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N
2015
Notiziario delle Comunità Cristiane di Levada - Piombino Dese - Torreselle
Direttore responsabile Ferruccio Bonomo - Reg. del Tribunale di Treviso n. 1 del 13/01/2011
Cristo è risorto. È veramente risorto!
COSTRUIRE INSIEME
Notiziario delle Comunità Cristiane di
Levada, Piombino Dese e Torreselle
N° 18 - marzo 2015
Sommario
Cristo è risorto. È veramente risorto!
3
Itinerario di formazione al matrimonio cristiano
4
Crisi di coppia: separazione o occasione
di crescere nell’amore?
5
Chi ci separerà dall’amore di Cristo?
6
I 10 errori piu’ comuni nell’educazione dei figli
8
Giornata 3a elementare a Ca’ Florens
10
Anche gli oratori entrano in collaborazione
11
“Che cosa è mai l’uomo perché te ne curi?”
12
Ristrutturazione Cinema: lo stato dell’arte e
un prestito per lo sprint finale
13
Rendiconto parrocchia Piombino anno 2014
14
Tommaso Moro – II ed ultima parte
16
Festa della Pace
18
Settimana comunitaria 19
Fiducia: perla di tutte le qualita’ 19
Campo invernale
20
Campo unitario proposto dall’AC di Levada e Torreselle
21
La giornata del malato - domenica 8 febbraio 2015 22
Lo “sballo” segno dell’anima che soffre per la mancanza di Dio23
“Il terzo giorno è risuscitato secondo le scritture”
25
Testimonianza del Crocefisso Risorto
27
Anagrafica28
Direttore responsabile: Ferruccio Bonomo
Gruppo Redazionale: Don Giorgio Marangon, Jenny Cappellin, Luca Cappellin, Paola Galozzi, Roberto Bighin, Vania Basso, Sonia
Bandiera, Laura Zanella, Mirco Simionato.
Parrocchie di Levada, Piombino Dese e Torreselle - Tel. 049 9365185
2
La Pasqua è al centro della nostra fede. Uno dei più
bei segni che attestano la Risurrezione di Gesù è il
ritrovarsi insieme dei cristiani. Gesù l’aveva predetto
e annunciato: “Quando sarò innalzato attirerò tutti a
me”. Infatti se Cristo non fosse risorto non saremo qui.
Il saluto pasquale che potremmo farci è: “Cristo è
risorto” e la risposta: “È veramente risorto”.
È questa la verità della Pasqua: è questo il grido di
giubilo che percorre oggi di nuovo il mondo, è questo l’annuncio che fa fremere il cuore dei credenti.
Cristo è risorto!
La Pasqua non è semplicemente una festa tra le altre feste, è “la festa delle feste”, “la solennità delle
solennità”, così come l’Eucaristia è il sacramento dei
sacramenti, perché la risurrezione di Cristo è il supremo intervento di Dio nella storia.
Per questo, sul fondamento sicuro della risurrezione, noi possiamo, dobbiamo dare a Cristo la nostra
personale dedizione, la nostra completa fiducia:
“Signore mio e Dio mio!“, “La fede dei cristiani è la
risurrezione di Cristo“ (S. Agostino).
Il cristianesimo continua il suo cammino dentro la
storia degli uomini perché può contare sulla presenza di Cristo che si è fatto uomo, è morto sulla croce,
è stato sepolto ed è risorto “come aveva predetto”.
“La fede cristiana – è la considerazione di un grande
pensatore come Romano Guardini – tiene o si perde a seconda che si creda o no alla risurrezione del
Signore. Essa è il suo cuore”.
Cristo risorto è l’inizio di una nuova umanità: dobbiamo assolutamente riscoprire oggi con gioia e stupore che per tutti è il dono pasquale della luce che
fuga le tenebre della paura e della tristezza; per tutti
è il dono pasquale della pace che spezza le catene
della violenza e dell’odio.
Preghiamo in questo giorno di Pasqua per quanti nel
mondo soffrono a causa della violenza e dell’odio.
Tutta la vita del cristiano deve essere Pasqua! È assolutamente necessario diffondere nel nostro paese,
nelle nostre famiglie, dentro il mondo del lavoro
e della scuola come nel mondo della sofferenza,
la serenità, la
speranza e la
fiducia che nascono dalla certezza della risurrezione di Gesù:
«Sì, ne siamo
certi, Cristo
è davvero risorto. Tu, Re
vittorioso,
portaci la sua
salvezza ».
È al volto di
Cristo che la
Chiesa guarda.
Nel volto di Cristo essa, la Sposa, contempla il suo tesoro, la sua
gioia. Una Comunità senza la risurrezione sarebbe
inconcepibile e noi saremmo le più misere di tutte
le creature.
La forza delle nostre Comunità parrocchiali è la forza stessa di Cristo, di Dio. Con essa possono costantemente rinnovare e ringiovanire se stesse in tutti i
loro aspetti, in tutti i loro membri e in tutte le loro
istituzioni.
Ci viene così delineata la Pasqua come speranza
definitiva che, grazie alla presenza di Cristo Risorto,
non potrà mai venire meno.
Nessuna creatura al mondo, nel giorno della Risurrezione, ha gioito come Maria. Per questo la non ci
stanchiamo di cantare per tutto il tempo pasquale: «
Regina caeli, laetare, alleluia… Cristo, che hai portato nel grembo è risorto, come aveva promesso,
alleluia». E l’antifona chiude con una umanissima
implorazione, piena di fiducia: «Prega il Signore per
noi! ». Sì, prega il Signore risorto per noi, per tutti
noi!
Buona e Santa Pasqua
Mons. Giorgio Marangon
3
Itinerario di formazione al matrimonio cristiano
Domenica 1° febbraio scorso si è concluso l’itinerario di preparazione al matrimonio cristiano organizzato dalla nostra parrocchia.
Quest’anno ci sono state 22 giovani coppie di fidanzati partecipanti.
diventa una ripresentazione vivente dell’amore di
Dio.
I fidanzati al termine del percorso, nel questionario di valutazione, hanno riferito di aver apprezzato
l’itinerario perché durante gli incontri hanno avuto
modo di approfondire molteplici aspetti del sacramento del matrimonio.
Più di qualcuno ha scritto che inizialmente era spaventato dal numero di incontri, ma che durante il
percorso si è reso conto che ognuno di essi è utile
perché si affrontano delle tematiche di cui altrimenti
non si parlerebbe in coppia.
Altri sono stati soddisfatti perché è stata per loro
una bella esperienza, nella quale hanno avuto la
possibilità di conoscere altre coppie con le quali
confrontarsi.
È stato inoltre sottolineato che i temi affrontati hanno stimolato il confronto e la riflessione anche a
casa, facendo così crescere e consolidare profondamente il proprio rapporto nella fede.
L’itinerario ha avuto inizio il 19 ottobre e si è svolto in 9 incontri, (oltre ad altri due facoltativi di approfondimento) nei quali le tematiche affrontate
hanno ripercorso le fasi della storia di ogni coppia:
dal primo incontro all’innamoramento, che poi si
trasforma in un amore più profondo, al punto da
essere in grado di esprimersi in forma di sacrificio
per l’altro/a.
La preparazione al sacramento del matrimonio passa poi attraverso la consapevolezza che ogni coppia
che si ama esprime la grandezza dell’amore di Dio,
perché gli sposi amandosi, amano Dio stesso, che è
origine e sorgente del loro amore.
Si è perciò compreso, che ogni coppia di sposi non
può vivere rinchiusa in se stessa, dal momento che,
tramite la grazia ricevuta nel matrimonio, il proprio
amore, non solo è abitato da Dio, ma diventa una
dimostrazione, tangibile e quotidiana, davanti a tutti, che Dio esiste ed è Lui stesso l’Amore.
L’obiettivo fondamentale dell’itinerario, nonché il
motivo per cui è necessario frequentare degli incontri preparatori alla celebrazione del matrimonio,
è proprio la comprensione della presenza di Dio
nella coppia e l’acquisizione della consapevolezza
che, con il sacramento del matrimonio, ogni coppia
I coordinatori dell’itinerario Michela e Sergio
4
Crisi di coppia: separazione o occasione
di crescere nell’amore?
Quando ci hanno proposto di scrivere qualcosa su
questo tema abbiamo subito accettato e avevamo tante
idee. Abbiamo scritto e riscritto queste poche righe più
volte perché ci sembrava di poter mancare di rispetto a
chi è ancora nel momento della prova o a chi, a causa
della crisi, sta ancora soffrendo. Abbiamo così deciso
di condividere con voi la nostra esperienza. Ciò che ci
stupisce enormemente ogni volta che ci pensiamo è
quanto desiderio d’amore e d’amare ci sia nel cuore di
ogni uomo. Riguardando alla nostra storia¬ il nostro
matrimonio è entrato in crisi piano piano quasi senza
accorgercene: avevamo tutto, il lavoro, una casa, tre
figli, la salute… una buona e sana dose di difficoltà
come tutte le famiglie del mondo. Il nostro cuore però
era insoddisfatto, e ad un certo punto il nostro bisogno
d’amore ci ha messi con le spalle al muro.
Pareva quasi non ci fosse più niente da sperare dall’altro, come se quel desiderio di amare e di ricevere amore potesse trovare soddisfazione solo in qualcun altro,
ma non dal coniuge.
Mi tornavano in mente le parole di una vecchia prozia:
il matrimonio è la tomba dell’amore! Non potevamo
accettare che il nostro vivere insieme fosse un semplice
contratto freddo e privo di gioia. La nostra salvezza è
venuta dalla proposta di un’amica che c’era già passata: venite via con noi una settimana, ci disse, fidatevi e
vedrete! Non fu uno scherzo portare tutta la famiglia a
una settimana di formazione, figli adolescenti di 14, 16 e
18 anni! Maschi! Tutti quei momenti di preghiera, Gian
Pietro non era proprio abituato… Alla fine ci siamo andati: e la nostra vita è cambiata! Abbiamo capito che il
matrimonio è proprio la tomba dell’amore! Esso contiene il nostro desiderio di amare e di amore umano, che
se coltivato e curato potrebbe anche funzionare; ma
quando qualcosa turba le nostre vite, quando subentrano problemi gravi o anche incomprensioni che non
si risolvono, molto spesso il matrimonio contiene i resti
inanimati di quella che è stata la nostra incapacità di donare amore, viziata da un egoistico bisogno di ricevere
amore. Ripensammo alle promesse che ci eravamo
scambiati: “Io… prendo te… come mio/a sposo/a e
prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel do-
lore, nella salute e nella malattia, e prometto di amarti
e onorarti tutti i giorni della mia vita”.
Forse avevamo dimenticato queste parole.
Una promessa di fedeltà in qualsiasi situazione, non
solo quando tutto fila liscio. Una promessa di amore
da donare per tutti i giorni della nostra vita, tutti. Pareva
non ne fossimo più capaci ed era vero. Cercavamo di
fare tutto da soli senza andare alla fonte dell’Amore,
come se Dio non centrasse per niente nella nostra relazione d’amore.
Pregavamo il Signore di risolvere i nostri problemi, non
chiedevamo di insegnarci ad amare come Lui ci ama.
Il nostro amore umano, morto e seppellito sotto un
buon strato di desiderio/diritto di essere felici ha potuto
risorgere, trasfigurato dall’Amore Divino, che ci ha reso
capaci di perdono, di conversione all’altro, di desiderio
di cambiare noi stessi e non l’altro, di continuare a fare
fatica quotidianamente per amarci di più, meglio, con
pazienza, per rispettare i tempi di chi ci vive a fianco.
La nostra esperienza è che noi non siamo in grado di
amare da soli, abbiamo bisogno della tenerezza di Dio,
abbiamo bisogno di sapere che Dio non poteva farci
più belli di così l’uno per l’altro, e quando non ce ne
accorgiamo sappiamo che dobbiamo fare la fatica di
guardarci con gli occhi del Padre.
Abbiamo imparato che Gesù ci ha lasciato lo Spirito
d’Amore del Padre e che se ci lasciamo guidare da Lui
non possiamo fallire. Abbiamo imparato che la fede
non è un corollario della vita, ma è la roccia su cui ancorare, fondare la vita.
