1 A R A Z N A LA Editoriale. La voce del Lanza gennaio 2007 Anno 2, Numero 1 Casale Monferrato 15033 (Al) di Andrea Destro Eccoci dunque. Pronti all’appuntamento consueto. Un po’ di ritardo è da imputare al ‘licenziamento’ di gran parte della passata redazione: i quintini se ne sono andati verso altri promettenti lidi e noi, futuri maturandi, stiamo ristabilendo i necessari equilibri dall’alto della nostra esperienza!!! E’ questa la sede per rinnovare l’invito a tutti i tre corsi del nostro plesso a collaborare: molti sono diventati i divoratori, praticamente insaziabili, della Lanzanzara e, per quanto sia difficile a credersi, i redattori non sono incatenati nelle segrete della scuola. Si riesce a mantenere una certa vita sociale e si coltivano interessi e sogni. Anche grazie alle pagine del nostro giornale, che vuole essere il ‘by’ attraverso cui ci si scambiano pareri ed informazioni. Nel primo editoriale dell’anno 2 è utile parlare specialmente a chi, queste pagine, non le ha mai prese in mano… Benvenuti primini…leggeteci e collaborate con noi al più presto. I referenti sono indicati alla fine del numero e potete scrivere alla mail del giornale. Stiamo disperatamente cercando chi condivida con noi gli onori e gli oneri della schiavitù inflittaci dalla Rota ormai da quasi due anni… Qualcosa di buono però c’è: in contropartita, gli incontri provinciali e nazionali con le altre redazioni scolastiche ampliano i nostri orizzonti e ci aiutano a crescere e a confrontarci. Benritrovati a tutti, dunque. E Buon Anno. A nome di tutto il Plesso Lanza, nelle sue componenti di allievi, docenti e personale ATA, porgiamo i nostri più sinceri auguri di Buon Anno e di tanta serenità al nostro Preside Gianni Abbate, felice neo– nonno della piccola Matilde! | È da poco passato il Natale e il 2007 è arrivato. A tutti pace e serenità. E proficuo anno scolastico a ragazzi, docenti ed ATA. 2 ESPERIENZE E CONSIGLI. Storia di uno stage. di Andrea Destro. “Sono esperienze che prima o poi si devono fare”…ed ecco che scatta la fatidica domanda: “Ma di cosa sta parlando…?” Sarò sintetico: sto per fare il resoconto dello stage cui ho partecipato a Settembre, presso la redazione de Il Monferrato., ma proprio non mi va di farlo in modo convenzionale. Il back ground: è successo un evento eccezionale: mi hanno incastrato!!!. L’Andre Destro ‘classico’ MAI - e sottolineo maiavrebbe accettato di rinunciare ad una settimana di vacanza per andare in quel di Casale Monferrato a… lavorare! Considerato anche il fatto che Casale, mese dopo mese, mi piace sempre meno (nel prossimo numero proverò a spiegare il,perché), credo di poter affermare di essere stato drogato…solo così si spiega la mia condiscendenza…e la trappola può scattare. Un plico con varie firme ed ecco che si può cominciare, in barba ai ripensamenti di rito: “Ma chi me lo ha fatto fare?...Ma ne varrà la pena?”. Ed è così che mi trovo a percorrere una strada sconosciuta: il lavoro. Mi faccio qualche (piccolo) ossicino. Nonostante i traumi provocati dalle indicibili levate mattutine…(dopo tre mesi di amabili stravizi con orari sfasati e devastazioni a livello di fegato) l’esperienza è stata decisamente positiva. Tutti amabili e gentilissimi (in primis il Direttore), tutti disponibili ad aiutare il ‘nuovo arrivato’. Davvero un bell’ambiente, non c’è che dire. Ma quali sono stati gli insegnamenti più incisivi? Di sicuro la presa di coscienza dell’enorme mole di lavoro che il cronista è chiamato a svolgere. E il consiglio del signor Bruno Cantamessa: “Non fare mai il cronista, sei sempre di corsa…”. Afferrato ed assorbito. Ipotesi rimossa. Vi chiederete: “Allora in una settimana hai solo visto gli altri lavorare…Tanto valeva prendere una cassetta…”. Calma! Certo che ho lavorato! Oddio… non tantissimo, ma qualcosa ho prodotto! Ed ho visto un articolo pubblicato con il mio nome (modestia on) ed è pure uscito bene (modestia off). Un’esperienza che serve, quindi, che segna, in qualche modo. Osservando gli altri che lavorano si può capire se quella è la strada che vuoi intraprendere. Io, almeno, l’ho capito. E ora so che la strada del cronista NON è quella che voglio intraprendere. Non sono impazzito. So bene che buttar giù due righe mi riesce e mi dà soddisfazione. Ma non mi piace raccontare quello che succede agli altri. Non voglio adattare il mio stile alle necessità del pezzo. Finché si tratta del giornale scolastico non ci sono troppi problemi: non credo che qualcuno di voi mi tiri storie per un articolo di questo tono. Ma un pezzo del genere su una testata canonica non vedrebbe mai la luce… Probabilmente punterò ad altro. Non so ancora bene a cosa. Ma qualcosa troverò. Tutti hanno un sogno. Il mio è quello di scrivere. Possibilmente per me. Se altri vorranno condividere il mio mondo di carta saranno i benvenuti… Ma non sono capace di riportare fatti di cronaca. E non voglio imparare. Non ho alcuna intenzione di scoraggiare nessuno. Solo, esprimo il mio personalissimo punto di vista. Se ne avrete l’opportunità, provate assolutamente a fare l’esperienza che ho avuto la fortuna di vivere, accettate ad occhi chiusi Capirete molte cose, anche se si tratta di una sola settimana. A me è davvero servito. COMPLEANNO A SORPRESA di Marta Mezzano Il Natale di ognuno, il fatidico giorno del compleanno, è di certo uno dei più significativi di tutto l’anno…meglio poi se in ballo c’è una festa a sorpresa! Ma che sorpresa, se chiedessimo il parere di Gherard, di Dresda!... Per lui è stato un vero disastro… ancor più perché ad opera della propria amorevole moglie! Ingrid, in occasione del 45° compleanno del marito ha pensato di invitare a cena tutte le persone che avevano motivi di risentimento nei confronti del coniuge. Scopo: ristabilire la pace e buoni rapporti. Dopo infinite ricerche (ma chi glielo avrà fatto fare…?) la donna è riuscita a rintracciare persino: una ex, una figliastra che il marito aveva abbandonato da piccola, un ex datore di lavoro, in credito di circa 10 mila euro…Il signor Gherard sembra non aver affatto apprezzato l’ìiniziativa: al grido “sorpresa!!!” se l’è data a gambe e ha fatto perdere ogni traccia di sé… Intervista a... 3 Gian Carlo Benzi di Chiara e Fabiana IV AL Nome:Gian Carlo Cognome:Benzi Data di nascita:1949 Segno Zodiacale:Gemelli(…”gli altri segni non mi contenevano … avevo bisogno di un... doppio segno!!!”) Piatto/i Preferiti:Quasi tutti (“Sono onnivoro e quantitativo!!) Bevanda preferita: Acqua (possibilmente non contaminata!) Attrice preferita:Tina Pica - Marilyn Monroe… Tipo di studi:…Pochi… Perché ha scelto di insegnare?:”Per sadismo!!” Da quanto tempo insegna?: da quando i dinosauri erano spariti da poco! Aspetti positivi e negativi del suo lavoro: Positivi: le ragazze in minigonna in Aprile. Negativi: le ragazze di inverno troppo coperte INTERVISTA A Fabrizio Meni di Chiara e Isabella IV AL Nome: Fabrizio Cognome: Meni Anno di nascita: 1964 (come Brad Pitt) Segno zodiacale: Capricorno Piatto preferito: I primi in generale, in particolare il riso allo zafferano Bevanda preferita: Acqua Attore/Attrice preferiti: Sean Pen/ Nicole Kidman Da quanto tempo e perché insegna: Insegno da 15 anni perché non volevo fare un lavoro che si allontanasse troppo dagli studi che ho fatto Aspetti positivi e negativi dalla scuola: Gli aspetti positivi sono le relazioni con gli studenti, l’aspetto negativo è la burocrazia Aspetti positivi e negativi degli studenti: Gli aspetti positivi sono i loro interessi, mi tengono costantemente aggiornato, soprattutto sui cartoni animati; l’aspetto negativo è la loro età, sono molto giovani mentre io non lo sono più così tanto. Cosa pensa di piercing e tatuaggi: Sono favorevole ai tatuaggi, infatti ne ho uno, per quanto riguarda i piercing sono piuttosto indifferente, c’è solo una cosa che non capisco, il perché tutti quelli che hanno il piercing al naso hanno sempre il naso chiuso!! Cosa pensa degli sms, mms, e-mail:Sono un mezzo di comunicazione, perciò vanno utilizzati in quanto tali e non come un fine Ha mai fatto chiodo: No, a scuola mi trovavo bene e nonostante i miei genitori non mi controllassero non ho mai avuto motivo di farlo Si è mai ubriacato: No soffrivo di mal di testa da giovane e non volevo star male, nonostante ciò ho spesso accompagnato a csa amici ubriachi Se fosse l’uomo più potente del mondo cosa farebbe: Abolirei il potere Se esistesse un genio della lampada, quali sono i tre desideri che esprimerebbe: Rimanendo in ambito scolastico: 1.Farei iniziare la scuola alle 10:30; 2.Ogni week-end porterei i miei alunni al mare o in montagna; 3. Creerei aule più accoglienti (es:divani, letti, quadri) Se potesse vivere in una fiaba, quale sceglierebbe: Polar Express Filosofia di vita: Sono vegetariano…(?!) 4 Ha mai fatto chiodo: No, a scuola mi trovavo bene e nonostante i miei genitori non mi controllassero non ho mai avuto motivo di farlo Si è mai ubriacato: No, soffrivo di mal di testa da giovane e non volevo star male, nonostante ciò ho spesso accompagnato a casa amici ubriachi Se fosse l’uomo più potente del mondo cosa farebbe: Abolirei il potere Se esistesse un genio della lampada, quali sono i tre desideri che esprimerebbe: Rimanendo in ambito scolastico: 1.Farei iniziare la scuola alle 10,30; 2.Ogni week-end porterei i miei alunni al mare o in montagna; 3. Creerei aule più accoglienti (es: divani, letti, quadri) Se potesse vivere in una fiaba, quale sceglierebbe: Polar Express Filosofia di vita: Sono vegetariano… Per ridere insieme... “E adesso leggiamo la poesia del Pascolo…” Portalupi “Si arricchiscono i ricchi, si impoverano i poveri…” Kendy II BL “La povera Fallaci che è morta di morte anche lei…” Pesce Carlo “Tropico del Capro” Xhina Hilviu “Non voglio più fare gas!!!!” Brengio “(Al suono della campanella dell’ultima ora) Mi raccomando ragazze non rotolatevi giù dalle scale come i papiri!” Brengio “In questa scuola gli uomini sono come i panda: una specie in estinzione… Bisogna proteggerli!!!” Barelli E per lei un paragrafo speciale!!! Prof. Bozzo: Ma questo da che armadio di naftalina è uscito? Prof. Bozzo: ..se no mi fate fare figure da cioccolatino! Prof. Bozzo: è uscito da una mummia.. Prof. Bozzo: N’est-ce pas corrisponde all’isn’t di inglese! Prof. Bozzo: Qualche anno fa ho insegnato inglese e mi faceva senso…and so now I speak français! Prof. Bozzo: Più gaffe dite al giornalino più ne troverete sui vostri compiti! Intervista speciale 5 A TU PER TU COL PROFESSOR COPPO. DI Chiara e Fabiana IV AL Coppo Gian Mario, 49 anni, insegnante di Italiano del corso di Scienze Sociali. Studia al Liceo Classico di Vercelli con ottimi risultati e approfondisce i suoi studi umanistici all’Università Cattolica di Milano, laureandosi con 110. Ci racconta: “Penso che la scuola sia una delle poche istituzioni in Italia a mantenere intatto un fattore unitario, nonostante il suo localismo e la tendenza agli eccessi. E’ frequente incontrare insegnanti egualitaristici, soprattutto donne, che preferiscono non premiare eccessivamente o punire in modo adeguato chi meriterebbe, unicamente per la paura di essere parziali, mentre io tendo a favorire chi credo meritevole , scartando chi non si merita la mia attenzione. Sono una persona umana e in quanto tale non posso e non voglio essere imparziale mettendo tutti allo stesso livello: ogni persona è diversa dall’altra ed è giusto evidenziarlo anche a scuola. Al contrario di oggi, dove i giovani costituiscono una generazione disperata senza sbocchi per il futuro, la mia era una giovinezza inespressa, che ha vissuto un forte passaggio generazionale. Utilizzando un banale esempio, io sono nato in un’epoca in cui le persone, se avevano i sevizi igienici, li avevano in cortile, mentre ora ogni famiglia non solo li ha in casa, ma magari ne ha più di uno. Potrei paragonare la mia giovinezza ad un film che amo molto: “400 colpi” di Trouffau. In esso si può ritrovare quel pensiero che da giovani ci caratterizzava: secondo noi l’immaginario poteva cambiare il Mondo... personalmente avrei voluto un Mondo più fantasioso, più sensibile e meno ripetitivo. Sono di sinistra, ma non sono comunista. Da giovane mi riusciva bene essere radicale, mentre ora mi definisco un catto-comunista, nonostante, ripeto, io non sia comunista. La mia compagnia, da ragazzo era molto ampia, si trattava di un centinaio di persone, anche se solo 6 o 7 erano veri amici che, ovviamente, col tempo ho perso, soprattutto se compagni di scuola. La mia storia è stata ed è tuttora molto travagliata, soprattutto dal punto di vista sentimentale. I dispiaceri nella mia vita sono stati tanti e alcuni di essi hanno causato molti dei miei problemi fisici; uno di questi dispiaceri è stato non poter entrare in Università. Per questo ho deciso di insegnare. Si potrebbe parlare di destino o forse di costrizione. Credo che il mio percorso di vita non sia mai stato completamente risolto, un percorso di dolore. Posso affermare che la mia filosofia di vita è piuttosto assenzialista: “quelli che vedono, non vedono quello che vedono”. 