Comune di Pesaro
Ente Concerti di Pesaro
Ministero per
i Beni e le Attività Culturali
Regione Marche, Giunta Regionale,
Assessorato alla Cultura
Fondazione
Cassa di Risparmio di Pesaro
Banca Marche
51ª STAGIONE
CONCERTISTICA
2010/11
Teatro Rossini
Pesaro
1
2
50° anniversario della fondazione
dell’Ente Concerti di Pesaro
“
Dalla A alla Z”, questo potrebbe essere lo spot della 51ª Stagione Con­
certistica. Slogan che non solo sta ad indicare i protagonisti del primo
ed ultimo concerto, Salvatore Accardo e Alberto Zedda, due Maestri di
fama mondiale, ma anche la completezza delle proposte musicali contenute
nel programma.
Dalla musica barocca eseguita dal sommo Gustav Leonhardt a canzoni che
sono la colonna sonora dei nostri tempi, in una esecuzione scarnificata fino
alla radiografia dal duo Magoni-Spinetti; tutto l’arco della storia della musica
viene rappresentato in un programma degno di celebrare il 50° anniversario
di fondazione dell’Ente Concerti. Mi si consentirà di sottolineare il contributo
decisivo fornito dall’Ente alla creazione di quella straordinaria vocazione
musicale che caratterizza la nostra Città.
Oltre a Benedetti Michelangeli, Berman, Gazzelloni, Gieseking, Haskil,
Magaloff, Oistrach, Richter, Rubistein, cioè alla mitologia dell’esecuzione
musicale, tutti invitati dall’indimenticabile Presidente Paride Maione, solo
negli ultimi dieci anni si sono esibiti - orchestre a parte - oltre duecento musi­
cisti tutti di altissimo rilievo.
Mi sono permesso di formare, tra quelli di spiccata notorietà, una sorta di
classe scolastica: hanno risposto all’appello Accardo, Argherich, Buchbihder,
Corea, Diaz, Fiorentino, Gutman, Kremer, Labeque, Lupu, Maisky, Mullova,
Petrucciani, Quarta, Sokolov, Thollier, Ughi, Zedda, Zimmerman.
Come potete constatare, una classe quasi… miracolosa datoché per i miracoli
veri non siamo ancora completamente attrezzati.
Il merito va a tutto il Consiglio Direttivo ma soprattutto al Direttore Artistico
Federico Mondelci che riesce, in virtù della sua fama, ad intercettare gli
interpreti più prestigiosi che indistintamente dichiarano di sentirsi onorati di
esibirsi al Rossini.
Anche per questo l’Ente Concerti si è fatto promotore dell’iniziativa affinché
Pesaro venga riconosciuta dall’UNESCO come “Città della Musica”.
Un sentito ringraziamento all’Amministrazione Comunale in persona dell’As­
sessore alla Cultura Gloriana Gambini, alla Direzione del Teatro con a capo
Giorgio Castellani, alla Fondazione Cassa di Risparmio, alla Banca Marche,
agli sponsor, che hanno permesso il verificarsi di questo “demi-miracle”.
Un grazie particolare all’appassionato pubblico che ci segue con sempre
più vibrante partecipazione; a ciascuno di essi vorrei ricordare le parole
di J.L. Borges che, in una delle sue più famose poesie “I Giusti”, colloca
“chi è contento che sulla terra esista la musica”... “tali persone, che
si ignorano, stanno salvando il mondo”.
Guidumberto Chiocci
Presidente Ente Concerti
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Indice
9Orchestra Filarmonica Marchigiana
Salvatore Accardo
13Note di speranza 2010
Concerto di solidarietà
Orchestra Filarmonica Marchigiana
Rossini Chamber Choir
Simone Baiocchi
17Leslie Howard
19Paolo Marzocchi
23Raphael Gualazzi Band
25Orchestra Filarmonica Marchigiana
Mario Brunello, Andrea Battistoni
29Orchestra Filarmonica Marchigiana
Behzod Abduraimov, yordan Kamdzhalov
33Kathia Buniatishvili
35Gustav Leonhardt
39Orchestra Filarmonica Marchigiana
Cristina Barbuti, Alexander Lonquich
43I Virtuosi Italiani
Anna Tifu
Massimo Mercelli, Alberto Martini
47Quartetto di Cremona
Kathryn Stott
51“Musica Nuda”
Petra Magoni, Ferruccio Spinetti
55Orchestra Sinfonica G. Rossini
Daniele Agiman
59Turn out the stars: bill evans tribute
Orchestra Filarmonica Marchigiana
Martin Wind Quartet, Gianni Giudici,
Massimo Morganti
63Orchestra Sinfonica G. Rossini
Alberto Zedda
67Nell’alba dell’umano.
Processo a Costanza
Ensemble Orchestra Sinfonica G. Rossini
Pietro Borgonovo
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Domenica 5 dicembre 2010 ore 18.15
ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA
SALVATORE ACCARDO violino solista e concertatore
Niccolò Paganini (1782-1840)
Concerto n. 4 in Re min. per violino e orchestra
Allegro maestoso
Adagio flebile con sentimento
Rondò galante (Andantino gaio)
Antonin Dvořàk (1841-1904)
Sinfonia n. 8 in Sol magg. op. 88
Allegro con brio
Adagio
Allegretto grazioso
Allegro ma non troppo
T
roppo spesso si dimentica che Paganini fu anche compositore e che, in
particolare, i concerti costituiscono un interessante esempio dell’evo­
luzione di questa forma nel Romanticismo. Spesso le stupefacenti
invenzioni tecniche nascondono infatti un’originale intuizione artistica, che
raccoglie l’eco della civiltà musicale tardo-settecentesca italiana, dove si
mescolano scrittura strumentale e spirito quasi belcantistico.
Nei suoi cinque concerti l’audacia, il capriccio e la bizzarria allargano così
la consuetudine compositiva, in maniera originale al punto che il composi­
tore non volle mai pubblicare questi lavori per il timore che essi venissero
‘copiati’ da altri autori. Il Concerto n. 4 (1830) fu eseguito dall’autore in
Germania, ma non fu pubblicato in quell’occasione: a differenza dei pre­
cedenti esso mostra una diversa intensità della scrittura dell’orchestra, che
non si limita ad accompagnare il solista ma possiede una sua individualità
timbrica già chiara nel primo tempo. L’Adagio, grazie al particolare colore
strumentale, non è più solo un intermezzo lirico ma assume una propria
individualità espressiva. La tonalità minore e i toni quasi ‘zigani’ danno
poi al conclusivo Rondò un fascino del tutto particolare, anche se il tema
ricorda da lontano quello della celebre ‘Campanella’.
9
Pupillo di Johannes Brahms, ammiratore della grande civiltà viennese, il
boemo Dvořàk risentì però degli influssi del nazionalismo musicale, che
voleva emanciparsi dal sinfonismo austro-tedesco attraverso l’assimilazione
di forme e temi tratti dal patrimonio popolare. Pur legato alla musica della
sua terra, egli quindi riuscì a ‘mediare’ tra i due mondi, utilizzando il mate­
riale folklorico all’interno delle grandi forme storiche. Così, se le armonie
originali e i temi struggenti o danzanti fanno riferimento all’origine slava, la
capacità di trarre da un tema tutte le possibili implicazioni e la ciclicità di
alcune strutture risentono invece della logica costruttiva del rinato sinfoni­
smo europeo, che aveva proprio in Brahms il suo maggiore esponente.
Questa posizione estetica ‘intermedia’ diede a Dvořàk, sin dai primi anni
Ottanta, un successo di portata mondiale, come dimostrano le ultime sin­
fonie, fra le quali proprio l’Ottava (1890) è gioiello di delicatissima fattura.
Limpido e vigoroso è l’Allegro con brio iniziale, annunciato dal flauto con
serena naturalezza; misterioso è invece il secondo tempo, cantato sottovoce
dagli archi e seguito da una sorta di valzer commovente e lirico prima del
tempo di congedo, i cui episodi tematici vengono variati fino alla fine in una
sorta di turbine gioioso pieno di vitalità.
ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA L’Orchestra Filar­
monica Marchigiana, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme
alla Regione Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione
Orchestra Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici
Istituzioni Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con sta­
gioni liriche e sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti per le scuole
ed è partner dei concorsi musicali internazionali regionali. Attenta alla
valorizzazione dei compositori marchigiani, ha ideato “Le Marche Parco
Europeo della Musica”. Dal 1998 è orchestra principale del Festival
Snow & Symphony di St. Moritz, assieme a grandi solisti e giovani talenti.
Numerose le apparizioni televisive e le incisioni discografiche: tra esse
figurano pagine di Pergolesi, Strauss, Rossini, Mozart, Verdi, tutte guidate
dal suo direttore artistico Gustav Kuhn.
SALVATORE ACCARDO Dopo l’esordio a tredici anni coi Capricci
di Paganini, a quindici anni vince il Concorso di Ginevra e, nel 1958, il
Concorso Paganini di Genova. Il suo vastissimo repertorio spazia dalla
musica barocca a quella contemporanea e grandi compositori, tra i quali
Sciarrino, Piston, Xenakis e Piazzolla, gli hanno dedicato loro opere. Suona
con le maggiori orchestre e i più importanti direttori, affiancando l’attività
di solista e di direttore d’orchestra, e in questa veste ha lavorato con le più
importanti orchestre europee ed americane dirigendo tra l’altro al Rossini
Opera Festival, all’Opera di Roma, a Montecarlo e a Lille e nel duecentesi­
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mo della nascita di Rossini, ha diretto a Pesaro e a Roma la prima moderna
della Messa di Gloria, riproposta a Vienna con i Wiener Symphoniker e
incisa dal vivo. Ideatore di importanti festival (come le Settimane Musicali
Internazionali di Napoli e il Festival di Cremona), ha inciso i capolavori
del suo repertorio per numerose case discografiche (DGG, Philips, ASV,
Dynamic, EMI, Sony Classical, Collins Classic e Fonè).
Nel 1986, con Giuranna, Filippini e Petracchi ha istituito i corsi di perfe­
zionamento alla Fondazione Stauffer di Cremona, dando vita all’Orchestra
da Camera Italiana, formata dai migliori allievi dei corsi. Ha insegnato
dal 1973 al 1980 e di nuovo dal 2003 all’Accademia Musicale Chigiana
di Siena. Cavaliere di Gran Croce, ha vinto numerosi premi Abbiati e, nel
2001, ha ricevuto il premio “Una vita per la Musica”. In occasione della
tournée in Estremo Oriente, il Conservatorio di Pechino lo ha nominato Most
Honorable Professor. Possiede un violino Stradivari, lo Hart ex Francescatti
del 1727, e un Maggini del 1620.
Salvatore Accardo
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Concerto realizzato con la collaborazione di
Domenica 12 dicembre 2010 ore 17.00 fuori abbonamento
NOTE DI SPERANZA 2010 Concerto di solidarietà
In collaborazione con Ente Concerti di Pesaro, Rotary Club Pesaro
FORM - Fondazione Orchestra Regionale delle Marche
Col patrocinio di Provincia di Pesaro-Urbino - Comune di Pesaro
Il Resto del Carlino
ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA
ROSSINI CHAMBER CHOIR
SIMONE BAIOCCHI direttore
Likke Anholm soprano
Jimena Llanos Lopez de Castilla alto
Gianluca Pasolini tenore
Antonio Marani basso
Introduzione all’ascolto di Maria Chiara Mazzi
Georg Friedrich Händel (1685-1759)
The Messiah (selezione)
Parte I
01 Sinfonia (Preludio strumentale nella forma d’una Ouverture francese)
02 Arioso (tenore): Comfort ye my people
03 Aria (tenore): Ev’ry valle, shall be exalted
04 Coro: And the glory, the glory of the Lord
05 Recitativo (basso): Thus said the Lord
06 Aria (basso): But who may abide
07 Coro: And He shall purify
08 Recitativo (alto): Behold, a virgin shall conceive
13 Pifa (sinfonia pastorale)
Parte II
01 Coro: Behold the Lamb of God
02 Aria (alto): He was despised
03 Coro: Surely he hath borne our grieves
04 Coro: And with his stripes we are healed
05 Coro: All we like sheep
17 Aria (soprano): how beautiful are the feet
23 Coro: Hallelujah!
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Parte III
02 Coro: Since by man Game death
03 Recitativo (basso): Behold, I tell you a mystery
04 Aria (basso): The trumpet shall sound
05 Recitativo (alto): Then shall be brought to pass
06 Duetto (alto, tenore): O death, where is thy sting?
07 Coro: But thanks be to God
08 Aria (soprano): If God be for us
09 Coro: Worthy is the Lamb / Amen
Q
uando Händel propose (con enorme successo) l’oratorio The Messiah
alla Great Music Hall di Dublino il 13 aprile 1742 egli era già notis­
simo in Inghilterra come operista. Ma ormai il melodramma a Londra
era in crisi (e anche il teatro di Haymarket, che il compositore aveva in
gestione, era fallito l’anno prima); così il musicista aveva deciso di passare al
genere dell’oratorio in inglese, più adatto alle esigenze della nuova borghe­
sia, che sentiva più vicine le vicende bibliche piuttosto che la mitologia e la
storia antica. Tuttavia il Messiah è un oratorio atipico, perché non racconta
una vicenda (in questo caso la vita di Gesù), ma è una meditazione sul con­
cetto di Redenzione cristiana che, dalla Promessa, attraverso l’Incarnazione,
la Passione e la Resurrezione, giunge agli effetti della Salvazione. La Bibbia
stessa quindi, senza aggiunte o modificazioni, è il ‘libretto’ dell’oratorio (pre­
parato dal poeta e erudito Jennens), costruito su una successione di citazioni
dal Vecchio e dal Nuovo Testamento sistemate in modo da costruire l’unità
epica e dare l’impressione di una trama drammatica. Dal punto di vista musi­
cale il Messiah utilizza lo stile vocale solistico dell’opera italiana e quello
corale delle forme sacre latine e inglesi. Le sezioni corali, polifoniche o omo­
ritmiche ma comunque di grande varietà espressiva, sono assai più numerose
di quelle solistiche, per ricordare che questo non è un racconto di eventi e di
personaggi, ma una riflessione di tutta l’umanità sui motivi e le conseguenze
della venuta di Cristo.
ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA L’Orchestra Filar­
monica Marchigiana, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme alla
Regione Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione Orchestra
Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici Istituzioni
Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con stagioni liriche e
sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti per le scuole ed è partner dei
concorsi musicali internazionali regionali. Attenta alla valorizzazione dei
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compositori marchigiani, ha ideato “Le Marche Parco Europeo della Musica”.
Dal 1998 è orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz,
assieme a grandi solisti e giovani talenti. Numerose le apparizioni televisive
e le incisioni discografiche: tra esse figurano pagine di Pergolesi, Strauss,
Rossini, Mozart, Verdi, tutte guidate dal suo direttore artistico Gustav Kuhn.
ROSSINI CHAMBER CHOIR Fondato a Pesaro nel 2006 dalla passione
di Simone Baiocchi, il coro modifica il proprio organico a seconda delle esi­
genze esecutive. Formato da cantori di Marche, Umbria ed Emilia Romagna
e da musicisti stranieri giunti a Pesaro per ampliare le proprie esperienze
musicali, ha in repertorio pagine a cappella e con orchestra, tra gli altri, di
Palestrina, Allegri, Bach, Haydn, Mozart, Vivaldi, Rossini, Bartolucci e dello
stesso Simone Baiocchi. Molti cantori hanno partecipato a produzioni con
direttori quali Zedda, Bartolucci, Kunn.
