Progetto preliminare per il trattamento dei reflui civili del Comune di Campomarino
(CB), nell’impianto di depurazione a servizio del Nucleo Industriale della Valle del
Biferno, nel limitrofo Comune di Termoli.
RELAZIONE TECNICA
Richiamando le premesse riportate nella allegata relazione illustrativa, si illustrano di seguito i
criteri delle scelte operate al fine di razionalizzare e completare le reti di fognatura delle acque
nere, nonché il sistema depurativo comunale, attualmente costituito da un depuratore non più in
grado di garantire un buon funzionamento, giacché insufficiente alle nuove esigenze di ordine
demografico.
1)-PREVISIONI PROGETTUALI
a)- Collettore fognario
Come dianzi accennato il sistema fognario è realizzato per la raccolta e trasporto delle sole acque
nere e con queste stesse caratteristiche saranno in futuro, per le previste zone di espansione,
realizzate le nuove reti.
Scopo della realizzazione è ovviamente, quella di ricondurre tutti i liquami neri della rete fognaria
di Campomarino città e zona Marina, all’impianto di depurazione del C.S.I. sito nel limitrofo
territorio Comunale di Termoli.
Dunque, si prevede la realizzazione di un nuovo collettore fognario, per le sole acque nere, della
lunghezza complessiva di ml. 3.050.
Si sono previsti ml. 2.675 con corrivazione a gravità, e ml. 375 di condotte in pressione a corredo
di n. 3 specifici impianti di pompaggio rappresentati con i nn. 3, 4 e 7, nella planimetria allegata
(tavola 3 ).
Sono stati inevitabilmente previsti altresì , per effetto della notevole lunghezza del collettore,
ulteriori 4 impianti elevatori con elettropompe sommergibili, per consentire al collettore ricevente
di funzionare a gravità per lunghi tratti, come chiaramente rappresentato nella planimetria allegata
(Tav.3).
Per il collettore a gravità si prevede l’impiego di una tubazione in PEAD del DN 800 SN4
compreso scavi, rinterri, posa della condotta, demolizione e rifacimento pavimentazioni,
esecuzione di pozzetti ecc.
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pag. 1
Per le condotte in pressione saranno utilizzate tubazioni in acciaio, con protezione bituminosa di
tipo “pesante”, del Ø 400 mm. e relativi pezzi speciali, curve, compensatori ecc.
Si sono previste dunque, tre stazioni di pompaggio a doppia condotta premente (2 x ø 400 mm.) e
tre macchine (una di riserva attiva) di dotazione, nonché n. 4 sollevamenti in rete per consentire al
collettore di funzionare per lunghi tratti a gravità.
b)- Impianto di depurazione
b1) -Generalità
Si consideri che l’impianto ricettore di depurazione (quello appunto del Consorzio Industriale di
Termoli) è strutturato per trattare, sopratùtto ed in modo specifico, reflui industriali con sezioni di
pretrattamento e condizionamento chimico, sezioni di chiariflocculazione e così via, sezioni
dunque, da riservare esclusivamente ai liquami provenienti dalle industrie insediate all’interno del
nucleo.
Ricevere in quest’ambito anche liquami di natura prettamente urbana sarebbe assai gravoso per la
gestione dell’impianto industriale e riduttivo delle risorse tecnologiche asservite alle industrie
presenti e di prossimo insediamento, anche se va considerato che il numero dei nuovi insediamenti
produttivi rappresenta una quota alquanto modesta.
Pertanto, si appalesa la necessità di procedere alla consegna dei liquami urbani presso le strutture
tecnologiche dell’impianto consortile esistente, preventivamente trattati e con portate linearizzate,
ovvero con portate costanti nel tempo, conferite direttamente ai reattori biologici.
Si tratta quindi, di strutture tecnologiche che integrano le esistenti consortili, ma che comunque
risultano nel complesso necessarie per l’ottenimento della condizione di accettabilità dei liquami
urbani di Campomarino, presso l’impianto di depurazione del Consorzio Industriale stesso.
Si mira così , alla utilizzazione delle strutture potenzialmente più capaci e dunque più ricettive dei
nuovi carichi da trattare, lasciando completamente disponibili le strutture d’impianto iniziali, fino
allo stadio biologico (di grandi capacità di trattamento) per lo specifico trattamento dei soli
liquami industriali che potranno arrivare ulteriormente all’impianto.
L’impianto consortile, come appresso si dirà, ha infatti nel sistema di trattamento biologico, un
ampio polmone di ricettività, dal momento che in riferimento al carico organico l’utilizzazione è
limitata a soli 49.000 ab. E.G.W. contro i ~ 200.000 di cui è accreditato.
È quindi essenziale, come sopra detto, l’integrazione dell’impianto consortile con opere di
pretrattamento, equalizzazione e laminazione delle portate, che consentano l’alimentazione dei
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liquami provenienti dalla rete urbana di Campomarino, direttamente nei reattori di ossidazione
biologica dell’impianto esistente, in modo lineare e con ridotti carichi di BOD, SST , TKN ecc.
Va ancora considerato che attualmente, all’interno dell’impianto consortile non è presente alcuna
struttura per la digestione dei fanghi, giacché quelli chimici, miscelati ai fanghi biologici vengono
stabilizzati chimicamente e sottoposti a disidratazione, mediante nastropressa.
Tale processo è già di per sé assai dispendioso e, l’ulteriore apporto di fanghi biologici di supero,
provenienti dal trattamento dei liquami di Campomarino, aggraverebbe tale situazione ed anzi la
complicherebbe, giacché i fanghi biologici assumerebbero maggiore entità rispetto a quelli chimici.
Ne deriva la necessità di provvedere alla integrazione delle attuali strutture del depuratore
consortile, mediante la realizzazione di un bacino di digestione aerobica dei fanghi biologici di
supero, confinando al condizionamento chimico solo i fanghi industriali.
Nel caso di specie dunque, si ravvisa un rapporto sinergico decisamente opportuno e produttivo,
nell’intento di ottenere un riequilibrio organico dei reflui, non disgiunto da una bonifica e
razionalizzazione territoriale.
b2)- Capacità idraulica e depurativa dell’impianto
di depurazione consortile esistente (vedi tav. 2)
Caratteristiche delle unità di processo presenti e disponibili nell’impianto
di depurazione Consortile.
Collettore di arrivo liquami:
Tipo
Separato
Bacini di ossidazione biologica:
Volume utile dei bacini di ossidazione:
Capacità erogazione Aria dei compressori a turbina:
Compressori a turbina a portata variabile, presenti:
Capacità unitaria di erogazione Aria
n.
mc.
mc/h
n.
mc/h
8
16.000
21.000
3
7.000
Bacini di sedimentazione finale ø m. 28,00
Bacini di sedimentazione finale ø m. 22,00
Volume totale di sedimentazione finale:
Superficie totale del fondo vasca:
n.
n.
mc.
mq.
4
3
7.602
3.603
Bacini di sterilizzazione:
Volume utile dei vani di contatto:
n.
mc.
1
300
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pag. 3
Mezzo sterilizzante: Soluzione al 15% di
Ipoclorito di Sodio
Bacini di digestione dei fanghi di supero:
Bacini di denitrificazione:
Non sono presenti
Non sono presenti
Bacini di equalizzazione-polmonazione:
Volume totale utile dei bacini di equalizzazione:
n.
mc.
2
7.000
Bacini di desabbiatura e flottazione
Volume utile del desabbiatore:
n.
mc.
1
300
Bacini di chiariflocculazione di I° e II° stadio:
Volume utile complessivo di chiarificazione:
n.
mc.
2
3.400
Ispessitori dei fanghi
Volume utile complessivo:
n.
mc.
2
1.060
Nastropressa per la disidratazione fanghi:
Portata idraulica di torbida su ciascuna macchina
Portata totale di torbida trattata, con SS al 24%
n.
mc/h
mc/g
2
20
320
2)- ANALISI DELLA CAPACITÀ RESIDUA DELL’ESISTENTE
DEPURATORE CONSORTILE E DELLE SEZIONI NECESSARIE
PER
LA
GESTIONE
DEI
REFLUI
DI
CAMPOMARINO
a)- Capacità residua dell’impianto esistente
Il calcolo della capacità depurativa residua si ritiene logico eseguirlo in funzione della potenzialità
delle strutture biologiche esistenti, facendo perciò astrazione dalle unità di trattamento dedicate
esclusivamente agli scarichi di natura industriale.
Pertanto, considerando l’utilizzo delle parti esistenti destinate alle fasi biologiche di trattamento,
così come rappresentate nell’allegata scheda di calcolo, le possibili potenzialità residuali
dell’impianto di depurazione consortile vengono dappresso evidenziate.
Siano dunque:
Volume di ossidazione
esistente
mc. 16000
Volume di sedim.ne
esistente
mc. 7.602
Volume di ossidazione da
Volume di ossidazione
utilizzare
disponibile
mc. 6.000
mc. 10.000
Volume di sedim.ne da
utilizzare
mc. 4.926
Volume di sedim.ne
disponibile
mc. 2.676
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Ne deriva che la potenzialità residuale dell’impianto può essere così rappresentata:
Portata media giornaliera:
mc/g
16.350,00
Portata media oraria :
mc/h
520,00
Portata di punta:
mc/h
780,00
Carico organico giornaliero, in BOD
Kg/g
4.900,00
Carico organico giornaliero, in BOD dopo pretratt.
Kg/g
4.410,00
Solidi Sedimentabili
Kg/g
1.600,00
Azoto totale (TKN)
Kg/g
650,00
NH3 - Ammoniaca
Kg/g
229,00
NH4 - Azoto organico
Kg/g
392,00
Fosforo Totale, come P
Kg/g
163,00
L’elaborazione dei dati sopra rappresentati porta alla determinazione di una disponibilità residua
dell’impianto consortile di ~ 70.000 abitanti e.g.w.
--------------------
b)- Dimensionamento dell’impianto di depurazione
b1)- Considerazioni propedeutiche per la ottimizzazione e
potenziamento dell’impianto di depurazione consortile
Attualmente i dati di funzionamento forniti dal CSI di Termoli, relativi all’esistente
impianto consortile, risultano i seguenti:
Portata idraulica media, attualmente trattata:
Portata idraulica massima, attualmente trattata:
Carico Carb. medio, come COD attuale:
Carico Carb. massimo, come COD attuale:
BOD5 in ingresso:
COD in ingresso:
SST in ingresso:
BOD5 in ingresso dopo i pretrattamenti:
Azoto totale come TKN.
Fosforo totale, come P
mc/g
mc/g
Kg/g
Kg/g
ppm
ppm
ppm
ppm
ppm
ppm
11.500
14.000
6.900
8.400
300
600
100
280
40
10
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b2)- Calcolo della potenzialità da adottare a base di verifica dimensionale:
Zona industriale: Portata media attuale:
BOD specifico:
Carico organico in BOD:
Popolazione derivata:
3.450 / 0,07 =
mc/g
ppm
Kg/g
11.500
300
3.450
E.G.W.
49.300
Zone abitative della città di Campomarino:
Abitanti
50.000
Abitanti complessivi (E.G.W.)
N°
99.300
Ne deriva il seguente quadro:1
1
Vedi scheda di calcolo idrobiologico comparativo a pag.
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Portata media giornaliera:
mc/g
24.000,00
Portata media oraria :
mc/h
1.000,00
Portata di punta:
mc/h
1.500,00
Carico organico giornaliero, in BOD
Kg/g
6.950,00
Carico organico giornaliero, in BOD dopo pretratt.
