''^^
e-
MANUALE
DANTESCO
PER
DELLA
DIVINA
GLI
STUDIOSI
COMMEDIA
[JALE DAlfTESCO
PER
TtLI
studiosi
DELLADIVINACOMMEDIA
COMPILATO
DA
RUGGIERO
LEONCAVALLO
da un discorso
preceduto
LUDOVICO
TROMBACCO
NAPOLI
POMENICO pE I^EO J_IBRAJO-^DITOaE
Strada
I
S.
Biagio de' Librai,
1887
76.
-b^
Stabilimento
Tipografico
Pesole,
Via
S.
Sebastiano,
3.
SUL
DAIITESOO
lAITJALE
DISCORSO
TROMBACCO
LUDOVICO
Egli
studi
che
oggimai
ò
di letteratura
è idolatri»
non
accolto
costume
d'Italia
e
si dia
termine
verso
quel
ai
non
di
sfiorare
a
Commedia
da
parole per
gran
in tal modo
la fanciullesca
il dirlo: che
di Dante,
altra spranna
se
a
non
nel canto
Buonagiunta
da
.
Amore
Che
.
notarsi
ancor
scuola che il medesimo
XXIV
Lucca,
.
di chi
condizione
qualche
nudi elenchi di fraspadri a figliuoli
patrimonio di studio dantesco. Or chi
riprodursio, a meglio dire,continuarsi
del
poeta del
oscuro
i' mi
son
un,
spira, noto;
detta dentro,
vo
dannava
Alighiericon-
Purgatorio? Quivi eglia
di colui che fuori trasse
.
la misera
praticarsiin molte scuole; ed
vediamo
fredda
e
è
poche parole,o
più. Così
trasmettersi
domandava
ed il
quella de'grammatici?E voglio dire
studio puerilee quasi
alle tenere menti da uno
verrà
solo
vede
ciò mi duole
la lezione
con
gli studi filologici
figura senza
e
teratura
let-
nuova
si urgente
Europa, ma
esempio o tipo dove tutto
tutto
? Tale
pedantesco dell'Alighieri
ancora
II
a' giovani che
ne
intende
che creò la
maraviglioso compendio, il vero
in
l'altezza della divina
si concede
che prò
agli
la lezione di Dante
con
sommo
giovani un
bello delle italiane lettere. Con
giova coronar
le scuole che
tutte
rislorò l'antica di
hisogno di proporre
si raccogliesse,
come
misurare
da
e
le
nuove
che
suo
secolo,il quale
rime, rispondeva:
quando
quel modo
significando.
a
certo
SUL
VI
E
MANUALE
intendere,che
volle
DANTESCO
apparteneva
non
quella scuola
a
che
scrupolosamente sulle altrui pedate,ma seguiva nello
scrivere il proprio genio e l'interno impulso che glienedava
l'intelletto e la immaginazione; ed anziché vile imitatore,si
di nuova
studiava
d'essere creatore
poesia.Che se a'giovani
si tiene
studiosi altro tesoro
se
non
forse di
novelli iniziatori
di
di
parole e
di
i medesimi
sarebbero
frasi, non
continuatori
o
Commedia
nella divina
mostreremo
non
tazione,
scuola di servile imi-
una
e che be
dall'Alighieri,
potrebchiamarsi la scuola de' pedanti di tutti i secoli e di tutte
le nazioni? Oh come
serpeggia,ed ancor neglianimi più gentili
scuola condannata
una
degli studi
la vile servitù
si insinua
perchè
tu
così
vegga
! Ed
è
venirne
raro
ragione potentissim
al legno
intorno
farvi
Apollo chi si coroni di quelle foglieper triononorato
voglie».
colpa e vergogna delle umane
poeta:
vSi studii adunque la divina Commedia, ma
sappia ciascuno
la maniera
di studiarla. Innanzi a tutto ragion vuole che si
ad
sacro
«
1'età in che
conosca
il secolo
sortì suoi natali il divino poema:
fronti
con-
dole
l'ine lo scritto si misuri con
scrittore,
tore
ninno pretenda ad essere
profondo conosciIo
con
de'
tempi;e
dell' Alighierisenza
que' giorni che da noi
detti del
son
nella storia di
prima studiato
avere
medio
evo
,
si tramezzano
si
fra la civiltà antica
la moderna
e
,
perciocché
Né
cultura.
cognizione de' tempi che precedetteroDante e
(5he r accompagnarono
periodi importantissimi nella storia
dell'età di mezzo, fa mestieri che seguitiuna
tizia
profonda nociò basta: alfa
,
scrittore
dello stesso
e
,
passioni,delle
ritratto morale
di
se
venne
a
ed
utile
ti sarà opportunamente
Compiuto l'esame
luce la divina
quale sia
non
de'
dire
dello scrittore
del poema,
all'Italia che
al
un
interpreteverace
de' tempi ne' quali
a'
Commedia, dovrebbe
lo scopo
pure
storico
pensieri delle
,
virtù,dell' indole. Così avrai
che
medesimo.
voglio
rarsi
giovanidichia-
quanto sublime,originale
resto
delle nazioni
:
che
scegliesseil poeta a raggiungere il suo fine,e tra questi
così
i più propri ed acconci all'età in cui scriveva. Guardata
dantesca fa di scolpirnele parti,
in iscorcio tutta la macchina
mezzi
divisarne
il colorito dove
passionato;in
forte
tutto
e
robusto,dovo
stupiraidi
una
lieto
e
mirabile
ramente
tene-
unità
DISCORSO
giovani a
tutte
ma
che
conoscere
dettate da natura
le
leggi che misurano
solamente
bero
avreb-
varie,
sono
mana
più compiute dall'uche quellemedesime
altresì
poesia danno
,
lettura, la musica
si chiama
conoscere
il bello della
al bello delle arti
I'arch
leggi del bello
fatte ancor
e
immaginazione: dovrebbero
norma
VII
con
una
i
TROMBACCO
molteplicevarietà, doti cui poteva
sintesi immaginativa.In somma
maravigliosa
rannodala
creare
L.
DI
cioè la pittura,
la scultura,
sorelle,
siffattostudio mee V eloquenza.Un
ritamente
e deve
estetico,
succedere
allo storico.
delle singolepartidel
l'interpretazione
Viene appresso
vizio mi
poema;
gono
quello di molti,quando si avveni giovani quasi dissi tentone
di menare
in luoghidilììcili,
libertà di sceglierela spiegazione
con
per tutti gì'interpreti,
dove
un
gran
par
tesca
più aggrada.Non vi sarà dunque nell' ermeneutica danaltra legge che la volontà o il gusto di chi interpreta?
E non
potrebbeancor qui trovarsi una chiave la quale serva
.1(1aprireil senso
letterale ed allegoricodella divina
media?
Com-
che
Così
senso
de' concetti
cui rinunziar
Kcco
1'autorità di tale
non
il
danteschi,ma
si
non
tra
breve
e
liasi derivino
cie da
le
il vero
regole fisse di ermeneutica
dar bando
del poema.
ermeneiUico
parole,e
se
alla stessa
a
ragione.
Si venga
prima si guardial
queste glirispondano a
e
le molte
la
più
si osservi inoltre
nervosa:
assai spesso da
fonte greco
o
come
ed
latino;
le
in
sue
ispe-
cui disse:
Virgilio,
Tu
se' lo mio
Tu
se' solo colui, da cui
Lo
Ma
quale darebbe
espressionionde può vestirsi un
Dante scegliesseper ordinario
pensierosi noti come
indi
capello;
più
di
alle bellezze della elocuzione:
che informa
[pensiero
la
senza
disegno dello studio
(la ultimo
medesimo
può
o
maestro
bello stile che
m'ha
e
1 mio
autore,
io tolsi
fatto
onore
(F.
soprattuto vorrei s' imprimesse nell' animo
de'
giovani
cuna
alqual via il divino Alighieri
rapisca a Virgiliosenza
servitù d' imitazione « 1'arte di vestire poeticamente i
concetti,l'arte di esprimere con decoro e vivacità le idee
per
(1) Inf. 1.
SUL
vili
DANTESCO
MANUALE
schive
la
d'ogni fiore di favella;arte principalissima senza
quale la poesia non è che misera prosa » (l).Iodissi che il
fece senza
alcuna servitù d' imitazione;
tento
perciocchénon fu condi trasportarenell'italianafavella parolee frasi
l'Alighieri
di adornar
da lui apprese la maniera
ma
virgiliane;
soggetti
,
tenui;da lui la maniera di dar loro colore,movimento
ed azione; da lui come
descrivere con
potenza di affetto e
benché
di
passione
,
a
sottoporre ai sensi
e
venirci. A
all'animo
con
ed è altrimenti
la divina
questo modo
quel
che
cose
la lezione
proprio esempio
modo
Commedia:
stesso
che
una
le
del Dante
rebbe
ispire-
virile imitazione
;
i nostri classici studiavano
onde
tale studio
ne' deliri del secento, e poi nel
si cadde
prima
dell' attillatosettecento.
gallicismo
Questo ultimo studio della divina Commedia
potrebbe
dopo le notizie storiche
del secolo e dell' indole dello scrittore
tre
esami
vogliono
farsi della divina Commedia, cioè a dire estetico ermeneutico
o
Per
filologico.
trose
ri-
quando agi'Italiani sconsigliatamente
piacque di abbandonar
dirsi rettorico
più
erano
tanto
,
,
rettorico. Il che
e
lontano
è tanto
da
quello che
il
più
delle scuole
ma
adoperano,quanto il possa essere chi studia l'anida chi si ferma
ed il pensier delle cose
alla corteccia
delle parole.So che a taluno parrà diffìcilee forse impraticabile
studio così
uno
dell' animo
e
solo della favella
profondo non
del pensier di Dante. Ne io voglio negare
sia diffìcilee da
i
e
pochi, cioè
di
quei
che
oltre ad
una
,
ma
che
ciente
suffi-
bene imbevuti
cognizione de' tempi danteschi avranno
e gustato alquanto della estetica,
precettidell' arte rettorica,
dello stile italiano i tipigreci e latini.
preso a fondamento
Ninno
sogghigni perchè abbia nominati
nello studio della divina
Commedia
dello stile italiano,
che
non
i classicidell'antichità
: non
si
vi è
profonda
appoggi come
su
gnizione
co-
ferma
agli esempi grecie latini.E chi potrebbe aggiugnere,
che superare
aver
que' sommi artefici dello stile senza
colonna
non
profondamente divisata ogni arte di loro composizione? Onfuso
diftanto
dechò a torto si incolpano i nostri padri di aver
che fu opera di molto discernimento;
il greco ed il latino,
(1) Monti,
Proposta.
DISCORSO
DI
più ragione potremmo
con
alla canizie noi vietasse
studio
grecolatino,
per
inaridì ben
presto
ravvivarla
sì
) che
non
che
comune
d' Italia: sieno insieme
l'italico:serva
insertata
oggidì non
farne
a
riverenza
gentil marza
essere
potente
colatino
IX
(se la
incolparli
seccò. Ed
e
TROMBACCO
L.
innesto
su
qual era lo
pianta italiana
ci
ha
nella
raramescolati
,
più
mezzo
lingua patria e
l'elemento
di fondamento
il
dovuta
gre-
di radice
e
primo
al secondo: s' innestino amichevolmente; e l'Italia avrà
e
tosto
ingegni da comparare
agli antichi per l'arte dello scrivere,
riuscirne superiori
e da
cognizionepiù ampia e proper una
fonda
delle cose. Il quale disegno mi par tutto dell'Alighieri
là dove immagina che quel Virgilio,
che in se rappresenta la
maestà del parlarlatino,gli si fu offerto qual uomo
che per
lungo silenzio pareva fioco. Ed era quanto dire che caduto
r
latino
impero
la straordinai ia
per
potenza de' barhari
crescente
donna
tra
,
che
insieme
favella,e
nel
le arali
con
silenzio fu
d' arte, ragion di stile ed
vedeva
sonno
1'Alighieria
la
del
settentrione
ordine
tanto
di
male
:
si destasse
dal
avean
fatto
cercare
e
suo
lei tornerebbe
con
r autore
,
la
sol rimeaio
e
stile
si tacque
Un
pensieri.
come
perfezionedi stile. Perciò salutava Virgilio
suo
la
parimenti involta ogni gentilezza
e
del
per
e
disteso l'impero della
aveva
letteratura,e
romana
mole
sua
benediceva
ogni
e
arte
il maestro
a' suoi studi
nel poeta latino l'ordine
lungo
che
la maestà
gli
del
dire italiano:
Oh
deglialtri poeti onore
Vagliami
Che
'1 lungo studig
m'han
fatto
cercar
e
e
lume,
grande
'1
lo tuo
volume
amore,
(1).
alquantodilungato a fin di mostrare
tacitamente l'opportunità
del presente Manuale
Dantesco,che
in tanta scarsezza
mi pare che risplenda
di libri elementari
Se
non
che mi
sono
Qui
guisa di faro per gli studiosi della divina Commedia.
di un
è segnato il cammino
giovane per non fallire nei suoi
studi: ci troverai descritto con veri colori il secolo di Dante,
a
€
tutto insieme
(l^ Inf.
l.
i
le virtù,le
le passioni,
pensieri,
opere
del
SUL
X
svolte
vedrai
ci
poeta:
il
il
io
dell'
leggi
il
ed
più
le
estetica
sana
le
lavoro
egregio
DANTESCO
con
fissate
poema:
raccolto
quale
MANUALE
chiude
rac-
mente
final-
e
del
grazie
che
saprei
non
che
interpretazione;
delle
meglio
bellezze
dire.
aggiugnere
Al
nendosi
conve,
appunto
del
che
dopo
quel
con
Però
poema.
è
io
d'
uopo
nelle
disegnata
aver
che
diceva
alla
necessario
col
rallegrarsi
Istituzioni
sue
eh.
or
ligenza
intelautore
due
sono
,
la
anni,
rici
con
di
forma
le
rannodare
ragioni
Commedia.
per
h
parte
sappia,
sicuro
un
del
interpretazione
che
come
poema
nello
studio
a
della
quel
fondasse
fatto
aver
veggo
l'universale
al-
l'opericciuola
finora,
certi
retto-
utile
profittevole
principi
su
precetti
novellamente
essendosi
non
alcuno
trovato
i
cammino
riesce
Soprattutto
ermeneutica,
renda
si
estetiche,
segnando
divina
amichevolmente
che
io
d
leggi
l' illustre
,
del
autore
gioventù
a
alcuna
Manuale
tornino
raddrizzar
cosa,
Faccia
Dantesco.
bene
gli
incoraggi
le
studi
con
fatiche
e
la
Dio
di
ad
voce
que'
che
pochissimi
agevolarne
e
con
alla
le
l'opera
studiosa
che
vie;
e
cotesti
dono
intenchi
può
prodi.
i
PROEMIO
vidi
Così
adunar
quel Sij^^nordell' altissimo
Ui
Glie
^li altri com'
sopra
IV.
mi
spinse
che
scrissero
darne
che
alcuna
più necessario
(he
può dirsi
farlo di
della
fatto
quasi
Commedia,
divina
v' ho
(litica
Dante
a
descritto
/
Appendice
da
Teodoro
piuttosto Allighieri, e
tali
comunemf^ute:
sosteo^no
e
della
Cereseto
operetta
di
parte che
servire
per
rara
tra
di
silfatta
conservato
ritenere
l'antico
da'
e
tanti
opinione
più
modo.
intesi
dallo
al
Scolari
Viaggio
quei
s' attiene
rico
sto-
simo
pochis-
e
che ivi
cano
man-
intendimento
neli^
in
Italia
Hell, ci crederemmo
di
tenere
sono
Ma
nelle
per
Di
1' uso
cose
invalso
Dantesche
Lettera
sua
sulle
in
orme
debito
di
la maniera
erronea
i documenti
•
alla lettura
noi
cose
stesso
il
la speranza
e
Ragionamento
di altre
allo
ed
incuorato
mio,
del
sunto
un
necessarie
le raj^ioni esposte
posta per
scrivere
in
indotto
certamente
di
più
lavoro,
.
(1) Dietro
usata
Nel
parve
il presente
avesse
cosa
poi aggiunto
,
di
m'
mi
giovani, e la premura
scritto dal
sembrano
e
di
istituzione,mi
c:ò che
tutto
sarei
non
alle mani.
eco,
conosciuta:
se
a'
tornarne
venne
medio
mi
qualche
messo
può
storia ho
sul
il desiderio
; e
letteraria
fosse
che
rapsodia.Ne
una
dell' utile che
a
la loro
pubblica ragione,
cui
illustrarla
opportuno. Così nacque
ed
pensiero d' averci
benevoli
numero
per
raccogliere onde
a
di
a
cosa
affidati per
vennero
condusse
maggior
di Dante
più si potesse compita l'intelligenza
agli allievi,
quanto
mi
il
cercare
a
Alighieri(i)possibiledegli autori
Commedia
posto nella divina
cauto,
aquila vola.
hif.
L'amore
scuola
la bella
da
lui arrecati
per
ci
tanti
coli
se-
persuade
PROEMIO
XII
molti
ebbi
altri autori
ho
purtuttavoltain questo ancora
frutti del mio privatostudio,massime
I dotti
al certo
conosceranno
alquanti
insieme
messo
ma:
Poe-
tativa.
parte interpredi Cesari, Oza-
nella
le opere
tali,
Trova, Balbo, Arrivabene, Gantù, Missirini,ed altretdelle cui fatiche ho
fatto qui tesoro, riportandoquasi
nam.
squarci servienti all'idea propostami(l),
offenderanno,che io non renda con ciò soddisfatta una
per intero
si
ne
del divino
giovarmi nell' esame
a
decloro
espettazioneche non
impegno. Per converso
i
quelle opere
tutte
mano
piacere di veder
si
presumo
,
insieme
abbia
di
giovani,che o non
si perdono
o vi
raccolto
nell' assunto
me
possono
dentro
avere
a
avranno
,
quanto può loro
tornar
utile
lo studio del divino
Poema, indispensabile
per la nostra
letteratura. Pertanto
ho formato
due parti: nella prima
ne
ho inteso di dare a conoscere
lo spiritodi Dante
Alighieri
per
colla notizia
della
delle
vicende
che prepararono
l'età
sua, de' fatti
vita,delle idee che lo animarono: nella seconda con
ho accennato
un
esame
triplice
quasi le chiavi che schiudono
r entrata
all' intelligenza
onde
dello spirito
ha tanta vita la
sua
divina
Commedia
alla
,
si
acchiudono,ed
•ricca
Chi
vena.
allo
interpretazionede' due sensi che
scoprimento de' tesori poeticiond' è
sa, che
le opere
s' intendono
vi
si
la contezza
per
e che
degli autori
questi si conoscono
per quella de' tempi
in cui grandeggiarono a tenore
delle idee,de' costumi,degli
,
ordinamenti
mio
che
divisamento
in voga,
erano
; mentre
da
un
troverà
non
altro lato
,
meschinità
più
alto
del mio
volo, vorrà
a
vuoto
povero
certo
il mio
ingegno che ebbe
adoperarsia fare
buon
male
inteso
compatendo
corte
che
non
il
alla
le ali per
cada
teramente
in-
volere.
(l)Delle opere di Dante indicherò sempre i luoghi;per quelle
tare,
allorché sono
da consul^oi degli altri autori li citerò solamente
e non
quando se ne riferiscono le parole.
INDICE
Sul Manuale
-Discorso di Ludovico
Dantesco-
Trom-
bacco.
pag.
Proemio
PARTE
PRIMA
iia:%te":
alighieri
CAPO
morale
politico,
Stata
e
PRIMO
letterario d' Italia ne'
anteriori
I.
da
Epoca
conoscere
i. Dominatori
a
tempi
Dante.
Piig-
.
stranieri in Italia
3. Sistema
Feudale.
»
8
»
14
»
16
0. Costituzione de' medesimi
»
20
7. Decadimento
»
23
»
27
»
33
i. Efletti del Feudalismo
5.
Origine de' Comuni
de' Comuni
S. I Ghibellini
9. I
Papi
ed
guerra
li. Le
Crociate.
evo.
delle Investiture
que'tempi
di
13. Giudizi di Dio
U.
i Guelfi
nel medio
10. La
1:2.Costumi
.
.
Superstizioni
15. Divertimenti
16. Cavalleria
17. Stemmi
18.
e
.
Cognomi
Scienze, lettere
19. La
ed
arti
Poeti italiani
.
"^
»
40
»
42
»
45,
»
47
»
49
»
51
»
54
»
57
»
61
»
63.
.
Lingua italiana
-20. Primi
»
INDICE
XIV
CAPO
Fatti
SECONDO
alla
spettanti
CAPO
e
La
nella
Religione.
di Dante.
Scienza
padre
Creò
TEHZO
riguardalo nella Letteratura, nella Pidilira
Dante
Fu
vita di Davlf
la
Vita
della
Lingua italiana.
Letteratura
nuova
nuova
122
125
....
Il Convito
I
....
6. Poesie
7. Della
liriche
119
127
130
...
Monarchia
133
.
8. Del
Volgare idioma
13(i
.
137
9. Politica di Dante.
10. Censure
11. Sua
su
fattegli
Religione
12. Animo
i Pontefici
verso
13.
Papi
14.
Indulgenze
da
tal materia.
142
1 i5
.
148
lui condannati
ed
espiazioni
139
150
.
XV
INDICE
SECONDA
PARTE
CAPO
estetico del Poema
Esame
I. Grandezza
±
pa^
fu scrìtto
Poema
del
e
i. Sito
e
forma
5. Sito
e
forma
del
6. Sito
e
forma
del Paradiso.
natura
7. Ricerca
del
8. Nozioni
da
pubblicato
e
3. Titolo
\). Fine
Dantesco.
del Poema
in che
Tempo
PRIMO
dell'Inferno
suo
.
Purgatorio
scopo
premettere
primario del Poema
.
10. Fini secondari
11. Mezzi
1:2.Uso
adoperati
della forma
13. Tesoretto
di Visione.
del Latini
....
li. Visione di Alberico
....
15.
Originalitàdel Poema
IO.
Proprietàestetiche
e
di Dante
caratteri del Bello
17. Come
presenta il Vero.
IS. Come
eccita
avendo
}?liaffetti,
CAPO
Esame
1. Senso
il Bene
SECONDO
del divino
ermeneutico
letterale ed
in mira
Poema.
allegorico.
"1. Originedell' Allegoria
3. Uso
fattone
4. Uso
fattone da Dante.
5. Difficoltà di
6. Maniera
da
e
9. Il Colle
10. La
Donna
nell' interpretare
generale del Poema
la Selva
e
.
spiegarla.
tenersi
7. Intendimento
8. Dante
dagliantichi.
le tre Fiere
gentile
CAPO
rettorico
Esame
della divina
Commedia.
del Poema
1. Azione
2. Parti
TERZO
della
3. Caratteri
251
253
medesima
che
vi
si racchiudono.
255
4. Narrazione
5. Racconti
258
storici
261
del
264
6. Predizioni
futuro
7. Descrizioni
267
8. Similitudini
9. Sentenze
e
Paragoni
digressioni
e
stile in
10.
Suo
11.
Specie diverse
269
....
271
....
273
generale
del medesimo
278
.
12.
Stile
13.
Stile drammatico
282
14.
Stile lirico
284
15.
Stile satirico
286.
16.
Stile didascalico.
epico
280
287
......
17.
Difetti
del Poema
289
APPEMDI€£
Narrazioni
294
Dialoghi
e
Episodi
296
Descrizioni
Ritratti
e
298
......
Digressioni
Similitudini
300
e
Sentenze, Perifrasi
Edizioni
e
302
Paragoni
Comenti
e
Figure
più celebri della divina
309
Commedia
»
317
2
PARTE
principiinvariabili
dalla
i
le città italiane
civiltà
nuova
stri le scienze
fede.
se
era
e
e
essi attivano
dalla
servitù
loro
lo
telando
egida tudella
spirito
ne'Comuni, favoriscono
nascente
il commercio,
Crociate
e
mente
divengono natural-
santi: essi
popoli abbrutiti
prepotenza de* grandi: sotto la
fra
dittatori
e
e
I.
colle
proteggono all'ombra de'Chio-
le lettere. Indi 'sicambiano
i costumi,
belle virtù
germogliano per la potenza della
che in mezzo
Il genio italiano,
a tante
pressustato lunga pezza soffocato,
ghe
e che per le luncatastrofi parea
penose
morto,
era
non
ma
che
si fosse dovuto
aspettava un
sperdere
di-
della
cenno
a concezioni
più pure. Una
per ispirarsi
lanti,
brilpoesia povera di attualità,piena di menzogne
Provvidenza
rifletteva tutti i vizi di Grecia
che
dell'Olimpo,e
nelle divinità
anch'essa
li
di Roma
e
santificava,era
col vecchio mondo:
sparita
nella rinascente
ma
prenderne le veci una poesiatutta
la quale,attingendo i suoi concepimentia
spirituale,
mensità
fonti divini,
alzò il volo al cielo,spaziònella sua imsenza
confini,fece suo campo l'umanità, prese
lo spiritodi Epopea nella storia dell'umanità medesima,
passata,presente ed avvenire, e si vesti delle
d'una lingua nuova
nelle sublimi
armoniche
note
tosto fonti d'iche divennero
spirazion
cantiche dell'Alighieri,
ad ogni arte del bello riformata nello spirito
del Cristianesimo. Per le quali cose potrà farsi
che preparò l'età di Dante,
manifesto
quale sia l'epoca,
e che si vuol prendereda noi come
principiodella:
carriera da battere per giungere a capo del nostro
civiltà sorgeva
a
divisamente.
2. Doìninatori
Non
si
può intendere
dell' Italia
senza
mettere
stranieri
in Italia.
pienamente
per
lo stato
fondamento
politico
che
essa.
CAPO
Ó
I.
i Barbari cadeva l'Imcoirirrompere
ebbe un
re
non
propriodi sua nazione da cui
,peric,
nazionale. Per questo
essere
preso un
paresse aver
dar
si vide prima schiacciata sotto un grave peso non
quasi alcun segno di vita; poi,quando ebbe agio di
d'un moto
fluttuante ed incerto
agitarsi
prenderfiato,
zioni,
e
impotente di levarsi a paro delle aUre nasempre
sere
tra le qualiper le tante sue doti vorrebbe essalutata come
regina.Scorriamo rapidamentela
fu
serie de'suoi dominatori. Come
l'Imperioromano
'dal punto in che
verso
la fine del secolo IV
Orientale
o
diviso definitivamente
Greco, ed Occidentale
che dal Settentrione
o
in
bari
Italiano,tra i Bar-
inondarono
le nostre
terre.
riusci dopo non
affini,
guari tempo ad Odoacre, duce di gentiraccogliticce,
di balzare dal soglioimperialeRomolo
Augustolo;e
così l'anno 476 finiva l'Imperooccidentale. Odoacre
se
menati
e forEruli,Rugi, Scirj,Turcilingi,
seco
avea
altri: da' quali salutato re non
pretese la porpora;
mandò
imperialia Costantinopoli,
gli ornamenti
d'Oriente rimasto solo: serbò in
sede dell'Imperatore
il console ed il senato; nelle cittk i governi
Roma
zarsi
municipalie le curie. Ma ecco tosto Teodorico avanco' suoi Goti; questiavuta nel 488 la concessione
d'Italia dall'Imperatore
d'Oriente che pretendevano
il dominio, e trovata
nell'illusione degl'Italiani
e fece
per l'Imperoqualche adesione,vinse Odoacre
tutta Italia (1),Pure i Goti furono disfatti l'anno
sua
l'Italia intanto rifattasi imperiale
553, e si dispersero:
in realtà provinciagreca, aspira0 romana,
va
riavere un Imperatore occidentale. Ebbe
in vea
Unni, Vandali
(l) Nota
ed altri loro
il Balbo, che
questo accostarsi
degl'Italiani all'Imperio e quindi al Papato, veggiamo incominciato
quellosforzo di
emancipazione, che poi crebbe e àuro sempre, per escludere ogni
straniero
dominio.
con
4
PARTE
ce
governatore
a
vendetta
per
duce
un
d*una
Narsete;
greco,
e
questi,,
ingiuriapersonale ricevuta
chiamò
i
I.
in Italia nuovi
Longobardi,i quali vi
Barbari
1' anno
scesero
l'Imperatr
dal-
germani,
568. Ma
la occuparono
tutta; e si può dire che V Italia
ebbe per due secoli appresso tre capitali,
Pavia dei
non
Longobardi,Ravenna
poiché i primi non
ed
de'Barbari.
fu protetta da'seli suoi Pontefici
primo
In
Desiderio
a
quest'epocasono
della Feudalità
e
ultimo
re
gobardo
Lon-
anni, co' qualisi compie 1' età
207
corsero
degl'Italiani;
bandonaron
assalirla,i secondi l'ab-
osarono
essa
Alboino
(1).Da
de'Greci,e Roma
da notare
di
gli esor-
della istituzione de'Comuni, che
poscia il pieno lor compimento.Il primo si
deduce dall'elemento germanico,portato in Italia dai
Barbari
chi
quasi tutti germani, di stabilirvi conti,dudi pretendere il terzo e
e simili capi di gente
sortirono
,
talora
due
delle terre
divenuto
lor
invase, e riscuoterlo
servo
e
tatore
dall'abi-
colono: di che diremo
Il secondo
trovò
presso
ap-
origine
nelle contese
e spede'greciImperatorico'Pontefici,
cialmente
nell'eresia di Leone
Isaurico persecutore
delle sacre
con
immagini; per cui nel 726 i Romani
molti altri Italiani delle città greche si strinsero in
confederazione
intorno al gran Pontefice GregorioIL
più
estesamente.
sua
salvo
Padova
(1)I Longobardi tennero quasi tutto il Veneto
con
quelle lagune in cui veniva sorgendo la maravigliosa città:
,
tutta
l'antica Insubria
tutta
Toscana
alla marina
Roma
del
in
mezzo
Friuli,di
devasi
e
sopra
di
la moderna
Romagna
Comacchio, cinque
cinque
altri
riviere
e
sue
Liguria,salvo Genova
salvo Ravenna
alcune
tà
cite
e il mezzodì
d'Italia,
orientale,Napoli e poche altre all' occidentale,
e
isolata. I tre più grandi loro ducati furono quelli
Spoleto,e di Benevento. L' esarcato de' Greci stene
altre città tra
paesi lungo
la costa
le
,
paludi
citià marittime
la costa
medesima.
Adriatica
e
da
e
le valli di
Rimini
ad
rara
Fercona,
An-
1' Apennino, ed
CAPO
O
I.
eretico,e proquale fece resistenza all'Imperatore
tesse
lui per coa
rindipendenzasua e de'rifuggiti
difesa (1).
comune
distrutta né
Caduta la nazione Longobarda,e non
ti
molte usanze, molcacciata,rimasero molte sue leggi,
il
vocaboli,e financo il suo
ad
nome
bella
e
grande
timo
italiana. Carlomagno,che lo diede l'ul-
Provincia
una
giovane di 32 anni, e regnava
pi;
tutta Francia, tra i Pirenei, il Reno e le Alsu
su
vamente
Baviera, Svevia a Turingia;e sul regno nuoSu Roma
pino
e sulle città da Piconquistato.
suo
padre donate alla Chiesa (2)dominava come
patrizioe donatore. Erano fuori d'ognisua giurisdizione
cilia,
Venezia, Napolie le altre città meridionali. SiSardegna e Corsica,di nome
imperiali-greche,
di fatto indipendenti,
Venezia (3).
e principalmente
colpo,al
774
era
stabilendo in Italia certi suoi
poco a poco venne
de* suoi
nuovi ordinamenti, vi fece incoronare
uno
A
disposecosì all'atto più solenne,
alla restaurazione
dell'Imperooccidentale. Il giorno
di Natale del 779 fu coronato
versale
Imperatore con uniGli Italiani si rallegrarono
allegrezza.
per
ridea di rinnovamento
del primato antico sotto quel
nome
d'Imperatorromano, e per aver tolto di mezzo
grado
ogni dipendenza dall Imperator greco, che suo mala
figliuoli
re,
indi
a
e
si
dovette
poco
rallegrarono
per
Tidea
riconoscerlo: altri forse si
della
cristianità
della st. d' Italia.
(1) V. Balbo, Somm.
(2) Anastasio,scrittore di due sec. appresso,
riunita
dice
aver
in-
veduto
lo scritto,in cui si donavano
Ravenna, Rimini, Pesaro, Fano, CeJesi, Forlimpopoli,Forlì, Castel Sussubio, Mon•sena, Sinigaglia,
'tefeltro,
Acerraggio,Monte Lucaro, Serra, Castel San Mariano
,
Bobro, Urbino, Cagli,Luceolo, Gubbio,
(3) Venezia
mostrarsi
e
Narni.
grande repubblica e
famose di Pisa
fu seguitada quelleancor
cominciava
secoli appresso
di Genova.
nei
e
due
già
Gomacchio
a
,
6
PARTE
I.
centri,V Imperatore e il Papa. È vero^
che Carlomagno ebbe tra i primi elementi di sua poi
litica il favorire la Chiesa, i Papi ed i Vescovi, dopc
torno
che
duo
a
da essi
aiutata
stata
era
la
sua
e
casa;
in ci(
che, convertiti al Cri
de'Longobardi,
stianesimo,avrebbero potuto fermare più stabilmem
i loro acquistifortificandosi coll'autorità dei Ponte
deboli, potevano
fici,i quali,se in apparenza erano
la
moltissimo
: ma
ne'popoli
religiosa
per l'opinione
dell' Impero era
restaurazione
principiodi grandi
i fatti
urti e guerre
tra questo e la Chiesa, siccome
È vero
dimostrarono.
altresì,che savie ordinazioni
fu
più avveduto
eglifece
in Italia
la dissoluzione
: ma
dal
arrecata
più ampie e forti
che glisuccederono,.
radici,il poco senno
de'fìgliuoli
discordie della loro famiglianon
ne
e le continuate
tardi assai. In somfecero vedere il frutto,se non
ma
ni
in tutta l'epocade'Carolingi,
figli,
nipotied affirimescolarsi di
di Carlomagno,fino al 962 fu un
rirsi
ed Italia,
col trasfetre nazioni, Germania, Francia
le corone
imperialidi Roma, e reale d'Italia da
questo a quello,or unite or disgiunte;sempre con
Anzi per le sventure
niuno vantaggio degl'Italiani.
Ottone dalla
di questi si venne
al punto di chiamar
di Roma
Germania, che prese l'anno 962 le corone
e d'Italia;
e così divisa quelladi Francia, le altre due
Feudalismo
che
di Germania
Se
non
Tanno
che
1002
lor nazione
e
veniva
mettendo
d'Italia furono
indi unite per sempre.
Imperatori dello stesso nome
dopo tre
tentarono
gl'Italiani
in Arduino
marchese
di crearsi
d'Ivrea.
un
Ma
re
di
deschi
i Te-
neo
Arrigo di Sassonia, consanguidegliOttoni, che preteseconseguentemente alla
corona
e
d'Italia;
poiché Arduino o non seppe o non
potè sostenersi,cedette il luogo ad Arrigo,che per
elessero tosto
le
sue
virtù
venne
poi dalla Chiesa
ascritto tra
i
Santi. Questi non
sottentrò la nuova
ebbe
/
I.
CAPO
onde
figli:
morto
l'anno
1024»
lini
dei Franconi,detti Ghibeldal castellodi Weibelingenlor culla;
e fu il primo
casa
Corrado,chiamato
la successione fino
a
il
Salico,da cui si continuò
Corrado
degliHohenstauffen
nido originario.
Lo Svevo
va
,
II della
Svefamiglia
cosi detti dal castello lor
nel 1128 fu acclamato
re
e nel 1138 eletto Imperadordi Germania.
d'Italia,
rono
precedentede'primiGhibellini fuavvenimenti
notevoli le grandiguerre tra Pontefici
ed Imperadoria cagionedelle investiture,
e
l'erezione delle città italiane a Comuni, così quest'altra
che segue fu segnalata
ra
per le Crociate in Terbellina,
Santa,e per la divisione delle partiGuelfa e Ghiche funestarono prima la Germania, poscia
altresì l'Italia:ma
di tali cose avremo
a ragionare
Nò però è men
partitamente.
degno d* osservazione
Come
nell'età
l'avvenuto sotto Federico I,detto Barbarossa,che fu
po
di Corrado Svevo: poichéfu questo il temsuccessore
gli
daper emanciparsi
stranieri gliincitò a prove mirabili di valore,che
altronde furono privatedi buono e prezioso
riusciin che l'ardore
magnanima di Tortona e di Crema,
sacrifizigenerosi
di Milano, la lega Lombarda, la
mento.
i
Italiani
degl"
La difesa
edificazionedi Alessandria
altresì la
famoso
con
e
la
sua
fermezza, come
giornatadi Legnano, formano
un
periodo
re
di guerra, che l'anno li83 si dovè terminauna
paco conchiusa nella dieta di Costanza
,
la libertà de'Comuni
dall'Imperatore
italiani.Gli Svevi continuarono fino al 1268,quando
la lor dinastia colla morte del giovenne
a mancare
vane
Corradino. Seguitoun interregnodi 60 anni,
fu eletto in Germania
go,
ImperatoreRodolfo d'Asburlo stipite
della prima casa
d' Austria.
imperiale
Noi quici arrestiamo,
tra perchèquisi termina l'età
riconoscendosi
ì
8
PARTE
la successione
propostaci,e perchè
che
per altro incominciava
si perpetuò
pi
I.
col
solo
invasioni
preponderanze
raceni
allltaiia: 1 Sa-
straniere
degna
occupato Corsica,Sar-
aveano
Sicilia,
e posto piede eziandio
e
del continente:
poco
poi
i Normanni
dopo
nel 1010
si fecero
vi dominarono
tem
altre
mancarono
non
n
de'Romani
d' importanza
scemar
NuUadimeno
nome.
o
re
ne'Tedeschi,quantunque negliultimi
fin dall'anno 832
e
a
a
in alcune
città
giunsero in
glia,
Pu-
poli:
signoridi Sicilia e di Na-
altre dinastie, succedendosi
quelledegliAngioini,degliAragonesi, de'Castigliani, degliAustriaci,degliSpagnuoli,e dei Francesi.
3. Sistema
A
viemegliointendere
tocchiamo
evo
lo stato
e
in
prima
forma
di governo.
a fronte
gli avanzi
ferma
nelle
il Feudalismo, che
si
a
na
dell'antica civiltà,
la società cristiasue
credenze, e la
doveva
de'qualinascer
un
(1).Dell'Imperoromano
memorie, e le reliquied'una
cozzo
spenta
istituzioni che
comprendere tutta la
Caduto
si trovarono
l'Impero romano
rono
diversi elementi: i tre precipuifu-
generalmente fino
incarnò
politicodel medio
separatamente alcune
il contradistinsero:
dal
Feudale.
restavano
nuova
l'incivilimento
ropeo
eu-
ni
solen-
gran nome,
coltura non
il Cristianesimo
ancora:
barbarie;
affatto
tosi
costitui-
regolareistituzione nella Chiesa continuava
recato
poderosa missione: i Barbari avendo
d'ini propricostumi cercavano
loro contrade
in
la
sua
dalle
trodurli
nelle nostre. Era
rinato
allora il dritto della
forza, e quindi la licenza,le vendette, le ze;
prepotenil bisognodi protettorie difensori,
onde venne
(1)Moisè, De'dominii
stran,
in
e.
Italia.,
Introd.,
XI.
10
PARTE
l.
investitura.
"
Esprimeva Tomaggìo la sommessione
lealtà del vassallo inverso il signore;e ciò si dimostrava
la spada e gli speroni,tenendosi
scingendosi
ocl capo scoperto e colle ginocchiapiegate,ed impalmando
le mani
con
a sicome
quelle del signore,
di volerlo servire lealmente
curanza
Tonore:
bacio chiudeva
un
dichiaravasi
la cerimonia.
giuramento, che
con
sebbene
a
colla vita
ciò
era
non
col-
fedeltà
La
si tenea
e
dispensab
in-
come
sempre
ria
necessa-
la funzione
0
terre
a
tera
formale, potendosieseguireper letcui si davano
per procura; gli ecclesiastici,
titolo di feudi,erano
anch'essi tenuti al giuramento.
L'investitura
tendevasi
cevasi
propria la
per
propria ed impropria:in-
era
colia presenza
consegna
delle terre, e
fa-
signor concedente o d' un
modo simbolico,e si effettuava
un
era
delegato:l'impropria
col presentare una
zolla erbosa, un sasso,
dei
le costumanze
un
ramoscello, o altro,secondo
luoghie
la natura
oltre
del
de'feudi. I doveri
di"alcune
all'obbligo
deVassalli
tasse ordinarie
vestiti,
ined
specialmente
nel non
nifestargli
divulgare i fatti del signore,nel macontro di lui,
le insidie che si tramassero
nel guardarsi di offendergli
la dama
o la famiglia,
nel seguirloin guerra
po
a
proprie spese per un temdeterminato,nel prestargliil cavallo se venisse
a
perdere il suo, e darsi per istatico in sua vece se
altre
straordinarie
in
incappasse
dette aiuti,consistevano
mano
a' nemici.
I vecchi
t'anni,i magistratipubblicie le donne
dal servir
Le
dovevano
erano
sessan-
esenti
fafsi sostituire:
di persona, ma
dovevano
v'erano ammende
quei che mancassero
pe^
punire
cuniarie,e qualche
a
oltre
terre
o
volta
feudi della
sostenere
del trono.
perfinola perditadel
corona
erano
do.
feu-
fondi, che
gnificenza
dignitàed alimentare la maVenivano
poscia i benefizi,e^
la
CAPO
11
I.
terre staccate
per quanto pare, questierano
sessi regi e concedute
ai favoriti de' re per
da'posdone
guider-
a
resi,ovvero
de'servigi
principi,vescovi, e
bligavano
grandi baroni: essi non richiedevano omaggio,né ob-
tributo. Né
a
si chiamavano
feudi
e
nefìzi
be-
di cui un
privilegi
signore,il clero,i monasteri si spogliavanodandone
naro
altrui rinvestitura, mercè
qualche indennità in dale sole terre: v'erano
certi
che s'infeudavano
in altra cosa; per modo
il tagliodelle foreste, le acque
cariche,i titoli,
0
di pesca,
alla vita.
indispensabili
pozzo, i dritti di caccia
un
più
minute
e
Consideriamo
dentro
ora
con
un
o
e
fin le
rapidosguardo i
le
di
cose
tari
feuda-
dei loro castelli nell'esercizio de'lor diritti
i
mente
sottoposti che doveano necessariaubbidire a chi potea disporre
delle terre, dei
lor prodottie delle lor persone; qual gente si avessero
lazione
attorno, qual dipendenzada'principi,
qual recoglialtri lor pari.Portiamoci adunque col
bato
de'qualiil tempo ci ha serpensiero in que'castelli,
Per giungervid'ordinario
non
poche vestigia.
facea mestieri arrampicarsi
per le alture d'un poggio,
anzi che allungarsi
per la pianura:da ogni lato
inverso
,
non
si vedea
che
scoscendimenti
nude
e
roccie, ed
sentieruolo ripidoe tortuoso. Sulla cima
un
appena
dell'erta torreggiavail castello merlato, munito
di
torri,feritoie,saracinesch(3
spaldi,
ponti levatoi e
il
si aspettassead ogni ora
se
porte ferrate,come
di poche
mucchio
nemico. Alle falde del poggio un
altre disperse
casupole,miserabili abituri de'soggetti:
ed in fine
a
poche migliae più povere pe'coloni;
chiesetta ad attingerviil conforto della
modesta
nna
la dama, alcuni ospiNel castello il signore,
religione.
ti,
dai canti o dai
tra il tripudio
de'prandi
rallegrati
e buffo-.
giuochidei trovatori, menestrelli,giullari,
,
12
PARTE
ni: nella campagna
sfiniti dalle
I.
i coloni ed
i servi
fatiche, dannati
il X
secolo la
poco pane.
sociale era
Verso
le marche.
S.'* Si chiamarono
molli
di
contentarsi
a
dore,
su-
di
e
gerarchia politica
dispostanel seguente modo. 1.® Il sovrano,
Ve 0 imperatore,era
quegliche distribuiva i feudi e
di soggezioneo fedeltà. 2.® Veniriceveva
vano
promessa
appresso i duchi, i conti,i marchesi, ed i baroni:
de' qualii primi (duces)erano
daprima condottieri di
soldatesche,ed ebbero quindiil governo delle Provincie
diritto di supremazia sul territorio che poi
con
si disse ducato: i conti (comites) aveano
strazione
l'amminid'una parte di territorio che si chiamò contado,
che dipendesseroimmediatamente
dal
e pare
le
signor supremo: i march(isi (marchiones)teneano
i baroni
?^marche^in che il contado era diviso;come
a
(barones)erano
capo delle tribù che abitavan
feudo:
vassi
o
vassalli tutti
quinditutti coloro a' qualiessi
?davano in simil modo porzione delle loro terre si dissero
i lor valvassini.
valvassori, e questi ebbero ancora
4." I messi regi (missidominici),
i conti di
Palazzo
i gasindi e gastaldi(fideles,ga(palatini),
sembra che fossero persone del prinsindii,
gastaldii),
cipe;
poiché i primi visitavano gli stati quasi da ii secondi,che sono
i
spettoride'conti e de'vassalli;
creati
da Carlomagno
Paladini de' romanzi, furono
scorrerie per l'Impero:
per accompagnarlonelle sue
del re, cui egli
fedeli e commensali
gli ultimi erano
dava a governar
le sue
terre come
stratori.
a
regi ammini5.0 Seguono gliscabini;il cui ufficio era di
assistere come
giudicia' conti, e presederein loro
alle assemblee
assenza
placita,concilia)
(malli,
; ed
i notai, che erano
avvocati, e facean talora da giudici.
6S Gli uomini
liberi,rachimburgi,ed arimanstati genti di arme,
e posessere
ni; che sembrano
i
padroni d'un
CAPO
abiezione. 7.° Gli uomini
averne
di terra
retribuivano
ne
coltivare
di
masnada
canone
un
o
senza
; che
pezzo
frutto ai
un
litio leudi;che
Gli aldi,aldioni,
8.^
signori.
servi
mezzo
a
del feudatario,ed avendo
gli scherani
erano
lor
loro
dato
piccoleterre
sedevano
13
I.
e dimostravano
liberi,
mezzo
e
no
era-
la lor
dipendenzanell' offerire al signore qualche decima
9.° I servi,villani o coloni;
0
qualche servizio personale.
al suolo ed alla gleba;distinti
che erano
obbligati
altrui nella
obbligati
daglischiavi,che erano
i tolti in guerra:
e soleano
essere
questi
persona,
mini
miglioravanocondizione coli' esser chiamati ad uoOr dunque duchi,
ad arimanni.
di masnada
o
conti e signori,
qualiche fossero,ebbero in principio
dal re o dall'imperatore
la padronanzad'una provincia,
d'una città,
di una
estensione di paese, e quivisi viveano
arbitrariamente
duchi
aveano
re
sua
autorità
sui duchi:
il
la debolezza
atto solo,una
di dritto. Ben
non
erano
parola bastava
vrani
so-
vano
falsanel
tutto
quellid' un
erano
i
de'
quindispesso
per farli
ed intanto
alle prepotenze e alle vendette:
nati,0 ridotti a vivere da coloni,lavoravano
fatica
i
indipendentela
lontananza
e
di fedeltà. Essi
giuramento
feudo: i loro interessi
un
fatto
avea
resi insolenti;
e
erano
non
sui vassalli inferiori,
come
ciascuno
ma
proprietà:per
si
di fatto,se
altro:
correre
i servi
con
ta
mol-
nei padroni
e riconoscevano
poco frutto,
gliarbitri di ogni cosa. Comechè si godesserod'una
e
tuttavolta si univano
eguale indipendenza,
l'anno in parlamento presso il sovrano,
e
degliaffari comuni dello stato: nel che
costretto
a
secondare
difendevasi
il sistema
il
proprio a
Feudale
mentre
federazione,
i divisamenti
in
massa
restando
no
trattavaninno
altrui,sicché
armata.
mano
due .voi te
Per
offeriva un'idea
nel
era
lora
ta-
tro
aldi
signoresupremo.
14
PARTE
r ombra
e
il
nome
I.
del possesso, i si
la realtà nelle terre
dell' autorità
e
gnori subalterni, che ne aveano
costituivano un
in uno
e nelle armi, stringendosi
di molte
uguali autorità, che talora faceva
corpo
del principe.
eziandio barcollare la sovrana
4.
Effettidel
Feudalismo.
È agevole il vedere
quali effetti producesse questo
sistema. In sulle prime i benefìzi o feudi conceduti
dai principidipendendo dal libero lor volere
potevano a lor grado passare in altre mani, poiché
v'
non
era
dritto di eredità. Ma
come
si
sotto
venne
i vassalli aspirando
deboli
signoriadi monarchi
colo
e
rompendo ogni vinapertamente all'indipendenza,
i feudi
che gli univa al trono, consideravano
non
un
un
regio benefìzio,ma come
monio
patripiù come
nalmente
Fida trasmettere
in
retaggioa'ior figliuoli.
lora
Carlo il Calvo li dichiarò ereditari;ed alspecialmenteil regno si trovò diviso in tanti
avvenendo
che i vassalli maggiori
piccoliprincipati,
conferissero parte de'lor terreni ad altri per mezzo
delle sotto-infeudazioni,
le quali sminuzzarono
il patrimonio
dello stato. Il popolo,vero
e principal
nerbo
delle nazioni, scompariva per dar luogo a due
i ricchi possessori
ed i
specie di persone, che erano
la
,
servi: mentre
intanto
il
re
si trovava
scevro
di forza
d'energiaper ispiraregrandi concetti ed azioni,
tra loro
e i nobili stessi privi di frenò si laceravano
le guerre private.Le quali erano
con
conseguenza
del sistema;dacché i vassalli ebbero i diritti de'prinsottostanti
e sempre
complicati,
cipi,e i dritti erano
air arbitrio,alla forza,alla prepotenza.Tanto più che
vano
aristocratici si scontrae
gli elementi monarchici
e
in
una
lotta perpetua; e i deboli costretti
a
ri-
CAPO
sotto
fugiarsì
la tutela dei
de'servi
numero
In tanta
e
15
I.
il
moltiplicavano
potenti
de* tiranni.
d* interessi,
in
disparità
mezzo
al
minio
predo-
do
finalmente manifestan-
delle ambizioni vennesi
della umana
dignità
calpestata,
indignazione
da
forma
nia:
estratendenza a disimpacciarsi una
quindiil Feudalismo non si apprese mai perfettamente.
La Chiesa,quantunque sembrasse andar di
una
una
concerto
con
esso,
non
s' allontanò per
conto
verun
che la facevano indipenevangeliche
dente;
la
la
e mentre
predicava giustizia,fraternità,
di dare a Cesare quelche è di Cesare,fece
l'obbligo
dalle
norme
fronte
a
tutto ciò che
L'autorità
tuzioni.
isti-
stesso
i
principio
municipie le
libere , che assicuravano
quanti accorrevano
ostinato
principio
sue
rinunciò mai al
regianon
monarchico; al tempo
città rimaste
di viziare le
tentava
la libertà
sul loro suolo,opponevano
di resistenza.
a
un
e dalla
conquiste
debolezza dell'Impero nacque la necessità di impiantarsi
è ceralla civil coltura,
tali signorie
to
ripugnanti
la civiltà nuova, e da quell'attrit
però che indi emerse
onde se la Feusi sviluppò
dalità
gradatamente:
Tuttavolta
se
dalla natura
delle
non
per l'anteriore stato sociale fu necessaria,
fu poi senza
lo schiavo antico
Per essa
vantaggi.
incominciò
a
convertirsi in
malconcio
servo
o
nario
d' ordivillano,
ne
si pose un termialla furia delle migrazioni:
gliuomini divennero
si,ma
pur
uomo:
più attaccati alla terra toccata loro in retaggioe
sioni.
si resero
più premurosidella difesa contro le invale sue
Sovente il castellano,
vedendo popolate
di privilegi,
indi rimasti ed
campagne, largheggiava,
fino alla conquista
de'socialimiglioramenti,
ampliati
-diche ragioneremoparlandodei Comuni. Laonde sa
si può considerare la Feudalità come
siste^
non
un
,
à
16
ma
PARTE
ordinato, si vuol
I.
tenere
di transizione dalla barbarie
5.
Orìgine
le discordie
Tra
della
almeno
alla
non
come
uno
lontana
stata
civiltà.
de' Comuni,
suscitate
famigliade' Carolingi
donata
l'Italia abbanprimi anni del secolo nono
quasi in balìa di sé stessa fluttuò in una specie
la Feudalità
nelle
di quiete dolorosa,radicando
sue
nell'ampioducato di
provinole,come
principali
Benevento, in quello di Spoleto e del marchesato
d'Ivrea. Ma
dopo la deposizionedi Carlo il Grosso,,
la fine dello stesso secola
ultimo de'Carolingi,
verso
la nazione,volendo rientrare negliantichi dritti,
cominciò
sui
radunare
a
liberamente
le assemblee
nali
nazio-
Pavia, o nelle pianure di Roncaglia vicino a
i nuovi
re,,
Piacenza; a nominare
per acclamazione
a
confermandone
la nomina
nella Cattedrale
di ferro conservata
giudicarefinalmente
le leggidi quel tempo.
a
colla cerimonia
della
rona
co-
di Monza;.
secondo
del regno
de're che aveE scegliendosi
vano
le
cause
affinità coi
Carolingi,cercava
d'un princidi liberarsi a poco a poco dal dominio
pe
straniero
uno
proprio e nazionale.
per crearsene
la
Per
meglio ciò intendere giova ricordare, come
Feudalità
la nazione
in tante picsminuzzata
avea
cole
e governate
parti,runa dall'altra indipendenti,
neggiare
tirandal capricciod'un signore pronto sempre
a
0
poca
i
nessuna
sudditi
,
0
servi nati
nelle
sue
terre
,
o
borghi vicini al suo castello. Quindi il
pricciosa
movimento
generaleper afirancarsi non era una cai potenti,
del popolo contro
insurrezione
re
necessaria tendenza deglianimi desiderosi di uscima
dalla miseria
in che gli avea
gittatiil
e servitù
mai
Feudalismo.
E come
in Italia parecchiecittà non
abitanti
nei
18
PARTE
i quali essendo
Imperatori,
I.
te
lontani,il più delle vol-
poterono sussidiarle gran fatto,
poco forti,non
laonde fu mestieri trovare nella
f aochè coi privilegi;
difendersi
propria forza come
vita
a
svilupparsiuna
affaccendamento
un
nuova,
miseria,
studio
uno
minciò
camparsi.Di qui cotutta propriadi gente
e
all' antica
sottrarsi
per
di ordinarsi
sotto
certe
leggie
questo benefizio.
La felicita delle repubbliche marittime, qualierano
si
quelledi Venezia, Genova e Pisa, prime ad ordinar-
statuti,e di rendere
fece
,
permanente
il commercio
amare
le arti. Da
prosperare
r asilo di
quanti
crescere
l'industria
,
,
le Città divennero
quel momento
desiderassero
vivere
ri
più libe-
signori e rendersi
ti
quanto più poteano i dritindipendentimenomando
lontanar
aldei baroni. I più potenti tra questi, volendo
ogni idea di re nazionale e di libertà,ed
lor beli' agio ove
di poter dominare
a
avvisandosi
di signoria,
chiamarono
il nome
lontano padrone avesse
un
sottraendosi alla tirannia
de'
,
,
in Italia ;
nastia
la quale per siffatto avvenimento
passò sotto la diMa se
un' appendiceall'Impero.
tedesca
come
verso
la metà
del
gli altri Imperatori aveano
sec.
X
Ottone
lasciato
andare
a
lor
si negava
più che non
le città divenivano
la supremazia imperiale,
direttamente
e
antemurale
contro
in qualche maniera
un
le soverchierie
de'grandi,usurpatoridei diritti della
favorì apertamente i Comuni
Ottone
ti,
nascencorona.
sperando per questa via ottenere stabile dominio
in Italia;quindi concedè
loro di rialzare le mura
e
dai Barbari, largheggiòdi privilegi,
atterrate
gnatamente
sedifesa (1).
a
permise di potersiarmare
modo
le
cose
d'Italia,tanto
in generale chiedevano
(I)Gioverà notare, che i Comuni
avere
un
i loro
principe nazionale, che meglio intendesse
o
di
inte-
che dalle
intanto
Avveniva
di Saraceni
spugno
Roma:
i
si
nella
regionimeridionali
fin sotto
avanzava
Normanni, dopo
entravano
19
I.
CAPO
aver
Puglia:e
devastata
le incursioni
le
un
di
mura
la Francia,
degliUngheri
le fertili contrade
di Lombardia.
di sangue
due cose
di sommo
Di tale infortunio nacquero
vantaggio a'Comuni: che da una parte era alle città
empivano
tutelarsi ed
necessario
agguerrirsiper propulsarne
i baroni
gli assalti,dall'altra
costretti
erano
dal
colle
travagliare
società. Come poi ebbero modo
prepotenze le sorgenti
ciarono
ed armi a difendersi,le concessioni imperialicominaltrettanti diritti;
a
come
e i castellani,
riguardarsi
ne^ca-stelli
che
non
fatica
tenersi
a
il dominio
e
dismettersi
tirarsi
ri-
a
recar
loro molestia,duravano
gran
sicuro,mentre le città pretendevano
delle terre circonvicine,e spesso riuscivano
in
In occasione delle guerre di
conquistarle.
i loro dritti feuTerra santa molti signorivendevano
dali
no
agevolezzadi accorrervi, o li perdevaper aver
tanto che sulla fine del secolo
per lunga assenza;
XII tutte le piccolecittà erano
anch'esso erette in
^Comuni.
Anche
denari
a
gli Imperatorivendevano
avrebbero potuto negarlo,
o perchè non
un
privilegio,
coltà,
aiuti nelle loro diffiottenere
o perchè speravano
a
nella guerra
come
delle investiture. Tutte
ste
que-
cagionifavorirono ovunque l'erezione deComuni,
specialmentein Italia,ove la Feudalità non avea potuto
che
piantare così profonde radici: di talché fin ancominciarono
a degli abitanti delle campagne
.ressi;o,
se
fosse straniero,di
esser
liberi dalle
de'signorifeudatari,di amministrarsi
di nominare
alcuni
ancora
o
presentare alla scella del
volevano
di batter moneta
,
il dritto di
da sé, di fare
principei
poter fare
ed esercitare tutte
che
esigenze dispoti-
le
statuti
,
ed
magistrati,
la pace
e
la guerra,
prerogativedella
vranità.
so-
20
PARTE
I.
di cose; e scelta la Chiesa per
tavano
luogo di convegno per le loro assemblee,ivi si eccida tanta durezza di vil'un l'altro a togliersi
vere.
siderare
ordine
nuovo
Sotto
rimpero
di Ottone
II molti de'baroni furono
snidare
da'loro castelli per riparare
nelle Città, ascriversi al Comune, e più tardi al
costretti
a
collegiodelle arti, se pur voleano partecipareal governo
della cosa
di questi
pubblica.L'ammissione
facoltosi e potenti ne accrebbe il lustro,mentre
nimandosi
riaabbrutiti dalla servitù i costumi
gli spiriti
ancora
si dirozzavano.
6. Costituzione
de'medesimi.
La
de'Comuni
stava nelle genesignoriasuprema
rali
assemblee
de' cittadini,
che si ragunavano
scutere
a digli affari;
quando si trattasse di cosa
ovvero,
alla fede di molti
nel
gelosada non commettere
Dietro
credenza.
o di
consigliominore
l'esempio
i Consoli furono i principali
romano
magistratieletti
dell'assemblea; cui spettavail presiedere
da'suiFragi
della cosa
all'amministrazione
pubblicaed a'giudizi,
che il guidarein tempo di guerra glieserciti
meno
non
Le elezioni si faceano per voti ;
alla battaglia.
siccome le più volte riuscivano torbide e corrotte,
ma
re
perciò si studiarono le vie più complicateper ovviaal cieco
alla briga,o senz'altro si commettevano
,
arbitrio della fortuna. Tuttavia
fra i cittadini,
non
si
essendo
potevano al
i consoli scelti
tutto
impedire
le turbolenze
e le ambizioni: si venne
partiti,
ciò
pernel pensieredi prendere dalle vicine città un
ministrasse
prudente personaggio,il quale imparzialmente amal popolo sotto il titolo di Podestà.
la giustizia
Se il trovarsi nuovo
tra gente incognita
poteva
ritardare i piùopportunirimedi,il non
per avventura
i
CAPO
21
1.
parte era atto a fermare l'armonia ed ispirar
confidenza,urgenti bisognidi quellesocietà giovani
ed eccedenti per soverchia vita. Questo magistrato
invitato e ricevuto colla più grande solennità,avea
quasi autorità regia,e, ne'casi più gravi,dittatoriale;
erasi provvedutoagliinconvenienti di tanta granma
dezza
colla piccoladurata, e coU'obbligo
di sottomettersi
in sullo scorcio della sua
magistraturaad
sindicato o revisione di ogni opera intrapresa.
un
distinta probitàpoteva per avventura
Una
gare
prolunla durata del suo governo: d'ordinario però non
il termine
d'un anno.
doveva
Ma crescendo
oltrepassare
posciainsieme colla potenza le gare tra i
nobili e la plebe,
questa per guarentiremeglioi suoi
aver
diritti volle
avere
un
capo
,
scelto anch*
esso
della città,
col titolo di Capitano del popolo^ o
della
misure
plebe.In seguitosi adottarono
in difesa de' popolani contro
ancora
fuori
buno
Tritre
al-
la
potenza
dei ricchi: tali a Genova
e Piacenza
erano
gliAbati
à(ò'Savi o degli
del popolo, ed i consigli
Anziani, ai
qualii Podestà doveano far noto quanto venissero
di
in
mano
Le
aveva
mano
trattando.
città si divisero in
ciascuno de'quali
quartieri,
teva
gonfaloneo bandiera,sotto di cui combatsenz' altro ordine che quello di non
perderlo
un
giammai
di vista; che
movimenti
a'nostri giorni.
e d'arti usate
strategici
di potersifortificare con
però il privilegio
Ottenuto
non
si
conoscevano
punto di
muraglie e trinceramenti,e cresciuto colla potenza
il desiderio delle conquiste,gli Italiani si diedero
assai più di prima alle arti della guerra,
e perfezionarono
tanto
le macchine,
soldato. Quando
a
a
scun
quanto le armi di cia-
la campana
del Comune
storno, ogni cittadino atto alle armi era
recarsi sulla
nava
suo-
nuto
te-
pubblicapiazza,per potere ac-
22
PARTE
difesa della
patria.Quanto alle armi
più generalmente, le ricaviamo da un
correre
a
allora
di
I.
statuto
uno
di Modena
lihet ìniles teneatur
cavalcata
usatepasso*
citato dal Muratori:
et debeat
habere
«Qui-
qualibet
in
et exercitu
sìve
cassettum
panceriam
sive schinerias,collare,eira teca ferri,
r
gambarias
capellinam
vel
scutum,
ceam,
et
et bonam
tellum,
capellum ferri, elmum,
spatam sive spuntonem,
sellam
cirvileriam
bonam
».
Ma
fu
gl'Italiani
immaginato nel secolo
un
La
robusto
carro
ciò che
a
foggia d' un
alla
cima
terminava
fermi
et
la
nely
arcivescovo
Formato-
seguente.
conficcava
in
et cul-
del Carroccio
Eriberto
albero
lan-
arrais,
più
rese
la
era
gli si
trave
da
XI
forma
sua
ab
equuìn
l'invenzione
guerra
di Milano.
ad
et
noi
mezzo
una
di
naviglio: questa
da cui
palla d' oro
una
,
pendevano
eravi
benedire
si fosse
candidissimi
veli
Crocifisso,come
o
bandiere.
In
zo
mez-
sopravvegliaree
colle braccia tese le schiere: cosi, qual chel'esito della battaglia,
in quella vista
aveano
un
di che
e
due
confortarsi. Benedicevasi
colla celebrazione
d'ordinario
per
accompagnato
del
s.
da
un
Esso veniva
rito ciale
speSacrifizio: ed era poi
con
un
Sacerdote
Cappellano.
de
quellareligioneono
riguardatocon
si sagli Ebrei miravano
peva
l'Arca; tanto che non
fare più grande onore
ad alcuno, che andarlo
ad incontrare
cio
con
questa insegna.Laonde il Carrocil palladiodi ciascuna città: la perdita o la
era
caduta
del medesimo
la più
considerata
era
come
sicuro segno della sconun
grande sciagura,o come
fitta:
intorno ad esso
soleva per lo più raccogliersi
il fior dell'esercito,
ed inferocire più animosamentela pugna.
Siccome
tirato da quattro paia di buoi,
era
animali
si
naturalmente
avvezzarono
tardi
a
tener
a
muoversi,
fermo
o
a
dati
cosi i sol-
ritirarsi
con
CAPO
23
I
sbandarsi,a rischio di essere
maggior ordine, senza
età di fede
In quella
tagliatia pezzi alla spicciolata.
anche
viva la vista del Salvatore infondeva coraggio
specie
a'piùfiacchi: la morte si convertiva in una
attribuita alla tezione
prosi facea precedereda una
di martirio, come
la vittoria
era
del Cielo. La guerra
d*un
solenne disfida per mezzo
imitazione
Araldo
quale ad
lanciava un guanto
I prigionieri
erano
il
,
degliantichi Feciali
insanguinatosul campo nemico.
delle lor armi, e rimandati liberi alle case
spogliati
col giuramento di non
venire più a campo per quella
cresciuto Taccanimento
delle parti e la
guerra: ma
ferocia,si cominciò a mandarli con isfregi
o mutilati.
Dal sin qui detto si vede, come
la costituzione dei
forma
Comuni
democratica, massime
pigliasse
per
la ricordanza del giogofeudale. Abbiamo
veduto, come
la nobiltà per una
reazione naturale fosse depressa,
e
molti
de'suoi membri
dovessero
ascriversi
al collegio
delle arti per mostrarsi
plebealmeno in apparenza.
Fatta cadere l'autorità dei codici barbarici e
si formarono
statuti,patti
de'Carolingì,
capitolari
città: ma
i bisognidi ciascuna
e costituzioni secondo
volendo por ogni avvenimento
emanare
o disordine
una
legge nuova, e diversi essendo i bisogni delle
dei
città, né bastando
i lumi
scientificia far
vedere
i
i prova'casi particolari,
generaliapplicabili
vedimenti
principii
da recar
in numero
si moltiplicarono
fusione
conalla mente
del magistrato.
7. Decadimento
Malgrado
una
mai
adoperatea procacciarsi
si giunse
ordinamento
non
politico,
avvenne
per questo principalmente
ebbero a distruggersi
in Italia. Di
di si gravi cure
sicurezza
di
allo scopo:
che i Comuni
e
de' Comuni.
24
che
PARTE
altre
troviamo
I.
due
ragioni congiunte in una,
cioè la lotta contro gllmperatori e le guerre private
li consumavano.
che intanto
Gl'Imperatori,i
i privilegi
alle città,
qualiconsentivano o vendevano
le così dette carte di Comune, non
concedendo
tuivano,
isticonfermavano
i Comuni
perocché
ma
già eretti: imvrebbero
ove
avessero
potuto seguire altra via,l'afatto di buon grado per non
diminuire
la
propria autorità. A poco a poco le città dopo aver
peratori,
soggiogato i baroni,divenute gelosedeglistessi Imrettamen
quantunque non ne impugnassero mai dila supremazia, diedero aperti segni di
te
voler essere
atterrandone
anche in molindipendenti,
al più uno
fuor
terre i palazzi,
e fabbricandone
colla
delle mura,
perchèpotesseroall'uopoalbergarvi
lor corte; posciai tributi,il diritto di batter moneta,
i pedaggi,e via via discorrendo,tutto fu da loro assorbito,
ad immischiarsene.
che l'Imperatoreavesse
senza
che sotto la dominazione
Se non
degli Svevi
l'autorità imperialecominciò a combattere
za
colla forla perdita: il che produsse
e riparar colle armi
nelle città una
maggiore energia, e quella unione
che pareva elemento
cole
eterogeneo a tutte cotali picfu ispirata
società. La lega Lombarda
dallo spavento
delle armi del Barbarossa;e se Federico avesse
fin da principiopresa la via delle trattative,e,
fece in seguito,si fosse studiato di spargervi
come
i semi della discordia,non
sarebbero
quellevenute
,
a
capo
di
verun
successo.
avrebbero
cui da
E
nulla
per avventura
di quella libertà
guadagnato in prò
tanto tempo si adoperavano,se
e
come
la mediazione
non
dePontefici,che
era
ne
per
tervento
l'in-
si trovarono,
Guelfo
vedremo, alla testa del partito
Italia. Perocché
i
Comuni, che operarono
in questa guerra, furono
ben
in
camente
cosi eroi-
lungidal
prov-
26
PARTE
nia: dacché
i
più
del governo
testa
1.
ricchi ed
,
alla
illuminati, venuti
loro
padroneggiarono a
posta
i
parteggiando
polana
per l'Impero si studiarono di opprimere la parte podetta
de* Guelfi. In molti luoghi i Potestà,
za,
talvolta per volere del popolo,talvolta a viva forprolungando la loro amministrazione, la volsero
in perpetua signoria:
né era
a
sperarsi aiuto della
Comuni;
sotto
e
il
di Ghibellini
nome
lo
per le rivalità si dimenticava
Olciascuna pensava a sé stessa. tre
altre città,mentre
spiritonazionale,e
ciò quegli uomini
a
affrontare
osato
quali avevano
i
,
aperto gli
viso
a
di Federico, che
medesimi
distruzione
la
sostenuto
avevano
della patria,i disertamenti
i
tormenti, dopo
anche
delle campagne,
sacrifizi non
ardivano
tanti
nella vittoria
eserciti
ordinati
gliesilia
di
gare
ne-
tributo,la jparatìca^
un
imperanti.L'Imperatore era per così dire
Videale d'ogni potenza terrena, l'immaginedella divinità
sulla terra. Quindi non
muni
è meraviglia,
se i Codopo aver distrutto per gelosiai palazziregi
a'nemici
fabbricavano
ne
benché
invece
liberi,sostenevano
,
per
sidii fra la
altro
un
fuor
la presenza
fomentare
altro sempre
plebe e
piccolaoccasione
i
pronti a
nobili,e ad
delle mura; e
periali
de'Vicarii imi dis-
afferrare
di servire il loro
la
padrone a
più
danno
della libertà.
Comeché
efietti ne
che
orma
tutto
uscissero
ciò andasse
per
,
e
l'avvenire,non
l'istituzione comunale
dannosi
comunque
non
è
a
segnasse una
nella via della civiltà. Per essa
venne
quasi afiatto
l'anarchia
feudale
negarsi
grande
a
nire
sva-
le arti
della
pace e della guerra
prosperarono: il commercio
affluire le ricchezze,ed ampliòle comunicazioni:
fece
:
ogni
borgo ogni terra divenne il centro d' una maravidalla religione
dalla
gliosaattività,mentre
e
pure
,
CAPO
27
I.
fede
attingevanoi cuori un sentimento profondoatto
provocarliall'eroismo,lasciando a posteriesempi
a
di
una
virtù
quincia
maschia
e
molto.
non
8. / Ghibellini
di toccare
Ci è avvenuto
e
ed i
Guelfi.
più sopra,
come
Ghibellina;or
vediamo
la loro
lor tendenze, i loro sforzi. Quando
cipuo
pre-
un
di scissura tra le città furono
elemento
Guelfa
dire
dovremo
robusta, come
,
le
parti
origine,la
Enrico
V
cessa
proleal regno (l'anno1125),
e nella dieta germanica si agitò la
quistionedella
furono volte
successione all'Impero,
tutte le menti
in quellaparte per attendere
a' futuri destini che
sarebbero
decisi daglielettori. Riuscito
imperatore
di Supplimburg
Lotario duca di Sassonia della casa
al
rassegnò il ducato e molti altri suoi possedimenti
di vivere
genero
senza
lasciar
Enrico, duca di Baviera, di
casa
Guelfa, come
nome
Welf o
nipote d'un conte italiano che avea
Guelfo. Glieli disputòFederico il losco,duca di Svevia,della casa di Hohenstauifen,cui si apparteneva
il castello Weibelingen o Gibelìng',
che inoltre aspi-,
rante al trono, come
nipotedi Enrico V, erasi tenuto
Indi fra queste due case,
quasicerto della preferenza.
si accese
inimicizia (1),che anche
tura
nadopo mutata
ed oggetto, turbò prima la Germania,
ed appresso
l'Italia copartitidi Guelfi e Ghibellini
che
due famiglie.
dalle medesime
L'Italia,
presero il nome
quantunque ad esse estranea, adottò que'nomi per
ciate
comindesignaredue fazioni che in lei già.si erano
ad agitare per diversa
origine.Chiamaronsi
lo stato della Chiesa e del
Guelfi que'che amavano
,
(1) Canlù, St.
un.,
XI, XII.
28
PARTE
1.
n'era
si dissero
favoreggiatore;
lo stato dell'Imperioe
Ghibellini que'cheamavano
si teneano cogliImperatori
e co'lor seguaciavverso
la Chiesa e i Papi come
Enrico
si mostrarono
Papa, come
Lotario
,
IV
e V, e i successori di Lotario. Questa sì gran
d'Italiasi può riferire al 1184, quandosceso
ga
piaderico
Fe-
stanza
Enrico a Cofigliuolo
glielmo
Ruggiero,zia ed erede di Guche non
II re di Pugliae di Sicilia,
aveva
figli,
parve agliItaliani amanti di libertà,se non
mavano
del tutto indipendente,
almeno tal qualese la forper la costituzione de'Comuni,che soprastasdi far potenti
se un
gliSvevi insieme
gran pericolo
I per maritare
del gran
figlia
e
il
suo
nell'antico regno d'Italia o Lombardia
di
Pugliae
medesimo
Sicilia.Si
Barbarossa
che
aggiungeva,
entrare
nel
e
vo
nuo-
volendo il
per farvisi
ritenuto da Ottone
in Roma
Papa,giustailcostume
il grandein poi,ne
trovò chiuse le porte,e
tefice
seppe suo malgradoche Adriano IV, Sovrano Ponpero
dell'Imdi que'giorni,
avea
promesso la corona
di che la discordia tra
al mentovato
Guglielmo:
Papi ed Imperatorisi ridestò con maggior forza,e
i loro partiti
le denominazioni usate nella
assunsero
ed antiGermania. Quindi la parte anti-imperiale
periali
si alzò in Guelfa,e quelladeglisvevi ed imsveva
in Ghibellina. I primi voleano l'indipendenza
si può intendere
come
sebbene non
l'assoluta,
d'Italia,
dal
xjoronare
dal detto innanzi,ma
a
talento
i
come
all'unità,
tale che bastasse ad
dinare
or-
vano
proprigoverni:gli altri aspiracorde
per farla conal di fuori, quanrispettata
tunque
ad unico
modo
al di dentro, e
dovesse scapitarne
la libertà.Erano
dunque
tutta l'apparendue partiti
za
generosi,e che avevano
che gì'Impedi equità.
