Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - Dl 353/2003 (conv. in legge n° 46 del 27/02/2004) art.1 comma2, DCB Asti
Anno 87° - n. 5 - Maggio 2008
Dignità e diritti umani
IL BINOCOLO
La visita del Papa negli Stati Uniti e all'ONU
Maggio 2008
“A Lui ho dedicato la mia vita, l’unica vita che ho ed ho bisogno
di contemplarlo tutti i giorni”
Gesù: il Dio-Uomo che salva (IV)
E’ straordinario pensare come Gesù, nella sua missione di Salvatore,
volle avere bisogno di aiuto. Poteva fare benissimo da solo, ma non lo fece,
volle l’aiuto degli uomini. Infatti, al principio della sua vita pubblica, scelse i suoi collaboratori diretti. Non li scelse tra la gente importante o sapiente, neppure tra il “clero” di quel tempo, e nemmeno tra i militari, politici o
di padre Michele Piscopo
leader sociali. Li scelse tra la gente del popolo, umili lavoratori, senza gransuperiore generale osj
di pretese e senza nessun tipo di potere.
I primi quattro furono dei poveri e non molto colti pescatori. Fu sufficiente dire: “Seguitemi e vi farò pescatori di uomini” (Mt 4,19). E così Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni immediatamente lasciarono reti, barche,
familiari e lo seguirono. Poi sceglie anche un certo Matteo, impiegato statale delle imposte, persona di dubbiosa onestà, considerato impuro e indegno
dalla comunità, per la sua professione malfamata. Anche a lui disse: “Seguimi”, e quello alzatosi lo seguì” (Mt 9,9). Mi meraviglia la loro disponibilità,
generosità e coraggio nel lasciare qualcosa di certo (familiari, casa, lavoro…)
per qualcosa di sconosciuto (Gesù e la sua missione). I criteri che Gesù usò
per scegliere i suoi collaboratori non furono, certo, quelli dell’efficienza, di
una bontà apparente, di capacità di comando o di grande intelligenza speculativa. Lui leggeva i cuori delle persone e iniziava a stimarli e amarli, così
come erano, con difetti e limiti. “Chiamò a se quelli che volle, ed essi gli
andarono vicino. Quindi ne stabilì dodici…perché stessero con lui e per mandarli a predicare” (Mc 3,13-14). Dopo la scelta li educò e creò con loro una
comunità fraterna di vita.
Gesù per tre anni fu il formatore degli Apostoli e li educò con il suo esempio e i suoi gesti quotidiani. Una cosa soprattutto affascinava i suoi discepoli: vedere Gesù pregare: “Un giorno Gesù andò in un luogo a pregare. Quando ebbe finito, uno dei discepoli gli disse: Signore, insegnaci a pregare” (Lc
Miniatura da Les très riches heures du
11,1) e insegnò loro il Padre Nostro. Li esortava a pregare per chiedere la
Duc de Berry Pentecoste
forza di combattere contro il male: “Pregate, per non cadere in tentazione”
(Lc 22,40); a pregare con insistenza: ”Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Lc 11,9); a pregare con sincerità: ”E quando pregate non siate
come gli ipocriti…per farsi notare…prega il Padre tuo che sta nel segreto…pregando, non
sprecate parole come i gentili…il Padre vostro conosce le vostre necessità ancor prima che
gliele chiediate“ (Mt 6,5-8); a pregare per chiedere missionari del Vangelo: ”Pregate il
padrone della messe che mandi operai alla sua messe” (Mt 9,38).
Li educò alla convivenza fraterna, basata sulla sua presenza: ”Se due di voi sulla
terra saranno d’accordo su
qualcosa da chiedere, qualunque essa sia, sarà loro concessa dal Padre mio. Infatti, dove
sono riuniti due o tre nel mio
vitrail7apotres
nome, vi sono io in mezzo a
Cattedrale di Coutances
loro” (Mt 18,19-20); fatta di
amore: “Questo è il mio
comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io
ho amato voi” (Gv 15,12); fatta di ottime relazioni
interpersonali: “…perché siano uno come noi siamo
uno: io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità” (Gv 17,22-23); fatta di perdono reciproco: “Avete
inteso che fu detto: amerai il prossimo tuo e odierai il
tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” (Mt 5,43-44); fatta
Trittico dei Santi Apostoli nella Cattedrale di Colonia
di altruismo: “Quanto dunque desiderate che gli uomini vi facciano, fatelo
anche voi ad essi” (Mt 7,12).
Poi li educò alla solidarietà e generosità, fatta di piccoli e significativi
gesti quotidiani: “Venite benedetti dal
Padre mio, prendete possesso del
regno…perché ebbi fame e mi deste
da mangiare, ebbi sete e mi deste da
bere, ero pellegrino e mi ospitaste,
nudo e mi copriste, infermo e mi visitaste, ero in carcere e veniste a visitarmi…tutto quello che avete fatto a
uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatto a me” (Mt 25,3440).
Oggi Gesù continua a voler aver
bisogno di me e di te, per fare di questo mondo un pianeta più umano,
vivibile e giusto. Oggi Lui continua a
invitarci: “Seguimi”. Abbiamo il
coraggio di seguirlo, senza avere
molte certezze su quello che sarà la
nostra vita, senza sapere dove e
In copertina:
il Papa all’Assemblea generale
della ONU il 18 Aprile 2008
Anno 87 n. 05
Periodico degli Oblati
di San Giuseppe e
del Movimento Giuseppino
sommario
Mag. 2008
Spirito e vita
Editoriale
di padre Michele Piscopo osj
2
di padre Guido Miglietta osj
4
di Agostino Meloni
5
di padre Brian Crawford osj
6
di Mattew Spencer osj
8
Cristo nostra Speranza
IL BINOCOLO
Spirito e vita
Il significato della visita per noi Americani
Benedetto XVI un uomo sorprendente
Diritti e dignità dei minori
di padre Severino Dalmaso osj
9
di Enrico Lenzi
10
di Barbara Bordini e Pino Piscopo
11
di Mario Amato
12
di Erminia Del Prete
14
Protagonisti i laici
In aiuto ai fratelli in difficoltà
Edizione STRAordinaria
Sì al volontariato
La dignità e i privilegi di San Giuseppe
di Padre Tarcisio Stramare osj
Parola… e fatti
I santi di Benedetto XVI
di padre Franco Careglio ofm.conv
19
di padre Michele Piscopo osj
20
di padre Paolo Re osj
24
di padre Sebastian Meleth osj
31
Speranza nel futuro
Dialogando con gli amici
Notizie dal mondo giuseppino ([email protected])
Il progetto Boys’ Home in India
Gesù e gli apostoli
26
Direzione e redazione: Via Boccea 364 - 00167 Roma
tel. 06 660486519 - fax 06 66016623
email: [email protected]
Editore: Oblati di San Giuseppe
Progetto grafico e impaginazione: Teknoart - Roma
Direttore responsabile: Luigi Bellone
Registrazione: Presso il Tribunale di Asti n. 12
del 4 luglio 1948
Direttore editoriale: Guido Miglietta
come, ma fidandoci solo di Lui, proprio come fecero gli apostoli? A questo punto, forse, sarà spontaneo che
in noi nasca la stessa domanda che
nacque negli apostoli: “Ecco, noi
abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito. Che cosa dunque avremo? Gesù rispose:…Chiunque lascia
case, o fratelli o sorelle o padre o
madre o moglie o figli o campi per il
mio nome, riceverà il centuplo ed erediterà la vita eterna” (Mt 19,27-29).
Nella mia vita di Oblato di san Giuseppe questo si è avverato: sto ricevendo il centuplo di tutto quello che ho
lasciato. Ora non mi resta che sperare di ereditare la vita eterna.
15
18
Stampa: Arti Grafiche Tsg srl. Via Mazzini, 4 - 14100 Asti
Associato all’Unione
Stampa Periodica Italiana
In redazione: Luis Chavez, Marianna Cortellino, Agostino Meloni, Daniele Raponi
Hanno collaborato: Mario Amato, Barbara Bordini, Franco Careglio, Brian Crawford, Severino Dalmaso, Erminia
Del Prete, Marcello Dinardo, Enrico Lenzi, Sebastian
Meleth, Deise Murakami, Michele Piscopo, Pinuccio
Piscopo, Paolo Re, Mattew Spencer, Tarcisio Stramare.
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Editoriale
IL BINOCOLO
Messaggio del Papa in visita negli Usa e all’Onu
Nell’insegnamento di Papa Benedetto
Una politica e una spiritualità dei Diritti Umani
Il Papa indica l’espressione che fonda i diritti
umani nella parola stessa
di Gesù del Vangelo di
Matteo: “Tutto quanto
volete che gli uomini facciano a voi, anche voi
fatelo a loro” (Mt 7,12). Si
tratta di una regola di vita
per una spiritualità planetaria.
Egli ha richiamato temi
e risultati della sua visita
alle Nazioni Unite avvenuta il 18 aprile, nell’udienza
generale di mercoledì 30:
“Come la pace, anche il
rispetto dei diritti umani è
radicato nella "giustizia",
in un ordine etico valido
per tutti i tempi e per tutti
i popoli, riassumibile nella
celebre massima "Non
fare agli altri ciò che non
vorresti fosse fatto a te",
o, espressa in forma positiva con le parole di Gesù:
"Tutto quanto volete che
gli uomini facciano a voi,
anche voi fatelo
a
loro"
(Mt
7,12)”. E conferma da un lato, la
validità
della
Dichiarazione
Universale
dei
Diritti dell’Uomo;
dall’altro, “il fattivo
impegno
della Chiesa al
rafforzamento di
relazioni internazionali improntate ai principi di
responsabilità e
solidarietà”. I due traguardi della politica globale
della Chiesa e di tutti cattolici, sono radicati in
un’etica e una spiritualità
dei diritti umani.
Nel
suo
discorso
all’ONU del 18 aprile il
Papa ha annunciato le
strategie capaci di portare
dei risultati di vita e di
pace per il pianeta, attraverso i diritti umani: “La
loro promozione rimane la
strategia più efficace per
eliminare le disuguaglianze fra Paesi e gruppi
sociali, come pure per un
aumento della sicurezza”;
“i diritti umani debbono
esser
rispettati
quali
espressione di giustizia, e
non semplicemente perché possono essere fatti
rispettare mediante la
volontà dei legislatori”.
Dopo gli attentati
dell’11 settembre 2001,
nel periodo di ingiustizie e
guerre che stiamo vivendo, i diritti umani valgono
più che mai, valgono per
tutti, nel nostro tempo.
Promuovere e difendere
gli interessi di Gesù nella
Chiesa di oggi, significa
promuovere e difendere i
diritti umani, non come
scontro di civiltà verso chi
li disprezza ma come decisione vitale, capace di
conquistare tutti i popoli e
la relazione tra generazioni presenti e future, le
relazioni tra donne e
uomini, i rapporti tra religioni diverse nel diritto di
conoscere e amare Dio e
di collaborare con Lui.
A partire dalle nostre
comunità all’interno della
famiglia
giuseppina
marelliana, i campi dove
pratichiamo la “spiritualità
dei diritti umani” risiedono
nelle molte iniziative educative per i giovani, di servizio ai poveri così come
nel reciproco aiuto al
nostro interno. I laici sono
gli incaricati speciali dei
diritti umani. I formatori
nei nostri seminari e noviziati sono i promotori dei
diritti umani secondo il
Cuore di Cristo, a partire
dal diritto di conoscerLo e
di amarLo; i parroci oblati
ne sono educatori e protagonisti per le loro parrocchie; i responsabili delle
opere sociali li realizzano
in favore di gruppi particolari nelle scuole e delle
boys’homes – vedi lo
splendido lavoro delle
Oblate di San Giuseppe
nel Lar Sagrada Familia di
Apucarana a p. 9 –, nei
servizi più vari, religiosi,
culturali, sociali, sanitari
ecc. Tanto estendiamo il
rispetto per la dignità
dello speciale bambino
che san Giuseppe porta in
braccio “e lo custodì infante e lo protesse per i primi
anni della sua vita”
(S. Giuseppe Marello), fino a includere
ogni essere umano. I
diritti umani, secondo il Cuore di Cristo,
sono principi e veri
traguardi di una spiritualità dinamica e
progressiva,
che
spinge a rendere presente il Suo amore e
a manifestarlo nel
mondo.
...oggi Joseph si legge anche on-line: www.osjcuria.org/joseph
di padre Guido Miglietta osj
Cristo
nostra
Speranza
La visita del Papa negli Stati Uniti
ha avuto una risonanza mondiale.
Ma quello che desideriamo evidenziare non è tanto il successo di una
visita, sottolineata dal sincero calore degli Americani, quanto il significato della medesima. Tema della
visita è stato: Cristo nostra Speranza. Non un Cristo storico, biblico,
carismatico ma, Salvatore. Gli Americani corsi ad ascoltarlo in più di
cinquantamila allo Yankee Stadium Il Papa ha visitato solo New York e
Washington - hanno percepito la
purezza e il calore di questo “Uomo
in bianco” che ha voluto esprimere
tutta la simpatia per il popolo ma
spronarlo anche sulla strada della
fratellanza, tolleranza e aiuto al
prossimo.
