Comune di Pesaro Ente Concerti di Pesaro Ministero per i Beni e le Attività Culturali Regione Marche, Giunta Regionale, Assessorato alla Cultura Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro Banca Marche 51ª STAGIONE CONCERTISTICA 2010/11 Teatro Rossini Pesaro 1 2 50° anniversario della fondazione dell’Ente Concerti di Pesaro “ Dalla A alla Z”, questo potrebbe essere lo spot della 51ª Stagione Con certistica. Slogan che non solo sta ad indicare i protagonisti del primo ed ultimo concerto, Salvatore Accardo e Alberto Zedda, due Maestri di fama mondiale, ma anche la completezza delle proposte musicali contenute nel programma. Dalla musica barocca eseguita dal sommo Gustav Leonhardt a canzoni che sono la colonna sonora dei nostri tempi, in una esecuzione scarnificata fino alla radiografia dal duo Magoni-Spinetti; tutto l’arco della storia della musica viene rappresentato in un programma degno di celebrare il 50° anniversario di fondazione dell’Ente Concerti. Mi si consentirà di sottolineare il contributo decisivo fornito dall’Ente alla creazione di quella straordinaria vocazione musicale che caratterizza la nostra Città. Oltre a Benedetti Michelangeli, Berman, Gazzelloni, Gieseking, Haskil, Magaloff, Oistrach, Richter, Rubistein, cioè alla mitologia dell’esecuzione musicale, tutti invitati dall’indimenticabile Presidente Paride Maione, solo negli ultimi dieci anni si sono esibiti - orchestre a parte - oltre duecento musi cisti tutti di altissimo rilievo. Mi sono permesso di formare, tra quelli di spiccata notorietà, una sorta di classe scolastica: hanno risposto all’appello Accardo, Argherich, Buchbihder, Corea, Diaz, Fiorentino, Gutman, Kremer, Labeque, Lupu, Maisky, Mullova, Petrucciani, Quarta, Sokolov, Thollier, Ughi, Zedda, Zimmerman. Come potete constatare, una classe quasi… miracolosa datoché per i miracoli veri non siamo ancora completamente attrezzati. Il merito va a tutto il Consiglio Direttivo ma soprattutto al Direttore Artistico Federico Mondelci che riesce, in virtù della sua fama, ad intercettare gli interpreti più prestigiosi che indistintamente dichiarano di sentirsi onorati di esibirsi al Rossini. Anche per questo l’Ente Concerti si è fatto promotore dell’iniziativa affinché Pesaro venga riconosciuta dall’UNESCO come “Città della Musica”. Un sentito ringraziamento all’Amministrazione Comunale in persona dell’As sessore alla Cultura Gloriana Gambini, alla Direzione del Teatro con a capo Giorgio Castellani, alla Fondazione Cassa di Risparmio, alla Banca Marche, agli sponsor, che hanno permesso il verificarsi di questo “demi-miracle”. Un grazie particolare all’appassionato pubblico che ci segue con sempre più vibrante partecipazione; a ciascuno di essi vorrei ricordare le parole di J.L. Borges che, in una delle sue più famose poesie “I Giusti”, colloca “chi è contento che sulla terra esista la musica”... “tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo”. Guidumberto Chiocci Presidente Ente Concerti 5 Indice 9Orchestra Filarmonica Marchigiana Salvatore Accardo 13Note di speranza 2010 Concerto di solidarietà Orchestra Filarmonica Marchigiana Rossini Chamber Choir Simone Baiocchi 17Leslie Howard 19Paolo Marzocchi 23Raphael Gualazzi Band 25Orchestra Filarmonica Marchigiana Mario Brunello, Andrea Battistoni 29Orchestra Filarmonica Marchigiana Behzod Abduraimov, yordan Kamdzhalov 33Kathia Buniatishvili 35Gustav Leonhardt 39Orchestra Filarmonica Marchigiana Cristina Barbuti, Alexander Lonquich 43I Virtuosi Italiani Anna Tifu Massimo Mercelli, Alberto Martini 47Quartetto di Cremona Kathryn Stott 51“Musica Nuda” Petra Magoni, Ferruccio Spinetti 55Orchestra Sinfonica G. Rossini Daniele Agiman 59Turn out the stars: bill evans tribute Orchestra Filarmonica Marchigiana Martin Wind Quartet, Gianni Giudici, Massimo Morganti 63Orchestra Sinfonica G. Rossini Alberto Zedda 67Nell’alba dell’umano. Processo a Costanza Ensemble Orchestra Sinfonica G. Rossini Pietro Borgonovo 7 Domenica 5 dicembre 2010 ore 18.15 ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA SALVATORE ACCARDO violino solista e concertatore Niccolò Paganini (1782-1840) Concerto n. 4 in Re min. per violino e orchestra Allegro maestoso Adagio flebile con sentimento Rondò galante (Andantino gaio) Antonin Dvořàk (1841-1904) Sinfonia n. 8 in Sol magg. op. 88 Allegro con brio Adagio Allegretto grazioso Allegro ma non troppo T roppo spesso si dimentica che Paganini fu anche compositore e che, in particolare, i concerti costituiscono un interessante esempio dell’evo luzione di questa forma nel Romanticismo. Spesso le stupefacenti invenzioni tecniche nascondono infatti un’originale intuizione artistica, che raccoglie l’eco della civiltà musicale tardo-settecentesca italiana, dove si mescolano scrittura strumentale e spirito quasi belcantistico. Nei suoi cinque concerti l’audacia, il capriccio e la bizzarria allargano così la consuetudine compositiva, in maniera originale al punto che il composi tore non volle mai pubblicare questi lavori per il timore che essi venissero ‘copiati’ da altri autori. Il Concerto n. 4 (1830) fu eseguito dall’autore in Germania, ma non fu pubblicato in quell’occasione: a differenza dei pre cedenti esso mostra una diversa intensità della scrittura dell’orchestra, che non si limita ad accompagnare il solista ma possiede una sua individualità timbrica già chiara nel primo tempo. L’Adagio, grazie al particolare colore strumentale, non è più solo un intermezzo lirico ma assume una propria individualità espressiva. La tonalità minore e i toni quasi ‘zigani’ danno poi al conclusivo Rondò un fascino del tutto particolare, anche se il tema ricorda da lontano quello della celebre ‘Campanella’. 9 Pupillo di Johannes Brahms, ammiratore della grande civiltà viennese, il boemo Dvořàk risentì però degli influssi del nazionalismo musicale, che voleva emanciparsi dal sinfonismo austro-tedesco attraverso l’assimilazione di forme e temi tratti dal patrimonio popolare. Pur legato alla musica della sua terra, egli quindi riuscì a ‘mediare’ tra i due mondi, utilizzando il mate riale folklorico all’interno delle grandi forme storiche. Così, se le armonie originali e i temi struggenti o danzanti fanno riferimento all’origine slava, la capacità di trarre da un tema tutte le possibili implicazioni e la ciclicità di alcune strutture risentono invece della logica costruttiva del rinato sinfoni smo europeo, che aveva proprio in Brahms il suo maggiore esponente. Questa posizione estetica ‘intermedia’ diede a Dvořàk, sin dai primi anni Ottanta, un successo di portata mondiale, come dimostrano le ultime sin fonie, fra le quali proprio l’Ottava (1890) è gioiello di delicatissima fattura. Limpido e vigoroso è l’Allegro con brio iniziale, annunciato dal flauto con serena naturalezza; misterioso è invece il secondo tempo, cantato sottovoce dagli archi e seguito da una sorta di valzer commovente e lirico prima del tempo di congedo, i cui episodi tematici vengono variati fino alla fine in una sorta di turbine gioioso pieno di vitalità. ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA L’Orchestra Filar monica Marchigiana, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme alla Regione Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici Istituzioni Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con sta gioni liriche e sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti per le scuole ed è partner dei concorsi musicali internazionali regionali. Attenta alla valorizzazione dei compositori marchigiani, ha ideato “Le Marche Parco Europeo della Musica”. Dal 1998 è orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz, assieme a grandi solisti e giovani talenti. Numerose le apparizioni televisive e le incisioni discografiche: tra esse figurano pagine di Pergolesi, Strauss, Rossini, Mozart, Verdi, tutte guidate dal suo direttore artistico Gustav Kuhn. SALVATORE ACCARDO Dopo l’esordio a tredici anni coi Capricci di Paganini, a quindici anni vince il Concorso di Ginevra e, nel 1958, il Concorso Paganini di Genova. Il suo vastissimo repertorio spazia dalla musica barocca a quella contemporanea e grandi compositori, tra i quali Sciarrino, Piston, Xenakis e Piazzolla, gli hanno dedicato loro opere. Suona con le maggiori orchestre e i più importanti direttori, affiancando l’attività di solista e di direttore d’orchestra, e in questa veste ha lavorato con le più importanti orchestre europee ed americane dirigendo tra l’altro al Rossini Opera Festival, all’Opera di Roma, a Montecarlo e a Lille e nel duecentesi 10 mo della nascita di Rossini, ha diretto a Pesaro e a Roma la prima moderna della Messa di Gloria, riproposta a Vienna con i Wiener Symphoniker e incisa dal vivo. Ideatore di importanti festival (come le Settimane Musicali Internazionali di Napoli e il Festival di Cremona), ha inciso i capolavori del suo repertorio per numerose case discografiche (DGG, Philips, ASV, Dynamic, EMI, Sony Classical, Collins Classic e Fonè). Nel 1986, con Giuranna, Filippini e Petracchi ha istituito i corsi di perfe zionamento alla Fondazione Stauffer di Cremona, dando vita all’Orchestra da Camera Italiana, formata dai migliori allievi dei corsi. Ha insegnato dal 1973 al 1980 e di nuovo dal 2003 all’Accademia Musicale Chigiana di Siena. Cavaliere di Gran Croce, ha vinto numerosi premi Abbiati e, nel 2001, ha ricevuto il premio “Una vita per la Musica”. In occasione della tournée in Estremo Oriente, il Conservatorio di Pechino lo ha nominato Most Honorable Professor. Possiede un violino Stradivari, lo Hart ex Francescatti del 1727, e un Maggini del 1620. Salvatore Accardo 11 Concerto realizzato con la collaborazione di Domenica 12 dicembre 2010 ore 17.00 fuori abbonamento NOTE DI SPERANZA 2010 Concerto di solidarietà In collaborazione con Ente Concerti di Pesaro, Rotary Club Pesaro FORM - Fondazione Orchestra Regionale delle Marche Col patrocinio di Provincia di Pesaro-Urbino - Comune di Pesaro Il Resto del Carlino ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA ROSSINI CHAMBER CHOIR SIMONE BAIOCCHI direttore Likke Anholm soprano Jimena Llanos Lopez de Castilla alto Gianluca Pasolini tenore Antonio Marani basso Introduzione all’ascolto di Maria Chiara Mazzi Georg Friedrich Händel (1685-1759) The Messiah (selezione) Parte I 01 Sinfonia (Preludio strumentale nella forma d’una Ouverture francese) 02 Arioso (tenore): Comfort ye my people 03 Aria (tenore): Ev’ry valle, shall be exalted 04 Coro: And the glory, the glory of the Lord 05 Recitativo (basso): Thus said the Lord 06 Aria (basso): But who may abide 07 Coro: And He shall purify 08 Recitativo (alto): Behold, a virgin shall conceive 13 Pifa (sinfonia pastorale) Parte II 01 Coro: Behold the Lamb of God 02 Aria (alto): He was despised 03 Coro: Surely he hath borne our grieves 04 Coro: And with his stripes we are healed 05 Coro: All we like sheep 17 Aria (soprano): how beautiful are the feet 23 Coro: Hallelujah! 13 Parte III 02 Coro: Since by man Game death 03 Recitativo (basso): Behold, I tell you a mystery 04 Aria (basso): The trumpet shall sound 05 Recitativo (alto): Then shall be brought to pass 06 Duetto (alto, tenore): O death, where is thy sting? 07 Coro: But thanks be to God 08 Aria (soprano): If God be for us 09 Coro: Worthy is the Lamb / Amen Q uando Händel propose (con enorme successo) l’oratorio The Messiah alla Great Music Hall di Dublino il 13 aprile 1742 egli era già notis simo in Inghilterra come operista. Ma ormai il melodramma a Londra era in crisi (e anche il teatro di Haymarket, che il compositore aveva in gestione, era fallito l’anno prima); così il musicista aveva deciso di passare al genere dell’oratorio in inglese, più adatto alle esigenze della nuova borghe sia, che sentiva più vicine le vicende bibliche piuttosto che la mitologia e la storia antica. Tuttavia il Messiah è un oratorio atipico, perché non racconta una vicenda (in questo caso la vita di Gesù), ma è una meditazione sul con cetto di Redenzione cristiana che, dalla Promessa, attraverso l’Incarnazione, la Passione e la Resurrezione, giunge agli effetti della Salvazione. La Bibbia stessa quindi, senza aggiunte o modificazioni, è il ‘libretto’ dell’oratorio (pre parato dal poeta e erudito Jennens), costruito su una successione di citazioni dal Vecchio e dal Nuovo Testamento sistemate in modo da costruire l’unità epica e dare l’impressione di una trama drammatica. Dal punto di vista musi cale il Messiah utilizza lo stile vocale solistico dell’opera italiana e quello corale delle forme sacre latine e inglesi. Le sezioni corali, polifoniche o omo ritmiche ma comunque di grande varietà espressiva, sono assai più numerose di quelle solistiche, per ricordare che questo non è un racconto di eventi e di personaggi, ma una riflessione di tutta l’umanità sui motivi e le conseguenze della venuta di Cristo. ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA L’Orchestra Filar monica Marchigiana, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme alla Regione Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici Istituzioni Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con stagioni liriche e sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti per le scuole ed è partner dei concorsi musicali internazionali regionali. Attenta alla valorizzazione dei 14 compositori marchigiani, ha ideato “Le Marche Parco Europeo della Musica”. Dal 1998 è orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz, assieme a grandi solisti e giovani talenti. Numerose le apparizioni televisive e le incisioni discografiche: tra esse figurano pagine di Pergolesi, Strauss, Rossini, Mozart, Verdi, tutte guidate dal suo direttore artistico Gustav Kuhn. ROSSINI CHAMBER CHOIR Fondato a Pesaro nel 2006 dalla passione di Simone Baiocchi, il coro modifica il proprio organico a seconda delle esi genze esecutive. Formato da cantori di Marche, Umbria ed Emilia Romagna e da musicisti stranieri giunti a Pesaro per ampliare le proprie esperienze musicali, ha in repertorio pagine a cappella e con orchestra, tra gli altri, di Palestrina, Allegri, Bach, Haydn, Mozart, Vivaldi, Rossini, Bartolucci e dello stesso Simone Baiocchi. Molti cantori hanno partecipato a produzioni con direttori quali Zedda, Bartolucci, Kunn. LYKKE ANHOLM Ha studiato canto lirico a Copenaghen e si è diplomata al Pesaro con il massimo dei voti. Ha in repertorio capolavori sacri (Requiem di Mozart, “Jephte” di Carissimi, “Stabat Mater” di Bononcini, “Magnificat” di Vivaldi, “Miserere” di Allegri ecc.), opere della tradizione (“L’elisir d’amo re”, “La traviata”, “Gianni Schicchi”) e contemporanee (“The telephone” di Menotti, “Il Piccolo Spazzacamino” di Britten). Tiene concerti nei più importanti teatri e festival nazionali ed internazionali ed è insegnante di canto all’Istituto Lettimi di Rimini. Jimena Llanos Lopez de Castilla Nata in Perù, ha conseguito la laurea di II livello al Conservatorio di Pesaro. Ha vinto ed è stata finalista in importanti concorsi (“Luis Alva”, Lima, “Città di Altamura”, a Varenna ed Ercolano). Ha un’attività artistica internazionale con opere di Rossini, Verdi, Gluck, Bizet, Puccini e brani di musica sacra (tra cui “Stabat Mater” di Pergolesi, “Gloria” di Vivaldi, “Messia” di Händel, “Requiem” di Mozart e di Verdi). Svolge attività cameristica e con importanti orchestre quali la Sinfonica di Cuba, la ProArte Marche, la Sinfonica di Pesaro, la “Ciudad de Lima”. GIANLUCA PASOLINI Diplomato al Conservatorio di Pesaro, ha seguito master e corsi di perfezionamento. Ha lavorato in prestigiose produzioni, sotto la guida di maestri quali Zedda, Barenboim, Jones, Mehta. Ha cantato Mozart, Rossini, Donizetti, Verdi, Halevy, Knussen, lavori di rara esecuzione (“Geloso sincerato” di Giuseppe Nicolini e “Don Falcone” di Jommelli, incise da Bongiovanni) e capolavori sinfonico-corali (Sinfonia n. 9 di Beethoven, “Das Lied von der Erde” di Mahler). Ha registrato allo Staatsoper di Berlino “Il giocatore” di Prokof’ev , DVD diretto da Daniel Barenboim. 15 ANTONIO MARANI Nato a Ferrara, ha studiato a Padova ed è laureato in Musicologia a Bologna. Ha cantato in importanti teatri e festival (Regio di Parma, Comunale di Bologna, Arena di Verona, Opera di Roma, Festival di Martina Franca, Opèra Comique di Parigi, Konzerthaus di Vienna ecc.) con importanti direttori quali Cillario, Bartoletti, Bellugi, Bonynge, Oren. Ha in repertorio tutte le più importanti opere di Rossini, Mozart, Puccini, Verdi, Mascagni e ha partecipato a prime esecuzioni di opere rare di Cimarosa, Pacini, Weill ecc. Svolge un’intensa attività concertistica, sacra e cameristica e incide per Arkadia, Bongiovanni e Nuova Era. SIMONE BAIOCCHI Diplomato in organo, composizione, musica corale e direzione di coro presso il Conservatorio di Pesaro, ha partecipato a master class internazionali. Maestro collaboratore al Rossini Opera Festival dal 2001, ha diretto complessi corali quali il coro lirico “V. Bellini” e il “Coro da camera di Praga’’. Ha tenuto concerti in Italia e all’estero e, come organista liturgico, lavora presso basiliche insigni (Loreto, Lourdes, Assisi, Roma). Nel 2009 ha inaugurato la stagione concertistica del Pontificio Istituto di Musica Sacra dirigendo un concerto sinfonico-corale trasmesso da Radio Vaticana e nel 2010 per la Fondazione Pergolesi-Spontini ha tenuto un concerto d’organo con improvvisazioni su temi di Pergolesi per all’apertura delle celebrazioni anniversarie dalla nascita del musicista. I suoi “Missa de Angelis” e “Tu es Petrus” sono stati eseguiti nel luglio 2010 (e trasmessi da Rai 1 in Eurovisione) nella celebrazione presieduta da papa Benedetto XVI per la visita apostolica in Abruzzo per l’VIII centenario della nascita di Papa Celestino V. Simone Baiocchi 16 Giovedì 16 dicembre 2010 ore 21.00 LESLIE HOWARD pianoforte Franz Liszt (1811-1886) Grosses Konzertsolo S176 Légendes S175 St. François d’Assise. La prédication aux oiseaux St. François de Paule marchant sur les flots Variationen über das Motiv von J. S. Bach “Weinen, Klagen, Sorgen, Zagen” S180 Six Chants Polonais de Frédéric Chopin S480 Zyczenie (Desiderio) Wiosna (Primavera) Piers´cień (L’anello) Hulanka (Baccanale) Moja Pieszczotka, nocturne (Mia diletta) Narzeczony (Lo sposo) Scherzo und Marsch S177 G li anniversari dei grandi artisti (quest’anno il duecentesimo dalla nascita di Franz List) sono occasione per riflettere sulla loro opera ma anche per scoprire come gli autori più amati ed eseguiti pos sano riservarci piacevoli sorprese. La straordinaria quantità della musica pianistica di Liszt, la varietà nei generi e nelle forme utilizzate e le novi tà apportate alla tradizione - dimostrate in questo concerto - hanno però motivazioni che non riflettono solo dei cambiamenti dell’arte musicale, ma anche quelli della società nel lungo periodo storico nel quale egli visse e operò. Intanto, ricordiamo che il compositore ungherese nella prima parte della sua vita si dedicò quasi esclusivamente al concertismo: anzi, proprio a lui si ascrive la nascita del ‘recital’ pianistico, quell’evento per noi del tutto abituale dove un interprete è protagonista dello spettacolo e sostiene da solo tutto il peso della serata. È questa la motivazione di brani come Solo da concerto (1849) o Scherzo und Marsch (1851) giocati sulla varietà degli effetti e delle tecniche, nei quale Liszt indagò le possibilità di uno strumento sempre più perfetto e dove l’esibizione si incrocia con la ricerca formale. La stessa ricerca, formale e timbrica, è motivazione 17 anche delle moltissime Parafrasi, Fantasie e Trascrizioni di brani pensati per un altro organico (come i Sei canti popolari polacchi di Chopin, 18471860), pagine attraverso le quali inoltre egli fece conoscere al pubblico dei recital pianistici lavori noti, e meno noti, destinati ad altri ambiti. Esibizione, divulgazione ma anche ragioni estetiche profonde stanno però dietro al pensiero musicale di Liszt che, sin dai primi anni, promosse l’inte razione tra letteratura e musica, per ‘andare oltre le parole’. Ecco, allora, le Due leggende (1863) ispirate dai “Fioretti di San Francesco” e dalla “Vita di San Francesco da Paola”, dove le nuove forme e le nuove timbriche servono per rendere al meglio la poesia interiore e la meraviglia dei due eventi. Nella seconda parte della vita, Liszt allargò ancora una volta i suoi orizzonti, guardando anche al passato, col recupero della lezione contrappuntistica bachiana (come dimostrano le Variazioni sui motivi di Bach, 1862), sull’on da della ‘riscoperta’ del grande Tedesco ma anche del nuovo misticismo che sembrava avvolgere quel momento storico. LESLIE HOWARD Australiano, ha iniziato la carriera concertistica a 13 anni, suonando con alcune delle orchestre più prestigiose del mondo tra cui London Symphony, BBC Philharmonic, Orchestra della Scala e della RAI, Royal Philharmonic, Budapest Symphony e Philharmonic, Melbourne Symphony e Sydney Symphony Orchestra, collaborando con i più presti giosi direttori d’orchestra quali Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Adam Fischer, Elyakum Shapirra, Fritz Rieger, Alexander Lazarev. Le sue incisioni compaiono per etichette discografiche come Deutsche Grammophon, EMI Classics, Nimbus, Cala, Pearl, ABC Eloquence, Musical Heritage Society. Considerato il massimo interprete a livello mondiale della musica pianisti ca di Franz Liszt, ha inciso nell’arco di tredici anni per Hyperion l’opera integrale per pianoforte del compo sitore ungherese. Leslie Howard è anche un fine musicologo: ha curato l’edizione critica di diversi volumi per Editio Musica Budapest, Hardie Press, Peters; ha inoltre preparato la stesura di “Ferenc Liszt- A thematic cata logue” e ha collaborato alla stesura dell’Edizione Nazionale Italiana delle opere di Vincenzo Bellini e Niccolò Paganini. Per questo motivo i suoi recital prevedono sempre dei program mi originalissimi e molto ricercati, con Leslie Howard brani di raro ascolto. 18 Domenica 16 gennaio 2011 ore 18.15 PAOLO MARZOCCHI pianoforte Franz Liszt (1811-1886) Fantasia e fuga sul tema B.A.C.H. S260 Julius Reubke (1834-1858) Mazurka Scherzo Richard Wagner/Franz Liszt Isoldes Liebestod S447 Julius Reubke Sonata in Si bem. min. Allegro maestoso - Allegro appassionato - Allegro con fuoco - Maestoso Andante sostenuto - Più lento - Adagio - Allegro assai - Allegro agitato Meno mosso - Grave - Tempo primo - Presto - Allegro maestoso L a lunga vita artistica di Franz Liszt non solo è interessante per noi ma è soprattutto fondamentale per comprendere i cambiamenti nelle componenti della composizione, dell’organizzazione e del consumo nella storia della musica dell’Ottocento. A differenza degli altri romantici, infatti, egli non ha vissuto solo la prima o la seconda metà del secolo ma è stato ininterrottamente attivo dagli anni Trenta agli anni Ottanta, con tutti gli intuibili cambiamenti intercorsi in quel mezzo secolo. Dopo gli anni passati a viaggiare in tutta Europa come acclamato concerti sta, osannato per la strabiliante bravura e l’incredibile difficoltà delle sue composizioni, nel 1848 Liszt decise di fermarsi a Weimar (dove rimarrà 19 fino al 1861), città di grandi tradizioni culturali che, proprio grazie alla sua presenza, divenne uno punti di riferimento musicale tra i più vivi della Germania. Qui egli continuò a dedicarsi alla composizione, puntando non più tanto all’esibizione tecnica, ma alla ricerca formale e storica, guardando anche al passato per ‘inventare’ il futuro. Si collocano in questi anni alcu ne importanti parafrasi da Wagner (come Isoldes Liebestod) e il recupero del repertorio sacro, dello stile e della musica di Bach (le lettere del nome corrispondono alle note “si bemolle-la-do-si” indicate secondo il sistema tedesco), per organo ma adattata al pianoforte dallo stesso autore che rea lizza sulla tastiera le stesse straordinarie sonorità del monumentale organo tedesco. Liszt riprese poi in quegli anni l’attività d’insegnante di pianoforte, che saltuariamente aveva esercitato in precedenza anche a Parigi; a Weimar accorsero allora i giovani pianisti da tutta Europa, quasi sempre già in pos sesso di un buon bagaglio di esperienze, che volevano imparare da lui tutti i segreti della sua nuova strabiliante tecnica. La scuola pianistica di Liszt divenne una delle più importanti della storia, e molti dei più grandi pianisti del Novecento e di oggi si possono ricollegare ai suoi più celebri allievi quali Von Bülow, Tausig o Siloti. Tra questi disce poli era un giovane poco più che ventenne, che aveva studiato a Berlino e che già era provetto organista e pianista: Julius Reubke. Amico e allievo di Bülow, Reubke si era trasferito nel 1856 a Weimar, e lì il suo stile ‘chopinia no’(dimostrato dalla Mazurca e dallo Scherzo) si trasformò come dimostra la Sonata, nella stessa tonalità e con la stessa struttura di quella del Maestro, che esce dalla tradizione e si costruisce attraverso la metamorfosi di un unico tema arricchito nei contrasti agogici e attraverso lo sviluppo di figu razioni tecniche, di originali soluzioni armoniche e di grande fantasia. PAOLO MARZOCCHI Pianista e compositore, è nato ed ha studiato a Pesaro. Ha composto ed eseguito musica per contesti più diversi: dal teatro, al cinema, alla radio, fino alle sperimentazioni con altri linguaggi e alla composizione ‘pura’, ricevendo diverse commissioni per la realizzazione di opere pianistiche e orchestrali, e collaborando anche come esecutore con enti ed istituzioni fra cui Arena di Verona, Pomeriggi Musicali di Milano, Opera di Roma, Biennale di Venezia, Sinfonica Toscanini, Filarmonica Marchigiana. Come compositore e pianista si è esibito in sale e spazi prestigiosi (tra i quali Accademia Chigiana di Siena, Auditorium KKL di Lucerna, teatro BKA di Berlino, Kawasaki Festival Suntory Hall di Tokyo, Aram Katchaturian Concert Hall di Yerevan) e sue composizioni sono state trasmesse da radio italiane ed europee. Tra gli ultimi lavori si segnalano la “Fantasia dell’Assenza”, per pianoforte, orchestra e arpa a bicchieri (per l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano) e “La meccanica del Ruscello” per orchestra di bambini e quintetto d’archi (Roma, Human 20 Rights Orchestra). Nel luglio 2010 è stata presentata in anteprima assoluta presso il Festival FONEO di Pontlevoy, la prima scena dell’opera lirica “La balena” su libretto di Joseph Denize (liberamente tratto da “Moby Dick” di H. Melville). Ha curato per Rugginenti l’integrale delle opere pianistiche dell’allievo di Liszt Julius Reubke, e, insieme all’organista Luca Scandali ha registrato per l’etichetta tedesca CPO l’opera completa di Reubke per organo e pianoforte. Collabora con artisti tra cui i direttore d’orchestra Michele Mariotti, lo scrittore Guido Barbieri, il poeta Gianni D’Elia, i video artisti Stefano Franceschetti e Cristiano Carloni, il regista Henning Brockhaus. Ha firmato le musiche del progetto “Just Like The Movies” di Michal Kosakowski, con il quale ha vinto numerosi premi tra cui il primo premio al Milano Film Festival, miglior colonna sonora al festival 16Cor to di Forlì e miglior film sperimentale al Santiago Film Festival in Cile. L’opera è stata trasmessa dalla rete ARTE e pubblicata in Francia sul DVD “Underground Zero” (Repérages). Il progetto è stato eseguito dal vivo a Monaco di Baviera, Pechino, Berlino e in Italia. È membro del movimento “Musicians for Human Rights”. Insegna presso l’Università degli Studi di Macerata e le Accademie di Belle Arti di Urbino e Macerata. Paolo Marzocchi 21 Domenica 23 gennaio 2011 ore 18.15 RAPHAEL GUALAZZI BAND RAPHAEL GUALAZZI pianoforte e voce MANUELE MONTANARI basso e contrabbasso CRISTIAN MARINI batteria LUIGI FAGGI tromba GIUSEPPE CONTE chitarra GIACOMO PIETRUCCI sax contralto MASSIMO VALENTINI sax baritono R aphael Gualazzi giunge con la sua band per celebrare il recentissimo inizio della sua nuova avventura discografica, e racconta lui stesso le radici del suo stile così particolare: “La mia formazione è classica, ma ho cercato di estendere espressivamente il mio percorso verso il ragtime, il blues, il jazz e il soul. Il mio stile si ispira a musicisti come Scott Joplin o Jelly Roll Morton”. E continua: “Mi rifaccio allo stride piano in voga negli Stati Uniti dalla fine degli anni Dieci agli anni Quaranta, che è rielaborazione di moduli classici. Sono partito dalle origini affrontando un percorso complesso che necessita continui approfondimenti: mi interessava il recupero e la rilettura di un gusto spesso dimenticato, ma fondamentale per comprendere la storia della musica afroamericana. Il piano-man, a inizio secolo, intratteneva i clienti dei bordelli con un sottofondo musicale; non era certo un contesto nobile, ma ecco che il pianoforte, strumento legato alla tradizione classica, veniva in soccorso, conferendo a tutto una certa dignità”. Prosegue poi: “Amo Fats Walzer, ma a livello vocale le influenze sono più recenti: il mio tentativo è quello di trasmettere l’amore per questa musica attraverso uno stile comu nicativo più moderno. Mi rifaccio ad artisti come Ben Harper, Jamiroquai e Nora Jones, oltre che a Ray Charles”. Una scelta che è quindi non solo tecnica e musicale, ma anche e soprattutto culturale ed espressiva e che perfettamente si coniuga con le motivazioni di una rassegna di ‘classica’ che però è pronta ad accogliere tutti i ‘classici senza barriere’. 