ANDROPOS IN ThE W RLD
Ko inotes
L‟ADOLESCENTE IN FAMIGLIA
terza parte
Parlare di sentimenti e di emozioni, non solo risponde alle aspettative dei ragazzi, ma mette
in grado un adulto di capire quanta serenità ci sia in quella vita che si snoda, quanta
capacità di far fronte agli eventi negativi, quanta autostima.
ANNO VI N.RO 8
del 01/09/2011
* Sull’adolescenza
* Teresa Mattei
* Pluto
* Aristofane
* I grandi misteri
* Nicodelate
* Rossini
* Rocco Barbone
* Quaglietta
* Proverbi e detti
* Momento tenero
* Pagina medica
* Note antropologiche
* Tomasi di Lamedusa
* Violezza alle donne
* Salomè
* L’Eros nella Cina T.
* Devianza
* Dentro la città
* Critica letteraria
* Piatti tipici
* Eopo e Fedro in nap.
* Plombieres
* Lo sapevate che
* Salerno dei tram
* Leviora
Molti ragazzi possiedono nella propria camera il computer, la
Playstation e il telefono: ciò vuol dire, da una parte, che gli adulti
vogliono segregarli, isolarli in un piccolo ghetto privilegiato dove
lasciarli fare ciò che vogliono; dall‘altra che anche i ragazzi non
cercano contatti con i loro familiari.
La nostra collettività sta costruendo una forma d‘autismo reciproco: genitori e
figli ignari gli uni degli altri, coabitanti con superficialità e convenzioni. Il tutto per
convincerci di essere belle famiglie per bene.
―Una comunicazione funzionale, posta ad un livello condiviso permette al
genitore di conoscere ciò che i figli sanno, i loro punti di vista, per questo motivo
l'ascolto dovrebbe essere empatico e non giudicante, questo permette di capire le
reali richieste dei figli rispetto alle loro conoscenze dell'ambiente circostante e
rispetto al sostegno che inconsciamente richiedono ai genitori riguardo alle loro
scelte e ai loro comportamenti‖2.
Un altro argomento che è quasi sempre assente dalla comunicazione in famiglia è
quello legato alla sessualità e alla contraccezione.1 I genitori sostengono di aver
fornito ai figli informazioni in proposito, ma sottolineano anche la difficoltà di
trovare modalità adeguate per stabilire un dialogo su argomenti più intimi; spesso vi
è poca padronanza di un lessico appropriato e poca dimestichezza a verbalizzare
sensazioni ed emozioni. È difficile affrontare contemporaneamente gli aspetti
―scientifici‖ dell‘educazione sessuale e quelli affettivi e relazionali, proprio quando
l‘adolescente, alle prese con la maturazione fisica e quella psicologica, richiederebbe un aiuto concreto per integrare i diversi aspetti del suo sviluppo.
La socializzazione sessuale inizia durante l‘infanzia: è nei primi anni di vita che i
bambini apprendono le prime nozioni di sessualità, sia indirettamente, attraverso il
modo in cui sono accuditi, grazie alle numerose domande mosse dalla curiosità che
rivolgono ai genitori. Inoltre, gran parte della comunicazione sulla sessualità
avviene in modo indiretto, non verbale, dalla trasmissione d‘opinioni più che dalla
discussione diretta su certi argomenti. La comunicazione può avere carattere
impersonale, con lo scopo di trasmettere valori e indicazioni sui comportamenti
appropriati. 3
Quiando la comunicazione fra genitori e figli diventa difficile, i genitori possono
sentirsi insicuri e poco informati, mentre i figli possono sentirsi incompresi, non
ascoltati, e non trovare argomenti da condividere con i genitori.
Concludendo, per i genitori è importante essere flessibili e cambiare le modalità
comunicative adottate: mantenere il rapporto maturato con il figlio dall'infanzia
rischia, infatti, di portare incomprensioni e continue ed esasperate richieste e
provocazioni da parte del ragazzo, con il rischio di compromettere il dialogo e di
rompere i rapporti. Mettersi in una posizione di ascolto, infatti, può modificare
molto ciò che si vuole dire e anche il modo di dirlo. In questo caso l'intervento
psicologico propone percorsi di approfondimento e miglioramento degli stili
educativi e della comunicazione in famiglia attraverso un coinvolgimento attivo e
concreto. (continua)
Andropos
1) CARBONE TIRELLI L.;‖ PUBERTA‘ ED ADOLESCENZA‖; FRANCO ANGELI, 2006.
ù
2) L.MANDULLI, C OMUICAZIONE E RELAZIONE AFFETTIVA, DIP.PSIC:COGNITIVO-EMOTIVA
2) POTITO D., BERNARDI V., BUZI F., LORINI R.; ―ADOLESCENTE FRA PSICHE E SOMA‖; UTET.
-1 -
Andropos in the world
LA DONNA NELLA STORIA
TERESA MATTEI
Iscritta al Partito Comunista Italiano nel 1942, si
laurea in Filosofia presso l'Università di Firenze
nel 1944. Nello stesso 1944 il fratello di Teresa
Mattei, Gianfranco Mattei, docente e ricercatore
di chimica al Politecnico di Milano, antifascista
iscritto al Partito Comunista e appartenente ai
GAP di Roma, si toglie la vita nella cella di via
Tasso, a Roma, per non cedere alle torture
inflittegli e non rischiare, quindi, di rivelare i nomi
dei compagni.
Partecipa attivamente alla lotta di Liberazione,
soprattutto nelle cellule comuniste che operano
nella città di Firenze. A lei ed al suo gruppo combattente si ispira Roberto Rossellini per l'episodio
di Firenze del celebre Paisà.
Durante gli anni della resistenza conosce Bruno
Sanguinetti, di origine ebrea, figlio di un magnate
dell'industria alimentare, con il quale organizza
l'attentato a Giovanni Gentile, che lei conosce dai
tempi dell'università. Anni più tardì ricordando il
ruolo giocato da lei stessa (che conosceva
personalmente il filosofo) raccontò così la propria
partecipazione all'uccisione di Giovanni Gentile:
« Per fare in modo che i gappisti incaricati dell'
agguato potessero riconoscerlo, alcuni giorni
prima li accompagnai presso l' Accademia d' Italia
della Rsi, che lui dirigeva. Mentre usciva lo indicai
ai partigiani, poi lui mi scorse e mi salutò. »
Nel 1946 si sposa con Bruno Sanguinetti e si
presenta alle elezioni per l'Assemblea Costituente, candidata nel PCI, nel collegio di Firenze e
Pistoia. Viene eletta ed è la più giovane deputata
al Parlamento. Nel 1947 fonda, insieme alla
democristiana Maria Federici, l'Ente per la Tutela
morale del Fanciullo. Nel 1955 rifiuta la candidatura alle elezioni per la Camera dei deputati e
viene quindi espulsa dal PCI per il dissenso
maturato nei confronti della guida togliattiana.
Cinque anni dopo la morte del marito, avvenuta
nel 1950, Teresa Mattei si risposa, diventa madre
di quattro bambini e prosegue la sua lotta in
favore dei diritti delle donne e dei minori. Negli
anni sessanta fonda, a Milano, un Centro Studi
per la progettazione di nuovi servizi e prodotti per
l'infanzia. Ancora negli anni sessanta inizia,
insieme a Marcello Piccardo e Bruno Munari ad
occuparsi di ricerca cinematografica. Dall'unione
della sua grande passione per il cinema e della
sua lotta per i diritti dell'infanzia, nasce la
Cooperativa di Monte Olimpino, di cui diviene
subito
Presidente,
un'associazione
che
fa
realizzare ai bambini delle scuole elementari e
degli istituti per handicappati, dei documentari di
-2 -
Cinema interamente frutto
dell' impegno dei piccoli con
l' aiuto dei loro insegnanti.
Trasferitasi definitivamente
a Lari, in Toscana, fonda la
Lega per il diritto dei bambini alla comunicazione.
Teresa Mattei è nata a Genova il primo febbraio
del 1921. Combattente nella formazione garibaldina Fronte della Gioventù, con la qualifica di Comandante di Compagnia, fu la più giovane eletta
all'Assemblea Costituente. Segretaria nell'Ufficio
di Presidenza dell'Assemblea Costituente e, poi,
Dirigente nazionale dell'Unione Donne Italiane, è
l'inventrice dell'uso della mimosa per l'otto marzo. L'idea le venne quando seppe che Luigi Longo
intendeva regalare alle donne per quel giorno
delle violette: la Mattei intervenne suggerendo un
fiore più povero e diffuso nelle campagne.
IL VESCOVO, LA MONACA E LA BADESSA
______
ù
I tre atti, del commediografoFranco
Pastore, s‟ ispirano alla sesta novella
FRANCO PAST ORE
de‟ “ Il Novellino ” di Masuccio Sa(Commedia )
lernitano.
La storia è ambientata nella Salerno del 1400, nel monastero di San Lorenzo e si snoda brillantemente attraverso un intricato e divertentissimo intreccio di situazioni ed avvenimenti, capaci
di tenere lo spettatore nella continua
aspettativa di un risvolto piccante o di un colpo di scena.
Il linguaggio, perfettamente adeguato ai luoghi e ai
tempi, viene vivificato dal colorito intercalare di Giovannino, un contadino di Barbatianus, che è l‟inconsapevole
artefice di tutta la vicenda. Veramente efficace e singolare
è il richiamo a ballate e villanelle del 1300, che danno al
lavoro un interessante sapore di avventura storicoantropologica.
Il ritmo incalzante degli avvenimenti, legati dall‟
humus tipico della “ Commedia dell‟arte ”, evidenzia la
finalità esclusiva della rappresentazione: divertire lo
spettatore.
Le conclusioni inseriscono la storia in un contesto,che
da il senso dell‟attualità, tanto che l‟autore pare che dica:
- Nihil novum sub sole!IL VESC OVO LA MONACA E
L‟ABBADESSA
A. I. T. W.
ANDR OPOS IN TH E W ORLD
EDIZIONI
Andropos in the world
MITOLOGIA GRECO-LATINA
PLUTO
Pluto, spesso confuso con il fratello di
Zeus Plutone (divinità degli inferi corrispondente ad Ade), è il dio della ricchezza.
Da esso deriva anche la parola plutomania ovvero la bramosia della ricchezza o
dell'oro.
Figlio di Demetra e Iasione, nipote di
Dardano fondatore di Troia, fu rappresentato dagli antichi obeso per ricchezze,
(λύtoς)
zoppicante per la lentezza l'intrinseca abbondanza, bendato per l'imparzialità e la casualità
nel distribuire le dell'accumulo ed alato per la
rapidità del dispendio.
Nella Divina Commedia, Dante lo pone a
guardia del IV cerchio dell'Inferno (Canto VII),
in cui vengono puniti avari e prodighi. Il canto
inizia in modo sinistro con la minacciosa
invocazione di Pluto: "Pape Satàn, pape Satàn
aleppe", interrotta da Virgilio, che fa tacere il
mostro (sui cui attributi fisici viene speso meno
di un verso) con una variante del "Vuolsi così
colà dove si puote":
«Non ti noccia la tua paura; ché, poder ch'elli
abbia, non ci torrà lo scender questa roccia.»
Parole già usate altre due volte, con Caronte e
con Minosse.
[A cura di Andropos]
VESUVIOWEB.COM
Di Aniello Langella1
Cultura, arte, ricerche di sapore antropologico, sulla vasta area tra il vulcano ed il mare La porta di Capotorre – Villa Angelica – Le
torri aragonesi – Vico Equense - Sorrento e Capri - I Funari – La villanella – Diz.rio torrese – Eros a Pompei – La lenga turrese Santa Maria di Costantinopoli a Torre del Greco di A. Langella- L’incendio vesuviano del 26 aprile del 72 – Il monastero della SS.
Trinità di Vico Equense – L’incendio vesuviano dell’aprile del 1872 – Soprannomi sarnesi di A. Mirabella – Il Vesuvio e la sirena –
Storie di lazzari e briganti – il Vesuvio tra il 21 ed il 23 – Lettere di un fante dal fronte russo – Tecniche edilizie e materiali nella
costruzione di Pompei – Il mestiere di conciaossa - Georg Braun e Franz Hogenberg ritraggono Napoli nel 1572.
NOVITA’ DEL MESE: Salvatore Argenziano e Gianna De Filippis - Dizionario del dialetto torrese: la lettera S Raffaele Bracale - La
cucina afrodisiaca Napoletana Salvatore Argenziano e Gianna De Filippis - Dizionario del dialetto torrese: la lettera R Il Correggio a
Capodimonte Orazio Ferrara - Donne delle nostre contrade Mamma Lucia o della pietas per i vinti Natale Palomba - Palazzo De Rosa
05-A Michele Langella - I Rinnegati - Pulcinella e il centenario (1921) del suo Animatore massimo: Antonio Petito - Vesuvius
Magazine - Marzo 2011 – Aniello Langella - Caravaggio e il Pio Monte della Misericordia a Napoli – Giovanni Maria della Torre Storia e fenomeni del Vesuvio - Vincenzo Pepe - L‟Orazio “napoletano” di Gabriele Quattromani - Salvatore Argenziano - Na
sciacquata - http://www.vesuvioweb.com/new/article.php3?id_article=479 07 Michele Langella - Sulle
tracce della pirateria e della guerra di corsa nel Mediterraneo –
CONTATTI: www.vesuvioweb.com - [email protected]
Nato a Torre del Greco, nel 1978 si laurea in Medicina e Chirurgia alla Federico II di Napoli. In seguito, si specializza in Ortopedia e Traumatologia a Padova ed
in Riabilitazione a Trieste Assunto in Ente Ospedaliero Monfalcone, nel 2000, fonda il Gruppo Archeologico del Mandamento Iso ntino. Ha scritto numerose
pubblicazioni scientifiche e, da più di 30 anni, studia Torre ed il Vesuvio con amore e dedizione..
1)
CIF - CENTRO ITALIANO FEMMINILE – Sede di Salerno
Associazione nata nel 44, quale collegamento di donne e di associazioni d’ispirazione cristiana, per contribuire alla ricostruzione
del Paese, attraverso la partecipazione democratica, l'impegno di promozione umana e di solidarietà. Via G.Ruggi, 42 - Tel.
089.711.276 – FAX 089.845.348.9
CENTRO ANTIVIOLENZA – RISPONDE IL 1522
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Andropos in the world
I COMMEDIOGRAFI GRECI
A cura di Andropos
La parola commedia è tutta greca: κωμῳδία, "comodìa", infatti, è composta da κῶμος, "Kòmos", corteo festivo e ᾠδή,
"odè", canto. Di qui il suo intimo legame con indica le antiche feste propiziatorie in onore delle divinità elleniche, con
probabile riferimento ai culti dionisiaci . Peraltro, anche i primi ludi scenici romani furono istituiti, secondo Tito Livio, per
scongiurare una pestilenza invocando il favore degli dèi. I padri della lingua italiana, per commedia intesero un
componimento poetico che comportasse un lieto fine, ed in uno stile che fosse a metà strada fra la tragedia e l'elegia. Dante,
infatti, intitolò comedìa il suo poema e considerò tragedia l’Eneide di Virgilio. La commedia assunse una sua struttura ed
una sua autonomia durante le fallofòrie dionisiache e la prima gara teatrale fra autori comici si svolse ad Atene nel 486 a.C.
In altre città si erano sviluppate forme di spettacolo burlesche, come le farse di Megara, composte di danze e scherzi.
Spettacoli simili si svolgevano alla corte del tiranno Gerone, in Sicilia, di cui purtroppo, non ci sono pervenuti i testi.
Secondo Aristotele, i primi autori di testi teatrali comici furono i siciliani Formide ed Epicarmo, per cui, la commedia
siracusana precedette quella attica. Di Epicarmo ci restano pochi frammenti di un'opera comica (mimo). A differenza della
tragedia greca, che iniziò il suo declino negli anni immediatamente successivi alla morte di Euripide, il genere comico
continuò successivamente a mantenere per molto tempo la propria vitalità, sopravvivendo fino alla metà del III secolo a.C.,
adattandosi sia a cambiamenti politici, che culturali e sociali.
I commentatori antichi distinsero tre fasi della commedia greca: quella arcaica, che va dalle origini, al IV secolo a.C.; la
commedia di mezzo, che va dal 388 a.C., all'inizio dell'Ellenismo (323 a.C.); la commedia nuova, che coincide con l'età
ellenistica. Dopo l'ultima fase, il genere comico continuò all'interno della cultura latina, con i commediografi latini, autori
delle “palliate”. Il maggiore rappresentante della commedia attica è Aristofane l'unico commediografo di questo periodo, di
cui ci siano pervenuti testi completi. Egli utilizzò elementi fantastici e introdusse la satira politica fino all'attacco personale,
secondo il principio dell' ὀνομαζηὶ κωμῳδεῖν , cioè ironizzare su di una persona attraverso il suo nome. La Commedia Attica
di mezzo ebbe tra i suoi maggiori esponenti Antifane, Anassandride e Alessi. In questo periodo, il teatro comico perde le sue
caratteristiche di satira politica e si orienta verso commedie "disimpegnate". I protagonisti sono personaggi tratti dalla realtà
quotidiana, specialmente gli umili. Nella commedia Attica di mezzo è presente anche un capovolgimento comico di episodi
mitologici, una sorta di "parodia mitologica".
L'ultima fase della commedia attica coincide con l'età ellenistica. I temi della commedia si adattano alla nuova realtà,
spostandosi dall'analisi dei problemi politici all'universo dell'individuo. I personaggi rientrano tutti in uno schema, che
diventerà tipico nella commedia romana e, più tardi, nella commedia dell'arte: i giovani innamorati, il vecchio scorbutico, lo
schiavo astuto ed il crapulone. Il maggior esponente della commedia nuova è Menandro (IV-III secolo a.C.).
ARISTOFANE - Visse nel V secolo a.C., forse tra il 444 e il 388. Le sue due prime commedie sono state rappresentate
nel 427, negli anni in cui Atene combatteva contro Sparta la Guerra del Peloponneso. M orì probabilmente attorno al 385. Scrisse:
Gli Acamesi, I cavalieri, Le nuvole, Le vespe ,La pace, gli uccelli, Le donne alle Tesmoforie, Lisistrata, Le rane, le Ecclesiazuse e Pluto.
PLUTO
(‟ύ rappresentata ad Atene alle Lenee del 388 a.C.)
TRAMA:
Il protagonista è un anziano cittadino di Atene, il povero,
ma onesto Cremilo. Nel prologo, egli è accompagnato dallo
schiavo Carione. Il padrone, che si sente un uomo virtuoso, ha
chiesto, proprio poco tempo prima, aiuto ad un oracolo, che gli
ha consigliato di seguire il primo uomo che incontra e di
persuaderlo a venire a casa sua. Si tratta, come emerge dal
resto della vicenda, del dio Pluto.Cremilo ragiona sulla
distribuzione della ricchezza: essa non capita né ai virtuosi né
ai non virtuosi, perché Pluto agisce casualmente. Il motivo è
che Pluto non ci vede: così, Cremilo si convince che bisogna
curarlo, di modo che, da quel momento in avanti, egli renda
ricco solo chi se lo merita, così da rendere il mondo migliore.