Se guardiamo i travagli
ratori
diedero alla Chiesa, i mali che cagionarono
CAPO
29
I.
e Tesecrazione
all'Italia,
popolareche dura anch'oggi
contro il Barbarossa; so pensiamo che le più generose
rocca
città,Milano e Firenze, furono sempre
fu l'estremo
della parte Guelfa, e che quest'ultima
chi volea ti*
ricovero della libertà italica,
mentre
ranneggiareun paese
parrebbe a desiderare
e
essi le città ordinatesi
con
del
bandiera
Ghibellina ;
ergeva
che i Guelfi fossero prevalsi,
a
Comuni
sotto
il manto
Pontefice,il quale con
e
con
le armi
le dirigeva,
opportuniconsigli
reprimevaglistrani
spirituali
de'Ghibellini. Gli stessi illustri naggi
persos'infervorarono del sentimento Ghibellino
intendimenti
che
Pier delle
come
stipendiati
dagliImperatori,
i giureconsulti,
come
Vigne, 0 idolatri dell'antichità,
ritti
Dante. Per altro i di0 trascinati da passione,
come
regiintendevansi allora ben altrimenti che oggi,
non
importando più che una supremazia per nulla
alle particolari
Pertanto
pregiudizievole
prerogative.
i Guelfi immaginando la teocrazia in terra mostraronsi più probi,ma
dosi
utopisti
; i Ghibellini ricordanche le società sono
fatte per uomini apparivano
democratico de'pripiù reali e pratici;lo spirito
mi pondea verso
l'insolenza individuale e lo sregolamento;
ridea ordinatrice deglialtri li portava alla
forza ed alla tirannide. È natura delle fazioni di svisare
il più onesto scopo, e porre il torto ove era la
I
ragione,o abusandone, o esagerando,
o traviando.
signori che ambivano ricuperarei perdutidiritti
vedeano
non
modo
che coll'appoggiarsi
ne
ratore,
all'Impele pretendenze:
e sostenerne
vano
sempre poiamameglio dipenderda esso, che non da'borghesi,
0
erano
,
villani venuti
,
su
,
o
Dichiaravansi
da
un
frate che
talora li dirigeva.
dunque Ghibellini,eccitavano
calare in Italia,
a
l'Imperatore
e per contrariare
al
Papa si induceano persino a favorire gli eretici. I
30
PARTE
I.
minio
potevano nella bassa Italia per l'alto dosulla Sicilia;
nella superiore eziandio non
co
pope'moltiavversi agli Svevi : da pertutto poi per
Ma
bandonava
poiché anch'essi qualche volta si abl'opinione.
all'impulsodi privatapassione,i Guelfi
talora una
non
causa,
perchè giustae giovevole
sposavano
allo scopo civile,ma
va
perchè da quella teneil Pontefice. Né questi erano
puri nomi di parte,
Comune
ma
aveano
e sindaci
propri: se nascevasi
d'una tal fazione,parca disertamente
il passare
in
assai
Papi
si faceano
altra ; né
della fazione. Erano
e
dove
che
trattati
i due
della
nome
a
pubblica
re-
però diffusi per ogni
città viveansi
allato,
partiti:in molte
lo più nati dalle ambizioni
di due principali
e per
che addicevansi
ad una
fazione spesso non
famiglie,
non
perchè dall'altra stava
per altro motivo, se
r avversaria
da
che
riani ed i
non
che
minuti
;
cosi traevansi
e
toglievanoi
esse
Visconti,i Cancellieri
doveano
costumi
dietro
sceverarsi
turbe
nomi
,
come
di aderenti,
i Tor»
ed i Panciatichi.
Se
tra loro finanche
ne'più
berretto,quegli
un
questi usavano
diverso: i Guelfi aprivano negliedifizi due finestre,
un
i primi portavano piume bianche
e tre i Ghibellini;
fiore all'orecchio destro, i secondi piume
e
un
fiore al sinistro: l'acconciatura de'capelli,
rosse
e un
il saluto
conoscere
Grandi
e
:
fin il modo
il Guelfo
furono
o
il pane
di trinciare
dava
a
il Ghibellino.
i danni
che n'ebbe
a
sentire
il bene
pubblico.Nel consiglio
s'impugnava il parer sano
perchè proposto dalla parte avversa:
spirazioni:
poi segrete cole famigliedal trovarsi
poi scompigliate
diversa bandiera: poi per
0 fratelli sotto
padri,figli,
ogni leggieraoccasione rompere
a'peggioritermini
di nemici, o quellid'una stessa città tra loro,o molte
città le une
le altre, fino a rendere
contro
giorna,
CAPO
Le
lieri tali conflitti.
oeano
non
e
mutazioni
dello statuto
si fa-
bensì per assicurare
per satisfare al ben comune,
fortificare la parte trionfante: ma
sicurtà
mai, restando
si trovò
non
vera
31
1.
malcontenta,
e
si che
spesso
una
sempre
invitava i vicini
parte
a
dicare
ven-
oppressione.Queste gare impedivano
che si formasse
uno
pubblicoed un'opinione
spirito
creatrice di nobile avvenire; ed alla patria restava
tolto l'ufficio
esclusi perchè Guelfi o Ghibellini.
de*migliori,
La stessa vittoria d'una parte era
fatalissiinebbriati da questa i popolipiù non
ma:
vano
conoscema
mano
a mezzi consigliati
giustizia,
ponevano
che mentre
posta
dall'ira,
potevano servire a tener sottola fazione avversa,
sovvertivano
la libertà,e
in rovina eziandio la patria.Guardanmandavano
dosi
odio e sospetto le città non
si poterono mai
con
la
accordare
sua
in
federazione
una
di universale
difesa: le divisioni interne
comune
anche
utilità
e
producevanolotta
nell'alta
sapendo ambi i contendenti
politica,
di trovare un appoggioesteriore: alla fine quasi da
e meno
per tutto la parte popolareprevalse,
esperta
delle pubblichefaccende, ombrosa
natura, e
per sua
libera d'occuparsi
del pubblicoreggimento, rinon
nunziò
l'esecuzione de'suoi diritti al valor del più
del più avveduto, e ridusse le cose
prode 0 al senno
a
tal punto che
le libertà comunali
si spensero.
sti
Bisogna però guardarsidal giudicareque'contracolla idea del nostro secolo,di cui è principale
elemento
il riposo,
alle patetiche
e dall'abbandonarsi
esclamazioni
di chi
non
sa
vedervi
tismo
altro,che fana-
inutile,e fratelli uccisi da fratelli. Le
battagliesenza
dubbio
inevitabili al sistema
ai tanti
0
elementi
faceano
soffrire:ma
de'piccoli
corpidi
estranei,che conveniva
svellere. L* unirsi tutti nel
nue
conti-
o
no
era-
stati ed
lare
assimi-
pubblicointeres-
32
PARTE
n
I.
generale,subordina
pensiero
ben
inclinazioni a un vantaggiocomune
re personali
diamo,
insomma, qual noi l'intenavvisato, il patriottismo
non
nuova,
poteva sperarsida gente ancor
indocilite. Le opinioni per
anco
non
e da passioni
d*uomo
è sempre
Taverne;
quanto siano pericolose,
ed è di qualcheconto il professare
a visiera alzata
buona causa
tutto il coraggiopossibile.
Più,
una
con
il più delle volte dalla
quelleinimicizie nascevano
del meglio,
e dal dolore di non
conoscenza
possederlo:
di soddisfarli
sicché nello squilibrio
tra i bisogni
e il modo
se, concentrarsi
in
un
,
poteano fare che
non
si urtassero.
Era
contendessero
non
un' attività
onde
,
e
svolgevasila
mezzi
di cercar
vita individuale,
e per cui si pensava
da servire accomuni interessi. Oltre di che noi
mo
soglia-
accumulate
queste battaglie
celli
cosi,che facilmente crediamo andasse in lunghimail paese, senza
tener conto delle lunghe paci.
che quellesi terminavano
Non
vogliamoricordarci,
in un
giornoo in due; e che sovente riuscivano sì
no
poco sanguinoseche, al dir del Macchiavello, finivavedere
danno.
senza
e
nelle storie
non
Non
interrotti
Al
guarnigioni.
tocco
erano
alla
iosi
no-
e delle
patimentide'quartieri
l'uomo pigliava
della campana
della parrocchia,
la bandiera
sotto
l'armi,correva
andava
se
vinceva, la
all'assalto;
tornava
i
allora conosciuti
sera
patria ostentando
stessa
o
il domani
i suoi trofei ;
propriacasa. Si
si pensi
Tenormità de* fratricidi,
ove
sminuisce ancora
che gli stranieri avevano
stati
occupato il paese spodediritti
i natii,ridottili a servi ed a plebe senza
di feudatari o
e senza
forza;mentre essi col nome
il dominio
tutti i privilegi
di nobili s*aveano preso con
mi.
ed i possessi,
nazione sé medesie dichiarato
staAllora si disputava,
se i nazionali dovessero
se
era
ferito,trovava
ristoro
nella
,
34
a
I.
PARTE
sé stessa ed alla
sua
missione. Innanzi
tutto si
a
che o non
adoperò di condurli a quell'ovile,
giammai conosciuto,o forse un tempo
no
avevaavevano
T influenza
per follierrori abbandonato. E siccome
non
poteva subito efficacemente operare, sì
religiosa
feroci
le costumanze
che ad un tratto deponessero
e
la
come
prepotenzadella forza stabilita per lungo uso
Da
si studiò di rendersi indipendente.
diritto,
questoprimo avviamento derivarono tosto due gran-,
alla
dissimi beni. La potenza spirituale
contrapposta
a
materiale ne moderò l'impetoe 1*uso
vantaggio
e l'oppresfra l'oppressore
si pose di mezzo
so,
de'popoli,
delle armi e la sanguifra il corso
naria
e proclamò,
esultanza della vittoria,
una
paroladi pietà
In secondo luogo
di conforto pe'vinti.
pe'trionfatori,
de'barbarici ordinamenti la potenza
per l'imperfezione
a
di natura più sublime,venne
come
spirituale,
sa
cosicché la Chiesoverchiando l'altra;
a
mano
mano
ed i Pontefici si prepararono una dittatura quanto
necessaria,altrettanto benefica. Né
da
poternuocere
essa
era
di
tura
na-
per l'avvenire: conciosiachè
quando l'ordineciviledella società si fosse postosulla
via del miglioramento,
mente
quellaavrebbe immancabildo
rientranripresole sue pacifiche
occupazioni,
del santuario.
penetrali
per cosi dire ne'segreti
E però nel corso di queltempo i Papi,recatosi nelle
mani il governo de' popoli mentre
da una
parte i
colla violenza si mostravano
principi
sempre feroci
bestiali e dall'altra il popolocaduto in
e sovente
tenebrosa ignoranzaera intristitope'patimenti
una
e divenuto quasiselvaggio,
migliorarono
questocolla
E mentre
morale,e quellicolla saviezza delle leggi.
,
,
la schiavitù per inveterata abitudine pareva cangiata
in dritto,
dal
le forme giudiziarie
dipendevano
s'abbandonava
uomini,la giustizia
capriccio
degli
alla
CAPO
35
I.
decisione della fortuna, i Pontefici levarono
sostenendo
l'eguaglianzadegli uomini
al cielo,sostituendo
airarbitrio
in
forme
nuove
il
do,
gri-
faccia
sentanee
piùcon-
giustizia.
Al ripristinarsi
Tlmpero d'Occidente per opera di
alla testa della cristianità,
Carlomagno,i Papi si trovarono
videro dairautorità
0, per meglioesprimermi,
laicale confermato
quel titolo che già possedeanodi
fatto. Carlomagno, il quale aveva
fermo
in animo
di unificare e incivilire,
conobbe agevolmenteche ei
sarebbe giammai pervenuto a questa meta sennon
za
la cooperazionedella Chiesa. L'opinione
religiosa
dovea render saldo un
Impero fin da* suoi principii
minacciante
rovina, e composto di siflatti elementi,
alla
che
la sola forza
cristiana
divenne
non
il
bastava
a
cementarli.
Roma
dell'Impero;
ché
perocil soggiornodi AquiCarlo, quantunque amasse
altra capitale;
de
altrone però non
aveva
sgrana, non
che dal Campidogliooperava
quello spirito che
dava
la vita al vasto
vero
centro
corpo
formato
dalle armi
del
conquistatore.Qual meravigliapertanto, se dietro
tale influenza crebbe il potere e la giurisdizione
clesiastica
ece
se
de'monisteri
aumentarono
e
visibilmente le ricchezze
della Chiesa?
Neil'
versale,
ignoranzauni-
i Vescovi
gli uomini
soli potevano dar legge,
regolarele assemblee, e suggerire
che potessero tornare
più
que'provvedimenti
alle adunanze
vantaggiosi.Quindi furono ammessi
deliberative delle nazioni,ed ebbero la parte più interessan
nel promulgare gli ordini e i capitolari
sciplina
cui si ostava
al rilassamento
con
d'ogni buona didonazioni
Le dotazioni poi e le volontarie
fatte dalla pietà de'fedeli furono una
largasorgente
in cui
erano
caduti
,
di ricchezze alle chiese;ma
le terre
donate
erano
che
vuoisi riflettere,
d'ordinario
lande
abbandonate
36
e
PARTE
I.
diserte, le qualiridotte indi
a
buona
coltura tornavano
di
i
Oltre
di che, siccome
grande profitto.
terreni delle chiese godevano d*un certo privilegio,,
ferivano
cosi non
pochi per guarentigia de'loro poderi li ofa
qualche chiesa particolare,ripigliandoli
titolo
a
poi tutelati da questa protezionereligiosa
di possessi,
mercè
una
retribuzione,atta per
picciola
le facoltà di quella chiesa. Le
altro ad aumentare
decime
introdotte già ad imitazione delle giudaiche
furono
da un
capitolaredi Carlomagno confermate;
e
la Chiesa
di Roma
per l'affluenza
parte
Del
come
al
ebbe
massimamente
deglistranieri
a
ne
crescer-
da ogni
accorrenti
più illustre santuario
della
Religione.
sai
possedimentidella Chiesa furono asaumentati
prima da Pipino indi da Carlo
per
opporla in qualche modo alla potenza de'Longobardi,
vuoisi far ragione della sua
chezze
non
potenza dalle ricpossedute.Que* Pontefici che minacciavano
resto
se
i
,
,
,
a*re della terra
dritto riconosciuto in
per un
que'tempiscioglievanoi sudditi dal giuramento di
,
che
gno
fedeltà,che con una forza invisibile colpivanoun refatica si poteasovente
a gran
coll'interdetto,
no
difendere
ne'recinti del Vaticano
riottosi cittadini,e talora
contro
esulavano
dall'insulto dei
da Roma
la loro autorità. La potenza
levatasi
sol-
de'Papi
forza;e Romn, che non
tanti soldati da tenere a segno la piccola
cittàaveva
di Tivoli,signoreggiavapiù ampiamente che al tem»
pero
una
nuova
foggia d'impò de'Cesari. Questa era
costituita dal cielo,eccitata da santi principii
mossi ed usati da uomini prudentie magnanimi i
interruzione si trasmettevano
ra
quest'opequalisenza
che
di civiltà per mezzo
della Religione: tanto
è a stupire,se crebbe e primeggiò in breve sonon
pra
ogni altra potenza terrena. Questo impero teoera
e non
nell'opinione,
nella
,
CAPO
cratico
produsse un altro gran bene;
la potenza de'Carolingiin mezzo
feudali, la sola
Le
forza
sua
Tordiue
unità, campando
conservò
sociale da
gnersi
spe-
alle
zioni
istitu-
una
certa
soluzion
generaledis-
una
ecclesiastiche
adunanze
allo
che
e
i Concili cosi
questi tempi giovarono non poco
tura
stringere insieme molti membri, i quali per la nasi sarebbero
di quel governo
più segreognora
gati:
oltre di che i Vescovi
e
ch'essi
gliAbati divenuti annità,
feudatari, ed acquistata una
specie di sovrai
si potevano disgiungere da Roma,
come
non
spesso
a
37
I.
rinnovati
baroni
dal
giorno
in
loro
a
giorno
stati
i feudi
si
,
ecclesiastica
giovavano non
per opporla
"bitrato che
de*re
tra
i
e
crescersi
indipendenti quanti
erano
dell* aristocrazia
di rado
alla burbanza
i loro interessi. Finalmente
salvare
di
vedevano
che
i re,
la loro autorità,
scemare
altrettanti
intorno
Anzi
sovrano.
de* baroni
utilissimo
e
fu Tar-
nelle guertempo assunsero
re
i regi diritti erano
cosi
loro. Mentre
Papi
in tal
incerti, e le dinastie
si avvicendavano
ragione del
giusto,mentre
con
tanta
forte
pidità,
ra-
prevaleva
i sudditi si toglievafiate sul
molte
no
del sovrano,
alla ubbidienza
e il popolo era
quasi
di questo or di quello,opporla vittima
or
sempre
del Papa ristabilisse
che la mediazione
tunissimo
era
la pace, che la parola del Sacerdote
riparassele
un' eco
offese, che il lamento
dell'oppressotrovasse
cità
nel santuario; e cosi la Religione vegliava sulla feliChe
il Vicario
di G. C. avesse
se
degli uomini.
la mano
liberamente
sollevare
e
potuto sempre
frenare
gue
gli eserciti erompenti, quanti fiumi di sansi sarebbero
non
risparmiatialFEuropa !
mentre
la
più
.
38
PARTE
10. La
Ma
a
e
a
poco
gli Abati
modo
al sistema
investiva;e
feudatari
favorire
insensibilmente
come
il comprare
comune;
e
le chiese
a
qualche
a chi gli
come
per
simonia, e
alla
nuocere
bertà
li-
andò
tempo
gran
i benefizi divenne cosa
non
furono
non
la
briga e
si venisse
il vendere
e
il costume
la
delle elezioni. In fatti
che
in
facile concetturare,
quindi è
Vescovi
i
dovevano
omaggio secondo
tal fine si dovesse
soverchia-
Feudale
nella Chiesa:
anche
poco
divenuti
rendere
delle investiture.
guerra
i vizi inerenti
vano
I.
gni,
a' più de-
commesse
danaro da spenpiù avessero
dere,
0 a chi sapesse
meglio insinuarsi nella grazia
del principecon
adulazioni e co'più
le più codarde
la Chiesa uoscandalosi privilegi.
Allora inondarono
mini
di perduti costumi
concubinari
ignoranti e
rifarsi in qualche
necessariamente
rapaci,dovendo
si
ma
a
coloro che
,
,
,
modo
do
de'sacrifìzi fatti per ottenere
titolo al feuun
sacerdotale
desiderato. Dimentichi
del carattere
si abbandonarono
do
trascuranagliesercizi guerreschi,
la
di servi mercenari,
greggia affidata alle cure
i quali senza
manomettevano
rispettoa cosa sacra
le chiese,e consumavano
in orgie scandalose il patrimonio
Invano
uomini
piisollevarono la
de'poveri.
perchè quel turpe interesse e quelle svergovoce,
gnate
mai sempre; mentre
usurpazioniprevalessero
d'altra parte gl'ingordi
niera
miavrebbero
perduto una
inesausta
di ricchezze
protezionea* loro
Germania
e
da
una
certa
clesiastici
e molti
degli eccapricci,
fizi
dovuto abbandonare
que'bene-
sfrenati
avrebbero
acquistatiper
assicurate
via cotanto
una
di Francia
investiture: cosicché
vendevano
senza
illecita. I
re
di
pubblicamentele
i Pontefici il diritto della
CAPO
39
1.
prevalsosulla ragionedella morale, e
rindipendenzadella Chiesa a poco a poco sarebbe
del tutto venuta
Di qui ebbe origineil cozzo
meno.
tra queste due potenze,cui Carlomagno aveva
con
tanti sforzi cercato di collegare a vicendevole
stegno;
soforza sarebbe
e
la guerra
cosi detta delle investiture
impeto,prodottodal contrasto
proruppe
di
grande
tante ragionied interessi tr^ile due parti,
pontificia
ed imperiale.
Quali che siano stati i modi, i Pontefici
con
in tutte
contro
le guerre sostenute
i sovrani, e non
della sovranità, si proposero
il principio
contro
mai
dei fini santissimi
ne
degni della più accurata attenziomolti riguardidella gratitue meritevoli sotto
dine
universale (1).Certamente
in quelladelle investiture
ad allontanare
il deperimento
essi mirarono
delle leggiecclesiastiche e de'costumi
sacerdotali.
In altro poi vollero salvare la santità del vincolo
ferma costanza dalla parte
che senza
una
coniugale,
loro sarebbesi
affatto indebolito
i rotti
stante
,
stumi
co-
quel tempo; che se un re voleva ripudiar
d*una sregolata
consorte
sione,
pasper seguirel'impeto
di
la
il facea
senza
che
n'avesse
In altre finalmente
contrasto.
a
intesero
temere
a
verun
salvare la
I (l)
più forte fu quella che nella seconda metà del secolo XI
Enrico
S. Gregorio VII contro
IV. Il gran Pontefice si
sostenne
1." l'abolizione del concubinato
stabilime
prefisse:
negli Ecclesiastici e il riLa
nia
definitivo del lor celibato. 2.° l'abolizione della simo-
nelle investiture feudali delle chiese.
Chiesa
3.° la liberazione
della
quella condizione di feudo imperiale che si
monia
pretendeva dalla corte germanica. 4.° la ristaurazione della ceridel giorno di Natale nel 799 introdotta da Carlomagno, cioè
d'incoronare e proclamare,e con
ciò di confermare
e
giudicare
P
assati
anni
tutti
morte
dalla
furono comsua
piuti
l'Imperatore.
pochi
i suoi disegni:seguì tosto l'abbattimento della potenza imperiale
in Italia,
che non
potè quivi più rialzarsi ad assoluta;e
di sopra
si è
quindi prese vigore lo stabilirsi de' Comuni, come
ragionato
Romana
da
40
PARTE
I.
libertà d'Italia combattuta
e
sa,
dalle
minacciata
pronto ad
inondare
cine. I Ghibellini
del
mene
il nostro
del Barbaros-
secondo
paese
Federico,
di colonie Sara-
ed i Guelfi,ossia
servirono
pontificii,
vendette; ma
dalle armi
ed i
gl'imperiali
ad odii privati,
sovente
dine
cittaa
le conseguenze
erano
grandi ed
l'idea Ghibellina,
importanti.L'esito a che conduceva
quantunque non inteso esplicitamenteda tutti
di quella parte, era
di tarpare le ali alla
e singoli
Pontificia supremazia: il che in altri termini
valeva
equia
togliereper l'avvenire al partito Guelfo
di levare il capo; ogni fiducia di proteogni mezzo
zione,
ogni speranza di benessere nazionale. E non
le doveano
tener fronte i Pontefici? Che le pretese
della
s.
Sede
fossero così smodate
non
,
piacque di credere, apparisceabbastanza
definitivo di pace segnato tra Callisto
si
V
cui
nella dieta tenuta
a
l'Imperatorericonoscendo
investiture,
e
riserbando
dell'Allemagna
violenza
e
senza
a
Worms
altri
come
l'anno
dal trattato
II ed Enrico
1122, in
ne'Papiil dritto delle
sé in particolare
quelle
per
condizione che
fossero
date
senza
simonia, ebbe rilasciati i proventi
delle medesime.
11. Le
Crociate.
potenzadella voce
dio
de'Pontefici di que'tempi si voglionoriferire eziandi magnanimità e cale Crociate,monumenti
gioni
di sociali vantaggi.Fra lo spazio di due
ancora
fino ad otto;la prima nel 1095
secoli se ne contano
sotto Urbano
II; la seconda nel 1147 sotto Eugenio
III;la quarta
III;la terza nel 1188 sotto Clemente
nel 1195 sotto Innocenzo
III;la quinta avviata dallo
nel
morte
stesso Pontefice,ma
impedita dalla sua
All'entusiasmo
della fede ed alla
,
42
no
PARTE
in uomini
ove
liberi,non
schiavo
potendo
si combatteva
si sacrificava la vita
ove
1.
luogo la
aver
stinzion
di-
la fede comune,
ed
cielo,che accoglielo
per
pel
il padrone.Le Crociate
congiunserogli
uomini col vincolo più potente, quale è quello della
chezza
Religione: i viaggi la conversazione
e la dimestidirozzarono
i costumi, ne ampliarono le
ne
la civiltà: l'industria e il
ne
avanzarono
cognizioni,
si apersero nuove
commercio
vie : Venezia, Genova
e Pisa
piantarono deglistabilimenti commerciali
in
tutto rOriente, e in fine Costantinopoli,
la cui caduta
fu ritardata,avrebbe
il vantaggio di non
avuto
cadere in mano
usato co'CroagliOsmanli, se avesse
ciati d'una vera
dell'infamia. Per giue non
politica
stifica
in tutto le Crociate mancò
solo un più prospero
durevole
della
ma
e
successo:
gnanimità
grandezzae madi un'impresa non
vuoisi giudicarsempre
dall'evento;e questo non
dipese né dalla volontà né
dal consigliodei Pontefici, i quali non
perdonarono
a
a
diligenze,
spese, a travagli
per agevolarlo.
come
,
12. Costuìni
di
que'tempi.
Dallo stato
del medio evo ci troviamo quasi
politico
naturalmente
viltà
passatial morale. Spenta l'antica cisotto i Barbari, al sopraggiugnere
de'Longobardi
si
erano
dilatate le
usanze
settentrionali
:
modi
roci,
fe-
asprezza inumana, indole bellicosa e sanguinaria,
fatta più schifosa per un
certo miscuglio
di fiero
di codardo, di raffinata malizia
di
grossolana
crudeltà. Armeggiare, tirar d'arco,adusarsi ad ogni
maniera
di fatica era divenuto il precipuo studio;e
quindil'uscire ad oste contro le provinolenon ancor
ildecidere con
sommesse
somigliavauna festa,come
la spada le quistioniprivate era
che
assai più caro
il rimetterle alle disposizioni
d'un arbitro. L'ignorane
e
CAPO
za
nel resto
era
43
I.
generale:
il clero solo
conservava
delle antiche lettere,ritenendosi ne'chioreliquia
nuti
stri l'amore di occuparsi o in copiarei libri diverozzamente
più rari, o in iscrivere comecché
le memorie
de'loro tempi. La vasta mente di Carloben preveduto,che ove
fosse genavea
non
magno
tilezza
maggioredi costumi, la più parte de'suoi provvedimenti
una
sarebbe caduta
Ma
l'operasua
sopra
un
terreno
do.
infecon-
rilevare la civiltà,
quantunque
per
dovea riuscire
splendore,
lentissimi risultati,
a
e fu quasilampo che sparve.
Ogni ordine si decompose nel Feudalismo, come
si è veduto; gli uomini
si separarono
per invidie gli
uni daglialtri;
fra una
vicenda perpetua di guerra
cirono;
inferoi costumi de*popoli
e di sanguinose vendette
i Signorida'castelli tentavano
e intanto
con
di ferro di struggere tutti i più piccoli
una
mano
benefizi ottenuti con piùsecoli di patimenti.
Una gran
ojQfesad' ignoranza,
era
parte de'Sacerdoti medesimi
incontinenza: su i campi della guere
superstizione
ra
incominciata
i Vescovi
correvano
confacenti
tanto
con
al
sacro
chiusi nelle
mal
armature
i ministri
loro carattere; mentre
trafficavano
minori
pubblicamente nelle chiese, ad
onta dello sdegno de' buoni e degliordinamenti
dei
Pontefici. Nella stessa erezione de* Comuni
grande
,
avviamento
delle
a
nuovo
che
i costumi
ove
si rammenti
ordine
che
conservarono
lusso poi cresciuto
scrittori
è da
dere
cre-
glio,
progredissero
gran fatto in mela violenza degliodi, l'amore
l'infuriare
battaglie,
,
di civiltà,
non
delle fazioni Guelfa
una
coU'abbondanza
contemporanei come
de'banchetti
e
certa
in
bellina
Ghi-
rozzezza
ci si
il
nella intemperan
rono
Eppure fiorigrandi vizi.
quel tempo grandi virtù, come
Questi incoerenti spettacolidice Chateaubriand
,
;
gli
dipingeda-
eccedente
del vestire.
e
,
44
PARTE
del medio
dalla natura
nacquero
come
l.
evo, che si presenta
quadro stravagante,invenzione d' una
Che laddove nell'antichità
potente ma sregolata.
dalla sua
gente,
ogni nazione esce
propria sorprimitivo,che tutto pequindiuno spirito
netra
un
fantasia
e
in
si sente
e
tutto,rende omogenee
ed i costumi;pel contrario
zioni
le istitu-
la società
del
dio
me-
reliquiedi mille altre società,
e ne
portava in uno le impronte.Onde Tincivilimento
lasciato
e lo stesso paganesimo vi avevano
romano
le loro tracce: i Barbari d'ognicontrada, Goti, Borgognoni;
vi portarono gli
Sassoni,Danesi,Normanni
Tutte le
usi e il carattere
proprio delle loro stirpi.
tutte le sorte di leggivi si mischiavano
speciedi proprietà,
il feudo,il codice,
l'allodio,
e confondevano:
le leggisaliche,ecc. Tutte le forme di
il digesto,
dalle
usciva
evo
libertà
di servitù
e
si incontravano
:
la libertà
narchica
mo-
del re, la libertà individuale del Sacerdote,
la libertà collettiva de'Comuni , la libertà privilegiata
e de corpidelle
magistrature,
della nazione,la schiavitù
arti,la libertà rappresentativa
il servaggiobarbaro, la servitù
dello
romana,
di
straniero. In mezzo
a
questo miscugliodi diritti,
barbarie,di leggie di vizi gliesempi d'una fede viva,
d'un vivo amore
di pad'una tenacità di proposito,
tria
cizie
le amisi veggono
moltiplicati:
prodigiosamente
forti quanto le vendette: le dimostrazioni
sono
affettuose e devote pel culto deglialtari grandeggiano
l'ospitali
come
gli scandali e le violazioni: le virtù delapparisconosplendidee ritraenti al vivo
dell'età de' Patriarchi.
Quegli
l'ingenuasembianza
venuti alle mani, appena
stessi che poco prima erano
spirava il giorno pel tempo della tregua di Dio (1),
delle città,delle
(I)Così
virtù
dicevasi
della
la tregua delle ostilità nelle guerre
quale in
certi
più solenni per
giorni
memorie
della settimana
si cessava
religiose
e
private:
per
in
certe
gioni
sta-
dal sangue.
CAPO
45
I.
per le vie , sulle porte dei
Alla voce
nelle campagne.
loro nemici, tra le piazze,
si abbracciavano
come
fratelli,
d'un Sacerdote
passando
liberamente
scorrevano
dall'odio acerbo
all'affetto
vero
vanile
gio-
una
con
Nelle pubbliche
calamità
ipocrisia.
distinzione in lunghe prosenza
cessioni
e la Croce, in quella
cenere:
sa
gui-
ingenuitàsenza
si ordinavano
copertidi
inalberata
che
sul
carroccio
confortava
diveniva
patria,
alla difesa della
i
battenti
com-
il vessillo
za
rifugioe il segno benefico della pace. Non è senmeravigliail leggere che talora due municipi
d* un
Santo ; che
venivano
al cozzo
per le reliquie
tire
Mardel corpo d' un
città celebrava l'acquisto
una
che un Imperatore
luminosa
come
una
vittoria;
del
,
scendeva
un
per chiudersi in un chiostro;che
delle sue
lordo ancora
del sangue
me
vitti-
dal trono
barone
si
prostravasulle sogliede'santuari,guardandosi
di violarne i sacri recinti,
e legandoanzi il maltolto
all'erezione d'una chiesa. Cosi erano
in tutto grandi,
13. Giudizi
Per
toccare
primamente
d'alcuna
àQ Giudizi
di Dio,
in
cosa
particolare,diremo
di Lio., che
di
accennammo
sono
sopra, usati nell'amministrazione della giustizia,
essi aperta prova della imperfezione
ed
delle leggi,
insieme
della buona
così alla cieca
in chiaro
cui
giudiziaria,
per
fede
(1).Ove
semplicitàdi
e
la verità
apertamente
davasi
il
nome
,
non
si ricorreva
chi li
va
usa-
nire
potesse ve-
alla
sfida
che dicemmo; tenendosi
fermo, che il cielo anche
operando un
mi-
(1)La scoperta delle Pandette di Giustiniano
che si credeano
perdute,e furono da'Pisani trovate fra gli oggettiportativia dal
saccheggio di Amalfi,di molto influì sul miglioramento delle leggi
e sull'abolizione di siffatte
prove giudiziarie.
,
46
PARTE
racolo
la vita
salvato
avrebbe
I.
d'un innocente.
sto
Que-
frequentied inevitabili violazioni
della giustizia,
produsse in seguitoe moltiplicòuna
razza
pessima di uomini sempre prestial sangue ed
a'corrucci ; i quali convertendo
in arte il pregiudizio
consigliavanoun misfatto,e poi servivano di campione
si attentasse
chi per impotenza non
di proa
varsi
di que'giudizi.
Ve n'erano di varie spein uno
cie:
si trattasse
ove
primo tra tutti e il più comune,
di uomini, era
il duello, spesso con la spada,talvolta
al bastone. A questo si preparavano
certi
con
determinati
riti,con la benedizione delle armi, con
e preghierenella chiesa di qualcheSanto
vigilie
tettore,
prooltre le
errore,
e
sul corpo
formale
una
con
dichiarazione
malefici,né fattucchierie
né
di simil natura, cui si dava
Il vinto
tenuto
per
dell'offesa o
era
la gravezza
reo
in
,
e
di
o
non
re
ave-
altra
cosa
que'giorni
gran
peso.
secondo
condannato
del delitto. Se
taluno
nisse
ve-
incolpatodi furto od altro misfatto,né si potesse
la
chiarire
si
ad onta de'sospetti
verità,
vano
usavicenda le prove àoiV acqua
a
qua
fredda, àéiV acbollente,del ferro rovente, della bara, dei vomeri
Nel
ardenti, oppure il giudizio della croce.
l.*»caso
stato avvertito a
l'accusato dopo di essere
rendere
la confessione
con
dinanzi
potesse
Il 2.^ modo
d'un
oggetto
,
che
era
piaga,si
Il 3.° consisteva
arroventata,
o
era
sovente
bollente
era
una
certa
nell'abbrancare
nel tener
a
do,
fon-
era
manifesta
avea
calasse
segno di reità o
il tuffare il braccio nudo
d'acqua
vaso
scottato, la reità
traccia di
,
entro
il che
galleggiasse;
d'innocenza.
nel fondo
un
immersovi
se
osservare,
ovvero
un
popolo in
al
al vero, si conduceva
lago affinché ognuno
onore
la
mano
e
croce
;
ove
raccogliere
: ove
non
fosse
restasse
prova
dell'innocenza.
una
sbarra di ferro
per
certo
tempo
CAPO
dentro
tenuto
era
toccare
di ferro infocato:
guanto
un
47
I.
tutti i sospettidi omicidio
a
questo spicciasse
sangue
alcuno, era trovato il reo.
di
facevano
distesi
arroventare
il
terra
a
piedinudi; e
nove
vincea
passare
la prova,
della
croce.
ultima
come
non
in
decisione
piedidinanzi ad
alto : e quale di
de* Misteri
o
Pel
l'ucciso:
delal
5.^ modo
per lo
si
i quali
lungo
ne
a
neva
rima-
strana
meno
far
era
dessero
Quando due contendenti la chie-
de'loro
ritti in
levate
il corpo
si movesse
quando non
offeso. D'altra tempra, ma
la prova
di
dieci vomeri, su
o
dovea
reo
si bruciava
non
Pel 4.*' usavasi
innocente.
se
tatto
chi
e
divini
o
una
si collocavano
piati,
croce
colle braccia
essi durante
la lettura
del
la celebrazione
Passio
rato
dichiaera
quellapositura,
ne'casi più solenni veniva
vincitore. Finalmente
adoperatala prova del fuoco^ accendendosi una
di cui veniva obbligato
gran catasta di legna,attraverso
vendone
il reo
a passare
presunto,il quale non ricelesione era proclamatoinnocente.
più
sosteneva
a
lungo
14.
in
Superstizioni.
la principale
l'ignoranza
sorgentedi questi
barbari usi, non
è meraviglia,
valsero
essi inse
una
con
mille riti indecenti e infinite superstizioni,
Essendo
cui
la Chiesa
caldamente
studiò
di combattere
la luce della verità. Non
ilfar
si solea
qui cenno
prestare una
sarà fuor di proposito
delle
chiamati
da'Longobardi
Ne'primitempi
principali.
speciedi culto a certi alberi,
ne
sanctìvi, farvi intorno alcu-
animali
e sospendervii teschi degli
libazioni,
nelle
era
fondendo
dif-
cisi
uc-
di troncarli
osato
chiunqueavesse
tenuto come
uomo
e degno delle maledizioni
sacrilego
del cielo. Non
astuti ed impomancavano
cacce:
48
PARTE
I.
stori,i qualitraendo partitodalla comune
za,
ignorandi indovini^ maghi, aruspici^ stresotto nome
goni^
davano
responsia modo degli oracoli antichi
del paganesimo: così altri,conosciuti sotto il titolo
di tempestarla si spacciavanocapaci di scongiurare
delle tempeste e delle grandini,
dai campi i flagelli
come
e
e
lor talentasse,o far rannuvolare
dove
distruggerei
ha potuto
seminati.
La
sbandire
affatto dal
il cielo
presente civiltà
non
cora
an-
popolo la paura
delle streghe, allora tenute in opinione di cosa
contrast
inL'osservazione
de' giornior
vera.
buoni or cattivi,come
de'tempi e delle stagioni è
d*una data più antica: ma
in questa età d'ignoranza
si praticava con
assai maggiore scrupolosità;
e guai
chi si fosse ammogliato o avesse
a
che
intrapresoqualarso
importante lavoro il Venerdì, e non avesse
la notte di Natale il ceppo, spargendovisopra del
baldoria. L'ardore stesso d'una pietà
vino e facendo
re
per altro poco illuminata introdusse devote preghieriti superstiziosi:
le quali da molte leggende
con
e da falsi atti compilatialla ventura,
quando non
si aveano
te.
sanzionacerte notizie,talvolta venivano
Oltre a ciò,l'entusiasmo de"pellegrinaggi
promossi
,
dalle Crociate
concorse
a
dar
credito
a
molte
false
discernimento
senza
reliquie,
trasportateda'pellegrini
di sorta. In quelle terre lontane
santificate da
e
tante rimembranze
tutto ragionava così fortemente
alla fervida fantasia di quegliuomini
nuovi, che la
menoma
di che
paesi
quanto
,
Chiesa
bastava
apparenza
loro d'essere
parea
ove
recassero
non
venivano
non
vi
avesse
idolatria.
senza
tanti
segno visibile di
la sapienza della
qualche
raccontando.
Concilii,il mondo
nuova
trarli in errore;
corsi indarno
per
a
Se
posto argine co'decreti de'suoi
sarebbe
ricaduto
in
una
speciedi
50
PARTE
si
nestrelli,
accoglievanotrovatori,mebuffoni,mimi, cantori, musici ed
giullari,
altra gente di simil fatta, corredo
ordinario di sollazzo
I trovatori
del mezzodì
pe'signoridi quell'età.
i troveri delle regioni settendella Francia, come
trionali,
cui nel secolo XI seguironogl'Italiani,
con
che vai quanto inventore
nome
o
vente
poeta, furono sodi guerra ed anche principi,
uomini
rigo
Arcome
IV, Federico II e Manfredi: altri erano
ingegni
i quali ne'loro melodiosi accordi
svegliatidi quell'epoca,
la bravura
ed ospitalità
del sire
esaltavano
0
del castello,la bellezza e la cortesia della dama, le
venimento.
feste
Quivi pure
I.
le pompe
e
delle corti;o
secondo
encomiavano
e
pendevano,
vili-
che
più tornava a grado,i signori
i pensieriche erano
del vicinato;o contornavano
in
casmi
voga tra il popolo;o toglieanoa segno decloro sarlo stato, gli ordini monastici
e fin la Chiesa.
I menestrelli
coloro che con suoni o canti,con
erano
tivi
o
destrezza,e con altri modi ricreaprove d'agilità
allegravanola brigata:
più propriamente questi
i musici; e i loro strumenti
la mandola, il liuto,
erano
il salterio,
la cornamusa.
I giullari facevano giuochi
di magia bianca, salti,equilibrii:
portavano in
mostra
bestie rare
e feroci;
e talora
improvvisavano
novelle, racconti di demoni, di streghe,ecc. I principi,
i conti,i baroni soleano stipendiare
cotesta gente,
tenevano
alla lor corte nani, scempiati,
e
muti, e
buffoni. Ne questi erano
allora tenuti in dispregio
onorati
ma
non
ficamente
poco, e sempre dalle brigatemagniregalatidi vesti e di danari.
La caccia
eziandio formava
vertimen
diuno
de'principali
anzi coll'andar del tempo ne crebbe l'amore
,
a
le
segno,
che
nelle carte
de'Comuni
più strane avvertenze
; e
maravigliale gravezze imposte
no
s'incontra-
si rammentano
da
con
parecchiVisconti
CAPO
51
I.
dei
per la soverchia abbondanza
bracchi,deglisparvierie de'falconi. Una storia delle
sullo stato di Milano
delle prepotenze usate, degli
usurpazionide'dritti,
sarebbe
scandalosi privilegi
per questo divertimento
Giuochi
dolorosa
ma
nuova,
cosa
e
cavalli,in
al
pallio,che
si faceano
le
d'una
mura
abbominevole.
le corse
del
spettacoli
piùpopolarierano
cui era proposto un
premio al vincitore,
braccia
in molte
di panno
o
le voci di correre
il pallio
per lo più consistente
di seta; da che vennero
o
e
vale
drappo o
talvolta anche
mantello.
Colali feste
in onta a*nemici
città assediata. Gli
sotto
de'teaspettacoli
spariticoll'antica società; né
onde appariscache si dilettassero
v'ha monumento
drammatiche
almeno
di rappresentazioni
pe'primi
tempi. Più tardi se ne trova indizio quando sulle
nelle
o anche
piazze,0 alla corte di qualcheprincipe,
chiese leggiamo usate quellesacre
rappresentazioni,
tri
e
de*circhi
erano
,
,
conosciute
sotto
il
Nel
lavori drammatici.
il cosi detto
^iione che
e
Ludus
comparivano
Francia, di Germania,
che
l'Anticristo
secolo XII
e
la
fu
assai
lebrato
ce-
Paschalis,rappresenta-
la venuta
contenea
vi
di misteri, rozzi ed informi
nome
e
la morte
in iscena
di Grecia
e
il
cristo:
dell'Anti-
Papa, i
re
di
di Babilonia,non
Sinagoga(1).
16. Cavalleria.
Parlandosi
di tornei,d'armeggiamentie di spettacoli
militari non
è da tacere della Cavallerìa,importantis
dovuta parte a'costumi geristituzione,
manici
e parte agliarabici,
nelle
Crociate,
promossa
santificata dal Cristianesimo. Quando le armi erano
(1)Di queste cose e simili chi voglia contezza più estesa legga
Cantù, St- Univ.,V. XI, Ediz. di Torino, 1843.
52
PARTE
I.
occupazione diletta o un mestiere,nel
tempo stesso che le angherie e le violenze parevano
comuni, era grande servizio alla umanità il promuovere
altro
avesse
una
istituzione,la quale non
quello di ripararele offese fatte a'descopo se non
boli e alle donne, o difendere gli oppressiin generale.
ginare
immaaltri pretese,
si vuole però, come
Non
divenute
una
corpo ordinato e diretto da un solo capo
in un
codice: benché
istituzioni e leggifermate
un
con
in
usi
seguito avessero
succedettero
mano
la realtà
durezza
cessa
di
del
che
cerimonie
ad altre
La Cavalleria
e
e
già
è in certo
cadute
mano
a
a
canza.
in dimenti-
il poeticoideale'^
modo
positivamenteil Feudalismo colla
questa poesianon
peso. Nondimeno
n'è
suo
storicamente
essere
grandi risultati
per
le
vera,
e
pare
la civiltà rinascente.
che
La
desso
gloria
generalidivise : il serbar
fede a'principii
scelta a cliente
e alla donna
religiosi
debito
cui per qualsifosse
era
a
un
pericoloninno
avrebbe
nota d' imperdonasenza
potuto mancare
bile
codardia. La donna
chi
schiava
gli antipresso
mai
dal mundio
isvincolata
o
Pagani non
fu rivendicata pienamente
tutela, sotto i Longobardi,
nella sua dignità:
dal suo cenno
dipendevano le azioni
ilperdono avvinti,l'abborrimento
al tradire,
de'cavalieri,
l'aiuto a'deboli ed agli offesi. I poeti,che si
del
tinta ideale a' costumi
piacquero dare così una
tempo, celebrando questa rinascente gentilezza e
di attribuire
di affetti generosi,
corrispondenza
pensarono
di tal movimento
a'Paladini di Carl'origine
lomagno, o alla Tavola rotonda del re Artù, di cui
descrissero le maravigliose
mose
gesta, divenute indi fane'poemi cavallereschi. Le malie, gliincanti, i
maghi, i dragoni alati,i serpentidall'alito infuocata
divennero
gliattori di una poesia nuova, di favole
e
1' amore
erano
,
,
sue
CAPO
ingegnose,di
53
1.
ridenti descrizioni,
le
qualiritraevano
il lor colorito dalla
sorgente d'una verità velata sì,
da un linguaggio
ma
certa; da benefizi esagerati
iperbolico
ma
grandie reali. Carlomagno giganteggia
alla testa di tutti;
egliè luomo tutto coperto di ferro
d'una ferita insanabile chiunque
sempre pronto a colpire
rechi ingiuria
l'onor della
o macchi
agl'innocenti,
offenda la Religione:
la sua vista vale
donna, ovvero
quanto un esercito,
Intorno agliusi sappiamo,che all'età di sette anni
s'iniziava l'educazione del candidato, il quale doveva
ordinariamente
di nobile lignaggio
comincia
essere
; e indal servire in qualitàdi paggio nel castello
di qualche illustre signore,
addestrandosi agli
esercizi guerrieri
l'arte di serbar fede
e a conoscere
Dio ed alle dame. A quattordici
a
cra
saanni, con una
levato
cerimonia ed una benedizione speciale,
era
al grado di scudiere: dopo di che postosial servigio
cavalieri lo seguivain
di alcuno de'piùeminenti
e nelle giostre,
ogni parte,e lo aiutava ne'torneamenti
delle battaglie.
Gli
e fin anche
sopra il campo
,
scudieri
non
mai
osavano
co' padroni,o,
se
era
sedere
alla stessa
loro concesso,
vi
mensa
prendevano
al
più bassa. Quando mancassero
debito loro erano
che
puniticon severità,e talvolta anbattuti. Reso il giovanedestro abbastanza
e passato
per varie prove giungeva finalmente all'ultimo
giuni
dicon
grado,ed era creato cavaliere,preparandosi
e lunghe preci;
se
non
avesse
per avventura
meritato questo onoro
sul campo
stesso della battaglia,
luogo in
una
dentro
breccia
sedia
le fosse
della
città assediata, o
sulla
si fosso distinto con
aperta,ove in somma
cavaliere non
qualchesegnalataimpresa. Il nuovo
taccia di viltà prendere le armi contro
potea senza
chi l'avea decorato dell'ordine,
azione
o commettere
54
PARTE
disonesta
anche
I.
imminente:
isfuggirela morte
doveva
ma
esser
pronto a difendere la Chiesa dalle
ire degliinfedeli e deglieretici,come
pure le donne,
i pupilli
dalle furie de'loro oppressori
e gli orfani
votandosi ad una
eterna
lotta contro ogni maniera
e prepotenza.Ma
d'ingiustizia
quanto era onorevole
Tordine
tanto più vergognosa
la degradazione,
era
violato i suoi voti. Non
quando un cavaliere avesse
ingli era risparmiatoinsulto o sfregio:si metteva
pezzi la sua armatura, si scancellava il suo stemma,
bacino
d' acqua
calda sul capo
un
gli si versava
i Sacerdoti lo maledicevano
mentre
colle parole della
Scrittura,e intuonavano
per lui le preghiere dei
per
,
,
,
morti.
Da
la
questaistituzione o Cavalleria individuale usci
cioè dire quegli ordini religiosi
litari,
collettiva,
e mii quali camparono
sione
l'Europa dalla totale invadi valore
degliArabi, e lasciarono tali monumenti
meritare
da
le lodi
e
l'ammirazione
del mondo.
questivoglionsiannoverare
gliSpedalieri
detti poi Cavalieri di Malta, i Temdi Gerusalemme,
plari,
i Teutonici, e i Frati Godenti, che innanzi agli
altri vennero
meno
pe'loro vizi. Ma quali che ne
fossero le vicende
le colpe,mercè
il loro voto
o
d'una virtù disinteressata e il desiderio di segnalarsi
in magnanime imprese fecero fronte alla prepotenza
della Feudalità, promossero
stumanze,
più gentiliaffetti e co-
Primi
tra
rintuzzarono
la forza
l'umanità, e furono
Chiesa
la moderna
17. Stemmi
Dalla
pare
finalmente
cattolica ad assodare
decorosa
Cavalleria
avessero
brutale
che minacciava
ausiliari della
che
que'fondamenti
dono
ren-
civiltà.
e
Cognomi.
principalmente dalle Crociate
originele mostre di stemmi, insegne
e
CAPO
o
armi,
agli antichi
quel modo che
nò trasmesse
famiglie,
usate
le
note
in
titolo onorifico di alto
nelle Crociate
55
I.
Greci
e
Latini,
ma
non
di
presente per distinguere
un
per generazioni come
Probabilmente
come
siclignaggio.
senza
distinzione di persone
corse
ac-
ogni maniera di gente, cosi da taluni si amò
di prendere sullo scudo un segno per isceverarsi dalla
turba. A poco a poco questa divisa divenne
cara
o
o per altro accidente
per qualcheillustre intrapresa,
si piacqueromostrarsi
in Occidente
e i guerrieri
glorioso;
con
quellainsegna resa chiara per le loro
gesta in
Terra
Santa.
Così vollero
che
su
i loro
polcri,
se-
oltre la Croce, segno comune
sero
fosde'Crociati,
i loro scudi colla particolare
divisa;indi
scolpiti
rimembranza
d*una
glia
gloriaavita fu dalla famiadottata ne'sigilli.
cendo;
negliatti domestici,e via dinelle monete
e pe'principi
bandiere.
e nelle
Allora si cominciarono
vedere i gigli
a
nell'insegna
due rostri in quellad'Austria,
di Francia, l'aquila
a
Altre
bianca per gli Estensi, ecc.
famiglie
l'aquila
divise conosciute sotto
particolari
presero dal nome
il nome
di armi
parlanti: per esempio i Colonna,
gliOrsini,i Torriani, ecc., una colonna,un orso, una
mune
torre, e simili. Quest'uso divenne poi anche più coi tornei e le giostre,
quando si moltiplicarono
come
ève
i cavalieri
tutti chiusi nelle armi
voleano
pure
da colori indicati
distinti da
qualche segno o
dalla donna
del loro amore:
però si compiacevano di
di azvenire applauditi
salutati cogliappellativi
zurro,
e
ne,
del pardo,del leobianco, o dell'aquila,
nero,
Tutti i Comuni
ecc.
vata
pripresero anch'essi come
osser
l'immagine
era
persona il loro stemma, che sovente
del Santo medesimo
da loro scelto in protettore:
cosi gli ordini religiosi
adottarono
bolo
simun
in cui si racchiudeva
o
una
memoria
del
pri-
56
mo
loro institutore,
o
dicasse in
PARTE
I.
un
motto,
qualche modo
la
o
un
natura
e
segno, che in"
l' indole della
loro società.
Da
quel tempo, cioè non prima del mille,è anche
a cercar
àe'cognomi
l'origine
poiché nella prima
età dell'invasione ciascuno si contentava
mente
semplicedel solo nome.
In quel tempo, attesa la quasi
universale servitù,non
v'erano
famigliepopolane
che formassero corpi; e gli uomini
liberi si distinguevano
con
o col titolo di qualqualche soprannome
che
Ma
dignità.
quando si moltiplicarono
gl'interessi,
il desiderio
di famiglia,
e fu risuscitato lo spirito
e
di libertà produsse il bisognodi associazione,
che in qualche modo
si sceverasse
1' uno
convenne
s'inventarono
le insegne,così vene come
dall'altro;
ne
Fra i nobili si costumò
pur fuori l'uso de'cognomi.
dalla denominazione
di
ora
prendere il cognome
di un
or
qualche terra appartenente alla famiglia,
castello tenuto
da alcuno degli antenati
so
più gloriodignitàpiù lungamente
per fatti egregi,o di una
con
e
tiplicati
più splendoresostenuta; però si veggono moli nomi de'Visconti,
cellieri,
G-onfalonieri,
Conti,CanTra la plebepiù rozGastaldi, e somiglianti.
za
poi troviamo certe nominazioni ritraenti non gentili
tali
sarebbero Tignoso,Raproprietàe costumi:
nacotta. Manigoldi,Capodasino ed altrettali. Dall'
esercizio di qualche arte, ovvero
da qualche impronta
sembrano
usciti i
particolaredella persona
Medici, i Marescalchi, i Fornari, i Zoppi, i Ricci, i
Grassi, i Calvi, ed altri di simil fatta. La violenza
delle fazioni,moltiplicando
gli esuli ed erranti per
le diverse città lungi dalle patrie loro, moltiplicò
eziandio i cognomi di Bianchi, Neri, Rossi, ecc., che
ramente
i nomi
di que'partitiche tanto miseramirjentano
travagliaronoogni provinciaed ogni terra.
,
,
,
58
PARTE
monaci
a
I.
copiare i libri,vegliando di
vi attendessero
continuo
chè
per-
isdegnò
di scrivere a quest'uopoun trattato d'ortografia.
Egli
finalmente
distese un
metodo
di scienze
enciclopedico
delle medesime
scuole, che si chiamò poper uso
scia
il trivio ed il quatrivio. Il primo comprendea
le nozioni di grammatica, di rettorica
di dialettica:
e
il secondo quelledi aritmetica,geometria,astronomia
Erano
brevissime
e musica.
e povere
lazioni
compisostituite a fonti più ampie. Sotto i Longobardi
poi fu illustre lo zelo di s. Gregorio Magno
cazione
nel promuovere
le scuole di Roma
e la miglioreedudel clero, di cui si fece esemplare,
come
vano
prola sua
vita e le sue
opere. Da Carlomagno in
poi le chiese e i monasteri diedero maggior vita agli
accuratezza;
con
e
non
studi ; le badie di Fulda e di s. Gallo nell* Austrasia, quelledi Gorbia e di s. Dioniginella Neustria,
in Italia Montecassino
mentavano
Roma, che faceva il più, ali-
e
efficacemente la
sacra
scintilla del
genio.
giovarono ad esercitare la penna di
parecchiVescovi: tra' qualicelebri sono s. Paolino
di Carlo,
Patriarca di Aquilea,e Teodolfo consigliere
Alcune
eresie
di Orleans:
indi Vescovo
chiari
ambidue
per gliscritti contro gli eretici,ma
versi. Per gl'impulsi
massimamente
studi
progredironoper
Francia
cresciute
a
tutta
tanta
eziandio
pe'loro
Teodolfo
gli
di
Italia;e
fama
solo
non
le scuole
furono
di
debitrice del
grandiItaliani,cioè a Lanfranco
che l'aperse,
ed a s. Anselmo
che succedendogli
ne
crebbe la gloria.
Anzi un terzo è da aggiungereche
il Novarese
Pietro Lombardo, detto
compi l'opera,
loro
essere
il Maestro
trattato
che
che
due
a
delle sentenze, il quale ridusse in
tutta
servì
quanta
e
teologia,
lasciò
un
bro
li-
tempo di testo nelle scuole. Che
suoi errori,questo libro per avven-
lungo
sia di alcuni
la
pio
am-
un
CAPO
59
I.
TeO'
suggerì il primo pensiero della Somma
so
logica,opera che meritò a buon dritto a s. Tommad'Aquino il gloriosotitolo di Aìigelodelle scuo-.
si vogliono congiugnere
le. A quest*ultimo
nome
maso,
quellidi Alberto Magno, che fu maestro di s. Tomtura
e
Della
di
s.
Bonaventura,
filosofia considerata
è a
non
religiosa
tempo; se non che è
scienza
in voga
che
ne
fu compagno.
separatamente
dalla
gran conto in questo
che però venne
notare
tenere
da
che sembrò
la filosofiadi Aristotile,
la
men
far
ripugnante alle dottrine cristiane: e gran caso
si volle specialmentedella Dialettica per adusare la
menti ad un
fallace.
ragionarepiù stretto e men
Tuttavia non
si può tacere il nome
di Boezio, che
al tempo de'Goti fu conoscitore profondo delle ope-.
stotile
re
antiche, tradusse la più parte di quelle di Aricementandole
come
quelledi Porfirio e di
Cicerone. Il libro che gli acquistò maggior fama fu
intrecciato
della filosofia,
quellodella Consolazione
sodezza e prodi versi e prosa, ove
si ragiona con
fondità
della provvidenzae della prescienzadi Dio.
Non
si trascurò
lo studio del diritto,
siccome dimostrano
la riforma legislativa
di Carlomagno,
il compilarsi
deglistatuti de'Comuni sulla meditazione delle
della celebre Università,
e Tistituzione
leggiromane,
di Bologna,di cui si rispettarono
le
sommamente
,
sentenze
in tal materia. Lo
studio del
diritto eccle^
può vedere nelle raccolte delle costituì
de'canoni sinodali e delle antiche consuetudini,
pontificie,
siasticu si
zioni
che
cominciarono
a
formare
il corpo
del
diritto canonico.
Riguardo alle
talmente
lettere,decadute
quasi tosotto i Barbari, e risorte alquantoaggiorni
di
Carlomagno non troviamo a dire di meglio se
che la maggior parte degl'inni
ecclesiastici ri.
,
non
amene
,
60
PARTE
I.
ed
all'epocadi quest'ultimo,
montano
autore
di essi è Alfonso
scrisse
ancora
un
in Italia da
un
Vescovo
il più rinomato
di Salerno; che
si
sulle imprese de'Normanni
poema
tale Guglielmo detto l'Appulo o il
Pugliese; e che le nude e fredde cronache de'monasteri progredironoa narrazioni
più importanti,come
quelle di Paolo Diacono che scrisse sulle cose de'Lonrono
gobardi di parecchi ecclesiastici che ci tramanda,
le azioni
in
s.
e
Vescovi
antichi
si occupae d'altri storici che
biografie,
rono
Oltre alle letdelle vicende gloriosede'Comuni.
tere
hanno
di Cassiodoro
pregio eziandio quelle di
si rinvengono
Pier Damiano; e di questi e d'altri ancora
poche, le quali,se hanno importanza
opere non
distinte
materia, nello stile mostrano
la
per
in
illustri de'Pontefici
la decadenza
pressochétotale del gusto. Or ora diremo, come
la via per la nuova
Italia,dopo tanto guasto,s'apri
letteratura.
finalmente
arti
Le
i Goti
tra
guerra
non
i
e
ci danno
a
dir molto.
Nella
zioni
Greci, depredamenti e distru-
de'più preziosicapolavori,e gusto perduto,ad
del favore di Teodorico
onta
:
poi per la
per esse
conversione
de'Longobardifabbriche di chiese e di
di gusto
che dipinture sacre
ma
monasteri, non
grossolanoe pesante. Frattanto la persecuzione di
Leone Isaurico pel culto delle sacre
do
immagini, avendi monaci
di
e
spinto in Italia un gran numero
le opefece sì,che questi vi moltiplicassero
artisti,
re
sero
di pittura,scultura e architettura,e introduces,
tra
chiamano
noi
le forme
Gotiche.
Ma
Bizantine
che
volgarmente si
come
l'architettura,
dicemmo
altrove,prosperò al tempo de'Comuni per le loro torri
Incominciò
e robusti
e fortificazioni,
pe'magnifici
palazzi.
poi questa
ad
essere
italiana
di stile nel
se-
CAPO
di Pisa
col duomo
colo XII
culla uscirono
dalla stessa
61
I.
(1):nel
prima la
Tommaso
di Diotisalvi,
Bonanno,
numenti
secolo appresso
scultura pe'moe
Andrea
Pisani,indi la pittura per opera di Giunta Pisano,
Guido
da Siena, Margaritoned'Arezzo, e Cimabue
Fiorentino;i qualifurono posciasi felicemente
e
vinti
gloriaimmortale
a
19. La
Lingva
Malgrado deglisforzi a
tere por via più luminosa
dal V
corre
miseri
al X
secolo
lati
emu-
d'Italia.
italiana.
fine d'incamminare
periodoche
produssero se non
il
durante
,
si
non
le let-.
tentativi
di poco successo.
in parte alla natura
Questo si vuole
degli avvenimenti
alla rapidavicenda delle dominazioni,ma
soprattutto
alla mancanza
d'una lingua.Si può dire che la lingua
non
v*era; imperocché la lingua latina,la sola
usata in tutti gli scritti di quel tempo, già si era
che viva, e certamente
imbastardita,era più morta
ascrivere
non
molto
questa si corrompeva
all'invasione de'Barbari,specialmentenelle
comune
innanzi
,
tutti. E
a
province più lontane,che
Né
valse
a
l'avevano
adottata
salvarla l'esser divenuta
per
cessità.
ne-
lingua
della Chiesa; perocchégli scrittori ecclesiastici dal
canto
loro,costretti ad esprimereuna
fatto nuova,
più 0
Santi, le
le davano
un'indole
V antica
meno
forma
citazioni di autori
dell' Oriente
li mettevano
quelladegliaurei
che parlavasi?
Non
chi la cercò
do
ritenenperegrina,
lo
studio
de' Libri
una
per
forse
nel dialetto della
via diversa
(1)Balbo, Somm,
della
da
dunque la lingua
molto lungidal vero
che
plebe di Roma
era
,
I
af^
le ardite frasi
stranieri,
secoli. Qual
andò
:
dottrina
St. d'Italia.
62
PARTE
I.
poco ritener dovea delle antiche italiche ; e certo
molti vocaboli familiari sparsi qua e là ne' comici
non
Aggiugnete
possono indurci a così credere.
nella pronunzia la stessa plebe servir si dovea
antichi
che
licenze,
di molte
Plauto
certe
ome
appare
da
di Terenzio; i
e
a
(
leggi di
quali non
prosodia,ove non
contrazioni, che
di rado
non
si
si ammettessero
non
o
pochiversi di
gare
potrebberopiemai
no
s'incontra-
poeti.I Barbari poi,che discesero ad inondare tutte le provincedell'Impero,
v'aggiunseroqualche
mente,
in generalesi vede manifestadel loro; ma
cosa
che il fondo della maggior parte delle lingue
moderne
latino, e molti
d'Europa è assoluiamente
in altri
vocaboli
derivano
dalla
rustica,
romana
or
affatto
nanza
igaorat?.La pronunzia fuor di dubbio per la comudi gente straniera
s'andava vieppiù alterando:
la s erano
la m
finale come
pronunziatein certi
casi assai debolmente
fino a perdersi;quindi si eliminarono
le inflessioni dei vari casi,e si supplìl'articolo;
si mutarono
le preposizioni
in segnacasi;e per
la difficoltà di ritenere
ne' verbi
la
dei
variazione
tempi si fecero venire più in uso gliausiliari. Dalla
pronunzia fu agevoleche molte cose passassero nella
scrittura
onde
:
il latino
in che
si
,
scriveano
tutti
il reggile cronache, ecc., durante
gli atti pubblici,
mento
telligibile
Longobardo e Franco era divenuto quasiininvisibili segnidel
carte mostra
e in molte
seguito italiano. Intanto la perdita e la scarsezza
dei buoni libri aggiugnoa forza alla corruzione; la
discordia
medesima
deva
a
tra
scambievolmente
studiare
gli altri
si
maniera
di
si componeva
i vinti
ritrosi
e
o
i
vincitori li
almeno
ren-
indifferenti
propria;sicché gli uni e
di un gergo ribelle ad ogni
contentarono
scriversi. Quindi
a
regoleed impossibile
una
linguanuova, che diciamo romanla
lingua
non
CAPO
63
I.
quale cresciuta dal 600 si fece poi generale
neirSOO in tutto il mezzogiornodi Europa. Carlomai canti popolari e col mostrar
gno col far raccogliere
piacere d'udire gliScaldi (1),tentò di perfezionare
tal
sotto regole grammaticali un
0 ridurre
la
za;
,
sermone,
che
coUandar
sulle
bocche
de'cavalieri
e
gentilicominciava ad acquistarealcune
Le invasioni contemporanee dei
parti di gentilezza.
ritardarono
ma
Saraceni,Ungheri e Normanni
non
Le città cresciute
impedirono questo primo avviamento.
di forza e di attività nel secolo X, moltiplicando
delle donne
le relazioni vicendevoli,furono
eziandio nella
la lingua.
E in questo e nel
perfezionare
da linguesemplicemente
secolo seguente sorgevano
a linguegià letterarie tutte
o di rado
scritte,
parlate,
necessità
di
le favelle meridionali che si formarono
dalla
za;
roman-
la
a'diversi climi,alle diverse
quale,atteggiandosi
pronunzie,aglielementi diversi di ciascuna provincia,
produsse la spagnuola,la provenzale o linmeridionale o linguad'oi7,
guar d'oc,la francese non
l'italiana. Di queste le due
e quelladel sì ovvero
francesi nel secolo XII e XIII tennero
il primato:
l'italiana fu l'ultima ad essere
il fu più
scritta,ma
gloriosamenteche le altre.
20. Primi
Le
francesi ebbero
Poeti
italiani.
il primato,poichéquestosi ottiene
dalla
operositàdella nazione; e ne' due secoli
XII e XIII, nei qualiil più caldo affaccendarsi
per
tutta Europa fu quellodelle Crociate,sommamente
operosifurono i Francesi. Là in Orante, qua per
(1)Erano
mense
questiScandinavi,non girovaghicantanti,ma
ambasciatori e partecipi
diplomatici,
come
a'consigli
de re. V. Gantù, St. un.^ V. X, ed. cit.
positori,
com-
alle
64
PARTE
via si mescolarono
1.
le nazioni cristiane
(1),oltre
se
for-
moderna, e là e qua trovaogni mescolanza
ronsi più Francesi che altri,e quindi più che altra
si dovè parlarela loro lingua.Oltre a ciò una
gran
gente di Guelfi Toscani dopo la rotta di Monteaperti
si fuggì in Francia; e per essi reduci ebbe a propagarsi
via più quel linguaggioper tutta l' Italia. Ed
è un
solamente
nella poesiadei trofatto,che non
vatori
ad
e
sti,non
troveri, ma
che
nella prosa de'cronachimoltitudine
che allor si ammassava
anche
nella gran
di
Leggende, Novelle e Romanzi
(2), le
due linguefrancesi precedettero
l'italiana:come
pur
fece la spagnuolacantata
nei Ro7nances, e scritta
nelle leggidella stessa nazione. Anzi i nostri primi
poeti Folchetto, Bonifacio Calvi, e Percivalle Dona
di Genova, Nicoletto da Torino, Bartolomeo
Giorgi
di Venezia, Bordello di Mantova
Latini
e Brunetto
di Firenze scrissero in francese lungo tutto il secolo
XIII:
nome,
dicesi pure
diventato
che
poi
s.
Francesco
nome,
dal
suo
tal sopran»
parlar abitua4e
avesse
francese;ed in francese poetarono Federico II e tutta
sua
temporaneament
corte, prima che si scrivesse in italiano. Ma cona questi,o poco
dopo poetarono
italiana Rinalda
nella lingua comune
più 0 meno
d'Aquino,Folco da Calabria, e Ruggiero Pugliese,
indi Ciullo d'Alcamo, Pier delle Vigne da Capua,
Guido
Ghisilieri di Bologna,Dante
da Maiano, Nina
di Sicilia,
Guido Guinicelli di Bologna,e poco ape
presso
Guittone
d'Arezzo, Bonagiunta da Lucca, e
,
Guido
intanto
Matteo
Cavalcanti
con
Brunetto
Latini di Firenze:
scrittori di prosa, come
Spinello,Ricordano
Malaspini,Dino
mancarono
ed altri. Primi
furono
i
poeti,che
cit.
(1)Balbo, Somm.
(2) Gantu, St. univ. V. XI, ediz. cit.
né
furono
Compagni
primi sem-
66
PARTE
I.
trovare
i concetti e le rime;
cui sapevano
ed invitati nelle corti de' re, de' principi,
de'marcliesi,
lezza
con
cia,
gli applausid' Italia,di Frane
con
d'Alemagna. Dante nomina
d'Inghilterra
nelle sue
isdeonore
parecchi di essi e non
opere
gnò scrivere nella loro lingua: Petrarca ne spigolò
i pensieripiù delicati,e ne emulò
le forme che ridusse
ad inimitabile perfezione:
Boccaccio ne tolse in
Se
prestitole tradizioni,i racconti e le avventure.
che i Provenzali
che dicemmo
doversi riflettere,
non
assai ritrassero
dagli Arabi sparsigià nella Spagna,
cui allora la Provenza
unita per interessi poliera
tici.
La loro letteratura,che più sfolgorò
nel secolo
nelle scienze
IX, non offre grande soggettoda ammirare
e negli scritti di prosa: la poesiaera
ij.
vero
po
campel loro ingegno. Le terre d'Oriente, e massime
creazioni ideali
alcune
a quelle
d'Arabia, somiglianti
tutto era presdelle loro novelle,i costumi, la lingua,
so
di loro poesia;e in questa parte non
perdettero
mai il merito
Per gliArabi dotati
della originalità.
di fervida immaginativa la poesia è vera
ispirazione;
come
e
per la fantasia gli oggetti s'ingigantiscono
a'ioro sguardi,
detta
così la passionefa scrivere come
i paragoni
il cuore:
quindile metafore più ardite
La lingua
più grandi,le più iperbolicheespressioni.
loro luso della rima,
armonica, fluida e ricca consigliò
loro diletti,
che adoperarono ne generi e ne* metri
la casside,specied'idillioamoroso
che erano
o guerriero,
del gee la gazele, componimento più breve
nere
rica
erotico. Si distinsero principalmente nella Lie nella Didascalica;purtuttavoltal'Apologofu
de' baroni, riscossero
,
,
un
altro genere
In
vece
che
da
in che
si esercitarono
dell'Epopeascrissero
noi si
divise in Mille
conoscono
ed
una
con
de'racconti
di
successo.
poetici,e
narrazioni,
sotto
il
nome
notte.
Di
queste incontriamo
CAPO
molte
di cavalleria:
novellatori
antichi
ne'nostri
tracce
67
1.
quellesplendidee
di fate, d' incanti
e
di tutto
e
ne'
ridenti
ciò che
manzi
ro-
venzioni
in-
serve
al
insomma
vranamente
quellanuova
mitologiasomaraviglioso,
dall'Ariosto e dal Tasso,
pennelleggiata
dovute alla fantasia degliArabi. Ma i Provengali,
sono
a
tarne.
questi,furono i primi a profitper tornare
divisa de'cavalieri,
L'amore
erano
e la gloria,
de* trovatori,e il soggetto ordinario
le due parole sacre
1' altra non
dei loro canti. L*uno senza
vano
poteesistere: l'amore era la ricompensadella gloria,
ed uno
in traccia,secondo
sprone possentea correrne
l'idea della Cavalleria;quindiil trovatore dovea saper
ed ilcavaliere s'adoperava
tar
essere
cavaliere,
per divendi
trovatore. Le lontane e pericolose
avventure
Terra
a
Santa
la gravosa realtà del Feudalismo
dall'ideale della Cavalleria faceano
e
fronte
tali costumi
antiche, ma
cose
subitamente
e
naturale
dalla novità
manifestazione
dello
un
reale
d' una
il
suo
arrivo
divennero
era
della
gloria.Il trovatore
liberalità de'principi
trovava
splendoree
e
zione
già imitaispirazionedestata
vita quasi poetica,
non
d'affetti eccitati dall'ebbrezza
ricco per la
asilo in tutti i castelli,
un
onorato
prevalere
Quindi la lor
opinioni.
quelladegliArabi,
poesia,come
di
e
siffatte
ste
po-
in tutti i di;
granvedutisi
rallegravale adunanze. Di che avamico
troppo liberi in dispensargloria
e
a
talento,in esaltar l'impudenza e sogflagellare
gettare
alla satira le più sante cose.
Per altro in
ricca di modi e di frasi,seguiuna
linguapiuttosto
tando
la scuola degliArabi, ebbero l'arte di esprimere
fore
con
grazia i pensieri,di trovare belle metaed argute allegorie,
di maneggiare con
dria
leggiala rima, di variare in mille guisei metri, e rendere
per questimezzi dilettevoli il quasi unico ar-
b»
PAtóTE
I.
gomento de' loro canti. Giraut di Borneil al titolo
generico di versi, applicatoa tutti i componimeati,
sostituì quellodi canzos,
canzoni
o poesia cantata,
chiusa sempre
con
un
congedo:uso imitato nelle lor
canzoni dagliItaliani. Le stanze di queste erano
dette
coiblas,vocabolo convertito da'Francesi in couplet,e
in cobbola. La sestina, bizzarro
e da'nostri antichi
stringeva
componimento, adoperato più volte dal Petrarca, coil poeta a terminare
i versi colle stesse
parole della prima strofa diversamente ordinate. La
di metro, pigliavasecondo
sirventa, altra maniera
le circostanze
o
il tuono
eroico
per
alla
lodare
i fatti
i valorosi
battaglia,o le
egregi e provocare
punte della satira per ferire i vizi,o V accento del
dolore per piangere le disavventure. Gli intercalari
si usavano
frequentementeinsieme con le favole e
di rado si riusciva ai
le allegorie,
con
per cui non
più ingegnosipensieried alle finzioni più argute.
La tenzone
era
una
speciedi dialogoestemporaneo
de* principali
fra due poeti,e soleva essere
divertiment
uno
da loro offerto alla corte dei principi.
so
Spesi loro versi già presi contentavano
di cantare
parati,
che colla danza
0 di farli cantare
da'giullari,
de'moParecchi
le brigate,
e co'lazzi ricreavano
narchi
non
isdegnaronodi verseggiare alla foggia
de* trovatori : fra questi si contano
Guglielmo IX
di Poetù, Alfonso II e Pietro III re d'Aragocónte
na,
Del
Cuor di leone re d'Inghilterra.
e Riccardo
ra,
che sorga dalla volgareschieresto non
v'ha nome
tranne
come
i ricordati
furono
ne'versi di Dante
Bordello
MarsigliaGenovese,
del Bornio,Arnaldo
Mantovano.
Pietro
e
di Petrarca,
Folchetto
da
Vidal Tolosano, Beltram
Daniello,e qualchealtro. La loro
ed
epoca finì presto, tra perchè la lor vita errante
dava camalimentata
dalle larghezzede'signori
non
CAPO
fior
di
de*
Carlo
l'antico
spiriti
alla
già
di
Federico
gli Italiani;
si
levò
di
questi
crearsi
conveniente
dopo
guari
non
buoni
pure
dato
s'era
sulle
ma
lingua,
al
suo
i
già
tanto
non
l'Alighieri,
aveva
uno
gigantesco
la
del
gua
lin-
la
note.
nostre
terre
l'Apennino
primi
istituita
saggi;
per
anco,
il
quale
in
certo
stile,
pensiero.
ed
ed
demia
un'acca-
de'Provenzali
ruine
avviamenti
una
sue
lunghesso
II
Sicché
poetica.
che
punto
nelle
aveano
ne
tutto
spogliò
delle
ridestavasi
entusiasmo:
animosi
del
che
risuonare
a
meritarono
spense
nel
lor
scandalose
cosi
Italia,
in
Provenza
genio
nuovo
corte
li
gli
de-
principi
e
e
mento.
avvili-
guerra
invettive
finché
cominciava
certo
con
la
la
pe'signori
Pontefici,
le
ed
sopravvenuta
d'Angiò
principi
italiana
Già
i
universale;
l'anatema
calata
ed
Chiesa
la
centra
discredito
risparmiarono
non
ignoranza
assumevano
spesso
in
tenendo
essi
Albigesi,
l'
perchè
e
che
che
Aggiungasi,
protettori,
studi,
cadere
fecero
li
veci,
loro
loro
de'giuUari,
l'impudenza
e
i
ingrandire
ad
po
W
I.
si
vavano
le-
quanto
ad
modo
un'armonia
onta
a
70
PARTE
SECONDO
CAPO
Fatti
Sommario
—
3. L'anno
e
fazioni —2.
sue
25.° di Dante—
di Dante.
vita
alla
spettanti
1. Firenze
I.
