COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013 Se sarete ciò che dovrete essere metterete fuoco in tutto il mondo Se sarete ciò che dovrete essere metterete fuoco in tutto il mondo Se sarete ciò che dovrete essere metterete fuoco in tutto il mondo Se sare tutto il mondo Se sarete ciò che dovrete essere metterete fuoco in tutto il mondo Se sarete ciò che dovrete essere metterete fuoco in tutto il mondo Se sarete ciò che dovrete essere metterete fuoco in tutto il BOLLETTINO D’INFORMAZIO NE DELL’ASSOCIA ZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE NAZIONALE SANTA CATERINA DA SIENA La fede dà forma alla vita Meeting, Terra Santa, Spagna e altro ancora... di Marco Sermarini Cari amici, questo numero è bello carico, come d’altronde succede spesso. Sa di Terra Santa, di Spagna, di Sicilia, di Chesterton, di Meeting, di amici passati davvero a miglior vita, di vita. Il Meeting è stato un bell’evento, una bella occasione di incontro e costruzione; il nostro amico Chesterton (sì, nostro, perché mi auguro che ormai lo consideriate tale anche voi: si nota che batto un po’ il chiodo, eh...?) è stato anche lui un bel catalizzatore di tutto quello che è accaduto alla Fiera di Rimini (d’altronde chi meglio di noi poteva approfittare di lui, noi che eravamo i suoi vicini di casa?). Io per riprendermi dai tre giorni al Meeting ci ho messo 1 una settimana (mi giravo e trovavo uno che voleva sapere di Chesterton, finivo e dietro le mie spalle ce n’era un altro...); non so come ha fatto Enrico Tiozzo che la settimana ce l’ha passata tutta. Segni della grazia che opera? Fisico bestiale? A vederlo non si direbbe (parlo del fisico!)... Comunque Chesterton ha messo casa... a casa nostra e dubito che la Confraternita potrà farne a meno: troppo lucido, troppo simpatico, troppo grande, troppo nostro. La Terra Santa ha toccato tutti quelli che... l’hanno toccata, e io da lontano credo che quello che stiamo facendo insieme ad Enzo e agli altri amici sia un segno di novità molto grande, per noi e per loro. A Novembre c’è chi tornerà là. Bello. Aspettiamo foto e resoconti, notizie, vita. La Spagna è qualcosa che si consolida, e la controprova che l’aiuto reciproco non è solo uno slogan buono perché altri lo usino. Angel è di casa da noi, e noi lo siamo diventati da lui. Abbiamo da imparare gli uni dagli altri. Poi ci sono amici che ci precedono, storie piccole e grandi, tutte cose da prendere sempre sul serio. In questi giorni, da ultimo, vi ho inviato anche il pdf dell’intervento di padre Cassian Folsom al VII Santa Caterina’s Day, lo scorso 22 Giugno: usatelo! E’ meraviglioso. Altro amico, altri amici, altre cose che crescono. Marco Sermarini “L'educazione non è una professione ma una attitudine. Prevede un’uscita da se stessi, con metodi non convenzionali, e necessita delle persone come nuove strade per raggiungere il cuore dell'altro.” Queste parole del missionario della San Carlo Borromeo, Juan Luis Barge, inaugurano il nostro convegno spagnolo dal titolo: “Educar,un milagro?” Già il titolo è una provocazione: in tempi di bilanci delle competenze, saperi, tecniche e tecnicismi, si afferma che l’educazione ha la natura del rischio, della sfida tremenda di un educatore che si deve occupare prima di tutto della sua santità. Potremmo dire che ciò che ci ha colpito a Madrid è il non verbale e, detto di un conveg no in g ran par te in l ing ua spagnola, sembrerebbe una giustificazione... Invece siamo stati condotti a guardare da subito i segni, perché l'educazione è fatta di segni. Il primo segno è l’accoglienza - acogida nella casa de La Almudena in periferia di Madrid: tre famiglie che si stringono assieme per dar vita ad un abbraccio verso bambini e famiglie in difficoltà, un abbraccio che implica “toda la vida” come è scritto nel la mostra a l lestita al l'ing resso. C'è un debito d i riconoscenza per chi ha cominciato pag. 3 COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013 L’angolo di Il mio paese è Spagna... Il milagro dell’educazione Progetto ‘bene comune’ - Fraternità di opere per l’educazione e l’accoglienza Anno 2005 - Legge n. 383/2000 - Progetti lett. f) Ministero della Solidarietà Sociale Puri Sa c ri st an, Mar t inez Perreno, Maria Rosa Aulino, Antonio Rodriguez, Maria Podereux, Manuel Valvidia, gente innamorata, come confessa candidamente uno di loro, e ci viene da pensare che essere innamorati è l'unico modo per educare. Newsletter NUMERO NOVE del 30.04.2008 Il progetto del Giovedì Santo Sono partito brontolando con Luigi Liseno, croce della mia vita, che il primo giorno di vacanza (scolasticamente parlando) fosse anch’esso occupato dal lavoro: un progetto su cui c’eravamo impegnati con Enrico e Gino di Ferrara. E’ una mattina fredda da primavera mancata, il tomtom non conosce neppure lui il dedalo di campagne tra cui ci perdiamo. Copparo mi fa memoria di un ritorno solo una decina di anni fa tra una nebbia ai confini della realtà, dopo un incontro tra educatori con un insistito passaggio sempre sul medesimo punto. Poi una macchina ci si mise davanti e ci invitò a seguire e prodigiosamente ci trovammo fuori. Da Enrico ci attende il secondo caffè della mattina e poi si progetta ovvero si parla di noi, delle nostre vite, dei ragazzi che vorremmo collocare al lavoro, delle nostre strutture recettive (il progetto riguarda un bando sulle politiche giovanili). Enrico conosce le realtà dal di dentro, parla di uomini e donne all’opera. Non posso non pensare a suo padre con il quale ho condiviso una vita di progetti (tutti realizzati!). Progettare di giovedì santo è un po’ strano, c’è la “Coena Domini” che incombe come pensiero dominante, ci sono le spese da fare, gli ultimi ritocchi al pranzo pasquale con figli e nipoti. Parlando si precisa il soggetto: “le nostre strutture non sono e non saranno mai semplicemente degli alberghi perché hanno il valore aggiunto della nostra tipicità, cioè di ciò che ci è successo. E’ un fattore di diversità che dà vita ad un prodotto nuovo che non si omologa al mercato ma si presenta per ciò che è; una compagnia di uomini insomma che chi passa per le nostre città, anche per turismo, possa incontrare nella forma più espressiva e più tipica, una sorta di genius loci che traduce Colui che abbiamo incontrato dentro la vita delle nostre strade, delle case, delle calli. E’ proprio un progetto da Giovedì Santo, viene presto l’ora di pranzo ed Enrico ci guida tra un dedalo di terre emerse lagunari. Uomini diversi sono seduti attorno ad una grande tavolata in un casone di pesca. Non li conto, ma non so perché mi entra il numero dodici e c’è anche una donna, Gabriella che segue silenziosa ma le parlano gli occhi. La giornata è una di quelle fredde ma terse, si vede in lontananza, da noi si direbbe stravedamento, e Alessandro ci mostra le barene e i canali fatti scavare e la valli da pesca ed è fiero di aver provocato tutto questo per noi. Tutt’attorno è un susseguirsi di baracche di fortuna, ricoveri per barche, cavane, piccoli rifugi tra l’acqua. C’è il padrone di casa ma non lo dà a vedere se non per un calore di accoglienza e perché occupa una posizione centrale per farsi ascoltare da tutti e benedire il pane. Barbalbero 2 Organo informativo e di approfondimento a cura di: SANTA CATERINA DA SIENA APS, via Fabbri 414, 44100 Ferrara (FE) - Italy mail: [email protected] esperienze simili: Cometa a Como, Fontana Vivace di Genova, San Giuseppe e Santa Rita di Castelbolognese. È una catena della carità, che riconosce gli anelli che vengono prima, g uarda i maestri e fa memoria delle loro parole. La ca sa celebra i l suo primo anno dall’inaugurazione fatta alla presenza del cardinale Ruoco di Madrid. E’ il racconto di una vita che travolge un quartiere, che segna i rapporti in questa periferia in cui non ci sarebbe molto da sperare. Una ragazza racconta la bellezza e la difficoltà di essere vissuta in una famiglia aperta, di aver dovuto condividere la mamma con altri bambini riscoprendola in una relazione ancora più profonda. Per noi italiani avviene il primo milagro: si capisce tutto e chi non capisce dà di gomito al v ic i no c he c api s ce . Poi è l a sovrabbondanza del riconoscimento: trovare amici fraterni con cui si condivide la vita, in Spagna a fare i nonni, perché il mondo è diventato davvero piccino e la carità lo abbraccia tutto. E Grazia Maria Tiozzo Bon, chioggiotta di Madrid, moglie di Luis e madre di tre splendide creature, ci porta infine alle tapas, perché non c’è condivisione che non arrivi fino alle “grasse vivande”. Il giorno dopo cerc a ndo l a sede del conveg no ci perdiamo nelle geometrie spagnole, arriviamo con più di un'ora di ritardo, ma fa niente, si comincia e di schianto si ripete il dono delle lingue, perché in educazione il “sentido” religioso è il vero esper a nto e non ha bisog no d i traduzione... “C'è oggi la possibilità di una dimenticanza: a una generazione biologica non corrisponde più una generazione spirituale, una storia di paternità e maternità spirituale, un sentido, un significato, una direzione. Ma c’è una memoria che vince, quella che il Signore ha di noi! Rinascere è piú bello che nascere… Non possiamo dire io, senza il Tu che ci precede”. COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013 Il mio paese è Spagna... Il milagro dell’educazione Barbalbero pag. 3 L’angolo di Il milagro dell'educazione si ripete anche oggi per noi, qui, arrivati dai quattro angoli del mondo per questo piccologrande convegno che coinvolge Ferrara, Forl ì , Ch io g g ia e poi Mad