Nella seconda parte della commedia, appare anche la dea
Penia (cioè la Povertà), che ribatte agli argomenti di Cremilo,
facendolo riflettere sul fatto che senza povertà non ci sarebbero
schiavi e che nessuno lavorerebbe, perché tutti sarebbero
ricchi. Pluto, che s'è curato la vista al tempio di Asclepio,
comincia a svolgere il proprio lavoro, trasformando i ricchi in
poveri e viceversa sulla base della loro virtù. Coloro che
perdono in un attimo i loro beni si lamentano e esprimono il
proprio rancore.Alla fine, Ermes interviene per informare Pluto
e Cremilo dell'ira degli altri dei, che non ricevono più nessun
sacrificio e quindi stanno morendo di fame (è la stessa
circostanza che si verifica anche negli "Uccelli" di Aristofane).
Infatti, tutti sono concentrati a sacrificare per Pluto. Ermes,
allora, si offre di lavorare per gli uomini
-4 -
SINOSSI:
Nel 388 a.C. Aristofane è un autore che scrive e mette
in scena commedie ormai da una quarantina d‘anni. I primi
bersagli delle sue opere (Cleone, Socrate, Euripide) sono
morti, ed il gusto del pubblico stanno cambiando.
L'autore percepisce questi cambiamenti e si adegua:
scompare la parabasi, ed anche la parte riservata al coro è
sensibilmente ridotta. In due casi, invece della parte
riservata al coro, appare la didascalia KOPOY, che indica
un semplice intermezzo di musica e danza che ha il solo
scopo di separare una scena dalla successiva.
Cosa succederebbe se il dio della ricchezza, divenuto
cieco e ingiusto nella distribuzione delle risorse,
riacquistasse la vista? La risposta surreale, provo-catoria e
vagamente pessimistica è affidata al genio di Aristofane e
del suo "Pluto". Anche gli stessi dei se la passano male e il
sacerdote di Zeus, ridotto ormai alla fame, riesce a ottenere
ospitalità da Cremilo e si mette alla testa di un giubilante
corteo in onore del dio Pluto.
Tra le opere di Aristofane, questa è l'ultima pervenutaci
in ordine cronologico. La sua rappresentazione, ricca di
guizzi di comicità accesa, rivela i caratteri della enorme
fantasia aristofanea.
Andropos in the world
I GRANDI MISTERI
Il filo rosso che lega tanti misteri italiani alle "navi dei veleni"
Da alcuni decenni a questa parte è in tragico aumento la
mortalità dovuta allo smaltimento irregolare di rifiuti tossici, in
tante zone del Belpaese, soprattutto nel Sud. Secondo le stime
fornite da Legambiente, solo nel 2006 sono stati smaltite
illegalmente circa 31 milioni di tonnellate di scorie nocive. E,
sempre secondo l‟associazione ambientalista, ben 88 sono stati
negli ultimi vent‟anni gli affondamenti sospetti di navi nel Mar
Mediterraneo. Di questo e di altri misteri italiani parla il libroinchiesta dei giornalisti calabresi Giuseppe Baldessarro e
Manuela Iatì, Avvelenati. Questa storia dev‟essere raccontata
perché uccide la nostra gente (Prefazione di Antonio Nicaso,
Città del Sole Edizioni, pp. 326, € 16,00), che ha riscosso un
buon successo editoriale ed è stato di recente ristampato.
Nella Prefazione, Nicaso mette in rilievo un aspetto assai
allarmante che emerge dalla indagine dei due reporter: «finora
chi ha cercato di far luce su questo grosso giro di affari e di
interessi inconfessabili ha incontrato mille ostacoli, “figuri e
figuranti di ogni risma”, ma anche tante chiusure istituzionali».
La ex “Jolly Rosso” e la “Cunski”
Il primo caso di cui si occupano i due autori riguarda il
naufragio della ex ―Jolly Rosso‖ (ribattezzata ―Rosso‖), una
nave degli armatori Messina che si è arenata in prossimità di una
spiaggia di Amantea nel 1990. Le indagini sullo strano incidente
– condotte presso il Tribunale di Paola dapprima dal Pubblico
Ministero Franco Greco e poi dal Procuratore Bruno Giordano –
hanno portato a individuare la presenza dentro l‘alveo del fiume
Oliva di sostanze chimiche radioattive, presumibilmente
trafugate dall‘ex ―Jolly Rosso‖, tramite alcuni camion: si tratta,
in particolare, di Antimonio 124, Cadmio 109 e Cesio 137.
Un‘inchiesta parallela, svolta – su disposizione della
magistratura paolana – dal dottor Giacomino Brancati, ha portato
alla inquietante scoperta che tra il 1996 e il 2008 ben 1.808
persone «residenti nei nove comuni della vallata dell‘Oliva»
sono morte a causa di tumori maligni, mentre, esaminando
alcuni alimenti venduti presso due pollerie di Amantea e di
Campora San Giovanni, si è rinvenuto «un alto contenuto di
piombo». Sulla base delle informazioni fornite dal mafioso
pentito Francesco Fonti, si è successivamente individuato il
presunto relitto di un‘altra ―nave a perdere‖, la ―Cunski‖, nel
tratto di mare prospiciente la spiaggia di Cetraro. Nell‘ottobre
del 2009 il ministro dell‘Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha
dichiarato che l‘imbarcazione inabissatasi nelle acque cetraresi
era in realtà il piroscafo ―Catania‖, affondato nel 1917.
Rimangono, tuttavia, parecchi dubbi in proposito, come ha
ribadito qualche tempo fa il giornalista freelance Gianni Lannes,
il quale il 9 febbraio 2010, nel corso di una conferenza stampa a
Cosenza, ha mostrato una serie di documenti del Ministero della
Difesa da cui ne è scaturito che il piroscafo ―Catania‖ «non
sarebbe affondato nel 1917 nelle acque calabresi, ma nel 1943
nel golfo di Napoli».
La “Rigel” e la “Korabi”
La vicenda delle ―carrette del mare‖ era emersa già a metà
degli anni Novanta, all‘interno di una complessa indagine
avviata da Francesco Neri, pubblico ministero della Procura di
Reggio Calabria, il quale, sulla base delle denunce e delle
indicazioni fornite da Legambiente, aveva ipotizzato che ci
fossero stati alcuni affondamenti ad hoc di navi per smaltire
illegalmente rifiuti tossici e che la ‘ndrangheta avesse depositato
in Aspromonte e in Sila, all‘interno di grotte e in cave abusive,
pericolosi scarti industriali.
Coadiuvato dal maresciallo Nicolò Moschitta e dal capitano
di corvetta della Marina Militare Natale De Grazia, il
procuratore reggino seguì le tracce di un‘altra presunta ―nave
dei veleni‖, la ―Rigel‖, che risultava ufficialmente naufragata e
affondata al largo di Capo Spartivento il 21 settembre 1987. La
ricerca del relitto, però, si dimostrò infruttuosa, anche perché le
coordinate del posto in cui sarebbe avvenuto l‘affondamento
risultarono imprecise. Inevitabilmente, quindi, Alberto Cisterna,
il magistrato che per competenza territoriale ereditò l‘inchiesta
avviata da Neri, «fu costretto a richiederne l‘archiviazione».
Dalle indagini di Neri emerse, comunque, l‘inquietante ruolo
svolto nei presunti traffici illeciti da un faccendiere pavese,
Giorgio Comerio, ingegnere pluripregiudicato – forse legato ai
servizi segreti e alla massoneria – che avrebbe fatto da tramite
tra aziende del Nord prive di scrupoli e malavita calabrese (ma
anche straniera) per occultare a costi bassi ingenti quantità di
materiale radioattivo o altamente inquinante, soprattutto
attraverso il sistema dei siluri da sparare sui fondali marini.
Tra le imbarcazioni coinvolte in affari illegali, Baldessarro e
Iatì parlano diffusamente anche della motonave ―Korabi‖,
battente bandiera albanese, che nel 1994 si recò da Durazzo e
Palermo per sbarcare 1200 tonnellate di scorie di rame, destinate
alla Fincantieri: il carico della ―Korabi‖ risultò, tuttavia,
radioattivo e venne rispedito al mittente (la Minnav, una ditta di
Tirana). Ancoratasi per problemi di navigazione nella rada
reggina di Pentimele, la nave fu sottoposta a ulteriori controlli
dalla Guardia di Finanza, ma questa volta il rame non risultò
radioattivo. Come spiegare allora l‘incongruenza emersa tra le
analisi fatte a Palermo e quelle eseguite a Reggio Calabria?
Secondo il pool di investigatori che si occupò della vicenda, la
nave albanese, in realtà, «avrebbe trasportato un carico di
plutonio», scaricato sulla spiaggia di Pentimele poco prima dei
controlli effettuati dai finanzieri. A gestire l‘operazione ci
sarebbe stata la cosca reggina dei Condello, che avrebbe
smaltito il carico radioattivo «in silos, cave e capannoni siti nel
territorio di Archi», cioè in un popoloso quartiere che sorge
nella zona Nord di Reggio. Anche in questo caso, però, non si è
mai trovata traccia del plutonio trafugato.
L‟enigma di Ilaria e Miran
Le indagini del procuratore Neri si incrociano nel 1995 con le
morti, rimaste per molti versi enigmatiche, di Ilaria Alpi e Miran
Hrovatin, la giornalista e l‘operatore televisivo uccisi in un
agguato a Mogadiscio il 20 marzo 1994. (Continua)
Giuseppe Licandro
[Da EXCURSUS, anno III, n.25]
“AVVELENATI”
Un libro-inchiesta, pubblicato da Città del Sole,
che denuncia i traffici illeciti di rifiuti tossici che
hanno avvelenato il Sud. (pp. 326, € 16,00)
Autori:
Giuseppe Baldessarro e Manuela Iatì
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Andropos in the world
NICODEMATE
L‟ELDORATO
Mens populi in genere sapiens (G.B. Vico)
Si sa che Orellana, ufficiale di Pizarro,diceva
di aver scoperto l‘ Eldorado tra il fiume delle
Amazzoni e l‘Orinoco.
Se l‘ardito conquistatore fosse vissuto in Italia
non avrebbe dovuto navigare tanto per raggiungere il paese dorato, perché l‘avrebbe scoperto a
due passi dalla Spagna.
L‘Italia di qualche anno fa, infatti, è stata un
vero Eldorado anche se non abbiamo la fortuna di
avere un vulcano che vomita oro, come il Galeras,
nelle Ande colombiane, che contiene nelle sue
viscere un giacimento d‘oro, e durante le sue
eruzioni vomita pepite.
Qui,da noi, tutto è stato d‘oro, dai trasporti
alle banane, dagli appalti alle carceri, alle lenzuola,
agli affari in genere. Dopo il terremoto nell‘Italia
Meridio-nale anche le ruspe diventarono d‘oro.
Nella U.S.L. n. 21 di Cagliari scoppiò la
vicenda dei peni d‘oro per via di certe protesi
pagate, manco a dirlo, a peso d‘oro. I peni? Si, i
peni! E speriamo che i corrispondenti femminili
siano più a buon mercato!.
I bambini, da parte loro, hanno l‘Orzoro.
Adoratori di un Dio d‘oro, navighiamo, non
c‘è che dire, in un mare d‘oro! (Cf G.Arciniegas, Il
mare d‘oro). Il destino a volte è beffardo: mentre in
altre parti del globo si muore di fame, da noi si
rischia di morire di oro, come il re Mida. Ma se il
figlio di Cibele poté salvarsi bagnandosi nel fiume
Pattolo, noi, se vogliamo salvarci allo stesso modo,
rischiamo di morire lo stesso per l‘inquinamento
delle acque, fluviali e non.
R.Nicodemo
____________
Renato Nicodemo: nato a Laurito, è laureato in Pedagogia e
Dirigente scolastico. Abilitato per l‟insegnamento delle lettere, è
autore di articoli pedagogicodidattici, di legislazione scolastica e
noterelle. Appassionato di studi mariani, cura la pagina mariana di
alcune riviste cattoliche. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni;
qui di seguito alcuni titoli: La Vergine nel Corano, La Vergine nella
Divina Commedia, Antologia mariana, Umile ed Alta, Il bel pae-se, I
nuovi programmi della scuola elementare, Verso i nuovi Orientamenti
ed altro.
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San Salvatore Telesino-Festa dello Struppolo - Le 3
serate della IX edizione della festa dello struppolo che
avranno luogo il prossimo fine settimana nel centro storico,
saranno un’ occasione importante per confrontarsi con un
evento bio-compatibile ad impatto limitato sul nostro
ambiente. I prodotti necessari alla realiz-zazione di questo
rustico della nostra gastronomia sono quanto di più
essenziale e naturale si possa immaginare: farina, uova,
olio e sale; ingredienti che sono da secoli i protagonisti della
nostra tavola. Il laboratorio di mastro struppolo saprà darne
una pratica e scenografica dimostrazione.
Tutti i prodotti utilizzati e proposti sono di provenienza
locale, sono stati trasportati per brevi distanze, sono
altamente genuini e garantiti, l’acqua è di rete, tutto questo
unitamente all’utilizzo di materiale biodegra dabile ci
consentirà di evitare inutili accumuli di rifiuti che speriamo,
diventino sempre più un brutto ricordo da metterci per
sempre alle spalle.
La nostra sensibilità unita a quella di tutti gli altri
protagonisti della manifestazione e il contributo della
Consulta Ambientale ci permetteranno di operare in favore
dell’ambiente.
Il percorso della festa interesserà Piazza Nazionale,
Piazza XXIII novembre e il parco di Bambinopoli, le strade
del centro storico con i palazzi dei secc. XVIII e XIX faranno
da sfondo alle mostre, agli espositori e ai gruppi musicali
che parteciperanno alle serate. Una festa bio-sostenibile per
promuovere l’immagine di una cittadina e della sua enogastronomia è ciò che la Pro Loco di San Salvatore vuole
riproporre con il contributo delle altre associazioni presenti
sul territorio che quest’anno ci hanno offerto un fattivo
contributo per la realizzazione dell’evento.
([email protected])
IL VALORE PRAGMATICO DEI SOPRANNOMI A SARNO
Un testo che non può mancare in
una buona libreria. Il soprannome,
l‘orma di un‘identità forte, in un
Il valore pragmatico
dei soprannomi
affascinante contesto di microanalisi
a Sorno
antropologica, che ci porta alla conoscenza di strategie occupazionali, di
Brunolibri
aspetti sociali e di implicanze geografiche. Un libro stupefacente, finalizzato al recupero ed alla conservazione di un patrimonio
culturale e linguistico quasi scomparso, che viene offerto ai
nostri lettori italiani e stranieri, per la modica somma di
9,00 euro, più le spese di spedizione. Lo si può ordinare
presso la direzione del giornale, alle note coordinate, o
richiederlo direttamente all‘autore:
A.Mirabella
Prof. Alberto Mirabella - Tel. 089.220556
e-mail: [email protected]
Andropos in the world
STORIA DELLA MUSICA
LA NASCITA DEL MELODRAMMA
Giocchino Rossini
IL Melodramma (dal greco μέλος = canto o musica +
δράμα = azione scenica) è sinonimo di opera lirica,
nata a Firenze nel XVI secolo circa. Il termine è talvolta
utilizzato anche per indicare il libretto di un'opera (ad
esempio, ci si riferisce comunemente ai libretti di Pietro
Metastasio usando la parola "melodrammi"), interpretando l'etimologia come dramma per canto anziché
come abbinamento di canto e azione.
Nato tre mesi dopo la morte di Wolfgang Amadeus
Mozart, il Cigno di Pesaro - come fu definito
Gioachino Rossini, all'anagrafe Giovacchino Antonio
Rossini, nacque a Pesaro, il 29 febbraio del 1792 compose la prima opera all'età di quattordici anni poi come per iniziare una seconda esistenza - vennero il
precoce ed improvviso abbandono del teatro, la
depressione e il ritiro nella pace della campagna
parigina di Passy, con molte pagine di musica ancora da
scrivere. La sua famiglia era di semplici origini: il padre
Giuseppe - detto Vivazza (morto il 20 aprile 1839) fervente sostenitore della Rivoluzione francese, era
originario di Lugo (Ravenna) e suonava per professione
nella banda cittadina e nelle orchestre locali che
appoggiavano le truppe francesi d'occupazione; la
madre, Anna Guidarini, era nata ad Urbino ed era una
cantante di discreta bravura. In ragione delle idee
politiche del padre, la famiglia Rossini fu costretta a
frequenti trasferimenti da una città all'altra tra Emilia e
Romagna. Così il giovane Rossini trascorre gli anni
della giovinezza o presso la nonna o in viaggio fra
Ravenna, Ferrara e Bologna, dove il padre era riparato
nel tentativo di sfuggire alla cattura, dopo il restauro del
governo pontificio. Ed è proprio a Bologna, dopo aver
appreso qualche rudimento dai fratelli Malerbi a Lugo,
che si avvicina alla musica ed in particolare allo studio
del canto (fu contralto e cantore all'Accademia
filarmonica) e della spinetta presso Giuseppe Prinetti,
suo primo maestro. È il 1800 e Rossini ha otto anni; a
quattordici (1806), si iscrive al Liceo musicale
bolognese,
studia
intensamente
composizione
appassionandosi alle pagine di Haydn e di Mozart (è in
questo periodo che si guadagna l'appellativo di
tedeschino), mostrando grande ammirazione per le opere
di Cimarosa e scrive la sua prima opera (Demetrio e
Polibio, che sarà rappresentata però soltanto nel 1812).
A neanche vent'anni tre sue opere sono già state
rappresentate e la quota, un anno dopo, salirà a dieci.
L'esordio ufficiale sulle scene era avvenuto nel 1810 al
Teatro San Moisè di Venezia con La cambiale di
matrimonio. Nel ventennio successivo Rossini compose
una quarantina di opere, arrivando anche a presentarne
al pubblico 4 o 5 in uno stesso anno;
in occasione delle prime rappresentazioni dei suoi lavori, il pubblico italiano gli riserverà accoglienze controverse. Si passò infatti da straordinari successi (La pietra del paragone,
La gazza ladra, Zelmira, Semiramide)
ad accoglienze freddine e perfino a
clamorosi insuccessi, tra i quali è divenuto storico
quello del Barbiere di Siviglia, in occasione della cui
"prima" al Teatro Argentina di Roma, nel 1816, vi
furono addirittura dei tafferugli, causati con ogni
probabilità dai detrattori del Maestro pesarese; l'opera
ebbe infatti un grande successo pochi giorni più tardi.