4. 1 Bianchi
Primi
anni
ed i Neri—
di Dante
5. Dante
in
—
rica—
ca-
va
8 Nuo-
colla forza—
ripatriare
di ritorno per vie pacifiche—9. Clemente
V, Masperanza
li.
d'Angiolaspina,Arrigo VII— 10. Filippo il Bello, e Roberto
13. Dante
svanite—
Fine
di Arrigo— 12 Lusinghe di Dante
della Scala—
presso Uguccione della Faggiola— 14. Gan Grande
6. Suo
15. Invito
esilio— T.Tentativo
de'Fiorentini—
16. Ultimi
1. Firenze
La
e
città di Firenze, che
influì
Alighieri,
jTìolfn
sue
fazioni.
diede
a
come
al mondo
rli Ini
il grande
per
a
1212. Di che
fu
siie^
ne
levarsi in Comu-
fu delle ultime
Ma, comechè
non
a
nersi
mante-
molto
presto,
reggimento
pur essa al fine turbato l'interno suo
colle fazioni di Guelfi e Ghibellini: ciò avvenne
avea
la
prendere da questa co-
Ella fu delle prime
fin dal secolo XI,
fino al secolo XV.
di Dante.
anni
sn'ripstini
ond'è
condizionj__poIitiche;
minciàtoento.
di
no
l'an-
cagione,scrive Dino Compagni,
che un
nobile giovane cittadino,chiamato
Buondelmonte
di togliere
de'Buondelmonti, avea
promesso
Giantruffetdonna
di Oderico
una
figliuola
per sua
di poi egli un
ti. Passando
giorno per la casa de'Donati, una
gentildonna chiamata Aldruda, moglie di
due figliuole
molta
Forteguerra Donati, che avea
belle, stando a'balconi del suo palagio e vedendolo
delle sue
gliuole
fipassare il chiamò; e mostrandogliuna
disse: chi vuoi prendere tu per moglie? io
ti serbava questa. La mirò Buondelmonte, e gli piacque;
le rispose:
ma
non
posso oramai; e le ne significò
la ragione.Aldruda
obbligòsua parola di pagare la
CAPO
71
II.
di
per lui, quando preferisse
accettò la
Buondelraonte
ne
figlia,
pena
la sua
togliersi
e lasciò la
parola,
Oderico
Di che
lendosi
dopromessa.
ed amici suoi
giuraronoinsieme
co'parenti
cui
prima
dato
avea
,
di vendicarsi
di batterlo. Ciò
e
sentendo
gli
ancora
dissero voler
potente famiglia,
ordinarono
tolto di vita il Buondelraonte:
pertanto
la donna; e cosi fecero.
di ucciderlo il dì che menerebbe
i cittadini si divisero,e si trassero
Per tal morte
insieme i parenti e gliamici d'amendue le parti,
Uberti, nobilissima
e
che la detta divisione non
mai
fini. Coi
per modo
42 famiglie,
Buondelraonti
si unirono
e cogliUberti
altre 22;
questiper
la parte Ghibellina, quelliparteggiaron
la Guelfa.
do
Appresso nel 1247, essendi nuostata la ribellione di Parma
un
ve
principio
guerre per Federico II, che ebbe a deplorarpiù
volte la perditadegliimperiali,
egli più indegnato
che avvilito annodò
pratichenella Toscana, e colbellini
Taiuto della sua
cavalleria fece clie gliUberti Ghi-
per
cacciassero
castella. Ma
cominciò
il popolo,
mal
far
a
i Guelfi dalla città
parte da
sofFerendo
dallo vicine
e
l'insolenza loro»
so col ribellarsi alla loro
torità,
au-
di
pensò a darsi un capo cui pose nome
indi un
Capitano del popolo; compose
Consigliodi
Anziani
da consultarsi all'uopo,
in pae si divise
recchie
Dato
compagnie guidateda un Gonfaloniere.
della morte
questo primo passo, giugneva la nuova
di Federico
nel 1250 ; per cui sciogliendosi
da ogni
rispetto valevole a farlo peritarene' suoi consigli
e
,
,
richiamò
immediatamente
i Guelfi
mandati
adoperandosiin ogni migliormodo
a
ne,
confi-
di riamicarli
arrivali. Una
sua
natura
pace di questa fatta dovea riuscire di
assai breve, quand'anchenon
si fosse presentata
subito un'occasione
popolomuovere
contro
di violarla. Volendo
Pistoia,città
di
parte
il
Ghi-
72
PARTE
1.
bellina,que*che in Firenze
di uscire
ricusarono
forza
da
governo
e Siena
e però cacciati a viva
campo;
il
furono costretti ad abbandonare
nelle mani
porsero
a
de'Guelfì
loro aiuti:
entrati di fresco. Pisa
si
la guerra
accese
per
vantaggio de'Fiorentini,finché
fortuna di Manfredi, figliuolo
di Federico, non
vivò
ravle forze de'Ghibellini: i qualisotto la protezione
tutta
la
Firenze
per la medesima
teneano
la Toscana
con
di lui si rannodarono
aspettando il momento
impresa. Farinata
era
alla testa
del
Manfredi
il
da
subito
nelle
insieme
mura
na,
di Sie-
levante
propizioper qualche riroso,
valouomo
degliUbarti
tenuto
partito.Come egli ebbe ot,
soccorso
di 800
schi,
cavalli tede-
sicuro di poter menare
allora un
Spediti di
gran colpo sopra i nemici.
re
soppiattoalcuni suoi messi ia Firenze, fece suggerisi pose
a
campo,
Consiglio del popolo, che
coraggiosamente
di uscire in armi, sarebbero di leggierientrati
osassero
la guerra
in un punto solo.
in Siena,terminando
Messi in non
cale i sospettie la ripugnanza de' più
avveduti, il popolo tratto all'esca di sì gran preda,
in fretta ed uscito in ordine di battaglia
armatosi
si trincerò a Monteaperti in sull' Arbia. Condotti
a
sere
questo mal passo, e ben lontani dal pensierodi esal
assaliti
Farinata
,
con
tutto
se
il
suo
esercito
fu
così interamente,
loro sopra all'improvviso;
e li ruppe
che lasciarono sul campo
2500 de'migliori
lorosi
e più va-
nel
avvenuta
popolani;sconfitta memoranda
cate
toc1260, e maggiore di quante Firenze ne avesse
una
ne'tempi andati. Dopo questo avvenimento
dieta Ghibellina
raccolta in Empoli per trattare dei
di
della vittoria propose
migliorimezzi per usare
tro
distruggereFirenze: tanto era Todio concepitoconfetto
ad efquesta città! E forse ciò sarebbesi mandato
la generosa
senza
opposizionedi Farinata, il
74
PARTE
I.
per imparar la pitturafrequentasse
Giotto (1);
la scuola di Cimabue, ed ivi conoscesse
che
probabile
la musica, e
predilesse
essa
per
si strinse
zia
in amici-
Casella (2):apprese le arti cavalleresche,
e,
com'era
d
ivenne
nel
e robusto,
complesso
spertissimo
a
trattare
ognisorta
di armi.
siccome le vite
Ma
degliuomini
contraddistinte da alcune
sono
golariche te ne danno a conoscer
cosi per Dante è notevole
spirito,
di sua vita (3).
Narrasi che in un
nella
casa
straordinari specialmente
epochesin.
addentro
più
lo
l'anno 1274,il nono
convito apprestato
di Folco Portinari,nobilissimo cittadino
facesse parte
di Firenze,la famiglia
degliAlighieri
Dante s' abbattè allora per la
dell'allegrabrigata.
prima
volta
a
vederne
la
figlia,
per
d'età presso che uguale alla sua. Il
che fino a quel dì non
avea
di soli affettidi
nome
Beatrice,
del
giovinetto,
palpitatoche
cuore
famigliaa quellavista provò un
,
forte ed irresistibile.
ma
indistinto,
Al primosorriso di Beatrice,alla primaparolascambiata
affetto nuovo
e
tra loro le anime
in
Ma
il cuore
un
soave
di Dante
verginide'due
ed
arcano
fanciulli armonizzarono
concento
rimase vinto in modo
re.
d'amoordinario
stra-
la sola vista,
dalla violenza della passione:
il semplice
saluto,non che la rimembranza della sua
donna bastava ad inebbriarlo e fargli
apparire1*u-
E sebbene gli affetti
niverso tutto in riso per lei (4).
della fanciullezza sieno fuggevoli,
pur tuttavolle sue radici in
Dante, che avea messo
animo di maschia tempra,che alla presenza di lei
ta l'amor di
un
non
si lasciava alterare da pravo
senso, che il me-
(1)Purg. XI.
(2)Tb. II.
St. delle B. L. in
(Z)Emiliani-Giudici,
(4)Vita Nuova, t. IV.; Purg. XXX.
Italia.
CAPO
75
II.
in dritta
alti e virtuosi
parte (1)ispirandogli
col progrediredeglianni diveniva
più in-,
pensieri,
del tempo lo avrebbero forse
tenso. Le costumanze
nava
indotto
alla consueta
forma
che si teneva
nello scri^
1' amore
ma
poesie amorose;
gli
per Beatrice
forni un'arte
di quellache le rettoricha
più vera
0 la galanteria
potevano apprestare agliscrittori di
rime suoi contemporanei;e gli valse a farlo salire
tanta altezza,che ancor
a
giovane usci per lei della
in
volgareschiera. Imprendendo però a significare
gentiliversi quel che amore
gli dettava di dentro;
trattò dell'amore bruttato dalle umaall'animo,non
ne
nel suo rapimento per la bellezn
ma
imperfezioni:
di suche
blime
non
so
za, dice il Missirini (2j,vide un
che trasportaed eleva lo spirito
e religioso
e ad un'ora
sopra ogni terrena cosa:
seppe da sé rae-i
desirao nella nascente
ve
lingua volgare studiar nuoforme
da rivestire i più splendidi
concetti,che
da cuor
e
gli venivano suggeritida chiara mente
nove
Egli stesso ci fa sapere che a dicianpassionato.
anni di età scrisse il primo sonetto
dirigen-i
dolo a tutti i poeti che in quel tempo viveano, per
da essi qualcherisposta
vi-,
sua
provocare
sopra una
sione amorosa
(3).Per modestia il pubblicò senza
il sonetto fu riputatoproduzioned* inge«»
ma
nome:
valcanti,
gno provetto nellarte; ed allora fu che Guido Cail massimo
nosciutolo
cotra'poetidi quellastagione,
gli divenne amicissimo (4).Tra glialtri
Dante
da Maiano
risposeal quesitodel giovanepoeta;
il quale incoraggiato
dal favorevole successo
prese
rinuova
lena, e scrivendo ora ballate,
or sonetn
vere
,
(I) Pur. XXX.
^2) Yita di Dante, P. I,e. II e IH.
(3) A ciascun'alma presa e gentilcore
(4;Inf. X ; Purg. XI.
«
»
ecc.
76
PARTE
canzoni
ti,ora
della
gli era
Vaga
della
sa
dello straordinario
conscio
il cammino
animoso
percorreva
dino
qua'giornifelici auguravasi!Cittapiù splendidaed incivilita terra d'Italia,
chi
gloria.E
I.
intelletto di cui
natura
della
riamato
amante
generosa,
il
nella fantasia
donna, dovea dipingersi
stata
diletto per
lusinghiero
3. Vanno
più
più
l'avvenire.
di Dante.
25."
mo
gli allignavanell'anialtro non
meno
per fecondarglil'ingegno un
to.
possente,quello della patria,glisi radicava nel petRifacendoci indietro all'anno 1267,due anni dopo
Mentre
d'amore
l'elemento
,
la
nascita, abbiamo
sua
Collo scendere
Manfredi,
valore
e
e
di Carlo
forze
sue
memorabili
notare
decadendo
insieme
dalle
a
d'Angiòvenuto meno
quelliche dal suo
,
di Firenze
i
qualiper
anni
in balia
stati costretti
erano
ad esulare;onde
di Francesca
Dante
teneano
i
alla
volta
fi,
ripresolibero dominio i Guelsi rimasero
tutelarsi vieraiglio
dieci
del re Angioino. In seguito il successo
Vespro siciliano diretto a
degliAngioini,il fatto e
Ugolino nella torre della fame,
avvenimento
un' altra
aveano
del
glianimi
lini
i Ghibel-
sostenuti
erano
nimenti.
avve-
pietà e
cosi vivace
all'ira:
ardente.
ed
fermi, benché
nemici, minacciando
da
vendicarsi
delle
l'orrenda
morto
il
di
compassionevole
Rimini
tanto
gherie
an-
commoveano
più quello
di
I Guelfi di Firenze
si
d*ogniparte licircondassero
loro di nuovo
tenuto
l'otdi toglier
lini
Tanno
1289 i Ghibelvantaggio.Finalmente
di Arezzo
rono
congiuntiagli esuli di Firenze usciad oste, cercando
via di rimettersi in alto; e
l'esercito Fiorentino, piantatiprima gli alloggiamenti
sul Monte
al
Pruno,
indi venu^p
alle mani
CAPO
77
II.
luogo detto Campaldino,diede
formale
una
battaglia,forse la maggiore di quei
effettidella vittoria (1).
Dante erasi
tempi pe'funesti
sentito chiamare
alle armi dal bisognodella
anch'egli
patria, e combattè facendo buona prova di valore,
detta deirAretino, poiché si trovava
nella prima
a
schiera a cavallo e nel più forte della mischia. Passati
ad un
due mesi egliintervenne
altro
appena
col nemico
presso
un
non
meno
fatto d'arme
tori insieme
co'Lucchesi
Pisa, ma
contro
assediarono
illustre. I Fiorentini
e
con
vinci^
altri loro alleati
sero
mos-
frutto: nel ritirarsi però
senza
prendere Castel Caprona
appartenente a'Pisani,facendone uscire i fanti patteggiati
timore (2).
e con
con
vergogna
Ma non
guari dopo che si era coperto di gloria
nel campo de'valorosi,
ed era tornato tra gliapplausi
e
e
riuscirono
le benedizióni
tempio
i nemici
di
s.
dei suoi coucittadini
Giovanni
della
a
le armi
che
ad offerire nel
conquisi
aveano
l'anno 1290,
repubblica,
il ventesimo
a
quintodell'età sua, la fortuna stendeva la mano
un
vibrargli
colpo micidiale nel cuore, troncando la
vita alla sua
cini
leggiadraBeatrice. Gli storici più vial tempo del poeta raccontano, che quel colpo
inatteso lo prostrò siffattamente,
le
e gli trasmutò
sembianze
in modo, che lo facea comparire in aspetto
da selvaggio.
Fuggiva la gente, ricusava i conforti
dei suoi più cari,e trascinava
la vita solingo,
sparuto,
dolore. Però il tempo riconcilia
cupo, sepoltonel suo
gradatamente con la ragione che lo
di porre freno a tanto cordoglio,
consigliava
strò
glimoil miglioreconforto nel piaceredeglistudi,giusta
la sua
medesima
confessione
del(3).La musa
,
(l) Purg. V.
Int. XXI.
',2j
(3;Convito,Tratt. Il,e. 13.
78.
PARTE
l'amore che gli avea
I.
dettati i
ad
primi versi venne
di più
per ispirargliene
quella del dolore
E quindi intorno al ventesimonono
passionati.
anno,
posto freno alle lagrime, raccolse le sue composizioni
poetiche,e le intrecciò in un volumetto di prose,
coU'intenzione d'innalzare il primo monumento
di
gloriaalla sua donna. Al libretto pose titolo di Vita
cioè storia deglianni giovanili
: lo fini con
nuova,
diligenzasquisitaper divulgarlo
; ed a questo fine
lo mandò
prima a Brunetto Latini accompagnandolo
sonetto. Avremo
un
con
a
gionando
parlarnedi proposito raletteratura. Intanto venutoglia
della sua
Unirsi
con
il libro della Consolazione
mano
simili,forte
e
ne
filosofia,
si
nacque
terzo
un
desiderio
lettura
di studiare
dicesi che
(I) Fu
(la taluni
sempre
da
sensi
personificandolanel
prima
dalle
sul
come
carsi
divina
alle scuole
sue
alla Poesia, elevò
Rime:
dottrine
al
I*idea
Bello
della Rivelazione
di
vestire
per
Beatrice.
che
e
terzo
Direi
re
per mostra-
Nel
triplicemanifestazione.
la regione dei
Beatrice
sopra
ideale
nel dedicarsi
de'teologi,
nel secondo
solo,ma
un
alla
più malinconico,
col
piuttostoche l'amor suo fu sempre
quanto fosse nobile,ne fece una
darsi
vente
so-
tratto
aveano
Dionisi,che
campeggia il primo
osservato
che faceva
divinità;laonde si pose
in
profondamente nelle
(1).Ma divenuto sempre
gli v^enisse nell' animo
di Dante
amore
meditazioni
de'Padri, si condusse
sommerse
caldo,e fu per
meno
non
filosofiche lo
sulle materie
afietto. Quindi
ed
culto
amore
teologia.Imperocché le
e
mai
più che
accese
allegoricoprotestava e
la
ed altri
per lo studio della
formò un
secondo amore
suo
come
per
cui
dedicando
rime
in
so
sensovrumana,
prose e
donna
ne
di Boezio
.
come
quindi
chiaramente
alla
Fdosofia,
risce
appala
nalzò
in-
nella Scienza
figurandola tramutata
umana,
scrive apertamente
nel
medesimo
e
Convito; nell'appliegli
alla
boleggiare
la
sublimò
cielo
nel
a simpoi
trascegliendola
Teologia,
la Sapienza celeste,
si scorge nella
evidentemente
come
visibile
Commedia.
CAPO
e che
religioso,
abito
non
i\)
li.
arrivando
si facesse ascrivere fra'Terziari di
secolari costumavano
altri pur
a
s.
porlain eiSetto
Francesco,
voti
senza
,
e
come
senza
cescano.
tonaca; è falso però che ei si facesse claustrale Fran-
Gli amici
e
molto
più
la madre
gli proposero
re
partitodi trarsi da tanta tristezza col tormoglie;e Dante, più per esser docile a' materni
che per secondare
un
qualche suo talento,
consigli,
il
s'indusse
farlo.
a
4. / Bianchi
La
di Beatrice
memoria
di lui
pel nostro
vivissima
nel
cuore
mava
poeta, poiché di famigliache for-
ti,
potente partitocapitanatoda Corso Dona-
un
fu cittadino turbolento
la fazione
a
Guelfa
nascere
Tra
per la repubblica.
in Firenze cominallor dominante
ciavano
scissure. I Cerchi
c^po Vieri, di fresco
dalla
e
durò
Gemma
si sposasse
di
a
figliuola
,
Donati. Fu questi però malaugurato congiunto
Manette
veduti
i Neri.
benché
,
che
ed
Corso
venuti
,
co'modi
alteri
e
quali
ricchissimi
ma
plebe,contendevano
de*
,
era
ben
e
nati;
primato co Docolle parolei*ngiuriodel
Vieri,chiamandolo ora Asino di Porta, ora
Cavicchio,avea
viemaggiormenteinnaspritala piaga.
se
In
centra
questo
mezzo,
staccandosi
cioè Tanno
dalla nobiltà
vari statuti,dichiarandosi
1293, Giano
dimandava
la
della Bella
riforma
aperto sostenitore
di
della
so,
segnatamente contro di Corin odio al popolo,perocché era
venuto
tacciato
di mirare alla tirannia. La plebe allora prese il sopravvento;
e i nobili cacciati di signoria
non
più poterono
aver
parte nel governo, se non facendosi ascrivere alla corporazionedi qualche arte: quindiil
di Dante si trova segnato tra i medici
nome
e
gli
plebe contro
i nobili
e
80
I grandi però
speziali.
il
I.
PARTE
perdonaronomai
non
Giano
uscir di Firenze. Per
fu costretto
tentativo; onde
a
avrebbero
prodotto
questimaligni umori non
fossero stati accresciuti da nuose
non
ve
grandieffetti,
cagionivenute di fuori che ci piace riportare
storico fiorentino.* Era tra
colle parole d'un famoso
le prime famigliedi Pistoia quellade'Cancellieri. Occorse,
che giocandoLore di messer
Guglielmo,e Gerì
di messer
Bertaccio, tutti di quella stessa famiglia,
e venendo
a
parole,fu Geri da Lore
leggermente
ferito. Il caso
a messer
Guglielmo,e pendispiacque
sando
altro
,
be;
il tór via lo scandalo, lo accreb-
la umiltà
con
al figliuolo
che andasse a casa
perchè comandò
il padre del ferito,e gli dimandasse
dì
perdono. Ubbial padre: nondimeno
Lore
atto non
questo umano
di messer
addolcì in alcuna parte l'acerbo animo
taccio
Ber; e fatto prender Lore da' suoi servitori, per
gliar
maggior dispregio,
mangiatoiaglifece tasopra una
la mano,
torna a tuo padre,e digli
dicendogli:
che le ferite con
il ferro e non
le parolesi mecon
dicano.
La crudeltà, di questo fatto dispiacque
tantp
messer
a
Guglielmo,che fece pigliarle armi a'suoi
per
vendicarlo:
per
difendersi;e
tutta
la città
due
si nominò
da lei erano
costoro
a
in
d'uomini
e
di Pistoia si
Cancelliere,che
messer
va
ave-
ca,
mogli,delle quali una si chiamò BianTuna delle parti,per quelliche
ancora
quella,fu
pilitempo
rovine
nirsi,stracchi
nel
di
vennero
di molte
e
case:
con
a
l'altra,
per
e
nominata
male,
alle discordie loro,o
ne
si armò
ma
quellafamiglia,
divise. E perchè i Cancellieri
Bianca]
discesi,
contrario
ancora
solamente
non
discesi da
erano
avute
Bertaccio
messer
e
e
Nera.
zuffe
assai morti
con
desiderosi
la divisione
ed
nome
Seguironotra
potendo fra
non
Firenze;
torre
loro
u-
di por fine
di altri accrescerle,
o
i Neri
per
avere
82
PARTE
I.
divulgando,erasi reso il più famoso
in
poeta del tempo; e i tesori degli studi che aveva
nobiltà del carattere, e
gran copia accumulati, e la
azioni della sua
la somma
prudenza, e le incolpabili
procacciatola stima di molti,
vita, come
gli aveano
cosi lo innalzarono
a'primigradinel reggimento della
gistrature,
repubblica.E poiché niuno poteva aspirare a mamano
mano
va
ascritto
fosse stato
non
se
al
consorzio
in quella
stato ammesso
delle arti,Dante per essere
riche
de'medici e deglispeziali,
era
già fatto capace di cal'Alighieri
governative (1).Secondo alcuni biografi
gazioni,
leimpiegatoin politiche
fino a quattordici,
le qualisi contano
e tutte
vita,
successo
con
prospero (2).Nell'anno 35." di sua
dei
il giorno 15 giugno del 1300 eglifu eletto uno
Priori. Anno
memorando, intorno a cui si rannoda
del
la divina Commedia, e che segi^a il 7nezzo
tutta
di
cammino
fu
al 1299
1295
dal
vita, in cui
sua
si
avvedersene
senza
Anno
selva oscura!
ritrovò per una
fatale,in cui
alle quali
di terribili sciagure,
s'inizia quella catena
per
altro l'Italia deve
minoso
l'operache segna il più lunumento
sua
letteratura,il più gran mo-
periodo della
incivilimento! Or essendo
poeticodel nuovo
dia
discorsparitala pace per la tempesta della nuova
ta
civile,dall'uno e dall'altro partitoerasi mandaambasceria
a
Papa Bonifacio Vili col pregarlo
(1) E
pur
così
Dante
selva
selvaggia.Nel
queste parole dei Boccaccio
davanti
al quale erano
della filosofia,
notevoli
seno
della
fortuna,non
umani
vi
che
una
aggiungono
di
giubileo 1300; e
altra volta
L.
seppe
:
guardarsidalla
«
che
sono
allevato
l'uomo
nel
peti
agliocchi i furiosi imdori
vaghezza deglisplen-
».
(2)Alcuni
del
nella
entrava
nella
I, e. IX.
esse
che
mente
una
decimaquinta legazione;
fu presso
in
questa
Bonifazio
a
Roma
servano,
os-
l'anno
gli si svegliasseuna
te,
V. Balbo, Yita di Dan-
occasione
l'idea del Poema.
Vili
ed
CAPO
83
ir.
gato
lesuo
Questi vi mandò
consiglio.
che giunse
il Cardinale Matteo
d'Acquasparta,
del prioratodi Dante, e vi
in Firenze al cominciare
Ma poichéper pacificafu ricevuto a grande onore.
re
le due sette eglirichiese balia di accomunare
gli
fu contenta
uffici tra runa e l'altra,
nessuna
e si
ohe
vi mettesse
,
fece gran tumulto. Di che adunati a consulta
quei
al governo
della repubblica
che sedevano
no
assentirounanimi
ciò che
a
Dante
bandire
efficace rimedio:
unico ed
propose come
cioè per alcun tempo i capi
parti,e tentare se i disagidell'esilio
quilli.
avessero
potuto indurre i faziosi a rimanersi tranIl rimedio
poteva coprireil fuoco, ma non
Per sospettoche in realtà si volessero
estinguerlo.
d'ambedue
favorire
le
dal Cardinale
i Neri
,
deliberazione
de' Priori sentiva di
città fu di
pe'Bianchi,la
concludere
interdetta. E
suale
per
altro la
qualche parzialità
in rumore,
que
quantunza
già fuori i capi;ed il Legato sen-
si trovassero
nulla
mentre
cosi pare
nuovo
lasciò Firenze
che
scomunicata
e
finisse il prioratobiraen-
di Dante.
cessità
Egli intanto nobile di stirpe,ma popolanoper nedeglieventi, più nobile di principi essendo
alla
avverso
per l'altezza dell'animo e dell'ingegno
insolente ciurmaglia de'Guelfi che formava
la parte
gliori
mii quali realmente
Nera, tenea pe'Bianchi,
erano
si nelle opinioniche nelle opere. Comechè
uscito fosse di carica,nondimeno
per l'alta opinione
ohe aveasi
guadagnata mercè la sua prudenza e
r alto suo
rimase grande la potenza di lui
senno
ne' maneggi del pubblicointeresse. Pochi mesi erano
,
,
scorsi dall'esilio,
e i banditi
le
ridimandavano
menti
fre-
Il Comune
rimaneva
bile
inflessipatrie mura.
nelladottato proponimento, quando Guido Cavalcanti
dal peper cagione d' infermità contratta
84
PARTE
stilente
aere
di Sarzana,
il ritorno
a
Firenze.
1.
ottenne
confinato,
stato
era
ove
Questo
atto
d' umanità
iniqua predilezionedelf Alighieria danno di
altri riguardevolicittadini pur esclusi dalla patria.
E perchè Dante
temuto
ed odiato da molti per
era
parve
l'inflessibilitàdel
suo
carattere
,
rettitudine
sue
delle
sue
la incorrotta
azioni,e per tutte le altre
virtù, il ritorno
anzi
parzialità;
per
fu detto
dell'amico
glifu
che
gnanime
ma-
sto
appo-
egli con secrete
intenzioni di favorire i Bianchi
calpestava la giustizia.
E la voce
sparsa dall'astuzia degli iniquisi
dilatò tra la feccia del popolo,e più tardi servì di
pretestoa procacciarcredito ad un calunnioso processo
di lui. In questa Corso, e i Neri
contro
che
finalmente
si tennero
non
tenti
congiunsero a ripatriare,
alle parole,
maginaron
ma
per vendicarsi pienamente imun
partitoindegno d'uomini liberi e perniziosissitno alla repubblica.
Rivolsero
gli occhi a
trattative.
papa Bonifazio Vili, e con lui annodarono
La lotta de' Papi cogli Imperatori di Germania,
le pretensionide'discendenti di Carlomagno alla corona
tro
imperiale,e quindi l'odio de're di Francia condi Europa
i re de'Romani, e l'equilibrio
politico
avea
per quanto comportava la civiltà di que'tempi,
i quali
francesi
ravvicinati i Pontefici a' monarchi
la
divennero sostegno del Guelflsmo
tiranneggiando
Chiesa. Bonifacio essendosi proposto di abbassare Federigo
di Aragona, regnante allora in Sicilia con auspici
che di poi smentì, avea
cominciato a valersi di
Carlo II re di Napoli; ma
vedutolo poco atto a'suoi
tello
disegniinvitò Carlo di Valois,soldato venturiero, fradi Filippoil Bello re di Francia. Ad affrettarne
la venuta
gli promise aiuto e favore all' impresa
di aver
la Sicilia;
di re dei
glipromise la corona
Romani, quando l'avesse strappata ad Alberto d'Aua
,
85
II.
CAPO
glipromise armi e danari per andare al con*
quistodi Costantinopoli,e legittimareil dritto di
tava
pretensioneche Carlo per parte di sua moglievanstria:
sulla
corona
d'Oriente. Il Soldato
regno,
il mondo
un
il destro di
nelle mani
caduto
essergli
quistare
potersiac-
di
levarsi il soprannome
e
vide
francese
senza
ad irriderne
apposto come
gli aveva
la povertà,segnatamente perchè nelle guerre
stato dato e tolto in pae paci anteriori gli era
role,
di Aragona: si mosin fatto,il regno
se
non
ma
alla volta d'Italia.
quindirapidissimo
teiera, che
Fu
a
tal
che
nuova
e
de' Guelfi
la feccia
arrivato il tempo de' loro
credettero
di Firenze
Neri
Corso
sa
ragunata una gran ciurma nella Chiesori,
di Santa Trinità, giuraronotutti di profondertetentare
usare
ogni via, perchè
accorgimenti,
Carlo venisse in Firenze col pretestodi fermare la
pace e ricomporne in buon ordine il governo, ma
che la parte Bianca ne rimacol vero
intendimento
nesse
onde
trionfi;
per sempre
al
Papa, e
già creato
ne
Conte
di
l'investì del titolo di Paciere, ed
Dante, appena
deliberazione
ardore
ebbe
conosciuto
di chiamar
del cittadino che
patria,e
avea
Romagna, Capitano delle
Signoredella Marca d' Ancona,
della Chiesa, e
armi
l'assenso. Bonifacio,che
ottennero
Carlo
ambasciadori
disfatta. Mandarono
Carlo
inviollo
le trame
in
Firenze.
de'Neri
Firenze,col
prevedela
l'autorità
a
certa
ruina
e
la
santo
della
che
glidava il noto
buon volere, protestòcontro l' iniquo proponisuo
mento,
lo disse una
congiura a danno della repubblica,
di opporsicon
e dichiarò
ogni sforzo. Lottò
lontano il flagello,
tener
a
quanto gli fu possibile
la rabbia de'turbolenti. Ma gliiniqui
e padroneggiare
erano
giurator
con
tutta
innumerabili; e
esterminio
,
ed
come
a
i Neri
taluni
pure
ne
aveano
de' Bianchi
83
PARTE
del
la costanza
molesta
era
soverchiarlo.
a
I.
scirono
carattere, cosi riu-
suo
Essendo
la
sua
presenza
d'entrambi, appena fu proposto
al
ambasciadori
d' inviare
d'impedimento alle mire
dalla parte Bianca
Papa l'anno seguente 1301, un voto concorde fu per
Dante. Conosceva
egli che tutto era deciso, e che
che stesse
fosse tardi;ed è fama
oramai
perplesso
tra l'andare o il rimanere, non
sapendo se 1'opera
in Roma
in Firenze ; e
fosse più necessaria
sua
o
che
costretto
rimane?
a
risolversi esclamasse:
chi
io vo,
se
l'andare
rimango, chi va? Però prescelse
la speranza
che guardando nella stessa sorcon
gente
del male avrebbe
potuto derivarne rimedio a
e
io
se
far trionfare
la rettitudine
6. Suo
Dante
era
lois, nel di
in
per anco
4 Novembre
contro
la frode.
esilio.
Roma,
quando
Carlo di Va-
del 1301, scrivendo
e
mando
fir-
diplomatiche,promettendo pace, protestando
ossequioed ubbidienza alla Signoria tutta
simulazione, entrò nella città,tradì la repubblica,
lettere
con
e
l'abbandonò
Guelfi. Morti
di Corso
nelle mani
Donati
di
d* uomini, contaminazioni
violenze,rapine,incendii,devastazioni
e
dei
vergiui,
diedero
teria
ma-
pagni,
tragico racconto che ce ne lasciò Dino Comil quale in quei luttuosi tempi vegliavaal governo
del Comune.
Queste furono opere di Corso, il
dimenticò
di prendere vendetta
quale non
mente
segnata; e lo pose in ira a Carlo
sopra r Alighieri
erasi opposto al sua
colui che dichiaratamente
come
venire
in Firenze. Il più iniquoministro di Carlo fu
tal Conte Gabrielli d'Agubbio,
cui egliinvestì dell'ufficio
un
al
di Podestà.
Crudo
costui;in fabbricare
delitti nella stessa
accuse,
ed
astuta
ordire
innocenza
non
oltremodo
era
re
processi,trovaavea
chi il pa-
CAPO
col
reggiasse:
versava
sacro
nome
di
cinque mesi
a*non
scelleraggine:
bandiva
d'oro
dì 4
apriledel
sua
vittime
non
per
le
ricchi
della
le vittime
sua
ziosi
le teste, i dovi-
mozzava
tasse pecugiunta di enormi
niarie,
le rapine col Francese, che carico
delle maledizioni
e
bra
giustiziasulle labdegliuomini. In meno
la
con
divideva
e
della
fiumi il sangue
infinite furono
a
87
II.
1302
de' buoni
abbandonava
missione
in Sicilia. Or
immolate
alla
de' tristi il
e
tra
per l'alfra le innumerevoli
Firenze
no,
Dante, comechè lontaperfidia,
era
sfuggitoall'astuzia del Gabrielli; anzi
insinuazioni di Carlo e di Corso, tolto più particolarme
di mira, fu imputato di infamie e di ruberie
nell'esercizio della
commesse
carica. Mentre
sua
della repubblica
in Roma, dove
occupavasiin servigio
fu insidiosamente
trattenuto
come
inflessibilea
nere
te-
di Carlo, quando glialtri
per giusta la venuta
ambasciadori suoi compugni orano
stati rimandati come
più docili,gli fu ordinato
al Podestà
fine di render
a
durante
ad
un
il
poeta, udita la
I
sdegno,muove
terra.
Non
seppe che
cui veniva
conto
presentarsiinnanzi
della condotta
nuta
te-
priorato;e qualora non
risse
appaminactempo determinato^ gli veniva ciata
severissima
di
di
era
era
suo
condanna
come
della
nuova
sua
a
Il
contumace.
sventura,
fremente
precipitosoverso la sciaguratasua
giunto a Siena, allorché
per anche
già pubblicatal'infame sentenza, con
condannato
ad
una
multa
re;
li-
di ottomila
rono
potendo eglipagare, gli fuconfiscati i beni, devastata
la casa
e
datogli
perpetuo bando (1).Ma l'autore di tanta nefandigia,
la
qual
somma
non
,
(1)Altri scrive
forte emenda
fosse
che
il 27
gennaio
del 1302 fu con"lannato
danari,ed all'esilio di 2 anni : sentenza
il dì IO marzo
coli' aggiunta di dover essere
arso
colto sulle terre della repubblica.
in
ad
una
mata
confervivo
,
se
OO
PARTE
Corso Donati,
ed
anche
I.
Catilina,esultò del
nuovo
trionfo;
suo
la
partenza di Carlo uccidendo gli
emoli,bandendo
que'chopiùpotevano, e saccheggiando
i più facoltosi,
fece vedere in lui e ne'suoi partigiani
dopo
cresciute
dell'ambizione
al 1308
dismisura
a
della brama
e
si mostrò
non
lui! che
fu assalito nelle
trucidato
dal
furor
a
7. Tentativo
Altri nomi
di
prestarono conforto
e
fino
il sospettoche
lesse
vo-
nide,
pubblicasignoriacolla tiranproprie case; e fuggendone
ra
proprio cavallo gittatea terdi plebe (1).
rifatriare colla forza.
ci vengono
or
possedere,sicché
confermato
la
disperatamentefu
di
satollo di misfatti. Misero
mai
finalmente
egli usurpare
e
le passionidell'invidia,
innanzi
soccorso
di
che
uomini
al nostro
esule;i primi
si furono Uguccione della Faggiola,
petta
Scarde'quali
della Scala. Seguiamoli
degliOrdelaffi e Bartolommeo
nel racconto.
le dolcezze
senza
L'Alighieri
della famiglia,
senza
ad unirsi
tetto,senza
pane, corse
lui comune
a
l'esilioe la sete
con
quanti aveano
della veadetta: i quali stretti di nuovi
vincoli a'Ghi-
bellini moderati
in oste
forza
Verdi
o
numerosa
di
formidabile
la
riacquistare
a
come
e
ove
era
raccolti
tentare
per
te,
questisi unì Dan-
nel Guelfismo.
alla
Lasciata
si raccolsero
derazione
mo-
na
Sie-
in Arezzo,
Podestà
castello
(1)Purg. XXIV.
(2) Il Troya vide
di
e
si avvicinavano
sospetta,i fuorusciti
come
voleano
patria.A
quelliche più
da lui tenuta
morir
della Toscana,
Uguccione signorottodella Faggiola,
regione de'monti Feltri (2).Dopo
e
in
lui
simboleggiatoil Veltro
che
farebbe
doglia la Lupa. V. le sue opere intitolate: Il Veltro
allegoricodi Dante, ed II Veltro allegoricode' Ghibellini.
90
PARTE
facendo
infamia, che
I.
sperare
un
de'
riscatto
nieri,
prigio-
tagliegravissime e poi li facea
morire
crudelmente
tra dolorosi supplizi(1).Tuttalini,
volta i vinti,ripresoardire per la lega dei Ghibelriscoteva
ne
riunitisi
,
seconda
una
volta
elessero
glio
consi-
un
de'più prudenti tra loro, acciocché i
Tra
lor movimenti
fossero diretti con
più giudizio.
insieme
si trova
questi era
Dante; ed il suo nome
scrittura,
con
quello di venti esuli notato in una
per la quale tutti promettono di rifare gliUbaldini
d'ognidanno che avessero
patitonelle loro case per
di dodici
fatta
la guerra
e
farsi contro
da
Ma
Firenze.
come
scendo
riuirremovibile dalle vie del vero, non
sempre
i pareri de' suoi colleghi,preconcordare
a
era
il mal
nunzia
abbandona
esito
i faziosi
caduta
era
e netto
dell'intrapresa,
e
sopra
va
via. La
Alessandro
del
scelta
da
colpa
no
capita-
di
che
Romena;
re
promise, ma non seppe far corrispondei fatti alle parole.Non
fosse di lui
é che Dante
scontento
in quella fazione scorse
: ma
poco senno
da potere menar
d'accordo e con
lagevole
giudiziouna masinganno
intrapresa.Fu questa l'epoca,in cui il dicominciò
a
di
torgliil velo dagliocchi. Quinfermo nell'odio di qualunque fazione
riponendo
fiducia unicamente jn sé stesso,pieno d'angoscia,
ma
molto
di sé
,
confortato
ad
dalla coscienza
una
8. Nuova
Secondo
dona
del sentirsi puro, s'abbanvita raminga,irrequieta,
infelicissima.
speranza
che
Dante
irruppero di nuovo
Pur egli,che
nel Casentino
(l) Purg.
XIV.
dì ritorno
Firenze
allora
presso
pacifiche.
pronunziato,gliesuli
avea
sopra
per vie
furono
vinti
e
che
sfatti.
di-
mato
probabilmente erasi ferGuido Salvatico, cugino
CAPO
di Alessandro
da Romena,
91
IL
assai
ne
si
pianse,e
con^
proponimento.Ma non s'era per altro
alla patria: imperindotto a disperaredel ritorno
ciocché
no
i procedimentide'Guelfi,che ivi dominavatali da poter dare
assoluti,non
glisembravano
di papa
al loro reggimento lunga durata: la morte
fermò
nel
Bonifacio
suo
la successione
e
di Benedetto
XI
,
uomo
pensieri,che intendeva solo a toglierele
delle sostenutermine
te
discordie,gliappariva come
perle qualifu quindi
(1):le corti d'Italia,
ingiurie
costretto a pellegrinare
continuamente, glipareva-»
gliera anche durissimo
no
alberghidi turpitudini:
il mendicare
un
to
spiripane, stante l'altezza del suo
la persuasione che la sua
: aggiungeasi
povertè^
il pregiodella fama presso quei
scemato
gliavesse
di
miti
,
che
l'avevano
conosciuto; onde
tria rinvincibile
desiderio del
avea
suo
fermo
cuore,
nella pa-t
be
ed avreb-
fatto
di-e
tranne
ogni sacrifizio,
quellodella sua
gnità,per impetrare il ritorno. Siato alquanto nel
Casentino,si crede per quasi certo che nel 1304 ne
andasse a Bologna con
di consecrarsi di nuo-»
animo
allo studio,e che vi chiamasse
Pietro suo magvo
gior
Ma
figlio
per indirizzarlo nelle buone discipline.
pochi mesi dopo, banditi i fuorusciti Bianchi dalla
Padova. Quivi
a
città, gli fu mestieri di ripararsi
tare
trovò l'amico Giotto, dal quale fu consigliato
a tendi ammansar
l'ira della sua
patria colla mode^
per le vie dell'amore. S' inchinò
la pietà de'giusti
parole che invocavauo
sta sommessione
a
scrivere
e
i supplicati
furono
ma
sugl'infelici:
Ad
tera
inesorabili.
di tal rifiuto pare che aspirassenell'ai-,
magnanimità del suo cuore a meritarsi il ritor^
onta
(1)Quindi
stenere, che
lo XI. Bel
il
cav.
nel
di Cesare
credette
Veltro di Dante
Veltro,Napoli,
1829.
aver
si dovesse
buone
ragioni da
riconoscere
soi
Benedeti
92
PARTE
I.
pubblico benefattore. Quindi a mostrare la
ricca la sua
vastità della dottrina,ond' era
mente,
divisò di cementare
quattordicidelle sue migliori
canzoni, dalle quali intendeva
togliere occasione a
in cui avrebbe comprescrivere altrettanti trattati,
se
tutte le scienze morali dell'epoca.
Le canzoni non
furono certo composte dal poeta coli' intenzione
di
no
come
farle
servire
di testo
ad
cemento
un
scientifico: ma
predominio dello spiritoallegoricodi
que'tempi il suo ingegno poteva anche dalle più
occulti
tendiment
inschiette ispirazioni
dell' animo
cavare
di scienza riposta.Né
perciò avrebbe
di eseguirla
egli fatto cosa
straordinaria, se il modo
in
virtù
del
,
non
delle
sue
fosse stato
ed arditissimo. Conscio
nuovo
forze mentali
e
delle occulte
della
virtù
va
eglimedesimo reputaparecchianni prima atta a'soli soggettid'amore,
pensò di scrivere quei cementi in volgare.E mentre
eh' ei
affetto pel linguaggio,
ubbidiva al naturale
otteneva
sentiva di potere impinguare e invigorire,
nascente
favella italiana,che
il nobile scopo
di rendersi
benemerito
sprigionandodalle astruse
delle volgaritanta dovizia
questa un'impresa,che attentando
de'suoi concittadini,
forme
Riserbandoci
notiamo
letterario,
scrivesse il Convito
a
sembrar
intitolò
molto
era
all'aristocratismo
allo
più
tal fine imbandendo
discorrerne
stendo
ve-
e
di scienza. Ed
morale, dovea tornar grata oltremodo
in Firenze
democratico, che dominava
ogni altra città italiana. A
al popolouna
Dante
mensa,
latine
l'operasua
altrove
spirito
che
in
quasi
vito.
Con-
il merito
ch'egli
probabile,
nell'intervallo di tempo
che
si
frapponetra la partitasua dagliesuli e 1' elezione
di Arrigo di Lussemburgo a re de' Romani.
In quel
tempo le coso politichedella sua terra natale aveain lui la speranza
no
preso tal piega da ravvivare
CAPO
del ritorno. Stimava
condotta,
la
e
nessuna
egliche
parte
degliesuli,fossero
tentativi
93
II.
la
la
elargiinon
queste
glipareva
cose,
opera dovesse valere
pochi amici, che si sarebbero
nuova
sua
sua
da lui presa a' novelli
lievi meriti agli
non
occhi de'Fiorentini. Bilanciate
che
dignitàdella
a
procac-«
cooperati
onorevolmente
rimetterlo
in patria.Empi a tal
a
della demo*
fine quel libro di massime
lusingatrici
Grazia con
in alto quella
l'apertosforzo di mettere
della quale gl'infami
ledetti
procedimentida lui marazza,
nel Poema
nel Convito significati
vengono
di falli.E l'intenzione
col mite nome
più
appare
manifesta
dalle austere
le quali
idee sulla nobiltà
,
discordavano
della
che
vita
e
sua,
col
e
carattere
suo
colle massime
egliliberamente
,
e
colle tendenze
del Ghibellinismo,
ed
da quaU
apertamente avea
che anno
abbracciato: e più ancora
si fa palese,
ove
si consideri,
da varii luoghi del libro emerge,
come
che l'ultimo trattato era
stato dall'autore
disposto
di perorazione,
nella quale avrebbe peculiare
a modo
ed a lungo parlato di sé ; e Dio sa con
mente
che
cuore,
dibattuto
di
non
fra il timore, di avvilirsi
istizzire la rabbia
e
derio
il desi-
Guelfesca che ei
vo-.
lea mansuefare.
9. Clemente
Ma
egli attendeva a questa opera di pacificazi
ed a questo atto di sacrifizio,
lavano
si rimescocissitud
gliordini politici
preparando non isperatevilo spete mostrando
agliocchi de'popoli
tacolo
dell'accordo de'due poteri fino allora irreconciliabili
il Sacerdozio e l'Impero, a segno da
mettere
provicina e certissima la ricomposizione
delle
italiche. Dante
più che altri gira lo sguardo
mentre
,
cose
7, i Malaspina, Arrigo VII,
94
PARTE
I.
un'alba
vi ravvisa
e
sull'orizzonte,
e
si abbancloaa
la
a
novella,
la
e
i delirii della
tutti
gheggia,
va-
ranza.
spe-
dignità,e ripigliail primiero
orgogliodi cittadino offeso : interrompe 1' opera del
tare
ad affretConvito, e si prepara operando coll'ingegno
altro dovea lasciargli
che
un
avvenire, che non
de' passati deliri. Morto
sentimento
amarissirao
un
dopo brevissimo regno il santo ponteficeBenedetto
che
XI, Filippoil Bello
avea
pur dianzi coperta
Sente
sua
,
d'insulti la Chiesa
Bonifacio
Papa
cadesse
sopra
nel 1305
il
di Dio col far eziandio catturare
elezione
(1),s'adoperòche la nuova
to
un
suo
suddito;e il nuovo
Papa crea-
fu l'Arcivescovo
di Clemente
di Bordeaux, che
tolse
passaggioper lui fatto
della corte pontificia
ad Avignone fu pei* l'Italia segnatamente
di grave
danno
è a dire
Non
politico.
quanti rimescolamenti, quante scissure,quante guerre
nome
V.
civili si suscitarono:
d'inviare
due
Il
sicché Clemente
Legati da pacieriper
tumulti; e poi Fanno
1
appresso
fu il Cardinale
autorità, che
Questi offerì la
e
fu ricevuto:
non
esercito contro
Malaspina; e
a
erasi recato
in
re
maggio-
Lunigiana presso
Firenze
a
mostrò
servi
d'es-
di
grado
ripatriaremaldella resistenza de'suoi nemici. Ma queste caddero
Tanno seguente 1307,quando scoppiata
vuoto
nuove
speranze
la
alcun
e
senza
successo
guerra
il Cardinale
e i suoi
ogni trattato
,
,
senza
"[) Se
sedare
Napoleone Orsini.
d'intervenzione
a Firenze,
di somigliantealtrove sperimentò:
in Italia a raccogliere un
nell'accostarsi
da
tratto
altro di
un
cessario
ne-
Firenze.
di Padova
Dante
opera
altro
si rimase
onde
i
sua
credè
ne
frutto. Certo è per
duole
anche
Dante
nel
e.
riuscito
vano
rarono
seguaci si ritialtro,che l'Alighieri
XX
del
Purg.
CAPO
95
II.
ebbe un
alle speranze mancate
indi a poco
di Corso, morto
nella caduta
conforto
(1):ma
miseramente
nella dimora
che intanto
maggiore lo aveva
faceagligodere la Lunigiana. Era stato presentato
Moroello
al Marchese
Malaspina da Franceschino,
che lo avea
già conosciuto e adoperatoper qualche
fornito d' incredibile
E poichéMoroello
era
ambasceria.
molto
umanità
e
inteso anch'esso
alla letteraria coltura,
chevole
ospizioe l'onorò d' amiche saputosiil luogo
trattamento. Si aggiunse,
furono inviate al Malaspinaalcune
suo
rifugio,
il ricevette in sicuro
di
scritture di Dante
forzieri
Carlo:
in
da
esse
rinvenute
lei nascosti
erano
l'abbozzo del Poema.
i
Gemma
in certi
al tempo dell' invasione
primi
Al
da
sette
vederle
Canti
almeno
o
Moroello
di
ne
fu lieto,
quanto potè di opere e di parole si volse
lasciasse incomconfortare il poeta,affinchè non
piuto
a
sì alto divisamente.
senza
un
non
L'Alighieri
ca
fatie non
senza
grande allegrezzaaccettò l'invito,
la fantasia da lunga stagione
richiamò
nata.
abbandoforse al cominciare
Nel giro di due anni
e
del 1309 ebbe compiuta la prima Cantica,mercè l'ospitale
del Malaspina,cui ricambiò
amorevolezza
di
grata ricordanza (2),Ma la condizione de'Ghibellini
che disperata,
e il bisognodi più profondi
poco meno
nel suo
studi teologici
lavoro, poper avanzarsi
tendo
che il desiderio
in lui molto pitil'amor della gloria
di staccarsi
di agiato vivere,lo consigliarono
da Moroello
bre
a
e condursi
Parigi,a que'dìresa celeper la fama de'piùvalenti teologi(3).
e
con
,
(1)V. n. 7 di questo capo.
(2) Purg. Vili.
che passando
alcuni scritlori,
(3)Qui narrano
si fermasse
al monistero
Ilario la Cantica
del
Corvo,
dell'Inferno,
perchè
il poeta per Luni
consegnasse
la rimettesse
e
a
ad
certo
frate
Uguccione
96
PARTE
Ma
tardarono
non
che
circostanze
Era
di Dante.
guari
quasi un
scorso
per
Francia
de' Romani
dare
un
a
mettessero
;
e
nuove
sopraggìiignere
in altri palpiti
il cuor
lustro dall'elezione di
la morte
Clemente, quando avvenne
re
I.
di Alberto
stria
d'Au-
tisi
gli elettori imperialiadunaal defunto
successore
poreggiavan
tem-
monarca
ognora perplessinella scelta. Il re di
fratello Carlo
mirava
a quel trono
per suo
di Valois
rimasto
ancor
senza
terra
(1),ed
apparecchiava
la dimanda
grandi armamenti
per sostenere
ianazi agli elettori : tenevasi
frattanto sicuro che
Clemente
gli avrebbe prestata tutta l'autorità sua,
che quegli fosse a
lui debitore
avvegnaché pensava
della tiara pontificia.
Clemente
acerbo
con
la sua
vedeva
rammarico
come
dignitàsi venisse
sori
degradando;il pensierodell'altezza de'suoi predecesdella propria miseria glifecero
e il sentimento
a cui si sarebbe
apriregli occhi sul passo tremendo
cese
abbandonato:
pensò che tra le ugne del leone frannuto
e gli artigli
imperialesarebbe divedell'aquila
que
adunnulla più che miserabil fantoccio. Mentre
Filippoattendeva il tempo favorevole a pronunziare
dubitava
comando
che non
un
punto in suo
dal Pontefice
che vorrebbe
tefice
cuore
eseguito,il Ponpo
vigilavaperchè glisplendididisegnidi Filipsparisserodinanzi alla forza del braccio di san
Pietro. Opportunamente predominava nella Corte
il Cardinale
di anNiccolò da Prato, uomo
tica
pontificia
discendenza
Ghibellina,d'animo imperturbabile,
di esimia rettitudine,
di prudenza rarissima;il quale,
le crude ire degliItaliani,
intento sempre a comporre
Ed
avea
posta ogni fiducia nella potenza imperiale.
(Iella
Faggiola. V.
op. cit. L.
II
(1)Purg.
e
XX.
Missirini, op. cìt.,P. 1, e. XXVIII,
VI, ed
il Veltro
allegorico.
e
Balbo,
98
sua
PARTE
I.
ni
elezione si mosse, accompagnatodalle benediziode
di Clemente, a questa volta.Scesovi tra le ferviacclamazioni delle gentierasi propostodi creare
la concordia civile per
mezzo
della
Guelfi
clemenza; ed accogliendo
e
tutti di benefici.A
dimostrazioni di affetto colmava
misura
delle antiche
ciie egliavanzavasi,il fuoco
discordie si andava
onde
e della
generosità
Ghibellini con pari
eglioperava
fu che Dante, il
sotto
estinguendo
sicuro
e
scevro
quale toltosi alla
di
i suoi
passi;
Qui
sospetti.
della Lu-
dimora
nigianaerasi per la Provenza recato a Parigi,per
darsi aglistudi della filosofiae teologia
in quella
Università famosa per tutta quanta T Europa; Dante,
che insieme
incitato
co'Ghibellini italiani aveva
gliuolo
indarno il passatoImperatoreAlberto d'Austria fie
di Rodolfo d'Asburgo(1),
rimproveratane
e considerato l'assassiniodi lui come
l'inerzia,
punizionedel cielo per avere abbandonato
sta
giuin totale
cioè l'Idell'Imperio,
dimenticanza^il
giardino
lalia; Dante, che viveva ognora di speranza in un
possenteristauratore delle civilie morali turpezze,
senti più ardentemente
accesi i suoi desideri,e si
di Francia.
partiimmediatamente
10.
Ma
sue
Filippoil Bello,e
Roberto
d'Angiò.
Filippodi Francia, avendo veduto
speranze, ardeva di sdegno,comechè
deluse
le
si studiasse
di tenerlo celato.Si riconosceva umiliato
chi
agliocdel mondo:
non
mosse
querelaa
purtuttavolta
Clemente,anzi fu sollecitodi mostrargli
quell'ossequio
che fino allora gliavea
e quellasommessione
negata.Il Papa credeva
fosse
principe
I) Pur^. VI.
una
che
il rinsavire del feroce
conseguenza
della
severa
lezione
CAPO
99
II.
mo.
gli avea data, ed altamente ne gioivanell'aniin quel
Filippogodeva che Clemente
pensasse
modo, e raddoppiandole affettazioni di riverenza scavava
orribili mine. Regnava in NapoliRoberto d'Anl'animo di Filippo,il vinceva
giò,il quale se non avea
in accortezza. Uomo
da
che
più da sermone
la dottrina ed il contegno, favorendo
spada (1)amando
letterati e cronachisti,pe'qualivenne
mandato
raccoalla posteritàcol nome
di novello Salomone,
che
studiando
e
altro
per
cattivarsi l'amore
si credeva
non
sicuro,tenea
sempre
parecchia
apuna
galeaper fuggirein Provenza. Egli,
prima che il padre morisse,togliendo
vantaggio
anche
dalla
spensieratezzadi
forte nel sostenere
indi
de' sudditi,di che
Alberto
mostrò
d'Austria,si diil Guelfismo, quantunque
vieppiù si alimentassero
fu creduto
che
le discordie
e
italiche;
più fertile della
spettati
penisolaagognasse a possederlaintera. Or agliinasuccessi di Arrigo è facile congetturare,che
presentendoil suo pericolomandasse uno sguardo a
Filippo,il quale di rincontro dicesi ne mandasse
un
altro
a
non
Roberto:
di
convennero
entrambi
con
ciò
resa
intendendosi
d'accordo
muovere
de'Romani; il quale,ove
sue
intenzioni,avrebbe
e
del brano
pago
fosse venuto
cacciato
nulla
francese in Italia. E
contro
a
di
lontano
il nuovo
capo
re
delle
gli Angioini di
glia,
Pu-
la dominazione
per sempre
in vero
gli intoppi ormai
il Papa prestava il suo braccio
insormontabili;
a cui l'Imperatore
potente all'opera,
accingevasi
la
delle cose
ardentemente;
italiche
ricomposizione
indubitata in virtù de'piùforti elementi vepareva
nuti
in perfettissima
armonia; e i popoli rispondevano
anch'essi con
unanimità
di desiderio,facendo
parevano
(1) Parad. Vili.
100
PARTE
succedere
I.
moderazione
quasi universale alla
universale rabbiosa frenesia. Né pertanto si scoraggiò
le fila di
Roberto: ed egli e Filippoconnessero
un
grande ordito nel seguente modo. Il re di Napoli
rianimando
Guelfo penserebbe a far divamlo spirito
pare
la ribellione in tutti i punti dell'Italia;
quello
di Francia costringerebbe
Clemente
a cambiare
dotta,
conuna
di amico
e
Arrigo. Così
fu dato
a
divenire nimicissimo
un
guisa di
lati ella si manifestò
da tutti i
rompe
in varie città della Lombardia.
vulcano
che
rivolta
Arrigo sbigottito
all'improvviso
scoppiodella
sollecito da un
correva
punto allaltro con
di porre in calma
le cose;
assaltando consumava
ora
ora
diando
asse-
il tempo
e
ze
le for-
estinguere le piccolefiamme
apparivano,fuoco più grande era stato
Roberto.
Firenze
che
,
che
repentine
altrove
acceso
inviato
aveva
la speranza
mentre
e
ad
da
ad
ta
di fatto. Il segno della rivoldella Torre, già signore dì
Guido
avvenne
da
Milano; ed
lo farebbe
onorifiche
ambascerie
ed invitatolo tra le sue
all'Imperatore,
mura
legittimosignore,mutava
per onorarlo come
dichiarae
improvvisamentepensiero,si ribellava
vasi di chiudergli
le porte in faccia e d' unirsi ai
,
Francesi
col Balbo
è da
ma
tal modo
la lode di
avrebbero
non
certamente,
a
se
corruzione,a
Arrigo scendea
fu
Firenze
a
è, che
con
parte Ghibellina
il Guelfismo
le
sue
una
che
tutti questi
luogo
non
di scopo
né
fosse
e
in
,
venuto
di-
d'unità.
poco danaro, e non
forte in verun
be
luogo:avreb-
gente
e
quindipotuto facilmente essere
accolto e corteggiatoda'Guelfì
Ghibellini. Per
gare
ne-
fa;
perduranzaGuel-
avuto
mancanza
poca
si vuol
non
riflettere col medesimo,
avvenimenti
trovava
di lui. Vero
contro
parte
il
nuovo
pretese a stabilir suoi
escluso, laddove
non
meno
che dai
tava
Imperatore limiVicarii,ed oltre
CAPO
di ciò
a
niiir altro che
di ambedue
a
101
II.
far
le
i fuorusciti
ripatriare
la potenza imperiale
parti,essendo
tra
dall'aloramai
ma
non
più che un'ombra, un nome:
fa
era
un'ombra, un nome
pure oramai parte Guelcontro
glistranieri,e realtà solamente per proseguire
le invidie,le vendette, gli sminuzzamenti
di
cadde
Italia. In fatti quindi a poco al finir d' Arrigo deche la Guelfa:
la parte Ghibellina
non
men
rimasero senza
né di Papi; e
scopo né d'Imperatori
si spensero in realtà. Sicché
sopravvivendodi nome
il Ghibellinismo
nocente
se
d'Arrigoera moderato, anzi inI' era
italiche, non
per lo stato delle cose
di Filippo
e dei
per certo il Guelfismo giàtralignato
faceansi un
velo per coprisuoi, che di quel nome
re
propriiinteressi e privatepassioni.
II. Fine
Arrigo al
in
veder
dì Arrigo.
si tosto mutarsi
che
infelici,
a
lui
agli avversarli accresceano
scoraggiatoaffatto. Venne
sforzi di Roberto
la
corona
ricevè
di speri
proil credito ed
scemavano
non
l'ardire,
a
Roma,
solennemente
del Papa
da'legati
di retrocedere
glieventi
Tanno
e
rimase
però
ostanti gli
non
in Laterano
1311
con
dimento
inten-
ze
subito, ed espugnata Firen-
piombare su Napoli a punirel'Angioino,
com'egli
credeva giusto;
convintosi oramai, che, spento quel
za
capo, la turba Guelfa si sarebbe ridotta ad impotenIntanto Filippoatterrito po'primi sucpolitica.
•cessi di Arrigo,e per le flotte che allestivansi nei
e per le
porti delle città italiane fedeli all'Impero,
Bolle con che il Papa richiesto dall'imperatore
va
stal'anatema
il re
di Napoli
contro
per iscagliare
ribelle all'Impero,
conobbe
che non
si concedea più
luogo a ritardo,ed era già tempo di vibrare il col-
102
PARTE
I.
te,
precedereacerbe rimostranze a Clementimò
l'attendeva,gli inquando appunto questi meno
duro ed assoluto linguaggio,che m
con
ogni
fatte
po. E
si
maniera
di Francia.
alla
casa
mal
talento
a
del
re
al trono
ed amico,
finché
i sicarii
Il
contro
elevato
nelle
emendare
Papa
Francese;
combattere
lui stesso
ad
preparasse
e
che
1' insulto
all'annunzio
tremò
ma
fatto
non
del
dersi
deci-
sapeva
Arrigo,che era stato
imperiale,che gliera
tutt'ora
si abbandonava
da
verente
ricuro
si-
braccia. Però
si;
ondeggiavaa schermirF'ilippo
rompendo ogni indugio gli mandò
medesimi
che avea
speditia Bonifacio in
sue
che di lui avrebbe
fatto
Anagni, minacciando
governo: gli fece sapere che quinciinnanzi
far
ritornar
senno
,
suddito
ubbidiente
peggiore
vesse
doe
mare
fir-
,
to
quegliordini opportuni che gliavrebbe dettala
eglistesso;e cominciasse dallo scommunicare
spedizionecontro Roberto. E Clemente emanò di fatto
Bolla con
cui colpivadi anatema
una
se
chiunque avesal regno di Puglia
osato ostilmente appressarsi
diti.
e torcere
un
capellodal capo del re e dei suoi sudArrigo rimettevasi già dalle misure di pace, ed
to
a più rigorosi
procedimenti.Passaapparecchiavasi
,.
l'Arno,
San
s'
attendò
coll'esercito sotto
la Badia
di
miglio discosta da Firenze
rando
speindurrebbe
i
che la grandezza del suo
nome
cittadini alla dedizione, prima che si venisse alle
armi. I Fiorentini trassero
e si
partitodall'indugio,
rafforzarono di gente armata
che nottetempo veniva
dalie città vicine. Dopo cinquanta giorniArrigoil campo,
si parti
dubbia l'impresaarse
vedendo
e
verso
a
Salvi
San
ad
un
,
Casciano; donde
tromise
per la mortalità che s'infu costretto di trarre
l'oste
con
nel campo
Pisa. Ma in tal punto il buon
dal
e colpito
lungo travagliarsi;
Arrigo stanco
aere
pestilente
dal
del-
•
CAPO
103
II.
gli toccò attraversare, mentre per
la stanchezza
dicatori
e l'infermità riparapresso i frati Prea
Baonconvento, dopo alquantidì nell'anno
1313 rassegnatoai voleri divini si muore
con
una
quasi certezza di propinato veleno.
le
che
maremme
12.
quel che
Per
delle
e
Lusinghe
sue
innanzi
intenzioni
le
di Dante,
è accennato
e
,
il suolo italiano,
e cedere
prodella conciliazione.
opera
Alpi,calcare
sicuro alla
santa
che ogni sentimento
in
bisognapur aggiungere,
divenuto
era
impazienzae furore di gioia,che
lui
di certezza
gli consolava
ad
(1) si
svanite.
si è potuto immaginare
speranze
lo stato dell'animo di lui,allorché vide Arrigo
valicar
Ma
di Dante
della
onta
bando
la
povertà,della
sua
iniquo,erasi
fantasia: che
commossa
vita
raminga,
di scrivere
fatto ardito
una
del
tera
let-
scuno
il cui titolo era: « A tutti ed a ciaesortatoria,
si,
a'senatori di Roma, duchi, marchere d'Italia,
conti, ed
e
a
tutti i
popolilo
umile
Alighieridi Fiorenza, e confinato
Italiano Dante
mente,
meritevol-
non
in essa
prega pace ». Annunziava
il dì della redenzione, predicavapace,
scrivea
e
come
quellalettera
della sobrietà
Conti
Guidi
volte per
invaso
tiene
da
ché
furore, talprofetico
fuoco orientale che
più del
latina. Stanziandosi
nel Casentino
to
già venuletizia,
gloria,
in
erasi di là
un
castello dei
mosso
ben due
damente
cale supplicarlo
gettarsia' pie'd'Arrigo,
di affrettare la guerra Toscana e di costringere
Firenze alla resa.
Ma
rannuvolarquando vide si
l'orizzonte
dell' italico paese
e mirò
nell'ebbrezza del desiderio non
supponeva
,
(1)V.
n.
9. di questo capo.
quelloche
possibile,
104
PARTE
1.
fremè sull'iniquità
di chi
gemè sulle sorti d'Italia,
tradiva Arrigo, ed a questo pure ebbe ardimento
di
scrivere
1311
l'anno
lettera
una
di carità, lodandolo, e
efficacia,
piena d'impeto,di
proverando
pungendolo e rim,
scongiurandoloa
che gli si
precipizio
e
a
badare
al
innanzi, a lasciare le
com'erano, ed
Guelfa
a
terre
correre
far
andava
lombarde
sopra
dei casi,
senno
do
spalancancosi
poste
scom-
Firenze,ove
dra
l'i-
il suo
ferma
principiovitale. « Cura l'inFirenze, eglisclamava, e l'Italia sarà salva».
Ma
vi hanno
maritudi
l'anon
parole bastevoli a significare
del suo
quando mancato
cuore,
Arrigo
senti perduta ogni speranza
pei Ghibellini,e per sé
chiuse in tutto l'avvenire le porte della terra
tale.
naL'idea della cruda baldanza
de' suoi nemici, e
quella del perpetuo bando si affacciarono allora più
che mai vive alla sua mente, dipingendogli
sopporta
income
che gli
quella parte del vitale cammino
restava
a
rigo
compiere. Nella certezza de'trionfì d' Arminacciato
avea
e
superbamente l'ira Guelfa
tanta severità,che quelle
con
gridatonela perdizione
lettere comparvero
sue
ed imperdonabilicolpe;
nuove
fu rinnovata
e però fino alla quarta volta
tro
conaveva
,
di lui la sentenza
•
petuo bando, ed anche
da
cui
era
alla morte
violato il confine. Che anzi
condannato
,
quando
a
per-
avesse
il suo
quellemacchiarono
di tal nota, che né anche
nome
i più fervidi adoratori
del suo
ingegno hanno saputo cancellarla dalla
memoria
di tante generazioni.
Che che sia dello scopo
della sua
certo amor
di patriaquello
era
politica,
onde voleva egliFirenze guaritadalle sue
piaghe ;
di nazione quelloonde bramava
sero
era
che fosamor
di una
poste le fondamenta
za
perpetua grandezpoliticaper l'universa Italia.
In mezzo
fu da lui scritto il
a
questiavvenimenti
108
PARTE
I.
pigliò
co'quadrispaventevoliche dipingeva.Non riil Convito
avvegnaché il fine cui dirigevala
Vedeva
certo,
non
più oramai conseguibile.
pareva
to
che la rabbia Guelfa
resa
più baldanzosa, e Roberdi Napoli divenuto
siderato
conpotentissimo,avrebbero
tutto
delitto capitalee imperdonabile
come
operato a favore di Arrigo; e la
quanto egli aveva
virulente che
e le epistole
sua
nuova
opera politica
forse per
circolavano
per tutta Italia gli avevano
fare
,
altro
perciò non
Firenze.
a
rimanevagli,che
delle
la rimembranza
onestà
sua
V adito
chiuso
sempre
,
Nella
mente
sua
il conforto
della
passate sciagure,
scienza
gli sorgeva dalla coad operare grandissime
di sentirsi destinato
va
dissimulacose
delFingegno.Ed egli non
per mezzo
questa persuasione,ma con candida ed insieme
al mondo, e studiava
autorevole
semplicitàTannunziava
in modo
la Commedia
sempre più di congegnare
e
un
sentimento
che
arcano
inusitato,ascondendo
sotto
gravissime ad
d'
un
istruzione
sublime
trine
dot-
di versi
il velame
ed improntandola
de'popoli,
di moralità
carattere
attinta
fonti del Cristianesimo.
ai veraci
abbia dovuto
non
l'Alighieri
d'essersi troppo lusingato.Uguccione
lamentare
la signoria
stato richiesto da' Pisani a tenere
era
della loro patria:
cercò egliin tal posto di acquistarsi
Pare
che
merito
Guelfe
a
con
questa
volta
invitare
sottomettersi
per via di trattati
ad
Arrigo;morto
gente che ebbe dall'oste di lui
e
co'suoi
già
raunati
si rivolse alle armi.
numero
da
molte
questo,colla
rimasta
senza
tiero,
condot-
molte
bande
in gran
Lucca
assalita
saccheggiatafu la prima a sperimentarela
fu costretta di convenire
e dopo che
accordo, ebbe dal vincitore destinato
suo
cosi
figlio:
città
per avventura
a
Podestà
Dante
quasi
e
sua
ad
tenza;
poun
cesco
Fran-
ebbe
agio
CAPO
di passare
ia
107
II.
alquantigiorni(1).Poco
essa
Volterrani
Uguccionepiombò sui Pistoiesi,sui
miniatesi: abbracciò
la
tutta
l'impresadi
che
Toscana, prese la
con
animo
I Fiorentini
di
e
e
Sani',
nendogli
rima-
non
l'intera
per trionfare deltini
posizionea Monte Ca-
Firenze
sua
cogliereil
stimarono
Maremma;
stante
momento
no.
più opportu-
doversi
ogni
opporre con
di Puglia^
sforzo,ed implorarono aiuto da Roberto
gia
Bologna, Siena, Perued altre città della Romagna. Nell'Agosto del
1815 l'esercito Fiorentino
in campo: Ugucciomosse
ne
fingendoallontanarsi ebbe più vicino i nemici ;
'liscontrò, li ruppe, li pose in fuga;ma d'una e d'altra
parte fu gran macello. Il Faggiolano però non
oltre
seppe
e
quelloche
a
aveano
da
della vittoria: tornò
usare
vi fece da
tiranno.
Con
a
to,
Pisa imbaldanzi-
tale
esempio Ranieri,
dusse
veci del primo,s'in-
succeduto alle
figlio
del capriccioanche in Lucca. Per il
ad usare
che questifu villanamente
scacciato da'Lucchesi,ed
der
egliper subito sollevamento de'Pisani astretto di cagiù da quellagloriache parve invidiare a sé
medesimo.
Uguccione cercò scampo altrove;e l'anno
la
dipoisi trovò con Dante in Verona presso Can delScala (2).
Intanto Clemente
V moriva, e dopo un interregno
di due anni i Cardinali si erano
riuniti a Carpentras
se,
conoscesper eleggereil Pontefice. Dante, comechè
se
che la presenza della corte papale in Italia fosire delle fazioni e perenpretesto alle implacabili
ne
che eglisforzavasi di absostegno al principio
secondo
suo
(1) Purg. XXIV.
(2)Le altre imprese
finche da
che
lui fu
fatte da
Uguccione
ospitatoin Pisa, cioè
fare dal
1316 fino alla
da che
Dante
dal 1308 al 1314
sua
morte
avvenuta
seguitò
Veltro
nel
leggere
allegorico
già mentovato.
si possono
a
il conobbe
e
quella
nel 13 là
108
PARTE
battere
,
era
agli occhi
l'impersonalità
santississima,considerava
Apostolicaqual
miserie
se
alla
sua
potesse ricondurla
fine scrisse
alla
riverente
sempre
pur
r.
cui
immutabilmente
suoi
l'allontanamento
della Sedia
velle
sfregioe cagione di nopatria.Volle provarsipertanto
nuovo
all'antico
nido ; ed
suo
lettera ai Cardinali
una
Chiesa, di
a
tal
italiani.Prevedendo
che avrebbero
fatto i suoi modi
l'impressione
autorevoli ed aspri,e l'ardire di intromettersi negli
affari della Chiesa, a giustificarsi
porta in ragione
d'esser divorato dal zelo della casa
di Dio»: quindi
«
de'mali passatiproporimproverandoliseveramente
ne
r
li
loro
esorta
a
emenda, e
scegliereun Papa
italiano,il quale liberi la Chiesa dal lagrimevole
servaggio,e da Babilonia la riconduca in Israele. Ma
altro Papa francese
un
Filippoil Bello ottenne
,
?che fu Giovanni
non
XXII,
si scompose;
Caorsino.
A
tal
nuova
l'incessante succedersi
lighieri
l'Adelle
ca
gli andava temprando l'animo ad una stoiil pane che mangiava
nelle
severità;e comechè
sale altrui fosse pane d'esilio,
pure dopo tre lustri
tli continuata
mente
procellacol ravvicinarsi più strettalità.
aglistudi potè conseguire una certa tranquilCosi involandosi agli occhi del volgo profano
re
al mondo, e redimeattese
rendersi più venerato
a
sé ed i suoi scritti delle passate umiliazioni. Avea
però bisognod'altro asilo e d'altro protettore; né
della Scala, signore
seppe trovarlo che in Can Grande
di Verona, divenato
a
que'difamosissimo.
sventure
14. Can
Grande
della Scala.
di notare, che dopo il
biografi
delle
tentativo delle armi in Mugello,glisperimenti
uscita
Vie pacifiche,
la venuta di Arrigo e la nuova
Piacque
ad
alcuni
CAPO
109
II.
Uguccione,si dovesse tenere
Scala come
quinta speranza del
Ccin Grande
di
dire la
vero
nostro
vita di esilio fu
sua
dolori da
della
Dante.
Per
intessuto di speranze
un
annoverare
potersidi leggieri
fece egli ricorso a
se
quante si fossero : ma
buon motivo. Lo Scaligero
avea
dal
ne
quest'altra,
1311 al 1316 quando rAligliiori
giunsea Verona, avea,
con
fatto
ancora
poco. Giovane
di Verona, col titolo ed
neir
nella signoria
uffiziodi Vicario imperiale
Arrigo, assediò Vicenza, la tolsa
vicina
Padova, e la sottomise all'Impero:fi;
importante assedio di Brescia, e la spinsealla
da
co' Ghibellini Lombardi
resa:
il
tre
di 20 anni
non
avuto
alla
non
suo
fondere
diseppe valorosamente
da,
conquistodi Vicenza invidiatogli
possentinemici
disfatta
gran
fattosi autore
di Mantova,
,
e
ne
de' Padovani.
d' una
Modena
lega
e
Dall'
signore con
anno
in Lombardia
Milano, avea
i Guelfi,combattendoli
scia, Cremona, Padova,
divenne
e
1315
in
poi
signori
,
coi
preso a
soverchiandoli
Treviso
una
tare
sconcer-
in Bre-.
ed altre città vicine;
Ghibellina
per lode di costante
di Soncino fu eletto a Capitanogenerale
finché nel 1318
nel
parlamento
della lega Lombarda.