La presenza e la preghiera del
Pontefice, dove prima sorgevano le
Torri Gemelle, non è stato un atto
formale, il religioso riconoscimento
alle vittime, ma anche il segno che
la sofferenza non si trova solo fuori
dagli Stati Uniti ma anche in questo
Paese, e la Chiesa è a fianco di chi
soffre. Gli Americani hanno capito
questo messaggio e hanno ringra-
di Agostino Meloni
ziato con grande calore umano Colui
che, in tutta umiltà, glielo portava.
Quell’ “Uomo in bianco” ha detto a
loro che la Speranza in Cristo permette di sopportare la sofferenza e
guardare con fiducia al futuro.
Certamente è un messaggio che
va oltre i confini americani per rivolgersi a tutti noi, al mondo intero. In
parole povere il Papa ha voluto dire
che la Chiesa sta accanto a chi soffre e di guardare a Cristo come
nostra speranza, come nostro Salvatore.
Il Papa ha avuto il coraggio di
affrontare il tema dei preti responsabili degli abusi sui minori ma
soprattutto ha avuto il coraggio e la
fermezza di parlare in termini di
scusa incontrando alcune vittime di
questo abuso.
Un Papa così umano, sereno,
aperto anche nella sua veste di
sommo teologo, non poteva non
essere ascoltato e entusiasmare.
C’è stata poi la visita alle Nazioni
Unite che al gran completo hanno
tributato al Papa un caloroso saluto.
Anche in questa occasione le parole
del Pontefice hanno contenuto un
preciso messaggio: il rispetto dell’Uomo nella libertà della persona,
del pensiero e della fede qualsiasi
essa sia. Per il Pontefice la pace, che
è il bene supremo, non si può trovare senza Dio. Quest’anno in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, e proprio nella sede più alta,
all’Onu, non poteva mancare il riferimento del Pontefice all’umana
dignità in difesa della quale siamo
tutti impegnati, e così si è espresso:” Le Nazioni Unite rimangono un
luogo privilegiato nel quale la Chiesa è impegnata a portare la propria
esperienza “in umanità” sviluppata
lungo i secoli fra popoli di ogni razza
e cultura e a metterla a disposizione
di tutti i membri della comunità
internazionale”.
Benedetto XVI all’Angelus di
Domenica 27 Aprile 2008: «Ringrazio Dio perché ha benedetto largamente questa mia singolare esperienza missionaria negli Stati Uniti e
mi ha concesso di farmi strumento
della speranza di Cristo per quella
Chiesa e per quel Paese».
5
IL BINOCOLO
Commentando la diretta dagli studi di Telepace
Il significato
della visita
per noi
Americani
6
Benedetto XVI ci ha fatto un
grande dono a venire nel suo ottavo
viaggio negli Stati Uniti. Tutte è stato
preparato con cura: la musica, le
cerimonie, e c’è stato pure posto per
la spontaneità. Anche se è stato solo
a Washington e New York, però si
diceva che il Papa stava incontrando
tutti gli Stati Uniti. Infatti, il 20 aprile, nello Yankee Stadium erano riuniti i rappresentanti di tutte le diocesi del Paese.
Da mercoledì 16 aprile a domenica 20 ho commentato in diretta da
Telepace la visita del Papa nel mio
Paese, traducendo i vari interlocutori
del Santo Padre, dal presidente Bush
al presidente della ONU al segretario
generale Ban Ki-moon, spiegando da
Americano i vari momenti, dall’arrivo
a Washingtoni fino alla sua partenza.
La visita è riuscita molto bene. La
Chiesa in USA ha riconosciuto la bellezza di ciò che è avvenuto. La reazione della gente, negli stadi pieni il National Stadium di Washington e
il Yankee Stadium a New York - e
nella cattedrale traboccante, è stata
una risposta di grande entusiasmo. I
giovani all’incontro col Papa sabato
19 aprile reagivano con uguale animazione a quella che dimostravano
con Giovanni Paolo II. La sua parola
è attiva ed efficace su tutti i gruppi.
Vuole ascoltare e capire, entrare in
un dialogo serio e convincere.
Secondo lui non è possibile che la
ragione non abbia niente a che fare
con la religione e, se si giunge ad
esprimere le ragioni della propria
fede, si arriverà poi anche ad una
di padre Brian Crawford osj
Nella diretta il Papa a Ground Zero incontra i superstiti dell’11 Settembre
unità. E’ stato il primo Papa a visitare una sinagoga negli Stati Uniti, il
giorno esatto in cui si celebrava il
sabato della pasqua ebraica.
Gli USA hanno ricevuto il Papa
con molta simpatia e rispetto. Anche
l’incontro con le vittime dell’abuso
sessuale è stato significativo. Il Papa
ha accennato varie volte alla circostanza, ne ha parlato sempre in termini di scusa, come di una brutta
cosa da superare col dialogo, il perdono e la guarigione. L’incontro è
avvenuto a Washington, con un particolare gruppo di sei persone dell’archidiocesi di Boston. E’ stato il
segno che il Papa intende tale avvenimento come una prova dolorosa
per la Chiesa americana, e vuole che
entri a far parte del dialogo e della
riconciliazione.
Il primo giorno, dell’incontro con
il presidente Bush il 16 aprile, era il
giorno del suo compleanno. Il presidente si è comportato in modo
unico. Recarsi all’aeroporto a ricevere qualcuno è per i presidenti degli
Stati Uniti un evento eccezionale.
Bush ora, negli ultimi mesi del suo
mandato, dopo che molti si sono
lamentati di lui e lo criticano, utilizza
ogni possibilità per presentarsi bene
da presidente buono e cordiale, e ha
detto al Papa che lo riconosce come
portatore di pace e giustizia nel
mondo. Il Papa, da parte sua, ha
fatto riflettere su quanto c’è ancora
da fare per la vera pace e la vera
giustizia.
L’incontro con l’Assemblea delle
Nazione Unite è stato un evento di
importanza globale. Nei loro interventi, formali, il segretario generale
Ban Ki-moon e il presidente dell’assemblea hanno riconosciuto l’importanza della dimensione religiosa e il
valore di ciascuna religione e hanno
affermato che la ONU e la Chiesa
hanno l’uguale missione di portare la
pace. Il Papa ha aggiunto che la
pace non si può trovare senza Dio.
Ogni essere umano ha uguale dignità. Le leggi e i costumi però non
bastano a definire i diritti umani,
perché la loro radice risiede nella
creazione stessa opera di Dio.
Il Papa ha incontrato lo staff dell’ONU al Palazzo di Vetro, di coloro
che rischiano la vita in tante zone di
crisi e di guerra nel mondo. In festa,
tutti in piedi a salutarlo e a fargli gli
auguri per il suo compleanno. Prima
di entrare nella “Meditation Room”,
un posto di riflessione, meditazione
e preghiera, si è fermato davanti al
monumento e alla lapide che ricorda
coloro che hanno perso la loro vita
nelle missioni ONU e ha pregato per
loro. In ogni posto dove è andato,
sempre ha avuto un incontro con il
personale di servizio.
Il Papa non è un capo di stato
qualunque. Vuole portare Gesù. Il
tema della sua visita è stato, infatti:
“Cristo nostra Speranza”. Tema
generale del suo pontificato è di fare
risaltare Gesù, non il Gesù storico,
né quello biblico o carismatico, ma
Gesù Salvatore. Ha cercato non lo
spettacolo ma di presentare Gesù, in
quanto è il rappresentante di Cristo.
Perciò ha cercato di essere estroverso, con impegno nel salutare la
gente, nel sorridere, stringere le
mani anche quando il personale di
sicurezza non voleva. Gli incontri del
Papa in passato, specie durante le
Giornate Mondiali della Gioventù,
sono stati esperienze che hanno
cambiato molti giovani, a volte
suscitando vocazioni religiose e
sacerdotali e numerose vocazioni di
servizio. La Chiesa americana è
stata esortata dal Papa a meglio
operare e ha ricevuto slancio per
superare la depressione, problemi e
difficoltà senza negarli.
La presenza del Papa sul luogo
del grande attentato dove prima sorgevano le Torri Gemelle, al “Ground
Zero” a Manhattan domenica 20
aprile ha voluto dire che il Papa ha
riconosciuto che anche noi Americani, nonostante il grande potere militare, culturale, sociale, i film, i vestiti, il cibo e i beni che abbiamo, possiamo trovarci nella condizione di
soffrire. L’11 settembre 2001 è stato
un momento di grande prostrazione
per tutto il Paese: tra chi non voleva
neppure capacitarsi di quel che era
successo, c’è chi si è chiesto il perchè di tanta violenza, sofferenza e
odio contro di noi. Bello è stato
vedere il Papa vicino ai superstiti, ai
colpiti nelle operazioni di soccorso, e
dire loro: - La Chiesa è accanto a voi
nella vostra sofferenza -. Ho visto
gente piangere in tanti momenti
della diretta televisiva, sia per la sofferenza subita, sia per la gioia di
incontrare il Papa.
La preghiera del Papa a
Ground Zero davanti alla voragine
che ricorda il tragico attentato
dell'11 settembre 2001.
“Dio d'amore, compassione e
guarigione, guarda il popolo dalle
molte fedi e tradizioni diverse che si
riunisce oggi in questo luogo, scenario di violenza e dolore indicibili.
Ti chiediamo nella Tua bontà di
dare luce e pace eterne a tutti coloro che sono morti qui - quanti hanno
eroicamente risposto per primi: i
nostri pompieri, poliziotti, operatori
del servizio d'emergenza, personale
dell'Autorità Portuale, insieme a tutti
gli uomini e le donne innocenti vittime di questa tragedia solo perché il
loro lavoro o il loro servizio li hanno
portati qui l'11 settembre 2001.
Ti chiediamo, nella tua misericordia, di portare consolazione a quanti, a causa della loro presenza qui
quel giorno, soffrono per ferite e
malattie. Guarisci anche il dolore
delle famiglie ancora in lutto e tutti
coloro che hanno perso i propri cari
in questa tragedia. Dona loro la
forza per continuare a vivere con
coraggio e speranza.
Ricordiamo anche quanti hanno
subito morte, danni e perdite lo
stesso giorno al Pentagono e a
Shanksville, Pennsylvania. Il nostro
cuore è unito al loro, mentre la
nostra preghiera abbraccia il loro
dolore e la loro sofferenza.
Dio di pace, porta la tua pace nel
nostro mondo violento: pace nel
cuore di tutti gli uomini e le donne e
pace tra le Nazioni della Terra. Volgi
verso la tua via d'amore quanti
hanno il cuore e la mente consumati dall'odio.
Dio di comprensione, sopraffatti
dall'enormità di questa tragedia,
cerchiamo la tua luce e la tua guida
mentre affrontiamo eventi terribili di
questo genere. Fa' che coloro la cui
vita è stata risparmiata possano
vivere di modo che le vite perse qui
non lo siano state invano.
Confortaci e consolaci, rafforzaci
nella speranza e donaci la saggezza
e il coraggio per lavorare instancabilmente per un mondo in cui regnino pace e amore veri tra le Nazioni
e nel cuore di tutti”.
7
IL BINOCOLO
Con umiltà e benevolenza per noi
Benedetto XVI un uomo sorprendente
Sabato 19 aprile Papa Benedetto
XVI ha rivolto la parola a venticinquemila giovani riuniti a Dunwoodie,
in New York. Recandosi a incontrare
la folla, si è fermato in una piccola
cappella piena di giovani disabili. Ha
salutato prontamente molti di loro,
mettendo la mano sulla testa,
facendo a volte il segno della croce
sulla loro fronte. Non appena si è
avvicinata Lauren Kurtz, una bambina di undici anni con sindrome di
Down, lui ha messo le mani sulle
sue guance e si è fermato a guardarla. Lauren ha guardato in cambio
il volto di Benedetto e spontaneamente ha teso le mani a lui. Benedetto ha stretto le mani di Lauren e
l’ha guardata con un dolce sorriso.
Non appena si è mosso per andarsene, Lauren istintivamente gli è
venuta incontro per abbracciare il
Santo Padre. In un momento
immortalato dalla diretta televisiva,
Lauren ha toccato dolcemente con
la testa il braccio del leader della
Chiesa cattolica nel mondo e ha
commosso il cuore di molti.
Ho visto la scena registrata al
telegiornale della sera, ma io mi trovavo proprio fuori della cappella
dove papa Benedetto si è incontrato
con Lauren. Da seminarista sono
stato invitato a partecipare alla
manifestazione insieme ad altri
seminaristi provenienti da tutta la
nazione. A quanto riferito, il Papa
Nel National Stadium di Washington 17 Aprile
8
di Mattew Spencer osj
aveva espressamente chiesto la
nostra presenza in modo che ci
potesse incoraggiare nella nostra
vocazione a servire la Chiesa. Ho
colto l'opportunità, e mi è stato dato
un biglietto speciale per l’adunata
dei giovani. Ho avuto letteralmente
il posto in prima fila, immediatamente accanto allo spazio lasciato
per il personale di sicurezza. Ho
assistito all’improvvisato incontro di
Laurel con il Papa sullo schermo
gigante all’aperto, e ho vibrato
insieme alla reazione di sorpresa
della folla nel vedere la dimostrazione di reciproco affetto. Pochi
momenti dopo, l'ho visto proprio
vicino accanto a me, e gli abbiamo
cantato Tanti auguri in tedesco
quando ha diretto un breve momento di preghiera con tutti noi. Per
tutta la giornata ho tenuto in mente
la particolare emozione dell’incontro
di Lauren con Papa Benedetto, così
come dei momenti trascorsi con lui.