6 INTERVISTA A Gabriella d’Esposito di Chiara e Fabiana IV AL Nome:Gabriella Cognome: D’Esposito Data di nascita: 17/5/1975 (31 anni) Segno zodiacale: Toro, ascendente Sagittario Studi: liceo Classico e Laurea in Conservazione dei Beni Culturali, con specializzazione in archeologia Perché ha scelto questo ordine di studi?: Per trasmettere la passione verso l’arte e la cultura Da quanto tempo insegna?: Questo è il mio primo anno Cosa pensa della nostra scuola?: Mi trovo benissimo! L’accoglienza è stata molto positiva, la scuola è ben strutturata e gli alunni sono educati e simpatici Se potesse insegnare un’altra materia, cosa sceglierebbe?: Storia, perché mi piace molto ed è indispensabile conoscere il nostro passato Le piaceva la scuola da piccola?. Sì, andavo molto volentieri Cosa sognava di diventare da piccola?: Da piccolissima volevo fare la veterinaria. Dopo ho sempre voluto fare l’archeologa Cosa le manca più della sua città?: La famiglia e gli amici Cosa pensa di Casale?: Come città è molto meglio di Caserta, perché è più piccola ed offre maggiori servizi Ha mai fatto chiodo?. Da noi si dice ‘filone’…No, non l’ho mai fatto. Piuttosto preferivo stare a casa a studiare Si è mai ubriacata?: Solo una volta, dopo l’ultimo esame di Università L’accessorio che non deve mai mancare?. La penna, perché sono abituata a prendere sempre appunti Cosa pensa di pearcing e tatuaggi?: Ho un pearcing all’ombelico e vorrei fare un tatuaggio… ma non so ancora dove e di che tipo Animale preferito: cane, in particolare il collie Cantante preferito: Phil Collins Film preferito: Il gladiatore e via col Vento Cosa pensa del governo italiano e del fatto che molti parlamentari si drogano?: Io sono apolitica, ma è inquietante che i politici ne facciano uso Se esistesse il genio della lampada…cosa gli chiederebbe?: 1- Felicità per tutte le persone 2- salute 3- un viaggio intorno al mondo Progetti per il futuro: Continuare la strada dell’insegnamento, riuscire a creare una bella famiglia ed avere dei figli(…sono fidanzata da un anno e tre mesi…) Se potesse ottenere un super potere, quale sceglierebbe?: Volare Se fosse la donna più potente del mondo, cosa farebbe?: Farei in modo che tutti i paesi arrivassero allo stesso livello Filosofia di vita: Domani è un altro giorno (Via col Vento…) 7 Riflessioni magiche... E’ notte ... di llaria Rossanese 2 A SPP È notte e tutto tace, intorno a me solo il silenzio non riposa e la pallida luna mi illumina il cammino verso la campagna, dove solo piccoli animali notturni animano I' oscurità. Continuo a camminare, solo la pace notturna riesce a farmi riflettere, orientare,. Solo la notte rischiara i miei pensieri. Così, in mezzo ai campi, sotto un vecchio noce, mi fermo e, alzando gli occhi, osservo un meraviglioso cielo stellato che, come una chiave, apre la mia mente facendo così uscire sogni e desideri che prendono fantasticamente vita tra le stelle e sul fondo nero del cielo. Le mie rabbie si calmano, i miei pensieri spariscono portati via dalla gelida brezza che accarezza gli occhi stanchi, cullati dal rumore delle tremanti foglie del noce. Giù, dalla valle, la vista del paese illuminato è meravigliosa. Ogni lampione acceso sembra rappresentare il sogno di chi è assopito nel proprio letto. Pochi rintocchi delle campane inondano lo spazio e giungono attutiti dal silenzio. Un profumo intenso, di mosto e sottobosco, mi pervade e mi avvolge insieme all’ odore di terriccio e di funghi appena sbucati. Ora i miei occhi lentamente si chiudono, oscurano il mio interno e la mia mente che continua comunque a sognare: sogna una notte infinita, perfetta, ricca di stelle, di brezze leggere che calmano gli spiriti, di silenzi interminabili che finalmente sconfiggono parole vane e insensate e ombre che nascondono i problemi della vita. Le campane, ora,più insistenti, mi risvegliano e, da dietro la collina, il sole compare portando via i sogni e la notte. Il sentiero si illumina più chiaramente ed ora vedo, di fronte a me, più ostacoli che mi paralizzano ancor prima di iniziare a camminare. I rumori si alzano e la mia mente ricomincia il suo laborìo. Solo ora mi rendo conto che la notte è una brava incantatrice e ti illude non facendoti vedere la realtà, ma non ce I 'ho con lei perchè, in fondo, anche se solo per poco, ti fa vivere magici momenti. UN “R.I.P.” PER GLI ULTRÀ di Marta Mezzano IV BL Una squadra di calcio tedesca progetta di erigere un cimitero vicino allo stadio, in modo che gli ultrà possano riposare in pace accanto alla .loro squadra del cuore. L’Hamburg SV, militante nella Bundesliga, campionato tedesco di serie maggiore, ha come obiettivo l’apertura del cimitero a 15 metri dall’entrata principale dello stadio. : Il Vicepresidente Christian Reichter sostiene: Per la stragrande maggioranza delle persone è importante essere vicino alla propria squadra dopo la morte”.Con 42 mila supporters registrati alla società e solo 500 tombe disponibili la lotta per i posti è assicurata. E c’è da credere che sarà accanita. Eppure non tutti concordano con l’idea di questo cimitero. Alcuni affermano infatti che una tale decisione è poco conveniente e decorosa… Viene da pensare, in attesa dei futuri sviluppi, che in Italia abbiamo già avuto un funerale…quello del calcio giocato! 8 Da noi il cosmopolitismo è di casa. di Mattia Monzeglio 3 AL In un’ancor calda giornata dello scorso settembre è approdato al Liceo Linguistico Balbo un simpatico gruppo di 34 Australiani, in diretta da Melbourne. Il Linguistico di Casale è tornato a vivere un’esperienza interculturale , questa volta con il college “Mount Lillydale”, situato nel Victoria, all’estremo sud-est dell’Australia. I nuovi amici avevano già trascorso una settimana nelle principali città d’arte italiane: Roma, Firenze, Siena, Verona e Venezia. La scelta di Casale non è stata affatto casuale: Michael, vice-preside del College, era già stato nella nostra città due anni fa con una ventina di ragazzi, grazie ai rapporti di amicizia e collaborazione instaurati con i nostri docenti di inglese, Lella Gaviati e Riccardo Rota. E ha deciso di tornare! Il gruppo è stato accolto dai nostri professori, instancabili organizzatori di queste esperienze, dagli studenti e dalle famiglie ospitanti. Per la loro permanenza sono state programmate molteplici iniziative, dalla frequenza delle lezioni per un confronto diretto tra le due realtà scolastiche, al sightseeing tour di Casale, da attività sportive a gite culturali. Anche Montecarlo, Torino e Milano sono nell’ordine del giorno. A proposito del sightseeing tour di Casale -appena attuato -c’è da sottolineare lo straordinario successo che ha riscontrato. In questa occasione i ‘nostri’ australiani sono stati accompagnati a visitare i più bei monumenti cittadini da. Carlo Pesce (oltre che prof., eccellente accompagnatore turistico), da Lella Gaviati e dagli studenti Sally Rosso, Sonia Carraro, Mattia Monzeglio e Francesco Cecutti, che hanno con orgoglio sfoderato le loro doti di ciceroni e un ottimo inglese, riscuotendo gli elogi di tutti i presenti. Molto apprezzati i ‘classici’ di Casale: il giardino di Palazzo Anna d’Alencon, Palazzo Langosco e il Duomo. Una bella lezione di vita anche per noi, che spesso dimentichiamo di vivere in una terra così densa di arte e di cultura. Cosa che manca al popolo australiano, così giovane e ancora così povero di tradizioni e di retaggi culturali. Dalla loro parte c’è una grande modernità, spazi immensi e prospettive volte al futuro. C’è di che ‘integrarsi’ a vicenda. Siamo fieri di ciò che stiamo vivendo e lo dobbiamo principalmente ai nostri docenti che, favorendo nella realtà del quotidiano quell’intercultura di cui tanto si parla, ci consentono di vivere esperienze indimenticabili e utili alla nostra formazione. 9 Insieme a...Firenze di Stefania Callegari V BL Lunedì 27 e martedì 28 novembre, a Firenze, gita culturale e full immersion nella storia dell’arte del capoluogo toscano. Accompagnati da Simona Follese, Lella Gaviali, Alfredo Lodi e da una straordinaria Gabriella D’Esposito, noi, 35 studenti delle classi quarte e quinte del Liceo Linguistico abbiamo visitato i luoghi più significativi della città. La mattinata comincia molto presto e dopo il tragitto in pullman l’arrivo a Firenze è più che emozionante: sulle rive dell’Arno già si respira l’atmosfera romantica delle poesie di Shelley, ispirate proprio da questi luoghi. Una breve passeggiata sulle sponde del fiume consente di vedere la famosa biblioteca Centrale, poi la basilica di Santa Croce e il suo ampio e verde chiostro. Nella chiesa sono ‘raccolte l’itale glorie’: Galileo Galilei e Michelangelo. In piazza della Repubblica lo splendido spettacolo dell’imponente Palazzo Vecchio e del David di Michelangelo lascia a bocca aperta; ma la vera sorpresa è, ai piedi della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, abbracciare con lo sguardo l’imponente struttura del Brunelleschi: più di 100 metri di altezza, con una cupola dal diametro di circa 43 metri. Nel pomeriggio una simpatica guida illustra i meravigliosi affreschi di Paolo Uccello e Andrea del Castagno e fa notare le peculiarità della struttura e del suo interno; la meravigliosa cupola si offre in tutta la sua imponenza e il suo colore. Tramontato il sole, dal Ponte Vecchio si guadagna il centro, poi è la volta di Pontassieve per la cena e il deposito bagagli…e ancora una Firenze “by night”. La mattina successiva si scopre il mitico belvedere di piazzale Michelangelo, con la vista dell’intera città. E ancora la chiesa di San Lorenzo, costruita e decorata in pietra serena. Un veloce giro per i mercatini e finalmente gli Uffizi e l’interno di Palazzo Vecchio. Davvero da restare senza fiato. La prima sala, quella del Consiglio, è interamente affrescata per una lunghezza di decine di metri. Nel pomeriggio, la mostra speciale dedicata ai progetti tecnici di Leonardo ed ai suoi primi anni di attività: il museo contiene anche i principali dipinti dell’arte italiana, tra cui la nascita di Venere e la Primavera di Botticelli, autoritratti e tele di Raffaello. E Casale si prospetta all’orizzonte. Firenze è un’altra dimensione, che ci porteremo dentro per la vita. Anche grazie a questa che è stata sicuramente una vera esperienza didattica e di vita: ci ha permesso di entrare in contatto con le opere che studiamo e ci ha coinvolti in prima persona con le preziose spiegazioni del nostro “cicerone”, la professoressa D’Esposito. Di nuovo inseriti nella terra natia, regno di moscerini e riso, aspettiamo trepidanti la prossima uscita. 10 Un momento dolce ed intenso… A cura di Lucrezia Delle Fave V AL L’AMORE DI UNA DONNA… …Donna completa, mela carnale, luna calda, denso aroma d’alghe, fango e Rita pestati, quale oscura chiarità s’apre tra le tue colonne? Quale antica notte tocca l’uomo con i suoi sensi? Ahi, amare è un viaggio con acqua e stelle, con aria soffocata e brusche tempeste di farina: amare è un combattimento di lampi e due corpi da un solo miele sconfitti. Bacio a Bacio percorrono il tuo piccolo infinito, i tuoi margini, i tuoi fiumi, i tuoi villaggi minuscoli, ed il fuoco della passione trasformato in delizia corre per i sottili cammini del sangue fino a precipitarsi come un garofano notturno, fino ad essere e non essere che un lampo nell’ombra… CHE COS’E’ L’AMORE? L'amore non è una passione.. L'amore non è un'emozione. L'amore è una comprensione profonda del fatto che in qualche modo l'altro ti completa. Qualcuno ti rende un cerchio perfetto; la presenza dell'altro rinforza la tua presenza. L'amore è la libertà di essere se stessi… IL BELLO DEI RICORDI Farò dei nostri momenti come questa sabbia che scivola tra le mie dita lasciando solo i granelli più luccicanti... Ti proteggerò dalla tristezza, dalla terra bruciata, da tutto quello che non riesci a capire... E ti coprirò di amore e dal freddo delle tue paure ti riscalderò con la mia coperta di attenzioni... 