r id , Fuenlabrada, Cuenca e Majorca… Non ci ha fatto problema viaggiare, coprire distanze, perderci nel traffico di una città che vive l'attesa spasmodica di una elezione a sede olimpica (ne saremo coinvolti sia nell'entusiasmo anticipatorio che si riversa trepidante a Puerta del Sol, sia nel l a som mes s a delusione per l'esclusione). Il convegno si protrae, ma qui il tempo ha un altra scansione: apprendiamo che le tre del pomeriggio non è ancora tardi per pranzare, le giornate sono più lunghe delle nostre, qui a Madrid… Juan Luis parla l'italiano come lo spagnolo con una ricchezza di vocaboli, con una dovizia di sfumature in entrambe le lingue che mescola sapientemente per farci intendere gli uni agli altri. “Educare non è mai facile, ma semplice sì. Se è una testimonianza è semplice. Dio continua a fidarsi di noi nel mettere al mondo i figli e nel farceli educare perché ci chiede in fondo, per essere dei buoni genitori, educatori, solo questa suprema lealtà di fronte a noi stessi e di fronte alle cose…”. È un f uoco di fila di testimonianze quello a cui assistiamo, già tradotte nel fascicolo che ci viene consegnato all'inizio: Puri Sacristan, Martinez Perreno, Maria Rosa Aulino, Antonio Rodriguez, Maria Podereux, Manuel Valvidia, gente innamorata, come confessa candidamente uno di Il progetto del Giovedì Santo loro, e ci viene da pensare che essere innamorati è l'unico modo per educare. E innamorati sono senz’altro i ragazzi di Ferrara che raccontano la loro esperienza ai campi estivi. Il tutto avviene sotto l'egida (si dice così ma non rende la tenerezza) di Angel Misut. L'intervento finale del Professor Josè L u i s A l m a r z a , d e l l a Fa c olt à d i Magistero dell’Università di Madrid, ci fa saltare sulle sedie letteralmente e ci fa Progetto ‘bene comune’ - Fraternità di opere per l’educazione e l’accoglienza Anno 2005 - Legge n. 383/2000 - Progetti lett. f) Ministero della Solidarietà Sociale Newsletter NUMERO NOVE del 30.04.2008 Sono partito brontolando con Luigi Liseno, croce della mia vita, che il primo giorno di vacanza (scolasticamente parlando) fosse anch’esso occupato dal lavoro: un progetto su cui c’eravamo impegnati con Enrico e Gino di Ferrara. E’ una mattina fredda da primavera mancata, il tomtom non conosce neppure lui il dedalo di campagne tra cui ci perdiamo. Copparo mi fa memoria di un ritorno solo una decina di anni fa tra una nebbia ai confini della realtà, dopo un incontro tra educatori con un insistito passaggio sempre sul medesimo punto. Poi una macchina ci si mise davanti e ci invitò a seguire e prodigiosamente ci trovammo fuori. Da Enrico ci attende il secondo caffè della mattina e poi si progetta ovvero si parla di noi, delle nostre vite, dei ragazzi che vorremmo collocare al lavoro, delle nostre strutture recettive (il progetto riguarda un bando sulle politiche giovanili). Enrico conosce le realtà dal di dentro, parla di uomini e donne all’opera. Non posso non pensare a suo padre con il quale ho condiviso una vita di progetti (tutti realizzati!). Progettare di giovedì santo è un po’ strano, c’è la “Coena Domini” che incombe come pensiero dominante, ci sono le spese da fare, gli ultimi ritocchi al pranzo pasquale con figli e nipoti. Parlando si precisa il soggetto: “le nostre strutture non sono e non saranno mai semplicemente degli alberghi perché hanno il valore aggiunto della nostra tipicità, cioè di ciò che ci è successo. E’ un fattore di diversità che dà vita ad un prodotto nuovo che non si omologa al mercato ma si presenta per ciò che è; una compagnia di uomini insomma che chi passa per le nostre città, anche per turismo, possa incontrare nella forma più espressiva e più tipica, una sorta di genius loci che traduce Colui che abbiamo incontrato dentro la vita delle nostre strade, delle case, delle calli. E’ proprio un progetto da Giovedì Santo, viene presto l’ora di pranzo ed Enrico ci guida tra un dedalo di terre emerse lagunari. Uomini diversi sono seduti attorno ad una grande tavolata in un casone di pesca. Non li conto, ma non so perché mi entra il numero dodici e c’è anche una donna, Gabriella che segue silenziosa ma le parlano gli occhi. La giornata è una di quelle fredde ma terse, si vede in lontananza, da noi si direbbe stravedamento, e Alessandro ci mostra le barene e i canali fatti scavare e la valli da pesca ed è fiero di aver provocato tutto questo per noi. Tutt’attorno è un susseguirsi di baracche di fortuna, ricoveri per barche, cavane, piccoli rifugi tra l’acqua. C’è il padrone di casa ma non lo dà a vedere se non per un calore di accoglienza e perché occupa una posizione centrale per farsi ascoltare da tutti e benedire il pane. 3 Organo informativo e di approfondimento a cura di: SANTA CATERINA DA SIENA APS, via Fabbri 414, 44100 Ferrara (FE) - Italy mail: [email protected] scordare che sono già le quindici e... non abbiamo ancora mangiato. Non capitava così anche con Gesù? «La scuola è dove la vita cresce e i maestri sono quelli che ti accompagnano, che fanno la stessa strada che fai tu. È un miracolo l'educazione che grida: “Vieni, se non vieni non ci crederai...” Il miracolo è quella cosa che perfino l'ateo vuole che esista… ogni miracolo è non convenzionale, una presenza fuori dagli schemi. Tutto comincia là dove c'è una presenza e l'educatore è una presenza, ha una proposta, una promessa, perché vive in una compagnia». L’ultimo giorno siamo a Fuenlabrada, un parrocchione dei Missionari della San Carlo: un’oasi nel deserto cui possono attingere tutti gli uomini di buona volontà. Visitiamo gli appartamenti che ospit a no sit ua zioni d i ord ina r ia disperazione: puliti, belli, accoglienti. Dopo la Messa (il Vangelo è quello del figliol prodigo), mangiamo in una grande sala dove una donna araba, solerte e silenziosa, prepara e serve succulenti piatti. Si ferma, racconta di sé: accolta, raccolta, voluta qui come fosse casa sua nonostante le d if ferenze religiose. Sarà per questo abbraccio fra c u lt u r e d iver s e , s a r à c he ment r e ma ng iamo fel ici, Enrico nostro visionario capo, promette che ciò che è iniziato si compirà in un nuovo incontro, mi viene in mente il film “Uomini di Dio”, e precisamente l’ultima cena prima del sacrificio, quando i volti sorridenti attorno a Christian de Chergé, priore del mona stero t r appist a d i Tibh i r i ne (Algeria), parlano ormai di una speranza ineffabile. Ecco, in questa speranza che ci avvolge e ci soverchia, sta il miracolo dell’educazione di noi stessi e quindi di coloro che incontreremo per Grazia. Occorre essere innanzitutto uomini per accettare “un desafìo tremendo sobre sì mismo”, una sfida tremenda su di sé. Barbalbero RadioKoper di Alberto Fornari Piccolo dizionario estivo 2013 (le parole si capiscono nell’esperienza) Casa Chesterton Marco Sermarini (seduto su una panca, fuori della mostra su Chesterton al Meeting. Nu poco sfatto): - A volte me sembra de esse come llui... penzo uguale a llui, me ritrovo tutto. Me viè accuscì. Lui lassù, s'intende, un genio; io quaggiù...” Federica Sermarini (in piedi, vestito rosso sgargiante, gli gira intorno, svolazzando): - E' matto come llui, er mi marito. Vola, vola, coi penzieri… lui vola... lassù. E io lo tiro giù: ahò, ma qui ce so’ le cose, qui ce semo noi… Nun legge sempre! Quando andiamo al ristorante legge pure le etichette dell'acqua minerale! Guarda che semo qui, in carne e ossa!!! scelta, la stupenda terrazza della Cà de Bé di Bertinoro) I palestinesi parlano in inglese – la moglie di Enzo Sinatra, Iole, traduce in italiano. Gli italiani parlano italiano - Iole traduce in inglese. I palestinesi parlano arabo – Enzo Bellomo traduce in italiano. Ma anche (soprattutto alla fine della cena a Bertinoro): Gli italiani parlano italiano – la moglie di Enzo, Iole, traduce in italiano. I palestinesi parlano inglese - Iole traduce in inglese. [Malgrado enormi sforzi nessuno è riuscito a tradurre in nessun altro idioma quando Michelangelo (vedi altra voce del dizionario) si esprimeva (si fa per dire) in foggiano stretto, cioè in “fgn”]. Distributismo Michelangelo (Lago Coldai, mt. 2118, gruppo del Civetta. Immaginarsi uno scenario meraviglioso, corona di montagne, fuga di vallate, acqua cristallina del laghetto. Tipi Loschi a gruppetti stanno riposando e mangiando appollaiati su roccette sparse. RadioKoper è con loro) Alberto Fornari: Ma poi 'sto distributismo che robba è? Andrea Falcioni: E' un'idea de Chesterton, pè vive’ meglio tutti, dividendosi la terra... Ma, ahò, ah Pietro, viemme addà 'na mano che Alberto vo’ sape’ che è il distributismo... (Dalla roccetta dove siesteggiava si avvicina lo Hobbit Pietro Marzi) Pietro Marzi: Cosa è il distributismo: bella domanda. Dunque... Che ansia... No, è un modo per applicare la Dottrina Sociale, dopo la Rerum Novarum. Ma, a Ggiorgio, viè qua, dai! (Da un'altra roccetta arriva Giorgio. Intanto gira una bottiglia di vino) Giorgio: E' per mettere in comune la terra, la famiglia, il lavoro. Come faceveno nelle Reducciones del Paraguay... Alberto: Interessante, ma oggi, qui da noi...? Coro (Andrea, Pietro, Giorgio insieme): Non te preoccupa’, è una cosa in movimento, che se capisce facendola insieme... (Intanto la boccia gira. Più chiaro di così!) Genio creativo del turismo forzato Italo-Palestinese. Da quando è entrato in azione, i tour giapponesi sembrano vacanzine per educande. Traduzioni (Immaginarsi lo Stand della Confraternita al Meeting o, a 4 Occhi Organi che consentono di vedere. In genere si usano i propri. I Palestinesi al Meeting invece hanno fatto capire che, per vedere davvero, servono quelli degli amici. Prosciutto Strumento privilegiatissimo di missione. In esso si comprende cosa si intende per carnalità dell'esperienza. Fattore determinante anche della memoria. Enrico: “Cosa ti ricordi di più del nostro primo incontro?”