Lunedì 24 Agosto 2015
€ 2 * In Italia
50824
GUIDA PRATICA
PER LA FAMIGLIA
L’ESTATE
CON IL TUO
AMICO SOLE
I NODI DELLA RIPRESA
Pa e scuola,
una doppia
scommessa
per il rilancio
di Guido Gentili
P
ossiamo immaginare
cosa potrebbe significare una svolta del settore pubblico in termini di qualità e certezza della regolazione, efficienza degli apparati amministrativi, offerta
di servizi innovativi per cittadini e imprese. Crescerebbe il
Prodotto interno lordo? Sì, come prospettano innumerevoli
ricerche e studi, nazionali e internazionali. Risultato augurabile, naturalmente. Ma non è
solo questo il punto, almeno
per l’Italia.
La terza economia d’Europa
si avvierebbe, infatti, a essere il
motore di un Paese occidentale e industrializzato normale.
Dove è normale, per esempio,
che la scelta di un direttore di
un museo possa cadere anche
su un tedesco o un inglese. Così
come è (già) normale che un
italiano possa dirigere – è il caso di Gabriele Finaldi - la National Gallery di Londra dopo
aver lasciato il Prado di Madrid. Mentre altri italiani, molto apprezzati, fanno lo stesso a
Parigi, ad Amsterdam, a Vienna e a New York.
Oggi questo è possibile, anzi
è un fatto, e molte delle critiche
rivolte al ministro Dario Franceschini oscillano tra l’intemerata passatista (i cascami culturali del corporativismo fascista non si sono ancora dissolti) e il richiamo
“benaltrista”. I quali, sommati
assieme, fanno suonare la stessa campana: frenare, e se possibile bloccare, qualsiasi cosa si
muova sull’orizzonte del cambiamento.
Più o meno lo stesso accade
per altre riforme in cantiere.
Criticabile (nel merito) per
molti aspetti, quella della scuola è nell’occhio del ciclone. Come sempre. E rientra qui nell’ordinaria conflittualità dialettica che si straparli in spregio a qualsiasi principio di
buonsenso. Ci sono insegnanti
in via d’assunzione dopo anni
di precariato che a motivo della
nuova distribuzione delle cattedre (più a Nord che a Sud,
causa andamenti demografici)
denunciano ora un piano di
“deportazione”.
Continua u pagina 12
DOMANI IN EDICOLA
Da domani in edicola la settima
uscita della collana «Lezioni
d’amore» a 5,90 euro oltre il
prezzo del quotidiano
Riforma Pa
Scuola
PUBBLICO IMPIEGO
L’attuazione della delega
farà ripartire il turn over
negli uffici creando occupazione?
ALTERNANZA
Come saranno regolati
gli stage in azienda
dal nuovo anno scolastico?
Davide Colombo e Sandro Mainardi u pagina 24
Gianni Bocchieri e Claudio Tucci u pagina 25
L’elaborazione del Sole 24 Ore sui dati fiscali: imponibili giù in quasi tutte le province
La crisi taglia i redditi:
ecco chi ha perso di più
Male Sud e isole, ma anche a Roma e Milano cali oltre il 4%
pLe province del Sud e delle Isole sono La top ten delle aree in perdita
quelle in cui la crisi ha colpito più duramente
i redditi, stando agli importi dichiarati al fisco dal 2008 al 2014 (anno d’imposta 2013). Il
calo più marcato in assoluto si registra a Olbia: -6,7% a valori costanti. Tra le aree più in
difficoltà anche Roma, Milano e diverse
province della Lombardia, tutte con riduzioni degli introiti dichiarati superiori al 4
per cento. Nello stesso arco di tempo, si sono
persi più di 850mila contribuenti ed è diminuita la quota di reddito che fa capo a chi dichiara più di 75mila euro.
La riduzione dei redditi, oltre alle famiglie, interessa anche il Governo, che nelle
prossime settimane dovrà delineare la legge
di stabilità per il 2016: in questo senso, l’aumento dei contratti a tempo indeterminato,
la ripresa del Pil e la riduzione delle ore di
cassa integrazione potrebbero avere effetti
positivi sulle basi imponibili.
Dell’Oste e Lungarella u pagina 3
Le province in cui il reddito complessivo dichiarato è diminuito di più
Reddito 2013 in euro e variazione percentuale 2013/2008
Olbia
Tempio
Prato
16.829
19.767
-6,7%
Barletta Palermo Carbonia Crotone
Andria
Iglesias
Trani
14.471
17.571
-5,5
-6,1% -5,7
16.338
13.663
-4,9
-5,4
Roma
24.355
-7 -6 -5 -4
Foggia
Caserta
14.579
-4,8
15.917
-4,7
-4,8
Catania
16.546
-4,7
Fonte: elaborazione su dati Finanze
Il calendario delle novità per il pubblico impiego previste dalla riforma Madia
La nuova Pa muove i primi passi
Da venerdì in vigore le misure su autotutela e silenzio-assenso
pTrenta giorni per rispondere a un’altra
amministrazione: da venerdì prossimo, il silenzio-assenso sarà la regola nel dialogo tra
Pa. Il nuovo termine e la scadenza di 18 mesi
per annullare atti illegitimi in autotutela sono
le novità più significative della riforma della
Pa e sono in vigore da subito. Il resto sarà completato in altre cinque tappe, tra il prossimo
novembre e il febbraio 2017.
PROFESSIONI
Negli Albi continua
il calo degli accessi
Antonello Cherchi e Valeria Uvau pagina 6
Valeria Uvau pagina 2
8,8%
LA RIDUZIONE
DEGLI
ABILITATI
2013 RISPETTO
ALL’ANNO
PRECEDENTE
LE CHIAVI DELLA
MANIFATTURA
I TEMI
DI DOMANI
RIFORMA PA | PERSONALE
In che modo la legge di stabilità
potrà riavviare la contrattazione
per i dipendenti pubblici?
SCUOLA | OFFERTA FORMATIVA
Gli istituti dovranno accogliere
nel piano degli insegnamenti
materie opzionali indicate dagli studenti?
Piccole aziende nel «Tunnel della crisi»
Pmi del Nord-Est
più vicine all’uscita
dalla recessione
pSe la crisi fosse come un
Con il lusso
Firenze rilancia
la pelletteria
S
i può uscire più forti
dalla crisi, anche restando nella manifattura tradizionale. Un caso di scuola è
rappresentato dal distretto
della pelletteria di Firenze,
che negli ultimi anni ha
saputo contrastare la crisi,
trainato dall’espansione
all’estero delle griffe del
lusso per le quali lavora: da
Gucci a Prada, da Bulgari a
Fendi . L’export è raddoppiato, arrivando a fine 2014
al livello record di 3,1 miliardi (considerando pelletteria e calzature), con una
crescita dell’11,8% sull’anno
precedente. Anche l’occupazione è cresciuta di
almeno 3mila unità, raggiungendo 17mila addetti. A
far da traino anche un’area
geografica ristretta in cui
opera l’intera filiera. Ora la
sfida è far crescere la
dimensione aziendale e
puntare sulla formazione.
Silvia Pieraccini u pagina 15
IN EDICOLA
Anno 151˚
Numero 232
tunnel lungo 100 metri, le Pmi
del settore manifatturiero ne
avrebbero percorsi già 80,3 e le
più vicine all’uscita sarebbero
quelle del Nord-Est, anche se il
balzo in avanti più consistente
(rispetto alla rilevazione precedente relativa all’ultimo semestre 2014) è stato messo a
segno dalle Pmi del NordOvest. Timidi segnali positivi
arrivano anche dal Sud: ordini,
produzione ed export ritrovano il segno “più”. Ancora in
difficoltà il commercio, che
resta nelle retrovie del “tunnel”, e l’artigianato.
Lo rivela l’indagine di Fondazione Impresa sullo stato di salute, nel primo semestre 2015,
delle aziende con meno di 20 dipendenti.
Chiara Bussi u pagina 13
INTERNAZIONALIZZAZIONE
Costi di missione: in Cina i più alti
Enrico Nettiu pagina 14
L’ESPERTO
RISPONDE
FISCO&DIRITTI
Liti e cause, l’effetto
della sospensione
RISPARMIO&FAMIGLIA
Gli sconti digitali
al supermercato
In allegato
Aspenia
sp
Rivista di Aspen Institute Italia
diretta da Marta dassù
IMMIGRAZIONE
L’assedio dei profughi alle frontiere d’Europa
di Gian Carlo Blangiardo
S
e è vero che il mese di agosto viene tradizionalmente associato all’immagine di
masse di persone in movimento, anche
quest'anno esso verrà ricordato per eventi legati alla mobilità. Ma più che descrivere un
popolo di vacanzieri, felicemente in moto alla
ricerca del sole o della quiete dei monti, le cronachedell’agosto2015tendonoaevocarequotidianamente un tipo di mobilità che ha spesso risvolti drammatici: ci raccontano di sbarchi e di fughe dalla paura o dalla miseria.
GLI INGRESSI
Pressione da Est
Rossella Cadeo u pagina 5
Continua u pagina 5
NORME&
TRIBUTI
IMPRESA&
TERRITORI
MOTORI
STILI&TENDENZE
LE «LEZIONI
D’AMORE»
DAGLI SCRITTI
DI S. AGOSTINO
Poste italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003
conv. L. 46/2004, art.1, c. 1, DCB Milano
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9 770391 786418
con “Marketing Evolution” € 10,90 in più; con “La Biblioteca del Mare” € 8,90 in più; con “Ora Legale” € 8,90 in più; con “Guida alla Salute” € 1,00 in
più; con “La Biblioteca dei Ragazzi” € 7,90 in più; con “Guida Touring Club” € 8,90 in più; con “I Grandi Classici dell’umorismo” € 6,90 in più; con “Lezioni
d’Amore” € 5,90 in più; con “L’Impresa” € 6,90 in più; con “Norme e Tributi” € 12,90 in più; con “Aspenia” € 9,90 in più; con “Contratti e Mansioni” €9,90
in più; con “Maternità e Paternità” € 9,90 in più; con “Durc On Line” € 9,90 in più; con “Il Nuovo Fisco a sostegno delle Imprese” € 9,90 in più; con “How
To Spend It” € 2,00 in più; con “IL Maschile” € 2,00 in più. Nella Regione Umbria in abbinamento obbligatorio con Il Giornale dell’Umbria a € 1,10.
FISCO
LAVORO
Rinnovo hi-tech
Laminam cresce
con l’arredo-design per la Vw Touran
Transfer price interno: Istanze per gli sgravi
la tutela resta fragile sul bonus produttività
Laminam, azienda di Fiorano
Modenese fondata nel 2011, ha un
fatturato in crescita in media del
30 per cento. Dalla Russia al
Nordamerica, dal Golfo Persico
al Far East, l’azienda (produce
lastre in ceramica per l’arredodesign) esporta oltre l’80% della
produzione. E la domanda non è
mai mancata neppure in Italia.
Per questo ha deciso di
scommettere su un’ulteriore
espansione, inaugurando la
quarta linea produttiva.
Rischia di non bloccare tutte le
contestazioni basate sul
«valore normale» la norma
contenuta nel decreto
internazionalizzazione
approvato in via definitiva dal
Governo. La disposizione
punta a escludere
l’applicazione delle norme sul
transfer price dalle operazioni
infragruppo tra soggetti
residenti, ma potrebbe lasciare
in vita un orientamento
opposto della Cassazione.
È possibile da mercoledì 26
agosto l’invio delle domande
per accedere agli sgravi
contributivi sui premi di
produttività corrisposti dai
datori di lavoro nel corso del
2014. Con il messaggio
5302/2015 emanato dall’Inps
nei giorni scorsi, è arrivato
l’ultimo tassello mancante
per la procedura. A
disposizione, dopo i tagli
decisi nei mesi scorsi, restano
391 milioni di euro.
u pagina 19
u pagina 22
La seconda generazione della
Volkswagen Touran punta su
ampi spazi, motori sobri e
dotazioni da « connected car».
u pagina 16
Prezzi di vendita all’estero: Albania €2, Austria €2, Francia €2, Germania €2, Monaco P. €2, Slovenia €2, Svizzera Sfr 3,20
u pagina 17
IN EDICOLA CON IL SOLE 24 ORE A € 9,90 *
Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
2
La riforma Madia
L’ENTRATA IN VIGORE
Operativi da venerdì prossimo
Le prime disposizioni sono subito efficaci
e debutteranno alla fine di questa settimana
Agenda con vista al 2017
Prossimo passaggio chiave a fine novembre
con i primi decreti di attuazione
Nuova Pa al via con silenzio-assenso e autotutela
Entro 30 giorni obbligo di risposta tra le amministrazioni - Annullamenti di atti non oltre i 18 mesi
PAGINA A CURA DI
Valeria Uva
pSilenzio assenso tra ammini-
strazioni, autotutela in tempi certi
e consulenze sì ma solo gratuite.
Sono solo tre ma di impatto notevolissimolenormedellaleggediriforma della Pa che entrano in vigore subito, cioé da venerdì prossimo. Le altre - ben 18 innovazioni verrannoattuatestradafacendo,in
un arco di tempo che si concluderà
solo nel febbraio 2017, data di scadenza dell’ultima delega, quella
per il riordino del pubblico impiego. Al dettaglio dei contenuti della
riforma Madia saranno dedicate,
questasettimana,lepaginedall’iniziativa «L’estate con il tuo amico
Sole» (oggi a pagina 24).
Da questa settimana, quindi,
cambiano i rapporti tra le pubbliche amministrazioni. Viene introdotto infatti un nuovo meccanismo per il silenzio assenso (non valido per i rapporti tra Pa e privati)
sulle richieste di pareri e nullaosta
di qualsiasi tipo (compreso il cosiddetto concerto sui decreti ministeriali), che diventa la regola nel
dialogotraPa(compresiigestoridi
servizi pubblici). Con tempi certi e
uguali per tutti: in pratica l’amministrazione invia la richiesta di parere all’altro ente pubblico; da
quando viene ricevuta, scattano 30
giorni per rispondere. Un tempo
che può essere interrotto una sola
volta, per integrazioni e per un
massimo di altri 30 giorni. Una volta trascorsa la scadenza senza risposte, il silenzio viene appunto interpretato come un sì. Fanno eccezione le amministrazioni cosiddette sensibili (Beni culturali e
Salute) e quelle di tutela ambientale, paesaggistica e culturale che
hanno più tempo - 90 giorni - prima
di vedere scattare il silenzio assenso (sempre solo tra Pa). Una novità
che ha suscitato anche polemiche
per il timore che le sovrintendenze
nonriescanoafarfronteallerichie-
LA PAROLA
CHIAVE
Silenzio assenso
7Con l’istituto del silenzioassenso, introdotto dalla legge
241/90 sulla trasparenza
amministrativa e più volte
modificato, la mancata risposta da
parte di una pubblica
amministrazione a un’altra
amministrazione pubblica oltre il
termine stabilito da una norma o
da un regolamento, viene
equiparata dalla legge
all’accoglimento della domanda e
dunque a un provvedimento tacito
di assenso. Con l’ultima modifica
si introduce un termine unico di 30
giorni (90 per le amministrazioni
sensibili) oltre il quale scatta
sempre il silenzio assenso.
ste neanche in tre mesi.
L’altra disposizione subito operativa è quella sull’autotutela, ovvero la possibilità riconosciuta a
ogni ammnistrazione pubblica di
revocare un proprio atto se si scopre che è illegittimo. Ebbene, finora l’annullamento era possibile entro «un tempo ragionevole», indicazione normativa che generava
molta incertezza e discrezionalità.
Da venerdì prossimo subentra una
data certa, anche questa uguale per
tutti: 18 mesi. Facciamo un esempioconcreto:perannullareinautotutela un permesso di costruire, ad
esempio, il Comune avrà 18 mesi
dalla data del rilascio. Trascorsi
questi, il costruttore potrà stare
tranquillo. La legge Madia (la
124/2015)ripristinafindasubitoanche la possibilità per le Pa di assegnare incarichi o consulenze a
pensionati pubblici o privati, che
era stata del tutto cancellata dal Dl
95/2012. I contratti di questo tipo
sono di nuovo ammessi, ma solo a
titolo gratuito.
L’agenda della legge di riforma
Disposizioni della legge di riforma della Pa e relativo termine massimo di entrata in vigore o di emanazione delle norme attuative
28 AGOSTO 2015
SILENZIO-ASSENSO TRA AMMINISTRAZIONI
Subito in vigore il silenzio assenso tra amministrazioni.
Per tutti i pareri e nulla osta di amministrazioni pubbliche
e i gestori di servizi pubblici è concesso un tempo massimo
di 30 giorni (dal ricevimento della richiesta di assenso).
Una volta scaduto il termine, il parere (positivo) si dà per
acquisito. Silenzio assenso anche per le sovrintendenze ma
il termine è allungato a 90 giorni dal ricevimento dell'atto
28 AGOSTO 2016
RIORGANIZZAZIONE FORZE DELL’ORDINE
Un anno di tempo per rivedere l’assetto e le funzioni
del personale delle forze dell’Ordine con questi criteri:
assorbimento Corpo forestale; numero unico (112) per le
emergenze; potenziamento Vigili del fuoco, razionalizzazione
sorveglianza in mare
ANNULLAMENTO IN TEMPI CERTI
Per annullare un proprio atto in autotutela già dal
prossimo venerdì l’amministrazione non avrà più a
disposizione un tempo “ragionevole”, ma non chiaro,
bensì una scadenza fissa di 18 mesi. Trascorsi i quali il
cittadino può sentirsi al riparo da ripensamenti
RIFORMA MACCHINA DELLO STATO
Entro l’estate prossima i decreti per la riforma delle
amministrazioni centrali (Ministeri, presidenza del Consiglio
e Agenzie) con queste direttrici: riduzione personale di
Ministeri e Palazzo Chigi; criteri unici per lo staff scelto
direttamente dai Ministri; eliminazione doppioni tra Autorità
indipendenti e uffici ministeriali; riorganizzazione anche per
gli enti di ricerca
CONSULENZE AI PENSIONATI SOLO A TITOLO GRATUITO
Torna da subito la possibilità per la Pa o per le
amministrazioni del perimetro Istat di affidare incarichi
di studio o consulenze a pensionati. Ma solo a titolo
gratuito e per un anno al massimo
LIBRETTO UNICO PER LE AUTO
Attesa di dodici mesi per il documento unico di proprietà e di
circolazione per auto e moto con il passaggio del pubblico
registro automobilistico al Ministero dei Trasporti
La road map
Per tutto il resto, la riforma sarà attuata in sei tappe, a partire appunto,dall’entrata in vigore del 28 agosto (si vedano le schede qui accanto). Il secondo passaggio chiave sarà 90 giorni dopo (il prossimo 26
novembre), data entro cui deve essere pronto il cosiddetto “decreto
ghigliottina” che farà pulizia delle
norme rimaste inattuate dal 2011 a
oggi e non più utili. Terzo appuntamento entro sei mesi (28 febbraio
2016) con la delega per snellire la
macchina della trasparenza e le
norme anti corruzione, che servirà
anche a fare finalmente chiarezza
su chi deve applicare le sanzioni
agli enti che non pubblicano online
le informazioni. Tappa intermedia
aottomesi,poi,periltagliodeicosti
delle intercettazioni (da attuare
entro aprile prossimo).
Ma il cuore della riforma Madia
prenderà vita entro la prossima
estate (la data limite è il 28 agosto
2016, ma alcune anticipazioni sono
già allo studio). È concentrato infatti nei 12 mesi dall’entrata in vigore il maggior numero di decreti attuativi. A partire dall’(ennesima)
riforma della conferenza di servizi
per le opere pubbliche (che non sarà più sempre obbligatoria) fino alla cura dimagrante per le camere di
Commercio, al riordino delle Forze di polizia (con il nuovo destino
del corpo forestale) e al libretto
unico per auto e moto. Ultima tappa fra 18 mesi con la riforma del
pubblico impiego e dei meccanismi di accesso.
Per l’assetto definitivo della
macchina dello Stato si rischia comunque di attendere anche oltre i
18 mesi: per tutti i decreti attuativi,infatti, il Governo avrà un ulterioreannoadisposizionepereventuali correzioni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
A pagina 24
«L’estate con il tuo amico Sole»:
i nuovi concorsi con la riforma Madia
26 NOVEMBRE 2015
28 FEBBRAIO 2016
28 APRILE 2016
28 AGOSTO 2016
STOP AI DECRETI NON PIÙ UTILI
La sforbiciata alle norme rimaste inattuate degli ultimi governi
(da Monti a Renzi) va fatta entro 90 giorni dal 28 agosto. Un
decreto indicherà le disposizioni rimaste lettera morta (da
abrogare) e quelle che vanno modificate proprio per riuscire a
essere attuate completamente
TAGLI ALLE PREFETTURE
C’è un anno di tempo anche per rivedere la mappa e il numero delle
Prefetture che saranno destinate a diventare anche le sedi
dell’Ufficio territoriale dello Stato (in pratica una sede unica per tutti
gli uffici periferici dello Stato)
TAGLI ALLE AUTORITÀ PORTUALI
Prevista la riduzione del numero delle Autorità portuali
(oggi sono 24)
TRASPARENZA E ANTICORRUZIONE SEMPLIFICATE
Fra sei mesi saranno snelliti gli oneri in materia di
trasparenza e anticorruzione per le amministrazioni,
eliminando i doppioni e permettendo il collegamento a
banche dati già attive. Più leggibili anche i dati sugli
appalti e sui tempi di pagamento. Per la prima volta
saranno indicati con chiarezza anche i soggetti che
dovranno sanzionare le Pa inadempienti
CURA DIMAGRANTE PER LE CAMERE DI COMMERCIO
Un anno anche per ridurre la mappa delle Camere di commercio da
105 a massimo 60, con una soglia minima di 75 mila imprese e
garanzia di almeno un presidio per ciascuna regione. Prevista anche
l’eliminazione delle partecipazioni societarie non essenziali
RUOLO UNICO PER I DIRIGENTI
Previsto un ruolo unico e un sistema di accesso unificato per tutti i
dirigenti di Stato, università ed enti pubblici non economico con
l'abolizione delle fasce . Ruolo unico anche per i dirigenti di Regioni
ed enti locali. Incarichi di 4 anni rinnovabili una sola volta
INTERCETTAZIONI A COSTI RIDOTTI
Il taglio del 50% ai costi delle intercettazioni scatterà tra otto mesi
RIORDINO PARTECIPATE
Entro 12 mesi in arrivo la riforma delle partecipazioni pubbliche
con questi criteri: partecipazioni solo per attività pubbliche e
strategiche, responsabilità per gli amministratori, tetti alle
assunzioni e agli acquisti. Per le società degli enti locali verrà
individuato limite massimo di bilanci in rosso, oltre il quale
scatta la liquidazione
LA SPINTA AL DIGITALE
Entro un anno la riforma del codice dell’amministrazione
digitale per rendere più accessibili i servizi online mediante
la previsione di un codice Pin unico per dialogare con tutte le
amministrazioni pubbliche. Priorità alla banda ultra larga per
turismo, scuola e sanità. Rafforzamento dei pagamenti
elettronici verso la Pa
CONFERENZA DI SERVIZI SEMPLIFICATA
Con un decreto attuattivo entro 12 mesi si interverrà per
ridurre i casi in cui la conferenza di servizi per le opere
pubbliche è obbligatoria, tagliare i tempi di convocazione e di
attesa dei pareri delle amministrazione coinvolte, delegare a
un solo rappresentante le funzioni delle amministrazioni
statali. Nella riforma si introduce anche
il silenzio assenso sui vincoli storici, ambientali e
paesaggistici. Per il voto verrà rafforzato il meccanismo della
prevalenza delle opinioni espresse
ATTIVITÀ DA AVVIARE CON SCIA
Un anno di tempo per elencare nel dettaglio quali attività possono
essere avviate con Scia (segnalazione certificata di inizio attività) e
quali invece devono attendere l’autorizzazione esplicita
TAGLIO DEI TEMPI PER OPERE E ATTIVITÀ CHIAVE
Entro la prossima estate saranno individuate le opere pubbliche
più importanti e le attività produttive strategiche che potranno
essere avviate con il dimezzamento dei tempi amministrativi e con
poteri sostitutivi in caso di blocchi
RIORDINO SERVIZI PUBBLICI LOCALI
Individuazione funzioni essenziali con la soppressione dei regimi di
esclusiva non conformi ai principi in materia di concorrenza;
incentivi e premialità agli enti locali che scelgono di aggregare la
gestione
RIFORMA GIUDIZI CORTE DEI CONTI
Revisioe di tutti i procedimenti davanti alla Corte dei conti, compresi
quelli per le pensioni entro un anno. Introdotto un rito abbreviato
per il danno erariale
28 FEBBRAIO 2017
RIORDINO PUBBLICO IMPIEGO
Serviranno 18 mesi per ridefinire le regole di accesso ai posti
pubblici anche attraverso l'abolizione del voto minimo di laurea,
della valutazione sulla lingua inglese, revisione della responsabilità
per i dipendenti, introduzione della flessibilità di orario
Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
3
Dichiarazioni fiscali
Il confronto
L’analisi su base provinciale degli importi
comunicati alle Entrate tra il 2008 e il 2014
I CONTI DELLE FAMIGLIE
«Carovita» e non solo
Perdita di potere d’acquisto per effetto
dell’inflazione e dei blocchi agli aumenti
Sui redditi degli italiani la scure della crisi
Cali superiori al 6% a Prato e Olbia, oltre il 4% a Roma, Milano e in altre province lombarde
Cristiano Dell’Oste
pTra le aree che hanno sofferto
di più la crisi ci sono il Sud e le Isole, ma anche Roma e diverse Province della Lombardia: da Milano
a Como, da Bergamo a Lecco e
Monza-Brianza. Tutte zone in cui
il reddito medio dichiarato al fisco nel 2014 risulta di oltre il 4%
più basso rispetto ai livelli di cinque anni prima, considerando gli
effetti dell’inflazione.
I dati delle Finanze per gli anni
d’imposta 2008-2013 – aggregati
su base provinciale dal Sole 24
Ore del Lunedì – permettono di
ricostruire l’andamento dei guadagni delle famiglie attraverso gli
12,9%
Il reddito dichiarato dai «ricchi»
All’1,9% di italiani oltre i 75mila
euro fa capo il 12,9% del reddito
importi indicati nel modello Unico, nel 730 e nel Cud da oltre 40
milioni di contribuenti italiani.
Certamente, i numeri ufficiali
non conteggiano l’evasione fiscale, ma regalano comunque un
punto di vista inedito.
Il primo dato che salta all’occhio è l’impoverimento generale.
Se si ragiona a parità di potere
d’acquisto, si vede che su oltre 100
Province – considerando per
omogeneità di confronto anche
quelle sarde in via di abolizione –
ce ne sono soltanto tre in cui il
reddito dichiarato è cresciuto:
Belluno, Bolzano e L’Aquila (dove il dato, però, potrebbe segnalare un recupero dopo l’annus horribils del terremoto del 2009, più
che una vera crescita). Il secondo
aspetto da non trascurare è l’in-
LA PAROLA
CHIAVE
Reddito complessivo
7Il reddito complessivo è la
somma delle diverse categorie di
reddito ottenute da un
contribuente in un certo anno
d’imposta (redditi di lavoro
dipendente, di lavoro autonomo,
d’impresa e così via).
Diversamente dal reddito
imponibile, è considerato al lordo
degli oneri deducibili, compresa
la deduzione Irpef sull’abitazione
principale, e - a maggior ragione non conteggia neppure le
detrazioni. Nelle statistiche
ufficiali delle Finanze è riportato
sia al lordo che al netto dei redditi
sottoposti alla cedolare secca
sugli affitti.
tensità del calo: soltanto in una
manciata di casi fortunati la contrazione è sotto l’1%, mentre in
quasi metà delle Province i redditi sono diminuiti più del 3%, fino
alle punte di Prato (-6,07%) e Olbia-Tempio (-6,67%).
Sono numeri che contengono
in sé le cause e gli effetti della crisi.
Da un lato, si capisce bene da dove sia partita la stagnazione della
domanda interna, con la spesa
media mensile delle famiglie diminuita del 6,7% tra il 2008 e il
2013 secondo l’Istat. Dall’altro, si
intravede la difficoltà delle aziende che non hanno potuto sfruttare lo sbocco dell’export, perché
nella metà bassa della classifica –
oltre alle province lombarde – ci
sono anche altre aree produttive
storiche come Bologna, Reggio
Emilia, Padova e Treviso.
Del resto, basta pensare che il
56% dei redditi dichiarati al fisco
arriva dai lavoratori dipendenti
e il 35% dai pensionati per capire
quanto possano aver pesato sul
dato generale le ore di cassa integrazione, la mobilità e i licenziamenti. Anzi, c’è quasi da stupirsi
che il calo medio del reddito – a
livello nazionale – sia stato “solo” del 3,27%, mentre nello stesso periodo l’Italia ha perso 9
punti di Pil. Ma qui ad attenuare
l’impatto della crisi hanno contribuito le pensioni e gli stipendi
del settore pubblico.
In gioco, comunque, non ci sono solo i conti delle famiglie, ma
anche quelli dello Stato. Negli ultimi cinque anni i contribuenti
che dichiarano un «Reddito
complessivo» maggiore di zero
sono diminuiti di oltre 850mila, e
il totale dei redditi – che pure in
termini nominali è cresciuto di 27
miliardi – a valori costanti è calato di 47 miliardi. E non è difficile
accorgersi che il blocco degli
adeguamenti contrattuali nel
pubblico impiego è servito (anche) a fare in modo che lo Stato
potesse pagare gli stipendi con la
moneta “di ieri”, ignorando almeno in parte la riduzione della
base imponibile reale.
Ecco perché, guardando alla
legge di stabilità per il 2016 su cui
diversi esponenti del Governo
hanno già iniziato a ragionare
pubblicamente, diventano decisivi gli ultimi indicatori economici. Pensiamo al Pil in crescita nel
secondo trimestre (+0,2%), ma
soprattutto al crollo delle ore di
cassa integrazione a luglio
(-26,9% su base annua) e alle
650mila assunzioni stabili con la
decontribuzione, che nell’obiettivo indicato dall’Esecutivo dovrebbero diventare un milione
entro fine anno: da qui potrebbe
partire una “ripresina” anche dei
redditi dichiarati al fisco. Un elemento che, se sarà accompagnato
dall’emersione dell’evasione,
renderà un po’ meno complicata
la prossima manovra.
I numeri
Per ogni provincia è indicato il reddito complessivo
dichiarato dai contribuenti nel 2014 (anno d’imposta
2013), con la variazione % in termini reali rispetto
al 2008. I dati sono stati ricostruiti aggregando
i redditi su base comunale. Per ogni provincia
è indicata anche la percentuale di contribuenti
con un reddito oltre i 75mila euro e la variazione %
del numero di contribuenti rispetto al 2008
AGRIGENTO
0
0,71%
5
0
20.187
5
15.413
0
GROSSETO
0
18.634
MACERATA
5
0
0
-3,10%
0
17.999
2,07%
0
-3,47%
0,43%
5
0
2,42%
21.944
1,67%
LODI
5
0
2,10%
-0,95%
MONZA BRIANZA
5
0
2,64%
5
-4,22%
-0,52%
PAVIA
5
0
23.485
2,11%
5
21.751
-2,41%
-2,74%
2,72%
24.361
PARMA
0
5
-2,27%
-3,13%
5
1,82%
22.276
-3,31%
-5,54%
-1,27%
-3,43%
22.439
17.571
-3,51%
-2,32%
0
5
-3,10%
MODENA
5
PALERMO
0
1,71%
1,45%
20.186
-3,47%
-1,42%
5
0
-3,09%
-4,52%
PADOVA
5
4,06%
GORIZIA
5
20.725
27.417
-5,93%
-2,72%
+0,71%
0
-2,43%
15.207
-6,67%
-0,11%
0,64%
0
MILANO
5
-1,73%
LIVORNO
5
5
-4,89%
-4,50%
-1,12%
16.615
ORISTANO
0
16.829
-1,69%
-3,33%
1,31%
1,06%
2,49%
0,68%
13.663
-2,65%
-4,29%
MESSINA
0
-3,15%
OLBIA TEMPIO
0
5
-3,57%
-0,86%
5
0,38%
2,61%
0
22.904
23.620
-0,43%
14.320
-4,31%
15.000
-2,48%
-2,79%
-1,98%
0
0
0
CROTONE
5
GENOVA
0
LECCO
5
-4,74%
-2,55%
5
5
-4,21%
-2,03%
-3,60%
-2,43%
MEDIO CAMPIDANO
5
15.195
OGLIASTRA
5
0,88%
0,90%
1,86%
0,81%
14.798
21.606
-2,92%
15.087
+0,98%
MATERA
0
-4,37%
15.336
22.202
-4,57%
0,61%
5
-2,30%
NUORO
5
1,42%
19.612
-2,70%
NOVARA
5
0
0
0
16.796
LECCE
5
-3,75%
+2,51%
MASSA CARRARA
5
-2,74%
-3,68%
NAPOLI
1,71%
20.582
-3,00%
-2,08%
-3,43%
1,12%
17.084
+1,76%
-1,42%
MANTOVA
5
18.291
20.348
1,58%
1,35%
0
0,88%
0
CREMONA
5
FROSINONE
0
-2,02%
LATINA
5
5
-2,39%
-2,18%
17.896
21.023
-6,34%
1,06%
1,61%
19.838
-4,77%
L'AQUILA
0
0
CALTANISSETTA
5
-0,73%
-4,49%
FORLÌ CESENA
+1,77%
-3,46%
-2,49%
-1,37%
5
0,72%
1,74%
5
-5,74%
19.445
14.076
-4,53%
14.579
-1,19%
5
0,90%
0
0,91%
14.471
CAGLIARI
5
COSENZA
0
0
-0,79%
-1,96%
5
BARLETTA A. T.
5
-3,88%
-2,09%
22.390
FOGGIA
0
2,40%
0,80%
1,42%
17.184
15.220
COMO
0
-5,31%
5
0
-1,66%
5
0
BRINDISI
5
-3,85%
-1,48%
-2,62%
1,62%
0
2,49%
0,90%
1,93%
BARI
5
-3,55%
20.999
16.596
22.749
LA SPEZIA
5
-3,33%
-4,18%
LUCCA
1,01%
0
0
0,88%
-2,93%
BRESCIA
5
-5,5%
15.476
-2,93%
CHIETI
0
FIRENZE
5
-3,99%
15.515
-0,46%
-2,71%
0
0
5
0
-2,93%
-1,72%
0
In difficoltà anche il club
degli «over 75mila euro»
nua, seguita da Roma e Bologna, a
pari merito a 24.355 euro.
Ma più di questi primati – che
di per sé non sono una novità – va
misurata la distanza rispetto alle
province povere: i contribuenti
di Crotone e Vibo Valentia, in
fondo alla graduatoria, arrivano
appena a metà degli importi dichiarati dai milanesi. E per
quanto il dato di certe aree del
Sud possa essere “sporcato” da
una maggiore incidenza del
sommerso e attutito da un minor
costo della vita, differenze così
marcate sembrano confermare
la necessità di un intervento di
riequilibrio a favore delle famiglie povere, come quello annunciato nelle scorse settimane dal
Governo. Anche se va osservato
che i redditi dichiarati nel 2014
non conteggiano ancora l’effetto di riequilibrio del “bonus Irpef” da 80 euro, che potrebbe
aver sfumato alcune differenze.
C.D.O.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
1,54%
0
-2,96%
0
20.496
0
-0,62%
-5,87%
5
0
20.663
-1,76%
-3,66%
Fonte: elaborazioni su dati Finanze
0
22.686
-4,07%
-2,04%
TERAMO
0,92%
5
0
5
0
21.096
-2,91%
-1,83%
0,98%
-2,00%
5
0
0
19.400
-2,32%
-4,23%
5
0
0
VERCELLI
VERONA
-1,35%
-6,00%
0
5
0
2,03%
20.810
-2,67%
-0,93%
0
SAVONA
5
0
1,87%
-1,39%
-3,31%
-3,54%
TRAPANI
TRENTO
TREVISO
5
0
13.765
-0,83%
-6,51%
5
0
20.809
5
0
2,00%
-3,37%
+1,55%
-2,85%
VICENZA
VITERBO
1,79%
21.246
-1,79%
-1,71%
5
21.035
-2,60%
VIBO VALENTIA
0,56%
2,02%
5
20.734
-4,67%
-4,24%
0
-1,83%
-1,41%
0,83%
5
-4,21%
17.485
-3,96%
5
1,26%
0,87%
13.974
SASSARI
5
14.842
-3,32%
-3,58%
20.480
5
0
+2,79%
-3,82%
22.540
-3,74%
1,08%
5
-6,07%
15.613
TORINO
19.165
1,43%
0
1,69%
19.767
SALERNO
5
-3,62%
2,23%
0
-5,56%
-2,48%
-4,09%
5
1,09%
RAGUSA
PRATO
5
-1,11%
18.090
TERNI
VERBANO C. O.