LYKKE ANHOLM Ha studiato canto lirico a Copenaghen e si è diplomata
al Pesaro con il massimo dei voti. Ha in repertorio capolavori sacri (Requiem
di Mozart, “Jephte” di Carissimi, “Stabat Mater” di Bononcini, “Magnificat”
di Vivaldi, “Miserere” di Allegri ecc.), opere della tradizione (“L’elisir d’amo­
re”, “La traviata”, “Gianni Schicchi”) e contemporanee (“The telephone”
di Menotti, “Il Piccolo Spazzacamino” di Britten). Tiene concerti nei più
importanti teatri e festival nazionali ed internazionali ed è insegnante di canto
all’Istituto Lettimi di Rimini.
Jimena Llanos Lopez de Castilla Nata in Perù, ha conseguito
la laurea di II livello al Conservatorio di Pesaro. Ha vinto ed è stata finalista
in importanti concorsi (“Luis Alva”, Lima, “Città di Altamura”, a Varenna
ed Ercolano). Ha un’attività artistica internazionale con opere di Rossini,
Verdi, Gluck, Bizet, Puccini e brani di musica sacra (tra cui “Stabat Mater”
di Pergolesi, “Gloria” di Vivaldi, “Messia” di Händel, “Requiem” di Mozart
e di Verdi). Svolge attività cameristica e con importanti orchestre quali la
Sinfonica di Cuba, la ProArte Marche, la Sinfonica di Pesaro, la “Ciudad de
Lima”.
GIANLUCA PASOLINI Diplomato al Conservatorio di Pesaro, ha seguito
master e corsi di perfezionamento. Ha lavorato in prestigiose produzioni,
sotto la guida di maestri quali Zedda, Barenboim, Jones, Mehta. Ha cantato
Mozart, Rossini, Donizetti, Verdi, Halevy, Knussen, lavori di rara esecuzione
(“Geloso sincerato” di Giuseppe Nicolini e “Don Falcone” di Jommelli, incise
da Bongiovanni) e capolavori sinfonico-corali (Sinfonia n. 9 di Beethoven,
“Das Lied von der Erde” di Mahler). Ha registrato allo Staatsoper di Berlino
“Il giocatore” di Prokof’ev , DVD diretto da Daniel Barenboim.
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ANTONIO MARANI Nato a Ferrara, ha studiato a Padova ed è laureato
in Musicologia a Bologna. Ha cantato in importanti teatri e festival (Regio di
Parma, Comunale di Bologna, Arena di Verona, Opera di Roma, Festival di
Martina Franca, Opèra Comique di Parigi, Konzerthaus di Vienna ecc.) con
importanti direttori quali Cillario, Bartoletti, Bellugi, Bonynge, Oren. Ha in
repertorio tutte le più importanti opere di Rossini, Mozart, Puccini, Verdi,
Mascagni e ha partecipato a prime esecuzioni di opere rare di Cimarosa,
Pacini, Weill ecc. Svolge un’intensa attività concertistica, sacra e cameristica
e incide per Arkadia, Bongiovanni e Nuova Era.
SIMONE BAIOCCHI Diplomato in organo, composizione, musica corale e
direzione di coro presso il Conservatorio di Pesaro, ha partecipato a master­
class internazionali. Maestro collaboratore al Rossini Opera Festival dal
2001, ha diretto complessi corali quali il coro lirico “V. Bellini” e il “Coro da
camera di Praga’’. Ha tenuto concerti in Italia e all’estero e, come organista
liturgico, lavora presso basiliche insigni (Loreto, Lourdes, Assisi, Roma). Nel
2009 ha inaugurato la stagione concertistica del Pontificio Istituto di Musica
Sacra dirigendo un concerto sinfonico-corale trasmesso da Radio Vaticana e
nel 2010 per la Fondazione Pergolesi-Spontini ha tenuto un concerto d’organo
con improvvisazioni su temi di Pergolesi per all’apertura delle celebrazioni
anniversarie dalla nascita del musicista. I suoi “Missa de Angelis” e “Tu es
Petrus” sono stati eseguiti nel luglio 2010 (e trasmessi da Rai 1 in Eurovisione)
nella celebrazione presieduta da papa Benedetto XVI per la visita apostolica
in Abruzzo per l’VIII centenario della nascita di Papa Celestino V.
Simone Baiocchi
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Giovedì 16 dicembre 2010 ore 21.00
LESLIE HOWARD pianoforte
Franz Liszt (1811-1886)
Grosses Konzertsolo S176
Légendes S175
St. François d’Assise. La prédication aux oiseaux
St. François de Paule marchant sur les flots
Variationen über das Motiv von J. S. Bach “Weinen, Klagen, Sorgen,
Zagen” S180
Six Chants Polonais de Frédéric Chopin S480
Zyczenie (Desiderio)
Wiosna (Primavera)
Piers´cień (L’anello)
Hulanka (Baccanale)
Moja Pieszczotka, nocturne (Mia diletta)
Narzeczony (Lo sposo)
Scherzo und Marsch S177
G
li anniversari dei grandi artisti (quest’anno il duecentesimo dalla
nascita di Franz List) sono occasione per riflettere sulla loro opera
ma anche per scoprire come gli autori più amati ed eseguiti pos­
sano riservarci piacevoli sorprese. La straordinaria quantità della musica
pianistica di Liszt, la varietà nei generi e nelle forme utilizzate e le novi­
tà apportate alla tradizione - dimostrate in questo concerto - hanno però
motivazioni che non riflettono solo dei cambiamenti dell’arte musicale, ma
anche quelli della società nel lungo periodo storico nel quale egli visse
e operò. Intanto, ricordiamo che il compositore ungherese nella prima
parte della sua vita si dedicò quasi esclusivamente al concertismo: anzi,
proprio a lui si ascrive la nascita del ‘recital’ pianistico, quell’evento per
noi del tutto abituale dove un interprete è protagonista dello spettacolo e
sostiene da solo tutto il peso della serata. È questa la motivazione di brani
come Solo da concerto (1849) o Scherzo und Marsch (1851) giocati sulla
varietà degli effetti e delle tecniche, nei quale Liszt indagò le possibilità
di uno strumento sempre più perfetto e dove l’esibizione si incrocia con
la ricerca formale. La stessa ricerca, formale e timbrica, è motivazione
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anche delle moltissime Parafrasi, Fantasie e Trascrizioni di brani pensati
per un altro organico (come i Sei canti popolari polacchi di Chopin, 18471860), pagine attraverso le quali inoltre egli fece conoscere al pubblico
dei recital pianistici lavori noti, e meno noti, destinati ad altri ambiti.
Esibizione, divulgazione ma anche ragioni estetiche profonde stanno però
dietro al pensiero musicale di Liszt che, sin dai primi anni, promosse l’inte­
razione tra letteratura e musica, per ‘andare oltre le parole’. Ecco, allora, le
Due leggende (1863) ispirate dai “Fioretti di San Francesco” e dalla “Vita di
San Francesco da Paola”, dove le nuove forme e le nuove timbriche servono
per rendere al meglio la poesia interiore e la meraviglia dei due eventi.
Nella seconda parte della vita, Liszt allargò ancora una volta i suoi orizzonti,
guardando anche al passato, col recupero della lezione contrappuntistica
bachiana (come dimostrano le Variazioni sui motivi di Bach, 1862), sull’on­
da della ‘riscoperta’ del grande Tedesco ma anche del nuovo misticismo che
sembrava avvolgere quel momento storico.
LESLIE HOWARD Australiano, ha iniziato la carriera concertistica a
13 anni, suonando con alcune delle orchestre più prestigiose del mondo tra
cui London Symphony, BBC Philharmonic, Orchestra della Scala e della
RAI, Royal Philharmonic, Budapest Symphony e Philharmonic, Melbourne
Symphony e Sydney Symphony Orchestra, collaborando con i più presti­
giosi direttori d’orchestra quali Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Adam
Fischer, Elyakum Shapirra, Fritz Rieger, Alexander Lazarev. Le sue incisioni
compaiono per etichette discografiche come Deutsche Grammophon, EMI
Classics, Nimbus, Cala, Pearl, ABC Eloquence, Musical Heritage Society.
Considerato il massimo interprete a livello mondiale della musica pianisti­
ca di Franz Liszt, ha inciso nell’arco
di tredici anni per Hyperion l’opera
integrale per pianoforte del compo­
sitore ungherese. Leslie Howard è
anche un fine musicologo: ha curato
l’edizione critica di diversi volumi per
Editio Musica Budapest, Hardie Press,
Peters; ha inoltre preparato la stesura
di “Ferenc Liszt- A thematic cata­
logue” e ha collaborato alla stesura
dell’Edizione Nazionale Italiana delle
opere di Vincenzo Bellini e Niccolò
Paganini. Per questo motivo i suoi
recital prevedono sempre dei program­
mi originalissimi e molto ricercati, con
Leslie Howard
brani di raro ascolto.
18
Domenica 16 gennaio 2011 ore 18.15
PAOLO MARZOCCHI pianoforte
Franz Liszt (1811-1886)
Fantasia e fuga sul tema B.A.C.H. S260
Julius Reubke (1834-1858)
Mazurka
Scherzo
Richard Wagner/Franz Liszt
Isoldes Liebestod S447
Julius Reubke
Sonata in Si bem. min.
Allegro maestoso - Allegro appassionato - Allegro con fuoco - Maestoso Andante sostenuto - Più lento - Adagio - Allegro assai - Allegro agitato Meno mosso - Grave - Tempo primo - Presto - Allegro maestoso
L
a lunga vita artistica di Franz Liszt non solo è interessante per noi
ma è soprattutto fondamentale per comprendere i cambiamenti nelle
componenti della composizione, dell’organizzazione e del consumo
nella storia della musica dell’Ottocento. A differenza degli altri romantici,
infatti, egli non ha vissuto solo la prima o la seconda metà del secolo ma è
stato ininterrottamente attivo dagli anni Trenta agli anni Ottanta, con tutti
gli intuibili cambiamenti intercorsi in quel mezzo secolo.
Dopo gli anni passati a viaggiare in tutta Europa come acclamato concerti­
sta, osannato per la strabiliante bravura e l’incredibile difficoltà delle sue
composizioni, nel 1848 Liszt decise di fermarsi a Weimar (dove rimarrà
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fino al 1861), città di grandi tradizioni culturali che, proprio grazie alla
sua presenza, divenne uno punti di riferimento musicale tra i più vivi della
Germania. Qui egli continuò a dedicarsi alla composizione, puntando non
più tanto all’esibizione tecnica, ma alla ricerca formale e storica, guardando
anche al passato per ‘inventare’ il futuro. Si collocano in questi anni alcu­
ne importanti parafrasi da Wagner (come Isoldes Liebestod) e il recupero
del repertorio sacro, dello stile e della musica di Bach (le lettere del nome
corrispondono alle note “si bemolle-la-do-si” indicate secondo il sistema
tedesco), per organo ma adattata al pianoforte dallo stesso autore che rea­
lizza sulla tastiera le stesse straordinarie sonorità del monumentale organo
tedesco. Liszt riprese poi in quegli anni l’attività d’insegnante di pianoforte,
che saltuariamente aveva esercitato in precedenza anche a Parigi; a Weimar
accorsero allora i giovani pianisti da tutta Europa, quasi sempre già in pos­
sesso di un buon bagaglio di esperienze, che volevano imparare da lui tutti
i segreti della sua nuova strabiliante tecnica.
La scuola pianistica di Liszt divenne una delle più importanti della storia, e
molti dei più grandi pianisti del Novecento e di oggi si possono ricollegare
ai suoi più celebri allievi quali Von Bülow, Tausig o Siloti. Tra questi disce­
poli era un giovane poco più che ventenne, che aveva studiato a Berlino e
che già era provetto organista e pianista: Julius Reubke. Amico e allievo di
Bülow, Reubke si era trasferito nel 1856 a Weimar, e lì il suo stile ‘chopinia­
no’(dimostrato dalla Mazurca e dallo Scherzo) si trasformò come dimostra la
Sonata, nella stessa tonalità e con la stessa struttura di quella del Maestro,
che esce dalla tradizione e si costruisce attraverso la metamorfosi di un
unico tema arricchito nei contrasti agogici e attraverso lo sviluppo di figu­
razioni tecniche, di originali soluzioni armoniche e di grande fantasia.
PAOLO MARZOCCHI Pianista e compositore, è nato ed ha studiato a
Pesaro. Ha composto ed eseguito musica per contesti più diversi: dal teatro,
al cinema, alla radio, fino alle sperimentazioni con altri linguaggi e alla
composizione ‘pura’, ricevendo diverse commissioni per la realizzazione di
opere pianistiche e orchestrali, e collaborando anche come esecutore con
enti ed istituzioni fra cui Arena di Verona, Pomeriggi Musicali di Milano,
Opera di Roma, Biennale di Venezia, Sinfonica Toscanini, Filarmonica
Marchigiana. Come compositore e pianista si è esibito in sale e spazi
prestigiosi (tra i quali Accademia Chigiana di Siena, Auditorium KKL di
Lucerna, teatro BKA di Berlino, Kawasaki Festival Suntory Hall di Tokyo,
Aram Katchaturian Concert Hall di Yerevan) e sue composizioni sono state
trasmesse da radio italiane ed europee. Tra gli ultimi lavori si segnalano
la “Fantasia dell’Assenza”, per pianoforte, orchestra e arpa a bicchieri
(per l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano) e “La meccanica del
Ruscello” per orchestra di bambini e quintetto d’archi (Roma, Human
20
Rights Orchestra). Nel luglio 2010 è stata presentata in anteprima assoluta
presso il Festival FONEO di Pontlevoy, la prima scena dell’opera lirica “La
balena” su libretto di Joseph Denize (liberamente tratto da “Moby Dick” di
H. Melville). Ha curato per Rugginenti l’integrale delle opere pianistiche
dell’allievo di Liszt Julius Reubke, e, insieme all’organista Luca Scandali
ha registrato per l’etichetta tedesca CPO l’opera completa di Reubke per
organo e pianoforte. Collabora con artisti tra cui i direttore d’orchestra
Michele Mariotti, lo scrittore Guido Barbieri, il poeta Gianni D’Elia, i
video artisti Stefano Franceschetti e Cristiano Carloni, il regista Henning
Brockhaus. Ha firmato le musiche del progetto “Just Like The Movies” di
Michal Kosakowski, con il quale ha vinto numerosi premi tra cui il primo
premio al Milano Film Festival, miglior colonna sonora al festival 16Cor­
to di Forlì e miglior film sperimentale al Santiago Film Festival in Cile.
L’opera è stata trasmessa dalla rete ARTE e pubblicata in Francia sul DVD
“Underground Zero” (Repérages). Il progetto è stato eseguito dal vivo a
Monaco di Baviera, Pechino, Berlino e in Italia. È membro del movimento
“Musicians for Human Rights”.
Insegna presso l’Università degli Studi di Macerata e le Accademie di Belle
Arti di Urbino e Macerata.
