Indice 1 Saluto di Mimmo Filippi 3 2 Renato Soru 4 3 Italia Nostra 6 4 Franco Zunino 9 5 Edoardo Salzano 13 6 Giorgio Rossini 20 7 Laura Marchetti 27 8 Dibattito 32 2 1 Saluto di Mimmo Filippi Assessore provinciale Si sono vericate alcune impossibilità dell'ultimo momento per cui tocca a me, l'ultimo degli assessori della provincia perché io mi occupo di rumenta, a fare gli onori di casa. Non capisco niente di strumenti urbanistici e di demanio marittimo per cui non farò un pistolotto tanto per iniziare i lavori. Dico soltanto che da geologo constato tutti i giorni che la costa subisce un massacro indiscriminato, che la dinamica dei sedimenti è sconvolta e che i comuni si portano via la spiaggia uno con l'altro con queste sequenze di porti porticcioli, ampliamenti approdi ecc. e la nostra riviera ne rimane ulteriormente danneggiata. Se poi ci mettiamo anche quello che forse abbiamo visto sabato scorso alla trasmissione Gaia, ma che comunque oramai è di conoscenza comune, della notevole possibilità dell'aumento dei livelli dei mari, ebbene allora credo che di grossi problemi ne abbiamo. Quindi ben venga questo convegno di Italia Nostra. Non è molto frequente che dalle nostre parti si facciano convegni di questo tipo, in quanto le problematiche che si pongono rischiano di urtare diciamo delle suscettibilità che non sono particolarmente disposte a prendere in considerazione questo tipo di problemi perché andrebbero in conitto con interessi diversi che si fermano all'oggi e non riescono a vedere le prospettive. Quindi un plauso a Italia Nostra da parte della Provincia e da parte della Giunta provinciale; e un augurio di buon lavoro. Grazie. 3 2 Renato Soru Presidente della Regione Sardegna Siamo impegnati in questi giorni in Sardegna a fare il punto di due anni e mezzo di governo della Regione. Avevamo detto che attorno all'ambiente si può creare lavoro. Nell'uso sapiente dell'ambiente, non nel suo consumo. E il lavoro duraturo non è quello dell'edilizia, che ogni giorno consuma una fetta nuova d'ambiente, che non è paga magari di aver costruito 400.000 seconde case nelle coste della Sardegna, ne vorrebbe costruire altre 300.000 o altre 400.000, in una specie di cantiere che non nisce mai, che però porta pochissima ricchezza alla nostra regione. Abbiamo capito, anche in materia d'entrate, che porta quasi nessuna ricchezza scale. Non lascia lavoro stabile, perché appena si nisce una casa bisogna costruirne un'altra e prima o poi bisognerà smettere di costruirne. Si costruiscono cubature che non portano lavoro durante tutti i mesi dell'anno. Abbiamo preso la decisione di dire: di cosa dobbiamo vivere? Consumando ancora quello che abbiamo, una volta per tutte? O coltivando intelligenza, creatività, facendo altre cose? E abbiamo detto che vogliamo vivere del nostro lavoro, piuttosto che da quello che abbiamo ereditato e che vorremmo restituire al futuro. Abbiamo detto che dove non si è costruito, no a adesso, non si costruisce più nella fascia costiera, appartiene alle future generazioni e lo vogliamo tenere così. E vogliamo fare quell'edilizia buona, vogliamo ricostruire, vogliamo migliorare, vogliamo riqualicare, ma non vogliamo consumare più niente. Il piano paesaggistico regionale. È una storia iniziata nel 2004. Dopo qualche mese è stata approvata una legge regionale, che ha dato mandato alla Giunta di preparare in dodici mesi il piano paesaggistico. Abbiamo diviso la Sardegna in circa 20 ambiti costieri e gli ambiti dell'interno. Siamo partiti dall'urgenza di bloccare il consumo del territorio. E' stato ricordato da un'agenzia dell'ONU, quanto velocemente stia progredendo il consumo della fascia costiera nel Mediterraneo, e come in pochi anni il 70% della costa del Mediterraneo possa essere assolutamente costruita e come quello della Sardegna sia un esempio positivo. Era urgente tutelare innanzitutto la fascia costiera. E' stato fatto. Abbiamo organizzato un comitato di esperti di storia, di natura, di losoa, di archeologia, di urbanistica, di diritto, c'era fra di loro l'architetto Salzano, che conoscete; insomma, abbiamo messo su una quindicina di persone, e si è discusso. E man mano che si discuteva, poi, abbiamo anche preso coraggio. In Sardegna si è partiti nell'84, si diceva: non bisogna costruire entro i 150 metri. Poi dopo qualche anno si è passati a 300 metri, e quando passarono a 300 metri ci furono gli scioperi, la gente invase le strade di Cagliari perché sembrava un disastro che non si poteva costruire entro i 300 metri. Oggi è assolutamente nella coscienza di tutti che non si costruisca entro i 300 metri. Il Piano paesaggistico è passato denitivamente agli inizi di settembre di quest'anno. È una legge che tutela la fascia costiera per una profondità a volte superiore ai 3 chilometri. Ma è una legge che non blocca lo sviluppo dell'attività edilizia. Vogliamo riqualicare queste coste, queste cubature, trasformare seconde case in industria turistica-alberghiera. 4 2 Renato Soru E stiamo facendo tutto quello che si può fare per la riqualicazione e per il riuso di cubature esistenti, che erano sciupate e inutilizzate da tanti anni. Dopo vent'anni di inattività, è stato fatto il bando per il riuso dei siti minerari dismessi: di Masua, di Ingurtosu e di Piscinas. Allo stesso modo si farà per Monteponi. Allo stesso modo si sta lavorando per riutilizzare il sito di Campo Pisano, vicino a Iglesias. L'ambiente è anche paesaggio rurale, sono i boschi, i muretti a secco, gli stazzi, gli ovili, in una campagna che rischiava una disordinata urbanizzazione attorno alle città e ai paesi, con i paesi in via di spopolamento e la campagna sottoposta a una invasione di edilizia senza regole. Abbiamo messo un freno. Abbiamo messo un freno all'assalto dell'eolico, un aare per pochi gruppi privati, senza nessuna convenienza per il sistema produttivo regionale, che è costato la rovina di siti archeologici, delle creste delle colline, del nostro paesaggio. Nella nostra regione c'erano domande per 3000 megawatt. Si è cercato di ridurli a 1000, ma non siamo neanche in grado di assorbire 600 megawatt con la rete esistente. Abbiamo riportato il piano a condizioni compatibili con Kyoto e con le necessità della nostra regione. L'eolico si è messo all'interno di regole che non c'erano. Abbiamo istituito la Conservatoria delle coste, in Consiglio regionale sono arrivate le reazioni polemiche dell'opposizione, qualcuno ha cercato di banalizzare, di sminuire il risultato ottenuto. Qualcuno ha mosso anche delle obiezioni giuste e ha detto che con l'inevitabile crollo dei prezzi di questi terreni non più edicabili qualche potere forte potrà sempre comprarli un domani, e magari saranno resi nuovamente edicabili e si creerà la più grande speculazione che sia mai stata fatta in Sardegna, allora io ho lanciato la mia proposta su questo punto. E se approttassimo del fatto che quelle coste ormai hanno un valore basso perché non si può più costruire, e la Conservatoria regionale le comprasse tutte? E se a quel punto ci mettessimo subito degli usi civici, così come si faceva nei nostri paesi, e ci fosse un uso civico regionale, enorme, su tutta la fascia costiera, e la nostra fascia costiera fosse un bene comunale della Regione, per il futuro, per tutti quanti? In quel caso davvero la nostra regione sarebbe veramente più ricca, saremmo più ricchi tutti, perché quelle coste apparterrebbero a tutti e non apparterrebbero più a nessuno. Questa è la mia proposta e spero che venga approvata dal Consiglio regionale in Sardegna, e mi fa piacere sapere che appartiene al dibattito nazionale la nostra esperienza. Mi spiace non potere essere tra voi oggi, vi auguro buon lavoro. 5 3 Italia Nostra Relazione della Sezione di Savona 1. La costa ligure è sottoposta ad un intenso processo di cementicazione. La regione Liguria ha dato via libera ad una serie di interventi urbanistici per la realizzazione di porti turistici, insediamenti di edilizia residenziale, produttiva ed alberghiera. Sulla base delle informazioni attuali, si tratta di quasi 400.000 mq di edilizia già autorizzati, tutti costruiti nell'ambito dei porti turistici. Tale situazione contribuisce a degradare la fascia costiera della regione, che conserva pochi tratti di costa ancora pressoché integra e di rilevante valore ambientale. 2. La costa nel territorio di competenza della nostra sezione di Italia Nostra può essere suddiviso in ambiti, ciascuno con particolari caratteristiche: • la costa dal conne con la provincia di Genova no a Varazze, nella quale è particolarmente importante la costa dei Piani d'Invrea, già oggetto di rapallizzazione diusa negli anni 60-70; • la costa di Varazze, con il porto turistico recentemente ampliato con la costruzione di 10 palazzine in area demaniale per un totale di quasi 30.000 mc, con un numero totale di 850 posti barca, superiori a quelli previsti dal Piano regionale della costa; • la costa tra Varazze ed Albissola Mare, caratterizzata dalla spiaggia di Celle e dall'ampia foce del torrente Sansobbia; • il porto di Savona, con i problemi certamente più gravi sui quali ritorneremo; • la costa che va da Bergeggi a Spotorno, con la riserva naturale del capo e dell'isola di Bergeggi; • la costa di Spotorno e Noli, interessata tempo addietro da un progetto di porto 1 ed ora sostituito turistico respinto dalla Regione con parere negativo di VIA dalla previsione di un accosto turistico; • la costa da Noli a Varigotti, imponente aaccio al mare delle dolomiti del Capo Noli, meritevole di assoluto rispetto; • il porticciolo di Finale, da tempo esistente, con 350 posti barca attuali e ulteriori 250 previsti; • la costa tra Finale e lo storico conne della diocesi, con le proposte di insediamenti residenziali nell'area della Piaggio (275.000 mc con un indice di circa 4 mc/mq a mare dell'Aurelia) e nelle cave Ghigliazza (circa 120.000 mc di edicato), in un ambito di eccezionale importanza sotto il prolo ambientale e archeologico, ed il progetto di un ulteriore porticciolo. 1 Valutazione di Impatto Ambientale. 6 3 Italia Nostra 3. Il porto di Savona, o meglio, la costa di Albissola Mare, Savona, Vado e Bergeggi, presenta maggiore complessità per l'esistenza dei due bacini di Savona e Vado uniti in un unico ambito portuale. All'interno di questo ambito, esiste tra Savona e Vado un lungo tratto di litorale che ha sempre vissuto una prevalente vocazione ambientale e balneare a servizio urbano e turistico. A causa di questo unico ambito portuale il controllo urbanistico del litorale dei due comuni subisce il condizionamento dell'attività pianicatoria e concessoria dell'Autorità Portuale. È certamente vero che, a stretto rigore, tutte le indicazione del Piano Regolatore Portuale dovrebbero adeguarsi alle indicazioni della pianicazione urbanistica comunale. Sta però il fatto che, nel caso del Savonese, il P.R. Portuale in molti punti di rilevante importanza urbanistica non ha tenuto conto delle indicazioni dei Piani Regolatori Generali al momento vigenti. Anzi, si è vericata la situazione veramente anomala del comune di Savona che ha approvato il P.R. Portuale in variante al PRG vigente, senza sottoporre tali varianti alla completa procedura di pubblicazione ed approvazione prevista dalla legge urbanistica. Lo stesso contrasto si manifesta anche nella parte di costa antistante il promontorio del Priamar in Savona, ove si aacciano sul mare elementi storici ed architettonici singolari e di grande rilevanza. In questo ambito è in corso un pesante intervento di carattere residenziale su aree che erano in precedenza occupate dall'industria siderurgica in parziale regime di concessione e da attrezzature portuali; intervento nel quale l'Autorità portuale ha avuto un peso rilevante, anche per l'acquiescenza dell'autorità comunale. Particolarmente signicativo al riguardo é il fatto che nel progetto preliminare del PUC di Savona tutte le aree circostanti al Priamar ed al bacino portuale sono indicate in bianco e lasciate alla disponibilità del P.R. Portuale. Esistono oggi quattro piani urbanistici comunali su tratti di costa consecutivi: Albissola Mare con un Piano recentemente approvato che prevede un porticciolo (Margonara) sul conne con Savona; Savona, tuttora regolata da un PRG approvato negli anni '90, mentre è ancora in corso l'elaborazione di un nuovo Piano Urbanistico Comunale e nell'ultimo decennio si è fatto ricorso a numerosi strumenti grimaldello (PRUSST, ipotesi di varianti, ecc.); Vado, con PUC approvato, ma che accetta in variante interventi suggeriti dall'Autorità Portuale; Bergeggi, con PUC approvato, ove tra l'altro è previsto un villaggio turistico esteso sino all'ambito demaniale con una volumetria di circa 90.000 mc di residenza e servizi. Di recente si é spesso ricorso a varianti al PTCP allo scopo di permettere edicazioni diversamente non consentite. Tale procedura, ampiamente diusa anche per i piani regolatori generali, stravolge la pianicazione e sembra preludere ad una deregolamentazione di tutte le corrette procedure urbanistiche. Non vorremmo che tali procedure trovino in futuri atti di revisione degli strumenti ordinatori di (ad esempio il PTCP) attuazione e conferma. 4. Inne un accenno particolare deve essere fatto al progetto di un porto turistico al conne tra Albissola Mare e Savona, in località Margonara, proprio sulla bocca 7 3 Italia Nostra del bacino portuale di Savona. La costruzione del porticciolo in quella località era già stata ipotizzata nei piani regolatori degli anni '90 di Albissola Mare e di Savona ed è previsto anche nel Piano della Costa, senza peraltro la previsione di una normativa specica che consentisse insediamenti residenziali ed alberghieri a mare dell'Aurelia. Il progetto del porto turistico venne ripreso attorno al 2000 per iniziativa dell'Autorità portuale, che addirittura fece un bando rivolto a imprenditori disposti a progettare, nanziare, realizzare e gestire la nuova struttura. L'impresa vincente presentò un progetto che prevedeva rilevante cubatura residenziale ed alberghiera proprio a mare dell'Aurelia: il progetto non venne ritenuto congruo dalla conferenza dei servizi. Per superare le dicoltà recentemente è stato dato l'incarico all'architetto Fuksas di riprogettare la struttura. L'architetto propose la singolare soluzione di non rinunciare alle volumetrie a mare dell'Aurelia, ma di concentrarle in un'unica torre di 120 metri di altezza sul molo foraneo. Di tale torre non è ancora chiara la destinazione: mentre mesi fa il progettista parlava di residenze, recentemente l'Autorità Portuale le avrebbe escluse. Si possono inoltre prevedere nuove edicazioni sul fronte mare tra il quartiere Fornaci e Zinola, poiché il progetto preliminare del PUC di Savona individua ambiti di riqualicazione ove ora sono insediamenti cantieristici dismessi e complessi commerciali. La torre dell'architetto Fuksas è un esempio di quanto la nostra associazione ha sempre visto come problematico nella fascia costiera. L'associazione aveva posto interrogativi, rimasti senza risposta, sulle proprietà delle aree sulle quali è stato costruito il grattacielo dell'architetto Boll ed è stato aperto il cantiere per la costruzione del Crescent: la torre Margonara viene invece realizzata completamente in mare, per cui la proprietà del sedime è sicuramente pubblica. In casi come questo, il progetto è giusticato solo ove l'interesse pubblico sia ampliamente dimostrato; pensiamo sia dicile sostenere tale interesse ed il richiamo turistico per costruzioni come quelle realizzate o previste nel porto storico di Savona. In ogni caso la competenza in materia di approvazione degli strumenti urbanistici attuativi, e nel caso specico del porto della Margonara, non può esaurirsi nelle mere valutazioni di impatto ambientale o nei pareri espressi dalla competente Sopraintendenza. Esiste una responsabilità primaria degli enti pubblici, ed in particolare della Regione, sulla destinazione del territorio che non può essere disattesa, ed a tal proposito ci ha stupito e preoccupato la polemica tra Regione e Sopraintendenza che nei giorni scorsi ha avuto eco sulla stampa locale. Teniamo a precisare inoltre che quando si parla di riqualicazione urbana non ci si può limitare all'aspetto estetico, che deve essere subordinato alla salvaguardia delle risorse ed all'interesse collettivo del costruito. Appare quindi singolare che per risanare un luogo si debba necessariamente costruire. Riteniamo che il futuro della nostra Regione si debba giocare soprattutto sulla conservazione di quanto di pregevole ancora ci rimane; proponiamo perciò la costituzione di un organismo che provveda a salvaguardia, gestione e valorizzazione economica sostenibile delle aree costiere sulla falsariga di quanto già in atto con il Conservatoire du Littoral in Francia e sull'analoga iniziativa della Regione autonoma della Sardegna. 