Proprio quel pomeriggio erano tre
anni dal giorno in cui il cardinale
Ratzinger è stato scelto a guidare la
Chiesa cattolica. Penso con certezza
che tre anni fa, veramente pochi
avrebbero previsto la figura di
Benedetto che si è presentata al
mondo durante la sua visita, nel
terzo anniversario della sua elezione
come papa.
Ho visto il festoso benvenuto
innanzitutto per le strade di New
York. Mentre è passato rapidamente
dalla Chiesa alla sinagoga e viceversa, sono stato fortunato ad essere
tra la gran folla che si è raccolta per
le strade – cattolici e non cattolici solo per catturare un istante della
sua vistosa “papamobile”. Ho provato ancora un brivido quando ha
incontrato tutti i giovani a Dunwoodie dopo essere stato preceduto da
un ampia serie di musicisti e cantanti e personaggi famosi e dello
spettacolo. Certo, la folla godeva ad
ascoltare Kelly Clarkson e Third Day
che hanno suonato poco prima che
arrivasse. Ma quando Benedetto si è
presentato sul palco, il clamore della
folla è durato per alcuni minuti
prima che egli potesse cominciare a
dire una parola. E la Messa celebrata allo Yankee Stadium, con più del
doppio del maggior numero di persone previsto, è stata ancora più
impressionante nella sua grandezza.
Inoltre, anche se le rockstar avevano preparato l’accoglienza, Benedetto non sembrava smarrito ad
apparire sul palcoscenico delle celebrità. Egli è, come i suoi collaboratori lo hanno sempre descritto, un
uomo umile e semplice, e la mia
impressione è stata che ha compreso molto bene che il suo ruolo non è
quello di essere una superstar. Al
contrario, nonostante la continua
copertura mediatica e tra eventi di
alto profilo, mi ha colpito come
Benedetto continuamente concentrava il suo messaggio su di noi e sul
suo amore per il popolo degli Stati
Uniti. Nelle occasioni in cui l'ho visto
da vicino, e nella copertura mediatica degli avvenimenti a cui non sono
riuscito a partecipare, la vera gioia
di Benedetto di stare con noi in
America era evidente. La mia
impressione è che per molti questo
sentimento è diventato reciproco.
Uno di New York per le strade di
Manhattan, così mi ha commentato
dopo averlo visto passare: "Questo
è il Papa che mi piace!".
[Dal giornale di Bakersfield, The
Bakersfield Californian].
IL BINOCOLO
Oblate di San Giuseppe ad Apucarana
Diritti e dignità dei minori
Arrivo ad Apucarana, una cittadina nel centro del Paranà (Brasile), per
visitare le Oblate di San Giuseppe,
che dirigono il Lar Sagrada Familia,
un’opera sociale che raccoglie una
trentina di bambini e bambine in
situazione di rischio dagli anni 0 fino
a 12. Non sono solo le suore che mi
vengono incontro, ma tutto lo stuolo
dei meninos e meninas che, incuriositi dalla insolita visita, le accompagnano e si uniscono al saluto con
gesti di amicizia.
Arriva infine anche suor Valeria,
la responsabile principale, con un
bambino fra le braccia e mi dice: è
nato due giorni fa e ce lo hanno portato qui perché risulta abbandonato.
L’incontro non poteva essere più
impressionate per me, che vedevo
tanti piccoli protendersi in avanti con
un viso mesto e affettuoso insieme,
come se cercassero un padre a cui
affezionarsi.
Incuriosito da tanta sofferenza
infantile, faccio molte domande alle
Suore per cercare di capire qual è la
situazione reale del luogo e come la
affrontano nel loro vivere quotidiano.
Sono quattro suore giovani: due brasiliane, una messicana e una peruviana. Mi dicono che tutto fa capo a una
“Associazione filantropica, con carattere sociale, educativo e assistenziale, denominata Gruppo SOMA”. Alla
direzione di questo Gruppo formato
da laici, vi è un presidente, un segretario, un tesoriere e così via. I bambini internati vengono inviati dal Giudice tutelare, che in genere li sottrae
alle famiglie che hanno problemi di
droga, di violenza o d’indigenza,
oppure si tratta di bambini abbandonati, ed è lui che
decide quanto
tempo devono
stare e quali
relazioni possono avere con le
loro famiglie.
Un momento
molto particolare per le suore è
quando i bam-
di padre Severino Dalmaso osj
bini possono incontrare i loro genitori nelle visite settimanali, che durano, per fortuna, solo un’ora. Un’ora di
sorrisi, di lacrime e di rischi vari, che
le Suore devono seguire e prevenire
con attenzione. Per tutta la giornata
esse vivono in mezzo a loro, assieme
ad alcune laiche e laici con compiti
particolari.
La parte economica è sostenuta
dai contributi volontari di tanti benefattori della Comunità di Apucarana
(commercianti, imprenditori ecc.) e
con qualche sussidio del Governo
dello Stato del Paranà. Con questi
aiuti si coprono le spese di mantenimento e di assistenza del Lar Sagrada Familia.
Qualche domanda ho fatto alle
Suore anche sulla formazione religiosa che esse impartono a questi bambini e qui ho fatto la più sconvolgente
delle scoperte: solo tre o quattro
hanno ricevuto il battesimo cattolico,
gli altri sono “crentes” o “evangelici” o
appartenenti ad altre denominazioni
cristiane, con una minoranza di senza
religione. Ma anche così, col consenso più o meno tacito dei genitori, questi bambini hanno tutti i giorni una
mezzora di evangelizzazione e di preghiere insieme, dalle sette alle sette e
mezzo di sera (la cena è alle sei e
mezzo), prima di fare i compiti per la
scuola del giorno dopo o di vedere la
televisione.
Sì, perché quelli che
sono in età scolare si alzano presto al
mattino e frequentano la scuola pubblica insieme ai loro compagni esterni. I più piccoli invece hanno tutto un
reparto per loro (chiamiamolo “asilo
infantile” interno), dove si occupano
nell’uso dei colori o fanno qualche
lavoretto con materiale plastico o
simile. Più frequentemente, le suore
devono tenerli occupati nei loro giochi
finché assistono tutti al pranzo, anche
quelli che sono rientrati dalla scuola.
I locali, tutti a un piano, sono
abbastanza vasti, e in questi giorni
sono terminati i lavori di ampliamento, che permettono di elevare il
numero degli assistiti a 50 bambini e
bambine, ciascuno con la propria
maglietta di divisa, celeste per i bambini e bianca con strisce rosse per le
bambine.
Dopo qualche giorno, ritorno al
Lar Sagrada Familia e mi dicono che
il neonato della festa di San Giuseppe è stato affidato a una nutrice che
vive nella sua famiglia. Ma Suor Valeria tiene in braccio ugualmente un
bambino nato da un mese e mi dice:
sapesse quanto mangia; ha sofferto
la fame per tanti giorni e ora è qui al
sicuro con noi. Auguri, care sorelle,
avete tra voi degli angioletti che vi
proteggono e che vi sorridono col sorriso di Gesù Bambino dal Cielo.
9
I bambini del Lar Sagrada Familia
Note dal secondo Convegno nazionale di Loreto
Il ruolo dei laici giuseppini marelliani
Protagonisti i Laici
In aiuto ai fratelli in difficoltà
Incontro, preghiera,
confronto e ascolto. Sono
le quattro azioni che
hanno caratterizzato il
secondo convegno nazionale dei laici giuseppini
marelliani, svoltosi a
Loreto il 5 e 6 aprile
scorsi. Oltre 400 persone
provenienti da tutta Italia
con un comune desiderio: riflettere sulla solidarietà alla luce del modello del Fondatore, san
Giuseppe Marello. Un
vero e proprio incontro di
famiglia, vista la presenza degli Oblati e delle
Oblate, che condividono
con i laici questo cammino all’interno delle comunità parrocchiali.
E non si poteva non
partire dalla preghiera
presso la Santa Casa di
Loreto, con le reliquie del
Fondatore, per questa
due giorni davvero intensa. Una preghiera che ha
fatto da preludio alla fase
dell’ascolto della ricca e
intensa relazione svolta
da padre Mario Guinzoni,
che ha tracciato un vero
e proprio identikit del
laico giuseppino marelliano davanti al tema della
solidarietà, alla luce del
Marello che “individuò le
necessità pastorali e
sociali del suo tempo, le
illuminò con la preghiera
e il discernimento e cercò
di dare risposte originali
e concrete a quei problemi”. Un approccio ancora
valido nella realtà attuale, anche se alcune cose
sono cambiate, anche
perché il modello di san
Giuseppe Marello è stata
la figura di san Giuseppe,
il custode di Gesù.
Ed ecco che per padre
Guinzoni, il laico giuseppino marelliano è chiamato “a essere protagonista
del
Regno,
a
costruire un mondo fatto
su misura del Vangelo”. E
per farlo il laico deve
usare “il bastone di Giuseppe”,
inteso
come
cambio di mentalità; il
“cuore di Giuseppe”, per
amare Gesù e l’uomo;
“gli occhi di Giuseppe”,
per imparare a vedere
attentamente le persone;
“le mani di Giuseppe”,
per lavorare, abbracciare
e aiutare gli altri; “la
bocca di Giuseppe”, per
parlare, annunciare e
difendere. Elementi che
già alcuni gruppi laicali
mettono in pratica, come
si è potuto ascoltare nelle
relazioni della seconda
giornata. Quattro realtàsimbolo, scelte tra le
molte possibili, ma che
hanno voluto essere l’occasione per fornire qualche idea e azione alle
altre comunità: dall’animazione nella casa di
riposo “Marello” di Asti,
al volontariato in terra di
missione,
dalla
casa
accoglienza di Paterno
alla farmacia di Sesto
Fiorentino. Testimonianze forti e significative che
hanno accomunato i laici
delle due province italiane degli Oblati: “Giuseppe Marello” per il centronord e Sardegna, e la
“Santa Famiglia” per il
Sud.
Lo sguardo all’attività
dei laici giuseppini marelliani si è allargato, grazie
all’intervento del superiore generale degli Oblati,
padre Michele Piscopo,
anche a livello internazionale con il racconto delle
realtà presenti nelle parrocchie degli Oblati nelle
Filippine, negli Stati Uniti,
nel Messico, in Perù, in
India, in Brasile e in Nigeria, per citarne alcune.
Un convegno che per
molte comunità è stata
una boccata d’ossigeno,
capace di rinnovare l’entusiasmo e l’impegno che
già sono presenti nelle
nostre parrocchie. E già
per tutti è fissato un
nuovo
appuntamento.
Sarà nel 2011 e sarà il
terzo convegno nazionale, che si svolgerà ad
Asti, presso la Casa
Madre e la tomba del
Fondatore in occasione
del decennale della sua
canonizzazione.
Ecco i passaggi importanti della relazione dei
rappresentanti dei laici
giuseppini marelliani delle
due province italiane,
sabato 5 aprile al Convegno nazionale di Loreto.
In questi ultimi anni la
famiglia
giuseppina
marelliana,
composta
dagli Oblati, dalle Oblate e
dai Laici è andata crescendo e prendendo coscienza
che insieme si può camminare sulla via della spiritualità e della corresponsabilità. L’ideale del nostro
stare insieme ci è dato dal
passo biblico degli Atti
degli Apostoli, dove si
definiscono i ruoli ecclesiali: agli Apostoli è riservato il ministero della Predicazione
(dimensione
spirituale), ai diaconi l’impegno sociale verso i
poveri. Anche nella nostra
Famiglia dovremmo vivere
una vera corresponsabilità
tra la dimensione spirituale e quella sociale. I nostri
Oblati e le nostre Oblate
dovrebbero interessarsi di
più di curare le anime
assetate di Dio, di Speranza e di Verità; i laici
dovrebbero essere sempre più preparati ad assumere la corresponsabilità
dell’organizzazione,
la
realizzazione e, perché
no, anche della gestione
di alcune opere, considerato che nelle nostre
comunità spesso siamo
noi laici a rappresentare la
continuità delle opere a
fronte di un ministero itinerante di Oblati e Oblate.
Il tutto alla luce dell’esortazione del Fondatore, san
Giuseppe Marello a “curare gli Interessi di Gesù”.
Il ruolo dei laici, come
anche quello degli Oblati e
delle Oblate, è fondamentale per rispondere alle
tante necessità del mondo
di oggi sempre più povero
di valori cristiani e umani.
E’ fondamentale nella
Chiesa, lo è nella società,
lo è nella famiglia Giuseppina marelliana. Siamo
chiamati a unire le nostre
forze, a testimoniare con
coerenza e coraggio i
valori in cui crediamo. Lo
dobbiamo
fare
nella
nostra casa, nel nostro
ambiente di lavoro o di
studio, nelle nostre comunità parrocchiali. Siamo
chiamati a diventare Chiesa testimone e missionaria per, con e tra la
gente.[…]
Abbiamo bisogno di
donare il carisma Giuseppino marelliano nel lavoro,
nella politica, nella società, nella Chiesa. Quotidianamente e con straordinario entusiasmo.