Sempre del 1816 è poi l'opera Otello (da cui sarà
ricavata poi parte della musica del Duetto buffo di due
gatti, brano per soprano erroneamente attribuito a
Rossini). Semiramide (1823) è stata l'ultima opera di
Rossini a debuttare in Italia. Dopo la sua rappresentazione il compositore si trasferì a Parigi, dove le sue
opere furono accolte quasi sempre in modo trionfale.
Guglielmo Tell - rappresentato a Parigi il 3 agosto 1829
con il titolo francese di Guillaume Tell - sarà la sua
ultima opera. Sei movimenti del suo Stabat Mater
furono scritti nel 1832 e il resto fu completato nel 1839,
anno della morte del padre.
Il successo di quest'opera regge il confronto con
quelli ottenuti nel campo dell'opera lirica; ma è la
ridotta produzione nel periodo che va dal 1832 alla sua
morte, avvenuta nel 1868, a rendere la biografia di
Rossini simile alla narrazione di due vite diverse: la vita
del trionfo veloce ed immediato, e la lunga vita
appartata e oziosa, nella quale i biografi hanno
immortalato il compositore.
Negli ultimi anni egli compose, infatti, solo pochissimi lavori, tra cui la memorabile Petite messe
solennelle. Rossini smise di comporre per il teatro lirico
all'età di trentasette anni, dopo il Guglielmo Tell,
ritirandosi dalla mondanità a vita privata. Nonostante
ciò continuò fino all'ultimo a comporre musica, per sé,
per Olympe Pélissier (sposata in seconde nozze nel
1846, dopo la morte della Colbran, avvenuta l'anno
prima) e per gli amici.
Morì il 13 novembre del 1868 a Parigi. Egli
impresse al melodramma uno stile destinato a far epoca
e del quale chiunque, dopo di lui, avrebbe dovuto tener
conto; musicò decine di opere liriche senza limite di
genere, dalle farse alle commedie, dalle tragedie alle
opere serie e semiserie.
(A cura di Andropos)
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Andropos in the world
PER IL RACCONTO DEL MESE , UNA STORIA REALMENTE VISSUTA
ROCCO BARBONE (*)
Costruita della stessa pietra
degli altri paesi, Aqua-electa, oggi Quaglietta, servì a difendere
la cristianità dai predoni saraceni. Bastione della difesa di Conza, con Senerchia e Colliano, fu
eretta a difesa dei popoli della
Valle del Sele e di quella dello
Ofanto. Basta guardare l‘imponente
blocco calcareo, per arguirne la forza inusitata, che la
natura oppose al risalire della corrente del Sele.
La storia racconta di nobili guerrieri, ma non
della povera gente, che si adoperò ad erigere il fortilizio,
incastonandovi intorno un fitto nugolo di case, quale
meraviglioso mosaico di pietre, accomunate dal
sacrificio e dall‘odore delle erbe e delle castagne.
Ancora oggi, dopo secoli di storia, a me che sono
l‘ultimo arrivato, i quagliettani appaiono con lo stesso
sguardo pensieroso, nel mentre che si caricano di sole lì,
nella piazza grande, parlando di tutto e di niente, con
come se fossero usciti a dar vita ad un gigantesco
presepe.
Nelle case ricostruite sul dramma del sisma, al
riparo dai venti, affrontano lo scorrere della vita in una
sana lentezza, assaporando i frutti che la natura può
concedere solo a chi sa apprezzare il poco, senza
invidiare affatto chi era scappato, in cerca di una
ricchezza amara, perché pagata con fitte di nostalgia,
che corre, ancora oggi tra centinaia di case chiuse, che,
ogni anno, si aprono al suono festoso della banda,
quando il Santo Patrono avanza in processione tra le
strade del paese.
Qui, si respira l‘antica saggezza di un piccolo
popolo di cui la storia continua a non occuparsi e, forse,
essi, i quagliettani, nemmeno lo desiderano,
completamente appa-gati delle loro feste e delle loro
tradizioni, perdutamente devoti a San Rocco, una sorta
di amico-protettore, che accompagna il loro vivere ed il
loro destino.
Passeggiando nella parte più antica del borgo ed
inoltrandosi nelle strette viuzze, che s‘inerpicano sulla
rupe, senti l‘eco di antiche generazioni, di popoli di
lingue diverse, che si sono alternati, lasciando nel luogo
traccia di sé, dagli etruschi ai sanniti, dai normanni agli
svevi ed agli angioini, dagli aragonesi ai francesi e così
via.
La nostra storia ha inizio più di mezzo secolo fa,
quando le borgate dell‘alta valle dormivano un sonno
millenario, tra le case di pietra vecchia ed il belare delle
greggi, che pascolavano sui pendii, tra il verde dell‘erba
e lo scrosciare di antiche sorgenti di acqua limpida.
-8 -
Era l‘alba quando Rocco uscì da casa, lasciandosi
alle spalle le pietre del castello ed il centro storico di
Quaglietta. S‘incamminò sull‘erta strada per Senerchia,
diretto al crapariéddo di compare Sabino, dove lo
attendevano una settantina di pecore, che avrebbe
condotto
al pascolo su, verso lo sperone roccioso del monte
Croce, ad occidente della valle del Sele ed il Vallone di
San Michele. L‘aria era piuttosto fresca, quando si avviò
col gregge, validamente aiutato da Saìtta e Barone, i due
cani che seguivano il gregge da quando erano venuti al
mondo.
Il sole comparve sulla cresta del monte, diradando la
fitta nebbia del mattino ed il forte odore di sensifero fu
sconfitto, più su, da quello penetrante delle ginestre,
copiose più che mai in quella parte selvaggia, ma più
suggestiva, del paesaggio. Intanto, più avanti, due
gruppi di pastori si contendevano quei pascoli a punta di
coltello: erano garzoni di due delle tante borgate
dell‘alta valle, in cerca di pascoli più verdi per le loro
pecore.
Gli intrusi non esitarono a contrapporre la forza
alla ragione ed assalirono il gruppo abituale dei pastori,
lanciandosi a testa bassa, come fanno i caproni.
L‘aggressione non riuscì ed uno di essi giacque tra
l‘erba, con quattro dita di lama nell‘addome. L‘abbaiare
dei cani e l‘avvicinarsi di Rocco con le sue pecore,
spinse gli altri a dileguarsi, spingendo le greggi verso
l‘erba della ―Caccia del Marchese‖, la bellissima valle
situata alla estremità sud del territorio, confinante con
Oliveto Citra e Campagna, un tempo, il luogo prediletto
dai nobili senerchiesi per l‘attività venatoria.
Oggi, la valle è un‘oasi di tranquillità, dove, nel
silenzio della natura, lo scrosciare delle acque limpide
della cascata, alimentata dal torrente ―Acqua Bianca‖,
accompagna il verso dei merli acquaioli, che svolazzano
tra i lecci e querce secolari, mentre il profumo delle erbe
selvatiche, abbarbicate alle rocce, ti riporta indietro nel
tempo, all‘ansimare dei briganti ed agli spari dei soldati
sabaudi.
Dopo circa un‘ora, Rocco raggiunse il luogo della
disfida e sarebbe andato oltre, se i cani non avessero
abbaiato, segnalando il corpo ancora caldo del pastore
ucciso. Accorse e rimase fisso a gurdarlo, con negli
occhi una sorta di sgomento e paura insieme; poi,
l‘impulso irrefrenabile di fuggire.
Saìtta, Barò camminàmmu! - gridò con voce
strozzata, come se avesse un grosso peso sullo stomaco. Le pecore, indirizzate dai cani, continuarono ad
avanzare ed egli li seguì per una mezz‘ora circa; quando
si sentì più calmo, rallentò il passo e fermò il gregge,
andando ad accomodarsi sotto un albero di fichi.
Andropos in the world
Mentre le pecore brucavano tranquille, sotto lo sguardo
vigile dei cani, egli pensò a quel povero morto ed a sua
madre, che lo avrebbe atteso invano.
Fu per caso che si guardò i piedi nudi, sporchi di terra e
pieni di vecchie e nuove cicatrici; allora ripensò al
morto ed alle sue scarpe: certamente non gli sarebbero
più servite. Diede un lungo sguardo alle pecore e le vide
al sicuro, si girò verso il basso ed i piedi si mossero in
direzione di quello sguardo, finché non si ritrovò a
fissare il morto e le sue scarpe. A un tratto, decise di
prendere per sé quegli scarponi quasi nuovi e li sfilò uno
ad uno, con delicatezza, come se avesse paura di far
male a quelle povere membra senza vita. Li calzò in
fretta e corse via verso il gregge, sentendosi il cuore in
gola, con una spiacevole sensazione di pesantezza, come
se il morto gli tirasse i piedi.
La scena non sfuggì al gruppo dei pastori che, pur
distanti, ancora riuscivano a vedere quella parte di
pascolo:
- Era Rocco … - disse laconicamente uno dei pastori,
- modellando un rametto di quercia, con il suo coltello
a serramanico.
- Issu era! – commentò un altro, a testra bassa,
muovendo la punta del piede tra l‘erba umida.
- ‗Aggiu visto che se le è ficcate alli piedi suoi le
scarpe del morto … - aggiunse il pastore, dando
l‘impressione di voler intendere altro.
- Bene gli stavano?- chiese un terzo, con un sottile
velo di ironia.
- S‘allontanò di corsa, vuol dire che gli calzavano
bene!- Allora, issu è stato e nui tutti l‘abbiamo visto!- Noi tutti l‘abbiamo visto! – ripeterono in coro, come
una sorta di giuramento inderogabile che, in quel caso,
equivaleva ad una condanna.
Al tramonto, i colori della valle divennero più
intensi, mentre incominciava ad avvertirsi il piacevole
fresco degli alberi. L‘erba si piegava docilmente alla
carezza della brezza estiva, come se la montagna
respirasse come un gigantesco polmone. Rocco chiese
gli occhi per un istante ed assaporò quella pace
incomparabile, che sembrava ti avvicinasse a Dio. Fu
l‘abbaiare di Barone a riportarlo nella realtà e si accorse
della presenza di altri pastori, che come lui riportavano
le pecore all‘ovile. Erano circa le ventuno, quando
raggiunse il craparieddu ed impiegò un‘altra mezz‘ora a
sistemare il gregge. A sera inoltrata, raggiunse il centro
storico del suo paese, salutando rispettosamente tutti
coloro che incontrava.
LE TUE LABBRA
( Liriche )
di Franco Pastore
POESIE E
RACCONTI.IT
http://www.poesieracconti.it
Gli piaceva tornare a casa ed avvertire l‘odore di
minestra, che le buone massaie preparavano ogni sera,
senza parsimonia di ortaggi e di erbe. La terra non offriva
molto, ma quel poco aveva il gusto onesto della fame,
dopo una lunga e laboriosa giornata di lavoro.
Tirò lo spago del saliscendi e la porta si aprì con un
sordo cigolio; il gatto gli venne incontro miagolando,
saltando dalla sedia dove poco prima dormiva. Si era già
lavato alla fonte del suo padrone e la maglia era bagnata
di acqua e sudore, se la tolse ed iniziò a mangiare, mentre
il gatto gli faceva le fusa, strusciandosi vicino alla gamba
destra.
- Un picco di pane?- disse sottovoce, lanciando della
mollica all‘animale, che comunciò a mangiarla con la
lentezza tipica dei gatti. Mezzo bicchiere di vino, dopo
una buona fetta di formaggio di capra ed andò a letto. Si
addormentò all‘istante, sognando i colori della sua terra,
le viuzze strette del suo paese e le donne vestite di nero,
per lutti vecchi e recenti. La mamma si affacciò piano
piano e, per un istante, lo guardò dormire il sonno dei
giusti, né fece caso alle scarpe quasi nuove, che stavano
lì, impolverate, ai piedi del letto. L‘abbaiare di un cane
ruppe il silenzio della notte, mentre la luna illuminava
quel grappolo di case, abbarbicate l‘uno all‘altra, intorno
a quell‘antico baluardo normanno, che, fino ad allora,
aveva sfidato con successo l‘attacco del tempo.
L‘allodola annunciava l‘alba, quando calzò le scarpe
nuove sui piedi senza calze e trattenne il respiro, quando
strinse la cintura di cuoio sopra i pantaloni, rattoppati
vistosamente sulle ginocchia. Mise l‘acqua nel bacile e
lavò rumorosamente il viso, schizzando acqua intorno e
bagnandosi la vecchia camicia a righe. Uscì di casa e,
adagio, chiuse l‘uscio dietro di sé. Il saliscendi scattò
nell‘incavo ed egli si allontanò, aggredendo di buon
passo l‘aria pungente del primo mattino. Le pecore erano
inquiete e faticò non poco a cacciarle dal craparieddu per
condurle al pascolo.
Si avviò verso monte Croce, spostandosi leggermente verso oriente, diretto ai verdi pascoli che
costeggiavano il vallone di San Michele, ben distandi dal
luogo dove, il giorno prima, aveva incontrato il morto.
Barone e saetta andavano avanti ed indietro per
mantenere il gegge compatto e Rocco, attento alle sue
pecore come non mai, non si accorse di un gruppo di
persone che da lontano cercavano di attirare la sua
attenzione. Andò avanti, finché il sole non fu alto nel
cielo, allora, mentre le bestie si persero nell‘erba fresca
del prato, Rocco si accomodò sotto una quercia, tagliò
una fetta di pane raffermo ed iniziò a mangiare, accomFranco Pastore
CIOMMA
Racconti
Ed. ANTITESI - Roma 2007
LA ZIZZEIDE
(Inferno salernitano)
Poesia licenziosa
Ed. Androposin the world
-9 -
Andropos in the world
pagnandola con del pecorino delle sue bestie. Erano
circa le tre del pomeriggio, quando qualcuno
gridò:Eccolo, è lui l‘assassino! Gli ha preso le scarpe,
dopo di averlo ucciso!- Si, ìssu jé! - confermò un altro, indicandolo ai
carabinieri.
Lì per lì, Rocco non si rese conto della situazione,
sembrava che tutto stesse accadendo ad un‘altra
persona, ma quando i carabinieri lo presero e gli
stritolarono i polsi con le manette, capì che stava
succedento proprio a lui.
- Veru è che pigliai le scarpe, ma null‘aggio accìso
io!- disse per difendersi.
- Issu fu, tutti lo abbiamo visto! – confermarono i
pastori in coro.
Saetta e Barone continuarono a badare al gregge,
nell‘attesa che cumpare Sabino mandasse un altro
garzone, ma Rocco lo portarono giù, come un volgare
assassino.
Durante la discesa sentì ancora quella sensazione del
giorno prima: sembrava che il morto gli tirasse le scarpe
dai piedi e desiderò liberarsene, ma glie le avrebbero
tolto all‘indomani, dietro le sbarre di una prigione, dove
sarebbe rimasto in attesa di giudizio.
Quella sera, sua madre non lo sentì arrivare e lo attese
per tutta la notte, là, all‘ombra del castello e la sua ansia
si confuse col miagolio dei gatti randagi, tra le viuzze di
quel grappolo di case abbarbicate al fortilizio, come il
prodotto di un‘unica pagina di storia.
Franco Pastore
__________________________
(*) Rocco Barbone, accusato ingiustamente di omicidio, ha scontato
oltre trent‟anni di duro carcere. Oggi, solo, malato e senza amici, vive
come può in questo mondo ostile agli onesti. Etichettato come un
“avanzo di galera” anche da chi finge di offrirgli il caffè, vive nella
più completa indifferenza, in una società pregna di egoismo ed
ipocritamente religiosa. I politici? Quelli ve li raccomando, hanno
fatto andare in malora una ridente vallata e lamentano mancanza di
fondi, dopo che fiumi di danaro, confluiti dopo il sisma dell‟80, sono
svaniti nel nulla.
A.L.I.A.S.
Accademia Letteraria Italo-Australiana Scrittori
È LIETA DI PRESENTARE
LA PREMIAZIONE DEL XIX CONCORSO LETTERARIO INTERNAZIONALE
PRESENTANO
FRANK DI BLASI E SABRINA GORIA
INTRODUCONO E PRESENTANO I PREMI
IL CONSOLE GENERALE D’ITALIA IN MELBOURNE
iL DIRETTORE DELL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA
DR. MARCO MATACOTTA CORDELLA – DR. STEFANO FOSSATI
LA GIURIA SARÀ PRESENTATA AL PUBBLICO PRIMA DEL LANCIO
DELL’ANTOLOGIA A.L.I.A.S. 2011
LA SERATA SARÀ ALLIETATA
DAL CORO A.L.I.A.S.
DIRETTO DA NICODEMO LA ROSA
DALL’ITALIA LA CANTANTE AURORA BRUNO
PRESENTAZIONE DI LIBRI DEGLI AUTORI A.L.I.A.S.
VENERDÌ 14 OTTOBRE 2011 – ORE 18.00
501 RECEPTIONS, BARKLY STREET FOOTSCRAY
________
PER ULTERIORI INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI RIVOLGERSI A
GIOVANNA GUZZARDI  (03) 9337 1680 -  [email protected]
- 10 -
Andropos in the world
LA CAMPANIA, UNA REGIONE DA SCOPRIRE
AQUA ELECTA - Quaglietta
(a cura di Franco Pastore)
Quaglietta, un tempo Comune autonomo,
oggi ridotta al rango di frazione di Calabritto,
sorge su uno sperone roccioso dell‘alta Valle
del Sele, fra il Monte Marzano e il Monte
Boschetiello, a ridosso del confine con la
provincia di Salerno, di cui ha fatto parte per
secoli.
Per tale motivo, il folklore, le tradizioni e il
dialetto di questa terra sono più vicini a questa
ultima che non all' attuale provincia di appartenenza.
Feudo dei Rossi da Gesualdo, i Marchesi di
Santa Lucia, dei De Vicariis, dei Baroni del
Plato e dei D'Ayala-Valva, rivestì notevole
importanza grazie alla sua posizione strategica
per il controllo della Valle del Sele. Simbolo
dell'abitato è il possente castello normanno.
Edificato durante la dominazione normanna, il maniero è arroccato su di uno sperone
roccioso, ha forma quadrangolare, anche se il
quarto lato si presenta alquanto irregolare.
Danneggiato dal sisma del 1980, del forte sono
oggi ancora visibili un‘alta torre a pianta
quadrata e gran parte delle cortine murarie con
finestre, feritoie e brevi tratti di coronamento,
con merlatura guelfa.
Durante il Regno di Napoli e il Regno delle
Due Sicilie, Quaglietta fu un comune
appartenente al Distretto di Campagna, della
Provincia di Principato Citra. Con l'unità
d'Italia venne assegnato alla provincia di
Avellino.
Nel 1928, il Comune di Quaglietta fu soppresso e unito a quello di Calabritto.