8 4 Franco Zunino Assessore all'ambiente della Regione Liguria Ringrazio molto Italia Nostra dell'invito che mi ha rivolto ad essere presente a questo importante convegno. Ringrazio altresì la sottosegretaria Laura Marchetti per essere qui con noi; la stessa numerosa e qualicata partecipazione testimonia il grande interesse a questo convegno. La nostra è una terra sicuramente molto delicata, molto fragile, ma nello stesso tempo molto bella, con delle peculiarità ambientali-paesaggistiche davvero invidiabili; è una terra stretta tra il mare e i monti, con versanti scoscesi e con problematiche che si susseguono sempre con maggior frequenza, collegate anche ad eventi di carattere alluvionale. In buona parte ciò è dovuto alle variazioni climatiche, come possiamo anche constatare in questo stranissimo autunno; sapete tutti che le varie relazioni scientiche, come quelle recenti del WWF e della Nasa, e per ultima la relazione dell'accademico inglese Stern aermino come il pianeta non sia in grado di sopportare, dal punto di vista ambientale, oltre, se non si modicherà velocemente questo modello di sviluppo, tanto più a seguito degli ulteriori aggravamenti causati dai nuovi paesi emergenti quali Cina ed India. Sapete anche che è previsto, nel giro di alcuni decenni, un aumento medio della temperatura di circa due gradi centigradi, con conseguenze disastrose. Peraltro la relazione Stern dice che ciò comporterà un ingente investimento di risorse, circa il 20 per cento del prodotto lordo mondiale (corrispondente all'incirca a quello dell'intera Europa), per riparare le conseguenze di questo insostenibile modello di sviluppo. Bisogna quindi cambiare velocemente tale modello, pensando e progettando un futuro sostenibile. Ma non è solo questo che crea gli eventi alluvionali, sempre più frequenti anche nella nostra regione, con conseguenti danni materiali e purtroppo qualche volta con morti; sicuramente a ciò contribuisce un uso spregiudicato del nostro territorio. L'eccessiva cementicazione, la copertura e l'intubazione dei nostri rii e dei nostri torrenti, soprattutto nella fascia costiera, contribuiscono in maniera rilevante. Pensate che solamente per l'ultimo evento alluvionale, di alcuni mesi fa, che ha colpito soprattutto l'imperiese, Bordighera, Vallecrosia ed in maniera più limitata la provincia di Savona (l'albenganese ed alcuni siti a Celle, Albisola), i danni quanticati, pubblici e privati, ammontano a circa 270 milioni di euro. Penso purtroppo alle moltissime risorse impiegate per riparare i danni, mentre per fare azioni preventive a difesa del suolo o per nanziare energie da fonti rinnovabili, che sono importanti per andare nella direzione di un futuro sostenibile, le risorse sono pochissime. Enormi sono i danni che si ripetono continuamente a causa di uno sviluppo non più perseguibile. Peraltro è intollerabile questa dierenza di risorse tra questi due aspetti del problema (riparazione e prevenzione). Nella nostra regione c'è una pressione antropica enorme sulla costa, in parte dovuta allo sviluppo turistico degli anni '60 e '70 basato molto sulle seconde case. Credo che la nostra sia la prima o la seconda regione (mi pare che ci giochiamo il primato con la Sicilia) con il rapporto più alto tra seconde e prime case, sul complesso delle abitazioni. E non è un caso che il termine rapalizzazione, conosciuto in tutto l'ambiente urbanistico, 9 4 Franco Zunino sia nato nella nostra regione. Credo che giustamente ci sia una rinnovata attenzione sul pericolo di nuova cementicazione, perché la cementicazione delle nostre coste non è certo terminata con gli anni '60 e '70; esiste in particolare una forte preoccupazione sul tema dei porticcioli che, come giustamente il prof. Coletti riporta oggi in un articolo su "Il lavoro", bisognerebbe chiamare porti e non porticcioli, perché porticciolo è termine quasi vezzeggiativo per interventi strutturali che comportano un vero e forte impatto sul territorio e sulla costa. Peraltro la nostra è una costa, come tutta la costa del Mediterraneo, che presenta gravi problemi di erosione. Ormai esistono molte relazioni in merito. Una decina di anni fa la campagna "Oloferne", portata avanti dal W.W.F., mise in rilievo il fatto che una percentuale rilevante della nostra costa è soggetta ad erosione e sappiamo che introdurre elementi di rigidità, attraverso la cementicazione, aumenta tale problematica. Spesso addirittura le opere di difesa che si realizzano sono causa di ulteriore erosione. In questo si inserisce la questione che Mauro Dell'Amico ha già ricordato a riguardo del piano territoriale della costa. E' un Piano che parte da lontano, che parte dalla giunta di centro sinistra Mori e poi si conclude con la giunta Biasotti, ma che nella sostanza si basa sul concetto del bisogno, indotto dal mercato, di nuovi posti barca e dalla necessità secondo queste "esigenze di mercato" di raddoppiare il numero di posti barca, trovando in questo, per la verità, un consenso molto trasversale. Se non ricordo male, Rifondazione fu l'unico partito che si schierò contro tale Piano. Il PRC fece una serie di convegni; si pubblicò anche un libretto che presentammo in un convegno a Noli. Ci sarebbe peraltro molto da discutere anche sulle ricadute occupazionali dei porticcioli turistici, sul dato, molto spesso rimarcato, che ogni quattro posti barca ci sarebbe un posto di lavoro. A me non pare che ciò sia veritiero, per lo meno nelle nostre realtà; ci sarebbe da riettere, inoltre, se il modello di sviluppo della nostra costa debba essere identico a quello della Costa Azzurra, come viene spesso sostenuto. Noi abbiamo peculiarità diverse, e credo che le nostre caratteristiche peculiari siano da difendere, tutelare e valorizzare. Un altro problema, di cui non molti in allora si resero conto, è contenuto tra i principi ispiratori della Legge urbanistica regionale, che peraltro contiene anche elementi interessanti: cioè che con l'elezione diretta dei sindaci, ogni amministrazione comunale abbia la facoltà di decidere liberamente sulle scelte urbanistiche relative al proprio territorio e che quindi gli enti sovraordinati (provincia e regione, pur senza prescindere dalla necessaria sussidiarietà orizzontale) non debbano ostacolare quanto liberamente i cittadini, attraverso l'elezione diretta del sindaco, decidono sul proprio territorio. Questa è una scelta molto sbagliata, a mio avviso: soprattutto quando si parla di progettazioni ed interventi che hanno una valenza sovracomunale non credo sia possibile che venga a mancare una regia provinciale o regionale, ma di fatto è passato questo messaggio che un po' da tutti è stato recepito. Ci sarebbe necessità di una rivisitazione del piano della costa, ma, lo dico anche come componente (a volte critica) della maggioranza regionale, non abbiamo probabilmente la forza per riuscire a farlo. Credo che comunque sia possibile fare qualcosa in quanto, così come è stato approvato, il piano della costa non tiene conto della sostenibilità dei vari interventi, per lo meno in maniera puntuale. È un Piano che risponde alle esigenze di una parte del mercato, come dicevo prima, ma non tiene conto a sucienza che questo territorio è delicato e fragile e non può essere spremuto come un limone. Gli interventi devono esser sostenibili. Alcune cose in tale direzione si possono fare, qualche cosa per la verità è già stato fatta. Certo esiste un problema di continuità amministrativa: alcuni interventi hanno segui- 10 4 Franco Zunino to un percorso che è ormai quasi alla conclusione ed è quindi più dicile intervenire. Qualcosa si è comunque fatto: penso in particolare al porto di Imperia e a quello di Ospedaletti. Sul porto di Ospedaletti sono intervenuti anche la Soprintendenza e il nuovo sindaco, che hanno perlomeno cercato di minimizzare i danni del nuovo porto turistico. Per Imperia credo ci sia stato un buon lavoro da parte dell'Unione (e questa è una positiva novità nell'imperiese), che ha permesso di ottenere alcuni risultati interessanti ed importanti, quali l'uso pubblico della calata Anselmi, che storicamente è stata sempre pubblica e l'eliminazione del previsto campo pratica da golf, in un'area destinata a parco pubblico. Anche questa relativa ai campi da golf è una battaglia che abbiamo portato avanti in questi anni, perché a volte nella nostra regione si associa la costruzione di porti turistici con la costruzione di campi da golf, spesso utilizzati, gli uni e gli altri, come cavalli di Troia per realizzare nuove seconde case, di cui certamente il nostro territorio non ha bisogno. Altro elemento di riessione, per i porti turistici, l'uso della proprietà demaniale per ni privatistici. Credo, altresì, che sia corretto aermare, pur riconoscendo anche l'utilità delle critiche avanzate, che ci sono comunque delle dierenze rispetto alla giunta precedente. Il caso del porto turistico di Noli-Spotorno e' un caso emblematico a tale riguardo, in quanto la Commissione per la valutazione d'impatto ambientale (la commissione VIA) già da tempo aveva concluso i propri lavori, sostenendo che non era possibile realizzare quel porticciolo così come era stato progettato perché andava ad invadere una parte della prateria di posidonia presente nel sito. Come sapete la prateria di posidonia è habitat prioritario, protetto dalla Comunità Europea. La commissione VIA ha svolto correttamente il proprio compito tecnico. Questo vale anche per il ruolo della Soprintendenza, perché un conto sono le scelte politiche di programmazione, altro conto sono i giudizi di natura tecnica. Ma questo parere della commissione VIA la giunta Biasotti non ha mai voluto portarlo in Giunta, e questo per me è stata una grave scorrettezza. La Giunta doveva recepire un voto che la commissione VIA, nello svolgimento del suo ruolo tecnico, aveva espresso. Devo ringraziare anche i nuovi sindaci di Noli e Spotorno che hanno avuto un atteggiamento ben diverso dagli amministratori precedenti nei rapporti con la Regione. La nuova giunta regionale, correttamente, ha bocciato quel progetto di porto turistico, prendendo atto del parere negativo della Commissione VIA. Credo che la commissione VIA abbia fatto un buon lavoro anche per il caso di Ventimiglia: il progetto presentato è stato bocciato, o per lo meno rinviato al committente perché venisse profondamente modicato. Anche qui é presente un habitat prioritario europeo, in questo caso due grotte marine, ed esiste una zona franosa ove erano previste nuove consistenti volumetrie, ad ulteriore dimostrazione di come spesso i porti turistici siano legati alla costruzione di nuove volumetrie residenziali. Alcune cose dunque si possono e si devono fare, pur con la vigenza di questo piano regionale della costa. Credo peraltro che esistano tipologie diverse di porti turistici; un conto è intervenire sul riutilizzo di parti di porti commerciali perché ad esempio i fondali non sono più adatti alla loro funzione originaria. In questo caso la costruzione di un porto turistico (o meglio la trasformazione di un porto esistente a tale uso) può essere utile anche a ricucire il rapporto tra la città ed il mare, soprattutto se vengono previsti utilizzi pubblici o comunque collettivi, alberghieri, commerciali; così è successo in parte a Genova, e come invece sostanzialmente non accadrà ad Imperia, al di fuori della calata Anselmi, in quanto il Comune ha previsto essenzialmente la realizzazione di volumetrie residenziali. 11 4 Franco Zunino Abbiamo anche alcune realtà degradate lungo la nostra costa: ad esempio a seguito della costruzione dell'autostrada o della ferrovia si è buttato a mare in maniera spesso insensata il materiale di risulta, creando discariche incontrollate d'inerti e seri problemi agli habitat marini, quale la prateria di posidonia. In quei casi si può pensare al recupero di quei tratti di costa, anche (ma non solo) con la costruzione di qualche piccolo porto turistico (o meglio porto rifugio); un altro conto è intervenire su zone ancora vergini. Pochissime aree costiere nella nostra regione non sono ancora state interessate dalla pressione antropica e dalla cementicazione: tutelarle è un dovere. Credo che così debba essere per quanto riguarda la Margonara, pur essendoci in quel tratto di costa anche elementi da recuperare, per la presenza di costruzioni e baracche non adeguate al luogo. Ciò non signica però che il sito, uno dei pochi ancora liberi dalla presenza del cemento e di notevole interesse naturalistico, non sia da tutelare. Quindi, dal mio punto di vista, il parere negativo sul porto della Margonara, già espresso in questi anni, viene confermato. Anche perché, con l'allargamento del porto di Varazze e con la possibilità di ricavare nuovi posti barca nel porto di Savona, mi pare inutile costruirne ulteriori. Credo, peraltro, che la nostra provincia ed in particolare il comprensorio savonese, tra quelli realizzati e quelli autorizzati, possieda già un numero suciente di posti barca. Penso che ciascuno di noi debba fare la sua parte, tenendo conto delle proprie responsabilità, dei propri ruoli. E' utile che ci troviamo qui insieme oggi per cercare di promuovere nella nostra regione quel futuro sostenibile di cui abbiamo bisogno e a cui tutti pensiamo. Esiste un famoso slogan ambientalista, quello del pensare globalmente e dell'agire localmente: è quello che dobbiamo fare, perché l'eccessiva presenza antropica nella ristretta fascia costiera della nostra regione sta creando sempre più un sacco di guai. Sappiamo quali siano i problemi di mobilità e delle nostre infrastrutture; sappiamo anche che il turista è sempre più attento alle bellezze ed alle peculiarità dei luoghi in cui intende trascorrere le proprie vacanze. Ormai nel mondo globalizzato per tutti è possibile prendere un aereo ed andare ai Caraibi o in qualsiasi altro posto del pianeta; quindi anche dal punto di vista economico e turistico (e del mercato più volte invocato) abbiamo la necessità di tutelare il nostro territorio, la nostra regione. Abbiamo bisogno anche di valorizzare l'entroterra, di collegare la costa all'entroterra. Anche a tale scopo stiamo cercando di far partire i nuovi parchi, quello del Finalese e quello delle Alpi liguri, perché il sistema dei parchi e delle aree protette sta dando, nella nostra regione, risultati molto interessanti, anche nella direzione di un turismo naturalistico, ecologico, più attento alla tutela del territorio. 