23 RAPHAEL GUALAZZI Nato a Urbino, ha studiato pianoforte al Con servatorio di Pesaro e si è poi dedicato alla ricerca nel jazz, nel blues e nella fusion. Dopo il suo primo album (“Love Outside The Window” , 2005, con rivisitazioni di celebri pagine di jazz e pop) ha preso parte a trasmissioni radiofoniche su Radio3, Radio Capital, Rai international e ha partecipato a festival tra i quali Veneto Jazz, Fano Jazz, Java Jazz Festival (Indonesia), Ravello International Festival ecc. Ha tenuto una serie di concerti USA per il progetto “The History & Mystery of Jazz” con musicisti quali Micheal Ray, Jamie McDonald, Nick Cassarino e John McKenna. Il secondo album “Piano jazz” (2008) include brani di Nora Jones, Art Tatum, Ray Charles, Micheal Petrucciani, Chick Corea, Thelonious Monk, Dave Brubeck, Duke Ellington etc. da lui rivisitate ed interpretate. Alcuni suoi brani sono stati utilizzati in fiction RAI e nel film di Calà “Vita Smeralda”; le note di “Don’t Stop” da lui riarrangiata sono colonna sonora allo spot ENI. Recentissima (gennaio 2011) è l’uscita del primo album con la Sugar di Caterina Caselli. Raphael Gualazzi 24 Venerdì 28 gennaio 2011 ore 21.00 ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA MARIO BRUNELLO violoncello ANDREA BATTISTONI direttore Sergeij Prokofiev (1891-1953) Sinfonia n. 1 in Re magg. op. 25 ‘Classica’ Allegro con brio Laghetto Gavotte Finale (Molto vivace) Franz Joseph Haydn (1732-1809) Concerto n. 2 per in Re magg. Hob. VIIb:2 per violoncello e orchestra Allegro moderato Adagio Allegro Dmitrij Šostakovič (1906-1975) Concerto n. 2 in Sol min. op. 126 per violoncello e orchestra Largo Allegretto - Allegretto N ella seconda metà del Settecento forme, generi, stili e organici sem brano stabilizzarsi e assumere un nuovo valore grazie alla ricerca dello ‘stile sensibile’ prima e del Classicismo poi. Uno stile, quello ‘classico’ divenuto poi tal punto esemplificativo da essere in seguito un riferimento ogniqualvolta gli artisti vogliano ‘mettere ordine’ nella loro estetica. Come accade a Prokofiev che quando nel 1917 decide di iniziare il suo percorso nella sinfonia, in quel momento storico particolare, anziché riprendere laddo ve il tardoromanticismo si era fermato, riparte dal Classicismo viennese e in particolare dalla chiarezza esemplare di Haydn. Esemplare nella capacità di associare chiarezza e intensità espressiva è infatti, da questo punto di vista, l’opera di Haydn, che frequenta con disinvoltura ogni genere musicale rag giungendo in molti casi vertici assoluti. Tra tutti, nonostante la consistenza (33 composizioni), un po’ in sottordine rimane il concerto solistico, genere dal quale non è attratto se non casualmente, anche se alcuni suoi brani raggiungono livelli di vera arte. Come accade nel caso dei due concerti per 25 violoncello e orchestra (in particolare del Concerto in re, il più celebre ed eseguito), che costituiscono un momento importante per la letteratura solistica di questo strumento. Composto velocemente nel 1783, esso lascia ampi spazi al virtuosismo del solista, il quale sfrutta tutta la tessitura del suo strumento nei tre movimenti pieni di immaginazione che si distinguono il primo per la cantabilità, il secondo per la forza meditativa e il terzo, come spesso avviene in Haydn, per la gioiosa carica popolaresca. Tutt’altro rapporto ha, invece, Šostakovič con la forma del concerto solistico, non solo per la propria attività di esecutore (lui stesso è primo interprete dei suoi concerti per pianoforte), ma anche per la conoscenza diretta dei grande artisti che, soprattutto in URSS, hanno segnato la prima parte del Novecento: Oistrakh destinatario dei con certi per violino e Rostropovich di quelli per violoncello. Composto nel 1966, a sette anni di distanza dal primo, il Concerto n. 2 per violoncello si apre ad una nuova concezione formale, che si allontana dalla semplice esibizione per puntare a una costruzione quasi concertante, dove il solista si integra e si amalgama con le timbriche anche più inconsuete dell’orchestra. A comin ciare dal primo movimento che, dopo un inizio meditativo si intensifica poco a poco nella sezione centrale, per continuare coi due movimenti successivi, collegati tra di loro, il primo dall’aspetto quasi toccatistico e il secondo ricco di contrasti tra il lirismo e la violenza e che propone abbinamenti sonori di grande efficacia e novità. ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA L’Orchestra Filarmo nica Marchigiana, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme alla Regione Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici Istituzioni Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con stagioni liriche e sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti per le scuole ed è partner dei concorsi musicali internazionali regionali. Attenta alla valorizzazione dei compositori marchigiani, ha ideato “Le Marche Parco Europeo della Musica”. Dal 1998 è orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz, assieme a grandi solisti e giovani talenti. Numerose le apparizioni televisive e le incisioni discografiche: tra esse figurano pagine di Pergolesi, Strauss, Rossini, Mozart, Verdi, tutte guidate dal suo direttore artistico Gustav Kuhn. ANDREA BATTISTONI Nato a Verona nel 1987, diplomato in violoncello al conservatorio di Verona e perfezionato in Germania, ha iniziato nel 2004 lo studio della direzione d’orchestra a Verona, proseguendo poi con Ennio Nicotra, a Perugia, e San Pietroburgo (dove ha diretto concerti con la St. Petersburg State Symphony Orchestra) e perfezionandosi, tra gli altri, con Gabriele Ferro alla Scuola di Musica di Fiesole e con Gianandrea Noseda all’Accademia Musicale di Stresa. Dal 2008 ha iniziato la sua attività di 26 Andrea Battistoni direttore alla guida di prestigiose orche stre tra le quali ricordiamo l’Orchestra di Padova e del Veneto, quelle del Teatro Verdi di Trieste, dell’Arena di Verona, del San Carlo di Napoli, della Fenice di Venezia, del Teatro Lirico di Cagliari, l’Or chestra da Camera di Mantova, l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento e la Tokyo Philharmonic. È stato applaudito in impor tanti festival internazionali (Rossini Opera Festival, Festival di Brescia e Bergamo, Festival della Valle d’Itria di Martina Franca, Festival Internazionale “Costantin Silvestri” in Romania) ed è ugualmente apprezzato sia nel repertorio sinfonico (da Mozart ai contemporanei) che in quello operistico. MARIO BRUNELLO Nato a Castelfranco Veneto, ha studiato al Venezia con Adriano Vendramelli e Antonio Janigro. A seguito della vittoria (1986) del primo premio al Concorso Internazionale Čajkovskij di Mosca, si è esi bito nelle maggiori sale da concerto del mondo, diretto da nomi di grande prestigio quali Abbado, Chung, Giulini, Inbal, Muti ecc. Collabora con for mazioni cameristiche con solisti quali Andrea Lucchesini, Gidon Kremer e Salvatore Accardo. Ha partecipato a festival jazz con Vinicio Capossela (con il quale collabora tutt’ora) e Uri Caine, e ha realizzato spettacoli teatrali con Maddalena Crippa e Marco Paolini e un progetto visionario dedicato a Bach (“Pensavo fosse Bach” prodotto da Musicamorfosi). Il suo vastissimo Mario Brunello repertorio spazia dal barocco alla musi ca contemporanea e al jazz. È il fonda tore e direttore dell’Orchestra d’archi italiana ed è docente presso i corsi estivi di perfezionamento dell’Accade mia Chigiana di Siena. È Accademico di Santa Cecilia e, dal 2008, direttore artistico del Concorso Internazionale per Quartetto d’Archi “Paolo Borciani” di Reggio Emilia. Suona un violon cello Maggini del 1600 appartenuto a Benedetto Mazzacurati e successiva mente a Franco Rossi, violoncellista del Quartetto Italiano. 27 Orchestra Filarmonica Marchigiana 28 Venerdì 11 febbraio 2011 ore 21.00 ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA BEHZOD ABDURAIMOV pianoforte YORDAN KAMDZHALOV direttore Christoph Willibald Gluck (1714-1787) “Orfeo ed Euridice”: Danza delle Furie - Danza degli spiriti beati Ludwig van Beethoven (1770-1827) Sinfonia n. 2 in Re magg. op. 36 Adagio molto-Allegro con brio Laghetto Scherzo (Allegro) Finale (Allegro molto) Pëtr Ilič Čajkovskij (1840-1893) Concerto n. 1 in Si bem. min. op. 23 per pianoforte e orchestra Allegro non troppo e molto maestoso Andantino semplice Allegro con fuoco Q uando Beethoven affronta il mondo della sinfonia, il genere è ancora legato alle buone maniere musicali delle accademie settecentesche. E anche se gli ultimi lavori di Haydn e Mozart lasciavano prevedere oriz zonti più ampi, la distanza che separa la Seconda Sinfonia non solo da quelle ma anche dalla Prima è tanto cronologica quanto concettuale. Composta tra il 1801 e il 1802, reca in sé un’inquietudine che si percepisce nei bruschi passaggi, nei repentini cambiamenti d’umore, nei contrasti tematici e nella scrittura orchestrale organizzata per contrapposizione di blocchi sonori e tim brici. La critica più accorta percepì questa originalità, come testimoniano le parole di Friedrich Rochlitz che scrisse: “è un lavoro compiuto da uno spirito di fuoco e resisterà nel tempo più di mille musiche di moda”. Dopo un’Introduzione di insolite proporzioni, il primo movimento è incalzante e di immediata comunicativa. Al Larghetto, che alterna soavità con duri e improvvisi contrasti, fa seguito per la prima volta uno Scherzo, costruito su contrasti strumentali e alternanze tra soli e tutti. Nei chiaroscuri dell’ultimo movimento Beethoven apre, infine, il recinto incantato della sinfonia sette centesca agli accenti epici, al vitalismo eroico e all’ansia di ribellione che 29 caratterizzerà la successiva sua fase artistica. Nel 1874 (anno del concerto, la cui versione definitiva risale però ad oltre un decennio dopo) Čajkovskij è all’inizio della sua carriera ma è già conosciuto e stimato, perché nelle sue composizioni riesce a mediare l’ammirazione per i classici europei e l’ispira zione elegiaca e lirica tipica della sua natura slava. Significativo è da questo punto di vista proprio il Concerto n. 1, costruito su un dualismo ricco di tensione tra le seducenti melodie e la ricchissima elaborazione delle parti orchestrali. Il primo tempo (dove al notissimo motto orchestrale fa seguito un tema ispirato a una canzone ucraina), si sviluppa con l’impiego di motivi variamente elaborati e di idee danzanti, che consentono al pianista di esibirsi in momenti virtuosistici di originale concezione ma ricol legabili a un gusto quasi teatrale di sapore lisztiano. Elegiaco e tenerissimo è il secondo tempo, una struggente canzone tripartita dove la sezione centrale è contrastante per carattere e agogica, mentre la conclusione del concerto è quasi l’evocazione di una festa popolare, in cui si alternano due temi princi pali, uno propriamente ritmico e l’altro carico di un lirismo talora magnilo quente, fino alla conclusione in tonalità maggiore, in aperto contrasto con la patetica pagina di apertura. ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA L’Orchestra Filar monica Marchigiana, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme alla Regione Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici Istituzioni Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con stagioni liriche e sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti per le scuole ed è partner dei concorsi musicali internazionali regionali. Attenta alla valorizzazione dei compositori marchigiani, ha ideato “Le Marche Parco Europeo della Musica”. Dal 1998 è orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz, assieme a grandi solisti e giovani talenti. Numerose le apparizioni televisive e le incisioni discografiche: tra esse figurano pagine di Pergolesi, Strauss, Rossini, Mozart, Verdi, tutte guidate dal suo direttore artistico Gustav Kuhn. YORDAN KAMDZHALOV Nato in Bulgaria, Kamdzhalov ha studiato all’Accademia Statale di Musica di Sofia e all’Accademia di Musica Hanns Eisler di Berlino, perfezionandosi poi in Svizzera e partecipando a workshop e masterclass con direttori quali Bernard Haitink, Daniel Barenboim, Nikolaus Harnoncourt e Daniel Harding. Ugualmente attivo nel repertorio corale, in quello sinfonico e in quello operistico, dopo il debutto con l’Orchestra di Stato a Sofia, si è esibito in tutta Europa (tra le altre con Sinfonica di Berlino, Tonhalle Orchestra di Zurigo, Lucerne Festival Academy Orchestra, Orquestra Nacional do Porto, Philharmonia Orchestra, Deutsches Symphonie Orchester di Berlino). Ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti e premi, al Concorso 30 Yordan Kamdzhalov Internazionale di Esecuzione di Jorma Panula e al Concorso Internazionale “Gustav Mahler”; è stato Direttore di Studi e Direttore del Festival di Pasqua a Rheinsberg Schlosstheater in Germania ed è titolare di borse di studio della Deutsche Bank Foundation - Akademie heute Musiktheater e della Allianz Fondazione Culturale in collaborazione con la London Philharmonic Orchestra e la Philharmonia Orchestra. BEHZOD ABDURAIMOV Nato a Behzod nel 1990, dopo gli studi nella sua città si è perfezionato all’International Center for Music a Kansas City. Ha ottenuto premi in concorsi internazionali (Concorso repub blicano in Uzbekistan, Missouri Southern International Piano Competition, International Piano Academy, Corpus Christi International Competition), ma dopo la vittoria nel 2009 al London International Piano Competition è stato invitato dalle più importanti organizzazioni concertistiche del mondo. Ha tenuto tournée in Cina, Europa, Stati Uniti, Estremo Oriente, Russia, Australia, come solista e con le più importanti orchestre (Sydney Symphony, Royal Philharmonic Orchestra, Symphony Orchestra di Dallas ecc.) sotto la guida di prestigiosi direttori. Behzod Abduraimov 31 Venerdì 18 febbraio 2011 ore 21.00 KATHIA BUNIATISHVILI pianoforte Franz Liszt (1811-1886) Sonata in Si min. S178 Lento assai - Allegro energico - Andante sostenuto - Allegro energico Lento assai Fryderyk Chopin (1810-1849) Ballata n. 4 in Fa min. op. 52 Scherzo n. 1 in Si min. op. 20 Scherzo n. 2 in Si bem. min. op. 31 Scherzo n. 3 in Do diesis min. op 39 Igor Stravinskij (1882-1971) Petruška suite per pianoforte Danses russes Chez Petruška La semaine grasse I brani affiancati in questo concerto hanno una caratteristica comune: oltre ad essere esempi di accentuato virtuosismo, mostrano come nei grandi com positori la difficoltà tecnica sia sempre subordinata a un pensiero estetico e spesso, come accade qui, porti con sé una vera e propria carica rivoluziona ria. Per Liszt, ad esempio, la tecnica trascendentale non ha solo lo scopo di catturare il consenso del pubblico, ma serve a continuamente sperimentare nuovi mezzi formali ed espressivi. Come in questa Sonata (1854), nella quale egli risolve a suo modo il problema della forma dopo Beethoven. Egli infatti pensa una struttura nuova, in un solo movimento enormemente dilatato (nel quale coesistono due temi di carattere opposto, oggetto di continue variazioni) che ricorda da lontano un primo tempo di sonata, ma che raggruppa e riuni fica in un solo blocco i quattro movimenti tradizionali e che sarà il punto di partenza della concezione ciclica franckiana e del metamorfismo straussiano. Anche Chopin è un virtuoso che, attraverso la sua originalità tecnica, dà nuova vita e nuovo senso a forme esistenti prima di lui. Come la Ballata, da sempre forma vocale e che nella forma strumentale è una sua invenzione, o come lo Scherzo, che egli eredita da Beethoven ma che, divenuto brano autonomo, si trasfigura nelle dimensioni straordinarie e per l’intenso valore poetico. Il Primo Scherzo è inconsueto nelle proporzioni, nelle relazioni tonali, nella tecnica pianistica utilizzata e nel contrasto tra l’irruente struttura iniziale e la nenia 33 natalizia polacca che ne costituisce la sezione centrale. Il Secondo (definito da Schumann “tenero e ardito, pieno d’amore come di disprezzo”) invece stupisce per l’abbondanza tematica e la complessità strutturale mentre il Terzo è geniale nell’opposizione tra le ottave della prima parte e il corale centrale, decorato da un meraviglioso disegno ornamentale. “Rivoluzionario”, infine, è aggettivo che sta stretto a Petruška, se consideriamo la ventata innovativa che il balletto (e la suite pianistica che l’autore preparò nel 1921) portò nella Parigi di inizio Novecento. Stravinskij è dirompente nel mondo musicale dell’epoca, che era ancora pieno di sofferenze tardoromantiche e fauni sognanti, e per reazione al simbolismo e al debussysmo utilizza nella maniera più sfrontata tutti i materiali a disposizione, anche quelli ‘volgari’, dalla musica popolare a quella da circo e da music-hall, mescolati fino al parossismo di un pianismo esasperato che fa scoprire alla tastiera sonorità ancora inesplorate. KATHIA BUNIATISHVILI Nata a Bitumi, in Georgia, ha frequentato la Scuola musicale di Tbilisi e, successivamente, dal 2004 al 2006 è stata allie va di V. Saradjishvili al Conservatorio di Stato della capitale georgiana. Vive a Vienna, dove segue i corsi di Oleg Maisenberg all’Università di Musica e Arti dello Spettacolo, ma ha frequentato corsi di perfezionamento con Claude Franck (a Verbier) e con François-René Duchable (ad Annecy e a Parigi). Ha tenuto recital in importanti festival europei (Gstaad, Lucerna, St. Moritz, Praga, Parigi, Vienna, Mosca) e ha suonato come solista con importanti orchestre (UBS Verbier Festival Chamber Orchestra, Orchestra Sinfonica di Tbilisi, Orchestra Filarmonica di S. Pietroburgo). Nel 2006 è stata invitata da Gidon Kremer a partecipare all’ Internationales Kammermusikfest di Lockenhaus e nel 2009 ha tenuto un concerto alla Carnegie Hall di New York. È beneficiaria di una borsa di studio della banca BSI SA di Lugano. Kathia Buniatishvili 34 Domenica 6 marzo 2011 ore 18.15 GUSTAV LEONHARDT clavicembalo Christian Ritter (1645/50-dopo 1717) Allemanda “in discessum Caroli XI Regis Sueciae” Gaspard Leroux (1660-1707) Suite in Fa magg. Prélude Allemande Courante Menuet Chaconne Johann Pachelbel (1653-1706) Fantasia in Mi bem. magg. Tre fughe Johann Caspar Ferdinand Fischer (1656 – 1746) Chaconne in Sol magg. Henry Purcell (1659-1695) Suite in Re magg. Prélude Alman Hornpipe Ground in Re min. Jean Henri D’Anglebert (1629-1691) Suite in sol magg. Prélude Allemande Courante Sarabande Gigue Gaillarde Chaconne Johann Sebastian Bach (1685-1750) Quattro piccoli preludi “O Gott, du frommer Gott” con partite BWV 767 35 È un vero e proprio giro d’Europa in musica quello proposto dal Maestro Leonhardt, il quale ci svela un mondo fatto non solo dai grandissimi e più celebri compositori (Bach, Purcell, Pachelbel) ma da una quantità di straordinari professionisti, forse meno ‘popolari’, ma la cui presenza fu fondamentale tra Seicento e Settecento per la diffusione capillare della musica. In quell’incredibile momento storico, infatti, ogni corte, ogni cappella e spesso ogni grande famiglia aveva alle sue dipendenze uno o più musicisti, e ciascuno di essi si spostava sovente per lavoro da un capo all’altro del con tinente: in questo modo stili e forme viaggiavano assieme ai musicisti, ma assumevano nei vari paesi caratteristiche locali adattandosi alle differenze stilistiche e formali di ciascuna area culturale. Tedesco è Ritter, che lavora ad Halle ma poi si trasferisce alla corte di Svezia come vice maestro di cappella (da qui l’Allemanda che ascolteremo) per poi ritornare in Germania, ad Amburgo, dove sarà apprezzato dai più importanti critici dell’epoca. Tedesco è Pachelbel, attivo in Turingia, dedito prevalentemente allo sviluppo della musica sacra protestante e punto di riferimento anche per l’opera di J. S. Bach, del quale il concerto propone, in conclusione, alcuni brani ‘giovanili’ legati appunto alla tradizione ‘severa’ tedesca della variazione su corale. E tedesco, ma di origine boema, è anche Fischer, maestro di cappella a Baden e a Rastatt, che attinge invece alle forme della musica francese, in particolare alle danze stilizzate, che egli utilizza sia nella forma organizzata della suite, sia singolarmente, come nel caso di questa Chaconne. La suite, quindi, varca il Reno, ma attraversa anche la Manica e giunge, se pure riadattata, nelle mani degli inglesi come Purcell, a dimostrazione di come il ‘gusto’ francese, caratterizzato dalla stilizzazione delle danze riuni te, avesse (assieme a quello italiano) invaso il continente. E suites, ovviamente, scrivono quasi tutti i cembalisti francesi; quelli meno noti (come Le Roux, che nella Parigi di inizio Settecento frequenta la cer chia di Couperin e di D’Anglebert) o quelli più celebri (come D’Anglebert, maestro alla corte di Luigi XIV) che con le loro composizioni completano il quadro di una splendida civiltà, quella francese e quella europea di quel tempo, che considerava la musica come completamento indispensabile di ogni sua manifestazione e di ogni momento della sua vita. GUSTAV LEONHARDT Nato in Olanda, ha studiato organo e clavicem balo alla Schola Cantorum di Basilea e musicologia a Vienna. Ha insegnato prima all’Accademia musicale e poi al Conservatorio di Amsterdam, dove ha svolto parallelamente a quella di cembalista, anche un’intensa attività di organista di chiesa. È stato tra i primi, dalla metà degli anni Cinquanta, a proporre registrazioni ed esecuzioni di musica barocca secondo le con 36 cezioni storiche e la prassi esecutiva degli strumenti antichi. Ha inciso ed eseguito tutte le opere di Bach per clavicembalo, ed ha inciso (assieme ad Harnoncourt) tutte le Cantate Sacre di Bach. Il suo repertorio e le sue incisioni comprendono tutti i capolavori per tastiera dal primo barocco alle sonate di Mozart ma, a fianco dell’attività discografica e concertistica, fondamentale è stata la sua opera di studioso e di filologo che ha fatto dell’Olanda un centro chiave del movimento per gli strumenti d’epoca e le esecuzioni secondo la prassi esecutiva storica. Nel 1980 gli è stato conferito il Premio Erasmus ed è stato inoltre insignito di lauree onorarie dalle università di Dallas (1982), Amsterdam (1983) e Harvard (1991). Ha impersonato Johann Sebastian Bach nel film “Diario di Anna Magdalena Bach” di Jean-Marie Straub (1967). Gustav Leonhardt 37 Domenica 20 marzo 2011 ore 18.15 ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA CRISTINA BARBUTI pianoforte ALEXANDER LONQUICH pianoforte e direttore Richard Strauss (1864-1949) “Burlesque” in Re min. per pianoforte e orchestra Camille Saint-Saëns (1835-1921) Il carnevale degli animali grande fantasia zoologica per due pianoforti e piccola orchestra Marcia reale del leone Galline e galli Emioni Tartarughe L’elefante Canguri Acquario Personaggi dalle orecchie lunghe Il cucù nel bosco Voliera Pianisti Fossili Il cigno Finale Franz Schubert (1797-1828) Sinfonia n. 6 in Do magg. D 589 ‘La Piccola’ Adagio-Allegro Andante Scherzo (Presto) Allegro È difficile, ma fondamentale, per diventare veramente grandi, sapersi liberare della tradizione e dei predecessori, tenendone presente però sempre la lezione fondamentale. In un brano come Burlesque (1889) Strauss parte, ad esempio, dalla concezione del concerto solistico (genere che praticherà poco nella sua vita) e, pur conoscendone la storia, costruisce invece un brano originalissimo in cui la dialettica, prima del virtuosismo, sono gli ele 39 menti costruttivi fondamentali. Le sinfonie di Schubert, invece, proprio per la loro novità furono spesso ignorate all’epoca della loro composizione: com poste infatti negli stessi anni di quelle di Beethoven (un paragone al quale nessun musicista che si accingesse ad entrare nel mondo delle forme storiche poteva sottrarsi), erano però specchio di una diversa sensibilità, più inquie ta e ormai lontana dalle certezze illuministiche. Se nelle prime tre sinfonie Schubert nella ricerca della propria autonomia artistica aveva ancora legami col passato, dopo aver superato nella Quarta il ‘rischio velleitario’, dopo essere tornato nella Quinta alla grazia quasi mozartiana e alla viennesità più autentica, egli conquista nella Sesta (1817) il lirismo che sarà caratteristico della sua vena melodica. Nella ‘Piccola’, detta così per distinguerla dall’ulti ma (‘La grande’, anch’essa in do maggiore), Schubert afferma definitivamente la sua originale poetica: l’orchestra è quella di Haydn a cui vengono aggiunti i clarinetti che le donano un colore tenero e inquietante e trasformano comple tamente il panorama sinfonico del tempo. Tutt’altro spirito, quasi scanzonato, è quello di Saint-Saëns quando scrive il Carnevale degli animali, composto per allietare una festa di amici per il martedì grasso del 1886. I 14 brani sono ispirati quasi tutti al mondo degli animali dei quali il musicista imita musicalmente le caratteristiche. Ad esempio Le “Galline” fanno ‘coccodè’, la musica degli “Emioni” imita il libero galoppare di questi cavalli selvatici, nei “Personaggi dalle orecchie lunghe” si rifà il raglio degli asini, il “Cuculo” canta il suo tipico verso, i “Pianisti” disturbano con i loro petulanti esercizi di tecnica, in “Acquario” le sonorità impalpabili riproducono la magia del mondo subacqueo, mentre nell’“Uccelliera” le scale del flauto imitano il volo degli abitanti dell’aria e i “Canguri” sono caratterizzati dal rumore dei loro salti, imitati nell’orchestra da pizzicati e balzelloni musicali. Fino alla conclusione, dove tutti gli animali si ripresentano con i loro temi in una sorta di ridda infernale dove ricorrono anche frammenti di celebri temi d’opera ad accrescere la confusione. ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA L’Orchestra Filarmonica Marchigiana, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme alla Regione Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici Istituzioni Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con stagioni liriche e sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti per le scuole ed è partner dei concorsi musicali internazionali regionali. Attenta alla valorizzazione dei compositori marchigiani, ha ideato “Le Marche Parco Europeo della Musica”. Dal 1998 è orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz, assieme a grandi solisti e giovani talenti. Numerose le apparizioni televisive e le incisioni discografiche: tra esse figurano pagine di Pergolesi, Strauss, Rossini, Mozart, Verdi, tutte guidate dal suo direttore artistico Gustav Kuhn. 40 ALEXANDER LONQUICH Nato a Trier in Germania nel 1960, ha iniziato la sua carriera internazionale a seguito della vittoria nel 1977 del primo premio al Concorso Casagrande. Da allora tiene concerti in tutto il mondo, nei prin cipali centri musicali europei, sia in recital che con l’orchestra, con direttori quali Abbado, Sanderling e Koopman. Svolge una vasta attività cameristica e ha collaborato artisti come Schlomo Mintz, Myklos Perenyi, Karl Leister e Frank Peter Zimmermann (con cui ha ottenuto numerosi riconoscimenti dalla critica internazionale, quali il “Diapason d’Or”, il “Premio Abbiati” e il “Premio Edison”). Come direttore-solista collabora, tra l’altro, con l’Orchestra da Camera di Mantova, la Camerata Academica Salzburg e, recentemente, con la Mahler Chamber Orchestra. Ai numerosi impegni concertistici si affianca inoltre un intenso lavoro in campo didattico, con masterclasses in Europa, Stati Uniti e Australia. Collabora con l’Accademia Pianistica di Imola ed è docente presso la Hochschule für Musik di Colonia. È direttore artistico di festival e incontri interdisciplinari e si occupa di interazioni fra teatro, letteratura, musi ca e arti visive. In questo stesso ambito è inoltre membro fondatore del Villon Ensemble, gruppo di ricerca scenica e musicale che affianca alle performance un’intensa attività di laboratori e incontri teatrali/musicali. CRISTINA BARBUTI Specializzata in musica da camera a Praga e presso la Jerusalem Heberw University, ha collaborato con la UCLA Los Angeles nel dipartimento di cultura italiana. Ha suonato in varie formazioni cameristiche e in numerosi Festival internazionali dall’Europa agli Stati Uniti. Ha inciso per Stradivarius un CD con musiche dello svizzero Willy Merz, segnalato con quat tro stelle dalla rivista Le monde de la musique. In duo con Alexander Lonquich dal 2001, ha suonato in tutta Europa collaborando con prestigiose orchestre. Al Festivaletteratura di Mantova del 2007 il duo ha ideato con l’Orchestra da Camera di Mantova e l’attore Sandro Lombardi tre concerti dedicati al ‘senti mento di infanzia’ dal titolo “L’infanzia di Saturno”. Specializzata in Artiterapie secondo il modello della Psicologia della Gestalt, con Alexander Lonquich e l’attrice Vincenza Modica ha condotto numerosi laboratori teatrali e musicali presso importanti istituzioni. Alexander Lonquich 41 Sabato 2 aprile 2011 ore 21.00 I VIRTUOSI ITALIANI ANNA TIFU violino MASSIMO MERCELLI flauto ALBERTO MARTINI primo violino e concertatore Johann Sebastian Bach (1685-1750) Concerto in Re min. BWV 1043 per due violini, archi e basso continuo Vivace Largo ma non tanto Allegro Suite n. 2 in Si min. BWV 1067 per flauto, archi e basso continuo Ouverture Rondeau Sarabande Bourrée I e II Polonaise Menuet Badinerie Giovanni Sollima (1962) “Contrafactus” per flauto e archi Pablo de Sarasate (1844-1908) “Zigeunerweisen” op. 20 per violino e orchestra “Carmen Fantaisie” op. 25 per violino e orchestra Nino Rota (1911-1979) Concerto per archi Preludio (Allegro ben moderato e cantabile) Scherzo (Allegretto comodo) Aria (Andante quasi adagio) Finale (Allegrissimo-Adagio-Allegro) P assato e presente, tradizione e rinnovamento caratterizzano un con certo che collega senza barriere due secoli di musica. Si comincia dal Concerto per due violini dove Bach, pur accettando il modello italiano, innesta su di esso tutte le sue esperienze musicali attribuendo ai solisti, oltre 43 al virtuosismo, un compito formale costruttivo e all’orchestra un ruolo quasi ‘sinfonico’. Se infatti nel primo tempo il modello italiano si trasforma in una complessa struttura che ricorda quasi l’esposizione di una fuga, altrettanta è l’originalità del movimento centrale, mentre quello conclusivo, pur giocato sul virtuosismo, si costruisce ancora una volta sul dialogo serrato tra i solisti. Anche la Suite n. 2 si può collegare all’idea del concerto, ancora una volta reso in modo originalissimo, grazie alla presenza del flauto solista all’interno della forma costruita sulla successione di danze. Danze e brani di fantasia si susseguono però nella composizione: a pagine tipiche della suite (come Sarabanda, Bourées e Polonaise) si alternano infatti brani quali l’Ouverture o il Rondeau dove il flauto spesso non si aggrega ma si contrappone agli archi, mostrando poi tutta la sua abilità nella conclusiva Badinerie, con la quale la Suite stempera nello scherzo la pomposa cerimoniosità iniziale. Se concerto e suite non hanno come scopo finale l’esaltazione della tecnica, palesemente esibizionistici sono invece i brani di Sarasate (per violino ma qui adattate al flauto) nei quali il grande virtuoso ebbe come scopo la dimostrazione della sua strepitosa abilità esecutiva, e che ancora oggi presentano impervie difficoltà, insormontabili se non dai grandissimi virtuosi. Con un salto di un oltre secolo poi, la stessa ‘destinazione ad un virtuoso’ è nella nascita di “Contrafactus” (2001), scritto da Sollima espressamente per il grande interprete che ce lo presenta questa sera. Il superamento delle barriere tra i generi caratterizza anche il Concerto per archi di Rota il quale, assai più noto per la sua musica da film, si era però formato alla scuola di coloro che negli anni Trenta del Novecento cercarono di allargare ad altri ambiti la nuova musica italiana. Una concezione estetica che appare chiara in questo brano nel quale egli aggiorna le forme dell’antica musica italiana passando, nei quattro movimen ti, dall’umorismo, alla malinconia, alla irrequietezza, mantenendo però unità di motivazioni ideali, formali ed espressive. Al Preludio seguono infatti uno Scherzo dalla forte scansione ritmica e un Aria, dolce ma dissonante, prima del vivacissimo Finale, la cui melodia costruita su grandi intervalli ripropone quasi lo spirito dell’opera buffa. I VIRTUOSI ITALIANI Nato nel 1989, il complesso si è esibito nei più importanti teatri, in Italia e all’estero, e ha inciso per le principali case discografiche, collaborando anche con solisti e direttori di fama mondiale. Tra i successi più recenti ricordiamo il tour in Sud America, il “Concerto per la Vita e per la Pace” (a Roma, Betlemme e Gerusalemme, trasmesso in Mondovisione nel Natale 2009), la partecipazione a festival in Turchia, Francia, Spagna, Slovenia ecc. Interessati al repertorio di confine, I Virtuosi Italiani hanno realizzato progetti con Chick Corea, Goran Bregovic, Michael Nyman, Franco Battiato, Uri Craine e, recentemente, Paolo Fresu. Il 2010 è 44 stato aperto con una tournée in Estonia, che li ha visti per la seconda volta in pochi anni al prestigioso Barokkmuusika Festival 2010, e ha segnato il debutto dell’ensemble nella prestigiosa Royal Albert Hall di Londra. I Virtuosi Italiani organizzano e realizzano una Stagione Concertistica a Verona che si svolge negli spazi della Sala Maffeiana, del Teatro Filarmonico e del Palazzo della Gran Guardia, cui si affiancata una Stagione di musica sacra nei più suggestivi luoghi di culto della città. ANNA TIFU Nata a Cagliari, a par tire dagli 8 anni vince importanti con corsi internazionali (“Vittorio Veneto”, Società Umanitaria di Milano, Kloster Schontal, SIAE). Ha debuttato a 11 anni come solista dell’Orchestra National des Pays de la Loire, ha poi suonato come solista con l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento e, a 12 anni, ha ese guito il Concerto di Bruch alla Scala. È iscritta al Conservatorio di Cagliari nella classe di Vincenzo Bolognese e studia con Salvatore Accardo. Ha tenuto recital per le Serate Musicali e per la Società dei Concerti di Milano, alla Pergola di Firenze e in Svizzera e Germania. Suona un violino Virgilio Cremonini. Anna Tifu MASSIMO MERCELLI Allievo di solisti quali Maxence Larrieu ed André Jaunet, Mercelli è divenuto a diciannove anni primo flauto alla Fenice di Venezia e ha vinto il Concorso “Francesco Cilea”, il Concorso Internazionale “Giornate Musicali” e il Concorso Internazionale di Stresa. Suona rego larmente nelle maggiori sedi concertistiche del mondo (da New York, a Monaco, da Buenos Aires ad Amsterdam, da Ginevra a Londra, da Roma a San Pietroburgo) e nei festival internazionali più prestigiosi, collaborando con grandi artisti come Rampal, Bacalov o Mondelci e con orchestre quali Wiener Symphoniker, Solisti della Scala, Salzburg Chamber Soloists, Moscow Chamber Orchestra. Ha tenuto un concerto commemorativo dell’11 settembre all’auditorium dell’ONU a New York, ha suonato alla Filarmonica di Berlino e alla sala grande del conservatorio di Mosca in un galà con Yuri Bashmet e Gidon Kremer. Ha eseguito in prima assoluta brani a lui dedicati da grandi compositori contemporanei (“Facades” di Philip Glass col compositore al pianoforte, “Vuoto d’anima piena” di Ennio Morricone sotto la direzione del 45 Massimo Mercelli maestro, Concerto per flauto ed orchestra di Michael Nyman, oltre a brani di Krzsystoff Penderecki nel Festival a lui dedicato a Varsavia). Tiene masterclass in tutto il mondo, tra le altre, per la Rostropovich Foundation e inse gna al Conservatorio Rossini di Pesaro. È fondatore e direttore artistico dell’Emilia Romagna Festival e dal 2001 fa parte del direttivo della European Festival Association. ALBERTO MARTINI Diplomato al Conservatorio di Verona e perfeziona tosi a Ginevra, è stato primo violino di spalla con importanti orchestre italiane (Milano, Bologna, Cagliari) con direttori quali Muti, Sinopoli, Temirkanov, oltre a svolgere attività come solista. È dal 2006 direttore artistico e primo violino de I Virtuosi Italiani assieme ai quali ha collaborato con artisti quali Devia, Biondi, Larrieu, Berman, Giuranna. Ha inciso, come direttore e concerta tore, più di 50 CD per Chandos, Emi, Naxos, Dynamic, Verany e Cactus coi quali ha ottenu to premi da riviste del settore in Italia, Francia e Germania. È fondatore anche dell’Accade mia Barocca I Virtuosi Italiani, specializzata in esecuzioni con strumenti originali; insegna vio lino al Conservatorio di Verona e al Master sul Marketing dello spettacolo al Conservatorio di Trento; tiene Masterclass in varie Istituzioni italiane e collabora con l’università TCU di Fort Worth in Texas. Suona su un violino di Goffredo Cappa (Torino, 1705) e su uno di Marino Capicchioni Alberto Martini (1965). 46 Venerdì 8 aprile 2011 ore 21.00 QUARTETTO DI CREMONA Cristiano Gualco violino Paolo Andreoli violino Simone Gramaglia viola Giovanni Scaglione violoncello KATHRYN STOTT pianoforte Ludwig van Beethoven (1770-1827) Quartetto in Si bem. magg. op. 18 n. 6 ‘La malinconia’ Allegro con brio Adagio ma non troppo Scherzo (Allegro) ‘La malinconia’ (Adagio - Allegretto quasi allegro - Prestissimo) Johannes Brahms (1833-1897) Quintetto in Fa min. op. 34 per archi e pianoforte Allegro non troppo Andante un poco adagio Scherzo (Allegro) Finale (Poco sostenuto - Allegro non troppo) H anno trent’anni, Beethoven e Brahms, quando scrivono le pagine came ristiche di questo concerto, ma sono ormai noti entrambi nell’ambiente musicale per l’originalità delle loro proposte artistiche. Beethoven, ad esempio, quando prepara (tra il 1798 e il 1801) i Quartetti op. 18 ha già dato ampia prova della sua novità di scrittura nelle sonate per pianofor te; ma i quartetti sono le sue prime prove in un genere che aveva conosciuto i capolavori di Mozart e di Haydn, e se in questi suoi primi lavori egli assimila la lezione dei predecessori, mostra però nel ‘genere da conversazione’ una libertà di costruzione e una ricchezza di inventiva che rende nuovissime queste pagine nel panorama cameristico. Il Quartetto op. 18 n. 6 si presenta poi con una parti colarità programmatica, e porta un sottotitolo (uno dei pochissimi del composi tore stesso) mutuato da quello dell’ultimo movimento, ‘La malinconia’, che non ha un intento descrittivo quanto una motivazione psicologica musicalmente esternata. Il primo movimento recupera la forma haydniana, dolce e aggraziato è il secondo alla cui serenità è contraltare la gioia esuberante dello Scherzo. Il 47 quarto tempo, infine, passa dal dolore alla gioia e combina la tecnica costruttiva con le sfumature psicologiche e i movimenti dell’animo del compositore. Anche il Quintetto op. 34 di Brahms dimostra come l’autore rapportasse le proprie esigenze estetiche alla tradizione. E, ad esemplificare questa ricerca personale, sta la complessa gestazione del lavoro, concepito dapprima per quin tetto d’archi e poi risistemato col pianoforte, una rara formazione cameristica perfetta per esprimere una poderosa e incontenibile idea musicale, splendido esempio di sintesi tra melodica cantabilità e sapienza costruttiva. La grandezza di questo capolavoro apparve subito chiara a un’artista come Clara Schumann che scrisse all’autore, nel 1862, queste parole: “Non so come obbiettivamente esprimere la grande gioia che il tuo Quintetto mi ha procurato. L’ho suonato più volte e ne ho il cuore ricolmo. Mi ha preso completamente! Quale mondo di forze c’è nel primo movimento, e che Adagio! Che canto dalla prima all’ultima nota! Lo suono e lo risuono incessantemente senza potermi fer mare. Mi piace molto anche lo Scherzo, ma penso che il Trio sia un po’ breve... Trovo che l’ultimo movimento coroni degnamente il tutto. L’inizio è superbo, il secondo motivo contrasta il primo nella maniera più esatta, e il lavoro di svilup po tematico è assolutamente geniale: insomma, è