Abbiamo sentito che Dio non è nell’alto dei cieli, ma
abitata a casa nostra! È con noi tutti i giorni, ci sostiene,
cura le ferite che ci facciamo di tanto in tanto, ci dona
forza e speranza nei momenti tristi e bui.
È un Amore che ci spinge verso gli altri per gridare
al mondo disilluso e rattristato dalla realtà che c’è un
amore più grande che aspetta ciascuna coppia dietro
alla crisi, un amore che è per tutti, basta fidarsi di Lui,
che è Amore infinito.
Laura e Gian Pietro
5
Chi ci separerà dall’amore di Cristo?
Questa espressione di S.Paolo ha echeggiato in
maniera viva e vera domenica 1 marzo, durante il
ritiro di Quaresima.
Nella certezza di sentirci amati dal Signore, nulla ci
fa più paura.
Né la tribolazione, né l’angoscia, né la persecuzione,
né la nudità, perché dentro a queste situazioni più
vicina e penetrante si fa la misericordia del Signore,
per renderci parte della Pasqua di Gesù.
Don Roberto Stradiotto, con il contributo di alcune
coppie di sposi, ci ha introdotto nel mistero della
Tenerezza di Dio nell’evento della passione-morterisurrezione di Gesù, nel dono sofferto e offerto di
Di seguito riportiamo alcune testimonianze di partecipanti all’incontro:
La tenerezza, cioè l’amore di Dio Padre e di Gesù
nei nostri confronti, ci sorprende man mano che la
capiamo sempre più.
Ringraziamo di cuore chi ha organizzato quest’incontro. Questi momenti di silenzio e riflessione
sono indispensabili per una sana vita di coppia
perché ci “trasfigurano” per poter poi scendere dal
“monte” carichi spiritualmente e pronti per ricominciare un nuovo cammino insieme a Gesù.
Don Roberto ci ha spiegato che Dio ci ha mandato
il suo unico figlio perché ci ama infinitamente e Gesù si è fatto uomo, ha sofferto,
ci ha perdonati, è morto e risorto per la
grande tenerezza che prova per noi tutti.
Gesù è stato messo alla prova, e proprio
per questo è capace di aiutare e di capire
fino in fondo chi è nella prova. Come ha
detto Don Roberto, Dio convince, non vince, perché il Suo amore sboccia dal dolore.
Gesù tocca il lebbroso e si fa toccare dalla
peccatrice che gli lava i piedi con le lacrime. Questo farsi toccare lo sperimentiamo
quando, in momenti difficili tra noi sposi,
un gesto di tenerezza, una carezza, smuovono il ghiaccio, poi vengono le parole, le
scuse, le spiegazioni.
Abbiamo imparato ad andare fieri delle nostre debolezze perchè ci lasciano coi piedi
per terra, ci rendono umili e bisognosi di
cure come bambini. Esse ci fanno cercare l’aiuto di
Gesù che ci aspetta a braccia aperte nel Crocifisso
per abbracciarci teneramente.
Mariano e Lucia
sé per la nostra salvezza.
In questo dono d’amore noi siamo chiamati a conformarci, cercando di vivere le prove della vita con
gli occhi della fede, continuando a fidarci e a sperare anche nelle fatiche, perché proprio in queste si
manifesta la grazia e la potenza del Signore.
Ringraziamo il Signore per le occasioni di crescita
nella fede che dona alle nostre comunità.
Con entusiasmo abbiamo partecipato all’incontro
organizzato in Quaresima, intenso periodo di “grazia”, iniziato domenica con la S. Messa delle ore
9,00, terminata la quale abbiamo affidato nostra
figlia alle cure dell’equipe di animazione dei bam6
bini per riuscire a vivere con serenità e adeguata
attenzione questo importante momento formativo
e di riflessione per la nostra coppia.
Nella prima parte dell’incontro abbiamo potuto
ascoltare la relazione di Don Roberto sulla tenerezza dell’amore di Cristo che ha avuto la sua massima
manifestazione di generosità nell’offrire suo Figlio
come sacrificio per noi.
Significativo, e dalle parole penetranti è il canto che
abbiamo condiviso “Chi ci separerà”. A grandi lettere, infatti, mette in risalto che nulla ci può separare
dal suo amore, né le avversità, né le difficoltà di tutti
i giorni che ci mettono a dura prova.
Molto significative ed emozionanti sono state le 2
testimonianze di sposi che con molta umiltà e non
senza difficoltà anche emotive, hanno voluto condividere con tutti noi la loro esperienza di vita. Il loro
cammino ha visto momenti di difficoltà e di smarrimento e solo dopo aver percepito la presenza di
Cristo e il suo amore incondizionato, sono potuti
ripartire e trovare nuova forza che li ha visti più solidi, più uniti, più “sposi” nel senso più profondo.
Abbiamo concluso l’incontro con l’Adorazione ed
un momento di riflessione che ha fatto sentire la
presenza di Cristo in noi e che ci ha dato la carica
per vivere anche le nostre debolezze e fragilità uniti
e forti.
Ringraziamo di cuore per le testimonianze, Don
Roberto, Don Giorgio e l’equipe per questo importante ed emozionante momento in vista della
Pasqua del Signore.
tenerezza e ci hai chiesto di avere fiducia in te. L’immensità dei tuoi progetti sfugge alla nostra condizione umana ma guidati dal tuo Spirito cogliamo
che tutto nella nostra vita, sia le gioie che le fatiche,
sono parte del grande progetto che hai per noi.
Dario ed Elisa
Gianmaria e Cristina
Grazie Signore per averci donato la tua parola, attraverso di essa hai parlato a ciascuno di noi raggiungendo nel profondo i nostri cuori con il tuo amore.
Grazie Signore perché ci insegni a non avere paura
delle tribolazioni e ci inviti a guardare a te uomo
della croce che dalla morte fai scaturire la vita.
Grazie Signore per le testimonianze degli sposi che
con umiltà e generosità hanno condiviso momenti
di dolore, di fatica ma anche di gioia nel sentirsi accompagnati e amati da te nel loro cammino personale e di coppia.
Grazie Signore perché ci hai portato in disparte con
7
I 10 errori piu’ comuni nell’educazione dei figli
Tratto da un articolo di Roberta Sciamplicotti - Fonte: Aleteia, 05/11/2014
Vi siete mai chiesti il motivo dell’espressione “educare è un’arte”?
L’opera educativa di un genitore è tanto delicata
quanto meravigliosa e implica un processo di apprendimento soggetto a errori.
In questi dieci punti non si vogliono muovere critiche a un’opera tanto ammirevole come quella di
un genitore, ma aprire spazi di riflessione in cui si
valutino azioni che possono essere corrette in tempo. Vediamoli assieme:
3. DISPARITÀ NELL’AUTORITÀ
Si riferisce alla situazione in cui la madre emette
un messaggio e il padre un altro, il che provoca un
labirinto in cui il figlio non sa in quale direzione andare né quale via d’uscita prendere. La mancanza
di unione di criteri educativi ostacola l’educazione
stessa.
4. CONCETTO ERRONEO DELLA LIBERTÀ
È la falsa convinzione che la libertà consista nel
permettere ai figli di fare ciò che vogliono, dove
vogliono, come vogliono e nel momento in cui vogliono, perché si pensa che stabilendo dei limiti si
impedisce il libero sviluppo della personalità. Molto
diverso è educare nella libertà: permettere e promuovere nei figli il fatto di prendere decisioni sulla
base di varie possibilità, aiutandoli a distinguere ciò
che è fonte di beneficio e ciò che non lo è.
5. IPERPROTETTIVITÀ
Non è altro che impedire l’autonomia dei figli. I genitori realizzano per loro cose che sono del tutto
capaci di svolgere da soli. Il frutto dell’iperprotettività è l’insicurezza che si genera nella persona, così
come l’incapacità di far fronte agli inconvenienti. È
un amore possessivo, di attaccamento, che ostacola
il processo naturale dei figli.
1. USO INADEGUATO DELL’AUTORITÀ
È quando l’autorità viene concepita solo agli estremi: autoritarismo o permissività, senza via di mezzo.
Sono dannosi sia l’uno che l’altra; non aiutano assolutamente la formazione della persona, il primo
per la posizione rigorosa dei genitori che dà come
risposta figli timorosi e falsi, la seconda per eccesso
di libertà che produce l’effetto contrario.
6. MANIPOLAZIONE AFFETTIVA
Si verifica quando si mette in mezzo un interesse
specifico del genitore per raggiungere un obiettivo con i figli. Può verificarsi a qualsiasi età, anche
quando i figli si sono già fatti una famiglia e i genitori ricorrono a varie ragioni per catturare la loro
attenzione.
2. INCONGRUENZA TRA IL DIRE E IL FARE
Si riferisce alle famose minacce che non vengono
mai messe in pratica e alle promesse che non vengono mantenute. Per fare un esempio migliore, è
quando i genitori applicano norme o sanzioni che
alla fine sono i primi a ignorare, non le fanno rispettare o finiscono per cedere. Questo indica che l’autorità è debole e può essere intaccata facilmente.
8. NON RICONOSCERE I LIMITI DEI FIGLI
Rifiutarsi di ammettere le difficoltà che i figli presentano o richiedere loro capacità che non possiedono
dà luogo a una serie di contrarietà che pregiudicano
entrambe le parti. Molto spesso i genitori cercano
di fare dei figli ciò che non sono riusciti a fare di se
stessi, di modo che le loro frustrazioni trovino realizzazione nella vita dei figli. Un altro scenario in cui
è comune questa situazione è il dinamismo della
relazione famiglia-scuola, in cui gli insegnanti retroalimentano i genitori sulla condotta dei figli ed essi si
rifiutano di accettare quella realtà.
10. GESTIONE DELLE NUOVE TECNOLOGIE
Si è osservata nelle famiglie una carenza di limiti e
norme per l’uso delle tecnologie, il che può aprire le
porte a mondi oscuri e pericolosi per esseri umani
che sono ancora in formazione, come contatti con
persone sconosciute, pornografia, dipendenza dal
gioco, isolamento...
Dando uno sguardo a questi errori dei genitori, possiamo concludere che non è difficile cadervi, vista la
nostra condizione umana. Ciò che conta è non fermarsi lì, ma cercare il modo di evitare o di affrontare
gli errori dando loro una soluzione opportuna.
9. COMUNICAZIONE CARENTE
È la paura di trattare con i figli certi temi difficili da
affrontare (sessualità, dipendenze, amicizie poco
adatte...), che lascia nella piena libertà di trovare le
informazioni in fonti che distorcono la realtà e il senso delle cose.
7. RIEMPIRE I VUOTI CON BENI MATERIALI
È un fenomeno che si verifica in molte famiglie
attuali. La mancanza di tempo per stare con i figli
viene compensata con giocattoli, computer, telefoni
cellulari, ecc, che hanno l’obiettivo di sostituire l’affetto che i genitori non possono concedere per via
delle loro occupazioni lavorative.
8
9
Giornata 3a elementare a Ca’ Florens
sentimento perché concentrati sui figli, sul lavoro o
qualcos’altro, si rischia di trascurarsi e di cadere a
lungo andare nell’indifferenza tra sposi, provocando grandi fragilità. Don Giorgio ci ha ricordato che
dobbiamo dare valore alla tenerezza, all’abbraccio,
rendere primario il benessere dell’altro, non per
debolezza ma, al contrario, per rendere più forte
il rapporto di coppia e dare nuovo vigore. Quella
tenerezza e quell’amore che Cristo ci riserva col suo
abbraccio misericordioso proprio nel sacramento della Confessione. E’ importante mantenere la
singolarità dell’individuo uomo-donna per essere
complementari alla solidità della famiglia e farla
crescere più forte. Siamo usciti dalla giornata consapevoli che la nostra coppia è lo specchio per i figli
e l’amore che sappiamo esprimere è sicuramente
un bagaglio che si portano nel costruire la propria
vita serena.
A noi che non eravamo alla prima esperienza,
avrebbe fatto piacere anche comprendere più in
profondità il sacramento del perdono, per poter
accompagnare con più consapevolezza i nostri figli
verso questo importante passo, dato che proprio
noi siamo i primi “ministri” dell’ Anima dei nostri
bambini e quindi i primi a trasmettere loro la fede.