Il clima di famiglia,
accompagnato
dalla
volontà di Dio, fa nascere
nuove vocazioni sacerdotali, religiose e familiari.
Pertanto, la famiglia
Giuseppina
marelliana,
non deve e non può rimanere un desiderio, ma un
sogno che diventa realtà
visibile, in modo da avere
un impegno costante e
concreto per rispondere
alla nostra vocazione cristiana e nello specifico
10
come
laici
giuseppini
marelliani. Vogliamo proporre alcune cose ben
concrete:
- Pensiamo che sia già
giunto il momento di
avere un unico nome e un
unico statuto a livello
nazionale, in vista di una
organizzazione a livello
internazionale;
- Vorremmo collaborare
di più nella redazione e
nella diffusione del mensile
Joseph, che è il nostro
organo di stampa comune;
- Fare una specie di
confederazione
delle
Onlus esistenti, che si
incarichi di curare i rapporti con le nostre missioni, le adozioni a distanza,
le opere giuseppine, in
modo da evitare dispersione di forze ed energie.
Orgogliosi di far parte
della grande famiglia Giuseppina marelliana, dentro la quale san Giuseppe
Marello ci accompagni
amorevolmente sulla strada della santità.
11
La processioni con le reliquie di s. Giuseppe Marello
di Enrico Lenzi
Il 5 aprile sul sagrato di Loreto - L’Omelia del superiore generale il 6 Aprile
di Barbara Bordini e Pino Piscopo
A Loreto eccezionale musical sulla vita di S. Giuseppe Marello
Edizione STRAordinaria!
Franco, , ,
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12
Uno dei momenti più suggestivi del convegno
dei laici giuseppini marelliani, la sera del 5 aprile al tatro “Illirico” di Loreto, è stato lo spettacolo musicale sulla vita di San Giuseppe Marello “edizione STRAordinaria” degli attori di Ceglie
del Campo, diretti dagli ideatori e registi p.
Francesco Russo e Nico Reale.
Il gruppo è di almeno 30 persone, di cui 16 ragazze e
ragazzi nel coro, sette i personaggi principali e altrettanti gli altri
interpreti. Lo spettacolo di 90
minuti si svolge in sette scene,
in un mix sorprendente di teatro, danza, canto, musica e
registrazioni ben eseguite proiettate sullo schermo. La danza
di quattro ballerine dà una gran
dinamicità ai quadri. Sette le
canzoni, ora famose nel mondo
di Mario Amato
Mome
nti de
llo spe
ttacolo
Intervista agli attori Francesco, Franco, Rossella, Alessandro, Maria Carmela
Francesco Pollonio, 40 anni, impersona il giornalista Pino Pagnotta: “Il personaggio mi si adatta. Entusiasma il rapporto che devo avere tra la realtà della
terra e il divino, il paradiso”.
Franco Nicola, 21 anni, Don Giuseppe Marello,
salva con un miracolo il bambino caduto dall’altalena,
recita la scena della morte del santo, e rivela a Pino
Pagnotta la sua vera identità. “Una bell’esperienza
impersonare un santo così”.
Rossella Consalvo, 18 anni, è l’angelo. Favorisce la
conoscenza di s. Giuseppe Marello, aiutando il giornalista in paradiso a incontrare il papà del Marello e l’anziano deriso da lui salvato: “Il mio ruolo celeste è
spiegare come il Marello ha vissuto l’amore di Dio:
difficile ma bello”.
Alessandro Lippolis, 14 anni, impersona il ragazzo
Giuseppe Marello, che interviene in aiuto ad un vecchietto fatto cadere a terra da dei ragazzi e li allontana. “La mia parte di contrastare il bullismo è interessante. In ultimo interrvengo quando il papà chiede a
Giuseppe se vuole entrare in seminario”.
Maria Carmela Giovannelli, 11 anni,
in scena prende in giro le persone;
chiede aiuto agli amici che vadano a
chiamare il Marello a soccorrere il
ragazzo caduto dall’altalena. “Mi
tocca fare una parte che non vorrei
fare mai nella vita, di insultare un
vecchietto che è il mio papà”.
oblato: Non tutti gli angeli sono in cielo, Il paradiso è
qui tra noi, Posso solo pregare, Incontro a Lui, Solo in
te, Vieni con noi, Padre Marello, Resta con noi.
Racconta Nico Reale, co-autore e regista della parte
filmica: “Fatto il canovaccio e scritte le prime canzoni, si
è messa in moto una feconda collaborazione. Alla parte
musicale hanno collaborato Enzo Battista, Marina Carone, Dino Fanelli, con canzoni arrangiate e registrate in
studi di fortuna, dove i giovani hanno volentieri prestato la voce ad interpretare i pezzi. La “prima” è avvenuta in due parrocchie insieme con un discreto successo:
a fine maggio 2006 a Riccia (CB) e il 16 giugno 2006 a
Ceglie del Campo (BA). Nel 2007 repliche a Riccia, a
Ceglie e a Barletta”.
“Perché «Edizione straordinaria»? Perché non potevamo tenere per noi la splendida scoperta: san Giuseppe Marello lascia l’esempio di una santità straordinaria
perché vissuta nell’ordinario, tra le vicende quotidiane
liete e tristi. I santi non sono eroi impossibili da imitare. Piuttosto, s. Giuseppe Marello lo ripete, essere santo
consiste nel fare bene ciò che stai facendo; niente di
meno… Niente di più! Abbiamo così provato a lanciare
questa notizia sensazionale, che richiede un’edizione
straordinaria del telegiornale per poterla raccontare”.
“Perciò lo scoop di apertura – ecco la trama - è la
guarigione nel 1998 di Alfredo e Isila, i due bambini del
miracolo in Perù per l’intercessione del Marello. Un giornalista un po’ squinternato incontra un “gancio”, un
angelo inviato dal cielo a fargli conoscere il Marello e ne
resta affascinato. Il loro dialogo introduce i quadri storici: il Marello interagisce con i personaggi del suo
tempo e canta la maggior parte delle canzoni dello spettacolo. Con passaggi vivaci, superata la crisi giovanile e
il dramma della malattia, il tono sale in un crescendo
d’entusiasmo. La morte del Marello, serena e tranquilla,
provoca una sovrapposizione tra passato e presente.
Alla fine è proprio il santo che parla al giornalista e al
pubblico semplicemente ripetendo i punti
forti del suo messaggio”.
13
A Sesto Fiorentino 120 studenti al servizio dei più deboli
Sì al volontariato
14
L’esperienza è stata
presentata al II Convegno
dei laici giuseppini marelliani a Loreto domenica 6
aprile.
Oggi si parla tanto dei
giovani, a proposito e a
sproposito; in bene e in
male. Tutti hanno qualcosa
da dire, da proporre, molti
tentano di carpire la buona
fede delle nuove generazioni con promesse vaghe.
Ma pochi, troppo pochi,
sono realmente quelli che
cercano di capire e correggere gli errori dei giovani
segnati da un marcato individualismo proprio della
società di oggi.
Sono cambiati i tempi.
La società si è profondamente trasformata. Ma i
giovani
sono
rimasti
sostanzialmente gli stessi:
buoni e generosi, impulsivi
e idealisti. La gioventù è
una forza vergine, pura e
meravigliosa che ha bisogno di tutti, ma vuole essere libera e indipendente.
Questa gioventù merita
fiducia. Ha bisogno di fiducia! Deve essere aiutata,
compresa e stimolata a
fare meglio, non può essere trascurata o lasciata
invecchiare prima del
tempo.
Proprio per questo
motivo da alcuni anni nella
nostra scuola I.T.C.G “Piero
Calamandrei”di Sesto Fiorentino, per l’attenzione
posta verso la personalità
dei giovani, abbiamo proposto
attività mirate ai
bisogni dei più deboli. Il
progetto ha lo scopo di
creare nel giovane una
nuova mentalità in cui il
concetto di volontariato
venga vissuto come valore
non solo da salvaguardare,
ma anche da sviluppare nel
contesto del benessere
della persona.
Sono 120 ragazzi dai 15
ai 18 anni che hanno detto
sì a questa proposta!
Sono impegnati nelle
varie Associazioni di Volontariato del territorio: Auser
(Mai dire vecchio, Villa
Solaria, Residenza Diurna
di Villa Solaria, Centro
Diurno Via Monti, Centro
Sociale Via Leopardi); Centro di Prima Accoglienza
Caritas; attività di doposcuola a domicilio; attività
di doposcuola presso Pieve
di San Martino, insegnamento della lingua italiana
a coetanei stranieri presso
la Biblioteca di Pace; attività di socializzazione a
domicilio con coetanei
diversamente abili; progetto “Oltre la scuola” attività
di
socializzazione
con
ragazzi diversamente abili;
presso l’Istituto riabilitativo
permanente
O.D.A.
“S.Luigi” attività di socia-
di Erminia Del Prete
lizzazione con ragazzi
diversamente abili.
Nell’ambito di questo
progetto sono previsti
incontri iniziali e periodici
con i referenti delle varie
Associazioni coinvolte, i
quali forniscono ai giovani,
nello specifico delle loro
competenze, un contributo
nell’ampio panorama delle
problematiche del volontariato. Inoltre organizziamo
anche in occasione del
Natale una merenda di
solidarietà a cui gli studenti partecipano attivamente
e il cui ricavato è devoluto
in beneficenza. Questi sono
momenti forti che potenziano le risorse individuali
dei giovani coinvolti aprendoli all’esterno.
A mio avviso, la scuola,
oggi più di ieri, ha il dovere
di fornire a ciascun giovane
non solo quegli strumenti
che gli permettono di
acquisire le competenze
che lo introdurranno nel
mondo del lavoro, ma
anche quelle opportunità di
crescita e di sviluppo psicoaffettivo, che se introdotte
nella scuola attraverso
queste modalità, pur nei
suoi limiti e nelle sue
carenze, sono una adeguata risposta a questa esigenza. Infatti gli incontri
con realtà diverse dalla
propria creano nel giovane
un nuovo modo di pensare
in cui il concetto di volontariato viene vissuto come
valore da sviluppare in sé
per la propria e altrui crescita personale.
La devozione al santo: l'autore p. Stramare presenta il libro
La dignità e i privilegi di San Giuseppe
Padre Angelo Rainero, ideatore e promotore del Movimento Giuseppino, già nel 1963 aveva progettato un Dizionario su San Giuseppe, che tuttavia non è stato ancora realizzato a motivo della inesistente attenzione delle scuole teologiche e conseguentemente dei pochi studiosi personalmente
interessati a studiare l'argomento. Nel frattempo, soprattutto grazie all'impegno delle riviste giuseppine e alla linea teologica indicata dall'Esortazione apostolica "Il Custode del Redentore" di Giovanni
Paolo II, si è potuto fare chiarezza su molte questioni sia dottrinali che storiche, così da poter fare il
punto su molte questioni riguardanti la dignità, i privilegi di san Giuseppe e le devozioni che lo riguardano.
Tutto questo "materiale" è stato ora raccolto, elaborato ed esposto con diligenza e precisione nel
libro intitolato appunto San Giuseppe. Dignità, privilegi e devozioni, edito dalla Casa editrice Shalom.
In questa prospettiva appare evidente come limitare l'ambito di san Giuseppe ai temi del silenzio, del
lavoro o della buona morte impoverisca la figura di questo singolare personaggio, che deve la sua
grandezza alla missione affidatagli da Dio a servire la persona e la missione di Gesù attraverso il ministero della paternità, insieme con Maria, sua sposa, la Madre di Dio. Si tratta di una relazione che
colloca san Giuseppe il più vicino possibile a Cristo, direttamente coinvolto nel mistero dell'incarnazione e della redenzione. Mettendo tutto se stesso a servizio dei "misteri" della vita nascosta di Gesù
è stato veramente "ministro della salvezza". Come non occuparsi allora della natura della sua paternità e del suo matrimonio con Maria, assunti nell' "economia" della rivelazione? Si può affermare che
ignorare san Giuseppe e la sua funzione nella storia della salvezza significa limitare gli spazi della
conoscenza del mistero dell'incarnazione e della redenzione ad esso congiunta. Per convincersene
basterebbe leggere i SS. Padri, che saranno l'oggetto di un prossimo studio.
