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Istituto Italiano per gli Studi Cooperativi
Luigi Luzzatti
Sussidio
Didattico
Sussidio didattico
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per Insegnanti
Realizzato con il contributo del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale
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SUSSIDIO DIDATTICO
PER LA PROMOZIONE COOPERATIVA NELL’AMBITO SCOLASTICO
E DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE
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per Insegnanti
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Il testo è stato redatto,
sotto la super v i s i o n e
sc ientif ic a de l pro f .
Michele COLASANTO e
con la collaborazione di
Walter W I L L I A M S, da
Maurizio AMBROSINI
(I n t ro d u z i o n e), Pietro
SCALISI (L’agire cooperativo), Giorgio BOCCA
(Educazione e cooperazione: spunti di riflessione ed indicazioni di lavoro) Sara Z A N D R I N I
(Esperienza esemplare:
Coop. San Giuseppe) ,
L o renzo DOSSI (Eperienza esemplare: Coop.
Alto Garda Scarl)
Grafica e impaginazione
Coop CLAPS • Pordenone
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Arti Grafiche RISMA
Roveredo in Piano - PN
Aprile 1996
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INDICE
PREMESSA
INTRODUZIONE
L’AGIRE COOPERATIVO
EDUCAZIONE E COOPERAZIONE:
SPUNTI DI RIFLESSIONE ED INDICAZIONI DI LAVORO
ESPERIENZE ESEMPLARI
APPENDICE
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Premessa
Lo scopo essenziale della cooperazione è quello di dare risposta a
bisogni sociali ed economici (di persone, gruppi, categorie), valorizzando l’associazionismo e la pratica di principi e valori quali la
mutualità, la solidarietà, l’autogestione, la centralità dell’uomo, la
responsabilizzazione, lo spirito di servizio.
Negli statuti di quasi tutte le cooperative si legge che il proprio
obiettivo è quello di contribuire alla crescita economica e morale dei
soci.
Alla base dello sviluppo della cooperazione sta l’educazione cooperativa, che é il principio “motore” della vita del movimento.
Essa però non va rivolta solo ai soci delle cooperative, ma anche a
quelli potenziali e futuri (o che comunque sono destinati ad entrare
in qualche modo in contatto con loro), e quindi ai giovani, per i
valori che la cooperazione persegue ai fini della partecipazione
democratica, della collaborazione reciproca e della creazione di una
società e di un’economia più eque ed a misura di uomo.
La questione si sposta allora sugli strumenti più efficaci di promozione,
che occorre allargare in termini di gamma ed innovare con riferimento
ai contenuti per riconquistare interesse e modernità di proposta.
Questo lavoro suddiviso in due volumi autonomi si rivolge ai giovani
delle scuole medie superiori e della formazione professionale e ai loro
insegnanti. Ha lo scopo di introdurli ai valori-guida e al funzionamento concreto di un sistema, quello della cooperazione, di cui molti
hanno sentito parlare, quasi altrettanti hanno in varia misura acquistato i prodotti o fruito i servizi (dalla casa alla distribuzione commerciale, dall’orto-frutta al credito), ma pochi certamente hanno
avuto occasione di frequentare e di conoscere in maniera non superficiale. Forse qualcuno avrà vagheggiato di creare un’azienda, di
intraprendere un’attività con i compagni e gli amici con cui si trova
bene, di dare una fisionomia strutturata ad idee e iniziative di solidarietà per ora basate sul volontariato: a questi “sognatori” specialmente è dedicato il presente testo, con l’intento di portare un contributo di chiarimento, di prospettazione dei valori e delle implicazioni
della scelta cooperativistica, di fondazione più solida e documentata
di un eventuale impegno in tale ambito.
Ma più ampiamente questo lavoro intende contribuire ad un arricchimento dell’attività didattica, attraverso l’individuazione della
cooperazione come vettore di apprendimento dei valori del lavorare
insieme (con uno spirito di collaborazione e senso di responsabilità),
del progettare, dell’organizzarsi per un fine comune, dell’andare alla
scoperta dei bisogni sociali del territorio e della possibilità di rispondervi in maniera solidale.
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Introduzione
Il rilancio di una grande stagione di promozione cooperativa, resa
necessaria dallo scarso ricambio generazionale nelle cooperative e
dal bisogno di solidarietà che troppo spesso non trova altri sbocchi
non assistenziali e dal diffondersi di culture e stili comportamentali
ad essa estranei (se non ostili), richiede uno più stretto ed organico
rapporto con la scuola per impostare un lavoro di educazione che
cominci dai giovanissimi ed assuma i caratteri di vero e proprio investimento.
D’altra parte, lo sviluppare nelle nuove generazioni (a partire dalla
scuola) la cultura cooperativa - intesa come cultura della solidarietà,
del servizio, del rispetto delle diversità, della partecipazione/autogestione democratica e della responsabilità individuale e condivisa (che
coinvolge tutti per il bene di tutti) - appare oggi rispondere ad un interesse generale in una fase di passaggio epocale caratterizzata da una
crescente frammentazione degli interessi, da forti conflittualità interne
e da carente “senso civico”.
Propedeutica a qualsivoglia progetto teso a promuovere la cooperazione nella scuola come occasione di formazione all’imprenditorialità e
nell’ottica della “transizione scuola/lavoro”, è l’educazione ai principi,
ai valori ed ai meccanismi di funzionamento del modello cooperativo.
In altre parole, si ritiene che, per garantire nel tempo successo ed
espansione a rapporti tra scuola e cooperazione in grado di sfociare
nella realizzazione concreta di esperienze cooperative di rilievo sociale, economico ed occupazionale, è necessario da subito affiancare le
iniziative “pilota” da promuovere in tempi brevi in questo campo
con un lavoro di “inseminazione” educativa e culturale che consenta
di arrivare nel tempo ad articolare un organico processo di formazione cooperativa nelle scuole calibrato per età e per “messaggi” (valoriali, sociali, economici, imprenditoriali etc.).
Sul piano della formazione scolastica la cooperazione può diventare,
oltre che una finalità d’apprendimento, una modalità di comportamento.
Sul piano didattico la finalità cooperativa dell’educazione scolastica
diventa un obiettivo concreto, impegnando prima l’insegnante e poi
gli alunni alla conoscenza del fatto cooperativo ed alla pratica che vi
corrisponde.
Si tratta ora di fare un salto di qualità per fare entrare a pieno diritto
l’attività con la scuola nella promozione cooperativa e più in generale in processi didattici che a tappe possono contribuire a creare il
futuro cittadino e quella nuova cultura del lavoro e dell’impegno
sociale che passa anche da una formazione ai valori dell’imprenditorialità .
Questo manuale per gli insegnanti è uno degli strumenti che viene
messo a disposizione per un primo passo in questa direzione.
Il significato educativo di ciò che qui proponiamo deriva dall’incontro
di almeno tre istanze. Anzitutto, si colloca nell’alveo delle iniziative
finalizzate alla transizione dall’esperienza scolastica al mondo del
lavoro, e più precisamente alla conoscenza delle caratteristiche e del
funzionamento delle imprese. Rispetto a realizzazioni, ormai abba-
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stanza numerose anche se poco istituzionalizzate, centrate sull’impresa industriale di grandi e medie dimensioni, il nostro contributo
intende far conoscere un tipo di impresa particolare e di notevole
interesse: quello dell’impresa sociale cooperativa. Pur tenendo fermi i
requisiti di efficienza e redditività, l’impresa cooperativa persegue
finalità mutualistiche e di solidarietà sociale; promuove la partecipazione dei soci -e in special modo dei soci lavoratori- alle decisioni
aziendali; vive in collegamento con la società locale e ne favorisce lo
sviluppo.
In questo modo si potrà arricchire per i giovani la gamma delle
opportunità di conoscenza del sistema economico e del mondo del
lavoro, al di là di un’associazione troppo scontata, ma sempre più
fallace, tra lavoro, occupazione dipendente e grande impresa.
La seconda istanza è per l’appunto quella di allargare i confini della
cultura del lavoro a cui i giovani dovrebbero essere formati: sempre
più si insiste, specialmente in questa stagione recessiva, sulla necessità di non identificare il lavoro con il posto di lavoro, dipendente, a
reddito fisso e possibilmente garantito. Tra le diverse forme di flessibilizzazione dell’occupazione, il lavoro autonomo e l’auto-imprenditorialità meritano una particolare attenzione. Si tratta infatti di un
modello di lavoro che appare in crescita in tutte le economie occidentali, viene investito di una considerevole importanza ai fini della creazione di nuova occupazione e risponde, specialmente in Italia, ad
una tradizione culturale radicata e rigogliosa. Ma nello stesso tempo
si tratta di una sfida impegnativa e ad alto rischio, nella quale il
tasso di fallimenti nei primi anni di attività resta molto elevato.
Nel nostro Paese, la promozione specifica dell’imprenditorialità giovanile è divenuta una delle leve più interessanti delle recenti politiche
del lavoro, grazie anche ai discreti risultati conseguiti nel
Mezzogiorno con la cosiddetta “legge De Vito”. Per contro, scuola
superiore e formazione professionale continuano a guardare all’occupazione dipendente come sbocco professionale dei loro utenti, e non
contemplano nei loro programmi attività conoscitive e propedeutiche
alla creazione d’impresa.
Si può obiettare che formare giovani imprenditori dal punto di vista
gestionale e manageriale non è compito della scuola; tuttavia, una
volta acquisita l’importanza del raccordo scuola- lavoro per la formazione dei giovani, diventa essenziale sviluppare quanto meno un
adeguato impegno culturale in direzione del lavoro autonomo.
Ora, la cooperazione consente di proporre una riflessione sull’imprenditorialità che ne allarga i confini, trascendendo una visione meramente individualistica e orientata al profitto della figura del creatore
d’impresa: l’imprenditorialità può essere vissuta in forma associata e
motivata da fattori che vanno al di là del successo individuale.
Inoltre, attraverso la forma della cooperazione, l’esperienza imprenditoriale fuoriesce dal novero delle realizzazioni eccezionali e accessibili a pochi fortunati, diventando un sentiero percorribile anche per
un gruppo di giovani “normali”.
La terza istanza che sostiene l’intenzionalità educativa del presente
lavoro è quella di rafforzare l’interesse per un modo non convenzionale e non meramente economicistico di intendere il lavoro e il progetto professionale; un interesse che indubbiamente esiste in ampie
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fasce della popolazione giovanile, ma che, in assenza di un ambiente favorevole e di occasioni di maturazione, stenta ad emergere e a
consolidarsi.
Basti pensare al coinvolgimento di quote non insignificanti della
popolazione giovanile e studentesca in attività di volontariato ed allo
sviluppo di modalità più strutturate e professionali di azione solidaristica (Ambrosini, a cura di, 1991; 1994). La legge sulle cooperative
sociali ha recepito e incoraggiato questi fenomeni, dando un rilievo
giuridico autonomo alla cooperazione con scopi di solidarietà sociale
nei confronti di fasce svantaggiate della società. Ma lo scarto che
esiste tra la diffusione di attività di volontariato e il pur significativo
sviluppo di cooperative sociali evidenzia la necessità di un lavoro formativo e culturale che prepari il terreno e accompagni l’intrapresa
della cooperazione di solidarietà.
Il conseguimento di queste finalità ha richiesto la costruzione di un
percorso articolato e composito, che ha dovuto tenere conto di diverse necessità: l’illustrazione dei valori-guida dell’esperienza cooperativistica, le riflessioni pedagogiche sulla cooperazione, l’analisi di esperienze reali di cooperazione sorte per iniziativa di governo e utili
come stimoli per auspicabili sforzi di approfondimento e l’individuazione di proposte per attività didattiche collegare con l’argomento.
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L’AGIRE COOPERATIVO
1. CHE COS’È UNA COOPERATIVA
2. LA TIPOLOGIA DELLE IMPRESE COOPERATIVE
3. I VALORI DELLA COOPERAZIONE
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L’AGIRE COOPERATIVO
1. CHE COS’È UNA COOPERATIVA
2. LA TIPOLOGIA DELLE IMPRESE COOPERATIVE
3. I VALORI DELLA COOPERAZIONE
“Il suo obiettivo è soprattutto quello di promuovere il profitto e il benessere
dell’umanità. È questo scopo che differenzia in qualche modo una società
cooperativa da una impresa economica ordinaria, e che giustifica il fatto che
una cooperativa non va giudicata soltanto dal punto di vista della capacità
commerciale, ma anche dal punto di vista del suo contributo ai valori sociali
e morali, che elevano la vita umana al di sopra di ciò che è puramente materiale e animale”
ESTRATTO DAI PRINCIPI DELLA COOPERAZIONE, NELLA FORMULAZIONE DELL’ALLEANZA
COOPERATIVA INTERNAZIONALE DEL 1966.
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1. Che cos’è una cooperativa
Cooperare - lo esprime con chiarezza l’etimologia della parola vuol dire scegliere di operare insieme, unire sforzi, lavoro, iniziative, risparmi, nel tentativo di raggiungere un obiettivo comune, in
grado generalmente di conseguire esiti socialmente desiderabili.
Il principio mutualistico consiste essenzialmente in questo, in un
reciproco sostegno, nel permettere cioè di realizzare assieme
quello che non sarebbe possibile realizzare individualmente. È
questo l’elemento fondante che ritroviamo in ogni tipo di cooperativa, qualunque ne siano la base sociale ed il fine particolare.
Entrare nello spirito che anima la crescita di una cooperativa
comporta, dunque, l’assunzione di una prospettiva nuova, di un
modo diverso di fare impresa, di una proposta adeguata a fornire
delle risposte convincenti ai problemi e alle aspirazioni sociali del
nostro tempo.
“Per la famiglia di nuova formazione la cooperativa è il mezzo per
procurarsi un’abitazione civile a prezzo contenuto. Per la casalinga
è il negozio di fiducia. Per il dettagliante è la struttura che gli offre
merci garantite a buon prezzo e la possibilità di modernizzarsi per
resistere alla concorrenza. Per i lavoratori di un’azienda in crisi la
cooperativa è una possibile via per salvare il proprio posto di lavoro. Per il giovane è uno strumento per entrare in modo autonomo
nel mondo del lavoro e per valorizzare le proprie capacità professionali. Per il contadino, per il camionista, l’artigiano, il pescatore, è
lo strumento per divenire, associandosi ad altri contadini (o camionisti, o artigiani, o pescatori) un imprenditore moderno”1.
Va comunque subito evidenziato, onde evitare malintese idealizzazioni, che l’attenzione alla migliore utilizzazione delle risorse
umane e l’acquisizione da parte del socio del vantaggio mutualistico - assi portanti dell’agire cooperativo - non deprimono in
alcun modo il requisito della redditività economica delle imprese
in questione, le quali, se aspirano ad affermare un ruolo realmente
alternativo ed innovativo rispetto alle società ordinarie, devono
essere in grado di sussistere ed affermarsi all’interno di un sistema
di libero mercato, pena la marginalizzazione della loro esperienza.
Competere e cooperare non sono più due termini necessariamente antagonisti: un movimento che desideri affermare l’etica
della cooperazione, in un sistema economico aperto e concorrenziale, non troverà altra strada che quella di coniugare in forma
complementare la cooperazione al suo interno e la competizione
verso l’esterno2.
Per meglio comprendere il profilo di un’impresa cooperativa e
porne in rilievo i tratti distintivi e peculiari che la caratterizzano,
può risultare opportuno sviluppare, sia pure sommariamente,
una breve comparazione dei principali aspetti che la distinguono
da una impresa capitalistica tradizionale.
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1 O. Prandini, La cooperazione,
Editori Riuniti, Roma, 1982,
p.14.
2 Si veda, a riguardo, AA.VV.,
Cooperare e competere, Feltrinelli, Milano, 1986.
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La prima fondamentale distinzione attiene la definizione dei fini.
Come si desume logicamente dalla loro denominazione, le imprese capitalistiche si fondano sul capitale, in quanto sorgono per l’iniziativa di uno o più individui che possiedono del denaro da
investire in attività redditizie. Le cooperative, viceversa, si basano
prioritariamente sul fattore umano ed è per questo che si autodefiniscono società di persone. La loro esperienza deriva dall’iniziativa
di un gruppo di individui che si aggregano nel tentativo di
rispondere, attraverso il concorso delle competenze e delle capacità di ciascuno, a soddisfare un bisogno comune. In sostanza,
mentre il conseguimento di profitti rappresenta il fondamentale
scopo delle società di capitali, nelle imprese cooperative il capitale
è subordinato al fine principale che è costituito dalla soddisfazione dei bisogni e dalla crescita umana del gruppo che le ha dato
vita e della comunità civile in cui la cooperativa è inserita.
La seconda sostanziale differenziazione riguarda il modo in cui
queste vengono organizzate. Nell’impresa cooperativa vige il principio dell’autogestione: ogni socio, di fatto, assume la conduzione
diretta delle attività in cui è inserito. Ciò che la cooperativa riesce a
fornire, in altre parole, dipende dal coinvolgimento e dalla responsabilità di ciascuno, ed ogni cooperatore è chiamato ad essere protagonista, alla pari degli altri, nella gestione dell’impresa. Il successo della cooperativa, pertanto, è strettamente correlato al contributo delle persone che operano al suo interno e viceversa. Ogni
socio, in quanto datore di lavoro di se stesso, è e resta l’artefice
principale del suo destino e di quello del gruppo in cui coopera. La
rete di relazioni che innerva il tessuto di una cooperativa diviene la
struttura adeguata a far sì che l’apporto e il senso di responsabilità
di ciascuno determini le sinergie necessarie per il perseguimento
dei fini preposti.
Nell’azienda capitalistica, al contrario, i momenti della gestione e
della “produzione” sono tenuti rigidamente separati: i lavoratori
sono estranei alla proprietà della fabbrica e alla sua conduzione.
Una volta terminato l’orario di lavoro e svolte diligentemente le
proprie mansioni, l’addetto di un’impresa economica ordinaria
cessa di farsi carico del destino dell’azienda, non avendo alcuna
responsabilità in merito alla determinazione dell’attività produttiva in cui è inserito.
È questa una differenza cruciale che determina due modi antitetici di far funzionare un’impresa. La distinzione in vigore in quella
capitalistica, cui si è già fatto cenno, crea tradizionalmente una
separazione di interessi tra datore e prestatore di lavoro, che
genera un clima potenzialmente conflittuale e rivendicativo. La
condivisione degli aspetti produttivi e gestionali in quella cooperativa, viceversa, stimola un clima di maggiore armonia, nel quale
interessi anche divergenti vengono posti democraticamente a
confronto per agevolare una decisione che persegua nel migliore
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dei modi possibili l’interesse comune. Ogni singolo socio, pertanto, indipendentemente dalle quote sottoscritte, partecipa ai
momenti decisionali della società, e ciò è antitetico a quanto accade in un’organizzazione economica ordinaria, nella quale il peso
decisionale degli azionisti è in relazione al capitale posseduto.
L’autogestione cooperativa, inoltre, presuppone che ogni socio
sia a conoscenza dell’intero “ciclo produttivo”, con ciò superando quella parcellizzazione del lavoro e della conoscenza, propria
di un’organizzazione di tipo capitalistico, che causa disaffezione
nei riguardi dell’attività svolta.
“A fronte dei complessi modelli di integrazione funzionale o
‘sistemica’ elaborati per lo studio dell’ordinaria impresa capitalistica, il modello ideale della società cooperativa appare in definitiva di una semplicità sconcertante. (...) proprietà, management e
prestatori d’opera non dovrebbero dar luogo ad alcun contrasto
interno di origine ‘strutturale’, in quanto i tre attori sociali sono
identificabili nel medesimo soggetto sociale (i soci della cooperativa)”3.
Per realizzare questo sistema e limitarne le possibili distorsioni
nelle condizioni di eventuale disequilibrio4, una cooperativa è
organizzata, alla pari di qualsiasi altra impresa di persone, in
modo da garantire una corretta ed efficace distribuzione del
potere al suo interno. Ogni socio - iscritto nel libro da almeno tre
mesi - ha diritto di parola, nonché di fare parte dell’elettorato
attivo e passivo.
L’organo di base è l’assemblea dei soci - dove vale il principio
“una testa un voto”, indipendentemente dalla quota di capitale
posseduta - che discute e approva le linee generali dell’attività e
nomina il consiglio di amministrazione e il presidente che si
preoccupano di gestire concretamente, nel quotidiano, le attività
della cooperativa, assumendo di volta in volta le decisioni più
appropriate per il suo sviluppo.
Infine, elementi di differenziazione tra le cooperative e le altre
forme di società sono facilmente rintracciabili negli statuti che definiscono gli scopi ed i diritti e doveri dei soci. Tra i propri obiettivi,
spesso le cooperative, oltre alla soddisfazione dei propri soci e la
loro crescita economica e morale, inseriscono la lotta alla disoccupazione, il servizio a favore di alcune categorie deboli, la valorizzazione delle risorse del territorio, la promozione della cultura, ecc.
3 E. M. Tacchi, Elementi di
sociologia della cooperazione,
Roma, E.C.R.A. 1982, pp.
66-67.
4 Non sempre tutti i soci sono
ad un tempo, o allo stesso
modo, proprietari, gestori e
fruitori dell’attività svolta in
cooperativa. Ciò accade, ad
esempio, nelle cooperative di
consumo, dove i soci fruiscono delle agevolazioni sui prezzi dei beni acquistati, senza
entrare nel merito dell’organizzazione dell’impresa.
2. La tipologia delle imprese cooperative
La cooperazione, intesa come movimento sociale ed economico,
è costituita da una varietà di espressioni, le quali, in diversi ambiti
della vita sociale ed in diversi settori dell’attività economica,
implementano i principi dello spirito mutualistico, su cui ci siamo
soffermati nel paragrafo precedente.
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Il fatto che tali principi vengano applicati pressoché in tutti i settori produttivi rende poco agevole l’intento di sistematizzare
all’interno di schemi prestabiliti la pluralità di esperienze esistenti.
Un tentativo in questo senso può essere sviluppato avvalendosi
delle aggregazioni statistiche prodotte dal Ministero del Lavoro,
che, per ragioni anagrafiche, censisce all’interno di otto sezioni le
cooperative presenti nel nostro Paese. A seconda del settore nel
quale si esplica la loro attività, pertanto, le società cooperative
risultano iscritte nelle seguenti sezioni5:
→ Sezione cooperazione di consumo, alla quale appartengono le
cooperative di soci-consumatori che si avvalgono dello strumento cooperativo per acquistare beni di vario genere a prezzi
vantaggiosi, costituendo eventualmente appositi esercizi commerciali, o per gestire luoghi pubblici (circoli, bar, trattorie,
ecc.) finalizzati al consumo.
→ Sezione cooperazione di produzione e lavoro, alla quale sono
iscritte le cooperative costituite da lavoratori esercenti l’arte e il
mestiere corrispondente alla specialità della cooperativa, il cui
scopo consiste nel procurare lavoro ai propri soci attraverso la
produzione di beni o l’esplicazione di servizi; le attività svolte
spaziano dall’artigianato all’edilizia, dall’industria al terziario.
Questa formula viene anche utilizzata in alcuni casi per salvare
o rilanciare delle aziende in crisi.
→ Sezione cooperazione agricola, costituita da cooperative di agricoltori intenti a lavorare la terra, coltivando, trasformando,
conservando o distribuendo prodotti agricoli o zootecnici.
→ Sezione cooperazione edilizia, composta da cooperative che si
propongono la costruzione di alloggi per i propri soci, i quali
possono riscattare la proprietà o usufruire soltanto degli alloggi.
→ Sezione cooperazione di trasporto, nel cui novero rientrano le
cooperative costituite tra lavoratori che si propongono di provvedere, per conto terzi, al trasporto di cose o persone, carico e
scarico di merci, spedizioni e altro.
→ Sezione cooperazione della pesca, alla quale afferiscono le cooperative di pescatori, i quali, attraverso l’associazione in cooperativa, decidono di esercitare in comune la pesca o attività inerenti all’esercizio della pesca.
→ Sezione cooperazione mista, nella quale rientrano tutte le cooperative la cui attività non è classificabile agevolmente all’interno
dei settori appena evidenziati (come ad esempio le cooperative
di credito, quali le banche di credito cooperativo); vengono
registrate in questa sezione, inoltre, le cooperative impegnate in
attività catalogabili in differenti settori.
→ Sezione cooperazione sociale, è l’ultima sezione costituita in
ordine di tempo, in seguito alla legge 381/91, che ha riconosciuto una forma di cooperazione radicalmente nuova, caratterizzata dallo “scopo di perseguire l’interesse generale della
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5 Si veda, a riguardo, la pubblicazione Appunti cooperativi, edita a cura dell’Istituto
Italiano di Studi Cooperativi
“Luigi Luzzatti”, per conto
della Direz ione Generale
della Cooperazione presso il
Ministero del Lavoro e della
Previdenza Sociale, Roma,
1993, pp.25-28.
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comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei
cittadini”; oltre che nella sezione per esse specificatamente
prevista, le cooperative sociali sono iscritte nella sezione cui
direttamente afferisce l’attività da loro svolta.
In ogni settore produttivo si possono costituire una o più cooperative - dette cooperative di primo grado - in grado di agire in
forma autonoma. Allo stesso tempo, è possibile che all’interno di
un medesimo settore più cooperative (almeno cinque) trovino
vantaggioso gestire in comune la propria attività produttiva,
dando vita ad un consorzio, anche detto cooperativa di secondo
grado. Il consorzio svolge sostanzialmente attività di servizio alle
cooperative di primo grado. Più consorzi, a loro volta, possono
unirsi e costituire un’organizzazione ancora più complessa - cooperativa di terzo grado - finalizzata a tutelare nel migliore dei
modi gli interessi e le finalità delle cooperative che vi appartengono.
Per dare solo un accenno alle dimensioni generali del fenomeno
cooperativo, nei suoi vari gradi di organizzazione, potremmo dire
che alla metà del 1992 - secondo un’indagine condotta di recen6
te dall’Istituto “Luigi Luzzatti” - le cooperative realmente operanti nel nostro Paese erano 73.747, dislocate in 88.843 unità locali
7
e occupanti complessivamente 438.441 addetti . Per quanto
riguarda la presenza dei consorzi in Italia, invece, questi, alla data
evidenziata, risultavano essere circa ottomila, con più di diecimila
unità locali e con una occupazione globale di 29.200 lavoratori
dipendenti8.
Ora gli occupati sono circa mezzo milione, i soci alcuni milioni (la
cifra esatta non è disponibile perché molti sono soci di più di una
cooperativa) ed il fatturato complessivo nel 1995 è stato di oltre
80.000 miliardi.
Nel settembre del 1995 a Manchester l’Alleanza Cooperativa
Internazionale ha celebrato i 100 anni della propria costituzione.
A questa organizzazione di livello mondiale aderiscono 215 associazioni di una ottantina di Paesi con più di 750 milioni di socicooperatori.
La presenza del movimento cooperativo è diffusa sull’intero territorio nazionale anche se “a macchia”; semmai è da rilevare la
maggiore solidità strutturale delle cooperative del centro-nord (in
particolare Emilia-Romagna, Lombardia e Trentino), che occupano mediamente il doppio della forza lavoro delle cooperative
meridionali. Anche in relazione ai diversi settori economici nei
quali è presente l’imprenditorialità cooperativa, si può dire che
non esistono differenze sostanziali: la presenza nell’economia
nazionale delle esperienze a scopo mutualistico pervade indifferentemente tutti i settori produttivi.
Nel complesso, non si può non sottolineare come il movimento
6 Si tratta del lavoro di ricerca
Presenza delle imprese cooperative nei vari settori dell’economia italiana, realizza to c o n i l con tr ibut o del
Ministero del Lavoro e della
Previdenza Sociale, Roma,
1993, pp.2-4.
7 Per cooperative operanti
in ten di a mo l e im pre s e
effettivamente attive, registrate presso le Camere di
C o m m e rcio i taliane, non
soggette a procedure di fal limento né in fase di liquidazione. All’Archivio anagrafico del Minister o del
L a v o ro, che ti ene co nto
viceversa di tutte le cooperative giuridicamente esistenti a prescindere dal lor o
grado di vitalità, risultano
iscritte al 31.12.1993, per
l’esattezza, 159.417 cooperative.
8 Nel computo dei lavoratori
dipendenti sono considerati sia
i soci-lavoratori che gli addetti
esterni alle cooperative.
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cooperativo organizzato in Italia, con le sue quasi quarantamila
imprese operanti in tutti i campi: (dai trasporti all’edilizia, dal
commercio ai servizi sociali, dal turismo alla cultura, dal credito
alle assicurazioni, dall’agro-alimentare alle attività manifatturiere,
ecc.) costituisca un fenomeno imprenditoriale e solidaristico di
indubbia significatività, in grado di arrecare un valido contributo
alla crescita economica e sociale del Paese sul piano quantitativo
e su quello qualitativo.
3. I valori della cooperazione
La sfida che da sempre si è posto il movimento cooperativo consiste nel combinare solidarietà ed efficienza (la prima senza la
seconda perde credibilità come proposta e come testimonianza) e
nel contribuire, in questo modo, ad umanizzare la società e l’economia, “nel senso di aumentare il numero dei protagonisti al loro
interno - coloro che partecipano sia alla produzione sia alla sua
distribuzione su basi più eque - e di allargare conseguentemente
gli spazi di autonomia e di autodeterminazione delle persone
attraverso la creazione e lo sviluppo di imprese caratterizzate
sotto il piano funzionale e decisionale dalla centralità dell’uomo e
dal reciproco aiuto”9.
Nell’ambito dei valori che concorrono a determinare l’orizzonte
etico delle imprese a scopo mutualistico, infatti, l’intenzione di
estendere i vantaggi dell’azione cooperativa ad una cerchia più
ampia del ristretto nucleo dei cooperatori esprime con chiarezza
l’elemento fondante la cultura della cooperazione. Questa si
fonda, prioritariamente, nel porre la “centralità della persona”
quale esigenza morale e ideale della prassi del movimento; un
riconoscimento che si esplica, per l’appunto, a un duplice livello:
nei confronti dei beneficiari dell’attività delle imprese a scopo
mutualistico e nei confronti di quanti partecipano attivamente alla
determinazione delle imprese stesse.
In questo senso, la realtà cooperativa può definirsi un luogo educativo, dove tutti sono sollecitati e sostenuti lungo un costante processo di apprendimento e di crescita umana e professionale. Per
questo il valore preminente della cooperazione - intesa quale evento sociale prima ancora che come fatto giuridico o economico non risiede nella crescita dell’impresa in sé e per sé, bensì nella crescita quantitativa e qualitativa delle opportunità di promozione umana e
di integrazione sociale dei cittadini.