Per le qualicose
veniva ad un signore
l'Alighieri
di gran potenza e fortuna; con
tanto più di ragione
che quellacasa
molti fuorusciti benignamenteospitava
stata già innanzi
e da lui stesso
era
rimentata
spebenevola
sommamente
(1).Né gli venne
al bisognoil generoso
diedemeno
Scaligero
; che
gliriposatoalbergo,lo accarezzò quale amico, e lo.
fece altresì lieto della compagnia di Pietro suo maggior
Sicché vivendosi il nostro poeta in tranquilla
figlio.
pace meglio potè intendere alla perfeziona
,
(l]V.
n.
7. di
questo capo.
110
PARTE
I.
Scrisse
egliallora in gran
parte la terza Cantica del Paradiso, con quellesoavi
estasi e beate visioni sparse di giocondità
e di riso,
che ritraggonoun
quieto animo: e per contestare la
"della
grand'opera.
sua
riconoscenza
sua
amico
benefattore
e
servire
che
non
la stanza
in
di grato animo
la lode
buon
la fece eziandio
con
un
anni, che gli venne
Alcuni
quellasplendidacorte
far
al novello
passo
(1).
due
passarono
di Verona.
lettera,ma
una
con
monumento
eternò
ne
Ma
a
la dedicò
solamente
non
noia
credono, che dimorando
poteva pel
non
la
a
tere
carat-
suo
degli adulatori
altri dice,che il giovane Scaligero
motteggiando
e
parassiti:
talora il provocasse
a
rispostedi sapor
piccante:v' ha finalmente chi crede,che Dante fosse
impiegato a Verona in uffizio di Giudice, il che gli
dovea sembrare
poco dicevol cosa, tra perchè in più
alto grado avea
esercitato le magistrature, e perchè
molto
ciò si veniva
a
con
toglierea' suoi prediletti
direi pure, che in quelle
studi. Senza esitare,
grandi intrapreseegli nulla vedeva che toccasse da
vicino le
sue
Ad
sangue
mire
ogni
tra
per
modo
che
parve
segnidi inimicizia.
con
15. Invito
Mentre
chiamarsene
pensò
né
moroso,
turba
ad
un
pago
ricovero
si staccasse
da Can
men
ro-
Grande
de' Fiorentini.
sospeso dimorava
il cinquantesimo secondo
anno
con
sfatto.
soddi-
e
animo
ancora
in Ve-
glisi aggravava
sulle spalle vide lampeggiare un
raggio di
che promettea ritorno alla patria.I Ghibellini
speranza
cominciavano
rianimarsi da molte parti,e
a
specialmentein Lombardia. Can Grande facea mira-
"fona,
e
,
(l) Paracl.
hanno
XVII.
Que'
grande appoggio
che
riconoscono
in questo canto.
in Can
Grande
il Veltro
CAPO
coli di valore
,
e
Ili
11.
la fama
di
sue
prodezze metteva
paura nell' animo dei Guelfi. In Firenze, sia che tanti
anni di odio avessero
mitigatala rabbia de' Neri,
di
di far pompa
importassea chi dominava
clemenza, parecchiesuli nel 1317 furono richiamati.
fu invitato
suoi
L' Alighieri istando gli amici
dure condizioni,
anch' eglialla terra natale,ma
con
di presentarsialla chiesa di s.
la durissima
e con
Oiovanni, ed in contegno di peccatoreimplorareperdono
dal popolo.
Egli tolse Tinvito ad insulto; ed al
forse esortarlo ad
più modesto di quelliche osarono
i pattipropostirispose:
accettare
« È
questo il glorioso
richiamo, onde Dante Alighieridopo quasitre
to
lustri di esilio è invitato alla patria?Questo merisia che
,
,
ad
ai
ognuno
studi? Lungi dall'uomo
sudori, a* miei lunghissimi
si rende
miei
alla mia
innocenza
,
d'
della fisolofia V avvilimento
amico
abbietto,nel presentarsi,
come
altri
nota
certo
cuore
un
saccentello
ed
fattore
nome
sciaguratisenza
quasi malpur fecero
in catene: lungi dallo apostolodella giustizia
,
di pagare il tributo a' suoi offensori
è questa, padre mio, la
benefattori. Non
r infamia
siccome
via
del
a
ritorno
sappiatetrovare
fama, né 1'onore
a
passi non
alla
patria.Che
una
diversa
non
di Dante, l'accetterò
tardi verrò. Ma
rientra
in Firenze, io
E
non
che?
che
se
non
se
vedrò
non
voi
o
altri
piaghiné
ne
la
ed
volentieri,
altrimenti
Firenze
mai
si
più.
contemplare dove che
sia la bellezza del sole e degliastri? non
mi potrò
beare
nelle speculazionidel vero
sotto
qualunque
sarò
mi
parte di cielo se prima non
coperto di
avvilimento
e di vergogna
agli occhi del popolo e
potrò io
forse
,
di tutta
mancarmi
Firenze?
Il pane certamente
non
dovunque ». Sensi cosi alteri e
in
espressi
una
sua
lettera ad
un
sarà
per
mi
magnani-
amico, ed altre
112
forse
PARTE
non
rigidee più
meno
al Governo
formali
rispostedirette
di lui
V odio contro
riaccesero
,
I.
:
il
sua
eglinella coscienza di non
silio
essersi avvilito potè superbamente esclamare:
« l'emi tegno ». Dopo di che
che m' è dato ognor
di ritorna
ristandosi da ogni altra misura
pacifica
intese
a
lusingarsinelF idea che i
per avventura
popoliitaliani,pubblicatoil suo Poema, avrebbero
fatto senno
e miglioratole loro idee sui rimedii da
Allora egli avrebbe
tenuto
otporre a* mali della penisola.
il trionfo come
degno compenso a' suoi studt^
a' travagli,
alle umiliazioni,
ed alla perenne amarezza
che gli aveva
avvelenata
la vita. Speravalocon ardore
ed allora forse lanciava lo sguardoin
ispirato;
tando
questo vagheggiato avvenire
quando si beava canall' eterno sorriso del cielo al cospetta
in mezzo
degliApostoli (1).
di Verona
Uscendo
così l'Alighieri
per molti altri
di due anni protrasse i suoi viaggi,
luoghinel corso
in pochi soggiornòlungamente. Fu nel monistero
ma
fu riconfermato;ed
bando
,
di Fonte
Avellana
Umbria
di sotto
al Catria
ne' monti
fu nel castello di Colmollaro
,
de' Raffaelli da
sone
da
ricoverato
memorie
e
Gubbio
Pagano
documenti
in
Novello
un
da Polenta
massime
Farad.
:
Bo-
in Udine
ancora
di che
si citana
dì Dante.
anni
scrive il Boccaccio,
nobile cavaliere,il cui nóme
; il
sommamente
e
fu
presso
(2).
quel tempo,
Ravenna
e
della Torre
16. Ultimi
Era
,
l'
del-
quelliche
quale
uomini
iscienza
XXV.
;2)V. Balbo, op. cif.,L. II,e. XIV.
era
Guida
ne' liberali studi
i valorosi
per
signordi
gli
maestrato
am-
onorava,
altri
ci)
avan-
114
PARTE
politichein
cui fìrasi avvolto;
ma
la
missione
sua
sci
riu-
il destino implaeglicome
cabile
tuttavia operava
a suo
danno; e qui il magnanimo
il coras^gio,
sentì mancarsi
che non
gli era mai
Di che ricadde in un
timento
meno.
profondo abbatdi spirito,
del 1321 pose fine
e nel settembre
sveiituratissima.
venuto
1.
Vide
all' infelice
cristianamente
vita. Guido
sua
sentì
bamente
acer-
ed onoratolo di
perdita di tanto uomo;
di profondoramdie'testimonio
marico,
esequieprincipesche,
scorso
dila gravissimasciaguracon
lamentò
un
e
dal cuore.
che gli erompeva
il massimo
Cosi moriva
degliitalici ingegni!Egli
da quella
lontano
di vedersi
moriva
neir amarezza
da lui con
tanta
forza,combattuta
terra, amata
per
la
gata
rinnecolle armi e cogliscritti,ma
non
migliorarla
giammai. Tra i sogni del suo lungo esilio quello
di
essere
coronato
della
fronda
sacra
meritata
per
l'animo
lusingato fortemente
il giorno della gloria dovea
suo
: ma
per lui spuntare
più tardi sul suo sepolcro.11 conte Guido avea
che se lo stato e la vita gli fosser durati
disposto,
lo avrebbe
onorato
di magnificasepoltura: ma
per
indefessi
la
studi
morte
sua
avea
non
fu
mandato
ad
,
efietto il nobile
proponinK3nto che per altro fu poscia eseguito da
Ostagioda Polenta, ergendogliun tumulo « con molta
di egregi versi insignito»
arte
costrutto
e
come
Manetti.
scrisse Giannozzo
Questo fu poi rifatto con
tre
Bembo, menmaggior ampiezza dal Veneto Bernardo
si trovava
tre
governatore a Ravenna; il quale, olgli
che gli fece di sopra voltare un
arco
per darlo fregiòpure di vari ornamenti
maggiore appariscenza,
latino epigramma. Il Cardinal Corsi
e d' un
Legato Apostolicoe Monsignor Salviati Prolegato,
,
,
,
entrambi
con
Fiorentini
venuti
,
quel municipio di
a
Ravenna
ridurlo
a
si accordarono
dignitàpiù co-
CAPO
115
II.
in forma
spicua: onde fu costruito un monumento
con
di tempio e .decorato degliantichi fregi,
giunta
che ricordava un tal
di nuovi ornati e d'una epigrafe
il Cardinale
fatto. Da ultimo reggendo la Romagna
Valenti
Gonzaga per sua munificenza volle ristausiccome attesta l'iscrizione del
rarlo ed aggrandirlo,
latino Stefano Antonio
Marcelli,
sommo
epigrafista
fu trionfo magche eglialtresì vi fece apporre. Ma
giore
di Dante, che non
guari dopo
per la memoria
dini,
concittala sua
morte, cioè nel 1396, queimedesimi
i qualir aveano,
a guisa d'un
dannato
traditore,conad
ardente
Firenze
T
tenersi
come
le
essere
1519
nel
nuovo
negate
loro
1429
Ma
glorie.
anche
da' Ravennati
invano,
si
pensò
supplichea Leone X,
caldissime
di porgere
che
per
si grande dovea
patriad' uomo
delle più pregiatesue
bel
derio
desi-
con
considerando
,
stata
di
perchè sempre
vivo, chiesero
ceneri
sue
una
domandatele
nel
bruciato
essere
,
mediazione
la sua
una
con
interponesse
offerta di MichelangeloBuonarroti
mulacro
a
scolpireil simonumento
con
un
dell'Alighieri
degno di
tanto uomo.
Neppur queste furono secondate: sicché
i Fiorentini si determinarono
almeno un
di ergergli
fu eretto Tanno
sepolcroonorario. Il monumento
perchè
1819
vi
nella
,
di Santa
chiesa
Croce
tra
le tombe
di
Michelangeloe d'Alfieri. L' egregioscultore Stefano
Ricci fu adoperatocon
lode in siffatto impegno, ed
il
cav.
Gio: Battista
Zannoni
r
epigrafepel basamento.
altre già fatte innanzi,
fu invitato
Questa opera
dettare
a
coronò
molte
duta
qualiFirenze ravvemai singolare
dell' error
mostrò
sequio
ossuo
sempre
ed amore
tore
Canper la gloriadel mal perseguito
della Rettitudine
(1).
per
P. I, e.
(I)V. Missirini,
op. cif.,
sua
Appendice, n.
Il
e
VI.
le
XXXIX
e
XL
; ed
insieme
la
116
PARTE
Chiuderemo
questi cenni con alquante parole deL
mi.
ne
ritraggono la persona ed i costu-
Boccaccio, che
«
Fu
poiché
alla matura
onestissimi
era
nostro
questo
curvetto, ed
alla
poeta
il
panni
andare
suo
statura;
grave
alquanto
mansueto;
e
e
di
vestito, in quelloabito che
sempre
matura
di mediocre
fu pervenuto, andò
età
era
sua
I.
il
convenevole;
età
volto
suo
naso
lungo e il suo
aquilino e gli occhi anzi
grandi, e dal labbra
grossi che piccioli
; le mascelle
di sotto era
quello di sopra avanzato ; il colore era
bruno, e i capellie la barba spessi,neri e crespi,e
fu
,
sempre
mi
,
nella faccia malinconico
domestici
pubblicie
ordinato
;
e
civile. Nel
in
tutto
cibo
e
prenderlo alle
il segno
della
golositàebbe
che
ordinate
ore
alcun
poto fu
,
e
Ne'costu-
pensoso...
mirabilmente
più
nel
e
fu composto
altro
e
cortese
e
si
in
modestissimo
,
si in
trapassare
non
necessità, quelloprendendo; nò alcuna
mai
licati cibi lodava,
in
più
il
che
uno
in
un
altro. Li di-
tremodo
grossi,olbiasimando
parte del
loro studio pongono
le cose
elette, e quelle
e in avere
fare con
somma
diligenzaapparare: affermando, questi
cotali non
mangiare per vivere, ma piuttostovivere
altro fu più vigilante negli
mangiare. Ninno
per
il pungesse;
studi e in qualunque altra sollecitudine
intantochè
più volte e la sua famigliae la sua donna
adusate
ciò
dolsono, primachè a' suoi costumi
ne
se
e
si pasceva
dei
coloro
li quali gran
più
,
mettessino
in
non
calere. Rade
volte, se
non
dato,
doman-
veniente
parlava,e quelle posatamente, e con voce conalla materia
di che parlava; non
pertanto
si richiedeva
laddove
eloquentissimofu e facondo
ottima
inoltriamoci
Ma
e pronta prelazione».
e
con
V animo
dell' Alighieri.
conoscere
a
più addentro
,
CAPO
TERZO
CAPO
riguardato
Dante
la
3. Creò
5, 11 Convito
da
Papi
—
per le
sue
?. Fu
—
padre
Letteratura
liriche
9. Politica
—
4.
della
La
Lingua
Nuova
Vita
7. Della Monarchia
—
di Dante—
IO. Censure
—
liana—
ita—
8. Del
su
fattegh'
i Pontefici—
virso
Religione— l"?.Animo
14. Indulgenze ed espiazioni.
condannati
lui
—
1. Scienza
L'interno
Religione.
II. Sua
tale materia—
13.
C. Poesie
—
Idioma
Volgare
nuova
Letteratura,
nella
e
di Dante
1. Scienza
'Sommario—
nella
Politica
nella
117
III.
di Dante
di
si vuol
Dante,
mettere
idee letterarie,
e
politiche
cominciamento
dalla
in chiara luce
E pigliand
religiose.
letteratura
sua
noi ci
parola; che ci
do
avensi mostra
ericiclopedico,
abbracciato lo scibile in tutta quanta Testensione
che ebbe ai tempi suoi. La qua! verità, oltre che si
dimostra
opere, e specialmente per
per tutte le sue
la divina Commedia, agevolmenteci si persuadeda
ciò, che né gli mancò
tempra d' ingegno fortissima
di allargarsi
e
per vasti confini,né desistè
capace
dolvita dal farsi deglistudi una
mai per tutta sua
vi fu tempo che per trope
•ce e seria applicazione;
po
studio glirimase in tanto debilitata la vista,che
ombrate
di un
albore
certo
le stelle gliparevano
siccome attesta egli medesimo
(1).Ma specialissimo
fu l'amore che eglipose nella filosofia.E già fin da
sentiamo
pressochésbalorditi
eglidinanzi veramente
a
farne
,
che
la
morte
sicché
di
Beatrice
conforto
(1)Gonv., Tralt. Ili,e. 9.
l'avea compunto
alcuno
non
di tristezza
glivaleva, erasi
118
I.
PARTE
per la lettura
Tullio indotto
di Boezio
a
e
del libro dell'amicizia di
giudicareche
fosse ella
somma
cosa;
rimedio alle
solamente
poiché trovò in essa non
lagrime,ma tesoro eziandio di scienza inaspettato,
donna
una
immaginava lei come
gentilesempre in
tutti i sensi,
atto misericordioso,e sì era
in lei con
li potea volgere altrove. « E da questo
che appena
là ove
immaginare, dice egli,cominciai ad andare
e
ella si dimostrava
cioè
veracemente,
nella
scuola
ed alle disputazioni
sicché
de'filosofanti,
de'religiosi
in picciol
tempo, forse di trenta mesi, cominciai tanto
a
sentire della
sua
dolcezza,che il
suo
amore
ciava
cac-
distruggevaogni altro pensiero (1).Non
si può dire a parola quanta copiane versasse
poscia
media;
ne'suoi scritti,
specialmentenel Convito e nella Come in questa si rileva segnatamente per le ragioni
alla gradazionedelle pene, delle
che assegna
de' premi. Erasi col pensieroaffissato
e
espiazioni,
no
profondamente e soprattuttoin quello che è cardidella scienza,cioè nelle cagioniche rendono 1"uomo
il Bene
ed il Male.
felice 0 infelice,qualisono
me
Quindi eglisvolge un'ampia tela,che mentre insiedell'uomo
tutto svolge il cuor
gli fa vedere a
operazionie da
qual termine si conduce colle sue
quale si allontana (2).Ed a meglio intendere i suoi
si vuol tacere, che per lui il prindivisamenti
non
cipio
il seme
gia
0
d'ognioperazione virtuosa o malvaè viziato,
è l'amore (3),che quanto più questo amore
tanto l'uomo è più reo
(4) e quanto più nel
innanzi
si va
tanto
medesimo
a
gradidi perfezione,
e
»
,
,
(1) Ib.,Tratt. II, e.
i2) Vedi
e
la
in questo
13.
propositola
Filosofia Cattolica nel
(3; Purg. XVII.
(4) Ini'.XI.
sec.
bella
XIII.
opera
di
Ozaiiam, Dante
CAPO
119
111.
sono
più virtuoso (1).Secondo questanorma
da lui collocati gli uomini nell'altra vita ó a penare,
abbiamo
a godere.Inoltre noi
o
o ad espiarsi,
veduto (2) che di quei tempi lo studio della filosofia
da quellodella teologia,
te
e che Dannon
era
disgiunto
vi si applicòdi propositonella sua dimora in Parigi
il facesse,abbastanza cel
(3).Con qual successo
dimostra il suo
mente
Poema, nel quale appariscechiaraè la sua
che la teologia
musa
e la sua
da
gui(4):dal seno di questa egliestrae la maravigliole quistionidiforditura del tutto e delle parti,
ficili
sa
che opportunamente introduce a scioglieree
i concetti e le immagini e i sentimenti,che riuscendo
sovente
la scienza della nostra susublimi,come
blime
danno
al poeticosuo
lavoro infinita
Religione,
Il Poema
copia di misterioso e soprannaturale.
ci è d'argomento,
che
stèsso,quando altro mancasse,
niente era
astronomia,
sfuggitoal suo studio: fisica,
storia di tutti i tempi e di tutti i popoli,mitologia,
tutto ivi è toccato, e ci mostra
costumi, geografìa,
cognizioni
(5).Non
Tampia sfera delle sue moltiplici
dee pertanto far meravigliache vigorosafosse in
lui l'eloquenza
ed altissima la poesia:
poichése queste
bero
traggono alimento dalla scienza,in Dante ne eb-
Tuorao
è
,
a
gran
2. Fu
Tanto
lui
dovizia.
padre della Lingua
ingegnoe
senza
verun
tanta
scienza
utile della
umana
non
italiana.
si rimasero
famiglia
; che
in
non
(1)Purg. XVIII.
(2; V.
(3) V.
e.
e.
I, n. 18.
II,n. 9.
(4) Foscolo, Dante Alighierie il suo secolo.
di Letteratura^Esame
della
(5ì V. Ranalll, Ammaestramenti
divina Commedia, n. 31;e Missirini,
op. cit. P. II,dal e. XXXII
al XXXVI.
120
PARTE
n
I.
gica
pieno di enerpotevarestarsi inoperosoquellospirito
fatiche
attività. E per primo frutto delle sue
la Lingua italiana,che lui ritiene
vuoisi riconoscere
come
padre e creatore; poichéricevuta da lui quasi
fu
bambina
di tanta
adorna
lasciata
venustà
,
ga-
coli
dopo tanti seper avventura
esami, quanti furono fatti della
che
e ricchezza,
giiardia
tanti minuti
e
Commedia,
ancor
bero
opere, vi si potrebtri
di presente spigolare
molte bellezze da al-
non
che delle altre
ed abbondanza
lasciate intatte. L'ubertà
è tale da
campo
stancare
sue
la
diligenzae
di
questo
superare
i
mietitori. A mettere
in
degliinnumerevoli
chiaro come
egliin ciò si comportasse diremo col
ma
Perticari (1),che quando 1* Alighieriscrisse il Poecon
parole illustritolte a tutti i dialetti d'Italia,
condannò
coloro
e quando nel libro della Locuzione
che scrivevano
solo dialetto,allora eglifondò la
un
favella italica ed insegnò a' futuri la certa legge
onde ordinarla,mantenerla
ed accrescerla. Né altro
modo, né migliorepotevasiadoperare;perchè i nostri
idiomi erano
sendo
estroppi e i vari popoliitalici non
gua
lincongiuntiad un solo freno, non avevano
di Città metropolio di corte,la quale col peso
del principatoschiacciasse tutte le altre e facessele
E siccome
ninna
delle tante
serve.
repubblichedi
quella età voleva inchinarsi e cedere alla rivale
cosi ogni più piccolopopoloavrebbe sostenuto
lite
di signoriacol suo
vicino anche
per la boria della
desideri
,
,
,
,
favella
,
di maniera
cento
che
meschinissime
Quindi essendo
sarebbero
ne
in
vece
il
di
a
una
noi
nute
pervegliosa.
meravi-
volgareplebeo,cioè quello
che solamente
si parlava,sformato
in cento
guise
dialetti di ogni città e d'ogni
per gli innumerevoli
borgo; e trovandosi il volgare illustre,cioè quello
(1) Begli scrilt. del trec, Lib. I, e. Vili.
122
PARTE
più famosi siano
colla plebee non
uomini
corte, e che
Bonagiunta
«
d' impazzare
questa arroganza
darsi al buon
volgaredella
vadano
in ischiera
Sanese
Lucca, Gallo Pisano, Mino
Fiorentino, furibondi
Brunetto
e
da
in
d' Arezzo
Guittone
con
1.
tutti
in
questa
ebrietà del credere illustri le
plebeeloro favelle » (1).
Finalmente
la lingua « di tanti rozzi vocaboli,
dispogliata
dineschi
di tante difettive pronunzie,di tanti contasolo quellepartiche
accenti (2),scegliendo
nosissimo
erano
perfettee civili »,colsuo lumisane, districate,
esempio fece che s'elevasse oltre il cerchio
delle cose
d'amore adoperandola a' più grandiargomenti,
ma,
come
sono
quelliche si contengono nel suo Poeal quale aveano
il cielo e là terra.
posto mano
Quindi la estese ad abbracciare i misteri della Religione,
meni
tutti i fenole verità più astruse della filosofia,
sia
della natura, ogni affetto dell'animo,ogni fantanella
e laddove
poetica,
ogni opera di arte umana:
teoria ne aveva
colla praticane
stabilito i principi,
fermò
il carattere
che dopo cinque secoli rimane
tuttora
ammirabile
(3).Cosi egli fondava la bella
ed illustre favella italica: cosi meritava
per questa
parte il più alto riconoscimento de' posteri.
,
3. Creò
Se
non
titolo
un
la
maggiore di gran lunga ne merita per
più grande,qualesi è quellod'essere stato
abbondante
educata
gravi
Letteratura.
che
(1) Ib.,L. I, e. 13.
(2) Ib.,L. I, e. 17.
Osservò il Gravina,
''3)
più
nuova
e
varia
collo stesso
scrissero
che
se
la nostra
il Petrarca
artificio.Ma
in latino
la
lingua sarebbe
ora
ed
l'avessero
questi le
il Boccaccio
scienze
e
le
molto
materie
volgar lingua non
applicaronose
che alle materie amorose;
non
perciò le paroleintrodotte da Dante,
le quali sarebbero
le più proprie ed espressive,rimasero
donate
abbandall' uso, con
danno della nostra lingua e con oscurità di
quel Poema.
e
,
CAPO
d'
creatore
una
altrove, la
Letteratura.
nuova
123
111.
Come
fu notata
la
finì con
pagana
colla caduta
dell'Impero:e
letteratura
de' Barbari
e
discesa
quando
risorgereper lo studio analitico e
ebbo
per la pedissequaimitazione degliantichi,non
vita propria,e apparve
una
quasi meteora
passeggiera.La letteratura degli Arabi e de' Provenzali
destò alcun poco gì*ingegniitaliani ; ma
tra questi
non
poteva allignareun germe straniero alla lor in^
i deboli tentativi de' primi
dole, siccome dimostrano
A Dante, a questo potente ingegnoera
verseggiatori.
di farla
si tentò
serbato
nuovo.
di segnare le tracce per un cammino
al tutto
E in qual maniera'^ Si può dire in breve, che
da ogni vincolo di servile
l'Alighieri,
sciogliendosi
imitazione degliantichi
si propone
di mostrare
al
da corrersi dal genio non
mondo
che il campo
ò
già misurato interamente: eglisi slancia innanzi per
,
,
novelle
vie d'invenzione,
emularlo.
e
si fa stimolo
altrui ad
Tutto
questooperòprimieramente seguenda
ligiosa
l'ispirazionecristiana, ed improntando l'idea relettere
nelle
anima
cose
e
vita
forti a
all' umanità
:
siffattamente che
in secondo
ne
divenisse
luogo mettendo
in versi
cioè concetti robusti ed utili
pensare,
i
scolpendovivacemente
; e da ultimo
dere
pensierimedesimi nella nuova
lingua cui fece vemaneggevole oltremodo ad esprimerecon ener-^
gica dipintura ogni cosa. Chi seppe seguirloin appresso,
partecipòalle gloriedelle nostre lettere. In
,
fatti pare, al dire del Cereseto,che il suo nome
vada
perpetuamente unito ai destini della Letteratura ve^
nuta
Dante
luce
a
sia
quando
poca
tutto
con
lui, e
quelladelle
i valorosi
che
lettere
scrittori
del
la storia
della
gloriadi
italiane: quellasi oscurò,
vennero
meno;
e
nell'e^
risorgimentofu il primo a ricomparirein
il suo
splendore quasi per avviare glisforzi
,
124
PARTE
coloro che
1.
quest'uopo si adoperavano. Il suo
che 1' avea
secolo e la sua
patria medesima
pure
^alcuni anni innanzi veduto senza
compassione esule
e ramingo di città in città mendicare
quasia frusto
-a frusto il pane, per poco
non
glieresse altari come
ad una
divinità: le sue
cantiche erano
ripetutedalla
bocca del popolo cantate
i versi
per le vie come
d' Oinero per le contrade
della Grecia, e finalmente
bili
infallispiegatenelle chiese quasi ammaestramenti
di
a
,
,
di verità. Ma
allora che
parve
^
fu presso che
un' erudizione
le
senza
tacessero
muse
pesante tarpava le
pristinamentodel paganesimo,
le
e
forme
nuove
di Roma,
€he
si
in
dell'Alighieri
in effetto
Ma
minor
di
conto
quello
si guadagnò nella tilezza
genstanza.
esterne, tanto si perde nella so-
dovesse; e però quanto
di
L'arte, che pareva
e
cambiò
1500
nel
ri-
gì'idoli della Grecia
per
far tenere
necessariamente
la poesia
delle forme
fede
genio.Il
cristiane
dovea
cattolica
lui,quando
con
ali del
che
nel 1400,
nome
retrocedeva; imperocché ove
coscienza
,
può
non
cui
serbata
in
ogni passo
postillòle
era
luogo di
V eternità
lo studio
vedere
bellezza.
della fama;
altri; l'Ariosto
molti
sia
non
compensato da'pochi
I nomi
dell' Alighieri.
adoratori
erano
bastano
è
maschia
essere
questo generale difetto
grandi,a
portata all'apice,
esser
di Dante
:
e
sti
que-
di costoro
lascia ad
il Tasso
ne
Michelangelotrasfuse nelle sue
potentiimpressioniricevute dalla lettura
opere
•creazioni le
della divina
:
Commedia.
Ne' due
secoli appresso, in
cui si prodigaronogliapplausiai marinisti, il culto
di Dante
cominciata
non
potea regnare. Se
che
la reazione
dall' elegante difesa del Gozzi, proseguita
dall' esempio del Varano
una
non
splendidavittoria
ultimi due grandi
e
del Parini, si terminò
nell'Alfieri e nel Monti.
in
sti
Que-
Italiani si divisero intero
il
CAPO
125
111.
patrimoniodell'antico poeta:ali*uno toccò la forza,
e r ira magnanima del Ghibellino,alFaltro l'eleganza
e
di Beatrice. Il
dell* amante
armonia
la mirabile
'
culto del 1300
(1);e vogliail Cielo
che pel bene delle
sperare
rinnovato
ragionedi
si ha
come
fu
lettere nostre
soffra ulteriori vicende.
non
ingegno,riserbando però la
tempo,
la meta
come
ne' singoli
partidel
Dante
mirar
ora
Nuova.
Vita
4. La
Conviene
,
ad altra
divina Commedia
ultima
cui dovremo
a
suo
giugnere
cha
per via di tutto questo lavoro. La prima opera
è quella, che contiene
ci si presenta dell'Alighieri
storia del
quasi la
della medesima,
morte
e
(2).Questo libretto,
Nuova, quasi vita giovanile
Vita
da
per Beatrice fino alla
che da lui fu intitolata
amore
suo
lui scritto
con
e
diligenza
somma
tutta
con
la
gioventù,è un misto di prose e versi,
continua
e semplicissima
e quasi una
poesia; quivi
egli come
persona presa di vivo affetto suol prati»
una
con
ingenua compiacenza espone minuta^
care,
avvenimenti
i diversi e piccioli
mente
pur tanto
l'accesa
pregevoliagliocchi suoi, le visioni mostrateglidalfreschezza della
,
,
celare
fantasia, le arti per
e
donna, le allegrezze
per
mezzo
a
tutto
i dolori
a
altrui la
vicenda
sua
provati,e
d' affetto in
questo le espressioni
è la candi-.
Tanta
poetando solea prorompere.
ad
dezza di questo scritto
che fa meraviglia^ome
che
,
alcuno
sia venuto
sia conferma
(1)Ne
Una
lode
in mente
lo sterminalo
particolaresopra
di crederlo
numero
tutti è dovuta
una
conti'
dei suoi comentatori.
al p. Antonio
Cesari
per le sue Bellezze di Dante. Nel citarlo noi sempre intenderema
di allegareciò che scrisse in questa pregiatissimaopera.
^2)V.
e.
II,n. 3.
126
nuata
PARTE
Tuttoché
allegoria.
di
carattere
1.
quest*opera
meramente
conservi
narrativo
,
parenza
l'ap-
meno
nondi-
affatto da
quella dei novellatori,e
si appressa a quella di visione, che diremo quindi a
poco essersi aMora riputata d'indole più nobile, in
ed era
quanto che derivava da più nobile principio,
adoperata dagli ingegni dell' ordine più alto cioè
dagli scrittori ecclesiastici. Ella adunque palesa la
di visione :
predizioneche Dante avea
per la forma
il che era
temprata a sublimissimo
segno di mente
allontanasi
,
genere
di scrivere.
Nel
corso
della
narrazione
gono
ven-
ni
cronologicamente innestate le sue composizionorma
poetiche:il che ci potrebbeservire come
il graduale sviluppo delUa
del
mente
ad osservare
giustail costume delle scuole
poeta.Né trascura egli,
ne
d' allora di aggiungere a ciascuna
poesia la divisiodel senso, quasi a
delle parti e la dichiarazione
la ragione produttrice e lo scopo preinmostrarne
teso.
fa da spositore
insieme e da poeta:
In tal modo
il che
è troppo piacevole,mentre
veramente
non
é calda, affettuosa,
schietta
por altro la narrazione
che ti ricerca le
e
spiranteuna ineffabile leggiadria
fibre più tenere del cuore.
che fare
La prosa di questa opera, nulla avendo
con
darsi
quellade' cronisti e de' novellieri,deve riguardi un
il tentativo
come
duto
prima vegenere non
nel quale appariscono la prima
e difficilissimo;
volta que' modi letterari propriamente detti, che in
etk rozza
una
come
quelladi Dante, e ne' primordi
comechè
d' artifizio spiasentano
della letteratura
cevole,
tuttavolta fanno ammirare
glisforzi dell'arte
la lingua si mostra
che li produsse.In essa
ancora
più pingue,più maestosa, più ardita che negliscritti
1' aridità
ostante
di qualunque de' predecessori
; e non
della frase scientifica de' tempi e V ingombro
,
,
CAPO
delle
sue
forme
moto
che
sembra
dentro
sono
127
III.
si conduce
infantili,
più
tutte
che
tuttavia
con
un
ordinario. Le
d'amore:
esse
poesiesparsavi
fetto
spiranoun af-
si erano
veduti se
prima di lui non
nelle produzionide' più riputati:
non
lampi leggieri
delicatezza,che spiritualizzando
una
gliaffetti ne fa
annebiarne
le forme sensenza
sparirela sensualità,
sibili:da ultimo un intelligenza
profondadi ritmo, che
queirarte di tornire il verso in guisa,
preaccenna
di enti affatto
che l'armonia
ritraggal'espressione
11 libro si
moralij;nella qual arte Dante fu sommo.
di celebrare in modo tutto nuovo
chiude col proposito
alcuni accennarsi
Y idea
Beatrice; con che credono
della divina Commedia.
Le parolesono
le seguenti:
mirabil visione,nella
«
a me
una
Appresso...
apparve
-qualevidi cose, che mi fecero proporre di non dir
più di questa benedetta, infìno a tanto che io non
potessipiù degnamente trattare di lei. E di venire
ella sa
ciò io studio quanto posso, sì come
a
cemente.
veraSicché se piacere sarà di Colui,per cui tutte
le cose
vivono, che la mia vita per alquantianni
perseveri,spero di dire di lei quelloche mai non fu
detto d'alcuna. E poi piacciaa Colui,che è sire della
cortesia,che la mia anima se ne possa girea vedere
la gloriadella sua
Donna, cioè di quella benedetta
Beatrice che gloriosamentemira nella faccia di Colui,
qui est per omnia saecula benedictus ».
di cui
,
5. Il Convito.
Qnando poi'intraprendeva
a scrivere il Convito
(1),
6glisi
che
alla terribile pruova di creare
il linguaggio
fronte dello co
scolastifilosofico,
e di porlo a
metteva
nella
(\)V. e. II,n.
sua
barbarie
8.
.
Dee
signoreggiava.
recar
128
'
PARTE
l'autore tra i tribolie le
come
meraviglia,
filosofiade'suoi
con
la maestà
1.
spinedella
tempi quasi passeggialibarameate
di solenne
favellatore. Ben
in continuo sforzo di serbare
e ad
scolastiche,
un'ora
si vede
le forme
rigorosamente
medesima
tornire 1'e-
anzi crearla senza
modelli dinanzi allo
spressione,
sguardo;e sovente produrrefrasi,modi e periodi
belli d*un pregioassoluto. Quando poidentro il suo
concitati
cuore
gliaffettidivengonogagliardemente
la linguascorre
e n'esaltano la fantasia,
ampia ed
armoniosa,la frase venusta, lo stilerapidoed espressivo,
in
la
tutto
il
che adulta,appare
e
prosa, non
suo
splendore.Dicemmo altrove,che nel Convita
Dante si propose di comentare
sue
zoni:
canquattordici
ciò volle fare dichiarandone
quattro sensi : il
in cui le parolenon
dal significato
escono
letterale,
che lor compete naturalmente : 1*allegorico,
in cui
la verità sta nascosta sotto qualchefigura
o allegoria:
il morale, che importaqualchecosa
che si riferisce
o
sovra
a'costumi;e Tanagocico
senso, cheossia l'eterna
riguardaciò che si leva sopra ilsensibile,
vita. Del molto però promesso dall'autore non
abbiamo se non
avendo interrotto
i primiquattrotrattati,
sero
il lavoro per gliavvenimenti che glitrasad altro i pensieri.
Il primo trattato è una
pera,
lunga introduzione all'oin cui rende ragionedel nome
appostoledi
Convito,e dell'averla scritta piuttostoin volgare
ro
che in latino,
come
pareva si addicesse ad un lavo-
filosoficoe grave. Bella e caldissima è la difesa
la qualedovrebbe leggersi
della linguavolgare,
per
intero
dagliamatori di nostra favella. Nel secondotrattato,premessi glischiarimenti necessari intorno
alla maniera del comento, prende a spiegare
prima
letteralmente la
canzone
che comincia: Voi, che in-
130
PARTE
I.
che vi
campeggiano relativamente alla monarchia
universale ed a Roma, cui eglitiene come
ta
costituiDel resto quanto alla nobila reginadel moudo.
tà
sostiene,che
non
dalle ricchezze
sibbene dalla
origina,
alquantodiversamente
virtù:
e
da' natali si
temperandole idee
dalla rigidezza
che poteadettargli
il Ghibellinismo,volendo amicarsi gli animi
del contrario partito,
anzi che inacerbirli.Segueposcia
esaminando qualivirtù si convengono
na
a ciascudelle quattro età dell'uomo , le qualiparagona
ad un arco che monta
e discende altrettanto;
e crede
che ne'perfettamente
naturati il punto sommo
di questoarco sia nel trentesimo quintoanno.
Grande
Vita
è il divario che
nuova.
In
e
va
corre
tra il Convito
questa eglisi abbaudona
e
la
te
liberamen-
della giovanefantasia,dipingendo
tutti
all'impeto
i sentimenti del cuore
ni
immagiper via di leggiadre
di
nel
Convito
l
addove
e
poetichevisioni;
na
ragioda filosofo,
alte verità,e le piùvolte
specolando
sottilizzando a modo degliscolastici intorno alle allegorie
delle canzoni. Tuttavolta vuoisi tenere quest opera come
assai importante,
solo per le venon
rità
in essa contenute e per la qualità
della lingua,
ma
re
più ancora
pel gran lume di che può rischiaratutto quanto il Poema; onde ilBalbo scrisse,
ver
doil Convito
essere
il manuale
de' cementatori
della Commedia.
6. Poesie
Prima
di
ragionaredelle
consideriamo
qualisi
liriche.
trovano
le altre
sue
rimanenti
te,
opere di Danle
produzioni
liriche,
da quelleche
disgiunte
nella Vita nuova,
più far parola.Non
e
del cui merito
è lieve infortunio
sono
non
,
che
prese
comde
acca-
egli
CAPO
porre
e disraccogliere
cronologicole sue rime: imperocché
di esse
degliultimi anni
l'impronta
il Petrarca,
si facesse, come
non
in ordine
portando talune
ci
del poeta,ove
serie,potremmo
fosse dato
essendo
Ma
penna.
a
rintracciarne
la
tutta
il processo dello sviluppo
subendo
sotto la creatrice sua
conoscere
la lirica andava
che
131
III.
state
le
sue
rime
tri
raccolte da al-
pubblicatescorrettamente, appena v'è luogodi
fare sovr'esse alcune generaliosservazioni.
Egli del pari che i più illustri ingegnidell'epoca
poetò con doppia intenzione;cioè intese di scrivere
scientifiche o allegorich
ora
poesieor puramente amorose,
dal cuonelle prime, che gli sgorgavano
re
e
affetto di speranza
di dolore, è
o
cume
l'acaldo ed ingenuo; nelle seconde si conduce
con
da
commosso
e
l'ordine misurato
di
un
co.
scolastidisputatore
poetica era di tanta
poiché in lui la mente
perfezioneda non cedere del tutto né ad influenza
in
di tempi né a severità di raziocinio scolastico
mente
poesie sì pensatamente e freddaquellemedesime
gnanza
concepitesi vede intento a vincere la ripudella materia
l'arte,
dele communicarle
gl'incanti
Ma
,
,
forzandola
che
quantunque
ad informarsi
il concetto
del Bello. Di modo
della
volta
composizione tal-
la profondità,
prosaico,pure egliconservando
la copia,anzi lo sfoggio
fadella scienza,come
ceano
altri,assai meglio di essi ne rende scorrevole
ed armonioso
gua
lo stile,
più leggiadrele frasi,e la linmento
ancor
pieno convincipiù cedevole. Per averne
basterà leggerecon
ne
posatezza la sola canzoche comincia; Amor, che nella niente "iniragiona.
dettò canzoni
Nel primo genere però l'Alighieri
stà
degne di Pindaro per nerbo, fuoco di stile e venué il poeta che si fida a' sensi
di forme. Ivi non
ripostidei suoi versi;è l' ingegno abbandonato alla
sia
132
PARTE
sulla sventurata
ma
cuore
era
abbattuto
ma
ora
non
sarebbe
tornata
e
che
ad
ora
sperazi
diad
illuderlo la speranza
che ella
Nello squalloredella poal senno.
vertà
ad
immaginazioneinfiammavasi
dell' esilio la
dipingergli
più
disiganno,
agitatodalla
prostrato in modo
non
sorgesse
era
dal
che
canzone
patria,non si sa in qual
provetto nell'arte. Il suo
sua
quando
certo
anno,
la
il dimostra
Tale
poeticaispirazione.
scrisse
I.
belle le rive
dell' Arno
a
natio
più
mestiche
gioiedo,
le
gli edifici della citta, più care
zia.
più ineffabilmente cari i luoghidell'infanE nell'estasi dolorosa volgeva il suo
canto alla
diletta Firenze: 0 patria degna di trionfai fama,
in guisa^
robusto ed infiammato
ecc.; e segue in tuono
maestosi
che
il
risulta concitato
carme
patria sepoltane' vizi,e dalla
dal dolore
brama
di veder
la
di
contemplarla
in braccio alla giustizia.
Passa di poi dal rimprovera
alla lode, e conohiude
zone,
volgendo la parola alla canacciocché faccia che i pochi buoni sorgano dal
fango,e prendendo le armi rimettano l'onore civile
nelle terra
Quivi
non
non
infamata
dalle
contaminazioni
de' tristi.
di sillogifreddure
smi,
gergo scolastico,non
industrie di parole usate a nascondere
cani
ar-
intendimenti, ma
spressione.In questo
dalla lira
avvezza
a
calore
di
stile
e
verità
di
e-
il poeta dà pruova,
come
render suoni d' amore
pesse
egli sa-
canto
nie
gravi e fino allora sconosciute armodi una
me
specie,che già si emancipava dalle forSventura
che Dante
non
prescritte.
grandissima,
lasciasse maggior copia di somiglianti
esempi!
Il Missirini,che lo chiamò
principedella lirica di
tutti i popoli(1),
disse pure accortamente
uno
essere
stato nel primo e nel secondo genere
delle sue rime
derivare
(1)V. op
P. II,cap.
cit.,
X
e
XI.
lo
che
avvenne,
né
le
fatti
quando
istruttive
considerava
sue
rime
non
si
in
lei r altissimo
perdetteeglipunto
,
argomenti
dilettazioni ed
vane
mettendo
e
la deformità.
di scienza
,
di utili
insegnamenti,
col dipingerne
il vizio
in abbominio
Laddove
poi
trattava
lei formavasi
poiché di
ché
poi-
tipodella virtù, le
di morale : e però
i lettori della virtù
la bellezza
mestarne
in
se.
affettuo-
donna,
sua
si fece maestro
ma
innamorando
col
tinta
una
assunsero
oziose armonie,
della
le altre
né
,
essere
senza
scrisse
deva
gliaccen-
per la scienza.
se
riuscirono affettuo-
une
essere
puramente senza
furono istruttive freddamente
In
che
cioè l'amore
ispirazione,
ora
spirito
per la virtù ed ora
d'
r elemento
Di che
133
III.
CAPO
nella
tusiasmo
d'entipo di donna celeste,per essa acceso
di
spiccavail volo alle superne regioni; e quini suoi versi parteciparonosovente
d'una magnificenza
che sente quasi del sovrumano,
e spiritualità
certa ammirabile
con
una
gravitàprovenienteda un
di elevatezza
carattere
un
petto pieno di sapienza con
è
straniero ad ogni poeta che non
e di forza
filosofo e con
stile ricco di grandi pensierie
uno
di nuove
immagini.Inteso a questo modo TAlighieri
nelle sue liriche é senza
dubbio un singolaremodello,
mente
un
,
,
che
sa
deve
servir
riuscir
come
di
norma
grande
7. Della
L' interruzione
a
chi
vorrebbe
in siffattogenere
di
e
non
poesia.
Monarchia.
del Convito
pite
per le speranze concesulle intrapresed' Arrigo diede luogo (1)al libro
della Monarchia, in cui Dante
latino,indossa
"l)V.
e.
II,n. 12.
la
ritorna all'idioma
divisa scolastica,e si gitta nel
134
PARTE
I.
della
è que
politica.
Opera la più importante
dell'Alighieri,
sta per intendere lo spirito
ma
me
insie!
la più ridondante di errori e di sogni;
rerebbe
e si dufatica a crederlo,ove non si conoscesse
fina
a
zione
qual punto possa strascinare 1' ardore e l' irrita-
campo
1
delle fazioni.Secondo il filosofared'allora l'unità
di governo
o la monarchia
teneasi per la forma
della società
perfetta
tesi a Dio in quanto è
Percorrendo
uno.
di tutte le nazioni del mondo
fu la
romana
poichépiùsomiglian-
umana,
della terra. Vetuste
che la
trovavano
più perfettatra
le storie
tutte le
narchia
mo-
narchie
mo-
tradizioni avvalorate
e
santificate dalle credenze del Cristianesimo e perduranti
anche dopo che Roma
era
cessata di re
esiste,
romana
politicamente,
insegnavanoche l'Impero
stato dalla provvidenza
era
predestinatoal
suprema
pero
Imreggimentodell'universo. Adunque il romano
dovea restituirsial priscosplendore,
si
e formarImpero universale. Ma posto che immutabilmente
fosse preordinato
da Dio l' Impero romano
chi doveva
il legittimo
di Augusto?Gli
successore
essere
i Guelfi il Papa
dicevano l'Imperatore,
Imperiali
e scoppiavano
e qui le liti s' accendevano
animosamente.
si proL'Alighieri,
premessialquanti
principi,
pone
che formano
tre quistioni
tre parti o libri
in questaguisa: « 1." si dubita e si domanda,
dell'opera,
,
se
la monarchia
necessaria: 2.°
se
il romano
è al
benessere del mondo
popoloragionevolmente
s'attribuì l'officio
della monarchia:
della
monarchia
da alcun
ovvero
3." se l'autorità
dipenda immediatamente
suo
ministro
o
vicario
».
da Dio
,
Nel Convito
è avere
già detto che un solo principato
il qualepossedendo
tutto e non
nn
priucipe,
potendo
desiderare
i
ne'
termini
de'loro
re
più
regni,
tenga
sicché sia tra loro pace in cui riposino
le città.Que
avea
CAPO
principiodi
medesimo
sto
135
HI.
le nazioni
conservare
regni e le città colle loro leggi sotto
generale di tale Impero si pone ancora
prima parte di quest'opera,ove si cerca
la monarchia
in astratto
civile: onde
Balbo
che
non
,
a
cozz
".
universale
lui nella
da
di provare
bilità
perfettidal
osservato
di conciliare
i
ro
verrebbe-
necessariamente
libro,in cui vuol dimostrare
secondo
Nel
V arbitrato
come
segue l'inconveniente
si provvede a' mezzi
interessi che
diversi
tanti
i
,
nel romano
civile incarnata
perfettibilità
narchia,
preordinatoda Dio alla universal moImpero come
egli concepisceun Imperatore italiano, e
in Germania,
residente
e
non
a Roma
quindi Roma
capo dell'imperoe del mondo, e l'Italia regina delle
nazioni. Nel terzo adoperandosi a provare
denza
l'indipendell'Imperatoredal Pontefice, si accingea diffinire la natura
del Sacerdozio
dell' Impero
e
ne
i doveri
la mutua
e
dipendenza,ed individua
segna
le ragioni di entrambi.
e
scevera
ha provocato conQuest' opera, che meritamente
tro
tale
una
,
P autore
fin dal
suo
condanne
E' fu
due
censure,
poche
principionon
alla Chiesa,
«
e
e
fini,cioè del
le rivelazioni
colle
termina
bisogno all' uomo
sommo
dirizzasse
per altro
renza
espressionidi rivecontiene
di due
seguenti parole:
direzioni
la
generazione alla
condo
Imperadore il quale sefilosofici alla temporale
umana
,
gli ammaestramenti
felicità dirizzasse gli uomini... Ma
st' ultima
si deve
questione non
così
intendere, che
non
in alcuna
cosa
i
Pontefice, il quale secondo
felicità spirituale,e dello
il
secondo
Principe romano
la verità
ce
sia al Pontefi-
soggetta:conciossiachè
felicità alla felicità immortale
di questrettamente
questa
sia ordinata
tale
mor».
136
PARTE
8. Del
Dalla
del
a
materia
medesima
I.
Volgare
intenzione
Volgare idioma,
letteraria.
De'
idioma.
mosse
il trattato
ancora
tuttoché
s'aggiriintorno
quattro libri che
doveano
comporlo due solamente ne sono a noi pervenuti.Ivi
seguendo l'uso de tempi.comincia dall investigare
r originedell' umana
loquela:definisce il Volgare e
il parlare per Grammatica, intendendo
pel primo la
guaggi.
lingua viva in generale e pel secondo i morti linDall' unità della lingua primitiva scende alla
storia della torre di Babele, come
della
epoca e causi*
od accennando
il loro diffondersi
partizionedei vari parlari,
nelle diverse
l'
genti giunge al mezzodì deltino,
Europa; ed individuati gl'idiomiemergeuti dal lae distintili in oc, oil, e
sì,fermasi di proposito
su
quest' ultimo che è 1' attuale de' popoli italiani.
,
Ricerca
l'indole
e
le condizioni de' vari dialetti della
:
penisola,e li riduce a quattordiciprincipalissimi
Siciliano,Pugliese, Romano,
Spoletino Genovese,
bardo,
Toscano, Calabrese, Anconitano, Romagnuolo, LomTrivigiano,Veneziano, Friulano, ed Istriano.
crepare,
Li esamina
tutti,e tutti li riprova trovandoli disletterari
qual più qual meno, da monumenti
di tutti gìingegni,che con
senso
perfettaarmonia di confino da tempi di Federico Svevo inteso
avevano
a
una
creare
perfettadi
lingua con tale consonanza
duce
forme
da renderla una
per eccellenza. Quindi ne deaulico e
che il Volgare illustre cardinale
: «
cortigiano in Italia è quello,il quale è di tutte le
città, italiane,e non
pare che sia di ninna, col quale
i volgaridi tutte le città d'Italia si hanno a misurare,
ponderare e comparare ». E qui chiude il primo libro
rendendo
al
ragione degliattributi da lui assegnati
,
,
,
138
PARTE
Il che
guerra.
Missirini per aver
Guelfo,
vogliamo or meglio dichiarare col
quindi agio a scolparloda certe
contro
mosse
accuse
come
e
Latini, amò,
I.
di lui
tale
troppo acerbamente.
educato
sostenne
eziandio
protesse il
e
suo
Nato
da Brunetto
partito,ma
dero
gli eccessi e i disordini in che diemolti ad esso
E per tenersi lungi
appartenenti.
i quali in ciò apquesti volle esser de' Bianchi
punto
approvò
non
da
mai
,
si scostavano
da' Neri, che mostravano
di
re
ave-
del bene. Ma
maggiori virtù, coraggio e amor
trovatasi posciada lui anche questa fazione discorde,
lutezza,
imprudente, e talora inetta nel bisognodi risogiudicòpiù espedientel'abbandonarla. Diede
i vizi,i bisogni,
uno
sg'iardoal suo secolo e ne scorse
le fallacie,
gliabusi,le prepotenze,e soprattutto
le scissure delle parti e degli stati : per il che abbracciand
suoi voti tutta 1 Italia aspiròall'alta
ne
protezioned' un Principe equo, generoso e potente,
di mezzo
le usurpazioniarbitrarie,
ducesse
riche togliesse
gli animi a concordia, rinfrenasse le genti
nell'osservanza delle leggi,
serbasse i dritti partie
colari
de' piccoli
stati, ritenendo per sé il supremo
tutela paterna e benefica.
dominio
a
guisa d' una
vasta monarchia
Quindi concepì il desiderio di una
,
,
suprema,
senza
potenza,
la
di cui
si sarebbe
quale abbattesse
all'ordine
attentasse
non
ogni
ed alla pace
avuta
una
forza
gran
che
minore
comune.
Forse
e
i
i
mali d'Italia descritti
lagrimevoli
VI del Purgatorio e nel XVI
del Paradiso
e XVII
glidavano gran motivo d' implorarequesto possente
s' ingannava;ma
nel
Così fecesi parte da sé medesimo:
e
ebbe di Guelfo appena
nel principio
il nomo,
in seguito
fu mai che accettasse quellodi Ghibellino.
non
ordinatore.
se
Ma
non
debbo
gravemente
dissimulare,che
nel volere
l'Alighieri
peccò
i Pontefici
spogliati
del tem-
CAPO
139
III.
porale dominio": e se a ciò l'indusse il credere che
i Papi del suo
tempo ne abusassero,dovea ricordare
dubbio i
fatto senza
qual uso benefico ne avoano
passatifin da* tempi di Gregorio II ; né tacere per
gorio
il Balbo, le lodi di s. Greosserva
giustizia,come
VII e degl'immediati
suoi successori. Forse
a
tergere questa macchia, dopo aver collocata la sua
fiducia in Arrigo VII
in Uguccione della Faggiola
della Scala che ne
ed in Cane
prendeano le veci,
di credere che l'ordinatore desiderato potesse
mostrò
,
anch'essere
qualitàdi
un
Benedetto
tanto, né parve
a
soddisfatto
poco
eventi
no,
e
egliciò
le buone
lasse:
dissimu-
interamente
di questo,
morte
per l' immatura
di Clemente
V, desiderò migliori
tale intendimento
con
fermo
capaci d' invogliarlo
erano
della successione
mezzo
per
XI
che
deluso
anzi
e
Pontefice. Per
romano
lettera ai Cardinali
d* Italia
d'
un
Papa
scrisse nel 1314
italìa^
la
sua
(1).
agliocchi,come
accettò
negliultimi anni l'invito d'un Guelfo, quale
da Polenta, e non
si fu Guido
rigettòdal suo fianco
altri uomini
fossero della tempra
di tal partito,
ove
Finalmente
si
del Polentano.
cercava
ove
,
che
e
tenga pure davanti
Chiaro
senza
che Dante
indizio,
amor
di parte Y
onorava
la sola virtù
di
cuore
la rinvenisse.
10. Censure
fatteglisu
Lo
tal materia.
spingersitant' oltre con la meni e lo condusse
non
poche volte a fatti da Ghibellino, quantunque
volesse che per tale il giudicassero.
Nel che gli
non
vien data la taccia di leggerezza,
di contradizione e
d' empietà:la prima, perché mutò partito:
la seconda
cercato la nazionalità d'Italia nell'Impero:
per aver
(1)V. cap. prec,
n.
13.
140
la
la
PARTE
terza
sua
per
,
stessa
che
essersi
I.
crudelmente
patria.
in quanto
scagliatocontro
alla
meno
vuoisi alprima accusa
diminuzione
della sua
che
a
colpa osservare,
essendo i Ghibellini partitianch' essi in esageratie
dicovano
in Secchi e Verdi, Dante
moderati, o come
si strinse a questi ultimi
i qualia suo
avviso più
alla moderazione
da lui
degli altri si avvicinavano
di che Dante da prima fu Guelfo, è
voluta. Oltre
Bianco, che importava quasi Ghibellino;e
Vero, ma
rebbe
samutamento,
quant' anche si volesse rinfacciargli
mestieri riferirlo alla sua
prima giovinezza
cioè air anno
zia
diciannovesimo,quando strinse amiciGuido Cavalcanti,il quale già tempo innanzi,
con
nuto
di Farinata
degli liberti,era divesposata la figlia
tutta la sua
Ghibellino con
e Dante,
famiglia;
che aveva
lui comuni
la
con
gli studi , i costumi
Indi travagliato
vita, ne seguitòeziandio le idee politiche.
dalle miserie, amareggiato dalle privazioni
tanto di sé medesimo, che
non
poteva dimenticarsi
in tratto la piasentisse rinfres^^arsi di tratto
non
ga
ricevuta da* Guelfi, per quanto avesse
in animo
di mostrarsi
glia,
imparziale.Non dee quindifar meraviche uno
cato
spiritosdegnoso come
egli era, stomadelle lordure della parte popolana ed offeso
nella parte piìiviva, si volgesseal partitoopposto.
E giusto ancora
notare
come
qui di bel nuovo,
egli
non
rinneghigiammai la virtù,ovunque si trovi: per
si lascia accecare
da
a segno
gli studi di parte non
Se
non
,
,
,
,
disconoscere
suoi
un'azione
scritti i Guelfi
del
onorata:
loda
e
biasima
nei
tre
pari che i Ghibellini,menpiù imparzialesi propone di mettersi in
per essere
ciò che si fa predireda
un
punto di mezzo, ed avverare
Cacciaguida(1):« a te fia bello averti fatta parte da
(I;Farad. XVII.
CAPO
te stesso
Ed
».
egliper
141
III.
ebbe
avventura
farsi
quella
partiti,
a
alle estremità de'd uè
si pone tra mezzo
della disordinata
alla licenza seguace
si sente orrore
alla schiavitù
democrazia, ed abborriinento
che
ove
(1).
prodottadalla tirannide capricciosa
In riguardoalla seconda
accusa
diremo, che egli
di governo
da lui proposta come
vide queirarmonia
unica via di salute e di tranquillità
per l Italia; per
questo non risparmiòparolefulminanti contro i promotori
delle dissensioni
poli.Che
poi si
del poeta; e
sorgente di
lasciasse tanto
attribuire
a* po^
miserie
illudere da
qual'egliT
di governo,
concepita,si deve
che
,
monia
queirar-
nella mente
avea
sua
colpa più de' tempi
voglionoperdonarele
a
quindigli si
certi individui e certe
contro
commesse
ingiustizie
secondo i suoi principibiasimevoli,benché
istituzioni,
dal tempo e dall'esperienza
riconosciuti per degni
di lode. Ad ogni modo errando ne' mezzi non
perde
di vista
mai
la
1*onore
d' Italia
il
,
suo
di
essere
zione,
na-
volendola « donna
preponderanzapolitica,
di Provinciee non
bordello » (2).
A scemare
poi la terza colpaimputatagliè facile
il riflettere,
che l'inveire contro i pravi costumi
della
sua
non
patria e i vizi del governo della medesima
procedeva da odio o poco affetto : anzi era amore
e
grandissimoe desiderio di vederla incontaminata
libera dalle mani della plebaglia.
E il muovere
le
armi
sua
non
era
la tenevano
contro
(1) A
essa
,
ma
di ciò
Farad.
(2) Purg. VI.
v3ì Inf. VI e XV.
valgono
il
arti,contro
superba (3)che
e
selva selvaggia. Del resto
•DO-
una
conferma
invida
i vili che
contro
delle male
sepoltanell' orrore
la gente avara,
resa
di
e.
VI
del
1
vano
ave-
il desiderio
Parg.,ed
il XIX
del
142
PARTE
e
fisso nell' animo, la ranza
speè il più
sia rientrarvi
patriagli sta sempre
di potere quando che
della
della combattuta
sogno
caro
1.
gloriadi
idea
Questa
in cima
lei sta
di tutti i suoi
è solamente
non
le opere
in tutte
ma
fantasia, la salvezza
sua
,
dia
nella Comme-
sparsa
che
secondo
più
ove
sue,
pensieri.
o
vamente
vi-
meno
1'occasione
glie ne
si mostra
più acceso
porge il destro. Anzi laddove
di leggieri
si potrà scoprire il principio
ed iroso
dell'affetto che l'anima, come
osservò
sagacemente
il Perticar! nel suo
trattato
(1).
r accenna,
,
11. Sua
Al
m
dubbio
di
que'che
in
non
le virtù
pari che
un
a
di
riformatore
audace
di
neppur
sua
con
e
fu richiamata
rono
manca-
non
1' Alighieri
couvertir
Ma
miscredente.
que'che
in
uscissero
1' ortodossia
animosamente
,
opere sfolgoreggia
anche per que'medesimi
cattolicità,
cui riprende i vizi delle persone,
ogni parte delle
bella ed aperta la
liberi modi
di Dante
sicché
religione,
sua
propugnarne
da
mentre
cittadine
s' avvisassero
mancati
sono
":ampo
la
Religione.
sue
qualunque grado siano poste.Fulmina
recchi
pade' Pontefici,
indotto da errore, come
appresso
il Vjcario di
riconosce
riverente
diremo, ma
sempre
Cristo; il pensiero di Bonifacio Vili lo fa fremere,
nello stesso tempo grida contro il nuovo
ma
Pilato,
nel
come
egli chiama Filippoil Bello, che rinnova
Pontefice la cattura
di Cristo,e tiene in servaggio
in
la Chiesa:
biasima
il monachismo
dalla prima purezza,
di s. Pier Damiano
Domenico
(I) Amor
gli ispirai
Patrio
di
versi
Dante,
decaduto
la memoria
ma
di
,
più
P. I.
s.
a
di
Francesco
soavi
:
non
suo
dere
cres.
nedetto,
Bedi
,
s.
rispetta
CAPO
de'
la fronte
potentiviziosi
r autorità, che
improntato
ha
da
viene
il
143
III.
il
In tutto
Dio.
dogma
il
onora
ma
,
non
il Paradiso
Poema
suo
che
meno
potere e
morale
la
in modo
è
particolare
di fede: le
una
vera, chiara ed eleganteprofessione
finizioni
dottrine ivi espresse in si larga copia,le molte dei precettie le regoledi morale
rispondono
dalla vera
esattezza
a quelleinsegnate
Chiesa;
con
non
indegnamente dopo sua morte,
per la qual cosa
fu presa a legcome
dicemmo, la divina Commedia
gere
ne' sacri templi.Sicché bene starebbe
e cementare
rivolgerecontro i calunniatori della religione
do
scrivenquel grido che egli metteva
dell'Alighieri
che a guisa
(l): 0 stoltissime e vilissime bestiole,
del Cristianesimo:
«
di uomini
fede
vi pascete che presumete centra
nostra
maledetti siate voi, e la vostra
parlare...
sunzione,
pre,
e
per
lo
più
segreto ed
chi vi crede
coloro
I nemici
".
fanno
che
precursore
Ghibellino conducesse
un
della Fede
di Dante
sono
settario
un
della riforma. Che
lo
rito
spi-
passo passo la Germania
allo spiritodella riforma,dice Balbo essere
opinione
di
parecchistorici
desiderasse
0
promovesse,
testi di lui
quel che
la riforma
di
vero
e
anche
od
,
Dante
senza
ciò vedesse
predesiderio il
può comprovare
per falso coglistessi
più contrari a' Papi : i qualiintesi per
suonano
venerata
che
si
e
sono,
desiderano
bensì
una
di Cristo
altro strazio della sposa
o
da Dante
cantata
le declamazioni
mosse
da
più che
o
da
nessuno.
E
da
grato
esa-
falso
o
sime
mede-
zelo,le novelle,i racconti,le calunnie
proveranno
in alcuni
del clero:
staurazione
re-
in parte allora corrotta,
disciplina
della
non
tedeschi. Ma
talora che
vi furono
vizi
e
lezze
debo-
pastoridella Chiesa, o in una parte
altre volte la malignità
proveranno
li)
mag-
Conv, Tratt. IV,
e.
3.
144
PARTE
gìore 0
minore
1.
degliscrittori: ma
non
bastano
strare
mo-
a
nemici del Cristianesimo;e molto
questi come
conoscono
ciò dimostrano, quando essi in altri luoghiridi coloro,
carattere
la dignitàe il sacro
meno
di cui biasimano
la condotta:
conchiuderò
Onde
con
(1):« Non ho mai capitoin qual modo
Dante, perchè eglifra i magnanimi suoi versi ne ha
alcuni iratissimi di vari
generi,sia potuto sembrare
a* nemici della Chiesa Cattolica un loro corifeo,cioè
il quale o non
credesse nulla o
rabbioso filosofo,
un
professasseun Cristianesimo diverso dal Romano»
Tutto il suo
Poema, a chi di buona fede lo leggae
un
non
pensatore
per impegno di sistema, attesta
sì, ma
sdegnosodi scismi e d' eresie,e consonissimo
tutte le cattoliche dottrine. Giovani, che giustaa
mente
studiatelo col vostro
ammirate
quel sommo,
volle mai
nativo
servi
escandore, e scorgerete che non
bensì di
di furori e d' incredulità,
maestro
ma
virtù religiose
E sappiano pure i giovani,
e civili ».
che quel gravissimo controversista
mino
il Card. Bellaril quale sapeva
di Cattolicismo
assai meglio
Silvio Pellico
,
che
cotesti maledici
scrittorelli
essendo
venuto
a
,
luce a' suoi
a
libricciattolo anonimo
giorni un
Dante
che
di cotali sensi eterodossi,
non
tribuiva
at-
isde-
ed in cinque
con
gnò rispondergli
appositoopuscoletto:
di Dante
capitoliesaminò i luoghi del Poema
recati dall'anonimo, e in un
altro piìilungo glioppose
molti altri passi dello stesso Poema
favorevoli
air autorità
altre dottrine cattoliche
e ad
pontificia
contrastate
da* protestanti(2).
(1) Poesie ined.^V. II.
(2) È difeso egregiamente
nell' opera
nella
allo
citata,da
Balbo
l'Alighieria' di nostri
Vita del medesimo,
di
spiritoreligioso
Vita
nella
Dante.
e
da
del
poeta, da
Zinelli
da
Ozanam
Missirini
tresì
al-
nell'operaIntorno
146
PARTE
professòla
Oltre
aveva
sua
di che
per
fede per riceverne
si vuole
non
una
medesimo
un
ed il Pastore
di tutta
ed il Pastor
testamento
della
che
di Roma
1' Alig-hieri
la Ghisa
e
riputavail Pastore
quanta la Chiesa. Indi
intuonava, che avendo
altamente
1' approvazione(1).
omettere,
la Chiesa
stessa
universale, siccome
Romano
1.
il vecchio
Chiesa
che
il nuovo
e
ci
guida,
(2).Or
bastanza per salvarci
a
pensassimo di avere
la reverenè questo il linguaggiodeglieretici verso
da
Secondariamente
maestà
del trono pontificale?
non
si rimase
di parole,ma
alle semplici significazioni
d' ossequioal capo
volle eziandio vendicato il mancar
della Chiesa; e però condanna
al fuoco deglieresiai;
li e il Cardinale Ubaldini,i qualisr^dichi Federico
finisce (Jipremostrarono
a quelloirriverenti. E non
dicare,
che la cortesia ed il valore si fuggidpjlé
terre
di Romagna, allorché quell'
tato
Imperatore ebbg suscimani
briga colla Chiesa e col Pontefice,aljj^jai
ella è affidata. Per questo ancora
valide
tenne^Serr
le scommuniche
dal Papa: on(^fe^^
che
fulminate
Manfredi, il quale mori in contumacia
Chiesa,
di^sapta
ancorché
poscia pentitoin sull' estremo -della vita,
si aggirasse fuori del Purgatorio trenta,volte tanto
quel tempo che era stato nella sua presunzione;ed
tal peaa di ristorare tempo con
a
tempo sono
per
lui condannati
di simil colpa
quanti si macchiarono
sima
(3).In terzo é da porre attenzione, che l'amplisil cielo è da lui
e disserrare
potestà di serrare
Facendo
riconosciuta in tutta l'estensione possibile.
rubica
egli lodare a s. Bonaventura
quellosplendoredi cheluce che fu s. Domenico, lo induce a dire che
-
(1) Inf. II,III,XIX, XXVII.
Parad.
XXIII; XXIV,
(2) Paracl.
13; Ini; X.
XXV.
Vili, XVI, XIX,
Monarch., L. IH.
-Purg.
-
De
V.
-
Purg. IlII,XV,
XXIV.
XXX.-
volendo
147
III.
CAPO
il mondo
contro
questimuovere
prese liconza dalla Sede
per la Fede: poi con
errante,
affine di
Apostolica
dottrina
e
con
tere
combat-
volere
sieme
in-
si mosse
la
cioè con
officio
apostolico
che secondo il testimonio
carica di legatopontificio,
Parimenti
fa
di provatiautori allora glifu largita.
dire a s. Tommaso,
come
quel novello sposo di povertà
coir
,
,
s.
si fece animo
Francesco
ad operare
col dere
prengione,
Relisua
a
primo sigillo
la qualefu posciadall' eterno spirito
per mezzo
solamente gliordini
di Onorio riconfermata. E non
ei dice non
T autorità
senza
religiosi
poter essere
da Innocenzo
l
del
III il
riconosce
Pastore, ma
sommo
vane
de' voti fatte ad arbitrio
,
ricorra -al potere delle
altresì le mutazion
perquando non si
chiavi
(1).
Le qualie simili dipendenze
si professerebbero
non
finalmente
da uomo
Ma
antipapale.
egli e' invita
tutti
a
militare
somme
il vessillo del Pontefice,non
sotto
Imperatore,che egliviene disegnando
nella sua
Monarchia: e questisecondo suo avviso
deve usare
alla Chiesa ed al Papa quellariverenza
alla madre, e dal primoche è dovuta dal figliuolo
genito
a suo
padre.Gli piacquepertantoraffigurare
il Pontefice nel sole,e nella luna l'Imperatore:
rocché
perispettoal regimespirituale
eglivolea questo
mente
pienamente soggettoal primo,affinchè più virtuosairradiasse il mondo.
che in coE quellecose
siffatto
escluso ristesso
libro dice poco favorevoli alla dominazione
temporalede' Papi si protestadi asserirle così: « ilia
reverentia
plusfiliusdebet patri,quara
pius filius matri
plus in Chrìstum, pius in EccleChristianam
siam, pius in Pastorem, pius in omnes
Religionem profìtentes,
prò salute veritatis in hoc
libro certamen
»
incipio
(2).
fretus,quam
,
rn Inf. XXVir.
-
Paracl.
(2)De Monarch., L.
V, XI,
I. III.
MI.
148
PARTE
12.
Papi
^
I.
lui condannati.
da
questa riverenza coU'acerbità
dell'ira onde condanna
parecchide' Pontefici? Come
ferno
la grave colpa di aver
non
posto in Inimputargli
di si eccellente santità qual fu Papa
uomo
un
Celestino (1)? In primo è da por mente, che Celestino
fu dichiarato Santo dalla Chiesa,se non dopo che
non
egliscrisse quelleparole;e però si vuole prescindere
alla santità. L' averglipoi rinfacciata
dall' onta recata
Ma
si accorda
come
la viltà del gran
rifiuto fu soverchia
e
tuosa
presun-
arditezza, né si può sgravamelo: nondimeno
un
chi miri bene addentro, ciò suppone
grandissimo
concetto
Celestino
che il
era
un
di quel sommo
"Pastore.
poeta aveva
di Dante, poPapa secondo il cuore
speranze e soddisfare il
desiderio,
suo
potea ricondurre la pace nella Chiesa
al suo
raddrizzando
pio
eseme conformando
apostolico
tea bene
assicurare
le
sue
rinunciando
ma
glialtri pastori;
chiavi, fallirono per Dante
al
potere delle
tutti i conforti
a
sperare
sicuro. Per
quelloche egliimmaginava omai certo e
l'animo di sdegno,
il che fortemente
glisi commosse
né potè contenersi che noi biasimasse di pusillanimità,
credere fu la sola cagioneche
la quale a suo
presa.
lo distolse dal compiere quellatanto desiderata imad un
di
Ed avvegnaché la riverenza
uomo
tanta virtù dovesse impedireal poeta l'usare quelle
si dovrà convenire che eglinon
riprova
graviparole,
atto da lui stimato indegno
la dignitàpapale,
ma
un
di chi
Ma
che
a
tanto
sublime
perchèdannare
tale
non
(1)Inf. III.
(2)Inf. XI.
fu? A
ufficio era
come
eretico
stato
un
eletto.
Anastasio
II
(2)
questo pure fu già data buona
CAPO
che Dante ilcondannò
rispostada quantiosservarono,
come
e
149
111.
comune
eretico,conoscendolo tale nell'opinione
nelle scritture di alcuni autori comechè
Indi
aveva
appreso
che
tici.
poco crifosse caduto
Anastasio
rimesso nella sede di
perchè aveva
che come
favoreggiatore
quell'Acacie,
Costantinopoli
dell'eretico Eutichio n' era stato deposto;e perchè
tenuto praconsentendolo gli altri Vescovi avea
non
tiche
in eresia
con
,
tra
un
d* Acacio:
amico
vendetta
secondo
altre
tale di Tessalonica
e
per
nome
Potino
però Anastasio
miseramente
il Bellarmino
era
è favola
ragioniin contrario
dipercosso dalla vina
morto. Or tutto ciò
manifesta
si sa che Acacio
di vita molto innanzi che Anastasio
; che fra le
era
passato
salisse al Pontifi-
cato.Questoingannoè procedutodache attempidi papa
minato
Imperatoredenocadde
Anastasio;il qualeveramente
anch'egli
Acacio sentì il
nell'eresia di Eutichio,e favoreggiando
della divina giustizia.
Quello adunque che voflagello
leasi attribuire ad Anastasio imperatorefu per ignoranza
recato ad Anastasio papa. Dante prendedi bocca
ed ove secondo la comune
al popolole opinioni;
denza
crein grandipersone, su quetrova grandipeccati
ste
facendoci ammoscroscia i suoi flagelli,
niti
ancora
innanzi alla divina
che ninna colpa trova scampo
giustizia
per 1*altezza del grado in che uomo
trovar si possa. Né alcuna cosa
a
poteva muoverlo
fosse
dannare
Pontefice tra glieretici se non
un
si potesse
autorità non
stato il sospetto che tanta
trarre dietro seguaci;
i qualieglisi adopera di svolgere
dal tristo esempiocolla vista della gravosa pena.
E pone un avello per lui distinto con
una
grafe
epiavendo
a colui che
tre
menrispetto
particolare,
Vicario di Cristo avrebbe dovuto aver
come
più
fede che altri,avea
dato al mondo, giustaTopinione
di macchiarsi d'eresia.
corrente,lo strano spettacolo
Anastasio II incontrò che vivesse
un
,
150
PARTE
I.
Con
intemperanterigoreeziandio tratta Nicolò III,
Bonifacio Vili e Clemente
V, cacciando il primo nella
e
bolgiade' simoniaci
fingendoaspettatilaggiùgli
,
altri due. Parla
ma
delle
acerbamente
all'ombra
protesta d'esser
pure
chiavi
somme
a
non
dalla
tenuto
usare
di papa
colò;
Ni-
reverenza
parole ancor
più
gravi contro di lui,atteso un tale delitto in tal persona
(1).Si sfoga in più luoghi contro Clemente; ma
confessa che egli era
Prefetto del foro divino, e di
lui parla onorevolmente
nella lettera scritta a'prinsi mostrò
cipie signorid' Italia,allorché Clemente
favorevole ad Arrigo VII. Bonifacio, da lui riguardato
è queglicontro
esilio,
per prima cagione del suo
cui più arruota
il dente « ob malos eius mores,
vel ob contrariam
Questi
nello
è detto
stesso
factionem
da lui
luogo
»,
scrive
principedei
viene
il Bellarmino.
nuovi
riconosciuto
Farisei;ma
avente
come
ufficio ed ordini sacri. Allora
poi che da'partiil vecchio
giani di Francia indegnamente oltraggiasi
Pontefice, si sdegna il poeta Ghibellino non altrimenti
che se fosse tuttora
Guelfo
ardentissimo
giudica
questa la maggiore tra le colpe de' discendenti di
rio
Ugo Capeto, vede Cristo imprigionatonel suo Vicafieramente
e
impreca la vendetta di Dio sulla
crudeltà non
sazia del nuovo
Pilato (2).
ancor
sommo
,
,
14.