Kg/g
6.255,00
Solidi Sedimentabili
Kg/g
2.400,00
Azoto totale (TKN)
Kg/g
960,00
NH3 - Ammoniaca
Kg/g
336,00
NH4 - Azoto organico
Kg/g
576,00
Fosforo Totale, come P
Kg/g
240,00
Alla luce dei dati sopra esposti si può procedere alla verifica delle capacità depurative delle
strutture esistenti ed al contempo, procedere al calcolo di quelle che, invece, dovranno costituire
l’integrazione per l’ottenimento delle favorevoli sinergie di sistema.
Dunque, si possono avanzare le considerazioni in appresso riportate.
b3)- Fase biologica di ossidazione
Si premette che l’impianto consortile non dispone di bacini per la denitrificazione, né tantomeno
, così come già detto, di reattori biologici per la digestione dei fanghi.
Ma mentre per i primi non emerge la necessità di farvi ricorso, giacché la massa di nitrati presenti
in vasca risulta di 10,83 ppm, minore quindi di quanto è ammesso allo scarico dalla L.152/99, nel
caso in esame (come già detto in precedenza) risulta invece necessaria l’integrazione dei sistemi
biologici con un adeguato volume di digestione aerobica, calcolato in funzione del maggior
apporto organico dei liquami di Campomarino.- In tal caso, a fronte di 4.000 Kg di fango di
supero prodotto giornalmente si avrebbe una “età” complessiva del fango Tft di 27 gg. con una
riduzione dei SSV pari al 45,5%, valore questo, decisamente buono.
Considerando un carico organico in ingresso alla ossidazione, pari a 6.255 Kg. ed un carico di
SS nella massa areata di 72.000 Kg (16.000 mc. x 4.500 ppm come Sm), il carico volumetrico
risultante è pari a 0,39 Kg.BOD/mcb/h mentre il fattore di carico del fango è di 0,09
Kg.BOD/Kg.SSMA.
Appare evidente che utilizzando tutti i 16.000 mc. di ossidazione disponibili, solo per i reflui
attualmente trattati dal Consorzio industriale e per quelli provenienti dalla città di Campomarino,
si giunge ad una ossidazione estensiva, infruttuosa e dispendiosa in termini energetici.
Adottando dunque, un “basso carico”, con CV = 1 (ampiamente giustificato dalla prevista
presenza integrativa della unità di digestione dei fanghi di supero), risultano sufficienti solo 3
bacini di ossidazione (della capacità unitaria di 2.000 mc.) degli otto disponibili, realizzando così
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notevoli economie di gestione.
La richiesta d’aria pressurizzata a 450 mbar, per la ossidazione è così stimata in 5.044 mc/h, per
fornire i 306 Kg/h di ossigeno richiesti.
I compressori esistenti sull’impianto consortile hanno una capacità complessiva di 21.000 mc/h e
dunque, ampiamente sufficienti allo scopo.
b4)- Fase biologica di digestione aerobica dei fanghi
Come sopra indicato, a fronte di 4.000 Kg di fango di supero prodotto giornalmente a seguito
della eliminazione giornaliera di complessivi Kg. 6.255, si ottiene una “età” complessiva del
fango Tft di ~ 25 gg. con una riduzione dei SSV pari al 51%.
La biomassa prevista per la stabilizzazione, come si evince dal calcolo sotto riportato, ammonta
a Kg 82.000, che genera una massa ossidata in SSV di 79.000 Kg., massa derivata da una
crescita del fango di supero di ca. 770 gr. per ogni Kg. di BOD5 eliminato giornalmente. La
richiesta di ossigeno necessario al conseguimento dell’autolisi, risulta di 120 gr. per Kg/ di SSV
eliminato giornalmente e pertanto, l’ossigeno richiesto (in condizioni di pieno carico
dell’impianto) risulta di complessivi 9.485 Kg/g.
Il calcolo di verifica pertanto, viene eseguito sulla base delle precedenti considerazioni, ossia
utilizzando solo 3 dei reattori biologici disponibili, per un volume complessivo di mc. 6000.
Siano dunque:
- Volume dei bacini di ossidazione:
mc.
6.000
- Concentrazione di Sm in areazione:
ppm
4.500
- BOD entrante nel sistema dopo pretrattamento
Kg/g
6.255
- Inquinamento specifico in BOD
ppm
260
Ne deriva che:
SSMA = 6.000 Kg.BOD x 4,5 =
Kg.
Cv = 6.255 Kg.BOD / 6.000 mc. =
Fc (carico del fango) =
Fc
=
6 . 255
27 . 000
27.000
1,04
Kg . BOD
Kg . SSMA
=
Indice di crescita del fango di supero (Icfs) =
0,23
Kg.
0,770
Kg/g
5.760
BOD eliminato giornalmente:
BOD
e
= ( 260
− 20 ) ×
24 . 000 Kg .
=
1000
Produzione di fango di supero in funzione del
BOD eliminato giornalmente:
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Fs = 0,770 x 5.760 Kg.BODe/g =
Kg./g
4.435
gg.
3,13
L’età del fango in ossidazione così risulta:
T
fo
=
6 . 255
−1
KgBOD
× 0 , 23
4 . 435 Kg . FS
=
Con un volume assegnato al comparto di digestione di mc. 4100, si verifica ora la capacità di
riduzione dei SSV, in funzione della età complessiva del fango, ossia del tempo in cui la
biomassa permane complessivamente in ossidazione.
Siano dunque:
Volume assegnato al comparto di digestione:
mc.
4.100
Biomassa in ossidazione (SSMA):
Kg.
27.000
Concentrazione di SS/ in digestione:
ppm
Biomassa in stabilizzazione [4100 x 20 ] =
Kg.
20
82.000
Ne deriva che:
Il carico del fango complessivo del sistema risulta:
F
ct
=
6 . 255 Kg . BOD
Kg . 27 . 000 + 82 . 000
=
0,057
L’età del fango complessivo del sistema risulta:
T
ft
=
6 . 255
KgBOD
× 0 , 057
4 . 435 Kg . FS
− 1
=
gg.
24,57
I solidi volatili (SSV) presenti in stabilizzazione (digestione aerobica) e soggetti a riduzione per
autolisi, risultano pari a:
SSV = 4.100 x 20 x 0,608 =
Kg.
49.856
%
51,47
La riduzione percentuale che ne deriva è pari a:
%SSV = 2,64 + 35,07 log.24,57 =
Valore che può senz’altro ritenersi ottimale.
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b5)- Fase di sedimentazione finale
Come sopra detto, l’impianto dispone di 4 sedimentatori a flusso radiale del ø di m. 28 e n. 3
sedimentatori, anch'essi a flusso radiale, del ø di m. 22, destinati però alla chiarificazione del
trattamento terziario.
Complessivamente si dispone di un volume di sedimentazione di mc. 7.602 con una superficie
totale di sedimentazione di mq. 3.603.
Considerando che la portata di punta idraulica entrante in sedimentazione è di complessivi 1.500
mc/h, risultano sufficienti i quattro sedimentatori Ø 28 m., con un volume complessivo di mc.
4.926,00 ed una superficie complessiva del fondo, di mq. 2.463.
Ciò porta ai seguenti risultati operativi:
- Carico idraulico:
0,30
mc/mcb/h
- Ritenzione media:
3,28
ore
- Carico di superficie:
2,74
Kg.SS/mq/h < 6,00
- Velocità di Hazen:
0,61
mc/mq/h
- Velocità di sedimentazione:
0,70
m/h
Dunque, le condizioni operative dianzi esposte sono accettabili.
b6)- Calcoli idrobiologici di verifica e progetto
La verifica delle capacità depurative dell’impianto consortile di Termoli e delle opportune
integrazioni, in funzione dell’apporto degli scarichi fognari della Città di Campomarino, si
evidenzia opportunamente nella scheda allegata in calce alla presente relazione.
In essa sono riportati in modo sintetico, giacché derivati da calcolo su “foglio elettronico”, tutti i
parametri più significatici di verifica e di progetto, ripresi filologicamente nella parte descrittiva del
testo.
La verifica delle capacità depurative dell’impianto consortile di Termoli e delle opportune
integrazioni, in funzione dell’apporto degli scarichi fognari della Città di Campomarino per la
prevista potenzialità di 50.000 abitanti, si evidenzia opportunamente nella scheda di seguito
riportata.
In essa sono riportati in modo sintetico, giacché derivati da calcolo su “foglio elettronico”, tutti i
parametri più significativi di verifica e di progetto, ripresi filologicamente nella parte descrittiva del
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testo.
----------------------
Scheda di calcolo idrobiologico di verifica, delle capacità depurative dell’impianto consortile di Termoli, e delle
opportune integrazioni, in funzione dell’apporto degli scarichi fognari della Città di Campomarino (CB).
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N.
DESCRIZIONE
IMPIANTO
Apporto
TOTALI
CSI DI
urbano
TERMOLI
Campomarino
49.300
di
1
Abitanti equivalenti
2
Apporto idraulico in mc/g
11.500
12.500
24.000
3
Dotazione idrica media risultante lt/p/g
233,27
250,00
241,69
4
Portata idraulica media Q24 in mc/h
479,17
520,83
1.000,00
5
Portata di punta nera Q16, in mc/h
718,75
781,25
1.500,00
6
Carico organico entrante: Kg/g BOD
7
Inquinamento specifico medio ppm BOD
8
Carico BOD dopo pretrattamenti in Kg/g
9
3.450,00
300,00
3.105,00
50.000
3.500,00
280,00
3.150,00
99.300
6.950,00
289,58
6.255,00
NH3- Ammoniaca, in Kg/g
161,00
175,00
336,00
10
NH4 - Azoto organico in Kg/g
276,00
300,00
576,00
11
TKN - Total Kjendhal Nitrogen in Kg/g
460,00
500,00
960,00
12
Fosforo, come P. in Kg/g
115,00
125,00
13
Solidi sedimentabili in ingresso: Kg/g
14
15
Unità di processo disponibili su impianto
del Consorzio Industriale di Termoli
16
a)-Bacini di ossidazione biol. mc.
16.000,00
16.000,00
17
b)-Disponibilità di aria compr: mc/h
21.000,00
21.000,00
18
c)-Volume totale di sedim.ne finale: mc.
7.602,00
7.602,00
19
c1)-Superficie totale del fondo: mq.
3.603,00
3.603,00
20
d)-Unità di denitrificazione
NO
NO
21
e)-Unità di digestione fanghi
NO
NO
22
f)-Unità di sterilizzazione: mc.
23
24
1.150,00
1.250,00
300,00
240,00
2.400,00
300,00
VERIFICHE
Reattori biologici di ossidazione
25
Sm = 4.500 ppm
26
SSMA = Kg.
27
Carico volumetrico risultante:
0,19
0,19
0,39
28
Carico del fango: Fc=Kg.BOD/Kg.SSMA
0,04
0,04
0,09
29
Indice di crescita F.S. KgxKgBOD elim/g.
0,55
0,55
0,70
30
BOD eliminato in Kg/g
2.875,00
2.900,00
5.775,00
31
Fango di supero prodotto: FS in Kg/g
1.581,25
1.595,00
4.042,50
32
Età del fango in OXI: gg.