Dopo la parentesi del periodo fascista, il fenomeno cooperativo si
è visto riconoscere una collocazione privilegiata tra le possibili
forme di iniziativa economica, venendo legittimato, attraverso
l’art. 45 della Costituzione, come modo nuovo di fare impresa,
espressione autentica di valori di socialità e di democrazia nell’ottica del servizio di cui finiscono con il beneficiare non solo i soci
A
9 W. Williams, Promozione e
qualità della cooperazione,
quale itinerario tra problemi
e opportunità? in Studio per
la realizzazione di uno spettacolo teatrale sul tema della
cooperazione, Confcooperativ e - Ce nsc o op, Co op.
Claps Por denone, 1993,
p.8.
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ma anche le comunità di riferimento.10.
Ne sono valide testimonianze, ad esempio, le cooperative di consumo e le cooperative edilizie, le quali, nel fornire beni o abitazioni ad un prezzo vantaggioso rispetto a quello di mercato determinano un effetto calmieratore di cui si avvantaggia la stessa collettività.
Per queste ragioni, in sintonia con le indicazioni espresse dall’Assemblea Costituente, l’attività legislativa è rivolta a promuovere e
a favorire l’incremento della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata, nonché a vigilare sulla
corretta implementazione del suo spirito fondativo.
Collegato al principio della democraticità della conduzione delle
imprese mutualistiche è un secondo fondamentale valore del
movimento cooperativo, un valore da costruire e rispettare quoti dianamente attraverso rigorose pro c e d u re: il riconoscimento
della pari dignità degli individui.
Tra i criteri che concorrono alla determinazione di una gestione
democratica delle cooperative si evidenziano, in particolare: la
prerogativa dei soci ad avere uguale diritto di voto e di partecipazione alle decisioni di comune interesse (un uomo = un voto); la
ripartizione dei benefici in proporzione alle attività svolte con la
cooperativa; l’attivazione di un sistema di controllo periodico sui
risultati dell’impresa e sui metodi impiegati per il loro raggiungimento; la garanzia della possibilità del ricambio delle persone nei
posti di maggiore responsabilità. Attraverso queste procedure si
concretizzano i valori della democrazia economica e della partecipazione (qui intesa nei termini di una compartecipazione dei soci
estesa anche ai risultati economici dell’azienda).
Alla luce di tale sensibilità democratica si inquadra il principio
della libertà e della volontarietà dell’adesione, senza alcuna discriminazione sociale, politica, razziale o religiosa; un fondamento
che si inscrive nella medesima affermazione dei valori di tolleranza e di rispetto della dignità umana, già ravvisati in precedenza.
Fedeli a questa impostazione, le cooperative si professano neutrali, senza manifestare precipue appartenenze politiche o ideologiche, per affermare la priorità dei valori cooperativi e garantire l’apertura incondizionata delle proprie strutture a coloro che intendono utilizzarne i servizi e che acconsentono ad assumerne le
responsabilità in qualità di soci. In verità, come dimostra la storia
della cooperazione nel nostro Paese, le tradizioni politico-ideologiche hanno avuto un loro peso nella nascita e nello sviluppo del
movimento anche a livello organizzativo. Il pluralismo di valori e
di esperienze - frutto del contributo delle differenti concezioni
della vita, della società e dell’economia di cattolici, socialisti e
liberali - ha finito col determinare strutture più aperte alla partecipazione e al dialogo, adeguate a stimolare continuamente la crescita e l’espansione degli ideali mutualistici, ma anche forme di
A
10 L’art.45 della Costituzione
italiana recita, infatti, così:
“La Repubblica riconosce la
funzione speciale della coope raz i on e a ca rat te re d i
mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge
ne promuove e favorisce l’inc re mento co n i mez zi più
idonei e ne assicura, con gli
opportuni controlli, il carattere e le finalità”.
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concorrenza interna spesso dannosa.
In una prospettiva di pieno sviluppo e di caduta delle barriere
ideologiche, ora, le diverse associazioni cooperative sono sollecitate a unirsi in uno sforzo comune per realizzare obiettivi sempre
più spesso condivisi. Dal punto di vista economico, questi si concretizzano, in sintesi, nell’identificazione di un sistema privo di
monopoli e di profitti immeritati. Attraverso le strutture consortili,
ad esempio, o tramite i fondi mutualistici introdotti di recente
dalla legge di riforma 11, il movimento cooperativo persegue il
valore della solidarietà intercooperativa, dal momento che non
può esistere vera cooperazione se questa non si realizza, in primo
luogo, tra le cooperative stesse.
In tale prospettiva, inoltre, le cooperative collaborano anche relativamente all’implementazione del principio dell’educazione cooperativa, concepita nel più alto senso di “cultura”, cioè di formazione ai principi e agli ideali cooperativi, più che alla mera informazione riguardo ai suoi metodi.
Cooperare - è stato felicemente sintetizzato dal presidente di una
cooperativa culturale - costituisce una forma di lavoro nella quale
gli “altri” non sono “ostacoli da superare o concorrenti da battere, ma compagni di viaggio con cui condividere sogni e responsabilità”12.
Il senso e la specificità dell’agire cooperativo, nonché la sua intrinseca potenzialità innovativa ed educativa, risiedono qui, nel riconoscere che lavorare per gli altri ed assieme agli altri può garantire
un maggior successo all’attività intrapresa, e anche che ciò non è
- alla fine - ininfluente sul “clima” complessivo in cui vive l’intera
comunità di riferimento.
Lavorare per fornire risposte convincenti a bisogni comuni significa interpretare correttamente lo spirito di quei pionieri che, 150
anni orsono, decisero di avviare quelle prime esperienze che,
prese come esempio, sono diventate un movimento capace di
combinare il perseguimento degli interessi individuali con il bene
comune13. Fedeli a quello spirito i movimenti cooperativi nazionali
hanno perseguito tali intenti formulando un’autentica sfida ai
sistemi economici tradizionali, impegnandosi per affermare un
modo diverso, profondamente rispettoso della dignità umana, di
fare impresa e di contribuire allo sviluppo.
Nel già ricordato congresso di Manchester del settembre 1995
l’Alleanza Cooperativa Internazionale ha aggiornato la dichiarazione di identità cooperativa (si veda il testo nell’appendice) che
definisce che cos’è una cooperativa e quali sono i suoi principi
basilari. Questa dichiarazione ha lo scopo di guidare le organizzazioni cooperative verso il 21° secolo. Le revisioni periodiche dei
principi hanno lo scopo di dimostrare come il pensiero cooperativo possa essere applicato ad un mondo, ad una società e ad un’economia in continua evoluzione.
1 1 Il riferimento è alla legge
A
del 31 gennaio 1992, n.59,
intitolata “nuove norme in
materia di società cooperative”, in base alla quale il 3%
degli utili delle cooperative
affluisce a fondi per la promozione cooperativa.
1 2 S. Bertolo, Per una nuova
cultura cooperativa: dal mito
alla necessità, in Studio per
la realizzazione di uno spettacolo teatrale sul tema della
cooperazione, op. cit., p.27.
13Il riferimento è ai “Probi Pionieri di Rochdale” che, nel
lontano 1844, avviarono, in
Inghilterra, le prime esperienze cooperative della storia moderna, form u l a n d o
compiutamente i principi
fondanti l’agire mutualistico.
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Nel coniugare i valori della solidarietà e del rispetto della persona
con l’intento di proporsi quale forza protagonista sul mercato, in
grado di sostenere la concorrenza delle imprese capitalistiche, la
cooperazione investe, in definitiva, la sua fragile identità nella
scommessa che anche in economia non tutto è già deciso, non ci
sono regole senza eccezioni e restano spazi di libertà di scelta, se
si è disposti a rischiare e a pagare di persona.
La sua sfida è rivolta eminentemente ai giovani, a quanti cioè si
affacciano sul mondo del lavoro con l’aspirazione a vedere coniugati idealità e realizzazione professionale, impegno sociale e sviluppo imprenditoriale, e a ritrovare modalità originali per congiungere etica ed economia.
Ai giovani la cooperazione rivolge una proposta ben precisa: si
tratta di mettere da parte le false certezze garantite da un posto
sicuro per intraprendere un percorso fatto di coraggio e di inventiva, dove è necessario sporcarsi le mani e stringerle a quelle degli
altri, per costruire insieme un ideale, forse un’utopia, quello di
perseguire, in forma democratica ed autogestita, nel pieno rispetto delle differenze e delle competenze di ciascuno, un progetto
comune.
Occorre un’inclinazione ad arrischiarsi ed a rischiare, perché si
tratta di assumere in prima persona i costi ed i benefici dell’attività cui si vuole dare vita. Occorre un gusto ad apprendere e a
sovrapporre continuamente i piani del lavoro e della formazione,
a voler acquisire un mestiere. E occorre, soprattutto, una forte
motivazione, nutrita di solidarismo e di concretezza, perché creare un’impresa in associazione - come ha scritto un grande teorico
del fenomeno cooperativo14 - comporta uno sforzo inimmaginabile. L’importante è non dimenticarsi mai che realizzare una cooperativa vuole dire dare vita ad un’impresa, alle prese con altri competitori, in grado di stare sul mercato e di produrre reddito, pena
il fallimento dell’intero progetto.
Il cooperativismo giovanile, allora, è un’opportunità che merita di
e s s e re conosciuta e stimolata, per ampliare gli orizzonti del
mondo imprenditivo e per rendere più flessibile un mercato del
lavoro soffocato da eccessive rigidità. Il senso dei capitoli che
seguiranno è inscritto sostanzialmente in questo desiderio, nel
fare in modo che la cooperazione si realizzi, grazie ai giovani, in
tutte le sue premesse, evitando che diventi, per difetto di conoscenza, un’ennesima occasione sciupata.
A
14Cfr. H. Desroche, Il progetto
c o o p e r a t i v o, Jac a Bo ok,
Milano, 1980.
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EDUCAZIONE E COOPERAZIONE:
SPUNTI DI RIFLESSIONE
ED INDICAZIONI DI LAVORO
1. CONSIDERAZIONI INIZIALI
2. EDUCAZIONE E COOPERAZIONE, ALCUNI CENNI STORICI
3. LE TAPPE DI UN PERCORSO EDUCATIVO
4. ALCUNE IPOTESI SU EDUCAZIONE ALLA COOPERAZIONE
5. ALCUNE SCHEDE DI LAVORO
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EDUCAZIONE E COOPERAZIONE:
SPUNTI DI RIFLESSIONE
ED INDICAZIONI DI LAVORO
1. CONSIDERAZIONI INIZIALI
2. EDUCAZIONE E COOPERAZIONE, ALCUNI CENNI STORICI
3. LE TAPPE DI UN PERCORSO EDUCATIVO
4. ALCUNE IPOTESI SU EDUCAZIONE ALLA COOPERAZIONE
5. ALCUNE SCHEDE DI LAVORO
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1. Considerazioni iniziali
L’accostamento di due termini ricchi di significati, quali ‘educazione’ e ‘cooperazione’ rischia di dare luogo ad una molteplicità di
possibili ipotesi di lavoro, ingenerando a volte anche difficoltà di
interpretazione di esperienze diversificate che vanno ben oltre la
pura e semplice realizzazione di cooperative all’interno della scuola.
Risultano infatti estremamente differenziati gli approcci che può
evidenziare la riflessione educativa attorno alla ‘cooperazione’, a
seconda che si proceda ad un suo inquadramento rispettivamente nei termini di:
a. realizzazione di attività cooperative scolastiche, via via finalizzate alla gestione, reale o simulata, di scuole piuttosto che di
imprese volte alla produzione di beni e servizi ad uso interno
alla stessa scuola o anche alla diffusione esterna;
b. presenza di un interesse precipuo all’educazione cooperativa
intesa nei termini di ‘istruzione’ sui temi della cooperazione, di
‘educazione’ delle persone a maturare ed esprimere comportamenti cooperativi e cooperativistici, oppure ancora di realizzazione di esperienze di insegnamento-apprendimento fondate su metodologie e didattiche facenti perno sulla cooperazione;
c. specifica attività di ricerca pedagogica ed educativa attorno alle
esperienze di educazione concepite in funzione della crescita
del movimento cooperativo.
A
Diverse piste di approfondimento nell’ambito educativo si aprono a partire da questa proposta necessariamente propedeutica,
offrendo tra l’altro l’opportunità di collegare più materie tradizionali in un’ottica interdisciplinare e di sviluppare una serie di
meta-competenze trasversali, destinate ad irrobustire l’identità
professionale dei giovani in formazione. Ne indichiamo alcune,
nella consapevolezza di non poter esaurire una riflessione che va
affidata soprattutto alla creatività dei docenti e auspicabilmente
dei giovani stessi.
Lavorare sulla cooperazione significa anzitutto, come abbiamo
accennato, ragionare sull’economia e sull’impresa in una prospettiva che consente di tenere fermi alcuni riferimenti fondamentali
(il rapporto tra efficacia ed efficienza; i costi e la redditività; le
risorse immesse e i prodotti offerti al mercato; le fondamentali
funzioni aziendali), e, insieme, di scoprire che non esiste un solo
modello di impresa e di agire economico. Anzi, la cooperazione
può essere studiata in prospettiva storica (il manuale curato da
Vera Zamagni potrà essere molto utile in proposito) come risposta delle classi subalterne e dei movimenti di ispirazione solidaristica ai traumi della rivoluzione industriale e del primo capitalismo. Più ampiamente, la ricerca di una modalità alternativa di
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creare l’impresa e di concepire il lavoro è un interessante spunto
per approfondire i rapporti tra economia e società, tra azione
razionale orientata allo scopo e azione razionale orientata a valori
che eccedono il tornaconto individuale. Il fatto che, nel caso della
cooperazione, l’agire imprenditoriale sia più visibilmente ‘incorporato’ in una trama di rapporti sociali e di valori condivisi offre la
possibilità di esplorare come, in realtà, l’azione economica non
possa essere isolata dal contesto sociale in cui sorge e si integra.
Analogamente, istituzioni di varia natura, relazioni sociali e presupposti culturali ne favoriscono o contrastano lo sviluppo.
Studiare i fenomeni economici a partire dalla cooperazione significa, pertanto, anche studiare la società locale, la storia del suo
sviluppo economico e la geografia delle sue attività economicoproduttive: la cooperazione nasce e vive in una stretta integrazione con il contesto locale, di cui interpreta i bisogni e a cui fornisce
risposte in chiave di auto-produzione e di collaborazione tra forze
sociali, istituzioni locali e attori economici.
Lavorare sulla cooperazione significa anche ragionare sui modelli
organizzativi, sui processi decisionali e sulle forme della partecipazione dei lavoratori nell’impresa. Anche da questo punto di vista
la cooperazione introduce alla scoperta di una pluralità di modelli
di organizzazione e di forme di gestione delle risorse umane e
delle relazioni di lavoro nell’impresa. Una struttura aziendale
autenticamente cooperativa implica infatti una gestione interna
insieme più flessibile e più complessa, più partecipata e più
responsabilizzante. Come mostrano gli studi sui processi di transazione, il coordinamento tra soggetti economici, basato sullo
scambio di mercato oppure sulla gerarchia organizzativa, non
risolve pienamente i problemi dell’alimentazione di un clima di
fiducia e di collaborazione all’interno delle aziende. Già alcuni
anni fa Williamson si era posto il problema del ‘coinvolgimento
etico-morale’ e non meramente ‘egoistico’ nell’ambito delle organizzazioni economiche: un aspetto trascurato dal modello economico classico, in cui si ipotizza che gli individui guardino alle transazioni in modo strettamente neutrale e strumentale. La ricerca di
un’atmosfera lavorativa soddisfacente e di gratificazioni diverse da
quelle pecuniarie in questa prospettiva vengono chiamate in
causa proprio per spiegare il funzionamento di organizzazioni
non rispondenti alle normali regole del mercato, ma anche per
suggerire alle stesse imprese capitalistiche di ripensare il proprio
funzionamento interno in modo da costruire relazioni più fluide e
costruttive. Da questo punto di vista Ouchi, noto studioso nippoamericano, ha esplorato le caratteristiche di modelli organizzativi
diversi da quelli classici, ponendo l’accento su aspetti come la
fiducia reciproca, i rapporti informali ed il senso di solidarietà, che
egli ritrova in modo precipuo nel ‘clan’, forma organizzativa tipica
dell’impresa giapponese.
A
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Ancora più esplicita è l’attenzione ad esperienze di tipo cooperativistico in Butler, che introduce il concetto di ‘collettivo’ come
modello organizzativo alternativo in cui ‘gli scambi sono mediati
da rapporti affettivi, da coerenza di idee e da comunanza di
scopi, non ottenibili col mercato o con la gerarchia’ (R.Butler,
1985, p.318). In questo modello (Butler lo esemplifica facendo
più volte riferimento alle ‘comuni’) vengono, inoltre, enfatizzati il
mutuo adattamento, la fiducia reciproca, l’impegno personale,
l’appartenenza a tempo indefinito in qualità di ‘membro’: tutti
requisiti che lo pongono in contrapposizione al ‘mercato’.
Perciò il collettivo non è affatto una struttura semplice, ma un’organizzazione complessa e sofisticata. In un ideale ‘continuum’, lo
scambio di mercato (esemplificato dai contratti di compra-vendita) rappresenta la situazione di minore complessità, che non
richiede un particolare coinvolgimento né un’elevata fiducia reciproca tra le parti; la ‘gerarchia’ di tipo burocratico rappresenta il
tipo intermedio, mentre il ‘collettivo’ rappresenta il livello più alto
di complessità dei rapporti e delle transazioni interne.
Infatti, occorre, in organizzazioni di questo tipo, una particolare
attenzione nell’ammettere solo i membri ‘desiderabili’ o compatibili; una grande cura della collaborazione per diffondere e mantenere i valori comuni; un’intensa comunicazione interna, con riferimento soprattutto agli scopi dell’agire comune. In sintesi, per
Butler, una struttura di tipo comunitario è la più collaborativa e
comunicativa delle organizzazioni.
Lo studioso americano identifica, inoltre, tre fattori di crisi del ‘collettivo’: il primo è rappresentato da un sovraccarico di informazioni da gestire e da far circolare all’interno dell’organizzazione, a cui
si può rimediare riducendo le dimensioni del gruppo o creando
una semplice funzione gerarchica; il secondo deriva da un ‘collasso nella fiducia’, che intacca la dimensione vitale della collaborazione, quando ad esempio si crea un’oligarchia o un’appropriazione individuale di risorse collettive; il terzo è dato dalle diseconomie esterne, come la difficoltà di reclutare nuovi membri.
È interessante notare che questo tipo di analisi ha riscosso un
notevole interesse non solo nell’ambito degli studi organizzativi,
ma anche del management, della consulenza e della formazione
aziendale. Consenso, collaborazione, appartenenza, partecipazione attiva, condivisione degli obiettivi e della ‘cultura’ sono da
qualche anno termini molto in voga nel lessico dei dirigenti d’impresa (cfr. Ambrosini, 1989).
Nell’economia di questa ricerca interessa, però, soprattutto identificare le peculiarità organizzative delle imprese cooperative, le
competenze e attitudini che esse richiedono e gli insegnamenti
che ne derivano in termini più generali di cultura del lavoro.
Senza sovrabbondare in riferimenti bibliografici si possono raccogliere le seguenti indicazioni:
A
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→ si tratta di strutture che richiedono un alto grado di motivazione personale agli operatori e collaboratori;
→ enfatizzano la condivisione di valori e di obiettivi;
→ comportano una forte collaborazione reciproca, che non può
essere prodotta soltanto attraverso rapporti gerarchici di tipo
tradizionale;
→ nascono da laboriosi processi di gestazione, non potendo essere
create con i meccanismi tipici delle normali imprese private, e
presentano notevoli problemi di mantenimento del ‘clima’
organizzativo efficace.
Se poi l’attività didattica saprà spingersi, come auspichiamo vivamente, oltre il livello della conoscenza e della ricerca per inoltrarsi
sul terreno della proposta di esperienze di agire cooperativo,
un’interessante gamma di obiettivi educativi potrà essere messa a
fuoco.
Cooperare significa infatti, anzitutto, fare l’esperienza della collaborazione, del lavoro di gruppo, della valorizzazione di abilità e
competenze diverse, del confronto con punti di vista e attitudini
differenti. Un insieme di meta-competenze, per riprendere il termine precedentemente introdotto, che appaiono sempre più
necessarie in organizzazioni lavorative destinate ad affrontare problemi complessi e sempre nuovi, anche al di là della specifica
forma dell’impresa cooperativa in senso proprio. È quasi un luogo
comune, discutendo di professionalità, enfatizzare la dimensione
del saper essere, accanto al sapere teorico e al saper fare concreto; ed elementi essenziali del ‘saper essere’, oggi vagliati con
attenzione in tutte le organizzazioni complesse, sono proprio la
capacità di entrare in relazione, di collaborare con altri, di intraprendere progetti e attività, di condurli a buon fine con responsabilità e autonomia. Si può, quindi, sostenere con qualche ragione
che la cooperazione, lungi dal rappresentare una forma minore e
debole di attività economica in varia misura “assistita”, può assumere un cospicuo valore dimostrativo per un’efficace formazione
al lavoro: essa richiede infatti in modo più marcato ed evidente
una serie di attitudini e capacità che si rivelano utili per le organizzazioni produttive complesse e dinamiche.
Nello stesso tempo, sul versante della cultura giovanile, si può
osservare un certo grado di ambivalenza rispetto a questo insieme
di atteggiamenti: il piacere di lavorare in gruppo e la disponibilità
ad impegnarsi in attività associative, di volontariato, o comunque
serie e strutturate anche quando riguardano la musica, lo sport,
gli hobbies, gli interessi culturali, coesistono con l’affermazione
esasperata della soggettività, l’individualismo delle aspirazioni e
dei progetti, l’instabilità delle aggregazioni e delle forme di impegno. È, quindi, più che mai necessario riscoprire nella scuola e nel
lavoro educativo possibilità nuove di educare alla capacità di lavorare insieme con continuità per uno scopo.
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Di conseguenza, rispetto ad altre possibilità di lavoro di gruppo,
l’educazione alla cooperazione può aiutare a sviluppare un’altra
fondamentale attitudine: quella progettuale. Cooperare significa,
allora, esplorare il territorio, individuarne i bisogni insoddisfatti,
fissare degli obiettivi, commisurare i mezzi ai fini, reperire le risorse necessarie, organizzare e suddividere il lavoro, attribuire e
assumere delle responsabilità, valutare i risultati ottenuti, confrontarsi sulle manchevolezze e i limiti dell’attività svolta, individuare ipotesi di miglioramento, ragionare su come suddividere
gli eventuali benefici.
Infine, sviluppare nell’ambito scolastico percorsi didattici orientati
alla cooperazione può contribuire ad educare alla solidarietà in
modo non retorico, non sentimentale e non occasionale. Sono
evidenti le stanchezze ed i limiti delle vecchie impostazioni solidaristiche, così come le ambivalenze della cultura giovanile su
questo terreno. Disponibilità all’impegno concreto e attenzione
alle grandi tragedie del mondo si intrecciano con forme diffuse di
violenza, di razzismo e soprattutto di indifferenza e di rifiuto per
molte formule tradizionali di solidarietà. Guidare alla scoperta
della cooperazione, e in questo caso soprattutto alla cooperazione di solidarietà, significa non soltanto saper leggere le povertà e
decifrare i volti (spesso nascosti) del disagio sociale, ma anche
coniugare desiderio di sovvenire e razionalità, compassione e
intraprendenza, attenzione al bisogno e spirito di iniziativa. La
cooperazione come imprenditorialità sociale è insieme una sfida e
una delle forme innovative della solidarietà in una società che
giustamente richiede efficienza anche nel campo delle politiche
sociali.
A
2. Educazione e cooperazione, alcuni cenni storici
In realtà, una breve considerazione delle esperienze realizzate nel
corso degli ultimi due secoli ci rivela come le cooperative scolastiche e l’educazione alla, ed attraverso la, cooperazione si siano di
sovente fuse fra di loro all’interno di molteplici progetti di lavoro.
Troviamo così esperienze di cooperazione quali forme di mutuo
insegnamento fra allievi (a part i re dalle scuole lancasteriane,
importate anche in Italia nel primo ‘800), piuttosto che il ricorso
all’azione cooperativa per la diffusione dell’istruzione popolare
(quale ad esempio la Società per la diffusione dell’istruzione popolare creata nel corso della prima metà dell’800 dallo Schulze-Delitzsch, in Germania); oppure la costituzione di cooperative per l’autoproduzione di materiali didattici, progressivamente divenute vere
e proprie ‘scuole città’ in grado di autogestirsi nella produzione,
consumo, amministrazione dei fondi e autogoverno comunitario.
È questa l’esperienza avviata in Francia da B. Profit nel primo
‘900, e poi in parte ripresa anche in Italia da Codignola, con
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scuola-città). E si giunge alla delineazione di metodi cooperativi di
apprendimento attivo, attraverso la realizzazione della tipografia
scolastica, proposta in Francia da C. Freinet ed importata in Italia,
secondo una propria originalità, da quella Cooperativa della Tipografia Scuola (1951) che poi evolverà nel Movimento di Cooperazione Educativa-MCE. Altra esperienza è il ricorso al lavoro in
comune come modalità educativa (la Arbeitschule del Kerschensteiner, 1912); mentre altri procederanno alla delineazione del lavoro
libero per gruppi in quanto modalità di apprendimento attraverso
la socializzazione e la cooperazione (Cousinet, 1920). Né vi è
estraneo lo stesso movimento cooperativo che darà vita a scuole
cooperative al fine di preparare propri dirigenti e quadri o ad istituti cooperativistici impegnati nella ricerca e nello studio oltre che
nella formazione; ad esempio il Cooperative College inglese fondato nel 1919 vicino a Manchester o la Università F.Saverio nella
Nuova Scozia.
3. Le tappe di un percorso educativo
Abbiamo così delineato alcune tappe di un complesso itinerario
utile per l’esercizio della riflessione pedagogica attorno al binomio
educazione e cooperazione. Vi ritroviamo l’attenzione alla educazione della persona nella sua globalità, attraverso il ricorso alla
cooperazione come strumento e come meta dell’attività formativa;
l’esigenza di una attiva formazione civico-politica, mirante al perseguimento del bene comune quale finalità ultima della convivenza; la formazione volta all’acquisizione di capacità imprenditoriali
in ambito socio-economico al fine di perseguire finalità di produzione, consumo, credito ed assistenza.
Ad esse corrisponderanno, all’interno del progetto educativo scolastico, altrettanti capitoli, rispettivamente attinenti:
→ alla formazione della persona in quanto tale, in quanto oggetto
di attenzione interdisciplinare da parte di tutto il corpo docente;
→ alla formazione civico politica ed economico giuridica, in quanto specifico interesse da parte di singoli ambiti disciplinari;
→ alla realizzazione di esperienze dirette di cooperazione all’interno della scuola attraverso la delineazione di progetti formativi
ad hoc.
Una tale delineazione di ambiti risulta importante oggi, soprattutto nel momento in cui la concessione dell’autonomia produce la
richiesta di una specifica progettualità educativa da parte di ogni
singolo istituto, stimolandone l’apertura alla più vasta interazione
con una comunità locale che ne diviene il naturale referente in
quanto diretto ‘utilizzatore’ del servizio scolastico. L’idea della
‘cooperazione’ viene, quindi, a proporsi come uno dei possibili
cardini di una nuova modalità di relazioni fra scuola e territorio,
laddove da quest’ultimo emergono esigenze di stretta collabora-
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zione con le proprie scuole al fine di guidare l’evoluzione culturale e professionale locale. E dalla scuola prima sarà sempre più
colta come strategica la possibilità di contare sulla comunità locale come risorsa per la propria attività formativa oltre che sostegno, anche in termini economico finanziari, per realizzare esiti
formativi di qualità che sappiano ‘stare sul mercato’.
4. Alcune ipotesi su educazione alla cooperazione
“Quando ci riferiamo al sistema cooperativo alludiamo ad una
trama logica, ad una struttura di verità, di idee, di aspetti interrelati con un fondamento unitario, che emergono da una interpretazione o visione peculiare della realtà socio economica in cui
siamo inseriti”1.
Dunque l’educazione cooperativa non appare frutto unicamente
di una, pur attenta e completa, opera di informazione ed istruzione, quanto sembra interrelarsi con una vera e propria concezione
antropologica che pone l’uomo quale valore centrale e fine del
processo, in quanto “soggetto integrato dai differenti aspetti che
compongono la sua personalità”2. Alla base di tale impostazione
vi è una concezione relazionale e dialogica dello sviluppo di una
personalità che vede il suo fine ultimo, al di là di ogni individualismo, nella realizzazione della comunità. Si costituisce, così, un
criterio interpretativo in grado di ‘dare un senso’ particolare ai
concetti di imprenditorialità, di impresa e di lavoro che vi assumono una differente accezione in quanto strumenti indispensabili
al fine di partecipare, in modo fiducioso e collaborativo, alla realizzazione del bene comune.
Possiamo dunque ipotizzare alcuni livelli di azione per un processo di educazione alla cooperazione, che andranno, quindi, ulteriormente modulati alla luce dell’età evolutiva degli studenti e
delle tipologie scolastiche in cui verranno realizzati:
a. l’attenzione alla crescita globale della persona, puntando
soprattutto sulla formazione di quadri valoriali connotati dalla
apertura fiduciosa agli altri nella collaborazione e nella mutualità, al contempo mirando alla formazione della volontà, perché alla accettazione dei valori possano fare seguito scelte
consapevoli e coerenti;
b. la formazione di “abiti” comportamentali fondati sulla collaborazione e sul dialogo, in cui gli aspetti di competizione possano venire pur sempre ricompresi all’interno di una logica di
miglioramento della propria perf o rmance in funzione del
bene comune e non certo di prevaricazione aggressiva degli
altri;
c. l’attenzione a come i giovani maturano l’immagine di sé
rispetto alla futura occupazione: tale immagine si sostanzia di
conoscenze, di motivazioni personali alla ricerca di un deter-
A
1 J.A. Perez, El concepto de
educacion cooperativa, in
Revista de la cooperacion,
(X XX VI) , n. 2 01 /1 98 1,
p.51, nostra traduzione.
2 Ivi, p.52.
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minato esito lavorativo, di una progressiva socializzazione al
mondo adulto e del lavoro. L’impostazione cooperativa può a
questi livelli far nascere e crescere una visione del mondo lavorativo quale luogo di realizzazione personale, assieme agli altri,
al fine di collaborare al delinearsi di una società migliore per
tutti;
d. la proposta di esperienze di cooperazione che, pur coinvolgendo gli studenti ed i docenti, possano aprirsi alla comunità locale facendovi maturare il senso della cooperazione per la realizzazione del bene comune e, viceversa, chiedendo alle imprese
del territorio la possibilità di progettare insieme esperienze di
alternanza scuola/lavoro che possano recare in sé i principi
della cooperazione.
