Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - Dl 353/2003 (conv. in legge n° 46 del 27/02/2004) art.1 comma2, DCB Asti Anno 87° - n. 5 - Maggio 2008 Dignità e diritti umani IL BINOCOLO La visita del Papa negli Stati Uniti e all'ONU Maggio 2008 “A Lui ho dedicato la mia vita, l’unica vita che ho ed ho bisogno di contemplarlo tutti i giorni” Gesù: il Dio-Uomo che salva (IV) E’ straordinario pensare come Gesù, nella sua missione di Salvatore, volle avere bisogno di aiuto. Poteva fare benissimo da solo, ma non lo fece, volle l’aiuto degli uomini. Infatti, al principio della sua vita pubblica, scelse i suoi collaboratori diretti. Non li scelse tra la gente importante o sapiente, neppure tra il “clero” di quel tempo, e nemmeno tra i militari, politici o di padre Michele Piscopo leader sociali. Li scelse tra la gente del popolo, umili lavoratori, senza gransuperiore generale osj di pretese e senza nessun tipo di potere. I primi quattro furono dei poveri e non molto colti pescatori. Fu sufficiente dire: “Seguitemi e vi farò pescatori di uomini” (Mt 4,19). E così Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni immediatamente lasciarono reti, barche, familiari e lo seguirono. Poi sceglie anche un certo Matteo, impiegato statale delle imposte, persona di dubbiosa onestà, considerato impuro e indegno dalla comunità, per la sua professione malfamata. Anche a lui disse: “Seguimi”, e quello alzatosi lo seguì” (Mt 9,9). Mi meraviglia la loro disponibilità, generosità e coraggio nel lasciare qualcosa di certo (familiari, casa, lavoro…) per qualcosa di sconosciuto (Gesù e la sua missione). I criteri che Gesù usò per scegliere i suoi collaboratori non furono, certo, quelli dell’efficienza, di una bontà apparente, di capacità di comando o di grande intelligenza speculativa. Lui leggeva i cuori delle persone e iniziava a stimarli e amarli, così come erano, con difetti e limiti. “Chiamò a se quelli che volle, ed essi gli andarono vicino. Quindi ne stabilì dodici…perché stessero con lui e per mandarli a predicare” (Mc 3,13-14). Dopo la scelta li educò e creò con loro una comunità fraterna di vita. Gesù per tre anni fu il formatore degli Apostoli e li educò con il suo esempio e i suoi gesti quotidiani. Una cosa soprattutto affascinava i suoi discepoli: vedere Gesù pregare: “Un giorno Gesù andò in un luogo a pregare. Quando ebbe finito, uno dei discepoli gli disse: Signore, insegnaci a pregare” (Lc Miniatura da Les très riches heures du 11,1) e insegnò loro il Padre Nostro. Li esortava a pregare per chiedere la Duc de Berry Pentecoste forza di combattere contro il male: “Pregate, per non cadere in tentazione” (Lc 22,40); a pregare con insistenza: ”Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Lc 11,9); a pregare con sincerità: ”E quando pregate non siate come gli ipocriti…per farsi notare…prega il Padre tuo che sta nel segreto…pregando, non sprecate parole come i gentili…il Padre vostro conosce le vostre necessità ancor prima che gliele chiediate“ (Mt 6,5-8); a pregare per chiedere missionari del Vangelo: ”Pregate il padrone della messe che mandi operai alla sua messe” (Mt 9,38). Li educò alla convivenza fraterna, basata sulla sua presenza: ”Se due di voi sulla terra saranno d’accordo su qualcosa da chiedere, qualunque essa sia, sarà loro concessa dal Padre mio. Infatti, dove sono riuniti due o tre nel mio vitrail7apotres nome, vi sono io in mezzo a Cattedrale di Coutances loro” (Mt 18,19-20); fatta di amore: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi” (Gv 15,12); fatta di ottime relazioni interpersonali: “…perché siano uno come noi siamo uno: io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità” (Gv 17,22-23); fatta di perdono reciproco: “Avete inteso che fu detto: amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” (Mt 5,43-44); fatta Trittico dei Santi Apostoli nella Cattedrale di Colonia di altruismo: “Quanto dunque desiderate che gli uomini vi facciano, fatelo anche voi ad essi” (Mt 7,12). Poi li educò alla solidarietà e generosità, fatta di piccoli e significativi gesti quotidiani: “Venite benedetti dal Padre mio, prendete possesso del regno…perché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, ero pellegrino e mi ospitaste, nudo e mi copriste, infermo e mi visitaste, ero in carcere e veniste a visitarmi…tutto quello che avete fatto a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatto a me” (Mt 25,3440). Oggi Gesù continua a voler aver bisogno di me e di te, per fare di questo mondo un pianeta più umano, vivibile e giusto. Oggi Lui continua a invitarci: “Seguimi”. Abbiamo il coraggio di seguirlo, senza avere molte certezze su quello che sarà la nostra vita, senza sapere dove e In copertina: il Papa all’Assemblea generale della ONU il 18 Aprile 2008 Anno 87 n. 05 Periodico degli Oblati di San Giuseppe e del Movimento Giuseppino sommario Mag. 2008 Spirito e vita Editoriale di padre Michele Piscopo osj 2 di padre Guido Miglietta osj 4 di Agostino Meloni 5 di padre Brian Crawford osj 6 di Mattew Spencer osj 8 Cristo nostra Speranza IL BINOCOLO Spirito e vita Il significato della visita per noi Americani Benedetto XVI un uomo sorprendente Diritti e dignità dei minori di padre Severino Dalmaso osj 9 di Enrico Lenzi 10 di Barbara Bordini e Pino Piscopo 11 di Mario Amato 12 di Erminia Del Prete 14 Protagonisti i laici In aiuto ai fratelli in difficoltà Edizione STRAordinaria Sì al volontariato La dignità e i privilegi di San Giuseppe di Padre Tarcisio Stramare osj Parola… e fatti I santi di Benedetto XVI di padre Franco Careglio ofm.conv 19 di padre Michele Piscopo osj 20 di padre Paolo Re osj 24 di padre Sebastian Meleth osj 31 Speranza nel futuro Dialogando con gli amici Notizie dal mondo giuseppino ([email protected]) Il progetto Boys’ Home in India Gesù e gli apostoli 26 Direzione e redazione: Via Boccea 364 - 00167 Roma tel. 06 660486519 - fax 06 66016623 email: [email protected] Editore: Oblati di San Giuseppe Progetto grafico e impaginazione: Teknoart - Roma Direttore responsabile: Luigi Bellone Registrazione: Presso il Tribunale di Asti n. 12 del 4 luglio 1948 Direttore editoriale: Guido Miglietta come, ma fidandoci solo di Lui, proprio come fecero gli apostoli? A questo punto, forse, sarà spontaneo che in noi nasca la stessa domanda che nacque negli apostoli: “Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito. Che cosa dunque avremo? Gesù rispose:…Chiunque lascia case, o fratelli o sorelle o padre o madre o moglie o figli o campi per il mio nome, riceverà il centuplo ed erediterà la vita eterna” (Mt 19,27-29). Nella mia vita di Oblato di san Giuseppe questo si è avverato: sto ricevendo il centuplo di tutto quello che ho lasciato. Ora non mi resta che sperare di ereditare la vita eterna. 15 18 Stampa: Arti Grafiche Tsg srl. Via Mazzini, 4 - 14100 Asti Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana In redazione: Luis Chavez, Marianna Cortellino, Agostino Meloni, Daniele Raponi Hanno collaborato: Mario Amato, Barbara Bordini, Franco Careglio, Brian Crawford, Severino Dalmaso, Erminia Del Prete, Marcello Dinardo, Enrico Lenzi, Sebastian Meleth, Deise Murakami, Michele Piscopo, Pinuccio Piscopo, Paolo Re, Mattew Spencer, Tarcisio Stramare. Notificazione I dati e gli indirizzi per l’invio della rivista Joseph sono gestiti unicamente dall’amministrazione del giornale. Nel rispetto della legge 675/96, i dati personali dei nostri abbonati non saranno oggetto di comunicazione o diffusione a terzi se non per ciò che riguarda la spedizione della rivista o iniziative da essa promosse. Si potranno chiedere in ogni momento modifiche, aggiornamenti, cancellazioni. Chiuso in redazione il 30 Aprile 2008. 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Per i nuovi abbonati occorre inviare il coupon compilato e copia del bollettino a: Redazione Joseph, via Boccea 364 - 00167 - Roma. Oppure via fax allo 06 66 01 66 23. Editoriale IL BINOCOLO Messaggio del Papa in visita negli Usa e all’Onu Nell’insegnamento di Papa Benedetto Una politica e una spiritualità dei Diritti Umani Il Papa indica l’espressione che fonda i diritti umani nella parola stessa di Gesù del Vangelo di Matteo: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7,12). Si tratta di una regola di vita per una spiritualità planetaria. Egli ha richiamato temi e risultati della sua visita alle Nazioni Unite avvenuta il 18 aprile, nell’udienza generale di mercoledì 30: “Come la pace, anche il rispetto dei diritti umani è radicato nella "giustizia", in un ordine etico valido per tutti i tempi e per tutti i popoli, riassumibile nella celebre massima "Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te", o, espressa in forma positiva con le parole di Gesù: "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro" (Mt 7,12)”. E conferma da un lato, la validità della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo; dall’altro, “il fattivo impegno della Chiesa al rafforzamento di relazioni internazionali improntate ai principi di responsabilità e solidarietà”. I due traguardi della politica globale della Chiesa e di tutti cattolici, sono radicati in un’etica e una spiritualità dei diritti umani. Nel suo discorso all’ONU del 18 aprile il Papa ha annunciato le strategie capaci di portare dei risultati di vita e di pace per il pianeta, attraverso i diritti umani: “La loro promozione rimane la strategia più efficace per eliminare le disuguaglianze fra Paesi e gruppi sociali, come pure per un aumento della sicurezza”; “i diritti umani debbono esser rispettati quali espressione di giustizia, e non semplicemente perché possono essere fatti rispettare mediante la volontà dei legislatori”. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, nel periodo di ingiustizie e guerre che stiamo vivendo, i diritti umani valgono più che mai, valgono per tutti, nel nostro tempo. Promuovere e difendere gli interessi di Gesù nella Chiesa di oggi, significa promuovere e difendere i diritti umani, non come scontro di civiltà verso chi li disprezza ma come decisione vitale, capace di conquistare tutti i popoli e la relazione tra generazioni presenti e future, le relazioni tra donne e uomini, i rapporti tra religioni diverse nel diritto di conoscere e amare Dio e di collaborare con Lui. A partire dalle nostre comunità all’interno della famiglia giuseppina marelliana, i campi dove pratichiamo la “spiritualità dei diritti umani” risiedono nelle molte iniziative educative per i giovani, di servizio ai poveri così come nel reciproco aiuto al nostro interno. I laici sono gli incaricati speciali dei diritti umani. I formatori nei nostri seminari e noviziati sono i promotori dei diritti umani secondo il Cuore di Cristo, a partire dal diritto di conoscerLo e di amarLo; i parroci oblati ne sono educatori e protagonisti per le loro parrocchie; i responsabili delle opere sociali li realizzano in favore di gruppi particolari nelle scuole e delle boys’homes – vedi lo splendido lavoro delle Oblate di San Giuseppe nel Lar Sagrada Familia di Apucarana a p. 9 –, nei servizi più vari, religiosi, culturali, sociali, sanitari ecc. Tanto estendiamo il rispetto per la dignità dello speciale bambino che san Giuseppe porta in braccio “e lo custodì infante e lo protesse per i primi anni della sua vita” (S. Giuseppe Marello), fino a includere ogni essere umano. I diritti umani, secondo il Cuore di Cristo, sono principi e veri traguardi di una spiritualità dinamica e progressiva, che spinge a rendere presente il Suo amore e a manifestarlo nel mondo. ...oggi Joseph si legge anche on-line: www.osjcuria.org/joseph di padre Guido Miglietta osj Cristo nostra Speranza La visita del Papa negli Stati Uniti ha avuto una risonanza mondiale. Ma quello che desideriamo evidenziare non è tanto il successo di una visita, sottolineata dal sincero calore degli Americani, quanto il significato della medesima. Tema della visita è stato: Cristo nostra Speranza. Non un Cristo storico, biblico, carismatico ma, Salvatore. Gli Americani corsi ad ascoltarlo in più di cinquantamila allo Yankee Stadium Il Papa ha visitato solo New York e Washington - hanno percepito la purezza e il calore di questo “Uomo in bianco” che ha voluto esprimere tutta la simpatia per il popolo ma spronarlo anche sulla strada della fratellanza, tolleranza e aiuto al prossimo. La presenza e la preghiera del Pontefice, dove prima sorgevano le Torri Gemelle, non è stato un atto formale, il religioso riconoscimento alle vittime, ma anche il segno che la sofferenza non si trova solo fuori dagli Stati Uniti ma anche in questo Paese, e la Chiesa è a fianco di chi soffre. Gli Americani hanno capito questo messaggio e hanno ringra- di Agostino Meloni ziato con grande calore umano Colui che, in tutta umiltà, glielo portava. Quell’ “Uomo in bianco” ha detto a loro che la Speranza in Cristo permette di sopportare la sofferenza e guardare con fiducia al futuro. Certamente è un messaggio che va oltre i confini americani per rivolgersi a tutti noi, al mondo intero. In parole povere il Papa ha voluto dire che la Chiesa sta accanto a chi soffre e di guardare a Cristo come nostra speranza, come nostro Salvatore. Il Papa ha avuto il coraggio di affrontare il tema dei preti responsabili degli abusi sui minori ma soprattutto ha avuto il coraggio e la fermezza di parlare in termini di scusa incontrando alcune vittime di questo abuso. Un Papa così umano, sereno, aperto anche nella sua veste di sommo teologo, non poteva non essere ascoltato e entusiasmare. C’è stata poi la visita alle Nazioni Unite che al gran completo hanno tributato al Papa un caloroso saluto. Anche in questa occasione le parole del Pontefice hanno contenuto un preciso messaggio: il rispetto dell’Uomo nella libertà della persona, del pensiero e della fede qualsiasi essa sia. Per il Pontefice la pace, che è il bene supremo, non si può trovare senza Dio. Quest’anno in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, e proprio nella sede più alta, all’Onu, non poteva mancare il riferimento del Pontefice all’umana dignità in difesa della quale siamo tutti impegnati, e così si è espresso:” Le Nazioni Unite rimangono un luogo privilegiato nel quale la Chiesa è impegnata a portare la propria esperienza “in umanità” sviluppata lungo i secoli fra popoli di ogni razza e cultura e a metterla a disposizione di tutti i membri della comunità internazionale”. Benedetto XVI all’Angelus di Domenica 27 Aprile 2008: «Ringrazio Dio perché ha benedetto largamente questa mia singolare esperienza missionaria negli Stati Uniti e mi ha concesso di farmi strumento della speranza di Cristo per quella Chiesa e per quel Paese». 