Manuale A 28-06-1997 11:38 Pagina 1 Istituto Italiano per gli Studi Cooperativi Luigi Luzzatti Sussidio Didattico Sussidio didattico A x per Insegnanti Realizzato con il contributo del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale Manuale A 28-06-1997 11:38 Pagina 1 SUSSIDIO DIDATTICO PER LA PROMOZIONE COOPERATIVA NELL’AMBITO SCOLASTICO E DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE x per Insegnanti A Manuale A 28-06-1997 11:38 Il testo è stato redatto, sotto la super v i s i o n e sc ientif ic a de l pro f . Michele COLASANTO e con la collaborazione di Walter W I L L I A M S, da Maurizio AMBROSINI (I n t ro d u z i o n e), Pietro SCALISI (L’agire cooperativo), Giorgio BOCCA (Educazione e cooperazione: spunti di riflessione ed indicazioni di lavoro) Sara Z A N D R I N I (Esperienza esemplare: Coop. San Giuseppe) , L o renzo DOSSI (Eperienza esemplare: Coop. Alto Garda Scarl) Grafica e impaginazione Coop CLAPS • Pordenone Stampa Arti Grafiche RISMA Roveredo in Piano - PN Aprile 1996 Pagina 2 Manuale A 28-06-1997 11:38 Pagina 3 INDICE PREMESSA INTRODUZIONE L’AGIRE COOPERATIVO EDUCAZIONE E COOPERAZIONE: SPUNTI DI RIFLESSIONE ED INDICAZIONI DI LAVORO ESPERIENZE ESEMPLARI APPENDICE Manuale A 28-06-1997 11:38 Pagina 5 Premessa Lo scopo essenziale della cooperazione è quello di dare risposta a bisogni sociali ed economici (di persone, gruppi, categorie), valorizzando l’associazionismo e la pratica di principi e valori quali la mutualità, la solidarietà, l’autogestione, la centralità dell’uomo, la responsabilizzazione, lo spirito di servizio. Negli statuti di quasi tutte le cooperative si legge che il proprio obiettivo è quello di contribuire alla crescita economica e morale dei soci. Alla base dello sviluppo della cooperazione sta l’educazione cooperativa, che é il principio “motore” della vita del movimento. Essa però non va rivolta solo ai soci delle cooperative, ma anche a quelli potenziali e futuri (o che comunque sono destinati ad entrare in qualche modo in contatto con loro), e quindi ai giovani, per i valori che la cooperazione persegue ai fini della partecipazione democratica, della collaborazione reciproca e della creazione di una società e di un’economia più eque ed a misura di uomo. La questione si sposta allora sugli strumenti più efficaci di promozione, che occorre allargare in termini di gamma ed innovare con riferimento ai contenuti per riconquistare interesse e modernità di proposta. Questo lavoro suddiviso in due volumi autonomi si rivolge ai giovani delle scuole medie superiori e della formazione professionale e ai loro insegnanti. Ha lo scopo di introdurli ai valori-guida e al funzionamento concreto di un sistema, quello della cooperazione, di cui molti hanno sentito parlare, quasi altrettanti hanno in varia misura acquistato i prodotti o fruito i servizi (dalla casa alla distribuzione commerciale, dall’orto-frutta al credito), ma pochi certamente hanno avuto occasione di frequentare e di conoscere in maniera non superficiale. Forse qualcuno avrà vagheggiato di creare un’azienda, di intraprendere un’attività con i compagni e gli amici con cui si trova bene, di dare una fisionomia strutturata ad idee e iniziative di solidarietà per ora basate sul volontariato: a questi “sognatori” specialmente è dedicato il presente testo, con l’intento di portare un contributo di chiarimento, di prospettazione dei valori e delle implicazioni della scelta cooperativistica, di fondazione più solida e documentata di un eventuale impegno in tale ambito. Ma più ampiamente questo lavoro intende contribuire ad un arricchimento dell’attività didattica, attraverso l’individuazione della cooperazione come vettore di apprendimento dei valori del lavorare insieme (con uno spirito di collaborazione e senso di responsabilità), del progettare, dell’organizzarsi per un fine comune, dell’andare alla scoperta dei bisogni sociali del territorio e della possibilità di rispondervi in maniera solidale. A 5 Manuale A 28-06-1997 11:38 Pagina 7 Introduzione Il rilancio di una grande stagione di promozione cooperativa, resa necessaria dallo scarso ricambio generazionale nelle cooperative e dal bisogno di solidarietà che troppo spesso non trova altri sbocchi non assistenziali e dal diffondersi di culture e stili comportamentali ad essa estranei (se non ostili), richiede uno più stretto ed organico rapporto con la scuola per impostare un lavoro di educazione che cominci dai giovanissimi ed assuma i caratteri di vero e proprio investimento. D’altra parte, lo sviluppare nelle nuove generazioni (a partire dalla scuola) la cultura cooperativa - intesa come cultura della solidarietà, del servizio, del rispetto delle diversità, della partecipazione/autogestione democratica e della responsabilità individuale e condivisa (che coinvolge tutti per il bene di tutti) - appare oggi rispondere ad un interesse generale in una fase di passaggio epocale caratterizzata da una crescente frammentazione degli interessi, da forti conflittualità interne e da carente “senso civico”. Propedeutica a qualsivoglia progetto teso a promuovere la cooperazione nella scuola come occasione di formazione all’imprenditorialità e nell’ottica della “transizione scuola/lavoro”, è l’educazione ai principi, ai valori ed ai meccanismi di funzionamento del modello cooperativo. In altre parole, si ritiene che, per garantire nel tempo successo ed espansione a rapporti tra scuola e cooperazione in grado di sfociare nella realizzazione concreta di esperienze cooperative di rilievo sociale, economico ed occupazionale, è necessario da subito affiancare le iniziative “pilota” da promuovere in tempi brevi in questo campo con un lavoro di “inseminazione” educativa e culturale che consenta di arrivare nel tempo ad articolare un organico processo di formazione cooperativa nelle scuole calibrato per età e per “messaggi” (valoriali, sociali, economici, imprenditoriali etc.). Sul piano della formazione scolastica la cooperazione può diventare, oltre che una finalità d’apprendimento, una modalità di comportamento. Sul piano didattico la finalità cooperativa dell’educazione scolastica diventa un obiettivo concreto, impegnando prima l’insegnante e poi gli alunni alla conoscenza del fatto cooperativo ed alla pratica che vi corrisponde. Si tratta ora di fare un salto di qualità per fare entrare a pieno diritto l’attività con la scuola nella promozione cooperativa e più in generale in processi didattici che a tappe possono contribuire a creare il futuro cittadino e quella nuova cultura del lavoro e dell’impegno sociale che passa anche da una formazione ai valori dell’imprenditorialità . Questo manuale per gli insegnanti è uno degli strumenti che viene messo a disposizione per un primo passo in questa direzione. Il significato educativo di ciò che qui proponiamo deriva dall’incontro di almeno tre istanze. Anzitutto, si colloca nell’alveo delle iniziative finalizzate alla transizione dall’esperienza scolastica al mondo del lavoro, e più precisamente alla conoscenza delle caratteristiche e del funzionamento delle imprese. Rispetto a realizzazioni, ormai abba- A 7 Manuale A 28-06-1997 11:38 Pagina 8 stanza numerose anche se poco istituzionalizzate, centrate sull’impresa industriale di grandi e medie dimensioni, il nostro contributo intende far conoscere un tipo di impresa particolare e di notevole interesse: quello dell’impresa sociale cooperativa. Pur tenendo fermi i requisiti di efficienza e redditività, l’impresa cooperativa persegue finalità mutualistiche e di solidarietà sociale; promuove la partecipazione dei soci -e in special modo dei soci lavoratori- alle decisioni aziendali; vive in collegamento con la società locale e ne favorisce lo sviluppo. In questo modo si potrà arricchire per i giovani la gamma delle opportunità di conoscenza del sistema economico e del mondo del lavoro, al di là di un’associazione troppo scontata, ma sempre più fallace, tra lavoro, occupazione dipendente e grande impresa. La seconda istanza è per l’appunto quella di allargare i confini della cultura del lavoro a cui i giovani dovrebbero essere formati: sempre più si insiste, specialmente in questa stagione recessiva, sulla necessità di non identificare il lavoro con il posto di lavoro, dipendente, a reddito fisso e possibilmente garantito. Tra le diverse forme di flessibilizzazione dell’occupazione, il lavoro autonomo e l’auto-imprenditorialità meritano una particolare attenzione. Si tratta infatti di un modello di lavoro che appare in crescita in tutte le economie occidentali, viene investito di una considerevole importanza ai fini della creazione di nuova occupazione e risponde, specialmente in Italia, ad una tradizione culturale radicata e rigogliosa. Ma nello stesso tempo si tratta di una sfida impegnativa e ad alto rischio, nella quale il tasso di fallimenti nei primi anni di attività resta molto elevato. Nel nostro Paese, la promozione specifica dell’imprenditorialità giovanile è divenuta una delle leve più interessanti delle recenti politiche del lavoro, grazie anche ai discreti risultati conseguiti nel Mezzogiorno con la cosiddetta “legge De Vito”. Per contro, scuola superiore e formazione professionale continuano a guardare all’occupazione dipendente come sbocco professionale dei loro utenti, e non contemplano nei loro programmi attività conoscitive e propedeutiche alla creazione d’impresa. Si può obiettare che formare giovani imprenditori dal punto di vista gestionale e manageriale non è compito della scuola; tuttavia, una volta acquisita l’importanza del raccordo scuola- lavoro per la formazione dei giovani, diventa essenziale sviluppare quanto meno un adeguato impegno culturale in direzione del lavoro autonomo. Ora, la cooperazione consente di proporre una riflessione sull’imprenditorialità che ne allarga i confini, trascendendo una visione meramente individualistica e orientata al profitto della figura del creatore d’impresa: l’imprenditorialità può essere vissuta in forma associata e motivata da fattori che vanno al di là del successo individuale. Inoltre, attraverso la forma della cooperazione, l’esperienza imprenditoriale fuoriesce dal novero delle realizzazioni eccezionali e accessibili a pochi fortunati, diventando un sentiero percorribile anche per un gruppo di giovani “normali”. La terza istanza che sostiene l’intenzionalità educativa del presente lavoro è quella di rafforzare l’interesse per un modo non convenzionale e non meramente economicistico di intendere il lavoro e il progetto professionale; un interesse che indubbiamente esiste in ampie A 8 Manuale A 28-06-1997 11:38 Pagina 9 fasce della popolazione giovanile, ma che, in assenza di un ambiente favorevole e di occasioni di maturazione, stenta ad emergere e a consolidarsi. Basti pensare al coinvolgimento di quote non insignificanti della popolazione giovanile e studentesca in attività di volontariato ed allo sviluppo di modalità più strutturate e professionali di azione solidaristica (Ambrosini, a cura di, 1991; 1994). La legge sulle cooperative sociali ha recepito e incoraggiato questi fenomeni, dando un rilievo giuridico autonomo alla cooperazione con scopi di solidarietà sociale nei confronti di fasce svantaggiate della società. Ma lo scarto che esiste tra la diffusione di attività di volontariato e il pur significativo sviluppo di cooperative sociali evidenzia la necessità di un lavoro formativo e culturale che prepari il terreno e accompagni l’intrapresa della cooperazione di solidarietà. Il conseguimento di queste finalità ha richiesto la costruzione di un percorso articolato e composito, che ha dovuto tenere conto di diverse necessità: l’illustrazione dei valori-guida dell’esperienza cooperativistica, le riflessioni pedagogiche sulla cooperazione, l’analisi di esperienze reali di cooperazione sorte per iniziativa di governo e utili come stimoli per auspicabili sforzi di approfondimento e l’individuazione di proposte per attività didattiche collegare con l’argomento. A 9 Manuale A 28-06-1997 11:38 Pagina 11 L’AGIRE COOPERATIVO 1. CHE COS’È UNA COOPERATIVA 2. LA TIPOLOGIA DELLE IMPRESE COOPERATIVE 3. I VALORI DELLA COOPERAZIONE Manuale A 28-06-1997 11:38 Pagina 12 L’AGIRE COOPERATIVO 1. CHE COS’È UNA COOPERATIVA 2. LA TIPOLOGIA DELLE IMPRESE COOPERATIVE 3. I VALORI DELLA COOPERAZIONE “Il suo obiettivo è soprattutto quello di promuovere il profitto e il benessere dell’umanità. È questo scopo che differenzia in qualche modo una società cooperativa da una impresa economica ordinaria, e che giustifica il fatto che una cooperativa non va giudicata soltanto dal punto di vista della capacità commerciale, ma anche dal punto di vista del suo contributo ai valori sociali e morali, che elevano la vita umana al di sopra di ciò che è puramente materiale e animale” ESTRATTO DAI PRINCIPI DELLA COOPERAZIONE, NELLA FORMULAZIONE DELL’ALLEANZA COOPERATIVA INTERNAZIONALE DEL 1966. Manuale A 28-06-1997 11:38 Pagina 13 1. Che cos’è una cooperativa Cooperare - lo esprime con chiarezza l’etimologia della parola vuol dire scegliere di operare insieme, unire sforzi, lavoro, iniziative, risparmi, nel tentativo di raggiungere un obiettivo comune, in grado generalmente di conseguire esiti socialmente desiderabili. Il principio mutualistico consiste essenzialmente in questo, in un reciproco sostegno, nel permettere cioè di realizzare assieme quello che non sarebbe possibile realizzare individualmente. È questo l’elemento fondante che ritroviamo in ogni tipo di cooperativa, qualunque ne siano la base sociale ed il fine particolare. Entrare nello spirito che anima la crescita di una cooperativa comporta, dunque, l’assunzione di una prospettiva nuova, di un modo diverso di fare impresa, di una proposta adeguata a fornire delle risposte convincenti ai problemi e alle aspirazioni sociali del nostro tempo. “Per la famiglia di nuova formazione la cooperativa è il mezzo per procurarsi un’abitazione civile a prezzo contenuto. Per la casalinga è il negozio di fiducia. Per il dettagliante è la struttura che gli offre merci garantite a buon prezzo e la possibilità di modernizzarsi per resistere alla concorrenza. Per i lavoratori di un’azienda in crisi la cooperativa è una possibile via per salvare il proprio posto di lavoro. Per il giovane è uno strumento per entrare in modo autonomo nel mondo del lavoro e per valorizzare le proprie capacità professionali. Per il contadino, per il camionista, l’artigiano, il pescatore, è lo strumento per divenire, associandosi ad altri contadini (o camionisti, o artigiani, o pescatori) un imprenditore moderno”1. Va comunque subito evidenziato, onde evitare malintese idealizzazioni, che l’attenzione alla migliore utilizzazione delle risorse umane e l’acquisizione da parte del socio del vantaggio mutualistico - assi portanti dell’agire cooperativo - non deprimono in alcun modo il requisito della redditività economica delle imprese in questione, le quali, se aspirano ad affermare un ruolo realmente alternativo ed innovativo rispetto alle società ordinarie, devono essere in grado di sussistere ed affermarsi all’interno di un sistema di libero mercato, pena la marginalizzazione della loro esperienza. Competere e cooperare non sono più due termini necessariamente antagonisti: un movimento che desideri affermare l’etica della cooperazione, in un sistema economico aperto e concorrenziale, non troverà altra strada che quella di coniugare in forma complementare la cooperazione al suo interno e la competizione verso l’esterno2. Per meglio comprendere il profilo di un’impresa cooperativa e porne in rilievo i tratti distintivi e peculiari che la caratterizzano, può risultare opportuno sviluppare, sia pure sommariamente, una breve comparazione dei principali aspetti che la distinguono da una impresa capitalistica tradizionale. A 1 O. Prandini, La cooperazione, Editori Riuniti, Roma, 1982, p.14. 2 Si veda, a riguardo, AA.VV., Cooperare e competere, Feltrinelli, Milano, 1986. 13 Manuale A 28-06-1997 11:38 Pagina 14 La prima fondamentale distinzione attiene la definizione dei fini. Come si desume logicamente dalla loro denominazione, le imprese capitalistiche si fondano sul capitale, in quanto sorgono per l’iniziativa di uno o più individui che possiedono del denaro da investire in attività redditizie. Le cooperative, viceversa, si basano prioritariamente sul fattore umano ed è per questo che si autodefiniscono società di persone. La loro esperienza deriva dall’iniziativa di un gruppo di individui che si aggregano nel tentativo di rispondere, attraverso il concorso delle competenze e delle capacità di ciascuno, a soddisfare un bisogno comune. In sostanza, mentre il conseguimento di profitti rappresenta il fondamentale scopo delle società di capitali, nelle imprese cooperative il capitale è subordinato al fine principale che è costituito dalla soddisfazione dei bisogni e dalla crescita umana del gruppo che le ha dato vita e della comunità civile in cui la cooperativa è inserita. La seconda sostanziale differenziazione riguarda il modo in cui queste vengono organizzate. Nell’impresa cooperativa vige il principio dell’autogestione: ogni socio, di fatto, assume la conduzione diretta delle attività in cui è inserito. Ciò che la cooperativa riesce a fornire, in altre parole, dipende dal coinvolgimento e dalla responsabilità di ciascuno, ed ogni cooperatore è chiamato ad essere protagonista, alla pari degli altri, nella gestione dell’impresa. Il successo della cooperativa, pertanto, è strettamente correlato al contributo delle persone che operano al suo interno e viceversa. Ogni socio, in quanto datore di lavoro di se stesso, è e resta l’artefice principale del suo destino e di quello del gruppo in cui coopera. La rete di relazioni che innerva il tessuto di una cooperativa diviene la struttura adeguata a far sì che l’apporto e il senso di responsabilità di ciascuno determini le sinergie necessarie per il perseguimento dei fini preposti. Nell’azienda capitalistica, al contrario, i momenti della gestione e della “produzione” sono tenuti rigidamente separati: i lavoratori sono estranei alla proprietà della fabbrica e alla sua conduzione. Una volta terminato l’orario di lavoro e svolte diligentemente le proprie mansioni, l’addetto di un’impresa economica ordinaria cessa di farsi carico del destino dell’azienda, non avendo alcuna responsabilità in merito alla determinazione dell’attività produttiva in cui è inserito. È questa una differenza cruciale che determina due modi antitetici di far funzionare un’impresa. La distinzione in vigore in quella capitalistica, cui si è già fatto cenno, crea tradizionalmente una separazione di interessi tra datore e prestatore di lavoro, che genera un clima potenzialmente conflittuale e rivendicativo. La condivisione degli aspetti produttivi e gestionali in quella cooperativa, viceversa, stimola un clima di maggiore armonia, nel quale interessi anche divergenti vengono posti democraticamente a confronto per agevolare una decisione che persegua nel migliore A 14 Manuale A 28-06-1997 11:38 Pagina 15 dei modi possibili l’interesse comune. Ogni singolo socio, pertanto, indipendentemente dalle quote sottoscritte, partecipa ai momenti decisionali della società, e ciò è antitetico a quanto accade in un’organizzazione economica ordinaria, nella quale il peso decisionale degli azionisti è in relazione al capitale posseduto. L’autogestione cooperativa, inoltre, presuppone che ogni socio sia a conoscenza dell’intero “ciclo produttivo”, con ciò superando quella parcellizzazione del lavoro e della conoscenza, propria di un’organizzazione di tipo capitalistico, che causa disaffezione nei riguardi dell’attività svolta. “A fronte dei complessi modelli di integrazione funzionale o ‘sistemica’ elaborati per lo studio dell’ordinaria impresa capitalistica, il modello ideale della società cooperativa appare in definitiva di una semplicità sconcertante. (...) proprietà, management e prestatori d’opera non dovrebbero dar luogo ad alcun contrasto interno di origine ‘strutturale’, in quanto i tre attori sociali sono identificabili nel medesimo soggetto sociale (i soci della cooperativa)”3. Per realizzare questo sistema e limitarne le possibili distorsioni nelle condizioni di eventuale disequilibrio4, una cooperativa è organizzata, alla pari di qualsiasi altra impresa di persone, in modo da garantire una corretta ed efficace distribuzione del potere al suo interno. Ogni socio - iscritto nel libro da almeno tre mesi - ha diritto di parola, nonché di fare parte dell’elettorato attivo e passivo. L’organo di base è l’assemblea dei soci - dove vale il principio “una testa un voto”, indipendentemente dalla quota di capitale posseduta - che discute e approva le linee generali dell’attività e nomina il consiglio di amministrazione e il presidente che si preoccupano di gestire concretamente, nel quotidiano, le attività della cooperativa, assumendo di volta in volta le decisioni più appropriate per il suo sviluppo. Infine, elementi di differenziazione tra le cooperative e le altre forme di società sono facilmente rintracciabili negli statuti che definiscono gli scopi ed i diritti e doveri dei soci. Tra i propri obiettivi, spesso le cooperative, oltre alla soddisfazione dei propri soci e la loro crescita economica e morale, inseriscono la lotta alla disoccupazione, il servizio a favore di alcune categorie deboli, la valorizzazione delle risorse del territorio, la promozione della cultura, ecc. 3 E. M. Tacchi, Elementi di sociologia della cooperazione, Roma, E.C.R.A. 1982, pp. 66-67. 4 Non sempre tutti i soci sono ad un tempo, o allo stesso modo, proprietari, gestori e fruitori dell’attività svolta in cooperativa. Ciò accade, ad esempio, nelle cooperative di consumo, dove i soci fruiscono delle agevolazioni sui prezzi dei beni acquistati, senza entrare nel merito dell’organizzazione dell’impresa. 2. La tipologia delle imprese cooperative La cooperazione, intesa come movimento sociale ed economico, è costituita da una varietà di espressioni, le quali, in diversi ambiti della vita sociale ed in diversi settori dell’attività economica, implementano i principi dello spirito mutualistico, su cui ci siamo soffermati nel paragrafo precedente. 15 A Manuale A 28-06-1997 11:38 Pagina 16 Il fatto che tali principi vengano applicati pressoché in tutti i settori produttivi rende poco agevole l’intento di sistematizzare all’interno di schemi prestabiliti la pluralità di esperienze esistenti. Un tentativo in questo senso può essere sviluppato avvalendosi delle aggregazioni statistiche prodotte dal Ministero del Lavoro, che, per ragioni anagrafiche, censisce all’interno di otto sezioni le cooperative presenti nel nostro Paese. A seconda del settore nel quale si esplica la loro attività, pertanto, le società cooperative risultano iscritte nelle seguenti sezioni5: → Sezione cooperazione di consumo, alla quale appartengono le cooperative di soci-consumatori che si avvalgono dello strumento cooperativo per acquistare beni di vario genere a prezzi vantaggiosi, costituendo eventualmente appositi esercizi commerciali, o per gestire luoghi pubblici (circoli, bar, trattorie, ecc.) finalizzati al consumo. → Sezione cooperazione di produzione e lavoro, alla quale sono iscritte le cooperative costituite da lavoratori esercenti l’arte e il mestiere corrispondente alla specialità della cooperativa, il cui scopo consiste nel procurare lavoro ai propri soci attraverso la produzione di beni o l’esplicazione di servizi; le attività svolte spaziano dall’artigianato all’edilizia, dall’industria al terziario. Questa formula viene anche utilizzata in alcuni casi per salvare o rilanciare delle aziende in crisi. → Sezione cooperazione agricola, costituita da cooperative di agricoltori intenti a lavorare la terra, coltivando, trasformando, conservando o distribuendo prodotti agricoli o zootecnici. → Sezione cooperazione edilizia, composta da cooperative che si propongono la costruzione di alloggi per i propri soci, i quali possono riscattare la proprietà o usufruire soltanto degli alloggi. → Sezione cooperazione di trasporto, nel cui novero rientrano le cooperative costituite tra lavoratori che si propongono di provvedere, per conto terzi, al trasporto di cose o persone, carico e scarico di merci, spedizioni e altro. → Sezione cooperazione della pesca, alla quale afferiscono le cooperative di pescatori, i quali, attraverso l’associazione in cooperativa, decidono di esercitare in comune la pesca o attività inerenti all’esercizio della pesca. → Sezione cooperazione mista, nella quale rientrano tutte le cooperative la cui attività non è classificabile agevolmente all’interno dei settori appena evidenziati (come ad esempio le cooperative di credito, quali le banche di credito cooperativo); vengono registrate in questa sezione, inoltre, le cooperative impegnate in attività catalogabili in differenti settori. → Sezione cooperazione sociale, è l’ultima sezione costituita in ordine di tempo, in seguito alla legge 381/91, che ha riconosciuto una forma di cooperazione radicalmente nuova, caratterizzata dallo “scopo di perseguire l’interesse generale della A 5 Si veda, a riguardo, la pubblicazione Appunti cooperativi, edita a cura dell’Istituto Italiano di Studi Cooperativi “Luigi Luzzatti”, per conto della Direz ione Generale della Cooperazione presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, Roma, 1993, pp.25-28. 16 Manuale A 28-06-1997 11:38 Pagina 17 comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini”; oltre che nella sezione per esse specificatamente prevista, le cooperative sociali sono iscritte nella sezione cui direttamente afferisce l’attività da loro svolta. In ogni settore produttivo si possono costituire una o più cooperative - dette cooperative di primo grado - in grado di agire in forma autonoma. Allo stesso tempo, è possibile che all’interno di un medesimo settore più cooperative (almeno cinque) trovino vantaggioso gestire in comune la propria attività produttiva, dando vita ad un consorzio, anche detto cooperativa di secondo grado. Il consorzio svolge sostanzialmente attività di servizio alle cooperative di primo grado. Più consorzi, a loro volta, possono unirsi e costituire un’organizzazione ancora più complessa - cooperativa di terzo grado - finalizzata a tutelare nel migliore dei modi gli interessi e le finalità delle cooperative che vi appartengono. Per dare solo un accenno alle dimensioni generali del fenomeno cooperativo, nei suoi vari gradi di organizzazione, potremmo dire che alla metà del 1992 - secondo un’indagine condotta di recen6 te dall’Istituto “Luigi Luzzatti” - le cooperative realmente operanti nel nostro Paese erano 73.747, dislocate in 88.843 unità locali 7 e occupanti complessivamente 438.441 addetti . Per quanto riguarda la presenza dei consorzi in Italia, invece, questi, alla data evidenziata, risultavano essere circa ottomila, con più di diecimila unità locali e con una occupazione globale di 29.200 lavoratori dipendenti8. Ora gli occupati sono circa mezzo milione, i soci alcuni milioni (la cifra esatta non è disponibile perché molti sono soci di più di una cooperativa) ed il fatturato complessivo nel 1995 è stato di oltre 80.000 miliardi. Nel settembre del 1995 a Manchester l’Alleanza Cooperativa Internazionale ha celebrato i 100 anni della propria costituzione. A questa organizzazione di livello mondiale aderiscono 215 associazioni di una ottantina di Paesi con più di 750 milioni di socicooperatori. La presenza del movimento cooperativo è diffusa sull’intero territorio nazionale anche se “a macchia”; semmai è da rilevare la maggiore solidità strutturale delle cooperative del centro-nord (in particolare Emilia-Romagna, Lombardia e Trentino), che occupano mediamente il doppio della forza lavoro delle cooperative meridionali. Anche in relazione ai diversi settori economici nei quali è presente l’imprenditorialità cooperativa, si può dire che non esistono differenze sostanziali: la presenza nell’economia nazionale delle esperienze a scopo mutualistico pervade indifferentemente tutti i settori produttivi. Nel complesso, non si può non sottolineare come il movimento 6 Si tratta del lavoro di ricerca Presenza delle imprese cooperative nei vari settori dell’economia italiana, realizza to c o n i l con tr ibut o del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, Roma, 1993, pp.2-4. 7 Per cooperative operanti in ten di a mo l e im pre s e effettivamente attive, registrate presso le Camere di C o m m e rcio i taliane, non soggette a procedure di fal limento né in fase di liquidazione. All’Archivio anagrafico del Minister o del L a v o ro, che ti ene co nto viceversa di tutte le cooperative giuridicamente esistenti a prescindere dal lor o grado di vitalità, risultano iscritte al 31.12.1993, per l’esattezza, 159.417 cooperative. 8 Nel computo dei lavoratori dipendenti sono considerati sia i soci-lavoratori che gli addetti esterni alle cooperative. 17 A Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 18 cooperativo organizzato in Italia, con le sue quasi quarantamila imprese operanti in tutti i campi: (dai trasporti all’edilizia, dal commercio ai servizi sociali, dal turismo alla cultura, dal credito alle assicurazioni, dall’agro-alimentare alle attività manifatturiere, ecc.) costituisca un fenomeno imprenditoriale e solidaristico di indubbia significatività, in grado di arrecare un valido contributo alla crescita economica e sociale del Paese sul piano quantitativo e su quello qualitativo. 3. I valori della cooperazione La sfida che da sempre si è posto il movimento cooperativo consiste nel combinare solidarietà ed efficienza (la prima senza la seconda perde credibilità come proposta e come testimonianza) e nel contribuire, in questo modo, ad umanizzare la società e l’economia, “nel senso di aumentare il numero dei protagonisti al loro interno - coloro che partecipano sia alla produzione sia alla sua distribuzione su basi più eque - e di allargare conseguentemente gli spazi di autonomia e di autodeterminazione delle persone attraverso la creazione e lo sviluppo di imprese caratterizzate sotto il piano funzionale e decisionale dalla centralità dell’uomo e dal reciproco aiuto”9. Nell’ambito dei valori che concorrono a determinare l’orizzonte etico delle imprese a scopo mutualistico, infatti, l’intenzione di estendere i vantaggi dell’azione cooperativa ad una cerchia più ampia del ristretto nucleo dei cooperatori esprime con chiarezza l’elemento fondante la cultura della cooperazione. Questa si fonda, prioritariamente, nel porre la “centralità della persona” quale esigenza morale e ideale della prassi del movimento; un riconoscimento che si esplica, per l’appunto, a un duplice livello: nei confronti dei beneficiari dell’attività delle imprese a scopo mutualistico e nei confronti di quanti partecipano attivamente alla determinazione delle imprese stesse. In questo senso, la realtà cooperativa può definirsi un luogo educativo, dove tutti sono sollecitati e sostenuti lungo un costante processo di apprendimento e di crescita umana e professionale. Per questo il valore preminente della cooperazione - intesa quale evento sociale prima ancora che come fatto giuridico o economico non risiede nella crescita dell’impresa in sé e per sé, bensì nella crescita quantitativa e qualitativa delle opportunità di promozione umana e di integrazione sociale dei cittadini. Dopo la parentesi del periodo fascista, il fenomeno cooperativo si è visto riconoscere una collocazione privilegiata tra le possibili forme di iniziativa economica, venendo legittimato, attraverso l’art. 45 della Costituzione, come modo nuovo di fare impresa, espressione autentica di valori di socialità e di democrazia nell’ottica del servizio di cui finiscono con il beneficiare non solo i soci A 9 W. Williams, Promozione e qualità della cooperazione, quale itinerario tra problemi e opportunità? in Studio per la realizzazione di uno spettacolo teatrale sul tema della cooperazione, Confcooperativ e - Ce nsc o op, Co op. Claps Por denone, 1993, p.8. 