RICERCHE
STORICHE
Rivista di storia della' Resistenza reggiana
REGGIO EMILIA
Istituto per la Storia della Resistenza e della Guerra di Liberazione
1977
RICERCHE
STORICHE
Rivista quadrimestrale
dell'Istituto
per la storia della Resistenza
e della guerra di Liberazione
in provincia di Reggio Emil:a
ANNO X
N. 31, LUGLIO 1977
Comitato di Direzione
Dino Felisetti
Annibale Alpi
Ermanno Dossetti
Aldo Magnani
Mons. Prospero Simonelli
Gismondo Veroni
Uirettore
Guerrino Franzini
SOMMARIO
DINO F<6l.:lSETTI
R.ico~do di Giannino Degi8mi
pago
FHANCA GALLONI
Momenti de:1 Imovimento ISDroi.aHsta
a ReJ9gio Em'illia dal 1919 al 1921 (I)
GI,ANNINO DEGANI
L'opposizione eli rasci,smo
srtJampa regg:i,ana (V)
3
5
neHa
33
Responsabile
Sergio Rivi
GUERrRINO FHANZ,INI
Indi,ce analiti:co di Ricemhe Stor,irehe
49
Comitato di Redazione
Renzo Barazzoni, Ettore Borghi,
Carlo Galeotti, Sergio Morinl,
Vittorio Franzoni
DOCUMENTI E TESTIMONIANZE
Vita di mHitante (di De,side,r~o
Ougini) .
81
Hirbuaz.ione amminis.-brativ,a >neHa z.ona ,libera nel ve,rbal,e di una r'iunione
tra i C.L.N. Provinciale e della Zona
Mon;t,agna (Con not,e di Guerrino
Franzill'i)
89
NOTE E DISCUSSIONI
Notizi:e suWautore derl «Memoria,l-e
di un partigiano lDattolri,oo" (di Aldo
Ferretti ,ed Eleonora Seve'l1i) .
97
Pred,saZ!ioni sul Il,avoro lC'ospirativo
,a Cavri,ago (di tui,g;i rEimore ml,I,i) .
101
La Res,istenza ne'i temi di due g:iovani Istudenti
102
Segretario
Antonio Zambonelli
Amministratore
Bruno Caprari
DIREZIONE, REDAZIONE,
AMMINISTRAZIONE
Piazza S. Giovanni, 4
Telefono 37.327
c.c.p. N. 25/21320
Prezzo del fascicolo
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Istituto per la Storia della Resistenza
e della guerra di liberazione
in provincia di Reggio Emilia
Registrazione presso il Tribunale di
Reggio E. n. 20 in data 18 marzo 1967
ATTI E AllIVITA' DEll'ISTITUTO
L'Assemblea -arnlnual'e de'i 'soc,j
107
RECENSIONI
AA.vV.,La Resistenza nelle campagne modenesi (A. Zambonelili); A.
OLIV,A, Esercito e democrazia (A.
Magnani); L. AlRBIZZANiI, Azione
operaia e contadina di massa (R.
Oavandol'i); AA.VV., Restaurazione
capitalistica e piano del lavoro. Lotta di classe alle Reggiane 1949-51
(W. SaochetN)
La scomparsa di Carlo Galeotti
117
123
RICORDO DI GIANNINO DEGANI
Per molte ragioni sento il dovere, come Presidente dell'Istituto e del Comitato
di Direzione della Rivista, di formulare in apertura di questo numero un sia pur breve
ricordo dedicato all'amico carissimo avv. Giannino Degani, scomparso il2 aprile 1977.
Non è mia intenzione tracciare un profilo biografico dell'uomo o dell'intellettuale. Altri lo hanno fatto nel giornale del Suo partito e, in chiave diversa naturalmente, sulla Rivista dell'Amministrazione Provinciale. Inoltre lo stesso Degani nel
noto libretto Sugli Appennini nevica, ha narrato della sua metamorfosi ideale, della
sua vita di cospiratore antifascista, delle vicende vissute nel corso della guerra di
Liberazione.
Vorrei mettere in evidenza soprattutto che Degani, pur essendo uomo di vasti
interessi culturali, nell'ultimo decennio della sua esistenza spese il meglio delle sue
energie in ricerche e studi sul movimento operaio, sulla Resistena antifascista nel
ventennio, sulla guerra di Liberazione e sullo stesso fascismo, nell'intento di portare
alla luce sempre nuove pagine di storia locale.
Socio del nostro Istituto sin dalla sua fondazione, collaborò con l'avv. Vittorio
Pellizzi quando si trattò di dar vita alla rivista « Ricerche Storiche» e accettò subito
di dirigerne il Comitato di Redazione. Il n. 1 della pubblicazione reca la prima puntata di un suo vasto studio da lui definito un tentativo di raccontare, criticamente,
la storia delle lotte del proletariato reggiano agricolo ed operaio dal suo formarsi
all'8 settembre 1943.
Con la scomparsa del compianto Gino Prandi, Degani venne ad assumere il
ruolo di Direttore responsabile di «Ricerche Storiche ». Ma non lo fu mai solo di
nome. Ogni numero usciva con un suo contributo di studioso.
Gli interessava la storia locale, in particolare quella tra il 1918 e il 1945, e
sentiva la necessità di scriverne il più ampiamente possibile ed in modo documentato.
Presentando uno dei suoi studi, scrisse che «Di tutte le province italiane, la
provincia di Reggio fu tra quelle sottoposte alla maggiore violenza fascista ». Ed
aggiunse: «A chi pensi al carattere "evangelico" della predicazione prampoliniana
ed al contenuto riformistico del socialismo reggiano, alla domanda: "perché questa più
forte violenza", la risposta non appare facile (. . .) Ma se si ritiene giusta l'affermazione che il fascismo fu lo strumento di cui gli agrari e gli industriali si servirono
per annullare le conquiste che la classe operaia aveva raggiunte dopo la prima guerra
mondiale e per opporsi alle sue rivendicazioni successive, la risposta appare ovvia ».
Dall' esame minuzioso dei fatti sapeva trarre sintesi acute e storicamente interessanti.
Quando il nostro Istituto gli offerse la possibilità di effettuare presso l'Archivio
centrale di Stato determinate ricerche, ricavandone le copie di migliaia di documenti,
4
ebbe la possibilità di confrontare le sue personali esperienze, le testimonianze che
andava incessantemente raccogliendo e quanto era comparso sui giornali (in particolare « La Giustizia» e « I! Giornale di Reggio »), con quel che risultava dai documenti riservati e dal carteggio intercorso tra le autorità di governo locali e quelle
centrali dell' epoca. Allora molte cose gli furono più chiare e pubblicò sulla nostra
rivista vari studi (l'ultima parte di uno dei quali appare nel presente fascicolo)
basati essenzialmente su quei documenti (relazioni prefettizie, segnalazioni di
ispettori dell'OVRA ecc.) che rappresentavano un' assoluta novità per i reggiani
e non solo per essi.
Ed ecco apparire contributi come: La situazione nel Reggiano nel 1921 in documenti delle autorità dell'epoca; Camillo Prampolini nella scheda biografica della
Pubblica Sicurezza; Come si viveva a Reggio Emilia sotto l'occhio vigile dell'OVRA;
Il 25 luglio a Reggio Emilia nelle carte ufficiali, ecc.
Intanto andava pazientemente lavorando ad un più vasto studio sulla nascita
del fascismo a Reggio Emilia, che egli sperava di veder pubblicato in volume.
Degani non era soltanto lo studioso che produceva, mantenendosi chiuso nel
suo studio. Si ricordano le sue frequenti visite alla sede dell'Istituto, ove si recava
per dare o per ricevere informazioni su questo o quel particolare delle ricerche, o
per riferire di studi in corso da parte di giovani.
Infatti, egli non si limitava a dire che i giovani andavano incoraggiati ed aiutati.
I! suo studio era sempre aperto, e sempre frequentato da giovani, in massima parte
laureandi, ai quali mai si stancava di dare indicazioni bibliografiche, consigli sul
come muoversi e come reperire le fonti a cui attingere per la elaborazione delle
loro tesi.
Questa sua disponibilità ad accogliere cordialmente e ad aiutare concretamente
chiunque, era uno dei tratti più tipici della sua personalità di intellettuale.
Si ricordano oggi con commozione le sue curiosità ed i suoi entusiasmi ancora
giovanili per le cose grandi e piccole che via via andava scoprendo e che servivano
ad aumentare il suo già enorme patrimonio di conoscenze sulla storia reggiana recente.
Sentiremo certo in modo acuto la sua mancanza; avvertiremo il vuoto che ha
lasciato come autorevole ed attivissimo socio dell'Istituto e come direttore appassionato ed accorto della nostra Rivista.
La lezione della sua perseveranza nelle ricerche e negli studi, del suo disinteresse e della sua modestia, ci sarà certo di grande utilità nel proseguimento del
lavoro futuro.
Ci inchiniamo pertanto alla sua memoria, rinnovando con l'occasione alla famiglia Degani le nostre commosse condoglianze.
Ono Avv. DINO FELISETTI
MOMENTI DEL MOVIMENTO SOCIALISTA
A REGGIO EMILIA DAL 1919 AL 1921
I
Anche questo lavoro di Franca Galloni è stato presentato al 30 Concorso
per studi storici dell'Istituto e premiato dalla Commissione giudicatrice.
Essendo la nostra una rivista di storia locale, sia pure con rincrescimento non pubblichiamo /'introduzione, dedicata a "Il movimento socialista
in Italia nel primo dopoguerra".
Omettiamo anche buona parte del capitolo "Il movimento giovanile socialista reggiano", basandosi esso su materia non inedita; è già apparso infatti
su "Ricerche Storiche" (n. 2, agosto 1967) uno studio analogo di Anna
Maria Parmeggiani.
Comunque verrà conservato presso l'Archivio dell'Istituto, e messo a
disposizione di quanti intendessero consultarlo, un esemplare completo
dello studio della Galloni.
Il movimento socialista reggiano nel primo dopoguerra
La Provincia di Reggio Emilia si può ben definire come la provincia modello,
la provincia-base del riformismo, l'unica in cui i principi evoluzionisti venissero
compiutamente e concretamente messi in atto. Di questo fenomeno reggiano, che
rivestì un grande valore di esperienza nazionale tipica e senza confronti, due furono
le cause: la continuità della dirigenza riformista per più di quarant'anni (1882-1925)
e l'assenza, salvo per brevi periodi nel dopoguerra, di forti contrasti interni.
CosÌ i principi riformisti trovarono a Reggio una piena, concreta, continua
applicazione e la provincia divenne ben presto la sede di grandi avanzate politiche
e di sostanziali successi organizzativi.
L'opera era stata iniziata nel lontano 1882 da Camillo Prampolini, vero pioniere del socialismo reggiano, a cui si affiancò nel 1904 Giovanni Zibordi, padovano,
buon polemista e brillante oratore, di idee strettamente riformiste e vicine, pure
nel tono e nel gusto, a quelle prampoliniane. Da allora Zibordi fu il vero discepolo di Prampolini e assunse la direzione de «La Giustizia» quotidiana, conducendo attraverso di essa, instancabilmente, brillanti polemiche dapprima contro le
vecchie consorterie moderate e liberali, e poi sopratutto contro i clericali.
Per capire quello che è stato e quello che ha rappresentato il socialismo reggiano
è interessante leggere questa affermazione di Zibordi: « Perché il socialismo reggiano
si schierava col riformismo? Perché questo propugnava libertà di tattica; e perché
in questo vedeva quella valutazione positiva dell'azione proletaria anziché della
formula dottrinaria, alla quale doveva i propri successi pratici e il buon cammino
percorso ». 1
In tanti anni di lavoro i socialisti reggi ani avevano infatti creato una rete
fittissima di circoli e sezioni, un forte nucleo di gruppi giovanili, una complessa
1 G. ZIBORDI, Saggio sulla storia del movimento operaio in Italia. Camillo Prampolini e i
lavoratori reggiani, Bari, 1930, p.81.
6
rete di Camere del Lavoro, di Cooperative agricole, di lavoro, di produzione; una
mole veramente imponente di opere orgoglio e vanto del socialismo locale.
Anche il movimento socialista reggiano si trova alla fine della guerra a dover
discutere e decidere l'indirizzo politico da seguire, e quindi l'azione da svolgere.
Questo avviene in riunioni e dibattiti che si susseguono frequentemente nei
primi mesi del 1919; e le proposte d'indirizzo sono sostanzialmente tre.
La prima, d'ispirazione massimalista e avanzata da Alberto Simonini, Antonio
Piccinini, Giuseppe Zanfi, Erminio Battaglia e Alessandro Misti, dopo aver affermato che la guerra ha accelerato il processo storico per cui non è da escludere
che si venga delineando una condizione di cose che induca il proletariato ad assumere
la gestione della società e dello Stato, «invita il proletariato stesso a stringersi
intorno ai suoi organismi politici e sindacali, i quali, avendo la consapevolezza dell'eccezionale situazione che la guerra ha determinato, intendono trarne lo sprone
per una più vigorosa e decisiva lotta intesa alla realizzazione delle idealità socialiste ».2
Un'altra proposta è quella riformista fatta da Rinaldi, Prampolini e Zibordi,
nella quale viene riconfermata la fede immutata nella propaganda e nell'azione socialista per la completa attuazione dell'emancipazione del proletariato, e inoltre viene
deciso di appoggiare i quattro punti di agitazione proposti dalla Direzione del partito (amnistia, restaurazione della libertà prebellica, smobilitazione, ritiro delle truppe
italiane dalla Russia) e il programma della Confederazione Generale del Lavoro,
« come programma di conquiste immediate ».
La terza mozione, quella di GaJ1inari e Torelli, oltre ad appoggiare i punti
programmatici della Direzione, dichiara di escludere qualsiasi collaborazione con i
partiti borghesi e di ammettere come fine ultimo, per « la conquista e l'attuazione»
del programma socialista, l'azione violenta del proletariato organizzato.
Per avere un chiarimento circa la forza e lo schieramento del partito socialista regg,iano bisogna giungere al suo congresso provinciale del 28-29 giugno; esso
ci offre infatti il quadro della situazione del partito a Reggio, che consta di poco
meno di 3.500 iscritti nel movimento adulto, 1.800 in quello giovanile, ripartiti in
52 sezioni, e 500 iscritte al movimento femminile in 21 sezioni.
L'importanza di questo congresso consiste anche nel fatto che vi viene formulato e approvato un nuovo Statuto, in virtù del quale « tutte le sezioni aderenti
al Partito Socialista Italiano nella Provincia di Reggio Emilia sono costituite in Federazione Provinciale, allo scopo di tenere unito e sempre meglio coordinato il lavoro
di propaganda e di organizzazione in tutta la Provincia, favorendo le iniziative atte
ad avvantaggiare la diffusione della dottrina e del programma socialista ed a rafforzare il movimento politico di classe ». 3
Per quello che riguarda l'indirizzo da dare alla Federazione, la votazione dà
1.675 voti all'ordine del giorno riformista di Rinaldi-Zibordi, e 1.733 voti a quello
massimalista di Piccinini. Questa sconfitta subita dai riformisti viene imputata
2 «La Giustizia» quotidiana, 31 gennaio 1919, L'assemblea della Federazione discute l'azione del Partito.
3 «La Giustizia» settimanale, 6 luglio 1919, Il Congresso Provinciale Socialista Reggiano.
7
da Zibordi « alla suggestione di fuori », alla «voglia di provare a cambiare », alla
« stanchezza di considerare e chiamare più in dietro degli altri». 4
Tuttavia è significativa per il fatto che dimostra che, dopo l'esperienza della
guerra e il successo della rivoluzione russa, anche a Reggio l'atmosfera è cambiata,
è diventata più tesa, i principi riformisti non sono più incontestabili e gli animi
sono volti a propositi più estremi.
Alla fine del congresso viene nominato segretario della Federazione, in via
provvisoria, Antonio Piccinini; mentre vengono eletti per il Comitato di propaganda: Gallinari, Piccinini e Rinaldi.
Nei giorni 20 e 21 luglio anche a Reggio si svolge massiccio lo sciopero di
solidarietà con le rivoluzioni russa e ungherese, in concomitanza con le analoghe
manifestazioni promosse in Italia e all'Estero. Nei mesi successivi il partito socialista
si dedica alla propaganda presso le sezioni in vista del congresso nazionale di Bologna,
nell'ottobre. Le sezioni danno la seguente votazione: per l'ordine del giorno Zibordi,
cioè per la mozione massimalista unitaria di Lazzari con l'adesione anche della
frazione centrista, voti 2.427; per l'ordine del giorno Piccinini, cioè per la mozione
massimalista elezioni sta di Serrati, 1.795 voti. 5 Sono quindi mandati come rappresentanti al Congresso nazionale Luigi Saccani e Arturo Bellelli, con esclusione
della rappresentanza della minoranza massimalista.
Frattanto il partito socialista reggiano si trova a dover affrontare l'offensiva
che gli proviene dagli altri partiti. Infatti già nel marzo dello stesso anno era stata
costituita la sezione reggiana del Partito Popolare, che ha a segretario generale
don Tullio Fontana e un proprio giornale, « L'Era Nuova ».
Il primo numero di detto giornale affermava che, poiché la guerra aveva distrutto molte cose e « tutto un mondo decrepito anzi tempo », ora bisognava « rinnovare l'attività e non i principi, perché questi, immortali come la verità, ci appaiono oggi più indiscussi dopo la guerra» così che «dobbiamo cercare di attuarli
nella società con rinnovato vigore di opere ». 6
Da allora le polemiche coi popolari si svolgono quotidianamente, intrecciandosi
a quelle rivolte contro i vecchi moderati e conservatori. L'influenza di questo nuovo
partito si farà sentire anche in una provincia di vecchia tradizione socialista come
quella reggiana, mentre la formazione, nell'agosto, della sezione del partito liberale
avrà ben minore peso. Così pure minima incidenza ha la creazione di una sezione
del partito repubblicano, sorta per iniziativa di alcuni giovani intellettuali e operai,
scontenti, nazionalisti e aventi un programma anticapitalistico e di superamento
della disparità fra le classi.
Il banco di prova del socialismo reggiano nel dopoguerra, onde vedere la consistenza della sua forza, è costituito dalle elezioni politiche del 16 novembre, che,
sotto questo aspetto, rivestono una grande importanza pure a livello nazionale.
Per fronteggiare l'avanzata socialista viene formata, in tutto il Collegio Elettorale costituito da Parma, Reggio Emilia, Modena e Piacenza, una unione concordata fra i liberali e i democratici con il nome di «Unione per il Rinnovamento
4 G. ZIBORDI, Lo scontro delle due tendenze nell'arena del partito socialista reggiano, in
«Critica sociale », n. 14, 16-31 luglio 1919, Milano, 1919, p. 180.
5 «La Giustizia» quotidiana, 9 ottobre 1919, Vita Reggiana.
6 «L'Era Nuova », 17 febbraio 1919, Incipit Vita Nova.
8
Nazionale », che si presenta con un programma nazionalista e conservatore: Cloe
« adeguata valutazione delle conquiste reali ed ideali della guerra », « graduale adattamento degli ordinamenti costituzionali e delle istituzioni pubbliche e private ai
nuovi rapporti di convivenza civile », aumento della produzione nazionale 7; a
questo programma dà pure l'adesione l'Unione Democratica Reggiana.
Altre liste sono quella dell'Associazione Combattenti, la quale si era formata
il 9 marzo con presidente Carlo Franzini e un programma di rivendicazioni pari ai
« sacrifici e ai disagi» sopportati in guerra ed ora non sufficientemente ripagati
dal governo, dalla provincia e dal comune 8; e quella del gruppo di « Avanguardia »,
gruppo di giovani aventi un atteggiamento di insofferenza verso il regime parlamentare, pervasi da uno spirito nazionalistico e da una smania di tutto rimuovere,
ripulire, purificare.
La vittoria dei socialisti riesce però netta con 42.840 voti, mentre i popolari
ne ottengono 11.783, 1'« Unione per il Rinnovamento Nazionale» 8.766,,« Avanguardia» 1.279, e l'Associazione Combattenti 113. 9
Da questi risultati si può rilevare quindi come ora, nonostante la chiara
supremazia socialista, la minaccia provenga ad essa direttamente dai clericali.
Dopo le elezioni, l'attività politica della Federazione socialista reggiana è rivolta
alla preparazione del congresso provinciale fissato per il 25-26 gennaio 1920.
Per tale congresso vengono elaborate due mozioni-programma riflettenti, una
l'indirizzo riformista, l'altra quello massimalista.
L'indirizzo riformista riafferma innanzitutto, come è ormai consueto, che la
trasformazione radicale dell'attuale società non può avvenire attraverso un tranquillo
e graduale succedersi di riforme, ma solo attraverso un urto violento per cui il
compito del partito socialista è quello di preparare il proletariato, moralmente e
tecnicamente, affinché tale moto sia il meno possibile «costoso e aleatorio ».
Dichiara inoltre la necessità di intensificare l'uso dei mezzi legali che le leggi offrono
al libero svolgimento della lotta di classe e di spingere la società fuori dalla situazione presente, onde il proletariato possa giungere alla conquista del potere politico
« che gestirà - non ricusando la cooperazione tecnica di quanti, pur non militando
nelle nostre file, consentono coi nostri postulati - per facilitare ed affrettare il
trapasso dal regime attuale basato sulla proprietà capitalistica e sulle divisioni di
classe e di nazioni, al regime comunista basato sul lavoro emancipato, sulla solidarietà e la fratellanza internazionale ». lO
Il programma massimalista pone, a sua volta, questi obiettivi: la conquista del
potere statale mediante lo sciopero rivoluzionario espropriato re con la conseguente
dittatura del proletariato; la necessità di infondere nelle masse il sentimento rivoluzionario, compiendo la preparazione psicologica e spirituale attraverso i libri, i giornali e le conferenze; di stabilire rapporti fraterni e solidali col proletariato soldato,
per avere quei proletari al « nostro fianco» per la « nostra» riscossa e la « nostra»
7 «Giornale di Reggio », 6 novembre 1919, Il Nostro Programma. Rinnovamento eRi·
costruzione Nazionale.
8 «L'Era Nuova », 13 marzo 1919, Cronaca Cittadina.
9 «La Giustizia », quotidiana, 18 novembre 1919, La Grandiosa Vittoria del Proletariato
Reggiano.
lO «La Giustizia» quotidiana, 11 gennaio 1920, Verso il nostro Congresso Provinciale.
9
emancipazione; di svolgere un'azione tendente sempre più a sviluppare e consolidare gli organismi proletari e socialisti per renderli idonei alla assunzione diretta
della gestione collettiva, la quale azione deve essere però sempre « fiancheggiata ed
assistita dal faro luminoso dell'ideale socialista »; e infine la necessità assoluta
dell'unità del Partito al di sopra delle particolari vedute e sfumature di tendenze
o di frazione. 11
Il congresso provinciale socialista si svolge quindi il 25-26 gennaio, con la
rappresentanza di cento circoli aventi quasi 5.000 aderenti. In esso si profila una
concordia sostanzialmente assoluta sul riconoscimento della bontà e dell'utilità dell'opera fin qui svolta nel reggiano, nel campo economico, amministrativo e della
propaganda, «in quanto è critica della società borghese e diffusione dei principi
socialisti» .
Il dissenso verte invece sull'uso dello sciopero rivoluzionario espropriatore
per la instaurazione del socialismo attraverso un periodo di dittatura proletaria. Dopo
ampia discussione, la votazione dà la vittoria alla mozione riformista di Storchi con
2.627 voti, mentre la mozione massimalista di Piccinini ottiene 2.288 voti 12; così
che la nuova Commissione Esecutiva della Federazione provinciale risulta composta
da nove riformisti; Umberto Davoli, Dante Gandolfi, Gherardo Gallinari, Francesco
Laghi, Bruto Monducci, Amleto Ragazzi, Giuseppe Soglia, Nella Valli, Calisto Verzelloni, e da quattro massimalisti: Giovanardi, Mussini, Antonio Piccinini e Giuseppe Zanfi. In questo congresso dunque i riformisti reggiani riacquistano una notevole prevalenza sulla frazione massimalista; ma soprattutto va rilevato come, al di
là delle solite affermazioni di principio e dei programmi immediati, la questione
su cui verte il dissenso, cioè il concetto dello sciopero rivoluzionario espropriatore
con la conseguente dittatura del proletariato, sia in fondo superficialmente trattata
anche dai massimalisti che la propugnano e solo fugacemente ed equivocamente
accennata, senza essere posta in una nuova concezione teorica come dovrebbe invece
implicare la sua accettazione.
A partire dal· 1o marzo la segreteria della Federazione Provinciale viene affidata ad Amilcare Storchi, del quale è nominato segretario Francesco Bellentani.
Nei mesi successivi l'attività di tute le forze socialiste è assorbita dalle numerosissime ed importanti agitazioni che si svolgono nelle campagne, nelle frazioni, in
città, con un ritmo accelerato e con una adesione massiccia di partecipanti, fino
a quando il problema di una scissione del partito socialista, dapprima intrecciante si
con la questione riguardante le elezioni amministrative, poi ponendosi da solo con
la sua gravità, importanza ed imminenza, infiamma la passione politica dei reggiani
e ne attrae, sul finire dell'anno e all'inizio del successivo, tutte le energie in discussioni e polemiche che pochissime altre volte furono così vivaci, animate e fitte.
La situazione sociale ed economica del reggiano
La situazione economica e sociale dell'Italia alla fine della guerra era disastrosa, con le spese dello Stato che superavano più di tre volte le entrate, con
11
12
«La Giustizia» quotidiana, 20 gennaio 1920, In attesa del Congresso Socialista.
«La Giustizia» settimanale, lo febbraio 1920, Il Congresso Provinciale Socialista.
10
le amministrazioni pubbliche in deficit, con la moneta che aveva subito un drastico
ribasso, per cui il costo della vita cresceva vertiginosamente, mentre i salari continuavano a rimanere bassi e si faceva sempre più sfacciata l'ostentazione di ricchezza
da parte dei « pescicani », cioè di coloro che si erano arricchiti durante la guerra.
Le categorie più colpite da questo processo inflazionistico e dalla disoccupazione dilagante risultano quelle dei salariati agricoli e dei lavoratori delle industrie.
Anche nella provincia reggiana si ripercuote questa situazione di crisi, nonostante l'azione attiva svolta dalla Camera del Lavoro, diretta da Arturo Bellelli,
nelle sue classiche forme della « cooperazione », «mutualità» e «resistenza ».
Infatti per potere esaminare la situazione socio-economica a Reggio, per comprendere la forma delle lotte svoltevisi, i rimedi tentati, bisogna innanzi tutto fare
una premessa sul movimento cooperativo reggiano che fu veramente imponente
grazie sia a particolari condizioni ambientali e sia alla statura degli uomini che lo
guidarono: da Prampolini, a Vergnanini, a Storchi, a Bellelli, a Bolognesi, a Pinotti.
Strettamente collegato alle vicende del movimento cooperativo reggiano è lo
sviluppo dei movimenti della resistenza e della mutualità.
Le condizioni particolari della provincia a economia prevalentemente agricola
e con una larga disoccupazione tra i lavoratori della terra, avevano favorito la costituzione specialmente di leghe fra i braccianti agricoli, a cui erano seguite quelle
degli operai dell'industria. Le prime leghe si erano costituite alla fine dell'800 e
nel 1901, quando fu creata la Camera del Lavoro, erano già una ventina.
Caratteristico del movimento di resistenza reggiano, inquadrante si in perfetta
armonia cogli ideali del socialismo riformista, fu l'aver ricorso il minimo possibile
all'arma dello sciopero, preferendo normalmente la pratica delle trattative e degli
accordi fra le parti. Naturalmente agitazioni non potevano mancare per la larga
disoccupazione cagionata in gran parte dalla gretta mentalità dei proprietari e conduttori di fondi che, pur di risparmiare qualche ora di salario supplementare, si
rifiutavano di apportare ai fondi i necessari miglioramenti.
La prima « Cassa di previdenza », da alimentarsi con la trattenuta di un centesimo per ogni ora di lavoro, fu creata nel 1910 dai muratori di Reggio; fu poi
seguita nel 1913 da quella dei metallurgici che rappresentò un organo finanziario a
disposizione sia del movimento di resistenza che di quello di previdenza. La trattenuta fu poi portata a cinque centesimi per ogni ora lavorativa nel 1920.
Quanto al movimento di previdenza propriamente detto, la prima società di
mutuo soccorso «Garibaldi» sorse a Reggio nel 1862, a cui seguirono quelle di
Castelnuovo Sotto, Guastalla e Brescello e all'atto della costituzione della Camera
del Lavoro ne esistevano già 24. Nel 1903 venne creata la «Cassa generale di
previdenza fra le società di Mutuo soccorso» e nel 1913 la « Federazione provinciale delle Mutue» cui aderirono 21 società di Mutuo soccorso con 6.900 soci.
Caratteristica del movimento di previdenza reggiano fu la formazione, a fianco
delle mutue, di Casse di previdenza professionali (muratori, metallurgici, carrettieri,
ecc.) che apparivano più vantaggiose delle mutue e presentavano una maggiore
solidità.
La prima cooperativa sorta a Reggio Emilia fu quella dei muratori e manovali, nata di fatto nel 1884 e costituita legalmente nel 1886, la quale divenne
una delle più importanti fra quelle che si occupavano della assunzione dei lavori
11
pubblici. Nel 1889 fu costltUlta la «Federazione delle cooperative di produzione
e lavoro », e al congresso operaio del 1901 erano rappresentate ben 22 cooperative
di lavoro. Nel 1914, prima dello scoppio della guerra, la cooperazione di lavoro
comprende 94 società con 11.581 soci e un capitale sottoscritto di L. 909.642,65.
Tra le maggiori cooperative di lavoro, oltre a quella già citata dei muratori e manovali diretta abilmente da Bolognesi, sono da menzionare quella dei decoratori e
inquadratori di cemento, quella dei fabbri-meccanici, quella dei lavoranti falegnami,
quella dei lavoranti tipografi. Ma soprattutto la cooperazione di lavoro reggiana
è famosa per la costruzione della ferrovia Reggio-Ciano che venne affidata, grazie
all'azione di Antonio Vergnanini, a un consorzio costituito da sole cooperative e
aiutato nei finanziamenti dall'Istituto di Credito per le Cooperative di Milano e
dalla locale Banca delle Cooperative.
La prima cooperativa di consumo viene costituita a Fabbrico nel 1886, a cui
seguirono negli anni successivi quelle di Villa S. Maurizio, Correggio, Villa Ospizio,
Cavazzoli, S. Pellegrino fino a che nel 1900 le cooperative di consumo erano salite
al numero di 15. Nel 1902, fu creata la «Federazione delle Cooperative di consumo ». Nel 1914 si hanno 87 cooperative di consumo con 9.124 soci e un capitale
sottoscritto di L. 869.088,27.
Per quanto riguarda il settore della cooperazione agricola, occorre tener distinta
la cooperazione agricola propriamente detta, che si esprime nelle «affittanze collettive » a conduzione sia unita che divisa, e quella relativa alla lavorazione e trasformazione dei prodotti. La prima forma non poteva mancare di avere un florido
sviluppo in una terra, come la reggiana, folta di torme di braccianti che, non trovando
lavoro sufficiente presso le aziende private, mirarono ben presto alla conduzione
diretta di fondi, in affittanza collettiva prima, poi in proprietà. La prima realizzazione fu quella di un gruppo di 30 lavoratori di Fabbrico, riuniti in una società
chiusa, che stipulò un contratto per l'affittanza collettiva del fondo Vallicella di 25
ettari. L'esperimento ebbe grande successo, per cui dal 1902 al 1907 sorsero 13
cooperative agricole con 2.416 soci. Le più robuste cooperative a conduzione unita
furono quelle di Fabbrico, Campagnola, Novellara e S. Vittoria. Nel 1916 fu creata
la « Federazione delle cooperative agricole della provincia di Reggio Emilia », retta
all'inizio da Narsete Campanini, Carlo Civardi, Pazzino Pazzini, poi da Roberto
Vittorangeli. Essa all'inizio si occupava soltanto degli acquisti e vendite collettive
delle materie utili all'agricoltura, poi anche dell'affitto e compera terreni. Nel 1920
la Federazione era proprietaria di tenute estese per un migliaio di ettari, del valore
di circa 10 milioni, e affittuaria di 500. Circa la cooperazione agricola avente per
oggetto la trasformazione e lo smercio dei prodotti, essa trova le sue più indicative
manifestazioni nelle «latterie» e nelle «cantine sociali ». Le latterie sociali si
cominciarono a costituire verso il 1900, e nel 1913 erano già 26, di cui 9 in
forma di cooperative per azioni, 7 cooperative in nome collettivo, 10 società di
fatto. Fra esse eccelleva quella di Massenzatico, che giunse a una lavorazione di 50
quintali giornalieri, mentre le altre si mantenevano in una media di 20 quintali.
Parallelo al movimento delle latterie sociali, si svolse quello delle cantine sociali
di cui le prime furono quelle di S. Martino in Rio e Correggio; esse raggiunsero
ben presto un notevole grado di sviluppo. Infine si possono citare i consorzi agrari,
le casse rurali, la «Cassa cooperativa contadini» che, patrocinata dalla Camera
12
del Lavoro e sorta in trasformazione della Cooperativa provinciale dei contadini,
accoglieva in gran parte affittuari diretti lavoratori.
« In complesso si può ben affermare che, oltre a mezzo potentissimo di difesa
degli interessi dei lavoratori della terra, la cooperazione agricola reggiana seppe
rivelarsi come uno dei fattori più decisivi per l'incremento e il miglioramento
della produzione agricola e quindi del progresso economico di tutta la regione ». 13
Alla fine della guerra con la smobilitazione e il ritorno a casa dei soldati, tutta
quanta l'organizzazione operaia reggiana conosce uno sviluppo poderoso, così che
nuove categorie che ancora non avevano sentito il dovere di organizzarsi presentano
un loro memoriale. L'aumento rilevante del numero degli organizzati, il manifestarsi e il ripetersi di nuove agitazioni nelle varie categorie, rendono però necessario
un riordinamento dell'organizzazione nelle sue varie branche; e così vengono creati
diversi aggruppamenti di categorie affini e ad ognuno o di essi viene posto a capo
uno speciale segretario.
In questo modo il segretariato degli edili, diretto da Giovanni Rinaldi, giunse
a raccogliere intorno a sé muratori, manovali, cementori, fornaciai, pittori, imbiancatori e lavoratori della calce e del cemento. I metallurgici, che avevano iniziato il
loro movimento coll'adesione solo degli operai delle Officine Meccaniche Italiane,
hanno ora aderenti alla loro Cassa di Previdenza, della quale è segretario Giovanni
Vandelli, gli operai di tutti gli altri laboratori fabbro-meccanici della città.
Per i lavoratori della terra, la cui Federazione era diretta dai Segretari Camerali,
viene deliberata la creazione di un segretario particolare nella persona di Giacomo
Lari. Così pure gli impiegati e i capi tecnici di stabilimenti industriali fanno parte,
insieme agli impiegati di aziende private e degli agenti e commesls'i di negoizio, del
sindacato provinciale dell'Impiego Privato.
Al termine della guerra si ha in particolare il « risveglio» di tutto l'Appennino
reggiano che, con l'intensificazione della propaganda socialista, porta ogni giorno
alle organizzazioni centinaia di questi montanari. Leghe di miglioramento, cooperative
di consumo e di lavoro vengono così costituite in tutte le località e sotto il Cusna,
dove sono stati iniziati i lavori del bacino idro-elettrico dell'Ozola; i seicento lavoratori circa vi sono occupati, sono tutti aderenti alla Cassa di Previdenza e all'Ufficio di Collocamento dei lavoratori dell'Alta Montagna, coll'accordo della trattenuta di tre centesimi l'ora a tutti indistintamente gli operai. A dirigere queJ movimento è preposto Alberto Simonini, coadiuvato da Giovanni Sacchini di Busana.
Per quello che riguarda la Federazione Provinciale dei lavoratori della terra,
finita la guerra, riprende in pieno la sua attività ed ha un notevole sviluppo: essa
infatti era passata da 10.496 iscritti nel 1915 a 6.904 nel 1918, mentre nel 1919
conta 18.230 iscritti, di cui 7.108 uomini e 11.122 donne. Così il numero delle
Leghe, che era passato da 130 nel 1915 a 110 nel 1918, sale a 145 nel 1919. Come
si può ben rilevare da queste cifre l'organizzazione ha ripreso la sua primitiva efficienza, aumentando enormemente di numero, tanto che si può affermare che oltre
il 90% dei lavoratori giornalieri della terra reggiani è organizzato.
Durante gli anni della guerra tutte le industrie cittadine avevano subito una
non lieve stasi, ad accezione di quelle che costruivano materiale bellico; infatti
13
A. BAsEvr, La Provincia Cooperativa (Reggio Emilia), Roma, 1952, p. 32.
13
i metallurgici dell'O.M.I., che prima della guerra erano sempre stati poco più di
un migliaio, durante la conflagrazione erano arrivati ad oltre 6.000. La categoria più
colpita è stata quella degli edili (muratori, manovali e fornaciai). Non poche Leghe
dell'industria avevano cessato di funzionare, tuttavia la fine della guerra ha portato,
anche fra gli operai, l'incitamento a serrarsi intorno alle loro organizzazioni.
D'importanza particolare e significativa è stata l'adesione degli impiegati e capi
tecnici delle Officine Meccaniche, circa 300. I metallurgici, però, per effetto della
smobilitazione e della trasformazione degli stabilimenti hanno subito una grossa
decimazione così che il loro numero è ora di circa 2.000; «la loro organizzazione
si mantiene però sempre disciplinatamente forte, tantoché tra le consorelle d'Italia
è citata ad esempio. La massa dei metallurgici è sempre piena di spirito combattivo,
prima sempre a rispondere agli appelli e al dovere della solidarietà morale e materiale per ogni manifestazione proletaria ». 14
Uno sviluppo veramente eccezionale ha avuto l'organizz.azione degili edili, e Sii
può dire anzi che solo pochissimi fra i muratori, manovali e fornaciai sono fuori
del movimento cooperativo e il loro numero attuale raggiunge i 5.000 organizzati.
Questi dati danno un'idea dello sviluppo del movimento: nel 1915 il numero degli
organizzati nel ramo industriale era di 6.267, per scendere a 2.884 nel 1918, nel '19
si ha però un aumento che porta a un totale di 8.201 iscritti, fra cui 7.502 uomini
e 699 donne. Il numero delle Leghe che era calato da 81 nel '15 a 65 nel '18,
sale a 107 nel '19.
La cooperazione di lavoro è stata quella che durante la guerra ha subito le
conseguenze di maggiore disagio. Infatti l'arenamento di tutti i lavori pubblici e
di tutte le opere che non fossero necessarie ai fini della guerra, l'inizio del rincaro
delle materie prime, che arrestava anche i lavori privati, paralizzarono durante gli
anni 1915-1918 il movimento delle cooperative di lavoro. Le cooperative di lavoro
che nel 1914 erano 94, nel 1918 sono 67 con 8.511 soci. Tra le cooperative di
lavoro che alla fine della guerra hanno manifestato maggiore sviluppo sono da menzionare quelle dei falegnami e dei fabbri-meccanici di Reggio, «che non hanno
badato a sacrifici per impiantare nei loro laboratori quanto di più moderno vi è,
per l'applicazione della meccanica alla lavorazione del legno e del ferro ». 15
Per quanto riguarda le cooperative agricole, esse hanno un piano di espansione in quelle località dove il bracciantato è più numeroso; infatti nel '19 la Federazione compra due importanti tenute di 1.071 biolche e prende dodici poderi in
affitto, dell'estensione di 883 biolche, dall'amministrazione degli Ospizi civili di
Parma.
La cooperazione di consumo, dopo aver svolto durante la guerra un'azione
efficacissima per regolare la distribuzione dei generi di prima necessità, conosce
ora un progresso promettente. Se nel maggiore movimento si deve considerare l'aumento del prezzo delle merci, tuttavia il movimento globale del consumo nelle
cooperative, che nel 1914 era di 4 milioni circa e nel 1918 era già salito a 14
milioni, dimostra che numerosi nuovi clienti si orientano verso la cooperazione.
14 «La Giustizia» quotidiana, 2 aprile 1920, Relazione morale del Segretario Generale
e della Commissione Esecutiva della Camera del Lavoro (1916-1919).
15 «La Giustizia» quotidiana, 6 aprile 1920, Relazione morale del Segretario generale e
della Commissione Esecutiva della Camera del Lavoro (1916-1919).
14
In questo panorama della situazione cooperativistica della provincia reggiana,
con il suo sviluppo e la sua riorganizzazione al termine della guerra che ne aveva
sconvolto le file, vanno inseriti tutti i moti e le agitazioni che si svolgono negli
anni 1919 e 1920 a Reggio, come in tutta Italia e i conseguenti provvedimenti
presi per migliorare le condizioni del proletariato.
Nell'esaminare tale situazione che si presenta subito agitata e inquieta in ogni
ramo della vita pubblica, è bene partire dal problema agrario, particolarmente sentito e vivo nella provincia reggiana, la cui economia è sempre stata a base prevalentemente agricola.
Il problema agrario comprende sia il fenomeno della massiccia disoccupazione
dei braccianti, sia la situazione dei coloni che, tornati a casa, trovano il padrone
deciso a decuplicare gli oneri nei nuovi contratti di affitto e di mezzadria. Questi
due problemi sono strettamente collegati. Infatti nella provincia reggiana la borghesia terriera, per liberarsi dal timore delle agitazioni agricole, aveva già da tempo
frazionato il latifondo e trasformato i contratti agricoli, dalla conduzione in economia
e a mezzadria, in quella dell'affittanza, facendo dell'affittuario mezzo e difesa dei
previlegi padronali. Negli ultimi tempi però il proprietario aveva dovuto assistere
a un certo benessere del colono, per cui non attendeva altro che la scadenza del contratto d'affitto per accentuarne la quota. I coloni conduttori di fondi si sono quindi
trovati da una parte minacciati dal padrone per l'aumento degli affitti, dall'altra
nella convinzione che i giornalieri, cone loro tariffe e i corti orari, concorressero
alla sua rovina; così che ogni contadino si è formato una psicologia propria, semplicistica e individualistica, accontentandosi di produrre solo l'indispensabile per la
propria esistenza.
Già il 30 marzo la Camera del Lavoro aveva pubblicato un programma di
rivendicazioni per i salariati agricoli, comprendente la riduzione d'orario, il rispetto
delle tariffe, l'assunzione al lavoro con la pratica eventuale dei turni, l'applicazione
della legge sull'assicurazione infortuni, la garanzia di un minimo d'occupazione, la
socializzazione dei terreni incolti, di quelli bonificati, di quelli mal coltivati e di
quelli di pertinenza delle Opere Pie e dei Municipi.
La situazione non cambia neppure in piena primavera, cioè nella stagione
durante la quale, normalmente, tutta la gente trova lavoro nei campi.
Il 3 giugno si svolge un Congresso provinciale dei lavoratori della terra, colla
presenza di numerose Leghe di resistenza, cooperative agricole, cooperative di braccianti e dei più autorevoli esponenti della Camera del Lavoro, tra cui il segretario
Arturo Bellelli. Dopo avere rilevato il proseguire e l'aggravarsi della disoccupazione
fra i giornalieri dei campi, specialmente fra l'elemento femminile, a causa della
trascuratezza in cui vengono lasciate molte coltivazioni agricole, e che le loro tariffe
sono molto basse in proporzione agli aumenti enormi subiti dai generi di consumo,
viene deciso di interessare il Prefetto della provincia della grave crisi, onde egli inviti
i « sindaci o i proprietari più influenti dei diversi comuni perché sollecitatamente
convochino adunanze di conduttori di fondi, allo scopo di spiegar loro la necessità
e il dovere di intensificare la lavorazione dei prodotti, assumendo al lavoro manodopera giornaliera» e studi tutte le proposte intese ad assicurare ai gionralieri e alle
giornaliere della terra un minimo annuo di giornate lavorative. 16
16 «La Giustizia» quotidiana, 6 giugno 1919, La gravissima situazione delle campagne
trattata al congresso provinciale dei braccianti. Ordine del giorno esposto da Bellelli al Congresso.
15
Un concordato tra braccianti e contadini si raggiunge solo con il nuovo contratto del febbraio del 1920, per cui gli uomini devono percepire un minimo di
L. 1,80, una media di L. 2,00 e un massimo di L. 2,20; mentre le donne devono
avere un minimo di L. 1,30, un massimo di L. 1,50 e una media di L. 1,40. I! nuovo
patto sanziona alcuni importanti principi, innanzi tutto che la manodopera deve
essere assunta direttamente e solo dall'ufficio di Collocamento istituito presso le
Leghe e coadiuvato da una Commissione paritetica di contadini e di braccianti. Stabilisce inoltre che si compia una inchiesta accurata sul numero e sullo stato dei
poderi di ogni singola frazione, perché, tenendo calcolo delle condizioni di fertilità
e di produttività dei singoli fondi, dei componenti le famiglie dei coloni atti al
lavoro, si possa distribuire la manodopera avventizia, calcolando d'impegnare una
persona per ogni misura media che va dalle cinque alle dieci biolche di terra.