12 5 Edoardo Salzano Docente emerito di urbanistica presso l'università di Venezia A leggere le cronache locali, a valutare le denunce degli ambientalisti, sembrerebbe proprio che la costa della Liguria stia conoscendo una nuova stagione, simile a quella che troviamo leggendo le pagine di Italo Calvino della ne degli anni Cinquanta (penso ovviamente a La speculazione edilizia ). Le forme sono certamente diverse, e anche i personaggi. Là dove una volta prevalevano rozzezza e incultura, approssimazione e meschinità, oggi non mancano ranatezza di forme e di argomentazioni. Credo che valga la pena di domandarci che cosa è cambiato, da oggi ad allora: che cosa c'è di nuovo, e che cosa invece ci fa esclamare con apprensione come nei titoli dei lm sui mostri a volte ritornano. La devastazione del territorio non provocò danni solo in Liguria, ma quasi in ogni parte d'Italia. Erano gli anni dell'espansione e della crescita, i primi decenni del secondo dopoguerra. Espansione e crescita nelle quali le scelte di politica economica privilegiavano la crescita di alcuni settori al cui sviluppo venne sacricata la pianicazione territoriale e urbanistica. Mi riferisco all'edilizia e alle attività immobiliari, e alla motorizzazione privata e alla conseguente realizzazione di strade sempre più numerose e più pesanti. Era facile prevedere che lo sviluppo incontrollato di quei settori avrebbe gravemente compromesso le condizioni delle città e del territorio: ciò che puntualmente avvenne. Un ceto politico più avveduto di quello attuale, e qualche gruppo imprenditoriale meno miope e meno parassitario di quelli di oggi, compresero che bisognava modicare qualcosa: bisognava tornare alla pianicazione per ridare ordine al caos, e bisognava dare alla pianicazione contenuti nuovi. Si rilanciò la pianicazione urbanistica, che divenne lo strumento primario del governo del territorio in gran parte d'Italia. Fu sostanzialmente in quegli anni che si posero le basi per il raorzamento del primato della pianicazione generale (quella adata ai comuni e agli altre istituzioni rappresentative dell'elettorato) sulle pianicazioni di settore, quale quella delle autorità portuali. Si istituirono le Regioni, con poteri considerevoli nel campo dell'urbanistica e della programmazione economica. Si avviò faticosamente e contraddittoriamente una riforma del regime degli immobili, che peraltro non giunse a conclusione. E negli anni successivi, mentre per un verso iniziava lo smantellamento in chiave tatcheriana degli strumenti faticosamente conquistati, si arricchì la pianicazione di contenuti nuovi. Fino ad allora, in Italia la pianicazione aveva riguardato soprattutto le città e la loro espansione, e l'assetto del territorio in quanto contenitore e supporto di strutture e infrastrutture necessarie alle crescenti attività dell'uomo: nei piani territoriali si dovevano decidere le localizzazioni delle aree e degli impianti necessari alla residenza e ai relativi servizi, alle attività produttive e a quelle commerciali, ai servizi di vario ordine e grado, alle connessioni tra di loro via terra e via acqua e alla loro alimentazione di energia, acqua, uidi. La pianicazione, insomma, si occupava più delle trasformazioni e dell'articio che della conservazione e della natura. Negli anni 80 le cose cambiarono. Alle intuizioni e ai tentativi degli urbanisti (voglio 13 5 Edoardo Salzano ricordare Edoardo Detti, Giovanni Astengo, Luigi Piccinato), alle denunce e alle proposte di alcune benemerite associazioni (grandi furono i meriti di Italia Nostra), si aggiunse la spinta della nuova consapevolezza ambientalista e la constatazione dei gravissimi danni che il saccheggio delle risorse provocava ad alcune componenti fondamentali della ricchezza del paese: dalla sua stessa consistenza geosicha, all'immenso patrimonio culturale in esso sedimentato. Tra i contenuti nuovi della pianicazione particolare evidenza venne data in quegli anni al paesaggio e all'ambiente. Per il paesaggio si svilupparono antiche intuizioni (da quella lontana, 1922, del ministro dell'istruzione Benedetto Croce) e strumenti normativi egregi per l'epoca e il contesto politico nel quale erano stati formulati (le leggi di tutela del 1939), e si formularono regole nuove, del resto pretese dalla Costituzione e dalla sua solenne dichiarazione la Repubblica tutela il paesaggio. Mi riferisco in particolare alla cosiddetta Legge Galasso del 1985, che introdusse i cardini di una nuova disciplina del territorio. Si stabilì che le coste e i monti, i corsi d'acqua e i ghiacciai, i boschi e le comunità agrarie costituivano i segni visibili dell'identità del Paese, e come tali andavano tutelati da tutti gli istituti che costituiscono la Repubblica: lo Stato, le regioni, le province, i comuni. Si dispose che la tutela avvenisse mediante la pianicazione del territorio, che poteva essere esercitata, per la responsabilità della regione, mediante piani paesaggistici oppure mediante piani territoriali che avessero tra i loro contenuti essenziali la tutela del paesaggio e dell'ambiente. Tra le regioni che rispettarono la legge attuandola come sarebbe stato doveroso per tutte vi fu la Liguria. Fece un Piano paesistico egregio sotto il prolo scientico, forse non abbastanza perentorio dal punto di vista dell'incidenza sulla pianicazione comunale. Nello stesso periodo della legge per la tutela del paesaggio altre disposizioni disciplina- rono, mediante diversi apporti al sistema della pianicazione, altri elementi dell'ambiente e del paesaggio. La legge per le aree protette estese la portata dei parchi (che comunque rimangono alcune isole nell'insieme del territorio nazionale) e ne disciplinò pianicazione e gestione, con qualche pasticcio nel rapporto tra pianicazione dei parchi e pianicazione territoriale e urbanistica (il piano del parco sostituisce ogni altro piano, come se ad esso dovessero far capo anche le decisioni sull'organizzazione dei centri abitati in essi compresi). La legge per la difesa del suolo stabilì che tutte le misure, i provvedimenti, gli interventi e i vincoli relativi alla protezione delle acque e dalle acque avvenisse previa formazione di piani di bacino, formati sotto la responsabilità di una autorità pubblica inter-istituzionale, e che essi, per quanto riguarda strettamente gli aspetti connessi alla difesa del suolo, prevalessero su qualunque altro piano. Negli stessi anni si chiarì un altro aspetto importante della pianicazione nelle aree costiere: a livello nazionale e, dove le regioni furono attente, al livello delle legislazioni regionali. Mi riferisco ai rapporti tra pianicazione ordinaria (regionale, provinciale, comunale) e pianicazione dei porti. Una legge nazionale stabilì che il piano regolatore portuale delimita e disegna l'ambito e l'assetto complessivo del porto, ivi comprese le aree destinate alla produzione industriale, all'attività cantieristica e alle infrastrutture stradali e ferroviarie, ma che le previsioni del piano regolatore portuale non possono contrastare con gli strumenti urbanistici vigenti. Per di più, il piano regolatore è adottato previa intesa con il comune o 1 i comuni interessati ed è approvato dalla Regione . 1 Legge 28.1.1984, n. 84, art. 5. 14 5 Edoardo Salzano La Regione Liguria, per conto suo, provvide ulteriormente a legiferare, stabilendo che il piano regolatore del porto è approvato non dalla Giunta, ma dal Consiglio regionale, il quale, addirittura, apporta modiche in relazione alle previsioni degli strumenti di pianicazione o di programmazione vigenti od adottati, nonché in relazione alle competenze di tutela del paesaggio e dell'ambiente, con particolare riferimento alla sostenibilità e al 2 bilancio ambientale delle relative scelte . Il carattere preminente della pianicazione urbanistica e territoriale, delle competenze del comune e della ragione, degli interessi della difesa del paesaggioo e dell'ambiente rispetto ai piani, alle competenze e agli interessi meramente economici e aziendali mi sembra perfettamente garantita. Torniamo al paesaggio. Con la legge Legge Galasso, e con le successive edizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio, il ruolo del paesaggio e gli strumenti della sua tutela si anarono, no a giungere alle attuali disposizioni. La legislazione nazionale, e le diverse sentenze costituzionali che si sono occupate dell'argomento, hanno consentito di giungere a un approdo signicativo di cui è utile ripercorrere i capisaldi, che sintetizzerò in sei punti: 1. la tutela del paesaggio è un prius rispetto alle trasformazioni del territorio; in tal senso, le disposizioni della pianicazione regionale concernenti la tutela del paesaggio sono vincolanti ope legis per la pianicazione successiva, sia di livello regionale che di livello provinciale e comunale; 2. la competenza nell'individuazione dei concreti beni da sottoporre a tutela, e in particolare dei beni paesaggistici, spetta alla Regione, nel rispetto delle categorie di beni individuate dalle leggi nazionali; 3. il paesaggio non è costituito unicamente dai beni paesaggistici appartenenti alle individuate categorie, ma è un connotato del territorio che ovunque va analizzato, valutato, protetto nelle sue qualità o ricostituito dove queste siano state dissolte; 4. la pianicazione territoriale delle province e quella urbanistica comunale, nel rispetto delle disposizioni della pianicazione paesaggistica, devono svilupparne le indicazioni approfondendo lo studio e la valutazione delle qualità del paesaggio e degli elementi di degrado in atto; 5. la responsabilità dell'azione di tutela è condivisa dall'insieme delle istituzioni che costituiscono la Repubblica, ma rimangono massimamente nell'ambito delle competenze dello Stato e delle regioni (con qualche pasticcio derivante dalle modiche costituzionali introdotte nel 2001, che hanno articiosamente separato la tutela della valorizzazione); 6. la formazione di piani paesaggistici regionali conformi alle prescrizioni del Codice e la conseguente redazione di piani urbanistici comunali a loro volta conformi ai piani paesaggistici può ridurre i poteri d'intervento ad hoc degli organi dello Stato per la tutela di beni minacciati di danno, e di conseguenza semplicare le procedure abilitative in tutte le vastissime aree vincolate ope legis. Mi sembra che si possa dire che, sul terreno degli strumenti legislativi, le cose sono indubbiamente migliorate rispetto al passato. Non sono migliorate, e anzi a mio parere sono tornate al punto di partenza sotto altri proli. A volte ritornano. 2 Legge Regione Liguria 12 marzo 2003, n. 9, art. 1. 15 5 Edoardo Salzano Voglio soermarmi molto brevemente su tre aspetti del peggioramento. In primo luogo, credo che si debba parlare di una tendenza all'abdicazione dello Stato e delle Regioni nei confronti dei Comuni. Si è rotto nei comportamenti l'equilibrio tra le istituzioni previsto dalla Costituzione. L'errore grande è stato secondo me l'interpretazione estremistica che si è data al principio della sussidiarietà. Nell'accezione della Comunità europea (dove l'espressione fu coniata ai tempi di Jacques Delors) il principio di sussidiarietà signica che là dove un determinato livello di governo non può ecacemente raggiungere gli obiettivi proposti, e questi sono raggiungibili in modo più soddisfacente dal livello di governo sovraordinato (la Regione nei confronti del Comune, o lo Stato nei confronti della Regione, o l'Unione europea nei confronti degli stati nazionali) è a quest'ultimo che spetta la responsabilità e la competenza dell'azione. E la scelta del livello giusto va compiuta non in relazione a competenze astratte o nominalistiche, oppure a interessi demaniali, ma (prosegue il legislatore europeo) in relazione a due elementi precisi: la scala dell'azione (o dell'oggetto cui essa si riferisce) oppure i suoi eetti. Nell'accezione italiana fortemente condizionata dalle posizioni della Lega Nord di Bossi sussidiarietà signica sostanzialmente tutto il potere all'istanza più vicina al cittadino, a meno che proprio non sia insensato farlo. La formulazione legislativa, che costituisce il riferimento del nuovo testo costituzio- 3 nale, si avvicina a questa interpretazione estremistica, ma non ci arriva . Ci arrivano però alcune interpretazioni e applicazioni autorevoli sul piano dei poteri reali, come quella prevalente nella Regione Toscana, dove si è arrivati ad aermare che tutti i livelli istituzionali sono da porsi sullo stesso piano, talché mai la Regione potrebbe impedire a un comune di fare, sul proprio territorio, una schifezza, sebbene questa schifezza insozzasse un bene di rilevanza regionale, o addirittura nazionale e universale. Ora tutta la storia del nostro territorio nell'ultimo secolo dimostra che l'istanza più vicina al cittadino è anche quella più sensibile alle sollecitazioni per un uso immediato e privatistico del bene comune costituito dal territorio. Nonostante le malefatte dello Stato e delle Regioni, è certo che i livelli sovraordinato del potere pubblico sono stati quelli meglio capaci di comprendere le ragioni e gli interessi della tutela del patrimonio culturale e paesaggistico. Gli unici, del resto, deputati dal nostro sistema legislativo a tutelare anche gerarchicamente (suggerisce la Corte costituzionale a proposito della pianicazione paesaggistica) il bene d'interesse nazionale costituito dal paesaggio. Il secondo aspetto del peggioramento intercorso negli ultimi anni mi sembra sia costituito dall'accresciuto ruolo del settore immobiliare nell'economia e nella politica. È ormai consapevolezza comune che nel nostro paese le grandi aziende industriali hanno investito molto più nella rendita nanziaria e immobiliare, tra loro strettamente intrecciate, che sui terreni propri del capitalismo industriale: la ricerca, l'innovazione di processo e di prodotto, la concorrenza nella produzione di merci. E registriamo tutti ogni giorno come le attività immobiliari e i loro promotori siano 3 L'interpretazione adottata in Italia è congurata nel seguente testo legislativo: Il principio di sussidiarietà, con l'attribuzione della generalità dei compiti e delle funzioni amministrative ai comuni, alle province e alle comunità montane, secondo le rispettive dimensioni territoriali, associative e organizzative, con l'esclusione delle sole funzioni incompatibili con le dimensioni medesime, attribuendo le responsabilità pubbliche anche al ne di favorire l'assolvimento di funzioni e di compiti di rilevanza sociale da parte delle famiglie, associazioni e comunità, alla autorità territorialmente e funzionalmente più vicina ai cittadini interessati (Legge 15 marzo 1997 n. 59, articolo 4, comma 3, lettera a). 16 5 Edoardo Salzano diventati, agli occhi di numerosi politici anche autorevoli, anche di sinistra, interlocutori privilegiati e operatori da difendere anche nel loro ruolo economico e sociale. Sembrano davvero lontani mille miglia gli anni in cui i dirigenti dei partiti di sinistra e gli esponenti del capitalismo avanzato potevano trovare un interesse comune nel combattere le posizioni di rendita in particolare immobiliare vedendole giustamente come un freno all'espansione dei protti e dell'accumulazione da un lato, dei salari e del benessere delle famiglie dall'altro lato. La cosa singolare, e che apre il cuore alla disperazione, è che la rinnovata fortuna delle forme più degradanti dell'attività economica, dei settori della produzione che l'economia classica ha considerato più intrisi di parassitismo, appaiono in auge proprio mentre nel mondo è aperta una riessione generale sui limiti generali di un'economia basata sulla crescita indenita della produzione di merci. Insomma, mentre stiamo ragionando con Jeremy Rifkin e con Serge Latouche, ci si vengono a riproporre come interlocutori privilegiati gli eredi dello speculatore de Le mani sulla città. Il terzo, e forse più grave aspetto del peggioramento, quello dal quale in denitiva anche gli altri derivano, è costituito a mio parere dalla crisi della politica. È una crisi grave, profonda, che ci coinvolge tutti, come cittadini e come persone. Ciascuno di noi può dire ho una mia losoa, ho una mia religione; nessuno può dire altrettanto della dimensione politica. Se la politica non c'è, siamo tutti più poveri e più esposti, più infelici, meno padroni del nostro futuro. Della crisi della politica ciò che più mi preoccupa è la sua attuale miopia. La politica non sembra più capace di indicare un progetto di società, un progetto di futuro: una prospettiva condivisa per il quale sacricare qualcosa oggi e ciascuno, per avere qualcosa domani e tutti. Gli orizzonti temporali richiesti dal territorio, dal paesaggio, dall'ambiente sono orizzonti lunghi; quelli sui quali si è appiattita la politica coincidono con il mandato elettorale. Tra gli uni e gli altri non c'è compatibilità. Una volta un sindaco era orgoglioso se, nel corso del suo mandato, riusciva a concludere l'iter di un buon piano regolatore. Era capace di far comprendere ai cittadini (lui stesso, o i partiti politici cui si riferiva) che quel disegno della città futura era cosa buona, e sarebbe stato realizzata nei tempi anche lunghi necessari. E sapeva accompagnare questo progetto di futuro con atti amministrativi che andavano nella stessa direzione, che erano anticipazioni del progetto di città. Il progetto prevedeva ampi spazi per i bambini e i giovani, e mentre si discuteva il piano regolatore si apriva