ANDROPOS IN ThE W RLD Ko inotes L‟ADOLESCENTE IN FAMIGLIA terza parte Parlare di sentimenti e di emozioni, non solo risponde alle aspettative dei ragazzi, ma mette in grado un adulto di capire quanta serenità ci sia in quella vita che si snoda, quanta capacità di far fronte agli eventi negativi, quanta autostima. ANNO VI N.RO 8 del 01/09/2011 * Sull’adolescenza * Teresa Mattei * Pluto * Aristofane * I grandi misteri * Nicodelate * Rossini * Rocco Barbone * Quaglietta * Proverbi e detti * Momento tenero * Pagina medica * Note antropologiche * Tomasi di Lamedusa * Violezza alle donne * Salomè * L’Eros nella Cina T. * Devianza * Dentro la città * Critica letteraria * Piatti tipici * Eopo e Fedro in nap. * Plombieres * Lo sapevate che * Salerno dei tram * Leviora Molti ragazzi possiedono nella propria camera il computer, la Playstation e il telefono: ciò vuol dire, da una parte, che gli adulti vogliono segregarli, isolarli in un piccolo ghetto privilegiato dove lasciarli fare ciò che vogliono; dall‘altra che anche i ragazzi non cercano contatti con i loro familiari. La nostra collettività sta costruendo una forma d‘autismo reciproco: genitori e figli ignari gli uni degli altri, coabitanti con superficialità e convenzioni. Il tutto per convincerci di essere belle famiglie per bene. ―Una comunicazione funzionale, posta ad un livello condiviso permette al genitore di conoscere ciò che i figli sanno, i loro punti di vista, per questo motivo l'ascolto dovrebbe essere empatico e non giudicante, questo permette di capire le reali richieste dei figli rispetto alle loro conoscenze dell'ambiente circostante e rispetto al sostegno che inconsciamente richiedono ai genitori riguardo alle loro scelte e ai loro comportamenti‖2. Un altro argomento che è quasi sempre assente dalla comunicazione in famiglia è quello legato alla sessualità e alla contraccezione.1 I genitori sostengono di aver fornito ai figli informazioni in proposito, ma sottolineano anche la difficoltà di trovare modalità adeguate per stabilire un dialogo su argomenti più intimi; spesso vi è poca padronanza di un lessico appropriato e poca dimestichezza a verbalizzare sensazioni ed emozioni. È difficile affrontare contemporaneamente gli aspetti ―scientifici‖ dell‘educazione sessuale e quelli affettivi e relazionali, proprio quando l‘adolescente, alle prese con la maturazione fisica e quella psicologica, richiederebbe un aiuto concreto per integrare i diversi aspetti del suo sviluppo. La socializzazione sessuale inizia durante l‘infanzia: è nei primi anni di vita che i bambini apprendono le prime nozioni di sessualità, sia indirettamente, attraverso il modo in cui sono accuditi, grazie alle numerose domande mosse dalla curiosità che rivolgono ai genitori. Inoltre, gran parte della comunicazione sulla sessualità avviene in modo indiretto, non verbale, dalla trasmissione d‘opinioni più che dalla discussione diretta su certi argomenti. La comunicazione può avere carattere impersonale, con lo scopo di trasmettere valori e indicazioni sui comportamenti appropriati. 3 Quiando la comunicazione fra genitori e figli diventa difficile, i genitori possono sentirsi insicuri e poco informati, mentre i figli possono sentirsi incompresi, non ascoltati, e non trovare argomenti da condividere con i genitori. Concludendo, per i genitori è importante essere flessibili e cambiare le modalità comunicative adottate: mantenere il rapporto maturato con il figlio dall'infanzia rischia, infatti, di portare incomprensioni e continue ed esasperate richieste e provocazioni da parte del ragazzo, con il rischio di compromettere il dialogo e di rompere i rapporti. Mettersi in una posizione di ascolto, infatti, può modificare molto ciò che si vuole dire e anche il modo di dirlo. In questo caso l'intervento psicologico propone percorsi di approfondimento e miglioramento degli stili educativi e della comunicazione in famiglia attraverso un coinvolgimento attivo e concreto. (continua) Andropos 1) CARBONE TIRELLI L.;‖ PUBERTA‘ ED ADOLESCENZA‖; FRANCO ANGELI, 2006. ù 2) L.MANDULLI, C OMUICAZIONE E RELAZIONE AFFETTIVA, DIP.PSIC:COGNITIVO-EMOTIVA 2) POTITO D., BERNARDI V., BUZI F., LORINI R.; ―ADOLESCENTE FRA PSICHE E SOMA‖; UTET. -1 - Andropos in the world LA DONNA NELLA STORIA TERESA MATTEI Iscritta al Partito Comunista Italiano nel 1942, si laurea in Filosofia presso l'Università di Firenze nel 1944. Nello stesso 1944 il fratello di Teresa Mattei, Gianfranco Mattei, docente e ricercatore di chimica al Politecnico di Milano, antifascista iscritto al Partito Comunista e appartenente ai GAP di Roma, si toglie la vita nella cella di via Tasso, a Roma, per non cedere alle torture inflittegli e non rischiare, quindi, di rivelare i nomi dei compagni. Partecipa attivamente alla lotta di Liberazione, soprattutto nelle cellule comuniste che operano nella città di Firenze. A lei ed al suo gruppo combattente si ispira Roberto Rossellini per l'episodio di Firenze del celebre Paisà. Durante gli anni della resistenza conosce Bruno Sanguinetti, di origine ebrea, figlio di un magnate dell'industria alimentare, con il quale organizza l'attentato a Giovanni Gentile, che lei conosce dai tempi dell'università. Anni più tardì ricordando il ruolo giocato da lei stessa (che conosceva personalmente il filosofo) raccontò così la propria partecipazione all'uccisione di Giovanni Gentile: « Per fare in modo che i gappisti incaricati dell' agguato potessero riconoscerlo, alcuni giorni prima li accompagnai presso l' Accademia d' Italia della Rsi, che lui dirigeva. Mentre usciva lo indicai ai partigiani, poi lui mi scorse e mi salutò. » Nel 1946 si sposa con Bruno Sanguinetti e si presenta alle elezioni per l'Assemblea Costituente, candidata nel PCI, nel collegio di Firenze e Pistoia. Viene eletta ed è la più giovane deputata al Parlamento. Nel 1947 fonda, insieme alla democristiana Maria Federici, l'Ente per la Tutela morale del Fanciullo. Nel 1955 rifiuta la candidatura alle elezioni per la Camera dei deputati e viene quindi espulsa dal PCI per il dissenso maturato nei confronti della guida togliattiana. Cinque anni dopo la morte del marito, avvenuta nel 1950, Teresa Mattei si risposa, diventa madre di quattro bambini e prosegue la sua lotta in favore dei diritti delle donne e dei minori. Negli anni sessanta fonda, a Milano, un Centro Studi per la progettazione di nuovi servizi e prodotti per l'infanzia. Ancora negli anni sessanta inizia, insieme a Marcello Piccardo e Bruno Munari ad occuparsi di ricerca cinematografica. Dall'unione della sua grande passione per il cinema e della sua lotta per i diritti dell'infanzia, nasce la Cooperativa di Monte Olimpino, di cui diviene subito Presidente, un'associazione che fa realizzare ai bambini delle scuole elementari e degli istituti per handicappati, dei documentari di -2 - Cinema interamente frutto dell' impegno dei piccoli con l' aiuto dei loro insegnanti. Trasferitasi definitivamente a Lari, in Toscana, fonda la Lega per il diritto dei bambini alla comunicazione. Teresa Mattei è nata a Genova il primo febbraio del 1921. Combattente nella formazione garibaldina Fronte della Gioventù, con la qualifica di Comandante di Compagnia, fu la più giovane eletta all'Assemblea Costituente. Segretaria nell'Ufficio di Presidenza dell'Assemblea Costituente e, poi, Dirigente nazionale dell'Unione Donne Italiane, è l'inventrice dell'uso della mimosa per l'otto marzo. L'idea le venne quando seppe che Luigi Longo intendeva regalare alle donne per quel giorno delle violette: la Mattei intervenne suggerendo un fiore più povero e diffuso nelle campagne. IL VESCOVO, LA MONACA E LA BADESSA ______ ù I tre atti, del commediografoFranco Pastore, s‟ ispirano alla sesta novella FRANCO PAST ORE de‟ “ Il Novellino ” di Masuccio Sa(Commedia ) lernitano. La storia è ambientata nella Salerno del 1400, nel monastero di San Lorenzo e si snoda brillantemente attraverso un intricato e divertentissimo intreccio di situazioni ed avvenimenti, capaci di tenere lo spettatore nella continua aspettativa di un risvolto piccante o di un colpo di scena. Il linguaggio, perfettamente adeguato ai luoghi e ai tempi, viene vivificato dal colorito intercalare di Giovannino, un contadino di Barbatianus, che è l‟inconsapevole artefice di tutta la vicenda. Veramente efficace e singolare è il richiamo a ballate e villanelle del 1300, che danno al lavoro un interessante sapore di avventura storicoantropologica. Il ritmo incalzante degli avvenimenti, legati dall‟ humus tipico della “ Commedia dell‟arte ”, evidenzia la finalità esclusiva della rappresentazione: divertire lo spettatore. Le conclusioni inseriscono la storia in un contesto,che da il senso dell‟attualità, tanto che l‟autore pare che dica: - Nihil novum sub sole!IL VESC OVO LA MONACA E L‟ABBADESSA A. I. T. W. ANDR OPOS IN TH E W ORLD EDIZIONI Andropos in the world MITOLOGIA GRECO-LATINA PLUTO Pluto, spesso confuso con il fratello di Zeus Plutone (divinità degli inferi corrispondente ad Ade), è il dio della ricchezza. Da esso deriva anche la parola plutomania ovvero la bramosia della ricchezza o dell'oro. Figlio di Demetra e Iasione, nipote di Dardano fondatore di Troia, fu rappresentato dagli antichi obeso per ricchezze, (λύtoς) zoppicante per la lentezza l'intrinseca abbondanza, bendato per l'imparzialità e la casualità nel distribuire le dell'accumulo ed alato per la rapidità del dispendio. Nella Divina Commedia, Dante lo pone a guardia del IV cerchio dell'Inferno (Canto VII), in cui vengono puniti avari e prodighi. Il canto inizia in modo sinistro con la minacciosa invocazione di Pluto: "Pape Satàn, pape Satàn aleppe", interrotta da Virgilio, che fa tacere il mostro (sui cui attributi fisici viene speso meno di un verso) con una variante del "Vuolsi così colà dove si puote": «Non ti noccia la tua paura; ché, poder ch'elli abbia, non ci torrà lo scender questa roccia.» Parole già usate altre due volte, con Caronte e con Minosse. [A cura di Andropos] VESUVIOWEB.COM Di Aniello Langella1 Cultura, arte, ricerche di sapore antropologico, sulla vasta area tra il vulcano ed il mare La porta di Capotorre – Villa Angelica – Le torri aragonesi – Vico Equense - Sorrento e Capri - I Funari – La villanella – Diz.rio torrese – Eros a Pompei – La lenga turrese Santa Maria di Costantinopoli a Torre del Greco di A. Langella- L’incendio vesuviano del 26 aprile del 72 – Il monastero della SS. Trinità di Vico Equense – L’incendio vesuviano dell’aprile del 1872 – Soprannomi sarnesi di A. Mirabella – Il Vesuvio e la sirena – Storie di lazzari e briganti – il Vesuvio tra il 21 ed il 23 – Lettere di un fante dal fronte russo – Tecniche edilizie e materiali nella costruzione di Pompei – Il mestiere di conciaossa - Georg Braun e Franz Hogenberg ritraggono Napoli nel 1572. NOVITA’ DEL MESE: Salvatore Argenziano e Gianna De Filippis - Dizionario del dialetto torrese: la lettera S Raffaele Bracale - La cucina afrodisiaca Napoletana Salvatore Argenziano e Gianna De Filippis - Dizionario del dialetto torrese: la lettera R Il Correggio a Capodimonte Orazio Ferrara - Donne delle nostre contrade Mamma Lucia o della pietas per i vinti Natale Palomba - Palazzo De Rosa 05-A Michele Langella - I Rinnegati - Pulcinella e il centenario (1921) del suo Animatore massimo: Antonio Petito - Vesuvius Magazine - Marzo 2011 – Aniello Langella - Caravaggio e il Pio Monte della Misericordia a Napoli – Giovanni Maria della Torre Storia e fenomeni del Vesuvio - Vincenzo Pepe - L‟Orazio “napoletano” di Gabriele Quattromani - Salvatore Argenziano - Na sciacquata - http://www.vesuvioweb.com/new/article.php3?id_article=479 07 Michele Langella - Sulle tracce della pirateria e della guerra di corsa nel Mediterraneo – CONTATTI: www.vesuvioweb.com - [email protected] Nato a Torre del Greco, nel 1978 si laurea in Medicina e Chirurgia alla Federico II di Napoli. In seguito, si specializza in Ortopedia e Traumatologia a Padova ed in Riabilitazione a Trieste Assunto in Ente Ospedaliero Monfalcone, nel 2000, fonda il Gruppo Archeologico del Mandamento Iso ntino. Ha scritto numerose pubblicazioni scientifiche e, da più di 30 anni, studia Torre ed il Vesuvio con amore e dedizione.. 1) CIF - CENTRO ITALIANO FEMMINILE – Sede di Salerno Associazione nata nel 44, quale collegamento di donne e di associazioni d’ispirazione cristiana, per contribuire alla ricostruzione del Paese, attraverso la partecipazione democratica, l'impegno di promozione umana e di solidarietà. Via G.Ruggi, 42 - Tel. 089.711.276 – FAX 089.845.348.9 CENTRO ANTIVIOLENZA – RISPONDE IL 1522 -3 - Andropos in the world I COMMEDIOGRAFI GRECI A cura di Andropos La parola commedia è tutta greca: κωμῳδία, "comodìa", infatti, è composta da κῶμος, "Kòmos", corteo festivo e ᾠδή, "odè", canto. Di qui il suo intimo legame con indica le antiche feste propiziatorie in onore delle divinità elleniche, con probabile riferimento ai culti dionisiaci . Peraltro, anche i primi ludi scenici romani furono istituiti, secondo Tito Livio, per scongiurare una pestilenza invocando il favore degli dèi. I padri della lingua italiana, per commedia intesero un componimento poetico che comportasse un lieto fine, ed in uno stile che fosse a metà strada fra la tragedia e l'elegia. Dante, infatti, intitolò comedìa il suo poema e considerò tragedia l’Eneide di Virgilio. La commedia assunse una sua struttura ed una sua autonomia durante le fallofòrie dionisiache e la prima gara teatrale fra autori comici si svolse ad Atene nel 486 a.C. In altre città si erano sviluppate forme di spettacolo burlesche, come le farse di Megara, composte di danze e scherzi. Spettacoli simili si svolgevano alla corte del tiranno Gerone, in Sicilia, di cui purtroppo, non ci sono pervenuti i testi. Secondo Aristotele, i primi autori di testi teatrali comici furono i siciliani Formide ed Epicarmo, per cui, la commedia siracusana precedette quella attica. Di Epicarmo ci restano pochi frammenti di un'opera comica (mimo). A differenza della tragedia greca, che iniziò il suo declino negli anni immediatamente successivi alla morte di Euripide, il genere comico continuò successivamente a mantenere per molto tempo la propria vitalità, sopravvivendo fino alla metà del III secolo a.C., adattandosi sia a cambiamenti politici, che culturali e sociali. I commentatori antichi distinsero tre fasi della commedia greca: quella arcaica, che va dalle origini, al IV secolo a.C.; la commedia di mezzo, che va dal 388 a.C., all'inizio dell'Ellenismo (323 a.C.); la commedia nuova, che coincide con l'età ellenistica. Dopo l'ultima fase, il genere comico continuò all'interno della cultura latina, con i commediografi latini, autori delle “palliate”. Il maggiore rappresentante della commedia attica è Aristofane l'unico commediografo di questo periodo, di cui ci siano pervenuti testi completi. Egli utilizzò elementi fantastici e introdusse la satira politica fino all'attacco personale, secondo il principio dell' ὀνομαζηὶ κωμῳδεῖν , cioè ironizzare su di una persona attraverso il suo nome. La Commedia Attica di mezzo ebbe tra i suoi maggiori esponenti Antifane, Anassandride e Alessi. In questo periodo, il teatro comico perde le sue caratteristiche di satira politica e si orienta verso commedie "disimpegnate". I protagonisti sono personaggi tratti dalla realtà quotidiana, specialmente gli umili. Nella commedia Attica di mezzo è presente anche un capovolgimento comico di episodi mitologici, una sorta di "parodia mitologica". L'ultima fase della commedia attica coincide con l'età ellenistica. I temi della commedia si adattano alla nuova realtà, spostandosi dall'analisi dei problemi politici all'universo dell'individuo. I personaggi rientrano tutti in uno schema, che diventerà tipico nella commedia romana e, più tardi, nella commedia dell'arte: i giovani innamorati, il vecchio scorbutico, lo schiavo astuto ed il crapulone. Il maggior esponente della commedia nuova è Menandro (IV-III secolo a.C.). ARISTOFANE - Visse nel V secolo a.C., forse tra il 444 e il 388. Le sue due prime commedie sono state rappresentate nel 427, negli anni in cui Atene combatteva contro Sparta la Guerra del Peloponneso. M orì probabilmente attorno al 385. Scrisse: Gli Acamesi, I cavalieri, Le nuvole, Le vespe ,La pace, gli uccelli, Le donne alle Tesmoforie, Lisistrata, Le rane, le Ecclesiazuse e Pluto. PLUTO (‟ύ rappresentata ad Atene alle Lenee del 388 a.C.) TRAMA: Il protagonista è un anziano cittadino di Atene, il povero, ma onesto Cremilo. Nel prologo, egli è accompagnato dallo schiavo Carione. Il padrone, che si sente un uomo virtuoso, ha chiesto, proprio poco tempo prima, aiuto ad un oracolo, che gli ha consigliato di seguire il primo uomo che incontra e di persuaderlo a venire a casa sua. Si tratta, come emerge dal resto della vicenda, del dio Pluto.Cremilo ragiona sulla distribuzione della ricchezza: essa non capita né ai virtuosi né ai non virtuosi, perché Pluto agisce casualmente. Il motivo è che Pluto non ci vede: così, Cremilo si convince che bisogna curarlo, di modo che, da quel momento in avanti, egli renda ricco solo chi se lo merita, così da rendere