I! concordato riconosce infine che, anche per i lavoratori della terra, sia applicato l'orario normale delle otto ore, pur stabilendo che in determinati ed eccezionali casi si possa fare qualche ora in più, ma con una percentuale di sopra tariffa.
Un altro grave problema che sta alla base delle agitazioni di questo periodo
è costituito dal vertiginoso aumento di tutti i generi di prima necessità, ed è interessante rilevare i rimedi tentati, per porvi freno, dal Comune di Reggio.
In un'assemblea, del 5 luglio 1919, di tutte le organizzazioni economiche del
Comune e delle commissioni direttive politiche, viene decisa la costituzione di una
« Commissione Operaia Comunale» da affiancare alla giunta, per coadiuvarla a prendere quei provvedimenti urgenti che più si riterranno opportuni. 17
Viene inoltre deciso di fare pressione affinché la Giunta e la Commissione Operaia abbiano largo potere di requisizione, e il Comune e l'Ente Autonomo dei consumi
procedano rapidamente alla istituzione di nuovi spacci per garantire la vendita dei
generi di prima necessità e all'assunzione di nuove gestioni.
Infine viene imposto un forte calmiere sui generi di prima necessità; vengono
fissati i limiti d'acquisto e l'obbligo di un apposito buono o tessera per poter
comperare. Che tali provvedimenti corrispondessero ai bisogni più sentiti del momento, lo provano i favorevoli apprezzamenti fatti dal « Giornale di Reggio »: « non
tacciamo la nostra grata impressione per aver visto nelle assemblee delle organizzazioni operaie prevalere i criteri della ragione sulle facili seduzioni della intemperanza » e perciò « ogni sforzo rivolto a contenere la lotta nei limiti della ragionevolezza e del senso comune deve essere assecondato con lealissima cooperazione, da
chiunque sia compiuto, all'infuori e al di sopra di qualsiasi indirizzo e di qualsiasi
preconcetto». 18
Tornando ad esaminare la situazione delle varie categorie di lavoratori, bisogna
rilevare la condizione di particolari crisi e disoccupazione degli edili. Non essendo
stati iniziati i grandi lavori come quello della Banca d'Italia, sul quale gli operai
facevano grande affidamento; essendo stati ritardati parecchi altri che potevano
17 «La Giustizia» quotidiana, 7 luglio 1919, Il proletariato organizzato per la difesa dei
consumatori. La Commissione Operaia è composta da: Antonio Piccinini, tipografo; Guido Mazzali, metallurgico; Giovanni Rinaldi della C.d.L.; Ernesto Nobili, metallurgico; Luigi Parmigiani, bracciante; Odoardo Miselli, commesso; Gherardo Gallinari, ferroviere.
18 «Giornale di Reggio », 9 luglio 1919, Considerazioni sull'ora che volge: contro le violenze e contro gli egoismi.
16
occupare un grande numero di operai (come le Officine Meccaniche che tendono
solo a ultimare i lavori edilizi senza farne alcuni di quelli che sembrava si dovessero
iniziare); ciò che preoccupa maggiormente in questi mesi del ' 19 è il fatto che la
disoccupazione aumenterà non appena saranno smobilitate altre classi e così gli edili
vedranno le loro file di disoccupati ingrossarsi sempre di più. La situazione è particolarmente critica nei comuni di Reggio, Bagnolo, Scandiano, S. Ilario e Guastalla.
Tuttavia già in marzo gli edili avevano ottenuto alcune importanti conquiste, come
il contratto unico di lavoro provinciale e il riconoscimento degli uffici di Collocamento di classe. Nell'estate del 1920 due importanti fatti scuotono la vita della
provincia: lo sciopero agrario e l'agitazione dei metallurgici con la susseguente occupazione delle Officine Meccaniche.
Già nel corso del '19 erano in agitazione i mezzadri e gli affittuari. Gli affittuari rivendicavano il contratto triennale, subordinando l'eventuale revisione a sostanziali variazioni di prezzo dei prodotti agricoli, esclusiva competenza della Cassa Contadini nella stipulazione dei contratti; efficacia dei nuovi patti dal S. Martino '19; i
mezzadri rivendicavano la durata minima triennale dei patti, divisione a perfetta metà
di tutti i prodotti e di tutti gli oneri, compresi quelli della manodopera ordinaria,
rappresentanza esclusiva della Cassa Contadini per la categoria mezzadrile, efficacia
dei nuovi patti dal S. Martino '19.
Nonostante che gli agrari intendessero concludere in fretta i nuovi contratti
onde tenere alte le quote e prevenire l'agitazione dei contadini, quest'ultimi decisero
la resistenza ad oltranza mentre, nel contempo, maturava una condizione di solidarietà fra essi e i braccianti, la quale sarà sancita dal nuovo patto stipulato fra contadini e braccianti nel febbraio del '20. L'importanza di questo fatto nell'evoluzione storica del mondo contadino reggiano è sottolineata da Prampolini in un suo
discorso tenuto durante un comizio, in cui afferma che, ora che si affaccia un periodo
di crisi e i « padroni pensano di decuplicare, di triplicare gli affitti per cacciare sulle
vostre spalle il peso del disastro della guerra, voi sentite la necessità assoluta che
la vostra Cassa Contadini non sia più soltanto una cooperativa di consumo ed una
banca, ma anche una lega di resistenza per la vostra difesa », e in particolare « avete
capito che se non aveste l'appoggio di questa categoria di lavoratori [i braccianti], i
padroni potrebbero con relativa facilità vincere la loro battaglia, pescando nella
classe dei giornalieri il nuovo mezzadro, il nuovo coltivatore delle terre.
Voi avete le spalle salvaguardate dalle possibili offese del bracciantato e il
dissidio fra le due categorie dei lavoratori determinato dal fatto dell'esser voi compratori di lavoro ed i braccianti venditori di lavoro, deve sparire di fronte al fatto
che avete entrambi un interesse comune e superiore: quello di togliere, di eliminare
lo sfruttamento del padrone ». 19
Nonostante i numerosi incontri, nei mesi successivi, tra la Cassa cooperativa
Contadini e la Camera di Agricoltura, non si giunge ad un accordo. Riguardo ai
mezzadri il punto controverso restava la ripartizione delle spese occorrenti per la
manodopera ordinaria in quanto, mentre la Cassa Contadini sosteneva la perfetta
ripartizione a metà, gli agrari ponevano la pregiudiziale della « proporzionalità » della
famiglia sul fondo; cioè se una famiglia non aveva un numero di componenti « pro19
«Il Contadino », 14 marzo 1920, L'affollatissimo comizio degli affittuari e mezzadri.
17
porz-ionato », la manodopera ordinaria mancante doveva gravare interamente su di
essa, dovendosi dividere a metà solo la manodopera straordinaria. Per quanto riguarda invece gli affittuari, gli agrari erano fermi sul principio della contrattazione
individuale, sostenendo che la proposta della controparte veniva a ledere « la libertà
della domanda e dell'offerta ».
Arenatesi le trattative, la Cassa Contadini e la Camera del Lavoro proclamarono uno sciopero di tutti i lavoratori dei campi per il 28 e 29 giugno. Il giorno
dopo l'assemblea dei capi-sezione contadini e dei capi-lega braccianti decise di sospendere lo sciopero per gli affittuari e per i piccoli proprietari, mentre per i mezzadri
esso fu trasformato in sabotaggio « scegliendo le varie forme più sensibili e pratiche
proposte dal Comitato di agitazione e che saranno attuate secondo le varie contingenze e con il concorso di tutte le categorie dei lavoratori della Provincia ». 20
Due altri incontri avvenuti in Prefettura il 15 e il 21 luglio si concludono
con le posizioni praticamente immutate, così che un nuovo sciopero generale viene
proclamato per il 2 agosto. Esso viene così considerato dagli agrari: «l'agitazione
tende a colpire nei centri più vitali la mezzadria, l'affitto e la proprietà: essa ubbidisce ad un vasto piano generale che ha fatto dell'agricoltura il campo sperimentale
del bolscevismo italiano ».21
Il sequestro di un agrario a Bibbiano dà l'occasione al Prefetto di emettere
un decreto il giorno 7, che vieta in tutta la provincia la circolazione dei veicoli,
comprese le biciclette ed esclusi i camions di carabinieri e polizia. Al provvedimento,
che in pratica impediva agli operai di recarsi sul posto di lavoro, la Camera del
Lavoro reagisce proclamando uno sciopero generale provinciale per il 9 agosto.
Finalmente il giorno dopo il Prefetto revoca il decreto e lo sciopero ha termine.
La sera stessa del 9 le parti si incontrano in Prefettura sotto la presidenza de!
prefetto Boniburini e alla presenza di due inviati governativi: il dotto Bianchi e il
dotto Grinovero. Per la Camera d'Agricoltura sono presenti: Angelo Parodi, Ottavio
Corgini, Romolo Rossi ed Ennio Muratori; per la Cassa Cooperativa Contadini:
Giuseppe Morini e Adelmo Franceschini; per la Camera del Lavoro: Prampolini,
Gasparini e Ragazzi. Alle quattro del mattino viene raggiunto un accordo che rappresenta un'ampia vittoria dei lavoratori e che sarà poi firmato il 13 agosto 1920.
Vengono riconosciuti gli uffici di Collocamento di classe, la durata triennale
dei contratti di mezzadria e di affitto da stipularsi con l'assistenza delle organizzazioni
sindacali; riguardo alla ripartizione delle spese di manodopera nei contratti di mezzadria, viene riconosciuto che « qualora la manodopera della famiglia colonica sia
deficiente, il proprietario dovrà contribuire alla metà della spesa per il completamento, il contributo del proprietario non potrà in nessun caso superare il 200%
della manodopera»; infine per ciò che concerne gli escomi essi sarebbero stati esaminati caso per caso in rapporto alla motivazione, all'entità del canone, alla necessità di vendita. 22
Si era da poco conclusa la lotta contadina quando riprende, sulla base di rivendicazioni economiche apparentemente ordinarie, la vertenza dei metallurgici.
20 «Il Contadino », 4 luglio 1920.
21 «Giornale di Reggio », 10 agosto 1920, Proclamazione di un nuovo sciopero agrario.
22 «La Giustizia» quotidiana, 10 agosto 1920, La fine vittoriosa dello sciopero agrario.
18
Già all'inizio del '19 gli operai delle « Reggiane », per mezzo della Lega degli
operai metallurgici, avevano presentato alla Direzione un memoriale di rivendicazioni consistenti principalmente nel riconoscimento delle commissioni interne, del
sabato inglese, nel caro viveri pagato per intero, nell'aumento di 20 centesimi l'ora
a tutti gli operai con paghe fino a 40 centesimi, nella riduzione d'orario in caso di
mancanza di lavoro, nell'allontanamento dei carabinieri dallo stabilimento. Dopo
vari incontri fra i rappresentanti della Direzione e degli operai si era, il 19 gennaio,
giunti all'accordo, in base al quale le richieste economiche venivano sostanzilmente
accettate dalla Direzione; inoltre veniva riconosciuta la commissione interna, avente
le funzioni di riferire sui reclami proposti dai singoli operai ed il proprio parere
su ogni cosa, ma con valore solamente consultivo.
Nel corso del '19, mentre in tutto il nostro paese cresce la tensione per la
disoccupazione e l'aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, si giunge a partire dai primi giorni di agosto a nuovi scioperi contro il rifiuto degli industriali di
accettare le richieste di un aumento dei minimi di paga. Lo sciopero si prolunga
per 52 giorni e alla fine gli industriali cedono. La vittoria, celebrata dai metallurgici
delle « Reggiane » con una sfilata per le strade principali della città al canto degli
inni socialisti, « veniva a confermare anche le passate conquiste, e tra queste quella
della commissione interna, che tante speranze aveva destato negli operai, quanti
timori negli industriali ».23
La tensione non accenna però a diminuire, anzi aumenta sempre di più nel
corso del 1920.
Nel Congresso di Genova del 20-25 maggio, la F.LO.M. elabora un « memoriale » contenente una serie di richieste per le industrie navali, siderurgiche, meccaniche, di materiale mobile ferroviario, in particolare un aumento medio di retribuzione di L. 7,20. Il memoriale viene presentato alla Federazione nazionale sindacale degli industriali meccanici e metallurgici « che non tarda a rispondere in senso
negativo ».24 Le trattative si protraggono fino all'agosto « allorquando la commissione interregionale nominata dagli industriali comunica definitivamente a quella
operaia che date le condizioni dell'industria, non possono in questo momento essere
accolte domande di miglioramenti economici ».25
Alla conseguente proclamazione dell'ostruzionismo, l'adesione da parte delle
maestranze delle O.M.L Reggiane è totale, e la produzione scende di oltre il 50%.
Nel frattempo intercorrono trattative fra la direzione dell'azienda, che, non essendo
federata, può trattare ed agire indipendentemente dalle deliberazioni della Federazione Industriale Italiana, e una commissione operaia che aveva presentato un memoriale con la richiesta di un aumento complessivo di L. 7 per ogni operaio. Alla
risposta negativa della direzione, e quindi alla rottura delle trattative, gli operai
rispondono prendendo possesso dello stabilimento e presidiandolo con «guardie
rosse ». All'occupazione non partecipano gli ingegneri, per cui viene nominato un
Collegio Direttoriale costituito da 6 membri, scelti fra i migliori capi tecnici ed
impiegati, i quali, salvo pochissime eccezioni, avevano preferito restare in fabbrica.
23 S. SPREAFICO, Un'industria, una città. Cinquant'anni di storia alle Officine "Reggiane",
Bologna, 1968, p. 73.
24 P. SPRIANO, L'occupazione delle fabbriche. Settembre 1920, Torino, 1964, p. 35.
25 P. SPRIANO, L'occupazione delle fabbriche ... cit., p. 43.
19
« In verità l'improvvisata gestione degli operai, sostenuti all'esterno da tutta
l'organizzazione delle cooperative, diventava di giorno in giorno più difficile: le
materie prime scarseggiavano, mancava ogni possibilità di ottenere finanziamenti,
il Collegio Direttoriale non poteva evidentemente sostituire gli ingegneri ». 26 Dopo
che, ,grazie all'intervento del Governo il 19 settembre si è raggiunto l'accordo economico che sancisce l'aumento di L. 4 al giorno sul guadagno globale effettivo,
la votazione per referendum degli operai delle « Reggiane » dà 1.225 voti favorevoli
e 496 contrari, per cui « alle ore 10,30 hanno abbandonato i laboratori ». 27
Che questa occupazione e la seguente conclusione lasciassero negli operai uno
stato d'animo di stanchezza, di delusione e di amarezza, lo si può ben vedere nei
mesi successivi, più di quanto si potesse capire dai « 496 voti contrari al concordato
che aveva concluso la vertenza » 28.
Al disorientamento della massa operaia si accompagna inoltre, nel contempo,
quello del partito che proprio allora approfondisce i solchi di divisione fra le correnti attraverso delle polemiche che si faranno sempre più aperte ed aspre.
Tutto ciò spiega sia il rifiuto degli operai di trasformare le «Reggiane» in
cooperativa, nella riunione del 27 gennaio 1921, sia la formazione di una corrente
comunista reggiana di orientamento ordinovista sensibile ad un'azione concorde e
rivoluzionaria di tutto il movimento operaio e contadino, contro gli interessi definiti
di casta e cooperativistici, la quale appunto in questa esperienza affina la propria
intransigenza.
CAPITOLO I
IL CONVEGNO DI CONCENTRAZIONE (10-11 OTTOBRE 1920)
Come si giunse al Convegno di Concentrazione
Il Convegno di Concentrazione che doveva aver luogo il 20 settembre, fu convocato in origine da una frazione, anzi, da una coalizione di elementi che dissentivano dalle idee della Direzione massimalista, e che già « un anno prima, al Congresso di Bologna, si erano trovati uniti sull'ordine del giorno Turati-Lazzari, cioè
sulle riaffermazioni tradizionali del metodo socialista ». 29
Il Convegno si rendeva necessario perché era ormai prossimo il Congresso
nazionale socialista. Esso, però, fu prorogato al lO ottobre a causa dell'agitazione
dei metallurgici e quindi assunse un indirizzo e un obiettivo alquanto diversi. In
effetti si riunì, scrive Zibordi, «per discutere sul da farsi, onde diffondere entro
26 S. SPREAFICO,
27 «Giornale di
Un'industria, una città... cit., pp. 87-88.
Reggio », 28 settembre, I metallurgici hanno abbandonato le Officine
Meccaniche.
28 S. SPREAFICO, Un'industria, una
29 G. ZIBORDI, Storia del Partito
Emilia s.d., p. 145.
città... cit., p. 100.
Socialista Italiano attraverso i suoi congressi, Reggio
20
il partito e tra le masse le nostre critiche e i nostri concetti, e le minacce d'ostracismi venute da Mosca ci portarono a dover ragionare della difesa nostra e dei
nostri migliori». 30
Va tenuto presente infatti che, nell'ordine del giorno Gennari discusso alla
Direzione del partito e da essa approvato nella sua adunanza del 28-29 e 30 settembre a Milano, si trova affermato che la Direzione del partito «fa suoi i ventun
punti della tesi di Mosca sulla costituzione dei partiti comunisti, per i quali punti
si deve procedere ad una radicale epurazione, allontanando dal partito gli elementi
riformisti ed' opportunisti; secondo le forme e i modi che verranno sottoposti alla
discussione del prossimo Congresso Nazionale ». 31 Le minacce di espulsione per i
destri si fanno quindi molto concrete e vicine. Da questa situazione nasce perciò
l'esigenza di formulare un programma chiaro e preciso, da presentare alle masse
e da proporre al prossimo Congresso Nazionale, per far fronte agli attacchi e all'avanzata delle altre frazioni del partito.
Questo programma viene discusso e formulato nella mozione Baldesi-D'Aragona
durante il Convegno di concentrazione svoltosi a Reggio Emilia nei giorni 10-11
ottobre 1920, a cui parteciparono, attestandone l'importanza, i deputati socialisti:
Ciccotti, Mazzoni, Dugoni, Turati, Treves, Buozzi, Prampolini, Zibordi, Storchi,
Bellelli, Baldini, Altobelli, Targetti e D'Aragona; gli organizzatori, oltre a quelli
compresi nell'elenco dei deputati, Emilio Colombino, Renato Reda, Carlo Azimonti,
Pallante Rugginenti e Gino Baldesi; infine l'avvocato Emilio Caldara Sindaco di
Milano e Giulio Zanardi presidente della Deputazione Provinciale di Bologna.
La scelta di Reggio come sede del Convegno era anch'essa significativa: «il
nostro Convegno », afferma Zibordi, «non senza una ragione o un significato
s'aduna a Reggio: il focolare ove non s'accesero e si spensero successivamente fiammate pirotecniche a vari colori di fuochi artificiali, ma dove arse continua, crescente,
inestinta e inestinguibile la vampa della fede che si muta via via in azione: della
fede intera, finalistica, massima, nobilitata da un altissimo spirito umano e civile,
la quale ogni giorno si incarnava in opere sempre più vaste, più profonde più rivoluzionatrici, attraverso la conquista di masse che han sempre meno bisogno della
violenza quanto più possiedono di forza: che non escludono, come necessità non
desiderabile la violenza, ma la riducono al minimo con l'afforzarsi della maggioranza proletaria di per sé vittoriosa ». 32
« La Giustizia », nelle settimane precedenti il Convegno, rivolge numerosi appelli alle sezioni della Provincia affinché vi intervengano almeno quelle che nell'ultimo Congresso Provinciale del 25 gennaio 1920 votarono per l'ordine del giorno
Storchi.
Dispute però non sono mancate sul problema delle rappresentanze, come si
può vedere nell'adunanza della sezione socialista di città dell'8 ottobre in cui avviene una vivace discussione tra Mazza (massimalista) e Bellelli (centrista). Il primo
sosteneva che al Convegno vi dovevano aderire solo i singoli soci della sezione
30 G. ZIBORDI, Note e rilievi sul Convegno di Reggio Emilia, in «Critica Sociale », n. 22,
1-15 novembre 1920, Milano 1920, p. 324.
31 «La Giustizia» quotidiana, 3 ottobre 1920, Vita di Partito.
32 «La Giustizia» quotidiana, 11 ottobre 1920, La prima giornata del Convegno di Concentrazione Socialista.
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aventi una tendenza centrista, ma non la sezione nella sua totalità. Bellelli, invece,
affermava la necessità che la sezione, essendo in grande maggioranza centrista, vi
doveva aderire a titolo generale. Terminata la discussione, viene poi approvato a
grande maggioranza l'ordine del giorno in cui si sosteneva l'adesione della sezione;
i contrari risultarono solo 5 o 6.
La partecipazione delle sezioni socialiste reggiane fu tuttavia numerosissima;
furono infatti rappresentate le sezioni socialiste o minoranze centriste delle seguenti
località: Campagnola, Gaida, Casina, S. Prospero Strinati, S. Bernardino, Campegine, Canolo, Fabbrico, Mancasale, Reggio Emilia, Sesso, Cadelbosco Sopra, Rivalta,
Massenzatico, Rubiera, Montecavolo, Marmirolo, Ospizio, Cadelbosco Sotto, Bagnolo, Fosdondo, Casoni, Cogruzzo, Praticello, S. Martino in Rio, Roncocesi, San
Pellegrino, Gavassa, Sabbione, Castelnuovo Sotto, Cà dei Caroli, S. Michele della
Fossa, Pieve Modolena, Succiso, S. Vittoria, Carpineti, Ramiseto, Codemondo, Castellarano, Rio Saliceto, Salvaterra, Felina, Novellara, S. Maria, Rolo, Canali, Fogliano, Gualtieri, Luzzara, Jano, Montericco, Coviolo.
Discussioni ed elaborazioni programmatiche del Convegno
Il Convegno riesce imponente: sono presenti 350 congressisti; le sezioni rappresentate sono 150 e i gruppi di minoranza 110. I deputati aderenti sono 35 di
cui presenti 32. Nei due giorni del Convegno alla tribuna si avvicendano i più
illustri rappresentanti del socialismo riformista: Zibordi, Mazzoni, Treves, Turati,
Modigliani e Baldesi.
I temi principali sui quali si accentra il dibattito dei congressisti sono: il
problema dell'unità del partito; il problema della violenza e della dittatura del proletariato; e quelli dell'adesione alla Terza Internazionale e dell'« andata al potere ».
La necessità dell'unità del partito « per il "bene" del proletariato» viene affermata da tutti gli oratori. Unità fino al momento in cui la differenza fra le tendenze
sarà «espressione non casuale né transitoria, ma permanente, di due concezioni
organicamente diverse» e segnerà «un dissidio così profondo da creare un reciproco intralcio ad ogni forma d'azione ».33 La posizione della frazione di concentrazione all'interno del partito socialista viene concepita in questo modo: «le eccezionali, paradossali circostanze di questo periodo, adducendo in massa alla nostra
bandiera grandi turbe pervase da una psicologia di guerra, e diffondendo questa
atmosfera in molta parte delle milizie anziane, diede forte prevalenza alle tesi
estreme, e mise noi, custodi del socialismo tradizionale in minoranza; ma in una
posizione di minoranza tutta particolare e del tutto diversa da quella che si verifica
nelle collettività in tempi normali. La vecchia gloriosa bandiera del socialismo è
idealmente con noi e con il nostro manipolo, anche se tanti sono corsi di qua e
di là, convinti di andare più avanti ». 34
Sul concetto della violenza viene ribadito che essa non è un elemento intrin33 U. MONDOLFO, Unità del Partito, violenza, Dittatura nella mozione di Reggio, in «Critica Sociale », n. 21, 1-15 novembre 1920, Milano 1920, p. 327.
34 G. ZIBORDI, Note e rilievi sul Convegno di Reggio Emilia, in «Critica Sociale », n. 21,
1-15 novembre 1920, Milano 1920, p. 324.
22
seco della concezione socialista, ma è soltanto un'esigenza pratica del movimento
per vincere le resistenze che esso trova contro di sé.
Alla stessa stregua viene considerato il concetto della dittatura: è anch'essa
un'esigenza cui ci si deve piegare in contrasto con la natura e le idealità del partito.
Per conseguenza viene escluso che la dittatura abbia la funzione di far maturare le condizioni da cui l'ordinamento socialista dovrà essere preparato e generato.
In particolare Modigliani afferma che, data la situazione attuale, «sarà necessario
conquistare il potere politico, il governo politico che vi sarà dovrà usare un'azione
ferrea ed è questo che un tempo si chiamava governo provvisorio ed ora chiamiamo
dittatura del proletariato ». 3S
Unanime è pure nei congressisti la condanna della Seconda Internazionale, in
quanto composta di partiti che non seppero difendere le loro idealità e si fecero
strumenti di propaganda bellica e di seminagione d'odio tra i proletari delle varie
nazioni, e l'adesione della Terza Internazionale. Tale adesione è però condizionata
al fatto che la Terza Internazionale non pretenda di soffocare con ordini autoritari
o con l'imposizione di un unico moddlo d'azione o di istituzioni la necessaria autonomia del movimento socialista nei singoli paesi e «non cerchi nell'illusione di
conseguire più facili successi, alleanze di forze (anarchico-sindacaliste o nazionaliste-militariste) che mirino a fini discordanti da quelli del socialismo ». 36
Riguardo all'« andata al potere », il problema dà luogo a vivaci discussioni.
Innanzitutto viene scartata la possibilità vicina di una conquista violenta, di tipo
insurrezionale, del potere, per due ragioni: internazionale e nazionale. La situazione
internazionale scatenerebbe infatti contro un'eventuale rivoluzione il blocco della
Intesa in un momento in cui la reazione internazionale si sta rinvigorendo; all'interno
vi è una grave deficienza di materie prime e una produzione insufficiente a provvedere ai bisogni della vita sociale. L'Italia, inoltre, ha una borghesia ben altrimenti
forte che non avesse la Russia.
In Russia, crollata la compagine dello Stato e la forza della burocrazia .che sorreggeva il dominio di una nobiltà fondiaria parassitaria, non c'era una borghesia
numerosa e forte che potesse assumere l'eredità. In Italia invece, c'è una borghesia
più agguerrita e pertanto la dittatura proletaria non potrebbe esaurire in uno spazio
di pochi anni il suo compito di istaurazione del nuovo regime.
La necessità di « andare al potere» il più presto possibile viene affermata in
modo deciso da Modigliani: «bisogna fare il tentativo disperato, convinti che se
l'esperimento della conquista proletaria del potere è dubbio, l'ometterlo è ciò che
ci porterebbe sicuramente al disastro ».37 Questo perché altrimenti si spingerebbe
il proletariato in braccio alle correnti più estreme, cioè alla miseria, alla fame, al
regresso. Modigliani propone inoltre un preciso programma da svolgere al Governo:
la rivoluzione agraria, l'attuazione di vasti esperimenti cooperativistici nel settore
metallurgico, la rottura dei patti stretti dall'attuale governo borghese, risolvendo
così il problema internazionale.
3S «La Giustizia» quotidiana, 12 ottobre 1920, La seconda giornata del Convegno di
Concentrazione Socialista.
36 U. MONDOLFO, Art., cit., p. 327.
37 «La Giustizia» quotidiana, 11 ottobre 1920, La prima giornata del Convegno di Concentrazione Socialista.
23
Alla relazione di Modig1iani si oppone O1alJld10 Treves, il quale sostiene che
il programma deve rimanere quello antico: propaganda, organizzazione, educazione
ed eliminazione graduale dello sfruttamento capitalistico, sostituendo ad esso forme
economiche associative. Ed è appunto in base a questo programma che la frazione
deve decidere il suo atteggiamento di fronte a chi domina il partito.
Si può vedere quindi nelle affermazioni fatte dai congressisti che l'eventualità
di una presa di possesso violenta del potere non viene da essi scartata a priori, ma
è posta solo come una possibilità molto vaga e lontana. Oltre a questo, anche le
argomentazioni sulla necessità dell'unità del partito e le riserve per una adesione
alla Terza Internazionale, coincidono sostanzialmente con le affermazioni della sinistra serratiana.
Ma nonostante tali concessioni, il pensiero, la preoccupazione più vera e sentita
dei riformisti, che ritornerà in primo piano nei commenti sui risultati del Convegno
e sulla quale la frazione insisterà nella propaganda precongressuale, rimane quella
di non perdere di vista la « bussola socialista per correre dietro alle luci iridescenti
dell'avventura, dietro i fuochi fatui del portento» 38, di condannare il « socialismo
di guerra, inzuppato di sangue, di odio, di vendetta, di sentimenti inferiori ».39
Alla fine del dibattito viene proposta la mozione Baldesi-D'Aragona riflettente
i principi .esposti e discussi durante il Convegno, la quale viene approvata alla
unanimità.
Infine viene nominato un nuovo Comitato Nazionale per disciplinare l'azione
e la prppaganda che la frazione dovrà svolgere in preparazione del Congresso. Essa
è composto da: Giulio Zanardi, Amilcare Storchi, Enrico Bertini, Claudio Treves,
Pallante Rugginenti, Carlo Azimonti, Ugo Guido Mondolfo, Alessandro Tiraboschi
e Luppi Menotti.
CAPITOLO II
ELEZIONI AMMINISTRATIVE
(12 SETTEMBRE - 7 NOVEMBRE 1920)
Polemiche suscitate nello schieramento socialista reggiano
dalle circolari della Direzione del Partito
Dal 12 settembre al 7 novembre si svolgono in 69 province d'Italia le consultazioni elettorali per le elezioni amministrative, a tornate domenicali: «il Governo
aveva voluto evitare che si svolgessero contemporaneamente in tutta Italia, per non
offrire occasioni di affluenza popolare e di mobilitazione politica ». 40
38 C. TREVES, La nostra inattualità, in «Critica Sociale », n. 21, 1-15 novembre 1920,
Milano 1920, p. 323.
39 G. ZIBORDI, Note e rilievi sul Convegno ... cit., p. 324.
40 L. CORTESI, Le origini ... cit., p. 267.
24
Poco tempo prima che inizino le consultazioni elettorali giunge alla Federazione Socialista Reggiana una circolare del segretario della Direzione del Partito,
Gennari, riguardante i criteri e il valore della lotta elettorale stessa, la quale dà
luogo a una serie di polemiche e a un preciso schieramento delle frazioni interne
al movimento socialista reggiano.
La circolare Gennari, sostenendo che il Secondo Congresso della Terza Internazionale ha confermato e ribadito ciò che il Partito socialista italiano aveva già
stabilito a Bologna riguardo alle elezioni, cioè l'utilità di usare anche questo metodo
di lotta «con lo scopo preciso di strappare armi alla borghesia ed affrettare la
dissoluzione del suo potere di classe », tenendo sempre presente però il fatto che
«gli organi rappresentativi della borghesia (Stato, Comune, ecc.) non possono
trasformarsi da strumenti di dominazione capitalistica in organi di liberazione proletaria », afferma la necessità di imprimere un carattere rivoluzionario a tale lotta
elettorale-amministrativa. Infatti dichiara che «non si va al comune soltanto per
amministrare meglio dei borghesi, per dare prova di giustizia e di correttezza amministrativa, per fare il bene della cittadinanza e simili promesse democratiche piccolo-borghesi », ma per « provvedere esclusivamente all'interesse di classe del proletariato, antagonistico a quello della borghesia »; per «agire risolutamente di
fronte ai problemi più sentiti e più assillanti della vita locale: alimentazione, abitazioni, condizione di lavoro, rapporti fra proprietari e lavoratori, cooperazione, ecc. »
e quindi per giungere su tali questioni « a misure radicali che abbiano un significato
profondamente rivoluzionario », promuovendo vasti movimenti di folle e quindi
mostrando «la impossibilità di procedere, anche nell'ambito locale, alla realizzazione di un programma di vera democrazia proletaria senza l'azione rivoluzionaria,
senza la creazione di nuovi organi proletari di lotta ».41 Subito si svolge una riunione della Commissione Esecutiva della Federazione Socialista Reggiana per discutere sul da farsi. All'unanimità viene deciso di considerare prematuro richiamare il
partito ai deliberati del Congresso di Mosca, « i quali potranno aver valore di applicazioni disciplinari solo quando abbiano avuto la ratifica e l'approvazione del Congresso Nazionale del Partito », e quindi di attenersi, per ciò che riguarda le norme
da seguirsi nello svolgimento della lotta elettorale, ai criteri e alle disposizioni contenute nella mozione votata nel Consiglio Nazionale di Milano del 20-21 aprile
1920. 42
Infatti le delibere votate dal Consiglio Nazionale di Milano, per le elezioni
amministrative avevano un tono più conciliante di quanto avessero ora quelle
contenute nella circolare di Gennari. Tali delibere, dopo aver giudicato « utilissima
ai fini politici dell'azione di partito la conquista del maggior numero possibile di
comuni e di province », sia perché in un periodo rivoluzionario il partito può adoperarli « all'uopo di accelerare con tutti i mezzi materiali e morali l'atto rivoluzionario e poi sostituirli con quelli comunistici », sia perché ciò « influirà potentemente
attraendo le moltitudini al socialismo », in quanto il comune è il centro naturale
della vita civile; stabiliscono che «la lotta amministrativa prima e poi le funzioni
delle amministrazioni socialiste debbano assumere un significato essenzialmente poli«Avanti! », 4 settembre 1920, Per le elezioni amministrative.
«La Giustizia» quotidiana, 5 settembre 1920, Vita di partito. A tale proposito si riferisce all'O.d.G. Storchi approvato dalla Commissione Esecutiva.
41
42
25
tico di lotta rivoluzionaria proletaria »; che le amm1nlstrazioni conquistate, onde
conseguire l'autonomia ed acquistare forza politica, debbano disciplinare la loro comune attività per mezzo della Lega degli Enti Locali socialisti, che si provveda alla
istituzione di organi tecnici di consulenza provinciale e regionale « per aiutare ovunque ed uniformemente l'opera amministrativa ».43
Un orientamento preciso assumono subito i massimalisti reggiani nella riunione
della loro frazione, tenutasi il 5 settembre nei locali della Biblioteca Popolare. Al
centro del dibattito sono ovviamente la mozione di Milano e le modalità per l'esecuzione pratica di tale mozione contenute nella circolare della Direzione del Partito.
Dopo ampia discussione viene approvato quasi all'unanimità (40 sezioni contro
4), un ordine del giorno nel quale si « delibera» di considerare la conquista e la
funzione degli Enti amministrativi (Provincia, Comune, Opere Pie, ecc.) «cogli
intenti e lo spirito stabiliti dall'ordine del giorno del Congresso Nazionale e dalla
circolare testé emanata dalla Direzione del Partito; di impegnare i compagni che
dovranno coprire cariche amministrative a ricordarsi ovunque ed in ogni contingenza
di essere i rappresentanti della classe operaia antagonista a quella borghese », e
quindi a non allontanarsi mai dalle linee fondamentali tracciate dal partito, « indirizzando la politica comunale e provinciale su una direttiva rigidamente classista,
collaborando cogli organi socialisti per la lotta antiborghese, studiando e risolvendo
problemi che attuino profonde trasformazioni in ogni campo della vita amministativa e sociale ispirandosi unicamente all'interesse del proletariato ed alle finalità
del partito ».44 Infine viene deciso di riaffermare in modo inderogabile il principio
che la frazione sia rappresentata nelle amministrazioni provinciali e comunali in
ragione delle sue forze risultanti dall'ultimo Congresso Provinciale, e da compagni
da essa stessa designati.
Nella stessa riunione viene allargata la Commissione Interna della frazione con
la nomina di: Guidetti, Bariani, Barabino e Friggeri; così che la Commissione interna
risulta composta, oltre dalle persone già citate da: Davoli, Spadaccini, Papi, Mussini,
Piccinini e Giovanardi. La posizione dei massimalisti reggiani è perciò di approvazione e di accettazione delle disposizioni della Direzione del Partito, cioè della
« circolare» Gennari.
Per ciò che riguarda invece i riformisti, essi assumono un atteggiamento
di critica verso tali disposizioni; in particolare esso viene espresso nel modo più
chiaro e completo da Zibordi, in un suo discorso fatto durante l'assemblea della
sezione socialista di città del 6 settembre, nel quale analizza e biasima le varie
disposizioni del partito in merito alle elezioni amministrative.
Zibordi sostiene, infatti, che l'affermazione fatta dal Congresso di Bologna
circa l'impossibilità dello Stato e dei Comuni di trasformarsi da organi di oppressione in organi di liberazione, contiene un errore di fondo, in quanto lo Stato,
come formazione della classe dominante armata di formidabili poteri (codici, magistratura, esercito, burocrazia) per la propria difesa, è impermeabile all'azione socialista, anche se non completamente; mentre il Comune, formazione storica di
origini popolane con tradizioni gloriose contro la classe privilegiata, è infinita43 «La Giustizia quotidiana, 24 aprile 1920, Le delibere votate dal Consiglio Nazionale
Socialista.
44 «La Giustizia» quotidiana, 8 settembre 1920, Vita Reggiana.
26
mente più penetrabile all'azione socialista cosi che con un'ardita attività municipale
si può fare opera « non solo di difesa proletaria, ma di vera costruzione socialista ».
Zibordi continua giudicando che ~< la concezione della conquista dei comuni formulata al Congresso di Bologna in modo negativo, demolitore, fu nel Consiglio Nazionale di Milano modificata in senso più positivo, tantoché vi si deliberò persino di
istituire organi tecnici di consulenza amministrativa.
Invece la circolare attuale torna ad una mentalità pessimista e porrebbe i compagni eletti nei comuni, se volessero prenderla alla lettera, in una condizione di incertezza» insostenibile. Un'altra critica viene mossa da Zibordi alla circolare nel
punto dove sostiene «che si deve provvedere esclusivamente alJ'interes'S<e di classe
del proletariato, antagonistico a quello della borghesia ». Egli infatti ribatte dicendo
che l'azione socialista comunale ha sì una parte strettamente classista in quanto
«colpisce gli abbienti con le tasse e colpisce la speculazione con le istituzioni
municipali », ma svolge pure una generica azione di civiltà che serve per tutti i
ci ttadini. 45
Dopo due successive riunioni dell'assemblea della Sezione socialista di città,
viene approvato a grandissima maggioranza l'ordine del giorno di Zibordi, il quale
riassume il pensiero della frazione riformista. In esso viene riaffermata la necessità
della conquista del comune «per svolgervi opera di battaglia contro le istituzioni
statali e di costruzione della società socialista »; viene deciso che i candidati devono
essere scelti dalle singole sezioni secondo i criteri della tecnicità e della capacità
a fare un lavoro positivo, che quindi la proporzionalità numerica fra le due tendenze, quella riformista e quella massimalista, deve coordinarsi alla qualità e attitudini personali dei candidati proposti. Inoltre, poiché il « demandare alle rispettive
sezioni di designare i propri candidati significherebbe considerare due partiti nel
partito », viene proposto che le sezioni designino liberamente i « candidabili », tra
i quali l'assemblea plenaria dell'Unione Comunale sceglierà i «candidati ». Infine
l'ordine del giorno afferma «all'infuori di ogni odiosa distinzione tra socialisti inteltuali e operai, che il proletariato deve sempre più fornire dal suo stesso seno gli
elementi capaci di governare la vita pubblica, scegliendoli tra i più capaci all'azione
e più atti ad acquistare rapidamente esperienza pratica ». 46
L'ordine del giorno che era stato proposto dalla frazione massimalista, già su
"sposto, ottiene solo una ventina di voti.
L'ordine del giorno di Zibordi viene poi fatto proprio dall'Unione Comunah
Socialista in una sua assemblea del 12 settembre, apportandovi soltanto una picco;>
i:ggiunta proposta da Saccani in cui si « richiama l'attenzione dei circoli sul grane'è
:'.umero di cariche che, anche all'infuori del Consiglio Comunale e Provinciale, san:;
da coprire, per le quali è necessario avere uomini adatti e disponibili onde evitar::
J dannoso e deplorato accentramento di uffici in poche persone ».47
Iniziano frattanto le elezioni amministrative ma, se fino ad ora le discussion~
45 «La Giustizia» quotidiana, 9 settembre 1920, La discussione per le Elezioni Amministrative all'Assemblea del Partito.
46 «La Giustizia» quotidiana, 9 settembre 1920, La discussione per le Elezioni Amministrative all' Assemblea del Partito.
47 «La Giustizia» quotidiana, 15 settembre 1920, La unanimità dei criteri nella scelta
dei candidati.
27
c'rano imperniate sul valore stesso delle elezioni, ora, con la nuova circolare della
:,)irezione del Partito del 30 settembre favorevole a una grande epurazione d~:
':lartito socialista dai riformisti, le polemiche riprendono ancora più vivaci sul pr;)·
")lema delle rappresentanze proporzionali, le quali dureranno fino alla fine delL=
"onsultazioni elettorali.
Il problema è grave, in quanto, nell'eventualità di una scissione del partito, ;.
::onsigli Comunali si dividerebbero secondo le varie frazioni lasciando così lo spazi.:)
Jet una rivincita dei partiti borghesi, e in particolare « nei paesi dove nulla esiste
"n'infuori del circoletto, la scissione è un danno relativo, perché i circoli non hanno
. 'importanza vitale delle organizzazioni economiche. Ben più grave sarà invece
~'anno dove le amministrazioni pubbliche sono fiancheggiate e sorrette da una fitt:J.
~te di organizzazioni». 48
Questa situazione di importanti e vitali realizzazioni sociali e civili, duramente
"anquistate in decenni di lotte, è appunto quella che si trovano di fronte come
~altà da difendere, da mantenere e da ampliare, i socialisti reggiani; e sarà propri.)
';uesto uno dei fattori fondamentali che spingerà i reggiani a sostenere, a grandissima
llaggioranza, le posizioni e le affermazioni unitarie dello schieramento socialistl,
L'eventualità di una scissione delle forze socialiste viene ammessa e ritenut1
-·robabile dai riformisti, i quali si preoccupano delle conseguenze che potrà provocare
:,elle amministrazioni comunali socialiste. Questo problema viene invece considerato
<)rematuro da parte dei massimalisti reggiani, i quali lo giudicano soprattutto come
~na manovra elettorale dell'altra corrente di partito.
r
~.'importante
assemblea della Sezione Socialista di città del 7 ottobn
Il dibattito fra le due opposte frazioni si svolge, attraverso i loro più autorevoli
'''ortavoce locali, Prampolini e Bariani, durante l'assemblea della sezione socialista
~1i città del 7 ottobre.
Prampolini sostiene che, a suo avviso, la scissione non è solo possibile, ma
''1evitabile, in quanto vi sono ripetute minacce di massimalisti dell'ala estrema,
'ioè comunisti, « che se ne andranno essi se non se ne andranno i destri », e COffi-=
i può capire dalle affermazioni della mozione approvata dalla Direzione del partito,
10nostante i « lodevolissimi» sforzi che compiono Serrati ed altri. 49
Perciò, poiché non si deve « aspettare che il male ci sorprenda, ma per quanto
~ possibile bisogna prevederlo e prevenirlo », Prampolini propone che i circoli affe!nino prima di tutto «la necessità di mantenere il potere alla classe lavoratric~
mche nell'eventualità di una scissione »; inoltre che il Comitato dell'Unione Comu:t:>.ale scelga in conformità ai pareri che verranno espressi dai circoli o una lista inte'ramente di sinistra, a cui anche i riformisti daranno la loro adesione, oppure una
1ista interamente di destra. Prampolini avanza pure la proposta che qualora la maggioranza sia composta di destri, si potrebbe dare ai massimalisti una minoranzJ.
'mIe che non spezzi la compagine del Consiglio Comunale nel caso che essi fossero
48 «La Giustizia» quotidiana, 9 ottobre 1920, L'Assemblea del Partito alla Sezione
Socialista di Città. Queste affermazioni si riferiscono al discorso di Prampolini.
49 «La Giustizia» quotidiana, 9 ottobre 1920, L'Assemblea del Partito alla Sezione
Socialista di Città.
28
costretti a distaccarsi, commentandola egli stesso in questo modo: «E' un ripiego
Se voi massimalisti poteste prendere l'impegno di non andarvene in nessun
caso, noi non baderemmo alla proporzione, ma tale impegno voi non potete OD::ftamente prendere. Finché è possibile assicuriamo il potere alla classe lavoratrice,
almeno per un triennio. Può darsi che il dissidio scoppiato oggi si ricompong<l.
domani». 50
Prampolini presenta infine un suo ordine del giorno, che era già stato appro·
vato dal Comitato dell'Unione Comunale nella sua seduta del 4 ottobre con 9 vot)
contro 4 (Papi, Davoli, Spadaccini e Cattini), diviso in due parti e formulato in mode
da essere proposto alle sezioni socialiste per la discussione.
