INTERVENTO
SIG. MICHELE AMBROGIO
Rappresentante del Consiglio degli Studenti
INAUGURAZIONE
ANNO ACCADEMICO
2004-2005
REGGIO CALABRIA - 9/10 MAGGIO 2005
AULA MAGNA FACOLTÀ DI INGEGNERIA
Magnifici Rettori, Colleghi Studenti, Autorità, Docenti, Signori del Personale tecnico-amministrativo, Signori Ospiti, a Voi tutti un cordiale saluto ed un particolare ringraziamento per
la partecipazione a questa cerimonia.
Pur rispettando l’essenza di questa giornata, luogo di incontro e confronto tra le diverse
componenti presenti nel nostro Ateneo e i rappresentanti territoriali del mondo istituzionale,
consuntivo di risultati prodotti, obiettivi raggiunti e programmazione futura, prima di scrivere
il mio “intervento” ho ripercorso questi ultimi cinque anni di vita universitaria, attraverso la
rilettura delle relazioni prodotte in occasione delle precedenti inaugurazioni, anch’esse momento di sintesi di tante problematiche affrontate, risolte e non, di programmi futuri, oggi in parte
realizzati o passati.
Dell’intervento pronunciato lo scorso anno dal rappresentante in Senato Irto, ho riportato,
il passaggio seguente: …“è il momento alto e solenne nel quale la comunità universitaria si riunisce per ritrovare ancora una volta il senso della propria identità e riaffermare quel patto di collaborazione con la società civile che dà significato al suo essere istituzione pubblica al servizio della collettività”.
Queste poche righe, oggi, riassumono significativamente tutte le vicende che stanno caratterizzando il nostro Ateneo e più in generale il sistema universitario italiano.
Mi riferisco principalmente:
- alle politiche dei governi nazionali atte ad apportare in ogni finanziaria sempre più tagli
alle risorse destinate alle Università pubbliche ed alla Ricerca Scientifica, favorendo sistemi privatistici di dubbia garanzia di qualità nei confronti dei beneficiari: gli studenti. Pessimo esempio, ricco di contraddizioni politiche e di scarsa consistenza progettuale, è l’ormai nota vicenda
locale relativa al riconoscimento dell’Università privata di Villa San Giovanni – “F. Ranieri”;
- la proposta di modifica dello stato giuridico della carriera dei docenti universitari, dove il
Consiglio degli Studenti che rappresento ha espresso con fermezza il proprio dissenso;
- le politiche sicuramente insufficienti del governo regionale e sul piano degli investimenti
per la ricerca e su quello del diritto allo studio.
Credo che oggi l’Università debba ricercare ancor più il senso della propria identità, custodendo gli alti valori e riaffermando quel ruolo storico di pubblica istituzione al servizio di una
collettività sempre più multi etnica ma sempre collettività.
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Il patto di collaborazione con la società civile
L’otto febbraio 2002 il Magnifico Rettore, annunciava l’apertura della Facoltà di Giurisprudenza e dei suoi Corsi di Laurea divenuta subito motore trainante del nostro Ateneo, visto che
oggi in essa risultano iscritti circa il 50% degli studenti della Mediterranea.
Per questi miei colleghi studenti, va posta una particolare attenzione poiché a distanza di tre
anni tante sono state le proposte, nonché le polemiche poco costruttive, per una nuova sede
della Facoltà di Giurisprudenza adeguata alle oggettive esigenze di quasi cinquemila iscritti.
Ad oggi l’unica soluzione concreta proposta dall’Ateneo, è data da Palazzo Zani, indubbiamente utile ma non risolutiva.
Non dimentichiamoci che quei cinquemila iscritti contribuiscono al quasi 50% delle entrate alla voce tasse e contributi di ateneo al pari dei loro colleghi delle altre facoltà ma con l’aggravante di vivere l’università in condizioni disagiate, costretti a spostamenti quotidiani, da una
parte all’altra della città, per raggiungere le varie ubicazioni delle strutture che li ospitano.