Altri cercò
Indulgenze
ed
di trarre
espiazioni.
partitocontro il cattolicismo
di Dante
da quel passo (3) in cui sembra
dar come
nulle le indulgenzepontificie,
facendo
rimprovero
a' predicantidel suo
ritrarre le
e cercando
tempo
,
(1) Inf.
(2)Inf.
XIX.
XXXII.
(3) Farad.
XXIX.
~
Purg.
XX.
CAPO
geati a
fare
prestar fede
non
alle loro ciance. Chi
alle
diritta avvertenza
151
IH.
parolevedrà
sue
sicuro è 1' appoggio di cotesti critici,
e
mal
voglia
quanto
le
come
rivolgODOanzi contro di loro. Perocché quivi
intese di mettere
in derisione ed
r alto poeta non
in sospetto di falsità le indulgenze si veramente
armi
si
,
,
cjme
nota
il Landino
si dichiara
si avvisò
,
la
come
e
di
cosa
di per sé
muovere
desima
mea
guerra
da un vilissimo denaro predicavano
lusingati
false indulgenze e promettevano perdono senza
che queste loro
prova di alcun testimonio, cioè senza
denunzie fossero autenticate dall'impronta
delle sante
chiavi. I quali predicatori,
avverti il Bellarmino, si
qui jam sunt, ut impostoreset falsarios catholici omnes
reprehendunt ». Che poi di questi intendesse
ninno è che possa dubitare,tanto
parlar 1* Alighieri,
solo che ponderile parole pagando di moneta
senza
conio »: le qualivoglionodire,che in ricambio delle
offerte loro largite
rendevano
indulgenzenon segnate
coloro che
,
«
«
dal marchio
di colui, che
autorità: perocché false
e
dovea
nulle
validarle
stimiamo
della
sua
le monete
a cui
l'immaginedel Principe,
il diritto della moneta
si appartiene.
Adunque TAcol riputarefalse e bugiardele indulgenze
lighieri
che si promulgavano senza
1'autorità della Sede Apostolicasi dimostra pienamente ortodosso. E qui
cade in concio il rammentare,
il nostro poeta
come
senza
il conio
ammettesse
ovvero
che
il merito
delle opere
potesse valere per soddisfazione
ivi
sono
ad
a'
buone
de'vivi
gatorio;
penanti nel Purfé* dire, che
che non
solamente
a Manfredi
molto si guadagna per le preghieredi que' che
nel mondo, ma
il ripetein diverse parolequasi
al
ogni pie'sospinto(1).E quel che più monta
(1) Purg. Ili,e segg.
152
PARTE
*
intendimento,
nostro
avendo
Natale
al
cominciato
egli riguardo
del
dal
Vili
Bonifacio
I.
1300
quale
il
sotto
sino
all'
al
giubileo
pontificato
di
incontrarsi
con
,
Casella
mesi
tre
erano
del
all'ingresso
amico
suo
gli
fa
dire
che
,
r
ha
Angelo
in
scorsi
questo
tempo
,
nella
ricevuto
barchetta
sua
ha
chiunque
veruna
Purgatorio
voluto
ficoltà
dif-
senza
entrarvi
cioè
,
quelle
di
all'
passare
né
possiamo
di
tenuto
sarà
non
tutti
si
predicato
mutare
ir.
in
conto
da
chi
a'
vocaboli
i
di
noi
a
tenere
loro
vogliamo
scritture
disinganno
fattone.
cattolico,
la
delle
bastevole
saggio
vorrà
non
luoghi
credendo
desiderato
hanno
Ma
potrebbero
il
rimanente
Dio
con
(1).
vita
recar
sempre
(1) Purg.
altra
calunniatori,
del
pruova
pacificate
toccare
che
Dante
sciagurati
e
che
anime
e
il
come
Dante
tale
vero
degli
per
sarà
dovunque
per
significazione.
vero
154
PARTE
TAlighieriaver
in
(1)
per base, che se dicemmo
la nuova
letteratura italiana,
arringo mettiamo
condo
primo
creato
la divina
questa
II.
Commedia
più
monumento.
gran
scrisse Gioberti (2),
è quasila
e
lettere ed
è da
La
tenere
come
il
Commedia,
divina
genesi universale delle
pici
in quanto tutti i germi ticristiane,
arti
dell' estetica
moderna
racchiusi
vi si trovano
e
inizialmente
si debbono
Le sue
ricchezze
esplicati.
rapportare originalmente alla parola istraelitica e
tere
cristiana,nelle quali ogni seminale modello delle let-
dantesche
di Dante
moderne
e
si trova.
Il merito
no
sovra-
primo a coglierele
prontarla
potenzialibellezze della parola evangelica,e ad imin una
nuova
lingua; onde il suo Poema
è veramente
la Bibbia umana
del nuovo
incivilimento,
essendo per ragion di tempo e di pregio il primo riverbero
1' amdella divina. Da tal principionasce
piezza
del lavoro cosmopolitico,
ed eanzi immenso
terno
ai conlSni ; enciclopedicoe polistoriquanto
co
perchè abbraccia tutte le speciedi concetti, di
fatti,di fenomeni,di cognizioni
(3);universale nella
è di
stato
essere
il
,
ghieri.Onde
i
con
luoghi
assai
,
di
cotal debito
un
per
(2)Primato
in
mor.
(3) Similmenie
le
dei
terrori
e
la sublime
consultare
3.
e
civ., V.
Foscolo
il cuore,
(unzione
II.
osserva,
delle speranze
passioni,toccalo
do
notan-
verremo
quella degna operetta si possono
vantaggio.
che
(1) P. I, cap. Ili,n.
e
di riconoscen/a
di
che
per
della medesima
spaventato le
punitore e
della
Religione
ha mosso
l'Alighieri
tato
immaginazioni, esercimezzo
butore
di rimuneratore, di distri-
di
diti
ricompense e di pene. Indi aprendo agli sguardi stordei suoi contemporanei un'immensa
vi ha
e triplice
scena,
sparsa 1' intera storia dei suoi tempi; letteratura,scienza, costumi,
teologia,astronomia; personaggi ben noti, delinquentied eroi,
uomini
celebri
somma
per le loro virtù o le loro colpe, tutto quello in-
che
delle
umane
eccitava
il timore, l'odio,o
l'interesse,
passioni è
da
lui dimenticata:
tutte
le
l'amore.
Niuna
tutte
religioni,
CAPO
155
I.
e nelle gentili
arti,come
quella
poesia,nell'eloquenza
che acchiude germinalmente le varie sorte de" parti
comprende i modelli ideali e individuali
immaginativi,
in cui s' incarnano
di
maniere
verso
Commedia
tali lavori
,
ha
e
le altre
verso
poesiae di facondia 1' attinenza del genere
della divina.
le specie.L' universalità
si conserta
con
altra
un'
dote
,
cioè col
sovrannaturale, che è diffuso per tutto il gran
Poema,
tessi^
quelloche abbraccia nella sua triplice
del
tura
gli ordini sovrasensibili e oltramondani
Cristianesimo. Non è quindimeraviglia,se in virtù
di tale ampiezza esso
contenga ogni concetto degli
estetici componimenti,e sia la sorgente onde le let^
cristiano discesero. E poi
tere e le arti del mondo
la
secondo che fa notare lo stesso scrittore,
agevole,
noi voi germi delle arti moderne:
gliamo
scoT'gere in esso
toccar solo della poesia,in cui per l'uso del
come
sublime
,
dell' oltranaturale
del
e
-che
misterioso
,
della bellezza,
compiono le impressioni
il nostro
poeta pareggiae spesso supera i migliori
dell' antichità. Fu già da molti avvertito, che le varie
specie de' componimenti poeticisi trovano in erba
nelle tre cane quasi abbozzate, e talvolta miniate
tiche
il
la commedia, l'ode,
(1):siccome la tragedia,
omerica. Ma
la storia sbocciarono dall'epopea
dialogo,
il poeta italiano è assai più ampio e profondo;perchè
discorre magistralmente
maginazione
per tutte le foggied'imavvalorano
e
,
e
di stile,alternando
la festività comica
col
tragico terrore, e passando dalla satira archilochia ed acerba
in cui si sfoga la rabbia de' reprobi,
alla pietosae devota elegiade'penanti,
e da que,
le
età,lutti
Dante
e
il
i
sessi,tutti
suo
i
popoli sono
gli attori del
suo
dramma;
secolo.
(1) V. Ranalli,Ammaestramenti
divina Commedia,
3.
n.
di
Letteratura,Esame
della
156
PARTE
all'inno ineffabile e
sta
li.
di Paradiso.
soave
libro sì vario
Può
parer
non
raoltiplice
confusione ; giacché 1' eccellenza
si trovi nessuna
del
squisita de' particolarivi pareggia l' armonia
tutto: ogni minima
cosa, ogni aggiunto,ogni accidente
mai
si
e la profondità,
non
spicca vivo dal fondo
nò la forza dalla gentilezza;
dall'evidenza,
scompagna
Tanto
che si può
colmo di estetica perfezione!
vero
dire dell'Alighieri
ciò che altri affermò della natura;
la quale è cosi mirabile nelle singole
nel
particome
loro complesso,e mette
tanto studio nella composizione
singolareche
in
un
e
,
d'
filo d* erba
un
d'
un
d'
insettuzzo
,
,
,
delle
come
sue
questa fosse V
se
E
opere.
nel
quando è sana
prevale alla materia,
natura
e
che
fantastica ; onde
dell* epica favola
r orecchio
dienti
dei lettori
e
la
grandezza
di Dante
che
musicale
e
l' essenza
nasce
sembra
postero, anziché
a
,
spiritualealla
V alta idealità
sata
sen-
e
ralità
mo-
del diletto
pregiudizio
e l' immaginazione degliumente
traggono. Si raccoglie finalsenza
del Poema
dall'aver saputo l'ingegno
infuturarsi col
talmente
egli precorse
,
ne
la suprema
in essa
come
o
poeta
formosa, il tipo intellettivo
magno
e
e
unica
rellino
fio-
un
suo
pensiero,
di tempo alle succedenti
zioni
generachi lo medita
un
profetaod un
un
narratore
coetaneo
o
un
nato:
ante-
quando più si studia e meglio s'intende,tanto
più vasto appariscel'orizzonte da lui dischiuso;onde
immortale,
come
della favola,da lui si
il Titone
questo che valica i secoli senza
invecchiando
ringiovanisce(1).
re,
incanuti-
in
e
(l)
«
La
commedia
di Dante
è immedesimata
nella
nelle passionie nell' indole
religione,nella fììosofia,
e
nel
passato
e
nel
presente
e
nell' avvenire
de'
taggia
van-
patria,nella
dell' autore,
tempi
visse,ed in questa civiltà dell' Europa che originava con
della poesia di Dante.
Foscolo,Del carattere
in
esso
che
».
CAPO
Il Poema,
secondo
che
157
I.
or
ora
dovremo
dire, non
divulgatodall'autore;ma trovatisi dopo alquanti
morte
mesi dalla sua
gliultimi canti,e quinditutto
intero diffuso e propagato per l'Italia,
circostanze
singolari
renderlo più mirabile. Ingea
concorsero
gni
di tempra fortissima lo tolgonoa dichiarare spe^
culando sopra ogni sillaba: il numero
de'comentatori
diviene una
falangecomposta di grammatici,retori,
versene
d'ache in vece
e teologi:
se
non
filosofi,
giurisperiti
maggior luce, lo interpretazioni
spesso ne
risultano varie ed opposte,e fino le allusioni storiche
fu
contemporanee s'intenebrano,non
ostante
che
migliari
fossero i figli,
tali altri i faque*chiosatori
è somma
intimi del poeta : mentre
la sua
ninno osa imitarlo, e tutti lo studiano :
popolarità,
del poeta il gocinquantadueanni dopo la morte
verno
di Firenze decretava, che quel libro fosse letto
in chiesa: fu preso anche a leggereper
e dichiarato
divozione ne'giorni
tolo
santi;e finalmente il semplicetidi Commedia
ricevè l'aggiunto
di divina, non
tanto in grazia della divinità della poesia, quanto
pel divino soggetto,e pei santi veri di che ne ammaestra,
e per lo scopo moralissimo
a che conduce
(1),
taluni di
2.
Tempo
in
che fu scrìtto
e
pubblicato.
Un
altro passo ancora
nelle ricerche
prima di entrare
più vitali del Poema, ed è il vedere in qual
Di che non
v'ha certa notìzia;
tempo fu pubblicato.
il fissarne
è senza
un'epoca più probabilenon
vantaggio per intendere i disegnidello autore. Nelle
misteriose parole,con
che dicemmo
(2)chiudersi la
ma
(1)Intorno alla celebrità della divina Commedia
op. cit.,P II, e. XXX.
(2)P. I, e. Ili,n. 4.
V.
Missirini,
158
PARTE
11.
la divina
annunziata
veggono
vorrebbero
Commedia
argomentare elio
; ed alcuni
altri si
fin d'allora la cominciasse, laddove
Daute
Vita
molti
nuova,
di
contentano
opinare
che
il concotto,
creasse
ne
e
marlo
e svolgendoper inforquindi l'andasse mutando
in quel vasto disegnoa cui lo ridusse dappoi.
Nelle parole ricordate a noi sembra di ravvisare solamente
che
r affetto
della
pago
prima
d'
desiderio
accenna
dall'immensità
d'innalzarle
indistinta
in
pe'mezzi,ovvero
parole generali.Ma se
il
poeta
canti
della
affermare
dalla
fu il primo
otto
corsero
e
si
Vita
dirci che
a
può questo
Ad
medesimo
ogni
modo
fino ali* epoca
nuova
di esperienza
anni
al tutto
esilio composti alcuni
suo
convinzione.
pubblicazionedella
dell' esilio
non
non
assoluta
con
della
capo
dell'affetto un immenso
sul
significata
promessa
si può assolutamente
una
del
prima
Commedia,
avesse
non
piiidegno monumento,
Boccaccio, che
al
contradire
,
distinta per lo scopo,
volontà
una
che,
amatore
intrecciata
corona
donna, traendo
sua
fervido
un
di lunghissimi
,
studi, di prove, di pentimenti,d'incertezze,
di Dante
di tentativi,che sviluppandonella mente
l'innata
certamente
sentire
ritenuto
il
e
trarvi
nel
corso
più vasto,
più
forza
staordinaria
verisimile
che
di creazione,
gli fecero
po
bisogno di spaziarein un camAbbiamo
l'arte a ingigantirsi.
della vita dell'Alighieri
come
l'Inferno
fosse da
lui
scritto
in
de*Malaspina,il Purgatorio presso Uguccione a
tre
Pisa, il Paradiso nelle dimore di Verona e delle alfinché giunse all'estrem
toccare
città che gli convenne
glia
(1).Sia però qual si voriposodi Ravenna
l'ora, in cui Dante concepisse
l'anno, il mese,
il disegnoo cominciasse
vuol
a scrivere le Commedia,
casa
(I) Più
dei
minuti
Ghibellini.
ragguagli
troverai
presso
il Yeltro
allegorico
CAPO
159
I.
che eglivi andasse
quasiiadubitabile,
della sua vita;perlavorando fino aìTultimo periodo
severando
ed aggiungere
condo
sein rimutare, togliere
o
che le circostanze de'tempiglisuggerivano;
sol
attendendo il momento
opportuno a pubblicarla
quando avesse certezza di produrreuà movimento
che l'autore
intellettuale,
giustaquelfine arcano
mo
neiridearla e nello scriverla si era proposto.Diciaadunque,che non divulgòla divina Commedia
tenersi
come
interezza;che non dubitiamo noi pure di
al un tale o ad un tal
convenire, che privatamente
nella
sua
altro
ne
comunicasse
sembra
che
alcuni canti. Senza
ne
uscirebbero
tale supposizione
degliintoppi
inesplicabili:
perocchéil Poema è impressodi tal
vivendo ancora
1'autore
carattere, che pubblicato
gli sarebbe forse costato la vita. E qualeangolo
vare
della terra,qualenascondiglio
lo avrebbe potutosalche vedalla vendetta di tanti uomini grandi,
devano
in queltremendo libro rivelate le proprie
udivano la loro
e
colpe0 quelledeloro congiunti,
infamia annunziata con
tal tuono imponente e con
tanto
sentimento
dei
un
di rettitudine da
forzare
avvenire? Chi
e degli
presenti
uomo,
ardimento
che fattosi nunzio
la
denza
cre-
lerato
avrebbe tol-
dell'ira di Dio
e trionincognita
meritare
fatrice urta e conquidela pubblica
opinionecol ri0
puniretaluni individui? Ovvero in qual
modo si spiegherebbero
menti
le allusioni a certi avveniche precedettero
di poco tempo la morte del
con
inaudito
poeta,e che altrimenti
e con
non
arte
avrebbero
potuto
aver
luogonel suo Poema? In conseguenza di siffattecose
ritengasi
blicato
per quasicerto, che questo venisse pubal
dopo la morte di Dante; e in riguardo
tempo ed al luogo in che eglil'ideasse e si desse
a
scriverlo,qual ci pervenne, dobbiamo disperare
à
160
PARTE
d' un' assoluta
II.
di ammettere
contentadoci
certezza
,
diversi ina
tervalli
più probabile,che ciò avvenisse
in cui balestrato
compresi tra quel giro di anni
dalla sventura, più sperto nelle cose
del
tare,
mondo, più arricchito di scienza ebbe agio di medidi spaziareliberamente
coli'ingegno, e di abbracciar
come
,
in sé stesso
tutto
l'universo. Ed
è per altro
graziosoil riflettere col Tirabosci,che non
tendosi
posi fa
come
disputare della patria di Dante
molte città d'Italia contendono
d'Omero, in quellavece
certo
tra loro per la gloria d'aver dato in un
,
la nascita
modo
Firenze
alla divina
vuole
che
Commedia
da
già
avesse
lui
finiti i
setti canti, quando fu esiliato: il Maffei
dà
posta.
com-
primi
alla
sua
ghieri
principalmente V Alibio,
d'un tanto lavoro: que' di Gubsi occupasse
ove
egli abitò per qualchetempo presso il conte
se
Bosone, pretendono che nella loro patriane scrivesciò facesse nel
monastero
parte, o almeno
gran
vicino di s. Croce di Fonte
Avellana; altri danno
la città di Udine
e il castello
per patria al Poema
Verona
il vanto, che
di Tolmino
in
essa
nel Friuli: altri la
città di Ravenna:
tri
al-
la valle
Lagarina nel territorio di Trento; e tutti
zioni
tradiriportano autorità di gravi scrittori,
epigrafi,
dello stesso Alighieri.
sentenze
e
3. Titolo
Il Poema,
e
le cui tre
natura
del Poema,
parti sono
Inferno,Purgatorio
Paradiso, ha il titolo di Commedia
per le
ragioni
che l'autore medesimo
nella ^sjia^epi
stola
espresse
è qires-to:
Il titolo dell'opera
pit
Inciallo Scaligero.
«
è
Comoedia
Dantis
La Commedia
Allagherà....
una
spezie di narrazione
poetica differente da. tutte
differisce dalla Tragediaper
le altre: nella materia
e
162
PARTE
li.
ragione il Gozzi di conghietturareche avrebbtì potuto il nostro
si lasciava
poeta, se non
da timore, intitolare il suo
vincere
dal proprio nome
un' impresa di cui egli medesimo
porcilecantava
il soggetto e V esecutore; e in tal caso
vremmo
l'aera
ben
avea
,
forse chiamato
che
v' abbia
un
tal
la Danteide.
nome
Ma
pure senza
comechè
verrebbe,
glicon-
espresso,
il vero
se
titolo dell'Odissea
aggiungo, che
è ripostonelle fatiche e ne' pericoli
sostenuti e
superati da Ulisse per giungere ad Itaca, suo patrio
consiste che nelle
nido; se quello dell'Eneide non
avversità
per
nelle guerre
istabilirsi in Italia
e
a
incontrate
e
vinte
da Enea
fondarvi
un
nuovo
regno
lui promesso
del Poema
da' fati: il titolo verace
dantesco
è di fatto, che che
tolto da ciò che esso
a
,
essere
a
fine
le
capricciosefantasie di alcuni non
può
altro che il suo
malagevole,singolaree portentoso
viaggiopel triplice
regno dell' altro mondo
di condurre
sé tutti gliuolnini
sé stesso, e con
sognino
,
^lla suprema
felicità.
voglia il titolo,esso non glitórrà
mai r essere
di poema
e la natura
epico.L' Epopea
nel secolo di mezzo
poteva aver due forme, o quella
di sempliceNarrativa, o quelladi Visione: egliscelse
la seconda
remo.
per le ragioniche qui appresso alleghedalla forma,
Del resto, prescindendoper ora
Ma
sia
quale
si
scrittore di asserire in un
ragione un moderno
suo
opuscolo(1) che egli avrebbe creduto di perdere
di Dante
sia
che il Poema
il tempo a provare
veramente
un
epico;essendo un poema di una
poema
tela immensa, in cui
dire una
vasta
azione, e come
i grandi cale grandi immagini, le grandi passioni,
ratteri,
morale e politii grandi interessi dell'uomo
ci)
avea
,
Dante
L'autore
rivendicato, Lettera
iliessa, che
non
al
Signor
pubblicò il suo
Gav.
nome,
Vincenzo
fu Francesco
Monti.
Torti.
CAPO
co
si diversificano
si succedono, si affollano,
con
una
pennelloche
sbalordisce,
quando soprattuttopensiamo che questo
colo
poeticoè il prodottod* un segran monumento
forza di fantasia, e
ci
163
I.
di ferro, e
una
con
nato
di
verità
per così dire dalle ombre
ha rivocato in dubbio una
l'
del-
rità
veignoranza.Nessuno
ciate
lansi palpabile;
censure
e fra le più violente
contro
questo sublime lavoro del genio,ninna
di poema
il nome
ha osato di contrastargli
di esse
epico,che Aristotile ha definito il racconto d'una
d' un
illustre. Ora il racconto
azione
viaggio prodigioso
le,
ideanei tre regni della vita futura, comechè
il racconto
è sicuramente
non
d* un* azione volgare.
più,questo Poema, malgrado del bizzarro
titolo che esso
porta,non ò stato eglicaratterizzato
dal poeta medesimo
con
precisitermini per un poema
della più alta idea
che abbraccia
il cielo e la
la musa
dell' a^^i5terra? Non
invoca egliCalliope,
simo
canto, che suonò sulle labbra del grande Epico
della Grecia? Non
è Dante
ma
stesso, il quale afferdi
Ma
,
la
che
musa
sua
non
alza la
voce
se
non
al
no
suo-
della tromba
epica? Non è infine egli stesso, il
la guera sostener
quale è preparatofin dal principio
ra
sì del cammino,
e sì della pietade, vai quanto
dire la guerra de' grandie terribili oggetti,
cui egli
incontro nel suo
va
prodigiosoviaggio,e delle profonde
emozioni
,
Or
chi vorrà
chi
e
voleva
poema
nel
senso
dare
meglio
fare della
perchè un
eroico
da cui 1'animo
sua
una
suo
mentita
pito?
col-
a
Dante
desimo,
me-
sia
epico egliè necessario che sia
ba
volgarmenteaccettato;cioè che deb-
della guerra, del sangue
trattare soggettimarziali come
conquiste e
quellidell'Iliade,dell' Eneide
,
essere
di lui potrà sapere ciò che egli
opera quando la compose?Né
gli eroi
cantare
dev'
e
e
delle
sono
della Gerusalemme.
164
Per
PARTE
universale
consenso
r Odissea
eroici
Marte
con
e
il Paradiso
Klopstok
celebrare
il titolo di poema
ì Se voi ricusate
negare
l' Argonautica di
Bellona.
con
poemi
essere
ne'
,
gli eroi presi a
e
farsi
di
dì
cessano
di Camoens,
la Messiade
e
,
non
di Omero,
la Lusiade
Milton
II.
niente
Apollonio,
perduto di
quali i soggetti
hanno
Nulladimeno
chi
epicoa quellesublimi
,
diceva
che
Adisson
d'
,
osa
duzioni
pro-
dare
accor-
il titolo di poema
epico al poema di Milton, e
chiamatelo
un
potea dir anche a quello di Dante
,
divino,purché
poema
e
Di
seguita,in
divario che
Per
lo crediate
inferiore all'Iliade
air Odissea.
che
antichi
non
e
due
doversi
riguardare il
conosciuta
presso gli
cose
F epopea
la dantesca, nella forma
passa
la forma
tra
e
l' Alighieripensò di
nella materia.
preferirequella,
de' classici
congiungendo la sciolta narrazione
di drammatico
vivace ed animato
con
uno
spettacolo
insieme
tor
ate narrando
e facendosi
dialogismo,
lo stesso poeta,metdell' avvenimento
tesse
principale
di quelle Visioni che nel medio
in piedi una
si gradivano più d' ogni altro genere di poesia.
evo
Ed in quanto alla materia, contro le ciance de' pedanti,
intorno
che vi avrebbero
applicatoil modula
lo scrittore medesimo
de* lor meschini
avea
precetti,
renza
già notato in altro opuscolo(1),la principalediffeda tutti gli Epici antichi e
che separa Dante
andare a cercar
in questo,che senza
moderni
essere
chimerico
nella favola o nella storia qualche eroe
che
0
soltanto
per poco di bene
cantare le battaglie
e
famoso
operato, senza
ghierisi propose di narrarci
un
oggetto assai più utile
del
(I)Prosjpetto
Parnaso
la
e
sua
e
di male
molto
gliassedi,TAli-
fatale andata, con
più grandioso qual'è
Italiano.
,
dipingerei vìzi del suo
nagenerazione alla via
il
del
moralità
cui
la
servono
del
secolo per condurre
l'umad'esser felice.La profonda
fondato
Poema
suo
165
I.
CAPO
sull'idea
aspra e animata
tempo, le uscite vive e
censura
suo
religiosa,
della depravazione
contro
piccanti
gli abusi d* ogni speciedi autorità, le invettive
in una
dità
sulle discordie civili,
parolaTarpatriottiche
e felice idea di far servire la pitturadell'altro
rivelare la malvagità di questo per migliomondo
a
rarlo
della divina
individuale
il carattere
forma
,
Commedia.
E
del
non
queste riflessioni viene altresì data ragione
protagonista^ che alcuni critici di falso conio
decidere se v' abbia, e chi possa mai essere.
sanno
con
Il
attore
principale
siccome
e
della forma
sia ben
di
porta la
natura
di Visione
sostenuto
nel Poema
dell*azione
lui
da
questo carattere
modellarono
quelleregoleche
simo,
mede-
è Dante
prodigiosa
addottata.
,
anche
Quanto
a
1'Ulisse
e
fronte
V Enea
nel terzo esame
presso i Greci ed i Latini,lo vedremo
di si stupendo lavoro d'arte poetica.Ora
svolgiamo
tuttaquanta la
4. Sito
e
Bisogna fermare
a
centro
sua
tela.
forma dell*Inferno.
innanzi
a
dell' emisferio
tutto,come
nostro
Dante
ponga
sup-
Gerusalemme,
deir altro la
torio.
montagna dove è figuratoil PurgaOr l'Inferno è posto perpendicolarmente
sotto
Gerusalemme, volto al centro della terra, alla foggia
d'un cono
rovesciato,o d'un vasto pozzo avente
cerchi concentrici,che vanno
di mano
restringendosi
in mano
(1).Secondo i computi del Vellutello tanto
e
(l)Utilissitne sono
sito
la fif/ura,
tm^no
del Manetti
a
questo proposito le Lezioni del Galilei
e
loghi
grandezza dell'Inferno, come
pure i diadello Inferno^
al sito,forma e misura
circa
in-
IDD
PARTE
la sboccatura
quanto
braccia ;
di 3000
scompartimenti.
Il
que' che
senza
vissero
cominciano
la
i
li.
profonditàdel
e
primo
è
sono
una
infamia
cerchi
nove
dieci
e
bero
sareb-
pozzo
i suoi
generali
ove
sono
campagna,
lode. Quindi
senza
d'Inferno.
De'
qualii primi
cinque sono
tesimo,
bate contengono i morti
senza
semplici,
i carnali, i golosi,
gliavari una co' prodighi,
ultimo gli iracondi cogliaccidiosi. Entrasi
e da
scia
ponella città di Dite,che comprende glialtri quattro:
de' quali il primo è altresì semplice;il secondo
è diviso in tre gironi,in cui sono
diverse specie di
violenti ; il terzo, detto Malebolge,è scompartito in
dieci bolge o valli destinate a dieci diverse speciedi
frodolenti ; l'ultimo è un
pozzo distinto in quattro
sfere dette Caina, Antenora, Tolomea
e Giudecca
pei
traditori di varie
la
terra.
figura di
Seguiamo
1. Nella
smarrito
avviarsi
metà
in
una
maniere:
Lucifero
il
di
poeta
sua
selva
in
mezzo
al pozzo
piantato nel
per
ciascun
centro
al monte,
della
canto.
vita,a 35 anni, Dante
spaventosa, e
gia
torreg-
si trova
mentre
sta per
cagione di tutta gioia,
principioe
dare
l'anuna
lonza, un leone ed una lupa gl'impediscono
volta. In questo gli appariscel'ombra
per la sua
del Mantovano
Virgilio,il quale a sua salvezza
gli propone di visitar seco l'Inferno e il Purgatorio,
dietro la scorta d' un' anima
e poscia il Paradiso
di
sé più degna. 2. Dubita
in sulle prime il poeta; ma
il
conforta
stato mandato
Virgilionarrandogli di essere
da Beatrice
che V avea
pregato di soccorrere
l'amico smarrito. 3. Rimosso
ogni dubbio, i due viaggiatori
ove
sono
quasi in
già alla porta dell'Inferno,
sul primo limitare trovano
le anime
de' vissuti senza
infamia e senza
a girare per la camlode,condannate
,
che
sopra
furono
Dante.
teste
pubblicatiinsieme
con
molte
cose
del
Borghini
CAPO
167
I.
dietro una
corrente
insegna rifiutate dalla
pagna
di Dio e dall' Inferno. Giunti sulla rimisericordia
viera
,
me
d'Acheronte, per cui Caronte trasportale anide' dannati, il poeta sviene. 4. Riavutosi, eglisi
trova passato alla riva opposta.Qui si apre il primo
cerchio; ove innanzi tratto s'incontrano le anime dei
morti
battesimo.
senza
Non
guari dopo irradiati da
ti,
gliantichi Savi ed i Poe-
piccolaluco si veggono
da' quali è accolto con onore
entro il castello ove
dimorano.
la
conoscere
Questi usciti di vita senza
mente
eternavera
fede, ma sceveri di gravi colpe, sono
privatidella vista di Dio, senza
però soffrire
una
la pena
del
5. Calati
senso.
nel secondo
da Minosse, giudicee
i due
il
battuti
castigode' lascivi,
furiosa tempesta; tra' qualiè
viaggiatori
veggono
e
Paolo
travolti da
con
Francesca
da
Rimini
che
,
storia dellamore
che li condusse
in sé dal
6. Tornato
meno.
una
cerchio sieduto
predistributore delle pene,
suo
a
narra
morte.
loro la
Dante
tramortimento
vien
vasi
ritro-
guardatoda Cerbero; dove una
i golosi,
fra cui riconosce
pioggia fredda e grave flagella
Ciacco, che gli prediceil fine delle discordie
della sua
patria e T esilio suo. 7. Pluto preposto al
quarto cerchio
acquetato dalle parole di Virgilio
lascia proseguireil viaggioa' due poeti,
che assistono
allo spettacolodegliavari e de' prodighi,
condannati
nel terzo cerchio
,
a
,
rotolare l'un contro
vicenda.
Una
l'altro de' sassi, insultandosi
sirail vista conduce
i
poeti a nare
ragiosulla Fortuna. Nelle acque fangosedella palude
trano
Stigeveggono gli iracondi e gliaccidiosi (1).8. Enci)
miquindi nella barchetta di Flegias.Dame
a
So
ma
se
che
non
tutti convengono
ben si riflettaalle
deU'lnf.
VII, si vedrà
siccome
nel riconoscervi
gli accidiosi:
poeta in questo luogo
paroleadoperatedal
che egli non
volle già lasciar costoro
li preterìnel Purg. XVIII.
non
in dimenticanz
168
PARTE
II.
guado da Filippo Argenti è difeso da
alle porte della città
dopo ciò pervengono
Virgilio:
di Dite, dove da' demoni
è lor vietato l'ingresso.
9.
nacciato
nel
altresì dalle Furie
Minacciato
Dante
campa
al pericolo
Virgilio: la città di Dite è loro
chio,
(1)che li introduce nel sesto cerove
sono
puniti gli eresiarchi e gli increduli
chiusi dentro sepolcriaccesi. 10. Quivi Dante
parla
che gli predice il bando
Farinata
dalla patria
con
Cavalcante
che gli chiede conto
di suo
e con
figlio
di
per opera
aperta da un tale
,
Guido.
11. Un
orribile fetore uscente
li arresta
ed
che
nel
una
de'
insieme
peccati che
ivi
sono
cerchio
primo girone del settimo
dì sangue
da' Centauri
le altrui
condo
puniti se-
dono
in malizia. 12. Dopo di che discen-
avanzano
riviera
e
chio
cer-
spiegala
poco: intanto Virgilio
delle loro suddivisioni,
da visitarsi,
alcun
de' tre cerchi
natura
dal settimo
persone,
come
,
ove
in
bollente
sono
tauro
guardata dal Minopuniti i violenti contro
tiranni
ed
assassini. Dante
passando a guado sulla groppa di Nesso riconosce
parecchidi essi. 13. Un bosco incolto ed aspro forma
il girone secondo, ove convertiti in alberi e cespugli
soffrono
la loro pena
i violenti contro
sé
tre
stessi;men-
de' propri beni corrono
disperditori
lungo la
selva inseguitida cagne
affamate. Quivi Pier delle
la dolente istoria della sua
morte. 14. 11
Vigne narra
nudo
sabbione
è un
terzo girone di questo cerchio
i viobattuto da una
che flagella
lenti
pioggia di fuoco
Dio. Dante vede quiviCapaneo, ed ascolta
contro
de* fiumi infernali.
da Virgilio1'originemisteriosa
i
,
dicato
questo tale non indall' Alighieri fosse un
alcun
con
Angelo :
proprio nome
secondo
nuova
una
esposizionedi Michelangelo Gaetani, duca
in dubbio, che piuttosto
mettere
Sermoneta, non si dovrebbe
(1) Finora
si
era
creduto
comunemente,
che
,
ma
di
ei fosse
Enea.
170
PARTE
patria.25. Dopo
punizione Dante
tra
dolenti,e
ultime
Montefeltro
manifesta
di scismi
è de' seminatori
divisi dalla
Mosca,
e
27.
avventure.
Guido
spada
del
ivi
demonio:
del Bornio.
Beltramo
bolgia,
scandali, squarciati
di
e
da
anche
la cagione dell' esser
punito.28. Si apre la nona
eglisiffattamente
e
melle
fiam-
dentro
frobolgiai consiglieri
Diomede, il primo dei
e
questiUlisse
sue
sua
mazione
la trasfor-
e
26. Ravvolti
nell'ottava
le
ladrone
la
e
,
ombre.
qualinarra
che
Caco
vede
di alcune
trovansi
del Pucci
orribile atto
un
,
II.
è
metto,
Mao-
29. Nella
cima
de-
tormentati
i falsari alchimisti,
veggono
da infinite malattie. 30. E quivipure i falsatori
bolgiasi
delle persone
e
parole,tra' quali è
avvicinano
al
d'
pozzo
un
prende
tra
greco. 31. I due poetisi
ed estremo cerchio chiuso a foggia
Simone
nono
le braccia
e
li cala in
32. I diversi traditori
tormentati
na
a
in vario
i traditori do'
mezzo
de' Pazzi.
la persona
dai
custodito
e
co' falsi nelle
insieme
delle monete,
modo.
li
Giganti.Anteo
ciato.
quelfondo agghiac-
sono
Innanzi
a
tutti nella Cai-
propri parenti stanno
:
tra
Neil' Antenora
questi è
sfere
diverse
in
nel
Alberto
ghiaccio
Camicion
destinata a* traditori della
patriaDante s'avviene in Bocca degliAbati e nel
Conte Ugolino.33. Da quest'
ultimo si ode il mararacconto
della sua morte. Nella Tolomea, ove
viglioso
sono
punitii traditori di chi si fidò in loro trova
Frate Alberico e Branca
Boria lanciati vivi in quel
il loro corpo è in terra governato da
fondo, mentre
demonio. 34. La Giudecca, ultima delle sfere,è
un
per que' che tradirono i loro benefattori: vi si vede
la gigantescafiguradi Lucifero, piantato in mezzo
all'eterno ghiaccio: nelle sue
tre
tre bocche
sono
peccatori.Giuda, Bruto e Cassio. I due poetiappigliandosi
a' suoi velli,
il centro
e passando per mezzo
,
della terra, riescono all'altro
emisfero.
CAPO
5. Sito
del Purgatorio.
forma
e
171
I.
E
è
quivi,cioè a diro come
antipodedel
situata Gerusalemme, fingeil poeta il
consistente
monte
ove
torio,
Purga-
suo
montagna rotonda, che
in un'alta
sorge da un' isoletta battuta dai flutti dell'Oceano.
Ascendendo
a
foggiadi piramide all'altezza di 140
miglia,secondo
avrebbe
l'opinionedel
circonferenza
citato
della base
cementatore,
990
miglia e
nella quale è immaginato il
per quelladella cima
visa
Paradiso
terrestre, presso ad 11. La montagna è diin undici balzi o cornici; i quattro primi for^
i rimanenti
il Purgatoriopro^
mano
l'Antipurgatorio,
gligenti
priamente detto. Ne' balzi anteriori si trovano i neper
,
,
a
convertirsi
Dio
a
condannati
,
ad
errare
fuori del
tempo determinato
coPurgatorio:
dalla s. Chiesa, que'che
sono
gliscommunicati
nello stremo
indugiaronoa pentirsi
per noncuranza
della vita, que*che si convertirono
nell' esser
colti
da morte
violenta,e tinalmente i negligenti
verchie
per sooccupazioniterrene. Nelle sette cornici del
Purgatoriohanno luogo per espiarsi
gradatamente
i superbi,
gl'invidiosi,
gl'iracondi,
gliaccidiosi,gli
avari, i golosi,e finalmente i lussuriosi,dopo i quali
per
tali
un
si ascende
al Paradiso
1. Usciti dal buio
infernale
la luce alle falde della
del
Purgatoriosi
il modo,
Vediamone
terrestre.
i duo
poetiriveggono
moatagna. Catone
sacra
fa loro incontro
stode
cu-
chiedendo
alla risposta
ragione della lor venuta ; ed accomodatosi
di Virgilioinsegna loro il modo
certo di proseguire
il cammino.
dell' Angelo che
le
quali Dante
egregioed amico
2. Intanto
conduce
mare
la barchetta
altre anime, fra
quelladi Casella
udire le
pronto a fargli
riconosce
suo,
dal
arriva
,
musico
antiche
172
PARTE
li.
rimproveratida Catone di spendere
in viaggio.3. Spaindarno
il tempo si pongono
ventati
dalla difficoltà del salire chieggono della via
morti nella scomen
munica
de'negligenti
grave alle anime
dandosi
di Manfredi
di s. Chiesa; e l'ombra
la sua pietosaistoria risponde
a
conoscere
e narrando
se
hielodie;
che
non
loro cortesemente.
4. Tuttavia
costretti ad arrestarsi
gilio
malagevolezza dopo alquante parole di Virche spiega la diversità dei movimenti
solari,
per la
,
difierirono la lor pen itenza
contralo
ragionano con Belacqua. 5. Quindi in-
in que' che
s* avvengono
alla morte,
e
molte
negligenticolti
racconto
il maraviglioso
violenta,e ascoltano
conte
da Maria.
salvato
in in Sordello
incontro
con
di
ombre
Mantovano,
di
Virgilio;
Dio
fino all'estremo
i
re
poeta prende
sione
occa-
per
non
si vada
zioni.
fasu
poetiad una valletta,
troppi negozidimenticatisi di
di notte Sordello conduce
dimorano
il
di Buon-
tono
appresso si abbatil suo
che festeggia
divieto che
fermo
ove
che
morte
l'Italia divisa in nemiche
d'inveire contro
7. Essendo
6. Poco
da
i due
punto di vita, e
loro
ne
addita
me
sopraggiungere della sera le anifendono
si levano a pregare, e due Angeli tutelari le digionare
dalle insidie del nemico
serpente.Tra il rale lodi de' Malaspina. 9. Allo
s' introducono
spuntare dell' alba, mentre
sogna il poeta di essere
da un'aquila
rapito in alto fine alla sfera del fuoco,
è trasportato fra le braccia di Lucia alla porta del
Purgatorio.Ivi confessatosi a pie dell' Angelo che
sette P. sulla
ne
guarda l'entrata e che gliscolpisce
fronte, è introdotto,ed avvertito di non volgere mai
alla prima cornice
lo sguardo indietro. 10. Cosi montano
a
i superbi,condannati
portare sulle
ove
sono
al balzo si vegintorno
gono
spalleenormi pesi mentre
alcuni esempi di umiltà. 11. In mezzo
intagliati
i
8.
principali.
Al
,
CAPO
173
I.
poeta riconosce Oderisi,celebre minia-,
tore: e quigliviene il destro di parlaresentitamente
12. Vengono mo^
sulla vanità della gloriamondana.
di superbiaumiliata e punita:
strati alcuni esempi
dopo di che giuntialla scala per ascendere al secondo
balzo
un
Angelo col batter dell' ali cancella uno
sulla fronte;il che viene ripe-»
de' sette P scolpitigli
di ciascuna cornice. 13. In questa
tuto al terminarsi
si purga r invidia: i peccatoricogliocchi chiusi da
alla turba il
,
un
ilio di ferro
di continuo
sono
stimolati
da voci
esempi contrari a questa
passano rammentando
del
di Romagna, Guido
peccato.14. Con due spiriti
che
Duca
e
Ranieri
da
Calboli,ragiona de*vizt di alcuni
esempt d'in^
popoli d' Italia. Altre voci rammentano
alla
vidia punita.15. Il poeta avviatosi con
Virgilio
dedenso fumo, tormento
terza cornice entra in un
gl'iracondi;ed ivi glisono mostrati in visione esempt
in quel buio
16. Tra i camminanti
di mansuetudine.
flusso
da cui si parla dell' inragiona a Marco Lombardo
rali
e de*difetti modegliastri,del libero arbitrio,
cuni
di quo*tempi.17. In un'estasi vede ale politici
da un Angelo
esempi d'ira punita:posciaè menato
al quarto balzo,in cui si purga l'accidia. Quivi
bella teoria dell' amore
da Virgiliosi espone
una
in noi di ogni buona o cattiva opera-.
semente
come
zione. 18. Seguitandosi
tal sublime ragioun
ancora
namento
rere
gliaccidiosi condannati a corsopravvengono
intorno; de' qualialcuni dicono le lodi di gente
attiva, altri rammentano
19. Prima
di entrare
i tristi effettidell'accidia.
quinta cornice una visione
del poeta: di poi vede quei che
rischiara la mente
il peccato dell' avarizia,stando bocconi per
purgano
terra:
tra questitrova il Papa Adriano
V. 20. Se-,
guono
esempi
con
nella
di liberalità
e
d' avarizia: indi
Ugo Capete, che maledice
un
loquio
col-
alla tristezza
174
PARTE
della
stirpe.Ad
sua
del monte
tremuoto
un
intuonano
quelleanime
II.
tutte
21. Uno
spiritoavea
il tempo della espiazione,
ed era quellodi
terminato
Stazio poeta;il quale unitosi a Dante
ed a Virgilio
si
dà loro a conoscere.
di qual peccato
22. Questi narra
si macchiasse, e come
no.
Virgilioil facesse poeta e cristiaAvviandosi
E
balzo trovano
al sesto
frutta, ed odono
canto.
un
rammentarsi
questo porche nella
sesta
un
albero di belle
esempi di sobrietà. 23.
cornice sono
que'che peccarono
di
gola:quivi è Forese amico di Dante, con
cui ragiona della patria e della vanità
delle donne
fiorentine. 24. Da questo medesimo
strati
mogli vengono
altri spiriti,
di
e predetta la sciaguratamorte
Corso
alla vista
pianto
dopo
d'un
rammentano
anime
che
corpo
Cosi
morte.
le fiamme
tra
altro albero,ed alla rimemo-
un
effetti della
nuovo
è incitata al
anime
di
dubbi
dere
proce-
Dante,
dell'anima
che vestono
aereo
giungono
Nel
gola.25
generazione,dell'infusione
della
e
delUe
Stazio risolve alcuni
innanzi
parla
di
de' dannosi
razione
corpo,
indi la turba
Donati:
all' ultima
e
nel
glispiriti
cornice
,
ove
si purga il peccato della lussuria,e si
esempì di purità.26. Ivi s' incontrano
esempi
di lussuria
punita:tra
alcuni de' più celebri poeti e segnataqueste sono
mente
Guido
Guinicelli fiorentino,ed Arnaldo
niello
DaDante
provenzale.27. Il sole è in sul tramonto:
incorato dalle sue
di Beatrice
guide al nome
passa
tra le fiamme
riesce in sulla sera
alla parte ope
posta,
il
attendono
nuovo
ove
giorno.Lia e Rachele
accennano
,
,
in
una
stanco
misteriosa
il quale
pellegrino;
sale al Paradiso
bellezze scorge
gli spiegala
Lete
visione
terrestre.
una
natura
ed Eunoè.
donna
consolano
si desta
28. In
di
nome
il
col far
mezzo
del dì,
alle
e
nuove
Matelda, la quale
del luogo, e la virtù
29. Correndo
dello
sonno
mi
de'due fiu-
lungo l'acqua
die-
CAPO
ivo
i
passidi
lei vede
di simboli
cui
175
I.
venire
con
un
gnifico
corteggioma-
di persone il carro
pra
misterioso,soscendere
cata
Beatrice. 30. La quale invo-
devo
e
de* seniori cala dal cielo fra
gliapplausi
di tutta la celeste compagnia.Virgilioscomparisce
la quale rimprovera
al venire della donna
gloriosa,
alla
al poeta i suoi falli. 31. Confuso
severamente
verità di questirimproveriDante confessa i suoi trascorsi
nelle acque
è tuffato da Matelda
: dopo di che
il passatopossa vedere
di Lete, affinchè dimenticando
la
il poeta sbrama
la faccia di Beatrice. 32. Mentre
da
uno
nella
sete
sua
vista,nei movimenti
cara
del misterioso
di altri oggettiglivengono
per mezzo
antichi e nuovi di grande
figurati
degliavvenimenti
carro
e
zia
importanza riguardoalla Chiesa. 33. Beatrice annundi chi libererà e la Chiesa
la prossima venuta
l'Italia dalla tirannide perigliosa
de' vizi. Intanto
e
giungono air Eunoè, Dante e Stazio ne beono, e sono
rinnovellati e disposti
salire al cielo.
a
6. Sito
Il Paradiso
di Tolomeo
e
forma
del Paradiso.
dantesco è ordinato
allor tenuto
come
secondo
vero,
onde
il sistema
si pensava
che la terra fosse
condata
posta a centro delU' universo, e cirda' cieli e dagliastri rotanti intorno ad essa.
volle indicare nel cielo i diversi gradidi
L'Alighieri
tati
beatitudine,fingendoche i corpi celesti fossero abidalle anime
dei giusti,
secondo la diversa natura
delle loro virtù messe
in relazione cogl'
influssi che
ai pianetisi attribuivano. Non
è già
dagliastrologi
che Dante
prestasse fede a siffatta scienza,poichéla
combatte: ma
di tutte le opinioni
del tempo
egliusava
per
dar
lume
al
suo
il Firmamento
concetto.
o
I sette Pianeti
pertanto»
cielo delle stelle fisse e il
,
176
PARTE
primo Mobile furono
gradi e sopra tutti
da
lui convertiti
venne
,
II.
in altrettanti
posto 1' Empireo
; sicché
dieci
scompartimenti.Partendo dalla
nanzi
terra, dopo la cosi detta Sfera del fuoco, egliva incoir ordine seguente. Nella Luna, cui si attribuiva
influenza di castità,
le anime
lero
che si volsono
mantener
sero
caste par voto
ancorché
posciafosformassero
ne
se
,
costrette
al matrimonio.
In Mercurio
simbolo
di
allegranole anime di coloro che nella
lasciando nel mondo
vita attiva si segnalarono,
gran
fama
di sé. In Venere
lo bel pianeta che ad amar
conforta, godono quelleanime che seppero 1' amore
terreno
e sensuale
rivolgerealle cose del cielo. Nel
Sole
che colla sua
della
luce simboleggiail lume
vine.
scienza, pone i dottori più distinti nella lettere diIn Marte
loca
pianeta della gente di guerra, colle anime
di que' che pugnarono
la Fede.
per
Nel pianeta di Giove, cui era attribuita influenza di
de* buoni principied incorle anime
rotti
sono
giustizia,
In Saturno
le anime deglieminenti
nella
giudici.
i beati che cortegcontemplazione.Nel firmamento
giano
Cristo in trionfo. Nel primo Mobile i nove
Cori
ma
degliAngeli.Neil' Empireo finalmente figurain fordi candida rosa
quella beata milizia cui Gesù
sulle
Cristo disposònel suo sangue. Rimettiamoci
ora
attività
si
,
,
,
,
,
del poeta.
1. Per r alto volo
orme
a
Dante
è
guida Beatrice,
da
gli è subito resa ragione di alcuni dubbi intorno
alla rapiditàdel volo medesimo.
2. Giungono alla
cui
Luna,
ove
Dante
si ricrede
Luna
usata
tra
è sede
ruppero
queste il
Costanza.
alle
che
vergini
,
involontariamente
poeta
4. Le
una
alle macchie
opinione intorno
La
d'
incontra
ed
vecchia
in
essa
per
vedute. 3.
violenza
il voto
Piccarda
nea
erro-
e
loro
di castità ;
la
parole di quest'ultima
trice
imperarisve-
178
PARTE
dogliantichi.
stumi
16. E
II.
si
de'loro antenati, e de' moderni
vicende
di Firenze.
confermata
sostenerne
la
sua
continua
a
ragionare
e delle varie
disordini,
poeta è qui chiaramente
la predizionedell* esilio,
animo
e dato
a
i m-ali;insieme
vere
egli è confortato a scri17. Al
visione,ancorché
avesse
da
a
dispiacere
nata
destipochi. 18. Si passa alla stella di Giove
a' giustireggitoridi popoli ed ai fedeli amministratori
della giustizia
; i quali si presentano con
danze
canti
formando
e
prima alcune lettere del
terram
versetto: « Diligite
justitiam,
qui judicatis
»,
19. Questo augellosimbolo
e poscia la figuradi un'aquila.
in modo
canta
della giustinuovo
dell'Impero,
zia,
cerba
rispondealle richieste del poeta, e ferisce d'apunta i regnanti di quel secolo. 20. Vengono
lodati alcuni antichi re, e si dà ragione perchè tra
questi fossero ammessi alla gloriaeziandio de'pagani.
nella settima stella di Saturno, dove una
21. Entrano
scala ingemmata di lucenti faville scopre agliocchi
del poeta -la sede degliuomini
dati alla contemplazione.
S. Pier Damiano
vita
narra
parto della sua
biasimando
quella di alcuni prelatid'allora. 22. Altri
dà cons. Benedetto
tezza
spiritiscendono a farglicorona:
di sé, maledicendo
accostumi
poco lodevoli di
di quel tempo. Si ascende al segno
taluni monaci
de' Gemini, e si dà uno
sguardo alle sfere trascorse
al nostro globo.23. Nel Firmamento
viene rappree
sentato
al poeta il trionfo di Cristo corteggiatoda
derio
Maria, dagliAngeli e da' Santi. 24. Secondo il desidi Beatrice
l'Apostolos. Pietro esamina Dant3
sulla Fede. 25. Similmente
si trattiene il poeta a ragionare
sulla Speranza.
26.
coir Apostolo s. Giacomo
contrasi
E coir Apostolo s. Giovanni
sulla Carità. Quivi infelicità e di sua
che parla di sua
Adamo,
altresì del primo linguaggio
sventura, come
degliuonon
,
,
CAPO
179
I.
paroledel primo padre sono chiuse
universale a Dio: dopo di che succede
mini. 27. Le
un
canto
silenzio,e
fulmina
Pietro
s.
con
provviso
imribili
ter-
sentenze
gV indegni pastori.Si vola alla nona
prende
sfera,che è del primo Mobile : Beatrice intanto ristini.
dedel secolo,ed annunzia migliori
i costumi
28. Intorno ad un punto che raggiava lume il
cerchi di fuoco,che
nove
poeta vede aggirarsicome
i nove
cori degliAngeli sempre
moventisi
sono
pel
contro
forte ed intenso
di che
amore
animati. 29. Parla
sono
degliAngeli,facendo notare
dove
alcuni di essi per superbiasi ribellarono,ladcome
gli altri seppero riconoscere il propriobene da
Dio. Eloquentemente inveisce contro alcuni teologi,
pireo
i vani e cattivi predicatori.
30. Neil* Eme contro
del misterioso viaggio,
ultimo punto e meta
danze e nuovi trionfi si presentanoagliocchi
nuove
della creazione
Beatrice
,
dell'innamorato
Vede
cantore.
che
lume
gran
un
circolare. 31. Di questo è formata
si apre in forma
candida
in cui si mostra
la santa milizia
una
rosa,
che
Cristo
sposò nel suo
Angeli le si aggira
al
suo
di
s.
trono
gli
quelladesangue, mentre
d* intorno. Beatrice
ascende
commettendo
il
,
Bernardo, il qualeglifa vedere
Vergine. 32.
•anime
beate
Il santo
del vecchio
glichiarisce un dubbio
questivolge una
vecchio
del
e
intorno
a' bambini.
la
sua
mortale
la possa
simo
,
e
33. Finalmente
preghieraalla divina
graziaottenga al poeta
tenera
ella sorride
se
e
Dante
se
può
vista nell'abisso dell'eterna
non
basta
a
gua
luce, linriferire la visione,mancando
air alta fantasia.
Poema;
ria
Ma-
alcune
testamento
nuovo
cura
gloriadi
la
glimostra
Madre, affinchè per ultima
di poter fissare lo sguardo in Dio. Ma
alla preghieradel solitario divoto,
beare
alla
amante
suo
la cui
—
Così finisce il sublimis-
grandezza non
si
potrà certa-
180
PARTE
li.
nifestarne
gustarein questicenni,che sono diretti a mal'architettura e l'andamento,
nella lettura
ma
nello studio e nella contemplazione
dell*originale.
mente
,
7. Ricerca
del
suo
scopo.
secondo
investigare,
primo esame
propostoci,
il vero
a conseguirlo;
scopo del Poema, e i mezzi adoperati
riserbandoci di indagareposcia
seguitamente
di un'impronta
tutto ciò che contradistingue
l'opera
tra
da farla considerare come
il maggior monumento
i partidel genio italiano.E primieramentedovendo
Ciò premesso, facciamoci
che richiede la natura del
ad
ricerche intorno allo scopo o fine
della divina Commedia, vogliamochiarire e fermare
le nostre
muovere
solidamente
la natura
Non
inquisizione.
e
l'importanzad'una siffatta
v'ha dubbio che il fine di tutte le
arti del Bello sia il
mana
migliorarele condizioni dell'ula pubblica
in quanto
e quindi
felicità;
famiglia,
che il Bello ha
a
forza efficacissima non
gliaffanni della vita,ma
destando
grandi intraprese,
che rafforza ed avvalora
un
cotal
piacere
la efficaciadel Vero
e
del
cui sempre il Bello vuol essere
fondato;e
ciò diviene utilissimo per la felicità degliuomini,
Bene,
con
viarci
pure di alledi stimolarci ancora
su
che sta
si del Vero
ripostaneirasseguimento
del Bene (1).È parimenteindubitato che la
come
tra tutte le arti del Bello, ha
potentissima
poesia,
medesime
che per le ragioni
per fine proprioil diletto,
va
non
scompagnatodall'utile:onde fu sempre
il detto d'Orazio,
che tocca il segno quelpoeripetuto
ta
che sa congiungerel'utile col dilettevole. Ma
ci;
quando si discorre d'un lavoro o d'un poema parti-
V.
P.
Talia,Princ. di Estetica,
I.
181
I.
CAPO
dell'artista
l'intendimento
neiriliade
è lo scopo
lo scopo
il fine
dev'essere
ancora
colare, più particolare
o
del
poeta;come
d'Omero, che
dell'Eneide
medesimo
sta
giu-
speciale
è altrimenti
non
di
Virgilio.
te
Ogni scrittore,intraprendendoun'opera,segnatamensia di piccolamole, ne' suoi tempi, nella
se
non
mira
una
sua
patria,nelle sue circostanze prefiggesi
peculiarea cui dirigereil suo lavoro. Or questo si
Se non
nella divina Commedia
cerca
dell'Alighieri.
siffattoscopo non
che fosse piaciutoal cielo che un
da
oscurità
in tanta
di
la disavventura
incontrato
avesse
sembrare
sto
nasco-
essere
È
mistero!
un
venuto
av-
per la difficoltà di conoscerlo
affaticati scrittori senza
e la lor
numero;
pertanto,che
si
sono
moltitudine
ha
difficoltà per
cresciuto
colle svariate
mentre
appunto,
averne
opinioni
certezza, ha
lato
rive-
l'importanzadi cercarlo con più soda maturità.
è fondata
Oltre di che V importanza di conoscerlo
chiude,
su
stesso;il qualegrandi cose racquelladel Poema
che
secondo
ciascuno
a
che
ricerche
abbiamo
detto
innanzi, e
come
se
leggendo si persuade agevolmente. Or esSaranno
mirano? Non gioverà saperlo?
vano
intese ad inutile passatempo di rettorici apparati?
Che
la
se
nuova
critica,che
muove
la
con
fermi
principi!estetici,non ardisce dar
dalla conoscenza
del
prenda le mosse
passo, se non
fine d' un'opera per esaminarne
la qualità de'mezzi;
e se
derna
questo procedere è pure un progresso della moletteratura,che preferisceun tal metodo alle
viete ed inutili sofisticaggini
vrà
de'pedanti; ninno dodi
scorta
essere
così
ardimentoso, che
difficoltà,
0 noiato
dal molto
voglia stimare
proposito,
lo scopo
del Poema
che
o
atterrito
si è
detto
inutile divisamente
di Dante.
dalla
in
tal
il cercare
182
PARTE
8. Nozioni
li.
da premettere.
menza
per altro,che si può dare nella dedi battere l'aria senza
prò, e di allungarsi
in sottigliezze
ricercate a grande studio,che affaticando
Ben
sappiamo
l'animo
il fanno
deviare
al tutto,
o
scire
riu-
non
perfettamenteal proposito.Ma ciò addiviene
alcuni
ordinario,quando si voglionoprestabilire
per
sistemi arbitrari,coU'animo
da
ne
non
rimuoversi
essi, e col pretendere ostinatamente
servire
se
di
a
schiarimento
e
può dedurre, talora
mediocre
fermezza
to
pun-
di farli
spiegazionedi quelloche
con
isforzo,e talora
con
dubbio sulla
sempre col mettere
del fondamento
posto,e però col pericolo
logica,ma
di essersi lasciato il
dopo
vero
le
Or
spalle.
noi
gliamo
vo-
partireda alcuni dati certi, e tanto, che li
dalle paroledello
toglieremoil più che sarà possibile
E per vedere qualidebbano
stesso Alighieri.
essere»
si può egli mai conoscere
domandiamo:
lo scopo del
contezza
aver
senza
o soggetdell'argomento
to,
poema
e dell'idea precipua o concetto
desimo
generale del me? Certo
che no : fissiamoli adunque innanzi
ogni altra cosa. Se non che vuoisi avvertire, che in
sì 1'argomento che il concetto
questo singolarePoema
è doppio:e la ragione ci vien data dall'autore
de
medesimo, il quale nella sua lettera a Can Grandella Scala
cosi scrive:
di questa opera non
dirsi polisensa,vale a
«
È da
sapere,
che il senso
semplice,che anzi ella può
dir di più sensi : dappoiché
altro è il senso
che si ha per la lettera, altro è
quello che si ha dalle cose per la lettera significate.
Il primo si chiama
letterale,il secondo allegorico'».
Questa teoria sarà più lungamente esposta ed applicata
nel seguente capo: ma
ciò basta per ora, poiè
CAPO
183
I.
quindiprosegue Dante : « Adunque il soggetto
di tutta l'operasecondo la sola lettera considerata
è lo stato delle anime
cemente:
dopo la morte preso sempliperchè di esso e intorno ad esso il processo
si legge
di tutta l'operasi rivolge». Infatti non
altro nelle tre cantiche, se non
quellostato veduto
e descritto dal poeta nel suo
viaggio per llnferno,
pel Purgatorioe pel Paradiso. " Se poi considerisi
il soggetto è
l'operasecondo la sentenza allegorica,
che
in quanto che per la libertà dell' arbitrio
alla giustizia
meritando
del premio e
e demeritando
r uomo,
della pena è sottoposto». E di
da lui manifestata
possiamo
faremmo
questa sua
esser
ne
intenzio-
certi,
e
male
ragione,o richiamarla in dubbio.
Dal doppio argomento risulta un
doppio concetto :
de'qualiil primo letterale trovasi espressonella prodella divina Commedia,
siccome
incontra
posizioìie
ne
per ordinario in ogni altro poema; ed è la narraziodel viaggiofatto dall'Alighieri
in virtù del volere
di Beatrice, primieramente per llnferno, affinchè
udisse le disperate
strida e vedesse gli antichi
dolenti si che ciascuno gridala seconda morte;
spiriti
posciapel Purgatorio a fin di vedere qua'che
nel fuoco a purgarsi,onde
sono
di salire
sperano
al cielo;e da ultimo pel Paradiso, ove
sarebbe ammesso
vedere la gloriade'beati e di Dio : e tutto
a
questo affinchè riuscisse salvo dalla valle e dalla
avanti che 1' età sua
selva, in cui s'era smarrito
fosse piena,all'anno trentesimo
do,
quinto(1).Il seconche è il concetto
condo
rispondenteal seallegorico
di
soggetto,ci viene dichiarato dal figliuolo
Dante, il quale erede certamente
più che altri delle
cosi si esprime:« Io ne spieghepaterne tradizioni,
a
volerne
,
vD Ini'.1
e
XV.
184
PARTE
TI.
col dire
generale il carattere allegorico,
che il disegno principaledell'autore è di mostrare
le tre maniere
di essere
l'umana
delsotto colori figurativi
Nella prima parte prende a considerare
razza.
il vizio,che dice Inferno, per chiarire che il
rò
in modo
la virtù
vizio fa contro
di pena
luogo
che
siccome
prende quel
ad
contrario
nome
per la
sua
essa,
fondità
pro-
da
opposta all'altezza del cielo. La parte seconha per soggetto il passaggiodel vizio alla virtù,
che dice Purgatorio,per additare la trasmutazione
de'suoi falli nel tempo, perdell'anima che si purga
ciocché
il tempo è il mezzo
nel quale s'opera ogni
Neil' ultima
trasmutazione.
parte mira gli uomini
e la dice Paradiso, per
perfetti,
esprimere l'altezza
della loro virtù e la grandezza della loro felicità,
si sapreble qualinon
che sono
due condizioni senza
be
il supremo
riconoscere
bene. Cosi
V autore
cede
pro-
nelle tre
traverso
meta
pre
semparti del Poema, camminando
le figure,
di cui si circonda, verso
proposta
».
9. Fine
Le
la
del Poema,
primario
in sogni,in capricci
vanno
qui poste non
di fantasia,in sottigliezze
di metafisica,ma
astruse
Chi ben le mediti
sono
positivee reali in grado sommo.
cose
ne
laddove
ricaverà, ciò che
1' argomento
e
da
altri fu pur
l' idea
del Poema
notato, che
riguardato
particolarein Dante che passa per
l'Inferno,
pélPurgatorio e pel Paradiso,l'argomentoe
l'idea del Poema
de
riguardatoallegoricamentesi estenall'umana
con
più vasti limiti all'uomo in generale,
razza, all'umanità
tuttaquanta che passa dal vizio a
purgarsi dei falli sino che giunga al supremo bene.
Sarà dunque secondo ogni buona ragione,che si rico-
letteralmente
è
186
PARTE
considerato;e soggiunge essersi a lui
que' luoghi le anime più note per fama,
maturamente
in
mostrate
II.
di persone
più conosciute
abbiano maggior forza ed efficacia di persuadere.Il
nel
secondo fine più generico riguardante il Poema
senso
allegoricotrovasi espressamente nella citata
la verità del pri-"
lettera a Can Grande, e conferma
diso,
Il fine del tutto, e della parte (cioèdel Paramo:
«
di cui parla di propositoin queir epistola
) si
è di rimuovere
che in questa* vita vivono
coloro
appunto perchè gli esempì
,
,
dallo stato
di miseria, e
questo, che
è in
il secondo
r argomento
Dante
l'umanità
tutta
a
trovando
e
Se
nella
che
non
nel-
rinvenuta
che convengono
doli
ravvicinannell' essere
morale, può dirsi veracemente
Poema
contiene
d'ognitempo,
abbiamo
nel concetto.
del
generico si
un
primo
d' intenzione
lo scopo
che
mira
e
insieme,
che
il
proporzioneche
colla stessa
ambedue
all'altro
passa dall'uno
è ristretto ai suoi coetanei,
differenza che
La
».
di felicità
indirizzarli allo stato
lo
è
solo
un
stante
che
nel
,
E per questo credo
specifico.
lettera
mentovata
or
ne
accenna
solo,poiché alle parolesurriferite precedonoqueste
altre:
Il fine del
«
tutto
e
della parte può
vale a aìre prossimo e rimoto:
moltiplico,
è a dirsi
ogni sottile investigazione,
che,
ecc.
».
Sicché
morale
dell' uomo,
10. Fini
luce
menarlo
sciando
la-
mente,
breve-
si appose
chi
la zione
rigeneralicità.
fealla vera
secondari.
dietro
di evidenza
V animo
abbiamo
di
non
per fermo
fuori
alle stravagantiopinioniemesse
congetture.Noi
tener
per
ma
pare incredibile,come
strane
e
siansi perdutiin mille indovinelli
tanta
alcuni
bene
cantare
voluto 1' Alighieri
scrisse,aver
In
molto
esser
CAPO
187
I.
propositoda quelli che vollero far credere
della ricontenuto
nel Poema
il seme
forma
dell'Alighieri
anche
il
religiosaanti-romana. E vediamo
Giordani
scrivere, che Dante « non
sognò mai d' ada s. Pietro
avuto
in Paradiso
vere
so
non
quale
su
tal
di Vescovo,
consacrazione
il Cristianesimo
:
nella fantasia
se
sogno
che
,
missione
non
so
di
riformare
donde
cadesse
del Foscolo, il qualepronunciò «
fine del poeta
unico
non
e
il riformare
,
mo
som-
tutta
la
de' riti e de* dogmi della
"e parto anche
disciplina,
chiesa papale». Dove
è si tenace
per contrario Dante
strettamente
d'ogni dogma e di qualunque rito
un
cattolico,e sì lontano da volere mai mutato
ce,
apiche anzi d'ogni minuzia
si fa lodatore nobile o
affettuoso ». Se non
che
egli parlarvolendo
pure
delle finalie 7neno
palesiintenzioni di alcuni poe^
miy ove giunse all'Alighieri,
non
potò
seppe o non
fermarsi
nel certo,
lo scopo
innanzi
del
de' costumi
e
a
"
congetturandonell'intimo
stessa,0 de' fatti
tal
trascorse
ma
o
carne
ricerpera
dell'o-
poeta
».
E
che Dante nella sua
scoprire,
Commedia
primieramente ebbe l'animo di dar premio
pense
agliamici agliavversari
castigo e le ricom-
per
avvisò di
mezzo
,
lo peno
e
che
,
in perpetua fama
del
suo
tale opera, nella
in bella ordinanza
che
cure
infamia
bili;
dura-
eglisolo accolto in sé tutto
a
tempo fu invogliato
disegnare
quale tutto quanto sapeva potesse
accamparsied armeggiare; e che
inoltre,avendo
il sapere
sopra
od
1' erroneo
lo premea
desiderio
r Italia si formasse unita e potente,e che dalle
del temporale reggimento si tenesse affatto separata
ogni
altra
,
cosa
la Chiesa. Rimanendoci
autori ed altri
toccheremo
pareri,
dall' annoverare
solamente
altri
alquanti
fini,che da alcuni si assegnarono come
e
principali,
da noi si possono ritenere come
cioè intesi
secondari,
188
PARTE
li.
subordinatamente
dair autore
(1).Abbia
al
fine che
già esponemmo
fine politico,
cui
primo luogo il
Dante
dicono alcuni aver
mirato, scrivendo il Poema
saggia potenza in cui
per ridurre l' Italia ad una
mo
conquiso il vizio,la virtù ottenesse il trionfo,e l'uonione
potesse conseguirela civile felicità. Questa opisi appoggia sul trovare nella divina Commedia
il
,
qua
là difluse le dottrine
e
trattato
essendo
della Monarchia:
tornate
le
vane
dalli'autore
onde
sue
di
espresse nel
si vuole inferire che,
prove tentate per
di rivolgerela sua
zo
mez-
voce
quello,egli pensassse
a' popoliintrudendo
quasia forza nei loro cuori,colla
eflScace dall' ispirazione
poesia resa
potenza d' una
la pace in Italia,
il desiderio di comporre
religiosa,
secóndo suo
rità
credere, col riconoscere la doppiaauto1' una
solamente
ma
papale ed imperiale,
tuale
spirie r altra
temporale come
principi operatori
della felicità politicadella penisola.Ma ninno è ormai
che tenga questo per fine primario del Poema,
,
sebbene
ad
ora
altro
per
vi
tutti
confessino
che
Dante
rivolgesseil pensiero;quindi non
ammetterlo
come
fine secondario
,
ad
ora
viene
discon-
stante
che
l'ordinamento
deva
politico
perfetto,
qualeeglierrando creil suo
felicità degli uoconduce
alla morale
mini.
la Vita nuova
Altri dalle paroleonde si termina
media
nella Comvoglionodedurre, che Dante si prefiggesse
demmo
principalmenteT apoteosidi Beatrice. Ma veè
poco innanzi, che in quelleparole appena
indicata una
d' imprendere qualche lavoro
promessa
che sia determinato
il come
ed il
a
sua
lode, senza
quando. Che se Beatrice ha tanta parte nel Poema,
questo induce a credere che il poeta soddisfacesse
alla parola data con
assumerla
a
guisa di mezzo,
,
(1) Così parmi
il nostro
di
che
debbano
Cesare,op.
cit.
riguardarsi i
Disc. I, cap. I.
fini de'
quali discorre
CAPO
189
I.
quanto potè farlo sublime, da servire ad un altro fine
che si era
proposto.Vi ha d'altri che dal principio
del Paradiso tolgonomotivo d'avvisarsi,
del e. XXV
scrivesse il suo
Poema
che l'Alighieri
sacro
non
per
altro che per vincere la crudeltà de' nemici che gli
faccano
e
guerra,
ottenere
per
d'
essere
richiamato
patria.Chi vuol negare, che a Dante ciò
fosse perennemente in desiderio ? Ma
non
gioni
quali radi più si possono arrecare
per dir che questo
altro fosse lo scopo a cui s' adoperava con
e
non
diversamento
da questi fanno
tanta opera? E poco
stato divisamente
certi altri,che sostengono essere
di tutta sua scienza perchè
di Dante
o il dar mostra
fosse tenuta
in pregioe non
dicarsi
perissecon lui,o il vend' acerbi rimproveri di tutti coloro
per mezzo
da' quali si stimava
offeso,o il ricambiare di gratitudine
encomt
beneficato,
con
quei che lo avevano
mai
tutte
: le qualicose
se
altro di simigliante
o
biamo
furono nell'idea del poeta,che non
sappiamo,né abcondario
onde giudicarlo,
vi ebbero che luogo senon
e forse
ultimo, né mai ad esclusione del
nella
sua
,
già detto.
11. Mezzi
Per
venire
a
adoperati.
fine conveniva
tanto
che
si
giovasse
gliapprestava lo stato de'temdell* intrapresa; e cosi
che la natura
pi non meno
fece. Vi pose in opera primieramente la forza morale
religioso,
predominante nel medio evo, cioè lo spirito
de'mezzi medesimi
incarnando
principioe
delle pene
e
che
nel
suo
Poema
l'idea di Dio
mo
som-
d'ogni cosa, distributore
poichél'idea religiosa
tissima
poten-
fine ultimo
dei premi;
alle
ogni tempo allora anche in mezzo
lo era
più che mai (1).V adoperò sesuperstizioni
in
U) V. P. I, e. I, n. 9
,
e
12.
190
PARTE
II.
tempi,che egli
tutto lo scibile de' suoi
conda riamente
a
grande studio e diffuse nel Poema
(1):che l'essere letterato in que'tempi,
larga mano
ne,
di pochi,incuteva
siccome era
rispettoe venerazionare
ed era
perciò un altro elemento efficace a domimente,
Usò finalgli animi, a scuoterli,a persuaderli.
allungarciin cose meno
importanti,
per non
di quella forma
me
poeticache dicevasi di Visione^ coe popolare,
e in certo
più nobile, divenuta comune
modo
santificata per gli esempi che se ne toglievano
dalla s. Bibbia e dalle opere degliuomini dotti della
Chiesa. A que' tempi il commercio
di questo coll'alteneasi per cosa
tro mondo
frequentee più agevole
pinione
di quelloche si reputia'dl nostri: che prevalendo l'odel numero
settenario
delle epoche dell'universo,
s* acquistòa
,
per lo stato perpetuo di guerra credendosi
e pensavano
gli uomini venuti all' ultima, temevano
che r anticristo fosse loro alle spalle.
E però estasi,
e
di
angeli,apparizioni
asssalti di demoni, viaggi nelle viscere della
spiriti,
maginazione
terra, voli fino all'Empireo, e tutti i deliri dell'imgigante, che operando con
gagliardia
doma
l'umano
e dirige
pensiero,erano
congiuntiallo
d' allora. La parola di Dio annunziata
spiritomorale
nella sua
ed il vero
semplicità,
esposto nudamente,
avrebbero
alcun effetto in quellementi
ottenuto
non
visioni,rapimenti,colloquicon
da mille varie illusioni.Però
concitate
arte
che
,
s'
e
partendo
individua
riducesi al
Per
vero
tal motivo
di Visione
a
da
come
in
come
termine
volle adottare
,
causa
era
una
un
duttrice,
promezzo»
fortissima.
cctal forma
maginosi
preferenza della Narrativa: i più ime poeticilibri della Bibbia,modelli perfettissimi
in questo genere,
le diedero vigorosaspinta;
(1)P. II,n.
in
vero
nella finzione
come
l' arte
dal
l'efficaciadell'
1.