Nella prima parte, dopo aver considerato che la scissione, preannunciata dan""
delibere della Direzione del partito circa l'espulsione dei compagni di destra e dagli
«irremovibili propositi separatisti manifestati dalla frazione comunista », renderà
impossibile la coesistenza delle due frazioni avversarie nelle sezioni, ma in particolar
modo impedirà un lavoro concorde nelle amministrazioni pubbliche, così che quei
consigli comunali, provinciali, ecc., nei quali «i rappresentanti di una delle due
frazioni non siano abbastanza numerosi per potere amministrare anche da soli,
senza la collaborazione degli ex compagni, si troveranno paralizzati e dovranno sciogliersi, aprendo le porte ai blocchi borghesi », viene richiamata l'attenzione di tutti
i compagni socialisti a riflettere « quale rovina» arrecherebbe alla classe lavoratrice
reggiana e all'opera «mirabile che essa ha compiuto in quarant'anni di continua
lotta» la perdita di tutte quelle amministrazioni nelle quali viene svolta da anni
« un'azione che è strettissimamente collegata anche alla vita e allo sviluppo delle
sue Cooperative, delle sue Leghe, delle sue Federazioni, della sua Camera del Lavoro ». Infine vengono invitati tutti i circoli del comune a convocare d'urgenza le
loro assemblee affinché deliberino sulla necessità di formare le liste dei candidati
per le imminenti elezioni « in modo da assicurare che i consigli continuino a funzionare e il potere amministrativo non ricada nelle mani della borghesia, ma rimanga
alla classe lavoratrice, anche se avverrà la deprecata scissione del Partito Socialista ». 51
La seconda parte dell'ordine del giorno di Prampolini sostiene che, data «la
necessità di assicurare che i consigli delle pubbliche amministrazioni non ricadano
nelle mani della borghesia, ma rimangano in potere alla classe lavoratrice e continuino a funzionare anche se avvenisse la deprecata scissione del partito socialista »,
la Sezione Socialista di Reggio Emilia « affida al Comitato dell'Unione Comunale
l'incarico di formare secondo questo criterio le liste dei candidati, scegliendoli fra i
nomi già proposti dalle sezioni del Comune». 52
A nome della frazione massimalista parla all'assemblea il maestro Bariani il
quale contraddice le affermazioni di Prampolini, in quanto il presupposto della scis~
sione, che sta alla base del suo ordine del giorno è un giudizio, un'ipotesi azzardata
ed avventata. Anche se, continua Bariani, nella Direzione prevalse la tesi della scissione, essa è autorevolmente contrastata da Serrati, « e noi non possiamo prevedere
:0 so.
50 «La Giustizia» quotidiana, lO ottobre 1920, L'Assemblea del Partito alla Sezione
Socialista di Città.
51 «La Giustizia» quotidiana, 6 ottobre 1920, Vita di Partito.
52 «La Giustizia» quotidiana, lO ottobre 1920, L'Assemblea del partito alla Sezione
Socialista di Città.
29
se trionferà il pensiero russo di Terracini o quello italiano di Serrati. L'ordine del
giorno Serrati è il più sensato e anche qui a Reggio nell'ala massimalista è quello
che incontra maggior favore ». Inoltre, pure ammettendo la scissione, la frazione
massimalista non sarà posta nell'impossibilità di restare nei consigli comunali per
il fatto che, conclude Bariani, « noi andremo al Comune con un programma, che è
quello di Bologna e di Milano. Finché voi vi ci atterrete resteremo con voi ».
Bariani presenta infine con questi concetti un suo ordine del giorno, nel quale
viene appunto considerato che l'inevitabilità della scissione posta a base delle argomentazioni e dei provvedimenti contenuti nella mozione dei riformisti « rappresenta
un giudizio categorico ed avventato sugli eventi in corso », per cui ne deriva che
l'invito rivolto ai circoli costituisce un « atto illogico ed arbitrario in quanto non
si può ragionevolmente pretendere che essi deliberino in merito ad una questione
che è subordinata ad un'altra principale, prima ancora che questa sia stata discussa
e decisa ».
Poste queste premesse l'ordine del giorno dichiara quindi che il proposto provvedimento, mentre sarebbe illogico farlo dipendere da una condizione ipotetica,
annulla accordi precedentemente deliberati e già in via di attuazione, e tenderebbe
solo «ad escludere o limitare la rappresentanza della frazione massimalista nelle
liste dei candidati alle cariche amministrative »; infine afferma che, anche nella
« deprecata ipotesi della scissione, questa non potrà localmente determinare il prospettato disaccordo nelle amministrazioni tra le due frazioni, « perché entrambe, per
precedenti deliberati, si sono impegnate di svolgere una comune attività politica ed
amministrativa sulla base del programma fissato a Bologna e a Milano ».
Un altro ordine del giorno viene presentato da Cattini nel quale si afferma
che « nessun fatto nuovo specifico della Direzione del partito è venuto a menomare
la nostra concordia », per cui si delibera di respingere le proposte avanzate dai
riformisti e di attenersi invece ai precedenti deliberati; infine si «fa voti perché
nella scelta dei candidati non si discuta di tendenze, ma siano scelti uomini che
per il passato abbiano dato prova di dirittura e disciplina attenendosi ai deliberati
del congresso di Bologna sanciti dal convegno di Milano ».53
Alla fine delle discussioni si procede alla votazione che dà i seguenti risultati:
l'ordine del giorno Bariani ottiene 3 o 4 voti, l'ordine del giorno Cattini nessun
voto; per quanto riguarda l'ordine del giorno di Prampolini, esso è messo ai voti
per divisione: la prima parte è approvata all'unanimità meno uno, la seconda parte
è approvata con solo 5 voti contrari. L'ordine del giorno di Prampolini, approvato
a larghissima maggioranza dalla sezione socialista di città e accettato dall'Unione
Comunale, viene perciò portato nei circoli affinché gli iscritti lo discutano e si
pronuncino sull'indirizzo da dare all'amministrazione comunale socialista.
Di questa votazione « La Giustizia» ne pubblica solo una parte, la quale dà
questi risultati: 222 voti perché si scelgano i candidati senza preoccuparsi delle
tendenze cui appartengono, in particolare i circoli di Gavassa, Roncocesi, S. Pellegrino; 1670 voti favorevoli a una forte maggioranza centrista; 242 voti favorevoli a
una forte maggioranza massimalista. 54
53 «La Giustizia» quotidiana, 9 ottobre 1920, L'Assemblea del Partito alla Sezione
Socialista di Città.
54 «La Giustizia» quotidiana, 17 ottobre 1920, Come si sono pronunciate le Sezioni del
Comune.
30
I risultati delle votazioni dei circoli del comune di Reggio si possono commentare notando come, tranne due circoli che non ammettono la possibilità di una
scissione a destra o a sinistra, tutti gli altri abbiano capito la gravità della situazione
quale viene delineandosi, e «riaffermando il concetto che le amministrazioni non
devono a nessun costo essere messe nella impossibilità di funzione né ricadere
nelle mani della borghesia, a grande maggioranza hanno espresso il voto che il
Consiglio comunale sia composto in prevalenza di elementi centristi provati, e
scelti fra coloro che durante il turbinoso periodo della guerra tennero un contegno
rigidamente socialista ». In particolare è da rilevare che il circolo di San Maurizio,
pur essendo composto di numerosi elementi massimalisti, ha votato all'unanimità
una mozione con « cui delibera che la lista dei candidati debba essere formata in
maggioranza di centristi, essendo la corrente centrista prevalente nel comune, lasciando alla minoranza massimalista una rappresentanza che in ogni caso non pregiudichi la solidità e l'esistenza delle future amministrazioni ». 55
Il circolo di Gavassa, dal canto suo, non ha ritenuto, a gran maggioranza, di
dover approvare l'ordine del giorno della sezione di città, per il fatto che, essendo
esso composto in gran parte da centristi, aveva appunto in precedenti adunanze
tratto i propri candidati da tale frazione.
Il problema della rappresentanza proporzionale delle varie tendenze
nelle liste elettorali
Frattanto le polemiche continuano animatissime, perché, come si è visto, con la
decisione del Comitato dell'Unione Comunale, la frazione massimalista verrà ad avere
in Consiglio Comunale una rappresentanza assai inferiore a quella che si riprometeva
di avere e che aveva chiesto, tenendo presente il numero dei socialisti del comune
affermatisi sull'ordine del giorno Piccinini all'ultimo Congresso Provinciale del Partito. Ora nel Consiglio Comunale, invece di 15 posti come aveva chiesto, ne verrebbe ad avere soltanto 8.
La frazione massimalista reggiana continua perciò tenacemente la sua lotta e
si riunisce il 17 ottobre in un' assemblea durante la quale decide di «riaffermare»
il principio della rappresentanza proporzionale in base ai risultati dell'ultimo Congresso Provinciale Socialista; di investire della questione la Direzione del partito; di
invitare i rappresentanti massimalisti che si trovano in seno alla Commissione dell'Unione Comunale, in attesa dei deliberati della direzione, a non partecipare ai
lavori riguardanti la compilazione delle liste dei candidati.
Il parere e le disposizioni della Direzione del Partito non si fanno attendere;
esse vengono infatti espresse in una circolare in cui, « di fronte ai reclami presentati
contro i criteri prevalsi in alcune città sulla formazione delle liste elettorali ed in
particolar modo esaminando le deliberazioni delle sezioni di Reggio e Firenze », la
Direzione stessa riconferma le disposizioni già approvate ed emanate al Congresso
di Bologna, secondo le quali « alla compilazione delle liste deve presiedere il principio della rappresentanza proporzionale delle varie tendenze integrate dall' affida55 «La Giustizia» quotidiana, 17 ottobre 1920, Per assicurare il possesso del Comune
al proletariato socialista, di Bruto Monducci.
31
mento dei compagni prescelti di attenersi disciplinati alle disposizioni e alle direttive
che gli organismi politici tracceranno alla loro attività amministrativa ». La circolare
termina esortando « specialmente le sezioni nelle quali il principio tende ad essere
violato, al suo rispetto e alla sua applicazione integrale ». 56
A questa circolare i riformisti reagiscono commentando che, pure ammesso che
la proporzionale non sia rispettata per la composizione del Consiglio Comunale,
un maggiore numero di posti assegnati ai massimalisti in altre importanti amministrazioni li può compensare della perdita di qualche seggio in comune.
La frazione massimalista, invece, tornatasi a riunire, approva un ordine del
giorno Bariani in cui si afferma che la frazione, «visto l'ordine del giorno della
Direzione del partito invitante la sezione di Reggio al rispetto della proporzionale »;
considerato che la proposta fatta dalla frazione riformista di concedere ai massimalisti solo 8 posti lede il principio della proporzionale; «considerato che ormai la
questione riguarda i compagni di destra e la direzione del partito »; riconosciuto
«il dovere dell'unione stretta e fattiva di tutti i socialisti, che al di sopra delle
tendenze devono combattere col maggior fervore e con la massima disciplina l'imminente battaglia elettorale per conservare al proletariato il potere delle amministrazioni comunali e provinciali »; «riconosciuto pure l'opportunità di non protrarre più oltre il lavoro preparatorio che non per propria colpa ha subito una ingiustificata e deplorevole interruzione»; delibera di « disinteressarsi della compilazione
delle liste». 57
Finalmente nell'adunanza della Commissione Esecutiva della Federazione Provinciale Socialista del 23 ottobre viene approvata all'unanimità, meno i rappresentanti della minoranza massimalista, come era stato precedentemente deciso, la
lista dei candidati comunali e provinciali per il Comune e il Mandamento di Reggio.
La vittoria socialista nelle elezioni amministrative
Terminate le consultazioni elettorali nella provincia reggiana, come nelle altre
province votanti d'Italia, si verifica un grandioso aumento dei voti socialisti rispetto
alle amministrative prebelliche.
La vittoria socialista in tutta la provincia è infatti schiacciante; il potere socialista è riconfermato in 16 comuni: Reggio, Reggiolo, Rolo, Luzzara, Castelnuovo
Monti, Brescello, Guastalla, Novellara, Fabbrico, Bagnolo, Rio Saliceto, S. Martino
in Rio, Campegine, Cadelbosco, Cavriago.
Vengono riconquistati 3 comuni, cioè Montecchio, S. Ilario e Castelnuovo Sotto;
altri 19 sono conquistati ex novo: Vetto, Gattatico, Rubiera, Casalgrande, Ciano,
S. Polo, Quattro Castella, Vezzano, Poviglio, Casina, Collagna, Busana, Ramiseto,
Ligonchio, Castellarano, Albinea, Scandiano, Correggio e Campagnola. L'amministrazione socialista entra in minoranza in 6 comuni: Gualtieri, Boretto e Baiso (per
pochi voti); Carpineti, Villa Minozzo, Viano.
In un solo comune il partito socialista non entra nemmeno come minoranza:
Toano.
56 «La Giustizia» quotidiana, 22 otobre 1920, Continuando la lotta elettorale. La Direzione del Partito e le nostre delibere elettorali.
57 «La Giustizia» quotidiana, 23 ottobre 1920, Per le elezioni nel comune.
32
La vittoria è perciò imponente. Infatti mentre prima il partito socialista aveva
16 comuni su 45, ora ne ha ben 38; e soprattutto, fatto molto significativo e importante, la vittoria si è affermata per la prima volta nelle zone di collina e di montagna, come si può vedere da gran parte dei comuni conquistati ex novo. Per quanto
riguarda il nuovo Consiglio Provinciale esso, che era composto da 30 socialisti e
da lO membri dell'opposizione, per effetto delle elezioni risulta formato ora da 35
socialisti e da soltanto 5 avversari politici.
(Continua)
FRANCA CALLONI
L'OPPOSIZIONE AL FASCISMO NELLA STAMPA REGGIANA
(V)
4. - IL PARTITO REPUBBLICANO
La sezione di Reggio Emilia del Partito repubblicano fu fondata attorno alla
seconda metà dell'ottobre 1919. Aderì alla corrente di sinistra del Partito.
Il giornale La voce repubblicana di Roma, in data 1° febbraio 1921, in una
corrispondenza datata da Reggio del 29 gennaio, riferisce su di una numerosa assemblea in cui viene affermata l'incompatibilità fra gli appartenenti al Partito repubblicano e i falsi patrioti che rinsaldano la monarchia per mezzo del fascismo.
Nella stessa assemblea vengono elette le cariche sociali: Nazzareno Errani, in
sostituzione del dimissionario segretario Pietro Montasini; Umberto Redi e Bruno
Laghi, Alfredo Chamard, rappresentante della sezione in seno alla federazione regionale; Pietro Montasini come corrispondente de La voce repubblicana.
L'orientamento filofascista di alcuni soci in seno alla sezione ebbe la sua conclusione, come riferisce La Giustizia del 15 febbraio 1921, dopo una lunga discussione alla quale intervennero Amos Maramotti e Giovanni Vaga anche per altri
fascisti assenti. La Sezione deliberò l'espulsione di Vincenzo Beggi, Giovanni Dall'Orto, Giulio Giarolli, Amos Maramotti, Giovanni Vaga pur riconoscendo la loro
buona fede nella adesione al fascismo.
Ne La voce repubblicana n. 104 del 27 maggio 1921 compare una corrispondenza di Montasini sulla situazione di Reggio. A seguito di ciò, Montasini è bastonato.
La sede del Partito repubblicano in via dell'Abbate n. 16 viene devastata il
17 marzo 1923. La notizia è riferita dall'Almanacco Repubblicano (Roma, 1924) e
da La Giustizia quotidiano del 20 marzo 1923.
Il 28 marzo 1924 i fascisti per la seconda volta distruggono la sede del Partito
repubblicano e bastonano il mutilato di guerra Cesare Dalcò. (117)
A seguito della notizia inviata a La voce repubblicana il prefetto comunicava
al Ministero degli Interni, Ufficio stampa in data 28-3-1924, alle ore 10,45 (118):
Presidente questa sezione Partito repubblicano ha spedito direzione giornale «Voce Repubblicana» comunicazione nelle quali si parla di devastazione sede locale partho. Avvertesi
trattasi di momentooea (sic) irruzione nel locale con danno di lire 130 a titolo di rappresaglia
per distruzione manifesti Partito Nazionale a supposta opera elementi repubblicani.
Il prefetto stesso alla medesima data ed ora inviava al Ministero dell'Interno
il seguente telegramma: (119)
(117) Almanacco Repubblicano - Roma 1925.
(118) A.C.S. AA.GG.RR. Min. Int. Gabinetto Finzi - Ordine Pubblko 1922-24 b. 13.
(119) A.C.S. AA.GG.RR. Min. Int. Gab. Finzi Ordine Pubblico 1922-24 n.B.
34
Pomeriggio ieri 5 giovani r.imasti sconosciuti aperta con una spallata porta drcolo repubblicano via dell'Abbate 16 questa notte rompevano 5 vetri e due sedie causando danno lire 150
e sparpagliavano carte e documenti senza rul1:re conseguenze. Fatto a carattere innocua rappresaglia contro distruzione manifesti Partito Nazionale a sospetta opera repubblicani. E' partita da
qui comunicazione .al giornale Voce Repubblicruna d:i costi nella quale si parla d:i devastazioni
affatto inesistenti.
In data 10 novembre 1924 La Giustizia dava notizia di una assemblea del Partito nella quale venivano invitati i rappresentanti repubblicani in seno al Comitato
delle Opposizioni a intensificare la lotta contro il fascismo.
Il 9 dicembre 1924 Montasini viene aggredito da squadristi capitanati dal fascista Gino Maiocchi ufficiale della Milizia, come riferisce l'Almanacco Repubblicano (Roma 1925). La notizia è pure riportata da La Giustizia col fatto riferito alla
data del 12 dicembre.
Il prefetto in data 11 marzo 1925 smentiva al Ministero degli Interni la notizia data da La voce repubblicana n. 37 in una corrispondenza da Reggio, di una
avvenuta assemblea generale della sezione
...non avendo qui il Partito repubblicano alcuna efficienza.
Definiva la notizia una delle consuete manovre dell'opposizi~ne
...al cui gioco si presta il nostro repubblicano Pietro Montasini, come è già stato altre volte
riferito. (120)
In data 12 settembre 1925 il Montasini veniva fermato da squadristi. Secondo
la versione data dal prefetto al Ministero degli Interni gli squadristi: (121)
.. ,tentarono percuotenlo con bastoni ma, riuscito a rifugiarsi nel Conpo di Guardia dei Vigiili
Urbam, fu poi accompagnato a casa da ~genti di p.s. chiamati in luogo. Fuggendo il Montasini
cadde riportrundo lievi contusioni e ferite al ginocchio sinistro.
La ripresa delle pubblicazioni de La voce repubblicana è annunciata sull' Avanti!
(clandestino) del 19 maggio 1944.
Sul Partito Repubblicano:
Guido Laghi, Il P.R.I. in Reggio Emilia dal 1919 al 1945, «Ricerche Storiche », A. III,
1969, nn. 7-8, pago 7.
Il Montasini morì nell'Unione Sovietica nel 1935.
Su Pietro Montasini:
Cesare Camploli,' Pietro Montasini, Il Lavoro di Reggio, 10 marzo 1946. Mabo (ManLio
Bonaccioli), Un uomo di azione, La Provincia di Reggio, 1945, A. I nuova serie, n. 2, settembre-ottobre.
Cesare Campioli, Cronache di lotta, Parma, Guanda, 1965.
Luciana CateNi, Note sulla stampa politica reggiana nel primo dopo guerra, «Rdcerche
Storiche », 1974, A. VIII, nn. 23-24, pago 35.
(120) A.C.S. AA.GG:RR. 1925 b. 70.
(121) A.C.S. AA.GG.RR. 1925 b. 93.
35
LA STAMPA
La Scure
Giornale repubblicana - Reggia Emilia, via Emilia S. Stefano n. 26 (pressa la
sede della sezione repubblicana). Tipografia Commerciale. Massima Savino Direttore
gerente responsabile e successivamente sala gerente responsabile.
Pubblicazione nel periodo 23 gennaio 1910 - 18 maggio 1920.
11 gennaio 1920. Numera di saggia. Antifascista, il giornale conduce pure
una polemica contra i repubblicani ortodossi orientati a destra cioè filofascisti. Rivendica l'interventismo dei repubblicani nella prima guerra mondiale seconda il nazionalismo di sinistra che assegnava alla guerra finalità rivoluzionarie di esita democratica, contra la posizione socialista del «non aderire né sabotare» ed il falsa
patriottismo della destra. Esprime la sua simpatia alla rivoluzione russa, pur con
riserve sulla possibilità di semplice trapianta della rivoluzione bolscevica in un
Paese che come l'Italia non aveva le condizioni per accoglierla. Per il problema sociale si rifà a Mazzini interpretata socialisticamente per moda da rendere operanti
i punti di contatta con Marx (il cooperativismo), quindi contra il capitalismo. In
un breve articola il giornale giunge ad affermare l'ipotetica possibilità di un passaggio da Mazzini a Lenin. Antinazionalista è, pure, contra il clericalismo. Tendenzialmente sindacalista auspica una repubblica sociale che parti all'avventa dii una
repubblica socialista e lihertaria. Definisce il fascismo una truccatura dell'imperialismo italiana, nata dalla pessima condotta della guerra che aveva usata in difesa
del capitale la piccola e media borghesia.
Ndl'editoiiaile-programma chiama a raJccolta tutti a compagni di fede: A.lrtico~o
di Pietra Montasini sul Congresso nazionale repubblicana ave ha trionfata la corrente di sinistra. Un combattente protesta per i mancati provvedimenti finanziari
a favare degli ex combattenti. In un trafiletto a firma « L'uomo. rossa » è affermata:
La rivoluzione russa, anche se si è incamminata in una via che non è la migliore, non
deve essere soffocata.
Pietra Montasini distingue tra i due interventismi: quella dei nazionalisti e
dei monarchici e quella di uomini dell'estrema per finalità spiccatamente democratìche e rivoluzionarie. Richiesta della costituente per la pacifica soluzione del problema
istituzionale. La redazione afferma che i repubblicani non hanno nessuna difficoltà
ad avere a fianco i socialisti purché riconoscano che l'interventismo dei repubblicani
non ha nulla di camune con il falsa patriottismo dei destri. Vengano giustificate in
altra articola le ragioni dell'adesione alla guerra con le conseguenze che avrebbe provocata un mancata intervento: 1) il militarismo teutonico avrebbe dominata il manda; 2) il principia monarchico si sarebbe impasta, casi come il clericalismo cattolica
a protestante. La Russia amata ed ammirata, avrebbe ancora lo zarismo; 3) il Belgio
annessa alla Germania, la Serbia all'Austro-Ungheria, la Polonia calpestata dai russi
e dai tedeschi, la Francia mutilata, l'Italia umiliata. Entrando in guerra l'Italia,
impedendo la vittoria degli eserciti Germanici-Austroungarici ha aperta al manda,
a sé stessa, al proletariato la via della repubblica sociale. Il giornale è favorevole
al divorzia proposta dall'on. Berenini.
36
N. 1, 25 gennaio, Pietro Montasini, polemizzando con Zibordi per un articolo
sulla Critica Sociale del lO gennaio difende l'interventismo repubblicano nella guerra
affermando, che se con la guerra è stato risolto un problema nazionale, resta da risolvere quello sociale conformemente al pensiero mazziniano interpretato socialisticamente secondo i punti di contatto con Marx. Cinquant'anni prima dei socialisti
il partito repubblicano sostenne che non è possibile eliminare il privilegio capitalista
se prima non viene eliminato quello politico. Nel maggio, durante l'entrata in
guerra il « grido» non doveva essere guerra o rivoluzione ma guerra e rivoluzione.
In una lettera al giornale è proposto il comunismo come soluzione del problema
economico e di liberazione per la famiglia. Polemica contro l'Associazione combattenti per la sua affermata apoliticità. In un articolo riportato da La Battaglia a
firma Rossi Romualdo si sostiene la possibilità di una politica che cominci da Mazzini (nazionalità) per finire a Lenin (in ternazionalismo ) .
8 febbraio n. 2. Richiesta di abolizione del Senato. Inoltre è esposto il programma immediato del Partito repubblicano: 1) La costituente; 2) Le cariche dello
Stato elette dal popolo a suffragio universale per ambo i sessi; 3) Il diritto di revoca
e di referendum; 4) Il decentramento politico e amministrativo con carattere regionale; 5) un congegno legislativo che faccia larga parte alle professioni e alle competenze; 6) Sfollamento della burocrazia e responsabilità personale dell'impiegato verso
il pubblico; 7) Una nuova configurazione giuridica della proprietà che limiti i diritti
individuali in favore della collettività; 8) Il controllo del sindacato operaio sulla
produzione per renderlo compartecipe del meccanismo e dei benefici dell'industria
e per avviarlo alla gestione cooperativa del capitale e del lavoro; 9) Legislazione sociale nazionale e internazionale. Otto ore di lavoro e minimi di stipendi.
Riporta le mozioni del Comitato centrale nell'adunanza del 20 gennaio nella
sezione di Reggio E. riunitasi il 28 gennaio dove viene approvato l'indirizzo de
La Scure e nominato il segretario Errani Nazzareno in sostituzione di Pietro Montasini, dimissionario.
22 febbraio n. 3. Montasini definisce il fascismo una truccatura dell'imperialismo italiano, nato dalla pessima condotta della guerra e definisce Mussolini eroe
da operetta travestito da guerriero.
7 marzo n. 4. Necrologio di Mazzini nell'anniversario della morte (lO marzo
1872). Contro L'Era Nuova per un articolo di Federzoni, il giornale afferma che
nazionalismo e clericalismo scaturiscono dallo stesso fondo reazionario.
28 marzo n. 5. Il programma del c.c. del Partito repubblicano basato su libertà
e associazione. Proposta di chiedere l'ammissione dei repubblicani all'Internazionale
socialista. Sulla rivoluzione russa è possibile la climatizzazione quando vi siano le
condizioni d'ambiente, di cultura, di economia, di psicologia che ora non vi sono,
ma nel Paese gli elementi vivi vogliono una ricostruzione che tenga conto di tutti i
fattori secondo le funzioni e i valori soggettivi.
13 aprile n. 7. Manifesto del Partito repubblicano per il lO maggio. Articolo
di Alfredo Bottai per una repubblica sindacalista che auspichi una repubblica sociale
come avviamento ad una repubblica socialista e libertaria. Repubblicani e socialisti
si stringano attorno alle rosse bandiere.
18 maggio n. 8. A.O. Olivetti sostiene che il sindacalismo rivoluzionario
libertario è contro la politica del socialismo e del comunismo, perché pretende im-
37
porre la sua forma politica arbitraria al movimento operaio sostituendo una autorità ad un'altra autorità. Un importante definizione di quello che è e sarà il fascismo
è dato nell'articolo «La guardia bianca ». Si' afferma in esso:
La borghesia si arma perché crede poco nella regia guardia e prepara un esercito proprio che la difenda dagli assalti del proletariato e sta formando schiere non
formate dai figli dei pescicani, ma in quella media e piccola borghesia nella quale
il sistema attuale trova sempre e ovunque il più valido sostegno. Non solo, ma in
quella parte della società che benché povera, stracciata, vilipesa, pensa e sente con
una mentalità borghese. Essa darà il maggior contributo a questo nuovo esercito,
illusa come sempre, da sogni e da ideali creati apposta per attirarla nella rete. Questi
cagnotti sono stati e saranno sempre i nostri più temi bili nemici. Perché i capitalisti
sono vili, pronti a scappare ben sapendo che i figli del popolo monturati difenderanno i loro averi, fino a quando il proletariato prenderà finalmente il potere politico e si impossesserà delle fabbriche, delle terre e di tutti i mezzi di produzione.
Gli articoli sul giornale vengono firmati da: Zingaro, Giglio, Aroldo, Sor Todero, Indo, F.A. Perri, Demo, G.P.R., Gavroche, Il popolano, Bruno Laghi, Zilio,
Furio.
Italia Libera
L'esistenza di una sezione reggiana di « Italia Libera» è provata dalla notizia
data dall'Almanacco Repubblicano (Roma 1925), dell'espulsione del fiduciario della
sezione stessa, Umberto Redi, per questa sua carica, dall'Associazione combattenti, il
l° aprile 1924.
Su La Giustizia del 23 novembre 1924, il Redi smentiva che il gruppo degli
appartenenti a «Italia Libera », si servisse per la propaganda de Il Mondo o di
qualche altro giornale, perché l'organo ufficiale dell'Associazione è Italia Libera sul
quale comparirà la risposta ad un articolo del Giornale di Reggio. Il Mondo aveva
pubblicato una serie di articoli riguardanti il fascismo reggiano in data 20 ottobre,
15 novembre, 28 novembre 1924 a firma Giovanni Marino.
Uno studio generale sulla stampa politica reggiana nel primo dopoguerra è
stato pubblicato da:
Ludana Catelli, Note sulla stampa politica reggiana nel primo dopoguerra, «Rioerche Storiche », 1974, A. VIII, nn. 23-24, pago 35.
5. - SITUAZIONE DEI PARTITI
Un promemoria in data 18 settembre 1921 esistente presso il Gabinetto del
ministro dell'Interno riferiva, sulla situazione politica a Reggio e provincia. (122)
REGGIO CITTA' - Sebbene la Federazione Provinciale Socialista abbia da oltre un mese
dichiarato di accettare il trattato di pace, nominando i propri delegati nella Commissione Arbitrale Provinciale, il Fascio non ha ancora deciso nulla in proposito. Anzi è sempre pronto
all'azione. Il giorno 6 corrente vi fu il Consiglio Provdnciale. I fascisti, invaso lo spazio riservato
(122) A.C.S. AA.GG,RR. 1921 b. 85A f. «Reggio E. ».
38
al pubblico, inscenarono una gazzarra ostile contro i membri del Consiglio, scagliando contro
di loro ogni sorta di contumelie.
V~olenze in città non ne avvengono da qualche tempo, eccettuato il venerdi, giorno &
mercato, perché affluiscono dalla provincia migliaia di persone. Avvdene allora che un Direttorio
di qualche paesello manda i « bastonatori» ad eseguire una sentenza in città perché quivi è sicuro
di trovare 11 «condannato », dato che nel suo paese quest'ultimo non si fa vedere preferendo
rimamere chiuso in casa o relegato nei campi.
E' tuttavia chiaro e dichiarato proposito del Direttorio del Fascio di Reggio-città & vietare
ad ogni costo il dtorno alla sua casa dell'ono G. Zibordi, come risulta dail'ailegato giornale
«All'Armi », organo dei fasci di questa provincia.
I capi del fascismo locale hanno poi, privatamente, fatto sapere che per nessuna ragione
al mondo Zibordi deve più mettere piede a Reggio Emilia.
A MASSENZATICO (frazione del Comune di Reggio) - Il Fascio si è impadronito di un
locale che era destinato a farmacia comunale (succursale) tanto che erano già pronti scaffali,
prodotti farmaceutici ecc. e ne ha fatto la propria sede. Non essendo riuscito ad attrarre la
Lega Braccianti nel Sindacato economico, ha imposto che due fascisti, indicati dal Fascio, partecipino a1le adunanze del Consiglio della Lega per controllarne l'opera ed ha imposto pure
la destituzione del segretario precedente, che fu ripetute volte bastonato e gravemente ferito, e
la sua sostituzione con altro segretario desi§nato dal Fascio stesso.
Questo cambiamento causa agli organizzati un aumento di contributo dei braccianti - uomini e donne - che si sono di ciò lagnati nell'ultima assemblea. Questa violenza morale aUa
volontà di cittadini organizzati per scopi economici, si svolge con la protezione dei carabinieri,
i quali sono sempl'e in compagnia dei f,ascisti e vanno spesso con costoro a mang~are e a bere
nell'osteria di certo Foroni Gaetano in Massenzatico o nella privata abitazione del fittabHe
fascista Ferrari Archimede pure di Massenzatico.
L'ultima cena in casa del fittabile Ferrari Archimede è avvenuta la sera del lO settembre
corrente. I carabinieri di cui si fa cenno appartengono alla stazione di Bagnolo in Piano.
I Fascisti hanno impiantato un balio pubblico che è trasportato da un villaggio all'altro
a scopo di lucro. Ma siccome la più grande parte della popolazione giovanile boicotta sistematicamente i loro balli, avviene che i fascisti aggrediscano a bastonate i giovani che incontrano
e senza che alcuno dei bastonatori abbia mai molesde di sorta. Ciò è avvenuto a Massenzatico, a
Gavassa, a Pratofontana. I bastonatori sono sempre forestieri rispetto al paese in cui «lavorano »;
nelle frazioni indicate lavorano i fasoisti di Bagnolo in Piano, S. Martino in Rio, Rubiera.
A Massenzatico esiste la più antica istituzione Cooperativa d'Italia, la quale ha anche
costruito uno stabile per un cinematografo educativo. Questa situazione di violenza impedisce
alla massa di frequentare gli esercizi della Cooperativa e ,al Cinematografo di funzionare. Ciò
che produoe danni notevoli a questa istituzione.
S. MARTINO IN RIO - Dal mese di aprile è stato es1liato il segretario del Comune rag.
Ceci, con danno enOl'me pel Comune, che ha perduto un ottimo funzionario e ha dovuto sobbarcarsi ,altre spese per sostituirlo.
Permangono in paese persone forestiere che compiono l'ufficio di bastonatori. Fino a poche
settimane addietro erano certi Lodi e Rapier,i di Carpi; ora si trovano alloro posto certo Magnanini - noto pregiudicato che si dice abbia contro di sé un mandato di cattura - e uno
sconosciuto proveniente da Modena.
Per giustificare la loro permanenza in paese, i due individui sono fatti figurare come servitori
dei fascisti Campari Dante, macellaio, e Beltrami Pasquale, possidente. In realtà sono sempre
in giro pel paese armati di bastone.
Nella sede del Fascio tempo addietro avvenne un grave inoidente per cui rimase ferito da
un colpo di rivoltella all'inguine certo Cottafavi Fortunato; nessuna perquisizione venne mai
operata in detta sede e nessuna istruttoria venne avviata per accertare le cause di questo fatto.
Nel mese di agosto, in seguito ad un incidente tra fascisti e cinque fratelli Gradel1ini, vennero lanciate contro le case coloniche abitate da costoro due bombe, una sola delle quali esplose.
I lancia tori delle bombe sono noti perché il fatto avvenne in pieno giorno e i fascisti stessi si
vantarono di quell'atto. Anche in questo caso nessuna operazione di indagine venne compiuta
per v'edere di rintracciare il deposito di questi strumenti di distruzione.
Dopo un periodo di relativa calma caratterizzato dall'assenza dal paese del capo dei fascisti
Beltrami Pasquale, domenica sera 11 settembre avvennero altri incidenti. Il brigadiere dei cara-
39
binierisi comportò con imparzialità intervenendo per separare i contendenti. A notte inoltra-ta il
capo dei fascisti Beltrami Pasquale mvesti il brigadiere dei carabinieri con a~pre parole. Questi
rispose: - lo ho fatto sempre il mio dovere. E il Beltrami di rimando: - Lei non faceva il
suo dovere neppure quando noi lo pagavamo. Le persone che hanno udito pronunciare queste
parole sono: Bussetti Peppina, e certo Libanelli Giovanni detto «Poli» facilmente identificabile in paese.
CAMPEGINE - I carabinieri vanno a fare le perquisizioni assieme ai fascisti. Mentre quest'ultimi si a-bbanclonano ad insulti e gridano che ci vorrebbero bombe per tutti, i carabinieri
lasciano fare. Il fascista Sormani e un altro sono stati veduti andare in motooicletta con due
carabinieri.
S. ILARIO D'ENZA - Dopo gli avvenimenti del 27 febbraio - in cui fu devastata la
Cooperativa di Consumo (causando un danno di oltre 'cento miJa lire) e bastona-ti e feriti
parecchi lavoratori - in questo paese era subentrata una relativa calma, anche perché nessuna
provocazione venne fatta dalla popolazione contro i fascisti. Invece da venerdì sera 9 a domenica
11 settembre, coll'aperto appoggio dei carabinieri, non fecero altro che scorrazzare per il paese
spar.ando all'impazzata e bastonando l'ex vice-sindaco Mazzali e un suo fratello che riporta-rono
ferite giudicate guaribhli in dieoi giorni salvo complicazioni.
La Cooperativa fu invasa e l'agente e i clienti dovdtero fuggire inseguiti a revolverate.
Dopo una relazione sulla situazione politica e sindacale dei partiti «sovversivi» in Italia nel 1923, (123) una informativa del prefetto di Reggio riferiva al
Ministero dell'Interno in data 25 settembre 1926 sulla situazione locale. (124)
Come è noto, i magg,iori esponenti del partito sovversivo in questa provincia si sono da
tempo allontanati e si trovano in altre città, ovvero hanno emigrato all'estero. La disgregazione
si è andata sempre più accentuando e nulla è rimasto in piedi delle organizzazioni più o meno
complesse esistenti nei vari campi sovversivi, specialmente in quello socialista unitario.
I partiti sovversivi non serbano più alcuna apparente trama coesiva, se si eccettuano qua[che modesta oblazione ai giornali o ad iniziative dei rispettivi partiti e qualche corrispondenza
sulla stampa sovversiva. La vigHanza delle Autorità di polizia e dei fascisti, esercitando una
cont1nua pressione sui noti e sui sospetti, fa si che non sia tentato alcuna palese attività.
Ma i fatti suaccenila!ti, sebbene di limitata importa-nza e qualche tentativo di partecipazione a convegni indetti altrove, e di mantenere i contatti e le relazioni fra gli aderenti, i simpatizzanti, i malcontenti, impongono di non trascurare questi sintomi e di seguire ogni mossa avvalendosi di tutte quelle misure efficaci a sorprendere eventuali azioni.
Per preo1sare, secondo la richiesta del telegramma 21 andante, n. 22750, l'attuale situazione dei vari partiti, può ritenersi quella appresso indicata:
Comunista: ha pochi aderenti in qualche comune della provincia, ove esistono nuclei
operai e più numerosi in certe città fra i lavoratori. Ma poiché ,i sospetti sono sorv'eglia-ti moho
da v,icino, la loro eventuale azione anche di proselitismo è pressoché paralizzata. .In tutta la
provincia si diffondono una cinquantina di copie della «Unità ». La sottoscrizione a favore
del giornale e di altre iniziative, hanno raccolto in questa prov,inma negli ultimi mesi la somma
di L. 1200 circa.
Sono specialmente vigilati: Vincenzi Sante, fiduciavio del partito. Gualdi Egle, Zannoni
Bruno, Codeluppi Luciano ex.ferroviere, Dondi Pietro.
Massimalista: «L'Avanti» ha una diffusione di dI'ca 100 copie.
Le sottoscrizioni ammontano a L. 1500. Pel periodo recente la provÌincia viene elogiata
come la sett1ma nella scala delle oblazioni, ma occorre tenere presente che nel periodo precedente, le sottoscrizioni furono quasi nulle.
Esistono relazioni fra i massimalisti locali e le organizzazioni regionali di Bologna e recentemente è stato accertato il fiduciario del partito in Reggio Emilia neLla persona di Bellentani
Adelmo di anni 40 da Reggio. Fra le persone maggiormente 1n vista sono: Bellentani Francesco,
(123) A.C.S. AA.GG.RR. 1923 b. 71 «Reggio Emilia ».
(124) A.C.S. AA.GG.RR. 1926 b. 109 f. «Reggio E. ».
40
testé allontanatosi da Reggio e rifugiatosi a Genova, T.amagnini Ernesto, Mazza Giuseppe, Manini Giuseppe, Zanfi Giu&eppe.
Socialista unitario: l'organizzazione in questa provincia è scompigliata totalmente. Gli esponenti maggiod sono rifugiati a Roma o a Milano od altrove. «La Giustizia », diventa settimanale, si pubblica a Roma. Sono sorvegliati i seguenti: Prampolini Camillo (ora a Milam.o),
Bonaccioli Mam.1io, Ragazzi Amleto, Vandelli Giovanni, avv. Laghi Francesco, BeHelli Arturo,
Gallinari Gherardo.
Repubblicani: gli aderenti si contano sulle dita: «iLa Voce Repubblicana» diffonde qui 5
o 6 copie. In Reggio è notato il rag. Montasini, il quale fu sospettato per l'addietro quale corri··
spandente del «Corriere degli italiani» di Parigi, ma è vigilato da vicino e messo in condizioni
di inattività. Altro elemento vigilato è tale Redi Umberto.
Anarchico: gli appartenenti sono pochi ed isolati. Vengono particolarmente vigilati: Bonmi
Enrico (in carcere), Nobili Ernesto, Magni Gaetano, Alf,ieri Odoardo.
In data 9 novembre il prefetto comunicava di avere sciolto perché (125)
...svolgonoattività 'COntraria all'ordine naziooale 'COn decreto 27 luglio 1926, la sezione nazionale reduci di guerra di Castelnuovo Sotto in esecuzione delle disposizioni telegrafiche ministeriali, 17 settembre 1926, n. 22401; il Circolo degli amici della musica di Bagnolo in Piano
con decreto lO ottobre; la società di mutuo soccorso «Felice Cavallotti» di Casoni di Luzzara
con decreto -andante.
Con comunicazione 10 novembre 1926 il prefetto dava notizia (126) che le perquisizioni alle sedi delle Associazioni ed a numerose persone davano esiti infruttuosi
ad eccezione di qualche stampato o fotografia di Matteotti.
Sulla situazione personale di alcuni esponenti politici il prefetto in data 15 novembre 1926 precisava al Ministero degli Interni: (127)
Maggiori esponenti partiti opposizione questa provincia quali Zibordi, Prampolini, Corg,ini,
Ruini sono da tempo assenti; altri come socialisti Bellelli, avv. Laghi, avv. Mazzoli, Lari, Bonaccioli ora si appartano da ogni movimento politico e anche federazione fascista pur vigilandoli
non li ritiene più pericolosi ordine nazionale. Dimorano attualmente qui Redi Umberto, fiduciario sparuta pattuglia repubblicana avv. Giaroli Giuseppe, Bellentani Adelmo fiduciario massimalista, Tamagnini Ernesto, Zanfi Giuseppe massimalista, Poli Sereno fiduciario comunista,
avv. Morandi Alberto tutt'ora ritenuto esponente corginiano. Trattasi figure secondarie et meno
il Morandi che si trasferirà a Piacenza e Giaroli a Bologna, tutte di modest,a importanza e di
poco seguito.
6. - GLI INTELLETTUALI
Gli intellettuali antifascisti
Numerosi intellettuali italiani aderirono al fascismo. Tuttavia vi fu anche chi
non tradì.
Un primo nucleo che si occupò di studi sociali si formò a Reggio E. nel 192223 per opera di alcune persone di diversa origine sociale e formazione culturale.
Formavano il gruppo: il rag. dotto Umberto Dehò, il rag. Luigi Marzi, il rag.
(125) A.C.S. AA.GG.RR. 1926 b. 109 f. «Reggio E. ».
(126) A.CB. AA.GG.R.R. 1926 b. 109 f. «Reggio E. ».
(127) A.C.S. A:A.GG.RR. 1926 b. 109 f. «Reggio E. ».
41
Terzi, un geometra cattolico, un imbianchino di Ferrara, un operaio dell'Ozola ed il
rag. Enzo Cigarini. (128)
La risposta al manifesto degli intellettuali fascisti con un altro manifesto
recante le firme di antifascisti, veniva pubblicata daLa Giustizia q. il 1° maggio 1925.
A Reggio, provenienti da varie formazioni ideologiche, intorno al 1936, alcuni
intellettuali formarono un gruppo che iniziò un tentativo di revisione del bagaglio
culturale ereditato dalla scuola.
La critica a tutti i sistemi idealistici, portò il gruppo ad orientarsi verso il materialismo storico e pertanto al marxismo.
La storia di questo gruppo è stata scritta da:
Giannino Degani, Sugli Appennini nevica, Reggio E., ed. Libertas, 1948.
I nomi di altri intellettuali antifascisti oltre quelli nell'opera citata,
luoghi d'incontro sono pure citati nell'articolo:
loro
Giannino Degani, Come si viveva a Reggio Emilia sotto l'occhio vigile deU'OVRA, «Ricerche Sto:dche », 1972, A. VI, nn. 17-18, pago 97.
Un'ottima ed approfondita analisi sulla vita culturale a Reggio Emilia nel periodo di opposizione al fascismo è stata scritta da Cristina Bragaglia e pubblicata in:
AA.VV., Crisi della cultura e dialettica delle idee, Bari, De Donato, 1976, val. II, pago 52.
L'interesse suscitato di nuovo dal nome di Silvio D'Arzo e la pubblicazione
di inediti, permetterà di indicare quale fu la posizione del D'Arzo nei confronti del
fascismo. Vedi anche Giannino Degani In memoria di Silvio D'Arzo, pago 457 del
libro curato da Macchioni .Todi Nostro Lunedì, Firenze Vallecchi, 1960.
LA STAMPA
Più che di stampa esplicitamente antifascista riferita agli intellettuali, un gruppo
di riviste, di cui si dà l'elenco, uscirono nel periodo fascista. Devesi parlare di stampa non fascista che era a quei tempi un modo di essere antifascista non scrivendo
cioè su temi fascisti oppure ricorrendo ad una collaborazione di alcuni scrittori
fascisti per contrabbandare argomenti antifascisti.
Il Mauriziano
Sulla rivista ha scritto Mario Degani, La rivista "Il Mauriziano" mensile artistico di Reggio in Bollettino storico reggiano, Reggio Emilia, anno VII ottobre
1975, fascicolo n. 30.
( 128) Testimonianza Luigi Marzi.
42
La Provincia di Reggio
Anno I n. 1 - 31 gennaio 1922
La rivista fondata da Manlio Bonaccioli. Pubblicava articoli relativi alla vita
amministrativa, storica, ed artistica della provincia. Scorrendo l'elenco dei collaboratori appaiono in preponderanza i non fascisti, socialisti e qualche fascista non
estremista per salvaguardare l'uscita del periodico.