18 Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 19 ma anche le comunità di riferimento.10. Ne sono valide testimonianze, ad esempio, le cooperative di consumo e le cooperative edilizie, le quali, nel fornire beni o abitazioni ad un prezzo vantaggioso rispetto a quello di mercato determinano un effetto calmieratore di cui si avvantaggia la stessa collettività. Per queste ragioni, in sintonia con le indicazioni espresse dall’Assemblea Costituente, l’attività legislativa è rivolta a promuovere e a favorire l’incremento della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata, nonché a vigilare sulla corretta implementazione del suo spirito fondativo. Collegato al principio della democraticità della conduzione delle imprese mutualistiche è un secondo fondamentale valore del movimento cooperativo, un valore da costruire e rispettare quoti dianamente attraverso rigorose pro c e d u re: il riconoscimento della pari dignità degli individui. Tra i criteri che concorrono alla determinazione di una gestione democratica delle cooperative si evidenziano, in particolare: la prerogativa dei soci ad avere uguale diritto di voto e di partecipazione alle decisioni di comune interesse (un uomo = un voto); la ripartizione dei benefici in proporzione alle attività svolte con la cooperativa; l’attivazione di un sistema di controllo periodico sui risultati dell’impresa e sui metodi impiegati per il loro raggiungimento; la garanzia della possibilità del ricambio delle persone nei posti di maggiore responsabilità. Attraverso queste procedure si concretizzano i valori della democrazia economica e della partecipazione (qui intesa nei termini di una compartecipazione dei soci estesa anche ai risultati economici dell’azienda). Alla luce di tale sensibilità democratica si inquadra il principio della libertà e della volontarietà dell’adesione, senza alcuna discriminazione sociale, politica, razziale o religiosa; un fondamento che si inscrive nella medesima affermazione dei valori di tolleranza e di rispetto della dignità umana, già ravvisati in precedenza. Fedeli a questa impostazione, le cooperative si professano neutrali, senza manifestare precipue appartenenze politiche o ideologiche, per affermare la priorità dei valori cooperativi e garantire l’apertura incondizionata delle proprie strutture a coloro che intendono utilizzarne i servizi e che acconsentono ad assumerne le responsabilità in qualità di soci. In verità, come dimostra la storia della cooperazione nel nostro Paese, le tradizioni politico-ideologiche hanno avuto un loro peso nella nascita e nello sviluppo del movimento anche a livello organizzativo. Il pluralismo di valori e di esperienze - frutto del contributo delle differenti concezioni della vita, della società e dell’economia di cattolici, socialisti e liberali - ha finito col determinare strutture più aperte alla partecipazione e al dialogo, adeguate a stimolare continuamente la crescita e l’espansione degli ideali mutualistici, ma anche forme di A 10 L’art.45 della Costituzione italiana recita, infatti, così: “La Repubblica riconosce la funzione speciale della coope raz i on e a ca rat te re d i mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’inc re mento co n i mez zi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”. 19 Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 20 concorrenza interna spesso dannosa. In una prospettiva di pieno sviluppo e di caduta delle barriere ideologiche, ora, le diverse associazioni cooperative sono sollecitate a unirsi in uno sforzo comune per realizzare obiettivi sempre più spesso condivisi. Dal punto di vista economico, questi si concretizzano, in sintesi, nell’identificazione di un sistema privo di monopoli e di profitti immeritati. Attraverso le strutture consortili, ad esempio, o tramite i fondi mutualistici introdotti di recente dalla legge di riforma 11, il movimento cooperativo persegue il valore della solidarietà intercooperativa, dal momento che non può esistere vera cooperazione se questa non si realizza, in primo luogo, tra le cooperative stesse. In tale prospettiva, inoltre, le cooperative collaborano anche relativamente all’implementazione del principio dell’educazione cooperativa, concepita nel più alto senso di “cultura”, cioè di formazione ai principi e agli ideali cooperativi, più che alla mera informazione riguardo ai suoi metodi. Cooperare - è stato felicemente sintetizzato dal presidente di una cooperativa culturale - costituisce una forma di lavoro nella quale gli “altri” non sono “ostacoli da superare o concorrenti da battere, ma compagni di viaggio con cui condividere sogni e responsabilità”12. Il senso e la specificità dell’agire cooperativo, nonché la sua intrinseca potenzialità innovativa ed educativa, risiedono qui, nel riconoscere che lavorare per gli altri ed assieme agli altri può garantire un maggior successo all’attività intrapresa, e anche che ciò non è - alla fine - ininfluente sul “clima” complessivo in cui vive l’intera comunità di riferimento. Lavorare per fornire risposte convincenti a bisogni comuni significa interpretare correttamente lo spirito di quei pionieri che, 150 anni orsono, decisero di avviare quelle prime esperienze che, prese come esempio, sono diventate un movimento capace di combinare il perseguimento degli interessi individuali con il bene comune13. Fedeli a quello spirito i movimenti cooperativi nazionali hanno perseguito tali intenti formulando un’autentica sfida ai sistemi economici tradizionali, impegnandosi per affermare un modo diverso, profondamente rispettoso della dignità umana, di fare impresa e di contribuire allo sviluppo. Nel già ricordato congresso di Manchester del settembre 1995 l’Alleanza Cooperativa Internazionale ha aggiornato la dichiarazione di identità cooperativa (si veda il testo nell’appendice) che definisce che cos’è una cooperativa e quali sono i suoi principi basilari. Questa dichiarazione ha lo scopo di guidare le organizzazioni cooperative verso il 21° secolo. Le revisioni periodiche dei principi hanno lo scopo di dimostrare come il pensiero cooperativo possa essere applicato ad un mondo, ad una società e ad un’economia in continua evoluzione. 1 1 Il riferimento è alla legge A del 31 gennaio 1992, n.59, intitolata “nuove norme in materia di società cooperative”, in base alla quale il 3% degli utili delle cooperative affluisce a fondi per la promozione cooperativa. 1 2 S. Bertolo, Per una nuova cultura cooperativa: dal mito alla necessità, in Studio per la realizzazione di uno spettacolo teatrale sul tema della cooperazione, op. cit., p.27. 13Il riferimento è ai “Probi Pionieri di Rochdale” che, nel lontano 1844, avviarono, in Inghilterra, le prime esperienze cooperative della storia moderna, form u l a n d o compiutamente i principi fondanti l’agire mutualistico. 20 Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 21 Nel coniugare i valori della solidarietà e del rispetto della persona con l’intento di proporsi quale forza protagonista sul mercato, in grado di sostenere la concorrenza delle imprese capitalistiche, la cooperazione investe, in definitiva, la sua fragile identità nella scommessa che anche in economia non tutto è già deciso, non ci sono regole senza eccezioni e restano spazi di libertà di scelta, se si è disposti a rischiare e a pagare di persona. La sua sfida è rivolta eminentemente ai giovani, a quanti cioè si affacciano sul mondo del lavoro con l’aspirazione a vedere coniugati idealità e realizzazione professionale, impegno sociale e sviluppo imprenditoriale, e a ritrovare modalità originali per congiungere etica ed economia. Ai giovani la cooperazione rivolge una proposta ben precisa: si tratta di mettere da parte le false certezze garantite da un posto sicuro per intraprendere un percorso fatto di coraggio e di inventiva, dove è necessario sporcarsi le mani e stringerle a quelle degli altri, per costruire insieme un ideale, forse un’utopia, quello di perseguire, in forma democratica ed autogestita, nel pieno rispetto delle differenze e delle competenze di ciascuno, un progetto comune. Occorre un’inclinazione ad arrischiarsi ed a rischiare, perché si tratta di assumere in prima persona i costi ed i benefici dell’attività cui si vuole dare vita. Occorre un gusto ad apprendere e a sovrapporre continuamente i piani del lavoro e della formazione, a voler acquisire un mestiere. E occorre, soprattutto, una forte motivazione, nutrita di solidarismo e di concretezza, perché creare un’impresa in associazione - come ha scritto un grande teorico del fenomeno cooperativo14 - comporta uno sforzo inimmaginabile. L’importante è non dimenticarsi mai che realizzare una cooperativa vuole dire dare vita ad un’impresa, alle prese con altri competitori, in grado di stare sul mercato e di produrre reddito, pena il fallimento dell’intero progetto. Il cooperativismo giovanile, allora, è un’opportunità che merita di e s s e re conosciuta e stimolata, per ampliare gli orizzonti del mondo imprenditivo e per rendere più flessibile un mercato del lavoro soffocato da eccessive rigidità. Il senso dei capitoli che seguiranno è inscritto sostanzialmente in questo desiderio, nel fare in modo che la cooperazione si realizzi, grazie ai giovani, in tutte le sue premesse, evitando che diventi, per difetto di conoscenza, un’ennesima occasione sciupata. A 14Cfr. H. Desroche, Il progetto c o o p e r a t i v o, Jac a Bo ok, Milano, 1980. 21 Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 23 EDUCAZIONE E COOPERAZIONE: SPUNTI DI RIFLESSIONE ED INDICAZIONI DI LAVORO 1. CONSIDERAZIONI INIZIALI 2. EDUCAZIONE E COOPERAZIONE, ALCUNI CENNI STORICI 3. LE TAPPE DI UN PERCORSO EDUCATIVO 4. ALCUNE IPOTESI SU EDUCAZIONE ALLA COOPERAZIONE 5. ALCUNE SCHEDE DI LAVORO Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 24 EDUCAZIONE E COOPERAZIONE: SPUNTI DI RIFLESSIONE ED INDICAZIONI DI LAVORO 1. CONSIDERAZIONI INIZIALI 2. EDUCAZIONE E COOPERAZIONE, ALCUNI CENNI STORICI 3. LE TAPPE DI UN PERCORSO EDUCATIVO 4. ALCUNE IPOTESI SU EDUCAZIONE ALLA COOPERAZIONE 5. ALCUNE SCHEDE DI LAVORO Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 25 1. Considerazioni iniziali L’accostamento di due termini ricchi di significati, quali ‘educazione’ e ‘cooperazione’ rischia di dare luogo ad una molteplicità di possibili ipotesi di lavoro, ingenerando a volte anche difficoltà di interpretazione di esperienze diversificate che vanno ben oltre la pura e semplice realizzazione di cooperative all’interno della scuola. Risultano infatti estremamente differenziati gli approcci che può evidenziare la riflessione educativa attorno alla ‘cooperazione’, a seconda che si proceda ad un suo inquadramento rispettivamente nei termini di: a. realizzazione di attività cooperative scolastiche, via via finalizzate alla gestione, reale o simulata, di scuole piuttosto che di imprese volte alla produzione di beni e servizi ad uso interno alla stessa scuola o anche alla diffusione esterna; b. presenza di un interesse precipuo all’educazione cooperativa intesa nei termini di ‘istruzione’ sui temi della cooperazione, di ‘educazione’ delle persone a maturare ed esprimere comportamenti cooperativi e cooperativistici, oppure ancora di realizzazione di esperienze di insegnamento-apprendimento fondate su metodologie e didattiche facenti perno sulla cooperazione; c. specifica attività di ricerca pedagogica ed educativa attorno alle esperienze di educazione concepite in funzione della crescita del movimento cooperativo. A Diverse piste di approfondimento nell’ambito educativo si aprono a partire da questa proposta necessariamente propedeutica, offrendo tra l’altro l’opportunità di collegare più materie tradizionali in un’ottica interdisciplinare e di sviluppare una serie di meta-competenze trasversali, destinate ad irrobustire l’identità professionale dei giovani in formazione. Ne indichiamo alcune, nella consapevolezza di non poter esaurire una riflessione che va affidata soprattutto alla creatività dei docenti e auspicabilmente dei giovani stessi. Lavorare sulla cooperazione significa anzitutto, come abbiamo accennato, ragionare sull’economia e sull’impresa in una prospettiva che consente di tenere fermi alcuni riferimenti fondamentali (il rapporto tra efficacia ed efficienza; i costi e la redditività; le risorse immesse e i prodotti offerti al mercato; le fondamentali funzioni aziendali), e, insieme, di scoprire che non esiste un solo modello di impresa e di agire economico. Anzi, la cooperazione può essere studiata in prospettiva storica (il manuale curato da Vera Zamagni potrà essere molto utile in proposito) come risposta delle classi subalterne e dei movimenti di ispirazione solidaristica ai traumi della rivoluzione industriale e del primo capitalismo. Più ampiamente, la ricerca di una modalità alternativa di 25 Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 26 creare l’impresa e di concepire il lavoro è un interessante spunto per approfondire i rapporti tra economia e società, tra azione razionale orientata allo scopo e azione razionale orientata a valori che eccedono il tornaconto individuale. Il fatto che, nel caso della cooperazione, l’agire imprenditoriale sia più visibilmente ‘incorporato’ in una trama di rapporti sociali e di valori condivisi offre la possibilità di esplorare come, in realtà, l’azione economica non possa essere isolata dal contesto sociale in cui sorge e si integra. Analogamente, istituzioni di varia natura, relazioni sociali e presupposti culturali ne favoriscono o contrastano lo sviluppo. Studiare i fenomeni economici a partire dalla cooperazione significa, pertanto, anche studiare la società locale, la storia del suo sviluppo economico e la geografia delle sue attività economicoproduttive: la cooperazione nasce e vive in una stretta integrazione con il contesto locale, di cui interpreta i bisogni e a cui fornisce risposte in chiave di auto-produzione e di collaborazione tra forze sociali, istituzioni locali e attori economici. Lavorare sulla cooperazione significa anche ragionare sui modelli organizzativi, sui processi decisionali e sulle forme della partecipazione dei lavoratori nell’impresa. Anche da questo punto di vista la cooperazione introduce alla scoperta di una pluralità di modelli di organizzazione e di forme di gestione delle risorse umane e delle relazioni di lavoro nell’impresa. Una struttura aziendale autenticamente cooperativa implica infatti una gestione interna insieme più flessibile e più complessa, più partecipata e più responsabilizzante. Come mostrano gli studi sui processi di transazione, il coordinamento tra soggetti economici, basato sullo scambio di mercato oppure sulla gerarchia organizzativa, non risolve pienamente i problemi dell’alimentazione di un clima di fiducia e di collaborazione all’interno delle aziende. Già alcuni anni fa Williamson si era posto il problema del ‘coinvolgimento etico-morale’ e non meramente ‘egoistico’ nell’ambito delle organizzazioni economiche: un aspetto trascurato dal modello economico classico, in cui si ipotizza che gli individui guardino alle transazioni in modo strettamente neutrale e strumentale. La ricerca di un’atmosfera lavorativa soddisfacente e di gratificazioni diverse da quelle pecuniarie in questa prospettiva vengono chiamate in causa proprio per spiegare il funzionamento di organizzazioni non rispondenti alle normali regole del mercato, ma anche per suggerire alle stesse imprese capitalistiche di ripensare il proprio funzionamento interno in modo da costruire relazioni più fluide e costruttive. Da questo punto di vista Ouchi, noto studioso nippoamericano, ha esplorato le caratteristiche di modelli organizzativi diversi da quelli classici, ponendo l’accento su aspetti come la fiducia reciproca, i rapporti informali ed il senso di solidarietà, che egli ritrova in modo precipuo nel ‘clan’, forma organizzativa tipica dell’impresa giapponese. A 26 Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 27 Ancora più esplicita è l’attenzione ad esperienze di tipo cooperativistico in Butler, che introduce il concetto di ‘collettivo’ come modello organizzativo alternativo in cui ‘gli scambi sono mediati da rapporti affettivi, da coerenza di idee e da comunanza di scopi, non ottenibili col mercato o con la gerarchia’ (R.Butler, 1985, p.318). In questo modello (Butler lo esemplifica facendo più volte riferimento alle ‘comuni’) vengono, inoltre, enfatizzati il mutuo adattamento, la fiducia reciproca, l’impegno personale, l’appartenenza a tempo indefinito in qualità di ‘membro’: tutti requisiti che lo pongono in contrapposizione al ‘mercato’. Perciò il collettivo non è affatto una struttura semplice, ma un’organizzazione complessa e sofisticata. In un ideale ‘continuum’, lo scambio di mercato (esemplificato dai contratti di compra-vendita) rappresenta la situazione di minore complessità, che non richiede un particolare coinvolgimento né un’elevata fiducia reciproca tra le parti; la ‘gerarchia’ di tipo burocratico rappresenta il tipo intermedio, mentre il ‘collettivo’ rappresenta il livello più alto di complessità dei rapporti e delle transazioni interne. Infatti, occorre, in organizzazioni di questo tipo, una particolare attenzione nell’ammettere solo i membri ‘desiderabili’ o compatibili; una grande cura della collaborazione per diffondere e mantenere i valori comuni; un’intensa comunicazione interna, con riferimento soprattutto agli scopi dell’agire comune. In sintesi, per Butler, una struttura di tipo comunitario è la più collaborativa e comunicativa delle organizzazioni. Lo studioso americano identifica, inoltre, tre fattori di crisi del ‘collettivo’: il primo è rappresentato da un sovraccarico di informazioni da gestire e da far circolare all’interno dell’organizzazione, a cui si può rimediare riducendo le dimensioni del gruppo o creando una semplice funzione gerarchica; il secondo deriva da un ‘collasso nella fiducia’, che intacca la dimensione vitale della collaborazione, quando ad esempio si crea un’oligarchia o un’appropriazione individuale di risorse collettive; il terzo è dato dalle diseconomie esterne, come la difficoltà di reclutare nuovi membri. È interessante notare che questo tipo di analisi ha riscosso un notevole interesse non solo nell’ambito degli studi organizzativi, ma anche del management, della consulenza e della formazione aziendale. Consenso, collaborazione, appartenenza, partecipazione attiva, condivisione degli obiettivi e della ‘cultura’ sono da qualche anno termini molto in voga nel lessico dei dirigenti d’impresa (cfr. Ambrosini, 1989). Nell’economia di questa ricerca interessa, però, soprattutto identificare le peculiarità organizzative delle imprese cooperative, le competenze e attitudini che esse richiedono e gli insegnamenti che ne derivano in termini più generali di cultura del lavoro. Senza sovrabbondare in riferimenti bibliografici si possono raccogliere le seguenti indicazioni: A 27 Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 28 → si tratta di strutture che richiedono un alto grado di motivazione personale agli operatori e collaboratori; → enfatizzano la condivisione di valori e di obiettivi; → comportano una forte collaborazione reciproca, che non può essere prodotta soltanto attraverso rapporti gerarchici di tipo tradizionale; → nascono da laboriosi processi di gestazione, non potendo essere create con i meccanismi tipici delle normali imprese private, e presentano notevoli problemi di mantenimento del ‘clima’ organizzativo efficace. Se poi l’attività didattica saprà spingersi, come auspichiamo vivamente, oltre il livello della conoscenza e della ricerca per inoltrarsi sul terreno della proposta di esperienze di agire cooperativo, un’interessante gamma di obiettivi educativi potrà essere messa a fuoco. Cooperare significa infatti, anzitutto, fare l’esperienza della collaborazione, del lavoro di gruppo, della valorizzazione di abilità e competenze diverse, del confronto con punti di vista e attitudini differenti. Un insieme di meta-competenze, per riprendere il termine precedentemente introdotto, che appaiono sempre più necessarie in organizzazioni lavorative destinate ad affrontare problemi complessi e sempre nuovi, anche al di là della specifica forma dell’impresa cooperativa in senso proprio. È quasi un luogo comune, discutendo di professionalità, enfatizzare la dimensione del saper essere, accanto al sapere teorico e al saper fare concreto; ed elementi essenziali del ‘saper essere’, oggi vagliati con attenzione in tutte le organizzazioni complesse, sono proprio la capacità di entrare in relazione, di collaborare con altri, di intraprendere progetti e attività, di condurli a buon fine con responsabilità e autonomia. Si può, quindi, sostenere con qualche ragione che la cooperazione, lungi dal rappresentare una forma minore e debole di attività economica in varia misura “assistita”, può assumere un cospicuo valore dimostrativo per un’efficace formazione al lavoro: essa richiede infatti in modo più marcato ed evidente una serie di attitudini e capacità che si rivelano utili per le organizzazioni produttive complesse e dinamiche. Nello stesso tempo, sul versante della cultura giovanile, si può osservare un certo grado di ambivalenza rispetto a questo insieme di atteggiamenti: il piacere di lavorare in gruppo e la disponibilità ad impegnarsi in attività associative, di volontariato, o comunque serie e strutturate anche quando riguardano la musica, lo sport, gli hobbies, gli interessi culturali, coesistono con l’affermazione esasperata della soggettività, l’individualismo delle aspirazioni e dei progetti, l’instabilità delle aggregazioni e delle forme di impegno. È, quindi, più che mai necessario riscoprire nella scuola e nel lavoro educativo possibilità nuove di educare alla capacità di lavorare insieme con continuità per uno scopo. A 28 Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 29 Di conseguenza, rispetto ad altre possibilità di lavoro di gruppo, l’educazione alla cooperazione può aiutare a sviluppare un’altra fondamentale attitudine: quella progettuale. Cooperare significa, allora, esplorare il territorio, individuarne i bisogni insoddisfatti, fissare degli obiettivi, commisurare i mezzi ai fini, reperire le risorse necessarie, organizzare e suddividere il lavoro, attribuire e assumere delle responsabilità, valutare i risultati ottenuti, confrontarsi sulle manchevolezze e i limiti dell’attività svolta, individuare ipotesi di miglioramento, ragionare su come suddividere gli eventuali benefici. Infine, sviluppare nell’ambito scolastico percorsi didattici orientati alla cooperazione può contribuire ad educare alla solidarietà in modo non retorico, non sentimentale e non occasionale. Sono evidenti le stanchezze ed i limiti delle vecchie impostazioni solidaristiche, così come le ambivalenze della cultura giovanile su questo terreno. Disponibilità all’impegno concreto e attenzione alle grandi tragedie del mondo si intrecciano con forme diffuse di violenza, di razzismo e soprattutto di indifferenza e di rifiuto per molte formule tradizionali di solidarietà. Guidare alla scoperta della cooperazione, e in questo caso soprattutto alla cooperazione di solidarietà, significa non soltanto saper leggere le povertà e decifrare i volti (spesso nascosti) del disagio sociale, ma anche coniugare desiderio di sovvenire e razionalità, compassione e intraprendenza, attenzione al bisogno e spirito di iniziativa. La cooperazione come imprenditorialità sociale è insieme una sfida e una delle forme innovative della solidarietà in una società che giustamente richiede efficienza anche nel campo delle politiche sociali. A 2. Educazione e cooperazione, alcuni cenni storici In realtà, una breve considerazione delle esperienze realizzate nel corso degli ultimi due secoli ci rivela come le cooperative scolastiche e l’educazione alla, ed attraverso la, cooperazione si siano di sovente fuse fra di loro all’interno di molteplici progetti di lavoro. Troviamo così esperienze di cooperazione quali forme di mutuo insegnamento fra allievi (a part i re dalle scuole lancasteriane, importate anche in Italia nel primo ‘800), piuttosto che il ricorso all’azione cooperativa per la diffusione dell’istruzione popolare (quale ad esempio la Società per la diffusione dell’istruzione popolare creata nel corso della prima metà dell’800 dallo Schulze-Delitzsch, in Germania); oppure la costituzione di cooperative per l’autoproduzione di materiali didattici, progressivamente divenute vere e proprie ‘scuole città’ in grado di autogestirsi nella produzione, consumo, amministrazione dei fondi e autogoverno comunitario. È questa l’esperienza avviata in Francia da B. Profit nel primo ‘900, e poi in parte ripresa anche in Italia da Codignola, con 29 Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 30 scuola-città). E si giunge alla delineazione di metodi cooperativi di apprendimento attivo, attraverso la realizzazione della tipografia scolastica, proposta in Francia da C. Freinet ed importata in Italia, secondo una propria originalità, da quella Cooperativa della Tipografia Scuola (1951) che poi evolverà nel Movimento di Cooperazione Educativa-MCE. Altra esperienza è il ricorso al lavoro in comune come modalità educativa (la Arbeitschule del Kerschensteiner, 1912); mentre altri procederanno alla delineazione del lavoro libero per gruppi in quanto modalità di apprendimento attraverso la socializzazione e la cooperazione (Cousinet, 1920). Né vi è estraneo lo stesso movimento cooperativo che darà vita a scuole cooperative al fine di preparare propri dirigenti e quadri o ad istituti cooperativistici impegnati nella ricerca e nello studio oltre che nella formazione; ad esempio il Cooperative College inglese fondato nel 1919 vicino a Manchester o la Università F.Saverio nella Nuova Scozia. 3. Le tappe di un percorso educativo Abbiamo così delineato alcune tappe di un complesso itinerario utile per l’esercizio della riflessione pedagogica attorno al binomio educazione e cooperazione. Vi ritroviamo l’attenzione alla educazione della persona nella sua globalità, attraverso il ricorso alla cooperazione come strumento e come meta dell’attività formativa; l’esigenza di una attiva formazione civico-politica, mirante al perseguimento del bene comune quale finalità ultima della convivenza; la formazione volta all’acquisizione di capacità imprenditoriali in ambito socio-economico al fine di perseguire finalità di produzione, consumo, credito ed assistenza. Ad esse corrisponderanno, all’interno del progetto educativo scolastico, altrettanti capitoli, rispettivamente attinenti: → alla formazione della persona in quanto tale, in quanto oggetto di attenzione interdisciplinare da parte di tutto il corpo docente; → alla formazione civico politica ed economico giuridica, in quanto specifico interesse da parte di singoli ambiti disciplinari; → alla realizzazione di esperienze dirette di cooperazione all’interno della scuola attraverso la delineazione di progetti formativi ad hoc. Una tale delineazione di ambiti risulta importante oggi, soprattutto nel momento in cui la concessione dell’autonomia produce la richiesta di una specifica progettualità educativa da parte di ogni singolo istituto, stimolandone l’apertura alla più vasta interazione con una comunità locale che ne diviene il naturale referente in quanto diretto ‘utilizzatore’ del servizio scolastico. L’idea della ‘cooperazione’ viene, quindi, a proporsi come uno dei possibili cardini di una nuova modalità di relazioni fra scuola e territorio, laddove da quest’ultimo emergono esigenze di stretta collabora- A 30 Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 31 zione con le proprie scuole al fine di guidare l’evoluzione culturale e professionale locale. E dalla scuola prima sarà sempre più colta come strategica la possibilità di contare sulla comunità locale come risorsa per la propria attività formativa oltre che sostegno, anche in termini economico finanziari, per realizzare esiti formativi di qualità che sappiano ‘stare sul mercato’. 4. Alcune ipotesi su educazione alla cooperazione “Quando ci riferiamo al sistema cooperativo alludiamo ad una trama logica, ad una struttura di verità, di idee, di aspetti interrelati con un fondamento unitario, che emergono da una interpretazione o visione peculiare della realtà socio economica in cui siamo inseriti”1. Dunque l’educazione cooperativa non appare frutto unicamente di una, pur attenta e completa, opera di informazione ed istruzione, quanto sembra interrelarsi con una vera e propria concezione antropologica che pone l’uomo quale valore centrale e fine del processo, in quanto “soggetto integrato dai differenti aspetti che compongono la sua personalità”2. Alla base di tale impostazione vi è una concezione relazionale e dialogica dello sviluppo di una personalità che vede il suo fine ultimo, al di là di ogni individualismo, nella realizzazione della comunità. Si costituisce, così, un criterio interpretativo in grado di ‘dare un senso’ particolare ai concetti di imprenditorialità, di impresa e di lavoro che vi assumono una differente accezione in quanto strumenti indispensabili al fine di partecipare, in modo fiducioso e collaborativo, alla realizzazione del bene comune. Possiamo dunque ipotizzare alcuni livelli di azione per un processo di educazione alla cooperazione, che andranno, quindi, ulteriormente modulati alla luce dell’età evolutiva degli studenti e delle tipologie scolastiche in cui verranno realizzati: a. l’attenzione alla crescita globale della persona, puntando soprattutto sulla formazione di quadri valoriali connotati dalla apertura fiduciosa agli altri nella collaborazione e nella mutualità, al contempo mirando alla formazione della volontà, perché alla accettazione dei valori possano fare seguito scelte consapevoli e coerenti; b. la formazione di “abiti” comportamentali fondati sulla collaborazione e sul dialogo, in cui gli aspetti di competizione possano venire pur sempre ricompresi all’interno di una logica di miglioramento della propria perf o rmance in funzione del bene comune e non certo di prevaricazione aggressiva degli altri; c. l’attenzione a come i giovani maturano l’immagine di sé rispetto alla futura occupazione: tale immagine si sostanzia di conoscenze, di motivazioni personali alla ricerca di un deter- A 1 J.A. Perez, El concepto de educacion cooperativa, in Revista de la cooperacion, (X XX VI) , n. 2 01 /1 98 1, p.51, nostra traduzione. 2 Ivi, p.52. 