un asilo nido e si espropriava una villa. Oggi, un buon sindaco è quello che, a metà del suo mandato, avvia la realizzazione di un grattacielo, magari più lungo di quello del suo vicino. Dicile combattere il destino di seconda rapallizzazione che sembra abbattersi sulle nostre coste, in questa condizioni. Eppure, l'alternativa è possibile. Lo dimostra una terra non tanto lontana da qui, la Sardegna. Ho avuto la fortuna di partecipare all'avventura iniziata, e nora condotta vittoriosamente, dalla Giunta guidata da Renato Soru. Ho potuto misurare l'entità del danno incombente, le decine di milioni di metri cubi di lottizzazioni turistiche approvate nei loro piani regolatori dai comuni della costa. Ho potuto ammirare la determinazione con la quale la Giunta ha provveduto ad attuare le leggi per la protezione del paesaggio analizzando il territorio, inventariandone e cartografandone le caratteristiche, catalogando le diverse tipologie di beni paesaggistici e individuando i riconoscibili ambiti di paesaggio. Ho potuto concorrere a denire criteri e regole per la tutela immediata e per la successiva 17 5 Edoardo Salzano ricognizione alla scala più minuta, per la denizione della azioni necessarie per sostenere e attuare le scelte della pianicazione. Mi hanno soprattutto colpito il coraggio di andare controcorrente, con una determinazione straordinaria, in nome del futuro e dell'interesse collettivo. Mi ha colpito il rigore con il quale si è stati capaci di dare seguito concreto a motivazioni molto forti. E voglio ricordare le parole con le quali Soru investì del suo compito di consulenza il Comitato scientico: Che cosa vorremmo ottenere con il PPR? Innanzitutto vorremmo difendere la natura, il territorio e le sue risorse, la Sardegna; la valorizzazione non ci interessa aatto. Vorremmo partire dalle coste, perché sono le più a rischio. Vorremmo che le coste della Sardegna esistessero ancora fra 100 anni. Vorremmo che ci fossero pezzi del territorio vergine che ci sopravvivano. Vorremmo che fosse mantenuta la diversità, perché è un valore. Vorremmo che tutto quello che è proprio della nostra Isola, tutto quello che costituisce la sua identità sia conservato. Non siamo interessati a standard europei. Siamo interessati invece alla conservazione di tutti i segni, anche quelli deboli, che testimoniano la nostra storia e la nostra natura: i muretti a secco, i terrazzamenti, gli alberi, i percorsi - tutto quello che rappresenta il nostro paesaggio. Così come siamo interessati a esaltare la ora e la fauna della nostra Isola. Siamo interessati a un turismo che sappia utilizzare un paesaggio di questo tipo: non siamo interessati al turismo come elemento del mercato mondiale. La Sardegna indica una strada possibile. Ma la Sardegna da sola non ce la può fare a percorrerla tutta. Occorre che la possibilità di tutelare il paesaggio, oerta dalla legi- slazione vigente, sia colta in modo generalizzato, diventi pratica corrente in gran parte del nostro paese. Tenendo ovviamente conto delle diversità, ma assumendo dappertutto come dominanti gli interessi di tutti ivi compresi i nostri posteri rispetto a quelli di pochi, e non attribuendo al futuro un ruolo secondario rispetto al presente. Che fare qui, a Savona, in Liguria? Mi sembra che sul piano amministrativo si debbano adoperare no in fondo gli strumenti disponibili, a partire dal Codice. Il piano paesaggistico del 1986 ore una buona base di partenza. Spero che il quadro conoscitivo allora costruito sia stato tenuto a giorno, che le fonti siano disponibili. Sono certo che non sarà dicile né lungo adeguare quel piano ai dettami del Codice del paesaggio, nella sua ultima versione del 2006. Sono anche certo che i ministeri dei Beni e delle attività culturali e dell'Ambiente, della tutela del territorio e del mare vorranno concorrere a redigere un piano paesaggistico pienamente conforme alla lettera e allo spirito del Codice, così da avere anche gli eetti di alleggerire le procedure di ottenimento delle autorizzazioni. Lavorare in questa direzione comporta indubbiamente che i due ministeri, che il Codice rende entrambi portatori degli interessi statali in materia di tutela del paesaggio, possano e sappiano attrezzarsi, ripristinando o costruendo ex novo strutture o task forces capaci di collaborare con sistematicità e competenza nel lavoro di pianicazione paesaggistica con le regioni: non solo qui in Liguria, ma anche in Toscana, in Friuli - Venezia Giulia e in tutte le altre regioni italiane che siano disposte ad attuare la legge. Ma la strada da percorrere è questa. Altrimenti non si comprenderebbe perché, dall'antico Decreto Galasso del 1983 all'ultima versione del Codice del 2004 tante volontà e intelligenze di parlamentari, ministri e sottosegretari, funzionari dei beni culturali, amministratori regionali ed esperti di varie discipline abbiano lavorato, al ne di anare le 18 5 Edoardo Salzano armi a disposizione della Pubblica amministrazione per tutelare con ecacia il lascito della natura e della storia costituito dai nostri paesaggi. So bene che lavorare sul piano amministrativo, se è indispensabile e se costituisce probabilmente il primo passaggio necessario, non è suciente. Occorre che qualcosa si muova anche sul piano politico e culturale. Occorre soprattutto che la politica riprenda la capacità di guardare al futuro, e che la cultura l'aiuti in questa direzione. Molti esprimono questo desiderio, e tremano al pensiero che ciò possa non avvenire. Voglio riprendere le parole che ha scritto ieri su l'Unità il mio vecchio amico Diego Novelli, giornalista, parlamentare e sindaco di Torino in anni non meno dicili di questi. Scrive Novelli: Come sarebbe bello vedere i nostri ministri, i presidenti di regione, i sindaci delle grandi città accalorarsi per avere più strumenti per la difesa del suolo e per un programma serio per il recupero del grande patrimonio immobiliare fatiscente, abbandonato. Purtroppo non è così. Si continua a mangiare, ogni giorno, fette di territorio soprattutto lungo le coste del Belpaese, ma anche nelle grandi città dove un certo tipo di processi di deindustrializzazione ha liberato milioni e milioni di metri quadrati di aree. Per le coste cito quella più vicina al mio Piemonte e che meglio conosco. Consiglio un viaggio da ponente a levante della Liguria, da Ventimiglia a La Spezia. Un vero saccheggio. La Regione, il mio amico e antico compagno Claudio Burlando (già ottimo sindaco di Genova) non vede, non sente, non parla. Così dicasi per le aree industriali dismesse. A Torino hanno realizzato la cosiddetta Spina3 (ex ferriere Fiat e altre fabbriche) che di fatto è un nuovo ghetto, di lusso, ma sempre ghetto. La densità consentita è da capogiro. È stata teorizzata e santicata la rendita sui suoli quale incentivo per gli investimenti e quindi per lo sviluppo tutto all'insegna della falsa modernità nuovo simbolo della cialtroneria politica, culturale e sociale. Di falsa modernità avete esempi e progetti autorevoli, in questo tratto di costa. Io spero che vedrete anche voi prevalere non una modernità basata sul saccheggio della ricchezza comune e sull'esibizione individualista di gesti in calcestruzzo e acciaio, ma una modernità che sappia conservare ciò che gli anni della devastazione ha lasciato intatto, recuperare ciò che è stato degradato, restituire l'antico valore d'uso (e non degradare in merce e trasformare in valore di scambio) ciò che di pregevole la collaborazione tra l'uomo e la natura ha saputo costruire. 19 6 Giorgio Rossini Soprintendente ai Beni Architettonici e Paesistici della Liguria La tutela della costa: l'impegno della Soprintendenza dal 1985 ad oggi. Ringrazio Italia Nostra per aver coinvolto anche la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Liguria in questo convegno sulla salvaguardia della fascia costiera. Si tratta di un argomento che ci vede in prima linea perché, come vedete anche sulla rassegna stampa, è fondato il timore non soltanto nostro che questa regione sia nuovamente investita da un'ondata di cemento. Ho seguito con attenzione gli interventi di chi mi ha preceduto, sia dell'assessore regionale all'Ambiente Zunino, sia del professor Salzano, del quale conosciamo l'impegno quarantennale per la tutela del paesaggio. Vorrei qui ricordare che non è da meno l'attività che la nostra Soprintendenza ha svolto n dagli anni '50 in una regione come la Liguria, ove il boom delle seconde case si è sviluppato proprio negli anni del dopoguerra ed il benessere che la società industriale e terziaria del nord aveva raggiunto negli anni '60 tendeva a concretizzarsi proprio con la volontà di estendere anche ai ceti medi ed operai il diritto alla villeggiatura al mare, no ad allora privilegio esclusivo delle classi abbienti. Oggi, come ben sappiamo, nel campo della tutela del paesaggio il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ed in particolare le sue articolazioni periferiche, vale a dire le Soprintendenze per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, non hanno più - salvo in caso di inerzia degli enti delegati alla tutela del paesaggio -, un potere diretto di rilascio di provvedimenti autorizzativi in materia di tutela. Esse svolgono prevalentemente un ruolo di controllo degli atti emanati dagli enti (regioni, province, comuni) ai quali, per eetto dell'art. 82 del D.P.R. N. 616 del 1977, sono state delegate le funzioni relative alla tutela del paesaggio, così come erano state denite dalla legge n. 1497 del 1939. Il controllo esercitato dalle Soprintendenze è stato ridenito dall'art. 159 del decreto legislativo n. 42 del 2004, noto come Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, il cui contenuto proviene, in sostanza, dalla legge 8 agosto 1985 n. 431 (la legge meglio nota come legge Galasso, dal nome del sottosegretario dell'allora Ministero per i Beni Culturali che la creò). Com'è noto, l'attuale normativa in vigore sulla tutela dei beni culturali assegna alle Soprintendenze anche una potestà concorrente a quella che viene svolta dalla regione in materia di tutela del paesaggio, nell'ambito delle conferenze di servizi ex art. 14 della legge 241/1990 e ss.mm., dove siamo invitati a tutti gli eetti. Vorrei a questo proposito spezzare una lancia a favore del lavoro svolto a partire dagli anni '40 dalla nostra Soprintendenza. Occorre riconoscere che, nel bene o nel male, se ci troviamo di fronte ad una realtà regionale sucientemente tutelata, seppure con episodi speculativi che hanno fatto coniare il termine di rapallizzazione, o hanno permesso lo scempio di certe aree della riviera di ponente, lo dobbiamo anche all'impegno di una struttura, come lo era la Soprintendenza negli anni '50 e '60, nel cui organico guravano uno o due architetti oltre al soprintendente, e pertanto certamente fragile ed inadatta a gestire un'eredità quale quella del paesaggio ligure. Ma cinquanta anni or sono era diver- 20 6 Giorgio Rossini sa anche la reazione dell'utenza a fronte di provvedimenti quali vincoli ed autorizzazioni paesistiche. A titolo di esempio mi piace ricordare che tra i decreti ministeriali emanati negli anni 50 per la tutela del paesaggio ce ne è stato uno di particolare importanza: si tratta del decreto 8 agosto 1959, con cui è stata sottoposta a tutela tutta la costa della provincia di La Spezia, da Deiva Marina a Portovenere. Un unico provvedimento che si rendeva necessario a causa della inadeguatezza o della mancanza di strumenti urbanistici ecaci. Leggendo gli atti della Commissione provinciale per la tutela del paesaggio relativi a questo vincolo, si evince che l'allora soprintendente Armando Dillon, cui spettava la competenza sulla tutela del paesaggio, ebbe a dire che se questo territorio fosse stato dotato di strumenti urbanistici ecaci, il vincolo non sarebbe stato necessario. Poiché tali strumenti non c'erano ancora, venne allora deciso di estendere, con lungimiranza (si era nel 1959), un vincolo paesaggistico su tutto il territorio dei comuni costieri. La rapidità con cui venne deciso ed adottato un simile provvedimento oggi ci fa sorridere. Allora, forse, una minore coscienza della partecipazione e l'assenza di leggi sull'ecacia e sulla trasparenza amministrativa avevano portato ad un'accettazione rassegnata di imposizioni normative e coercitive come un vincolo paesaggistico esteso a tutti i comuni della riviera spezzina. Orbene, sapete quante furono le opposizioni e le osservazioni contro un siatto strumento? Una soltanto! Oggi, invece, quando si promuove un nuovo vincolo a tutela di un bene monumentale e/o paesaggistico così importante ed esteso, è inevitabile che si abbiano ricorsi dei privati. Se questo è il giusto prezzo della partecipazione degli interessati ai provvedimenti che restringono la disponibilità dei propri beni, ma che inducono le pubbliche amministrazioni a lavorare con più attenzione, occorre ricordare anche che una forma eccessiva di difesa degli interessi privati porta spesso a rallentamenti e ritardi nell'azione di tutela dei beni culturali e paesaggistici, tutela che, in quanto atta a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio, riveste un interesse pubblico. Ritornando al tema del convegno, gli argomenti da approfondire sarebbero tanti. Vorrei, a questo proposito, sottolineare che non c'è, come invece sembra di percepire dalla lettura di alcuni giornali, contrasto di opinioni tra la Soprintendenza e la Regione per quanto concerne la tutela del territorio. Lavoriamo in sintonia, in particolare con l'assessorato all'urbanistica e gli uci del dipartimento della pianicazione urbanistica, con il quale abbiamo prodotto anche dei documenti congiunti che sono poi conuiti in circolari di istruzioni, consultabili sul sito web della Regione Liguria. Vi invito, a questo proposito, a rileggere il documento che fornisce indicazioni sulla tutela paesistica in senso lato (http://www.regione.liguria.it/ambiente e territorio/urbanistica/tutela paesistica), ed in particolare sulla corretta interpretazione applicativa di alcune normative del piano territoriale di coordinamento paesistico, o quello sulle zone demaniali marittime (http://www.regione.liguria.it/ambiente e territorio/costa/demanio marittimo), recante indicazioni sugli interventi da ritenersi ammissibili sulle nostre spiagge. Ricordo che il soprintendente (o un suo delegato) è presente come membro di diritto nel comitato tecnico urbanistico regionale. Abbiamo quindi, in Liguria, un ruolo che non sempre, nelle altre regioni, è stato riconosciuto alle Soprintendenze in tema di partecipazione all'iter approvativo degli strumenti urbanistici generali ed attuativi. In questo caso la Regione Liguria, anticipando in qualche misura le indicazioni del nuovo Codice dei beni culturali, ha previsto di far partecipare la Soprintendenza non alla ne dell'iter autorizzativo, come era previsto dalla legge Galasso, ma addirittura al momento della approvazione dello strumento urbanistico. Questo è molto importante, e sottolineo che è un risultato che, quando il nostro istituto è in grado di partecipare, va sempre più 21 6 Giorgio Rossini assumendo aspetti operativi positivi. Si dovrà ricorrere, così, sempre meno all'istituto dell'annullamento entro i 60 giorni dalla trasmissione delle autorizzazioni che gli enti delegati alla tutela sono obbligati ad eettuare, come previsto dal terzo comma dell'art 159 del Codice Urbani. L'annullamento è, infatti, un atto estremo, e ne siamo consci anche per noi, perché ben si comprende come annullare un provvedimento alla ne di un lungo iter istruttorio eettuato da parte degli enti delegati, non è sempre un'azione positiva. Occorre poter controllare meglio i provvedimenti alla fonte, ricucire le smagliature che gli strumenti urbanistici lasciano aperte e che consentono incongrue trasformazioni del territorio. La soluzione è, appunto, quella del controllo degli strumenti urbanistici, della partecipazione alle conferenze dei servizi e, da ultimo, dell'attuazione delle norme contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio, recentemente modicato con il decreto legislativo n. 157 del 2006, ove si prevede che i piani paesistici debbano essere adeguati alla pianicazione concertata con il Ministero dei beni