Credo sia giunto il momento - e lo chiediamo fortemente a tutti i rappresentanti delle istituzioni locali e regionali ed alle forze politiche – di smetterla di parlare di Università quando ci
si ritrova in campagna elettorale ma di cominciare a prendere atto dell’importanza che ricopre
l’investimento in formazione universitaria e ricerca scientifica per lo sviluppo futuro del nostro
territorio.
E’ auspicabile che, uniti con le Università, si possa programmare un piano di interventi,
dalla ricerca al potenziamento dei servizi e delle strutture, con particolare attenzione alla delicatissima questione del diritto allo studio, per tutto il sistema universitario regionale.
Viene spontaneo quindi pensare a quanti anni sono trascorsi prima dello scioglimento del
commissariamento dell’ARDIS e della nomina di un Consiglio di Amministrazione che punti
la propria attenzione negli interessi degli Studenti di Reggio Calabria e che non sia un semplice strumento di baratto politico.
Vorrei ricordare che il cantiere per la costruzione della casa dello studente è fermo ormai da
diversi anni e mi chiedo quanti ancora bisognerà contarne prima del completamento.
Ritardi sui lavori per la realizzazione del palazzetto dello sport. Ad oggi il CUS è privo di
proprie strutture, dotato di convenzioni insufficienti. Le competizioni sportive stentano a decollare rimanendo legate unicamente all’operosità dei responsabili e delle rappresentanze studentesche.
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Serve una politica che miri al raggiungimento di due obiettivi, garantire il consolidamento
e la crescita dell’esistente e scommettere su nuovi ventagli di offerta didattica attraverso l’istituzione di nuove Facoltà.
Pensiamo ad un Ateneo che assuma un ruolo determinante nel Mediterraneo e nel nostro
territorio, da sempre crocevia di culture e civiltà, un polo di eccellenza della formazione e della
ricerca scientifica che sa trovare adeguate convergenze sociali, rimodulando le esigenze di formazione, nel pieno rispetto del rapporto tra territorio, contesto storico, sociale e culturale ove
l’Università risiede.
Il potenziamento e l’ampliamento delle strutture è fondamentale per un miglioramento funzionale e congruo alle politiche di espansione dell’Ateneo e della sua popolazione studentesca.
Tuttavia, ad oggi, gravano ancora sugli studenti, sui docenti e sui dottorandi alcuni disservizi
che avremmo voluto fossero superati. Di particolare rilevanza la mancata fruizione di una mensa
universitaria. E ciò a dispetto della presenza nelle Facoltà di Architettura e Ingegneria di locali
di ristorazione ove noi Studenti non abbiamo la possibilità di spendere i buoni pasto.
Non meno importante risulta la questione relativa all’abbattimento delle barriere architettoniche per rendere le nostre Facoltà fruibili anche ai tanti studenti diversamente abili, per i
quali, inoltre si attende ancora l’istituzione della figura dei tutor.
Ritornando alla rilettura delle relazioni precedenti, il quadro che appare è quello di grande
operosità da parte del nostro Ateneo ma è anche un quadro composto da tanti auspici spesso
disattesi nei confronti della comunità studentesca. Un approccio propositivo alle molteplici questioni tutt’oggi aperte deve passare attraverso una reale sinergia tra tutte le componenti interessate, noi studenti per primi, al fine di raggiungere gli obiettivi in tempi brevi.
Si tratta, senza ombra di dubbio, di una crescita che si materializza essenzialmente nelle
nuove strutture, nell’incremento dell’offerta didattica e nell’“aumento dei numeri”. Tale crescita, tuttavia, non è seguita dal miglioramento della qualità didattica, forse troppo adagiata su vecchi standard, su eccessivi contratti di collaborazione, non sempre corrispondenti ad un effettivo
valore aggiunto e su un forte pendolarismo di docenti.