Dalla dignità che deriva a san
Giuseppe dai suoi titoli di padre
e di sposo è logico passare ai
T. Stramare, San Giuseppe
privilegi che gli vanno riconodignità, privilegi, devozioni, Ed.
sciuti per l'adeguato esercizio
Shalom, Camerata Picena (AN),
del suo singolare ministero, che
2008, pp. 320, Euro 5.00
lo colloca nell'ordine dell'unione
La vita di San Giuseppe è stata veraipostatica. Questioni particolari
mente travolta dalle iniziative di Dio,
riguardano la sua età, la verginiiniziative misteriose, iniziative al di là
tà, il "privilegiato" transito e la
della possibilità di capire. San Giuseppe
sua glorificazione in cielo.
si è lasciato condurre perché era giusto
Vanno considerate, infine, le
e "giusto" è l'uomo che vive di fede.
molteplici devozioni che si sono
Dove lo porta il Signore? Non lo sa, Dio
moltiplicate tra i fedeli lungo i
non glielo dice, non gli spiega niente e
secoli. Tra queste meritano una
lui obbedisce lo stesso. Ha sempre
particolare attenzione quelle del
detto di sì con la vita, non con le parocingolo o cordone, dello scapolale. Non ha mai avuto questioni da sollevare, dubbi da proporre.
re, dell'incoronazione. Devozioni
San Giuseppe agisce nel silenzio, e come è fecondo questo
ricorrenti riguardano le preghiesilenzio! Esso permette che tra la parola di Dio e l'obbedienza di
re, come il piccolo ufficio, le litaSan Giuseppe non ci sia soluzione di continuità. Dio parla e San
nie, il sacro manto, il rosario e
Giuseppe fa. San Giuseppe non misura la vita di Gesù e della Versoprattutto i "sette dolori e allegine sulle sue esigenze, ma mette la sua vita a servizio delle loro.
grezze". Ci sono, inoltre, i tempi
Non parte per l'Egitto quando fa comodo a lui, ma quando l'intededicati al suo culto, come il
resse di Gesù lo richiede. San Giuseppe è un uomo coerente: è un
culto perpetuo, il mercoledì e il
laico nel senso più pregnante della parola, è un uomo come tutti,
mese di marzo. Conoscere la stoinserito fino in fondo nelle realtà terrene per offrirle come supporria di queste "pie pratiche" è
to all'Incarnazione. Ha custodito la santità di Gesù e di Maria scomimportante per comprenderne il
parendo agli sguardi di tutti, fuorché ai loro.
significato e i necessari adattamenti pastorali.
Appare chiaro che siamo di fronte ad una piccola "Summa" di san Giuseppe, utile a tutti per conoscere e onorare questa "insigne figura", che la Chiesa tutta propone a se stessa per imparare "l'amore al Redentore, che egli esemplarmente servì".
San Giuseppe modello dei lavoratori
• Riflettiamo su quello che dobbiamo fare, come
occupare e spendere bene il nostro tempo da cristiani.
San Giuseppe ci viene in aiuto.
• Consideriamo perciò il lavoro, non perché è
l’aspetto più importante, ma perché non vogliamo
restare pigri! A parte tutto, se consideriamo il lavoro al
modo di San Giuseppe, come san Giuseppe ha lavorato, vediamo che esso è molto più che un lavoro inteso
come un qualcosa che comunque “si deve fare”. Esso è
parte integrante di ciò che ognuno di noi è e di ciò che
ognuno di noi compie, realizza.
• Andiamo a cercare aiuto nell’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II su San Giuseppe, la Redemptoris Custos, al capitolo IV, splendidamente intitolato: “Il
lavoro come espressione dell’amore”, ai nn. 22-24.
P. Brian Crawford osj
Dall’esortazione apostolica
di Giovanni
Paolo II RedemSan Giuseppe Marello
insegna a lavorare al modo
ptoris Custos
Il lavoro come espressione dell'amore
Espressione quotidiana
dell’amore nella vita della
Famiglia di Nazaret è il
lavoro. Il testo evangelico
precisa il tipo di lavoro,
mediante il quale Giuseppe cercava di assicurare il
mantenimento alla Famiglia: quello di carpentiere.
Questa semplice parola
copre l'intero arco della
vita di Giuseppe. Per Gesù
San Giuseppe lavoratore, disegno di Gianfranco Verri, 1991
di San Giuseppe
Bisogna chiedere a San
Giuseppe la tranquillità e
l'eguaglianza di spirito. Egli
era uguale a se stesso, sia
quando comandava a Gesù,
Sapienza del Padre, sia quando esercitava il suo mestriere,
occupandosi dei lavori più
umili e grossolani.
Il lavoro intellettuale e
quello manuale devono essere
armonizzati, come due mezzi
per uno stesso scopo: il
servizio di Dio nell'imitazione
di San Giuseppe.
sono questi gli anni della vita nascosta, di cui
parla l'Evangelista dopo l'episodio avvenuto al
tempio: «Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso» (Lc 2,51) Questa
«sottomissione», cioè l'obbedienza di Gesù
nella casa di Nazaret, viene intesa anche come
partecipazione al lavoro di Giuseppe. Colui che
era detto il «figlio del carpentiere» aveva imparato il lavoro dal suo «padre» putativo. Se la
Famiglia di Nazaret nell'ordine della salvezza e
della santità è l'esempio e il modello per le
famiglie umane, lo è analogamente anche il
lavoro di Gesù a fianco di Giuseppe carpentiere. Nella nostra epoca la Chiesa ha messo questo in rilievo pure con la memoria liturgica di
san Giuseppe artigiano, fissata al primo maggio. Il lavoro umano e, in particolare, il lavoro
manuale trovano nel Vangelo un accento speciale. Insieme all'umanità del Figlio di Dio esso
è stato accolto nel mistero dell'Incarnazione,
come anche è stato in particolare modo redento. Grazie al banco di lavoro presso il quale
esercitava il suo mestiere insieme con Gesù,
Giuseppe avvicinò il lavoro umano al mistero
della Redenzione (22).
Nella crescita umana di Gesù «in sapienza, in
età e in grazia» ebbe una parte notevole la virtù
della laboriosità, essendo «il lavoro un bene dell'uomo» che «trasforma la natura» e rende l'uomo «in un certo senso più uomo» («Laborem
Exercens», 9).
L'importanza del lavoro nella vita dell'uomo
richiede che se ne conoscano ed assimilino i contenuti «per aiutare tutti gli uomini ad avvicinarsi
per il suo tramite a Dio, creatore e redentore, a
partecipare ai suoi piani salvifici nei riguardi dell'uomo e del mondo e per approfondire nella loro
vita l'amicizia con Cristo, assumendo mediante la
fede viva una partecipazione alla sua triplice missione: di sacerdote, di profeta e di re» («Laborem
Exercens», 24). (23).
Si tratta, in definitiva, della santificazione
della vita quotidiana, che ciascuno deve acquisire
secondo il proprio stato e che può esser promossa secondo un modello accessibile a tutti: «San
Giuseppe è il modello degli umili che il cristianesimo solleva a grandi destini; San Giuseppe è la
prova che per essere buoni ed autentici seguaci di
Cristo non occorrono "grandi cose", ma si richiedono solo virtù comuni, umane, semplici, ma vere
ed autentiche» («Insegnamenti di Paolo VI», VII
[1969] 1268) (24).
San Giuseppe negli insegnamenti
di Paolo VI. Curatore Padre Gennaro
Citera OSJ, Ed. Shalom, Camerata
Picena (An) 2008, pp.123
Papa Montini, al soglio Papa Paolo VI, era un grande
devoto di San Giuseppe e durante il Suo pontificato
ebbe modo di esprimersi più volte sul Padre putativo di
Gesù. Il libro è una raccolta di questi suoi interventi che
si legge con facilità e interesse. La figura dell’artigiano
di Nazareth chiamato da Dio a dare anagraficamente il
nome a Gesù, a formare con la Vergine Maria la Sacra
Famiglia, viene tratteggiata
con amore e sapienza da
Papa Montini che ha come
intento primo quello di
esaltare la figura semplice e
umile del Santo sia sotto il
profilo di padre, che di capo
famiglia, che di lavoratore.
L’esaltazione della figura di
S.Giuseppe e l’esaltazione dei
valori primari della Chiesa
sono il filo conduttore di
questo scritto di Papa Paolo
VI fedelissimo del Santo. È
un libro semplice che si può
leggere di seguito come in tempi diversi ma nulla si
perde del suo profondo significato di devozione al Santo
dei Santi: San Giuseppe.
Agostino Meloni
In occasione del 30° anniversario della morte di
papa Paolo VI, avvenuta il 6 agosto 1978, per onorare
la figura di questo servo di Dio, riproponiamo questo
testo.
Lo scritto, seguendo il costante insegnamento della
Chiesa, serve a riportare all'attenzione di tutti la bellezza e la utilità della devozione a San Giuseppe.
E il Papa Paolo VI spiegava i motivi di questa devozione, che deve rimanere viva fra tutti i cristiani, quando diceva: «La sua presenza nel disegno messianico, la
sua missione profetica e pedagogica del nucleo domestico, la Sacra Famiglia, per cui Cristo entrò nel consorzio umano, la sua unione privilegiata e immolata a
Maria, Madre del Figlio di Dio e Figlio dell'uomo, conferiscono a San Giuseppe un’attrattiva speciale per la
nostra ammirazione e un fondamento particolare per la
nostra fiducia nel suo patrocinio, che si estende, per
divino disegno, su tutta la Chiesa, corpo mistico di Cristo, e che ciascuno di noi può perciò invocare per sé»
(19 Marzo 1975). Queste parole restano valide sempre
e danno la spiegazione anche a questa raccolta che il
Padre Gennaro Citera O.S.J. ha composto, per metterla a disposizione dei devoti di San Giuseppe.
Padre Severino Dalmaso O.S.J.
Parola... e Fatti
I santi di Benedetto XVI
I Vangeli delle feste di Maggio
Domenica 4 Maggio: Ascensione
perdonati”. Quanto è importante
dare tutta la mia vita, la disponibilità
del Signore /A
la pace nel cuore e questa pace si
a Colui che per primo aveva dato
At 1,1-11; Ef 1,17-23; Mt 28,16-20:
trova soltanto nella ferma fiducia che
tutto per me. Ma, trovatami davanti
è Dio a darce-
all’altare sono caduta in ginocchio e
la. È il suo Spi-
ho pianto riconoscendomi peccatrice.
rito che ci dà
Mi sono svegliata piangendo. Questo
forza e spinge
invito di Maria ad essere più vicino a
il nostro cuore
Gesù è per me la salvezza. Egli è il
a
vero Amore. Elisabetta
“A me è stato dato ogni
potere in cielo e sulla
terra”.
“Dormivo e sognavo che la vita era
realizzare
per fede questo momento
del passaggio
Domenica
del
eSangue di Cristo / A
nella
Signore
nostra
vita. Lui vuole sempre che noi possiamo stare bene con tutti,e non lasciamo mai che il tuo cuore e il mio cuore
si chiudano all’Amore. Jackeline
maggio:
Corpo
Dt 8,2-3.14b-16a; 1Cor 10,16-17;
Gv 6,51-58: “Come il Padre,
che ha la vita, ha mandato
me e io vivo per il Padre,
così anche colui che mangia me, vivrà per me”. L’amo-
Domenica 18 Maggio. Santissima
re di Dio è veramente grande. Da
Trinità / A
quando mi sono riavvicinata ai Sacra-
gioia. Mi svegliai e vidi che la vita è
Es 34,4b-6.8-9; 2Cor 13,11-13; Gv
menti, in particolare alla Comunione
servizio. Servii e m’accorsi che il ser-
e alla Confessione il mio cuore è gua-
re. Il potere di Gesù, Figlio di Dio fatto
“Dio ha mandato il
Figlio nel mondo perché il
mondo sia salvato”. Un giorno
uomo, sta nel suo servizio, infinito per
ho sognato che mi trovavo in Chiesa
stia ha dato un senso alla mia vita.
noi nell’amore infinito per unirci al
e l’altare era luminoso mentre tutto
Quando ero lontana dalla parrocchia,
Padre. Anche il nostro servizio fa
intorno era buio. Maria SS. indicava
dai sacramenti e dall’adorazione
vizio era gioia”. E’ una poesia di Tago-
18
25
3,16-18:
rito. Una gran pace è scesa e una
grande voglia di vivere. Gesù eucari-
parte del suo potere. Mi avevano
eucaristica, tutto mi sembrava ugua-
chiesto un lavoro improvviso, alle
le, vuoto, senza senso; pensavo a
nove di sera. Quasi per ironia avevo
divertirmi ma in realtà non riuscivo a
risposto: “Allora, veramente stare a
riempire
disposizione vuol dire farlo subito,
mio
cuore
adesso?”. “Certo”, mi dicono dall’altra
della
vera
parte. Potevo non farlo ma l’ho fatto,
felicità.
e questo ha dato serenità nelle rela-
A d e s s o
zioni reciproche basate sull’amore,
però, grazie
ma la ragione per cui l’ho fatto non è
alla
la ricerca della serenità, ma il potere
quentazione
di Gesù nella mia, nella nostra vita.
assidua
Mario
un
il
fredi
gruppo
di preghiera
Domenica 11 Maggio: Pentecoste
in
parroc-
/A
Gesù e mi invitava a stare con loro;
Gioel 3,1-5; Rm 8,22-27; Gv 20,19-
sembrava mi dicesse proprio: “Dio ha
accogliente
mandato il Figlio nel mondo perché il
comunità che mette al centro, Gesù
mondo sia salvato”. Di fronte a tanto
tutto mi riempie di gioia, quella vera.
amore io mi avvicinavo a loro per
Annamaria
“Ricevete lo Spirito
Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno
23:
chia, ad una
Le Mans, Francia, 15 settembre 2007
Beato
BASILE-ANTOINE-MARIE
MOREAU, sacerdote, fondatore.
(Laigné-en-Belin, 11.2.1799 - Le Mans
20.1.1873).