Paolo Marzocchi
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Domenica 23 gennaio 2011 ore 18.15
RAPHAEL GUALAZZI BAND
RAPHAEL GUALAZZI pianoforte e voce
MANUELE MONTANARI basso e contrabbasso
CRISTIAN MARINI batteria
LUIGI FAGGI tromba
GIUSEPPE CONTE chitarra
GIACOMO PIETRUCCI sax contralto
MASSIMO VALENTINI sax baritono
R
aphael Gualazzi giunge con la sua band per celebrare il recentissimo
inizio della sua nuova avventura discografica, e racconta lui stesso le
radici del suo stile così particolare: “La mia formazione è classica,
ma ho cercato di estendere espressivamente il mio percorso verso il ragtime,
il blues, il jazz e il soul. Il mio stile si ispira a musicisti come Scott Joplin
o Jelly Roll Morton”.
E continua: “Mi rifaccio allo stride piano in voga negli Stati Uniti dalla fine
degli anni Dieci agli anni Quaranta, che è rielaborazione di moduli classici.
Sono partito dalle origini affrontando un percorso complesso che necessita
continui approfondimenti: mi interessava il recupero e la rilettura di un
gusto spesso dimenticato, ma fondamentale per comprendere la storia della
musica afroamericana. Il piano-man, a inizio secolo, intratteneva i clienti
dei bordelli con un sottofondo musicale; non era certo un contesto nobile,
ma ecco che il pianoforte, strumento legato alla tradizione classica, veniva
in soccorso, conferendo a tutto una certa dignità”. Prosegue poi: “Amo Fats
Walzer, ma a livello vocale le influenze sono più recenti: il mio tentativo è
quello di trasmettere l’amore per questa musica attraverso uno stile comu­
nicativo più moderno. Mi rifaccio ad artisti come Ben Harper, Jamiroquai
e Nora Jones, oltre che a Ray Charles”. Una scelta che è quindi non solo
tecnica e musicale, ma anche e soprattutto culturale ed espressiva e che
perfettamente si coniuga con le motivazioni di una rassegna di ‘classica’ che
però è pronta ad accogliere tutti i ‘classici senza barriere’.
23
RAPHAEL GUALAZZI Nato a Urbino, ha studiato pianoforte al Con­
servatorio di Pesaro e si è poi dedicato alla ricerca nel jazz, nel blues e nella
fusion. Dopo il suo primo album (“Love Outside The Window” , 2005, con
rivisitazioni di celebri pagine di jazz e pop) ha preso parte a trasmissioni
radiofoniche su Radio3, Radio Capital, Rai international e ha partecipato
a festival tra i quali Veneto Jazz, Fano Jazz, Java Jazz Festival (Indonesia),
Ravello International Festival ecc. Ha tenuto una serie di concerti USA per
il progetto “The History & Mystery of Jazz” con musicisti quali Micheal
Ray, Jamie McDonald, Nick Cassarino e John McKenna. Il secondo album
“Piano jazz” (2008) include brani di Nora Jones, Art Tatum, Ray Charles,
Micheal Petrucciani, Chick Corea, Thelonious Monk, Dave Brubeck, Duke
Ellington etc. da lui rivisitate ed interpretate. Alcuni suoi brani sono stati
utilizzati in fiction RAI e nel film di Calà “Vita Smeralda”; le note di “Don’t
Stop” da lui riarrangiata sono colonna sonora allo spot ENI. Recentissima
(gennaio 2011) è l’uscita del primo album con la Sugar di Caterina Caselli.
Raphael Gualazzi
24
Venerdì 28 gennaio 2011 ore 21.00
ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA
MARIO BRUNELLO violoncello
ANDREA BATTISTONI direttore
Sergeij Prokofiev (1891-1953)
Sinfonia n. 1 in Re magg. op. 25 ‘Classica’
Allegro con brio
Laghetto
Gavotte
Finale (Molto vivace)
Franz Joseph Haydn (1732-1809)
Concerto n. 2 per in Re magg. Hob. VIIb:2 per violoncello e orchestra
Allegro moderato
Adagio
Allegro
Dmitrij Šostakovič (1906-1975)
Concerto n. 2 in Sol min. op. 126 per violoncello e orchestra
Largo
Allegretto - Allegretto
N
ella seconda metà del Settecento forme, generi, stili e organici sem­
brano stabilizzarsi e assumere un nuovo valore grazie alla ricerca dello
‘stile sensibile’ prima e del Classicismo poi. Uno stile, quello ‘classico’
divenuto poi tal punto esemplificativo da essere in seguito un riferimento
ogniqualvolta gli artisti vogliano ‘mettere ordine’ nella loro estetica. Come
accade a Prokofiev che quando nel 1917 decide di iniziare il suo percorso
nella sinfonia, in quel momento storico particolare, anziché riprendere laddo­
ve il tardoromanticismo si era fermato, riparte dal Classicismo viennese e in
particolare dalla chiarezza esemplare di Haydn. Esemplare nella capacità di
associare chiarezza e intensità espressiva è infatti, da questo punto di vista,
l’opera di Haydn, che frequenta con disinvoltura ogni genere musicale rag­
giungendo in molti casi vertici assoluti. Tra tutti, nonostante la consistenza
(33 composizioni), un po’ in sottordine rimane il concerto solistico, genere
dal quale non è attratto se non casualmente, anche se alcuni suoi brani
raggiungono livelli di vera arte. Come accade nel caso dei due concerti per
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violoncello e orchestra (in particolare del Concerto in re, il più celebre ed
eseguito), che costituiscono un momento importante per la letteratura solistica
di questo strumento. Composto velocemente nel 1783, esso lascia ampi spazi
al virtuosismo del solista, il quale sfrutta tutta la tessitura del suo strumento
nei tre movimenti pieni di immaginazione che si distinguono il primo per la
cantabilità, il secondo per la forza meditativa e il terzo, come spesso avviene
in Haydn, per la gioiosa carica popolaresca. Tutt’altro rapporto ha, invece,
Šostakovič con la forma del concerto solistico, non solo per la propria attività
di esecutore (lui stesso è primo interprete dei suoi concerti per pianoforte), ma
anche per la conoscenza diretta dei grande artisti che, soprattutto in URSS,
hanno segnato la prima parte del Novecento: Oistrakh destinatario dei con­
certi per violino e Rostropovich di quelli per violoncello. Composto nel 1966,
a sette anni di distanza dal primo, il Concerto n. 2 per violoncello si apre ad
una nuova concezione formale, che si allontana dalla semplice esibizione
per puntare a una costruzione quasi concertante, dove il solista si integra e
si amalgama con le timbriche anche più inconsuete dell’orchestra. A comin­
ciare dal primo movimento che, dopo un inizio meditativo si intensifica poco
a poco nella sezione centrale, per continuare coi due movimenti successivi,
collegati tra di loro, il primo dall’aspetto quasi toccatistico e il secondo ricco
di contrasti tra il lirismo e la violenza e che propone abbinamenti sonori di
grande efficacia e novità.
ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA L’Orchestra Filarmo­­
nica Marchigiana, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme alla
Regione Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione Orchestra
Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici Istituzioni
Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con stagioni liriche e
sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti per le scuole ed è partner dei
concorsi musicali internazionali regionali. Attenta alla valorizzazione dei
compositori marchigiani, ha ideato “Le Marche Parco Europeo della Musica”.
Dal 1998 è orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz,
assieme a grandi solisti e giovani talenti. Numerose le apparizioni televisive
e le incisioni discografiche: tra esse figurano pagine di Pergolesi, Strauss,
Rossini, Mozart, Verdi, tutte guidate dal suo direttore artistico Gustav Kuhn.
ANDREA BATTISTONI Nato a Verona nel 1987, diplomato in violoncello
al conservatorio di Verona e perfezionato in Germania, ha iniziato nel 2004
lo studio della direzione d’orchestra a Verona, proseguendo poi con Ennio
Nicotra, a Perugia, e San Pietroburgo (dove ha diretto concerti con la St.
Petersburg State Symphony Orchestra) e perfezionandosi, tra gli altri, con
Gabriele Ferro alla Scuola di Musica di Fiesole e con Gianandrea Noseda
all’Accademia Musicale di Stresa. Dal 2008 ha iniziato la sua attività di
26
Andrea Battistoni
direttore alla guida di prestigiose orche­
stre tra le quali ricordiamo l’Orchestra di
Padova e del Veneto, quelle del Teatro
Verdi di Trieste, dell’Arena di Verona,
del San Carlo di Napoli, della Fenice di
Venezia, del Teatro Lirico di Cagliari, l’Or­
chestra da Camera di Mantova, l’Orchestra
Haydn di Bolzano e Trento e la Tokyo
Philharmonic. È stato applaudito in impor­
tanti festival internazionali (Rossini Opera
Festival, Festival di Brescia e Bergamo,
Festival della Valle d’Itria di Martina
Franca, Festival Internazionale “Costantin
Silvestri” in Romania) ed è ugualmente
apprezzato sia nel repertorio sinfonico (da Mozart ai contemporanei) che in
quello operistico.
MARIO BRUNELLO Nato a Castelfranco Veneto, ha studiato al Venezia
con Adriano Vendramelli e Antonio Janigro. A seguito della vittoria (1986)
del primo premio al Concorso Internazionale Čajkovskij di Mosca, si è esi­
bito nelle maggiori sale da concerto del mondo, diretto da nomi di grande
prestigio quali Abbado, Chung, Giulini, Inbal, Muti ecc. Collabora con for­
mazioni cameristiche con solisti quali Andrea Lucchesini, Gidon Kremer
e Salvatore Accardo. Ha partecipato a festival jazz con Vinicio Capossela
(con il quale collabora tutt’ora) e Uri Caine, e ha realizzato spettacoli teatrali
con Maddalena Crippa e Marco Paolini e un progetto visionario dedicato a
Bach (“Pensavo fosse Bach” prodotto
da Musicamorfosi). Il suo vastissimo
Mario Brunello
repertorio spazia dal barocco alla musi­
ca contemporanea e al jazz. È il fonda­
tore e direttore dell’Orchestra d’archi
italiana ed è docente presso i corsi
estivi di perfezionamento dell’Accade­
mia Chigiana di Siena. È Accademico
di Santa Cecilia e, dal 2008, direttore
artistico del Concorso Internazionale
per Quartetto d’Archi “Paolo Borciani”
di Reggio Emilia. Suona un violon­
cello Maggini del 1600 appartenuto a
Benedetto Mazzacurati e successiva­
mente a Franco Rossi, violoncellista
del Quartetto Italiano.
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Orchestra Filarmonica Marchigiana
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Venerdì 11 febbraio 2011 ore 21.00
ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA
BEHZOD ABDURAIMOV pianoforte
YORDAN KAMDZHALOV direttore
Christoph Willibald Gluck (1714-1787)
“Orfeo ed Euridice”: Danza delle Furie - Danza degli spiriti beati
Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Sinfonia n. 2 in Re magg. op. 36
Adagio molto-Allegro con brio
Laghetto
Scherzo (Allegro)
Finale (Allegro molto)
Pëtr Ilič Čajkovskij (1840-1893)
Concerto n. 1 in Si bem. min. op. 23 per pianoforte e orchestra
Allegro non troppo e molto maestoso
Andantino semplice
Allegro con fuoco
Q
uando Beethoven affronta il mondo della sinfonia, il genere è ancora
legato alle buone maniere musicali delle accademie settecentesche. E
anche se gli ultimi lavori di Haydn e Mozart lasciavano prevedere oriz­
zonti più ampi, la distanza che separa la Seconda Sinfonia non solo da quelle
ma anche dalla Prima è tanto cronologica quanto concettuale. Composta tra
il 1801 e il 1802, reca in sé un’inquietudine che si percepisce nei bruschi
passaggi, nei repentini cambiamenti d’umore, nei contrasti tematici e nella
scrittura orchestrale organizzata per contrapposizione di blocchi sonori e tim­
brici. La critica più accorta percepì questa originalità, come testimoniano le
parole di Friedrich Rochlitz che scrisse: “è un lavoro compiuto da uno spirito
di fuoco e resisterà nel tempo più di mille musiche di moda”.
Dopo un’Introduzione di insolite proporzioni, il primo movimento è incalzante
e di immediata comunicativa. Al Larghetto, che alterna soavità con duri e
improvvisi contrasti, fa seguito per la prima volta uno Scherzo, costruito su
contrasti strumentali e alternanze tra soli e tutti. Nei chiaroscuri dell’ultimo
movimento Beethoven apre, infine, il recinto incantato della sinfonia sette­
centesca agli accenti epici, al vitalismo eroico e all’ansia di ribellione che
29
caratterizzerà la successiva sua fase artistica. Nel 1874 (anno del concerto,
la cui versione definitiva risale però ad oltre un decennio dopo) Čajkovskij
è all’inizio della sua carriera ma è già conosciuto e stimato, perché nelle sue
composizioni riesce a mediare l’ammirazione per i classici europei e l’ispira­
zione elegiaca e lirica tipica della sua natura slava.
Significativo è da questo punto di vista proprio il Concerto n. 1, costruito
su un dualismo ricco di tensione tra le seducenti melodie e la ricchissima
elaborazione delle parti orchestrali. Il primo tempo (dove al notissimo motto
orchestrale fa seguito un tema ispirato a una canzone ucraina), si sviluppa con
l’impiego di motivi variamente elaborati e di idee danzanti, che consentono al
pianista di esibirsi in momenti virtuosistici di originale concezione ma ricol­
legabili a un gusto quasi teatrale di sapore lisztiano. Elegiaco e tenerissimo è
il secondo tempo, una struggente canzone tripartita dove la sezione centrale
è contrastante per carattere e agogica, mentre la conclusione del concerto è
quasi l’evocazione di una festa popolare, in cui si alternano due temi princi­
pali, uno propriamente ritmico e l’altro carico di un lirismo talora magnilo­
quente, fino alla conclusione in tonalità maggiore, in aperto contrasto con la
patetica pagina di apertura.
ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA L’Orchestra Filar­
monica Marchigiana, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme alla
Regione Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione Orchestra
Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici Istituzioni
Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con stagioni liriche e
sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti per le scuole ed è partner dei
concorsi musicali internazionali regionali. Attenta alla valorizzazione dei
compositori marchigiani, ha ideato “Le Marche Parco Europeo della Musica”.
Dal 1998 è orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz,
assieme a grandi solisti e giovani talenti. Numerose le apparizioni televisive
e le incisioni discografiche: tra esse figurano pagine di Pergolesi, Strauss,
Rossini, Mozart, Verdi, tutte guidate dal suo direttore artistico Gustav Kuhn.
YORDAN KAMDZHALOV Nato in Bulgaria, Kamdzhalov ha studiato
all’Accademia Statale di Musica di Sofia e all’Accademia di Musica Hanns
Eisler di Berlino, perfezionandosi poi in Svizzera e partecipando a workshop e
masterclass con direttori quali Bernard Haitink, Daniel Barenboim, Nikolaus
Harnoncourt e Daniel Harding. Ugualmente attivo nel repertorio corale, in
quello sinfonico e in quello operistico, dopo il debutto con l’Orchestra di
Stato a Sofia, si è esibito in tutta Europa (tra le altre con Sinfonica di Berlino,
Tonhalle Orchestra di Zurigo, Lucerne Festival Academy Orchestra, Orquestra
Nacional do Porto, Philharmonia Orchestra, Deutsches Symphonie Orchester
di Berlino). Ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti e premi, al Concorso
30
Yordan Kamdzhalov
Internazionale di Esecuzione
di Jorma Panula e al Concorso
Internazionale “Gustav Mahler”;
è stato Direttore di Studi e
Direttore del Festival di Pasqua
a Rheinsberg Schlosstheater
in Germania ed è titolare di
borse di studio della Deutsche
Bank Foundation - Akademie
heute Musiktheater e della
Allianz Fondazione Culturale
in collaborazione con la London
Philharmonic Orchestra e la
Philharmonia Orchestra.