il mondo migliore. Nella seconda parte della commedia, appare anche la dea Penia (cioè la Povertà), che ribatte agli argomenti di Cremilo, facendolo riflettere sul fatto che senza povertà non ci sarebbero schiavi e che nessuno lavorerebbe, perché tutti sarebbero ricchi. Pluto, che s'è curato la vista al tempio di Asclepio, comincia a svolgere il proprio lavoro, trasformando i ricchi in poveri e viceversa sulla base della loro virtù. Coloro che perdono in un attimo i loro beni si lamentano e esprimono il proprio rancore.Alla fine, Ermes interviene per informare Pluto e Cremilo dell'ira degli altri dei, che non ricevono più nessun sacrificio e quindi stanno morendo di fame (è la stessa circostanza che si verifica anche negli "Uccelli" di Aristofane). Infatti, tutti sono concentrati a sacrificare per Pluto. Ermes, allora, si offre di lavorare per gli uomini -4 - SINOSSI: Nel 388 a.C. Aristofane è un autore che scrive e mette in scena commedie ormai da una quarantina d‘anni. I primi bersagli delle sue opere (Cleone, Socrate, Euripide) sono morti, ed il gusto del pubblico stanno cambiando. L'autore percepisce questi cambiamenti e si adegua: scompare la parabasi, ed anche la parte riservata al coro è sensibilmente ridotta. In due casi, invece della parte riservata al coro, appare la didascalia KOPOY, che indica un semplice intermezzo di musica e danza che ha il solo scopo di separare una scena dalla successiva. Cosa succederebbe se il dio della ricchezza, divenuto cieco e ingiusto nella distribuzione delle risorse, riacquistasse la vista? La risposta surreale, provo-catoria e vagamente pessimistica è affidata al genio di Aristofane e del suo "Pluto". Anche gli stessi dei se la passano male e il sacerdote di Zeus, ridotto ormai alla fame, riesce a ottenere ospitalità da Cremilo e si mette alla testa di un giubilante corteo in onore del dio Pluto. Tra le opere di Aristofane, questa è l'ultima pervenutaci in ordine cronologico. La sua rappresentazione, ricca di guizzi di comicità accesa, rivela i caratteri della enorme fantasia aristofanea. Andropos in the world I GRANDI MISTERI Il filo rosso che lega tanti misteri italiani alle "navi dei veleni" Da alcuni decenni a questa parte è in tragico aumento la mortalità dovuta allo smaltimento irregolare di rifiuti tossici, in tante zone del Belpaese, soprattutto nel Sud. Secondo le stime fornite da Legambiente, solo nel 2006 sono stati smaltite illegalmente circa 31 milioni di tonnellate di scorie nocive. E, sempre secondo l‟associazione ambientalista, ben 88 sono stati negli ultimi vent‟anni gli affondamenti sospetti di navi nel Mar Mediterraneo. Di questo e di altri misteri italiani parla il libroinchiesta dei giornalisti calabresi Giuseppe Baldessarro e Manuela Iatì, Avvelenati. Questa storia dev‟essere raccontata perché uccide la nostra gente (Prefazione di Antonio Nicaso, Città del Sole Edizioni, pp. 326, € 16,00), che ha riscosso un buon successo editoriale ed è stato di recente ristampato. Nella Prefazione, Nicaso mette in rilievo un aspetto assai allarmante che emerge dalla indagine dei due reporter: «finora chi ha cercato di far luce su questo grosso giro di affari e di interessi inconfessabili ha incontrato mille ostacoli, “figuri e figuranti di ogni risma”, ma anche tante chiusure istituzionali». La ex “Jolly Rosso” e la “Cunski” Il primo caso di cui si occupano i due autori riguarda il naufragio della ex ―Jolly Rosso‖ (ribattezzata ―Rosso‖), una nave degli armatori Messina che si è arenata in prossimità di una spiaggia di Amantea nel 1990. Le indagini sullo strano incidente – condotte presso il Tribunale di Paola dapprima dal Pubblico Ministero Franco Greco e poi dal Procuratore Bruno Giordano – hanno portato a individuare la presenza dentro l‘alveo del fiume Oliva di sostanze chimiche radioattive, presumibilmente trafugate dall‘ex ―Jolly Rosso‖, tramite alcuni camion: si tratta, in particolare, di Antimonio 124, Cadmio 109 e Cesio 137. Un‘inchiesta parallela, svolta – su disposizione della magistratura paolana – dal dottor Giacomino Brancati, ha portato alla inquietante scoperta che tra il 1996 e il 2008 ben 1.808 persone «residenti nei nove comuni della vallata dell‘Oliva» sono morte a causa di tumori maligni, mentre, esaminando alcuni alimenti venduti presso due pollerie di Amantea e di Campora San Giovanni, si è rinvenuto «un alto contenuto di piombo». Sulla base delle informazioni fornite dal mafioso pentito Francesco Fonti, si è successivamente individuato il presunto relitto di un‘altra ―nave a perdere‖, la ―Cunski‖, nel tratto di mare prospiciente la spiaggia di Cetraro. Nell‘ottobre del 2009 il ministro dell‘Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha dichiarato che l‘imbarcazione inabissatasi nelle acque cetraresi era in realtà il piroscafo ―Catania‖, affondato nel 1917. Rimangono, tuttavia, parecchi dubbi in proposito, come ha ribadito qualche tempo fa il giornalista freelance Gianni Lannes, il quale il 9 febbraio 2010, nel corso di una conferenza stampa a Cosenza, ha mostrato una serie di documenti del Ministero della Difesa da cui ne è scaturito che il piroscafo ―Catania‖ «non sarebbe affondato nel 1917 nelle acque calabresi, ma nel 1943 nel golfo di Napoli». La “Rigel” e la “Korabi” La vicenda delle ―carrette del mare‖ era emersa già a metà degli anni Novanta, all‘interno di una complessa indagine avviata da Francesco Neri, pubblico ministero della Procura di Reggio Calabria, il quale, sulla base delle denunce e delle indicazioni fornite da Legambiente, aveva ipotizzato che ci fossero stati alcuni affondamenti ad hoc di navi per smaltire illegalmente rifiuti tossici e che la ‘ndrangheta avesse depositato in Aspromonte e in Sila, all‘interno di grotte e in cave abusive, pericolosi scarti industriali. Coadiuvato dal maresciallo Nicolò Moschitta e dal capitano di corvetta della Marina Militare Natale De Grazia, il procuratore reggino seguì le tracce di un‘altra presunta ―nave dei veleni‖, la ―Rigel‖, che risultava ufficialmente naufragata e affondata al largo di Capo Spartivento il 21 settembre 1987. La ricerca del relitto, però, si dimostrò infruttuosa, anche perché le coordinate del posto in cui sarebbe avvenuto l‘affondamento risultarono imprecise. Inevitabilmente, quindi, Alberto Cisterna, il magistrato che per competenza territoriale ereditò l‘inchiesta avviata da Neri, «fu costretto a richiederne l‘archiviazione». Dalle indagini di Neri emerse, comunque, l‘inquietante ruolo svolto nei presunti traffici illeciti da un faccendiere pavese, Giorgio Comerio, ingegnere pluripregiudicato – forse legato ai servizi segreti e alla massoneria – che avrebbe fatto da tramite tra aziende del Nord prive di scrupoli e malavita calabrese (ma anche straniera) per occultare a costi bassi ingenti quantità di materiale radioattivo o altamente inquinante, soprattutto attraverso il sistema dei siluri da sparare sui fondali marini. Tra le imbarcazioni coinvolte in affari illegali, Baldessarro e Iatì parlano diffusamente anche della motonave ―Korabi‖, battente bandiera albanese, che nel 1994 si recò da Durazzo e Palermo per sbarcare 1200 tonnellate di scorie di rame, destinate alla Fincantieri: il carico della ―Korabi‖ risultò, tuttavia, radioattivo e venne rispedito al mittente (la Minnav, una ditta di Tirana). Ancoratasi per problemi di navigazione nella rada reggina di Pentimele, la nave fu sottoposta a ulteriori controlli dalla Guardia di Finanza, ma questa volta il rame non risultò radioattivo. Come spiegare allora l‘incongruenza emersa tra le analisi fatte a Palermo e quelle eseguite a Reggio Calabria? Secondo il pool di investigatori che si occupò della vicenda, la nave albanese, in realtà, «avrebbe trasportato un carico di plutonio», scaricato sulla spiaggia di Pentimele poco prima dei controlli effettuati dai finanzieri. A gestire l‘operazione ci sarebbe stata la cosca reggina dei Condello, che avrebbe smaltito il carico radioattivo «in silos, cave e capannoni siti nel territorio di Archi», cioè in un popoloso quartiere che sorge nella zona Nord di Reggio. Anche in questo caso, però, non si è mai trovata traccia del plutonio trafugato. L‟enigma di Ilaria e Miran Le indagini del procuratore Neri si incrociano nel 1995 con le morti, rimaste per molti versi enigmatiche, di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, la giornalista e l‘operatore televisivo uccisi in un agguato a Mogadiscio il 20 marzo 1994. (Continua) Giuseppe Licandro [Da EXCURSUS, anno III, n.25] “AVVELENATI” Un libro-inchiesta, pubblicato da Città del Sole, che denuncia i traffici illeciti di rifiuti tossici che hanno avvelenato il Sud. (pp. 326, € 16,00) Autori: Giuseppe Baldessarro e Manuela Iatì -5 - Andropos in the world NICODEMATE L‟ELDORATO Mens populi in genere sapiens (G.B. Vico) Si sa che Orellana, ufficiale di Pizarro,diceva di aver scoperto l‘ Eldorado tra il fiume delle Amazzoni e l‘Orinoco. Se l‘ardito conquistatore fosse vissuto in Italia non avrebbe dovuto navigare tanto per raggiungere il paese dorato, perché l‘avrebbe scoperto a due passi dalla Spagna. L‘Italia di qualche anno fa, infatti, è stata un vero Eldorado anche se non abbiamo la fortuna di avere un vulcano che vomita oro, come il Galeras, nelle Ande colombiane, che contiene nelle sue viscere un giacimento d‘oro, e durante le sue eruzioni vomita pepite. Qui,da noi, tutto è stato d‘oro, dai trasporti alle banane, dagli appalti alle carceri, alle lenzuola, agli affari in genere. Dopo il terremoto nell‘Italia Meridio-nale anche le ruspe diventarono d‘oro. Nella U.S.L. n. 21 di Cagliari scoppiò la vicenda dei peni d‘oro per via di certe protesi pagate, manco a dirlo, a peso d‘oro. I peni? Si, i peni! E speriamo che i corrispondenti femminili siano più a buon mercato!. I bambini, da parte loro, hanno l‘Orzoro. Adoratori di un Dio d‘oro, navighiamo, non c‘è che dire, in un mare d‘oro! (Cf G.Arciniegas, Il mare d‘oro). Il destino a volte è beffardo: mentre in altre parti del globo si muore di fame, da noi si rischia di morire di oro, come il re Mida. Ma se il figlio di Cibele poté salvarsi bagnandosi nel fiume Pattolo, noi, se vogliamo salvarci allo stesso modo, rischiamo di morire lo stesso per l‘inquinamento delle acque, fluviali e non. R.Nicodemo ____________ Renato Nicodemo: nato a Laurito, è laureato in Pedagogia e Dirigente scolastico. Abilitato per l‟insegnamento delle lettere, è autore di articoli pedagogicodidattici, di legislazione scolastica e noterelle. Appassionato di studi mariani, cura la pagina mariana di alcune riviste cattoliche. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni; qui di seguito alcuni titoli: La Vergine nel Corano, La Vergine nella Divina Commedia, Antologia mariana, Umile ed Alta, Il bel pae-se, I nuovi programmi della scuola elementare, Verso i nuovi Orientamenti ed altro. -6 - San Salvatore Telesino-Festa dello Struppolo - Le 3 serate della IX edizione della festa dello struppolo che avranno luogo il prossimo fine settimana nel centro storico, saranno un’ occasione importante per confrontarsi con un evento bio-compatibile ad impatto limitato sul nostro ambiente. I prodotti necessari alla realiz-zazione di questo rustico della nostra gastronomia sono quanto di più essenziale e naturale si possa immaginare: farina, uova, olio e sale; ingredienti che sono da secoli i protagonisti della nostra tavola. Il laboratorio di mastro struppolo saprà darne una pratica e scenografica dimostrazione. Tutti i prodotti utilizzati e proposti sono di provenienza locale, sono stati trasportati per brevi distanze, sono altamente genuini e garantiti, l’acqua è di rete, tutto questo unitamente all’utilizzo di materiale biodegra dabile ci consentirà di evitare inutili accumuli di rifiuti che speriamo, diventino sempre più un brutto ricordo da metterci per sempre alle spalle. La nostra sensibilità unita a quella di tutti gli altri protagonisti della manifestazione e il contributo della Consulta Ambientale ci permetteranno di operare in favore dell’ambiente. Il percorso della festa interesserà Piazza Nazionale, Piazza XXIII novembre e il parco di Bambinopoli, le strade del centro storico con i palazzi dei secc. XVIII e XIX faranno da sfondo alle mostre, agli espositori e ai gruppi musicali che parteciperanno alle serate. Una festa bio-sostenibile per promuovere l’immagine di una cittadina e della sua enogastronomia è ciò che la Pro Loco di San Salvatore vuole riproporre con il contributo delle altre associazioni presenti sul territorio che quest’anno ci hanno offerto un fattivo contributo per la realizzazione dell’evento. ([email protected]) IL VALORE PRAGMATICO DEI SOPRANNOMI A SARNO Un testo che non può mancare in una buona libreria. Il soprannome, l‘orma di un‘identità forte, in un Il valore pragmatico dei soprannomi affascinante contesto di microanalisi a Sorno antropologica, che ci porta alla conoscenza di strategie occupazionali, di Brunolibri aspetti sociali e di implicanze geografiche. Un libro stupefacente, finalizzato al recupero ed alla conservazione di un patrimonio culturale e linguistico quasi scomparso, che viene offerto ai nostri lettori italiani e stranieri, per la modica somma di 9,00 euro, più le spese di spedizione. Lo si può ordinare presso la direzione del giornale, alle note coordinate, o richiederlo direttamente all‘autore: A.Mirabella Prof. Alberto Mirabella - Tel. 089.220556 e-mail: [email protected] Andropos in the world STORIA DELLA MUSICA LA NASCITA DEL MELODRAMMA Giocchino Rossini IL Melodramma (dal greco μέλος = canto o musica + δράμα = azione scenica) è sinonimo di opera lirica, nata a Firenze nel XVI secolo circa. Il termine è talvolta utilizzato anche per indicare il libretto di un'opera (ad esempio, ci si riferisce comunemente ai libretti di Pietro Metastasio usando la parola "melodrammi"), interpretando l'etimologia come dramma per canto anziché come abbinamento di canto e azione. Nato tre mesi dopo la morte di Wolfgang Amadeus Mozart, il Cigno di Pesaro - come fu definito Gioachino Rossini, all'anagrafe Giovacchino Antonio Rossini, nacque a Pesaro, il 29 febbraio del 1792 compose la prima opera all'età di quattordici anni poi come per iniziare una seconda esistenza - vennero il precoce ed improvviso abbandono del teatro, la depressione e il ritiro nella pace della campagna parigina di Passy, con molte pagine di musica ancora da scrivere. La sua famiglia era di semplici origini: il padre Giuseppe - detto Vivazza (morto il 20 aprile 1839) fervente sostenitore della Rivoluzione francese, era originario di Lugo (Ravenna) e suonava per professione nella banda cittadina e nelle orchestre locali che appoggiavano le truppe francesi d'occupazione; la madre, Anna Guidarini, era nata ad Urbino ed era una cantante di discreta bravura. In ragione delle idee politiche del padre, la famiglia Rossini fu costretta a frequenti trasferimenti da una città all'altra tra Emilia e Romagna. Così il giovane Rossini trascorre gli anni della giovinezza o presso la nonna o in viaggio fra Ravenna, Ferrara e Bologna, dove il padre era riparato nel tentativo di sfuggire alla cattura, dopo il restauro del governo pontificio. Ed è proprio a Bologna, dopo aver appreso qualche rudimento dai fratelli Malerbi a Lugo, che si avvicina alla musica ed in particolare allo studio del canto (fu contralto e cantore all'Accademia filarmonica) e della spinetta presso Giuseppe Prinetti, suo primo maestro. È il 1800 e Rossini ha otto anni; a quattordici (1806), si iscrive al Liceo musicale bolognese, studia intensamente composizione appassionandosi alle pagine di Haydn e di Mozart (è in questo periodo che si guadagna l'appellativo di tedeschino), mostrando grande ammirazione per le opere di Cimarosa e scrive la sua prima opera (Demetrio e Polibio, che sarà rappresentata però soltanto nel 1812). A neanche vent'anni tre sue opere sono già state rappresentate e la quota, un anno dopo, salirà a dieci. L'esordio ufficiale sulle scene era avvenuto nel 1810 al Teatro San Moisè di Venezia con La cambiale di matrimonio. Nel ventennio successivo Rossini compose una quarantina di opere, arrivando anche a presentarne al pubblico 4 o 5 in uno stesso anno; in occasione delle prime rappresentazioni dei suoi lavori, il pubblico italiano gli riserverà accoglienze controverse. Si passò infatti da straordinari successi (La pietra del paragone, La gazza ladra, Zelmira, Semiramide) ad accoglienze freddine e perfino a clamorosi insuccessi, tra i quali è divenuto storico quello del Barbiere di Siviglia, in occasione della cui "prima" al Teatro Argentina di Roma, nel 1816, vi furono addirittura dei tafferugli, causati con ogni probabilità dai detrattori del Maestro pesarese; l'opera ebbe infatti un grande successo pochi giorni più tardi. Sempre del 1816 è poi l'opera Otello (da cui sarà ricavata poi parte della musica del Duetto buffo di due gatti, brano per soprano erroneamente attribuito a Rossini). Semiramide (1823) è stata l'ultima opera di Rossini a debuttare in Italia. Dopo la sua rappresentazione il compositore si trasferì a Parigi, dove le sue opere furono accolte quasi sempre