CAPO
e
in breve
scrivere
1' uso
di
e
o
in
comune
parlare.L'
la virtù
insinuare
fu
ne
191
1.
ogni maniera
dabbene
uomo
far detestare
che
di
voleva
il vizio,il politico
lo scaltro
i popoli,
o acquietare
sconvolgere
di rovesciare un dogma e stabilirne
che agognava
visione o un'estasi avuta
un
altro,spacciavanouna
lesti
soprannaturale dipingevanole glorieceper modo
1*ira o il
annunziavano
0 gli eterni tormenti
perdono di Dio; e la credulità de' tempi era tale,che,
domandosi
glianimi per questo mezzo, faceva riportare
all'arte altri trionfi. Chi non
vede ora, quanto
tal
ad una
sapientemente V Alighieris' appigliasse
tri
in essa
forma, e fondesse maravigliosamente
gliallo spiritoreligioso
due elementi
e la scienza
che
voleva
,
,
,
,
mezzi
come
al gran
12. Uso
Cotesta
forma
dal simbolismo
diremo
nel
innanzi
fine?
della
/brina di
Visione.
originatadalla filosofiaplatonicae
cristiano che le si congiunse, come
seguente capo,
e
resa
di molto
comune
a' tempi
secondo che si potrà
dell'Alighieri,
osservare
negliesempì che recheremo, dopo la divina
Commedia
divenne Dantesca; e atteggiatasi
in tutta
la sua
sublimità assunse
tal carattere, che comprimendo
di spavento i lettori li disanima
Vi
ha
dunque diversità
poeta e quelloche correa
solo i volgari,i poco
e
air esterna
a
tra
1' uso
dall'imi tarlo.
fattone
dal nostro
comunemente?
intendenti
Sì per certoJ
che si adagiano
delle cose, quelli
che non
gono
giuncapire l'essenza della divina Commedia,
apparenza
animosamente
sono
pos-
affermare,che questa sia,poco
più poco meno, una copiadelle visioni del medio evofi quindiavvenuto
che certi amatori di pedantismo
siano andati razzolando
tra tutte le visioni di
quel
192
PARTE
II.
come
per allegarnealcune
Commedia.
Si è preteso aver
tempo
le
sue
nel
ispirazioni
modelli
della divina
cercato
il
poeta
di Guerino, nel Canto
Romanzo
Inferno, nella Visita
deir Inferno, nel Viaggio per lo Inferno, racconti
che appartengono al XII e XIII
divoti e maravigliosi,
s* avvisa, che egli abbia tolto V idea
secolo. Denina
cattivo dramma, rappresentato in Firenze prida un
ma
del suo
esilio,che avea
per soggettoV Inferno,
il Purgatorio e il Paradiso:
rità
Ginguenè tiene per vepressoché incontrastabile,che il Tesoretto di
di Dante
Brunetto
Latini maestro
gli abbia offerto
della sua
il piano e la contestura
opera: moltissimi
certa
la loro attenzione
poi fermarono
sopra una
del Trovatore
Visione
essa
che
scende
di Alberico
hanno
trovato
monaco
air
di Montecassino,
l'originale
di cui Dante
ed in
fece la
copia.Ma senza di questo potea dirsi liberamente, che
dopo lo stabilimento del Cristianesimo abbondarono
siffatte visioni;
che molti sacri scrittori si dilettarono
simil genere di componimenti, come
di un
s. Cipriano,
ed altri ; che tutti
s. Gregorio s. Bonaventura
gli archivi de' conventi e de' monasteri sono pienidi
cotesto sacre
il cui scopo è ordinariamente
finzioni,
alcun punto di dottrina professata
di sanzionare
o
generalmente,o da qualche classe di persone. Oltre
di ciò chi avesse
vaghezza di appagare ampiamente
la sua
curiosità potrebberiscontrare il Catalogo,che
Ozanam
(1)ha formato delle finzioni andanti pressoché
della divina Commedia, risul piede medesimo
montando
,
dal secolo XIV
fino al I del Cristianesimo»
mai
che si scemi il
avverrà
questo non
pregio di Dante, quasiche nulF altro egliabbia fatto
Con
tutto
che
mettersi
imitando
P. IV, g IV.
(I)Op. cit.,
servilmente
sulle
orme
altrui.
194
PARTE
II.
di essa, aiuta Brunetto
ad uscire
sperto nella politica
s'era gih quasiperduto.Pertanto
di quel luogo,ove
di ritornare
a
muta
e fatto voto
Dio, dal
consiglio,
dilungato,si reca in Monpequale i vizi lo aveano
lieri a confessare i suoi peccati:e però toglieoccasione
filatessa interminabile di precetti
ad ordire una
che
morale. Dopo questa parte religiosa,
di teologia
fuor d' opera nell' intero disegno della
sta come
un
del suo
composizione V autore ripigliail racconto
nalmente
s' inselva,e tanto cavalca, che fiviaggio,di nuovo
del monte
si trova sulla cima
Olimpo,ove
Tolomeo.
E qui finisce il Tel'astronomo
incontra
fu terminato, o pervenne
a
soretto; il quale o non
,
del rimanente.
noi mutilato
del Latini, oltre del
il concetto
Or
che dal canto
ordinario
esecuzione, che
è
aver
nulla
lo elevi sulle forze d'un
dell' invenzione
,
privo
soveate
fa
ingegno
non
di
quellaspontaneitàdi
sentire la
meno
mancanza
qualitàpiù essenziali dell' arte. Non colore di
stile,non
immagini vive, non armonia, nulla infine
delle
che
riveli
essere
stata
introdottovi
non
afiìetto alla
comunica
produzione né vi
che spiraper
maestà
e nella
de' poeti contemporanei.Lo scopo
che
d' influire sul
,
cuore
dello scrittore
poetico.L'elemento
scintilla di fuoco
menoma
ed
nella mente
umano
la
gioso
reli-
affatto movimento
si mostra
peto
nell' im-
le altre
produzioni
di .Brunetto, più
affetti
e svegliarvi
quello di sfoggiarela
esser
agitino,sembra
sua
tissima
sapienzafilosofica.Laonde il Tesoretto ebbe corfinché certi
vita, e fu sepoltonelle biblioteche,
né punto né poco i secoli
conoscere
Italiani,senza
primi della nostra Letteratura, lo riguardarono come
fenomeno
dio
singolareemergente dalle tenebre del meche
evo.
Quindi a strazio di Dante spacciarono,
in cotal libro attinta l'idea della Comquesti avesse
che
lo
media;
e
di tanta
195
1.
CAPO
nel francese
trovarono
scoperta
Ma chi ha fior di
Ginguenè un idoneo promulgatore.
postida banda i meschini ravvicinamenti del
senno,
bosco
di Brunetto
e
della selva di Dante, di Ovidio
Virgilioscelti a guidedall'uno e dall'altro,specolando sulle ragioni intime che separano d'enorme
mo
vi troverà per fernon
distanza i due componimenti,
lighieri,
del concetto e dello scopo dell'Ala magnificenza
né la sua scienza distribuita opportunamente,
mente
vi scorgerà solama
fecondissima
né la sua
vena;
molto
come
una
poesia a foggia di frottola,
e
di
fu detto dall'accademia della Crusca, o
bene
definì Foscolo
morali
senza
«
una
in cattive
oggetto e
trista
o
fredda
come
lo
serie di lezioni
rime, e incastrate in un' allegoria
grazia ».
senza
14. Visione
di Alberico
da sapere, che egli,
giovinetto
in sui dieci anni, preso da una
grave malattia
di languore,andò fuori dei sensi,ed ebbe la seguente
Intorno
ad Alberico
è
maravigliosavisione. Gli parea d'esser portato via
colomba in luogosublime,ove a lui appariva
da una
in mezzo
a due
s. Pietro
Angioli,i quali
l'Apostolo
conducendolo
a
farglivedere i luoghi
intrapresero
delle pene
dell'Inferno.
E
cosi cominciando
da' minori
ciulli
castighie progredendoa' maggiorivede i fand'un anno
in un
luogo ardente d'igneivapori;
gli adulteri,gì*incestuosi,ed altri peccatoricarnali
valle ghiacciata,
in una
immersi più o meno
secondo
ebbero pietà
la gravezza della colpa:le donne che non
per gliorfanelli e le adultere sospese per le poppe
sti
agli acuti rami di lunghi alberi : i mariti poco cacostretti
di smisurata
a
salire
altezza
e
e
scendere
tutta
per
una
scala ferrea
i quali,
infocata;
ove
da
196
PARTE
II.
quellacadessero pel soverchio tormento, piombavano
in un
gran vaso, posto a' pie della scala,e pieno di
olio,pece
che
resina bollente: i tiranni
e
in
lago di
sangue
le donne
deli
cru-
figliuoli
pria di darli alla luce,
fornace sulfurea : gli omicidi in un
bollente,ove piombavano dopo aver
uccisero
ardenti
e
una
i
che
sospeso al collo un demonio
la figuradell'uomo ucciso: i vescovi,patroni e
portato
avea
per
tre
anni
sudditi delle chiese,che
sacerdote
tollerato
aveano
sostenuto
o
di
immondo
peccatigravi e colpitodi
bollente di stagno,
scommunica, cruciati in un vaso
dalFun de' capidel vaso
piombo e bronzo liquefatto;
immane
cavallo di fuoco, dall'altro uno
era
un
tello,
sporun
uscendo
cui
per
del cavallo
riuscivano
e
peccatoristridenti
occupava
geasi
un
in
il
tutto
nel ventre
pel suo
tergo: i più grandi
ad
folta tenebria che
mezzo
una
che
luogo in
Verme, che
gran
assorbiva,
i miserai entravano
e
erano;
col trarre
coli' emetterlo
a
quivi scor-
sé il fiato li
fuori li
rigettavacome
faville ardenti: appresso i sacrileghi
in un lago rosseggiante
di metallo liquefatto:
i simoniaci in un luogo
tenebroso in mezzo
a
fiamme, serpentie dragoni:i
detrattori immersi
in un
lagodi zolfo,percossi dai
demoni con serpenti,
ed incalzati dall'ardore del fiato
di due
e
altri demone
sotto
leone: indi passato un
era
questiera
il lago da
e
Non
è
vede
catene
modo
a
soccorrere
così
cane
s.
e
di
un
cui Alberico
Pietro, poiché
gittatoentro
maravigliosagrandezza,per
santo
ivi presso
un
in
pericoloso,
da
nn
uccello di
un
del medesimo
opera
da
ito
momento
abbandonato
stato
di
forma
il
pesantied
monaco
é salvato di
mezzo
suppliziodei ladri
infiammate, che non
ai diavoli,
stretti
hanno
di rilevarsi comecchessia.
lungi havvi
sovrapposto
un
igneo lago del Purgatorio.Gli
ponte di ferro, pel quale passano
V
CAPO
197
I.
chiamati al gaudio del
le anime de' giusti
leggieri
il trovano
siccome
i colpevoli,
mo,
angustissiCielo;ma
di
cosi
soQO
costretti
cadere
a
ed
ardere
finché
,
gni
purgata ogni macchia, e siano fatti devenire a luogo migliore.
L'Apostolo insegna
sericord
doversi mai disperaredella miAlberico non
la parabola
di Dio: e a tal propositonarra
abbiano
non
di
qui
ad
d'un
cavaliere
convertito
Quindi passa
le anime
che
in
v'entrano
e
un
salvo per un atto di pentimento.
seminato di spine:
campo
costrette
sono
camminare
a
di lacerarsi, essendo
inseguiteda un demonio a
cavallo,il quale le batte con
serpi strette a guisa
le loro colpe,
Per tal pena espiano esse
di flagello.
al corso, che giungono a ripasì leggiere
e diventano
rare
in
in un altro campo
soave
e decoroso
splendido,
dei giusti
insino al giorcui si trattengono le anime
no
del giudizio.
al campo
è il Paradiso: s. Pietro spiega
In mezzo
quivi la natura del luogo e la gloriade' santi,e sedi
gaatamente quella di s. Benedetto. La memoria
la via di parlarede'
questo santo apre all'Apostolo
monaci gloriosi
per la loro umiltà e per lo abbandono
delle cose terrene, e d' insegnargli
che debba fare un
buon
alla gloria.Dopo
monaco
ammesso
per essere
e
ciò ricomincia
la visione: Alberico
della vita custodito
riconosce
da' Cherubini,
e
vede
l'albero
un
letto
di
arazzi ove
due
in mezzo
a
splendidissimi
sacerdoti giaceva una
persona, di cui gliera proibito
scoprireil nome.
L'Apostolodichiara la natura dei
tre peccati,gola,cupidigia
e
corrono
superbia,che piùconornato
alla rovina
e
delle
anime.
incomincia Alberico
dall'Apostolo
pel cielo,ordinato secondo
tino alla settima sfera, ove
è
da
Guidato
immense
il sistema
il trono
schiere di Cherubini.
dalla
il suo
lomba
co-
gio
viag-
di Tolomeo,
di Dio circondato
In
seguitoè
198
PARTE
dalla colomba
indi
condotto
51
scorre
II.
città di
una
presso
provincieper
mura
venerarvi
sime:
altis-
le ciiiese
tro
più famosi. Al termine della visione s. Pienaria
di straordifa mangiare ad Alberico una^arta
tare
grandezza,ordinandoglidi offerire al suo alcereo
un
lungo quanto la sua statura.
ogni anno
scente
L'Apostologli restituisce la salute, ed egliriconoe
i santuari
beneficio si
di tanto
l'abito di
s.
Montecassino
a
reca
e
ste
ve-
Benedetto.
quindi rilevare alquanti
Agevolmente si possono
tratti di somiglianzacon
Ma che
la divina Commedia.
il poeta italiano,
osserva
Verme
Foscolo,abbia chiamato
gran
il
diavolo,e che questa singolareespressione
nalzare
si rincontri in Alberico; che Dante
si faccia inda un'aquila,
da una
e Alberico
colomba, non
sono
concludenti, degl'indizi
queste delle pruove
abbia
manifesti,che l'autore della divina Commedia
consultato,imitato, copiato il
Una
tratta
scopo,
in voga
no.
di Montecassi-
monaco
si presenta: si
piegato
hanno imDante
più importante quistioneci
di esaminare,
se
Alberico
e
gli stessi mezzi per conseguire il medesimo
il poeta adottando
se
quellamitologiache era
dal suo
che comporre
terribile e devoto racconto
maraviglioso,
un
non
15.
abbia voluto
Originalitàdel
canta
(1),
di Dante.
Poema
qui è appunto, soggiungelo stesso scrittore,dove
di Dante. Nel medio
si svela la sublime originalità
che le Visi è detto, nulla di più comune
evo, come
E
([) Per
Alberico
con
questo propositosi può leggerela Visione
riscontrata
le Lettere
del
Padovana
del
cav.
co
luoghi di
de Rossi
sig. de Romanis,
della Minerva.
e
Dante
che
le si
del Monaco
avvicinano^
e con
deirab.Gancellieri,
inserite
nel
Voi.
V
clusione
la Con-
dell'edizione
sioni :
e
una
risultante
stabilita abitudine
sorta
di
speciedi
«©lesti
fantasmagorie
una
alla credula
da' costumi
poeticoe
luogo comune
popolareche consecrava
mitologia
dalle idee,una
le
199
I.
CAPO
infernali, le offerivano
ed
volgo.Se
del
ammirazione
voto,
di-
Dante
bia
le ab-
pensato ad imitarle, che monta?
tutti gliuomini di genioall'influenza
Sottopostocome
del suo
secolo,egliadottò il pensieropiù universale,
ei se n'è servito,come
più accreditato,più comune:
ha fatto uso
del politeismoellenico. Il capo
Omero
d'opera del genio,in cui dà la più alta pruova di sua
possanza, consiste nel carpirel'anima e 1*intimo pensiero
terli
e trasmetindirizzarli,
d'un'epocaper
ingrandirli
sotto una
forma vigorosa all'ammirazione
dei
secoli avvenire. Il vero
genioindaga,coaduna ed afconsultate,
le forze dell* età
frena
ad
è
a
o
un
sua
del
e
insieme. E
modo
trovato
fine,comunica
gran
portato dall' impeto delle
motore
,
viarle
av-
spinta,ed
quasi mosso
loro la
medesime
,
così Dante
di
nel
trarre
la forma
daglistessi elementi che glivenivano
facendo ciò che fa l'ingegnoso artefice
dall'epoca,
Poema
suo
offerti
del ruvido
in modo
metallo
da
cavato
rendersi
lo
dalla miniera, Patteggiò
poranei
stupore dei contem-
maravigliadi tutti i secoli. E però non
iscorgiin lui un semplicenarratore di avvenimenti
ilriformatore,il rivendicatore del suo
ma
prodigiosi,
dei delitti,
il messaggierodella collera
secolo,il flagello
e del perdono. Questo
teatro « al quale
gran
han posto mano
e cielo e terra», questa santa opera
a cui cooperatisi sono
l'Inferno, il Purgatorioed il
Paradiso, è per gli uomini una
gran lezione.
Che anzi richiamando
sotto un
punto di vista ciò
che si è ragionatodelia grandezzadi questo Poema,
fine e dei mezzi
del suo
adoperati a raggiugnerlo,
possiamo dedurre, che bene ci si dimostra come fosse
e
la
200
PARTE
Alighieriuna
in Dante
le
cose
le storie
e
Vumanità
mente
umane
alcuni
ragione
della Scienza
comprensiva
e
futura;
e
deU
che
vi riconoscono
prodottain
nuova,
di tutte
darci il Poema
per
passata, presente
molta
con
II.
però
il germe
luce dall' ingegno
Vico. Egli partendo
incomparabile di Giambattista
dalla contemplazione del mal di pena dovuto al mal
di colpa,e questo medesimo
sto
riguardando nel contrache oppone
al bene finché l'umano spiritosi purghi,
in ultimo la gloria del bene come
e meditando
merito e come
premio che conduce alla contemplazione
di Dio, è sempre
in atto di rilevare i misteri
del divino sis teìna provvidenziale.Questo egli cerca
di scoprirecoli' aiuto della Religionee della Fede,
accompagnando l'uomo nel suo concepimento, nelle
nelle tendenze
del libero arsue
bitrio,
prime inclinazioni,
negli estremi aneliti della vita,nell* incontro
del suo
destino serbatogli
dopo la tomba: seguendolo
in tutte le epoche del mondo, in tutte le regionidella
nendogli
terra, in ogni avvenimento
pubblico e privato: tedietro sotto ogni forma
ne,
di-età, di condiziodi carattere, di sistema politico
e culto religioso;
nel quale cammino
irradiato dalla luce delle verità
naturali
e
rivelate
miglioramento della
all'uomo
segna
vita
stesso
(1).Coloro
il morale
che co'
possenti
forniti dal nostro
mezzi
cotesta
secolo possono avanzarsi
delle cognizionie
sovreminente
scienza
in
de'
fatti,comprenderanno meglioquanto accordo sia tra
quei due grandi che si elevarono sopra il creato, e
quanto meschina
opera faccia chiunque rechi in mezzo
i
gelidiracconti
alla
Se
non
che
del medio
per contendere
evo
ginalità
l'ori-
divina Commedia.
di Dante
l'originalità
(1)V. Marini, yico
al
cospetto del
sec.
non
XIX,
e.
si vuole
VI,§ VI, e
re-
segg.
202
PARTE
li.
no
sguardo del lettore, e coll'adunare intortutte le scienze, tutti i
sé tutte le religioni,
a
e condizion di persone;
costumi, ogni età, ogni sesso
allo
centro
col tendere
Tunifìca sempre
di condurre l'uomo dall'estremo
e
della felicità. Togliendo ad
che
in
al
cominciano
Dio, e che
mo
som-
esprimereazioni
dalle creature
bisognodi
al
della miseria
dalla creazione
tempo, senza
suo
al fine
direttamente
e
nano
si termi-
si estendono
torturare
ghissime
lun-
fino
l'indole della
regole,la informa ad
perfettissimagiovandosinon pertanto d'una
materia
unità
delle
la tirannia
con
,
straordinaria
varietà
non
pur nel concetto, che nelle
in qual altro modo si spiegherebbe
guise di formolarlo. Ed
di generi
quell'arditoe felice coadunamento
che riuniti da altra mano
poeticid' indole disparata,
zione
produrrebbero un risultamento
grottesco a distruche nondimeno
di qualunque scopo serio
e
,
nella divina
che
Commedia
paiono distinti
costituiscono
alcun
sotto
un'altra
genere
maestria
d'accordo
vanno
tuttavia
e
un
non
del
sieme
in-
separabili e
,
difficilea ridurre
monumento
conosciuto?
in maniera
Ed
è notabile
ancora
copia
poeta nel procacciarsi
maggiore di varietà: perocché potendo il piano del suo
Poema
riuscir noioso e monotono
per la somiglianza
di situazioni nascenti dalla natura di un viaggiofatto
feconda
evita un tal pericolo
mente
a gradi,la sua
renti
collo svolgere un'"immagine in tutte le viste diffeche possa presentare,e con
adattarle or questa
or
quella per fare che appariscasempre nuova.
Sicché
di epopea ricavata da
fatto storico vale più la materia a destare
laddove
un
in altra forma
gran
interesse per l* intreccio del nodo , per lo
dei fatti,e per la catastrofe,nella dantesca
che
crea
Né
la varietà,
meno
e
supplisceal
mirabile
é
sviluppo
è l'arte
difetto della
la convenienza
teria.
ma-
serbata
CAPO
203
I.
nell'adattare le pene ed i premi alla
dall'Alighieri
delle colpeo delle virtù,nelFapporre
a quando
qualità
a
quando misteriosi simboli dicevoli alla natura del
luogo in che li colloca e nell'attribuire a* personaggi
che introduce la maniera di parlarecorrispondente
Se non
al loro carattere, e cosi nel resto (1).
dell'aver eglia danno della
che taluni s'adontano
,
introdotto
poema sacro la pagana
al riflettere,
: ma
mitologia
questa deformità si scema
che a quei tempi la mitologia
era
non
segnata
convenienza
di
quel marchio
che
in
un
a* nostri;
e che Dante
l'adoperò
le persone gliservissero di simbolo
solo qualchealtra cosa di vero, o i fatti
per figurare
glivalessero di semplicereminiscenza per istituire
per
modo, che
confronti
o
paragoni(2).Che
e
onde
dal meno
sempre
nel godere,con
una
che
penare
classi determinate
a
poi di quell'ordine
scende al più si nel
stribuisc
gradazioneche di-
diremo
le cose
specifiche
e
le persone, e che produce un accordo soave, una
distinta armonia
di tutte le parti? Che diremo di
e
quellaproporzionepresso che simmetrica nell'archi^
della sua triplice
tettura
macchina, a ciascuna delle
si danno trenqualiforse con soverchia precisione
ad ogni canto
tolta l'introduzione
tatrè canti
e
di terzine? Per simil modo
si
quasiegual numero
faccia ragionedi altre doti del Poema.
Ma posto che vi si rinvengail Bello con tutte le
minore
richieste proprietàqualiche siano, è di non
,
,
vi si trovino pure i suoi
importanza l'osservare come
forme principali
che si riguardano
diversi caratteri in quelle
altrettante sue modificazioni (3).
Sia
come
(1)V. Ranalli,
op. cit
cap. II
(2) V.
,
n.
Disc. I,
23,e segg.; di Cesare,op. ct7.,
III.
e
Gioberti,Saggio sul Bello,e.
Co)Vedi
le nostre
Istit. di
Estetica,
cap. I, dal §
XXII
X.
u.
Eloq.,luogo cit.^
14;e Ficker,
al LL
204
PARTE
per primo il Sublime,
e
II.
esso
con
il Maravi-
insieme
prannatur
congiunge al Soal Misterioso ed al Terribile,
e che di
nel poema
necessità viene addimandato
epico.Or
questo sia d'estensione nello spazioe nel tempo, sia
glia
intellettuale o morale, che ti risvedi forza fìsica,
gliosonel più
stretto
nella mente
senso,
l' idea
che
si
dell'infinito
e
ti desta
nel
ossequio,venerazione e stupore,si scorge nell'altra
immensa
tela dantesca esprimentei tre regnidel-
cuore
r
vita, dal centro
la immensità
della terra
di tutto il genere
umano,
infino
e
Dio, con
a
lespres-
con
de' più
sione
grandi caratteri o elevati alla suprema
beatitudine o avviliti giù nella voraginede' tormenti.
In somma
questa opera della creazione, che ci fa
stribuis
l' infinita Sapienzadiintendere in certa guisacome
i premi
nell'altra vita con altissime ragioni
tutti gli uomini d'ogninazione e grado,
a
e le pene
alla contemplazionedei misteche ci apre l'animo
steriosi veri della Fede, e che ci squadernasott'ocfelicità di chi la segue ed i cruciati
riscuote da noi
spaventevolidi chi le è ribelle,
chio l'esuberante
quella maravigliache
sublimità si possa esigere(1).Il Grande
dalla vera
che detto viene anche Nobile, Solenne e Magnifico,
eziandio Maraviglioso
in senso
e talora
men
rigido,
e' inchina a riverenza quale si deve ad oggetti
e che
fu espresmaestosi,gravi ed importanti,
dall'Alighieri
so
nelle moli dei suoi compartimenti nella natura
degliAngeli e deglieroi che gli vengono incontro
nella divina
Commedia
tutta
,
nel
suo
sovente
scienza
cammino,
nella serie nelle avventure
insegnamentidi
(2).L'Eleganza,che sceglieTor-
ode il racconto,
e
di morale
e
ne' molti
del Sublime, del
più specificati
del Terribile V. di Cesare,op. cit.^
Disc. II. cap. II e
(2ìIn particolarece ne somministra
esempi ssnza
(1)Per
tlalc.
IX
esempi
al XV-
vie
di cui
Maestoso
e
VII.
fine l' Inf.
CAPO
205
I.
rivestito di
contegno per
dal
fu cerca
gradevole,
namento
rosamente
riesce deco-
cui
poetacela
lavoro tanti e si svariati episodi,
l'innestare al suo
pitturedescrittive,e comparazionitolte da ogni erudizione sacra
o profana,
e da ogni arte liberale o
meccanica
deirinaspet^
(1).Il Brio, che per mezzo
tato e nuovo
ci sorprendecon
ilarità,
una
spiritosa
non
se
isfuggìpunto all' ingeno di Dante, che V impresin molte digressioni
in parecchiriconoscimenti improvvisi,
di tanti
e nel ravvicinamento
impreverdute,
oggettiche produconosimilitudini prima di lui non
udite (2).
La Grazia, che si rivela con la vita in movimento
fisicoo morale fatto con
ralezza,
ispontaneanatuche rapisce
mite piacereil nostro affetto
con
si rimira nel Poema
dantesco
specialmenteove si
le forme, le soavi parolee gliatteggiamenti
dipingono
di tante belle creature, come
i beati spi-,
sono
riti pe' qualis' infonde in chi legge il sentimento
licatezza
pacato d'una dolce attrattiva (3).Da ultimo la DeBello infantile,che
0
grado della
forme
cosi dire
a
di partici palpa
precisasquisitezza
fu riconosciuto da
leggermentelo spirito,
con
chiusi dal
aversi
a
e
sono
gelo,e
simili: se
se
che
megliocredo
azioni onde
il poeta
o
al sentire
l'effettodell'energia
prodottal'occhio critico
scoprirela cagione in esse
da loro
Ma
non
il silenzio de'suoi gi;
personagservazione
in tutto all'ossi delicate che sfuggirebbero
il discorso
comune,
a
descrizioni de' fiorettichinati
ravvisare in certe minute
accompagna
costituisce l'infimo
nute
estetica,e che espresso in mi-
creazione
alcuni nelle dantesche
e
nostro
non
si addentrasse
racchiusa
(4).
di ciò abbastanza.
ir,e. Ili,n. 2, 7 e 8, ed insieme l'Appendice,
(2jV. P. ir,e. Ili,n. 2, 8 e 9, e parimentel'Appendice.
(3)V. per esempi Purg. II,V, Vili, XII,XXVIII e XXIX. Parad. III,XV, XXIII, XXVII, XXX.
-(4) V. P. III,e. III,n. IO.
(1)V.
P.
206
PARTE
17. Come
li.
presenta
il
Vero.
prende vita e sostentamento
dal Vero
e dal Bene, cosi per
mente
giudicarecompiutafa
di Dante
del Poema
del pregio estetico
di
usasse
d'uopo vedere tuttavia per qual maniera
dal Vero
dico,
questi due elementi. Per cominciare
che ne'componimenti poeticisi dee riguardarein un
formale
doppio modo, o in quanto si enuncia come
giudiziodella mente, o in quanto si sposa all'ideale
il verisimile: l'uno e l'altro è non
formando
saprei
qual più stupendo nella divina Commedia.
In quanto al primo giova ricordare, che egli è il
tipo di quella scuola che oggi si vuole di
supremo
poesia,ìa quale intende a spandere ne' versi la santa
luce del Vero. Né ora
voglioparlaredel ritrarre il
Ma
Vero
il Bello
siccome
della
di
natura
nelle
descrizioni,e
cose
simili:
parola in altro luogo.Asserisco
generalmente che V Alighieriè modello di quella
poesia la quale contenga concetti veri e non ciance,
del labbro:
e non
espressionidella mente
menzogne
e
può ben esserlo,mentre egliè « che notava quando
come
era
spiratoda amore, e andava significando
vocava
questo dettavaglidi dentro all'animo »: egliche inla musa,
perchè lo aiutasse « forti cose a
di perin versi ;" : egliche temeva
pensar mettere
.der vita tra i posteri,
al vero
co
fosse timido ami« se
»
animosamente,
(1).E si che per annunziarlo
comechè
rade volte s' ingannasse per amor
di
non
dubitò di levar la voce
i più pocontro
parte, non
tenti
sposte
temè
di affrontare le ire più disignori non
a
nuocergli:tanto ebbe in non cale ogni riche
sarà
questo
,
,
Ci)Purg. XXIV,
Inf.
XXIX, Farad.
XVII.
CAPO
207
I.
il suo ;
So bene, che in ciò fu pure eccesso
spetto!
di dolore e di vendetta glifecero
poichéle passioni
la linguaoltre i limiti del dovere, egli
trascorrere
fecero esagerare alcune colpe,che forse colpenon
piti
i cola cui soggiacciono
erano:
ma
questadebolezza,
dalla sventura, e più i grandiingegni,
stra
monon
che egli
mentisse per deliberato animo. Che anzi
sé ad altri suoi pari con
vedendo bersagliato
una
sotto l'usbergo
del
coscienza « che il francheggiava
sentirsi pura
»,
dovea
naturalmente
attribuire il
quantivedea esser cagionedel danno suo,
della patria e di tutta Italia e quelli
riprendere
le vane
coU'alto gridodi chi non può patteggiare
con
lusinghedella menzogna, o con le arti bieche degli
intrighi.
Ma nella trattazione del vero
spjsato air ideale,
torto
a
,
,
formandone
il verisimile,
il Poema
di Dante
non
mette
am-
di
eccezioni di sorta. Questo secondo modo
presentareil Vero si vuol disaminare e nel generale
è certo che ilmisterioso
In generale,
e nei particolari.
viaggiodel nostro poeta pe'regnieterni ò
ideale;ma eglioffrendolo al nostro sguardopoeticamente
fatto da lui vivo, desto e conscio di
sé medesimo, per luoghitenuti per Fede siccome senza
siccome
dubbio esistenti,
glidiede il fondamento di una
sensibile realtà;
onde ilVero nella sostanza del fatto,
do
incontrannon
ognipoesia,
lorito
ostacolo nella opinionedegliuomini, prese il coil poeta
di verisimile. Ed inoltre appoggiando
che
allegorico,
questo verisimile ad un significato
gnificato
eglicertamente glivolle dare (1),ed essendo il siin tutto
della divina Commedia
allegorico
divenne
reale e storico (2),
per cotal arte singolare
secondo
(1) V.
»
che avviene
P.
(2)V. P.
per
II,e. II,n. 4.
II,e. II,n. 7, e seg.
208
PARTE
II.
conseguireche l' ideale
producessela verità.
tramutato
a
Or
verisimile
sposato all'ideale ne'par-
al Vero
un'occhiata
in
immaginazione sembrano
opera
rità
quando la finzione e la vemagica dicea Foscolo
che non
si lascino
immedesimate
siffattamente,
sono
è attinto dalla
più discernere;e allora il vero
realtà delle cose, e il fìnto dalla perfezione
ideale :
il cuore, perchè
dove è tutto ideale,non
tocca
ma
si fa riconoscere appartenente all'umana
non
natura;
dove tutto è* reale, non
la fantasia
muove
perchè
si vede da noi dovunque, si conosce
sazietà
a
non
ticolari. I
lavori d'
,
,
,
,
di novità
pasce
d'illusione la vita nostra
e
sta nel saper
sulla terra. Il secreto
tabile
incontensottrarre
quanto ritarda l'effetto che si vuol produrre
dalla rappresentanza d'un Oggetto, e nell' aggi
il
le
che se
decorazioni
ugnerle quanto
promuove:
alla realtà
ideali soverchiano
la realtà, si
perde
l'effetto desiderato.
In questo appunto è il sovrano
Dante, e noi lo vedremo
chiaramente,
de' racconti
storici : per
col citato scrittore
un
luce dell'essere paragonato ad un
trarca.
altro del Pefelice nell'accozzamento
Questi è sommamente
sua
del
vero
la finzione:
con
la
il
in
magisteriodi
quando parleremo
rarlo
ci piace dichiaora
esempio che prende
sua
calpestiodel
della
Laura
se
non
ci dice
piede,che
suo
che
che
,
quando
nel descrivere
i fiori invocano
il cielo si
riabbella
che l'aria s'impronta di nuovo
presenza
splendore dagliocchi suoi,è vero che immaginiamo
sua
in Laura
,
valse a sollevar
se
leggiadria,
la mente
del suo
poeta a tanto entusiasmo ;
purtuttavolta non possiamopartecipareal medesimo
effetto,
dremo
poiché non vedemmo
giammai, né mai vebella vercotal bellezza. Per l'opposito
una
gine
descritta dall'Alighieriche si già cantando
più
che
umana
«
210
PARTE
li.
uno
Purgatorio sembra di velare il Male con
splendorelanguido e quasi annebbiato del Bene, il
duta
quale trovando ostacolo a spiegarsiin maggior veeccita ne'riguardanti
diletto e doglia,che partoriscono
la speranza di esser
lieti quando che sia:
nel Paradiso vi dà contemplare in tutta
la pome
pa
il Bene, che acquistandosempre
de* suoi fulgori
più giunge dWalta Ivce, la cui visione ispirail perfetto
gaudio della pace 'per tutti aspettata, queintero
nell'animo
ta ogni desire
con
e fa entrar
nel
possesso
Che
».
di
il sole
muove
e
l'altre stelle
mo
(1),
quando siapoi de*casi particolari
costretti leggendoa fremere d'ira, a piangere
tenerezza, e cosi via per gli altri affetti ?
dirò
dimostrarlo
Per
di
che
r Aìnor
«
che
più
esse
tutta
anima
richiamare
di Francesca
scene
In
doversi
non
alla memoria
da Rimini
le due
e
fare
me
notissi-
del Conte
lino.
Ugo-
di critico potrà mai discernere
fantasia di poeta avvivarla, né
per quantunque
fredda
sentirla:
non
e
tutto
e tutto grandezza ideale.Oltre
schietta,
lingua,oltre
,
di credere
né occhio
r arte, nò
vi pare natura
alla
son
alla struttura
oltre alla forza del
de' versi
genio
,
che
a
e
dell' armonia
modellare
le
delle forme della scultura
immagini insignorivasi
e delle tinte della pittura,cospiranoali* effetto potente
la singolarità
degliavvenimenti e le finzioni
irritano la nostra
innestate
nella storia,che, mentre
ze
curiosità,hanno forza di vero, perchè sono circostanscie
ignotee rivelate dalle anime, che sole erano connori
mide'lor secreti. Pur tutte queste sono
cause
che è nel mostrarsi
verso
quellapotentissima,
Dante
vivamente
commosso
eglistesso,sicché cogli
effetti che in lui si produconodi pianto, di desiderio,
d'ira,ecc., vien richiamata l'attenzione de' let(IJ Per questi V.
di
Cesare, op.
cit. Disc.
II,cap.
I.
CAPO
211
I.
parole,ai moti all'anima del narratore :
l'oggetto
nelscomparendoil poeta,perchèimmedesimato
tori alle
indi
,
si descrive
che
o
nella persona
ce
che s'indu-
più al racconto
vista reale dello spettacolo
di Francesca e d'Ugocommovente, ove ode la voce
lino,
e non
più quelladell'Alighieri.
Dall' avere
apportatiquesti due soli esempi non
ad alcuno il pensierodi stimar
vogliamoche nasca
parlare,il lettore
poetico ma quasialla
a
si trova
non
,
solo efficace in destar
Dante
misero
cerchio
il divino
che
tra
malinconia,
e
i così detti poeti
in cui si restringono
Come
sentimentali.
terrore
in
Poema
fetti
altra cosa, così negliafè universale:
quindi avviene
ogni
dell'Iuferno si destano eziandio le
gliorrori
della
patria(1),e talora il riso
di comiche
rappresentanze(2); tra le meste
elegie
del Purgatorioti si commuove
l'animo alla soavità
di musicali acceati (3),ed allo sdegno per le guerre
ineffabilidel Pafratricide d'Italia (4);ed a'gaudii
radiso
il dolore pelsuo esilio (5),
rore
si annesta
e il terdel principedegliApostoli(6).
de'rimproveri
v'è affetto nella vita umana
Anzi può dirsi che non
•che eglinoi ridesti nell'animo del lettore,
togliendo
occasione eziandio da una
similitudine,da un episodio,
dolci rimembranze
da
una
circostanza. Ed
menoma
per tutta
il sole che sta
eccone
pruova un esempio:il poeta vedendo
per lasciare il nostro emisfero rompe
ttuosissime parole(7):
fé
in queste af-
ohe volge il desio
già l'ora,
A' naviganti,e intenerisce il core
Era
dì che
Lo
E
che
han
lo
detto a' dolci amici
peregrin d'amore
Punge, se ode squilladi lontano,
Che paia il giorno pianger che si
addio;
novo
"1) Inf. VI e XIV.- (2; Inf. XXII(6}Par. XXVII.
"5) Par. XVII.
-
:
muore.
(3) Purg. IL-
(4)Purg.VI.
(7)Purg. VIII.
212
PARTE
CAPO
Sommario—
1. Senso
3. Uso
fattone
spiegarla—
9. Il Colle
—
12. Beatrice
—
15. Simboli
—
.figurenel
Paradiso
—
14. Simboli
16. Simboli
—
pur dianzi,la divina Commedia
polisensa,trovarsi cioè nella medesima
(1).Ma
senso
donde,
ciò avviene?
poeta adottato la forma di Visione
traente
lavoro; e questa come
dell'età l'uso
dei
pluralità
ordinatamente
iscopoil
più
di
il
toso
porten-
suo
costuper manza
luogo alla
seco
che
dere
proceha
per
d' interpretarela
esame,
la maniera
determinare
giustai moltiplicisensi che pu6
di questifissare la
tratto dobbiamo
divina
Commedia
avere,
innanzi
natura
ed il carattere.
di Dante
nel
Allegoriadava
volendo
la qual cosa
nel secondo
sere
es-
Dall'avere
dell
sensi. Per
"
allegorico.
Accennammo
un
la
ferno
figurenell' In-
e
figure nel Purgatorio
—J 7. Epilogo.
letterale ed
e
cia
gentile— 11. Lu-
e
1. Senso
te—
Dan-
8. Dante
Poema-
IO. Donna
—
da
fattone
da tenersi nell' interpretare
6. Maniera
Virgilio
legoria—
Origine dell'Al-
4. Uso
generale del
13.
—
Poema
2.
allegorico
le tre Fiere—
e
divino
dagli antichi—
7. Intendimento
—
del
letterale ed
5. Difficoltà di
Selva
SECONDO
ermeneutico
Esame
li.
Premettiamo
nel Convito, ricavata
essere
dottrina
delle
dagl'interpreti
Carte, che le scritture si possono intendere e
mente
sporre per quattro sensi: i qualida lui molto retta-
sacre
visi
prima diin due, letterale ed allegorico,
e poi questo in
gogico.
tre, allegorico
propriamente detto, morale ed ana11 letterale è quelloche non
da ciò che
esce
nella lettera
(i;P. II,e. I, n.
8.
a
Can
Grande
vengono
CAPO
213
II.
è quello che si cava
parole;l'allegorico
dalle cose
gnificat
sidalle parole,
ma
non
per le medesime
allusioni ad altro oggetto; il
prese come
si trasporta
morale è quelloche pure allegoricamente
cosa
a significare
riguardantei costumi; e l'anagogico
le
suonano
similmente
Di
gloria.
terna
i due
tra
scorge
si trasferisce alle
talché
,
posta
cose
toccanti
la differenza che
sensi nella stessa
Tesi
loro definizione,
tura,
scritpropriodi qualsivoglia
di alcuno, e segnatamente di
l'altro solamente
legoria;
quelle,in cui possiamo esser certi aver luogoun'Alè a cercar
e però del primo non
più di quel
dove
che si faccia per le comuni
opere dell' ingegno, laddel secondo
di cosa
siccome
man
ovvia, più
le riposteragioni,
da investigare
attesamente
sono
bene le opere
sicure ad interpretar
norme
per aver
ne
se
deduce, che l'uno
è
,
in che
si trova.
2.
Perchè
della
sua
chiara contezza
porga una
la
delnatura, è necessario risalire all'origine
l'Allegoriaci
medesima.
uno
Origine dell Allegoria.
La
mente
storico della nostra
col corpo
umana,
dice in tal
letteratura
al
proposito
(1),vivendo
bisognod'un
sieme
in-
mento
alipari di esso ha
Allorché la Provvidenza
proporzionato.
va
ponein mezzo
al creato questo composto di anima
e
di corpo gì'infuse l'istinto di cercarsi Talimento per
Il corpo trovò la materia,
entro l'universo medesimo.
l'immaginativa,facoltà né
le idee ; ma
e la mente
in tutto materiale,né in tutto spirituale,
ebbe uopo
d'un oggetto mediano, e si creò de' fantasmi che
la nudrissero. Questi si stettero entro
certi limiti
St. delle B. L.
(1)Emiliani-Giudici,
in
Italia,Lez. I.
214
PARTE
loro dovuti,finché
deir increata
Y idea sovrannaturalenel
primo"
le
che
larono
popo-
la terra
che
li contenne
Verità, che governò Tuomo
quando
: ma
nascere
suo
II.
umane
razze
questa idea religiosa,
deformarono
lasciava di rivelarsi nella tradizione
per altro non
della natura, immaginarono esse
e nei fenomeni
incomprensibilevivificazione
divina, che le condusse a riempire lo spaziodi un
a' quali attristerminato
di enti invisibili,
buirono
numero
umane
passioni,quasi a divinizzare la propria
le sue tendenze. Il politeinatura
e giustificare
smo
quindiincarnando ogni idea in un simbolo di«
che si estese per la magvino divenne
una
religione,
gior
parte della terra e si mantenne
per lungo tempo.
il creato
in tutto
E
una
alla comparsa
decrepitezzamancando
tuttoché
per
del Cristianesimo andasse
,
era
nondimeno
tiranna
stiana
dell'opinione
volgare.Divenuta prevalenteV idea crinelle sue
che procedeva mansueta
massime
ed insieme rigida nell' estirparele male radici che
al germogliodelle sue
ostavano
dottrine,era necessario
mento
aliche all'uomo venisse apprestato un nuovo
gini
in luogo deir interdetta credenza delle immamitiche del paganesimo. Il volgo vedeva
rotti
i suoi idoli,aboliti glioracoli,bruciati i boschi sacri,,
delle schiere
spopolatoil cielo,la terra ed il mare
,
infinite delle divinità che
delle
nuove
dottrine,comechè
sentiva
bitudini
l'animavano; ed
rese
difficoltà a
staccarsi
conformi
sotto
emblemi
fronte
alla
d'un tratto da
quasi inestirpabili
per la loro
fatto
avea
come
religione,
Quindi la vera
Ebrei, allorché
adombrava
più
a
gione,
ra-
a-
antichità.
presso gli
fittizied attributi niti
fi-
delle opere e degli
incomprensibilità
attributi di Dio, ripopolòi saccheggiaticampi
della fantasia di novelle immagini,derivandole dall'
indole dell' insegnamento che i tempi allor censiT
CAPO
gliavano.La
intorno
215
II.
filosofia dominante
cui lavorando
a
era
i dotti
tone;
quelladi Pladi quell'epoca
alle dottrine della Fede
siccome si
per adattarla
d'allontanastudiavano
di vincere due ostacoli,
cioè re
,
il
fissare T idea
politeismo
per
conciliare
realtà
il puro idealismo delle forme
delle cose,
sistema
un
introducevano
di Dio, e di
verace
astratte
tiero
doppiosenpiùperfettoe compiuto di allegorie.
cosi per
come
Imperocché da un lato dimostravano
platonico fosse figuradel mosaico
anzi Platone avesse
quasi derivato il suo
da' libri degliEbrei : procedendopiù oltre
vedere
che
colla
il Verbo
adombrato
divino
il monoteismo
e
,
sistema
facevano
nel
,
di Platone, sostenitore
difl*usoed
come
di tutto il creato, si
era
Logos
petuament
per-
commuguisa d' ispirazione
nicato a' saggidi tutti i tempi sotto simboli vari e
e si adoperavanoquindia ritrarre questa
moltiplici:
di Orfeo, di Pitagora,
idea dalle più belle sentenze
di Socrate
da' responsidegli oracoli e delle sibille.
e
a
,
Per
questo sforzo continuo
un'ancella
della
facendo
venivano
teologia
della filosofia
persuadendo
a'
dottrina era sempre
esistita
pagani,che la nuova
tra loro,sebbene
dalla turpezza delle favole;
sfigurata
e che
strarla
però la Fede novella era venuta a monella sua vera
luce. Dall'altro canto insegnavano
il reale e l'ideale essere
dapprima una sola
nella primiera Unità, e ritrovarsi poi insieme
cosa
ogni cosa creata. In fatti,dicevano, il Verbo eterno
è la parola che Dio parla dentro di sé, l'immagine
che egligenera, l'idea infinita che egliconcepisce;
ed è insieme
una
distinta
realtà. Ciò
è in sé, il riflettenelle
sue
esseri creati hanno
sostanza
che possano
dirsi
loro visibili forme
una
vane
ci mostrano
e
il Verbo
però tutti gli
propri?,loro senza
non
pertanto nelle
quasi le idee della
opere;
ombre;
che
e
216
PARTE
divina,
mente
li.
effetti che
siccome
rappresentano la
loro alta
Cagione,facendoci la natura le veci d* un
libro scritto o d'un linguaggioche le rivela. Per le
qualicose da una
parte si santificava in certo modo
il senso
occulto e 1" idea primordialede'miti pagani,
di pregio la loro materialità,non
scadeva
e mentre
si scemava
V importanza del fine a che servivano (1):
dall'altra parte si radicava negli animi
il costume
di
riconoscere
nelle
il loro
create, oltre
cose
dividuale
in-
essere
figuradi qualche altra.
Aiutavano
a
vano
Scritture,in cui trovaquesto le sacre
dovizia e simboli, cioè immagini fantastiche
a
di mostri
come
e
giganti adoperate solo a dipingere
venimenti
qualche cosa di reale, ed insieme figure,cioè avreale esistenza
e personaggi aventi
una
e con
Il quale commistica significazione.
essa
una
plesso
di cose, formante
di che parliamo,
l'Allegoria
adottato dalla Religione passò alla letteratura;e si
un
universalmente
che
o
segno
una
di
venne
in
mano
dola,
informan-
mano
tempi negli annali letterari della
moderna
visa
Europa nei quali 1' Allegoriapare la diinalterabile onde il genio dell'arte manifestavasi agli uomini.
corsero
,
3. Uso
Per
poco
ceano
Paolo
fattone dagli antichi.
alcun
meglio stabilire il già detto tocchiamo
dell'uso che gli scrittori dell'età di mezzo
faEssi leggevano in san
di una
tale Allegoria.
al popolo dell' antico Testamento
che
tutto
,
fi)Questa
e
perchè
dottrina
è di
le
ad
immagini mitologiche, guisa
tramandate
per Io spaziodel medio
evo,
tutto
che
da
accozzamento
che
le
intendere
immagini
servissero
boliche
sima'
cetti
con-
cristiane,formando
critici troppo corrivi
si è
riguardatocome
dalla barbarie
dei
tempi.V.
nato
come
di rimembranze
a
dell'arte egualmente
un
grande importanza
forme
de-
un
cap. prec.
n.
16.
218
che
li.
PARTE
ragionamenti con
somiglianti
in
esso
loro s'intratteneva.
vano
persone diventale qualisi rinnovavano
alla lor fantasia figure,
Secoli, avvenimenti
sulle bocche
modo,
per
e
tal forma
che
stimavasi
la
mini:
riportartrionfo su' cuori degliuoda' pergami
in fatti era
la sola,che tuonando
potea giugnere ad attutire il fiero coraggiodegliavi
doperasse
nostri. Non
è meravigliapoi che le arti eziandio l'atutte la pittura,fin da* primi
e sopra
sola
più
atta
a
secoli invocata
la
consolare
a
tristezza
delle
combe,
cata-
toglievain prestitoalle flivineScritture
simboliche
per
incitare
alla speranza
nell'arca di Noè
e
rassegnazione;
magini
im-
ed alla
sulle
galleggiante
venire
figuravala Fede sicura del suo avtra il sangue
sparsole intorno dalla rabbia
de' persecutori
sul mondezzaio
la za
pazien; in Giobbe
nel desolamento
della sventura; in Daniele gittato
del diluvio
acque
nella fossa de' lioni l'uomo
male
coll'arme
della
4. Uso
E
la divina
parti ha
che fiacca la possanza
preghiera,e
fattone da
Commedia
simili
del
(1).
Dante.
anch'ella
nelle intime
sue
che n'è come
la vita
allegorico,
interiore. L'Alighieri
dedicatosi allo studio della Bibbia
solo in generale il metodo
ritrasse non
ne
di
dare figurative
gure
alcuni simboli e fima
significazioni,
le fiere,il carro
trionfale e
come
particolari,
l'
somiglianti,
somministrateglior da' Profeti, ora dalNon
cavato
aver
Apocalisse.
p')CO eziandio mostra
dalla
un
scuola
tessuto
dei
Padri
e
passaggiodel poeta d'una
al trono
di Dio
(1)V. Ozanam.
P.
se?
II
in altra sfera del cielo fino
ti riduce
Ili,e. IH,
ittori della Chiesa.
a
e
i cari
mente
P. IV,
e.
II.
di
opuscoli
CAPO
che
Bonaventura,
s.
a
come
sono
o
fascia
empireo,
a
come
un
muovesi
cui
or
senza
come
punto
; le
Giacomo
particolari:
giro, or come
che
cinge e
come
indivisibile
intorno
teologali virtù
pe'tre
; le due
Giovanni
e
,
eziandio
molti
misura
mare
l'universo
Apostoli Pietro
attiva
o
legoric
simili al-
e
Bonaventura
s.
quel figurare Dio
centro,
r
a
virtù,
si riferiscono
Bernardo,
s.
della
dorata
produzioni.Ed
come
dell'anima
V itinerario
sono
Dio, la scala
verso
219
IL
vite,
contemplativa per Lia e Rachele; le
nel
nature
di Cristo simboleggiatenell'aquila
e
figura della Chiesa militante; e cosi
ne; l'Eden
di molti
altri. Laonde, che
esser
uomo
mente
sana
rende
dell'umano
abbia
è
non
intelletto. Oltre
medesimo
certi l'autore
riportammo altrove
«
di Dante
dite
,
l'azione
ne
di
il Poema
leo^
possibile,
di mezveduto
che abbiamo
zo
ne'terapi
dell* arte
anima
e
minare
predoquesta divenuta
ad
un'Allegoria,
dubitarne, dopo
ce
due.
e
dalla
sua
colle
lettera
a
di che
paroleche
Can
Grande:
delle cose
da
dirsi, è da sapere
intelligenza
è semplice;anzi deve
il senso
di quest'opera non
dirsi di più sensi: il primo è quello che risulta
Ad
che
essa
dalla
lettera
il secondo
ricavasi
dalle
,
cose
per
la
lettera
Letterale
dicesi l' uno, allegorico
significate.
Taltro ". Dopo di che voler negare
dell'esistenza
TAllegorianella divina Commedia
più presto che
difetto di senno
è da riputarsipeccato imperdonabile
di mala
fede. Il perchè ci asteniamo
dalla
inutile
,
fatica di apportare in confermazione
le autorità, che
molte
contemporanei,
bio
ove
aperti.
non
era,
i
di questo
vero
tori
potrebbero,degliscritquali non
potendo metter dub-.
esser
l'asseriscono
con
modi
franchi
ed
220
PARTE
II.
5. Difficoltàdi
v'ha
Non
più
chi
spiegarla.
da
sappia,come
non
anni i critici italiani
e
cinquecento e
stranieri abbiano
la
giato
guerreg-
intelligenza.
versale
fuoco maggiore dall'unirinfiammate
Le contese
con
di tenebre
fervenza de' popoli svolgendo volumi
antiche
e
e
generandone di nuove
speciose
lasciato scoprirequalche punto di vehanno
ro,
appena
il quale a guisa di baleno splende,ed istantaneo
si dilegua,
traendosi dietro più fitto il buio primiero.
ha prodotto
E si può dire
che
tanto affanno non
istruzione
altro che una
negativa, cioè il mostrare
tale studio
dentro quali confini si dee restringere
un
traviare. Formando
le Allegoriequasi un
per non
di segni arbitrari,variabili e moltiplici
vocabolario
dosi
degli umani ingegni,e dovenquanto la moltiplicità
nel dichiararla
cavarne
e
vera
,
,
,
,
ha
fatto
col
maggior
poeta
vortici
deserti
feste
e
o
intenzioni,la critica ci
bisognerebbedimenticare
possibile,
per immedesimarsi
segno
della
monastero,
sua
vita, ora
fazioni,ora
immalinconita
avvolta
nascosta
sé
fra i
do
nel fon-
nel silenzio dei
rallegrata dagli ozi e dalle
dura ed angusta dalla podi corte, spesso resa
vertà
dall'amarezza:
e
dere
parteciparea' suoi studi e selui tra la turba degli accorrenti alle Università
con
di Bologna, di Padova, di Parigi; dividere
e
de' monti
o
,
talvolta alcun poco selvagge,
fetti,
passioniconcitate, e finalmente gliaf-
lui le abitudini
esso
le
sue
sue
secondo che portava l'indole
pregiudizi,
dell'età. Per altro questo principiocosi ovvio
da paripetuto da tutti gliscrittori è stato messo
recchi
in dimenticanza
che nell'accingersi
; talmente
errori
e
vivere
che
delle cittadine
d'un
con
sapere,
al
stesso
le loro
essi ricavare
da
e
CAPO
221
li.
hanno
creduto di
il divino Poema
interpretare
vedervi entro quelloche il poeta era ben lungidall'
immaginare, cioè di leggervii sognidella propria
di errori e di gravissime
Tantasia,con un ammasso
dell* Alighieri.
contro la memoria
Da alcuni
ingiustizie
si è preteso dichiarare la divina Commedia
alattandovi il metodo onde si scioglie
indovinello.
un
Altri con
vera
pedanteriacercò il senso allegorico
del
on
una
scrupolosaesattezza in ognimovimento
celare un
iscrivesse parolasenza
se
non
poeta, come
mistero;e in questo difetto caddero i più antichi,non
avrebbe potuto esser
da
non
{)onsandoche un uomo
negarono
rintanto. Certi de' più moderni
pelsenso allegorico
ad
(
•
la lettera,non
poeta medesimo.
curando
le istruzioni
Questi volle convertire
in
del
un
stema
si-
di
politicaincognitoa que'tempi un pensiero
puramente morale ; queglivolle cangiarein un
freddo miscredente
o
religiosoe
si terminò
tacciare
l'indole dell'età,la testimonianza
la realtà del fatto reclamassero
Le
mente
qualicose
uomo
dell'autore
e
goria.
l'Allepur sempre
fanno
ammirare
la
ci
mentre
che la congegnava,
in dare al mondo
un
cattolico ; e da parecchi
tutti di visionari,quantunque
eminentemente
con
riformatore
audace
sumati
piangeretanti studi conopinioniinamabili e strane,
ci fanno ammoniti
a
riputare non lieve impresa il
metter fuora interpretazioni
cauti nele ad esser
e
,
Tammetterle.
6. Maniera
Ma
da
tenersi nelV
interpretare.
delle norme
e leggi
potrebbero avere
determinate per procederein ciò sicuramente, o almeno
il più che si possa con
di non andare
probabilità
alla cieca? Non
chi siasi occupato di protrovo
posito
non
si
in materia
si rilevante:
ma
sembra
che dalle
222
partì:
date
?avvertenze
natura
della
per
cosa
da' canoni
le stravaganze, dalla
considerata nell'uso de' tempi
ischi ^are
stessa
d'ermeneutica
,
che
ne
hanno
li.
accennato
generale, e
Dante
da
medesimo
e
quello
i suoi
più consapevolide'suoi segretipossiamo
alcune regole generali,
che congiunte
derivarne
alle altre riguardantila letterale interpretazione
gneranno
setanto
le tracce d'un metodo quanto breve, altret-
commentatori
sicuro.
Pongasi
per
letterale deve
fondamento
che
inalterabile,
il senso
prima d'ognialtra cosa e da
trascurarlo
giammai. È legge unipertutto senza
da tutti, e
Versale, voluta dalla ragione ammessa
xionfermata dall'Alighieri,
che così scrive (1):
«Sempre
lo litterale dee andare
innanzi, siccome quellonella
cui sentenza
gli altri sono inchiusi,e senza lo quale
irrazionale intendere glialtri;
sarebbe impossibile
e
è impossibile
massimamente
e
all'allegorico
; perocché
in ciascuna
cosa, che ha il di dentro e il di fuori,
al di dentro
venire
è impossibile
se
prima non si
cercarsi
,
,
,
viene
al di fuori
».
Ciò premesso, tengansi per fermi questi canoni di
il senso
letterale. 1.® Poiché
ermeneutica
pel senso
de' vocaboli,
proposizionedipende dal signiJScato
si dee conoscere
l'uso generale della linguain
tone
che r opera è scritta, ed insieme 1' uso
specialefatdalla classe degliscrittori cui appartiene quello
sere
che interpretiamo;al che pur giova moltissimo l'esda cui quella prese
sperto nelle lingue madri
le
co* vari dialetti di essa
e con
e nell'analogia
origine,
che molti vocaboli della
infatti,
lingue affini.Vediamo
d'
una
divina
Commedia
non
s' intendono
l'uso del trecento, laddove
(1)Conv., Trai. II,e. I.
che per
perdutola loro
altrimenti
poi hanno
CAPO
223
II.
gine
primitiva(1):altri si spieganodall'orisignificazione
che hanno dal provenzale(2);
ed altri finalmente
hanno
la loro interpretazione
nelle voci di qualche
dialetto (3).2.° Sono di grandissimogiovamento le
varianti lezioni de' codici antichi; poichéquantun"
sollecitiha tratto molti
que l'esserne soverchiamente
sofisticar vanamente,
a
pure ci si mostra per Tespediversa dalla comune,
rienza,che una maniera di leggere
ricavata
si trovano
stenti
il
del Poema
de' moltissimi
dantesco, ha
altronde
senso
un
da alcuno
(4).3.° Si ha da mirare
prossimoche il remoto,
il contesto, e
ed anche
spiccato
gravi
no
me-
non
1*interrotta
volte
del discorso. Così molte
connessione
netto è
con
spiegato
e
oscuro
reso
codici che
un
passo,
che
di per se isolato non
si j.uòintendere,vien messo
in chiaro dalle paroleche lo seguono
e lo precedono;
così molti
e
meno
il
4"
e
poeta
comentatori
sarebbero
non
in
contradizione
avrebbero
di Dante
poi riusciti
a
far trovare
sé medesimo
con
ticato
fa-
(5).
Abbiasi
riguardoalle circostanze di tempo e di
a' costumi, agliusi
luogo dell'autore,alle opinioni,
ad a' principi
scientifici dominanti
finalmente a
e
,
(1) V. Perticari, Degli Scrittoi'i del trecento, L. II, e. II.
intitolata : Voci e Locuzioni
Ita"
(2)V. l'operadel Nannucci
liane derivate dalla lingua provenzale.
di ciò V. Picei, Nuovi
studi su Dante, App. i,
(3)In conlerma
Idiotismi
Bormiesi.
Purg. II: Mentre che i primi
bianchi aperser l'ali: che non
ché
finfu spiegatoconvenevolmente
si trovò in un
codice; Mentre che i primi bianchi
non
apparl'ali.Lo stesso dicasi di molti altri luoghi consimili.
ser
(4 Valga ud esempio il verso
(5) Per
tal via
nel
del
dell' In f. I: Tanto
verso
è
è
amara,
non
più morte, si scorge che l'aggiuntoamara
alla selva, né alla paura ; stante
che le paroleche
?quanto
Ma
per
fanno
a
dir
trattar
qual'eraé
del ben
intendere,che
cosa
dura,
ecc,
e
eh' io vi trovai dirò
è amara
cosa
che
poco
appartiene ne
precedono:Ahi
le altre che
seguono.
dell'altre cose, ecc:
il dir qual'erala selva.
224
PARTE
II.
quanto porge occasione ad un lavoro, al carattere e
l'opera
al grado di coltura del medesimo, all'argomentodeled al suo
scopo: perocché il grande principio
dellermeneutica
si è di collocarsi quanto è possibile
nella stessa
situazione
intellettuale
e
morale
dello
scrittore
(1).
il senso
Per quellopoi che concerne
allegoricoi
i seguenti,l.**11 senso
canoni saranno
il
allegorico,
quale deve cercarsi dopo il letterale,non si ha da
credere che gli vada sempre compagno
in ogni passo.
fonte d' inettissime
è riprovatacome
L* opinionecontraria
ed è pure irragionevole.
ché
Perocsofisticherie,
alle forze dell'umano
sare
é impossibile
ingegno l'umento;
perennemente un linguaggiodi doppio intendie
Dio stesso,che
avrebbe
potuto farlo nelle
Scritture,noi fece, scrivendo
sacre
s.
Agostino(2),
molto
andare
le
innanzi con
gli sembravano
tutto ivi eslor pretensioni
sere
que'che contendevano
involto di allegoriche
gliono
». 2.° Si vosignificazioni
distinguerele allegoriede' simboli da quelle
fu notata
delle figure.
Questa distinzione forse non
é della maggioreimportanzanell'apda nessuno,
ma
plicazione,
da' sacri interpreti.
do
Essene riconosciuta
gine
il simbolo
a
parlarein tutto rigore un' immaadoperatasolo a designarequalchecosa di reale
diversa (3), l'allegoria
che vi s' inchiude è
da esso
piuttostorettorica, e non già propriamente quella
di cui parliamo;comche produce il senso
petendo
allegorico
definizione a quellacompresa
invece la sua
nelle figure,
le qualisono
avvenimenti, persone, ed
realtà ed insieme
oggettiaventi in sé stessi una
ad altro. Quindi V allerelazione di significato
una
che
«
,
([)V. Ficker, op. cit.,Ermeneutica^ cap. II.
(2; De civ. Dei, XVII, 5.
(3) V.
n.
2 di questo cap.
,
226
PARTE
II.
osservanze
particolari
impacciatinella dubbiezza
molte
7. Intendimento
pericolodi
con
re
rimane-
del cammino.
generale
del Poema.
E cominceremo
piace di farne applicazione.
di tutto il Poema:
di che
dal generale intendimento
altrove(l),purtuttavolta
quantunque siasi fatto cenno
il proprioluogo;
si vuole qui omettere, essendone
non
dee parere importuna ripetizione.
sicché non
« Il soggetto
la
secondo
sola
lettera
rata
considedi tutta l'opera
è lo stato delle anime
dopo la morte preso semplicemente;
perchè di esso e intorno ad esso il processo
di tutta
l'operasi rivolge.Se poi considerisi l'opera
il soggetto è l'uomo
secondo
la sentenza
allegorica,
in quanto che per la libertà dell'arbitrio meritando
alla giustizia
del premio e della pedemeritando
e
na
cui
è sottoposto». Sono
su
paroledell'Alighieri,
non
può cadere dubbio di sorta per 1* intelligenza
be
si letterale come
allegorica(2).La prima non avrebmestieri di più,ma
cetto
prende luce maggiore dal controduzione
del Poema
espresso nel canto primo, che è d'insiccome dicemmo
: la seconda
poi viene
rifermata
dell'autore nella prefada Iacopofigliuolo
zione
del suo
cemento
con
queste parole, anche di
Or
ci
(1) P. II, cap. I, n. 8.
(2) Nel
testo
latino,che
è stato
da
molti
si trovano
riprodotto,
verbis colligere
potes,quod
aggiunte queste altre parole: Ex hls
secundum
poeta agit de inferno isto,in quo
allegoricum sensum
le qualiper fermo non
di Dan*
sono
peregrinando ut viatores
d' incognitoglossatore,come
ha
chiaramente
dimostrato
te, ma
siasi creduto che
come
l'egregioParenti. Non si può intendere
il senso
fosse l'inferno dei vivi,mentre
allegoricodi tutto il Poema
in questo inferno
medesimo
avrebbe
il
luogo
paradiso pendal
soavissime
È
il discorso
tinte.
nelleggiato
poeta con
perciò vano
che sopra vi fonda il Biagioli.
«
»
,
CAPO
sopra
spiegheròin
col dire che
allegorico,
da noi recate:
il carattere
227
II.
Io
«
ne
è di mostrare
dell'autore
principale
le tre maniere
di
essere
modo
il
sotto
rale
gene-
disegno
gurativi
colori fi-
dell'umana
razza.
che
Nella prima parte prende a considerare il vizio,
dice Inferno, per chiarire che il vizio fa contro la
La parte seconda
virtù siccome contrario ad essa...
per soggetto il passaggiodel vizio alla virtù,che
l'anima
deldice Purgatorio,
per additare la trasmutazione
ha
che
si purga
l'ultima
tempo...Neleia dice Paradiso,
perfetti,
de' suoi falli nel
parte mira gli uomini
per esprimere l'altezza delle loro virtù e la
che sono
due condizioni,
grandezzadella loro felicità,
si saprebbericonoscere il suprele qualinon
senza
mo
bene. Così 1'autore
procede nelle tre partidel
le figure,di
traverso
Poema, camminando
sempre
la meta
cui si circonda, verso
proposta ». A tutto
muovere
questo si aggiunga,che « il fine del tutto si è di rito
coloro,che in questa vita vivono, dallo sta»
di miseria, e indirizzarli allo stato di felicitìx
(1),
genza
dedurrà
senza
veruno
sforzo,che V intelline
e
se
to
generaledi tutto il Poema tanto letterale quanè di senso
morale, non già politicoo
allegorica
ne
eterodosso. Non
dappoichéoltre il non averpolitico;
fatto verun
motto
esplicitamentené il poeta,né
si
gliscrittori a lui più vicini,farebbe d'uopoaggirarche verdi labirinto,
rebbero
in tutte quellecomplicazioni
da' simboli
formate
ridotti a significanze
donde non
si trova uscita. Non eterodosso;
politiche,
bisognerebbe
ragioni,
perocchéoltre di queste medesime
greto
perdereil buon senso o col credere Dante sesettario e riformatore antipapale(2),
o coU'a-
dottare il metodo
([) V.
Ib.
(2)V.
P.
n.
ermeneutico
9.
I,e. Ili,n. 10, e segg.
,
creato
nuovamente
228
PARTE
di
dal Rossetti
,
darsi
non
chiaro
sia pur
pensierodel
metafora, una
bestemmia
contro
i
pre una
altri finora non
s'era accorto
8. Dante
Venendo
rale,
lette-
senso
ed evidente, per trovare
velo, una
parola un
II.
in
parabolache
Papi e
(1).
la
ogni
cuo-
Chiesa; di che
la Selva*
e
a*
particolari
toglieremosaggio d' alcuni
sommi
tura,
capi,per cui più si palesa la generale ordide' più minuti
avvisatamente
e ci passeremo
ed incidenti. Leggiamo sul bel principiodel Poema,
che
Dante
a
la diritta
35 anni
di
via,trovasi
selva buia
vita
sua
in
come
sa
non
mortale, smarrita
mezzo
ad
una
spaventevole.Parmi che fiuo da questo
primo passo i più de'commentatori,dimentichi de'lor
doveri,si diano fretta di afferrarne il senso allegorico
e
lasciando
non
andare
innanzi
chi sia Dante]
intende
no
il letterale. Ciascuin
ma
qual selva
ei si
Dico pertanto, che
quasi avvedersene?
simbolo
qui la selva si dee prima riguardarecome
si riferisca a quella età deldi cosa
che realmente
TAlighierie produca un senso letterale;posciacome
Dante
cosi la selva si consideri quale figuraonde
disse e soIl Marchetti
il senso
stenne,
allegorico.
emerga
trovò
senza
,
che
re
la selva indicasse lo stato delle sventu-
piombato per V esilio : ma.
e gliviene
predetto nel corso
questo fu nel 1302
del Poema
cosa
futura, dopo che già era stato
come
Il BalbOj.
sottratto dalla selva per opera di Virgilio.
renze
comparando diversi luoghidel Poema, nei qualiFiin che
si trovò
Dante
,
è chiamata
pianta
sé abitatore
(1)Si allude qui
che
ha
trista selva
per
di essa,
all' opera
e
ed
,
poeta chiama.
la selva è detta
di Rossetti
titolo; Disquisizionisullo
il
luogo
già da molti confutata
spiritoantipapale^ec.
,
229
li.
CAPO
della parte Bianca che regche era nome
selvaggio,
geva
inferisce che la selva
allóra quellacittà, ne
storicamente
e
sia Firenze
realmente
: ma
sebbene
di paroledica molto, pure
"]uestacorrispondenza
non
soddisfa interamente, stante
ne
vie-
pure
che
il
ove
appellatadal poeta
lasciò giammai
non
che
mar
ha
non
sembra
la selva stessa
valle dolorosa
persona
(1).Con
vanto
,
passo
viva
fiumana
più aggiustatezza
,
doversi
dire,che questa accenni i negozi
i rancori,gli odi, i tumulti delle passioni,
pubblici,
ìq
mezzo
35 di
trovossi Dante
cui
a
età
sua
,
della
e
che
eglimirar solea come
sventure
(2).In fatti dice
dire
v'entrasse: tanto
come
punto
che
abbandonò
la
fu il dimenticarsi
che
e.
fu morta,
XXX
del
come
sua
in quell'animpigliato
no
elezione al Priorato
origine di tutte le sue
il poeta di non
saper ben
in quel
era
pien di sonno
via. Or
verace
cotesto
no
son-
poco a poco di Beatrice dopo
ella stessa gli rimprovera nel
a
Purgatorio dicendo:
diessi altrui
,
Ed
«
Questi si tolse
chi mai ?
Volse
a
i
passi
suoi per via non
seguendo false immagini di
vera,
que
bene, che non attengonociò che promettono ». Adunla via non
cioè la vselva in contrapposivera,
zione
me,
e
della
valo
».
a
«
della felicità per cui scorgeBeatrice, è lo stato in che Dante trovossi mentre
verace
via
se
seguiva le false immagini di bene. E queste falimmagini di bene appariscentevolete sapere che
mai esse
fupouo? Non altre donne, non
altre simili
ciance sognate da alcuni cementatori,ma
quelleche
disse l'Alighieri
in risposta
medesimo, là dove nel e. XXXI
di Beatrice confessò,
che « Le prea'rimproveri
senti
col falso lor piacere volsero i suoi passi».
cose
(1)Sia detto di passaggio
questo luogo di scrivere,che
(2) V. P. I, e. II,n. 5.
,
che
non
potea guardarsi il Biagioliin
v'ha
luogo a sposizioneletterale.
230
PARTE
II.
qualicose presentiagliocchi ed alla vita di Dante
in quel tempo furono glionori e le cariche nella sua
tenne
otpatria,per cui sperava la sua felicità,ma non
altro che rancori ed amarezze;
giusta
ovvero,
la chiosa di Pietro suo
furono gli studi profiglio,
fani
Le
sostituiti a'sacri,che
si
il frodarono
del bene
siderato
de-
(1).Dopo aver salvato cosi il senso letterale
Dante è figura
e si dica che
passi pure all'allegorico,
deìVumanità, cioè di tutti gliuomini pellegrinanti
in questa vita: e quel passo in che eglisi avvenne
dinota
il torrente
delle
cure
umane
delle tumultuanti
e
passioni, in che si perdono miseramante;
della quale sposizionenon
ci affatichiamo
a
recar
dalle parole del
pruova, seguendo ella chiaramente
poeta a Can Grande, ed appoggiandosiall'autorità
cementatori.
di quasi tutti gli antichi e moderni
9. Il Colle
Accortosi
il
di rimettersi
poeta
del
nel retto
colle, il cui dosso
un
sole, e
tenta
(l) Ci troviamo
e
le tre Fiere.
traviamento
suo
riesce alle falde di
sentiero
di salire ad
da'
illuminato
era
bramosa
e
più
aura
perfettamented'accordo
libera
con
raggi del
sicura.
e
lari,
l'avviso dello Sco-
non
quale scrisse,che ivi Beatrice fa rimbrotto a Dante
di
altri
acome
donna, ma come
immagine della Teologia:non
abbandonato
di
amore
malamente
mori
donneschi
seguiti, ma
della solitudine
e degli studi
volgere i passi per via non
per
di bene, quali sono
e seguir ombre
vera
appunto le pratichee
gì'intricati affari del secolo adombrati nella selva aspra e forte.
il
Note
al
Viaggioin
Per
converso
che
forse è
certi. Vedi
Hell sulle
di Teodoro
Italia
orme
di Dante.
del Purg,
del e. XXIV
gli amori per la Gentucca
altri nomi, non
sono
la Selvaggia e la Pargolettacon
il Dionisi nella Serie di Aneddoti, e nella Preparai.
Storica. E
già prima
in
giovinezzadi amore
»:
gentilezzadi cuore
continenza
».
1' Aretino
occupato,
ed
il
«
avea
per
non
che
Filelfo,
scritto
«
Dante
che
fu
Dante
,
lussuria,
si
ma
fregiòdi
per
sima
mas-
Una
e
solo
non
•iano in
ohe
leone ed
lonza, un
giù
ilcolle
e
di alcuna
colle dovea
l.upaglisi fanno
una
glicontendono
il passo,
tro,
incon-
il ricac-
ma
quipure fa mestier i
boli
fieresi tolganoprima come sim-
nella bassa valle. E
le tre
si racchiuda
in che
cosa
Dante
Or
231
li.
CAPO
in
mirare,
quella selva
senso
terale.
let-
impaccia qual
ali*altezza della felicità
non
se
d*
il
splendonoi raggi della virtù ? A sviamelo
le
nelorribili,
simboleggiati
vengono tosto impedimenti
tre fiere che paiono attinte da quel luogo profetico
di Geremia
(1),ove dice : « Percussit eos Leo
vastavit eos: Pardiis
de Silva: Lupus ad vesperam
omnis, qui egressus
vigilans
super civitates eorum:
terpreta
infuerit ex eis,capietur» otc. V'ha chi tali cose
a
questo modo: la democrazia dominante in
sieme
mutabile, ma crudele ed inFirenze,varia, leggiera,
una
lonza,in quanto che
gaia a vedersi come
nel gratificare
allo sfrenamento delle passioni
nuoce
tezza
donde nasce
la licenza che maschera
la propriabrutcolla divisa onorevole
di libertà,impediscea
lo incalza
Dante il sollevarsi a grado felice: non
meno
su
cui
,
la
Valois
,
casa
r
arme
di Francia
di cui
era
rappresentata da Carlo
il leone
forza prepotentegliprepara
,
che
la rovina:
con
ma
la
di
sua
coltà
la diffi-
diviene
allorché la Corte Romana
insormontabile,
rappresentatada Bonifacio si volgecome
lupa
sterminio. Una sifiatta spiegazione
è fondata
a
suo
sulla natura. delle immagini e sulla storia (2):ma
Storicamente nel tempo di che
preferirei
quest'altra.
parliamo,ciò che fece guerra a Dante usci dal seno
stesso della sua
patria;or di lei si dice che era in
pessimo stato ridotta,perchè superbia,invidia ed avarizia avevano
accesi i cuori (3),perchèi cittadini
di Firenze erano
gente avara, invida e superba(4)
^
(lì C. V., V. 6, e segg.