BEHZOD ABDURAIMOV
Na­to a Behzod nel 1990, dopo
gli studi nella sua città si è perfezionato all’International Center for Music a
Kansas City. Ha ottenuto premi in concorsi internazionali (Concorso repub­
blicano in Uzbekistan, Missouri Southern International Piano Competition,
International Piano Academy, Corpus Christi International Competition),
ma dopo la vittoria nel 2009 al London International Piano Competition è
stato invitato dalle più importanti organizzazioni concertistiche del mondo.
Ha tenuto tournée in Cina, Europa, Stati Uniti, Estremo Oriente, Russia,
Australia, come solista e con le più importanti orchestre (Sydney Symphony,
Royal Philharmonic Orchestra, Symphony Orchestra di Dallas ecc.) sotto la
guida di prestigiosi direttori.
Behzod Abduraimov
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Venerdì 18 febbraio 2011 ore 21.00
KATHIA BUNIATISHVILI pianoforte
Franz Liszt (1811-1886)
Sonata in Si min. S178
Lento assai - Allegro energico - Andante sostenuto - Allegro energico Lento assai
Fryderyk Chopin (1810-1849)
Ballata n. 4 in Fa min. op. 52
Scherzo n. 1 in Si min. op. 20
Scherzo n. 2 in Si bem. min. op. 31
Scherzo n. 3 in Do diesis min. op 39
Igor Stravinskij (1882-1971)
Petruška suite per pianoforte
Danses russes
Chez Petruška
La semaine grasse
I
brani affiancati in questo concerto hanno una caratteristica comune: oltre
ad essere esempi di accentuato virtuosismo, mostrano come nei grandi com­
positori la difficoltà tecnica sia sempre subordinata a un pensiero estetico
e spesso, come accade qui, porti con sé una vera e propria carica rivoluziona­
ria. Per Liszt, ad esempio, la tecnica trascendentale non ha solo lo scopo di
catturare il consenso del pubblico, ma serve a continuamente sperimentare
nuovi mezzi formali ed espressivi. Come in questa Sonata (1854), nella quale
egli risolve a suo modo il problema della forma dopo Beethoven. Egli infatti
pensa una struttura nuova, in un solo movimento enormemente dilatato (nel
quale coesistono due temi di carattere opposto, oggetto di continue variazioni)
che ricorda da lontano un primo tempo di sonata, ma che raggruppa e riuni­
fica in un solo blocco i quattro movimenti tradizionali e che sarà il punto di
partenza della concezione ciclica franckiana e del metamorfismo straussiano.
Anche Chopin è un virtuoso che, attraverso la sua originalità tecnica, dà nuova
vita e nuovo senso a forme esistenti prima di lui. Come la Ballata, da sempre
forma vocale e che nella forma strumentale è una sua invenzione, o come lo
Scherzo, che egli eredita da Beethoven ma che, divenuto brano autonomo, si
trasfigura nelle dimensioni straordinarie e per l’intenso valore poetico. Il Primo
Scherzo è inconsueto nelle proporzioni, nelle relazioni tonali, nella tecnica
pianistica utilizzata e nel contrasto tra l’irruente struttura iniziale e la nenia
33
natalizia polacca che ne costituisce la sezione centrale. Il Secondo (definito da
Schumann “tenero e ardito, pieno d’amore come di disprezzo”) invece stupisce
per l’abbondanza tematica e la complessità strutturale mentre il Terzo è geniale
nell’opposizione tra le ottave della prima parte e il corale centrale, decorato
da un meraviglioso disegno ornamentale. “Rivoluzionario”, infine, è aggettivo
che sta stretto a Petruška, se consideriamo la ventata innovativa che il balletto
(e la suite pianistica che l’autore preparò nel 1921) portò nella Parigi di inizio
Novecento. Stravinskij è dirompente nel mondo musicale dell’epoca, che era
ancora pieno di sofferenze tardoromantiche e fauni sognanti, e per reazione al
simbolismo e al debussysmo utilizza nella maniera più sfrontata tutti i materiali
a disposizione, anche quelli ‘volgari’, dalla musica popolare a quella da circo e
da music-hall, mescolati fino al parossismo di un pianismo esasperato che fa
scoprire alla tastiera sonorità ancora inesplorate.
KATHIA BUNIATISHVILI Nata a Bitumi, in Georgia, ha frequentato la
Scuola musicale di Tbilisi e, successivamente, dal 2004 al 2006 è stata allie­
va di V. Saradjishvili al Conservatorio di Stato della capitale georgiana. Vive
a Vienna, dove segue i corsi di Oleg Maisenberg all’Università di Musica e
Arti dello Spettacolo, ma ha frequentato corsi di perfezionamento con Claude
Franck (a Verbier) e con François-René Duchable (ad Annecy e a Parigi). Ha
tenuto recital in importanti festival europei (Gstaad, Lucerna, St. Moritz, Praga,
Parigi, Vienna, Mosca) e ha suonato come solista con importanti orchestre (UBS
Verbier Festival Chamber Orchestra, Orchestra Sinfonica di Tbilisi, Orchestra
Filarmonica di S. Pietroburgo). Nel 2006 è stata invitata da Gidon Kremer a
partecipare all’ Internationales Kammermusikfest di Lockenhaus e nel 2009 ha
tenuto un concerto alla Carnegie Hall di New York. È beneficiaria di una borsa
di studio della banca BSI SA di Lugano.
Kathia Buniatishvili
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Domenica 6 marzo 2011 ore 18.15
GUSTAV LEONHARDT clavicembalo
Christian Ritter (1645/50-dopo 1717)
Allemanda “in discessum Caroli XI Regis Sueciae”
Gaspard Leroux (1660-1707)
Suite in Fa magg.
Prélude
Allemande
Courante
Menuet
Chaconne
Johann Pachelbel (1653-1706)
Fantasia in Mi bem. magg.
Tre fughe
Johann Caspar Ferdinand Fischer (1656 – 1746)
Chaconne in Sol magg.
Henry Purcell (1659-1695)
Suite in Re magg.
Prélude
Alman
Hornpipe
Ground in Re min.
Jean Henri D’Anglebert (1629-1691)
Suite in sol magg.
Prélude
Allemande
Courante
Sarabande
Gigue
Gaillarde
Chaconne
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Quattro piccoli preludi
“O Gott, du frommer Gott” con partite BWV 767
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È
un vero e proprio giro d’Europa in musica quello proposto dal
Maestro Leonhardt, il quale ci svela un mondo fatto non solo dai
grandissimi e più celebri compositori (Bach, Purcell, Pachelbel) ma
da una quantità di straordinari professionisti, forse meno ‘popolari’, ma la
cui presenza fu fondamentale tra Seicento e Settecento per la diffusione
capillare della musica.
In quell’incredibile momento storico, infatti, ogni corte, ogni cappella e
spesso ogni grande famiglia aveva alle sue dipendenze uno o più musicisti,
e ciascuno di essi si spostava sovente per lavoro da un capo all’altro del con­
tinente: in questo modo stili e forme viaggiavano assieme ai musicisti, ma
assumevano nei vari paesi caratteristiche locali adattandosi alle differenze
stilistiche e formali di ciascuna area culturale.
Tedesco è Ritter, che lavora ad Halle ma poi si trasferisce alla corte di
Svezia come vice maestro di cappella (da qui l’Allemanda che ascolteremo)
per poi ritornare in Germania, ad Amburgo, dove sarà apprezzato dai più
importanti critici dell’epoca. Tedesco è Pachelbel, attivo in Turingia, dedito
prevalentemente allo sviluppo della musica sacra protestante e punto di
riferimento anche per l’opera di J. S. Bach, del quale il concerto propone, in
conclusione, alcuni brani ‘giovanili’ legati appunto alla tradizione ‘severa’
tedesca della variazione su corale. E tedesco, ma di origine boema, è anche
Fischer, maestro di cappella a Baden e a Rastatt, che attinge invece alle
forme della musica francese, in particolare alle danze stilizzate, che egli
utilizza sia nella forma organizzata della suite, sia singolarmente, come nel
caso di questa Chaconne.
La suite, quindi, varca il Reno, ma attraversa anche la Manica e giunge, se
pure riadattata, nelle mani degli inglesi come Purcell, a dimostrazione di
come il ‘gusto’ francese, caratterizzato dalla stilizzazione delle danze riuni­
te, avesse (assieme a quello italiano) invaso il continente.
E suites, ovviamente, scrivono quasi tutti i cembalisti francesi; quelli meno
noti (come Le Roux, che nella Parigi di inizio Settecento frequenta la cer­
chia di Couperin e di D’Anglebert) o quelli più celebri (come D’Anglebert,
maestro alla corte di Luigi XIV) che con le loro composizioni completano
il quadro di una splendida civiltà, quella francese e quella europea di quel
tempo, che considerava la musica come completamento indispensabile di
ogni sua manifestazione e di ogni momento della sua vita.
GUSTAV LEONHARDT Nato in Olanda, ha studiato organo e clavicem­
balo alla Schola Cantorum di Basilea e musicologia a Vienna. Ha insegnato
prima all’Accademia musicale e poi al Conservatorio di Amsterdam, dove
ha svolto parallelamente a quella di cembalista, anche un’intensa attività
di organista di chiesa. È stato tra i primi, dalla metà degli anni Cinquanta,
a proporre registrazioni ed esecuzioni di musica barocca secondo le con­
36
cezioni storiche e la prassi esecutiva degli strumenti antichi. Ha inciso ed
eseguito tutte le opere di Bach per clavicembalo, ed ha inciso (assieme ad
Harnoncourt) tutte le Cantate Sacre di Bach.
Il suo repertorio e le sue incisioni comprendono tutti i capolavori per
tastiera dal primo barocco alle sonate di Mozart ma, a fianco dell’attività
discografica e concertistica, fondamentale è stata la sua opera di studioso e
di filologo che ha fatto dell’Olanda un centro chiave del movimento per gli
strumenti d’epoca e le esecuzioni secondo la prassi esecutiva storica.
Nel 1980 gli è stato conferito il Premio Erasmus ed è stato inoltre insignito
di lauree onorarie dalle università di Dallas (1982), Amsterdam (1983) e
Harvard (1991). Ha impersonato Johann Sebastian Bach nel film “Diario di
Anna Magdalena Bach” di Jean-Marie Straub (1967).
Gustav Leonhardt
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Domenica 20 marzo 2011 ore 18.15
ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA
CRISTINA BARBUTI pianoforte
ALEXANDER LONQUICH pianoforte e direttore
Richard Strauss (1864-1949)
“Burlesque” in Re min. per pianoforte e orchestra
Camille Saint-Saëns (1835-1921)
Il carnevale degli animali
grande fantasia zoologica per due pianoforti e piccola orchestra
Marcia reale del leone
Galline e galli
Emioni
Tartarughe
L’elefante
Canguri
Acquario
Personaggi dalle orecchie lunghe
Il cucù nel bosco
Voliera
Pianisti
Fossili
Il cigno
Finale
Franz Schubert (1797-1828)
Sinfonia n. 6 in Do magg. D 589 ‘La Piccola’
Adagio-Allegro
Andante
Scherzo (Presto)
Allegro
È
difficile, ma fondamentale, per diventare veramente grandi, sapersi
liberare della tradizione e dei predecessori, tenendone presente però
sempre la lezione fondamentale. In un brano come Burlesque (1889)
Strauss parte, ad esempio, dalla concezione del concerto solistico (genere che
praticherà poco nella sua vita) e, pur conoscendone la storia, costruisce invece
un brano originalissimo in cui la dialettica, prima del virtuosismo, sono gli ele­
39
menti costruttivi fondamentali. Le sinfonie di Schubert, invece, proprio per
la loro novità furono spesso ignorate all’epoca della loro composizione: com­
poste infatti negli stessi anni di quelle di Beethoven (un paragone al quale
nessun musicista che si accingesse ad entrare nel mondo delle forme storiche
poteva sottrarsi), erano però specchio di una diversa sensibilità, più inquie­
ta e ormai lontana dalle certezze illuministiche. Se nelle prime tre sinfonie
Schubert nella ricerca della propria autonomia artistica aveva ancora legami
col passato, dopo aver superato nella Quarta il ‘rischio velleitario’, dopo
essere tornato nella Quinta alla grazia quasi mozartiana e alla viennesità più
autentica, egli conquista nella Sesta (1817) il lirismo che sarà caratteristico
della sua vena melodica. Nella ‘Piccola’, detta così per distinguerla dall’ulti­
ma (‘La grande’, anch’essa in do maggiore), Schubert afferma definitivamente
la sua originale poetica: l’orchestra è quella di Haydn a cui vengono aggiunti i
clarinetti che le donano un colore tenero e inquietante e trasformano comple­
tamente il panorama sinfonico del tempo. Tutt’altro spirito, quasi scanzonato,
è quello di Saint-Saëns quando scrive il Carnevale degli animali, composto
per allietare una festa di amici per il martedì grasso del 1886. I 14 brani
sono ispirati quasi tutti al mondo degli animali dei quali il musicista imita
musicalmente le caratteristiche. Ad esempio Le “Galline” fanno ‘coccodè’,
la musica degli “Emioni” imita il libero galoppare di questi cavalli selvatici,
nei “Personaggi dalle orecchie lunghe” si rifà il raglio degli asini, il “Cuculo”
canta il suo tipico verso, i “Pianisti” disturbano con i loro petulanti esercizi
di tecnica, in “Acquario” le sonorità impalpabili riproducono la magia del
mondo subacqueo, mentre nell’“Uccelliera” le scale del flauto imitano il
volo degli abitanti dell’aria e i “Canguri” sono caratterizzati dal rumore dei
loro salti, imitati nell’orchestra da pizzicati e balzelloni musicali. Fino alla
conclusione, dove tutti gli animali si ripresentano con i loro temi in una sorta
di ridda infernale dove ricorrono anche frammenti di celebri temi d’opera ad
accrescere la confusione.
ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA L’Orchestra Filarmonica
Marchigiana, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme alla Regione
Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione Orchestra
Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici Istituzioni
Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con stagioni liriche e
sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti per le scuole ed è partner dei
concorsi musicali internazionali regionali. Attenta alla valorizzazione dei
compositori marchigiani, ha ideato “Le Marche Parco Europeo della Musica”.
Dal 1998 è orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz,
assieme a grandi solisti e giovani talenti. Numerose le apparizioni televisive
e le incisioni discografiche: tra esse figurano pagine di Pergolesi, Strauss,
Rossini, Mozart, Verdi, tutte guidate dal suo direttore artistico Gustav Kuhn.