. Il palestinese (non ricordo il nome): “Il prosciutto”. Santi di Castiglione di Cervia Scoperti e quindi venerati dagli amici Palestinesi. Di essi dicono che, prima di incontrarli, pensavano di fare un lavoro molto duro. Dopo, si sono resi conto di essere in luna di miele. COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013 LA TERRA SANTA IN ITALIA VOCI DA QUI E DA LA’ Alcuni amici della Terra Santa sono venuti qui da noi in Italia, al Meeting ed in giro per le nostre opere. Qui trovate gli echi delle visite. Sono messaggi così, semplici, come li leggete. C’è molto di bello in questi incontri, c’è molta speranza. “Non puoi amare una cosa senza desiderare di combattere per essa” Ciao Vincenzo... Gloria... Dalia... Lina... Muna... George. Albert .Wafa Suad Naela Nasser. Hope this email finds you all great... First thanks, Vincenzo, for all your work... and your care... as Gloria says: you are special... without you never things change... I was reading what you send me (Common Ground). I really enjoy reading all of it... and like the way they are talking and... I find a sentence that I had heard in the meeting (You can't love something without wanting to fight for it) this sentence is one for things that I got from Italy (Rimini Meeting) I really say it is true (Vero) and from this we can be closer and work more and more ...and do more. Sorry for not coming to mass on Saturday... hope some of you were there... Oggetto: Welcome to Bethlehem Good morning, dear friends. How are you all? I wish everything is going great with you… I was sooo happy when I got the email from Vincenzo, to hear the beautiful news that Enrico and Michelangelo are coming to Bethlehem… Enrico, can you please bring Tommaso with you… in order to complete the beautiful gathering. Regards Have a blessed day. Wafa’ dell'uomo e' di essere felice nelle cose che uno fa quotidianamente e di avere degli amici che ti sostengono nella lotta e nelle difficoltà del vivere in qualunque luogo uno si trovi a vivere. Un invito a ciel sereno! "Ciao, Ho visto il video (in Inglese) ed e' venuto veramente bene... più rivedo le foto ed i video e più sento di voler stare con le persone che abbiamo incontrato in Italia... non per quello che fanno e per le cose che abbiamo visto, ma credimi, per quello che NOI facciamo qui. Ho apprezzato le cose simili e rispetto le differenze. Quando verranno a Betlemme voglio invitarli TUTTI a casa mia!!!” E poi arriva Stefano... un invito... una. cena... con i suoi amici... i suoi amici della Terra Santa! Dalle sue parole e dai suoi occhi traspaiono emozioni… è davvero un invito speciale! Dico subito di si!!! Non posso non esserci. Ho il desiderio di vedere, di capire il motivo di quello sguardo. Ed eccomi… In un angolo magico di Romagna, Bertinoro, davanti agli amici speciali della Terra Santa… ora mi è tutto chiaro! Nonostante il mio misero inglese, è stato facile comprendere… comprendere che eravamo tutti attorno ad un tavolo con il desiderio di conoscere e farsi conoscere, di raccontare e raccontarsi. E’ strano ma durante quelle ore con gli amici di Stefano ho toccato con mano energia... quell’energia che mette in moto ognuno di noi per raggiungere il Vero Bene! Quell’energia che ci permette di fare, che ci mette all’opera, che ci fa fare cose grandi... in ogni angolo di Italia, come in Terra Santa! I am very happy that Michelangelo and Enrico will come soon... they are very special people and, Vincenzo, we have to make something special for them... a right Team... Welcome to our heart and houses all Italian... you make us very happy and your smile make us feeling we are at home... GRAZIE Amici (oggi non più solo di Stefano!) della Terra Santa! So have a nice week... see you on our meeting ... Martina Nisreen Al Araj Ti invio il testo di un SMS che ha scritto mia moglie Enrica che e' venuta a I was sooo happy conoscere i palestinesi, forse anche incuriosita dai racconti di quando ero Da: Wafa Musleh andato a trovarli 3 anni fa nella prima Inviato: martedì 1 ottobre 2013 08.23 " m i s s i o n e e x t r a e u r o p e a " d e l l a A: 'Vincenzo Bellomo' confraternita. Cc: George Abdo; Lina Raheel; Dalia Ciao Shomali; Gloria Nasser TS Girls School; A presto Albert Hani TS Boys School; FSSO STEFANO Betlemme; Ettore Soranzo Gerusalemme; Alberto Repossi; Enrico E' stato un incontro davvero speciale Tiozzo; Michelangelo Rubino. quello con gli amici della terra santa. mi ha reso evidente che il desiderio 5 BASTA PER ORGANIZZARE IL PROSSIMO VIAGGIO? Da: Vincenzo Bellomo Data: 14 settembre 2013 17:55:53 CEST A: Enrico Tiozzo, Michelangelo Rubino Oggetto: RE: VIDEO Ciao Enrico, Ti traduco il messaggio che mi ha scritto LINA questa mattina: Io sono senza parole, emozionante! Ti basta questo per organizzare il prossimo viaggio ...??? BUONA DOMENICA Vinc Madrid - Priorità: Alta Da: Romina, Forlì Inviato: lunedì 30 settembre 2013 22.31 A: Angel Misut Jimenez, Enrico Tiozzo Oggetto: Madrid Priorità: Alta Carissimi anche se con molto ritardo volevo farvi sapere che il nostro viaggio a Madrid, denso di avvenimenti, è stato davvero importante. Mi ha fatto cominciare l'anno scolastico con una marcia in più. Rosaria «Se vogliamo il cambiamento, dobbiamo aderire all'ortodossia». Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013 LA TERRA SANTA IN ITALIA VOCI DA QUI E DA LA’ Alcuni amici della Terra Santa sono venuti qui da noi in Italia, al Meeting ed in giro per le nostre opere. Qui trovate gli echi delle visite. Sono messaggi così, semplici, come li leggete. C’è molto di bello in questi incontri, c’è molta speranza. “Non puoi amare una cosa senza desiderare di combattere per essa” Ciao Vincenzo... Gloria... Dalia... Lina... Muna... George. Albert .Wafa Suad Naela Nasser. Spero che questo email vi trova bene. Prima di tutto devo ringraziare Vincenzo per tutto il tuo lavoro, e la tua cura, come dice Gloria, “sei speciale.. senza di te le cose non cambiano mai” Ho letto la cosa che mi hai mandato (Common ground). Mi è piaciuto molto a leggerla completamente, mi piace come parlano e ho trovato una frase che ho sentito al Meeting (di Rimini): “Non puoi amare una cosa senza desiderare di combattere per essa”. Questa frase è una delle cose che mi hanno colpito quando sono stata in Italia. Dico che è proprio vero, e da questa possiamo essere più vicino e lavorare più insieme.. e fare sempre di più. Scusatemi perché non sono venuta alla Messa sabato, spero che alcuni di voi erano li. E' stato un incontro davvero speciale quello con gli amici della terra santa. mi ha reso evidente che il desiderio Buongiorno cari amici, dell'uomo e' di essere felice nelle cose Come state? Spero che tutto stia che uno fa quotidianamente e di avere andando benissimo per voi... degli amici che ti sostengono nella lotta e nelle difficoltà del vivere in Ero estremamente lieto quando ho qualunque luogo uno si trovi a vivere. ricevuto l’email da Vincenzo: a sentire l a b e l l a n o t i z i e c h e E n r i c o e BASTA PER ORGANIZZARE IL M i c h e l a n g e l o v e r r a n n o q u i a PROSSIMO VIAGGIO? Betlemme. Da: Vincenzo Bellomo Enrico, puoi portare Tommaso con voi, Data: 14 settembre 2013 17:55:53 in modo da completare il bellissimo CEST incontro. A: Enrico Tiozzo, Michelangelo Rubino Oggetto: RE: VIDEO Saluti, Abbiate un buon giorno, Ciao Enrico, Oggetto: Benvenuti a Betlemme! Wafa Ti traduco il messaggio che mi ha scritto LINA questa mattina: Un invito a ciel sereno! "Ciao, Ho visto il video (in Inglese) ed e' venuto veramente bene... più rivedo le foto ed i video e più sento di voler stare con le persone che abbiamo incontrato in Italia... non per quello che fanno e per le cose che abbiamo visto, ma credimi, per quello che NOI facciamo qui. Ho apprezzato le cose simili e rispetto le differenze. Quando verranno a Betlemme voglio invitarli TUTTI a casa mia!!!” E poi arriva Stefano... un invito... una. cena... con i suoi amici... i suoi amici della Terra Santa! Dalle sue parole e dai suoi occhi traspaiono emozioni… è davvero un invito speciale! Dico subito di si!!! Non posso non esserci. Ho il desiderio di vedere, di capire il motivo di quello sguardo. Ed eccomi… In un angolo magico di Romagna, Bertinoro, davanti agli amici speciali della Terra Santa… ora mi è tutto chiaro! Nonostante il mio misero inglese, è stato facile comprendere… comprendere che eravamo tutti attorno ad un tavolo con il desiderio di conoscere e farsi conoscere, di raccontare e raccontarsi. E’ strano ma durante quelle ore con gli amici di Stefano ho toccato con mano energia... quell’energia che mette in moto ognuno di noi per raggiungere il Vero Bene! Quell’energia che ci permette di fare, che ci mette all’opera, che ci fa fare cose grandi... in ogni angolo di Italia, come in Terra Santa! Io sono senza parole, emozionante! Ti basta questo per organizzare il prossimo viaggio ...??? BUONA DOMENICA Sono lieta che Michelangelo e Enrico vengono fra poco, sono persone Vinc speciali e Vincenzo dobbiamo fare qualcosa grande per loro, la squadra Madrid - Priorità: Alta giusta. Benvenuto a tutti voi italiani; nei nostri cuori e nelle nostre case. Ci fate Da: Romina, Forlì sentire lieti e i vostri sorrisi ci fanno Inviato: lunedì 30 settembre 2013 sentire che siamo a casa. 22.31 Una beata settimana, vi vedremo alla riunione... GRAZIE Amici (oggi non più solo di A: Angel Misut Jimenez, Enrico Tiozzo Oggetto: Madrid Stefano!) della Terra Santa! Priorità: Alta Nisreen Al Araj I was sooo happy Da: Wafa Musleh Inviato: martedì 1 ottobre 2013 08.23 A: 'Vincenzo Bellomo' Cc: George Abdo; Lina Raheel; Dalia Shomali; Gloria Nasser TS Girls School; Albert Hani TS Boys School; FSSO Betlemme; Ettore Soranzo Gerusalemme; Alberto Repossi; Enrico Tiozzo; Michelangelo Rubino. 