Come reagisci a questo titolo LA GRANDE MADRE ?
con interesse
coinvolgimento
con indifferenza con diffidenza
con fastidio
con
Come ti rappresenti una Grande Madre?
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Come hai reagito alla rappresentazione della donna vaso?
Con disgusto
con invidia con rabbia con condivisione con rifiuto
L’uomo è anche un bambino?
Sì
No
Se è anche bambino, tu come ti rapporti con lui in questa dimensione?
Con comprensione
con compiacenza con disprezzo
con delusione
con gioia
Come vivi il sentimento del tuo potere materno/generativo/accudente?
Con adesione
con incredulità con ribellione
con sentimenti persecutori
Come reagisci alla comunicazione del femminile negativo?
Con angoscia
con piacere sadico
con negazione
con accettazione
Secondo te qualsiasi donna è pericolosamente possessiva?
Sì
No
La donna domina l’eros maschile
Sì
No
Ti piacerebbe un ruolo dominante?
Sì
No
La donna padrona scatena sentimenti di
invidia
La donna irretisce
riprovazione
frustrazione
emulazione
Ne sei persuasa lo sanno fare le altre
mi piacerebbe tanto
non lo farei mai
La donna seduce
con l’eros con la mente
con il cuore
La donna plasma la mente dell’uomo
Sì
No
La donna trama. Pensi di saperlo fare?
Sì
No
Perché-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------La donna buona (mamma buona) è
debole
succuba
dominatrice
amica
Con quali armi la donna può conquistare l’uomo?
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Reattivi di associazione mentale
1. TERRA
2. CERCHIO
3. VASO
4. TRONO
5. ARCOLAIO
6. IMPASTO
7. RETE
8. POLIPO
9. SENO
10.TABERNACOLO
11.BAMBINO
12.CONCHIGLIA
13.CASA
14.SILENZIO
15.FORNACE
16.SONNIFERO
17.BALSAMO
18.VELENO
19.SCRIGNO
20.VELO
21.LUNA
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3
CENTRO PSICODIAGNOSTICO
Lorenzo Brogli
Via S. Donato, 44
40127 Bologna
Tel. e fax. 051-248364
E-mail: [email protected]
Carissimi,
anche quest’anno, come di consueto, vi propongo di partecipare a un seminario residenziale
per un incontro di ricerca e di approfondimento. Il tèma prescelto di quest’anno sarà la femminilità,
intesa sia nel suo significato d’individualità di genere sia in quello di complementarità e
contrapposizione alla mascolinità. In particolare si metteranno in luce le potenze e le risorse
femminili, che, in quanto legate inscindibilmente alla maternità, sono una realtà antica, sacrale e
misteriosa che da sempre incute un senso di riverenza e rispetto.
La donna ha sempre celato le sue forze e le sue capacità sia perché condizionata da situazioni
ambientali e culturali sfavorevoli sia perché l’occultamento dei propri poteri è stato il mezzo più
tattico e astuto per giocarli al meglio. Estromessa dall’ambiente esterno, la donna ha regnato nella
casa e nel nucleo familiare, dove ha imposto le sue leggi non scritte. Leggi a volte terribili.
In particolare il seminario esaminerà come in ambiti culturali o antecedenti o diversi dal
nostro, definiti convenzionalmente matriarcali, si sia data una rappresentazione pubblica e rituale
all’immagine della donna come signora del cosmo e dei cicli vitali e si siano celebrate le sue
funzioni simboliche specifiche. In quest’ottica la donna è sempre madre potente e l’uomo sempre
un figlio-bambino.
La cultura patriarcale scardinerà e ribalterà tale sistema di valori, trasformando a sua volta la
donna in una perenne bambina sottomessa alla legge scritta dei padri. L’analisi di due dinamiche e
di due contrapposizioni antiche quanto il mondo metterà in luce l’intramontabile attualità di tale
polarizzazione e il ruolo fondamentale che tali conflitti esercitano sullo sviluppo psicologico e
socio-culturale di ciascuno.
Sede del seminario sarà il club vacanze di Maiori antica sulla costiera amalfitana, che potrete
visitare sul sito www.maioriantica.com. Per tutte le informazioni relative al seminario, potrete
rivolgervi al mio numero telefonico. Per quanto riguarda i costi e la sistemazione logistica potrete
chiamare il sig. Michele Esposito al numero:347/1386609 oppure 349 4921501.
Fiduciosa di trovarci per un’esperienza di crescita e di ricerca, vi saluto caramente.
Miranda Barisone
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LA GRANDE MADRE
Seminario full immersion sui miti del femminile
Maiori (Salerno), 11-12-13 luglio 2008.
Una ricerca sulla multiformità del femminile
per scoprire
le immagini accettate, rifiutate, inflazionate, idealizzate o neglette
di me come donna o della donna come altro da me
Verranno consegnati questionari
e reattivi di immaginazione
e
sviluppate libere associazioni
Il seminario si terrà da venerdì pomeriggio 11 luglio a domenica mezzogiorno 13 luglio 2008
a Maiori presso l’Hotel Del Corso a Sorrento
Per informazioni telefonare al seguente numero:
051 248364
Conduce l’incontro
Dr Miranda Barisone
N.B.: per il programma dettagliato vedi retro
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PROGRAMMA
Gli archetipi e noi
- L'archetipo femminile e la donna
- L'archetipo femminile e l'uomo
IL SIMBOLO ELEMENTARE POSITIVO
- Grembo e seno
- Il vaso dell'abbondanza
- Il trono
- La madre e il bambino
IL SIMBOLO ELEMENTARE NEGATIVO
- La madre terra divorante
- Il vaso di morte
- La dea e gli inferi
- La femminilità distruttiva
IL SIMBOLO TRASFORMATORE
- Cielo notturno e luna
- Il grande cerchio
- Il fato e le dee tessitrici
- La Signora delle piante
- La Signora degli animali
- Veleni e stupefacenti
- Profezia, poesia, danza
- Miti di protezione la nascita della figlia
- La nascita del figlio
- Il nutrimento del cuore
- Sofia e la trasformazione spirituale
APPUNTI PER IL SEMINARIO
L’ARCHETIPO DELLA
GRANDE MADRE
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Sorrento (NA)
11-13 luglio 2008
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IL CONCETTO DI ARCHETIPO
L’archetipo è la più singolare scoperta junghiana e consiste nella convinzione che esista un
inconscio collettivo, ossia una forma mentis che fa parte del patrimonio ereditario – filogenetico –
dell’umanità. L’ottica positivista valutava l’inconscio come un retaggio della preistoria dell’uomo;
ora è definitivamente promosso a fattore strutturante di specifiche funzioni psichiche. Esso presiede
infatti all’area dell’immaginario e delle rappresentazioni eminentemente visive (fa parte
dell’intelligenza eidetica che plasma l’icona). Si tratta di una conoscenza simbolica nell’espressione
e interpretativa nella ricerca; è un versante dell’intelligenza che procede per sintesi fulminee invece
che per scansioni logiche, raggiungendo una percezione di verità di tipo sapienziale invece che
scientifico. Prescinde dalle categorie aristoteliche di identità, non contraddizione e terzo escluso e
costituisce una realtà intuibile più che discutibile, rappresentabile più che dicibile. Provoca una
conoscenza non riconducibile a processi logici.