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ALEXANDER LONQUICH Nato a Trier in Germania nel 1960, ha iniziato
la sua carriera internazionale a seguito della vittoria nel 1977 del primo premio
al Concorso Casagrande. Da allora tiene concerti in tutto il mondo, nei prin­
cipali centri musicali europei, sia in recital che con l’orchestra, con direttori
quali Abbado, Sanderling e Koopman. Svolge una vasta attività cameristica
e ha collaborato artisti come Schlomo Mintz, Myklos Perenyi, Karl Leister
e Frank Peter Zimmermann (con cui ha ottenuto numerosi riconoscimenti
dalla critica internazionale, quali il “Diapason d’Or”, il “Premio Abbiati” e il
“Premio Edison”). Come direttore-solista collabora, tra l’altro, con l’Orchestra
da Camera di Mantova, la Camerata Academica Salzburg e, recentemente, con
la Mahler Chamber Orchestra. Ai numerosi impegni concertistici si affianca
inoltre un intenso lavoro in campo didattico, con masterclasses in Europa, Stati
Uniti e Australia. Collabora con l’Accademia Pianistica di Imola ed è docente
presso la Hochschule für Musik di Colonia. È direttore artistico di festival e
incontri interdisciplinari e si occupa di interazioni fra teatro, letteratura, musi­
ca e arti visive. In questo stesso ambito è inoltre membro fondatore del Villon
Ensemble, gruppo di ricerca scenica e musicale che affianca alle performance
un’intensa attività di laboratori e incontri teatrali/musicali.
CRISTINA BARBUTI Specializzata in musica da camera a Praga e presso
la Jerusalem Heberw University, ha collaborato con la UCLA Los Angeles nel
dipartimento di cultura italiana. Ha suonato in varie formazioni cameristiche e
in numerosi Festival internazionali dall’Europa agli Stati Uniti. Ha inciso per
Stradivarius un CD con musiche dello svizzero Willy Merz, segnalato con quat­
tro stelle dalla rivista Le monde de la musique. In duo con Alexander Lonquich
dal 2001, ha suonato in tutta Europa collaborando con prestigiose orchestre.
Al Festivaletteratura di Mantova del 2007 il duo ha ideato con l’Orchestra da
Camera di Mantova e l’attore Sandro Lombardi tre concerti dedicati al ‘senti­
mento di infanzia’ dal titolo “L’infanzia di Saturno”. Specializzata in Artiterapie
secondo il modello della Psicologia della Gestalt, con Alexander Lonquich e
l’attrice Vincenza Modica ha condotto numerosi laboratori
teatrali e musicali presso importanti istituzioni.
Alexander Lonquich
41
Sabato 2 aprile 2011 ore 21.00
I VIRTUOSI ITALIANI
ANNA TIFU violino
MASSIMO MERCELLI flauto
ALBERTO MARTINI primo violino e concertatore
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Concerto in Re min. BWV 1043 per due violini, archi e basso continuo
Vivace
Largo ma non tanto
Allegro
Suite n. 2 in Si min. BWV 1067 per flauto, archi e basso continuo
Ouverture
Rondeau
Sarabande
Bourrée I e II
Polonaise
Menuet
Badinerie
Giovanni Sollima (1962)
“Contrafactus” per flauto e archi
Pablo de Sarasate (1844-1908)
“Zigeunerweisen” op. 20 per violino e orchestra
“Carmen Fantaisie” op. 25 per violino e orchestra
Nino Rota (1911-1979)
Concerto per archi Preludio (Allegro ben moderato e cantabile)
Scherzo (Allegretto comodo)
Aria (Andante quasi adagio)
Finale (Allegrissimo-Adagio-Allegro)
P
assato e presente, tradizione e rinnovamento caratterizzano un con­
certo che collega senza barriere due secoli di musica. Si comincia dal
Concerto per due violini dove Bach, pur accettando il modello italiano,
innesta su di esso tutte le sue esperienze musicali attribuendo ai solisti, oltre
43
al virtuosismo, un compito formale costruttivo e all’orchestra un ruolo quasi
‘sinfonico’. Se infatti nel primo tempo il modello italiano si trasforma in una
complessa struttura che ricorda quasi l’esposizione di una fuga, altrettanta è
l’originalità del movimento centrale, mentre quello conclusivo, pur giocato sul
virtuosismo, si costruisce ancora una volta sul dialogo serrato tra i solisti.
Anche la Suite n. 2 si può collegare all’idea del concerto, ancora una volta
reso in modo originalissimo, grazie alla presenza del flauto solista all’interno
della forma costruita sulla successione di danze. Danze e brani di fantasia
si susseguono però nella composizione: a pagine tipiche della suite (come
Sarabanda, Bourées e Polonaise) si alternano infatti brani quali l’Ouverture o
il Rondeau dove il flauto spesso non si aggrega ma si contrappone agli archi,
mostrando poi tutta la sua abilità nella conclusiva Badinerie, con la quale la
Suite stempera nello scherzo la pomposa cerimoniosità iniziale. Se concerto
e suite non hanno come scopo finale l’esaltazione della tecnica, palesemente
esibizionistici sono invece i brani di Sarasate (per violino ma qui adattate al
flauto) nei quali il grande virtuoso ebbe come scopo la dimostrazione della sua
strepitosa abilità esecutiva, e che ancora oggi presentano impervie difficoltà,
insormontabili se non dai grandissimi virtuosi. Con un salto di un oltre secolo
poi, la stessa ‘destinazione ad un virtuoso’ è nella nascita di “Contrafactus”
(2001), scritto da Sollima espressamente per il grande interprete che ce lo
presenta questa sera.
Il superamento delle barriere tra i generi caratterizza anche il Concerto per
archi di Rota il quale, assai più noto per la sua musica da film, si era però
formato alla scuola di coloro che negli anni Trenta del Novecento cercarono
di allargare ad altri ambiti la nuova musica italiana.
Una concezione estetica che appare chiara in questo brano nel quale egli
aggiorna le forme dell’antica musica italiana passando, nei quattro movimen­
ti, dall’umorismo, alla malinconia, alla irrequietezza, mantenendo però unità
di motivazioni ideali, formali ed espressive. Al Preludio seguono infatti uno
Scherzo dalla forte scansione ritmica e un Aria, dolce ma dissonante, prima
del vivacissimo Finale, la cui melodia costruita su grandi intervalli ripropone
quasi lo spirito dell’opera buffa.
I VIRTUOSI ITALIANI Nato nel 1989, il complesso si è esibito nei più
importanti teatri, in Italia e all’estero, e ha inciso per le principali case
discografiche, collaborando anche con solisti e direttori di fama mondiale.
Tra i successi più recenti ricordiamo il tour in Sud America, il “Concerto
per la Vita e per la Pace” (a Roma, Betlemme e Gerusalemme, trasmesso
in Mondovisione nel Natale 2009), la partecipazione a festival in Turchia,
Francia, Spagna, Slovenia ecc. Interessati al repertorio di confine, I Virtuosi
Italiani hanno realizzato progetti con Chick Corea, Goran Bregovic, Michael
Nyman, Franco Battiato, Uri Craine e, recentemente, Paolo Fresu. Il 2010 è
44
stato aperto con una tournée in Estonia, che li ha visti per la seconda volta
in pochi anni al prestigioso Barokkmuusika Festival 2010, e ha segnato
il debutto dell’ensemble nella prestigiosa Royal Albert Hall di Londra. I
Virtuosi Italiani organizzano e realizzano una Stagione Concertistica a Verona
che si svolge negli spazi della Sala Maffeiana, del Teatro Filarmonico e del
Palazzo della Gran Guardia, cui si affiancata una Stagione di musica sacra nei
più suggestivi luoghi di culto della città.
ANNA TIFU Nata a Cagliari, a par­
tire dagli 8 anni vince importanti con­
corsi internazionali (“Vittorio Veneto”,
Società Umanitaria di Milano, Kloster
Schontal, SIAE). Ha debuttato a 11 anni
come solista dell’Orchestra National
des Pays de la Loire, ha poi suonato
come solista con l’Orchestra Haydn di
Bolzano e Trento e, a 12 anni, ha ese­
guito il Concerto di Bruch alla Scala.
È iscritta al Conservatorio di Cagliari
nella classe di Vincenzo Bolognese
e studia con Salvatore Accardo. Ha
tenuto recital per le Serate Musicali e
per la Società dei Concerti di Milano,
alla Pergola di Firenze e in Svizzera e
Germania. Suona un violino Virgilio
Cremonini.
Anna Tifu
MASSIMO MERCELLI Allievo di solisti quali Maxence Larrieu ed André
Jaunet, Mercelli è divenuto a diciannove anni primo flauto alla Fenice di
Venezia e ha vinto il Concorso “Francesco Cilea”, il Concorso Internazionale
“Giornate Musicali” e il Concorso Internazionale di Stresa. Suona rego­
larmente nelle maggiori sedi concertistiche del mondo (da New York, a
Monaco, da Buenos Aires ad Amsterdam, da Ginevra a Londra, da Roma a
San Pietroburgo) e nei festival internazionali più prestigiosi, collaborando
con grandi artisti come Rampal, Bacalov o Mondelci e con orchestre quali
Wiener Symphoniker, Solisti della Scala, Salzburg Chamber Soloists, Moscow
Chamber Orchestra. Ha tenuto un concerto commemorativo dell’11 settembre
all’auditorium dell’ONU a New York, ha suonato alla Filarmonica di Berlino
e alla sala grande del conservatorio di Mosca in un galà con Yuri Bashmet e
Gidon Kremer. Ha eseguito in prima assoluta brani a lui dedicati da grandi
compositori contemporanei (“Facades” di Philip Glass col compositore al
pianoforte, “Vuoto d’anima piena” di Ennio Morricone sotto la direzione del
45
Massimo Mercelli
maestro, Concerto per flauto ed
orchestra di Michael Nyman, oltre
a brani di Krzsystoff Penderecki
nel Festival a lui dedicato a
Varsavia). Tiene masterclass in
tutto il mondo, tra le altre, per la
Rostropovich Foundation e inse­
gna al Conservatorio Rossini di
Pesaro. È fondatore e direttore
artistico dell’Emilia Romagna
Festival e dal 2001 fa parte del
direttivo della European Festival
Association.
ALBERTO MARTINI Di­­plo­mato al Conservatorio di Verona e perfeziona­
tosi a Ginevra, è stato primo violino di spalla con importanti orchestre italiane
(Milano, Bologna, Cagliari) con direttori quali Muti, Sinopoli, Temirkanov,
oltre a svolgere attività come solista. È dal 2006 direttore artistico e primo
violino de I Virtuosi Italiani
assieme ai quali ha collaborato
con artisti quali Devia, Biondi,
Larrieu, Berman, Giuranna. Ha
inciso, come direttore e concerta­
tore, più di 50 CD per Chandos,
Emi, Naxos, Dynamic, Verany
e Cactus coi quali ha ottenu­
to premi da riviste del settore
in Italia, Francia e Germania.
È fondatore anche dell’Accade­
mia Barocca I Virtuosi Italiani,
specializzata in esecuzioni con
strumenti originali; insegna vio­
lino al Conservatorio di Verona
e al Master sul Marketing dello
spettacolo al Conservatorio di
Trento; tiene Masterclass in varie
Istituzioni italiane e collabora con
l’università TCU di Fort Worth
in Texas. Suona su un violino di
Goffredo Cappa (Torino, 1705)
e su uno di Marino Capicchioni
Alberto Martini
(1965).
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Venerdì 8 aprile 2011 ore 21.00
QUARTETTO DI CREMONA
Cristiano Gualco violino
Paolo Andreoli violino
Simone Gramaglia viola
Giovanni Scaglione violoncello
KATHRYN STOTT pianoforte
Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Quartetto in Si bem. magg. op. 18 n. 6 ‘La malinconia’
Allegro con brio
Adagio ma non troppo
Scherzo (Allegro)
‘La malinconia’ (Adagio - Allegretto quasi allegro - Prestissimo)
Johannes Brahms (1833-1897)
Quintetto in Fa min. op. 34 per archi e pianoforte
Allegro non troppo
Andante un poco adagio
Scherzo (Allegro)
Finale (Poco sostenuto - Allegro non troppo)
H
anno trent’anni, Beethoven e Brahms, quando scrivono le pagine came­
ristiche di questo concerto, ma sono ormai noti entrambi nell’ambiente
musicale per l’originalità delle loro proposte artistiche.
Beethoven, ad esempio, quando prepara (tra il 1798 e il 1801) i Quartetti op. 18
ha già dato ampia prova della sua novità di scrittura nelle sonate per pianofor­
te; ma i quartetti sono le sue prime prove in un genere che aveva conosciuto i
capolavori di Mozart e di Haydn, e se in questi suoi primi lavori egli assimila la
lezione dei predecessori, mostra però nel ‘genere da conversazione’ una libertà
di costruzione e una ricchezza di inventiva che rende nuovissime queste pagine
nel panorama cameristico. Il Quartetto op. 18 n. 6 si presenta poi con una parti­
colarità programmatica, e porta un sottotitolo (uno dei pochissimi del composi­
tore stesso) mutuato da quello dell’ultimo movimento, ‘La malinconia’, che non
ha un intento descrittivo quanto una motivazione psicologica musicalmente
esternata. Il primo movimento recupera la forma haydniana, dolce e aggraziato
è il secondo alla cui serenità è contraltare la gioia esuberante dello Scherzo. Il
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quarto tempo, infine, passa dal dolore alla gioia e combina la tecnica costruttiva
con le sfumature psicologiche e i movimenti dell’animo del compositore.
Anche il Quintetto op. 34 di Brahms dimostra come l’autore rapportasse le
proprie esigenze estetiche alla tradizione. E, ad esemplificare questa ricerca
personale, sta la complessa gestazione del lavoro, concepito dapprima per quin­
tetto d’archi e poi risistemato col pianoforte, una rara formazione cameristica
perfetta per esprimere una poderosa e incontenibile idea musicale, splendido
esempio di sintesi tra melodica cantabilità e sapienza costruttiva.
La grandezza di questo capolavoro apparve subito chiara a un’artista come
Clara Schumann che scrisse all’autore, nel 1862, queste parole: “Non so come
obbiettivamente esprimere la grande gioia che il tuo Quintetto mi ha procurato.
L’ho suonato più volte e ne ho il cuore ricolmo. Mi ha preso completamente!
Quale mondo di forze c’è nel primo movimento, e che Adagio! Che canto dalla
prima all’ultima nota! Lo suono e lo risuono incessantemente senza potermi fer­
mare. Mi piace molto anche lo Scherzo, ma penso che il Trio sia un po’ breve...
Trovo che l’ultimo movimento coroni degnamente il tutto. L’inizio è superbo, il
secondo motivo contrasta il primo nella maniera più esatta, e il lavoro di svilup­
po tematico è assolutamente geniale: insomma, è un capolavoro”.
QUARTETTO DI CREMONA Formatosi nel 2000, durante gli studi all’Ac­
cademia Stauffer di Cremona con Salvatore Accardo, Bruno Giuranna e Rocco
Filippini, l’ensemble (nell’attuale formazione dal 2002) si è perfezionato con
Piero Farulli alla Scuola di Musica di Fiesole e con Hatto Beyerle dell’Alban
Berg Quartett. Dopo i riconoscimenti in prestigiosi concorsi internazionali
(“Gui” di Firenze, “Cremona” e “International Melbourne Competition”),
Quartetto di Cremona
48
ha iniziato un’intensa attività concertistica nei principali festival e rassegne
di tutto il mondo, dall’intera Europa al Sudamerica, dall’Australia agli Stati
Uniti. Il loro repertorio spazia da Haydn ai contemporanei e i loro concerti
sono stati trasmessi da emittenti radiotelevisive di tutto il mondo. Nel 2009/10
il gruppo ha inciso l’integrale dei Quartetti di Fabio Vacchi, ha vinto la Web
Concert Hall Competition (USA), ha partecipato al Festival MI/TO ed è stato
nominato “artist in residence” dalla Società del Quartetto di Milano, inizio di
una collaborazione che culminerà nel 2014, per i 150 anni dell’istituzione,
con l’integrale dei Quartetti di Beethoven. Tra gli appuntamenti di quest’anno
ricordiamo il debutto all’Accademia di S. Cecilia e alla Konzerthaus di Berlino,
e l’esecuzione integrale dei quartetti di Bartok. Il Quartetto di Cremona colla­
bora con artisti di fama internazionale quali Bruno Giuranna, Massimo Quarta,
Enrico Dindo, Alessandro Carbonare, Angela Hewitt, Lilya Zilberstein, tiene
masterclass in tutta Europa (ricordiamo quella durante la decima edizione
della rassegna “Pietre che cantano”), mentre a settembre 2009 ha firmato un
proprio progetto artistico per la Fondazione Stradivari di Cremona nell’ambito
di “Liuteria in Festival”.