11 La danza: un po’ di storia... di Greta IV AL La danza ha tradizioni antichissime. E' infatti la prima forma espressiva che l'uomo abbia mai sperimentato con il proprio corpo, in quanto il corpo ne è il linguaggio, lo strumento di comunicazione. Per gli uomini primitivi la danza era un rito. Essa serviva a creare un contatto con le divinità ed era inoltre un’attività sociale. Tutti i momenti più importanti della vita della gente (il fidanzamento, il matrimonio, la nascita, la malattia, la morte) e gli eventi che si susseguivano in modo ciclico (la caccia, la pioggia, la siccità, il raccolto, la vendemmia, la guerra, la vittoria) erano officiati tramite danze che coinvolgevano l’intera comunità. Anche in seguito, nella cultura greca e romana, la danza continuò ad essere un fenomeno di “massa”, per lo più legato ai riti propiziatori o alle grandi festività in onore di un dio. Erano danze promiscue in cui la folla si sfrenava e si liberava dal peso della povertà o da un’esistenza difficile. Con l’avvento della religione cristiana, che considerava il corpo peccaminoso, la danza venne ritenuta una manifestazione del male. In questo senso quindi non fu più legata alla religiosità ed al rito anche se, pur divenendo una disciplina regolata da rigide leggi e ferree imposizioni, fu mantenuta viva anche nella rigida tradizione medioevale attraverso il lavoro dei nuovi artisti girovaghi, quali mimi, menestrelli e buffoni che giravano le città d'Europa. La danza nel Rinascimento In quest'epoca la vita di corte era il fulcro della vita sociale di ogni Stato e fu nelle corti che la danza divenne il modo per comunicare, tanto che arrivò a condizionare le regole sociali e “l’etichetta”. Essa era parte integrante dei grandiosi intrattenimenti, organizzati per celebrare matrimoni o mostrare la ricchezza ed il potere dei nobili. Nelle rappresentazioni vi era un misto di recitazione, musica, danza e pantomima, arricchito da processioni con effetti spettacolari e sfarzosi e stravaganti costumi. Questi costumi erano ingegnosi ed estrosi, decorati con simboli che permettevano al pubblico di riconoscere i personaggi della storia ma, essendo molto ingombranti e pesanti, limitavano di molto i movimenti. Le storie erano ispirate ai miti dell'antica Grecia e di Roma, o basate su temi particolari quali le stagioni dell'anno, il mondo della natura o le terre lontane. All'inizio i balletti di corte venivano interpretati dagli aristocratici e dai reali nelle sale e nei giardini dei loro palazzi e le danze erano considerate un modo per rallegrare la vita di corte che altrimenti sarebbe stata monotona e noiosa. Pertanto, sapere danzare era una necessaria qualità sociale dei nobili e faceva parte della loro educazione sin dall'infanzia. Nel Rinascimento, infatti, nacque la nuova figura del maestro di danza professionale che insegnava i passi, i gesti, le giravolte e gli inchini. Fin da bambini i figli dei nobili apprendevano l'arte del danzare quale materia fondamentale nella loro istruzione. Uno dei maestri più famosi di quel periodo fu Guglielmo Ebreo, di Pesaro. Con l'avvento del maestro di danza emerse, di conseguenza, la necessità di memorizzare i passi che, da quel momento in poi, furono basati su regole ben precise e la danza di corte cessò di essere improvvisazione per conseguire una sua tecnica definita, abbinata a combinazioni di passi codificati. Il primo balletto del quale si conosce la coreografia, la musica ed il libretto originale è Le Ballet Comique de la Reyne rappresentato a Parigi il 15 ottobre 1581 nel salone del palazzo del Duca di Borgogna alla presenza della famiglia reale, per le nozze del duca di Joyeuse con Margherita di Vaudemont. La coreografia fu di Baldassarino da Belgioioso per lo spettacolo, dal tema omerico che rappresentava Circe e le ninfe, composto da recitazione, musica, canto e danza. Altro avvenimento decisivo per la diffusione della danza professionale fu l'istituzione della prima scuola di ballo per i nobili, avvenuta a Milano nel 1545, in cui si formò proprio Baldassarino da Belgioioso. La salita al trono di Francia di Luigi XIV, che fu un appassionato ed abile ballerino (fu soprannominato il Re Sole in quanto interpretò il ruolo di Apollo ne' Le Ballet de la Nuit a soli 15 anni), favorì la valorizzazione e l'evoluzione del balletto che si impose al gusto ed alla sensibilità del pubblico. Diventò però impossibile per questi danzatori, per così dire amatoriali, raggiungere lo standard richiesto dai maestri di danza e dai compositori ed allora balletto ed opera iniziarono il loro svi- 12 luppo indipendente. Il Re Sole nel 1661 fondò l'Académie Royale de la Danse e nel 1672 la Scuola Nazionale di Danza. Fu proprio il primo direttore dell'Accademie, Charles Louis Beauchamps (16361719), a codificare le cinque posizioni dei piedi e l'uso dell'en dehors che è alla base della danza classica. Cominciarono così a formarsi i primi ballerini professionisti e la danza si spostò dalle corti ai teatri pubblici, grazie anche ad un compositore italiano, naturalizzato francese, Jean Baptiste Lully, nominato direttore dell'Accademie e maitre de la musique royale. Nel 1681 venne rappresentato Il Trionfo dell'Amore: il primo balletto in cui appaiono in scena ballerine professioniste. Fino ad allora i ruoli femminili, quando interpretati da professionisti, erano stati infatti sempre eseguiti da uomini e, alla fine del Seicento, nasceva l’opéra-ballet, spettacolo in cui la danza e il canto avevano un rilievo paritario. Il Trionfo dell'Amore rappresentò una data storica per il balletto in quanto apportò una trasformazione sostanziale sull'esecuzione e sviluppò una vera e propria competizione tra i ballerini dei due sessi, costringendo gli esecutori solisti a ricercare passi sempre più complicati. Questo virtuosismo degenerò in divismo, soprattutto imperniato sulla rivalità dei diversi stili di danza. L'affermarsi del teatro pubblico rese inutili i divertissements di corte e si andò diffondendo sempre più l'esigenza, anche se ancora riservata ai nobili, di partecipare agli spettacoli nel nuovo luogo deputato all'intrattenimento soprattutto grazie all'esempio di Luigi XIV, che assisteva frequentemente alle rappresentazioni. (continua) “ DEMOTIVATI,CONFORMISTI, APATICI, APPAGATI, SFATICATI, SUPERFICIALI…” . COSÌ CI VEDONO GLI ADULTI. Di Gigliola e Gemma VAL La tendenza è quella di identificare il mondo dei giovani come una realtà marginale, estranea a tutto ciò che, nella vita, sembra contare davvero. Se fossimo inclini alle generalizzazioni, quale immagine restituiremmo degli adulti? “IPOCRITI, MESCHINI, EGOISTI, UTILITARISTI, SUPPONENTI“. In realtà sono gli adulti i "deputati" alla nostra educazione. Forse varrebbe la pena di relazionarci in modo diverso, per non essere costretti ad affermare,come il sociologo Alberto Terzi, che "gli adulti hanno imparato a far capire ai propri figli che si può ottenere tutto e subito. Quindi non c'è più la ricerca di un rapporto corretto e basato sui valori fondamentali, ma una sorta di analfabetismo emozionale". La legalità , parlare di legalità, può essere il nostro "terreno d'incontro". Molti di noi hanno scoperto che le leggi ci piacciono, purché giuste, chiare e condivise. E anche la più avanzata pedagogia afferma che abbiamo bisogno di ‘paletti’. Si tratta perciò di recuperare insieme i fondamenti della vita sociale, il rispetto per se stessi e gli altri e le possibilità concrete della libertà. E' fondamentale "capire" l'importanza delle leggi, ma anche "sentire" che hanno un senso imprescindibile. Solo così si può essere motivati ad osservarle. E non solo noi ragazzi. E' vero che la partecipazione alla vita politica è possibile grazie all'esperienza acquisita. Questo però non significa che non ci debba essere ricambio nella nostra classe di parlamentari… D'altro canto, proprio la mancanza degli effetti collaterali che il trend politico può produrre (condizionamenti, delusioni, cinismo, particolarismo egoistico...), permette al giovane di pensare in termini nuovi e di progettare il futuro. 13 Pensieri a ruota libera… Tempi d’oro di Andrea Destro Come ogni anno ci si ritrova davanti al televisore liberi dalle maledizioni estive che attanagliano la mente dei tifosi e fanno slittare i campionati di calcio. Come ogni anno tutti i tifosi sono pronti a supportare la propria squadra urlando a squarciagola, esaltandosi, intristendosi e …perché no?...perdendo intere giornate. E’ passato un anno esatto da quando mi trovavo a parlare bene, su queste stesse pagine, della MIA Inter. E’ passato un anno, ma i discorsi sono sempre quelli: “questa stagione è quella buona”…”ora sono cavoli vostri”…Intanto molte le novità della seria A: non c’è la Juve (…e meno male!), molte le squadre penalizzate (…e meno male!) e l’Inter ha preso il volo. Utopia? Temo di sì. Sono troppo grande per crederci. Non durerà. Questo mi dice l’esperienza. Tutte le stagioni siamo davanti per poi cadere in modo verticale. E se stavolta mi sbagliassi? Le potenzialità ci sono tutte, purché quei miliardi vestiti da giocatori che scendono in campo si decidano a farci arrivare in alto. Ce la possiamo fare, ma è meglio mantenere un pizzico di scaramanzia. All’inizio del pezzo l’intenzione era di parlare della “magia del campionato”…e invece mi ritrovo a formulare auspici sui nero azzurri…è proprio vero che al cuore non si comanda! Ma voglio tornare, per mia coerenza interna, al tema generale: “Il calcio sa unire le persone?” Personalmente sposo l’ipotesi del sì. Forse sono condizionato dall’insegnamento di mio nonno, che mi faceva assistere alle partite dall’età di tre anni (e dunque il calcio ce l’ho nel sangue), ma ritengo che la partita della domenica sia l’occasione per ritrovarsi, litigare, mandarsi a quel paese sino a quando il fischio finale ristabilisce le amicizie come prima. La partita è anche l’occasione per vedere vecchi amici, persone che giuravi di non perdere di vista mai, ma che, inesorabilmente, grazie alla scuola e impegni vari, sei riuscito a vedere solo alla cena della Leva e poco altro. Cosa meglio che ritrovarsi tutti al bar per stare insieme e magari ricordare i bei tempi andati? Sto parlando come chi ha la vita alle spalle…nessuna paura. Sono e mi sento giovane, ma a volte mi capita di riflettere…e mi succede di scrivere pezzi come questo, che seguono una vena di nostalgia. Sì, mi capita di pensare a quanto amerei rivivere almeno una settimana di quelle che la ‘vecchia’ terza A della Scuola Media di Mede mi regalava: tutto era più facile, meno compiti in classe, meno ore shoccanti, forse meno responsabilità. Che bel periodo…e l’Inter vinceva anche la Uefa… Davvero tempi d’oro. La città delle luci…e non solo quelle del festival. Viaggio a Cannes, capitale dello splendore. di Marta Mezzano IV BL “France, mon amour…” e la nostalgia incornicia i nostri volti, al rientro da una super settimana trascorsa a Cannes. E’ stupenda, giustamente famosa per il suo festival del Cinema, ma va superba anche per la sua eleganza e il suo fascino. Noi, popolo della IV A e della IV B del Liceo Linguistico, abbiamo avuto la fortuna di vivere una fiaba meravigliosa. E’ stato grazie allo stage organizzato dalle prof. Caterina Fortina e Marisa Bozzo che ci siamo immerse nella cultura e nella lingua francese, con una settimana davvero intensa. Alle ansie del viaggio (cosa troveremo? come saremo accolte?) è seguito un lunedì tranquillo, nel quale abbiamo capito la nostra giornata tipo: la mattina a scuola, per seguire le lezioni in lingua, il pomeriggio a perlustrare la città e dintorni. Da novelli Robinson, abbiamo esplorato le Suquet (cuore storico della città), il Vecchio Porto e la Croisette, promenade delle stars, con le sue palme e le sue spiagge di sabbia finissima. Poi l’isola di Santa Margherita e il Musée de la Mer, all’interno di Fort Royal, antica prigione di Stato che custodisce la celeberrima Maschera di Ferro e vari reperti dell’epoca romana. E non basta. Impavidamente abbiamo raggiunto Antibes, con la sua città vecchia e il “Museo Peynet e del disegno umoristico” e Grasse, con l’esclusiva profumeria Fragonard. Il tutto accompagnato da spettacolari cene in famiglia e da mitiche (anche se brevi) uscite serali al centro. Prima dell’arrivo (inesorabile!) del ritorno, non ci siamo fatti mancare il Palazzo del Festival…non foss’ altro che per poterci sentire, per un momento, Monica Bellucci. Arrivato il sabato, abbiamo diviso abbracci e lacrime con le nuove amiche che ci hanno splendidamente ospitato e, mentre sistemiamo le valigie sull’autobus, siamo colte da una specie di raptus: tornare indietro e non lasciare la mitica città delle stars, in Costa Azzurra. E chissà che presto non ci si torni davvero… Di seguito, una serie di riflessioni su una tematica tanto importante quanto spesso elusa da noi ragazzi: i giovani e la politica. Ospitiamo anche considerazioni di amici di altre redazioni. Le pagine del giornale servono anche per questo. E ci piacerebbe se ci scriveste il vostro parere in proposito. 