5
0
0,84%
15.455
ROVIGO
5
+0,69%
1,45%
POTENZA
0
-3,21%
-4,84%
-2,51%
1,45%
3,49%
5
-1,88%
24.355
-3,51%
VENEZIA
1,84%
0
1,68%
20.699
ROMA
5
16.169
-2,11%
VARESE
5
TARANTO
-4,24%
-2,41%
2,34%
+0,81%
0
-3,01%
-2,82%
-2,85%
5
-2,78%
18.769
16.472
-1,50%
UDINE
1,74%
0
1,51%
1,38%
19.108
RIMINI
0
-2,29%
5
0
-1,53%
5
PORDENONE
PISTOIA
5
-2,32%
18.345
19.610
-2,87%
TRIESTE
1,56%
1,08%
2,02%
21.300
RIETI
0
SONDRIO
0
-3,62%
-2,79%
5
-2,26%
5
0
-2,39%
-3,71%
16.283
-4,02%
22.737
0,93%
1,93%
PISA
5
-2,62%
22.126
SIRACUSA
5
20.862
0
0
2,09%
21.824
REGGIO EMILIA
-4,83%
SIENA
2,22%
5
-2,27%
-2,53%
0
-1,98%
14.968
-2,01%
2,13%
0,85%
5
-3,64%
REGGIO CALABRIA
5
1,51%
18.233
-3,41%
RAVENNA
0
0
-3,37%
-3,73%
1,69%
5
18.698
19.045
0
1,40%
PIACENZA
PESCARA
PESARO URBINO
5
5
0
1,29%
18.023
-2,67%
-1,62%
Raffaele
Lungarella
Il tesoretto
delle pensioni
attutisce
la caduta
L
Variazione 2013/2008
AVELLINO
5
-2,33%
+3,09%
-4,57%
-2,12%
ISERNIA
5
1,48%
2,36%
1,47%
19.576
+1,45%
-2,34%
19.894
-2,96%
18.439
-2,87%
1,85%
1,50%
0
1,00%
ASTI
0
22.321
15.572
FERRARA
5
-0,76%
IMPERIA
5
1,11%
0
-2,86%
17.454
-5,32%
-2,07%
0
0
0
CATANZARO
5
-4,71%
FERMO
5
1,35%
5
BOLZANO
5
-2,04%
16.546
+0,86%
-3,19%
-0,49%
1,39%
15.917
14.112
20.182
0
0,69%
0
1,24%
811,6
858,9
-2,1%
-3,37%
-3,92%
CATANIA
5
2,86%
40.177.792
-2,98%
24.335
-6,07%
-4,74%
ENNA
5
0,90%
0
41.041.337
17.779
BOLOGNA
5
-1,94%
CASERTA
0
-1,08%
CUNEO
1,71%
5
1,62%
0
-2,74%
20.630
-1,05%
-5,45%
-6,09%
0
2013
ASCOLI PICENO
5
-1,49%
BIELLA
5
1,39%
2008
Variazione %
contribuenti
19.540
-1,46%
-4,36%
16.338
-3,33%
0
0,62%
0
Reddito dichiarato
Miliardi di euro rivalutati al 2013
2008
2013
Variazione 2013/2008
AREZZO
5
-2,06%
22.007
CARBONIA IGLESIAS
0
2,10%
2,01%
Contribuenti
Reddito
medio 2013
-3,27%
21.794
BERGAMO
0
-3,36%
CAMPOBASSO
0,93%
5
-1,97%
-4,36%
0
-3,76%
14.924
+1,21%
0
0,84%
Contribuenti
con reddito
> 75.000 €
5
20.243
AOSTA
5
-3,79%
BENEVENTO
5
1,73%
1,92%
-2,10%
20.214
-5,20%
BELLUNO
Variazione %
sul 2008
-8 -6 -4 -2 0 +2
ANCONA
0
-1,53%
-4,28%
1,44%
5
20.537
-3,55%
0
1,62%
0
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le differenze. A Crotone e Vibo gli importi medi minori
che dichiarano più di 75mila euro
all’anno ha sentito gli effetti della
crisi. Se è vero che la percentuale
di ricchi è rimasta quasi invariata
intorno all’1,9%, il club ha perso
15mila “iscritti” ed è sceso a
770mila contribuenti. Inoltre, il
reddito complessivo che fa capo a
questi soggetti è passato dal
13,27% al 12,97% del totale.
D’altra parte, questi numeri
vanno letti tenendo presenti le
differenze territoriali nella concentrazione e nella distribuzione
dei redditi. A Milano i contribuenti con introiti oltre i 75mila
euro annui sono il 4% e dichiarano un quarto dei redditi provinciali, mentre nel Medio Campidano non arrivano allo 0,5% come incidenza e al 3% come importi dichiarati.
Un altro elemento da non trascurare è il divario tra i redditi medi dichiarati. La provincia di Milano guida anche questa classifica,
con oltre 27mila euro di media an-
0
14.109
PERUGIA
pAnche il club dei contribuenti
ALESSANDRIA
MEDIA ITALIA
L’ANALISI
5
a crisi ha modificato (e
sta modificando) la
geografia del reddito,
almeno di quello che non
sfugge al fisco. Forse in
misura meno accentuata di
quanto si potrebbe credere,
se si considera la disparità di
forza e robustezza con cui le
strutture produttive e l’economia delle diverse zone del
Paese sono state in grado di
resistere alla caduta della
produzione e dell’occupazione. Una ragione può essere
individuata anche nell’elevato peso delle pensioni (in
tutte le Regioni italiane
incidono per una quota
intorno a un terzo del reddito
complessivo).
È questa una prima conclusione a cui si arriva aggregando a livello provinciale le
informazioni contenute nelle
dichiarazioni Irpef, elaborate
a livello comunale dal dipartimento delle Finanze del
ministero dell’Economia.
Sono stati confrontati i dati
relativi all’anno d’imposta
2008 (che ha segnato l’avvio
della crisi e che è anche il
primo per il quale sono
disponibili queste statistiche) e al 2013, raccolti con le
ultime dichiarazioni dei
redditi presentate nel 2014.
Se si osservano i valori
correnti, si vede che in cinque anni il reddito arretra
solo in tre Province, anche se
la crescita è stata diffusamente modesta, soprattutto
nelle province meridionali.
Ma se si tiene conto dell’inflazione il rapporto si rovescia: a parte le eccezioni di
Belluno, Bolzano e L’Aquila,
in nessuna provincia i redditi
medi sono cresciuti in misura sufficiente da consentire, a
chi li ha incassati, di acquistare nel 2013 più beni e servizi
di quanti potesse ottenerne
nel 2008: ovunque la variazione a valore costante 2014 è
stata negativa.
Tra qualche anno si avrà a
disposizione una serie storica, con anno d’inizio 2012, che
permetterà di indagare
anche a livello comunale la
distribuzione del reddito per
tipologia: pensioni, lavoro
dipendente, da lavoro autonomo, da partecipazione e
così via. Per ora bisogna
accontentarsi di farlo a
livello regionale, considerando solo i redditi da pensione,
da salari e stipendi e l’insieme degli altri redditi. Soprattutto nelle aree del Paese che
già prima del 2008 avevano
un’economia debole, se la
crisi ha eroso la capacità di
spesa delle famiglie meno di
quanto ci si potesse aspettare
è stato unicamente per
l’argine costituito dagli
assegni pagati dall’Inps e
dagli altri enti previdenziali.
Con la sola eccezione del
Molise, dove nel 2013 è stato
dichiarato un reddito a
valore corrente inferiore a
quello del 2008 e l’Abruzzo
dove le variazioni di tutte le
componenti del reddito
hanno un segno più, in tutte
le altre Regioni del Sud
l’aumento del reddito da
pensione ha più che compensato la riduzione delle restanti componenti, soprattutto di quella dei redditi da
lavoro dipendente e simili,
che pesa di più sul totale.
Anche Umbria e Marche,
senza il reddito dei pensionati, avrebbero fatto segnare
una variazione negativa del
loro reddito complessivo, e
perfino in qualche Regione
del Nord il suo aumento ha
dato una mano. In fin dei
conti, sia pure con sfumature
diverse, le pensioni stanno
aiutando le famiglie a passare
questa lunga nottata.
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Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
4
Giustizia
LA COMPOSIZIONE DELLE CONTROVERSIE
Le rilevazioni del ministero
Nel primo trimestre di quest’anno un aumento
del 22% rispetto allo stesso periodo del 2014
I punti deboli
In più della metà dei casi il procedimento
non si avvia per assenza dell’aderente
Mediazione per «taglie» piccole
Procedure efficaci per liti fino a 5mila euro - Cresce l’utilizzo da parte dei giudici
Bianca Lucia Mazzei
pLa mediazione si addice alle
piccole liti: la percentuale più alta
di accordi riguarda infatti controversie da mille a 5mila euro. La partecipazione a questa procedura di
risoluzione extragiudiziale dei
conflitti resta però contenuta: nel
primo trimestre 2015 è arrivata infatti al 44,9%. Nella maggior parte
dei casi, quindi, uno dei contendenti non si presenta nemmeno all’incontro preliminare di programmazione.
Dai dati del ministero della Giustizia emerge comunque che sono
sempre di più i magistrati che si fidano di questo strumento: nello
stesso primo trimestre 2015 le mediazioni demandate dal giudice sono state 4.900. Un boom se confrontato con gli anni precedenti: in
tutto il 2014 i casi in cui i magistrati
hanno invitato le parti a utilizzare
questo istituto erano stati 7.699 e
nel 2013 solo 489.
La partecipazione
L’aumento della partecipazione a
partiredall’autunno2013(iltentativo di conciliazione è tornato obbligatorio dal 30 settembre di quell’anno) è stato contenuto ma costante. Gli incentivi fiscali da una
parte e il rischio di sanzioni dall’altra non sono però ancora riusciti a
portare l’adesione (quanto meno)
al primo “colloquio” oltre il 50%.
Quando la mediazione è condizione di procedibilità della domanda, l’iter prevede infatti un incontro preliminare di programmazione e la mediazione comincia
solo se le parti durante tale incontro danno il consenso a proseguire.
«L’incremento delle comparizioni
- dice Fabio Bartolomeo che guida
la direzione generale delle statistiche del ministero della Giustizia - è
comunque un fatto positivo, un segnalechelaculturadellamediazione si sta diffondendo».
dominio: insieme rappresentano
infatti oltre il 22% del totale.
La ripartenza della mediazione
Accordi raggiunti
IL NUMERO DEI PROCEDIMENTI
Intanto il ricorso alla mediazione
sta cominciando ad alleggerire i
carichi giudiziali: nel 2014, la riduzione delle cause civili nelle materie in cui questo istituto è obbligatorio è stata infatti del 15%. «Se si
considera - spiega Bartolomeo che la flessione totale dei procedimenti in materia civile presso i tribunali, lo scorso anno, è stata del
5% è chiaro che il ricorso alla mediazione ha determinato un calo
delle cause del 10%».
Dal punto di vista monetario sono le liti in cui gli importi in gioco sono più bassi quelle con il maggior
numerodiaccordi.Intestacisonole
controversie da mille a 5mila euro,
rispettoallequaliiltassodisuccesso
è del 35% (percentuale calcolata
escludendo le procedure in cui non
c’è stata adesione nemmeno all’incontro preliminare). Sopra i 25mila
euro, gli esiti positivi scendono sotto il 20% per ridursi al 5% quando il
valore è tra 2,5 e 5 milioni.
La mediazione funziona? Se si considerano i procedimenti in cui viene svolto il primo incontro, la percentuale di successi, ossia di accordi raggiunti, è bassa: solo il 21,4% si
conclude con un’intesa fra le parti.
Questo dato sconta però i molti casi in cui le parti si limitano a partecipare al colloquio preliminare di
programmazione ma non proseguono sulla via della mediazione.
Escludendo, invece, le procedure
in cui gli aderenti hanno aderito solo al primo incontro conoscitivo , il
tasso di successo sale al 43 per cento. «È un buon risultato - aggiunge
Bartolomeo - perché è solo dopo
questo incontro che la mediazione
parte davvero. La scelta di continuare nella via extragiudiziale dipende molto dagli avvocati che assistono le parti».
Dai dati del ministero della Giustizia emerge inoltre che, fra i vari
organismi che si occupano di mediazione, la percentuale di accordi più bassa risulta raggiunta da
quelli che fanno capo all’Ordine
degli avvocati.
Numero di iscrizioni
La durata
Deflazione e valore delle liti
Nel primo trimestre 2015 le iscrizioni sono state 57.074, in netto aumento (+22%) rispetto allo stesso
periododel2014.Dalloscorsoanno
la crescita, pur con qualche oscillazione, è stata costante e da gennaio
a marzo 2015 le domande hanno superato il picco di 56.949 raggiunto
nell’ultimo trimestre 2014. La maggior parte riguarda i contratti bancari (il 25,6%), seguono le controversieinmateriadilocazioniecon-
Tempi in aumento e un po’ più lunghi di quanto previsto dalle norme
ma comunque inferiori a quelli dei
tribunali. La durata media di una
proceduradimediazioneconclusa
con un accordo è stata di 102 giorni
nel primo trimestre 2015, (il limite
massimo è tre mesi) contro gli 83
del 2014 e gli 82 del 2013. Per un processo ci sono voluti però, in media,
844 giorni nel 2013 e 796 nel 2014.
RIPRODUZIONE RISERVATA
2011
Numero
IL PRIMO TRIMESTRE 2015
2012
%
Numero
2013*
%
Numero
Volontaria 9,5%
2014
%
Numero
Demandata
dal giudice**
%
Demandata dal giudice
700
1,7
9,8%
4.965
3,3
489
2,0
7.699
5,6
Obbligatoria
in quanto prevista
da clausola
contrattuale 0,6%
Obbligatoria in quanto condizione di procedibilità ai sensi di legge
31.288
77,9
129.531
84,9
13.802 57,5 131.360 83,8
Obbligatoria in quanto prevista da clausola contrattuale
200
0,5
458
0,3
19,9
17.677
11,6
359
1,5
1.332
Obblig. in quanto
condizione di
procedibilità
ai sensi di legge
0,6
Volontaria
7.973
9.369 39,0
15.926 10,0
80,1%
LE MATERIE NEL 2015
Periodo 1 gennaio-31 marzo 2015
Condominio
Diritti reali
Divisione
Successioni ereditarie
Patti di famiglia
Locazione
Comodato
Affitto di aziende
Risarcimento danni da circolazione veicoli e natanti
Risarcimento danni da responsabilità medica
Risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa
Contratti assicurativi
Contratti bancari
Contratti finanziari
Altra natura della controversia
TOTALE
Pendenti
iniziali
Iscritti
Definiti
Pendenti
finali
6.212
9.342
3.469
2.791
104
6.486
775
724
1.103
3.799
477
3.450
12.696
2.064
11.001
64.493
6.089
7.547
2.477
2.255
23
6.477
722
472
181
3.767
401
3.462
14.603
1.858
6.738
57.074
5.473
6.335
2.178
1.903
30
6.005
596
454
183
3.329
330
2.908
12.749
1.816
5.972
50.261
6.827
10.554
3.769
3.143
98
6.958
902
741
1.101
4.238
548
4.005
14.550
2.106
11.768
71.306
* Regime di non obbligatorietà fino al 30 settembre - ** Circa 4.900 mediazioni
Fonte: ministero della Giustizia
www.unive.it/sceglicafoscari
L’ANALISI
Giovanni
Negri
Un modello
alternativo
ancora
lacunoso
C
erto solo un elemento.
Forse però il più
importante, almeno per
le conseguenze sul sistema
giustizia. La conciliazione
obbligatoria, tra alti e bassi, tra
sentenze della Corte
costituzionale e della giustizia
amministrativa, ha ormai
assunto una fisionomia
abbastanza precisa. E anche i
dati che il ministero della
Giustizia fornisce
ricorrentemente testimoniano
una realtà dai connotati chiari.
La conciliazione cioè ha
efficacia su controversie dal
valore medio basso, il primo
incontro rappresenta uno
scoglio oltre il quale spesso
non si riesce a procedere, ma
quando si va oltre allora le
possibilità di una conclusione
positiva crescono. Il nodo vero
da sciogliere è quello della
partecipazione, ma su questo
va detto che poco è stato fatto.
La stessa carta degli
incentivi fiscali che adesso
viene spregiudicatamente
rigiocata per dare una spinta a
negoziazioni e arbitrati è
rimasta lettera morta. A
mancare è stata infatti, dopo
l’istituzione dell’incentivo è
tutta la disciplina attuativa. Il
che, in soldoni, significa, che
dell’agevolazione sinora
nessuno ha potuto beneficiare.
E, se la leva fiscale è rimasta
lettera morta, può essere - ma è
difficile misurarlo - che
abbiano mostrato un po’ più di
efficacia gli strumenti di volta
in volta messi in campo dal
legislatore per scoraggiare le
tattiche dilatorie nel processo
civile. Perché alla fine, al di là
delle considerazioni sulla
necessità di una svolta
culturale per il decollo delle
soluzioni alternative, la
questione è quella nota e anche
un po’ stantia: nel corso del
giudizio una parte almeno
trova conveniente la perdita di
tempo e non ha alcuna
intenzione di accelerare i temi
di decisione della lite.
Va detto ancora, però, che
ormai alla conciliazione non si
può guardare solo con un
cannocchiale; serve almeno un
binocolo. Perché il ministero
della Giustizia ha delineato
ormai un circuito alternativo
alla giurisdizione classica, del
quale fanno parte, oltre alla
conciliazione, anche
negoziazioni e arbitrati. Se
questo sarà il modello di
amministrazione di una risorsa
che si avvia diventare sempre
più “scarsa” come la giustizia è
ancora da vedere. Intanto,
però i segnali ci sono tutti.
Come pure andrebbe
sottolineato che gli effetti
positivi rivendicati anche di
recente dal ministro Andrea
Orlando, in termini di
riduzione del contenzioso
arretrato vanno, almeno per
ora, ascritti più alla vecchia
conciliazione che ai nuovi
arbitrati e negoziazioni. Per
questi ultimi mancano ancora
dati ufficiali, ma i segnali che
arrivano dai tribunali, con
l’eccezione di separazioni e
divorzi, non sembrano
eclatanti.
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Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
5
Frontiere Ue
Sul territorio italiano
Circa 90mila le persone ospitate a fine luglio
nelle strutture dedicate, la metà in 5 Regioni
IL DRAMMA DEI PROFUGHI
I costi della gestione
Fondazione Moressa: spesa 2015 stimata
a 910 milioni, analoga a quella del 2011
Migranti, l’emergenza cresce a Est
Il 40% ora arriva in Europa dal Mediterraneo orientale e il 30% dai Balcani
Rossella Cadeo
pIl terzo record mensile conse-
cutivo e il triplo rispetto a un anno
fa: segnalano un’escalation gli ultimi dati Frontex sugli ingressi illegali dei migranti in Europa. Oltre 100mila in luglio e poco meno
di 340mila nei primi sette mesi
dell’anno, mentre se ne erano
contati circa 70mila in giugno,
35mila nel luglio 2014 e 283mila in
tutto il 2014.
Ma il fenomeno dei richiedenti
protezione non sta solo crescendo quantitativamente: sta anche
slittando verso nuove vie d’accesso, sottoponendo a un’inedita
pressione umana altri perimetri
europei (in primis Grecia, Italia e
Ungheria) e sollecitando risposte
e risorse - da parte dei singoli governi e della comunità europea e
internazionale - che vadano oltre
la gestione dell’emergenza e le
iniziative spontanee di volontariato, privati, religiosi e amministrazioni locali. Peraltro la spesa
pubblica destinata dall’Italia all’accoglienza non si discosta molto dal livello del 2011 (anno analogo al periodo attuale, per flussi e
scenari internazionali), con pochi
effetti quindi su criticità importanti: frammentarietà e carenza
delle strutture, lungaggini burocratiche. Riflessioni, queste, che
scaturiscono dallo studio realizzato dalla Fondazione Leone Moressa con il sostegno di Open Society Foundation sul sistema di
accoglienza in Italia e nella Ue.
Nuove vie di accesso
Il primo aspetto evidenziato dall’analisi è lo slittamento dei flussi
su nuove frontiere. «Se nel 2014 la
rotta del Mediterraneo centrale
(ossia verso le coste italiane) includeva oltre il 60% degli ingressi
nella Ue, nei primi sette mesi del
2015 la quota è calata sotto al 30%»,
osserva Stefano Solari, direttore
scientifico di Fondazione Moressa. «Risultano infatti raddoppiati
(dal 18 al 39%, a 132mila) gli ingressi dal Mediterraneo orientale (in
Grecia, Bulgaria e Cipro) e dai
Balcani occidentali, principalmente verso l’Ungheria (dal 15 al
30%, a 102mila)». Lo dimostrano
anche le cronache recenti sugli
sbarchi sulle isole greche più vicine alla Turchia (Kos o Lesbo), gli
assalti ai treni in Macedonia, il filo
spinato lungo i confini ungheresi.
La parte del leone di questo movimento umano ora la fanno siriani e afghani, in fuga dall’instabilità
dei loro Paesi, ma ciascuna rotta
ha nazionalità prevalenti. Ad
esempio, dal Mediterraneo centrale (partenza coste libiche, rotta
Italia o Malta), che ora è la terza
porta d’ingresso in Europa, sono
arrivati in sette mesi oltre 91mila
migranti, principalmente eritrei e
nigeriani.
Dei circa 340mila ingressi in
Europa contati da gennaio a luglio
2015, oltre 97mila (dato già aggiornato a 105.333 la scorsa settimana
scorsa dal ministero dell’Interno,
ndr) hanno riguardato gli sbarchi
in Italia. «Si tratta dell’11% in più
rispetto ai primi sette mesi del
2014 - precisa Solari - trend che lascia prevedere che a fine 2015 si supererà il record dei 170mila raggiunto lo scorso anno».
Gli ingressi
Frontiera
Orientale
Accoglienza
Una volta soccorsi e approdati,
resta però il problema dell’accoglienza dei richiedenti protezione. Attualmente sono circa
90mila i soggetti ospitati nelle
strutture dedicate (Centri governativi, Cas, Sprar). Rispetto ai
60milioni di italiani residenti si
tratta di una percentuale minima(lo 0,15%), ma che comunque
necessita di un notevole impegno
gestionale. «Molte sono infatti le
criticità del sistema - sottolinea il
rapporto - a partire dalla distribuzione sul territorio e dal sovraffollamento. La metà dei 90mila ospiti risiede ine cinque Regioni: Sicilia, Lombardia, Lazio, Campania e
Piemonte. Un altro aspetto negativo è la frammentarietà, in quanto solo un quarto dei richiedenti
asilo è ospitato presso gli Sprar (la
rete di “seconda accoglienza”, dopo i Centri di primo soccorso e i
Cara finalizzati all’identificazione, ndr). Per non parlare dei tempi
di permanenza sia nei Cara (anche 12 mesi anziché i 20-35 giorni
previsti dal decreto di istituzione,
il Dlgs 25/2008) e l’attesa per il riconoscimento della protezione
internazionale (anche 12 mesi anziché il mese dalla presentazione
della domanda), la mancanza di
politiche di integrazione».
1.270
0,4%
717*
0,2%
Balcani
Occidentali
Albania / Grecia
Mediterraneo
Centrale
50.830 132.240
43.360 102.342
8.840 4.634*
170.760 91.302
18,0%
© RIPRODUZIONE RISERVATA
39,1%
15,3%
30,3%
2015
338.083
283.175
Mediterraneo
Orientale
3,1%
1,4%
(*) dati gennaio - giugno 2015
60,3%
27,0%
Africa
Occidentale
Mediterraneo
Occidentale
150*
275
0,1%
7.840 6.698*
0,04%
2,8%
2,0%
Fonte: elaborazioni di Fondazione Leone Moressa su dati Frontex
La distribuzione sul territorio italiano
NELLE STRUTTURE
I COSTI
Stima dei migranti ospitati nelle strutture
di accoglienza (Centri governatvi, Cas, Sprar)
al 31 luglio 2015
Lombardia
0
0,4 0,8
1,2
Trentino A.A.
1.782
Valle d'Aosta
2.672
0,17%
Friuli V.G.
0,07%
10.690
Veneto
5.345
1,85%
0,44%
Emilia-Romagna
0,12%
2.672
0,85%
Marche
0,05%
Sprar
910
1.782
0,05%
2.672
0,06%
5.345
Toscana
Abruzzo
1.782
0,09%
0,03%
8.017
Umbria
0,41%
Lazio
0,11%
252
Sprar
Strut. temporanee
30
34
35
Sprar
Molise
891
7.127
531
127
Puglia
0,10%
0,12%
1.782
Strut. temporanee
Cara/Cda e Cpsa
Piemonte
891
0,69%
5.345
0,34%
Campania
4.454
Basilicata
Sardegna
0,29%
Calabria
ITALIA
89.083
RISPETTO ALLA
POPOLAZIONE
RESIDENTE
19.716
COSTO MEDIO
PRO-CAPITE AL GIORNO
5.345
48.467
10.301
Cara/Cda e Cpsa
5.345
0,15%
Strut. temporanee
COSTO TOTALE
In milioni di euro
178
Liguria
78.484
Cara/Cda e Cpsa
1,6 2,0
0,0%
Stime al 18 giugno 2015
NUMERO PRESENZE
% SU POPOLAZIONE RESIDENTE
Spesa pubblica
Ma se si considerano le risorse destinate alle strutture, non sembrano esserci molti margini di miglioramento. Secondo le stime
del rapporto Moressa, la spesa attuale dell’Italia per il sistema accoglienza non dovrebbe scostarsi
di molto rispetto a quella sostenuta agli inizi dell’emergenza migranti: circa 910 milioni a fine giugno 2015 contro gli 860 del
2011(120 per le strutture e 740 per
l’emergenza Nord Africa). Quegli
860 milioni erano allora in linea secondo uno studio dell’Enm (European Migration Network) - con
quella di altri partner Ue, come
Germania o Francia (inferiore però ai fondi messi in campo dalla
Svezia). Alla stima dei 910 milioni
a fine giugno 2015, Fondazione
Moressa arriva partendo dalle
somme a saldo del 2014 e moltiplicando il costo medio giornaliero
teorico per il numero degli ospiti
attualmente presenti nelle diverse tipologie di strutture(si veda la
tabella nell’infografica a fianco).
Questi 910 milioni per la gestione
dell’accoglienza (che comprende
stipendi a operatori, affitti e consumi) sono pari allo 0,1% della
spesa pubblica nazionale complessiva (800 miliardi) e che ripartita sui 60milioni di residenti
in Italia corrisponde a circa 15 euro a testa.
2014
Gli arrivi di migranti nella Ue nel 2014 e nei primi sette mesi del 2015
Dati in unità e in % sul totale
14.253
Sicilia
Fonte: elaborazioni di Fondazione Leone Moressa su dati ministero Interno e Istat
1,07%
L’ANALISI
Gian Carlo
Blangiardo
Prevenire
l’assedio
demografico
dall’Africa
C
i sensibilizzano sul
bilancio di quanti non ce
l’hanno fatta; danno
conto dei progetti di chi ha
accarezzato, talvolta
illudendosi, il sogno di una vita
diversa e migliore in un nuovo
Paese. Tutto ciò viene
puntualmente documentato
grazie al supporto di una
varietà di fonti statistiche che
mettono costantemente a
disposizione i dati per valutare
e per confrontare le tendenze
in atto, così da coglierne gli
sviluppi ed evidenziarne gli
aspetti più problematici.
Ecco allora che mentre, da
un lato, Eurostat rende noto
che nel corso del primo
semestre del 2015 si sono
accumulate ben 400mila
richieste d’asilo nel complesso
della Ue - 160mila in più
rispetto allo stesso periodo
dello scorso anno (+66%) -,
dall’altro Frontex informa che i
clandestini “intercettati” alle
frontiere comunitarie nel solo
mese di luglio hanno superato
le 100mila unità, mettendo a
segno un incremento
complessivo di oltre 200mila
casi rispetto ai primi sette mesi
del 2014 (+175%). E le due
segnalazioni si allineano
perfettamente al dato del
ministero dell’Interno
sull’ulteriore crescita degli
immigrati sbarcati in Italia:
+11% nei primi sette mesi
dell’anno.
Come si vede, gli indizi
concordano, e il linguaggio dei
numeri sembra accreditare un
messaggio forte e chiaro: la
pressione migratoria verso
l’Unione Europea è
continuamente in crescita. E
l’Italia, che nel corso di questi
anni ha fatto da molo per
l’attracco dei barconi colmi di
disperati spesso diretti altrove,
verrà sempre più chiamata a
operare in prima linea su un
fronte, quello del
Mediterraneo centrale, che
deve la sua problematicità non
solo al caos che regna nei
territori che agiscono da
principale base di partenza dei
flussi verso il nostro Paese, ma
ancor più all’enormità del
bacino demografico da cui tali
flussi traggono origine.
Perché se è vero che i venti
di guerra che spingono le
70mila richieste d’asilo dei
siriani registrate nel
complesso della Ue nei primi
sei mesi del 2015 -così come le
38mila degli afghani o le 21mila
degli iracheni-, prima o poi
smetteranno di soffiare (ci si
augura), non sarà stessa cosa
per il profondo Sud del Mondo.
È opinione comune che
l’Africa, quella Sub-sahariana
in particolare, potrebbe non
solo non allentare la pressione
migratoria sul fronte europeo,
ma persino accrescerla nei
prossimi decenni. Oggi a sud
del Sahara vivono 962milioni
di persone, destinate a
diventare 1,2 miliardi tra dieci
anni e 1,6 tra altri dieci.
Secondo le più recenti
previsioni delle Nazioni Unite,
nel complesso dell’area i 2039enni si accresceranno di 203
milioni nell’arco di un
ventennio: troveranno
sufficienti occasioni di lavoro
in loco o accarezzeranno l’idea
della fuga altrove? D’altra
parte, in un mondo che
vogliamo sempre più libero e
interconnesso, come sarà
possibile, nel rispetto della
dignità umana, frenare le
legittime aspirazioni a una vita
migliore da parte di milioni di
giovani ormai ben consapevoli
delle opportunità che
potrebbero trovare
spingendosi oltre il confine del
Mediterraneo?
Ma al tempo stesso, fino a
SUPERARE L’EMIGRAZIONE
Valorizzare sul posto
il ricco capitale umano
dei Paesi sub-sahariani
è giusto e intelligente
anche per l’Occidente
che punto l’Europa del 2035,
quand’anche un po’ meno
affollata (10 milioni di abitanti
persi in vent’anni) e
decisamente meno giovane (37
milioni di 20-39enni in meno),
potrà realmente essere in
grado di assorbire senza rischi
di rigetto una forza d’urto
come quella che andrebbe
prospettandosi se la spinta
demografica africana dovesse
contare unicamente sulla
valvola di sfogo
dell’emigrazione?
Sono tutte domande che
forse oggi non trovano
adeguata risposta, ma che è
opportuno non vengano
rimosse. Perché se ora è lecito
sostenere che qualche
centinaio di migliaia di
persone in più non possono
non trovare spazio tra mezzo
milione di cittadini europei, gli
scenari per il futuro mettono in
campo numeri certo ben più
difficili da far quadrare.
Prevenire è sempre meglio che
curare. Fare in modo che il
ricco capitale umano
dell’Africa non sia sminuito da
un’emigrazione spesso
dequalificata, ma venga
valorizzato – magari con azioni
di formazione - per diventare
un fattore di sviluppo nella
propria terra non è solo un
ideale di giustizia, è anche una
strategia intelligente; e
conveniente per il futuro della
stessa Europa.
Università Milano Bicocca / Fondazione
Ismu
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
6
Professioni
La selezione
I percorsi troppo teorici pesano
sull’alto numero di «bocciature»
LE TENDENZE
Il dettaglio
Ancora attrattivi commercialisti e farmacisti
La crisi allontana architetti e ingegneri
Negli Albi si stringono le maglie dell’accesso
In dieci anni abilitati in calo del 33% ma anche gli esami di Stato perdono appeal (-15mila candidati)
Antonello Cherchi
Valeria Uva
dei candidati rispetto all’anno
precedente: 95mila contro i
93mila del 2012.
Nel complesso, dunque, il numero di chi accede all’Albo non
sale. È però vero che è possibile
solo un confronto parziale, perché il dato sugli avvocati - riferito
al 2012 (ultimo dato disponibile) è incompleto, in quanto ancora
privo dei risultati di sei Corti
d’appello. Ma la tendenza - in base alla fotografia scattata dall’Ufficio statistica del Miur - sembra
quella di una diminuzione generalizzata degli iscritti agli Albi.
pLe libere professioni perdo-
no appeal. Almeno a giudicare
dai dati: dieci anni fa a iscriversi
agli Albi erano stati in 74mila, nel
2013 (ultimi dati disponibili) non
hanno raggiunto i 50mila. Il 33%
in meno. La discesa degli iscritti è
stata preceduta da un calo dei
candidati: nell’ultimo decennio
hanno disertato gli esami di Stato
15mila aspiranti (-14%). Discesa
in parte mitigata dall’andamento
delle selezioni del 2013, che hanno fatto registrare un aumento
Con i dovuti distinguo: sul decennio perdono quasi tutti, con
percentuali significative per i geologi e gli agronomi (rispettivamente un calo del 76% e del
60%), una diminuzione vistosa
anche per le professioni tecniche degli ingegneri e architetti
(con segni meno rispettivamente del 40% e del 36%), dei chimici
(-53%) e degli odontoiatri (-41%).
Tengono, invece, gli assistenti
sociali (+14,8%), i biologi
(+6,8%), i farmacisti (+5,4%) e,
con percentuali più contenute,
gli psicologi (+0,3%).
Stiamo lavorando in questo senso con i ministeri della Giustizia e
dell’Istruzione».
Per Gerardo Longobardi, alla
guida dell’Ordine dei commercialisti, una certa selezione all’ingresso (in media uno su due non
ha passato l’esame) «è fisiologica,
perché l’esame si articola su campi molto vasti». In ogni caso l’Ordine continua a veder aumentare
i propri iscritti: «Nel 2015 siamo
oltre i 116mila, con un incremento
dell’1% - aggiunge Longobardi - e
le donne superano il 30%».
Anche i consulenti del lavoro
Per Andrea Mascherin, presidente del Consiglio nazionale forense, il calo dei praticanti (2013 a
parte) e degli abilitati è anche il risultato di un modo di affacciarsi
alla professione legale: «I praticanti - spiega - spesso affrontano
l’esame di Stato un po’ al buio, insieme ad altri concorsi: quello di
magistrato, di notaio, le selezioni
per il pubblico impiego. La scelta
della professione di avvocato diventa, pertanto, residuale. Si tratterebbe, invece, di renderla più
consapevole attraverso un percorso specifico già all’università.
stanno intervenendo sull’accesso: «Stiamo investendo - afferma Marina Calderone, presidente dell’Ordine - sui giovani e
sui percorsi d’ingresso. Assieme all’ente di previdenza stiamo attuando iniziative di sostegno al praticantato e stipulando
convenzioni con gli atenei, per
rendere l’accesso rapido, garantendo comunque alti livelli di
preparazione».
La formazione universitaria
troppo teorica, del resto, è il primo ostacolo per molti laureati in
fase di abilitazione. Tra questi gli
il numero dei «bocciati» in questa categoria, che al contrario
vanta nel decennio un boom di
aspiranti, «concentrato però soprattutto negli anni più lontani,
quando ancora il settore pubblico garantiva sbocchi».
Per molti la perdita di attratività inizia sempre prima. Come per
gli architetti,falcidiati dal blocco
dell’edilizia: «Quest’anno per la
prima volta - sottolinea Freyrie le iscrizioni ai test d’ingresso per
architettura sono dimezzate rispetto all’anno scorso».
architetti, che in dieci anni hanno
perso il 36% degli abilitati: «Siamo una delle poche professioni
per le quali il tirocinio non è ancora obbligatorio, nonostante noi lo
chiediamo a gran voce» spiega il
presidente del Consiglio nazionale, Leopoldo Freyrie.
La mancanza del numero programmato, «ma anche la possibilità di accedere alla laurea in servizio sociale da percorsi troppo
distanti» sono - secondo Silvana
Mordeglia, presidente dell’Ordine assistenti sociali - tra le ragioni che hanno fatto aumentare
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il trend
Confronto tra i candidati e gli abilitati all’esame di Stato
per gli anni 2004, 2012 e 2013
5.396 - 15,1%
Avvocati*
35.794
2013
2013
10.032 - 30,8%
32.572
Abilitati
Uomini
Categorie
Donne
Totale candidati
49.627 - 51,8%
TOTALE
95.719
2012
15.661 - 45,2%
34.634
2013
3.789
683
93.224
-8,8
2004
2012
2013
581
203
-33,1
111.588
2012
2013
793
Consulenti
del lavoro**
444 127
533 - 70,5%
2012
756
2020
4.894 - 54,5%
2013
2.268
8.973
2013
1.949
7.914
2012
1.973
7.655 - 55,2%
2004
Assistenti
Sociali
3.847
13.862
2004
3.808
1.756 - 64,8%
2013 192
2.708
2013
3.035
2012 167
2004 119
2012
1.942
1.529 - 85,9%
1.780
1.410
7.114
2004
934
605
2012
8.258
2.206
1.514
4.743
1.234
2013
3.314
1.363
6.293
625
6.657
+1,0
2012
5.714
3.121
+0,3
3.902
968
284
644
1.016
-6,8
683
313
1.290 - 98,4%
+5,4
-11,6
4.133
1.036
996 - 98,0%
3.184
4.484
3.942
928 - 95,9%
Veterinari
-41,0
508
987
2004 653
4.715
328
4.555 - 79,7%
-7,7
1.708
1.278
-5,5
5.169 - 77,6%
1.505
1.757
4.355 - 97,1%
+14,8
326
4.567 - 72,6%
+10,7
4.547 - 96,4%
-16,7
887
556
2013
1.720
-14,2
4.724
3.103
1.495 - 98,7%
Psicologi
4.592 - 96,8%
Farmacisti
1.564
2.109 - 69,5%
7.723
3.914 - 47,4%
-36,1
7.943
933 - 99,9%
-26,1
-1,1
4.013
2.771
2004
3.262 - 45,9%
+24,8
6.947
2012
1.892
3.424
3.967
882 - 99,4%
-23,5
4.130
3.612 - 46,8%
Commercialisti
2.626
3.922 - 49,6%
2012
3.964
2004
482
947
2.745
2013
n.d.