Ottavo di quattordici figli, studiò presso il
seminario di Le Mans e fu ordinato sacerdote
nel 1821. Il vescovo, comprese le doti di
Basile, lo assegnò come docente e direttore
spirituale del seminario. Egli aggiunse la predicazione di missioni popolari. Nel 1835 giunse a suscitare tale entusiasmo da guadagnarsi la stima di alcuni sacerdoti, che si unirono a lui; divenne così il fondatore dei “Preti
Ausiliari”. Il vescovo gli affidò allora la direzione dei “Fratelli di S. Giuseppe”, piccolo
istituto per la catechesi fondato dal sacerdote Jacques Dujarié (+ 1838); Don Basile unì
i due istituti in una unica Congregazione che
dedicò alla Santa Croce (1840), per l’apostolato nelle più diverse forme. Difficoltà di
ogni genere non mancarono, soprattutto da
parte massonica. L’istituto si diffuse velocemente, ma il fondatore fu poi costretto alle
dimissioni da superiore generale. Scosso da
così grandi prove ed esaurito da un ministero senza tregua, morì quasi dimenticato.
essere vinta dall’amore di Cristo e che ogni
vita, è preziosa agli occhi di Dio.
Beato Basile-Antoine-Marie
Moreau
Beata Marie-Celine
de la Presentation
Lìchen, Polonia, 16 settembre 2007
Beato
JAN PAPCZYNSKI (STANISLAO di GESU’ e MARIA), sacerdote, fondatore.
(Podegrodzie, Polonia, 18.5.1631
Gòra 17.9.1701).
Ultimo degli otto figli di una modesta
coppia di lavoratori, fin da piccolo mostrò
intenso desiderio di preghiera e forte sensibilità verso i poveri. Conobbe i Padri Scolopi
e studiò presso di loro. Sacerdote a Varsavia
nel 1661, si distinse come insegnante e confessore, portando la luce di Cristo specialmente ai giovani. Per una serie di vicende
molto sofferte lasciò nel 1670 l’Ordine degli
Scolopi e si dedicò alla realizzazione di un
istituto dedicato all’Immacolata. Con fede
incrollabile ottenne l’approvazione pontificia
della fondazione nel 1699, i Chierici Mariani, che dovevano propagare la devozione
all’Immacolata con la predicazione e l’insegnamento, una congregazione moderna di
vita attiva. Cambiò il nome in Stanislao di
Gesù e Maria. Con gesto cavalleresco, emise
nel 1670 il votum sanguinis, allora tipico dei
sostenitori del privilegio mariano, dichiarandosi pronto a spargere il sangue in difesa
dell’Immacolata.
Bordeaux, 16 settembre 2007
Beata MARIE-CELINE DE LA PRESENTATION (Giovanna Germana Castang),
Beato Jan Papczynski
religiosa.
(Nojals, Francia, 24.5.1878 - Bordeaux,
Nysa, Polonia, 30 settembre 2007
30.5.1897).
Beata MARIA LUISA MERKERT, reliQuinta dei dodici figli di poveri contadini,
giosa, fondatrice.
Giovanna a quattro anni fu colpita da parali(Nysa,
Polonia,
23.9.1817
si causa la caduta in un gelido torrente.
14.11.1872).
Rimase priva dell’uso dell’arto sinistro. NonoMaria Luisa, secondogenita di una coppia
stante questo, fu sempre lieta e straordinache seppe infondere alle due figliole fede e
ria: quando la povertà divenne insostenibile,
carità, rimase orfana prima del padre
andò a questuare per il villaggio. Fu allora,
Beata Maria Luisa Merkert
(1818) e poi, dopo lunga malattia, della
dicono le fonti storiche, che la fanciulla dodicenne comprese la sua missione: offrirsi come vittima al madre (1842). Insieme alla sorella Matilde, decise di
Signore. Un calvario di cinque mesi in ospedale, per ten- dedicarsi alla cura a domicilio degli ammalati più poveri.
tare di risanare l’arto, che Giovanna sopportò con ange- L’iniziatrice di tale opera fu la terziaria francescana Clara
lica pazienza. Nel 1891 morirono due fratelli minori e nel Wolff (1805-1853), che con la consorella Francesca
1892 la mamma e il fratello maggiore; Giovanna si pro- Werner (1817-1885) si donò all’assistenza dei malati di
digò per l’assistenza della famiglia, vero angelo consola- colera, scoppiato nel 1832 a Nysa. Maria Luisa si unì a
loro. Matilde morì di contagio nel 1846 e le tre giovani
tore.
Nel 1896 potè mettere in atto il suo desiderio: consa- continuarono la missione, tra innumerevoli difficoltà. Si
crarsi al Signore. Accolta nel monastero delle Clarisse di unirono a loro altre amiche e insieme scelsero come
Bordeaux, visse con gioia incredibile sei soli mesi di novi- patrona S. Elisabetta d’Ungheria. Nel 1859 venne l’approziato, già condannata dalla tubercolosi, e pronunciò la vazione del vescovo di Breslavia e l’anno dopo Maria
professione in articulo mortis. La vicenda di questa gio- Luisa con altre 25 consorelle emise i voti, costituendo le
vane dimostra che non esiste avversità che non possa Suore di S. Elisabetta.
di padre Franco Careglio ofm conv
19
Visita dei padri Michele Piscopo e Sebastian Meleth ai confratelli in India
Speranza nel futuro
Dal 5 gennaio al 7 di
febbraio ho svolto, insieme
a padre Sebastian Meleth
economo generale, la visita canonica, alla provincia
San Tommaso dell’India.
Mi ha lasciato il cuore con
buone speranze di un futuro prospero a livello di vita
20
religiosa e di apostolato.
Il momento più bello e
culminante è stato partecipare
alle
ordinazioni
sacerdotali di otto confratelli e a quelle diaconali di
altri tre, avvenute il 7 gennaio nella cattedrale di
Kottapuram. Vescovo diocesano ordinante era
monsignor Francis Kallarackal nostro amico. Il
vento
di
Pentecoste,
entrato nella vita di questa
cara Provincia, ha riempito
i cuori di tutti i confratelli
indiani - vari erano venuti
anche dalle altre province
dove prestano il loro servizio missionario - di molta
speranza e voglia di darsi
al vangelo e al popolo di
Dio. I confratelli indiani, e
noi con loro, abbiamo
celebrato il 25° anniversario della presenza del Carisma e della Spiritualità di
San Giuseppe Marello nel
Kerala. Che cosa più bella
di questa: celebrare 25
anni di vita con 11 ordinazioni, che portano ad essere positivi sulla nostra
vitalità e a ringraziare Dio,
che continua a benedire la
nostra famiglia religiosa!
Il pellegrinaggio indiano mi ha dato l’opportunità di conoscere i Confratelli e il loro lavoro per il
Regno di Dio. Con il provinciale padre Varghese
Mettekkattu ho visitato
tutte le comunità. Ho
apprezzato le grandi speranze di questa Provincia e
La provincia di San Tommaso in cifre
Confratelli Sacerdoti 40, fratelli (perpetui) 1,
diaconi 3, chierici filosofi e teologi 23. Totale 67.
Missionari, appartenenti alla Provincia indiana
7. Missionari, appartenenti ad altre province e
delegazioni 11, studenti a Roma 2
Seminaristi non professi minori 38, novizi 5.
Totale 43
Opere Apostoliche: seminari 6, parrocchie
(compreso le italiane) 9, cappelle nei villaggi 12,
scuole 3, opere sociali 2. Alunni delle nostre
scuole 855. Alunni nelle Boys’ Homes 55. Parrocchiani 9.150.
di padre Michele Piscopo osj
Rettoria di Aluva – con
venti confratelli (2 sacerdoti e 18 chierici: due assistenti, 4 studenti di teologia e 12 di filosofia). In
questa Rettoria abbiamo
due Seminari: il Maggiore
e quello per i seminaristi
(quattro) studenti all’uni-
Xavier (1.900 cattolici).
Settore Sud:
Rettoria di Kulathupuzha – con 4 confratelli
sacerdoti e 5 novizi. Qui si
trova il noviziato “Maria
Giri”. C’è anche la nuova
St. Joseph Marello Boys’
Home, con 13 bambini (tra
Joseph, con 6 seminaristi
che frequentano l’anno di
iniziazione; la scuola Joe
Tech Computer Institute
(35 alunne del corso di
maestre per scuole materne e computer. Durante le
vacanze dalla scuola il
nostro Centro si riempie di
casa della comunità.
Fuori settore: Rettoria
di Pune (al nord dell’India): in un appartamento
affittato c’è un nostro piccolo seminario di teologia.
La comunità è formata dal
prefetto e da 2 chierici che
frequentano il secondo
i suoi progetti di sviluppo.
I confratelli
La maggior parte dei
confratelli vivono nello
stato del Kerala. Una
comunità di tre - il formatore e due studenti di teologia - vivono al nord del-
l’India nella città di Pune,
vicino a Bombay nello
stato di Maharashtra
I confratelli sono suddivisi in due settori: nord e
sud.
Settore Nord:
Rettoria di Kodungallur
- con nove confratelli (5
sacerdoti, 1 fratello, 3
chierici assistenti). Qui è la
sede della Provincia.
I confratelli sono impegnati in tre opere: Seminario Minore (25 seminaristi), St. Joseph Boys’
Home (42 bambini e
ragazzi), Parrocchia St.
Thomas (1.800 cattolici e
tre cappelle).
Nella pagina accanto: assemblea generale, il seminario maggiore
di Aluva. A fianco, la Boys’ Home di Kulathupuzha, la comunità di
Vithura, Sotto, alunne della scuola di Varkala, la chiesa di San
Tommaso a Kodungallur
versità.
Rettoria di Perumpilly –
con cinque confratelli (4
sacerdoti e 1 chierico assistente) che portano avanti
queste opere: Seminario
Minore per universitari
(tre), Scuola Marello Campus (scuola tecnica: 43
alunni; liceo: 140 alunni;
studi universitari: 80 alunni); Parrocchia St. Francis
i 10 e gli 11 anni). E c’è
anche la Parrocchia di St.
Mary, con 750 cattolici
sparsi su un territorio
grande, con 4 cappelle, e
la più lontana è a 30 km
dalla chiesa parrocchiale.
Rettoria di Vithura –
con 5 confratelli (4 sacerdoti e 1 chierico assistente), con queste attività: il
seminario
minore
St.
studenti per i corsi di
computer); la parrocchia Divine Providence
con 1.200 cattolici e 5
cappelle.
Rettoria di Varkala –
3 confratelli sacerdoti
responsabili di queste
opere: la parrocchia
Our Lady of Mount Carmel (con 500 cattolici)
e la scuola Holy Innocents Public School con
520
alunni
(dalla
materna alle medie).
Nel terreno adiacente
alla scuola si sta
costruendo
un’altra
Boys’ Home e in futuro
si costruirà anche la
21
anno teologico; Rettoria di
Robecco nell’Italia del nord
– la comunità è formata da
3 sacerdoti che hanno la
responsabilità di 4 parrocchie (circa 3.000 anime)
nella diocesi di Tortona;
Casa Generalizia: 1 confratello sacerdote studente;
seminario. I nostri seminaristi possono così già vedere il tipo di apostolato che
potranno svolgere: non
solo parrocchie ma anche
opere sociali.
La pastorale educativa
I confratelli in India
La seconda scuola è
quella di Vithura, con due
indirizzi di studio: computer e corsi specialistici per
maestre di scuola elementare. La terza scuola, quella di Varkala, non è ancora
finita. Sorta dopo le tragiche conseguenze dello
pluralismo religioso pacifico e rispettoso. Nella festa
della scuola al “Marello
Campus”: l’intreccio tra
canti, danze e preghiere
delle tre religioni, in un
clima di sommo rispetto,
mi ha riempito il cuore di
speranza: è possibile una
Le due scuole di Perumpilly (a fianco) e di Varkala.
Sopra, bambini di Andjengo, vicino a Varkala.
22
Provincia San Giuseppe
Marello (Italia nord): 2
confratelli sacerdoti (uno
anche studente) in aiuto
alla provincia; Provincia
Our Lady of Sorrows (Pennsylvania): 1 confratello in
aiuto alla provincia; Delegazione della Nigeria: 1
confratello in aiuto alla
delegazione
Seminari
Sono sei i seminari.
Praticamente una nostra
sola casa religiosa è senza
stanno dando importanza
alla educazione integrale
dei giovani Le scuole
rispondono alle esigenze
della popolazione: tre centri educativi, in zone molto
povere. Il più antico è il
Marello Campus di Perumpilly, con tre tipi di indirizzi
scolastici: tecnico (elettricisti, elettronici, geometri,
tecnici in condizionatori
d’aria e frigoriferi, tecnici in
computer); liceo e università con specializzazione in
economia e commercio.
Tsunami di qualche anno
fa, è stata la risposta degli
Oblati di san Giuseppe alla
ricostruzione morale e culturale della zona devastata. La prima tappa è terminata e funzionante, la
seconda tappa sarà in funzionamento tra qualche
mese. E’ una costruzione
grande e solida.
Una caratteristica da
sottolineare: la maggior
parte dei nostri alunni non
sono cattolici, ma indù e
musulmani. Si vive qui un
convivenza pacifica tra gli
uomini di diverse religioni.