6 Martina Ti invio il testo di un SMS che ha scritto mia moglie Enrica che e' venuta a conoscere i palestinesi, forse anche incuriosita dai racconti di quando ero andato a trovarli 3 anni fa nella prima "missione extraeuropea" della confraternita. Ciao A presto STEFANO Carissimi anche se con molto ritardo volevo farvi sapere che il nostro viaggio a Madrid, denso di avvenimenti, è stato davvero importante. Mi ha fatto cominciare l'anno scolastico con una marcia in più. Rosaria «Se vogliamo il cambiamento, dobbiamo aderire all'ortodossia». Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia il Questo articolo è la trascrizione di un servizio video tratto dal sito del Franciscan Media Center della Custodia di Terra Santa dei Frati Minori. Siccome, come direbbe Enrico Tiozzo, “era perfetto”, lo abbiamo preso e trascritto (grazie a Lee Smith!). Riguarda, come comprenderete, il viaggio dei nostri amici della Terra Santa in Italia. A Novembre alcuni di noi torneranno là, a grande richiesta. Qui si fa sul serio! Narratore: Dalla Palestina all’Italia. Otto giorni di incontri e condivisione. Da Betlemme per visitare realtà che operano nel sociale lungo tutto la penisola Italiana, un viaggio che ha preso il via dalla voglia di mettere in comunione, esperienza di lavoro ma anche da una grande amicizia. Vincenzo Bellomo: Nata tra persone che fanno lo stesso lavoro, che condividono gli stessi preoccupazioni e ed è nata dal desiderio di incontrarsi sul lavoro. L’occasione è stato un progetto promosso da Foggia, dai nostri amici di Foggia, con la Regione Puglia, che qualche anno fa ha sostenuto le opere di Betlemme. Da quel primo viaggio in cui ci siamo conosciuti è nata un’amicizia inarrestabile... Narratore: Molti momenti di incontro in questi anni tra l’Italia e Betlemme, a fare da collante un’associazione Italiana che riunisce operatori del sociale, la Santa Caterina da Siena. Vincenzo Bellomo: In ogni luogo abbiamo incontrato delle comunità che ci aspettavano, è stata una sorpresa crescente, abbiamo incontrato persone al lavoro, all’opera, che hanno condiviso con noi; ci hanno accolti con lo stesso stile con cui accolgono le persone con cui lavorano. Narratore: Insieme a Vincenzo Bellomo, italiano che da diverse anni ormai vive e lavora a Betlemme, sono sei le persone che hanno participato al viaggio, due dal Caritas Baby Hospital, due dal Betlemme Bible College e due operatrici del sociale per il Patriarcato Latino. George Abdo: Riguardo all’esperienza guadagnata in questo viaggio, prima di tutto ho potuto vedere quanto le persone là siano interessate ai Cristiani in Palestina e in Terra Santa, e poi abbiamo fatto esperienza del loro lavoro e questo mi ha davvero incoraggiato. Lina Canavati Raheel: Nonostante le differenze tra di noi, siamo due popoli diversi, con culture differenti, idee e modi di pensare diversi. Abbiamo guardato alle differenze come a un’opportunità per noi; ci ha aiutati a guardare a noi stessi, al modo in cui lavoriamo, a chiederci: “stiamo lavorando nel modo giusto o no? abbiamo bisogno di migliorare in quello che stiamo facendo?” Quindi è stato molto importante per noi vedere questo lavoro attraverso gli occhi di altre persone. Narratore: Un modo per acquisire esperienza nel lavoro traverso il confronto con realtà italiane che operano non solo nello stesso settore ma con lo stesso sguardo cristiano; un modo inoltre per consolidare i legami che uniscono, da qualche anno, in un network le diverse realtà sociale di Betlemme. Vincenzo Bellomo: L’amicizia diventa un dono nel lavoro, questo ci aiuta portare avanti le nostre opere, ci aiuta a fare meglio il nostro lavoro, ma sopratutto ci aiuta a non sentirci soli perché c’è qualcuno che ti dice: “voglio stare con te”. Narratore: Un modo infine per guardare con occhi nuovi anche alla propria realtà quotidiana. Lina Cavanati Raheel: Chiunque venga a visitare Betlemme dice che Betlemme è una grande prigione per via dell’occupazione, del muro di separazione, dei confini chiusi, ma la nostra libertà non dipende da queste cose, anche se questa è la realtà e purtroppo non possiamo negarla. Ma tutto dipende dal modo in cui noi pensiamo la nostra libertà. Andare in Italia, essere lì a rappresentare chi siamo e quello che facciamo quando siamo a casa, abbiamo davvero sentito di essere liberi in questo. Trovate il video a questo indirizzo: http://fmc-terrasanta.org/it/cristiani-diterra-santa-e-vita-della-chiesa.html? vid=4912 "La Chiesa non può muoversi coi tempi. Semplicemente perché i tempi non si muovono. La Chiesa può solo infangarsi coi tempi e corrompersi e puzzare coi tempi. Nel mondo economico e sociale, come tale, non c'è attività, eccettuata quella specie di attività automatica che è chiamata decadenza: l'appassire dei fiori della libertà e la loro decomposizione nel suolo originario della schiavitù. In questo, il mondo si trova allo stesso piano dell'inizio dell'oscuro Medioevo. E la Chiesa ha lo stesso compito di allora: salvare tutta la luce e tutta la libertà che può essere salvata, resistere a quella forza del mondo che attrae in basso, e attendere giorni migliori. Una Chiesa vera vorrebbe certo fare tutto questo, ma una Chiesa vera può fare di più. Può fare di questi tempi di oscurantismo qualcosa di più di un tempo di semina; può farli il vero opposto dell'oscurità. Può presentare i suoi ideali in tale e attraente e improvviso contrasto con l'inumano declivio del tempo da ispirare d'un tratto agli uomini qualcuna delle rivoluzioni morali della storia, così che gli uomini oggi viventi non siano toccati dalla morte finché non abbiano visto il ritorno della giustizia. Non abbiamo bisogno, come dicono i giornali, di una Chiesa che si muova col mondo. Abbiamo bisogno di una Chiesa che lo muova da molte cose verso le quali muove oggi, per esempio lo stato servile. E' da questo che la storia giudicherà realmente di qualsiasi chiesa, se è o non è la Chiesa autentica". Gilbert Keith Chesterton, da un articolo del The New Witness Bollettino di informazioni, notizie ed approfondimenti della Associazione di promozione sociale “Santa Caterina da Siena”. Numero 3 del 2013 - 20 Ottobre 2013. email della redazione: marco.sermarini @ gmail.com COMMON GROUND pag. 3 COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013 7 Da Betlemme all’Italia: lavoro e l’amicizia. terra comune Newsletter NUMERO OTTO del 27.02.2008 “PIERO DELLE VELE. STORIE DI MARE E DI LAGUNA”. QUANDO UN LIBRO DIVENTA UN PERCORSO... di Piergiorgio Bighin COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013 8 L’Africa da un po’ di tempo non è poi così lontana. Daniel mi ha telefonato oggi, è arrivato John ieri dall’Italia. Ha molto ammirazione per te e il tuo lavoro. Stiamo John qui in Italia (strano ma vero) ha organizzando un appuntamento per un Quest’estate vi abbiamo presentato p o t u t o c o n o s c e r e d u e s u o i incontro tra Ernest, Daniel e io; a John Kanu, un uomo vivo e vero, l’uomo connazionali (Ernest Sesay e Daniel proposito Ernest è ancora impegnato e che è tornato a casa in Sierra Leone da Sillah) ciascuno impegnato in Sierra sto provando a farlo venire qui a Kono Oxford, e già questo basterebbe, sulla Leone in opere buone per il loro per un paio di giorni. spinta di Chesterton e del suo popolo. Gli abbiamo suggerito di Scriverò un riassunto per quanto distributismo che facevano proprio al sentirsi ed aiutarsi. riguardo le nuove cooperative in caso suo. Kabala dopo la riunione del consiglio Ve lo abbiamo presentato e messo Cari fratelli, tra due settimane. nelle vostre mani, perché ve lo vi saluto, questa è una iniziativa Sono lieto di annunciare che Dale e i abbiamo portato in Italia, fatto parlare, meravigliosa, Marco, provare a suoi amici hanno raccolto 1000 $, messo davanti come si deve. E’ collegarci. Aspetto con gioia la mettendo in circolo l’articolo del mio diventato uno di noi, per cui devo riunione con Daniel quando torna in viaggio in Italia (ma in inglese!). Hai assolutamente trasmettervi quello che Sierra Leone. Ernest e io ci siamo ragione, GKC sta lavorando per noi nel fa, perché John mi informa spesso delle incontrati la settimana scorsa e sta realizzare i nostri sogni e per la gloria sue avventure e delle sue nuove cercando di farci visita a Kono. della sua beata memoria. intraprese. Per quanto ci riguarda qui al Sierra Per ora, tu sia benedetto mio fratello Ve lo ricordate? Leone Chesterton Center, sono “bianco”, Abbiamo parlato di lui nello scorso momenti impegnativi, stiamo John numero di Common Ground e valutando la possibilità di aprire nuove abbiamo lanciato anche una campagna cooperative in Kabala (quasi 300 km da John ha ricevuto Common Ground n° per aiutarlo a mettere su una vocational Freetown). Sono appena tornato da là, 1/2013 versione inglese, in cui è un luogo troneggia in tutta la sua negritudine che abbiamo (grazie a Lee Smith, il nostro amico Don Spencer Howe, americano, John Kanu, s c o p e r t o inglese)! E’ felice di far parte