5 IL BINOCOLO Commentando la diretta dagli studi di Telepace Il significato della visita per noi Americani 6 Benedetto XVI ci ha fatto un grande dono a venire nel suo ottavo viaggio negli Stati Uniti. Tutte è stato preparato con cura: la musica, le cerimonie, e c’è stato pure posto per la spontaneità. Anche se è stato solo a Washington e New York, però si diceva che il Papa stava incontrando tutti gli Stati Uniti. Infatti, il 20 aprile, nello Yankee Stadium erano riuniti i rappresentanti di tutte le diocesi del Paese. Da mercoledì 16 aprile a domenica 20 ho commentato in diretta da Telepace la visita del Papa nel mio Paese, traducendo i vari interlocutori del Santo Padre, dal presidente Bush al presidente della ONU al segretario generale Ban Ki-moon, spiegando da Americano i vari momenti, dall’arrivo a Washingtoni fino alla sua partenza. La visita è riuscita molto bene. La Chiesa in USA ha riconosciuto la bellezza di ciò che è avvenuto. La reazione della gente, negli stadi pieni il National Stadium di Washington e il Yankee Stadium a New York - e nella cattedrale traboccante, è stata una risposta di grande entusiasmo. I giovani all’incontro col Papa sabato 19 aprile reagivano con uguale animazione a quella che dimostravano con Giovanni Paolo II. La sua parola è attiva ed efficace su tutti i gruppi. Vuole ascoltare e capire, entrare in un dialogo serio e convincere. Secondo lui non è possibile che la ragione non abbia niente a che fare con la religione e, se si giunge ad esprimere le ragioni della propria fede, si arriverà poi anche ad una di padre Brian Crawford osj Nella diretta il Papa a Ground Zero incontra i superstiti dell’11 Settembre unità. E’ stato il primo Papa a visitare una sinagoga negli Stati Uniti, il giorno esatto in cui si celebrava il sabato della pasqua ebraica. Gli USA hanno ricevuto il Papa con molta simpatia e rispetto. Anche l’incontro con le vittime dell’abuso sessuale è stato significativo. Il Papa ha accennato varie volte alla circostanza, ne ha parlato sempre in termini di scusa, come di una brutta cosa da superare col dialogo, il perdono e la guarigione. L’incontro è avvenuto a Washington, con un particolare gruppo di sei persone dell’archidiocesi di Boston. E’ stato il segno che il Papa intende tale avvenimento come una prova dolorosa per la Chiesa americana, e vuole che entri a far parte del dialogo e della riconciliazione. Il primo giorno, dell’incontro con il presidente Bush il 16 aprile, era il giorno del suo compleanno. Il presidente si è comportato in modo unico. Recarsi all’aeroporto a ricevere qualcuno è per i presidenti degli Stati Uniti un evento eccezionale. Bush ora, negli ultimi mesi del suo mandato, dopo che molti si sono lamentati di lui e lo criticano, utilizza ogni possibilità per presentarsi bene da presidente buono e cordiale, e ha detto al Papa che lo riconosce come portatore di pace e giustizia nel mondo. Il Papa, da parte sua, ha fatto riflettere su quanto c’è ancora da fare per la vera pace e la vera giustizia. L’incontro con l’Assemblea delle Nazione Unite è stato un evento di importanza globale. Nei loro interventi, formali, il segretario generale Ban Ki-moon e il presidente dell’assemblea hanno riconosciuto l’importanza della dimensione religiosa e il valore di ciascuna religione e hanno affermato che la ONU e la Chiesa hanno l’uguale missione di portare la pace. Il Papa ha aggiunto che la pace non si può trovare senza Dio. Ogni essere umano ha uguale dignità. Le leggi e i costumi però non bastano a definire i diritti umani, perché la loro radice risiede nella creazione stessa opera di Dio. Il Papa ha incontrato lo staff dell’ONU al Palazzo di Vetro, di coloro che rischiano la vita in tante zone di crisi e di guerra nel mondo. In festa, tutti in piedi a salutarlo e a fargli gli auguri per il suo compleanno. Prima di entrare nella “Meditation Room”, un posto di riflessione, meditazione e preghiera, si è fermato davanti al monumento e alla lapide che ricorda coloro che hanno perso la loro vita nelle missioni ONU e ha pregato per loro. In ogni posto dove è andato, sempre ha avuto un incontro con il personale di servizio. Il Papa non è un capo di stato qualunque. Vuole portare Gesù. Il tema della sua visita è stato, infatti: “Cristo nostra Speranza”. Tema generale del suo pontificato è di fare risaltare Gesù, non il Gesù storico, né quello biblico o carismatico, ma Gesù Salvatore. Ha cercato non lo spettacolo ma di presentare Gesù, in quanto è il rappresentante di Cristo. Perciò ha cercato di essere estroverso, con impegno nel salutare la gente, nel sorridere, stringere le mani anche quando il personale di sicurezza non voleva. Gli incontri del Papa in passato, specie durante le Giornate Mondiali della Gioventù, sono stati esperienze che hanno cambiato molti giovani, a volte suscitando vocazioni religiose e sacerdotali e numerose vocazioni di servizio. La Chiesa americana è stata esortata dal Papa a meglio operare e ha ricevuto slancio per superare la depressione, problemi e difficoltà senza negarli. La presenza del Papa sul luogo del grande attentato dove prima sorgevano le Torri Gemelle, al “Ground Zero” a Manhattan domenica 20 aprile ha voluto dire che il Papa ha riconosciuto che anche noi Americani, nonostante il grande potere militare, culturale, sociale, i film, i vestiti, il cibo e i beni che abbiamo, possiamo trovarci nella condizione di soffrire. L’11 settembre 2001 è stato un momento di grande prostrazione per tutto il Paese: tra chi non voleva neppure capacitarsi di quel che era successo, c’è chi si è chiesto il perchè di tanta violenza, sofferenza e odio contro di noi. Bello è stato vedere il Papa vicino ai superstiti, ai colpiti nelle operazioni di soccorso, e dire loro: - La Chiesa è accanto a voi nella vostra sofferenza -. Ho visto gente piangere in tanti momenti della diretta televisiva, sia per la sofferenza subita, sia per la gioia di incontrare il Papa. La preghiera del Papa a Ground Zero davanti alla voragine che ricorda il tragico attentato dell'11 settembre 2001. “Dio d'amore, compassione e guarigione, guarda il popolo dalle molte fedi e tradizioni diverse che si riunisce oggi in questo luogo, scenario di violenza e dolore indicibili. Ti chiediamo nella Tua bontà di dare luce e pace eterne a tutti coloro che sono morti qui - quanti hanno eroicamente risposto per primi: i nostri pompieri, poliziotti, operatori del servizio d'emergenza, personale dell'Autorità Portuale, insieme a tutti gli uomini e le donne innocenti vittime di questa tragedia solo perché il loro lavoro o il loro servizio li hanno portati qui l'11 settembre 2001. Ti chiediamo, nella tua misericordia, di portare consolazione a quanti, a causa della loro presenza qui quel giorno, soffrono per ferite e malattie. Guarisci anche il dolore delle famiglie ancora in lutto e tutti coloro che hanno perso i propri cari in questa tragedia. Dona loro la forza per continuare a vivere con coraggio e speranza. Ricordiamo anche quanti hanno subito morte, danni e perdite lo stesso giorno al Pentagono e a Shanksville, Pennsylvania. Il nostro cuore è unito al loro, mentre la nostra preghiera abbraccia il loro dolore e la loro sofferenza. Dio di pace, porta la tua pace nel nostro mondo violento: pace nel cuore di tutti gli uomini e le donne e pace tra le Nazioni della Terra. Volgi verso la tua via d'amore quanti hanno il cuore e la mente consumati dall'odio. Dio di comprensione, sopraffatti dall'enormità di questa tragedia, cerchiamo la tua luce e la tua guida mentre affrontiamo eventi terribili di questo genere. Fa' che coloro la cui vita è stata risparmiata possano vivere di modo che le vite perse qui non lo siano state invano. Confortaci e consolaci, rafforzaci nella speranza e donaci la saggezza e il coraggio per lavorare instancabilmente per un mondo in cui regnino pace e amore veri tra le Nazioni e nel cuore di tutti”. 7 IL BINOCOLO Con umiltà e benevolenza per noi Benedetto XVI un uomo sorprendente Sabato 19 aprile Papa Benedetto XVI ha rivolto la parola a venticinquemila giovani riuniti a Dunwoodie, in New York. Recandosi a incontrare la folla, si è fermato in una piccola cappella piena di giovani disabili. Ha salutato prontamente molti di loro, mettendo la mano sulla testa, facendo a volte il segno della croce sulla loro fronte. Non appena si è avvicinata Lauren Kurtz, una bambina di undici anni con sindrome di Down, lui ha messo le mani sulle sue guance e si è fermato a guardarla. Lauren ha guardato in cambio il volto di Benedetto e spontaneamente ha teso le mani a lui. Benedetto ha stretto le mani di Lauren e l’ha guardata con un dolce sorriso. Non appena si è mosso per andarsene, Lauren istintivamente gli è venuta incontro per abbracciare il Santo Padre. In un momento immortalato dalla diretta televisiva, Lauren ha toccato dolcemente con la testa il braccio del leader della Chiesa cattolica nel mondo e ha commosso il cuore di molti. Ho visto la scena registrata al telegiornale della sera, ma io mi trovavo proprio fuori della cappella dove papa Benedetto si è incontrato con Lauren. Da seminarista sono stato invitato a partecipare alla manifestazione insieme ad altri seminaristi provenienti da tutta la nazione. A quanto riferito, il Papa Nel National Stadium di Washington 17 Aprile 8 di Mattew Spencer osj aveva espressamente chiesto la nostra presenza in modo che ci potesse incoraggiare nella nostra vocazione a servire la Chiesa. Ho colto l'opportunità, e mi è stato dato un biglietto speciale per l’adunata dei giovani. Ho avuto letteralmente il posto in prima fila, immediatamente accanto allo spazio lasciato per il personale di sicurezza. Ho assistito all’improvvisato incontro di Laurel con il Papa sullo schermo gigante all’aperto, e ho vibrato insieme alla reazione di sorpresa della folla nel vedere la dimostrazione di reciproco affetto. Pochi momenti dopo, l'ho visto proprio vicino accanto a me, e gli abbiamo cantato Tanti auguri in tedesco quando ha diretto un breve momento di preghiera con tutti noi. Per tutta la giornata ho tenuto in mente la particolare emozione dell’incontro di Lauren con Papa Benedetto, così come dei momenti trascorsi con lui. Proprio quel pomeriggio erano tre anni dal giorno in cui il cardinale Ratzinger è stato scelto a guidare la Chiesa cattolica. Penso con certezza che tre anni fa, veramente pochi avrebbero previsto la figura di Benedetto che si è presentata al mondo durante la sua visita, nel terzo anniversario della sua elezione come papa. Ho visto il festoso benvenuto innanzitutto per le strade di New York. Mentre è passato rapidamente dalla Chiesa alla sinagoga e viceversa, sono stato fortunato ad essere tra la gran folla che si è raccolta per le strade – cattolici e non cattolici solo per catturare un istante della sua vistosa “papamobile”. Ho provato ancora un brivido quando ha incontrato tutti i giovani a Dunwoodie dopo essere stato preceduto da un ampia serie di musicisti e cantanti e personaggi famosi e dello spettacolo. Certo, la folla godeva ad ascoltare Kelly Clarkson e Third Day che hanno suonato poco prima che arrivasse. Ma quando Benedetto si è presentato sul palco, il clamore della folla è durato per alcuni