_____________
SulWeb:
http://www.google.it/url?sa=t&source=web&cd=2&ved=0CCkQFjAB&url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com
%2Fwatch%3Fv%3Ds4n6Jok0a_I&ei=-gBeTtCUNYqbgb_6eCZAg&usg=AFQjCNEICMiopdGAIeElJP6S_ODjcfC-fw&sig2=S90S1d4QI7vXG_XO8orGLA
L‟Alta valle del Sele:
Con i suoi paesaggi incantevoli, l' alta Valle
del Sele è caratterizzata dalla bontà delle sue
"Cento Sorgenti" e dal
suo splendido corso di
acqua, che offrono ristoro a quanti ricercano, nel
turismo, la genuinità del territorio e la cordialità
di popolazioni civili ed ospitali.
L'importanza storica, naturalistica ed archeologica di questa terra rappresenta il supporto
ideale per un turismo di alto livello, per nulla
intaccato dalla avidità di operatori senza scrupoli
e dall‘atteggiamento manieroso di certi commerci
e sagre politicizzati. Infatti, se ne ricava una
riposante serenità , in un sereno relax, completamente in sintonia con i valori della esistenza.
Il Sele nasce dal monte Paflagone presso
Caposele e, dopo 64 Km, sfocia nel Golfo di
Salerno, presso Paestum. Le sue acque sono fonte
di vita, non solo per la comunità del proprio
bacino idrografico, ma anche per molte zone
della Puglia e della costiera cilentana, grazie a
due possenti acquedotti che captano le sorgenti di
Caposele e di Senerchia.
Per le caratteristiche straordinarie delle acque
che raccoglie nel territorio di Contursi Terme, il
Sele è stato sempre additato, fin dai tempi di
Virgilio, come un fenomeno della natura. Gli
antichi credevano avesse il potere di pietrificare
qualunque cosa precipitasse nelle sue acque,
interpretando così il particolare fenomeno di
sedimentazione minerale, legato alla esistenza
delle sorgenti termali.
Ancora oggi, il Sele resta uno dei fiumi più
significativi, per bellezza e per la purezza delle
sue acque, permettendo in tal modo la conservazionemeno di numerose specie acquatiche,
terresti e volatili che trovano in questa valle il
loro habitat naturale.
____________
Nella foto in alto, il castello normanno di Quaglietta, con le sue
cortine murarie.
- 11 -
Andropos in the world
PROVERBI, DETTI E MODI DI DIRE
 Nu mangià cucozza cà ti cachi, nu passa lu mari ca t'annichi.
 Si avess'la sartania, l‟uogliu e ù sale facess'ù pane cuotto si aviss'pane.
 A 'addina faci l'uovo e a lu 'addu ci prore lu culo.
 Chi nù teni figli nun già ij' né pi carità né pi cunsigliu.
 Si marzu nù mareggia giugnu nù festeggia.
Dora Sirica
Esplicatio: Questo mese, dedichiamo l‟analisi semantica a termini del dialetto cilentano. Ogni azione ha
i suoi rischi e le sue implicanze, come il mangiare la zucca e l‟avventurarsi sul mare. Solo la miseria ti
costringe a non poter fare nulla; infatti, se non hai una padella, pane, olio e sale, ti è impossibile
preparare il pane cotto.Il vanto e le lamentele, spesso, non provengono da coloro che effettivamente
lavorano e producono, bensì da che sta a guardare. Bisogna, dunque,stare attenti ed evitare i saccenti,
massimamente coloro che non hanno figli, incapaci di atti generosi e di consigli utili.Alla fine, c‟è un
tempo per ogni cosa ed ogni cosa ha il suo tempo, come la pioggia a marzo ede il bel clima a giugno.
Implicanze semantiche:
CUCOZZA: sost. f., zucca. Etimologia: dal tardo latino cucutiam.
SARTANIA: sost. f., padella di ferro pesante non troppo "copputa".
ADDINA: sost. f., gallina. Etimologia: dall’acc. gallina-m, con perdita di sill. iniziale
e sostituzione doppia di “l“ con dentale “d”.
FACI: voce del verbo fare, pres. ind. terza persona sing. tempo presente indicativo
ADDU: sost. m., gallo; da gallu-m, con sostituzione di doppia con dentale.
PRORE: da pròrere, prodere, avere prurito; dal latino prurῑ re, evoluto nel lat.
volgare prùrere, con cambio di coniugazione ed accento tonico.
CUNSIGLIU: consiglio, dall’italiano analogo, con etimologia classica.
L’ITALIA E L’ARTE
La magia del colore
Gaetano Rispoli, di Salerno, dedica gran parte del suo tempo a realizzare opere grafiche che riproducono monumenti, chiese, vicoli, piazze e
fontane della Salerno antica.
Tra le sue opere ricordiamo: il castello di Arechi, la Bastiglia, il vicolo
di Castelterracena, piazza Flavio Gioia con l‘antica fontana, un caratteristico angolo di via Guaimario IV, l‘acquedotto medievale di via Arce
e la fontana di Via S. Benedetto.
La tecnica utilizzata dal Rispoli è quella della pirografia (dal  fuoco e ὶ  disegno),
che consiste nell‘incidere un disegno, un‘immagine o una creazione della fantasia con uno stilo
metallico, a punta incandescente, su legno, osso, cuoio, pelle, velluto o altro materiale.
Il Rispoli è nato a Salerno, ha conseguito la laurea in Scienze politiche ed ha insegnato per diversi
anni. Egli ha diretto i corsi C.I.M.E. ed è stato in cantatto con esponenti della cultura cittadina e
nazionale, da Achille Papa al Beraglia, a Carlo Levi ed a Dom enico Rea.
Pittore di razza, così scrive di lui Alberico Sala: ― … l‟opera di Caetano Rispoli si arricchisce di risonanze,
di avvisi ed allarmi attualissimi. È un‟altra prova della sua vitalità, della convinzione dell‟artista impegnato, senza cedimenti
sentimentali o retorici, in una rappresentazione che si sottrae all‟elegia e non cede all‟esaltazione denunciataria… figure
andropomorfe, reti,rami e virgulti (come nervi e viscere), e rossi e verdi (il sangue, le linfe) e azzurri (i l cielo, i fiumi), che
compongono un personale rapporto terrestre non solo da guardare, per la sua bellezza, ma da meditare”.
“ …sono il rivo che chiocciola, chiaro, il verde tenero del sentiero, il chiarore rosato dell‟alba, il verde che bacia le foglie, il
raggio di sole che si posa sul fiore, che riposa sui rami e lento scompare”, aggiunge il Crescibene.
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Andropos in the world
MOMENTO TENERO
Sembrano giganti addormentati
I monti dell‘alta valle del Sele,
mentre i signori del cielo,
gli aironi, volano più su,
guardando dall‘alto
gli annosi uliveti
ed i folti boschi di castagno.
Antichi dialetti nostrani
Scandiscono il tempo,
che s‘adagia
come le vecchie comari,
all‘ombra dei loro ricordi
In questo intimo abbraccio
Ritrovo la mia radice;
gli uccelli discorrono col sole,
mentre le gazze, sul pino,
dialogano tra i rami.
Il velo d‘una nuvola
a una pioggia leggera
s‘accompagna
e, nella campagna,
ritorna il mito di Ermione.
AQUA-ELECTA
(Franco Pastore – “Aspettando l‟alba”)
APPROFONDIMENTO LINGUISTICO
LE FIGURE RETORICHE DI SUONO
Se vogliamo comprendere il senso globale di un testo non basta individuare i temi e i motivi, ma anche gli elementi
formali che lo realizzano. In un testo poetico poi, i suoni, nel loro disporsi in parallelismi o in strutture divergenti,
entrano in relazione con il senso, ne arricchiscono la struttura e ne rivelano sfumature segrete. Dunque, l'insieme
delle strutture foniche deve essere analizzato nel suo intreccio con gli altri livelli, perchè partecipa a pieno titolo
alla costruzione del contenuto.
L’OMOTELEUTO:
E‘ una figura retorica che si ha quando due o più parole, poste in maniera simmetrica tra loro, terminano
alla stessa maniera. Cioè, quando si ha identità di suono nella terminazione di due o più parole. Se
l'omoteleuto si verifica a fine verso, avremo la rima.
Esempi:
* Dalla poesia di Catullo:
"Advenio has miseras inferias" (Giungo presso queste misere spoglie)
*Dall‘ "L'infinito" del Leopardi:
"Ma sedendo e mirando, interminati Spazi di là da quella, [...]"
______________
Ha un equivalente sintattico nell'omeottoto, dal greco homoióptoton, «simile nei casi», che è
una figura retorica propria delle lingue flessive (come l'italiano o il latino) e che consiste nel far
terminare le ultime parole delle frasi con gli stessi casi: per esempio, in latino, due frasi
consecutive e correlate che terminano entrambe con un accusativo:
Hominem laudem egentem virtutis, abundantem felicitates" ( trad. Devo lodare un uomo di
buona fortuna abbondante, ma di virtù carente?)
- 13 -
Andropos in the world
LA PAGINA MEDICA
SESSO E CALDO ESTIVO
Desiderio sessuale e caldo estivo non sempre vanno
d'accordo. Soprattutto negli uomini che, superati i 50
anni d'età ricorrono alla chimica per migliorare le
performance sotto le lenzuola.
«Il cuore però può risentirne: il caldo abbinato al calo
repentino di pressione può provocare giramenti di testa,
vertigini, svenimenti e persino collassi», osserva
Guidalberto Guidi, cardiologo alla clinica Sessant di
Torino e cardiologo della Juventus F.C. Meglio, allora,
non giocare con la salute. « Al posto delle tradizionali
pillole, esistono formulazioni orosolubili che sono più
pratiche e versatili che si sciolgono direttamente in bocca
senza essere inghiottite e hanno diversi vantaggi pur
garantendo gli effetti». Del resto l'estate è il periodo di
maggior attrazione e desiderio per ambo i sessi e si è più
predisposti anche ad incontri occasionali. Non sempre
però desiderio e virilità coincidono: «Nell'uomo, per
esempio, dopo i 50 anni può calare la potenza sessuale
ma rimanere intatto il desiderio È una sorta di andropausa dovuta al fisiologico calo degli ormoni maschili,
specie il testosterone», spiega il medico. «Inoltre
situazioni particolari possono influire negativamente sulla
sfera sessuale: condizioni come il diabete o l'ipertensione arteriosa o la depressione, più frequenti nel
maschio dopo una certa età». In più, fumo, alcool, stress,
farmaci antiipertensivi e antidepressivi peggiorano
ulteriormente anche la libido. A questo punto, la chimica
che può dare un aiuto tangibile. Continua il cardiologo:
«Molecole come il sildenafil, tadalafile e vardenafil,
rispettivamente messe in commercio con i nomi di
Viagra, Cialis e Levitra, nascono dalla ricerca in campo
cardiovascolare e sfruttano il meccanismo della liberazione del monossido d'azoto (ossido nitrico) da parte dei
vasi sanguigni. Questo favorisce da un lato la
vasodilatazione e l'aumento del flusso ematico, dall'altro
la fluidità del sangue e il potere antitrombotico, antinfiammatorio, anti-ipertensivo. La scoperta di questo
meccanismo è valsa un premio Nobel per la Medicina e
ha consentito inoltre il trattamento delle disfunzioni
erettili». Ma occorre fare attenzione. Mette in guardia il
cardiologo: «L'utilizzo di queste sostanze non è privo di
effetti collaterali e di rischi…
Dal punto di vista cardiovascolare il rischio più
grave è quello del collasso, calo improvviso e marcato
della pressione arteriosa che, nei soggetti cardiopatici,
può essere irreversibile e portare persino alla morte. Gli
effetti collaterali sono invece la cefalea, il rigurgito
gastroesofageo, turbe visive, vertigini, astenia o, al
contrario, mancanza di efficacia se assunti a stomaco
pieno» […]
i contraccettivi: solo un ragazzo su 3 li porterà in vacanza
anche se ben il 64% crede che vivrà un’avventura occasionale.
I giovani italiani, "fotografati" dalla Società Italiana di
Ginecologia e Ostetricia (SIGO) con un sondaggio su
1.131 maturandi, sono precoci e promiscui: il 32% inizia
l’attività sessuale prima dei 15 anni, nella metà dei casi di
estate. Il 42% degli intervistati ha già avuto da 2 a 5
partner, il 10% da 6 a 10 e il 9% più di 10.
Un’esigua minoranza (12%) utilizza abitualmente la
doppia protezione (pillola più preservativo), il più efficace
strumento contro gravidanze indesiderate e malattie
sessualmente trasmissibili e ben una teenager su 4 ha
fatto ricorso almeno una volta alla contraccezione di
emergenza…
I dati sull'utilizzo dei contraccettivi sono scon-fortanti
e la Puglia non fa eccezione: la pillola è utilizzata solo dal
9.1% delle donne, il dato più scarso dopo Molise,
Campania, Basilicata e Calabria. "Non si può mandare in
ferie il cervello – commenta il prof. Herbert Valensise,
segretario nazionale SIGO -.
Le minorenni sono responsabili da sole del 3,4% del
totale di tutte le interruzioni volontarie di gravidanza e 3
volte su 4 chi contrae un'infezione a causa di rapporti non
protetti è un giovane tra i 15 e i 24 anni. Il nostro obiettivo
– continua - è sensibilizzare i giovani sull'importanza della
prevenzione e dell'informazione.
I mesi estivi sono quelli di massima allerta: lo
riscontriamo a settembre nei nostri ambulatori dove si
verifica un boom di accessi (+30%), per tentare di
risolvere situazioni di crisi che si sono determinate nei
mesi precedenti".
La SIGO ha dedicato al tema della sessualità
consapevole il progetto Scegli Tu e ogni anno organizza
una campagna specifica in corrispondenza dell'estate,
periodo di massima allerta. Il partner dell'edizione 2011 è
Giunti, che ospiterà nei propri negozi i punti informativi e
che ha editato la guida “Travelsex”, disponibile in tutte le
librerie italiane. Dopo Bari, l'iniziativa toccherà Genova,
Trapani, Firenze e Roma.
L'Italia è uno fra i Paesi europei in cui si utilizzano
meno contraccettivi: la pillola è scelta solo dal 16.3% delle
donne e nel 2010 si sono vendute appena 94.824.000
confezioni di preservativi, il minimo storico.
"Nella sola Puglia nel 2008 1.054 under 19 sono
diventate mamme. Le interruzioni volontarie di gravidanza
nelle teenager sono stabili nel nostro Paese dal 1983, nel
2008 ci sono stati 4.075 aborti fra le minorenni e le
malattie sessualmente trasmissibili sono in aumento –
conclude il prof. Valensise –. La mission di SIGO è
Marco Parotti
prevenire ed evitare queste situazioni di forte rischio per
la salute fisica e psichica e fornire a tutte le donne gli
ED IL SESSO OCCASIONALE IN VACANZA?
Un’indagine svela che per il 56 per cento la prima strumenti per poter vivere al meglio la propria sessualità.
Ecco perché crediamo che si debba insistere con
volta è d’estate, stagione "calda" anche per i rapporti a
rischio. In Puglia solo il 9.3 per cento delle donne usa la l'informazione, soprattutto in prossimità delle vacanze"..
pillola contraccettiva. Le valige sono pronte ma mancano
[ Da www.salus.it/eventi/news-salute]
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Andropos in the world
NOTE ANTROPOLOGICHE:
REINSERIMENTO ED INTEGRAZIONE
A cura di Vincenzo Andraus
Qualche tempo addietro al
Centro Servizi Formazione di
Pavia s‘ è tenuto un workshop
sul tema del reinserimento dei
detenuti, sull‘ importanza della
rete a lavorare all‘ insegna della
dell‘integrazione e della concertazione delle risorse disponibili.
Il padrone di casa, Dott. Riccardo Aduasio, ha
sottolineato che fare rete intorno ai bisogni della
persona consente di accrescere l‘efficacia degli interventi evitando che possano trasformarsi in disagio,
se non addirittura in esclusione sociale. Perché l‘agire
congiunto è strumento vincente per raggiungere obiettivi di qualità, non solo per i beneficiari degli interventi ma anche per gli stessi componenti della rete.
Ospiti graditi Lucia Castellano Direttrice della
Casa di Reclusione di Bollate, e Piergiorgio Reggio,
pedagogista, formatore, ricercatore dell‘Università
Cattolica del Sacro Cuore.
Ben composto il parterre, gli Istituti Penitenziari,
Uffici di esecuzione penale esterna, la Provincia,
alcuni Comuni, i Piani di Zona, le Caritas, le
Cooperative e le Associazioni del territorio.
Pungolatore e stratega della moderazione, il Prof.
Reggio ha ―obbligato‖ tutti i presenti a formulare
interrogativi, a evitare la moltiplicazione di verità
destinate ad arenarsi su uno stato delle cose terribile
qual‘è il carcere italiano, per non parlare dei soliti
mercantilismi e merceologie di pensiero, rispetto alle
modalità di interazione che intervengono nel sistema,
per rinsaldare connessioni esistenti e inaugurarne di
nuove.
Occorre mantenere alta l‘attenzione e il proprio
entusiasmo, quale unica strada possibile per leggere i
cambiamenti e le trasformazioni, e pensare al futuro
con gli strumenti che ci sono, con gli investimenti
reperibili, con le lauree del conoscere, anche con
quella, come ha detto qualcuno, ―in scienze confuse‖,
che obbligano a guardare in faccia il vissuto e le storie
delle persone.
Poi è stata la volta della Dott.ssa Lucia Castellano,
― la Direttrice ― timoniere di ben altra cabina di
pilotaggio, un vero e proprio coach efficiente e efficace, uno di quei personaggi ―capaci‖ nel rispondere ai
quesiti, e nel condurre a ritrovata buona vita tanti
cittadini detenuti, una persona semplicemente
coerente al suo mandato da apparire l‘ultimo dei
Mohicani. Con poche battute ha messo al centro la
persona, ha indicato la necessità di tradurre
correttamente i mutamenti che coinvolgono le
istituzioni, il territorio, il detenuto, affinché non risulti
una utopia mascherata l‘abbattimento della recidiva,
attraverso una carcerazione dignitosa, con una nuova
punteggiatura sull‘importanza del lavoro, della
formazione.
La rete è importante quando consolida i legami e
favorisce il confronto, la ricerca di un‘idea, da non
licenziare sotto il coperchio del solito sovraffollamento carcerario, ma anzi sollecitando rinnovate
energie tra pubblico e privato, chiedendo alle
Istituzioni di svolgere la propria parte, accompagnando ciascuno nelle proprie responsabilità, disinnescando la prigione ―patogena‖, illegale, contenitrice
di occupanti abusivi, drogati e extracomunitari, quindi
rafforzando il valore del diritto di cittadinanza persino
dentro una cella.
Ma a questa rete per il reinserimento dei detenuti,
per poter riconoscersi e quindi conoscere dove
stanno le assenze e le mancanze autorizzate a passare
inosservate, manca uno spazio condiviso, dove contribuire collettivamente allo scopo, che fa sicurezza,
nel riconsegnare equilibrio e dignità al carcere e al
detenuto.