della solo adesso, Santa Caterina. Poi pensa giustamente sierraleonese, e Aidan Mackey, inglese. Tutti e tre dove l a alla sua Pimlico (vedi il capitolo V del lavorano per Pimlico... gente è libro Ortodossia di G. K. Chesterton, costretta a intitolato La bandiera del mondo) e al l a v o r a r e fatto che tutti la possiamo rendere più nelle miniere bella di Firenze. d’oro; non h a n n o u n a Caro Marco, v i t a a g i a t a questo è grande!!!, come tu dici ma vivono in sempre. c o n d i z i o n i Siamo orgogliosi del tuo articolo che subumane, e ho stampato e ho messo in circolo fra i sentiamo che miei colleghi. Infatti, siamo eccitati di d o b b i a m o far parte del Gruppo Santa Caterina di f a r e Siena, e il movimento globale di GKC. qualcosa, vi Nessuno poteva dire un argomento più ringrazio per avvincente per quanto riguardo la school a casa sua (in pratica una scuola il vostro messaggio di ispirazione e per nostra connessione tra S. Caterina e GK professionale proprio sul campo). Gli le vostre preghiere. Chesterton. Il punto è, come GKC ha abbiamo promesso saldatrici, martelli, John succintamente dichiarato, che oggi trapani ma soprattutto di essere suoi stiamo davanti a qualcosa (in questo amici per sempre, e tra amici non basta E’ partita la ricerca degli strumenti da c a s o , i l m o n d o m o d e r n o ) c h e stimarsi ma la storia ci dice che ci si mandare a John e la prima cosa che velocemente perde la speranza, come deve praticamente sposare. abbiamo trovato, grazie a Dio e a Pimlico. Ma se ci sono quelli, come te e Per cui non deludiamo noi stessi. Ora Claudio Andreassi di Gavardo, è stato il gli altri (Stratford, Dale, Aidan, sta a noi. container da riempire, inviare e lasciare Spencer, ecc) che ci dicono che siamo Qui di seguito qualche mail che ci dice in Sierra Leone (è utilissimo anche belli, poi tutti noi (incluso tutti i cosa sta facendo. così!). Poi l’articolo di Rodolfo Casadei Chestertoniani) stiamo sulla buona su Tempi ha dato i suoi frutti: inviato strada per rendere Pimlico, se è qui a agli amici chestertoniani americani Kono, o in Italia, Inghilterra o gli Stati Caro Marco e tutti, debitamente tradotto in inglese, è stato Uniti, più bella della città di Firenze. Mille grazie per la tua email e la lo spunto per una raccolta di soldi per Ti ringrazio per la tua direzione in bellissima foto di tutti i nostri amici John. Ecco una prima reazione di John. questo e teniamo la torcia accesa! dopo la lettura dell’articolo su Tempi. Dio vi benedica, Sono davvero commosso e toccato da Caro Marco, John questo meraviglioso sentimento di Il container che Claudio ci ha dato solidarietà. gratis è gradito ed è un regalo John, al ritorno dall’Italia, ha iniziato a Tanti auguri a tutti voi e Dio vi profondamente sentito! Salutalo per combattere per una nuova Pimlico: benedica con le benedizioni più ricche. me, digli che sono molto grato. dopo il distretto di Kono, al centro del COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013 9 paese, adesso tocca a Kabala, più a nord. Il posto è afflitto (John usa la parola inglese affected, cioè affette, ammalate...) dall’estrazione dell’oro. John poi ha capito tutto e ha preso lezioni da Enrico Tiozzo: l’incontro della Santa Caterina sierraleonese lo vuole fare in riva all’Oceano, e sono sicuro che ci scapperà anche un buon bicchiere di vino di palma... Mio caro Marco, saluti a tutti voi e condividiamo con voi le nostre preghiere e auguri per l’occasione del 20° anniversario della Compagnia dei Tipi Loschi del beato Pier Giorgio Frassati. Incidentalmente, il 1 novembre è la festa di Tutti Santi qui in Sierra Leone. Saremo uniti nello spirito e nella preghiera. Abbiamo appena concluso la riunione del consiglio e adesso ho il potere di iniziare tutto il lavoro a Kabala: le comunità colpite dall’estrazione di oro e che vivono in condizioni subumane. Al momento però c’è un sacco di pianificazione da fare, incluso a questo è il fatto che stiamo parlando con gruppi che pensano come noi per vedere come possiamo usare le nostre competenze per aiutare questa gente. Ti condividerò alcune foto quando vado a Kabala nelle prossime settimane. Sono stato poco a Freetown da quando sono tornato da Italia e non abbiamo avuto la possibilità di incontrare Ernest e Daniel formalmente, però parliamo per telefono ogni due settimane più o meno. Il mio carico di lavoro con le cooperative è significativamente aumentato a causa della stagione delle piogge, che è il tempo in cui i contadini hanno bisogno dei nostri servizi e consigli. Proprio ora, quando finisco questa email, i miei colleghi e io andremo a visitare sei cooperative nella parte più remota del distretto di Kono, e come hai detto nel tuo articolo, dobbiamo guadare attraverso le paludi per raggiungerli, nonostante il massimo sforzo della mia Toyota 4X4 che ha ventun’anni. Ho l’intenzione di fare una pausa per la seconda settimana di novembre, e spero che Daniel e Ernest saranno a Freetown e di avere un incontro sulla spiaggia che si affaccia sull’Oceano Atlantico. Un saluto a tutti e Dio vi benedica profondamente. Il tuo John Ebbe la certezza di non aver soddisfatto appieno la curiosità dell'invadente compagnia che piombò nell'isola di Arturo da ogni dove per celebrare una Festa! Dall’assenza di una compagnia ricavò un’esigenza, insospettabile ma urgente: fare in modo che quelle domande, quel desiderio riscontrato anche nella presenza di occhi estranei, da quella festa in poi, alimentassero una persistente allerta per l’avventura che poi si chiama vita che poi si dipana nell’incontro. Far fagotto e partire incontro al Mistero non lo spaventava più. Nella fretta del rientro, gran parte della variegata compagnia si perse lo spettacolo più grande: il ritorno dei Re nella piccola terra in mezzo alle acque. Quale il rammarico dell’indigeno padrone di casa non aver potuto condividere con emiliani siciliani pugliesi lo stupore e l’innocenza dilagare nelle piazze! Fu allora, nel trionfo delle schiere giocose, che uno dei Re sintetizzò con geniali quattro parole quel che ci accadde e la vicenda umana: “Poco tempo ma immenso “ Claudio Andreassi, cercatore e riempitore di container, e John Kanu. Da Procida Rino Scotto Di Gregorio da Procida vuole dirci la sua dopo le belle giornate passate insieme nell’isola partenopea alla metà di ottobre. POCO TEMPO MA IMMENSO (sugli accadimenti di un festa di ottobre) Dunque la casa restò vuota. Il silenzio ordinato del quotidiano scorrere riconquistò le stanze. Tutto come prima nel conforto di un ritmo ritrovato, di giornate senza scosse, di ore da non spartire con presenze non previste. La compagnia se n'era andata portandosi dietro l'imprevisto e la domanda, il chiasso e l'ingombro, volti da decifrare sommati a storie da ascoltare. La fatica, bilanci da far quadrare e un'eco fragoroso che non voleva saperne di tacere: tutto questo inchiodava l'inquilino dalla casa occupata tre giorni a un riposo inquieto. Liberarsi degli ospiti gli risultò facile; più difficile familiarizzare con un vuoto nuovo, carico di voci e volti che sembravano recitare una domanda sola: TU CHI SEI? Se l'era chiesto lui i n fi n t e v o l t e , m a s e n t i r s e l o domandare da gente a cui sembrava interessare davvero la risposta, lo spostava da una comoda convinzione. Rino Scotto di Gregorio COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013 Madrid: “Educare è un miracolo?” Sabato mattina di inizio settembre, periferia di Madrid, le indicazioni di Angel non funzionano e ci perdiamo ripetutamente all’uscita della metropolitana. Stiamo cercando il Centro Spagnolo-Domenicano perché è lì che si svolgerà l’incontro dal titolo: “Educare: un miracolo?”. La nostra delegazione italiana partita da Chioggia, Ferrara e Forlì dopo un po’ di tentativi finalmente arriva nella piccola stanza dove gli amici spagnoli ci aspettano. Sessanta persone prevenienti da undici città spagnole si sono date appuntamento per raccontarsi cosa stanno scoprendo nelle loro opere vivendo quel difficile compito che è educare i più giovani. Dopo una breve introduzione di Barge al tema della giornata iniziano gli interventi. Tutte le esperienze raccontano fatti diversi che, però sono uniti. Rivelano come per ognuno la vera novità non sia portare le proprie competenze, ma un’amicizia da cui lui stesso è già stato preso. Questo è ciò di cui i ragazzi hanno più bisogno, qualcuno che affronti con loro la vita quotidiana nella fatica dello studio o nel tempo libero estivo. C’è chi per questa amicizia si rimette in gioco e ripassa le tabelline, chi insegna a leggere ai bambini, chi fa gite in montagna e anche chi, a sedici anni, timidamente racconta del proprio centro estivo dentro al quale ha scoperto che è un modo per vivere l’estate da protagonista. Da questa giornata si è visto come ognuno, nel luogo in cui è, educa gli altri solo se si guarda con lealtà e condivide con loro ciò che ritiene più importante per se stesso. settimana piena di nuovi amici conosciuti, una settimana piena di Chesterton, una settimana piena di gente, ma semplice mente potrei sintetizzare dicendo: una settimana piena. Cosa vuol dire una settimana piena? Non mi riferisco solo ai tanti appuntamenti, incontri, pranzi e cene a cui con Enrico e Maria ho partecipato, che senza dubbio sono stati tanti e impegnativi, ma a una settimana in cui tutto è stato pieno, in cui insomma…dentro ogni occasione vi era una ricchezza per me e per chi era lì con noi. Mi ha colpito molto vedere come per tantissimi amici