minuti prima che egli potesse cominciare a dire una parola. E la Messa celebrata allo Yankee Stadium, con più del doppio del maggior numero di persone previsto, è stata ancora più impressionante nella sua grandezza. Inoltre, anche se le rockstar avevano preparato l’accoglienza, Benedetto non sembrava smarrito ad apparire sul palcoscenico delle celebrità. Egli è, come i suoi collaboratori lo hanno sempre descritto, un uomo umile e semplice, e la mia impressione è stata che ha compreso molto bene che il suo ruolo non è quello di essere una superstar. Al contrario, nonostante la continua copertura mediatica e tra eventi di alto profilo, mi ha colpito come Benedetto continuamente concentrava il suo messaggio su di noi e sul suo amore per il popolo degli Stati Uniti. Nelle occasioni in cui l'ho visto da vicino, e nella copertura mediatica degli avvenimenti a cui non sono riuscito a partecipare, la vera gioia di Benedetto di stare con noi in America era evidente. La mia impressione è che per molti questo sentimento è diventato reciproco. Uno di New York per le strade di Manhattan, così mi ha commentato dopo averlo visto passare: "Questo è il Papa che mi piace!". [Dal giornale di Bakersfield, The Bakersfield Californian]. IL BINOCOLO Oblate di San Giuseppe ad Apucarana Diritti e dignità dei minori Arrivo ad Apucarana, una cittadina nel centro del Paranà (Brasile), per visitare le Oblate di San Giuseppe, che dirigono il Lar Sagrada Familia, un’opera sociale che raccoglie una trentina di bambini e bambine in situazione di rischio dagli anni 0 fino a 12. Non sono solo le suore che mi vengono incontro, ma tutto lo stuolo dei meninos e meninas che, incuriositi dalla insolita visita, le accompagnano e si uniscono al saluto con gesti di amicizia. Arriva infine anche suor Valeria, la responsabile principale, con un bambino fra le braccia e mi dice: è nato due giorni fa e ce lo hanno portato qui perché risulta abbandonato. L’incontro non poteva essere più impressionate per me, che vedevo tanti piccoli protendersi in avanti con un viso mesto e affettuoso insieme, come se cercassero un padre a cui affezionarsi. Incuriosito da tanta sofferenza infantile, faccio molte domande alle Suore per cercare di capire qual è la situazione reale del luogo e come la affrontano nel loro vivere quotidiano. Sono quattro suore giovani: due brasiliane, una messicana e una peruviana. Mi dicono che tutto fa capo a una “Associazione filantropica, con carattere sociale, educativo e assistenziale, denominata Gruppo SOMA”. Alla direzione di questo Gruppo formato da laici, vi è un presidente, un segretario, un tesoriere e così via. I bambini internati vengono inviati dal Giudice tutelare, che in genere li sottrae alle famiglie che hanno problemi di droga, di violenza o d’indigenza, oppure si tratta di bambini abbandonati, ed è lui che decide quanto tempo devono stare e quali relazioni possono avere con le loro famiglie. Un momento molto particolare per le suore è quando i bam- di padre Severino Dalmaso osj bini possono incontrare i loro genitori nelle visite settimanali, che durano, per fortuna, solo un’ora. Un’ora di sorrisi, di lacrime e di rischi vari, che le Suore devono seguire e prevenire con attenzione. Per tutta la giornata esse vivono in mezzo a loro, assieme ad alcune laiche e laici con compiti particolari. La parte economica è sostenuta dai contributi volontari di tanti benefattori della Comunità di Apucarana (commercianti, imprenditori ecc.) e con qualche sussidio del Governo dello Stato del Paranà. Con questi aiuti si coprono le spese di mantenimento e di assistenza del Lar Sagrada Familia. Qualche domanda ho fatto alle Suore anche sulla formazione religiosa che esse impartono a questi bambini e qui ho fatto la più sconvolgente delle scoperte: solo tre o quattro hanno ricevuto il battesimo cattolico, gli altri sono “crentes” o “evangelici” o appartenenti ad altre denominazioni cristiane, con una minoranza di senza religione. Ma anche così, col consenso più o meno tacito dei genitori, questi bambini hanno tutti i giorni una mezzora di evangelizzazione e di preghiere insieme, dalle sette alle sette e mezzo di sera (la cena è alle sei e mezzo), prima di fare i compiti per la scuola del giorno dopo o di vedere la televisione. Sì, perché quelli che sono in età scolare si alzano presto al mattino e frequentano la scuola pubblica insieme ai loro compagni esterni. I più piccoli invece hanno tutto un reparto per loro (chiamiamolo “asilo infantile” interno), dove si occupano nell’uso dei colori o fanno qualche lavoretto con materiale plastico o simile. Più frequentemente, le suore devono tenerli occupati nei loro giochi finché assistono tutti al pranzo, anche quelli che sono rientrati dalla scuola. I locali, tutti a un piano, sono abbastanza vasti, e in questi giorni sono terminati i lavori di ampliamento, che permettono di elevare il numero degli assistiti a 50 bambini e bambine, ciascuno con la propria maglietta di divisa, celeste per i bambini e bianca con strisce rosse per le bambine. Dopo qualche giorno, ritorno al Lar Sagrada Familia e mi dicono che il neonato della festa di San Giuseppe è stato affidato a una nutrice che vive nella sua famiglia. Ma Suor Valeria tiene in braccio ugualmente un bambino nato da un mese e mi dice: sapesse quanto mangia; ha sofferto la fame per tanti giorni e ora è qui al sicuro con noi. Auguri, care sorelle, avete tra voi degli angioletti che vi proteggono e che vi sorridono col sorriso di Gesù Bambino dal Cielo. 9 I bambini del Lar Sagrada Familia Note dal secondo Convegno nazionale di Loreto Il ruolo dei laici giuseppini marelliani Protagonisti i Laici In aiuto ai fratelli in difficoltà Incontro, preghiera, confronto e ascolto. Sono le quattro azioni che hanno caratterizzato il secondo convegno nazionale dei laici giuseppini marelliani, svoltosi a Loreto il 5 e 6 aprile scorsi. Oltre 400 persone provenienti da tutta Italia con un comune desiderio: riflettere sulla solidarietà alla luce del modello del Fondatore, san Giuseppe Marello. Un vero e proprio incontro di famiglia, vista la presenza degli Oblati e delle Oblate, che condividono con i laici questo cammino all’interno delle comunità parrocchiali. E non si poteva non partire dalla preghiera presso la Santa Casa di Loreto, con le reliquie del Fondatore, per questa due giorni davvero intensa. Una preghiera che ha fatto da preludio alla fase dell’ascolto della ricca e intensa relazione svolta da padre Mario Guinzoni, che ha tracciato un vero e proprio identikit del laico giuseppino marelliano davanti al tema della solidarietà, alla luce del Marello che “individuò le necessità pastorali e sociali del suo tempo, le illuminò con la preghiera e il discernimento e cercò di dare risposte originali e concrete a quei problemi”. Un approccio ancora valido nella realtà attuale, anche se alcune cose sono cambiate, anche perché il modello di san Giuseppe Marello è stata la figura di san Giuseppe, il custode di Gesù. Ed ecco che per padre Guinzoni, il laico giuseppino marelliano è chiamato “a essere protagonista del Regno, a costruire un mondo fatto su misura del Vangelo”. E per farlo il laico deve usare “il bastone di Giuseppe”, inteso come cambio di mentalità; il “cuore di Giuseppe”, per amare Gesù e l’uomo; “gli occhi di Giuseppe”, per imparare a vedere attentamente le persone; “le mani di Giuseppe”, per lavorare, abbracciare e aiutare gli altri; “la bocca di Giuseppe”, per parlare, annunciare e difendere. Elementi che già alcuni gruppi laicali mettono in pratica, come si è potuto ascoltare nelle relazioni della seconda giornata. Quattro realtàsimbolo, scelte tra le molte possibili, ma che hanno voluto essere l’occasione per fornire qualche idea e azione alle altre comunità: dall’animazione nella casa di riposo “Marello” di Asti, al volontariato in terra di missione, dalla casa accoglienza di Paterno alla farmacia di Sesto Fiorentino. Testimonianze forti e significative che hanno accomunato i laici delle due province italiane degli Oblati: “Giuseppe Marello” per il centronord e Sardegna, e la “Santa Famiglia” per il Sud. Lo sguardo all’attività dei laici giuseppini marelliani si è allargato, grazie all’intervento del superiore generale degli Oblati, padre Michele Piscopo, anche a livello internazionale con il racconto delle realtà presenti nelle parrocchie degli Oblati nelle Filippine, negli Stati Uniti, nel Messico, in Perù, in India, in Brasile e in Nigeria, per citarne alcune. Un convegno che per molte comunità è stata una boccata d’ossigeno, capace di rinnovare l’entusiasmo e l’impegno che già sono presenti nelle nostre parrocchie. E già per tutti è fissato un nuovo appuntamento. Sarà nel 2011 e sarà il terzo convegno nazionale, che si svolgerà ad Asti, presso la Casa Madre e la tomba del Fondatore in occasione del decennale della sua canonizzazione. Ecco i passaggi importanti della relazione dei rappresentanti dei laici giuseppini marelliani delle due province italiane, sabato 5 aprile al Convegno nazionale di Loreto. In questi ultimi anni la famiglia giuseppina marelliana, composta dagli Oblati, dalle Oblate e dai Laici è andata crescendo e prendendo coscienza che insieme si può camminare sulla via della spiritualità e della corresponsabilità. L’ideale del nostro stare insieme ci è dato dal passo biblico degli Atti degli Apostoli, dove si definiscono i ruoli ecclesiali: agli Apostoli è riservato il ministero della Predicazione (dimensione spirituale), ai diaconi l’impegno sociale verso i poveri. Anche nella nostra Famiglia dovremmo vivere una vera corresponsabilità tra la dimensione spirituale e quella sociale. I nostri Oblati e le nostre Oblate dovrebbero interessarsi di più di curare le anime assetate di Dio, di Speranza e di Verità; i laici dovrebbero essere sempre più preparati ad assumere la corresponsabilità dell’organizzazione, la realizzazione e, perché no, anche della gestione di alcune opere, considerato che nelle nostre comunità spesso siamo noi laici a rappresentare la continuità delle opere a fronte di un ministero itinerante di Oblati e Oblate. Il tutto alla luce dell’esortazione del Fondatore, san Giuseppe Marello a “curare gli Interessi di Gesù”. Il ruolo dei laici, come anche quello degli Oblati e delle Oblate, è fondamentale per rispondere alle tante necessità del mondo di oggi sempre più povero di valori cristiani e umani. E’ fondamentale nella Chiesa, lo è nella società, lo è nella famiglia Giuseppina marelliana. Siamo chiamati a unire le nostre forze, a testimoniare con coerenza e coraggio i valori in cui crediamo. Lo dobbiamo fare nella nostra casa, nel nostro ambiente di lavoro o di studio, nelle nostre comunità parrocchiali. Siamo chiamati a diventare Chiesa testimone e missionaria per, con e tra la gente.[…] Abbiamo bisogno di donare il carisma Giuseppino marelliano nel lavoro, nella politica, nella società, nella Chiesa. Quotidianamente e con straordinario entusiasmo. Il clima di famiglia, accompagnato dalla volontà di Dio, fa nascere nuove vocazioni sacerdotali, religiose e familiari. Pertanto, la famiglia Giuseppina marelliana, non deve e non può rimanere un desiderio, ma un sogno che diventa realtà visibile, in modo da avere un impegno costante e concreto per rispondere alla nostra vocazione cristiana e nello specifico 10 come laici giuseppini marelliani. Vogliamo proporre alcune cose ben concrete: - Pensiamo che sia già giunto il momento di avere un unico nome e un unico statuto a livello nazionale, in vista di una organizzazione a livello internazionale; - Vorremmo collaborare di più nella redazione e nella diffusione del mensile Joseph, che è il nostro organo di stampa comune; - Fare una specie di confederazione delle Onlus esistenti, che si incarichi di curare i rapporti con le nostre missioni, le adozioni a distanza, le opere giuseppine, in modo da evitare dispersione di forze ed energie. Orgogliosi di far parte della grande famiglia Giuseppina marelliana, dentro la quale san Giuseppe Marello ci accompagni amorevolmente sulla strada della santità. 