-40,8
6.875
2004
Odontoiatri
1.396 - 33,8%
-60,0
20.349
7.827 - 98,5%
2012
400 133
3.054
14.850
2013
-53,1
514
1.348 - 34,0%
-1,5
6.784 - 97,7%
2.407
2013
+7,1
1.429 - 70,7%
2004
1.031 - 42,8%
13.037
7.942
2012
1.079
464
3.119
6.712 - 97,6%
+14,5
200
201
2004
571 - 72,0%
Architetti
520
978 - 90,6%
2004
Agronomi
Medici
chirurghi
256
401 - 77,1%
74.194 - 66,5%
7.707
2004
2.289
707
12.770
18.274 - 89,8%
+6,8
-76,0
249
591
2012
3.202
459 - 79,0%
Chimici
1.308
10.996 - 84,3%
+3,6
2.411
677
2.996 - 93,6%
54.406 - 58,4%
184 102
2013
3.539
-29,4
10.826 - 84,8%
Ingegneri
2.516
3.088 - 87,3%
2012
504
2004
3.199 - 84,4%
2013
135 67
840 - 64,2%
-65,5
2004
Biologi
415
286 - 56,7%
-46,2
2012
Abilitati Abilitati
var.%
var.%
2013/12 2013/04
202 - 48,7%
Geologi
2004
1.311
512
* I dati degli abilitati si riferiscono al 2012 (dati parziali), 2011 e 2003 - ** Dati 2013, 2010 e 2006 - Nota: Nelle professioni che li prevedono, sono compresi i laureati junior - La categoria degli ingegneri comprende gli ingegneri, gli ingegneri civili e ambientali, quelli dell'informazione, quelli industriali Per avvocati e consulenti del lavoro non è disponibile la distinzione tra uomini e donne. Fonte: Elaborazione IlSole24Ore del Lunedì su dati Ufficio Statistica del Miur
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Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
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Commenti e inchieste
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Le lettere vanno inviate a:
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Fernanda Roggero, Stefano Salis,
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SOCIAL MEDIA EDITOR: Michela Finizio, Marco lo Conte
(coordinatore), Vito Lops e Francesca Milano
PROPRIETARIO ED EDITORE: Il Sole 24 Ore S.p.A.
PRESIDENTE: Benito Benedini
AMMINISTRATORE DELEGATO: Donatella Treu
Intervento militare
contro l’Is?
La tentazione è forte
M
i sono sempre considerata
persona aperta a tutte le culture
e convinta che la frase «L’Italia
ripudia la guerra» sia la più bella della
nostra Costituzione. Ma di fronte alla
barbarie senza fine e senza limiti dell’Is e
alle ultime notizie sui massacri degli
adolescenti - cui venivano fatte alzare le
braccia e se avevano peli sotto le ascelle
venivano fucilati - e a quelle sulla
schiavitù sessuale delle donne e delle
bambine, non posso fare a meno di
chiedermi se il nostro Paese e l’Europa
tutta non debbano pensare a un
intervento militare. E non per difendere
Le insidie del taglio
al debito di Atene
di Christoph Schmidt
V.R.
email
Infrastrutture, queste sconosciute
Quando parliamo di infrastrutture in un
Paese industriale e occidentale, di cosa
stiamo parlando? Prendiamo le ferrovie
italiane: è normale che per percorrere la
distanza tra Carrara, l’avamposto più a
nord della Toscana, e Milano in treno ci
vogliano di regola non meno di quattro
ore? E che la domenica dopo Ferragosto
ce ne siano volute - tra ritardi,
coincidenze perse e ancora ritardi - non
meno di cinque? Per una distanza di
circa 240 chilometri, percorribili in auto
in 2 ore e 40 minuti. E non stiamo
parlando del “famigerato” Sud...
A.D.F.
email
Domenico Rosa
Se lo sponsor è un gigante nuragico
Nel basket binomio tra arte e sport - Più risorse alla valorizzazione
di Antonello Cherchi
C
on la crisi economica della Grecia che continua a imperversare, si sono levate alcune voci illustri che chiedono
condizioni più indulgenti per il bailout e la riduzione del
debito.SièunitoaquestosollecitoperfinoilFmiche,insiemead
altri prestatori europei, ha fornito alla Grecia finanziamenti
d’emergenza.Unapprocciodiquestotipopotrebbeesseredavvero la proverbiale formula magica per risolvere la crisi greca?
La risposta è no. Se è innegabile che l’indebitamento ellenico
è molto elevato e se è indiscutibile che un passivo ingente frena
la crescita economica, è anche vero che il Paese deve far fronte
ad altri ostacoli più difficilmente sormontabili per la crescita e
che è indispensabile risolverli prima.
Infatti, negli anni a venire la Grecia probabilmente dipenderà dalla concessione da parte di fonti ufficiali di finanziamenti
vincolati alle riforme, non alla quota di indebitamento. Il saldo
nominale ellenico avrà importanza soltanto quando il Paese
rientrerà nel mercato dei debiti e sarà soggetto a questo, non a
termini di prestito e agevolazioni ad hoc. Nel frattempo Atene
dovràinaugurareleriformestrutturalinecessariearipristinare
le prospettive di crescita a lungo termine e, così facendo, rafforzarelasuacapacitàdiripagareisuoicreditorisenzaprocederea
una consistente riduzione del debito nominale . (...)
Invece di offrire agevolazioni che potrebbero determinare
un’instabilità a lungo termine nell’Eurozona, i leader europei
farebbero bene a continuare a impegnarsi per creare forti incentivi destinati a tutti gli Stati membri che rispettano politiche
fiscali prudenziali e che sono in grado di ridurre il rapporto tra
spesa pubblica e indebitamento e ripristinare soluzioni fiscali
tampone atte a controbilanciare gli shock asimmetrici dell’unione monetaria. Soltanto allora l’Eurozona avrà una possibilità concreta di preservare la clausola del “no bailout” prevista dal Trattato di Lisbona.
La Grecia forse contribuisce per meno del 2% al Pil dell’Eurozona, ma perseguire miopi soluzioni ad hoc per i suoi problemi
significherebbe instaurare precedenti che potrebbero portare
alladisgregazionedell’interaunionemonetaria.Perscongiurare una simile evenienza è di vitale importanza che qualsiasi soluzione per la crisi della Grecia rafforzi, invece di pregiudicare,
lacoesionedell’Eurozona.Èvero,laGreciahadovutosottoporsi a dolorosi aggiustamenti per affrontare e risolvere le sue profonde lacune strutturali, le sue insostenibili finanze pubbliche e
la mancanza di competitività dei prezzi, ed è vero che questi aggiustamenti hanno portato a un calo della produzione ellenica.
Ma l’alto tasso di disoccupazione e la mancanza di investimenti
non possono e non devono essere imputati alla cura prescritta,
essendopiùchealtrosintomidelmancatoimpegnodapartedel
Paese a riformare la sua amministrazione pubblica e dare impulso alla flessibilità della sua economia.
Il dibattito internazionale su quanta austerità sia opportuna
per bilanciare gli interessi della Grecia e dei suoi creditori ha distratto per troppo tempo i policy maker ed è giunto il momento
di concentrarsi su un imperativo concreto: mettere a punto e
concretizzare le vitali riforme strutturali, a livello nazionale ed
europeo. Per gestire questo processo, il Consiglio tedesco degli
esperti di economia che presiedo ha messo a punto una serie di
riforme – denominata “Maastricht 2.0” – che potrebbe rinvigorire l’apparato normativo così essenziale per il successo a lungo
termine dell’Eurozona. Per esempio, l’unione bancaria dovrà
essere consolidata tramite un più ampio regime di deliberazione e una supervisione finanziaria integrata, e si dovrà introdurre un meccanismo per la ristrutturazione del debito sovrano.
Premessa basilare delle riforme proposte è il cosiddetto “principio di unità delle responsabilità e del controllo”, in virtù del
quale si richiede che sia il potere di prendere decisioni sia le responsabilità connesse alle conseguenze di queste ultime restino a uno stesso livello politico, nazionale o sovranazionale. In
altreparole,seiPaesivorrannoprenderelelorodecisioniinmateria fiscale in modo indipendente rispetto ai loro partner dell’Eurozona, non potranno aspettarsi in seguito che costoro subentrino per fornire loro aiuto.
Certo, negli ultimi anni la compagine istituzionale europea è
stata sottoposta a riforme di grossa portata che riflettono i princìpi del “Maastricht 2.0”, quali la necessità di dare rilievo alla responsabilità nazionale per le finanze pubbliche e la competitività internazionale. Ma il processo riformistico resta ben lontano dal dirsi concluso.
È innegabile che la stabilità a lungo termine dell’Eurozona è
dunque messa a repentaglio dalle misure varate sul breve periodo per risolvere problemi acuti, quali la riduzione dell’indebitamento greco. Se l’unione monetaria europea intende sopravvivere, e un giorno prosperare, sarà bene che i suoi leader non si
lascino tentare da soluzioni di comodo.
Traduzione di Anna Bissanti
© PROJECT SYNDICATE, 2015
W
elcome back giants. Bentornati giganti. C’era questa scritta a caratteri cubitali ad accogliere all’aeroporto di Olbia, il pomeriggio del 27 giugno scorso, i giocatori della Dinamo
Sassari, che la sera prima a Reggio Emilia avevano conquistato, nell’ultima di
sette gare tesissime quanto bellissime,
lo scudetto della massima serie di
basket. Quel riferimento ai giganti non
era solo ai centimetri d’altezza che ogni
giocatore si porta dietro, ma soprattutto
ai giganti di Mont’e Prama, le statue nuragiche di 2 metri e più ritrovate nel Sinis
(a Mont’e Prama, appunto), in provincia
di Oristano.
Per quasi tutto il campionato la stilizzazione del viso di quegli antichi giganti
dagli occhi concentrici ha campeggiato
sul retro delle maglie della Dinamo. Una
decisione della Regione Sardegna, che ha
scelto di “sponsorizzare” la squadra sassarese con un “marchio” culturale. Operazione che ha portato nelle casse della
Dinamo 750mila euro e ha permesso agli
antichi guerrieri sardi di farsi conoscere
in giro per l’Italia e l’Europa. Palcoscenici
dove la Dinamo ritornerà tra meno di un
mese con il blasone di campione d’Italia.
E per i tifosi del team sassarese i loro beniamini sono ormai “I giganti”.
Anche questa è politica di valorizzazione del nostro patrimonio. Parola molto usata negli ultimi anni e in particolare
in questi giorni, dopo la nomina dei direttori, sette dei quali stranieri, dei venti super-musei. E considerato che sulla tutela
non si transige, a i nuovi arrivati si chiede
soprattutto di aprirsi alla valorizzazione
dei beni ricevuti in custodia. Di trovare
nuove forme per far conoscere il patrimonio, per farlo visitare, per fare in modo
che riesca anche a produrre reddito e a
farlo produrre al territorio circostante.
Potrà accadere anche ai giganti di
Mont’e Prama e alla loro casa nel Sinis.
L’indimenticabile vittoria della Dinamo tanto cara ai sardi quanto lo scudetto del
Cagliari di Gigi Riva nel 1970 - ha contri-
di Guido Gentili
u Continua da pagina 1
C
he poi la domanda di insegnamento sia localizzata
più a Nord che a Sud e che
l’offerta sia invece maggiore nel Mezzogiorno fa poca differenza. Assunti e “stabilizzati” sì, ma
a prescindere, o magari ipotizzando
che a trasferirsi siano gli alunni, da
Nord a Sud. Così, accade – anche
perché il Governo non ha a sua volta
fatto bene i conti- che si faccia un
mezzo passo indietro nella battaglia
contro la “supplentite”, come l’ha
definita il premier Renzi. Molti incarichi a tempo saranno ancora possibili nelle province dove risiedono
gli insegnanti precari. E i trasferimenti, per almeno un anno se non
due, resteranno nel cassetto.
Sarà comunque la madre di tutte
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DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE: via Monte Rosa, 91 - 20149 Milano
Tel.023022.1-Fax023022.214-e-mail:[email protected]
PIANO STRATEGICO GRANDI PROGETTI
Risorse a disposizione: 80 milioni. Periodo: 2015 e 2016
Interventi
Galleria degli Uffizi (Firenze)
Polo Reale (Torino)
Risorse
(mln)
18,0
7,0
Museo nazionale
dell’Ebraismo e della Shoah
(Ferrara)
7,0
Museo delle navi (Pisa)
5,0
Museo di arte contemporanea
Palazzo Ardinghelli (L’Aquila)
2,0
Museo archeologico
nazionale (Aquileia-Udine)
1,5
Risorse
(mln)
Interventi
Villa romana
(Spello-Perugia)
1,0
18,5
7,0
7,0
Colosseo (Roma)
Certosa di Pavia
Arsenale pontificio (Roma)
Ponte degli alpini
(Bassano del Grappa)
3,0
Museo archeologico giganti
Mont’e Prama
(Cabras-Oristano)
3,0
PIANO ORDINARIO LAVORI PUBBLICI
Risorse a disposizione: 186 milioni. Periodo: 2015-2017
N. interventi
Risorse
Musei
49,1 221
Archivi
32,8 485
Archeologia
39,3 235
Istituti
centrali
14,8 32
Belle arti
e paesaggio
39,0 249
Biblioteche
10,9 55
PIANO OBIETTIVO NAZIONALE (PON) CULTURA E SVILUPPO
Risorse a disposizione: 490 milioni. Periodo 2014-2020
Obiettivi
Tutela e valorizzazione patrimonio culturale e naturale
in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia
Sviluppo imprese culturali e turistiche
Assistenza tecnica
Totale
Risorse (milioni)
Ue Nazionali Totale
270,1
90,0 360,1
85,5
12,5
368,1
28,5 114,0
4,1
16,6
122,6 490,7
FONDO PER LA TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE
Risorse a disposizione: 500 milioni, 100 milioni per ciascuno degli anni dal 2016
al 2020 . Periodo 2016-2020
Pa e scuola, la doppia scommessa
SEDE LEGALE - DIREZIONE E REDAZIONE:
via Monte Rosa, 91 - 20149 Milano - Tel. 023022.1 - Fax 0243510862
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© RIPRODUZIONE RISERVATA
Fondi per la tutela del patrimonio culturale
L’EDITORIALE
PROPRIETARIO ED EDITORE: Il Sole 24 ORE S.p.A.
AMMINISTRAZIONE: via Monte Rosa, 91 - 20149 Milano
buito a farli uscire dalle sale dei due musei archeologici di Cagliari e Cabras e catapultarli nei palazzetti dello sport. Per
ora i guerrieri nuragici sono divisi, ma in
futuro potranno avere un museo tutto
per loro a Cabras. C’è l’impegno del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini - «L’intenzione è di raggrupparli in
un’unica struttura: i giganti sono tra i
punti di forza non solo sardi, ma nazionali» - e ci sono i primi soldi: tre milioni messi a disposizione dal Piano strategico
grandi progetti, che ha una dote complessiva di 80 milioni da spendere tra
questo e il prossimo anno.
Tra gli 80 milioni ce ne sono anche 18
per rifare l’arena del Colosseo, così da
poterla rendere accessibile a spettacoli, e
altrettanti per ingrandire gli Uffizi. Pure
questa è valorizzazione, così come i 7 milioni per dare più appeal al Polo museale
di Torino o i 3 per restaurare il Ponte degli
alpini a Bassano del Grappa, un’attrattiva
per il territorio.
Dopo anni di magri bilanci, la cultura
ritorna a disporre di fondi. Ci sono i 186
milioni del piano dei lavori pubblici, con
oltre 1.200 interventi soprattutto di conservazione e restauro da attivare nel
prossimo triennio; ci sono i 500 milioni cento per ogni anno a partire dal prossimo - portati dall’ultima legge di Stabilità e
da spendere secondo un programma
triennale che avrebbe dovuto vedere la
luce a primavera e invece è ancora in gestazione.
Si può, infine, contare sui 490 milioni
del Pon cultura 2014-2020, 114 dei quali da
spendere per favorire lo sviluppo dell’imprenditoria culturale e 360 da concentrare su sessanta grandi attrattori culturali delle cinque regioni meno sviluppate (Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia), facendo leva sulla
protezione e salvaguardia di quel patrimonio e sulla promozione e sviluppo della filiera culturale dei territori.
Obiettivo che - come ben sanno i giganti di Mont’e Prama - si può raggiungere anche apparendo sulla maglietta di
una squadra di basket.
Il responsabile del trattamento dei dati raccolti in banche dati di uso
redazionale è il direttore responsabile a cui, presso il Servizio Cortesia, presso Progetto Lavoro, via Lario, 16 - 20159 Milano, telefono (02
o 06) 3022.2888, fax (02 o 06) 3022.2519, ci si può rivolgere per i diritti
previsti dal D.Lgs. 196/03.
Manoscritti e fotografie, anche se non pubblicati, non si restituiscono.
le riforme, quella della Pubblica amministrazione, a chiarire una volta
per tutte se l’Italia è destinata a cambiare passo, rinnovandosi, o a restare in quelle posizioni di retroguardia civile e amministrativa di fatto
incompatibili con la status di una
potenza industriale occidentale.
Basta rammentare che all’istituzione del ruolo unico dei dirigenti
dello Stato (forse l’obiettivo più importante della “riforma Madia”) lavorò una volpe della politica come
Giulio Andreotti. Non riuscì nel-
UN PROBLEMA BEN NOTO
Già nei primi anni Settanta
si era ipotizzato
ma senza successo
di istituire un ruolo unico
per i dirigenti del pubblico
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Abbonamenti - Casella Postale 10592 - 20111 Milano, indicando: NOME / COGNOME / AZIENDA / VIA / NUMERO CIVICO / C.A.P. /LOCALITÀ / TE-
di GIORGIO DELL’ARTI
La crudeltà
può anche
essere donna
una cività contrapposta a un’altra ma,
semplicemente, in nome dell’umanità.
BENI CULTURALI
EUROZONA
La biblioteca
l’impresa, ed era il 1972: siamo nel
2015 e ora ci prova Matteo Renzi.
Prima di dirsi conclusa, la riforma
della Pa avrà bisogno di veder trasformati in legge una ventina di decreti attuativi, con l’ultima delega,
quella per il pubblico impiego, che
scadrà formalmente nel febbraio
2017. Il Governo vuole accelerare, e
ha promesso che entro fine anno vedrà la luce il decreto per la dirigenza.
Nel frattempo, già venerdì prossimo, entreranno in pista un paio di
norme auto-attuative previste dalla
“riforma Madia”.
La prima: l’autotutela in tempi
certi prevista per cittadini e imprese, per cui, una volta scaduti i termini, nessuna amministrazione potrà
ri-mettere in discussione le procedure sulle quali ci si era in precedenza accordati.
La seconda: la regola del silenzio/
LEFONO e FAX/EMAIL. Altre offerte di abbonato sono disponibili su Internet all'indirizzo www.ilsole24ore.com/offerte. Non inviare denaro. I nuovi
abbonati riceveranno un apposito bollettino postale già intestato per eseguire il pagamento. La sottoscrizione dell'abbonamento dà diritto a ricevere offerte di prodotti e servizi del Gruppo Il Sole 24 ORE S.p.A. Potrà rinunciare a
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assenso tra le amministrazioni pubbliche su richieste di pareri e nullaosta. Un modo per depotenziare la
Repubblica dei rimpalli (e dei ritardi) che si è storicamente affermata
in Italia.
Particolare importante: il silenzio/assenso varrà anche per i decreti ministeriali, sottoposti al “concerto” tra i dicasteri. Era, questo, uno
dei primi capisaldi di Renzi-rottamatore sbarcato alla guida del Governo. Se ne parlò, si mise anche a
punto un testo, ma poi tutto restò come prima.
Possiamo immaginare cosa potrebbe significare la riforma della Pa
. Non solo un settore pubblico meno
costoso e più efficiente, ma un Paese
in generale più moderno e più disponibile a scommettere sul suo futuro.
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relative ad edizioni più vecchie di 24 mesi dalla data odierna.
Donna. «Ciò che l’uomo offre in eroismo sul
campo di battaglia, la donna lo eguaglia con
infinita perseveranza e sacrificio, con infinito
dolore e sofferenza. Ogniqualvolta mette al
mondo un figlio, combatte una battaglia per
l’esistenza del suo popolo… La comunità
nazionalsocialista del Völk è fondata su
solide basi proprio perché milioni di donne
sono diventate nostri camerati più devoti e
fanatici» (Hitler, congresso del Partito
nazista, Norimberga 1934).
Trucco. Il partito era contro la cosmesi. La
bellezza doveva essere pura, il colorito di una
donna dipendeva dall’esercizio fisico, non da
un prodotto. All’allenamento si
accompagnava un abbassamento del livello
culturale. Non si insegnava più il latino ma si
davano consigli su come scegliere marito. A
partire dagli anni Trenta lo Stato esigeva
ovviamente che il Mein Kampf venisse usato
per insegnare «l’essenza della purezza del
sangue».
Madre. «Nel mio Stato, la madre è il cittadino
più importante» (Hitler)
Aiuto. Quella volta che una bambina ebrea di
sette anni si avvicinò a Josefine Block,
piangendo e implorando per la propria vita. E
lei le rispose: «Ti aiuterò!». Poi la agguantò
per i capelli e la prese a pugni, la spinse a terra
e le calpestò la testa. Dopo la madre della
bimba sollevò tra le braccia il piccolo
corpicino ormai senza vita, tentando invano
di rianimarlo.
Killer. Pauline Kneissler, meglio nota come
l’infermiera killer. Nata in Ucraina nel 1900,
riparò in Germania per sfuggire ai
bolscevichi. Diplomata infermiera nel 1920 a
Duisburg, riuscì ben presto a trovare lavoro
in una casa di cura di Berlino. Attivista nazista
dal 1937, amava cantare nel coro di una chiesa
protestante.
Meier. Tra le amanti di Hermann Hanweg, la
segretaria ventunenne Liselotte Meier.
Quest’ultima fu costretta dal suo capo e
amante Hanweg a stare vicino alla famiglia di
lui. Tanto che i bambini la chiamavano «vice
mamma» mentre la moglie l’aveva
soprannominata «Brutus».
Ferri. Erna Reichmann, segretaria del
commissario distrettuale di Slonim
(Bielorussia), salvò da 2000 ebrei in marcia
verso la fucilazione solo una donna: «non
aveva ancora finito il maglione che doveva
farle ai ferri».
Caccia. Quella domenica in cui i funzionari di
alto rango, tra questi anche Hanweg e la
Meirm sbronzi, diedero la caccia agli ebrei,
mandati nella foresta per stanare i conigli.
Dalle carrozze, accompagnati da mogli e
amanti impellicciate, c’era chi li frustava e chi
gli sparava. «Erano diventati facili bersagli
che davano immediata gratificazione a
tiratori inesperti, sovente ubriachi. Pochi
fortunati schivarono i proiettili e trovarono
riparo nella foresta, mimetizzandosi nella
vegetazione. La Meier non poteva
immaginare che, un ventennio più tardi, gli
ebrei di Lida sarebbero riapparsi per
identificarla e accusarla».
Tappetino. Johanna Altvater, l’ambiziosa
segretaria d’azienda di Minden, era una
giovane ventiduenne quando arrivò a
Vladimir-Volynskij, sul confine ucrainopolacco, al servizio di Wilhelm Westerheide.
Il 16 settembre 1942, avvicinò due bambini
ebrei, uno di 6 anni e l’altro ai primi passi, che
abitavano vicino al muro del ghetto. Fece loro
un cenno, come se volesse offrigli qualcosa. Il
più piccolo le andò incontro. Lei lo sollevò tra
le braccia, e lo strinse così forte che il bimbo
prese a strillare e a dimenarsi. Afferrandolo
per le gambe, Johanna lo capovolse e gli
sbatté la testa contro il muro, come se fosse
un tappetino impolverato. Poi gettò il
corpicino senza vita ai piedi del padre, che in
seguito raccontò: «Non avevo mai visto un
tale sadismo da parte di una donna, non me lo
dimenticherò mai».
Maschio. La Alvater, nota per la sua cattiva
abitudine di uccidere i bambini, era solita
attirarli con una caramella. Quando le si
avvicinavano e aprivano la bocca, lei gli
sparava in gola con la piccola pistola color
argento che teneva sul fianco.
10 per cento. In una società pacifica, le donne
commettono in media circa il 14% di tutti i
crimini violenti e più o meno l’1% degli
omicidi. Nell’Est genocida la percentuale
saliva al 10. Il numero stimato di killer
femminili era intorno a 3.000.
Notizie tratte da: Wendy Lower, Le Furie di
Hitler, Rizzoli 2013, pp. 343, 22 euro.
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Lunedì
24 Agosto 2015
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IL GIORNALE DELL’ECONOMIA REALE
t
LE CHIAVI DELLA MANIFATTURA/10
MONDO&MERCATI
STILI&TENDENZE
Cina al top
per i costi
di missione
dei manager
L’arredo-design
spinge le lastre
in ceramica
della Laminam
Silvia Pieraccini u pagina 15
Enrico Netti u pagina 14
Giovanna Mancini u pagina 16
Il distretto della pelle di Firenze
si rilancia con l’export delle «griffe»
Congiuntura. L’indagine di Fondazione Impresa sullo stato di salute nel primo semestre delle aziende con meno di 20 addetti
Pmi più vicine all’uscita dal tunnel
I maggiori progressi nel manifatturiero - Dal Sud arrivano timidi segnali positivi
LE INIZIATIVE DEL SOLE
Convegni
A MILANO IL 28 E 29 SETTEMBRE
Sono ancora aperte le iscrizioni
al XV «Italian Energy Summit»
pIl prossimo 28 e 29
La fotografia
A che punto
sono le Pmi
nel tunnel
della crisi
Nord-Est
Artigianato
78,1
65,5
55
Servizi
78,9
me
tri
+5,5
+6,0
Commercio
+5,8
60
55,9
65
+3,7
Manifatturiero
80,3
70
Sud e isole
Centro
56,2
Media
68,4
62,9
Nord-Ovest
76,6
75
80
+3,6
+5,6
Chiara Bussi
pLe incognite non mancano,
dalla Cina alla Russia. Ma per le
imprese al di sotto dei 20 addetti
la luce in fondo al tunnel appare
sempre meno sfocata, anche se
con diverse gradazioni a seconda del settore. Anzi, per il 36%
del campione di circa 1.200
aziende intervistate la crisi è già
alle spalle. Lo rivela l’Osservatorio congiunturale di Fondazione Impresa sul primo semestre di quest’anno. Se la crisi fosse visualizzabile come una galleria lunga 100 metri, a fine
giugno le “piccole” ne hanno
percorsi, in media, 68,4 con un
balzo di 5,9 metri, il più lungo
dall’inizio dell’inversione di
tendenza registrata un anno e
mezzo fa.
Restringendo il focus sui settori, si scopre che le imprese del
manifatturiero avanzano di 7,5
metri e raggiungono quota 80,3,
sorpassando i servizi. Questi ultimi percorrono invece 5,8 metri e devono accontentarsi della
seconda posizione a 78,9 metri.
+8,0
+5,9
Il manifatturiero segna, infatti, i
migliori risultati rispetto ai sei
mesi precedenti: la produzione
è aumentata dello 0,6%, il fatturato è cresciuto dello 0,4% e
l’export del 2 per cento. Al di
sotto della media si situano in-
OCCUPAZIONE IN RISALITA
Il 63,5% del campione
ha assunto nuovi dipendenti
a tempo indeterminato
anche grazie agli sgravi
contributivi offerti dal Jobs act
vece l’artigianato, che guadagna 6 metri e si attesta a 65,5, e il
commercio che resta nelle retrovie con un gap di 25 metri rispetto alla piccola impresa.
«Il settore - sottolinea Daniele Nicolai, economista di Fondazione Impresa, tra i curatori
della ricerca - risente soprattutto degli aspetti ancora vulnerabili dell’economia, come la domanda interna ancora debole e i
redditi familiari ai minimi». A
livello complessivo il posizionamento nel tunnel registrato
nel primo semestre mostra segnali incoraggianti e supera di
1,6 metri quello rilevato nella
seconda parte del 2011, prima
della nuova ondata di crisi.
Sul territorio continua a primeggiare il Nord-Est, che ha
percorso 5,5 metri a quota 78,1, e
recupera terreno il NordOvest: per queste imprese si verifica la risalita più ampia, pari a
8 metri. Più distanti le aziende
del Centro, mentre il Sud continua ad arrancare a circa 56 metri, oltre 20 in meno rispetto alla
testa della classifica, anche se
produzione (+0,1%), ordini
(+0,2%) ed export (+0,6%) fanno finalmente registrare il segno “più”.
Cresce invece il numero di
aziende che si sentono già fuori
dal pericolo. Se in media più di
una su tre ritiene di aver superato la fase di recessione, il sentiment varia a seconda dei settori, con una forbice che va dal

47% della piccola impresa manifatturiera al 22% del commercio. Sul territorio trovano
conferma le differenze tra
Nord e Sud, con il Nord-Est in
leggero vantaggio sul NordOvest. Un ulteriore 36% prevede di uscire dal tunnel entro
quest’anno, con frequenza più
elevata per le “piccole” del manifatturiero. Nel settore del
commercio, invece, la maggioranza vede la crisi alle spalle solo nel 2016. I più ottimisti sono
gli imprenditori del Nord,
mentre permane un certo pessimismo nel Mezzogiorno, dove solo poco più di un’impresa
su quattro conta di uscire dalla
recessione entro il 2015.
Timidi segnali di aumento
anche dal fronte dell’occupazione, favorita dalla decontribuzione totale sul costo del lavoro per tre anni introdotta nel
2015. Nel primo semestre gli occupati della piccola impresa
manifatturiera sono cresciuti
su base congiunturale dello
0,3% rispetto alla media nazio-
a
all
a d etri
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i
sc m
l’u 100
o
s
r
si
+7,5
cri
Ve
Fonte: Fondazione Impresa, Osservatorio
congiunturale Piccola Impresa in Italia
I NUMERI
35,9%
Imprese fuori pericolo
Imprese con meno di 20
addetti che dichiarano di aver
superato la crisi. La forbice va
dal 46,7% del manifatturiero
al 22,3% del commercio
48,6%
Le previsioni sulla svolta
Aziende manifatturiere che
prevedono di uscire dalla crisi
nel 2015. Nel commercio sono
il 31,1 per cento
+0,3%
Le assunzioni dei «piccoli»
Crescita dell’occupazione
nella piccola industria
manifetturiera nel primo
semestre. Nel 63,5% dei casi le
assunzioni sono state a tempo
indeterminato sulla scia degli
incentivi del Jobs act
nale dello 0,1 per cento. A seguire i servizi, che segnano +0,2%, e
l’artgianato con un timido
+0,1%, mentre per il commercio
la variazione è stata nulla. A registrare l’aumento maggiore
sono state le imprese del NordOvest (+02%), mentre è stabile
il Mezzogiorno dopo lunghi periodi con segno negativo. Nel
63,5% dei casi le imprese con
meno di 20 dipendenti hanno
assunto nuovo organico a tempo indeterminato, con una forbice che va dal 74% del manifatturiero al 46% del commercio.
«È un segnale - conclude Nicolai - che indica la sostanziale
validità dello sgravio contributivo e rafforza le decisioni
aziendali che erano comunque
guidate dall’esigenza di introdurre in azienda personale in
pianta stabile»
Prova ne è che il 41% delle imprese che hanno assunto a tempo indeterminato avrebbero
scelto questa forma contrattuale anche senza l’incentivo.
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settembre a Milano si
svolgerà la 15esima edizione
dell’«Italian Energy Summit»
organizzato dal Sole 24 Ore.
L’Energy Summit è un
appuntamento di particolare
importanza, dal momento che
il mercato dell’energia
costituisce oggi un tema
chiave per l’Europa, la cui
sfida per il futuro è quella di
raggiungere l’autosufficienza
e conseguire un mix
energetico sostenibile, sicuro
e competitivo.
La crescente dipendenza
dalle importazioni, infatti,
indebolisce l’affidabilità
dell’approvvigionamento di
energia e compromette
l’intera economia. Attraverso
la diversificazione e la ricerca
di un mix equilibrato delle
fonti, invece, l’energia potrà
trasformarsi in elemento
chiave per supportare
l’innovazione e la
competitività delle imprese
italiane.
Il summit prevede
interviste one to one con i
principali protagonisti del
settore e key note speech
internazionali: vi
prenderanno parte, tra gli
altri: Guido Bortoni,
presidente dell’Autorità per
l’energia elettrica, il gas e il
sistema idrico; Giliberto
Dialuce, direttore generale
per la Sicurezza e le
infrastrutture energetiche del
ministero dello Sviluppo
economico; Nicola De
Sanctis, amministratore
delegato di E.On Italia;
Claudio Descalzi,
amministratore delegato di
Eni; Carlo Malacarne,
amministratore delegato di
Snam; Gianfilippo Mancini,
amministratore delegato di
Sorgenia; Javier Hernández
Sinde, presidente e
amministratore delegato di
Gas Natural Italia.
Tutte le informazioni per
iscriversi e partecipare si
possono trovare all’indirizzo
internet
www.eventi.ilsole24ore.com/e
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© RIPRODUZIONE RISERVATA
In edicola
«IL - IL SOLE 24 ORE»
In anteprima per l’Italia un capitolo
del nuovo romanzo di Jonathan Frenzen
pIn occasione dell’uscita del
nuovo romanzo di Jonathan
Franzen, Purity, che
rappresenta l’evento letterario
dell’anno in uscita nelle librerie
americane il 1° settembre e in
quelle italiane a febbraio 2016,
il mensile “IL – Il Sole 24 Ore” in edicola con Il Sole 24 Ore per
un mese a partire da venerdì 21
agosto - pubblica in anteprima
per l’Italia un lungo estratto del
libro, la Parte II intitolata “La
Repubblica del Cattivo Gusto”.
E nella storia di copertina
Francesco Pacifico racconta
perché Franzen è l’autore più
importante della nostra epoca.
Focus, poi, sull’Europa, una
macchina poderosa ma
senz’anima che s’inceppa a
ogni imprevisto. Un’Europa a
cui forse è mancato l’apporto
di registi, scrittori e artisti
capaci di produrre miti
unificanti su cui fondare una
comunità più coesa.
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14
Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
MONDO&MERCATI
Scambi commerciali. Negoziati in corso
Il budget per la casa
Tra Pechino e la Ue
un nuovo accordo
per gli investimenti
Spesa per l’affitto di un appartamento non arredato con due camere da letto al mese, in euro
BERLINO
LONDRA
PECHINO
+51,19%
+58,33%
4.000
4.000
3.000
3.000
2.000
2.000
4.315
2.854
2010
2015
4.000
3.150
2.140
1.000
2015
4.000
4.000
3.000
3.000
3.000
2.000
2.000
2.000
1.000
0
2010
di Antonio Pavan
e Cristiano Rizzi
-20,74%
-5,63%
3.939
2.000
0
0
NUOVA DELHI
-4,76%
4.000
3.000
1.000
1.200
VARSAVIA
+47,20%
1.900
1.000
BUCAREST
1.575
1.500
0
2010
2015
1.000
1.243
1.173
2010
2015
2015
1.000
0
0
2010
3.122
2010
2015
Fonte: Mercer
Internazionalizzazione. L’indagine di Mercer sui valori complessivi dei «pacchetti» per i dirigenti all’estero delle imprese italiane
Cina dispendiosa per il manager
Piazze asiatiche al top delle spese per offrire condizioni di vita e lavoro analoghe all’Italia
Enrico Netti
pUn aumento del budget di almeno il 10% per le imprese che vogliono presidiare con un proprio
top manager il mercato cinese. I
costi rimangono in linea con quelli
del 2014 o in calo per chi invece
punta su altre nazioni in via di sviluppo o sulle economie emergenti.
I Paesi del Far East si confermano
come le destinazioni più onerose
per le aziende che mandano in
“missione” i loro dirigenti.
Sono le evidenze più significative che emergono dalla classifica
mondiale«Costofliving2015»realizzata da Mercer, società di consulenza internazionale. La graduatoria è calcolata in base ai costi che
l’azienda - in questo caso una multinazionale tascabile - deve affrontare per offrire condizioni di vita e
lavoro analoghe a quelle italiane.
Viene considerato un paniere con
oltre 200 tra beni e servizi, dal cibo
al tempo libero, dall’abbigliamento ai mezzi di trasporto, dall’istruzione per i figli all’affitto di un appartamento (quasi sempre il capitolo di spesa più consistente).