il nostro “piccolo” stand era un punto a cui tornare più volte durante il giorno. Tra un incontro e la visita a qualche mostra tanti facevano un giro allo stand per vedere se ci si era persi qualcosa, per scambiare due chiacchere e raccontare cosa si era visto. Mentre vedevo gli altri che si ripresentavano in continuazione avevo la sensazione che fosse per loro un po’ come tornare a casa a vedere se la propria famiglia stava bene. Basterebbe questa piccola considerazione per dire che abitare in questa casa mi ha fatto vivere una settimana intensissima, piena, ma non basta. Infatti non solo ho abitato questa casa durante il Meeting, ma, la settimana prima, l’ho anche costruita. Devo ammettere che costruirla è stato Francesca Bartoli più faticoso che abitarla, ma costruire la casa che poi i tuoi amici abiteranno D u e s e t t i m a n a p i e n e : per me è stato un privilegio con cui M e e t i n g e a n c h e P r e - iniziare ad aspettarvi tutti già dalle Meeting Si conclude il Meeting, una settimana piena di incontri impensati, una 10 settimane prima. Con Tommaso, Luca, Andrea, Giuliano e Lidia abbiamo iniziato la preparazione dello stand la domenica prima. Durante la settimana abbiamo scartavetrato, stuccato e dipinto gli arredi con la coscienza, non costante, ma spesso presente, che quei cubi erano le sedute per i nostri amici. Dopo aver preparato e confezionato tutti gli arredi il venerdì è arrivata con Davide e Peppino una delle “squadrette” di Massa Fiscaglia e tutto lo stand è stato montato. Che bello vedere anche loro al lavoro! Erano contentissimi di essere in missione speciale a Rimini per costruire la nostra casa al Meeting. Così, giorno dopo giorno la casa è venuta su e dopo gli ultimi ritocchi e le ultime pulizie dal giorno prima siete iniziati ad arrivare tutti: Famiglie per l’Accoglienza, Associazione Fraternità, il Sidef e poi tutti noi della Confraternita, chi vendendo qualcosa al bancone e chi portando il caffè per tutti. Questa è stata l’opportunità per capire e vivere che anche costruire gli arredi è un modo per accogliere, anche i cubi gialli sono stati un modo di aspettarvi già da prima del Meeting. Francesca Bartoli Cari amici, oggi, alle 15.00, si è compiuta la vita della nostra carissima Clara della Casa di La Spezia e Lima. In ospedale, ad una Dottoressa della “Terapia del Dolore” che le ha chiesto come faceva ad essere così lieta con quello che le stava accadendo ha risposto: “So che la mia vita è in mano ad un Altro. Questo Altro non mi ha mai ingannato. Per questo sono certa che quello che mi chiede ora è per il mio bene”. Questa sera e domani sera alle ore 21.00 in Cascina S. Marta – Zibido S. Giacomo (MI) sarà recitato il Rosario. Funerale da decidersi. p. la segreteria Adriana Clara Caselli La malattia di Clara si è manifestata circa due mesi fa. Durante l’ultimo periodo si rendeva ben conto della sua situazione. Quando le abbiamo proposto di ricevere l'olio santo ha accettato, anzi ha detto di desiderarlo (“Lo gano”) ed è riuscita a seguire tutto, commossa. Spesso parlava in spagnolo, tanto era legata al Perù. Ha ripetuto tante volte: "Io do la vita per voi, per il Gruppo Adulto e per l'Italia che ne ha tanto bisogno" terminando con vigore: ”Vamos, vamos, vamos”. Ad una amica di casa ha detto: “Se non diamo noi la vita, chi la deve dare?” Sabato, parlando di cose che avrebbe ancora dovuto fare in Perù, a un certo punto si è fermata e ha detto :"No, io devo fare quello che ho da fare adesso". Nella malattia è stata obbedientissima a tutto quello che le dicevano e veramente consegnata. Ad esempio quando le è stato detto che non potevano farle la chemio, all’inizio si è proprio arrabbiata; poi ha detto: “Sì” e ha aggiunto che l’unica cosa da dire era: “Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam”. Alla dottoressa della terapia del dolore che le chiedeva come poteva essere così serena ha risposto: ”La mia vita è in mano a un Altro, che non mi ha mai ingannato. Per questo sono certa che anche quello che mi chiede ora è per il mio bene”. A tutti quelli che le sono stati accanto ha reso facile riconoscere, nello ‘spettacolo‘ che lei dava, la Sua presenza. bambino. Ed è curioso che Gesù dica che per essere bambini, per diventare bambini occorre convertirsi, occorre essere così leali con quell’atteggiamento con cui noi siamo fatti, che per mantenerlo come adulti occorre convertirsi. E questo è quello che Clara ci ha testimoniato: diventare bambini non è altro che coincidere con sé stessi, coincidere con questa sete di infinito che lei aveva in ogni fibra dell’essere, che la faceva così aperta al Mistero, e quindi avendo questa stoffa del Mistero nel suo essere, si è aperta, ha avuto la grazia di trovare l’unico che poteva rispondere a questa sete di infinito; per questo solo chi è così bambino, si rende veramente conto di che cosa è la vita, può entrare nel regno dei cieli, può riconoscere quale è il vero dono che ci è stato fatto. In lei abbiamo il compimento della vocazione, perché nella sua semplicità e nella sua profondità ci testimonia che cosa vuole dire essere di Cristo, essere Memor Domini, dove tutto quello che domina nella vita è proprio Lui, proprio Lui, con questa consapevolezza... uno che ha questa consapevolezza del Mistero, che è così bambino da coincidere veramente con sé non può che rendersi conto che solo Cristo corrisponde, solo Lui è in grado di rispondere adeguatamente a tutta l’esigenza che abbiamo dentro. Per questo fino alla fine si è consegnata: “quello che devo fare adesso è dire sì, dire sì alla modalità con cui il Mistero mi porta al destino”. Guardando lei abbiamo davanti – come tanti altri nostri amici che ci precedono – delle figure dove la vocazione si realizza, la vocazione si compie. Chiediamo per lei e chiediamo a lei che ci continui a “spingere” ad essere veramente bambini, come all’inizio della vocazione, perché possiamo veramente entrare nel regno dei cieli. una certa dose di genio il punto di fuga delle cose. Bravo e davvero caro amico. Se ne è andato troppo presto (quarantun’anni, una moglie e un bellissimo bimbo di nemmeno due anni); voglio che tutti preghiamo per lui e per la sua famiglia. Perché anche sua moglie Vanessa è un po’ parte di noi: è l’ideatrice del logo di Common Ground, del logo di Barbalbero, di quello della nostra Gagliarda e della cooperativa Capitani Coraggiosi e di diversi manifesti della nostra festa di Pier Giorgio Frassati. Che dire, caro Apprentice (sì, io lo chiamo così, lui è l’apprendista e io lo stregone, perché nel nostro gergo tolkieniano io sarei Gandalf il Grigio, e lui l’Apprendista Stregone)? Adesso sono diventato io l’apprendista e tu saprai molto, molto di più di quanto io non sappia. Tu mi hai sempre chiamato Mithra (il diminutivo da te inventato di Mithrandir, il nome elfico di Gandalf, e tu un po’ elfico ci sei sempre stato: geniale, brillante, sembrava che passavi tra le cose un po’ così, un po’ scrutando con apparente sicurezza e invece, come gli elfi di Tolkien, un po’ tribolato eri pure tu...) ma adesso ti chiedo di guardarci e di aiutarci, perché sei passato per la grande tribolazione e hai vinto la battaglia, sei morto con fede e nell’amore di Dio. Noi siamo qui, un po’ smarriti ma certi che ci aiuterai nella nostra lotta quotidiana, che adesso vedrai con molta più chiarezza nella luce di Nostro Signore Gesù Cristo. In memoria di Alessio Castaldo Gandalf il Grigio (Marco Sermarini) Il 29 Settembre scorso, dopo una malattia che lo aveva notevolmente provato, è morto il nostro amico Alessio Castaldo di San Benedetto del Tronto. Lo voglio ricordare perché Alessio è stato il primo redattore di Common Ground, è iniziato anche grazie a lui e alla sua capacità comunicativa. Sapeva scrivere, fare delle bellissime foto S. Messa per Clara Caselli Cascina (www.alessiocastaldo.com, ma dovreste Santa Marta, 2 ottobre 2013 visitare anche il suo profilo Instagram e Omelia di JULIÁN CARRÓN tante altre cose...), sapeva cogliere con [Es 23,20-23 | Mt 18,1-11] Chi è dunque il più grande nel regno dei cieli? Una domanda che pone a ciascuno di noi la vera questione: che cosa abbiamo di più caro? Che cosa abbiamo di più decisivo? Chi è il più grande? Allora <<chiamò a sé un COMMON bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “se non vi convertirete e non GROUND diventerete come i bambini, non terra comune entrerete nel regno dei cieli”>>. Cioè il più grande è colui che si rende più pag. 3 COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013 In memoria di Clara Caselli Newsletter NUMERO OTTO del 27.02.2008 “PIERO DELLE VELE. STORIE DI MARE E DI LAGUNA”. QUANDO UN LIBRO DIVENTA UN PERCORSO... 