11 La processioni con le reliquie di s. Giuseppe Marello di Enrico Lenzi Il 5 aprile sul sagrato di Loreto - L’Omelia del superiore generale il 6 Aprile di Barbara Bordini e Pino Piscopo A Loreto eccezionale musical sulla vita di S. Giuseppe Marello Edizione STRAordinaria! Franco, , , Francesco, ria Carmela, Rossella, Ma ro, nd ssa Ale 12 Uno dei momenti più suggestivi del convegno dei laici giuseppini marelliani, la sera del 5 aprile al tatro “Illirico” di Loreto, è stato lo spettacolo musicale sulla vita di San Giuseppe Marello “edizione STRAordinaria” degli attori di Ceglie del Campo, diretti dagli ideatori e registi p. Francesco Russo e Nico Reale. Il gruppo è di almeno 30 persone, di cui 16 ragazze e ragazzi nel coro, sette i personaggi principali e altrettanti gli altri interpreti. Lo spettacolo di 90 minuti si svolge in sette scene, in un mix sorprendente di teatro, danza, canto, musica e registrazioni ben eseguite proiettate sullo schermo. La danza di quattro ballerine dà una gran dinamicità ai quadri. Sette le canzoni, ora famose nel mondo di Mario Amato Mome nti de llo spe ttacolo Intervista agli attori Francesco, Franco, Rossella, Alessandro, Maria Carmela Francesco Pollonio, 40 anni, impersona il giornalista Pino Pagnotta: “Il personaggio mi si adatta. Entusiasma il rapporto che devo avere tra la realtà della terra e il divino, il paradiso”. Franco Nicola, 21 anni, Don Giuseppe Marello, salva con un miracolo il bambino caduto dall’altalena, recita la scena della morte del santo, e rivela a Pino Pagnotta la sua vera identità. “Una bell’esperienza impersonare un santo così”. Rossella Consalvo, 18 anni, è l’angelo. Favorisce la conoscenza di s. Giuseppe Marello, aiutando il giornalista in paradiso a incontrare il papà del Marello e l’anziano deriso da lui salvato: “Il mio ruolo celeste è spiegare come il Marello ha vissuto l’amore di Dio: difficile ma bello”. Alessandro Lippolis, 14 anni, impersona il ragazzo Giuseppe Marello, che interviene in aiuto ad un vecchietto fatto cadere a terra da dei ragazzi e li allontana. “La mia parte di contrastare il bullismo è interessante. In ultimo interrvengo quando il papà chiede a Giuseppe se vuole entrare in seminario”. Maria Carmela Giovannelli, 11 anni, in scena prende in giro le persone; chiede aiuto agli amici che vadano a chiamare il Marello a soccorrere il ragazzo caduto dall’altalena. “Mi tocca fare una parte che non vorrei fare mai nella vita, di insultare un vecchietto che è il mio papà”. oblato: Non tutti gli angeli sono in cielo, Il paradiso è qui tra noi, Posso solo pregare, Incontro a Lui, Solo in te, Vieni con noi, Padre Marello, Resta con noi. Racconta Nico Reale, co-autore e regista della parte filmica: “Fatto il canovaccio e scritte le prime canzoni, si è messa in moto una feconda collaborazione. Alla parte musicale hanno collaborato Enzo Battista, Marina Carone, Dino Fanelli, con canzoni arrangiate e registrate in studi di fortuna, dove i giovani hanno volentieri prestato la voce ad interpretare i pezzi. La “prima” è avvenuta in due parrocchie insieme con un discreto successo: a fine maggio 2006 a Riccia (CB) e il 16 giugno 2006 a Ceglie del Campo (BA). Nel 2007 repliche a Riccia, a Ceglie e a Barletta”. “Perché «Edizione straordinaria»? Perché non potevamo tenere per noi la splendida scoperta: san Giuseppe Marello lascia l’esempio di una santità straordinaria perché vissuta nell’ordinario, tra le vicende quotidiane liete e tristi. I santi non sono eroi impossibili da imitare. Piuttosto, s. Giuseppe Marello lo ripete, essere santo consiste nel fare bene ciò che stai facendo; niente di meno… Niente di più! Abbiamo così provato a lanciare questa notizia sensazionale, che richiede un’edizione straordinaria del telegiornale per poterla raccontare”. “Perciò lo scoop di apertura – ecco la trama - è la guarigione nel 1998 di Alfredo e Isila, i due bambini del miracolo in Perù per l’intercessione del Marello. Un giornalista un po’ squinternato incontra un “gancio”, un angelo inviato dal cielo a fargli conoscere il Marello e ne resta affascinato. Il loro dialogo introduce i quadri storici: il Marello interagisce con i personaggi del suo tempo e canta la maggior parte delle canzoni dello spettacolo. Con passaggi vivaci, superata la crisi giovanile e il dramma della malattia, il tono sale in un crescendo d’entusiasmo. La morte del Marello, serena e tranquilla, provoca una sovrapposizione tra passato e presente. Alla fine è proprio il santo che parla al giornalista e al pubblico semplicemente ripetendo i punti forti del suo messaggio”. 13 A Sesto Fiorentino 120 studenti al servizio dei più deboli Sì al volontariato 14 L’esperienza è stata presentata al II Convegno dei laici giuseppini marelliani a Loreto domenica 6 aprile. Oggi si parla tanto dei giovani, a proposito e a sproposito; in bene e in male. Tutti hanno qualcosa da dire, da proporre, molti tentano di carpire la buona fede delle nuove generazioni con promesse vaghe. Ma pochi, troppo pochi, sono realmente quelli che cercano di capire e correggere gli errori dei giovani segnati da un marcato individualismo proprio della società di oggi. Sono cambiati i tempi. La società si è profondamente trasformata. Ma i giovani sono rimasti sostanzialmente gli stessi: buoni e generosi, impulsivi e idealisti. La gioventù è una forza vergine, pura e meravigliosa che ha bisogno di tutti, ma vuole essere libera e indipendente. Questa gioventù merita fiducia. Ha bisogno di fiducia! Deve essere aiutata, compresa e stimolata a fare meglio, non può essere trascurata o lasciata invecchiare prima del tempo. Proprio per questo motivo da alcuni anni nella nostra scuola I.T.C.G “Piero Calamandrei”di Sesto Fiorentino, per l’attenzione posta verso la personalità dei giovani, abbiamo proposto attività mirate ai bisogni dei più deboli. Il progetto ha lo scopo di creare nel giovane una nuova mentalità in cui il concetto di volontariato venga vissuto come valore non solo da salvaguardare, ma anche da sviluppare nel contesto del benessere della persona. Sono 120 ragazzi dai 15 ai 18 anni che hanno detto sì a questa proposta! Sono impegnati nelle varie Associazioni di Volontariato del territorio: Auser (Mai dire vecchio, Villa Solaria, Residenza Diurna di Villa Solaria, Centro Diurno Via Monti, Centro Sociale Via Leopardi); Centro di Prima Accoglienza Caritas; attività di doposcuola a domicilio; attività di doposcuola presso Pieve di San Martino, insegnamento della lingua italiana a coetanei stranieri presso la Biblioteca di Pace; attività di socializzazione a domicilio con coetanei diversamente abili; progetto “Oltre la scuola” attività di socializzazione con ragazzi diversamente abili; presso l’Istituto riabilitativo permanente O.D.A. “S.Luigi” attività di socia- di Erminia Del Prete lizzazione con ragazzi diversamente abili. Nell’ambito di questo progetto sono previsti incontri iniziali e periodici con i referenti delle varie Associazioni coinvolte, i quali forniscono ai giovani, nello specifico delle loro competenze, un contributo nell’ampio panorama delle problematiche del volontariato. Inoltre organizziamo anche in occasione del Natale una merenda di solidarietà a cui gli studenti partecipano attivamente e il cui ricavato è devoluto in beneficenza. Questi sono momenti forti che potenziano le risorse individuali dei giovani coinvolti aprendoli all’esterno. A mio avviso, la scuola, oggi più di ieri, ha il dovere di fornire a ciascun giovane non solo quegli strumenti che gli permettono di acquisire le competenze che lo introdurranno nel mondo del lavoro, ma anche quelle opportunità di crescita e di sviluppo psicoaffettivo, che se introdotte nella scuola attraverso queste modalità, pur nei suoi limiti e nelle sue carenze, sono una adeguata risposta a questa esigenza. Infatti gli incontri con realtà diverse dalla propria creano nel giovane un nuovo modo di pensare in cui il concetto di volontariato viene vissuto come valore da sviluppare in sé per la propria e altrui crescita personale. La devozione al santo: l'autore p. Stramare presenta il libro La dignità e i privilegi di San Giuseppe Padre Angelo Rainero, ideatore e promotore del Movimento Giuseppino, già nel 1963 aveva progettato un Dizionario su San Giuseppe, che tuttavia non è stato ancora realizzato a motivo della inesistente attenzione delle scuole teologiche e conseguentemente dei pochi studiosi personalmente interessati a studiare l'argomento. Nel frattempo, soprattutto grazie all'impegno delle riviste giuseppine e alla linea teologica indicata dall'Esortazione apostolica "Il Custode del Redentore" di Giovanni Paolo II, si è potuto fare chiarezza su molte questioni sia dottrinali che storiche, così da poter fare il punto su molte questioni riguardanti la dignità, i privilegi di san Giuseppe e le devozioni che lo riguardano. Tutto questo "materiale" è stato ora raccolto, elaborato ed esposto con diligenza e precisione nel libro intitolato appunto San Giuseppe. Dignità, privilegi e devozioni, edito dalla Casa editrice Shalom. In questa prospettiva appare evidente come limitare l'ambito di san Giuseppe ai temi del silenzio, del lavoro o della buona morte impoverisca la figura di questo singolare personaggio, che deve la sua grandezza alla missione affidatagli da Dio a servire la persona e la missione di Gesù attraverso il ministero della paternità, insieme con Maria, sua sposa, la Madre di Dio. Si tratta di una relazione che colloca san Giuseppe il più vicino possibile a Cristo, direttamente coinvolto nel mistero dell'incarnazione e della redenzione. Mettendo tutto se stesso a servizio dei "misteri" della vita nascosta di Gesù è stato veramente "ministro della salvezza". Come non occuparsi allora della natura della sua paternità e del suo matrimonio con Maria, assunti nell' "economia" della rivelazione? Si può affermare che ignorare san Giuseppe e la sua funzione nella storia della salvezza significa limitare gli spazi della conoscenza del mistero dell'incarnazione e della redenzione ad esso congiunta. Per convincersene basterebbe leggere i SS. Padri, che saranno l'oggetto di un prossimo studio. Dalla dignità che deriva a san Giuseppe dai suoi titoli di padre e di sposo è logico passare ai T. Stramare, San Giuseppe privilegi che gli vanno riconodignità, privilegi, devozioni, Ed. sciuti per l'adeguato esercizio Shalom, Camerata Picena (AN), del suo singolare ministero, che 2008, pp. 320, Euro 5.00 lo colloca nell'ordine dell'unione La vita di San Giuseppe è stata veraipostatica. Questioni particolari mente travolta dalle iniziative di Dio, riguardano la sua età, la verginiiniziative misteriose, iniziative al di là tà, il "privilegiato" transito e la della possibilità di capire. San Giuseppe sua glorificazione in cielo. si è lasciato condurre perché era giusto Vanno considerate, infine, le e "giusto" è l'uomo che vive di fede. molteplici devozioni che si sono Dove lo porta il Signore? Non lo sa, Dio moltiplicate tra i fedeli lungo i non glielo dice, non gli spiega niente e secoli. Tra queste meritano una lui obbedisce lo stesso. Ha sempre particolare attenzione quelle del detto di sì con la vita, non con le parocingolo o cordone, dello scapolale. Non ha mai avuto questioni da sollevare, dubbi da proporre. re, dell'incoronazione. Devozioni San Giuseppe agisce nel silenzio, e come è fecondo questo ricorrenti riguardano le preghiesilenzio! Esso permette che tra la parola di Dio e l'obbedienza di re, come il piccolo ufficio, le litaSan Giuseppe non ci sia soluzione di continuità. Dio parla e San nie, il sacro manto, il rosario e Giuseppe fa. San Giuseppe non misura la vita di Gesù e della Versoprattutto i "sette dolori e allegine sulle sue esigenze, ma mette la sua vita a servizio delle loro. grezze". Ci sono, inoltre, i tempi Non parte per l'Egitto quando fa comodo a lui, ma quando l'intededicati al suo culto, come il resse di Gesù lo richiede. San Giuseppe è un uomo coerente: è un culto perpetuo, il mercoledì e il laico nel senso più pregnante della parola, è un uomo come tutti, mese di marzo. Conoscere la stoinserito fino in fondo nelle realtà terrene per offrirle come supporria di queste "pie pratiche" è to all'Incarnazione. Ha custodito la santità di Gesù e di Maria scomimportante per comprenderne il parendo agli sguardi di tutti, fuorché ai loro. significato e i necessari adattamenti pastorali. Appare chiaro che siamo di fronte ad una piccola "Summa" di san Giuseppe, utile a tutti per conoscere e onorare questa "insigne figura", che la Chiesa tutta propone a se stessa per imparare "l'amore al Redentore, che egli esemplarmente servì". San Giuseppe modello dei lavoratori • Riflettiamo su quello che dobbiamo fare, come occupare e spendere bene il nostro tempo da cristiani. San Giuseppe ci viene in aiuto. • Consideriamo perciò il lavoro, non perché è l’aspetto più importante, ma perché non vogliamo restare pigri! A parte tutto, se consideriamo il lavoro al modo di San Giuseppe, come san Giuseppe ha lavorato, vediamo che esso è molto più che un lavoro inteso come un qualcosa che comunque “si deve fare”. Esso è parte integrante di ciò che ognuno di noi è e di ciò che ognuno di noi compie, realizza. • Andiamo a cercare aiuto nell’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II su San Giuseppe, la Redemptoris Custos, al capitolo IV, splendidamente intitolato: “Il lavoro come espressione dell’amore”, ai nn. 22-24. P. Brian Crawford osj Dall’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II RedemSan Giuseppe Marello insegna a lavorare al modo ptoris Custos Il lavoro come espressione dell'amore Espressione quotidiana dell’amore nella vita della Famiglia di Nazaret è il lavoro. Il testo evangelico precisa il tipo di lavoro, mediante il quale Giuseppe cercava di assicurare