14 Lanzanzara in Provincia, ad incontrare Marco Travaglio. Resoconto di una mattinata NON ordinaria di Loddo Mariarosa IV AL La parola ai giovani. Questo l’imperativo dell’incontro che si è tenuto martedì 6 dicembre ad Alessandria, nella sede dell’Associazione Cultura e Sviluppo. Protagonisti i ragazzi, chiamati a dire la loro su un tema attualissimo come quello della legalità.. L’evento – preparato da due precedenti incontri- è stato organizzato per le redazioni dei giornali scolastici, nell’ambito del progetto della Provincia “Millerighe”. L’ormai affermata “Lanzanzara” dell’istituto Lanza di Casale, ha partecipato al convegno con il più nutrito numero di rappresentanti. Vista l’ampiezza di sfaccettature della tematica in oggetto la giornata si è subito preannunciata ricca e stimolante. E così è stato. La prima parte della mattinata ha percorso la legalità focalizzando il punto di vista del carcere, in un’ottica tanto interessante quanto inusuale. Una giornalista, da anni volontaria al penitenziario di San Vittore e Giorgio, un ex detenuto, sono intervenuti presentando la loro pubblicazione – ora su web- realizzata dai carcerati e il gioco da tavola- ideato seguendo lo schema del gioco dell’oca- “Criminal Mouse”, destinato a far conoscere l’ambiente carcerario nei suoi aspetti più concreti e meno noti. A seguire, ciascuna redazione è stata chiamata a presentare i propri articoli frutto di un’ indagine tra pari svolta attraverso questionari forniti dalla provincia. Obiettivo: tastare la percezione dei giovani nell’ambito del rispetto delle leggi. In tarda mattinata, l’arrivo attesissimo di Marco Travaglio, ospite d’eccezione del convegno e culmine della mattinata. Piacevolissimo ed alla mano, disponibile all’incontro, al dialogo, a rilasciare autografi… con i suoi modi pacati ma decisi, con i suoi interventi documentati e mirati, il giornalista ha lasciato il segno. Noi, aspiranti redattori ed articolisti in erba, abbiamo preso atto di come lui, lungi dal considerarci ragazzini superficiali e senza cervello, ci ascoltasse e ci trattasse con attenzione e rispetto. Travaglio ha tracciato- spesso incalzato dai nostri interrogativi- un quadro poco entusiasmante delle condizioni attuali della politica italiana e del futuro che, stando così le cose, aspetta noi, adulti di domani. Una analisi chiara e senza fronzoli, ma per questo ancora più incisiva ed efficace. Per noi un vero scoop, e la gioia di aver consegnato tra le sue mani esperte la nostra Lanzanzara… Vedremo se ci fornirà consigli per gestirla sempre meglio. Una giornata positiva, di quelle che si possono definire “di successo”. Forse ci aspettavamo una maggiore possibilità di confronto con la delegazione dei carcerati, ma non è escluso che questo possa avvenire in un prossimo futuro. L’importante è che noi ragazzi abbiamo potuto dire la nostra. Da protagonisti, abbiamo sfruttato l’opportunità di esprimerci su temi che spesso vengono considerati appannaggio dei “grandi”. Dall’incontro è emerso che le idee ci sono, eccome. Devono solo trovare lo spazio e l’occasione per esprimersi: in questo senso è importante che iniziative come quella del 6 dicembre non restino casi isolati.. E l’attività della stampa studentesca, che durante l’incontro è stata il fulcro della situazione, rappresenta un ottimo mezzo per comunicare, confrontarsi e farsi sentire. La provincia, nella persona della dottoressa Monica Milano, organizzatrice dal convegno, ha dimostrato di crederci, e questo è un segnale positivo. In attesa che anche altre scuole si facciano contagiare dalla voglia di dar voce ai ‘nostri’ pensieri, il prossimo appuntamento collegiale è ad aprile, a Piacenza, per il consueto convegno nazionale della stampa studentesca. 15 Gli amici della Redazione dell’ “AGORA’ ” di Tortona scrivono: “Il disinteresse dei giovani nei confronti della politica è solo la punta dell’iceberg del loro disinteresse nei confronti di tutto ciò che li circonda che non sia sport, sesso, musica, moda. In altre parole si potrebbe dire che non prendono in considerazione ciò di cui non vedono un utilizzo immediato e ciò che può portare ad una presa di posizione quindi alla fatica di dover essere coerenti con le proprie idee. In effetti, a noi che abbiamo scritto queste righe, è venuta la folle tentazione di presentare al pubblico di questo incontro un foglio bianco: sarebbe stata una rappresentazione sincera e incontrovertibile delle relazioni giovani/politica. Questo non significa che non siamo al corrente dell’esistenza di ragazze e ragazzi che di politica si interessano quotidianamente, come i ragazzi meridionali che si attivano contro la mafia, ma, e scusateci se puntualizziamo l’ovvio, come accade in politica, è la maggioranza che conta. Probabilmente una delle ragioni di questo disinteresse è il percepire la politica come avulsa dal vissuto quotidiano: non fa parte del nostro mondo, non ci sentiamo in grado di capirla e non ci rendiamo conto che esprimere opinioni, cosa che nessuno riesce ad esimersi dal fare, anche sul cinema o sul sesso è fare politica. Anche picchiare un handicappato e distribuire la registrazione dell’impresa su Internet (e tra i video divertenti) è un gesto politico. Non interessarsi di politica è un modo per chiamarsi fuori, per sentirsi sempre non responsabili e legittimati ad accusare dei dirigenti che non sono sentiti come rappresentanti del popolo, ma quasi come suoi carnefici. Il disinteresse politico si riproduce nella massa attraverso un processo sinergico simile a quello descritto da Naomi Klein in NO LOGO, il non parlar di politica alimenta la tendenza collettiva all’evitare discorsi di matrice politica. Questa conseguenza si trasforma a sua volta in una causa formando una spaccatura tra la classe politica e il popolo che, come abbiamo detto, sente i politici come entità estranee, che trattano temi inutili e noiosi, filosofi del XXI secolo. Dobbiamo accusare la scuola e la famiglia? Pensiamoci, ma cerchiamo di evitare l’usuale tentazione a sfuggire alle nostre responsabilità”. Manuale di sopravvivenza 16 di Andrea Destro Vi capita spesso di sentirvi vuoti? Privi di quella scintilla che, a scuola, dovrebbe permettervi di ragionare, per dar corso ad una mattinata almeno decente? Spesso l’espressione più significativa che si ascolta in classe è:’presente!’ all’appello…poi lo zero assoluto, o quasi. Non sentitevi soli. Siete appena entrati nel più affollato club studentesco. Quello che segue è un semplice manuale di sopravvivenza. Seguite questi consigli e sopravviverete (nulla di più !!!) all’infernale mondo scolastico che attanaglia le vostre povere ed indifese menti. Allora carta, penna e…prendete appunti. Ecco i cinque punti fondamentali. 1. Allenate la lingua. Ok…detto così suona proprio male. Non sto parlando di ivìnglese, Francese, tedesco e simili… Sto parlando di quello che, almeno una volta nella vita, tutti hanno affrontato. I ‘complimenti’…anche non giustificati. Se vi esercitate senza eccedere, ma senza remore…il risultato é garantito. E non solo per quanto riguarda i professori. Stringete proficue amicizie con compagni (meglio se con quoziente intellettivo fuori dalla media) con la possibilità di passarvi le risposte nei vari compiti in classe… 2. Inventate scuse plausibili. Il vecchio e ormai usurato ‘Il cane ha mangiato il quaderno…’ non funziona decisamente più. Perbacco! Siamo nel 2007!!! La maggior parte delle famiglie non ce l’ha neppure più, un cane. Siate fantasiosi…pensatele alla notte o sul viaggio in pulmann…se siete pendolari…Basta che siano credibili. La visita medica è il classico. L’imprevisto può essere rischioso se raccontato male. Ma se tutto va a buon fine, può essere il pretesto incredibilmente utile per i compiti ‘dimenticati’ a casa. Da evitare con cura frasi come.: “Non ho fatto i compiti per seguire alla TV l’atterraggio dello space shuttle sul pianeta appena scoperto: non suona credibile, perché nessuno degli studenti ha interessi così colti. 3. Buttate la croce (la colpa!) sulle spalle degli assenti. Del resto gli assenti hanno sempre torto. Si sa. Lo riconosco…questo sta diventando il manuale dell’infamia…ma quando ci vuole ci vuole! Esempio: il vostro vicino è assente? Voi non avete fatto il compito o non avete il libro di testo ed il vostro professore vi scanna se vi vede senza?Niente di più facile. Trovate l’assente del giorno e dite che siete andati a studiare (o a fare i compiti, a seconda della situazione) a casa sua. E il gioco è fatto! Inattaccabile. Il povero assente non lo verrà mai a sapere…e voi dovrete trovare una diversa postazione di studio ogni giorno. 4. Non rispondete MAI ai Professori! Loro hanno ragione SEMPRE! Non suscitate il loro ‘odio’ (incomprensione)…piuttosto abbassate la testa ed incassate. Non è bello, lo so, ma parlo per esperienza. Potete forse a spiegare il vostro punto di vista. Ma con rispetto e discrezione. 5. Ed eccoci all’ultimo punto. Ultimo ma non ultimo. Anzi, per me il più importante. Il più serio. Abbandono il tono ironico per dirvi di legare con la vostra classe. Vi aiuterà sempre, in particolare nei momenti difficili. Questo vale, in modo particolare, per i ragazzi del biennio. Io ho avuto la fortuna di trovare una classe fantastica. Con i suoi dissapori all’interno, ma con persone decisamente al di sopra della media. E non parlo solo di intelligenza. Le superiori sono un percorso difficile, poco ma sicuro. Ambiente nuovo, compagni nuovi, professori nuovi. Tutto ampiamente diverso dal caldo e confortevole clima delle medie inferiori. Divertirsi, ridere insieme, non litigare ad ogni frase, essere complici…aiuterà a passare cinque anni in un baleno. E alla fine mancheranno anche gli anni del liceo. Parola di Andrea. Un ultimo, informale consiglio: ascoltate attentamente le lezioni. Potrete almeno dimezzare il lavoro a casa, con un profitto decisamente più significativo.Ed ora è meglio che vada a studiare…mi sa che la scusa del libro a casa dell’assente da domani non se la bevono più. 17 Leggere, ma perché? di Marica Avitabile, 4^BL Secondo una recente indagine condotta da Eta Meta Research su commissione di COM su 1024 italiani dai 18 ai 65 anni, il 41% legge solo in vacanza, il 37% quando la TV è poco attraente, il 28% usa il libro come sonnifero, il 21% quando si sta annoiando ed il 15% per passione. Questa statistica ci conferma chiaramente che il popolo italiano non legge o comunque lo fa solo perché non c'è nient'altro da fare. Molti si giustificano col fatto che l'intenso lavoro quotidiano non lascia tempo alla lettura, ma ciò è sbagliato. Tutti noi sappiamo che i ritmi di oggi sono un continuo ostacolo alla lettura, ma essa non ha niente a che fare con l'organizzazione del tempo sociale: come dice Daniel Pennac “la lettura è, come l'amore, un modo di essere”. Infatti essa rappresenta un arricchimento personale e riempie la vita di bellissimi ricordi, come una visita ad un museo o ad un monumento, perciò non deve essere un dovere. Quante volte i nostri insegnanti ci hanno assegnato un libro da leggere e noi non l'abbiamo nemmeno aperto, perché ci sentivamo in qualche modo “obbligati” a farlo? Il problema è quindi trasmettere ad un popolo che