L’archetipo è un nucleo riposto di significati che si dischiude all’improvviso come un fiore in
boccio che apre i suoi multiformi petali, espandendosi in una sorta di epifania luminosa; è una
manifestazione che illumina e travolge al tempo stesso. Il tipo di verità che trasmette è fuso con
intense suggestioni emotive. Un suo tratto caratteristico è l’elevata intensità di energia psichica a
cui si accompagna. Dalle culture cosiddette arcaiche esso è stato percepito con timore e tremore,
come un messaggio sacrale e religioso.
Si può considerare l’archetipo un aggregato semantico che racchiude e fonde in sé molti piani
di funzioni e di valori, costituendo un conglomerato di forme riunite in un insieme complesso e
articolato. Esso svela simultaneamente realtà opposte ed è sempre bifronte, perché contiene gli
opposti (enantiodromia archetipica).
Il suo linguaggio è l’immagine visiva o, linguisticamente, la metafora fondata sull’immagine;
il suo regno più profondo è il sogno. L’inconscio presiede alla formazione di alcune fondamentali
espressioni culturali dell’umanità: le religioni e tutte le attività artistiche. Il lavoro interpretativo
porta allo svelamento del significato profondo trasmesso dal linguaggio inconscio.
La scuola junghiana ha provveduto a una mappatura di immagini archetipiche: la madre, il
padre, il bambino, il vecchio, il giovane ecc. Quella della Grande Madre contiene in sé le varie
forme, i tipi e i ruoli della femminilità, passando in rassegna la poliedricità dell’essere donna sia in
quanto tale sia, soprattutto, in quanto figura proiettata dal maschio.
Erich Neumann, che ha analizzato e compendiato l’archetipo del femminile, ha distinto la
realtà archetipica femminile-materna in due diramazioni fondamentali, a loro volte composte di due
sottoinsiemi e precisamente:
•
femminile elementare
e
femminile trasformatore
e
femminile negativo
e
femminile elementare negativo
da suddividere in:
•
femminile positivo
da cui si formano quattro tipologie:
•
femminile elementare positivo
•
femminile trasformatore positivo e
femminile trasformatore negativo
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FEMMINILE ELEMENTARE POSITIVO
L’uomo chiamò la moglie Eva,
perché essa fu la madre di tutti i viventi.
Genesi 3, 20.
LA DONNA-VASO
Il simbolo centrale del femminile elementare è il vaso. Basta osservare i vasi cultuali
preistorici per notare questa equazione:
donna=corpo=vaso=mondo.
Il vaso è un contenitore rotondeggiante, una specie di sfera, che racchiude in sé il simbolo di
mondo, inteso come area circoscrivibile, in grado non solo di accogliere, ma di definire gli àmbiti
del reale. Come avviene nelle accezioni intuitive e simboliche, il vaso è simultaneamente una
metafora del corpo femminile e del mondo di fuori, diventando bordo dell’universo e concezione
della realtà. Oltre il suo limite c’è l’ignoto, forse il nulla.
Il corpo-vaso è una realtà in perpetuo farsi e in perpetuo divenire, perché nel suo spazio
interno germina la vita e l’oggetto eventualmente espulso dalla sua cavità è perduto. I contenuti
custoditi nelle sue viscere oscure sono molteplici e misteriosi e lo rendono sede simbolica, oltre che
del limite del mondo e della disponibilità ricettiva, delle funzioni mentali inconsce. Il vaso-pancia si
trasforma così in un vaso-testa nei cui recessi trovano ricetto i fantasmi della mente, i vissuti intimi,
tutto ciò che è nascosto alla vista. La donna è psiche celata, interiorità che conosce il dentro
dell’anima e tesse i fili inesauribili del fantasticare, ossia i processi mentali che si svolgono al buio,
nella notte, nei sogni.
•
Il corpo-vaso di vita accoglie il pene, lo sperma e il bambino; nutre e dà calore,
protezione e copertura. La donna-madre-vaso è la grande e la potente per definizione e
il figlio è l’eternamente piccolo, il dipendente a vita. La donna-vita tiene in scacco tutta
la realtà, perché detiene perpetuamente il controllo dei suoi nati. Ai suoi occhi nessuno è
adulto e autosufficiente e chi si affranca dalla sua tutela perde la sua fonte di nutrimento
e muore d’inedia.
Il corpo-vaso è ripartito in due zone distinte:
•
zona ventre: grembo oscuro, sotterraneo, affine al grembo della terra (altro grande
simbolo materno), agli inferi, alla notte, al precipizio, alla voragine e all’abisso. Da
quanto emerso si nota il continuum progressivo da realtà positive e vitali ad altre legate
al senso della morte, del pericolo e dell’angoscia. L’enantiodromia degli opposti è
chiaramente presente.
•
zona seno: il bicchiere, la coppa, il bacile, il calice e tutti i recipienti aperti
rappresentano la funzione del nutrire nel senso di dare, porgere, offrire; in primo luogo
il latte per il mantenimento in vita, in seguito le bevande dell’ebbrezza. La coppa, da cui
si assume una sostanza nel proprio corpo, è simbolicamente offerta dalla donna e
acquista un pregnante significato trasformatore. Qualcosa passa da una persona all’altra,
creando un legame e un mutamento.
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Altri simboli legati al contenimento sono:
•
•
•
•
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•
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•
•
il vaso d’acqua: simbolicamente la donna possiede due tipi di acqua: quella sotterranea
e terrestre, che corrisponde al flusso uterino legato al mestruo e al parto, e quella che
scende dall’alto come acqua celeste che rappresenta il flusso del latte. Vedi la dea
egiziana Hathor, mucca celeste, e il mito della Via lattea legato a Era;
il calderone-utero: il forno, la storta, il crogiolo rappresentano simbolicamente le
funzioni metamorfiche dell’utero che plasma e forgia la sostanza e la forma degli esseri
viventi, assumendo frequentemente il significato di strumento per il cambiamento
mentale e spirituale, incluso il mito della rinascita;
la montagna-caverna: molti dèi sono nati in una caverna. È frequente nella varie
culture l’adorazione di pietre e di montagne sacre (Cìbele ecc..). La caverna offre
rifugio e rappresenta lo spazio contenitore, che si amplia fino a implicare invenzioni
complesse e articolate come la capanna, la casa, il villaggio, la città cinta di mura e, a
coronamento culturale, il tempio, in particolare il suo interno – il naòs. Anche quando
l’officiante è un uomo, i penetrali del tempio sono legati ai valori femminili; l’accesso è
sotto tabù, salvo che per il sacerdote;
la porta-dolmen: una delle rappresentazioni più frequenti della Grande Madre è la
porta – accesso all’utero – o il dolmen costituito da due pilastri verticali chiusi da uno
orizzontale;
la melagrana: frutto sacro alla dea madre Era, che racchiude in sé infiniti semi, è da
sempre simbolo di un utero di perenne fertilità;
la cornucopia: è l’esaltazione di un utero fecondo, illimitatamente ricco di risorse.
Simboleggia il desiderio di poter disporre di una madre ricca e potente;
la conchiglia: rappresenta il genitale femminile nei due versanti della fertilità e della
seduzione;
la civetta: è ritenuta simbolo femminile per la forma uterina del suo corpo;
tutti i contenitori: botti, otri, anfore, cesti, casseforti, scrigni.
Creare un vaso equivale a “fare” un bambino. La donna e il “fare”.
Nelle celebrazioni religiose hanno sempre abbondato i vasi sacri per i più diversi rituali.