Cessò la pubblicazione nel 1928 perché assunta dal Consiglio provinciale dell'Economia il quale fece uscire, a cura di Umberto Lari, unicamente un numero
straordinario nel giugno del 1929.
La rivista iniziò una nuova serie nel 1945, ma nello stesso anno sospendeva
la pubblicazione con il numero 3 del novembre-dicembre.
La Scolta
Anno I n. 1, gennaio 1924 - anno II n. 3 marzo 1925. Direttore responsabile
Ferruccio Orlandini, Reggio E., Tip. Goretti e successivamente G. Menozzi.
I collaboratori della rivista non erano fascisti ad eccezione di un nazionalista
che nella rivista si occupava esclusivamente di bibliofilia.
Il programma della rivista, compilato da chi redige queste note, allora crociano
perché ancora non lontano dagli studi del liceo ove il maestro di lettere, Giuseppe
Zonta l'aveva indirizzato allo storicismo del Croce, affermava la validità del metodo
dialettico nella ricerca della verità e l'estetica veniva considerata come scienza
dell' espressione.
Titolari delle rubriche furono: Giannino Degani, per l'estetica; Mario Degani,
per la critica musicale; Guido Gianferrari, per le arti figurative e la critica teatrale
con lo pseudonimo di Tantris; Vincenzo Ferrari, per la bibliofilia.
La richiesta a Wildt di fotografie delle sue opere da riprodurre procurò al
gruppo, antifascista, fondatore e animatore della rivista, la sgradita e imbarazzante
sorpresa dell'invio assieme ad altre fotografie di un ritratto di Mussolini nelle sembianze di un imperatore romano, la testa cinta di infula. Per rispetto allo scultore fu
tuttavia riprodotta assieme ad un ritratto di Toscanini, ma non ne fu fatta menzione
nel testo.
Nel gruppo della rivista il busto di Wildt occasionò, in modo vivace, la discussione se un artista antifascista poteva fare una opera con soggetto fascista e i termini della discussione divennero polemici perché v'era chi sosteneva, ed erano i
letterati, che il tema condiziona e impegna la forma e pertanto la coscienza dell'artista, mentre colui che doveva eseguire le commissioni della federazione del fascio
locale, affermare l'indifferenza del contenuto nei riguardi della forma poiché qualsiasi contenuto può diventare materia d'espressione artistica; il soggetto, cioè, veniva
superato nella « forma» nella quale solo si realizza l'opera d'arte.
Quest'ultima tesi era evidentemente di comodo in quanto dettata dalla necessità di lavorare per vivere, anche durante il periodo fascista.
Subito dopo la Liberazione il busto di Mussolini scomparve dal capitello su
cui era stato posto e ritornò nello studio dell'autore, antifascista comunista che ebbe
43
però distrutta a furor di popolo una decorazione in terracotta su di una cas'adel
fascio, raffigurante una scena fascista.
Una marcia su Roma fu commissionata ad un pittore antifascista socialista, ma
dopo la Liberazione la tela ebbe salvi solo alcuni frammenti trafugati da amici per
il loro valore pittorico, contro la volontà dell'autore di distruzione immediata e
completa dell'opera.
Vi furono a Reggio degli artisti che si opposero in senso formale con le loro
opere ai moduli fascisti? Non credo: accettarono il soggetto imposto e lo espressero
nella forma che era loro consueta.
Se un'opposizione implicita vi fu dipese soltanto dal fatto che gli artisti reggiani non mutarono il loro modo di dipingere e se una commissione fascista accettò
queste opere fu indubbiamente per ignoranza dell'esistenza di uno stile che avrebbe
dovuto essere fascista.
Avevano inoltre collaborato alla rivista: Ottorino Davoli con un articolo sull'arte; Silvio Vistosi con un saggio su Daudet e Lemaitré; Virgilio ed Enrico Del
Rio, con scritti di economia; Dina Rebucci, con poesie; Giuseppe Ferrari sulla chiesa
di Polenta del Carducci.
Collaborarono pure con brevi scritti: Adriano Stolds; A.DN.; Filberto Bassani
iniziò uno studio sull'Ebraismo e Cristianesimo sotto Commodo, ma dopo la terza
puntata, la rivista cessò ~e sue pubblicazioni.
Il Segno
Anno I nn. 1-2 1930 - Officine grafiche fasciste - Anno II n. 31 1931. Rivista
mensile. Fascicoli pubblicati numero otto.
Secondo l'intenzione di uno dei fondatori, l'avv. Vittorio Pellizzi, la rivista
doveva essere a «carattere storico-letterario» ma con il segreto proposito di contrabbandare anche idee politiche frondiste.
- Alla rivista collaborarono, infatti, fascisti che occupavano posti eminenti nella
gerarchia del partito quale Antonio Fulloni, il direttore del quotidiano fascista locale, Andrea Bonomi e Lodovico Silvani, che era redattore dello stesso giornale,
ma di sentimenti antifascisti ed infine Vittorio Pellizzi, antifascista. Il Silvani appariva come il direttore responsabile.
Agli scrittori di cose letterarie e storiche si affiancavano anche ricercatori d'archivio quali mons. Giovanni Saccani, Francesco Gatta, Antonio Cremona-Casoli.
Sulla rivista comparve pure una poesia in latino di Davide Mastrandrea; Guido
Gianferrari scrisse alcune «Considerazioni sul cinematografo ».
La posizione critica della rivista era rappresentata dalla rubrica redatta da Vittorio Pellizzi, « Spunti di critica mondana ». Luigi Walpot scrisse di Severino Ferrari come erede e non successore del Pascoli.
Ciò che caratterizzò la rivista come fascista e cripto antifascista contemporaneamente, fu la rubrica delle recensioni nella scelta dei libri esaminati ora dal Fulloni
ora dal Pellizzi: le recensioni del libro di Giovanni Zibordi Camillo Prampolini e i
lavoratori reggiani, edito da Laterza, nonché dell'opera Saggio sulla nostra guerra,
VoI. I, Il periodo della neutralità, Tip. Agostiniana, Roma 1930, di Roberto Ben-
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civenga, provocarono, specialmente quest'ultimo un violento attacco del locale quotidiano Il Solco Fascista del 7 ottobre 1930 al Pellizzi da parte del direttore Borromi
che, come è apparso, era pure tra i collaboratori della rivista.
Sulla rivista Il Segno:
Vittorio Pellizzi, Incontro con Croce, «Ricerche Storiche », 1967, A. I, n. 1, pago 43.
Un primo cenno su Temperamento:
Giannino Degani, Sugli Appennini nevica,
Reg~io
E., ed. Libertas, 1948, pago 47.
Altro cenno:
Cristina Bragaglia in AA.VV., Crisi della cultura e dialettica delle idee, Bari, De Donato,
1976, pago 54.
7. - L'ASSOCIAZIONE STAMPA
L'Associazione stampa si costituì nel 1922. Il primo consiglio direttivo era così
composto: Don Tullio Fontana, Presidente; Riccardo Boiardo, Renato Marmiroli,
Umberto Lari, Camillo Prampolini, Manlio Bonaccioli, Olindo Signoretti, segretari;
Vittorio Belluzzi, Alessandro Villani, probiviri.
Prima ancora che sorgesse una legislazione che abolisse le libertà di stampa, il
fascismo l'aboliva di fatto, con la violenza.
Il «Comitato segreto di salute pubblica» (fascista) fa affiggere il seguente
bando riprodotto da La Giustizia q. del 15 agosto 1922:
E' proibita la vendita, la distDibuzione, o comunque lo smercio dei giornali di mrattere
sovvers,1vo ed Mltirrazionale: Avanti!, La Giustizia, Ordine Nuovo, Umanità Nuova, La Voce
Repubblicana, Il Paese, Il Mondo, Cuore, L'Asino. Non chiediamo che ne pensa l'autore, perché tanto sarebbe inutile chiediamo piuttosto, che cosa intende fare, in proposito, 1'« Associazione reggiana della Stampa ».
Dopo le elezioni amministrative del 10 maggio 1923, il giornalista Gino Bedeschi, iscritto all'Associazione, si dimetteva da corrispondente del Corriere della Sera.
Col R.D. 15 luglio 1923, venivano dati poteri d~s'Cre2lionaJj aI Governo sulla
soppressione o sequestro dei giornali mediante il riconoscimento dato al prefetto
che poteva dichiarare decaduto il gerente oltre la facoltà di procedere sommariamente al sequestro di materiale considerato reato di stampa secondo la definizione
contenuta nel decreto.
Il F agosto 1923 avendo Il Secolo cambiata la direzione, il corrispondente da
Reggio viene sostituito con un fascista (Rinascita, 2 settembre 1923).
Il numero del 22 febbraio 1924 de La Giustizia edito a Milano, dava diffusa
notizia di incidenti avvenuti a Reggio Emilia nei confronti dei giornalisti Manlio
Bonaccioli, Francesco Bellentani ed il fiduciario provinciale del Partito massimalista
Sergio Marchi.
Il prefetto con lettera del 22 febbraio 1924 indirizzata al Ministero dell'Interno confermava i fatti: (129)
(129) A.C.S. Gab. Finzi b. 13.
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Odierno numero Giustiua di MHano occupasi diffusamente inddenti occorSI IerI questa
città che si sono svolti come segue: Ieri fascisti Maiocchi Gino invitava sede locale federazione
F'asci Bonaccioli Mario [Manlio] cortispondente giornale Giustizia e Bellentani Francesco amministratore stesso giornale e dopo averli rimproverati per avere denunziato precedente sequestro
giornali sovversivi ad opera alcuni fascisti intimava ad entrambi astenersi dal farsi vedere tin
giro e li accomiatava colpendoli con pugni e schiaffi che C9iusarono ai due malcapitati contusioni guaribili entro dieci giorni. La stessa cosa capitò a Marchi Sergio fiduciario provinciale
Partito massimalista che riportò contusioni guaribili entro dieci giorni. Tutti e tre hanno
dichiarato di non volersd querelare. Ho fatto energiche difHde dirigenti fascio locale perché
desistano dà provocazioni inconsulte che danneggiano Partito mentre questura locale ha disposto
indagini per identificazione complici del Malocchi e provveduto libertà diffusione giornali. Fatti
cui sopra sono stati denun21iati autorità giudiziaria.
Nell'agosto 1924, l'Associazione stampa rifiutò di nominare un suo rappresentante nella Commissione di vigilanza, istituita dalla legge fascista sulla stampa.
Il presidente del Tribunale nominò Riccardo Boiardi che accettò « l'onorifico» incarico. (La Giustizia q. 23 agosto 1924).
Il giornalista repubblicano Pietro Montasini viene aggredito nel palco della
stampa del teatro Politeama Ariosto dallo squadrista Gino Maiocchi.
L'on. Camillo Prampolini si dimette dall'Associazione perché non protesta per
l'aggressione al dotto Antonio Cagnolati (La Giustizia q. 5 maggio 1925).
A seguito delle dimissioni del direttivo dell'Associazione, al suo posto viene
nominato un direttivo fascista di non professionisti. (La Giustizia, 3 giugno 1925).
La nuova sezione reggiana dell'Associazione della stampa emiliana, aderente
alla federazione nazionale, procede alla nomina del Consiglio direttivo nelle persone
di: Camillo Prampolini, Antonio Cagnolati; per i soci effettivi: Pietro Montasini
per gli aggregati; rappresentate presso la sede di Bologna, Manlio Bonaccioli (La
Giustizia q. 19 luglio 1925).
Il dotto Cagnolati, nell'agosto del 1925, rivendica l'apoliticità dell'Associazione
(La Giustizia, 2 agosto 1925).
8. - CORRISPONDENTI SERVIZI E GIORNALISTI DA REGGIO DAL 1919
AL 1926.
Stampa nazionale
Avanti!: Francesco Bellentani; Ordine Nuovo, Il Comunismo, L'Unità, Pagine
Rosse. Più Avanti: Luigi Marzi; Corriere della Sera: Gino Bedeschi poi dimissionario dal maggio 1923; Il Mondo: redattore viaggiante g.m. (Giovanni Marino) il
quale pubblica il 15 novembre 1924 una corrispondenza da Reggio, alla quale risponde il Giornale di Reggio del 28-30 novembre, 3 dicembre 1924; Critica Sociale:
Giovanni Zibordi; La voce repubblicana: Pietro Montasini; Umanità Nuova: Torquato Gobbi; Giornale d'Italia: Olindo Signoretti poi dimissionario; La Giustizia
dopo il trasferimento a Milano, 2 luglio 1923: Manlio Bonaccioli e Francesco
Bellentani.
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Stampa Regionale
Il Resto del Carlino: Gino Bedeschi; L'Avvenire d'Italia: Cesare Pervilli; il
Secolo, avendo cambiata la direzione il P agosto 1923, il corrispondente viene
sostituito con un fascista. (Rinascita, 2 settembre 1923).
Giornali cittadini reggiani dal 1919 al 1928
Sono indicati per ogni anno i giornali che uscivano o erano in corso di pubblicazione.
1919
La Giustizia. L'Azione Cattolica. Giornale di Reggio. Indipendenti. L'Era Nuova.
La protesta (n.u.).
1920
La Giustizia. L'Azione Cattolica. Giornale di Reggio. L'Era Nuova. La Scure.
1921
Il lavoratore comunista. Allarmi. Fascio riformista (per le elezioni di maggio). Natale fiumano (n.u.). La Giustizia. L'Azione Cattolica. Giornale di Reggio. L'Era
Nuova.
1922
La Giustizia. Giornale di Reggio. L'Era Nuova. Il Legionario. Frazione Massimalista
della provincia di Reggio Emilia. L'invalido. Corriere Emiliano. Cronaca di Scandiano.
Libertas (n.u.). Elezioni amministrative (12 novembre 1922, n.u.) .
.
"
1923
La Giustizia. Giornale di Reggio. L'Era Nuova. Rinascita.
1924
La Giustizia. Giornale di Reggio. L'Era Nuova. Scintilla, (n.u. per le elezioni del
4 maggio 1924). La Vittoria. Scudo Crociato, (n.u. elezioni 4 maggio 1924). Drét
per drét. La Moda (Guastalla).
1925
La Giustizia. Giornale di Reggio. L'Era Nuova. La Vittoria. L'Intransigente. Scandiano fascista (Scandiano). Il Risorgimento, (n.u. alla macchia per la morte di A.
Piccinini, anno I n. 3, 12-4-1925). Riconoscetlza, (n.u. per l'ono Bigliardi). La Freccia
(n.u. Civago). La Vedetta (Correggio).
1926
Giornale di Reggio. L'Era Nuova. L'Invalido. La Vittoria. Scandiano Fascista. Voce
della Legione Cispadana. Disciplina. Fascismo Reggiano (n.u.).
1927
Giornale di Reggio. L'Era Nuova. L'Invalido. Il Volontario.
1928
Giornale di Reggio. L'Era Nuova. L'Invalido. Voce di Castelnuovo Sotto. Voce
della Legione Cispadana. Il Solco Fascista. Il Solco Fascista (ed. giovanile dell'o.n.b.).
Cronache di Correggio (n.u. 4 novembre 1928).
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La Giustizia usciva in due edizioni, una settimanale ed una quotidiana. Nel
testo viene indicata sotto il titolo La Giustizia l'una e l'altra edizione. La Giustizia
quotidiana comparve a Reggio E. per l'ultima volta il 5 novembre 1925 n. 261;
dopo tale data comparve a Milano il 2 luglio 1923. La Giustizia settimanale cessò
le pubblicazioni nel dicembre 1925.
GIANNINO DEGANI
INDICE ANALITICO DI «RICERCHE STORICHE»
Essendo giunta la nostra Rivista al suo decimo anno di vita, abbiamo ritenuto utile ed opportuno elaborare un indice analitico della
pubblicazione, anche per facilitare il compito a chiunque da ora
in poi si verrà a trovare nella necessità di dover sfogliare le circa
2.800 pagine di «Ricerche Storiche ».
I molti scritti sono stati suddivisi per materia, ma l'impresa non è
stata agevole poiché una parte di essi trattano di argomenti vari.
Sé è ovviato all'inconveniente collocandoli ciascuno a seconda dell'argomento prevalente e aggiungendo ai dati bibliografici alcune
note illustrative riguardanti il contenuto dei testi.
Allo scopo, ci si è serviti di volta in volta della titolazione interna,
nonché di brani delle presentazioni e dei commenti,. tuttavia, laddove le une e gli altri mancavano, è stato indispensabile spiegare
con parole nostre le caratteristiche degli scritti, anche per segnalare
gli elementi di interesse storico spesso presenti nei testi e talora
quasi celati nelle note.
Un lavoro certo impegnativo, ma che era doveroso affrontare poiché, se esiste una « Bibliografia della Resistenza reggiana» (che è
peraltro del 1969 e che bisognerà certo aggiornare) dedicata a libri,
opuscoli, e articoli comparsi dalla Liberazione in poi su giornali
e periodici, nulla ancora era stato fatto per « Ricerche Storiche »,
una rivista che, essendo specializzata, costituisce il fondo bibliografico di maggiore interesse per quanto concerne gli studi, i saggi,
le ricerche, le testimonianze, i documenti riguardanti la storia della
Resistenza nella nostra provincia.
G.F.
PERIODO PREFASCISTA
DEGANI GIANNINO, Le premesse storiche della lotta di Liberazione Il movimento operaio e contadino nel Reggiano.
(Titolazione interna: Le condizioni sociali ed economiche nel Reggiano dal 1500 al
1968; La politica delle «Riforme» (1698-1796); Il periodo napoleonico (17961814); Le masse contadine: La storia dell'agricoltura reggiana di Filippo Re; L'af-
50
francamento dei servi della gleba: il mezzadro; La borghesia genera un nuovo tipo
di proletario: il bracciante agricolo; Le masse operaie: La manifattura e il tardo
sviluppo dell'industria; L'organizzazione economica delle masse operaie e contadine:
Le organizzazioni previdenziali, le Società di Mutuo Soccorso; Le associazioni operaie; Le organizzazioni di Resistenza; Il Sindacato; Lo Sciopero; Le organizzazioni
economiche; Proletariato agricolo e ceto medio contadino; L'organizzazione politica
delle masse operaie e contadine: Camillo Prampolini e il Partito socialista reggiano;
Le masse contadine, Bakunin e i moti per la tassa sul macinato; Le masse contadine e la predicazione prampoliniana; La situazione a Reggio nell'ultimo trentennio
dell'800; La nascita de « La Giustizia »; Costa tenta di fondare il partito socialista;
La Critica sociale, Filippo Turati e il socialismo « scientifico »; Il Congresso di Bologna. Assenza dei socialisti reggiani e loro presenza al Congresso di Milano dell'agosto 1891; La rappresentanza reggiana al Congresso di Genova del 1892. Prampolini al congresso di Zurigo del 1893; Il Congresso di Reggio Emilia deH'8-9-10
settembre 1893; La situazione italiana in una lettera di Engels.
I commenti di Lenin; Il commento di Lenin alla lettera di Engels; La reazione
crispina raggiunge la provincia di Reggio; Il III Congresso nazionale del Partito
Socialista a Parma del gennaio 1895; Le lotte contadine nella Valle Padana ed il
Congresso di Firenze del luglio 1896; Il Congresso di Bologna del settembre 1897
e l'organizzazione dei contadini nella valle Padana; Il Governo cambia tattica.
Camillo Prampolini e la « Fratellanza fra i contadini »; Prampolini rovescia le urne
alla Camera; I Lavoratori della Terra; Il Congresso di Roma del settembre 1900.
Vittoria della corrente autonomista nell'alleanza sostenuta da Prampolini; Il giudizio
di Marabini sul Congresso; Le"dassi dirigenti cambiano tattica; La politica giolittiana del non intervento; Il Congl1esso dei lavoratori del 1901. La costituzione della
Camera del Lavoro; Il Partito Socialista e la cooperazione; Sviluppo della cooperazione nel 1902; Il credito cooperativo; la Federazione delle leghe; Cooperative
borghesi; I caselli sociali; l'Associazione dei coloni; Il Congresso di Imola del
settembre 1902. Vittoria della tendenza riformista prampoliniana; Il Congresso di
Bologna del 1904. La corrente riformista rappresentata da Vergnanini. Vittoria del
rivoluzionarismo; Il patto Gentiloni; Il Congresso di Milano dell'ottobre 1910; Il
Congresso di Modena del 1911; la Cooperazione e lo Stato borghese. Il «ministerialismo cooperativista »; La Cooperativa agricola di Santa Vittoria; Il Congresso
di Reggio Emilia del giugno 1912; Il commento di Lenin; Il giudizio della Balabanov
su Mussolini; Il dissesto del Consorzio di consumo delle Cooperative e la solidarietà
cooperativa; Il Congresso di Ancona dell'aprile 1904.
Un giudizio di Lenin su di un articolo di Giovanni Zibordi; Le manifestazioni a
Reggio E. contro la guerra. L'eccidio del 25 febbraio 1915; Agitazioni di masse
nel 1917 contro la guerra; La rivoluzione d'Ottobre, elemento catalizzatore della
situazione mondiale; Nasce il « massimalismo »; La pace. Il partito socialista reggiano definisce il suo programma; Il Convegno di Bologna del dicembre 1918. L'inizio dello sfacelo socialista; Le promesse non mantenute della borghesia; Agitazioni
e scioperi nel dopoguerra. Cavriago citato da Lenin; La fondazione del Partito popolare; Il discorso di Prampolini sul « metodo reggiano »; Le frazioni riformista e massimalista; La borghesia per la difesa del capitale, trova il suo uomo in Mussolini;
Il problema del trapasso dal capitalismo al socialismo nell'impostazione dell'« Ordine
51
Nuovo ». La posizione particolaristica del socialismo reggiano; Il Congresso di Bologna del 1919; La frazione comunista reggiana; La situazione italiana alla fine del
1919; La teoria rivoluzionaria dell'« Ordine Nuovo ». Il Consiglio di fabbrica; Discussione fra i socialisti reggi ani sul Consiglio di fabbrica; Il Congresso provinciale
del Partito Socialista del 1920; Il dissenso tra gradualisti e massimalisti; La tensione
rivoluzionaria delle masse. L'occupazione delle « Reggiane »; La situazione in Italia
alla fine del 1920; Il convegno reggiano di «concentrazione» dell'ottobre 1920; Le
frazioni del partito socialista reggiano: concentrazione, massimalista, comunista unitaria, comunista secessionista; I riformisti nel Congresso Nazionale di Livorno del
gennaio 1921; La proposta di trasformazione delle O .M.I. (Reggiane) in cooperativa respinta dagli operai; Le conquiste operaie basate su di un benessere fittizio;
L'intervista dell'« Ordine Nuovo» con il capo dei massimalisti reggiani Antonio
Piccinini; Il Congresso provinciale del partito socialista reggiano del 9 giugno 1921.
La situazione politica reggiana fra riformismo e fascismo; L'analisi dell'« Ordine
Nuovo» sulla situazione economica e politica reggiana nell'agosto 1921; Il Congresso
provinciale reggiano ed il Congresso di Milano del 15 ottobre '21; La collaborazione
dei socialisti reggiani con il P.P.I.; Dopo una nuova scissione il Partito socialista
perde irreparabilmente ogni capacità di conquista legale o rivoluzionaria; Annotazioni bibliografiche).
1/65; 2/77; 3/61; 4/81; 5/55; 6/61; 7-8/31; 9/33; 10-11/55; 12/51; 13-14/83.
PELLEGRINO MARA, Il socialismo reggiano dal 1914 al 1918.
(Titolazione interna: Il Socialismo reggiano come esperienza di riformismo; Problemi
e sviluppi del socialismo riformista; La scissione dei riformisti italiani; Ripercussioni
della crisi riformista tra i socialisti reggiani; La polemica tra rivoluzionari e riformisti; Il XIV Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano; I riformisti - La
lotta di classe si inasprisce; Gli scioperi della settimana rossa; I socialisti e la guerra
europea; Il difficile periodo della neutralità; Gli effetti della mobilitazione; La
polemica antisocialista nei primi anni della guerra; L'Ente autonomo dei consumi;
La collaborazione civile; Il problema della pace; Fermenti e dissensi nello schieramento socialista; La crisi della politica riformista negli ultimi anni di guerra; Il
XV Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano; Bibliografia).
12/3; 13-14/67; 15/61.
ZACCARIA GIUSEPPE, L'ideologia socialista attraverso il pensiero di
Giovanni Zibordi.
Attraverso una attenta ricerca effettuata su scritti di Zibordi e di altri (fonti principali « La Giustizia» e « La Critica Sociale»), riguardanti gli avvenimenti locali e
nazionali di vari decenni, e le conseguenti polemiche, prese di posizione, ecc., l'A.
presenta la visione che aveva l'autorevole esponente del socialismo riformista, circa
la trasformazione della società (secondo una concezione coltivata da lui e da Prampolini) da conseguirsi col metodo gradualista sperimentato nella nostra provincia.
Il saggio si chiude con una bibliografia.
23-24/3.
52
DAL PRIMO DOPOGUERRA ALL'AGOSTO 1943
a) Origine e sviluppo del fascismo.
CATTABIANI AURORA, I giovani nelle origini del fascismo.
(Titolazione interna: Associazioni e fasci patriottici; Associazione Studentesca;
Corpo nazionale giovani esploratori italiani; n Partito Nazionalista; Tardiva costituzione del fascio reggiano; La « Vittoria mutilata »; Novembre patriottico; Reggio
riceve le bandiere dei reduci dal fronte; La costituzione ufficiale del Fascio di Combattimento; n « Municipio in stato di difesa »; Chi sono i fascisti; I fascisti si organizzano nell'ombra; Punto sulla situazione; La penetrazione del fascismo nella provincia di Reggio; La costituzione dei fasci provinciali; La stampa nei confronti della
violenza fascista; I fascisti rivelano la loro identità; n Partito repubblicano espelle
i fascisti; L'inaugurazione del primo fascio provinciale; eccidio di S. nario; Violenze
fasciste contro i socialisti; n vandalismo e le provocazioni fasciste; La distruzione
della Camera del Lavoro e della « Giustizia »; Camillo Prampolini; Amos Maramotti
fatto simbolo della gioventù fascista; L'assalto ai Comuni; La «prova diabolica»
della pacificazione; Le violenze continuano; Avvio alla trasformazione da movimento a partito; Dalla «Avanguardia Studentesca» alla «Avanguardia giovanile
fascista »; Lo statuto dell'« Avanguardia giovanile fascista »; n Congresso provinciale dell'« Avanguardia giovanile »; Riorganizzazione dell'« Avanguardia» e proliferazione di sottosezioni; Congresso di Firenze. La partecipazione reggiana).
3/21
CARMELI EDDA, Origini e fondamento dell'ideologia fascista.
(Titolazione interna: Premessa; La situazione dell'Europa e dell'Italia dalla quale
sorge l'ideologia fascista; L'Italia del dopoguerra e Mussolini; La componente soreliana; L'ideale dell'eroe; L'istanza del superuomo; La morale utilitaristica de «il
fine giustifica i mezzi »; L'ambiente in cui nasce la dottrina; I punti fondamentali
della dottrina; Le idee fondamentali; La dottrina politica e sociale; L'affermarsi
del fascismo come movimento e come partito; Fascismo e cattolicesimo; Conclusione;
Nota bibliografica).
6/37
DEGANI GIANNINO, Fermenti antisocialisti nel Reggiano dopo la Vittoria
del 4 novembre 1918.
In poche pagine, vengono descritte le divergenze che si verificarono nelle stesse
manifestazioni di giubilo per l'armistizio tra socialisti da un lato e cittadini di diverso
orientamento e arditi di guerra dall'altro. Vene notato l'atteggiamento « pacificatore »
dell'autorità prefettizia, che tende a minimizzare i contrasti e a contenere le prime
intolleranze nazionalistiche. Si segnalano altresì gli incidenti provocati dagli arditi
contro la Camera del Lavoro il 12 novembre e la relativa protesta dell'ono Zibordi
53
presso il Prefetto. Tra l'altro, «La Giustizia» afferma che gli arditi di stanza a
Reggio vengono utilizzati da partiti che temono il dopo guerra.
22/19
DEGANI GIANNINO, Prodromi del fascismo a Reggio Emilia.
Dopo aver riportato il testo del «programma» fascista elaborato a Milano nel 1919,
l'A. passa a descrivere la situazione reggiana. Le sfilate frequenti di reparti militari
che tornano dal fronte accentuano «l'enfasi nazionalista esasperando negli animi i
motivi che generarono la guerra ». Fanno sensazione, per contro, le notizie sulla distruzione della sede dell'« Avanti» a Milano. I prezzi crescono, la disoccupazione
aumenta anche a causa della smobilitazione dei soldati ed hanno luogo i primi scioperi. Il partito socialista tiene in giugno il suo Congresso provinciale e si rafforza
la corrente massimalista. Alle elezioni politiche di novembre il Partito socialista riporta una schiacciante vittoria; nessun fascista eletto. Occupazione delle fabbriche
nell' agosto-settembre 1920 (anche delle «Reggiane»). Breve analisi delle ragioni
dell'odio antisocialista da parte del padronato e del ceto medio, fenomeno da cui
trarrà vantaggio il nascente fascismo.
23-24/23
DEGANI GIANNINO, La situazione del Reggiano nel 1921 in documenti
delle autorità dell' epoca.
(Titolazione interna: La relazione dell'Ispettore Grassi; La prima segnalazione del
Prefetto; La seconda segnalazione del Prefetto; La segnalazione del Questore).
« Dal rapporto del Grassi - osserva Degani - che è il documento più interessante,
appare con tutta evidenza l'azione sempre moderata svolta da Prampolini in città
e provincia e dall'altra parte l'atteggiamento provocatorio e le azioni criminose dei
fascisti provenienti da altre province (. .. ). Il Grassi considera con molta serietà
il movimento cooperativo e paventa il crollo dell'economia reggiana qualora venisse
soppressa l'economia cooperativistica ». Il Grassi, parla anche della posizione filofascista delle forze dell'ordine.
Gli altri documenti si riferiscono in gran parte alla distruzione della Cooperativa
di S. Ilario.
23-24/115
BELLENTANI FRANCESCO, La situazione del Reggiano nel 1921 nella testimonianza di un dirigente socialista.
L'A., che fu testimone dell'assalto fascista alla Cooperativa di S. Ilario, prende
spunto da La situazione del Reggiano nel 1921 in documenti delle autorità dell'epoca
(cfr. R.S. n. 23-24) per portare un suo contributo alla conoscenza della lotta politica
nel 1921 riferendo qualche particolare inedito e facendo qualche utile riflessione
su quel difficilissimo periodo di storia locale.
23-24/127
54
MAGNANI LUCIANA, Lotte agrarie nel Reggiano (1919-20).
(Titolazione interna: Condizioni economiche e sociali della provincia di Reggio
Emilia: L'economia reggiana; sistemi di gestione della proprietà terriera; La Federazione delle Cooperative agricole; Le Cooperative di consumo, produzione e lavoro;
Le ripercussioni della guerra sull'economia reggiana. La situazione politica a sindacale della provincia nel biennio 1919-1920: Le elezioni politiche del novembre
1919; Il Partito Socialista; Il Partito Popolare; L'organizzazione sindacale socialista; Il sindacalismo bianco; La costituzione della Camera provinciale di agricoltura.
Lo sciopero agrario del 1920: I problemi della disoccupazione e gli Uffici di collocamento; L'accordo tra braccianti e contadini; contrasti fra leghe rosse e bianche;
Le prime agitazioni nel dopoguerra; Il problema contadino: rinnovo dei contratti
ed escomi; Le prime fasi dell'agitazione; Lo sciopero del 28 e 29 giugno; trattative
e polemiche nel mese di luglio; Lo sciopero del 2 agosto; La fine dell'agitazione.
Gli accordi raggiunti: I capitolati di mezzadria concordati fra la Camera di Agricoltura e la cooperativa contadini; I contratti stipulati con la Federazione cattolica).
29-30/3
b) Partiti, movimenti antifascisti e opposizioni di vario genere.
PELLIZZI VITTORIO, Incontro con Croce.
Origine della rivista «Il Segno» (il cui titolo fu suggerito da Croce), che uscì
nel 1930, ma ebbe vita breve perché non era gradita al fascismo reggiano. Note
ricche di dati e notizie riguardanti fatti e personaggi dell'epoca.
1/43
CORGHI CORRADO, Una nota di storia politica locale.
Notizie riguardanti il mondo cattolico democratico soprattutto nel 1943.
l/53
GALEOTTI CARLO, «Tempo nostro» un'interessante testimonianza di giovani cattolici.
Nascita di un giornaletto ciclostilato voluto da giovani di A.C., concepito prima
del 25 luglio 1943, ma uscito subito dopo tale data. Cenni sul contenuto dello
stampato.
l/57
GIAROLI GIUSEPPE, Una testimonianza sui primordi del fascismo reggiano.
L'autore fu, tra l'altro, il fondatore e il presidente dell'Unione Nazionale nata a
Reggio nel 1924; egli ricorda brevissimamente (purtroppo) fatti, nomi di antifascisti di vario orientamento ecc.
2/35
55
PARMEGGIANI ANNA MARIA, La gioventù socialista nel primo dopoguerra.
(Titolazione interna: Cenno sul Partito Socialista reggiano; Il movimento giovanile
reggiano dalle origini al 1918; Profilo della Federazione giovanile socialista di Reggio Emilia dal 1918 al 1920; Contenuto politico della Federazione Giovanile Socialista reggiana nel gennaio 1919-1920; Il Congresso provinciale della gioventù socialista reggiana del 1919; Dal Congresso del 1919 al, Congresso del 1920; Il Congresso del 1920; Dal settembre al gennaio 1920. L'occupazione delle fabbriche. Il
sorgere del fascismo; La Federazione socialista reggiana dalla scissione al dissolvimento. Bibliografia).
2/39
CENINI VITTORIO, La Gioventù reggiana di Azione Cattolica dal 1918
all922.
(Titolazione interna: La Gioventù Cattolica reggiana nel 1918: Nascita della Società
della Gioventù Cattolica; Il Convegno dei Cattolici Reggiani del 18 aprile 1918;
Il «rilancio »; Organizzazione e contenuti nel biennio 1919/1920: Congresso Giovanile, 1919; Convegno «Matilde di Canossa» 1919; Commento ai due Congressi
giovanili; Federazione Maschile; Matilde di Canossa: a) Come si giunse al Convegno di settembre; b) Sviluppo dell'Associazione nel 1920; c) Articolazione organizzativa discussa al Congresso e realizzazione; d) Altre importanti iniziative del
biennio 1919-20. Contenuti dell'Azione - Temi antilaicisti; a) L'insegnamento della
religione nella scuola; Famiglia e lotta contro il divorzio; L'avversario: il Socialismo;
Il braccio secolare: P.P.I.; Sintomi di separazione. Il Biennio 1921/1922 fino alla
marcia su Roma: Violenze fasciste contro i socialisti; Violenze fasciste contro i
cattolici; Incontestabile ostilità dei giovani cattolici al fascismo; Fermezza antifascista della Giunta Diocesana; La pace sociale; Mutamento di rapporti col partito
popolare - L'ultimo appoggio; L'Azione Cattolica abbandona il P.P.I. Gioventù
Maschile: a) I ciclisti bianchi; b) Struttura dell'Avanguardia; c) Scioglimento dell'Avanguardia; d) Maturità dell'organizzazione. Gioventù femminile. Verso una
profonda trasformazione: I due fascismi; L'Azione Cattolica perde contatto col
Mondo; Vita di Preghiera. Bibliografia).
4/25
CAVANDOLI ROLANDO, La gioventù comunista reggiana negli Anni Venti.
(Titolazione interna: Il giudizio comunista sull' <~ apostolato» prampoliniano - Prampolini autocritico?; L'opposizione dei giovani al riformismo (postilla a un saggio
sui giovani socialisti); La prima Resistenza; La nuova organizzazione; Giovani comunisti perseguitati e uccisi).
6/9
Una lettera di Guido Picelli a Camillo Montanari.
(Con note di Sergio Morini).
In un documento del 1922 casualmente rinvenuto all'interno di una casa in demo-
56
lizione, la prova dei collegamenti esistenti tra Guido PiceHi e il Montanari, giovane
animatore della resistenza antifascista reggiana.
7-8/89
LAGHI GUIDO, Il Partito Repubblicano a Reggio Emilia, dal 1919 al 1945.
(Titolazione interna: Fondazione della sezione; Il Partito Repubblicano e le altre
forze politiche; Attività repubblicana; I dissensi interni; Le violenze dei fascisti;
L'opposizione dei repubblicani; La Resistenza; Tentativi del fascismo repubblicano
per una collaborazione; La ricostituzione della sezione).
7-8/7
Sulle elezioni politiche del 1924.
Lettera nella quale Francesco Bellentani, riferendosi a quanto pubblicato a pago 41
di Cronache di lotta di Cesare Campioli e a pago 34 di Una vita per la comunità Cesare Campioli (pubblicazione curata dal Municipio di Reggio Emilia) sostiene,
in qualità di testimone diretto, che i socialisti reggiani non si astennero affatto dalle
elezioni politiche del 1924.
15/101
PARMEGGIANI ANNAMARIA, Lineamenti di una storia del fuoruscitismo
reggiano.
(Titolazione interna: Premessa; Il fascismo causa dell'emigrazione politica; La prima
ondata emigratoria; L'emigrazione reggiana interna; Dopo l'assassinio Matteotti, la
repressione si inasprisce; La situazione politica in Francia; Gli espatrii illegali; Problemi della sopravvivenza; Le «Rafles »; Camillo Berneri nell'emigrazione; Vita
quotidiana: lavoro, alloggi, tempo libero; La «Fratellanza reggiana »; L'attività
politica; Gli anarchici e i repubblicani reggiani; La concentrazione antifascista; L'organizzazione comunista; Manifestazioni antifasciste di massa; Formazione degli attivisti comunisti: L'O.V.R.A.; La guerra di Spagna. Appendice: Testimonianze di
Aldo Magnani, Renato CantareIli e GalIiano Cagnolati (per Antonio Cagnolati);
testo del questionario rivolto agli emigrati; Bibliografia).
16/3
Si ribellano le operaie reggiane delle Manifatture Maglierie Milano.
(Con note di Vivaldo Salsi).
Sentenza a carico di 128 lavoratrici, denunciate per essersi astenute dal lavoro il 12
aprile 1942 e, nelle note, ricostruzione del fatto in base a testimonianze di varie
protagoniste.
16/85
ZAMBONELLI ANTONIO, Reggiani in difesa della Repubblica spagnola
(1936 -1939).
Nitido studio redatto in seguito a lunghissime ricerche fatte nell'ambito dei programmi dell'Istituto Storico della Resistenza per richiesta dell'A.I.C.V.A.S., l'Asso-
57
ciazione dei combattenti di Spagna. Costituisce un esauriente contributo alla conoscenza della materia.
(Titolazione interna: Premessa; I vecchi fuorusciti; Gli anni venti; Nell'esilio francese; La crisi del '29; La guerra in Spagna; Vittoria del « fronte» e sedizione franchista; Reggiani aI servizio della Repubblica spagnola; Alla difesa di Madrid; Guadalajara; Il caso Berneri; Berneri a Reggio Emilia; La «Lezione» di Barcellona;
Huesca; Nuovi volontari da Reggio; Il «filtro» di Parigi; Lavoro clandestino a
Reggio pro-Spagna; «Soccorso rosso» e classe operaia; Gli ideali dei combattenti;
Estate-autunno '37: da Brunete all'Ebro; 1938: l'inizio della fine; Morire sull'Ebro;
«Voi siete la storia, voi siete la leggenda »; nei «campi» francesi; La dignità
dell'uomo; Nella Resistenza in Francia; AI confino di Ventotene; Nella Resistenza
a Reggio; Biografie dei reggiani combattenti antifranchisti; Appendice).
19/3; 20-21/51
Relazione prefettizia del 1934 sull'Azione Cattolica a Reggio Emilia.
(Con commento di mons. Prospero SimoneIli).
Il documento, indirizzato al Ministero dell'Interno e alla Direzione generale di P.S.,
trovasi presso l'A.C.S. Dal testo, risulta quanto attento fosse il potere locale nel
controllare le iniziative di A.C.. Tuttavia il giudizio del Prefetto non è malevolo,
anche se l'estensore fa notare che l'organizzazione è molto attiva e riesce ad ottenere
un aumento delle adesioni. Nel commento, alcune note interessanti sui rapporti tra
Chiesa e Stato italiano che, come è noto erano stati particolarmente tesi nel 1931.
20-21/116
DEGANI GIANNINO, L'opposizione al fascismo nella stampa reggiana.
L'A. definisce lo scritto come appunti coi quali si danno « alcune indicazioni sulla
stampa antifascista, precedute da cenni orientativi sulla natura di movimenti, organizzazioni o partiti, nei confronti del fascismo ». Egli precisa inoltre che il termine
« opposizione» viene inteso come ogni azione o comportamento diretto contro il
dominio fascista da parte di civili e non da militari quali furono coloro che combatterono con le armi contro i nazifascisti.
(Titolazione interna: Le Associazioni combattentistiche: Associazione Nazionale Combattenti « La Vittoria »; Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra; Lega
proletaria fra Mutilati, Invalidi e Reduci di Guerra aderenti alla c.G. del Lavoro;
Gli Arditi del Popolo. Le Associazioni politiche Italia Libera - Giustizia e Libertà
«Non Mollare »; Gruppo antifascista; Gruppo della dissidenza fascista, «La Favilla »; Gruppo studentesco antifascista, i « Fogli Tricolore »; Organizzazione « La
Fiamma »; Società «Nach Der »; Unione nazionale delle forze liberali e democratiche; Gruppo de Il Risorgimento, « Il Risorgimento »; Comitato Provinciale clandestino delle opposizioni; La Massoneria; « Il Risorgimento Liberale ». Le fabbriche:
Le O.M.I. «Reggiane »; Officine Lombardini Fabbrica Italiana Motori; Calzifici
Italiani Riuniti. I Partiti: Il Partito Socialista, Partito Socialista Unitario; Federazione Giovanile Socialista, Frazione Massimalista « La Giustizia »; Il Partito Comunista, « Il Lavoratore Comunista », « L'Unità », La stamperia di Cavriago, la stampe-
58
ria di Canolo di Correggio; La stamperia di Mandrio di Correggio, La diffusione
della stampa antifascista legale e clandestina; I Cattolici, Il Partito Popolare Italiano
« L'Era Nuova », « Tempo Nostro »; Il Partito Repubblicano « La Scure »; Situazione dei Partiti nella relazione del Prefetto (1926). Gli intellettuali, Gli intellettuali
antifascisti. « La Scolta », « Il Segno », « Temperamento »; L'Associazione stampa.
25/41; 26-27/135; 28/45; 29-30/89; 31/33,
CAMURANI ERCOLE, Postille al repertorio sulla stampa antifascista di Degani - Dalle carte di Meuccio Ruini.
Prendendo spunto dallo studio di Degani L'opposizione al fascismo nella stampa
reggiana, Camurani presenta un gruppo consistente di documenti rinvenuti presso
l'A.C.S., molti dei quali furono a suo tempo sequestrati dalla polizia al reggiano
ono Meuccio Ruini « animatore dell'opposizione liberale e democratica al fascismo ».
Da tali documenti è possibile farsi una idea dei fermenti antifascisti esistenti tra
molte personalità, nel momento in cui Giovanni Amendola promuoveva la costituzione dell'« Unione nazionale delle forze liberali e democratiche».
(Titolazione interna: Repertorio delle carte ritrovate in casa dell'ono Ruini; «Vecchi
elettori» associati al « Mondo »; Mario Vinciguerra a Meuccio Ruini; Luigi Albertini a Meuccio Ruini; Gerolamo Lazzeri a Meuccio Ruini; Programma editoriale di
Mario Vinciguerra per Meuccio Ruini; Manlio Brosio a Mario Vinciguerra; Franco
Antolini a Meuccio Ruini).
28/63
BELLENTANI FRANCESCO, Come Prampolini «difese» il suo giornale.
L'A., dopo aver descritto la difficile situazione del giornale socialista « La Giustizia» a causa dei sabotaggi e delle persecuzioni fasciste, passa a descrivere minuziosamente l'assalto di una squadraccia alla sede dello stesso giornale effettuato nell'aprile 1921, col conseguente grave danneggiamento per le attrezzature (linotype),
l'incendio dell'ufficio dell'ono Giovanni Zibordi ecc., aggiungendo utili particolari
e precisazioni sulla vita de « La Giustizia» come quotidiano e come settimanale.
28/81
BELLENTANI FRANCESCO, Il pessimismo realistico di Prampolini.
L'A., nella veste di testimone diretto, riferisce sui colloqui del primo dopoguerra
tra gli ono Storchi e Prampolini sul movimento fascista. Al contrario del primo,
Prampolini già da allora prevedeva tempi difficili per il Paese. Parlava di «lunga
notte reazionaria» e di fascismo nato dalla guerra e che sarebbe finito solo in
seguito a nuove guerre. Segue il testo di una lettera di Prampolini. Questi, scrivendo
a Simonini nel 1925, sosteneva che, chiuse come sono, «le vie della legalità (cioè
della sovranità popolare), le aspirazioni alle quali è negata la libertà di vivere ed
espandersi vanno fatalmente a sboccare nelle vie dell'azione rivoltosa ». Nel 1928,
lo stesso Prampolini, parlando con Bellentani, disse tra l'altro che «il socialismo
tradizionale ( ... ) dovrà ricorrere al nuovo metodo di lotta insurrezionale impostogli
dalla reazione liberticida del regime nero ».