Ca’ Florens! E’ un’esperienza di vita che merita di
essere vissuta perché è grande la ricchezza che trovi e che ti porti a casa. Scopri o confermi quanto
è bello essere coppia e quanto è semplice essere
genitori, se hai per amico Gesù. E’ un’occasione di
amicizia per rinsaldare dei legami, ma pure per costruirne di nuovi nella libertà di essere se stessi: chi
vuole parla, chi vuole ascolta. Ringrazio il Signore
che ci da la forza di superare la tentazione di rimanere a casa perché presi da un po’ di pigrizia,
dalla titubanza e a volte anche da un po’ di superficialità. Il piacere e la gioia che poi si sperimenta
ripagano grandemente della fatica iniziale. Anche
i figli si trovano bene, sia quelli impegnati per la
preparazione al sacramento sia i fratelli e le sorelle:
per loro è come il pane quotidiano, hanno bisogno
di stare insieme e di nutrirsi di queste relazioni per
Appuntamento fisso di inizio quaresima sono le
Confessioni dei bambini di 3^ elementare, divenuta poi occasione di catechesi per i genitori ed
opportunità per stimolare la loro crescita di coppia.
Domenica 22 febbraio noi catechiste della collaborazione abbiamo accompagnato le famiglie a Cà
Florens e per alcune di noi era la prima esperienza.
Per noi è stata una bella occasione di incontro e
conoscenza con molti genitori, oltre che tra noi catechiste delle tre parrocchie. Abbiamo raccolto delle testimonianze da alcuni genitori presenti, per un
racconto in prima persona su come hanno vissuto
quest’incontro formativo.
L’incontro di domenica 22 febbraio a Ca’ Florens è
stato molto bello ed interessante.
La cosa che più mi ha colpita è stato che Don Giorgio nella catechesi non ci ha parlato della confessione ma ci ha detto che i nostri figli si educano
ad essere cristiani proprio in famiglia, vivendo nel
loro cuore ciò che noi proviamo nell’essere genitori, genitori cristiani e parte della Chiesa cristiana. Ci
ha poi parlato di quali possono essere le difficoltà
che possiamo incontrare come coppia e quali possono essere i rischi ai quali le tentazioni, soprattutto
telematiche, ci espongono. Mi ha stupito molto, in
positivo, questo approccio e penso sia utile parlare
fra coppie di queste tematiche. Sapere che tutti passiamo momenti difficili, poter condividere e trovare
supporto nella comunità cristiana aiuta molto. Al
contrario, la società attuale ci propone come soluzione ai problemi di coppia la separazione.
Don Giorgio ha parlato a noi genitori di quella che
è la quotidianità di coppia che dall’innamoramento
iniziale passa all’amore più consapevole che matura
col passare degli anni. Nessuna coppia è immune
a problemi e difficoltà durante il proprio cammino
ma con l’aiuto reciproco si riescono a superare gli
ostacoli. È stato confortante comprendere e ritrovarsi nelle situazioni descritte dal parroco.
Il tema principale della riflessione è stata “la tenerezza” tra gli sposi. Spesso, poco attenti a questo
10
crescere ricchi e saldi interiormente. A volte noi genitori sottovalutiamo facilmente queste opportunità
di crescita presi dai nostri interessi, desideri e incertezze privando i bambini, e anche noi (coppie e
singoli), di occasioni veramente significative. Se imparassimo con fiducia a investire di più in esperienze
simili forse vivremo meglio e con maggior slancio,
superando più agevolmente le prove della vita.
Oltre al cibo spirituale, c’è anche il momento del cibo
materiale: il pranzo. Da sempre mangiare insieme è
un momento speciale di condivisione e di comunione, a noi piace molto, rende la vita più solare che
mai, anche se fuori il tempo è brutto e il clima freddo
e piovoso come il 22 febbraio scorso. Ma la fiducia
alla fine ripaga: ad un certo punto sono sbucati raggi
di sole che hanno illuminato il nostro ritorno a casa.
Come per dire: siamo arrivati con le ombre, ritorniamo con le luci…
Le catechiste con la collaborazione di
alcuni genitori dei bambini di 3a elementare
Anche gli oratori entrano in collaborazione
Da tempo, tra le parrocchie di Torreselle e Levada,
è iniziata una collaborazione su diversi aspetti della
vita comunitaria, ora anche i comitati degli oratori
hanno deciso di iniziare un percorso di collaborazione arrivando, a breve, a una completa unificazione.
Data la necessità di allineare gli ambienti oratoriali
alle normative vigenti e viste le prospettive di ampliamento degli spazi che si renderanno disponibili
a Torreselle dopo l’unificazione delle Scuole Materne, i due direttivi si sono trovati d’accordo nell’unire
le forze.
Una delegazione di Torreselle e Levada si è recata
a Treviso presso la sede del NOI Treviso (è il Comitato Territoriale della Diocesi di Treviso che mira al
sostegno dei Circoli-oratori a lei affiliati) per valutare
un’eventuale affiliazione.
L’incontro è stato positivo per i vantaggi che tale
adesione porta a livello di consulenza fiscale, adempimenti burocratici e per le varie offerte formative
proposte.
Pertanto il prossimo passo sarà quello di costituire
una APS (Associazione di Promozione Sociale non
Profit) con la sottoscrizione di un atto che verrà de-
positato all’Agenzia delle Entrate.
In un primo momento l’Associazione avrà due sedi
operative, una a Torreselle e una a Levada, per poi
unificarsi definitivamente a Torreselle in un solo
ambiente capace di accogliere giovani e non più
giovani, per un’educazione cristiana, nell’amicizia,
nel gioco e nel servizio.
Obiettivo non meno importante è che l’oratorio
diventi un punto d’incontro per le famiglie perché
possano mettersi in gioco confrontandosi sulle problematiche della vita quotidiana, sulla crescita dei
figli e aiutandosi a raggiungere la consapevolezza
della grande forza che proviene dalla Fede in Gesù
nell’affrontare le varie difficoltà della vita e per dare
speranza ai nostri figli.
L’auspicio è che questa nuova realtà di collaborazione possa diventare uno strumento prezioso a
servizio delle nostre comunità.
NOI ce la stiamo mettendo tutta ma abbiamo bisogno della collaborazione e il sostegno di tutti!
11
Il Direttivo Oratorio San Giovanni Bosco
“Che cosa è mai l’uomo perché te ne curi?”
Le nostre scuole materne, scuole di ispirazione cristiana/cattolica sono “mezzo privilegiato volto alla
formazione integrale dell’uomo nella prospettiva
di una visione cristiana del mondo, della persona
e della storia”. Le scuole di ispirazione cristiana
non sono qualcosa in più, ma qualcosa di diverso.
La scuola dell’infanzia di ispirazione cristiana non
programma solo un percorso di apprendimento,
ma cura le condizioni perché ogni bambino possa
sviluppare le sue potenzialità in un clima di fratellanza, favorisce le domande di senso e testimonia
un progetto di vita buona alla luce del Vangelo.
La scuola accompagna e aiuta la missione educativa dei genitori, primi e insostituibili maestri dei loro
figli. Insieme si vuole essere fratelli nel cercare di
essere testimoni di fede, aiutandosi, sostenendosi
per suscitare l’interesse per Cristo, il desiderio di Lui
per essere quindi vicini ai nostri bambini e ragazzi
che come Gesù bambino … “cresceva in sapienza,
età e grazia”.
mento alla Sua provvidenza.
È seguito poi l’accensione della Candela della
Speranza da parte delle mamme dei bambini
della scuola materna.
- Invocare. I bambini accompagnati da alcune
preghiere d’invocazione da parte dei ragazzi
del catechismo hanno interpretato le pecorelle
smarrite (il progetto educativo dell’anno è sviluppato sulla parabola della pecorella ritrovata
e la figura del Buon Pastore). Coperti e nascosti
da teli, i bambini sono stati poi scoperti dai
papà e accompagnati su vie sicure di Amore,
Aiuto, Amicizia, Accoglienza (i teli rappresentavo i pesi, le stanchezze, le ferite che spesso ci
tengono nascosti e ci allontano dal Signore).
- Vegliare. L’assemblea ha recitato una preghiera
per chiedere la disponibilità a riconoscere, ad
accogliere, a testimoniare la presenza di Gesù.
La partecipazione è stata numerosa. I presenti:
bambini, genitori, nonni, ragazzi del catechismo e
dell’oratorio, si sono lasciati trasportare dalle preghiere, dai canti, dalle letture del Vangelo, dai segni
proposti, dalle parole di don Giorgio in un clima di
religiosa comunione.
A queste motivazioni sono mossi gli incontri formativi, le riunioni di sezione, i momenti di preghiera.
La scuola dell’infanzia SS. ANGELI in occasione del
Natale 2014 ha proposto, domenica 21 dicembre,
un momento particolare coinvolgendo le famiglie e
i bambini del catechismo delle classi elementari di
entrambe le parrocchie di Torreselle e Levada.
L’incontro di preghiera “ASPETTARE e ACCOGLIERE” ha voluto essere stimolo ad andare incontro
a CHI viene incontro a noi e ci si dona, Gesù ed
accogliere Dio nella forma dell’attesa percependosi
creature perennemente attese da Lui, desiderate,
incontrate, amate.
Il momento è stato suddiviso in 3 parti:
- Aspettare e sperare. alcune mamme in dolce
attesa si sono alternate nella recita di una preghiera quale richiesta al Signore di: una attesa
consapevole dell’immensa ricchezza del dono
ricevuto di una nuova vita; di un sereno affida12
Ristrutturazione Cinema: lo stato dell’arte e
un prestito per lo sprint finale
A quanti uscendo da messa, fissando lo sguardo sui
lavori di ristrutturazione dell’ex-Cinema Montello, si
saranno chiesti “quanto durerai sti lavori? Xei drio
finir?”, possiamo dare una scadenza di termine lavori: FINE GIUGNO 2015.
A breve quindi terminerà l’opera fiore all’occhiello
della nostra comunità. É questa l’occasione di fornire un quadro completo sui lavori che sono già stati
realizzati e sullo stato di avanzamento di quelli in
programma. Il complesso dei lavori, suddiviso in tre
fasi esecutive, è completato per quanto riguarda le
prime due e la terza è tutt’ora in compimento.
Nel 2013 hanno avuto termine la prima e seconda
fase, rispettivamente il rifacimento del tetto ad opera dell’impresa Zanchin e i lavori di rinforzo strutturale a cura dell’impresa Formentin.
La terza fase, che prevede dapprima la realizzazione
di impianti di climatizzazione e degli impianti elettrici e in seguito la finitura delle opere edili, la posa
degli arredi e l’installazione degli impianti audiocinevisivi, è in piena attività ad opera di imprese
piombinesi e non che si alternano per le diverse
competenze.
importo complessivo di circa € 350.000.
Come reperire una somma così importante in un
periodo relativamente breve?
La proposta in campo è quella annunciata in Chiesa
dal Parroco domenica 8 febbraio 2015: coinvolgere
la comunità parrocchiale con la richiesta di prestiti
personali secondo le possibilità di ciascuno, e quindi con importo libero e con un impegno scritto della
Parrocchia alla restituzione dopo 4 anni dalla data
del prestito.
Perché questa proposta?
Tutti sappiamo quanto difficile sia il momento storico che stiamo vivendo e come il prolungarsi della
crisi stia segnando la vita di molti nella comunità.
Chiedere allora a quanti ne hanno la possibilità, non
una donazione, ma una disponibilità di denaro momentanea per finanziare l’ultima parte dei lavori, è
sembrata la modalità più ragionevole per affrontare
questo problema.
Con un impegno in più: restituire il prestito anticipatamente qualora, per una particolare situazione
di bisogno, ne venisse fatta richiesta.
Ricapitolando, i prestiti avranno le seguenti caratteristiche:
Ci siamo dunque! Entro il mese di giugno 2015 la
ristrutturazione dell’ex Cinema Montello sarà portata a termine e potremo finalmente ammirare e
godere la nuova Sala Polivalente nel suo ritrovato
splendore.