Tali ‘livelli’ di esperienza costituiscono altrettanti momenti di una
globale attenzione educativa che però non sembra potersi esaurire unicamente nella proposta di uno solo fra di essi. Potremmo
così delineare una sorta di circolarità, percorribile in entrambi i
sensi, ma comunque esauriente la nostra attenzione educativa
unicamente nella sua totalità, sì che comunque si entri nel percorso e se ne debbano percorrere tutte le tappe al fine di ottenerne
un esito educativamente rilevante.
A
Vediamo ora di delineare brevemente il significato che possono
assumere i passaggi testè delineati all’interno della complessiva
‘educazione alla cooperazione’.
a) Educazione morale ed educazione cooperativa
Aspetto centrale per ogni intervento formativo nei confronti della
persona, la dimensione morale sembra assumere un significato
fondativo anche rispetto al nostro tema in quanto la cooperazione mira a dare vita ad un “movimento di uomini che attribuisco-
32
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Pagina 33
no al lavoro associato un preciso significato politico-ideale”3. Si
fa, quindi, riferimento esplicito ad un assieme di comportamenti
che si qualificano proprio in quanto frutto di scelte valoriali e di
atti di volontà che ‘decidono’ di ‘fare essere’ quella particolare
modalità associativa-imprenditoriale al fine di contribuire alla realizzazione del bene comune.
L’educazione alla cooperazione si deve radicare all’interno di una
specifica attenzione alla maturazione del giudizio morale in età
evolutiva, sì da porre in grado l’adolescente di sviluppare un proprio quadro valoriale organico e coeso, procedendo da una
mappa di valori che potremmo così esemplificare
SOLIDARIETÀ, TOLLERANZA, ACCOGLIENZA,
DIALOGO, GIUSTIZIA
(in quanto valori comuni alla cultura contemporanea)
SALUTE, AFFETTIVITÁ, OBLATIVITÁ,
LEALTÁ, RESPONSABILITÁ
(in quanto valori legati alla dimensione personale)
COERENZA, PERSEVERANZA, CORAGGIO,
IMPEGNO, SPERANZA NELLA VITA, OTTIMISMO
(in quanto valori comuni all’indirizzo della decisione morale)
A
Quale momento unificante di tale sistema valoriale potrebbe
venire evidenziata la GENEROSITÁ, intesa quale capacità di autotrascendersi nei propri interessi e bisogni immediati, di superare
se stessi nella tensione al bene comune. Al di là della pura ricerca
della GIUSTIZIA sociale essa si costituisce come fondamento da
cui la persona può procedere verso esiti di autentico superamento di sé alla ricerca della solidale cooperazione con gli altri.
Anche se la nostra scuola non ha mai dedicato un particolare
interesse a tale educazione, soprattutto oggi appare evidente
come questa rivesta una particolare importanza per la maturazione dell’adolescente verso una identità adulta equilibrata. Secondo il Kohlberg esiste una diretta relazione fra maturazione cognitiva e morale, cosicché attorno all’età di 14-16 anni ci si colloca
nei confronti dei valori in una dimensione ‘convenzionale’: vale a
dire si tende ad esprimere giudizi in relazione a modalità comportamentali giudicate ‘buone e giuste’ in quanto gradite agli
altri (orientamento alla ricerca della concordia interpersonale:
fare il bravo) e quindi socialmente approvate; e la disponibilità a
fare il proprio dovere in quanto frutto del rispetto per l’autorità e
per l’ordine sociale (orientamento alla legge ed all’ordine)4. Né ci
si deve lasciare trarre in inganno dagli atteggiamenti, spesso
oppositivi, che gli adolescenti pongono in essere rispetto ai comportamenti degli ‘adulti’, in quanto il loro giudizio ricorre comun-
3
L. Del Bianco, L’ i m p re s a
cooperativa e la sua cultura,
in Scuola e professione (IX),
n. 1/1981, p.33.
4
Cfr. A. Manenti, C. Brescian i, Psicol ogi a e svi lupp o
morale della persona, EDB,
Bologna, 1993.
33
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Pagina 34
que a tali parametri di riferimento.
Il fatto che tale modalità di giudizio si trovi in diretta relazione
con la maturazione del pensiero ci lascia presupporre che il suo
evolversi verso esiti logico formali astratti, tipici dell’adolescenza,
lo aprirà alla possibilità di giungere a cogliere il carattere astratto
e convenzionale della norma: essendo in grado, dapprima, di
individuarne il carattere contrattualistico (norma come frutto di
un ‘contratto sociale’) e, in seguito, potendo venire orientato a
comprendere come il giusto ed il buono siano legati alla decisione della propria coscienza in accordo con i principi etici liberamente scelti e posti a fondamento della propria vita. Ciò, però,
non avviene in modo automatico, bensì ci si presenta unicamente come ‘possibilità di attuazione’ che richiede una specifica
attenzione formativa. Mentre non ci sfugge come si rischi di
rimanere unicamente ad un livello di pura ricerca intellettuale, se
non si propongono delle esperienze utili a stimolare la diretta
traduzione di ciò che viene maturato a livello di giudizio in scelte
di vita.
Due, quindi, le modalità privilegiate per una formazione morale
degli adolescenti: il dialogo ed il confronto fra differenti forme di
giudizio e, soprattutto, il costante confronto con livelli di giudizio
di ordine più elevato in quanto legate, nell’adulto (docente, genitore, ‘esperto’ presente a qualsiasi titolo nella scuola...) a precise
scelte di vita secondo un orientamento verso principi etici universali.
Appare quindi indispensabile ai fini di una matura educazione ai
valori della cooperazione che, accanto alla articolazione di una
capacità di giudizio adeguata al livello di maturazione del soggetto, non si rinunci a proporre all’adolescente il confronto diretto
con chi ha maturato scelte di vita fondate su precisi quadri valoriali, sì da stimolare, nel confronto, una personale maturazione in
ciascuno studente.
Si aprirà, così, progressivamente la strada verso la prospettiva di
una progettualità esistenziale fondata sulla articolazione di sistemi individuali di valori (personali, sociali, etici, religiosi..), ricercati e condivisi quali potenti poli di riaggregazione della sua personalità.
Ed è l’adolescenza a costituirsi come momento importante anche
ai fini della formazione ai valori dal punto di vista della cooperazione, nel suo essere tempo di ‘passaggio’ in cui vengono posti in
crisi i sistemi di valori ereditati dall’infanzia, mentre si determina
una naturale apertura verso la ricerca di nuove ipotesi valoriali più
adeguate.
Vi si intrecciano, così, bisogni di acquisire strumenti di elaborazione, oltre che di analisi, con l’esigenza di operare confronti
interpersonali al fine individuare i valori necessari per produrre
un personale progetto di vita.
A
34
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b) Una modalità di impostare le relazioni e di concepire la didattica
Un secondo livello di progettualità educativa va intravisto nella
esigenza, presente sempre nell’uomo e assai acuta nell’adolescente, di poter svolgere esperienze di apprendimento all’interno
di un ambiente complessivamente accogliente e motivante.
Ancora una volta la pura proposta di attività, di per sé, non appare sufficiente se non vi si associano modalità didattiche volte alla
cooperazione oltre a forme attive di ‘incoraggiamento’ degli studenti affinché possano giungere a rimuovere quelle situazioni psicologiche e relazionali che di fatto producono un ostacolo o una
distorsione negli stessi processi di apprendimento. Introduciamo
così un ulteriore tema di riflessione legato alle modalità ed all’
‘ambiente’ di apprendimento.
Notiamo, dapprima, come più che le strutture fisiche (stato dei
locali, attrezzature più o meno efficienti ecc.) sia l’ambito relazionale a svolgere in massima parte una funzione di stimolo o di inibizione alla libera e produttiva partecipazione degli studenti e
quindi a contribuire alla loro crescita personale. Si tratta di saper
ricorrere ad un assieme di ‘sensibilità’ personali e di tecniche relazionali volte a far cogliere all’adolescente come l’esperienza “di
godere di uno stato di benessere e di scoprire e costruire progressivamente la propria identità è connessa, in larga misura, alla
possibilità di vivere in un clima interattivo che appaghi i bisogni
personali di appartenenza, di stima e di socialità”5; in quanto “il
comportamento sociale é connesso alla capacità dell’Io di orientarsi sulla base della realtà interna ed esterna, di controllare le
proprie esperienze, di tollerare la frustrazione, di modificare o
posporre la soddisfazione per prevenire contrasti con l’ambiente
circostante”. Si tratta, da parte dei docenti, di porre una specifica
attenzione all’evolversi della personalità sociale dell’allievo “come
una totalità interdipendente di variabili cognitive, emozionali e
comportamentali, che permette loro di interagire secondo le
qualità processuali del contatto socio-affettivo e socio-operativo”,
cui si deve aggiungere la maturazione di competenze relazionali
(ad es. il bisogno di riconoscimento legato all’autostima) che ne
consentono l’espressione6.
A
È importante sottolineare la stretta interazione che sembra legare
la riuscita degli studenti nelle situazioni sociali e di rendimento
con le modalità relazionali con cui gli adulti si rapportano loro sia
attraverso l’organizzazione della situazione di apprendimento, sia
nella disponibilità a valorizzare la dimensione relazionale interpersonale e fra docente e gruppo-classe.
In sostanza, al docente si richiede di assumere un atteggiamento
di incoraggiamento che si esplichi nell’attivazione negli studenti
di motivazioni interiori all’apprendimento, valorizzando le loro
5 H . Franta, A.R. C o l a s a n t i ,
L’arte dell’incoraggiamento, la nuova Italia Scientifica, Firenze, 1993, p. 12.
6 Ivi, p. 13, passim.
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risorse personali; sottolineandone costantemente gli elementi di
positività, gli sforzi intrapresi ed i risultati ottenuti piuttosto che le
difficoltà incontrate o i fallimenti, sì da sdrammatizzare le situazioni negative. Si induce, così, una diretta responsabilizzazione degli
allievi rispetto ai propri processi relazionali e di apprendimento,
secondo una finalità di progressiva attribuzione a loro della diretta
responsabilità dei propri processi cognitivi, oltre che delle scelte
comportamentali. Rispetto a ciò il docente si presenta spesso
come un adulto autoritativo in quanto si sforza di esplicitare con il
suo comportamento una analoga responsabilità, oltre che un riferimento sicuro ai fini di valutare i risultati raggiunti a livello individuale e di gruppo.
Naturale supporto a tale scelta di valorizzazione dell’incoraggiamento personale, la stessa impostazione dell’attività scolastica
tenderà a svilupparsi attorno all’idea base della cooperazione.
Apriamo così, seppure brevemente, una parentesi attorno alla diffusa tendenza a favorire la competizione anche nell’ambito della
formazione. Radicata all’interno della concezione, fondamentalmente darwinista, della selezione naturale come unica vera molla
del progresso, essa cozza, come sottolinea L.Owens, con la considerazione che “la cooperazione costituisce una caratteristica tipica dell’uomo”7; mentre secondo altri studiosi è possibile sostenere
come cooperazione e competizione costituiscano due modalità di
affrontare la realtà del tutto indipendenti fra di loro.
A questo livello, ‘educazione’ e ‘cooperazione’ vengono ad intrecciarsi dando vita a molteplici modalità di strutturazione dei processi di apprendimento/insegnamento. La ‘cooperazione’ può
esprimersi all’interno della stessa definizione della struttura degli
obiettivi della formazione, informandone di sé la natura, le modalità di verifica del loro raggiungimento, i livelli delle interazioni
attese dagli studenti, le forme di interdipendenza che vengono a
determinarsi fra i diversi partecipanti alle esperienze in relazione al
raggiungimento del comportamento finale8. Ma può proporsi,
altresì, come abbiamo già indicato, come un tratto tipico della
personalità del singolo adolescente, che tende ad esprimersi
all’interno dei suoi comportamenti osservabili.
Dunque, possiamo proporre una prima possibile concretizzazione
di queste riflessioni laddove rileviamo come ad un atteggiamento
volto ad incoraggiare gli adolescenti nella libera espressione di sé
possa accompagnarsi una attenta osservazione dei comportamenti in atto all’interno del gruppo classe (sia in situazione ‘formale’,
di insegnamento; sia all’interno dei momenti ‘extradidattici’ quali
i tempi vuoti nel corso delle lezioni, le assemblee, i momenti di
ricreazione, la fruizione dei pasti ecc..) sì da porre in grado i
docenti di coglierne i livelli di maturazione di ‘abiti’ di mutualità e
collaborazione. Tutto questo non costituisce ancora una esplicita
forma di educazione alla cooperazione, bensì permette di rilevare
7 L . Ow ens, Cooperation in
the classroom, in T. Husen,
N. Postlethwaite, The interna tio nal En cy cl oped i a of
Education, Pergamon Press,
1991, p. 1003.
8 “Una struttura cooperativa di
un obiettivo esiste quando gli
studenti percepiscono che
possono raggiungere quell’obiettivo se, e solo se, gli altri
studenti con cui essi sono
A
uniti possono raggiungere i
loro obiettivi”, in Iva, p. 1004.
“ S e m p re più spesso viene
riconosciuta alla cooperazione un’ulteriore missione
di interesse generale, in ter mini di potenziale ‘collante’
de l t ess u to so ci ale e di
quello economico in quanto strumento di educazione
alla collaborazione rispetto
alla competizione e di valorizzazione delle interdipendenze tra le persone”, W.
Williams, P romozione e qua lità della cooperazione, quale
i tin e ra r io t ra pro blem i e
o p p o rt u n i t à?, i n Co op.
Claps - Pordenone, Studio
per la realizzazione di uno
spettacolo teatrale sul tema
della coope razione, Confc oop e rativ e
Cen sco op ,
dicembre 1993, p. 16.
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la situazione ‘iniziale’ del gruppo, costituendo il punto di avvio
per ulteriori interventi volti ad impostare in termini cooperativi la
stessa programmazione didattica attuata dal consiglio di classe.
c) Adolescenti e lavoro
Compiamo ora un ulteriore passo nel nostro itinerario di esplorazione della ‘possibilità’ di educazione alla cooperazione all’interno di una attenzione specifica alla formazione generale della persona.
“La spiegazione del comportamento di una cooperativa richiede
di fare riferimento al concetto di ‘imprenditore collettivo’ (quale
espressione democratica delle volontà degli associati), alle strutture ed ai metodi dell’autogestione, al patrimonio culturale degli
ideali cooperativi, al ruolo del socio-lavoratore”9. In questa affermazione viene esplicitata una particolare concezione del ‘lavoro’
inteso nella sua accezione più ampia di contributo della persona
al complessivo buon funzionamento dell’impresa e non unicamente nei termini di erogazione di forza lavoro.
Abbiamo in precedenza notato come, soprattutto nell’adolescenza, emerga con particolare interesse il tema dell’inserimento nella
vita attiva. Il lavoro vi si presenta sia come momento decisivo al
fine di sancire l’indipendenza personale, tipica dell’adulto, sia
come un potente strumento utile al definirsi di quella identità
adulta cui l’adolescente tende naturalmente, proponendogli il
confronto con un ambiente particolare, organizzato secondo
regole e tempi propri.
Quella particolare attività umana che definiamo ‘lavoro’, in termini formativi ci si presenta in grado di coinvolgere la globalità
della persona in un processo che si apre con l’ideazione, la progettazione di un ‘bene’ (sia esso un prodotto materiale o immateriale), passa per la realizzazione e la valutazione del prodotto, e
lo studio delle conseguenze che la sua realizzazione produce nell’ambito sociale ed ambientale. Vi troviamo coinvolti l’intelletto,
la ragione, il giudizio morale, la volontà, la responsabilità personale, la capacità autoorganizzativa ecc.. Né si deve pensare ad
una lettura di tale attività umana unicamente in termini artigianali, poiché qualsiasi attività lavorativa richiede comunque la piena
consapevolezza della totalità del processo all’interno di una
dimensione imprenditoriale, anche se poi il singolo soggetto si
trova ad operare in quel momento unicamente all’interno di un
segmento del tutto. Attorno al lavoro così come lo abbiamo ora
delineato si viene a creare quindi un assieme di relazioni, rapporti, atteggiamenti, ideologie, sistemi simbolici … in grado di coinvolgere in modo articolato e complesso, portando ciascuno, al di
là della pura ‘produzione’ o del controllo dei processi, a ricercarvi
la propria piena autoespressione, a sentirvisi valorizzato per il
proprio specifico apporto individuale.
A
9 L. Del Bianco, op. cit., p.34.
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Si tratta, dunque, di una concezione del lavoro non riducibile alla
mera attività, qualunque essa sia, e quindi alla ricerca di corrispettivi monetari in cambio di una anonima prestazione, bensì in
grado di esprimere dal proprio punto di vista una forma di coinvolgimento diretto e globale della persona nella sua totalità, sottolineandone soprattutto le capacità di autoorg a n i z z a z i o n e
responsabile e cooperativa nella ricerca di una effettiva solidarietà
sociale10. Esso richiede, così, un duplice livello di attenzione nell’ambito sia della formazione generale, poiché tutti gli adolescenti
richiedono una simile educazione al lavoro, sia di quella specifica,
poiché ciascuno sceglie delle modalità formative tecnico professionali differenti al fine di poter esplicare la propria azione lavorativa.
In realtà, si tratta di un’attenzione educativa che deve procedere
di pari passo con l’età evolutiva del soggetto (dalla scuola primaria sino all’università), interessando sia la sfera cognitiva, come
quella motivazionale, morale, emotiva...; venendosi a collocare
all’interno di quel processo che si definisce nei termini di ‘socializzazione secondaria’ in quanto volta ad un inserimento stabile
all’interno della società adulta.
Pur limitando il nostro interesse ad alcuni cenni generali11, rileviamo dapprima che l’interesse dell’educazione al lavoro debba procedere attraverso la valorizzazione della dimensione cognitiva.
Lavorare significa possedere alfabeti, strumenti cognitivi, strutture
di pensiero e logiche operative indispensabili al fine di essere in
grado di affrontare situazioni complesse e nuove. Al lavoratore
viene, oggi, richiesto di procedere al controllo di processi e di
prodotti, di corrispondere ad esigenze di flessibilità, di responsabile autonomia decisionale e discrezionalità organizzativa, di
saper reperire le informazioni necessarie alla propria attività, oltre
che di essere in grado di interloquire all’interno di complesse reti
informative e decisionali. A ciò si aggiunga l’indispensabile conoscenza delle modalità organizzative e strutturali del mondo del
lavoro e dell’assieme di relazioni, sistemi simbolici e culturali, che
vengono a costruirsi attorno al mondo del lavoro, al fine di potersi collocare proficuamente in esso: ad esempio, sul piano della
conoscenza, valutazione ed intervento sulle scelte aziendali in
merito alla organizzazione del lavoro; oppure della capacità di
operare all’interno di una realtà cooperativa e della partecipazione diffusa alla gestione aziendale attraverso le strutture dell’autogestione”12
Ma non basta conoscere per saper lavorare. Chi lavora, prima di
tutto ‘vuole’ lavorare, opera una scelta sulla base della sua comprensione soggettiva del lavoro. Una comprensione che non può
prescindere dall’ambiente da cui egli proviene, dalla interpretazione culturale del lavoro che in esso gli viene mediata. Anche
nella scuola, in quanto legata ad una specifica comunità locale,
10 “Una solidarietà ‘forte’ in
t e rmi ni di c res ci ta de l
A
n u m e ro di coloro che, in
quanto protagonisti, produttori ed imprenditori di
se stessi, sono più attrezzati
culturalmente e professionalmente e quindi in grado
di (…) essere più autonomi
e più liberi”, W. Wi l l i a m s ,
P romozione e qualità della
cooperazione, quale itinerario tra problemi e opportunità? in Studio per la realizzazione di uno spettacolo
teatrale sul tema della cooperazione, Confcooperative
- Censcoop, Coop. Claps
Pordenone, 1993, p. 15.
11 Per un approfondimento di
questi temi, rimandiamo a
G. Bocca, Pedagogia e lavoro, Angeli, Milano, 1992.
12 L. Del Bianco, cit., p.33.
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circolano idee, credenze, precomprensioni, immagini del lavoro
che possono favorire negli adolescenti la maturazione di motivazioni positive oppure preparare l’emergere di subculture giovanili
di autoemarginazione e di rifiuto del lavoro. Spesso sono proprio
gli educatori i primi a non accorgersi di quanto avviene sotto i
loro occhi, o inconsapevolmente loro tramite. Sarà, dunque, indi spensabile procedere ad una accurata indagine circa le modalità
‘culturali’ di mediazione del valore del lavoro da parte della
comunità locale, eventualmente predisponendo un progetto di
lavoro volto a rendere compartecipe la comunità locale di una
responsabilità formativa che le attiene in prima persona.
Vi è poi un terzo livello di interesse educativo. Ogni soggetto in
età evolutiva matura una immagine del futuro sé adulto che coinvolge anche l’ambito lavorativo. Il problema formativo sarà quindi costituito dalla necessità di intervenire affinché maturi una
immagine di sé che sia congruente con la realtà e possa supportare un graduale e sicuro passaggio dalla fantasia all’inserimento
reale nella vita attiva. Si tratta di fare emergere tali immagini
negli adolescenti e farle maturare attraverso un attento confronto
con la realtà. Il biennio 14-16 anni costituirà, quindi, momento
particolarmente adatto al confronto diretto con la realtà degli
adulti impegnati nella vita attiva, di confronto con i possibili reali
sbocchi occupazionali, di graduale approccio al lavoro (utilissime
saranno qui le esperienze di dialogo con testimoni privilegiati,
visite guidate, stages osservativi...). Negli anni successivi, poi, la
scelta di indirizzo tecnico o professionale operata dallo studente
richiederà di venire ‘provata’ nella realtà e confrontata con quello
che realmente è in grado di fare con gli adulti (è il momento
degli stages di affiancamento ai lavoratori, se non anche di diretta partecipazione ai processi produttivi e quindi alla ‘vita’ dell’impresa).
A
La dimensione cooperativa nella formazione alla vita attiva
Quasi a sintesi di quanto sin qui rilevato, riportiamo uno schema
che racchiude l’assieme di conoscenze e competenze di base
richieste oggi a chi passa dalla formazione alla vita attiva e di
lavoro. Elaborate nel quadro dei progetti pilota per la transizione
dalla formazione alla vita attiva promossi dalla CEE, tali competenze e conoscenze dovrebbero collocarsi fra gli obiettivi della
formazione generale validi per ogni tipo di scuola, indipendentemente dall’indirizzo di studi seguito. Notiamo come vi si ritrovano elementi afferenti alla conoscenza di sé, alla fiducia personale,
allo spirito di iniziativa, alla capacità di cooperare con gli altri che
fanno diretto riferimento alle nostre riflessioni, mentre all’interno
della comprensione e conoscenza della società e del ruolo che vi
assume l’individuo potrebbe venire collocata la dimensione
morale in quanto sostrato essenziale alla maturazione di coerenti
39
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scelte di vita. Una educazione impostata sui valori della cooperazione e della solidarietà ci appare, quindi, non solo auspicabile,
bensì indispensabile soprattutto al fine di ‘riempire’ di significato
molti degli obiettivi indicati.
L E COMPETENZE E LE
CONOSCENZE CHE SONO NECESSARIE
AGLI ADOLESCENTI
Competenze individuali o personali
→ conoscenza di sé - capacità/debolezze sul piano intellettuale
e fisico;
→ fiducia in se stessi e autonomia;
→ attitudine ad accettare critiche traendone profitto;
→ spirito di iniziativa;
→ capacità di ragionamento logico nel prendere le decisioni,
nel risolvere i problemi ecc.;
→ attitudine a farsi carico delle proprie emozioni;
→ comprensione e sviluppo delle capacità fisiche e della salute;
→ sviluppo delle abilità manuali.
Competenze interpersonali
→ comprensione e senso degli altri;
→ attitudine all’autodisciplina ed all’accettazione delle regole di
un gruppo o di una organizzazione;
→ capacità di cooperare con gli altri in un compito comune;
→ capacità di formulare le idee in parole e di comunicarle, di
ascoltare, di spiegare, di argomentare, di leggere e di scrivere.
A
Comprensione e conoscenza
→ aritmetiche e nozioni di base di matematica;
→ differenti tipi di lavoro esistenti, organizzazione dell’industria, dei servizi e dell’ amministrazione; prospettive di evoluzione specialmente nel campo dell’informatica; implicazioni in materia di competenze personali ed interpersonali;
→ nuove forme di attività umana suscettibili di rimpiazzare il
‘lavoro’, attività del tempo libero;
→ natura delle relazioni personali e familiari;
→ organizzazione della società nel suo insieme e ruolo che vi
gioca l’individuo.*
Ma l’attenzione formativa non può avere bruscamente termine
con l’abbandono della scuola, richiederà, invece, una progettualità in grado di produrre un allargamento di orizzonti in direzione del delicato processo di transizione verso la vita attiva e l’acquisizione di un impiego stabile. Ciò avverrà attraverso il sostegno con adeguati interventi nel corso della ricerca di un lavoro,
l’aiuto a maturare competenze e capacità in direzione di esiti di
* da Pour une pédagogie de la
transition - Le défi lancé aux
programmes, Europe Sociale, supplément éducation,
DGV, 1985, pp. 8-9.
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autoimprenditorialità ecc.. Va da sé come si aprano qui spazi di
specifica progettualità a favore di interventi formativi articolati fra
scuola e parti sociali; spazi al cui interno la cultura della cooperazione trova enormi possibilità di dialogo, sia compartecipando
nella progettazione-realizzazione di ipotesi formative proposte in
ambito scolastico, sia, soprattutto, attraverso un costante sforzo
di rimessa a fuoco della propria valenza formativa specifica in
quanto soggetto portatore di una propria cultura imprenditoriale
e del lavoro.
Tali riflessioni chiamano in causa la relazione che intercorre fra
formazione e mondo del lavoro e della produzione, sì da portare
molti a pensare alla loro validità unicamente in relazione alla formazione di futuri cooperatori. A nostro avviso ciò non deve avvenire, poiché è lo stesso mondo cooperativo a presentarsi come
portatore di una cultura più globale della società e dello stato in
termini di imprenditorialità, solidarietà e mutualità, rifiutando
così esplicitamente di venire interpretato come un ecosistema a
sé. D’altro canto ci conforta lo stesso procedere degli studi CEE
sulle relazioni intercorrenti fra formazione e occupazione-produzione, laddove vi si evidenzia la “reciproca dipendenza fra il sistema della formazione e quello dell’occupazione e produzione
quale segmento parziale della società”. Le strutture di tali sistemi
tenderebbero verso esiti di reciproca stabilizzazione, in quanto
“un’offerta specifica strutturata di manodopera avente una formazione determinata crea - allorquando le aziende si siano ad
essa conformate - una sempre nuova richiesta di manodopera - e
viceversa”13. Il rapporto fra formazione ed occupazione consiste
in una complessa connessione di relazioni che sul lungo periodo
tenderebbero a mantenersi in equilibrio, mentre è possibile rilevare come l’introduzione di elementi innovativi da parte della formazione non potrà se non indurre, sul breve/medio periodo, dei
riflessi anche nelle imprese. È questa a nostro avviso la più importante sfida per una educazione al lavoro che faccia della cooperazione e della solidarietà i suoi perni. Non si tratta tanto di formare nuovi adepti per il sistema cooperativo, quanto di procedere
alla sensibilizzazione delle nuove generazioni nei confronti di una
dimensione culturale e di sistemi di valori in grado di elevare la
autentica qualità ‘umana’ del cosiddetto ‘capitale umano’.
A
13 B.Krais, I rapporti tra la for -
d) La realizzazione di esperienze di cooperazione
Passiamo ora ad esaminare quell’ulteriore livello di formazione
rappresentato dalle esperienze proposte in ambito scolastico al
fine di far ‘sperimentare’ più o meno direttamente agli adolescenti
i vantaggi della cooperazione. Si tratta di un assieme di ipotesi di
lavoro che ruotano attorno a due nuclei fondamentali: la realizzazione di metodologie di cooperazione all’interno dell’attività
didattica tradizionale; la costituzione di una cooperativa scolastica.
mazione e l’impiego - Conseguenze per una politica della
f o rmazione professionale e
de l me rca to de l l avor o,
Cede fop, Be rli no, 19 79,
p.60, da cui è tratta anche
la precedente citazione.
41
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Pagina 42
I. Sul primo versante possiamo rimandare a quanto presentato in
relazione all’incoraggiamento degli allievi. Sul tema delle forme di
cooperazione in classe14 riproponiamo alcune strategie proposte
dall’Owens per la realizzazione di una didattica di cooperazione
fra gli studenti. Si tratta di operare una distinzione di fondo fra
una collaborazione i cui obiettivi risultano compartecipati da tutti,
poiché è attraverso la rete di relazioni e di attività poste in essere
tramite ciascun componente che si può pervenire al raggiungimento della meta comune; dalla pura e semplice relazione di
disponibilità all’aiuto che alcune persone possono porre in essere
al fine di raggiungere e fare raggiungere un obiettivo prefisso.
Solo nel primo caso si potrà parlare di ‘cooperazione’, in quanto
frutto di molteplici interventi individuali che mirano a coordinarsi
in un comune mosaico; mentre per il secondo si tratta di pura e
semplice collaborazione saltuaria e temporanea di alcuni nei confronti di altri, destinata a venire meno al momento del raggiungimento della meta.
All’interno del gruppo classe è assai frequente il ricorso ad una relazione di disponibilità all’aiuto temporaneo, ad esempio vi fa ricorso il
docente quando struttura il proprio intervento affinché si manifesti
unicamente in caso di necessità, astenendosene non appena questa
venga meno; la cooperazione reciproca dovrebbe invece costituire
una forma tipica di lavoro all’interno del gruppo di adolescenti.
Al fine di innescare tale dinamica il docente dovrà porre in essere particolari accorgimenti quali una sostanziale interdipendenza fra i differenti compiti assegnati, cosicché ogni studente possa dipendere da
ciascun altro compagno, sì che il suo lavoro costituisca una parte del
collettivo, secondo una strategia a “puzzle”.
In secondo luogo, si tratterà anche di realizzare nei fatti una stretta interdipendenza anche nel momento della verifica degli esiti
del lavoro, cosicché l’esito individuale dipenda sostanzialmente
dal risultato ottenuto dall’intero gruppo e la valutazione individuale venga mediata attraverso quella di gruppo. Una interdipendenza che deve risultare reciproca fra compito e valutazione,
cosicché ciascun allievo possa essere riconoscibile sia nel compito
svolto che nella valutazione ottenuta, pur facendo parte di un
gruppo che ha strettamente cooperato. Un’ulteriore caratteristica
essenziale è rappresentata dalla mutua condivisione, per cui la
meta è data dalla condivisione degli obiettivi nella loro globalità
oltre che delle procedure per perseguirli. Tale impostazione attribuisce agli studenti una notevole responsabilità sia nell’ambito
della raccolta delle informazioni necessarie, sia nella problematizzazione delle situazioni come nella impostazione delle strategie
risolutorie. Ciò richiede che si instaurino relazioni caratterizzate da
estrema flessibilità e varietà in un clima di muto scambio fra tutti i
componenti il gruppo, mentre la valutazione cercherà anche di
tenere conto del lavoro di ciascuno, pur dedicando il massimo
A
14 Quanto al tema dell’incoraggiamento rimandiamo
all’appendice del testo citato di Franta e Colasanti ove
si trova l’indicazione di proposte di itinerari di training
dei docenti affinché possano maturare una specifica
sensibilità all’attuazione di
modalità di lavoro in classe.