29-30/141
59
cl Persecuzioni fasciste.
La prima sentenza del Tribunale speciale contro antifascisti reggiani.
(Con note di Vivaldo Salsi).
Trattasi della sentenza n. 220 del 1927, pronunciata contro tre concittadini accusati
di aver diffuso stampa comunista. n commento di Salsi, comprende il testo della
legge 25-11-1926 n. 2008, con la quale venne costituito il Tribunale speciale e
fissati i compiti precisi dell'organismo repressivo.
10-11/105
DEGANI GIANNINO, Le violenze fasciste nella provincia di Reggio Emilia.
(Titolazione interna: Violenze contro le persone, 1920, 1921, 1922, 1923, 1924,
1925, 1926, 1930, 1931, 1932, 1933, 1934, 1935, 1936, 1937, 1939; Violenze
contro l'organizzazione cooperativistica e le sue sedi, 1921, 1922, 1923, 1924, 1925,
1936; Violenze contro le pubblicazioni, Amministrazioni, sedi di organizzazioni e
di partiti, 1921, 1922, 1923, 1925, 1926, 1927; Violenze contro la libertà SI
stampa e di opinione, 1921, 1922, 1923, 1924; La impunità per i fascisti).
13-14/47; 15/45; 16/73; 17-18/71; 19/71; 20-21/111; 22/31.
PATERLINI AVVENIRE, Incendio e saccheggio della Cooperativa di S. Ilario
d'Enza.
L'A. era presente al noto fatto svolto si il 27 febbraio 1921 e presenta una testimonianza molto particolareggiata della nota vicenda, anche con l'ausilio di cronache
giornalistiche dell'epoca. In appendice, preziose notizie storiche sull'organizzazione
del movimento operaio e in particolare sulla Cooperativa di consumo di S. nario.
15/83
DEGANI GIANNINO. L'aggressione fascista agli on.li Prampolini e Zibordi.
n fatto accadde la sera del 14 marzo 1921, e l'A. lo ricostruisce sulla base di fonti
giornalistiche dell'epoca, di testimonianze e di documenti di fonte governativa reperiti presso l'Archivio Centrale di Stato.
16/93
DEGANI GIANNINO, Come si viveva a Reggio Emilia sotto l'occhio vigile
dell'OVRA.
Notizie sulla vigilanza cui erano sottoposti alcuni concittadini da parte di confidenti
e dirigenti dell'OVRA, elaborate in base ai ricordi di varie persone che vissero quei
momenti in veste di perseguitati ma soprattutto in base alle segnalazioni della stessa
OVRA e della Prefettura i cui documenti sono stati reperiti da Degani presso l'Archivio Centrale di Stato.
17-18/91
60
DEGANI GIANNINO, L'« Avventura» reggiana di Luigi Longo.
Longo, come risulta dal libro suo e di Salinari Tra reazione e rivoluzione (MI, Ed.
Il Calendario 1972), venne fermato a Reggio Emilia, ove arrivò nel 1925 e venne
poi rispedito a Milano con foglio di via obbligatorio. Degani, utilizzando documenti
dell'Archivio Centrale di Stato, stabilisce la data precisa del fatto, ed aggiunge
particolari nuovi alla vicenda.
17-18/83
BELLENTANI FRANCESCO, Socialisti reggiani nell'emigrazione politica
interna.
Prendendo spunto dalla pubblicazione di Annamaria Parmeggiani Lineamenti di una
storia del fuoruscitismo reggiano, apparso sul n. 16 di R.S., il Bellentani riferisce,
da testimone diretto in quanto egli stesso « esule in patria », notizie riguardanti in
particolare quei socialisti reggiani che furono costretti ad abbandonare il luogo
d'origine rifugiandosi a Genova per sottrarsi alle persecuzioni fasciste.
17-18/113
Antifascisti di fronte al Tribunale speciale. (Con note di Vivaldo Salsi).
Sentenza n. 571 del 27-8-1942 contro il militante comunista Alfeo Viani imputato
di aver svolto attività propagandis1lica ed ol1ganizzativa pall"ltlcd1armoo.te efficace, per
cui venne condannato a ben 22 anni di reclusione. Il documento è arricchito da note
biografiche del Viani, redatte da Salsi.
19/79
d) Argomeni varzo
DEGANI GIANNINO, Il 25 luglio a Reggio Emilia nelle carte ufficiali.
Una ricostruzione non solo del 25 luglio, ma anche di una buona parte dei « 45
giorni », .elaborata sulla base di carteggio inedito di parte governativa, esistente
nell'Archivio Centrale di Stato, che aggiunge nuovi particolari su quel che avvenne
a Reggio in quel periodo cruciale, con particolare riguardo all'« ordine pubblico ».
20-21/3
CAVANDOLI ROLANDO, L'incubo del Primo Maggio - cronache grottesche
del fascismo reggiano.
L'A. presenta in modo documentato alcuni esempi del comportamento dei fascisti,
sempre ossessionati appunto dall'incubo dellO maggio e dalle iniziative che in tale
occasione gli avversari politici potevano adottare; quindi si sofferma sull'incredibile
allarme suscitato nel 1931 da uno straccio rosso comparso in Via Valoria e scambiato per una bandiera « sovversiva ».
20-21/135
61
PIGONI PASQUINA, La Cooperazione reggiana di orientamento socialistico
durante il fascismo.
(Titolazione interna: Premessa; L'atteggiamento del fascismo verso l'idea Cooperativa; La Cooperazione di consumo; La Cooperazione di produzione e lavoro; La
Cooperazione agricola; Conclusioni; Bibliografia; Documenti).
17-18/5
CATELLI LUCIANA, Note sulla stampa politica reggiana nel primo dopoguerra
(Titolazione interna: I quotidiani: Caratteri generali; Il Giornale di Reggio; L'Era
Nuova; La Giustizia; Periodici minori: Caratteri generali: La Scure; Il Contadino;
La Libertà Commerciale; Il Fascio Riformista; Il Lavoratore Comunista; Frazione
Massimalista; Il Legionario; All'Armi; Il Subalterno, L'Invalido, Il Proletario Comunale; Il Bollettino della Diocesi di Reggio Emilia; Il Conte della Rocchetta; Il
Corriere Emiliano; L'Indipendente. Bibliografia).
Per ogni testata, si riportano i dati essenziali del foglio e se ne delinea l'orientamento, soprattutto citando e commentando brani particolarmente significativi di
articoli e scritti vari.
23-24/35
PELLIZZI VITTORIO, Discorso celebrativo del 4 novembre 1969 - Un nuovo
modo di celebrare una ricorrenza patriottica.
Il discorso, « mentre valorizza l'apporto del combattente italiano della prima guerra
mondiale, bolla il fascismo e soprattutto allarga l'esame alla guerra di Liberazione
e alle lotte sociali democratiche odierne che a quel movimento sono idealmente
collegate» .
9/57
LA GUERRA DI LIBERAZIONE
a) I C.L.N. - Esperienze di governo.
Origine, costituzione, attività e vicende del c.L.N. clandestino della provincia
di Reggio Emilia.
1° Convegno: «I quarantacinque giorni» (partecipanti Cesare Campioli, Giannino
Degani, Aldo Magnani, Vittorio Pellizzi, Gino Prandi, Prospero Simonelli). 2° Convegno: « La costituzione del C.L.N. ». (Partecipanti: Cesare Campioli, Pasquale Marconi, Vittorio Pellizzi, Gino Prandi, Prospero Simonelli, Gismondo Veroni). 3° Convegno: «Consolidamento e primi atti» (Partecipanti Cesare Campioli, Camillo Ferrari, Luigi Ferrari, Adriano Oliva, don Domenico Orlandini, Arturo Pedroni, Vittorio Pellizzi, don Prospero Simonelli, Gismondo Veroni). 4° Convegno: «Problemi
politici e sulla condotta della lotta» (Partecipanti: Cesare Campioli, Vittorio Pellizzi, Gino Prandi, don Prospero Simonelli).
62
Nel primo Convegno, i presenti accennano per sommi capi all'azione antifascista di
persone e movimenti, svolta durante il «ventennio» e particolarmente nel 1943.
1/5; 2/3; 4/3; 5/5
Esperienze di governo nella zona appenninica reggiana liberata dai partigiani.
(Con note di Viterbo Cocconcelli).
Verbale di una riunione del C.LN. Zona Montagna. Argomenti all'ordine del giorno:
Relazione sul funzionamento e attività dei Consigli (Comunali - n.d.r.) e C.L.N. locali; Lettera ai Comuni per il coordinamento delle tasse e imposte degli anni 1944
e 1945; Funzionamento delle organizzazioni popolari: Fronte della Gioventù, Gruppi
di Difesa della Donna, Comitati Sindacali; Vita interna del C.LN. Zona Montagna,
Membri, cassa, e lettera al C.L.N. di Reggio. Allegato, un documento intitolato: L'organizzazione delle S.A.P. della zona montagna reggiana.
9/65
Documento sul potere dei C.L.N. durante la guerra di Liberazione.
(Con note di Guerrino Franzini).
Titolo del documento: L'azione dei C.L.N. nelle campagne reggiane. Vi si sostiene
tra l'altro che i C.L.N. tanto più acquistano popolarità, prestigio e potere nelle campagne, quanto più ampia è l'adesione al Movimento di liberazione e più consistente
il peso delle varie forme di lotta contro il nazifascismo. Vi si asserisce inoltre, che
il C.L.N., proprio perché se ne seguono sin da ora le direttive, è considerato come
il futuro governo democratico dal quale si attende la giustizia nelle campagne. Secondo il commentatore, il documento è del febbraio 1945; questi annota che nel
testo non si parla di lotte rivendicative di classe in quanto esse non erano tra gli
obiettivi del C.L.N., ma che sicuramente dell'argomento si parlava se si considera
che esse vennero impostate con forza nell'immediato postliberazione.
23-24/137
I verbali delle riunioni del marzo 1945 tra C.L.N. Provinciale e Comando
Unico Zona. (Con note di Guerrino Franzini).
Nei verbali vengono affrontati con molta franchezza tutti i motivi di attrito esistenti
in zona libera tra comunisti e democristiano-cattolici; parzialità a favore delle Fiamme Verdi nella distribuzione del materiale aviolanciato dagli inglesi; posizione D.C.
contro i Commissari politici e contro l'esistenza della organizzazione del PCI all'interno delle formazioni partigiane ecc. Le riunioni hanno come risultato una chiarificaZlOne politica.
25/65
PELLIZZI VITTORIO, I luoghi di riunione del c.L.N. Provinciale clandestino.
Vengono indicate, nella testimonianza, oltre alle località, anche le case ove il C.LN.
si riunì e il numero delle riunioni che si tennero in ogni singola sede.
6/3
63
PARI SI PATRIZIA, Esperienze di governo democratico nella Resistenza
reggiana.
(Titolazione interna: La creazione della «Zona Libera» nell'Appennino reggiano;
Le esperienze di governo dell'autunno: Approvvigionamento ed alimentazione; Prezzi
e Tariffe; Tasse e Tributi; Aiuti ai poveri e ai sinistrati; Scuole; La Giunta Amministrativa; Conclusioni; Documenti).
Elementi di interesse storico presenti nello studio: Costituzione travagliata del C.L.N.
Zona Montagna in quanto i «cristiano-sociali» ritengono prematuro il lavoro per
la creazione degli organismi comunali democratici. Documenti: il C.LN. Provinciale
con lettera del 19-9-44 fissa i compiti del C.L.N. Zona Montagna; il Commissario
Demos al Commissario Prefettizio di Vetto, per comunicargli che in seguito alle elezioni popolari egli è decaduto e per riferirgli che egli dovrà ugualmente porre la
sua firma a certi documenti che devono essere riconosciuti dalle autorità di Reggio;
elencazione delle misure amministrative adottate nel Comune di Vetto; elenco insegnanti elementari stipendiati mensilmente dal Comune di Ramiseto; resoconto del
lavoro svolto dall'incaricato Silla per la formazione del Consiglio Comunale di Collagna; quadro delle elezioni della Amministrazione comunale a Vetto e Commissioni
economiche ed agrarie costituite nello stesso Comune; specchio dei risultati elettorali relativi al Comune di Villa Minozzo; elenco dei membri del Consiglio comunale
di Ligonchio; listini prezzi di vari Comuni; imposte sul bestiame nel Comune di
Ligonchio; direttive del C.LN. Zona Montagna ai Consigli e ai C.L.N. Comunali
per la riorganizzazione delle scuole.
26-27/15
b) Partiti, movimenti, categorie sociali, donne.
COCCONCELLI don ANGELO, Un nodo di resistenza partigiana: la Canonica
di S. Pellegrino.
Vicende varie (riunioni del C.L.N., ricovero di feriti partigiani, perquisizioni repubblichine ecc.) narrate dal sacerdote che reggeva la parrocchia in quei difficili mesi
e che ad un certo momento dovette cercare scampo, trasferendosi nella zona montana
liberata dai partigiani.
9/79; 10-11/119
L'ultima fase della lotta di Liberazione in documenti inediti del P.C.I.
(Con note di Guerrino Franzini).
Titoli dei documenti, entrambi della Federazione provinciale del P.C.I.: Disposizioni ai compagni di lavoro militare, datato 22-3-45 e Verbale della riunione te-nuta
il 3 aprile 45 dalla Comm. militare. In essi si esamina la situazione provinciale con
particolare riguardo a quella delle formazioni partigiane della pianura, e si decide
sul comportamento che tutta l'organizzazione militare dovrà tenere nel momento
delicatissimo che precederà la imminente liberazione del Reggiano.
13-14/125
64
CASOTTI don VASCO, La Canonica di Febbio nei primi mesi del 1944.
Notizie che documentano il notevole impegno del sacerdote,aIlora parroco di
Febbio, a favore dei partigiani. Il Casotti, con un certo rischio e molta fortuna, poté
curar,e e nascondere per alcuni giorni in un sottoscala della Canonica, il comandante
partigiano Peppino Barbolini, che era rimasto ferito durante il combattimento di
Cerré Sologno.
15/93
Direttive del P.C.I. alla vigilia della liberazione di Reggio.
(Con note di Aldo MagnanO.
« Relazione scritta della riunione tenuta dalla Segreto col comp. S. del Triumvirato
il giorno 8-4-1945; Rapporto politico; rapporto organizzativo; i problemi dopo la
liberazione ».
Dal commento di Magnani: «Il documento che qui viene pubblicato, sta a confermare, se ce ne fosse ancora bisogno, come la scelta politica d'unità nazionale per la
lotta di liberazione dal nazifascismo, l'indipendenza nazionale, per una democrazia
progressiva da realizzare assieme a tutte le forze politiche e sociali antifasciste, non
fosse un espediente tattico, ma una scelta strategica del Partito Comunista Italiano
valida per tutto un periodo storico».
17-18/83
VERONI GISMONDO, Come i dirigenti comunisti decisero di dare inizio alla
lotta armata.
Minuziosa ricostruzione dello svolgimento di una riunione tenutasi il 9 settembre
1943, e delle decisioni che in quella sede vennero adottate. Tra l'altro vennero inca,ricati tre elementi ritenuti idonei, di cominciare il reclutamento di volontari destinati
al «lavoro sportivo », ossia all'attività militare gappista in provincia.
20-21/15
SPINABELLI LAURA, I partiti politici durante la Resistenza a Reggio Emilia.
Lo studio è un utile strumento di conoscenza della materia, anche se non contiene
molto materiale inedito. Scarsi sono i documenti e gli stampati che i partiti (eccettuato quello comunista), hanno prodotto nel corso della guerra di Liberazione. D'altro canto, la precedente utilizzazione di quel poco, da parte di altri studiosi o protagorus1ti in varie pubblicazioni, hanno consentito all'A. 'Salo di elaborare un testo
nel quale questo materiale sparso ha trovato una sua organica sistemazione.
28/3
Relazione sulle condizioni dei contadini reggiani durante la guerra di Liberazione.
(Con note di Celso Giuliani).
Il documento porta la data del 19-2-1945. L'ignoto estensore (comunista) dopo aver
passato in rassegna le condizioni dei contadini, costretti a subire tutta una serie
di ingiustizie, elenca nella parte finale alcune misure (evidentemente sentite dalla
65
categoria) da adottarsi nel dopoguerra, e sostiene che i contadini stessi per la loro
larga partecipazione alla Resistenza, «intendono intervenire decisamente nella riorganizzazione nazionale ». Egli asserisce, tra l'altro, che l'influenza comunista nelle
nostre campagne, andava dai salariati agricoli ai piccoli proprietari coltivatori diretti.
Giuliani, nel commento, sostiene che « il motivo di fondo della ribellione attiva e
armata dei contadini, non è stato tanto il problema economico quanto i problemi
della pace, della indipendenza nazionale e della libertà democratica ».
20-21/127
STEFANI LUISA, La donna nella Resistenza reggiana.
(Titolazione interna: Introduzione; Momenti principali di lotta femminile durante
il ventennio; La donna nella Resistenza reggiana; Conclusioni; Appendice).
Primo tentativo di sistemazione della materia, condotto con metodo scientifico. L'A.
si è avvalsa dei risultati di una attenta ricerca su documenti d'archivio, pubblicazioni
ecc. Importante l'utilizzazione di vari documenti inediti dell'A.C.S .. Vi sono nello
studio della Stefani particolari spesso nuovi per quando concerne le lotte nel ventennio. Viceversa non inediti erano molti documenti della guerra di liberazione,
sicché una parte del capitolo relativo è stato omesso nella pubblicazione su R.S.
Elementi di interesse storico presenti nello studio: dati numerici nazionali sull'impegno delle donne nella Resistenza; situazioni organizzative di Leghe, cooperative e
Mutue a Reggio nel 1915; lavoratori disoccupati dell'industria, dell'agricoltura e del
commercio nel 1931; paghe delle 1000 donne (e 80 uomini) occ:llpate presso il
Calzificio MMM nel 1925; situazione organizzativa dei Gruppi di Difesa della donna
nel febbraio 1945; Fasci femminili della provincia dal 1929 al 1940 (numero, anno
per anno, delle donne fasciste, giovani fasciste, lavoranti a domicilio e massaie rurali)
secondo una statistica di fonte fascista; salari delle mondariso dal 1927 al 1931;
varie lettere del Prefetto locale al Ministero dell'Interno sulla situazione reggiana
durante il regime fascista.
25/5
c) Gli stranieri.
FRANZINI GUERRINO, I partigiani russi nel Reggiano.
Studio esauriente sull'apporto dei cittadini sovietici alla guerra di Liberazione in
montagna e in pianura, redatto con l'utilizzazione di documenti dell'epoca, particolarmente ricchi per quanto riguarda la Squadra sabotatori russi « Cane Azzurro ».
10-11/15
MOORE ALFRED, Ricordi di un ex prigioniero di guerra inglese evaso dal
campo di Fossoli.
Catturato nel giugno 1942 dai tedeschi partecipanti alla guerra sul fronte dell'Africa
settentrionale, trasportato a Taranto e quindi rinchiuso nel P.G.-73 di Carpi (Fossoli), il Moore, dopo 1'8 settembre '43 evade eludendo la sorveglianza tedesca e
viene ospitato e aiutato da contadini e sacerdoti della bassa reggiana; nel gennaio
66
1944, guidato per un lungo tratto, attraversa le linee del fronte italiano portandosi
nell'Italia liberata. La sua testimonianza, rilasciata all'Istituto storico della Resistenza, anche per interessamento della prof.ssa Giuseppina Negri che lo aiutò in
quei momenti difficili, è piena di riferimenti a persone e località della zona ave trascorse quei mesi e pertanto ha il carattere di un documento esemplare, che comprova la larghezza della solidarietà popolare verso i prigionieri di guerra alleati.
13-14/97
TARASSOV ANATOLIJ, La vita dei Cervi nell'autunno 1943, da Sui monti
d'Italia, memorie di un garibaldino russo, (Leningrado 1960).
Appunto col titolo Sui Monti d'Italia, l'intero testo del libro sarà pubblicato in
numeri successivi di R.S.
Tarassov, militare nell'Armata Rossa, narra come fu catturato dai tedeschi e successivamente portato in Italia. L'8 settembre si trovava nei pressi di Reggio e disertò
assieme a Victor Pirogov. Entrambi ebbero poi una parte importante nella Resistenza
locale. Nella prima puntata Tarassov, tra l'altro, descrive l'attività partigiana svolta
in montagna ed in pianura dalla squadra di Aldo Cervi e narra dell'assedio fascista a
Casa Cervi, quand'egli venne catturato assieme ai sette fratelli e ad altri. Nelle
puntate successive riferisce degli interrogatori subiti da fascisti e tedeschi, della sua
prigionia a Reggio, a Parma e a Verona, della sua fuga fortunosa e del ritorno nel
Reggiano, della sua successiva inclusione, in qualità di Commissario, nel Battaglione
russi che operava sull'Appennino modenese, del suo passaggio nell'Italia libera,
nonché del suo ritorno nella nostra zona negli ultimi mesi di lotta. Anche se scritto
in forma narrativa, la sua è una testimonianza di particolare valore, anche perché
pone in risalto i sentimenti di fraternità esistenti tra gli sbandati russi e le nostre
popolazioni che spesso con grave rischio, li ospitava e li aiutava in vari modi. Le note
sono di Guerrino Franzini. La traduzione dal russo è del reggiano Riccardo Bertani.
20-21/15; 22/41; 23-24/63
FARRAN ROY, L'attacco di Botteghe.
L'A., già Maggiore dell'esercito britannico, fu aviolanciato ai primi di marzo 1945
in zona partigiana e, in accordo col Comando Unico Zona di Reggio Emilia, formò
e diresse il «Battaglione Alleato », costituito da paracadutisti inglesi nonché da
partigiani russi e italiani. Su tale formazione e sulle sue vicende belliche, Farran
. scrisse un libro (Operazione Tombola, Collins, Londra, 1960), che a cura dell'Istituto venne tradotto, e del quale viene pubblicato il brano che riguarda l'importante
fatto d'arme di Botteghe. Le note, sono redazionali.
25/55
JUNDT ERNEST, Il memoriale di un partigiano tedesco.
Il documento è intitolato Storia del servizio di informazioni segreto di «Gancia ».
L'estensore è Ernest Jundt già sergente della Vehrmacht che operava in collaborazione coi partigiani della zona di Ligonchio e particolarmente con Prospero Pedrazzi
(Gancia), al quale lo scritto -- datato 7 aprile 1946 - è dedicato. E' detto nella
67
presentazione redazionale che la testimonianza è « in tutto veritiera ed ha il pregio
di svelare al lettore comune un aspetto assai insolito della guerra di Liberazione:
quello dei contatti confidenziali tra partigiani ed alcuni membri della Wehrmacht ».
Tali militari, quando per ragioni di esigenza cospirativa non potevano rimanere
nei loro reparti dislocati nei paesi della strada Statale n. 63, disertavano e venivano
raggruppati nella squadra «Mietek », comandata da un disertore di nazionalità
polacca operante in zona di Ligonchio. Le note sono di Guerrino Franzini.
25/81
d) Vita partigiana.
Le relazioni di «Miro» e di «Eros» sul rastrellamento dell'estate 1944.
(Con note di Guerrino Franzini).
Documenti di Riccardo Cocconi e Didimo Ferrari (i due massimi dirigenti delle formazioni partigiane della montagna) redatti subito dopo il grande attacco nazifascista,
per riferire al C.L.N. Provinciale sull'andamento delle operazioni e sulla riorganizzaZlOne dei reparti.
1/79
L'intendenza generale nel settembre 1944. (Con note di Guerrino Franzini).
Documento firmato da Barbanera Annibale Alpi), intendente generale dell'epoca per
le formazioni della montagna, stilato il 16 ottobre, dal quale si possono comprendere
il difficile funzionamento dell'organismo e la molteplicità dei problemi che comportava l'approvvigionamento delle formazioni partigiane.
6/83
Sabotaggio della strada del Cerreto - Una azione laboriosa e sfortunata condotta
in montagna sul finire della lotta armata. (Con note di Brenno Orlandini).
L'azione, comandata dall'Aiutante Maggiore della 14Y Brigata Frigio (Guerrino
Franzini) e dal V. Commissario Bttglian (Manzotti Zurè) viene da essi minuziosamente descritta. Il documento è commentato per R.S. da Brenno Orlandini (Ramis),
allora Comandante della medesima Brigata partigiana.
6/75
Il Diario storico della 145a Brigata Garibaldi «Franco Casoli ».
(Con note di Guerrino Franzini).
, Il diario, dal 24 febbraio 1945 (data di costituzione della 14Y risultante dalla divisionein due della grossa 26a ) era tenuto dallo stesso Guerrino Franzini, che ora
lo presenta, dotandolo delle necessarie note. La 14Y aveva il compito specifico
della difesa della Centrale di Ligonchio.
7-8/97
68
Il Distaccamento sabota tori «Santa Barbara» della Brigata Fiamme Verdi
«Itala ». (Con note di Salvatore Rotanti).
Documento nel quale si descrivono azioni e vicende della formazione nell'ultima
fase della lotta, integrate dal commento di un protagonista.
7-8/93
LAGHI GUIDO, Appunti sul problema sanitario presso le formazioni partigiane reggiane.
Lo studio si riferisce alle formazioni della montagna. (TitO'lazione interna: Premessa;
Il problema dell'alimentazione; Il problema dell'equipaggiamento; Le malattie; Il
servizio medico e farmaceutico; Il servizio medico e gli alleati).
9/49
FERRARI DIDIMO, Diario di guerra. (Con note di Guerrino Franzini).
Le annotazioni giornaliere vanno dal 5 marzo 44 (quando l'A. diviene, per incarico
del PCI, partigiano della montagna come Commissario generale dei garibaldini reggiani) al 7 settembre '44.
Praticamente esse cominciano col difficile inizio dell'organizzazione militare e politica della Resistenza in montagna e si fermano quando tale organizzazione, colla costituzione del Comando Unico Zona, si esprime nella sua forma definitiva.
Quella di Ferrari, Commissario generale sino al 25 aprile '45, e successivamente
Segretario provinciale dell'A.N.P.I. per vari anni, è una voce che non è possibile
ignorare da parte di quanti vogliano studiare la Resistenza reggiana.
12/65
Diario storico del Comando Unico Zona reggiano.
L'originale, in
menti bellici e
costituisce un
di Liberazione
15/3
due quaderni, sia pure con un breve intervallo, registra gli avveninotizie di vario genere, dal 22 settembre '44 a13 maggio 1945. Esso
documento di notevole importanza per la conoscenza della guerra
svoltasi sull'Appennino reggiano. Le note sono di Guerrino Franzini.
Chirurgia partigiana - Uno scritto di Pasquale Marconi.
Marconi, oltre che V. Commissario generale delle formazioni reggiane della montagna, era altresì Capo del Servizio sanitario ed esercitava anche direttamente la
sua opera di chirurgo. Il breve scritto, dice Carlo Galeotti nel presentarlo, « mostra
al vivo le difficili condizioni in cui i medici erano chiamati ad operare ».
19/85
FRANZINI GUERRINO, Vicende di una formazione garibaldi'na - Il Diario
del Distaccamento «G. Bedeschi ».
L'A., che per molti mesi fu Comandante del Distaccamento, tenne il diario dal 3
luglio '44 al 24 febbraio '45. Successivamente fu il Commissario Gino Setti (Susmel)
69
a tenere le annotazioni giornaliere sino al 22 aprile 1945. Rispetto ai vari diari pubblicati da R.S., quello del « Bedeschi » abbraccia un periodo più lungo. I quaderni
originali sono in possesso di Franzini. Trattasi di un documento che permette di conoscere « dall'interno» la vita giornaliera di una formazione partigiana della montagna. La presentazione e le note, sono pure di Franzini.
26-27/129
Dialogo epistolare del 1944 tra Didimo Ferrari (Eros) e Roberto Battaglia
(Barocci). (Con note di Guerrino Franzini).
Attraverso una fitta corrispondenza durata dall'agosto al dicembre 1944 tra due
uomini egualmente impegnati con cariche di responsabilità nella lotta di Liberazione in zone diverse, si ha lo scambio di dati e informazioni su iniziative riguardanti l'attività militare e l'organizzazione della vita civile sull'Appennino reggiano
e in Garfagnana - Lunigiana. Soprattutto risalta nel carteggio «la salda amicizia
nata casualmente nel corso della guerriglia tra due uomini di diversa estrazione
sociale e diversa formazione ideologica, che tuttavia collaborano lealmente risolvendo giorno per giorno i problemi contingenti e augurandosi - lo ripetono spesso
nei loro messaggi - di poter lavorare assieme anche a guerra finita, per una società
italiana migliore in quanto libera e giusta ». Ferrari era un comunista, già perseguitato politico, bracciante di origine; Battaglia invece, uno studioso d'arte, azionista,
che dopo la liberazione diverrà comunista ed autore della prima e più importante
Storia della Resistenza italiana.
29-30/119
PIAZZI ENRICO, Memoriale di un partigiano cattolico.
L'A., era un professionista bolognese sfollato sulle nostre montagne nel 1944 e che
visse come partigiano, assieme alla moglie, una breve ma intensissima fase della
guerra di Liberazione: quella del violentissimo attacco estivo alla zona libera reggiano-modenese (<< Repubblica» di Montefiorino) da parte di truppe tedesche. Il
memoriale è stato redatto nel novembre '44. Interessanti dal punto di vista storico
i cenni a personaggi e fatti di quel periodo, ma soprattutto alla accanita resistenza
opposta dai partigiani reggiani a Gatta contro superiori forze nemiche attaccanti.
29-30/47
VERONI Gismondo, Il sabotaggio.
Descrizione delle varie tecniche usate nel sabotaggio contro il nazifascismo nel corso
della lotta di Liberazione.
16/81
e) Stampa clandestina.
PELLIZZI VITTORIO, I «Fogli» tricolore.
« Studio esauriente su nascita, vicende e contenuto della omonima pubblicazione ci-
70
clostilata, che comparve in pianura dalla seconda quindicina del settembre 1943 ».
3/5
PRANDI GINO, L'Avanti clandestino ne! Reggiano dopo !'8 settembre 1943.
Notizie sull'edizione regionale del giornale socialista e sul contenuto lacunoso di un
appello rivolto ai reggiani, comparso su di un numero uscito nel febbraio 1944.
5/71
PATRONCINI GINO, La tipografia clandestina.
Testimonianza di un tipografo sulla tipografia di Canolo, organizzata dal PCI nel
1944, che lavorò molto intensamente e senza mai essere scoperta per tutte le organizzazioni della resistenza reggiana, producendo una quantità incredibile di materiale.
3/82
OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA
a) L'8 settembre 1943.
L'attacco tedesco alla caserma «Zucchi» in un rapporto de! comandante de!
Deposito de! 3° Artiglieria. (Con note di Guerrino Franzini).
Il documento porta la data del 9 settembre e venne pertanto redatto poche ore
dopo la sparatoria. E' indirizzato al Comando di Presidio, che non esisteva più
perché nel frattempo i tedeschi si erano impadroniti della caserma.
Il testo, come si rileva dal commento, denuncia una scarsa conoscenza della situazione
reale del Paese e una mancanza di iniziative autonome che, se adottate tempestivamente, avrebbero consentito almeno a soldati e a ufficiali di sottrarsi alla prigionia
di guerra ed avrebbero evitato dolorose perdite umane.
20-21/121
MONTANARI OTELLO, Ricordando !'8 settembre.
Testo del discorso pronunciato dallo stesso Montanari presso la Caserma « Zucchi »
nel corso della celebrazione ufficiale del 30° anniversario dell'8 settembre. Il testo
contiene, precisi riferimenti ai fatti che in quella data si svolsero a Reggio.
20-21/103
CaRNIA ANNA LISA, La Resistenza a Sassuo!o !'8 settembre 1943.
Minuziosa ricostruzione di quello che avvenne a Sassuolo in quel difficile momento
e « nuovi elementi su episodi di resistenza militare e civile ai tedeschi ».
29-30/145
71
b) Avvenimenti dell'epoca.
Un ordine di operazione del Comando provinciale G.N.R.
(Con note di Guerrino Franzini).
Il documento riguarda lo « svincolamento » dei presidi fascisti di Villa Minozzo e
Toano - assediati dai partigiani - svolto si il 9 giugno 1944.
4/97
Due versioni sul disarmo del presidio della G.N.R. di Carpineti.
Relazione di fonte fascista sul fatto, svoltosi il 9 giugno '44, confrontata con la
testimonianza di uno dei partigiani che parteciparono al disarmo.
5/75
L'azione delittuosa dell'Ufficio politico investigativo della G.N.R. in una sentenza della Corte d'Assise Straordinaria. (Con note di Aldo Magnani).
Testo della sentenza contro un gruppo di fascisti colpevoli di delitti particolarmente efferati compiuti nei confronti di prigionieri accusati di attività partigiana;
documento interessantissimo in qualche parte agghiacciante, in quanto descrive con
estrema precisione le forme di tortura normalmente impiegate dagli inquirenti fascisti per strappare confessioni alle loro vittime.
7-8/73
FRANZINI GUERRINO, L'evasione dei detenuti politici dalle Carceri Giudiziarie di S. T ommaso.
Redatto sulla base di documenti fascisti dell'epoca e di testimonianze di protagonisti, il fatto, avvenuto il 15 ottobre 1944, viene presentato nel contesto di una
situazione cittadina drammatica per i fascisti, perché dominata dalla sensazione dell'irrompere degli eserciti alleati nella Val Padana e dalla crescente aggressività
dei partigiani.
7-8/63
Sentenza di un Tribunale repubblichino contro il personale delle Carceri di
S. Tommaso.
Il processo contro i secondini, e il magistrato dotto Ennio Maniga, imputati di aver
fadHtato ila fuga dei prigionieri politici (cfr. Ricerche Storiche un. 7-8), ebbe luogo
il 26-10-44. In tale occasione il Tribunale Militare di guerra straordinario dichiarò
la sua incompetenza.
10-11/113
MAGNANINI GIANNETTa, Lo sciopero del 1° maggio 1944 alla «Lombardini ».
Testo del discorso che Magnanini (all'epoca giovane operaio in quell'azienda) ha tenuto il 29 aprile 1974 nel refettorio della fabbrica, celebrandosi il XXX anniver-
72
sario della Resistenza. Il testo contiene qualche particolare inedito sul clamoroso
fatto.
22/71
PELLIZZI VITTORIO, Dopo trent'anni - Il clamoroso colpo di mano all'
U.N.U.C.I.
Narrazione molto particolareggiata di un fatto compiuto il 24 maggio 1944: la sottrazione delle schede con le quali molti ufficiali in congedo, cedendo alle pressioni
delle autorità repubblichine,clichiaravano di aderire senza condizioni alla Repubblica sociale italiana e di esser pronti a giurare per servirla fedelmente nel suo
esercito.
L'azione (incruenta) premise al C.LN. provinciale di far sapere alla pubblica opinione di essere in possesso delle dichiarazioni firmate dagli aderenti, provocando
forte panico fra costoro e disorientamento nell'ambiente fascista.
Il testo è corredato da molte note di particolare interesse, dedicate a fatti e personaggi della Resistenza nonché, ovviamente, al C.LN. Provinciale.
22/3
Documenti inediti sulla rappresaglia del 30 gennaio 1944.
Lettera di Giovannetti Destino (uno dei condannati a morte) alla moglie e al figlio;
relazione di un Ispetore generale di PS inviata al « Capo della Polizia - Roma» il
10-2-1944 sulla situazione politico-economica di Reggio Emilia, nella quale si parla
tra l'altro delle azioni partigiane che precedettero la fucilazione per rappresaglia di
don Pasquino Borghi e di altri 8 patrioti del tutto estranei ai fatti. Le note sono
redazionali.
22/75
RICORDI E BIOGRAFIE DI PROYAGONISTI
MAGNANI ALDO, In memoria di Attilio Gombia. Un tenace dirigente operaio, un valoroso comandante partigiano.
La vita e l'opera di un perseguitato politico e dirigente partigiano decorato, riassunta
da un compagno di lotta che gli fu vicino praticamente per tutta la vita.
9/85
Una conversazione con Alcide Cervi. (Registrata da Eber Romani nel 1962).
Pubblicata per ricordare la figura del vecchio a poco tempo dalla sua scomparsa,
contiene qualche cenno alla vicenda familiare, ma soprattutto alla sua visita nell'URSS e alle impressioni da lui riportate.
10-11/7
73
MAGNANI ALDO, Antonio Gramsci nei ricordi di un militante comunista
reggiano.
Rievocazione dell'ambiente carcerario, della figura di Gramsci e delle sue idee riguardo al futuro dell'Italia e del PCI.
12/89
Su Cesare Campioli.
Alcuni dati biografici essenziali sulla sua vita di militante antifascista. Inoltre, il
testo di un documento da lui scritto durante la guerra di Liberazione quale rappresentante del PCI nel C.L.N. Provinciale in un momento particolarmente delicato, e
considerazioni finali sulle caratteristiche di comunista-patriota di Campioli. Pezzo
di apertura redatto in occasione della sua scomparsa avvenuta il 25 gennaio 1971.
13-14/3
FRANZONI VITTORIO e GALEOTTI CARLO, Ricordo di Pasquale Marconi
Gli A. cercano di condensare, ricorrendo anche a scritti dello stesso Marconi apparsi
sulla stampa partigiana, la sua figura di «combattente cristiano », contrario cioè
alle crudeltà che a volte la guerra imponeva e soprattutto difensore della vita umana, anche di quella dei nemici.
17-18/149
DEGANI GIANNINO, Camillo Prampolini nella scheda biografica della Pubblica Sicurezza.
Il documento, rinvenuto all'Archivio Centrale di Stato, è seguito da un curriculum
cronologico elaborato da Degani' il quale, con l'occasione, espone «per appunti
quello che fu il pensiero dottrinario del Prampolini ricavato da scritti che quasi tutti
provengono da lui».
19/33
BELLENTANI FRANCESCO, Prampolini e Matteotti 50 anni fa.
Testo di una breve autobiografia di Prampolini vergata su richiesta di Matteotti;
cenni sull'assassinio di Antonio Piccinini; brani dell'ultimo discorso che Matteotti
tenne alla Camera, dove si parla delle violenze fasciste nel Reggiano secondo dati
forniti da Prampolini; brani di una lettera che lo stesso Prampolini inviò da Roma
al Bellentani, contenenti interessanti giudizi sulla situazione nazionale del momento.
22/25
MAGNANI ALDO, Due incontri con Mons. Tesauri.
Il primo incontro avvenne nelle carceri di S. Tommaso, ove l'A. era stato rinchiuso
per motivi politici. Il secondo, avvenne nella canonica di Correggio, ove Magnani
si recò per una «visita d'obbligo ».
Lo scritto è denso di annotazioni sulla difficile situazione provinciale negli anni
74
del fascismo e di cenni sulla figura del sacerdote, antifascista da tempo e quindi
Resistente in quel di Lanciano ove si trovava negli ani della guerra.
22/81
GAMBARELLI TAMBURINI ITALINA, Una madre partigiana.
La famiglia Tamburini, antifascista e partigiana, risiedeva a Casina, luogo posto
sulla strada Statale n. 63 e pertanto in permanenza presidiato da truppe tedesche e
fasciste. Lo scritto narra con linguaggio popolaresco, ma efficace, le vicende di
una donna non più giovane, che ebbe un figlio caduto ed un secondo gravemente
ferito nel corso della guerriglia, e che pure portò avanti con incredibile tenacia la
sua battaglia personale di partigiana e di madre, tra mille insidie, pericoli e dolori,
sino alla liberazione.
26-27/129
FERRETTI LINO, La testimonianza di un fucilato.
Un gappista di Fabbrico diciottenne viene arrestato e fucilato assieme a un suo
compagno di lotta. A trent'anni di distanza, il protagonista narra come riusd, benché
gravemente ferito, a salvarsi, a sopravvivere e a riprendere la lotta.
28/73
IL POSTLIBERAZIONE
a)
Ricostruzione democratica.
PELLIZZI VITTORIO, Dopo trent'anni - Iniziative degli organi della Resistenza per il primo avvio alla vita democratica - La Creazione dei Consigli
ProV'inciali e Comunali.
L'A. rivestiva all'epoca la carica di Prefetto. All'inizio, egli elenca sommariamente
le iniziative che vennero adottate per creare posti di lavoro e per dare assistenza
ai molti bisognosi, che in quel periodo estremamente difficile aumentavano con la
smobilitazione dei partigiani ed il ritorno dei prigionieri di guerra. Quindi passa
a descrivere i suoi delicati rapporti con il Commissario provinciale del Governo
Militare Alleato, dimostrando quanto fu pesante e spesso miope la tutela di quell'organismo, che giunse a censurare e ad impedire varie misure ritenute necessarie
dal Prefetto e dal C.LN. Provinciale.
Solo con la cessazione della Amministrazione alleata, avvenuta il 5 agosto '45, fu
possibile dar corpo alla progettata creazione, a fianco delle Giunte Comunali e Provinciale, di Consigli paritetici i quali, pur essendo degli organi consultivi, dovevano
democraticamente discutere i principali problemi del momento e proporre il da
farsi, facilitando in questo senso, il gravoso impegno delle Giunte medesime.
L'A. descrive con molta precisione come si arrivò alla creazione dei suddetti organismi, secondo un progetto elaborato e presentato al C.LN. Provinciale dallo
stesso Pellizzi.
75
Elementi di interesse storico presenti nello scritto: nomi e rispettivi compiti degli
ufficiali alleati che operavano nel Reggiano a fianco del col. Radice, Commissario
del Governo militare alleato; testo del documento col quale il C.L.N. deliberò la
Costituzione dei Consigli comunali e provinciale; elenco delle persone designate
dai quattro partiti a far parte del Consiglio Comunale e Provinciale; lettera di
Giuseppe Dossetti inviata da Roma al Prefetto Pellizzi, nella quale informa, tra
l'altro, di aver citato l'iniziativa reggiana in sede di C.L.N. Nazionale, con considerazioni «che hanno riscosso l'unanime assenso di tutti i partiti ».
26-27/65
STUDI DI VARIO GENERE, BIBLIOGRAFIE ECC.
FRANZINI GUERRINO, Bibliografia della Resistenza reggiana - Giornali e
periodici dal 1945 al 1955.
Registrazione di articoli di interesse storico comparsi su « Il Lavoro di Reggio »,
«La Libertà », «La Penna », «Nuovo Risorgimento », «Reggio Democratica »,
« Tempo nostro », « La Verità », « Il Volontario della Libertà », « Avanti! », « L'Avvenire d'Italia », « Il Giornale dell'Emilia », « Patria indipendente », « Il Progresso
d'Italia », « L'Unità ». Inoltre, 4 articoli comparsi su altre quattro testate raggruppati sotto la voce Vari, in totale, gli articoli sono 456.
5/21
FRANZINI GUERRINO, Bibliografia della Resistenza reggiana - Libri e opuscoli dal 1945 al 1968.
Ogni opera elencata viene accompagnata da brevi note, redatte nell'intento di « valutare le fonti documentarie di cui gli autori si avvalgono o l'attendibilità delle loro
testimonianze », dal punto di vista storico.
7-8/23
OLIVA LUCIAFEDERICA, La tradizione socialista a Reggio Emilia e l'opposizione al fascismo.
.
l° capitolo della tesi di laurea« La Resistenza a Reggio Emilia» dall'Autrice presentata all'Università di Trieste.
(Titolazione interna: Reggio Emilia, provincia agricola. Contadini ed operai; Il socialismo a Reggio Emilia, Camillo Prampolini; Il fascismo. Opposizione antifascista.
Dall'attività clandestina alla lotta armata. 2° capitolo (quasi integrale) della tesi.
(Titolazione interna: 25 luglio 1943. Schieramento antifascista a Reggio Emilia.
I 45 giorni. L'8 settembre; Il P.c.I. e la ricerca dell'unità di azione; Due diverse
posizioni tra i socialisti reggiani; I cattolici e la lqtta armata). Il Comitato di Liberazione Nazionale. 3° capitolo (quasi integrale) della tesi. (Titolazione interna:
Il Comitato Provinciale di Liberazione Nazionale. Il Comando Piazza; La politica
del C.LN. e dei partiti durante la lotta. Contadini ed operai; Rapporti di forze; Documenti).
9/3; 10-11/87; 12/23
76
CAVANDOLI ROLANDO, Quattro Castella ribelle - Cronache della Resistenza e della Guerra di Liberazione (1919-1945).
(Titolazione interna: Palude economica fra due guerre; Le organizzazioni di classe;
Merenda e guerra ovvero storia di un equivoco; I partiti dopo la prima guerra
mondiale. Il Comune socialista; Esordio fascista; L'Assassinio di Armando Teneggi Opposizioni all'attendismo e alla non resistenza; Assalto fascista al Comune - Tripudio in uniforme; Elezioni fasciste; Discordie in casa fascista. Il Municipio a Montecavolo; Gli squallidi anni ruggenti; I comunisti e la cospirazione; Prima e durante
Badoglio; L'occupazione tedesca; I movimenti politici nella guerra di Liberazione.
Il C.L.N.; Le case di latitanza e i recapiti partigiani. I corridoi di rifornimento
alla montagna; Lo sciopero del l° marzo 1944. I contadini e la guerra di Liberazione; Le formazioni partigiane; Guerriglia; Insurrezione).