KATHRYN STOTT Nata nel Lancashire, ha studiato alla Yehudi Menuhin
School e al Royal College of Music. Dopo la vittoria al Concorso pianistico
internazionale di Leeds (1978) ha iniziato un’intensa attività presso le più
importanti associazioni concertistiche e con le maggiori orchestre in tutto il
mondo, dal Nord al Sud America, in Australia, Hong Kong, Giappone e in tutta
Europa, sia come solista che con altri grandi interpreti. È ugualmente attiva
nella musica classica, in quella contem­
poranea e in quella ‘di confine’, che ha
realizzato anche in importanti incisio­
ni. La sua discografia include l’integrale
della musica per pianoforte di Fauré, la
musica pianistica di Smetana i concerti
di Kabalevskij e Lennox Berkeley, brani
di Koechlin, pagine di John Foulds, Erwin
Schulhoff e Ernesto Lecuona. Nominata
dal governo francese Chevalier dans l’or­
dre des Arts et Lettres, Kathryn Stott
è stata direttore artistico di importanti
festival e rassegne concertistiche. Molto
impegnata anche in programmi di inte­
resse sociale, Kathryn Stott è professore
ospite sia alla Royal Academy of Music
di Londra che alla Chethams School of
Kathryn Stott
Music di Manchester.
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Venerdì 21
Giovedì
8 aprile
aprile2011
2011ore
ore21.00
21.00
PETRA MAGONI voce
FERRUCCIO SPINETTI contrabbasso
“Musica nuda”
R
accontano gli stessi interpreti: “Il progetto Musica Nuda è nato dopo
cinque anni di lavoro, come dicono i francesi, “per azzardo”. Il primo
cd fu registrato in un solo pomeriggio mentre Musica Nuda 55/21 ci ha
impegnato per parecchi pomeriggi… Abbiamo cercato di tener presente sempre
due cose fondamentali per noi: la libertà e l’emozione. Libertà di suonare quello
che ci piace attraverso un’emozione che speriamo essere riusciti a tradurre nel
disco, sia nelle cover che nei brani originali.”
La ricerca che questi due curiosissimi artisti portano avanti da qualche anno
ha solide basi di partenza: basta infatti leggere (qui di seguito) i loro curricoli
per capire come essi siano partiti da una formazione ‘culturale’ importante per
poi allargare il concetto di ‘classico’ anche ai capolavori della ‘musica leggera’
del nostro tempo.
La scommessa di interpretare le più belle canzoni del nostro tempo esclusiva­
mente con i propri strumenti serve loro per arrivare al nucleo dell’arte e della
musica. È Petra Magoni ad affermare: “Un genere ‘nudo’, essenziale, spogliato
da tutto quello che c’è in più, un genere minimalista che lascia la possibilità
all’ascoltatore di immaginarsi quello che non c’è e di sentire quello che lui si
immagina dal pezzo che noi eseguiamo”. E prosegue: “Credo che il nostro duo
funzioni, musicalmente, per lo spazio che concediamo al silenzio. Tra il mio
registro, piuttosto alto, e i suoni gravi del contrabbasso, c’ è uno spazio enorme
nel quale ci sentiamo entrambi estremamente liberi. L’intera tavolozza delle
sfumature è costantemente disponibile”.
Un esperimento, quello di spogliare la musica per arrivare al nucleo delle emo­
zioni, che va considerato riuscito in quanto i due artisti, entrambi con una lunga
appartenenza al mondo della musica classica, del jazz e del pop (due Festival di
51
Sanremo a testa), quasi a ripercorrere le tappe della propria carriera, interpreta­
no, con grande disinvoltura e senza eccedere in inutili virtuosismi, tutti i brani.
Dalle note dolci amare di Eleanor Rigby fino ai classici della canzone d’autore
italiana. Battisti e i Beatles, De André e Celentano, la canzone napoletana e
il musical il loro repertorio alterna a pagine originali e scritte appositamente
in questo progetto a dimostrazione che quando si hanno capacità e voglia, “la
musica può essere un elastico con cui catapultarsi da un pianeta all’ altro senza
cadute. Nonostante l’azzardo di basarsi solo sulle poche corde di una voce e di
un contrabbasso”.
PETRA MAGONI Nata a Pisa, ha iniziato a cantare in un coro di voci bian­
che e per molti anni ha fatto esperienza in gruppi vocali di vario genere.Ha poi
studiato di canto presso il Liceo Musicale di Livorno e l’Istituto Pontificio di
Musica Sacra di Milano, ha seguito vari seminari e corsi si perfezionamento:
musica antica con Alan Curtis, improvvisazione con Sheila Jordan, canto armo­
nico e difonico con Tran Quan Hay ed ensemble vocale coi King’s Singers. Dopo
l’attività nella musica antica e operistica approda al rock. col gruppo Senza freni.
Due volte a Sanremo (1996 con “E ci sei” e 1997 con “Voglio un dio”), appare
in trasmissioni televisive (Tappeto volante, Aria fresca, In famiglia, Due come
noi, Su le mani, ecc...), partecipa a tournée teatrali e al film “Bagnomaria” di
Giorgio Panariello, col quale incide la canzone “Che natale sei”. Ha collaborato
col rapper Stiv, con musicisti jazz come Antonello Salis, Ares Tavolazzi e con
Stefano Bollani (suo marito). Con lo pseudonimo di Artepal lavora nella dance
come cantante e come autrice, ma ha inciso due dischi a proprio nome (“Petra
Magoni”, 1996, e “Mulini a vento”, 1997) e un disco sotto lo pseudonimo Sweet
Anima, uscito nel gennaio 2000, contenente le canzoni scritte in inglese da
Lucio Battisti. Insieme a Giampaolo Antoni (come Aromatic) ha inciso l’album
elettro-pop “Still Alive” (2004). Nel 2003 ha creato con Ferruccio Spinetti il
duo per contrabbasso e voce “Musica Nuda” che ha ottenuto finora grande suc­
cesso di pubblico e critica in Italia e all’estero e nel 2005 ha prodotto “Quam
Dilecta”, disco di musica sacra. In ambito teatrale è voce solista dell’ operina
“Presepe vivente” e cantante con musiche di Stefano Bollani e testi di David
Riondino, e ha partecipato a produzioni del teatro dell’Archivolto di Genova
con la regia di Giorgio Gallione.
FERRUCCIO SPINETTI Diplomato in contrabbasso con il massimo dei
voti e la lode, tra 1989 e 1991 partecipa ai seminari senesi di musica jazz.
Nel 1990 entra nella Piccola Orchestra Avion Travel (con la quale a Sanremo,
vince nel 1998 il Premio della critica e nel 2000 il festival) e nel 1992-93 fa
parte dell’ Orchestra Giovanile Italiana di Fiesole. Nel 1993 entra nell’Orche­
stra Giovanile Italiana di Jazz sotto la guida di Bruno Tommaso e Giancarlo
Gazzani ed è, dal 1997 al 2004, docente di basso, contrabbasso e musica d’in­
52
sieme ai corsi di improvvisazione musicale di Siena Jazz. Nel 2003 fonda con
Petra Magoni “Musica Nuda”. Classificato al terzo posto al Premio Tenco 2004
(categoria interpreti), in Francia ha vinto il Disco d’oro, ottenendo dalla radio
pubblica prestigiosi riconoscimenti e il premio “Les quatre clés” della rivista
Télérama. Nel 2004 è entrato nel quintetto di Stefano Bollani e con Petra si
è aggiudicato la “Targa Tenco” come interprete e il premio “Miglior Tour” al
Meeting Etichette Indipendenti di Faenza. Con Petra Magoni e l’attrice cantan­
te Monica Demuru ha portato in scena “AE DI-Odissea Pop”. Ha collaborato
con Mal Waldron, Arto Lindsay, Paolo Fresu, Rita Marcotulli, Stefano Battaglia,
Ettore Fioravanti e altri jazzisti italiani, e suona in duo con il pianista Giovanni
Ceccarelli. Ha partecipato a incisioni discografiche di artisti come Fiorella
Mannoia, Samuele Bersani, Gino Paoli, Patty Pravo.
Ferruccio Spinetti
Petra Magoni
53
Concerto realizzato con la collaborazione di
Venerdì 29 aprile 2011 ore 21.00
ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI
Daniele AGIMAN direttore
Maria Chiara MAZZI critico musicale
Manuel De Falla (1876-1946)
“El sombrero de tres picos”: Danza del mugnaio
Edvard Grieg (1843-1907)
Danza Sinfonica op. 64 n. 2
Antonin Dvořàk (1841-1904)
Danze slave op. 46 n. 1 - n. 8
Johannes Brahms (1833-1897)
Danze Ungheresi n. 1 - n. 3 - n. 5
Giuseppe Verdi (1813-1901)
“Aida”: Danze dal secondo atto
Alksandr Borodin (1833-1887)
“Il Principe Igor”: Danze polovesiane
Léo Delibes (1836-1891)
“Lakmé”: Danze dal secondo atto
Ballet des bayaderes - Air de danse - Teràna - Rektah
Darius Milhaud
Saudades do Brasil op. 67
Ouverture - Sorocaba - Copacabana - Ipanema - Gavea
C
’è un momento nella storia della musica europea, tra Ottocento e
Novecento, nel quale il concetto di ‘popolare’ assume connotazioni
diverse dalle epoche precedenti. Si dirà che la musica popolare era stata
da sempre ‘serbatoio’ per i compositori di musica colta (basti pensare alla suite,
forma nella quale si associavano, utilizzando un unico stile compositivo, danze
da tutta Europa); adesso però il desiderio non è più quello di ‘uniformare’ sotto
l’ombrello di un unico linguaggio europeo le danze delle singole nazioni; ades­
so, dietro le spinte nazionalistiche, ogni artista vuole mettere in risalto la cultu­
ra, la storia e le tradizioni del proprio Paese. È in questo momento che nascono
le cosiddette ‘scuole nazionali’, correnti estetiche che puntano ad attingere alle
radici del ‘popolare’ per rivendicare l’identità e la particolarità di ciascun terri­
55
torio. Certo, le ‘danze popolari’ riscritte da compositori come Grieg, Dvořàk o
Brahms se hanno come base ideale proprio questa volontà, utilizzano però solo
esteriormente le caratteristiche della musica etnica, poiché questi autori appar­
tengono comunque all’ambito colto, hanno comunque studiato il linguaggio
musicale ‘internazionale’ e devono comunque rivolgersi al pubblico delle sale
da concerto, che a quel linguaggio ‘internazionale’ era abituato. Ma già utilizza­
re ritmi e armonie esteriormente popolari, se pure addomesticati nel linguaggio
della musica colta, è un passo avanti, un traguardo dal quale partiranno autori
come De Falla, che invece attingerà al vero linguaggio folklorico per cambiare
i parametri stessi della musica colta ottocentesca. Nello stesso momento, tutta­
via, l’interesse per il ‘popolare’ si associa al fascino per i mondi lontani e (anche
per ragioni sociali oltre che musicali), nella produzione dei compositori euro­
pei si affiancano pagine nazionalistiche ad altre in cui, con lo stesso principio
dell’adattamento al pubblico dei concerti, è la musica egiziana, indiana o araba
a fare la sua comparsa nei teatri e nelle sale da concerto. Intendiamoci bene: la
musica (anche quella colta) di questi Paesi è ben altra cosa da quella composta
da Verdi, da Borodin o da Delibes, ma la sua funzione è quella di ‘trasportarci in
mondi esotici’ quasi per fuggire da una realtà forse non troppo felice. Mentre,
esattamente come per De Falla, anche per Milhaud l’uso della musica popolare
(brasiliana in questo caso) è provocazione e volontà di ‘distruggere’ un mondo
musicale che non aveva ormai più nulla da dire di nuovo.
ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI Orchestra della Provincia di
Pesaro e Urbino, ha doppia sede a Pesaro e a Fano. Per il quarto anno consecu­
tivo ha ottenuto il riconoscimento dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Nata nell’aprile 2001, al termine di una selezione coordinata da Alberto Zedda,
da anni è presente al Rossini Opera Festival ed è l’orchestra di riferimento
della Rassegna Lirica Torelliana di Fano. L’attività dell’orchestra, in costante
sviluppo, conta di circa 70 esecuzioni l’anno su tutto il territorio nazionale.
In particolare organizza produzioni concertistiche per le amministrazioni di
Pesaro (Teatro Rossini e Rocca Costanza), di Fano (Teatro della Fortuna e Corte
Malatestiana), di Urbino (Teatro Raffaello Sanzio) e della Provincia di Pesaro e
Urbino (teatri storici). Nel 2005 l’O.S.R. si è esibita in Corea del Sud, nel 2007
e nel 2008 a Malta e, sempre nel 2008, ad Ankara in Turchia. Nel 2010 è stata
in Trentino ed in Austria per l’esecuzione de “Il Trovatore”. Presidente è Saul
Salucci, Direttore organizzativo Bruno Maronna.
DANIELE AGIMAN Milanese, Agiman è diplomato in composizione, musica
corale e direzione di coro, pianoforte, direzione d’orchestra e direzione d’orche­
stra per avviamento al teatro lirico, ed è diplomato col massimo dei voti in dire­
zione d’orchestra all’Accademia Musicale Pescarese. Ha frequentato vari corsi
di perfezionamento e ha vinto diversi premi e borse di studio. Ha poi collaborato
56
con varie orchestre italiane (Pomeriggi Musicali, Sinfoniche di Bari, di Sanremo,
di Lecce ecc.) ed europee (in Polonia, Ungheria, Russia, Austria). Egualmente
attivo nel repertorio sinfonico e operistico, ha diretto i capolavori di Donizetti,
Verdi e Puccini in festival e stagioni liriche (come Festival Lario Lirica), in Italia
e nel mondo (Argentina, Sud Africa, Francia, Germania, Romania, Svizzera,
Georgia, Russia) e sue esecuzioni sono state trasmesse dalla RAI e dall’ORF. Ha
ricoperto e ricopre vari incarichi ufficiali, tra i quali di Direttore ospite principa­
le alla Shizuoka Symphony Orchestra. È frequentemente invitato da Università
(Bologna, Ancona, Roma Tre, Milano, Seoul), associazioni culturali e centri di
studio e ricerca (Rete Stresa, Società Gruppo-Analitica Italiana, I.S.M.O) per
riflettere sulla storia della musica occidentale e sull’ermeneutica musicale all’in­
terno del più vasto orizzonte epistemologico e filosofico contemporaneo. Titolare
della cattedra di direzione d’orchestra al Conservatorio di Milano, dal marzo
2007 è professore onorario di direzione d’orchestra all’Università Kurashiki
Sakuyo in Giappone.