in modo trionfale. Guglielmo Tell - rappresentato a Parigi il 3 agosto 1829 con il titolo francese di Guillaume Tell - sarà la sua ultima opera. Sei movimenti del suo Stabat Mater furono scritti nel 1832 e il resto fu completato nel 1839, anno della morte del padre. Il successo di quest'opera regge il confronto con quelli ottenuti nel campo dell'opera lirica; ma è la ridotta produzione nel periodo che va dal 1832 alla sua morte, avvenuta nel 1868, a rendere la biografia di Rossini simile alla narrazione di due vite diverse: la vita del trionfo veloce ed immediato, e la lunga vita appartata e oziosa, nella quale i biografi hanno immortalato il compositore. Negli ultimi anni egli compose, infatti, solo pochissimi lavori, tra cui la memorabile Petite messe solennelle. Rossini smise di comporre per il teatro lirico all'età di trentasette anni, dopo il Guglielmo Tell, ritirandosi dalla mondanità a vita privata. Nonostante ciò continuò fino all'ultimo a comporre musica, per sé, per Olympe Pélissier (sposata in seconde nozze nel 1846, dopo la morte della Colbran, avvenuta l'anno prima) e per gli amici. Morì il 13 novembre del 1868 a Parigi. Egli impresse al melodramma uno stile destinato a far epoca e del quale chiunque, dopo di lui, avrebbe dovuto tener conto; musicò decine di opere liriche senza limite di genere, dalle farse alle commedie, dalle tragedie alle opere serie e semiserie. (A cura di Andropos) -7 - Andropos in the world PER IL RACCONTO DEL MESE , UNA STORIA REALMENTE VISSUTA ROCCO BARBONE (*) Costruita della stessa pietra degli altri paesi, Aqua-electa, oggi Quaglietta, servì a difendere la cristianità dai predoni saraceni. Bastione della difesa di Conza, con Senerchia e Colliano, fu eretta a difesa dei popoli della Valle del Sele e di quella dello Ofanto. Basta guardare l‘imponente blocco calcareo, per arguirne la forza inusitata, che la natura oppose al risalire della corrente del Sele. La storia racconta di nobili guerrieri, ma non della povera gente, che si adoperò ad erigere il fortilizio, incastonandovi intorno un fitto nugolo di case, quale meraviglioso mosaico di pietre, accomunate dal sacrificio e dall‘odore delle erbe e delle castagne. Ancora oggi, dopo secoli di storia, a me che sono l‘ultimo arrivato, i quagliettani appaiono con lo stesso sguardo pensieroso, nel mentre che si caricano di sole lì, nella piazza grande, parlando di tutto e di niente, con come se fossero usciti a dar vita ad un gigantesco presepe. Nelle case ricostruite sul dramma del sisma, al riparo dai venti, affrontano lo scorrere della vita in una sana lentezza, assaporando i frutti che la natura può concedere solo a chi sa apprezzare il poco, senza invidiare affatto chi era scappato, in cerca di una ricchezza amara, perché pagata con fitte di nostalgia, che corre, ancora oggi tra centinaia di case chiuse, che, ogni anno, si aprono al suono festoso della banda, quando il Santo Patrono avanza in processione tra le strade del paese. Qui, si respira l‘antica saggezza di un piccolo popolo di cui la storia continua a non occuparsi e, forse, essi, i quagliettani, nemmeno lo desiderano, completamente appa-gati delle loro feste e delle loro tradizioni, perdutamente devoti a San Rocco, una sorta di amico-protettore, che accompagna il loro vivere ed il loro destino. Passeggiando nella parte più antica del borgo ed inoltrandosi nelle strette viuzze, che s‘inerpicano sulla rupe, senti l‘eco di antiche generazioni, di popoli di lingue diverse, che si sono alternati, lasciando nel luogo traccia di sé, dagli etruschi ai sanniti, dai normanni agli svevi ed agli angioini, dagli aragonesi ai francesi e così via. La nostra storia ha inizio più di mezzo secolo fa, quando le borgate dell‘alta valle dormivano un sonno millenario, tra le case di pietra vecchia ed il belare delle greggi, che pascolavano sui pendii, tra il verde dell‘erba e lo scrosciare di antiche sorgenti di acqua limpida. -8 - Era l‘alba quando Rocco uscì da casa, lasciandosi alle spalle le pietre del castello ed il centro storico di Quaglietta. S‘incamminò sull‘erta strada per Senerchia, diretto al crapariéddo di compare Sabino, dove lo attendevano una settantina di pecore, che avrebbe condotto al pascolo su, verso lo sperone roccioso del monte Croce, ad occidente della valle del Sele ed il Vallone di San Michele. L‘aria era piuttosto fresca, quando si avviò col gregge, validamente aiutato da Saìtta e Barone, i due cani che seguivano il gregge da quando erano venuti al mondo. Il sole comparve sulla cresta del monte, diradando la fitta nebbia del mattino ed il forte odore di sensifero fu sconfitto, più su, da quello penetrante delle ginestre, copiose più che mai in quella parte selvaggia, ma più suggestiva, del paesaggio. Intanto, più avanti, due gruppi di pastori si contendevano quei pascoli a punta di coltello: erano garzoni di due delle tante borgate dell‘alta valle, in cerca di pascoli più verdi per le loro pecore. Gli intrusi non esitarono a contrapporre la forza alla ragione ed assalirono il gruppo abituale dei pastori, lanciandosi a testa bassa, come fanno i caproni. L‘aggressione non riuscì ed uno di essi giacque tra l‘erba, con quattro dita di lama nell‘addome. L‘abbaiare dei cani e l‘avvicinarsi di Rocco con le sue pecore, spinse gli altri a dileguarsi, spingendo le greggi verso l‘erba della ―Caccia del Marchese‖, la bellissima valle situata alla estremità sud del territorio, confinante con Oliveto Citra e Campagna, un tempo, il luogo prediletto dai nobili senerchiesi per l‘attività venatoria. Oggi, la valle è un‘oasi di tranquillità, dove, nel silenzio della natura, lo scrosciare delle acque limpide della cascata, alimentata dal torrente ―Acqua Bianca‖, accompagna il verso dei merli acquaioli, che svolazzano tra i lecci e querce secolari, mentre il profumo delle erbe selvatiche, abbarbicate alle rocce, ti riporta indietro nel tempo, all‘ansimare dei briganti ed agli spari dei soldati sabaudi. Dopo circa un‘ora, Rocco raggiunse il luogo della disfida e sarebbe andato oltre, se i cani non avessero abbaiato, segnalando il corpo ancora caldo del pastore ucciso. Accorse e rimase fisso a gurdarlo, con negli occhi una sorta di sgomento e paura insieme; poi, l‘impulso irrefrenabile di fuggire. Saìtta, Barò camminàmmu! - gridò con voce strozzata, come se avesse un grosso peso sullo stomaco. Le pecore, indirizzate dai cani, continuarono ad avanzare ed egli li seguì per una mezz‘ora circa; quando si sentì più calmo, rallentò il passo e fermò il gregge, andando ad accomodarsi sotto un albero di fichi. Andropos in the world Mentre le pecore brucavano tranquille, sotto lo sguardo vigile dei cani, egli pensò a quel povero morto ed a sua madre, che lo avrebbe atteso invano. Fu per caso che si guardò i piedi nudi, sporchi di terra e pieni di vecchie e nuove cicatrici; allora ripensò al morto ed alle sue scarpe: certamente non gli sarebbero più servite. Diede un lungo sguardo alle pecore e le vide al sicuro, si girò verso il basso ed i piedi si mossero in direzione di quello sguardo, finché non si ritrovò a fissare il morto e le sue scarpe. A un tratto, decise di prendere per sé quegli scarponi quasi nuovi e li sfilò uno ad uno, con delicatezza, come se avesse paura di far male a quelle povere membra senza vita. Li calzò in fretta e corse via verso il gregge, sentendosi il cuore in gola, con una spiacevole sensazione di pesantezza, come se il morto gli tirasse i piedi. La scena non sfuggì al gruppo dei pastori che, pur distanti, ancora riuscivano a vedere quella parte di pascolo: - Era Rocco … - disse laconicamente uno dei pastori, - modellando un rametto di quercia, con il suo coltello a serramanico. - Issu era! – commentò un altro, a testra bassa, muovendo la punta del piede tra l‘erba umida. - ‗Aggiu visto che se le è ficcate alli piedi suoi le scarpe del morto … - aggiunse il pastore, dando l‘impressione di voler intendere altro. - Bene gli stavano?- chiese un terzo, con un sottile velo di ironia. - S‘allontanò di corsa, vuol dire che gli calzavano bene!- Allora, issu è stato e nui tutti l‘abbiamo visto!- Noi tutti l‘abbiamo visto! – ripeterono in coro, come una sorta di giuramento inderogabile che, in quel caso, equivaleva ad una condanna. Al tramonto, i colori della valle divennero più intensi, mentre incominciava ad avvertirsi il piacevole fresco degli alberi. L‘erba si piegava docilmente alla carezza della brezza estiva, come se la montagna respirasse come un gigantesco polmone. Rocco chiese gli occhi per un istante ed assaporò quella pace incomparabile, che sembrava ti avvicinasse a Dio. Fu l‘abbaiare di Barone a riportarlo nella realtà e si accorse della presenza di altri pastori, che come lui riportavano le pecore all‘ovile. Erano circa le ventuno, quando raggiunse il craparieddu ed impiegò un‘altra mezz‘ora a sistemare il gregge. A sera inoltrata, raggiunse il centro storico del suo paese, salutando rispettosamente tutti coloro che incontrava. LE TUE LABBRA ( Liriche ) di Franco Pastore POESIE E RACCONTI.IT http://www.poesieracconti.it Gli piaceva tornare a casa ed avvertire l‘odore di minestra, che le buone massaie preparavano ogni sera, senza parsimonia di ortaggi e di erbe. La terra non offriva molto, ma quel poco aveva il gusto onesto della fame, dopo una lunga e laboriosa giornata di lavoro. Tirò lo spago del saliscendi e la porta si aprì con un sordo cigolio; il gatto gli venne incontro miagolando, saltando dalla sedia dove poco prima dormiva. Si era già lavato alla fonte del suo padrone e la maglia era bagnata di acqua e sudore, se la tolse ed iniziò a mangiare, mentre il gatto gli faceva le fusa, strusciandosi vicino alla gamba destra. - Un picco di pane?- disse sottovoce, lanciando della mollica all‘animale, che comunciò a mangiarla con la lentezza tipica dei gatti. Mezzo bicchiere di vino, dopo una buona fetta di formaggio di capra ed andò a letto. Si addormentò all‘istante, sognando i colori della sua terra, le viuzze strette del suo paese e le donne vestite di nero, per lutti vecchi e recenti. La mamma si affacciò piano piano e, per un istante, lo guardò dormire il sonno dei giusti, né fece caso alle scarpe quasi nuove, che stavano lì, impolverate, ai piedi del letto. L‘abbaiare di un cane ruppe il silenzio della notte, mentre la luna illuminava quel grappolo di case, abbarbicate l‘uno all‘altra, intorno a quell‘antico baluardo normanno, che, fino ad allora, aveva sfidato con successo l‘attacco del tempo. L‘allodola annunciava l‘alba, quando calzò le scarpe nuove sui piedi senza calze e trattenne il respiro, quando strinse la cintura di cuoio sopra i pantaloni, rattoppati vistosamente sulle ginocchia. Mise l‘acqua nel bacile e lavò rumorosamente il viso, schizzando acqua intorno e bagnandosi la vecchia camicia a righe. Uscì di casa e, adagio, chiuse l‘uscio dietro di sé. Il saliscendi scattò nell‘incavo ed egli si allontanò, aggredendo di buon passo l‘aria pungente del primo mattino. Le pecore erano inquiete e faticò non poco a cacciarle dal craparieddu per condurle al pascolo. Si avviò verso monte Croce, spostandosi leggermente verso oriente, diretto ai verdi pascoli che costeggiavano il vallone di San Michele, ben distandi dal luogo dove, il giorno prima, aveva incontrato il morto. Barone e saetta andavano avanti ed indietro per mantenere il gegge compatto e Rocco, attento alle sue pecore come non mai, non si accorse di un gruppo di persone che da lontano cercavano di attirare la sua attenzione. Andò avanti, finché il sole non fu alto nel cielo, allora, mentre le bestie si persero nell‘erba fresca del prato, Rocco si accomodò sotto una quercia, tagliò una fetta di pane raffermo ed iniziò a mangiare, accomFranco Pastore CIOMMA Racconti Ed. ANTITESI - Roma 2007 LA ZIZZEIDE (Inferno salernitano) Poesia licenziosa Ed. Androposin the world -9 - Andropos in the world pagnandola con del pecorino delle sue bestie. Erano circa le tre del pomeriggio, quando qualcuno gridò:Eccolo, è lui l‘assassino! Gli ha preso le scarpe, dopo di averlo ucciso!- Si, ìssu jé! - confermò un altro, indicandolo ai carabinieri. Lì per lì, Rocco non si rese conto della situazione, sembrava che tutto stesse accadendo ad un‘altra persona, ma quando i carabinieri lo presero e gli stritolarono i polsi con le manette, capì che stava succedento proprio a lui. - Veru è che pigliai le scarpe, ma null‘aggio accìso io!- disse per difendersi. - Issu fu, tutti lo abbiamo visto! – confermarono i pastori in coro. Saetta e Barone continuarono a badare al gregge, nell‘attesa che cumpare Sabino mandasse un altro garzone, ma Rocco lo portarono giù, come un volgare assassino. Durante la discesa sentì ancora quella sensazione del giorno prima: sembrava che il morto gli tirasse le scarpe dai piedi e desiderò liberarsene, ma glie le avrebbero tolto all‘indomani, dietro le sbarre di una prigione, dove sarebbe rimasto in attesa di giudizio. Quella sera, sua madre non lo sentì arrivare e lo attese per tutta la notte, là, all‘ombra del castello e la sua ansia si confuse col miagolio dei gatti randagi, tra le viuzze di quel grappolo di case abbarbicate al fortilizio, come il prodotto di un‘unica pagina di storia. Franco Pastore __________________________ (*) Rocco Barbone, accusato ingiustamente di omicidio, ha scontato oltre trent‟anni di duro carcere. Oggi, solo, malato e senza amici, vive come può in questo mondo ostile agli onesti. Etichettato come un “avanzo di galera” anche da chi finge di offrirgli il caffè, vive nella più completa indifferenza, in una società pregna di egoismo ed ipocritamente religiosa. I politici? Quelli ve li raccomando, hanno fatto andare in malora una ridente vallata e lamentano mancanza di fondi, dopo che fiumi di danaro, confluiti dopo il sisma dell‟80, sono svaniti nel nulla. A.L.I.A.S. Accademia Letteraria Italo-Australiana Scrittori È LIETA DI PRESENTARE LA PREMIAZIONE DEL XIX CONCORSO LETTERARIO INTERNAZIONALE PRESENTANO FRANK DI BLASI E SABRINA GORIA INTRODUCONO E PRESENTANO I PREMI IL CONSOLE GENERALE D’ITALIA IN MELBOURNE iL DIRETTORE DELL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DR. MARCO MATACOTTA CORDELLA – DR. STEFANO FOSSATI LA GIURIA SARÀ PRESENTATA AL PUBBLICO PRIMA DEL LANCIO DELL’ANTOLOGIA A.L.I.A.S. 2011 LA SERATA SARÀ ALLIETATA DAL CORO A.L.I.A.S. DIRETTO DA NICODEMO LA ROSA DALL’ITALIA LA CANTANTE AURORA BRUNO PRESENTAZIONE DI LIBRI DEGLI AUTORI A.L.I.A.S. VENERDÌ 14 OTTOBRE 2011 – ORE 18.00 501 RECEPTIONS, BARKLY STREET FOOTSCRAY ________ PER ULTERIORI INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI RIVOLGERSI A GIOVANNA GUZZARDI (03) 9337 1680 - [email protected] - 10 - Andropos in the world LA CAMPANIA, UNA REGIONE DA SCOPRIRE AQUA ELECTA - Quaglietta (a cura di Franco Pastore) Quaglietta, un tempo Comune autonomo, oggi ridotta al rango di frazione di Calabritto, sorge su uno sperone roccioso dell‘alta Valle del Sele, fra il Monte Marzano e il Monte Boschetiello, a ridosso del confine con la provincia di Salerno, di cui ha fatto parte per secoli. Per tale motivo, il folklore, le tradizioni e il dialetto di questa terra sono più vicini a questa ultima che non all' attuale provincia di appartenenza. Feudo dei Rossi da Gesualdo, i Marchesi di Santa Lucia, dei De Vicariis, dei Baroni del Plato e dei D'Ayala-Valva, rivestì notevole importanza grazie alla sua posizione strategica per il controllo della Valle del Sele. Simbolo dell'abitato è il possente castello normanno. Edificato durante la dominazione normanna, il maniero è arroccato su di uno sperone roccioso, ha forma quadrangolare, anche se il quarto lato si presenta alquanto irregolare. Danneggiato dal sisma del 1980, del forte sono oggi ancora visibili un‘alta torre a pianta quadrata e gran parte delle cortine murarie con finestre, feritoie e brevi tratti di coronamento, con merlatura guelfa. Durante il Regno di Napoli e il Regno delle Due Sicilie, Quaglietta fu un comune appartenente al Distretto di Campagna, della Provincia di Principato Citra. Con l'unità d'Italia venne assegnato alla provincia di Avellino. Nel 1928, il Comune di Quaglietta fu soppresso e unito a quello di Calabritto. _____________ SulWeb: http://www.google.it/url?sa=t&source=web&cd=2&ved=0CCkQFjAB&url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com %2Fwatch%3Fv%3Ds4n6Jok0a_I&ei=-gBeTtCUNYqbgb_6eCZAg&usg=AFQjCNEICMiopdGAIeElJP6S_ODjcfC-fw&sig2=S90S1d4QI7vXG_XO8orGLA L‟Alta valle del Sele: Con i suoi paesaggi incantevoli, l' alta Valle del Sele è caratterizzata dalla bontà delle sue "Cento Sorgenti" e dal suo splendido corso di acqua, che offrono ristoro a quanti ricercano, nel turismo, la genuinità del territorio e la cordialità di popolazioni civili ed ospitali. L'importanza storica, naturalistica ed archeologica di questa terra rappresenta il supporto ideale per un turismo di alto livello, per nulla intaccato dalla avidità di operatori senza scrupoli e dall‘atteggiamento manieroso di certi commerci e sagre politicizzati. Infatti, se ne ricava una riposante serenità , in un sereno relax, completamente in sintonia con i valori della esistenza. Il Sele nasce dal monte Paflagone