Il simbolo per eccellenza della femminilità è onnipresente e acquista via via significati sempre più
vasti ed elaborati. Nei reperti archeologici sono frequenti recipienti panciuti al cui centro compare
un cerchio che rappresenta sia il genitale femminile sia l’ombelico. È il luogo primordiale della
nascita e simboleggia la centralità di tutto ciò che esiste nella sua circonferenza; molti templi e
santuari (di Gerusalemme, di Delfi ecc..) si ritenevano l’ombelico del mondo. Il riferimento
all’ombelico aveva la funzione di mantenere la memoria del legame simbiotico prenatale. Sempre a
scopi rituali erano comuni i vasi con spirali di serpenti al loro esterno; l’interno riproduceva il corpo
femminile, mentre il maschile generatore era raffigurato sulla superficie. Erano ricorrenti anche
immagini di sacerdotesse che tenevano il serpente in braccio o avvinghiato al corpo.
Le produzioni fittili primitive erano materialmente opera femminile, corrispondevano in
modo stringente al fare concreto della donna, che crea materia – carne – nuova. “ L’arte della
ceramica è un’invenzione femminile. Il vaso originario è la donna. Presso tutti i popoli primitivi
l’arte della ceramica si trova nelle mani femminili; solo sotto l’influsso di una cultura avanzata
(patriarcale) essa può diventare un’occupazione maschile. In nessuno dei luoghi in cui esiste una
manifattura aborigena di ceramica si registra una partecipazione maschile. (ROBERT BRIFFAULT,
The mothers, Londra e New York 1937).
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Dal vaso alle Veneri primordiali e alla Mater Matuta in trono.
Le prime statue religiose create dall’umanità rappresentano figure femminili; sono terrecotte
delle Veneri dette steatopigie, cioè dai glutei grassi, ritrovate dagli archeologi nelle più differenti
culture. I reperti più antichi risalgono a 20.000 anni fa. Hanno gambe cortissime e un addome
estremamente sviluppato: mammelle vaste e pesanti, pancia prominente e glutei enormi. La testa è
piccola, quasi non avesse una funzione significativa; il compito della dea era la generazione per la
perpetuazione della vita sulla terra, che scongiurava il predomino della morte.
Anche in epoche molto più evolute (cultura greca, metà del VI secolo a.C.), quando l’arte
plastica aveva già conosciuto un grandioso sviluppo formale, rimane viva la celebrazione della
fertilità femminile, che ha la sua rappresentazione più celebre nella statua dalle molte mammelle di
Artemide, originariamente collocata nell’omonimo tempio di Efeso.
Un’altra rappresentazione del femminile materno dominante è quella donna in trono mentre
allatta o tiene in braccio un infante (Mater Matuta).Il trono è un grande simbolo femminile, come la
più modesta sedia; che si compone strutturalmente di gambe, di un sedile, di uno schienale e di
braccioli, ossia di parti corporee sistemate in modo da contenere e abbracciare. Sul trono siede la
dea-madre ferma, radicata, eterna. È la rappresentazione compiutamente espressa della donna-terra,
della perpetuità del suo essere e della sua potenza; in una posa statica e saldissima (il trono è
abbarbicato alla terra), essa espone il bambino come frutto e segno della sua realtà di generatrice di
vita e quindi di baluardo contro la morte. Il bambino è parte della donna, appendice del suo corpo; è
un bambino-pene, in perpetua dipendenza dal femminile.
Nelle celebrazioni di incoronazione i re si siedono in trono, ossia ricevono la pienezza del
potere terreno dalla donna. Nella cultura cristiano-europea ha avuto immensa fortuna ed è presente
ovunque l’immagine della Madonna in trono; in questo caso essa non è solo madre-terra
elementare, ma generatrice del figlio divino, del bambino-luce, in un’unione gloriosa degli elementi
femminili – terra, acqua – con quelli maschili e spirituali – aria, fuoco.
FEMMINILE ELEMENTARE NEGATIVO
La vecchia era una cattiva strega, che insidiava i
bambini e aveva costruito la casetta di pane
soltanto per attirarli. Quando un bambino
cadeva nelle sue mani l’uccideva, lo cucinava e
lo mangiava; e per lei quello era un giorno di
festa.
GRIMM, Fiabe del focolare, Haensel e Gretel.
LA MADRE TERRIBILE
La visione della “madre terribile” è un’esperienza interiore. Nella concretezza quotidiana la
donna si comporta regolarmente e prevalentemente come madre buona e amorevole. Nell’inconscio
collettivo sussistono tuttavia rappresentazioni – icone – che attestano la presenza di vissuti terrifici,
in cui la figura femminile nel suo ruolo materno viene sperimentata come fantasma di morte. Tale
fantasma distruttore, che segnala un’attività mentale caratterizzata da un implacabile odio
persecutorio, appare sotto un numero estremamente ricco di immagini, costituendo una specie di
deposito del negativo universalmente presente Le varie scuole psicoanalitiche e le ricerche
antropologiche hanno tutte constatato la realtà della rappresentazione del lato terribile e mortifero
della madre. Questo aspetto oscuro e malvagio si incarna eccezionalmente nella figura della madre
concretamente cattiva, che nutre sentimenti distruttivi contro la sua creatura, fino ad “agirli”
nell’infanticidio.
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La “madre terribile” si esprime in una miriade di simboli, il più frequente dei quali è quello
della strega (ogni cultura ne ha qualcuna). Altre raffigurazioni sono le lamie, la fame e la carestia,
l’abisso infernale, il precipizio, la gola profonda, le sensazioni di pericolo, di morte, di grembo
oscuro soffocante. L’utero di vita diventa utero di morte, che nasconde, rinchiude, trattiene,
seppellisce. Riappare la congiunzione degli opposti, in questo caso la culla è simultaneamente
anche bara. Negli antichi miti le dèe della vita sono anche dèe della morte, della guerra, della
caccia, talvolta anche della peste. Il femminile che nutre esige sangue con cui nutrire il suo corpo
per le prossime generazioni e lo beve dalle sue creature, in una catena incessante di vinta e
distruzione. La terra che nutre è anche terra affamata, che divora i suoi figli e l’utero un bacino di
seme e di sangue, che produce vita e morte in un ciclo eterno. L’immagine femminile è divenuta
anche una concezione del mondo. A livello individuale ogni bambino si crea anche una mamma di
morte in contrapposizione a quella di vita; tutto ciò che è collettivo è sempre in primo luogo
esperienza personale.
La cultura indù ha rappresentato questa realtà terrifica nel mito della dea Kali. Essa, detta
l’oscura, il tempo divoratore, la signora incoronata di ossa, il luogo sacro dei teschi, viene celebrata
in molti riti d’indicibile orrore.
Nella cultura indiana più primitiva, nel Belucistan settentrionale troviamo raffigurazioni
della dea terribile. Incappucciate con una cuffia o uno scialle, esse hanno la fronte alta, liscia che
sovrasta le cavità sporgenti degli occhi, il naso adunco da civetta e il taglio arcigno della bocca.
Ne risulta un aspetto terrificante, anche in un piccolo modello alto non più di due pollici.
HEINRICH ZIMMER, Die indische Weltmutter,
Eranos Jahrbuch 1938, Zurigo 1939.