42
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interesse al prodotto finale, frutto della elaborazione comune;
cosicché l’intera classe finirà per funzionare come gruppo di
gruppi15.
II. Un passaggio intermedio fra la attuazione di una didattica che,
pur essendo applicabile all’interno di ogni ambito disciplinare,
presenti i caratteri specifici della formazione a comportamenti
cooperativi, è costituito dalla impostazione di esperienze di simulazione che possono procedere da forme sostanzialmente ‘ludiche’ sino a giungere alla attuazione di esperienze preoperative di
creazione di imprese.
Al primo livello appartengono attività di drammatizzazione svolte
attorno alla attività cooperativa, la realizzazione di giochi volti a
simulare le dinamiche interne ai processi di mutua collaborazione
e solidarietà, sino a giungere al ricorso a didattiche attive quali il
metodo dei casi, il role playing … sì da rendere gli studenti attivi
compartecipi di esperienze utili alla acquisizione di capacità di
soluzione di problemi.
Le esperienze ‘preoperative’ vengono proposte in genere all’interno di progetti di formazione articolati attorno all’apprendimento di nozioni e capacità trasferibili direttamente all’interno
della vita attiva e di lavoro. Esse mirano, quindi, a fare acquisire
agli studenti conoscenze, strategie operative, modalità di reperimento di informazioni ecc. indispensabili alla realizzazione di
studi di fattibilità per la definizione di attività imprenditoriali realizzabili a basso costo, ed in genere con un buon valore aggiunto,
da parte dei giovani stessi, accentuando al massimo la capacità di
riproduzione della realtà da parte della scuola.
La finalità fondamentale da perseguire consiste sostanzialmente
nel consentire loro, pur rimanendo all’interno di un ambiente
protetto e caratterizzato da una logica di apprendimento, di fare
esperienza, in simulazioni di situazioni reali, delle modalità utili
alla progettazione di una impresa che abbia caratteristiche di
reale attuabilità sul mercato locale.
Si procede quindi attraverso alcuni moduli di lavoro che comprendono:
a. una formazione previa attorno a taluni concetti e metodologie
utili a focalizzare le tematiche del mercato e della costituzione
di una impresa autonoma;
b. la divisione in piccoli gruppi, sì da permettere agli studenti di
focalizzare il loro interesse attorno ad alcune tipologie di ‘prodotti’ (materiali o immateriali) dei quali si ritiene esista una
carenza oggettiva sul territorio (in genere si tratta di servizi o
comunque di prodotti legati al terziario), quindi sulla base di
indagini di mercato si verifica l’attendibilità delle intuizioni di
partenza.
c. a questo punto si procede alla fase di raccolta di idee attorno
A
15 Rimandiamo al citato articolo di L. Owens per la presentazione di alcune tecniche
particolari di strutturazione
del lavoro cooperativo.
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alla tipologia prescelta, cercando di valorizzare al massimo
ogni singolo apporto. Una volta giunti ad una sufficiente focalizzazione dell’ipotesi di lavoro, si procede al suo studio al fine
di produrre una simulazione del suo funzionamento in relazione al target di riferimento ed al tipo di impresa che si intende
costituire (studio dell’organizzazione ottimale dell’impresa,
della sua organizzazione interna, delle procedure di funzionamento, dei margini di profitto … sino a giungere alla definizione del suo ‘logo’);
d. il successivo passaggio consisterà nella messa a fuoco dei meccanismi di finanziamento ed avviamento dell’impresa, con il
conseguente studio delle forme di accensione del capitale di
avviamento e delle modalità di ammortamento delle perdite di
avviamento, sì da giungere a stabilità i modi ed i tempi del
pareggio di bilancio e del successivo attivo in grado di offrire
un utile.
In genere le esperienze prodotte attorno a tale ipotesi non hanno
presentato un particolare interesse nei confronti del valore della
cooperazione in quanto modalità imprenditoriale, limitandosi a
considerarne in termini indiretti una qualche valenza implicita
nella strutturazione delle dinamiche interne di gruppi di lavoro
articolati attorno alla condivisione delle responsabilità ed alla articolazione del lavoro in forme parcellari.
A
III. La creazione di cooperative di produzione (di beni o servizi)
costituisce, forse, la modalità più ‘tradizionale’ e diretta di esperienza formativa. Da tempo presente all’interno soprattutto di Istituti tecnici e professionali di indirizzo agrario, vi si può ricorrere,
ovviamente con gli adeguamenti del caso, all’interno sia della formazione dell’obbligo come a livello di secondaria superiore. Ci
troviamo qui all’altro estremo della circolarità proposta fra differenti livelli di esperienza. Rileviamo come non sia sufficiente però
la creazione di una cooperativa per connotarne il valore educativo; all’interno degli Istituti tecnico professionali spesso tale formula può corrispondere a finalità di prevalente attività di diffusione
dei prodotti della scuola, ponendo più l’accento sulla produzione/commercializzazione, in quanto esercizio di capacità e conoscenze acquisite in ambito disciplinare, che sulla cooperazione
come valore educativo in sé. Diversa appare la situazione, ad
esempio, all’interno della scuola dell’obbligo. Qui la mancanza di
interesse per esiti più o meno immediati di professionalizzazione
produce una maggiore enfasi sulla cooperativa.
In alcuni casi vi si persegue la finalità di una specifica ‘educazione
cooperativa’ in quanto “attività rivolta alla crescita culturale e
politica dei soci delle cooperative ed alla divulgazione degli ideali,
della storia e delle proposte del movimento” per cui “la coopera-
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zione educativa è uno dei modi in cui si realizza in concreto il
principio cooperativo, poiché si tratta di una forma di organizzazione del lavoro scolastico”16; mentre in altri prevale una accezione del ‘cooperare’ che “significa per noi organizzare nell’ambito
della classe una piccola società democratica, basata sui principi
cooperativi, con un progetto ben definito in vista di un obiettivo
comune da raggiungere”17. Entrambe le impostazioni si collocano
in un “continuum” che mira sostanzialmente a portare i fanciulli
a cogliere il valore della collaborazione, seppure procedendo
dalla sottolineatura dell’esperienza tipica del cooperativismo,
oppure facendone mezzo per radicare comportamenti democratici e collaborativi.
A livello post obbligo le esperienze di cooperative scolastiche
sono state riprese e divulgate soprattutto nell’ambito dei progetti
pilota sulla transizione dalla scuola alla vita attiva, patrocinata
dalla CEE a partire dal 1976, ma soprattutto all’interno della
seconda serie di progetti sviluppati nel corso degli anni ’80. La
loro modalità attuativa si proponeva di perseguire tre livelli di
finalità: fare sperimentare agli adolescenti la realtà organizzativa e
gestionale di una cooperativa, avviarli ad una logica di imprenditorialità, permettere di mettere in pratica conoscenze e capacità
maturate all’interno dello specifico indirizzo di studi; dobbiamo
rilevare però come tali livelli non fossero sempre e contemporaneamente presenti all’interno delle varie esperienze.
A
5. Alcune schede di lavoro
Presentiamo qui di seguito alcune schede finalizzate alla presentazione sintetica di possibili tracce di lavoro per la realizzazione di
esperienze che, a vario livello, potrebbero utilmente contribuire
alla formazione di motivazioni, ‘abiti’, conoscenze, capacità,
metodi di lavoro all’interno di un progetto di ‘educazione cooperativa’. Le indicazioni proposte provengono da esperienze già in
atto o comunque proficuamente riprogettabili anche alla luce del
nostro tema particolare.
16 Cfr. ad esempio G.Comincioli, F. Gheza, D i d a t t i c a
della cooperazione, la Scuola, Brescia, 1989, p.11.
17 AA.VV., La cooperativa scolas ti ca ‘Am ic iz i a ’, e dit a
dalla Scuol a elementar e
‘Pigarelli’ di Gardolo (TN),
1993, pp.3-4.
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SCHEDA N. 1
FINALITÀI
→ fare sperimentare, in modo attivo e compartecipato, ma pur sempre
all’interno di una situazione ‘protetta’ di apprendimento, situazioni,
ruoli, problematiche tipiche di una attività imprenditoriale e di lavoro
in ambito cooperativo;
OBIETTIVI:
(possono essere delineati, di volta in volta nei termini di):
→ stimolare un coinvolgimento globale della persona e delle sue scelte
di vita;
→ indurre ad una verifica realistica di sé, delle proprie capacità, della
propria proiezione di sé nella vita attiva;
→ porre in una situazione attiva di apprendimento;
→ coinvolgere conoscenze, capacità, tecniche acquisite in formazione
all’interno di una situazione globale e complessa;
→ esperire le possibilità e le modalità di attuazione di esperienze di lavoro e di imprenditorialità caratterizzate dai valori/vincoli di cooperazione, solidarietà, mutualità;
→ simulare ruoli all’interno di strutture relazionali organizzate (imprese,
reparti di lavoro, momenti assembleari, riunioni organizzative...).
A
PRINCIPALI TECNICHE:
(cui si può fare riferimento):
il role playing:
(gioco dei ruoli)
Permette di vivere situazioni reali in cui l’adolescente viene collocato
all’interno di un sistema di aspettative e di ipotesi comportamentali definite di volta in volta dal ruolo attribuitogli. La sua utilità indubbia emerge
dal fatto che ciascuno è impegnato a giocare un ruolo, vivendolo dall’interno e producendo quindi comportamenti coerenti ad esso, ad analizzare il proprio comportamento esponendosi all’autocritica oltre che alla critica nei confronti degli altri che partecipano al gioco.
Gli obiettivi che permette di perseguire sono molteplici. Fra gli altri: permette di acquisire informazioni attorno ai differenti ruoli ed alle ‘istituzioni’ in cui vengono a collocarsi; produce un diretto confronto fra sistemi
di valori del soggetto e della ‘istituzione’; induce modificazioni di attese
ed attitudini; stimola l’acquisizione di competenze pratiche oltre a porre
a confronto diretto con la realtà; permette a ciascuno di vedersi allo
specchio attraverso la autoidentificazione con un ‘altro’; induce al dialogo ed all’accettazione delle critiche da parte degli altri.
i giochi e le simulazioni.
Costituiscono esperienze strutturate che permettono la partecipazione
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personale ad un evento o ad un incidente appositamente costruiti al fine di realizzare una
esperienza o far acquisire delle conoscenze e competenze specifiche.
Non sembra esistere una unica definizione del gioco, mentre esso si caratterizza sempre per
la presenza di alcuni elementi essenziali (gli obiettivi di apprendimento, le regole definite, lo
spirito di competizione, l’interazione-partecipazione fra i giocatori, la presenza di segnali di
termine, vincoli, risultato finale “vincitori, perdenti”. Esso costituisce una forma di apprendimento attraverso l’esperienza, comporta un qualche ingrediente di realtà, richiede una
motivazione; accentua il ruolo dei partecipanti; valorizza forme di apprendimento collettivo;
anche se si perde comunque vi si apprende qualcosa (si impiegano tecniche, conoscenze,
modalità di azione o se ne apprendono di nuove); costringe ciascuno ad esprimere se stesso;
permette di affrontare il rischio e l’ansia senza pericoli; permette di valutare gli esiti ‘reali’ dei
propri comportamenti.
Le simulazioni hanno una loro utilità al fine di collocare i partecipanti all’interno di situazioni
esperienziali comparabili a quelle reali. Offrono quindi situazioni che vanno oltre la pura teoria, inducono forme di apprendimento attivo, permettono di ‘provare’ differenti strategie
d’azione senza produrre il rischio di errori irreparabili; permettono di controllare i tempi e le
modalità di attuazione rispetto alle situazioni reali; offrono un ritorno immediato di informazioni.
la soluzione di problemi:
Costituisce una tecnica utilissima per la formazione degli adolescenti nei confronti della vita
attiva di lavoro. La ricerca di un lavoro, la capacità di divenire imprenditori di se stessi, la
capacità di affrontare una situazione di disoccupazioneócostituiscono tutte situazioni che
richiedono la capacità nel soggetto di problematizzazione in vista della ricerca di soluzioni
realisticamente perseguibili.
Il modello di riferimento presenta sostanzialmente cinque passaggi: definizione del problema; ricerca di dati relativi al problema (cause, effetti...); ipotizzazione di idee e strategie per
la risoluzione; scelta fra le diverse soluzioni (decisione); rende operativa la decisione valutandone gli effetti.
ANNOTAZIONI:
Queste tecniche costituiscono uno strumento tipico per l’azione del formatore permettendogli di ottenere un elevato livello di partecipazione e coinvolgimento da parte degli ‘allievi’. Questi vengono stimolati alla iniziativa personale che si estende anche alla possibilità di
intervenire direttamente anche nei confronti degli stessi contenuti dell’iter di formazione. Si
tratta di semplici tecniche che vanno dunque adattate anche alla realtà della formazione alla
cooperazione attraverso l’idonea scelta dei contenuti, la imposizione di vincoli alla azione
dei partecipanti (ad esempio la ridefinizione in vincolo del principio della mutualità) ecc.
Per un approfondimento, uno dei testi più completi per lo studio di tali tecniche è rappresentato da J.E.EITINGTON, Utiliser les techniques actives en formation. Exercices et documents,
Les Editions d’Organisation, Paris, 1990; rimandiamo altresì a A.CECCHINI, F.INDOVINA, a
cura di, Simulazione, Angeli, Milano, 1989; A.CERIANI, Le metodologie didattiche, in CERIFOP,
Università e formazione permanente. Stili e profili di formazione, Vita e Pensiero, Milano, 1994.
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A
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SCHEDA N. 2
FINALITÀ:
→ sviluppare atteggiamenti, capacità e abilità che facilitino l’avvio, successivo all’uscita dalla formazione, di attività di imprenditorialità cooperativa;
OBIETTIVI GENERALI:
→ stimolare al confronto con il mondo del lavoro e della produzione
locale;
→ sviluppare competenze in ambito matematico, scientifico, imprenditoriale;
→ favorire la riflessione attorno ai valori della imprenditorialità cooperativa;
→ esercitare conoscenze, capacità, modalità logiche di analisi e sintesi in
relazione alla simulazione di situazioni reali;
:MODALITÀ OPERATIVE:
→ porre domande; costituisce il modulo d’ingresso, fondato sulla comprensione del significato dell’impresa e dell’imprenditorialità, producendo la problematizzazione dei temi e mirando a motivare gli adolescenti;
→ trovare idee; quale secondo modulo stimola i partecipanti a produrre
l’idea di fondo sulla quale sviluppare il progetto di imprenditorialità;
→ fare piani; costituisce il momento di sviluppo del progetto d’impresa
attraverso il ricorso a metodi volti a coinvolgere direttamente tutti gli
studenti;
→ ottenere risultati; rappresenta la fase di simulazione dell’impresa procedendo alla sua impostazione ed avvio simulandone l’attività produttiva;
A
ANNOTAZIONI:
La realizzazione di progetti preoperativi costituisce una modalità tipica di
lavoro all’interno del programma di formazione all’imprenditorialità giovanile. Il programma Impara a Intraprendere, proposto dall’ISFOL, ha
coinvolto, fra l’altro, alcuni Istituti nella progettazione della reintroduzione della bachicoltura in Lombardia e nella progettazione di una agenzia
di viaggi (ITSOS ‘M.Curie’ di Cernusco s/N); nella formulazione di un
piano d’impresa (ITIS ‘Malignani’, Udine; ITIS ‘Pacinotti’, Taranto); progettazione di una impresa cooperativa di allevamento di conigli, di una
agenzia turistica scolastica, di una impresa cooperativa di servizi informatizzati (ITIS ‘Fermi’, Roma); progettazione di un centro polivalente ricreativo e di un impianto sportivo polivalente (ITIS ‘Asproni’, Iglesias). Tali
esperienze, descritte ampiamente nel numero speciale di Informazione e
Innovazione, (III) n.13-14/1989, non sempre presentano un esplicito riferimento anche alla educazione cooperativa, anche se tale impostazione
non vi è estranea e comunque vi può venire implementata senza alcuna
sostanziale modifica dell’assetto dei progetti.
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SCHEDA N. 3
FINALITÀ:
→ produrre esperienze volte a sviluppare capacità di imprenditorialità
nella collaborazione solidale;
OBIETTIVI GENERALI:
→ confronto con il mondo del lavoro e della produzione realmente
operanti sul territorio;
→ sviluppo di competenze nel settore dell’imprenditorialità e della
gestione di imprese cooperative;
→ esercizio di conoscenze, capacità, modalità logiche di analisi e sintesi
in relazione a situazioni reali;
→ coinvolgimento nella progettazione formativa anche di re a l t à
imprenditoriali operanti sul territorio;
MODALITÀ OPERATIVE:
A delineazione delle finalità e loro condivisione con gli studenti;
B stesura delle ipotesi di lavoro (tipologia del prodotto, struttura dell’impresa...) e loro validazione attraverso colloqui con testimoni privilegiati, mini inchieste sul territorio ecc.;
C stesura del progetto operativo e delineazione delle tappe per la costituzione della cooperativa (atto costitutivo, statuto, reperimento soci,
quote sociali...);
D realizzazione dell’assemblea costitutiva ed elezione organi sociali;
E produzione di beni o servizi da parte della cooperativa, loro commercializzazione, tenuta libri contabili...;
F conclusione dell’attività produttiva, scioglimento della cooperativa.
A
ANNOTAZIONI:
Il ricorso alla realizzazione di cooperative ha costituito una modalità fra le altre impiegate all’interno dei Programmi d’azione CEE per la transizione dalla formazione alla vita attiva.
In quella sede sono state attivate cooperative per la costruzione di case prefabbricate (Istituto edile, Olanda); per
la produzione di servizi, per attività pubblicitarie, per la produzione di beni (Progetto “School Curriculum Industry
Partnership”, Regno Unito); per l’erogazione di servizi in ambito commerciale (indagini sulle industrie locali, creazione di banche dati, predisposizione di programmi didattici per l’impiego di software) (ITC ‘Barozzi’ di Modena);
per la coltivazione di cactus, la produzione di ceramiche, la pubblicazione di un giornale, la produzione di pasta,
formaggio, vino, per l’apicoltura (Medie ‘Villanova’, ‘Gesualdo’, ‘Fontanarossa’, ‘Taurasi’ di Avellino).
In merito rimandiamo alla pubblicazione Innovations, prodotta in seno ai Programmi d’azione CEE, che dedica
schede tematiche ad ogni progetto (Innovations, c/o IFAPLAN, 1040 Bruxelles, Square Ambiorix, 32), si veda
anche EUROPE SOCIALE supplément éducation, formation professionnelle et politique de la jeunesse numero speciale
dedicato a Pour une pédagogie de la transition - le défi lancé aux programmes, Bruxelles, 1985 e Dalla scuola alla vita
attiva. Bilancio e prospettive del programma sulla transizione, Documenti di lavoro del Progamma d’azione, Bruxelles, gennaio 1988 (DOC:28WD88IT).
Entrambi i testi sono reperibili presso il citato IFAPLAN.
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SCHEDA N. 4
FINALITÀ:
→ superare la netta distinzione fra scolastico ed extrascolastico;
→ sviluppare una azione di ricerca che contribuisca a raggiungere risultati teorici mentre introduce mutamenti nella realtà, secondo un
andamento ricorrente fra teoria-azione-riflessione-teoria-azione.... .
→ introdurre gli studenti al problema della lettura della formazione in termini cooperativi e della cooperazione in quanto luogo di formazione.
OBIETTIVI GENERALI:
→ favorire l’esercizio di conoscenze, capacità, abilità acquisite in formazione e l’instaurarsi di nuovi apprendimenti in dipendenza di una
situazione reale da aff ro n t a re in termini problematici e secondo
modalità interdisciplinari;
→ superare i ruoli definiti fra docenti, studenti, esperti esterni, facendo
ricorso a modalità di relazioni e di apprendimento anche non ‘scolastiche’;
→ creare un clima di ricerca compartecipata;
→ introdurre modificazioni significative all’interno della formazione e
delle strutture cooperative locali;
→ sperimentare la reale valenza trasformatrice della realtà insita nei valori della cooperazione e nella concezione della società come educativa.
A
ANNOTAZIONI:
Tale impostazione, che fa riferimento alle modalità della ricerca-azione e
della ricerca partecipativa, di fatto si colloca al di fuori di quella che
abbiamo denominato come circolarità delle ipotesi di educazione alla
cooperazione. Essa si costituisce infatti come pura modalità di ricerca che
mira, al contempo, a studiare sul piano teorico una situazione, mentre
opera da subito in modo da introdurvi progressivi cambiamenti utili a
perseguire finalità di mutamento sociale. Si tratta di una ipotesi di lavoro
che dovrebbe ottenere, fra gli esiti attesi, anche profondi mutamenti
cognitivi, comportamentali, culturali anche all’interno degli stessi componenti del gruppo di lavoro (composto da ricercatori e da persone che
operano all’interno della realtà oggetto di ricerca).
Ai nostri fini, tale modalità potrebbe trovare spazi interessanti almeno a
tre livelli:
La ricerca indirizzata alla scuola, concepita come realtà formativa con spiccati tratti di imprenditorialità (ipotesi dell’autonomia delle singole scuole).
Una imprenditorialità però costruita attorno a finalità formative ed a una
modalità di lavoro sostanzialmente solidaristica e mutualistica. Una comune
ricerca fra imprenditorialità cooperativa e scuola potrebbe esperire gli spazi
e le modalità di riprogettazione dell’Istituto scolastico come luogo di formazione secondo logiche di imprenditorialità fondata sulla cooperazione;
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L’istruzione secondaria superiore e la formazione professionale si stanno
sempre più orientando verso una stretta collaborazione con il mondo
dell’impresa (alternanza scuola/lavoro; stages aziendali; ricorso ad esperti
aziendali per interventi all’interno della scuola; collaborazione alla progettazione di interventi formativi sul territorio…). Ciò presuppone che
anche l’impresa sia portatrice di una propria cultura della formazione.
Oggetto di ricerca potrebbe essere l’analisi dell’impresa cooperativa
nelle sue potenzialità quale soggetto formativo (concezione dell’educazione, progettualità formativa, didattiche, formazione dei formatori
interni, modalità di organizzazione del lavoro e della produzione…);
La concezione del lavoratore come ‘capitale umano’ porta naturalmente
ad una apertura sia della formazione come dell’impresa nei confronti
della comunità locale in quanto risorsa. La formazione viene così concepita come ‘investimento’ utile ad incrementare tale capitale sia all’interno come all’esterno dell’impresa. Scuola ed impresa cooperativa si propongono così quali soggetti accomunati dallo stesso interesse ad una
lettura della realtà locale in termini di contributo fattivo all’investimento
nella formazione (formazione continua; recupero dei dropouts; attenzione al disagio giovanile nelle sue possibili ricadute sociali ed occupazionali, diffusione di un sensibilità ‘educativa’…).
Si tratta di pure ipotesi attorno alle quali, di volta in volta, la scuola e
l’impresa cooperativa divengono soggetti di ricerca o ambito preferenziale in cui convogliare le forze comuni e le specificità ‘culturali’ al fine di
produrre ricerca; oppure ancora partners per un’azione comune di ricerca verso la realtà locale.
A
Per un approfondimento si può fare riferimento a AA.VV., Manuale critico
della sperimentazione e della ricerca educativa, Angeli, Milano, 1984;
AA.VV., Ricerca-azione, numero speciale di Dirigenti Scuola La Scuola, Brescia, n.4/1988; AA.VV., La ricerca part e c i p a t i v a, in Q u a d e rni EdA,
n.2/1982. Circa un confronto delle specificità dello scolastico e dell’extrascolastico, si veda C. SCURATI, a cura di, L’educazione extrascolastica.
Problemi e prospettive, La Scuola, Brescia, 1986.
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ESPERIENZE ESEMPLARI
LA DIVERSIFICAZIONE COME STRATEGIA DI SOPRAVVIVENZA:
LA COOPERATIVA SAN GIUSEPPE
1. LE ORIGINI
2. SVILUPPO DELLE ATTIVITÀ
3. RAPPORTI CON L’ESTERNO
4. OSSERVAZIONI CONCLUSIVE
COOPERATIVA ALTO GARDA SCARL
1. DENOMINAZIONE E SEDE
2. ORIGINI DELL’AZIENDA
3. TAPPE FONDAMENTALI ED EVOLUZIONE NEL TEMPO
4. L’ATTIVITÀ SVOLTA
5. I MERCATI DI RIFERIMENTO
6. ORGANIGRAMMA, STRUTTURA FORMALE, RUOLI,
MODALITÀ DI GESTIONE, PERSONALE
7. RISULTATI ECONOMICI
8. RAPPORTI CON GLI ENTI PUBBLICI
9. RAPPORTI CON LE ASSOCIAZIONI
10. ALCUNE NOTE
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ESPERIENZE ESEMPLARI
LA DIVERSIFICAZIONE COME STRATEGIA DI SOPRAVVIVENZA:
LA COOPERATIVA SAN GIUSEPPE
1. LE ORIGINI
2. SVILUPPO DELLE ATTIVITÀ
3. RAPPORTI CON L’ESTERNO
4. OSSERVAZIONI CONCLUSIVE
COOPERATIVA ALTO GARDA SCARL
1. DENOMINAZIONE E SEDE
2. ORIGINI DELL’AZIENDA
3. TAPPE FONDAMENTALI ED EVOLUZIONE NEL TEMPO
4. L’ATTIVITÀ SVOLTA
5. I MERCATI DI RIFERIMENTO
6. ORGANIGRAMMA, STRUTTURA FORMALE, RUOLI,
MODALITÀ DI GESTIONE, PERSONALE
7. RISULTATI ECONOMICI
8. RAPPORTI CON GLI ENTI PUBBLICI
9. RAPPORTI CON LE ASSOCIAZIONI
10. ALCUNE NOTE
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LA DIVERSIFICAZIONE COME STRATEGIA DI SOPRA
LA COOPERATIVA SAN GIUSEPPE
VVIVENZA :
1. Le origini
La cooperativa S. Giuseppe nasce nel 1980 grazie allo sforzo congiunto di alcune persone già legate da un’esperienza di volontariato nata attorno alla parrocchia di un quartiere periferico (Fiumicello) di Brescia.
Le problematiche del quartiere erano per lo più legate a situazioni di bisogno per le numerose famiglie di immigrati dal Sud, per
il numero consistente di anziani soli, per gli extracomunitari.
La situazione, insomma, era tale da presentare numerosi casi a
rischio di devianza socio-relazionale. Per queste ragioni, il sacerdote della parrocchia locale, insieme a circa quindici volontari, si
attivò per fornire assistenza inizialmente agli anziani, pian piano
alle famiglie in difficoltà.
In particolare fu l’occasione di partecipare ad un corso di aggiornamento per l’assistenza geriatrica a favorire l’incontro periodico
tra i volontari, dando loro la possibilità di approfondire la conoscenza reciproca e di cominciare ad ipotizzare l’utilità di una cooperativa sociale che si facesse carico del servizio di assistenza.
Data la specificità della formazione ricevuta, nonché l’esperienza
accumulata in anni di volontariato, il primo servizio effettivo della
cooperativa fu appunto l’assistenza domiciliare ad anziani e handicappati, su proposta della USSL 41 di Brescia e realizzata tramite convenzione.
Una volta affermatasi come entità vitale all’interno del quartiere
la cooperativa poté presentare uno dei progetti che fin dall’inizio
aveva ritenuto di particolare utilità: la realizzazione di un laboratorio tessile per l’impiego regolare e continuativo di un numero
da definire di donne in stato di bisogno.
Il laboratorio venne attivato nel 1982 e fin dall’inizio si propose,
all’interno della cooperativa, come un’iniziativa economicamente
autonoma. Questa decisione comportò naturalmente delle scelte
che garantissero un minimo di competitività sul mercato locale.
In particolare si impostò il lavoro in modo da gestire attività in
tutte le sue fasi: dal disegno alla realizzazione definitiva del prodotto.
Grazie all’aiuto dei volontari ed all’impegno dei soci il laboratorio
é riuscito, con gli anni, ad ampliarsi fino a raggiungere una
dimensione tale da occupare 35 persone, tutte donne, continuativamente. Nel corso degli anni le finalità del laboratorio sono lievemente mutate: da una prospettiva di intervento sull’emergenza
si é passati ad un’impostazione di tipo preventivo, rivolgendosi
p referibilmente a ragazze in stato di bisogno o a rischio di
A
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devianza di età compresa tra i 15 e i 25 anni.
Anche per quanto riguarda l’evoluzione intervenuta nel laboratorio da un punto di vista tecnico si possono evidenziare alcune
modifiche: da un lato si é potenziata la qualificazione professionale delle operaie facendo intervenire consulenti esterni, dall’altro
lato si é proceduto all’acquisto di nuovi macchinari (inizialmente
erano stati reperiti tramite comodati) ed all’introduzione dell’informatica per la gestione dell’impresa.
Nel 1988 a questo laboratorio si é pensato di aggiungerne un
secondo, seppur totalmente diverso sia per attività svolta, sia per
le finalità e l’utenza a cui voleva rivolgersi. Nel quartiere periferico
di Folzano, dunque, venne avviata attività di assemblaggio di
materiali vari per l’occupazione di portatori di handicap mediogravi di età compresa tra i 15 e i 25 anni.
Attualmente vi sono impiegati una decina di ragazzi seguiti da un
educatore e da alcuni volontari. È da notare a questo riguardo
come questa attività si sia fin dall’inizio caratterizzata in modo differente rispetto al laboratorio tessile. Nel lavoro di assemblaggio,
infatti, la cooperativa non ha mai pensato ad impostare attività
pensando ad una possibile autonomia economica dell’impresa; al
contrario, emerge una forte connotazione assistenziale segnata,
tra l’altro, dal rapporto di convenzione tra la cooperativa stessa
ed i Servizi Sociali locali, fornitori delle borse-lavoro dei ragazzi
impiegati.
A
2. Sviluppo delle attività
Agendo a diretto contatto con le famiglie a rischio del quartiere la
cooperativa non tardò a rendersi conto della necessità di creare
servizi di tipo educativo per i minori.