un capolavoro”. QUARTETTO DI CREMONA Formatosi nel 2000, durante gli studi all’Ac cademia Stauffer di Cremona con Salvatore Accardo, Bruno Giuranna e Rocco Filippini, l’ensemble (nell’attuale formazione dal 2002) si è perfezionato con Piero Farulli alla Scuola di Musica di Fiesole e con Hatto Beyerle dell’Alban Berg Quartett. Dopo i riconoscimenti in prestigiosi concorsi internazionali (“Gui” di Firenze, “Cremona” e “International Melbourne Competition”), Quartetto di Cremona 48 ha iniziato un’intensa attività concertistica nei principali festival e rassegne di tutto il mondo, dall’intera Europa al Sudamerica, dall’Australia agli Stati Uniti. Il loro repertorio spazia da Haydn ai contemporanei e i loro concerti sono stati trasmessi da emittenti radiotelevisive di tutto il mondo. Nel 2009/10 il gruppo ha inciso l’integrale dei Quartetti di Fabio Vacchi, ha vinto la Web Concert Hall Competition (USA), ha partecipato al Festival MI/TO ed è stato nominato “artist in residence” dalla Società del Quartetto di Milano, inizio di una collaborazione che culminerà nel 2014, per i 150 anni dell’istituzione, con l’integrale dei Quartetti di Beethoven. Tra gli appuntamenti di quest’anno ricordiamo il debutto all’Accademia di S. Cecilia e alla Konzerthaus di Berlino, e l’esecuzione integrale dei quartetti di Bartok. Il Quartetto di Cremona colla bora con artisti di fama internazionale quali Bruno Giuranna, Massimo Quarta, Enrico Dindo, Alessandro Carbonare, Angela Hewitt, Lilya Zilberstein, tiene masterclass in tutta Europa (ricordiamo quella durante la decima edizione della rassegna “Pietre che cantano”), mentre a settembre 2009 ha firmato un proprio progetto artistico per la Fondazione Stradivari di Cremona nell’ambito di “Liuteria in Festival”. KATHRYN STOTT Nata nel Lancashire, ha studiato alla Yehudi Menuhin School e al Royal College of Music. Dopo la vittoria al Concorso pianistico internazionale di Leeds (1978) ha iniziato un’intensa attività presso le più importanti associazioni concertistiche e con le maggiori orchestre in tutto il mondo, dal Nord al Sud America, in Australia, Hong Kong, Giappone e in tutta Europa, sia come solista che con altri grandi interpreti. È ugualmente attiva nella musica classica, in quella contem poranea e in quella ‘di confine’, che ha realizzato anche in importanti incisio ni. La sua discografia include l’integrale della musica per pianoforte di Fauré, la musica pianistica di Smetana i concerti di Kabalevskij e Lennox Berkeley, brani di Koechlin, pagine di John Foulds, Erwin Schulhoff e Ernesto Lecuona. Nominata dal governo francese Chevalier dans l’or dre des Arts et Lettres, Kathryn Stott è stata direttore artistico di importanti festival e rassegne concertistiche. Molto impegnata anche in programmi di inte resse sociale, Kathryn Stott è professore ospite sia alla Royal Academy of Music di Londra che alla Chethams School of Kathryn Stott Music di Manchester. 49 Venerdì 21 Giovedì 8 aprile aprile2011 2011ore ore21.00 21.00 PETRA MAGONI voce FERRUCCIO SPINETTI contrabbasso “Musica nuda” R accontano gli stessi interpreti: “Il progetto Musica Nuda è nato dopo cinque anni di lavoro, come dicono i francesi, “per azzardo”. Il primo cd fu registrato in un solo pomeriggio mentre Musica Nuda 55/21 ci ha impegnato per parecchi pomeriggi… Abbiamo cercato di tener presente sempre due cose fondamentali per noi: la libertà e l’emozione. Libertà di suonare quello che ci piace attraverso un’emozione che speriamo essere riusciti a tradurre nel disco, sia nelle cover che nei brani originali.” La ricerca che questi due curiosissimi artisti portano avanti da qualche anno ha solide basi di partenza: basta infatti leggere (qui di seguito) i loro curricoli per capire come essi siano partiti da una formazione ‘culturale’ importante per poi allargare il concetto di ‘classico’ anche ai capolavori della ‘musica leggera’ del nostro tempo. La scommessa di interpretare le più belle canzoni del nostro tempo esclusiva mente con i propri strumenti serve loro per arrivare al nucleo dell’arte e della musica. È Petra Magoni ad affermare: “Un genere ‘nudo’, essenziale, spogliato da tutto quello che c’è in più, un genere minimalista che lascia la possibilità all’ascoltatore di immaginarsi quello che non c’è e di sentire quello che lui si immagina dal pezzo che noi eseguiamo”. E prosegue: “Credo che il nostro duo funzioni, musicalmente, per lo spazio che concediamo al silenzio. Tra il mio registro, piuttosto alto, e i suoni gravi del contrabbasso, c’ è uno spazio enorme nel quale ci sentiamo entrambi estremamente liberi. L’intera tavolozza delle sfumature è costantemente disponibile”. Un esperimento, quello di spogliare la musica per arrivare al nucleo delle emo zioni, che va considerato riuscito in quanto i due artisti, entrambi con una lunga appartenenza al mondo della musica classica, del jazz e del pop (due Festival di 51 Sanremo a testa), quasi a ripercorrere le tappe della propria carriera, interpreta no, con grande disinvoltura e senza eccedere in inutili virtuosismi, tutti i brani. Dalle note dolci amare di Eleanor Rigby fino ai classici della canzone d’autore italiana. Battisti e i Beatles, De André e Celentano, la canzone napoletana e il musical il loro repertorio alterna a pagine originali e scritte appositamente in questo progetto a dimostrazione che quando si hanno capacità e voglia, “la musica può essere un elastico con cui catapultarsi da un pianeta all’ altro senza cadute. Nonostante l’azzardo di basarsi solo sulle poche corde di una voce e di un contrabbasso”. PETRA MAGONI Nata a Pisa, ha iniziato a cantare in un coro di voci bian che e per molti anni ha fatto esperienza in gruppi vocali di vario genere.Ha poi studiato di canto presso il Liceo Musicale di Livorno e l’Istituto Pontificio di Musica Sacra di Milano, ha seguito vari seminari e corsi si perfezionamento: musica antica con Alan Curtis, improvvisazione con Sheila Jordan, canto armo nico e difonico con Tran Quan Hay ed ensemble vocale coi King’s Singers. Dopo l’attività nella musica antica e operistica approda al rock. col gruppo Senza freni. Due volte a Sanremo (1996 con “E ci sei” e 1997 con “Voglio un dio”), appare in trasmissioni televisive (Tappeto volante, Aria fresca, In famiglia, Due come noi, Su le mani, ecc...), partecipa a tournée teatrali e al film “Bagnomaria” di Giorgio Panariello, col quale incide la canzone “Che natale sei”. Ha collaborato col rapper Stiv, con musicisti jazz come Antonello Salis, Ares Tavolazzi e con Stefano Bollani (suo marito). Con lo pseudonimo di Artepal lavora nella dance come cantante e come autrice, ma ha inciso due dischi a proprio nome (“Petra Magoni”, 1996, e “Mulini a vento”, 1997) e un disco sotto lo pseudonimo Sweet Anima, uscito nel gennaio 2000, contenente le canzoni scritte in inglese da Lucio Battisti. Insieme a Giampaolo Antoni (come Aromatic) ha inciso l’album elettro-pop “Still Alive” (2004). Nel 2003 ha creato con Ferruccio Spinetti il duo per contrabbasso e voce “Musica Nuda” che ha ottenuto finora grande suc cesso di pubblico e critica in Italia e all’estero e nel 2005 ha prodotto “Quam Dilecta”, disco di musica sacra. In ambito teatrale è voce solista dell’ operina “Presepe vivente” e cantante con musiche di Stefano Bollani e testi di David Riondino, e ha partecipato a produzioni del teatro dell’Archivolto di Genova con la regia di Giorgio Gallione. FERRUCCIO SPINETTI Diplomato in contrabbasso con il massimo dei voti e la lode, tra 1989 e 1991 partecipa ai seminari senesi di musica jazz. Nel 1990 entra nella Piccola Orchestra Avion Travel (con la quale a Sanremo, vince nel 1998 il Premio della critica e nel 2000 il festival) e nel 1992-93 fa parte dell’ Orchestra Giovanile Italiana di Fiesole. Nel 1993 entra nell’Orche stra Giovanile Italiana di Jazz sotto la guida di Bruno Tommaso e Giancarlo Gazzani ed è, dal 1997 al 2004, docente di basso, contrabbasso e musica d’in 52 sieme ai corsi di improvvisazione musicale di Siena Jazz. Nel 2003 fonda con Petra Magoni “Musica Nuda”. Classificato al terzo posto al Premio Tenco 2004 (categoria interpreti), in Francia ha vinto il Disco d’oro, ottenendo dalla radio pubblica prestigiosi riconoscimenti e il premio “Les quatre clés” della rivista Télérama. Nel 2004 è entrato nel quintetto di Stefano Bollani e con Petra si è aggiudicato la “Targa Tenco” come interprete e il premio “Miglior Tour” al Meeting Etichette Indipendenti di Faenza. Con Petra Magoni e l’attrice cantan te Monica Demuru ha portato in scena “AE DI-Odissea Pop”. Ha collaborato con Mal Waldron, Arto Lindsay, Paolo Fresu, Rita Marcotulli, Stefano Battaglia, Ettore Fioravanti e altri jazzisti italiani, e suona in duo con il pianista Giovanni Ceccarelli. Ha partecipato a incisioni discografiche di artisti come Fiorella Mannoia, Samuele Bersani, Gino Paoli, Patty Pravo. Ferruccio Spinetti Petra Magoni 53 Concerto realizzato con la collaborazione di Venerdì 29 aprile 2011 ore 21.00 ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI Daniele AGIMAN direttore Maria Chiara MAZZI critico musicale Manuel De Falla (1876-1946) “El sombrero de tres picos”: Danza del mugnaio Edvard Grieg (1843-1907) Danza Sinfonica op. 64 n. 2 Antonin Dvořàk (1841-1904) Danze slave op. 46 n. 1 - n. 8 Johannes Brahms (1833-1897) Danze Ungheresi n. 1 - n. 3 - n. 5 Giuseppe Verdi (1813-1901) “Aida”: Danze dal secondo atto Alksandr Borodin (1833-1887) “Il Principe Igor”: Danze polovesiane Léo Delibes (1836-1891) “Lakmé”: Danze dal secondo atto Ballet des bayaderes - Air de danse - Teràna - Rektah Darius Milhaud Saudades do Brasil op. 67 Ouverture - Sorocaba - Copacabana - Ipanema - Gavea C ’è un momento nella storia della musica europea, tra Ottocento e Novecento, nel quale il concetto di ‘popolare’ assume connotazioni diverse dalle epoche precedenti. Si dirà che la musica popolare era stata da sempre ‘serbatoio’ per i compositori di musica colta (basti pensare alla suite, forma nella quale si associavano, utilizzando un unico stile compositivo, danze da tutta Europa); adesso però il desiderio non è più quello di ‘uniformare’ sotto l’ombrello di un unico linguaggio europeo le danze delle singole nazioni; ades so, dietro le spinte nazionalistiche, ogni artista vuole mettere in risalto la cultu ra, la storia e le tradizioni del proprio Paese. È in questo momento che nascono le cosiddette ‘scuole nazionali’, correnti estetiche che puntano ad attingere alle radici del ‘popolare’ per rivendicare l’identità e la particolarità di ciascun terri 55 torio. Certo, le ‘danze popolari’ riscritte da compositori come Grieg, Dvořàk o Brahms se hanno come base ideale proprio questa volontà, utilizzano però solo esteriormente le caratteristiche della musica etnica, poiché questi autori appar tengono comunque all’ambito colto, hanno comunque studiato il linguaggio musicale ‘internazionale’ e devono comunque rivolgersi al pubblico delle sale da concerto, che a quel linguaggio ‘internazionale’ era abituato. Ma già utilizza re ritmi e armonie esteriormente popolari, se pure addomesticati nel linguaggio della musica colta, è un passo avanti, un traguardo dal quale partiranno autori come De Falla, che invece attingerà al vero linguaggio folklorico per cambiare i parametri stessi della musica colta ottocentesca. Nello stesso momento, tutta via, l’interesse per il ‘popolare’ si associa al fascino per i mondi lontani e (anche per ragioni sociali oltre che musicali), nella produzione dei compositori euro pei si affiancano pagine nazionalistiche ad altre in cui, con lo stesso principio dell’adattamento al pubblico dei concerti, è la musica egiziana, indiana o araba a fare la sua comparsa nei teatri e nelle sale da concerto. Intendiamoci bene: la musica (anche quella colta) di questi Paesi è ben altra cosa da quella composta da Verdi, da Borodin o da Delibes, ma la sua funzione è quella di ‘trasportarci in mondi esotici’ quasi per fuggire da una realtà forse non troppo felice. Mentre, esattamente come per De Falla, anche per Milhaud l’uso della musica popolare (brasiliana in questo caso) è provocazione e volontà di ‘distruggere’ un mondo musicale che non aveva ormai più nulla da dire di nuovo. ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI Orchestra della Provincia di Pesaro e Urbino, ha doppia sede a Pesaro e a Fano. Per il quarto anno consecu tivo ha ottenuto il riconoscimento dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Nata nell’aprile 2001, al termine di una selezione coordinata da Alberto Zedda, da anni è presente al Rossini Opera Festival ed è l’orchestra di riferimento della Rassegna Lirica Torelliana di Fano. L’attività dell’orchestra, in costante sviluppo, conta di circa 70 esecuzioni l’anno su tutto il territorio nazionale. In particolare organizza produzioni concertistiche per le amministrazioni di Pesaro (Teatro Rossini e Rocca Costanza), di Fano (Teatro della Fortuna e Corte Malatestiana), di Urbino (Teatro Raffaello Sanzio) e della Provincia di Pesaro e Urbino (teatri storici). Nel 2005 l’O.S.R. si è esibita in Corea del Sud, nel 2007 e nel 2008 a Malta e, sempre nel 2008, ad Ankara in Turchia. Nel 2010 è stata in Trentino ed in Austria per l’esecuzione de “Il Trovatore”. Presidente è Saul Salucci, Direttore organizzativo Bruno Maronna. DANIELE AGIMAN Milanese, Agiman è diplomato in composizione, musica corale e direzione di coro, pianoforte, direzione d’orchestra e direzione d’orche stra per avviamento al teatro lirico, ed è diplomato col massimo dei voti in dire zione d’orchestra all’Accademia Musicale Pescarese. Ha frequentato vari corsi di perfezionamento e ha vinto diversi premi e borse di studio. Ha poi collaborato 56 con varie orchestre italiane (Pomeriggi Musicali, Sinfoniche di Bari, di Sanremo, di Lecce ecc.) ed europee (in Polonia, Ungheria, Russia, Austria). Egualmente attivo nel repertorio sinfonico e operistico, ha diretto i capolavori di Donizetti, Verdi e Puccini in festival e stagioni liriche (come Festival Lario Lirica), in Italia e nel mondo (Argentina, Sud Africa, Francia, Germania, Romania, Svizzera, Georgia, Russia) e sue esecuzioni sono state trasmesse dalla RAI e dall’ORF. Ha ricoperto e ricopre vari incarichi ufficiali, tra i quali di Direttore ospite principa le alla Shizuoka Symphony Orchestra. È frequentemente invitato da Università (Bologna, Ancona, Roma Tre, Milano, Seoul), associazioni culturali e centri di studio e ricerca (Rete Stresa, Società Gruppo-Analitica Italiana, I.S.M.O) per riflettere sulla storia della musica occidentale e sull’ermeneutica musicale all’in terno del più vasto orizzonte epistemologico e filosofico contemporaneo. Titolare della cattedra di direzione d’orchestra al Conservatorio di Milano, dal marzo 2007 è professore onorario di direzione d’orchestra all’Università Kurashiki Sakuyo in Giappone. MARIA CHIARA MAZZI Diplomata in pianoforte e clavicembalo, laureata col massimo dei voti e la lode in Lettere Moderne e in Musicologia, è referente musi cologico dell’Orchestra Sinfonica Rossini e direttore responsabile della rivista “Golfo Mistico”. Pubblica saggi storico-musicali per riviste specialistiche e per Fondazioni e Università; scrive programmi di sala per vari enti concertistici (Ente Concerti di Pesaro, Teatro Comunale di Modena, Fondazione Musica Insieme di Bologna). È responsabile musicale di BabyBoFe’, festival di musica classica per bambini organizzato da Bologna Festival e tiene conferenze di argomento storico musicale. Ha pubblicato vari volumi relativi alla storia della musica (Laboratori per la Scuola secondaria, “In viaggio con Mozart” per il TCI, un corso di Storia della Musica in due volumi ecc.). È Accademico Filarmonico di Bologna ed è iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Insegna Storia ed Estetica della Musica dal 1981, dal 1985 è titolare di una cat tedra di Storia della musica presso il Conservatorio di Pesaro. Daniele Agiman 57 Sabato 7 maggio 2011 ore 21.00 TURN OUT THE STARS: BILL EVANS TRIBUTE In collaborazione con Lions Club Pesaro Host ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA MARTIN WIND QUARTET Martin Wind basso Scott Robinson sax tenore Bill Cunliffe piano Joe LaBarbera percussioni MASSIMO MORGANTI direttore Con la partecipazione di Gianni Giudici tastiere P ianista jazz statunitense del quale si sono appena celebrati i trent’anni della morte, avvenuta nel 1980, Evans fu artista atipico nel panorama della musica jazz. “Senza porsi a capo di alcuna corrente, Evans ha gui dato una rivoluzione altrettanto profonda di quella di Coltrane o di Coleman. Egli si ispira largamente al jazz modale di cui è uno dei fondatori, pur senza mai sistematizzarne gli apporti. La sua opera di compositore ricorre spesso a vecchi temi standard, cui è assai legato; ma li tratta in un modo che ne alleg gerisce il sostegno armonico, spesso vincolante, e apre la strada a svariate possibilità melodiche”. A tutto ciò contribuì la sua formazione, che comprendeva lo studio delle pagi ne più importanti della ‘classica’ (da Bach a Chopin, da Ravel a Debussy), sulle quali si egli aggiunse la scoperta del jazz che gli insegnò ad andare ‘oltre il pentagramma’ uscendo dagli schemi accademici. Grazie al suo bagaglio tecnico quindi Evans diede vita a uno stile particolarissimo, che assommava classica, jazz ed etnica con le conquiste musicali delle avanguardie, inseren do nel panismo jazz nuove armonie e un grado di astrazione fino al momento sconosciuto. “Turn out the Stars” è il titolo di un CD ‘sestuplo’ che è stato 59 organizzato dopo la sua morte per raccoglierne l’eredità. Ed è il titolo dello spettacolo col quale, questa sera, un gruppo di formidabili artisti rende omag gio a uno dei più grandi pianisti dello scorso secolo. ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA L’Orchestra Filarmonica Marchigiana, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme alla Regione Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici Istituzioni Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con stagioni liriche e sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti per le scuole ed è partner dei concorsi musicali internazionali regionali. Attenta alla valorizzazione dei compositori marchigiani, ha ideato “Le Marche Parco Europeo della Musica”. Dal 1998 è orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz, assieme a grandi solisti e giovani talenti. Numerose le apparizioni televisive e le incisioni discografiche: tra esse figurano pagine di Pergolesi, Strauss, Rossini, Mozart, Verdi, tutte guidate dal suo direttore artistico Gustav Kuhn. MARTIN WIND Bassista e compositore, Martin Wind è nato al Flensburg in Germania, e dopo il diploma in contrabbasso al Conservatorio di Colonia Martin Wind Quartet 60 si è trasferito nel 1996 a New York dove nel 1998 ha conseguito il Master in Composizione ed Esecuzione Jazz, partecipando da quel momento ad importanti eventi concertistici nei più celebri jazz club. Ha conseguito importanti riconoscimenti ed è stato il primo musicista jazz a vincere il Premio della Cultura dello Schleswig-Holstein. Ha realizzato oltre dieci album come leader/co-leader: ricordiamo “Gone with the Wind”, “Tender Waves”, “Dreiklang”, “Family”, “The Soccerball”. Dal 2007 ha formato un quartetto col quale ha realizzato altri album (“Salt’n Pepper!”, “Get it?”) e un DVD “Live at Jazz Baltica” (2009). Wind ha collaborato in registrazioni e concerti con grandi artisti (tra essi Gidon Kremer, Christoph Eschenbach, Mstislav Rostopovitch, Mark Murphy, Bucky Pizzarelli, Mike Stern, Terell Stafford ecc.) e con complessi quali Metropole Orchestra e Big Bands delle radio di Colonia, Amburgo e Berlino. È membro della National Youth Jazz Orchestra tedesca e ha programmi didattici in molti college fuori e dentro gli Stati Uniti. MASSIMO MORGANTI Figura di spicco del jazz marchigiano, Morganti è trombonista, arrangiatore e direttore della “Colours Jazz Orchestra”, orche stra nata nel 2002 che coinvolge i migliori musicisti marchigiani. Oltre che avere un proprio gruppo jazz col quale tiene da concerti in importanti jazz club e rassegne di livello internazionale, collabora frequentemente con figure importanti del Jazz contemporaneo, tra tutti il grande trombettista canadese Kenny Wheeler. GIANNI GIUDICI Pianista milanese di nascita e romagnolo di adozione, si dedica da sempre al mondo delle tastiere elettroniche. Si esibisce come soli sta e in gruppi, partecipa a jam sessions con tutti i migliori jazzisti del periodo ed è considerato dalla metà degli anni Settanta migliori organisti Jazz euro pei. Ha suonato con artisti del calibro di Eddie Davis, Bobby Watson, Tony Scott, Chet Baker, Bruce Forman ecc., con la band Jestofunk e tutti i migliori musicisti Jazz Italiani, fra i quali i pre stigiosi “Swing Maniacs” del grande M° Renzo Arbore e gli indimenticabili Hengel Gualdi e Giulio Capiozzo, con il quale ha suonato molto negli ultimi anni e registrato l’ultimo concerto dal vivo con Jimmy Owens e Cameron Brown. È stato nominato Organist of the Month nel 2007 dalla International Gianni Giudici Archives for the Jazz Organ 61 Venerdì 13 maggio 2011 ore 21.00 ORCHESTRA SINFONICA ROSSINI Alberto ZEDDA direttore Maurice Ravel (1875-1937) Le Tombeau de Couperin Prélude Forlane Menuet Rigaudon Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) Sinfonia n. 28 in Do magg. K. 200 Allegro spiritoso Andante Minuetto (Allegretto) Presto Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847) Sinfonia n. 5 in Re min. op. 107 ‘La Riforma’ Andante-Allegro con fuoco Allegro vivace Andante Andante con moto-Allegro maestoso S crivere un ‘tombeau’, per illustri personaggi scomparsi era tradizione dell’epoca barocca, e a questa tradizione si rifà Ravel quando, nel 1917, compone per pianoforte Le Tombeau de Couperin (trascritto per orchestra nel 1920) per ricordare le vittime della Grande Guerra. La suite recupera le antiche danze dei cembalisti francesi, nel desiderio dell’autore non solo di ritornare ad uno stile più essenziale ma anche di mantenere un ordine intellettuale di fronte agli orrori del conflitto. In una Francia scon volta dalla follia collettiva, Ravel sembra infatti ritirarsi in un suo mondo interiore, alla creazione del quale contribuisce la rigida e quasi trasparente meccanicità della scrittura strumentale. Così gli amici morti in guerra, a cia scuno dei quali è dedicato un brano della suite, diventano nella sua fantasia gli eroi del nostro tempo, cui dedicare un commosso omaggio artistico lon 63 tano dalla cruda realtà. La Sinfonia n. 5 di Mendelssohn (1829, pubblicata postuma nel 1868) fu composta invece per uno scopo festoso: le celebrazioni del terzo centenario della Confessione di Augusta (di qui il sottototitolo di ‘Riforma’). È senza dubbio un brano molto particolare, che dimostra l’abilità e la cultura del musicista il quale, a 20 anni, si cala nella Storia e utilizza forme consuete rimodellandole abilmente secondo una linea originalissima. L’occasione rievocativa funge quindi da spunto, e consente a Mendelssohn di rielaborare alcune celebri melodie luterane. Come l’ “Amen di Dresda” (adoperato anche da Wagner nel Parsifal per il ‘motivo del Graal’), struttura di base per i primi tre movimenti nei quali l’impiego del contrappunto è un chiaro riferimento bachiano. Ma anche, e soprattutto, come il tema del corale “Ein Feste Burg” (che era stato utilizzato anche da Bach nelle cele brazioni del Secondo centenario dello stesso avvenimento), enunciato dal flauto solo all’inizio dell’ultimo tempo ed elaborato come ‘cantus firmus’, per ribadire in modo grandioso l’intento celebrativo. In mezzo al concerto, sta la Sinfonia K. 200 di Mozart, non celebre quanto meriterebbe la sua grande qualità. Il lavoro ha infatti un valore estetico autonomo, ma anche, e soprattutto, un significato di svolta nel cammino sinfonico del compositore che qui utilizza un modello a quattro movimenti per allontanarsi dall’antica e un po’ disimpegnata forma in tre movimenti e inaugurare il cammino della sinfonia moderna. Dal primo tempo energico e marziale all’Andante di grande espressività costruttiva e timbrica, dal Minuetto di piglio sinfonico lontano dalle grazie galanti al Presto fremente e di grande intensità, il compositore di Salisburgo attribuisce al genere possibilità e valori che ne cambieranno per sempre la vicenda storica. ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI Orchestra della Provincia di Pesaro e Urbino, ha doppia sede a Pesaro e a Fano. Per il quarto anno con secutivo ha ottenuto il riconoscimento dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Nata nell’aprile 2001, al termine di una selezione coordinata da Alberto Zedda, da anni è presente al Rossini Opera Festival ed è l’orchestra di riferimento della Rassegna Lirica Torelliana di Fano. L’attività dell’or chestra, in costante sviluppo, conta di circa 70 esecuzioni l’anno su tutto il territorio nazionale. In particolare organizza produzioni concertistiche per le amministrazioni di Pesaro (Teatro Rossini e Rocca Costanza), di Fano (Teatro della Fortuna e Corte Malatestiana), di Urbino (Teatro Raffaello Sanzio) e della Provincia di Pesaro e Urbino (teatri storici). Nel 2005 l’O.S.R. si è esibita in Corea del Sud, nel 2007 e nel 2008 a Malta e, sempre nel 2008, ad Ankara in Turchia. Nel 2010 è stata in Trentino ed in Austria per l’esecuzione de “Il Trovatore”. Presidente è Saul Salucci, Direttore orga nizzativo Bruno Maronna. 64 ALBERTO ZEDDA Nato a Milano, dove compie gli studi umanistici e musicali, nel 1957 vince il Concorso Internazionale della RAI per direttori d’orchestra che gli apre le porte delle più importanti istituzioni musicali italiane (Teatro alla Scala, Accademia di Santa Cecilia, Maggio Musicale Fiorentino, Orchestre RAI di Roma, Torino, Milano e Napoli) e straniere, in Europa e negli Stati Uniti. Assieme all’attività operistica nei maggiori teatri del mondo (tra cui Scala, San Carlo, Fenice, Covent Garden, Marinskij, Opera di Vienna, San Francisco, Los Angeles, Parigi, Berlino, Monaco, Amburgo, Madrid, Lisbona, Liegi) si dedica all’attività musicologica, curando edizioni critiche di opere, oratori e cantate, con particolare riferimento alla produzione della prima metà dell’Ottocento. Il suo ultimo lavoro musicologico è stato la rea lizzazione dell’“Incoronazione di Poppea” di Monteverdi, diretta alla Scala e pubblicata da Ricordi. Ha inciso numerosi dischi di musica sinfonica, da camera e operistica. È stato direttore del repertorio italiano alla Neue Deutsche Oper di Berlino e alla New York City Opera, membro del Comitato Editoriale della Fondazione Rossini dalla sua creazione, direttore musicale del Festival della Valle D’Itria di Martina Franca, consulente artistico del Rossini Opera Festival di Pesaro, direttore artistico dei teatri Carlo Felice di Genova e Scala di Milano e del Festival Barocco di Fano. Attualmente è direttore artistico del Rossini Opera Festival di Pesaro e direttore dell’Ac cademia Rossiniana, nonché consulente artistico del Festival Mozart di La Coruña. Ha insegnato Storia della Musica all’Università di Urbino e Filologia Musicale applicata all’Accademia di Osimo. Alberto Zedda 65 Orchestra Sinfonica G. Rossini Concerto realizzato con la collaborazione di Data da destinarsi fuori abbonamento NELL’ALBA DELL’UMANO. PROCESSO A COSTANZA Opera da camera per due voci recitanti, due soprani, flauto/ottavino, violino, violoncello, trombone, arpa, voci su nastro e live electronics ad lib. Testo di Silvia Cecchi Musica di Adriano Guarnieri ENSEMBLE ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI Pietro Borgonovo direttore Daniela Uccello soprano - Matelda Viola soprano Sandra Cavallini, Andrea Fugaro voci recitanti marco rogliano violino - Paola Perrucci arpa Claudio Longhi regia Luca Micheletti assistente alla regia In collaborazione con Edizioni Musicali Rai Trade C ome traspare dal sottotitolo, il lavoro è incentrato sul processo virtuale a Costanza Monti, accusata di aver assassinato il marito Giulio Perticari. L’azione prende spunto dalla biografia della figlia di Vincenzo Monti data in sposa a Giulio Perticari, noto letterato pesarese, e dalle vicende acca dute dopo la morte di quest’ultimo. Sullo sfondo della realtà culturale, sociale e politica italiana delle prime decadi dell’800, da quella ristretta di Pesaro a quella della vicina Bologna fino a quella assai più complessa dell’ambiente della borghesia milanese, si snoda la vicenda di Costanza, ricostruita dall’au trice sulla base di un ricco epistolario della protagonista e di moltissimi documenti del tempo. 