31 Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 32 minato esito lavorativo, di una progressiva socializzazione al mondo adulto e del lavoro. L’impostazione cooperativa può a questi livelli far nascere e crescere una visione del mondo lavorativo quale luogo di realizzazione personale, assieme agli altri, al fine di collaborare al delinearsi di una società migliore per tutti; d. la proposta di esperienze di cooperazione che, pur coinvolgendo gli studenti ed i docenti, possano aprirsi alla comunità locale facendovi maturare il senso della cooperazione per la realizzazione del bene comune e, viceversa, chiedendo alle imprese del territorio la possibilità di progettare insieme esperienze di alternanza scuola/lavoro che possano recare in sé i principi della cooperazione. Tali ‘livelli’ di esperienza costituiscono altrettanti momenti di una globale attenzione educativa che però non sembra potersi esaurire unicamente nella proposta di uno solo fra di essi. Potremmo così delineare una sorta di circolarità, percorribile in entrambi i sensi, ma comunque esauriente la nostra attenzione educativa unicamente nella sua totalità, sì che comunque si entri nel percorso e se ne debbano percorrere tutte le tappe al fine di ottenerne un esito educativamente rilevante. A Vediamo ora di delineare brevemente il significato che possono assumere i passaggi testè delineati all’interno della complessiva ‘educazione alla cooperazione’. a) Educazione morale ed educazione cooperativa Aspetto centrale per ogni intervento formativo nei confronti della persona, la dimensione morale sembra assumere un significato fondativo anche rispetto al nostro tema in quanto la cooperazione mira a dare vita ad un “movimento di uomini che attribuisco- 32 Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 33 no al lavoro associato un preciso significato politico-ideale”3. Si fa, quindi, riferimento esplicito ad un assieme di comportamenti che si qualificano proprio in quanto frutto di scelte valoriali e di atti di volontà che ‘decidono’ di ‘fare essere’ quella particolare modalità associativa-imprenditoriale al fine di contribuire alla realizzazione del bene comune. L’educazione alla cooperazione si deve radicare all’interno di una specifica attenzione alla maturazione del giudizio morale in età evolutiva, sì da porre in grado l’adolescente di sviluppare un proprio quadro valoriale organico e coeso, procedendo da una mappa di valori che potremmo così esemplificare SOLIDARIETÀ, TOLLERANZA, ACCOGLIENZA, DIALOGO, GIUSTIZIA (in quanto valori comuni alla cultura contemporanea) SALUTE, AFFETTIVITÁ, OBLATIVITÁ, LEALTÁ, RESPONSABILITÁ (in quanto valori legati alla dimensione personale) COERENZA, PERSEVERANZA, CORAGGIO, IMPEGNO, SPERANZA NELLA VITA, OTTIMISMO (in quanto valori comuni all’indirizzo della decisione morale) A Quale momento unificante di tale sistema valoriale potrebbe venire evidenziata la GENEROSITÁ, intesa quale capacità di autotrascendersi nei propri interessi e bisogni immediati, di superare se stessi nella tensione al bene comune. Al di là della pura ricerca della GIUSTIZIA sociale essa si costituisce come fondamento da cui la persona può procedere verso esiti di autentico superamento di sé alla ricerca della solidale cooperazione con gli altri. Anche se la nostra scuola non ha mai dedicato un particolare interesse a tale educazione, soprattutto oggi appare evidente come questa rivesta una particolare importanza per la maturazione dell’adolescente verso una identità adulta equilibrata. Secondo il Kohlberg esiste una diretta relazione fra maturazione cognitiva e morale, cosicché attorno all’età di 14-16 anni ci si colloca nei confronti dei valori in una dimensione ‘convenzionale’: vale a dire si tende ad esprimere giudizi in relazione a modalità comportamentali giudicate ‘buone e giuste’ in quanto gradite agli altri (orientamento alla ricerca della concordia interpersonale: fare il bravo) e quindi socialmente approvate; e la disponibilità a fare il proprio dovere in quanto frutto del rispetto per l’autorità e per l’ordine sociale (orientamento alla legge ed all’ordine)4. Né ci si deve lasciare trarre in inganno dagli atteggiamenti, spesso oppositivi, che gli adolescenti pongono in essere rispetto ai comportamenti degli ‘adulti’, in quanto il loro giudizio ricorre comun- 3 L. Del Bianco, L’ i m p re s a cooperativa e la sua cultura, in Scuola e professione (IX), n. 1/1981, p.33. 4 Cfr. A. Manenti, C. Brescian i, Psicol ogi a e svi lupp o morale della persona, EDB, Bologna, 1993. 33 Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 34 que a tali parametri di riferimento. Il fatto che tale modalità di giudizio si trovi in diretta relazione con la maturazione del pensiero ci lascia presupporre che il suo evolversi verso esiti logico formali astratti, tipici dell’adolescenza, lo aprirà alla possibilità di giungere a cogliere il carattere astratto e convenzionale della norma: essendo in grado, dapprima, di individuarne il carattere contrattualistico (norma come frutto di un ‘contratto sociale’) e, in seguito, potendo venire orientato a comprendere come il giusto ed il buono siano legati alla decisione della propria coscienza in accordo con i principi etici liberamente scelti e posti a fondamento della propria vita. Ciò, però, non avviene in modo automatico, bensì ci si presenta unicamente come ‘possibilità di attuazione’ che richiede una specifica attenzione formativa. Mentre non ci sfugge come si rischi di rimanere unicamente ad un livello di pura ricerca intellettuale, se non si propongono delle esperienze utili a stimolare la diretta traduzione di ciò che viene maturato a livello di giudizio in scelte di vita. Due, quindi, le modalità privilegiate per una formazione morale degli adolescenti: il dialogo ed il confronto fra differenti forme di giudizio e, soprattutto, il costante confronto con livelli di giudizio di ordine più elevato in quanto legate, nell’adulto (docente, genitore, ‘esperto’ presente a qualsiasi titolo nella scuola...) a precise scelte di vita secondo un orientamento verso principi etici universali. Appare quindi indispensabile ai fini di una matura educazione ai valori della cooperazione che, accanto alla articolazione di una capacità di giudizio adeguata al livello di maturazione del soggetto, non si rinunci a proporre all’adolescente il confronto diretto con chi ha maturato scelte di vita fondate su precisi quadri valoriali, sì da stimolare, nel confronto, una personale maturazione in ciascuno studente. Si aprirà, così, progressivamente la strada verso la prospettiva di una progettualità esistenziale fondata sulla articolazione di sistemi individuali di valori (personali, sociali, etici, religiosi..), ricercati e condivisi quali potenti poli di riaggregazione della sua personalità. Ed è l’adolescenza a costituirsi come momento importante anche ai fini della formazione ai valori dal punto di vista della cooperazione, nel suo essere tempo di ‘passaggio’ in cui vengono posti in crisi i sistemi di valori ereditati dall’infanzia, mentre si determina una naturale apertura verso la ricerca di nuove ipotesi valoriali più adeguate. Vi si intrecciano, così, bisogni di acquisire strumenti di elaborazione, oltre che di analisi, con l’esigenza di operare confronti interpersonali al fine individuare i valori necessari per produrre un personale progetto di vita. A 34 Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 35 b) Una modalità di impostare le relazioni e di concepire la didattica Un secondo livello di progettualità educativa va intravisto nella esigenza, presente sempre nell’uomo e assai acuta nell’adolescente, di poter svolgere esperienze di apprendimento all’interno di un ambiente complessivamente accogliente e motivante. Ancora una volta la pura proposta di attività, di per sé, non appare sufficiente se non vi si associano modalità didattiche volte alla cooperazione oltre a forme attive di ‘incoraggiamento’ degli studenti affinché possano giungere a rimuovere quelle situazioni psicologiche e relazionali che di fatto producono un ostacolo o una distorsione negli stessi processi di apprendimento. Introduciamo così un ulteriore tema di riflessione legato alle modalità ed all’ ‘ambiente’ di apprendimento. Notiamo, dapprima, come più che le strutture fisiche (stato dei locali, attrezzature più o meno efficienti ecc.) sia l’ambito relazionale a svolgere in massima parte una funzione di stimolo o di inibizione alla libera e produttiva partecipazione degli studenti e quindi a contribuire alla loro crescita personale. Si tratta di saper ricorrere ad un assieme di ‘sensibilità’ personali e di tecniche relazionali volte a far cogliere all’adolescente come l’esperienza “di godere di uno stato di benessere e di scoprire e costruire progressivamente la propria identità è connessa, in larga misura, alla possibilità di vivere in un clima interattivo che appaghi i bisogni personali di appartenenza, di stima e di socialità”5; in quanto “il comportamento sociale é connesso alla capacità dell’Io di orientarsi sulla base della realtà interna ed esterna, di controllare le proprie esperienze, di tollerare la frustrazione, di modificare o posporre la soddisfazione per prevenire contrasti con l’ambiente circostante”. Si tratta, da parte dei docenti, di porre una specifica attenzione all’evolversi della personalità sociale dell’allievo “come una totalità interdipendente di variabili cognitive, emozionali e comportamentali, che permette loro di interagire secondo le qualità processuali del contatto socio-affettivo e socio-operativo”, cui si deve aggiungere la maturazione di competenze relazionali (ad es. il bisogno di riconoscimento legato all’autostima) che ne consentono l’espressione6. A È importante sottolineare la stretta interazione che sembra legare la riuscita degli studenti nelle situazioni sociali e di rendimento con le modalità relazionali con cui gli adulti si rapportano loro sia attraverso l’organizzazione della situazione di apprendimento, sia nella disponibilità a valorizzare la dimensione relazionale interpersonale e fra docente e gruppo-classe. In sostanza, al docente si richiede di assumere un atteggiamento di incoraggiamento che si esplichi nell’attivazione negli studenti di motivazioni interiori all’apprendimento, valorizzando le loro 5 H . Franta, A.R. C o l a s a n t i , L’arte dell’incoraggiamento, la nuova Italia Scientifica, Firenze, 1993, p. 12. 6 Ivi, p. 13, passim. 35 Manuale A 28-06-1997 11:39 Pagina 36 risorse personali; sottolineandone costantemente gli elementi di positività, gli sforzi intrapresi ed i risultati ottenuti piuttosto che le difficoltà incontrate o i fallimenti, sì da sdrammatizzare le situazioni negative. Si induce, così, una diretta responsabilizzazione degli allievi rispetto ai propri processi relazionali e di apprendimento, secondo una finalità di progressiva attribuzione a loro della diretta responsabilità dei propri processi cognitivi, oltre che delle scelte comportamentali. Rispetto a ciò il docente si presenta spesso come un adulto autoritativo in quanto si sforza di esplicitare con il suo comportamento una analoga responsabilità, oltre che un riferimento sicuro ai fini di valutare i risultati raggiunti a livello individuale e di gruppo. Naturale supporto a tale scelta di valorizzazione dell’incoraggiamento personale, la stessa impostazione dell’attività scolastica tenderà a svilupparsi attorno all’idea base della cooperazione. Apriamo così, seppure brevemente, una parentesi attorno alla diffusa tendenza a favorire la competizione anche nell’ambito della formazione. Radicata all’interno della concezione, fondamentalmente darwinista, della selezione naturale come unica vera molla del progresso, essa cozza, come sottolinea L.Owens, con la considerazione che “la cooperazione costituisce una caratteristica tipica dell’uomo”7; mentre secondo altri studiosi è possibile sostenere come cooperazione e competizione costituiscano due modalità di affrontare la realtà del tutto indipendenti fra di loro. A questo livello, ‘educazione’ e ‘cooperazione’ vengono ad intrecciarsi dando vita a molteplici modalità di strutturazione dei processi di apprendimento/insegnamento. La ‘cooperazione’ può esprimersi all’interno della stessa definizione della struttura degli obiettivi della formazione, informandone di sé la natura, le modalità di verifica del loro raggiungimento, i livelli delle interazioni attese dagli studenti, le forme di interdipendenza che vengono a determinarsi fra i diversi partecipanti alle esperienze in relazione al raggiungimento del comportamento finale8. Ma può proporsi, altresì, come abbiamo già indicato, come un tratto tipico della personalità del singolo adolescente, che tende ad esprimersi all’interno dei suoi comportamenti osservabili. Dunque, possiamo proporre una prima possibile concretizzazione di queste riflessioni laddove rileviamo come ad un atteggiamento volto ad incoraggiare gli adolescenti nella libera espressione di sé possa accompagnarsi una attenta osservazione dei comportamenti in atto all’interno del gruppo classe (sia in situazione ‘formale’, di insegnamento; sia all’interno dei momenti ‘extradidattici’ quali i tempi vuoti nel corso delle lezioni, le assemblee, i momenti di ricreazione, la fruizione dei pasti ecc..) sì da porre in grado i docenti di coglierne i livelli di maturazione di ‘abiti’ di mutualità e collaborazione. Tutto questo non costituisce ancora una esplicita forma di educazione alla cooperazione, bensì permette di rilevare 7 L . Ow ens, Cooperation in the classroom, in T. Husen, N. Postlethwaite, The interna tio nal En cy cl oped i a of Education, Pergamon Press, 1991, p. 1003. 8 “Una struttura cooperativa di un obiettivo esiste quando gli studenti percepiscono che possono raggiungere quell’obiettivo se, e solo se, gli altri studenti con cui essi sono A uniti possono raggiungere i loro obiettivi”, in Iva, p. 1004. “ S e m p re più spesso viene riconosciuta alla cooperazione un’ulteriore missione di interesse generale, in ter mini di potenziale ‘collante’ de l t ess u to so ci ale e di quello economico in quanto strumento di educazione alla collaborazione rispetto alla competizione e di valorizzazione delle interdipendenze tra le persone”, W. Williams, P romozione e qua lità della cooperazione, quale i tin e ra r io t ra pro blem i e o p p o rt u n i t à?, i n Co op. Claps - Pordenone, Studio per la realizzazione di uno spettacolo teatrale sul tema della coope razione, Confc oop e rativ e Cen sco op , dicembre 1993, p. 16. 36 Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 37 la situazione ‘iniziale’ del gruppo, costituendo il punto di avvio per ulteriori interventi volti ad impostare in termini cooperativi la stessa programmazione didattica attuata dal consiglio di classe. c) Adolescenti e lavoro Compiamo ora un ulteriore passo nel nostro itinerario di esplorazione della ‘possibilità’ di educazione alla cooperazione all’interno di una attenzione specifica alla formazione generale della persona. “La spiegazione del comportamento di una cooperativa richiede di fare riferimento al concetto di ‘imprenditore collettivo’ (quale espressione democratica delle volontà degli associati), alle strutture ed ai metodi dell’autogestione, al patrimonio culturale degli ideali cooperativi, al ruolo del socio-lavoratore”9. In questa affermazione viene esplicitata una particolare concezione del ‘lavoro’ inteso nella sua accezione più ampia di contributo della persona al complessivo buon funzionamento dell’impresa e non unicamente nei termini di erogazione di forza lavoro. Abbiamo in precedenza notato come, soprattutto nell’adolescenza, emerga con particolare interesse il tema dell’inserimento nella vita attiva. Il lavoro vi si presenta sia come momento decisivo al fine di sancire l’indipendenza personale, tipica dell’adulto, sia come un potente strumento utile al definirsi di quella identità adulta cui l’adolescente tende naturalmente, proponendogli il confronto con un ambiente particolare, organizzato secondo regole e tempi propri. Quella particolare attività umana che definiamo ‘lavoro’, in termini formativi ci si presenta in grado di coinvolgere la globalità della persona in un processo che si apre con l’ideazione, la progettazione di un ‘bene’ (sia esso un prodotto materiale o immateriale), passa per la realizzazione e la valutazione del prodotto, e lo studio delle conseguenze che la sua realizzazione produce nell’ambito sociale ed ambientale. Vi troviamo coinvolti l’intelletto, la ragione, il giudizio morale, la volontà, la responsabilità personale, la capacità autoorganizzativa ecc.. Né si deve pensare ad una lettura di tale attività umana unicamente in termini artigianali, poiché qualsiasi attività lavorativa richiede comunque la piena consapevolezza della totalità del processo all’interno di una dimensione imprenditoriale, anche se poi il singolo soggetto si trova ad operare in quel momento unicamente all’interno di un segmento del tutto. Attorno al lavoro così come lo abbiamo ora delineato si viene a creare quindi un assieme di relazioni, rapporti, atteggiamenti, ideologie, sistemi simbolici … in grado di coinvolgere in modo articolato e complesso, portando ciascuno, al di là della pura ‘produzione’ o del controllo dei processi, a ricercarvi la propria piena autoespressione, a sentirvisi valorizzato per il proprio specifico apporto individuale. A 9 L. Del Bianco, op. cit., p.34. 37 Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 38 Si tratta, dunque, di una concezione del lavoro non riducibile alla mera attività, qualunque essa sia, e quindi alla ricerca di corrispettivi monetari in cambio di una anonima prestazione, bensì in grado di esprimere dal proprio punto di vista una forma di coinvolgimento diretto e globale della persona nella sua totalità, sottolineandone soprattutto le capacità di autoorg a n i z z a z i o n e responsabile e cooperativa nella ricerca di una effettiva solidarietà sociale10. Esso richiede, così, un duplice livello di attenzione nell’ambito sia della formazione generale, poiché tutti gli adolescenti richiedono una simile educazione al lavoro, sia di quella specifica, poiché ciascuno sceglie delle modalità formative tecnico professionali differenti al fine di poter esplicare la propria azione lavorativa. In realtà, si tratta di un’attenzione educativa che deve procedere di pari passo con l’età evolutiva del soggetto (dalla scuola primaria sino all’università), interessando sia la sfera cognitiva, come quella motivazionale, morale, emotiva...; venendosi a collocare all’interno di quel processo che si definisce nei termini di ‘socializzazione secondaria’ in quanto volta ad un inserimento stabile all’interno della società adulta. Pur limitando il nostro interesse ad alcuni cenni generali11, rileviamo dapprima che l’interesse dell’educazione al lavoro debba procedere attraverso la valorizzazione della dimensione cognitiva. Lavorare significa possedere alfabeti, strumenti cognitivi, strutture di pensiero e logiche operative indispensabili al fine di essere in grado di affrontare situazioni complesse e nuove. Al lavoratore viene, oggi, richiesto di procedere al controllo di processi e di prodotti, di corrispondere ad esigenze di flessibilità, di responsabile autonomia decisionale e discrezionalità organizzativa, di saper reperire le informazioni necessarie alla propria attività, oltre che di essere in grado di interloquire all’interno di complesse reti informative e decisionali. A ciò si aggiunga l’indispensabile conoscenza delle modalità organizzative e strutturali del mondo del lavoro e dell’assieme di relazioni, sistemi simbolici e culturali, che vengono a costruirsi attorno al mondo del lavoro, al fine di potersi collocare proficuamente in esso: ad esempio, sul piano della conoscenza, valutazione ed intervento sulle scelte aziendali in merito alla organizzazione del lavoro; oppure della capacità di operare all’interno di una realtà cooperativa e della partecipazione diffusa alla gestione aziendale attraverso le strutture dell’autogestione”12 Ma non basta conoscere per saper lavorare. Chi lavora, prima di tutto ‘vuole’ lavorare, opera una scelta sulla base della sua comprensione soggettiva del lavoro. Una comprensione che non può prescindere dall’ambiente da cui egli proviene, dalla interpretazione culturale del lavoro che in esso gli viene mediata. Anche nella scuola, in quanto legata ad una specifica comunità locale, 10 “Una solidarietà ‘forte’ in t e rmi ni di c res ci ta de l A n u m e ro di coloro che, in quanto protagonisti, produttori ed imprenditori di se stessi, sono più attrezzati culturalmente e professionalmente e quindi in grado di (…) essere più autonomi e più liberi”, W. Wi l l i a m s , P romozione e qualità della cooperazione, quale itinerario tra problemi e opportunità? in Studio per la realizzazione di uno spettacolo teatrale sul tema della cooperazione, Confcooperative - Censcoop, Coop. Claps Pordenone, 1993, p. 15. 11 Per un approfondimento di questi temi, rimandiamo a G. Bocca, Pedagogia e lavoro, Angeli, Milano, 1992. 12 L. Del Bianco, cit., p.33. 38 Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 39 circolano idee, credenze, precomprensioni, immagini del lavoro che possono favorire negli adolescenti la maturazione di motivazioni positive oppure preparare l’emergere di subculture giovanili di autoemarginazione e di rifiuto del lavoro. Spesso sono proprio gli educatori i primi a non accorgersi di quanto avviene sotto i loro occhi, o inconsapevolmente loro tramite. Sarà, dunque, indi spensabile procedere ad una accurata indagine circa le modalità ‘culturali’ di mediazione del valore del lavoro da parte della comunità locale, eventualmente predisponendo un progetto di lavoro volto a rendere compartecipe la comunità locale di una responsabilità formativa che le attiene in prima persona. Vi è poi un terzo livello di interesse educativo. Ogni soggetto in età evolutiva matura una immagine del futuro sé adulto che coinvolge anche l’ambito lavorativo. Il problema formativo sarà quindi costituito dalla necessità di intervenire affinché maturi una immagine di sé che sia congruente con la realtà e possa supportare un graduale e sicuro passaggio dalla fantasia all’inserimento reale nella vita attiva. Si tratta di fare emergere tali immagini negli adolescenti e farle maturare attraverso un attento confronto con la realtà. Il biennio 14-16 anni costituirà, quindi, momento particolarmente adatto al confronto diretto con la realtà degli adulti impegnati nella vita attiva, di confronto con i possibili reali sbocchi occupazionali, di graduale approccio al lavoro (utilissime saranno qui le esperienze di dialogo con testimoni privilegiati, visite guidate, stages osservativi...). Negli anni successivi, poi, la scelta di indirizzo tecnico o professionale operata dallo studente richiederà di venire ‘provata’ nella realtà e confrontata con quello che realmente è in grado di fare con gli adulti (è il momento degli stages di affiancamento ai lavoratori, se non anche di diretta partecipazione ai processi produttivi e quindi alla ‘vita’ dell’impresa). A La dimensione cooperativa nella formazione alla vita attiva Quasi a sintesi di quanto sin qui rilevato, riportiamo uno schema che racchiude l’assieme di conoscenze e competenze di base richieste oggi a chi passa dalla formazione alla vita attiva e di lavoro. Elaborate nel quadro dei progetti pilota per la transizione dalla formazione alla vita attiva promossi dalla CEE, tali competenze e conoscenze dovrebbero collocarsi fra gli obiettivi della formazione generale validi per ogni tipo di scuola, indipendentemente dall’indirizzo di studi seguito. Notiamo come vi si ritrovano elementi afferenti alla conoscenza di sé, alla fiducia personale, allo spirito di iniziativa, alla capacità di cooperare con gli altri che fanno diretto riferimento alle nostre riflessioni, mentre all’interno della comprensione e conoscenza della società e del ruolo che vi assume l’individuo potrebbe venire collocata la dimensione morale in quanto sostrato essenziale alla maturazione di coerenti 39 Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 40 scelte di vita. Una educazione impostata sui valori della cooperazione e della solidarietà ci appare, quindi, non solo auspicabile, bensì indispensabile soprattutto al fine di ‘riempire’ di significato molti degli obiettivi indicati. L E COMPETENZE E LE CONOSCENZE CHE SONO NECESSARIE AGLI ADOLESCENTI Competenze individuali o personali → conoscenza di sé - capacità/debolezze sul piano intellettuale e fisico; → fiducia in se stessi e autonomia; → attitudine ad accettare critiche traendone profitto; → spirito di iniziativa; → capacità di ragionamento logico nel prendere le decisioni, nel risolvere i problemi ecc.; → attitudine a farsi carico delle proprie emozioni; → comprensione e sviluppo delle capacità fisiche e della salute; → sviluppo delle abilità manuali. Competenze interpersonali → comprensione e senso degli altri; → attitudine all’autodisciplina ed all’accettazione delle regole di un gruppo o di una organizzazione; → capacità di cooperare con gli altri in un compito comune; → capacità di formulare le idee in parole e di comunicarle, di ascoltare, di spiegare, di argomentare, di leggere e di scrivere. A Comprensione e conoscenza → aritmetiche e nozioni di base di matematica; → differenti tipi di lavoro esistenti, organizzazione dell’industria, dei servizi e dell’ amministrazione; prospettive di evoluzione specialmente nel campo dell’informatica; implicazioni in materia di competenze personali ed interpersonali; → nuove forme di attività umana suscettibili di rimpiazzare il ‘lavoro’, attività del tempo libero; → natura delle relazioni personali e familiari; → organizzazione della società nel suo insieme e ruolo che vi gioca l’individuo.* Ma l’attenzione formativa non può avere bruscamente termine con l’abbandono della scuola, richiederà, invece, una progettualità in grado di produrre un allargamento di orizzonti in direzione del delicato processo di transizione verso la vita attiva e l’acquisizione di un impiego stabile. Ciò avverrà attraverso il sostegno con adeguati interventi nel corso della ricerca di un lavoro, l’aiuto a maturare competenze e capacità in direzione di esiti di * da Pour une pédagogie de la transition - Le défi lancé aux programmes, Europe Sociale, supplément éducation, DGV, 1985, pp. 8-9. 40 Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 41 autoimprenditorialità ecc.. Va da sé come si aprano qui spazi di specifica progettualità a favore di interventi formativi articolati fra scuola e parti sociali; spazi al cui interno la cultura della cooperazione trova enormi possibilità di dialogo, sia compartecipando nella progettazione-realizzazione di ipotesi formative proposte in ambito scolastico, sia, soprattutto, attraverso un costante sforzo di rimessa a fuoco della propria valenza formativa specifica in quanto soggetto portatore di una propria cultura imprenditoriale e del lavoro. Tali riflessioni chiamano in causa la relazione che intercorre fra formazione e mondo del lavoro e della produzione, sì da portare molti a pensare alla loro validità unicamente in relazione alla formazione di futuri cooperatori. A nostro avviso ciò non deve avvenire, poiché è lo stesso mondo cooperativo a presentarsi come portatore di una cultura più globale della società e dello stato in termini di imprenditorialità, solidarietà e mutualità, rifiutando così esplicitamente di venire interpretato come un ecosistema a sé. D’altro canto ci conforta lo stesso procedere degli studi CEE sulle relazioni intercorrenti fra formazione e occupazione-produzione, laddove vi si evidenzia la “reciproca dipendenza fra il sistema della formazione e quello dell’occupazione e produzione quale segmento parziale della società”. Le strutture di tali sistemi tenderebbero verso esiti di reciproca stabilizzazione, in quanto “un’offerta specifica strutturata di manodopera avente una formazione determinata crea - allorquando le aziende si siano ad essa conformate - una sempre nuova richiesta di manodopera - e viceversa”13. Il rapporto fra formazione ed occupazione consiste in una complessa connessione di relazioni che sul lungo periodo tenderebbero a mantenersi in equilibrio, mentre è possibile rilevare come l’introduzione di elementi innovativi da parte della formazione non potrà se non indurre, sul breve/medio periodo, dei riflessi anche nelle imprese. È questa a nostro avviso la più importante sfida per una educazione al lavoro che faccia della cooperazione e della solidarietà i suoi perni. Non si tratta tanto di formare nuovi adepti per il sistema cooperativo, quanto di procedere alla sensibilizzazione delle nuove generazioni nei confronti di una dimensione culturale e di sistemi di valori in grado di elevare la autentica qualità ‘umana’ del cosiddetto ‘capitale umano’. A 13 B.Krais, I rapporti tra la for - d) La realizzazione di esperienze di cooperazione Passiamo ora ad esaminare quell’ulteriore livello di formazione rappresentato dalle esperienze proposte in ambito scolastico al fine di far ‘sperimentare’ più o meno direttamente agli adolescenti i vantaggi della cooperazione. Si tratta di un assieme di ipotesi di lavoro che ruotano attorno a due nuclei fondamentali: la realizzazione di metodologie di cooperazione all’interno dell’attività didattica tradizionale; la costituzione di una cooperativa scolastica. mazione e l’impiego - Conseguenze per una politica della f o rmazione professionale e de l me rca to de l l avor o, Cede fop, Be rli no, 19 79, p.60, da cui è tratta anche la precedente citazione. 41 Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 42 I. Sul primo versante possiamo rimandare a quanto presentato in relazione all’incoraggiamento degli allievi. Sul tema delle forme di cooperazione in classe14 riproponiamo alcune strategie proposte dall’Owens per la realizzazione di una didattica di cooperazione fra gli studenti. Si tratta di operare una distinzione di fondo fra una collaborazione i cui obiettivi risultano compartecipati da tutti, poiché è attraverso la rete di relazioni e di attività poste in essere tramite ciascun componente che si può pervenire al raggiungimento della meta comune; dalla pura e semplice relazione di disponibilità all’aiuto che alcune persone possono porre in essere al fine di raggiungere e fare raggiungere un obiettivo prefisso. Solo nel primo caso si potrà parlare di ‘cooperazione’, in quanto frutto di molteplici interventi individuali che mirano a coordinarsi in un comune mosaico; mentre per il secondo si tratta di pura e semplice collaborazione saltuaria e temporanea di alcuni nei confronti di altri, destinata a venire meno al momento del raggiungimento della meta. All’interno del gruppo classe è assai frequente il ricorso ad una relazione di disponibilità all’aiuto temporaneo, ad esempio vi fa ricorso il docente quando struttura il proprio intervento affinché si manifesti unicamente in caso di necessità, astenendosene non appena questa venga meno; la cooperazione reciproca dovrebbe invece costituire una forma tipica di lavoro all’interno del gruppo di adolescenti. Al fine di innescare tale dinamica il docente dovrà porre in essere particolari accorgimenti quali una sostanziale interdipendenza fra i differenti compiti assegnati, cosicché ogni studente possa dipendere da ciascun altro compagno, sì che il suo lavoro costituisca una parte del collettivo, secondo una strategia a “puzzle”. In secondo luogo, si tratterà anche di realizzare nei fatti una stretta interdipendenza anche nel momento della verifica degli esiti del lavoro, cosicché l’esito individuale dipenda sostanzialmente dal risultato ottenuto dall’intero gruppo e la valutazione individuale venga mediata attraverso quella di gruppo. Una interdipendenza che deve risultare reciproca fra compito e valutazione, cosicché ciascun allievo possa essere riconoscibile sia nel compito svolto che nella valutazione ottenuta, pur facendo parte di un gruppo che ha strettamente cooperato. Un’ulteriore caratteristica essenziale è rappresentata dalla mutua condivisione, per cui la meta è data dalla condivisione degli obiettivi nella loro globalità oltre che delle procedure per perseguirli. Tale impostazione attribuisce agli studenti una notevole responsabilità sia nell’ambito della raccolta delle informazioni necessarie, sia nella problematizzazione delle situazioni come nella impostazione delle strategie risolutorie. Ciò richiede che si instaurino relazioni caratterizzate da estrema flessibilità e varietà in un clima di muto scambio fra tutti i componenti il gruppo, mentre la valutazione cercherà anche di tenere conto del lavoro di ciascuno, pur dedicando il massimo A 14 Quanto al tema dell’incoraggiamento rimandiamo all’appendice del testo citato di Franta e Colasanti ove si trova l’indicazione di proposte di itinerari di training dei docenti affinché possano maturare una specifica sensibilità all’attuazione di modalità di lavoro in classe. 