presso Caposele e, dopo 64 Km, sfocia nel Golfo di Salerno, presso Paestum. Le sue acque sono fonte di vita, non solo per la comunità del proprio bacino idrografico, ma anche per molte zone della Puglia e della costiera cilentana, grazie a due possenti acquedotti che captano le sorgenti di Caposele e di Senerchia. Per le caratteristiche straordinarie delle acque che raccoglie nel territorio di Contursi Terme, il Sele è stato sempre additato, fin dai tempi di Virgilio, come un fenomeno della natura. Gli antichi credevano avesse il potere di pietrificare qualunque cosa precipitasse nelle sue acque, interpretando così il particolare fenomeno di sedimentazione minerale, legato alla esistenza delle sorgenti termali. Ancora oggi, il Sele resta uno dei fiumi più significativi, per bellezza e per la purezza delle sue acque, permettendo in tal modo la conservazionemeno di numerose specie acquatiche, terresti e volatili che trovano in questa valle il loro habitat naturale. ____________ Nella foto in alto, il castello normanno di Quaglietta, con le sue cortine murarie. - 11 - Andropos in the world PROVERBI, DETTI E MODI DI DIRE Nu mangià cucozza cà ti cachi, nu passa lu mari ca t'annichi. Si avess'la sartania, l‟uogliu e ù sale facess'ù pane cuotto si aviss'pane. A 'addina faci l'uovo e a lu 'addu ci prore lu culo. Chi nù teni figli nun già ij' né pi carità né pi cunsigliu. Si marzu nù mareggia giugnu nù festeggia. Dora Sirica Esplicatio: Questo mese, dedichiamo l‟analisi semantica a termini del dialetto cilentano. Ogni azione ha i suoi rischi e le sue implicanze, come il mangiare la zucca e l‟avventurarsi sul mare. Solo la miseria ti costringe a non poter fare nulla; infatti, se non hai una padella, pane, olio e sale, ti è impossibile preparare il pane cotto.Il vanto e le lamentele, spesso, non provengono da coloro che effettivamente lavorano e producono, bensì da che sta a guardare. Bisogna, dunque,stare attenti ed evitare i saccenti, massimamente coloro che non hanno figli, incapaci di atti generosi e di consigli utili.Alla fine, c‟è un tempo per ogni cosa ed ogni cosa ha il suo tempo, come la pioggia a marzo ede il bel clima a giugno. Implicanze semantiche: CUCOZZA: sost. f., zucca. Etimologia: dal tardo latino cucutiam. SARTANIA: sost. f., padella di ferro pesante non troppo "copputa". ADDINA: sost. f., gallina. Etimologia: dall’acc. gallina-m, con perdita di sill. iniziale e sostituzione doppia di “l“ con dentale “d”. FACI: voce del verbo fare, pres. ind. terza persona sing. tempo presente indicativo ADDU: sost. m., gallo; da gallu-m, con sostituzione di doppia con dentale. PRORE: da pròrere, prodere, avere prurito; dal latino prurῑ re, evoluto nel lat. volgare prùrere, con cambio di coniugazione ed accento tonico. CUNSIGLIU: consiglio, dall’italiano analogo, con etimologia classica. L’ITALIA E L’ARTE La magia del colore Gaetano Rispoli, di Salerno, dedica gran parte del suo tempo a realizzare opere grafiche che riproducono monumenti, chiese, vicoli, piazze e fontane della Salerno antica. Tra le sue opere ricordiamo: il castello di Arechi, la Bastiglia, il vicolo di Castelterracena, piazza Flavio Gioia con l‘antica fontana, un caratteristico angolo di via Guaimario IV, l‘acquedotto medievale di via Arce e la fontana di Via S. Benedetto. La tecnica utilizzata dal Rispoli è quella della pirografia (dal fuoco e ὶ disegno), che consiste nell‘incidere un disegno, un‘immagine o una creazione della fantasia con uno stilo metallico, a punta incandescente, su legno, osso, cuoio, pelle, velluto o altro materiale. Il Rispoli è nato a Salerno, ha conseguito la laurea in Scienze politiche ed ha insegnato per diversi anni. Egli ha diretto i corsi C.I.M.E. ed è stato in cantatto con esponenti della cultura cittadina e nazionale, da Achille Papa al Beraglia, a Carlo Levi ed a Dom enico Rea. Pittore di razza, così scrive di lui Alberico Sala: ― … l‟opera di Caetano Rispoli si arricchisce di risonanze, di avvisi ed allarmi attualissimi. È un‟altra prova della sua vitalità, della convinzione dell‟artista impegnato, senza cedimenti sentimentali o retorici, in una rappresentazione che si sottrae all‟elegia e non cede all‟esaltazione denunciataria… figure andropomorfe, reti,rami e virgulti (come nervi e viscere), e rossi e verdi (il sangue, le linfe) e azzurri (i l cielo, i fiumi), che compongono un personale rapporto terrestre non solo da guardare, per la sua bellezza, ma da meditare”. “ …sono il rivo che chiocciola, chiaro, il verde tenero del sentiero, il chiarore rosato dell‟alba, il verde che bacia le foglie, il raggio di sole che si posa sul fiore, che riposa sui rami e lento scompare”, aggiunge il Crescibene. - 12 - Andropos in the world MOMENTO TENERO Sembrano giganti addormentati I monti dell‘alta valle del Sele, mentre i signori del cielo, gli aironi, volano più su, guardando dall‘alto gli annosi uliveti ed i folti boschi di castagno. Antichi dialetti nostrani Scandiscono il tempo, che s‘adagia come le vecchie comari, all‘ombra dei loro ricordi In questo intimo abbraccio Ritrovo la mia radice; gli uccelli discorrono col sole, mentre le gazze, sul pino, dialogano tra i rami. Il velo d‘una nuvola a una pioggia leggera s‘accompagna e, nella campagna, ritorna il mito di Ermione. AQUA-ELECTA (Franco Pastore – “Aspettando l‟alba”) APPROFONDIMENTO LINGUISTICO LE FIGURE RETORICHE DI SUONO Se vogliamo comprendere il senso globale di un testo non basta individuare i temi e i motivi, ma anche gli elementi formali che lo realizzano. In un testo poetico poi, i suoni, nel loro disporsi in parallelismi o in strutture divergenti, entrano in relazione con il senso, ne arricchiscono la struttura e ne rivelano sfumature segrete. Dunque, l'insieme delle strutture foniche deve essere analizzato nel suo intreccio con gli altri livelli, perchè partecipa a pieno titolo alla costruzione del contenuto. L’OMOTELEUTO: E‘ una figura retorica che si ha quando due o più parole, poste in maniera simmetrica tra loro, terminano alla stessa maniera. Cioè, quando si ha identità di suono nella terminazione di due o più parole. Se l'omoteleuto si verifica a fine verso, avremo la rima. Esempi: * Dalla poesia di Catullo: "Advenio has miseras inferias" (Giungo presso queste misere spoglie) *Dall‘ "L'infinito" del Leopardi: "Ma sedendo e mirando, interminati Spazi di là da quella, [...]" ______________ Ha un equivalente sintattico nell'omeottoto, dal greco homoióptoton, «simile nei casi», che è una figura retorica propria delle lingue flessive (come l'italiano o il latino) e che consiste nel far terminare le ultime parole delle frasi con gli stessi casi: per esempio, in latino, due frasi consecutive e correlate che terminano entrambe con un accusativo: Hominem laudem egentem virtutis, abundantem felicitates" ( trad. Devo lodare un uomo di buona fortuna abbondante, ma di virtù carente?) - 13 - Andropos in the world LA PAGINA MEDICA SESSO E CALDO ESTIVO Desiderio sessuale e caldo estivo non sempre vanno d'accordo. Soprattutto negli uomini che, superati i 50 anni d'età ricorrono alla chimica per migliorare le performance sotto le lenzuola. «Il cuore però può risentirne: il caldo abbinato al calo repentino di pressione può provocare giramenti di testa, vertigini, svenimenti e persino collassi», osserva Guidalberto Guidi, cardiologo alla clinica Sessant di Torino e cardiologo della Juventus F.C. Meglio, allora, non giocare con la salute. « Al posto delle tradizionali pillole, esistono formulazioni orosolubili che sono più pratiche e versatili che si sciolgono direttamente in bocca senza essere inghiottite e hanno diversi vantaggi pur garantendo gli effetti». Del resto l'estate è il periodo di maggior attrazione e desiderio per ambo i sessi e si è più predisposti anche ad incontri occasionali. Non sempre però desiderio e virilità coincidono: «Nell'uomo, per esempio, dopo i 50 anni può calare la potenza sessuale ma rimanere intatto il desiderio È una sorta di andropausa dovuta al fisiologico calo degli ormoni maschili, specie il testosterone», spiega il medico. «Inoltre situazioni particolari possono influire negativamente sulla sfera sessuale: condizioni come il diabete o l'ipertensione arteriosa o la depressione, più frequenti nel maschio dopo una certa età». In più, fumo, alcool, stress, farmaci antiipertensivi e antidepressivi peggiorano ulteriormente anche la libido. A questo punto, la chimica che può dare un aiuto tangibile. Continua il cardiologo: «Molecole come il sildenafil, tadalafile e vardenafil, rispettivamente messe in commercio con i nomi di Viagra, Cialis e Levitra, nascono dalla ricerca in campo cardiovascolare e sfruttano il meccanismo della liberazione del monossido d'azoto (ossido nitrico) da parte dei vasi sanguigni. Questo favorisce da un lato la vasodilatazione e l'aumento del flusso ematico, dall'altro la fluidità del sangue e il potere antitrombotico, antinfiammatorio, anti-ipertensivo. La scoperta di questo meccanismo è valsa un premio Nobel per la Medicina e ha consentito inoltre il trattamento delle disfunzioni erettili». Ma occorre fare attenzione. Mette in guardia il cardiologo: «L'utilizzo di queste sostanze non è privo di effetti collaterali e di rischi… Dal punto di vista cardiovascolare il rischio più grave è quello del collasso, calo improvviso e marcato della pressione arteriosa che, nei soggetti cardiopatici, può essere irreversibile e portare persino alla morte. Gli effetti collaterali sono invece la cefalea, il rigurgito gastroesofageo, turbe visive, vertigini, astenia o, al contrario, mancanza di efficacia se assunti a stomaco pieno» […] i contraccettivi: solo un ragazzo su 3 li porterà in vacanza anche se ben il 64% crede che vivrà un’avventura occasionale. I giovani italiani, "fotografati" dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) con un sondaggio su 1.131 maturandi, sono precoci e promiscui: il 32% inizia l’attività sessuale prima dei 15 anni, nella metà dei casi di estate. Il 42% degli intervistati ha già avuto da 2 a 5 partner, il 10% da 6 a 10 e il 9% più di 10. Un’esigua minoranza (12%) utilizza abitualmente la doppia protezione (pillola più preservativo), il più efficace strumento contro gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili e ben una teenager su 4 ha fatto ricorso almeno una volta alla contraccezione di emergenza… I dati sull'utilizzo dei contraccettivi sono scon-fortanti e la Puglia non fa eccezione: la pillola è utilizzata solo dal 9.1% delle donne, il dato più scarso dopo Molise, Campania, Basilicata e Calabria. "Non si può mandare in ferie il cervello – commenta il prof. Herbert Valensise, segretario nazionale SIGO -. Le minorenni sono responsabili da sole del 3,4% del totale di tutte le interruzioni volontarie di gravidanza e 3 volte su 4 chi contrae un'infezione a causa di rapporti non protetti è un giovane tra i 15 e i 24 anni. Il nostro obiettivo – continua - è sensibilizzare i giovani sull'importanza della prevenzione e dell'informazione. I mesi estivi sono quelli di massima allerta: lo riscontriamo a settembre nei nostri ambulatori dove si verifica un boom di accessi (+30%), per tentare di risolvere situazioni di crisi che si sono determinate nei mesi precedenti". La SIGO ha dedicato al tema della sessualità consapevole il progetto Scegli Tu e ogni anno organizza una campagna specifica in corrispondenza dell'estate, periodo di massima allerta. Il partner dell'edizione 2011 è Giunti, che ospiterà nei propri negozi i punti informativi e che ha editato la guida “Travelsex”, disponibile in tutte le librerie italiane. Dopo Bari, l'iniziativa toccherà Genova, Trapani, Firenze e Roma. L'Italia è uno fra i Paesi europei in cui si utilizzano meno contraccettivi: la pillola è scelta solo dal 16.3% delle donne e nel 2010 si sono vendute appena 94.824.000 confezioni di preservativi, il minimo storico. "Nella sola Puglia nel 2008 1.054 under 19 sono diventate mamme. Le interruzioni volontarie di gravidanza nelle teenager sono stabili nel nostro Paese dal 1983, nel 2008 ci sono stati 4.075 aborti fra le minorenni e le malattie sessualmente trasmissibili sono in aumento – conclude il prof. Valensise –. La mission di SIGO è Marco Parotti prevenire ed evitare queste situazioni di forte rischio per la salute fisica e psichica e fornire a tutte le donne gli ED IL SESSO OCCASIONALE IN VACANZA? Un’indagine svela che per il 56 per cento la prima strumenti per poter vivere al meglio la propria sessualità. Ecco perché crediamo che si debba insistere con volta è d’estate, stagione "calda" anche per i rapporti a rischio. In Puglia solo il 9.3 per cento delle donne usa la l'informazione, soprattutto in prossimità delle vacanze".. pillola contraccettiva. Le valige sono pronte ma mancano [ Da www.salus.it/eventi/news-salute] - 14 - Andropos in the world NOTE ANTROPOLOGICHE: REINSERIMENTO ED INTEGRAZIONE A cura di Vincenzo Andraus Qualche tempo addietro al Centro Servizi Formazione di Pavia s‘ è tenuto un workshop sul tema del reinserimento dei detenuti, sull‘ importanza della rete a lavorare all‘ insegna della dell‘integrazione e della concertazione delle risorse disponibili. Il padrone di casa, Dott. Riccardo Aduasio, ha sottolineato che fare rete intorno ai bisogni della persona consente di accrescere l‘efficacia degli interventi evitando che possano trasformarsi in disagio, se non addirittura in esclusione sociale. Perché l‘agire congiunto è strumento vincente per raggiungere obiettivi di qualità, non solo per i beneficiari degli interventi ma anche per gli stessi componenti della rete. Ospiti graditi Lucia Castellano Direttrice della Casa di Reclusione di Bollate, e Piergiorgio Reggio, pedagogista, formatore, ricercatore dell‘Università Cattolica del Sacro Cuore. Ben composto il parterre, gli Istituti Penitenziari, Uffici di esecuzione penale esterna, la Provincia, alcuni Comuni, i Piani di Zona, le Caritas, le Cooperative e le Associazioni del territorio. Pungolatore e stratega della moderazione, il Prof. Reggio ha ―obbligato‖ tutti i presenti a formulare interrogativi, a evitare la moltiplicazione di verità destinate ad arenarsi su uno stato delle cose terribile qual‘è il carcere italiano, per non parlare dei soliti mercantilismi e merceologie di pensiero, rispetto alle modalità di interazione che intervengono nel sistema, per rinsaldare connessioni esistenti e inaugurarne di nuove. Occorre mantenere alta l‘attenzione e il proprio entusiasmo, quale unica strada possibile per leggere i cambiamenti e le trasformazioni, e pensare al futuro con gli strumenti che ci sono, con gli investimenti reperibili, con le lauree del conoscere, anche con quella, come ha detto qualcuno, ―in scienze confuse‖, che obbligano a guardare in faccia il vissuto e le storie delle persone. Poi è stata la volta della Dott.ssa Lucia Castellano, ― la Direttrice ― timoniere di ben altra cabina di pilotaggio, un vero e proprio coach efficiente e efficace, uno di quei personaggi ―capaci‖ nel rispondere ai quesiti, e nel condurre a ritrovata buona vita tanti cittadini detenuti, una persona semplicemente coerente al suo mandato da apparire l‘ultimo dei Mohicani. Con poche battute ha messo al centro la persona, ha indicato la necessità di tradurre correttamente i mutamenti che coinvolgono le istituzioni, il territorio, il detenuto, affinché non risulti una utopia mascherata l‘abbattimento della recidiva, attraverso una carcerazione dignitosa, con una nuova punteggiatura sull‘importanza del lavoro, della formazione. La rete è importante quando consolida i legami e favorisce il confronto, la ricerca di un‘idea, da non licenziare sotto il coperchio del solito sovraffollamento carcerario, ma anzi sollecitando rinnovate energie tra pubblico e privato, chiedendo alle Istituzioni di svolgere la propria parte, accompagnando ciascuno nelle proprie responsabilità, disinnescando la prigione ―patogena‖, illegale, contenitrice di occupanti abusivi, drogati e extracomunitari, quindi rafforzando il valore del diritto di cittadinanza persino dentro una cella. Ma a questa rete per il reinserimento dei detenuti, per poter riconoscersi e quindi conoscere dove stanno le assenze e le mancanze autorizzate a passare inosservate, manca uno spazio condiviso, dove contribuire collettivamente allo scopo, che fa sicurezza, nel riconsegnare equilibrio e dignità al carcere e al detenuto. Manca una squadra per fare diventare sopportabile questa fatica disumana, spesso relegata in solitudine, sovente sminuita del suo valore assoluto e inalienabile, affinché diventi un preciso interesse collettivo rendere migliore la società, il carcere, e gli uomini. - 15 - Andropos in the world OMAGGIO AD UN GRANDE POETA: GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA (A cura di Andropos) Giuseppe Tomasi, 11º principe di Tomasi di Lampedusa fu spesso ospite presso il cugino Lampedusa, 12º duca di Palma, baroLucio Piccolo, con il quale si recò nel 1954 a San ne di Montechiaro, barone della TorPellegrino Terme, per assistere a un convegno letterario retta e Grande di Spagna di prima cui il cugino, che era poeta, era stato invitato. Lì conobbe