culturali, e che le Regioni possano coinvolgerne le sue strutture periferiche. Con questo tipo di coinvolgimento sappiamo che cesserà di avere vigore l'art. 159, che prevede il controllo delle Soprintendenze nella fase nale delle autorizzazioni, con potere di annullamento, ed entrerà in vigore l'art. 146, che limita l'attività delle Soprintendenze ad un controllo formale degli atti autorizzativi, con indicazioni e proposte di modica indirizzate all'ente che ha emanato il provvedimento, il quale le può recepire o non recepire. Si tratta comunque di un dato importante. L'esigenza, al momento più urgente, è quella di adeguare la pianicazione paesistica oggi esistente. Per fortuna in Liguria abbiamo un piano paesistico tra i primi ed i più avanzati in Italia, uno strumento ancor oggi valido, ma che, peraltro, per gli anni in cui è stato fatto, cioè subito dopo la legge Galasso, e per la fretta di sbloccare l'attività edilizia nei territori ricompresi nei decreti ministeriali pubblicati sulla Gazzetta Uciale del 24 aprile 1985 (i cosiddetti Galassini), oggi mostra qualche segno di obsolescenza. Oltretutto il piano paesistico venne elaborato dalla Regione senza coinvolgere le strutture periferiche del ministero. Oggi, invece, è in corso la revisione del piano con il coinvolgimento della nostra struttura, quindi nell'ottica della leale collaborazione tra Stato e Regione. Abbiamo già sentito nell' intervento di Salzano, quanto la legge Galasso abbia inciso sulla tutela. In Liguria l'elaborazione del piano si è avuta, come ho già ricordato, grazie anche al fatto che la Soprintendenza, nel 1984, aveva predisposto i decreti a tutela delle zone di particolare pregio paesistico ai sensi della legge Galasso, decreti che poi vennero pubblicati nel 1985. Siamo state, così, una delle poche regioni ad essere state interessate da una serie di decreti ministeriali di tutela che, in assenza di adeguata pianicazione paesistica, avevano bloccato ogni attività edilizia che non fosse di manutenzione e restauro. Ricordo che io ero già da qualche anno in soprintendenza e presi parte attiva alla redazione dei Galassini. Ricordo ancora che nel settembre 1985 ci fu un convegno organizzato dall'Unioncamere di Commercio della Liguria a Villa Marigola a Lerici. Poiché allora in Soprintendenza eravamo solamente in quattro architetti ad aver compiuto un simile misfatto (mi riferisco alla compilazione di oltre venti decreti con la relativa cartograa), fummo accusati di essere incapaci, incompetenti, e fu sottolineato come mai un siatto potere di bloccare l'attività edilizia fosse stato adato ad un istituto come le Soprintendenze che, ormai, avevano perso ogni ruolo in materia di autorizzazione paesaggistica e controllo, per eetto dell'art. 82 del D.P.R. 616/1977. Grazie a quella azione, il piano paesistico ebbe il suo sviluppo, ed ora siamo in una delle condizioni privilegiate in cui la pianicazione paesistica è ecace, anche se ne sono emersi i limiti. Per questi motivi va migliorata, e questo è l'orientamento che ci siamo dati con la Regione, in prospettiva di una maggiore tutela e di una promozione della conservazione. 22 6 Giorgio Rossini Oggi abbiamo alcune smagliature nella pianicazione paesistica che sono spesso nelle zone in ambiti più delicati: si tratta delle cosiddette zone individuate dall'acronimo ISMA, cioè quelle relative agli insediamenti sparsi. Molto spesso lungo la costa sono presenti ampie porzioni di territorio che sono ricomprese in zone ISMA. Per eetto di una non ben denita normativa di piano che, nelle intenzioni, dovrebbe consentire solo limitatissimi interventi edilizi atti a non modicare il carattere di insediamento sparso del territorio, noi verichiamo che, per eetto dei provvedimenti autorizzativi che ci vengono trasmessi dagli enti delegati, molte di queste zone, soprattutto in ambito costiero, si vanno completando. Occorre individuare le aree che devono essere più rigidamente tutelate e che, pertanto, devono passare da un regime di mantenimento ad un regime di conservazione: questo è uno dei compiti che con la Regione ci siamo dati. Un altro dei temi che stiamo arontando insieme con la Regione Liguria è quello del controllo dell'attività dei porti turistici. Sappiamo che in base al D.P.R. 509 del '97 il cosiddetto decreto Burlando le Soprintendenze non sono invitate alle conferenze dei servizi ove si approvano i progetti preliminari. Siamo, però, coinvolti in quelle relative ai progetti denitivi. Questa è una norma da superare, perché quando si arriva ad elaborare un progetto denitivo dove c'è già stata l'approvazione di un preliminare, è dicile dire no a quell'intervento. Così alle conferenze di servizi per l'approvazione dei progetti denitivi possiamo solo esprimere pareri del tipo: "riduci i volumi qua", "trasferisci questo volume là", "libera maggiormente la costa e le visuali panoramiche". Si tratta, in sostanza, di operazioni che comunque presuppongono l'accettazione di un atto di pianicazione a monte, strumento urbanistico attuativo o un piano particolareggiato, che prevede comunque già una realizzazione in atto. Ricordo peraltro che, già nel 1999, la soprintendenza espresse un parere sostanzialmente critico sul piano della costa, soprattutto per quanto atteneva le possibilità di inserimento di nuovi porti turistici e dei relativi insediamenti residenziali. In tempi recenti abbiamo partecipato all'iter procedurale relativo all'approvazione dei progetti denitivi di due porti turistici del ponente, Ospedaletti e Ventimiglia. Nel primo caso abbiamo concordato, con la Regione, interventi tendenti a mitigare l'impatto dei volumi da costruire, volumi che, si sottolinea, erano già stati assentiti nella fase approvativa preliminare senza la nostra partecipazione. Per il progetto del porto di Ventimiglia, ancora in corso di approvazione, abbiamo imposto un ridimensionamento dei volumi edilizi, anche se, come abbiamo sentito, le nuove strutture turistico-residenziali sono lo strumento che permette ai porti di di essere realizzati e di sopravvivere. Questo è uno degli aspetti di maggiore criticità, ed abbiamo, infatti, sentito anche nella relazione Salzano, come uno dei tre aspetti più problematici è proprio l'incidenza dell'immobiliarismo in una realtà ove ormai la possibilità di investire in beni mobiliari diventa sempre più a rischio. Resta, così, ancora il mattone come bene rifugio e, soprattutto in regioni a forte vocazione turistica come la Liguria, prossime alle grandi ed opulente aree metropolitane del nord, si assiste ad una nuova pressione edilizia, che si coagula soprattutto nei porti turistici. Solo nella provincia di Savona, sono programmati interventi che non erano previsti nel piano della costa. Si tratta, in particolare, dei porti di Ceriale, Albenga e Borghetto Santo Spirito. Questi, ovviamente, saranno oggetto di un approfondimento perché, se ci sono delle realtà da risanare, in qualche modo è prevedibile un assenso condizionato, ma se ci sono proposte che investono aspetti e luoghi della costa di particolare interesse paesistico, allora saremo molto critici. Un aspetto, secondo me, va arontato nella progettazione di nuovi porti turistici. Mi sembra che, da parte dei progettisti, si presti ancora scarsa attenzione a soluzioni che 23 6 Giorgio Rossini possono essere di interesse per natanti no a 8 metri: si tratta, cioè, del sistema del cosiddetto porto a secco o dry port, cioè una struttura che prevede non di investire sulla costa, estendendosi sullo specchio acqueo, ma di arrivare ad una forma di barcasilos, cioè un rimessaggio di barche su più livelli, che permette, così, di non estendersi supercialmente sul territorio. Sappiamo che in molti paesi d'Europa dove questa soluzione è in uso maggiore, si riduce notevolmente l'ingombro dello specchio acqueo. In Liguria avremo sempre più porticcioli simili ai condomini ed alle lottizzazioni di seconde case: strutture, cioè, che vengono utilizzate per due mesi all'anno, mentre per il restante periodo sono dei parcheggi per natanti. A questo riguardo basta passeggiare per i porti di Varazze e Loano in periodo invernale per vedere cosa succede. L'attività indotta che il progettista del piano regionale della costa ligure nel 2000, Giancarlo Rossetti, aveva previsto in termini di sviluppo e di occupazione, in realtà non sembra stia decollando, perché l'occupazione nei porti turistici di fatto è molto minore di quella prevista. Con il sistema del porto a secco sarebbe possibile incrementare posti barca dove c'è da recuperare una volumetria esistente. A questo riguardo ho suggerito ai progettisti del porto di Pietra Ligure di vericare la possibilità di utilizzare in tal senso le strutture del cantiere Rodriguez, che mi sembra possa avere una facoltà di essere gestito in quel modo, riducendo, quindi, l'incidenza delle strutture portuali nello specchio antistante. Ma pensiamo anche a un'altra realtà in corso di trasformazione in questa provincia, e cioè alla Piaggio. I capannoni di questa industria aeronautica esistente a Finale Ligure dagli inizi del Novecento tra poco saranno abbandonati, perché la Piaggio si trasferirà a Villanova d'Albenga, in quanto a Finale non ha più la possibilità di espandersi. Un settore positivo per l'occupazione nella nostra Regione, che, in seguito al trasferimento, libera aree di grande valenza paesistica ma anche di grande appetibilità turistica. Per consentire il trasferimento, occorre mettere a rendita l'area attuale, cioè bisogna costruire edilizia residenziale al posto dei capannoni. Questa è una logica corretta sotto il prolo aziendale, ma a rischio per la tutela del territorio, perché l'incremento abitativo sulla costa produce altri eetti che, alla lunga, vanno considerati: lo sfruttamento delle ricchezze del suolo, l'acqua, l'incremento del traco, la crescente domanda di posti auto, la necessità dello smaltimento dei riuti. Nell'intervista che un giornalista mi ha fatto alcuni giorni or sono e che è apparsa su Repubblica ho fatto una proposta: ma perché non costringiamo questi porticcioli turistici, invece che attingere le acque dei nostri umi che sono sempre più a secco durante l'estate, ad utilizzare i dissalatori? Perché dovrebbero essere i nostri comuni costieri a preoccuparsi dello smaltimento dei loro riuti? Dove si consuma il territorio ci dev'essere un'attenzione allo smaltimento, e questo dovrà essere uno dei punti fondamentali che la Regione dovrà arontare per l'autorizzazione di queste nuove strutture portuali turistico-ricettive. Strutture che, in alcuni casi, possono anche vivere di vita propria, senza che vi sia, a monte, l'esigenza di approvare nuovi volumi edilizi a supporto nanziario dell?iniziativa. Un caso nora unico in tal senso, che mi risulti, essere previsto in Liguria, è il porto di Sestri Levante, dove l'iniziativa di sistemare le attuali concessioni demaniali nello specchio acqueo della baia occidentale è arontata dal comune con un'idea di porto rifugio, quindi con una sistemazione nella quale i posti barca esistenti siano risistemati in modo più razionale, senza creare volumi edilizi e abitativi - siamo in eetti in una zona di conservazione, di particolare attenzione -, con un'attenzione per la progettazione degli elementi di supporto: i pontili, ad esempio, saranno prevalentemente in legno, e saranno intraprese iniziative atte a minimizzare l'impatto delle opere previste. Azioni dirette in tal senso sarebbero da valutare con 24 6 Giorgio Rossini attenzione, e su queste non avremmo certo un atteggiamento negativo. Un altro caso in esame è il porto turistico della Margonara, tra Albisola e Savona. Si tratta, com'è noto, di un progetto di cui si discute ormai da 16 anni. Inserito, infatti, nel piano territoriale di coordinamento paesistico del 1990, ripreso dal piano della costa del 2000, approvato come preliminare in sede di conferenza di servizi nel 2001 e - con prescrizioni -, dal consiglio comunale di Savona nel 2003, è stato recentemente oggetto di una elaborazione da parte dell'architetto Massimiliano Fuksas. Il progetto, presentato in via informale nell'anno appena trascorso presso l'Autorità Portuale, è in corso di verica da parte di Regione, Comune ed Autorità Portuale. Molto è stato scritto su alcuni aspetti di questa proposta, ed in particolare sulla torre a destinazione mista, residenziale e alberghiera, isolata in mare, lungo il molo frangiutti, che ha preoccupato molti cittadini savonesi e ha fatto gridare allo scandalo le associazioni ambientaliste. Nelle discussioni che avverranno ancora nelle varie sedi, occorre, a mio avviso, riettere su alcuni aspetti del problema. Innanzitutto sulla tipologia dei vincoli di tutela paesistica, che sono riducibili a due: uno, specico (il D.M. 20/03/1956), posto a protezione di una fascia di 100 metri dai bordi della carreggiata della Via Aurelia, ed uno, generico, attivato dalla legge n. (legge Galasso) ed oggi ricompresso nell'art. 431/1985 142 del Codice, a protezione della fascia costiera, per una profondità di 300 metri dalla linea di battigia, al di fuori del centro edicato. È questo vincolo che, indipendentemente dai valori specici del sito, interessa il porto. Un vincolo generico, che tutela ope legis principalmente i valori naturalistici della costa, senza entrare nel merito di altri aspetti, quali le visuali panoramiche od i centri storici aventi valore estetico e tradizionale, sui quali si basa la maggior parte dei vincoli posti dal Ministero alla metà del secolo scorso. Un altro aspetto del problema è squisitamente architettonico ed urbanistico, e riguarda l'opportunità di valutare se sia meglio spalmare i volumi edilizi ammissibili in supercie, con minore incidenza visiva ma con maggiore consumo del suolo, o concentrarli in volumi a prevalente sviluppo verticale. Un tema ampiamente dibattuto n dalla metà del secolo scorso, che ha visto, tra i sostenitori della seconda soluzione, architetti come Le Corbusier e Ludwig Mies van der Rohe. È da valutare se la concentrazione del volume in un solo edicio posto in mare aperto, di qualità architettonica, quale la proposta Fuksas, sia eettivamente migliorativa rispetto alla prima versione progettuale proposta dalla committenza, che prevedeva più articolate volumetrie radicate a terra, le cui caratteristiche architettoniche non erano ancora sucientemente denite. La nuova soluzione sembra avere ricadute positive per la tutela e la valorizzazione degli aspetti naturalistici della costa, soprattutto per scogli e calette, che verrebbero in tal modo liberati dalle attuali costruzioni precarie, fatiscenti e, verosimilmente, in parte abusive, e sarebbero nuovamente percepibili. Certo occorrerà rivedere l'altezza del manufatto, ma la realizzazione di un elemento lineare, sottile, trasparente, all'imbocco di un porto turistico, quasi un nuovo faro, potrebbe non avere eetti negativi per un tratto di costa inserito entro l'area portuale, lungo il passaggio delle grandi navi da crociera. Una produzione di qualità, in linea con l'attuale tendenza dell'architettura contemporanea che vede lo sviluppo di torri e grattacieli anche all'interno di città portuali storiche: fanno riettere, a questo proposito, alcune recenti realizzazioni di celebri architetti, come la torre Agbar a Barcellona di Jean Nouvel, la Swiss Re a Londra e le torri per uci a Hong Kong e Tokio di Norman Foster o, inne, alcuni progetti di Renzo Piano per centri direzionali quali, ad esempio, la Bridge Tower a Londra, la torre per gli uci della KPN a Rotterdam e, non lontano da Savona, la collina degli Erzelli a Genova, per citare solo alcuni interventi nell'ambito di città portuali storiche. 25 6 Giorgio Rossini Una scelta indubbiamente dicile. Sulla qualità del progetto è in gioco, a mio avviso, l'ingresso di Savona nel nuovo millennio. 