Le opere sociali
Sono attualmente le
due Boys’ Homes, case di
accoglienza per bambini e
ragazzi a rischio. Alcuni
sono anche orfani, ma
molti hanno alle spalle
famiglie problematiche che
non possono assicurare
loro una educazione integrale in un clima di tranquillità familiare. Le Boys’Homes sono quindi delle
famiglie per questi bambini e ragazzi. E i nostri confratelli suppliscono i loro
genitori, creando tra di loro
un clima di pace, di serenità e di affetto.
E’ stato emozionante
vedere questi luoghi ed
incontrarmi con questi
bambini. La nostra è una
presenza molto importante per loro; con noi si sentono sicuri e protetti, possono sperare in un futuro
migliore. Qui i figli del
Marello si dedicano con
passione alla Evangelizzazione e al servizio di Promozione Umana verso
questi piccoli figli di Dio
provati dalla vita.
Le parrocchie
I vescovi ci hanno affidato le parrocchie più difficili. Le nostre 5 parrocchie
si trovano in ambienti
molto poveri. La gente è
buona e molto religiosa.
Nel Kerala, dove noi operiamo. i cattolici sono il
20% della popolazione. Per
questi motivi le nostre parrocchie sono piccole come
numero di abitanti, ma
sparse su un territorio
grandissimo e non è facile
per i cristiani riunirsi.
Normalmente le liturgie
si svolgono in lingua malayalam. Fuori dall’India la
Provincia regge 4 parrocchie nella diocesi di Tortona (Italia), povera di clero
e le nostre parrocchie sono
piccole per popolazione ma
estese. I tre confratelli
indiani attendono a circa
3.000 fedeli.
I progetti missionari
I confratelli indiani
hanno un profondo senso
missionario. Molti di loro
attualmente vivono in altre
province e delegazioni.
Ma vi sono progetti di
apertura in altri stati dell’India. Andare in un altro
stato fuori del Kerala è
sempre una sfida: vuol
dire dover imparare una
nuova lingua, vivere in una
nuova cultura e assumere
nuove abitudini.
23
Dialogando con gli amici
Quando la sventura irrompe in casa…
Padre, ti racconto cos’ è capitato. In casa nostra è
entrata la sventura. Nostra figlia Lauretta, diciassette
anni, da un po’ di mesi si sente male. La diagnosi si è
chiarita a poco a poco: prima era una “macchia” a un
lobo del cervello, poi una “neoplasia”, infine “una cosa
in una posizione che non si può operare”. Siamo tornati dall’ospedale due ore fa. Ora siamo qui soli, io e
mia moglie, muti e smarriti per questa sentenza senza
appello. Siamo qui e non sappiamo cosa fare, cosa
dire, cosa pensare. Mi vengono tante domande e tante
paure, e tanta rabbia per il senso di impotenza che mi
porta alla disperazione. Non sarebbe meglio essere già
tutti morti?
Mi viene anche il pensiero che Dio ci voglia castigare, perché mia moglie ed io non siamo sposati in
chiesa, non siamo stati bravi cristiani e abbiamo sbagliato molte cose…
Ma perché a pagare deve essere una bambina? E
non possiamo fare niente! E Dio che può fare tutto,
perché non fa niente?…
Padre, perdonami se mi sono espresso con
durezza, ma non so proprio dove rivolgermi questa
sera. Ho trovato la tua rivista nella sala di attesa di un
medico e ti ho scritto (…)
Michele S.
24
Caro Michele, sono anch’io senza parole, chiuso
nel silenzio della vostra tragedia. In certi momenti le
parole sono inutili e forse dannose: meglio tacere e
pregare.
Mi porto con me la tua lettera e la metterò sull’altare dove celebrerò la messa cioè il sacrificio di Gesù
per noi. Capisco anche il tuo lamentarti su Dio che
“non fa niente”. … E’ troppo limitata la nostra mente
per riuscire a dire qualcosa del mistero insondabile di
Dio.
Ma una cosa è certa, anche se facciamo fatica a
capirla: Dio non manda le disgrazie, non distribuisce
malattie, non castiga il peccato facendo soffrire degli
innocenti. Dio, il Padre, manda suo Figlio Gesù e lo
manda a farsi in tutto come noi, suoi figli, a prendere
parte alle nostre sofferenze, alla nostra morte, anzi le
prende tutte su di sé, così che è capace di comprenderci, di star vicino a chi soffre, di esprimere la sua
compassione, di lottare contro quello che fa soffrire i
figli di Dio.
Non esiste un dio che vuole far soffrire, che vuole
la morte. L’unico Dio che esiste è il Padre di cui parla
Gesù e che Lo ha mandato perché il mondo abbia la
vita che non finisce e ogni persona sperimenti la gioia
perfetta ed eterna.
Quando la sofferenza più acuta irrompe nella
nostra vita, è tempo di silenzio e di preghiera, perché
ci venga donato lo Spirito Santo, per vivere i giorni
della prova con gli stessi sentimenti di Gesù.
Se no, c’è solo disperazione.
State molto vicini a Lauretta, accompagnatela nella
speranza che il male possa essere vinto. Ha bisogno di
te e di tua moglie per imparare a sperare e a pregare. Sì, anche voi potete essere testimoni di Gesù e trasmettere la fede in un Padre a cui possiamo aprire il
nostro cuore con estrema confidenza.
Io so che Lauretta ieri sera, mentre se ne sta sola
nel suo letto di ospedale, mossa da quella presenza
misteriosa dello Spirito Santo che suggerisce le parole della preghiera, ha pianto e pregato anche per te,
Michele, e per la mamma.
Mese di Maria
Mi sa dire, Padre, una maniera bella per onorare
Maria Santissima in questo mese di maggio?(…)
Silvia G.
Bella la domanda, ma la risposta va collocata nello
spessore della devozione mariana che ciascuno nutre
in cuore. C’è chi può fare di più e chi di meno. Sicuramente il mese di maggio deve trovare la recita del
santo Rosario al primo posto, o in parrocchia o da soli
o, meglio!, in famiglia o con gruppi di persone vicine di
casa.
Se poi il Rosario è accompagnato da riflessione o
meditazione più ampia, allora è possibile confrontare
la nostra povera vita con le virtù di Maria, così che ella
sia Madre ma sia anche Maestra per il nostro cammino
spirituale. E qui il campo degli impegni di virtù variano
per ogni persona secondo le necessità, le situazioni di
ambiente, di carattere ecc.
Dice un Padre della Chiesa:” Non vi rincresca imitare chi vi è caro onorare nella fede.” Se ci è caro
onorare Maria, imitiamola nelle virtù.
Consiglierei vivamente, se non è possibile in parrocchia, di pregare la Madonna Santissima a gruppi di
persone, riunite in un condominio o di un gruppo di
case vicine. Pregare insieme sostiene la fede ed è
testimonianza vicendevole, oltre che un gesto di carità nel pregare per le necessità di persone presenti.
C’è poi il tema della carità concreta: ai poveri, ai
malati, a coloro che soffrono in particolari situazioni: la
dolcezza materna di Maria dobbiamo viverla anche noi
nel nostro piccolo. E anche questo è un concreto impegno di maggio. Ma poi chi più ne ha più ne metta!
La riconoscenza è un fiore di questa terra?
Che triste, dopo aver fatto tutto per i propri figli,
dopo aver dato la vita per loro, dopo averli sistemati
anche economicamente, ecc vedere che dei genitori si
interessano molto poco, tanto da farsi vivi con loro
solo molto raramente. Ma la riconoscenza è ancora
una virtù? (….)
Berto e Giovanna
di padre Paolo Re osj
Eh, quante volte sentiamo queste lamentele! Ma
forse talvolta potremmo anche domandarci se l’abbiamo insegnata questa benedetta gratitudine.
Vi voglio raccontare un fatterello. Una sera, mentre la mamma prepara la cena, il ragazzo dodicenne si
presenta in cucina e le porge un foglio . C’è scritto:
• per aver strappate le erbacce del giardino euro 1.00
• per aver riordinato la mia cameretta euro 1.50
• per essere andato a comprare il pane euro 0.50
• per aver badato alla sorellina (3 pomeriggi)
euro 3.00
• aver preso due “ottimo” a scuola euro 2.00
• per aver portato fuori l’immondizia ogni sera
euro 1.00
• Totale euro 9
La mamma fissa il figlio, mentre i ricordi le si affollano alla mente. Prende la biro e scrive nel retro del
foglio:
• per averti portato in grembo 9 mesi euro 0
• per le tante notti passate a vegliarti da malato
euro 0
• per tutte le volte che ti ho cullato quando piangevi
euro 0
• per tutto quello che ti ho insegnato ogni giorno
euro 0
Maria ci ha stretti al suo seno ai piedi della croce,
quanto più le siamo costati tanto più ella prese
ad amarci.
La misura del suo dolore fu la misura
del suo amore.
(s. Giuseppe Marello)
• per tutte le colazioni, pranzi e cene euro 0
• per la vita che spendo per te ogni giorno euro 0
Appena finito, la mamma sorridendo diede il foglio
al ragazzo, e quando questi ebbe terminato di leggere ciò che la mamma aveva scritto, due lacrimoni
sgorgarono dai suoi occhi. Girò il foglio e sul suo
conto scrisse: “strapagato”. Poi saltò al collo della
madre e la sommerse di baci.
Ma fino quando questi sentimenti nei figli dureranno col passare degli anni?
Ringraziamo san Giuseppe
Padre, non ho da farle domande ma solo da chiedere agli amici di ringraziare con me san Giuseppe, di
cui sono tanto devota che a lui sempre mi raccomando(e sempre mi esaudisce!), perché ho avuto un incidente nel quale ho capottato finendo in un fossato. La
macchina è in rottamazione , ma io sono uscita illesa,
con solo un po’ di capogiro durato qualche ora. Al
momento del disastro mi sono rivolta al mio Santo.
Ringraziamolo insieme.
Sandrina S.
Evviva san Giuseppe e i suoi devoti! Ringraziare
non è solo un dovere, ma è anche un domandare per
il futuro...
Mandare le lettere per la rubrica
”Dialogando con gli amici” a:
Padre Paolo Re
Corso Alfieri, 384 - 14100 Asti
e-mail: [email protected]
Tanti auguri
a Marianne Masangcay,
nata il 17 Novembre 2007
e battezzata a Roma
il 16 Marzo 2008 nella cappella della
Casa generalizia degli Oblati di San
Giuseppe
25
Notizie dal mondo giuseppino
[email protected]
Eventi, immagini, dai mille luoghi, in Italia e nel mondo,
dove sono presenti i lettori di Joseph
terzo.
Il torneo di pallavolo categorie bambine è stato vinto da Sesto Fiorentino mentre quello categoria adolescenti è stato
vinto da San Giuseppe all’Aurelio.
La gente non voleva proprio andar via mentre veniva ancora animata dai balli e canti, sempre più richiesti, e ristorata dagli stand gastronomici in cui Roma ha presentato la porchetta come cucina tipica mentre Sesto Fiorentino ha
offerto Vin Santo e cantuccini insieme a vari tipi di salami e formaggio con il miele. Alla conclusione padre Giuseppe Lai,
attuale parroco di San Giuseppe all’Aurelio, ha salutato i suoi neo ed ex parrocchiani di Roma e Sesto Fiorentino, i partecipanti e gli animatori. La festa si è conclusa con il consueto scambio dei doni tra gli oratori delle diverse parrocchie.
Daniele Raponi
Le feste di primavera 2008
L’edizione di quest’anno della Festa di Primavera era divisa in tre zone: Centro (Toscana-Roma) e Sud - Campania,
Riccia (CB) e Puglia - venerdì 25 aprile; Nord (Milano, Alba, Asti e Imperia) sabato 26 aprile.
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- all’oratorio di San Giuseppe all’Aurelio a Roma
La Parrocchia di San Giuseppe all’Aurelio ha ospitato la
Festa di Primavera venerdì 25 aprile a cui hanno partecipato
le parrocchie di S. Giuseppe all’Aurelio di Roma, S. Giuseppe
Artigiano di Sesto Fiorentino e Madonna di Lourdes di Roma.
Gli oltre 250 tra giovani e adulti iscritti sono stati accolti dal
calore, dal colore e dal suono dell’oratorio adornato di centinaia di palloncini, bandierine, striscioni di ogni genere, da
trenta animatori vestiti di rosso fuoco in fila sotto l’arco di
trionfo di benvenuto largo otto metri e da una ricca colazione
con caffelatte, brioches e cornetti. Al punto d’accoglienza
hanno ritirato le magliette con il logo, il libretto per la preghiera e i canti ed un braccialetto colorato che indicava loro la
squadra d’appartenenza per il grande gioco del pomeriggio.
Un grande cerchio nello spazio all’aperto
dell’oratorio colorato di rosso, verde e azzurro ha dato il via ufficiale alla giornata con
molti bans, balli di gruppo e canti. Subito
dopo tutti in chiesa per il momento della
preghiera animata dal gruppo dei ministranti. L’attività clou della mattina sono stati i
tornei di calcetto, al quale hanno partecipato sei squadre di cui cinque dell’oratorio di
San Giuseppe all’Aurelio, il torneo di pallavolo svoltosi in palestra tra le ragazze delle due
parrocchie, di Sesto Fiorentino e di San Giuseppe all’Aurelio e il torneo di ping-pong.