Per la sua festa primaverile al tempio, al momento del ritorno della fecondità della natura,
giungono pellegrini dalle pianure circostanti e dalla montagne che lo cingono a settentrione Un
inglese che nel 1871 partecipò alla festa afferma che nel tempio venivano sacrificati ogni giorno
circa 20 bufali, 250 capre e altrettanti maiali. Sotto l’ara sacrificale era stata scavata una buca
colma di sabbia fresca che si impregnava del sangue delle bestie decapitate. La sabbia veniva
rinnovata due volte al giorno; una volta imbevutasi di sangue, veniva immersa nella terra come
elemento fertilizzante. Tutto si svolgeva in modo preciso e pulito, senza residui di sangue né cattivi
odori. Il succo vitale, il sangue doveva offrire all’antica dea della terra, che dà ogni nutrimento,
nuova forza e fecondità per la nuova raccolta annuale.
Oggi il tempio di Kali, a Khaligat, Calcutta, è noto come un luogo fondamentale in cui si
svolgono ogni giorno sacrifici cruenti; è il tempio più insanguinato della terra. Nel tempo del
grande pellegrinaggio autunnale per la festa annuale di Durga o Kali, vengono uccise in tre giorni
800 capre. Il tempio serve anzitutto come mattatoio: il sacrificante prende l’intero animale, mentre
il tempio riceve solo la testa come dono significativo; e il sangue scorre per la dea. A lei appartiene
il sangue vitale di ogni essere inteso come vittima; l’animale deve essere mattato nel suo tempio.
Perciò tempio e mattatoio coincidono.
Tutto avviene in modo terribile e osceno: nella mota di sangue e terra le teste degli animali
vengono accatastate come trofei dinanzi all’immagine della dea, mentre il sacrificante torna a casa
per banchettare col corpo dell’animale.
STUART PIGGOTT, Prehistoric India, Penguin
Books, Harmondsworth 1959, p. 155.
Questi i simboli più usuali della “madre terribile”:
•
la tomba: il vaso di vita si capovolge in vaso di morte, in recipiente in cui il corpo
umano si decompone fino alla sua completa scarnificazione. L’utero-casa-culla diventa
l’utero-bara. Non sempre questa rappresentazione è sadica e malvagia. La visione della
madre terra che custodisce il morto in un perpetuo riposo e pace nelle sue viscere è
spesso fonte di consolazione e di sentimenti non negativi. In queste rappresentazioni la
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•
•
•
•
•
vita e la morte coincidono attraverso la mediazione del sonno, su cui la madre stende la
sua custodia. La madre abbraccia pietosamente la creatura che aveva creato e la richiude
teneramente in sé. Soggetti molto regressivi coltivano e accarezzano intensamente la
rappresentazione di sé come dormienti – embrioni – nel ventre della madre. Nella nostra
cultura quest’immagine è espressa nelle scena della cosiddetta Pietà, dove una madre
buona – la Madonna – riprende dolcemente dentro di sé il Figlio buono. Complesse
elaborazioni culturali hanno poi rappresentato il sonno della morte come fase di
passaggio per la rinascita, come una gestazione di grado superiore che può portare
all’immortalità. (Vedi sempre l’enantiodromia archetipica). L’uso di molte culture di
conservare le ceneri nei vasi funerari conferma l’interpretazione della donna come vaso
della generazione;
l’oscurità: si tratta di un viaggio a ritroso nel ventre della madre, viaggio sentito il più
delle volte con un profondo senso di morte e di annullamento della coscienza e di
perdita del contatto con l’ambiente. La madre riporta il figlio a uno stadio prenatale,
percepito non come fase di pace e di protezione, ma di annientamento della vita dopo
l’esperienza della nascita, di negazione della coscienza e della luce. La madre si pente di
aver messo alla luce il figlio e lo vuole riprendere dentro di sé per ridurlo a suo
possesso. Da collegare miticamente anche con il viaggio notturno del sole che conosce
la morte e che ritorna in vita solo dopo aver ucciso la “madre terribile”;
l’abisso: paragonato a un genitale femminile oscuro che porta all’indietro ciò che ha
partorito, è spesso concepito come precipizio senza fondo, come caverna, come entrata
in un buco che fa sprofondare nella voragine, negli inferi, nel vuoto. È una
rappresentazione frequente in soggetti che sentono la donna come datrice di morte e
come realtà infida e distruttiva;
il nulla: è una variante dell’abisso, la caduta senza fine nella voragine è una caduta nel
vuoto del nulla, fuori di quel bordo del vaso di vita che divideva il cosmo dal caos. Ora
il genitale è sentito invece come porta del nulla;
la fame e la carestia. Nelle fiabe ci sono molte immagini della mamma che non ha più
nulla da mangiare per sfamare i suoi figli. Sebbene non si debbano escludere
reminiscenze ambientali di diffusa miseria, il significato va oltre i dati di fatto per
assumere radicali significati simbolici. L’immagine della donna macera, consunta dal
digiuno e ridotta a un mucchio d’ossa, rappresenta la madre-morte incapace di nutrire la
prole. La raffigurazione racchiude complessi significati di colpa, espiazione e
distruttività proiettata;
la Gòrgone Medusa: era una delle tre figlie, e l’unica mortale, di Forco e di Ceto. Di
aspetto orribile, aveva una capigliatura di serpenti, zanne di cinghiale, mani di bronzo e
ali dorate. Il suo sguardo terrificante pietrificava chi la guardava. Rappresentante della
madre terribile, fu uccisa dall’eroe giovane Pèrseo, simbolo del nuovo ordine patriarcale
(vedi NEUMANN, Storia delle origini della coscienza). La sua testa finì sullo scudo di
Pallade Atena, dea evoluta, nemica della Grande Madre.
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IL GRANDE CERCHIO FEMMINILE
Coefora: Chi regge il timone del destino?
Prometeo: Le Moire triplici.
Coefora: Dunque Zeus è più debole di loro?
Prometeo: Sì, egli non potrà sfuggire al fato: mai.
ESCHILO, Prometeo incatenato, 515-518.
Un’immagine simbolica potente è quella del cosiddetto uroboro, ossia del serpente che, dopo
aver acciambellato la linea del suo corpo in un cerchio, divora la propria coda. Esso rappresenta la
pienezza e la permanenza dell’essere prima dell’irruzione del tempo con i suoi processi di
separazione, quando tutta la realtà è ancora fusa in una sorta di caos indifferenziato. L’uroboro
allude sia ai primordi, ai tempi antecedenti alla creazione del mondo, quando inizio e fine si
congiungono senza contrapporsi, sia allo stato fetale della vita umana, quando l’io e l’altro sono un
“noi” indivisibile e non esiste ancora nessun lutto. Si tratta di una realtà magmatica originaria,
identificabile con una potenzialità generativa femminile non giunta al suo compimento. Al
momento della nascita, sia cosmica sia biologica, le cose infatti si scindono e prendono una loro
collocazione spazio-temporale che le distanzia reciprocamente. Prima del tempo tutto era unito e
compatto, formando una realtà di mescolanza incestuosa, senza distinzione chiara fra maschile e
femminile e senza una definizione dei ruoli rispettivi.
Il grande cerchio uroborico è un rappresentante della capacità generazionale della Grande
Madre; secondo una prospettiva mitico-matriarcale, il mondo come contenitore, volta, cerchio,
cavità, appartiene alla dea femminile, che mantiene connessioni e legami profondi e dominanti con
il cosmo. Essa ne è la signora; la terra, le acque e il cielo notturno sono suoi. La cultura patriarcale
susseguente ha manipolato molti miti matriarcali, coprendone il significato originario e
capovolgendo le competenze a proprio favore.