Manca una squadra per fare diventare sopportabile
questa fatica disumana, spesso relegata in solitudine,
sovente sminuita del suo valore assoluto e
inalienabile, affinché diventi un preciso interesse
collettivo rendere migliore la società, il carcere, e gli
uomini.
- 15 -
Andropos in the world
OMAGGIO AD UN GRANDE POETA:
GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA
(A cura di Andropos)
Giuseppe Tomasi, 11º principe di
Tomasi di Lampedusa fu spesso ospite presso il cugino
Lampedusa, 12º duca di Palma, baroLucio Piccolo, con il quale si recò nel 1954 a San
ne di Montechiaro, barone della TorPellegrino Terme, per assistere a un convegno letterario
retta e Grande di Spagna di prima
cui il cugino, che era poeta, era stato invitato. Lì conobbe
classe, nacque a Palermo, il 23 dicemEugenio Montale e Maria Bellonci. Si dice che fu al
bre 1896, da Giulio Maria Tomasi e
ritorno da quel viaggio che iniziò a scrivere Il
da Beatrice Mastrogiovanni Tasca di
Gattopardo, che ultimò due anni dopo, nel 1956.
Cutò. Rimasto figlio unico, nel 1897,
All'inizio il romanzo non venne preso in considerazione
dopo la morte della sorella maggiore Stefania, fu molto dalle case editrici a cui venne presentato e i rifiuti
legato alla madre, donna dalla forte personalità, che ebbe riempirono Tomasi di Lampedusa di amarezza.
sempre grande influenza sullo scrittore. Da bambino
Nel 1957, gli venne diagnosticato un tumore ai
studiò nella sua grande casa a Palermo sotto l'insegna- polmoni, e morì il 23 luglio. Il romanzo venne pubblimento d'una maestra, della madre e della nonna, che gli cato postumo nel 1958, quando Elena Croce lo inviò a
leggeva i romanzi del Salgari.
Giorgio Bassani, che lo fece pubblicare presso la casa
A partire dal 1911 Tomasi di Lampedusa frequentò il editrice Feltrinelli, rimediando all'impressionante errore
liceo classico a Roma e in seguito a Palermo. Sempre a di giudizio di Elio Vittorini, che, per conto della casa
Roma nel 1915 s'iscrisse alla facoltà di Giurispru-denza, editrice Einaudi, non s'era a suo tempo accorto di aver
senza terminare gli studi. Nello stesso anno venne letto un assoluto capolavoro della letteratura italiana.
chiamato alle armi, partecipò alla disfatta di Caporetto e
Nel 1959, il romanzo vinse il Premio Strega.
fu fatto prigioniero dagli austriaci, che lo imprigionarono
Curiosamente, anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa
in Ungheria. Riuscito a fuggire, tornò a piedi in Italia. morì lontano da casa come il suo antenato protagonista
Dopo le sue dimissioni dall'esercito con il grado di de Il Gattopardo, il 23 luglio 1957 a Roma, dove era
tenente, ritornò nella sua casa in Sicilia, alternando al andato per sottoporsi a particolari cure mediche che,
riposo qualche viaggio, sempre in compgnia della madre, sfortunatamente, si rivelarono inefficaci. La salma fu
che non lo abbandonava mai, e svolgendo studi sulle inumata il 28 luglio nella tomba di famiglia al cimi-tero
letterature straniere.
dei Cappuccini di Palermo.
Nel 1925, assieme al cugino Lucio Piccolo, fu a
La storia dell'ultimo periodo della sua vita e della
Genova, dove si trattenne circa sei mesi, collaborando alla stesura de Il Gattopardo è raccontata nel film del 2000 di
rivista letteraria "Le opere e i giorni". A Riga, il 24 agosto Roberto Andò, Il manoscritto del Principe. Giuseppe
1932, sposò in una chiesa ortodossa la studiosa di Tomasi di Lampedusa fu uno scrittore dalla complessa
psicanalisi Alexandra Wolff Stomersee, detta Licy, figlia personalità, è stato autore di un unico ma celeberrimo
del barone tedesco Boris Wolff von Stomersee e della romanzo: Il Gattopardo. Personaggio molto taciturno e
musicista Alice Barbi, la quale nel 1920 aveva sposato in solitario, passò gran parte del suo tempo leggendo
seconde nozze il diplomatico Pietro Tomasi Della moltissimo. Ricordando la propria infanzia scrisse: «ero
Torretta, zio di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. un ragazzo cui piaceva la solitudine, cui piaceva di più
Andarono a vivere con la madre di lui a Palermo, ma ben stare con le cose che con le persone».Un'ultima frase,
presto l'incompatibilità di carattere tra le due donne fece riportata nel libro di Enzo Biagi, Dizionario del
tornare Licy in Lettonia.
Novecento, può darci l'idea dell‘eredità lasciataci da
Nel 1934 morì Giulio Tomasi, e così Giuseppe ereditò il questo personaggio straordinario che così bene aveva
titolo. Nel 1940 venne richiamato in guerra, ma, essendo a colto l‘avversione della classe dirigente italica al
capo dell'azienda agricola ereditata, fu presto congedato. cambiamento: «Bisogna sempre lasciare gli altri nei loro
Si rifugiò così con la madre a Capo d'Orlando, dove poi li errori». Una posizione che si sintetizza nelle parole
raggiunse Licy, per sfuggire i pericoli della guerra. Alla di un grande personaggio della cultura continentale,
morte della madre nel 1946, Tomasi di Lampedusa tornò a contemporaneo del Tomasi: «Chi non ritiene che la
vivere con la moglie a Palermo.
conoscenza debba convertirsi in obbligo morale,
Nel 1953, iniziò a frequentare un gruppo di giovani
diviene preda del principio di potenza, e ciò
intellettuali, dei quali facevano parte Francesco Orlando e
Gioacchino Lanza Tomasi. Con quest'ultimo instaurò un produce effetti dannosi, rovinosi non solo per gli
buon rapporto affettivo, tanto da adottarlo qualche anno altri, ma anche per lui stesso» (Carl Gustav Jung).
dopo.
- 16 -
Andropos in the world
VIOLENZA AVVERSA AL FEMMINILE
DALL‘ANGOLO DOVE C‘E‘ DIMENTICANZA DEL LORO VALORE
Una ragazzina, poco più che bambina, buttata come
la carta di una caramella.
Una donna, afferrata con le parole, legata con i
sussurri, strattonata dall‟indifferenza.
Donne di ogni età, comprate e vendute, prese a
botte, con i pugni e con i gomiti, come si fa con un
sacco appeso al soffitto.
Mamme, figlie, sorelle, amate, desiderate, esiliate
nell‟angolo più buio dove la luce muore, insieme alla
pietà, alla compassione crocifissa, alla giustizia tradita,
umiliata, dove non esiste amore.Tanti nomi, occhi,
corpi, in tante storie sconosciute, vissuti appena iniziati
e giù terminati, amori che non posseggono più sorriso
che fa del mondo uno spazio infinito dove ritrovarci,
stare insieme, credere e avere fiducia nell‟altro, anche
in colui che offende e uccide i nostri sogni.
Donne vittime e sacrificate, donne alla ricerca di un
una salvezza, di un ruolo e di un riconoscimento, donne
in fuga dal tallone caricato sulla testa, dall‟angolo
dove c‟è dimenticanza del loro valore. Bambini
strappati agli affetti, alla vita tutta ancora da
interpretare, vittime di questo paese disarcionato,
intontito dalla paura di perdere il domani, mentre è di
oggi l‟ennesimo omicidio di una bambina, di una
donna, è violenza avversa al femminile, che s‟allarga,
non risparmia fragilità né innocenza, è violenza che si
mostra travestita di scuse, giustificazioni sociali, è
violenza che si fa vedere, guardare, che non concede
centimetri, importanti per conoscere e indagare a
fondo. Quando lo sguardo si posa sulle tante
adolescenti scomparse e ritrovate senza vita, gettate
qua e là, senza possibilità di una carezza, di un
conforto, di un bene che rimane sordo e muto, il rischio
sta nell‟irraccontabilità di questa sofferenza, che
obbliga alla cecità del dolore, per cui diviene difficile
arrivare a delle risposte condivise, il pericolo è di
imbattersi nelle corruzioni dialettiche, nelle parole
contaminate che vorrebbero dire tutto e il contrario di
tutto, e questa ulteriore alterazione del male, ci raggira
al punto da non esser più capaci di riaffermare il
valore della vita, per cui togliamo diritti conclamati
universali all‟umanità intera.
Qualche tempo fa è stata la festa della donna, c‟è da
chiedersi se è stata festa di compleanno dedicata a tutte
le principesse, oppure si è trattato di una ricorrenzacelebrazione, a ricordo di chi non c‟è più, maltrattato
in qualche anfratto, in una buca dove gli occhi
rimangono aperti a guardare il male dentro di noi.
Figli a perdere, destinati a lasciare il tempo,
bambini additati a nostro futuro, come se questo
presente non fosse così importante, come se queste
assenze devastanti fossero parte di un presente di cui
non c‟è nulla da preoccuparsi, tanto meno
preoccuparci dei più indifesi, vissuti come giocattoli,
traditi come esseri umani.
Le televisioni fanno scorrere immagini viste troppe
volte, i giornali ripetono righe sempre uguali, mentre
donne e bambine sono costrette a rimanere al palo, il
consorzio sociale non se ne avvede, sbilanciato a
correre in avanti restando anch‟esso indietro, una
società contorsionista che livella e abbatte ogni
vergogna per un gesto infame che sarà per sempre,
piuttosto che prendersi cura di chi non ha difese da
opporre, ma unicamente occhi spalancati di innocente.
Vincenzo Andraus
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- 17 -
Andropos in the world
UNA DONNA NELLA LETTERATURA
SALOME‟
Aggressiva, intrusiva, la donna è determinante
delle scelte e delle azioni del proprio compagno
che subisce il suo influsso ed è ammaliato,
soggiogato fino alla perdizione. Non a caso una
delle figure più rappresentate è Salomé, da quella
più nota di Oscar Wilde a quella del poema
incompiuto di Mallarmé, col nome di Hérodiade,
fino ai disegni stilizzati di Aubrey Beardsley e i
colori ocra, bordeaux e oro dei quadri di Gustave
Moreau: Salomé, la fanciulla che seducendo con la
danza Erode, riesce a ottenere la morte di un uomo
e la sua testa porta su un vassoio d‘argento.
Ella è, ovviamente, bella, bella come una statua
o un dipinto, la perfezione dei suoi tratti è ineguagliabile, ma non si tratta della bellezza pura ed
angelica di una Beatrice o di quelle fanciulle
trecentesche e rinascimentali descritte nell‘intento
di rispecchiare le loro qualità morali positive, la
bellezza della femme fatale è dolorosa, portatrice
di male, anzi, del Male. In tutte le rappresentazioni
che ne sono state fatte, nei vari paesi, ella riunisce
tutte le seduzioni, i vizi e tutte le voluttà.
In particolare, nell‘opera di Swinburne le sue
peculiarità vengono fissate e codificate fin nel
comportamento che essa provoca nell‘uomo, che
ne diviene <<the powerless victim of the furious
rage of a beautiful woman>>. E la donna ha
sempre lo stesso genere di bellezza licenziosa,
imperiosa e crudele, anche se in questo autore essa
ha piuttosto la forma di un εϊδωλον più che di una
creatura reale, idolo che reclama prostrazione ed
obbedienza.
Storicamente, Salomè fu una principessa
giudaica, figlia di Erodiade e di Erode Filippo,
protagonista di un episodio narrato nel Vangelo di
Marco 6,17-28 e nel Vangelo di Matteo 14,3-11.
Erodiade abbandonò il marito e andò a convivere
con il cognato Erode Antipa.
Il predicatore Giovanni Battista racconta che
Erode ha un amore incestuoso e adultero con
Erodiade. Sia l'incesto che l'adulterio erano contrari alla legge di Mosè e Giovanni Battista, in
veste di moralizzatore e profeta, li additava alla
vergogna del popolo.
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Erode allora lo fa imprigionare per mettere
a tacere queste insinuazioni ( che erano
fondate).Erodiade, invece, vuole chiudere
la bocca per sempre al
predicatore, condanndolo a morte.
Erode, temendo la reazione del popolo che venera
il Battista, continua a rimandare la decisione di
farlo morire. La malvagia Erodiade decide allora
di sfruttare la lussuria del compagno Erode, che
sbavava per Salomè, figlia adolescente della
donna, tramando alle sue spalle. Durante una festa
per il compleanno di Erode, Salomè si esibisce in
una danza, la famosa danza dei sette veli, che
piace così tanto al festeggiato, da fargli promettere
alla ragazza che avrebbe esaudito qualsiasi suo
desiderio. Erodiade prende la palla al balzo e
convince Salomè di chiedere a Erode, come suo
desiderio, di avere la testa di Giovanni Battista in
un bacile. La condanna è eseguita e Salomè
consegna alla madre la testa del Battista.
La figura di Salomè emerge anche nel monologo
"Erodiade" scritto nel 1968 da Giovanni Testori (1ª
ediz. Milano, Feltrinelli, 1969). Più recentemente,
si consideri la pièce di Teatro Sonoro "Esse di
Salomé" sviluppata nel 2009 dall'attrice e musicista
Sonia Bergamasco ispirandosi al testo "Hérodiade"
di Stéphane Mallarmé nella nuova traduzione
italiana di Cosimo Ortesta.
________________
Salomè: La danza dei sette veli
http://www.youtube.com/watch?v=Q0ZEgK3qPSI
PIU FORTE DELLA MORTE
È tale il titolo della nuova pubblicazione del drammaturgo salernitano Franco
Pastore.
Trattasi di un dramma storico in due
tempi, sul martirio di S. Felice e Santa
Costanza, avvenuto al tempo di Nerone,
nel Locus Puritatis del territorio di Nuceria Costantia
(Dalla Redazione di Pagani)
Andropos in the world
L‟EROS NEI SECOLI
Viaggio nell‟estetica della Cina tantrista
(a cura di Andropos)
L'India è la terra del distacco dal mondo e della rinuncia
o quella invece della sensualità e dell'eros traboccante,
come nelle coppie divine dei monu-menti buddhisti e dei
grandi templi hindu? Una ricerca sulle "passioni" nella
cultura indiana e in alcune manifestazioni direttamente
collegate, come il buddhismo del Tibet o gli attuali
metodi di meditazione, appare necessaria e nasce
all'inse-gna di una dialettica profonda interna ai diversi
aspetti della civiltà indiana. Dalle "Upanishad" al
tantrismo, dal "Kamasutra" agli inni in onore della
Grande Dea, le passioni – e l'eros - sono state oggetto
di contrastati dibattiti sia sul piano generale, sia
nell'ambito di prospettive più definite come la religione,
l'etica, la teoria della conoscen-za o l'estetica. Tutte le
posizioni possibili sono state rappresentate, sullo sfondo
di tutte si profila il grande quesito della via che porta
alla realizzazione spirituale dell'essere umano.
Chi s’interessa di letteratura e di arte indiana, o di
tantrismo, può essere tentato di attribuire alla cultura
indiana nella sua interezza una convinzione analoga. Ciò
non porta errore, in quanto il piacere occupa una
posizione centrale e di fatto insostituibile proprio rispetto
al fine più alto che l’essere umano può proprorsi: la
riunificazione con l’Assoluto, con Dio... Eppure non
mancano, in India, concezioni e prassi diverse ben più
radicali: si allude all’immensa e in parte enigmatica
nebulosa definita «tantrismo», alla quale accenniamo
solo superficialmente, lasciandone le conclusioni ad un
esame approfondito, esame che certo varrà a sottrarla
alle volgarizzazioni generiche, spesso euforiche e vacue
che talora la circondano, e a illuminarla in tutto il suo
straordinario e stratificato spessore.
Una posizione del tutto particolare, ma di rilievo
assoluto oltre a quelle messe in luce fin qui, occupano il
desiderio, l’amore e gli altri sentimenti principali quali
sono esperimentati non nella vita di ogni giorno, e
perciò sul piano empirico e psicologico irriflesso, ma sul
piano estetico, che ha tuttavia quello psicologico a
fondamento. A questi aspetti l’India ha dedicato – come
si sa – grande attenzione e riflessione durante almeno
un millennio di ricerca originale. I sentimenti estetici, se
così si possono chiamare per distinguerli dalle emozioni
attuali e per rendere in prima approssimazione il
termine sanscrito rasa che li designa, sono per molti
pensatori forieri di conoscenza e tramiti di una condizione del tutto diversa da quella corrente, chiamata
sempre rasa, «esperienza estetica» (Raniero Gnoli),
nella sua sostanziale unicità.
Queste conclusioni ricordano nella sostanza, in maniera notevole e con almeno sei secoli di anticipo, quelle
raggiute in Europa da Emanuele Kant. Uno dei pochi
testi indiani di estetica, il Bharatiyanatyasastra, datato
al V° secolo D.C., definisce l’elemento essenziale del
dramma e della danza, il rasa.
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News
diTildeMaisto
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ASSOCIAZIONE
CULTURALE
GUIZART
http://www.guizart.com
Questa parola, pressochè intraducibile per la molteplicità dei sensi, corrisponde grossomodo al sentimento
che esprime, pervade ed anima l’opera drammatica e
rappresenta l’oggetto della valutazione estetica. Corrisponde anche alla situazione psicologica immaginata
dall’artista e costitusce il tono dell’opera d’arte,
“colorando” lo svolgersi dell’azione artistica (la danza,
il verso).
Questo concetto fu, fra il VII e IX secolo D.C.
sviluppato a concepire il rasa come una semplice
“intensificazione” di un “movimento mentale” (ira,
amore etc). In questi termini il rasa risiede nel
personaggio che viene rappresentato e, per estensione,
nell’artista che lo imita.
Un filosofo successivo, Sankuka, introdusse il
concetto che tale stato d’animo non sia intensificato
dall’artista, ma solo imitato. Il rasa esiste solo come
percezione da parte di chi fruisce dell’opera d’arte, a
prescindere da preconcetti di realtà o irrealtà ovvero
indipendentemente dalla rappresenta-zione. Secondo
tale pensiero, ad esempio, una raffigu-razione pittorica
non appare allo spettatore nè reale nè falsa, ma solo
un’immagine che precede ogni giudizio di realtà o di
irrealtà. Questo concetto già separa l’estetica indiana
da ogni legame con la natura e con iI concetto di arte
come mimesi della realtà che informa tutta l’estetica
occidentale. Nel X secolo D.C. il più importante filosofo
estetico indiano, Bhatta Nayaka, criticò entrambe
queste impostazioni (intensificazione, imitazione).