classe, nacque a Palermo, il 23 dicemEugenio Montale e Maria Bellonci. Si dice che fu al bre 1896, da Giulio Maria Tomasi e ritorno da quel viaggio che iniziò a scrivere Il da Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Gattopardo, che ultimò due anni dopo, nel 1956. Cutò. Rimasto figlio unico, nel 1897, All'inizio il romanzo non venne preso in considerazione dopo la morte della sorella maggiore Stefania, fu molto dalle case editrici a cui venne presentato e i rifiuti legato alla madre, donna dalla forte personalità, che ebbe riempirono Tomasi di Lampedusa di amarezza. sempre grande influenza sullo scrittore. Da bambino Nel 1957, gli venne diagnosticato un tumore ai studiò nella sua grande casa a Palermo sotto l'insegna- polmoni, e morì il 23 luglio. Il romanzo venne pubblimento d'una maestra, della madre e della nonna, che gli cato postumo nel 1958, quando Elena Croce lo inviò a leggeva i romanzi del Salgari. Giorgio Bassani, che lo fece pubblicare presso la casa A partire dal 1911 Tomasi di Lampedusa frequentò il editrice Feltrinelli, rimediando all'impressionante errore liceo classico a Roma e in seguito a Palermo. Sempre a di giudizio di Elio Vittorini, che, per conto della casa Roma nel 1915 s'iscrisse alla facoltà di Giurispru-denza, editrice Einaudi, non s'era a suo tempo accorto di aver senza terminare gli studi. Nello stesso anno venne letto un assoluto capolavoro della letteratura italiana. chiamato alle armi, partecipò alla disfatta di Caporetto e Nel 1959, il romanzo vinse il Premio Strega. fu fatto prigioniero dagli austriaci, che lo imprigionarono Curiosamente, anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa in Ungheria. Riuscito a fuggire, tornò a piedi in Italia. morì lontano da casa come il suo antenato protagonista Dopo le sue dimissioni dall'esercito con il grado di de Il Gattopardo, il 23 luglio 1957 a Roma, dove era tenente, ritornò nella sua casa in Sicilia, alternando al andato per sottoporsi a particolari cure mediche che, riposo qualche viaggio, sempre in compgnia della madre, sfortunatamente, si rivelarono inefficaci. La salma fu che non lo abbandonava mai, e svolgendo studi sulle inumata il 28 luglio nella tomba di famiglia al cimi-tero letterature straniere. dei Cappuccini di Palermo. Nel 1925, assieme al cugino Lucio Piccolo, fu a La storia dell'ultimo periodo della sua vita e della Genova, dove si trattenne circa sei mesi, collaborando alla stesura de Il Gattopardo è raccontata nel film del 2000 di rivista letteraria "Le opere e i giorni". A Riga, il 24 agosto Roberto Andò, Il manoscritto del Principe. Giuseppe 1932, sposò in una chiesa ortodossa la studiosa di Tomasi di Lampedusa fu uno scrittore dalla complessa psicanalisi Alexandra Wolff Stomersee, detta Licy, figlia personalità, è stato autore di un unico ma celeberrimo del barone tedesco Boris Wolff von Stomersee e della romanzo: Il Gattopardo. Personaggio molto taciturno e musicista Alice Barbi, la quale nel 1920 aveva sposato in solitario, passò gran parte del suo tempo leggendo seconde nozze il diplomatico Pietro Tomasi Della moltissimo. Ricordando la propria infanzia scrisse: «ero Torretta, zio di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. un ragazzo cui piaceva la solitudine, cui piaceva di più Andarono a vivere con la madre di lui a Palermo, ma ben stare con le cose che con le persone».Un'ultima frase, presto l'incompatibilità di carattere tra le due donne fece riportata nel libro di Enzo Biagi, Dizionario del tornare Licy in Lettonia. Novecento, può darci l'idea dell‘eredità lasciataci da Nel 1934 morì Giulio Tomasi, e così Giuseppe ereditò il questo personaggio straordinario che così bene aveva titolo. Nel 1940 venne richiamato in guerra, ma, essendo a colto l‘avversione della classe dirigente italica al capo dell'azienda agricola ereditata, fu presto congedato. cambiamento: «Bisogna sempre lasciare gli altri nei loro Si rifugiò così con la madre a Capo d'Orlando, dove poi li errori». Una posizione che si sintetizza nelle parole raggiunse Licy, per sfuggire i pericoli della guerra. Alla di un grande personaggio della cultura continentale, morte della madre nel 1946, Tomasi di Lampedusa tornò a contemporaneo del Tomasi: «Chi non ritiene che la vivere con la moglie a Palermo. conoscenza debba convertirsi in obbligo morale, Nel 1953, iniziò a frequentare un gruppo di giovani diviene preda del principio di potenza, e ciò intellettuali, dei quali facevano parte Francesco Orlando e Gioacchino Lanza Tomasi. Con quest'ultimo instaurò un produce effetti dannosi, rovinosi non solo per gli buon rapporto affettivo, tanto da adottarlo qualche anno altri, ma anche per lui stesso» (Carl Gustav Jung). dopo. - 16 - Andropos in the world VIOLENZA AVVERSA AL FEMMINILE DALL‘ANGOLO DOVE C‘E‘ DIMENTICANZA DEL LORO VALORE Una ragazzina, poco più che bambina, buttata come la carta di una caramella. Una donna, afferrata con le parole, legata con i sussurri, strattonata dall‟indifferenza. Donne di ogni età, comprate e vendute, prese a botte, con i pugni e con i gomiti, come si fa con un sacco appeso al soffitto. Mamme, figlie, sorelle, amate, desiderate, esiliate nell‟angolo più buio dove la luce muore, insieme alla pietà, alla compassione crocifissa, alla giustizia tradita, umiliata, dove non esiste amore.Tanti nomi, occhi, corpi, in tante storie sconosciute, vissuti appena iniziati e giù terminati, amori che non posseggono più sorriso che fa del mondo uno spazio infinito dove ritrovarci, stare insieme, credere e avere fiducia nell‟altro, anche in colui che offende e uccide i nostri sogni. Donne vittime e sacrificate, donne alla ricerca di un una salvezza, di un ruolo e di un riconoscimento, donne in fuga dal tallone caricato sulla testa, dall‟angolo dove c‟è dimenticanza del loro valore. Bambini strappati agli affetti, alla vita tutta ancora da interpretare, vittime di questo paese disarcionato, intontito dalla paura di perdere il domani, mentre è di oggi l‟ennesimo omicidio di una bambina, di una donna, è violenza avversa al femminile, che s‟allarga, non risparmia fragilità né innocenza, è violenza che si mostra travestita di scuse, giustificazioni sociali, è violenza che si fa vedere, guardare, che non concede centimetri, importanti per conoscere e indagare a fondo. Quando lo sguardo si posa sulle tante adolescenti scomparse e ritrovate senza vita, gettate qua e là, senza possibilità di una carezza, di un conforto, di un bene che rimane sordo e muto, il rischio sta nell‟irraccontabilità di questa sofferenza, che obbliga alla cecità del dolore, per cui diviene difficile arrivare a delle risposte condivise, il pericolo è di imbattersi nelle corruzioni dialettiche, nelle parole contaminate che vorrebbero dire tutto e il contrario di tutto, e questa ulteriore alterazione del male, ci raggira al punto da non esser più capaci di riaffermare il valore della vita, per cui togliamo diritti conclamati universali all‟umanità intera. Qualche tempo fa è stata la festa della donna, c‟è da chiedersi se è stata festa di compleanno dedicata a tutte le principesse, oppure si è trattato di una ricorrenzacelebrazione, a ricordo di chi non c‟è più, maltrattato in qualche anfratto, in una buca dove gli occhi rimangono aperti a guardare il male dentro di noi. Figli a perdere, destinati a lasciare il tempo, bambini additati a nostro futuro, come se questo presente non fosse così importante, come se queste assenze devastanti fossero parte di un presente di cui non c‟è nulla da preoccuparsi, tanto meno preoccuparci dei più indifesi, vissuti come giocattoli, traditi come esseri umani. Le televisioni fanno scorrere immagini viste troppe volte, i giornali ripetono righe sempre uguali, mentre donne e bambine sono costrette a rimanere al palo, il consorzio sociale non se ne avvede, sbilanciato a correre in avanti restando anch‟esso indietro, una società contorsionista che livella e abbatte ogni vergogna per un gesto infame che sarà per sempre, piuttosto che prendersi cura di chi non ha difese da opporre, ma unicamente occhi spalancati di innocente. Vincenzo Andraus „E CUNTE „E FEDRO di Grazia Cerino Ferraro Editrice – Napoli - Pag.60 – prezzo € 5,30 IL BASILISCO A.L.I.A.S. PERIODICO DI CULTURA ACC. LETTERARIA ITALOAUSTRALIANA SCRITTORI - PRESID. ROCCO RISOLIA E-mail:[email protected] Tel./fax 089.750196-089.7014561 RICERCA E SVILUPPO PER LE POLITICHE SOCIALI Direttore Scientifico Natale Ammaturo http://www.alias.org.au/ MELBOURNE - AUSTRALIA *B RONT OL O* Mensile satirico-culturale di Nello Tortora Salerno – tel. 089797917 - 17 - Andropos in the world UNA DONNA NELLA LETTERATURA SALOME‟ Aggressiva, intrusiva, la donna è determinante delle scelte e delle azioni del proprio compagno che subisce il suo influsso ed è ammaliato, soggiogato fino alla perdizione. Non a caso una delle figure più rappresentate è Salomé, da quella più nota di Oscar Wilde a quella del poema incompiuto di Mallarmé, col nome di Hérodiade, fino ai disegni stilizzati di Aubrey Beardsley e i colori ocra, bordeaux e oro dei quadri di Gustave Moreau: Salomé, la fanciulla che seducendo con la danza Erode, riesce a ottenere la morte di un uomo e la sua testa porta su un vassoio d‘argento. Ella è, ovviamente, bella, bella come una statua o un dipinto, la perfezione dei suoi tratti è ineguagliabile, ma non si tratta della bellezza pura ed angelica di una Beatrice o di quelle fanciulle trecentesche e rinascimentali descritte nell‘intento di rispecchiare le loro qualità morali positive, la bellezza della femme fatale è dolorosa, portatrice di male, anzi, del Male. In tutte le rappresentazioni che ne sono state fatte, nei vari paesi, ella riunisce tutte le seduzioni, i vizi e tutte le voluttà. In particolare, nell‘opera di Swinburne le sue peculiarità vengono fissate e codificate fin nel comportamento che essa provoca nell‘uomo, che ne diviene <<the powerless victim of the furious rage of a beautiful woman>>. E la donna ha sempre lo stesso genere di bellezza licenziosa, imperiosa e crudele, anche se in questo autore essa ha piuttosto la forma di un εϊδωλον più che di una creatura reale, idolo che reclama prostrazione ed obbedienza. Storicamente, Salomè fu una principessa giudaica, figlia di Erodiade e di Erode Filippo, protagonista di un episodio narrato nel Vangelo di Marco 6,17-28 e nel Vangelo di Matteo 14,3-11. Erodiade abbandonò il marito e andò a convivere con il cognato Erode Antipa. Il predicatore Giovanni Battista racconta che Erode ha un amore incestuoso e adultero con Erodiade. Sia l'incesto che l'adulterio erano contrari alla legge di Mosè e Giovanni Battista, in veste di moralizzatore e profeta, li additava alla vergogna del popolo. - 18 - Erode allora lo fa imprigionare per mettere a tacere queste insinuazioni ( che erano fondate).Erodiade, invece, vuole chiudere la bocca per sempre al predicatore, condanndolo a morte. Erode, temendo la reazione del popolo che venera il Battista, continua a rimandare la decisione di farlo morire. La malvagia Erodiade decide allora di sfruttare la lussuria del compagno Erode, che sbavava per Salomè, figlia adolescente della donna, tramando alle sue spalle. Durante una festa per il compleanno di Erode, Salomè si esibisce in una danza, la famosa danza dei sette veli, che piace così tanto al festeggiato, da fargli promettere alla ragazza che avrebbe esaudito qualsiasi suo desiderio. Erodiade prende la palla al balzo e convince Salomè di chiedere a Erode, come suo desiderio, di avere la testa di Giovanni Battista in un bacile. La condanna è eseguita e Salomè consegna alla madre la testa del Battista. La figura di Salomè emerge anche nel monologo "Erodiade" scritto nel 1968 da Giovanni Testori (1ª ediz. Milano, Feltrinelli, 1969). Più recentemente, si consideri la pièce di Teatro Sonoro "Esse di Salomé" sviluppata nel 2009 dall'attrice e musicista Sonia Bergamasco ispirandosi al testo "Hérodiade" di Stéphane Mallarmé nella nuova traduzione italiana di Cosimo Ortesta. ________________ Salomè: La danza dei sette veli http://www.youtube.com/watch?v=Q0ZEgK3qPSI PIU FORTE DELLA MORTE È tale il titolo della nuova pubblicazione del drammaturgo salernitano Franco Pastore. Trattasi di un dramma storico in due tempi, sul martirio di S. Felice e Santa Costanza, avvenuto al tempo di Nerone, nel Locus Puritatis del territorio di Nuceria Costantia (Dalla Redazione di Pagani) Andropos in the world L‟EROS NEI SECOLI Viaggio nell‟estetica della Cina tantrista (a cura di Andropos) L'India è la terra del distacco dal mondo e della rinuncia o quella invece della sensualità e dell'eros traboccante, come nelle coppie divine dei monu-menti buddhisti e dei grandi templi hindu? Una ricerca sulle "passioni" nella cultura indiana e in alcune manifestazioni direttamente collegate, come il buddhismo del Tibet o gli attuali metodi di meditazione, appare necessaria e nasce all'inse-gna di una dialettica profonda interna ai diversi aspetti della civiltà indiana. Dalle "Upanishad" al tantrismo, dal "Kamasutra" agli inni in onore della Grande Dea, le passioni – e l'eros - sono state oggetto di contrastati dibattiti sia sul piano generale, sia nell'ambito di prospettive più definite come la religione, l'etica, la teoria della conoscen-za o l'estetica. Tutte le posizioni possibili sono state rappresentate, sullo sfondo di tutte si profila il grande quesito della via che porta alla realizzazione spirituale dell'essere umano. Chi s’interessa di letteratura e di arte indiana, o di tantrismo, può essere tentato di attribuire alla cultura indiana nella sua interezza una convinzione analoga. Ciò non porta errore, in quanto il piacere occupa una posizione centrale e di fatto insostituibile proprio rispetto al fine più alto che l’essere umano può proprorsi: la riunificazione con l’Assoluto, con Dio... Eppure non mancano, in India, concezioni e prassi diverse ben più radicali: si allude all’immensa e in parte enigmatica nebulosa definita «tantrismo», alla quale accenniamo solo superficialmente, lasciandone le conclusioni ad un esame approfondito, esame che certo varrà a sottrarla alle volgarizzazioni generiche, spesso euforiche e vacue che talora la circondano, e a illuminarla in tutto il suo straordinario e stratificato spessore. Una posizione del tutto particolare, ma di rilievo assoluto oltre a quelle messe in luce fin qui, occupano il desiderio, l’amore e gli altri sentimenti principali quali sono esperimentati non nella vita di ogni giorno, e perciò sul piano empirico e psicologico irriflesso, ma sul piano estetico, che ha tuttavia quello psicologico a fondamento. A questi aspetti l’India ha dedicato – come si sa – grande attenzione e riflessione durante almeno un millennio di ricerca originale. I sentimenti estetici, se così si possono chiamare per distinguerli dalle emozioni attuali e per rendere in prima approssimazione il termine sanscrito rasa che li designa, sono per molti pensatori forieri di conoscenza e tramiti di una condizione del tutto diversa da quella corrente, chiamata sempre rasa, «esperienza estetica» (Raniero Gnoli), nella sua sostanziale unicità. Queste conclusioni ricordano nella sostanza, in maniera notevole e con almeno sei secoli di anticipo, quelle raggiute in Europa da Emanuele Kant. Uno dei pochi testi indiani di estetica, il Bharatiyanatyasastra, datato al V° secolo D.C., definisce l’elemento essenziale del dramma e della danza, il rasa. Cancello ed Arnone News diTildeMaisto http://www.cancelloedarnonenews.com/ ASSOCIAZIONE CULTURALE GUIZART http://www.guizart.com Questa parola, pressochè intraducibile per la molteplicità dei sensi, corrisponde grossomodo al sentimento che esprime, pervade ed anima l’opera drammatica e rappresenta l’oggetto della valutazione estetica. Corrisponde anche alla situazione psicologica immaginata dall’artista e costitusce il tono dell’opera d’arte, “colorando” lo svolgersi dell’azione artistica (la danza, il verso). Questo concetto fu, fra il VII e IX secolo D.C. sviluppato a concepire il rasa come una semplice “intensificazione” di un “movimento mentale” (ira, amore etc). In questi termini il rasa risiede nel personaggio che viene rappresentato e, per estensione, nell’artista che lo imita. Un filosofo successivo, Sankuka, introdusse il concetto che tale stato d’animo non sia intensificato dall’artista, ma solo imitato. Il rasa esiste solo come percezione da parte di chi fruisce dell’opera d’arte, a prescindere da preconcetti di realtà o irrealtà ovvero indipendentemente dalla rappresenta-zione. Secondo tale pensiero, ad esempio, una raffigu-razione pittorica non appare allo spettatore nè reale nè falsa, ma solo un’immagine che precede ogni giudizio di realtà o di irrealtà. Questo concetto già separa l’estetica indiana da ogni legame con la natura e con iI concetto di arte come mimesi della realtà che informa tutta l’estetica occidentale. Nel X secolo D.C. il più importante filosofo estetico indiano, Bhatta Nayaka, criticò entrambe queste impostazioni (intensificazione, imitazione). Il rasa, secondo questo Autore è un piacere che non è in relazione con alcun ego partico-lare. Lo stato