(2)V. P. I,e. II.n. 5
(3) Inf. VI.
(4) Ib. XV.
—
-
e
6.
232
PARTE
II.
e i subiti guadagni avevano
perchè la gente nuova
in lei generato orgoglio a dismisura
(1): quindile
ad impedire che egli esca
dalla
fiere che vengono
1* invidia
la superbiae 1' avarizia della
selva, sono
gente che teneva in tumulti il governo di Firenze. Al
della storia riferita colle paroledel poefondamento
ta
la convenienza
boli.
della qualitàdei sim(2) dà mano
zia
è la lupa la più viva immagine dell'avariNon
ti si descrive carica di tutte brame (3)? E
mentre
metter
quel lione che sen veniva con la testa alta può amla superbia?
E in quella
dubbio che non figuri
strasi
lonza, la cui pelle giallognolae macolata pur mofizi
gaia, non vedi tu le bieche trame e gli artiche adopera l'invidia per attraversare
agliemuli
ogni strada d' innalzamento, comechè facciasi manto
al vero
merito?
dell'amore alla virtù, alla giustizia,
,
So
bene
non
che
veggo
altri all'invidia sostituì la lussuria;ma
questa venendo
come
a' danni
movesse
dell' Alighieri.
Egli
parola giammai : laddove
d'invidia sì che già trabocca
fa
da' cittadini di Firenze
riprendecome
il sacco
(4),e
non
li
ne
pieni
dice
ci)
es-
Inf. XVI.
(2) In
fatti l'Ammirato
ed
il Compagni
s'accordano
e con
appunto in quel tempo Corso de' Donati
Neri, avendo invidia della potenza di Dante, volea
,
in
dire,che
lui la parte dei
recarsi in
mano
signoria cui per altro Corso ambiva
per sé medesimo
gran quantità di danari
sopra i due partiti e però mischiando
false parole,e facendo
con
brighe co' banchieri di corte, ottenne
la venuta
di Carlo a Firenze, e quindi l'abbassamento
e la rovina
di Dante. V. Balbo, op. cit.,
L. I, e. XI.
del Purg.,ove
che cel dichiara al e. XX
(3) È Dante medesimo
sia
si purga
esclama: Maledetta
dopo aver detto come
l'avarizia,
tu, antica lupa...0 cielo... quando verrà quegli, per cui cotesta belva si partiràdal mondo
? Con
che allude manifestamente
tutta
la
,
,
alla
lupa
del
e.
1.
stato in lui sì fitto
potrebbe aggiugnere essere
dal dire Firenze ^fonsi tenne
questo acerbo sentimento,che non
data
da quel Satana,di cui l'invidia è tanto pianta.Par. IX.
(4) Inf. XVI.
Si
234
PARTE
II.
riguardandoil
allegorico
vano
colle e le tre fiere come
figure,che gli uomini troalla
ostacolo per levarsi dalle brighe terrene
felice altezza della virtù nell' invidia,nella superbia
in generale.
e nell'avarizia di altri uomini
il
risulta chiaro
che
10. La
che
gentileè nel cielo che si compiange
impedimento incontrato dal poeta, sifiattamente
s'adoperacome
pietosaa rompere ogni duro giu-
dicio di Dio
sua
chi è mai
lui. Ora
centra
na,
Don-
cotesta
nora
figura?Si osservi primieramente,che fiPAlighierinon ha fatto altro che determinare
punto reale e storico a cui glipiacque legarela
ad aprire il campo
visione ; e di qui comincia
di chi
e
il
gentile.
Donna
Donna
Una
deir
senso
giliogittò giù neir
corda
che
Dante
prendere
alto
farne
barrato, per
portavasi cinta, e
la lonza.
La
venir
cui alcuna
con
Gerione,
su
volta
aver
gioliche interpreta:
pensato il poeta di vincere
coll'umiltà. Ma
dello stesso
sato
pen-
del Bia-
riprovevole opinione è
men
se, al dire
avea
una
la lussuria
la corda è simbolo
Biagioli,
di virtiì,
la nostra
e colla virtù
ne
sposiziopure si vince l'invidia,
rimane
ferma. Vorrei per altro soggiungere riguardoalla corda,
stata
che essendo
essa
adoperata ad invitar Gerione, immagine
conveniente
dee credersi piuttosto
della frode perchè sia segno
che simboleggi la virtù speciale della semplicità^
il suo
ovvero
di vincere
contrario
che è l'astuzia,
cui pure si può cercar
con
,
l'invidia altrui. 2.° Quanto
sopravvenire nel 1300
alla
si volesse
sua
rovina.
accoppiare
corrotta
la
potestàsecolare
per
del poeta
suoi
concittadini
cavandola
alla
danaro,
,
e
abbia
di
unì
co' nemici
gente
di
sotto
se
al
Roma,
troverebbssi
che
buon
per
suo
danno.
col
poeta gli effetti
il simbolo
credeasi
e
della
facile ad
fondamento
di
sere
es-
nelle invettive
l'invidia
corte
spirò
co-
lupa
animo
avesse
come
spiegherebbesiancora
dato luogo all'avarizia della
così d'inferno
debba
del medesimo
Dante
avara
che
Valois,il quale
sperimentare
3.**Parimenti
credere, che
intendiamo
non
di Carlo
fece bene
alta, poiché si
testa
sua
leone,
escludersi 1' idea
assolutamente
della
al
romana
dei
CAPO
235
li.
poeticache serve d'anello al misterioso
viaggio,mostrando
per quale virtù ei l'imprendesse;tale virtù eglideriva dalle persone della Donna
tile,
gendi Lucia, di Beatrice e di Virgilio.
Secondamente
si osservi
che queste medesime
non
sono
persone
letterale intese per quel
simboli,ma danno il senso
•he sono, comechè
il poeta abbia voluto per suoi fini
della Donna
il nome
icere
gentile che per altro
lascia intendere dagliaggiunti:sono
però figuredi
Si richiami
in terzo luogo,
un
significato
allegorico.
alla memoria, essere
stato costume, siccome vedemmo
i Santi
anche
per figura
poco innanzi,di togliere
in che si distinsero
dall' oggetto
0 dal carattere
o
il lor valevole patrocinio,
in che dimostrarono
o da
altro di simil fatta. Ciò posto, chi non
ravvisa in
questa compassionevoleabitatrice del cielo il cui
di esprimere e che
si crede necessario
nome
non
la Divina Madre,
frangelassù ogni duro giudizio,
;illafinzione
,
,
,
,
,
che da
per Madre
potentissima colle sue
tutti è riconosciuta
insieme
Dio
Commedia
alla gran
e
per
calmarne
Tira?
abbastanza
apparisce
Vergine:eglila fa
Dalla
di misericordia
preghiereappresso
stessa
la divozione
divina
del poeta
sedere
qual regina sul
della beata corte: sopra lei fa piovere
primo scanno
le dolci letizie degliAngeli: a lei fa rivolgere
da
l'afiettuosa preghiera,
colla qualesi chiede
s. Bernardo
che eglivenga ammesso
alla visione di Dio. Si
giova questa opinionealtresì dal vedere il luogo che.
in Paradiso
in
Dante
fa occupare
ed a Lucia
a Beatrice
Maria
Vergine perocché indi si
riguardoa
rileva meglio,come
tra loro si scambiassero quelle
del Poema
parole che qui sul bel principio
son
contate.
racAggiugni,che non solo era naturai cosa al
poeta l'associarsi al culto singolaredel medio evo
per la divina Madre, ma
quando la troviamo ricor,
236
PARTE
II.
là pel libro della Vita nuova
come
e
qua
delle pietosecompiacenze di Beatrice
data
,
forma
delle virtù
di costei
dovremo
dire, che
patrona sua prediletta,
la parte assegnata qui
effetto necessario
rimembranze
dolcissime
(1).Dopo
volentieri al sentimento
questo ci acconciamo
di quegliinterpreti che
tutto
videro
in Lei
allegoricamente
che si tenga
,
Clemenza
la divina
astratta
mera
per
gli uomini
che
aiuto
mal
Alla divina Clemenza
qui
poeta descritti: ed
dal
commiserando
ella è infatti che
; che
Madre
la divina
i caratteri
di
il fondamento
toltole
allegoria,
col rimanente.
si affanno
ben
si
non
: ma
letteralmente
significare
si accorderebbe
come
come
,
era
dall'Alighieri
alla gran Donna
delle prime sue
getto
og-
le
s'avviluppano,invoca
li campi.
ne
che
sciagurein
di essi
sopra
un
11. Lucia.
La
abbisognadi
fedele, ed io
il tuo
te
dicendole:
Lucia
gentilesi rivolgea
Donna
te lo
a
ora
racco-
fuori dal Tommaseo
eseguita dal
(1)A questa opinione messa
Balbo
(Vita di Dante, Nota al Gap YII della II parte),volle lo
Scolari {op.cit.^sostituirne un'altra,
avvisando glistudiosi di Dante
che
la Donna
gentileè fuor d' ogni dubbio s. Anna. Eccone le
ragioni.1.°
sue
è
non
a'
v.
133, 138
è
appunto
del
che
vede
in ebraico
del
la si trovasse
per
porta del Poema,
lo dice
non
per
per
anche
"della lite.
Dante
invece
arriva
la intercessione
accostarsi
grado
altissimo
di
a
s.
graziadi lei alla
una
Bernardo
che
,
questi argomenti:
ma
dell'azione,
altezza.
tanta
di Maria
sulla
e
immisurabile
gli
ardisco
farmi
fondità'
pro-
gio,
viag-
suo
ottiene
beatifica. Buoni
non
che
Commedia
in fine del
che
visione
punto,
ap-
,
con
Maria
egli
dove
Paradiso,
scioglieil nodo
dir così nell'atriodella divina
quando
di dottrina
sembrano
al
in fine sconverrebbe
3.° Perchè
e
,
gnifica
si-
il terzetto
tutto
2.° Perchè
e. XXXII
di unità
che
nome
istupenda
spiega quali potenze superioril'abbiano portatoa
cura
con
e
Anna
gentiliset misericors ; onde si
che la perifrasidi questo nome.
Dante
stesso
Perchè
poter
alcerto
arbitro
mando.
Lucia
subitamente
a
che
mente
là dove
crudele
nemica
di ciascun
queste
voci. Innanzi
scrive lOzanam
ciò che
237
II.
CAPO
in
si
muove
tutto, seguendo
si ponquesto proposito,
ga
al cominciare
costei ritorna
del Purgatorio
le braccia il ta
poesulla porta di quel luogo
tra
raccogliendosi
addormentato
il mette
la incontra
e
d'espiazione;
eglipoi al finire del suo.
viaggiosu i cerchi dell' Empireo al destro lato di
Battista. In lei dunque volle il poeta ritrarre
s. Giovanni
una
persona somigliantea quegli altri beati
la beatitudine,una santa da cui
co'qualiha comune
riconosceva
qualche singoiarbenefizio. Or Jacopo di
ci fa menzione
Dante
padre
nutriva
per
Siracusana. La
s.
affetto che
del divoto
Lucia, la vergine
quale iscritta
al
canone
il
suo
martire
e
della Mes."a,
lenni
liturgiada molti secoli riceveva soomaggi dagliItaliani: per tutte le grandicittà
si innalzavano
templisotto la sua invocazione: il di.
della sua
festa cessavasi dal lavoro; indi il suo nome
durò popolare.
il suo potere moltiplicati
Attestavano
ed uno
fra questistrepitosissimo
Verona
a
prodigi,
Tanno
1308. A dar esca
alla sua
pietà valsero non
solo gl'istinti,
ma
gli errori eziandio di quelT età.
nella
romana
.
Di Lucia
raccontavasi
cristiana
,
la
ad
eroico d'un'altra
dalla
quale istigata
romano,
mandò
Tatto
cavatisi di fronte
presentare in
una
coloro che
a
considerarla
,
mani
Lucia
a
in
gno
se-
specialmenteda
come
della
dispensiera
dubbiezze
della mente
luce
e
le
che è
Leggenda aurea
mistiche etimologie,
contiene anche questa:
luce,quasilucis via ». Dante, il cui intellet-..
,
«
glieli
ciò
incomin-
della coscieaza. La
piena di
gistrato
ma-
un
vista. Quindi riuscì facile
pativano della
che dissipale
spirituale
tenebro
tra le
fu invocata
sacrifizio:
e
suo
il passare
gliocchi
d'oro: onde
coppa
con
effigiarsi
quellacoppa
del
libidine d'
donna
238
to
PARTE
avido
sommamente
era
II.
della luce del vero,
la cui
vista affaticata dal molto
dio
piangeree dal continuo stuerasi pericolosamente
indebolita,
per doppiotitolo
potè mettere la sua fidanza nella santa Vergine : e
giova credere che in testimonio della sua devozione
le appendessequasi un
voto nell'edifiziopoeticoche
veniva
col suo genioedificando. Letteralmente
que
aduntire
per questa Lucia prenderemo la verginee marSiracusana; e colla maggior parte de' commentatori
in lei terremo
trice
figuratala Grazia illuminatra gli errori del suo
che sovviene
all' uomo
mortale
di ciascun
Questa è nemica
pellegrinaggio.
menza,
crudele, poiché obbedisce alle voci della divina Clete.
subitamena
non
quelle dell' ira,ed accorre
il poeta fedele di Lucia
Il chiamarsi
anzi che
adombrare
in lei la F^ide,siccome
vorrebbero
ni,
alcuconferma
letterale quelladevozione che
nel senso
,
dicemmo
che
nudrita
da lui per la santa, allo stesso modo
vien detto a Beatrice che soccorra
lui
co-
appresso
che V amò
la Fede
che
tanto.
Né
si mandi
a
chi é
si
penserebbe
già fedele; ma potendo
rettamente
alle tenebre ed
questitrovarsi smarrito in mezzo
scorto da un aiuto
aglierrori,abbisogneràdi essere
della stessa Fede, che è la grazia rischiaratrice.*
12. Beatrice.
Lucia
venne
al
luogoove
che
indugitu,
e
non
€he
uscì per
é
qui
Dante
il
sedea Beatrice,e le disse:
soccorri colui
che t'amò
tanto,
te dalla schiera de'volgarispiriti?
Non
solamente
che
un'assistenza
parlisidi Beatrice:
occulta
viaggio dell'Inferno
vedere
spiegail
con
volo
e
del
sì,ma
costante
usa
nel Paradiso
poeta al Cielo
,
a
per tutto
Purgatorio,infinché
bel trionfo
col
ella
e
sciatasi
la-
stre
terre-
glisi
fa
CAPO
239
II.
guida,mostrandosi tanto più bella e splendente
quanto più si avvicina a Dio. La parte che
de'Portinari
^bbe la bella figlia
agli amori ed agli
studi dell' Alighierinon
potea permettere che egli
le desse luogo e luogo onorifico nel suo
non
gran
lavoro. Folle è colui che vi riconosce figurasenza
che la realtà di
la realtà dell' oggetto (1).Se non
circondata
di qualche cosa
Beatrice era
per Dante
di che
di più vogliodire di queir ideale sublimità
mai sempre
i poeticircondarono
gli oggettidei loro
la missione dell'arte è di frugarein
amori. Siccome
maestra
e
,
,
della natura
alle rovine
mezzo
del
primo disegno
,
di
scaduta
le sparse reliquie
afferrarle , e dar atto
in nuove
j'iproducendola
opere
sidi cercare
i poetistudiarono
cosi nella donna
un
mil frutto per le lor opere. Anzi riguardandola
non
il volgopei soli pregi sensibili,
ma
come
per quelli
eziandio dello spirito,
un
mano,
se
ne
creavano
tipo sovrudel
air idea
,
alla donna
l'adattavano
e
»
Bello
da essi amata, che
sovrasensibile
che si chiamò
amore
quell'
ad immortali
valeva loro d' ispirazione
platonico,
componimenti.Tale divenne Beatrice per Dante ; ed
eglistesso ce ne dà ragguaglionella Vita nuova,
cui leggendointendiamo
che ella ne governava
nimo
l'adi nuova
tamento
incicome
ispiratrice
poesiae come
mirata
con
,
sei tirò dietro
opere; che morendo
col pensieronella stanza deglieletti;che sempre
a
virtuose
gli apparve
raggio spiccatodalla divina
come
Bellezza,e che però chiedesse
con
(1)Non
tante
voluto
maniere
si sarebbe
fatiche da
certi
insolite
da
ed
lui d'essere
inaudite.
brata
cele-
Quindi si
dovuto
sciupare tanto tempo e consumare
la vergogna
di aver
ingegni per procacciarsi
di Dante
fu mai donna
non
dimostrare,che la Beatrice
la
sola
terrena, ma
Teologia.Grazie a Dio questo delirio si può
dire cessato generalmente.
240
PARTE
II.
opportunamente s' incarnasse in lei la fi^
gura della divina Scienza, o vogliam dire Teologia,
novella che in
nuova
musa
ispiratrice,
intelligenza
A questo
que'tempi tutte le altre signoreggiava.
davano
buona presa parecchiecircostanze.
ragguaglio,
V'era Tascendente
che quellaavea
ottenuto sullo
sul cuore,
i costumi
studi del poesu
e sugli
spirito,
ta;
sicché eglise n'avea formata
quasi un' immagine
della Religione,
che è tutto insieme luce ed ardore
che purifica
ed illumina. V'era il mistero del nome,
cui molto allora fondavasi; poichéBeatrice vuol
su
dire colei che dà beatitudine,e la beatitudine cercata
senza
potè conse-^
prò dalla sapienzaantica non
della Sapienzarivelata che
guirsiche allo sfolgorare
vano
venne
a
rigenerarela terra. Queste analogieservial poeta per far grandeggiare
la
mirabilmente
alta figura.
Ed oh per quanti luoghidella divina
Commedia
pretazione
appariscel'intendimento di questa inter! Beatrice sta in cielo a lato
allegorica
vede
come
dell' antica Rachele
da cui nelle
,
Scritture
sacre
la contemplazionedelle
simboleggiata
ella è
"(
chiamata
donna
un
la
cerchi
»
:
quante volte lungo
dubbio
riguardantela Fede
spiegazione,poiché ella « fia
tutto
per fermo
illuminare
poco
»
:
per cui sola l'umana
da quel cielo che
contenuta
r intelletto », essendo
a
vera
vede
»
,
insieme
cento
e
intitolata
è
spezieeccede
ha
minori
ne
tra
è serbata
il
quellailcui
simili
vero
e
chio
bell'oc-
(1).E.
cose
Sapienzaceleste
dell'errante,e condurlo
fino alla beata
i
viaggionasce
lei
lume
altre
lo studio di cotesta
la mente
«
a
,
il
divine:
cose
di virtù
ogni cosa
suoi
lode di Dio
«
è
a
deva
poco
visione di Dio.
Purg
(1)I luoghi più notevoli sono questi: Inf. II,26, 35.
VI, 16.-XVHI, 16, 34.-XXX, Il.-XXXI, 12,37,4I.-XXXII, 32.—
XXXIII, 49.-Parad.
I, 19, 24.-IV, 22,39-XVlII,6.-XXVIlT, 1—
XXX,
28.
242
quanto
il Poema,
PARTE
li.
meno
che
non
da alcuni
dentissimi
passievi-
go
(1).Ogni questioneproposta da Dante lunè sciolta da Virgilio,
chi
il cammino
purché non tocqualche punto di fede: in questo caso riserba la
qui
rispostaa Beatrice dicendogli« quanto ragion
trice,
vede, dir ti posso io; da indi in là si spetta a Beail misterioso
eh' è opra di Fede ». E consigliando
viaggio si propone di condurlo solamente fino
alla cima del Purgatorio,perocché « dietro assensi
ha
la ragione
di
r aiuto
di Colui
che
tutto
la
stato
,
Grazia
dalla divina
l'uomo
destar
e
be
sareb-
certamente
da
vicino la
Altronde
muove.
la divina
del nostro
adoperi a
contemplar
a
essa
mentre
che
le ali »; poco
corte
conviene
Clemenza
gloria
simo,
benis-
sente
compassione
rata
ed avvalo-
ragione mossa
dalla celeste
interamente
da
Sapienza si
quel sonno
ad
impacciarsinelle terrene
rimetterlo in quanto può sulla
e quindi cerchi
cure:
via che conduce
sta
salvamento, mostrandoglila tria
fine degliempi
l'aiuto
e menandolo
senza
non
della Grazia a tergersidesuoi falli.Né pensialcuno
l'umano
che questo uffiziosuperi le forze della ragione e delquegliche
sapere: poiché fu Virgiliopagano
per cui
ciecamente
va
,
non
con
solamente
gran
seppe
descrivere
nel sesto
vantaggio sopra ogni altro
dell'Eneide
i caratteri
ed
gastighidel peccato,ma diede eziandio V idea d'un
in cui si rigenerano
Purgatorio o luogo d'espiazione,
i
le anime
ivi
peccarono
per debolezza
del tutto
le anime
non
che
«
lor macchie
hanno
in vari
colpe,infinché
gli elisi campi
d'uopo di
modi
e
non
per
lizia:
ma-
spogliatedalle
vagliate
e sono
però tra-
purga,
secondo 1"indole delle antiche
forbite
»
d'ogniimmondizia passino anon
(2).Ma come
potè formarsi idea
(1)Si veggano tra gli altri i seguenti:Inf. I,30.-IV, 25.-VII,
(2) Aeneid. VI.
l.-XI, 3i.-Purg. VII, lO.-XVIII, 1. e segg.
-
CAPO
della visione beatifica,quale
^ioae, eglinon
dovea
14. Simboli
243
li.
la detta
ce
inoltrare
più avanti
e
la rivelail passo.
figure nelV Inferno.
figurein modo
Espostepartitamente le principali
deduce il doppiosenso
•da far vedere come
se
ne
(1),
il peata volle fingereche
cosi donde
?e dichiarato
trapresa
inglis'infondesse la virtù per una soprannaturale
Visione ; e scorrendo per
quasidi fuga accenniamo i passiprecipuiper cui
entriamo
«ssa
si
nella
sua
Il poeta confortato
palesail dupliceintendimento.
gilio
compagnia di Viralle segrete cose.
Difficile sasi pone dentro
rebbe
grime
il ripoteredi quanto dolore e di quante lagli sia cagionela vista.de*mali orrendi e delle
i dannati
specie diverse di tormenti che travagliano
no
alle pene eterne. Or queste pene applicate
a ciascude' vizi sono
velata espressioneuna
una
figura
delle
tjall'aiuto
tre donne
e
dalla
,
•delle funeste
deve
che
lor conseguenze,
ingenerare spavento ed
tutti i simboli
collocati
dall'Alighieri
pe'diversi
la cui
orrore.
con
tanta
meditazione
E
qui
notisi
,
convenienza
cerchi dell'abisso,
qualisono
le tre Furie,
Caronte, Minosse, Cerbero, Pluto, Flegias,
il Minotauro
ed i Centuari, Gerione ed i Giganti,
(IjAlcuni si affaticano a riporre fra le principaliallegoriedel
Poema
quel Veltro,il quale si dice da Virgilioche sterminerebbe
indole
vi trovo allegoriadi quell*
la lupa. A dirla schietta io non
da cui cioè risulti un
?che è nelle altre,
doppio senso letterale ed
rettorica che
metafora
o allegoria
Allegorico: ma piuttostouna
d'una persona, e ch3 quindi ha importanza pel suo
copre il nome
il cercar
col lume
letterale. Spettasidunque a' commentatori
senso
"iella storia se quel Ghibellino,da cui si sperava un
ne,
si gran besia veramente
Uguccione della Faggiola,o Gan Grande della
altri. Però V. il primo ed il secondo
gorico
Veltro alle.Scala,ovvero
come
di sopra indicati,Balbo e Missirini nella Vita di Dante,
della Minerva
all'Inf. I.
pure le note nell'E-liz.
244
PARTE
II.
si
a dirittura intesi per
vogliono prendere come
farne altrettanti oggettidi allegoriaparticolare:
ma
scun
poiché sono immagini di ciò che si contiene in ciacerchio, sembrano
piuttostoordinati a compire
il quadro, a dare un
risalto di maggiore effetto alche lungo il camminoTAllegoriagenerale.Se non
deli' Inferno
molte
malagevolezzee molti pericoli
dal poeta che
s* incontrano
quasi gli tolgono ogni
non
,
di venire
speranza
vizi
buon
a
di natura
termine:
il che
dinota
i
malvagia che ove uomo
si ponga bene in guardiae non
ricorra all'aiuto
non
difficilmente riesce a porsi m
di chi può liberarlo
salvo. Ma quando siasi concepitoin realtà spavento
essere
cosi
,
,
ed
tersi
passo resta a fare per metnello stato della libertà de' figliuoli
ché
di Dio: ben-
del
orrore
questo
è di gran
nel male. La gran
dir
a
contratte
abitudini
desiderio di libertà pare venga
fatto dal poeta per le
nel cammino
di Lucifero; quindinel dover
vellose coste
erano
ove
i
felicemente
un
sentiero
tutto
"
15. Si7nholi
Un' incantatrice
porre la
scirvi
a riu-
piedisembra additarsi,come
è d'uopoprendere avviamento
per
diverso dal primo; e però glidice
Virgilio: attienti bene,
viensi dipartire
da tanto
del
fatica per le abitudini
lotta tra le vecchie
vero
il nascente
e
adombrato
testa
vizio,un
e
che
per cotesto
male».
mezzo
con-
figure nel Purgatorio.
bellezza si manifesta
Purgatorio,forse
fatto nello staccarsi da* vizi
a
dinotare
non
è
senza
sul bel
che
cipio
prin-
lo sforzo
consolazione
guardia di questo luogo trovasi Catone»
bertà
il quale per aver
fatto de' grandi sacrifizi per la liriesce accconcio simbolo della libertà,
politica
morale, a che si viene dopo essersi tolto alla sere
diletto. A
CAPO
245
II.
che Dante
si ricomanda
peccato.Catone
"5ingad'un giunco schietto, e che si lavi il viso per
modo, che si terga indi ogni sucidume: con ciò pardalla
mi si vogliadire che l'umile penitenzaanimata
precedere lo avviarsi pel cammino
speranza debba
doversi ascendere
Il non
della cristiana espiazione.
la montagna del Purgatorioaltrimenti che di giorno,
cipio
splendendoil sole;l'aversi molto a faticare sul prindella salita,la qualeper altro diviene men
lagevole
mail non
e più lieve quanto più si monta:
poi;ersi alcuno mai volgere indietro stante il pericolo
di tornar fuori,sembrano
altrettante figure
di buone
bisognevoli
disposizioni
per chi aspira alla felicità:
dee questicamminar
spensars
che non
tra le tenebre, né diné
da fatica
rivolgere lo sguardo a ciò
-che lascia. L'Angelo che guarda la sogliadel Purgatorio
sulla fronte del poeta sette P, che
scolpisce
da altri Angeli di balzo in balzo vengono
cancellati,
sicché eglisentesi via via più rinfrancato e pronto
vitù del
,
air ascendere
:
nel che
ciascun
chi siasi di fresco allontanato
vede
dal
come
figurato,
vizio,portandone
quasi il vestigio per la via d' espiazioneil
d'un molesto peso trovasi
cancella,e quasi allegerito
più spacciatopel sentiero della virtù. Per le sette
cornici del Purgatoriosi danno a contemplareal poeta
parecchisimboli o immagini di virtù e di peccati
alle medesime
e
corrispondenti;
valgono questi ad
illustrare
colla loro luce l'effettodella generale Allegoria
ancora
,
del Poema,
Inferno.
vede
la
a
Giunto
in sogno
siccome
alla
Lia
e
dicemmo
sommità
Rachele
,
de' simboli dell'
della
vetta
Dante
cioè la vita attiva,e
contemplativa:la quale visione può dirsi anello
congiungereil Purgatorio col Paradiso; poichéla
?ita attiva,rappresentata nella fatica di pervenire
queiralto punto quindisarà seguitadalla contem,
a
246
PARTE
II.
e della
plazione.Qui finisce il magistero di Virgilio
boli
Ragione. Preceduta da un corteggiomaestoso di sim-
di persone,
e
e
di
Giovanni, ed
s.
Beatrice
invitata
in veste
e
colloca sul
innanzi.
donna
da sacri cantici discende
candido
viva; indi si
dal Grifone,che
velata
verde
con
venuto-
era
agliocchi del poeta
ticanza;
rimprovera d'averla tenuta lungo tempo in dimene Dante
purificatodalle lagrime del pentimento
dalle acque
tuffato,è
salire
che
r
affinchèil
rendere
Sapienza
de' celesti obietti
Cristo colle due
simili altri
non
nature, il
:
ci fermiamo
a
mettere
si vede
neralment
Ge-
brato
adom-
più
puro,
alla
templazione
con-
il Grifone
figuri
la pontificia
sede
quellecose che noi
,
di
in disamina, e
ampiamente gli spositoridel
scorrono
dopo
al Paradiso.
sempre
lo scorga
che
carro
sono
particolari,
viene
sentesi rifatto
donna
sua
in cui
,
svelatamente:
questa cerimonia
della
lume
la
devesi
uomo
,
Lete
del fiume Eunoè
con
in tutta
fiume
di mirarla
le acque
dispostoa
ancora
del
degno
reso
ciò col bere
e
velo,
di color di fiamma
tirato
carro
La
e
e
dalle visioni di Ezechiello
cinta d'ulivo,con
ammanto,
il
ritratto
cui di^
su
Poema.
La
sione
vi-
del misterioso carro
della
poi dei movimenti
esso
con
piantache perde e rinnova le foglie,
l'aquila,,
dalle sette teste, la
il dragone,la volpe, il mostro
ed il gigante cui si dà luogo in questo
meretrice
,
,
a
passo,
me
sembra
letterale,episodicaed incidente, non
senso
precipua che
determini
siccome
alcuni
doversi
intendere.
di puro
già parte
dantesco,,
sforzo hanno
manifesto
con
creduto-
Comunemente
gì'infortuni
che
e
lo scopo del Poema
e
leggiate
vi scorgono simbole vicissitudini della Chiesa : e Dante che-
pensava
dote
simbolica
unicamente
avea
dato
di lei essere
argomento
dalla condiscendenza
derivati dalla ricca
di corruzione
di costoro
a're
stori,
a' Pa-
di Fran-
247
II.
CAPO
la vezza
gramonizione
della materia per far venire dall'altoun* amchi toccava , e per dare al suo cuore
a
eia , stimò
luogo adatto secondo
questoun
sfogodi
alla venuta
speranza riguardo
ristauratore delle piaghe morali e
uno
onde
eglisi
e
figurenel Paradiso.
della
sostegno
col sicuro
sua
Beatrice s' incammina
glialti spazi del cielo ne' cui cerchi,
prendonoil nome da diversi pianetivedemmo
per
che
politiche,
compiangeva.
16. Simboli
Dante
d'un possente
,
,
già innanzi
aver
pure trovato i simboli delle virtù
di coloro,che per
adombra
che per
esse
Si
godonol'eternagloria
(1).
Paradiso lo stato degli
uomini
pertantonel
la Sapienza
vengono
introdotti alla contemplazione
delle virtù che ci fruttano beni celesti ed
immortali;e
non
già lo
stato
di chi si addice alla
i sette stadt del trivio e del qua: il qualeper aver
trivio,siccome opinail Biagioli
Filosofia varcando
voluto
al
importunamenteapplicare
che Dante
trovasi
e
avea
Paradiso
fatto nel Convito ad
tra
posciaimpacciato
il cemento
zone,
Can-
una
la scienza
si sa certo
la divina in maniera, che non
figuri
più l'una o l'altra.Senza dubbio
umana
se
trice
Bea-
veruno
per le paroledi Dante la Filosofiarimane inferiore
all'altezzadella sua terza Cantica. Non si può dire
parolaquantimisteri
siano inchiusi in
vello
questonoordine di cose: tra tutti per saggione scegliamo
è notevole,come
alcuni. Primieramente
quinon
tiche
abbiano luogoormai per Dante affanni,
o fadolori,
di sorta,mentre il suo volo è quasiun trionfo;
durante il viaggio
tutte le predizioni
come
fattegli
a
fi)V.
k
P.
II,e. I,n. 6.
248
PARTE
li.
qui rischiarate di spiegazionepiù ampia ed ei dubbi a cui Virgilio
avea
non
potuto
; come
siano
stesa
il che mostra
risponderedivengano aperti e spianati:
col pensieroin Dio,
che quando l'uomo si è immerso
dimenticando
affanno
la terra,niun
o
difficoltàdella
forza sopra di lui. In secondo
insistere Dante
in questo pensiero che
ha
vita
più
,
quelle arcane
vedea
volto di Beatrice
di per
cose
sé
l'
luogo dalegli non
stesso, bensì nel
in cui
i suoi dubbi^
scioglievansi
venivano
appagati i suoi desideri,e fìnanco attingevansi le sue
mo
parole,ci si dà ad intendere, che l'uoche sia, quantunque abbia infermo
lo
purificato
sguardo per affissarsine'misteri del cielo,pure trova
nella Scienza
,
delle
essendo
divine di che soddisfarsi
cose
ella
V
come
interpretefra
piamente,
am-
l'uomo
la luce
ripercotendoalla mente dell'uomo
della verità che essa
attinge alla divina fonte. Da
che quanto più ascendono
ultimo si vuole riflettere,
verso
Dio, la faccia della Donna diventa sempre
più
il suo
viso sempre
bella
più beatifico il volo poi
s'avvede del camtanto rapido che il poeta neppur
mino
costa
percorso; cioè dire,quanto più la Scienza s'acal suo
di luce e di bellezza,
principio,
più cresce
reni
più perfezional'uomo, più lo rende insensibile a' tere
Dio
e
,
,
,
obietti: finché arrivata
suo
a
Dio
ella si colloca nel
ce
seggio;e l'uomo vinto dalla copia della lutrova più parole adeguate ad esprimere l'esultanza
del suo
Ove
siasi giunto a questo
cuore.
felicissimo di contemplareIddio nella gloria
resta
che desiderar di vansplendori,non
taggio;
e
però qui si chiude il Poema.
alto
non
termine
de' suoi
17.
Dopo
una
di
Epilogo.
siffatta corsa
raccoglierele
che
celere ci sia messo
perfila dell' intera sposizione
;
più
250
PARTE
di
postosi
far
evidenza
è
divino
V
passare
felicità.
di
quello
a
al
uomo
Ma
per
in
cui
dallo
stato
vedere
ciò
leggere
necessario
tutto
Poema
li.
altre
cento
di
piena
con
intero
per
cose
ria
mise-
arcane
il
sona
,
riposte,
che
poiché
beasi
servire
a
applicare
que
tutti
a
divina
di
pregiudizi;
(1)
Sotto
IX.
ad
che
voi,
la
il
avete
tal
dottrina
velame
che
degli
intelletti
s'asconde
versi
strani.
sani,
ogni
generali
con
di
uomini
gì'
di
si
Leggasi
passi.
:
Mirato
Inf.
che
i
esame;
comento
quando
facciasi
ma
questo
principi
intento,
singoli
Commedia,
0
(1)
e
un
de*
questo
per
la
poeta
dare
qui
esposizione
una
in
omettere
intendevamo
non
parte,
dovemmo
noi
levoli
va-
no
vogliaadun-
mente
fatta
vra
sce-
dice
il
TERZO
CAPO
rettorico
Esame
Sommario
3. Caratteri che
storici
del
tudini
8. Simili-
—
—
—
didascalico
14. Siile lirico—
1. Azione
del Poema,
la divina
Commedia
rettoriche,comechè
quelloin
ò dicevole
15. Siile satirico
che
di minor
sia opera
ci siamo
finora
1'esempio che
per
sotto le vedute
ce
conto
pregi
che
ed
,
lasciato
hanno
no
per gustarne
è proficuomassimamente
ne
possono
ad
conveniente
pigliareintanto
che
facciamoci
il Poema
a
mirarlo
verso
occupati,nondimeno
dottissimi uomini, è necessario
i
16. Stile
—
17. Difetti del Poema.
—
L'esaminare
Per
—
5. Racconti
—
7. Descrizioni
—
—
13. Stile drammatico—
di
della medesima
4. Narrazione
—
futuro
Commedia.
9. Sentenze
e
digressioni 10. Suo stile
paragoni
12. Stile epico—
generale 1 1. Specie diverse del medesimo—
e
in
2. Parti
—
vi si racchiudono
6. Predizioni
—
divina
della
del Poema
I. Azione
—
251
III.
CAPO
dentro
più ada' giovani,
zione
apprendere la finezza d'esecuogni letterario componimento.
la cosa
dal suo
nendo
riteprincipio,
si appartiene al genere
epico
cosi nel
tutto,
nelle
come
sue
parti.Se non che due cose notato altrove debbonsi
di questo Poema.
prima ricordare come
specialissime
La prima si è, che l'azione principale
versa
non
pra
soalcun
fondo
l'indole delle visioni
(1)Qui
dalla
e
noto
è
storico,ma
che
propria fantasia l'azion
quantunque il divino
della favola, pure
aggrandirlafacendo ricorso alle storie
come
parte principalei fatti del
ed assumendo
sua
patria,la fonda
così nel
vero
ideale secondo
per questo motivo
(1);e
di bel nuovo,
tutta
e
e
poeta prenda
nell' intrecciarla
alle
suo
nel reale. V. P.
anco-
tradizioni,
tempo
e
della
II,e. I,n. 17.
252
il
ra
e
PARTE
è
protagonista
se
insieme
il fattore
in
narrasi
spettatore di quanto
accaduto.
La
il viso da
al
sommesso
che
giogo delle regole
visto ed
come
divina Commedia,
a
non
qualchepedanvede l'Alighieri
aristoteliche
l'attenzione de'dotti
d'ognialtro,richiama
e
a
paro
li rende
potenza del genio (1).La seconda
della
ammirati
esso
schizzinoso
^uccio dalla piccolamente,
del Poema
,
quale proprietàdella
torcere
fa
li.
divina
della
specialità
Commedia
nel
consiste
prender
com-
gli altri generi di componimenti
che la
sicché v'abbia luogo 1'ode non
meno
poetici,
E il modo
che il dramma.
non
meno
satira, l'elegia
dicemmo
esserne
maraviglioso; poiché tutti cotest
denti
generi vi sono spiccatiper sé, misti insieme, e tennello stesso tempo ad ingrandirela maestà
di
quello che vi predomina (2).Nell'una e nell'altra
ardimento
non
imitabile, felicità singolare.Ciò posto,
aXVazione
si può vedere, come
Dantesca
stente
consinel trino viaggio nulla punto manca
di quella
e
grandezza,non che di queirinteresse che
integrità
soglionoricercare i critici nelle azioni epiche. Ella
in sé stessa quello che alla sua inè intera, avendo
telligen
è necessario, cioè l'origine
le cagionidel
e
al fine,ed ogni cosa
fatto,i mezzi onde si conduce
essa
che
tutti
la fa conclusa
È grande,sia
che
e
si
risoluta,siccome
volle il Tasso.
riguardisoggettivamente,cioè
nell'intrinseca
sua
natura, trattandosi
dell'uomo
sua
felicità;sia che
alla
vale
come
fatta ; di che
dire
negli obbietti
cagioni,o istrumenti,
a
si schiude
eziandio
maraviglioso,necessario ad ogni
sta
È da ultimo
singolarissimo.
(l) V.
(2)V.
P.
P.
II, e. I, n.
II,e. I, n.
3.
t.
dell'avviarsi
si miri
vamente,
oggetti-
che
o
l'accompagnano
altro di simil
1' ampia
epopea,
vena
del
ed in que
interessante,non
CAPO
pure
in
una
in tutte
sola,ma
accennati
253
III.
tre
le
ressi
specied'inte-
dal Batteux, cioè dire di nazionalità,
d* umanità.
nevole
Convee di natura
ovvero
religione,
n*è poi Testensione,e tale che si possa agevolmente
comprendere dalla meato che la segue nel
il poeta compie il suo viaggio
decorso. Perocché
suo
notte ed un
in sette giorni:
una
giornoimpiegafino
alla Giudecca,una notte ed un giornodal centro della
terra all'altro emisfero ; e cosi passano due giorni
rio;
pelPurgatoper r Inferno. Quattro poi ne scorrono
la
il primo è al pie della montagna: il secondo alporta del Purgatorio: il terzo alla cornice degli
avari: il quarto al Paradiso terrestre. Il Paradiso,
di
viene
trascorso
del
orientale
in 24
ore
appunto: in sei
dal
ore
ridiano
me-
Purgatorioil poeta vola all'orizzonte,
di Gerusalemme:
in altre sei
ore
al meridiano
della stessa
orizzonte
al colmo
si
era
al suo.
città;nel tempo medesimo
occidentale;e nelle ultime sei ore ritorna
del meridiano
alzato
a
volo
del
sotto
Purgatorio,
il quale,
(1).
2. Parti
della medesima.
nel disegnodi
Quanto ingegnosoè l'Alighieri
l'azione,tanto
è mirabile
parti della medesima,
in
come
tutta
quelleche si chiamano
dire episodi,
riconoscimenti,
a
macchine
sono
più
Farinata
ed altro di simil genere. E dove
belli episodidella Francesca
da Rimini, di
degliliberti,di
delle
Pier
Vigne, di
netto
Bru-
Latini, di papa Nicolò III, di Guido da Monl'
i più noti deltefeltro,del conte Ugolino,che sono
Inferno, e ti rendono sempre più desideroso di leggerli
? E
sono
pure
carissimi
(1)V, Ponta, Orologiodi Dante,
nel
ec.
Purgatorioque'di
254
PARTE
li.
Casella, di Manfredi, di Sordello,di Marco
do,
Lombar-
di
Ugo Capato, di Stazio,di Forese, di Matelda,
dell'incontro di Beatrice. Fra
e
que'del Paradiso
basti ricordare l'incontro di Piccarda,di Carlo Mar
tello,di Cacciaguida,e di Adamo, per non
dire degli
altri che quasi in ongi canto ti vengono
innanzi.
De'cui pregi altrove ci verrà il destro di ragionare:
solo il farne notar
la
qui era nostro divisamente
avendo fatto cenno
soltanto de* prindovizia, mentre
cipali,
abbiamo
raccolto un
ne
numero
copiosissimo.
Fra i riconoscimenti
poi ninno è che non senta la
1)ellezza di quellodi Dante col suo
maestro
(1):
Cosi
adocchiato
Fui
conosciuto
Per
lo
Ficcai
famiglia
che
un
mi
prese
e
gli occhi per
Sì che'l
La
conoscenza
chinando
lo cotto
abbruciato
viso
la mia
voi
aspetto,
difese
non
'ntelletto:
al mio
sua
Risposi:siete
Ma
da
lembo,
gridò: qual maraviglia?
io,quando il suo braccio a me distese,
Ed
E
da cotal
alla
faccia
sua
qui, ser
Branetlo?
forse il
già ricordato non agguaglial'altro che
avviene tra Virgilio
Sordello
óve
e
questi avendo
manifestato
il suo
udito quello di Virgilio,
e
nome,
'viene dipintocon
naturalezza
somma
(2):
,
Quale
Subita
Che
è
vede, onde
crede
Tal
colui,che
e
parve
Ed
umilmente
Ed
abbraccici
0
{[)Inf. XV.
innanzi
sé
maraviglia,
dicendo: ell'è,
è.
non
no
quegli;e poi chinò le ciglia.
ritornò
lo
ove
ver
lui,
'1 minor
s'appiglia.
ciò che
cui
potea la lingua nostra;
pregio eterno del luogo ond'io
Qual merito,o qual grazia mi
-
a
si
gloriade' Latin, disse,per
Mostrò
0
cosa
(2) Purg. VII.
fui,
li mostra?
E
dire altresì delle macchine
altri.Per
cosi cento
255
III.
CAPO
si
potrebbericordare la venuta dell'innominato (1)che
Adopra la verghettaper aprire la porta della città
•di Dite chiusa sdegnosamente dai demooi; la comparsa
che si togliesulle braccia il poeta
di Lucia
dere
j)er metterlo sulla sogliadel Purgatorio: e lo scendi Beatrice dispostaa farglisi
diso;
guida pel Parain questo propositosembrano
inutili gli ema
trovandosi
il soprannaturaleconcorso
sempt particolari,
diffuso
tanto
potrebbe chiamarsi
le persone
e
sparso
tutto
co* lop costumi
tanta
una
e
per entro il Poema, che
macchina.
Finalmente
caratteri
vi
sono
se
espres-
cora
proprietà,che niuno anin quest'arte
pare che abbia raggiuntol'Alighieri
difficilissima.Ma di questo a parte.
con
convenienza
3. Caratteri
e
che vi si racchiudono.
Nello
scolpirei caratteri
aver
luogo in un'azione
rimase
tolto
a
norma:
lunga mano
il
a
numero
il
delle
bono
persone che debvano
epica il poeta Manto-
da lui
gran pezza inferiore al Greco
laddove il nostro Fiorentino vinse di
suo
de'
se
maestro, quantunque maggior fos-
personaggi che glifaceano mestieri,
va.
maggiore la difficoltà che a ritrarli vi s'incontraLa qualeera grandissimaprimieramentenel protagonista
costituito da lui nella persona propria(2).
deve un
•Questi esser
uomo
grande:e che tale senza
dubbio fosse l'Alighieri,
l'abbiamo pure innanzi veduto
(3);ma che per tale e' si dovesse rappresentare
ardua cosa
è anche
solo 1' immaginailo. Pure
trovò modo
conveniente
a farlo,e seppe
con
digni?e
,
(1) V.
P.
II,e. I, n. 4.
II,e. I, n. 3.
(2)V.
"3) V. P. I, e. Ili,n. I, e segg.
P.
256
PARTE
modestia
tosa
collocarsi
che
quell'altezza
a
richiedeva,secondo
tema
I
II.
lo stesso
che acutameate
osservò-
umile
mirabile l'artifizio
(I).È manifestamente
porsial primo luogo, ritraendosi anzi qual
E mentre
nel
discepoloe seguace di Virgilio.
primo
canto
il Ranalli
di
non
fa vedere
l' alta
virtù
che
si richiede
in luogo,dove Enea
e s. Paolo, privilegiati
per andare
eroi l'uno del gentilesimo,
l'altro della nità
cristiafurono
,
lui
non
ciò
degno',e
ammessi
creduto
esser
vuole
di Beatrice
merito
temperamento
vien mantenuto
egli fa
le
né
è
da
a
d' innalzarsi
(2)
,
di buono
intendimento
del bene
e
sincero
ma
protesta
da altri
né
modesta
Nello
dignità
stesso tempo
ritratto:
asconde
non
virtuoso
(3).Spirada ogni dove
l'odio del male
ad altro che
de' Fiorentini,degl'Italiani
a
che
si mostra
pure
,
per opera e
fatto
Sifquesto onore.
con
il Poema.
de' buoni, come
tende
sé stesso
sollevato
di sé medesimo
non
singoiarfavore
accertato
essere
in tutto
debolezze
sue
per
e
al bene morale
e
l'amor
de* malvagi:
e
civile
di tutti
gliuomini, cohieché errasse
talora ne' mezzi; con
imparzialegiudizio
colma di lodi o accusa
di colpeque'che la storia
tro,
0 la fama
gli offeriva come
degni dell'uno o dell'alalle pene o a* premi corrispondenti,
e li destina
malizia anche in
sua
quantunque non di rado senza
ciò s' ingannasse.
Tra i personaggi secondar!
primeggia quello di.
Beatrice che non
difficilea rappresentare.
era
men
ma:
Egli non poteva,né voleva nascondere l'antica fiamma
un
amor
profano in poema sacro non diceva,
bene. Ond'eglidivinizzò la sua donna trasformandola
(1) Op.
cit.
n.
20,
riferiamo
il sunto
inseriamo
qualche
I, Purg.
(2) Inf.
,
segg. Ritenendo
da lui
della materia
e
osservazioncella.
nostra
XXX.
quasi le sue stesse parole
e vi.
saggiamente trattata,
-
(3) Inf. XVI, Purg. XXX.
258
PARTE
Se
Giove
Crucciato
In
il
fabbro, da
folgoreacuta,
dì percosso
Sì
fui:
saetti di tutta
di
Flegra,
forza,
sua
vendetta
potrebbe aver
ne
mula
a
Vulcano, aiuta, aiuta,
ei fece alla pugna
come
me
Non
buon
cui
suo
s'eglistanchi gli altri a muta
Mongibello alla fucina negra,
Gridando:
E
la
prese
l'ultimo
Onde
E
stanchi
IL
allegra.
pennelleggiata
per contrario maestrevolmente
la soavità d' uno
Bernardo
spiritoinnamorato
Eccovi
in
s.
di Maria
Vergine (1):
Credea
veder
Vestito
Diffuso
le
con
era
per
gli occhi
benigna letizia,in
Quale a tenero padre
il santo
lo invita
vecchio
un
Sene
genti gloriose.
per
e
Di
E
vidi
Beatrice,e
atto
le gene
pio,
si conviene.
con
spaziarsi
gliocchi
quindi gli promette che
per la corte del Paradiso:
la Regina del cielo,ond'egli
arde tutto d'amore, essendo
il suo
fedel Bernardo, a sua intercessione gli
farà grazia di avvalorarlo tanto che possa veder Dio
nella sua
gloria:e mentre
eglicosi parla,il poeta è
fuor
a
di sé
mirando
Carità
di colui, che
la vivace
in questo mondo.
Contemplando, gustò
E
di
quella pace.
la penna
di quel divino
si mostrano
appaiono iracondi,i placidi
così sempre
portava il loro
la loro età, la loro condizione,e non
tutti siccome
sesso,
sotto
veramente
condi
gì'iraplacidi,
grado,il loro
altrimenti.
4. Narrazione.
Niuno
ignora,che
l'azione del poema
(1) Farad.
XXXI.
la
parte precipua,in cui
epico,è
la narrazione
ge
si svoldella
CAPO
di narrativo.
il poema
prende nome
Dante si vuol tributare lode specialissima
onde
medesima,
che
Nel
2Ò'J
III.
a
gliepiciper un merito tutto suo proprio.Egli
trovasi in questa differenza daglialtri,che laddove
teria
quellistesero un'azione verisimile traendone la ma-
tra
storico,comechè
dal fondo
ebbe
Dante
ideali,
idealissimo,come
tutto
da' fatti reali
E
e
se
la
però la
dianzi
or
non
era
sopra
di circostanze
un
notammo,
storici che
difficoltà era
mente
sua
lavorare
a
e
l'adornassero
maggiore a
sarebbe
,
seppe
mille
venuta
no
piaprescindendo
starvi.
inne-
doppi;
meno
il gran peso. Egli è vero, che le Sacre pagine
stravano
le Visioni della Chiesa e de' Chiostri glisommini-
sotto
"i
una
arricchire
le
fonte
sue
ispirarsied
vaghe immagini e di
doviziosissima
creazioni
di
per
,
dità
si richiedea forza e feconornamenti:
ma
molteplici
d' ingegno straordinaria
per modificare e far
-noi propri i trovati altrui,e per creare
quel tutto
ammira
come
ohe il mondo
improntato del carattere
il suo
di sovrana
originalità
(I).Egli pertantonarra
vità
viaggioprogredendod* invenzioni in invenzioni,dì noin novità,di prodigi
in prodigi:
e quando parrebbe
del suo ingegno,allora
che dovesse esaurirsi la vena
scaturisce una
fonde.
piena maggioreche ti rapiscee ti conCon quanta arte poi non
dà mano
al variare,
quando gli è necessario tornare a racconti di cose
alle precedute,
somiglianti
per evitare la monotonia!
E però quel passare da cerchio a cerchio,queir incontro
di tormentati, di penitentie di beati, quel
domandare
trovi foggiatoin tante
e risponderelo
diverse guisB,che riesce difficilenumerarle.
Né dimentica
artificialeche si vuole nella
egliquell'ordine
poeticanarrazione, si che talora si riserbi a dir po-
;n V.
P. II, e.
I, n.
15.
260
PARTE
II.
tare
quellodovea dirsi prima: tale è il far raccone predir de' futuri;di che
passatiavvenimenti
si guardi
quindia poco faremo parola.Finalmente
con
razione
quanta precauzioneproceda,perchè in una narqual'è la sua tutta di maravigliesi conservi
scia
insieme
l'attenzione del lettore
e
:
al
che
cui la fantasia
l'aria della probabilità
e
di
in
qualche scena
diti
segnalarsicon tocchi più ar-
sopravvenire
voleva
,
più strani all'ordinario costume, artifiziosaspone.
e li dipreviene gli animi con qualche cenno
Onde al comparire di Gerione così esclama (1):
e
mente
Sempre
De'
quel
l'aom
Però
Ma
a
chiuder
che
qui
ch'ha
ver
senza
tacer
noi
faccia di menzogna
le labbra
quanto puote;
colpa fa
vergogna.
posso:
per
e
le note
questa commedia, lettor, ti giuro,
Di
Selle
sien di
lunga grazia vote,
Gh' io vidi per quell'aer
grosso e scuro
Venir
nuotando
una
figurain suso
Maravigliosaad ogni cuor sicuro.
là dove
E
non
parlar volea
d'una ammirabile
zione
trasforma-
(2):
Se lu se' or, lettore,
a creder lento
Ciò eh' io dirò,non
sarà maraviglia:
Ed
altrove
Che
io, che
con
più
Ma
io rimasi
di
a
vidi,appena
Senza
non
consento.
(3):
riguardar lo stuolo,
più pruova,
che
il mi
asseveranza
vidi cosa, ch'io avrei
E
Se
'1
paura,
di contarla
coscienza
solo.
m'assicura,
compagnia che l'uom francheggia
Sotto l'usbergodel sentirsi pura*
La
buona
'
E
simile dicasi d'altri
oggettiincredibili
(l) Inf.
XVI.
-
luoghi in
all'umana
-2) Ibid. XXV.
cui
si presentano
fede.
-
(3) Ib. XXVIII.
CAPO
261
IH.
5. Racconti
storici.
tesco
quantunque la tela dell'azione nel Poema danvi ha componimento
sia tutta ideale,pure non
in cui il mondo
immaginariosia con tanto magistero
incarnato nel reale,siccome in questo per lo mezzo
In fatti qui la storia del passato si
degli episodi.
affratella strettamente
la poesia,e T avvenire
con
col presonte: indi emergono
racconti
s' immedesima
storici, e predizioni del futuro: delle qualicose
Ma
runa
e
l'altra meritano
distintamente
il nostro
me.
esa-
che se
Riguardo al primo, l'Alighieri
comprese,
avesse
non
presentatoinnanzi agli occhi persone e
fatti conosciuti,avrebbe parlatoinvano ; ma
non
rebbe
sastata poesiala sola realtà di essi, quando vi
fosse mancato
P ideale,siccome
notammo
col Foscolo
fingereno* fatti che
tema
da vicino i contemporanei senza
fossero rigettati
per fole? 11 poeta per ottener
(1).D'altronde
che
cosa
cavano
toc-
che
,
dovea
intento
rendere
l'arte capace
questo
di ardire ciò
impossibile
(2).Perchè
tradirle atteggi
il genio si giovi delle storie,e senza
faccia
i fatti reali a ricevere la forma
e ne
poetica,
vera
poesia,
bisognac.ìiQquestifatti gliarrivino logori
ed annebbiati dal tempo: allora l'immaginazioneconservando
la sua
indipendenzaopera con gagliardia
la sua potenza;ond'è che i pree spiegaarditamente
-cettori dell'arte ne parlano come
di condizione indispensabile
fanno un
Ma Dante
e ne
non
principio.
del Poema
se ne
potea giovare: egliprotagonista
giava
viagnel mondo
delle anime; però udiva cose
che
da lui ridette non
doveano
li)
potersismentire da veche
fino allora
V.
Ib.
n.
era
sembrato
17.
(?) Emiliani-Giudici,
op. cit.,Lez. V.
262
PARTE
fece
Che
runo.
IL
eglipertanto?vediamolo
in
qualche
tori
esempio.Nel cerchio d' Inferno, ove gemono i tradidella patria(1),Ugolino interrogato dal poeta,
strazio del compagno
perchè facesse tanto inumano
cui rodeva spietatamente il cranio, non
gliracconta
ch'era nota ad ognuno,
la storia della propria cattura
ma
udito,
gli rivela quel che nessuno
poteva avere
cioè r ambascia
da
e
la rabbia
lui sofferti dal di che
decisero^difarlo
L' autore
torre.
gli spira la
commossa
storico
1* orrore
i barbari
di
morire
e
fame
e
suoi concittadini
in fondo
il
quadro
fantasia,e senza
crea
presenta in
una
i tormenti
scena
alla tremenda
secondo
che
violare il rigore
nuovissima
un
complesso di figure modificandole a beneplacito in
denza
guisa che può ad un tempo giovarsidi tutta l'evidel reale e della magia dell' ideale ad ottenere
effetto della pii^i
straordinaria eccellenza artistica.
un
Di simile industria si valse ad abbellire la pittura
da Rimini (2).Francesca
di Francesca
e Paolo
erauO'
marito
nell'essere scoperti
stati uccisi dal furibondo
,
traditori. Il
suoi
caso
corse
romorosissimo
lia;
per l' Ita-
mentrexompiangeva la infelice donna
ognuno,
la sua
tà
infedella debolezza,condannava
scusandone
e
Or
punita dalla divina giustizia.
riputatoopportuno, che Dante toccasse
meritamente
avrebbe
suoi
versi
un
fatto di simil natura,
senza
chi
nei.
tradire
il
padre di lei Guido da Polenta, presso
in Ravenna?
Pure egli
cui l'esule poeta cercò rifugio
zella
delle parti.La donoffendere nessuna
il fece senza
in
il propriocuore,
apre ingenuamente a Dante
cui eglileggeil rinascere e divampare di quellafiamma
nel racconto
fatale che la condusse a perdizione:
non
vero,
in faccia al
nomina
(1)ini:
se
per allusione
non
XXXIII.
-
(2)Ib.
V.
il
suo
uccisore, e pare
CAPO
che
condaani
noQ
che
offende la
couforme
là dove
è pure
si trovasse
della
pubblicità
la
ma
l'atto,
tuttora
263
III.
fama.
sua
fa
si
artifizio
Un
narrare
a
detta
ven-
Manfredi
Purgatorio e là dove Stazio
ond'ei fu salvo, e in molti altri
racconta il mezzo
Tra' quali bellissimo è il seguente che
passiancora.
stiene
soprescelgoad esempio, e tale che per avventura
del canto di Ugolino(1):
il paragone
come
nel
,
l'fui di Montefeltro, i'fui
Giovanna
o
Perdi' io
vo
altri
non
costor
tra
Buonconte;
ha
cura,
me
bassa
con
fronte.
qual ventura
Ti traviò sì fuor di Campaldino,
si seppe mai
tua sepoltura?
Che non
Oh! rispos'egli,
appio dei Casentino
Traversa
l'Archiano,
un'acqua, ch'ha nome
in Apenn'no.
l'Ermo nasce
Che sovra
lui:
qual
Ed
io
Là
've '1 vocabol
a
forza
di
o
diventa
suo
vano
nella
Arriva' io forato
gola,
Fuggendo
piede e sanguinando
la
Quivi perde' vista e la parola:
di Maria
e
Nel nome
fini",
quivi
a
Caddi,
r dirò '1 vero,
L'Angel di
0
Gridava:
Tu
te
E
qui
messoti
ti conduce
a
Ben
tu
i' farò
costui
l'eterno
toglie:
sospensione,
per novella
maraviglienovelle:
Tanimo
sai,
Tosto
raccoglie
che in acqua
riede,
il coglie
il freddo
nell'aer si
come
che
in
vapor,
sale dov'
Con
quel mal voler, che
lo 'ntelletto,
e mosse
Per
la virtù,che
Giunse
V.
dal
vivi;
prese, e quel d'inferno
ciel,perchè mi privi?
dell'altro altro governo.
Quell'umido
(1)P^rg.
mi
i
lagrimettache il mi
una
Ma
Dio
piano.
sola.
carne
'1 ridi' tra
tu
e
porti di
ne
Per
la mia
rimase
e
il
sua
pur
mal
'l fumo
natura
chiede,
e
diede.
'l vento
via
264
PARTE
II.
Indi la valle,com'
Da
il di fu
Pratomagno al
nebbia, e'I ciel
Di
Sì, che '1 pregno aere
La pioggia cadde,
Di
E
lei ciò che
a' rivi
come
Ver
Lo
minò,
Nell'Arno,
Gh'
i' fé' di
Voltommi
Poi
Questo
in
sistema
nulla
di
veloce
la ritenne.
sulla
foce
rubesto, e quél sospinse
quando
per
sua
si convenne,
sciolse al mio
me
venne
sofferse.
non
gelato in
e
intento
si converse:
a' fossati
ed
real tanto
l'Archian
Trovò
fece
in acqua
grandi
che
mio
corpo
di sopra
la terra
lo fiume
Si
gran
spento,
giogo coperse
le
preda
ripe
mi
d' innestare
petto la croce,
il dolor
e
mi
vinse
:
per lo fondo;
coperse
e
cinse.
l' immaginario al reale
su
punto quasi invisibile,
inofFesa,
potè aprire a Dante una
un
la storia
cui
miniera
passa
inesausta
di
poetichebellezze in quasi tutti gliepisodi:
ché
perocmentre
gli
attingevai caratteri delle sue pitturedaintorno
e li unificava
oggettiche gli stavano
nell'idea che gli suggeriva l'immainsensibilmente
ginazione
creatrice, li esprimea posciariprodottiin
maniera
che l'arte non
fatto giammai. Cosi le
avea
invenzioni poetichevittoriosamente
sfidavano le
sue
leggi della storia ed ubbidivano al fine della poesia.
,
6. Predizioni
del
futuro.
Per
quellopoi che riguarda il predicimenio del
futurOi Dante conobbe al pari di ogni altro poeta essere
però
e quindil'adoquesto un fonte del maraviglioso,
facendo che si predicesserofati occulti
ancli'egli
si
ed importantidestini. E poiché cotali predizioni
fecero dagli altri cadere
un
doppio oggetto
sopra
cioè 0 sopra avvenimenti
di già verificati a' tempi
del poeta, ma
che si riportanoindietro a farsi pre,
nunciare
da
persone
che
furono
in età
remota,
o
so-
266
PAHTE
D' intorno
mi
guardò,
Avesse
di veder
Ma
che
poi
Mio
Ed
Le
vai
s'altri
io
se
lui: da
a
Forse
Guido
lo dolce
suoi
dinanzi
Né
non
collo,nò
mosse
se, continuando
lome?
dimora
alla
risposta,
non
parve
magnanimo,
quell'altro
m'era,
nome;
viv'egliancora?
non
Supin ricadde, e più
Restato
pena
gridò:come
gli occhi
faceva
mena,
disdegno.
a
della
s'accorse d'alcuna
Ch'io
mi
qui
già.letto il
rispostacosì piena.
egliebbe?
lìere
Quando
vegno:
ebbe
vostro
drizzato
Dicesti
Non
là, per
teco?
è
non
di costui
fu la
subito
spento,
ingegno,
non
il modo
parole e
sue
Però
E
d'
stesso
me
attende
cui
meco:
questo cieco
per
altezza
per
Colui, che
Ma
era
figlioov'è, e perchè
M'avevan
Di
talento
come
'1 suspicar fu tutto
Piangendo disse:
Carcere
II.
cui
a
fuora.
posta
mutò
aspetto,
mutò
sua
costa.
primo detto,
disse, male appresa.
Egli han quell'arte,
Ciò mi
tormenta
più che questo letto.
Ma
cinquanta
non
La
Che
al
faccia
tu
della
volte
donna
saprai quanto
fia riaccesa
che
qui
reggQ^
quell'artepesa.
l'Alighie
ignoranza dell'altro desta nelil dubbio, che quindi gliviene sciolto con
la dottrina
da noi sopra esposta: ed egli compunto
di far sapere
colpa prega Farinata
quasi d'una sua
all'altro già caduto
nell'arca, che suo
cor
anera
figlio
tra' vivi. Tutto
questo giovi a poter concludere
La scienza deirimo
che
Dante, anche
prima
e
V
mettendosi
di lui nell'arte
di rendersi
affatto
in
medesima,
singolare.
ciò che
sa
fu tentato
carpireil destro
CAPO
267
III.
7. Descrizioni.
Dicasi altrettanto dell'arte sua
nel descrivere. Per
effetto di
nito
questa non v'ha poeta il qualeabbia fortanta materia agliartisti,
tante bello
o ispirato
unico in questagloria,
quante rAligliieri,
produzioni,
perchèunico nella vivacità delle sue descrizioni,
(Iellequali ha gran copia richiesta dalla materia
sari,
del suo Poema. È arte propriadi lui,scrisse il Celo scegliere
in risalto quelle partie mettere
colarità
le
formano
la
caratteristiche, quali
parte
più interessante ed animata nelle persone o nelle
sicché pare che abbia voluto coche descrive,
gliere
cose
l'atto
nella natura nell'aspetto,
nel movimento
o
più risentito in cui si manifesta lo spiritoso
tura
alito della vita: quindiin pochitratti ritrae la nanel soggettosuo, che si vede tutto
medesima
V'ha di
ia essere
come
presenteal nostro sguardo.
mille
i qualinel voler descrivere notano
molti poeti,
tormentando
ed aggiunti,
teria
quasila maparticolarità
in ogni sua
e frugandola
parte:ma con tutto
queiraffoltare di minute cose vi danno un dipinto
sfumato e come
in lontananza, e vi ritraggonogli
del
si freddi e languidiche pare sentano
o^2^getti
.
morto
e
del cadavere
disanimato. Laddove
il nostro
no
quellecircostanze che esprimoche vi segna i conl'atto vitale dell'oggetto:
torni
con
lo gittainnanzi
belli e spiccati,
e
ve
quasi
sere
pietraanimata dal fuoco di Prometeo, in queiresche ha nella natura. Quindi accade,che gliuomini
tocca
una
o
due di
,
da lui messi in iscena quantunque per breve
comechè in iscorcio,
sono
tempo,e gliobbietti esposti
dalla
disegnati
tre, che tosto
fc
sua
mano
con
certe
alla
suggeriscono
maepennellate
fantasia del letto-
PARTE
II.
de'limiti non
si poteva svolgere
l'angustia
le parole.
con
Mostriamo
con
qualche esempio,come
quel grande
vada innanzi in cai genere di poesiadescrittiva,che
Il
da molti è ridotta ad essere
poesia di superficie.
poeta appena varcate le porte della dolente città
tico
dipinge Caronte nella palude infernale: soggetto an-
quanto
re
per
nelle scritture
abbellito di
de'Greci
parisce
de'Latini,che ricom-
e
sembianze.
nuove
Il nocchiero
palude ricusa di accogliereDante vivo
il volere divino,
nella sua
barca, e Virgilio
palesandogli
che ei trapassiinnanzi morte
aVegni d'abisso,
lo calma
una
con
e lo persuade.Il poeta che
nellata
penavea
tratteggiato un vecchio bianco per
finire il ritratto n3
antico pelo » (1),ritornando
a
individua ognora più le forme: ma
vuol serbare pur
il carattere
pingere
grandioso del disegno, cioè disempre
le
di conservare
r oggetto con
intenzione
le minuzie; onde
e
non
curar
grandi masse
giunge:
sogdella
livida
«
Quinci
Al
Che
Nel
mirabile
fur quete
nocchier
intorno
le lanose
della
gote
livida
agli occhi
dipintol'effetto
palude,
avea
è
di fiamme
ottenuto
ruote.
con
gran
del lettore
magistero dal presentare alla immaginazione
il folto ingombro de' peli che
quella
coprono
faccia,e gli occhi che lampeggiandodi luce sinistra
dal quetarsi
spaventano chi li guarda : nondimeno
delle gote che sole facevano
testimonio all'occhio
che il vegliardoparlasse,già colla fantasia ti sembra
di vedere le labbra, i denti e tutte le altre forme,
che espresse dal poeta avrebbero
dubbio
senza
distrutto l'energiade' tocchi, impicciolita
Timmagi,
(I) Inf. III.
ne,
immiserita
e
mostra
l'esecuzione. Vuole
eglidipingere
che molto erasi affaticato per bene dell'
quel Sordello
Italia
269
111.
CAPO
l'effettode' suoi sforzi;e te lo.
dalle altre ani\k nel Purgatorioin disparte
me,
veder
senza
in silenzio,
immobile,pensieroso,
compiendoun
quadro energicoìl questipochitratti:
Venimmo
ti stavi altera
Come
E
nel
Ella
I
degliocchi
muover
guisa di leon quando
e
destri
tarda !
versi a'
(1).
dono
tempi nostri credi valore poetico,
sminuzzare
sviscerare,
a
e
capovolgere
,
zare,
innal-
in
ogni guisail soggetto,
di aggiunti
e
profluvio
muovere
lode per
mercar
si posa
far miracoli
alla lor volta
e
onesta
ci diceva alcuna cosa;
lasciavano gir solo guardando,
più di que'chescrivono
mostrandosi
e
Lombarda,
disdegnosa,
non
Ma
A
lei.0 anima
a
un
ogni genere: se non che la noia che
in leggendocotali stemperatescritture ci viene a
ghieri
ci insegna,che laddove l'arte dell'Alisorprendere,
liera,
è ingenua,
e vera, l'altra è ciarsignificativa
scempia e falsissima.
di minutezze
di
8. Similitudini
e
Paragoni.
che
è pur quello
Questo principio
adorna
le
sue.
tanto
paragoni d' una evidenza coche tu non
leggi solo,ma vedi e
splendida,
v' è da
tocchi. Sebbene intorno a questo proposito
dal
aggiugnerequalchecosa di più,che ci dispensa
fermarci di vantaggiosulla qualitàdescrittiva di
vina
già osservata. Le similitudini ed i paragonidella diCommedia
molte di numero, quante forse
sono
siìnililudìni
e
i suoi
(1)Purg. VI. Per altri esempi V. di Cesare
cap. Il,III e IV.
I
,
op.
Disc.
cit..,
II
^
270
noQ
PARTE
si trovano
che
in
al
sono
II.
tutti insieme
mondo;
e
componimenti
i
lo
per
tici
poe-
insolite
più nuove,
peregrine.La lor moltitudine veniva richiesta dalla
del soggetto:che di quei regni invisibili non
natura
si può altrimenti ragionaread uomini, specialmente
della poesia; la quale e come
frutto
per lo mezzo
della immaginative del poeta, e come
parlante alle
re,
immaginative altrui, dee tutto per immagini coloriincorporare e rendere pienamente sensibile. A
il fecondo
veniva meno
questa necessità non
gno
ingeche tra per la dispostezza
di natura,
dell'Alighieri,
dei
e
per le cognizioniacquistatedal tenore
suoi studi e della sua
vita,potea dirsi ricco d'ampio
tesoro. Profondo
osservatore, com'egliera, seppe nudrirsi la fantasia si per la lettura degliantichi scrittori,
come
per lo aggirarsiche fece tra popolivari
litudini
che da*pai*agoni
e città diverse: tanto
e dalle simida lui si può trarre
notizia de' suoi
usate
studi non
che delle sue
meno
peregrinazioni.Non
e
v*ha
notevole
cosa
che
ei
faccia servire
non
di natura,
proposito:spettacoli
favole
del
temono
in
monumenti
al
suo
d'arte,
paganesimo,credenze
manze
costusuperstiziose,
za,
caratteristiche,nozioni di qualsivogliascientutto in somma
glio
gli fa buon giuoco a fine di metendimen
A tale incolorire e lumeggiare i suoi dipinti.
s'immortalavano
nel suo Poema
que'che
lena affannata uscito fuor del pelago alla riva
con
lo stizzo versi volge guatando all'acquaperigliosa,
de
i sepolcrid'Arli
che ardendo geme dall'un de'capi,
di Pola, il fiume Acquacheta che posciamutando
e
i cani che di state
cadendo dall'Alpe,
rimbomba
nome
sentono
mordersi
dagliinsetti.Fetonte ed Icaro che
all'ardito loro cammino,
mezzo
?che discende
senza
de* Veneziani, il
veder
il falcone
logoroo uccello,l'arsenale
giuoco della
zara,
Achille
che
tra-
fugato
a
Sciro destasi tra le braccia
che
i buoi
la
271
III.
CAPO
della
madre,
in sulla nave,
giogo,l'ammiraglio
che liquefatta
in sé stessa trapela,
dell'Alpi
vanno
neve
a
che
la forma
s'accorda
non
all'intenzione dei-
poiché la materia è sorda a rispondere,e
mille altri oggettidi svariata natura, che opera infinita
sarebbe il ricordare (1).Se tutti i paragoni e
abbiano pregio riguarle similitudini dell'Alighieri
dati
partitamente,sei veggano i critici esaminando
i luoghiin cui si recano:
ci si potrà negama
non
re,
che in complessodestano
ammirazione
grande,
molti di per sé grandissima.
e
r arte
9. Sentenze
Tra
e
Digressioni.
delle
gli ornamenti
gono
produzioniletterarie venle sentenze
le digressioni
annoverate
e
; le
lode allo scrittore,quando
qualiprocaccianosomma
solamente
siano non
pregevoli
per propriosplendore
inserite ancora
ma
all'uopoe nascenti spontanee
dalla materia. Alcuni pochiesempi mostreranno
to
quanil nostro poeta seppe altresì padroneggiareuna
tal arte. Nel difficile passaggioalla settima
bolgia
la lena; e venuto
alla punta,
eglisente mancarsi
onde l'ultima pietra si scoscende, si asside: qui opportuname
Ornai
coavien, che
Disse
la
Senza
il maestro:
fama
non
così ti
tu
che
si vien
spoltre,
seggendo in piuma
né
sotto
coltre;
la
qual chi sua vita consuma
Gotal vestigioin terra di sé lascia,
Qual fumo in aere, ed in aoqua la schiuma
(1) Moltissime ne troverai nell'Appendice.V. anche
Disc. II,cap. VI. Oltre a ciò si trovano
messe
op. cit..
le Similitudini
tratte
Padova, 1837.
-
dalle
tre
Cantiche
(2) Inf. XXIV.
della divina
(2).
di Cesare
a
stampa
dia.
Comme-
272
PARTE
II.
superbiche pagano il fio della lor colpa nel
Purgatorio incontra il pittore Oderisi ; e mentre
il merito onde avea
egli ne encomia
conseguitogran
fama, gli vien fatta sulla breve durata dell'umana
gloriauna eloquente lezione,in cui cosi quel penitente
Fra
i
sentenzia
Non
:
ò il mondan
altro che
romore
fiato
un
quinci ed or vien
lato.
E muta
perchè muta
nome,
nominanza
è color d'erba,
La vostra
Che viene e va; e que' la discolora.
vento, ch'or vien
Di
.
Nel
ad
cielo ammonendolo
quarto
considerato
essere
del no,
il).
il dottore
lento nel
e
.
acerba
cui ell'esce della terra
Per
quindi,
Angelica
giudicaredel sì e
soggiugne:
Che
quegli ò
Che
senza
glistolti bene
tra
distinzione
afferma
abbasso,
o
niega
nell'altro passo;
nell'un,come
Perch'egliincontra, che più volte piega
L'opinion corrente in falsa parte,
E poi l'affetto lo intelletto lega.