33
Carico idraulico: mc/mcb/h
34
Ritenzione media in Ore
35
Richiesta di ossigeno in Kg/g
36
Richiesta di ossigeno in Kg/h
37
Richiesta di aria a 450 mbar: Nmc/h
38
72.000,00
45,53
72.000,00
45,14
72.000,00
17,81
0,04
0,05
0,09
25,00
20,00
11,11
9.477,15
394,88
6.512,40
9.562,65
398,44
6.571,15
11.839,65
493,32
8.135,83
Bacini di sedimentazione finale
39
Carico idraulico a Qp+Qr
0,16
0,17
0,33
40
Ritenzione media in ore
6,35
5,84
3,03
41
Carico di superficie: Kg.SS/mq/h
0,90
3,12
42
Velocità di Hazen in mc/mq/h
0,33
0,69
43
Velocità di sedim.ne, in m/h
0,38
0,80
44
Vani di sterilizzazione chimica
45
Tempo di contatto a Qm. in minuti
37,57
18,00
46
Tempo di contatto a Qp in minuti
25,04
12,00
Comune di Campomarino (CB) - Progetto preliminare per l’adeguamento della fognatura ed impianto di depurazione - relazione tecnica -
pag. 12
N.
47
DESCRIZIONE
IMPIANTO
Apporto
TOTALI
CSI DI
urbano
di
TERMOLI
Campomarino
Digestione aerobica dei fanghi
48
Volume previsto di digestione: mc.
49
Concentrazione SS in bacino: Kg/mc
20,00
20,00
20,00
50
Età del fango in ossidazione: gg.
45,45
15,87
15,87
51
Carico totale del fango Cft
0,02
0,05
0,05
52
ICFS: Kg Fs x KgBOD e/g
0,55
0,70
0,70
53
Tft = Età totale del fango : gg.
27,06
31,65
54
Tft = Età del fango in stabilizzazione: gg.
11,18
15,78
55
Rimozione SSV : %
56
Richiesta di ossigeno: gr.O2/Kg.SSVe/g
57
Concentrazione SSMA : Kg/mc.
58
Biomassa in stabilizzazione: Kg.
41.000,00
41.000,00
82.000,00
59
Massa di SSV ossidata [Kg x 0,608]
24.928,00
24.928,00
49.856,00
60
Rendimento del sistema ossidativo: µ =
61
Ossigeno richiesto in Kg/g
62
Ossigeno richiesto alla punta in Kg/h
63
Richiesta di aria alla punta: Nmc/h
64
2.050,00
2.050,00
4.100,00
60,75
39,41
44,66
120,00
120,00
120,00
20,00
0,255
2.991,36
186,96
3.083,35
20,00
0,255
2.991,36
186,96
3.083,35
20,00
0,255
5.982,72
373,92
6.166,70
Equalizzazione - Polmonazione
65
Volume previsto in mc.
66
Portata di punta nelle 16 h: mc/h
---
2.300,00
781,25
67
Portata linearizzata in mc/h
500,00
68
Tr: tempo riempimento:2300/(781,25-500)
8,18
69
Tv:tempo vuotatura a Qp=0: 2300/500
4,60
70
71
BILANCIO DELL'AZOTO
72
BOD eliminato in Kg/g
3.105,00
3.150,00
6.255,00
73
SS abbattuti, in Kg/g
1.092,50
1.187,50
2.280,00
74
TKN rimosso: Kg/g
75
TKN specifico rimosso: ppm
76
Quantità di Ntot da portare a nitrif.ne
77
Quantità di Ntot da nitrif. in ppm
78
209,88
216,88
426,76
16,79
17,35
17,78
250,12
283,12
533,24
21,75
22,65
22,22
Azoto, come N in uscita: 15 ppm
172,50
187,50
360,00
79
Azoto nitrico, come NO3 in Out: 15 ppm.
172,50
187,50
360,00
80
Trasformazione a nitrati richiesta: Kg/g
77,62
95,62
173,24
81
Trasformazione a nitrati richiesta: ppm
82
Nitrificazione corrispondente: %
6,75
7,65
7,22
31,03
33,77
32,49
83
Sintesi
84
Ntot in ingresso: 40 ppm. = Kg/g
85
Ntot eliminato nei fanghi: Kg/g
209,88
216,88
426,76
86
Ntot ammesso allo scarico: 15 ppm:
172,50
187,50
360,00
87
Ntot da nitrificare: = Kg/g
77,62
95,62
173,24
88
Concentrazione Ntot presente in vasca: ppm
4,85
5,98
10,83
460
500
960,00
La m ssa di nitrati presenti in vasca è, pertanto, di 10,83 gm/l, minore di quanto è ammesso
allo scarico dalla Legge 152/99 (20ppm) e dunque, la fase di denitrificazione non risulta necessaria.
Comune di Campomarino (CB) - Progetto preliminare per l’adeguamento della fognatura ed impianto di depurazione - relazione tecnica -
3)- Descrizione della consistenza tecnica dell’intervento
pag. 13
In conseguenza di quanto descritto si è ritenuto elaborare una soluzione progettuale che prevede
la realizzazione di unità tecnologiche, che vengono appresso descritte:
» Realizzazione di una stazione di pretrattamento dei liquami neri urbani, comprendente:
- Una unità di grigliatura medio-fine;
- Un flottatore meccanizzato;
- Un impianto di sollevamento e disidratazione delle sabbie estratte;
- Un separatore meccanico fine, a tamburo rotante (Idrascreen) e coclea di trasporto e scarico.
» Realizzazione di un bacino di equalizzazione e preareazione, della capacità prevista di 2.300
mc., dotato di impianto di laminazione della portata di alimentazione
degli esistenti reattori
biologici di ossidazione.
» Realizzazione di un bacino multivasca per la digestione aerobica dei fanghi di supero, del
volume complessivo di 6.500 mc.~
-------------------- I
Progettisti:
Dr. Ing. Felice Di Giandomenico
Dr. Ing. Sante Di Giuseppe
Comune di Campomarino (CB) - Progetto preliminare per l’adeguamento della fognatura ed impianto di depurazione - relazione tecnica -
pag. 14
Oggetto
Indirizzo cantiere
PRIME INDICAZIONI E DISPOSIZIONI
PER LA STESURA DEL
PIANO DI SICUREZZA E COORDINAMENTO
(Art. 1 comma 2 lett. f All. XXI di cui all'Art.164
del D.L.gs n. 163 del 2006)
Committente:
1
Oggetto
Indirizzo cantiere
INDICE
1.0
PREMESSA - SCOPO....................................................................................................................................3
2.0
ORGANIGRAMMA.......................................................................................................................................3
3.0
LEGGI E NORME DI RIFERIMENTO..........................................................................................................3
4.0
DATI GENERALI RIGUARDANTI I LAVORI .............................................................................................4
4.1
Denominazione interventi...........................................................................................................................4
4.2
Committente...............................................................................................................................................4
4.3
Progettista/i ................................................................................................................................................4
4.4
Organismi di prevenzione e di servizio .......................................................................................................4
4.5
Geologia del terreno interessato dei lavori ..................................................................................................4
4.6
Opere in esercizio sull’area di cantiere .......................................................................................................5
4.7
Idrologia e climatologia ..............................................................................................................................5
4.71 Misure generali di protezione da adottare contro gli sbalzi eccessivi di temperatura ..........................................5
4.8
Restrizione all’uso di determinate zone del cantiere....................................................................................5
5.0
DESCRIZIONE SOMMARIA DELL’OPERA ED ELENCO IN SINTESI DELLE PRINCIPALI FASI
LAVORATIVE..........................................................................................................................................................6
5.1 Allestimento e smontaggio cantiere .........................................................................................................6
5.2
Lavorazioni da eseguire ..............................................................................................................................6
6.0
ANALISI DEI RISCHI PRINCIPALI .............................................................................................................8
7.0
PROVVEDIMENTI ORGANIZZATIVI RIGUARDANTI LA SICUREZZA IN CANTIERE .........................9
7.1
Definizione dei soggetti addetti all’organizzazione ed al controllo della sicurezza in cantiere .....................9
7.2
Norme comportamentali .............................................................................................................................9
7.3
Autorizzazioni specifiche per lavori o interventi particolari ...................................................................... 10
7.4
Documenti di sicurezza............................................................................................................................. 10
7.5
Elenco apparecchiature per le quali è richiesta l’omologazione................................................................. 12
8.0
PROVVEDIMENTI DA ADOTTARE PER EVITARE GLI INFORTUNI CHE POSSONO DERIVARE A
CAUSA DEI RISCHI DI CUI AL PRECEDENTE CAPITOLO 6.0.............................................................. 13
9.0
ISTRUZIONI PER IL PERSONALE ............................................................................................................ 20
10.0 DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE........................................................................................ 20
11.0 CARTELLI SEGNALETICI......................................................................................................................... 20
12.0 IMPIANTI ELETTRICI ............................................................................................................................... 22
13.0 MEZZI ANTINCENDIO .............................................................................................................................. 22
14.0 PIANO DI EMERGENZA - PRONTO SOCCORSO .................................................................................... 22
Committente:
2
Oggetto
Indirizzo cantiere
1.0
PREMESSA - SCOPO
Il presente documento ha lo scopo di dare le prime indicazioni per stesura del piano di sicurezza e
coordinamento che, in considerazione delle opere in appalto, si rendono necessarie al fine di assicurare che lo
svolgimento dei lavori avvenga in condizioni di sicurezza e di ordine.
Esse, quindi, non esauriscono in alcun modo il complesso di doveri e di obblighi ai quali il coordinatore, i
lavoratori, o le imprese, sono obbligati in virtù di patti contrattuali e di eventuali disposizioni particolari
impartite nei singoli casi dalla direzione del cantiere.
La seguente nota informativa ha il fondamentale scopo di conseguire per fasi la progettazione della sicurezza
al fine di garantire l’incolumità fisica di tutti i lavoratori dipendenti del futuro cantiere compresi anche quelli
che eventualmente presteranno attività alle dipendenze di imprese subappaltatrici.
Il presente piano è costituito da un piano generale di sicurezza relativo ai servizi comuni di cantiere e da tanti
piani particolareggiati per quante sono le lavorazioni (da fare in sede di progettazione esecutiva) che si
dovranno eseguire.
2.0
ORGANIGRAMMA
La Società per l’esecuzione dell’opera di cui al titolo dovrà avere il seguente organigramma :
- Direttore di Cantiere
- Assistente tecnico e Responsabile in sito
- Addetti alla sicurezza in cantiere
opere impiantistiche : da definire in piani particolareggiati
opere civili
: da definire in piani particolareggiati
Sistemazioni ambientali: da definire in piani particolareggiati
- Altre persone competenti designate dall’Impresa appaltatrice per i problemi attinenti la sicurezza e l’igiene
sul lavoro per singole particolari lavorazioni. Esse verranno designate nel corso dei lavori.
3.0
LEGGI E NORME DI RIFERIMENTO
A titolo puramente indicativo e non esaustivo, e senza in alcun modo limitare le prescrizioni applicabili,
vengono indicate di seguito le principali leggi italiane vigenti in materia:
Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro - DPR 547 del 27.04.1955;
Norme per l’igiene sul lavoro - DPR 303 del 19.03.1956;
Norme per la prevenzione degli infortuni e l’igiene sul lavoro in sotterraneo - DPR 320 del
20.03.1956;
Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale - Circolare n. 13 del 20.01.1982;
Legge n. 46 del 05.03.1990;
Art. 2087 del Codice Civile - Tutela delle condizioni di lavoro;
Direttiva 89/391 CEE del 12.06.89 riguardante l’attuazione di misure volte a promuovere il
miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul lavoro;
Direttive “particolari” ai sensi dell’Art. 16 della Direttiva 89/391 del 12.06.89;
Art. 24 della Legge n. 833 del 23.12.1978;
Legge n. 55 del 19.03.1990;
D.L. n. 277 del 15.08.1991;
D.L. 626/94;
D.L. 493/96;
D.L. 494/96;
D.L. 528/99 e successive modifiche ed integrazioni.