Venne cosi costituita nel 1983, in convenzione con il Comune di
Brescia, una comunità alloggio ospitante fino a otto ragazzi in età
compresa tra i 3 e i 14 anni, seguiti da un coordinatore e quattro
educatori.
Riscontrate sul campo le dimensioni del fenomeno, tuttavia, si
comprese ben presto la necessità di ampliare il servizio: vennero
aperte quindi nel 1989 altre due comunità alloggio per adolescenti distinte per sesso, ciascuna con un massimo di otto utenti
dai 14 ai 22 anni. Data la crescente richiesta di inserimento nelle
comunità, attualmente si è limitato l’accesso ai casi segnalati
direttamente dal Tribunale dei Minori.
La finalità primaria del progetto é naturalmente quella di favorire,
in un ambiente a dimensione familiare, sereno e ricco di stimolazioni, lo sviluppo di una buona capacità relazionale e il raggiungimento di una autonomia sociale. A questo riguardo é interessante
notare che per i ragazzi che, finito il periodo di permanenza per
raggiunti limiti età, dovrebbero autogestirsi, viene garantita la
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possibilità di proseguire il cammino iniziato in comunità inserendosi in progetti specifici all’interno della struttura stessa. Questo
ha reso necessaria la progettazione di un ampliamento del servizio per poter istituzionalizzare la presenza dei ragazzi più grandi.
Attualmente all’interno delle tre comunità sono ospitati 22 utenti
seguiti da 18 operatori. La necessità di intervenire il più possibile
all’origine del disagio, quindi operando direttamente sulla famiglia, ha spinto la cooperativa a non limitare l’intervento all’interno delle strutture protette, ad esempio le comunità e i laboratori,
e agire direttamente nelle case.
Di conseguenza, in convenzione con l’USSL é stata avviata
un’ampia attività di assistenza domiciliare integrata rivolta a famiglie disagiate con minori a rischio, oppure con anziani, o con
handicappati, non limitandosi alla città di Brescia bensì estendendo l’opera ai paesi circostanti.
Per meglio rispondere alle svariate situazioni di bisogno con cui
veniva in contatto, la cooperativa ha nel tempo ampliato la
gamma dei possibili interventi operando in convenzione con i
Comuni e gli altri enti pubblici; complessivamente si é cosi arrivati a contare un coinvolgimento professionale di 130 persone di
cui 86 soci della cooperativa.
La cooperativa S. Giuseppe conta complessivamente, tra soci
volontari, soci prestatori e soci fruitori, 108 adesioni. È opportuno
inoltre evidenziare come il numero elevato di soci raggiunto
attualmente non abbia comunque modificato la struttura gestionale che vede, fin dall’inizio, lo stesso Presidente, don Roberto Fé,
e la stessa vicepresidente. Questo aspetto è di particolare interesse in quanto conferma la stabilità e la coerenza mantenute dalla
cooperativa sia nelle finalità che nelle modalità di gestione dei
servizi.
Tornando all’analisi delle attività svolte è da notare infine che
dalla fine dell’anno 1994 avrà inizio un nuovo servizio di assistenza domiciliare ai malati di AIDS in convenzione con la USSL di
Brescia.
A
3. Rapporti con l’esterno
Naturalmente la cooperativa ha rappresentato uno stimolo
importantissimo per lo sviluppo della zona in cui è situata e in cui
hanno sede sia le comunità che il laboratorio tessile. Proprio perché tutte le attività sono state direttamente mirate a rispondere ai
bisogni specifici espressi dalla popolazione locale, la cooperativa
risulta particolarmente integrata nella realtà in cui opera. Un contributo rilevante lo hanno offerto i volontari della parrocchia che,
fin dall’inizio, hanno accettato l’onere di fornire servizi qualificati
partecipando quindi a vari corsi di formazione.
In generale la cooperativa non applica alcun criterio selettivo per
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il reperimento dei volontari e degli operatori; tuttavia viene preferito il coinvolgimento di personale proveniente dalla zona in cui si
opera, proprio per continuare a contribuire all’occupazione locale.
Naturalmente agli operatori è richiesta una formazione adeguata
con relativo titolo di studio, anche se la cooperativa è intervenuta
più volte proponendo corsi formativi.
Per quanto riguarda il rapporto con altre realtà di cooperazione,
la, S. Giuseppe, dopo aver sciolto il rapporto con il consorzio
SOL.CO di cui non condivideva più le linee direttive, fa attualmente parte dell’Unione Cooperative e mantiene contatti con le
altre cooperative della provincia che svolgono servizi simili.
4. Osservazioni conclusive
Al merito di aver creato numerosi servizi rispondendo ai bisogni
emergenti sul territorio e di aver reso possibile, di conseguenza, la
creazione di nuovi posti di lavoro, è opportuno evidenziare la difficoltà di gestire in modo adeguato un numero cosi elevato di
interventi.
Innanzitutto, la cooperativa, consapevole dell’eventualità che un
numero elevato di servizi vada a discapito della qualità degli stessi, si
è proposta di separare le proprie attività in tre settori differenti (assistenza, comunità, laboratori ergoterapici), ciascuno gestito da più
responsabili ma accomunati dalle finalità di fondo: attenzione alla
persona, specificità degli interventi, professionalità degli operatori.
Tuttavia riuscire a mantenere una stretta coesione al proprio interno quando nel medesimo organismo operano, con svariate mansioni, 200 persone, comporta inevitabilmente complicazioni. A
questo rischio di disgregazione interna la cooperativa ha risposto
proponendo alla maggior parte degli operatori di aderire in qualità di soci, sulla base, naturalmente, di una condivisione delle
linee programmatiche e degli scopi statutariamente prefissati.
Dal punto di vista pratico, per mantenere un ambiente coeso e
integrato al suo interno, la cooperativa prevede numerosi incontri
all’interno dei singoli settori e tra ciascuno di questi e il consiglio
di amministrazione. Se da un lato l’ampiezza di dimensioni della
cooperativa comporta rischi di incomunicabilità e disarticolazione
degli interventi, dall’altro lato la stessa cooperativa ritiene che l’aver raggiunto dimensioni cosi ampie la renda più stabile e più
forte. Infatti, in generale il finanziamento dei servizi gestiti dalle
cooperative sociali dipende direttamente ed unicamente dai rapporti con gli enti pubblici in modo tale che una decisione di questi ultimi in direzione di una politica del risparmio si traduce, per
le cooperative stesse, nella necessità di ridurre la qualità del servizio offerto o, in casi estremi, nella chiusura delle strutture. Da
parte sua, invece, la cooperativa S. Giuseppe, proprio per la sua
relativa e parziale autonomia economica, nonché per la possibilità
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di interagire con più interlocutori pubblici, può meglio garantire
la copertura delle spese primarie in qualunque condizione.
In un certo senso la cooperativa ammette di essersi trovata quasi
costretta ad adottare questo tipo di soluzione per superare la
scarsità iniziale di fondi assegnati al servizio.
In ogni caso rimane indubbio come il punto di forza sia lo stretto
collegamento con il territorio, relazione questa che permette alla
cooperativa di agire in funzione dei reali bisogni espressi, cogliendone dunque le eventuali evoluzioni o involuzioni nel tempo.
Professionalità, attenzione alla persona, territorialità sono le parole chiave che possono contrastare la dispersione di energie legata
alla difficoltà di seguire un numero cosi elevato di operatori
impegnati in più servizi e con tipologie di utenti cosi diverse.
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COOPERATIVA ALTO GARDA SCARL
1. Denominazione e sede
La Cooperativa Alto Garda s.c.a.r.l. nasce a Tenno, un paese del
Trentino di circa 1600 abitanti sulle colline intorno al lago di
Garda. La società si costituisce nel marzo del 1987.
2. Origini dell’azienda
I soci fondatori sono persone giovani prevalentemente residenti
nel Comune di Tenno. Alcuni operavano nel settore dell’agricoltura, altri in piccole aziende artigiane, altri ancora erano in cerca di
occupazione. In particolare i protagonisti della creazione della
società sono un artigiano che aveva sempre lavorato nel settore
del taglio del legname, un allevatore che in seguito alla crisi del
m e rcato zootecnico aveva preferito chiudere l’attività ed un
dipendente di una grossa stalla di allevamento bovini.
A questi si sono poi affiancati due giovani giardinieri, un autotrasportatore, in cerca di un lavoro più soddisfacente, e due giovani
disoccupati. Un altra persona, pur non facendo parte della compagine sociale, svolgeva le funzioni di segretario.
Le motivazioni che hanno spinto i soci fondatori a riunirsi in cooperativa sono principalmente da ricondursi alla volontà per alcuni
di creare un’attività nel paese di origine e per altri di inventarsi un
lavoro in cui essere maggiormente protagonisti. Ci voleva però
l’occasione...
Il Comune di Tenno si basa su un’economia prevalentemente agricola. Si tratta di un’agricoltura di montagna che mostra sempre
più i segni di una crisi irreversibile in cui gli spazi occupazionali
ormai non esistono più. Per chi vuole lavorare l’unica alternativa è
quella del pendolarismo verso le zone industriali del fondovalle.
Per chi tra i soci già lavorava prevaleva il desiderio di realizzare
un’attività che consentisse maggiori spazi di autonomia.
È interessante la sottolineatura dell’importanza del radicamento
nel paese di origine. Nelle parole dei protagonisti si coglie la
volontà di realizzare qualcosa di importante non solo per sé ma
anche di “mettere insieme qualcosa” nel proprio paese. Così con
una quota pro capite di 500 mila lire nasce la Cooperativa Alto
Garda .
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3. Tappe fondamentali ed evoluzione nel tempo
L’occasione di mettersi assieme è data da due avvenimenti particolari. Nei boschi vicino al paese si erano verificati degli “schianti”
di legname (abbattimento di alberi da parte del vento) per un
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volume di circa 4 mila metri cubi. Esisteva quindi la concreta possibilità di poter sfruttare questa risorsa valorizzando le competenze di alcuni che promossero l’idea della cooperativa.
Si forma così una squadra di boscaioli che si occupa del taglio,
selezione ed esbosco del legname per conto del Comune di
Tenno.
Parallelamente all’attività di boscaiolo, che occupa 4-5 persone,
la cooperativa sviluppa un settore di manutenzioni e ristrutturazione edili. Tale ambito di attività si è reso possibile grazie al sistema di sostegno provinciale all’occupazione di fasce deboli del
mercato del lavoro nel settore ambientale.
La totale assenza di risorse finanziarie spinge ad utilizzare per il
lavoro inizialmente i mezzi di proprietà dei singoli soci.
I primi anni di attività vedono la società stabilizzare la propria
attività nei due settori, quello del bosco e quello dell’edilizia civile. Ma ben presto sia il settore boschivo sia il settore edile iniziano
a mostrare non pochi problemi di tenuta nel medio periodo.
Infatti terminata la sistemazione dei lotti di legname che avevano
costituito l’occasione per iniziare l’attività, i soci sono costretti ad
acquisire commesse sempre più distanti dal luogo di residenza
aumentando le difficoltà ed i costi dell’impresa. La remunerazione dell’attività di boscaiolo diminuisce sempre di più, aggravata
anche dalla crisi congiunturale che investe tutto il settore.
Bisogna prendere in considerazione nuovi spazi di mercato, all’interno però del settore di attività in cui erano cresciute alcune professionalità.
Nasce il progetto di allestire una segheria per completare il ciclo
produttivo così da trattenere all’interno dell’azienda una quota
maggiore di valore aggiunto. I soci della cooperativa iniziano a
sviluppare uno spirito imprenditoriale. È il 1989.
Anche il settore dell’edilizia evidenzia dei limiti strutturali. La
dipendenza dagli incentivi pubblici provenienti dal progetto ecologico ambientale dell’Agenzia del Lavoro della Provincia di Trento si mostra sempre più rilevante.
La decisione è quella di tentare di acquisire autonomamente delle
commesse per il ripristino di strade interpoderali, edilizia civile
interna ed esterna dai Consorzi di miglioramento Fondiario, dai
Comuni e dal Comprensorio. Il settore non vive più come semplice
riflesso delle commesse sicure ottenute dalla Provincia Autonoma.
È questa una fase interessante della vita aziendale anche dal
punto di vista organizzativo. Inizialmente i problemi connessi con
la gestione aziendale venivano affrontati e risolti “nei viaggi in
jeep di ritorno dal lavoro”. Ora si fanno più complessi e richiedono più attenzione.
Realizzare un impianto di segheria richiede uno sforzo non indifferente. Si fanno riunioni formali tra i soci, si realizzano studi di
fattibilità con l’assistenza della Federazione Trentina delle Coope-
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rative, si lascia maturare la scelta. Non tutto fila liscio nella compagine sociale. Alcuni soci non se la sentono di fare il grande
passo: da un fatturato di circa 200 milioni investire più di un
miliardo. Decidono di lasciare... ed altri giovani soci entrano nella
compagine sociale. La quota sociale viene portata a 14 milioni a
testa. Alcuni devono chiedere un prestito alla Cassa Rurale per
partecipare. Ora tutti i soci lavorano nella cooperativa.
L’idea è quella di acquisire un’area destinata ad insediamenti produttivi per edificare assieme ad altre tre ditte artigiane un unico
capannone da suddividere fra gli acquirenti.
4. L’attività svolta
Nel giugno del 1991 l’attività di segheria entra in funzione e,
rispetto alla fase iniziale, la cooperativa riorienta la propria attività.
Su un fatturato di circa 1,7 miliardi, 1,3 interessa la segheria. I
prodotti realizzati sono suddivisibili in due grandi gruppi merceologici: il legname da opera per l’edilizia, essenzialmente tetti per
edifici (travatura e tavolato) e la fornitura di imballaggi (palletts).
L’80% della produzione interessa il materiale per imballaggio e
fornisce artigiani e piccole aziende, tutte al di fuori del Trentino.
5. I mercati di riferimento
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I mercati di sbocco sono soprattutto le zone dell’Emilia, del Lazio
e della Toscana. L’orientamento verso le piccole dimensioni è il
frutto di una precisa politica commerciale della società. Avere una
pluralità di clienti determina la possibilità di avere diverse misure
di prodotti da realizzare con la conseguenza di poter sfruttare al
meglio la materia prima. Insomma, meno scarti. Al tempo stesso
si assicura alla società una maggiore tranquillità finanziaria diversificando il rischio di insolvenza del cliente.
Per il settore segheria tutto il prodotto viene assorbito da aziende
private, mentre per quanto riguarda il settore edile appare netta
la prevalenza di enti e strutture pubbliche.
6. O rganigramma, struttura formale, ruoli, modalità di
gestione, personale
L’evoluzione dell’attività svolta dalla cooperativa ha avuto importanti ripercussioni sull’organizzazione interna della società.
La società è composta da nove soci, tutti lavoratori, più tre dipendenti che sono minorenni che, nella volontà dei responsabili, una
volta raggiunta la maggior età, potrebbero diventare soci. È evidente che quasi tutti sono formalmente coinvolti nelle cariche
sociali. Ogni due settimane si tiene una riunione collegiale dei
soci per affrontare i principali problemi connessi ormai soprattut-
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to ad una corretta organizzazione dei flussi della produzione.
Se inizialmente le due attività della cooperativa, attività nei
boschi ed edilizia, avevano semplicemente un responsabile che
coordinava i lavori dei cantieri, con lo sviluppo della segheria l’organigramma della società richiede maggiore attenzione.
Diviene sempre più importante e difficile seguire i clienti. Inoltre
nella segheria si identifica un responsabile tecnico che gestisce le
produzioni ed allestisce i materiali. L’aspetto amministrativo con
l’aumentato volume di attività richiede più attenzione. È matura
la strada per individuare un responsabile che accanto alla gestione amministrativa della società (pagamenti, preventivi, fatture...)
svolga una funzione generale di regolazione integrata dei flussi di
produzione. I soci non lavorano più come boscaioli e la cooperativa si fornisce della materia prima sul mercato estero principalmente nell’area tedesca (Austria, Germania, Svizzera). Le turbolenze valutarie creano notevoli difficoltà nella stabilità sia dei
prezzi che delle forniture. Ogni partita deve essere contrattata
singolarmente.
Le professionalità coinvolte nella società si precisano anche se
fanno riferimento principalmente ad abilità manuali che si sono
sviluppate in un lungo tirocinio sul lavoro. Un giovane si laurea e
ora cura gli aspetti amministrativi. In caso di necessità si mette
dietro le macchine.
I soci guadagnano tutti la stessa cifra. È interessante notare l’attenzione che viene rivolta al ruolo dei due giovani dipendenti
nella prospettiva che possano diventare in futuro soci della cooperativa. Si cerca di coinvolgerli nelle decisioni rilevanti dei flussi
produttivi, si aprono loro maggiori spazi di autonomia e si dispone una retribuzione adeguata.
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7. Risultati economici
La cooperativa nella fase iniziale aveva raggiunto e mantenuto un
fatturato di circa 200 milioni. Lo sviluppo della segheria ha determinato un notevole incremento delle attività. Il fatturato nel
1993 hanno raggiunto un valore di 2,6 miliardi di lire con un
utile di 190 milioni. La necessità di fare fronte ai prestiti contratti
ha però determinato una perdita di esercizio di 33 milioni. Elevata è la quota degli investimenti fatti che pesa ancora notevolmente sui risultati di bilancio, cosicché l’obiettivo di raggiungere un
maggiore equilibrio finanziario appare la primaria preoccupazione dei responsabili. In questo senso si sottolinea l’obiettivo di
destinare una buona quota di contributi pubblici assegnati al rimborso anticipato dei mutui contratti. Evidente la volontà di abbattere gli oneri derivati così da rendere meno pesante la gestione
finanziaria.
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8. Rapporti con gli enti pubblici
È già stato evidenziato come il principale committente del settore
edile sia rappresentato dall’ente pubblico che evidentemente ha
competenza sulla gestione ed il ripristino ambientale. Si è comunque assistito ad un’evoluzione positiva, passando dalla dipendenza totale dalle commesse derivanti dall’intervento provinciale di
assistenza alle fasce deboli del mercato del lavoro, ad un reperimento autonomo tramite partecipazione ad appalti di una pluralità di enti (Consorzi, Comuni, Comprensorio).
Si riconosce che in assenza di contributi pubblici di sostegno agli
investimenti eseguiti l’attività trainante della lavorazione del legno
non si sarebbe potuto realizzare. A fronte del denaro pubblico si
sottolinea la stabilità dell’investimento realizzato, rafforzata anche
dal fatto che tutti i soci da sempre vivono nella zona dove l’insediamento produttivo è stato realizzato.
Sempre per quanto riguarda i rapporti con l’ente pubblico è interessante notare come in occasione di particolari emergenze più
volte i mezzi ed i soci della cooperativa abbiano rappresentato un
punto di riferimento per l’amministrazione comunale. Ritorna
ancora la consapevolezza dell’importanza del legame con il territorio in cui si è vissuti.
9. Rapporti con le associazioni
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La Cooperativa è associata alla Federazione trentina delle Cooperative, il livello locale di Confcooperative. Principalmente i rapporti si sviluppano con il reparto della produzione e lavoro che fornisce attività di consulenza per quanto riguarda studi di fattibilità
per investimenti ed in generale per i rapporti di una certa complessità con l’ente pubblico. È dato per scontato il ruolo importante giocato dalla Federazione per quanto riguarda i piani di sviluppo dell’impresa.
La società inoltre aderisce al Consorzio Territorio Ambiente che
associa più di cinquanta cooperative di produzione e lavoro del
Trentino.
I rapporti con il Consorzio sono buoni anche se non più così
intensi come nel passato. L’adesione al Consorzio è stata importante soprattutto nella fase iniziale, quando da esso si ottenevano
una pluralità di commesse legate all’attività di sostegno all’occupazione della Provincia Autonoma.
Nonostante ciò esso continua a rappresentare una garanzia di
possibilità di lavoro in caso di difficoltà. Nell’ultimo anno di attività si è proceduto alla realizzazione di una solo commessa proveniente dal Consorzio a causa della mancanza di tempo. Viene percepita solo marginalmente l’importanza dell’adesione ad un sistema di imprese come il Consorzio Territorio Ambiente.
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10. Alcune note
Nel Comune di Tenno ora la cooperativa Alto Garda rappresenta
il più importante insediamento produttivo. La volontà di creare
qualcosa di significativo nel proprio paese di residenza, come
abbiamo già sottolineato, è stato uno degli elementi che ha permesso di superare le notevoli difficoltà iniziali.
È interessante notare come la maggiore difficoltà incontrata sia
stata quella di far convivere caratteri diversi. “Una cosa è conoscere uno al bar, un’altra cosa è lavorarci assieme dove ognuno
vede i problemi a modo proprio.”
Così racconta uno dei protagonisti: “a parte il rodaggio un elemento essenziale è stata l’ appartenenza allo stesso paese che ci
ha garantito, certo non totale accordo, ma almeno una coerente
mentalità sul lavoro (“ancor oggi la filosofia è quella che si lavora
e si guadagna a metro cubo”). Essere tutti dello stesso paese è
stato un elemento di coesione importante. Il fatto di lavorare
tutti, il fatto che non c’era il socio carismatico che decideva ci ha
aiutato molto. Certo ci sono due o tre persone che sono di riferimento per professionalità e per capacità di coordinamento ma
tutti sentiamo come nostra l’iniziativa. Presa una decisione tutti si
impegnano al massimo: i buoi hanno sempre tirato”.
Nati e cresciuti a Tenno, bisogna impegnarsi al meglio perché
non si può fallire. E nel racconto dei soci torna con frequenza il
riferimento ad una mentalità del lavoro autonomo che porta a
non considerare le ore di lavoro, ad essere attaccati alla propria
azienda; un’azienda che coglie la propria responsabilità sociale
nei confronti della comunità in cui è inserita essendone un
importante insediamento produttivo. È questo un aspetto rilevante della vocazione sociale dell’agire imprenditoriale espresso dalla
Cooperativa Alto Garda: essere riusciti a dare vita ad uno strumento che crea ricchezza in una zona altrimenti destinata a vivere all’ombra del fondovalle.
La Cooperativa Alto Garda rappresenta un interessante esempio
di spirito imprenditoriale che si sviluppa in un contesto poco
favorevole e che si consolida attraverso la pratica dello spirito
cooperativo nel difficile settore della produzione e lavoro.
Un gruppo di persone, tra cui numerosi giovani alla prima esperienza lavorativa, senza particolare qualifica professionale, utilizzando una risorsa tipica della zona di residenza quale il legno,
sono riusciti nell’impresa di costruire un’opportunità di lavoro a
condizioni migliori di quelle offerte dal mercato. Tali condizioni
non si riferiscono solo al livello retributivo ed alle aspettative ad
esso connesse, ma anche alla qualità del loro lavoro in termini di
autonomia e protagonismo.
Nel panorama trentino la Cooperativa Alto Garda rappresenta
inoltre un raro esempio di società cooperativa che da subito si è
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posta l’obiettivo dell’indipendenza. Altro fattore significativo è
quello di essere andata a cercarsi dei mercati di sbocco al di fuori
della Regione, dato questo non sempre riscontrabile in iniziative
che preferiscono mantenersi garantite nel mercato locale. Certo si
possono evidenziare incertezze soprattutto nell’organizzazione
della produzione, nella gestione dei clienti, nella capacità di
acquisire una visione più aperta, ma va riconosciuto che l’essere
riusciti a superare le difficoltà incontrate nel corso dell’esperienza
aziendale, e che hanno costretto la società a ripensarsi, può essere
il miglior segnale per un futuro positivo dell’iniziativa.
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APPENDICE
DICHIARAZIONE DI IDENTITÁ COOPERATIVA
APPROVATA DAL XXXI CONGRESSO
DELL’ALLEANZA COOPERATIVA INTERNAZIONALE
BOUTROS GAALI: MESSAGE A L’OCCASION
DE LA JOURNEE INTERNATIONALE
DES COOPERATIVES 01/07/1995
MESSAGGIO DEL CONSIGLIO EUROPEO
DELL’A.C.I. ALLE NUOVE GENERAZIONI
L’ESPERIENZA DEL TRENTINO
STATUTO TIPO COOPERATIVE LAVORO/SOCIALI
STATUTO TIPO PICCOLA COOPERATIVA
BIBLIOGRAFIA
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APPENDICE
DICHIARAZIONE DI IDENTITÁ COOPERATIVA
APPROVATA DAL XXXI CONGRESSO
DELL’ALLEANZA COOPERATIVA INTERNAZIONALE
BOUTROS GAALI: MESSAGE A L’OCCASION
DE LA JOURNEE INTERNATIONALE
DES COOPERATIVES 01/07/1995
MESSAGGIO DEL CONSIGLIO EUROPEO
DELL’A.C.I. ALLE NUOVE GENERAZIONI
L’ESPERIENZA DEL TRENTINO
STATUTO TIPO COOPERATIVE LAVORO/SOCIALI
STATUTO TIPO PICCOLA COOPERATIVA
BIBLIOGRAFIA
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DICHIARAZIONE DI IDENTITÀ COOPERATIVA APPROVATA DAL XXXI CONGRESSO
DELL’ALLEANZA COOPERATIVA INTERNAZIONALE — Manchester 20-22 settembre 1995
Definizione: Una cooperativa è un’associazione autonoma di individui che si uniscono volontariamente per soddisfare i propri bisogni economici, sociali e culturali e le proprie aspirazioni attraverso la
creazione di una società di proprietà comune e democraticamente controllata.
Valori Le cooperative sono basate sui valori dell’autosufficienza (il fare da sé), dell’autoresponsabilità,
della democrazia. dell’eguaglianza, dell’equità e solidarietà. Secondo le tradizioni dei propri padri
fondatori, i soci delle cooperative credono nei valori etici dell’onestà, della trasparenza, della responsabilità sociale e dell’attenzione verso gli altri.
Principi I principi cooperativi sono linee-guida con cui le cooperative mettono in pratica i propri valori.
1° principio: ADESIONE LIBERA E VOLONTARIA
Le cooperative sono organizzazioni volontarie aperte a tutti gli individui capaci di usare i servizi offerti
e desiderosi di accettare le responsabilità connesse all’adesione, senza alcuna discriminazione sessuale, sociale, razziale, politica o religiosa.
2° principio: CONTROLLO DEMOCRATICO DA PARTE DEI SOCI
Le cooperative sono organizzazioni democratiche, controllate dai propri soci che partecipano attivamente nello stabilire le politiche e nell’assumere le relative decisioni. Gli uomini e le donne eletti
come rappresentanti sono responsabili nei confronti dei soci. Nelle cooperative di primo grado, i soci
hanno gli stessi diritti di voto (una testa, un voto), e anche le cooperative di altro grado sono ugualmente organizzate in modo democratico.
3° principio: PARTECIPAZIONE ECONOMICA DEI SOCI
I soci contribuiscono equamente al capitale delle proprie cooperative e lo controllano democraticamente. Almeno una parte di questo capitale è di norma proprietà comune della cooperativa. I soci, di
norma, percepiscono un compenso limitato, se del caso, sul capitale sottoscritto come condizione
per l’adesione. I soci allocano i surplus per qualunque dei seguenti scopi: sviluppo della cooperativa,
possibilmente creando delle riserve, parte delle quali almeno dovrebbe essere indivisibile; benefici per
i soci in proporzione alle loro transazioni con la cooperativa stessa, e sostegno ad altre attività approvate dalla base sociale.
4° principio: AUTONOMIA E INDIPENDENZA
Le cooperative sono organizzazioni autonome, autosufficienti, controllate dai soci. Nel caso in cui
esse sottoscrivano accordi con altre organizzazioni (incluso i governi) o ottengano capitale da fonti
esterne, le cooperative sono tenute ad assicurare sempre il controllo democratico da parte dei soci e
mantenere l’autonomia della cooperativa stessa.
5° principio: EDUCAZIONE, FORMAZIONE ED INFORMAZIONE
Le cooperative s’impegnano ad educare e a formare i propri soci, i rappresentanti eletti, i manager e
il personale, in modo che questi siano in grado di contribuire con efficienza allo sviluppo delle proprie società cooperative. Le cooperative devono attuare campagne di informazione allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica, particolarmente i giovani e gli opinionisti di maggiore fama, sulla
natura e i benefici della cooperazione.
6° principio: COOPERAZIONE TRA COOPERATIVE
Le cooperative servono i propri soci nel modo più efficiente e rafforzano il movimento cooperativo
lavorando insieme, attraverso le strutture locali, nazionali, regionali ed internazionali.
7° principio: INTERESSE VERSO LA COMUNITÀ
Le cooperative lavorano per uno sviluppo sostenibile delle proprie comunità attraverso politiche
approvate dai propri soci.
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BOUTROS GAALI - MESSAGE A L’OCCASION DE LA JOURNEE INTERNATIONALE
DES COOPERATIVES — 1er juillet 1995
In questo anno del cinquantenario delle Nazioni Unite constatiamo con piacere che uno dei nostri
partners ai quali ci lega una collaborazione tra le più antiche e strette, l’Alleanza Cooperativa Internazionale, celebra il suo centesimo anniversario. Riconoscendo che le cooperative, nelle loro diverse
forme, diventano sempre più un fattore indispensabile allo sviluppo economico e sociale di tutti i
paesi, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato, a partire da quest’anno, il primo
sabato di luglio Giornata Internazionale delle Cooperative.
Alla vigilia di un nuovo secolo e di un nuovo millennio, la collaborazione tra le Nazioni Unite e l’ACI
assume una crescente importanza. Come ho già detto nel mio rapporto all’Assemblea Generale lo
scorso anno, le imprese cooperative forniscono i mezzi organizzativi che permettono ad una parte
importante dell’umanità di produrre da sola posti di lavoro produttivi, di lottare contro la povertà e
di realizzare l’integrazione di fasce sociali della società, comprese le donne, i giovani, le persone
anziane ed i disabili.
Difendendo così efficacemente i vostri interessi e risolvendo da voi stessi i problemi, facendovene
carico energicamente e creativamente, contribuite e fare delle nostre società un mondo migliore per
le attuali generazioni e quelle future.
Sono sicuro che, in numerosi campi di interesse comune, la nostra collaborazione si rafforzerà. Io ho
il grande piacere di augurare ad ognuno dei 750 milioni di donne e uomini associati all’Alleanza Cooperativa Internazionale il massimo successo nel proprio sforzo cooperativo.
Messaggio del Consiglio Europeo
dell’ACI alle nuove generazioni
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In occasione della
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA COOPERAZIONE
Proclamata dalle Nazioni Unite
per celebrare il Centenario
dell’Alleanza Cooperativa Internazionale
L’Assemblea delle Nazioni Unite, con una solenne risoluzione, ha proclamato il 1- Luglio 1995 “Giornata Internazionale della cooperazione” riconoscendo che “le cooperative., nelle loro diverse forme,
stanno diventando un indispensabile fattore di sviluppo economico e sociale in tutti i Paesi promuovendo la maggiore partecipazione possibile nel processo di sviluppo di tutti i gruppi popolari, comprese le donne, i giovani, i disabili, gli anziani...”,
con l’intento esplicitamente dichiarato:
“...di portare all’attenzione dei cittadini le opportunità offerte dalle cooperative e di mantenere informati e sensibili i Governi dei possibili benefici derivanti alla società dall’attività cooperativa...”
