione
nella quale ci riconosciamo
pienamente. Si legge infatti nel loro
manifesto:
L'adulto è qualificato dal lavoro, e l'adulto
cristiano è qualificato dal modo con cui affronta
il lavoro. Egli capisce che non può viverlo se non
nella comunione e allora, nella maniera a sé più
congeniale, si coagula con altri, coi quali
riconosce una unità di comunione e coi quali
ritiene di poter essere aiutato nell'affrontarlo”.
Senza queste confraternite, come faranno a
resistere le nostre creazioni in campo sociale,
culturale e politico? (don Luigi Giussani
Agosto 1979)
Il tema del Meeting: EMERGENZA
UOMO era azzeccato, non solo nella
sua accezione negativa sotto gli occhi
di tutti a tutti i livelli, ma anche nella sua
accezione positiva. Perché anche in
questa situazione economico e politica
L’UMANITÀ EMERGE ed è un miracolo!
Tra gli incontri per noi del Baglio
particolarmente importanti:
La conversazione con Mons. Luigi
Negri per approfondire la lezione
“Operibus Credite” tenuta a Ferrara il 2
Agosto nell’ambito del nostro XIX
LabORAtorio. (si può richiedere il testo
della lezione e gli appunti della
conversazione)
La conversazione con Massimo
Borghesi sul contesto culturale nel
quale ci troviamo ad operare.
- L’incontro con Marco Sermarini, della
Compagnia dei Tipi Loschi e della
Società Chestertoniani d'Italia, che ci
ha parlato fra l’altro del “distributismo,
che fu per Chesterton non un'idea
sociale ma la ragione del suo impegno
militante di cattolico romano negli
ultimi dodici anni della sua vita. Noi –
scrive Marco nel suo blog - come
Società stiamo appoggiando tutte le
esperienze che somiglino un po' a
questa idea di vita”. Il Baglio, a suo
14
giudizio, è una di queste. E’ molto utile,
a tal proposito, il libro di G. K.
C h e s t e r t o n “ I l p r o fi l o d e l l a
ragionevolezza”, Ed. Lindau.
Noi del Baglio abbiamo vissuto il
Meeting nella memoria di quanto
accaduto nel nostro XIX LabORAtorio
dove abbiamo visto la bellezza della
nostra amicizia e l’importanza di
comunicare la nostra esperienza
(Operibus et non verbis)…. E in quattro
giorni di permanenza a Ferrara non
abbiamo visto nemmeno una zanzara!
Ora, come ci chiede Papa Francesco,
l’importante è pregare e lavorare per la
pace perché possiamo continuare a
vivere e operare.
Calogero Zuppardo - Palermo
LA
VITA
E’
L’ARTE
DELL’INCONTRO. L’AMICIZIA CHE
NE SCATURISCE, IL SUO
CAPOLAVORO
Riflessioni a margine di un’esperienza
che non vuole essere taciuta. È
l’esperienza di una compagnia che non
l a s c i a s c a m p o d e fi n e n d o , n e l
contempo, il campo infinto delle libertà
individuali dentro il quale si muove la
mia avventura o, come direbbe Paulo
Coelho, la mia leggenda personale.
Volendolo ridurre ad una serie di
eventi e conoscenti – Annarita, la GMG
a Rio de Janeiro, La Confraternita,
Betlemme, Rimini, Enrico, gli U2 a
manetta sulla strada del ritorno dal
Meeting che si incrociano sulla
mappa dinamica del reale, si potrebbe
definire, in generale, come una
conquista, un arricchimento. Ci sta.
Diversificando il paradigma secondo
una strategia, tutto ciò potrebbe
rientrare
in una prolifera
moltiplicazione di contatti utili - si spera
- all’opera che mi definisce. Perché no:
gli affari sono affari. Poi invece vedi il
sole apparire nonostante, quel giorno,
a Procida e dintorni, fosse stato
scalzato dalla scienza esattissima del
meteo, vero oracolo a cui si
abbeverano gli utenti connessi col
tutto. Quindi assapori lo stupore
infantile di un tuffo che sa di battesimo,
sale mediterraneo su corpi prigionieri
del loro stesso amore per terre sacre
senza pace.
E infine, quando
l’orizzonte scrutato attraverso sbarre
che hanno filtrato sguardi di nobili e
reclusi a momenti ci spingeva a
spiccare un volo di libertà, ho capito di
non aver capito ancora ciò che stava
accadendo. Di solito, in questi casi,
invoco il Mistero. Dico “boh”. È un
gesto di resa di chi raschia il fondo del
barile per cercare motivi ricavati da una
certa sintassi delle dinamiche di
gruppo; a voler essere buono con me
stesso, io mi consolo pensandolo come
unico atteggiamento veramente
ragionevole di fronte a ciò che accade
quando l’amicizia non si declina con
una strategia o una vana tentazione di
fare numero, ma la si coltiva secondo
un criterio. E il criterio non può essere
che Cristo. È Lui il Mistero che
dobbiamo serenamente accettare nelle
relazioni, cosa ancor più vera dopo
aver testimoniato 3,2 milioni di giovani
assiepati a Copacabana con gli sguardi
assetati di Verbo nella Giornata
Mondiale della Gioventù. A Procida, in
un 27 agosto destinato a burrasche e
tempi ristretti ad un caffè, questo
Mistero è di nuovo accaduto. Primo:
dico grazie a tutti voi amici per avergli “
affittato” la carne vostra per farlo
manifestare. Secondo: ne sono sazio,
ne voglio di più. Terzo: ma perché il
Tiozzo Bon ogni volta si dimentica il
berretto visto che la capoccia quasi gli
va a fuoco anche sotto un timido sole?
Mistero….
Rino Scotto di Gregorio - Procida
Chesterton mi ha aperto un
mondo
Sto leggendo il catalogo della mostra
su Chesterton e il libretto fatto da voi.
Mi hanno aperto un mondo, mi stanno
facendo riflettere sul mio lavoro con
Dinamica.
Molto, molto spesso quando mi trovo
ad affrontare questioni di rapporti, di
soldi, penso: "Cosa farebbero i miei
amici in situazioni così?" . E vengono
fuori cose molto interessanti, "modelli"
organizzativi nuovi.
E' bellissimo perché non è una
riflessione teorica ma è l'esperienza
che produce un'elaborazione. E i
"modelli" , che sono utili, però non
sono mai definitivi, perché il cuore li
cambia sempre.
Alberto Fornari - Forlì
E’ successa una cosa
assurda...!
Ciao Marco! E' successa un'altra cosa
assurda appena tornato in Trinacria!
Ieri ho iniziato a leggere Ortodossia... Il
cristianesimo è una religione
convincente... altrimenti è una reiterata
e sorprendente coincidenza! Grande
Chesterton, grandi voi!
Diego Loporto - Castellammare del
Golfo
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common ground n° 2/2013 - "Hic et Nunc"