di coscienza estetico – indipendente-mente dai contenuti – è visto e vissuto in totale indipendenza da ogni io particolare, dalla vita pratica quotidiana del personaggio, artista o dello spettatore che sia. Questo concetto di “universalità” dell’esperienza estetica la eleva al di là dello spazio e del tempo, della causalità e dalla vita quotidiana (samsara). L’esperienza estetica quasi interrompe il samsara, che è il mondo, condizionato dalla legge di causa ed effetto. PARTECIPIAMO.IT portale d’arte e letteratura www.partecipiamo.it http://www.dentroroma.it/ [email protected] ATENEUM UN OSSERVATORIO SUL MONDO DELL‟UNIVERSITA‟ --------- http://www.andropos.eu/PAGIN AUNISA.html - 19 - Andropos in the world L‟OSPITE DEL MESE LA TRASGRESSIONE CHE DIVIENE DEVIANZA In un oratorio di paese per confrontarci sui falsi miti, sulla trasgressione che spesso diventa devianza, un padre ripete con un filo di voce che ―non è sufficiente un intero paese per educare un figlio‖, una madre con gli occhi incavati, doman-da ossessivamente ―perché mio figlio, la droga, questa soffe-renza indicibile, a volte irraccontabile, perché mio figlio dentro una cella, in un carcere, senza essere ancora un delinquente‖. Le droghe hanno sempre avuto facile accesso, ricordo bene ai miei tempi, la droga protestataria, contestataria, la droga nelle vene difficili da trovare, le mani sporche, le ginocchia piegate, nei vicoli, nei sottopassi, nelle strade, un movimento claudicante, palese caducità della carne e della mente in disfacimento. Droga di oggi, dell‘adrenalina, della botta sparata a bruciapelo, dai vestiti puliti, dai sogni concentrati e compressi nel fine settimana, anche questa è droga mai normale, non è usata per dire basta a un cliché, a un sistema violento, è droga che manipolando diverte, cambia colore, fa diventare grandi i nani dalla testa avvolta nella bambagia. Nella vita di un ragazzo il gruppo ha una grande importanza, è dalla sua struttura, dalle sue regole, nelle sue dinamiche, dagli strumenti usati, che possono e debbono fuoriuscire personalità formate, mature, rispettose di se stessi e degli altri. Ma qualcosa interferisce, fa resistenza, una legge non scritta, un codice morale contrapposto e antitetico alla realtà sociale, fa sì che il plotone spinga e obblighi a conformarsi, a testuggine, dentro un quadrato poco propenso alla mediazione. Cè il rischio che i più giovani si sentano prede facili di contumelie ben confezionate, basterebbe gettare lo sguardo e un po‘ d‘orecchio ai messaggi pubblicitari che inondano le nostre case, le messaggerie istantanee, nella rete-mondo-universo infinito dove tutto può esser condiviso, tutto, come si ostina a ripetere qualcuno, senza percepire il pericolo insito in una affermazione del genere. Per vincere la paura che deriva dalle nostre inadeguatezze, si ricorre al tubo di birra, alla canna, alla pasticca, alla polvere, è droga che non regala emozione, né un sentimento, offende la dignità con immagini della realtà costantemente riflesse, mai vissute per intero. La fascinazione del proibito, la roba e la violenza, mischia-no le carte disposte sul tavolo, l‘identità declinata sui docu-menti cambia forma, cresce la metamorfosi sociologica, l‘uso che si fa della droga, compatibilmente con la necessità di non - 20 - risultare precario anche sul banco di scuola, sul posto di lavoro, in famiglia, all‘oratorio, quando non si regge il rim-provero né la punizione, ma si vuole esser ascoltati da qualcuno che non fa il maestro e si prende cura delle ferite ancora aperte. Forse occorre uno sforzo serio di riflessione per indagare il bisogno di un ragazzo di fare il pieno di droga, a partire dal fatto che l‘uso e abuso è incredibilmente vasto, non lo si mette più in pratica nei vicoli bui, ma sdraiati sui muretti, nei loft, nei servizi dei luoghi di lavoro e delle discoteche. Perché mio figlio si droga? Forse perché non sappiamo fare tesoro del suo frastuono, non riusciamo a dare coraggio al bene che diciamo di volergli, allora occorre rispettare di più e meglio questo amore, anche quando nostro figlio non arretra, non avanza, non parla, non chiede aiuto, ma proprio dove non sono presenti i genitori, gli adulti, gli educatori, aumenta la loro vulnerabilità e fragilità. Vincenzo Andraus Una prestigiosa ricerca sul letterato, poeta e drammaturgo Luigi de Lise, un autore che occupa un posto importante nella storia del teatro italiano dell‘800. Egli rappresentò le ansie e la voglia di riscatto delle classi più bisognose, che lottavano per sopravvivere e resistere alla violenza e alla sopraffazione. Nunzia Cerbone, Felice Marciano, Emilio Prisco, LUIGI DE LISE – Edizioni dell‟Ippogrifo, pag. 175, prezzo € 10,00 – Sarno, 2011. Andropos in the world UNO SGUARDO DENTRO LA CITTA‟ DI SALERNO IL PARCHEGGIO DELLA VERGOGNA di Sofia Gargano Circa un anno fa è stato abbattuto un vecchio giardino di agrumi, abbandonato dai proprietari e ricettacolo di topi e zanzare. Al suo posto, con soddisfazione degli abi-tanti di Torrione è stato costruito un grande e spazioso parcheggio gratuito. L‘idea è stata applaudita e osannata da parte di tutti, me compresa. Finalmente tutto in uno: posto auto, niente topi e anche un piccolo parco giochi per i più piccoli! Ma, a distanza di tempo, troppo poco a dire il vero, il parcheggio è diventato un nuovo tipo di ricettacolo questa volta di auto in disuso, spazzatura non raccolta (vedi differenziata), colombi morti e decine di camion dei mercati e camper che vi stazionano ormai da mesi... ed i posti auto sono sempre meno… Ovviamente, non finisce qui! Accanto a tutto ciò, che è già gravissimo per una nuova struttura, si vanno ad aggiungere altri proble-mi, causati dai soliti incivili del luogo: - I parcheggi per i diversamente abili sono sta-ti occupati da persone perfettamente sane; - auto che entrano da dove normalmente si esce e viceversa; - infine, pur trovando posto all‘interno del parcheggio, puntualmente parcheggiano in strada, in doppia fila. Concludo, augurandomi che qualcuno faccia qualcosa, perché anche se la colpa è di citta-dini insensibili, chi è preposto per istituzione alla guida della città, e le istituzioni in essa presenti, hanno l‘obbligo a far rispettare la legge ed ad adoperarsi alla buona conser-vazione ad al buon uso delle strutture, create, tra l‘altro, con i soldi dei contribuenti. Sofia Gargano PROGRAMMA DEL CENTRO CULTURALE “LA SCALETTA” (Presso FENALC: Corso Vitt. Emanuele,74 – 2° piano. Tel. 089.237815) SETTEMBRE 2011 Giovedì 08 = Il professor Franco Pastore, noto scrittore e drammaturgo, presenta i suoi nuovi libri: “PHAEDRUS - LE FAVOLE LATINE IN DIALETTO NAPOLETANO” “AISOPOS - LE FAVOLE GRECHE IN NAPOLETANO”. Presente il prefatore: professor Alberto Mirabella. Alcune poesie saranno dette dalla melodiosa e gratificante voce della nostra Elena Mancusi Anziano. Festeggeremo tutti l‘Autore con dolcetti e brindisi. Sarà presentata ai Soci la nuova Socia: poetessa Gabriella Rienzi Talento. Giovedì 15 = La Poetessa Angela Furcas Cossa intratterrà i Soci sulla poetessa persiana Forugh Farrokhzad. Giovedì 22 = La Poetessa Maria D‘Alma Talento ritorna alla ― Scaletta ‖ dopo un lungo periodo di assenza, accompagnata dal Chitarrista Cantante Marino Cogliani. Giovedì 29 = Il Professor Francesco D‘ Episcopo presenta la Nuova Antologia dei Poeti della ―Scaletta‖, in un luogo da stabilire. - 21 - Andropos in the world CRITICA ARTISTICO-LETTERARIA “AISOPOS” DI FRANCO PASTORE (A.I.T.W. Edizioni, Salerno 2011) La favola esopica è un’espressione di poesia popolare che assurge poi a dignità letteraria e diventa ancora più fruibile se trasferita nel vernacolo napoletano, come ben sa fare Franco Pastore il poliedrico e appassionato cultore di classici greco-latini . La condizione di schiavo, quale fu quella di Esopo, propone una lettura delle sue favole come letteratura povera, sconfitta, documento di una clandestina opposizione al mondo degli eroi. Se Omero è il poeta degli eroi, dei nomi propri, che non mancano né ai codardi né ai pitocchi, in Esopo solo gli dèi hanno un nome: anonimi gli uomini; per il resto, di volta in volta, si adopera la volpe, il lupo, il leone, la gallina, la lepre, la rana, il bue, la pecora, la mosca, il gallo, come se fossero personaggi singolari: in realtà non ci sono personaggi, ma unicamente ruoli. I ruoli sono fissi, rigidi, impersonali e pertanto questo tipo di favola in Esopo è una fulminea epifania, un’apparizione (Manganelli) . La favola esopica, come magistralmente ci appare, attraverso questa nuova traduzione in napoletano di Franco Pastore, si riduce ad una comicità povera, a qualcosa di rapido ed effimero, ma quando poi si arriva al “ύfabula docet” ci Franco Pastore ἴυὸ arriva una forte stoccata, che c’induce alla dovuta riflessione sul misero modus agendi di noi mortali. La saggezza laconica di Esopo il Pastore la rafforza al punto tale che come nella gallina dalle uova d’oro traspare la grande potenza del dialetto con queste parole: ‘nu contadino ingordo, / volètte arrragiuna’ a peso lordo: / e invece d’aspetta’, ogni matìna, / chill’uòvo che faceva la gallina, / pigliàje ‘o coltello e come un pazzo, / tagliàje a panza ci trovò sto’ cazzo. La trasposizione dialettale ci consente di apprezzare profondamente l’insieme delle virtù, quali la fedeltà dell’amicizia, la riconoscenza per i benefici, l’amore per il lavoro, l’accettazione del destino, la moderazione, insomma quel complesso di norme utili al vivere comune. Infine se la favola delle bestie contiene la storia degli uomini, ciò non avviene per la malignità dell’Autore, ma per la natura stessa di quel genere letterario, che scattato fuori dall’anima di uomini asserviti e costretti al silenzio o alla finzione (fictio), porta con sé l’indole amara della sua origine, amarezza che il vernacolo di Pastore attutisce e ne rende più gradevole la sua fruzione. (Marchesi). Alberto Mirabella Saggista e critico STRANEZZE E PINZILLACCHERE Quaglietta (AV) – Sono trascorsi cinque mesi da quando il nostro Editore ha fatto richiesta di ripristinare un lampione, sfornito di lampada., che dovrebbe illuminare una zona oscura della larga piazza di via Sinerchie. Pare che manchino i fondi, ergo occorrerà fare una colletta per l’acquisto di una lampadina. E’ come prendere un caffè - Meno di tre minuti ed e' tutto finito: il tempo necessario per bersi una tazza di caffè. Questo è la durata dell'amplesso per 4 milioni e mezzo di maschi italiani. A rivelarlo è uno studio della Società italiana di andrologia, realizzato intervistando pazienti e medici generalisti. L'inchiesta non rivela se questa parte rilevante di italiani sono sbrigativi a causa del coito veloce o dai tempi di vita veloci. Portland square – A Portland esiste una panchina pubblica che serve da domicilio a sei barboni per la loro assistenza sanitaria. Questi poveri disgraziati non avendo una casa ha costretto un medico londinese a registrare nei suoi archivi computerizzati indirizzo e codice postale (quest'ultimo necessario per l'assistenza in Inghilterra) di quella panchina situata al centro della piazza. Neuquen – A Neuquen, nella Patagonia argentina, esiste il più grande cimitero del mondo con i suoi 20 chilometri di diametro. Ospiti i più grossi abitanti mai esistiti nel nostro pianeta. Stiamo parlando dei dinosauri. La scoperta è stata fatta da alcuni paleontologici sudamericani quando, ai piedi di un vulcano, si sono visti spuntare una gamba, ossa di vario tipo, denti e addirittura uova. Grazie al ritrovamento di queste ultime è possibile, dicono gli scienziati, identificare il profilo dell'embrione. Chissà se qualcuno sta già pensando di clonarli. Allise (LE) - Si è fatto chiamare dai suoi parrocchiani Padre Roberto e per 17 anni ha celebrato matrimoni, funerali, messe e confessato fedeli. In realtà Roberto Coppola di 43 anni non aveva mai preso i voti. Il prete fasullo è stato smascherato dalla curia vescovile di Nardò, insospettita dai suoi comportamenti non prorio da prelato. Adesso nel piccolo centro del leccese sono illegittime tutte le funzioni da lui consacrate, compreso i matrimoni. - 22 - Andropos in the world PIATTI TIPICI NELLA TERRA DEGLI AUSONI a cura di Rosa Maria Pastore La Campania - Terra degli Ausoni e degli Opici, verso l' VIII sec. a.C., fu invasa, sulle coste, dai Greci, i fondatori di Cuma e di Partenope, rifondata poi come Neapolis, tra la fine del VI e l' inizio del V secolo a.C. Ma nel VI sec., le zone interne della regione furono occupate dagli Etruschi, che diedero vita ad ad una lega di dodici città con a capo Capua. Nella seconda metà del V sec. a.C., iniziò l'invasione dei Sanniti, che conquistarono Capua ( nel 440 circa ) e Cuma ( 425 circa). Gli invasori imposero il loro dominio e la loro lingua, diventando così un solo popolo: gli Osci.Con la discesa di Annibale, a nulla valse organizzarsi contro Roma, durante la seconda guerra punica, la regione subì un profondo processo di di romanizzazione, e solo Napoli e Pompei conservarono le loro radici elleniche. La Campania divenne ne sotto Diocleziano una provincia a sé, mantenendo la sua unità anche sotto gli Ostrogoti e i Bizantini. Con l'occupazione longobarda di Benevento (570 circa), la regione fu divisa tra il ducato di Benevento, comprendente Capua, Salerno e Napoli e la regione costiera centrale. Amalfi, invece, arricchitasi coi traffici marittimi, riuscì nei sec. IX-XI a divenire un fiorente ducato indipendente. Dopo la definitiva conquista di Napoli, da parte dei Normanni, nel 1139, la Campania, nei sec. XII e XIII, fu compresa nel regno di Sicilia, divenendo prima un possedimento degli Angioini e poi degli Aragonesi. Dal 1503 al 1707, fu dominio della Spagna e, subito dopo, degli Austriaci (dal 1707 al 1734). Questa fusione di radici culturali, di usi e costumi di popoli diversi, ha avuto una influenza benefica sulla bellezza delle donne campane e sull’arte culinaria . UN PRANZO AFRODISIACO A SAN MARZANO San Marzano sul Sarno è un comune italiano di 10.126 abitanti, della provincia di Salerno, in Campania. Appartiene geograficamente all'Agro Nocerino Sarnese, nel settore limitrofo all'area vesuviana. Il Santo Patrono è San Biagio. È un paese agricolo, dove si coltiva il celebre pomodoro S.Marzano. ANTIPASTO CROCCHE‟ DI PATATE SU LETTO DI LATTUGA Ingredienti e preparazione (per 4 persone ): Lessare 750 gr di patate lavate e, ancora bollenti, passarle al passaverdure raccogliendo la polpa in una ciotola. Unire 50 gr di burro, 50 gr di parmigiano grattugiato, 2 tuorli, sale e pepe, impastare per qualche minuto amalgamando bene gli ingredienti. Aspettare che l‟impasto si raffreddi per formare delle crocchette lunghe 6-7 cm che dovranno essere passate prima negli albumi delle due uova sbattuti con un po‟ di sale e poi nel pangrattato. Friggere poche per volta in abbondante olio ben caldo passarle su carta assorbente e servirle calde adagiate su foglie di lattuga.I PRIMO PIATTO TAGLIATELLE FRESCHE AL SUGO DI FUNGHI Ingredienti e preparazione (per 4 persone): Pulire, lavare e tritare 500 gr di funghi porcini o altri ( io mi trovo bene anche con quelli in barattolo conservati al naturale). In 100 gr di olio soffriggere un trito fatto con aglio, prezzemolo, carota, cipolla e sedano, aggiungere i funghi e insaporirli nel soffritto. Unire 300 gr di pomodori pelati e spezzettati e lasciar cuocere per circa 20 minuti . Aggiungere 100 gr di burro ben infarinato, salare, pepare e far cuocere altri 10 minuti. Cuocere intanto 500 gr di tagliatelle fresche in abbondante acqua salata in ebollizione, scolarle e condirle con il sugo preparato. SECONDO PIATTO FILETTO DI MAIALE AL FORNO Ingredienti e preparazione (per 4 persone ): Salare e pepare un pezzo di filetto o prosciutto di maiale di circa 1,200 kg; steccarlo con salvia e rosmarino, legarlo e metterlo in una teglia a bordo alto con 2 0 3 cucchiai di olio ed infor narlo a 250° per i primi 20 minuti, poi diminuire il calore a 180°-200°. Bagnare ogni tanto con 100 gr di vino bianco e, se occorre, con un po‟ d‟acqua, Girare la carne finché non sarà cotta e colorita all‟esterno, il che avverrà in poco più di un‟. ora e mezzo Attendere qualche minuto prima di affettare la carne e servirla ben calda ricoperta dal sugo di cottura. CONTORNO PATATE AL FORNO Ingredienti e preparazione (per 4 persone): Lavare e pelare 1 kg di patate, tagliarle a pezzi non molto grandi. Metterle sul fuoco in una teglia ricoperte dall‟acqua e scolarle appena l‟acqua bolle. Sistemarle in una tortiera o nella placca del forno, condirle con sale, pepe, spezie aromatiche per patate al forno e olio. Infornare a 180-200° e ritirarle dorate e croccanti. - 23 - Andropos in the world DOLCE TORTA FARCITA Ingredienti e preparazione (per 6 persone): Fare un pan di Spagna con 200 gr di zucchero, 200 gr di farina, 5 uova e una bustina di lievito istantaneo (o comprarlo già pronto). Per la crema pasticciera sbattere 3 tuorli con 3 cucchiai di farina e 3 di zucchero, aggiungere ½ litro di latte caldo, la buccia di mezzo limone e far addensare a bagnomaria . Tagliare a metà il pan di Spagna, spruzzarlo con uno sciroppo