Sussistono profonde analogie fra i processi della nascita individuale e i miti che narrano la
genesi del mondo. Sia nei grandiosi processi di ordinamento cosmico, sia nella nascita dei viventi si
tratta di un venire alla luce: il feto esce dall’utero, la luce dalle tenebre del caos. Dalla notte dei
tempi si passa a un mondo retto e ordinato dal potere illuminante del sole, il simbolo-guida del
mondo patriarcale che si riconoscerà nella solarità, nella coscienza e nella luce intellettuale.
L’altra grande contrapposizione fra luce e tenebre è relativa alle funzioni mentali, ripartite fra
un inconscio oscuro e profondo (femminile) e un conscio ben visibile e luminoso (maschile). La
Grande Dea presiede a quella parte di realtà che sfugge al potere solare; di sua pertinenza sono le
acque primordiali, oscure per definizione, la terra, di cui la Grande Madre è parte costitutiva, e la
volta del cielo notturno, con il luminare della luna e la sua magia di stelle e di astri. Lì essa regna,
dal tramonto al sorgere del sole.
Prima delle scoperte scientifiche, l’umanità ha proiettato sé stessa nel firmamento, dotandolo
di una serie infinita di simboli: le costellazioni sono state ritenute l’esito di metamorfosi di esseri
umani divinizzati, andati ad abitare vicino agli dèi, mentre i passaggi obbligati del sole e degli astri
attraverso le costellazioni hanno instillato l’intuizione di una legge sovrana e aperto innumerevoli
domande sulla realtà del destino e sulla possibilità della predestinazione. La trama fantasmagorica
dei movimenti dei corpi celesti nel firmamento notturno ha rivelato anche l’unione straordinaria fra
spazio – la volta del cielo – e tempo scandito dai movimenti ciclici e regolari degli astri.
La congiunzione di spazio/temporale che regola le fasi del giorno e della notte e i cicli delle
stagioni e degli anni hanno trasmesso la percezione di un ordine inderogabile presente
nell’universo. La Grande Madre, in quanto signora del cielo notturno, è divenuta signora anche del
tempo ciclico, ossia dea del fato. La regolarità dei mutamenti astrali ha sviluppato l’idea dell’ordine
immutabile del destino, che si è espresso simbolicamente nella rappresentazione delle dèe che filano
14
lo stame delle vite umane. È la donna che tesse il filo della vita in un doppio senso, concretamente,
“facendo” il bambino e, psicologicamente, guidandolo per una strada preordinata, che lei stessa ha
predisposto. Tessere, intrecciare, legare sono le mansioni basilari del femminile. Il movimento
ciclico evidente nei cieli è diventato prima filo, poi trama del destino in mano alla donna.
•
Moire in greco (Clòto, Làchesi e Àtropo), Parche in latino, Norne in germanico:
sono divinità femminili trine – tre inseparabili sorelle – che rappresentano la fatalità
inesorabile della ruota del destino. A loro è sottomesso lo stesso Zeus che non può
variare i loro decreti. Il destino individuale soggiace alla loro volontà inesplicabile; esse
tessono il filo della vita di ciascuno, per reciderlo al momento stabilito senza pietà.
15
LA TRASFORMAZIONE
D’Amore al dolce impero
natura ognor soggiace.
Dov’è quell’alma audace
che non apprezzi Amor?
Chi misero non sente
la fiamma sua possente
di smalto ha il cuore in petto
o mai non ebbe un cor.
G. SCHMIDT, Libretto di Armida, atto II, sc. 2.
a) SIGNORA DEGLI ANIMALI
La femminilità è non solo custode dello stato delle cose (mantenimento dello status quo) ma
anche principio di trasformazione, vale a dire promotrice del mutamento psicologico e spirituale. La
donna promuove con varie strategie il cambiamento psichico, metabolizzando la sua creatività
naturale nell’ambito mentale.
La Grande Madre signoreggia su tutti gli animali, inclusi quelli selvaggi; è spesso
rappresentata fra leoni o in atto di sormontare un leone. Le divinità femminili erano in origine
confuse con l’animale cui erano legate; in seguito l’animale divenne un loro attributo asservito e
docile alla loro volontà. La grande dea, prossima alla natura selvaggia ed esposta a pulsioni
selvagge, che convive con animali feroci in una sorta di simbiosi, reagisce alla pulsione stessa,
dirigendola secondo i propri fini e facendosene padrona. Essa è istinto e furia. Nello stesso tempo è
padrona dell’istinto, colei che lo dirige e lo orienta, imponendo un primo ordinamento degli
impulsi. La dea-natura (si pensi alle divinità mesopotamiche e mediorientali) pungola l’animale con
il desiderio e lo soggioga a suo piacimento, costringendolo alla sua volontà e quindi obbligandolo a
seguire i suoi precetti. Il furore sessuale stravolge non solo il comportamento animale, ma anche la
volontà dell’uomo, accecandolo e trascinandolo senza rimedio fuori dalle vie della ragione. La
grande dea svia.
L’esempio famoso di Circe che tiene prigioniero uno stuolo di esseri umani ridotti allo stato
animale, perché si erano lasciati allettare dalla maga, chiarisce il senso profondo di dominio sulla
natura animale da parte della dea e sulle sue capacità di operare metamorfosi psicologiche
nell’uomo. Mediante l’eros, lo domina senza sforzo. Il potere della Grande Madre sugli animali è
rappresentato nella cultura greco-classica da Afrodite, che doma gli esseri viventi con il desiderio
sessuale. La dea istiga a suo piacimento la bramosia erotica, la prescrive in determinate stagioni e
situazioni e la blocca quando l’eccitazione sfrenata ha raggiunto la meta dei nuovi concepimenti,
imponendo un primo tentativo di organizzazione e regolazione degli istinti. A questi ultimi è
riservato un tempo che non è oltrepassabile. La dea opera in funzione del mantenimento della vita
nel cosmo, non in nome di regole morali di tipo patriarcale. A questo stadio di civiltà, però, l’uomo
e la donna si fronteggiano ormai nel nome della reciproca seduzione, una forza che non obbedisce
più alla legge della generazione, ma a quella della relazione personale. È il nuovo volto della dea
primordiale.
16
b) SIGNORA DELLE PIANTE
Quindi sui cibi pronti e serviti le mani gettarono.
Intanto altro pensò Elena, figlia di Zeus.
Buttò improvvisa nel vino, di cui bevevano, un farmaco
che l’ira e il dolore calmava, oblio di tutte le pene.
[...] Tali rimedi sapienti aveva la figlia di Zeus,
efficaci, che Polidamna le diede, la sposa di Tebe,
l’egizia.
OMERO, Odissea, IV, 221 e ss.
Se l’albero nella sua complessa struttura è bisessuale, la pianta, in quanto tale, appartiene da
sempre al mondo femminile, nonostante le funzioni bisessuali del fiore stesso, che è composto da
parti anche maschili (il polline ad esempio). Il fiore in quanto tale ha finito per rappresentare la
femminilità verginale e deflorabile della fanciulla, secondo una visione prettamente patriarcale della
donna come debolezza e dipendenza.
La coltivazione dell’orto, la raccolta dei tuberi e dei frutti, l’uso di alimentarsi anche dei
prodotti della terra ha sempre fatto parte delle funzioni femminili. La pianta ha una modalità di
crescere e di svilupparsi simile alla gestazione della donna. Sue proprietà sono il silenzio, l’attesa, la
pazienza e il radicamento all’humus e all’habitat. Al di là di queste osservazioni, che sono ammesse
e riconosciute da tutti e che fanno parte del linguaggio simbolico più diffuso, le piante sono legate
al mondo femminile per un ruolo molto più complesso e segreto, ossia per le loro proprietà curative,
venefiche o narcotiche. Manipolando e coltivando il mondo delle erbe, la donna ha inventato la
prima farmacopea umana e ha scoperto con la pratica e con l’intuito i segreti più insondabili della
natura, rimasti inesplorati nelle loro cause fino alle scoperte scientifiche.