MARIA CHIARA MAZZI Diplomata in pianoforte e clavicembalo, laureata col
massimo dei voti e la lode in Lettere Moderne e in Musicologia, è referente musi­
cologico dell’Orchestra Sinfonica Rossini e direttore responsabile della rivista
“Golfo Mistico”. Pubblica saggi storico-musicali per riviste specialistiche e per
Fondazioni e Università; scrive programmi di sala per vari enti concertistici (Ente
Concerti di Pesaro, Teatro Comunale di Modena, Fondazione Musica Insieme di
Bologna). È responsabile musicale di BabyBoFe’, festival di musica classica per
bambini organizzato da Bologna Festival e tiene conferenze di argomento storico
musicale. Ha pubblicato vari volumi relativi alla storia della musica (Laboratori
per la Scuola secondaria, “In viaggio con Mozart” per il
TCI, un corso di Storia della Musica in due volumi
ecc.). È Accademico Filarmonico di Bologna ed
è iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti.
Insegna Storia ed Estetica della Musica
dal 1981, dal 1985 è titolare di una cat­
tedra di Storia della musica presso
il Conservatorio di Pesaro.
Daniele Agiman
57
Sabato 7 maggio 2011 ore 21.00
TURN OUT THE STARS: BILL EVANS TRIBUTE
In collaborazione con Lions Club Pesaro Host
ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA
MARTIN WIND QUARTET
Martin Wind basso
Scott Robinson sax tenore
Bill Cunliffe piano
Joe LaBarbera percussioni
MASSIMO MORGANTI direttore
Con la partecipazione di Gianni Giudici tastiere
P
ianista jazz statunitense del quale si sono appena celebrati i trent’anni
della morte, avvenuta nel 1980, Evans fu artista atipico nel panorama
della musica jazz. “Senza porsi a capo di alcuna corrente, Evans ha gui­
dato una rivoluzione altrettanto profonda di quella di Coltrane o di Coleman.
Egli si ispira largamente al jazz modale di cui è uno dei fondatori, pur senza
mai sistematizzarne gli apporti. La sua opera di compositore ricorre spesso a
vecchi temi standard, cui è assai legato; ma li tratta in un modo che ne alleg­
gerisce il sostegno armonico, spesso vincolante, e apre la strada a svariate
possibilità melodiche”.
A tutto ciò contribuì la sua formazione, che comprendeva lo studio delle pagi­
ne più importanti della ‘classica’ (da Bach a Chopin, da Ravel a Debussy),
sulle quali si egli aggiunse la scoperta del jazz che gli insegnò ad andare ‘oltre
il pentagramma’ uscendo dagli schemi accademici. Grazie al suo bagaglio
tecnico quindi Evans diede vita a uno stile particolarissimo, che assommava
classica, jazz ed etnica con le conquiste musicali delle avanguardie, inseren­
do nel panismo jazz nuove armonie e un grado di astrazione fino al momento
sconosciuto. “Turn out the Stars” è il titolo di un CD ‘sestuplo’ che è stato
59
organizzato dopo la sua morte per raccoglierne l’eredità. Ed è il titolo dello
spettacolo col quale, questa sera, un gruppo di formidabili artisti rende omag­
gio a uno dei più grandi pianisti dello scorso secolo.
ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA L’Orchestra Filarmonica Marchigiana, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme alla
Regione Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione Orchestra
Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici Istituzioni
Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con stagioni liriche e
sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti per le scuole ed è partner dei
concorsi musicali internazionali regionali. Attenta alla valorizzazione dei
compositori marchigiani, ha ideato “Le Marche Parco Europeo della Musica”.
Dal 1998 è orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz,
assieme a grandi solisti e giovani talenti. Numerose le apparizioni televisive
e le incisioni discografiche: tra esse figurano pagine di Pergolesi, Strauss,
Rossini, Mozart, Verdi, tutte guidate dal suo direttore artistico Gustav Kuhn.
MARTIN WIND Bassista e compositore, Martin Wind è nato al Flensburg
in Germania, e dopo il diploma in contrabbasso al Conservatorio di Colonia
Martin Wind Quartet
60
si è trasferito nel 1996 a New York dove nel 1998 ha conseguito il Master
in Composizione ed Esecuzione Jazz, partecipando da quel momento ad
importanti eventi concertistici nei più celebri jazz club. Ha conseguito
importanti riconoscimenti ed è stato il primo musicista jazz a vincere il
Premio della Cultura dello Schleswig-Holstein. Ha realizzato oltre dieci
album come leader/co-leader: ricordiamo “Gone with the Wind”, “Tender
Waves”, “Dreiklang”, “Family”, “The Soccerball”. Dal 2007 ha formato un
quartetto col quale ha realizzato altri album (“Salt’n Pepper!”, “Get it?”) e
un DVD “Live at Jazz Baltica” (2009). Wind ha collaborato in registrazioni
e concerti con grandi artisti (tra essi Gidon Kremer, Christoph Eschenbach,
Mstislav Rostopovitch, Mark Murphy, Bucky Pizzarelli, Mike Stern, Terell
Stafford ecc.) e con complessi quali Metropole Orchestra e Big Bands delle
radio di Colonia, Amburgo e Berlino. È membro della National Youth Jazz
Orchestra tedesca e ha programmi didattici in molti college fuori e dentro
gli Stati Uniti.
MASSIMO MORGANTI Figura di spicco del jazz marchigiano, Morganti
è trombonista, arrangiatore e direttore della “Colours Jazz Orchestra”, orche­
stra nata nel 2002 che coinvolge i migliori musicisti marchigiani. Oltre che
avere un proprio gruppo jazz col quale tiene da concerti in importanti jazz
club e rassegne di livello internazionale, collabora frequentemente con figure
importanti del Jazz contemporaneo, tra tutti il grande trombettista canadese
Kenny Wheeler.
GIANNI GIUDICI Pianista milanese di nascita e romagnolo di adozione, si
dedica da sempre al mondo delle tastiere elettroniche. Si esibisce come soli­
sta e in gruppi, partecipa a jam sessions con tutti i migliori jazzisti del periodo
ed è considerato dalla metà degli anni Settanta migliori organisti Jazz euro­
pei. Ha suonato con artisti del calibro
di Eddie Davis, Bobby Watson, Tony
Scott, Chet Baker, Bruce Forman ecc.,
con la band Jestofunk e tutti i migliori
musicisti Jazz Italiani, fra i quali i pre­
stigiosi “Swing Maniacs” del grande
M° Renzo Arbore e gli indimenticabili
Hengel Gualdi e Giulio Capiozzo, con
il quale ha suonato molto negli ultimi
anni e registrato l’ultimo concerto dal
vivo con Jimmy Owens e Cameron
Brown. È stato nominato Organist of
the Month nel 2007 dalla International
Gianni Giudici
Archives for the Jazz Organ
61
Venerdì 13 maggio 2011 ore 21.00
ORCHESTRA SINFONICA ROSSINI
Alberto ZEDDA direttore
Maurice Ravel (1875-1937)
Le Tombeau de Couperin
Prélude
Forlane
Menuet
Rigaudon
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Sinfonia n. 28 in Do magg. K. 200 Allegro spiritoso
Andante
Minuetto (Allegretto)
Presto
Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847)
Sinfonia n. 5 in Re min. op. 107 ‘La Riforma’
Andante-Allegro con fuoco
Allegro vivace
Andante
Andante con moto-Allegro maestoso
S
crivere un ‘tombeau’, per illustri personaggi scomparsi era tradizione
dell’epoca barocca, e a questa tradizione si rifà Ravel quando, nel
1917, compone per pianoforte Le Tombeau de Couperin (trascritto per
orchestra nel 1920) per ricordare le vittime della Grande Guerra. La suite
recupera le antiche danze dei cembalisti francesi, nel desiderio dell’autore
non solo di ritornare ad uno stile più essenziale ma anche di mantenere un
ordine intellettuale di fronte agli orrori del conflitto. In una Francia scon­
volta dalla follia collettiva, Ravel sembra infatti ritirarsi in un suo mondo
interiore, alla creazione del quale contribuisce la rigida e quasi trasparente
meccanicità della scrittura strumentale. Così gli amici morti in guerra, a cia­
scuno dei quali è dedicato un brano della suite, diventano nella sua fantasia
gli eroi del nostro tempo, cui dedicare un commosso omaggio artistico lon­
63
tano dalla cruda realtà. La Sinfonia n. 5 di Mendelssohn (1829, pubblicata
postuma nel 1868) fu composta invece per uno scopo festoso: le celebrazioni
del terzo centenario della Confessione di Augusta (di qui il sottototitolo di
‘Riforma’). È senza dubbio un brano molto particolare, che dimostra l’abilità
e la cultura del musicista il quale, a 20 anni, si cala nella Storia e utilizza
forme consuete rimodellandole abilmente secondo una linea originalissima.
L’occasione rievocativa funge quindi da spunto, e consente a Mendelssohn
di rielaborare alcune celebri melodie luterane. Come l’ “Amen di Dresda”
(adoperato anche da Wagner nel Parsifal per il ‘motivo del Graal’), struttura
di base per i primi tre movimenti nei quali l’impiego del contrappunto è
un chiaro riferimento bachiano. Ma anche, e soprattutto, come il tema del
corale “Ein Feste Burg” (che era stato utilizzato anche da Bach nelle cele­
brazioni del Secondo centenario dello stesso avvenimento), enunciato dal
flauto solo all’inizio dell’ultimo tempo ed elaborato come ‘cantus firmus’,
per ribadire in modo grandioso l’intento celebrativo. In mezzo al concerto,
sta la Sinfonia K. 200 di Mozart, non celebre quanto meriterebbe la sua
grande qualità. Il lavoro ha infatti un valore estetico autonomo, ma anche, e
soprattutto, un significato di svolta nel cammino sinfonico del compositore
che qui utilizza un modello a quattro movimenti per allontanarsi dall’antica
e un po’ disimpegnata forma in tre movimenti e inaugurare il cammino della
sinfonia moderna.
Dal primo tempo energico e marziale all’Andante di grande espressività
costruttiva e timbrica, dal Minuetto di piglio sinfonico lontano dalle grazie
galanti al Presto fremente e di grande intensità, il compositore di Salisburgo
attribuisce al genere possibilità e valori che ne cambieranno per sempre la
vicenda storica.
ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI Orchestra della Provincia di
Pesaro e Urbino, ha doppia sede a Pesaro e a Fano. Per il quarto anno con­
secutivo ha ottenuto il riconoscimento dal Ministero per i Beni e le Attività
Culturali. Nata nell’aprile 2001, al termine di una selezione coordinata da
Alberto Zedda, da anni è presente al Rossini Opera Festival ed è l’orchestra
di riferimento della Rassegna Lirica Torelliana di Fano. L’attività dell’or­
chestra, in costante sviluppo, conta di circa 70 esecuzioni l’anno su tutto il
territorio nazionale. In particolare organizza produzioni concertistiche per
le amministrazioni di Pesaro (Teatro Rossini e Rocca Costanza), di Fano
(Teatro della Fortuna e Corte Malatestiana), di Urbino (Teatro Raffaello
Sanzio) e della Provincia di Pesaro e Urbino (teatri storici). Nel 2005
l’O.S.R. si è esibita in Corea del Sud, nel 2007 e nel 2008 a Malta e, sempre
nel 2008, ad Ankara in Turchia. Nel 2010 è stata in Trentino ed in Austria
per l’esecuzione de “Il Trovatore”. Presidente è Saul Salucci, Direttore orga­
nizzativo Bruno Maronna.
64
ALBERTO ZEDDA Nato a Milano, dove compie gli studi umanistici e
musicali, nel 1957 vince il Concorso Internazionale della RAI per direttori
d’orchestra che gli apre le porte delle più importanti istituzioni musicali
italiane (Teatro alla Scala, Accademia di Santa Cecilia, Maggio Musicale
Fiorentino, Orchestre RAI di Roma, Torino, Milano e Napoli) e straniere, in
Europa e negli Stati Uniti.
Assieme all’attività operistica nei maggiori teatri del mondo (tra cui
Scala, San Carlo, Fenice, Covent Garden, Marinskij, Opera di Vienna,
San Francisco, Los Angeles, Parigi, Berlino, Monaco, Amburgo, Madrid,
Lisbona, Liegi) si dedica all’attività musicologica, curando edizioni critiche
di opere, oratori e cantate, con particolare riferimento alla produzione della
prima metà dell’Ottocento. Il suo ultimo lavoro musicologico è stato la rea­
lizzazione dell’“Incoronazione di Poppea” di Monteverdi, diretta alla Scala
e pubblicata da Ricordi. Ha inciso numerosi dischi di musica sinfonica,
da camera e operistica. È stato direttore del repertorio italiano alla Neue
Deutsche Oper di Berlino e alla New York City Opera, membro del Comitato
Editoriale della Fondazione Rossini dalla sua creazione, direttore musicale
del Festival della Valle D’Itria di Martina Franca, consulente artistico del
Rossini Opera Festival di Pesaro, direttore artistico dei teatri Carlo Felice
di Genova e Scala di Milano e del Festival Barocco di Fano. Attualmente è
direttore artistico del Rossini Opera Festival di Pesaro e direttore dell’Ac­
cademia Rossiniana, nonché consulente artistico del Festival Mozart di
La Coruña. Ha insegnato Storia della Musica all’Università di Urbino e
Filologia Musicale applicata all’Accademia di Osimo.
Alberto Zedda
65
Orchestra Sinfonica G. Rossini
Concerto realizzato con la collaborazione di
Data da destinarsi fuori abbonamento
NELL’ALBA DELL’UMANO.
PROCESSO A COSTANZA
Opera da camera per due voci recitanti, due soprani,
flauto/ottavino, violino, violoncello, trombone, arpa, voci su nastro
e live electronics ad lib. Testo di Silvia Cecchi
Musica di Adriano Guarnieri
ENSEMBLE ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI
Pietro Borgonovo direttore
Daniela Uccello soprano - Matelda Viola soprano
Sandra Cavallini, Andrea Fugaro voci recitanti
marco rogliano violino - Paola Perrucci arpa
Claudio Longhi regia
Luca Micheletti assistente alla regia
In collaborazione con Edizioni Musicali Rai Trade
C
ome traspare dal sottotitolo, il lavoro è incentrato sul processo virtuale a
Costanza Monti, accusata di aver assassinato il marito Giulio Perticari.
L’azione prende spunto dalla biografia della figlia di Vincenzo Monti
data in sposa a Giulio Perticari, noto letterato pesarese, e dalle vicende acca­
dute dopo la morte di quest’ultimo. Sullo sfondo della realtà culturale, sociale
e politica italiana delle prime decadi dell’800, da quella ristretta di Pesaro a
quella della vicina Bologna fino a quella assai più complessa dell’ambiente
della borghesia milanese, si snoda la vicenda di Costanza, ricostruita dall’au­
trice sulla base di un ricco epistolario della protagonista e di moltissimi
documenti del tempo.
67
Vari sono i piani di lettura, tutti presenti nel testo e sviluppati nella partitura.
Colpisce innanzitutto, anche in virtù della sua forza drammaturgica, l’azione
distruttiva compiuta dal Processo, scientificamente congegnata attraverso
accuse che non esitano a uscire dallo specifico per investire tutti gli aspetti
della figura dell’Imputata, deformandone e travolgendone l’intera persona­
lità. E non è un caso che l’Imputata sia appunto una donna, che nonostante
la sua posizione, la sua cultura e il suo stesso carattere fuori del comune si
trova spoglia e inerme davanti a un potere in cui non è difficile - metafora
per metafora - intravedere alcuni aspetti della società odierna, divorata dalla
spietatezza dei media.