il mantenimento alla Famiglia: quello di carpentiere. Questa semplice parola copre l'intero arco della vita di Giuseppe. Per Gesù San Giuseppe lavoratore, disegno di Gianfranco Verri, 1991 di San Giuseppe Bisogna chiedere a San Giuseppe la tranquillità e l'eguaglianza di spirito. Egli era uguale a se stesso, sia quando comandava a Gesù, Sapienza del Padre, sia quando esercitava il suo mestriere, occupandosi dei lavori più umili e grossolani. Il lavoro intellettuale e quello manuale devono essere armonizzati, come due mezzi per uno stesso scopo: il servizio di Dio nell'imitazione di San Giuseppe. sono questi gli anni della vita nascosta, di cui parla l'Evangelista dopo l'episodio avvenuto al tempio: «Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso» (Lc 2,51) Questa «sottomissione», cioè l'obbedienza di Gesù nella casa di Nazaret, viene intesa anche come partecipazione al lavoro di Giuseppe. Colui che era detto il «figlio del carpentiere» aveva imparato il lavoro dal suo «padre» putativo. Se la Famiglia di Nazaret nell'ordine della salvezza e della santità è l'esempio e il modello per le famiglie umane, lo è analogamente anche il lavoro di Gesù a fianco di Giuseppe carpentiere. Nella nostra epoca la Chiesa ha messo questo in rilievo pure con la memoria liturgica di san Giuseppe artigiano, fissata al primo maggio. Il lavoro umano e, in particolare, il lavoro manuale trovano nel Vangelo un accento speciale. Insieme all'umanità del Figlio di Dio esso è stato accolto nel mistero dell'Incarnazione, come anche è stato in particolare modo redento. Grazie al banco di lavoro presso il quale esercitava il suo mestiere insieme con Gesù, Giuseppe avvicinò il lavoro umano al mistero della Redenzione (22). Nella crescita umana di Gesù «in sapienza, in età e in grazia» ebbe una parte notevole la virtù della laboriosità, essendo «il lavoro un bene dell'uomo» che «trasforma la natura» e rende l'uomo «in un certo senso più uomo» («Laborem Exercens», 9). L'importanza del lavoro nella vita dell'uomo richiede che se ne conoscano ed assimilino i contenuti «per aiutare tutti gli uomini ad avvicinarsi per il suo tramite a Dio, creatore e redentore, a partecipare ai suoi piani salvifici nei riguardi dell'uomo e del mondo e per approfondire nella loro vita l'amicizia con Cristo, assumendo mediante la fede viva una partecipazione alla sua triplice missione: di sacerdote, di profeta e di re» («Laborem Exercens», 24). (23). Si tratta, in definitiva, della santificazione della vita quotidiana, che ciascuno deve acquisire secondo il proprio stato e che può esser promossa secondo un modello accessibile a tutti: «San Giuseppe è il modello degli umili che il cristianesimo solleva a grandi destini; San Giuseppe è la prova che per essere buoni ed autentici seguaci di Cristo non occorrono "grandi cose", ma si richiedono solo virtù comuni, umane, semplici, ma vere ed autentiche» («Insegnamenti di Paolo VI», VII [1969] 1268) (24). San Giuseppe negli insegnamenti di Paolo VI. Curatore Padre Gennaro Citera OSJ, Ed. Shalom, Camerata Picena (An) 2008, pp.123 Papa Montini, al soglio Papa Paolo VI, era un grande devoto di San Giuseppe e durante il Suo pontificato ebbe modo di esprimersi più volte sul Padre putativo di Gesù. Il libro è una raccolta di questi suoi interventi che si legge con facilità e interesse. La figura dell’artigiano di Nazareth chiamato da Dio a dare anagraficamente il nome a Gesù, a formare con la Vergine Maria la Sacra Famiglia, viene tratteggiata con amore e sapienza da Papa Montini che ha come intento primo quello di esaltare la figura semplice e umile del Santo sia sotto il profilo di padre, che di capo famiglia, che di lavoratore. L’esaltazione della figura di S.Giuseppe e l’esaltazione dei valori primari della Chiesa sono il filo conduttore di questo scritto di Papa Paolo VI fedelissimo del Santo. È un libro semplice che si può leggere di seguito come in tempi diversi ma nulla si perde del suo profondo significato di devozione al Santo dei Santi: San Giuseppe. Agostino Meloni In occasione del 30° anniversario della morte di papa Paolo VI, avvenuta il 6 agosto 1978, per onorare la figura di questo servo di Dio, riproponiamo questo testo. Lo scritto, seguendo il costante insegnamento della Chiesa, serve a riportare all'attenzione di tutti la bellezza e la utilità della devozione a San Giuseppe. E il Papa Paolo VI spiegava i motivi di questa devozione, che deve rimanere viva fra tutti i cristiani, quando diceva: «La sua presenza nel disegno messianico, la sua missione profetica e pedagogica del nucleo domestico, la Sacra Famiglia, per cui Cristo entrò nel consorzio umano, la sua unione privilegiata e immolata a Maria, Madre del Figlio di Dio e Figlio dell'uomo, conferiscono a San Giuseppe un’attrattiva speciale per la nostra ammirazione e un fondamento particolare per la nostra fiducia nel suo patrocinio, che si estende, per divino disegno, su tutta la Chiesa, corpo mistico di Cristo, e che ciascuno di noi può perciò invocare per sé» (19 Marzo 1975). Queste parole restano valide sempre e danno la spiegazione anche a questa raccolta che il Padre Gennaro Citera O.S.J. ha composto, per metterla a disposizione dei devoti di San Giuseppe. Padre Severino Dalmaso O.S.J. Parola... e Fatti I santi di Benedetto XVI I Vangeli delle feste di Maggio Domenica 4 Maggio: Ascensione perdonati”. Quanto è importante dare tutta la mia vita, la disponibilità del Signore /A la pace nel cuore e questa pace si a Colui che per primo aveva dato At 1,1-11; Ef 1,17-23; Mt 28,16-20: trova soltanto nella ferma fiducia che tutto per me. Ma, trovatami davanti è Dio a darce- all’altare sono caduta in ginocchio e la. È il suo Spi- ho pianto riconoscendomi peccatrice. rito che ci dà Mi sono svegliata piangendo. Questo forza e spinge invito di Maria ad essere più vicino a il nostro cuore Gesù è per me la salvezza. Egli è il a vero Amore. Elisabetta “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra”. “Dormivo e sognavo che la vita era realizzare per fede questo momento del passaggio Domenica del eSangue di Cristo / A nella Signore nostra vita. Lui vuole sempre che noi possiamo stare bene con tutti,e non lasciamo mai che il tuo cuore e il mio cuore si chiudano all’Amore. Jackeline maggio: Corpo Dt 8,2-3.14b-16a; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58: “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me, vivrà per me”. L’amo- Domenica 18 Maggio. Santissima re di Dio è veramente grande. Da Trinità / A quando mi sono riavvicinata ai Sacra- gioia. Mi svegliai e vidi che la vita è Es 34,4b-6.8-9; 2Cor 13,11-13; Gv menti, in particolare alla Comunione servizio. Servii e m’accorsi che il ser- e alla Confessione il mio cuore è gua- re. Il potere di Gesù, Figlio di Dio fatto “Dio ha mandato il Figlio nel mondo perché il mondo sia salvato”. Un giorno uomo, sta nel suo servizio, infinito per ho sognato che mi trovavo in Chiesa stia ha dato un senso alla mia vita. noi nell’amore infinito per unirci al e l’altare era luminoso mentre tutto Quando ero lontana dalla parrocchia, Padre. Anche il nostro servizio fa intorno era buio. Maria SS. indicava dai sacramenti e dall’adorazione vizio era gioia”. E’ una poesia di Tago- 18 25 3,16-18: rito. Una gran pace è scesa e una grande voglia di vivere. Gesù eucari- parte del suo potere. Mi avevano eucaristica, tutto mi sembrava ugua- chiesto un lavoro improvviso, alle le, vuoto, senza senso; pensavo a nove di sera. Quasi per ironia avevo divertirmi ma in realtà non riuscivo a risposto: “Allora, veramente stare a riempire disposizione vuol dire farlo subito, mio cuore adesso?”. “Certo”, mi dicono dall’altra della vera parte. Potevo non farlo ma l’ho fatto, felicità. e questo ha dato serenità nelle rela- A d e s s o zioni reciproche basate sull’amore, però, grazie ma la ragione per cui l’ho fatto non è alla la ricerca della serenità, ma il potere quentazione di Gesù nella mia, nella nostra vita. assidua Mario un il fredi gruppo di preghiera Domenica 11 Maggio: Pentecoste in parroc- /A Gesù e mi invitava a stare con loro; Gioel 3,1-5; Rm 8,22-27; Gv 20,19- sembrava mi dicesse proprio: “Dio ha accogliente mandato il Figlio nel mondo perché il comunità che mette al centro, Gesù mondo sia salvato”. Di fronte a tanto tutto mi riempie di gioia, quella vera. amore io mi avvicinavo a loro per Annamaria “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno 23: chia, ad una Le Mans, Francia, 15 settembre 2007 Beato BASILE-ANTOINE-MARIE MOREAU, sacerdote, fondatore. (Laigné-en-Belin, 11.2.1799 - Le Mans 20.1.1873). Ottavo di quattordici figli, studiò presso il seminario di Le Mans e fu ordinato sacerdote nel 1821. Il vescovo, comprese le doti di Basile, lo assegnò come docente e direttore spirituale del seminario. Egli aggiunse la predicazione di missioni popolari. Nel 1835 giunse a suscitare tale entusiasmo da guadagnarsi la stima di alcuni sacerdoti, che si unirono a lui; divenne così il fondatore dei “Preti Ausiliari”. Il vescovo gli affidò allora la direzione dei “Fratelli di S. Giuseppe”, piccolo istituto per la catechesi fondato dal sacerdote Jacques Dujarié (+ 1838); Don Basile unì i due istituti in una unica Congregazione che dedicò alla Santa Croce (1840), per l’apostolato nelle più diverse forme. Difficoltà di ogni genere non mancarono, soprattutto da parte massonica. L’istituto si diffuse velocemente, ma il fondatore fu poi costretto alle dimissioni da superiore generale. Scosso da così grandi prove ed esaurito da un ministero senza tregua, morì quasi dimenticato. essere vinta dall’amore di Cristo e che ogni vita, è preziosa agli occhi di Dio. Beato Basile-Antoine-Marie Moreau Beata Marie-Celine de la Presentation Lìchen, Polonia, 16 settembre 2007 Beato JAN PAPCZYNSKI (STANISLAO di GESU’ e MARIA), sacerdote, fondatore. (Podegrodzie, Polonia, 18.5.1631 Gòra 17.9.1701). Ultimo degli otto figli di una modesta coppia di lavoratori, fin da piccolo mostrò intenso desiderio di preghiera e forte sensibilità verso i poveri. Conobbe i Padri Scolopi e studiò presso di loro. Sacerdote a Varsavia nel 1661, si distinse come insegnante e confessore, portando la luce di Cristo specialmente ai giovani. Per una serie di vicende molto sofferte lasciò nel 1670 l’Ordine degli Scolopi e si dedicò alla realizzazione di un istituto dedicato all’Immacolata. Con fede incrollabile ottenne l’approvazione pontificia della fondazione nel 1699, i Chierici Mariani, che dovevano propagare la devozione all’Immacolata con la predicazione e l’insegnamento, una congregazione moderna di vita attiva. Cambiò il nome in Stanislao di Gesù e Maria. Con gesto cavalleresco, emise nel 1670 il votum sanguinis, allora tipico dei sostenitori del privilegio mariano, dichiarandosi pronto a spargere il sangue in difesa dell’Immacolata. Bordeaux, 16 settembre 2007 Beata MARIE-CELINE DE LA PRESENTATION (Giovanna Germana Castang), Beato Jan Papczynski religiosa. (Nojals, Francia, 24.5.1878 - Bordeaux, Nysa, Polonia, 30 settembre 2007 30.5.1897). Beata MARIA LUISA MERKERT, reliQuinta dei dodici figli di poveri contadini, giosa, fondatrice. Giovanna a quattro anni fu colpita da parali(Nysa, Polonia, 23.9.1817 si causa la caduta in un gelido torrente. 