26 7 Laura Marchetti Sottosegretario all'Ambiente, al Territorio e alla difesa del Mare Leggo, per questa accorata e importante iniziativa di Italia Nostra, gli appunti fornitimi dagli Uci preposti del Ministero dell'Ambiente (ora anche Ministero per la Tutela del Territorio e del Mare) e sono moderatamente ottimista. Anche una ecologista profonda come me può essere rassicurata dalla quantità di Protocolli, di impegni, di riferimenti normativi , insomma dalla attenzione e dalla cura che gli organismi internazionali pongono nella salvaguardia del territorio e dell'ambiente. Il clima, la terra, sono al centro di crescenti preoccupazioni mondiali . Ma anche il mare. Dalla Conferenza di Rio del 1992 e dalla Convenzione sulla biodiversità che ha consentito in Italia l'attuazione della legge 294 a difesa dei parchi, una attenzione crescente si è rivolta anche alle aree marine protette e ai siti di interesse comunitario (la rete di Natura 2000) per salvaguardare il paesaggio marino emerso e sommerso e la sua biodiversità . Ultima ma non ultima tra le iniziative mondiali è il Millenium Ecosystem Assessment, la più ampia e approfondita messa a punto delle conoscenze acquisite sugli ecosistemi di tutto il mondo, che, in particolare, denuncia lo stato gravissimo di articializzazione degli ecosistemi marini e impone comportamenti a livello mondiale di rinaturalizzazione non di valorizzazione, ma di rinaturalizzazione delle coste, rispetto alle quali anche l'umano fare deve trovare un limite (in particolare il report human well-being ). Marine and coastal ecosystem and Anche a livello europeo ci sono iniziative interessanti. L'Agenzia Europea dell'Ambiente (AEA) che ha il compito di fornire informazioni ambientali tempestive, ha prodotto nel giugno 2006 un documento (il report The changing faces of Europe's costal areas ) che for- nisce dati assai preoccupanti sulla situazione delle coste, in particolare del Mediterraneo, e propone interventi rigorosi di decompressione costiera (rispetto alla urbanizzazione, all'impatto delle attività ricreative e produttive, ecc.) sancendo il diritto primario delle comunità di fruire liberamente della fascia costiera in condizioni di salubrità, di integrità ambientale, di salvaguardia della wilderness. Sempre a livello europeo, a fronte della preoccupante constatazione che l'incremento demograco e lo sviluppo delle attività economiche stanno minacciando irrevocabilmente l'equilibrio sociale e ambientale delle coste europee, Il Parlamento e il consiglio dell'Unione Europea hanno emanato il 30 maggio 2002 la Raccomandazione relativa all'attuazione della gestione integrata delle zone costiere in Europa che prevede appunto una gestione integrata delle coste ovvero l'uso di strumenti di pianicazione che vanno dallo Stato nazionale alle Regioni agli stessi Comuni, non delegando però la tutela solo ai livelli istituzionali ma all'insieme dei cittadini che devono e possono intervenire sul loro ambiente di vita. Inoltre nel concetto di gestione integrata delle coste si insiste anche su una pianicazione/programmazione capace di recuperare in senso ecologico una fondamentale continuità terra/mare Il concetto di gestione integrata ritorna come obbligo nella Convenzione Europea del paesaggio (Convenzione di Barcellona) recentemente raticata anche dal nostro Pae- 27 7 Laura Marchetti se, che ha tutto un capitolo (art. 4) dedicato alla protezione dell'ambiente marino e della regione costiera del Mediterraneo, e che prevede una serie di Protocolli di intesa nalizzati ad una salvaguardia più ampia e radicale. Vi è infatti in questa Convenzione, che pone appunto il Paesaggio come uno dei beni originali del Vecchio Continente e dunque uno dei Beni primari, una concezione credo assolutamente innovativa del paesaggio, una concezione sistemica, olistica. Si dice infatti che il paesaggio è non solo il dato geosico, il dato morfologico, il dato naturale, ma il paesaggio è anche una parte di territorio così come è percepita dalla popolazione, i cui caratteri sono il risultato delle azioni naturali e umane e delle loro relazioni; denisce inoltre la qualità paesaggistica come quel valore che le popolazioni locali interessate aspirano a veder riconosciuto come loro ambiente di vita. Dunque mette al centro due concetti quello di percezione sociale del paesaggio e quello di ambiente di vita che riescono a tener legati i paesaggi naturali e culturali correlandoli alla comunità sociale che combina gli elementi scientici dell'ambiente con quelli estetici, simbolici e storico-antropologici. Questo concetto nuovo e allargato può essere denso di ripercussioni positive soprattutto in Italia dove ci sono leggi che, per quanto meritorie, si sono nora limitate a seguire i canoni dell'estetica crociana e a proteggere il paesaggio per così dire virtuoso, rispondente a canoni di bellezza e di pregio indiscutibili (mi riferisco alla legge 1497 del '39 e alla stessa legge sui Parchi), trascurando così quella sorta di paesaggio minore su cui poi è avvenuto ogni abuso e ogni scempio che invece non solo è la dorsale di sicurezza del Paese (da qui dovrebbe partire il riassesto idrogeologico), ma è anche il segno della Italia nostra, il segno cioè della identità nazionale e della sua originalità. Il paesaggio italiano è infatti forse unico al mondo non solo per le qualità estetiche delle sue valli, degli arenili, delle montagne, insomma, per la varietà degli habitat naturali che ospita nel suo seno (in una continua varietà di climi, di morfologie e di suoli) ma anche per la sua varietà storicoculturale che si è sovrapposta nel tempo alla natura esaltandola con una varietà di culture, la complessità storica: Greci, Etruschi, Romani, Arabi, hanno impresso una impronta ecologica incomparabile. Nuove piante, tecniche di coltivazione, forme di piantagione e recinzione della terra, modi di captazione e uso dell'acqua, costruzioni e manufatti sparsi nelle campagne, torrette di avvistamento sulle coste. Manufatti che hanno un valore artistico speciale: briglie romane, acquedotti, ponti, canali, cisterne,fontane, pozzi, e poi ville, cascine, masserie, lame, canali, gravine, mulini, frantoi, stalle, muretti a secco, terrazzamenti,malghe in legno e in pietra, ecc. Veri e propri musei all'aria aperta del genius loci, del gesto umano che sa ascoltare e imparare dai doni naturali Rispondendo in parte a questa nuova concezione del paesaggio emersa dalla Convenzione di Barcellona il Nuovo Codice dei Beni Culturali (il cosiddetto Codice Urbani, D.L.22,gennaio 2004, n.42), introducendo l'obbligo di piani paesaggistici regionali, ada al Ministero dell'Ambiente un nuovo ruolo. È un fatto di rilevanza che, ripeto, consente di allargare la tutela anche a zone di non immediato pregio. In questo senso abbiamo rmato la settimana scorsa in Friuli un Protocollo d'intesa sul piano paesistico che vede come soggetti pianicatori e controllori del costituendo Piano paesistico regionale, oltre alla Regione, il Ministero dei Beni Culturali e il Ministero dell'Ambiente . E in questo senso stiamo lavorando ad una Legge nazionale di tutela del cosiddetto paesaggio minore, con cui speriamo di poter contrastare la sempre crescente domanda di urbanizzazione e articializzazione del territorio. Soprattutto del territorio costiero che da anni subisce un'aggressione selvaggia che la Legge Galasso non è riuscita a contenere. La Regione Liguria ha dato un contributo notevole al contenimento di quest'aggressione dotandosi, fra le prime, di uno strumento di riorganizzazione funzionale e riqualicazio- 28 7 Laura Marchetti ne ambientale quale il Piano della Costa che mette al primo posto la tutela di tratti di costa emersa e sommersa che rivestono valore paesaggistico, naturalistico e ambientale, la riqualicazione dei tratti costieri urbanizzati, la difesa del litorale dalle erosioni marine, il ripascimento degli arenili, lo sviluppo della funzione pubblica e dell'uso turistico e ricreativo sostenibile. Un Piano dunque che dovrebbe programmare, pianicare ecologicamente, difendere e impedire qualsiasi azione insostenibile, qualsiasi ulteriore articializzazione e invasività. Eppure così non è , e si rimane smarriti. Così non è , e lo dimostra il caso Savona, un caso di scuola, segno di come la legge in Italia è buona ma sempre tradotta e tradita. Il Piano Regolatore dell'Autorità Portuale di Savona mi sembra infatti rispondere ad una logica del tutto estranea a quella della sostenibilità ecologica propugnata dal Piano Regionale della Costa: a meno che non si consideri visione ecologica quella che intende fare della costa ligure lo sbocco a mare per 15 milioni di persone con 10 mila posti barca (1/3 di quelli presenti in Italia) e un relativo indotto edilizio veramente impressionante (37000 mq di edilizia residenziale, 51000 di uci e negozi, 19122mq di alberghi, 11000 nuovi posti auto). Una colata di cemento impressionante che certo poco ha a che vedere con la tutela del paesaggio, dell'ambiente di vita, del diritto naturale delle comunità. Nonostante gli impegni internazionali, nonostante le norme europee e nazionali, questo Piano dell'Autorità Portuale ha avuto tutte le autorizzazioni previste: dalla Regione, dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dalla Direzione Generale del Demanio, dalla Regione Liguria, dal Ministero dei Beni Culturali, dalla Direzione Generale per i Beni archeologici, e anche dal Ministero dell'Ambiente che invece di tutelare l'ambiente evidentemente voleva tutelare il cemento. Va letto al riguardo l'ameno documento con cui il Ministero dell'Ambiente nell'aprile del 2005 (con l'allora Ministro Matteoli) si è pronunciato per la compatibilità ambientale: un documento ttissimo di dieci pagine evidentemente elaborato con il contributo della commissione VIA del Ministero: una commissione che, perfettamente in linea con le politiche nefaste di Berlusconi e del berlusconismo sul territorio e sull'ambiente per intenderci, le politiche che hanno dato vita alla Legge obiettivo e alla cartolarizzazione dei Beni culturali e ambientali ha sempre dato valutazioni positive sulle grandi opere, anche quando l'impatto era pesantissimo (in questa commissione, fra l'altro, non c'era un urbanista, c'erano due ingegneri, molte segretarie, tre commercialisti e due farmacisti. L'abbiamo in parte rinnovata, e colgo qui l'occasione per dire che uno dei nuovi nomi è quello di Vezio de Lucia). Nel documento dunque non solo si stabilisce che non ci sarà nessun tipo di inquinamento di area, nessun inquinamento da traco, nessuna violazione della carta bionica, nessun impatto sul dragaggio dei fondali ecc. Ma si dice anche che questa massiccia invasione di cemento sul tratto di costa da Albissola a Savona sarà una delle occasioni di valorizzazione ambientale e naturale. Al centro il concetto di sviluppo sostenibi- le, un ossimoro (non c'è più sviluppo che sia sostenibile) che ha informato in questi hanno l'azione deregolativa ed eversiva (secondo la giusta denizione di De Lucia) dei PRUSST, che , con la scusa di tutelare i beni ambientali , li cattura in quanto risorse da sfruttare, fonti di un nuovo ecobussines ambientale. Wolfang Sachs ci ha detto molto in questi anni al riguardo, mettendoci in guardia contro le nuove lobbies economiche che si riconvertivano agli ecoaari. Dietro il nuovo linguaggio verde e i buoni propositi la logica rimane uguale: valorizzare non signica risanare, conservare, ripristinare, rinaturalizzare; ma nuovamente, come sempre, cementicare, distruggere, scempiare. L'homo faber del resto, secondo la pedagogia della cattiva modernità, deve sempre aggiungere, allargare, andare in alto: appartamenti, grattacieli, parcheggi, che tanto piacciono anche 29 7 Laura Marchetti agli interessi delle banche e dell immobiliari . Savona (su cui gravita una lobby potente e strana di faccendieri, ex proprietari di aree dimesse, ex commercianti di frutta, nuovi banchieri da gossip) è stata vittima dei PRUSST e della logica insostenibile dello sviluppo sostenibile. È stato triste stamattina andare a visitare il promontorio del Priamar, una antica fortezza mirabilmente restaurata vicino alla quale spicca arditamente un grattacielo modernissimo (la cosiddetta torre Boll, dal nome dell'architetto che l'ha progettata) e sotto le cui basi si impongono i lavori in corso per realizzare un intervento residenziale mastodontico con un crescent (un palazzo muraglia disposto a semicerchio) e altre costruzioni sparse a pochi metri dal porto antico della Torretta (una deliziosa, piccola, agile Torre trecentesca,alta meno di venti metri soocata dall'avanzare inesorabile di questa cattiva modernità). Un disastro ambientale ma anche un disastro culturale e una grande occasione mancata. Su quelle aree precedentemente occupate dall'industria siderurgica si poteva tentare un intervento innovativo di ripristino e di restituzione del mare alla città. Un intervento simbolico capace di operare un miracolo: il Miracolo, secondo i titolo di un delizioso lm di Edoardo Winspeare (un regista pugliese che compra gli ecomostri e poi li abbatte) , di ricongiungere la storia di una città industriale e la memoria operaia con i nuovi bisogni ecologici, con le montanti richieste di bellezza, senso comune urbano, qualità. Lì invece è stata decisa una grande speculazione, un complesso turistico residenziale privato, appartenente ad una società privata, con uso privato che usurpa un suolo pubblico e un bene collettivo. Ma ancora più triste è stato stamattina visitare la zona al conne tra Albissola Mare e Savona, in località Margonara. Lì , vicino ad una piccola spiaggia, fra rupi coperte di ginestre, in un tratto di costa in cui sussiste ancora un equilibrato rapporto fra valori naturali e intervento antropico, si adagia lo scoglio votivo della Madonnetta. Come una ninfa, come un'ondina, come la Sirenetta che ho visto a Copenaghen, questa divinità protettrice delle acque suscita anche in noi laici una suggestione profonda: è la suggestione del luogo, il luogo pregno di senso, di relazioni, di storia, che si contrappone a quello che Marc Augè chiama il non luogo, il sito di puro consumo, privo di valore comune, che è l'emblema della cattiva modernità. Si tratta di un luogo santo come ci insegnò alcuni anni fa Herzog nel suo bellissimo llm (Dove sognano le formiche verdi ): profa- narlo signica profanare gli dei, gli antenati, gli aetti, la memoria, insomma l'Anima . Profanarlo signica non solo fare un violenza alla Natura ma andare incontro ad una deriva antropologica profonda, alla rinuncia di simboli intimi e importanti. A cominciare da quelli originari e originali dell'acqua, simboli che alludono direttamente alla vita, alle sua poliformia e potenzialità. Questo Waterfront di torri e di crescent che costituirà la nuova Savona li nega, rimandando evidentemente ad una scelta che non è di fronte ma è contro: contro l'acqua, contro il Mare. Contro il Mare ci sembra senz'altro anche il progetto di riqualicazione della zona che prevede un intervento di ripristino del paesaggio. . . che si concentra su un unico elemento verticale (Autorità Portuale di Savona, Verbale del 6 marzo 2006) : quel faro ricurvo di 120 metri di altezza e luminosità da destinare ad albergo di lusso che l'assessore Ruggeri denisce bellissimo perchè proporzionato alle enormi navi da crociera. Il suo progettista, Massimiliano Fuksas è un grandissimo architetto europeo, un artista e anche un compagno. Lo omaggiamo ma non condividiamo in nessun modo la sua concezione dell'architettura come ybris, come sda alle masse, includendo in questo concetto non solo la parte deteriore ma anche la comunità, il genius loci, la santità condivisa del luogo, l'ambiente di vita. Non condividiamo l'idea di una architettura intesa come sda individualista e come tecnica, dunque come Gestell, direbbe Heidegger, ovvero come pre- 30 7 Laura Marchetti potenza, come im-posizione. Imposizione viriloide, direi, se in qualche modo è vera la lezione della psicoanalisi. Questa torre di cemento e di forza, che, come sottolinea Italia Nostra, sembra riproporre il progetto presentato nell'Esposizione di Roma del 1928 da Mario Ridol, un architetto fascista, ricorda inequivocabilmente un fallo, un fallo un pò storto ma prepotente, che si erige contro il mare, con gesto distruttivo e invasivo. Il gesto di sempre che il paradigma occidentale ha assunto contro la Natura, ma anche contro la Madre, se è vero, come suggerisce l'omofono francese, che la mer è il mare ma anche il liquido amniotico che dall'origine ci ospita e ci culla. Un liquido che la nostra cattiva modernità, il nostro prometeismo, non sopporta perché è uido, accogliente, sfuggente. È come l'ondina simbolico della femminilità leggero, denso di libertà . Capace di cura, anche. Perciò condo che lo sguardo machista si mitighi nel mare. Il Mare regge la violenza e la sda. Io non conosco bene questa parte della Liguria, però la amo molto attraverso la ricostruzione ideale che ne ha fatto un grande losofo , Friedrich Nietszche: un losofo delle altitudini e delle nevi che ad un certo punto della sua vita scelse però di venire ad abitare su quel tratto di terra che va da Sestri a Rapallo. Di fronte al mare, anzi di fronte ai molti mari di questa Liguria, alla bellezza estrema e diversa dei paesaggi, questo losofo così duro, col martello, accusato anche di sentimenti lonazisti, scrive la sua opera più bella, la sua opera più dolce, meno prepotente (La gaia scienza). E dichiara che è stato il mare a inuenzarlo, non un mero ambiente, uno sfondo, ma qualcosa che costituisce la mente, che suggestiona il cuore, dando nuova serenità e dolcezza e, soprattutto, un grande senso del limite. Dovrebbe ascoltare la voce del mare anche la politica. La politica ha delle responsabilità e deve prendere impegni (io sono qui a prendere impegni: verica delle autorizzazioni, compatibilità dei progetti, ecc,). Essa ha un potere che però si svuota senza il sostegno del popolo, delle coscienze, delle soggettività. Girando per l'Italia in questi mesi mi sono resa conto che le questioni ambientali, le questioni del territorio, hanno un esito felice dal punto di vista ecologico lì dove c'è questo sostegno, lì dove si mette in campo un nuovo concetto di democrazia, una democrazia dal basso, una democrazia partecipata, una democrazia fatta dalle comunità. Perciò io, ribadendo la mia vicinanza totale in questa lotta per la salvaguardia della costa, del buon senso, della bellezza e della identità culturale, condo soprattutto che questa comunità cosi viva sappia mantenere il suo luogo e la sua anima. 