Committente:
3
Oggetto
Indirizzo cantiere
4.0
DATI GENERALI RIGUARDANTI I LAVORI
4.1
Denominazione interventi
Progetto di trattamento reflui civili del Comune di Campomarino nell'impianto di depurazione a servizio del
nucleo industriale della Valle del Biferno, nel limitrofo Comune di Termoli.
4.2
Committente
Committente Comune di Campomarino (CB)
Indirizzo: Campomarino,
4.3
Progettisti
Dott. Ing. Felice DI GIANDOMENICO
Capo Ufficio tecnico del Comune di Campomarino
Tel. 0875-5311; 0875-531209
Dott. Ing. Sante DI GIUSEPPE
Via Cavour, 45 Palombaro CH
tel. 0871-895660; 0871-895428 – fax 0871-895218
4.4
4.5
Organismi di prevenzione e di servizio
A.U.S.L. Teramoli
A.U.S.L. Campobasso
Ispettorato Provinciale del Lavoro -Campobasso
Ispettorato Provinciale del Lavoro – Ufficio di Termoli
ISPESL - Campobasso
Geologia del terreno interessato dei lavori
vedi rel. geologica
Committente:
4
Oggetto
Indirizzo cantiere
4.6
Opere in esercizio sull’area di cantiere
-------------------------------4.7
Idrologia e climatologia
Si citano a titolo di riferimento i dati storici registrati alla stazione di Capracotta (1421 m.s.l.m.) con
temperatura media annua di 8,8 °C e valori medi dei mesi estremi pari a – 0,4 e + 18,4 °C, rispettivamente nei
mesi di febbraio e luglio; l’escursione termica annua risulta di 18.8 °C, indice di una continentalità propria di
una stazione interna e d’alta quota (T.C.I., 1957). Solo per confronto con condizioni climatiche a livello del
mare vengono citati dati recenti, registrati alla stazione di Pescara nel periodo 1992-1996 (ISTAT, 1998):
• Temperatura: media delle massime 19,8 °C; delle minime 8,8 °C; 14 giorni di gelo/anno;
• Precipitazioni: 476,7 mm, con 59 giorni piovosi
In relazione al gradiente applicabile alle nostre latitudini di - 0,6 °C per ogni 100 m. di altitudine il clima del
sito va considerato ovviamente più similare a quello della stazione di Pescara caratteristico di situazioni di
spiccata continentalità proprie dell’acrocoro abruzzese.
4.71 Misure generali di protezione da adottare contro gli sbalzi eccessivi di temperatura
Ad eccezione di talune lavorazioni specifiche, come quelle che si svolgono in sotterraneo o nei cassoni ad aria
compressa o nell'industria cinematografica cui è dedicata apposita normativa vigente, in tutte le altre dovranno
valutarsi di volta in volta le condizioni climatiche che vi si stabiliscono.
Il microclima dei luoghi di lavoro dovrà essere adeguato all'organismo umano durante il tempo di lavoro,
tenuto conto sia dei metodi di lavoro applicati che degli sforzi fisici imposti ai lavoratori.
I posti di lavoro in cui si effettuano lavori di saldatura, taglio termico e, più in generale, tutte quelle attività che
comportano l'emissione di calore dovranno essere opportunamente protetti, delimitati e segnalati.
Nel caso di lavorazioni che si svolgono in ambienti confinati o dei locali destinati al ricovero dei lavoratori
(mense, servizi igienici, spogliatoi, ecc.), dovranno prevedersi impianti opportunamente dimensionati per il
ricambio dell'aria. Quando non è conveniente modificare la temperatura di tutto l'ambiente (come nelle
lavorazioni che si svolgono all'aperto), si deve provvedere alla difesa dei lavoratori contro le temperature
troppo alte o troppo basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di protezione.
4.8
Restrizione all’uso di determinate zone del cantiere
In sede di progettazione esecutiva della sicurezza, saranno individuate delle zone per lo stoccaggio di materiali
e mezzi, delle zone interessate dalle lavorazioni, delle zone adibite ai baraccamenti di cantiere nonché la
viabilità di cantiere e l’impi antistica necessaria.
Durante il lavoro bisognerà necessariamente disporre la segnaletica opportuna.
4.9
Previsioni di utilizzo di mano d’opera e mezzi
- mano d’opera impiegata max n. 5 Lavoratori max nelle diverse mansioni e qualifiche
n. 1
- autocarri
n. 1
- pale caricatrici
- autogrù
n. 1
n. 1
- generatori
- betoniere
n. 1
n. 1
- escavatori
- attrezzi manuali
Tutti i mezzi impiegati saranno periodicamente controllati e ne verrà accertata la perfetta condizione di
manutenzione e funzionamento.
Committente:
5
Oggetto
Indirizzo cantiere
5.0 DESCRIZIONE SOMMARIA DELL’OPERA ED ELENCO IN SINTESI DELLE
PRINCIPALI FASI LAVORATIVE
Le fasi lavorative previste nell’intervento di completamento dell'impianto (fase terziaria) si possono così
sintetizzare:
•
•
•
•
•
5.1
Allestimento e smontaggio cantiere
Scavi e movimento terra
Fondazioni
Strutture in c.a.
Macchinari ed impianti
Allestimento e smontaggio cantiere
L'allestimento del cantiere costituisce la prima fase lavorativa di qualsivoglia intervento.
Dalle scelte che verranno fatte in questo momento, di tipo logistico e funzionale, dipenderà l'andamento del
cantiere, sia in termini di efficienza che di sicurezza.
L'allestimento e l'organizzazione di un cantiere, comporta una serie di attività, come quelle di seguito elencate:
a)
delimitazione del perimetro del cantiere;
b)
approntamento della viabilità interna del cantiere, delle vie d’accesso, delle aree di deposito dei
materiali;
c)
ubicazione delle baracche: ad uso spogliatoi e per i servizi igienico-sanitari;
d)
realizzazione delle condutture dell’acqua potabile e fognarie a servizio del cantiere;
e)
approntamento della segnaletica di cantiere;
f)
approvvigionamento delle attrezzature e mezzi d’opera, dei mezzi di protezione personale e di pronto
soccorso, loro relativa verifica funzionale e normativa
La rimozione del cantiere realizzata attraverso lo smontaggio delle postazioni di lavoro fisse (banco del
ferraiolo, betoniera, molazza, ecc.), di tutti gli impianti di cantiere (elettrico, idrico, ecc.), delle opere
provvisionali e di protezione, della recinzione posta in opera all'insediamento del cantiere stesso ed il
caricamento di tutte le attrezzature, macchine e materiali eventualmente presenti, su autocarri per
l'allontanamento.
5.2
Lavorazioni da eseguire
Le lavorazioni e le relative attività contemplate sono le seguenti:
1. Scavi e movimento terra
a. Valutazione ambientale: vegetale, colturale, archeologico, urbano, geo-morfologico
b. Ispezione ricerca sottosuolo
c. Preparazione, delimitazione e sgombero area
d. Esercizio impianti aggottamento
e. Predisposizione paratie sostegno contro terra ed opere di carpenteria per la messa in opera
f. Predisposizione, ancoraggio e posa di passerelle, parapetti ed andatoie provvisorie
g. Movimento macchine operatrici
h. Deposito provvisorio materiali di scavo
i. Carico e rimozione materiali di scavo
j. Interventi con attrezzi manuali per regolarizzazione superficie di scavo e pulizia
2. Fondazioni
a. Perimetrazione, delimitazione e sgombero area
Committente:
6
Oggetto
Indirizzo cantiere
b. Tracciamenti
c. Predisposizione letto d’appoggio
d. Movimento macchine operatrici ed impianti di sollevamento
e. Preparazione e posa casserature
f. Approvvigionamento, lavorazione e posa ferro
g. Getto calcestruzzo
h. Sorveglianza e controllo della presa
i. Disarmo delle casserature
j. Ripristino viabilità e pulizia
3. Strutture in c.a.
a. Perimetrazione, delimitazione e sgombero area
b. Movimento macchine operatrici
c. Taglio, demolizione, scanalatura calcestruzzo
d. Formazione ponteggi, piattaforme e piani di lavoro
e. Preparazione e posa casserature
f. Approvvigionamento, lavorazione e posa ferro
g. Protezione botole e asole
h. Getto calcestruzzo
i. Sorveglianza e controllo della presa
j. Disarmo delle casserature
k. Ripristino viabilità
l. Pulizia e movimentazione delle casserature
Committente:
7
Oggetto
Indirizzo cantiere
6.0
ANALISI DEI RISCHI PRINCIPALI
I rischi evidenziati dall’analisi dei pericoli ed delle situazioni pericolose durante il lavoro sono, in una prima fase di
analisi, di seguito riportate.
•
•
•
Scavi e movimento terra
Cadute dall’alto;
seppellimento, sprofondamento
urti, colpi. impatti, compressioni,
scivolamenti, cadute a livello
elettrici
rumore
cadute di materiale dall’alto
annegamento (in presenza di corsi d’acqua o canalizzazioni)
investimento (da parte dei mezzi meccanici);
cesoiamenti e schiacciamenti;
polveri, fibre;
infezioni da microrganismi (in ambienti insalubri)
Fondazioni
Cadute dall’alto (all’interno degli scavi)
seppellimento, sprofondamento
urti, colpi. impatti, compressioni,
punture, tagli, abrasioni
vibrazioni
scivolamenti, cadute a livello
elettrici
rumore
cesoiamenti e schiacciamenti;
cadute di materiale dall’alto
annegamento (in presenza di corsi d’acqua o canalizzazioni)
investimento (da parte dei mezzi meccanici)
polveri, fibre
getti, schizzi
allergeni
Strutture in c.a.
Cadute dall’alto
urti, colpi. impatti, compressioni,
punture, tagli, abrasioni
vibrazioni
scivolamenti, cadute a livello
elettrici
rumore
cesoiamenti e schiacciamenti;
cadute di materiale dall’alto
investimento (da parte dei mezzi meccanici)
movimentazione manuale dei carichi
polveri, fibre
getti, schizzi
allergeni
olii minerali e derivati
Committente:
8
Oggetto
Indirizzo cantiere
7.0
PROVVEDIMENTI ORGANIZZATIVI RIGUARDANTI LA SICUREZZA IN
CANTIERE
7.1
Definizione dei soggetti addetti all’organizzazione ed al controllo della sicurezza in cantiere
a) Direttore del cantiere: la persona nell’ambito dell’organizzazione a cui è attribuita la
responsabilità complessiva dell’esecuzione dei lavori;
b) Assistente tecnico e responsabile in sito: la persona nell’ambito dell’organizzazione che coordina le
attività di realizzazione in sito e ne è responsabile per ciò che attiene alla sicurezza e igiene del lavoro;
c) Addetti alla sicurezza: ogni persona competente designata per i problemi attinenti alla sicurezza
sul lavoro di singole fasi dell’opera, di lavorazioni in subappalto o di forniture in opera.