non legge il piacere della lettura. Ed è una prova molto difficile. Innanzitutto occorre chiarire che la radio e la TV, intesi come mezzi di cultura, non possono essere comparati ai libri che racchiudono, invece, una grande saggezza. Inoltre leggere non è né faticoso né una perdita di tempo, ma anzi u modo per arricchire la nostra conoscenza. Tra i giovani la lettura fa sentire “out” ed una persona che ama leggere è subito additata come “secchione”, quando invece questa è una passione da lodare e non disprezzare. Sempre secondo la stessa indagine si può osservare che il 27% degli italiani compra i libri in edicola, perché considera la libreria “ansiogena” ed il 21% al supermercato, anche se ritiene sia meglio al multi-store, dove si vendono anche dischi, poster e giornali. Questo conferma le insensate giustificazioni (il costo troppo elevato dei libri) che portano gli italiani a dire che non leggono, quando invece basterebbe andare in biblioteca per avere qualsiasi libro gratis. La biblioteca eliminerebbe anche il problema, per molti, dei libri che occupano spazio e creano un'atmosfera severa nelle case. Quindi non chiediamoci più il perché della lettura, ma...assaporiamone il piacere. “Leggere” è stupendo e magico. Può essere una vera e propria droga: catapulta in una vita parallela, ricca di avventure, persone da scoprire e conoscere (per poi rimanere sorpresi dalle inaspettate azioni di qualcuno!). Una droga viene assunta per provare sensazioni nuove, spesso per estraniarsi dai problemi. Il libro è una droga: “ti prende e ti porta via”, dove vuole l'autore. Tu puoi solo seguire le sue scelte e, se non sei d'accordo, è sufficiente chiudere il libro. Ma molto probabilmente, se lo riaprirai dopo anni, riuscirai a portarlo a termine: tu avrai fatto molti cambiamenti nel tuo modo d'essere, nel tuo carattere e avrai molte più esperienze sulle spalle e sicuramente troverai qualche somiglianza tra la vita reale e quella dei personaggi del libro. Tutto ciò ti spingerà a continuare nella lettura, per cercare di scoprire come si comporterà un personaggio che si ritrova nella tua stessa situazione. Si potrà essere appassionati di “gialli”, romanzi d'amore, fantastici ma i libri che verranno ricordati meglio saranno quelli che hanno più dettagli in comune con la propria vita, con il carattere e con il pensiero. Ma non ci si accorge di tutto ciò mentre si volta l'ultima fatidica pagina, bensì molto tempo dopo. Tutti coloro che leggono per amore, per passione trovano qualcosa di speciale nel compiere questa azione: ciò che manca nella vita reale e quotidiana. La letteratura è una distesa immensa di generi, come vari sono i motivi per cui si legge: c'è chi lo fa per addormentarsi, chi perché non attratto dalla TV. C'è anche chi legge solo in vacanza! I restanti lettori o sono amanti dei libri o sono sempre alla ricerca di nuove scuse per non fare il primo passo verso un libro. Chi cerca di giustificarsi utilizza generalmente la frase “Ma non ho tempo!”. Il problema non esiste in realtà, come afferma anche Daniel Pennac:”Non ho mai avuto tempo di leggere, eppure nulla, mai, ha potuto impedirmi di finire un romanzo che mi piaceva”. Affermazione corretta: se un libro “fa colpo” sul lettore, quest'ultimo non riuscirà in alcun modo a sottrarsi al desiderio di terminarlo al più presto (diciamo nelle 24 ore successive). Un romanzo rimane impresso nel cuore e nella mente di un lettore come una sorta di innamoramento. Lentamente ci si lega ad esso come ad una persona, senza volerlo, e ad un certo punto ci si trova in una strada senza uscita: o lo finisci o lo finisci. Lo si assapora quindi fino all'ultima pagina, all'ultima parola, all'ultimo punto, come con l'uomo o la donna che si ama. Eppure ogni volta che si rileggerà il romanzo, verrà naturale e spontaneo assegnare un significato differente alle parole dell'autore, cercare di scoprire cosa lo scrittore volesse comunicare, ma sempre senza una risposta esatta; non si riuscirà mai a comprendere il libro fino in fondo, proprio come la persona amata. Un libro cerca di raccontare e descrivere la vita del suo autore (o è l'autore che si racconta nel libro?), dà anche al lettore uno spunto su come gestire le proprie esperienze, lo rende più saggio, ma lo riempie UN LIBRO È18PER SEMPRE di Linda Fabris, 4^B L di desiderio, il desiderio di scoprire cosa davvero l'autore volesse trasmettergli. Farà delle ipotesi, ma senza soluzioni definitive. La lettura è come l'amore: ti lascia sempre più desiderio; ogni libro letto aumenta la voglia di iniziarne un altro. Questa non è l'unica somiglianza tra di essi; infatti come dice Pennac:”La lettura è, come l'amore, un modo d'essere”. Soprattutto non si può fare a meno di leggere: si è sommersi quotidianamente da un gran quantità di parole scritte. Stanno lì, immobili, aspettano di essere lette da qualcuno. Noi, da bravi lettori, ci faremo catturare dalle lettere e, una dopo l'altra, le uniremo per formare una parola, due, tre, quattro fino a creare una frase. E' inconscia la lettura: non è possibile sottrarsi al suo potere. E' inutile che venga vista come un dovere, è un’attività “necessaria”: è così e non può essere altrimenti. Un poster in camera mia mi fa sorridere:”Si può smettere di fumare,di bere, di ingrassare, di fare la dieta, di andare in discoteca, di stare chiusi in casa, di giocare a poker, di guardare il calcio in TV, di andare in trasferta, di comprare scarpe, di mettersi il profumo, di andar dal parrucchiere, di fare le pulizie di primavera, di mettersi in coda a ferragosto, di cantare al karaoke, di suonare la chitarra con gli amici, di fischiettare sotto la doccia, di fare scena muta, di usare l'auto nel weekend, di lamentarsi del traffico, di parcheggiare in doppia fila,di alzarsi presto, di dormire fino a tardi,di dormire al cinema, di essere puntuali, di arrivare sempre in ritardo, di fare regali alla fidanzata, di stressare il fidanzato, di aver mal di testa, di andare in rosso, di affannarsi, intristirsi, annoiarsi, di sentenziare,di mandare sms, di scrivere romanzi, racconti e poesie,si può smettere di smettere, ma non si può smettere di leggere”. Capito ora perché sorrido? Il prossimo pezzo dal Saluzzo, ancora sulla LEGALITA’ “Oggi viviamo in un mondo in cui i giovani sono percepiti come un problema. L’intera società avverte il bisogno di incentrare le proprie iniziative per allontanare i giovani dalla criminalità e da condotte pericolose che li possono allontanare dalla legalità. Gli adolescenti più di tutti sembrano presentare particolari situazioni a rischio che, secondo il pensiero comune, richiedono un accompagnamento educativo di adulti in grado di comunicare e predisporre situazioni sociali adatte. Al contrario i giovani si sentono considerati come un problema, e di riflesso si schierano contro una società e una cultura in cui esistono atteggiamenti contraddittori verso la condizione giovanile. Parlando con i singoli protagonisti, si può facilmente intuire che i timori della società nei nostri confronti sono del tutto infondati. I giovani appaiono spesso informati sulle situazioni riguardanti la vita, dimostrando la piena capacità di assumere un ruolo adulto e, soprattutto, comprendere pienamente il concetto di legalità che tanto preoccupa la società contemporanea. La domanda che sorge spontanea parlando di legalità è quale sia la percezione dei giovani in questo ambito e cosa loro intendono con questo termine. Nessuno di noi saprebbe dare una risposta precisa ma questo non significa necessariamente che non sappiamo distinguere i comportamenti giusti da quelli sbagliati. I giovani percepiscono che la società in cui vivono presenta degli aspetti da correggere o comunque da rivedere. Non si possono accusare di essere un problema perché, siamo proprio noi che, con le nostre idee, le nostre iniziative e la nostra voglia d’innovazione, costruiremo una nuova società. Anche se alcuni soggetti risultano devianti, la maggior parte di noi appare interessata e predisposta verso la cultura e l’accrescimento delle proprie facoltà. E’ totalmente sbagliato generalizzare affermando che i giovani non posseggono il senso della legalità, è invece corretto affermare che solo pochi di noi sono inclini all’illegalità ma tutta la parte rimanente agisce e s’impegna in modo che questi rimangano solo casi marginali e soprattutto che non diventino esempi da seguire”. 19 MONDO PALESTRA … di Elena Insardi e Cristina Bersano IV AL Tutti sanno che l’esercizio fisico fa bene alla salute. Fin da piccoli siamo catapultati nel mondo dell’attività fisica… il nuoto perché fa bene alla schiena; la danza perché aggrazia, la pallavolo per lo spirito di squadra e via discorrendo! Finchè l’entusiasmo svanisce e, l’omai adolescente, intuisce che la sua strada è un’altra: arrivata all’ottavo anno di danza capisce che la sua vocazione era il canto… e ora come dirlo alla mamma che l’aveva sempre vista una prima ballerina?! A quel punto bisogna piazzarsi davanti alla “mamma”, fare un respiro profondo e svelarle la realtà…sperando di non ritrovarsi senza corde vocali!! Ci sono poi quelli, gli Oziosi, che pur di non abbandonare l’amico divano e il fedele telecomando sarebbero disposti a tutto. Chieder loro di fare dieci minuti di corsa sarebbe come proporre di scalare l’Everest. Per contro sono campioni nella recita a memoria di tutta la programmazione televisiva! C’e chi invece dal mondo dello sport è sfiorato, ma non totalmente inglobato. Sono quelle persone che optano per quel tipo di attività fisica che non richiede un eccessivo sforzo, ma permette, nonostante tutto, il mantenimento della forma fisica. Per loro si addicono quei corsi proposti settimanalmente dalle palestre. Ma il mondo dello sport è fatto anche di passione e dedizione; pieno di persone che credono nelle tue potenzialità e in quello che fanno. Solo chi ci crede davvero può arrivare ad alti livelli e realizzare il proprio sogno di vedersi, un giorno, affermati in qualcosa per cui nessun sacrificio è stato risparmiato. Insomma nel mondo dello sport si può trovare qualsiasi tipo di persona tutti accomunati da un’ unica cosa: la voglia di fare! Sulle ali del ricordo... UNA SERA CON ALICE… Di Mattia Monzeglio III AL Qualche settimana fa è approdato al Lanza un gruppo di australiani: molti i ragazzi che hanno accettato di ospitarli nelle loro case… Quello che voglio raccontare non è però la solita sintesi di ciò che è avvenuto durante il soggiorno, ma l’incontro con una persona assolutamente speciale. Si chiama Alice, è arrivata in Italia insieme agli altri australiani...eppure da subito ho capito che era assolutamente speciale. In mezzo agli amici spiccava subito: una specie di attrice con imprevedibili occhi azzurri. Mai avrei osato pensare che una come lei avrebbe considerato l’ipotesi di conoscermi. E invece eccoci che parliamo, e decidiamo di rivederci...in modo da scoprire che non solo è di una bellezza mozzafiato, ma anche di una simpatia unica. E poi, il sabato sera, nel locale insieme agli amici. Bellissima la serata insieme ...indimenticabili i balli, le chiacchiere, gli sguardi e le mani che si sfiorano. Poi momento più bello. La coreografia era un classico: il cielo pieno di stelle,la luna ...i suoi capelli mossi dal leggero vento e, nell’oscurità, i suoi splendidi occhi azzurri. Il momento era perfetto. Tutto preparava quel bacio in cui ho giocato il mio cuore. Ed ecco la sorte malvagia farsi avanti: tre giorni dopo, la partenza. Il responso di Alice ha seguito il copione del caso… Non ci saremmo più visti da soli, per evitare eccessivi coinvolgimenti e le sofferenze della lontananza... Come si fa ad essere felici di una sottile malinconia che ci pervade? Così sono gli amori dei grandi eroi della letteratura? Per essere meravigliosi e coinvolgenti devono avere un fine ‘tragico’?... Meglio non farsi prendere troppo la mano. Se l’Australia è lontana, intorno a me ci sono schiere di belle ragazze. Alice resterà nel mio cuore con la perfetta magia di quel momento, ma la vita continua... 