Le piante avevano succhi dagli effetti portentosi; dalle loro radici, foglie, petali e frutti si
potevano estrarre essenze e liquori, la cui assunzione cambiava o lo stato di salute o lo stato della
mente. La pianta ha conferito alla donna i poteri e il ruolo di maga, di colei che non solo
stravolgeva la psiche con la forza dell’attrazione sessuale, ma che aveva in mano filtri di
incantamento in grado di alterare la mente. La donna ha scoperto le piante stupefacenti sia come
eccitanti che inebriavano e modificavano la coscienza, sia come sedativi che instillavano pace e
smemoratezza, attutendo l’angoscia. Le religioni primitive usavano abbondantemente piante
stupefacenti, che aiutavano le funzioni inconsce e il linguaggio del sogno, stimolavano all’eccesso
funzioni mentali lontane dallo stato di veglia fino a consentire le premonizione e il vaticinio sacro.
Questo era almeno un convincimento radicato. Altre piante inducevano, invece, il furore guerriero e
venivano somministrate dalle sacerdotesse ai soldati prima della battaglia. Altre ancora facevano
scomparire il dolore fisico o inducevano al sonno. Ministre di questi misteri erano sempre le donne.
L’uso di estratti psicotropi è stato diffusissimo fino a tutto il Rinascimento, quando si credeva
ancora ai filtri d’amore, forse l’invenzione più femminile che sia mai stata concepita. Da sempre la
donna si è impegnata a manipolare, domare o, se si vuole, educare la psiche maschile,
riconoscendosi come madre materiale e mentale dei viventi.
La donna-maga è stata sempre temuta fin dai tempi della Grecia mitica (vedi Medea); nella
cultura europea la sua figura ha assunto spesso i tratti della strega. Miticamente le capacità mantiche
e sapienziali della donna hanno avuto rappresentazioni ambivalenti. Fanno predizioni sia figure
sacrali e positive (le Sibille, la Pizia ecc.) sia negative (le streghe), mentre la conoscenza delle erbe
magiche per la somministrazione di filtri connotati è stata guardata con la massima diffidenza. Solo
eccezionalmente la donna dedita alla farmacopea ha avuto valutazioni e riconoscimenti positivi,
(Ildegarda di Bingen, ad esempio). Non di rado le due figure si sono mescolate in ibridi complessi.
Circe: si tratta di un mito e di una figura notissimi; Circe è la maga e la bella donna per
eccellenza, in grado di dominare i segreti della natura e di imporre il suo fascino agli uomini; questi
17
vengono prima sedotti e poi trasformati in animali. Non sussiste accordo possibile fra i due generi, a
causa della mai sopita guerra dei sessi. La figura infìda di Circe adombra anche la diffidenza
patriarcale verso il potere femminile. Resistere alla seduzione è il primo assunto dell’uomo, sebbene
spesso destinato al fallimento. La mentalità patriarcale scinde la donna in buona (la madre di
famiglia sottomessa) e cattiva (la seduttrice), cercando di controllarle e dominarle entrambe.
c) MADRE DEL BAMBINO–LUCE
Intorno a uno stesso
luogo la grande palma di richiami
e di addii non si stanca
Com’è nobile e dolce!
Com’è d’attinger degna
unicamente alle divine dita!
Del suo murmure d’oro, lieve
al semplice dito suona nell’aria
e aggrava con un serico suono
il deserto.
P. VALÉRY, La Palma.
La terra è miticamente sorta dal caos e dall’oceano primordiale, ossia da realtà archetipiche
indefinite e sessualmente fluttuanti, che presiedono alla nascita; si presenta quindi come isola in
mezzo all’oceano e, su un piano mentale, come coscienza emersa dal profondo. Sull’isola emersa
cresce un albero nei cui rami – cioè nella parte alta – nidifica la Fenice, l’uccello della resurrezione
legato agli elementi maschili e spirituali del fuoco e della luce. Il movimento è triplice: dalle
profondità sotterranee al livello terrestre, alla sfera del cielo.
La simbologia dell’albero costituisce una parte preponderante nei miti cosmici di nascita e di
formazione dell’universo. La sua natura è androgina. La parte profonda, radicata nel terreno, è il
solito attributo femminile legato ai misteri della nascita materiale, alla custodia del morto, alle
fantasie sugli inferi; la parte intermedia del tronco costituisce una convivenza di maschile e di
femminile; la sua cavità lo vede sempre come utero di vita o come bara di morte. Nella sua realtà
fallica il fusto costituisce una simbologia maschile. La parte alta – chioma – è delegata alla virilità
con i miti solari della luce e dell’immortalità.
La parte femminile, coincidente con le radici e la cavità del tronco, è una specie di matrice da
cui scaturisce il fuoco illuminatore del sole. Il sole nasce dalla donna, ne è il figlio. Hathor – la deamucca cornuta – genera il solare Oro. Nell’ottica matriarcale la donna resta pervicacemente madre e
domina e non abdica mai dal potere.
A sua volta la donna è sempre madre e si appropria le componenti maschili mediante la
generazione di un bambino maschio. Il patrimonio maschile di fuoco/luce/sole viene trasmesso alla
donna; il grembo femminile si illumina – illumina il suo buio – perché in esso risplendono gli
elementi solari maschili. Ancora nel grembo materno il bambino è sentito come Sole. A livello
iconico è nota la rappresentazione di divinità femminili che portano come simbolo la fiaccola, il
figlio superiore fuoco-luce. Fiaccola e luce sono anche simboli spirituali fecondanti e nel rito
cattolico della consacrazione dell’acqua (il principio materno generatore), la candela che brucia
viene immersa nell’acqua e spenta da essa, con la formula “ab immaculato divini fontis utero in
novam creaturam renata progenies coelestis emergat”.
Questa angolatura assume significati grandiosi quando la madre mette al mondo un bambino
divino. Nella cultura cristiana la Madonna ha generato Cristo, sole di giustizia.
18
d) CUSTODE DEL FOCOLARE
La sera, dopo tante fatiche, Cenerentola non
andava a letto, ma si coricava nella cenere,
accanto al focolare.
GRIMM, Fiabe del focolare, Cenerentola
Secondo varie ricerche antropologiche la donna ha creato il primo recinto sacro assieme al
primo tabù. Nella maggioranza delle culture primitive le donne, durante il periodo mestruale,
vivono in capanne o in una grande capanna comune lontano da qualsiasi contatto con gli altri
abitanti del villaggio. Definire il tabù mestruale come l’unico e il primo tabù è azzardato; tuttavia
l’alone magico e terrifico del sangue mestruale ha indotto alla definizione di uno spazio sacro
(riservato), da cui sono poi scaturiti i recinti sacri per altri scopi e altri rituali. È incontestabile che la
donna si definisca, oltre che come cerchio e come vaso, anche come spazio (recintato) entro un
determinato territorio. Rappresentazioni simboliche del femminile sono quindi anche la città, la
patria e il tempio. Vedi la frequente raffigurazione dell’Italia o di un altro stato sotto la veste di una
donna augusta e potente, con la testa coronata da una torre, che rappresenta il perimetro (recinto)
invalicabile della nazione.