7.2
Norme comportamentali
a)
Direttore del cantiere
Deve:
- redigere il piano di sicurezza generale e sue integrazioni;
- controllare l’esecuzione e la programmazione dei lavori;
- mettere a conoscenza di tutti i preposti di cantiere le modalità applicative del piano di
sicurezza generale nelle varie fasi realizzative;
- attuare periodiche riunioni con i preposti per esaminare la conformità delle opere in esecuzione al
progetto e verificare se si presentano rischi non previsti nel piano generale di sicurezza ed indicare o
richiedere le relative misure di prevenzione.
b)
Assistente Tecnico e responsabile in sito
Ha il compito di:
- attuare ed attenersi scrupolosamente alle prescrizioni del piano generale di sicurezza e sue
integrazioni;
- rendere edotti i lavoratori dei rischi specifici cui sono esposti e portare a loro conoscenza le
norme essenziali di prevenzione;
- vigilare in merito all’effettivo impiego da parte dei lavoratori dei mezzi personali di
prevenzione;
- curare l’affissione in cantiere di estratti delle principali norme di prevenzione degli
infortuni;
- verificare che gli impianti di cantiere siano stati messi in sicurezza rispetto all’alimentazione
elettrica;
- vigilare sull’osservanza delle prescrizioni del piano generale di sicurezza e sue integrazioni da
parte delle imprese e dei lavoratori operanti in cantiere;
- aggiornare e conservare i documenti di sicurezza.
c)
Addetti alla sicurezza
Hanno il compito di (limitatamente alle opere di loro competenza):
- attuare ed attenersi scrupolosamente alle prescrizioni del piano generale di sicurezza e sue
integrazioni;
- rendere edotti i lavoratori dei rischi specifici di quella fase operativa;
- vigilare in merito all’effettivo impiego da parte dei lavoratori dei mezzi personali di
prevenzione;
Committente:
9
Oggetto
Indirizzo cantiere
7.3
Autorizzazioni specifiche per lavori o interventi particolari
I lavori di seguito elencati devono essere eseguiti solo dopo autorizzazione scritta da parte del Direttore di
Cantiere:
a) prelievi dai depositi o dalle reti di cantiere di:
¾ energia elettrica;
¾ acqua potabile;
¾ reagenti chimici;
b) prelievi su o presso parti in tensione
c) accensione di fuochi
d) interferenze col traffico
e) interferenze con zone interessanti i campi di azione degli apparecchi di sollevamento;
f) trasporti eccezionali;
g) rimozione di opere provvisionali messe in opera da subappaltatori;
h) realizzazione di depositi bombole di gas compressi o liquidi;
i) visita ai lavori da parte di persone non direttamente interessate all’esecuzione dei lavori stessi.
7.4
Documenti di sicurezza
Notifica preliminare all'organo di vigilanza per i cantieri soggetti al D.LGS. n. 494/96
Piano di sicurezza e di coordinamento per i cantieri edili
Schede di sicurezza dei preparati a base chimica utilizzati in cantiere
Certificato di iscrizione della Camera di Commercio delle imprese appaltatrici
e lavoratori autonomi.
Rapporto di valutazione dell'esposizione personale dei lavoratori al rumore
Generalità del medico competente incaricato degli accertam enti sanitari periodici
Dichiarazione di idoneità sanitaria dei lavoratori
Documentazione riferita alla effettuazione della profilassi antitetanica
Nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione.
Comunicazione del datore di lavoro alla USL e all'Ispettorato del lavoro
(competente per territorio) del responsabile del servizio prevenzione e protezione
Autorizzazione ministeriale ed istruzioni per l'uso del ponteggio
Notifica preliminare all'organo di vigilanza per i cantieri soggetti al D.LGS. n. 494/96
Piano di sicurezza e di coordinamento per i cantieri edili
Schede di sicurezza dei preparati a base chimica utilizzati in cantiere
Certificato di iscrizione della Camera di Commercio delle imprese appaltatrici
e lavoratori autonomi.
Rapporto di valutazione dell'esposizione personale dei lavoratori al rumore
Generalità del medico competente incaricato degli accertamenti sanitari periodici
Dichiarazione di idoneità sanitaria dei lavoratori
Documentazione riferita alla effettuazione della profilassi antitetanica
Nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione.
Comunicazione del datore di lavoro alla USL e all'Ispettorato del lavoro
(competente per territorio) del responsabile del servizio prevenzione e protezione
Autorizzazione ministeriale ed istruzioni per l'uso del ponteggio
D.LGS. n. 494/96 Art. 11
D.LGS. n. 494/96 Art. 11
D.M. 28/01/92
D.LGS. n. 626/94 Art. 7
D.LGS. n. 277/91 Art. 40
D.P.R. n. 303/56 Art. 33-34
D.LGS. n. 624/96
L. 292/63
D.LGS. n. 626/94 Art. 4
D.LGS. n. 626/94 Art. 4-8
D.P.R. n. 164/56 Art. 30-38
D.LGS. n. 494/96 Art. 11
D.LGS. n. 494/96 Art. 11
D.M. 28/01/92
D.LGS. n. 626/94 Art. 7
D.LGS. n. 277/91 Art. 40
D.P.R. n. 303/56 Art. 33-34
D.LGS. n. 624/96
L. 292/63
D.LGS. n. 626/94 Art. 4
D.LGS. n. 626/94 Art. 4-8
D.P.R. n. 164/56 Art. 30-38
Certificati Imprese
A scopo preventivo e per le esigenze normative le imprese che operano in cantiere dovranno mettere a
disposizione del committente e custodire presso gli uffici di cantiere la seguente documentazione:
¾ copia iscrizione alla C.C.I.A.A.;
¾ certificati regolarità contributiva INPS;
Committente:
10
Oggetto
Indirizzo cantiere
¾
¾
¾
¾
certificati iscrizione Cassa Edile;
copia del registro infortuni;
copia del libro matricola dei dipendenti;
piano di sicurezza corredato dagli eventuali aggiornamenti.
Inoltre, dovrà essere conservata negli uffici del cantiere anche la seguente documentazione:
¾ libretti di omologazione degli apparecchi di sollevamento ad azione non manuale di portata
superiore a 200 kg.;
¾ copia di denuncia di installazione per gli apparecchi di sollevamento non manuali di portata
superiore a 200 kg.;
¾ verifica trimestrale delle funi e delle catene riportata sul libretto di omologazione degli
apparecchi di sollevamento;
¾ verifica annuale degli apparecchi di sollevamento non manuali di portata superiore a 200 kg.;
¾ dichiarazione di stabilità degli impianti di betonaggio;
¾ copia di autorizzazione ministeriale e relazione tecnica per i ponteggi metallici fissi;
¾ disegno esecutivo del ponteggio firmato dal responsabile di cantiere per ponteggi montati
secondo schemi tipo;
¾ progetto del ponteggio ad opera di ingegnere o architetto abilitato per ponteggi difformi da
schemi tipo o per altezze superiori a 20 m;
¾ dichiarazione di conformità Legge 46/90 per impianto elettrico di cantiere;
¾ segnalazione all'esercente l'energia elettrica per lavori effettuati a meno di 5 metri dalle linee
elettriche stesse;
¾ scheda di denuncia (Modello A) degli impianti di protezione inoltrata all'ISPESL competente
per territorio;
¾ scheda di denuncia (Modello B) degli impianti di messa a terra inoltrata all'ISPESL
competente per territorio;
Certificati Lavoratori
A scopo preventivo e per le esigenze normative va tenuta presso gli uffici
documentazione:
¾ registro delle visite mediche periodiche;
¾ certificati di idoneità per lavoratori minorenni;
¾ tesserini di vaccinazione antitetanica.
del cantiere la seguente
Contenuti Minimi del POS
Con il Nuovo Regolamento sui contenuti minimi dei piani di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili, in
attuazione dell'art. 31, comma 1, della legge del 11/02/1994 n. 109, i POS dovranno adeguarsi a quanto
specificato dal Decreto nel Capo III, art. 6.
Esso contiene almeno i seguenti elementi.
1
Dati Identificativi dell'Impresa Esecutrice
Datore di Lavoro
Nome e Cognome
Indirizzo
Numeri Telefonici Sede legale
Numeri Telefonici Cantiere
RSPP
Nome e Cognome
Indirizzo
Numeri Telefonici
Addetti alle Emergenze in cantiere
Addetti al Pronto Soccorso
Nome e Cognome
Addetti antincendio
Nome e Cognome
Committente:
11
Oggetto
Indirizzo cantiere
Addetti Evacuazione
RLS
Medico Competente
Direttore Tecnico
Capo Cantiere
Nome e Cognome
Nome e Cognome
Nome e Cognome
Indirizzo
Numeri Telefonici
Nome e Cognome
Numeri Telefonici
Nome e Cognome
Numeri Telefonici
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
Specifiche mansioni inerenti la sicurezza delle varie figure sopra nominate
Numero e mansionario dipendenti operanti in cantiere
Descrizione attività di cantiere
Modalità organizzative (turni di lavoro, operai/turno)
Elenco delle opere provvisionali impiegate
Elenco Impianti di cantiere
Elenco Attrezzature e macchinari
Elenco sostanze e preparati pericolosi impiegati
Esito della Valutazione del Rumore
Misure preventive e protettive integrative adottate rispetto al PSC
Eventuali procedure complementari e di dettaglio richieste dal PSC
Elenco DPI
Documentazione inerente l'informazione e la formazione dei lavoratori
7.5
Elenco apparecchiature per le quali è richiesta l’omologazione
E’ opportuno riepilogare di seguito tutte quelle attrezzature, macchine ed impianti di probabile uso che devono
essere per disposizione di Legge collaudati e sottoposti a verifica periodica, per accertarne lo stato di
efficienza in relazione alla sicurezza:
- recipienti per il trasporto di gas compressi, liquefatti e disciolti (bombole, bidoni, bomboloni,
serbatoi, ecc.);
- montacarichi;
- argani e paranchi;
- gru a struttura limitata (monorotaie, bandiere, ecc.);
- gru su autocarro ed attrezzature accessorie (prolunghe meccaniche, prolunghe articolate, verricello
con o senza accessori);
- gru a mensola;
- idroestrattori;
- impianti di protezione contro le scariche atmosferiche;
- impianti di messa a terra;
- impianti antideflagranti e di tipo stagno;
- ponteggi metallici fissi;
- indumenti protettivi;
- elmetti;
- cinture di sicurezza.
Le norme e gli elenchi sopra riportati non esauriscono completamente la materia ed hanno pertanto un valore
indicativo.
Committente:
12
Oggetto
Indirizzo cantiere
8.0
PROVVEDIMENTI DA ADOTTARE PER EVITARE GLI INFORTUNI CHE
POSSONO DERIVARE A CAUSA DEI RISCHI DI CUI AL PRECEDENTE
CAPITOLO 6.0
1. CADUTE DALL’ALTO
Le perdite di stabilità dell’equilibrio di persone che possono comportare cadute da un piano di lavoro
ad un altro posto a quota inferiore (di norma con dislivello maggiore di 2 metri), devono essere
impedite con misure di prevenzione, generalmente costituite da parapetti di trattenuta applicati a tutti i
lati liberi di travi, impalcature, piattaforme, ripiani, balconi, passerelle e luoghi di lavoro o di
passaggio sopraelevati. Qualora risulti impossibile l’applicazione di tali protezioni devono essere
adottate misure collettive o personali atte ad arrestare con il minore danno possibile le cadute. A
seconda dei casi possono essere adottate misure collettive o personali atte ad arrestare con il minor
danno possibile le cadute. A seconda dei casi possono essere utilizzate: superfici di arresto costituite
da tavole in legno o materiali semirigidi; reti o superfici di arresto molto deformabili; dispositivi di
protezione individuale di trattenuta e di arresto.