13-14/7; 15/27; 16/55; 17-18/39
Concorso per ricerche storiche tra studenti (a cura di Guerrino Franzini).
L'iniziativa venne adottata nella primavera del 1972 dal collegio dei professori del
Liceo Ginnasio statale «L. Ariosto ». Vengono pubblicati alcuni brani dei due
lavori giudicati. migliori e precisamente Bruno Barani, Michele Sartori e Moreno
Simonazzi: Le Officine reggiane centro della Resistenza antifascista e Giorgio Guidetti, I partiti politici nella Resistenza reggiana. Degli stessi lavori e degli altri
presentati al Concorso, viene dato anche un giudizio come redazione di R.S.
17-18/129
FRANZINI GUERRINO, ZAMBONELLI ANTONIO, Guida sommaria all'Archivio dell'Istituto storico.
Descrizione sommaria del contenuto delle «buste» nelle quali è sistemato il carteggio dell'Istituto.
(Titolazione interna: O - Materiale del «ventennio» (1921-1943); 1 - Carteggio
del Comando militare Nard-Emilia (1944-1945); 2 - Comandi ed Enti vari (19441945); 3 - Carteggio Comando Unico Zona (1944-'45); 4 - Commissariato generale
(1944-'45); 5 - 26a Brigata Garibaldi (1944-'45); 6 - 144a Brigata Garibaldi (19441945); 7 - 145a Brigata Garibaldi (1945); 8 - Battaglione Alleato e Fiamme Verdi
(1945); 9 - Polizia partigiana (quasi tutto postliberazione); lO - 76a Brigata S.A.P.
«Angelo Zanti» (1944-'45); 11 - 7r Brigata S.A.P.« F.lli Manfredi» (1944-'45);
12 - Materiale di Partito (PCI) (1944-'45); 13 - Miscellanea (1944-'45); 14 - Carteggio fascista (1944-'45).
17-18/121
FERRARI MARIO, Episodi della Resistenza a Bibbiano.
Attivo antifascista nel « ventennio » e successivamente Commissario di una Brigata
partigiana della montagna, il Ferrari rievoca, a datare dal 25 luglio 1943, vari fatti
di interesse storico dei quali fu protagonista. L'elemento di maggiore spicco per la
sua eccezionalità è quello di aver ottenuto, con opportuni contatti, la collaborazione
del podestà repubblichino, che più volte intervenne verso fascisti e tedeschi per in-
77
durli a liberare dei «rastrellati », a non affettuare rappresaglie contro la popolazione, ecc.
23-24/127
Dati sull'apporto reggiano alla guerra di Liberazione. (A cura di Guerrino
Franzini).
(Titolazione interna: Elenco nominativo dei reggiani caduti nel Reggiano, in altre
province e all'estero; Partigiani caduti, originari di altre province, appartenenti alle
formazioni reggiane; Partigiani stranieri caduti appartenenti alle formazioni reggiane; Paracadutisti inglesi del Btg. Alleato caduti a Botteghe di Albinea; Dati numerici delle perdite; Partigiani reggiani all'estero (combattenti e Caduti, in cifre);
Perdite subite dalle singole formazioni reggiane in morti e feriti; Decorazioni concesse; Decorazioni proposte; Contributo dei vari Comuni reggiani alla guerra di
Liberazione; Sommario dell'attività partigiana in provincia di Reggio Emilia dal
settembre 1943 all'aprile 1945).
26-27/5
Altri dati sull'apporto reggiano alla guerra di Liberazione.
Riguardano nomi di decorati sfuggiti all'elenco pubblicato sul n. 26/27 di R.S.,
il numero dei decorati delle singole formazioni e il numero di decorati reggiani operanti in altre province o all'estero.
NOTE E DISCUSSIONI
Lettera con la quale Guido Laghi, riferendosi allo studio di Vittorio Pellizzi « I Fogli
tricolore» comparso sul n. 3 di R. S., informa che l'allora Federale fascista Armando
Wender, morì in combattimento.
4/101
Un documentario televisivo sull'attacco di Albinea.
Le riprese dell'importante fatto d'arme (ricostruito da Massimo Mida Puccini con
l'ausilio di un gruppo di protagonisti) sono state effettuate per conto della TV, dal
17 al 23 aprile 1969, ma non risulta che il documentario sia mai stato mandato
in onda.
7-8/133
G.F., Le repubbliche partigiane in TV.
Breve rettifica relativa ad una difettosa trasmissione sulla Repubblica di Montefiorino
e al servizio apparso su « Il Radiocorriere » n. 15 del 12-18 aprile 1970.
10-11/129
78
VERONI GISMONDO, Un giudizio avventato.
Nella ristampa di «La Repubblica di Montefiorino », Ermanno Gorrieri afferma
che il libro di G. Franzini Storia della Resistenza reggiana « non si discosta dall'approccio celebrativo e dalla linea interpretativa comunista ». Veroni Presidente dell'ANPI di Reggio Emilia, editrice del libro criticato, osserva che il giudizio di
Gorrieri è «drastico e demolitore» pur non essendo seguito da alcuna argomentazione. Veroni afferma altresì, che il libro è obiettivo anche secondo il parere
di persone appartenenti ad ogni corrente.
10-11/129
AA.VV., Risposta ad un libello.
Documento di sette dirigenti della Resistenza reggiana che, dopo aver attentamente
esaminato i fatti, smentiscono con argomentazioni e prove che Riccardo Cocconi,
V. Comandante delle formazioni partigiane della montagna, sia stato impHcato,
agendo per incarico del P.c.I., nella cattura dei fratelli Cervi attuata dai fascisti,
come si afferma impudentemente sull'opuscolo La verità - I sette fratelli Cervi,
apparso nell'aprile 1968, che riporta un lungo brano tratto da una pretesa « Storia
della guerra civile in Italia» (fasc. 23) edita da Edizioni F.P.E. r.r.l. Milano.
10-11/125
G.F. (Guerrino Franzini), Precisazioni su «Montefiorino) Distretto partigiano ».
L'articolo si riferisce alla pubblicazione omonima di Luigi Arbizzani e Luciano Casali.
In essa, ove si parla della parte reggiana del « Distretto », risultano alcune inesattezze; soprattutto si formulano giudizi non condivisibili, su una pretesa debolezza
politica e militare delle formazioni reggiane, nel luglio-agosto 1944.
12/95
FRANZINI GUERRINO, Un piccolo mistero.
Vi si parla di un «preavviso per l'inizio delle operazioni in campo aperto» che
secondo Amerigo Clocchiatti venne emanato dal Comando Nord-Emilia il giorno 19
aprile '45, mentre secondo F., che ha rinvenuto il documento originale nell'Archivio
dell'I.S.R., il « preavviso» porta la data del 23.
17-18/153
Un manifesto non pubblicato (era stato progettato il 26 luglio 1943, ma non autorizzato dall'Autorità militare). Precisazioni su un drammatico salvataggio (quello
di Peppino Barbolini e Riccardo Cocconi, comandanti partigiani feriti nel combattimento di Cerrè Sologno). Invito alla correttezza giornalistica (citare le fonti nel caso
gli articoli di carattere storico, per non creare confusione nel lavoro dei ricercatori
e degli studiosi; si fanno alcuni esempi di scorrettezze).
23-24/143
79
ATTI E ATTIVITA' DELL'ISTITUTO
Notizie sulla costituzione dell'Istituto per la Storia della Resistenza e della guerra
di Liberazione per la provincia di Reggio Emilia; Statuto dell'Ente.
1/99
Notizie sulla inaugurazione della Sede dell'Istituto, sulla cerimonia tenuta in quell'occasione alla Sala del Tricolore e sul discorso di Parri; resoconto della prima
assemblea annuale ordinaria dei soci tenuta 1'11 giugno 1967.
2/111
Donazioni varie fatte all'Istituto, in particolare dall' ANPI oltre che da privati.
4/105
L'Assemblea annuale dei soci del 15 giugno 1968.
5/89
PELLIZZI VITTORIO, Una importante iniziativa dell'Istituto Nazionale:
Convegno su «I partiti nella Resistenza ».
Breve resoconto sul Convegno, svoltosi il 16 e 17 novembre '68.
6/57
L'Assemblea Straordinaria del 29 aprile 1968 e L'Assemblea generale del 9 marzo
1969 - Statuto (modificato all'art. 14).
Ricerche sui combattenti antifranchisti reggiani - Biblioteca - Pubblicazioni varie.
9/97
Deliberazioni del Comitato Direttivo - Ristampa di Origini e primi atti del c.L.N.
Provinciale di Reggio Emilia - Estratto di R.S. sui Cervi - Concorso a premi per studi
storici sulla Resistenza locale, in occasione del XXX della Resistenza - Pubblicazione
del libro di A. Zambonelli Reggiani in difesa della Repubblica spagnola da parte
dell'Istituto.
20-21/141
L'Assemblea annuale del 25 maggio 1974.
22/87
L'Assemblea del 23 febbraio 1975 - La premiazione delle opere vincenti (del 3°
concorso per studi storici su Reggio Emilia e provincia dal 1919 al 1947 - n.d.r.).
25/95
80
L'assemblea annuale dei soci (del 26-2-1976); La elezione delle cariche sociali;
Lo statuto.
28/89
Dotazioni documentarie e ricerca - Nuove acquisizioni - Attività divulgativa.
29-30/149
GUERRINO FRANZINI
Documenti e testimonianze
VITA DI UN MILITANTE
(Testimonianza di Desiderio Cugini)
La pubblicazione della presente testimonianza che è stata raccolta a
suo tempo presso l'Istituto e che giudichiamo assai interessante dal punto
di vista storico, vuole essere anche un atto di omaggio alla memoria del
protagonista, purtroppo scomparso alcuni mesi orsono.
Sono figlio di un piccolo commerciante e di una sarta casalinga. Ho frequen.
tato le scuole elementari. Mentre studiavo, lavoravo presso un carrozzaio.
A 14 anni fui occupato presso le Officine «Reggiane» come apprendista
falegname.
Ricordo che vi era in quel tempo parecchio malcontento fra gli operai, che
erano in lotta per miglioramenti salariali, e che si praticava l'ostruzionismo, che
consisteva nel lavorare adagio.
Durante l'occupazione dello stabilimento (4-28 settembre 1920) si rimaneva
sul luogo di lavoro notte e giorno a turno. Le donne venivano in portineria a
portarci da mangiare.
Quando si diffondeva la voce che la forza pubblica intendeva far sgomberare
lo stabilimento, suonava la sirena. La gente dei dintorni allora accorreva verso
la fabbrica (uomini e donne) per dar man forte agli operai.
Vedevo circolare all'interno qualche moschetto (non ne sapevo la provenienza
perché ero un ragazzo) e vedevo operai armati di lance prodotte in fabbrica per
respingere eventuali attacchi delle forze dell'ordine.
Prestavo la mia attività nella squadra in cui lavorava Camillo Montanari. Era
un giovane serio ma combattivo. Abitava in Viale Trento Trieste: la seconda casa
a destra. Quando l'ho conosciuto però, abitava in Via dello Zappello.
All'epoca dei fatti di Parma (1922) mi chiamò a casa sua. Mi consegnò una
cassetta di fiori che nel sottofondo conteneva alcune pistole. La portai nella via che
conduce alle Reggiane, dopo la ferrovia, ove era un locale pubblico, mi pare 1 lo
Spaccio Cooperativo degli operai delle Reggiane. Quivi aveva sede, ufficiosamente,
il Circolo di Giovanile comunista che allora era presieduto da Miari.
In quello stesso luogo parlò Terracini nel famoso comizio che tenne contro
la cooperativizzazione delle «Reggiane ».
Montanari, ne sono quasi certo, partecipò ai fatti di Parma, o almeno mandò
1
«La Fonte ».
82
a Parma delle armi. Ricordo che chiesi anch'io di andare e che egli mi rispose di
no perché ero troppo giovane.
Segretario della FGCI, prima, era stato Agostino Zarocare.1J1i.
Mingrino di Roma, lanciò l'idea degli Arditi del Popolo. Ricordo che a Reggio,
nella zona dell'attuale arcispedale, si tenne di sera una riunione per la costituzione
degli Arditi del popolo. lo facevo la guardia per avvertire i partecipanti di eventuali pericoli.
I momenti erano difficili. Benché giovane ebbi i primi fastidi. La polizia,
quando avevo 16 anni, mi portò in guardina perché ero imputato di tenere delle
armi. Nella perquisizione non me le trovarono e dopo avermi mollato due schiaffi
mi rilasciarono. Le armi le avevo nascoste fuori casa.
Mi ero iscritto alla organizzazione giovanile comunista in seguito alla creazione del PCI. Divenni responsabile della diffusione della stampa del circolo cittadino della FGCI. Si diffondeva un quotidiano comunista che veniva stampato a
Roma 2, « l'Ordine nuovo» di Torino, il periodico «La compagna» e un giornale
per ragazzi che se non vado errato si intitolava «Il Pioniere ». Mi dimenticavo
di dire che c'era anche « l'Avanguardia ».
Il giornale « La Compagna» veniva diffuso principalmente davanti al calzifi.
cio di Gardenia. In questa nostra attività eravamo contrastati dai fascisti coi quali
avemmo vari scontri. Una volta, credendo che il mio compagno Bagolini fosse in
pericolo, sparai un colpo di pistola in aria. In seguito i fascisti andarono al calzificio per picchiare Bagolini (che qui appunto lavorava) ma le donne intervennero
e fecero massa attorno al compagno per difenderlo. I fascisti se ne dovettero andare
senza aver concluso niente.
Quando divenne difficile .diffondere « l'Ordine Nuovo» all'interno delle « Reggiane » per la continua presenza dei fascisti all'entrata della fabbrica, si ricorse ad
un espediente. Il pacco del giornale veniva lanciato oltre il muro di cinta dalla
parte della ferrovia. Noi si andava a prenderlo e i giornali venivano diffusi nei vari
reparti. I compagni provenienti dalla provincia, alla sera portavano il pacchetto
dei giornali nei loro paesi.
Nel 1922-1923 era quasi impossibile per i socialisti e per i comunisti circolare di sera, perché i fascisti avevano costituito le squadracce che erano sempre in
giro pronte a bastonare gli avversari politici. Anche noi ddla FGCI, specie dopo
le riuniO!Jli. Allora decidemmo ,di andare in giro per reagire a qrueNe soperohiettie.
Ci recavamo per lo più nei dintorni di Reggio, armati di bastoni da passeggio,
per cercare i fascisti, in modo che essi sentissero che vi era una forza con la quale
dovevano fare i conti. Si ebbero vari scontri con fascisti isolati che, naturalmente
avevano la peggio.
Ma era una situazione insostenibile. Presto i nostri dirigenti dovettero emigrare e rimanemmo isolati.
Tuttavia, anche quando il fascismo era al potere, continuammo a far sentire
la nostra presenza con vari mezzi. Una era quella delle bandiere rosse appese di
notte in punti visibili da grande distanza.
Una volta Bagolini, che era molto leggero, ne attaccò una sulla vetta di un
2
«Il comunista ».
83
pioppo che si trovava nelle vicinanze del calzificio, a rischio di rompersi l'osso del
collo, perché in quel punto l'albero era molto sottHe e ondeggiava paurosamente.
I fascisti tentarono invano di raggiungerla e di toglierla, con grande divertimento
delle operaie e della gente di passaggio. Dovettero tagliare il pioppo ad una certa
altezza.
Nel 1924, dopo la fusione coi terzini, facemmo una importante manifestazione
a Correggio. Un buon numero di compagni si recarono presso il cimitero di Correggio a portare fiori sulla tomba di Zaccarelli, con la bandiera rossa spiegata.
Aderito Ferrari fece un discorsetto. Si fece anche un po' di corteo e si diffusero
dei manifestini rossi. La gente ci guardava sbigottita, perché scene del genere
ormai erano insolite. Dopo qualche giorno, alcuni dei nostri compagni furono per
questo arrestati.
In quell'epoca il nostro movimento riprese in pieno l'organizzazione. Nel centro
cittadino non eravamo in molti; in periferia invece c'erano dei buoni nuclei di
attivisti. Qualche centinaio di persone. Si toccava la pianura fino al Po e la collina
fino a Ciano. Si operava con metodo praticamente clandestino poiché il fascismo
era già affermato ed ogni fascista era una spia.
A proposito degli arditi del popolo, ai quali ho accennato prima, vorrei aggiungere un particolare che solo ora mi viene in mente.
Ci fu in una osteria dietro S. Pietro, una riunione con un compagno del centro.
Si parlò della non adesione del Partito al movimento degli Arditi. Si lanciò invece
la direttiva di costituire delle squadre armate di partito, dette « centurie ». Presenti
c'erano Torelli, Tagliavini, Sante Vincenzi ed altri. Praticamente l'iniziativa non
ebbe nessun seguito. Tuttavia molti di noi circolavano armati di pistola o di armi
da taglio, per rispondere alle squadracce che ci perseguitavano.
Tramite un compagno di Sesso, presi contatto con Cesare Campioli che in quei
tempi era segretario della FGCI. Entrai nel Comitato provinciale di quella organizzazione. Successivamente sostituii Campioli quanto questi fu costretto ad emigrare
a Milano.
Facevo ·riunioni (naturalmente clandestine), mi occupavo della stampa ecc. Avevamo il recapito in Viale dei Mille in un locale vicino ad una bottega da marmista.
Qui si recavano i compagni provenienti dalla provincia.
Ebbi due o tre contatti con Longo (Aleramo), che dirigeva la FGCI nazionale.
Una volta venne anche arrestato a Reggio. lo avevo ricevuto la lettera di preavviso
della sua venuta, ma mi accorsi che pareva essere stata manomessa. Penso che i
fascisti siano stati informati da un confidente, sicché i poliziotti poterono arrestarlo
quando arrivò alla stazione.
Nel novembre del 1925 alcuni di noi stavamo attaccando dei manifesti in Via
Macari, quando venimmo attaccati da vari fascisti. Alcuni di essi mi rincorrono.
Per non essere sopraffatto io estraggo la pistola e sparo. Solo cosÌ ho potuto
salvarmi. Un fascista ebbe la giacca bucata da una pallottola. Anche Frascari sparò
senza colpire nessuno. In seguito a questo fatto dovemmo subito partire da Reggio
perché eravamo stati riconosciuti. Ci portammo a Milano.
Andavo a dormire presso una Cooperativa muratori. Lavorai in diversi posti,
da falegname, ma senza contributi e con paga bassa. Feci un po' la fame. Ero collegato con vari compagni di Reggio. Tra i reggiani che vidi a Milano, ricordo Aderito
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Ferrari, che era uno dei dirigenti locali della FGCI, Cesare Campioli, Torelli Medoro
e suo fratello Giuseppe, Belpuliti, Curti Ivano ed altri.
Partecipai a qualche riunione.
Poi andai soldato presso l'autocentro di Roma. Venni quindi trasferito a Viterbo, come «sovversivo» presso il 60° Reggimento Fanteria.
Quando venni congedato, tornai a Reggio e qui feci due mesi e mezzo di prigione, perché nel frattempo ero stato condannato per la sparatoria di Via Macari.
Mi inflissero anche due anni di ammonizione politica.
Nel frattempo, non ricordo bene l'anno, erano stati arrestati alcuni compagni
dirigenti della FGCI: Losi, Camillo Lusenti ecc.
Nel 1928-29 il Partito ebbe una serie di contatti con funzionari del Centro
(Partito e FGCI): una trentina. Tra gli altri ricordo Massola, Moscate1li, Sartori (?).
Il Partito aveva avuto un certo risveglio. Si diffondevano « Stato Operaio» «L'Unità »; «Avanguardia» ecc.
Nel 1929-30 la forza del partito era la seguente: circa 220 iscritti, più circa
200 giovani della FGCI. Certo non c'era separazione netta tra Partito e FGCI,
come direttive di lavoro e come azione. Solo i giovani imprimevano all'attività più
mordente, come è naturale.
In quel periodo si diceva che la nostra provincia era una delle più forti.
Il recapito dei funzionari era presso un deposito di biciclette in Via del Cavalletto: (Corradini).
Poi questo recapito cadde.
Nel febbraio del 1931 venni trasferito nel Veneto (Padova) come funzionario
della FGCI per la Venezia Giulia. Ufficialmente dovevo essere un commerciante
di legname.
Ebbi rapporti con Ghini. Il mio compito era quello di preparare dei collegamenti e dei punti di appoggio che dovevano servire per gli ispettori che vi si
dovevano recare.
Venni arrestato a Milano nel 1931.
Ero stato implicato in un fatto di una certa gravità. Qualche tempo prima,
poiché tra le masse operaie vi era molto malcontento, il Partito aveva emanato
direttive per promuovere scioperi e manifestazioni. Ma queste azioni popolari, dovevano essere appoggiate dai compagni di quelle che allora venivano definite « squadre di difesa ». Dette squadre, in altre parole, dovevano difendere i manifestanti
contro i prevedibili interventi da parte dei fascisti. Ma c'era chi, tra di noi, intendeva questa difesa, come difesa armata. Fu cosÌ che venne asportato da una
cava di gesso di Ca' de Caroli, un certo quantitativo di esplosivo.
A Roma, mi condannarono a 15 anni. Poi venni trasferito alle carceri di Lucca.
Successivamente, nel 1932, a Civitavecchia venni condannato ad altri 11 anni per
furto dell'esplosivo e per organizzazione di bande armate.
In carcere conobbi Secchia, Flecchia, Scoccimarro, Terracini, Sereni, Rossi Doria, Conte, Paietta, Scappini, Carsano, Marchioro, Altiero Spinelli ed altri.
Dopo 6 anni e mezzo, uscii in virtù di vari condoni ed amnistie. Mi appiopparono però 3 anni di libertà vigilata.
Mi recai a Reggio e politicamente rimasi inattivo per un po'. Lavorai dapprima
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alla Cooperativa Falegnami, poi misi in piedi una botteghina per conto mio. Per
lo più facevo delle piccole riparazioni di mobili.
Paolino (Paolo Davoli), in quel periodo mi fece conoscere un funzionario del
Pcr. Ebbi collegamento con Roasio e dei contatti con vari compagni: Il Biondino
(Bonacini), Scanio (Fontanesi Scanio), Avvenire Paterlini, Gino Rozzi, Attolini Armando ed altri.
Ci incontravamo di solito sotto i viali della circonvallazione.
In una riunione del 1938 venne riformato il Comitato Federale, di cui io
divenni il Segretario.
Essendo sorvegliato non potevo mai partecipare a riunioni serali. Adoperavo
anche delle particolari precauzioni per diffondere la stampa. Spesso mettevo il rotolino degli stampati entro un pezzo di legno cavo, che uno o l'altro dei compagni
veniva a ritirare nel mio piccolo laboratorio.
Per i collegamenti ci servivamo spesso di un compagno (Barbieri Francesco) che
lavorava presso un Corriere di Via Squadroni (ora è bidello).
Nel 1939 mi richiamarono alle armi, ma venni poi mandato a casa perché ero
stato radiato dall'esercito in quanto condannato politico.
In quel periodo, in un locale della Cooperativa di Gavasseto raggiungibile
attraverso la locale Casa del fascio, stampammo molta roba. I clichets in alluminio
ci venivano portati da fuori provincia; io poi li consegnavo ad una ragazza che aveva
affittato una camera di proprietà del fascista Vulcano. Noi a questa ragazza rifondevamo le spese dell'affitto.
Il procedimento per stampare, era quello usato per le bozze di stampa. Con
un rullo passavamo l'inchiostro sul clichè. Poi stendevamo su di questo il foglietto
di carta, che veniva pressato con un secondo rullo. Naturalmente i foglietti dovevano essere stesi in giro affinché si asciugassero.
Una volta, con questo procedimento, stampammo due sacchi di manifestini
di piccole dimensioni con la scritta: W il 10 Maggio.
Per la distribuzione avevamo a volte incontri domenicali con compagni provenienti dalla provincia. A volte andavamo noi a « fare il giro ».
Ho conosciuto Lucia Sarzi: è venuta diverse volte nel mio laboratorio a prendere del materiale. Tramite Lucia, presi contatto con Ilariuzzi di Parma, che avevo
conosciuto in carcere. Questo contatto noi lo cercavamo per incarico del Centro
(Roasio).
Se ben ricordo, la zona di diffusione della Lucia, era la bassa reggiana e Parma.
Facevamo avere della stampa anche alle «Reggiane », ove esistevano varie
cellule, attraverso il M. Goldoni. Anche questo compagno portava poi della stampa
a Parma.
Ebbi contatto anche con Lino (Nizzoli) che lavorava alle «Reggiane» come
tappezziere.
In sostanza, l'attività fondamentale del Partito in quegli anni consisteva a
Reggio in una intensa propaganda tra le masse lavoratrici, nella organizzazione e nel
reclutamento.
Poi nel 1943 ci furono degli arresti: Paolo Davoli, vari compagni di Ospizio,
Dario Goldoni alle « Reggiane ». Cadde anche, con l'arresto di Parmigiani, il recapito dei corrieri e funzionari.
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Dovetti pertanto rendermi irreperibile. Passai circa un mese da Ferdinando
Ferrari. Poi, nel maggio, mi portai dai Cervi, tra Gattatico e Campegine.
Attraverso la Lucia, mi adoperai per ricucire un po' la tela spezzata.
Feci nella zona alcune riunioni di partito.
Dei Cervi, posso dire che Aldo e Gelindo erano i più politicizzati. Aldo aveva
legami politici anche al di fuori di Campegine.
C'erano da Cervi altri due rifugiati, dei quali però non sapevo niente.
I Cervi non si potevano definire contadini colti, ma nemmeno ignoranti. Aldo
in particolare aveva letto (e forse mal digerito) vari scritti di carattere sociale. Anche
gli altri però erano sensibili alle questioni sociali e politiche. Erano una famiglia
unita e, quest'è certo, facevano molto contro il fascismo e contro la sua guerra.
Già da allora i Cervi erano conosciuti come antifascisti nella zona e lo dissi ad
Aldo affinché essi agissero con una maggiore prudenza.
Non direi che fossero, in quanto all'azione, più avanti della linea del partito,
nemmeno se si considera l'abbattimento del palo dell'alta tensione situato presso
la Stazione di S. nario, da essi attuato proprio nel 1943 (il mese non lo ricordo).
n Partito, in quell'epoca parlava della costituzione dei «Gruppi di Azione Patriottica », del sabotaggio, del rallentamento della produzione bellica: e i Cervi di
questo erano informati.
Parlavo quasi sempre con Aldo di politica, ma anche gli altri stavano a sentire
volentieri. Alcide lasciava fare più che altro.
Posso dire per mia esperienza personale che erano generosi, specie con chi
lottava. lo volevo pagare in parte almeno l'ospitalità ricevuta, ma non vollero niente
da me al momento della partenza. Mi ero reso utile un po' in campagna, ma certo
con questo non mi ero sdebitato verso di loro.
Dopo un mese circa di permanenza dai Cervi, la Lucia mi portò a Bologna
ove incontrai Roasio. Questi volle vedere se avevo esperienza e capacità sufficienti
per il lavoro che intendeva affidarmi.
Superato questo «esame », mi recai ad un certo indirizzo di Firenze. Presi
contatto con vari compagni della Toscana (tra i quali Osello). Ero funzionario, e
avevo il compito di predisporre i contatti e i recapiti per il Centro. Naturalmente
facevo giungere anche stampa e circolari ai compagni, ma solo nelle città: Pisa,
Lucca ecc.
Vivevo in due camere ,a Firen2le: la mia professione di copertura era questa
volta quella del commesso viaggiatore. Dormivo sempre in case di compagni per
precauzione contro eventuali pericoli di arresto improvviso.
n Partito non mi pagava a sufficienza.
In poco tempo, feci il lavoro organizzativo.
Un giorno venne da Bologna il compagna Roncaglia, che faceva il lavoro politico.
n 25 luglio ero a Pisa.
Lavorarva per noi una tipografia a Empoli (in un Istiuuto); io pOirtavo in
questa tipografia manoscritti e prendevo stampa da diffondere.
Per 3-4 mesi diffusi, oltre al resto, « Il Combattente », tra Empoli e Firenze ed
anche altrove (c'erano in quella zona dei buoni quadri di partito). Erano tre o quattro valige per volta, quelle che trasportavo.
Poi andai in montagna per rendermi conto di quanto accadeva poiché una
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banda si era divisa in vari gruppi. Poco dopo a Firenze, dissi a Roasio che volevo
fare il partigiano.
Tornai in montagna, nei pressi di Livorno, ove iniziammo la organizzazione
della }a Brigata Garibaldi.
In seguito ad un rastrellamento persi il contatto con il comandante della formazione, il capitano Chierici, che era un repubblicano.
Tornai a Pisa e poi a Firenze per pochi giorni. Poi andai nel Volterrano, presso
una banda della }a Brigata. In seguito alla successiva fusione con la banda del dottor
Stoppa, entrai nella 2Y Brigata, della quale divenni Commissario.
Dopo la liberazione (agosto?) collaborammo con gli americani.
lo mi occupai tra l'altro dei collegamenti di partito con l'Alta Italia. Avevo anche contatti di carattere militare.
Tornai a Reggio nel 1945 alla fine o al principio del '46.
DESIDERIO CUGINI
LA SITUAZIONE AMMINISTRATIVA DELLA ZONA LIBERA
NEL VERBALE DI UNA RIUNIONE DEL C.L.N. PROVINCIALE
E DELLA ZONA MONTAGNA
(Con note di Guerrino Franzini)
PRESENTI per il C.L.N. Provinciale:
Senra - mppresentante del Partito Democristiano 1
Marzi - rappresentante del Partito Comunista
Camillo - rappresentante del Partito Socialista
PRESENTI per il C.L.N. della Montagna Reggiana:
Barbieri - rappresentante del Partito Democristiano
Parto (sic, ma recte Prato) - rappres'entante del Partito Comunista
Paris - rappresentante del Partito Socialista
Orlando - rappresentante del Partito Liberale
Ferrarini - rappresentante dei senza Partito.
Erano presenti inoltre il V. Comandante Generale Miro e il V. Commissario
Generale Franceschini.
* * *
Il presidente Serra dichiara aperta la seduta e dopo breve esposizione chiede al
Presidente del C.LN. della Montagna Reggiana una illustrazione suUa attività svolta
nei comuni di sua giurisdizione.
Barbieri. - Parla della situazione amministrativa in generale; i comuni di Ligonchio e Toano sono fra i migliori, tutti gli altri, dopo aver superato ostacoli non
indifferenti, si trovano ora in via di miglioramento.
Abbiamo tutti i giorni da superare inconvenienti che sorgono per questioni di
carattere locale: consiglieri, membri dei Comitati di settore e delle commissioni economiche che agarie. La popolazione vorrebbe poter pagare tasse o merce acquistata
con i buoni rilasciati dai Partigiani, ciò che non è possibile perché le amministrazioni comunali hanno bisogno di denaro liquido. Parla delle calunnie a carico di
gente che risulta poi innocente e chiede quali provvedimenti si debbano prendere
a carico dei diffamatori. Richiede fondi per poter far fronte alle numerose richieste
di sussidio dei sinistrati e poter dare soccorso alle famiglie dei Partigiani. Fa rilevare
che ha (ISlie) Ramiseto in Sindaco Bolzano 2 ha sostituito due Consiglieri con forme
illegali ;e che \inoltre detto Sindaco ha dato impieghi comunali a parenti id che è
contratto .ai pdndpi di questo comitato. Noti:6ica la necessità di una precisazione su
quanto deve fare il C.L.N. della montagna Reggiana, sia nel campo amministratlivo
1 Giuseppe Dossetti. Gli altri partecipanti erano rispettivamente Marzi Cesare Campioli,
Camillo Risveglio Bertani, Barbieri Luigi Galli, Prato Aristide Papazzi, Paris Viterbo Cocconcelli, Orlando Umberto Gandini, Ferrarini Renzo Ferrarini, Miro Riccardo Cocconi, Francesc'hini Pasquale Marconi.
2 Italo Moncigoli.
90
che in .qucllo organizza:tivo e circa i rapporti da tenersi coi Compagni partigiani.
Barbieri dà qa parola a Pa:ato 1:1 quaile da,rà più ampia re1aziortlJe !Sulla situazione
economilca, amniimilstrativ,a e politica dei vari comuni.
Prato. - Il Comitato è stato costituito il 12 settembre 1944 su proposta di
Reggio che assegnava Barbieri Presidente e Prato segretario. Abbiamo così messo
nel Comitato altri membri dei diversi partiti.
Sono state impartite disposizioni per la costituzione di consigli comunali tramite
consultazione popolare e si sono inoltre create commissioni frazionali dato che i
soli consigli comunali non erano in grado di soddisfare le esigenze di zone così
vaste. Dette Commissioni avevano carattere agricolo ed economico con il compito
di risolvere i problemi inerenti alla popolazione e quelli riguardanti i partigiani. La
situazione economica è disastrosa a causa delle rappresaglie nazi-fasciste e dei dovuti prelevamenti per esigenze militari da parte dei partigiani. Gli abitanti di questa
montagna, quasi tutti contadini, sono in possesso di parecchi buoni rilasciati dai
Comandi Partigiani, il che paralizza la vita commerciale.
Vi ·è totale disoccupazione fra i boscaioli poiché non si può più inviare legna
a Reggio. I Consigli hanno trovato gli uffici comunali sprovvisti di denaro e di
tutto l'occorrente (ruoli comunali, registri, anagrafe, carta, inchiostro, schedari) e
quindi si sono trovati fin dall'inizio in gravi difficoltà. I Consiglieri, eletti dal popolo, sono stati scelti tra gli antifascisti e fra le persone più rette. Molte difficoltà
sono state date dai vari rastrellamenti nazi-fascisti e dai conseguenti timori della
popolazione e dei consiglieri. La prima risoluzione per amministrare i Consigli è
stata nel porre le tasse. Per quanto riguarda l'alimentazione, sul prezzo del grano
sono state fatte diverse lamentele e in special modo dalla popolazione del comune
di Ramiseto e Villaminozzo. Dopo vari assaggi abbiamo fissato il prezzo del grano
a lire 600 il quintale. La difficoltà nel risarcire le richieste di grano da parte dei
comuni non è data solo dal prezzo attuale del grano, ma dalla scarsità poiché esistono ancora parecchi accaparratori che lo nascondono per ricavarne lucro e per
cambiarlo con altra marce (recte merce). Nel comune di Villaminozzo la quantità di
grano mancante per la popolazione è di q.li 1.000, stessa cosa dicasi per Ligonchio,
che per varie difficoltà, in via di risoluzione, non si è potuto importarlo da altri
comuni. In vari Comuni gli impiegati hanno abbandonato il loro impiego e si è
dovuto ricorrere, con non lievi difficoltà, alla loro sostituzione con elementi poco
pratici del servizio.
Altre difficoltà per il Consiglio sono date dalla mancanza di viveri da distribuirsi
alla popolazione e di fronte a tutti questi inconvenienti non pochi consiglieri hanno
chiesto le dimissioni. E' stato provveduto con circolare inviata a tutti i consiglieri
ove si esortavano a smetterla con le dimissioni. Per quanto riguarda i C.LN. locali
si è cercato di costituirli in ogni comune. Quelli di Ramiseto e Ligonchio funzionano bene, quello di Vetto discretamente. Le organizzazioni della gioventù hanno
risposto con la parola d'ordine S.A.P .. La S.A.P. ha raggiunto quasi 500 inscritti.
Tutti i Comuni hanno da 50 ai 70 sappisti.
La settimana del Partigiano ha dato maggior incremento alla formazione dei
Gruppi Femminili, tali gruppi sono perla maggior parte costituiti da giovani. Tutta
la attività svolta è opera di questo Comitato poiché da Reggio sono giunte pochissime circolari con direttiv·e.
.
91
Paris. - Non ha nulla da aggiungere a quanto esposto da Barbieri e Prato.
Solo nell'ambito della scuola, per la quale mi interessai da vicino posso assicurare
che ormai in tutte le frazioni della montagna liberata l'insegnamento ha ripreso il
suo corso normale.
Serra. - Chiede quali rapporti intercorrono fra Comitato della montagna, C.LN.
Comunali, Consigli e Commissioni Frazionali.
Prato. - Gli ordini e le disposizioni vengono trasmesse dal nostro Comitato
a quelli comunali, e questi a loro volta le devono trasmettere a quelli frazionali e
sottocomitati.
Serra. - Invece di fare tutto quel lavoro di creazione di sottocomitati frazionali
e Commissioni economiche ed agricole con elementi poco adatti per dirigere ed organizzare, sarebbe stato bene costituire un solo comitato e un solo Consiglio con
elementi capaci di risolvere ogni problema. Noi dobbiamo cercare di affidare compiti
di responsabilità se mai a poche persone e pochi organi, ma in ogni caso occorre
che si tratti di persone rette, attive capaci di assumersi la responsabilità del lavoro
da loro svolto. Occorre rafforzare energicamente tutti gli organi.
Marzi. - Siamo d'accordo che gli amici della montagna hanno lavorato molto,
però non sono arrivati alla perfezione, anzi direi che alcune cose sono state trascurate. Sono d'accordo con l'amico Serra nel dire che è sconcertante sentire che in
alcuni comuni non è ancora stato costituito il C.LN .. Il C.LN. è l'organo che
domani a liberazione avvenuta avrà funzioni di Governo. Dopo la liberazione della
Città di Reggio avremo bisogno di essere indirizzati per organizzare la pianura da
quelli della montagna chè, data la loro posizione, hanno potuto acquistare la necessaria esperienza. Occorre rivedere ave siano già stati creati i C.LN. locali e tutte
le altre istituzioni. Le elezioni per la nomina di dirigenti comunali e frazionali sono
state un po' affrettate; prima di fare le elezioni occorre preparare l'ambiente, solo
cosi si può ottenere qualche cosa di buono. Anch'io sono del parere che quando vi
sono nei C.L.N. Comunali elementi retti attivi e capaci, ~i può evitare di formare
altei (sic) organi. Salvare tutti gli archivi comunali in caso di rastrellamento è cosa
molto importante; non si deve mai dire che ciò che viene bruciato verrà ricostruito.
Occorre affrontare il problema del frumento nei comuni che non hanno dato produzione sufficiente per la propria popolazione; è bene provvedere prendendo
grano dai comuni produttori ed anche dal piano, si intende con l'aiuto delle forze
Partigiane. Fa presente che è venuto a conoscenza che i D.C. hanno mezzi per far
giungere gli approvvigionamenti dalla città e chiede se fosse possibile avere ragguagli in merito.
Franceschini. - Ciò che stato detto da Marzi circa le elezioni mi ha entusiasmato.
Marzi. - Non sconfesso quanto a (sic) fatto Prato per le elezioni, ma accorreva
una migliore preparazione.
Franceschini. - Occorreva prima di fare le elezioni mettere dei Commissari nei
Comuni assistiti dai C.LN. locali. In risposta a quanto chiesto da Marzi circa gli
approvvigionamenti pervenuti dalla pianura, dice che non sono i D.C. come partito,
bensì persone private che hanno una certa influenza a Reggio: ad esempio le suore
di Villaminozzo. L'alto Commissario per la Montagna Rabotti 3 avrebbe inviato
3 Celio Rabotti, già Sindaco repubblichino di Reggio e poi Commissario prefettizio per
la montagna con sede in Castelnuovo Monti.
92
generi alimentari per la popolazione se i pacrtigiani aves1sero rila,sciato regolare
autorizzazione di tra.nsito.
Miro. - Spiega che il C.U. non ha dato autorizzazione per ragioni di sicurezza.
Serra. - Dichiara che sarà opportuno rivedere il problema insieme al comando.
Fa rilevare che inviando la popolazione a Reggio a prendere i generi razionati si
cade in errore dal punto di vista militare, perché questa gente, volente o nolente,
mette i nostri nemici a conoscenza di quanto si svolge nella zona liberata dai Partigiani. Dal lato politico è propaganda svantaggiosa perché la popolazione della pianura, vedendo le condizioni di questa povera gente, si fa un pessimo concetto della
situazione e delle truppe liberatrici.
Miro. - Fa presente che i tedeschi hanno chiesto legna in cambio di viveri, il
che non è possibile per i mezzi di trasporto. I partigiani offrono nocumento e nessun
vantaggio alla popolazione civile ed ecco perché i tedeschi in un secondo tempo si
sono opposti all'invio di generi alimentari.
Marzi. - Prima di prendere responsabilità in questo campo è bene accordarsi
coi componenti del Comando militate.
Serra. - Sono del pru.-ere di Marzi e credo ahe .sia bene ,risd1vere questo problema
indirettamente e non in via di compromesso aperto.
Franceschini. - Dice che l'ex Podestà di Villa che ora si trova a Reggio sarebbe
disposto ad inviare i generi tesserati.
Barbieri. - Si potrebbe quindi far recapitare i generi in oggetto fino a Villa.
Miro. - Notifica che sarebbe bene portare i viveri in montagna: chi si presta
ad andare a ritirarli a Reggio?
Franceschini. - Fa presente che il Comune di Castelnovo Monti si è prestato
diverse volte a ritirare la merce da Reggio, ma che i partigiani, prima che arrivasse
a destinazione, l'hanno sequestrata.
Marzi. - Parla di come verrà organizzato il Comune di Reggio a liberazione
avvenuta (C.L.N. coi rappresentanti dei vari partiti; un Sindaco e una Giunta formata da due o tre V. Sindaci e Consiglieri). Questo sistema in attesa delle elezioni
potrà essere applicato anche nella zona montagna.
CONCLUSIONE
Serra. Vedere se in ogni comune vi è un C.LN. efficace; dove non siano stati
costituiti occorre crearli quanto prima. Se il Consiglio funziona lo si lascia in
carica, se invece non funziona o funziona male, mettere in pratica quanto esposto
dall'amico, cioè in ogni caso fare perno sui C.L.N. Occorre fare una potatura e dare
maggior incremento e responsabilità ai C.LN.
Marzi. - Per maggior chiarificazione si conclude che i Consigli che funzionano
saranno lasciati in carica, quelli che funzionano male su ordine del C.LN. della Montagna verranno sciolti; il C.L.N. comunale nominerà un sindaco assistito da una
Giunta; in ogni caso l'organo politico fondamentale è e deve diventare sempre
più il C.LN. di Comune, la dove occorre ed è possibile di frazione. Questo criterio
dovrà essere seguito da tutti gli altri paesi che verranno liberati. Si stabilisce inoltre
che per ragioni di utilità verranno lasciati in carica le Commissioni economiche per
93
il solo periodo di permanenza delle formazioni partigiane, o per meglio dire fino
all'arrivo degli alleati. Queste Commissioni non debbono però intromettersi nelle
questioni Comunali. Nel C.L.N. della Montagna Reggiana verrà costituita una Giunta Amministrativa col compito di alleggerire il C.LN. della massima parte del
lavoro amministrativo e lasciargli maggior libertà d'azione per il lavoro politico.
Occorre mettere nella amministrazione comunale degli elementi pratici in quanto
chè dal loro buon funzionamento deriva una buona organizzazione generale.
I C.L.N., le Giunte Comunali e il Comando Unico sono i tre organi che devono
avere prestigio su tutti gli altri organismi.
Serra. - Parla sull'attuale metodo di reclutamento dei partigiani: spesso le famiglie interessate non possono ricevere i sussidi perché sfuggono al controllo del
C.LN. di Reggio.
Miro. - Fa notare che il Comando ha fatto un controllo e che però non si è
potuti giungere alla perfezione. Verrà fatto un controllo preciso per poter dare ai
C.L.N. dati precisi.
Prato. - Fa notare che gli organismi frazionari (Commissioni economiche, agricole e C.L.N.) sono stati costituiti per dare maggiore comodità alla risoluzione dei
problemi locali riguardanti la popolazione, data la grande zona che i Consigli Comunali e C.L.N. non potrebbero da soli controllare. In quanto alle elezioni si sono
fatte affinché la massa si scegliesse i membri fra le persone più oneste e antifasciste.
Paris. - Propone di costituire nelle frazioni dei sottocomitati.
Camillo. - Approva quanto detto da Marzi e Serra.
Marzi. - Parla dell'importanza dei C.L.N.
Prato. - Dice che è bene che D.C. si cerchino i loro rappresentanti da porre
nei C.L.N. e cita alcuni esempi di Comuni dove si è dovuto ricorrere al Parroco del
luogo per trovare tali elementi, dato il poco interessamento dei D.C.
Marzi. - Ogni rappresentante del suo Partito nel C.LN. della Montagna deve
assumersi la responsabilità per il buon andamento dei propri rappresentanti nei
C.LN. Comunali. Il Partito che non mette oggi il proprio rappresentante nel C.L.N.
non ha nessun diritto di metterlo domani. Ogni interessato deve cercare i propri rappresentanti da mettere nei C.LN. Per controllare i Comuni occorre nominare degli
ispettori o collaboratori del C.LN.
IL PRESIDENTE SERRA CONCLUDE:
Il C.L.N. della Montagna resta e deve controllare 12 Comuni. E' bene per
uniformare il servizio e per una maggiore sorveglianza della zona mettere dei C.LN.
di Zona. Si deve quindi procedere alla nomina di cinque comitati di Zona subalterni
a quello della Montagna, già l'ex Comitato di liberazione della Zona Montagna
Reggiana.