Ma la requisitoria giudiziaria diventa una requisitoria sostanziale contro quel­
lo stesso potere, e liberandosi dall’aspetto morboso e accusatorio il linguaggio
si riappropria del suo significato intrinseco: il processo è ricondotto alla sua
accezione logica e per Costanza inizia una lunga fase - ed è questo l’altro
tratto saliente del lavoro - in cui nell’interiorità e nell’introspezione giunge a
ricomporre il Sé lacerato. Infatti, nella partitura, a dare corpo a Costanza sono
tre voci, che convivono intrecciandosi e sovrapponendosi, e alla fine l’unica
voce parlata si trasforma a sua volta in voce cantata, a significare la ritrovata
integrità interiore in una dimensione che può finalmente trascendere l’ango­
scia della lacerazione subita.
L’opera, in un atto unico, si compone di dodici sequenze in cui si alternano e
si intrecciano, secondo modalità continuamente mutevoli, le voci recitanti e
il canto dal vivo e su nastro, in continuo dialogo con l’ensemble strumentale.
L’articolazione interna è in tre parti: la prima “prepara” la situazione dramma­
turgicamente culminante del processo vero e proprio, mentre il lungo finale è
tutto concepito in chiave poetica e volta all’interiorità.
ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI Orchestra della Provincia di
Pesaro e Urbino, ha doppia sede a Pesaro e a Fano. Per il quarto anno con­
secutivo ha ottenuto il riconoscimento dal Ministero per i Beni e le Attività
Culturali. Nata nell’aprile 2001, al termine di una selezione coordinata da
Alberto Zedda, da anni è presente al Rossini Opera Festival ed è l’orchestra
di riferimento della Rassegna Lirica Torelliana di Fano. L’attività dell’or­
chestra, in costante sviluppo, conta di circa 70 esecuzioni l’anno su tutto il
territorio nazionale. In particolare organizza produzioni concertistiche per
le amministrazioni di Pesaro (Teatro Rossini e Rocca Costanza), di Fano
(Teatro della Fortuna e Corte Malatestiana), di Urbino (Teatro Raffaello
Sanzio) e della Provincia di Pesaro e Urbino (teatri storici). Nel 2005
l’O.S.R. si è esibita in Corea del Sud, nel 2007 e nel 2008 a Malta e, sempre
nel 2008, ad Ankara in Turchia. Nel 2010 è stata in Trentino ed in Austria
per l’esecuzione de “Il Trovatore”. Presidente è Saul Salucci, Direttore orga­
nizzativo Bruno Maronna.
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PIETRO BORGONOVO Musicista poliedrico, Pietro Borgonovo si distin­
gue nella direzione di produzioni sinfoniche e operistiche per prestigiosi
festival e teatri, in particolare nelle produzioni di musica contemporanea. Da
giovanissimo allievo di Heinz Holliger alla Musikhochschule di Freiburg, si
impone come oboista di livello mondiale nelle principali sale e nei maggiori
festival internazionali, dalla Scala a Salisburgo, da Amsterdam a Bayreuth da
Parigi a New York, collaborando con molti compositori del nostro tempo (quali
Berio, Corghi, Donatoni, Guarnieri, Sciarrino, Vacchi, Xenakis) dei quali inter­
preta opere anche in prima esecuzione, spesso a lui dedicate. Come direttore
va segnalata la presenza al Salzburger Festpiele, alla guida del Klangforum
Wien e dell’Arnold Schoenberg Chor, al Maggio Musicale Fiorentino con l’Or­
chestra del Maggio Musicale, alla Biennale di Venezia, al Ravenna Festival
con il Teatro dell’Opera di Roma. Dirige regolarmente grandi orchestre (Arena
di Verona, La Fenice, Lirico di Cagliari, Opera di Roma, Nacional di Buenos
Aires, Kammerorchester di Mainz ecc.). Ha diretto alla Fenice di Venezia
la prima mondiale di “Medea” di Adriano Guarnieri, spettacolo cui è stato
assegnato il Premio Abbiati 2003. Come solista di oboe e come direttore d’or­
chestra vanta una vasta discografia che ha ottenuto il Grand Prix du Disque
e la segnalazione tra i cinque dischi di musica sinfonica più stimati dalla
Critica italiana. Direttore Artistico della GOG (Giovine Orchestra Genovese)
e dal 2003 Direttore Artistico del Concorso Internazionale di Musica G. B.
Viotti di Vercelli.
Pietro Borgonovo
69
L’ente concerti per la scuola
Il progetto “La scuola va a teatro”, giunto alla Quarta Edizione, è una vera e
propria ‘rassegna musicale’ organizzata dall’Orchestra Sinfonica G. Rossini,
sostenuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dagli Assessorati alle
Politiche Educative e alla Cultura del Comune di Pesaro, dall’Assessorato alla
Pubblica Istruzione della Provincia di Pesaro e Urbino, dall’Ente Concerti,
con il sostegno di XANITALIA.
Il numero sempre crescente di partecipanti (dalle 500 presenze della prima
edizione ai quasi 3.000 partecipanti dell’edizione 2010, con una ventina tra
istituti comprensivi e licei coinvolti) ha dimostrato quanto sia sentita nel
mondo della scuola l’esigenza di una formazione che comprenda anche l’edu­
cazione musicale intesa come ‘ascolto’ e non solo come pratica’. I concerti
sono stati poi l’occasione di far vivere ai giovani l’affascinante atmosfera del
teatro dove molti di loro non erano mai entrati precedentemente.
Calendario 2011
Venerdì 29 aprile 2011 orario mattutino
GIRO DEL MONDO IN…
ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI
Daniele AGIMAN direttore
Musiche di
Manuel De Falla, Edvard Grieg, Antonin Dvořàk, Johannes Brahms,
Giuseppe Verdi, Aleksandr Borodin, Léo Delibes, Darius Milhaud
Venerdì 13 maggio 2011 orario mattutino
IL GRANDE DIRETTORE D’ORCHESTRA
ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI
Alberto ZEDDA direttore
Musiche di
Maurice Ravel, Wolfgang Amadeus Mozart, Felix Mendelssohn Bartholdy
71
A scuola coi grandi Maestri
Mu A
musicaspettacoloarte
Mu.S.A. - Musica Spettacolo Arte, è un’associazione culturale senza fini di lu­
A
Mu AnelMu2009,
u a Pesaro
cro spettacolo
nata
dalla volontà di un gruppo di musicisti e appassio­
nati con lo scopo di divulgare la cultura musicale, classica e contemporanea,
in tutte le sue forme artistiche, offrendo un insieme di servizi riguardanti la
Apatrimonio.
valorizzazione M
di u
tale
M A
musica
musicaspettacoloarte
musicaspettacoloarte
arte
Mu A
Gli incontri organizzati dall’Associazione Mu.S.A. nelle scuole secondarie in­
musicaspettacoloarte
musicaspettacoloarte
Mu A
musicaspettacoloarte
feriori e superiori di Pesaro vogliono essere una presentazione e, insieme, un
invito ad alcuni concerti organizzati dall’Ente Concerti di Pesaro per la Sta­
gione 2010/2011. Saranno gli stessi interpreti dei concerti serali che, in orario
mattutino, si recheranno nelle scuole: gli incontri si svolgeranno così nella
maniera più informale e libera possibile e i giovani potranno avere un contatto
diretto con i musicisti di altissimo livello ospiti nella nostra città.
Calendario 2010/2011
Giovedì 16 dicembre 2010 Liceo Scientifico-Musicale “Marconi”
LESLIE HOWARD pianoforte Sabato 15 gennaio 2011 Liceo Scientifico-Musicale “Marconi”
PAOLO MARZOCCHI pianoforte
Venerdì 28 gennaio 2011 Liceo Classico
MARIO BRUNELLO violoncello Venerdì 18 febbraio 2011 Liceo Artistico “Mengaroni”
MARIO TOTARO pianoforte Sabato 19 marzo 2011 Istituto Comprensivo “Don Gaudiano”
ALEXANDER LONQUICH pianoforte
Giovedì 7 aprile 2011 Liceo Scientifico-Musicale “Marconi”
KATHRYN STOTT pianoforte 72
Ente Concerti di Pesaro
Anno di costituzione 1961
Consiglio Direttivo
Presidente
Guidumberto Chiocci
Direttore artistico
Federico Mondelci
Vicepresidente
Marta Mancini
Consiglieri
Maria Luisa Biscuola
Gilberto Calcagnini
Bruno Consani
Gigliola Gori
Fulvio La Rosa
Marina Salvi
Segreteria
Debora Gentiletti
Ufficio Stampa
Elisa Delsignore
Direttore dei Teatri
Giorgio Castellani
Note ai programmi
Maria Chiara Mazzi
Comunicazione
Leonardo Cemak
Foto
Luigi Angelucci
Sito web: Angelucci Consulting
Laura Barbaresi
Amit Katzir (Kamdzhalov)
Lorenzo Cicconi Massi (Stott)
Julia Wesely (Buniatishvili)
Soci Ente Concerti
Agostinelli Federico
Albanesi Arianna
Albanesi Angela
Albertoni Luigi
Alessandrini Bruno
Anselmi Alberto
Anselmi Patrizia
Antelmy Erica
Antelmy Mercede
Antonietti Luigi
Arduini Germana
Babucci Ornella
Baldelli Francesco
Baldelli Lucia
Bargnesi M. Teresa
Bartolomeoli Roberto
Bartoloni Giuliano
Bartoloni Spadoni Giusi
Bartolucci Ebe
Basili Roberto
Basili Stefano
Battistoni Francesca
Bellazecca Massimo
Belli Lea
Bertani M. Cristina
Bertellotti Carlo
Bertozzini Ada
Bertozzini Marcella
Bettini Alessandro
Bigazzi Maria Luisa
Bischi Alessandro
Bisping Dorothea
Bocci Romeo
Bolognini Patrizia
Bonaparte Andrea
Bonazzoli Bianca
Bonazzoli Remo
Bontempi Giuliana
Borghi Maria Clotilde
73
Bortolin Francesco
Bruscoli Gabriella
Busacca Graziella
Campilongo Luigi
Canestrelli Assunta
Caracciolo Gabriella
Carbone Annamaria
Carloni Esposito Renza
Casula Pierfrancesco
Cavalieri Anna
Ceci Luciana
Cento Giovanni
Ceripa Lorena
Cestaro Carla
Chietera Giovanni
Cinti Estella
Coli Paolo
Comandini Paolo Emilio
Congiu Luigi
Corsini Diottalevi Vittoria
Cortesi Dovilia
Costantino Giulio
D’Agnillo Carla
De Benedittis Agostino
De Feo Liliana
De Martis Elena
De Nicolò Maria Pia
De Sabbata Giorgio
Del Grande Teodoro
Del Piccolo Izzilina
Dell’Aquila Ardone Cosima
Della Biancia Marisa
Dopolavoro Banca Popolare
dell’Adriatico
Emiliani Paola
Ermedi Marilena
Falanga Eugenio
Farina Ercole
Fastigi Gabriella
Fastigi Rosa
Fattori Anna
Felicetti Marta Virginia
74
Ferretti Fernanda
Ferri Pio
Fiocco Virginio
Forlani Luca
Fortini Maria Luisa
Frezza Maria Grazia
Frulli Elvira
Gaggiano Alessandro
Gaudenzi Massimo
Gennari Annarita
Gentilucci Anna
Ghisleri Giovanna
Giamprini Simonetta
Gori Isabella
Gorgoni Vittorio
Gorini Maria
Grazioli Manuela
Graziosi Franco
Gualandri Massimo
Guerrieri Matteo
Guidelli Rita
Iacchini Gabriella
Lamaro Paolo
Lanfernini Caterina
Leonardi Adriana
Licini Roberto
Liguori Claudia
Liguori M. Laura
Lippolis Graziana
Magi Claudio
Mancini Alessandra
Marchetti Armando
Marcucci Agla
Mari Dino
Mariani Alberta
Mariotti Jacopo
Maschio Silvia
Masetti Marisa
Megani Clara
Missiroli Gino
Monsagrati Fausto
Montebarocci Angelo
Muretto Franca
Neri Ennio
Nesci Liana
Nocitra Elisabetta
Olmeda Giuseppe
Ottaviani Gabriella
Pagano Giuliana
Pagnoni Danilo
Pandolfi Roberta
Panna Donato
Paolini Marco
Paolini Mirella
Patrignani Paola
Pellegrini Gianfranco
Picchi Roberto
Pierantoni Marta
Raffaelli Maria Teresa
Ramaioli Silvano
Ravaglia Annamaria
Renzi Susanna
Rinaldi Gianluigi
Rondina Paola
Rosati Loretta
Rossini Gordiano
Russo Davide
Sanchini Cecilia
Sbano Wanda
Scardacchi Mauro
Scilla Cristina
Senigagliesi Michela
Severini Umberto
Sorbini C. Augusto
Sorbini Paola
Sormani Farina Paolo
Staffolani Raffaella
Stradini Maria Chiara
Surian Elvidio
Tempesta Antonio
Torre Maria Cristina
Trelani Lidia
Urbinati Paola
Utel Tullio
Vaina Raffaella
Venturini Brunella
Verni Stefano
Vitali Antonella
Zazzarini Ferruccio
Zini Annalisa
Zoffoli Atos
Zollia Carlo
75
Prevendita abbonamenti
Per Abbonati alla precedente Stagione
nei giorni 1 e 2 dicembre presso il bot­
teghino del Teatro Rossini con orario
9,30-12,30; 16,30-19,30.
Nuovi abbonamenti
La vendita dei nuovi abbonamenti verrà
effettuata nei giorni 3 e 4 dicembre.
Prezzi Posto di platea e posto di palco
I e II ordine E 150, posto di palco di
III ordine E 125, posto di palco di IV
ordine riservato agli studenti fino a 29
anni e oltre i 65 E 50.
Informazioni
Biglietteria del Teatro Rossini
Piazzale Lazzarini, Pesaro 0721 387621
Ente Concerti Palazzo Gradari,
Via Rossini 0721 32482
[email protected]
www.enteconcerti.it
www.pesarocultura.it
La Direzione si riserva di apportare al programma le variazioni imposte da ragioni
tecniche o da cause di forza maggiore
Vendita biglietti
Saranno messi in vendita il giorno stesso
del concerto presso il botteghino del
Teatro Rossini con orario 9,30-12,30;
16,30-19,30 (concerti pomeridiani fino
all’inizio dello spettacolo) a partire dal
concerto del 16 dicembre si potranno
acquistare tutti i biglietti della stagione.
Prezzi platea e posto di palco di I e II
ordine E 15, posto di palco di III ordine
E 12, posto di palco di IV ordine E 10,
ridotto E 7, Loggione E 5.
L’Ente Concerti ringrazia
Assindustria
Banca dell’Adriatico
Carifano Cassa di Risparmio di Fano
Galleria di Franca Mancini
Manifatture Gamba
MusicStorePesaro
Piero Guidi
Bar Margherita
Ristorante Bristolino
Vittoria, Savoy e Alexander Hotels
79
Stampa Tecnostampa Ostra Vetere / Novembre 2010
80
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51a Stagione Concertistica 201