11 di Piergiorgio Bighin COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013 12 Da Calogero Zuppardo - Ass. Il Baglio - Palermo - Ero chestertoniano e... Carissimo Marco, ero chestertoniano e non lo sapevo. Vengo da una famiglia di "burgisi", quelli che si chiavano coltivatori diretti. Una società molto dignitosa. Ognuno aveva almeno la proprietà di un pezzo di terra che gli serviva per coltivare cereali, frutta e verdure "per uso casa". Il resto della terra che poteva coltivare la prendeva dai ricchi proprietari terrieri, in gabella, una sorta di affitto pagato in natura. Per “lu burgisi” era disonorevole andare a giornata o essere impiegato come, a sua volta, non doveva avere impiegati o braccianti a giornata, tranne in particolari periodi, come il tempo della mietitura. In estate venivano, dai paesi vicini, i mietitori per essere presi a giornata, e preferivano lavorare presso i burgisi perché erano trattati come persone di famiglia. Vendere la terra era vergogna. Si comprava quella che si poteva, con incredibili sacrifici, ma non tanta da passare alla classe dei proprietari che erano un’altra cosa. Nella piazza del paese c'erano una decina di circoli ricreativi, in tutti si giocava sempre a carte, solo in quello dei Coltivatori Diretti gli uomini che lo frequentavano non giocavano. Il tempo passava in lunghe conversazioni sull'andamento dei lavori, sulla prospettiva dell’annata e sul modo migliore di vendere i prodotti. Era normale aiutarsi e collaborare, si faceva "a survizzu canciatu" senza tanto badare quante giornate si facevano nei campi degli altri e quante giornate venivano ricambiate. Era un popolo che si caratterizzava per il decoro, l'onore, l'onestà, la religiosità e la grande laboriosità che si esprimeva rigorosamente per sei giorni alla settimana. La domenica non si indossava il vestito di velluto ma quello buono, blu o grigio e la cravatta, non si lavorava, si andava a Messa, si stava in piazza a parlare e passeggiare e si ritornava a casa a mezzogiorno per il pranzo della domenica quando tutta la famiglia, allargata ai nonni, qualche volta a zii e cugini, si ritrovava. Se c’era la carne bene! altrimenti si facevano spettacolari frittate di verdure e formaggi. Quando, già durante gli studi all’università, con i miei coetanei mi sono posto il problema del lavoro sostenevo che bisognava non cercare il posto al comune o alla regione ma inventarsi un lavoro autonomo. Ricordo che un amico, anche lui figlio di burgisi, in una animata disputa su posto fisso o libera professione con tristezza mi ha detto: “tu dici questo perché, per come sei tu, te lo potrai permettere!”. Così, appena laureato, al mio paese ho tentato di mettere su uno studio interdisciplinare. Ma prima l’avvocato, poi il commercialista e infine il geometra non hanno accettato la proposta. Mi è rimasto solo il mio amico ingegnere che ha continuato con me il tentativo, in attesa del posto alle ferrovie. Attesa che non è durata molto poi nello studio sono rimasto solo. Mi sono messo alla ricerca e a Palermo, in uno scantinato di via val di Mazzara, ho conosciuto due colleghi architetti, un po’ più giovani di me, che avevano iniziato a realizzare Vetrate Artistiche. Ho riconosciuto in quello scantinato il luogo che cercavo. Gli ho proposto di ospitare il mio tavolo da disegno e poi di entrare in quella società di fatto che poi, con uno di loro, con quello che ha rinunciato al posto fisso, è divenuta di diritto, una S.N.C.. Per un po’ di anni è andata bene. Ci siamo comprati, in società, prima un immobile dove abbiamo trasferito il laboratorio e poi quello attiguo. Avevamo anche quatto dipendenti che hanno completato i loro cinque anni di apprendistato. Con il mio socio eravamo e siamo molto amici ma nel tempo è emersa una diversità di vedute. Per lui era importante sforzarsi per dare ai nostri quattro ragazzi la possibilità di restare con noi da impiegati. Per me invece era importante indirizzare i ragazzi a mettersi in proprio in modo che poi potessero liberamente e il più organicamente possibile collaborare con noi. Ad un certo punto, circa nel 2000, ho deciso di cherere al mio socio di liquidare la società. Avevo idea che fosse meglio fare due laboratori, distinti come responsabilità ma che si presentassero all’esterno come un’unica cosa. Il mio Amico non ha accettato questa ambiguità. Abbiamo diviso tutto per 2, mobili e immobili, commesse da ultimare, crediti e debiti. Ci sono stati alcuni anni difficili. Di collaborazione prima coatta e poi interrotta. Ad un certo punto mi era capitato un lavoro che sapevo bene che per farlo come andava fatto avevo bisogno del mio ex socio. Ho cercato in tutti i modi alternative ma tutte non mi lasciavano tranquillo. Una mattina mi sono deciso: ho suonato alla sua porta e gli ho detto: “ho bisogno di te”. Mi ha fatto accomodare e gli ho prospettato il lavoro. Una serie di vetrate che raccontano la vita di un giovane del quale è in corso il processo di beatificazione. Il lavoro è andato benissimo e la collaborazione è ripresa. Una notte mi sono svegliato con un’idea e non sono più riuscito ad addormentarmi. La mattina ho proposto a Roberto di fare un buco nel muro che separa i nostri laboratori per collocarvi una campana con due corde in modo che chi se lo ricorda la suoni per richiamare l’altro a recitare l’Angelus. Una volta, dopo l’Angelus Roberto mi ha detto: “fnalmente ho capito perché ci siamo separati: Perché altrimenti la campana non avrebbe senso”. Quando nel ’94 abbiamo costituito l’associazione di architetti, artisti ed artigiani è stato il nostro amico pittore Americo Mazzotta a suggerire il nome. A lui come a tutti parlavo del Baglio che è al centro di Camporeale dove sono nato. Nel Baglio avevo organizzato un convegno dal titolo Macondo o Eden. Macondo dal libro di Marquez, Centanni di solitudine. Eden dalla Bibbia: “Il Signore Dio fece l’uomo e lo pose nel giardino di eden perché lo coltivasse e custodisse”. Recentemente gli amici di una cooperativa agricola del mio paese mi hanno chiesto una pagina da inserire nel loro sito (valdibella.com) che ti invio con mail successiva. Da quasi venti anni Il Baglio è uno spazio comune condiviso dove si affacciano idealmente alcune centinaia di studi professionali e botteghe artigiani. È un grande arco che ha prima attraversato lo stretto di Messina e poi gli oceani. ___________________ Carissimo Marco, questa mattina sono arrivato a leggere a pag. 79 del capitolo 2 della seconda parte del libro “Il profilo della ragionevolezza” del nostro ormai comune amico G. K. Chesterton. La lettura è stata per me particolarmente illuminante nel punto dove è scritto: … Sono convinto che sulla mia rozza mappa la fattoria sarà indicata con più chiarezza di quanto non avvenga per il Paradiso Terrestre sulla carta di William Morris; e credo che in confronto alle sue “Notizie da nessun luogo” queste si possano chiamare a ragion veduta delle “Notizie da qualche luogo”. COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013 Ieri sera avevamo svolto il Consiglio Direttivo dell’Associazione Il Baglio. Non è stato per me bello, perché ero preoccupato di come districarmi tra adempimenti statutari e fiscali. Giovanni, uno dei componenti, ha detto: “Il punto non è cosa e come fare ma a cosa e a chi serve”. Era questa una domanda alla quale ieri sera non avevo una chiara risposta. Risposta che questa mattina ho trovato nelle righe sopra riportate. Infatti a rivedere la “Posta del Baglio”, della quale abbuiamo già inviato il numero 116, capisco la sua importanza come “Notizie da qualche luogo” e capisco l’importanza di difendere l’esistenza di questo luogo fatto di tanti luoghi, che si trovano in vari luoghi e che affettivamente ed effettivamente si affacciano su un unico spazio comune dove, in vario modo si lavora in compagnia. Ciò non elimina la domanda su cosa e come fare e, leggendo oltre nel capitolo, capisco che bisogna fare uno sforzo immaginativo per riorganizzare e rinominare, fuori da schemi impostici, questa cosa che abbiamo chiamato Il Baglio. Perché al “monopolista che ci vuole impedire di vendere le uova possiamo rifilare le rape o qualche libro”. In questo ti chiederò un aiuto. Con affetto all’amicizia che ci ha coinvolti CENTOVENTICINQUE ANNI DI COMPAGNIA. Nell’estate del 1642 sette fratelli della Compagnia di Gesù provenienti da Roma giunsero nella Valdibella, nei pressi dell’attuale Camporeale, e si insediarono nelle case del limitrofo piccolo feudo di Macellaro. Alle spalle avevano la prestigiosa Università Gregoriana dalla quale traevano una straordinaria visione globale della realtà: "Il bene quanto più è universale, tanto più è divino", si legge nella loro Costituzione approvata da appena 20 anni. Erano animati da straordinario entusiasmo perché vedevano che la fede diventava novità nella vita concreta e spinta verso intelligenti e innovative costruzioni. Così, di stagione in stagione, quei fratelli e i loro successori, organizzarono un’azienda agricola di straordinaria efficienza instaurando nuovi rapporti di lavoro con i contadini, sperimentando tecniche di coltivazione e introducendo sementi e varietà arboree. Grande importanza attribuivano alla coltivazione dei vigneti, come dimostrano le tante spese per pagare innestatori, che 13 facevano venire da molto lontano, annotate nei loro libri contabili. Il vino che producevano era di ottima qualità perché era destinato alle loro case sparse nel mondo e alle tavole più illustri che i loro superiori non disdegnavano di frequentare. Amavano l’arte e la ricerca ed erano amati dal popolo che aiutavano a crescere secondo la sua naturale indole laboriosa e attaccata alla terra e alla famiglia. Nell’inverno del 1767, un Regio Decreto ne ordinò l’espulsione dal Regno delle Due Sicilie, un funzionario inventariò i beni confiscati e oltre a cantine, botti e stringitoi per l’uva, annotò quattro vigneti con complessivi centottomilacentottanta vigne. I Fratelli della Compagnia di Gesù lasciarono un imponente Baglio, ricco di attrezzature, provviste e raffinate opere d’arte; un fertilissimo territorio del quale avevano scoperto la vocazione e, nel cuore degli uomini, il desiderio di felicità e la tenacia nel perseguire la perfezione. Questa è l’eredità ideale e materiale raccolta oggi dalla Cantina Valdibella di Camporeale. A Camporeale, il paese dove sono nato, c’erano