Quest’anno nella top ten sono
ben cinque (Hong Kong, Singapore, Shanghai, Pechino e Seul) le
piazze asiatiche con il più alto costo della vita per i dirigenti che
emigrano. Metropoli dove il trend
dei rincari è in costante ascesa.
Il paniere delle voci di costo supera i 410mila euro (+12,6% sul
2014) di spese annuali per un
country manager o un responsabile di un impianto di una Pmi che
per lavoro va a vivere a Shanghai
con la moglie e un figlio. Il budget
scende a quasi 340mila euro
(+7,5%) se la destinazione è Nanchino, mentre Hong Kong si rivela
IL PRIMATO
In cima alla classifica
delle capitali con gli oneri
più elevati per le aziende
resta ancora Luanda,
capitale dell’Angola
la destinazione più costosa della
regione a causa degli alti costi di
prodotti e beni di consumo acquistati dagli “espatriati”.
«È l’effetto del fenomeno inflattivo che porta a un aumento dei
prezzi dei prodotti importati e, dopo le ultime svalutazioni dello
yuan, è destinato ad accentuarsi»
spiega Elena Oriani, Global mobility leader di Mercer Italia.
Per il terzo anno consecutivo il
primo posto in classifica è appannaggio di Luanda, la capitale dell’Angola, dove è molto difficile e
impegnativo mantenere stan-
TV A CURA DI LUIGI PAINI
dard di vita in linea con quelli occidentali. Nella top ten delle città
più costose figurano le svizzere
Zurigo (al 3° posto), Ginevra (5°) e
Berna (9°). È l’effetto del rafforzamento del franco ad aver reso la
Confederazione elvetica una delle destinazioni più impegnative
per le aziende.
Nonostante le difficoltà, nell’Eurozona si sono registrati contenuti aumenti dei prezzi e capitali
europee come Parigi e Vienna scivolano di qualche posizione insieme a diverse metropoli tedesche.
Nell’Est Europa le cose non vanno
meglio con Praga (142° posto), Bucarest(170°)eMinsk(200°),chearretrano. «La comparazione del costo della vita tra città europee non
ha subìto particolari variazioni
compresa la conferma del fatto
che le città tedesche continuano a
mantenere il livello dei prezzi inferiori rispetto a quelle italiane e
francesi - continua Elena Oriani -.
Nelle economie meno stabili, per
vicissitudini non solo economiche, come quella russa, la svalutazione porta a un incremento dei
prezzi locali a causa degli aumenti
di prezzo dei prodotti importati».
Nel Medio Oriente la palma della città più costosa va a Tel Aviv
(18° posto), che precede Dubai
(23°) e Abu Dhabi (33°), mentre
Beirut (44°) nell’ultimo anno ha
Un anno all’estero in busta paga
Valori in migliaia di euro
Retribuzione annua netta
Indennità di trasferimento
Indennità costo della vita
Indennità qualità della vita
Indennità scuola
Tasse e contributi (dipendente)
Indennità estero
Tasse e contributi (azienda)
Indennità abitazione
Cina Shanghai
Cina Nanchino
Russia
India
Brasile
Polonia
Romania
0
50
100 150 200 250 300 350 400
guadagnato diverse posizioni.
Laforzadeldollarohainnescato
una serie di forti rincari per le sedi
negli Usa. New York (16° posto,
stabile rispetto al 2014) è la destinazione più costosa del Nordamerica, mentre metropoli della West
Coast come Los Angeles e Seattle
guadagnano 26 e 47 posti. Stesso
trend per Chicago, Washington e
Houston. Scala ben 67 posti Buenos Aires, a causa dell’impennata
dei prezzi innescata dalla crisi argentina, e la situazione non è molto
diversa nel caso di San Paolo (40°)
e Rio de Janeiro (67°).
Negli ultimi anni si è anche registrata una corsa ai rincari negli affitti. Mercer ha calcolato che la
spesa mensile di un appartamento
non arredato è cresciuta di circa il
50% nell’arco degli ultimi cinque
anni in destinazioni chiave come
Londra, Berlino e Pechino. Nella
capitale inglese, anche per effetto
della super-sterlina, si spende il
doppio che a Berlino, mentre Pechino mette a segno un balzo di
mille euro nel periodo. Altre capitali dell’Est Europa, come Bucarest e Varsavia, offrono canoni accettabili, resi ancora più interessanti da leggeri ribassi. Nuova
Delhi, infine, vede un calo del 20
per cento.
[email protected]
Fonte: Mercer
© RIPRODUZIONE RISERVATA
RADIO 24
I
l fatto che la Cina abbia recentemente svalutato la sua moneta ha messo in allarme molti, ma di fatto la mossa della People’s Bank of China era diretta, ed
èdiretta,ariequilibrarevaloriche
hanno visto negli ultimi anni un
rafforzamento impressionante
dello yuan. È nell’interesse, non
solo della Cina ma di tutti i suoi
partner commerciali, che il Paese
del Dragone rispetti i suoi obiettivi di crescita, avviando allo stesso
tempo un lento ma progressivo
allineamento dei suoi standard e
del sistema finanziario verso
quello delle economie più avanzate. Ciò fa anche parte del cammino intrapreso dalla Cina sulle
riforme attualmente in atto per
integraremaggiormentelaCinaa
livello globale.
Gli Outbound Direct Investment(Odi)cinesihannoraggiunto i 120 miliardi di dollari nel 2014,
un risultato peraltro proiettato
verso un nuovo record nel 2015,
nonostantegliultimiavvenimenti a livello interno. Questi “numeri” sono il frutto delle nuove politiche di liberalizzazione in Cina,
volte a favorire l’allocazione di risorse che altrimenti rimarrebbero inutilizzate o disperse nella
“Mainland China”. All’apertura
di“flusso”cinesedeveperòcorrispondere la capacità dei Paesi cosiddetti “recipienti” a saper raccogliere gli investimenti.
In questo quadro si inserisce il
nuovo “Bilateral Investment treaty”, in fase di negoziazione tra
Cina e Ue, che appena adottato
sostituirà i 26 agreements in vigoretralaTerradelDragonee26dei
28 Stati membri della Ue. L’accordo bilaterale dovrebbe favorire
unpiùampioaccessoalmercatoe
una maggiore protezione degli
investimenti di ambo le parti,
contribuendo complessivamente all’armonizzazione del diritto
vigente in materia. Uniformare la
cornice legislativa e garantire la
stessa protezione degli investimenti cinesi nella Ue non potrà
che instillare maggiore fiducia
negli investitori già interessati alle opportunità di business presenti nella vecchia Europa.
Questa nuova iniziativa con la
Ue sembra catalizzare l’attenzione maggiore degli sforzi cinesi
nel processo di integrazione in
cui la Cina è impegnata a livello
internazionale, al fine di diventa-
IL TEMPO
L’anticonformista
La giornata economico-finanziaria
21.10 | SKY ARTE
Ritratto di Paco Rabanne (nella foto)
17.05 | FOCUS ECONOMIA
Sebastiano Barisoni (foto) con le voci dei protagonisti e le chiusure di borsa
Frequenze:800-080408
Per intervenire alle trasmissioni:
800-240024 SMS 349-2386666
I Gr possono essere ascoltati anche su:
www.radio24.it
21.15 | RAITRE
Festival del Circo di Montecarlo.
È qui la festa : sotto il tendone di
Montecarlo si riuniscono ogni anno i
migliori artisti circensi provenienti
da tutto il mondo. Presenta Cristina
Chiabotto.
21.15 | RAI STORIA
Italia: viaggio nella bellezza.
Un Paese da amare: questa
settimana visitiamo l’Abbazia di
Chiaravalle di Fiastra, nelle Marche,
una delle più straordinarie
testimonianze dell’architettura
cistercense in Italia.
23.25 | RAIUNO
Petrolio.
La minaccia dell’Isis: Duilio
Giammaria presente un
documentario, in collaborazione con
la televisione franco-tedesca Arte,
sulla nascita e l’evoluzione del
califfato terrorista.
SPETTACOLO
21.00 | SKY CULT
12 anni schiavo,
di Steve McQueen, con Chiwetel
Ejiofor, Usa 2013 (134’). Una vergogna
chiamata schiavitù. Ispirato a una
drammatica storia vera, nell’America
della prima metà dell’800.
21.15 | PREMIUM EMOTION
Changeling,
di Clint Eastwood, con Angelina
Jolie, John Malkovich, Usa 2008
(141’). Una donna che non si arrende
mai: Angelina Jolie commovente nel
ruolo di una madre alla ricerca del
figlio scomparso nel nulla.
21.10 | SKY CINEMA 1
The equalizer – Il vendicatore,
di Antoine Fuqua, con Denzel
Washington, Usa 2014 (132’). L’ex
agente della Cia proprio non ce la fa a
restare con le mani in mano. Stavolta
ha contro la mafia russa: auguri!
22.50 | IRIS
Radio America,
di Robert Altman, con Meryl Streep,
Usa 2006 (105’). Canto del cigno del
sommo Altman: ancora una volta,
con il suo ultimo film, dipinge un
fenomenale ritratto corale
21.15 | RAI 5
Miss Mabel.
Prosegue l’omaggio a Sandro Bolchi
(1924-2005), mitico regista della tv in
bianco e nero: Lucilla Morlacchi e Tino
Carraro sono fra gli interpreti dello
sceneggiato, tratto nel 1959 dal testo
teatrale di Robert Cedric Sherriff.
ATTUALITÀ
20.55 | NAT GEO
Megafabbriche.
Visita alle grandi fabbriche del made
in Italy: vediamo come si
costruiscono due miti italiani, la
Ferrari e la Agusta MV.
21.15 | PREMIUM CINEMA
Perez.,
di Edoardo De Angelis, con Luca
Zingaretti, Italia 2014 (94’). Napoli
violenta: la ragnatela della camorra
può arrivare ovunque, sconvolgendo la
vita anche di chi se ne crede al riparo.
6.10 | Smart city
6.15 | Reportage
6.30 | Storiacce
7.15 | Spunti di vista
di Irene Zerbini
7.20 | In primo piano
10.05 | Il treno va
di Gianluca Nicoletti e Fabrizio Intonti
11.05 | Cuore e denari
di Nicoletta Carbone e Debora Rosciani
12.05 | Il Gastronauta
di Davide Paolini
15.05
Il falco
e il gabbiano
13.15 | Reportage
13.30 | Voci d’impresa
13.45 | Voci in scena
ILPRIMOPENTITODELLASTORIA
Joseph “Joe Cargo” Valachi è stato un
criminale statunitense, membro della
Famiglia Genovese, agli ordini diretti
del capomafia Vito Genovese.
Fu il primo mafioso italoamericano a
parlare pubblicamente della sua stessa
organizzazionedifronteallaCommissione
McClellan, facendo di «Cosa Nostra» un
nome familiare. Di Enrico Ruggeri (foto)
14.00 | Europa 24
14.05 | Tutti convocati
di Carlo Genta e Pierluigi Pardo
Milano
ALBA E TRAMONTO:
06:32
Aosta
11
34
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Roma
20:19
06:25
20:00
maltempo con piogge e temporali sparsi,
anche intensi al Nord Ovest, blandi in
Romagna. Attenuazione dei fenomeni la sera a
Ovest. Temperature in calo, massime tra 20 e
25.
Centro:
spiccata instabilità su Tirreniche e dorsale
con temporali ed acquazzoni sparsi; più
asciutto sulle coste adriatiche. Temperature in
diminuzione ad Ovest, massime tra 24 e 28.
Sud e isole:
21.30 | Moebius
alta pressione e bel tempo prevalente
ovunque, salvo maggiori addensamenti sulle
aree interne. Temperature in deciso aumento,
massime tra 28 e 33.
22.05 | Il falco e il gabbiano
23.05 | Nessun luogo è lontano R
16.05 | Nessun luogo è lontano
di Giampaolo Musumeci
Foggia
20.30 | Il treno va
15.05 | Il falco e il gabbiano
di Enrico Ruggeri
svolta significativa e aprirebbe
un nuovo capitolo nella cooperazione economica e commerciale
sino-europea.
Siglato l’accordo, sarà poi
compito dei singoli Stati membri
evidenziare le opportunità presenti nei rispettivi Paesi canalizzando possibili target verso i potenziali investitori favorendo gli
investimenti con incentivi. Solo
in questo modo si potrà garantire
un flusso continuo di investimenti cinesi.
Secondo un sondaggio della
Camera di commercio europea
in Cina (Euccc), il 78% delle imprese cinesi interpellate hanno
incontrato difficoltà nelle loro
operazioni di business in Europa
e solo migliorando la trasparenza
delle procedure burocratiche e
armonizzando il sistema legislativo per gli investimenti e investendo su risorse umane in loco
che possano facilitare la realizzazione o sviluppo di un investimento cinese, si potrà creare una
soluzione win-win per entrambi i
blocchi. Quindi le opportunità
nonmancanosiapergliinvestitori cinesi, sia per chi, con lungimiranza, saprà coglierle.
Nord:
MINIMA
18.05 | Si può fare
di Alessio Maurizi
22.45 | Voci in scena
Il Bilateral investment treaty
in discussione con Bruxelles
potrà dare ulteriore slancio
alle iniziative dirette
nella Repubblica popolare
Oggi
17.05 | Focus economia
La giornata economico finanziaria
15.00 | Food Lab
MAGGIORE APERTURA
www.ilsole24ore.com/meteo
MASSIMA
DA NON PERDERE
re un player di primaria importanza in questo mondo globalizzato. E per raggiungere l’obiettivo è auspicabile che la valuta locale venga annoverata presto tra
quelle liberamente convertibili.
Per quanto riguarda l’Europa,
il potenziale accordo incrementerebbe il volume degli scambi
commerciali tra i due blocchi, ma
anche di capitali, e contribuirebbe certamente al miglioramento
delle relazioni economiche. Nonostante, infatti, la Cina sia il secondo partner commerciale europeo,ilsuoruolonelcommercio
con la Ue non corrisponde a quello ricoperto in materia di investimenti. Gli investimenti diretti
esteri (Ide) europei in Cina ammontano solamente al 2% circa
sul totale e quelli cinesi in Europa
soloall’incircal’1,5percento.L’accordo rappresenterebbe una
Domani
Milano
ALBA E TRAMONTO:
06:33
MINIMA
GR 24: all’ora
STRADE IN DIRETTA: ai 15’ e ai 45’
BORSE IN DIRETTA: alla mezz’ora
Aosta
14
MASSIMA
Taranto
33
Roma
20:17
06:26
19:58
Nord:
torna il bel tempo sin dal mattino al
Nordovest; ancora temporali al Nordest ma in
esaurimento entro sera da Ovest con
rasserenamenti. Temperature in rialzo,
massime tra 23 e 28.
Centro:
nubi in diradamento su Tirreniche e dorsale
con però ancora qualche fenomeno. Bel tempo
sulle Adriatiche. Temperature in aumento,
massime tra 25 e 30.
Sud e isole:
bel tempo prevalente, salvo nubi in arrivo su
Tirreniche e Ioniche; locali piogge diurne tra
Est Sicilia e dorsale calabra. Temperature
stabili, massime tra 28 e 33.
Temperature
Italia
Europa
Parigi
16 22
11 23
Ancona
22 28
23 29
Atene
21 32
22 32
Stoccolma
12 24
15 24
Bari
22 32
25 33
Berlino
17 29
13 22
Tirana
21 29
23 31
Bologna
18 27
20 27
Bruxelles
13 19
12 21
Vienna
17 28
17 22
Cagliari
22 32
23 32
Bucarest
18 31
19 31
Zurigo
12 25
Firenze
19 27
21 28
Copenaghen
17 20
15 19
Mondo
Genova
21 24
21 26
Dublino
8 19
9 18
Hong Kong
27 34
26 33
Milano
19 22
19 26
Francoforte
13 24
10 23
Los Angeles
20 35
22 35
Napoli
22 29
24 28
Istanbul
18 31
18 30
New Delhi
25 35
27 37
Roma
24 32
27 32
Lisbona
13 24
15 27
New York
19 34
19 33
Palermo
20 29
22 28
Londra
12 19
12 19
Rio de Janeiro
19 23
18 23
Torino
17 21
16 27
Madrid
16 27
16 30
Singapore
27 29
28 29
Venezia
20 24
20 24
Mosca
9 20
9 23
Tokyo
21 28
OGGI
DOMANI
OGGI
DOMANI
OGGI
Debole Moderato
Sole
Poco
nuvoloso Nuvoloso Coperto
Var
Pioggia
Pioggia Temporali
Neve
Nebbia
Calmo
Mosso
7
22
DOMANI
18 22
Forte
Agitato
Impresa & territori 15
Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
Le chiavi della manifattura/10. L’espansione all’estero delle «griffe» italiane più famose ha trainato le lavorazioni artigianali e industriali del distretto toscano
Firenze vince con la pelletteria di lusso
Raddoppiato l’export - La sfida ora si gioca sulla crescita delle dimensioni aziendali e sulla formazione
Silvia Pieraccini
FIRENZE
pSi può uscire più forti e
più competitivi dalla lunga
fase di crisi economica internazionale? I teorici dell’argomento, che nel periodo
2008-2014 hanno avuto modo e tempo di affinare le proprie convinzioni, hanno ora
un “caso concreto” da analizzare. Tanto più sorprendente, in quanto classificato
nel capitolo “manifattura
tradizionale” e organizzato
nella forma “antica” del distretto industriale.
Il caso di studio è la pelletteria di lusso dell’area fiorentina, che si allunga fino al
Valdarno per produrre borse e portafogli dei più prestigiosi brand mondiali, tra cui
spiccano nomi come Gucci,
Prada, Ferragamo, Dolce &
Gabbana, Tod’s, Bulgari,
Fendi, Tiffany, Cartier, Dior,
Celine, Montblanc, Givenchy e Chanel.
Un distretto classico nell’organizzazione, che vanta
al proprio interno tutte le lavorazioni artigianal-industriali e che durante gli anni
della recessione non solo
non è dimagrito, ma è addirittura riuscito a potenziare
la produzione e, spinto dall’espansione internazionale
delle griffe, ha praticamente
raddoppiato l’export, arrivato a fine 2014 al livello record
di 3,1 miliardi di euro (considerando pelletteria e calzature), con una crescita dell’11,8% sull’anno precedente
guidata dagli Stati Uniti e
dalle spedizioni verso i poli
logistici della Svizzera.
Ciliegina sulla torta, il distretto ha incrementato
l’occupazione di almeno
3mila unità, raggiungendo
quota 17mila (con circa 2.500
aziende).
Le vendite all’estero della
pelletteria fiorentina ormai
valgono il doppio di quelle
del “vicino” distretto tessile
di Prato, da sempre considerato il locomotore della moda toscana, con il quale fino a
vent’anni fa nessuno immaginava neppure lontanamente di poter confrontare i
risultati.
E invece la crisi ha sparigliato le carte: mentre Prato
ha sofferto la concorrenza internazionale dei nuovi produttori di tessuti e filati, Firenze ha “approfittato” della
crescita-monstre del peso di
borse e scarpe nelle collezioni delle griffe per proporsi al
mondo come manifattura di
qualità, forte di un “saper fare” storico, radicato e diffuso. E forte anche di un territorio che, nell’arco di poco più
di cento chilometri, condensa una delle più importanti filiere mondiali della pelle:
dalla concia-cuoio di Santa
Croce sull’Arno (provincia
di Pisa), che esporta per un
miliardo di euro, alle calzature di Lucca e di Lamporecchio-Monsummano (Pistoia), fino al distretto della pelletteria e delle calzature di
Arezzo, anch’esso in forte
crescita negli ultimi anni
L’OCCUPAZIONE
In questi anni di crisi
gli addetti sono aumentati
di almeno 3mila unità,
raggiungendo quota 17mila
con circa 2.500 aziende
(+16,7% le esportazioni nel
2014 arrivate a quota 764,5
milioni di euro).
E così è accaduto che,
mentre la Toscana tra il 2008
e il 2014 perdeva il 21% della
produzione manifatturiera,
il settore della pelletteria
riusciva ad accrescerla. E
mentre le aziende artigiane
della regione cadevano sotto
i colpi della crisi (l’eredità è
10mila imprese in meno, oggi
scese ai livelli del 2000), i
pellettieri artigiani resistevano, trainati dal buon andamento del lusso e dei marchi
legati a questo territorio.
Un territorio che, in questi
anni, non è stato certo a
guardare: ha innovato nel
credito, a partire dal primo
contratto di filiera firmato
nel gennaio 2013 dal gruppo
LA PAROLA
CHIAVE
Filiera
bancario Intesa Sanpaolo
con il marchio Gucci per aiutare il finanziamento dei fornitori e subfornitori della
griffe fiorentina; ha dato vita, grazie al contributo di
Confindustria Firenze, a una
serie di reti d’impresa tra
terzisti della pelletteria, per
consolidare la fornitura e
subfornitura e trasferire innovazione e know how; ha
avviato un progetto per il riciclo totale degli scarti di lavorazione della filiera; e, ultima mossa, nell’aprile scorso, ha creato la rete d’impresa Pelle+ per organizzare
una fiera di prodotti, materiali, lavorazioni e tecnologie per la pelletteria da svolgersi a Firenze il prossimo
autunno, un format nuovo
per il mercato che condensi
saper fare e saper produrre,
ricerca e innovazione.
Ora però - con le spalle più
larghe dopo la crisi e rapporti più stretti con i brand internazionali - il sistema di piccole e medie imprese di pelletteria che produce per i
marchi si trova obbligato a
cambiare. E la sfida è quella
delle dimensioni aziendali.
Perché le micro e piccole
aziende terziste che hanno
tre-cinque addetti sono
schiacciate da problemi finanziari, adempimenti burocratici e, in alcuni casi, dalla concorrenza sleale proveniente soprattutto dai laboratori cinesi (si veda
l’articolo qui sotto). Mentre
le medie aziende, che acquisiscono le commesse dalle
griffe, hanno necessità di
strutturarsi meglio per ridurre i costi e aumentare la
competitività (si veda l’intervista in questa pagina).
Tutto il distretto fiorentino ha bisogno di investire
sulla formazione e di affrontare davvero - al di là dei proclami fatti finora - la questione “legalità ed etica” per eliminare tutte le ombre produttive. Il progetto messo a
punto da Confindustria e
Cna Firenze insieme ai sindacati, che prevede un sistema di tracciabilità per rendere trasparenti tutte le fasi di
lavorazione, e che ha visto il
coinvolgimento anche della
Regione Toscana, attende di
essere attuato.
La questione, dunque, è
strategica, di prospettiva.
«Difficile cambiare quando
le cose vanno bene», sussurrano gli addetti ai lavori. Ma
è proprio adesso, con il vento
in poppa, che il distretto si
trova davanti alla sfida più
difficile.
La mappa delle esportazioni
INTERVISTA
Le principali destinazioni delle esportazioni del distretto della Pelletteria e calzature di Firenze nel 2014. In milioni di euro
Franco Baccani
Regno Unito
Legenda
236.8
Paese
+44,0
XX,X
Germania
Austria
+11,7
+48,2
164.9
+xx,x
35.5
Russia
Var.% sul 2013
44.3
-14,7
TOTALE EXPORT 2014:
3.105
Paesi
Bassi
Svizzera
+44,7
+12,4
70.9
milioni di euro
+11,8
Sud
Corea
887.0
55.2
-6,6
Francia
Giappone
384.6
120.7
+9,4
+0,5
Cina
95.9
+3,8
Stati Uniti
321.0
Spagna
Hong Kong
+9,5
+10,9
62.0
+10,9
167.3
Fonte: Intesa Sanpaolo; Istat
7È l’insieme articolato che
comprende le principali attività,
le tecnologie, le risorse e le
organizzazioni che concorrono
alla creazione, trasformazione,
distribuzione e
commercializzazione di un
prodotto finito. In senso più
stretto, si intende anche l’insieme
delle aziende che concorrono alla
catena di fornitura di un
© RIPRODUZIONE RISERVATA
prodotto: la filiera produttiva,
infatti, è la catena di passaggi
produttivi esistenti dalla
Decima puntata di una serie
creazione della materia prima
Precedenti pubblicazioni: 11, 12, 13,
all’arrivo della merce in negozio. 17, 18, 19, 20, 21 e 22 agosto
Il caso. Una Pmi sconfitta dal dumping sociale e dal sommerso
Ma c’è chi deve chiudere
per la concorrenza sleale
T
re anni fa è stato
costretto a dire
“basta” e ha chiuso i
battenti dell’azienda
artigiana da lui fondata.
Un’azienda che produceva
accessori in metallo per
pelletteria, nella quale
lavorava con la moglie e tre
dipendenti.
«Quello che è successo
sul mercato l’ho vissuto
sulla mia pelle», racconta
questo imprenditore
fiorentino con 34 anni di
esperienza alle spalle nel
settore della pelle, che
preferisce non dire il
proprio nome.
«La verità – aggiunge - è
che per i “piccoli” non ci
sono più margini: o si
mettono insieme e
diventano più grandi,
oppure affondano».
Perché non ci sono più
margini? «Perché chi è
piccolo oggi è costretto a
lavorare per le griffe, che
impongono il loro prezzo.
Vent’anni fa si poteva dire:
questa fibbia la produco a
questo prezzo. Oggi il
rapporto è completamente
rovesciato, e il prezzo lo
decide la griffe. Io all’inizio
mi sono un po’ salvato con
la qualità, ma poi...».
Poi cos’è successo? «È
successo che nel frattempo
POCHI MARGINI
La qualità non sempre paga:
i cinesi hanno macchinari
con cui producono
a costi bassissimi
accessori di buona fattura
i produttori cinesi hanno
migliorato le proprie
lavorazioni: nella
pelletteria non fanno più
solo bassa qualità, ma
anche media. Insomma, i
cinesi non sono stati fermi a
guardare, anche perché
hanno capitali da investire
in macchinari e
manodopera a basso costo
sempre disponibile, pagata
in nero. È sempre la stessa
storia: fanno quello che gli
italiani non possono fare, a
costi fuori mercato. E così
hanno preso quote di
mercato, mettendo fuori
gioco gli artigiani italiani
che non hanno investito e
non hanno avuto il coraggio
di mettersi insieme».
E perché i piccoli non
sono stati capaci di unirsi,
di collaborare? «Perché è
difficile cambiare
mentalità. Ed è difficile
capire che se non si cambia,
si muore. Se dieci aziende
con cinque operai ciascuna
si fossero messe insieme,
magari costituendo un
consorzio, e avessero
acquistato macchinari,
avessero effettuato
investimenti, avessero
aumentato le dimensioni,
avrebbero potuto salvarsi.
Invece non lo hanno fatto. E
oggi sono agonizzanti».
S.Pi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Unirsi
e far sistema
le chiavi
per resistere»
IL. Le idee tornano di moda
Storia di copertina
Fogliettone
Fuori Collana
Lo scrittore
più grande che c’è
Nel Paese
del Vizietto
Confessioni
di uno sneakerhead
In anteprima su IL, un capitolo
del nuovo romanzo di
Jonathan Franzen: Purity,
in uscita negli Usa a
settembre, atteso in Italia
nel febbraio 2016.
Nozze gay in America, ma
non da noi. Diamo il ministero
delle Pari opportunità a
Renato Pozzetto, sdoganatore
di omosessualità
nella commedia all’italiana.
I siti specializzati, le Nike
Huarache del ’91 del colore
giusto, le scarpe di LeBron
James. Storia di una
magnifica ossessione. E di un
culto sempre più planetario.
Idee e Lifestyle del Sole 24 ORE
IL è in edicola
con
Il Sole 24 ORE
In prima linea. Franco Baccani,
titolare della B&G di Lastra a
Signa (Firenze)
p«Se
non aumentiamo
le dimensioni delle nostre
aziende, siamo destinati a
essere acquisiti. E non sarà
come all’Esselunga, ma
come al Penny Market, al
discount».
Franco Baccani, titolare
della pelletteria B&G di Lastra a Signa, in provincia di
Firenze, che produce borse
per grandi marchi con una
decina di milioni di fatturato, appena passato dalla
guida della sezione Pelletteria di Confindustria Firenze alla vicepresidenza
della stessa associazione
industriali, non ha peli sulla
lingua.
«Il mercato sta cambiando e noi, se vogliamo sopravvivere, dobbiamo pensare a metterci insieme per
gestire i cambiamenti.
Dobbiamo avere una massa critica di fatturato che
supera almeno i 20 milioni
e organizzazioni che eliminano la ridondanza dei costi che minano la competitività: tre o quattro piccole
aziende che hanno buste
paga diverse, consulenti
diversi e bollette diverse,
significano inefficienza.
Dobbiamo unirci, anche se
nel distretto è difficile far
passare questo messaggio.
Ma non ci sono alternative.
La dimensione delle aziende oggi è troppo piccola per
rispettare tutte le normative e star dietro agli aggiornamenti necessari».
Che cosa sta cambiando
nel mercato?
Oggi ci confrontiamo
con griffe che fanno capo a
multinazionali e queste
multinazionali vogliono
organizzazioni flessibili
dai costi contenuti. Se
quattro aziende da 10 milioni di fatturato ciascuna
facessero una holding da
40 milioni, abbatterebbero subito tre-quattro punti
percentuali di costi ridondanti e potrebbero organizzarsi a livello manageriale, con professionisti
della finanza e della supply chain che potrebbero
gestire 200 persone tra interni ed esterni. Se non avverrà, siamo destinati a essere acquisiti a prezzi da
discount».
Essere acquisiti potrebbe voler dire anche vedersi portare via personale
specializzato da grandi
marchi che si mettono a
produrre direttamente.
Se non ci mettiamo insieme e non facciamo massa
critica, rischiamo di essere
cannibalizzati. Già oggi ci
sono griffe che stanno facendo picking e portando
via macchinisti e modellisti dalle piccole aziende,
impoverendo così l’indotto che non ha la forza necessaria per controbattere.
Per questo dobbiamo stabilire regole d’ingaggio sul
territorio. E dobbiamo diventare più grandi».
S. Pi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
16
Impresa & territori
Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
STILI&TENDENZE
Artigianato. Primi ordini per la start up
A tutto export.
A destra,
lastre di
ceramica
Laminam in
una stazione
ferroviaria in
Nuova Zelanda.
Qui a sinistra,
lo studio
Morgan Lowell
a Londra
In breve
SNEAKER
Debutta la Chuck
Taylor All Star II
Scarpe «su misura»:
Mario Bemer
punta sull’estero
Silvia Pieraccini
Ceramica. L’azienda di Fiorano Modenese raddoppia in Italia e progetta di produrre in Russia
Una rivisitazione di quella
che, lanciata negli anni 70, si
è affermata come una delle
sneaker più iconiche al
mondo. Converse ha
presentato una nuova
versione della Chuck
Taylor All Star che integra
alla ben nota silhouette la
Nike Lunarlon technology.
NEGOZI
Robe di Kappa
hi-tech a Torino
Il marchio del gruppo
BasicNet ha traslocato in
Piazza Lagrange con uno
spazio ipertecnologico
tra schermi touchscreen e
“BasicMannequin”,
manichini con un iPad al
posto del volto, che
indica al cliente i
prodotti indossati e i
relativi prezzi.
RETAIL
Roy Roger’s
debutta a Osaka
Roy Roger’s, storico
marchio di jeans fondato
nel 1952 a Firenze dal
gruppo Sevenbell, punta
sul mercato giapponese e
inaugura il primo shopin-shop nel department
Store Hankyu di Osaka,
che riunisce i più
importanti designer
internazionali
specializzati in moda
maschile.
La crescita di Laminam
spinta dall’arredo-design
Lastre in formato
extra-large
usate per pareti
e top di cucine
Giovanna Mancini
pSi considerano ancora una
start up, nonostante i loro prodotti (lastre ceramiche di grandi
dimensioni e minimo spessore)
siano sul mercato ormai dal
2009. Ma delle start up Laminam – azienda di Fiorano Modenese fondata nel 2011 da Franco
Stefani – ha i numeri (un fatturato in crescita in media del 30%
anche negli anni di crisi) e lo spirito: «Stiamo creando una domanda nuova per un prodotto
nuovo – spiega l’amministratore delegato Alberto Selmi – e per
questo prodotto nuovo stiamo
creando nuovi mercati». Dalla
Russia al Nordamerica, dai Paesi del Golfo Persico all’Estremo
Oriente, l’azienda esporta oltre
l’80% della produzione. E la domanda non è mai mancata neppure in Italia dove, nonostante
la crisi, le vendite hanno sempre
registrato un trend in crescita.
Per questo – forte di un fattu-
rato di 40 milioni nel 2014, stimato in aumento a 50 milioni per fine anno – Laminam ha deciso di
scommettere su un’ulteriore
espansione, inaugurando una
nuova linea produttiva (la quarta), che è stata avviata a metà luglio, con un investimento di circa 15 milioni, e che porterà anche
30 nuove assunzioni, per arrivare a circa 200 dipendenti, tutti
nel Modenese.
«Con la nuova linea introduciamo sul mercato una lastra innovativa di dimensioni extralarge, con formato 1.600x3.200
e spessore di 12 millimetri. È la
più grande in commercio», aggiunge Selmi. Aumenta anche
la capacità produttiva dell’azienda, con un potenziale
giornaliero che passa da 66 a 158
tonnellate. Come già le precedenti lastre Laminam, anche i
nuovi prodotti saranno destinati all’uso soprattutto nell’edilizia, per il rivestimento esterno
di edifici, nell’architettura di interni, per pavimenti e pareti, o
nell’arredo-design, per realizzare i top di cucine di alta gamma e mobili bagno.
«Laminam è nata così, per
portare sul mercato un prodotto che non esisteva – racconta
l’ad dell’azienda modenese -.
C’è una domanda straordinaria
Pareti. Un palazzo in Sudafrica
di queste lastre, che hanno
grandi prestazioni e moltissimi
utilizzi».
Per esempio, nel mondo dell’arredo-design, in particolare
nelle cucine a isola di grandi dimensioni e alta gamma, le lastre
extra-large in ceramica hanno
sostituito materiali come marmi o lapidi, che hanno un costo
e un impatto ecologico decisamente superiori. Il sistema di
produzione Laminam, infatti,
sfrutta una tecnologia (il sistema a pressa Gea) che consente
di produrre lastre regolari e
senza difetti anche in dimensioni oversize, con una riduzio-
Meet the leaders, share the experience

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ne dei consumi di energia del 50
per cento. Il processo produttivo, inoltre, prevede il recupero
di tutti i materiali utilizzati nel
ciclo.
Al momento la produzione è
tutta italiana. «Ma stiamo valutando la possibilità di aprire all’estero anche una sede produttiva – precisa l’ad –, per esempio
in Russia, perché questo, nonostante tutte le turbolenze, è un
ottimo mercato per chi produce
direttamente lì, che ha il vantaggio di abbattere i costi delle materie prime, dell’energia e della
manodopera, senza il rischio di
incorrere in sanzioni».
La distribuzione avviene soprattutto attraverso la «creazione di domanda», promuovendo
i prodotti presso gli studi di architettura e progettazione, e attraverso una rete di distributori.
In alcuni casi sfruttando alleanze strategiche come quella siglata lo scorso marzo con la giapponese Toto, leader mondiale nel
settore sanitario, con cui Laminam ha avviato una collaborazione tecnica per una nuova tecnologia autopulente, ma che
prevede anche un accordo di distribuzione del prodotto, che sarà commercializzato da Laminam in Europa e da Toto in Asia.
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FIRENZE
pAlle spalle ha trent’anni di at-
tività nel mondo della calzatura,
pronta e su misura, ma sempre rigorosamente fatta a mano con
pellami di qualità. A queste competenze si aggiunge un cognome
– Bemer – conosciuto a livello internazionale per il gusto e la ricercatezza nelle scarpe da uomo.
È con queste due credenziali, e
le radici ben piantate a Firenze,
che Mario Bemer a 56 anni ha deciso di ricominciare la tradizione
di famiglia, dopo la morte tre anni
fa del fratello-socio Stefano, che
aveva legato il proprio nome a un
negozio-laboratorio nell’Oltrarno fiorentino, ora ceduto, frequentato da personaggi come
Daniel Day Lewis, Martin Scorsese, Andy Garcia.
La start up, partita nel maggio
2014,sichiamaBaironsrledèfrutto dell’alleanza tra lo stesso Mario Bemer e Luca Nardini, giovane consulente per il settore calzaturiero che è la “mente” dell’operazione e si occupa degli aspetti
amministrativiefinanziari.Insieme i due soci hanno ricostruito la
rete di fornitori, tutti concentrati
in Toscana (i pellami vengono
acquistati a Santa Croce sull’Arno, le suole a Montopoli Valdarno e Fucecchio, la componentistica arriva sempre dall’area),
hanno messo in piedi un laboratorio che è anche negozio-show
room in via Maggio, sempre in
Oltrarno, e hanno riavviato un’attività che può vantare storia e
know how.
«L’ideachecihaguidato–spiega Bemer – è fare un prodotto di
nicchia, fedele alla tradizione di
artigianalità e di qualità. Facciamo scarpe classiche come ho
sempre fatto, con la tecnica di lavorazione Goodyear e l’attenzioneall’arcoplantare,mapuntiamo
a renderle più attuali: non più la
calzatura super rigida, pesante,
strutturata, ma una scarpa più
flessibile, meno “inglese” come
volumi e più colorata».