Fino ad oggi tutte le spese sono state sostenute con
l’apporto di contributi esterni (Comune, Vescovo,
Regione, Fondazione Cariparo) e con le disponibilità della gestione ordinaria della Parrocchia, senza
cioè chiedere interventi straordinari alla Comunità.
Ora invece per ultimare il lavori e riportare in vita un
bene che è patrimonio di tutti, siamo chiamati a fare
fronte comune mettendo in gioco nuove risorse per
uno sprint finale molto impegnativo.
Si tratta della copertura dell’ultima tranche di lavori
relativa in particolare all’acquisto ed installazione
degli impianti cineaudiovisivi e degli arredi per un
- Importo libero
- Durata 4 anni
- Contratto scritto che impegna la Parrocchia alla
restituzione decorsi 4 anni
- Possibilità di richiedere il rimborso anticipato
Allora adesso tocca a noi! L’auspicio è che in tanti
possiamo rispondere all’invito fatto in Chiesa dal
nostro Parroco: “Vi aspetto in Canonica” .
Ing. Carnio
Roberto Volpato e Michela De Franceschi
13
Rendiconto parrocchia Piombino anno 2014
L’ Amministrazione economica della comunità viene distinta in tre ambiti:
- Cassa Parrocchiale (gestione diretta del Parroco):
- Oratorio S. Domenico Savio (amministrazione indipendente: Direttivo dell’Oratorio)
- Scuola Materna S.Giuseppe (amministrazione indipendente: Comitato di gestione)
il laboratorio del grest, le panche e i tavoli per le feste,
un aspirapolvere per le pulizie dei locali e delle scaffalature che sono state montate nel nuovo ripostiglio per
le pulizie.
È stata rifatta la pavimentazione del palco e l’inserimento
di lampade d’emergenza nel capannone tenda dove si
svolgono le feste. Sono stati sostituiti dei fari e sono state
fatte le manutenzioni al campo da calcio e al tagliaerba.
CASSA PARROCCHIALE (chiesa-campanile e canonica)
Nel rendiconto finanziario dell’anno 2014 sono elencate
le entrate ed uscite derivanti dalle attività religiose della
Parrocchia e dalla gestione della Canonica. Le entrate
ordinarie hanno subito un calo rispetto all’anno precedente di circa € 7000.
Le buste raccolte in occasione della Pasqua 2014 sono
state 188 per un totale di € 6.795 (Pasqua 2013 nr. 307
per € 11.945), mentre per il Natale 2014 sono pervenute nr. 374 buste per un totale di € 18.290 (Natale 2013
nr 389 per € 27.380).
Tra le uscite di natura straordinaria si evidenzia l’importo
di € 204.187 versato a saldo del secondo stralcio dei
lavori di ristrutturazione dell’ex Cinema Montello e per
il pagamento di parte del terzo stralcio riguardante la
realizzazione degli impianti elettrico/idrico sanitario/
condizionamento. L’ammontare della spesa stimata
per l’intero restauro è di € 1.450.000; le spese sostenute dall’inizio dei lavori fino al 31/12/2014 sono di €
550.000. Le spese complessivamente ancora da sostenere per il completamento dell’opera, previsto entro
giugno 2015, ammontano ad € 900.000. Tali spese
sono coperte per un importo di € 550.000. Rimane da
coprire un importo di circa € 350.000.
SCUOLA MATERNA S.GIUSEPPE
Il rendiconto economico finanziario del Centro dell’Infanzia San Giuseppe, relativo all’anno scolastico 20132014, evidenzia il perdurare delle difficoltà economiche
nella gestione corrente della scuola, anche se la perdita
d’esercizio (circa 55 mila euro) risulta inferiore a quella
dell’anno precedente.
Le cause sono ancora una volta l’insufficiente sostegno
statale e un’ulteriore riduzione del contributo regionale, mentre il numero dei bambini frequentanti rimane
pressoché invariato, ma comunque inferiore a quello
degli scorsi anni. Evidentemente diverse famiglie, avendo perso o diminuito il lavoro, si sono viste costrette a
tagliare anche una spesa importante come quella per
l’educazione dei figli.
I costanti contributi dell’Amministrazione Comunale, le
offerte dei parrocchiani e degli industriali hanno consentito di ridurre molto il debito verso privati e fornitori,
nonostante la crisi che stiamo vivendo tutti. Un grazie
di cuore va dunque alle istituzioni, aziende, associazioni
e persone che, portando avanti diverse iniziative (adozioni, offerte in occasione dei funerali, contributi delle
aziende) hanno consentito di arrivare a questo risultato.
Un aiuto importante è venuto anche dal Credito Trevigiano che, dimostrandosi particolarmente sensibile alle
attività educative, lo scorso anno ha concesso alla Parrocchia un finanziamento a tasso zero. Non è facile, nel
panorama odierno degli Istituti di Credito, trovare simili
disponibilità e agevolazioni.
Tuttavia la posizione debitoria rimane pesante, principalmente in relazione all’accantonamento del fondo per il
trattamento di fine rapporto del personale dipendente
(pari, a fine 2014, a circa 165 mila euro).
Occorre pertanto fare ancora appello alla generosità di
ORATORIO S. DOMENICO SAVIO
Il rendiconto finanziario dell’Oratorio descrive in modo
sintetico le entrate ed uscite relative alle attività svolte nel
corso dell’anno 2014.
Anche per quest’anno le voci più importanti relative alle
entrate riguardano i tornei di calcio, l’attività del Grest
con la festa di chiusura delle attività estive, la raccolta
del ferro vecchio ed il contributo del 5x1000, quest’ultimo per un importo di € 11.497 (€ 7.824 nel 2013).
Nel 2014 è stata acquistata una porzione di cucina per
14
tutti, affinché continuino quelle azioni di sostegno così vitali per la Scuola materna San Giuseppe.
Appare evidente che la sopravvivenza stessa della Scuola Materna è legata alla generosità della comunità e delle
forze economiche locali, a supplenza di una volontà politica latitante, che si ostina a non voler riconoscere la parità
scolastica, anche dal punto di vista economico, delle scuole materne parrocchiali, pur svolgendo queste un servizio
pubblico a tutti gli effetti.
RENDICONTO CASSA PARROCCHIALE ANNO 2013 (chiesa-canonica)
entrate ordinarie
uscite ordinarie
saldo attivo 01/01/2014 (cassa/banche) 87.885,14
elemosine domenicali e
offerte candele votive 73.305,00
offerte per servizi religiosi
(battesimi/matrimoni/funerali/benedizioni case) 20.145,00
offerte per buste annuali 25.735,00
offerte bollettino parrochiale 3.435,00
entrate varie 5.448,83
spese per il culto e il servizio liturgico
entrate straordinarie
uscite straordinarie
37.366,63
(sacerdoti-sacrista-candele-fiori-foglietti-libretti canti, ecc.)
spese per la gestione della parrocchia
36 .548,97
(riscaldam.-energia-personale-vitto)
manutenzione ordinaria dei fabbricati
3.993,37
(Tinteggiatura, Ripristino gradini e camino Canonica, ecc. )
ufficio parrochiale ed uscite varie
41.750,54
(tasse -assicurazioni-telefonia-materiali ufficio, ecc.)
acquisto/manut. impianti ed attrezzature offerte straordinarie e per fini specifici 25.040,00
contributo sacerdoti alle spese canonica 16.220,00
contributi straordinari cinema montello375.000,00
finanziamento cinema montello100.000,00
24.597,60
(Impianto Telefonico e Fotocopiatore Canonica)
spese eredita’ meris
ristrutturazione cinema montello rimborso finanziamento cinema montello 7.188,00
204.186,78
18.227,00
saldo attivo 31/12/2014 (cassa/banche)325.355,08
RENDICONTO ORATORIO S.DOMENICO SAVIO ANNO 2014 (gestione indipendente)
entrate
uscite
saldo attivo 01/01/2014 (cassa/banche)
incassi bar oratorio
entrate tesseramento “noi”
entrate grest(iscrizioni-mercatini ecc.)
entrate festa di chiusura grest
entrate tornei calcio
contributo raccolta ferro vecchio
contributo 5x1000
27.179,00
10.277,00
2.994,00
9.328,00
4.718,50
4.319,00
4.320,00
11.497,19
spese approvigionamenti bar uscite tesseramento “noi”
spese gestione grest
spese festa di chiusura grest
spese tornei di calcio
spese di gestione immobile (gas, luce,rifiuti)
spese di gestione immobile (manut. ord.e straord.)
saldo attivo oratorio 31/12/2014 (cassa/banche)
9.469,38
2.394,50
3.905,00
3.824,00
3.348,00
9.773,15
4.767,14
43.660,43
CONTO ECONOMICO SCUOLA MATERNA S.GIUSEPPE 01/09/2013 - 31/08/2014 (gestione indipendente)
entrate
uscite
contributi famiglie contributi ministero contributi regione contributi comune (convenzione) contributi comune (straordinari) contributi c/impianti totale entrate
totale entrate totale uscite perdita d’esercizio 266.553,00
48.421,00
46.328,00
77.330,00
16.500,00
17.000,00
472.132,00
utenze e servizi
manutenzioni e riparazioni
costo personale dipendente
servizi e consulenze
trasporto e referezione e altre spese generali
ammort. beni materiali e
oneri tributari e finanziari 472.132,00
527.672,00
- 55.540,00
15
28.268,00
4.942,00
354.997,00
12.813,00
62.839,00
62.965,00
TOMMASO MORO – II ed ultima parte
Rieccoci con l’intervista al nostro personaggio dell’anno, il signor Tommaso Moro, importante figura storico-politica vissuta nel Cinquecento, in Inghilterra!
Famoso non solo per il suo operato a livelli molto alti,
ma anche per la sua chiara e netta posizione negli affari di politica e religione. Posizione fedele alla Chiesa
di Roma, posizione che gli costò la vita.
Signor Moro, qual era il suo rapporto con il sovrano
d’Inghilterra Enrico VIII?
Ho iniziato a lavorare per Enrico VIII nel 1510. È stata
una carriera brillante. Il sovrano non ha mai nascosto
che stimava il mio operato e mi ha affidato operazioni diplomatiche molto importanti. Non per vantarmi,
però sapeva che poteva contare su di me, in quanto
tutti mi conoscevano per una persona integra, salda
nei propri principi e amante dello studio. Ma non per
questo ero un tipo antipatico. Anzi mi piaceva scherzare. Credo che proprio questo mio essere serio al
punto giusto piacesse al re.
Nel 1529 le ha affidato un incarico particolarmente
importante: Cancelliere del regno.
Sì, è accaduto in un momento di crisi politica ed economica. Dunque non un periodo semplice. Sono stato
il primo laico a ricoprire questa carica. Non so se voi
italiani abbiate questa figura, ma il Cancelliere è il giudice supremo del regno e il portavoce del sovrano.
Quando si ricopre un ruolo del genere non si può
sbagliare.
Ma chi era Enrico VIII?
Descrivere un re non è cosa semplice. Ma vi posso
tratteggiare l’aspetto che forse più vi interessa, ovvero quello religioso. Tutta l’Europa pensava che Enrico
fosse un cristiano obbendietissimo. Sentiva due messe al giorno. La domenica amava la messa cantata.
Cercava sempre di difendere il clero dalle angherie
del parlamento, poiché era sempre pronto a togliergli
autonomia e beni. Si diceva sottomesso agli insegnamenti della Chiesa. Scrisse persino inni. Quando Lutero aveva attaccato il Papa, lui gli scrisse in difesa dei
7 sacramenti. Insomma un sovrano fedele al Papato.
Diciamo pure un sovrano modello. Ma poi cosa è
successo?
Esatto, Enrico VIII era visto da tutti come un monarca
modello. Un uomo virtuoso. Ma lui amava più l’apparenza delle cose che le cose stesse. Era un ragazzo,
permettetemi, viziato. E lo ha dimostrato la storia. La
prima moglie Caterina non gli aveva dato figli maschi,
ma solo una femmina, Maria. Ma una donna avrebbe
potuto governare l’Inghilterra? Il popolo avrebbe accettato il marito che lei avrebbe avuto, probabilmente
uno straniero? Questi dubbi lo attanagliavano. A questo si sommò Anna Bolena. Il sovrano restò ammaliato
dalla giovane e tentò in tutte le maniere di farsi annullare il matrimonio con Caterina. Invano. L’unica via che
gli rimase fu lo scisma.