Ordinamenti universitari, qualità della didattica
Sono trascorsi ben cinque anni dall’entrata in vigore del D.M. 509/99 e tanti sono gli handicap che ci portiamo dietro:
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- eccessivo carico didattico dei trienni, che spesso sembrano mantenere l’impostazione del
Vecchio Ordinamento, penalizzando lo studente che non riesce a completare nei tre anni il
primo ciclo entrando inevitabilmente nella condizione di fuori corso;
- il sistema di archiviazione degli esami di profitto continua ad essere basato su un libretto
universitario, non predisposto per l’acquisizione dei CFU, ed un verbale cartaceo per la registrazione degli esami, con conseguente ritardo, da parte delle strutture preposte, come le segreterie studenti, nell’archiviazione dei curricula universitari degli studenti. Strutture, che in alcuni casi, risultano sottodimensionate nell’organico a fronte del numero degli iscritti;
- l’impellenza di un “nuovissimo” Ordinamento (D.M. 270/2004) che apporta nuove modifiche all’ordinamento universitario vigente a soli cinque anni dall’entrata in vigore del
D.M.509/99 senza concedere il tempo strettamente necessario ad una verifica in corso d’opera,
soprattutto per i percorsi specialistici.
Credo, che sulle questioni legate alla qualità dell’offerta didattica, al suo regolare svolgimento, ed alla professionalità della docenza, sia necessaria una seria rivisitazione ed, in generale, una maggiore efficacia del ruolo svolto dagli Osservatori della Didattica di Facoltà e dal
Nucleo di Valutazione.
Oggi più di ieri non si può prescindere da due fattori:
- il tempo, fattore condizionante e non trascurabile in ogni scelta o decisione, senza il rispetto del quale si rischia di vanificare ogni nostra azione;
- la qualità, intesa come elemento indispensabile, nel percorso inscindibile, dalla formazione al mondo del lavoro.
Il sistema degli ordini professionali, rivisitato tecnicamente nel suo assetto (DPR 328/2001),
ma purtroppo ancora atrofizzato su vecchie logiche e questioni politiche, non degne di menzione, ostacola i laureti triennali all’inserimento nel mondo della libera professione. L’Università deve farsi carico di una concreta rispondenza tra gli obiettivi formativi ed i reali sbocchi occupazionali, tutelando gli studenti che, dopo aver completato un ciclo di studi, vogliono far valere i propri diritti.
La ferma volontà di imprimere un ruolo fondamentale agli studenti del nostro Ateneo, inteso come propulsore di espressioni di pensieri diversi, di esigenze combinate in un mondo plurale e variegato, è sicuramente difficile da interpretare in modo assolutamente univoco. La neces-
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sità di affrontare delle scelte nette è importante, per tutti quei giovani calabresi, siciliani o meridionali, se non si vuole rivivere quel fenomeno, che negli anni cinquanta, vedeva migrare verso
le città del nord la forza lavoro, mentre oggi vedrebbe allontanarsi i nostri giovani laureati.
Credo che questo possa essere una riflessione ed un contributo al tema del convegno di
domani mattina “quale futuro per l’Università italiana”.
Vorrei ricordare quanti neolaureati hanno scelto di continuare la loro formazione in questo
Ateneo tra: Scuola di Specializzazione, Master, Dottorato di Ricerca. Questi ultimi, hanno da
poco costituito l’Associazione Dottorati Italiani, al fine di valorizzare la figura del Dottore di
Ricerca, oggi sempre più penalizzata, ma pur sempre primo gradino per chi volesse intraprendere una carriera accademica.
La breve storia scritta da grandi personalità che hanno dato e continuano a dare prestigio e
qualità alla nostra Università, portando avanti una politica di sviluppo che ha determinato la
costituzione di quattro Facoltà, deve essere oggi, seguita da una grande operosità dei “piccoli”.