Lo spazio corrispondente al percorso di eventuale caduta deve essere reso preventivamente libero da
ostacoli capaci di interferire con le persone in caduta, causandogli danni o modificandone la traiettoria
.
2. SEPPELLIMENTO - SPROFONDAMENTO
I lavori di scavo di scavo all’aperto o in sotterraneo, con mezzi meccanici, devono essere preceduti da
un accertamento delle condizioni del terreno e delle opere eventualmente esistenti nella zona
interessata. Devono essere adottate tecniche di scavo adatte alle circostanze che garantiscono anche la
stabilità degli edifici, delle opere preesistenti e delle loro fondazioni. Gli scavi devono essere realizzati
e armati come richiesto dalla natura del terreno, dall’inclinazione delle pareti e dalle altre circostanze
influenti sulla stabilità ed in modo da impedire slittamenti, frane, crolli e da resistere alle spinte
pericolose, causate anche da piogge, infiltrazioni, cicli di gelo e disgelo. La messa in opera manuale o
meccanica delle armature deve di regola seguire immediatamente l’operazione di scavo. Devono essere
predisposti percorsi e mezzi per il sicuro accesso ai posti di lavoro e per il rapido allontanamento in
caso di emergenza. La presenza di scavi aperti deve essere in tutti i casi adeguatamente segnalata. Sul
ciglio degli scavi devono essere vietati i depositi di materiali, l’installazione di macchine pesanti o fonti
di vibrazioni e urti per il passaggio e la sosta dei veicoli.
3. PUNTURE - TAGLI – ABRASIONI
Deve essere evitato il contatto del corpo dell’operatore con elementi taglienti o pungenti o comunque
capaci di procurare lesioni. Tutti gli organi lavoratori delle apparecchiature devono essere protetti
contro i contatti accidentali. Dove non sia possibile eliminare il pericolo o non siano sufficienti le
protezioni collettive (delimitazione delle aree a rischio), devono essere impiegati i DPI idonei alla
mansione (calzature di sicurezza, guanti, grembiuli di protezioni, schermi, occhiali, ecc.)
4. URTI - COLPI - IMPATTI – COMPRESSIONI
Le attività che richiedono sforzi fisici e/o repentini devono essere eliminate o ridotte anche attraverso
l’impiego di attrezzature idonee alla mansione. Gli utensili, gli attrezzi e gli apparecchi per l’impiego
manuale devono essere tenuti in buono stato di conservazione ed efficienza e quando non utilizzati
devono essere tenuti in condizioni di equilibrio stabile (es. riposti in contenitori o assicurati al corpo
dell’addetto) e non devono ingombrare posti di passaggio o di lavoro. I depositi di materiali in cataste,
pile e mucchi devono essere organizzati in modo da evitare crolli o cedimenti e permettere una sicura e
agevole movimentazione
5. VIBRAZIONI
Qualora non sia possibile evitare l’utilizzo diretto di utensili ed attrezzature comunque capaci di
trasmettere vibrazioni al corpo dell’operatore, queste ultime devono essere dotate di tutte le soluzioni
Committente:
13
Oggetto
Indirizzo cantiere
tecniche più efficaci per le protezioni dei lavoratori (es. manici antivibrazioni, dispositivi di
smorzamento, ecc.) ed essere mantenute in stato di perfetta efficienza. I lavoratori addetti devono
essere sottoposti a sorveglianza sanitaria e deve essere valutata l’opportunità di adottare la rotazione
tra gli operatori.
6. SCIVOLAMENTI – CADUTE A LIVELLO
I percorsi per la movimentazione dei carichi ed il dislocamento dei depositi devono essere scelti in
modo da evitare quanto più possibile le interferenze con zone in cui trovano persone. I percorsi
pedonali interni al cantiere devono sempre essere mantenuti sgombri da attrezzature, materiali,
macerie o altro capace di ostacolare il cammino degli operatori. Tutti gli addetti devono indossare
calzature idonee. Per ogni postazione di lavoro è necessario individuare la via di fuga più vicina. Deve
altresì provvedersi per il sicuro accesso ai posti di lavoro in piano, in elevazione e in profondità. Le
vie d’accesso al cantiere e quelle corrispondenti ai percorsi interni devono essere illuminate secondo le
necessità diurne e notturne.
7. CALORE – FIAMME – ESPLOSIONE
Nei lavori effettuati in presenza di materiali, sostanze o prodotti infiammabili, esplosivi o
combustibili, devono essere adottate le misure atte ad impedire i rischi conseguenti. In particolare:
• Le attrezzature e gli impianti devono essere di tipo idoneo all’ambiente in cui si deve
operare;
• Le macchine, i motori e le fonti di calore eventualmente preesistenti negli ambienti devono
essere tenute inattive; gli impianti elettrici preesistenti devono essere messi fuori tensione;
• Non devono essere contemporaneamente eseguiti altri lavori suscettibili di innescare
esplosioni od incendi, né introdotte fiamme libere o corpi caldi;
• Gli addetti devono portare calzature ed indumenti che non consentano l’accumulo di
cariche elettrostatiche o la produzione di scintille e devono astenersi dal fumare;
• Nelle immediate vicinanze devono essere predisposti estintori idonei per la classe di
incendio prevedibile;
• All’ingresso degli ambienti o delle periferie delle zone interessate dai lavori devono essere
poste scritte e segnali ricordanti il pericolo.
Nei lavori a caldo con bitumi, catrami, asfalto e simili devono essere adottate misure contro i rischi di:
traboccamento delle masse calde dagli apparecchi di riscaldamento e dai recipienti per il trasporto;
incendio, ustione.
Durante le operazioni di taglio e saldatura deve essere impedita la diffusione di particelle di metallo
incandescente al fine di evitare ustioni e focolai d’incendio. Gli addetti devono fare uso degli idonei
dispositivi di protezione individuali.
8. ELETTRICI
Prima di iniziare le attività deve essere effettuata una ricognizione dei luoghi di lavoro al fine di
individuare la eventuale esistenza di linee elettriche aeree o interrate e stabilire le idonee precauzioni per
evitare possibili contatti diretti o indiretti con elementi in tensione. I percorsi e la profondità delle linee
interrate o in cunicolo in tensione devono essere altresì formulate apposite e dettagliate istruzioni scritte
per i preposti e gli addetti ai lavori in prossimità di linee elettriche. La scelta degli impianti e delle
attrezzature elettriche per le attività da svolgere deve essere effett uata in funzione dello specifico ambiente
di lavoro, verificandone la conformità alle norme di legge e di buona tecnica. L’impianto elettrico di
cantiere deve essere sempre progettato e deve essere redatto in forma scritta nei casi previsti dalla
legge; l’esecuzione, la manutenzione e la riparazione dello stesso deve essere effettuata
da personale qualificato.
9. RUMORE
Nell’acquisto di nuove attrezzature occorre prestare particolare attenzione alla silenziosità d’uso. Le
attrezzature devono essere correttamente mantenute ed utilizzate, in conformità alle indicazioni del
Committente:
14
Oggetto
Indirizzo cantiere
fabbricante, al fine di limitarne la rumorosità eccessiva. Durante il funzionamento gli scrmi e le paratie
delle attrezzature devono essere mantenute chiuse e dovranno essere evitati i rumori inutili.
Quando il rumore di una lavorazione o di una attrezzatura non può essere eliminato e ridotto, si
devono porre in essere protezioni collettive quali la delimitazione dell’area interessata e/o la posa in
opera di schermature supplementari della fonte di rumore. Se la rumorosità non è diversamente
abbattibile è necessario adottare i DPI conformi a quanto indicato nel rapporto di valutazione del
rumore e prevedere la rotazione degli addetti alle mansioni rumorose.
10. RADIAZIONI NON IONIZZANTI
I posti di lavoro in cui si effettuano lavori di saldatura, taglio termico e altre attività che comportano
l’emissione di radiazioni e/o calore devono essere opportunamente protetti, delimitati e segnalati. I
lavoratori presenti nelle aree di lavoro devono essere informati sui rischi in modo tale da evitare
l’esposizione accidentale alle radiazioni suddette. Gli addetti devono essere adeguatamente
informati/formati, utilizzare i DPI idonei ed essere sottoposti a sorveglianza sanitaria.
11. CESOIAMENTO – STRITOLAMENTO
Il cesoiamento e lo stritolamento di persone tra parti mobili di macchine e parti fisse delle medesime o
di opere, strutture provvisionali o altro, deve essere impedito limitando con mezzi materiali il percorso
delle parti mobili o segregando stabilmente la zona pericolosa. Qualora ciò non risulti possibile deve
essere installata una segnaletica appropriata e devono essere osservate opportune distanze di rispetto;
ove del caso devono essere disposti comandi di arresto di emergenza in corrispondenza dei punti di
potenziale pericolo.
12. CADUTA DI MATERIALE DALL’ALTO
Le perdite di stabilità incontrollate dell’equilibrio di masse materiali in posizione ferma o nel corso di
maneggio e trasporto manuale e meccanico ed i conseguenti moti di crollo, scorrimento, caduta
inclinata su pendii o verticale nel vuoto devono di regola, essere impediti mediante la corretta
sistemazione delle masse o attraverso l’adozione di misure atte a trattenere i corpi in relazione alla loro
natura, forma e peso. Gli effetti dannosi conseguenti alla possibile cadute di masse materiali su
persone o cose devono essere eliminati mediante dispositivi rigidi o elastici di arresto aventi
robustezza, forme e dimensioni proporzionate alle caratteristiche dei corpi di caduta.
Quando i dispositivi di trattenuta o di arresto risultino mancanti o insufficienti, deve essere impedito
l’acceso involontario alle zone di prevedibile caduta, segnalando convenientemente la natura del
pericolo. Tutti gli addetti devono comunque fare uso dell’elmetto di protezione personale.
13. ANNEGAMENTO
Nelle attività in presenza di corsi o bacini d’acqua devono essere prese misure per evitare
l’annegamento accidentale. I lavori superficiali o di escavazione nel letto o in prossimità di corsi o
bacini d’acqua o in condizioni simili devono essere programmati tenendo conto delle variazioni del
livello dell’acqua, prevedendo mezzi per la rapida evacuazione. Deve essere approntato un programma
di pronto intervento per il salvataggio delle persone sorprese da interruzioni d’acqua o cadute in acqua
e previste le attrezzature necessarie. Le persone esposte a tale rischio devono indossare giubbotti in
sommergibili. Gli esposti al rischio, gli incaricati degli interventi e tutti gli addetti al cantiere devono
essere informati e formati sul comportamento da tenere e addestrati in funzione dei relativi compiti.
14. INVESTIMENTO
Per l’accesso al cantiere degli addetti ai lavori e dei mezzi di lavoro devono essere predisposti percorsi
sicuri. Deve essere comunque sempre impedito l’accesso di estranei alle zone di lavoro. All’interno del
cantiere la circolazione degli automezzi e delle macchine semoventi deve essere regolata con norme il
più possibile simili a quelle della circolazione sulle strade pubbliche e la velocità deve essere limitata a
seconda delle caratteristiche e condizioni dei percorsi e dei mezzi. Per l’accesso degli addetti ai
rispettivi luoghi di lavoro devono essere approntati percorsi sicuri e, quando necessario, separati da
quelli dei mezzi meccanici.