14.11.1872). Rimase priva dell’uso dell’arto sinistro. NonoMaria Luisa, secondogenita di una coppia stante questo, fu sempre lieta e straordinache seppe infondere alle due figliole fede e ria: quando la povertà divenne insostenibile, carità, rimase orfana prima del padre andò a questuare per il villaggio. Fu allora, Beata Maria Luisa Merkert (1818) e poi, dopo lunga malattia, della dicono le fonti storiche, che la fanciulla dodicenne comprese la sua missione: offrirsi come vittima al madre (1842). Insieme alla sorella Matilde, decise di Signore. Un calvario di cinque mesi in ospedale, per ten- dedicarsi alla cura a domicilio degli ammalati più poveri. tare di risanare l’arto, che Giovanna sopportò con ange- L’iniziatrice di tale opera fu la terziaria francescana Clara lica pazienza. Nel 1891 morirono due fratelli minori e nel Wolff (1805-1853), che con la consorella Francesca 1892 la mamma e il fratello maggiore; Giovanna si pro- Werner (1817-1885) si donò all’assistenza dei malati di digò per l’assistenza della famiglia, vero angelo consola- colera, scoppiato nel 1832 a Nysa. Maria Luisa si unì a loro. Matilde morì di contagio nel 1846 e le tre giovani tore. Nel 1896 potè mettere in atto il suo desiderio: consa- continuarono la missione, tra innumerevoli difficoltà. Si crarsi al Signore. Accolta nel monastero delle Clarisse di unirono a loro altre amiche e insieme scelsero come Bordeaux, visse con gioia incredibile sei soli mesi di novi- patrona S. Elisabetta d’Ungheria. Nel 1859 venne l’approziato, già condannata dalla tubercolosi, e pronunciò la vazione del vescovo di Breslavia e l’anno dopo Maria professione in articulo mortis. La vicenda di questa gio- Luisa con altre 25 consorelle emise i voti, costituendo le vane dimostra che non esiste avversità che non possa Suore di S. Elisabetta. di padre Franco Careglio ofm conv 19 Visita dei padri Michele Piscopo e Sebastian Meleth ai confratelli in India Speranza nel futuro Dal 5 gennaio al 7 di febbraio ho svolto, insieme a padre Sebastian Meleth economo generale, la visita canonica, alla provincia San Tommaso dell’India. Mi ha lasciato il cuore con buone speranze di un futuro prospero a livello di vita 20 religiosa e di apostolato. Il momento più bello e culminante è stato partecipare alle ordinazioni sacerdotali di otto confratelli e a quelle diaconali di altri tre, avvenute il 7 gennaio nella cattedrale di Kottapuram. Vescovo diocesano ordinante era monsignor Francis Kallarackal nostro amico. Il vento di Pentecoste, entrato nella vita di questa cara Provincia, ha riempito i cuori di tutti i confratelli indiani - vari erano venuti anche dalle altre province dove prestano il loro servizio missionario - di molta speranza e voglia di darsi al vangelo e al popolo di Dio. I confratelli indiani, e noi con loro, abbiamo celebrato il 25° anniversario della presenza del Carisma e della Spiritualità di San Giuseppe Marello nel Kerala. Che cosa più bella di questa: celebrare 25 anni di vita con 11 ordinazioni, che portano ad essere positivi sulla nostra vitalità e a ringraziare Dio, che continua a benedire la nostra famiglia religiosa! Il pellegrinaggio indiano mi ha dato l’opportunità di conoscere i Confratelli e il loro lavoro per il Regno di Dio. Con il provinciale padre Varghese Mettekkattu ho visitato tutte le comunità. Ho apprezzato le grandi speranze di questa Provincia e La provincia di San Tommaso in cifre Confratelli Sacerdoti 40, fratelli (perpetui) 1, diaconi 3, chierici filosofi e teologi 23. Totale 67. Missionari, appartenenti alla Provincia indiana 7. Missionari, appartenenti ad altre province e delegazioni 11, studenti a Roma 2 Seminaristi non professi minori 38, novizi 5. Totale 43 Opere Apostoliche: seminari 6, parrocchie (compreso le italiane) 9, cappelle nei villaggi 12, scuole 3, opere sociali 2. Alunni delle nostre scuole 855. Alunni nelle Boys’ Homes 55. Parrocchiani 9.150. di padre Michele Piscopo osj Rettoria di Aluva – con venti confratelli (2 sacerdoti e 18 chierici: due assistenti, 4 studenti di teologia e 12 di filosofia). In questa Rettoria abbiamo due Seminari: il Maggiore e quello per i seminaristi (quattro) studenti all’uni- Xavier (1.900 cattolici). Settore Sud: Rettoria di Kulathupuzha – con 4 confratelli sacerdoti e 5 novizi. Qui si trova il noviziato “Maria Giri”. C’è anche la nuova St. Joseph Marello Boys’ Home, con 13 bambini (tra Joseph, con 6 seminaristi che frequentano l’anno di iniziazione; la scuola Joe Tech Computer Institute (35 alunne del corso di maestre per scuole materne e computer. Durante le vacanze dalla scuola il nostro Centro si riempie di casa della comunità. Fuori settore: Rettoria di Pune (al nord dell’India): in un appartamento affittato c’è un nostro piccolo seminario di teologia. La comunità è formata dal prefetto e da 2 chierici che frequentano il secondo i suoi progetti di sviluppo. I confratelli La maggior parte dei confratelli vivono nello stato del Kerala. Una comunità di tre - il formatore e due studenti di teologia - vivono al nord del- l’India nella città di Pune, vicino a Bombay nello stato di Maharashtra I confratelli sono suddivisi in due settori: nord e sud. Settore Nord: Rettoria di Kodungallur - con nove confratelli (5 sacerdoti, 1 fratello, 3 chierici assistenti). Qui è la sede della Provincia. I confratelli sono impegnati in tre opere: Seminario Minore (25 seminaristi), St. Joseph Boys’ Home (42 bambini e ragazzi), Parrocchia St. Thomas (1.800 cattolici e tre cappelle). Nella pagina accanto: assemblea generale, il seminario maggiore di Aluva. A fianco, la Boys’ Home di Kulathupuzha, la comunità di Vithura, Sotto, alunne della scuola di Varkala, la chiesa di San Tommaso a Kodungallur versità. Rettoria di Perumpilly – con cinque confratelli (4 sacerdoti e 1 chierico assistente) che portano avanti queste opere: Seminario Minore per universitari (tre), Scuola Marello Campus (scuola tecnica: 43 alunni; liceo: 140 alunni; studi universitari: 80 alunni); Parrocchia St. Francis i 10 e gli 11 anni). E c’è anche la Parrocchia di St. Mary, con 750 cattolici sparsi su un territorio grande, con 4 cappelle, e la più lontana è a 30 km dalla chiesa parrocchiale. Rettoria di Vithura – con 5 confratelli (4 sacerdoti e 1 chierico assistente), con queste attività: il seminario minore St. studenti per i corsi di computer); la parrocchia Divine Providence con 1.200 cattolici e 5 cappelle. Rettoria di Varkala – 3 confratelli sacerdoti responsabili di queste opere: la parrocchia Our Lady of Mount Carmel (con 500 cattolici) e la scuola Holy Innocents Public School con 520 alunni (dalla materna alle medie). Nel terreno adiacente alla scuola si sta costruendo un’altra Boys’ Home e in futuro si costruirà anche la 21 anno teologico; Rettoria di Robecco nell’Italia del nord – la comunità è formata da 3 sacerdoti che hanno la responsabilità di 4 parrocchie (circa 3.000 anime) nella diocesi di Tortona; Casa Generalizia: 1 confratello sacerdote studente; seminario. I nostri seminaristi possono così già vedere il tipo di apostolato che potranno svolgere: non solo parrocchie ma anche opere sociali. La pastorale educativa I confratelli in India La seconda scuola è quella di Vithura, con due indirizzi di studio: computer e corsi specialistici per maestre di scuola elementare. La terza scuola, quella di Varkala, non è ancora finita. Sorta dopo le tragiche conseguenze dello pluralismo religioso pacifico e rispettoso. Nella festa della scuola al “Marello Campus”: l’intreccio tra canti, danze e preghiere delle tre religioni, in un clima di sommo rispetto, mi ha riempito il cuore di speranza: è possibile una Le due scuole di Perumpilly (a fianco) e di Varkala. Sopra, bambini di Andjengo, vicino a Varkala. 22 Provincia San Giuseppe Marello (Italia nord): 2 confratelli sacerdoti (uno anche studente) in aiuto alla provincia; Provincia Our Lady of Sorrows (Pennsylvania): 1 confratello in aiuto alla provincia; Delegazione della Nigeria: 1 confratello in aiuto alla delegazione Seminari Sono sei i seminari. Praticamente una nostra sola casa religiosa è senza stanno dando importanza alla educazione integrale dei giovani Le scuole rispondono alle esigenze della popolazione: tre centri educativi, in zone molto povere. Il più antico è il Marello Campus di Perumpilly, con tre tipi di indirizzi scolastici: tecnico (elettricisti, elettronici, geometri, tecnici in condizionatori d’aria e frigoriferi, tecnici in computer); liceo e università con specializzazione in economia e commercio. Tsunami di qualche anno fa, è stata la risposta degli Oblati di san Giuseppe alla ricostruzione morale e culturale della zona devastata. La prima tappa è terminata e funzionante, la seconda tappa sarà in funzionamento tra qualche mese. E’ una costruzione grande e solida. Una caratteristica da sottolineare: la maggior parte dei nostri alunni non sono cattolici, ma indù e musulmani. Si vive qui un convivenza pacifica tra gli uomini di diverse religioni. Le opere sociali Sono attualmente le due Boys’ Homes, case di accoglienza per bambini e ragazzi a rischio. Alcuni sono anche orfani, ma molti hanno alle spalle famiglie problematiche che non possono assicurare loro una educazione integrale in un clima di tranquillità familiare. Le Boys’Homes sono quindi delle famiglie per questi bambini e ragazzi. E i nostri confratelli suppliscono i loro genitori, creando tra di loro un clima di pace, di serenità e di affetto. E’ stato emozionante vedere questi luoghi ed incontrarmi con questi bambini. La nostra è una presenza molto importante per loro; con noi si sentono sicuri e protetti, possono sperare in un futuro migliore. Qui i figli del Marello si dedicano con passione alla Evangelizzazione e al servizio di Promozione Umana verso questi piccoli figli di Dio provati dalla vita. Le parrocchie I vescovi ci hanno affidato le parrocchie più difficili. Le nostre 5 parrocchie si trovano in ambienti molto poveri. La gente è buona e molto religiosa. Nel Kerala, dove noi operiamo. i cattolici sono il 20% della popolazione. Per questi motivi le nostre parrocchie sono piccole come numero di abitanti, ma sparse su un territorio grandissimo e non è facile per i cristiani riunirsi. Normalmente le liturgie si svolgono in lingua malayalam. Fuori dall’India la Provincia regge 4 parrocchie nella diocesi di Tortona (Italia), povera di clero e le nostre parrocchie sono piccole per popolazione ma estese. I tre confratelli indiani attendono a circa 3.000 fedeli. I progetti missionari I confratelli indiani hanno un profondo senso missionario. Molti di loro attualmente vivono in altre province e delegazioni. Ma vi sono progetti di apertura in altri stati dell’India. Andare in un altro stato fuori del Kerala è sempre una sfida: vuol dire dover imparare una nuova lingua, vivere in una nuova cultura e assumere nuove abitudini. 23 Dialogando con gli amici Quando la sventura irrompe in casa… Padre, ti racconto cos’ è capitato. In casa nostra è entrata la sventura. Nostra figlia Lauretta, diciassette anni, da un po’ di mesi si sente male. La diagnosi si è chiarita a poco a poco: prima era una “macchia” a un lobo del cervello, poi una “neoplasia”, infine “una cosa in una posizione che non si può operare”. Siamo tornati dall’ospedale due ore fa. Ora siamo qui soli, io e mia moglie, muti e smarriti per questa sentenza senza appello. Siamo qui e non sappiamo cosa fare, cosa dire, cosa pensare. Mi vengono tante domande e tante paure, e tanta rabbia per il senso di impotenza che mi porta alla disperazione. Non sarebbe meglio essere già tutti morti? Mi viene anche il pensiero che Dio ci voglia castigare, perché mia moglie ed io non siamo sposati in chiesa, non siamo stati bravi cristiani e abbiamo sbagliato molte cose… Ma perché a pagare deve essere una bambina? E non possiamo fare niente! E Dio che può fare tutto, perché non fa niente?… Padre, perdonami se mi sono espresso con durezza, ma non so proprio dove rivolgermi questa sera. Ho trovato la tua rivista nella sala di attesa di un medico e ti ho scritto (…) Michele S. 24 Caro Michele, sono anch’io senza parole, chiuso nel silenzio della vostra tragedia. In certi momenti le parole sono inutili e forse dannose: meglio tacere e pregare. Mi porto con me la tua lettera e la metterò sull’altare dove celebrerò la messa cioè il sacrificio di Gesù per noi. Capisco anche il tuo lamentarti su Dio che “non fa niente”. … E’ troppo limitata la nostra mente per riuscire a dire qualcosa del mistero insondabile di Dio. Ma una cosa è certa, anche se facciamo fatica a capirla: Dio non manda le disgrazie, non distribuisce malattie, non castiga il peccato facendo soffrire degli innocenti. Dio, il Padre, manda suo Figlio Gesù e lo manda a farsi in tutto come noi, suoi figli, a prendere parte alle nostre sofferenze, alla nostra morte, anzi le prende tutte su di sé, così che è capace di comprenderci, di star vicino a chi soffre, di esprimere la sua compassione, di lottare contro quello che fa soffrire i figli di Dio. Non esiste un dio che vuole far soffrire, che vuole la morte. L’unico Dio che esiste è il Padre di cui parla Gesù e che Lo ha mandato perché il mondo abbia la vita che non finisce e ogni persona sperimenti la gioia perfetta ed eterna. Quando la sofferenza più acuta irrompe nella nostra vita, è tempo di silenzio e di preghiera, perché ci venga donato lo Spirito Santo, per vivere i giorni della prova con gli stessi sentimenti di Gesù. Se no, c’è solo disperazione. State molto vicini a Lauretta, accompagnatela nella speranza che il male possa essere vinto. Ha bisogno di te e di tua moglie per imparare a sperare e a pregare. Sì, anche voi potete essere testimoni di Gesù e trasmettere la fede in un Padre a cui possiamo aprire il nostro cuore con estrema confidenza. Io so che Lauretta ieri sera, mentre se ne sta sola nel suo letto di ospedale, mossa da quella presenza misteriosa dello Spirito Santo che suggerisce le parole della preghiera, ha pianto e pregato anche per te, Michele, e per la mamma. Mese di Maria Mi sa dire, Padre, una maniera bella per onorare Maria Santissima in questo mese di maggio?