di acqua, zucchero e limoncello, ricomporlo e coprirlo con panna. Tenere la torta in frigo per almeno tre ore prima di servirla. VINO COSTA D‟AMALFI Area di produzione: provincia di Salerno nei comuni: Vietri sul Mare, Cetara, Maiori, Minori, Ravello, Scala, Atrani, Tramonti, Furore, Praiano, Positano, Amalfi, Conca dei Marini. Colore giallo paglierino più o meno intenso; odore delicato e gradevole; sapore asciutto, di giusto corpo e armonico. _________________ La cucina della Campania “I nostri chef”, Il Mattino - Gastronomia salernitana di A. Talarco, ed. Salernu - Cucina dalla A alla Z di L. Carnacina, Fabbri Editori - Le mille e una… ricetta, S. Fraia Editore - Mille ricette, Garzanti - L‟antica cucina della Campania , Il Mattino Giorni ricchi . PASSEGGIANDO PER SALERNO MONASTERO S. MARIA DI MONTEVERGINE Situata in via Duomo, a poche centinaia di metri dalla Cattedrale, San Giorgio è considerata la più bella chiesa barocca di Salerno, per il suo stile, per la ricchezza degli arredi, per la preziosità dell‘interno ricoperto di dipinti murali e su tela, ricca di affreschi di altissima qualità. Essa faceva parte dell‘omonimo convento di suore benedettine, la cui fondazione risale agli inizi del IX secolo. A questo periodo, infatti, appartengono i resti di un‘abside affrescata, recentemente rinvenuti all‘interno della chiesa. L‘edificio fu utilizzato dalle monache fino al 1866, quindi fu ceduto, salvo la Chiesa, per usi militari,. Oggi, infatti, è stato trasformato in caserme della Guardia di Finanza e dell‘Arma dei Carabinieri. La chiesa di San Giorgio che noi oggi ammiriamo, non corrisponde a quell‘antica, annessa al Convento; quella attuale fu eretta nel 1674 perché l‘altra si presentava insufficiente ed era molto rovinata. Tra i molti e pregevoli affreschi che decorano il tempio, i più importanti sono quelli di Angelo e Francesco Solimena. Nella cappella dedicata alle sante Tecla, Archelaide e Susanna,che subirono il martirio sotto Diocleziano, nel 1680 Francesco Solimena dipinge 3 pannelli murali raffiguranti le Sante condotte al martirio, la Visione di suor Agnata, le Sante in meditazione, che costituiscono le prime grandi opere del pittore. Fra gli altri dipinti della Chiesa sono importanti: La Vergine con il Bambino e santi e una suora orante di Andrea Sabatini, datata 1523, Il martirio di San Giorgio a capo-altare databile ai primi decenni del XVII secolo, tre tele raffiguranti San Gregorio Magno, La Sacra Famiglia con San Giovannino, La visione di San Nicola di Bari, datate 1669, opere di Giacinto De Populi, il San Michele Arcangelo, databile al 1690, di Francesco Solimena, alcune tele verticali raffiguranti le Virtù, di Paolo De Matteis, databili agli inizi del XVIII secolo. Di notevole rilievo è l‘altare maggiore in commesso marmoreo, decorato con angeli e bassorilievi di pregevole fattura, dove risaltano gli inserti in madreperla. Fra i ricchi cimeli va ricordato il suggestivo ―Comunichino‖: una porticina di marmo, artisticamente lavorata, che si trova sulla parete sinistra dell‘Altare Maggiore e che serviva per somministrare la Comunione alle monache di clausura, senza che queste apparissero agli occhi del mondo. La pavimentazione della chiesa è in Maiolicat o A cura di Rosa Maria Pastore _______________ NOTA BIBLIOGRAFICA L. CARELLA, Salerno, ed. R. Reggiani Salerno PAVONE M. A.. Correnti pittoriche dal Cinque al Settecento CRISCI G., - CAMPAGNA A., Salerno Sacra - 24 - R.M.Pastore Andropos in the world “ Cu nesci rinesci “ (*) Il ritorno dell'emigrantenei luoghi dell'infanzia È l‘opera prima di Beatrice Vacirca Arena, siciliana doc trapiantata al Nord e per questo conoscitrice privilegiata dell‘essere emigrante, colui che lascia la sua terra per ―riuscire‖, in cerca di qualcosa di meglio. Ma è sempre così? È più fortunato chi va o chi resta? La risposta può cambiare in base ai diversi punti di vista, analizzati entrambi dall‘autrice di questo piacevole romanzo che narra, mediante le storie dei tanti migranti, l‘evoluzione di un piccolo paesino dell‘entroterra siciliano. Gli usi e i costumi dei ―valguarnesi‖ vengono raccontati attraverso le vicissitudini di famiglie che, con nostalgia ma anche con orgoglio, vedono partire i propri figli verso il Nord (che sia Italia o Estero poco importa) ed accoglierli con grande entusiasmo al loro ritorno. Siamo nella seconda metà del Novecento, a Valguarnera ancora tante sono le cose che non si conoscono, la modernità che sta conquistando a poco a poco l‘Occidente con difficoltà riesce a scardinare gli antichi equilibri delle zone più remote. Chi parte viene visto da chi resta come un‘entità nuova e misteriosa, e la famiglia stessa acquisisce una luce diversa agli occhi degli altri, viene considerata privilegiata in quanto l‘emigrante investe poi i soldi guadagnati nel paese natìo: «bastava che la madre si comprasse un paio di scarpe, le pentole per la casa o il lenzuolo per il corredo della figlia, per darne tutto il merito al figlio emigrato. Se poi si dava mano ai muratori per ntuncàr a càmara il sospetto veniva confermato all‘unanimità: ―Chiss, tutt i sord da Francia sun!‖». Dopotutto il luogo d‘origine è il primo pensiero dell‘emigrante: manda lì i suoi guadagni, creando sviluppo ed occupazione e quindi incidendo notevolmente sulla sua trasformazione. L‘emigrato in vacanza nel paese natìo veniva visto come una star, ogni sua uscita pubblica era un susseguirsi di incontri con i concittadini curiosi di conoscere come fosse la vita al di fuori del proprio piccolo centro. Le donne poi dovevano ritenersi più che fortunate se si fidanzavano, anzi se le famiglie riuscivano a combinare un fidanzamento, con un uomo che le avrebbe portate lontano, e se per caso qualcosa andava storto, era ovviamente colpa della ragazza e non dell‘uomo emigrante, sicuro ed affidabile. Ma era davvero oro tutto quello che luccicava? L‘emigrante viveva davvero da re lontano dalla sua casa? Anche se così non fosse stato, come avrebbe potuto dire ai suoi cari che al Nord, o all‘Estero, lui era solo uno dei tanti, parte di un mondo industrializzato in cui aveva perso la sua identità, ed era solo un numero in mezzo ai numeri e la sua vita era scandita dalle lancette dell‘orologio che frenetiche lo accompagnavano durante l‘arco di tutta la giornata? Questa era la ―triste‖ realtà che potevano scoprire i genitori che col passare del tempo iniziarono ad avventurarsi oltre lo Stretto di Messina e a recarsi in visita ai figli, per portare con sé al ritorno un'altra verità: l‘emigrante appariva come dissanguato dall‘acquisto della sua casa al Nord, dalle spese, dalle esigenze, da tutto ciò insomma che all‘estero e al Nord costava il triplo che al Sud. Allora ecco che i genitori ―tornavano‖ ad aiutare i figli con le loro piccole pensioni. I tempi dunque cambiavano, e anche i paesi come Valguarnera iniziavano a vedere quei segni di modernità che prima erano appannaggio dei soli emigranti. La figura stessa di questi ultimi andava via via ad ―inflazionarsi‖, dato che ormai ce n‘erano troppi e da troppo tempo, e addirittura era Valguarnera ad andare incontro alle esigenze del suo emigrante. «Come una cometa che sorge, brilla e tramonta, la stella dell‘emigrante era dunque in netto e rapido declino. Nel nostro paese sorgeva quella più luminosa del diplomato». La generazione che stava andando a formarsi con la sua istruzione avrebbe combattuto i mali secolari che affliggevano il paese: l‘ignoranza, il malcostume e i pregiudizi. A Valguarnera non si sognava più un figlio emigrante bensì un figlio ―diplomato‖ che avrebbe portato ―signorilità‖ in famiglia! Cu nesci rinesci, in conclusione, è la descrizione di una società, quella degli emigranti, che parte altrove per trovare condizioni di vita migliori, ma sa in cuor suo che non c‘è posto più caro della propria terra, delle proprie radici. E anche l‘emigrato più fortunato, quello che è davvero diventato ricco lavorando al Nord, fugge e torna, non appena possibile, nel luogo della sua infanzia, nella terra che l‘ha fatto diventare quello che è. Serena Intelisano ___________________ (*)(Bonfirraro Editore, pp. 160, € 12,00) (www.excursus.org, anno III, n. 25, agosto 2011) Excursus.org Rivista di attualità e cultura Direttore responsabile: Luigi Grisolia - 25 - Andropos in the world NEAPOLIS E MEDIOLANUM (parte sesta) DUE CITTA‟, UNA GALLICA E L‟ALTRA GRECA, A CONFRONTO, Milano conta cinque Università pubbliche e sette private. Un consorzio tra gli atenei (escluse le Accademie e il Conservatorio) ha dato luogo alla nascita di un "collegio di eccellenza" nel 2003: il Collegio di Milano. Il primo ateneo della città e della Lombardia per dimensioni e numero di studenti è l'Università degli Studi di Milano, fondata nel 1923 nella sede dell'ex Ospedale Maggiore, la Ca' Granda. Insieme al Politecnico di Milano ha definito e completato la città studi: l'Università, detta "la Statale" si articola nelle facoltà umanistiche, di medicina, di scienze sociali e delle scienze naturali; mentre il Politecnico rappresenta il polo scientifico e tecnologico. Di recente istituzione ma già ben avviata è l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, il secondo ateneo pubblico milanese; programmata e progettata attraverso la riconversione di una grande area industriale, l'università Bicocca è stata realizzata agli inizi degli anni novanta per decongestionare il polo universitario di Città Studi oramai saturo. Il progetto finale dell'Università Bicocca trasformerà l'area in una cittadella universitaria. Nel 1902 nasce l'Università Commerciale Luigi Bocconi, ateneo privato ai vertici in Italia, specializzato nell'insegnamento delle facoltà di scienze economiche. Chiamata comunemente "la Bocconi", l'università annovera tra le proprie file considerevoli personalità della politica, dell'economia, del giornalismo e della televisione. Tra i grandi atenei milanesi si deve annoverare l'Università Cattolica del Sacro Cuore, considerata la più grande università cattolica del mondo. Con sede principale nel centro della città adiacente alla Basilica di Sant'Ambrogio, è un ateneo specializzato nelle facoltà umanistiche, economiche e di scienze sociali e naturali. Da ricordare inoltre è l'Accademia di belle arti di Brera, per la formazione musicale ed il Conservatorio G.Verdi. Autorevoli e note sono due università private, la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, fondata nel 1968, e la più recente Università Vita-Salute San Raffaele una delle più impegnate università private specializzate in medicina e ricerca medica, fondata da Don Luigi Maria Verzé nel 1996. Altre università presenti in città sono la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di fine Ottocento, sita presso la Basilica di San Simpliciano, la Nuova Accademia di Belle Arti prestigioso ateneo fondato nel 1980, l'Accademia di belle arti europea dei media e la Fondazione Scuole Civiche di Milano di recente istituzione. Vi è inoltre un'università internazionale, la SAE International College - School of Audio Engineering. - 26 - A Napoli sono operativi sei atenei: L'Università degli Studi di Napoli Federico II è la principale e più antica università della città. Nata in contrapposizione a quella di Bologna, fu fondata da Federico II nel 1224, ed è la seconda in Italia (In realtà l'Università di Padova risale a due anni prima, ma nacque come costola dell'ateneo bolognese, dall'opposizione di alcuni studenti che vi trasferirono alcuni insegnamenti). L'Ateneo Federiciano, che ha assunto il nome del suo fondatore con decreto del 7 settembre 1987, è comunque la più antica università statale e laica d'Europa, ed è considerato uno degli atenei più prestigiosi per gli studi giuridici e letterari. Fra gli altri vi ha insegnato il celebre grecista Marcello Gigante. La Seconda università degli studi di Napoli è stata istituita nel 1989 per decongestionare quella federiciana; è articolata in poli omogenei situati nelle città di Aversa, Capua, Caserta, Santa Maria Capua Vetere, mentre ha operativi a Napoli solo corsi di studio dell'area sanitaria. L'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale", istituto universitario Orientale fino al 2002, fu fondata nel '700 dal padre missionario Matteo Ripa come collegio dei cinesi e oggi la più importante istituzione europea per gli studi filologici e linguistici. E' composta dalle facoltà di Lettere e filosofia, Lingue e letterature straniere, Studi arabo-islamici e del Mediterraneo, Scienze politiche (con un occhio di riguardo alle relazioni internazionali). Vi si insegnano tutte le lingue antiche conosciute ed oltre 140 lingue moderne. L'Università degli Studi di Napoli "Parthenope", istituto universitario Navale sino al 2001, fu istituita nel 1920 come real istituto superiore Navale (originariamente specializzato in, e ancora famoso per, gli studi economici con una particolare attenzione agli scambi commerciali internazionali). L'Università degli Studi "Suor Orsola Benincasa" è un libero ateneo fondato dalla religiosa Orsola Benincasa, pensatrice molto in vista nei salotti intellettuali napoletani del periodo della controriforma (inizi XVII secolo), nato come istituto superiore di magistero e tuttora specializzato negli studi umanistici e sociali, con un particolare riguardo alla tradizione educativa introdotta dalla pedagogista suor Orsola. Napoli è inoltre sede della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale che vi opera attraverso la Sezione San Tommaso d'Aquino e la Sezione San Luigi la prima delle quali è legata al seminario arcivescovile e trae origine dalla facoltà teologica già presente nel primo ordinamento dell'ateneo federiciano nel 1224 e la seconda alla Compagnia di Gesù. La facoltà teologica è nata nel 1969 riunendo e lasciando distinte le due scuole.Nel 1804 fu aperta al pubblico la Reale Biblioteca di Napoli nel Palazzo degli Studi, attualmente sede del Museo Archeologico Nazionale. Le collezioni librarie ivi ubicate erano state trasferite dalla Reggia di Capodimonte per volontà reale. Divenuta Reale Biblioteca Borbonica nel 1816, solo nel 1860 con l'unità d'Italia fu denominata Biblioteca Nazionale. Nel 1910 fu arricchita con la collezione di papiri ercolanensi ritrovati negli scavi della città vesuviana. Nel 1922 la sede dopo lungo dibattito e su suggerimento di Benedetto Croce fu spostata all'odierna sede nel Palazzo Reale in Piazza Plebiscito. Subì molti problemi durante la guerra sia per l'occupazione nazista che per quella alleata, ma i testi più preziosi furono trasferiti in località più sicure fino alla riapertura nel 1945. Oggi la Biblioteca Nazionale "Vittorio Emanuele III" contiene quasi due milioni di volumi, circa 20.000 manoscritti, più di 8.000 periodici, 4.500 incunamboli e 1.800 papiri ercolanensi. Oltre alle già citate Città della Scienza e Acquario Dohrn, di particolare interesse sono altri siti scientifici. Il Real Orto Botanico fu voluto da Giuseppe Bonaparte nel 1807 durante il governo napoleonico con scopi illuministici e realizzato dagli architetti De Fazio e Paoletti. Caduto in degrado per i danni della Seconda guerra mondiale, fu abilmente rimaneggiato e arricchito tra gli anni '60 e '80 dal direttore Aldo Merolla. Attualmente i 12 ettari di terreno ospitano 25.000 esemplari di piante di ogni genere disposte in collezioni all'aperto o in serre primo piano. (continua) A cura di Marco de Boris Andropos in the world AESOPOS ET PHAEDRUS IN NAPOLETANO (Dal libro di F. Pastore “ Aìsopos, favole in napoletano ” ) ‗Nu bellu juòrne, a mmènte che parlava, Diogene, filosofo ch‘é palle, ‗e scucculàje ‗a fava n‘omme senza capìlle. - Che vvuò, che t‘aggia dicere? – l‘addumandàje chiattìlle, - T‘avessa ricambià cu ‗na scifézza e arravugliàrte cumme ‗a ‗na munnézza! Invece, ascoltami, o lurido mandrillo, Te voglio fa ‗n‘elògio a ‗sti capìlle, ch‘hanne lasciàte, già da tempo, a razzo, tutto lo spazio DIOGENE E L‘OMME CO‘ MELONE (Chi semina spine n‘adda i senza scarpe) e chésta capa ‗e cazzo. Traduzione dal vernacolo – Diogene ed il calvo (έ ίό ό Una volta Diogene, il filosofo cinico, fu insultato da un tale che era calvo. E lui:- Che io ricorra agli ninsulti? Oibò! Io voglio invece fare un elogio a quei capelli che se ne sono andati da una testa così malvagia. (Aἲ sopoς – μύθος CXVII ) Lexicon necessarium: „A mmente che parlava: mentre parlava. „E scucculàje „a fava: lo infastidì ripetutamente. L‟addumandàje chiattìlle: a bruciapelo. T‟avessa ricambià cu „na schifezza: dovrei ricambiare la tua cafonaggine. Arravugliarte cumm‟a „na munnézza: e farti fare una Gran brutta figura. Chésta capa „e cazzo: testa pelata e da stolto. NOMI E TITOLI DELLA VERGINE Di Renato Nicodemo “La varietà dei titoli è un‟enciclopedia da scrivere e non sarebbe né erudizione inutile né folklore da scoprire, ma indicazione di indefiniti modi di cogliere da situazioni diverse, l‟unico dolcissimo volto della madre” (G.Agostino) LO SAPEVATE CHE Bere un caffè a colazione senza mangiare nulla è un’abitudine diffusa, ma svantaggiosa: infatti, per svolgere le proprie attività, l'organismo ha bisogno di trarre