Impegnata ad allevare e a proteggere la prole, delegata al nutrimento del clan, la donna ha
inventato tutti i luoghi di protezione, a partire da quello fondamentale della casa, con la quale essa
forma un binomio inscindibile. Sua è la casa come riparo dalla violenza della natura, come luogo di
raccolta dei membri familiari, dove si svolgono tutte le funzioni vitali: ci si nutre, ci si unisce
sessualmente e si dorme e, psicologicamente, si tessono i legami affettivi e si scambiano
comunicazioni. La donna ha così inventato il letto per il riposo, il piacere e la generazione e il
tavolo per la distribuzione del cibo. La tutela e la cura dei corpi l’ha indotta a coprire la nudità; le
mani femminili si sono impegnate nell’arte della filatura, della tessitura, della tintura e della
conciatura.
Ma il luogo più sacro della casa, dove la donna da sempre si è riconosciuta, è l’angolo del
focolare, addetto alla diffusione del calore e alla preparazione del cibo. Un’immagine sorta dai
primordi e mantenutasi anche durante l’epoca patriarcale è quella della donna seduta accanto al
focolare, nel ruolo di custode del fuoco. La donna ha avuto la mansione socio-culturale (si pensi alle
Vestali romane), di mantenere acceso il fuoco inventato dall’uomo, moderandone, tuttavia, la
violenza primitiva, tenendolo a bada in uno spazio della casa in modo che la fiamma desse calore
senza distruggere. In questa funzione sacra, alla donna spetta il compito di imprimere alla fiamma
irruente maschile un contenimento. La donna si pone come saggezza e come pacatezza, al
contrariop dell’uomo. L’immagine ha sicuri connotati patriarcali, perché la donna intenta al focolare
ha attenuato apparentemente il suo potere e si mostra segretamente alleata con la forza maschile, da
cui dipende.
Il rapporto della donna con il focolare non ha tuttavia solo questi valori concilianti; in
un’ottica più decisamente matriarcale, il rapporto fra la donna e il fuoco ha assunto valenze magiche
e mantiche; la visione della donna al focolare evoca immagini non solo di protezione (il focolare è
legame, affetto, coinvolgimento) ma anche di trasformazione della materia, di cui la donna è
ministra. La cottura degli alimenti, analogamente alle stregonerie ottenute dalle piante, ha reso la
donna trasformatrice della realtà delle cose. Cuocere e preparare il cibo significa trasformare
chimicamente la materia, alterarne i connotati e le funzioni, imprimere una nota magica alla realtà.
Il fuoco, invenzione maschile, ha reso possibili straordinari cambiamenti esercitati peraltro dalla
donna. Strumenti mitici legati al fuoco sono il calderone e il forno, simboli ambedue dell’utero
femminile, che è, per eccellenza, il luogo di tutte le trasformazioni. Manovrando quei recipienti, la
donna conferma le sue sorprendenti capacità creative sulla materia. Fa intrugli, quasi dei trucchi,
rivelando il lato enigmatico della sua psiche, la sua illimitata capacità manipolatoria. Per effetto del
19
calore, dentro i fumi del pentolone o dentro il ventre del forno, le vivande cambiano di sapore, di
durezza, di consistenza. diventando altre da com’erano prima. Nasce un binomio inscindibile fra la
donna-maga e il calderone; la strega è sempre rappresentata come una cuoca cattiva che cuoce in un
recipiente cibi magici, recitando formule incantatorie che hanno la funzione di cambiarne la
proprietà. Se ingeriti possono avvelenare, dare la morte, far cambiare identità, alterare gli stati di
coscienza. La donna si conferma maga.
L’ultimo miracolo creativo, cui si è già alluso sopra, è l’arte fittile. L’argilla – impasto
femminile di acqua e di terra – sotto il potere maschile del fuoco diventa quel vaso in cui la donna si
è riconosciuta da sempre, che lei stessa ha scoperto e attraverso il quale si è potuta e si può
esprimere.
•
Medea: è una delle più potenti figure femminili di tutta la mitologia greca; perché
compendia in sé la maga, la donna e la madre, pur vivendo questi ruoli con radicali
antinomie, fino alla catastrofe finale. La figura di maga matriarcale mal si combina con
quella successiva di sposa patriarcale e il dissidio giunge alla sua fatale esplosione,
quando Medea, per vendetta del marito che l’ha tradita, uccide i suoi figli. Essa finisce
così per incarnare anche la figura della madre terribile. Alla fine la donna ritorna maga,
sfuggendo al castigo e dileguandosi dagli uomini (sale al cielo con un cocchio). Medea
è una strega, che sovverte le leggi naturali. Innamoratasi dell’eroe greco Giàsone, lo
aiuta a conquistare il vello d’oro, fugge con lui dalla sua terra, si macchia di atroci
delitti per liberarsi degli inseguitori e si insedia nel palazzo del marito, trasformandosi
in una sposa e madre apparentemente ligia alle ferree leggi patriarcali del mondo greco.
Resta però sempre la straniera, verso la quale si nutre diffidenza e paura; essa in realtà
non rinuncia mai ai suoi poteri e continua a tramare delitti e insidie con consumata
malizia, sconvolgendo le norme consolidate. Qui interessa il suo ruolo di trasformatrice
della materia. Una volta insediatasi nella casa di Giàsone, essa suggerisce subdolamente
alle figlie di Pelia, usurpatore del trono, di uccidere il padre e di cucinarne le carni in un
calderone per ridargli la giovinezza. Le ragazze si accorgono troppo tardi del misfatto e
del potere arcano e subdolo della straniera Medea, una donna che non si è mai piegata
alle leggi dei padri e che non si è mai riconosciuta veramente nel ruolo di donna di casa,
rappresentando lo scontro insanabile delle due mentalità.
20
e) CUSTODE DELL’INTELLIGENZA DEL CUORE
Cantando, o Grazie, degli eterei pregi
di che il cielo v’adorna, e della gioja
che vereconde voi date alla terra,
belle vergini!, a voi chieggo l’arcana
armonïosa melodia pittrice
della vostra beltà….
FOSCOLO, Le Grazie, Inno primo, vv. 1-6.
Si è analizzata l’ambivalenza delle capacità trasformative femminili, in parte protettive e
amorevoli, in parte manipolatorie, mirate al possesso e alla dipendenza dell’oggetto. La maga è una
strega, spesso bella e giovane, e, proprio per questo, particolarmente pericolosa.
Gli elementi positivi della creatività femminile riguardano un particolare tipo di intelligenza
proprio della donna, in cui si compendiano i valori migliori della femminilità. La donna ha dato
all’intelligenza umana un suo imprinting specifico, fondato sulle risorse dell’intuito e dell’empatia.
Ha sviluppato cioè l’intelligenza del cuore. La donna riconosce nel cuore una fonte intellettiva, oltre
che la sede elettiva degli affetti e ha cercato di coniugare l’intelligenza astratta con la comprensione
dei sentimenti, finendo per elaborare con finezza l’intelligenza delle emozioni, che si potrebbe
definire anche intelligenza del cuore.
La donna ha un intelletto “lunare”, che lavora in segreto e che è centrato sull’intuito, sulla
conoscenza a priori, per sintesi fulminea, di un dato della realtà; le funzioni e il linguaggio
dell’inconscio hanno un ruolo portante. L’intuito capta in un attimo una molteplicità di dati recepiti
con intensa emotività ed elevato dispendio di energia, cogliendo a volo il cuore della situazione.