20 A VOI LA RISPOSTA di Lucrezia Delle Fave Aerei in caduta libera che invece di esplodere si vaporizzano nell'aria come bombolette spray, corpi che levitano sfidando la legge di gravità, lancette dell'orologio che corrono all'indietro...ogni notte nei nostri sogni la preistoria si mischia con la fantascienza, la logica con l'incongruenza e molto altro ancora. Ma cosa si nasconde dietro quest'evento tanto misterioso? Ancora nessuno può dirlo con certezza. Ci hanno provato nell'ordine: indovini, zingare, poeti, psicanalisti e neuroscienziati. Trascurando i primi tre, cosa hanno scoperto gli altri? Chi ci può spiegare i sogni? Hanno un significato o sono soltanto una serie di impulsi elettrici? A cosa servono e come si formano. Ecco il punto della situazione.Quando gli occhi si chiudono e si perde contatto con il mondo esterno gli esseri umani - anche quelli che non ne conservano memoria - diventano spettatori, per quasi due ore a notte, di immagini fantastiche proprio come davanti a un film dall'impatto fortemente emotivo. I muscoli del corpo si paralizzano mentre il cervello, in corrispondenza di alcune precise fasi del sonno, torna a essere attivo proprio come veglia. Negli anni '50, quando William Demen nello stato di t, uno dei più famosi scienziati del sonno, formulò quest'ipotesi studiando il sonno dei gatti, la comunità scientifica pensò subito a un errore del giovane ricercatore. In realtà la scoperta segnò un punto di svolta nella ricerca del sonno. Si scoprì infatti che i sogni, intesi come visioni vivide e bizzarre, si verificano in corrispondenza delle fasi di sonno caratterizzate da un movimento rapido degli occhi, e per questo chiamate R.E.M. (Rapid eye movement). «Ciò che sogniamo - spiega Dement - accade veramente nei nostri cervelli». Tanto è vero che se una persona sta sognando di assistere a una partita di tennis, i suoi occhi, sotto le palpebre, si spostano da sinistra a destra come farebbero nella realtà. In quest'ottica il fatto che si stenti a ricordare i sogni, secondo alcuni ricercatori, può essere un meccanismo di protezione del cervello: rischieremmo altrimenti di confonderli con la realtà, con serie conseguenze per il benessere psichico di ognuno. Ma per quanto riguarda la fantasia, se nei sogni vediamo un gatto che abbaia, è possibile vederlo anche nella realtà? A voi il piacere di trovare una risposta! IL MEGLIO Il meglio di...Charlie Brown!(altrimenti detto Giancarlo Benzi...) 1-miserabile essere,mangi davanti a me che sono a dieta da 40 anni? 2-questo specchietto,vecchie spugne,è da assorbire!!! 3-pronomi dimostrativi:questo,codesto,CODELLO... Aneddoto: Benzi: Sapete,una volta conoscevo uno che tutte le sere si metteva le cuffie in testa,con la cassetta di inglese; poi si addormentava... Alunno:...e funzionava?... Benzi: Sì,certo! Quando è andato in Inghilterra,ogni volta che sentiva parlare inglese si addormentava! E ancora: ... bisognava filmarlo quando,sentendo un alunno che reclamava l'intervallo (quando succede che la bidella non suona in orario...), si è messo a battere i pugni sulla cattedra mentre diceva,con voce infantile e la faccia irrequieta,tuttocompreso nella sua parte: “Sì,sì,dai,facciamo l'intervallo!!!”… By : la vostra fidata raccoglitrice di sententiae– sententiarum... Per Tania Todaro, III AL, questo è 21 ORIGINI E STORIA DI HALLOWEEN La parola Halloween deriva dalla contrazione delle parole All Hallows Eve, dall’inglese la vigilia di ogni Santi. Questa festa trae origini da un rito chiamato Samhain, festa dei morti in epoca pagana e cristiana, inoltre segnava la chiusura del raccolto e l’inizio della stagione invernale, cioè della metà scura dell’anno che durava fino a Maggio, celebrato dai celti in Scozia, Galles e Irlanda e poi esportato in America dagli immigrati. Veniva considerato un giorno magico perchè separava la stagione estiva da quella autunnale, la metà scura da quella chiara. Questo era il giorno in cui i morti camminavano fra i vivi e i segreti di presente, passato e futuro venivano svelati. Halloween viene portato in Europa dagli immigrati americani. I primi festeggiamenti di questo giorno includevano i play parties: eventi tenuti per celebrare il raccolto, dove i vicini di casa si raccontavano storie di morte e di fantasmi, ballavano e cantavano. I bambini iniziano ad andare di casa in casa a chiedere soldi o denaro, mentre le giovani donne pensavano che potevano indovinare il nome del marito attraverso particolari riti con filo, mele sbucciate o specchi. IL RITO PIU COMUNE DI HALLOWEEN: LA ZUCCA Uno dei riti più comuni nel giorno di Halloween è quello di intagliare delle zucche di Halloween dando loro forma di volti e porvi una candela accesa all’interno. Quasi certamente questo rito nacque in America. La zucca di Halloween fu chiamata Jack o’ lantern, dal nome del protagonista di una leggenda irlandese. Cos è un Jack o’ lantern? Semplice: è una zucca a cui è stata esportata la parte superiore e che è stata privata della polpa e dei semi per lasciare l’involucro esterno, su cui viene poi intagliata una faccia.Una fonte di luce, per tradizione una candela, viene inserita nella zucca in modo che la luce illumini la sagoma dall’interno. Originariamente le lanterne venivano ricavate da rape e barbabietole, prima dell’introduzione della zucca da parte degli emigrati irlandesi. PERCHÉ I COLORI DI HALLOWEEN SONO IL NERO E L’ARANCIONE? Nell’Irlanda celtica, la ricorrenza del Samhain, che indicava la fine della stagione estiva era caratterizzata da due colori: il nero e l’arancione. Il nero voleva ricordare l’imminente buio dell’inverno, invece l’arancione rappresentava la mietitura e con essa la fine dell’estate. Spesso Halloween viene associata ad alcuni animali considerati, per superstizione diabolici e maligni. Durante Samhain si pensava che le anima umane, intrappolate in corpi di animali, venissero in quella notte liberate. I gatti neri venivano considerati essere umani reincarnati e in stretti rapporti con le streghe. Le civette, si riteneva fossero spiriti maligni che venivano a mangiare le anime dei moribondi, ed infine i pipistrelli, associati ad Halloween perché volavano sopra i falò che si accendevano la notte di Samhain nelle piazze delle città per tener lontane le anime. SUPERSTIZIONI RIGUARDANTI QUESTO GIORNO Tredici è per eccellenza il numero che nei Paesi anglosassoni e in America è sinonimo di disgrazia e sventura. Infatti tredici dovranno essere le oporte alle quali i bambini busseranno per chiedere “dolcetto o scherzetto”, spaventando a morte coloro che non apriranno la porta o si rifiuteranno di riempire il cestino. Questa che segue è la formula per intero che i bambini americani pronunciano quando bussano alla porta: or treat Smell my feet Give me something to eat Not too big, not too small Just the size of Montreal 22 TUTTI PAZZI X KIMI RAIKKONEN! di Lucrezia Delle Fave Ciao Ragazzi! Rieccomi di nuovo qui, pronta per gli aggiornamenti sul mondiale di F1 che ho un po’ trascurato nell’ultimo numero del giornalino. Molte cose sono successe all’interno delle singole scuderie ma il fatto che più mi sta a cuore è senza ombra di dubbio la posizione del mio mito Kimi Raikkonen La McLaren lo sogna accanto ad Alonso. La Ferrari lo immagina con Schumacher. La Renault gli offre un contratto sontuoso. La McLaren spera di tenerselo stretto, la Ferrari vorrebbe affiancarlo a Michael Schumacher per poi regalargli la successione, la Renault pare pronta a fargli ponti d'oro pur di portarlo alle proprie dipendenze. Non manca proprio la scelta al finlandese Kimi Raikkonen, che comunque andrà a finire è destinato a correre lunghi anni al volante della crema della Formula 1. Il contratto di Raikkonen, attualmente al terzo posto della classifica piloti per effetto di un McLaren che non è riuscita ad esprimere tutte le proprie potenzialità, scade al termine della stagione e la fila per comperarne la classe vede una dietro l'altra le tre maggiori scuderie del Circus. Ai propositi della scuderia di Ron Dennis, che ha ingaggiato per tempo Fernando Alonso e vorrebbe tenere il finlandese per mostrare nel 2007 una coppia da leccarsi i baffi, e alle mire della Ferrari, che potrebbe vantare un pre-contratto, si sono aggiunti ora anche i desiderandi della Renault campione del Mondo, che perso lo spagnolo punta ad un pilota di altissimo profilo, ancora innominato per il momento. Secondo la rivista tedesca "Auto Motor Und Sport", Kimi Raikkonen avrebbe incontrato il manager Flavio Briatore al Nuerburgring, sede di una tra le ultime prove del Mondiale, che gli avrebbe sventolato sotto gli occhi un accordo sontuoso: si parla della bellezza di 36 milioni all'anno per quattro anni (il conto fatelo voi). Certezza al momento vi è solo intorno alle dichiarazioni del diretto interessato, che ha affermato a più giornalisti: "Non ci sono molte scuderie dove vorrei andare. Negli ultimi due anni, tre sono i team che si sono fatti avanti ed il prossimo anno correrò certamente per un top team. Andrò dove avrò a disposizione la monoposto migliore. Comunque la mia decisione non risulterà una grossa sorpresa". Siamo ottimisti tifosi McLaren!!! Il nostro Kimi non se ne andrà alla Ferrari! Siamo donne...oltre le23 gambe c’è di più… di Rosalba Castiglione V AL Il mondo femminile è tanto incomprensibile? Vogliamo cominciare dall' alimentazione? A tutte le donne almeno una volta nella vita, capita di guardarsi allo specchio, con il desiderio di dimezzarsi. Ecco che comincia la dieta . Dopo mesi di "solo insalata", come conigli, continuiamo a perdere peso solo nei punti sbagliati.. !A questo punto si cade in depressione davanti ad un barattolo da 5 kg di Nutella . Invece gli uomini se ne fregano. Gran parte di loro mangia tutto ciò che è commestibile e poi digerisce senza problemi e…senza pudore! Per non parlare di baffetti e peli alle gambe…gli uomini possono permettersi di trascurarli. Invece le donne soffrono come "martiri" con strisce di miele, silkepil e così via. In alternativa ci sarebbe il rasoio, ma, comporta una iper crescita giornaliera di peli lunghi e schifosi ( anti relazioni amorose). Le donne continuano ad indossare scomodissimi tacchi a spillo, la minigonna, le unghie finte( che ci fanno sentire delle "impedite") ecc...mentre i maschioni continuano, implacabili, a giudicarle. Mi fanno ridere le donne famose, quelle bellissime, che si lamentano perchè gli uomini, nel valutare il gentil sesso, si fermano solo all' aspetto esteriore e non cercano di andare oltre. Per noi donne comuni mortali le cose non sono certo migliori. Non ci guardano né fuori né dentro… Uomini normali (leggi attenti e sensati !), ne esistono pochissimi al mondo. Pare che il WWF si stia muovendo in loro soccorso. Ma quel che è peggio è che noi siamo più di loro. Per ogni uomo ci sono sette donne. L’unica soluzione è sperare di trovare l' uomo giusto.Giusto per noi…le altre sei, quelle della statistica…resteranno sole…Magari l’uomo per noi sarà quello che ci regalerà tante scarpe. .Stivali, sandali, infradito, zatteroni, ballerine. E’ questo l’esatto trend per conquistare il cuore di una donna. Le scarpe non appassiscono e poi le donne le conservano per sempre in ricordo di cammini passati. Persino Afrodite viaggiava nuda con i sandali ai piedi ! E Cenerentola è diventata principessa grazie alla sua scarpetta di cristallo. Ma non si trova più un uomo così. Forse le paranoiche sono le donne… e alla fine i fidanzati spariscono.L’amore eterno esiste solo nelle poesie e nei romanzi. La parola ‘sempre’ aveva senso quando la vita media era di trent’ anni. Oggi il ‘per sempre’ è limitativo. Un giorno ci si ama di più, un giorno di meno, un giorno per niente e un giorno ci si odia. Per quanto poi riguarda le storie d' amore finite, perchè la maggior parte degli uomini ha il vizio di lasciare le fidanzate il giorno di San Valentino, la notte di Capodanno o prima delle vacanze estive ? Potrebbero fingere di amarle almeno ancora per quei giorni( le piccole bugie, che per una volta, invece di. ferire, proteggono). Bisognerebbe inventare una raccolta differenziata per i morosi passati: si buttano via, si riciclano e dai loro resti ne nasce uno nuovo. Comunque ci sono i bei lati di una storia finita: si conosce gente, si passa un po’ il tempo e ci si trita il cuore. Ma, porca miseria, si deve andare avanti. E anche se il primo pensiero che viene in mente alle donne è "gli uomini sono tutti uguali, n on ne voglio più sapere”, dobbiamo continuare a pensare che da qualche parte nel mondo c’è la nostra anima gemella. Quell' uomo