Apprezziamo di buon grado i recenti servizi, lanciati dall’Ateneo con la collaborazione dei
rappresentanti degli studenti in seno al Senato, al Consiglio di Amministrazione ed al Consiglio
degli Studenti, con l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria e con l’ATAM di Reggio
Calabria, come universibus, che sta riscontrando il favore della popolazione studentesca e che ci
vede già impegnati nel formulare proposte di miglioramento del servizio stesso, con l’auspicio
che si creino le condizioni necessarie per garantirne la continuità. Altro strumento che riscontra
il favore degli studenti, ed in particolar modo delle matricole, è dato dall’attività di orientamento con “Uniorienta”.
Esprimiamo all’On. Ministro Letizia Moratti grande rammarico per non aver dato seguito ad
una eccellente sperimentazione che diversi Corsi di Laurea delle nostre Facoltà, hanno vissuto in
questi ultimi tre anni. Mi riferisco alla esperienza maturata grazie al progetto “Campus One”.
Vorrei concludere, con un panoramica sul Consiglio degli Studenti, che a distanza di circa
nove mesi è stato chiamato più volte ad esprimere la propria posizione, unanime, su questioni
delicate come il caso della Facoltà di Giurisprudenza di Reggio Calabria. Ed inoltre, il Consiglio si è espresso con netta contrapposizione nei confronti del DDL Moratti e sulla questione
relativa al riconoscimento dell’Università privata di Villa San Giovanni–“F. Ranieri”.
Sono state istituite, inoltre, commissioni di lavoro atte a verificare, proporre soluzioni, ed
esprimere pareri sui seguenti temi: tasse universitarie (questione che necessariamente va rivisita-
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ta), bando di concorso per la realizzazione del coordinato grafico del Consiglio degli Studenti.
Ed ancora il Consiglio ha approvato circa venti iniziative promosse dagli studenti dell’Ateneo.
Tra le tante vorrei ricordare alcuni convegni che hanno trattato le seguenti tematiche: Campi
elettromagnetici, rischi e protezione; Il diritto dei Paesi islamici e dei Paesi Occidentali; Dalla formazione alla professione, il pianificatore territoriale.
Particolare rilevanza ricopre l’iniziativa propostami da uno studente di Ingegneria delle Telecomunicazioni, con il quale abbiamo definito la realizzazione di un database per Consiglio degli
Studenti, come tema della sua tesi di laurea.
Pur essendo questo un momento di festa per il nostro Ateneo, permettetemi di rivolgere a
nome di tutta la comunità studentesca, un grazie a quanti, docenti e personale tecnico amministrativo, hanno contribuito alla crescita di questa Università ed all’affermazione professionale
di noi tutti, ed oggi non ci sono più. Esprimo il cordoglio di noi tutti alla famiglia D’Africa per
la tragica scomparsa del nostro caro collega ed amico David Giacomo.
Infine, a nome del Consiglio degli Studenti rivolgo l’invito al Magnifico Rettore, al Direttore Amministrativo, a tutti i docenti, al personale tecnico amministrativo, ai rappresentanti
delle pubbliche amministrazioni locali, al nuovo Governo della Regione Calabria e ad ognuno
di noi, di voler condividere e contribuire fattivamente alla realizzazione di quel “patto di collaborazione” come “società civile”, affinché prosegua quel percorso, delineato nel tempo da questo Ateneo, nel rispetto di tutte le componenti, storiche, sociali, territoriali e culturali inscindibili. A noi studenti, può mancare l’esperienza o la maturità nell’affrontare “grandi questioni”,
ma di certo non manca la voglia, l’intraprendenza o la consapevolezza di quanto sia necessario
contribuire per l’affermazione delle nostre città, delle nostre regioni meridionali attraverso l’affermazione professionale dei singoli.
Tutto questo, espresso con sentito trasporto e commozione, è l’auspicio più grande al quale
aspiriamo, affinché l’Università possa crescere mantenendo sempre fissi quei valori che danno
grande significato al suo essere Istituzione Pubblica al Servizio della Collettività.
Grazie.
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inaugurazione anno accademico 2004-2005