schiere di casette contadine addossate l’una all’altra a formare strade rettilinee che ripidamente scendevano o salivano per la collina penetrando nella campagna arata d’autunno, seminata d’inverno, zappata in primavera e mietuta d’estate. Erano tutte uguali, fatte di pietrame informe e imbiancate con la calce. Al centro del paese, nella parte più alta della collina, dominava il Baglio costruito dai Gesuiti tra il 1642 e il 1767. Costruito con solide pietre squadrate era grande quanto mille casette, le mura mi sembravano altissime e quello verso la vallata, dove i vecchi dicevano che c’era la torre crollata con un terremoto, era rafforzato da possenti contrafforti. Si entrava negli atri, dove c’erano le botteghe degli artigiani, da un grande arco con il trigramma nella chiave di volta. Con i miei numerosi compagni di gioco simulavo assedi e incursioni e ci spingevamo tra mura pericolanti e cunicoli bui dove speravamo di trovare il tesoro. I nostri nonni ci raccontavano che nel baglio vivevano i gesuiti che erano tanto ricchi da arare la terra con vomeri d’oro e che il re per invidia e per rubarli li cacciò dal Regno delle due Sicilie; ma essi riuscirono a nascondere il loro tesoro. I miei compagni di gioco avevano tanti fratelli, io invece ero figlio unico e assetato di compagnia. Nel 1966 sono stato mandato a Palermo per studiare all’Istituto Statale d’Arte. In un bellissimo edificio del centro antico dove i laboratori di decorazione pittorica, arti plastiche, dei metalli e del legno si affacciavano in una grande corte porticata. Mi sembrò il Baglio come doveva essere al tempo dei Gesuiti. Tra i professori era forte il contrasto fra chi tentava di continuare la gloriosa tradizione del variegato artigianato siciliano e chi si spingeva verso avanguardistiche ed esterofile sperimentazioni. In ognuno era comunque forte la carica ideale di quegl’anni, quando si credeva che contestando si poteva cambiare il mondo. La professoressa Sofia Cuccia ci voleva bene e amava la Storia dell’Arte che insegnava. Nelle sue lezioni esaltava il cantiere medievale, la bottega rinascimentale e poi le scuole romantiche come quella di Barbissau e razionaliste come il Bauhaus coltivando in me il desiderio di un luogo dove lavorare in compagnia. La mia tesi di laurea in architettura, guidata dal mio grande maestro e compianto amico prof. arch. Giuseppe Susani, è consistita nel rilievo del Baglio e nello studio della vicenda dei gesuiti. Mi sono appassionato e ho letto tutti i libri che, confiscati dal funzionario regio al momento dell’espulsione del 1767 sono conservati nell’Archivio di Stato che ha sede in un ex convento francescano confiscato dallo stato italiano dopo Garibaldi e l’Unità. Il professore, che era un convinto marxista ma rispettava e forse invidiava il mio essere cattolico, tentava di richiamarmi al realismo raccontandomi spesso degli utopisti dell’800 come Owen. Ora capisco che aveva ragione perché il desiderio che mi covava dentro non poteva essere realizzato se non con un fattore che lui (forse) escludeva: la Grazia di Dio. Nel 1983, inseguendo la ragazza che ora è mia moglie, sono capitato al Meeting di Rimini. Qui ho visto che quello che desideravo, e che stava già diventando nostalgica utopia, era possibile perché presente in una “Grande e bella compagnia”. COMMON GROUND N° 2/2013 20 Ottobre 2013 DOPO IL MEETING 2013 “IL BAGLIO” AL MEETING CON LA “CONFRATERNITA” Con la “Confraternita”, che già ci aveva generosamente accolti a Ferrara, al Meeting di Rimini abbiamo vissuto una settimana di comunione perché questi amici hanno all’origine una intuizione nella quale ci riconosciamo pienamente. Si legge infatti nel loro manifesto: L'adulto è qualificato dal lavoro, e l'adulto cristiano è qualificato dal modo con cui affronta il lavoro. Egli capisce che non può viverlo se non nella comunione e allora, nella maniera a sé più congeniale, si coagula con altri, coi quali riconosce una unità di comunione e coi quali ritiene di poter essere aiutato nell'affrontarlo”. Senza queste confraternite, come faranno a resistere le nostre creazioni in campo sociale, culturale e politico? (don Luigi Giussani Agosto 1979) Il tema del Meeting: EMERGENZA UOMO era azzeccato, non solo nella sua accezione negativa sotto gli occhi di tutti a tutti i livelli, ma anche nella sua accezione positiva. Perché anche in questa situazione economico e politica L’UMANITÀ EMERGE ed è un miracolo! Tra gli incontri per noi del Baglio particolarmente importanti: La conversazione con Mons. Luigi Negri per approfondire la lezione “Operibus Credite” tenuta a Ferrara il 2 Agosto nell’ambito del nostro XIX LabORAtorio. (si può richiedere il testo della lezione e gli appunti della conversazione) La conversazione con Massimo Borghesi sul contesto culturale nel quale ci troviamo ad operare. - L’incontro con Marco Sermarini, della Compagnia dei Tipi Loschi e della Società Chestertoniani d'Italia, che ci ha parlato fra l’altro del “distributismo, che fu per Chesterton non un'idea sociale ma la ragione del suo impegno militante di cattolico romano negli ultimi dodici anni della sua vita. Noi – scrive Marco nel suo blog - come Società stiamo appoggiando tutte le esperienze che somiglino un po' a questa idea di vita”. Il Baglio, a suo 14 giudizio, è una di queste. E’ molto utile, a tal proposito, il libro di G. K. C h e s t e r t o n “ I l p r o fi l o d e l l a ragionevolezza”, Ed. Lindau. Noi del Baglio abbiamo vissuto il Meeting nella memoria di quanto accaduto nel nostro XIX LabORAtorio dove abbiamo visto la bellezza della nostra amicizia e l’importanza di comunicare la nostra esperienza (Operibus et non verbis)…. E in quattro giorni di permanenza a Ferrara non abbiamo visto nemmeno una zanzara! Ora, come ci chiede Papa Francesco, l’importante è pregare e lavorare per la pace perché possiamo continuare a vivere e operare. Calogero Zuppardo - Palermo LA VITA E’ L’ARTE DELL’INCONTRO. L’AMICIZIA CHE NE SCATURISCE, IL SUO CAPOLAVORO Riflessioni a margine di un’esperienza che non vuole essere taciuta. È l’esperienza di una compagnia che non l a s c i a s c a m p o d e fi n e n d o , n e l contempo, il campo infinto delle libertà individuali dentro il quale si muove la mia avventura o, come direbbe Paulo Coelho, la mia leggenda personale. Volendolo ridurre ad una serie di eventi e conoscenti – Annarita, la GMG a Rio de Janeiro, La Confraternita, Betlemme, Rimini, Enrico, gli U2 a manetta sulla strada del ritorno dal Meeting che si incrociano sulla mappa dinamica del reale, si potrebbe definire, in generale, come una conquista, un arricchimento. Ci sta. Diversificando il paradigma secondo una strategia, tutto ciò potrebbe rientrare in una prolifera moltiplicazione di contatti utili - si spera - all’opera che mi definisce. Perché no: gli affari sono affari. Poi invece vedi il sole apparire nonostante, quel giorno, a Procida e dintorni, fosse stato scalzato dalla scienza esattissima del meteo, vero oracolo a cui si abbeverano gli utenti connessi col tutto. Quindi assapori lo stupore infantile di un tuffo che sa di battesimo, sale mediterraneo su corpi prigionieri del loro stesso amore per terre sacre senza pace. E infine, quando l’orizzonte scrutato attraverso sbarre che hanno filtrato sguardi di nobili e reclusi a momenti ci spingeva a spiccare un volo di libertà, ho capito di non aver capito ancora ciò che stava accadendo. Di solito, in questi casi, invoco il Mistero. Dico “boh”. È un gesto di resa di chi raschia il fondo del barile per cercare motivi ricavati da una certa sintassi delle dinamiche di gruppo; a voler essere buono con me stesso, io mi consolo pensandolo come unico atteggiamento veramente ragionevole di fronte a ciò che accade quando l’amicizia non si declina con una strategia o una vana tentazione di fare numero, ma la si coltiva secondo un criterio. E il criterio non può essere che Cristo. È Lui il Mistero che dobbiamo serenamente accettare nelle relazioni, cosa ancor più vera dopo aver testimoniato 3,2 milioni di giovani assiepati a Copacabana con gli sguardi assetati di Verbo nella Giornata Mondiale della Gioventù. A Procida, in un 27 agosto destinato a burrasche e tempi ristretti ad un caffè, questo Mistero è di nuovo accaduto. Primo: dico grazie a tutti voi amici per avergli “ affittato” la carne vostra per farlo manifestare. Secondo: ne sono sazio, ne voglio di più. Terzo: ma perché il Tiozzo Bon ogni volta si dimentica il berretto visto che la capoccia quasi gli va a fuoco anche sotto un timido sole? Mistero…. Rino Scotto di Gregorio - Procida Chesterton mi ha aperto un mondo Sto leggendo il catalogo della mostra su Chesterton e il libretto fatto da voi. Mi hanno aperto un mondo, mi stanno facendo riflettere sul mio lavoro con Dinamica. Molto, molto spesso quando mi trovo ad affrontare questioni di rapporti, di soldi, penso: "Cosa farebbero i miei amici in situazioni così?" . E vengono fuori cose molto interessanti, "modelli" organizzativi nuovi. E' bellissimo perché non è una riflessione teorica ma è l'esperienza che produce un'elaborazione. E i "modelli" , che sono utili, però non sono mai definitivi, perché il cuore li cambia sempre. Alberto Fornari - Forlì E’ successa una cosa assurda...! Ciao Marco! E' successa un'altra cosa assurda appena tornato in Trinacria! Ieri ho iniziato a leggere Ortodossia... Il cristianesimo è una religione convincente... altrimenti è una reiterata e sorprendente coincidenza! Grande Chesterton, grandi voi! Diego Loporto - Castellammare del Golfo