Committente:
15
Oggetto
Indirizzo cantiere
15. MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI
La movimentazione manuale dei carichi deve essere ridotta al minimo e razionalizzata al fine di non
richiedere un eccessivo impegno fisico del personale addetto. In ogni caso è opportuno ricorrere ad
accorgimenti quali la movimentazione ausiliaria o la ripartizione del carico. Il carico da movimentare
deve essere facilmente afferrabile e non deve presentare caratteristiche tali da provocare lesioni al
corpo dell’operatore, anche in funzione della tipologia della lavorazione. In relazione alle
caratteristiche ed entità dei carichi, l’attività di movimentazione manuale deve essere preceduta ed
accompagnata da un’adeguata azione di informazione e formazione, previo accertamento, per attività
non sporadiche, delle condizioni di salute degli addetti.
16. POLVERI E FIBRE
Nelle lavorazioni che prevedono l’impiego di materiali in grana minuta o in polvere oppure fibrosi e
nei lavori che comportano l’emissione di polveri o fibre dei materiali lavorati, la produzione e/o la
diffusione delle stesse deve essere ridotta al minimo utilizzando tecniche e attrezzature idonee. Le
polveri e le fibre captate e quelle depositatesi, se dannose, devono essere sollecitatamene raccolte ed
eliminate con i mezzi e gli accorgimenti richiesti dalla loro natura. Qualora la quantità d i polveri o
fibre presenti superi i limiti tollerati e comunque nelle operazioni di raccolta ed allontanamento di
quantità importanti delle stesse, devono essere forniti ed utilizzati indumenti di lavoro e DPI idonei alle
attività ed eventualmente, ove ric hiesto, il personale interessato deve essere sottoposto a sorveglianza
sanitaria.
17. GETTI-SCHIZZI
Nei lavori a freddo e a caldo, eseguiti a mano o con apparecchi, con materiali, sostanze e prodotti che
danno luogo a getti e schizzi dannosi per la salute devono essere adottati provvedimenti atti ad
impedirne la propagazione nell’ambiente di lavoro, circoscrivendo la zona di intervento. Gli addetti
devono indossare adeguati indumenti di lavoro e utilizzare i DPI necessari.
18. GAS – VAPORI
Nei lavori a freddo e a caldo, eseguiti a mano o con apparecchi , con materiali, sostanze e prodotti che
possono dar luogo, da soli o in combinazione, a sviluppo di gas, vapori, nebbie, aerosol e simili,
dannosi alla salute, devono essere adottati provvedimenti atti ad impedire che la concentrazione di
inquinanti nell’aria superi il valore massimo tollerato indicato dalle norme vigenti. La diminuzione
della concentrazione può anche essere ottenuta con mezzi di ventilazione generale o con mezzi di
aspirazione localizzata seguita da abbattimento. In ambienti confinanti deve essere effettuato il
controllo del tenore di ossigeno, procedendo all’insufflamento di aria pura secondo le necessità
riscontrate o utilizzando i DPI adeguati all’agente. Qualora sia accertata o sia da temere la presenza o
la possibilità di produzione di gas tossici o asfissianti o la irrespirabilità dell’aria ambiente e non sia
possibile assicurare una efficace aerazione ed una completa bonifica, gli addetti ai lavori devono
essere provvisti di idonei respiratori dotati di sufficiente autonomia. Deve sempre essere garantito il
continuo collegamento con persone all’esterno in grado di intervenire prontamente nei casi di
emergenza.
19. ALLERGENI
Tra le sostanze utilizzate in edilizia, alcune sono capaci di azioni allergizzanti (riniti, congiuntiviti,
dermatiti allergiche da contatto). I fattori favorenti l’azione allergizzante sono: brusche variazioni di
temperatura, azione disidratante e lipolitica dei solventi e dei leganti, presenza di sostanze vasoattive.
La sorveglianza sanitaria va attivata in presenza di sintomi sospetti anche in considerazione dei fattori
personali di predisposizione a contrarre questi tipi di affezione. In tutti i casi occorre evitare il contatto
diretto di parti di corpo con materiali resinosi, polverulenti, liquidi, aerosol e con prodotti chimici in
genere, utilizzando indumenti da lavoro e DPI appropriati (guanti, maschere,occhiali).
Committente:
16
Oggetto
Indirizzo cantiere
20. INFEZIONI DA MICRORGANISMI
Prima dell’inizio dei lavori di bonifica deve essere eseguito un esame della zona e devono essere
assunte informazioni per accertare la natura e l’entità dei rischi presenti nell’ambiente e l’esistenza di
eventuali malattie endemiche. Sulla base dei dati particolari rilevati e di quelli generali per lavori di
bonifica, deve essere approntato un programma tecnico-sanitario con la determinazione delle misure
da adottare in ordine di priorità per la sicurezza e l’igiene degli addetti nei posti di lavoro e nelle
installazioni igienico-assistenziali, da divulgare nell’ambito delle attività di informazione e formazione.
Quando si fa uso di mezzi chimici per l’eliminazione di insetti o altro, si devono seguire le indicazioni
dei produttori. L’applicazione deve essere effettuata solamente da persone ben istruite e protette. La
zona trattata deve essere segnalata con le indicazioni di pericolo e di divieto di accesso fino alla
scadenza di tempo indicato. Gli addetti devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria e devono
utilizzare indumenti protettivi e DPI appropriati.
21. OLI MINERALI E DERIVATI
Nelle attività che richiedono l’impiego di oli o derivati (es. stesura del disarmante sulle casseforme,
attività di manutenzione attrezzature e impianti) devono essere attivate le misure necessarie per
impedire il contatto diretto degli stessi con la pelle dell’operatore. Occorre altresì impedire la
formazione di aerosoli durante le fasi di lavorazione utilizzando attrezzature idonee. Gli addetti devono
costantemente indossare indumenti protettivi, utilizzare i DPI ed essere sottoposti a sorveglianza
sanitaria.
22. CATRAME E FUMO
Nei lavori a caldo con bitumi, catrami, asfalto e simili devono essere adottate misure contro i rischi di:
traboccamento delle masse calde dagli apparecchi di riscaldamento e dai recipienti per il trasporto;
incendio; ustione; diffusione di vapori pericolosi e nocivi. I trasportatori, i vagli, le tramogge, gli
scarichi dei forni di essiccamento del pietrisco devono essere costruiti o protetti in modo da evitare la
produzione e la diffusione di polveri e vapori oltre i limiti ammessi. L’aria uscente
dall’apparecchiatura deve essere guidata in modo da evitare che investa posti di lavoro. Gli addetti allo
spargimento manuale devono fare uso di occhiali o schermi facciali, guanti, scarpe e indumenti di
protezione. Tutti gli addetti devono comunque utilizzare i DPI per la protezione delle vie respiratorie
ed essere sottoposti a sorveglianza sanitaria.
23. AMIANTO
Per le attività edili che possono comportare per i lavoratori una esposizione ad amianto (es. rimozione
di manufatti contenenti amianto) devono essere eseguite le prescrizioni contenute nel D.Lgs. 277/91.
Tra le altre: misurazione del livello di concentrazione dell’agente, valutazione del livello di esposizione
personale, notifica eventuale all’Organo di vigilanza, tenuta del registro degli esposti, delimitazione e
protezione delle aree a rischio, pulizia e protezione di attrezzature e impianti, sorveglianza sanitaria,
informazione/formazione per gli addetti, impiego di idonei DPI, ecc..
Inoltre, di seguito si riportano altre indicazioni da seguire al fine di limitare i rischi a cui, in particolare i
lavoratori, sono esposti.
•
•
•
Delimitazione fisica dell’area di cantiere per impedire l’accesso di veicoli, cicli o pedoni. Verranno
comunque installati cartelli segnalatori di lavori in corso; qualora venissero oltrepassate le barriere di
delimitazione, sarà particolare cura del responsabile di cantiere o del caposquadra di invitare l’intruso/i ad
allontanarsi celermente;
verranno installati dei ponteggi metallici, con ancoraggi non superiori ai venti mq, conformi alle
disposizioni del DPR 7/1/56 N. 164 e del D.M. 2/9/68, muniti di idonei parapetti anticaduta, formati da
tubo corrimano superiore (h min. 1 mt) e tavola fermapiedi inferiore, alta 36-40 cm.;
quando sull’impalcato si trovano materiali che possono cadere facilmente all’esterno passando negli spazi
tra mancorrente e fermapiedi, il parapetto verrà reso cieco appendendo al tubo superiore dei riquadri di
robusta rete metallica muniti di ganci; tutte le maestranze e tutti i tecnici dovranno comunque calzare
Committente:
17
Oggetto
Indirizzo cantiere
•
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scarpe antinfortunistiche e saranno comunque a disposizione nell’eventualità di particolari interventi,
idonei elmetti e cinture di sicurezza omologati;
verrà fissato l’arganello a bandiera, cioè in alto su un montante del ponteggio di servizio, il quale dovrà
essere rafforzato e controventato per ogni due piani di ponte, in modo da ottenere una solidità adeguata
all’aumento delle sollecitazioni a cui si trova assoggettato; in corrispondenza alla ricezione dei carichi
sull’impalcato va modificato il parapetto, il mancorrente superiore va interrotto per creare un varco di
larghezza ridotta al minimo, cioè allo stretto necessario per il passaggio della benna o del secchione; ai due
lati di tale apertura vanno applicati due robusti e rigidi sostegni; dal lato interno dei due sostegni devono
essere applicati, all’altezza di 1.20 mt e in senso perpendicolare all’apertura, due staffoni di ferro,
sporgenti almeno 20 cm, per servire di appoggio e di protezione dell’addetto alla manovra.
nell’esecuzione di opere in elevazione, verranno impiegati dei ponti di servizio: sarà cura del capocantiere
di controllare il legname prima dell’impiego, tenere sempre tutti i ripiani di ponte in perfetto stato (con le
tavole ben accostate fra di loro e all’edificio e con i parapetti completi; quando i ripiani vengono smontati
perché non servono più occorre allontanare tutte le tavole e sbarrare l’accesso all’edificio); astenersi
costantemente dal rimuovere tavole od altre parti dai ponti, non gettare o depositare violentemente dei pesi
sui ponti; non saltare e non correre; non accumulare troppo carico né avvicinare troppe persone in uno
stesso punto dell’intavolato; tenere sgombri i passaggi; non sostare sui ponti di servizio durante gli
intervalli per i pasti; non gettare mai dai ponti calcinacci né materiali di risulta o di qualsiasi altro genere;
nel disarmo fare attenzione a non lasciar cadere tavole, traversine, graffe, giunti o qualsiasi altro elemento
di ponte; durante la costruzione ribattere le punte dei chiodi sporgenti del legname; al disarmo togliere
subito i chiodi dal legname;
le centine e le armature provvisorie devono essere ben rigide per non deformarsi in seguito alle vibrazioni
durante la battitura; devono avere la stessa resistenza e stabilità d elle strutture fine per quanto riguarda il
proprio peso; essenziale è il controllo della resistenza del piano di appoggio, il carico gravante al piede dei
puntelli va opportunamente distribuito, tenendo conto delle possibilità di resistenza del piano di a ppoggio
suddetto; quando la portata delle membrature principali oltrepassa 6 mt., devono disporsi, sotto le
casseformi o sotto i puntelli, opportuni cunei per il disarmo progressivo; le tavole impiegate devono avere
la giusta stagionatura, in quanto si potrebbero deformare sotto l’azione dell’acqua o del sole; le punte dei
chiodi vanno sempre ribattute;
per l’utilizzo della betoniera si dovrà:
- tenere applicati i ripari del motore alle cinghie pulegge ed agli ingranaggi;
- tenere in buono stato le funi ed il freno della benna per il carico;
tenere applicati i ripari ai lati delle guide, destinati a impedire il transito o la sola sosta sotto la benna o la
caduta entro la fossa;
tenersi lontano dalle parti rotanti, non introdurvi oggetti o parti del corpo, non indossare indumenti con
parti sciolte o svolazzanti, sciarpe e simili; negli spostamenti ricordare di legare la benna di carico alle
guide;
verranno sovradimensionate, al carico di sicurezza richiesto, tutte le funi di sollevamento impiegate; le
giunzioni saranno effettuate con “impiombatura” e gli occhiali saranno protetti dall’idoneo pezzo speciale;
i ganci di sollevamento, muniti della chiusura di sicurezza, porteranno impresso il carico massimo a cui
potranno essere sottoposti; il caposquadra impedirà che le maestranze si trovino, anche per un solo istante
al di sotto o nelle vicinanze di carichi sospesi;
le scale utilizzate, solitamente portatili, dovranno essere munite di dispositivi snodati antisdrucciolevoli
alle estremità inferiori dei montant i, così da evitare lo scivolamento della scala e la conseguente caduta
dell’operatore;
durante le manovre dei vari mezzi, gli operatori saranno sempre assistiti dal capocantiere o dal
caposquadra;
tutti gli organi in movimento delle macchine operatrici sono protetti e resi inaccessibili da grembialature e
protezioni previste dal costruttore stesso;
le attività che richiedono sforzi fisici e/o repentini devono essere eliminate o ridotte anche attraverso
l’impiego di attrezzature idonee alla mansione. Gli utensili, gli attrezzi e gli apparecchi per l’impiego
manuale devono essere tenuti in buono stato di conservazione ed efficienza e quando non utilizzati devono
essere tenuti in condizioni di equilibrio stabile (es. riposti in contenitori o assicurati al corpo dell’addetto) e
Committente:
18
Oggetto
Indirizzo cantiere
•
•
•
non devono ingombrare posti di passaggio o di lavoro. I depositi di materiali in cataste, pile e mucchi
devono essere organizzati in modo da evitare crolli o cedimenti e permettere una sicura e agevole
movimentazione.