In questa circostanza le Organizzazioni Cooperative Europee, riunite sotto la bandiera dell’Alleanza
Cooperativa Internazionale, hanno ritenuto prioritario rivolgere ai giovani del continente, che è stato
la culla delle esperienze cooperativistiche, un messaggio ed una proposta:
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→ 150 anni fa in Inghilterra muoveva i primi passi, ad opera dei Probi Pionieri di Rochdale, la prima
cooperativa di consumatori. La sua missione: difendere il valore reale del salario (ogni conquista
salariale era resa vana da immediati aumenti dei prezzi). Sembrava la fionda di David contro Golia...
→ pochi anni dopo, in Germania, nascevano lei prime cooperative di credito del tipo Schultze-Delitsch (nelle aree urbane) e Raiffeisen (nelle zone rurali) per lottare contro l’usura e difendere agricoltori, artigiani, piccoli commercianti
→ in Francia, contemporaneamente, venivano fondate le prime cooperative di operai per lottare
contro la disoccupazione e dimostrare che era possibile lavorare senza padrone
→ i produttori agricoli di tutta Europa, sull’esempio degli agricoltori danesi, alcuni decenni più tardi
reagirono alla crisi che progressivamente li attanagliava riunendosi in cooperative per gestire latterie, cantine o mulini per difendere il frutto delle loro fatiche.
Queste esperienze si moltiplicarono a vista d’occhio, diversificandosi, in tutta Europa.
L’etica cooperativa, animata da una concezione positiva dello spirito di sacrificio, della volontà di partecipazione democratica e di auto-aiuto, aveva in sé una forte carica promozionale e così i gruppi che
avevano fondato le prime cooperative diedero vita prima a movimenti nazionali e quindi, nel 1895 a
Londra, fondarono l’Alleanza Cooperativa Internazionale.
Oggi le organizzazioni cooperative aderenti all’ACI sono 235, di cui 9 internazionali: circa un miliardo
di persone diffuse in 101 Paesi del mondo.
Un insieme di esperienze di solidarietà umana, di auto-promozione sociale ed economica, di realizzazioni concrete ed efficienti nelle quali si realizza una sintesi virtuosa fra etica ed economia.
E alle sfide storiche del movimento cooperativo si sono aggiunte, nel tempo, nuove esperienze,
nuove conquiste.
Nuovi bisogni sono stati affrontati: milioni di famiglie hanno potuto trovare una casa; piccoli commercianti sono stati protagonisti della riforma della rete distributiva; artigiani e professionisti hanno potuto
valorizzare il loro lavoro mantenendo la loro autonomia; l’assistenza socio-sanitaria agli strati più deboli
ed indifesi della popolazione e l’inserimento nel mondo del lavoro di soggetti svantaggiati hanno trovato significative risposte da parte delle cooperative sociali; il sistema di sicurezza sociale, soprattutto
in campo sanitario, è stato integrato ed ampliato attraverso il ruolo delle mutue volontarie.
Il movimento cooperativo però non può e non vuole accontentarsi dei risultati conseguiti e non
vuole ridursi alla mera tutela ed assistenza delle cooperative esistenti.
Anche i cooperatori di questo nostro tempo, come i Probi Pionieri, intendono misurarsi con le sfide
che una società in grande cambiamento propone.
Prima fra tutte: l’occupazione.
Di fronte ad una prospettiva che - anche nel caso di crescita - vedrà aggravarsi il problema dell’acces so al lavoro dei giovani, dovendosi prevedere una diminuzione progressiva di “posti di lavoro”, è
necessario fare appello a tutte le risorse presenti nel territorio. Occorre richiamare tutti alla responsabilità di costruire nuove occasioni di lavoro.
Anche i giovani dovranno assumere un atteggiamento attivo, una maggiore propensione al rischio.
L’animazione ed il sostegno di gruppi attivi, dotati di creatività e capaci di autogestire progetti economici, condividendone rischi e benefici, è impegno delle organizzazioni cooperative
Ma valori, principi, modelli dovranno essere adattati alle aspirazioni e alla sensibilità delle nuove
generazioni
E questo non può che essere fatto insieme!
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L’ESPERIENZA DEL TRENTINO
1. Un legame che ha radici lontane
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I rapporti tra mondo della scuola e movimento cooperativo trentino hanno radici lontane. Verso la
fine del secolo scorso, come in altre parti del mondo tedesco, anche in Trentino, allora parte integrante dell’impero austriaco, si verificarono all’interno del mondo della scuola esperienze sperimentali di associazioni cooperative. Esse avevano per obiettivo quello di sostenere i bisognosi, per cui la
classe, sotto la guida del docente, si attivava per aiutare i compagni in difficoltà. Inoltre non erano
rare le esperienze cooperative per dotare la scuola di alcuni strumenti fondamentali: la lavagna, i
gessi, la legna per riscaldarsi. Era un’operazione fatta dagli studenti e dalla comunità che concepivano la scuola come bene di cui tutti dovevano sentirsi responsabili.
Erano cooperative in forma embrionale che però avevano la finalità di favorire una miglior maturazione sociale degli studenti. L’impegno di educare le giovani generazioni alla cooperazione era sentito
come primario anche dall’organizzazione di rappresentanza del mondo cooperativo trentino. Già nel
1898, a soli tre anni dalla sua fondazione, la Federazione Trentina delle Cooperative approvò, in
occasione dell’assemblea generale, un ordine del giorno con il quale gli insegnanti ed i sacerdoti
venivano esortati a farsi promotori delle “Casse di risparmio scolastiche” tra i loro allievi. “Ai nostri
reverendi curatori d’anime, tanto benemeriti della cooperazione ed ai signori maestri ci permettiamo
di dire con tutta la persuasione della nostra calda fede: animate la gioventù al risparmio per mezzo
delle nostre Casse Rurali. La ricompensa la avrete ancora qui in terra; giacche questi fanciulli, usciti
vostra mercé, da questa scuola di onestà pubblica e privata, sobri, laboriosi, economi, previdenti,
morali e religiosi, benediranno sempre al vostro nome...”1.
Si formano “sul campo” quelle esperienze elementari che, una volta strutturate dagli apporti teorici di
pedagogisti e filosofi come Profit, Freinet, Prevòst, Toreille, daranno vita alla cooperazione scolastica
intesa come vero e proprio “sistema di educazione”, di “filosofia dell’educazione”.
Le scelte che, quelli che adesso sono bambini, opereranno, una volta diventati adulti, saranno influenzate dall’educazione e dagli insegnamenti appresi nell’età della formazione. Se saranno stati guidati a
pensare ed agire in termini di gruppo integrato più che di individualisti singoli, se avranno fatto propri
- spinti anche dall’esempio e dalle sollecitazioni dei “grandi” - i metodi della collaborazione, della solidarietà, della partecipazione alle responsabilità, saranno in grado di apprezzare e condividere i principi
dell’associazionismo e potranno aderire - apportando nuove idee e slancio - alle società cooperative.
Diversamente, prevalendo modelli di personalismo e di assistenza, la filosofia cooperativa non riuscirà
più a destare interesse e a suscitare autentica adesione e la cooperazione correrà il rischio di svilirsi a
mero strumento tecnico, magari efficiente ma senza un’anima.2 Dunque la scuola come agenzia fondamentale di formazione ha un ruolo insostituibile nella diffusione della metodologia cooperativa.
2. Un rapporto da recuperare: l’esperienza recente
Dopo la fine delle esperienze di associazione scolastiche nate nel secolo
scorso, i rapporti tra mondo della scuola e sistema cooperativo ricevettero un notevole impulso verso la fine degli anni 70 quando “la diffusa sen sazione di essere sempre più emarginati del mondo della cultura e l’invecchiamento dei soci e dei quadri delle cooperative spinse la Federazione ad interrogarsi sulla necessità di avviare alcune iniziative strutturate
che interessassero “quell’agenzia fondamentale di sapere e di innovazione” che è il mondo della scuola. Si voleva recuperare l’attenzione del
1 La Cooperazione Trentina, n.
5 - 1898
2 C.Corradini, La Cooperazione
in classe, Federazione dei
Consorzi Cooperativi, Trento, 1991
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sistema cooperative sull’educazione cooperativa intesa come l’educazione dei soci, dei dirigenti, del
personale e del pubblico in generale ai principi ed alle tecniche, insieme economiche e democratiche, della cooperazione.
Su questo principio ha insistito particolarmente l’ACI nel suo congresso del 1966 sottolineando il
ruolo della cooperazione come momento di promozione individuale e come occasione di elevazione
culturale attraverso:
→ l’opera di diffusione e divulgazione dei principi e della prassi cooperativi tra la gente;
→ la formazione e qualificazione professionale di tutti coloro che prestano la loro opera nell’ambito
della cooperativa;
→l’elevazione, attraverso strumenti ed iniziative adeguate, del livello culturale generale dei soci.
La scuola non poteva quindi non essere coinvolta e questa consapevolezza si diffonde anche nelle
associazioni di rappresentanza. Così, nel giugno del 1980, il reparto formazione della Federazione
Trentina delle Cooperativa lancia una propria proposta educativa per la diffusione della cooperazione
nelle scuole dell’obbligo, ultime classi elementari e le medie.
3. Scoprire la cooperazione: dal libro al concorso
Viene realizzato un libro dal titolo “Scoprire la Cooperazione” diffuso tra gli organismi responsabili
della scuola trentina, le autorità locali e gli organi di informazione. Il volume propone un progetto
che coinvolge gli insegnanti, i ragazzi e le loro famiglie, nonché le società cooperative presenti sul
territorio in uno studio-ricerca teorico pratico del fenomeno cooperativa. L’obiettivo è quello di attivare tre processi fondamentali: quello della conoscenza della realtà cooperativa e dei suoi principi,
quello della sperimentazione e quello dell’innovazione.
Nel lanciare questo progetto i responsabili del reparto formazione della Federazione posero particola re attenzione “ad assecondare quelle tendenze didattiche che si stavano consolidando nella realtà
scolastica trentina. In quel periodo nella didattica c’era un grande interesse per i cosiddetti “compiti
di realtà”. Notevole rilevanza assumevano gli studi e le ricerche per capire l’evoluzione locale di
importanti fenomeni di natura economica e sociale: l’emigrazione, le condizioni economico sociali
delle popolazioni trentine del secolo scorso, il conflitto tra laici e cattolici, la nascita e lo sviluppo dei
partiti. Tutto questo fiorire di ricerche ha consentito alla scuola di occuparsi dello specifico cooperativo che ha avuto ed ha tuttora una grande rilevanza nel nostro territorio.”
La scuola dunque sviluppa un interesse autonomo per il fenomeno cooperativo, riferito soprattutto al
passato, creando un humus su cui poteva crescere un progetto organico e strutturato di rapporti tra
scuola e cooperazione.
Si moltiplicano così le iniziative che vedono la Federazione e le cooperative locali radicate sul territorio coinvolte dalla scuola per mettere a disposizione materiale, fotografie, documenti, registri. Particolare attenzione assumono le visite guidate alle strutture cooperative e le testimonianze in classe
degli anziani che hanno vissuto in prima persona l’esperienza della nascita e dello sviluppo della cooperazione nel paese, nella borgata o nel quartiere.
Il volume “Scoprire la cooperazione” diviene subito uno strumento fondamentale accolto molto favorevolmente all’interno della scuola. Il libro presenta la cooperazione nei suoi aspetti fondamentali privilegiando l’aspetto storico ma anche proponendo alcune ipotesi per sviluppare maggiormente la
cooperazione nelle scuole attraverso la associazioni cooperative scolastiche.
Per stimolare la scuola ad ideare progetti operativi di associazioni scolastiche cooperative viene ideato
il concorso a premi “Scoprire la cooperazione” che si propone di premiare in un’unica manifestazione i migliori progetti realizzati nelle scuole trentine.
“Accanto a lezioni, esercitazioni, mostre, visite di studio, convegni, conferenze, manifestazioni cultu-
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rali e ricreative, un forte impulso alla diffusione della cooperazione tra gli scolari è stato dato dalle
sette edizioni del concorso “Scoprire la Cooperazione” lanciato subito dopo l’omonimo volume con
l’obiettivo di sviluppare l’attività delle associazioni scolastiche cooperative”. Attraverso le associazioni
scolastiche cooperative si favorisce all’interno della scuola un più maturo approccio alla cooperazione: non più solo importante fenomeno economico e sociale della nostra terra da studiare ma proposta educativa vera e propria: il processo cooperativo come sistema di educazione. Il concorso da l’occasione “a decine di centinaia di allievi delle scuole elementari e medie inferiori di imparare e praticare i principi della cooperazione: la partecipazione, l’attività di gruppo, l’assunzione di responsabilità
nell’interesse comune, la solidarietà, il rispetto degli altri. Con l’attività di tante piccole associazioni
cooperative scolastiche i ragazzi hanno inoltre appreso i principi elementari della gestione di un’azienda, incominciando a farsi un’idea della necessità di una buona amministrazione e, quindi dell’analisi dei costi, dei ricavi, dell’ottenimento di un utile e della sua destinazione.”
Sembra opportuno soffermarci su una delle tante esperienze realizzate nell’ambito del progetto “Scoprire la Cooperazione” per capire come si concretizza nella realtà scolastica la proposta della Federazione Trentina delle Cooperative: la cooperazione, inizialmente occasione “diversa” di studio, diviene
successivamente, attraverso la sperimentazione, metodo per migliorare l’apprendimento degli alunni.
4. Un caso esemplare: “la nonna in classe” della Scuola Media di Grigno - classe IIB
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La classe IIB presentava all’inizio dell’anno scolastico una situazione di particolare instabilità e disorientamento dovuta alla mancanza di continuità didattica rispetto al precedente anno scolastico e ad
un acceso campanilismo fra gli alunni che portava a fenomeni di chiusura o di eccessiva esuberanza.
Tuttavia, per la maggior parte, gli alunni dimostravano un’intelligenza vivace e aperta a vari interessi,
per cui il Consiglio di Classe fra gli altri obiettivi si è posto il potenziamento di quelle esperienze atte
a favorire la socializzazione e a sviluppare lo spirito di solidarietà e servizio.
Nell’ambito della programmazione del Consiglio di Classe la “storia della cooperazione” e l’attività di
ricerca di gruppo si sono mostrati molto idonei al raggiungimento, anche a livello pluridisciplinare,
del suddetto obiettivo. Trattandosi di una classe a tempo prolungato si propose come attività integrativa la realizzazione di una ricerca d’ambiente che partendo dalle storie personali e da testimonianze
fotografiche e documentali del passato, consentisse la ricostruzione la ricostruzione degli ultimi cento
anni di storia del Comune di Grigno, con particolare riguardo al fenomeno della cooperazione, cioè
alla nascita e al successivo evolversi delle cooperative locali.
L’unità didattica è stata svolta per la maggior parte durante le ore di lettere ma sempre in continuo
collegamento con le altre discipline ed in particolare con la matematica, per la rielaborazione dei dati
emersi dall’analisi di alcuni documenti ed in particolare dei bilanci della Cassa Rurale di Grigno, relativi ad alcuni anni significativi per la comprensione del suo sviluppo.
Gli obiettivi che si è inteso raggiungere sono stati distinti in obiettivi specifici delle varie discipline
(italiano, storia, educazione civica, geografia) ed in obiettivi generali relativi alla formazione e all’orientamento dell’alunno.
Obiettivi specifici dell’insegnamento della lingua italiana
→ ascoltare: capacità di ricezione critica dei vari messaggi (lezione, interventi di esperti, testimonianze
dirette...);
→ leggere: capacità di distinguere i vari linguaggi e di decodificare un testo scritto (testo di storia,
giornali, diari, documenti antichi ecc...);
→ parlare: capacità di produrre messaggi efficaci (porre domande pertinenti, dibattere ed argomentare con ordine e proprietà di linguaggio, acquisire sicurezza e chiarezza nella tecnica del riassumere
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e dell’esporre seguendo un filo logico);
→ scrivere: capacità di riferire in una composizione scritta un’esperienza con adeguata proprietà di
riflessione personale e capacità di autocorrezione.
Obiettivi specifici dell’insegnamento della storia e dell’educazione civica
→cogliere il processo evolutivo dell’uomo ed il passaggio da un’epoca all’altra con le conseguenti
trasformazioni sociali e culturali;
→ individuare attraverso l’analisi del passato più recente quali sono i bisogni fondamentali dell’uomo
e quali mezzi egli ha usato di volta in volta per risolvere i problemi nati dai suoi bisogni;
→ individuare i valori ai quali l’uomo ha conferito preminenza nelle scelte operate per rispondere ai
bisogni;
→ arricchire il linguaggio storiografico con l’acquisizione di termini specifici dell’area politica, economica e sociale;
→ riconoscersi soggetto di diritti e doveri;
→ individuare le forme di determinate organizzazioni presenti nella società e la loro struttura;
→ individuare la propria posizione nei confronti di queste organizzazioni e la possibilità di partecipazione attiva;
Obiettivi specifici dell’insegnamento della geografia
→ acquisire la capacità di interpretare il rapporto dialettico tra uomo e ambiente;
→ individuare i rapporti tra clima ed attività umane;
→ individuare i rapporti tra ambiente ed alimentazione;
→ individuare i rapporti tra bisogni umani e l’utilizzazione delle risorse.
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Obiettivi generali formativi e orientativi
→ coscienza della necessità di una scelta nell’ambito della maturazione sul significato della vita (da
che parte voglio stare?);
→ acquisizione del senso della propria vita come realizzazione personale e come partecipazione utile a
se e agli altri;
→ scoperta dell’importanza sia storica che personale dei valori della cooperazione ai fini della promozione umana.
I contenuti concreti trattati nell’arco di tre mesi sono stati così distribuiti:
→ la società attuale e la solidarietà umana;
→ la rivoluzione industriale e la nascita delle prime forme di associazionismo tra gli operai;
→ la cooperazione in Europa con particolare riguardo alla Germania e all’Italia;
→ il Trentino durante la seconda metà dell’Ottocento: situazione ambientale, economica, politica e
sociale;
→ la cooperazione nel Trentino: origini e storia fino ai nostri giorni;
→ la Valsugana ed il Comune di Grigno durante la seconda metà del secolo scorso e nella prima metà
del 1900;
→ la storia delle cooperative del Comune di Grigno;
5. Metodo e strumenti
Il metodo seguito è sempre stato dialogico ed interpersonale. Pur partendo a volte dall’introduzione
dell’insegnante o di un esperto esterno per presentare agli alunni la storia della cooperazione trenti-
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na, si è valorizzata soprattutto la tecnica del confronto per arrivare ad un cammino comune e quella
del lavoro di gruppo.
La classe è stata divisa in quattro gruppi che in un primo momento si sono occupati di approfondire
l’aspetto storico generale. In un secondo momento tenendo conto della provenienza degli alunni dei
vari gruppi e della conseguente possibilità reale di attuare un proficuo lavoro di ricerca e di reperimento del materiale, si è stabilito di assegnare a ciascun gruppo un settore ben distinto della ricerca
d’ambiente, fermo restando il compito affidato a tutti i gruppi di reperire dati, fotografie, testimonianze, e documenti vari relativi alla storia del Comune di Grigno, individuando nello stesso tempo
eventuali persone da intervistare.
In particolare un gruppo si è occupato della Cassa Rurale di Grugno, un gruppo della Famiglia Cooperativa e del Consorzio Allevatori di Grigno, il terzo gruppo ha ricostruito la storia della Famiglia
Cooperativa di Tezze e l’ultimo della Cassa Rurale di Tezze.”
Quando si è lavorato con la classe riunita particolare importanza ha acquisito in questa fase del lavoro la presenza in classe di varie persone (esponenti di cooperative locali, anziani...) che di volta in
volta hanno sostituito l’insegnante quale mero trasmettitore di una cultura spesso libresca. Molto
significativa si è rivelata la presenza in classe della nonna ottantatreenne di due alunni. Con lucidità
ha tenuto desta l’attenzione della classe per due ore, rivivendo sul filo della memoria la sua esperienza e affrontando in prima persona i problemi più comuni della realtà italiana tra fine secolo e secondo dopoguerra: scuola, analfabetismo, povertà, calamità naturali, emigrazione, guerra, ricostruzione.
Il coinvolgimento di persone diverse per età, per estrazione sociale e culturale e la scoperta che la
storia personale di ciascuno è una piccola tessera di un mosaico più grande ha sviluppato negli alunni
il desiderio di stabilire un rapporto proficuo con la realtà esterna, con le istituzioni locali, con gli
anziani e con le proprie famiglie.
Oltre all’analisi di materiale bibliografico reperito con l’aiuto dell’insegnante, largo spazio è stato
riservato alla ricerca ed alla consultazione delle fonti e dei documenti del passato: verbali, atti costitutivi delle cooperative locali, statuti originari, testimonianze dei soci fondatori riscoperte in pagine di
diario, al cui reperimento gli alunni si sono dedicati con entusiasmo anche nelle ore extrascolastiche
ricorrendo spesso all’aiuto dei familiari, dei maestri, dei parroci, degli anziani della casa di riposo.
Tutto il lavoro di ricerca si è concluso con due visite guidate, alla Cassa Rurale, ora divenuta Banca di
Credito Cooperativo, e alla Federazione Trentina delle Cooperative. Esse hanno consentito un’analisi
diretta e partecipata della realtà presa in esame. “A questo punto non ci rimaneva altro da afre che
sistemare criticamente i risultati, rielaborando i dati raccolti, preparando grafici, visualizzando su cartelloni e tabelloni i dati emersi, stendendo una relazione finale”.
6. Modalità di verifica
Nel corso dell’attività sono state effettuate una valutazione simultanea sul grado di partecipazione
alle discussioni comuni, delle verifiche di percorso e una verifica finale.
La prima verifica di percorso consisteva in un questionario avente lo scopo di valutare il grado di
conoscenza della nomenclatura specifica relativa al fenomeno cooperativistico; la seconda riguardava
la conoscenza dei fatti storici collegati con la nascita della cooperazione in Europa ed in Trentino; la
terza doveva accertare la conoscenza dell’organizzazione e degli scopi di una società cooperativa e i
diversi settori in cui le cooperative operano. La verifica finale consiste in una composizione scritta con
lo scopo di accertare la capacità di presentare l’esperienza fatta, facendo rilevare gli eventuali vantaggi che ne erano derivati sia a livello individuale che di gruppo.
In ultima analisi la verifica più valida di tutta l’esperienza, sia dal punto di vista didattico che formativo, può essere considerata la costruzione, per diretta iniziativa del gruppo classe, di una cooperativa
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scolastica che ha funzionato attivamente. Già nel modo di proporla e di attuarla gli alunni hanno
dimostrato di essere riusciti a comprendere il vero spirito cooperativistico che va oltre il perseguimento di un vantaggio immediato e individuale e che fa crescere nella comprensione reciproca, nel desiderio di rendersi utili e nella partecipazione attiva e democratica.
La scelta è stata quella di vendere la merendina (panini e torte) al sabato, giorno in cui la mensa non
funziona e pertanto non si può acquistare il panino dalla cuoca.
Come avevano già imparato a fare nell’attività di ricerca i ragazzi sono riusciti a utilizzare metodi e
strumenti appresi attraverso tutte le discipline. Mentre un gruppo si cimentava in un’indagine di
mercato (chi era disponibile all’acquisto del panino, se si preferiva prosciutto o salame ecc..) perché
l’iniziativa rispondesse ad una domanda effettiva, un altro preparava un’adeguata campagna pubblicitaria; altri due gruppi valutavano la scelta migliore tra i fornitori del pane e dell’affettato e la possibilità di abbassare il prezzo corrente del panino in modo da avere comunque un piccolo guadagno. Il
guadagno ottenuto ed i premi vinti al concorso “Scoprire la Cooperazione” sono stati versati su un
libretto di risparmio al portatore con l’obiettivo deciso democraticamente di contribuire alla spesa
delle loro famiglie in occasione della gita d’istruzione.
Da un punto di vista strettamente didattico, tenuto conto dei livelli di partenza degli alunni e della
situazione disciplinare iniziale, tutti gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti, seppur in maniera
diversificata da ciascun alunno, ma soprattutto è stato realizzato un processo di apprendimento in cui
gli alunni sono stati i veri soggetti, rimanendo coinvolti in tutte le loro capacità umane, affettive,
cognitive, operative e sociali. Hanno migliorato il loro metodo di ricerca e di studio, acquisendo
nuovi strumenti operativi ed hanno preso coscienza delle loro capacità e responsabilità all’interno del
gruppo classe e della scuola, sperimentando in prima persona e su contenuti appartenenti alla loro
realtà ambientale i valori fondamentali della vita democratica3.
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7. Idee e progetti di nuove imprese cooperative
L’esperienza dei rapporti tra scuola e mondo della cooperazione trentina si completa in tempi più recenti con l’ideazione di un concorso “Idee e progetti di nuove imprese cooperative” ideato dalla Federazione Trentina delle Cooperative verso la fine degli anni ‘80 su progetto del Censcoop di Roma.
Il concorso è rivolto agli studenti degli ultimi due anni delle Scuole Superiori e degli Istituti professionali della provincia di Trento. La finalità dell’iniziativa è quella di sperimentare un nuovo approccio al
rapporto mondo della scuola/lavoro/occupazione che consenta di combinare una prima, elementare,
formazione all’imprenditorialità con una sorta di “apprendistato” al clima organizzativo dell’associazione e del lavoro di gruppo, attraverso un itinerario pedagogico didattico costruito dagli insegnanti e dai
tecnici della cooperazione, finalizzato anche all’apprendimento di un metodo per la definizione di scelte e comportamenti verso obiettivi condivisi da tutti i soggetti coinvolti.
I partecipanti devono impegnarsi a predisporre un progetto per la realizzazione di un’impresa cooperativa ne diversi campi economico, culturale e sociali con particolare riferimento ai seguenti temi:
ambiente e territorio, raccolta e riciclaggio di rifiuti, depurazione, agricoltura e valorizzazione dei prodotti trentini, solidarietà sociale verso le nuove povertà, informatica e tecnologie avanzate, marketing,
turismo, servizi alle imprese e alla collettività. Agli studenti si chiede non solo una relazione generale
sul percorso seguito per la individuazione del tipo di cooperativa e del settore di attività a cui il progetto si riferisce ma anche un vero e proprio studio di fattibilità articolato nelle aree organizzativa, finanziaria e patrimoniale, comprensivo di un piano per le risorse umane.
Il movimento cooperativo mette a disposizione delle varie classi parteci3 p rof. Carmela Reale in C.
panti i propri esperti come tutors esterni da affiancare ai docenti. Inoltre
si assicura la possibilità di contatti stabili con le strutture cooperative del
Corradini, op. cit.
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territorio per sperimentazioni “sul campo” dei progetti realizzati.
Nonostante la ricerca di una “maggiore concretezza” delle attività richieste anche questa iniziativa di
rapporti mondo cooperativo scuola identifica come prioritaria nella valutazione dei progetti realizzati
non solo la fattibilità concreta del piano aziendale ma piuttosto la coerenza del lavoro svolto e il
metodo adottato. Anche in questo caso l’enfasi è sull’adozione del modello cooperativo come processo educativo efficace per un migliore apprendimento del soggetto coinvolto.
8. L’attività seminariale e di aggiornamento
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Per sostenere il lavoro impostato la Federazione Trentina delle Cooperativa annualmente organizza
numerosi incontri con gruppi di insegnati delle scuole inferiori e superiori dei vari centri del Trentino
per illustrare loro le varie proposte di educazione cooperativa. Inoltre promuove in collaborazione
con le agenzie formative pubbliche del territorio un’intensa attività seminariale sui temi della cooperazione come proposta educativa. “Solidarietà come progetto educativo: l’esperienza cooperativa
nelle scuole”, Scuola e cooperazione: confronto per un progetto educativo”, “Cooperazione: una
proposta formativa”, sono solo alcuni titoli degli incontri realizzati. Numerosi anche i corsi di aggiornamento effettuati sulla cooperazione come proposta didattica e la sua divulgazione nelle scuole.
Da queste molteplici iniziative ha preso forma un laboratorio per insegnanti al fine di dare una collocazione sistematica, attraverso l’intervento di esperti del settore, alle numerosissime esperienze realizzate in questi anni di collaborazione tra scuola e mondo cooperativo trentino. In questo contesto si
sono analizzate e discusse le iniziative promosse nelle scuole del trentine alla luce delle differenti
situazioni formative centrate sull’insegnamento o sull’apprendimento. Si è posta attenzione alla realizzazione di un modello tripolare per l’identificazione dei bisogni formativi: le tipologie dei bisogni
formative, una loro possibile rappresentazione, il rapporto bisogno, motivazione ed interesse. La realizzazione di una schema per analizzare la “formatività” dei progetti attraverso schede di analisi delle
valenze formative ha permesso di fondare anche da un punto di vista metodologico quella che era
stata fino ad ora un’intuizione: la cooperazione è un vero processo educativo.
STATUTO TIPO COOPERATIVE PRODUZIONE LAVORO/SOCIALI
TITOLO I: COSTITUZIONE-SEDE-DURATA-SCOPI
art. 1- Costituzione 1
Per il conseguimento delle finalità di cui all’art. 1-lettera A della legge 381/1991 è costituita una società cooperativa a responsabilità limitata denominata “Cooperativa (sociale) ...- Soc. Coop. a r.l..
La Cooperativa aderisce alla Confederazione Cooperative Italiane ed ai suoi organismi
periferici e territoriali.
1 Comunque sia formata, la denominazione deve contenere per esteso l’indicazione di “Società Cooperativa Sociale a responsabilità limitata”.
L’eventuale sigla deve essere parte
o contrazione della denominazione.
Es: CO OPERAT I VA D I SERV I Z I
SOCIALI - GAMMA - Società Cooperativa Sociale a re s p o n s a b i l i t à
limitata, in sigla GAMMA - Soc.
Coop. Sociale a r.l.
art.2 - Sede
La Cooperativa ha sede in...via....
Con delibera assunta in conformità alla legge e allo statuto, potranno essere istituite
sedi secondarie, filiali, succursali, agenzie e rappresentanze anche in altre località del
territorio nazionale.
art.3 - Durata 2
La Cooperativa ha durata fino al 31.12...., ma potrà essere prorogata, anche prima della
suddetta scadenza, o sciolta anticipatamente, con delibera dell’assemblea dei soci. Non
potrà comunque sciogliersi prima che siano stati estinti i mutui eventualmente contratti.
2 Si consiglia una durata di almeno
50 anni.