(…) Silvia G. Bella la domanda, ma la risposta va collocata nello spessore della devozione mariana che ciascuno nutre in cuore. C’è chi può fare di più e chi di meno. Sicuramente il mese di maggio deve trovare la recita del santo Rosario al primo posto, o in parrocchia o da soli o, meglio!, in famiglia o con gruppi di persone vicine di casa. Se poi il Rosario è accompagnato da riflessione o meditazione più ampia, allora è possibile confrontare la nostra povera vita con le virtù di Maria, così che ella sia Madre ma sia anche Maestra per il nostro cammino spirituale. E qui il campo degli impegni di virtù variano per ogni persona secondo le necessità, le situazioni di ambiente, di carattere ecc. Dice un Padre della Chiesa:” Non vi rincresca imitare chi vi è caro onorare nella fede.” Se ci è caro onorare Maria, imitiamola nelle virtù. Consiglierei vivamente, se non è possibile in parrocchia, di pregare la Madonna Santissima a gruppi di persone, riunite in un condominio o di un gruppo di case vicine. Pregare insieme sostiene la fede ed è testimonianza vicendevole, oltre che un gesto di carità nel pregare per le necessità di persone presenti. C’è poi il tema della carità concreta: ai poveri, ai malati, a coloro che soffrono in particolari situazioni: la dolcezza materna di Maria dobbiamo viverla anche noi nel nostro piccolo. E anche questo è un concreto impegno di maggio. Ma poi chi più ne ha più ne metta! La riconoscenza è un fiore di questa terra? Che triste, dopo aver fatto tutto per i propri figli, dopo aver dato la vita per loro, dopo averli sistemati anche economicamente, ecc vedere che dei genitori si interessano molto poco, tanto da farsi vivi con loro solo molto raramente. Ma la riconoscenza è ancora una virtù? (….) Berto e Giovanna di padre Paolo Re osj Eh, quante volte sentiamo queste lamentele! Ma forse talvolta potremmo anche domandarci se l’abbiamo insegnata questa benedetta gratitudine. Vi voglio raccontare un fatterello. Una sera, mentre la mamma prepara la cena, il ragazzo dodicenne si presenta in cucina e le porge un foglio . C’è scritto: • per aver strappate le erbacce del giardino euro 1.00 • per aver riordinato la mia cameretta euro 1.50 • per essere andato a comprare il pane euro 0.50 • per aver badato alla sorellina (3 pomeriggi) euro 3.00 • aver preso due “ottimo” a scuola euro 2.00 • per aver portato fuori l’immondizia ogni sera euro 1.00 • Totale euro 9 La mamma fissa il figlio, mentre i ricordi le si affollano alla mente. Prende la biro e scrive nel retro del foglio: • per averti portato in grembo 9 mesi euro 0 • per le tante notti passate a vegliarti da malato euro 0 • per tutte le volte che ti ho cullato quando piangevi euro 0 • per tutto quello che ti ho insegnato ogni giorno euro 0 Maria ci ha stretti al suo seno ai piedi della croce, quanto più le siamo costati tanto più ella prese ad amarci. La misura del suo dolore fu la misura del suo amore. (s. Giuseppe Marello) • per tutte le colazioni, pranzi e cene euro 0 • per la vita che spendo per te ogni giorno euro 0 Appena finito, la mamma sorridendo diede il foglio al ragazzo, e quando questi ebbe terminato di leggere ciò che la mamma aveva scritto, due lacrimoni sgorgarono dai suoi occhi. Girò il foglio e sul suo conto scrisse: “strapagato”. Poi saltò al collo della madre e la sommerse di baci. Ma fino quando questi sentimenti nei figli dureranno col passare degli anni? Ringraziamo san Giuseppe Padre, non ho da farle domande ma solo da chiedere agli amici di ringraziare con me san Giuseppe, di cui sono tanto devota che a lui sempre mi raccomando(e sempre mi esaudisce!), perché ho avuto un incidente nel quale ho capottato finendo in un fossato. La macchina è in rottamazione , ma io sono uscita illesa, con solo un po’ di capogiro durato qualche ora. Al momento del disastro mi sono rivolta al mio Santo. Ringraziamolo insieme. Sandrina S. Evviva san Giuseppe e i suoi devoti! Ringraziare non è solo un dovere, ma è anche un domandare per il futuro... Mandare le lettere per la rubrica ”Dialogando con gli amici” a: Padre Paolo Re Corso Alfieri, 384 - 14100 Asti e-mail: [email protected] Tanti auguri a Marianne Masangcay, nata il 17 Novembre 2007 e battezzata a Roma il 16 Marzo 2008 nella cappella della Casa generalizia degli Oblati di San Giuseppe 25 Notizie dal mondo giuseppino [email protected] Eventi, immagini, dai mille luoghi, in Italia e nel mondo, dove sono presenti i lettori di Joseph terzo. Il torneo di pallavolo categorie bambine è stato vinto da Sesto Fiorentino mentre quello categoria adolescenti è stato vinto da San Giuseppe all’Aurelio. La gente non voleva proprio andar via mentre veniva ancora animata dai balli e canti, sempre più richiesti, e ristorata dagli stand gastronomici in cui Roma ha presentato la porchetta come cucina tipica mentre Sesto Fiorentino ha offerto Vin Santo e cantuccini insieme a vari tipi di salami e formaggio con il miele. Alla conclusione padre Giuseppe Lai, attuale parroco di San Giuseppe all’Aurelio, ha salutato i suoi neo ed ex parrocchiani di Roma e Sesto Fiorentino, i partecipanti e gli animatori. La festa si è conclusa con il consueto scambio dei doni tra gli oratori delle diverse parrocchie. Daniele Raponi Le feste di primavera 2008 L’edizione di quest’anno della Festa di Primavera era divisa in tre zone: Centro (Toscana-Roma) e Sud - Campania, Riccia (CB) e Puglia - venerdì 25 aprile; Nord (Milano, Alba, Asti e Imperia) sabato 26 aprile. 26 - all’oratorio di San Giuseppe all’Aurelio a Roma La Parrocchia di San Giuseppe all’Aurelio ha ospitato la Festa di Primavera venerdì 25 aprile a cui hanno partecipato le parrocchie di S. Giuseppe all’Aurelio di Roma, S. Giuseppe Artigiano di Sesto Fiorentino e Madonna di Lourdes di Roma. Gli oltre 250 tra giovani e adulti iscritti sono stati accolti dal calore, dal colore e dal suono dell’oratorio adornato di centinaia di palloncini, bandierine, striscioni di ogni genere, da trenta animatori vestiti di rosso fuoco in fila sotto l’arco di trionfo di benvenuto largo otto metri e da una ricca colazione con caffelatte, brioches e cornetti. Al punto d’accoglienza hanno ritirato le magliette con il logo, il libretto per la preghiera e i canti ed un braccialetto colorato che indicava loro la squadra d’appartenenza per il grande gioco del pomeriggio. Un grande cerchio nello spazio all’aperto dell’oratorio colorato di rosso, verde e azzurro ha dato il via ufficiale alla giornata con molti bans, balli di gruppo e canti. Subito dopo tutti in chiesa per il momento della preghiera animata dal gruppo dei ministranti. L’attività clou della mattina sono stati i tornei di calcetto, al quale hanno partecipato sei squadre di cui cinque dell’oratorio di San Giuseppe all’Aurelio, il torneo di pallavolo svoltosi in palestra tra le ragazze delle due parrocchie, di Sesto Fiorentino e di San Giuseppe all’Aurelio e il torneo di ping-pong. Neanche il tempo di digerire il pranzo i bambini si sono trovati immersi nell’impero romano di oltre circa 2000 anni in una affascinante ambientazione di una scenetta in cui l’imperatore, nel giorno del compleanno della sua imperatrice, ha ricevuto a corte un senatore, un generale dell’esercito, un patrizio e un plebeo. Ognuno di questi personaggi era il capitano di una delle sei squadre del grande gioco. Le squadre si sono confrontate nei tre ambienti, creati appositamente per l’evento, in sei diversi e coinvolgenti giochi. Dopo oltre due ore di corse, salti, urla e sudore sotto un bellissimo sole ha primeggiato la squadra dell’imperatrice. Ancora bans e balli di gruppo hanno animato il momento della premiazione di tutti i vari tornei. Quello di calcetto è stato vinto dalla squadra di San Giuseppe all’Aurelio 1 che in una equilibrata finale ha battuto la Squadra di San Giuseppe all’Aurelio 3 mentre Sesto Fiorentino si è classificato - all’oratorio Santissima Trinità di Parete (Caserta) La partecipazione massiccia degli oratori della provincia Santa Famiglia, con quasi 600 ragazzi e qualche genitore, ha dato vita a una splendida Festa di Primavera all’oratorio della Parrocchia Santissima Trinità di Parete (Caserta). La mattina del 25 aprile, in corteo hanno attraversato tutto il paese per scuotere la popolazione del luogo, cantando, ballando, facendo dei bans, giocando. Nel pomeriggio si sono svolti i giochi a squadre, con gli altri oratori di Ceglie del Campo, Margherita di Savoia, Solofra e Riccia. I vari giochi hanno avuto come tema l’ecologia, problema molto sentito a Napoli all’inizio dell’anno, e consistevano nello svolgere la raccolta differenziata e rivestire gli alberi, sofferenti per l’inquinamento dei gas e i veleni delle sostanze chimiche. Uno dei giochi si concludeva con la meta, appunto, di restituire allo splendore dei suoi fiori un albero rinsecchito. Gli stand con la condivisione delle specialità caserecce, portate dai vari oratori, hanno concluso il pomeriggio. L’oratorio ospitante di Parete ha partecipato alla festa con 200 presenze. L’oratorio di Ceglie del Campo è intervenuto con 3 pullman, gli oratori di Margherita di Savoia, Solfora e Riccia con un pullman ciascuno. - all’oratorio della Madonna dei Poveri a Milano Grande festa e allegria all’oratorio della parrocchia della Madonna dei Poveri a Milano per la Festa di Primavera che si è tenuta il 26 aprile scorso. Bambini, ragazzi, giovani e famiglie provenienti dalle parrocchie di San Giuseppe di Imperia, della Madonna della Moretta di Alba, da San Quirico ad Asti, oltre che dalla Madonna dei Poveri a Milano, hanno partecipato con gioia a questo evento annuale. Bellissima l'armonia tra tutti. Una grande accoglienza con un’abbondante colazione, canti, e la preghiera introduttiva seguita dalla lettura della Parola di Dio e dalle esperienze è stato il lancio di questa giornata vissuta in serenità e in grande fraternità. Tre parole per spiegare la gioia di stare insieme, ha detto p. Alberto Manunza introducendo la Festa di primavera: Festa, Oratorio, Gesù. Dopo ci sono stati i giochi in squadre, il pranzo, il gioco finale e la merenda. Bravissimi gli animatori, la segreteria, i cantanti che hanno lavorato con impegno e grinta. Bravissima la viva partecipazione dei padri Oblati, e del chierico Pierangelo. Presenti anche due padri Edwin e Nelson in visita dalle Filippine. È stata un’occasione di ritrovo, di festa e di grande comunione: si respirava un bel clima di servizio e disponibilità. Sr. Marianna Cortellino osj 27 A Barletta incontro con il gruppo missionario Il 28 marzo alcune Suore Oblate di san Giuseppe hanno incontrato il gruppo missionario del Santuario dello Sterpeto a Barletta. C’è stata una calorosa accoglienza e una attenta partecipazione alla condivisione che le suore hanno fatto, dei Progetti Missionari presenti nelle loro comunità in Brasile, Filippine, Perù e Nigeria. L’attivo gruppo che da molto tempo aiuta le missioni degli Oblati, da qualche anno si è fatto vicino anche alle suore. Le Oblate ringraziano di cuore ogni fratello e ogni sorella del gruppo per l’affetto, l’amicizia e il profondo amore con cui si prodigano a farsi vicini a tanti bisognosi e alle esigenze delle varie comunità Oblate. Il Signore ricompensi con la sua incommensurabile generosità ciascuno di loro. Sr Deise Murakami osj Alla Parrocchia di San Giuseppe Artigiano, Roma una Giornata di studi in onore di San Giuseppe e una Mostra su San Giuseppe 28 Per commemorare il Cinquantenario dalla fondazione, la Parrocchia di San Giuseppe Artigiano in Via Tiburtina, a Roma, ha promosso una Giornata di studi, il 19 aprile, che ha visto la partecipazione di P. Tarcisio Stramare, biblista e teologo, ed altri specialisti: è stata inoltre presentata una Mostra iconografica sul santo titolare, realizzata in collaborazione con l’A.I.C.I.S. e il Comune di Piombino. Sita a Largo S.Giuseppe artigiano, in una traversa all’inizio della popolosa arteria romana, poco lontano dalla Stazione Tiburtina, la chiesa si presenta nella sua particolarità, dotata com’è di opere d’arte contemporanea, tra cui spicca una vetrata di notevoli dimensioni, e tele di vari autori. Giancarlo Gualtieri ha messo a disposizione la propria collezione, così da poter articolare, insieme ad altro materiale tematico, un percorso espositivo storico-tipologico che si presenta così strutturato: San Giuseppe: incisioni, xilografie, stampe; San Giuseppe padre: santini merlettati, e cromolitografie; santini del ciclo giuseppino: Sposalizio, Visitazione, Sogno; santini Natività, Adorazione del Bambino, dei pastori, dei Magi; santini della Fuga in Egitto; santini della Sacra Famiglia; santini della Vita a Nazareth; santini: San Giuseppe offerente; santini: il Transito; la Statuaria; i Patronati; le Confraternite; libretti devozionali: novene, orazioni, preghiere; frontespizi di opere a stampa del XVI-XVII-XVIII sec.; incisioni “Sette dolori et allegrezze di s.Giosefo”, XVII sec.; incisioni “Memorie della vita di San Giuseppe… figurata”, XVIII sec.; stampe popolari e popolareggianti; riproduzioni di arte popolare siciliana; un ciclo pittorico: Pietro Ivaldi, il “Muto” di Toleto; riproduzioni artistiche inerenti san Giuseppe artigiano, padre, patrono e intercessore. L’interesse dell’iniziativa è legato all’ articolazione per tipologie iconografiche, oltre alla particolarità del materiale, che spazia dal XVII sec. fino alla pubblicistica devozionale d’uso corrente. La mostra è aperta fino al 6 maggio. Stefania