31 8 Dibattito Nanni Russo L'architetto Salzano ci ha presentato un quadro molto interessante di evoluzione legislativa positiva in materia urbanistica, è un dato di partenza di cui è giusto tener conto, però nello stesso tempo noi abbiamo constatato qui a Savona come pur in presenza di piani che sono stati giudicati in maniera positiva: il piano paesistico, il piano regolatore generale di Savona del '90, che poi era ancora frutto del piano regolatore intercomunale, cioè in presenza di piani di programmazioni che presentavano contenuti positivi, tuttavia si è giunti a realizzare lo scempio che oggi vediamo nel porto antico di Savona, che vedremo ancor più quando sorgerà la barriera tra il porto e il mare, il cosiddetto Crescent, che speriamo di non vedere se sarà impedita la costruzione della torre di Fuksas. Come é potuto accadere tutto questo? É potuto accadere attraverso una serie di piani che l'ingegner Buscaglia, che è uno dei savonesi che si e battuto con maggior determinazione su questo argomento, ha indicato come piani anomali: il programma di riqualicazione urbana, il piano portuale, cioè piani teoricamente sottoordinati, che tuttavia sono stati approvati in variante alla pianicazione generale, e la semplicazione delle procedure di variante ha consentito che tutto questo fosse realizzato in tempi abbastanza rapidi e quasi nel silenzio complessivo dell'opinione pubblica locale e non locale. Ci sono stati savonesi che si sono battuti contro questa politica ma non sono stati sucienti, allora tutto questo deve renderci attenti perché pur in presenza di leggi, di piani validi si possono realizzare operazioni profondamente sbagliate e questo può dipendere ed è dipeso da due motivi: uno lo ha indicato molto bene l'architetto Salzano, la debolezza della politica che non è stata capace di resistere alle pressioni delle lobby economiche, e dobbiamo dirlo, perché siamo in presenza di una speculazione immobiliare spregiudicata che ha asservito ai propri interessi gli interessi generali. La politica è stata succube di questa impostazione, ma c'è anche un motivo di debolezza culturale perché se guardiamo attorno vediamo come negli ultimi anni è venuto meno il valore nella programmazione nell'uso del territorio e alla programmazione dell'uso del territorio si è sostituito un concetto di cosiddetta urbanizzazione contrattata: facciano i privati quello che vogliono e l'ente pubblico si limiti a discutere, a limitare, a intervenire. Questa è un'impostazione sbagliata. Io vorrei che su questo si riettesse: il territorio anche se appartiene in certe situazioni e condizioni a persone private ha sempre una valenza pubblica; non può mai essere concepito come un qualche cosa che il proprietario usa per se stesso e tanto più questo è vero quando ci troviamo in zone demaniali cioè le aree del porto, il mare e il lido sono aree di tutti e quindi non possono essere trattate nel senso di lasciare mano libera al privato e limitarsi a intervenire con piccoli aggiustamenti. Questa debolezza culturale si aggiunge alla debolezza politica, è contro questa che dobbiamo reagire. Noi abbiamo il progetto della Margonara che è ancora aperto e su cui l'impegno di Italia Nostra, degli ambientalisti, di alcune forze politiche, mi auguro di avere dalla nostra parte il Governo attraverso il Sottosegretario all'Ambiente, è possibile raggiungere un risultato che impedisca quel progetto. Mi domando e domando all'architetto Salzano, che è esperto in questa materia, 32 8 Dibattito a Laura Marchetti, alla rappresentanza della regione: è possibile fare ancora qualcosa perché non giunga a compimento lo scempio del progetto Boll? Abbiamo davanti agli occhi il grattacielo e credo che tutti i savonesi (non ho sentito nessuno dire che e bello) oggi si rendano conto di quale errore è stato: è un grattacielo che sooca il porto antico, non avremo più un porto, avremo un piccolo laghetto, uno stagno. Il Crescent non sarà meno negativo, perché sarà una barriera che impedisce l'aaccio al mare della città, il collegamento tra la città e il porto. Questo non e ancora cominciato siamo nella fase degli scavi, tra l'altro ci sono problemi che rispetto all'archeologia; si sono preoccupate le associazioni culturali savonesi perché questo scavo avviene al chiuso, al riparo da occhi indiscreti e lì c'era la vecchia città di Savona, la sovrintendenza credo che dovrebbe eettuare un controllo molto attento e molto rigoroso, ma, al di là di questo, la costruzione non ha ancora cominciato ad esserci. Allora io vorrei che tutti coloro. nell'ambito delle loro responsabilità, vericassero se non è possibile fare ancora qualcosa ed eventualmente anche richiamare anche la nuova amministrazione comunale di Savona che, per lo meno a livello di enunciazioni, ha qualche volta preso le distanze dall'operazione realizzata dall'amministrazione precedente, metterla di fronte ad una alternativa, la possibilità di fare qualche cosa. Lancerei un appello al Sottosegretario, alla Regione, agli esperti in questa materia: vediamo se é possibile non assistere del tutto rassegnati a quello che ancora è in divenire e speriamo possa essere evitato. Grazie. Carlo Vasconi Consigliere Regionale Presidente IV Commissione Territorio e Ambiente Grazie. Intanto ringrazio Italia Nostra per questo convegno che fa sentire molti di noi a casa propria: nalmente si può parlare di temi in un modo che dicilmente da altre parti si sente. Naturalmente sono già state dette molte cose, ci è stato detto che abbiamo ragione; ora però dobbiamo prendercela la ragione, cosa molto dicile. Io vorrei incentrare questo mio brevissimo intervento su due questioni: due questioni già citate nell'intervento del senatore che sono ancora una aperta l'altra meno e di un'altra ancora, quella di Finale Ligure. Ci troviamo qui a Savona ad avere un progetto: il progetto della Margonara, che io considero nefasto. Un progetto che prevede l'interruzione dell'unico spazio libero tra Albissola e Savona, uno spazio che naturalisticamente è molto bello, in cui sono presenti molte cose che non debbono essere distrutte, anche i nostri ricordi: lo scoglio della Madonnetta per molti di noi ha costituito le vacanze estive. questo è un progetto scellerato a mio modo di vedere perché non risolve nulla anzi dà molti più problemi. Quando il sovrintendente, che ha detto moltissime cose condivisibili, quando ha toccato i punti che riguardavano la Margonara io l'ho vissuto un poco come un fuoco amico. Certo la piccola comunità savonese che si batte contro questo progetto ha subito molte scontte ultimamente. Il sindaco di Albissola Mare si è detto favorevole, il sindaco di Savona ha preso una pausa di riessione, se anche la Soprintendenza si schiera con questo progetto... Assolutamente condivido quando la Soprintendenza dice che la regione deve vericare cosa fanno le province ed i comuni, devo dire che la speculazione, che signica quando uno compera a 5 e vende a 15, questa è speculazione e noi siamo aggrediti dalla speculazione, parlo in termini esclusivamente politici. La speculazione deriva dal fatto che questo è un territorio molto bello, che siamo a 150 chilometri da Milano e da Torino e dopo avere distrutto molti altri territori, dagli anni 60 in avanti non si è mai smesso di distruggere il nostro. Naturalmente in maniera più ranata, si fanno i porticcioli con 33 8 Dibattito molte case e con la distruzione di ulivi e poi lo si chiama Borgo degli ulivi e si ripianta qualche alberello. Ci si spiega che c'è bisogno di tanti golf uno vicino all'altro perché i giocatori di golf amano andare in posti diversi e quindi giù con i golf, e intanto vicino a questi golf vediamo sempre di più seconde e terze case. Il progetto della Margonara dovrà essere arontato in termini politici, e quindi io faccio un intervento militante e chiedo alle persone che sono qui di parlare con i partiti che li rappresentano perché questa battaglia si vinca. Quando noi Verdi con le nostre poche forze mettiamo un tavolinetto per la raccolta di rme per le nostre petizioni abbiamo una la di persone, e questo vuol dire che le persone sono vicine a chi difende il territorio e alle associazioni ambientaliste. Sul discorso di Boll, non so come possa ancora essere arontato; so che ci sono delle azioni sulla proprietà di quest'area. Credo che il Crescent sia una cosa orribile, ma non so come possiamo fermarlo; se qualcuno ha un'idea noi ci saremo. Finisco con Finale Ligure, con il suo preziosissimo territorio. L'entroterra di Finale è una zona assolutamente bellissima, con una zona che può diventare parco; subirà un impatto disastroso con lo spostamento della Piaggio a Villanova e con la modica delle aree delle cave Ghigliazza: dicono che l'area è brutta e che bisogna assolutamente riqualicarla. Attenzione tutte le volte che ci dicono che un'area è da riqualicare la vogliono riqualicare con il cemento. Ma come si fa? Se c'è una discarica, si toglie la discarica, non si fa una riqualicazione. E questo vale per la Margonara e per le aree Ghigliazza. La Piaggio ha dato qualcosa alla città di Finale, ha garantito per cent'anni una sicurezza economica. Ci sono dei fabbricati, decide di spostarsi a Villanova e molti di noi temono che questo sia solo il primo spostamento, il secondo sarà a Napoli e a noi resterà solo una colata di cemento; per dire però che la Piaggio ha delle proprietà; le cave Ghigliazza hanno devastato il territorio e basta. E qui c'è tutta una zona da riqualicare, ma perché dobbiamo modicarla concedendo loro dell'altro cemento, ma che cosa hanno mai fatto per meritarsi ancora dei soldi?Perché lo Stato, la regione non hanno soldi e ancora dobbiamo fare un Puc disastroso che praticamente modicherà Finale (400.000 metri cubi). Savona e la provincia di Imperia sono molto meno difese delle aree del levante genovese, basta avere una carta con le aree protette e si vede. Anche a seguito di tutta una serie di interpellanze che il nostro gruppo ha presentato, adesso si è arrivati a voler rivedere il piano paesaggistico e quindi salvare quello che ancora c'è di salvabile, ma molto si gioca nella nostra provincia e oggi abbiamo la possibilità di tentare di salvarci dalla Margonara. Abbiamo la possibilità di unire la piccola comunità savonese che lotta contro il cemento per vincere la partita, per lo meno quella della Margonara e cominciare ad accendere un faro su Finale Ligure. Giorgio Rossini Il progetto della Margonara non è stato ancora presentato ucialmente, solo presentato uciosamente dall'Autorità portuale; ma non è stato ancor avviato alcun procedimento. Quindi siamo ancora nella fase iniziale, non nella fase conclusiva. Questo progetto può essere rivisto, sono d'accordo anch'io e l'ho detto anch'io, ma non sono contrario ad un intervento di qualità architettonica di un progettista contemporaneo e il Ministero tutela anche l'architettura contemporanea, in un contesto in cui l'area viene comunque liberata da una serie di strutture, a volte abusive, sul territorio. Il secondo è quello dello scavo: è seguito costantemente dalla soprintendenza archeologica: si sta lavorando e mi risulta che i colleghi della soprintendenza archeologica stiano seguendo da tempo lo scavo, come stanno seguendo anche altri interventi nanziati dalla committenza. Mi 34 8 Dibattito riferisco in particolare al progetto ormai approvato della ditta Forman per la piattaforma multupurpose a Vado Ligure, dove l'Autorità portuale ha messo a disposizione per le ricerche archeologiche sottomarine ben 500.000 euro. Quindi sono stati attentamente valutati gli aspetti archeologici nel porto di Vado, per un progetto di intervento che è stato approvato prima del mio incarico ed io posso anche non condividere, ma posso dire che l'attenzione archeologica c'è stata. Laura Marchetti Il più grande ecomostro della storia d'Italia, che fu Punta Perotti, oggi abbattuto dalla volontà dei cittadini, portava la rma di un grandissimo architetto, Renzo Piano. Mirco Lombardi Ringrazio di avermi invitato, ho seguito con attenzione. L'ambiente oggi per Rifondazione è uno dei punti principali della linea politica perché non è più questione di ambientalisti, ma, come tanti hanno capito, é questione che attiene direttamente alla nostra specie ed al rapporto tra la nostra specie e le altre specie. Dal che io ho maturato l'idea di paesaggio come teatro dello scontro tra le varie specie, così si congura, e forse proprio perché le rilevanze antropiche non sempre sono belle e a volte, anche quelle del passato, sono il risultato di uno scontro durissimo che la nostra specie ha portato ad altre specie, a volte cancellate. Lo dico in questo modo perché il paesaggio continua a mutare sotto i nostri occhi e questo mutamento a volte non lo avvertiamo; sarebbe bene, magari mettendoci gli occhiali, conoscere anche la parte del paesaggio che è il mondo innitamente piccolo, quella parte che è così straordinaria e così vitale in un luogo così speciale e magico che è l'incontro tra i due mondi della terra e del mare, il luogo della costa, nel cui ecosistema i due mondi si fronteggiano e continuano a cercare di guadagnare e retrocedere perché le proprie specie possano continuare nella loro vita. Dunque il territorio è una cosa che ci riguarda assolutamente in modo diretto come elemento fondamentale della politica del nuovo millennio, che non è solo il luogo della produzione, ma è tornato anche ad essere luogo della riproduzione e riassume quindi in termini generali l'importanza dei grandi cicli e abbiamo gli elementi per sapere che è cosa che ci riguarda direttamente. Dunque oggi dire che bisogna fermare il consumo del territorio non è questione paesaggistica, degli ambientalisti, è questione politica di primaria grandezza, molto più che in passato e allora se è questione di primaria grandezza politica deve trovare la capacità di realizzarsi e qui veniamo al dunque di tante vicende italiane, compresa questa, nella quale sembra che le carte programmatorie diano una dritta e poi invece il rovescio è la concretizzazione. Anche qui sbagliato sarebbe pensare che siano sucienti le carte, non sempre le carte, le leggi sono sucienti. I rapporti di forza, il sapere con chi ci si scontra è sempre più necessario. Prima dicevo che è uno scontro durissimo, perché quella che è diventata nel