La “vivacità” si esprime anche
nei materiali, come il cammello e
l’antilope kudu. E dopo due partecipazioni al Pitti Uomo, la più
importante rassegna internazionale di moda maschile, sono già
arrivati i primi ordini internazionali, da Corea, Ucraina, Norvegia, Usa, Emirati e Giappone.
Alle linee di scarpe pronte –
che partono da un prezzo di 780
euro e sfiorano i 1.700 - si affianca
naturalmente il “su misura”, antico vanto di famiglia, che richiede
una lavorazione di 40-45 ore e ha
un prezzo di partenza di 2.400 euro. La produzione è interamente
a marchio Mario Bemer, senza
alcuna intenzione di fare numeri
producendo per altri brand.
«L’obiettivo – spiega Luca
Nardini – è arrivare il prossimo
anno a fare circa 2mila paia di
scarpe, con un fatturato vicino al
milione. Il mio sogno, poi, sarebbe di salire progressivamente fino a 10mila paia all’anno: a quel
punto non saremmo più un laboratorio, ma un’azienda».
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Pellami pregiati. Nuovi modelli
più vivaci in vendita nell’Oltrarno
Sicilia
Wine resort
Baglio Sorìa
con borgo
e botteghe
Federico De Cesare Viola
pLa Sicilia si conferma sem-
pre più regione a misura di
enoturisti: alle numerose
strutture di charme già presenti sull’isola si sono aggiunte da poco le tre novità firmate
Firriato, storica cantina della
famiglia Di Gaetano. Protagonista del progetto è il wine resort Baglio Sorìa, inaugurato
nel cuore della tenuta trapanese di 110 ettari dove nascono
alcuni dei vini più iconici dell’azienda, tra cui il taglio bordolese Camelot e il Santagostino Rosso (blend di Nero
d’Avola e Syrah) e Bianco
(Chardonnay e Catarratto).
I lavori di ristrutturazione
conservativa dell’antico baglio del Seicento, sulle colline
a pochi chilometri da Trapani,
sono durati più di cinque anni.
L’architettura riflette la vecchia organizzazione sociale
delle comunità rurali siciliane
e oggi la casa padronale, le
botteghe degli artigiani, le case dei contadini e la corte centrale ospitano i viaggiatori
amanti del vino. All’interno
del boutique hotel ci sono 11
stanze, tutte arredate in stile
country-chic con un tocco di
sicilianità, un wine bar, un
wine shop e una sala dedicata
alle degustazioni guidate dell’intera gamma di etichette
Firriato. Con molti dei vini
della maison, la barlady prepara ottimi cocktail d’autore,
tra cui il White Jasmine con
L’Ecrù (il Passito prodotto
nella tenuta di Borgo Guarini), Vermut bianco, elisir di
gelsomino, buccia di pompelmo e di limone. Alla guida del
ristorante di Baglio Sorìa c’è
Gaetano Basiricò, esperto
cuoco locale che propone
piatti della tradizione.
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Impresa & territori 17
Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
MOTORI
Honda. L’esuberante Civic Type R da 310 cv
In breve
Una vera supercar
travestita da media
NISSAN
Con 190 cv la Pulsar
ora sa emozionare
Cesare Cappa
BRATISLAVA
pLa Honda Civic Type R torna
Se Nissan ha inventato con
Qashqai la “rivoluzione” dei
crossover, di recente è
tornata a puntare sul più
tradizionale settore delle
utilitarie medie con la Pulsar.
Razionale e sobria, con
poche concessioni alle
stravaganze, la vettura ha
comunque delle peculiarità
interessanti. Su tutte,
l’abitabilità, che grazie a un
passo di 2.700 mm assicura
molto spazio ai passeggeri.
All’occorrenza il vano di
carico può raggiungere i
1.395 litri. Tecnologie al
servizio della sicurezza,
dell’infotainment e del
comfort di bordo
riprendono gli elevati
standard della Qashqai.
L’offerta attuale di Pulsar,
che comprende un diesel di
1500 cc da 110 cv e un
brillante 1200 cc a benzina da
115 cv, si allarga con un’unità
turbo a iniezione diretta da
190 cv: 7,7 secondi da 0 a 100
kmh, 217 kmh di velocità
massima e 240 Nm di coppia,
si abbinano, poi, a tutta la
razionalità e la sobrietà delle
versioni “normali”, oltre che
a consumi di appena 5,7
litri/100 km. Poco
appariscente, ma molto
efficace su strada grazie a un
assetto e a una taratura
specifica del servosterzo
elettrico, la nuova Pulsar
offre fari con sfondo nero,
cerchi specifici da 17” a 18”,
terminale cromato e
diffusore posteriore. Prezzi
da 23.690 euro.(C.Ca.)
MOBILITÀ
Car2go ha aperto
anche a Bologna
Car2go ha aperto il desk a
Bologna per permettere di
ottenere la tessera di
iscrizione, fondamentale
per usare il servizio, che
però non è ancora
disponibile nel capoluogo
emiliano. Infatti, come
noto, chiunque sia in
possesso di una regolare
tessera può utilizzare le
Smart del servizio di car
sharing targato Daimler in
tutte le 30 città in cui è già
operativo. Data la vicinanza
con la città di Firenze, dove
Car2go è operativa da oltre
un anno, e in
considerazione della
centralità di Bologna,
crocevia che collega il nord
e il sud del Paese, Car2go ha
deciso di organizzare un
punto di convalida dove
anche per i bolognesi sarà
possibile iscriversi al
servizio. Lo si potrà fare
online sul sito
www.car2go.com/it/ nelle
pagine dedicate alle città di
Milano, Roma, Firenze e
Torino e poi recarsi presso
il Mercedes Spot di via
Massimo D’Azeglio 22 per
convalidare i dati della
patente di guida e attivare
così l’account Car2go. La
normativa comunale non
permette ancora la piena
attivazione e per questo
non c’è ancora una flotta di
veicoli dedicata alla città.
Per iscriversi bisogna avere
18 anni. Il pagamento del
servizio avviene tramite
carta di credito o prepagata
e l’iscrizione è gratuita fino
al 31 ottobre. Dopo, invece,
avrà un costo di 19 euro
“una tantum”. (C.Ca.)
OGGI
ON
LINE
Rigore e tradizione. La Volkswagen Touran seconda serie non si
discosta dalla prima per impostazione e volumi, ma è molto più raffinata
nel design, anche nei più minuti elementi, ed è diventata più lussuosa
Volkswagen. La seconda generazione di Touran è una vettura da famiglia con dotazione tecnica da ammiraglia
L’hi-tech sposa la razionalità
a essere una sportiva vera. Appariscente, quasi arrogante, la media nipponica non lascia dubbi
circa il potenziale in essere ed
elabora una trazione anteriore
unica nel suo genere. Fedele allo
spirito “meccanico”, si presenta
equipaggiata con un cambio manuale e un differenziale di tipo
meccanico. Lo stile segue le esigenze dettate dall’aerodinamica. Scelte “tattiche”, scelte soprattutto tecniche. Rese necessarie per contenere l’esuberanza
della media nipponica. Così, il
segmento delle hot hatch di classe C è ancora una volta in fermento. Una sfida a colpi di sovralimentazione e potenze fuori
dall’ordinario in considerazione
del fatto che si stia parlando di
una trazione anteriore.
La nuova edizione di Honda
Civic Type R abbandona l’aspirato e si adegua al turbo. Il nuovo
due litri sovralimentato ha una
cubatura di 1.996 cc; adotta il sistema Vtec che “collabora” con il
dispositivo Dual Vtc. Alzata e fasatura sono sempre al centro dei
pensieri dei tecnici nipponici. E
il risultato si esaurisce con una
potenza pari a 310 cavalli e una
coppia massima di 400 Nm. Merito di una componentistica specifica per il modello Type R. Le
bielle sono forgiate e i pistoni in
alluminio fuso. Dettagli che concorrono a due dati importanti: la
velocità massima dichiarata è
pari a 270 km/h, mentre il passaggio da 0 a 100 km/h è coperto
in 5,7 secondi. La prospettiva è
quella di un consumo di carburante nel ciclo combinato di 7,3
l/100 km e di 170 g/km di emissioni di CO2. Una serie di informazioni, elaborate anche grazie alla
sezione trasmissione.
Così, per scaricare a terra una
tale potenza, la Civic Type R si
“raccomanda” a un cambio manuale a sei rapporti, dotato di un
differenziale meccanico a slittamento limitato. La dinamica di
guida si completa con un avantreno a doppio snodo e di un ponte torcente al retrotreno.
Diretta, precisa e cattiva sono
in sintesi le argomentazioni su
strada. In fase di frenata carica
molto davanti, lasciando “libero” il posteriore. Il tasto “+R”, posizionato a sinistra del quadro
strumenti, esalta le prestazioni e
limita l’intervento dell’elettronica. Il prezzo “all inclusive” della
giapponese è di 37mila euro.
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A bordo tanto spazio, motori sobri e soluzioni da «connected car»
Cesare Cappa
AMSTERDAM
pSpazio, consumi e versatilità
sono qualità imprescindibili
quando si tratta di famiglia. Requisiti che la nuova edizione di
Volkswagen Touran non manca
assolutamente. Però, al di là delle
consuete discussioni circa volumi e dimensioni, la monovolume
di Wolfsburg gioca la carta dell’infotainment. Dettaglio a cui il
pubblico sembrerebbe essere
sempre più attento. Particolare
necessario per assicurarsi il successo tra i genitori 2.0.
E allora da Volkswagen rilanciano le quotazioni della propria Touran con il sistema CarNet, che, in un’unica tecnologia,
racchiude l’offerta MirrorLink,
CarPlay e Android Auto. Ossia il
meglio della connettività tra
vettura e “telefonini”. Il CarNet è stato sviluppato sulla piattaforma modulare d’infotainment denominata Mib 2. Mentre
l’auto è stata realizzata sul recente pianale Mqb, divenuto un
tratto distintivo dell’attuale
produzione tedesca.
Diverse sono le possibilità offerte dalla multimedialità firmata Car-Net, che non solo consente di condividere le proprie applicazioni attraverso il display
touch screen, ma grazie a un’app
dedicata (App Media Control)
permette di comandare il dispositivo da remoto attraverso un tablet. E quando Car-Net viene collegato a MirrorLink e a una telecamera GoPro, è possibile visualizzare sullo schermo ciò che
accade a bordo. Oltre i 6 km/h il
sistema trasmette immagini ogni
5 secondi. Un carico tecnologico
da renderla un’ammiraglia per
famiglie. E se la comunicazione
genitori-figli si presenta spesso
come un problema, la nuova
Volkswagen Touran prova a offrire una soluzione almeno sul
piano pratico. Guidatore e pas-
seggeri sono messi in relazione
attraverso l’impianto vivavoce e
gli autoparlanti collegati al sistema di infotainment, che amplifica il suono delle voci.
Touran non è però solo “chiacchiere e bottoni”. L’arrivo del
pianale Mqb ha reso la vettura
più grande e spaziosa. Merito sopratutto del passo maggiorato
(2.791 mm): più di 113 mm rispetto
all’edizione precedente. Un dato
che ha alterato il complesso “geometrico” di Touran. La larghezza è pari a 1.814 mm (+41 mm),
mentre l’altezza si è fermata a
quota 1.628 mm (-6 mm; senza
mancorrenti sul tetto). E il valore
della lunghezza è di 4.527 mm
(+130 mm). Per il mercato italiano
i sette posti saranno di serie. Tra
gli accessori a listino, pure il portellone con la funzione di apertura automatica tramite il piede.
I comparti in cui è possibile stipare gli oggetti sono molteplici e
alcuni adottano soluzioni ele-
mentari quanto efficaci. Sotto il
bracciolo centrale trova posto
una sorta di cestino, utile per essere svuotato rapidamente. Il volume del vano bagagli può arrivare sino alla soglia dei 1.857 litri.
Anche in questo caso gli espedienti alternativi non mancano.
Un fermo, amovibile grazie al rivestimento in velcro, può essere
impiegato per bloccare le valige
quando si viaggia a mezzo carico.
Le aspettative sulla gamma
motori si avverano grazie a una
motorizzazione turbo benzina e
a due turbodiesel, per un totale di
quattro livelli di potenza. Apre le
danze il rinnovato 1.2 Tsi da 110
cavalli, abbinato a un cambio manuale a sei marce. Stessa cavalleria, ma alimentazioni differenti,
per il 1.6 Tdi. E oltre al manuale si
palesa pure l’automatico doppia
frizione Dsg. Che, secondo quanto dichiarato dalla Casa, garantisce un consumo di appena 4,1
l/100 km. Più potenza significa
cedere al richiamo del 2.0 Tdi da
150 cavalli che, da dicembre, sarà
accompagnato anche da una versione da 190 cavalli (equipaggiata solo con il cambio Dsg).
Semplice e consapevole l’approccio alla strada, in linea con
un’auto per famiglie. Tant’è che
sia la sicurezza sia i sistemi “allegati” sono una certezza sulla monovolume tedesca.
In vendita a partire da settembre, la nuova Volkswagen Touran sarà disponibile in cinque allestimenti distinti: Trendline,
Comfortline, Highline, Business
ed Executive. La fascia di prezzi è
compresa tra i 24.500 euro del
modello 1.2 Tsi 110 cv Trendline e
i 38.950 euro di quello 2.0 Tdi 190
cv Executive Dsg.
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APPROFONDIMENTO ONLINE
I dettagli tecnici e tutte le foto
www.motori24.ilsole24ore.com
La prova della settimana. Al volante della Audi TT Roadster 2.0 Tdi Ultra S Line
Lusso e tecnologia a «cielo aperto»
Mario Cianflone
Qualità
e hi-tech. La TT
è realizzata
con la consueta
maniacale cura
costruttiva della
marca. A bordo
spicca il Virtual
Cockpit, che
rivoluziona in
chiave digitale il
vecchio quadro
strumenti
pIl matrimonio tra un’auto
scoperta e un turbodiesel fa
storcere il naso agli estimatori
più conservatori di questo genere di vetture. In realtà, oggi,
l’accoppiata si fa apprezzare,
perché questi motori assicurano lunghe percorrenze e perché i loro carichi di coppia permettono di marciare alle basse
velocità (le ideali per scorrazzare con la capote abbassata)
senza esitazioni. Ecco, allora
che un’Audi TT Roadster 2.0
Tdi Ultra S Line da 47.090 euro
è una proposta che può intrigare chi pensa a una scoperta di livello premium.
Al pari della Coupé si basa
sull’architettura modulare
Mqb, è largamente realizzata
con materiali leggeri (alluminio, magnesio e compositi)
che propiziano la “caccia al
grammo” rivolta a sostenere
tanto il comportamento quanto l’efficienza generale e, infine, ha vesti che sono frutto dei
più recenti canoni stilistici di
casa Audi.
Pur essendo nuova da cima a
fondo, la TT Roadster edizione
2015 non abdica, però, a peculiarità che sono patrimonio
della specie, come la capote in
tela leggermente arcuata e
l’abitacolo configurato a due
posti. La prima è multistrato,
Il giudizio in sintesi
PRO
•Movimentazione capote: si
apre e si chiude agevolmente
•Tecnologie: il Virtual cockpit
si conferma spettacolare e
comodo
•Comportamento sicuro
CONTRO
•Visibilità posteriore precaria,
soprattutto in manovra
•Vortici d’aria sempre
avvertibili
•Pochi portaoggetti: non si sa
dove mettere lo smartphone
ad azionamento elettrico e copre o scopre l’abitacolo in 10”
anche in movimento sino a velocità di 50 all’ora; il secondo ripropone l’atmosfera ravvisabile sulla Coupé non solo attraverso lo stile lineare ed elegante dell’arredamento, ma anche
con la finitura curata e con soluzioni come le bocchette della
ventilazione multifunzione e il
cruscotto virtual cockpit costituito da un display Tft da 12”3
personalizzabile, piuttosto
istintivamente, che può integrare anche il sistema di navigazione. Tuttavia l’ambiente
presta il fianco anche a critiche,
perché dal posto guida l’alta linea di cintura non agevola la visibilità in manovra, non ha portaoggetti degni di questa definizione e perché anche alle
basse andature, pur con i cri-
stalli laterali sollevati e con il
frangivento ad azionamento
elettrico in posizione d’uso, si
avvertono vortici d’aria superiori a quelli che ci si attende.
Le definizioni Ultra e S Line
che completano la denominazione di questa TT Roadster
indicano la presenza sia di tecnologie destinate a limitare i
consumi, sia di soluzioni che
sostengono il comportamento, come l’assetto ribassato di
10 mm integrato da cerchi da
18” e il sistema di configurazione vettura.
Nella famiglia è l’unica versione proposta solo a trazione
anteriore e con cambio meccanico a 6 marce (peccato, perché il doppia frizione Stronic
disponibile per altre TT Roadster sarebbe perfetto per le andature open-air) e, infine, ha
È un’estate decisamente calda dal
punto di vista delle novità
automobilistiche. Qualche esempio?
Alfa Romeo Giulia, Audi A4, Renault
Talisman, i suv Mercedes Gle e Clc,
Fiat 500, Opel Astra e Bmw Serie 3.
Su Motori24 servizi sui nuovi
modelli e le anticipazioni di quelli
che saranno in vetrina al Salone di
Francoforte dal 19 al 27 settembre
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Lettere alla redazione motori del Sole 24 Ore
[email protected]
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Volvo. La XC90 frena e sterza da sola
È quasi autonoma
ma non infallibile
Adriano Tosi
VERONA
pSe ne parla da più di un anno,
finalmente è arrivata nelle concessionarie: un’attesa lunghissima, giustificata dal fatto che la
nuova XC90 è ben più che un
nuovo modello. Si tratta di un’autofondamentaleperlaVolvo.Primo, perché è l’erede di una vettura che ha totalizzato circa
636mila ordini: un numero che
deve crescere grazie a Cina e Usa.
Secondo, perché è cruciale per
raggiungere l’obiettivo 2020: l’azzeramentodellevittimeedeiferitiabordodiunaVolvoentroquella data. Ecco la prova su strada
della 2.0 turbodiesel D5 - la più interessante per l’Italia - spinta da
un 4 cilindri da 225 cavalli.
Il primo dubbio è sull’adeguatezza di un “piccolo” 2.0 a gasolio
per un’auto di 4,95 metri di lunghezza: il D5 è tutto tranne che
piccolo.Riccodicoppiaaqualsiasi regime, è valorizzato dall’automatico a 8 rapporti. E pazienza se
la concorrenza tedesca offre dei
tre litri (e oltre) ben più potenti.
A stupire, della nuova XC90, è
laguidabilitàfralecurve:losterzo
diretto e l’assetto rigido al punto
giusto regalano un’agilità oltre le
aspettative. Quanto al comfort,
sonoinappuntabilil’assorbimen-
to delle asperità e l’insonorizzazione aerodinamica; peccato per
la leggerissima rombosità del
quattro cilindri e per il rumore di
rotolamento degli pneumatici.
Il capitolo sicurezza è il piatto
forte della svedese: ci si avvicina
troppoall’autocheprecede?Sista
per impegnare un incrocio mentre da uno dei due lati proviene un
altroveicolo?Cipensal’elettronicaadavvisareilguidatoree,senecessario,afrenarelavetturainautonomia.Esec’ècoda,l’AutoPilot
accelera, frena e sterza in automatico fino a 50 km/h. Attenzione però: in caso di rotatoria, l’Auto Pilot smarrisce i riferimenti e
punta deciso verso l’aiuola. È bene per questo chiarire che l’Auto
Pilot non è un sostituto dell’uomo. Infine, l’anti-tamponamento
è attivo a qualsiasi velocità, fino a
che la differenza di velocità fra
l’XC90 e il veicolo che la precede
rimane entro i 50 km/h. Per il resto, la qualità è ottima, lo spazio
abbondante, mentre sesto e settimo posto sono accoglienti per
persone fino a 170 cm di altezza.
I prezzi? La D5 parte dai 56.350
euro della base, sale ai 57.900 della Kinetic, ai 62.700 della Momentum e ai 67.050 di Inscription
e R-Design.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Modernismo svedese. Classiche le linee della Xc90 e motori a 4 cilindri
L’INNOVAZIONE
I MODELLI IN ARRIVO
Le novità dell’estate
e tutte le anteprime
di Francoforte 2015
una personalità che non delude le attese. Infatti, si comporta
sempre agilmente e in modo
affidabile. Sono doti che ben si
sposano con il rendimento del
turbodiesel da 184 cv con una
coppia di 380 Nm a 1.750 giri.
Un motore che, grazie anche al
supporto della corretta spaziatura del cambio a 6 marce, ben
manovrabile e con innesti precisi, prospetta sempre un’erogazione fluida e pronta. Inoltre, specie quando la capote è
abbassata, soddisfa l’emozione con un sound che spesso
imita quello di unità a benzina
e la razionalità. Infatti, imprime prestazioni brillanti (237
km/h, 0-100 in 7”3) a fronte di
percorrenze medie reali superiori ai 17 chilomteri con un litro di carburante.
Vistosa. La più sportiva delle Civic ha una livrea adeguata al suo ruolo
I NUMERI DEL SETTORE
Come cambia l’auto: Le immatricolazioni
dalla guida autonoma nel mercato italiano
alle «connected car» e in quello europeo
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istanze per gli sgravi
Rota Porta u pagina 22
t
DIRITTO
LA SETTIMANA DI NORME & TRIBUTI
Così i giudici
applicano
la messa
alla prova
LUNEDÌ: Edilizia e ambiente, Il merito, Autonomie locali e Pa
MARTEDÌ: Condominio
MERCOLEDÌ: Diritto dell'economia
GIOVEDÌ: Giurisprudenza / Il merito
VENERDÌ: Incentivi e agevolazioni
Fiorentin u pagina 23
Decreto internazionalizzazione. L’interpretazione autentica introdotta per dare certezza alle transazioni nazionali infragruppo
Transfer price interno, tutela fragile
La nuova norma rischia di non bloccare le contestazioni basate sul «valore normale»
PAGINA A CURA DI
Gianfranco Ferranti
pLa normativa sul transfer pri-
cing estero va interpretata nel
senso che la sua disciplina non si
applica alle transazioni tra società
appartenenti allo stesso gruppo
residenti in Italia. Il chiarimento è
stato inserito nell’articolo 5, comma 2, del Dlgs internazionalizzazione, ma rischia di non centrare
l’obiettivo che si era dato il legislatore, cioè quello di chiarire le modalità attraverso le quali è possibile contestare la deducibilità dei
costi per operazioni intercompany nazionali.
La norma di interpretazione
autentica sembrerebbe, infatti, affermare un principio che risulta
sostanzialmente pacifico nelle
norme, nella prassi e nella giurisprudenza.
Nella bozza originaria del Testo unico era stata prevista una
norma che sanciva il principio del
transfer pricing interno, che era
stata, però, eliminata nel testo definitivo (come proposto dalla
Commissione parlamentare dei
Trenta). La necessità di un’esplicita previsione normativa è stata
successivamente confermata
dall’introduzione di una norma
(contenuta nell’articolo 160, comma 2, del Tuir) che ha esteso – ma
soltanto fini della tonnage tax - il
transfer pricing estero ai rapporti
tra società entrambe residenti
che fanno parte dello stesso gruppo, onde evitare possibili arbitraggi fiscali.
Nella risoluzione 9/198 del 1982
e nella circolare ministeriale 32
del 1980 era stata originariamente
affermata la possibilità per gli uffici di contestare sulla base del valore normale la congruità dei corrispettivi stabiliti nell’ambito delle
transazioni infragruppo domestiche. Tale orientamento era stato,
però, superato dalla circolare delle Finanze 53 del 1999, in cui si è
sancita l’impossibilità di applicare il transfer pricing estero e affermato che se il ricorso ad altre disposizioni (come l’articolo 39,
comma 1, lettera d), del Dpr
600/1973 sull’accertamento analitico-induttivo) fosse risultato di
difficile praticabilità, si sarebbe
valutata la possibilità «di suggerire proposte normative».
Anche la Cassazione ha affermato (nelle sentenze 10802/2002,
23551/2012 e 17955/2013) l’inapplicabilità alle operazioni effettuate
tra società residenti in Italia della
disposizione sul transfer pricing
estero.
Appare, a questo punto, logico
ritenere che la finalità della nuova
norma non sia solo quella di ribadire questi orientamenti, ma anche quella di contrastare un altro,
opinabile indirizzo della Cassazione affermato nelle sentenze
17955/2013, 8849/2014, 12502/2014,
23124/2014 e 12844/2015). Secondo
questo indirizzo, il principio del
valore normale - richiamato anche dall’articolo 110, comma 7, del
Tuir - costituirebbe una “clausola
antielusiva” di portata generale
che consentirebbe alle Entrate di
rettificare i corrispettivi delle
transazioni infragruppo non in linea con il valore di mercato dei
beni o servizi (si veda «Il Sole 24
Ore» del 1° giugno scorso).
Nella relazione di accompagnamento è precisato che si è inteso accogliere l’osservazione contenuta nel parere della commissione Finanze della Camera (punto 7, secondo alinea), che aveva
chiesto di «chiarire con norma
espressa che il cosiddetto transfer
pricing interno non è compatibile
con l’attuale impianto del Tuir».
Tale incompatibilità si sarebbe
potuta sancire in modo più chiaro
ed efficace stabilendo che il principio del valore normale di cui all’articolo 9 del Tuir è applicabile,
nella disciplina delle imposte sui
redditi, soltanto nei casi in cui lo
stesso sia espressamente richiamato da altre disposizioni normative. È stata, invece, accolta la proposta, contenuta nello stesso parere, di affermare espressamente
che «l’articolo 110, comma 7, del
Tuir… non si applica alle operazioni infragruppo tra imprese residenti o localizzate in Italia».
È auspicabile, quindi, che l’ambito applicativo della norma possa essere esteso nei termini illustrati e che ciò avvenga con un
esplicito intervento legislativo,
per evitare il persistere di controversie che inaspriscono inutilmente il rapporto tra il fisco e le
imprese.
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SU INTERNET
Quotidiano del Diritto
IN ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI
I primi segnali di ripresa si riflettono
anche nelle attività degli studi legali
I segnali di ripresa del primo
semestre 2015 spingono le imprese a cercare professionisti
competenti, con ricadute anche nel reclutamento dei legali. Sul numero oggi online focus sulle prospettive degli avvocati d’affari.
La staffetta tra le disposizioni sul transfer price
LA NORMA
PRECEDENTE
PRASSI
E GIURISPRUDENZA
LA NUOVA
NORMA
I PROBLEMI
APERTI
L’articolo 110, comma 7, del Tuir
stabilisce che i componenti del
reddito derivanti da operazioni
con società non residenti nel
territorio dello Stato che,
direttamente o indirettamente,
controllano l’impresa, ne sono
controllate o sono controllate
dalla stessa società che controlla
l’impresa, sono valutati in base
al valore normale dei beni
ceduti, dei servizi prestati e dei
beni e servizi ricevuti
Le Entrate e la Cassazione
hanno affermato che la norma
sul transfer pricing estero si
applica solo se una delle due
imprese non risiede in Italia. La
Corte ha, però, anche sostenuto
che il principio del valore
normale di cui all’articolo 9 del
Tuir costituirebbe una clausola
antielusiva che consentirebbe
di rettificare anche i
componenti di reddito delle
transazioni “nazionali”
L’articolo 5, comma 2, del
Decreto internazionalizzazione
introduce una disposizione di
interpretazione autentica in base
alla quale la disciplina normativa
del transfer pricing estero non si
applica alle transazioni tra
società appartenenti allo stesso
gruppo residenti in Italia. Si è
inteso in tal modo accogliere la
richiesta della Camera di
escludere la legittimità del
transfer pricing interno
Il tenore letterale
dell’intervento normativo non
appare idoneo a risolvere in via
definitiva la problematica
dell’applicabilità del principio
del transfer pricing interno
elaborato dalla Cassazione alle
operazioni che intercorrono tra
società residenti. È auspicabile
che l’ambito applicativo della
norma possa essere chiarito
ulteriormente, per evitare il
persistere delle controversie
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Quotidiano Edilizia e territorio
L’APPROFONDIMENTO ONLINE
Prevenzione incendi negli edifici,
scattano le norme per la progettazione
Con l’uscita in «Gazzetta» diventano operative le norme
tecniche per prevenire gli incendi negli immobili produttivi. Estate calda per gli appalti:
470 gare di lavori ancora aperte. Cassazione: ecco quando il
notaio deve pagare i danni.
Il contenzioso. Tra le righe del decreto la bocciatura dell’orientamento della Cassazione
Più spazio per l’«antieconomicità»
pLa disposizione dell’artico-
lo 9 del Tuir, che contiene la definizione del «valore normale»,
non è uno strumento generale
di controllo dei corrispettivi,
ma un criterio da usare in presenza di componenti reddituali
“in natura” e negli altri casi in
cui è espressamente richiamato
da altre norme. È ragionevole ritenere che sia questo il principio che il legislatore ha inteso
affermare, nonostante la scarsa
chiarezza della norma contenuta nell’ultima stesura del decreto internazionalizzazione. Principio finalizzato a contrastare
l’orientamento della Cassazione, secondo il quale il valore
normale non avrebbe soltanto
una funzione “contabile” ma
costituirebbe una “clausola antielusiva” generale, che consentirebbe alle Entrate di rettificare i corrispettivi delle transazioni infragruppo non in linea con
il valore di mercato dei beni o
servizi, in applicazione del divieto di abuso del diritto.
D’altra parte, questa ricostruzione interpretativa della Suprema corte non appare condi-
visibile. Se fosse corretta, infatti, non si capirebbe perché il legislatore abbia espressamente
sancito nell’articolo 110 del Tuir
la regola del transfer pricing e
l’abbia limitata ai corrispettivi
delle operazioni infragruppo
che vedono coinvolto un soggetto non residente, facendo
rinvio al valore normale soltan-
L’ALTRA VIA
Le Entrate possono sempre
sindacare la congruità
dei corrispettivi
contestando l’illogicità
economica delle operazioni
to ai fini della valutazione di tali
corrispettivi. Al contrario, il valore normale può “sostituire” il
corrispettivo soltanto in limitati casi, normativamente previsti, nei quali quest’ultimo manca o c’è l’esigenza di evitare arbitraggi fiscali. L’affermazione
della Cassazione finirebbe, altrimenti, per contrastare con il
principio di derivazione conta-
bile del reddito d’impresa, stabilito anche a tutela della certezza del rapporto tributario.
Del resto, senza invocare il valore normale, è comunque possibile la rettifica dei corrispettivi risultanti dai contratti e dalla
contabilità in base al principio
secondo il quale - in presenza di
comportamenti “antieconomici” dei contribuenti - gli uffici
possono contestare la congruità
degli importi: principio che la
Corte ha spesso applicato ai costi correlati ai servizi infragruppo (sentenze 9497/2008, 9469 e
11154/2010, 16642/2011, 12502 e
21184/2014, 6972 e 10319/2015).
Devono, però, sussistere situazioni di arbitraggio fiscale, in
cui si verifica un risparmio di
imposta in conseguenza, ad
esempio, di differenze di aliquote o delle differenti modalità di tassazione di chi sostiene il
costo e di chi consegue il componente positivo. In particolare, è necessario che:
eil comportamento del contribuente venga valutato tenendo
conto della complessiva situazione contrattuale e aziendale,
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perché una operazione che, isolatamente considerata, può apparire antieconomica potrebbe
invece risultare pienamente
conforme ai canoni dell’economia se inquadrata alla luce della
complessiva strategia imprenditoriale;
rsiano evitate duplicazioni impositive: l’Agenzia ha correttamente affermato, nella nota
55440/2008, che «se ad un costo
dedotto si contrappone un ricavo integralmente ed effettivamente tassato in capo ad un altro soggetto, la plausibilità del
rilievo perderà inevitabilmente
di consistenza».
Va, altresì, considerata l’eventuale partecipazione delle società interessate al regime del
consolidato fiscale, in presenza
del quale il transfer pricing interno non assume, di regola, rilevanza ai fini reddituali, nonostante l’abrogazione della disposizione che consentiva di applicare il regime di neutralità
fiscale ai trasferimenti di beni
tra le società che avevano optato
per tale regime.
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20 Norme e tributi
Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
FISCO E SENTENZE
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Reddito d’impresa. Per la Ctr Lombardia l’accertamento non può essere fondato solo sull’automatismo tra costi e introiti aziendali
Sponsor salvo senza ricavi extra
Il mancato aumento del fatturato non basta a negare la deduzione delle spese
Laura Ambrosi
pÈ illegittimo l’accertamento
dell’antieconomicità di una
sponsorizzazione, se è fondato
solo sull’assenza di maggiori ricavi conseguiti in quell’anno.
Quella riguardante la pubblicità
è una scelta dell’imprenditore
cui non può automaticamente
conseguire l’indeducibilità del
costo. Ad affermarlo è la Ctr della Lombardia, sezione staccata
di Brescia, con la sentenza
3421/67/2015 (presidente Montanari, relatore Sacchi).
L’agenzia delle Entrate controllava i costi sostenuti da
una società per spese di pubblicità sulla base dei contratti
siglati con un’associazione
sportiva dilettantistica locale
per la promozione durante gli
eventi e le gare.
Al termine del controllo, l’ufficio riscontrava una notevole
sproporzione tra la spesa so-
stenuta per la sponsorizzazione e il possibile ritorno economico, stante la limitata visibilità di un campionato sportivo
dilettantistico. Concludeva
così per l’antieconomictà della
prestazione e la conseguente
non inerenza dei costi sostenuti, riprendendoli interamente a
tassazione ai fini sia delle imposte dirette sia dell’Iva.
Gli avvisi di accertamento venivano impugnati dalla società,
che lamentava, tra i diversi motivi, l’assenza di prova circa l’asserita antieconomicità degli
oneri sostenuti.
GLI ALTRI ELEMENTI
La pubblicità aveva avuto
una risonanza superiore
a quella di livello locale
e tutti gli importi erano
fatturati e registrati
La Ctp accoglieva il ricorso e
la decisione veniva appellata
dall’Agenzia. La Ctr, confermando la sentenza di primo grado, ha osservato che è solo l’imprenditore a poter decidere se e
come intervenire in qualità di
sponsor, valutando i costi, i tempi e i luoghi cui effettuare la pubblicità, per conseguire la massimizzazione del profitto, pur non
avendo alcuna certezza dei risultati che si realizzeranno.
Il collegio ha poi rilevato che,
in ogni caso, sebbene si trattasse
di un’associazione dilettantistica, la sponsorizzazione non aveva raggiunto solo il pubblico locale, poiché attraverso la stampa e altri mezzi di trasmissione
aveva certamente coinvolto un
maggior numero di soggetti.
Con rifermento all’asserita
antieconomicità rilevata dall’ufficio, il giudice ha evidenziato che la contestazione era, so-
stanzialmente, fondata solo sul
presupposto che al costo sostenuto dovessero «obbligatoriamente» conseguire maggiori ricavi e ciò a prescindere dalla
concreta realtà economica, che
in generale non si presenta particolarmente florida.
Secondo la Ctr, infatti, l’imprenditore, nella specie attraverso la pubblicità, ha fornito alla propria impresa un’utilità indiretta, promuovendo il proprio
marchio di fabbrica attraverso il
nome, l’attività e anche l’immagine durante tutti gli eventi cui
l’associazione sportiva ha partecipato. In ogni caso, poi, i costi
dedotti erano regolarmente documentati non solo dalle fatture
emesse dall’associazione, ma
anche dai relativi pagamenti registrati in contabilità.
La sentenza appare particolarmente interessante poiché si
fonda su elementi che spesso gli
LA PAROLA
CHIAVE
Antieconomicità
7 L’espressione contraddistingue
un’operazione priva di interesse
economico-commerciale. Si
concretizza quando il
contribuente ha effettuato
operazioni che non sembrano far
conseguire all’imprenditore
stesso un guadagno in termini
economici: infatti, quando i costi
sono eccessivi o i ricavi molto
ridotti si determinano margini
minimi o inesistenti. Questo
atteggiamento può essere
ritenuto un sintomo o un indizio
di evasione e avviare
l’accertamento del fisco.
uffici dimenticano: il giudice,
infatti, condivisibilmente, ha
dato importanza alla circostanza che non si può avere alcuna
certezza sui maggiori ricavi
conseguibili, tanto più che il riscontro sui risultati raggiunti è
possibile solo a posteriori,
quando cioè l’esercizio è già
concluso. Va da sé, quindi, che
anche un’errata valutazione
dell’imprenditore sulla forma
pubblicitaria scelta, non si può
certo sanzionare con l’indeducibilità fiscale. Oltretutto, in un
contesto di crisi economica,
non si può escludere che la pubblicità sia servita a evitare una
perdita di ricavi, anche senza
aumento del fatturato.
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IN ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI
Le sentenze commentate in pagina
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Accertamento. Illegittimo l’allungamento dei termini se la notizia di reato relativa al 2007 è stata inviata alla Procura nel 2014
No al raddoppio con denuncia dopo il quarto anno
Rosanna Acierno
pÈ illegittimo l’utilizzo da par-
te del fisco del raddoppio dei termini laddove la notizia di reato sia
stata inoltrata all’autorità giudiziaria tardivamente, cioè oltre il
31 dicembre del quarto anno successivo in cui è stata presentata la
dichiarazione dei redditi. Inoltre,
non può ritenersi fondata la presunzione di inesistenza delle
operazioni se gli accertatori si limitano solo a contestare la genericità della descrizione nelle fatture dei servizi resi. Infine, non è
corretto il comportamento dell’ufficio che, a fronte di un pre-
sunto utilizzo di fatture oggettivamente inesistenti, si limiti a
contestare solo l’Iva, e non anche
l’Ires e l’Irap.