La divisione delle Zone deve essere la seguente:
1° Settore - CASINA, CASTELNOVO M., CIANO
2° Settore - RAMISETO, VETTO D'ENZA
3° Settore - LIGONCHIO, BUSANA e COLLAGNA
4° Settore - TOANO, VILLAMINOZZO
5° Settore - CARPINETI, BAISO.
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I Centri debbono controllare ed essere responsabili del buon funzionamento
dei Comitati Comunali di sua Giurisdizione.
I Comitati di Zona debbono essere composti dalla rappresentanza di tre Partiti.
Ogni Partito deve avere un Membro e un sostituto. Il voto deve essere però uno
solo e cioè quello del Membro, in sua assenza quello del sostituto.
Allo scopo di portare un miglioramento alle Amministrazioni comunali i presenti ritengono opportuno convocare in seguito una conferenza dei sindaci e segretari comunali per esaminare la situazione.
Il presente documento è senza data, ma si può ritenere che sia stato redatto
tra il 12 e il 15 marzo 1945; e ciò per varie ragioni: perché nei giorni 8-9-10-11
erano state tenute riunioni tra C.L.N. Prov.le e Comando Unico su argomenti
diversi; perché la carta su cui è stato dattiloscritto è la stessa vergatina grigia usata
per i verbali di quei giorni; perché Serra e Marzi erano presenti in questa come
nelle precedenti riunioni; infine perché vari dei problemi discussi sono caratteristici
di quel periodo come vedremo più avanti.
Si ritiene utile poter chiarire sin dall'inizio quando nacque effettivamente il
C.L.N. della Zona montagna, poiché Prato nel suo intervento parla del 12 settembre
mentre il sottoscritto, a pago 270 di Storia della Resistenza reggiana sostiene che è
stato costituito il 23 agosto «nel corso di una riunione alla quale parteciparono i
delegati del c.L.N. Provinciale Aldo Magnani Rossi e il conte Carlo Calvi Mariani
incaricati di occuparsi sul posto dell' assetto amministrativo e politico delle zone
liberate» .
E' da rilevare che il C.L.N. Montagna, proprio in data 12 settembre, comunicava ufficialmente al Comando Unico di aver già provveduto, in collaborazione
con gli « addetti al Commissariato », ad organizzare ed a far tenere le elezioni popolari per eleggere Consigli comunali e altri organismi in vari comuni.
Dunque, sicuramente, il C. L. N. della Montagna esisteva ed aveva anche lavorato prima del 12 settembre '44. Certamente nella riunione del 23 agosto esso era
stato costituito, mentre invece il 12 settembre il C.L.N. Provinciale aveva sanzionato il provvedimento, convalidando anche le cariche di Presidente (Galli) e di Segretario (Papazzi), del nuovo organismo.
Il verbale tratta questioni spesso scottanti e controverse. Prato, ad esempio,
sostiene che la situazione economica della montagna è disastrosa e che il possesso di
molti buoni di prelevamento da parte dei contadini, determina la paralisi della vita
commerciale. E' una verità che il buono, era un documento lasciato ad una determinata persona (una testimonianza di merce prelevata) che sarebbe stato liquidato
dal governo democratico a guerra finita - questo era detto ben chiaramente az
montanari all' atto delle requisizioni - ma certo non poteva esser fatto circolare
come carta moneta. E' evidente che in questa situazione si doveva commerciare,
oltre che coi pochi liquidi, anche con lo scambio delle merci. Ma il disagio certo
permaneva. Il problema sarà poi risolto, in modo non soddisfacente, dopo la Liberazione, attraverso le Intendenze di finanza.
Si può osservare poi, con una certa curiosità, l'atteggiamento « perfezionistico »
di Campi oli laddove afferma che le elezioni erano state fatte troppo in fretta e che
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prima bisognava « preparare l'ambiente », suscitando in tal modo l'appoggio entusiastico di Marconi il quale, addirittura, afferma che prima di giungere alle consultazioni sarebbe stato opportuno mettere dei Commissari nei Comuni.
Ma la norma della nostra guerriglia, era quella di incoraggiare subito l'autogoverno nelle zone liberate, anche per coinvolgere l'intera popolazione nel rinnovamento democratico, che doveva essere sostenuto dal consenso delle masse. Non
era certo una soluzione quella di ingaggiare qualche specialista (se pur era possibile
trovarlo) o di insediare qualche Giunta di comodo che avrebbe operato stando racchiusa nel suo guscio in quanto priva del mandato popolare. Eppoi la preparazione
c'era stata. Dell' autogoverno, gradatamente, per decisione del Commissariato (Eros)
e dei Commissari Civili da lui incaricati, si era cominciato a parlarne sin dal giugno;
si era condotto poi il lavoro preparatorio per tutto il mese di luglio con riunioni
popolari e con la propaganda spicciola. Poi, dopo la parentesi del grosso rastrellamento di agosto, si raccolsero i frutti attraverso vari comizi elettorali.
Mi pare che anche il periodo scelto per le elezioni fosse stato favorevole. Tra
la fine di agosto e i primi di settembre, i tedeschi abbandonarono per un certo
tempo la Strada Statale del Cerreto e vi era un gran parlare di prossimo sfondamento della «linea gotica» da parte degli alleati. La liberazione pareva prossima.
Un altro aspetto fra i tanti, vale la pena di essere affrontato: quello delle razioni
alimentari spettanti alla popolazione. Tentativi di accordi a questo proposito furono
compiuti ma non si trovò mai la strada giusta. Così, ogni tanto, la popolazione della
zona liberata dai partigiani doveva scendere con le carte annonarie ed altri documenti per ritirare le derrate o i sussidi spettanti per i familiari chiamati alle armi
prima e dopo 1'8 settembre. E' vero che questa migrazione periodica verso la pianura
presentava qualche pericolo per le delazioni possibili a danno dei partigiani, ma
non c'era altra scelta. Accadeva tutt'al più che il Comando Unico, improvvisamente,
a volte, revocasse per un certo tempo tutti i permessi di lasciare la zona, al fine
di poter compiere qualche inchiesta su persone sospette di essere strumenti nelle
mani dei fascisti. Ma poi le cose andavano come prima.
A proposito di sussidi, chi legge oggi questo documento è costretto a pensare
che davvero tutte le famiglie dei partigiani potessero essere aiutate. Per quando mi
consta direttamente e per quanto risulta da documenti, il Comando Unico non si
pose mai l'obiettivo, per vari motivi irrealizzabile, di assistere migliaia di famiglie.
E' vero invece che quando ve ne era la possibilità, venivano assistiti dal Comando
Unico o da diversi organismi clandestini della pianura, una parte delle famiglie di
partigiani che risultavano essere le più bisognose.
Se è vero che i partigiani a volte hanno sequestrato del materiale destinato alla
popolazione di Castelnuovo Monti, può darsi che l'operazione del ritiro della merce
a Reggio fosse stata tentata dalle autorità fasciste di quel paese, senza le necessarie
intese coi comandi partigiani. Se questo c'è stato, certamente esso è stato voluto
a fin di bene. Compito dei partigiani era quello di non lasciar uscire nulla dalla
zona libera, ma di attingere tutto quel che era possibile dal di fuori. L'intendenza,
poi, aveva il compito di decidere in merito alla destinazione delle derrate. Non era
raro che gli stessi partigiani, di tanto in tanto, facessero distribuzioni gratuite di
viveri ai civili della zona, particolarmente di carne.
A proposito della Giunta Amministrativa, il documento è esplicito, ma nOI1
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dice quando essa venne poi costituita. E' presumibile che dopo la riunione il C.L.N.
Montagna abbia cercato le persone adatte a far funzionare un organismo come quello.
Si presume altresì che la Giunta abbia cominciato la sua attività verso i primi di
aprile. Ne facevano parte il comunista Giannino Degani (Simone), come Presidente,
nonché i geometri Edgardo Catellani (Blasco) e Mario Giorgini (Carmine) rispettivamente socialista e democristiano in qualità di membri.
Nemmeno Degani, nel suo Sugli Appennini nevica, precisa la data, ma dà
qualche notizia sul carattere e sui compiti del nuovo organismo. « La Giunta - egli
dice - per potere validamente controllare l'attività dei Comuni aveva il diritto
di ratifica sulle decisioni consiliari. In un primo tempo qualche comune resistette,
ma poi si andò uniformando. La Giunta aveva pure facoltà di legiferare in materia
amministrativa ed infatti firmai un decreto che regolava l'uso di certi pascoli. Non
poteva decidere però contenziosamente, perché il Comitato di Liberazione non avendo
poteri giudiziari, non li poteva delegare. ( .. .) In materia strettamente legale l'Attività della Commissione si risolse in una consulenza.»
Era troppo tardi, comunque, perché la Giunta potesse impiantare solidamente il
proprio lavoro. La liberazione sopravvenne di lì a poco.
Non si può che sottolineare con favore la comunicazione di Paris (Viterbo Cocconcelli) a proposito delle scuole: « ... posso assicurare che ormai in tutte le frazioni
della montagna liberata l'insegnamento ha ripreso il suo corso normale. »
Quanto al resto, dalla lettura del testo si ricava l'impressione netta delle gravi
difficoltà che stavano di fronte a coloro che si erano dedicati alla organizzazione
ed al controllo della vita civile, e dei disagi enormi che affliggevano gli abitanti dei
Comuni liberati; i quali avevano tuttavia il grande vantaggio, specie in quell'ultimo
periodo, di vivere con relativa sicurezza liberati come erano dal terrore, con la prospettiva della prossima definitiva liberazione.
Ci sia consentita in chiusura, una annotazione che non è soltanto di forma come
si potrebbe pensare. Uno sguardo alla composizione dei due organismi che partecipano alla « riunione plenaria », ci consente di rilevare come il C.L.N. Provinciale
sia rappresentato soltanto da tre partiti (Vittorio Pellizzi era « alla macchia », Camparada aveva passato le linee del fronte sicché mancava la rappresentanza del Partito
d'Azione).
Il C.L.N. della Montagna ha invece una composizione diversa e più ampia.
Manca sempre il Partito d'Azione (ne mai ci fu nell'organismo un suo rappresentante). Figurano invece il rappresentante dei « senza partito» e persino quello del Partito liberale, che in montagna, così come in pianura del resto non esisteva.
Verso la conclusione, è scritto che i costituendi C.L.N. di Zona « debbono essere
composti dalla rappresentanza di tre partiti ».
Una restrizione difficilmente comprensibile, anche se l'esperienza insegnava
che nella zona i soli partiti presenti erano il PCI, il PSIUP e la DC.
GUERRINO FRANZINI
Note e discussioni
NOTIZIE SULL'AUTORE
DEL ({ MEMORIALE DI UN PARTIGIANO CATTOLICO)}
Sul n. 29/30 della nostra rivista, pubblicando il « Memoriale di un partigiano
cattolico », pregavamo chiunque fosse a conoscenza delle vicende, precedenti e
successive al partigianato, dell'Autore del « memoriale », avv. Pia.zzi, e di sua moglie
Virginia Parisio, di voler cortesemente segnalarle all'Istituto storico.
Il socio Aldo Ferretti ci ha inviato la testimonianza che pubblichiamo di seguito
e che ha stilato assieme alla moglie, Eleonora Severi. Un altro socio dell'Istituto,
Ulisse Gilioli, ci ha segnalato che l'avv. fu, nell'immediato dopoguerra, occasionale
collaboratore de « Il volantario della Libertà », settimanale dell'A.N.P.I. di Reggio.
Sfogliando la collezione del periodico, abbiamo infatti rintracciato due articoli firmati avv. Enrico Piazzi: il primo, dal titolo «Repubblica i', sul n. 16 del 21 aprile
1946, il secondo, dal titolo « Costituente e popolo », sul n. 26, del 30 giugno dello
stesso anno.
Si tratta di due scritti che, letti a oltre trent'anni dalla loro stesura, hanno
ancora un grande valore di attualità rispetto ai problemi che il Paese sta vivendo.
«Il popolo italiano - scriveva tra 1'altro Piazzi, parlando delle funzioni dell'Assemblea costituente - non deve ripiegare in se stesso nella credenza apatica
che solo i designati dal voto debbano svolgere costruttiva opera politica, ma deve,
con pubblici comizi, con assemblee di partito, con la stampa, con manifestazioni
collettive, far sentire continuamente vigile, viva e pulsante la propria volontà ».
Era quella nozione di «democrazia partecipata» che fu uno dei frutti della
Resistenza e che ancora ai nostri giorni chiede di essere più compiutame'nte attuata
per portare la Repubblica fuori dai gravi pericoli che la mznacczano.
Caro Direttore,
è stato per me e per mia moglie 1 motivo di viva soddisfazione l'essere venuti
a conoscenza dell'attività patriottica svolta dagli indimenticabili coniugi avv. Enrico
Piazzi (Andrea Martello) e Virginia Parisio (Nia). E la soddisfazione crebbe nello
ammirare e commentare, sull'ultimo numero (il 29-30) di « Ricerche Storiche », le
loro sorridenti immagini e, poi, nel leggere il Diario dell'avvocato, documento interessante nel quale narra, in modo vibrante e appassionato, gli avvenimenti storici
che caratterizzarono uno dei periodi più aspri della lotta di Liberazione combattuta
nella nostra provincia.
1 Aldo Ferretti, «Toscanino », già commissario della 37a Brigata GAP e Eleonora Severi,
« Alda», staffetta della stessa formazione.
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Accettiamo pertanto con piacere l'invito di segnalare alla Rivista il rapporto
di amicizia che venne a stabilirsi, negli ormai lontani anni che precedettero la seconda
guerra mondiale, tra noi e i coniugi Piazzi. Trattasi di cosa non priva di un certo
interesse ove si consideri che a tale amicizia, pur essendosi mantenuta prevalentemente su un piano umano, non fu estraneo il movente politico. Ed ecco come
venne a: stabilirsi.
Nel settembre del 1934 io (Ferretti) per sospetta attività clandestina comunista fui arrestato ed assegnato al confino di polizia per 4 anni (ero già stato condannato dal Tribunale speciale a 6 anni di reclusione e 3 di vigilanza speciale),
che scontai nelle isole di Ventotene, Favignana, Tremiti e Ponza. Ai 4 anni di
confino vennero poi aggiunti 9 mesi di carcere, a cui fui condannato per avere fatto,
nell'isola di Favignana, uno sciopero della fame per rivendicare certi diritti, spettanti ai confinati politici, che mi venivano negati. Terminato il periodo complessivo
della pena, il 13 giugno 1939, venni rimesso in « libertà» e, da Ponza, con foglio
di via obbligatorio raggiunsi, a Massenzatico di Reggio Emilia, la mia famiglia, composta da mia madre e mia moglie.
In quel periodo la succursale delle Farmacie Riunite di Reggio E. a Massenzatico era gestita dalla dott.ssa Virginia Parisio (Nia), presso la quale, quasi ogni
giorno, mia moglie, parrucchiera, si recava per acconciarle i capelli. Tramite mia
moglie quindi anche io conobbi la dott.ssa. Era una bella donna, dotata di spiccate
virtù e profondi sentimenti umani e democratici, che manifestava continuamente
verso tutti, grandi e piccoli. L'amicizia con mia moglie e le buone retribuzioni
che le corrispondeva per le prestazioni che le faceva, dimostravano non solo bontà
d'animo, ma anche indubbi sentimenti di solidarietà verso una famiglia perseguitata
dal fascismo. (Anche mia moglie, nel settembre del '35 fu arrestata per motivi politici e trattenuta in carcere per 12 giorni). Testimonianze in tal senso, del resto,
la Parisio le aveva date fin da quando mi trovavo al confino, chiedendo in continuazione notizie di me e del mio stato di salute. La stessa cosa faceva con i sarti
Casi (avevano la sartoria vicino alla farmacia) per un loro fratello, Vandino, condannato nel '39 a 10 anni dal Tribunale speciale; e per Aurelio Ribes, fidanzato
di Ormea Casi, arrestato nel '38 e inviato al confino, per aver tentato di espatriare
clandestinamente, con l'intento di andare in Spagna a combattere nelle file antifasciste.
Non diverso era il comportamento dell'avv. Piazzi il quale, una o due volte
alla settimana, arrivava da Bologna a trovare la 'Sua «Nia» per la quale nutriva
un grande amore, amore sinceramente ricambiato. Verso di lei l'avv. era sempre
pieno di attenzioni e di premure e non ne faceva mistero; anzi lo manifestava pubblicamente con tutta la sua esuberante passione. Quando arrivava o partiva con
la sua auto incominciava fin sulla strada a chiamare la sua «Nia» per salutarla
affettuosamente. Era veramente una coppia felice e invidiabile. Quanti hanno conosciuto i coniugi Piazzi, e letto o leggeranno il Diario dell'avv., non possono che
sentire come profondamente veritieri tutti i momenti in cui egli corre con il
pensiero alla moglie o la cerca con affanno e trepidazione dopo il rastrellamento
nemico dell'estate.
L'avvocato aveva un carattere e una bontà d'animo straordinari; con chiunque si comportava cortesemente con grande modestia e con il massimo rispetto; per
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i bambini aveva addirittura una predilezione. Di tanto in tanto acquistava un buon
quantitativo di caramelle e cioccolatini e li distribuiva a quanti ne poteva trovare
e radunare. A volte poi riempiva la sua automobile dei piccoli amici e li portava
in giro per le strade della frazione e, se del caso, per non scontentare nessuno, ripeteva il giro. Al ritorno lo si vedeva raggiante di contentezza, gioiva e rideva come
se fosse uno di loro.
Ma, proseguendo la narrazione, accadde che dopo alcuni mesi di « libertà », nel
febbraio del 1940, venni di nuovo arrestato e sottoposto a due anni di ammonizione,
come elemento pericoloso. Ritornato a casa, mi rimisi a lavorare da falegname nella
bottega di uno zio di mia moglie. Da lì a poco l'avv. Piazzi mi mandò a chiamare
e mi so1!topose i disegni di due grossi mobili, chiedendomi se si potevano realizzare.
Alla mia risposta affermativa, mi chiese se ero disposto a farglieH e, intuendo che
gli avrei esternato le mie difficoltà finanziarie, mi disse subito che avrebbe pensato
lui ad anticiparmi il denaro occorrente per acquistare compensati, legno e quant'altro sarebbe stato necessario. Accettai e lui fu sempre puntuale con gli anticipi, fino
alla fine dei lavori. Ultimati i mobili e messi in prova nel teatro locale, poiché nel
laboratorio non ci stavano data la loro mole, non restava che trasportarli a Bologna
e montarli nella abitazione dell'avvocato, dove i coniugi si trasferirono da lì a poco.
lo però avevo l'ammonizione (l'Italia, nel frattempo, era già entrata in guerra)
e per recarmi a Bologna mi occorreva l'autorizzazione, ma la Questura, nonostante
l'interessamento dell'avv., me la negò: sicché, al posto mio, dovette andare uno
degli operai (A. Paterlini) che mi aveva aiutato a finire i lavori. Tutto andò bene,
a perfezione. Contenti erano i coniugi Piazzi e contento ero io e anche le mie donne,
perché quei lavori mi avevano ridato prestigio professionale, e mi avevano altresì
consentito di guadagnare qualcosa in un momento in cui la mia famigliola si trovava
in forti ristrettezze.
Desidero però ben precisare e sottolineare che io non credetti mai alla motivazione addotta dall'avvocato per commissionarmi i mobili, e cioè che, a Bologna,
non aveva trovato nessuno che si assumesse l'impegno di farli. Era una simpatica
bugia che traspariva dall'aperto e cordiale sorriso del Piazzi e anche della sua consorte ogni qualvolta vi si faceva riferimento. Ed era altresì evidente che i coniugi
Piazzi sapevano benissimo che, dato i tempi, potevano, quanto meno, andare incontro a dei fastidi a stabilire rapporti, sia pure per ragioni di lavoro, con un perseguitato antifascista bollato com'ero io. Allora perché lo fecero? La domanda non
poteva che ricevere una risposta: con la loro iniziativa, l'avvocato e la dottoressa,
intendevano manifestare una più concreta solidarietà al perseguitato politito (e non
solo al singolo). Questa fu sempre la conclusione alla quale si arrivava, allora e
anche dopo, ogni volta che se ne parlava in famiglia e con alcuni compagni di lotta.
Del resto, dopo l'entrata in guerra dell'Italia fascista al fianco della Germania nazista, ciò trovava conferma negli atteggiamenti più apertamente antifascisti e contro
la guerra, che i coniugi Piazzi manifestavano. Guerra che, come giustamente previde
l'avvocato iniziando il suo Diario, sarebbe finita inesorabilmente «nel buio della
sconfitta»; e trovò la riconferma inconfutabile, poco dopo, nella loro diretta partecipazione alla lotta di Liberazione. Di questa loro partecipazione però, né noi né i
fratelli Casi sapemmo mai nulla, e neppure avemmo loro notizie nel dopoguerra,
salvo una lettera, purtroppo non conservata, scrittaci dalla dottoressa, nel '53, nella
100
quale però non fece alcun cenno alla lotta di Liberazione. Era una lettera triste
che ci annunciava l'avvenuto dolorosa perdita del maJ.1ito, e ci informava che lei
si trovava in certe ristrettezze e che era alla ricerca di un lavoro; chiedeva pertanto
anche a noi se vi fosse stata una eventuale possibilità di occupazione in qualche
succursale delle Farmacie Comunali Riunite di Reggio. Ci interessammo della questione, ma senza ottenere il risultato che speravamo, per cui dovemmo darle una
risposta non soddisfacente né per lei né per noi. Da allora in poi non sapemmo
più niente.
Ecco, caro Direttore, quanto desideravamo farti sapere, anche se non sappiamo
in che misura potrà servire al fine che gli amici dei coniugi Piazzi e la Rivista si
propongono di raggiungere. La testimonianza è modesta, ma accompagnata dal nostro
sempre vivo ricordo dei coniugi scomparsi, nonché dall'augurio che siano reperiti
documenti, testimonianze e cose più importanti che servano a completare l'interessante Diario dell'avvocato. E' ciò che vivamente auspichiamo, affinché l'attività antifascista dei coniugi Enrico Piazzi (Andrea Martello) e Virginia Parisio (Nia) sia interamente conosciuta, ed essi siano ricordati da tutti, e dalle giovani generazioni in
particolare, come veramente meritano di essere ricordati.
A. FERRETTI - E. SEVERI
20 marzo 1977
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PRECISAZIONI SUL LAVORO COSPIRATIVO A CAVRIAGO
A proposito dello studio di Giannino Degani su «L'opposizione al fascismo
nella stampa reggiana» (IV) apparso sul n. 29/30 di Ricerche Storiche, mi sento
in dovere di fare le seguenti precisazioni:
A pago 107 è detto che il Grisendi lavorava nella tipografia clandestina di
Cavriago negli anni 1927-28, e che dopo l'arresto fu sostituito da Mario Panciroli
e da altri come Lino Tirelli, Leo Boni, Giuseppe Ferrari, ecc. Ora io so che la famiglia di Mario Panciroli abitava a Pieve Modolena e venne a gestire un forno a
Cavriago nel 1929. Mario Panciroli, fratello più giovane della moglie di Angelo
Zanti, è nato il 24-2-1919 e può avere aiutato il cognato Zanti nel lavoro manuale
di stampa, così come possono averlo fatto Cavallotti, Boni ed altri: certo è però
che Mario Panciroli nel 1929 aveva soltanto 10 anni.
D'altra parte Lino Tirelli, nato nel 1920, Leo Boni, nato il 6-4-1921, Giuseppe
Ferrari, nato il 16-9-1925, Waifro GilIi (mio fratello), nato il 29-6-1920 erano
tutti bambini (Giuseppe Ferrari aveva addirittura 2 o 3 anni di età) ...non potevano
certo svolgere attività politica cospirativa.
Da quanto sopra ne consegue che quanto si dice a pago 108, e cioè che Raul
Grisendi (inviato al confino il 4 aprile 1932) «Nella stamperia fu sostituito fino al
1939 da Waifro GilIi ed altri di Cavriago» (che sarebbero poi i sopra citati Ferrari,
Tirelli e Boni) non può essere vero.
Mio fratello Waifro GilIi cominciò a svolgere attività clandestina dopo il mio
arresto (6 aprile 1939).
Lattività a Cavriago riprende nel 1940 ad opera dei fratelli di alcuni degli
arrestati del 1939: Tea e Waifro GilIi, Gonda e fratelli Viani, Antinea Valeriani,
Diva Boni, i fratelli di Eros Bianchi, e così via.
Essi, assieme ad altri, costituirono a Cavriago una cellula del Partito comunista con Lucia Sarzi, dopo l'arrivo in paese della compagnia teatrale dei Sarzi
medesimi.
Dopo che Angelo Zanti si trasferì in Francia a Cavriago non vi fu più alcuna
stamperia clandestina.
Solo dopo la costituzione della cellula di cui sopra (1940) sono stati ciclostilati in casa di mio padre (Battista GilIi) ad opera di mio fratello Waifro ed altri,
i volantini già citati in varie pubblicazioni.
lo stesso rcordo benissimo che proprio per la mancanza di ogni attività antifascista, dopo gli arresti del 1932, ho cercato più di una volta di ricostituire l'organizzazione del P.c.I. e una stamperia, ma senza successo.
LUIGI EMORE GILLI
Cavriago 14-3-1977
102
LA RESISTENZA NEI TEMI DI DUE GIOVANI STUDENTI
La nostra rivista pubblica, come è noto, soltanto studi di carattere storico, che
siano inediti e si fondino su ricerche e documentazioni originali. Con i due elaborati
che pubblichiamo veniamo in un certo senso ad infrangere questa regola, ma ci è
sembrato giusto farlo in quanto riteniamo interessante avere una sia pur piccola
documentazione su quello che pensano i giovani di oggi sia del fenomeno storico
della Resistenza, sia della « eredità» che la Resistenza stessa ha lasciato.
I due « temi» che pubblichiamo sono stati scelti da una apposita commissione
tra centinaia di elaborati presentati da allievi dell'Istituto professionale di Stato
per il commercio di Reggio, nel quadro delle iniziative per celebrare il 32° anniversario della Liberazione organizzate dal Consiglio di Istituto.
ANALIZZATE IL MOVIMENTO DELLA RESISTENZA
NELLA SUA PROSPETTIVA STORICA, IN QUELLA POLItICO-MORALE,
NELLA LETTERATURA CHE AD ESSA SI ISPIRA
Sono passati oltre trent'anni da quando ha preso inizio quel movimento vasto
e complesso che ha il nome di «Resistenza ». Resistenza perché? a che cosa? All'Esercito tedesco, che, invece di alleato, si era mostrato nemico; agli ultimi resti di
un esercito fascista; per aiutare il popolo italiano a ricuperare la libertà e riportare
l'Italia a una condizione dignitosa, dopo essere stata tanto avvilita dalla catastrofe
del Regime e dalle varie invasioni e rovine della guerra. Si può dire, per essere
precisi, che la Resistenza non è cominciata durante la guerra, ma assai prima, con i
primi oppositori al fascismo che furono incarcerati o espatriati. Alcuni di essi sono
ancora vivi oggi e animano la politica italiana.
Dall'estero, o dai loro luoghi di segregazione, essi tennero vivo lo spirito di
libertà e furono il seme dei primi movimenti partigiani. Ma chi erano queS>l:i partigiani? e perché si chiamavano così? Essi avevano le provenienze più varie. Erano
giovani, che non avendo voluto stare sotto il regime fascista, si erano nascosti
sulle montagne, oppure erano persone sfuggite ai rastrellamenti operati dai tedeschi,
erano ex prigionieri fuggiti e scampati quasi miracolosamente. In gran parte erano
i soldati del nostro esercito, sciolto si con l'armistizio, che avevano dovuto fare una
scelta: o nascondersi sulle montagne unendosi alle bande partigiane, o accettare di
collaborare coi tedeschi e coi fascisti, o consegnarsi come prigionieri alle truppe
alleate. Furono moltissimi quelli che, non solo per aver salva la vita, ma per libera
scelta, vollero combattere una loro battaglia, riscattando cosÌ tutti gli errori commessi
in quella terribile guerra che portò l'Italia alla rovina. La loro fu una battaglia dura
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e aspra. Dovevano vivere di poco, nel freddo delle montagne, vestiti alla meglio,
spesso aiutati dalla carità della gente che li nascondeva, li sfamava, li ospitava a
propriori'schio e perico[o.
Avevano come armi le poche salvate dall'esercito, quelle rifornite coi lanci
di paracadute dagli Alleati, quelle rubate al nemico nelle azioni di guerriglia. Loro
compito era di disturbare il nemico in tutti i modi possibili, soprattutto con azioni
di sabotaggio. Distruggevano ponti e dove dovevano passare le truppe, facevano
saltare treni carichi di munizioni, rifornimenti ecc.
Distruggevano le fabbriche di armi, facevano saltare i comandi nemici, combauevano, sempre o quasi, nell'ombra, per salvare paesi e città. Certo rischiavano
molto, perché se erano presi, il meno che loro potesse capitare era di essere impiccati. Più spesso erano torturati nei modi più barbari perché parlassero e rivelassero
dove si trovavano le loro basi. Una cosa che mi ha molto colpito in una delle trasmissioni fatte in questi giorni, per rievocare la Resistenza, è stato il numero dei
loro morti rispetto ai feriti. E' segno che non venivano risparmiati in nessun modo,
anche perché, s,e ritornavano feriti da un'azione, r}prendevano a combattere o morivano per mancanza di assistenza.
Un'altra cosa che mi ha dolorosamente colpita e lasciata perplessa è che
spesso ad un'azione partigiana fortunata, rispondeva una terribile rappresaglia nemica.
Spesso, dopo la scoperta di atti simili, venivano presi ostaggi, scelti a caso fra donne,
ragazzi, v,ecchi, i quali morivano. Sono le ferree crudeli leggi deLla guerra che dimostrano quanto essa sia sempre ingiusta e inaccettabile. Essendo di varie provenienze,
i Partigiani avevano anche vari ideali politici che si manifestarono subito e li fecero
raggruppare a s'econda delle loro idee; cOSI si ebbero brigate di ispirazioni comunista, socialista, liberale, democristiana e altre. Però tutte erano coordinate fra loro,
ciascuna aveva il proprio compito, ma dipendevano da un unico comando, quello
del Comitato di Liberazione Nazionale.
Una parte importante nella Resistenza l'ebbero anche le donne. Ad esse erano
affidati a volte i compiti più rischiosi, perché, non immaginando che si potesse
sospettare di loro, passavano fra le linee con una certa facilità. Più o meno tutte
avevano un loro caro da piangere o da difendere ed aiutavano con la loro bontà
femminile tutti quelli che potevano, sfamandoli, vestendoli, ospitandoli, nascondendoli, con tutti i rischi che ciò comportava per loro e per il resto della famiglia. Ma
alcune collaborarono attivamente come vere combattenti. Facevano le staffette trasmettendo notizie o portando ordini. Abbiamo visto di recente un bellissimo film
che riassume l'opera delle donne nella Resistenza: «L'Agnese va a morire », una
donna semplice, analfabeta, colpita nel suo affetto più caro (le avevano ucciso il
marito), ma piena di cuore e di genialità. Sfoga il suo immenso dolore aiutando
altri, e rischia la vita per i suoi « ragazzi »; infaticabile fino all'ultimo, decisa come
un uomo, si getta nelle aljioni più pericolose. Certo nella Resistenza non tutto sarà
stato splendente. Chissà quante cose che non sappiamo o non si possono raccontare
sono accadute anche nel segreto dei monti, ma la guerra rende crudeli, specialmente una guerra che non era stata sentita, ma subita e che poi aveva disorientato
tante giovani vite. Però è dalla Resistenza che è noto l'attuale Stato Italiano, o
almeno ispirandosi agli stessi principi di unità e di libertà che l'avevano animata.
Infatti la nostra presente Costituzione è stata preparata da tutte le forze poli-
104
tiche che erano rappresentate in quel movimento e la nostra indipendenza ha potuto
essere subito riconosciuta dalle Forze Alleate, anche perché abbiamo partecipato
attivamente alla Liberazione collaborando in modo determinante, specialmente nella
liberazione diretta di alcune città.
CRISTINA CABASSI
LA DIFFICILE EREDITA' DELLA RESISTENZA
La Resistenza prese vita durante la dittatura e l'occupazione nazifascista.
Il pensiero che la animò e che accomunò tutti: operai, borghesi, cattolici, laici,
fu il desiderio di una democrazia, perciò di libertà e giustizia che il nazifascismo
aveva schiaccato per anni con soprusi e violenze.
Questo grande e faticoso processo di liberazione non era più condotto solo dai
vecchi lavoratori, che non avevano mai ceduto al fascismo, ma anche da altre classi
sociali e forze politiche che cercarono accordo e unità d'azione con i partigiani.
Si vedevano uniti uomini di diversa ideologia che si prefiggevano però lo stesso
fine: allontanare i tedeschi e vincere il fascismo.
In verità, in base alla società che s'arebbe dovuta fiorire nel dopoguerra nascevano le discordie; infatti comunisti e socialisti, oltre a sconfiggere il fascismo, si proponevano di realizzare una società socialista, cosa naturalmente che le altre forze
politiche non potevano approvare, in quanto non si ispiravano alla dottrina marxista.
Si combatteva al fianco per vincere il nazifascismo, ma non per effettuare una
completa ristrutturazione della società. Comunque queste forze, che avevano lottato
unite nella Resistenza, cercarono di mantenere lo stesso spirito unitario, pur tra molte
difficoltà, anche nel dopoguerra, per facilitare la lunga e difficile ricostruzione.
Grandi furono i rinnovamenti, direi soprattutto grazie alla nuova coscienza
da parte di tutti acquisita negli anni della Resistenza. La maggiore prova di questa
nuova maturità fu la scelta della Repubblica; i cittadini, stanchi ormai del vecchio
stato monarchico che si era reso complice del fascismo, guardavano a un futuro
diverso veramente democratico.
Ma vi erano ancora naturalmente forze reazionarie, vecchi romantid che speravano in un ritorno della monarchia; queste forze rappresentavano una grande percentuale della popolazione, tanto che la Repubblica vinse per pochissimi voti.
Uno dei più grandi frutti della Resistenza fu senz'altro l'approvazione della
Costituzione della Repubblica fondata sui principi che avevano guidato gli italiani
a combattere tedeschi e fascisti.
Va ricordato anche, come importante passo sul cammino democratico, l'estensione del voto alle donne.
Il nuovo spirito che condusse gli italiani verso la democrazia non impedì però
l'incrinatura dei rapporti fra le varie forze politiche. Le stesse forze che avevano
usato il fascismo di Mussolini per difendere i propri interessi continuarono a man-
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tenere il laro patere ecanamica, appanendasi in tutti i mO'di alle canquiste saciali
da parte di aperai e cantadini.
L'Italia era stata e rimaneva un paese capimlista, restò perciò nell'arbita accidentale satta l'influenza americana, can malta rammarica di calara che speravanO'
in una svalta sacialista. Ciò fu davuta saprattutta alla rottura fra la stessa Partita
Sacialista e il Partita Camunista.
Ci pare impassibile aggi e quasi fantastica che in passata tante persane abbianO'
lattata e anche persa la vita per una demacra:?Jia che ci vediamO' agni giarna tagliere.
Creda ci vaglia malta caraggia ad affermare che viviamO' in un paese demacratica, in cui agni cittadina ha gli stessi dil'itti e daveri. Oggi si cerca di rovesciare
di annientare agni istituziane perché simbala di anni di malgaverna.
Si assiste a una latta armata cantra la Stata, portata avanti da gruppi politioi
che si dichiaranO' rivoluzianari e che a mia parere vaglianO' creare solo il caas in un
paese che è già devastata.
Dav'è la spiritO' della Resistenza?
E' questa la sua triste eredità?
Oggi came trent'anni fa va combattuta agni farma di vialenza, agni tentativO'
di instaurare caas e nulla più; salo casì pO'trema affermate che la Resistenza ci ha
lasciata una valida eredità e una Castituziane che veramente rispetta l'uama.
MARINA CAMELLINI
Atti e attività del!' Istituto
L'ASSEMBLEA ANNUALE DEI SOCI
Ha avuto luogo, il 15 febbraio, l'Assemblea annuale dei soci dell'Istituto.
In apertura il V. Presidente dell'Ente, Aldo Magnani, ha commemorato brevemente il socio don Luca Pallaj, membro del Consiglio generale della Deputazione
regionale in rappresentanza dell'ALPI di Reggio, deceduto il 23 giugno 1976, ricordandone l'opera svolta durante la guerra di Liberazione assieme alla sorella Agata,
nella parrocchia di Villa Cella che fu per lunghi mesi centro di cospirazione politica
e militare, nonché l'azione di insegnante e di uomo rimasto sempre legato al suo
passato di Resistente, autore tra l'altro del libro Le Fiamme Verdi della «Italo»
edito nel 1970.
L'Assemblea, ha osservato un minuto di silenzio.
Subito dopo, Magnani ha dato la parola al rag. Bruno Caprari. che ha illustrato
il bilancio consuntivo del 1976. E' seguita la lettura della relazione dei revisori dei
conti. Il bilancio è stato approvato alla unanimità.
Magnani ha poi dato lettura della relazione morale del Comitato Direttivo, che
qui di seguito si riporta nei suoi passi essenziali.
« Dando la precedenza alle pubblicazioni, la Rivista (come ben sapete perché
ve la mandiamo in quanto soci), è uscita regolarmente.
Per la precisione sono usciti il n. 28 del luglio scorso e il n. 29/30 alla metà
di febbraio pur essendo datato dicembre 1976.
- Per quanto riguarda il numero precedente (26/27 dedicato al XXX della
Resistenza e per il quale avevamo chiesto, ed ottenuto almeno sulla carta l'aiuto del
Comitato regionale) la pratica è ormai andata in porto. (... ) Nel mese di maggio
abbiamo provveduto ad inviare alla Regione, a mezzo Corriere, circa 500 copie
della stessa pubblicazione, che in precedenza avevamo fatto stampare appositamente
per quella destinazione.
Il Comitato regionale, a sua volta ha provveduto a diffonderla in tutta l'Emilia - Romagna.
- E' stata fatta invece da noi, la distribuzione del libretto « Fascismo, Resistenza, Repubblica» che, come sapete, abbiamo prodotto, anche in questo caso
con l'aiuto della Regione.
La diffusione, effettuata in base ad indicazioni del Comitato regionale, è stata
una operazione abbastanza complicata. E fu tale anche quella fatta su scala provinciale; ma proprio alla vigilia del 25 aprile, abbiamo potuto ottenere la collaborazione del Comune e della Provincia, affinché esso fosse tempestivamente recapitato
in tutte le classi delle scuole medie e della V elementare. Purtroppo, le diecimila
copie, disseminate nell'intera regione, non hanno consentito la consegna a tutti i
108
singoli scolari. Ma non si poteva fare diversamente, in quanto, quello della Regione,
non era un aiuto per così dire a fondo perduto, ma una sorta di contributo-acquisto
che ci impegnava a cedere e a far recapitare migliaia di copie del libretto in tutte le
otto province.
- Ha avuto inizio in questi ultimi mesi la raccolta delle testimonianze di molti
protagonisti. L'iniziativa era stata messa a punto nel corso della precedente Assemblea. Di conseguenza è stato prodotto e diffuso, a circa 200 persone, un questionario
che è stato concordato come Presidenza. Sino a questo momento, circa venti protagonisti hanno restituito il modulo, compilato e a volte accompagnato da una testimonianza a parte.
Infatti a molti dei destinatari, oltre al modulo, mandiamo una lettera nella
quale, ben sapendo la parte da ciascuno avuta nella Resistenza o nella guerra di
Liberazione, chiediamo di inviarci testimonianze dettagliate su determinati fatti o
aspetti della lotta, che essi hanno vissuto o dei quali sono sicuramente a conoscenza.
Naturalmente li sollecitiamo a risponderci riguardo a questioni delle quali ancora si sa poco o niente e che non figurano (o non sono state ancora chiarite a sufficienza), nella pur ricca bibliografia locale. ( ... )
Quella della raccolta pianificata delle testimonianze è una attività che ha
avuto inizio nel .1976, che sicuramente si protrarrà per il '77 e che forse si concluderà nel 1978.
- Ma per tornare alla elencazione del lavoro svolto lo scorso anno, dobbiamo
informarvi che la mostra fotografica sulla guerra di Spagna, di cui parlammo della
precedente Assemblea, è stata progettata. Zambonelli ha preparato foto, documenti,
cimeli originali e dilascalie, ma la realizzazione e il montaggio, in base agli elementi
da noi forniti, saranno compiuti da personale specializzato del Municipio; precisamente dal prof. Nino Squarza e da alcuni suoi collaboratori.
In sostanza, col nostro impegno scientifico e con il patrocinio dell'Amministrazione comunale, la mostra sarà inaugurata nel prossimo mese di aprile. ( ... )
E' questo un altro caso di attività da noi svolta in collaborazione con altri
Enti, che posseggono adeguate attrezzature e soprattutto personale e mezzi.
- Similmente lo stesso Zambonelli, per richiesta dell'Istituto Cervi, unitamente a tecnici del Municipio, ha provveduto al riordinamento del Museo Cervi.
Molti di voi lo avranno visitato quest'anno, ma molti altri non lo avranno
fatto. Tutti ricordate che il museo consisteva in una cameretta di modeste dimensioni, sovraccarica di foto, libri, quadri, oggetti di ogni sorta portati nel corso degli
anni da delegazioni italiane ed estere che intendevano con questo rendere concretamente omaggio alla lotta della eroica famiglia.
Da molto tempo, però, fioccavano le critiche per questo stato di cose nei confronti dei vari Enti interessati.
Casa Cervi si è potuto pensare a trasformarla solo da quando la famiglia l'ha
abbandonata. Solo allora i lavori hanno avuto inizio. Ora vi sono una biblioteca,
una sala per riunioni e proiezioni, servizi igienici, piazzale per parcheggio, attrezzature agricole dell'epoca sistemate un poco ovunque, un piccolo bar, un angolo ove i
visitatori possono vedere ed acquistare ricordi di ogni genere: i libri, cartoline,
109
stampe ecc. che servono (ma non solo da ora) a far conoscere ampiamente ed ovunque la straordinaria vicenda dei Cervi.
Il Museo vero e proprio, che raccoglie i cimeli originali (sfrondato da moltissimo
materiale superfluo che è stato immagazzinato in un locale del piano superiore), è
stato allestito nella stalla ed è ora più facilmente accessibile ai molti visitatori. Ma
quello che più importa, è che chi passa in rassegna il materiale esposto ed adeguatamente presentato, può impadronirsi rapidamente di elementi informativi (oggetti,
immagini, didascalie) pal'ticolarmente efficaci, riguardanti la storia dei sette fratelli
e della loro famiglia, cioè di un patrimonio che ormai appartiene al Paese e che
interessa anche Resistenti, studiosi, uomini e donne di varie nazioni.
Pochi S'anno che Casa Cervi e il suo Museo vengono visitati da decine di migliaia di persone all'anno, particolarmente da comitive di scolari accompagnati dai
loro insegnanti.
Anche se l'iniziativa del riordinamento generale dell'edificio (e delle conseguenti notevolissime spese) è di altri, siamo lieti come Istituto di aver potuto contribuire alla selezione e sistemazione del materiale del Museo.
E' continuato anche nel 1976 il lavoro consistente nel contatto diretto con
ricercatori e particolarmente con studenti universitari laureandi. Dobbiamo riconoscere che vari professori delle Università di Parma e di Bologna, usano indirizzare
vari studenti al nostro Istituto, perché possano avere consigli, informazioni e indicazioni sui settori della nostra storia recente a Reggio ancora scoperti e che potrebbero divenire oggetto delle loro tesi. E noi abbiamo un particolare interesse ad
utilizzare questi giovani che, a volte, producono studi storici elaborati anche su
materiale inedito. Già ne abbiamo avuto la conferma in passato.
Dobbiamo segnalare per il 1976 la comparsa di due tesi che, secondo noi, rivestono un certo interesse. Una riguarda il C.L.N. dalla nascita allo scioglimento ed una
tratta della formazione della Democrazia cristiana a Reggio. Sono contributi che
potrebbero anche essere pubblicati utilmente sulla nostra Rivista, o comunque
essere conservati nel nostro archivio a disposizione di altri studiosi.
Una terza tesi è stata presentata al Concorso regionale per il XXX, è stata
classificata tra le migliori e sarà probabilmente pubblicata dalla Regione. E' quella
di Mauro Saccani, intitolata « Lotta di classe e antifascismo nelle campagne reggiane
dal 1939 al 1945 ».
E' stato poi provveduto alla schedatura dei libri acquistati o avuti in dono
nel corso del 1976. La Biblioteca si è ulteriormente arricchita. La volta scorsa vi
dicemmo che i volumi erano 1.014. Da un controllo fatto proprio in questi giorni,
risulta che ora i titoli sono 1.147.
Con l'occasione vorremmo segnalarvi due importanti acquisizioni. La prima
consiste in molte annate complete della rivista « Il Ponte », precisamente dal 1947
al 1957, oltre a vari numeri di annate successive.
E' questo un dono molto apprezzato del nostro Presidente onorario avv. Vittorio Pellizzi, al quale va il nostro cordialissimo ringraziamento.