nostro paese la lobby immobiliare dal punto di vista economico e politico è davvero impressionante. Molti degli interventi nelle zone industriali e turistiche alludono sempre di più a capitali di cui non è esplicita la provenienza e d'altronde, è una domanda la mia, dove niscono i capitali della criminalità organizzata, quale è il luogo del loro riciclo. Io credo che il settore immobiliare sia uno di questi, lo credo, ma penso di dire una banalità e una cosa assolutamente conosciuta, ma la crescita di questo settore immobiliare comporta la determinazione di un grande potere sulle decisioni reali, e questo grande potere è 35 8 Dibattito andato di pari passo con un altro scivolamento di autorità e autorevolezza di potere che è stato quello delle comunità di poter governare il proprio territorio. Sembra che possano decidere di più, ma non è vero, perché in realtà il metro cubo è diventato la voce principale dei bilanci comunali e questo ha determinato una condizione di assoluta debolezza di quell'anello che è l'amministrazione comunale. Oggi alcuni la descrivono così: un sindaco che vuole fare un'opera utile per la collettività va all'ucio tecnico e chiede "Quanti metri cubi vi servono per poter fare questo intervento?" e cosi che si crea una connessione, a volte diretta a volte spuria, determinata da queste condizioni di bilancio tra chi è eletto direttamente dai cittadini e il metro cubo. Cosi l'ho chiamato perché così è anche dal punto di vista successivo, per la possibilità di tramutarsi in I.C.I. e quindi in forme che in qualche misura determinano grandemente la struttura del bilancio e allora invertire la tendenza non è facile perché oggi il comune virtuoso per l'immaginario collettivo è ancora quello di un sindaco che fa del proprio comune un'azienda e cioè è in grado di valorizzare il proprio territorio e come si diceva addirittura qui di valorizzare in modo sostenibile, ossimoro francamente inaccettabile anche per un prudente moderato. Allora rompere questo anello vuol dire costruire in questo paese una cosa non facile, perché vuol dire costruire una virata di 180 gradi, costruire un meccanismo di rapporto tra le istituzioni nelle quali il comune è virtuoso quando consuma meno il proprio territorio e questa virtuosità viene premiata a dierenza di tutta la cultura precedente, quella dell'urbanistica contrattata, quella che ha svilito l'idea di una pianicazione che pensava al miglioramento complessivo delle condizioni di vita, del territorio e della sua salvaguardia e invece premiare chi consuma meno il territorio. Badate bene che premiare un sindaco vuol dire metter lì dei quattrini, non metter lì delle chiacchiere perché con le chiacchiere è più facile fare gli accordi con gli immobiliaristi. Ecco, noi siamo impegnati su questo terreno; in questo è evidente che Salzano ci dà una mano molto forte con la proposta di legge urbanistica che è stata elaborata dal gruppo che gli sta attorno, consentimi questo piccolo spot che è utilissimo, quel formidabile sito che si chiama "eddyburg" e che è quotidiano cibo per la zucca di chi ancora ha ancora buona voglia di guardare avanti per far condurre battaglie politiche importanti. Quella proposta di legge ha proprio dentro questo concetto: lo stop al consumo del territorio attorno ad una pianicazione attenta, intorno a gerarchie importanti per gli enti che ne hanno le responsabilità. Ultima notazione: li chiamano NIMBY 1 , ma in realtà sono l'espressione più moderna di una battaglia per la salvaguardia della specie. che è NIMBY Tutto ciò oggi rappresenta in realtà un'accresciuta sensibilità degli uomini e delle donne rispetto alle questioni ambientali e alle modicazioni che possono essere disastrose e che spesso in eetti lo sono; dunque da questo punto di vista non è un caso, e forse questo ci fa ben sperare, che i più grossi conitti che ci sono in questo paese, i più diusi sono proprio i conitti di partecipazione di movimenti di cultura ambientale e anche qui si basano gli elementi di ducia che anche io vorrei esprimere nella battaglia che molti hanno dichiarato di voler combattere. Lelio Freccero Volevo fare una domanda in qualità di studente al soprintendente: quando lei parlava del progetto della Margonara, era d'accordo ad un risanamento del sito. Lei ha parlato di un uso pubblico, di un albergo. In qualità di studente savonese le chiedo che utilità 1 Not In My BackYard, non nel mio cortile. 36 8 Dibattito di uso pubblico possa avere un albergo perché io devo ancora dipendere da mia madre, e a meno che non mi sbattano fuori di casa, dell'albergo non avrò mai bisogno. Il conto sarebbe anche molto salato, e quindi non me lo potrei mai permettere. Giorgio Rossini Se è in funzione della valorizzazione e della percezione del paesaggio, ricordo che la convenzione europea del paesaggio indica che il paesaggio deve essere anche vissuto dai suoi abitanti, dai suoi fruitori, un albergo mi sembra che un albergo abbia una valenza pubblica rispetto alla residenza che invece ha un uso privato. Giancarlo Poddine Il soprintendente Rossini ha detto che la Soprintendenza non partecipa alle conferenze dei servizi se non alla conferenza denitiva. Ora, questo non è esatto per due ragioni. Prima, c'è una circolare ministeriale della Direzione Generale dei beni architettonici e del paesaggio, circolare del 28 marzo 2002, la quale di fatto apre la partecipazione delle Soprintendenze alle conferenze dei servizi, ivi comprese le conferenze preliminari; inoltre, la delibera di approvazione del voto numero 40/2005 della Regione precisa che la condizione posta nella pronuncia di compatibilità ambientale (si parla di Margonara) sottoposizione alle strutture periferiche del Ministero della verica e autorizzazione del progetto risulta soddisfatta mediante la partecipazione della Soprintendenza al procedimento di cui al D.P.R. 509/97, che è quello che disciplina la materia dei porticcioli turistici. Vorrei ancora precisare che in più di una occasione abbiamo presentato se- gnalazioni alla Soprintendenza e da questa siamo stati regolarmente ignorati. Abbiamo presentato ultimamente una segnalazione che riguarda la terrazzetta, l'edicio che insiste sulla vecchia darsena, ebbene il progetto Crescent prevede che sulla terrazzetta sia realizzata una galleria che consenta l'accesso al mare di coloro che andranno ad abitare al Crescent: la terrazzetta è vincolata, c'è un vincolo posto dal Ministero e quindi non dovrebbe essere possibile eettuare interventi. Abbiamo eettuato una segnalazione al Ministero, alla Soprintendenza, al Comune e all'ente proprietario (forse non sapete che l'ente proprietario sono le Opere sociali di Nostra Signora di Misericordia, che possiedono l'intera terrazzetta); l'unico riscontro che abbiamo avuto è stato da parte del comune di Savona che tre mesi dopo ha scritto una lettera ad Orsa 2000, al direttore dei lavori e per conoscenza ad Italia Nostra e all'ente proprietario dicendo che forse esiste un vincolo e che quindi vedano un pochino cosa devono fare. Oscar Marchisio Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una. . . selva. Noi. . . letteratura il sommo poeta scrisse parcheggi. Quindi anche l'inizio del poema più importante della nostra verrebbe a mutare di senso perché dal punto di vista della percezione della realtà del paesaggio bisogna andare all'elemento chiave: la foresta cemento. L'orchis purpurea viene sostituita dal è un'orchidea importantissima che sta sul Grammondo. Il Gram- mondo è il Paradiso, è il luogo della biodiversità più importante vicino al conne della Francia. Perché noto questo tema della prossimità della Francia, perché vicino al conne 37 8 Dibattito della nostra provincia di Imperia c'è un Principato, c'è un Principe, abbiamo tutta la favola del Principe ed è interessante leggere cosa sta facendo il Principe giovane in questi giorni ed è interessante anche rispetto alla nostra provincia, perché negli anni 60 il Principato faceva i porticcioli, nel 2006, anzi nel gennaio 2007, il nuovo Principe, molto attento all'ambiente, siccome il porticciolo lo ha usato per 40 anni pensa di trasformare il 2 proprio principato in una SPA , non società nanziaria ma centri benessere, in un luogo di amena villeggiatura basato sul clima, sul mare, sulla qualità dell'aria, sul benessere e questo è interessante, lo lancia nel gennaio del 2007: ha aperto una fondazione per lo studio dell'Antartide, ma la cosa interessante è che mentre questo signore pensa ad una sua strategia avendo utilizzato per 40 anni la cementicazione totale nel suo piccolo principato, i nostri "speculatori" aprono i porticcioli a Ventimiglia, a Ospedaletti, a Sanremo, a Riva Ligure, a San Lorenzo, a Imperia; tutta la costa di Imperia è un unico, chiamato eufemisticamente, porticciolo. No, è una cementicazione totale della costa con, vivaddio, qualche piccolo attracco perché si deve giusticare il fare 38.000 metri cubi di appartamenti, allora fanno nta di fare il porticciolo. E questo è interessante se volete, la stupidità demenziale anche dal punto di vista dello sviluppo; noi abbiamo sostanzialmente il principato che rilancia una posizione di sviluppo basato sulla SPA e le brutture le manda a noi e questo è importante dal punto di vista proprio attuale perché in questo momento il tema del paesaggio, e su questo dobbiamo assolutamente essere non solo attenti ma propositivi, non è residuale per la nostra sopravvivenza, è un elemento economico centrale se vogliamo (e noi lo vogliamo perché siamo buoni) che anche i gli e i nipoti dei nostri amici speculatori possano respirare. Nei prossimi 30 anni abbiamo bisogno del bosco come macchina economica. Il bosco non è elemento residuale paesaggistico di tipo piacevole -estetico; è la base della produzione d'ossigeno, è l'elemento centrale della nostra sopravvivenza. Nelle situazioni di sottosviluppo, come in provincia di Imperia, che ha avuto l'ultima fase industriale nel 1920 con l'occupazione della ferriera di Oneglia,ultimo evento industriale nella provincia, questa provincia, che ha la zona boscata più importante della Liguria, dal bosco di Rezzo al Grammondo è in realtà, proprio per il suo sottosviluppo, un elemento strategico perché in questa fase e nei prossimi 10 anni il sottosviluppo basato sulla struttura del bosco, può essere un'attività produttiva. In questo senso credo sia importante ripensare una strategia del paesaggio non in chiave vincolistica ma in chiave aggressiva: il bosco, il mare sono beni comuni di produzione dell'elemento centrale che è l'ossigeno e questo è bene comune strategico anche per i nipotini degli speculatori. Quindi stiamo pensando strategicamente alla sopravvivenza; allora da questo punto di vista è importante ribaltare l'azione, pensare, se fosse possibile anche con l'aiuto del partito di lotta che sta al governo, al piano regolatore del mare. Il piano regolatore del mare è il punto centrale per ripensare collettivamente la nostra strategia: badate in Spagna stanno pensando di arretrare di 150 metri in alcune zone il limite di edicabilità perché sanno che il mare sta aumentando ed è possibile nell'arco di 10 anni il cambiamento strutturale. Finisco con questo dato: quindi, il piano regolatore del mare è un elemento strategico che permette un'azione economica. In questi giorni le beccacce non stanno arrivando nel bosco e abbiamo, questo è interessante, i cacciatori come sensori del cambiamento climatico. Badate bene che il fatto che le beccacce non stiano arrivando é un elemento strategico per cui complessivamente la dimensione ecologica sta trovando risposte alla sua sopravvivenza e noi abbiamo una 2 Salus Per Aquam. 38 8 Dibattito debolezza intellettuale ancor prima che politica quindi stiamo pensando alla strategia della nostra sopravvivenza. Quindi la zona sottosviluppata e il paesaggio come moto- ri dell'economia, esattamente l'opposto dell'elemento residuale cui la cultura, devo dire anche molte volte della nostra sinistra industrialista in modo debole, non ha mai considerato e non ha mai vissuto. Finisco citando il poeta Sanguineti: lasciamo in santa pace chi si fa carico di vivere in questo ameno giardino di supplizi che è la nostra Liguria. Domenico Buscaglia Intervengo solo per aggiungere due argomenti alla accorata raccomandazione che ha fatto il senatore Russo. Possiamo ancora fare qualche cosa per cercare che non venga realizzato tutto quanto è previsto in quello che è stato chiamato il monster plan dell'architetto Boll? Io penso che si possa fare ancora qualcosa: Innanzi tutto, le costruzioni nell'area exItalsider non sono ancora state iniziate ed una Amministrazione può sempre, se ci sono delle valide ragioni, riesaminare le sue decisioni. E vi sono degli argomenti forti sui quali basare la richiesta di questo riesame. Un argomento forte, che è stato più volte sollevato e che è sempre caduto nel più assoluto silenzio, è il seguente: Dato che tutte quelle aree erano certamente di proprietà comunale o dello stato, abbiamo la certezza che tutte siano realmente e regolarmente passate in proprieta di chi oggi ne vanta il possesso? Era il quesito più elementare che un buon amministratore doveva porsi, prima di passare all'esame di qualsiasi progetto. Bastava chiedere la dimostrazione storica di tutte le proprietà. Ma l'Amministrazione comunale non ha mai dato alcuna assicurazione di aver richiesto quella dimostrazione o di averla cercata per suo conto. Ha sempre preferito non parlarne. Più volte è stato richiesto in Consiglio comunale e sulla stampa di avere quella dimostrazione, ma nessuno ha mai fornito alcuna documentazione che desse una esauriente risposta. L'unica risposta ottenuta è sempre stato il più assoluto silenzio. C'è un noto proverbio che dice: chi tace acconsente. Quindi, se nessuno ha voluto rispondere alla richiesta, viene il concreto sospetto che ci sia molto di debole in qualche punto di quella pratica. E se anche una sola parte di quell'area fosse tuttora di proprietà comunale, che giudizio dare degli Amministratori che quella proprietà non hanno tutelato? Bene, io penso che la prima cosa che deve fare ancora oggi l'Amministrazione comunale sia di richiedere subito la dimostrazione storica di quella proprietà e poi trarne le conseguenze. Non sta a noi andare a cercare la documentazione di tutti gli eventuali passaggi di proprietà. Noi possiamo però dimostrare, con assoluta certezza, che quelle aree erano tutte in gran parte comunali e per il resto dello stato. Sono quelli che oggi vantano la proprietà che devono dimostrare rigorosamente da dove discendono le loro pretese. Questo il primo argomento. Sul secondo argomento: vorrei che fosse ancora qui il Soprintendente, per avere un chiarimento. Alle osservazioni che gli sono state fatte circa il controllo degli interventi oggi in corso 39 8 Dibattito nelle aree ex-Italsider, il Soprintendente ha risposto che c'è la Soprintendenza archeologica che se ne interessa attentamente. Debbo dire che siamo in presenza di un caso veramente singolare. Abbiamo una parte della forma antica della città (gran parte del promontorio del S. Giorgio e i resti delle costruzioni adiacenti), che è stata sotterrata, secoli or sono, da pesanti riporti prima militari e poi industriali. Oggi, quando quei riporti vengono sbancati e nalmente il promontorio e quei resti ritornano fuori terra, alla loro condizione naturale, e restituiscono una parte non trascurabile della forma primitiva di una delle parti più antiche della Città, il Soprintendente che dovrebbe tutelarne anche il valore paesistico dice che ci pensano gli archeologi. Che competenza possono avere, gli archeologi, nel valutare l'importanza paesistica di un antico promontorio? E, soprattutto, che strumenti hanno per difenderlo? Ho l'impressione che il caso, certamente insolito, non sia stato ancora arontato con la dovuta attenzione. Fatto sta che quel promontorio, che certamente poteva essere recuperato e valorizzato quale ponte naturale tra il Priamar e la vecchia darsena, oggi viene demolito a tambur battente, per far posto ai grandi edici progettati dall'Architetto Boll, che dell'antica forma della città non tenne certo alcun conto. Del che i Savonesi gli debbono e, soprattutto, gli dovranno profonde grazie. 40