Sono queste le principali conclusioni cui è giunta la Ctp di Milano con la sentenza
5389/40/2015 (presidente Fugaggi, relatore Chiametti), allineandosi alla disciplina a regime prevista dal Dlgs 128/2015.
La pronuncia trae origine da
un avviso di accertamento e un
atto di contestazione sanzioni relativi all’anno di imposta 2007,
emessi nei confronti di una società a responsabilità limitata, con
cui venivano rispettivamente
contestate maggiore Iva e sanzioni per la registrazione di fatture afferenti operazioni oggettivamente inesistenti.
In seguito al diniego da parte
dell’ufficio dell’istanza di reclamo-mediazione con cui si chiedeva l’annullamento dell’atto
impositivo, la società adiva la
Ctp di Milano per chiedere il riconoscimento delle proprie ragioni. Secondo la tesi del contribuente, infatti, l’accertamento era stato emesso per un anno
di imposta (2007) già decaduto,
ma riaperto strumentalmente
solo a seguito della denuncia
della presunta notitia criminis
all’autorità giudiziaria inoltrata nel 2014.
L’ufficio, dal canto suo, resisteva, producendo la copia fotostatica della trasmissione di notizia di
reato alla procura della Repubblica e affermando che il raddoppio
dei termini opera automaticamente in tutti i casi di obbligo di
denuncia penale all’autorità giudiziaria per i reati previsti dal Dlgs 74/2000.
Accogliendo il ricorso della società, i giudici lombardi hanno innanzitutto precisato che non
spetta il raddoppio dei termini
nel caso in cui l’atto di accertamento sia stato emesso a termini
già scaduti. È necessario, infatti,
che la denuncia venga inoltrata
alla Procura entro il 31 dicembre
del quarto anno successivo in cui
è stata presentata la dichiarazione dei redditi. Nel caso di specie,
dunque, la decadenza del potere
di accertamento è avvenuta il 31
dicembre 2012, perché i fatti contestati riguardavano il periodo di
imposta 2007.
Inoltre, secondo la Ctp, a
fronte di un’imprecisata contestazione dell’ufficio circa la ge-
nericità della descrizione delle
operazioni, la società ricorrente
ha prodotto idonea documentazione da cui si evince inequivocabilmente che l’operazione è
realmente avvenuta, trattandosi di normali forniture di servizi
di consulenza tecnico-commerciale e di posa di un impianto di
areazione forzata regolarmente
fatturati, pagati e registrati in
contabilità.
Infine, il collegio giudicante ha
precisato che l’operato dell’ufficio non può, in ogni caso, essere
considerato corretto poiché, a
fronte di presunte fatture oggettivamente inesistenti, la contestazione ha riguardato soltanto l’Iva
e non anche le imposte dirette.
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Imposte indirette. La maturazione resta sospesa
Richiesta incompleta:
interessi in stand-by
sui rimborsi Iva
Ferruccio Bogetti
Gianni Rota
pNon maturano per l’impren-
ditore gli interessi sul rimborso
Iva per i giorni compresi tra la
data di richiesta di ulteriori documenti da parte dell’ufficio per
il completamento dell’istruttoria e la data della loro consegna,
se avvenuta dopo più di 15 giorni. Così la Ctr Lombardia
2440/1/2015 (presidente Pizzo,
relatore Missaglia) in sede di
rinvio dalla Cassazione.
Una società di leasing presenta congiuntamente alla polizza fideiussoria due istanze
per rimborsi Iva di importo consistente nel 2000 e nel 2001 per
gli anni 1999 e 2000.
Per il 1999, l’amministrazione
il 28 aprile 2003 richiede un’integrazione della documentazione, consegnata poi dalla società
il successivo 12 giugno. Per il
2000 segue analoga richiesta il
19 settembre 2003 assolta dal
contribuente il 16 ottobre.
L’amministrazione rimborsa
quindi l’Iva e gli interessi, ma
per la società non tutti i giorni
tra la data di presentazione dell’istanza e quella del rimborso
sono inclusi nel conteggio. Da
qui il ricorso sul silenzio-rifiuto.
Per l’ufficio, infatti, la contribuente ha consegnato in ambedue i casi la documentazione integrativa oltre i 15 giorni e quindi
non le spettano gli interessi per i
giorni tra la data della richiesta
dell’integrazione e quella della
relativa consegna.
Il ricorso viene accolto in Ctp
e alla società sono riconosciuti
gli interessi. L’amministrazione, però, va in appello e vince:
per la Ctr non spettano gli interessi sui rimborsi Iva dal 28 aprile al 12 giugno 2003 (per il rimborso del 1999) e dal 19 settembre al 16 ottobre 2003 (per il rim-
borso del 2000).
Da qui partono due ricorsi in
Cassazione. La società perché
non si è vista riconoscere gli interessi per quei due periodi.
L’amministrazione perché sostiene di doverli pagare dalla data iniziale di decorrenza degli
interessi sui rimborsi - novantesimo giorno successivo a quello
di presentazione delle dichiarazioni - al giorno precedente la ricezione da parte della contri-
PER EVITARE IL BLOCCO
Il contribuente
deve consegnare
entro 15 giorni
i documenti integrativi
richiesti dall’ufficio
buente delle richieste integrative della documentazione.
Ma la Cassazione dà ragione
all’amministrazione e cassa
con rinvio la sentenza. La causa
viene riassunta dalla contribuente, con la Ctr che conferma il principio espresso dalla
Cassazione:
1 la mancata maturazione degli interessi, una volta superato il termine massimo di 15 giorni imposto dalla legge per la
consegna dei documenti richiesti (compresi quelli integrativi) riguarda l’intero intervallo tra la data della richiesta
di documenti suppelementari
e la data di consegna da parte
del contribuente;
1 non è ipotizzabile la stasi dell’attività amministrativa per fatto imputabile al contribuente e
l’ufficio non ha pertanto alcun
obbligo di corrispondere interessi su somme che è impossibilitata a liquidare per fatto altrui.
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Società estinte. Per i giudici di merito il Dlgs 175/2014 non vale per il passato
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I FONDAMENTALI
D’IMPRESA
Michele D’Alessandro
Giorgio Gavelli
pÈ privo di effetti giuridici
L’economia e la finanza spiegata
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DAL 28 SETTEMBRE AL 9 OTTOBRE 2015 - 1a EDIZIONE
DAL 2 AL 13 NOVEMBRE 2015 - 2a EDIZIONE
Impresa cessata, senza effetti
la notifica all’ex rappresentante
2 settimane
10 giornate consecutive
dal lunedì al venerdì
Un laboratorio operativo finalizzato ad acquisire, con il supporto dei giornalisti e attraverso le “parole”
del Sole 24 ORE, gli strumenti per acquisire gli economics di base indispensabili per la gestione
del business e il raggiungimento degli obiettivi aziendali.
un avviso di rettifica e liquidazione emesso nei confronti di
una società cessata e del suo
(ex) rappresentate legale. Ribaltando l’esito del giudizio di
primo grado, la Ctr Lombardia
1890/15/2015 (presidente Giordano, relatore Staunovo Polacco) applica i principi emergenti dalle sentenze di Cassazione.
Nel caso specifico, l’avviso
riguardava la rettifica (ai fini
dell’imposta di registro) del
valore di cessione si una azienda alberghiera, trasferita da
una società di persone pochi
mesi prima dello scioglimento
con conseguente cancellazione dal registro delle imprese. I
Società di comodo, più difficile
dribblare il reddito minimo
Andrea Barison
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l’avviso emesso nei confronti
di società estinta: sarebbe
inaccettabile che l’ufficio potesse notificare a un soggetto
impossibilitato a far valere in
giudizio il vizio insanabile di
tale notifica, subendone passivamente le conseguenze.
Bocciata anche la tesi che
vorrebbe applicare al caso specifico l’articolo 28 del Dlgs
175/2014, che dispone la riviviscenza quinquennale dalla cancellazione del registro delle imprese per le società estinte «ai
soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione,
accertamento, contenzioso e
riscossione dei tributi, contributi, sanzioni e interessi»:
e in primo luogo perché, contrariamente al parere delle En-
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Non operative. L’impresa deve dimostrare che è impossibile arrivare al fatturato richiesto
pUna società di comodo non
Per consultare il programma dettagliato e modalità di iscrizione www.bs.ilsole24ore.com/lab24_impresa
giudici, dopo aver ripercorso
l’interpretazione dell’articolo
2495 del Codice civile ad opera
della Cassazione (sentenza
6071/2013), affermano che nessun atto può essere validamente notificato a una società non
più esistente, né al suo legale
rappresentante.
Rigettata anche la richiesta
dell’ufficio di considerare
inammissibile l’appello in
quanto proposto da un soggetto (l’ultimo legale rappresentante) privo di legittimità giuridica. La Cassazione (ordinanza 28187/2013), infatti, ha
stabilito che non può essere
negato il diritto di difendersi
da un atto notificato, rilevando
il ricorso solamente sotto il
profilo dell’illegittimità del-
trate (circolare 6/E/2015), la
norma non può trovare applicazione agli accertamenti emessi
prima della sua entrata in vigore
(Cassazione 6743/2015);
r e poi perché l’atto di specie
non era stato indirizzato al socio o al liquidatore, ma alla società, nella persona del legale
rappresentante.
Anche il nuovo testo dell’articolo 36 del Dpr 602/1973 non
cambia il principio che i tributi
richiesti al liquidatore devono
già essere stati iscritti a ruolo a
carico della società in presenza
di attivo distribuito a creditori
di grado inferiore (Cassazione
10508/2008 e 8685/2002). Inoltre l’ufficio deve accertare (pur
invertendo l’onere della prova)
la responsabilità del liquidatore e l’avvenuta percezione di
somme da parte dei soci in sede
di liquidazione, che costituiscono i limiti alle rispettive responsabilità
(Cassazione
13259/2015).
può evitare l’attribuzione del
reddito minimo, quando il contribuente non è in grado di dimostrare che sul mercato è impossibile realizzare dei canoni di affitto il cui importo sia almeno pari a
quello necessario per raggiungere il livello minimo di ricavi previsto dalla normativa sulle società
non operative. Ad affermarlo è la
sentenza 51/2/2015 della Commissione tributaria di secondo
grado di Trento (presidente e relatore Pascucci).
La vicenda scaturisce dall’avviso di accertamento emesso nei
confronti di una società di locazione immobiliare relativamente
al periodo di imposta 2006. L’amministrazione finanziaria, in applicazione dell’articolo 30, comma 1, della legge 724/1994 sulle società di comodo, ridetermina il
reddito dichiarato dalla contribuente elevandolo da una perdita
di circa 46mila euro a un reddito
di circa 90mila euro.
Prima che il fisco provvedesse
all’emissione dell’avviso la società aveva presentato, con esito negativo, istanza di disapplicazione
della normativa sulle società di
comodo. Anche la procedura di
accertamento con adesione, intentata dalla società, si era chiusa
negativamente.
La contribuente ricorre allora
in primo grado sostenendo l’impossibilità di conseguire i ricavi
minimi normativamente previsti in quanto il contratto di locazione con il quale aveva dato in
affitto il ristorante-bar scontava
la stagionalità dell’attività esercitata e la posizione periferica del
locale, che aveva costretto i precedenti locatari a cessare anticipatamente l’attività.
La Ctp di primo grado accoglie
il ricorso ritenendo che le specifiche condizioni oggettive e soggettive giustifichino l’impossibi-
lità di conseguire i ricavi minimi
previsti per le società di comodo.
L’amministrazione finanziaria
presenta appello. I giudici di secondo grado accolgono l’appello
e confermano l’accertamento. La
commissione, innanzitutto, rileva che ai fini della disapplicazione della disciplina sulle società
non operative è necessaria la sussistenza di situazioni oggettive
che rendano impossibile il conseguimento dei ricavi e dei redditi
minimi previsti dalla legge.
Nel caso specifico si tratta di
una società che ha stipulato un
contratto di locazione che prevede canoni assolutamente inadeguati rispetto a quelli di mercato
frutto, quindi, di una scelta meramente soggettiva dell’imprenditore e che, come tale, non può essere utilizzata per la disapplicazione della normativa sulle società di comodo.
Quand’anche, proseguono i
giudici, si volessero analizzare le
ragioni che avrebbero indotto la
società alla stipula di un tale contratto di affitto si dovrebbe pur
sempre evidenziare che l’eccepita stagionalità è una caratteristica
di moltissimi esercizi operanti
nel settore turistico del comprensorio delle Dolomiti, senza
che per questo possa essere posta
a fondamento della disapplicazione della normativa. L’imprenditore della zona turistica sa in
partenza che la sua attività è puramente stagionale. Quanto all’asserita perifericità, infine, l’immobile si colloca in un comprensorio
dedito naturalmente al turismo.
Nel momento, quindi, in cui
non sono intervenute situazioni
oggettive tali da rendere impossibile il conseguimento dei ricavi
minimi, non possono essere contestati i valori determinati presuntivamente dall’ufficio applicando specifici parametri previsti dalla normativa. Del resto la
contribuente non ha dato prova
dell’impossibilità di conseguire
nel mercato canoni di affitto pari
almeno a quelli necessari per raggiungere il livello minimo di redditività previsto dalla normativa
sulle società non operative.
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Norme e tributi 21
Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
FISCO
www.quotidianofisco.ilsole24ore.com
Operazioni straordinarie. Dopo le sentenze delle Cassazione
L’incognita dei debiti
su conferimenti,
fusioni e scissioni
L’acquirente
di ramo d’azienda
non paga gli oneri
di gestione generale
PAGINA A CURA DI
Paolo Meneghetti
pLe operazioni straordinarie
richiedono un’attenta verifica
preliminare sui debiti verso il fisco (e non solo). La società risultante da fusioni, scissioni, trasformazioni o cessioni e conferimenti d’azienda non deve limitarsi a conoscere gli
eventuali debiti per passività fiscali della società dante causa,
ma deve interessarsi a tutta la situazione debitoria che potrebbe esserle trasferita. In questo
senso, le operazioni straordinarie non sono tutte uguali e ve ne
sono alcune che tutelano maggiormente la società risultante:
1 in prima battuta, si può dire
che la scissione comporta il trasferimento della responsabilità
- seppur a certe condizioni - su
tutte le società beneficiarie;
1 nella cessione e nel conferimento di azienda, invece, la società avente causa potrebbe essere estranea alle posizioni debitorie della dante causa, o perlomeno verso alcune di esse;
1 nella cessione di ramo di
azienda, infine, le passività che
compaiono nei libri contabili
obbligatori possono diventare
passività dell’acquirente poiché l’articolo 2560 del Codice
civile prevede la responsabilità solidale di quest’ultimo con
il cedente, con riferimento, appunto, a quelle passività. Più
precisamente l’articolo 2560,
nel comma 2, afferma che l’acquirente risponde in solido dei
debiti (presenti nei libri contabili) riferendosi a quelli che riguardano l’azienda ( o il ramo)
trasferito.
I debiti del «ramo» d’azienda
Nella dizione letterale della
norma, non si prevede una responsabilità generale e solidale
per tutti i debiti di chi cede un
ramo d’azienda, alla mera condizione che compaiano nei libri
contabili, bensì una responsabilità limitata ai debiti afferenti
il ramo d’azienda trasferito.
Ora può risultare non agevole
separare con precisione i debiti
di un ramo d’azienda rispetto a
quelli di un altro ramo, ma per
talune posizioni debitorie questa separazione è evidente ed
indiscutibile.
Va inoltre ricordato che per
pacifica interpretazione dottrinale l’articolo 2560 del Codice
civile si applica anche nel conferimento di ramo d’azienda,
che, a questi fini, risulta essere
assimilato a una cessione non
monetizzata nella quale al posto del denaro il conferente riceve una partecipazione. Su
questo tema si è espressa la Cassazione (sentenza 13319 del 30
giugno 2015) confermando questa tesi e aggiungendo che l’acquirente conferitario di ramo di
azienda non solo non risponde
dei debiti afferenti ad altri rami
d’azienda non trasferiti, ma
nemmeno risponde pro quota
dei debiti relativi alla gestione
complessiva dell’azienda.
Si tratta di una tesi giurisprudenziale molto importante, che
marca una centrale differenza
tra conferimento di ramo di
azienda e scissione dello stesso
ramo, con riferimento alla responsabilità della società avente causa. In particolare:
enella scissione societaria i debiti relativi ad altri rami d’azienda non trasferiti alla beneficiaria possono gravare su di essa a
norma dell’articolo 2506-quater, ultimo comma, fermo restando il limite del patrimonio
netto effettivo ricevuto dalla
stessa beneficiaria;
r nel conferimento di ramo
d’azienda, la conferitaria non
può essere aggredita per debiti
che non si riferiscono al ramo di
azienda ricevuto, e per i quali risponde solo la società conferitaria alla quale quel ramo di
azienda è stato attribuito.
Solidarietà sulle imposte
La sentenza della Cassazione,
pur importante, non tocca tuttavia l’aspetto tributario, cioè le
passività di carattere fiscale.
Per queste ultime vige l’articolo
14 del Dlgs 472/1997, secondo il
quale l’acquirente/conferitario
è responsabile in solido con il
cedente/ conferente per il pagamento dell’imposta e delle
sanzioni riferibili alle violazioni commesse nell’anno in cui è
avvenuta la cessione e nei due
precedenti, nonché per quelle
già irrogate e contestate nel medesimo periodo anche se riferite a violazioni commesse in
epoca anteriore.
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I casi risolti
LA SCISSIONE
LA FUSIONE
LE IMPOSTE DIRETTE
IL CONFERIMENTO/1
IL CONFERIMENTO/2
La società Alfa Srl ha eseguito
nel 2014 una scissione
trasferendo alla beneficiaria
Beta Spa un ramo d’azienda
con valore effettivo di
100mila euro. Ad Alfa è
rimasto un debito verso un
fornitore di 250mila euro per
il quale quest’ultimo esegue
atti di riscossione a danno di
Beta Spa. È una procedura
corretta?
La società Beta Spa ha
incorporato le società
Gamma Srl e Delta Srl. Queste
società presentano debiti per
canoni di locazione non
pagati per 100mila euro.
Il valore dei patrimoni netti
ricevuti a seguito
dell’incorporazione è di
80mila euro complessivi. Il
debito viene trasferito
all’incorporante Beta?
La società Rossi Srl non ha
versato imposte dirette per
50mila euro. In un secondo
tempo la società esegue una
scissione con cui trasferisce a
Bianchi Srl un ramo d’azienda
per un valore effettivo di
30mila euro. L’Erario potrà
riscuotere dalla beneficiaria il
proprio credito per intero o
con limiti e, in caso
affermativo, quali?
La società Bianchi Srldetiene
due rami d’azienda: uno
commerciale e uno
artigianale. Con un
conferimento d’azienda il
ramo artigianale viene
conferito alla societa Neri Spa.
Per i debiti non fiscali del ramo
commerciale restato in capo a
Bianchi Srl, vi sono possibili
rischi di responsabilità in capo
a Neri Spa?
Delta Sel esegue il
conferimento di un ramo di
azienda a favore di Gamma
Sel. Delta non ha versato Ires
per l’importo di 100mila
euro, somma emersa da un
accertamento eseguito
nell’anno precedente il
conferimento. Per tale
somma l’Erario può
aggredire anche la
conferitaria ?
La beneficiaria di una
scissione risponde non solo
delle passività che le sono
state attribuite nel progetto,
ma anche di quelle che non le
sono state attribuite, pur nel
limite del patrimonio netto
effettivo ricevuto. Quindi il
massimo importo richiedibile
a Beta è 100mila euro, mentre
per il resto l’unico soggetto
aggredibile rimane la scissa
La fusione è un atto di
successione universale quindi
il soggetto risultante a
operazione compiuta
risponde di tutti i debiti che
erano presenti nei soggetti
incorporati, senza alcun
limite, se non quelli derivanti
dalla tipologia societaria
dell’incorporante: in questo
caso Beta risponde quindi per
100mila euro
I limiti nella responsabilità
sulle passività della scissa che
la norma civile riconosce alla
beneficiaria non valgono in
ambito tributario, settore nel
quale la responsabilità solidale
della beneficiaria è totale e
priva di alcun tetto massimo
sia per quanto riguarda
l’imposta, sia per quel che
concerne le sanzioni: Bianchi
risponde per 50mila euro
La risposta è negativa. Il
soggetto conferitario
risponde dei debiti iscritti
nei libri contabili del
conferente, ma solo per
quelli relativi al ramo di
azienda trasferito, mentre
per debiti afferenti il ramo
non conferito risponde solo il
soggetto che li ha
originariamente contratti,
cioè Bianchi Srl
Sì. La conferitaria di ramo di
azienda risponde dei debiti
tributari per imposte e
sanzioni derivanti da
accertamenti notificati alla
conferente nel biennio
antecedente il conferimento.
Inoltre risponde dei debiti
fiscali derivanti da violazioni
commesse nello stesso
periodo non ancora accertate
al momento del conferimento
I profili fiscali. Doppio binario per le passività civilistiche e quelle riguardanti imposte e sanzioni
Il fisco bussa anche dopo la divisione
pUno
degli aspetti centrali
nell’esecuzione delle operazioni
straordinarie è verificare quali
sono le responsabilità che gravano sulle società aventi causa per
le obbligazioni sia tributarie che
civili contratte dalla dante causa.
In questa direzione si sono recentemente pronunciate due
sentenze della Cassazione: analizziamo le diverse situazioni.
1 Subentro nei debiti fiscali
nelle operazioni di trasformazione e fusione. In entrambi i casi vi è un subentro totale nelle obbligazioni contratte dalla società prima dell’operazione. Nella
trasformazione non si può nemmeno parlare di subentro dato
che l’operazione è assimilata a
un semplice mutamento di ragione sociale. Nella fusione vi è
sì un subentro ma il carattere di
successione universale (artico-
lo 172, comma 4, del Tuir) porta
alla stessa conclusione: la società risultante risponde in toto delle imposte accertate o semplicemente non versate dalla società
dante causa dell’operazione. Sul
fronte delle sanzioni tributarie
vige la regola dell’articolo 15,
comma 1, del Dlgs 472/1997: la
società risultante risponde delle
somme dovute a titolo di sanzione dalla società che ha avviato la
trasformazione o la fusione.
1 Subentro nei debiti fiscali (e
civili) in caso di scissione. Con
LETTURA ALLARGATA
Secondo la Ctr Lazio
le società risultanti
dalla separazione
pagano senza limiti
anche Irap e Iva
una responsabilità sussidiaria,
ma che opera nel limite del valore effettivo del patrimonio attribuito alla stessa beneficiaria.
Così, se alla beneficiaria è stato
attribuito un patrimonio effettivo di 100 (attività meno passività
al valore corrente senza tener
conto dei beni non autonomamente trasferibili), il debito di
200 restato in capo alla scissa potrà essere chiesto alla beneficiaria ma solo entro 100.
A questo punto, però, va analizzata la norma tributaria degli
articoli 173, comma 13, del Tuir
(con riguardo alle imposte e sanzioni) e articolo 15, comma 2 del
Dlgs 472/1997 (con riguardo alle
sole sanzioni) in cui emerge una
responsabilità solidale per le
passività tributarie della società
scissa che grava su tutte le beneficiarie senza alcun limite. L’ap-
questa operazione il patrimonio
dell’ente si separa ed è intuitivo
pensare che anche la responsabilità per tributi e sanzioni vada
separata con qualche criterio ragionevole. In questo senso va
analizzato il disposto civilistico
della responsabilità che troviamo nell’articolo 2506-quater del
Codice civile, ultimo comma.
Combinando il disposto di questa ultima norma con quello dell’articolo 2506-bis del Codice civile risulta che ciascuna società
risultante dalla scissione è responsabile dei debiti attribuiti
tramite il progetto di scissione,
senza alcun limite se non quelli
derivanti dalla tipologia civilistica della beneficiaria. Invece
per le passività non attribuite alla beneficiaria (e quindi rimaste
in capo alla scissa o attribuite ad
altre beneficiarie), si genera sì
parente contraddizione tra la
norma civilistica e quella fiscale
è stata risolta dalla sentenza della Cassazione 13059 del 24 giugno 2015, nonostante l’iter discordante davanti a Ctp e Ctr
che lasciava intendere un certo
spazio di opinabilità sulla questione. La tesi della Suprema
corte è che per le obbligazioni
tributarie non ci sono limiti alla
responsabilità delle società risultanti dalla scissione, sia in termini di imposta sia in termini di
sanzioni, e tale assunto è un’eccezione rispetto alla regola civilistica dove sussiste una responsabilità per le passività non attribuite, limitata al patrimonio netto effettivo ricevuto.
La responsabilità sulle obbligazioni fiscali che grava sulle beneficiarie (e ovviamente sulla
scissa nella scissione parziale) si
estende anche a Iva e Irap, almeno secondo la Ctr Lazio,
549/1/2014 .
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Norme e tributi
Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
LAVORO
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Agevolazioni. Le istruzioni per le domande relative alle retribuzioni pagate nel 2014
Istanze al via per gli sgravi
sui premi di produttività
I PREMI AMMESSI AL BONUS
Invio da mercoledì sul sito Inps - Disponibili 391 milioni
PAGINA A CURA DI
Alessandro Rota Porta
pDa mercoledì prossimo, 26
agosto, è possibile inviare le domande per accedere ai 391 milioni di euro stanziati per finanziare - quest’anno - gli sgravi
contributivi sulle retribuzioni
incentivanti derivanti dalla
contrattazione di secondo livello e corrisposte nel 2014.
La circolare Inps 128 dello
scorso 26 giugno ha chiarito le
regole applicabili per le richieste da presentare nel 2015 e il
messaggio 4974/2015 ha rilasciato la procedura sperimentale per la trasmissione delle
stesse, che si è chiusa il 31 luglio.
Infine, il messaggio 5302/2015
del 12 agosto scorso dà il via libera all’inoltro effettivo delle
istanze, possibile dal 26 agosto
al 24 settembre attraverso l’applicativo «Sgravi contrattazione II livello 2014» presente sul
sito Inps.
L’accesso al bonus
Lo sblocco del bonus per quest’anno è avvenuto grazie al decreto interministeriale LavoroEconomia dell’8 aprile 2015, che
ha fissato all’1,60% della retribuzione contrattuale annua
(corrisposta al lavoratore e imponibile ai fini contributivi,
comprensiva della retribuzione variabile interessata allo
sgravio) il limite degli emolumenti di secondo livello assoggettabili alla riduzione contributiva. Per il 2013 il tetto era stato stabilito nella misura del 2,25
per cento.
Lo sgravio consiste nel 25%
dell’aliquota dovuta dai datori
di lavoro mentre riguarda l’in-
tera contribuzione a carico del
lavoratore, senza perdita di copertura pensionistica. Bisogna
comunque precisare che il limite contributivo agevolabile in
capo al datore deve essere considerato al netto di eventuali riduzioni contributive per assunzioni agevolate o di altre misure
compensative spettanti.
Per trovarsi pronti all’invio
delle domande, è opportuno verificare il rispetto delle condizioni individuate dal Dm autorizzativo e indicate dall’Inps
con la circolare 128/2015: in primo luogo, le somme interessate
al beneficio e previste dagli accordi collettivi di secondo livello dovevano essere collegate a
parametri di produttività e di
competitività.
e Le erogazioni sono suscettibili dello sgravio se hanno come
obiettivo il raggiungimento di
risultati rilevanti per il miglioramento della competitività
aziendale: ad esempio, i premi
che scattano al conseguimento
di determinate soglie di fattura-
to, quelli agganciati a una diminuzione degli scarti di produzione, e così via.
rUn altro requisito necessario
per poter produrre l’istanza
consiste nel deposito presso la
Direzione territoriale del lavoro degli accordi aziendali o territoriali istitutivi dei salari di secondo livello: il deposito deve
essere avvenuto entro il 29 giugno 2015, altrimenti la domanda
non è presentabile. Con riferimento alle intese territoriali, se
non risulta possibile la rilevazione di indicatori a livello
aziendale, i criteri di corresponsione da adottare saranno legati
agli andamenti delle imprese
del settore sul territorio. Le imprese di somministrazione, per
accedere allo sgravio, devono
invece fare riferimento alla
contrattazione di secondo livello sottoscritta dall’impresa utilizzatrice o dalle organizzazioni a cui essa aderisce.
t Per accedere all’agevolazione, oltre alle condizioni descritte, è altresì necessario che l’im-
L’esempio
Il calcolo dello sgravio contributivo per un’azienda industriale con oltre
50 dipendenti. Si considera un premio di risultato di 1.500 euro erogato,
nel 2014, a un impiegato. La retribuzione annua lavoratore è di 26mila
euro (comprensiva del premio)
• Nel limite dell’1,60% della retribuzione
imponibile
Misura dello sgravio
•26.000 euro x 1,60%= 416,00 euro
(tetto sgravabile)
•25 punti della % a proprio carico
Sgravio per l’azienda
•416 euro x 25%= 104,00 euro
•Intera aliquota a proprio carico
Sgravio per il lavoratore
•416 euro x 9,49%= 39,77 euro
LE PROPOSTE DEL SOLE
Le regole per gli sconti
presa rispetti i requisiti previsti
dalla legge 296/2006 (sulla regolarità contributiva) e abbia
corrisposto ai dipendenti trattamenti economici non inferiori a quanto stabilito dalla contrattazione collettiva.
La ripartizione dei fondi
Tutte le domande trasmesse,
secondo le condizioni previste,
saranno ammesse al beneficio
(che andrà recuperato attraverso le denunce Uniemens) e
l’Inps ne darà comunicazione
entro 60 giorni dal termine ultimo per la presentazione.
Se le risorse disponibili non
fossero sufficienti a coprire la
concessione dello sgravio nella
misura richiesta dalle aziende,
l’istituto provvederà a riproporzionare gli importi.
I fondi destinati allo sgravio,
come anticipato sopra e come
ricorda anche la circolare Inps
128/2015, sono stati notevolmente ridotti negli anni. La legge 92/2012 aveva collegato la
concessione dei benefici contributivi riferiti alle erogazioni
di produttività ai criteri regolatori della legge 247/2007, rendendo strutturale la dotazione
di risorse nell’ammontare di
650 milioni di euro annui.
In realtà, diversi “prelievi”
operati a vario titolo per rimpinguare altre dotazioni (da ultimo è intervenuta la legge
190/2014, articolo 1, comma 313,
che ha previsto una riduzione
delle risorse di 208 milioni per il
2015) hanno via via eroso la quota assegnata portandola, appunto, per quest’anno a 391 milioni di euro.
I contratti e la finalità degli incentivi
Sono ammesse allo sgravio le erogazioni previste
dai contratti collettivi aziendali e territoriali o di
secondo livello (del settore privato).
Le somme devono essere legate a incrementi di
produttività, qualità, redditività, innovazione ed
efficienza organizzativa, oltre che collegate ai
risultati riferiti all’andamento economico o agli utili
dell’impresa o a ogni altro elemento rilevante per il
miglioramento della competitività aziendale (basta
uno solo dei parametri)
Il deposito
È obbligatorio il deposito dell’accordo presso la Dtl
(quest’anno doveva avvenire entro il 29 giugno)
La ripartizione
I 391 milioni a disposizione saranno assegnati per il
62,5% alla contrattazione aziendale e per il 37,5% a
quella territoriale. In caso di mancato utilizzo
dell’intera percentuale destinata a ciascuna delle
due tipologie, la quota residua è assegnata all’altra
fattispecie
EDITORIA
Come funziona
il Durc online
LA MISURA
I limiti
Lo sgravio è entro l’1,60% della retribuzione
contrattuale annua di ogni lavoratore (comprese le
somme incentivanti interessate allo sgravio). C’è lo
sgravio massimo di 25 punti dell’aliquota per il
datore di lavoro, al netto di eventuali agevolazioni
contributive sulle assunzioni, delle misure
compensative previste dall’attuale legislazione e, per
l’agricoltura, degli sconti per i territori montani e
svantaggiati. Lo sgravio è totale per la quota a carico
del lavoratore
In caso di risorse insufficienti
Gli incentivi sono riproporzionati tra i datori ammessi
GLI STEP PER L’INCENTIVO
La domanda
Invio telematico dell’istanza all’Inps, anche se
riferita a lavoratori iscritti ad altri enti previdenziali
La risposta
Entro 60 giorni dalla scadenza del termine di
presentazione delle domande, l’Inps comunica alle
aziende l’ammissione al beneficio e l’eventuale
rideterminazione dello stesso. L’importo dello
sgravio in capo all’azienda e al lavoratore sarà poi
recuperato, con le codifiche necessarie, attraverso
il flusso Uniemens. L’importo del beneficio
spettante al lavoratore (pari alla contribuzione
trattenuta, nel 2014, nel cedolino del mese in cui è
stato corrisposto l'emolumento incentivante) sarà
restituito attraverso il Lul
I CASI PARTICOLARI
Gli altri requisiti
La fruizione dell’incentivo è subordinata al rispetto
delle condizioni di regolarità contributiva e della
parte economica dei contratti collettivi, previste
dall’articolo 1, comma 1175, della legge
296/2006.
Il datore di lavoro – se non ha già provveduto per
accedere ad altri benefici – deve presentare alla
Dtl la dichiarazione di responsabilità
sull’inesistenza di provvedimenti amministrativi e
giurisdizionali definitivi, in ordine alla
commissione di determinate violazioni
Cessazioni e operazioni straordinarie
8 Il beneficio spetta anche alle aziende che – nei
rispetto dei requisiti sopra descritti – abbiano
successivamente sospeso o cessato l’attività
8 In caso di operazioni societarie che abbiano
comportato l’estinzione del soggetto
preesistente (ad esempio fusione), l’istanza
dovrà essere presentata dal soggetto
subentrante
8 Nell’ipotesi di indebita fruizione del beneficio, i
datori di lavoro saranno tenuti al versamento dei
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Norme e tributi 23
Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
GIUSTIZIA E SENTENZE
www.quotidianodiritto.ilsole24ore.com
Diritto penale. Le possibilità di utilizzo dell’istituto dopo lo stop arrivato dalla Corte di cassazione sull’applicazione parziale
Messa alla prova a maglie strette
Spetta al giudice valutare i «meriti» dell’imputato e le chance di reinserimento sociale
A CURA DI
Fabio Fiorentin
pTra i più discussi profili applicativi della messa alla prova
(articolo 464-bis del Codice di
procedura penale e 168-bis del
Codice penale) c’è la possibilità
di una sua applicazione “parziale”, limitata cioè ad alcune imputazioni. La fattispecie, non
espressamente disciplinata dalla legge, può ricorrere nella pratica in due ipotesi:
1 quella del soggetto nei cui confronti sono mosse plurime contestazioni, delle quali solo alcune relative a fatti-reato compresi nell’ambito operativo dell’articolo 168-bis del Codice penale;
1 quella dell’imputato di reati
tutti rientranti nella previsione
dell’istituto di probation che,
tuttavia, formuli istanza di messa alla prova soltanto per alcuni
di essi.
de la separazione dei processi
qualora la riunione dei medesimi sia valutata dal giudice assolutamente necessaria per l’accertamento dei fatti. Nel caso di
specie, l’accertamento del reato
associativo contestato si fondava, infatti, su una serie di fatti autonomamente integranti reato,
che non consentivano una valutazione separata.
Lo stop della Cassazione
La Corte di vertice ha confermato, anzitutto, l’esigenza della valutazione preliminare di compatibilità dell’istanza di messa alla
prova parziale con le esigenze di
cui all’articolo 18 del Codice, ma
ha anche negato in radice l’am-
REATI PLURIMI
La Suprema corte ha escluso
dal beneficio i casi di più
Reati non previsti dal 168-bis imputazioni quando non tutti
Una prima giurisprudenza di i delitti rientrano nell’elenco
merito si era indirizzata in senso contenuto nel 168-bis
favorevole all’ammissibilità
della messa alla prova parziale
(si veda il box a lato). Tale orientamento è stato, tuttavia, recentemente sconfessato da un arresto di legittimità, che si è invece
espresso in senso negativo (sentenza 14112/2015).
La pronuncia della Suprema
corte concerne il caso di due imputati ammessi dal Gup al rito
abbreviato ma non alla messa alla prova, che pure avevano ritualmente chiesto al giudice ma
che da quest’ultimo non aveva
applicato (pur ritenendo ammissibile – in conformità al prevalente indirizzo della giurisprudenza di merito – l’istanza
di messa alla prova parziale)
ravvisando, nel caso concreto
un contrasto con l’articolo 18,
comma 1, prima parte del Codice
di procedura penale, che preclu-
missibilità di un’applicazione
parziale del beneficio alternativo al processo.
Le argomentazioni utilizzate
dalla Cassazione hanno una particolare pregnanza, richiamandosi direttamente al principio
della finalizzazione rieducativa
della pena sancito dall’articolo
27, comma 3 della Costituzione.