Questo modo di pensare, che non è un ragionare classico, fornisce tuttavia cognizioni intellettive ed
è una lettura spesso straordinaria di comprensione della realtà. Il lampo intuitivo si avvera quasi per
grazia invece che per sforzo e ha il suo punto focale nella parola poetica, nel vaticinio,
nell’affermazione sapienziale, dove il linguaggio si esprime per mezzo di immagini (le metafore). È
la parola sorta sotto l’effetto di bevande psicotrope e pronunciata nei rituali; è la parola ispirata, che
svela la realtà profonda delle cose. Questo afflato poetico, che sgorga dalle radici dell’essere e che
in epoche lontane è stato gestito dalla donna, alberga anche nella psiche maschile, come parte
femminile dell’uomo. Esso è chiamato nella psicologia junghiana Anima e costituisce la parte
inconscia dell’uomo. Sotto forma simbolica Anima si presenta come Musa, l’ispirazione poetica,
quintessenza della psiche femminile anche quando viene dall’uomo.
L’altro aspetto dell’intelligenza femminile è l’empatia, ossia la capacità di immedesimarsi e di
leggere le situazioni degli altri, comprendendole con profonda partecipazione affettiva.
L’aspirazione dell’empatia è la salvezza dell’altro e rappresenta la capacità riparativa e protettiva
femminile; come l’intuizione, diventa non solo puro affetto, ma comprensione, lettura profonda,
ricerca di significato, interpretazione delle cause – le sofferenze, l’angoscia – che stanno dietro un
determinato comportamento o un determinato sentire. La donna ha la religione degli affetti, li ama e
li tutela, facendosene custode. Legata genitalmente al profondo, all’oscuro, ama il dentro delle cose
anche a livello mentale, esplorandone il senso riposto.
•
Càriti (Grazie): figlie di Zeus, erano tre inseparabili sorelle di particolare bellezza, che
vivevano al séguito di Afrodite o assieme alle Muse, cui erano affini. Dèe delicate, non
amavano sacrifici cruenti, ma offerte di latte; erano simbolo della finezza, dell’eleganza
e dei sentimenti dolci e amorosi, rappresentando l’aspetto più sublimato e più tenero del
fuoco erotico di Venere.
Testi di riferimento:
21
1) ERICH NEUMANN, La Grande Madre, Casa Editrice Astrolabio, Roma 1981.
2) ERICH NEUMANN, Storia delle origini della coscienza, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1978.
22
QUESTIONARIO
Donne
Come reagisci al titolo LA GRANDE MADRE ?
con interesse | con indifferenza | con diffidenza | con fastidio | con coinvolgimento
Come ti rappresenti una GRANDE MADRE ?
..........................................................................................................................................................
.........................................................................................................................................................
Come hai reagito alla rappresentazione della donna-vaso?
Con disgusto | con invidia | con rabbia | con condivisione | con rifiuto | altro.
L’uomo è anche un bambino?
Sì
No
Se è anche bambino, tu come ti rapporti con lui?
Con comprensione | con compiacenza | con disprezzo | con delusione | con gioia
Come vivi il sentimento del tuo potere materno/generativo/accudente?
Con adesione | con incredulità | con ribellione | con sentimenti persecutori | altro.
Come reagisci alla comunicazione del femminile negativo?
Con angoscia | con piacere sadico | con negazione | con accettazione.
Secondo te qualsiasi donna è pericolosamente possessiva? Anche tu lo sei?
Sì
No
La donna domina l’eros maschile?
Sì
No
Ti piacerebbe un ruolo dominante?
Sì
No
La donna-padrona scatena sentimenti di
23
Invidia? | riprovazione? | frustrazione? | emulazione? | altro?
La donna irretisce.
Ne sei persuasa? | vale solo per le altre? | ti piacerebbe tanto? | non lo fareati mai?
La donna seduce.
Con l’eros? | con la mente? | con il cuore?
La donna plasma la mente dell’uomo?
Sì
No
La donna trama. Pensi di saperlo fare?
Sì
No
Sì, perché.........................................................................................................................................
........................................................................................................................................................
No, perché...........................................................................................................................................
.........................................................................................................................................................
La donna buona (mamma buona) è
debole | succuba | dominatrice | amica | donna ideale | subdola.
Con quali armi la donna può conquistare l’uomo?
........................................................................................................................................................
.......................................................................................................................................................
24
Reattivi di associazione mentale
1.
TERRA
2.
CERCHIO
3.
VASO
4.
TRONO
5.
ARCOLAIO
6.
IMPASTO
7.
RETE
8.
POLIPO
9.
SENO
10.
TABERNACOLO
11.
BAMBINO
12.
CONCHIGLIA
13.
CASA
14.
SILENZIO
15.
FORNACE
16.
SONNIFERO
17.
BALSAMO
18.
VELENO
19.
SCRIGNO
20.
VELO
21.
LUNA
25
QUESTIONARIO
Uomini
Come reagisci al titolo LA GRANDE MADRE ?
con interesse | con indifferenza | con diffidenza | con fastidio | con coinvolgimento
Come ti rappresenti una GRANDE MADRE ?
.........................................................................................................................................................
................................................................................................................................................................
Come hai reagito alla rappresentazione della donna-vaso?
Con disgusto | con invidia | con rabbia | con condivisione | con rifiuto | altro.
L’uomo è anche un bambino?
Sì
No
Se è anche bambino, tu come ti rapporti con lei?
Con fiducia | con paura | con rabbia | evitandola | con diffidenza | altro.
Come vivi il sentimento del suo potere materno/generativo/accudente?
Con invidia | con ammirazione | con indifferenza | con sentimenti persecutorî | altro.
Come reagisci alla comunicazione del femminile negativo?
Con angoscia | con piacere masochista | con negazione | con odio | con fatalità
Secondo te qualsiasi donna è pericolosamente possessiva?
Sì
No
Se sì, allora l’uomo cosa dovrebbe fare?
.......................................................................................................................................................
.........................................................................................................................................................
La donna domina l’eros maschile?
Sì
No
Cosa pensi del ruolo femminile dominante?
...............................................................................................................................................................
26
La donna padrona scatena sentimenti di
Invidia? | riprovazione? | frustrazione? | emulazione? | ritorsione? | altro?
La donna irretisce. Pensi che sia
Una fatalità da subire? | un danno da fuggire? | una competizione da giocare?
La donna seduce.
Con l’eros? | con la mente? | con il cuore?
Se
la
donna
plasma
la
mente
dell’uomo,
allora
anche
la
mamma...................................................................................................................................................
................................................................................................................................................................
Se la donna trama, l’uomo può
Ingannare a sua volta? | fuggire? | subire? | controbattere?
La donna buona (mamma buona) è
Debole | succuba | dominatrice | amica | donna ideale | subdola
Cosa provi di fronte al tipo di intelligenza femminile illustrato oggi?
........................................................................................................................................................
.......................................................................................................................................................
27
Reattivi di associazione mentale
1.
TERRA
2.
CERCHIO
3.
VASO
4.
TRONO
5.
ARCOLAIO
6.
IMPASTO
7.
RETE
8.
POLIPO
9.
SENO
10.
TABERNACOLO
11.
BAMBINO
12.
CONCHIGLIA
13.
CASA
14.
SILENZIO
15.
FORNACE
16.
SONNIFERO
17.
BALSAMO
18.
VELENO
19.
SCRIGNO
20.
VELO
21.
LUNAf
28
Scarica

Come reagisci a questo titolo LA GRANDE MADRE