Il rasa, secondo questo Autore è un piacere che non
è in relazione con alcun ego partico-lare. Lo stato di
coscienza estetico – indipendente-mente dai contenuti
– è visto e vissuto in totale indipendenza da ogni io
particolare, dalla vita pratica quotidiana del personaggio, artista o dello spettatore che sia. Questo concetto
di “universalità” dell’esperienza estetica la eleva al di là
dello spazio e del tempo, della causalità e dalla vita
quotidiana (samsara). L’esperienza estetica quasi
interrompe il samsara, che è il mondo, condizionato
dalla legge di causa ed effetto.
PARTECIPIAMO.IT
portale d’arte e letteratura
www.partecipiamo.it
http://www.dentroroma.it/
[email protected]
ATENEUM
UN OSSERVATORIO SUL
MONDO DELL‟UNIVERSITA‟
---------
http://www.andropos.eu/PAGIN
AUNISA.html
- 19 -
Andropos in the world
L‟OSPITE DEL MESE
LA TRASGRESSIONE CHE DIVIENE DEVIANZA
In un oratorio di paese per confrontarci sui falsi miti,
sulla trasgressione che spesso diventa devianza, un padre
ripete con un filo di voce che ―non è sufficiente un intero
paese per educare un figlio‖, una madre con gli occhi
incavati, doman-da ossessivamente ―perché mio figlio, la
droga, questa soffe-renza indicibile, a volte irraccontabile,
perché mio figlio dentro una cella, in un carcere, senza
essere ancora un delinquente‖.
Le droghe hanno sempre avuto facile accesso, ricordo
bene ai miei tempi, la droga protestataria, contestataria, la
droga nelle vene difficili da trovare, le mani sporche, le
ginocchia piegate, nei vicoli, nei sottopassi, nelle strade,
un movimento claudicante, palese caducità della carne e
della mente in disfacimento.
Droga di oggi, dell‘adrenalina, della botta sparata a
bruciapelo, dai vestiti puliti, dai sogni concentrati e compressi nel fine settimana, anche questa è droga mai
normale, non è usata per dire basta a un cliché, a un
sistema violento, è droga che manipolando diverte, cambia
colore, fa diventare grandi i nani dalla testa avvolta nella
bambagia.
Nella vita di un ragazzo il gruppo ha una grande
importanza, è dalla sua struttura, dalle sue regole, nelle
sue dinamiche, dagli strumenti usati, che possono e
debbono fuoriuscire personalità formate, mature,
rispettose di se stessi e degli altri. Ma qualcosa
interferisce, fa resistenza, una legge non scritta, un codice
morale contrapposto e antitetico alla realtà sociale, fa sì
che il plotone spinga e obblighi a conformarsi, a
testuggine, dentro un quadrato poco propenso alla
mediazione. Cè il rischio che i più giovani si sentano
prede facili di contumelie ben confezionate, basterebbe
gettare lo sguardo e un po‘ d‘orecchio ai messaggi pubblicitari che inondano le nostre case, le messaggerie
istantanee, nella rete-mondo-universo infinito dove tutto
può esser condiviso, tutto, come si ostina a ripetere
qualcuno, senza percepire il pericolo insito in una
affermazione del genere.
Per vincere la paura che deriva dalle nostre inadeguatezze, si ricorre al tubo di birra, alla canna, alla pasticca,
alla polvere, è droga che non regala emozione, né un
sentimento, offende la dignità con immagini della realtà
costantemente riflesse, mai vissute per intero.
La fascinazione del proibito, la roba e la violenza,
mischia-no le carte disposte sul tavolo, l‘identità declinata
sui docu-menti cambia forma, cresce la metamorfosi
sociologica, l‘uso che si fa della droga, compatibilmente
con la necessità di non
- 20 -
risultare precario anche sul banco di scuola, sul posto di
lavoro, in famiglia, all‘oratorio, quando non si regge il
rim-provero né la punizione, ma si vuole esser ascoltati
da qualcuno che non fa il maestro e si prende cura delle
ferite ancora aperte.
Forse occorre uno sforzo serio di riflessione per
indagare il bisogno di un ragazzo di fare il pieno di
droga, a partire dal fatto che l‘uso e abuso è
incredibilmente vasto, non lo si mette più in pratica nei
vicoli bui, ma sdraiati sui muretti, nei loft, nei servizi
dei luoghi di lavoro e delle discoteche.
Perché mio figlio si droga? Forse perché non
sappiamo fare tesoro del suo frastuono, non riusciamo a
dare coraggio al bene che diciamo di volergli, allora
occorre rispettare di più e meglio questo amore, anche
quando nostro figlio non arretra, non avanza, non parla,
non chiede aiuto, ma proprio dove non sono presenti i
genitori, gli adulti, gli educatori, aumenta la loro
vulnerabilità e fragilità.
Vincenzo Andraus
Una prestigiosa ricerca sul letterato,
poeta e drammaturgo Luigi de Lise,
un autore che occupa un posto importante nella storia del
teatro italiano dell‘800.
Egli rappresentò le
ansie e la voglia di
riscatto delle classi
più bisognose, che
lottavano per sopravvivere e resistere alla violenza e
alla sopraffazione.
Nunzia Cerbone, Felice Marciano, Emilio Prisco, LUIGI DE
LISE – Edizioni dell‟Ippogrifo, pag. 175, prezzo € 10,00 –
Sarno, 2011.
Andropos in the world
UNO SGUARDO DENTRO LA CITTA‟ DI SALERNO
IL PARCHEGGIO DELLA VERGOGNA
di Sofia Gargano
Circa un anno fa è stato abbattuto un vecchio
giardino di agrumi, abbandonato dai proprietari e
ricettacolo di topi e zanzare.
Al suo posto, con soddisfazione degli abi-tanti di
Torrione è stato costruito un grande e spazioso
parcheggio gratuito.
L‘idea è stata applaudita e osannata da parte di
tutti, me compresa.
Finalmente tutto in uno: posto auto, niente topi e
anche un piccolo parco giochi per i più piccoli!
Ma, a distanza di tempo, troppo poco a dire il
vero, il parcheggio è diventato un nuovo tipo di
ricettacolo questa volta di auto in disuso,
spazzatura non raccolta (vedi differenziata),
colombi morti e decine di camion dei mercati e
camper che vi stazionano ormai da mesi... ed
i posti auto sono sempre meno…
Ovviamente, non finisce qui! Accanto a
tutto ciò, che è già gravissimo per una nuova
struttura, si vanno ad aggiungere altri proble-mi,
causati dai soliti incivili del luogo:
- I parcheggi per i diversamente abili sono sta-ti
occupati da persone perfettamente sane;
- auto che entrano da dove normalmente si esce e
viceversa;
- infine, pur trovando posto all‘interno del
parcheggio, puntualmente parcheggiano in strada,
in doppia fila.
Concludo, augurandomi che qualcuno faccia
qualcosa, perché anche se la colpa è di citta-dini
insensibili, chi è preposto per istituzione alla guida
della città, e le istituzioni in essa presenti, hanno
l‘obbligo a far rispettare la legge ed ad adoperarsi
alla buona conser-vazione ad al buon uso delle
strutture, create, tra l‘altro, con i soldi dei
contribuenti.
Sofia Gargano
PROGRAMMA DEL CENTRO CULTURALE “LA SCALETTA”
(Presso FENALC: Corso Vitt. Emanuele,74 – 2° piano. Tel. 089.237815)
SETTEMBRE 2011
Giovedì 08 = Il professor Franco Pastore, noto scrittore e drammaturgo, presenta i suoi
nuovi libri:
“PHAEDRUS - LE FAVOLE LATINE IN DIALETTO NAPOLETANO”
“AISOPOS - LE FAVOLE GRECHE IN NAPOLETANO”.
Presente il prefatore: professor Alberto Mirabella. Alcune poesie saranno
dette dalla melodiosa e gratificante voce della nostra Elena Mancusi Anziano.
Festeggeremo tutti l‘Autore con dolcetti e brindisi. Sarà presentata ai Soci la
nuova Socia: poetessa Gabriella Rienzi Talento.
Giovedì 15 = La Poetessa Angela Furcas Cossa intratterrà i Soci sulla poetessa
persiana Forugh Farrokhzad.
Giovedì 22 = La Poetessa Maria D‘Alma Talento ritorna alla ― Scaletta ‖ dopo un lungo
periodo di assenza, accompagnata dal Chitarrista Cantante Marino Cogliani.
Giovedì 29 = Il Professor Francesco D‘ Episcopo presenta la Nuova Antologia dei Poeti
della ―Scaletta‖, in un luogo da stabilire.
- 21 -
Andropos in the world
CRITICA ARTISTICO-LETTERARIA
“AISOPOS” DI FRANCO PASTORE
(A.I.T.W. Edizioni, Salerno 2011)
La favola esopica è un’espressione di poesia popolare che assurge poi
a dignità letteraria e diventa ancora
più fruibile se trasferita nel vernacolo
napoletano, come ben sa fare Franco
Pastore il poliedrico e appassionato
cultore di classici greco-latini .
La condizione di schiavo, quale fu quella di Esopo,
propone una lettura delle sue favole come letteratura
povera, sconfitta, documento di una clandestina
opposizione al mondo degli eroi. Se Omero è il poeta
degli eroi, dei nomi propri, che non mancano né ai
codardi né ai pitocchi, in Esopo solo gli dèi hanno un
nome: anonimi gli uomini; per il resto, di volta in volta,
si adopera la volpe, il lupo, il leone, la gallina, la lepre,
la rana, il bue, la pecora, la mosca, il gallo, come se
fossero personaggi singolari: in realtà non ci sono
personaggi, ma unicamente ruoli. I ruoli sono fissi,
rigidi, impersonali e pertanto questo tipo di favola in
Esopo è una fulminea epifania, un’apparizione
(Manganelli) .
La favola esopica, come magistralmente ci
appare, attraverso questa nuova traduzione in
napoletano di Franco Pastore, si riduce ad una comicità
povera, a qualcosa di rapido ed effimero, ma quando
poi si arriva al “ύfabula docet” ci
Franco Pastore
ἴυὸ
arriva una forte stoccata, che c’induce alla dovuta
riflessione sul misero modus agendi di noi mortali. La
saggezza laconica di Esopo il Pastore la rafforza al
punto tale che come nella gallina dalle uova d’oro
traspare la grande potenza del dialetto con queste
parole: ‘nu contadino ingordo, / volètte arrragiuna’ a
peso lordo: / e invece d’aspetta’, ogni matìna, /
chill’uòvo che faceva la gallina, / pigliàje ‘o coltello e
come un pazzo, / tagliàje a panza ci trovò sto’ cazzo.
La trasposizione dialettale ci consente di apprezzare
profondamente l’insieme delle virtù, quali la fedeltà
dell’amicizia, la riconoscenza per i benefici, l’amore
per il lavoro, l’accettazione del destino, la moderazione, insomma quel complesso di norme utili al
vivere comune.
Infine se la favola delle bestie contiene la storia
degli uomini, ciò non avviene per la malignità
dell’Autore, ma per la natura stessa di quel genere
letterario, che scattato fuori dall’anima di uomini
asserviti e costretti al silenzio o alla finzione (fictio),
porta con sé l’indole amara della sua origine,
amarezza che il vernacolo di Pastore attutisce e ne
rende più gradevole la sua fruzione. (Marchesi).
Alberto Mirabella
Saggista e critico
STRANEZZE E PINZILLACCHERE
Quaglietta (AV) – Sono trascorsi cinque mesi da quando il nostro Editore ha fatto richiesta di ripristinare un lampione,
sfornito di lampada., che dovrebbe illuminare una zona oscura della larga piazza di via Sinerchie. Pare che manchino
i fondi, ergo occorrerà fare una colletta per l’acquisto di una lampadina.
E’ come prendere un caffè - Meno di tre minuti ed e' tutto finito: il tempo necessario per bersi una tazza di caffè.
Questo è la durata dell'amplesso per 4 milioni e mezzo di maschi italiani. A rivelarlo è uno studio della Società italiana
di andrologia, realizzato intervistando pazienti e medici generalisti. L'inchiesta non rivela se questa parte rilevante di
italiani sono sbrigativi a causa del coito veloce o dai tempi di vita veloci.
Portland square – A Portland esiste una panchina pubblica che serve da domicilio a sei barboni per la loro
assistenza sanitaria. Questi poveri disgraziati non avendo una casa ha costretto un medico londinese a registrare nei
suoi archivi computerizzati indirizzo e codice postale (quest'ultimo necessario per l'assistenza in Inghilterra) di quella
panchina situata al centro della piazza.
Neuquen – A Neuquen, nella Patagonia argentina, esiste il più grande cimitero del mondo con i suoi 20 chilometri
di diametro. Ospiti i più grossi abitanti mai esistiti nel nostro pianeta. Stiamo parlando dei dinosauri. La scoperta è
stata fatta da alcuni paleontologici sudamericani quando, ai piedi di un vulcano, si sono visti spuntare una gamba,
ossa di vario tipo, denti e addirittura uova. Grazie al ritrovamento di queste ultime è possibile, dicono gli scienziati,
identificare il profilo dell'embrione. Chissà se qualcuno sta già pensando di clonarli.
Allise (LE) - Si è fatto chiamare dai suoi parrocchiani Padre Roberto e per 17 anni ha celebrato matrimoni, funerali,
messe e confessato fedeli. In realtà Roberto Coppola di 43 anni non aveva mai preso i voti. Il prete fasullo è stato
smascherato dalla curia vescovile di Nardò, insospettita dai suoi comportamenti non prorio da prelato. Adesso nel
piccolo centro del leccese sono illegittime tutte le funzioni da lui consacrate, compreso i matrimoni.
- 22 -
Andropos in the world
PIATTI TIPICI NELLA TERRA DEGLI AUSONI
a cura di Rosa Maria Pastore
La Campania - Terra degli Ausoni e degli Opici, verso l' VIII sec. a.C., fu invasa, sulle coste, dai Greci,
i fondatori di Cuma e di Partenope, rifondata poi come Neapolis, tra la fine del VI e l' inizio del V secolo a.C. Ma nel VI sec., le zone interne della regione furono occupate dagli Etruschi, che diedero vita ad
ad una lega di dodici città con a capo Capua. Nella seconda metà del V sec. a.C., iniziò l'invasione dei
Sanniti, che conquistarono Capua ( nel 440 circa ) e Cuma ( 425 circa). Gli invasori imposero il loro dominio e la loro lingua, diventando così un solo popolo: gli Osci.Con la discesa di Annibale, a nulla valse
organizzarsi contro Roma, durante la seconda guerra punica, la regione subì un profondo processo di
di romanizzazione, e solo Napoli e Pompei conservarono le loro radici elleniche. La Campania divenne
ne sotto Diocleziano una provincia a sé, mantenendo la sua unità anche sotto gli Ostrogoti e i Bizantini. Con l'occupazione
longobarda di Benevento (570 circa), la regione fu divisa tra il ducato di Benevento, comprendente Capua, Salerno e Napoli
e la regione costiera centrale. Amalfi, invece, arricchitasi coi traffici marittimi, riuscì nei sec. IX-XI a divenire un fiorente
ducato indipendente. Dopo la definitiva conquista di Napoli, da parte dei Normanni, nel 1139, la Campania, nei sec. XII e
XIII, fu compresa nel regno di Sicilia, divenendo prima un possedimento degli Angioini e poi degli Aragonesi. Dal 1503 al
1707, fu dominio della Spagna e, subito dopo, degli Austriaci (dal 1707 al 1734). Questa fusione di radici culturali, di usi e
costumi di popoli diversi, ha avuto una influenza benefica sulla bellezza delle donne campane e sull’arte culinaria .
UN PRANZO AFRODISIACO A SAN MARZANO
San Marzano sul Sarno è un comune italiano di 10.126 abitanti, della provincia di Salerno, in Campania. Appartiene
geograficamente all'Agro Nocerino Sarnese, nel settore limitrofo all'area vesuviana. Il Santo Patrono è San Biagio. È un
paese agricolo, dove si coltiva il celebre pomodoro S.Marzano.
ANTIPASTO
CROCCHE‟ DI PATATE SU LETTO DI LATTUGA
Ingredienti e preparazione (per 4 persone ): Lessare 750 gr di patate lavate e, ancora bollenti, passarle al
passaverdure raccogliendo la polpa in una ciotola. Unire 50 gr di burro, 50 gr di parmigiano grattugiato, 2 tuorli,
sale e pepe, impastare per qualche minuto amalgamando bene gli ingredienti. Aspettare che l‟impasto si raffreddi
per formare delle crocchette lunghe 6-7 cm che dovranno essere passate prima negli albumi delle due uova
sbattuti con un po‟ di sale e poi nel pangrattato. Friggere poche per volta in abbondante olio ben caldo passarle su
carta assorbente e servirle calde adagiate su foglie di lattuga.I
PRIMO PIATTO
TAGLIATELLE FRESCHE AL SUGO DI FUNGHI
Ingredienti e preparazione (per 4 persone): Pulire, lavare e tritare 500 gr di funghi porcini o altri ( io mi
trovo bene anche con quelli in barattolo conservati al naturale). In 100 gr di olio soffriggere un trito fatto con
aglio, prezzemolo, carota, cipolla e sedano, aggiungere i funghi e insaporirli nel soffritto. Unire 300 gr di
pomodori pelati e spezzettati e lasciar cuocere per circa 20 minuti . Aggiungere 100 gr di burro ben infarinato,
salare, pepare e far cuocere altri 10 minuti. Cuocere intanto 500 gr di tagliatelle fresche in abbondante acqua
salata in ebollizione, scolarle e condirle con il sugo preparato.
SECONDO PIATTO
FILETTO DI MAIALE AL FORNO
Ingredienti e preparazione (per 4 persone ): Salare e pepare un pezzo di filetto o prosciutto di maiale di
circa 1,200 kg; steccarlo con salvia e rosmarino, legarlo e metterlo in una teglia a bordo alto con 2 0 3 cucchiai di
olio ed infor narlo a 250° per i primi 20 minuti, poi diminuire il calore a 180°-200°. Bagnare ogni tanto con 100 gr
di vino bianco e, se occorre, con un po‟ d‟acqua, Girare la carne finché non sarà cotta e colorita all‟esterno, il
che avverrà in poco più di un‟. ora e mezzo Attendere qualche minuto prima di affettare la carne e servirla ben
calda ricoperta dal sugo di cottura.
CONTORNO
PATATE AL FORNO
Ingredienti e preparazione (per 4 persone): Lavare e pelare 1 kg di patate, tagliarle a pezzi non molto
grandi. Metterle sul fuoco in una teglia ricoperte dall‟acqua e scolarle appena l‟acqua bolle. Sistemarle in una
tortiera o nella placca del forno, condirle con sale, pepe, spezie aromatiche per patate al forno e olio. Infornare a
180-200° e ritirarle dorate e croccanti.