Precisamente, la Corte rileva che
l’ipotesi in cui a un soggetto siano
contestate plurime imputazioni,
appare «appare stridente con la
struttura del sistema e (...) con gli
stessi presupposti dell’istituto
che possa avvenire una “parziale” risocializzazione del soggetto interessato», data la «visione
unitaria e complessiva della prospettiva di risocializzazione del
soggetto che potrà realizzarsi at-
traverso la messa alla prova previa sospensione dell’intero “procedimento” ma solo quando ciò
sia possibile in relazione a tutti i
reati in contestazione».
Corollario della pronuncia è la
conferma del potere-dovere del
giudice di valutazione discrezionale dell’istanza formulata dall’interessato sotto il duplice profilo delle esigenze processuali e
della “meritevolezza” dell’imputato con riferimento alle possibilità effettive di recupero sociale
del medesimo, il quale non è –
pertanto - titolare di un diritto assoluto di accesso alla misura.
Reati compresi nel 168-bis
La Cassazione sembra implicitamente chiudere la porta alla
possibilità di concessione parziale della messa alla prova anche nel caso di reati tutti non
ostativi, mentre pare lasciare
spazio alla possibilità di messa
alla prova “cumulativa” del beneficio quando si tratti di fattireato tutti ricompresi nell’elencazione dell’articolo 168-bis del
Codice penale.
La decisione suscita, peraltro,
dubbi di compatibilità costituzionale, nella parte in cui - in assenza di specifici divieti di legge
– introduce un’ipotesi di preclusione assoluta all’accesso al beneficio, laddove appare invece
coerente con la ratio dell’istituto
e con la Costituzione riservare al
giudice di merito la possibilità di
valutare in concreto, anche nelle
ipotesi di accesso parziale al beneficio, le chance di risocializzazione del soggetto, in base ai parametri dell’articolo 133 del Codice penale.
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IN ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI
Le sentenze commentate in pagina
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L’ALT DELLA CASSAZIONE
Non è applicabile la sospensione del processo
con messa alla prova dell’imputato, qualora
quest’ultimo sia chiamato a rispondere - allo
stesso tempo e nello stesso procedimento - di
reati per i quali non sia possibile l’accesso al
beneficio unitamente ad altri per i quali ciò sia
invece possibile, poiché non appare coerente
con la finalizzazione rieducativa dell’istituto
ipotizzare una “parziale” risocializzazione del
soggetto interessato.
La stessa formulazione dell’articolo 168-bis del
Codice penale, infatti, non ha fatto direttamente
riferimento ai reati quanto piuttosto ai
«procedimenti per reati ...» così lasciando
intendere una visione unitaria e complessiva
della prospettiva di risocializzazione del
soggetto che potrà realizzarsi attraverso la
messa alla prova previa sospensione dell’intero
“procedimento” ma solo quando ciò sia possibile
in relazione a tutti i reati in contestazione
Cassazione penale, sezione II,
sentenza dell’8 aprile 2015, n. 14112
IL PATTEGGIAMENTO
È ammissibile la separazione dei
procedimenti ai fini della sospensione con
messa alla prova dell’imputato per alcuni
soltanto dei reati oggetto di contestazione
nell’ambito di uno stesso procedimento che
riguardi reati puniti con pena edittale fino a
quattro anni di reclusione e reati che
superano il detto limite, esclusi dalla
operatività della messa alla prova. A tal
fine, non può essere opposto il diverso
orientamento assunto dalla giurisprudenza
in tema di patteggiamento parziale, attesa
la prevalente finalità di recupero sociale
dell’istituto di cui all’articolo 168-bis del
Codice di procedura penale e le
conseguenze paradossali che si avrebbero
nel caso in cui, negata la messa alla prova
per i reati non ostativi solo perché oggetto
di contestazione cumulativa con
imputazioni ostative, il soggetto fosse poi
assolto da queste ultime e condannato per i
primi, anche se per tali ipotesi delittuose
avrebbe avuto diritto a richiedere la
sospensione del processo
Tribunale di Torino, ordinanza del 21 maggio
2014
PLURALITÀ DI CONTESTAZIONI
È ammissibile la messa alla prova
dell’imputato anche nel caso in cui gli
siano mosse più contestazioni per reati
tutti non ostativi alla concessione del
beneficio, non potendosi interpretare in
malam partem la locuzione «per più di una
volta» come se significasse «per più
reati»; poiché tale lettura si porrebbe in
contrasto con la finalità deflativa
dell’istituto e la finalità di
risocializzazione dell’imputato.
Tale possibilità di messa alla prova
“cumulativa” sarebbe ammissibile anche
in caso di riconoscimento della
continuazione tra i reati contestati.
Peraltro, la pluralità di contestazioni a
carico dell’imputato è un dato che il
giudice deve valutare ai fini della prognosi
in ordine al futuro comportamento della
persona e all’astensione di quest’ultima
dal commettere ulteriori reati.
Tribunale di Milano, ordinanza 28 aprile 2015
I bonus del piano casa
anche per casali e stalle
Aumenti di cubatura applicabili alle aree agricole
pAnche gli edifici localizzati
in campagna possono avvalersi
dei piani casa regionali e dei
premi di volumetria aggiuntivi,
rispetto alle previsioni degli
strumenti urbanistici, molti dei
quali in scadenza a dicembre di
quest’anno.
In molte regioni, infatti, le
leggi sui piani casa si applicano
non solo alle abitazioni e ai capannoni ma anche a casolari,
fienili, masserie, casali, ricoveri per attrezzi e altri tipi di fabbricati rurali, nonché agli altri
immobili con le altre destinazioni d’uso urbanistico ricadenti nelle zone E del decreto
ministeriale 2 aprile 1968, n.
1444 che, tra l’altro, definisce le
caratteristiche delle aree omogenee del territorio.
Le zone E racchiudono le parti del territorio destinate all’agricoltura, con l’esclusione di
quelle parti per le quali il frazionamento delle proprietà implica che le si possa ritenere destinate a nuovi insediamenti che
non coprano più di un ottavo
della superficie.
Le modifiche ammesse
Sono 14 le leggi regionali che
stabiliscono in che modo e con
quali limiti e condizioni l’ampliamento può riguardare anche le aree agricole. Le disposizioni che possono essere applicate alle zone agricole formano
un mosaico molto variegato,
con una certa ampiezza del livello di permissività. Naturalmente, chi ha intenzione di usufruire dei diritti edificatori extra per il casolare di campagna
deve farlo entro il termine di
manda di sospensione del processo e messa alla prova è un
passaggio particolarmente delicato per l’interessato, la cui
istanza rischia di incorrere in
preclusioni e inammissibilità
suscettibili di compromettere il
buon esito della procedura, ponendo il soggetto di fronte all’alea del processo e all’eventuale condanna da scontare nelle
forme ordinarie.
In un contesto giuridico-normativo tuttora gravido di incertezze applicative, particolarmente preziose si rivelano le indicazioni elaborate da alcuni importanti uffici giudiziari – in
particolare Milano e Napoli - che
offrono alcuni utili chiarimenti
relativi alle formalità di presentazione dell’istanza.
La domanda deve, anzitutto,
rispettare i requisiti di legge, sia
sotto il profilo formale (articolo
464-bis del Codice di procedura
penale) che sostanziale (articolo
168-bis del Codice penale). Vanno inoltre rispettati i termini di
decadenza, ai quali va fatta particolare attenzione poiché variano a secondo che la richiesta sia
formulata al Gip, al Gup, al giudice del dibattimento o del giudizio direttissimo. Per le domande
proposte nel corso delle indagini
preliminari, vanno anche osservati i termini e le modalità indicate nell’articolo 464-ter del Codice di procedura penale.
È invece sempre obbligatorio
allegare un programma di trattamento elaborato di concerto
con gli assistenti sociali (Uepe)
o la richiesta di tale programma.
In quest’ultimo caso, l’interessato dovrà presentare alla cancelleria del giudice – a pena di
inammissibilità - insieme con la
domanda di messa alla prova,
copia della richiesta all’Uepe
con la prova del deposito. La
prassi è orientata a che il giudice,
valutata l’ammissibilità dell’istanza, conceda un breve rinvio per la messa a punto del programma di trattamento. In questo spazio di tempo è da ritenere
che la prescrizione resti sospesa
(articolo 159 comma 1, n. 3 del
Codice penale).
Da questa prassi sono esclusi i
casi in cui si procede con rito direttissimo i cui tempi stretti non
permettono la produzione del
programma o dell’attestazione
della presentazione della domanda. In tal caso, le indicazioni
operative contenute nelle guidelines della magistratura sono per
la concessione di un breve rinvio
che consenta all’imputato di presentare la domanda all’Uepe e di
un rinvio successivo che permetta agli assistenti di elaborare
il programma di trattamento.
Il giudice valuterà altresì i profili relativi alla misura cautelare
(ovviamente non compatibile
con la messa alla prova). Tra le
ipotesi di inammissibilità, si segnalano i casi di assoluta carenza
dei requisiti di legge (ad esempio
per superamento dei limiti di pena, per la sussistenza di una declaratoria di delinquenza qualificata, etc.) o il mancato rispetto
dei termini di decadenza previsti dall’articolo 464-bis del Codice di procedura penale (cui va assimilata l’ipotesi di reiterazione
di istanza già respinta, che supera quindi il limite di cui all’articolo 464-quater comma 9 del Codice procedura penale).
Se la domanda è affetta da vizi
formali (ad esempio poiché proposta da difensore non munito di
procura speciale; o formulata
dall’imputato la cui sottoscrizione non sia autenticata), la parte
può riproporre l’istanza prima
della dichiarazione di apertura
del dibattimento.
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Urbanistica. Per gli edifici rurali in Liguria e nel Lazio obbligatori materiali tipici
Raffaele Lungarella
Istanza respinta
senza il programma
di recupero
pLa formulazione della do-
La giurisprudenza
EDILIZIA E AMBIENTE
A CURA DI
La domanda. Le linee guida della magistratura
scadenza del piano della regione di appartenenza (per le scadenze, regione per regione si
veda il Sole 24 Ore del 13 luglio).
Devono essere rispettate anche
le eventuali altre condizioni generali previste dai piani (la data
entro cui l’immobile doveva essere già esistente, per esempio).
Alcune regioni non hanno
adottato norme specificamente
rivolte alle area agricole, ma la
possibilità di beneficiare degli
incentivi volumetrici dei piani
casa anche per queste zone deriva dalla individuazione degli
ambiti nei quali è possibile realizzare gli interventi di amplia-
FOCUS
Norme scadute
in due Regioni
L’ampliamento delle abitazioni o
degli edifici rurali non è più
possibile in Lombardia ed Emilia
Romagna. In queste due Regioni
le leggi speciali che
riconoscevano i premi di
volumetria sono infatti scadute
senza proroghe. In tutte le altre
regioni o province autonome la
possibilità resta aperta, ma con
scadenze variabili. Ravvicinate
(entro il 31 dicembre ) per
Abruzzo, Basilicata Liguria,
Molise , Trento, Piemonte,
Sicilia e Toscana. Più “generose”
altrove. In particolare in Umbria,
Valle d’Aosta e provincia di
Bolzano non c’è un termine agli
ampliamenti in deroga.
mento e di quelli di demolizione e ricostruzione. È il caso, ad
esempio, della Calabria, dove
gli immobili ubicati in campagna con destinazione sia residenziale che non residenziale
possono essere ampliati con
premio del 20% della superficie
(fino a 70 mq) e demoliti e ricostruiti con un aumento della superficie del 35% di quella esistente, anche con cambiamento
della destinazione d’uso.
Nel Lazio sugli edifici residenziali costruiti dopo il 1950
possono essere realizzati interventi di sostituzione edilizia
con un aumento del 20% della
superficie, purché il nuovo immobile sia coerente con i caratteri e l’architettura dell’edificazione agricola. In Umbria gli
ampliamenti degli edifici residenziali in zone agricole sono
ammessi solo su quelli realizzati dopo il 13 novembre 1997.
Sempre nel Lazio nei casi in cui
può essere utile per il recupero
di edifici esistenti, evitando
quindi il consumo di nuovo
suolo, è consentito trasformare
in residenza fino al 50% dei volumi accessori e delle pertinenze di edifici già destinati in prevalenza a residenza, ovviamente sempre di quelli ubicati in zone destinate urbanisticamente
all’agricoltura.
Anche la Campania permette i cambiamenti delle destinazioni d’uso nelle zone agricole.
Stalle e capannoni possono trasformarsi in case solo, però, se
destinate alle famiglie dei proprietari dei fondi; gli immobili
possono mutare destinazione
sia per soddisfare le esigenze di
spazio che per lo favorire lo sviluppo dell’azienda agricola. Il
piano casa campano per incentivare lo svolgimento delle attività agricole consente anche di
forzare il Prg per realizzare 0,3
metri cubi di nuove costruzioni ad uso produttivo ogni metro quadrato di superficie
aziendale, in pratica 300 metri
cubi di immobili ogni ettaro di
terreno agricolo.
Una disciplina dettagliata degli interventi di ampliamento
nelle zone agricole è proposta
dal piano della Sardegna. Il fattore determinante per stabilire
cosa si può e cosa non si può fare
è la distanza dell’immobile dalla
linea di battigia. Nella fascia costiera tra i 300 e i 2mila metri da
quella linea il volume degli edifici residenziali e quelli destinati a funzioni agricole, silvestri e
pastorali può aumentare del
10% (elevabile al 20% se viene
riqualificato l’intero immobile); nelle isole minori le distanze
sono ridotte della metà.
I divieti
Per alcuni interventi o programmi previsti dai piani casa,
le zone agricole sono, però, off
limits. Così in Liguria nelle zone
urbanistiche E gli edifici con destinazione non residenziale
non possono essere demoliti e
ricostruiti come abitazioni con
un incremento del 35%.
La legge della Calabria non
permette nelle aree agricole la
realizzazione degli interventi
relativi ai programmi di riqualificazione delle aree degradate.
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IN ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI
La mappa dei piani casa regionali
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Gli ampliamenti sul territorio
01 BASILICATA
Nelle aree omogenee agricole
sono consentiti interventi
straordinari di riuso del
patrimonio esistente destinando
a residenza l’intera superficie di
immobili già in parte classificati
come residenziali. Permesse
anche modifiche di destinazione
d’uso degli edifici esistenti per
destinarli a piccole attività di
rivendita e degustazione di
prodotti agricoli o anche per
servizi alle popolazioni rurali,
purché la superficie per queste
funzioni non superi i 200 metri
quadri
02 CALABRIA
Piena applicazione delle
previsioni del piano casa anche
agli edifici ubicati in zona
agricola: ampliamento del 20%
della superficie lorda esistente e
del 35% della volumetria in caso
di demolizione e ricostruzione,
sia per le residenze che per i
capannoni. Nelle zone agricole
non sono possibili interventi di
sostituzione edilizia, con
ampliamento della volumetria
esistente, per realizzare
programmi di riqualificazione
delle aree urbane degradate
03 CAMPANIA
Permessi i cambiamenti di
destinazione d’uso di immobili
(o parti di essi) non residenziali,
per farne abitazioni per il nucleo
familiare del proprietario del
fondo agricolo o per realizzare
locali per lo svolgimento di
attività utili allo sviluppo
integrato dell’azienda agricola.
Nelle aree agricole si può
beneficiare anche degli
incrementi volumetrici previsti
dal piano casa per gli interventi
di ampliamento e di demolizione
e ricostruzione a condizione che
almeno il 20% della volumetria
esistente sia destinato ad uso
agricolo
04 LAZIO
Ammesso l’ampliamento del
20% della cubatura esistente
per la demolizione degli edifici
residenziali, realizzati dopo il
1950, ubicati nelle zone
territoriali agricole, purché
ricostruiti secondo i caratteri
dell’edificazione agricola. Le
pertinenze degli edifici a
prevalente destinazione
residenziale, ubicati in zone
destinate urbanisticamente
all’agricoltura, possono essere
recuperati e trasformati in
residenza fino ad aumentare del
50% la superficie già destinata
ad abitazione
05 LIGURIA
La percentuale di incremento
della superficie normalmente
prevista per gli interventi di
ampliamento (commisurata alla
dimensione dell’immobile) è
aumentata del 5% nel caso degli
edifici rurali di valore
testimoniale destinati a
residenza. Ma acondizione che il
proprietario rispetti la tipologia
edilizia tipica dell’edilizia rurale
e impieghi materiali locali
tradizionali, quali ad esempio le
lastre di ardesia, le tegole in
laterizio tipo “coppo”, le lastre in
pietra
06 MARCHE
Anche nelle zone agricole è
consentito l’ampliamento degli
edifici residenziali nei limiti del
20% della volumetria fino a un
massimo di 200 metri cubi. Per
quelli costruiti prima del 1950,
l’ampliamento è permesso
purché non vengano alterate la
tipologia edilizia e le
caratteristiche architettoniche
proprie del paesaggio rurale
marchigiano. Con un piano di
recupero si possono trasformare
in residenza fino a 100 mq di
superfici destinate a pertinenza,
anche accorpando gli spazi
recuperati all’edificio
principale
07 MOLISE
Nelle aree agricole, in
alternativa all’ampliamento di
edifici esistenti o in costruzione
che abbiano completato la
struttura, è possibile
trasformare la destinazione
d’uso dei locali prima non
destinati all’abitazione in
residenziale. La trasformazione
deve avvenire a parità di volume
edificato, devono essere
salvaguardati gli aspetti
paesaggistici ed ambientali del
territorio e migliorate le
prestazioni energetiche
dell’edificio
08 PIEMONTE
La legge sul piano casa si applica
anche agli edifici residenziali
classificati in passato come
rurali, ma ora iscritti al catasto
edilizio urbano. Dei premi
volumetrici possono beneficiare
anche gli edifici rurali ad uso
abitativo necessari alle esigenze
dei proprietari dei fondi e degli
imprenditori agricoli
professionali che li usano come
abitazioni per salariati fissi, per
gli addetti alla conduzione del
fondo e per i pensionati
dell’agricoltura.
09 PUGLIA
Consentito realizzare sugli
edifici rurali a uso abitativo gli
stessi interventi permessi sugli
edifici residenziali. Con
l’ampliamento la superficie
dell’edificio rurale può
aumentare del 20 per cento. La
superficie aggiuntiva non può
superare i 300 metri quadri . In
caso di demolizione del
fabbricato, la sua ricostruzione
può avvenire con un aumento del
35% della superficie di partenza
10 SARDEGNA
Nelle zone omogenee agricole la
volumetria degli immobili
destinati ad usi agro-silvopastorali e di quelli residenziali,
compresi nella fascia costiera tra
i 300 e i 2mila metri dalla linea
di battigia può aumentare del 10
per cento.Oltre i 2mila metri il
premio raddoppia. Entro i 300
metri dalla fascia costiera
aumento del volume senza
cambio di destinazione d’uso
per gli immobili utilizzati per la
pastorizia di proprietà di
imprenditori agricoli.
11 TOSCANA
L’applicazione del piano casa è
consentita per gli edifici rurali ad
uso abitativo necessari alle
esigenze dell’imprenditore
agricolo, a quelle dei familiari
occupati nel fondo e degli
addetti a tempo indeterminato
impegnati nell’attività agricola.
La legge sul piano casa include
gli edifici rurali nella definizione
di edifici abitativi. Le superfici
possono perciò essere ampliate
del 20% per gli interventi di
ampliamento (fino a un massimo
di 350 mq) e del 35% in caso di
demolizione e ricostruzione.
12 UMBRIA
Escluso qualsiasi tipo di
intervento con premio di
superficie per gli edifici
localizzati in zoen agricole
realizzati prima del 13 novembre
1997. Più attenuati i divieti per
gli immobili realizzati dopo. In
campagna sono possibili solo
interventi di ampliamento degli
edifici già classificati come
residenziali, con un premio del
20% della superficie esistente.
La nuova superficie non deve
superare il limite di 80 metri
quadri e quella dell’edificio
esistente i 500 metri quadri
13 VALLE D’AOSTA
Nelle zone agricole gli interventi
del piano casa possono
riguardare le sole unità
immobiliari destinate ad attività
di carattere agro-silvo-pastorale.
Gli edifici in precedenza
classificati rurali e ora non più
destinati agli usi originari,
possono essere destinati a
residenza per gli addetti alle
attività agro-silvo-pastorali
14 VENETO
Nelle zone agricole gli interventi
del piano casa sono consentiti
solo sugli edifici a destinazione
residenziale e su quelli in cui si
svolgono attività funzionali alla
conduzione del fondo agricolo.
Per gli edifici residenziali
composti da due unità
immobiliari destinati a prima
casa di abitazione, il calcolo
dell’ampliamento massimo di
150 metri cubi può essere fatto
con riferimento a ogni unità
immobiliare. L’ampliamento
può essere realizzato anche
recuperando a fini residenziali le
strutture agricolo-produttive
non più funzionali alla
conduzione del fondo
24
Norme e tributi
Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
LA GUIDA PRATICA PER LA FAMIGLIA
Riforma della Pa
Il pubblico impiego
ILLUSTRAZIONE DI PIERLUIGI LONGO
Domande
&
Risposte
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Arrivano nuovi concorsi
per valorizzare i migliori
e sanzioni certe ai fannulloni
PAGINA A CURA DI
Davide Colombo
pCon la riforma della Pa si
riapriranno le occasioni di impiego nel settore pubblico e che
cosa cambierà per i fannulloni?
Se con la prossima legge di Stabilità non si faranno scelte diverse,
anche nel 2016 dovrebbe permanere il blocco del turn over deciso per facilitare la mobilità dei dipendenti delle province. Mentre
dal 2017 si dovrebbe tornare alla
possibilità, per ogni amministrazione, di reclutare otto nuovi dipendenti ogni dieci cessazioni.
Nel frattempo la riforma dovrebbe cominciare a dare i suoi
frutti che, sul fronte di chi cerca
un impiego pubblico, riguardano
soprattutto i concorsi. Nelle selezioni future verranno valorizzate le esperienze professionali acquisite nella Pa con un contratto
precario, la conoscenza della lingua inglese diventerà un titolo di
merito valutabile dalle commissioni giudicatrici e verrà cancellato il requisito del voto minimo
di laurea. Verrà inoltre valorizza-
to il titolo di dottore di ricerca.
Il nuovo testo unico del pubblico impiego che sarà varato in
virtù della legge delega sarà accompagnato anche da norme
transitorie per favorire il reclutamento di chi ha vinto vecchi concorsi nelle amministrazioni con
graduatorie aperte.
Il testo unico annunciato, che
semplificherà le norme sedimentate dal dlgs 165 del 2001 in
poi, conterrà anche una nuova disciplina del lavoro flessibile nel
pubblico (che teoricamente dovrebbe essere limitato a situazioni molto particolari per evitare
nuovo precariato) e con il superamento delle vecchie dotazioni
organiche dovrebbe entrare in
funzione una vera programmazione delle assunzioni sulla base
degli effettivi fabbisogni di ogni
amministrazione; un meccanismo che dovrebbe essere facilitato da un sistema informativo
nazionale attivato al Dipartimento Funzione pubblica.
Novità in arrivo anche per i
fannulloni o gli “esperti di malat-
LA PAROLA
CHIAVE
Staffetta
7Con la delega Pa verrà
promosso un tentativo di
“ricambio generazionale”
tramite la riduzione, su base
volontaria, dell’orario di
lavoro e della retribuzione dei
dipendenti più vicini al
pensionamento. A chi lo vorrà
sarà permesso di effettuare
una contribuzione volontaria
Inps garantendosi così, anche
in caso di part time, una
copertura piena dei
versamenti. L’operazione è
immaginata per favorire
assunzioni anticipate di
nuovo personale giovane nel
rispetto dei vincoli normativi
che ancora restano in campo.
MOBILITÀ
Gli uffici pubblici
si riorganizzano
per far posto allo
smart-working
I dipendenti
della Repubblica
trasferiti in base
ai fabbisogni
pIl datore di lavoro
pubblico dei prossimi anni, se
la sfida lanciata da questa
nuova riforma della Pa andrà
in porto, potrebbe contare su
almeno un dieci per cento di
dipendenti operativi da
postazioni remote. La delega
prevede che le
amministrazioni si
riorganizzino, nell’arco del
prossimo triennio, per
garantire a chi lo vorrà forme
di telelavoro e di effettiva
conciliazione dei tempi di vita
e di impiego. Non si tratta del
primo tentativo in questa
direzione ma la novità della
delega Madia è che vengono
ora fissati degli obiettivi
quantitativi. Inoltre
l’adozione delle misure
organizzative e il
raggiungimento degli
obiettivi indicati (10% dei
dipendenti e non più 20%
come era previsto in una
prima versione del testo)
costituiranno oggetto di
valutazione «nell’ambito dei
percorsi di misurazione della
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SMART WORKING
Fenomenoincrescita
LoSmartworking–l’approccio
innovativoall’organizzazionedel
lavorochesicaratterizzaper
flessibilitàeautonomianellascelta
deglispazi,deglioraridilavoroe
deglistrumentidautilizzareafronte
diunamaggiore
responsabilizzazionesuirisultati–
sistaaffermandoancheinItalia
comeunconcettoriconosciutoe
compreso,sdoganandosidal
semplicetelelavoro.Molteaziende
hannoattivatoqualcheiniziativain
questosenso,masonoancora
pochequellechehannoadottato
realmenteunmodellodiSmart
working,cioèhannosviluppatoun
pianosistemicointroducendo
strumentitecnologicidigitali,
adeguatepolicyorganizzative,
nuovicomportamentiorganizzativi
elayoutfisicideglispazi.Alle
iniziativedelleaziende,poi,si
devonoaccompagnareinterventi
sulleinfrastrutture(bandalargae
Wi-Fineiluoghipubblici),insiemea
misuredisemplificazionedelle
formecontrattualichepromuovono
questeformediflessibilità.
7
Un’amministrazione può
conferire un incarico a un
pensionato?
Sulla questione è intervenuta
una novità nell’iter di
approvazione del Ddl Pa. Il
nuovo comma 3 dell’articolo
17 , introdotto nel corso
dell’esame alla Camera,
modifica la disposizione (art.
5, comma 9, del dl n. 95 del
2912) e prevede che gli
incarichi possono essere
attribuiti a titolo gratuito e per
la durata massima di un anno.
Inoltre gli incarichi di
carattere dirigenziale o
direttivo sono soggetti (ferma
restando la gratuità) al limite
di durata di un anno, non
prorogabile né rinnovabile.
tie del fine settimana”. La delega
prevede l’introduzione di norme
più stringenti in materia di responsabilità disciplinare con
l’obiettivo di rendere certe ed
eseguite le sanzioni. Si tratta di
misure di semplificazione delle
regole attuali che, come dimostrato i dati Aran, non riescono a
garantire un’esecutività in tempi
certi . Il tema delle sanzioni contro imboscati e fannulloni è ritornato di forte attualità dopo lo
scandalo delle assenze di massa
per malattia dei vigili di Roma in
occasione del Capodanno scorso. La ministra Marianna Madia
aveva promesso che in futuro il
sistema delle sanzioni sarebbero
diventato più efficace e ora lo
strumento normativo per farlo è
arrivato. Nell’ambito della riorganizzazione degli accertamenti
medico-legali in caso di assenza
per malattia è stata fatto poi la
scelta di attribuire tutte le competenze all’Inps. Un altra mossa
che dovrebbe garantire più certezza nei controlli.
Vittima di violenza
cambia sede
7
In caso di violenza si può
chiedere un trasferimento?
Sì, lo prevede il comma 6
dell’articolo 14. La dipendente
vittima di violenza di genere
inserita in specifici percorsi di
protezione può presentare
domanda di trasferimento ad
altra amministrazione
pubblica ubicata in un
Comune diverso da quello di
residenza. Entro 15 giorni
dalla comunicazione fatta
dall’interessata
l’amministrazione di
appartenenza dispone il
trasferimento presso
l’amministrazione indicata
dalla dipendente ove vi siano
posti vacanti corrispondenti
alla sua qualifica
professionale.
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CONCILIAZIONE
performance organizzativa e
individuale all’interno delle
amministrazioni pubbliche».
Insomma, l’iniziativa non
dovrebbe essere presa
sottogamba dai dirigenti che
dovranno definire gli obiettivi
sulla gestione del personale
nel triennio di
sperimentazione. Mentre ai
dipendenti e ai funzionari che
chiederanno di lavorare anche
da casa in smart-working o coworking verrà garantito che
non subiranno alcun tipo di
penalizzazione «ai fini del
riconoscimento delle
professionalità e delle
progressioni di carriera». La
disposizione è prevista per
tutte le amministrazioni,
mentre gli organi
costituzionali, nell’ambito
della loro autonomia,
potranno definire propri
criteri per garantire forme di
conciliazione e telelavoro.
A questa novità della delega
si coniuga quella che prevede
istituzione di una Consulta
nazionale per garantire
l’effettiva integrazione delle
persone con disabilità.
L’obiettivo è quello di
rafforzare il monitoraggio sul
diritto al lavoro dei disabili nel
settore pubblico (legge 12
marzo 1999, n. 68) e prevedere
nuovi piani di espansione e
riorganizzazione.
Incarichi pubblici
ai pensionati
pÈ uno degli obiettivi più
ambiziosi della riforma Madia:
consentire alle
amministrazioni pubbliche di
programmare le assunzioni
sulla base degli effettivi
fabbisogni (e non più delle
vecchie dotazioni organiche) e
dare ai dipendenti e ai
funzionari la possibilità
concreta di passare in mobilità
volontaria da
un’amministrazione all’altra.
Insomma arrivare davvero al
“dipendente della Repubblica”
come è stato detto in qualche
slogan. Il nodo da sciogliere
(vedremo come nel decreto
legislativo) è proprio quello
della definizione, sulla base di
criteri oggettivi, dei nuovi
fabbisogni di personale di
un’amministrazione. Passaggio
ineludibile per poi arrivare a
quello che consente la mobilità
volontaria da un posto a un
altro (dove c’è un fabbisogno
scoperto) senza che scatti il
veto dell’amministrazione di
provenienza.
Il meccanismo, per ora molto
futuribie, dovrebbe funzionare
tramite la pubblicazione di
bandi di mobilità da parte delle
varie amministrazioni che
vengono raccolti sul portale
istituito dal Dipartimento
Funzione pubblica
(www.mobilità.gov.it). È qui
che si dovrebbe determinare il
meccanismo di
domanda/offerta capace di far
funzionare davvero la mobilità
volontaria.
In attesa di vedere questo
risultato il cantiere della
riforma Madia dovrà però
smaltire ban altre procedure di
mobilità (in questo caso
obbligatorie) che non saranno
semplicissime. Intanto c’è
quella ancora apertissima
TESTO UNICO
legata alla riduzione degli
organici delle province e delle
città metropolitane, con circa
20mila dipendenti in
soprannumero dai quali si può
solo sottrare i circa 6mila dei
centri per l’impiego che
passeranno alle Regioni. A
questo nodo se ne aggiungerà
un altro legato alle mobilità che
si determineranno con la
chiusura di una serie di uffici
periferici dello Stato (le
riorganizzazioni spaziano dalle
Prefetture alle Autorità
portuali) e con gli
accorpamenti della Camere di
Commercio da 105 a 60 (sono
10mila circa i dipendenti di
questi enti e delle società
controllate). Si tratta di
operazioni complesse e
straordinarie che verranno
gestite con ampie
riorganizzazioni di apparati
che potranno determiare
mobilità non volontarie anche
oltre il limite di 50 chilometri
previsto dal dl 90/2014. L’altro
nodo che si dovrà affrontare ma qui siamo fuori dalla Pa rigrada la gestione del
personale delle società
partecipate che dovranno
essere ridotte da 8mila circa a
mille. In ballo ci sono oltre
260mila dipendenti: gli esuberi
dovranno essere gestiti con
ammortizzatori sociali in
deroga. Si vedrà.
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DA SAPERE
La mobilità d’ufficio
I dipendenti pubblici possono
esser trasferiti all’interno della
stessa amministrazione o, con
accordo tra enti interessati in
altra amministrazione, qualora
la sede iniziale e quella finale
si trovino nel territorio dello
stesso comune. Lo prevede
l’articolo 4 del dl 90 del 2014.
Il trasferimento può essere
attuato anche quando, pur non
essendo nello stesso comune,
le due sedi si trovino a distanza
non superiore a 50 chilometri
Licenziamenti
e contratti:
sintesi da fare
tra privato e Pa
Sandro Mainardi
pIl capitolo della delega
Madia dedicato ai rapporti di
lavoro non sembra assumere la
portata rivoluzionaria che
invece caratterizza il Jobs Act
del settore privato ed i suoi
decreti attuativi: ad uno
sguardo di insieme, l’orizzonte
degli interventi per la Pa
appare contenuto, di portata
correttiva rispetto
all’esistente, piuttosto che
realmente modificativa. Il
Testo Unico sul lavoro alle
dipendenze delle pubbliche
amministrazioni si dovrà
infatti limitare alle modifiche
«strettamente necessarie per il
coordinamento» formale e
sostanziale del materiale
normativo esistente,
«apportando le modifiche
strettamente necessarie per
garantire la coerenza giuridica,
logica e sistematica», con
«risoluzione delle antinomie»
ed «indicazione esplicita delle
norme abrogate».
Se gli avverbi contano, non
occorre dunque aspettarsi
dall’esercizio della delega uno
stravolgimento degli assetti
regolativi esistenti, così come
consolidatisi nelle riforme del
pubblico impiego, a partire
dalla storica “privatizzazione”
del 1993. Tuttavia il progetto,
che appunto ha come base
questa complessa quanto utile
operazione di drafting
normativo (si pensi che, in
alcuni ambiti, le norme di
riferimento hanno subìto in
pochi anni decine di interventi,
alimentando il contenzioso e
rendendo di fatto impossibile
la gestione), può svolgere un
contributo fondamentale
verso uno degli obiettivi
propri anche del Jobs Act. Si
tratta di dare certezza
normativa e basi stabili ad un
mercato del lavoro pubblico
investito da una lunga stagione
di leggi e leggine, che hanno
aumentato e reso forse
definitivo il distacco dal
modello proprio e
caratterizzante della
privatizzazione, che da sempre
impone un diritto del lavoro
pubblico il più possibile
coincidente con quello
privato.
Pur nel mandato circoscritto
dal legislatore delegante, se si
guarda insieme alle operazioni
di riforma in itinere per i
mercati del lavoro (privato e
pubblico), si deve allora porre
con forza, e risolvere, il
problema del coordinamento
reciproco. In che modo le
norme della legge n. 183/2014 e
dei decreti attuativi si
rapporteranno con la
disciplina vigente e futura del
lavoro nelle Pa? Si tratta di
norme scritte per il solo
settore privato o investono
l’intero universo del lavoro
subordinato? È scontata la loro
“non” applicazione o è
scontato il contrario? Quale
sarà poi la linea sindacale,
visto che qui esistono ancora
spazi per rendere
impermeabile il pubblico
impiego dalle riforme RenziPoletti, ma risulterà poi
difficile spiegare ai lavoratori
dell’impresa perché i colleghi
DUE NODI
Itemipiùsensibili
Suilicenziamentiillegittimisi
dovràstabilireselatutelaèquella
comunedellavoroprivato,
nell’opzionefraleggeForneroe
tutelecrescenti,oquella
reintegratoriapienaperogni
ipotesidiinvaliditàdelrecesso.
Suicontrattiladelegaimponeil
contenimentodelricorsoalle
tipologieflessibili,ancheper
prevenireilprecariato:bisogna
peròdarecorpoalla
giurisprudenzaUesull’utilizzo
abusivodeicontrattiflessibili
del settore pubblico
mantengono assetti
differenziati.
Poiché il Jobs Act non si è
preoccupato di sciogliere
questi nodi, salvo ambigui
frammenti normativi del
codice dei contratti flessibili di
cui al decreto 81/2015, tocca ora
alla legge Madia portare
chiarezza applicativa, non
foss’altro che per cavare
dall’impasse la magistratura
del lavoro. I temi più sensibili
appaiono quelli delle tutele
contro i licenziamenti
illegittimi e del corretto
utilizzo dei contratti flessibili.
Sul primo la delega Madia
offre spazi di intervento per
rendere più semplice e spedito
il procedimento disciplinare:
si dovrà però stabilire,
appunto in ragione del
“coordinamento normativo”,
se la tutela per il licenziamento
illegittimo è quella comune del
lavoro privato, nell’opzione fra
legge Fornero e tutele
crescenti, oppure quella
reintegratoria piena per ogni
ipotesi di invalidità del
recesso, con un
aggiornamento di legge del
vecchio art. 18 dello Statuto.
Sui contratti la linea di
delega impone il
contenimento del ricorso alle
tipologie flessibili, anche per
prevenire il precariato. La
misura può essere favorita dal
fondamentale passaggio
dell’eliminazione delle
dotazioni organiche, sostituite
da una programmazione delle
assunzioni che guardi ai
fabbisogni sfruttando
realmente i processi di
mobilità. Si tratta però di dare
corpo e sostanza alla
giurisprudenza comunitaria
sull’utilizzo abusivo dei
contratti flessibili: ferma la
possibilità di escludere la
conversione/stabilizzazione
del rapporto, il tema è quello
della misura certa
dell’indennizzo e della sua
idoneità a compensare il
danno subito dall’interessato
in mancanza di conversione.
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Contributi e parttime volontario
7
A due anni dalla pensione posso
chiedere un part-time volontario
alla mia amministrazione?
Molto probabilmente sì.