E Lei signor Moro, che posizione tenne in tutto questo?
Ho sempre cercato di fare del mio meglio nella mia
funzione di cancelliere. E ho sempre cercato di essere
leale al mio sovrano. E lealtà significa sincerità. Sincerità con il proprio re, ma soprattutto con se stessi. Non
potevo condividere la sua posizione, il suo distacco
dalla Chiesa, solo perché la Chiesa non gli dava quello
che lui voleva, ovvero dichiarare nullo un matrimonio che nullo non era. Non puoi pensare, che, nella
tua funzione di sovrano, puoi ottenere tutto ciò che
vuoi solo in virtù dei tuoi desideri. La Chiesa non può
assecondare le velleità umane. Sapevo che nella mia
funzione di cancelliere il re si aspettava che portassi
avanti la sua battaglia, ma non potevo. Non potevo
assecondarlo e tradire la Chiesa di Cristo. Così decisi
di dimettermi nel 1932 e ritirarmi.
E i suoi familiari accettarono questa sua scelta?
Non fu una scelta facile per certi versi. Il mio ruolo di
Cancelliere mi aveva portato ad avere un buon stipendio e tutta la mia famiglia viveva sulle mie spalle. Ci
ritrovammo a fare i conti con la povertà abbandonati
anche da quelli che credevamo amici. Ma è nei momenti duri che il legame si rafforza. Nessuno dei miei
figli, né mia moglie mi ha mai rimproverato per la mia
decisione. Sapevano che agivo secondo coscienza. E
credo intuissero cosa mi sarebbe successo anche in
seguito.
Cosa intende?
Quando Enrico VIII ha celebrato le sue nozze con
16
Anna Bolena, seppur la mia presenza fosse gradita,
non ho partecipato all’incoronazione della nuova regina. È stato l’inizio della mia fine, permettetemi il gioco
di parole. Non potevo riconoscere la legittimità di quel
matrimonio. La mia coscienza non me lo permetteva,
la mia fedeltà alla parola di Cristo e alla sua Chiesa
non me lo permetteva. Si tentò di tutto nei miei confronti finché il re mi fece imprigionare nella Torre di
Londra. Ma non mi lasciai piegare, e rifiutai di prestare
il giuramento che mi si chiedeva.
Che tipo di giuramento?
Giurare l’atto di successione: si dichiarava legittima
solo la prole nata dall’unione di Enrico VIII con Anna
Bolena. Ma oltre a ciò si asseriva la supremazia del sovrano sul potere spirituale. Come cittadino privato non
spettava a me decidere chi poteva succedere al trono.
Ma non potevo, come cristiano, prestare giuramento
contro la mia religione. È per questo che nel corso del
processo intentatomi mi schierai apertamente e senza
dubbio a favore dell’indissolubilità del matrimonio,
del rispetto del patrimonio giuridico ispirato ai valori
cristiani, della libertà della Chiesa di fronte allo Stato.
Ma Lei sapeva a cosa sarebbe andato incontro? Signor Moro, non si rendeva conto? Questa sua posizione la portava dritto al patibolo!
Grazie per la domanda. In certi momenti della vita si
devono prendere decisioni che mai ti saresti aspettato.
Non nego di aver avuto paura. Pregai, pregai il Signore
di aiutarmi a prendere la decisione giusta in una situazione simile. La prova è nella sofferenza. Certo che mi
rendevo conto, sapevo che la mia netta posizione mi
avrebbe costato la vita. Ma non si può dire di amare
Cristo e poi tradirlo.
Non possiamo negare signor Moro, che la sua storia ha lasciato attoniti molti Piombinesi. Per la forza
che Lei ha dimostrato, disposto a morire e a lasciare
tutto in nome della Verità. Una coscienza illuminata
dal Vangelo, che non teme la morte, anzi la supera
col martirio, quando il Bene e il Vero trionfano. Ma
un po’ di incredulità sulla sua figura però rimane ce
lo permetta. Non tanto per la sua vita di integerrimo
servitore del re, o per la sua buona figura di padre,
ma proprio per questa sua fine tragica: perché morire per un divorzio?
Non è semplice capire la mia scelta, lo so. Ma non si
tratta solo della questione di un divorzio. Quello che
si stava facendo all’epoca era qualcosa di molto grave.
Si stava cercando si asservire la dottrina ai propri desideri. Il sovrano voleva arrogarsi il potere di essere al di
sopra della Chiesa, voleva decidere lui cosa era Bene
e cosa era Male. Questo non potevo accettarlo. Vi dirò
quello che ho detto allora a chi mi stava accusando
“Supponete che il parlamento facesse una legge che
Dio non è più Dio, direste voi allora che Dio non è
Dio?”. Ora questa domanda la giro anche a voi…
Condannato dal Tribunale, Tommaso Moro venne decapitato il 6 luglio del 1535.
Le sue ultime parole furono “Io muoio fedele a Dio e
al re, ma a Dio prima di tutto”.
Nel 1850 fu ricostituita in Inghilterra la gerarchia cattolica. Fu così possibile avviare le cause di canonizzazione di numerosi martiri. Tommaso Moro insieme a 53
altri martiri fu beatificato dal Papa Leone XIII nel 1886.
Fu poi canonizzato da Pio XI nel 1935, nella ricorrenza
del quarto centenario del martirio.
Nel 2000 Giovanni Paolo II lo ha proclamato patrono dei governanti e dei politici. Così afferma il Papa
nella sua proclamazione: “Si distinse per la costante
fedeltà all’autorità e alle istituzioni legittime proprio
perché, in esse, intendeva servire non il potere, ma
l’ideale supremo della giustizia. La sua vita ci insegna
che il governo è anzitutto esercizio di virtù. Forte di
tale rigoroso impianto morale, lo Statista inglese pose
la propria attività pubblica al servizio della persona,
specialmente se debole o povera; gestì le controversie
sociali con squisito senso d’equità; tutelò la famiglia
e la difese con strenuo impegno; promosse l’educazione integrale della gioventù. Il profondo distacco
dagli onori e dalle ricchezze, l’umiltà serena e gioviale,
l’equilibrata conoscenza della natura umana e della
vanità del successo, la sicurezza di giudizio radicata
nella fede, gli dettero quella fiduciosa fortezza interiore che lo sostenne nelle avversità e di fronte alla
morte. La sua santità rifulse nel martirio, ma fu preparata da un’intera vita di lavoro nella dedizione a Dio e
al prossimo.”
A cura di Jenny Cappellin
17
Settimana comunitaria
Fiducia: perla di tutte le qualita’
Festa della Pace
questa risorsa fondamentale per la vita, cercando
di trovare alcune soluzioni concrete per ridurne
al minimo lo spreco.
Dopo aver pranzato tutti assieme hanno dato
vita alla vera e propria novità di quest’anno: la
marcia della pace. I nostri ragazzi e animatori
hanno camminato lungo le strade principali del
centro facendo tappa in alcuni giochi nelle varie
piazze del paese. Nel pomeriggio inoltre, l’attività
pensata per i genitori dei ragazzi ha visto una
buona partecipazione. Infine genitori, ragazzi ed
animatori si sono riuniti per concludere tutti assieme.
Il gadget proposto dall’AC quest’anno,in linea
con lo slogan scelto “Dai vita alla pace”, è una
piccola scatola di matite che, al termine del loro utilizzo, se piantate in un vaso, curate e coltivate danno
vita a nuovi, colorati e gustosi frutti. Il ricavato dalla
vendita di queste matite servirà per l’acquisto di una
pompa “Volanta” in Burkina Faso , un macchinario
che pompa l’acqua dai pozzi fino in superficie, fornendo acqua per tutti.
Anche quest’anno, come di consueto, si è svolta la
festa della Pace per i ragazzi dell’ACR.
L’8 febbraio i comuni di Piombino e Trebaseleghe,
con il supporto delle loro frazioni Levada, Torreselle, Silvelle e S. Ambrogio, si sono ritrovati alla
S. Messa delle 9.00 a Piombino. Successivamente
i ragazzi, circa un centinaio, si sono recati in oratorio per svolgere varie attività inerenti al problema
dell’acqua nel mondo. Si sono interrogati molto su
Jenny e gli educatori ACR
18
A partire dal mercoledì delle Ceneri e fino alla prima
domenica di quaresima, un gruppo di giovanissimi
di terza, quarta e quinta superiore, assieme agli animatori, hanno
vissuto assieme
nella canonica
di Levada pur
mantenendo
ciascuno
le
proprie attività
quotidiane fatte
di studio, lavoro, sport ma
con un valore
aggiunto: la condivisione.
Questa condivisione è andata ben oltre l’apparenza,
ovvero oltre agli spazi di vita e ai tempi, che quando
si è in tanti si allungano inevitabilmente, ed è arrivata fino allo spirito, aiutando ciascuno ad uscire dagli
schemi individualistici a cui spesso si rischia di fare
riferimento.
Nel corso della settimana, i ragazzi si sono lasciati
guidare dalla Parola del Signore, in particolare il Vangelo di Giovanni 1, 35-51, alla riscoperta della fiducia:
di quanto sia bello e importante dire e sentirsi dire
“mi fido di te”, di quanto a volte sia difficile e forse anche doloroso farlo, ma di come il Signore per
primo si sia fidato di ciascuno incondizionatamente.
La fiducia è un atteggiamento insito nell’essere umano a partire dal bambino che si fida dei genitori, ma
crescendo quanto è faticoso mantenere pura questa
fiducia e rispondere a quella domanda che tanto è
risuonata in questi giorni: e tu, cosa sei disposto a
perdere?, quando l’economia sembra non dare futuro o quando la società sembra far prevalere l’individualismo … bene, è proprio in questo contesto che
si innesta la sfida della fiducia: fare memoria della
fiducia data e della fiducia ricevuta, della fiducia in se
stessi e della fiducia nel Signore e del Signore. La fiducia in se stessi, in particolare, accresce quanto più
si percepisce la fiducia da parte degli altri e perciò è
il Signore che, essendosi fidato per primo, ci dà la
possibilità e la capacità di fidarci di Lui e degli altri.
Le esperienze di fiducia di ciascuno sono state rappresentate dai ragazzi
sottoforma di favole che
poi ciascuno ha donato
al resto del gruppo e
di cui di seguito sono
riportati alcuni stralci,
mentre gli ingredienti
che fanno nascere la
fiducia sono stati rappresentati in un disegno
sul sagrato della chiesa
di Levada fatto con i gessetti che riportava queste
parole: tempo, ascolto, relazione e cuore aperto.
“Ecco, io ora ti tengo nel palmo della mia mano. Potrei chiuderla e stringerti … ma non lo farò.”
“Non fu affatto facile ma, con l’aiuto e l’incitamento
di tutte le sue amiche zebre, […] arrivarono alla pozza. Passarono i momenti più intens i della loro vita.”
“Lui era il ragazzo più timido del mondo, ma ora è il
ragazzo più felice, lei era il suo alter-ego, ora ha una
marcia in più.”
“La stella sicura delle parole della luna e fidandosi, iniziò ad irradiare dapprima una lieve luce che
cresceva nella notte, finché riuscì ad essere lume di
speranza e gioia per l’uomo […]”
“Da quel momento avrebbe cominciato a cercare la
19
Campo unitario proposto dall’AC di Levada e Torreselle
fiducia di altri uccellini e soprattutto a darla per sentirsi la fortezza di qualcuno.”
La settimana comunitaria si è conclusa in un momento di veglia e adorazione che ha permesso a
ciascuno di fare il punto sulla propria fede e di vivere
un gesto concreto di fiducia: il Signore che per primo
ci vuole incontrare e ci viene incontro chiamandoci
per nome. E di quell’incontro, come di ogni incontro
che genera fiducia, rimane una traccia profonda e
precisa com’è stato per i discepoli … “Disse loro:
venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove
abitava e quel giorno di fermarono presso di lui;
erano circa le quattro del pomeriggio” (Gv 1, 39).
e nell’esperienza del campo, dalle figure di alcuni
Santi e Beati di AC e non. I Santi ci faranno scoprire
la buona notizia di Gesù presente e vivo in mezzo a noi, ci aiuteranno quindi a vivere il vangelo,
ad essere evangelizzati: saremo EVANGELISSANTI
(evangelizzati dai Santi)!!!