che non si dimostrerà affettuoso e innamorato solo per i primi sette giorni, ma che continuerà a ripeterci " ti amo " anche nei momenti in cui non ci sopporta proprio. Perché siamo donne e, oltre le gambe, c'è di più! 24 IL TRAVESTIMENTO DI HALLOWEEN I tipici vestiti di Halloween sono sempre stati quelli dei mostri: vampiri, fantasmi, streghe e diavoli. La tradizione del travestimento affonda le sue radici nella festa celtica del Samhain, quando si credeva che gli spiriti dei morti uscissero e vagassero tra i vivi. Per non essere riconosciuti dagli spiriti, gli uomini avevano l’abitudine di coprirsi con delle maschere orrende quando lasciavano le proprie case dopo il tramonto, così che i fantasmi, incontrandoli, li scambiassero per colleghi. LA LEGGENDA DELLA NOSTRA AMICA ZUCCA, JACK Il nome Jack o’ lantern deriva da una leggenda irlandese e risale a centinaia di anni fa. Si racconta che Jack un miserabile vecchio ubriacone si divertisse a fare scherzi a chiunque: alla famiglia, agli amici, a sua madre e perfino al diavolo. Un giorno mentre il Diavolo si stava arrampicando su un albero di mele Jack lo intrappolò circondando il tronco di croci. Il Diavolo era bloccato sull’albero e Jack gli strappò la promessa di non prendersi la sua anima quando sarebbe morto. Solo allora tolse le croci e lasciò andare il diavolo. Qualche anno dopo, il giorno della sua morte, Jack salì al cielo, ma S. Pietro gli disse che aveva avuto una vita troppo crudele e miserabile per entrare in paradiso. Allora si recò all’inferno dal Diavolo, il quale però mantenne la sua promessa e non gli permise di entrare all’inferno. Jack era impaurito, non sapeva dove andare, era destinato a vagare per sempre nelle tenebre tra l’inferno e il paradiso. Il Diavolo allora prese un tizzone e glielo diede per aiutarlo a illuminare il cammino. Jack posizionò il tizzone in una rapa, uno dei suoi cibi preferiti che portava sempre con sé, dopo averla scavata. Da quel momento in poi Jack si aggirò sulla terra senza posto dove andare, illuminando la via come poteva con la sua Jack O’Lantern. Così nel giorno dei morti gli irlandesi scavavano rape, barbabietole e patate, inserendo dentro una fonte di luce che tenesse lontano gli spiriti maligni e Jack. Nel 1800 quando ci fu una forte emigrazione irlandese in America si scoprì ben presto che le zucche erano più grandi e più facili da scavare. Da lì in poi le zucche diventarono il simbolo di Halloween. Ecco qui di seguito una delle tante ricette di Halloween: FANTASMI DI PASTA FROLLA Ingredienti: 500 gr di farina 220 gr di burro 3 cucchiai di zucchero ½ cucchiaino di sale 2 uova perline di zucchero colorate Pennello Procedimento: Setacciate la farina sulla spianatoia, distribuite i pezzettini di burro e sbriciolate con le mani. Disponete a fontana, aggiungete tutti gli altri ingredienti per l’impasto e lavorate. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola trasparente e lasciatela riposare in frigorifero per 30 minuti. Lavorate brevemente l’impasto e formate i fantasmini. Rivestite la teglia di carta da forno e disponete i fantasmini. Preriscaldate il forno. Cuocete i fantasmini a 200° C per 20 minuti circa, finchè non assumono un bel colore dorato. Lasciate raffredare. Sciogliete lo zucchero a velo in un po’ d’acqua e spennellatelo sui biscotti. Premete le perline di zucchero sulla glassa ancora umida come occhietti. Lasciate asciugare bene. Adesso avete tutti gli ingredienti per una perfetta riuscita della tanto attesa festa di Halloween! TATTOO… 25 di Lucrezia Delle Fave La mia passione per il disegno artistico mi ha portato a fare una ricerca su qui strani disegni e simboli che molti ragazzi si fanno “incidere” sulla pelle. La loro origine, tra i popoli della Polinesia, si perde nella notte dei tempi. Erano comuni anche tra gli Egizi e gli antichi indiani d’America. La mummia Otzi (3300 a.C.) ritrovata nelle Alpi italiane nel 1991 ne aveva alcuni terapeutici. Oggi sono diventati di moda in tutte le culture e in ogni ambiente: secondo una recente ricerca un giovane americano su tre ne ha almeno uno. E accomunano avanzi di galera e celebrità, serial killer e calciatori, Angelina Jolie e portinaie. Stiamo parlando dei tatuaggi, l’espressione d’arte più antica e diffusa In passato la tradizione di tatuarsi viso, torso e braccia era limitata ad alcune popolazioni ed era carica di significati religiosi, tribali. Nel mondo occidentale il tatuaggio è stato per secoli un tabù, vietato dal conformismo e riportato in auge dai marinai e dagli esploratori di ritorno dalla Polinesia. Ancora oggi è l'espressione di un bisogno di appartenenza (serve a comunicare ciò che più ci rappresenta agli altri) e di affermazione di diversità (anche se sempre meno) E in futuro? Anche i tattoo, come vengo chiamati in gergo, sono destinati ad un’evoluzione. Tatuaggio “simpatico” Una prima trasformazione, seppure minima, è stata nel tipo di inchiostro utilizzato per fare il tatuaggio. I pigmenti tradizionali prevedono sostanze, come il cobalto o il cinabro, che colorano la pelle e sono visibili alla luce del Sole o, comunque, in ambienti illuminati. Ma c’è anche chi utilizza l’UV Blacklight Ink, un particolare inchiostro che può essere visto solamente con una luce a raggi ultravioletti. Quando non si è esposti a questa luce, sul braccio è visibile solo l’incisione del tatuaggio, la vera e propria cicatrice fatta dagli aghi del tatuatore, come se vi fosse, appunto, una ferita. Ma farsi un tattoo di qualsiasi genere significa avere la piena consapevolezza che questo sarà X SEMPRE! Non sto lì a farvi la solita predica che i genitori usano fare al momento della richiesta di un tatuaggio ma il mio consiglio è questo: PENSATE BENE A CIO’CHE VOLETE FARVI DISEGNARE! Sono stati eletti rappresentanti di Istituto del nostro plesso Lanza Rosso Arianna ( V B Linguistico) ed Andrea Destro ( V A Linguistico). Per qualsiasi problematica o segnalazione rivolgetevi a loro. Ancora sulla “politica 26 ”: SFIDUCIA E DISILLUSIONE di Mariarosa Loddo Il mondo fa schifo, è così e non c' è niente da fare. Tra i ragazzi sembra esserci questa tacita convinzione comune: tutti lo sanno e per questo non c' è bisogno di parlarne. Già, perche è proprio così: una verità talmente palese che non necessita di trite parole senza sbocco. E'probabile che molti di voi abbiano questa impressione della realtà giovanile di cui fanno parte. Difficilmente vi sarà capitato di parlare della cosiddetta "attualità" con il solito gruppo di amici, tanto meno, nello specifico, di politica. Ecco, in particolare “politica”risulta essere una sorta di parola tabù. Se qualcuno di voi inizia a parlarne, probabilmente si vede rivolgere sguardi perplessi, magari interrogativi, più probabilmente annoiati. Già, perchè le ultime gesta dei politici sono al centro delle chiacchiere al bar degli "anta" al mattino, non lo sono di certo per i ragazzi. La politica non riesce a trovare spazio nemmeno nell'informazione formato ragazzi: nei giornali studenteschi non si parla di politica per un motivo chiaro e semplice: ai ragazzi la politica non interessa. Apparentemente la spiegazione è più che calzante. Ma è davvero così? Innanzitutto se si vuole cercare di capire qualcosa da un' analisi simile, bisogna evitare la tanto comoda generalizzazione. Non è assolutamente detto che in tutte le realtà giovanili tiri lo stesso clima, anzi. Ciascuno potrebbe osservare la situazione sul proprio campo. .Io l'ho fatto, e non nascondo di aver trovato un quadro poco esaltante. La maggior parte dei miei coetanei riconosce che le cose nel mondo, ma anche solo nel proprio Paese, non vanno affatto bene. Vige dunque una consapevolezza di base che lascia poco spazio all'illusione, al volersi raccontare favole rassicuranti. Un disincanto di cui però sembriamo non conoscere le ragioni effettive: il mondo fa schifo, già, ma sappiamo perche? Le guerre, la povertà, la violenza. ..queste le parole di solito impiegate per spiegarselo, chiare eppure allo stesso tempo così vaghe. E poi spesso a dominare è la percezione di qualcosa che è lontano, che ci tocca tutti in maniera indiretta. Sì, nonostante la maschera di scetticismo e consapevolezza, sotto crediamo in realtà di essere al sicuro da tutto ciò. Perché in realtà semplicemente non sappiamo veramente. Al bando la generalizzazione, ma permettetemi di sbalordirmi di fronte a ragazzi diciassettenni che non sanno cos'è l'indulto, nè tanto meno chi sia un usuraio. E non parlo di casi isolati, nè di esagerazioni. Provate a fare un piccolo test nella vostra classe. Il semplice fatto che non si voglia parlare di ciòche ci sta intorno, che lo si voglia catalogare come "negativo" e accantonarlo così senza volerlo affrontare, ci rende miopi e in realtà ignari di come stiano le cose all'interno della nostra stessa realtà giovanile che pensiamo di conoscere. E bastano piccoli momenti di confronto per far venire fuori tutto alla scoperto. Il problema è che sono proprio questi momenti a mancare. Ed è un peccato, perchè possono riservare non solo brutte scoperte. A me è successo di trovarmi nel mezzo di un dibattito tra giovani proprio su questi temi e questa volta a sorprendermi è stato il fatto di trovare ragazzi con in testa idee precise su politica, ambiti sociali, fatti di attualità e soprattutto con voglia di smuovere un torpore risultato troppo esteso. In parte, i giovani si sono auto condannati a questo letargo, in parte sono stati spinti da una serie di fattori. Si arriva a chiedersi ad esempio con quale criterio un diciottenne possa arrivare a votare quando spesso è privo delle nozioni fondamentali. L 'informazione all'interno delle scuole, potrebbe essere il mezzo migliore per colmare queste .lacune. E magari verrebbero meno tutti quei ragazzi attaccati ad un simbolo o ad una bandiera senza sapere esattamente perché. Ma soprattutto c' è un totale disinteresse a partecipare al cambiamento, perchè da chi dovrebbe farci da esempio e stimolarci, non riceviamo alcun segnale positivo. Probabilmente sono i sostegni di base tra gli adulti a venir meno: genitori che non riescono a trovare la bussola di educatore, insegnanti che cedono al permissivismo e alla facilitazione come imperativo, istituzioni che sembrano operare all'insegna dell'ingiustizia invece che dell'onestà. Chi non riesce ancora a puntare lo sguardo lontano sa che quello che in realtà appare come il paese dei balocchi, presto franerà proprio su di noi. 27 Racconto gotico Fratellino”... " di Serena Stochino, 2 ASPP " Il 28 Novembre 1881 fu il giorno in cui Natalie salì sul treno per Helsinki, in Finlandia. Era una ragazza inglese, piuttosto ricca; 24 anni, capelli castani alle spalle, occhi blu come l' oceano. La ragione del viaggio, l'incontro con il suo "amico di penna". L'aveva invitata una settimana adada lui. Quando arrivò, il30 Novembre, faceva un gran freddo, soprattutto per lei, niente affatto abituata al clima! L’accolse un meraviglioso sorriso: Ville, era un ragazzo davvero carino. Natalie corrispondeva con lui da più di un anno. 26 anni, capelli mossi castano chiaro, magnifici occhi azzurri e uno sguardo solare.Natalie?-domandò il ragazzo sulla soglia della porta; e lei a sua volta-Ville?!- -Ciao. ..ehm. ..grazie di essere qui !- disse Ville, con un attimo d'incertezza: abbracciarla o no?.- È un vero piacere..Helsinki è meravigliosa!!...beh!forse un po' fredda, ma comunque bellissima!!- sussurrò lei, che cominciava a sciogliersi, -Oh!...ehm non penso che Londra sia meno bella di Helsinki...Oh! Almeno così si dice!!- disse Ville, poi continuò Vieni, parliamo dentro, in un posto più caldo. .anche se io adoro la sensazione del freddo, quando ti fa gelare il sangue nelle vene!-Un brivido scosse Natalie… un attimo d'incertezza: aveva fatto bene,a venire lì?!.In tutte le sue lettere aveva sempre dichiarato di essere un po' introverso, forse un po’ strano, ma quella voce. ad un tratto così fredda. ..Se non fosse per il fatto che era così carino e gentile, se ne sarebbe volentieri andata. Immediatamente! In fondo ad un vicolo buio e stretto la villa, enorme bianca. La porta nera e; all'interno, la luce che faticava ad entrare dalle pesanti tende calate. Era a due piani più la soffitta,. Negli angoli, visibili ragnatele. La fece accomodare sulla poltrona e le offrì del the caldo; poi il resto del tempo a parlare e a giocare a carte. Alle 11,30, Natalie si dispose ad andare a letto mentre Ville recuperava in soffitta delle coperte. La ragazza avvertì dei passi sospetti:-Ville?! ...Ville sei tu?!