- 23 -
Andropos in the world
DOLCE
TORTA FARCITA
Ingredienti e preparazione (per 6 persone): Fare un pan di Spagna con 200 gr di zucchero, 200 gr di
farina, 5 uova e una bustina di lievito istantaneo (o comprarlo già pronto). Per la crema pasticciera sbattere 3
tuorli con 3 cucchiai di farina e 3 di zucchero, aggiungere ½ litro di latte caldo, la buccia di mezzo limone e far
addensare a bagnomaria . Tagliare a metà il pan di Spagna, spruzzarlo con uno sciroppo di acqua, zucchero e
limoncello, ricomporlo e coprirlo con panna. Tenere la torta in frigo per almeno tre ore prima di servirla.
VINO
COSTA D‟AMALFI
Area di produzione: provincia di Salerno nei comuni: Vietri sul Mare, Cetara, Maiori, Minori, Ravello, Scala, Atrani,
Tramonti, Furore, Praiano, Positano, Amalfi, Conca dei Marini.
Colore giallo paglierino più o meno intenso; odore delicato e gradevole; sapore asciutto, di giusto corpo e armonico.
_________________
La cucina della Campania “I nostri chef”, Il Mattino - Gastronomia salernitana di A. Talarco, ed. Salernu - Cucina dalla A alla Z di L.
Carnacina, Fabbri Editori - Le mille e una… ricetta, S. Fraia Editore - Mille ricette, Garzanti - L‟antica cucina della Campania , Il Mattino Giorni ricchi .
PASSEGGIANDO PER SALERNO
MONASTERO S. MARIA DI MONTEVERGINE
Situata in via Duomo, a poche centinaia di metri dalla Cattedrale, San Giorgio è considerata la più
bella chiesa barocca di Salerno, per il suo stile, per la ricchezza degli arredi, per la preziosità dell‘interno
ricoperto di dipinti murali e su tela, ricca di affreschi di altissima qualità. Essa faceva parte dell‘omonimo
convento di suore benedettine, la cui fondazione risale agli inizi del IX secolo. A questo periodo, infatti,
appartengono i resti di un‘abside affrescata, recentemente rinvenuti all‘interno della chiesa. L‘edificio fu
utilizzato dalle monache fino al
1866, quindi fu ceduto, salvo la Chiesa, per usi militari,. Oggi, infatti, è stato trasformato in caserme della
Guardia di Finanza e dell‘Arma dei Carabinieri.
La chiesa di San Giorgio che noi oggi ammiriamo, non corrisponde a quell‘antica, annessa al
Convento; quella attuale fu eretta nel 1674 perché l‘altra si presentava insufficiente ed era molto rovinata.
Tra i molti e pregevoli affreschi che decorano il tempio, i più importanti sono quelli di Angelo e
Francesco Solimena.
Nella cappella dedicata alle sante Tecla, Archelaide e Susanna,che subirono il martirio sotto
Diocleziano, nel 1680 Francesco Solimena dipinge 3 pannelli murali raffiguranti le Sante condotte al martirio,
la Visione di suor Agnata, le Sante in meditazione, che costituiscono le prime grandi opere del pittore.
Fra gli altri dipinti della Chiesa sono importanti: La Vergine con il Bambino e santi e una suora
orante di Andrea Sabatini, datata 1523, Il martirio di San Giorgio a capo-altare databile ai primi decenni del
XVII secolo, tre tele raffiguranti San Gregorio Magno, La Sacra Famiglia con San Giovannino, La visione di
San Nicola di Bari, datate 1669, opere di Giacinto De Populi, il San Michele Arcangelo, databile al 1690, di
Francesco Solimena, alcune tele verticali raffiguranti le Virtù, di Paolo De Matteis, databili agli inizi del
XVIII secolo.
Di notevole rilievo è l‘altare maggiore in commesso marmoreo, decorato con angeli e bassorilievi di
pregevole fattura, dove risaltano gli inserti in madreperla. Fra i ricchi cimeli va ricordato il suggestivo
―Comunichino‖: una porticina di marmo, artisticamente lavorata, che si trova sulla parete sinistra dell‘Altare
Maggiore e che serviva per somministrare la Comunione alle monache di clausura, senza che queste
apparissero agli occhi del mondo. La pavimentazione della chiesa è in Maiolicat o
A cura di Rosa Maria Pastore
_______________
NOTA BIBLIOGRAFICA
L. CARELLA, Salerno, ed. R. Reggiani Salerno
PAVONE M. A.. Correnti pittoriche dal Cinque al Settecento
CRISCI G., - CAMPAGNA A., Salerno Sacra
- 24 -
R.M.Pastore
Andropos in the world
“ Cu nesci rinesci “ (*)
Il ritorno dell'emigrantenei luoghi dell'infanzia
È l‘opera prima di Beatrice Vacirca Arena, siciliana
doc trapiantata al Nord e per questo conoscitrice
privilegiata dell‘essere emigrante, colui che lascia la sua
terra per ―riuscire‖, in cerca di qualcosa di meglio.
Ma è sempre così? È più fortunato chi va o chi resta?
La risposta può cambiare in base ai diversi punti di vista,
analizzati entrambi dall‘autrice di questo piacevole
romanzo che narra, mediante le storie dei tanti migranti,
l‘evoluzione di un piccolo paesino dell‘entroterra
siciliano. Gli usi e i costumi dei ―valguarnesi‖ vengono
raccontati attraverso le vicissitudini di famiglie che, con
nostalgia ma anche con orgoglio, vedono partire i propri
figli verso il Nord (che sia Italia o Estero poco importa)
ed accoglierli con grande entusiasmo al loro ritorno.
Siamo nella seconda metà del Novecento, a Valguarnera
ancora tante sono le cose che non si conoscono, la
modernità che sta conquistando a poco a poco
l‘Occidente con difficoltà riesce a scardinare gli antichi
equilibri delle zone più remote.
Chi parte viene visto da chi resta come un‘entità
nuova e misteriosa, e la famiglia stessa acquisisce una
luce diversa agli occhi degli altri, viene considerata
privilegiata in quanto l‘emigrante investe poi i soldi
guadagnati nel paese natìo: «bastava che la madre si
comprasse un paio di scarpe, le pentole per la casa o il
lenzuolo per il corredo della figlia, per darne tutto il
merito al figlio emigrato. Se poi si dava mano ai muratori
per ntuncàr a càmara il sospetto veniva confermato
all‘unanimità: ―Chiss, tutt i sord da Francia sun!‖».
Dopotutto il luogo d‘origine è il primo pensiero
dell‘emigrante: manda lì i suoi guadagni, creando
sviluppo ed occupazione e quindi incidendo notevolmente sulla sua trasformazione.
L‘emigrato in vacanza nel paese natìo veniva visto
come una star, ogni sua uscita pubblica era un susseguirsi
di incontri con i concittadini curiosi di conoscere come
fosse la vita al di fuori del proprio piccolo centro. Le
donne poi dovevano ritenersi più che fortunate se si
fidanzavano, anzi se le famiglie riuscivano a combinare
un fidanzamento, con un uomo che le avrebbe portate
lontano, e se per caso qualcosa andava storto, era
ovviamente colpa della ragazza e non dell‘uomo
emigrante, sicuro ed affidabile. Ma era davvero oro tutto
quello che luccicava? L‘emigrante viveva davvero da re
lontano dalla sua casa?
Anche se così non fosse stato, come avrebbe potuto
dire ai suoi cari che al Nord, o all‘Estero, lui era solo
uno dei tanti, parte di un mondo industrializzato in cui
aveva perso la sua identità, ed era solo un numero in
mezzo ai numeri e la sua vita era scandita dalle
lancette dell‘orologio che frenetiche lo accompagnavano durante l‘arco di tutta la giornata?
Questa era la ―triste‖ realtà che potevano scoprire i
genitori che col passare del tempo iniziarono ad
avventurarsi oltre lo Stretto di Messina e a recarsi in
visita ai figli, per portare con sé al ritorno un'altra
verità: l‘emigrante appariva come dissanguato
dall‘acquisto della sua casa al Nord, dalle spese, dalle
esigenze, da tutto ciò insomma che all‘estero e al Nord
costava il triplo che al Sud. Allora ecco che i genitori
―tornavano‖ ad aiutare i figli con le loro piccole
pensioni.
I tempi dunque cambiavano, e anche i paesi come
Valguarnera iniziavano a vedere quei segni di
modernità che prima erano appannaggio dei soli
emigranti. La figura stessa di questi ultimi andava via
via ad ―inflazionarsi‖, dato che ormai ce n‘erano
troppi e da troppo tempo, e addirittura era Valguarnera
ad andare incontro alle esigenze del suo emigrante.
«Come una cometa che sorge, brilla e tramonta, la
stella dell‘emigrante era dunque in netto e rapido
declino. Nel nostro paese sorgeva quella più luminosa
del diplomato».
La generazione che stava andando a formarsi con la
sua istruzione avrebbe combattuto i mali secolari che
affliggevano il paese: l‘ignoranza, il malcostume e i
pregiudizi. A Valguarnera non si sognava più un figlio
emigrante bensì un figlio ―diplomato‖ che avrebbe
portato ―signorilità‖ in famiglia!
Cu nesci rinesci, in conclusione, è la descrizione di
una società, quella degli emigranti, che parte altrove
per trovare condizioni di vita migliori, ma sa in cuor
suo che non c‘è posto più caro della propria terra, delle
proprie radici. E anche l‘emigrato più fortunato, quello
che è davvero diventato ricco lavorando al Nord,
fugge e torna, non appena possibile, nel luogo della
sua infanzia, nella terra che l‘ha fatto diventare quello
che è.
Serena Intelisano
___________________
(*)(Bonfirraro Editore, pp. 160, € 12,00)
(www.excursus.org, anno III, n. 25, agosto 2011)
Excursus.org
Rivista di attualità e cultura
Direttore responsabile: Luigi Grisolia
- 25 -
Andropos in the world
NEAPOLIS E MEDIOLANUM (parte sesta)
DUE CITTA‟, UNA GALLICA E L‟ALTRA GRECA, A CONFRONTO,
Milano conta cinque Università pubbliche e sette
private. Un consorzio tra gli atenei (escluse le Accademie
e il Conservatorio) ha dato luogo alla nascita di un
"collegio di eccellenza" nel 2003: il Collegio di Milano. Il
primo ateneo della città e della Lombardia per dimensioni
e numero di studenti è l'Università degli Studi di Milano,
fondata nel 1923 nella sede dell'ex Ospedale Maggiore, la
Ca' Granda. Insieme al Politecnico di Milano ha definito e
completato la città studi: l'Università, detta "la Statale" si
articola nelle facoltà umanistiche, di medicina, di scienze
sociali e delle scienze naturali; mentre il Politecnico
rappresenta il polo scientifico e tecnologico. Di recente
istituzione ma già ben avviata è l'Università degli Studi di
Milano-Bicocca, il secondo ateneo pubblico milanese;
programmata e progettata attraverso la riconversione di
una grande area industriale, l'università Bicocca è stata
realizzata agli inizi degli anni novanta per decongestionare il polo universitario di Città Studi oramai
saturo. Il progetto finale dell'Università Bicocca
trasformerà l'area in una cittadella universitaria.
Nel 1902 nasce l'Università Commerciale Luigi
Bocconi, ateneo privato ai vertici in Italia, specializzato
nell'insegnamento delle facoltà di scienze economiche.
Chiamata comunemente "la Bocconi", l'università
annovera tra le proprie file considerevoli personalità della
politica, dell'economia, del giornalismo e della
televisione. Tra i grandi atenei milanesi si deve
annoverare l'Università Cattolica del Sacro Cuore,
considerata la più grande università cattolica del mondo.
Con sede principale nel centro della città adiacente alla
Basilica di Sant'Ambrogio, è un ateneo specializzato nelle
facoltà umanistiche, economiche e di scienze sociali e
naturali. Da ricordare inoltre è l'Accademia di belle arti di
Brera, per la formazione musicale ed il Conservatorio
G.Verdi.
Autorevoli e note sono due università private, la
Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM,
fondata nel 1968, e la più recente Università Vita-Salute
San Raffaele una delle più impegnate università private
specializzate in medicina e ricerca medica, fondata da
Don Luigi Maria Verzé nel 1996. Altre università presenti
in città sono la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale
di fine Ottocento, sita presso la Basilica di San
Simpliciano, la Nuova Accademia di Belle Arti prestigioso
ateneo fondato nel 1980, l'Accademia di belle arti
europea dei media e la Fondazione Scuole Civiche di
Milano di recente istituzione. Vi è inoltre un'università
internazionale, la SAE International College - School of
Audio Engineering.
- 26 -
A Napoli sono operativi sei atenei: L'Università degli Studi di Napoli
Federico II è la principale e più antica università della città. Nata in
contrapposizione a quella di Bologna, fu fondata da Federico II nel
1224, ed è la seconda in Italia (In realtà l'Università di Padova risale
a due anni prima, ma nacque come costola dell'ateneo bolognese,
dall'opposizione di alcuni studenti che vi trasferirono alcuni
insegnamenti). L'Ateneo Federiciano, che ha assunto il nome del suo
fondatore con decreto del 7 settembre 1987, è comunque la più antica
università statale e laica d'Europa, ed è considerato uno degli atenei
più prestigiosi per gli studi giuridici e letterari. Fra gli altri vi ha
insegnato il celebre grecista Marcello Gigante. La Seconda università
degli studi di Napoli è stata istituita nel 1989 per decongestionare
quella federiciana; è articolata in poli omogenei situati nelle città di
Aversa, Capua, Caserta, Santa Maria Capua Vetere, mentre ha
operativi a Napoli solo corsi di studio dell'area sanitaria. L'Università
degli Studi di Napoli "L'Orientale", istituto universitario Orientale
fino al 2002, fu fondata nel '700 dal padre missionario Matteo Ripa
come collegio dei cinesi e oggi la più importante istituzione europea
per gli studi filologici e linguistici. E' composta dalle facoltà di
Lettere e filosofia, Lingue e letterature straniere, Studi arabo-islamici
e del Mediterraneo, Scienze politiche (con un occhio di riguardo alle
relazioni internazionali). Vi si insegnano tutte le lingue antiche
conosciute ed oltre 140 lingue moderne. L'Università degli Studi di
Napoli "Parthenope", istituto universitario Navale sino al 2001, fu
istituita nel 1920 come real istituto superiore Navale (originariamente
specializzato in, e ancora famoso per, gli studi economici con una
particolare attenzione agli scambi commerciali internazionali).
L'Università degli Studi "Suor Orsola Benincasa" è un libero ateneo
fondato dalla religiosa Orsola Benincasa, pensatrice molto in vista nei
salotti intellettuali napoletani del periodo della controriforma (inizi
XVII secolo), nato come istituto superiore di magistero e tuttora
specializzato negli studi umanistici e sociali, con un particolare
riguardo alla tradizione educativa introdotta dalla pedagogista suor
Orsola. Napoli è inoltre sede della Pontificia Facoltà Teologica
dell'Italia Meridionale che vi opera attraverso la Sezione San
Tommaso d'Aquino e la Sezione San Luigi la prima delle quali è
legata al seminario arcivescovile e trae origine dalla facoltà teologica
già presente nel primo ordinamento dell'ateneo federiciano nel 1224 e
la seconda alla Compagnia di Gesù. La facoltà teologica è nata nel
1969 riunendo e lasciando distinte le due scuole.Nel 1804 fu aperta al
pubblico la Reale Biblioteca di Napoli nel Palazzo degli Studi,
attualmente sede del Museo Archeologico Nazionale. Le collezioni
librarie ivi ubicate erano state trasferite dalla Reggia di Capodimonte
per volontà reale. Divenuta Reale Biblioteca Borbonica nel 1816,
solo nel 1860 con l'unità d'Italia fu denominata Biblioteca Nazionale.
Nel 1910 fu arricchita con la collezione di papiri ercolanensi ritrovati
negli scavi della città vesuviana. Nel 1922 la sede dopo lungo
dibattito e su suggerimento di Benedetto Croce fu spostata all'odierna
sede nel Palazzo Reale in Piazza Plebiscito. Subì molti problemi
durante la guerra sia per l'occupazione nazista che per quella alleata,
ma i testi più preziosi furono trasferiti in località più sicure fino alla
riapertura nel 1945. Oggi la Biblioteca Nazionale "Vittorio Emanuele
III" contiene quasi due milioni di volumi, circa 20.000 manoscritti,
più di 8.000 periodici, 4.500 incunamboli e 1.800 papiri ercolanensi.
Oltre alle già citate Città della Scienza e Acquario Dohrn, di
particolare interesse sono altri siti scientifici. Il Real Orto Botanico fu
voluto da Giuseppe Bonaparte nel 1807 durante il governo
napoleonico con scopi illuministici e realizzato dagli architetti De
Fazio e Paoletti. Caduto in degrado per i danni della Seconda guerra
mondiale, fu abilmente rimaneggiato e arricchito tra gli anni '60 e '80
dal direttore Aldo Merolla. Attualmente i 12 ettari di terreno ospitano
25.000 esemplari di piante di ogni genere disposte in collezioni
all'aperto o in serre primo piano. (continua)
A cura di Marco de Boris
Andropos in the world
AESOPOS ET PHAEDRUS IN NAPOLETANO
(Dal libro di F. Pastore “ Aìsopos, favole in napoletano ” )
‗Nu bellu juòrne,
a mmènte che parlava,
Diogene, filosofo ch‘é palle,
‗e scucculàje ‗a fava
n‘omme senza capìlle.
- Che vvuò, che t‘aggia dicere? –
l‘addumandàje chiattìlle,
- T‘avessa ricambià cu ‗na scifézza
e arravugliàrte cumme
‗a ‗na munnézza!
Invece, ascoltami, o lurido mandrillo,
Te voglio fa ‗n‘elògio a ‗sti capìlle,
ch‘hanne lasciàte,
già da tempo, a razzo,
tutto lo spazio
DIOGENE E L‘OMME CO‘ MELONE
(Chi semina spine n‘adda i senza scarpe)
e chésta capa ‗e cazzo.
Traduzione dal vernacolo – Diogene ed il calvo (έ ίό ό Una volta Diogene, il filosofo cinico, fu
insultato da un tale che era calvo. E lui:- Che io ricorra agli ninsulti? Oibò! Io voglio invece fare un elogio a quei capelli che
se ne sono andati da una testa così malvagia. (Aἲ sopoς – μύθος CXVII )
Lexicon necessarium:
„A mmente che parlava: mentre parlava.
„E scucculàje „a fava: lo infastidì ripetutamente.
L‟addumandàje chiattìlle: a bruciapelo.
T‟avessa ricambià cu „na schifezza: dovrei ricambiare
la tua cafonaggine.
Arravugliarte cumm‟a „na munnézza: e farti fare una
Gran brutta figura.
Chésta capa „e cazzo: testa pelata e da stolto.