42 Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 43 interesse al prodotto finale, frutto della elaborazione comune; cosicché l’intera classe finirà per funzionare come gruppo di gruppi15. II. Un passaggio intermedio fra la attuazione di una didattica che, pur essendo applicabile all’interno di ogni ambito disciplinare, presenti i caratteri specifici della formazione a comportamenti cooperativi, è costituito dalla impostazione di esperienze di simulazione che possono procedere da forme sostanzialmente ‘ludiche’ sino a giungere alla attuazione di esperienze preoperative di creazione di imprese. Al primo livello appartengono attività di drammatizzazione svolte attorno alla attività cooperativa, la realizzazione di giochi volti a simulare le dinamiche interne ai processi di mutua collaborazione e solidarietà, sino a giungere al ricorso a didattiche attive quali il metodo dei casi, il role playing … sì da rendere gli studenti attivi compartecipi di esperienze utili alla acquisizione di capacità di soluzione di problemi. Le esperienze ‘preoperative’ vengono proposte in genere all’interno di progetti di formazione articolati attorno all’apprendimento di nozioni e capacità trasferibili direttamente all’interno della vita attiva e di lavoro. Esse mirano, quindi, a fare acquisire agli studenti conoscenze, strategie operative, modalità di reperimento di informazioni ecc. indispensabili alla realizzazione di studi di fattibilità per la definizione di attività imprenditoriali realizzabili a basso costo, ed in genere con un buon valore aggiunto, da parte dei giovani stessi, accentuando al massimo la capacità di riproduzione della realtà da parte della scuola. La finalità fondamentale da perseguire consiste sostanzialmente nel consentire loro, pur rimanendo all’interno di un ambiente protetto e caratterizzato da una logica di apprendimento, di fare esperienza, in simulazioni di situazioni reali, delle modalità utili alla progettazione di una impresa che abbia caratteristiche di reale attuabilità sul mercato locale. Si procede quindi attraverso alcuni moduli di lavoro che comprendono: a. una formazione previa attorno a taluni concetti e metodologie utili a focalizzare le tematiche del mercato e della costituzione di una impresa autonoma; b. la divisione in piccoli gruppi, sì da permettere agli studenti di focalizzare il loro interesse attorno ad alcune tipologie di ‘prodotti’ (materiali o immateriali) dei quali si ritiene esista una carenza oggettiva sul territorio (in genere si tratta di servizi o comunque di prodotti legati al terziario), quindi sulla base di indagini di mercato si verifica l’attendibilità delle intuizioni di partenza. c. a questo punto si procede alla fase di raccolta di idee attorno A 15 Rimandiamo al citato articolo di L. Owens per la presentazione di alcune tecniche particolari di strutturazione del lavoro cooperativo. 43 Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 44 alla tipologia prescelta, cercando di valorizzare al massimo ogni singolo apporto. Una volta giunti ad una sufficiente focalizzazione dell’ipotesi di lavoro, si procede al suo studio al fine di produrre una simulazione del suo funzionamento in relazione al target di riferimento ed al tipo di impresa che si intende costituire (studio dell’organizzazione ottimale dell’impresa, della sua organizzazione interna, delle procedure di funzionamento, dei margini di profitto … sino a giungere alla definizione del suo ‘logo’); d. il successivo passaggio consisterà nella messa a fuoco dei meccanismi di finanziamento ed avviamento dell’impresa, con il conseguente studio delle forme di accensione del capitale di avviamento e delle modalità di ammortamento delle perdite di avviamento, sì da giungere a stabilità i modi ed i tempi del pareggio di bilancio e del successivo attivo in grado di offrire un utile. In genere le esperienze prodotte attorno a tale ipotesi non hanno presentato un particolare interesse nei confronti del valore della cooperazione in quanto modalità imprenditoriale, limitandosi a considerarne in termini indiretti una qualche valenza implicita nella strutturazione delle dinamiche interne di gruppi di lavoro articolati attorno alla condivisione delle responsabilità ed alla articolazione del lavoro in forme parcellari. A III. La creazione di cooperative di produzione (di beni o servizi) costituisce, forse, la modalità più ‘tradizionale’ e diretta di esperienza formativa. Da tempo presente all’interno soprattutto di Istituti tecnici e professionali di indirizzo agrario, vi si può ricorrere, ovviamente con gli adeguamenti del caso, all’interno sia della formazione dell’obbligo come a livello di secondaria superiore. Ci troviamo qui all’altro estremo della circolarità proposta fra differenti livelli di esperienza. Rileviamo come non sia sufficiente però la creazione di una cooperativa per connotarne il valore educativo; all’interno degli Istituti tecnico professionali spesso tale formula può corrispondere a finalità di prevalente attività di diffusione dei prodotti della scuola, ponendo più l’accento sulla produzione/commercializzazione, in quanto esercizio di capacità e conoscenze acquisite in ambito disciplinare, che sulla cooperazione come valore educativo in sé. Diversa appare la situazione, ad esempio, all’interno della scuola dell’obbligo. Qui la mancanza di interesse per esiti più o meno immediati di professionalizzazione produce una maggiore enfasi sulla cooperativa. In alcuni casi vi si persegue la finalità di una specifica ‘educazione cooperativa’ in quanto “attività rivolta alla crescita culturale e politica dei soci delle cooperative ed alla divulgazione degli ideali, della storia e delle proposte del movimento” per cui “la coopera- 44 Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 45 zione educativa è uno dei modi in cui si realizza in concreto il principio cooperativo, poiché si tratta di una forma di organizzazione del lavoro scolastico”16; mentre in altri prevale una accezione del ‘cooperare’ che “significa per noi organizzare nell’ambito della classe una piccola società democratica, basata sui principi cooperativi, con un progetto ben definito in vista di un obiettivo comune da raggiungere”17. Entrambe le impostazioni si collocano in un “continuum” che mira sostanzialmente a portare i fanciulli a cogliere il valore della collaborazione, seppure procedendo dalla sottolineatura dell’esperienza tipica del cooperativismo, oppure facendone mezzo per radicare comportamenti democratici e collaborativi. A livello post obbligo le esperienze di cooperative scolastiche sono state riprese e divulgate soprattutto nell’ambito dei progetti pilota sulla transizione dalla scuola alla vita attiva, patrocinata dalla CEE a partire dal 1976, ma soprattutto all’interno della seconda serie di progetti sviluppati nel corso degli anni ’80. La loro modalità attuativa si proponeva di perseguire tre livelli di finalità: fare sperimentare agli adolescenti la realtà organizzativa e gestionale di una cooperativa, avviarli ad una logica di imprenditorialità, permettere di mettere in pratica conoscenze e capacità maturate all’interno dello specifico indirizzo di studi; dobbiamo rilevare però come tali livelli non fossero sempre e contemporaneamente presenti all’interno delle varie esperienze. A 5. Alcune schede di lavoro Presentiamo qui di seguito alcune schede finalizzate alla presentazione sintetica di possibili tracce di lavoro per la realizzazione di esperienze che, a vario livello, potrebbero utilmente contribuire alla formazione di motivazioni, ‘abiti’, conoscenze, capacità, metodi di lavoro all’interno di un progetto di ‘educazione cooperativa’. Le indicazioni proposte provengono da esperienze già in atto o comunque proficuamente riprogettabili anche alla luce del nostro tema particolare. 16 Cfr. ad esempio G.Comincioli, F. Gheza, D i d a t t i c a della cooperazione, la Scuola, Brescia, 1989, p.11. 17 AA.VV., La cooperativa scolas ti ca ‘Am ic iz i a ’, e dit a dalla Scuol a elementar e ‘Pigarelli’ di Gardolo (TN), 1993, pp.3-4. 45 Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 46 SCHEDA N. 1 FINALITÀI → fare sperimentare, in modo attivo e compartecipato, ma pur sempre all’interno di una situazione ‘protetta’ di apprendimento, situazioni, ruoli, problematiche tipiche di una attività imprenditoriale e di lavoro in ambito cooperativo; OBIETTIVI: (possono essere delineati, di volta in volta nei termini di): → stimolare un coinvolgimento globale della persona e delle sue scelte di vita; → indurre ad una verifica realistica di sé, delle proprie capacità, della propria proiezione di sé nella vita attiva; → porre in una situazione attiva di apprendimento; → coinvolgere conoscenze, capacità, tecniche acquisite in formazione all’interno di una situazione globale e complessa; → esperire le possibilità e le modalità di attuazione di esperienze di lavoro e di imprenditorialità caratterizzate dai valori/vincoli di cooperazione, solidarietà, mutualità; → simulare ruoli all’interno di strutture relazionali organizzate (imprese, reparti di lavoro, momenti assembleari, riunioni organizzative...). A PRINCIPALI TECNICHE: (cui si può fare riferimento): il role playing: (gioco dei ruoli) Permette di vivere situazioni reali in cui l’adolescente viene collocato all’interno di un sistema di aspettative e di ipotesi comportamentali definite di volta in volta dal ruolo attribuitogli. La sua utilità indubbia emerge dal fatto che ciascuno è impegnato a giocare un ruolo, vivendolo dall’interno e producendo quindi comportamenti coerenti ad esso, ad analizzare il proprio comportamento esponendosi all’autocritica oltre che alla critica nei confronti degli altri che partecipano al gioco. Gli obiettivi che permette di perseguire sono molteplici. Fra gli altri: permette di acquisire informazioni attorno ai differenti ruoli ed alle ‘istituzioni’ in cui vengono a collocarsi; produce un diretto confronto fra sistemi di valori del soggetto e della ‘istituzione’; induce modificazioni di attese ed attitudini; stimola l’acquisizione di competenze pratiche oltre a porre a confronto diretto con la realtà; permette a ciascuno di vedersi allo specchio attraverso la autoidentificazione con un ‘altro’; induce al dialogo ed all’accettazione delle critiche da parte degli altri. i giochi e le simulazioni. Costituiscono esperienze strutturate che permettono la partecipazione 46 Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 47 personale ad un evento o ad un incidente appositamente costruiti al fine di realizzare una esperienza o far acquisire delle conoscenze e competenze specifiche. Non sembra esistere una unica definizione del gioco, mentre esso si caratterizza sempre per la presenza di alcuni elementi essenziali (gli obiettivi di apprendimento, le regole definite, lo spirito di competizione, l’interazione-partecipazione fra i giocatori, la presenza di segnali di termine, vincoli, risultato finale “vincitori, perdenti”. Esso costituisce una forma di apprendimento attraverso l’esperienza, comporta un qualche ingrediente di realtà, richiede una motivazione; accentua il ruolo dei partecipanti; valorizza forme di apprendimento collettivo; anche se si perde comunque vi si apprende qualcosa (si impiegano tecniche, conoscenze, modalità di azione o se ne apprendono di nuove); costringe ciascuno ad esprimere se stesso; permette di affrontare il rischio e l’ansia senza pericoli; permette di valutare gli esiti ‘reali’ dei propri comportamenti. Le simulazioni hanno una loro utilità al fine di collocare i partecipanti all’interno di situazioni esperienziali comparabili a quelle reali. Offrono quindi situazioni che vanno oltre la pura teoria, inducono forme di apprendimento attivo, permettono di ‘provare’ differenti strategie d’azione senza produrre il rischio di errori irreparabili; permettono di controllare i tempi e le modalità di attuazione rispetto alle situazioni reali; offrono un ritorno immediato di informazioni. la soluzione di problemi: Costituisce una tecnica utilissima per la formazione degli adolescenti nei confronti della vita attiva di lavoro. La ricerca di un lavoro, la capacità di divenire imprenditori di se stessi, la capacità di affrontare una situazione di disoccupazioneócostituiscono tutte situazioni che richiedono la capacità nel soggetto di problematizzazione in vista della ricerca di soluzioni realisticamente perseguibili. Il modello di riferimento presenta sostanzialmente cinque passaggi: definizione del problema; ricerca di dati relativi al problema (cause, effetti...); ipotizzazione di idee e strategie per la risoluzione; scelta fra le diverse soluzioni (decisione); rende operativa la decisione valutandone gli effetti. ANNOTAZIONI: Queste tecniche costituiscono uno strumento tipico per l’azione del formatore permettendogli di ottenere un elevato livello di partecipazione e coinvolgimento da parte degli ‘allievi’. Questi vengono stimolati alla iniziativa personale che si estende anche alla possibilità di intervenire direttamente anche nei confronti degli stessi contenuti dell’iter di formazione. Si tratta di semplici tecniche che vanno dunque adattate anche alla realtà della formazione alla cooperazione attraverso l’idonea scelta dei contenuti, la imposizione di vincoli alla azione dei partecipanti (ad esempio la ridefinizione in vincolo del principio della mutualità) ecc. Per un approfondimento, uno dei testi più completi per lo studio di tali tecniche è rappresentato da J.E.EITINGTON, Utiliser les techniques actives en formation. Exercices et documents, Les Editions d’Organisation, Paris, 1990; rimandiamo altresì a A.CECCHINI, F.INDOVINA, a cura di, Simulazione, Angeli, Milano, 1989; A.CERIANI, Le metodologie didattiche, in CERIFOP, Università e formazione permanente. Stili e profili di formazione, Vita e Pensiero, Milano, 1994. 47 A Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 48 SCHEDA N. 2 FINALITÀ: → sviluppare atteggiamenti, capacità e abilità che facilitino l’avvio, successivo all’uscita dalla formazione, di attività di imprenditorialità cooperativa; OBIETTIVI GENERALI: → stimolare al confronto con il mondo del lavoro e della produzione locale; → sviluppare competenze in ambito matematico, scientifico, imprenditoriale; → favorire la riflessione attorno ai valori della imprenditorialità cooperativa; → esercitare conoscenze, capacità, modalità logiche di analisi e sintesi in relazione alla simulazione di situazioni reali; :MODALITÀ OPERATIVE: → porre domande; costituisce il modulo d’ingresso, fondato sulla comprensione del significato dell’impresa e dell’imprenditorialità, producendo la problematizzazione dei temi e mirando a motivare gli adolescenti; → trovare idee; quale secondo modulo stimola i partecipanti a produrre l’idea di fondo sulla quale sviluppare il progetto di imprenditorialità; → fare piani; costituisce il momento di sviluppo del progetto d’impresa attraverso il ricorso a metodi volti a coinvolgere direttamente tutti gli studenti; → ottenere risultati; rappresenta la fase di simulazione dell’impresa procedendo alla sua impostazione ed avvio simulandone l’attività produttiva; A ANNOTAZIONI: La realizzazione di progetti preoperativi costituisce una modalità tipica di lavoro all’interno del programma di formazione all’imprenditorialità giovanile. Il programma Impara a Intraprendere, proposto dall’ISFOL, ha coinvolto, fra l’altro, alcuni Istituti nella progettazione della reintroduzione della bachicoltura in Lombardia e nella progettazione di una agenzia di viaggi (ITSOS ‘M.Curie’ di Cernusco s/N); nella formulazione di un piano d’impresa (ITIS ‘Malignani’, Udine; ITIS ‘Pacinotti’, Taranto); progettazione di una impresa cooperativa di allevamento di conigli, di una agenzia turistica scolastica, di una impresa cooperativa di servizi informatizzati (ITIS ‘Fermi’, Roma); progettazione di un centro polivalente ricreativo e di un impianto sportivo polivalente (ITIS ‘Asproni’, Iglesias). Tali esperienze, descritte ampiamente nel numero speciale di Informazione e Innovazione, (III) n.13-14/1989, non sempre presentano un esplicito riferimento anche alla educazione cooperativa, anche se tale impostazione non vi è estranea e comunque vi può venire implementata senza alcuna sostanziale modifica dell’assetto dei progetti. 48 Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 49 SCHEDA N. 3 FINALITÀ: → produrre esperienze volte a sviluppare capacità di imprenditorialità nella collaborazione solidale; OBIETTIVI GENERALI: → confronto con il mondo del lavoro e della produzione realmente operanti sul territorio; → sviluppo di competenze nel settore dell’imprenditorialità e della gestione di imprese cooperative; → esercizio di conoscenze, capacità, modalità logiche di analisi e sintesi in relazione a situazioni reali; → coinvolgimento nella progettazione formativa anche di re a l t à imprenditoriali operanti sul territorio; MODALITÀ OPERATIVE: A delineazione delle finalità e loro condivisione con gli studenti; B stesura delle ipotesi di lavoro (tipologia del prodotto, struttura dell’impresa...) e loro validazione attraverso colloqui con testimoni privilegiati, mini inchieste sul territorio ecc.; C stesura del progetto operativo e delineazione delle tappe per la costituzione della cooperativa (atto costitutivo, statuto, reperimento soci, quote sociali...); D realizzazione dell’assemblea costitutiva ed elezione organi sociali; E produzione di beni o servizi da parte della cooperativa, loro commercializzazione, tenuta libri contabili...; F conclusione dell’attività produttiva, scioglimento della cooperativa. A ANNOTAZIONI: Il ricorso alla realizzazione di cooperative ha costituito una modalità fra le altre impiegate all’interno dei Programmi d’azione CEE per la transizione dalla formazione alla vita attiva. In quella sede sono state attivate cooperative per la costruzione di case prefabbricate (Istituto edile, Olanda); per la produzione di servizi, per attività pubblicitarie, per la produzione di beni (Progetto “School Curriculum Industry Partnership”, Regno Unito); per l’erogazione di servizi in ambito commerciale (indagini sulle industrie locali, creazione di banche dati, predisposizione di programmi didattici per l’impiego di software) (ITC ‘Barozzi’ di Modena); per la coltivazione di cactus, la produzione di ceramiche, la pubblicazione di un giornale, la produzione di pasta, formaggio, vino, per l’apicoltura (Medie ‘Villanova’, ‘Gesualdo’, ‘Fontanarossa’, ‘Taurasi’ di Avellino). In merito rimandiamo alla pubblicazione Innovations, prodotta in seno ai Programmi d’azione CEE, che dedica schede tematiche ad ogni progetto (Innovations, c/o IFAPLAN, 1040 Bruxelles, Square Ambiorix, 32), si veda anche EUROPE SOCIALE supplément éducation, formation professionnelle et politique de la jeunesse numero speciale dedicato a Pour une pédagogie de la transition - le défi lancé aux programmes, Bruxelles, 1985 e Dalla scuola alla vita attiva. Bilancio e prospettive del programma sulla transizione, Documenti di lavoro del Progamma d’azione, Bruxelles, gennaio 1988 (DOC:28WD88IT). Entrambi i testi sono reperibili presso il citato IFAPLAN. 49 Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 50 SCHEDA N. 4 FINALITÀ: → superare la netta distinzione fra scolastico ed extrascolastico; → sviluppare una azione di ricerca che contribuisca a raggiungere risultati teorici mentre introduce mutamenti nella realtà, secondo un andamento ricorrente fra teoria-azione-riflessione-teoria-azione.... . → introdurre gli studenti al problema della lettura della formazione in termini cooperativi e della cooperazione in quanto luogo di formazione. OBIETTIVI GENERALI: → favorire l’esercizio di conoscenze, capacità, abilità acquisite in formazione e l’instaurarsi di nuovi apprendimenti in dipendenza di una situazione reale da aff ro n t a re in termini problematici e secondo modalità interdisciplinari; → superare i ruoli definiti fra docenti, studenti, esperti esterni, facendo ricorso a modalità di relazioni e di apprendimento anche non ‘scolastiche’; → creare un clima di ricerca compartecipata; → introdurre modificazioni significative all’interno della formazione e delle strutture cooperative locali; → sperimentare la reale valenza trasformatrice della realtà insita nei valori della cooperazione e nella concezione della società come educativa. A ANNOTAZIONI: Tale impostazione, che fa riferimento alle modalità della ricerca-azione e della ricerca partecipativa, di fatto si colloca al di fuori di quella che abbiamo denominato come circolarità delle ipotesi di educazione alla cooperazione. Essa si costituisce infatti come pura modalità di ricerca che mira, al contempo, a studiare sul piano teorico una situazione, mentre opera da subito in modo da introdurvi progressivi cambiamenti utili a perseguire finalità di mutamento sociale. Si tratta di una ipotesi di lavoro che dovrebbe ottenere, fra gli esiti attesi, anche profondi mutamenti cognitivi, comportamentali, culturali anche all’interno degli stessi componenti del gruppo di lavoro (composto da ricercatori e da persone che operano all’interno della realtà oggetto di ricerca). Ai nostri fini, tale modalità potrebbe trovare spazi interessanti almeno a tre livelli: La ricerca indirizzata alla scuola, concepita come realtà formativa con spiccati tratti di imprenditorialità (ipotesi dell’autonomia delle singole scuole). Una imprenditorialità però costruita attorno a finalità formative ed a una modalità di lavoro sostanzialmente solidaristica e mutualistica. Una comune ricerca fra imprenditorialità cooperativa e scuola potrebbe esperire gli spazi e le modalità di riprogettazione dell’Istituto scolastico come luogo di formazione secondo logiche di imprenditorialità fondata sulla cooperazione; 50 Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 51 L’istruzione secondaria superiore e la formazione professionale si stanno sempre più orientando verso una stretta collaborazione con il mondo dell’impresa (alternanza scuola/lavoro; stages aziendali; ricorso ad esperti aziendali per interventi all’interno della scuola; collaborazione alla progettazione di interventi formativi sul territorio…). Ciò presuppone che anche l’impresa sia portatrice di una propria cultura della formazione. Oggetto di ricerca potrebbe essere l’analisi dell’impresa cooperativa nelle sue potenzialità quale soggetto formativo (concezione dell’educazione, progettualità formativa, didattiche, formazione dei formatori interni, modalità di organizzazione del lavoro e della produzione…); La concezione del lavoratore come ‘capitale umano’ porta naturalmente ad una apertura sia della formazione come dell’impresa nei confronti della comunità locale in quanto risorsa. La formazione viene così concepita come ‘investimento’ utile ad incrementare tale capitale sia all’interno come all’esterno dell’impresa. Scuola ed impresa cooperativa si propongono così quali soggetti accomunati dallo stesso interesse ad una lettura della realtà locale in termini di contributo fattivo all’investimento nella formazione (formazione continua; recupero dei dropouts; attenzione al disagio giovanile nelle sue possibili ricadute sociali ed occupazionali, diffusione di un sensibilità ‘educativa’…). Si tratta di pure ipotesi attorno alle quali, di volta in volta, la scuola e l’impresa cooperativa divengono soggetti di ricerca o ambito preferenziale in cui convogliare le forze comuni e le specificità ‘culturali’ al fine di produrre ricerca; oppure ancora partners per un’azione comune di ricerca verso la realtà locale. A Per un approfondimento si può fare riferimento a AA.VV., Manuale critico della sperimentazione e della ricerca educativa, Angeli, Milano, 1984; AA.VV., Ricerca-azione, numero speciale di Dirigenti Scuola La Scuola, Brescia, n.4/1988; AA.VV., La ricerca part e c i p a t i v a, in Q u a d e rni EdA, n.2/1982. Circa un confronto delle specificità dello scolastico e dell’extrascolastico, si veda C. SCURATI, a cura di, L’educazione extrascolastica. Problemi e prospettive, La Scuola, Brescia, 1986. 51 Manuale A 28-06-1997 11:40 Pagina 53 ESPERIENZE ESEMPLARI LA DIVERSIFICAZIONE COME STRATEGIA DI SOPRAVVIVENZA: LA COOPERATIVA SAN GIUSEPPE 1. LE ORIGINI 2. SVILUPPO DELLE ATTIVITÀ 3. RAPPORTI CON L’ESTERNO 4. OSSERVAZIONI CONCLUSIVE COOPERATIVA ALTO GARDA SCARL 1. DENOMINAZIONE E SEDE 2. ORIGINI DELL’AZIENDA 3. TAPPE FONDAMENTALI ED EVOLUZIONE NEL TEMPO 4. L’ATTIVITÀ SVOLTA 5. I MERCATI DI RIFERIMENTO 6. ORGANIGRAMMA, STRUTTURA FORMALE, RUOLI, MODALITÀ DI GESTIONE, PERSONALE 7. RISULTATI ECONOMICI 8. RAPPORTI CON GLI ENTI PUBBLICI 9. RAPPORTI CON LE ASSOCIAZIONI 10. ALCUNE NOTE Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 54 ESPERIENZE ESEMPLARI LA DIVERSIFICAZIONE COME STRATEGIA DI SOPRAVVIVENZA: LA COOPERATIVA SAN GIUSEPPE 1. LE ORIGINI 2. SVILUPPO DELLE ATTIVITÀ 3. RAPPORTI CON L’ESTERNO 4. OSSERVAZIONI CONCLUSIVE COOPERATIVA ALTO GARDA SCARL 1. DENOMINAZIONE E SEDE 2. ORIGINI DELL’AZIENDA 3. TAPPE FONDAMENTALI ED EVOLUZIONE NEL TEMPO 4. L’ATTIVITÀ SVOLTA 5. I MERCATI DI RIFERIMENTO 6. ORGANIGRAMMA, STRUTTURA FORMALE, RUOLI, MODALITÀ DI GESTIONE, PERSONALE 7. RISULTATI ECONOMICI 8. RAPPORTI CON GLI ENTI PUBBLICI 9. RAPPORTI CON LE ASSOCIAZIONI 10. ALCUNE NOTE Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 55 LA DIVERSIFICAZIONE COME STRATEGIA DI SOPRA LA COOPERATIVA SAN GIUSEPPE VVIVENZA : 1. Le origini La cooperativa S. Giuseppe nasce nel 1980 grazie allo sforzo congiunto di alcune persone già legate da un’esperienza di volontariato nata attorno alla parrocchia di un quartiere periferico (Fiumicello) di Brescia. Le problematiche del quartiere erano per lo più legate a situazioni di bisogno per le numerose famiglie di immigrati dal Sud, per il numero consistente di anziani soli, per gli extracomunitari. La situazione, insomma, era tale da presentare numerosi casi a rischio di devianza socio-relazionale. Per queste ragioni, il sacerdote della parrocchia locale, insieme a circa quindici volontari, si attivò per fornire assistenza inizialmente agli anziani, pian piano alle famiglie in difficoltà. In particolare fu l’occasione di partecipare ad un corso di aggiornamento per l’assistenza geriatrica a favorire l’incontro periodico tra i volontari, dando loro la possibilità di approfondire la conoscenza reciproca e di cominciare ad ipotizzare l’utilità di una cooperativa sociale che si facesse carico del servizio di assistenza. Data la specificità della formazione ricevuta, nonché l’esperienza accumulata in anni di volontariato, il primo servizio effettivo della cooperativa fu appunto l’assistenza domiciliare ad anziani e handicappati, su proposta della USSL 41 di Brescia e realizzata tramite convenzione. Una volta affermatasi come entità vitale all’interno del quartiere la cooperativa poté presentare uno dei progetti che fin dall’inizio aveva ritenuto di particolare utilità: la realizzazione di un laboratorio tessile per l’impiego regolare e continuativo di un numero da definire di donne in stato di bisogno. Il laboratorio venne attivato nel 1982 e fin dall’inizio si propose, all’interno della cooperativa, come un’iniziativa economicamente autonoma. Questa decisione comportò naturalmente delle scelte che garantissero un minimo di competitività sul mercato locale. In particolare si impostò il lavoro in modo da gestire attività in tutte le sue fasi: dal disegno alla realizzazione definitiva del prodotto. Grazie all’aiuto dei volontari ed all’impegno dei soci il laboratorio é riuscito, con gli anni, ad ampliarsi fino a raggiungere una dimensione tale da occupare 35 persone, tutte donne, continuativamente. Nel corso degli anni le finalità del laboratorio sono lievemente mutate: da una prospettiva di intervento sull’emergenza si é passati ad un’impostazione di tipo preventivo, rivolgendosi p referibilmente a ragazze in stato di bisogno o a rischio di A 55 Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 56 devianza di età compresa tra i 15 e i 25 anni. Anche per quanto riguarda l’evoluzione intervenuta nel laboratorio da un punto di vista tecnico si possono evidenziare alcune modifiche: da un lato si é potenziata la qualificazione professionale delle operaie facendo intervenire consulenti esterni, dall’altro lato si é proceduto all’acquisto di nuovi macchinari (inizialmente erano stati reperiti tramite comodati) ed all’introduzione dell’informatica per la gestione dell’impresa. Nel 1988 a questo laboratorio si é pensato di aggiungerne un secondo, seppur totalmente diverso sia per attività svolta, sia per le finalità e l’utenza a cui voleva rivolgersi. Nel quartiere periferico di Folzano, dunque, venne avviata attività di assemblaggio di materiali vari per l’occupazione di portatori di handicap mediogravi di età compresa tra i 15 e i 25 anni. Attualmente vi sono impiegati una decina di ragazzi seguiti da un educatore e da alcuni volontari. È da notare a questo riguardo come questa attività si sia fin dall’inizio caratterizzata in modo differente rispetto al laboratorio tessile. Nel lavoro di assemblaggio, infatti, la cooperativa non ha mai pensato ad impostare attività pensando ad una possibile autonomia economica dell’impresa; al contrario, emerge una forte connotazione assistenziale segnata, tra l’altro, dal rapporto di convenzione tra la cooperativa stessa ed i Servizi Sociali locali, fornitori delle borse-lavoro dei ragazzi impiegati. A 2. Sviluppo delle attività Agendo a diretto contatto con le famiglie a rischio del quartiere la cooperativa non tardò a rendersi conto della necessità di creare servizi di tipo educativo per i minori. Venne cosi costituita nel 1983, in convenzione con il Comune di Brescia, una comunità alloggio ospitante fino a otto ragazzi in età compresa tra i 3 e i 14 anni, seguiti da un coordinatore e quattro educatori. Riscontrate sul campo le dimensioni del fenomeno, tuttavia, si comprese ben presto la necessità di ampliare il servizio: vennero aperte quindi nel 1989 altre due comunità alloggio per adolescenti distinte per sesso, ciascuna con un massimo di otto utenti dai 14 ai 22 anni. Data la crescente richiesta di inserimento nelle comunità, attualmente si è limitato l’accesso ai casi segnalati direttamente dal Tribunale dei Minori. La finalità primaria del progetto é naturalmente quella di favorire, in un ambiente a dimensione familiare, sereno e ricco di stimolazioni, lo sviluppo di una buona capacità relazionale e il raggiungimento di una autonomia sociale. A questo riguardo é interessante notare che per i ragazzi che, finito il periodo di permanenza per raggiunti limiti età, dovrebbero autogestirsi, viene garantita la 56 Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 57 possibilità di proseguire il cammino iniziato in comunità inserendosi in progetti specifici all’interno della struttura stessa. Questo ha reso necessaria la progettazione di un ampliamento del servizio per poter istituzionalizzare la presenza dei ragazzi più grandi. Attualmente all’interno delle tre comunità sono ospitati 22 utenti seguiti da 18 operatori. La necessità di intervenire il più possibile all’origine del disagio, quindi operando direttamente sulla famiglia, ha spinto la cooperativa a non limitare l’intervento all’interno delle strutture protette, ad esempio le comunità e i laboratori, e agire direttamente nelle case. Di conseguenza, in convenzione con l’USSL é stata avviata un’ampia attività di assistenza domiciliare integrata rivolta a famiglie disagiate con minori a rischio, oppure con anziani, o con handicappati, non limitandosi alla città di Brescia bensì estendendo l’opera ai paesi circostanti. Per meglio rispondere alle svariate situazioni di bisogno con cui veniva in contatto, la cooperativa ha nel tempo ampliato la gamma dei possibili interventi operando in convenzione con i Comuni e gli altri enti pubblici; complessivamente si é cosi arrivati a contare un coinvolgimento professionale di 130 persone di cui 86 soci della cooperativa. La cooperativa S. Giuseppe conta complessivamente, tra soci volontari, soci prestatori e soci fruitori, 108 adesioni. È opportuno inoltre evidenziare come il numero elevato di soci raggiunto attualmente non abbia comunque modificato la struttura gestionale che vede, fin dall’inizio, lo stesso Presidente, don Roberto Fé, e la stessa vicepresidente. Questo aspetto è di particolare interesse in quanto conferma la stabilità e la coerenza mantenute dalla cooperativa sia nelle finalità che nelle modalità di gestione dei servizi. Tornando all’analisi delle attività svolte è da notare infine che dalla fine dell’anno 1994 avrà inizio un nuovo servizio di assistenza domiciliare ai malati di AIDS in convenzione con la USSL di Brescia. A 3. Rapporti con l’esterno Naturalmente la cooperativa ha rappresentato uno stimolo importantissimo per lo sviluppo della zona in cui è situata e in cui hanno sede sia le comunità che il laboratorio tessile. Proprio perché tutte le attività sono state direttamente mirate a rispondere ai bisogni specifici espressi dalla popolazione locale, la cooperativa risulta particolarmente integrata nella realtà in cui opera. Un contributo rilevante lo hanno offerto i volontari della parrocchia che, fin dall’inizio, hanno accettato l’onere di fornire servizi qualificati partecipando quindi a vari corsi di formazione. In generale la cooperativa non applica alcun criterio selettivo per 57 Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 58 il reperimento dei volontari e degli operatori; tuttavia viene preferito il coinvolgimento di personale proveniente dalla zona in cui si opera, proprio per continuare a contribuire all’occupazione locale. Naturalmente agli operatori è richiesta una formazione adeguata con relativo titolo di studio, anche se la cooperativa è intervenuta più volte proponendo corsi formativi. Per quanto riguarda il rapporto con altre realtà di cooperazione, la, S. Giuseppe, dopo aver sciolto il rapporto con il consorzio SOL.CO di cui non condivideva più le linee direttive, fa attualmente parte dell’Unione Cooperative e mantiene contatti con le altre cooperative della provincia che svolgono servizi simili. 