i percorsi per la movimentazione dei carichi ed il dislocamento dei depositi devono essere scelti in modo da
evitare quanto più possibile le interferenze con zone in cui trovano persone. I percorsi pedonali interni al
cantiere devono sempre essere mantenuti sgombri da attrezzature, materiali, macerie o altro capace di
ostacolare il cammino degli operatori. Tutti gli addetti devono indossare calzature idonee. Per ogni
postazione di lavoro è necessario individuare la via di fuga più vicina. Deve altresì provvedersi per il
sicuro accesso ai posti di lavoro in piano, in elevazione e in profondità. Le vie d’accesso al cantiere e
quelle corrispondenti ai percorsi interni devono essere illuminate secondo le necessità diurne e notturne;
l’impianto elettrico di cantiere verrà installato secondo le vigenti norme di legge. Prima di iniziare le
attività deve essere effettuata una ricognizione dei luoghi di lavoro al fine di individuare la eventuale
esistenza di linee elettriche aeree o interrate e stabilire le idonee precauzioni per evitare possibili contatti
diretti o indiretti con elementi in tensione. I percorsi e la profondità delle linee interrate o in cunicolo in
tensione devono essere altresì formulate apposite e dettagliate istruzioni scritte per i preposti e gli addetti
ai lavori in prossimità di linee elettriche. La scelta degli impianti e delle attrezzature elettriche per le
attività da svolgere deve essere effettuata in funzione dello specifico ambiente di lavoro, verificandone la
conformità alle norme di legge e di buona tecnica. L’impianto elettrico di cantiere deve essere sempre
progettato e deve essere redatto in forma scritta nei casi previsti dalla legge; l’esecuzione, la manutenzione
e la riparazione dello stesso deve essere effettuata da personale qualificato.
nell’acquisto di nuove attrezzature occorre prestare particolare attenzione alla silenziosità d’uso. Le
attrezzature devono essere correttamente mantenute ed utilizzate, in conformità alle indicazioni del
fabbricante, al fine di limitarne la rumorosità eccessiva. Quand o il rumore di una lavorazione o di una
attrezzatura non può essere eliminato o ridotto, si devono porre in essere protezioni collettive quali la
delimitazione dell’area interessata e/o la posa in opera di schermature supplementari della fonte di rumore.
Se la rumorosità non è diversamente abbattibile è necessario adottare i DPI conformi a quanto indicato nel
rapporto di valutazione del rumore e prevedere la rotazione degli addetti alle mansioni rumorose.
Committente:
19
Oggetto
Indirizzo cantiere
9.0
ISTRUZIONI PER IL PERSONALE
Il personale del cantiere sarà tenuto a seguire le indicazioni del capocantiere, degli assistenti e dei capisquadra,
nell’ambito delle proprie attribuzioni, ed inoltre sarà informato dei rischi specifici cui è esposto mediante
affissione, nei vari settori di lavoro, di cartelli indicanti le principali norme di prevenzione, disposti con il
seguente criterio:
• cartelli di istruzione d’uso delle macchine (norme di sicurezza per macchine operatrici in genere, ecc.)
nelle immediate vicinanze del luogo di lavoro a cui fanno riferimento;
• cartelli segnalatori di pericolo specifico e generico (“attenzione scavi aperti” ecc.) e cartelli segnalatori di
obbligo e di divieto (“usare il casco” - “non rimuovere i dispositivi di sicurezza” ecc.) in quelle parti di
cantiere dove risultano utili e facilmente individuabili;
• cartelli di norme generiche.
10.0
DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE
Si intende per dispositivo di protezione individuale (DPI) qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal
lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il
lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.
Essi si possono distinguere in base alle loro caratteristiche di protezione in:
• Protezione della testa
• Protezione dell’udito
• Protezione occhi/viso
• Protezione vie respiratorie
• Protezioni mani/braccia
• Protezione piedi/gambe
• Protezione tronco/addome
• Protezione intero corpo
• Indumenti ad alta visibilità
• Protezioni contro le cadute dall’alto.
In base ai rischi a cui il lavoratore è esposto nelle varie attività di cantiere, egli dovrà indossare adeguati D.P.I.
11.0
CARTELLI SEGNALETICI
Nelle varie aree comportanti rischi specifici saranno esposti cartelli segnaletici indicanti i divieti, le
informazioni utili a valutare i rischi stessi ed i mezzi di protezione individuale prescritti.
Di seguito si riportano per ogni tipologia di cartello, alcuni segnali che dovranno essere posizionati in cantiere.
La segnaletica è comunicazione e come tale deve essere chiara e inequivocabile, per determinare un tempestivo
ed adeguato comportamento delle persone in presenza di un rischio.
•
•
Segnali di divieto
- divieto di accesso ai non addetti ai lavori;
- divieto di spostare o passare sotto carichi sospesi;
- divieto di passare o sostare nel raggio di azione autogru - gru ed escavatori;
- divieto di eseguire lavori prima che sia stata tolta tensione (per lavori sui quadri elettrici);
- divieto di rimuovere i dispositivi e le protezioni di sicurezza;
- divieto di operare su organi in moto;
- divieto di usare acqua per spegnere incendi.
Segnali di pericolo
- Pericolo macchine in movimento;
- Pericolo scavi aperti;
- indicazioni di tensione elettrica pericolosa;
- pericolo di caduta;
- indicazione di carichi sospesi
Committente:
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Oggetto
Indirizzo cantiere
•
•
Segnali di obbligo
- Usare le protezioni agli occhi;
- usare il casco;
- usare la cuffia;
- usare le calzature;
- usare la protezione alle vie respiratorie;
- usare giunti di protezione;
- usare cinture di sicurezza.
Segnali di sicurezza e salvataggio, antincendio
- Segnalazione posizione estintore;
- segnalazione di messa a terra.
Committente:
21
Oggetto
Indirizzo cantiere
12.0
IMPIANTI ELETTRICI
Gli impianti elettrici, in tutte le loro parti, saranno costruiti, installati e mantenuti in modo tale da prevenire i
pericoli derivanti da contatti accidentali con gli elementi sotto tensione ed i rischi di incendio e di scoppio
derivanti da eventuali anormalità che si verifichino nel loro esercizio.
Tutti i materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni e gli impianti elettrici saranno realizzati e
costruiti a regola d’arte secondo norme CEI; tutti i circuiti saranno protetti contro i sovraccarichi di corrente
mediante idonei dispositivi.
Tutti gli impianti elettrici di utilizzazione devono essere provvisti, all’arrivo di ciascuna linea di alimentazione,
di un interruttore onnipolare.
In corrispondenza del posto di manovra dei quadri elettrici di distribuzione vanno posizionate pedane che
abbiano un adeguato isolamento; vanno eseguiti lavori su elementi in tensione solo dopo aver:
• tolto la tensione;
• interrotto il circuito di alimentazione dell’impianto;
• isolato e messo a terra la parte dell’impianto sulla quale va eseguito il lavoro.
13.0
MEZZI ANTINCENDIO
In cantiere verrà adottata ogni idonea misura per prevenire e tutelare l’incolumità dei lavoratori.
Detti mezzi saranno mantenuti in perfetta efficienza e controllati da personale qualificato.
Non sarà assolutamente usata acqua in caso di spegnimento in prossimità di zone non idonee in particolare in
prossimità di apparecchi elettrici sotto tensione.
Tali zone saranno opportunamente segnalate.
14.0
PIANO DI EMERGENZA - PRONTO SOCCORSO
In caso di rischi attinenti a particolari situazioni ambientali si attueranno le seguenti misure:
•
•
•
•
in caso di avversità atmosferiche, pioggia, neve, gelo, nebbia consistente, si prevede la sospensione dei
lavori, previo accordo con il Direttore dei Lavori;
in caso di incendio in locali chiusi si prevede, come primo intervento, l’uso di estintore appropriato e
successiva chiamata dei Vigili del Fuoco;
in caso di incidenti a persone, se lievi, si potrà utilizzare la cassetta di pronto soccorso esistente in
cantiere; nei casi più gravi si farà ricorso agli Istituti Ospedalieri;
l’addetto alle chiamate di soccorso è l’assistente di cantiere.
Stante l’ubicazione del cantiere, per intervento a seguito di infortunio grave, si farà capo alle strutture
pubbliche.
Alcuni numeri di potenziale immediata utilità devono ess ere conservati in cantiere e posti in maniera visibile.
Carabinieri
tel. 112
Vigili del Fuoco
tel. 115
Polizia Municipale
tel.
Emergenza sanitaria
tel.
Ambulanze
tel. 118
Acquedotto
tel.
Telecom guasti
tel. 187
Gas guasti
tel.
Enel guasti
tel. 800 900 800
Committente
tel.
Coordinatore per l’esecuzione dei lavori
tel.
Committente:
22
Oggetto
Indirizzo cantiere
Direttore dei lavori
Ditta appaltatrice
Responsabile servizio protezione e prevenzione
Addetti al pronto intervento
Rapp.te sicurezza lavoratori:
Medico competente:
tel.
tel.
tel.
tel.
tel.
tel.
_
A tale scopo i numeri telefonici utili saranno tenuti in evidenza.
L’aggiudicatario si impegnerà ad applicare ed a fare applicare quanto sopra esaminato e quant’altro
necessario
o utile a seconda delle circostanze durante l’evoluzione delle varie fasi lavorative in ossequio al
rispetto delle norme che aiutano la prevenzione degli infortuni.
Committente:
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Scarica

Progetto preliminare per il trattamento dei reflui civili del Comune di