Cosi
Vie
più
Perchè
che
E
tal
torna
non
Chi pesca
da riva
'ndarno
per lo vero,
si parte,
qual
e
non
ei si muove,
ha
l'arte (2).
di saggio,non
per maniera
essendo cosa
difficilea chi apre il volume
di Dante»
di sua
cosi morale, abbattersi in
natura
e di scopo
tanto
moralità
non
sia
bastevole
di gran
di gran numero.
innanzi da
esse
le annesta,
e
e
della dottrina
che
gono,
conten-
onde scuotono
gli animi? Più
dell'eloquenza
soddisfare alla compiancenza che ci infonde la
e
per
Le
digressioni
poi non
pertutto, e
l'estro
che svegliano
t'incantano coll'ammirazione
e delche opporpoetico che le crea, e del giudizio
tunamente
peso
si fanno
(I;Purg.
XI.
-
(2) Parad.
XIIL
274
frasi
«
PARTE
da
escono
di te mi
fu
bontà
sì
non
lasso
conio tutto
un
loderò
sovente
rotta, benedetta
è
II.
che
sua
suo
a
proprio,come
sono:
lui, a vizio di lussuria
colei che in te
fregi
memoria
s'incinse,
lo
,
spirito
buona
glianti;
conforta e ciba di speranza
», e somila maggior parte poi delle sue figure
hanno per
carattere
un'aria
di
grande ardimento, come
rebbero
sale esclamazioni:
ahi giustiziadi Dio, ecc.,
oh dignitosa coscienza, ecc., oh vana
gloria,ecc. *;
le apostrofi
Simon
: « o
ecc., godi Firenze^
'mago
ecc., ahi Pisa, vituperio delle genti,ecc., ahi serva
Italia,ecc., » ; le ipotiposi: Caron
dimonio, ecc.
la bufera infernal che mai
non
resta, ecc., », con
infinite altre notate nelFAppendice.Ma dobbiamo
prattutto
soriflettere che il singolare
talento del poeta,
scrisse Foscolo, consiste in quel potere misterioso
come
che concentra
in un sol punto assai d'immagini,
loro
«
,
«
d' idee
di sentimenti.
,
Questa
concentrazione
nalza
lo in-
speare
gliscrittori già noti. Shakeun'abbondanza
e Tacito, il primo con
più poetica
varietà più brillante, il secondo con
e con
una
vicinano
una
eloquenzapiù studiata e più oratoria,soli si ravche presso
alla qualitàdel Fiorentino. Se non
re,
quest'ultimovi ha più di passioneche in Shakespeapiù di grandezza che in Tacito, e più schietta,
semplicitàche in ambedue.
nella disamina
di questo caMa
rattere,
prima di entrare
sopra
quasi
chiederà
tutti
forse
taluno,
come
Dante
potè mai
stile,se questi
Virgilioil suo
di espolizioni
è anzi diff*usoe amante
presso che di
che il Fiorentino
Al che rispondo,
continuo?
parlar
volle di quella caratteristica dello stile poetico la
mente
quale è riposta nell'energia,e si ottiene massimadall'uso delle immagini che danno
vimento,
vita, moazione sensibile ad ogni cosa, e fino alle
dire di
aver
tolto da
,
CAPO
275
III.
più astratte: nel che sebbene ogni poeta abbia
fu detto dal novanto proprio,il Mantovano
suo
stro
dello
Monti maraviglioso.
Ond'è, che il mordere
idee
un
il sedere
":ure,
della terra^ il giacere della valle,il
ed
toccare, il compungere
il
,
ferire che fanno
pianto il dolore o la paura
di lagrime il volto, il terrore
o
,
,
il tremar
delle vene,
raggi alcuna
e
cosa,
il
il rigar di sangue
che corre
le ossa,
il vestire che fa il sole àQ^suoì
sono
somiglianti,
immagini dello
E così il Cerbero dell' uno
ti
stampo Virgiliano.
presenta agli occhi co* colori dell' altro : Caronte
Minosse
si
e
hanno
atteggiamentie movenze
quasi d'uno
che
stesso pennello;
avertens roe quella Venere
sea
cervice refulget» è immagine di Beatrice che
gliocchi lucenti lagrimandovolse ».Ma salva questa
nel seguire
Dante
si parti dal suo maestro
proprietà,
«
«
la
E
di robustezza
è madre
concisione,che
cosi tornando
al distintivo carattere
che
dantesco, è d'uopo riflettere,
forza vivacissima
di
parlare che
ad
e
di forza.
dello stile
ottenere
quella
ferisca altamente
gli animi, si vuol mettere in opera la concisione sposata
e questo congiungimento allora vien
all'energia;
lodato, quando ha schietta semplicitàdi dettato. Or
Dante
solo tra tutti gli scrittori dell' antichità (1)
possiedeil magisterodi addensare in una sola idea
molta
sostanza
che
allusione
ad
tempo informarla
ed allo stesso
di contorni,che
dall' occhio
dice
potendo essere
invita pure
nella
altre
non
che,
po-
in tale
semplicità
colta
agevolmenterac-
V intelletto ad
trarsi
adden-
profonditàdi essa, per quanto meno
parente
apdi tanto altresì più mirabile. Egli solo è il
sieme
più parco neir uso degliaccessori d'una idea, ed inche
si ricco di splendoreneir espressione,
luogo cit.
vi)Emiliani-Giudici,
276
II.
PARTE
combinando
della scoltura
i mezzi
in accordo
la
del-
e
lievo
espedientea dare un forte ripittura ne cava
alle immagini e ad abbellirle eziandio di tutta
è in lui la finezza
la magica varietà del colorito. Tanta
dell' ingegno e la padronanza della lingua.Abbiamo
veduto
innanzi, che egli ti forma un ritratto
in un
sol tocco di pennello: ma
cora,
anspesso avviene
che ti restringain pochi versi o pure
in un
d'un guerriero,d*un
solo tutta la vita d*un principe,
Pontefice. Quando vuol parlare di papa Celestino che
rinunziò al papato cedendo, come
fu creduto, ai suggerimenti
Bonifazio Vili, dice endel suo
successore
faticamente
(I):
Guardai,
Che
,
il
che
l'oinRra di
vidi
viltate il gran
fece per
d'incontrare
Fìnge
Pia
e
colui,
rifiuto.
Purgatorio quella Madonna
nel
della Pietra
Nello
geloso marito
di lenta morte, condannandola
a' contagiosimiasmi
ed
anzi
che
metterle
in bocca
la fa
parlare in questipochi termini
storia (2):
la sua
di me,
Ricordati
Siena
che
Salsi colui che
il
della
cenno
scusar
crudele;
alle
gemma.
(1) Inf. III.
-
con
promesse
(2, Purg.
sua
si abbia
che fassi
biasimare
il rammentar
prime
Maremma:
di lei
ria:
memo-
patriae quellodel luogo della
sua
sé stessa, né
me;
marem-
la Pia:
colla
che
sta
espo-
lunghi sermoni,
che compendiano
pria,
vuole
morte; la maniera
sua
sì
la donna
dalle
innanellata
Disposando, m'avea
Dapprima
son
fé',disfecemi
mi
rimanersi
a
esalavano
che
fé' perire
V.
suo
di
conoscere
colui che
marito
sua
senza
l'era stato
sione
col fare allu-
fede
formano
un
CAPO
277
III.
vivo
complessoche produce un effetto sommamente
e
pateticonel suo laconismo e nella sua semplicità.
Né
si vuole
che
omettere
varia tempra del
vi
eziandio
concorre
la
perocché questo pure è un
nel nostro poeta cioè il saper
pregioparticolarissimo
mere
maneggiare con tanta forza la linguada espriche diversamente
ilconcetto anche nell'armonia,
fera
le sue parole.
Ecco la busecondo l'uopoaccompagna
verso
;
,
infernale che
tormentando
Di qua, di
Vedi
caddi,come
Senti r ira nelle
per dolor mi
noi venia la creatura
di
similmente
bella
stella (l).
questialtri:
Chinati
e
Si drizzan
de'
questiversi:
mattutina
Quali i fiorettidal
in ultimo
morsi.
vestita,e nella faccia,quale
tremolando
Par
pietà:
cade.
la dolcezza di
Bianco
E
dalla
mena.
paroled'Ugolinoche dice:
si noti pure
A
E
meno
li
su
corpo morto
le mani
Ambo
Ma
là, di giù, di
venir
l'Alighieri
E
i lussuriosi
gelo
notturno
chiusi,poi che
tutti
il sol
gì'imbianca.
apertiin loro stelo (2).
seguentiancora:
intra l'amate fronde
l'augello
Come
Posato
al nido de' suoi
notte, che
La
le
cose
ci
dolci nati
nasconde,
per vefler
Che
gliaspettidesiati,
lo cibo onde glipasca,
E per trovar
In che i gravi labor glisonoaggrati,
Previene il t.Mnpo in sull'aperta
frasca,
K
con
Fiso
XII.
atTetto il sole aspetta
guardando pur che l'alba nasca ,3).
ardente
(2) Inf. II.
(3ì Parad. XXIIl. Altri esempì leggerai presso di C*isare, op.
cit. Disc. II,cap. Vili. Per quellopoi che riguarda in generale
lo stile dantesco V. Missirini,
P. Il,e. XXIV
e XXV.
op. cit.,
(n Purg.
-
278
PARTE
11.
diverse
Specie
Qualunque
che, salva la
si
di
conosce
II.
del medesimo.
stile
del carattere
costanza
può ignorare
non
generaleche gli
la sua unità, debbev
dà lo scrittore,
onde anche assume
variare di grado, e contemperarsialla qualitàdel
di altre circostanze,secondo
soggetto0
convenienza.
che
dà
Si osservi
TAlighierial
variando
L'Inferno
è
pertanto la
un
in
esso
la
leggidella
mutazione
stile nelle tre
suo
materia
terribile canto
talvolta trista,
ora
le
e
sibile
sen-
tiche,
Can-
gliaggiunti.
nia
sposato ad un'armo-
selvaggiaed
aspra,
e
spesso
robusta. Le
immagini tenere e delicate vi appariscono
alcuna volta a guisa di lampo per confondersi poscia
colle truci ed orribili:onde il compassionevole
dio
episodi Francesca è seguitoimmediatamente
dall'aspra
pitturadel terzo cerchio,e il pietosoracconto di Pier
delle Vigne dallo strazio di Lano; cosicché vi trovi
dominare
generalmente, al dir del Cesari, concetti
idee di spavento e d'orrore,ed a queste ben
terribili,
voci rugginose,
rispondentiparole aspre e paurose
Ma
chiocce e quasi tinte d' infernale fuliggine.
nel
Purgatorio il poeta cangia tuono e quasilinguaggio:
qui sentimenti di penitenza,di pace e di umiltà: qui
di numero
andar
tra
voci pietosee mansuete:
un
diverso dal primo ; una
tutto
dolce e maninconoso
che ha per compagna
una
verseggiaturainsomma
,
incantatrice
,
come
soavità.
Le
la Valletta
di Casella
scene
de'
e
fredi
di Man-
gli Angeli custodi
terrestre
comparabi
spiranoun' inre
,
ogni balzo,e il Paradiso
Nel
finalmente si
Paradiso
leggiadria.
clima celeste: quivile idee altissime
entra quasi in un
e sopra
ogni usato modo d' immaginare nobili,
le parole
esse
e
con
piene di gioconditàe di letizia;
che formano
riso di alun
festevoli,liete,sonore,
di
CAPO
E di
di
inno
h3grezza,un
279
III.
ne.
trionfo di beatitudi-
un
gloria,
sulla porta d' Inferno
vero
Per
me
s'
sta scritto
nella città dolente,
va
Per
me
si
va
nell'eterno dolore,
Per
me
si
va
tia
Giustizia
la divina
S:j
a
Potestate,
me
fu r
non
eterne, ed
non
alto Fattore,
Sapienza
La" somma
Dinanzi
perduta gente.
la
il mio
mosse
Fecemi
Lasciate
:
'1
e
primo
Amore.
create,
cose
duro:
io eterno
voi che
ogni speranza,
entrate
(1).
linconia
questo stilo spiranteuna profondae terribile masi cotinua poscianelle strida e ne*;ìaraenti :
E
Diverse
orribili favelle,
linguai,
Parole
Voci
di
alte
dolore, accenti
d' ira.
di man
elle
con
fioche,e suon
Facevano
un
tumulto, il qual s'aggira
senza
Sempre in quell'aria
tempo tinta,
la rena, quando il turbo spiraf2}.
Come
Soave
e
pieno di conforto è lo stile che ci
Purgatorio,specialmentein quelleparole:
e
Dolce
apre
il
color d'orientai zaflìro,
si
Che
accoglievanel
aspetto
sereno
Dell'aer puro infino al terzo giro,
diletto.
Agli occhi miei ricominciò
Tosto eh' io usci' fuor dell'aura morta.
m'avea
Che
Il che
seguitoda
vien
Tal che
Ma
contristati
nel Paradiso
diletto
piangeree
un
e
gli occhi
e
'1
da
petto (3).
un
dogliaparturie(4).
lo stile si riveste d*una luce
siccome
La
gloriadi Colui, che
Per
In
1) Inf. in.
H)
Ib. XXIIL
parte più
(2)Ibid.
-
-
tutto
l'universo penetra, e
una
cantare
ib,
-
(5) Farad. I.
e
meno
muove,
risplende
altrove (5).
(3)Purg.
L
nale,
eter-
280
E
PARTE
li.
la luce medesima
seguitamente crescendo
la luce di quel beato soggiorno,finché giunge
come
cioè
all'empireo,
viene
al ciel ch'è pura
Luce
Oltre
intellettual
di che il Gravina
tutti i caratteri
la forma
di
luce,
d'amore
piena
(1).
diceva,che esprimendo Dante
le
che
passionideglianimi, espone antutti glistili cosi epico e tragico
e
,
nel
grande
,
satirico
come
ridicolo,nella lode
e
comico
nel mediocre
e
il
e
lirico,
l'elegiaconel dolore.
dee parere esai,^erata,
La qualeasserzione non
quando
in sé
più d'una volta si è notato, che questo Poema
glialtri generi di poeticicomponimenti; ed
di fatto, di che noi qui tenbreve osservazione
teremo
mi
una
daglianipruova, basta ad allontanarne
qualunque dubbio.
racciude
una
12. Stile
epico.
dice il Tasso,
Lo stile magnificopropriodell'epopea,
quasi in
è
mezzo
fra la
semplicegravitàdel tragico
la fiorita
1' una
e
vaghezza del lirico ed avanza
r altra nello splendore d' una
maravigliosamaestà.
è disconvenevole
Tuttavia
al poeta epico che
non
uscendo
da' termini di quella illustre sua
cenza
magnifila semplicitàdel tragico
pieghilo stile verso
qualunque volta ha per le mani materie patetiche
o
morali; e s'avvicini alla vaghezza lirica,allorché
parla in persona propria,o tratta materie oziose;ma
e
,
,
sempre
la
dee stare avvertito
grandezzae
questa
la forma
che
non
magnificenza sua
dello stile
che
abbandoni
propria.E
segue
affatto
non
è
l'andamento
generale della divina Commedia, e poi sfolgoranelle
sue
partiprecipue?Siccome dal primo avviarsi della
(1) Ib. XXX.
282
PARTE
Perchè
appressando
Nostro
Che
mia
Sarà
canto.
Apollo, all'ultimo
lavoro
dimandi
Come
Infino
E
del mio
del tuo
Fammi
qui
a
può
non
Assai
mi
M'è
uopo
ire.
quant'io del regno santo
mente
potei far tesoro,
materia
ora
buon
disiro
suo
profonda tanto,
la memoria
retro
Nella
sé al
intelletto si
Veramente
0
li.
a
l'un
fu;
siffatto vaso,
valor
dar
l'amato
giogo
ma
or
alloro.
di Parnaso
tmendue
con
rimaso
nell'aringo
entrar
{\).
bile
quell'epicamagnificenza incontrastaal nostro poeta,il quale dal primo spiegare
delle
nello squillodella sua
la fa risuonare
sue
penne
tromba, e la fa echeggiaredi cerchio incerchio, di
l'altra
balzo in balzo,di cielo incielo pe' tre vasti regnidel-
questa
si è
vita.
13. SHld
drammatico.
E poiché la divina Commedia
dialogotra
a
che
a
lo stile drammatico
eglicreasse
La
quasi un continuato
e
gì'infinitipersonaggiche si succedono
è quindi ancora
avvenuto
mano,
Dante
mano
è
varietà
de' modi
,
nella nostra
l' interrogarnaturale
la rapiditàdel
le interruzioni,
facile rispondere,
sono
in
lui tali
di
pregi
gua.
linil
,
versare
con-
che
poterono valere
nostri drammatici.
il
L'Alfieri,
,
singoiarmodello a'
quale vi fece lunghi studi postillando
quasitutto
Poema,
ritrasse
ne
il
arte,
per la difficile
que'dialoghi vibrati e strettì
infiniti modi
specialmente per
che il gran Tragico emulò
nelle sue
Tale sascene.
rebbe
e quella
per esempio il seguente fra Traiano
Madre
del suo
ucciso:
vendetta
dimandante
figlio
e
,
(l)Farad.
I.
CAPO
Madr
283
III.
Signor,fammi
Del
mio
ch'è mono,
ligliuol
Tr
ond'io
Ora
vendetta
m'accoro.
aspetta
eh' io torni.
Tanto
Madr
Signor mio,
Se tu
torni?
non
Tr
Chi fia dov' io
La
ti farà
Madr
L'altrui bene
A
te clie
fia,se
Tr
Or
il tuo
in obblio ?
ti conforta, che
Ch' io solva il mio
Giustizia
metti
conviene
eh' io muova;
dovere, anzi
vuole,e pietà mi
ritiene
(I).
Ma
quanto fosse maestro del grave stile conveniente
alla tragedia,bene il sanno
cordare
quanti non possono ridi Francesca
terrore e pietà le scene
senza
da Rimini, di Pier delle Vigne, del Conte Ugolino,
ed
ghieri
l'Alialtrettali purtroppo note. Vediamo
come
ora
segnasse la via dello stile comico,per cui non
si è trovato
verso
in Italia da' suoi successori maniera
di
propriae universale,forse perchènon si è posto
dusse
abbastanza
alla tempra, a che Dante rimente
Nella bolgia
Tendecasillabo per questopropositode' barattieri introduce
di monete
e
maestro
Adamo
falsator
che si rinfacSinone il greco traditore,
ciano
propripeccatie la bruttezza della lor
facendo a pugni;e li fa parlare in tal modo:
i
Ad
Ancor
Lo
Ho
che mi
che son
gravi,
per le membra
io il braccio a tal mestier disciolto.
muover,
Sin
Quando
Al
Ma
l'avei
fuoco, non
tu
tu andavi
cosi
presto;
sì, e più l'avei quando coniavi-*
Ad
Tu
Ma
sia tolto
tu
non
Là 've del
(1) Purg. X.
di' ver
fosti sì
ver
ver
di
questo;
testimonio
fosti a Troia richiesto.
pena
28i
S' io dissi il
Sin.
li.
PARTE
falso,e
io
E
tu
più
per
falsasti il
tu
qui
son
altro dimonio.
alcun
che
un
per
Ricorditi,spergiuro,del cavallo,
Ad.
Sin.
E
sieti reo, che
A
te sia rea
onde
la sete
,
.
.
sallo.
il mondo
tulio
conio;
fallo.
ti crepa
lingua,e l'acquamarcia.
innanzi gli occhi sì t'assiepa.
la
Che
.
.
.
.
^
il ventre
La
Che
Tu
lo
squarcia
Così si
Ad
non
so
bocca
tua
per
dir
s'io ho
qual
discorso;ma
non
rinfarcia.
che
ti
duole, ecc.
(1).
diversa
richieggasi
per avere
disinvolta semplicitàdel familiare
vogliamo insistere di vantaggiosu
arte
e
suole.
come
mi
sete, e umor
hai l'arsura,e 'l capo
quellaschietta
questo argomento per
dovendo
mal,
deviare
non
altre forme
parlaredelle
dal nostro
scopo
di stile.
14. Stile lirico.
Ciò che
costituisce
l'avviso del Tasso,
il
linguaggiolirico, secondo
è solamente
non
la dolcezza
del
parole,la vaghezza e lo
splendoredella elocuzione, l'uso dei traslati e d'ogni
è soprattutto la venustà
di figure;
altro genere
ma
de' concetti particolari
adoperatiad
e la squisitezza
nell'entusiasmo del
esprimere un concetto principale
no
poeta.Che se questo è vero, di lirico stile suoneranquelle parole:
numero,
la sceltezza
Ahi
Italia,di
serva
Nave
Non
delle
senza
donna
dolore
nocchiero
di
provinole,ma
Cerca, misera,
Le tue marine,
il) Inf. XXX.
alcuna
-
dalla
tempesta,
bordello!.-.
prode
e poi
guarda in seno,
parte in te di pace gode. ecc. \%\
intorno
Se
ostello.
in gran
(2)Purg.
IV.
ti
CAPO
d'un' ode
L'andamento
285
111.
di stile oraziano
morale
si osserva
quest'altro
passo:
in
gloriadelle umane
posse,
in
cima
sulla
dura,
Gom'poco verde
Se non
è giunta dall'etadi grosse I
n'alia pintura
Credette Gimabue
Oh
vana
Giotto il grido,
ha
lo campo,
ed ora
Sì che la fama di colui si
Tener
ha
Così
La
gloriadella lingua,e
Chi l'uno
e
l'altro caccerà
è il mondan
Non
muta
nome,
l'orse è nato
di nido.
altro che
remore
Di vento, ch'or
E
oscura.
tolto l'uno all'altro Guido
fiato
un
quinci ed or vien quindi,
perchè muta lato,ecc. (1).
vien
cioè
argomento poi di tenero affetto,
faccia di Beatrice,esclamava:
In
O
isplendordi viva luce eterna,
Chi pallidosi fece sotto l'ombra
Sì di Parnaso,
Che
non
o
bevve
dove
Quando
in
qual
te,
cisterna,
sua
la mente
aver
paresse
a
render
Tentando
Là
Ma
al vedere la
ingombra.
paresti
tu
il ciel t'adombra,
armonizzando
nell'aere aperto ti solvesti? (2).
gl'innidi Paradiso si vuol ricordare quello
devozione alla gran
tributo di pietosa
un
scioglie
tra
onde
di Dio, intuonando
Madre
per bocca
di
s.
del tuo Figlio,
Vergine Madre, figlia
Umile ed alta più che creatura.
fisso d'eterno consiglio;
Termine
che l'umana
Tu se' cole',
natura
il
Fattore
Nobilitasti sì,che
suo
ecc.
Non disdignòdi farsi sua
fattura,
Bernardo
(3).
quali slanci ti paiono proprio quellionde erano
ispiratele canzoni: Italia mia, benché il parlar sia
I
indarno
0
—
aspettata in ciel beata
bella,che di sol vestita
sono
delle
fi)Ib. XT.
più vaghe
-
—
e
bella
ed altre
-
(3) Ib. XXXIII.
gine
Ver-
che
siiffatte,
liriche del Petrarca.
(2) Farad. XXX.
—
286
PARTE
li.
15. Stile satirico.
L'animo
esacerbato
di
che
lo
contro
dell'Alighieri
quella gente
bandito
avea
di
volta
rivolgerecontro
Eccone
un
esempio :
l'ingratitudine
e superba,
più d' una
invidiosa
avara,
Firenze
il fece
,
di lei rampogne
amarissime.
Godi, Firenze, poiché se' si grande,
Che
terra batti l'ali,
e per
per mare
E
Tra
li ladron
in
tu
se
grande
sentirai
quel
che
al
più
mi
del
sali.
no
si sogna.
ver
piccioltempo
ti agogna.
ch'altri,
Prato, non
già fosse,non
Cosi foss' ei,da
colali
non
da
di qua
spande.
vieti vergona,
onranza
saria
se
Che
mi
al mattin
presso
si
nome
cinque
E
Di
miste
trovai
onde
cittadini,
Tu
Ove
il tuo
Tuoi
Ma
E
lo 'nferno
per
per tempo:
dee;
graverà,com' più m'attempo (1).
che
le minacce
sono
sarcasmo
esser
pur
delle calamità
ro
afflitta,
e per le qualiavrebbegioitonon pure le città lontane, ma la stessa Prato
di lei vicina, ancorché
esposta più facilmente a partecipare
che
l'avrebbero
delle
detestato
le discordie
non
virulenti
men
Di
popol tuo
giustiziain
Per
non
il
il
Sen?a
inf. XXVI.
popol
rifiutan
Molti
a;
venir
popol
lo
tuo
chiamare,
ma
in
scocca
della bocca.
sommo
incarco;
sollecito
e
tardi
consiglioall'arco;
l'ha
comune
ti tocca,
non
s'argomenta;
cor,
senza
tuo
contenta
esser
che
del
Molti han
Ma
puoi
questa digression che
Mercè
Ma
a
altrove
dopo aver
detti
dell'Italia ingeneralecon
lei si ragiona:
mia, ben
Fiorenza
Ed
sventure.
sue
risponde
grida: io
mi
so])barco.
CAPO
Or
ti fa
che
lieta,
Tu ricca,tu con
287
III.
hai
tu
ben
onde;
senno.
pace, tu con
S'io dico '1 ver, l'effettonoi nasconde,
Atene
fanno
e Lacedemona, che
L'antiche
Fecero
Verso
leggi,e
al viver
bene
Provvedimenti, eh' a
giunge quel
d'ottobre. fili.
mutato,
tu
non
membro
e
e
vedi
suo
dolore scherma
lo stile satirico si armi
può, dia
poeta.
se
noi
(1).
simili,pe*qualipure Dante
troppa acerbezza, dica
è tacciato di
!
lume,
te somigliantea quella'nferma
può trovar posa in su le piume.
dar volta
con
rinnovato
e
ti ricordi
ben
se
legge questiversi
al nostro
tu
Hai
Ma
aculei;e
novembre
Leggi,
Che
altrimenti
mezzo
del tempo, che rimembro,
monete, offici e costume
Vedrai
Chi
sottili
volte
Quante
E
che
civili,
picciolconno
un
fai tanto
di te, che
Non
sì
furon
nuovo
,
può, come
più pungenti
se
di
tributo d'ammirazione
16. Stile didascalico.
Ma
la
mente
sua
sì
piena di
dottrine
varie
e
blimi
su-
ad ora
ad
potè fare, che non la versasse
ne* suoi scritti,
rattere
ora
e
assumesse
non
per ciò il caMi perdereinella scelta degli
insegnativo.
mi
alcuni punti che
determinassero
esempi, se non
Volendo
prediletti.
esporre se la
per lui sembrano
cagione del bene e del mal oprare debba attribuirsi
air influsso degliastri ovvero
all'uomo, così fa parlare
Marco
Lombardo. (2):
non
Voi che
Pur
vivete,ogni ragion
al ciel,cosi
come
suso
Movesse
(l;Purg. VL
-
seco
recate
di necessitate.
(2)Ib. XVI.
se
tutto
288
PARTE
Se
li.
fosse,in voi fora distrutto
COSI
fora
Libero
non
Per
per
arbitrio,e
ben letizia,
e
male
dico
Non
E
libero
posto eh' io '1 dica,
tutti;ma
v'è dato
Lume
lutto.
aver
inizia,
cielo i vostri movimenti
Lo
giust'zia
ed
bene
a
voler,che
malizia,
a
fatica
se
Nelle prime battagliecol ciel dura.
vince
Poi
A
forza ed
migliornatura
soggiacete,e quellacria
maggior
liberi
La
se
io te
di
Esce
Prima
'1 ciel
sarò
a
mano
sua
cura.
or
vera
che
Lui,
cheggia;
spia.
la vagheggia
sia,a guisa di
che
in
voi si
cagione,in
ne
ha
non
presente disvia,
il mondo
In voi è la
Ed
a
in voi che
mente
Però
si nutrica.
ben
tutto, se
fanciulla
piangendo e ridendo pargoleggia,
che sa nulla.
L'anima
semplicetta,
Che
Salvo che
da
mossa
Volentieri torna
Di
ciò che
la trastulla.
picciolbene in pria sente sapore:
Quivi s'inganna,e dietro ad esso corre,
Se
guida
Indi in questo amore
d*ognivirtù
Nò
a
lieto Fattore
o
fren
fa dire
e
il
torce
non
suo
Lo
essere
Virgilio
d'ognivizio (1):
naturale,o d'animo;e
naturai
0
fu sempre
l'altro puote
Ma
per
ecc,
a
mai.
creator, ne creatura
fu senza
Cominciò
ei, figliuol,
O
amore,
troppo,
o
senza
errar
per
tu
amore
il sai.
errore,
mal
per
poco
di
obbietto,
vigore.
ben
diretto,
primi
E ne' secondi se
misura,
mal diletto:
di
Esser non
può cagion
Ma quando al mal si torce,e con
più cura,
nel
che
bene.
non
0 con
dee, corre
men,
Mentre
ch'egliè ne'
stesso
Centra
'1 Fattore
adopra
sua
fattura.
Quinci comprender puoi, ch'esser
Amor
E
(1) Ib, XVIL
sementa
in voi
conviene
d'ognivirtute,
d'ognioperazionche
merta
pene.
la
gente
sor-
290
PARTE
II.
comparse
appena a luce furono ricacciate in gola
a' loro autori, da quanti aveano
gusto e critica e senno
ohe
italiano;e però
(1).Tre
tanto
non
sono
se
far motto
vuole
ne
più che
le osservazioni,che mi sembrano
farsi per utilità de',giovani che si danno
allo studio di questo importante Poema.
La prima si
degne
a
saprebbe di soverchio chi volesse a* dì nostri
seguirlonell' introdurre ne* componimenti poeticiun
di quistioniscolastiche. Il carattere
sì gran
numero
mente
religiosodi quel componimento gli studi singolarmoltiplicidel poeta, e più l'uso e l'influenza
è, che
,
del tempo
le fanno
ce
rinvenire
divina
nella
Com-
ghieri
quasi ad ogni pie sospinto;ma se potè l'Alira,
assoggettare la scienza alle leggide\la pittuin immagini sensibili i misteri più surendendo
blimi
e
farne poesia,altri noi potrebbe,o potendolo
farebbe cosa
importuna. L'altra si è, che non tutta
la dicitura dantesca
debba riputarsiimitabile,peccando
msdia
talora di oscurità
sia per voci tutte sue
suso;
formazione,e rimaste quindiin di,
proprie,di
0
strana
per
frequenticatacresi,onde
grazia della
rima
diverso
dal
assai
or
sono
sforzate
ad
molte
aver
parolein
significato
proprio; o per allusioni stirate,o
è venuto
parzialio troppo lievemente accennateronde
il bisogno di chiose e di commenti, e le dispute
infinite degli interpreti
sui luoghioscuri. La
rezza
chiaè dote principaledelle scritture,e per ni una
,
del mondo
cosa
si vuol
di stile dalla
prender norma
il faccia da
que' luoghi,che pur
splendeampio
cui
laonde
trasandare:
di vaga
tesoro
divina
Commedia,
moltissimi,in
sono
luce. La
(l) È qui opportuno il ricordare la Difesa di Dante
Gozzi
in
cui
per
confutare
questi osò
l'Aliorhieri.
le famosf"
Lettere
vilipenderei
nostri
chi brama
terza
ri-
scritta dal
Virgilianedel Bettinelli,
Glassici
e
nominatamente
CAPO
fl(3Ssionecade
che
fa seutire
che
da alcuni
era
la memoria
quellacrudele
miseramente
la vista
imperversava,e
secolo
suo
in che
de' mali
sua
tria
pa-
in cui la forza faceasi
,
Ma
pure sovente
poeta, scrisse il Cesari
la
altra
più d'ogni
fino all'eccesso,
e la vendetta
gnere
di
austerità
spiritri
altresì ne' versi uaa
certa
durezza,
chiamasi ghibellina.
Cagione di questo
ricevuti e delle immeritate
deglioltraggi
su
sventure,
r indole del
291
III.
ella è
stimavasi
un
sottilissima arte
cosa
giuvere.
dodel
mero
per serbare anche nel nula corrispondenza
che ha per le mani;
a' soggetti
ed essendo eglia dipingere
calca,languore fretta,
,
,
dirupamentio
un
numero
anche
bene
or
simili accidenti
glifa
,
or
affollato,
fievole,or
rotto. E
che
abbia
appariscedal
vedere
affatto
duro, ed ora
ciò fatto in vero
studio,
che, quando eglicrede opportuno,
comparazioni tratte dalla
da altre giacondità
della vita; non
dagli affettipiù teneri, e li muove;
nel
suo
vita
liziose
de-
Poema
campestre, o
di rado
per Beatrice esce
delle sue pene
il sentimento
suo
di versi
all'armonia
è stranio
non
dolcissimi;
spesso ha disseminato
il
d'uopo usare
è
mosso
tutto
quasi dapper-
e
innanzi
amore
e
a
a
dolcire
rad-
moderarne
r ira
impetuosa.
a spendereindarno
Dopo ciò non ci fermeremo
role
pao
con
tro
que' che ne riprovaronoil concetto, o condella
cui seppe malgradita
la mischianza
quelli.
la religione
con
loro
cristiana,o per copagana mitologia
che
fecero
mal
viso
alle lordure
de' dannati
,
agliatti
sconci di alcuni
demoni, ed
parole
onde sembra che ne patisca
ildecoro: perocchéi primi,
i secondi non
lo capirono(1);
è chiaro, non
come
sero
poall'ufficio
fanno i miti
mente
che in quelPoema
favolosi (2);e gli ultimi potevano far seco
ragione,
(l) V.
P.
II,e. l, 11. 8.
-
[1)Ib.
n.
16.
a
certe
292
che
PARTE
di
Dante
in
nostri
tempi
a*
fiori
dipingere
veano
stomachevoli
cose
Inferno,
nell'
che
altrove
quelle
II.
certamente
ove
leggiadrie;
e
cui
fece
non
parole
certtj
egli
sono
divenute
finalmente
che
«
difetti
compensati
da
ammirano:
onde
di
su
di
sta
esclamare
le
con
Di
Che
vidi
quel
sopra
adunar
Signor
la
poste
il
cultori
vi
lo
stessa
bella
scuola
com'aquila
si
fezione,
per-
la
stra
no-
chi
più
saprà
e
voti,
che
veraci
compiacimenta
nell'epigrafe
dell'altissimo
gli altri
che
tutta
Facciamo
opericciuola:
Così
altri
oratoria
in
di
e
di-
come
Commedia,
intero
parole
;
vantaggiato,
divina
avremo
origine
rimangono
di
anzi
generazione
allora
dell'Alighieri:
fatto
in
inarrivabile.
una
uso
siccome
troverà
nella
bellezza
presto
questi,
innumerevoli
poetico,
si
V
sordida
ampiamente
e
era
Quintiliano:
etiam
cosi
Tullio
più
in
citato
conchiuderemo,
studierà
la
del
resto
nell'aringo
attesamente
fossero
optima;
grandi
pregi
letteratura,
venga
detto
vogliono,
si
diceva
che
gustarne
il
Del
».
che
quali
Quintiliano
che
locis
suis
proprie
cuntur
quel
giusta
verba
omnia
di
vili
più
non
per
,
do-
si
non
che
uso
canto,
vola.
di
que~
I
APPENDICE
Alcuni
di Dio
scrittori stranieri,e
fosse stato
li
seguitiancora
che
non
italiani,travidero
a
avessero
seguo
da
in
ravvisare
non
re
piacealcuni
in Dante
ingegno e nella sua Commedia
non
più che qualche tratto lodevole. A rimuovere
montana
dagli occhi de* nostri giovani cotesta nebbia oltraed a rendere
cosi più proficuoil nostro
che
mediocre
un
,
,
Manuale, ci avvisammo
unico
che lo studio dell'intero Poema,
bastevole
mezzo
a
chiarire
della calunnia, giovar si dovesse
additate
che
minuta
con
non
accuratezza
la
impudenza
re
poco dal vedele partipiù leggiadre
bellezza del
maravigliosamenteconcorrono
avendo
tutto. E però non
potuto
noi decorso
del presente nostro
,
alla
si
ciò fare
lavoro,stante
il pericolo
di
confusione sene
za
produrre intralciamento
il vantaggio desiderato, abbiamo
soggiuntoqui
in fine un
zione,
catalogodelle cose più degne di attenordinate per categorie,
e riferite per tal modo
mo
a
quel genere di bellezza che loro è propria.Darein ultimo
delle edizioni più celebri,
cenno
un
media,
ed insieme de'commenti
più famosi della divina Comperchè indi eziandio si possa trarre partito
vedute migliori:
dissi un cenno;
a
ne
ma
poichéad averalla
piena contezza
bisogna al tutto ricorrere
de Batines, che vi
di Colomb
BibliografiaDantesca
terrà
minutamente
avvisato
le edizioni,e di quanto mai
Spero che questa fatica
graditaalmeno
qualcuno ancora
di tutti i codici,di tutte
si è scritto
ri.
sull'Alighie-
vogliariuscire
della memoria
per commodo
utile per meglio assaporare
dantesche.
tutti
a
ed
,
le
a
sitezze
squi-
294
APPENDICE
NARRAZIONI
Smarrimento
ed
Come
a
DIALOGHI
nella selva,
di Dante
incontro
E
di
Virgilio.Inf.
Virgiliofosse
I.
mandato
soccorrerlo
»
II.
Tragitto delle
anime
per
TA-
cheronte
»
III.
.
.
Arrivo
al castello
82-120
ni
degliuomi-
illustri
»
IV.
105-147
.
Valicò
50- 126
.
.
palude Stigenella
barca di Flegias
Arrivo alle porte della città di
.
della
«
Vili.
1-30
.
Dite
»
67-130
»
.
Discesa
al sottimo
cerchio
»
.
Passaggio uA
.
XII.
.
vo
all'otta-
settimo
cerchio
»
XVII.
.
Vista della
bolgiadegl'indovini.
Incontro di Virgilio
co'demoni
della bolgiade barattieri.
»
»
.
Caccia
data
poeti
»
nono
de'
Colloquiocon
Giganti
58-87
.
XXIIL
XXXI.
...»
.
»
di Catone, ed
7-145
piccolanave
di anime
sotto
.
Purg.
na
pie-
1-139
XXXIV.
70-139
I.
28-136
.
.
il governo
d'un
Angelo
chiede
Virgilio
XXXII.
zione
esecu-
de' suoi comandi
d'una
1-57
ditori
alcuni famosi tra-
dall'Inferno
Arrivo
XXL
cerchio,ed
»
Incontro
1-56
.
.
incontro
Uscita
XX.
76-136
a' due
da' demoni
Passaggioal
1-45
»
IL
»
III.
.
.
13-75
da alcune anime
per dove si ascenda
del Purgatorio
sul
....
te
mon-
46-102
.
.
295
APPENDICE
salita del monte
Prima
.
P
.
Sogno misterioso di Dante, ed
ingressonel Purgatorio
Arrivo al primo balzo del medesimo
.
.
al
Arrivo
passo
del
secondo
balzo
Cammino
la cornice
per
invidiosi
al terzo
Entrata
i due
Montano
degli
balzo.
.
.
.
poeti al quarto
balzo
Passaggioal quinto balzo
di Stazio con
Boi colloquio
.
.
gilio,
Vir-
ed arrivo al sesto balzo.
XXII.
»
1-154
alle fiamme
passa in mezzo
ed avviasi al Paradiso
Dante
,
terrestre
di Beatrice
Incontro
Volo
XXVII.
di Dante
Paradiso
con
Passaggioalla
.
al
Cielo. Farad
nella Luna.
che
famose
vedute
in Marte.
Passaggioalla
stella di Giove.
Veduta
anime
delle
re
anime
al cielo di
si veggono
»
VIIL
13-39
»
X.
»
XVIII.
28-148
.
28-51
52-114
»
XIX.
1-21
»
XX.
1-72
»
XXI.
1-42
Saturno,ove
le anime
templativi
19-48
di
famosi
Arrivo
II.
raccolte
.
alcune
43-142
»
»
nell'immaginedelPaquila.
Dal parlare dell'quila
vengono
manifestate
I.
stanno
nel Sole
Anime
XXXI.
dal
stella di Venere.
delle anime
XXX.
.
Beatrice
terrestre
Salita de'medesimi
Vista
XXIX.
.
1-75,115-142
de'con-
296
APPENDICE
de' Gemini
dal segno
primo Mobile
Volo
Veduta
Farad.
....
XXVII.
88-148
XXVIIl.
decori
angelici...»
nell'Empireo
Salita
XXX.
»
1-90
.
alla vista delle milizie
Dante
celesti sotto
s.
al
Bernardo
il
magisteriodi
è istrutto
della
gloriadi Beatrice,di Maria V.,
de' Santi più celebri,
ed è ammesso
finalmente
a
Iddio nella
sua
plare
contem-
luce. XXXI.XXXII.XXXIII.
EPISODI
accoglienzafatta a
Virgilioe a Dante da'Poeti. Inf. IV.
Onorevole
Malatesta
Paolo
e
»
Ciacco, che parla a Dante
e
"
FilippoArgenti.
d' un
tale,per cui si
di
Venuta
V.
73-142
.
.
di sé
di Firenze
Incontro
.
Francesca
Rimini
da
67-102
.
»
apre la città di Dite ...»
CavalFarinata
degliUberti e cante
37-93
VI.
.
Vili.
64-103
IX.
.
Cavalcanti
»
31-64
.
.
22-120
X.
.
Pier
delle
Strazio
Vigne
di alcuni
".
violenti
»
.
.
Latini
Brunetto
22-108
XIII.
.
109-151
»
.
»
XV.
22-124
.
Guidoguerra, Tegghiaio,Aldobrandi
Nicolò
e
Jacobo
III Pontefice
Straziod'un
Rusticucòi.
»
.
46-87
XIX.
»
....
barattiere lucchese
1-87
XVI.
.
»
22-57
XXL
.
Strazio di
Ciampolo Navarrese;
inganno, impaccio e scorno
de' demoni
"
XXIL
31-151
.
298
APPENDICE
Guido
ed
Guinicelli
Arnaldo
Purg.
Daniello
Lia si fa vedere
a
in sogno
Dante
»
Matelda
»
della Chiesa.
Vicende
...»
It.
»
Incontro
di Piccarda
Paracl
.
,
Giustiniano
Carlo
imperatore ...»
Martello
Cunizza
»
sorella di Ezzelino.
»
.
da
Folco
Marsiglia
Tommaso
d'Aquino
S.
.
»
celebra
XI.
16-139
»
XXIIL
16-139
S. Pietro
»
XXIV.
19-154
S. Giacomo
»
XXV.
S. Giovanni
»
It.
»
la vita
di
Encomio
da
s.
di
s.
s.
Francesco
di
Incontro
fatto
Domenico
Bonaventura
....;"
Cacciaguida.
.
»
.
Damiano
S. Pier
S. Benedetto.
»
.
.
»
.
.
»
,
.
.
.
nel segno de' Gemini.
Trionfo di Cristo abbellito dal
Volo
»
.
corteggiodi
schiere
Maria
di
e
nite
d'infi-
Angeli
di
e
Santi
13-99
100-139
»
XXVL
1-66
.
Adamo
67-142
»
.
DESCRIZIONI
L*avarizia
lupa
E
RITRATTI
simboleggiatanella
Inf\
Caronte
»
Minosse
»
L
.
.
.
.
HI.
V.
.
.
94-102
82-99
4-12
29D
APPENDICE
Jl cerchio de'
peccatoricarnali. Inf.V.
Cerbero
»
28-49
.
VI.
.
13-33
.
.
Tormenti
degliavari e de' prodij^lii
La paludeStigee gì*iracondi.
Le
»
VII.
»
Furie
»
.
.
.
.
»
IX.
.
.
.
.
25-35
100-126
37-51
Il settimo cerchio,ilMinotauro,
il
lago di
ed i
sangue
Centauri
Selva
»
de' violenti
le
Arpie
violenti,Cae
Terzo
»
.
girone de'
paneo e Flegetonte.
XIV.
.
»
Malebolge...-....»
pece bollente de' barattieri.
GÌ' ip(orili
di Centauro.
»
1-601-15
7-84
XVn.I-27,100-136.
XVIIL
La
in forma
XIIF.
.
...»
Gerione
Caco
XIL
.
XXI.
l-LS
4-21
.
»
»
.
XXIIL
.
XXV.
58-72
17-24
.
(Quadro orribile de' seminatori
di scismi
Schifoso tormento
*
XXVIII.
»
XXIX.
de* falsatori
di metilli
Lucifero
»
L'emisfero
dove
.
.
di
40-69
16 60
»
*
»
»
.
13-27
.
.
.
.
.
28-39
ruggiadail
volto di Dante
cella
L'Angelo che guida la navipiena di anime ...»
Due Angeli con
le spadeinfocate
IL
»
di umiltà
XXXIV.
Pitrg.I.
Catone
Esempi
.
trovasi Dante
uscito dall' Inferno.
Virgiliobagna
1-21
.
Vili.
.
.
121-129
13-44
25-36
nel
intagliati
marmo
»
Immagini di superbiapunita
L'Angelodel secondo balzo del
Purgatorio
.
»
»
X.
XII.
»
.
.
.
.
.
.
28-69
25-69
88 91
300
APPENDICE
di
di esempi
Visione
tudine
mansue-
Parg.
Vaga dipinturadell'anima che
dietro a ciò che piace.
va
XV.
.
85-114
»
.
effettidell'ira
Visionede'funesti
della falsa felicità.
Visione
I
»
»
.
golosinel Purgatorio ...»
II Paradiso
terrestre.
del Cielo. Farad
ed armonia
Luce
Splendoree
...»
trionfo veduto
Marte
in
delle
Movimenti
.
nella
anime
del Paradiso
Vista
16-39
XXVIII.
100-126
XXX.
.
delle due
gli Angiolie
.
....
Descrizione de'cori degli
Angiol
Descrizione
70-114
XVIII.
stella di Giove
Vista
67-129
XIV.
...»
.
.
.
corti de
1-51
XXXI.
de' Santi
.
.
,
82-145
XXXIII.
dell'eterna luce di Dio
DIGRESSIONI.
La
Fortuna
Inf.
Ragione degliscompartimenti
dell'Inferno
16-111
.
.
fiumi infernali
"
Origine della città di Mantova.
Rimprovero a' cittadini di Pisa
L'Italia lacerata dalle discordie.
Slancio poetico contro
»
»
XIV.
.
XX,
.
76-151
P^rp.VI.
»
agliinvidiosi
nasce
questa
non
ne' beati
58-99
79-90
XXXIII.
.
121-129
X.
.
.
CJome per l'affettoalle
94-138
gogliosi
glior-
mortali
Parenesi
61-69
.
.
Xl.
"
originede'
Misteriosa
VII.
cose
143-151
XIV.
...»
.
rene
ter-
1
invidia,e come
può aver
luogo
»
XV.
.
.
49-81
301
APPENDICE
ramore
Come
di virtù
Natura
0
è in noi sementa
di vizio
/n/'.XVII.
....
dell'amore
Rimprovero
»
dello sconcio
delie donne
Come
possa
Fiorentine.
quidel nascimento
Ragione delle macchie
»
nel
»
Farad.
la violenza
XXV.
.
IL
.
.
a* Cristiani
.
.
.
.
»
IV.
»
V.
"
»
.
.
.
.
.
.
redenzione
»
VII.
»
VIII.
.
....
Come
dal
padrebuono esca
figlio
malvagio.
.
si vuol
non
nel
corrivo
Predizione
49-149
16-114
13-72
73-84
16-148
91-148
.
onde Iddio
l'universo
creò
Che
ammirabile
31-108
lora
ta-
.
Maniera
98-111
no
torni-
permutazione de* voti
L'umana
.
il merito,
scema
le anime
come
Ammonizione
XXIII.
po
cor-
alle stelle
La
19-75
,
umano
lunare
e
.
venir
e
Come
XVIII.
91-139
stire
ve-
magrezza
è mestieri di nutrirsi:
non
ove
.
essere
»
X.
»
XIll.
.
.
1-25
troppo
giudicare.
.
115-142
.
.
.
dell'esiliodi Dante
da Cacciaguida,
encomio
fattagli
forto
e condegliScaligeri,
a
Se chi
scrivere
dopo aver
muoia
senza
il Poema,
Censura
de'
.
31-142
battesimo,possa
principidel
»
XlX.
»
»
.
22-113
suo
tempo
Come
XVII.
bene operato
salvo
esser
»
112-148
.
.
.
.
cuni,
siano levati in cielo almorti
senza
a
nostro
Fede
Sdegnoso parlaredi
contro
re
crede-
i rei Pastori
»
s.
XX.
79-138
Pietro
...»
XXVIL
10-66
302
Del
APPENDICE
mutarsi
l'umano
in
buono
reo
.
volere di
.
.
Parade
.
XXVII.
121-148
Somma
sapienza tli Dio nella
creazione degliAngioli,
e caduta
di queiche furono ribelli
Invettiva
alcuni
contro
j"
XXIX.
vani
teologie perversipredicatori »
SIMILITUDINI
E
quei,che
come
E
che
disvuole
IL
...»
»
si levan
»
fa l'onda là
sovra
altrimenti
ecc
innanzi
come
stizzo
torna
colui
.
che
altrimenti
22-24
67-72
76-81
»
»
XIII.
»
XVI.
»
XVÌI.
40-44
va
133-136
fan di state i
ecc
riprezzo,
ecc
IX.
.
so
verde, ch'ar-
cani,ecc
Qual'è colui, ch'ha sì presso il
Come
"
"
giuso,ecc
Non
VII.
mica,
alla ni-
sia,ecc
Si
»
82-86
.
rana
d'un
V.
fatto che d'un
ecc
Come
»
Carid-
di,.ecc
la
112-117
dal disio chiamate,
ecc
Come
IH.
.
Quali colombe
vento,
127-130
»
glie,
le fo-
ecc
Non
37-40
notturno
gelo,ecc
Come
22-27
,
volle,ecc.
d'autunno
82-126
lena affannata,
con
Quale i fioretti dal
Come
.
Inf. I.
quale è quei
ciò eh' ei
»
PARAGONI
ecc
E
10-81
la navicella
esce
di
49-51
»
».
85-88
»
».
lOO'lOl
loco,
303
APPENDICE
Come
*1falcon
fec* io
mi
che
stato
sai
as-
Tali,ecc
su
Tal
eh* è
,
ecc
XIX
»
Quale neirarzana*
*
volsi
mi
»
»
quel furore
tempesta ecc
e
»
delfini,
ecc. E
altrimenti
*
...
In
che
al
67-70
XXII.
19-30
»
.
130-132
.
romore
desta, ecc
XXIII.
»
38-42
.
mai
sì tosto
acqua
doccia, ecc
quellaparte
»
»
.
del
46-51
giovinetto
ecc
anno,
.
l'anitra di botto,
la madre
per
»
.
»
corse
.
l'orlo
al-
come
ecc
Xon
25-28
55-57
»
.
ecc.
dell'acqua,
è
.
quella
con
,
Come
»
.
Con
Non
7-18
.
a' lor
i cuochi
vassalli,ecc
i
XXI.
.
altrimenti
Come
58-60
.
l'uom, cui
come
tarda, ecc
Non
.
de' Vinizia-
ni, ecc
AUor
127-133
.
color
qua'son
,
stanno,
Inf. XVII.
»
XXIV.
1-17
.
Così per li gran savt si confessa,
che
E
quale è
sa
Come
Fenice, ecc.
que*che cade, e
la
come,
.
.
10-6111
»
.
non
ecc
procede innanzi
»
»
».
»
XXV.
112-118
dore,
dall'ar-
ecc
64-66
.
Come
il
ramarro
sotto la gran
fersa, ecc
Quante il villan,ecc.
colui che
si
vengiò
»
.
E
con
il bue
che
Cicilian,
prima, ecc
.
qual
gli
orsi, ecc
Come
79-84
»
»
XXVI.
.
23-32
ghiò
mug»
XXVII.
.
7-15
304
APPENDICE
che
credo
Non
veder,
Inf,
dannag-
a
E
ecc.
qual'èque\che suo
gio sogna, ecc
Come
quando la nebbia
"
»
quando una
»
andavam
lo
per
solingo
Purg.
piano, com'uora, ecc.
Noi
ancora,
E
.
a
olivo, ecc
0
Come
quando cogliendobiada
ecc
loglio,
del
le pecorelleescon
chiuso,
ecc
Non
si
ecc
altrimenti
guisa d*uom,
si raccerta,
Come
Achille
che
solaio
o
fec' io
,
li
»
»
III.
»
IV.
»
V.
»
VI.
come
color
IX.
»
»
cui
la
»
X.
»
XII.
»
»
che
ecc
ciechi, a
falla,
ecc
»
to,
tet-
Come, perchè di lor memoria
sia,ecc
Così
»
in dubbio
ecc
per sostentar
vanno,
»
scosse,
si ri-
ecc
Allor
»
parte il giuocodella
ecc
A
II.
vid' io si tosto,
ecc
zara,
»
volte
molte
Maggiore aperta
impruna, ecc
Vapori accesi non
Quando
I.
.
come
Come
XXXIV.
.
lunghesso '1 mare
come
gente, ecc.
messaggier che porta
eravam
XXXI.
nebbia
grossa
spira,ecc
Noi
XXX.
sipa,
si dis-
ecc
Come
XXlX.
roba
"
XIII.
306
APPENDICE
Quali si fanno ruminando
man-
Purg.
piante
ecc
se,
Come
si
volge
le
con
strette, ecc
»
Quasi ammiraglio che
ed in prora,
Si
ecc
»
le vive travi,
tra
neve
come
in poppa
ecc
Come
»
balestro
frange,quando
ecc
scocca,
»
Quale i fanciulli vergognando
muti, ecc
Con
di resistenza
men
si dibarba,
ecc
Come
a
»
color che troppo reverenti,
ecc
»
Com'anima
gentil,che
non
Quali per
»
vetri
trasparentie
Farad.
ecc
tersi,
Sì si starebbe
E
si
fa
ecc
scusa,
duo
brame,
un
intra
agno
ecc
"
saetta, che
come
nel
gno,
se-
ecc
Come
»
in
peschiera,ch'è
e
Sì
pura,
ecc
il sol che
come
quilla
tran»
si cela
egli
stessi,ecc
E
in
come
»
fiamma
favilla si
vede, ecc
Di
fredda
»
nube
non
disceser
venti, ecc
Come
si
volgon per
»
tenera
be,
nu-
ecc.
Come
da
ecc
»
»
piùletizia pintie
ti,
trat"
[?
307
APPENDICE
ma
fiam-
carbon, che
rende, ecc.
Ma
siccome
Farad.
....
E
sì
al salir di
come
prima
»
veggion ^ui
torte,
diritte
.
ecc
venne
allo
brama,
E
XV.
13-21
*
XVI.
28-30
per
certarsi,
ac»
XVII.
.
1-6
colui che
come
ecc
103-105
»
»
.
sivede
come
»
spirardei
Climenè
a
118-123
tranquilli
seren
s'avviva
cominciai
Come
.
.
ecc
lo
»
^
venti, ecc
Qual
.
arpa in tempra
puri,ecc
Come
112-117
»
»
Quale per li
e
.
e
ecc
gigaed
tesa,
70-75
"
.
Così si
come
.
ra,
se-
eco
E
52-57
XIV.
per
quialcuna voi ta,ec.
sentir più dilettanza,
ecc
»
XVIII.
22-27
.
"
58-62
"
.
E
il trasmutare
quale è
ciol
varco
in
pic-
ecc
»
*
.
E
augellisurti
come
di riviera,
ecc
Poi
nel
come
64-69
percuoterde*
»
"
»
»
73-78
chi
cioc-
arsi, ecc
.
100-105
Quasi falcone ch'esce di cappello,
ecc
»
XIX.
34-39
.
E
come
cetra,
al
suono
collo della
ecc
»
,
che *n
aere
si
spazia,ecc
come
a
buon
^
come
ecc
riprerae,
*
.
cantor
buon
»
que' che
72-76
tarista,
ci-
ecc
Io stava
22-27
.
•Qual lodoletta
•E
XX.
»
.
142-148
in sé
»
XXII.
.
25 27
308
APPENDICE
Come
l'augellointra
l'amate
fronde, eoe
Farad.
.
Quale ne' plenilunii
sereni,ecc.
Come
di nube
fuoco
"
era
"
que*,che
E
.
non
Come
che
Sì
come
"
.
il baccellier
come
seconda,
E
s'arma
come
»
come
.
.
e
va,
ed
Di
Si
fatica
o
acuto
se
»
che
o
133-135
XXVI.
70-78
flette la
85-88
»
...,...»
.
per lo sole
che
di vapor
ecc
.
.
ecc
natura
»
sonna,
si dis-
»
XXVII.
»
»
»
»
28-36
fiocca,
gelati
ecc
E
118-121
»
schio,
ri»
quel color
come
.
.
cessar
ecc.
avverso,
103-108
»
"
la fronda
cima,
64-66-
gomenta,
s'ar-
ecc
Come
19-24
entra
»
al lume
come
»
»
ecc
E
XXV.
dottor
ch'adocchia,e
per
148-154
»
»
ecc
Si
46-51
»
.
in ballo, ecc
è colui
13-18
.
ecc
surge,
Quale
XXIV.
e
»
a
121-12^
.
parla,ecc
il signor,
ch'ascolta quel
piace,ecc
si
quando il colombo
pone, ecc
Come
discente, che
49-51
d'o-
in tempra
riuoli,ecc
Si
.
"
»
cerchi
40-43
la
'nver
eco
come
»
»
mamma,
25-30
si risente,
fantolin, che
come
»
.
come
l-JO
si disserra,
eoe
E
»
,
ecc.
Io
XXIII
arte
fé'
67-72
.
re,
pastu.
91-96^
309
APPENDICE
ispecchiofiamma di
Farad,
ecc.
doppiere,
no,
Oome
e sererimane splendido
in
Come
.
.
in cristallo,
ecc
subito
Come
lampo
fantin,che
è
sì subito
gente stata
come
di
schiera
che
d'api,
»
»
»
.
.
.
82-85
91-95
.
XXXI.
*
venendo
109-114
.
7-12
da tal
plaga,ecc. ...,...»
quasi preregrin,che
31-41
»
.
si ricrea,
"
»
»
»
.
43-48
è colui che forse di Croazia,
ecc
E
46-51
s' infiora,
ecc
E
.
.
Se i barbari
Qual
.
»
"
ecc
come
25 30
suo
ecc
E
XXX.
.
ve,
sotto lar-
clivo in acqua
come
imo,
Si
»
»
ecc.
E
XXIX.
rua
ecc
Poi
»
ti,
che discet-
ecc
Non
.
od
in vetro, in ambra
come
79-87
»
»
eoe
E
4-12
XXVIII.
.
.
come
da mattina, ecc.
come
quivi ove
tomo,
.
.
"
"
»
»
103-111
.
118-123
.
124-129
s'aspettail
ecc
Qual'è colui,che sognandovede,
ecc
Così la
XXXII.
»
neve
al sol si
.
la,
dissigil-
ecc
»
64-66
",
.
Qual
è il
geometra
che
tutto
ecc
s'affigge,
»
Tempo
era
mattino
mattino
,
»
.
SENTENZE,
58-63
PERIFRASI
E
dal
del
principio
ecc.
Perifrasi del
di Primavera.
.
.
133-136
FIGURE
Inf. I.
.
.
37-40
310
APPENDICE
Or se* tu
e quella
quel Virgilio,
Affettuosa escla-
fonte, ecc.
zione
preghiera
Inf. I.
Lo giorno se n'andava, e Taer
bruno, ecc. La sera
IL
...»
Dunque che è? perchè,perchè
.
ristai?
Efficace
ecc.
.
.
si
me
.
.
1-3
.
.
.
.
gazione
interro»
Per
79-90
e
121-126
*
nella città dolente,
va
Epigrafedi concetti,
sentimenti, d' immagini,e
ecc.
di
di colorito rettorico
lissima
mirabi»
IIL
.
.
1-9
Diverse
lingue,orribili favelle,
ecc.
Enumerazione, in cui è
da notare
la proprietà e la
gradazione
Vuoisi
cosi colà dove
si
"
»
.
.
25-30
puote
ciò che si vuole. Sentenziosa
circolocuzione
del Cielo
»
.
Amor,
che
al
cor
.
»
.
.
95-96
gentil,ecc.
Parlare
di gran
sentimento
che prende forza da una
giadra
leg-
ripetizione
V.
...»
.
.
Gli diritti occhi torse, ecc.
100-107
la
Bel-
ipotiposi
))
Ahi Giustizia di Dio,ecc.
.
VI.
.
.
.
.
91-93
mazione
Escla-
di
maraviglia.
Pensa, lettor,s'io mi disconfortai
ecc.
Luogo pieno di
grande affetto
Quel color,che viltà,ecc. Pittura
di grande naturalezza.
.
.
»
VII.
19-21
,
"
Vili.
94-102
.
»
IX.
.
AUor
surse
alla vista
,
Idem
1-9
.
ecc.
»
X.
.
.
52-58
311
APPENDICE
cupidigia o ira folle,
ecc.Epifonema
accompagnato
cieca
O
,
da gran
sentimento
immagini
Ahi! quanto
vive
Inf. XII.
Morale
ecc.
quelver,
a
.
.
Simon
mago
,
49-51
118-120
XVI.
.
che ha faccia
di menzogna, ecc. Preoccupazione
sentenziosa.
»
()
.
vertimento
av»
Sempre
.
gliuomini
cauti
denno,
esser
e
miseri
o
)"
.
124-126
guaci,
se-
blimo
Apostrofedi suindegnazione....»
Sapienza quanta è
ecc.
() somma
Esclamazione
di
maraviglia
Ahi quanto egli
mazione
era, ecc. Esclaricca d' immagini.
to,
Qui non ha luogoil santo Vol.
Omai
Sarcasmo
convien
,
che
ecc.Morale
spoltre,
dimanda
La
dee
onesta
»
»
10-12
»
48-49
.
tu cosi ti
sentenza.
»
XXIV.
.
46-51
seguirsi
con
sarcasmo
»
77-78
»
XXV.
.
"
.
XXVI.
parole
sciolte,ecc. Interrogazione
tener
seguitada iperboliper otl'effettodi grande impressione
XXVIII.
suglianimi ...»
poria mai, pur
31-36
XXI.
....»»
tacendo. Idem.
»
l'opera
Ah, Pistoia,Pistoia,ecc. Apostrofe
»
vigorosa
Se tu se'or,
to,
lettore,
a creder lenBella preoccupazione.
»
ecc.
Godi,Firenze,poichése'sìgrande,
di
fiero
ecc.
Apostrofe
Chi
1-6
,
r arte, ecc.
ecc.
XIX.
10-12
46-48
1-12
con
,
1-21
312
Se
APPENDICE
ra,
che coscienza m'assicu-
non
Grande
ecc.
sentenza
e-
spressa in maestosi versi. Inf. XXVIII.
te,
Che dove Targomento deliamenSentenza
gravissima. »
delle genti,
Ahi, Pisa, vituperio
Ahi Genovesi,ecc. L'una
ecc.
e di sentimento
e l'altra apostrofe
tissima
fore
d'espressione
ecc.
miglioracqua alza
le vele, ecc. Nobile allegoria
Purg,
poetica
coscienza e netta,
dignitosa
Per
0
55-57
XXXI.
XXXIII.
100-112
.
79-90,151-157
correr
come
ecc.
Esclamazione
I.
1-3
.
.
tenziosa
sen»
III.
.
Matto
è chi spera
che
8-9
nostra
ragione,ecc. Sentenza grave
seguitada bella apostrofe
34-44
»
»
.
.
Quando per dilettanze
.
.
ovver
per
Riflessione fica
filoso-
ecc.
doglie,
energicamentedichiarata
per dar luce al suo concetto.
Sta come
torre ferma, che non
Avvertimento
crolla,ecc.
»
IV.
.
.
1-18
tenzioso
sen»
V.
.
14-18
.
Del color cosperso, che fa l'uomo
di perdon talvolta degno.
Perifrasi del
Ahi, serva
per
0
rossore
»
...»
.
.
20-21
ecc.
Italia,
fe
Apostro-
magnificaper
figure ....,..»
concetti
Alberto tedesco,ecc.
splendido per
vivezza
accumulamento
forza
e
VI.
76-90
.
.
.
.
Luogo
di
cetti,
con-
ed
d'immagini,
di figure.
.
»
»
97-151
314
Posto
APPENDICE
fine al
ragionamento,
ecc. Dipintura
vaghissima
pienadi immagini e di
figure
Purg.
che non
Nell'ora,
può il caler
diurno
Altra perifrasi
ecc.
avea
suo
XVIII.
1-15
,
dell'ultima
Maledetta
ecc.
della notte
ora
^
.
XlX.
1-6
tu, antica lupa,
sia
veemente,
Imprecazione
cui vien dietro
una
bella a-
postrofeinterrogativa.
.
»
.
XX.
10-15
.
ecc.
Tempo vegg'io,
Veggio in
la
Alagna,ecc. Belli esempi deldi visione ricca d'immagini
figura
»
»
.
0
Signormio
lieto, ecc.
,
quando sarò io
Apostrofepiena
d'afietto
E
»
»
.
91-96
già le quattro ancelle,ecc.
Perifrasi poetica
della quinta
ora
E
70-93
nel cammino
del sole
»
.
XXII.
.
118-120
cani,
antelugià per glisplendori
Perifrasi dell'alba
ecc.
con
di affettuose rimembranze
aggiunti
"
XXVII.
109-112
Dante, perchè Virgilio,
ecc.
Guardami
e
Ma
ben
,
ecc.
zione
Allocu-
piena di forti pensieri
di figureluminosissime
»
tanto più malignoe più silvestre,
ecc.
Sentenza
0
ecc.
.
55-145
velata
di
allegoria
di viva
isplendor
XXX.
118-120
»
luce eterna,
Sublimissima
mazione
escla»
XXXI.
.
139-145
315
APPENDICE
barche siete in piccioletta
0 voi,
Farad.
ca,ecc.Apostrofe
grandiosa.
ecc.
l'ondeggiar,
Epifonema
allegorico
dei primo amante, ec.
amanza
Esclamazione
piena d'affetto
di gravi sentenze.
e
»
....
.
.
Quel ch'era dentro
Bello
al
"
.
1-18
esempio di iperbole,
cetto
s'impennasì,ecc. Con-
non
115-117
IV.
.
.
118-129
»
.
.
sol,ecc.
*
.
Che
.
fu
Cotal
0
II.
41-48
X.
.
.
fora,
espresso in bella meta-
proverbio adoperato
e
rinforzare il concetto
a
0
insensata
espressa
dietro
.
74-75
fe
per apostro1-3
XI.
.
.
razione
Enume-
iura,ecc.
a
»
.
di be' tropi...»
adorna
Chi
»
.
mazione
Escla-
ecc.
cura,
.
di
parti adoperataa
l'ora del tempo
dinotar
.
è che
Ben
Grave
ecc.
0
sentenza
»
.
postrofepiena di sentenze e
di figurepoetiche
Sempre la confusion delle persone
....
ecc.
,
Sentenzioso
tutte,ecc
cose
XV.
.
.
»
XVI.
.
*
»
.
»
diva pegasea,
invocazione
ecc.
.
»
.
.
dolce
»
stella
,
del ciel,ecc.
ecc.
ecc.
Ma
1-9
67-72
79-81
Leggiadra
XVIII.
82-87
.
0
12-12
tenza
Sen-
notevole
0
4-12
di
...
vostre
.
cetto
con-
seguito da esempi
generale induzione.
Le
.
nobiltà,ecc. A-
nostra
poca
*
si doglia,
termine
senza
»
.
0
tu
milizia
che sol,
di graTriplice
apostrofe
vissimi
sentimenti
...»
»
.
.
115-136
316
APPENDICE
do
Quando colui che tutto il monalluma, ecc. Perifrasi del
del sole.
tramonto
0
.
Farad.
.
dolce amor,
che di riso,ecc.
Affettuosa esclamazione
.
0
XX,
»
.
mazione
Escla-
predestinazionecc.
,
sentenziosa,cui vieu
dietro un'
apostrofedi gravissimo
insegnamento.
stelle,ecc. Apostrofe
gloriose
piena d'affetto.
0
»
.
.
•
.
Ahi
nella mente
come
ecc.
mi
.
.
XXII.
»
mossi,
com-
fettuosa
af-
Esclamazione
XXV.
»
0
0
gioia,
ecc.
ineffabile allegrezza,
Esclamazioni
accumulate
gradazione
con
»
XXVII.
smo
di pastor,ecc. Sarcaseguitoda terrribile e-
In vesta
sclamazione.
0
i
che
cupidigia
Esclamazione
0
..,..."
mortali,ecc.
sentenziosa.
splendordi Dio, ecc.
.
sa
Affettuo-
invocazione
0
trina
luce,che
Nobile
ecc.
0
in unica
XXX.
»
XXXI.
la,
stel-
preghiera.
.
in cui la mia za
speranvige,ecc. Preghieraassai
affettuosa
ecc.
»
.
sommo
tenera
somma
luce
»
.
Preghiera
di alti concetti ed al
0
»
donna,
più nobile ed
Vergine Madre,
0
»
*
luce, ecc.
eterna,
di gran
ecc.
Nuova
XXXIII.
vocazione
in"
»
»
»
zione
Esclama-
maraviglia.
.
317
APPENDICE
EDIZIONI
E
Divulgataappena
studio
di
diedero
fossero
ne
da
timo
mo
ed
,
a
scriverne
PIÙ CELEBRI
COMENTI
divenne
Commedia
la divina
quel secolo si
primidicesi che
illustri di
uomini
dichiarazioni. I
di Dante;
Jacopo e Pietro figliuoli
del medesimo.
L'autore
Gubbio ospite
comento,
conosciuto
il
sotto
famigliare di Dante,
di Ravenna,
BosO'
dol^O^
di
nome
anoni'
fatti da
fantini francescano, da Micchino
canonico
e
de'piùantichi,comechò
divenute
g'ihpopolari.
è
spesso riferisca altre chiose
L'abate Mehus
parla di cementi
de'Bon
bro
li-
da
e
Accorso
da
zano
Mez-
altri dello
stesso
secolo del poeta. Nel 1350 da Giovanni
Visconti signor
furono invitati sei dotti a scrivere
di Milano
varsi
ampio cemento, di cui dice il Tiraboschi conserin Firenze;
copia nella Biblioteca Laurenziana
fosse il Peche di questiscrittori uno
trarca,
e si crede
ed un altro Jacopo della Lana.
Comunque
s'ha un
ciò sia,di quest'ultimo
cemento, che fu più
volte mandato
a
pliato
stampa, e tradotto in latino ed amun
da Alberico
da Rosciate.
Nel 1373
con
to
decre-
Agosto il Boccaccio fu destinato a spiegare
in Firenze
con
pubblicamentela divina Commedia
uno
casione
stipendiodi 100 fiorini l'anno: ed in questa ocminato
egliscrisse il suo cemento. Nel 1381 fu noAntonio
a
Piovano; e questinel
succedergli
1401 fu surrogato da Filippo Villani riputatissimo
storico di quel tempo. Bologna imitò l'esempio di
media
Firenze, ed a leggerepubblicamentela divina Comde'9
destinò
diede
ancora
Francesco
Benvenuto
il
suo
da
cemento;
Bit ti, Venezia
Imola,
e
similmente
Gabriello
Filippo da Reggio. Nel
che
nel
1375.
Pisa ebbe
cenza
Squarto,e Piasecolo decimoquinto.
318
APPENDICE
fuori i conienti
vennero
beato, che
resero
famosa
di
Martino
Paolo
Nido-
l'edizione Nidobeatina:
nei
due
seguenti quellidel Landino, del Vellutello,del
Daniello,de\ Venturi, del Dolce, del Volpi, de\ Dionisi
del Lombardi.
Tra
i
più recenti si distinsero
il Rosa
né si vo
Morando, \\Costa e il Tommaseo;
ti,
glionotralasciare i nomi illustridel Cesari, del Mondel Perticari, del Foscolo, del Picei, del Ponta,
dello Scolari, del Balbo, del Missirìnì, del Becchi,
del Capponi, del Borghi e del Niccolini, che
coi
loro egregi scritti illustrarono di non
il divino
poco
e
Poema.
L' arte
tardò guari a prestare il
non
tipografica
culto all'Alighieri,
suo
e vi chiamò
spesso compagna
la calcografia.
L'anno
1472 Fuligno, Jesi e Mantova
diedero le prime edizioni in foglio,un'altra
ne
Napolinel 1477, similmente Venezia nello stesso anno,
Milano nel 1477 e 1478 la Nidobeatina, ìndi Firenze
nel 1481 un' altra in foglioadorna
di figurein
alla Crusca. Nel solo spaziodi
e questa servi
rame,
trenfanni, cioè dal 1470 al 1500 se ne riprodussero
fino a 19. Nel seguente secolo le edizioni furono 40;
tra le quali sono
mentovate
le tre
degne di essere
di Venezia
del 1502, 1544 e 1564, come
pure quella
di Firenze del 1595. Risvegliato
mor
l'anel sec. XVIII
delle lettere,si videro in esso
ben 37 edizioni
del sacro
Poema.
da noverare
Sono
le prime in cosiffatta
serie quelladi Napoli del 1716,quelladi Padova
del 1726 e 1727, e quella di Venezia
del 1757
1758. Tra le edizioni che portano le dichiarazioni
e
del Venturi
è la migliorequelladi Verona
del 1749,
che fu riprodotta
in Firenze nel 1771 e 1774. Roma
nel
1791 diede l'edizione della divina Commedia
ta
spiegae difesa dal Lombardi; indi il Bodoni
in Parma
nel 1796, la società tipografica
di Pisa nel 1804, ed
319
APPENDICE
Minerva,
della
città
volle
del
poeta;
Ciardetti
1830
aggiugnervi
con
Passigli,
che
nel
ne
1852
cementi,
diversi
in
nel
moderni
altri
1846
nel
Giova
operosi,
per
i
accendere
studio
della
con
di
facciano
sempre
quel
FINE
quella
Flaxman
;
anno
della
nerva
Midel
quella
di
e
volume
e
nuovo
cogli
note
animi
uomini
lor
nell'amore
capolavoro
comincia
insioni.
d'inci-
numero
tutto
da
ni
incisio-
Vulcano
manchino
di
stessi
tratte
alcune
con
non
pruova
poesia.
zioni
edi-
stesso
1847
nuove
mai
supremo
dal
maggior
più gli
delle
1830
nel
tipografiadel
un
che
augurarci,
quali
di
scrittori,
quella
e
tria
pa-
,
primo
un'appendice
con
rame;
il
le altre
dell' Ancora,
volume;
nel
poi
e
riprodusse
quella
nello
e
come
la Padovana
sesto
un
1838,
tutte
rame;
editore, che
ne'seguenti riprodusse
e
sopra
disegnati
rami
medesimo
del
quella
in
grafia
tipo-
Lombardi
Firenze,
1818
nel
dalla
parlando
non
figure
112
con
palma
essa,
usci
molte
di
adorna
del
da
famose,
meno
la
riportar
che
Ma
1822
del
note
cementatori.
accreditati
de'più
le
con
nel
fuori
messa
farne
a
nome
gran
edizione
pregiatissima
la
per
adoperarono
si
levò
Padova
bellissime.
delle
1807
nel
Livorno
in
il Masi
della
potere
e
lo
nel-
nostra
Scarica

Manuale Dantesco Per Gli Studio Si Della Divina Commedia