NOMI E TITOLI DELLA VERGINE
Di Renato Nicodemo
“La varietà dei titoli è un‟enciclopedia da scrivere
e non sarebbe né erudizione inutile né folklore da
scoprire, ma indicazione di indefiniti modi di cogliere da situazioni diverse, l‟unico dolcissimo volto della madre” (G.Agostino)
LO SAPEVATE CHE
 Bere un caffè a colazione senza mangiare nulla è un’abitudine diffusa, ma svantaggiosa: infatti, per
svolgere le proprie attività, l'organismo ha bisogno di trarre energia dall’alimentazione. Inoltre, si cerca
spesso di recuperare il buco energetico a cena, con assunzione di un eccesso di calorie che non può
essere smaltito durante la notte.
 Le noci, e tutta la frutta oleaginosa, sono tra gli alimenti vegetali con maggior concentrazione di sostanze nutritive. Inoltre, fornisce più calorie (circa 650kcal/100g), grazie all'elevato contenuto di grassi,
che costituiscono più dei tre quinti del peso della noce.
 Numerosi farmaci di uso comune interferiscono con il sonno: gli antidepressivi, gli ansiolitici, gli estratti
tiroidei, i broncodilatatori contro l’asma, i betabloccanti e gli steroidi. Persino i barbiturici e altri ipnotici
possono portare rapidamente a una grave insonnia persistente.
 Il colesterolo è un tipo di grasso che espleta varie funzioni, come per esempio la produzione di ormoni.
Il corpo produce naturalmente la quantità di colesterolo di cui ha bisogno e non è necessario quindi
assumerne ulteriormente attraverso il cibo. Per la maggior parte della persone l’aumento di colesterolo
è causato proprio da una dieta poco equilibrata: il modo migliore per ridurne il livello è dunque
mangiare meno grassi saturi, non fumare, dimagrire se necessario e fare attività fisica. Non si
dimentichi infatti che un tasso alto di colesterolo comporta un maggior rischio di infarto o di ictus.
 L’avena della famiglia delle Graminacee, comunemente utilizzata nell’alimentazione umana e animale,è
utile nelle insonnie da depressione leggera, da abuso di eccitanti o sigarette e nei disturbi del sonno da
gravidanza.
- 27 -
Andropos in the world
DENTRO LA STORIA:
GLI ACCORDI DI PLOMBIERES (parte prima)
LETTERA ESPLICATIVA DEL CONTE CAVOUR A VITTORIO EMANUELE
Baden 24 luglio 1858.
"Sire,
"La lettera in cifra spedita a Vostra Maestà da Plombières non ha
potuto dare a V. M. se non un‘idea molto incompleta dei lunghi
colloqui, che io ho avuto coll‘Imperatore. Per conseguenza penso che
Ella sarà impaziente di averne una relazione esatta e particolareggiata.
Questo è quello che mi affretto a fare, appena uscito dalla Francia, con
questa mia, che spedirò a V. M. per mezzo del signor Tonits, addetto
alla Legazione di Berna.
"L‘Imperatore, appena fui introdotto nel suo gabinetto, entrò
nell‘argomento, che era stato cagione del mio viaggio. Incominciò col
dire che era deciso di aiutare la Sardegna con tutte le sue forze in una
guerra contro l‘Austria, purché la guerra fosse intrapresa per una causa
non rivoluzionaria (?!), che potesse giustificarsi agli occhi della
diplomazia, e più ancora dell‘opinione pubblica in Francia e in Europa.
"La ricerca di questa causa presentando la difficoltà principale da
risolvere per accordarsi, credetti di dover trattare tale questione prima
di tutte le altre. Proposi dapprima di far valere i lamenti cui dà luogo la
poco fedele esecuzione per parte dell‘Austria del trattato di commercio
stretto con noi. A ciò l‘Imperatore rispose, che una questione commerciale di mediocre importanza non potea dar luogo a una gran guerra
destinata a cambiare la carta dell‘Europa.
"Proposi allora di mettere innanzi nuovamente le cagioni che ci aveano
determinato di protestare dinanzi al Congresso di Parigi contro
l‘estensione illegittima della potenza dell‘Austria in Italia: cioè il
trattato del 1847 tra l‘Austria e i Duchi di Parma e di Modena;
l‘occupazione prolungata della Romagna e delle Legazioni; le nuove
fortificazioni innalzate intorno a Piacenza. L‘Imperatore non gradito
questa proposta. Osservò che le querelle da noi fatte valere nel 1856
non erano state giudicate sufficienti per ottenere l‘intervento della
Francia e dell‘Inghilterra in nostro favore; non si comprenderebbe
come esse potessero giustificare ora un appello alle armi.
— "D‘altra parte, aggiunse egli, mentre le nostre soldatesche sono a
Roma, io non potrei esigere che l‘Austria ritirasse le sue da Ancona e
da Bologna." L‘obbiezione era giusta. Dovetti dunque rinunciare alla
mia seconda proposta; e lo feci con rincrescimento, perché questa avea
qualche cosa di franco e di audace che si confaceva perfettamente col
carattere nobile e generoso di V. M. e del popolo che Ella governa.
"La mia posizione diventava imbarazzante, perché io non avea più
nulla di ben determinato da proporre. — L‘Imperatore venne in mio
aiuto, e noi ci ponemmo a percorrere insieme tutti gli Stati dell‘Italia,
per cercarvi questa cagione di guerra così difficile a trovarsi. Dopo
aver "viaggiato" inutilmente in tutta la Penisola, giungemmo senza
badarci a Massa e Carrara: e là scoprimmo quello che cercavamo con
tanto ardore. — Avendo io fatto all‘Imperatore una descrizione esatta
di quel disgraziato (?!) paese, del quale per altra parte egli aveva un
concetto assai preciso, noi restammo d‘accordo che si provocherebbe
un indirizzo degli abitanti a V. M. per chiedere protezione, ed anche per
reclamare l‘annessione di quei Ducati alla Sardegna. [...] Vostra Maestà
non accetterebbe la proposta dedizione; ma, prendendo le parti delle
popolazioni oppresse, rivolgerebbe al Duca di Modena una nota altera
e minacciosa. Il Duca, forte dell‘appoggio dell‘Austria, risponderebbe
in modo impertinente, in seguito a ciò V. M. farebbe occupare Massa, e
la guerra incomincerebbe. Siccome il Duca di Modena ne sarebbe la
cagione (!!!), l‘Imperatore pensa che la guerra sarebbe popolare non
solamente in Francia, ma anche in Inghilterra e nel resto dell‘Europa;
poiché quel Principe a torto o a ragione, è considerato come il capro
emissario del dispotismo. D‘altra parte il Duca di Modena, non avendo
riconosciuto alcun Sovrano di quelli che regnarono dopo il 1830 in
Francia, [...] l‘Imperatore ha meno riguardi da osservare verso di lui
che non verso qualsiasi altro Principe.
- 28 -
"Risoluta questa prima questione, l‘Imperatore mi disse: "Prima di
andare più innanzi, bisogna pensare a due gravi difficoltà che noi
incontreremo in Italia. Il Papa e il Re di Napoli; io devo andar piano con
essi: col primo per non sollevare contro di me i Cattolici della Francia ;
col secondo per conservarci le simpatie della Russia, che pone una
specie di punto d‘onore a proteggere Re Ferdinando". Risposi
all‘Imperatore che, — quanto al Papa, gli era facile concedergli il
tranquillo possesso di Roma per mezzo della guarnigione francese, che
vi si trovava stabilita, lasciando che insorgessero le Romagne; che il
Papa, non avendo voluto seguire, a riguardo di quelle, i consigli che egli
gli aveva dato, egli non poteva vedere di mal‘ occhio che quelle
contrade approfittassero della prima occasione favorevole per liberarsi
dal detestabile (?!) sistema di governo, che la Corte di Roma si era
ostinata di non riformare; che quanto al Re di Napoli non bisognava
occuparsi di lui, a meno che egli non prendesse le parti dell‘Austria ;
fermo tuttavia di lasciar fare i suoi sudditi, se, approfittando del
momento, si sbarazzassero della sua paterna dominazione.
"Questa risposta soddisfece l‘Imperatore, e noi passammo alla grande
questione: — Quale sarebbe lo scopo della guerra?
"L‘Imperatore concesse senza difficoltà, che bisognava cacciare gli
Austriaci dall‘Italia e non lasciar loro un palmo di terreno al di quà delle
Alpi e dell‘Isonzo.
"Ma poi, come ordinare l‘Italia? — Dopo lunghe dissertazioni, delle
quali risparmio a V. M. il racconto, noi ci saremmo posti d‘accordo a un
di presso sopra le seguenti basi, riconoscendo però che si potrebbero
modificare dagli eventi della guerra:
"— La Valle del Po, la Romagna e le Legazioni avrebbero costituito il
Regno dell‘Alta Italia, sul quale regnerebbe Casa Savoia. Al Papa si
conserverebbe Roma e il territorio che la circonda. Il resto degli Stati del
Papa, colla Toscana, formerebbe il Regno dell‘Italia Centrale. Non si
toccherebbe la circoscrizione territoriale del Regno di Napoli. I quattro
Stati italiani formerebbero una Confederazione a somiglianza della
Confederazione Germanica, della quale si darebbe la presidenza al Papa
per consolarlo della perdita della miglior parte de‘ suoi Stati.
"Questo assetto mi pare interamente accettabile. Imperocché V. M.,
essendo Sovrano di diritto della metà più ricca e più forte dell‘Italia,
sarebbe sovrano di fatto di tutta la Penisola.
"Quanto alla scelta dei Sovrani da collocarsi a Firenze e a Napoli, nel
caso assai probabile che lo zio di V. M., e il suo cugino prendessero il
savio partito di ritirarsi in Austria, la cosa fu lasciata in sospeso; tuttavia
l‘Imperatore non nascose che egli vedrebbe con piacere Murat risalire il
trono di suo padre. Da parte mia indicai la Duchessa di Parma come
quella che potrebbe occupare, almeno in via transitoria, il palazzo Pitti.
Quest‘ultima idea piacque assai all‘Imperatore, il quale sembra
annettere un gran pregio al non essere accusato di perseguitare la
Duchessa di Parma, nella sua qualità di principessa della famiglia di
Borbone…‖ (Continua)
SONO FINALMENTE DISPONIBILI, IN
PUBBLICAZIONI CARTACEE, DI
FRANCO PASTORE:
“Phaedrus” ed “Aίsopos”
LE PIU‘ BELLE FAVOLE DI FEDRO ED ESOPO, GIA‘
TRADOTTE NEL 1986 E RIELABORATE SU DISCO, IN
DIVERTENTI VERSI NAPOLETANI.
___
Per ordinare, servirsi dell‘e-mail:
[email protected]
Andropos in the world
IMMAGINI D‘UN ALTRO TEMPO:
LA SALERNO DEI TRAM
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del
Novecento, nella provincia di Salerno, regione
prevalentemente agricola, si dà inizio alla
costruzione di insediamenti industriali tessili e
conservieri, che danno origine ad un gran
movimento di massa operaia.
Nasce così quel fenomeno, oggi noto col
nome di pendolarismo, che all’epoca risulta di
gran lunga più difficoltoso, perché il trasporto
pubblico non è ancora nato e l’assetto viario
della zona è molto ridotto.
Subito dopo l’ Unità d’ Italia anche il
Comune di Salerno avvertì la necessità di
organizzare il trasporto pubblico. Nacque così il
trasporto degli Omnibus. Era il 16 marzo 1874.
Grazie alle innovazioni tecnologiche e alle
scoperte scientifiche il 10 marzo 1897 si avviano
i primi tentativi di organizzare una tranvia
elettrica. A tal proposito viene presentato al
Comune di Salerno un progetto di passaggio
nell‘abitato urbano di una tranvia firmato dai
concessionari ing. Tajani, Colli, Aquaro, Stasio e
Sprecher e successivamente, sempre dai predetti
ingegneri viene fatta richiesta per la concessione
di un impianto tran-viario che da Cava dei Tirreni
porta a Salerno, domanda accolta dal consiglio
Provinciale di Salerno il 1° giugno 1896.
Successivamente, il 1° aprile 1900 l‘ing.
Tajani ottiene l‘autorizzazione definitiva ad
esercitare la linea tranviaria, a trazione elettrica,
della tratta Salerno – Vietri sul Mare – Cava dei
Tirreni.
Per l‘occasione, vengono acquistati negli Stati
Uniti, presso la ―The J. G. Brill Company di
Philadelfia‖, alcuni tram ed alcune rimorchiate, che
giungono a Salerno in Kit e vengono montati sul
posto. È anche necessario, per il rimessaggio e la
riparazione dei tram, la costruzione di un deposito,
che viene edificato a Salerno nei pressi della
Stazione ferroviaria, dove attualmente è sito
l‘Automobil Club. L‘inaugurazione ha luogo il 7
settembre 1910.
Costruita a scartamento metrico, la tranvia
Salerno – Pompei aveva il suo capolinea salernitano
nella piazza della stazione. Da qui, con un percorso
urbano a doppio binario all‘interno della città,
raggiungeva il teatro Verdi attraverso le attuali vie
Garibaldi e Roma. All‘altezza del teatro la linea si
sdoppiava: dal tracciato principale per Pompei, si
diramava, infatti, la sezione urbana diretta al porto.
Agli inizi degli anni '30 un nuovo veicolo si
impone nel panorama dei trasporti pubblici: la
filovia. Ritenuta più affidabile e più veloce, essa
gradualmente prende il soprav-vento sul vecchio
tram. La Società Anonima delle Tranvie Elettriche
della Provincia di Salerno predispone, quindi, un
piano di ammodernamento e di ampliamento dei
propri servizi sostituendo alcuni tram con i nuovi
mezzi e creando nuove linee filoviarie nelle zone
meridionali ed orientali della città e della provincia.
L‘Azienda, infatti, chiede al Ministero delle
Comunicazioni la concessione per l‘impianto della
filovia sul tratto Salerno – Pontecagnano e presenta
domanda al Comune capoluogo per trasformare
l‘impianto interno della città da tranviario a
filoviario.
- 29 -
Andropos in the world
LEVIORA!
Cose dell’altro mondo - Ora di cena a tavola: mamma, papà, tre figli e la nonna che sferruzza sulla
poltrona. Uno dei bambini a un certo punto chiede: - Mamma, come sono nato io?La mamma un po' imbarazzata, improvvisa: - Sai, un giorno è arrivata una bella e grande aquila e ha
ap-poggiato un fagottino sulla finestra, ed eri tu!La nonna continua a sferruzzare e alza un sopracciglio.
Allora il secondo bambino, incuriosito chiede: - E io, come sono nato?La mamma prosegue con lo stesso tema:- Tu invece sei stato portato da un grande condor!La nonna continua sempre a sferruzzare e alza l'altro sopracciglio.
Il terzo bambino ovviamente vuole sapere anche lui com'è nato. E la mamma:- Un giorno è arrivata una
bellissima cicogna e ti ha depositato sul davanzale della finestra!La nonna smette di sferruzzare e bisbiglia sottovoce:- Mi pareva infatti che fossero tre uccelli diversi!O ci fai o ci sei - Due vecchie zitelle prendono il the ai tavolini di una locanda di montagna. Ad un
tratto una gallina inseguita da un gallo attraversa la strada e finisce morta sotto un'auto. Una delle
zitelle dice: "Hai visto? Ha preferito la morte...!".
Sui simpatici carabinieri - Un Carabinire si dirige verso la cassetta delle lettere, guarda dentro,
richiude la porticina e rientra in casa. Qualche minuto dopo, esce di nuovo, va davanti alla cassetta
delle lettere, ci guarda dentro, richiude la porticina, e rientra in casa. Egli ripete più volte questa
operazione, tanto da incuriosire un vicino, che gli chiede:- Dovrete attendere una lettera o un pacchetto
molto importante oggi! - Ed il carabiniere:- Per niente, è quel maledetto computer che mi dice sempre
che c'è della posta per me!Quando il mondo è pazzo - Dallo psicanalista:- Ho sognato che, in una bella giornata di primavera, correvo felice in un prato pieno di fiori colorati, inseguendo una farfalla.
- Evidente simbologia che denota una sessualità distorta e perversa, non scevra da una marcata pulsione
omosessuale! Vada avanti...- E il paziente continuando: - Ritengo a questo punto del tutto trascurabile il
particolare che mi scopavo la farfalla...
Quando ci si mette il destino - In chiesa, un carabiniere chiede al parroco che ha un braccio
fasciato: - Che vi è successo Don Salvatò? -. -Nulla figlioli, ho inciampato nel bidè ... e mi sono rotto un
braccio!-. Quindi, il parroco si allontana e rimangono soli i due carabinieri. -Marescià, che cos'è sto
bidè?-. - E che ne so! Sò dieci anni che non vengo in chiesa! -.
È vecchia, ma è sempre divertente - La mamma divorziata e risposata chiede al figlio:- Allora,
com'è andata con il tuo nuovo babbo mentre ero via? - Bene, mamma. Ogni mattina mi portava in barca al centro del lago e poi mi lasciava tornare a nuoto-.
- Ma non era una nuotata troppo lunga per te?- No, mamma, andava bene. La parte difficile era solo all'inizio, quando dovevo uscire dal sacco...-
Freddure ed altro
-
Mamma mamma perché papà corre a zigzag? Sta zitto e passami le munizioni!
Cosa fa un partigiano sopra i fili della corrente elettrica ?? La resistenza!
Cosa fa un carabiniere con un cucchiaio in mezzo alla gente? Si mescola alla folla.
Cosa fa un carabiniere con una scatola di latte sull'orecchio? Aspetta gli ordini dalla Centrale.
Cosa fa un chicco di caffè sotto la doccia? Si Lavazza.
Che differenza c'è tra un messicano vestito e uno nudo? Il messicano vestito dice: "Hasta la vista!",
mentre quello nudo dice: "Vista la hasta?".
- C'è Einstein sulla spiaggia. Si fermano due tipe, lo guardano e dicono: che fisico!
- Cosa fa una cavalla eccitata in riva al mare? Aspetta i cavalloni.
- "Che Dio me la mandi bona", come disse Adamo.
- 30 -
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Salerno, dal Comune di Salerno, di Pagani e di S.
ValentinoTorio e dagli Enti: Carminello, Nuove
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legate ad ideologie politiche. Perciò, agiscono nella
totale libertà di pensiero, in nome di una cultura, che
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società civile e della vita,nel pieno rispetto per la
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proprio pensiero, con la parola, lo scritto ed ogni altro
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soggetta ad auto-rizzazioni o censure - (Art. 21)
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valore fondamentale e inserisce tra i principi fondamentali la disposizione che impe-gna la Repubblica a
promuoverne lo sviluppo. “Il patrimonio culturale di
un Paese rappresenta la testimonianza visibile e
tangibile della storia di quella Nazione…” - (art.9)
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congresso USA, in conformità alla D.Lgs. 196/2003 ed
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Giornale del 01/09/11