Abbiamo poi potuto recuperare e tenere in custodia, praticamente per sempre,
molti volumi editi nel periodo fascista, 13 dei quali sono dedicati a scritti e discorsi
di MussoHni dal 1919 al 1940.
Qualcuno dei presenti può anche sorridere e pensare che si tratta di ciarpame
110
inutile. Siamo del parere, invece, che occorre allargare la nostra ricerca bibliografica al periodo del « ventennio », come del resto abbiamo fatto anche in passato.
Siamo, è vero, un « Istituto per la storia della Resistenza », ma per mille segni,
risulta evidente che andiamo lentamente trasformandoci in un Istituto per la storia
contemporanea, particolarmente per gli indirizzi elaborati e per le iniziative adottate
dall'Istituto Nazionale a cui dobbiamo prestare la dovuta attenzione.
Sin dal 1972, all'inizio del « Programma per l'attività scientifica generale », un
documento basilare del quale abbiamo già parlato in una precedente Assemblea,
l'Istituto Nazionale diceva tra l'altro:
« Conformemente alla lettera e allo spirito dell'art. 1 dello Statuto, l'Istituto,
in tutte le sue articolazioni (nazionale, regionali, provinciali) si propone di continuare
ad «assicurare la più completa ed ordinata documentazione del Movimento di Liberazione in Italia, dalle origini antifasciste alla liberazione e di promuoverne lo studio
e la conoscenza nell'ambito di una più generale considerazione della storia del fascismo e dell'Italia contemporanea. Pertanto la storia italiana che ha inizio con la crisi
successiva alla prima guerra mondiale, resta, nei suoi complessi aspetti e problemi,
al centro dell'attività dell'Istituto ».
Un altro segno ben preciso è che la rivista dell'Istituto Nazionale ha mutato
la sua testata: da « Il Movimento di Liberazione in Italia» è ora divenuta « Italia
contemporanea ».
Del resto anche sulla nostra Rivista abbiamo più volte pubblicato dei contributi su tale periodo storico e sul fascismo.
E non per nulla il nostro socio avv. Degani ha condotto per nostro incarico le
sue fruttuose ricerche presso l'Archivio Centrale di Stato acquisendo in microfilms
o in fotocopia, centinaia e centinaia di documenti inediti del « ventennio », che egli
pazientemente usa nei suoi studi. ( ... )
Fa parte sempre della nostra attività la lettura paziente e lunghissima de « Il
Solco Fascista », per trarne notizie di carattere politico, economico e sociale utilizzabili ai fini storici. La ricerca è stata compiuta per il periodo 1938-1945. Ora prosegue per il periodo 192 8-19 37. Le notizie tratte vengono poi da ttiloscri tte e
raccolte in appositi fascicoli rilegati sicché chi (tra di noi o tra i ricercatori) deve
consultare il quotidiano in parola, può farlo con enorme risparmio di tempo sfogliando la nostra raccolta, che viene utilizzata anche da laureandi.
Possiamo dire che finalmente ha avuto termine la nostra collaborazione con
gli autori dei quattro volumi che raccolgono gli atti del Convegno sulla Resistenza
in Emilia-Romagna, organizzato dalla Deputazione regionale nell'aprile del 1975.
Nel lungo lavoro di controllo e di lima tura, gli autori delle quattro relazioni hanno
avuto bisogno, anche nel 1976, del nostro impegno, che consisteva nel rispondere
ad una infinità di grandi e piccoli quesiti che essi abbastanza spesso ci ponevano,
nonché nel controllo e nella correzione di intere parti dei dattiloscritti riguardanti
la nostra provincia. I più assid\li nostri interlocutori sono stati Bergonzini ed
Arbizzani.
L'ultimo libro, quello appunto di Arbizzani, «Azione operaia e contadina di
massa », è appena uscito e così la serie è compiuta.
Già abbiamo avuto occasione di rilevare che si è trattato di una iniziativa di
molto impegno e prestigio per la Deputazione regionale. Non ci risulta che in nes-
111
sun'altra Regione siano stati compiuti degli studi complessivi cosÌ approfonditi e
documentati.
(.
.. ).
Recentemente la sede ha riportato qualche danno. E' crollata in questa stessa
sala una parte del soffitto a causa di una infiltrazione di acqua prov,eniente dal piano
di sopra. Acqua si è pure infiltrata anche in un ripostiglio e nel locale della bihlioteca.
Si è subito provveduto alle riparazioni del caso per interessamento della Provincia,
ma una parte di vecchi giornali è stata danneggiata dalla umidità. ( ... )
Non resta da aggiungere altro, a proposito dell'attività svolta. ( ... )
Come avete sentito, le nostre entrate più sicure, anche se poco puntuali, sono
quelle del Comune di Reggio e dell'Amministrazione provinciale, oltre che, in misura
minore, della Cassa di Risparmio e della Banca di credito popolare e cooperativo.
Ora, dopo tanto discutere, è uscita una legge regionale sul finan~iamento degli
Istituti storici e delle Associazioni partigiane. E' stata appena pubblicata. ( ... )
Noi speriamo, in base a questa legge, di poter ottenere almeno il finanziamento permanente della Rivista, le cui spese rappresentano per l'Istituto un onere
davvero preoccupante. ( ... )
Ma vediamo ora quali siano gli orientamenti degli Istituti regionale e Nazionale per quanto riguarda i programmi di ricerca.
Vi abbiamo riferito la volta scorsa, ed ora ve lo ricordiamo, che nella Assemblea del 1975, il Comitato direttivo regionale uscente ha presentato alcune « ipotesi
di lavoro» che riguardano il periodo postbellico. ( ... )
A sua volta l'Istituto Nazionale, nell'indire un Concorso per l'assegnazione di
tre borse di studio, ha precisato che le relative ricerche devono essere condotte sul
tema: « L'analisi del blocco di potere in Italia tra fascismo e ricostruzione (1943/45 primi anni 1950) ».
Abbiamo voluto riportare testualmente il titolo affi.1l!ché possiate comprender,e
senza equivoci che nei programmi centrali di ricerca e di promozione di studi, si
va oltre il 1948, anno in cui è entrata in vigore la Costituzione. Quello, del resto, è
il tema stesso del gruppo centrale di ricerca (impegnato direttamente dall'Istituto
nazionale). ( ... )
Naturalmente il nostro Istituto non è direttamente implicato nel programma,
ma non può ignorare quali sono, sia in campo nazionale, ma soprattutto regionale,
gli indirizzi di ricerca, anche agli effetti di eventuali studi locali.
Si tratta evidentemente, per quanto ci concerne, soprattutto di un impegno
per il censimento e, ove è possibile, la raccolta delle fonti documentarie.
Anche se dalla Deputazione non ci sono ancora venuti indirizzi in questo senso,
è evidente che dovremmo sin da ora prevedere che in caso di inizio di una ricerca
regionale, noi dovremmo essere in grado almeno di facilitare il compito dei ricercatori, mettendo a loro disposizione il materiale acquisito o indicando dove questo
si trovi e si possa consultare.
Dovremmo poter avere, intanto, alcune annate almeno dei quotidiani e dei
settimanali reggiani, e qualcosa abbiamo già ricevuto in dono dall'ANPI, ma non
112
molto: in genere numeri sfusi e disordinati di settimanali quali « Il Socialista »;
« L'Era Nuova », « Tempo Nostro» ecc.
Possediamo inoltre, provenienti sempre dalla stessa fonte, molti ritagli che
riguardano quegli anni, oltre che la collezione quasi completa del « Volontario della
Libertà ». Ci è stato donato altresì il reprint della « Nuova Penna ». Ma non possediamo che qualche mese del 1945 di « Reggio Democratica », e ci manca del tutto
« Il Giornale dell'Emilia », che pare non sia reperibile nemmeno nella Biblioteca
municipale. Tutto è da vedere poi, a proposito de « Il lavoro di Reggio» e de « Il
Progresso d'Italia ».
Quanto ai documenti, potremmo, col permesso del nostro socio Vivaldo Salsi,
esplorare l'archivio dell'ANPPIA e di « Solidarietà democratica », ed eventualmente
fotocopiare il materiale giudicato interessante sia di quell'archivio che di quello
della Camera del Lavoro. (... )
Per quel che riguarda la Biblioteca, il numero dei volumi ora a disposizione
ci impone un ulteriore ordinamento. Noi oggi abbiamo, di detti volumi, uno schedario per titoli e uno per nomi di autori, ma sulle schede non vi è nessun dato
sulla collocazione, sicché quando si cerca un libro, a volte bisogna perdere un
po' di tempo.
Dovremo provvedere, ora che abbiamo un altro scaffale, alla numerazione progressiva di tutti i volumi e a trascrivere gli stessi numeri nelle rispettive schede.
Questo criterio ci semplifcherà anche il compito di riporre esattamente al loro
posto i volumi, dopo che ne sono stati tolti per consultarli. (... )
Sempre per quello che riguarda le pubblicazioni, molte ne sono uscite nel
Reggiano negli anni in cui si è celebrato il trentennale della Resistenza. Si tratta
talora di testi importanti, ma spesso anche di opuscoli prodotti da Enti e Comitati
vari e che non hanno avuto una larghissima diffusione. Abbiamo dato notizia, per
quanto ci è stato possibile sapere, di queste edizioni su «Ricerche Storiche », ma
abbiamo il dubbio che qualcosa ci sia sfuggito. Resta quindi da fare un accurato
controllo, e trarne poi un elenco che sarà utile a noi quanto all'Istituto nazionale,
che questi dati e queste pubblicazioni ci ha richiesto.
Poi bisognerà pensare anche ad una bibliografia ragionata della Resistenza
reggiana. Quella elaborata a suo tempo da Franzini è del 1969 e da allora numerosissimi libri ed opuscoli hanno visto la luce. Bisognerà trovare il tempo, ora che è
finito il momento del XXX (e che difficilmente le eventuali altre pubblicazioni
usciranno al ritmo dei due o tre anni scorsi), di registrare, catalogare brevemente
libri, opuscoli ed anche qualche articolo apparso su giornali e periodici; fare insomma una bibliografia che sia la continuazione, sino ai giorni nostri, di quella
precedente.
Sempre per rimanere su questo tema, bisognerà ricordarci di elaborare anche
una bibliografia per soggetto, relativa a tutto ciò che è stato pubblicato, dal 1967
in poi, su « Ricerche Storiche ». Il prossimo 2 5 aprile cadrà il decimo anniversario
della inaugurazione della nostra sede e della nascita della nostra rivista, una pubblicazione periodica che si è rivelata sino a questo momento una fonte importante
di notizie storiche, alla quale hanno attinto molti studiosi per le loro pubblicazioni,
nonché studenti per le loro ricerche o le loro tesi di laurea. E' una scadenza, dunque,
che va ricordata. E il miglior modo di farlo, ci sembra proprio quello di tracciare,
113
con la accennata bibliografia, un bilancio dei molti e notevoli contributi apparsi in
questo decennio di vita, anche se la nostra rivista può essere definita uno strumento di studio, letto da molti ma acquistato da pochi. ( ... )
Tuttavia, anche se la diffusione è scarsa, siamo convinti di fare, con la pubblicazione di « Ricerche Storiche », una cosa utilissima, che ha dato e continuerà a
dare il suo prezioso contributo alla conoscenza sempre più approfondita della Resistenza reggiana e che, pertanto, rimarrà nel tempo come una pietra miliare nel
campo degli studi locali.
Ha avuto luogo proprio in questi giorni, a Montefiorino, una riunione di persone interessate alla istituzione di un Museo della Resistenza che dovrebbe essere
allestito nell'interno del castello.
Il progetto è stato ideato dall'architetto Piacentini e, per quello che appare a
prima vista, si tratterà di una cosa notevole, ammesso che si riescano a reperire
le decine di milioni occorrenti per realizzarla. All'ultima riunione, che se non ricordiamo male è la terza, ha partecipato per il nostro Istituto il M. Zambonelli. E'
risultato dalla discussione che, per quanto concerne il reperimento di materiale
documentario e fotografico, è richiesto anche il nostro impegno. La ricerca d'archivio
sarà compiuta e ci comporteremo in modo che in quel Museo sia degnamente
rappresentata la parte reggiana della Repubblica di Montefiorino.
Anche a Reggio, come sapete, esiste un Museo della Resistenza, ma siccome
è stato allestito in un locale molto stretto (l'unico che fu possibile liberare ormai
molti anni orsono nel palazzo dei Musei) tutto il materiale appare sacrificato. Ne è
scaturito perciò una sorta di mini-museo non certamente adatto, almeno nelle dimensioni, ad una città che è Medaglia d'oro proprio della Resistenza. Chi lo vede,
reggiano o forestiero che sia, rimane immancabilmente deluso .
Si impone una soluzione diversa. Ci proporremmo di intervenire, assieme alle
Associazioni partigiane (che pure da alcuni anni tale soluzione ricercano ma senza
successo), presso il Comune, affinché abbia presente il problema e, non appena
possibile, metta a disposizione un locale molto più ampio.
(.
..).
Un argomento che interessa pure la nostra attività futura, è la pubblicazione
dello studio di Degani sulla nascita del fascismo a Reggio Emilia. Degani ha
impostato il suo studio utilizzando prevalentemente documenti dell'epoca, talora interessantissimi; in particolare relazioni della Prefettura o di Ispettori di PS inviati
sul posto dalla Direzione generale di PS in momenti particolarmente difficili della
vita provinciale. Ne risultano analisi spesso sorprendenti ed anche notizie di molto
interesse. Questo materiale, che viene a mano a mano impiegato in ordine cronologico, è preceduto da una sorta di studio nel quale, con la ben nota perizia,
Degani oerca di dare un quadro generale del fenomeno fascista e di individuare le
ragioni del suo sorgere.
A parere del Comitato Direttivo, sarebbe il caso di darlo alle stampe in volume.
Certo non possiamo assolutamente sostenere da soli le relative ingentissime spese.
Quindi lo studio sarà pubblicato se e quando avremo trovato i fondi necessari
presso qualche Ente. Stiamo muovendoci già in questo senso e speriamo di riuscirvi.
Ne scaturirà una iniziativa di impegno, ma anche di prestigio per il nostro
Istituto e che rappresenterà un contributo originale dal punto di vista storico.
114
Oltre a quelle elencate, si continuerà a portare avanti altre iniziative provinciali cominciate a suo tempo ma non ancora concluse ed altre che stiamo conducendo in collaborazione con il Nazionale.
Ne elenchiamo sommariamente alcune.
(.
.. ).
Annunciammo, un paio di anni orsono, che avremmo cercato di sapere, località per località, a quali categorie sociali appartenevano i partigiani, i cui elenchi
sono stati da noi ricostruiti per Comune in base ai dati ufficiali di riconoscimento.
Sino a questo momento abbiamo i dati di una decina di comuni soltanto. Continueremo la ricerca sperando di trovare una maggiore collaborazione sicché sia possibile
avere i dati sulle categorie sociali per tutta la provincia.
Continueremo - lo abbiamo già detto all'inizio - la raccolta delle testimonianze di molti dei protagonisti della Resistenza e della guerra di Liberazione.
Cercheremo di fare un censimento delle tesi di laurea che riguardino la Resistenza reggiana, nell'intento di recuperarne almeno un esemplare per ciascuna.
Così non abbiamo ancora rinunciato a sperare di reperire « Il Solco Fascista»
uscito nel periodo settembre '43 - aprile '54, e faremo ancora le ricerche del caso.
Non abbiamo ancora completato la raccolta in copia fotostatica di tutti i
documenti delle Amministrazioni democratiche sorte nella zona partigiana liberata.
Avremo abbastanza presto, speriamo, quelli di Vetto, dopo avere acquisiti quelli
di Ligonchio e parte di quelli di Ramiseto.
Classificheremo il nuovo carteggio avuto lo scorso anno dall'ANPI e provvederemo così, come ci prega di fare l'Istituto nazionale, all'aggiornamento della guida
archivistica sommaria.
Spediremo al Nazionale una copia delle schede dei libri acquisiti nel 1976 come
abbiamo sempre fatto di anno in anno, poiché detto Istituto ha in programma, ormai
da molto tempo, la elaborazione di un catalogo generale in cui risultino tutti i libri
degli Istituti associati. Così come abbiamo inviato già quelle dei periodici dell'antifascismo e della Resistenza che sono in nostro possesso~
Vedremo poi se i mezzi ci consentiranno di mettere in piedi un vero archivio
fotografico concepito in modo scientifico. Vale a dire riproducendo in formato standard tutte le fotografie disponibili, dotandole ciascuna di una didascalia che chiarisca il significato, la località e l'epoca dell'immagine.
Come vedete il lavoro da fare sarebbe molto e le idee per alcune iniziative
ci sono già. Altre ne attendiamo da voi o verranno elaborate dall'organismo dirigente, sempre tenendo conto delle possibilità concrete di realizzazione.
Siamo un Istituto povero e non potremo fare miracoli. Inoltre il personale è
insufficiente rispetto a quanto si potrebbe fare. ( ... )
Faremo comunque quello che le nostre forze e i nostri mezzi ci permettono
di fare.
Non mancheremo, in~omma, di cogliere come in passato ogni occasione per
essere presenti, portando alla generale crescita culturale il nostro specifico contributo, particolarmente operando in collegamento con le scuole affinché i giovani,
cogliendo il significato del patrimonio resistenziale, diventino domani dei consapevoli difensori della libertà e della giustizia sociale, contro le tentazioni che
115
spingono minoranze faziose al terrorismo sterile sotto qualunque maschera esso
si presenti ».
Nella discussione che si è aperta subito dopo, il socio Salsi Vivaldo, a proposito della raccolta di fonti documentarie sul dopoguerra, ha affermato che vi è
molto materiale nell'Archivio dell'ANPPIA e di « Solidarietà Democratica », di cui
il nostro Istituto si potrebbe avvalere. Sono intervenuti poi il rag. Osvaldo Salvarani promettendo di ricercare documenti che dovrebbero trovarsi ancora in suo
possesso e dicendo che a suo parere bisognerebbe ricordare meglio certe figure della
Resistenza per il rigore morale dimostrato in cariche pubbliche, anche come esempio
di comportamento da indicare in tempi nei quali battersi per la moralizzazione
deve essere un nostro comune impegno; il socio Sereno Folloni sul reperimento
delle fonti e sul da farsi per migliorare la sistemazione del materiale già acquisito
dall'Istituto; Reclus Malaguti per affermare la validità dell'ultimo studio di Degani
apparso su « Ricerche Storiche », in quanto mette in risalto il carattere classista del
fascismo agrario; l'avv. Bertucci sulla necessità di portare nella scuola i valori
della Resistenza e della costituzione; il M. Fedele Valent sulla opportunità di pubblicare sulla Rivista il catalogo dei libri dell'Istituto; il M. Antonio Zambonelli per
informare che uscirà sulle Cooperative un lavoro di Moshes Anafu e per consigliare
Folloni ad adoperarsi al fine di fare aprJre certi archivi del mondo cattolico; Aldo
Magnani sulla opportunità di incoraggiare le ricerche sul movimento contadino reggiano, e sulla necessità di far conoscere maggiormente la Resistenza nell'Emilia - Romagna, con pubblicazioni non ponderose come le 4 che sono state edite recentemente in campo regionale.
Recensioni
AA.VV., La resistenza nelle campagne modenesi, Istituto storico della resistenza modenese / Comitato per le celebrazioni del XXX
della resistenza, Modena, 1976, pp. 405.
Si tratta dell'undicesimo « quaderno» dell'Istituto modenese ed è il frutto di una ricerca condotta da Ilva Vaccari, Ermelindo Vaccari, Vito Scaringella, Pietro Alberghi, Angela Pini Venturi e Aldo Zitano coordinati da
Ennio Pacchioni e Gino Guglielmi. Alla redazione del testo ha partecipato anche Mirco
Campana.
L'opera è suddivisa in due parti ed un'appedice: nella prima parte (1886-1940) si riportano notizie e documenti su «Le lotte contadine nel modenese ai primordi del socialismo e durante la dittatura fascista» nonché
su «aspetti della politica economica del regime verso la campagna modenese »; nella seconda (1940-1945) ancora notizie e documenti sulle «imposizioni fasciste nelle campagne
durante l'ultimo conflitto e la resistenza dei
lavoratori della terra».
L'appendice (1945-1974) comprende soltanto documenti.
Una prima osservazione viene spontanea
circa la scelta, per il periodo '45-'74, di limitarsi alla pubblicazione di documenti (Statuti,
Patti agrari, Contratti, ecc., di carattere sia
nazionale che provinciale) senza alcuna notizia
circa la situazione in cui quei documenti
nacquero, almeno per quanto riguarda la provincia di Modena. Una spiegazione di tale scelta ci viene data a pago 273, laddove si legge
«Nel decennio 1945-1955 le lotte che braccianti e mezzadri condussero furono ampie,
aspre e molto lunghe; .. .Non possiamo dilungarci su questi aspetti, anche perché sono
parzialmente conoscibili attraverso la pubblicistica di cui disponiamo nell'Istituto storico,
nell'Archivio comunale, nella Biblioteca estense e nelle biblioteche di partito».
Tale spiegazione ci pare abbastanza curiosa e per quanto ci riguarda pensiamo che
la pubblicazione di notizie e dati oggettivi
(lotte, scioperi, elezioni politiche, amministrative e loro risultati, scissioni sindacali, fuga
dalle campagne, spopolamento della montagna,
ecc.) esposti in ordine cronologico e con qualche tabella statistica avrebbero notevolmente
giovato alla già pregevole raccolta di documenti che vengono pubblicati.
Del resto tale procedimento viene giustamente usato per i periodi precedenti, sui
quali esistono già, casomai, una saggistica e
una letteratura abbastanza importanti, e non
si capisce perché non sia Stato adottato anche
per il secondo dopoguerra, laddove l'informazione sarebbe stata ancor più necessaria, soprattutto ponendo mente ai tanti giovani che
in questi ultimi anni, nelle università, sono
andati e vanno intraprendendo studi proprio
sugli anni della ricostruzione e sui nodi che
l'hanno caratterizzata.
Anche per quanto riguarda le parti, per
cosi dire, fondamentali e programmaticamente più organiche del volume (la ta e la 2a )
qualche osservazione può essere fatta in ordine alle fonti: per esempio manca qualsiasi
riferimento ai documenti dell'A.C.S., da diversi anni consultabili (come è stato fatto dal nostro Degani per Reggio Emilia) e ampiamente citati da vari autori (come Paolo Spriano, nella sua «Storia del P.c.I. ») anche per
quanto riguarda il Modenese. E questo lo
diciamo non per smodata passione del «documento cartaceo », ma perché, proprio ai
fini che l'opera si proponeva (ed ha in gran
parte raggiunti) tali documenti offrono molti
elementi non diversamente reperibili. E' ben
noto che assai spesso le relazioni prefettizie
sulla situazione nelle varie località delle diverse provincie italiane recavano, durante il
fascismo, dati di estremo interesse, e di carattere assai riservato, sulla disoccupazione, sull'ordine pubblico, e su di una serie di elementi di grande importanza - oggi - in sede di ricostruzione storica. Anche la caratterizzazione politica delle forze in campo durante il periodo della cospirazione antifascista,
non appare sufficientemente documentata. Per
118
esempio laddove, a pago 73 e seguenti, si pubblicano dati sui modenesi processati e condannati dal Tribunale speciale, nulla si dice
circa l'appartenenza politica dei processati
stessi, mentre tale dato era abbastanza facilmente rilevabile già dalla fonte a cui si fa
riferimento, cioè «Aula IV», di Dal Pont,
Leonetti, Maiello e Zocchi.
Detto questo, ci pare che l'insieme dell'opera costituisca un notevole contributo alla
raccolta di fonti sulla storia del movimento
contadino, un contributo di· cui a Modena e
altrove si potrà assai utilmente tener conto
nel quadro di necessarie ulteriori ricerche e
di più impegnate analisi sugli ultimi 80 anni
di storia.
Concludendo, gli amici modenesi ci offrono, con questo libro, un utile strumento di lavoro a cui però (sia pure in piccola parte)
hannno forse nuociuto quelle «ragioni.... di
tempo per tener fede all'impegno di pubblicare il volume entro il 25 aprile 1976» da loro
stessi denunciate nella introduzione.
ANTONIO ZAMBONELLI
ADRIANO OLIVA, Esercito e democrazia,
Vangelista ed., Milano, 1976, pp. 72.
Questo libro del generale Adriano Oliva
vuole essere ed è un contributo alla impegnativa battaglia per la democratizzazione dell'Esercito della nostra Repubblica e nello stesso tempo costituisce una interessante testimonianza autobiografica riguardante anche alcuni aspetti della Resistenza reggiana. L'A.
parte dai primi passi fatti nel Regio Esercito già dominato da una gerarchia fascistizzata, passando attraverso le tragiche esperienze
delle guerre fasciste e della dissoluzione dell'Esercito stesso fino all'esperienza partigiana
ed al ritorno, dopo la Liberazione, completamente trasformato politicamente ed ideologicamente, nelle ricostituite Forze Armate della Repubblica democratica.
Ufficiale di carriera, l'allora capitano Adriano Oliva si trovò, a 32 anni, dopo 1'8 settembre '43, a dovere compiere, partendo dalla
propria educazione militare aristocratica e
corporativa, una drammatica scelta tra fedeltà al giuramento di servire la Patria in pace ed in guerra o adesione alle posizioni di
quei gerarchi e generali che (come Grazi/mi)
a quel giuramento erano venuti meno mettendosi al servizio degli invasori nazisti.
La sua scelta per la Resistenza armata
contro gli invasori tedeschi costltUlsce una
rottura con un mondo ed una gerarchia responsabili della rovina della nazione e della
disfatta militare ed insieme il rigetto dell'indottrinamento subito per anni, secondo il
quale «il fascismo era patriottismo, onestà,
coraggio, devozione al Paese ».
Avviene così l'impatto con l'antifascismo
reggiano, con la Resistenza «spiccatamente
politicizzata» di questa provincia e ciò segna
anche la fine dell'immagine di un'Italia ove il
popolo era solo retoricamente ricordato nei
discorsi ufficiali; Oliva ha naturalmente modo, in tali circostanze, di venire a contatto
con i famosi «sovversivi », i comunisti, i
quali sono i primi a proporgli di aderire ad un
patto unitario patriottico di liberazione nazionale.
Nel corso della lotta partigiana, il giovane
ufficiale che non aveva avuto contatti « con il
resto del Paese », cioè con le masse popolari,
constata che è proprio quel «resto del Paese» (operai, contadini ed ex soldati, in grande maggioranza, assieme a pochissimi ufficiali,
alcuni intellettuali e parte del clero) che costituisce la massa dei combattenti volontari
nelle file della Resistenza.
Durante questa lotta l'A. fa la sua esperienza politica fondamentale a contatto con
uomini di diversa formazione ideologica e
politica, ma unita da uno scopo comune in un
rapporto di grande solidarietà.
Conosce così i valori della collaborazione
e della democrazia e medita su come tali
valori possano penetrare anche nelle istituzioni che dovranno risorgere dopo la liberazione.
Nella parte autobiografica l'A. narra anche
con grande sobrietà uno dei momenti più
drammatici della sua esperienza di resistente,
quando tutti i componenti il Comando Piazza
di Reggio Emilia (di cui faceva parte) vennero
arrestati. In quella circostanza conobbe cosa
voleva dire cadere nelle mani di un nemico
che considerava i partigiani catturati non
. come prigionieri di guerra, ma come ostaggi
e nemici da sopprimere con la tortura e
1'assassinio.
Tale. sentenza, come è noto, sarà sospesa
per tutti, tranne che per l'ufficiale di collegamento Angelo Zanti,. comunista, che venne
immediatamente assassinato con l'intento dichiarato di provocare lacerazioni tra le diverse componenti politiche della Resistenza reggiana.
.
Oliva, vide il proprio caso stralciato dal
processo reggiano per essere passato al Tri-
119
bunale miJ1itare ordinario di Brescia, per
omessa pr,esentamone a!IJa cmamata degli uffio~a~i, mentre i suoi compagni vennero condannati a marre.
Egli ottenne successivamente una condizionatissima liberazione con uno stratagemma concordato, (tramite la moglie) con esponenti della Resistenza reggiana: subito dopo
l'uscita dal carcere riparò in montagna e fu
addetto al Comando unico delle form::.zioni
partigiane reggiane.
Finita la guerra, il cap. Oliva tornò in servizio effettivo nell'Esercito, fiducioso d1 poter concorrere a cambiare le cose per la ricostituzione delle Forze armate su basi moderne e democratiche.
Ma l'ex partigiano, diventato proprio attraverso l'esperienza della Resistenza convinto antifascista e repubblicano, trova nell'Esercito non la volontà di rinnovamento, ma
la chiusura al vento della Resistenza, la continuità con un tragico passato, fisicamente
rappresentata dalla permanenza ai vertici di
gran parte della vecchia gerarchia, i Roatta, i
Messe ed i loro «nipotini ».
Cominciano così delusioni ed amarezze nello sfumare di tante speranze, nello svanire di
tanti sogni di giustizia e di tante promesse
fatte ai compagni di lotta.
Nella seconda parte del libro l'A. narta la
dura vita degli ufficiali rimasti fedeli allo spirito della Resistenza, il lungo cammino per
far penetrare nei ranghi dell'Esercito 12. democrazia e gli ideali antifascisti che stanno
alla base della Costituzione repubblicana.
E' un periodo molto lungo che comincia
con la rottura del patto d'unità nazionale tra i
partiti del C.LN., con la discriminazione dei
partigiani e degli antifascisti nelle FF.AA., nel
più vasto contesto della guerra fredda e dei
blocchi militari contrapposti.
L'Esercito, la più importante delle istituzioni a difesa della Repubblica, rimane per
molto tempo pericolosamente inquinato da
residui fascisti con i risultati che recenti e
non ancora chiarite vicende hanno reso tristemente noti.
E' un libro, quello del generale Oliva,
che si inserisce come contributo di grande
valore (proprio perché nasce da una esperienza interna ad uno dei «corpi separati»)
nella difficile battaglia che le forze democratiche, nonché le associazioni combattentistiche e partigiane, conducono da anni nel
Paese e in Parlamento (finalmente con qualche successo ... ) per la democratizzazione dell'Esercito come di tutte le Istituzioni della
Repubblica democratica fondata sul lavoro.
Un libro, in conclusione, che potrà essere utilmente letto da tutti, ma sopratutto da quei
giovani che, nelle Accademie e nelle altre
scuole militari, intraprendono in questi anni
una carriera che li porta a fare del precettI)
costituzionale relativo alla «difesa della Patria in armi» una scelta per tutta la vita.
ALDO MAGNANI
Deputazione Emilia Romagna per la storia
della Resistenza e della guerra di Hberazione,
L'Emilia-Romagna nella guerra di liberazione
- Volume terzo: Luigi Arbizzani, Azione operaia, contadina, di massa - De Donato editore, Bari, 1976 - pp. 724.
E' noto che nella guerra di liberazione
non sussiste un mpporto fronte-retrov:ia dello
stesso t1po di quello che si r:iJeva nelle
guerre tvadimonali. Zona di combattimento
e così detto fronte dnterno non si prestano a
schematiche distin:doni: nè dal punto di vista
geografiico nè, in larga misura, dal pU1lJ.to di
vista del potenz1ale umano impegnato. Parimenti non si può isolalle, sotto il profilo
oronologico ,e nemmeno sotto il profilo sostanzkile, una tase pUil'amente «mili,tail:e» dal
connesto politico dehla lotta.
Sono >tutti aspetti di un processo stanco
omogeneo, nel quale le vanie componenti si
fondano e si sviluppano armonicamente m
funzione reciproca. Il merito principale della
relazione di Arbizzani al Convegno sull'Emilia-<Romrugna nella guerra di liberazione (integrruta da comunioamoni e interventi) sta nell'aver dimostrato il progressivo identificarsi
della lotua popolare con la Jotta armata. Non
si tratta soltanto di una identità degli scopi
(cioè strategica), che è scontata e che sta
all'ol'igine del mov,imento, ma di una [denùità operativa, verificabile nei vari momenti
della lotta e in un medesimo ambito tetritodale. Che la parteo1pa2Jione popolare abbia
agito come elemento caratterizzante e condimonante della guerra di libera:m.one dal nazifascismo è concetto largamente condiviso e
radicato nel1a coso1enza collettiva emiliano·
romagnola. A lungo andare però, man mano
la vicenda della Resistenza si '<1tLlontana ncl
tempo, questo dato di coscienza rischierebbe
di cadere nel leggendario o nel fideistico, in
assenza di una ricostruzione rigorosa degli
eventJi matJeriali. Il lavoro di Arbizzaru mette
opportunamente al 1liparo da questo rischio,
120
fornendo un complesso imponente di fatti
e di documenti, rilevati in tutto il territorio
della regione.
Il volume, sotto questo aspetto, si presenta con un marcato carattere di inchiesta.
L'autore tutta\'ia non ha inteso esaurire la
ricerca in una llicognizione degli eventi, ma
ha collegato il materiale risultante (,tratto da
una solida documentazione di prima mano
e da una vasta letteratrura) a1l'indagine su1le
strutture portanti della Resistenza. Skchè la
successione di scioperi operai e contadici, di
mamfestazioru popolari e di lotte di piazza,
d1 rivendicazioni gio\'anrili e femminili, appare
come 11 risultato di una presenza organizzata,
di un lavoro unificante e sotterraneo che
l'antlifuscismo ha condotto per vent'anm nella
realtà emiliana,specla!lmente nel mondo del
lavoro. Arbizzani non trascura peraltro di
individuare sfasature e lacune, mettendo in
guardia da troppo ~acili generalizzazioni e
semplificmoni.
Le vicende della parteoipazione operaia,
contadina, giov,anri1e e femminile aHa Resistenza nel Reggiano trovano nel libro ampia
collocazione. Accanto ,allo sciopero contadino
del lO marzo '44 vediamo ricordate le agitazioni degli openai di diverse fabbdche del
capoluogo e di altri centri (Correggio, Guastalla, Cavriago ecc.), le mamfestaziO!tlli. femminili per la distribuzione di generi alimentari, contro la deportazione di ostaggi e contro l'occupazione nazista. Naturallimente vari
episodi (come certamente per altre province)
sfuggono al pur attentissimo lavoro di rastrellamento compiuto dall'autore. Ma lo stesso
Arbizzani avverte che non tanto un'imposSlÌbUe completezza della cronaca gli premeva,
quanto !'identificazione del ruolo delle masse
emi!iano-romagnole nel movimento. Anche
sotto questo aspetto si può ben dire che il
suo libro coglie nel segno e convinoe.
R.e.
MELOSSI, RUGGERINI, VERSACE, IORI,
LIGABUE, Restaurazione capitalistica e piano
del lavoro - Lotta di classe alle Reggiane
1949-51, E.S.I., Roma, 1977, pp. 582.
Una prima frettolosa lettura del libro di
Melossi, Ruggerini, Versaoe, Iori, Ligabue
«Restaurazione capitalistica e piano del lavoro - Lotta di classe alle Reggiane 1949-51 »
. da parte di chi, come me, attende sempre
con interesse scritti sul movimento operaio
e contadino, non è certo sufficiente per dare
un giudizio articolato su questo importante
lavoro e sull'impegno profuso dagli autori.
PUlJtuttavia si può dare un generaJe parere positrlvo su questa opera, meritevole di
attenzione, riguardante un periodo di lotte
che ha impegnato classe operaia, sindacati,
forze politiche, masse contadine, amministratoti pubblici.
Non è fuor di misura affermare che sulla
lotta degli operai e impiegati di Reggio, con
alla testa il nucleo più organizzato, quello
delle Reggiane, negli anni 1949-51, questo
può raffigurarsi come il testo più importante
sClJ1tto e pubblicato.
Un libro diviso sostanzialmente in tre
parti che partendo da una ooalisi storica della
restaurazione capitalistioa e daHa proposta del
Piano del lavoro della CGIL a livello na:donale, affronta tali temi nell'ambito deLta lotta
delle Reggiane per terminare con il simpatico
ed estremamente vdvo cOOvio di Iori che fa
rivivere in modo semplice e spontaneo quei
dodici e più mesi di lotta attraverso la cronaca asciutta e precisa delle !iniziative, degli
avvenimenti di quei giorni.
Lo sforzo di ricerca storioa e di studio
per comprendere e giungere alla spiegazione
del contenuto della lunga ,ed eroica resistenza
di oltre 5000 lavoratori delle Reggiane che
uniti a quelli della Lombardini, Landinri,
Rugger1ni, P,astificio Ma1JcoIlli, Ceramica Veggia, Bloch e tanti altri SIÌ oppone\'allO al disegno di \l1Ìduzione della produzione industriale
e dell'oocupazione, è notevole.
L'analisi del capitalismo in questi capitoLi del lihroè conetta e po1i1licamente puntuale, rispondente ai momenti storici affrontati e coglie gli aspetti della lotta generale
degli operai e delle loro organizzazioni sindacali e politiche, spiegando quali erano i
presuppostrl di tanta forza di lotta, di tanta
capacità di llesistenza e quaLi erano i profondi
legami sadali che si erano creaci in questa
battaglia per la r,iaffermazione e la conquista
di quel diritto al lavoro che è sancito dalla
Costituzione Repubblicana.
In questo contesto è inserita la proposta
del « P!iooo del lavoro» della CGliI., che oerto
ha avuto dei ,1imiti ma è stata la prima grande
esperienza per aprire un discorso di progltammazione e per presentare una alternativa ad
una classe, quella capitalistica, già dominante
ma non più dirigente, che non sviJ.uppava
['~ndustria e nemmeno l'agricoltura.
121
Aspetto che può dar luogo ad un dibattito è il posto che occupa la lotta delle Reggiane nel contesto di tutto il libro.
Sfumati sono il piano del lavoro, e l'organizzazione di lotta che in diversi mesi andò
avanti costruendo solidi legami con strati sociali diversi e con rutni lavoratori in lotta,
dai braccianti del Cavo Fiuma, ai disoccupati
di Ciano d'Enza, ai contadini e braccianti del
Canale Ronchi, agli impiegati degli enti locali
in lotta per la definizione degli organici.
Tutto ciò non è messo nella giusta e
meritata evidenza, in relazione anche al fatto
che la lotta delle Reggiane è stato uno dei
momenti culminanti delle lotte di quegli anni.
Nel complesso va comunque sottolineata
la organicità e il gl:\ande sforzo collegiale per
una analisi approfondita degli avvenimenti,
oggetto dello scritto che susciterà senz'altro
grande interesse e che porterà un notevole
contributo all'aperto e serio dibatmto su tale
momento storico.
WALTER SACCHETTI
SEGNALAZIONI
R~ten1amo opportuno segnalare le pubb1ioazioni uscite J1ecentemente su scala regionale e locale,
con la riserva di recensire nel prossimo numero della rivista quelle che, secondo il Comitato
redazionale, meritano di essere segnalate all'attenzione dei nostri lettori.
F. Canova, O. GeImini, A. MattioIi, Lotta di liberazione nella bassa modenese, AN.P.I.,
Modena, nel XXX della Resistenza, pp. 419.
ALDO FERRETTI, Profili di comunisti (2), Sezione comunista di Massenzatico, R.E., 1977,
pp. 115.
G. FRANCO GASADIO E ]ONE FENATI (a cura di), Le donne ravennati nell'antifascismo
e nella Resistenza, Ravenna, I,stituto Storico della Resistenza, 1977, pp. 212.
LUCIANO CASALI (a CUM di) Il movimento di Liberazione a Ravenna, (Catalogo N. 3),
Ravenna, Istituto stovico della Resistenza, 1977, pp. 482.
TIZIANA FONTANESI, Le scuole .della Resistenza (Il Convitto «L. Fornaciari» di Reggio
Emilia), ,Edi2li:oni La Squ1Ha, Bologna, pp. 64.
Ai partigiani stranieri in Emilia; Ai partigiani emiliani all' estero, con scritti di P. Alberghi,
G. Franzini, A. Alpi; Regione Emilia Romagna, Comitato promotore del monumento in Civago
di Villa Minozzo, Comitato Pxov.Ie di Regg10 E. per le Celebrazioni del XXX della Resistenza,
Reggio Emilia, 1977, pp. 98.
MARIO NARDI, Otto mesi di guerriglia, Edizioni La Squilla, Bologna, 1976, pp. 206.
AVVENIRE PATERLINI, Partigiane e patriote della provincia di Reggio Emilia, Edizioni
Libreria Rinascita, Reggio E., 1977, pp. 592.
LA SCOMPARSA DI CARLO GALEOTTI
Mentre tutto era pronto per andare in macchina, è venuto improvvisamente
a mancare il prof. Carlo Galeotti, stimatissimo membro del Comitato di redazione della nostra Rivista, cui ha dedicato fin dal primo numero una parte non
piccola del suo tempo e delle sue doti di studioso e di appassionato di storia.
Riteniamo sia giusto dedicare qualche riga alla sua memoria, prima che
questo numero di «Ricerche Storiche» giunga nelle mani dei lettori.
Il carattere schivo e riservato di Galeotti ci esime dal tessere lodi di un
Uomo che ha sempre evitato ogni atteggiamento retorico e ogni ostentazione di
cultura. Ci sembra tuttavia doveroso ricordare il suo costante interessamento alla
Resistenza, come storia di un popolo che nella lotta di Liberazione ritrovò le più
autentiche virtù dei padri e quei valori di libertà e di democrazia che sono la
base di una civile convivenza.
Egli si accostò alle pagine del recente passato non con pedanteria di erudito,
ma con lo spirito di chi intende trarre dalla meditazione degli eventi trascorsi
una lezione di umanità, un incentivo a bene operare.
Fu attento a cogliere soprattutto il contributo dei cattolici alla lotta resistenziale nella nostra provincia: un contributo che gli pareva, giustamente, essenziale per capire il senso di molti avvenimenti di ieri e di oggi, per intendere la
direzione verso la quale si muoveva la storia del nostro Paese, per avvertire il
significato di scelte compiute in nome di un Vangelo non astratto ma incarnato
in operazioni quotidiane, in azioni coerenti.
I n questo senso i suoi scritti hanno valore di testimonianza: dal!' articolo
apparso sul primo numero di questa rivista «TEMPO NOSTRO: un'interessante
testimonianza di giovani cattolici », in cui si propose « ... un' obiettiva valutazione
di quanto i cattolici reggiani fecero per una trasformazione della società e per un
miglioramento delle coscienze », al saggio "I cattolici reggiani e la Resistenza"
che gli valse nel 1966 il primo posto nel concorso nazionale bandito dall'Amministrazione Provinciale di Reggio, «per l'importante e originale contributo alla
conoscenza della Resistenza... e per l'equilibrio e la consapevolezza della trattazione ». (Dalla motivazione della commissione giudicatrice)
La dedica di quest'ultimo lavoro rappresenta un poco la sintesi della sua
eredità morale: «A mio zio U go Lazzaretti semplice operaio che la numerosa
famiglia non trattenne dalle lotte politiche e a voi, miei figli, perchè sappiate
QUANTO COSTI CONQUISTARE E MANTENERE LA LIBERTA' ». Il suo
interessamento alla storia è dunque strettamente legato all'impegno di educatore:
infatti 1'« ANTOLOGIA della resistenza reggiana» e la «Breve guida alla storia
reggiana », l'una e l'altra uscite a dispense in questi ultimi anni, sono state espres-
124
samente scritte e dedicate agli studenti delle scuole medie, perchè si rendano conto,
mediante la conoscenza dei documenti diretti, degli avvenimenti passati e delle
connessioni e interdipendenze.
Nella prefazione alla « Guida », peraltro non ancora compiuta, Carlo Galeotti,
nell'indicare i criteri cui si sarebbe ispirato, rileva la necessità che i giovani
sappiano cogliere la dimensione storica dei problemi attuali e, richiamandosi ai
risultati della psicopedagogia dell'apprendimento, osserva che «non si può veramente conoscere la storia italiana e mondiale se non si sa conoscere l'umile, ma
altrettanto valida storia del luogo in cui siamo nati e in cui conduciamo il breve
arco della nostra vita ».
Conoscere il passato per capire meglio il presente: sta qui l'indicazione che
proviene dagli scritti di Galeotti. Egli sentiva moltissimo il legame profondo alla
gente e alle cose della Sua terra, non per un sentimento vagamente romantico, ma
perchè il richiamo agli avvenimenti lontani e recenti, il «saper toccare con mano
le antiche pietre» dà il senso della continuità storica, la consapevolezza dell'essere
parte di un'umanità in cammino che si sforza di realizzare quelle «molte cose
desiderate e sperate» dagli uomini del passato.
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RIUNITE
E' una garanzia di tipicità
e genuinità che vi offrono
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VILLA MANCASALE
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REGGIO EMILIA
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originali
e:miliani
CETI-COOPERPARK
Via FRATELLI CERVI, 4 - TEL. 70.241 - REGGIO EMILIA
Costruzione ed installazione in Italia ed all'estero di:
-
Impianti idrici
Igienico-sanitari e del gas
Impianti elettrici civili
ed industriali
Impianti di illuminazione
stradale
Impianti di 'riscaldamento
e condizionamento
Cabine di trasformazione
-
Attrazioni per Luna Park
Impianti di depurazione
Carpenteria metallica
in genere
dal 1852
S[D( C(NTRAl(
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TOSCHI 9- tel. 49041
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01 RfeGIO (MlliA
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latterie
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riunite
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