I motivi che stanno alla base di questa proposta,
quindi, sono molteplici e, sicuramente, con il passare del tempo ed il maturare dell’esperienza che ci
apprestiamo a vivere, l’elenco si potrà arricchire con
il contributo di tutti
• Sarà l’occasione d’incontro e di formazione tra tutti i settori, tanto nella preparazione quanto nel suo
svolgimento.
• Sarà l’occasione nella quale i più giovani vivranno una settimana con i più grandi (e viceversa) ed
avranno tempo e modo per pregare, giocare e dialogare con loro.
• Sarà l’occasione per avvicinare o riavvicinare chi,
da tempo, desidera fare o rifare un’esperienza “targata AC” con modello Gesù Cristo, in ottica di poter
avviare anche nella nostra parrocchia per giovani
adulti e adulti giovani una futura proposta formativa.
• Sarà l’occasione di formazione reciproca e di rispetto delle diverse realtà che vi parteciperanno.
• Sarà l’occasione per parlare di AC ancora una
volta, per aiutare tutti gli aderenti a comprenderla
appieno ad a vivere fino in fondo il suo carisma.
• Sarà l’occasione per scoprire o riscoprire la specifica e personale vocazione nella comune vocazione
alla santità.
• Sarà l’occasione per......
Aggiungeremo insieme poi qualcosa alla lista...
E allora buon cammino al campo e buon campo a
tutti e chiediamo a tutte le comunità della collaborazione di sostenerci con la loro preghiera affidando
l’esperienza a Dio e allo Spirito Santo.
Ilaria e gli educatori ACG
Campo invernale
Dal 26 al 28 dicembre scorso i ragazzi di ACG
di Piombino (dalla I alla V superiore) hanno vissuto l’esperienza del campo invernale, presso
la casa sant’Antonio- Valgiardini di Asiago.
Tra giornate di sole e di neve, abbiamo trascorso due giorni conoscendo e riflettendo sulla
figura di san Tommaso Moro, a cui verrà dedicato il nuovo cinema-teatro. Le attività e i giochi
proposti hanno messo i ragazzi di fronte a tre
importanti valori e tematiche, di cui Tommaso
Moro è stato esempio coerente durante tutta
la sua vita: relazioni e fedeltà, politica e onestà,
società e carità.
Sono stati due giorni intensi e carichi di attività,
momenti di svago e di preghiera, ma è stato
bello e quasi sorprendente ascoltare cosa più
è rimasto ai ragazzi di questa breve esperienza
e vedere come possa parlare loro, ancora oggi,
un personaggio vissuto più di 500 anni fa, attraverso la sua grande testimonianza di fede.
Ludovica e gli educatori
20
Quest’estate le nostre comunità parrocchiali di Levada e Torreselle vivranno per la prima volta una
forte esperienza di condivisione proposta dall’AC
parrocchiale: il campo unitario!
“Eh? Un campo unitario? Cosa significa?”
Per un’intera settimana, a partire dal giorno 1 Agosto e fino al giorno 8 Agosto 2015, bambini, ragazzi,
giovanissimi, giovani e adulti (dagli 0 ai ..... anni)
condivideranno una settimana di vita insieme in
località Tonezza del Cimone (VI), presso la casa
AC Fanciullo Gesù della diocesi di Vicenza. Attività
unitarie e condivise, altre specifiche per settore (giovanissimi, giovani e adulti) o articolazione (ragazzi),
ci guideranno in un cammino che ci porterà a rinnovare la consapevolezza della bellezza di essere
cristiani.
“Una generazione narra all’altra le Tue opere e annunzia le Tue meraviglie” è la frase che ci sembra
debba essere da sfondo a questo tipo di proposta.
Vorremmo infatti che venisse trasmesso il patrimonio di fede dei nostri adulti (genitori e nonni, ma
non solo) ai nostri ragazzi e giovani, certi e consapevoli che lo scambio sarà necessariamente reciproco!!!
E non saremo soli, ci faremo aiutare, nel percorso
Il Consiglio AC di Levada e Torreselle
L’equipe del campo unitario
Tutta l’AC parrocchiale
21
La giornata del malato - domenica 8 febbraio 2015
Quest’anno la giornata del malato è stata vissuta in
modo particolare a partire da venerdi 5 febbraio , con
l’Adorazione Eucaristica serale dedicata a tutti gli ammalati della nostra comunità.
La S. Messa celebrata domenica pomeriggio ha rac-
ha fatto pensare al nostro atteggiamento al momento
della S. Messa. Quanti di noi, malati dello spirito (e
spesso ignari di esserlo), si mettono davvero in ascolto
della Santa Scrittura? Quanti si preparano davvero a ricevere Gesù Cristo che ha portato la croce del mondo
sul suo corpo schernito dai nostri peccati? Rifacendoci al Vangelo, possiamo dire che Gesù ha prestato molta
attenzione ai malati sia nel corpo che
nell’anima, dimostrandosi sensibile
ad ascoltarli e disponibile nell’aiutarli.
Ha avuto compassione, ha compreso
la loro sofferenza. Pure Maria , madre
di Gesù ,ha un’attenzione particolare
per i malati. A Lourdes li invita e li accoglie in un’atmosfera del tutto speciale e privilegiata.
La giornata del malato, dunque, ci
invita a dare un significato più vero
e divino a tutta la nostra quotidianità.
Un momento conviviale nella sala delle Acli ha concluso la giornata.
Un grazie ai Sacerdoti e a tutti i volontari per questa
giornata mondiale del malato.
colto di fronte all’altare molte persone, ciascuna con
la propria storia da offrire al Signore. Commovente, a
mio parere, è stato il rito dell’unzione, e in particolare
impressa nella memoria m’è rimasta la formula pronunciata dai sacerdoti per ciascun malato: “Per questa
santa Unzione e la sua piissima misericordia, ti aiuti il
Signore con la grazia dello Spirito Santo e, liberandoti
dai peccati, ti salvi e nella tua bontà ti sollevi”.
Inoltre, mi ha colpito la semplicità del gesto dei questo sacramento, un gesto di conforto,
pace e coraggio per superare le
difficoltà. Era come se le parole
pronunciate dai Sacerdoti con
tanta attenzione, cura e vicinanza infondessero nel ricevente
una medicina miracolosa che li
aiutasse a sollevarsi dalle proprie difficoltà.
Vedere la grazia, lo spirito fervente ed il cuore aperto dei
malati in attesa dell’unzione mi
Mariateresa Garbui
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Lo “sballo” segno dell’anima che soffre
per la mancanza di Dio
AMBIGUITÀ DEI MEZZI TECNICI DI COMUNICAZIONE
SBALLO E SETE DELL’ANIMA
Ma dietro tutto questo ci possiamo chiedere che
cosa ci sia veramente, possiamo cercare di individuare quale sia la vera sete che giovani o meno
giovani vogliano dissetare quando cercano esperienze di sballo e di evasione. A questo proposito
l’esperienza e la riflessione di Sant’Agostino sono di
un’attualità che stupisce! Quest’uomo infatti, prima
di innamorarsi pazzamente di Dio, ha conosciuto,
respirato e vissuto quello che papa Francesco definirebbe il “successo mondano”. “Ci hai fatti per
te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non
riposa in te”: cosi il santo di Tagaste apre le sue autobiografiche “Confessioni”, quasi a volerci indicare
che anche l’irrequietezza e l’evasione dell’uomo di
ieri come di oggi solo in Dio possono trovare la loro
pacifica, gioiosa ed appagante soddisfazione.
Oggi l’uso del pc portatile senza fili, wi-fi, i-pad
sempre più sofisticati ci permettono di lavorare in
breve tempo, scambiare dati, correggere, comunicare in tempi realmente abbreviati e con modalità
sempre più agevolate, sono per davvero utilissimi.
Non è possibile però valutare i soli aspetti positivi
di questa società ipertecnologizzata, che se da un
lato ogni giorno inventa e produce “strumenti” utili,
dall’altro sta innegabilmente annegando in un paradosso che, a ben vedere, a volte può coinvolgere
anche le nostre giornate. È una società, quella di
oggi, che sempre più afferma la sua strapotenza
tecnica, la sua autonomia ed efficienza e, da ultimo, la sua indipendenza da un indefinito “essere
creatore”, la sua separazione da un progetto divino,
da una Provvidenza che al solo sentirla nominare
irrita. Ma è allo stesso tempo la società in cui tanti
giovani e meno giovani, nonostante il possesso delle suddette tecnologie, si trovano ad essere sempre
più dipendenti: basta scambiare due parole con un
qualsiasi psicoterapeuta per scoprire come oggi gli
adolescenti, i giovani ma anche molti adulti si trovino invischiati ed ubriacati in maniera anche patologica in dipendenze nocive e spesso irrisolvibili,
in disturbi o nevrosi preoccupanti. Nascono nuove
patologie che 20 anni fa non erano nemmeno immaginabili: oggi, all’alcolismo e alla dipendenza da
droghe, si aggiungono numerose tipologie di disturbi alimentari, dipendenze da chat e social network,
shopping compulsivo, food-addiction, internet
addiction disorder, compulsive on-line gambling;
sex-addiction, cyber-sex addicition e molte altre.
Sembra quasi che tutta la tecnologia, le risorse e
le potenzialità postmoderne oltre a facilitare alcuni
aspetti della vita umana, abbiano, in realtà, creato
anche tanto disagio, generato nuove modalità di
sballo, di trasgressione, di ubriacatura che quanto
più è sperimentata, tanto più vincola e genera assuefazione.
IL CORAGGIO DELL’ ASCOLTO E DELLO SGUARDO SINCERI CONDUCONO ALLA SOGLIA DI DIO
Se il giovane dopo la sbornia, snebbiato dalle
droghe o staccatosi dal sesso facile, se spento lo
smartphone per almeno 1 ora al giorno e riposto
il pc nella sua custodia, si fermasse e dopo soli 5
minuti di silenzio provasse ad ascoltare il proprio
respiro, il battito del proprio cuore, a riordinare le
esperienze, i pensieri della giornata, in fondo alla
sua amarezza ritroverebbe il desiderio flebile di pu23
lizia interiore. Se si mettesse ad osservare la natura,
a contemplare quella meravigliosa opera d’arte che
sono l’uomo e la donna, se pensasse a quante cellule ci sono nel corpo umano o quale è la complessa struttura organica di un semplice filo d’erba, se
osservasse l’orizzonte infinito del mare o seguisse il
profilo frastagliato delle Dolomiti: se facesse almeno un paio di tutte queste cose non potrebbe non
provare stupore, meraviglia. Non potrebbe non interrogarsi e non continuare a cercare e vedere, prima di tutto, quale meraviglioso dono c’è in lui, nel
suo cuore; non potrebbe non risvegliarsi in lui una
sete inestinguibile di verità, bellezza, bontà, gioia,
pace, non potrebbe non iniziare ad ascoltare la voce
silenziosa e paterna di Dio che parla al suo cuore.
Una sete che non si spegne con un tweet, con un
click o in uno spritz, ma che ha bisogno di abbeverarsi dello Spirito divino, di quello Spirito che Dio ha
promesso in abbondanza ai suoi figli, nel suo Figlio
Gesù. È insita nell’uomo, fa notare sempre Agostino, un’innegabile sete, un desiderio di assoluto, una
ricerca di gioia che solo in Dio può trovare il suo
fine: “e l’uomo, piccola parte della tua creazione,
brama lodarti, l’uomo che trascina la sua fragilità
e porta in sé la testimonianza del suo peccato, testimonianza per cui tu o Dio resisti ai superbi; ma
tuttavia l’uomo, piccola parte della tua creazione,
desidera lodarti” (Confessioni, I, 1).