Bisognerà attendere il testo
del decreto legislativo ma il
principio è chiaro: si potrà
chiedere una riduzione
dell’orario di lavoro. È
garantita la possibilità, con la
contribuzione volontaria ad
integrazione, di conseguire
l’invarianza della
contribuzione previdenziale.
DOMANI
Riforma della Pa
Il nuovo
contratto
Che cosa succede
dopo la sentenza
della Consulta
che ha bocciato
il blocco
degli stipendi?
I dipendenti
pubblici
ora hanno diritto
agli arretrati
relativi al blocco?
Come cambierà
la valutazione
del personale
ora che è
affidata all’Aran?
Norme e tributi 25
Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
LA GUIDA PRATICA PER LA FAMIGLIA
Scuola
Alternanza
ILLUSTRAZIONE DI PIERLUIGI LONGO
Domande
&
Risposte
www.scuola24.ilsole24ore.com
Stage in azienda,
ecco la carta con i diritti
e doveri degli studenti
Gianni Bocchieri
Claudio Tucci
pA
settembre debutta la
nuova alternanza scuola-lavoro: cosa faranno gli studenti in
azienda? Il ministero dell’Istruzione sta definendo, per la prima
volta, i diritti e doveri degli alunni impegnati in questi percorsi
formativi che in base alla riforma
Renzi-Giannini entrano a tutti
gli effetti nel curriculo scolastico
(e l’esperienza “on the job” verrà
valutata all’esame di Stato).
Finora l’alternanza con il lavoro (e quindi la prima esperienza concreta con il mondo
delle imprese) è stata praticata
essenzialmente dagli studenti
degli istituti tecnici e professionali più all’avanguardia (per durate piuttosto brevi, circa 90 ore
e solo nelle classi quarte). Le
nuove regole, in vigore da luglio,
potenziano l’istituto (si veda
servizio qui sotto) e aprono anche ai licei (sempre rivolgendosi ai ragazzi degli ultimi tre anni
di corso) e, soprattutto, impongono al dicastero di Viale Tra-
stevere di regolare compiutamente tutta la materia, comprese le attività “pratiche” di didattica nei laboratori.
Tra un paio di settimane, al
suono della prima campanella, il
Miur presenterà «La Carta dei
diritti e doveri»: «Si partirà dal
lato studente - spiega il dg per gli
Ordinamenti scolastici e la valutazione, Carmela Palumbo -.
Verrà affermato il principio che
tutti i ragazzi e i loro genitori dovranno essere informati dall’istituto del percorso che l’alunno farà nell’impresa». Ogni ragazzo
avrà a disposizione un “piano
personalizzato” e sarà affiancato
da un tutor aziendale, che potrà
essere anche lo stesso imprenditore (per venire incontro alle esigenze delle pmi) e da un tutor
scolastico (di regola, un insegnante della classe).
«L’alternanza non è un rapporto di lavoro, e non è neppure
un gita scolastica - aggiunge Palumbo -. È scuola a tutti gli effetti, e quindi è da affrontare con serietà, e l’istituto assieme all’im-
LA PAROLA
CHIAVE
Alternanza
7L’alternanza scuola-lavoro
consiste nella realizzazione di
percorsi progettati, attuati,
verificati e valutati, sotto la
responsabilità dell’istituzione
scolastica o formativa, sulla
base di apposite convenzioni
con le imprese, anche del terzo
settore, e pure con ordini
professionali, enti pubblici e
privati. L’alternanza, dopo le
modifiche operate dalla legge
Renzi-Giannini, diventa a tutti
gli effetti un percorso
formativo che potenzia
l’autonomia scolastica e
qualifica l’offerta formativa
(rendendola più flessibile) a
vantaggio degli studenti
Il percorso
di studio e lavoro
7
La riforma della scuola rafforza il
legame istruzione-imprese. Cosa
cambia per i ragazzi da settembre?
L’alternanza scuola-lavoro
diventa parte integrante del
percorso di studio dei ragazzi
delle scuole superiori. Finora
l’esperienza di formazione on
the job è stata praticata
essenzialmente negli istituti
tecnici e professionali (perché
hanno contatti con le aziende).
Ma per pochissimo tempo
(circa 90 ore) e solo per gli
alunni delle classi quarte. Con
la riforma Renzi-Giannini le
ore di alternanza salgono ad
almeno 400 nei tecnici e
professionali, e ad almeno 200
nei licei. A settembre si inizierà
con i ragazzi delle classi terze
per arrivare gradualmente fino
a quelli di quinta, per i quali
l’alternanza conterà agli esami
di Stato.
presa o all’ente pubblico e privato dovranno parlarsi per
mettere in piedi un valido percorso formativo da far svolgere
al ragazzo».
Una delle novità della «Carta
dei diritti e dei doveri» sarà la
possibilità per lo studente di poter esprimere una valutazione
sull’efficacia e sulla coerenza
dell’esperienza di alternanza intrapresa con il proprio indirizzo
di studio. Ciò sarà anche da stimolo per programmazioni sempre più condivise tra istruzione e
realtà imprenditoriali.
L’impresa dovrà garantire al
giovane un ambiente di “formazione-lavoro” congruo e sicuro.
Il ragazzo, a sua volta, dovrà aver
cura dell’attrezzatura messa a
disposizione. Sarà invece compito della scuola di appartenenza (e non più, come ora, dell’impresa) organizzare appositi corsi per illustrare agli alunni in alternanza le norme in materia di
salute e sicurezza nei luoghi di
lavoro.
L’informazione
delle scuole
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IMPARARE LAVORANDO
LA FORMAZIONE DUALE IL PROGRAMMA SPERIMENTALE
“Tirocinio”
all’interno
delle imprese
fino a 400 ore
L’esperienza
“on the job”
fa conquistare
il diploma
Claudio Tucci
pLa riforma della scuola
scommette sull’alternanza,
puntando su un robusto
potenziamento. Le ore di
formazione “on the job”, dalle
attuali 90, salgono ad almeno
400 negli istituti tecnici e
professionali (per i ragazzi degli
ultimi tre anni), e arrivano «ad
almeno 200» nel triennio
conclusivo dei licei. L’obiettivo
del governo, spiega il
sottosegretario, Gabriele
Toccafondi, è quello di
incrementate le opportunità di
lavoro e le capacità di
orientamento degli studenti:
«Avviciniamo i due mondi,
formazione e imprese. Non c’è
da aver paura. In azienda si fa
scuola, si migliora la didattica
con più esperienze pratiche».
Le novità debutteranno a
settembre: si comincerà con i
ragazzi delle classi terze, e i
percorsi di alternanza saranno
inseriti nei piani triennali
dell’offerta formativa di ciascun
istituto superiore.
Gli “stage” sul campo si
potranno fare in azienda. Ma, è
un’altra novità, anche in musei,
istituti pubblici e privati
operanti nei settori del
patrimonio, nelle attività
artistiche, culturali, musicali,
ambientali, e pure in enti di
promozione sportiva
riconosciuti dal Coni.
Il periodo di tirocinio si potrà
svolgere anche all’estero, o
durante la sospensione delle
attività didattiche secondo un
programma formativo e delle
modalità di verifica precise.
Toccherà al dirigente
scolastico individuare imprese
o enti disponibili ad accogliere
gli alunni; e annualmente dovrà
redigere una scheda di
valutazione sulle strutture e
sulle attività svolte
(evidenziando punti di forza ed
eventuali criticità, da
correggere). Presso le Camere
di commercio dovrà sorgere poi
un registro nazionale per
l’alternanza.
Per supportare il cambio di
passo l’esecutivo mette sul
piatto 100 milioni di euro l’anno,
che in buona parte andranno a
incentivare le aziende. A
raccogliere la sfida sarà subito
Federmeccanica che ha avviato
il programma «Traineeship»
per stringere rapporti stretti con
gli istituti tecnici e professionali
e da lì partire per programmare
le esperienze di alternanza.
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STRUTTURE OSPITANTI: LE IMPRESE
Dati in sintesi 2013/2014. In percentuale
Attività
manifatturiera
41,9
Attività di servizi di alloggio
e ristorazione
20,9
Altre attività
di servizi
6,7
pCon la costruzione del sistema
duale, tutti i titoli dell’istruzione e
della formazione anche terziari
universitari e post-universitari,
validi su tutto il territorio
nazionale, possono essere
conseguiti alternativamente nei
percorsi di istruzione e
formazione delle scuole e delle
istituzioni formative, oppure in
apprendistato, presso le aziende,
con il relativo contratto di lavoro.
In altre parole, dopo la “vecchia”
terza media, anche per assolvere
l’obbligo di istruzione fino a 16
anni, i giovani potranno
proseguire il loro percorso di studi
frequentando i licei, gli istituti
tecnici e professionali o gli enti
dell’istruzione e formazione
professionale regionali (IeFP) fino
al conseguimento del relativo
titolo oppure stipulando un
contratto di apprendistato a
partire dal secondo anno del liceo
o dell’istituto tecnico ed a partire
dal compimento dei 15 anni nei
percorsi dell’IeFP regionale, a
prescindere dall’anno di
frequenza.
Per quanto riguarda
specificatamente i percorsi della
IeFP, dopo il conseguimento del
diploma professionale
quadriennale, il contratto di
apprendistato può essere
prorogato di un anno, per
conseguire il certificato di
specializzazione tecnica superiore
(Ifts) con cui accedere ai percorsi
degli Istituti Tecnici Superiori (Its)
oppure per conseguire il diploma
dell’istruzione professionale
statale con cui accedere sia agli
ITs, sia all’università.
La costruzione del sistema duale
anche per il conseguimento dei
titoli della formazione terziaria dei
diplomi superiori degli ITS e di
tutti i titoli universitari e dell'alta
formazione, compresi i dottorati di
ricerca, è garantita dalla modifica
all'apprendistato di alta
formazione e di ricerca, a cui
potranno accedere sia i giovani che
hanno conseguito il diploma di
IeFP integrato da un certificato di
IFTS, sia i ragazzi che hanno
conseguito il diploma di studio
dell'istruzione secondaria
superiore, anche in apprendistato.
Il prossimo atto per la
costruzione del sistema duale
italiano sarà l’emanazione di un
decreto interministeriale, previa
intesa con le regioni, con cui
saranno determinati gli standard
formativi dell’apprendistato, il
monte ore massimo del percorso
scolastico che può essere svolto in
azienda e le caratteristiche che
dovranno avere le imprese che
assumeranno in apprendistato per
la qualifica ed il diploma. Con
questo stesso decreto, si definirà lo
schema di protocollo che dovrà
essere sottoscritto tra il datore di
lavoro e la scuola o l’istituzione
formativa a cui è iscritto il giovane
per l’attivazione del contratto di
apprendistato e che individuerà
anche il contenuto e la durata degli
obblighi formativi a carico del
datore di lavoro.
L’obiettivo è proseguire sulla
strada intrapresa già da un anno da
Enel che ha assunto 142 studentiapprendisti provenienti da istituti
tecnici siti in sette Regioni.
G. Boc.
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IL PROGETTO ENEL
142alunni
Sonoglistudenti-apprendisti
assuntiloscorsoannonel
programmasperimentalescuolalavorodiEnel
7Regioni
Iragazziprovengonodaistituti
tecnicipresentiinsetteRegioni
(Piemonte,Veneto,Emilia
Romagna,Toscana,Lazio
CampaniaePuglia)
342ore
Ilperiododitrainingonthejob
avviatoalterminedell’a.s.20142015
A settembre
apprendistato
incentivato per
inserire “junior”
Gianni Bocchieri
pPer dare immediata
attuazione alle novità
contenute nel Jobs act e nella
«Buona Scuola», ministero del
Lavoro e Regioni stanno
definendo un programma per
la costruzione del sistema
duale nei percorsi di
Istruzione e Formazione
Professionale regionali (IeFP),
facilitando anche le
transizioni dal sistema di
formazione professionale al
mondo del lavoro.
Il programma sarà
finalizzato all’attivazione del
nuovo apprendistato per la
qualifica e il diploma
professionale, il diploma di
istruzione secondaria
superiore e il certificato di
specializzazione tecnica
superiore e potrà anche
prevedere percorsi di
alternanza scuola lavoro (ex
D.lgs. 77/2005), da realizzare
anche tramite la forma
dell’impresa formativa
simulata.
Il progetto ha una durata
biennale, relativa ai percorsi
formativi degli anni 2015/2016
e 2016/2017 e si compone
sostanzialmente di due linee
di intervento. La prima
prevede il coinvolgimento di
Italia lavoro che si occuperà di
fornire servizi di supporto o di
rafforzamento alla
costituzione di uffici di
orientamento e placement
presso gli enti formativi
selezionati sulla base di un suo
apposito bando. Italia lavoro si
occuperà anche della
formazione degli operatori dei
centri di formazione
professionale sulle principali
attività svolte dall’ufficio di
orientamento e placement e
sui servizi da erogare, oltre
che sugli aspetti normativi e
operativi del nuovo
apprendistato. Inoltre, si
prevede un’azione di
assistenza tecnica e
affiancamento dei centri di
formazione professionale per
il coinvolgimento e
l’orientamento dei giovani da
avviare a corsi IeFP.
La seconda linea riguarderà
l’attivazione di percorsi di
IeFP, aggiuntivi rispetto a
quelli esistenti, caratterizzati
dall’attivazione di contratti di
apprendistato o di percorsi di
alternanza di almeno 400 ore
annue.
Nello specifico, considerate
le 990 ore minime che devono
costituire il percorso
formativo della IeFP fissate
dall’art. 17 del D.lgs. 226/05,
almeno il 50% dell’orario
dovrà essere svolto o in
apprendistato o in alternanza
anche attraverso tirocini
curriculari. Nel caso
dell’apprendistato, la
formazione in azienda dovrà
essere almeno pari al 40 per
cento dell'orario
ordinamentale per il secondo
Le novità per le imprese
IEFP
Per i datori di lavoro che
occupano almeno 50
dipendenti scompare obbligo
di stabilizzazione per
apprendisti assunti con
contratto di primo e terzo
livello. Rimane invece per gli
apprendisti assunti con
contratto professionalizzante
Giovani
Non vi è vincolo di retribuzione
per il periodo di formazione
svolto fuori dell'impresa,
mentre è fissata nel 10 % la
retribuzione del periodo di
formazione dentro l'impresa.
Imprese
E' possibile stipulare contratti
di apprendistato anche per
attività stagionali
anno e non meno del 50 per
cento per il terzo e quarto
anno e per l'anno successivo
finalizzato al conseguimento
del certificato di
specializzazione tecnica.
Inoltre, è prevista anche la
possibilità di affiancare ai
percorsi duali di IeFP percorsi
modulari per la qualificazione
e riqualificazione dei giovani
Neet iscritti al programma
Garanzia Giovani. Questa
previsione riguarda
soprattutto quelle regioni che
hanno adottato specifici
programmi di contrasto alla
dispersione scolastica
finalizzati a reintrodurre i
giovani c.d. “drop out” in un
percorso di istruzione e
formazione professionale. I
suoi contenuti saranno meglio
definiti in sede di confronto
bilaterale tra il ministero del
Lavoro e ciascuna Regione.
Per la realizzazione di questi
percorsi, è previsto lo
stanziamento di 87 milioni
annui, assegnati alle Regioni
con i criteri usati per il riparto
delle risorse statali relative
alla IeFP (DM 8 settembre
2014). Complessivamente, con
questo progetto, si prevede
l’attivazione di circa 20mila
contratti di apprendistato e di
circa 40mila percorsi di
alternanza scuola-lavoro.
Tutte le regioni hanno
aderito al progetto con la
firma di una lettera di intenti
da parte degli assessori
regionali.
Conclusa la fase di raccolta
delle adesioni, si dovrà
condividere un accordo in
Conferenza Stato-Regioni,
con cui dovranno essere
definiti gli aspetti operativi
della sperimentazione.
Successivamente, le Regioni
potranno sottoscrivere
appositi accordi bilaterali con
il ministero del Lavoro
attraverso cui definire la
realizzazione dell’intervento a
livello territoriale sulla base
delle peculiarità organizzative
di ciascun modello regionale
di erogazione della IeFP.
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7
Sono un genitore. Come sarò
avvisato della possibilità per mio
figlio di svolgere “stage” in
azienda?
Da settembre le scuole avranno
l’obbligo di informare famiglie
e ragazzi a partire dalle classi
terze delle opportunità di fare
alternanza scuola-lavoro, che
diventa obbligatoria. Il preside
dovrà inserire questa
esperienza didattica nel Pof (il
piano dell’offerta formativa).
L’alternanza potrà essere svolta
anche durante la sospensione
delle attività didattiche
secondo un preciso
programma formativo e con
modalità di verifica concordate
tra istituzione e impresa.
I corsi sulla
sicurezza
7
Ci sono delle regole che gli alunni
devono rispettare entrando in
azienda?
Sì. Il Miur dovrà emanare una
Carta dei diritti e dei doveri
degli studenti in alternanza.
Toccherà alle scuole svolgere
attività di formazione in
materia di tutela della salute e
della sicurezza nei luoghi di
lavoro, organizzando appositi
corsi.
DOMANI
Scuola
Il curriculum
flessibile
Come faranno
le scuole a indicare
gli insegnamenti
opzionali
a scelta
degli studenti?
Dalle primarie
alle superiori,
quali materie
vengono potenziate
a settembre?
Quali sono
le nuove
agevolazioni
per i titolari
della carta IoStudio?
26 Norme e tributi
Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 Agosto 2015 - N. 232
AUTONOMIE LOCALI
Personale. Le possibilità di intervento per le dotazioni degli enti dopo la conversione in legge del Dl 78
I percorsi per le assunzioni
Vincoli severi per il riassorbimento dalle Province, deroghe per la scuola
PAGINA A CURA DI
Gianluca Bertagna
pCon la conversione in legge
del decreto legge 78/2015 si è
conclusa la mappa delle possibilità di assunzione per gli enti
locali. Le varie questioni rimaste in sospeso dopo l’entrata in
vigore dell’articolo 1, comma
424, della legge di stabilità per
l’anno 2015, trovano finalmente
un po’ di chiarezza anche grazie
all’intervento della sezione Autonomie della Corte dei conti
sulle principali criticità interpretative. È quindi il momento
di tirare le somme.
La premessa obbligatoria a
qualsiasi assunzione è la verifica del rispetto del Patto di stabilità, dei tempi medi dei pagamenti e del contenimento della
spesa di personale ai sensi dell’articolo 1, comma 557 e seguenti della legge 296/2006. Il Dl
78/2015 ha previsto, però, che il
riassorbimento dei dipendenti
in soprannumero degli enti di
area vasta è possibile anche per
gli enti che non hanno rispettato il Patto di stabilità o i tempi
medi dei pagamenti.
A questo punto, per gli enti
locali, si aprono due strade
alternative:
1 da una parte, è possibile procedere con autonome assunzioni a tempo indeterminato,
utilizzando le possibilità residue egli anni precedenti. Questa azione è stata recentemente
convalidata dalla Corte dei conti, sezione Autonomie con la
Deliberazione numero 26/2015;
1 dall’altra parte, per quanto riguarda le uscite di lavoratori
degli anni 2014 e 2015, che generano opportunità di assunzioni
negli anni 2015 e 2016, gli enti sono obbligati a destinare le risorse all’impiego dei vincitori delle
proprie graduatorie e alla ricollocazione dei dipendenti di
area vasta dichiarati in soprannumero. Per questi anni, quindi,
il turn over non può essere toccato in nessun modo, neppure
con procedure di mobilità volontaria, così come indicato
dapprima dalla Funzione pubblica nella circolare n. 1/2015 e
confermato, successivamente,
dai magistrati contabili con la
Deliberazione numero 19/2015
della sezione Autonomie.
Per quanto riguarda le possibili assunzioni relative al 2015 e
2016 è quindi vietato, per esempio, assumere i soggetti idonei
delle graduatorie, trasformare
il rapporto di lavoro da tempo
parziale a tempo pieno, procedere alla stabilizzazione del
personale, attivare progressioni di carriera e avviare procedure di mobilità volontaria da altri
enti (ex articolo 30 del decreto
legislativo 165/2001).
Va ricordato che, in caso di
assunzione di dipendenti di
province e città metropolitane,
il turn over può arrivare al cento
per cento della spesa dei rapporti di lavoro cessati negli anni
2014 e 2015 e che la spesa dei dipendenti trasferiti non grava
sul calcolo delle spese di personale da contenere nella media
del triennio 2011-2013.
QUOTIDIANO ENTI LOCALI
Possibili deroghe
Documenti e analisi
per amministratori,
dirigenti e funzionari
La legge di conversione del Dl
78/2015, ha inoltre introdotto,
all’articolo 1, comma 424, della
legge 190/2014, una deroga. È
infatti, fatta salva la possibilità
di indire concorsi per assumere
a tempo indeterminato personale in possesso dei necessari
titoli di studio, per svolgere funzioni fondamentali relative all’organizzazione e gestione dei
servizi educativi e scolastici,
con esclusione del personale
amministrativo. Questa deroga
Sul Quotidiano degli enti locali
e della Pubblica amministrazionea prosegue tutti i giorni
l’offerta informativa del Gruppo
Sole 24 Ore e gli approfondimenti originali per amministratori, dirigenti, funzionari e
revisori dei conti.
è ammessa in caso di esaurimento delle graduatorie vigenti
e di dimostrata assenza, negli
enti di area vasta, di figure professionali in grado di assolvere
a queste funzioni. La norma
sembrerebbe anche contemplare, in ogni caso, una verifica
su base nazionale dell’assenza
di queste figure professionali:
ma su questo aspetto, l’Anci ha
già avuto una conferma dal ministro per la Semplificazione e
la pubblica amministrazione,
Marianna Madia, per una lettura riferita esclusivamente al
territorio provinciale di appartenenza di ciascun Comune.
Un’ulteriore possibilità di assunzione è concessa per i dipendenti che, alla data di entrata in vigore del Dl 78/2015, si trovavano in posizione di comando o distacco da un ente di area
vasta a un ente locale. Una soluzione, però, ammessa solo se
l’ente di destinazione ha capienza nella dotazione organica, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a legislazione
vigente, e comunque quando risulti garantita la sostenibilità finanziaria, a regime, della relativa spesa.
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Sicurezza stradale. Per i nuovi agenti sono possibili soltanto impieghi di tipo stagionale
Blocco del turn over per la polizia locale
pGli enti locali non possono
assumere, a qualsiasi titolo e
con qualunque tipologia contrattuale, nelle funzioni di polizia locale, fino a quando non vi
sarà la totale ricollocazione dei
dipendenti della polizia provinciale dichiarati in soprannumero. Sono fatte salve le assunzioni di agenti stagionali disposte dalle amministrazioni,
dall’entrata in vigore del Dl
78/2015, ma per una durata
massima di cinque mesi nell’anno solare. Le modifiche introdotte dalla legge di conversione offrono la possibilità di tirare le fila su quali azioni sono
concesse agli enti locali in materia di personale. Al di là delle
assunzioni a tempo indeterminato (si vedano anche gli altri
servizi in pagina), di quali altre
regole devono tenere conto gli
operatori e gli amministratori
locali?
Il comma 424, della legge
190/2014, si riferisce esclusivamente alla capacità di assunzione e, quindi, solamente alle
prestazioni di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La
norma non intacca la possibilità di fare ricorso alle prestazioni di lavoro flessibile, anche se,
va sottolineato, alle rigide condizioni previste dall’articolo
36, Dlgs 165/2001, ovvero in
presenza di esigenze temporanee o eccezionali. Inoltre queste prestazioni possono essere
attivate solo nel rispetto del
Patto di stabilità, della riduzione delle spese di personale e
della spesa sostenuta nell’anno
2009 per le medesime finalità
di lavoro flessibile, ai sensi dell’articolo 9, comma 28, del Dl
78/2010.
Ci si è chiesti se anche gli incarichi dirigenziali (o di responsabili di servizi) di cui al-
l’articolo 110, del Dlgs
267/2000, rientrino nel blocco
delle assunzioni. La risposta è
giunta dalla Corte dei conti, sezione Autonomie, che nella Deliberazione numero 19/2015, ha
stabilito l’estraneità di questo
istituto dalle limitazioni del
comma 424.
Agli enti locali rimangono altre strade purché, ovviamente,
non eludano l’obbligo di ricollocazione dei dipendenti
degli enti di area vasta. Sono, infatti, sempre valide le possibilità di utilizzare dipendenti di altre amministrazioni attraverso
l’istituto previsto dall’articolo
14 del Contratto nazionale di lavoro del 22 gennaio 2004, oppure di procedere con comandi e
distacchi, ma sempre in un’ottica di temporaneità in modo da
non occupare posti di dotazione organica destinati, invece, ai
dipendenti di province e città
IL VARCO
Agentistagionali
Sonofattesalveleassunzionidi
agentistagionalidispostedalle
amministrazionidall’entratain
vigoredelDl78/2015peruna
duratamassimadicinquemesi
nell’annosolare
Lavoroflessibile
Ilcomma424dellalegge
190/2014nonescludela
possibilitàdiprestazionidilavoro
flessibile,maallecondizioni
previstedall’articolo36,Dlgs
165/2001(esigenzetemporanee
oeccezionali).Questeprestazioni
possonoessereattivatesolonel
rispettodelPattodistabilità,della
riduzionedellespesedipersonale
edellaspesasostenutanell’anno
2009perlemedesimefinalitàdi
lavoroflessibile(art.9,c.28,Dl
78/2010)
metropolitane.
Sembra un’ottima strada anche quella di anticipare le manovre di ricollocazione con accordi/convenzioni per l’utilizzo temporaneo dei dipendenti
delle amministrazioni provinciali; ma in questo caso è da verificare se poi il portale informatico che incrocia domanda e
offerta, sarà in grado di gestire
simili situazioni.
Nel campo della polizia locale, è altamente suggerita la procedura dell’avvalimento, di cui
al comma 427, della legge di stabilità 2015.
Infine, la legge di conversione del Dl 78/2015 ha modificato
l’articolo 98 del Dlgs
267/2000, prevedendo la possibilità di stipulare convenzioni per l’ufficio di segretario anche tra Comuni e Provincia e
tra Province.
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Riforma Delrio. Dagli enti di area vasta
Ricollocazione
privilegiata
ma poco praticabile
pDopo che il decreto leg-
ge 78/2015 ha dato la possibilità, agli enti locali, di utilizzare anche i resti della
«capacità assunzionale»
provenienti dal triennio
2011-2013, ha tenuto banco
la questione se queste risorse potessero essere utilizzate liberamente oppure se anch’esse fossero vincolate alla ricollocazione
obbligatoria dei dipendenti in soprannumero provenienti dalle Province e dalle Città metropolitane.
La parola fine sembra essere arrivata con la Deliberazione n. 26/2015 della Sezione Autonomie della
Corte dei Conti, nella quale
si prevede la possibilità di
assumere a tempo indeterminato utilizzando «la capacità assunzionale del
2014 derivante dalle cessazioni di personale nel triennio 2011-2013» (si veda
l’altro articolo in questa
stessa pagina).
A questo punto, per gli
enti locali, si apre un doppio binario. Da una parte, le
quote assunzionali calcolate sulle cessazioni 2014 e
2015 (ovvero la capacità assunzionale degli anni 2015 e
2016), sono vincolate alla
ricollocazione dei dipendenti degli enti di area vasta, mentre il turn-over residuo è libero da vincoli.
Per procedere in quest’ultima direzione, è innanzitutto necessario verificare l’ammontare dei resti, ricordando che le percentuali in vigore, per i
Comuni soggetti al Patto di
stabilità, erano le seguenti:
7 20% della spesa dei «cessati» nell’anno 2010;
7 40% della spesa dei «cessati» nell’anno 2011 e nell’anno 2012.
Dopo aver calcolato
questo budget, vanno detratte tutte le assunzioni
effettuate che hanno già
eroso la capacità assunzionale. La quota rimanente è quella che la Corte
dei conti definisce «libera» e che non è vincolata al
riassorbimento dei dipendenti delle Province.
Problemi operativi
L’interpretazione dei giudici contabili lascia co-
munque qualche perplessità. Innanzitutto, questa
conclusione sembra essere
contraria con quanto indicato dalla Corte dei Conti
Sezione Autonomie nella
Deliberazione n. 19/2015,
con la quale veniva sancito
il principio che, in questo
particolare contesto, è necessario agire prevedendo
la massima capacità assunzionale verso i dipendenti
degli enti di area vasta. Se
così fosse, anche il turnover degli anni precedenti
avrebbe dovuto essere indirizzato a questa finalità.
In secondo luogo, vi è un
problema operativo. Infatti, ammettendo che davvero i Comuni possano procedere ad assunzioni sulla
base dei resti degli anni
ISTRUZIONI CONTRASTANTI
La precedenza da accordare
al riassorbimento
non si concilia
con le procedure
previste da altre norme
precedenti, prima di espletare un concorso è comunque necessario procedere,
ai sensi dell’articolo 34-bis,
del decreto legislativo
165/2001, alla verifica dei
dipendenti in disponibilità
della pubblica amministrazione. Già questo è strano,
se pensiamo che agli enti
locali, viene invece richiesto un “obbligo di solidarietà” prima di tutto con i
dipendenti delle Province.
Ma non basta. Infatti, prima del concorso, è pure necessario svolgere le procedure di mobilità volontaria
di cui all’articolo 30 del decreto legislativo 165/2001,
procedure che la stessa
Corte dei Conti e la Funzione Pubblica hanno affermato essere inconciliabili
con il comma 424 della legge 190/2014, in quanto comunque limitano il trasferimento dei dipendenti degli enti di area vasta. Sembra proprio un cane che si
morde la coda e probabilmente si apre un ulteriore
varco interpretativo per i
prossimi mesi.
AVVISO
CONDIZIONI VALIDE DA: 07/08/2015 A: 28/08/2015
COMUNI E PROVINCE
15
20
25
29
1,240
1,380
1,485
1,549
2,275
2,623
2,858
2,989
1,251
1,388
1,490
1,554
2,299
2,639
2,869
2,997
1,262
1,396
1,497
N/D
2,324
2,656
2,880
N/D
Inizio ammortamento
01/01/17 01/01/18 01/01/19 01/01/20 01/01/21
Spread unico (%)
10
15
20
24
1,093
1,316
1,450
1,536
1,178
1,359
1,482
1,561
1,250
1,400
1,514
1,586
Presto a Erogazione Unica a Quota Capitale Costante
Presto a Erogazione Mulpla
Spread unico per Tasso variabile e fisso
Prima data di pagamento Prima data di pagamento
31/12/15
30/06/16
Numero Scadenza
Spread
Scadenza
Spread
rate
contra’o unico (%)
contra’o unico (%)
20
30/06/25
0,750
31/12/25
0,986
30
30/06/30
1,225
31/12/30
1,245
40
30/06/35
1,370
31/12/35
1,384
50
30/06/40
1,479
31/12/40
1,489
60
30/06/45
1,558
31/12/45
N/D
Scadenza Periodo di ulizzo
2016
2017
2018
2019
Spread unico (%)
per Tasso variabile e fisso
20
30
40
50
60
1,071
1,350
1,495
1,604
1,683
1,196
1,400
1,550
1,729
1,808
Numero
rate
10
20
30
40
50
60
Prima data di pagamento
31/12/15
Scadenza
Spread
Scadenza
contra’o Tasso variabile contra’o
(%)
30/06/20
30/06/25
30/06/30
30/06/35
30/06/40
30/06/45
0,490
0,750
1,250
1,400
1,512
1,590
30/06/20
30/06/25
30/06/30
30/06/35
30/06/40
30/06/45
1,250
1,400
1,550
1,854
1,933
1,250
1,400
1,550
1,979
2,000
Cassa deposi
e pres
società per azioni
Via Goito, 4
00185 Roma
1,400
1,550
1,995
2,000
2,000
Inizio ammortamento
Inizio ammortamento
Capitale sociale
€ 3.500.000.000,00 i.v.
• Iscria presso CCIAA
di Roma al n. REA
1053767
• C.F. e iscrizione al
registro delle imprese
di Roma 80199230584
• Parƒta IVA
07756511007
01/01/16 01/07/16 01/01/17 01/01/18 01/01/16 01/07/16 01/01/17 01/01/18
N/D
N/D
N/D
N/D
 La sentenza ha precisato
che tale clausola non impone
alla società aggiudicatrice di
assumere tutti i precedenti
lavoratori e l’obbligo è
circoscritto a un
assorbimento prioritario nei
limiti delle esigenze aziendali
della nuova concessionaria.
EDILIZIA
Attività artigianale,
oneri limitati
È illegittima la richiesta, da
parte del Comune, del
pagamento degli oneri di
urbanizzazione e del costo di
costruzione, anche per la parte
dell’edificio destinato ad
attività artigianali.
(Tar Veneto, Sezione II, 26
maggio 2015, numero 589)
 La sentenza ha precisato
che gli edifici destinati ad
attività artigianali sono
soggetti solo al pagamento
degli oneri di urbanizzazione
e non del costo di
costruzione.
A CURA DI
Vittorio Italia
www.quotidianoentilocali.ilsole24ore.com
La rubrica integrale e i testi
delle sentenze
0,750
1,250
1,400
1,550
DIRITTO DEL LAVORO,
CONTENZIOSO E RELAZIONI
SINDACALI
PROGRAMMA
AGGIORNATO
CON LE ULTIME
NOVITÀ DEL
JOBS ACT
2020
Tasso fisso
Spread (%)
0,750 N/D
1,250 1,250
1,400 N/D
1,550 N/D
È legittima la clausola sociale
inserita nel capitolato di un
appalto che prevede l’impegno
a utilizzare “con priorità” i
precedenti lavoratori,
compatibilmente con le
esigenze dell’impresa
subentrante.
(Consiglio di Stato, Sezione V, 26
maggio 2015, numero 2637)
In collaborazione con
Tasso variabile
Amm.to
(anni)
5 0,750
10 1,250
15 1,400
20 1,550
Assorbimento
dell’ex lavoratore
• 2° Modulo
LA GESTIONE DELLE RELAZIONI SINDACALI IN AZIENDA
(quadro cauzionale senza fideiussione dell’ente territoriale di riferimento)
0,491
0,750
1,250
1,400
1,529
1,614
APPALTI
• 1° Modulo
LA GESTIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO: DALLA SCELTA
DEL CONTRATTO ALLA RISOLUZIONE DEL RAPPORTO
Pres Chirografari
con Piano di Erogazione non Predefinito
Spread
Tasso fisso
(%)
che le concessioni demaniali
marittime appartengono alla
categoria dei “contratti attivi”
e sono disciplinate dal Codice
e dal Regolamento della
navigazione, nonché dalle
altre leggi sulle concessioni.
Il Master è strutturato in 2 moduli acquistabili
separatamente:
1,372
1,481
1,573
1,632
AZIENDE SANITARIE, ENTI PER L’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA, UNIVERSITA’
E ISTITUTI ASSIMILATI, ENTI REGIONALI PER IL DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO,
AGENZIE REGIONALI PER LA PROTEZIONE AMBIENTALE
Mutui Fondiari
senza Preammortamento
a Erogazione Unica
 La sentenza ha affermato
PROGRAMMA
1,250
1,400
1,545
1,609
REGIONI E PROVINCE AUTONOME
Numero
max rate
È illegittimo il diniego al
subingresso in due concessioni
demaniali marittime, con
l’argomento che l’articolo 48
del Dlgs 163/2006 vieta la
cessione delle concessioni.
(TarToscana, Sezione III, 27
maggio 2015, numero 822)
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Inizio ammortamento
01/01/16
01/07/16
01/01/17
Tasso
Tasso
Tasso
Tasso
Tasso Tasso
Amm.to variabile fisso variabile fisso variabile fisso
(anni) Spread su (%) Spread su (%) Spread su (%)
Euribor (%)
Euribor (%)
Euribor (%)
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Cassa depositi e prestiti spa
Presto Ordinario
Le massime
Spread (%)
0,750 N/D
1,250 1,250
1,400 N/D
1,550 N/D
N/D
N/D
N/D
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AZIENDA TRASPORTI MESSINA
Bando di Gara per Estratto
Si dà avviso della gara a procedura aperta per i “lavori
di manutenzione preventiva e correttiva agli impianti di
armamento ed elettrici della linea tranviaria, della sede
e del deposito tranviario di A.T.M. Messina, nonché il
pronto intervento e soccorso in linea e le forniture necessarie alla continuità e sicurezza del servizio tranviario”- CPV è: 50220000-3. Importo complessivo posto a
base di gara: € 1.000.174,28 + I.V.A. Ente appaltante:
Azienda Trasporti di Messina. Procedura prescelta:
Pubblico incanto n.° 6138272 ai sensi del D.Lgs 163/06,
come recepito dalla L.R.12/2011; CIG: 6363554AE0. Richiesta di documenti: presso L’ATM Via La Farina n°
336-98124 Messina e sono anche in visione sul sito Internet aziendale www.atmmessina.it. Termine per il ricevimento delle offerte: entro le ore 10,00 del 16.09.2015.
Celebrazione della gara: seduta pubblica il 16.09.2015
alle ore 10,30. Modalità di presentazione delle offerte:
come da bando e disciplinare di gara. Finanziamenti e
pagamenti: con fondi dell’ATM. Criterio di aggiudicazione: ai sensi dell’art. 82 del D. Lgs 163/06
IL RUP (Ing. Antonino Torre)
IL DIRETTORE GENERALE F.F.
(Dott. Daniele De Almagro)
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