4. Osservazioni conclusive Al merito di aver creato numerosi servizi rispondendo ai bisogni emergenti sul territorio e di aver reso possibile, di conseguenza, la creazione di nuovi posti di lavoro, è opportuno evidenziare la difficoltà di gestire in modo adeguato un numero cosi elevato di interventi. Innanzitutto, la cooperativa, consapevole dell’eventualità che un numero elevato di servizi vada a discapito della qualità degli stessi, si è proposta di separare le proprie attività in tre settori differenti (assistenza, comunità, laboratori ergoterapici), ciascuno gestito da più responsabili ma accomunati dalle finalità di fondo: attenzione alla persona, specificità degli interventi, professionalità degli operatori. Tuttavia riuscire a mantenere una stretta coesione al proprio interno quando nel medesimo organismo operano, con svariate mansioni, 200 persone, comporta inevitabilmente complicazioni. A questo rischio di disgregazione interna la cooperativa ha risposto proponendo alla maggior parte degli operatori di aderire in qualità di soci, sulla base, naturalmente, di una condivisione delle linee programmatiche e degli scopi statutariamente prefissati. Dal punto di vista pratico, per mantenere un ambiente coeso e integrato al suo interno, la cooperativa prevede numerosi incontri all’interno dei singoli settori e tra ciascuno di questi e il consiglio di amministrazione. Se da un lato l’ampiezza di dimensioni della cooperativa comporta rischi di incomunicabilità e disarticolazione degli interventi, dall’altro lato la stessa cooperativa ritiene che l’aver raggiunto dimensioni cosi ampie la renda più stabile e più forte. Infatti, in generale il finanziamento dei servizi gestiti dalle cooperative sociali dipende direttamente ed unicamente dai rapporti con gli enti pubblici in modo tale che una decisione di questi ultimi in direzione di una politica del risparmio si traduce, per le cooperative stesse, nella necessità di ridurre la qualità del servizio offerto o, in casi estremi, nella chiusura delle strutture. Da parte sua, invece, la cooperativa S. Giuseppe, proprio per la sua relativa e parziale autonomia economica, nonché per la possibilità A 58 Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 59 di interagire con più interlocutori pubblici, può meglio garantire la copertura delle spese primarie in qualunque condizione. In un certo senso la cooperativa ammette di essersi trovata quasi costretta ad adottare questo tipo di soluzione per superare la scarsità iniziale di fondi assegnati al servizio. In ogni caso rimane indubbio come il punto di forza sia lo stretto collegamento con il territorio, relazione questa che permette alla cooperativa di agire in funzione dei reali bisogni espressi, cogliendone dunque le eventuali evoluzioni o involuzioni nel tempo. Professionalità, attenzione alla persona, territorialità sono le parole chiave che possono contrastare la dispersione di energie legata alla difficoltà di seguire un numero cosi elevato di operatori impegnati in più servizi e con tipologie di utenti cosi diverse. A 59 Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 60 COOPERATIVA ALTO GARDA SCARL 1. Denominazione e sede La Cooperativa Alto Garda s.c.a.r.l. nasce a Tenno, un paese del Trentino di circa 1600 abitanti sulle colline intorno al lago di Garda. La società si costituisce nel marzo del 1987. 2. Origini dell’azienda I soci fondatori sono persone giovani prevalentemente residenti nel Comune di Tenno. Alcuni operavano nel settore dell’agricoltura, altri in piccole aziende artigiane, altri ancora erano in cerca di occupazione. In particolare i protagonisti della creazione della società sono un artigiano che aveva sempre lavorato nel settore del taglio del legname, un allevatore che in seguito alla crisi del m e rcato zootecnico aveva preferito chiudere l’attività ed un dipendente di una grossa stalla di allevamento bovini. A questi si sono poi affiancati due giovani giardinieri, un autotrasportatore, in cerca di un lavoro più soddisfacente, e due giovani disoccupati. Un altra persona, pur non facendo parte della compagine sociale, svolgeva le funzioni di segretario. Le motivazioni che hanno spinto i soci fondatori a riunirsi in cooperativa sono principalmente da ricondursi alla volontà per alcuni di creare un’attività nel paese di origine e per altri di inventarsi un lavoro in cui essere maggiormente protagonisti. Ci voleva però l’occasione... Il Comune di Tenno si basa su un’economia prevalentemente agricola. Si tratta di un’agricoltura di montagna che mostra sempre più i segni di una crisi irreversibile in cui gli spazi occupazionali ormai non esistono più. Per chi vuole lavorare l’unica alternativa è quella del pendolarismo verso le zone industriali del fondovalle. Per chi tra i soci già lavorava prevaleva il desiderio di realizzare un’attività che consentisse maggiori spazi di autonomia. È interessante la sottolineatura dell’importanza del radicamento nel paese di origine. Nelle parole dei protagonisti si coglie la volontà di realizzare qualcosa di importante non solo per sé ma anche di “mettere insieme qualcosa” nel proprio paese. Così con una quota pro capite di 500 mila lire nasce la Cooperativa Alto Garda . A 3. Tappe fondamentali ed evoluzione nel tempo L’occasione di mettersi assieme è data da due avvenimenti particolari. Nei boschi vicino al paese si erano verificati degli “schianti” di legname (abbattimento di alberi da parte del vento) per un 60 Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 61 volume di circa 4 mila metri cubi. Esisteva quindi la concreta possibilità di poter sfruttare questa risorsa valorizzando le competenze di alcuni che promossero l’idea della cooperativa. Si forma così una squadra di boscaioli che si occupa del taglio, selezione ed esbosco del legname per conto del Comune di Tenno. Parallelamente all’attività di boscaiolo, che occupa 4-5 persone, la cooperativa sviluppa un settore di manutenzioni e ristrutturazione edili. Tale ambito di attività si è reso possibile grazie al sistema di sostegno provinciale all’occupazione di fasce deboli del mercato del lavoro nel settore ambientale. La totale assenza di risorse finanziarie spinge ad utilizzare per il lavoro inizialmente i mezzi di proprietà dei singoli soci. I primi anni di attività vedono la società stabilizzare la propria attività nei due settori, quello del bosco e quello dell’edilizia civile. Ma ben presto sia il settore boschivo sia il settore edile iniziano a mostrare non pochi problemi di tenuta nel medio periodo. Infatti terminata la sistemazione dei lotti di legname che avevano costituito l’occasione per iniziare l’attività, i soci sono costretti ad acquisire commesse sempre più distanti dal luogo di residenza aumentando le difficoltà ed i costi dell’impresa. La remunerazione dell’attività di boscaiolo diminuisce sempre di più, aggravata anche dalla crisi congiunturale che investe tutto il settore. Bisogna prendere in considerazione nuovi spazi di mercato, all’interno però del settore di attività in cui erano cresciute alcune professionalità. Nasce il progetto di allestire una segheria per completare il ciclo produttivo così da trattenere all’interno dell’azienda una quota maggiore di valore aggiunto. I soci della cooperativa iniziano a sviluppare uno spirito imprenditoriale. È il 1989. Anche il settore dell’edilizia evidenzia dei limiti strutturali. La dipendenza dagli incentivi pubblici provenienti dal progetto ecologico ambientale dell’Agenzia del Lavoro della Provincia di Trento si mostra sempre più rilevante. La decisione è quella di tentare di acquisire autonomamente delle commesse per il ripristino di strade interpoderali, edilizia civile interna ed esterna dai Consorzi di miglioramento Fondiario, dai Comuni e dal Comprensorio. Il settore non vive più come semplice riflesso delle commesse sicure ottenute dalla Provincia Autonoma. È questa una fase interessante della vita aziendale anche dal punto di vista organizzativo. Inizialmente i problemi connessi con la gestione aziendale venivano affrontati e risolti “nei viaggi in jeep di ritorno dal lavoro”. Ora si fanno più complessi e richiedono più attenzione. Realizzare un impianto di segheria richiede uno sforzo non indifferente. Si fanno riunioni formali tra i soci, si realizzano studi di fattibilità con l’assistenza della Federazione Trentina delle Coope- A 61 Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 62 rative, si lascia maturare la scelta. Non tutto fila liscio nella compagine sociale. Alcuni soci non se la sentono di fare il grande passo: da un fatturato di circa 200 milioni investire più di un miliardo. Decidono di lasciare... ed altri giovani soci entrano nella compagine sociale. La quota sociale viene portata a 14 milioni a testa. Alcuni devono chiedere un prestito alla Cassa Rurale per partecipare. Ora tutti i soci lavorano nella cooperativa. L’idea è quella di acquisire un’area destinata ad insediamenti produttivi per edificare assieme ad altre tre ditte artigiane un unico capannone da suddividere fra gli acquirenti. 4. L’attività svolta Nel giugno del 1991 l’attività di segheria entra in funzione e, rispetto alla fase iniziale, la cooperativa riorienta la propria attività. Su un fatturato di circa 1,7 miliardi, 1,3 interessa la segheria. I prodotti realizzati sono suddivisibili in due grandi gruppi merceologici: il legname da opera per l’edilizia, essenzialmente tetti per edifici (travatura e tavolato) e la fornitura di imballaggi (palletts). L’80% della produzione interessa il materiale per imballaggio e fornisce artigiani e piccole aziende, tutte al di fuori del Trentino. 5. I mercati di riferimento A I mercati di sbocco sono soprattutto le zone dell’Emilia, del Lazio e della Toscana. L’orientamento verso le piccole dimensioni è il frutto di una precisa politica commerciale della società. Avere una pluralità di clienti determina la possibilità di avere diverse misure di prodotti da realizzare con la conseguenza di poter sfruttare al meglio la materia prima. Insomma, meno scarti. Al tempo stesso si assicura alla società una maggiore tranquillità finanziaria diversificando il rischio di insolvenza del cliente. Per il settore segheria tutto il prodotto viene assorbito da aziende private, mentre per quanto riguarda il settore edile appare netta la prevalenza di enti e strutture pubbliche. 6. O rganigramma, struttura formale, ruoli, modalità di gestione, personale L’evoluzione dell’attività svolta dalla cooperativa ha avuto importanti ripercussioni sull’organizzazione interna della società. La società è composta da nove soci, tutti lavoratori, più tre dipendenti che sono minorenni che, nella volontà dei responsabili, una volta raggiunta la maggior età, potrebbero diventare soci. È evidente che quasi tutti sono formalmente coinvolti nelle cariche sociali. Ogni due settimane si tiene una riunione collegiale dei soci per affrontare i principali problemi connessi ormai soprattut- 62 Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 63 to ad una corretta organizzazione dei flussi della produzione. Se inizialmente le due attività della cooperativa, attività nei boschi ed edilizia, avevano semplicemente un responsabile che coordinava i lavori dei cantieri, con lo sviluppo della segheria l’organigramma della società richiede maggiore attenzione. Diviene sempre più importante e difficile seguire i clienti. Inoltre nella segheria si identifica un responsabile tecnico che gestisce le produzioni ed allestisce i materiali. L’aspetto amministrativo con l’aumentato volume di attività richiede più attenzione. È matura la strada per individuare un responsabile che accanto alla gestione amministrativa della società (pagamenti, preventivi, fatture...) svolga una funzione generale di regolazione integrata dei flussi di produzione. I soci non lavorano più come boscaioli e la cooperativa si fornisce della materia prima sul mercato estero principalmente nell’area tedesca (Austria, Germania, Svizzera). Le turbolenze valutarie creano notevoli difficoltà nella stabilità sia dei prezzi che delle forniture. Ogni partita deve essere contrattata singolarmente. Le professionalità coinvolte nella società si precisano anche se fanno riferimento principalmente ad abilità manuali che si sono sviluppate in un lungo tirocinio sul lavoro. Un giovane si laurea e ora cura gli aspetti amministrativi. In caso di necessità si mette dietro le macchine. I soci guadagnano tutti la stessa cifra. È interessante notare l’attenzione che viene rivolta al ruolo dei due giovani dipendenti nella prospettiva che possano diventare in futuro soci della cooperativa. Si cerca di coinvolgerli nelle decisioni rilevanti dei flussi produttivi, si aprono loro maggiori spazi di autonomia e si dispone una retribuzione adeguata. A 7. Risultati economici La cooperativa nella fase iniziale aveva raggiunto e mantenuto un fatturato di circa 200 milioni. Lo sviluppo della segheria ha determinato un notevole incremento delle attività. Il fatturato nel 1993 hanno raggiunto un valore di 2,6 miliardi di lire con un utile di 190 milioni. La necessità di fare fronte ai prestiti contratti ha però determinato una perdita di esercizio di 33 milioni. Elevata è la quota degli investimenti fatti che pesa ancora notevolmente sui risultati di bilancio, cosicché l’obiettivo di raggiungere un maggiore equilibrio finanziario appare la primaria preoccupazione dei responsabili. In questo senso si sottolinea l’obiettivo di destinare una buona quota di contributi pubblici assegnati al rimborso anticipato dei mutui contratti. Evidente la volontà di abbattere gli oneri derivati così da rendere meno pesante la gestione finanziaria. 63 Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 64 8. Rapporti con gli enti pubblici È già stato evidenziato come il principale committente del settore edile sia rappresentato dall’ente pubblico che evidentemente ha competenza sulla gestione ed il ripristino ambientale. Si è comunque assistito ad un’evoluzione positiva, passando dalla dipendenza totale dalle commesse derivanti dall’intervento provinciale di assistenza alle fasce deboli del mercato del lavoro, ad un reperimento autonomo tramite partecipazione ad appalti di una pluralità di enti (Consorzi, Comuni, Comprensorio). Si riconosce che in assenza di contributi pubblici di sostegno agli investimenti eseguiti l’attività trainante della lavorazione del legno non si sarebbe potuto realizzare. A fronte del denaro pubblico si sottolinea la stabilità dell’investimento realizzato, rafforzata anche dal fatto che tutti i soci da sempre vivono nella zona dove l’insediamento produttivo è stato realizzato. Sempre per quanto riguarda i rapporti con l’ente pubblico è interessante notare come in occasione di particolari emergenze più volte i mezzi ed i soci della cooperativa abbiano rappresentato un punto di riferimento per l’amministrazione comunale. Ritorna ancora la consapevolezza dell’importanza del legame con il territorio in cui si è vissuti. 9. Rapporti con le associazioni A La Cooperativa è associata alla Federazione trentina delle Cooperative, il livello locale di Confcooperative. Principalmente i rapporti si sviluppano con il reparto della produzione e lavoro che fornisce attività di consulenza per quanto riguarda studi di fattibilità per investimenti ed in generale per i rapporti di una certa complessità con l’ente pubblico. È dato per scontato il ruolo importante giocato dalla Federazione per quanto riguarda i piani di sviluppo dell’impresa. La società inoltre aderisce al Consorzio Territorio Ambiente che associa più di cinquanta cooperative di produzione e lavoro del Trentino. I rapporti con il Consorzio sono buoni anche se non più così intensi come nel passato. L’adesione al Consorzio è stata importante soprattutto nella fase iniziale, quando da esso si ottenevano una pluralità di commesse legate all’attività di sostegno all’occupazione della Provincia Autonoma. Nonostante ciò esso continua a rappresentare una garanzia di possibilità di lavoro in caso di difficoltà. Nell’ultimo anno di attività si è proceduto alla realizzazione di una solo commessa proveniente dal Consorzio a causa della mancanza di tempo. Viene percepita solo marginalmente l’importanza dell’adesione ad un sistema di imprese come il Consorzio Territorio Ambiente. 64 Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 65 10. Alcune note Nel Comune di Tenno ora la cooperativa Alto Garda rappresenta il più importante insediamento produttivo. La volontà di creare qualcosa di significativo nel proprio paese di residenza, come abbiamo già sottolineato, è stato uno degli elementi che ha permesso di superare le notevoli difficoltà iniziali. È interessante notare come la maggiore difficoltà incontrata sia stata quella di far convivere caratteri diversi. “Una cosa è conoscere uno al bar, un’altra cosa è lavorarci assieme dove ognuno vede i problemi a modo proprio.” Così racconta uno dei protagonisti: “a parte il rodaggio un elemento essenziale è stata l’ appartenenza allo stesso paese che ci ha garantito, certo non totale accordo, ma almeno una coerente mentalità sul lavoro (“ancor oggi la filosofia è quella che si lavora e si guadagna a metro cubo”). Essere tutti dello stesso paese è stato un elemento di coesione importante. Il fatto di lavorare tutti, il fatto che non c’era il socio carismatico che decideva ci ha aiutato molto. Certo ci sono due o tre persone che sono di riferimento per professionalità e per capacità di coordinamento ma tutti sentiamo come nostra l’iniziativa. Presa una decisione tutti si impegnano al massimo: i buoi hanno sempre tirato”. Nati e cresciuti a Tenno, bisogna impegnarsi al meglio perché non si può fallire. E nel racconto dei soci torna con frequenza il riferimento ad una mentalità del lavoro autonomo che porta a non considerare le ore di lavoro, ad essere attaccati alla propria azienda; un’azienda che coglie la propria responsabilità sociale nei confronti della comunità in cui è inserita essendone un importante insediamento produttivo. È questo un aspetto rilevante della vocazione sociale dell’agire imprenditoriale espresso dalla Cooperativa Alto Garda: essere riusciti a dare vita ad uno strumento che crea ricchezza in una zona altrimenti destinata a vivere all’ombra del fondovalle. La Cooperativa Alto Garda rappresenta un interessante esempio di spirito imprenditoriale che si sviluppa in un contesto poco favorevole e che si consolida attraverso la pratica dello spirito cooperativo nel difficile settore della produzione e lavoro. Un gruppo di persone, tra cui numerosi giovani alla prima esperienza lavorativa, senza particolare qualifica professionale, utilizzando una risorsa tipica della zona di residenza quale il legno, sono riusciti nell’impresa di costruire un’opportunità di lavoro a condizioni migliori di quelle offerte dal mercato. Tali condizioni non si riferiscono solo al livello retributivo ed alle aspettative ad esso connesse, ma anche alla qualità del loro lavoro in termini di autonomia e protagonismo. Nel panorama trentino la Cooperativa Alto Garda rappresenta inoltre un raro esempio di società cooperativa che da subito si è A 65 Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 66 posta l’obiettivo dell’indipendenza. Altro fattore significativo è quello di essere andata a cercarsi dei mercati di sbocco al di fuori della Regione, dato questo non sempre riscontrabile in iniziative che preferiscono mantenersi garantite nel mercato locale. Certo si possono evidenziare incertezze soprattutto nell’organizzazione della produzione, nella gestione dei clienti, nella capacità di acquisire una visione più aperta, ma va riconosciuto che l’essere riusciti a superare le difficoltà incontrate nel corso dell’esperienza aziendale, e che hanno costretto la società a ripensarsi, può essere il miglior segnale per un futuro positivo dell’iniziativa. A 66 Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 67 APPENDICE DICHIARAZIONE DI IDENTITÁ COOPERATIVA APPROVATA DAL XXXI CONGRESSO DELL’ALLEANZA COOPERATIVA INTERNAZIONALE BOUTROS GAALI: MESSAGE A L’OCCASION DE LA JOURNEE INTERNATIONALE DES COOPERATIVES 01/07/1995 MESSAGGIO DEL CONSIGLIO EUROPEO DELL’A.C.I. ALLE NUOVE GENERAZIONI L’ESPERIENZA DEL TRENTINO STATUTO TIPO COOPERATIVE LAVORO/SOCIALI STATUTO TIPO PICCOLA COOPERATIVA BIBLIOGRAFIA Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 68 APPENDICE DICHIARAZIONE DI IDENTITÁ COOPERATIVA APPROVATA DAL XXXI CONGRESSO DELL’ALLEANZA COOPERATIVA INTERNAZIONALE BOUTROS GAALI: MESSAGE A L’OCCASION DE LA JOURNEE INTERNATIONALE DES COOPERATIVES 01/07/1995 MESSAGGIO DEL CONSIGLIO EUROPEO DELL’A.C.I. ALLE NUOVE GENERAZIONI L’ESPERIENZA DEL TRENTINO STATUTO TIPO COOPERATIVE LAVORO/SOCIALI STATUTO TIPO PICCOLA COOPERATIVA BIBLIOGRAFIA Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 69 DICHIARAZIONE DI IDENTITÀ COOPERATIVA APPROVATA DAL XXXI CONGRESSO DELL’ALLEANZA COOPERATIVA INTERNAZIONALE — Manchester 20-22 settembre 1995 Definizione: Una cooperativa è un’associazione autonoma di individui che si uniscono volontariamente per soddisfare i propri bisogni economici, sociali e culturali e le proprie aspirazioni attraverso la creazione di una società di proprietà comune e democraticamente controllata. Valori Le cooperative sono basate sui valori dell’autosufficienza (il fare da sé), dell’autoresponsabilità, della democrazia. dell’eguaglianza, dell’equità e solidarietà. Secondo le tradizioni dei propri padri fondatori, i soci delle cooperative credono nei valori etici dell’onestà, della trasparenza, della responsabilità sociale e dell’attenzione verso gli altri. Principi I principi cooperativi sono linee-guida con cui le cooperative mettono in pratica i propri valori. 1° principio: ADESIONE LIBERA E VOLONTARIA Le cooperative sono organizzazioni volontarie aperte a tutti gli individui capaci di usare i servizi offerti e desiderosi di accettare le responsabilità connesse all’adesione, senza alcuna discriminazione sessuale, sociale, razziale, politica o religiosa. 2° principio: CONTROLLO DEMOCRATICO DA PARTE DEI SOCI Le cooperative sono organizzazioni democratiche, controllate dai propri soci che partecipano attivamente nello stabilire le politiche e nell’assumere le relative decisioni. Gli uomini e le donne eletti come rappresentanti sono responsabili nei confronti dei soci. Nelle cooperative di primo grado, i soci hanno gli stessi diritti di voto (una testa, un voto), e anche le cooperative di altro grado sono ugualmente organizzate in modo democratico. 3° principio: PARTECIPAZIONE ECONOMICA DEI SOCI I soci contribuiscono equamente al capitale delle proprie cooperative e lo controllano democraticamente. Almeno una parte di questo capitale è di norma proprietà comune della cooperativa. I soci, di norma, percepiscono un compenso limitato, se del caso, sul capitale sottoscritto come condizione per l’adesione. I soci allocano i surplus per qualunque dei seguenti scopi: sviluppo della cooperativa, possibilmente creando delle riserve, parte delle quali almeno dovrebbe essere indivisibile; benefici per i soci in proporzione alle loro transazioni con la cooperativa stessa, e sostegno ad altre attività approvate dalla base sociale. 4° principio: AUTONOMIA E INDIPENDENZA Le cooperative sono organizzazioni autonome, autosufficienti, controllate dai soci. Nel caso in cui esse sottoscrivano accordi con altre organizzazioni (incluso i governi) o ottengano capitale da fonti esterne, le cooperative sono tenute ad assicurare sempre il controllo democratico da parte dei soci e mantenere l’autonomia della cooperativa stessa. 5° principio: EDUCAZIONE, FORMAZIONE ED INFORMAZIONE Le cooperative s’impegnano ad educare e a formare i propri soci, i rappresentanti eletti, i manager e il personale, in modo che questi siano in grado di contribuire con efficienza allo sviluppo delle proprie società cooperative. Le cooperative devono attuare campagne di informazione allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica, particolarmente i giovani e gli opinionisti di maggiore fama, sulla natura e i benefici della cooperazione. 6° principio: COOPERAZIONE TRA COOPERATIVE Le cooperative servono i propri soci nel modo più efficiente e rafforzano il movimento cooperativo lavorando insieme, attraverso le strutture locali, nazionali, regionali ed internazionali. 