Colafranceschi Arrivo delle Suore Oblate a Roma La comunità delle Oblate a Roma cresce. Il 14 aprile sr Madonna osj è arrivata dalle Filippine e il 20 aprile novizia Genevieve e novizia Antonia sono arrivate invece dalla Nigeria. Il loro arrivo ha portato grande gioia alla casa di formazione in Roma. Le novizie professeranno presto i voti e con le altre suore continueranno la formazione per prepararsi alla professione perpetua. La loro presenza è una grande ricchezza per questa comunità internazionale e per tutta la Congregazione. Sr Antonia Ilege osj Al Getsemani di Paestum, corsi di esercizi spirituali per religiose/i, sacerdoti e diaconi Per religiose: dal 23 al 28 giugno; dal 14 al 19 luglio; dal 25 al 30 agosto. Li guida P. Adam Wojcikowski,osj. Tema per i tre corsi: Maria modello della consacrazione religiosa nei misteri del S. Rosario (dolorosi e gloriosi) Per sacerdoti, diaconi e religiosi: Dal 15 al 19 settembre: li guida Sua Em.za il Card. Salvatore De Giorgi, Arcivescovo Emerito di Palermo e Presidente della F.I.E.S. Tema: La spiritualità sacerdotale autenticamente eucaristica (Sacramentum Caritatis) Dal 20 al 24 ottobre: li guida Don Danilo Zanella, Vicepresidente della F.I.E.S. Tema: Apocalisse: epifania della speranza. (Il corso è per sacerdoti ma aperto a tutti). Dal 10 al 14 novembre: li guida Sua Ecc.za Mons. Angelo Spinillo, Vescovo di Teggiano – Policastro. Tema: “Perché andiate e portiate frutto”: la santificazione dei ministri ordinati nella configurazione a Cristo. Informazioni presso: Santuario e Casa di Spiritualità GETSEMANI DI PAESTUM, Oblati di san Giuseppe, Via Getsemani, 6 - 84047 CAPACCIO (SA) - tel. 0828.725019 – fax 0828723546 - mail: [email protected] web: www.getsemanidipaestum.org Brasile: inaugurazione e benedizione del preseminario di Aripuana L’inaugurazione e benedizione è avvenuta il 30 marzo nella comunità di San Giusepe Operaio, in Vila Operaria, a Aripuana nel Mato Grosso. Nel preseminario vivono 9 seminaristi, fr. Dirlei, p. Jayson e il futuro postulante Antonio. 29 Con dolore informiamo della morte del Confratello Padre Bernardino Baccolo deceduto nella casa di riposo S. Giuseppe Marello in Asti il 20 marzo scorso, Giovedì Santo, all’età di 93 anni. Nato a Salò (Brescia) il 29/10/1914. Oblato di San Giuseppe dal 1933 e ordinato sacerdote nel 1940, dal 1953 era missionario in Brasile come delegato della missione, poi nel lavoro pastorale in varie parrocchie, ad Apucarana, Ourinhos, San Paolo, Curitiba. Fu anche maestro dei novizi. Tornato in Italia nel 2001 per la canonizzazione di s. Giuseppe Marello all’età di 87 anni, rimase nella casa di riposo di Asti. “Padre Bernardino è stato un seme giuseppino lanciato nella terra brasiliana. Adesso in cielo, a fianco del Fondatore e nella gloria di Dio, è nostro intercessore” P. Antonio Ramos de Moura Neto osj provinciale del Brasile. di padre Sebastian Meleth osj Madre Teresa, un classico da rivedere. “La santità è un dovere” risponde Madre Teresa a un giornalista che le dice, provocatoriamente, che tutti la ritengono santa. “Tutti dobbiamo essere santi ciascuno nella propria vocazione”, e ancora Madre Teresa in altra occasione spiega: “Alcuni scambiano la vocazione con il lavoro, ma vocazione è la chiamata di Dio”. Questi episodi e altri ancora vengono ripresi “dal vivo” dai produttori e registi di questo film, Ann e Jeanette Petrie. Questi incontrarono Madre Teresa nel 1976 e decisero di abbandonare la loro carriera per dedicarsi completamente alla produzione e alla regia del film: le riprese iniziarono nel 1980. La troupe seguì Madre Teresa attraverso i cinque continenti, effettuando riprese in dieci paesi. Il film documenta la gioia, il sacrificio, la dedizione, ma soprattutto l’amore con cui le Suore operano e la bellezza della santità della Madre e delle sue Figlie. Una santità comunitaria, si potrebbe dire, dove l’unica loro preoccupazione è servire e amare insieme lo Sposo Gesù. La prima proiezione del film avvenne il 26 ottobre 1985, davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. A questa seguirono una proiezione per il Senato degli Stati Uniti e una per il Vaticano. Nella versione originale la voce del narratore è quella di sir Richard Attenborough, il regista del film “Gandhi”. Per la prima volta il film fu trasmesso in circa sessanta Paesi. Si trattò di un evento televisivo senza precedenti: per la prima volta, infatti, si concordò la trasmissione di un programma a livello mondiale. Don Milani - il priore di Barbiana, di Andrea Frazzi, Antonio Frazzi 1953, San Donato di Calenzano, Toscana. Il giovane prete Lorenzo Milani vive il suo mandato pastorale in un ambiente di duro lavoro, di manodopera minorile nelle fabbriche, di scarso senso della giustizia. Le autorità ecclesiali decidono di trasferirlo a Barbiana, località che per lui rappresenta l'esilio, il silenzio, l'isolamento totale. Don Lorenzo obbediUscito in DVD: 19/03/2008 sce e nei locali della piccola canonica organizza la scuola per i figli Anno: 1997 dei contadini e degli allevatori della vallata. L'esperienza, diviene in Durata: 100' poco tempo famosa in tutto il mondo come Produttore: Istituto Luce modello di educazione nuova che mantiene Regista: Andrea Frazzi, Antonio Frazzi al centro la consapevolezza del diritto alla Interpreti: Ilaria Occhini, Roberto Citran, conoscenza da parte degli ultimi. Sergio Castellitto La scuola di Barbiana cresce come un fiore nel deserto. La madre che vive a Firenze a cui spesso il Priore fa visita è la forza tenera e consolatrice che sostiene il cammino arduo e sempre contrastato di Don Lorenzo. Il 'miracolo degli ultimi' si condensa nella partenza da Barbiana di giovani formati e coraggiosi che portano gli esiti di un'educazione unica messa al servizio degli altri. Don Lorenzo non riesce a raccogliere i frutti della sua opera: mentre viene pubblicato Lettera ad una professoressa, il libro scritto con i suoi ragazzi, muore nel giugno del 1967 a soli rubrica a cura di Marianna Cortellino 44 anni. Cinema, DVD, TV Grazie a chi ci fa del bene Amici Sostenitori: Saba Giovanni e Salvatore Valle Giuliano - Bona Maria Rosa-Enrico - Rosetti Rosa - Fontana Novenia - Bertellini Ettore - De Vita Luigi - Lalli Stella - Novarese Not. Paolo Pozzoli Madre Ersilia - Garau Antonio. In onore di S. Giuseppe: Carpino Dina - Migliora Cecicilia Natali - Petraglia Giuseppe - Rossi Liliana In Onore di S. Giuseppe Marello: Porcu Rita - Anelli Cesare - Moffa Nicolina - Artoni Jolanda. Messe Missionari: Cerutti-Temporelli Giuseppina - Di Stefano Giuseppina. Messe Perpetue: ModestLiliana Fabi - Pisu Eliana - Caporaso Val- ter - Corazzolla Ezio - Bandinu Maddalena Caneschi Maria Paola - Mandelli Rosi. Missioni: Rossigni Giuseppe - Lalli Concetta - Villotti Enzo - Babilano Amalia - Gabrielli Teresa e Anna Sciandri Sandro - Finetti Fausto. Offerte Pro SeminaristI: Anonimo. Sante Messe perpetue per vivi e defunti Per aderire a questa opportunità, che consente la quotidiana celebrazione della santa Messa, basta versare la quota che si crede conveniente utilizzando il c.c.p. 120147 intestato a: Periodico Joseph - Corso Alfieri 384 - 14100 Asti. Questo fondo non può essere utilizzato o destinato ad altro scopo e gli interessi maturati annualmente servono per celebrare, durante l’anno, tante altre sante Messe sia nel santuario san Giuseppe in Asti che nei vari santuari tenuti dalla congregazione, anche in terra di missione. All’atto dell’iscrizione verrà inviata una conferma di adesione. Il Progetto Boys’ Home in India L’India è un paese di grandi diversità: di religioni, di culture, di lingue, di ceti sociali. Ha un sesto della popolazione mondiale. Che rappresenta una grande risorsa umana. Più della metà della popolazione indiana, però, è povera: una famiglia di 5 persone vive con più o meno 2 euro al giorno. In questo contesto si inserisce il progetto delle Boys’ Homes gestite dagli Oblati di San Giuseppe dell’India. Una Boys’ Home, “orfanotrofio”, è una casa per ragazzi poveri, non necessariamente orfani; molti hanno grandi disagi familiari. È dal 1970 che gli Oblati di San Giuseppe portano avanti questa iniziativa. Attualmente ci sono tre Boys’ Homes nello stato del Kerala, a sud-ovest dell’India. La vivacità dei ragazzi La prima Boys’ Home si trova a Kodungallur, centro-ovest del Kerala, ha 52 ragazdella Boys’Home di Kodungallur zi di età tra 4 e 15 anni. La seconda è situata a Kulathupuzha nel sud-est del Kerala, ed è stata aperta due anni fa, ha 14 ragazzi di età tra i 10 e i 13 anni. La capaLa Boys’Home di Varkala cità ricettiva della struttura è di 60 ragazzi; per ora ci sono solo due classi, il che in costruzione vuol dire che ogni anno aumenterà il numero. La terza si trova a Varkala, nel sudovest del Kerala ed è in fase di costruzione, naturalmente con l’aiuto generoso di tante persone come voi. Avrà una capacità ricettiva di 100 ragazzi. Quello che gli Oblati fanno in queste - chiamiamole pure, “case per studenti” - però non a pagamento rappresenta un grande sostegno morale, culturale e religioso per una crescita integrale di questi ragazzi disagiati con problemi familiari ma che hanno anche Per attingere l’acqua potabile i tanta voglia di vivere e superano così ogni difficoltà. ragazzi della Boys’Home di KulaLe spese per sostenere questo progetto, dare vitto, thupuzha devono fare 1500 metri alloggio e istruzione a 200 ragazzi, naturalmente sono abbastanza elevate. La copertura del 70% delle spese arriva dall’estero, specialmente dall’Italia, che sostiene il progetto di adozioni a distanza anche per i ragazzi delle Boys’ Homes. Dal governo indiano giunge un piccolo sussidio, quasi simbolico. Per il resto, ci pensa la congregazione degli Oblati di San Giuseppe. In beve gli Oblati, anche in questi luoghi sperduti del mondo, realizzano il carisma di san Giuseppe Marello loro fondatore: l’educazione dei giovani. Adozioni a distanza Bambini Per debellare definitivamente la miseria è necessario offrire possibilità educative a chi è nell’indigenza. Noi Oblati di San Giuseppe ci occupiamo dell’educazione dei bambini e dei giovani in diversi Paesi: India, Nigeria, Bolivia, Perù, Messico, Filippine, Brasile. Amico e lettore di Joseph, vuoi aiutarci adottandone uno? Il contributo annuale è di euro 310. Riceverai le notizie che riguardano il bambino e avrai una sua fotografia. Nell’offrire il nostro aiuto ai poveri non possiamo limitarci a fare solo carità: dobbiamo essere loro accanto, insegnando a procurarsi il cibo e a costruirsi il futuro con il sudore della propria fronte. Con la vostra offerta costante e generosa, cari amici, state aiutando i vostri figli adottati a vivere la loro vita da protagonisti. Seminaristi La Chiesa ha bisogno di uomini che predichino il Vangelo in tutto il mondo. Noi Oblati di San Giuseppe stiamo preparando molti giovani alla vita religiosa e sacerdotale in vari Paesi bisognosi: India, Nigeria, Brasile, Bolivia, Perù, Messico, Polonia, Filippine, fiduciosi che un giorno saranno le guide spirituali e morali del popolo di Dio. Vuoi aiutarci a formare i futuri apostoli di Cristo? Il contributo annuale è di euro 1050 (secondo le modalità che scegli tu: mensile, semestrale, annuale). La scelta del 5 per mille Oltre alla scelta dell’otto per mille, anche la legge finanziaria del 2007 permette a tutti i contribuenti, a titolo sperimentale, di devolvere il 5 per mille del gettito Irpef ad enti ed associazioni tra cui le onlus. In un’apposita pagina del modello unico 730 e cud 2008 i contribuenti troveranno una scheda per la scelta delle destinazioni del 5 per mille dell’Irpef. Il contribuente che intendesse indicare la destinazione deve compilare la scheda seguendo le istruzioni. Opere Sociali Marelliane: il numero di codice richiesto è: 97290730585 Opere Sociali Marelliane - Onlus Via Boccea, 364 - 00167 Roma - tel/fax 06 660486523 e-mail: [email protected] CCP n° 52643558 CCB: Banca Popolare Sondrio n° IT42 H05696 03212 00000 4050X63 Anno missionario Con la vostra generosità aiutiamoli a crescere per un futuro migliore 1 2 (1) Huaraz, Perù: a 3500 metri d’altezza, per 34 bambini di scuola materna tre pasti al giorno, per cinque giorni la settimana e vestiario. (2) Kerala, India: un kit scolastico per settanta bambini di due orfanotrofi. (3) Lima, Perù: per ottanta persone, un pasto al giorno, sei giorni la settimana. (4) Pomabamba, Perù: a 3500 metri sulle Ande, per cinquanta adolescenti, un materasso, un cuscino e una coperta. 3 4 Opere Sociali Marelliane - Onlus Via Boccea, 364 - 00167 Roma tel. 06 660486523 e-mail: [email protected] CCP n° 52643558 CCB: Banca Popolare Sondrio IT42 H05696 03212 00000 4050X63 Taxe perçue - Tassa riscossa AVVISO AL PORTALETTERE: in caso di mancato recapito, reinviare all’ufficio postale di 14100 ASTI CPO detentore del conto, per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa. SCONOSCIUTO INESATTO TRASFERITO RESPINTO DECEDUTO DOPPIO