energia dall’alimentazione. Inoltre, si cerca spesso di recuperare il buco energetico a cena, con assunzione di un eccesso di calorie che non può essere smaltito durante la notte. Le noci, e tutta la frutta oleaginosa, sono tra gli alimenti vegetali con maggior concentrazione di sostanze nutritive. Inoltre, fornisce più calorie (circa 650kcal/100g), grazie all'elevato contenuto di grassi, che costituiscono più dei tre quinti del peso della noce. Numerosi farmaci di uso comune interferiscono con il sonno: gli antidepressivi, gli ansiolitici, gli estratti tiroidei, i broncodilatatori contro l’asma, i betabloccanti e gli steroidi. Persino i barbiturici e altri ipnotici possono portare rapidamente a una grave insonnia persistente. Il colesterolo è un tipo di grasso che espleta varie funzioni, come per esempio la produzione di ormoni. Il corpo produce naturalmente la quantità di colesterolo di cui ha bisogno e non è necessario quindi assumerne ulteriormente attraverso il cibo. Per la maggior parte della persone l’aumento di colesterolo è causato proprio da una dieta poco equilibrata: il modo migliore per ridurne il livello è dunque mangiare meno grassi saturi, non fumare, dimagrire se necessario e fare attività fisica. Non si dimentichi infatti che un tasso alto di colesterolo comporta un maggior rischio di infarto o di ictus. L’avena della famiglia delle Graminacee, comunemente utilizzata nell’alimentazione umana e animale,è utile nelle insonnie da depressione leggera, da abuso di eccitanti o sigarette e nei disturbi del sonno da gravidanza. - 27 - Andropos in the world DENTRO LA STORIA: GLI ACCORDI DI PLOMBIERES (parte prima) LETTERA ESPLICATIVA DEL CONTE CAVOUR A VITTORIO EMANUELE Baden 24 luglio 1858. "Sire, "La lettera in cifra spedita a Vostra Maestà da Plombières non ha potuto dare a V. M. se non un‘idea molto incompleta dei lunghi colloqui, che io ho avuto coll‘Imperatore. Per conseguenza penso che Ella sarà impaziente di averne una relazione esatta e particolareggiata. Questo è quello che mi affretto a fare, appena uscito dalla Francia, con questa mia, che spedirò a V. M. per mezzo del signor Tonits, addetto alla Legazione di Berna. "L‘Imperatore, appena fui introdotto nel suo gabinetto, entrò nell‘argomento, che era stato cagione del mio viaggio. Incominciò col dire che era deciso di aiutare la Sardegna con tutte le sue forze in una guerra contro l‘Austria, purché la guerra fosse intrapresa per una causa non rivoluzionaria (?!), che potesse giustificarsi agli occhi della diplomazia, e più ancora dell‘opinione pubblica in Francia e in Europa. "La ricerca di questa causa presentando la difficoltà principale da risolvere per accordarsi, credetti di dover trattare tale questione prima di tutte le altre. Proposi dapprima di far valere i lamenti cui dà luogo la poco fedele esecuzione per parte dell‘Austria del trattato di commercio stretto con noi. A ciò l‘Imperatore rispose, che una questione commerciale di mediocre importanza non potea dar luogo a una gran guerra destinata a cambiare la carta dell‘Europa. "Proposi allora di mettere innanzi nuovamente le cagioni che ci aveano determinato di protestare dinanzi al Congresso di Parigi contro l‘estensione illegittima della potenza dell‘Austria in Italia: cioè il trattato del 1847 tra l‘Austria e i Duchi di Parma e di Modena; l‘occupazione prolungata della Romagna e delle Legazioni; le nuove fortificazioni innalzate intorno a Piacenza. L‘Imperatore non gradito questa proposta. Osservò che le querelle da noi fatte valere nel 1856 non erano state giudicate sufficienti per ottenere l‘intervento della Francia e dell‘Inghilterra in nostro favore; non si comprenderebbe come esse potessero giustificare ora un appello alle armi. — "D‘altra parte, aggiunse egli, mentre le nostre soldatesche sono a Roma, io non potrei esigere che l‘Austria ritirasse le sue da Ancona e da Bologna." L‘obbiezione era giusta. Dovetti dunque rinunciare alla mia seconda proposta; e lo feci con rincrescimento, perché questa avea qualche cosa di franco e di audace che si confaceva perfettamente col carattere nobile e generoso di V. M. e del popolo che Ella governa. "La mia posizione diventava imbarazzante, perché io non avea più nulla di ben determinato da proporre. — L‘Imperatore venne in mio aiuto, e noi ci ponemmo a percorrere insieme tutti gli Stati dell‘Italia, per cercarvi questa cagione di guerra così difficile a trovarsi. Dopo aver "viaggiato" inutilmente in tutta la Penisola, giungemmo senza badarci a Massa e Carrara: e là scoprimmo quello che cercavamo con tanto ardore. — Avendo io fatto all‘Imperatore una descrizione esatta di quel disgraziato (?!) paese, del quale per altra parte egli aveva un concetto assai preciso, noi restammo d‘accordo che si provocherebbe un indirizzo degli abitanti a V. M. per chiedere protezione, ed anche per reclamare l‘annessione di quei Ducati alla Sardegna. [...] Vostra Maestà non accetterebbe la proposta dedizione; ma, prendendo le parti delle popolazioni oppresse, rivolgerebbe al Duca di Modena una nota altera e minacciosa. Il Duca, forte dell‘appoggio dell‘Austria, risponderebbe in modo impertinente, in seguito a ciò V. M. farebbe occupare Massa, e la guerra incomincerebbe. Siccome il Duca di Modena ne sarebbe la cagione (!!!), l‘Imperatore pensa che la guerra sarebbe popolare non solamente in Francia, ma anche in Inghilterra e nel resto dell‘Europa; poiché quel Principe a torto o a ragione, è considerato come il capro emissario del dispotismo. D‘altra parte il Duca di Modena, non avendo riconosciuto alcun Sovrano di quelli che regnarono dopo il 1830 in Francia, [...] l‘Imperatore ha meno riguardi da osservare verso di lui che non verso qualsiasi altro Principe. - 28 - "Risoluta questa prima questione, l‘Imperatore mi disse: "Prima di andare più innanzi, bisogna pensare a due gravi difficoltà che noi incontreremo in Italia. Il Papa e il Re di Napoli; io devo andar piano con essi: col primo per non sollevare contro di me i Cattolici della Francia ; col secondo per conservarci le simpatie della Russia, che pone una specie di punto d‘onore a proteggere Re Ferdinando". Risposi all‘Imperatore che, — quanto al Papa, gli era facile concedergli il tranquillo possesso di Roma per mezzo della guarnigione francese, che vi si trovava stabilita, lasciando che insorgessero le Romagne; che il Papa, non avendo voluto seguire, a riguardo di quelle, i consigli che egli gli aveva dato, egli non poteva vedere di mal‘ occhio che quelle contrade approfittassero della prima occasione favorevole per liberarsi dal detestabile (?!) sistema di governo, che la Corte di Roma si era ostinata di non riformare; che quanto al Re di Napoli non bisognava occuparsi di lui, a meno che egli non prendesse le parti dell‘Austria ; fermo tuttavia di lasciar fare i suoi sudditi, se, approfittando del momento, si sbarazzassero della sua paterna dominazione. "Questa risposta soddisfece l‘Imperatore, e noi passammo alla grande questione: — Quale sarebbe lo scopo della guerra? "L‘Imperatore concesse senza difficoltà, che bisognava cacciare gli Austriaci dall‘Italia e non lasciar loro un palmo di terreno al di quà delle Alpi e dell‘Isonzo. "Ma poi, come ordinare l‘Italia? — Dopo lunghe dissertazioni, delle quali risparmio a V. M. il racconto, noi ci saremmo posti d‘accordo a un di presso sopra le seguenti basi, riconoscendo però che si potrebbero modificare dagli eventi della guerra: "— La Valle del Po, la Romagna e le Legazioni avrebbero costituito il Regno dell‘Alta Italia, sul quale regnerebbe Casa Savoia. Al Papa si conserverebbe Roma e il territorio che la circonda. Il resto degli Stati del Papa, colla Toscana, formerebbe il Regno dell‘Italia Centrale. Non si toccherebbe la circoscrizione territoriale del Regno di Napoli. I quattro Stati italiani formerebbero una Confederazione a somiglianza della Confederazione Germanica, della quale si darebbe la presidenza al Papa per consolarlo della perdita della miglior parte de‘ suoi Stati. "Questo assetto mi pare interamente accettabile. Imperocché V. M., essendo Sovrano di diritto della metà più ricca e più forte dell‘Italia, sarebbe sovrano di fatto di tutta la Penisola. "Quanto alla scelta dei Sovrani da collocarsi a Firenze e a Napoli, nel caso assai probabile che lo zio di V. M., e il suo cugino prendessero il savio partito di ritirarsi in Austria, la cosa fu lasciata in sospeso; tuttavia l‘Imperatore non nascose che egli vedrebbe con piacere Murat risalire il trono di suo padre. Da parte mia indicai la Duchessa di Parma come quella che potrebbe occupare, almeno in via transitoria, il palazzo Pitti. Quest‘ultima idea piacque assai all‘Imperatore, il quale sembra annettere un gran pregio al non essere accusato di perseguitare la Duchessa di Parma, nella sua qualità di principessa della famiglia di Borbone…‖ (Continua) SONO FINALMENTE DISPONIBILI, IN PUBBLICAZIONI CARTACEE, DI FRANCO PASTORE: “Phaedrus” ed “Aίsopos” LE PIU‘ BELLE FAVOLE DI FEDRO ED ESOPO, GIA‘ TRADOTTE NEL 1986 E RIELABORATE SU DISCO, IN DIVERTENTI VERSI NAPOLETANI. ___ Per ordinare, servirsi dell‘e-mail: [email protected] Andropos in the world IMMAGINI D‘UN ALTRO TEMPO: LA SALERNO DEI TRAM Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nella provincia di Salerno, regione prevalentemente agricola, si dà inizio alla costruzione di insediamenti industriali tessili e conservieri, che danno origine ad un gran movimento di massa operaia. Nasce così quel fenomeno, oggi noto col nome di pendolarismo, che all’epoca risulta di gran lunga più difficoltoso, perché il trasporto pubblico non è ancora nato e l’assetto viario della zona è molto ridotto. Subito dopo l’ Unità d’ Italia anche il Comune di Salerno avvertì la necessità di organizzare il trasporto pubblico. Nacque così il trasporto degli Omnibus. Era il 16 marzo 1874. Grazie alle innovazioni tecnologiche e alle scoperte scientifiche il 10 marzo 1897 si avviano i primi tentativi di organizzare una tranvia elettrica. A tal proposito viene presentato al Comune di Salerno un progetto di passaggio nell‘abitato urbano di una tranvia firmato dai concessionari ing. Tajani, Colli, Aquaro, Stasio e Sprecher e successivamente, sempre dai predetti ingegneri viene fatta richiesta per la concessione di un impianto tran-viario che da Cava dei Tirreni porta a Salerno, domanda accolta dal consiglio Provinciale di Salerno il 1° giugno 1896. Successivamente, il 1° aprile 1900 l‘ing. Tajani ottiene l‘autorizzazione definitiva ad esercitare la linea tranviaria, a trazione elettrica, della tratta Salerno – Vietri sul Mare – Cava dei Tirreni. Per l‘occasione, vengono acquistati negli Stati Uniti, presso la ―The J. G. Brill Company di Philadelfia‖, alcuni tram ed alcune rimorchiate, che giungono a Salerno in Kit e vengono montati sul posto. È anche necessario, per il rimessaggio e la riparazione dei tram, la costruzione di un deposito, che viene edificato a Salerno nei pressi della Stazione ferroviaria, dove attualmente è sito l‘Automobil Club. L‘inaugurazione ha luogo il 7 settembre 1910. Costruita a scartamento metrico, la tranvia Salerno – Pompei aveva il suo capolinea salernitano nella piazza della stazione. Da qui, con un percorso urbano a doppio binario all‘interno della città, raggiungeva il teatro Verdi attraverso le attuali vie Garibaldi e Roma. All‘altezza del teatro la linea si sdoppiava: dal tracciato principale per Pompei, si diramava, infatti, la sezione urbana diretta al porto. Agli inizi degli anni '30 un nuovo veicolo si impone nel panorama dei trasporti pubblici: la filovia. Ritenuta più affidabile e più veloce, essa gradualmente prende il soprav-vento sul vecchio tram. La Società Anonima delle Tranvie Elettriche della Provincia di Salerno predispone, quindi, un piano di ammodernamento e di ampliamento dei propri servizi sostituendo alcuni tram con i nuovi mezzi e creando nuove linee filoviarie nelle zone meridionali ed orientali della città e della provincia. L‘Azienda, infatti, chiede al Ministero delle Comunicazioni la concessione per l‘impianto della filovia sul tratto Salerno – Pontecagnano e presenta domanda al Comune capoluogo per trasformare l‘impianto interno della città da tranviario a filoviario. - 29 - Andropos in the world LEVIORA! Cose dell’altro mondo - Ora di cena a tavola: mamma, papà, tre figli e la nonna che sferruzza sulla poltrona. Uno dei bambini a un certo punto chiede: - Mamma, come sono nato io?La mamma un po' imbarazzata, improvvisa: - Sai, un giorno è arrivata una bella e grande aquila e ha ap-poggiato un fagottino sulla finestra, ed eri tu!La nonna continua a sferruzzare e alza un sopracciglio. Allora il secondo bambino, incuriosito chiede: - E io, come sono nato?La mamma prosegue con lo stesso tema:- Tu invece sei stato portato da un grande condor!La nonna continua sempre a sferruzzare e alza l'altro sopracciglio. Il terzo bambino ovviamente vuole sapere anche lui com'è nato. E la mamma:- Un giorno è arrivata una bellissima cicogna e ti ha depositato sul davanzale della finestra!La nonna smette di sferruzzare e bisbiglia sottovoce:- Mi pareva infatti che fossero tre uccelli diversi!O ci fai o ci sei - Due vecchie zitelle prendono il the ai tavolini di una locanda di montagna. Ad un tratto una gallina inseguita da un gallo attraversa la strada e finisce morta sotto un'auto. Una delle zitelle dice: "Hai visto? Ha preferito la morte...!". Sui simpatici carabinieri - Un Carabinire si dirige verso la cassetta delle lettere, guarda dentro, richiude la porticina e rientra in casa. Qualche minuto dopo, esce di nuovo, va davanti alla cassetta delle lettere, ci guarda dentro, richiude la porticina, e rientra in casa. Egli ripete più volte questa operazione, tanto da incuriosire un vicino, che gli chiede:- Dovrete attendere una lettera o un pacchetto molto importante oggi! - Ed il carabiniere:- Per niente, è quel maledetto computer che mi dice sempre che c'è della posta per me!Quando il mondo è pazzo - Dallo psicanalista:- Ho sognato che, in una bella giornata di primavera, correvo felice in un prato pieno di fiori colorati, inseguendo una farfalla. - Evidente simbologia che denota una sessualità distorta e perversa, non scevra da una marcata pulsione omosessuale! Vada avanti...- E il paziente continuando: - Ritengo a questo punto del tutto trascurabile il particolare che mi scopavo la farfalla... Quando ci si mette il destino - In chiesa, un carabiniere chiede al parroco che ha un braccio fasciato: - Che vi è successo Don Salvatò? -. -Nulla figlioli, ho inciampato nel bidè ... e mi sono rotto un braccio!-. Quindi, il parroco si allontana e rimangono soli i due carabinieri. -Marescià, che cos'è sto bidè?-. - E che ne so! Sò dieci anni che non vengo in chiesa! -. È vecchia, ma è sempre divertente - La mamma divorziata e risposata chiede al figlio:- Allora, com'è andata con il tuo nuovo babbo mentre ero via? - Bene, mamma. Ogni mattina mi portava in barca al centro del lago e poi mi lasciava tornare a nuoto-. - Ma non era una nuotata troppo lunga per te?- No, mamma, andava bene. La parte difficile era solo all'inizio, quando dovevo uscire dal sacco...- Freddure ed altro - Mamma mamma perché papà corre a zigzag? Sta zitto e passami le munizioni! Cosa fa un partigiano sopra i fili della corrente elettrica ?? La resistenza! Cosa fa un carabiniere con un cucchiaio in mezzo alla gente? Si mescola alla folla. Cosa fa un carabiniere con una scatola di latte sull'orecchio? Aspetta gli ordini dalla Centrale. Cosa fa un chicco di caffè sotto la doccia? Si Lavazza. Che differenza c'è tra un messicano vestito e uno nudo? Il messicano vestito dice: "Hasta la vista!", mentre quello nudo dice: "Vista la hasta?". - C'è Einstein sulla spiaggia. Si fermano due tipe, lo guardano e dicono: che fisico! - Cosa fa una cavalla eccitata in riva al mare? Aspetta i cavalloni. - "Che Dio me la mandi bona", come disse Adamo. - 30 - Andropos in the world NON È VERO CHE LA PIZZA TRADIZIONALE, A LIEVITAZIONE NATURALE, NON ESISTE PIU’ La puoi trovare Al MERCATO di Torrione – Salerno In Via Robertelli, 38/c La pizza biologica “Al mercato” che fa bene allo stomaco e delizia il palato! NON CI CREDI? Ordinala e rimarrai deliziato! 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Perciò, agiscono nella totale libertà di pensiero, in nome di una cultura, che ha a cuore i valori che rappresentano il cardine della società civile e della vita,nel pieno rispetto per la persona umana e contro ogni forma di idiosincrasia. Pro pace, sempre contra bellum. Ai sensi e per gli effetti del D. Lg. 196/03, le informazioni contenute in queste pagine sono dirette esclusivamente al destinatario. È Vietato, pertanto, utilizzarne il contenuto, senza autorizzazione, o farne usi diversi da quelli giornalistici . I collaboratori, volontari, non percepiscono compenso alcuno e si assumono le responsabilità di quanto riportato nei propri elaborati. Dal Dettato costituzionale: - Tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero, con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione. 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