7° principio: INTERESSE VERSO LA COMUNITÀ Le cooperative lavorano per uno sviluppo sostenibile delle proprie comunità attraverso politiche approvate dai propri soci. 69 A Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 70 BOUTROS GAALI - MESSAGE A L’OCCASION DE LA JOURNEE INTERNATIONALE DES COOPERATIVES — 1er juillet 1995 In questo anno del cinquantenario delle Nazioni Unite constatiamo con piacere che uno dei nostri partners ai quali ci lega una collaborazione tra le più antiche e strette, l’Alleanza Cooperativa Internazionale, celebra il suo centesimo anniversario. Riconoscendo che le cooperative, nelle loro diverse forme, diventano sempre più un fattore indispensabile allo sviluppo economico e sociale di tutti i paesi, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato, a partire da quest’anno, il primo sabato di luglio Giornata Internazionale delle Cooperative. Alla vigilia di un nuovo secolo e di un nuovo millennio, la collaborazione tra le Nazioni Unite e l’ACI assume una crescente importanza. Come ho già detto nel mio rapporto all’Assemblea Generale lo scorso anno, le imprese cooperative forniscono i mezzi organizzativi che permettono ad una parte importante dell’umanità di produrre da sola posti di lavoro produttivi, di lottare contro la povertà e di realizzare l’integrazione di fasce sociali della società, comprese le donne, i giovani, le persone anziane ed i disabili. Difendendo così efficacemente i vostri interessi e risolvendo da voi stessi i problemi, facendovene carico energicamente e creativamente, contribuite e fare delle nostre società un mondo migliore per le attuali generazioni e quelle future. Sono sicuro che, in numerosi campi di interesse comune, la nostra collaborazione si rafforzerà. Io ho il grande piacere di augurare ad ognuno dei 750 milioni di donne e uomini associati all’Alleanza Cooperativa Internazionale il massimo successo nel proprio sforzo cooperativo. Messaggio del Consiglio Europeo dell’ACI alle nuove generazioni A In occasione della GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA COOPERAZIONE Proclamata dalle Nazioni Unite per celebrare il Centenario dell’Alleanza Cooperativa Internazionale L’Assemblea delle Nazioni Unite, con una solenne risoluzione, ha proclamato il 1- Luglio 1995 “Giornata Internazionale della cooperazione” riconoscendo che “le cooperative., nelle loro diverse forme, stanno diventando un indispensabile fattore di sviluppo economico e sociale in tutti i Paesi promuovendo la maggiore partecipazione possibile nel processo di sviluppo di tutti i gruppi popolari, comprese le donne, i giovani, i disabili, gli anziani...”, con l’intento esplicitamente dichiarato: “...di portare all’attenzione dei cittadini le opportunità offerte dalle cooperative e di mantenere informati e sensibili i Governi dei possibili benefici derivanti alla società dall’attività cooperativa...” In questa circostanza le Organizzazioni Cooperative Europee, riunite sotto la bandiera dell’Alleanza Cooperativa Internazionale, hanno ritenuto prioritario rivolgere ai giovani del continente, che è stato la culla delle esperienze cooperativistiche, un messaggio ed una proposta: 70 Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 71 → 150 anni fa in Inghilterra muoveva i primi passi, ad opera dei Probi Pionieri di Rochdale, la prima cooperativa di consumatori. La sua missione: difendere il valore reale del salario (ogni conquista salariale era resa vana da immediati aumenti dei prezzi). Sembrava la fionda di David contro Golia... → pochi anni dopo, in Germania, nascevano lei prime cooperative di credito del tipo Schultze-Delitsch (nelle aree urbane) e Raiffeisen (nelle zone rurali) per lottare contro l’usura e difendere agricoltori, artigiani, piccoli commercianti → in Francia, contemporaneamente, venivano fondate le prime cooperative di operai per lottare contro la disoccupazione e dimostrare che era possibile lavorare senza padrone → i produttori agricoli di tutta Europa, sull’esempio degli agricoltori danesi, alcuni decenni più tardi reagirono alla crisi che progressivamente li attanagliava riunendosi in cooperative per gestire latterie, cantine o mulini per difendere il frutto delle loro fatiche. Queste esperienze si moltiplicarono a vista d’occhio, diversificandosi, in tutta Europa. L’etica cooperativa, animata da una concezione positiva dello spirito di sacrificio, della volontà di partecipazione democratica e di auto-aiuto, aveva in sé una forte carica promozionale e così i gruppi che avevano fondato le prime cooperative diedero vita prima a movimenti nazionali e quindi, nel 1895 a Londra, fondarono l’Alleanza Cooperativa Internazionale. Oggi le organizzazioni cooperative aderenti all’ACI sono 235, di cui 9 internazionali: circa un miliardo di persone diffuse in 101 Paesi del mondo. Un insieme di esperienze di solidarietà umana, di auto-promozione sociale ed economica, di realizzazioni concrete ed efficienti nelle quali si realizza una sintesi virtuosa fra etica ed economia. E alle sfide storiche del movimento cooperativo si sono aggiunte, nel tempo, nuove esperienze, nuove conquiste. Nuovi bisogni sono stati affrontati: milioni di famiglie hanno potuto trovare una casa; piccoli commercianti sono stati protagonisti della riforma della rete distributiva; artigiani e professionisti hanno potuto valorizzare il loro lavoro mantenendo la loro autonomia; l’assistenza socio-sanitaria agli strati più deboli ed indifesi della popolazione e l’inserimento nel mondo del lavoro di soggetti svantaggiati hanno trovato significative risposte da parte delle cooperative sociali; il sistema di sicurezza sociale, soprattutto in campo sanitario, è stato integrato ed ampliato attraverso il ruolo delle mutue volontarie. Il movimento cooperativo però non può e non vuole accontentarsi dei risultati conseguiti e non vuole ridursi alla mera tutela ed assistenza delle cooperative esistenti. Anche i cooperatori di questo nostro tempo, come i Probi Pionieri, intendono misurarsi con le sfide che una società in grande cambiamento propone. Prima fra tutte: l’occupazione. Di fronte ad una prospettiva che - anche nel caso di crescita - vedrà aggravarsi il problema dell’acces so al lavoro dei giovani, dovendosi prevedere una diminuzione progressiva di “posti di lavoro”, è necessario fare appello a tutte le risorse presenti nel territorio. Occorre richiamare tutti alla responsabilità di costruire nuove occasioni di lavoro. Anche i giovani dovranno assumere un atteggiamento attivo, una maggiore propensione al rischio. L’animazione ed il sostegno di gruppi attivi, dotati di creatività e capaci di autogestire progetti economici, condividendone rischi e benefici, è impegno delle organizzazioni cooperative Ma valori, principi, modelli dovranno essere adattati alle aspirazioni e alla sensibilità delle nuove generazioni E questo non può che essere fatto insieme! 71 A Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 72 L’ESPERIENZA DEL TRENTINO 1. Un legame che ha radici lontane A I rapporti tra mondo della scuola e movimento cooperativo trentino hanno radici lontane. Verso la fine del secolo scorso, come in altre parti del mondo tedesco, anche in Trentino, allora parte integrante dell’impero austriaco, si verificarono all’interno del mondo della scuola esperienze sperimentali di associazioni cooperative. Esse avevano per obiettivo quello di sostenere i bisognosi, per cui la classe, sotto la guida del docente, si attivava per aiutare i compagni in difficoltà. Inoltre non erano rare le esperienze cooperative per dotare la scuola di alcuni strumenti fondamentali: la lavagna, i gessi, la legna per riscaldarsi. Era un’operazione fatta dagli studenti e dalla comunità che concepivano la scuola come bene di cui tutti dovevano sentirsi responsabili. Erano cooperative in forma embrionale che però avevano la finalità di favorire una miglior maturazione sociale degli studenti. L’impegno di educare le giovani generazioni alla cooperazione era sentito come primario anche dall’organizzazione di rappresentanza del mondo cooperativo trentino. Già nel 1898, a soli tre anni dalla sua fondazione, la Federazione Trentina delle Cooperative approvò, in occasione dell’assemblea generale, un ordine del giorno con il quale gli insegnanti ed i sacerdoti venivano esortati a farsi promotori delle “Casse di risparmio scolastiche” tra i loro allievi. “Ai nostri reverendi curatori d’anime, tanto benemeriti della cooperazione ed ai signori maestri ci permettiamo di dire con tutta la persuasione della nostra calda fede: animate la gioventù al risparmio per mezzo delle nostre Casse Rurali. La ricompensa la avrete ancora qui in terra; giacche questi fanciulli, usciti vostra mercé, da questa scuola di onestà pubblica e privata, sobri, laboriosi, economi, previdenti, morali e religiosi, benediranno sempre al vostro nome...”1. Si formano “sul campo” quelle esperienze elementari che, una volta strutturate dagli apporti teorici di pedagogisti e filosofi come Profit, Freinet, Prevòst, Toreille, daranno vita alla cooperazione scolastica intesa come vero e proprio “sistema di educazione”, di “filosofia dell’educazione”. Le scelte che, quelli che adesso sono bambini, opereranno, una volta diventati adulti, saranno influenzate dall’educazione e dagli insegnamenti appresi nell’età della formazione. Se saranno stati guidati a pensare ed agire in termini di gruppo integrato più che di individualisti singoli, se avranno fatto propri - spinti anche dall’esempio e dalle sollecitazioni dei “grandi” - i metodi della collaborazione, della solidarietà, della partecipazione alle responsabilità, saranno in grado di apprezzare e condividere i principi dell’associazionismo e potranno aderire - apportando nuove idee e slancio - alle società cooperative. Diversamente, prevalendo modelli di personalismo e di assistenza, la filosofia cooperativa non riuscirà più a destare interesse e a suscitare autentica adesione e la cooperazione correrà il rischio di svilirsi a mero strumento tecnico, magari efficiente ma senza un’anima.2 Dunque la scuola come agenzia fondamentale di formazione ha un ruolo insostituibile nella diffusione della metodologia cooperativa. 2. Un rapporto da recuperare: l’esperienza recente Dopo la fine delle esperienze di associazione scolastiche nate nel secolo scorso, i rapporti tra mondo della scuola e sistema cooperativo ricevettero un notevole impulso verso la fine degli anni 70 quando “la diffusa sen sazione di essere sempre più emarginati del mondo della cultura e l’invecchiamento dei soci e dei quadri delle cooperative spinse la Federazione ad interrogarsi sulla necessità di avviare alcune iniziative strutturate che interessassero “quell’agenzia fondamentale di sapere e di innovazione” che è il mondo della scuola. Si voleva recuperare l’attenzione del 1 La Cooperazione Trentina, n. 5 - 1898 2 C.Corradini, La Cooperazione in classe, Federazione dei Consorzi Cooperativi, Trento, 1991 72 Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 73 sistema cooperative sull’educazione cooperativa intesa come l’educazione dei soci, dei dirigenti, del personale e del pubblico in generale ai principi ed alle tecniche, insieme economiche e democratiche, della cooperazione. Su questo principio ha insistito particolarmente l’ACI nel suo congresso del 1966 sottolineando il ruolo della cooperazione come momento di promozione individuale e come occasione di elevazione culturale attraverso: → l’opera di diffusione e divulgazione dei principi e della prassi cooperativi tra la gente; → la formazione e qualificazione professionale di tutti coloro che prestano la loro opera nell’ambito della cooperativa; →l’elevazione, attraverso strumenti ed iniziative adeguate, del livello culturale generale dei soci. La scuola non poteva quindi non essere coinvolta e questa consapevolezza si diffonde anche nelle associazioni di rappresentanza. Così, nel giugno del 1980, il reparto formazione della Federazione Trentina delle Cooperativa lancia una propria proposta educativa per la diffusione della cooperazione nelle scuole dell’obbligo, ultime classi elementari e le medie. 3. Scoprire la cooperazione: dal libro al concorso Viene realizzato un libro dal titolo “Scoprire la Cooperazione” diffuso tra gli organismi responsabili della scuola trentina, le autorità locali e gli organi di informazione. Il volume propone un progetto che coinvolge gli insegnanti, i ragazzi e le loro famiglie, nonché le società cooperative presenti sul territorio in uno studio-ricerca teorico pratico del fenomeno cooperativa. L’obiettivo è quello di attivare tre processi fondamentali: quello della conoscenza della realtà cooperativa e dei suoi principi, quello della sperimentazione e quello dell’innovazione. Nel lanciare questo progetto i responsabili del reparto formazione della Federazione posero particola re attenzione “ad assecondare quelle tendenze didattiche che si stavano consolidando nella realtà scolastica trentina. In quel periodo nella didattica c’era un grande interesse per i cosiddetti “compiti di realtà”. Notevole rilevanza assumevano gli studi e le ricerche per capire l’evoluzione locale di importanti fenomeni di natura economica e sociale: l’emigrazione, le condizioni economico sociali delle popolazioni trentine del secolo scorso, il conflitto tra laici e cattolici, la nascita e lo sviluppo dei partiti. Tutto questo fiorire di ricerche ha consentito alla scuola di occuparsi dello specifico cooperativo che ha avuto ed ha tuttora una grande rilevanza nel nostro territorio.” La scuola dunque sviluppa un interesse autonomo per il fenomeno cooperativo, riferito soprattutto al passato, creando un humus su cui poteva crescere un progetto organico e strutturato di rapporti tra scuola e cooperazione. Si moltiplicano così le iniziative che vedono la Federazione e le cooperative locali radicate sul territorio coinvolte dalla scuola per mettere a disposizione materiale, fotografie, documenti, registri. Particolare attenzione assumono le visite guidate alle strutture cooperative e le testimonianze in classe degli anziani che hanno vissuto in prima persona l’esperienza della nascita e dello sviluppo della cooperazione nel paese, nella borgata o nel quartiere. Il volume “Scoprire la cooperazione” diviene subito uno strumento fondamentale accolto molto favorevolmente all’interno della scuola. Il libro presenta la cooperazione nei suoi aspetti fondamentali privilegiando l’aspetto storico ma anche proponendo alcune ipotesi per sviluppare maggiormente la cooperazione nelle scuole attraverso la associazioni cooperative scolastiche. Per stimolare la scuola ad ideare progetti operativi di associazioni scolastiche cooperative viene ideato il concorso a premi “Scoprire la cooperazione” che si propone di premiare in un’unica manifestazione i migliori progetti realizzati nelle scuole trentine. “Accanto a lezioni, esercitazioni, mostre, visite di studio, convegni, conferenze, manifestazioni cultu- 73 A Manuale A 28-06-1997 11:41 Pagina 74 rali e ricreative, un forte impulso alla diffusione della cooperazione tra gli scolari è stato dato dalle sette edizioni del concorso “Scoprire la Cooperazione” lanciato subito dopo l’omonimo volume con l’obiettivo di sviluppare l’attività delle associazioni scolastiche cooperative”. Attraverso le associazioni scolastiche cooperative si favorisce all’interno della scuola un più maturo approccio alla cooperazione: non più solo importante fenomeno economico e sociale della nostra terra da studiare ma proposta educativa vera e propria: il processo cooperativo come sistema di educazione. Il concorso da l’occasione “a decine di centinaia di allievi delle scuole elementari e medie inferiori di imparare e praticare i principi della cooperazione: la partecipazione, l’attività di gruppo, l’assunzione di responsabilità nell’interesse comune, la solidarietà, il rispetto degli altri. Con l’attività di tante piccole associazioni cooperative scolastiche i ragazzi hanno inoltre appreso i principi elementari della gestione di un’azienda, incominciando a farsi un’idea della necessità di una buona amministrazione e, quindi dell’analisi dei costi, dei ricavi, dell’ottenimento di un utile e della sua destinazione.” Sembra opportuno soffermarci su una delle tante esperienze realizzate nell’ambito del progetto “Scoprire la Cooperazione” per capire come si concretizza nella realtà scolastica la proposta della Federazione Trentina delle Cooperative: la cooperazione, inizialmente occasione “diversa” di studio, diviene successivamente, attraverso la sperimentazione, metodo per migliorare l’apprendimento degli alunni. 4. Un caso esemplare: “la nonna in classe” della Scuola Media di Grigno - classe IIB A La classe IIB presentava all’inizio dell’anno scolastico una situazione di particolare instabilità e disorientamento dovuta alla mancanza di continuità didattica rispetto al precedente anno scolastico e ad un acceso campanilismo fra gli alunni che portava a fenomeni di chiusura o di eccessiva esuberanza. Tuttavia, per la maggior parte, gli alunni dimostravano un’intelligenza vivace e aperta a vari interessi, per cui il Consiglio di Classe fra gli altri obiettivi si è posto il potenziamento di quelle esperienze atte a favorire la socializzazione e a sviluppare lo spirito di solidarietà e servizio. Nell’ambito della programmazione del Consiglio di Classe la “storia della cooperazione” e l’attività di ricerca di gruppo si sono mostrati molto idonei al raggiungimento, anche a livello pluridisciplinare, del suddetto obiettivo. Trattandosi di una classe a tempo prolungato si propose come attività integrativa la realizzazione di una ricerca d’ambiente che partendo dalle storie personali e da testimonianze fotografiche e documentali del passato, consentisse la ricostruzione la ricostruzione degli ultimi cento anni di storia del Comune di Grigno, con particolare riguardo al fenomeno della cooperazione, cioè alla nascita e al successivo evolversi delle cooperative locali. L’unità didattica è stata svolta per la maggior parte durante le ore di lettere ma sempre in continuo collegamento con le altre discipline ed in particolare con la matematica, per la rielaborazione dei dati emersi dall’analisi di alcuni documenti ed in particolare dei bilanci della Cassa Rurale di Grigno, relativi ad alcuni anni significativi per la comprensione del suo sviluppo. Gli obiettivi che si è inteso raggiungere sono stati distinti in obiettivi specifici delle varie discipline (italiano, storia, educazione civica, geografia) ed in obiettivi generali relativi alla formazione e all’orientamento dell’alunno. Obiettivi specifici dell’insegnamento della lingua italiana → ascoltare: capacità di ricezione critica dei vari messaggi (lezione, interventi di esperti, testimonianze dirette...); → leggere: capacità di distinguere i vari linguaggi e di decodificare un testo scritto (testo di storia, giornali, diari, documenti antichi ecc...); → parlare: capacità di produrre messaggi efficaci (porre domande pertinenti, dibattere ed argomentare con ordine e proprietà di linguaggio, acquisire sicurezza e chiarezza nella tecnica del riassumere 74 Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 75 e dell’esporre seguendo un filo logico); → scrivere: capacità di riferire in una composizione scritta un’esperienza con adeguata proprietà di riflessione personale e capacità di autocorrezione. Obiettivi specifici dell’insegnamento della storia e dell’educazione civica →cogliere il processo evolutivo dell’uomo ed il passaggio da un’epoca all’altra con le conseguenti trasformazioni sociali e culturali; → individuare attraverso l’analisi del passato più recente quali sono i bisogni fondamentali dell’uomo e quali mezzi egli ha usato di volta in volta per risolvere i problemi nati dai suoi bisogni; → individuare i valori ai quali l’uomo ha conferito preminenza nelle scelte operate per rispondere ai bisogni; → arricchire il linguaggio storiografico con l’acquisizione di termini specifici dell’area politica, economica e sociale; → riconoscersi soggetto di diritti e doveri; → individuare le forme di determinate organizzazioni presenti nella società e la loro struttura; → individuare la propria posizione nei confronti di queste organizzazioni e la possibilità di partecipazione attiva; Obiettivi specifici dell’insegnamento della geografia → acquisire la capacità di interpretare il rapporto dialettico tra uomo e ambiente; → individuare i rapporti tra clima ed attività umane; → individuare i rapporti tra ambiente ed alimentazione; → individuare i rapporti tra bisogni umani e l’utilizzazione delle risorse. A Obiettivi generali formativi e orientativi → coscienza della necessità di una scelta nell’ambito della maturazione sul significato della vita (da che parte voglio stare?); → acquisizione del senso della propria vita come realizzazione personale e come partecipazione utile a se e agli altri; → scoperta dell’importanza sia storica che personale dei valori della cooperazione ai fini della promozione umana. I contenuti concreti trattati nell’arco di tre mesi sono stati così distribuiti: → la società attuale e la solidarietà umana; → la rivoluzione industriale e la nascita delle prime forme di associazionismo tra gli operai; → la cooperazione in Europa con particolare riguardo alla Germania e all’Italia; → il Trentino durante la seconda metà dell’Ottocento: situazione ambientale, economica, politica e sociale; → la cooperazione nel Trentino: origini e storia fino ai nostri giorni; → la Valsugana ed il Comune di Grigno durante la seconda metà del secolo scorso e nella prima metà del 1900; → la storia delle cooperative del Comune di Grigno; 5. Metodo e strumenti Il metodo seguito è sempre stato dialogico ed interpersonale. Pur partendo a volte dall’introduzione dell’insegnante o di un esperto esterno per presentare agli alunni la storia della cooperazione trenti- 75 Manuale A A 28-06-1997 11:42 Pagina 76 na, si è valorizzata soprattutto la tecnica del confronto per arrivare ad un cammino comune e quella del lavoro di gruppo. La classe è stata divisa in quattro gruppi che in un primo momento si sono occupati di approfondire l’aspetto storico generale. In un secondo momento tenendo conto della provenienza degli alunni dei vari gruppi e della conseguente possibilità reale di attuare un proficuo lavoro di ricerca e di reperimento del materiale, si è stabilito di assegnare a ciascun gruppo un settore ben distinto della ricerca d’ambiente, fermo restando il compito affidato a tutti i gruppi di reperire dati, fotografie, testimonianze, e documenti vari relativi alla storia del Comune di Grigno, individuando nello stesso tempo eventuali persone da intervistare. In particolare un gruppo si è occupato della Cassa Rurale di Grugno, un gruppo della Famiglia Cooperativa e del Consorzio Allevatori di Grigno, il terzo gruppo ha ricostruito la storia della Famiglia Cooperativa di Tezze e l’ultimo della Cassa Rurale di Tezze.” Quando si è lavorato con la classe riunita particolare importanza ha acquisito in questa fase del lavoro la presenza in classe di varie persone (esponenti di cooperative locali, anziani...) che di volta in volta hanno sostituito l’insegnante quale mero trasmettitore di una cultura spesso libresca. Molto significativa si è rivelata la presenza in classe della nonna ottantatreenne di due alunni. Con lucidità ha tenuto desta l’attenzione della classe per due ore, rivivendo sul filo della memoria la sua esperienza e affrontando in prima persona i problemi più comuni della realtà italiana tra fine secolo e secondo dopoguerra: scuola, analfabetismo, povertà, calamità naturali, emigrazione, guerra, ricostruzione. Il coinvolgimento di persone diverse per età, per estrazione sociale e culturale e la scoperta che la storia personale di ciascuno è una piccola tessera di un mosaico più grande ha sviluppato negli alunni il desiderio di stabilire un rapporto proficuo con la realtà esterna, con le istituzioni locali, con gli anziani e con le proprie famiglie. Oltre all’analisi di materiale bibliografico reperito con l’aiuto dell’insegnante, largo spazio è stato riservato alla ricerca ed alla consultazione delle fonti e dei documenti del passato: verbali, atti costitutivi delle cooperative locali, statuti originari, testimonianze dei soci fondatori riscoperte in pagine di diario, al cui reperimento gli alunni si sono dedicati con entusiasmo anche nelle ore extrascolastiche ricorrendo spesso all’aiuto dei familiari, dei maestri, dei parroci, degli anziani della casa di riposo. Tutto il lavoro di ricerca si è concluso con due visite guidate, alla Cassa Rurale, ora divenuta Banca di Credito Cooperativo, e alla Federazione Trentina delle Cooperative. Esse hanno consentito un’analisi diretta e partecipata della realtà presa in esame. “A questo punto non ci rimaneva altro da afre che sistemare criticamente i risultati, rielaborando i dati raccolti, preparando grafici, visualizzando su cartelloni e tabelloni i dati emersi, stendendo una relazione finale”. 6. Modalità di verifica Nel corso dell’attività sono state effettuate una valutazione simultanea sul grado di partecipazione alle discussioni comuni, delle verifiche di percorso e una verifica finale. La prima verifica di percorso consisteva in un questionario avente lo scopo di valutare il grado di conoscenza della nomenclatura specifica relativa al fenomeno cooperativistico; la seconda riguardava la conoscenza dei fatti storici collegati con la nascita della cooperazione in Europa ed in Trentino; la terza doveva accertare la conoscenza dell’organizzazione e degli scopi di una società cooperativa e i diversi settori in cui le cooperative operano. La verifica finale consiste in una composizione scritta con lo scopo di accertare la capacità di presentare l’esperienza fatta, facendo rilevare gli eventuali vantaggi che ne erano derivati sia a livello individuale che di gruppo. In ultima analisi la verifica più valida di tutta l’esperienza, sia dal punto di vista didattico che formativo, può essere considerata la costruzione, per diretta iniziativa del gruppo classe, di una cooperativa 76 Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 77 scolastica che ha funzionato attivamente. Già nel modo di proporla e di attuarla gli alunni hanno dimostrato di essere riusciti a comprendere il vero spirito cooperativistico che va oltre il perseguimento di un vantaggio immediato e individuale e che fa crescere nella comprensione reciproca, nel desiderio di rendersi utili e nella partecipazione attiva e democratica. La scelta è stata quella di vendere la merendina (panini e torte) al sabato, giorno in cui la mensa non funziona e pertanto non si può acquistare il panino dalla cuoca. Come avevano già imparato a fare nell’attività di ricerca i ragazzi sono riusciti a utilizzare metodi e strumenti appresi attraverso tutte le discipline. Mentre un gruppo si cimentava in un’indagine di mercato (chi era disponibile all’acquisto del panino, se si preferiva prosciutto o salame ecc..) perché l’iniziativa rispondesse ad una domanda effettiva, un altro preparava un’adeguata campagna pubblicitaria; altri due gruppi valutavano la scelta migliore tra i fornitori del pane e dell’affettato e la possibilità di abbassare il prezzo corrente del panino in modo da avere comunque un piccolo guadagno. Il guadagno ottenuto ed i premi vinti al concorso “Scoprire la Cooperazione” sono stati versati su un libretto di risparmio al portatore con l’obiettivo deciso democraticamente di contribuire alla spesa delle loro famiglie in occasione della gita d’istruzione. Da un punto di vista strettamente didattico, tenuto conto dei livelli di partenza degli alunni e della situazione disciplinare iniziale, tutti gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti, seppur in maniera diversificata da ciascun alunno, ma soprattutto è stato realizzato un processo di apprendimento in cui gli alunni sono stati i veri soggetti, rimanendo coinvolti in tutte le loro capacità umane, affettive, cognitive, operative e sociali. Hanno migliorato il loro metodo di ricerca e di studio, acquisendo nuovi strumenti operativi ed hanno preso coscienza delle loro capacità e responsabilità all’interno del gruppo classe e della scuola, sperimentando in prima persona e su contenuti appartenenti alla loro realtà ambientale i valori fondamentali della vita democratica3. A 7. Idee e progetti di nuove imprese cooperative L’esperienza dei rapporti tra scuola e mondo della cooperazione trentina si completa in tempi più recenti con l’ideazione di un concorso “Idee e progetti di nuove imprese cooperative” ideato dalla Federazione Trentina delle Cooperative verso la fine degli anni ‘80 su progetto del Censcoop di Roma. Il concorso è rivolto agli studenti degli ultimi due anni delle Scuole Superiori e degli Istituti professionali della provincia di Trento. La finalità dell’iniziativa è quella di sperimentare un nuovo approccio al rapporto mondo della scuola/lavoro/occupazione che consenta di combinare una prima, elementare, formazione all’imprenditorialità con una sorta di “apprendistato” al clima organizzativo dell’associazione e del lavoro di gruppo, attraverso un itinerario pedagogico didattico costruito dagli insegnanti e dai tecnici della cooperazione, finalizzato anche all’apprendimento di un metodo per la definizione di scelte e comportamenti verso obiettivi condivisi da tutti i soggetti coinvolti. I partecipanti devono impegnarsi a predisporre un progetto per la realizzazione di un’impresa cooperativa ne diversi campi economico, culturale e sociali con particolare riferimento ai seguenti temi: ambiente e territorio, raccolta e riciclaggio di rifiuti, depurazione, agricoltura e valorizzazione dei prodotti trentini, solidarietà sociale verso le nuove povertà, informatica e tecnologie avanzate, marketing, turismo, servizi alle imprese e alla collettività. Agli studenti si chiede non solo una relazione generale sul percorso seguito per la individuazione del tipo di cooperativa e del settore di attività a cui il progetto si riferisce ma anche un vero e proprio studio di fattibilità articolato nelle aree organizzativa, finanziaria e patrimoniale, comprensivo di un piano per le risorse umane. Il movimento cooperativo mette a disposizione delle varie classi parteci3 p rof. Carmela Reale in C. panti i propri esperti come tutors esterni da affiancare ai docenti. Inoltre si assicura la possibilità di contatti stabili con le strutture cooperative del Corradini, op. cit. 77 Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 78 territorio per sperimentazioni “sul campo” dei progetti realizzati. Nonostante la ricerca di una “maggiore concretezza” delle attività richieste anche questa iniziativa di rapporti mondo cooperativo scuola identifica come prioritaria nella valutazione dei progetti realizzati non solo la fattibilità concreta del piano aziendale ma piuttosto la coerenza del lavoro svolto e il metodo adottato. Anche in questo caso l’enfasi è sull’adozione del modello cooperativo come processo educativo efficace per un migliore apprendimento del soggetto coinvolto. 8. L’attività seminariale e di aggiornamento A Per sostenere il lavoro impostato la Federazione Trentina delle Cooperativa annualmente organizza numerosi incontri con gruppi di insegnati delle scuole inferiori e superiori dei vari centri del Trentino per illustrare loro le varie proposte di educazione cooperativa. Inoltre promuove in collaborazione con le agenzie formative pubbliche del territorio un’intensa attività seminariale sui temi della cooperazione come proposta educativa. “Solidarietà come progetto educativo: l’esperienza cooperativa nelle scuole”, Scuola e cooperazione: confronto per un progetto educativo”, “Cooperazione: una proposta formativa”, sono solo alcuni titoli degli incontri realizzati. Numerosi anche i corsi di aggiornamento effettuati sulla cooperazione come proposta didattica e la sua divulgazione nelle scuole. Da queste molteplici iniziative ha preso forma un laboratorio per insegnanti al fine di dare una collocazione sistematica, attraverso l’intervento di esperti del settore, alle numerosissime esperienze realizzate in questi anni di collaborazione tra scuola e mondo cooperativo trentino. In questo contesto si sono analizzate e discusse le iniziative promosse nelle scuole del trentine alla luce delle differenti situazioni formative centrate sull’insegnamento o sull’apprendimento. Si è posta attenzione alla realizzazione di un modello tripolare per l’identificazione dei bisogni formativi: le tipologie dei bisogni formative, una loro possibile rappresentazione, il rapporto bisogno, motivazione ed interesse. La realizzazione di una schema per analizzare la “formatività” dei progetti attraverso schede di analisi delle valenze formative ha permesso di fondare anche da un punto di vista metodologico quella che era stata fino ad ora un’intuizione: la cooperazione è un vero processo educativo. STATUTO TIPO COOPERATIVE PRODUZIONE LAVORO/SOCIALI TITOLO I: COSTITUZIONE-SEDE-DURATA-SCOPI art. 1- Costituzione 1 Per il conseguimento delle finalità di cui all’art. 1-lettera A della legge 381/1991 è costituita una società cooperativa a responsabilità limitata denominata “Cooperativa (sociale) ...- Soc. Coop. a r.l.. La Cooperativa aderisce alla Confederazione Cooperative Italiane ed ai suoi organismi periferici e territoriali. 1 Comunque sia formata, la denominazione deve contenere per esteso l’indicazione di “Società Cooperativa Sociale a responsabilità limitata”. L’eventuale sigla deve essere parte o contrazione della denominazione. Es: CO OPERAT I VA D I SERV I Z I SOCIALI - GAMMA - Società Cooperativa Sociale a re s p o n s a b i l i t à limitata, in sigla GAMMA - Soc. Coop. Sociale a r.l. art.2 - Sede La Cooperativa ha sede in...via.... Con delibera assunta in conformità alla legge e allo statuto, potranno essere istituite sedi secondarie, filiali, succursali, agenzie e rappresentanze anche in altre località del territorio nazionale. art.3 - Durata 2 La Cooperativa ha durata fino al 31.12...., ma potrà essere prorogata, anche prima della suddetta scadenza, o sciolta anticipatamente, con delibera dell’assemblea dei soci. Non potrà comunque sciogliersi prima che siano stati estinti i mutui eventualmente contratti. 