Quante volte anche a noi, giovani e meno giovani,
nella vita è capitato e capita ancora di smarrirci dietro al “vino mondano”, di lasciarci ubriacare da cose
inutili: ma “una sola è la cosa di cui c’è bisogno”,
uno solo lo Spirito che ci disseta.
“Tu solo Gesù ci sei necessario” diceva il beato papa
Paolo VI nella lettera Pastorale alla Diocesi di Milano
del 1955, “Tu ci sei necessario, o vincitore della morte, per liberarci dalla disperazione e della negazione
e per avere certezze che non tradiscono in eterno”.
È Gesù stesso, il Divin Figlio, che ci dona lo Spirito
divino, è Lui stesso che ci cerca, come il Padre cerca
il figliol prodigo invischiato tra il fango e le ghiande
dei porci: è Gesù stesso che, dall’alto della croce
dice “ho sete”, è Lui ad essere assetato della nostra
anima, perché vuole che a Lui ci abbeveriamo, Lui
che è l’acqua viva, Lui che nel suo Corpo e Sangue
preziosissimo si dona per spegnere la nostra sete.
Al pozzo di Sicar, dopo aver chiesto alla samaritana
di dargli dell’acqua, Gesù le dice “Se tu conoscessi
il dono di Dio e chi è colui che ti dice “dammi da
bere”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato
acqua viva” (Gv 4,10).
Scrive il mistico don Divo Barsotti a commento
dell’incontro tra Gesù e la samaritana. “Se voi parlate agli uomini del mondo, agli uomini che non
lo conoscono ancora, agli uomini che con Lui non
si sono ancora incontrati, agli uomini che non lo
vogliono cercare, se voi domandate a tutti questi
uomini, essi dicono di essere contenti della loro sorte. Vanno a prender l’acqua, ma non hanno
bisogno di Dio; vanno a prender l’acqua, ma
non credono di aver essi stessi sete di un’altra
acqua.[…] “Nostro Signore è veramente un
amante impossibile. Non si offende, non si
vuole nemmeno considerare offeso da colui
che ama. Una volta però che colui che Egli
ama l’ha conosciuto, allora si offenderà, se
rifiuta, ma non prima”.
SE TU CONOSCESSI IL DONO DI DIO
Giampaolo Scquizzato
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“Il terzo giorno è risuscitato secondo le scritture”
Quando, recitando il Credo, diciamo “il terzo giorno
è risuscitato secondo le scritture”, quale fatto intendiamo descrivere? Descriviamo il fatto che il corpo
di Gesù, che era stato distrutto dalla crocifissione,
“rivive – ritorna alla vita = risuscita”. E qui dobbiamo prestare molta attenzione.
suo corpo alla vita terrena, come lo fu per Lazzaro
che fu risuscitato da Gesù. Lazzaro, poi, morì ancora.
La risurrezione di Gesù è un fatto essenzialmente
diverso: nel suo corpo risuscitato egli passa dallo stato di morte ad una vita divina, incorruttibile. Per cui
Cristo risorto non muore più.
In che senso Gesù è risorto
Si sta parlando del corpo di Gesù, nella sua realtà
fisica: del suo corpo che è esattamente uguale al corpo di ciascuno di noi, della stessa natura biologica
del nostro.
Il peccato e la morte sono sconfitti dalla risurrezione di Gesù
La prima cosa che emerge è la seguente: la morte è
stata vinta, e un uomo è stato introdotto nel possesso della stessa vita divina.
E qui dobbiamo considerare la morte di Gesù. Essa è stata vissuta, patita da Cristo in una profonda offerta
e abbandono al Padre consapevole
di addossarsi tutte le nostre miserie
(spirituali, morali, fisiche), tutti i nostri
peccati, come se proprio lui li avesse
commessi, sperimentando fino in fondo la nostra perdita della vita, della
vita vera.
Nello stesso tempo, Gesù in questa
condizione continua ad essere “fiduciosamente abbandonato al Padre”.
Se Cristo non fosse risorto, che cosa
avremmo dovuto pensare? Che la condizione umana di miseria, che il peccato è senza via di uscita, che
la morte dà scacco matto alla vita.
E quindi o Dio non esiste oppure non si interessa
della condizione umana, lasciandola al suo destino
di morte finale. Non per caso Paolo dice: “Se Cristo
non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione e vana anche la nostra fede” (1Cor 15,14).
Ma se Cristo è risorto, allora quel fatto significa che
la condizione umana, è stata radicalmente cambiata
proprio quando Cristo è risorto.
Per cui Gesù risorto può riprendere ad avere rapporti diretti, sensibili, si fa toccare e si fa vedere, anzi
riprende perfino la consuetudine di mangiare con
loro. Dunque: non dobbiamo dare all’espressione
“risuscitò” un significato spiritualistico!
E’ lo stesso corpo crocefisso, morto e sepolto: non
è un altro! Esso infatti continua ad avere i principali
segni della sua passione: i segni dei chiodi e dell’apertura del costato.
Ma nello stesso tempo questo corpo possiede delle
proprietà nuove, proprietà che sono tipiche di un
corpo glorioso: esso non è più situato nello spazio
e nel tempo, ma può rendersi presente a suo modo
dove e quando vuole. E qui tocchiamo davvero il
nucleo centrale del fatto della risurrezione.
La risurrezione non è stato un ritorno di Gesù nel
Significato per me della risurrezione
Adesso che cosa cambia nella mia vita, dal momento che Gesù è risorto? Che io, posso risorgere. Non
significa che io posso risorgere se credo alla verità di
25
Testimonianza del Crocefisso Risorto
bella e accogliente in fondo nella chiesa illuminava
una grande croce inclinata e capovolta a sinistra. A
fianco della croce vidi il Signore che mi diceva: “Vieni
e seguimi”, ma nel mentre lo seguivo, mi svegliai.
Il giorno dopo aprii il Vangelo per la prima volta
dopo 20 anni, e gli occhi mi caddero sulla frase: “Vai
vendi tutto quello che hai, dallo ai poveri, poi vieni
e seguimi”. La stessa frase la lessi subito dopo dal
vecchio libretto di San Francesco. Da qui capii che
il Signore mi stava chiamando! Il giorno successivo
mi trovai nelle vicinanze di Piombino per lavoro e
volli fermarmi in Chiesa per qualche preghiera alla
Madonna. Appena entrato il mio sguardo fu catturato dal grande crocifisso che troneggia al centro del
presbiterio. Rimasi meravigliato perché la croce era
la stessa del sogno.
Andai poi verso l’altare della Madonna per pregare e
lì sentii la sua grazia per due volte consecutive.
Dopo questo episodio, con un certo timore mi ri-accostai al sacramento della Riconciliazione con il desiderio di ritornare a Dio con tutto il cuore. Fu un momento particolarmente intenso: piansi di vera gioia
perché mi sentivo amato e perdonato dal Signore.
Partecipai alla Santa Messa domenicale e l’emozione
non mi abbandonò per tutta la celebrazione perché
sentivo quanto Gesù mi volesse bene e quando mi
accostai al sacramento dell’Eucarestia mi parve di
aver fatto nuovamente la Prima Comunione!
Da allora vado a Messa ogni giorno e mi confesso
spesso. Scopro che il Signore mi sta guidando ogni
giorno e seguendo la sua chiamata mi sono ri-indirizzato al sacerdozio. Ho nel cuore il desiderio di
seguirlo in ciò che mi indicherà.
Il crocifisso di Piombino Dese per me ha un grandissimo significato, mi ha fatto visita: ero morto interiormente ma il Signore ha visto in me qualcosa di
buono ed ora mi sento vivo. Renderò sempre grazie
di avermi salvato. Lui è buono e ci ama tanto perché
lui e morto ed è risorto per dare vita a noi.
Il giorno 15 Dicembre 2013, nella terza Domenica
di Avvento, la comunità parrocchiale ha accolto il
nuovo crocifisso nella Chiesa Arcipretale di Piombino Dese. La maestosità dell’opera colpisce il visitatore e di seguito riportiamo una testimonianza di
conversione nella quale sono il grande Crocefisso
ha un ruolo di primo piano.
quanto Cristo ha insegnato, cercando poi di vivere in conformità.
Se così fosse, non sarebbe stato necessario che Cristo risorgesse: non mi basta che uno mi insegni come si fa
a nuotare, mentre sto annegando, ma è necessario che uno si butti anche lui nell’acqua e mi tiri fuori.
Ed è questo che Cristo ha fatto: si è gettato fino in fondo nella mia condizione e mi ha liberato. E qui vediamo
la ragione profonda perché è il Crocefisso che è stato risuscitato. E’ ogni miseria umana che è vinta.
Cristo Risorto vive in me la mia sofferenza convertendola in … fertilità
Ma la miseria umana non è vinta fondamentalmente nel senso che Cristo guarisce l’ammalato dalla sua malattia o che lo faccia uscire dalla sofferenza.
Significa che dona la forza di vivere quella malattia, quella sofferenza non come un’esperienza priva assolutamente di senso, un brandello di vita buttato via, ma come un’esperienza sensata.
Non perché ti chiede uno sforzo etico straordinario. Ma proprio perché Lui Risorto vive in te la tua sofferenza
e quindi facendo sì che essa non sia la sofferenza che prelude alla morte, ma la sofferenza della donna che
partorisce.
Il Risorto ha una sua “pedagogia” e normalmente compie gradualmente la sua liberazione, educandomi ad un
impegnativo esercizio della libertà. Solo così posso capire e sperimentare la grandezza della vita, la capacità di
compatire le altre miserie.
don Enrico e don Andrea
26
Mi chiamo Florian Pasqualino, classe 1973, nato in
una famiglia dove i valori cristiani e la preghiera si
respiravano ogni giorno. Mio padre è sempre stato
un punto di riferimento per la nostra vita cristiana
con il suo esempio e la sua preghiera quotidiana. Ho
partecipato alla vita della mia parrocchia di Marteggia di Meolo (VE) dove allora era parroco don Vito
Montin, originario di Piombino Dese. Frequentavo il
catechismo, servivo all’altare della Messa come chierichetto e per un anno ho fatto l’educatore dell’ACR.
All’età di dieci anni circa, sentii il desiderio di diventare sacerdote perciò ne parlai con il mio parroco e
mio padre mi accompagnò nel Seminario vescovile
di Treviso. Terminata la terza media però uscii dal
Seminario perché non mi trovavo più a mio agio, mi
sentivo come in una “prigione”.
A ventun anni con una mia sorella mi recai ad Assisi
per un’esperienza di preghiera e conobbi Giovanni.
Il suo regalo di un libro su San Francesco è stato
la molla per iniziare a seguire la sua spiritualità frequentando anche la vita comunitaria dei frati della
chiesa di San Francesco di Treviso. Partecipavo alla
preghiera, alle catechesi e ai ritiri, ma rimasi deluso
da comportamenti che non rispecchiavano la vita
del poverello d’Assisi e mi allontanai definitivamente
dalla Chiesa.
La conversione
Nel giugno 2014 una mia sorella ha dato, a mia insaputa, una foto di suo figlio, in cui c’ero anch’io,
ad una amica che andava in pellegrinaggio a Medjugorje. In quei giorni ho vissuto delle situazioni particolari che mi hanno portato a pregare. La prima
notte sognai di trovarmi nella mia chiesa che mi appariva vuota, senza banchi e senza quadri. Una luce
Un caro saluto nella preghiera,
Pasqualino
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PIOMBINO DESE
Sono tornati alla Casa del Padre
Battesimi
Nome
Kazazi Anna
Sacchetto Giorgio
Barduca Sara
Faccinetto Emanuela
Padre
Madre
Data
Erid
Davide
Loris
Christian
Bison Federica
Marasco Karim
Marcolongo Verena
Marconato Federica
25-01-2015
25-01-2015
22-02-2015
22-02-2015
Nuove Famiglie
Sposo
Scquizzato Andrea
Sposa
Data
Basso Vania
07-03-2015
Sono tornati alla Casa del Padre
CAGNIN GIACOMO via Roma, 69
06-04-1920 › 30-11-2014
ZAGO LUIGIA MARIA via Albare 53
14-04-1943 › 04-12-2014
Persona umile e semplice, dotato di profondo senso religioso, unitamente a un
profilo personale gentile. Il 18 ottobre
‘14 la Presidenza del consiglio dei ministri
gli attribuì la medaglia d’onore in quanto
sopportò con dignità la deportazione e l’internamento in Germania. Nel 2011 l’Amministrazione Comunale gli conferì una targa
di benemerenza.