67 Vari sono i piani di lettura, tutti presenti nel testo e sviluppati nella partitura. Colpisce innanzitutto, anche in virtù della sua forza drammaturgica, l’azione distruttiva compiuta dal Processo, scientificamente congegnata attraverso accuse che non esitano a uscire dallo specifico per investire tutti gli aspetti della figura dell’Imputata, deformandone e travolgendone l’intera persona lità. E non è un caso che l’Imputata sia appunto una donna, che nonostante la sua posizione, la sua cultura e il suo stesso carattere fuori del comune si trova spoglia e inerme davanti a un potere in cui non è difficile - metafora per metafora - intravedere alcuni aspetti della società odierna, divorata dalla spietatezza dei media. Ma la requisitoria giudiziaria diventa una requisitoria sostanziale contro quel lo stesso potere, e liberandosi dall’aspetto morboso e accusatorio il linguaggio si riappropria del suo significato intrinseco: il processo è ricondotto alla sua accezione logica e per Costanza inizia una lunga fase - ed è questo l’altro tratto saliente del lavoro - in cui nell’interiorità e nell’introspezione giunge a ricomporre il Sé lacerato. Infatti, nella partitura, a dare corpo a Costanza sono tre voci, che convivono intrecciandosi e sovrapponendosi, e alla fine l’unica voce parlata si trasforma a sua volta in voce cantata, a significare la ritrovata integrità interiore in una dimensione che può finalmente trascendere l’ango scia della lacerazione subita. L’opera, in un atto unico, si compone di dodici sequenze in cui si alternano e si intrecciano, secondo modalità continuamente mutevoli, le voci recitanti e il canto dal vivo e su nastro, in continuo dialogo con l’ensemble strumentale. L’articolazione interna è in tre parti: la prima “prepara” la situazione dramma turgicamente culminante del processo vero e proprio, mentre il lungo finale è tutto concepito in chiave poetica e volta all’interiorità. ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI Orchestra della Provincia di Pesaro e Urbino, ha doppia sede a Pesaro e a Fano. Per il quarto anno con secutivo ha ottenuto il riconoscimento dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Nata nell’aprile 2001, al termine di una selezione coordinata da Alberto Zedda, da anni è presente al Rossini Opera Festival ed è l’orchestra di riferimento della Rassegna Lirica Torelliana di Fano. L’attività dell’or chestra, in costante sviluppo, conta di circa 70 esecuzioni l’anno su tutto il territorio nazionale. In particolare organizza produzioni concertistiche per le amministrazioni di Pesaro (Teatro Rossini e Rocca Costanza), di Fano (Teatro della Fortuna e Corte Malatestiana), di Urbino (Teatro Raffaello Sanzio) e della Provincia di Pesaro e Urbino (teatri storici). Nel 2005 l’O.S.R. si è esibita in Corea del Sud, nel 2007 e nel 2008 a Malta e, sempre nel 2008, ad Ankara in Turchia. Nel 2010 è stata in Trentino ed in Austria per l’esecuzione de “Il Trovatore”. Presidente è Saul Salucci, Direttore orga nizzativo Bruno Maronna. 68 PIETRO BORGONOVO Musicista poliedrico, Pietro Borgonovo si distin gue nella direzione di produzioni sinfoniche e operistiche per prestigiosi festival e teatri, in particolare nelle produzioni di musica contemporanea. Da giovanissimo allievo di Heinz Holliger alla Musikhochschule di Freiburg, si impone come oboista di livello mondiale nelle principali sale e nei maggiori festival internazionali, dalla Scala a Salisburgo, da Amsterdam a Bayreuth da Parigi a New York, collaborando con molti compositori del nostro tempo (quali Berio, Corghi, Donatoni, Guarnieri, Sciarrino, Vacchi, Xenakis) dei quali inter preta opere anche in prima esecuzione, spesso a lui dedicate. Come direttore va segnalata la presenza al Salzburger Festpiele, alla guida del Klangforum Wien e dell’Arnold Schoenberg Chor, al Maggio Musicale Fiorentino con l’Or chestra del Maggio Musicale, alla Biennale di Venezia, al Ravenna Festival con il Teatro dell’Opera di Roma. Dirige regolarmente grandi orchestre (Arena di Verona, La Fenice, Lirico di Cagliari, Opera di Roma, Nacional di Buenos Aires, Kammerorchester di Mainz ecc.). Ha diretto alla Fenice di Venezia la prima mondiale di “Medea” di Adriano Guarnieri, spettacolo cui è stato assegnato il Premio Abbiati 2003. Come solista di oboe e come direttore d’or chestra vanta una vasta discografia che ha ottenuto il Grand Prix du Disque e la segnalazione tra i cinque dischi di musica sinfonica più stimati dalla Critica italiana. Direttore Artistico della GOG (Giovine Orchestra Genovese) e dal 2003 Direttore Artistico del Concorso Internazionale di Musica G. B. Viotti di Vercelli. Pietro Borgonovo 69 L’ente concerti per la scuola Il progetto “La scuola va a teatro”, giunto alla Quarta Edizione, è una vera e propria ‘rassegna musicale’ organizzata dall’Orchestra Sinfonica G. Rossini, sostenuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dagli Assessorati alle Politiche Educative e alla Cultura del Comune di Pesaro, dall’Assessorato alla Pubblica Istruzione della Provincia di Pesaro e Urbino, dall’Ente Concerti, con il sostegno di XANITALIA. Il numero sempre crescente di partecipanti (dalle 500 presenze della prima edizione ai quasi 3.000 partecipanti dell’edizione 2010, con una ventina tra istituti comprensivi e licei coinvolti) ha dimostrato quanto sia sentita nel mondo della scuola l’esigenza di una formazione che comprenda anche l’edu cazione musicale intesa come ‘ascolto’ e non solo come pratica’. I concerti sono stati poi l’occasione di far vivere ai giovani l’affascinante atmosfera del teatro dove molti di loro non erano mai entrati precedentemente. Calendario 2011 Venerdì 29 aprile 2011 orario mattutino GIRO DEL MONDO IN… ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI Daniele AGIMAN direttore Musiche di Manuel De Falla, Edvard Grieg, Antonin Dvořàk, Johannes Brahms, Giuseppe Verdi, Aleksandr Borodin, Léo Delibes, Darius Milhaud Venerdì 13 maggio 2011 orario mattutino IL GRANDE DIRETTORE D’ORCHESTRA ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI Alberto ZEDDA direttore Musiche di Maurice Ravel, Wolfgang Amadeus Mozart, Felix Mendelssohn Bartholdy 71 A scuola coi grandi Maestri Mu A musicaspettacoloarte Mu.S.A. - Musica Spettacolo Arte, è un’associazione culturale senza fini di lu A Mu AnelMu2009, u a Pesaro cro spettacolo nata dalla volontà di un gruppo di musicisti e appassio nati con lo scopo di divulgare la cultura musicale, classica e contemporanea, in tutte le sue forme artistiche, offrendo un insieme di servizi riguardanti la Apatrimonio. valorizzazione M di u tale M A musica musicaspettacoloarte musicaspettacoloarte arte Mu A Gli incontri organizzati dall’Associazione Mu.S.A. nelle scuole secondarie in musicaspettacoloarte musicaspettacoloarte Mu A musicaspettacoloarte feriori e superiori di Pesaro vogliono essere una presentazione e, insieme, un invito ad alcuni concerti organizzati dall’Ente Concerti di Pesaro per la Sta gione 2010/2011. Saranno gli stessi interpreti dei concerti serali che, in orario mattutino, si recheranno nelle scuole: gli incontri si svolgeranno così nella maniera più informale e libera possibile e i giovani potranno avere un contatto diretto con i musicisti di altissimo livello ospiti nella nostra città. Calendario 2010/2011 Giovedì 16 dicembre 2010 Liceo Scientifico-Musicale “Marconi” LESLIE HOWARD pianoforte Sabato 15 gennaio 2011 Liceo Scientifico-Musicale “Marconi” PAOLO MARZOCCHI pianoforte Venerdì 28 gennaio 2011 Liceo Classico MARIO BRUNELLO violoncello Venerdì 18 febbraio 2011 Liceo Artistico “Mengaroni” MARIO TOTARO pianoforte Sabato 19 marzo 2011 Istituto Comprensivo “Don Gaudiano” ALEXANDER LONQUICH pianoforte Giovedì 7 aprile 2011 Liceo Scientifico-Musicale “Marconi” KATHRYN STOTT pianoforte 72 Ente Concerti di Pesaro Anno di costituzione 1961 Consiglio Direttivo Presidente Guidumberto Chiocci Direttore artistico Federico Mondelci Vicepresidente Marta Mancini Consiglieri Maria Luisa Biscuola Gilberto Calcagnini Bruno Consani Gigliola Gori Fulvio La Rosa Marina Salvi Segreteria Debora Gentiletti Ufficio Stampa Elisa Delsignore Direttore dei Teatri Giorgio Castellani Note ai programmi Maria Chiara Mazzi Comunicazione Leonardo Cemak Foto Luigi Angelucci Sito web: Angelucci Consulting Laura Barbaresi Amit Katzir (Kamdzhalov) Lorenzo Cicconi Massi (Stott) Julia Wesely (Buniatishvili) Soci Ente Concerti Agostinelli Federico Albanesi Arianna Albanesi Angela Albertoni Luigi Alessandrini Bruno Anselmi Alberto Anselmi Patrizia Antelmy Erica Antelmy Mercede Antonietti Luigi Arduini Germana Babucci Ornella Baldelli Francesco Baldelli Lucia Bargnesi M. Teresa Bartolomeoli Roberto Bartoloni Giuliano Bartoloni Spadoni Giusi Bartolucci Ebe Basili Roberto Basili Stefano Battistoni Francesca Bellazecca Massimo Belli Lea Bertani M. Cristina Bertellotti Carlo Bertozzini Ada Bertozzini Marcella Bettini Alessandro Bigazzi Maria Luisa Bischi Alessandro Bisping Dorothea Bocci Romeo Bolognini Patrizia Bonaparte Andrea Bonazzoli Bianca Bonazzoli Remo Bontempi Giuliana Borghi Maria Clotilde 73 Bortolin Francesco Bruscoli Gabriella Busacca Graziella Campilongo Luigi Canestrelli Assunta Caracciolo Gabriella Carbone Annamaria Carloni Esposito Renza Casula Pierfrancesco Cavalieri Anna Ceci Luciana Cento Giovanni Ceripa Lorena Cestaro Carla Chietera Giovanni Cinti Estella Coli Paolo Comandini Paolo Emilio Congiu Luigi Corsini Diottalevi Vittoria Cortesi Dovilia Costantino Giulio D’Agnillo Carla De Benedittis Agostino De Feo Liliana De Martis Elena De Nicolò Maria Pia De Sabbata Giorgio Del Grande Teodoro Del Piccolo Izzilina Dell’Aquila Ardone Cosima Della Biancia Marisa Dopolavoro Banca Popolare dell’Adriatico Emiliani Paola Ermedi Marilena Falanga Eugenio Farina Ercole Fastigi Gabriella Fastigi Rosa Fattori Anna Felicetti Marta Virginia 74 Ferretti Fernanda Ferri Pio Fiocco Virginio Forlani Luca Fortini Maria Luisa Frezza Maria Grazia Frulli Elvira Gaggiano Alessandro Gaudenzi Massimo Gennari Annarita Gentilucci Anna Ghisleri Giovanna Giamprini Simonetta Gori Isabella Gorgoni Vittorio Gorini Maria Grazioli Manuela Graziosi Franco Gualandri Massimo Guerrieri Matteo Guidelli Rita Iacchini Gabriella Lamaro Paolo Lanfernini Caterina Leonardi Adriana Licini Roberto Liguori Claudia Liguori M. Laura Lippolis Graziana Magi Claudio Mancini Alessandra Marchetti Armando Marcucci Agla Mari Dino Mariani Alberta Mariotti Jacopo Maschio Silvia Masetti Marisa Megani Clara Missiroli Gino Monsagrati Fausto Montebarocci Angelo Muretto Franca Neri Ennio Nesci Liana Nocitra Elisabetta Olmeda Giuseppe Ottaviani Gabriella Pagano Giuliana Pagnoni Danilo Pandolfi Roberta Panna Donato Paolini Marco Paolini Mirella Patrignani Paola Pellegrini Gianfranco Picchi Roberto Pierantoni Marta Raffaelli Maria Teresa Ramaioli Silvano Ravaglia Annamaria Renzi Susanna Rinaldi Gianluigi Rondina Paola Rosati Loretta Rossini Gordiano Russo Davide Sanchini Cecilia Sbano Wanda Scardacchi Mauro Scilla Cristina Senigagliesi Michela Severini Umberto Sorbini C. Augusto Sorbini Paola Sormani Farina Paolo Staffolani Raffaella Stradini Maria Chiara Surian Elvidio Tempesta Antonio Torre Maria Cristina Trelani Lidia Urbinati Paola Utel Tullio Vaina Raffaella Venturini Brunella Verni Stefano Vitali Antonella Zazzarini Ferruccio Zini Annalisa Zoffoli Atos Zollia Carlo 75 Prevendita abbonamenti Per Abbonati alla precedente Stagione nei giorni 1 e 2 dicembre presso il bot teghino del Teatro Rossini con orario 9,30-12,30; 16,30-19,30. Nuovi abbonamenti La vendita dei nuovi abbonamenti verrà effettuata nei giorni 3 e 4 dicembre. Prezzi Posto di platea e posto di palco I e II ordine E 150, posto di palco di III ordine E 125, posto di palco di IV ordine riservato agli studenti fino a 29 anni e oltre i 65 E 50. Informazioni Biglietteria del Teatro Rossini Piazzale Lazzarini, Pesaro 0721 387621 Ente Concerti Palazzo Gradari, Via Rossini 0721 32482 [email protected] www.enteconcerti.it www.pesarocultura.it La Direzione si riserva di apportare al programma le variazioni imposte da ragioni tecniche o da cause di forza maggiore Vendita biglietti Saranno messi in vendita il giorno stesso del concerto presso il botteghino del Teatro Rossini con orario 9,30-12,30; 16,30-19,30 (concerti pomeridiani fino all’inizio dello spettacolo) a partire dal concerto del 16 dicembre si potranno acquistare tutti i biglietti della stagione. Prezzi platea e posto di palco di I e II ordine E 15, posto di palco di III ordine E 12, posto di palco di IV ordine E 10, ridotto E 7, Loggione E 5. L’Ente Concerti ringrazia Assindustria Banca dell’Adriatico Carifano Cassa di Risparmio di Fano Galleria di Franca Mancini Manifatture Gamba MusicStorePesaro Piero Guidi Bar Margherita Ristorante Bristolino Vittoria, Savoy e Alexander Hotels 79 Stampa Tecnostampa Ostra Vetere / Novembre 2010 80