2 Si consiglia una durata di almeno 50 anni. 78 Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 79 art.4 - Scopo ed Oggetto 3 La Cooperativa ha lo scopo di perseguire, in forma mutualistica e senza fini speculativi, l’autogestione dell’impresa che ne è l’oggetto, dando continuità di occupazione lavorativa alle migliori condizioni economiche, sociali e professionali ai soci, operando nell’interesse generale della comunità alla promozione umana e alla integrazione sociale dei cittadini attraverso: (PER LA GESTIONE DEI SERVIZI SOCIO-SANITARI ED EDUCATIVI - lettera a), art.1, legge 381/91) la gestione dei servizi sociali orientati in via prioritaria, ma non esclusiva, alla risposta ai bisogni di persone..., come definito dalla legge 381 del 8.11.1991 ed eventuali modificazioni ed integrazioni. In relazione a ciò, la Cooperativa può gestire stabilmente o temporaneamente, in conto proprio o per conto terzi: (ESEMPIO di attività rivolta a soggetti con handicaps) - attività e servizi di riabilitazione; - centri diurni e residenziali di accoglienza e socializzazione; - servizi domiciliari di assistenza, sostegno e riabilitazione effettuati tanto presso la famiglia, quanto presso la scuola e altre strutture di accoglienza; - attività educative; - attività di sensibilizzazione ed animazione della comunità locale entro cui opera al fine di renderla più consapevole e disponibile all’attenzione ed all’accoglienza delle persone in stato di bisogno; - attività di promozione e rivendicazione dell’impegno delle istituzioni a favore delle persone deboli e svantaggiate e di affermazione dei loro diritti. (PER L’INSERIMENTO LAVORATIVO - lettera b), art.1, legge 381/91) l’inserimento lavorativo, in attività diverse (agricole, industriali, commerciali o di servizi), di persone svantaggiate, nelle percentuali e come definito dalla legge 381 dell’8.11.1991 ed eventuali modificazioni ed integrazioni. In relazione a ciò la Cooperativa può gestire stabilmente o temporaneamente, in conto proprio o per conto terzi: - attività di produzione, lavorazione, commercializzazione di manufatti in genere, artigianali e non, sia nei locali della Cooperativa che presso appositi centri a sfondo sociale, educativo, terapeutico; - servizi di custodia, pulizia, manutenzione, trasporti pubblici e privati, stipulando contratti e convenzioni sotto qualsiasi forma prevista dalla legge; - gestione e promozione di corsi di formazione, anche mediante contributi CEE, degli Enti Pubblici e privati in genere, intesi a dare ai soci partecipanti all’iniziativa strumenti idonei al reinserimento sociale ed al miglioramento professionale. PER TUTTE La Cooperativa per il conseguimento dello scopo sociale, potrà svolgere qualunque altra attività connessa ed affine a quelle sopra elencate, nonché compiere tutti gli atti e concludere tutte le operazioni contrattuali di natura immobiliare, mobiliare, industriale e finanziaria necessarie od utili alla realizzazione degli scopi sociali, e comunque indirettamente o direttamente attinenti ai medesimi, nonché fra l’altro e solo per indicazione esemplificativa e non limitativa: 1) assumere interessenze e partecipazioni, sotto qualsiasi forma, in imprese che svolgono attività analoghe, o comunque accessorie all’attività sociale; 2) dare adesioni e partecipazioni ad Enti ed organismi economici, consortili e fidejussori dirette a consolidare e sviluppare il movimento cooperativo, ed agevolare gli scambi, gli approvvigionamenti ed il credito; 3) concedere avalli cambiari, fidejussioni, stipulare contratti di locazione finanziaria con le società preposte e fidi bancari ed ogni e qualsiasi altra garanzia, sotto qualsivoglia forma, per facilitare l’ottenimento del credito ai soci; 4) promuovere o partecipare ad Enti, Società, Consorzi di garanzia, fidi promossi dal Movimento cooperativo, aventi per scopo il coordinamento e la facilità al credito di ogni tipo ed ogni iniziativa di reperibilità di mezzi finanziari a breve, a medio e a lungo termine, prestando le necessarie garanzie di fidejussioni. A tale fine la Cooperativa richiederà tutte le autorizzazioni di legge, ove prescritte, così come si avvarrà di tutte le provvidenze ed agevolazioni di legge previste per la coopera3 In base alla circolare ministeriale zione o per lo specifico settore di attività che ne forma l’oggetto. del 9.10.1992 n.116, non possono essere considerate SOCIALI le cooLa Cooperativa si propone altresì di stimolare lo spirito di previdenza e di risparmio dei perative che prevedono sia attività soci, istituendo una sezione di attività, disciplinata da apposito regolamento, per la racdi gestione di servizi socio-sanitari colta dei prestiti, limitata ai soli soci ed effettuata esclusivamente ai fini del conseguied educativi che inserimento lavomento dell’oggetto sociale, il tutto a norma dell’art. 12 legge 17.2.1971 n.127 e sucrativo. Vanno pertanto previste solo cessive modificazioni, come richiamata dall’art. 13 del D.P.R. 29.9.1973 n.601 e succesattività rientranti nella prima o sive modificazioni. Sono tassativamente vietate le operazioni di raccolta del risparmio seconda ipotesi. richiamate dal R.D.L. 12.3.1936 n.375, dalle leggi 7.6.1974 n.216 et 23.3.1983 n.77 e Il 20.01.1993, la Sezione Generale loro successive modificazioni ed integrazioni, nonché quelle di cui al D.L. 3.5.1991 della Cooperazione, rispondendo n.143. ad un quesito postole, nel riconferLa Cooperativa è altresì impegnata ad integrare - in modo permanente o secondo continmare quanto precisato dalla circolagenti opportunità - la propria attività con quella di altri enti cooperativi, promuovendo ed re sopra riportata, ritiene che quanaderendo a consorzi e ad altre organizzazioni frutto dell’associazionismo cooperativo. do l’inserimento lavorativo necessiLa Cooperativa può inoltre costituire fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristruttuta di essere accompagnato da attirazione o per il potenziamento aziendale, nonché adottare procedure di programmaziovità di assistenza-sanitaria la stessa ne pluriennali finalizzate allo sviluppo o all’ammodernamento aziendale, ai sensi della L. possa essere svolta. 31.12.1992 n. 59 ed eventuali norme modificative ed integrative. Le attività riportate nel testo vanno considerate a puro titolo di esempio. 79 A Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 80 TITOLO II: SOCI art.5 - Requisiti 4 Il numero dei soci è illimitato ma non può essere inferiore al minimo stabilito dalla legge. Possono essere soci tutti coloro che, non avendo interessi contrastanti con quelli della Cooperativa, per professione, capacità effettiva di lavoro, attitudine e specializzazione professionale possono ed intendono perseguire gli scopi partecipando alle attività sociali, attivamente cooperando al suo esercizio ed al suo sviluppo. I minori possono far parte della Cooperativa nei modi e con le autorizzazioni previste dalla legge. E’ altresì consentita, ai sensi art.14 legge 31,12,1992 n.59, l’ammissione a soci di elementi tecnici nel numero necessario al buon funzionamento dell’impresa sociale. Non possono essere soci coloro che esercitano in proprio attività identiche o affini a quelle della Cooperativa. Possono inoltre essere ammessi a far parte della Cooperativa soci sovventori alle condizioni e con le limitazioni previste dall’art.4 legge 31.1.1992 n.59 ed eventuali successive modificazioni ed integrazioni: a questi soci spetta una remunerazione superiore del due per cento rispetto a quella stabilita per gli altri soci per la ripartizione degli utili. art.6 - Categorie di soci Possono essere soci persone fisiche appartenenti alle seguenti categorie: a) soci prestatori - che prestano la loro attività ricevendo un compenso di qualsiasi natura o entità; b) soci fornitori - che godono a vario titolo, direttamente o indirettamente, dei servizi prestati dalla Cooperativa; c) soci volontari - che prestano la loro attività gratuitamente; d) soci sovventori - che partecipano a programmi per lo sviluppo tecnologico o per il potenziamento aziendale oppure a programmi pluriennali per lo sviluppo o l’ammodernamento aziendale. Possono altresì essere socie persone giuridiche pubbliche o private nei cui statuti sia previsto il finanziamento e lo sviluppo delle attività delle cooperative sociali. Ogni socio è iscritto in una apposita sezione Libro soci in base alla appartenenza a ciascuna delle categorie suindicate. A art.7 - Ammissione Chi desidera diventare socio deve presentare domanda scritta al Consiglio di Amministrazione nella quale indichi: a) nome, cognome, luogo e data di nascita, domicilio, codice fiscale ed attività svolta; b) la categoria di soci a cui chiede di essere iscritto; c) l’entità della quota che intende sottoscrivere, nei limiti di cui al successivo art. 14. La domanda delle persone giuridiche, sottoscritta dal legale rappresentante, dovrà indicare: a) la denominazione o la ragione sociale, la sede legale e, ove esista, la sede amministrativa, il codice fiscale, gli estremi di iscrizione nel registro delle imprese; b) la persona fisica che rappresenterà la persona giuridica in tutti i rapporti sociali conseguenti la qualità di socio ivi compresa la partecipazione alle assemblee ed il mandato per l’eventuale assunzione di cariche sociali; c) l’organo sociale che ha autorizzato la domanda e la disposizione dello statuto che conferisce a detto organo i relativi poteri; d) l’ammontare della quota sociale che la persona giuridica intende sottoscrivere. 4 La maggiore remunerazione ai soci Alla domanda dovrà essere allegata copia del vigente atto costitutivo e statuto, copia sovventori è facoltativa. Il 2% è il dell’ultimo bilancio approvato, elenco dei componenti le cariche sociali. massimo concedibile (art.4 L. 59/92). Le Società cooperative dovranno anche allegare certificato di iscrizione nel competente Registro prefettizio. 5 S e si stab ilisce una quo ta d i La domanda del socio sovventore, oltre ai precedenti dati, dovrà indicare il periodo ammissione modesta il 2° comma può essere così sostituito: minimo di permanenza nella società prima del quale non è ammesso il recesso e che il versamento della quota sociale comunque non potrà essere inferiore alla durata del programma di sviluppo tecnologisottoscritta e del relativo sovrapco, di ristrutturazione o di potenziamento aziendale che, a sensi art.4 legge 59/1992, prezzo, come sopra determinato, legittimano la attribuzione della qualità sociale al socio sovventore medesimo. deve essere effettuato in unica soluInfine, tutte le domande indistintamente dovranno contenere una dichiarazione di zione entro 30 giorni dal ricevimenconoscenza ed accettazione integrale del presente statuto. to della comunicazione di avvenuta Sull’ammissione a socio decide il Consiglio di Amministrazione, senza obbligo di motiammissione a socio. vazione, entro due mesi dalla data di ricezione della domanda. Trascorso tale termine la Si può anche prevedere una tassa domanda si intende respinta. di ammissione. Per tutti i rapporti intercorrenti con la Cooperativa, ad ogni effetto di legge e del preLe somme versate per sovrapprezzo sente statuto, il domicilio e la sede dei soci saranno quelli risultanti dal Libro dei soci possono essere destinate al fondo desunti dalla domanda di ammissione, salve future variazioni che dovranno essere di riserva oppure restituite. In quecomunicate alla Cooperativa per iscritto. st’ultimo caso l’ultimo comma deve essere sostituito da: Le somme versate per sovrapprezzo saranno accantonate in apposito fondo e rimborsate a nomra dell’art.9 della legge 31.1.1992 n. 59. art.8 - Adempimenti dei nuovi soci 5 Il nuovo socio deve versare, oltre l’importo della quota sociale sottoscritta, una somma da determinarsi dal Consiglio di Amministrazione per ciascun esercizio sociale, tenuto conto delle riserve patrimoniali risultanti dall’ultimo bilancio approvato. 80 Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 81 Il versamento della quota sociale sottoscritta e del relativo sovrapprezzo può essere effettuato a rate e precisamente: a) almeno la...parte entro...giorni dall’ammissione; b) la restante parte nei termini stabiliti dal Consiglio di Amministrazione. Le somme versate per sovrapprezzo saranno destinate al fondo di riserva ordinario. art.9 - Obblighi dei soci 6 Aderendo alla società i soci si obbligano: a) ad osservare il presente statuto, gli eventuali regolamenti e le deliberazioni tutte legalmente adottate dagli organi sociali; b) a partecipare all’attività della società per la sua intera durata, salvo il verificarsi di una delle cause previste dal presente statuto e per la durata della qualità di socio; c) a non iscriversi e partecipare contemporaneamente ad altre cooperative che perseguono identici scopi sociali ed esplichino attività concorrente, nonché, senza espresso assenso del Consiglio di Amministrazione, a non prestare lavoro subordinato a favore di terzi esercenti imprese aventi oggetto uguale ed analogo a quello della Cooperativa; d) a non svolgere azione alcuna che possa comunque essere pregiudizievole agli interessi della società. art.10 - Perdita della qualità di socio-Recesso La qualità di socio si perde per recesso, , esclusione, morte (scioglimento volontario o liquidazione concorsuale per le persone giuridiche). Oltre che nei casi previsti dalla legge, a norma del presente statuto, il recesso è consentito nei soli casi in cui il socio abbia perduto i requisiti per l’ammissione oppure non si trovi più in grado di partecipare al raggiungimento degli scopi sociali. La dichiarazione di recesso deve essere comunicata a mezzo di lettera raccomandata. Essa ha effetto con la chiusura dell’esercizio in corso se comunicata tre mesi prima e, in caso contrario, con la chiusura dell’esercizio successivo. In ogni caso il recesso non è consentito al socio che non abbia ottemperato a tutte le sue obbligazioni verso la società. Spetta al Consiglio di Amministrazione constatare se ricorrono i motivi che, a norma della legge e del presente statuto, legittimano il recesso e a provvedere di conseguenza nell’interesse della società. Il recesso del socio sovventore non è soggetto ad alcuna limitazione, salvo il rispetto dell’impegno di permanenza minima nella Cooperativa indicato nella domanda di ammissione di cui al precedente art. 7. art.11 - Esclusione L’esclusione sarà deliberata dal Consiglio di Amministrazione nei confronti del socio: a) che non ottemperi alle disposizioni del presente statuto, dei regolamenti sociali, delle deliberazioni legalmente adottate dagli organi sociali, con inadempimento che non consenta la prosecuzione, nemmeno temporanea, del rapporto o che ricada nell’ipotesi di cui al successivo punto d); b) che, senza giustificato motivo, si renda moroso nel versamento delle quote sociali sottoscritte o nei pagamenti di eventuali debiti contratti ad altro titolo verso la società; c) che venga a trovarsi in una delle situazioni di incompatibilità previste dall’art.10; d) che nell’esecuzione del proprio lavoro commetta atti valutabili quale notevole inadempimento come delimitato dall’articolo 1455 del Codice civile; e) che svolga o tenti di svolgere attività in concorrenza o contraria agli interessi sociali; f) che in qualunque modo arrechi danni gravi, anche morali, alla Cooperativa. Nei casi indicati dalle lettere a) e b) il socio inadempiente deve essere invitato, a mezzo raccomandata, a mettersi in rego la e l’esclusione potrà avere luogo solo trascorso un mese da detto invito e sempre che il socio si mantenga inadempiente. Il Consiglio di Amministrazione delibera inoltre la decadenza nei confronti dei soci ai quali sia venuto meno lo status connesso alla loro partecipazione alla compagine sociale. Le deliberazioni prese in materia di recesso, decadenza ed esclusione, debbono essere comunicate ai soci destinatari, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno. Le controversie che insorgessero tra i soci e la Cooperativa, in merito ai provvedimenti adottati dal Consiglio di Amministrazione su tali materie, saranno demandate alla decisione del Collegio arbitrale di cui all’articolo 32 del presente statuto. art.12 - Decesso Nel caso di decesso di un socio la società continuerà con gli eredi o legatari della quota sociale, purché essi abbiano i requisiti per l’ammissione. Essi, entro dodici mesi dalla data del decesso, dovranno indicare quello di loro che assumerà la qualità di socio o li rappresenterà di fronte alla società. In difetto di tale designazione, si applica l’articolo 2347 secondo e terzo comma del Codice civile. 6 Si possono anche prevedere soci onorari. 7 Se all’art.8 si è prevista la restituzione del sovrapprezzo, dopo il 1° comma, va aggiunto: Sottostanno alla stessa disposizione le somme versate a titolo di sovrap p rezzo, di cui all’ultimo comma dell’art.8. art.13 - Rimborso delle quote 7 Il socio receduto od escluso e gli eredi o legatari del socio defunto, quando non trova applicazione il primo comma dell’articolo precedente, avranno diritto al rimborso del valore nominale della quota versata ed eventualmente rivalutata ai sensi dell’articolo 7 81 A Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 82 legge 31.1.1992 n.59, oppure, in caso di perdite, della minore somma risultante dal bilancio dell’esercizio nel quale si verifica lo scioglimento del rapporto sociale. Tale liquidazione, salvo il diritto di ritenzione spettante alla società fino alla concorrenza di ogni proprio credito liquido, avrà luogo entro i sei mesi successivi all’approvazione del predetto bilancio. la domanda di rimborso deve essere presentata con lettera raccomandata a pena di decadenza, nel termine di un anno dalla scadenza dei sei mesi suddetti. Le quote per le quali non verrà chiesto il rimborso nel termine di cui sopra, saranno devolute a riserva ordinaria. Il socio che cessa di far parte della società risponde, per due anni dal giorno in cui si sono verificati il recesso o l’esclusione, verso la società, per il pagamento dei conferimenti non versati, e verso i terzi, nei limiti della quota sottoscritta e non versata, per le obbligazioni assunte dalla società, fino al giorno in cui la cessazione della qualità di socio si è verificata. Nello stesso modo e per lo stesso termine sono responsabili verso la società e verso i terzi gli eredi o legatari del socio defunto. TITOLO III: PATRIMONIO - ESERCIZIO - BILANCIO art.14 - Patrimonio 8 Il patrimonio della società è costituito: a) dal capitale sociale, che è variabile ed è formato da un numero illimitato di quote sociali del valore nominale ciascuna non inferiore a lire...(...), né superiore al limite massimo stabilito dalla legge; b) dalla riserva ordinaria, formata con quote degli avanzi netti di gestione di cui all’articolo 17 e con quote sociali eventualmente non rimborsate ai soci receduti, esclusi, agli eredi o legatari dei soci defunti, a norma dell’articolo precedente; c) da eventuali riserve straordinarie; d) da ogni altro fondo di accantonamento costituito a copertura di particolari rischi in previsione di oneri futuri e per scopi di particolari rischi in previsione di oneri futuri e per scopi di previdenza, assistenza, propaganda, studi, educazione cooperativistica e mutualistica in generale; e) da qualunque altro importo che pervenga alla Cooperativa per atti di liberalità, lasciti e per contributi in conto capitali da enti pubblici o privati. È vietata la distribuzione delle riserve fra i soci sia durante la vita della società che all’atto del suo scioglimento. A art.15 - Cessione delle quote Le quote non possono essere sottoposte a pegno o vincolo, e non possono essere cedute, sia a terzi che ad altri soci, con effetto verso la società, senza l’autorizzazione del Consiglio di Amministrazione, salvo quanto previsto dall’art.4 della legge 59/1992 per i soci sovventori, intendendosi vincolate a favore della Cooperativa a garanzia dell’adempimento delle obbligazioni che il socio contrae con la medesima. art.16 - Esercizio sociale 9 L’esercizio sociale inizia il primo gennaio e si chiude il 31 dicembre di ogni anno. (In via transitoria il primo esercizio sociale si chiuderà il 31.12.199..). art.17 - Bilancio annuale 10 Alla fine di ogni esercizio sociale il Consiglio di Amministrazione provvede alla redazione del bilancio previo esatto inventario, da compilarsi con criteri amministrativi di oculata prudenza e alla redazione della documentazione informativa ai sensi della normativa vigente. L’assemblea che approva il bilancio delibera sulla destinazione dei residui annuali al netto di tutte le spese e costi pagati o da pagare, compresi gli ammortamenti e gli accantonamenti di legge e le somme eventualmente attribuibili ai soci ad integrazione del trattamento economico. Può, nel corso dell’esercizio sociale, essere inoltre convocata tutte le volte che il Consi8 Per le cooperative costituite dopo glio di Amministrazione lo ritenga necessario od utile alla gestione sociale. il 21.2.92 il valore minimo della Deve essere convocata, senza ritardo, quando ne sia fatta richiesta per iscritto da tanti quota è di L.50.000 (art.3 legge soci che rappresentino almeno un quinto dei voti spettanti a tutti i soci, oppure dal Col59/92); per quelle costituite prima legio sindacale. del 22.2.92 il valore minimo è di L. La convocazione dell’Assemblea, tanto ordinaria che straordinaria, deve effettuarsi 5.000 (art.21 legge 59/92). mediante avviso da consegnarsi o spedirsi a ciascun socio e da affiggersi nei locali della sede sociale, almeno otto giorni liberi prima di quello fissato per l’adunanza. 9 Cancellare la nota tra parentesi se L’avviso di convocazione dell’Assemblea annuale per l’approvazione del bilancio dovrà la costituzione avviene entro il 30 essere comunicato ai soci, con le modalità sopra indicate, almeno quindici giorni prima giugno. To g l i e re la parentesi ed di quello fissato per l’adunanza. indicare 31.12 dell’anno successivo L’avviso deve contenere le seguenti indicazioni: a quello della costituzione se la a) l’elenco delle materie da trattare; stessa è post 30 giugno. b) luogo designato per l’adunanza; c) giorno ed ora per la prima e per l’eventuale seconda convocazione, quest’ultima in 10 Il punto e) va inserito solo se giorno diverso rispetto a quello fissato per la prima. previsto all’art.5. I punti c) e d) non sono obbligatori. Il Consiglio di Amministrazione può, a sua discrezione, in aggiunta a quanto stabilito, 82 Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 83 avvalersi di qualunque altra forma di pubblicità diretta a meglio diffondere tra i soci l’avviso di convocazione. art.20 - Assemblea ordinaria L’Assemblea è convocata in sede ordinaria per: a) approvare il bilancio; b) nominare gli amministratori, i sindaci, il Presidente del Collegio sindacale; c) approvare i regolamenti interni; d) deliberare sulle eventuali responsabilità degli amministratori e dei sindaci; e) deliberare su tutti gli altri oggetti attinenti alla gestione sociale riservati alla sua competenza dalla legge, dal presente statuto o sottoposti al suo esame dagli amministratori. art. 21 - Assemblea straordinaria L’assemblea è convocata in sede straordinaria per trattare le materie e deliberare sugli oggetti dalla legge espressamente riservati alla sua competenza. L’Assemblea straordinaria, in particolare, è convocata per deliberare: a) sulle modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto; b) sulla nomina e sui poteri dei liquidatori, in caso di liquidazione ordinaria della Cooperativa, e sulla revoca della liquidazione medesima. art.22 - Svolgimento dell’assemblea 11 Nelle assemblee hanno diritto di voto coloro che risultano iscritti nel libro dei soci da almeno tre mesi e siano in regola con gli obblighi assunti verso la società. Ogni socio persona fisica: prestatore, fruitore o volontario, ha diritto ad un solo voto, qualunque sia l’ammontare della quota sottoscritta. Per ogni persona giuridica intervengono i delegati, il numero dei quali è proporzionato al numero dei soci componenti la persona giuridica stessa e comunque con un massimo di n... con la seguente proporzione: - 1 delegato fino a...soci; - 2 delegati da...a...soci; -....... OPPURE Ogni socio persona giuridica ha diritto, in relazione alla quota sottoscritta, ad un massimo di...voti, con la seguente proporzione: - 1 voto per conferimenti non superiori a L...; -.... Ogni socio sovventore, sia persona fisica che giuridica, ha diritto ad un massimo di...voti con le seguenti modalità: - 1 voto per conferimenti fino a L...; - 2 voti per conferimenti fino a L....; - ..... I voti attribuiti ai soci sovventori, anche in relazione ai conferimenti comunque posseduti, non devono in ogni caso superare un terzo dei voti spettanti a tutti i soci (ex art. 4 legge 59/1992). I soci che non possono intervenire personalmente all’assemblea possono farsi rappresentare esclusivamente da un altro socio, mediante delega scritta. 11 Alle persone giuridiche possono Ogni socio può rappresentare...soci. essere dati fino ad un massimo di 5 Le deleghe, che non possono essere conferite agli amministratori ed ai sindaci, devono voti o 5 delegati, rapportati alla base essere menzionate nel verbale dell’Assemblea e conservate tra gli atti sociali. sociale oppure alla quota versata. Nelle votazioni si procede normalmente con il sistema dell’alzata di mano con prova e Ai soci sovventori possono essere controprova, salvo diversa modalità deliberata dall’Assemblea volta per volta. dati fino ad un massimo di 5 voti, Deve procedersi a scrutinio segreto quando ne faccia richiesta almeno un quinto dei rapportati alla quota versata. soci presenti. Anziché stabilire i voti in rapporto a L’Assemblea è presieduta dal Presidente del Consiglio di Amministrazione e, in sua cifre si può rapportarli a percentuali assenza, da persona designata dall’Assemblea stessa. del capitale sociale. Es.: 1 voto per Il Presidente è assistito da un segretario nominato dall’Assemblea, scegliendolo anche conferimenti non superiori al...% tra i non soci; l’assistenza del segretario non è necessaria quando il verbale sia redatto del capitale sociale; ecc. Ogni socio può rappresentare un da un notaio. massimo di altri 5 soci. Si consiglia Le deliberazioni dell’Assemblea devono constare da verbale. una sola delega o due. Alle Assemblee potrà partecipare, senza diritto di voto, un rappresentante della C.C.I. o i suoi organismi periferici. 12 Anche per le assemblee straordi narie è possibile prevedere maggio ran ze div ers e t ra l a prim a e la seconda convocazione, così come si può pre v e d e re un quorum più elevato. art. 23 - Validitià delle deliberazioni 12 L’Assemblea tanto ordinaria quanto straordinaria è validamente costituita, qualunque sia l’oggetto da trattare, in prima convocazione quando sono presenti tanti soci che rappresentino la maggioranza dei voti spettanti a tutti i soci; in seconda convocazione 83 A Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 84 quando sono presenti tanti soci che rappresentino la maggioranza dei voti spettanti a tutti i soci; in seconda convocazione qualunque sia il numero dei voti dei soci presenti e rappresentati . Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta dei voti dei soci presenti o rappresentanti l’adunanza. Quando si tratta di deliberare sul cambiamento dell’oggetto sociale, sulla trasformazione del tipo, sulla fusione della società, sul trasferimento della sede sociale in altra località del territorio dello Stato o all’estero oppure sullo scioglimento anticipato, tanto in prima che in seconda convocazione, le deliberazioni devono essere prese con voto favorevole di almeno la maggioranza dei voti di tutti i soci. Per il solo spostamento della sede sociale nell’ambito dello stesso comune (variazione dell’indirizzo), l’assemblea straordinaria sarà validamente costituita ai sensi del primo comma del presente articolo. Per le deliberazioni riguardanti il cambiamento dell’oggetto o del tipo di società o il trasferimento della sede all’estero, si applicano le disposizioni dell’articolo 2437 del Codice civile, fatte salve le disposizioni dell’articolo 13 del presente statuto relative al rimborso della quota sociale. CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE art.24 - Composizione 13 La Cooperativa è amministrata da un Consiglio di Amministrazione composto da 3 a...membri soci, eletti dall’Assemblea che ne determina il numero. I soci sovventori possono essere eletti Amministratori. In ogni caso, però, la maggioranza degli amministratori deve esser e costituita dalle altre categorie di soci. Il Consiglio di Amministrazione elegge fra i suoi membri il Presidente, un Vice Presidente ed un Segretario, quest’ultimo incaricato, di norma, della redazione dei verbali. Occorrendo, di volta in volta, il Consiglio può nominare Segretario per la redazione dei verbali, anche un altro socio o una persona estranea alla società. art.25 - Durata in carica Gli amministratori durano in carica tre anni e sono rieleggibili. In qualunque tempo possono essere revocati dall’Assemblea. Gli Amministratori sono dispensati dal prestare cauzione e non hanno diritto a compenso, salvo che non lo deliberi l’Assemblea, la quale può anche stabilire che vengano loro concessi gettoni di presenza. Agli Amministratori spetta il rimborso delle spese sostenute per conto della società nell’esercizio delle loro mansioni. A art.26 - Convocazione-Deliberazioni Il Consiglio di Amministrazione è convocato dal Presidente, o da chi lo sostituisce, ogni qualvolta lo ritenga opportuno o ne venga fatta motivata domanda da almeno un terzo dei Consiglieri o del Collegio sindacale. La convocazione è fatta coi mezzi che il Presidente ritiene opportuni, ma in modo che i Consiglieri ed i Sindaci effettivi siano avvertiti almeno due giorni prima della data fissata per la riunione. Le adunanze del Consiglio di Amministrazione sono valide con la presenza della maggioranza degli Amministratori in carica, compreso il Presidente o chi ne fa le veci. Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta dei Consiglieri presenti. Le votazioni sono normalmente palesi; sono invece segrete quando ciò sia richiesto anche da un solo consigliere oppure si tratti di affari nei quali siano interessati Sindaci, Amministratori oppure loro parenti od affini fino al terzo grado. Il Consigliere personalmente interessato nelle questioni che si discutono deve astenersi dal partecipare alle deliberazioni. A parità di voti, nelle votazioni palesi, prevale il voto del Presidente; nelle segrete la parità importa la reiezione della proposta. art.27 - Poteri Il Consiglio di Amministrazione è investito dei più ampi poteri per la gestione della società, in conformità delle leggi e dello statuto. Spetta tra l’altro al Consiglio di Amministrazione: a) curare l’esecuzione delle deliberazioni dell’Assemblea; b) stendere i bilanci; c) predisporre i regolamenti previsti dal presente statuto, che dovranno essere approvati dall’Assemblea; d) determinare gli indirizzi dell’azienda, nell’ambito delle varie fasi lavorative e per il conseguimento degli scopi sociali, stabilendo all’uopo le mansioni dei singoli soci; 13 Il numero minimo degli ammie) stipulare gli atti e contratti di ogni genere inerenti all’attività sociale; nistratori è di 3 (sconsigliato l’amf) conferire procure per singoli atti, ferme restando le facoltà attribuite al Presidente del m i n i s t r a t o re unico anche se la Consiglio dall’articolo 29; legge non lo esclude). Non è previg) assumere e licenziare personale della società fissandone le retribuzioni e le mansioni; sto un numero massimo. Si consih) dare l’adesione della società ad organi federali o consortili; glia di fissarlo tenendo conto del i) deliberare circa l’ammissione, il recesso, la decadenza e l’esclusione dei soci; n u m e ro dei soci ed evitando di l) compiere tutti gli atti e le operazioni di ordinaria e straordinaria amministrazione, che costituire una duplicazione dell’ascomunque rientrino nell’oggetto sociale, fatta eccezione soltanto di quelli che per dispo semblea. 