Nata a Marghera, ebbe tre figli. Il primogenito morì all’età di cinque anni, investito
da un’auto. Nel 2010 si trasferì a Piombino
Dese con il marito già gravemente malato, che si è spento il 12-01-2011. Nel settembre 2014 ha fatto la sua comparsa un
male incurabile. Si è spenta all’ospedale di
Camposampiero, amorevolmente assistita
dai suoi cari.
LONGATO ANTONIA resid. Trevignano
08-09-1937 › 10-12-2014
SANTI MARIA
05-04-1927 › 13-12-2014 via Marconi 42
Donna umile, semplice e modesta. Per tutto il corso della sua vita fece l’insegnante di
scuola materna. Si prese cura anche della
sua formazione religiosa maturando una
fede cristiana personale. Ha scelto di non
sposarsi, dedicandosi all’educazione dei
bambini del Centro infanzia.
Donna con una vita di fede viva e responsabile, che amava la chiesa e ne seguiva
gli insegnamenti. Ha avuto due figli e si è
dedicata interamente alla famiglia. Aveva
un carattere forte e intraprendente. Negli
ultimi due anni di malattia è stata assistita
con affetto dai suoi familiari.
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MICHIELETTO GIUSEPPE via Ronchi sx, 35
04-09-1949 › 12-12-2014
RAINATO MARIA via Cornaro, 13/b
20-02-1913 › 16-12-2014
Primogenito di tre fratelli, sposato da quarantadue anni e ha avuto quattro figli. Mise
la moglie e i figli al primo posto nella sua
vita. Lavorò come operaio e poi si mise in
proprio. Era un po’ rude nell’atteggiamento, ma di animo sensibile e generoso. Nel
la malattia nascose la sofferenza per non
farla pesare ai suoi figli e alla moglie.
Donna semplice ebbe tre figli, di cui due
deceduti prima di lei. Condusse una vita
dedicandosi alla casa e alla sua famiglia.
Operata nel 1994 restò allettata fino alla
morte, assistita amorevolmente dal figlio
Luciano. Si è spenta serenamente confortata dai sacramenti della fede cristiana.
LUIGINA MEROPIALI
06-07-1923 › 26-12-2014
ZORZI RITA via Ronchi Sx, 34
03-08-1928 › 07-01-2015
Originaria di Treviso, si trasferì a Piombino
Dese quando la ditta PVM, in cui lavorò
fino alla chiusura, cominciò la sua attività
in paese. Personalità forte e decisa, ha affrontato il buon combattimento della vita,
sostenuta soprattutto nell’ultimo periodo
dalla nipote.
Vedova di Libralato Gino, casalinga, donna
aperta, semplice, si è sempre occupata della casa e del figlio. Ha sopportato diciotto
anni di malattia (Alzaimer), ben assistita dai
familiari. Era religiosamente sensibile e frequentava abitualmente la chiesa.
TOSO LINA via Mussa, 18
04-06-1940 › 08-01-2015
MASON AMEDEO via Albare, 66
24-01-1923 › 10-01-2015
Donna semplice e umile, originaria da San
Martino di Lupari, dal carattere tenace e
spirito forte. Sposata, ebbe tre figli di cui
uno monaco Benedettino. Si dedicò alla
famiglia e all’educazione dei figli. Visse la
sua malattia, particolarmente dolorosa con
spirito di fede, manifestando così la sua
profonda spiritualità.
Persona dall’umanità straordinaria, dove
bontà, rettitudine morale, fede, rapporti
sociali e lucidità mentale si integravano e
si esprimevano in relazioni con il prossimo cordiali e amabili. Proprio per questo
erano apprezzate la sua presenza e la sua
amicizia.
BORTOLATO ANGELA via Fermi, 14
25-09-1924 › 11-01-2015
MARIA ELENA BERTON ved. Cavalli
17-08-1921 › 11-01-2015
Casalinga, aiutava il marito nel lavoro dei
campi. Rimasta vedova di Belliato ha saputo educare i figli con dedizione, inculcando
loro il senso del bene, della laboriosità e
dell’intraprendenza. Era molto religiosa, e
ha sempre partecipato alla celebrazione
Eucaristica domenicale.
Nata a Piombino Dese, si trasferì a Cornaredo (Mi) per lavoro e lì si sposò con Battista Cavalli, non ebbe figli. Donna umile e
semplice, visse la sua vita sempre ancorata
alla fede e alla chiesa. Non dimenticò mai il
suo paese d’origine e i suoi parenti.
NATALINA BOLZON v. della vittoria,17/A
25-12-1935 › 16-01-2015
SILVIO DE FRANCESCHI via Palù,1
17-06-1930 › 18-01-2015
Donna buona, generosa e sensibile, fu insegnante di scuola elementare fino al 1979.
Aveva una fede coltivata in Azione Cattolica, dove ebbe responsabilità associative
quale presidente delle donne di A.C. A 57
anni il Signore la associò alla sua Croce,
fino ad accompagnarla alla Sua Gloria.
Nato sordomuto ma ben seguito in famiglia, acquistava gradatamente la sua personalità inserendosi nel lavoro di azienda.
Era appassionato e tifoso sportivo. Molto
attaccato alla famiglia e alle tradizioni di
vita cristiana. Rimasto solo era seguito dai
nipoti, soprattutto negli ultimi mesi.
29
LEVADA
Sono tornati alla Casa del Padre
LUIGI PERON via Dese, 13
30-04-1931 › 19-01-2015
RONCATO PIERINA via Marconi, 38
17-05-1915 › 20-01-2015
In gioventù emigrò in Piemonte e poi trovò
lavoro a Marghera dove fece l’operaio. In
seguito si dedicò all’agricoltura e all’allevamento. Dall’indole scherzosa e umoristica,
si è sempre prodigato per la famiglia. Visse
il suo matrimonio per cinquantaquattro
anni.
Donna di fede, a cinquant’anni rimase vedova con otto figli. Sempre dedicata alla
famigli, ha dovuto lavorare in casa assemblando lampadari per arrotondare. Donna
rigorosa nell’educare, fu esigente perché
voleva che i figli crescessero bene.
MARIA ELENA CAGNIN via Meolde, 2
29-10-1919 › 24-01-2015
MASON MIRELLA via G. Marconi, 58
06-12-1942 › 28-01-2015
Da sposata ha sempre fatto la casalinga; la
perdita del marito l’ha segnata profondamente. Personalità forte e tenace, con senso dell’umorismo, era intimamente religiosa, con un senso spirituale riservato. Aveva
un sano orgoglio per suo figlio Danilo e per
la sua professionalità.
Primogenita di quattro fratelli, donna di
viva fede, intraprendente e autonoma. Si
è dedicata al servizio della famiglia. Il suo
handicap non le ha impedito di inserirsi
nella sociale e al lavoro. Si interessava alla
vita del paese di cui si teneva sempre aggiornata. Adottò a distanza due bambini
indiani.
PALMA LORENZO via Ostiglia, 4
04-12-1930 › 30-01-2015
SCQUIZZATO LIVIO
02-08-1933 › 04-02-2015
Sposato da cinquantaquattro anni persona
di cultura, appassionato di pittura, dipingeva. Di carattere apprensivo e protettivo,
generoso. Nato a Bari, vissuto a Taranto, si
trasferì a Piombino Dese per stare vicino
alla nipotina. Molto generoso nei confronti
dell’attività missionaria dell’associazione
“Noi per loro”.
Di indole riservata, tendente alla timidezza,
a volte con un tratto di ruvidezza che non
era durezza d’animo ma una sorta di difesa
della sua acuta sensibilità che trapelava sia
dalla sua particolare passione per i fiori, la
natura , la creazione, che per i suoi viaggi
per raggiungere luoghi caldi dove flora e
fauna fossero belli e rigogliosi.
TREVISAN TERESA via Albare 147
14-12-1932 › 08-02-2015
LUCATO DENIS residente a Treviso
30-11-1970 › 11-02-2015
Rimasta vedova di Biliato a quarantacinque
anni, con quattro figli, si dedicò alla famiglia e all’educazione dei figli. Dall’indole
umile, riservata, con un’attenzione acuta
per l’unità dei figli, cui dava fiducia, investendoli di responsabilità. È stata assistita e
accudita amorevolmente dai familiari.
Aveva un cuore grande e un forte desiderio
di vita. Dalle sue considerevoli e intense relazioni, non di rado un po’ graffianti, trapelava un’invocazione di Assoluto che negli
ultimi giorni della sua vita ha fatto irruzione
nella sua anima. Agli occhi dei suoi intimi
è apparso pacificato con il Signore e con
se stesso.
VINCENZA ROMEO via Villaggio Europa, 17
09-06-1935 › 14-02-2015
BATTISTON MARIO via Mussa, 82
15-09-1929 › 18-02-2015
LIDIA VOLPATO Via Piave, 34
23-03-1927 › 01-02-2015
ANGELA CAZZARO Via Piave, 58
12-11-1928 › 20-02-2015
Giunta a Piombino negli anni ’60 con il
marito Giuseppe e le sue due bambine.
Donna semplice, umile e discreta. Di grande sensibilità spirituale, pregava molto. Generosa e disponibile, molto attenta a non
essere di peso agli altri.
Primogenito di tre figli, da giovane, fino al
’53, ha lavorato al Cottolengo di Torino.
Tornato in paese ha preso in mano l’attività
di ristoratore del padre, sviluppandola. Dal
carattere apparentemente burbero, ma di
indole buona. Le sue grandi passioni sono
state la famiglia e il lavoro di esercente.
Aveva studiato a Pisa e di professione era
infermiera. Fin da giovane fece la direttrice
presso una colonia montana a Pedavena.
Nei primi anni Ottanta è ritornata in paese
dove si è dedicata alla Chiesa nella cura dei
fiori. Donna di profonda e grande spiritualità,
ha vissuto la sua “maternità” verso i nipoti.
Donna semplice e disponibile. Aveva un
forte temperamento accompagnato da un
cuore generoso e aperto, che la rendeva
religiosamente molto sensibile. E’ venuta
a mancare dopo dieci mesi di malattia e
infermità, attorniata dalla presenza e dalle
cure dei familiari.
30
Battesimi
Nome
Manesso Jacopo
Padre
Madre
Data
Diego
Lamon Valentina
18.01.2015
Sono tornati alla Casa del Padre
MORETTO MARIA via Menaredo, 17
28-07-1918 › 08-02-2015
FANTON GIANCARLO via dei Marcello, 32
96-12-1943 › 15-01-2015
Rimasto orfano di padre a quattordici anni
ha cresciuto i tre fratelli minori. Sposatosi
con Gomiero Giovannina ha cresciuto i
suoi quattro figli continuando a lavorare
sodo. Negli ultimi anni di vita, quando già il
male aveva minato la sua salute, ha svelato
il suo animo capace di affetto e tenerezza
con i nipoti, dai quali era ricambiato.
Era vedova di Condotta Angelo con cui
aveva avuto quattro figli. Donna di provata
fede cristiana, riservata e schiva; ma sempre pronta ad aiutare i vicini. Ha vissuto la
dolorosa perdita di due figli e di un nipote
al quale era affezionatissima. Inferma da
molto tempo è stata accudita con premura
ed attenzione dalla nuora e dai familiari.
TORRESELLE
Battesimi
Nome
Benozzi Clelia Maria
Mainetti Maya
Trevisan Leonardo
Padre
Madre
Data
Gabriele
Manuel
Andrea
Pattaro Silvia
Liverani Marina
Fontana Annamaria
08.12.2014
15.02.2015
15.02.2015
Sono tornati alla Casa del Padre
31
Parrocchie di Levada, Piombino Dese, Torreselle
via Roma 35017 Piombino Dese (Padova) Tel. 049 9365185
[email protected]
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Marzo 2015 - Parrocchia Piombino