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art.4 - Scopo ed Oggetto 3
La Cooperativa ha lo scopo di perseguire, in forma mutualistica e senza fini speculativi, l’autogestione dell’impresa che ne
è l’oggetto, dando continuità di occupazione lavorativa alle migliori condizioni economiche, sociali e professionali ai soci,
operando nell’interesse generale della comunità alla promozione umana e alla integrazione sociale dei cittadini attraverso:
(PER LA GESTIONE DEI SERVIZI SOCIO-SANITARI ED EDUCATIVI - lettera a), art.1, legge 381/91)
la gestione dei servizi sociali orientati in via prioritaria, ma non esclusiva, alla risposta ai bisogni di persone..., come definito dalla legge 381 del 8.11.1991 ed eventuali modificazioni ed integrazioni.
In relazione a ciò, la Cooperativa può gestire stabilmente o temporaneamente, in conto proprio o per conto terzi:
(ESEMPIO di attività rivolta a soggetti con handicaps)
- attività e servizi di riabilitazione;
- centri diurni e residenziali di accoglienza e socializzazione;
- servizi domiciliari di assistenza, sostegno e riabilitazione effettuati tanto presso la famiglia, quanto presso la scuola e altre
strutture di accoglienza;
- attività educative;
- attività di sensibilizzazione ed animazione della comunità locale entro cui opera al fine di renderla più consapevole e
disponibile all’attenzione ed all’accoglienza delle persone in stato di bisogno;
- attività di promozione e rivendicazione dell’impegno delle istituzioni a favore delle persone deboli e svantaggiate e di
affermazione dei loro diritti.
(PER L’INSERIMENTO LAVORATIVO - lettera b), art.1, legge 381/91)
l’inserimento lavorativo, in attività diverse (agricole, industriali, commerciali o di servizi), di persone svantaggiate, nelle
percentuali e come definito dalla legge 381 dell’8.11.1991 ed eventuali modificazioni ed integrazioni.
In relazione a ciò la Cooperativa può gestire stabilmente o temporaneamente, in conto proprio o per conto terzi:
- attività di produzione, lavorazione, commercializzazione di manufatti in genere, artigianali e non, sia nei locali della
Cooperativa che presso appositi centri a sfondo sociale, educativo, terapeutico;
- servizi di custodia, pulizia, manutenzione, trasporti pubblici e privati, stipulando contratti e convenzioni sotto qualsiasi
forma prevista dalla legge;
- gestione e promozione di corsi di formazione, anche mediante contributi CEE, degli Enti Pubblici e privati in genere,
intesi a dare ai soci partecipanti all’iniziativa strumenti idonei al reinserimento sociale ed al miglioramento professionale.
PER TUTTE
La Cooperativa per il conseguimento dello scopo sociale, potrà svolgere qualunque altra attività connessa ed affine a
quelle sopra elencate, nonché compiere tutti gli atti e concludere tutte le operazioni contrattuali di natura immobiliare,
mobiliare, industriale e finanziaria necessarie od utili alla realizzazione degli scopi sociali, e comunque indirettamente o
direttamente attinenti ai medesimi, nonché fra l’altro e solo per indicazione esemplificativa e non limitativa:
1) assumere interessenze e partecipazioni, sotto qualsiasi forma, in imprese che svolgono attività analoghe, o comunque
accessorie all’attività sociale;
2) dare adesioni e partecipazioni ad Enti ed organismi economici, consortili e fidejussori dirette a consolidare e sviluppare
il movimento cooperativo, ed agevolare gli scambi, gli approvvigionamenti ed il credito;
3) concedere avalli cambiari, fidejussioni, stipulare contratti di locazione finanziaria con le società preposte e fidi bancari ed
ogni e qualsiasi altra garanzia, sotto qualsivoglia forma, per facilitare l’ottenimento del credito ai soci;
4) promuovere o partecipare ad Enti, Società, Consorzi di garanzia, fidi promossi dal Movimento cooperativo, aventi per
scopo il coordinamento e la facilità al credito di ogni tipo ed ogni iniziativa di reperibilità di mezzi finanziari a breve, a
medio e a lungo termine, prestando le necessarie garanzie di fidejussioni.
A tale fine la Cooperativa richiederà tutte le autorizzazioni di legge, ove prescritte, così
come si avvarrà di tutte le provvidenze ed agevolazioni di legge previste per la coopera3 In base alla circolare ministeriale
zione o per lo specifico settore di attività che ne forma l’oggetto.
del 9.10.1992 n.116, non possono
essere considerate SOCIALI le cooLa Cooperativa si propone altresì di stimolare lo spirito di previdenza e di risparmio dei
perative che prevedono sia attività
soci, istituendo una sezione di attività, disciplinata da apposito regolamento, per la racdi gestione di servizi socio-sanitari
colta dei prestiti, limitata ai soli soci ed effettuata esclusivamente ai fini del conseguied educativi che inserimento lavomento dell’oggetto sociale, il tutto a norma dell’art. 12 legge 17.2.1971 n.127 e sucrativo. Vanno pertanto previste solo
cessive modificazioni, come richiamata dall’art. 13 del D.P.R. 29.9.1973 n.601 e succesattività rientranti nella prima o
sive modificazioni. Sono tassativamente vietate le operazioni di raccolta del risparmio
seconda ipotesi.
richiamate dal R.D.L. 12.3.1936 n.375, dalle leggi 7.6.1974 n.216 et 23.3.1983 n.77 e
Il 20.01.1993, la Sezione Generale
loro successive modificazioni ed integrazioni, nonché quelle di cui al D.L. 3.5.1991
della Cooperazione, rispondendo
n.143.
ad un quesito postole, nel riconferLa Cooperativa è altresì impegnata ad integrare - in modo permanente o secondo continmare quanto precisato dalla circolagenti opportunità - la propria attività con quella di altri enti cooperativi, promuovendo ed
re sopra riportata, ritiene che quanaderendo a consorzi e ad altre organizzazioni frutto dell’associazionismo cooperativo.
do l’inserimento lavorativo necessiLa Cooperativa può inoltre costituire fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristruttuta di essere accompagnato da attirazione o per il potenziamento aziendale, nonché adottare procedure di programmaziovità di assistenza-sanitaria la stessa
ne pluriennali finalizzate allo sviluppo o all’ammodernamento aziendale, ai sensi della L.
possa essere svolta.
31.12.1992 n. 59 ed eventuali norme modificative ed integrative.
Le attività riportate nel testo vanno
considerate a puro titolo di esempio.
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TITOLO II: SOCI
art.5 - Requisiti 4
Il numero dei soci è illimitato ma non può essere inferiore al minimo stabilito dalla legge. Possono essere soci tutti coloro
che, non avendo interessi contrastanti con quelli della Cooperativa, per professione, capacità effettiva di lavoro, attitudine
e specializzazione professionale possono ed intendono perseguire gli scopi partecipando alle attività sociali, attivamente
cooperando al suo esercizio ed al suo sviluppo.
I minori possono far parte della Cooperativa nei modi e con le autorizzazioni previste dalla legge.
E’ altresì consentita, ai sensi art.14 legge 31,12,1992 n.59, l’ammissione a soci di elementi tecnici nel numero necessario
al buon funzionamento dell’impresa sociale. Non possono essere soci coloro che esercitano in proprio attività identiche o
affini a quelle della Cooperativa.
Possono inoltre essere ammessi a far parte della Cooperativa soci sovventori alle condizioni e con le limitazioni previste
dall’art.4 legge 31.1.1992 n.59 ed eventuali successive modificazioni ed integrazioni: a questi soci spetta una remunerazione superiore del due per cento rispetto a quella stabilita per gli altri soci per la ripartizione degli utili.
art.6 - Categorie di soci
Possono essere soci persone fisiche appartenenti alle seguenti categorie:
a) soci prestatori - che prestano la loro attività ricevendo un compenso di qualsiasi natura o entità;
b) soci fornitori - che godono a vario titolo, direttamente o indirettamente, dei servizi prestati dalla Cooperativa;
c) soci volontari - che prestano la loro attività gratuitamente;
d) soci sovventori - che partecipano a programmi per lo sviluppo tecnologico o per il potenziamento aziendale oppure a
programmi pluriennali per lo sviluppo o l’ammodernamento aziendale.
Possono altresì essere socie persone giuridiche pubbliche o private nei cui statuti sia previsto il finanziamento e lo sviluppo delle attività delle cooperative sociali.
Ogni socio è iscritto in una apposita sezione Libro soci in base alla appartenenza a ciascuna delle categorie suindicate.
A
art.7 - Ammissione
Chi desidera diventare socio deve presentare domanda scritta al Consiglio di Amministrazione nella quale indichi:
a) nome, cognome, luogo e data di nascita, domicilio, codice fiscale ed attività svolta;
b) la categoria di soci a cui chiede di essere iscritto;
c) l’entità della quota che intende sottoscrivere, nei limiti di cui al successivo art. 14.
La domanda delle persone giuridiche, sottoscritta dal legale rappresentante, dovrà indicare:
a) la denominazione o la ragione sociale, la sede legale e, ove esista, la sede amministrativa, il codice fiscale, gli estremi di
iscrizione nel registro delle imprese;
b) la persona fisica che rappresenterà la persona giuridica in tutti i rapporti sociali conseguenti la qualità di socio ivi compresa la partecipazione alle assemblee ed il mandato per l’eventuale assunzione di cariche sociali;
c) l’organo sociale che ha autorizzato la domanda e la disposizione dello statuto che conferisce a detto organo i relativi
poteri;
d) l’ammontare della quota sociale che la persona giuridica intende sottoscrivere.
4 La maggiore remunerazione ai soci
Alla domanda dovrà essere allegata copia del vigente atto costitutivo e statuto, copia
sovventori è facoltativa. Il 2% è il
dell’ultimo bilancio approvato, elenco dei componenti le cariche sociali.
massimo concedibile (art.4 L. 59/92).
Le Società cooperative dovranno anche allegare certificato di iscrizione nel competente
Registro prefettizio.
5 S e si stab ilisce una quo ta d i
La domanda del socio sovventore, oltre ai precedenti dati, dovrà indicare il periodo
ammissione modesta il 2° comma
può essere così sostituito:
minimo di permanenza nella società prima del quale non è ammesso il recesso e che
il versamento della quota sociale
comunque non potrà essere inferiore alla durata del programma di sviluppo tecnologisottoscritta e del relativo sovrapco, di ristrutturazione o di potenziamento aziendale che, a sensi art.4 legge 59/1992,
prezzo, come sopra determinato,
legittimano la attribuzione della qualità sociale al socio sovventore medesimo.
deve essere effettuato in unica soluInfine, tutte le domande indistintamente dovranno contenere una dichiarazione di
zione entro 30 giorni dal ricevimenconoscenza ed accettazione integrale del presente statuto.
to della comunicazione di avvenuta
Sull’ammissione a socio decide il Consiglio di Amministrazione, senza obbligo di motiammissione a socio.
vazione, entro due mesi dalla data di ricezione della domanda. Trascorso tale termine la
Si può anche prevedere una tassa
domanda si intende respinta.
di ammissione.
Per tutti i rapporti intercorrenti con la Cooperativa, ad ogni effetto di legge e del preLe somme versate per sovrapprezzo
sente statuto, il domicilio e la sede dei soci saranno quelli risultanti dal Libro dei soci
possono essere destinate al fondo
desunti dalla domanda di ammissione, salve future variazioni che dovranno essere
di riserva oppure restituite. In quecomunicate alla Cooperativa per iscritto.
st’ultimo caso l’ultimo comma deve
essere sostituito da:
Le somme versate per sovrapprezzo
saranno accantonate in apposito
fondo e rimborsate a nomra dell’art.9 della legge 31.1.1992 n. 59.
art.8 - Adempimenti dei nuovi soci 5
Il nuovo socio deve versare, oltre l’importo della quota sociale sottoscritta, una somma
da determinarsi dal Consiglio di Amministrazione per ciascun esercizio sociale, tenuto
conto delle riserve patrimoniali risultanti dall’ultimo bilancio approvato.
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Il versamento della quota sociale sottoscritta e del relativo sovrapprezzo può essere effettuato a rate e precisamente:
a) almeno la...parte entro...giorni dall’ammissione;
b) la restante parte nei termini stabiliti dal Consiglio di Amministrazione.
Le somme versate per sovrapprezzo saranno destinate al fondo di riserva ordinario.
art.9 - Obblighi dei soci 6
Aderendo alla società i soci si obbligano:
a) ad osservare il presente statuto, gli eventuali regolamenti e le deliberazioni tutte legalmente adottate dagli organi
sociali;
b) a partecipare all’attività della società per la sua intera durata, salvo il verificarsi di una delle cause previste dal presente
statuto e per la durata della qualità di socio;
c) a non iscriversi e partecipare contemporaneamente ad altre cooperative che perseguono identici scopi sociali ed esplichino attività concorrente, nonché, senza espresso assenso del Consiglio di Amministrazione, a non prestare lavoro subordinato a favore di terzi esercenti imprese aventi oggetto uguale ed analogo a quello della Cooperativa;
d) a non svolgere azione alcuna che possa comunque essere pregiudizievole agli interessi della società.
art.10 - Perdita della qualità di socio-Recesso
La qualità di socio si perde per recesso, , esclusione, morte (scioglimento volontario o liquidazione concorsuale per le persone giuridiche).
Oltre che nei casi previsti dalla legge, a norma del presente statuto, il recesso è consentito nei soli casi in cui il socio abbia
perduto i requisiti per l’ammissione oppure non si trovi più in grado di partecipare al raggiungimento degli scopi sociali.
La dichiarazione di recesso deve essere comunicata a mezzo di lettera raccomandata. Essa ha effetto con la chiusura dell’esercizio in corso se comunicata tre mesi prima e, in caso contrario, con la chiusura dell’esercizio successivo. In ogni caso
il recesso non è consentito al socio che non abbia ottemperato a tutte le sue obbligazioni verso la società.
Spetta al Consiglio di Amministrazione constatare se ricorrono i motivi che, a norma della legge e del presente statuto,
legittimano il recesso e a provvedere di conseguenza nell’interesse della società.
Il recesso del socio sovventore non è soggetto ad alcuna limitazione, salvo il rispetto dell’impegno di permanenza minima
nella Cooperativa indicato nella domanda di ammissione di cui al precedente art. 7.
art.11 - Esclusione
L’esclusione sarà deliberata dal Consiglio di Amministrazione nei confronti del socio:
a) che non ottemperi alle disposizioni del presente statuto, dei regolamenti sociali, delle deliberazioni legalmente adottate dagli organi sociali, con inadempimento che non consenta la prosecuzione, nemmeno temporanea, del rapporto o
che ricada nell’ipotesi di cui al successivo punto d);
b) che, senza giustificato motivo, si renda moroso nel versamento delle quote sociali sottoscritte o nei pagamenti di eventuali debiti contratti ad altro titolo verso la società;
c) che venga a trovarsi in una delle situazioni di incompatibilità previste dall’art.10;
d) che nell’esecuzione del proprio lavoro commetta atti valutabili quale notevole inadempimento come delimitato dall’articolo 1455 del Codice civile;
e) che svolga o tenti di svolgere attività in concorrenza o contraria agli interessi sociali;
f) che in qualunque modo arrechi danni gravi, anche morali, alla Cooperativa.
Nei casi indicati dalle lettere a) e b) il socio inadempiente deve essere invitato, a mezzo raccomandata, a mettersi in rego la e l’esclusione potrà avere luogo solo trascorso un mese da detto invito e sempre che il socio si mantenga inadempiente.
Il Consiglio di Amministrazione delibera inoltre la decadenza nei confronti dei soci ai quali sia venuto meno lo status connesso alla loro partecipazione alla compagine sociale.
Le deliberazioni prese in materia di recesso, decadenza ed esclusione, debbono essere comunicate ai soci destinatari,
mediante raccomandata con ricevuta di ritorno. Le controversie che insorgessero tra i soci e la Cooperativa, in merito ai
provvedimenti adottati dal Consiglio di Amministrazione su tali materie, saranno demandate alla decisione del Collegio
arbitrale di cui all’articolo 32 del presente statuto.
art.12 - Decesso
Nel caso di decesso di un socio la società continuerà con gli eredi o legatari della quota
sociale, purché essi abbiano i requisiti per l’ammissione. Essi, entro dodici mesi dalla data
del decesso, dovranno indicare quello di loro che assumerà la qualità di socio o li rappresenterà di fronte alla società. In difetto di tale designazione, si applica l’articolo 2347
secondo e terzo comma del Codice civile.
6 Si possono anche prevedere soci
onorari.
7 Se all’art.8 si è prevista la restituzione del sovrapprezzo, dopo il 1°
comma, va aggiunto:
Sottostanno alla stessa disposizione
le somme versate a titolo di sovrap p rezzo, di cui all’ultimo comma
dell’art.8.
art.13 - Rimborso delle quote 7
Il socio receduto od escluso e gli eredi o legatari del socio defunto, quando non trova
applicazione il primo comma dell’articolo precedente, avranno diritto al rimborso del
valore nominale della quota versata ed eventualmente rivalutata ai sensi dell’articolo 7
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legge 31.1.1992 n.59, oppure, in caso di perdite, della minore somma risultante dal bilancio dell’esercizio nel quale si
verifica lo scioglimento del rapporto sociale.
Tale liquidazione, salvo il diritto di ritenzione spettante alla società fino alla concorrenza di ogni proprio credito liquido,
avrà luogo entro i sei mesi successivi all’approvazione del predetto bilancio. la domanda di rimborso deve essere presentata con lettera raccomandata a pena di decadenza, nel termine di un anno dalla scadenza dei sei mesi suddetti.
Le quote per le quali non verrà chiesto il rimborso nel termine di cui sopra, saranno devolute a riserva ordinaria.
Il socio che cessa di far parte della società risponde, per due anni dal giorno in cui si sono verificati il recesso o l’esclusione, verso la società, per il pagamento dei conferimenti non versati, e verso i terzi, nei limiti della quota sottoscritta e non
versata, per le obbligazioni assunte dalla società, fino al giorno in cui la cessazione della qualità di socio si è verificata.
Nello stesso modo e per lo stesso termine sono responsabili verso la società e verso i terzi gli eredi o legatari del socio
defunto.
TITOLO III: PATRIMONIO - ESERCIZIO - BILANCIO
art.14 - Patrimonio 8
Il patrimonio della società è costituito:
a) dal capitale sociale, che è variabile ed è formato da un numero illimitato di quote sociali del valore nominale ciascuna
non inferiore a lire...(...), né superiore al limite massimo stabilito dalla legge;
b) dalla riserva ordinaria, formata con quote degli avanzi netti di gestione di cui all’articolo 17 e con quote sociali eventualmente non rimborsate ai soci receduti, esclusi, agli eredi o legatari dei soci defunti, a norma dell’articolo precedente;
c) da eventuali riserve straordinarie;
d) da ogni altro fondo di accantonamento costituito a copertura di particolari rischi in previsione di oneri futuri e per
scopi di particolari rischi in previsione di oneri futuri e per scopi di previdenza, assistenza, propaganda, studi, educazione
cooperativistica e mutualistica in generale;
e) da qualunque altro importo che pervenga alla Cooperativa per atti di liberalità, lasciti e per contributi in conto capitali
da enti pubblici o privati.
È vietata la distribuzione delle riserve fra i soci sia durante la vita della società che all’atto del suo scioglimento.
A
art.15 - Cessione delle quote
Le quote non possono essere sottoposte a pegno o vincolo, e non possono essere cedute, sia a terzi che ad altri soci, con
effetto verso la società, senza l’autorizzazione del Consiglio di Amministrazione, salvo quanto previsto dall’art.4 della
legge 59/1992 per i soci sovventori, intendendosi vincolate a favore della Cooperativa a garanzia dell’adempimento delle
obbligazioni che il socio contrae con la medesima.
art.16 - Esercizio sociale 9
L’esercizio sociale inizia il primo gennaio e si chiude il 31 dicembre di ogni anno.
(In via transitoria il primo esercizio sociale si chiuderà il 31.12.199..).
art.17 - Bilancio annuale 10
Alla fine di ogni esercizio sociale il Consiglio di Amministrazione provvede alla redazione del bilancio previo esatto inventario, da compilarsi con criteri amministrativi di oculata prudenza e alla redazione della documentazione informativa ai
sensi della normativa vigente.
L’assemblea che approva il bilancio delibera sulla destinazione dei residui annuali al netto di tutte le spese e costi pagati o
da pagare, compresi gli ammortamenti e gli accantonamenti di legge e le somme eventualmente attribuibili ai soci ad
integrazione del trattamento economico.
Può, nel corso dell’esercizio sociale, essere inoltre convocata tutte le volte che il Consi8 Per le cooperative costituite dopo
glio di Amministrazione lo ritenga necessario od utile alla gestione sociale.
il 21.2.92 il valore minimo della
Deve essere convocata, senza ritardo, quando ne sia fatta richiesta per iscritto da tanti
quota è di L.50.000 (art.3 legge
soci che rappresentino almeno un quinto dei voti spettanti a tutti i soci, oppure dal Col59/92); per quelle costituite prima
legio sindacale.
del 22.2.92 il valore minimo è di L.
La convocazione dell’Assemblea, tanto ordinaria che straordinaria, deve effettuarsi
5.000 (art.21 legge 59/92).
mediante avviso da consegnarsi o spedirsi a ciascun socio e da affiggersi nei locali della
sede sociale, almeno otto giorni liberi prima di quello fissato per l’adunanza.
9 Cancellare la nota tra parentesi se
L’avviso di convocazione dell’Assemblea annuale per l’approvazione del bilancio dovrà
la costituzione avviene entro il 30
essere comunicato ai soci, con le modalità sopra indicate, almeno quindici giorni prima
giugno. To g l i e re la parentesi ed
di quello fissato per l’adunanza.
indicare 31.12 dell’anno successivo
L’avviso deve contenere le seguenti indicazioni:
a quello della costituzione se la
a) l’elenco delle materie da trattare;
stessa è post 30 giugno.
b) luogo designato per l’adunanza;
c) giorno ed ora per la prima e per l’eventuale seconda convocazione, quest’ultima in
10 Il punto e) va inserito solo se
giorno diverso rispetto a quello fissato per la prima.
previsto all’art.5.
I punti c) e d) non sono obbligatori.
Il Consiglio di Amministrazione può, a sua discrezione, in aggiunta a quanto stabilito,
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avvalersi di qualunque altra forma di pubblicità diretta a meglio diffondere tra i soci l’avviso di convocazione.
art.20 - Assemblea ordinaria
L’Assemblea è convocata in sede ordinaria per:
a) approvare il bilancio;
b) nominare gli amministratori, i sindaci, il Presidente del Collegio sindacale;
c) approvare i regolamenti interni;
d) deliberare sulle eventuali responsabilità degli amministratori e dei sindaci;
e) deliberare su tutti gli altri oggetti attinenti alla gestione sociale riservati alla sua competenza dalla legge, dal presente
statuto o sottoposti al suo esame dagli amministratori.
art. 21 - Assemblea straordinaria
L’assemblea è convocata in sede straordinaria per trattare le materie e deliberare sugli oggetti dalla legge espressamente
riservati alla sua competenza.
L’Assemblea straordinaria, in particolare, è convocata per deliberare:
a) sulle modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto;
b) sulla nomina e sui poteri dei liquidatori, in caso di liquidazione ordinaria della Cooperativa, e sulla revoca della liquidazione medesima.
art.22 - Svolgimento dell’assemblea 11
Nelle assemblee hanno diritto di voto coloro che risultano iscritti nel libro dei soci da almeno tre mesi e siano in regola
con gli obblighi assunti verso la società.
Ogni socio persona fisica: prestatore, fruitore o volontario, ha diritto ad un solo voto, qualunque sia l’ammontare della
quota sottoscritta.
Per ogni persona giuridica intervengono i delegati, il numero dei quali è proporzionato al numero dei soci componenti la
persona giuridica stessa e comunque con un massimo di n... con la seguente proporzione:
- 1 delegato fino a...soci;
- 2 delegati da...a...soci;
-.......
OPPURE
Ogni socio persona giuridica ha diritto, in relazione alla quota sottoscritta, ad un massimo di...voti, con la seguente proporzione:
- 1 voto per conferimenti non superiori a L...;
-....
Ogni socio sovventore, sia persona fisica che giuridica, ha diritto ad un massimo di...voti con le seguenti modalità:
- 1 voto per conferimenti fino a L...;
- 2 voti per conferimenti fino a L....;
- .....
I voti attribuiti ai soci sovventori, anche in relazione ai conferimenti comunque posseduti, non devono in ogni caso superare un terzo dei voti spettanti a tutti i soci (ex art. 4 legge 59/1992).
I soci che non possono intervenire personalmente all’assemblea possono farsi rappresentare esclusivamente da un altro socio, mediante delega scritta.
11 Alle persone giuridiche possono
Ogni socio può rappresentare...soci.
essere dati fino ad un massimo di 5
Le deleghe, che non possono essere conferite agli amministratori ed ai sindaci, devono
voti o 5 delegati, rapportati alla base
essere menzionate nel verbale dell’Assemblea e conservate tra gli atti sociali.
sociale oppure alla quota versata.
Nelle votazioni si procede normalmente con il sistema dell’alzata di mano con prova e
Ai soci sovventori possono essere
controprova, salvo diversa modalità deliberata dall’Assemblea volta per volta.
dati fino ad un massimo di 5 voti,
Deve procedersi a scrutinio segreto quando ne faccia richiesta almeno un quinto dei
rapportati alla quota versata.
soci presenti.
Anziché stabilire i voti in rapporto a
L’Assemblea è presieduta dal Presidente del Consiglio di Amministrazione e, in sua
cifre si può rapportarli a percentuali
assenza, da persona designata dall’Assemblea stessa.
del capitale sociale. Es.: 1 voto per
Il Presidente è assistito da un segretario nominato dall’Assemblea, scegliendolo anche
conferimenti non superiori al...%
tra i non soci; l’assistenza del segretario non è necessaria quando il verbale sia redatto
del capitale sociale; ecc.
Ogni socio può rappresentare un
da un notaio.
massimo di altri 5 soci. Si consiglia
Le deliberazioni dell’Assemblea devono constare da verbale.
una sola delega o due.
Alle Assemblee potrà partecipare, senza diritto di voto, un rappresentante della C.C.I. o
i suoi organismi periferici.
12 Anche per le assemblee straordi narie è possibile prevedere maggio ran ze div ers e t ra l a prim a e la
seconda convocazione, così come
si può pre v e d e re un quorum più
elevato.
art. 23 - Validitià delle deliberazioni 12
L’Assemblea tanto ordinaria quanto straordinaria è validamente costituita, qualunque
sia l’oggetto da trattare, in prima convocazione quando sono presenti tanti soci che
rappresentino la maggioranza dei voti spettanti a tutti i soci; in seconda convocazione
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quando sono presenti tanti soci che rappresentino la maggioranza dei voti spettanti a tutti i soci; in seconda convocazione qualunque sia il numero dei voti dei soci presenti e rappresentati .
Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta dei voti dei soci presenti o rappresentanti l’adunanza.
Quando si tratta di deliberare sul cambiamento dell’oggetto sociale, sulla trasformazione del tipo, sulla fusione della
società, sul trasferimento della sede sociale in altra località del territorio dello Stato o all’estero oppure sullo scioglimento
anticipato, tanto in prima che in seconda convocazione, le deliberazioni devono essere prese con voto favorevole di almeno la maggioranza dei voti di tutti i soci.
Per il solo spostamento della sede sociale nell’ambito dello stesso comune (variazione dell’indirizzo), l’assemblea straordinaria sarà validamente costituita ai sensi del primo comma del presente articolo. Per le deliberazioni riguardanti il cambiamento dell’oggetto o del tipo di società o il trasferimento della sede all’estero, si applicano le disposizioni dell’articolo
2437 del Codice civile, fatte salve le disposizioni dell’articolo 13 del presente statuto relative al rimborso della quota
sociale.
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
art.24 - Composizione 13
La Cooperativa è amministrata da un Consiglio di Amministrazione composto da 3 a...membri soci, eletti dall’Assemblea
che ne determina il numero.
I soci sovventori possono essere eletti Amministratori. In ogni caso, però, la maggioranza degli amministratori deve esser e
costituita dalle altre categorie di soci.
Il Consiglio di Amministrazione elegge fra i suoi membri il Presidente, un Vice Presidente ed un Segretario, quest’ultimo
incaricato, di norma, della redazione dei verbali. Occorrendo, di volta in volta, il Consiglio può nominare Segretario per la
redazione dei verbali, anche un altro socio o una persona estranea alla società.
art.25 - Durata in carica
Gli amministratori durano in carica tre anni e sono rieleggibili. In qualunque tempo possono essere revocati dall’Assemblea.
Gli Amministratori sono dispensati dal prestare cauzione e non hanno diritto a compenso, salvo che non lo deliberi l’Assemblea, la quale può anche stabilire che vengano loro concessi gettoni di presenza.
Agli Amministratori spetta il rimborso delle spese sostenute per conto della società nell’esercizio delle loro mansioni.
A
art.26 - Convocazione-Deliberazioni
Il Consiglio di Amministrazione è convocato dal Presidente, o da chi lo sostituisce, ogni qualvolta lo ritenga opportuno o
ne venga fatta motivata domanda da almeno un terzo dei Consiglieri o del Collegio sindacale. La convocazione è fatta coi
mezzi che il Presidente ritiene opportuni, ma in modo che i Consiglieri ed i Sindaci effettivi siano avvertiti almeno due
giorni prima della data fissata per la riunione.
Le adunanze del Consiglio di Amministrazione sono valide con la presenza della maggioranza degli Amministratori in
carica, compreso il Presidente o chi ne fa le veci.
Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta dei Consiglieri presenti.
Le votazioni sono normalmente palesi; sono invece segrete quando ciò sia richiesto anche da un solo consigliere oppure
si tratti di affari nei quali siano interessati Sindaci, Amministratori oppure loro parenti od affini fino al terzo grado.
Il Consigliere personalmente interessato nelle questioni che si discutono deve astenersi dal partecipare alle deliberazioni.
A parità di voti, nelle votazioni palesi, prevale il voto del Presidente; nelle segrete la parità importa la reiezione della proposta.
art.27 - Poteri
Il Consiglio di Amministrazione è investito dei più ampi poteri per la gestione della società, in conformità delle leggi e dello
statuto.