84 Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 85 sizioni di legge e dell’atto costitutivo siano riservati all’Assemblea; il Consiglio di Amministrazione ha quindi la facoltà di nominare avvocati e procuratori alle liti davanti a qualsiasi autorità giudiziaria o amministrativa od in qualsiasi grado di giurisdizione; concedere fidejussioni, contrarre mutui assumendone gli oneri relativi, assumere obblighi in ordine a finanziamenti agevolati, a rilasciare procure ed a fare convenzioni con Enti pubblici; m) nominare il Comitato esecutivo o altri organismi tecnici. Il Consiglio può delegare parte dei propri poteri ad uno o più dei suoi membri. art. 28 - Rinuncia, decadenza, scadenze I Consiglieri che intendono rinunciare all’ufficio devono darne comunicazione scritta al Consiglio di Amministrazione ed al Presidente del Collegio sindacale. I Consiglieri che, senza giustificato motivo, non partecipano per due volte consecutive alle riunioni del Consiglio decadono dalla carica. Decadono parimenti dalla carica i Consiglieri che, per qualunque motivo perdono la qualità di socio. I Consiglieri decaduti, rinunciatari o che comunque vengono a mancare nel corso dell’esercizio, vengono sostituiti da altri nominati dal Consiglio di Amministrazione con deliberazione approvata dal Collegio sindacale, secondo le modalità dell’articolo 2386 Codice Civile. La cessazione degli Amministratori per scadenza dei termini ha effetto solo dal momento in cui il Consiglio di Amministrazione è ricostituito. art.29 - Presidente, poteri di rappresentanza Il Presidente del Consiglio di Amministrazione ha la firma e la rappresentanza legale della società di fronte ai terzi e in giudizio. Il Presidente è autorizzato, senza preventiva delega del Consiglio di Amministrazione, a ricevere pagamenti da pubbliche amministrazioni, da banche e da privati, qualunque ne sia l’ammontare e la causale rilasciandone liberatoria quietanza. Previa delibera del Consiglio di Amministrazione, potrà inoltre nominare e revocare avvocati e procuratori alle liti attive e passive, riguardanti la società, davanti a qualsiasi autorità giudiziaria e amministrativa in qualunque grado e giurisdizione. Il Presidente, previa delibera del Consiglio di Amministrazione, può delegare parte dei propri poteri ad un Consigliere delegato, nonché con procura speciale, ad altri soci estranei al Consiglio od ai dipendenti della società. In caso di assenza o impedimento del Presidente, le mansioni e i poteri a lui attribuiti spettano al Vice Presidente in carica o, in mancanza di questo, ad un Consigliere designato dal Consiglio. Di fronte ai soci, ai terzi ed a tutti i pubblici uffici, la firma del Vice Presidente fa piena prova dell’assenza ed impedimento del Presidente. COLLEGIO SINDACALE art.30 - Composizione e durata Il Collegio sindacale si compone di tre membri effettivi e di due supplenti, eletti anche tra i non soci dall’Assemblea, la quale nominerà pure il Presidente del Collegio stesso. I Sindaci durano in carica tre anni e sono rieleggibili. I Sindaci non hanno diritto a compenso ma solo al rimborso delle spese sostenute per conto e nell’interesse della società, tranne che l’Assemblea ordinaria deliberi diversamente; in tal caso la retribuzione deve essere fissata prima o all’atto della nomina e per tutta la durata della carica. art.31 - Poteri del collegio sindacale Il Collegio sindacale deve controllare l’amministrazione della società, vigilare l’osservanza della legge e dell’atto costitutivo ed accertare la regolare tenuta della contabilità sociale, la corrispondenza del bilancio e del conto profitti e perdite alle risultanze dei libri e delle scritture contabili e la regolare tenuta dei libri sociali. I Sindaci devono anche: a) accertarsi che le valutazioni del patrimonio sociale vengano fatte con l’osservanza delle norme legislative; b) accertare almeno ogni tre mesi la consistenza di cassa e l’esistenza dei valori e titoli di proprietà della società o ricevuti da essa in pegno, cauzione o custodia; c) verbalizzare gli accertamenti fatti anche individualmente; d) intervenire alle adunanze dell’Assemblea e del Consiglio di Amministrazione e possibilmente anche a quelle del Comitato Esecutivo, quando sia costituito; e) convocare l’Assemblea quando non vi provvedono gli Amministratori. Il Collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni tre mesi. Le deliberazioni devono essere prese a maggioranza assoluta. Il sindaco dissenziente ha diritto di fare iscrivere a verbale i motivi del proprio dissenso. I Sindaci, in uno, hanno tutti i poteri e compiti stabiliti dalla legge. art.32 - Collegio arbitrale-Clausola compromissoria Qualunque controversia dovesse insorgere tra i soci e la Cooperativa, purché per legge possa formare oggetto di compro- 85 A Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 86 messo, sarà decisa da un Collegio Arbitrale composto da tre membri, due dei quali nominati dalle parti, uno per ciascuna, ed il terzo, con funzioni di Presidente, di comune accordo. In caso di disaccordo sulla designazione del terzo arbitro, o qualora una delle parti non abbia provveduto alla nomina di sua spettanza nei trenta giorni successivi alla nomina effettuata dall’altra parte, il Collegio Arbitrale verrà completato su designazione del Presidente del Tribunale di..., anche su richiesta di una sola parte. Gli Arbitri decideranno con equità, senza formalità di procedura, ed inappellabilmente. TITOLO V: DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI art.33 - Regolamento interno Il funzionamento tecnico e amministrativo della società sarà disciplinato da un regolamento interno, da compilarsi dal Consiglio di Amministrazione e da approvarsi dall’Assemblea. Nel regolamento potranno essere stabiliti i poteri del Direttore, se nominato, l’ordinamento e le mansioni dei comitati tecnici, se costituiti, nonché i criteri a cui il Consiglio di Amministrazione dovrà attenersi per stabilire le mansioni dei singoli soci nelle varie fasi produttive dell’azienda, come previsto dal punto d) del precedente articolo 27. art.34 - Prestazioni lavorative del socio La posizione giuridica del socio che con prestazione lavorativa partecipa alla elaborazione ed alla realizzazione dei programmi di attività e di sviluppo aziendali ed ai risultati economici della gestione, si configura come “lavoratore associato” e lo Statuto assume pertanto valore di “patto societario”. I soci suddetti non hanno veste di lavoratori subordinati. Ai soci lavoratori saranno applicate tutte le norme previdenziali e fiscali previste dalle vigenti leggi. A art.35 - Trattamento economico dei soci Ai soci lavoratori, quali unici effettivi produttori dei redditi della Cooperativa, spettano i residui attivi annuali dell’esercizio. Il trattamento economico corrisposto ai soci, durante l’esercizio sociale, deve avere come indice i riferimento quanto previsto dai contratti collettivi vigenti per le mansioni di lavoro effettivamente espletate dai soci in 14 Nell’Atto costitutivo occorre relazione alle esigenze tecniche e di esercizio dell’impresa, compatibilmente con la natura riportare: associativa del rapporto socio-cooperativa e pertanto con le esigenze sociali. a) l’indicazione dell’attività svolta dai Esso verrà stabilito annualmente dal Consiglio di Amministrazione, salvo conguaglio soci comparenti, in relazione ai requiattivo o passivo da deliberarsi dalla Assemblea ai sensi del precedente articolo 17. siti richiesti dall’art.5 dello statuto; b) l’autorizzazione al Presidente ad i n t ro d u rr e da sol o tut te qu el le aggiunte, modifiche, soppressioni all’atto costitutivo e statuto eventualmente richieste dalle competenti autorità in sede di omologa; c) l’indicazione del modo di copertura delle presunte spese di costituzione (art.2518 punto 14 C.C.). Taluni Tribunali negano l’omologa se alla costituzione il capitale sociale è già assorbito dal nascente debito. Per ov viare, adottare una delle seguenti soluzioni: I. dopo l’indicazione della presunta spesa da parte del Notaio “...obbligandosi i componenti a versare p ro p o rzionalmente i fondi sociali per tale necessità”. II. “...dandosi atto che i comparenti hanno già provveduto prima d’ora a versare a mani del Presidente, che ne dà loro quietanza, in aggiunta alla quota di capitale sociale un’ult e r i o re somma di L....cadauno e così in totale L...a titolo di autofinanzi amento per sopperi re al le spese di costituzione della società”. Il numero minimo dei soc i alla costituzione è di 9, da elevarsi a 15 entro 3 mesi, qualora la cooperativa voglia part e c i p a re a pubblici appalti. art.36 - Scioglimento della società L’Assemblea che dichiara lo scioglimento della società nomina uno o più liquidatori, scegliendoli preferibilmente tra i soci, stabilendone i poteri. Il patrimonio sociale netto risultante dal bilancio di liquidazione, previo rimborso del capitale versato e rivalutato e dei dividendi eventualmente maturati, deve essere destinato a fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione di cui all’articolo 11 comma 1 della legge 31.1.1992 n.59. art.37 - Prevalenza delle leggi sulle disposizioni statutarie Per tutto quanto non è regolato dall’atto costitutivo14, di cui il presente Statuto fa parte integrante, valgono le disposizioni legislative sulle società cooperative a responsabilità limitata rette con i principi della mutualità agli effetti tributari. art.38 - Requisiti mutualistici ex art.26 D.L.C.P.S. 14.12.1947 N° 1577 Si riassumono i requisiti mutualistici agli effetti tributari, già indicati nei precedenti articoli dello Statuto: a) divieto di distribuzione dei dividendi superiori alla remunerazione dei prestiti sociali o comunque entro il limite consentito dalle leggi vigenti, ragguagliati al capitale effettivamente versato (art.17); b) divieto di distribuzione delle riserve fra i soci durante la vita sociale (articoli 13,14 e 17); c) devoluzione, in caso di scioglimento della società, del patrimonio residuo ai sensi dell’art.11 comma 1 della legge 31.1.1992 n.59 (art.36). art.39 - Disposizioni finali Le clausole statutarie concernenti i requisiti di mutualità, come richiamati dagli articoli 23 e 26 del D.L.C.P.S. 14.12.1947 n.1577 e successive modificazioni, sono inderogabili, non potranno essere oggetto di modifica statutaria, salvo variazioni apportate da future leggi, e devono essere in fatto sempre osservate. 86 Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 87 STATUTO PICCOLE COOPERATIVE COSTITUZIONE - SEDE- DURATA - SCOPI Art. 1 È costituita, con sede in…………………, una piccola società cooperativa a responsabilità limitata, con la denominazione: “…………………………………………………………- Piccola Società Cooperativa a responsabilità limitata”…………………………… La società ha la durata fino al…………………… 19……………………, ma potrà essere prorogata a norma di legge. Essa aderisce alla Confederazione Cooperative Italiane. Art. 2 La società nel rispetto dei principi e del metodo della mutualità senza finalità speculative, si propone gli scopi seguenti: …………………………………………………………………………………………………………………………………………… ………… Costituire fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristrutturazione o per il potenziamento aziendale nonché adottare procedure di programmazione pluriennale finalizzate allo sviluppo o all’ammodernamento aziendale, ai sensi della legge 31.1.1992, n. 59 ed eventuali norme modificative ed integrative.1 La piccola società cooperativa potrà svolgere qualunque altra attività connessa od affine a quelle sopra elencate, nonché compiere tutti gli atti e concludere tutte le operazioni contrattuali di natura immobiliare, mobiliare, industriale e finanziaria necessarie ed utili alla realizzazione degli scopi sociali, e comunque sia indirettamente che direttamente attinenti ai medesimi. Art. 3 La compagine sociale è composta esclusivamente da persone fisiche in numero non inferiore a cinque e non superiore ad otto soci. Possono essere soci: …………………………………………………………………………………………………………………………………………… ………… Possono acquisire la qualifica di soci anche i sovventori, ai quali spetta una rimunerazione superiore al per cento rispetto a quella stabilita per gli altri soci per la ripartizione degli utili. All’atto dello scioglimento della piccola società cooperativa le azioni o le quote dei soci sovventori hanno diritto di prelazione nel rimborso del capitale per l’intero valore nominale.2 Art. 4 Chi desidera diventare socio deve presentare domanda specificando: a) cognome, nome, luogo e data di nascita, domicilio e cittadinanza; b) l’attività svolta in relazione ai requisiti prescritti dall’articolo precedente; c) l’ammontare della quota3 che si propone di sottoscrivere. Sull’accoglimento della domanda decide l’organo amministrativo. Art. 5 Il nuovo ammesso deve versare, oltre l’importo della quota sociale sottoscritta, una somma da determinarsi dall’organo amministrativo per ciascun esercizio sociale, tenuto conto delle riserve patrimoniali risultanti dall’ultimo bilancio approvato. Art. 6 Oltre che nei casi previsti dalla legge, può recedere il socio: a) che abbia perduto i requisiti per l’ammissione; b) che non si trovi più in grado di partecipare al raggiungimento degli scopi sociali. Spetta all’organo amministrativo constatare se ricorrono i motivi che, a norma della legge e del presente statuto, legittimino il recesso, ed a provvedere, in conseguenza, nell’interesse della società. 1 Le cooperative edilizie di abitazione non possono costituire i fondi. 2 Potrebbe altresì prevedersi che la riduzione del capitale sociale in conseguenza di perdite non comporti riduzione del valore nominale delle azioni o delle quote dei soci sovventori, se non per la parte della perdita che eccede il valore nominale delle altre azioni o quote. Art. 7 Oltre che nei casi previsti dalla legge, può dall’organo amministrativo essere escluso il socio: a) che non è più in grado di concorrere al raggiungimento degli scopi sociali oppure che ha perduto i requisiti per l’ammissione; b) che in qualunque modo danneggia moralmente o materialmente la società, oppure fomenta dissidi o disordini fra i soci; c) che svolge attività in contrasto o concorrente con quella della società; 3 il capitale può essere ripartito in azioni a termini dell’art. 2514 c.c. 87 A Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 88 d) che non osserva le disposizioni contenute nello statuto o nel regolamento previsto dall’art. 26 oppure le deliberazioni legalmente prese dagli organi sociali competenti; e) che, senza giustificati motivi, non adempie puntualmente agli obblighi assunti a qualunque titolo verso la società. Nei casi indicati alle lettere d) ed e) il socio inadempiente deve essere invitato a mezzo di lettera raccomandata, a mettersi in regola, e la esclusione potrà aver luogo solo trascorso un mese dal detto invito e semprechè il socio si mantenga inadempiente. Art. 8 Nel caso di decesso di un socio la società continuerà con gli eredi o legatari della di lui quota sociale, purché essi abbiano i requisiti per l’ammissione. Essi, entro un anno dalla data del decesso, dovranno indicare quello di loro che assumerà la qualità di socio o li rappresenterà di fronte alla società. In difetto di tale designazione si applica l’art. 2347, II e III comma del c.c. Art. 9 Il socio receduto od escluso e gli eredi o legatari del socio defunto, quando non trova applicazione l’articolo precedente, avranno diritto al rimborso del valore nominale delle somme versate ed eventualmente rivalutate oppure, in caso di perdite, della minore somma risultante dal bilancio dell’esercizio nel quale si verifica lo scioglimento del rapporto sociale. La domanda di rimborso deve essere fatta con lettera raccomandata, a pena di decadenza, nel termine di prescrizione previsto dalla legge. In mancanza di tale domanda le somme spettanti ai soci uscenti o agli eredi o legatari dei soci defunti saranno devoluti alla riserva ordinaria. Il socio che cessa di far parte della società risponde verso questa per il pagamento dei conferimenti non versati per due anni dal giorno di cui il recesso, la esclusione o la cessione della quota o dell’azione si è verificato. Nello stesso modo e per lo stesso termine sono responsabili verso la società gli eredi del socio defunto. PATRIMONIO SOCIALE A Art. 10 Il patrimonio della società è costituito: a) dal capitale sociale, che è variabile ed è formato da un numero illimitato delle quote sociali del valore nominale ciascuna non inferiore a L. 50.000 né superiore al limite massimo stabilito dalla legge; b) dalla riserva ordinaria, formata con le quote degli avanzi di gestione di cui all’art. 13 e con le quote sociali eventualmente non rimborsate ai soci receduti o esclusi ed agli eredi o legatari dei soci defunti a norma dell’articolo precedente; c) da eventuali riserve straordinarie. Art. 11 La quota sociale sottoscritta ed il relativo plusvalore potranno essere versati a rate e precisamente: a) almeno all’atto della sottoscrizione; b) il rimanente nei termini da stabilirsi dall’organo amministrativo. La suddetta disposizione si applica anche agli aumenti delle quote sociali sottoscritte dai soci durante l’esistenza della società. Art. 12 Le quote sociali non possono essere cedute senza l’autorizzazione dell’organo amministrativo, salvo quanto previsto dalla legge per i soci sovventori e per i possessori delle azioni di partecipazione cooperativa. ESERCIZIO SOCIALE - BILANCIO Art. 13 L’esercizio sociale va dal……… al…………… di ogni anno. Alla fine di ogni esercizio sociale l’organo amministrativo provvede alla redazione del bilancio, previo esatto inventario, da compilarsi entrambi con criteri di oculata prudenza. Gli avanzi netti di gestione risultanti dal bilancio saranno così destinati: a) non meno del 20% al fondi di riserva ordinaria; b) il 3% ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione; c) un dividendo ai soci entro il limite consentito delle leggi vigenti ai fini dei requisiti mutualistici; d) una parte alla rivalutazione delle quote o azioni; e) l’eventuale rimanenza sarà destinata ai fini mutualistici dall’Assemblea, oppure dall’organo amministrativo quando ne sia da questa delegato, ai sensi dell’art. 2536 del codice civile. L’assemblea può sempre deliberare che, in deroga alle disposizioni del precedente comma la totalità degli avanzi netti di gestione venga devoluta ai fondi di riserva oppure che venga aumentata la quota destinata agli scopi di cui alla lettera e), detratte le quote di cui alle lettere a) e b). Le riserve non sono ripartibili fra i soci né durante l’esistenza della società né all’atto del suo scioglimento. 88 Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 89 ORGANI SOCIALI A) ASSEMBLEA Art. 14 L’assemblea ordinaria è convocata dall’organo amministrativo ogni anno entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale per: a) l’approvazione del bilancio; b) la nomina dell’organo amministrativo, dei sindaci e del presidente del collegio sindacale; c) la determinazione del compenso per l’organo amministrativo e dei sindaci a norma dei successivi articoli 19 e 23; d) la trattazione di tutti gli altri oggetti attinenti alla gestione sociale, indicati nell’ordine del giorno. L’assemblea potrà anche deliberare sull’eventuale responsabilità del o dei componenti l’organo amministrativo e dei sindaci. Art. 15 L’organo amministrativo potrà convocare l’assemblea quante volte lo riterrà. utile alla gestione sociale. L’assemblea dovrà essere convocata senza ritardo, quando ne sia fatta domanda da tanti soci che rappresentino almeno un quinto dei voti di, cui dispongono tutti i soci oppure dal Collegio sindacale, ove esistente. La convocazione dell’assemblea, tanto ordinaria che straordinaria, sarà fatta a mezzo di avviso da pubblicarsi, insieme all’elenco delle materie da trattare nel giornale “Italia Cooperativa”, e da comunicarsi con lettera raccomandata a ciascun socio, almeno dieci giorni prima dell’adunanza. Nell’avviso suddetto potrà essere indicata la data dell’eventuale seconda convocazione che potrà essere tenuta anche nel giorno successivo a quello stabilito per la prima. Art. 16 L’assemblea, tanto ordinaria che straordinaria, è valida qualunque sia l’oggetto da trattare: in prima convocazione quando sono presenti tanti soci che rappresentino la maggioranza dei voti di tutti i soci; in seconda convocazione qualunque sia il numero dei voti dei soci presenti e rappresentati. Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta di voti dei soci presenti e rappresentati all’adunanza. Quando si tratta di deliberare sullo scioglimento anticipato, sul cambiamento dell’oggetto, sulla trasformazione del tipo e sulla fusione della società oppure sul trasferimento della sede sociale anche in altra località del territorio dello Stato, tanto in prima quanto in seconda convocazione, le deliberazioni devono essere prese col voto favorevole di almeno un terzo dei voti di tutti i soci. In questi casi, i dissenzienti o assenti hanno diritto di recedere dalla società: la dichiarazione di recesso deve essere comunicata con raccomandata dai soci intervenuti all’assemblea non oltre 3 giorni dalla chiusura di questa, e dai soci non intervenuti non oltre 15 giorni dalla data della pubblicazione della deliberazione. Art. 17 Nelle assemblee hanno diritto di voto coloro che risultano iscritti nel libro dei soci da almeno tre mesi e che non siano in mora nei versamenti della quota sottoscritta. Ai soci sovventori4 sono attribuiti i seguenti voti: - 1 voto per conferimento non superiore a L.……………………………………… - 2 voti per conferimento non superiore a L.………………………………………. - 3 voti per conferimento non superiore a L.………………………………………. - 4 voti per conferimento non superiore a L.………………………………………. - 5 voti per conferimento superiore a L.………………………………………. Le modalità delle votazioni saranno stabilite dall’assemblea. Le elezioni delle cariche sociali saranno fatte a maggioranza relativa, ma potranno anche avvenire per acclamazione. Ciascun socio da un voto solo qualunque sia l’ammontare della quota sottoscritta. I soci che per qualsiasi motivo non possono intervenire personalmente all’assemblea, hanno la facoltà di farvisi rappresentare soltanto da altri soci mediante delega scritta: ciascun socio può rappresentare al massimo altri tre soci. Alle assemblee può presenziare, senza diritto di voto, un rappresentante della Confederazione Cooperative Italiane e dell’Unione territoriale delle cooperative e mutue alla quale la cooperativa è aderente. Art. 18 L’assemblea è presieduta dal Presidente o dall’amministratore unico ovvero, in sua assenza, dalla persona designata dall’assemblea. La nomina del segretario è fatta dall’assemblea. Il segretario può essere un non socio. La nomina del segretario non ha luogo quando il verbale è redatto da notaio. Anche il verbale redatto da notaio deve essere trascritto nel libro delle adunanze e delle 4 Sono escluse le cooperative edilideliberazioni dell’assemblea. zie di abitazione e loro consorzi. 89 A Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 90 B) ORGANO AMMINISTRATIVO Art. 19 L’amministrazione della società è affidata, secondo determinazione dell’Assemblea, alternativamente ad un Consiglio di Amministrazione composto da tre a cinque membri, ad un amministratore unico oppure all’assemblea dei soci stessa. L’amministratore unico o il Presidente del Consiglio di Amministrazione o l’organo dotato del potere di rappresentanza legale5 ha la firma e la rappresentanza della società. I componenti del Consiglio di Amministrazione durano in carica tre anni e sono rieleggibili. L’amministratore unico o l’organo dotato di rappresentanza esercitano le loro funzioni per il periodo fissato dall’assemblea all’atto della nomina o a tempo indeterminato, salvo rinuncia, revoca o altra causa di cessazione. Art. 20 In caso di nomina di un Consiglio di Amministrazione, esso è convocato dal Presidente o da chi lo sostituisce tutte le volte che egli lo riterrà utile, oppure quando ne sia fatta domanda da almeno due consiglieri. La convocazione è fatta a mezzo di lettera da spedirsi non meno di cinque giorni prima dell’adunanza e, nei casi di urgenza, a mezzo di telegramma, in modo che consiglieri e sindaci effettivi ne siano informati almeno un giorno libero prima della riunione. Le modalità delle votazioni sono stabilite dallo stesso Consiglio. Art. 21 L’organo amministrativo è investito dei più ampi poteri per la gestione della società. Esso può deliberare, pertanto, su tutti gli atti e le operazioni di ordinaria e straordinaria amministrazione che comunque rientrino nell’oggetto sociale, fatta eccezione di quelli che per legge sono di esclusiva competenza dell’assemblea, salvo il caso dell’attribuzione del potere amministrativo alla stessa assemblea. Può, perciò, anche deliberare l’adesione della cooperativa a consorzi di cooperative o ad organismi federativi e consortili, la cui azione possa tornare utile alla cooperativa stessa ed ai soci, nonché concedere, postergare o cancellare ipoteche, e compromettere in arbitri, anche amichevoli compositori, controversie riguardanti la società L’organo amministrativo può nominare il direttore e comitati tecnici anche fra estranei, stabilendone la composizione, le mansioni ed eventualmente i compensi A Art. 22 L’amministratore unico, il Presidente del Consiglio di Amministrazione o l’organo dotato del potere di rappresentanza legale può compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale. Può, perciò, con una sola sua firma rilasciare anche liberatorie quietanze ad Enti pubblici. Può, pure, rilasciare procure anche per ricorsi e controricorsi alla Suprema Corte di Cassazione nonché per l’assistenza e rappresentanza legale della società avanti ad altri organi giurisdizionali ed amministrativi. L’amministratore unico, il Presidente del Consiglio di Amministrazione o l’organo dotato del potere di rappresentanza legale o chi lo sostituisce potrà delegare la firma sociale ad altro consigliere oppure ad estranei al Consiglio con l’osservanza delle norme legislative vigenti al riguardo C) COLLEGIO SINDACALE Art. 23 Il Collegio sindacale, se nominato, si compone di tre membri effettivi e di due supplenti, eletti anche fra non soci dall’assemblea, la quale nominerà pure il Presidente del Collegio stesso. I sindaci durano in carica tre anni e sono rieleggibili. L’assemblea, che nomina i sindaci ed il Presidente del Collegio sindacale, determina il compenso loro spettante. Art. 24 Il Collegio sindacale, se nominato, deve controllare l’amministrazione della società, vigilare sull’osservanza della legge e dell’atto costitutivo ed accertare la regolare tenuta della contabilità sociale, la corrispondenza del bilancio e del conto profitti e delle perdite alle risultanze dei libri e delle scritture contabili. I sindaci devono anche: a) accertare che le valutazioni del patrimonio sociale vengano fatte con l’osservanza delle norme legislative; b) accertare, almeno ogni tre mesi, la consistenza di cassa e l’esistenza dei valori e dei titoli di proprietà della società o ricevuti da essa in pegno, cauzione o custodia; c) verbalizzare gli accertamenti fatti anche individualmente; d) intervenire alle adunanze dell’assemblea e dell’organo amministrativo; e) convocare l’assemblea qualora non vi provveda l’organo amministrativo. Il Collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni trimestre I sindaci, infine, hanno tutti gli altri doveri e compiti stabiliti dalla legge. 5 Presidente, legale rappresentante. 90 Manuale A 28-06-1997 11:42 Pagina 91 COLLEGIO DEI PROBIVIRI Art. 25 Il Collegio dei probiviri è costituito da tre membri così nominati uno dal ricorrente, uno dal resistente ed il terzo di comune accordo o, in mancanza, su ricorso della parte più diligente, dal Presidente del Tribunale di ……………… La società e i soci sono obbligati a rimettere alla decisione del Collegio dei probiviri la risoluzione di tutte le controversie che comunque riguardino l’interpretazione o l’applicazione delle disposizioni statutarie, regolamentari o derivanti da deliberazioni prese legalmente dagli organi sociali competenti, fatta eccezione soltanto di quelle che non possono formare oggetto di compromesso. Rientrano nella competenza del Collegio dei probiviri le decisioni sulla legittimità del recesso, della esclusione, della continuazione della società con gli eredi o legatari dei soci defunti, sulla determinazione della quota di rimborso ai soci uscenti oppure agli eredi o legatari dei soci defunti. Il ricorso ai probiviri deve essere proposto - a pena di decadenza - nel termine di trenta giorni dalla comunicazione dell’atto che determina la controversia. I probiviri decidono, quali arbitri amichevoli compositori in modo irrituale, quali mandatari delle parti, con dispensa da ogni formalità e secondo equità, salvo il diritto al contraddittorio. Le decisioni del Collegio dei probiviri sono definitive, salvo i casi per i quali la legge ne consenta l’impugnazione davanti l’autorità giudiziaria. L’impugnazione in questi casi deve essere proposta -a pena di decadenza non oltre trenta giorni dalla comunicazione. DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI Art. 26 Il funzionamento tecnico ed amministrativo della società potrà essere disciplinato da un regolamento interno da compilarsi dall’organo amministrativo e da approvarsi dalla assemblea. Art. 27 In qualunque caso di scioglimento della società, l’assemblea con la maggioranza stabilita nell’art. 16, I e II comma, nominerà uno o più liquidatori, preferibilmente fra i soci, stabilendone i poteri. Il patrimonio sociale netto risultante dal bilancio di liquidazione, previo rimborso ai soci del capitale versato e rivalutato e dei dividendi eventualmente maturati, deve essere destinato ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione di cui all’art. 11 della legge n. 59 del 31.1.1992. Art. 28 Per tutto quanto non è regolato dall’atto costitutivo, di cui al presente statuto fa parte integrante, valgono le disposizioni legislative sulla piccola società cooperativa e sulle società cooperative a responsabilità limitata rette coi principi della mutualità agli effetti tributari. 91 A Manuale A 28-06-1997 11:43 Pagina 92 BIBLIOGRAFIA M. AMBROSINI, Non solo automi. Risorse umane e relazioni di lavoro nell’impresa che cambia, Vita e Pensiero, Milano 1989. M. AMBROSINI (a cura di), Le opere della solidarietà, Vita e Pensiero, Milano 1991. M. AMBROSINI (a cura di), L’efficienza della solidarietà, Vita e Pensiero, Milano 1994. R. BUTLER, L’efficienza organizzativa nei mercati, nelle gerarchie e nei collettivi, in R. C. D. NACAMULLI, A. RUGIADINI (a cura di), Organizzazione & Mercato, Il Mulino, Bologna 1985. O. E. WILLIAMSON, Mercati e gerarchie , in R. C. D. NACAMULLI, A. RUGIADINI (a cura di), Organizzazione & Mercato, Il Mulino, Bologna 1985. 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