-Ad un tratto, un uomo l'afferrò da dietro, tappandole la bocca con la mano, ed avvicinandosi all’ orecchio le disse. - No. ..non sono Ville. .. diciamo… un suo "parente"! !- Dopo pochi minuti, Ville, sorpreso dalle urla; si fiondò verso la camera da letto. Un pensiero terribile lo turbava. Stava accadendo il peggio: un ragazzo dai capelli neri, lisci e lunghi fino a metà schiena, osservò prima Ville, poi il corpo senza vita della ragazza,con una profonda lacerazione sul collo. Ville impallidì e gettò il giovane con le spalle al muro. -Ma dico...sei impazzito?!- e il ragazzo -Oh! Fratellino! Quante volte te lo dovrò spiegare ancora?! ...Noi siamo VAMPIRI. ..ricordi?!- -Sta zitto! - urlò, Ville, in un crescendo di rabbia. -Oh! Non dirmi che ti sei innamorato un'altra volta?! Ohhh!! Mi fa arrabbiare questo tuo disgustoso sentimento verso le "nostre" vittime!!- -Dì pure le "tue" vittime, io non farò mai nulla del genere!! Ed ora vattene! Per favore, Vattene!!- -Non avrai mica intenzione di …- disse il vampiro assumendo un 'aria seria, ed il fratello rispose, -Sì, invece!!--Sei impossibile, fratello. ..impossibile! !- urlò il maggiore sbattendo violentemente la porta. Rimasto solo, Ville si preparò ad un ' operazione molto delicata: offrì il suo sangue di vampiro, per far rivivere la giovane Natalie,, anche se ormai solo come una vampira. Da quella notte si dice che i due vivano lì, ad Helsinki, in Finlandia, come una vera inossidabile coppia, eternamente giovani ed innamorati…anche dopo dieci, cento, forse mille anni. Quando il rock si è28fermato a Seattle di Mariarosa Loddo .Dici grunge, dici Nirvana. Oggi per molti il termine "grunge" assume un significato solo se associato al celeberrimo gruppo di Kurt Cobain. D'altronde, gli anni novanta se ne influenze musicali di cui risentono, ovvero sono andati ormai da un pezzo e solo gli intenditori o gli ex teenager fedelissimi della camicia di flanella possono conoscere quella scena che tanto ha movimentato il panorama musicale all'inizio dello scorso decennio. A farla conoscere a livello planetario sono stati, è vero, i Nirvana con il successo mastodontico di Nevermind. Ma la scena era in vita già prima del loro fulminante arrivo. La sua patria è stata la stessa che ha dato i natali a Jimi Hendrix, la grigia e piovosa Seattle. Ed è questa città nel Nord Ovest degli Stati Uniti a costituire il vero denominatore comune tra tutti i gruppi che l'hanno portata alla ribalta. Musicale. All'inizio degli anni ottanta a farla da padrone a Seattle è il punk, anche se aperto nella concezione di questo termine. A metà del decennio, lo scenario incominciò a mutare e a vedere la luce furono le prime formazioni embrionali del grunge: Skin Yard (nei quali ha militato il produttore Jack Endino), Malfunkshun, Green River, Soundgarden e Melvins. Ed è nello stesso periodo che vide la luce l'etichetta indipendente Sub Pop, di Jonathan Poneman e Bruce Pavitt, fondamentale perchè produrrà i primi album delle band made in Seattle, quando ancora nessuno aveva idea di come definire il loro sound. In quegli anni erano molti i ragazzi per i quali mettere su un gruppo era una cosa del tutto naturale, anche se quando si trattava di esibirsi nei locali il tutto esaurito restava un sogno: spesso la sala era semideserta e il pubblico era per lo più composto da membri di altre band locali. L'impressione era di trovarsi di fronte a una comunità di musicisti facenti parte di una scena piccolissima, in cui tutti si conoscono e apprezzano in qualche modo il lavoro dell'altro. Ed era effettivamente così: ragazzi cresciuti in una società, quella dell'America del Nord Ovest, che conviveva con povertà, disoccupazione e droga (allora a Seattle si registrava un alto consumo di eroina). Naturale dunque per quei giovani rifugiarsi nella musica e cantare con voce sofferta di depressione e frustrazione. Frequentavano tutti gli stessi locali, e si distinguevano per quel look trasandato fatto di capelli lunghi, jeans strappati, Converse o Doc Martens e le fantomatiche camice di flanella, tipiche dei taglialegna del posto. Anche dalla loro estetica si possono dunque dedurre le punk e metal in ugual misura. Il grunge infatti è sicuramente figlio di entrambi i generi, che i vari gruppi di Seattle hanno saputo mischiare per creare stili personalissimi. Non c'è dunque da sorprendersi se all'interno della stessa scena si trovino band in realtà piuttosto differenti tra loro: sicuramente i Soundgarden sono tra quelle più influenzate 29 dal metal punk. Viene dunque da chiedersi se si possa quindi parlare davvero di un genere grunge, se questo sia effettivamente esistito o no o se si possa semplicemente definire come lo stile che ha messo d'accordo per una volta metallari e punk. In realtà il termine grunge (in inglese "sporco", "sudicio"), come spesso accade, è stato impiegato dalla solita stampa per etichettare il fenomeno musicale di turno. Ma quel che è appare evidente ad un occhio accorto (anzi, a un orecchio), è che- in verità non è nato nessun "nuovo" genere: se proprio si vuole usare la parola "grunge", è bene sapere che lo si fa per riferirsi semplicemente a un movimento musicale di cui fanno parte band della stessa città, nello stesso periodo, uniti da radici comuni. Mamma Seattle dunque si tenne stretta la sue prole di giovani musicisti fino a quando il music business non venne a stanarli. I Soun dgarden furono il primo gruppo del Nord 0 10vest a firmare, per una multinazionale, la A&M, ma il fenomeno esplose a livello mondiale nel 1991, quando uscì "Nevermind" dei Nirvana, che anche grazie ai ripetuti passaggi su Mtv del video di "Smells like teen spirit", ebbe un enorme successo. Nello stesso anno furono pubblicati anche "Badmotorfinger" dei Soundgarden" e "Ten" dei Pearl Jam, che vendettero entrambi altri milioni di copie. Il grunge stava vivendo il suo momento di glo ria, ma in qualche modo l'incantesimo si era spezzato. Con il suo isolamento, Seattle aveva contribuito a mantenere "intatta" la sua scena, lontana dalle false lusinghe del mercato musicale, ma ora che il mondo l'aveva scoperta, non era facile nascondersi. Quei ragazzi non erano fatti per il successo commerciale. Nel 1990 l'eroina, compagna di tanti musicisti grunge, aveva già fatto la sua prima vittima nota: Andrew Wood, cantante dei Mother Love Bone, nati dopo lo scioglimento dei Malfunkshun, era morto per overdose. Dalla biografia dei Soundgarden scritta da Chris Nickson si legge che la scena di Seattle prima che le compagnie discografiche e una marea di persone cominciassero ad arrivare a frotte, era formata da ragazzi un po'spacconi che giocavano a fare i duri. E che nel mondo reale si erano rivelati tigri di carta." Andrew Wood, figura di spicco della scena musicale locale, era scomparso al momento di dare alle stampe il primo album dei Mother Love Bone. Chris Cornell, che era stato coinquilino e amico del cantante, mise insieme il progetto Tempie of The Dog per realizzare un tributo all'artista scomparso. Furono coinvolti anche Matt Cameron, batterista dei Soundgarden, e Stone Gossard, Jeff Ament e Mike McCready, futuri membri dei Pearl Jam. Tra le canzoni registrate dai cinque, compare anche un allora sconosciuto cantante di san Diego, Eddie Vedder. L'omonimo album "Tempie of The Dog" non era stato pensato per fare successo, tuttavia ricevette elogi dalla critica. E tuttora resta uno degli esempi migliori del clima musicale che si respirava a Seattle in quegli anni. Nel frattempo il grunge continua ad essere sotto i riflettori: nel 1992 venne pubblicato "Dirt" degli Alice in Chains e nei cinema 30 uscì la pellicola "Singles" di Cameron Crowe, dedicata proprio al nuovo trend grunge. Interessanti, più che le straviste storielle sentimentali al centro del film, sono le apparizioni di vari musicisti di Seattle in veste di comparse (tra cui Chris Cornell dei Soundgarden e Pearl jam), non che la colonna sonora del film, ovviamente firmata dai gruppi del momento. Intanto un po'ovunque iniziano a nascere gruppi che pescano a piene mani dal Seattle Sound e si presentano come copie di Soundgarden e co.: dagli Stone Tempie Pilots, agli inglesi Bush fino agli australiani Silverchair. Negli anni immediatamente successivi, la scena di Seattle, sotto costante pressione, inizia a sentire l'esigenza di un cambio di rotta, che si può avvertire in "Superunknown"dei Soundgarden, ma anche nei dischi di Nirvana e Pearl Jam che fecero da seguito ai loro best-seller. Fino al tragico anno del 1994, quando il grunge sembrò giunto alla sua fine. Il 5 aprile, il leader dei Nirvana Kurt Cobain si toglie la vita dopo un lungo periodo buio segnato dall'eroina. "It's better to burn out than tofade away". E' meglio bruciarsi che spegnersi lentamente. E'con queste parole scritte sul suo biglietto da addio che Kurt Cobain se ne è andato consacrando tristemente il suo nome alla leggenda. Indubbiamente, tra le cause del suo suicidio c'erano quei continui occhi puntati addosso che lo avevano ridotto a star privandolo del suo essere uomo. Fare musica non lo divertiva più. Andrew Wood prima di lui aveva avuto paura del mondo che lo avrebbe atteso una volta che la sua musica fosse diventata nota alle masse. Erano in realtà degli antidivi, ragazzi che avevano sudato e desi derato a lungo il successo (lo stesso Kurt Cobain lo aveva in mente sin dall'adolescenza), ma non avevano messo in conto quello che esso realmente avrebbe comportato. E ne erano stati schiacciati. Quello che successe dopo fu prevedibile. Il grunge passò di moda e i riflettori su di lui iniziarono a spegnersi. Il sipario cadde definitivamente con lo scioglimento dei pionieri del grunge, i Soundgarden. Nel 2002 anche Layne Staley, cantante degli Alice in Chains, viene stroncato da un'overdose di eroina. Inutile chiedersi cosa sia rimasto oggi de grunge. Sicuramente è entrato a far parte della storia del rock, e ha caratterizzato un intero decennio, ma può considerarsi un capitolo chiuso. Gli artisti protagonisti di quegli anni attualmente non hanno smesso di fare musica, d'altronde questo è sempre stato il loro pane quotidiano, tuttavia si sono spinti in direzioni differenti dal passato. Tranne in rari casi, come quello dei Mudhoney, gruppo formatosi dopo la fine dei Green River, che con qualche annetto in più continuano a riproporre con la stessa onestà la musica che li ha contraddistinti sin dall'inizio della loro carriera. Oggi Seattle è una città ancora altamente prolifica dal punto di vista musicale, ma non ha più a che vedere con i capelloni in camicia di flanella. E poco importa se ogni tanto la stampa se ne esce fuori con nomi quali Staind o Nickelback da etichettare come post-grunge. Quel che conta è non ignorare il fatto che c'è stato un momento in cui il rock si è fermato a Seattle. E ha fatto tanto clamore che ancora oggi c'è qualcuno che scrive di grunge. 31 Lo ricordate? E’ il bimbo di cui dovevate indovinare l’identità… NON CI SIETE RIUSCITI !!! Avete formulato tante ipotesi, ma nessuno ha capito che si trattava del nostro segretario...IL MITICO GIORGIO CARLINO!!! ECCO LO SPONSOR CHE CI PERMETTE DI GIOCARE!!! E’ IL RE G NO DEL GADGET...NON DIMENTICHIAMOLO QUANDO VOGLIAMO REGALARCI O REGALARE QUALCOSA DI UNICO! 32 Questo succede sulla strada che porta...alla terra dei cachi… By Irene Negri III AL Direttore responsabile: Alessandra Rota Comitato di redazione: Andrea Destro( VAL), GigliolaVendramini ( VAL), Lucrezia Delle Fave (V AL), Giulia Mesturini ( VAL), Giulia Giorcelli ( V AL), Mariarosa Loddo (IV AL) Grafica: Irene Negri ( III AL) Hanno collaborato: Rosalba Castiglione ( V AL), Gemma Montanini ( V AL), Greta Saletta ( IV AL), Valentina Franchi ( V AL), Chiara Galleani (IV AL), Fabiana Colucciello ( IV AL), Isabella Vendramini ( IV AL ), Ilaria Rossanese ( II ASPP), Marta Mezzano ( IV BL), Mattia Monzeglio ( III AL), Stefania Callegari ( V BL), Marica Avitabile ( IV BL), Linda Fabris ( IV BL), Elena In sardi ( IV AL), Cristina Versano ( IV AL), Tania Todaro ( III AL), Serena Stochino ( II ASPP). E.mail: [email protected]