Spetta tra l’altro al Consiglio di Amministrazione:
a) curare l’esecuzione delle deliberazioni dell’Assemblea;
b) stendere i bilanci;
c) predisporre i regolamenti previsti dal presente statuto, che dovranno essere approvati dall’Assemblea;
d) determinare gli indirizzi dell’azienda, nell’ambito delle varie fasi lavorative e per il conseguimento degli scopi sociali, stabilendo all’uopo le mansioni dei singoli soci;
13 Il numero minimo degli ammie) stipulare gli atti e contratti di ogni genere inerenti all’attività sociale;
nistratori è di 3 (sconsigliato l’amf) conferire procure per singoli atti, ferme restando le facoltà attribuite al Presidente del
m i n i s t r a t o re unico anche se la
Consiglio dall’articolo 29;
legge non lo esclude). Non è previg) assumere e licenziare personale della società fissandone le retribuzioni e le mansioni;
sto un numero massimo. Si consih) dare l’adesione della società ad organi federali o consortili;
glia di fissarlo tenendo conto del
i) deliberare circa l’ammissione, il recesso, la decadenza e l’esclusione dei soci;
n u m e ro dei soci ed evitando di
l) compiere tutti gli atti e le operazioni di ordinaria e straordinaria amministrazione, che
costituire una duplicazione dell’ascomunque rientrino nell’oggetto sociale, fatta eccezione soltanto di quelli che per dispo semblea.
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sizioni di legge e dell’atto costitutivo siano riservati all’Assemblea; il Consiglio di Amministrazione ha quindi la facoltà di
nominare avvocati e procuratori alle liti davanti a qualsiasi autorità giudiziaria o amministrativa od in qualsiasi grado di
giurisdizione; concedere fidejussioni, contrarre mutui assumendone gli oneri relativi, assumere obblighi in ordine a finanziamenti agevolati, a rilasciare procure ed a fare convenzioni con Enti pubblici;
m) nominare il Comitato esecutivo o altri organismi tecnici.
Il Consiglio può delegare parte dei propri poteri ad uno o più dei suoi membri.
art. 28 - Rinuncia, decadenza, scadenze
I Consiglieri che intendono rinunciare all’ufficio devono darne comunicazione scritta al Consiglio di Amministrazione ed
al Presidente del Collegio sindacale.
I Consiglieri che, senza giustificato motivo, non partecipano per due volte consecutive alle riunioni del Consiglio decadono
dalla carica.
Decadono parimenti dalla carica i Consiglieri che, per qualunque motivo perdono la qualità di socio.
I Consiglieri decaduti, rinunciatari o che comunque vengono a mancare nel corso dell’esercizio, vengono sostituiti da altri
nominati dal Consiglio di Amministrazione con deliberazione approvata dal Collegio sindacale, secondo le modalità dell’articolo 2386 Codice Civile.
La cessazione degli Amministratori per scadenza dei termini ha effetto solo dal momento in cui il Consiglio di Amministrazione è ricostituito.
art.29 - Presidente, poteri di rappresentanza
Il Presidente del Consiglio di Amministrazione ha la firma e la rappresentanza legale della società di fronte ai terzi e in giudizio.
Il Presidente è autorizzato, senza preventiva delega del Consiglio di Amministrazione, a ricevere pagamenti da pubbliche
amministrazioni, da banche e da privati, qualunque ne sia l’ammontare e la causale rilasciandone liberatoria quietanza.
Previa delibera del Consiglio di Amministrazione, potrà inoltre nominare e revocare avvocati e procuratori alle liti attive e
passive, riguardanti la società, davanti a qualsiasi autorità giudiziaria e amministrativa in qualunque grado e giurisdizione.
Il Presidente, previa delibera del Consiglio di Amministrazione, può delegare parte dei propri poteri ad un Consigliere
delegato, nonché con procura speciale, ad altri soci estranei al Consiglio od ai dipendenti della società.
In caso di assenza o impedimento del Presidente, le mansioni e i poteri a lui attribuiti spettano al Vice Presidente in carica
o, in mancanza di questo, ad un Consigliere designato dal Consiglio.
Di fronte ai soci, ai terzi ed a tutti i pubblici uffici, la firma del Vice Presidente fa piena prova dell’assenza ed impedimento
del Presidente.
COLLEGIO SINDACALE
art.30 - Composizione e durata
Il Collegio sindacale si compone di tre membri effettivi e di due supplenti, eletti anche tra i non soci dall’Assemblea, la
quale nominerà pure il Presidente del Collegio stesso.
I Sindaci durano in carica tre anni e sono rieleggibili.
I Sindaci non hanno diritto a compenso ma solo al rimborso delle spese sostenute per conto e nell’interesse della società,
tranne che l’Assemblea ordinaria deliberi diversamente; in tal caso la retribuzione deve essere fissata prima o all’atto della
nomina e per tutta la durata della carica.
art.31 - Poteri del collegio sindacale
Il Collegio sindacale deve controllare l’amministrazione della società, vigilare l’osservanza della legge e dell’atto costitutivo ed accertare la regolare tenuta della contabilità sociale, la corrispondenza del bilancio e del conto profitti e perdite alle
risultanze dei libri e delle scritture contabili e la regolare tenuta dei libri sociali.
I Sindaci devono anche:
a) accertarsi che le valutazioni del patrimonio sociale vengano fatte con l’osservanza delle norme legislative;
b) accertare almeno ogni tre mesi la consistenza di cassa e l’esistenza dei valori e titoli di proprietà della società o ricevuti
da essa in pegno, cauzione o custodia;
c) verbalizzare gli accertamenti fatti anche individualmente;
d) intervenire alle adunanze dell’Assemblea e del Consiglio di Amministrazione e possibilmente anche a quelle del Comitato Esecutivo, quando sia costituito;
e) convocare l’Assemblea quando non vi provvedono gli Amministratori.
Il Collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni tre mesi.
Le deliberazioni devono essere prese a maggioranza assoluta. Il sindaco dissenziente ha diritto di fare iscrivere a verbale i
motivi del proprio dissenso.
I Sindaci, in uno, hanno tutti i poteri e compiti stabiliti dalla legge.
art.32 - Collegio arbitrale-Clausola compromissoria
Qualunque controversia dovesse insorgere tra i soci e la Cooperativa, purché per legge possa formare oggetto di compro-
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messo, sarà decisa da un Collegio Arbitrale composto da tre membri, due dei quali nominati dalle parti, uno per ciascuna,
ed il terzo, con funzioni di Presidente, di comune accordo. In caso di disaccordo sulla designazione del terzo arbitro, o
qualora una delle parti non abbia provveduto alla nomina di sua spettanza nei trenta giorni successivi alla nomina effettuata dall’altra parte, il Collegio Arbitrale verrà completato su designazione del Presidente del Tribunale di..., anche su
richiesta di una sola parte.
Gli Arbitri decideranno con equità, senza formalità di procedura, ed inappellabilmente.
TITOLO V: DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI
art.33 - Regolamento interno
Il funzionamento tecnico e amministrativo della società sarà disciplinato da un regolamento interno, da compilarsi dal
Consiglio di Amministrazione e da approvarsi dall’Assemblea.
Nel regolamento potranno essere stabiliti i poteri del Direttore, se nominato, l’ordinamento e le mansioni dei comitati
tecnici, se costituiti, nonché i criteri a cui il Consiglio di Amministrazione dovrà attenersi per stabilire le mansioni dei singoli soci nelle varie fasi produttive dell’azienda, come previsto dal punto d) del precedente articolo 27.
art.34 - Prestazioni lavorative del socio
La posizione giuridica del socio che con prestazione lavorativa partecipa alla elaborazione ed alla realizzazione dei programmi di attività e di sviluppo aziendali ed ai risultati economici della gestione, si configura come “lavoratore associato”
e lo Statuto assume pertanto valore di “patto societario”.
I soci suddetti non hanno veste di lavoratori subordinati.
Ai soci lavoratori saranno applicate tutte le norme previdenziali e fiscali previste dalle vigenti leggi.
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art.35 - Trattamento economico dei soci
Ai soci lavoratori, quali unici effettivi produttori dei redditi della Cooperativa, spettano i residui attivi annuali dell’esercizio.
Il trattamento economico corrisposto ai soci, durante l’esercizio sociale, deve avere come indice i riferimento quanto previsto
dai contratti collettivi vigenti per le mansioni di lavoro effettivamente espletate dai soci in
14 Nell’Atto costitutivo occorre
relazione alle esigenze tecniche e di esercizio dell’impresa, compatibilmente con la natura
riportare:
associativa del rapporto socio-cooperativa e pertanto con le esigenze sociali.
a) l’indicazione dell’attività svolta dai
Esso verrà stabilito annualmente dal Consiglio di Amministrazione, salvo conguaglio
soci comparenti, in relazione ai requiattivo o passivo da deliberarsi dalla Assemblea ai sensi del precedente articolo 17.
siti richiesti dall’art.5 dello statuto;
b) l’autorizzazione al Presidente ad
i n t ro d u rr e da sol o tut te qu el le
aggiunte, modifiche, soppressioni
all’atto costitutivo e statuto eventualmente richieste dalle competenti autorità in sede di omologa;
c) l’indicazione del modo di copertura delle presunte spese di costituzione (art.2518 punto 14 C.C.).
Taluni Tribunali negano l’omologa
se alla costituzione il capitale sociale
è già assorbito dal nascente debito.
Per ov viare, adottare una delle
seguenti soluzioni:
I. dopo l’indicazione della presunta
spesa da parte del Notaio “...obbligandosi i componenti a versare
p ro p o rzionalmente i fondi sociali
per tale necessità”.
II. “...dandosi atto che i comparenti
hanno già provveduto prima d’ora
a versare a mani del Presidente, che
ne dà loro quietanza, in aggiunta
alla quota di capitale sociale un’ult e r i o re somma di L....cadauno e
così in totale L...a titolo di autofinanzi amento per sopperi re al le
spese di costituzione della società”.
Il numero minimo dei soc i alla
costituzione è di 9, da elevarsi a 15
entro 3 mesi, qualora la cooperativa voglia part e c i p a re a pubblici
appalti.
art.36 - Scioglimento della società
L’Assemblea che dichiara lo scioglimento della società nomina uno o più liquidatori, scegliendoli preferibilmente tra i soci, stabilendone i poteri.
Il patrimonio sociale netto risultante dal bilancio di liquidazione, previo rimborso del
capitale versato e rivalutato e dei dividendi eventualmente maturati, deve essere destinato a fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione di cui all’articolo 11 comma 1 della legge 31.1.1992 n.59.
art.37 - Prevalenza delle leggi sulle disposizioni statutarie
Per tutto quanto non è regolato dall’atto costitutivo14, di cui il presente Statuto fa
parte integrante, valgono le disposizioni legislative sulle società cooperative a responsabilità limitata rette con i principi della mutualità agli effetti tributari.
art.38 - Requisiti mutualistici ex art.26
D.L.C.P.S. 14.12.1947 N° 1577
Si riassumono i requisiti mutualistici agli effetti tributari, già indicati nei precedenti articoli dello Statuto:
a) divieto di distribuzione dei dividendi superiori alla remunerazione dei prestiti sociali o
comunque entro il limite consentito dalle leggi vigenti, ragguagliati al capitale effettivamente versato (art.17);
b) divieto di distribuzione delle riserve fra i soci durante la vita sociale (articoli 13,14 e
17);
c) devoluzione, in caso di scioglimento della società, del patrimonio residuo ai sensi dell’art.11 comma 1 della legge 31.1.1992 n.59 (art.36).
art.39 - Disposizioni finali
Le clausole statutarie concernenti i requisiti di mutualità, come richiamati dagli articoli
23 e 26 del D.L.C.P.S. 14.12.1947 n.1577 e successive modificazioni, sono inderogabili, non potranno essere oggetto di modifica statutaria, salvo variazioni apportate da
future leggi, e devono essere in fatto sempre osservate.
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STATUTO PICCOLE COOPERATIVE
COSTITUZIONE - SEDE- DURATA - SCOPI
Art. 1
È costituita, con sede in…………………, una piccola società cooperativa a responsabilità limitata, con la denominazione:
“…………………………………………………………- Piccola Società Cooperativa a responsabilità limitata”……………………………
La società ha la durata fino al…………………… 19……………………, ma potrà essere prorogata a norma di legge.
Essa aderisce alla Confederazione Cooperative Italiane.
Art. 2
La società nel rispetto dei principi e del metodo della mutualità senza finalità speculative, si propone gli scopi seguenti:
……………………………………………………………………………………………………………………………………………
…………
Costituire fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristrutturazione o per il potenziamento aziendale nonché adottare
procedure di programmazione pluriennale finalizzate allo sviluppo o all’ammodernamento aziendale, ai sensi della legge
31.1.1992, n. 59 ed eventuali norme modificative ed integrative.1
La piccola società cooperativa potrà svolgere qualunque altra attività connessa od affine a quelle sopra elencate, nonché
compiere tutti gli atti e concludere tutte le operazioni contrattuali di natura immobiliare, mobiliare, industriale e finanziaria necessarie ed utili alla realizzazione degli scopi sociali, e comunque sia indirettamente che direttamente attinenti ai
medesimi.
Art. 3
La compagine sociale è composta esclusivamente da persone fisiche in numero non inferiore a cinque e non superiore ad
otto soci. Possono essere soci:
……………………………………………………………………………………………………………………………………………
…………
Possono acquisire la qualifica di soci anche i sovventori, ai quali spetta una rimunerazione superiore al
per cento
rispetto a quella stabilita per gli altri soci per la ripartizione degli utili. All’atto dello scioglimento della piccola società cooperativa le azioni o le quote dei soci sovventori hanno diritto di prelazione nel rimborso del capitale per l’intero valore
nominale.2
Art. 4
Chi desidera diventare socio deve presentare domanda specificando:
a) cognome, nome, luogo e data di nascita, domicilio e cittadinanza;
b) l’attività svolta in relazione ai requisiti prescritti dall’articolo precedente;
c) l’ammontare della quota3 che si propone di sottoscrivere. Sull’accoglimento della domanda decide l’organo amministrativo.
Art. 5
Il nuovo ammesso deve versare, oltre l’importo della quota sociale sottoscritta, una somma da determinarsi dall’organo
amministrativo per ciascun esercizio sociale, tenuto conto delle riserve patrimoniali risultanti dall’ultimo bilancio approvato.
Art. 6
Oltre che nei casi previsti dalla legge, può recedere il socio:
a) che abbia perduto i requisiti per l’ammissione;
b) che non si trovi più in grado di partecipare al raggiungimento degli scopi sociali.
Spetta all’organo amministrativo constatare se ricorrono i motivi che, a norma della
legge e del presente statuto, legittimino il recesso, ed a provvedere, in conseguenza,
nell’interesse della società.
1 Le cooperative edilizie di abitazione non possono costituire i fondi.
2 Potrebbe altresì prevedersi che la
riduzione del capitale sociale in
conseguenza di perdite non comporti riduzione del valore nominale
delle azioni o delle quote dei soci
sovventori, se non per la parte della
perdita che eccede il valore nominale delle altre azioni o quote.
Art. 7
Oltre che nei casi previsti dalla legge, può dall’organo amministrativo essere escluso il
socio:
a) che non è più in grado di concorrere al raggiungimento degli scopi sociali oppure
che ha perduto i requisiti per l’ammissione;
b) che in qualunque modo danneggia moralmente o materialmente la società, oppure
fomenta dissidi o disordini fra i soci;
c) che svolge attività in contrasto o concorrente con quella della società;
3 il capitale può essere ripartito in
azioni a termini dell’art. 2514 c.c.
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d) che non osserva le disposizioni contenute nello statuto o nel regolamento previsto dall’art. 26 oppure le deliberazioni
legalmente prese dagli organi sociali competenti;
e) che, senza giustificati motivi, non adempie puntualmente agli obblighi assunti a qualunque titolo verso la società. Nei
casi indicati alle lettere d) ed e) il socio inadempiente deve essere invitato a mezzo di lettera raccomandata, a mettersi in
regola, e la esclusione potrà aver luogo solo trascorso un mese dal detto invito e semprechè il socio si mantenga inadempiente.
Art. 8
Nel caso di decesso di un socio la società continuerà con gli eredi o legatari della di lui quota sociale, purché essi abbiano
i requisiti per l’ammissione. Essi, entro un anno dalla data del decesso, dovranno indicare quello di loro che assumerà la
qualità di socio o li rappresenterà di fronte alla società. In difetto di tale designazione si applica l’art. 2347, II e III comma
del c.c.
Art. 9
Il socio receduto od escluso e gli eredi o legatari del socio defunto, quando non trova applicazione l’articolo precedente,
avranno diritto al rimborso del valore nominale delle somme versate ed eventualmente rivalutate oppure, in caso di perdite, della minore somma risultante dal bilancio dell’esercizio nel quale si verifica lo scioglimento del rapporto sociale.
La domanda di rimborso deve essere fatta con lettera raccomandata, a pena di decadenza, nel termine di prescrizione
previsto dalla legge.
In mancanza di tale domanda le somme spettanti ai soci uscenti o agli eredi o legatari dei soci defunti saranno devoluti
alla riserva ordinaria.
Il socio che cessa di far parte della società risponde verso questa per il pagamento dei conferimenti non versati per due
anni dal giorno di cui il recesso, la esclusione o la cessione della quota o dell’azione si è verificato.
Nello stesso modo e per lo stesso termine sono responsabili verso la società gli eredi del socio defunto.
PATRIMONIO SOCIALE
A
Art. 10
Il patrimonio della società è costituito: a) dal capitale sociale, che è variabile ed è formato da un numero illimitato delle
quote sociali del valore nominale ciascuna non inferiore a L. 50.000 né superiore al limite massimo stabilito dalla legge;
b) dalla riserva ordinaria, formata con le quote degli avanzi di gestione di cui all’art. 13 e con le quote sociali eventualmente non rimborsate ai soci receduti o esclusi ed agli eredi o legatari dei soci defunti a norma dell’articolo precedente;
c) da eventuali riserve straordinarie.
Art. 11
La quota sociale sottoscritta ed il relativo plusvalore potranno essere versati a rate e precisamente:
a) almeno all’atto della sottoscrizione;
b) il rimanente nei termini da stabilirsi dall’organo amministrativo.
La suddetta disposizione si applica anche agli aumenti delle quote sociali
sottoscritte dai soci durante l’esistenza della società.
Art. 12
Le quote sociali non possono essere cedute senza l’autorizzazione dell’organo amministrativo, salvo quanto previsto dalla
legge per i soci sovventori e per i possessori delle azioni di partecipazione cooperativa.
ESERCIZIO SOCIALE - BILANCIO
Art. 13
L’esercizio sociale va dal……… al…………… di ogni anno.
Alla fine di ogni esercizio sociale l’organo amministrativo provvede alla redazione del bilancio, previo esatto inventario, da
compilarsi entrambi con criteri di oculata prudenza. Gli avanzi netti di gestione risultanti dal bilancio saranno così destinati:
a) non meno del 20% al fondi di riserva ordinaria;
b) il 3% ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione;
c) un dividendo ai soci entro il limite consentito delle leggi vigenti ai fini dei requisiti mutualistici;
d) una parte alla rivalutazione delle quote o azioni;
e) l’eventuale rimanenza sarà destinata ai fini mutualistici dall’Assemblea, oppure dall’organo amministrativo quando ne
sia da questa delegato, ai sensi dell’art. 2536 del codice civile. L’assemblea può sempre deliberare che, in deroga alle
disposizioni del precedente comma la totalità degli avanzi netti di gestione venga devoluta ai fondi di riserva oppure che
venga aumentata la quota destinata agli scopi di cui alla lettera e), detratte le quote di cui alle lettere a) e b). Le riserve
non sono ripartibili fra i soci né durante l’esistenza della società né all’atto del suo scioglimento.
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ORGANI SOCIALI
A) ASSEMBLEA
Art. 14
L’assemblea ordinaria è convocata dall’organo amministrativo ogni anno entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio
sociale per:
a) l’approvazione del bilancio;
b) la nomina dell’organo amministrativo, dei sindaci e del presidente del collegio sindacale;
c) la determinazione del compenso per l’organo amministrativo e dei sindaci a norma dei successivi articoli 19 e 23;
d) la trattazione di tutti gli altri oggetti attinenti alla gestione sociale, indicati nell’ordine del giorno.
L’assemblea potrà anche deliberare sull’eventuale responsabilità del o dei componenti l’organo amministrativo e dei sindaci.
Art. 15
L’organo amministrativo potrà convocare l’assemblea quante volte lo riterrà. utile alla gestione sociale.
L’assemblea dovrà essere convocata senza ritardo, quando ne sia fatta domanda da tanti soci che rappresentino almeno
un quinto dei voti di, cui dispongono tutti i soci oppure dal Collegio sindacale, ove esistente.
La convocazione dell’assemblea, tanto ordinaria che straordinaria, sarà fatta a mezzo di avviso da pubblicarsi, insieme
all’elenco delle materie da trattare nel giornale “Italia Cooperativa”, e da comunicarsi con lettera raccomandata a ciascun
socio, almeno dieci giorni prima dell’adunanza.
Nell’avviso suddetto potrà essere indicata la data dell’eventuale seconda convocazione che potrà essere tenuta anche nel
giorno successivo a quello stabilito per la prima.
Art. 16
L’assemblea, tanto ordinaria che straordinaria, è valida qualunque sia l’oggetto da trattare: in prima convocazione quando sono presenti tanti soci che rappresentino la maggioranza dei voti di tutti i soci; in seconda convocazione qualunque
sia il numero dei voti dei soci presenti e rappresentati.
Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta di voti dei soci presenti e rappresentati all’adunanza.
Quando si tratta di deliberare sullo scioglimento anticipato, sul cambiamento dell’oggetto, sulla trasformazione del tipo e
sulla fusione della società oppure sul trasferimento della sede sociale anche in altra località del territorio dello Stato, tanto
in prima quanto in seconda convocazione, le deliberazioni devono essere prese col voto favorevole di almeno un terzo
dei voti di tutti i soci. In questi casi, i dissenzienti o assenti hanno diritto di recedere dalla società: la dichiarazione di
recesso deve essere comunicata con raccomandata dai soci intervenuti all’assemblea non oltre 3 giorni dalla chiusura di
questa, e dai soci non intervenuti non oltre 15 giorni dalla data della pubblicazione della deliberazione.
Art. 17
Nelle assemblee hanno diritto di voto coloro che risultano iscritti nel libro dei soci da almeno tre mesi e che non siano in
mora nei versamenti della quota sottoscritta.
Ai soci sovventori4 sono attribuiti i seguenti voti:
- 1 voto per conferimento non superiore a L.………………………………………
- 2 voti per conferimento non superiore a L.……………………………………….
- 3 voti per conferimento non superiore a L.……………………………………….
- 4 voti per conferimento non superiore a L.……………………………………….
- 5 voti per conferimento superiore a
L.……………………………………….
Le modalità delle votazioni saranno stabilite dall’assemblea.
Le elezioni delle cariche sociali saranno fatte a maggioranza relativa, ma potranno anche avvenire per acclamazione.
Ciascun socio da un voto solo qualunque sia l’ammontare della quota sottoscritta.
I soci che per qualsiasi motivo non possono intervenire personalmente all’assemblea, hanno la facoltà di farvisi rappresentare soltanto da altri soci mediante delega scritta: ciascun socio può rappresentare al massimo altri tre soci.
Alle assemblee può presenziare, senza diritto di voto, un rappresentante della Confederazione Cooperative Italiane e dell’Unione territoriale delle
cooperative e mutue alla quale la cooperativa è aderente.
Art. 18
L’assemblea è presieduta dal Presidente o dall’amministratore unico ovvero, in sua assenza, dalla persona designata dall’assemblea.
La nomina del segretario è fatta dall’assemblea.
Il segretario può essere un non socio.
La nomina del segretario non ha luogo quando il verbale è redatto da notaio.
Anche il verbale redatto da notaio deve essere trascritto nel libro delle adunanze e delle
4 Sono escluse le cooperative edilideliberazioni dell’assemblea.
zie di abitazione e loro consorzi.
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B) ORGANO AMMINISTRATIVO
Art. 19
L’amministrazione della società è affidata, secondo determinazione dell’Assemblea, alternativamente ad un Consiglio di
Amministrazione composto da tre a cinque membri, ad un amministratore unico oppure all’assemblea dei soci stessa.
L’amministratore unico o il Presidente del Consiglio di Amministrazione o l’organo dotato del potere di rappresentanza
legale5 ha la firma e la rappresentanza della società.
I componenti del Consiglio di Amministrazione durano in carica tre anni e sono rieleggibili.
L’amministratore unico o l’organo dotato di rappresentanza esercitano le loro funzioni per il periodo fissato dall’assemblea all’atto della nomina o a tempo indeterminato, salvo rinuncia, revoca o altra causa di cessazione.
Art. 20
In caso di nomina di un Consiglio di Amministrazione, esso è convocato dal Presidente o da chi lo sostituisce tutte le volte
che egli lo riterrà utile, oppure quando ne sia fatta domanda da almeno due consiglieri.
La convocazione è fatta a mezzo di lettera da spedirsi non meno di cinque giorni prima dell’adunanza e, nei casi di
urgenza, a mezzo di telegramma, in modo che consiglieri e sindaci effettivi ne siano informati almeno un giorno libero
prima della riunione.
Le modalità delle votazioni sono stabilite dallo stesso Consiglio.
Art. 21
L’organo amministrativo è investito dei più ampi poteri per la gestione della società.
Esso può deliberare, pertanto, su tutti gli atti e le operazioni di ordinaria e straordinaria amministrazione che comunque
rientrino nell’oggetto sociale, fatta eccezione di quelli che per legge sono di esclusiva competenza dell’assemblea, salvo il
caso dell’attribuzione del potere amministrativo alla stessa assemblea. Può, perciò, anche deliberare l’adesione della cooperativa a consorzi di cooperative o ad organismi federativi e consortili, la cui azione possa tornare utile alla cooperativa
stessa ed ai soci, nonché concedere, postergare o cancellare ipoteche, e compromettere in arbitri, anche amichevoli compositori, controversie riguardanti la società
L’organo amministrativo può nominare il direttore e comitati tecnici anche fra estranei, stabilendone la composizione, le
mansioni ed eventualmente i compensi
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Art. 22
L’amministratore unico, il Presidente del Consiglio di Amministrazione o l’organo dotato del potere di rappresentanza
legale può compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale. Può, perciò, con una sola sua firma rilasciare anche
liberatorie quietanze ad Enti pubblici. Può, pure, rilasciare procure anche per ricorsi e controricorsi alla Suprema Corte di
Cassazione nonché per l’assistenza e rappresentanza legale della società avanti ad altri organi giurisdizionali ed amministrativi.
L’amministratore unico, il Presidente del Consiglio di Amministrazione o l’organo dotato del potere di rappresentanza
legale o chi lo sostituisce potrà delegare la firma sociale ad altro consigliere oppure ad estranei al Consiglio con l’osservanza delle norme legislative vigenti al riguardo
C) COLLEGIO SINDACALE
Art. 23
Il Collegio sindacale, se nominato, si compone di tre membri effettivi e di due supplenti, eletti anche fra non soci dall’assemblea, la quale nominerà pure il Presidente del Collegio stesso. I sindaci durano in carica tre anni e sono rieleggibili.
L’assemblea, che nomina i sindaci ed il Presidente del Collegio sindacale, determina il compenso loro spettante.
Art. 24
Il Collegio sindacale, se nominato, deve controllare l’amministrazione della società, vigilare sull’osservanza della legge e
dell’atto costitutivo ed accertare la regolare tenuta della contabilità sociale, la corrispondenza del bilancio e del conto
profitti e delle perdite alle risultanze dei libri e delle scritture contabili.
I sindaci devono anche:
a) accertare che le valutazioni del patrimonio sociale vengano fatte con l’osservanza delle norme legislative;
b) accertare, almeno ogni tre mesi, la consistenza di cassa e l’esistenza dei valori e dei titoli di proprietà della società o
ricevuti da essa in pegno, cauzione o custodia;
c) verbalizzare gli accertamenti fatti anche individualmente;
d) intervenire alle adunanze dell’assemblea e dell’organo amministrativo;
e) convocare l’assemblea qualora non vi provveda l’organo amministrativo.
Il Collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni trimestre
I sindaci, infine, hanno tutti gli altri doveri e compiti stabiliti dalla legge.
5 Presidente, legale rappresentante.
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COLLEGIO DEI PROBIVIRI
Art. 25
Il Collegio dei probiviri è costituito da tre membri così nominati uno dal ricorrente, uno dal resistente ed il terzo di comune accordo o, in mancanza, su ricorso della parte più diligente, dal Presidente del Tribunale di ………………
La società e i soci sono obbligati a rimettere alla decisione del Collegio dei probiviri la risoluzione di tutte le controversie
che comunque riguardino l’interpretazione o l’applicazione delle disposizioni statutarie, regolamentari o derivanti da deliberazioni prese legalmente dagli organi sociali competenti, fatta eccezione soltanto di quelle che non possono formare
oggetto di compromesso. Rientrano nella competenza del Collegio dei probiviri le decisioni sulla legittimità del recesso,
della esclusione, della continuazione della società con gli eredi o legatari dei soci defunti, sulla determinazione della
quota di rimborso ai soci uscenti oppure agli eredi o legatari dei soci defunti.
Il ricorso ai probiviri deve essere proposto - a pena di decadenza - nel termine di trenta giorni dalla comunicazione dell’atto che determina la controversia.
I probiviri decidono, quali arbitri amichevoli compositori in modo irrituale, quali mandatari delle parti, con dispensa da
ogni formalità e secondo equità, salvo il diritto al contraddittorio.
Le decisioni del Collegio dei probiviri sono definitive, salvo i casi per i quali la legge ne consenta l’impugnazione davanti
l’autorità giudiziaria. L’impugnazione in questi casi deve essere proposta -a pena di decadenza non oltre trenta giorni
dalla comunicazione.
DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI
Art. 26
Il funzionamento tecnico ed amministrativo della società potrà essere disciplinato da un regolamento interno da compilarsi dall’organo amministrativo e da approvarsi dalla assemblea.
Art. 27
In qualunque caso di scioglimento della società, l’assemblea con la maggioranza stabilita nell’art. 16, I e II comma, nominerà uno o più liquidatori, preferibilmente fra i soci, stabilendone i poteri.
Il patrimonio sociale netto risultante dal bilancio di liquidazione, previo rimborso ai soci del capitale versato e rivalutato e
dei dividendi eventualmente maturati, deve essere destinato ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della
cooperazione di cui all’art. 11 della legge n. 59 del 31.1.1992.
Art. 28
Per tutto quanto non è regolato dall’atto costitutivo, di cui al presente statuto fa parte integrante, valgono le disposizioni
legislative sulla piccola società cooperativa e sulle società cooperative a responsabilità limitata rette coi principi della
mutualità agli effetti tributari.
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Alcuni movimenti hanno un elevato
scopo sociale, altri, invece, un fine economico,
soltanto le cooperative li hanno entrambi
A. Marshall, economista
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Alcuni movimenti hanno un elevato
scopo sociale, altri, invece, un fine economico,
soltanto le cooperative li hanno entrambi
A. Marshall, economista
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