Neanche il tempo di digerire il pranzo i bambini si sono trovati immersi nell’impero romano di oltre circa 2000 anni in una affascinante ambientazione di una scenetta in cui l’imperatore, nel giorno del compleanno della sua imperatrice, ha ricevuto a corte un senatore, un generale dell’esercito, un patrizio e un plebeo. Ognuno di questi personaggi era il capitano di una delle sei squadre del grande gioco. Le
squadre si sono confrontate nei tre ambienti, creati appositamente per l’evento, in sei diversi e coinvolgenti giochi. Dopo
oltre due ore di corse, salti, urla e sudore sotto un bellissimo sole ha primeggiato la squadra dell’imperatrice. Ancora
bans e balli di gruppo hanno animato il
momento della premiazione di tutti i vari
tornei.
Quello di calcetto è stato vinto dalla
squadra di San Giuseppe all’Aurelio 1 che
in una equilibrata finale ha battuto la
Squadra di San Giuseppe all’Aurelio 3
mentre Sesto Fiorentino si è classificato
- all’oratorio Santissima Trinità di Parete (Caserta)
La partecipazione massiccia degli oratori della provincia Santa Famiglia, con quasi 600 ragazzi e qualche genitore, ha
dato vita a una splendida Festa di Primavera all’oratorio della Parrocchia Santissima Trinità di Parete (Caserta). La mattina del 25 aprile, in corteo hanno attraversato tutto il paese per scuotere la popolazione del luogo, cantando, ballando, facendo dei bans, giocando. Nel pomeriggio si sono svolti i giochi a squadre, con gli altri oratori di Ceglie del Campo,
Margherita di Savoia, Solofra e Riccia. I vari giochi hanno avuto come tema l’ecologia, problema molto sentito a Napoli all’inizio dell’anno, e consistevano nello svolgere la raccolta differenziata e rivestire gli alberi, sofferenti per l’inquinamento dei gas e i veleni delle sostanze chimiche. Uno dei giochi si concludeva con la meta, appunto, di restituire allo
splendore dei suoi fiori un albero rinsecchito. Gli stand con la condivisione delle specialità caserecce, portate dai vari oratori, hanno concluso il pomeriggio. L’oratorio ospitante di Parete ha partecipato alla festa con 200 presenze. L’oratorio
di Ceglie del Campo è intervenuto con 3 pullman, gli oratori di Margherita di Savoia, Solfora e Riccia con un pullman ciascuno.
- all’oratorio della Madonna dei Poveri a Milano
Grande festa e allegria all’oratorio della parrocchia della Madonna dei Poveri a Milano per la Festa di Primavera che si è tenuta il
26 aprile scorso. Bambini, ragazzi, giovani e famiglie provenienti
dalle parrocchie di San Giuseppe di Imperia, della Madonna della
Moretta di Alba, da San Quirico ad Asti, oltre che dalla Madonna dei
Poveri a Milano, hanno partecipato con gioia a questo evento
annuale. Bellissima l'armonia tra tutti. Una grande accoglienza con
un’abbondante colazione, canti, e la preghiera introduttiva seguita
dalla lettura della Parola di Dio e dalle esperienze è
stato il lancio di questa giornata vissuta in serenità e
in grande fraternità. Tre parole per spiegare la gioia di
stare insieme, ha detto p. Alberto Manunza introducendo la Festa di primavera: Festa, Oratorio, Gesù.
Dopo ci sono stati i giochi in squadre, il pranzo, il
gioco finale e la merenda. Bravissimi gli animatori, la
segreteria, i cantanti che hanno lavorato con impegno
e grinta. Bravissima la viva partecipazione dei padri
Oblati, e del chierico Pierangelo. Presenti anche due
padri Edwin e Nelson in visita dalle Filippine. È stata
un’occasione di ritrovo, di festa e di grande comunione: si respirava un bel clima di servizio e disponibilità. Sr. Marianna Cortellino osj
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A Barletta incontro con il gruppo missionario
Il 28 marzo alcune Suore Oblate di san Giuseppe hanno incontrato il gruppo missionario del Santuario dello Sterpeto a Barletta.
C’è stata una calorosa accoglienza e una attenta partecipazione alla
condivisione che le suore hanno fatto, dei Progetti Missionari presenti nelle loro comunità in Brasile, Filippine, Perù e Nigeria. L’attivo gruppo che da molto tempo aiuta le missioni degli Oblati, da
qualche anno si è fatto vicino anche alle suore. Le Oblate ringraziano di cuore ogni fratello e ogni sorella del gruppo per l’affetto, l’amicizia e il profondo amore con cui si prodigano a farsi vicini a tanti
bisognosi e alle esigenze delle varie comunità Oblate. Il Signore
ricompensi con la sua incommensurabile generosità ciascuno di
loro. Sr Deise Murakami osj
Alla Parrocchia di San Giuseppe Artigiano, Roma una Giornata di
studi in onore di San Giuseppe e una Mostra su San Giuseppe
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Per commemorare il Cinquantenario dalla fondazione, la Parrocchia di
San Giuseppe Artigiano in Via Tiburtina, a Roma, ha promosso una Giornata di studi, il 19 aprile, che ha visto la partecipazione di P. Tarcisio Stramare, biblista e teologo, ed altri specialisti: è stata inoltre presentata una
Mostra iconografica sul santo titolare, realizzata in collaborazione con
l’A.I.C.I.S. e il Comune di Piombino.
Sita a Largo S.Giuseppe artigiano, in una traversa all’inizio della popolosa arteria romana, poco lontano dalla Stazione Tiburtina, la chiesa si presenta nella sua particolarità, dotata com’è di opere d’arte contemporanea,
tra cui spicca una vetrata di notevoli dimensioni, e tele di vari autori.
Giancarlo Gualtieri ha messo a disposizione la propria collezione, così
da poter articolare, insieme ad altro materiale tematico, un percorso espositivo storico-tipologico che si presenta così strutturato: San Giuseppe:
incisioni, xilografie, stampe; San Giuseppe padre: santini merlettati, e cromolitografie; santini del ciclo giuseppino: Sposalizio, Visitazione, Sogno;
santini Natività, Adorazione del Bambino, dei pastori, dei Magi; santini
della Fuga in Egitto; santini della Sacra Famiglia; santini della Vita a Nazareth; santini: San Giuseppe offerente; santini: il Transito; la Statuaria;
i Patronati; le Confraternite; libretti devozionali: novene, orazioni, preghiere; frontespizi di opere a stampa del XVI-XVII-XVIII sec.; incisioni
“Sette dolori et allegrezze di s.Giosefo”, XVII sec.; incisioni “Memorie della vita di San Giuseppe… figurata”, XVIII sec.;
stampe popolari e popolareggianti; riproduzioni di arte popolare siciliana; un ciclo pittorico: Pietro Ivaldi, il “Muto” di
Toleto; riproduzioni artistiche inerenti san Giuseppe artigiano, padre, patrono e intercessore. L’interesse dell’iniziativa
è legato all’ articolazione per tipologie iconografiche, oltre alla particolarità del materiale, che spazia dal XVII sec. fino
alla pubblicistica devozionale d’uso corrente.
La mostra è aperta fino al 6 maggio. Stefania Colafranceschi
Arrivo delle Suore Oblate a Roma
La comunità delle Oblate a Roma cresce. Il 14 aprile sr Madonna
osj è arrivata dalle Filippine e il 20 aprile novizia Genevieve e novizia Antonia sono arrivate invece dalla Nigeria. Il loro arrivo ha portato grande gioia alla casa di formazione in Roma. Le novizie professeranno presto i voti e con le altre suore continueranno la formazione
per prepararsi alla professione perpetua. La loro presenza è una
grande ricchezza per questa comunità internazionale e per tutta la
Congregazione. Sr Antonia Ilege osj
Al Getsemani di Paestum, corsi di esercizi spirituali per religiose/i, sacerdoti e diaconi
Per religiose: dal 23 al 28 giugno; dal 14 al
19 luglio; dal 25 al 30 agosto. Li guida P. Adam
Wojcikowski,osj. Tema per i tre corsi: Maria modello della consacrazione religiosa nei misteri del S.
Rosario (dolorosi e gloriosi)
Per sacerdoti, diaconi e religiosi:
Dal 15 al 19 settembre: li guida Sua Em.za il
Card. Salvatore De Giorgi, Arcivescovo Emerito di
Palermo e Presidente della F.I.E.S. Tema: La spiritualità sacerdotale autenticamente eucaristica (Sacramentum Caritatis)
Dal 20 al 24 ottobre: li guida Don Danilo Zanella, Vicepresidente della F.I.E.S. Tema: Apocalisse: epifania della
speranza. (Il corso è per sacerdoti ma aperto a tutti).
Dal 10 al 14 novembre: li guida Sua Ecc.za Mons. Angelo Spinillo, Vescovo di Teggiano – Policastro. Tema: “Perché andiate e portiate frutto”: la santificazione dei ministri ordinati nella configurazione a Cristo.
Informazioni presso:
Santuario e Casa di Spiritualità GETSEMANI DI PAESTUM, Oblati di san Giuseppe, Via Getsemani, 6 - 84047
CAPACCIO (SA) - tel. 0828.725019 – fax 0828723546 - mail: [email protected]
web: www.getsemanidipaestum.org
Brasile:
inaugurazione
e benedizione
del preseminario
di Aripuana
L’inaugurazione e benedizione è avvenuta il 30
marzo nella comunità
di San Giusepe Operaio, in Vila Operaria, a
Aripuana nel Mato
Grosso. Nel preseminario vivono 9 seminaristi, fr. Dirlei, p. Jayson e
il futuro postulante
Antonio.
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Con dolore informiamo della morte del Confratello Padre Bernardino Baccolo deceduto nella casa di riposo S. Giuseppe Marello in Asti il 20 marzo scorso, Giovedì Santo,
all’età di 93 anni. Nato a Salò (Brescia) il 29/10/1914. Oblato di San Giuseppe dal 1933
e ordinato sacerdote nel 1940, dal 1953 era missionario in Brasile come delegato della
missione, poi nel lavoro pastorale in varie parrocchie, ad Apucarana, Ourinhos, San
Paolo, Curitiba. Fu anche maestro dei novizi. Tornato in Italia nel 2001 per la canonizzazione di s. Giuseppe Marello all’età di 87 anni, rimase nella casa di riposo di Asti.
“Padre Bernardino è stato un seme giuseppino lanciato nella terra brasiliana. Adesso in
cielo, a fianco del Fondatore e nella gloria di Dio, è nostro intercessore” P. Antonio
Ramos de Moura Neto osj provinciale del Brasile.
di padre Sebastian Meleth osj
Madre Teresa, un classico da rivedere.
“La santità è un dovere” risponde Madre Teresa a un giornalista che le dice, provocatoriamente, che tutti la ritengono santa. “Tutti dobbiamo essere santi ciascuno
nella propria vocazione”, e ancora Madre Teresa in altra occasione spiega: “Alcuni
scambiano la vocazione con il lavoro, ma vocazione è la chiamata di Dio”. Questi
episodi e altri ancora vengono ripresi “dal vivo” dai produttori e registi di questo
film, Ann e Jeanette Petrie. Questi incontrarono Madre Teresa nel 1976 e decisero
di abbandonare la loro carriera per dedicarsi completamente alla produzione e alla
regia del film: le riprese iniziarono nel 1980. La troupe seguì Madre Teresa attraverso i cinque continenti, effettuando riprese in dieci paesi. Il film documenta la
gioia, il sacrificio, la dedizione, ma soprattutto l’amore con cui le Suore operano e
la bellezza della santità della Madre e delle sue Figlie. Una santità comunitaria, si
potrebbe dire, dove l’unica loro preoccupazione è servire e amare insieme lo Sposo Gesù.
La prima proiezione del film avvenne il 26 ottobre 1985, davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. A
questa seguirono una proiezione per il Senato degli Stati Uniti e una per il Vaticano. Nella versione originale la voce
del narratore è quella di sir Richard Attenborough, il regista del film “Gandhi”. Per la prima volta il film fu trasmesso in circa sessanta Paesi. Si trattò di un evento televisivo senza precedenti: per la prima volta, infatti, si concordò la trasmissione di un programma a livello mondiale.
Don Milani - il priore di Barbiana, di Andrea Frazzi, Antonio Frazzi
1953, San Donato di Calenzano, Toscana. Il giovane prete Lorenzo Milani vive il suo mandato pastorale in un
ambiente di duro lavoro, di manodopera minorile nelle fabbriche, di scarso senso della giustizia. Le autorità ecclesiali decidono di trasferirlo a Barbiana, località che per lui rappresenta l'esilio, il silenzio, l'isolamento totale. Don Lorenzo obbediUscito in DVD: 19/03/2008
sce e nei locali della piccola canonica organizza la scuola per i figli
Anno: 1997
dei contadini e degli allevatori della vallata. L'esperienza, diviene in
Durata: 100'
poco tempo famosa in tutto il mondo come
Produttore: Istituto Luce
modello di educazione nuova che mantiene
Regista: Andrea Frazzi, Antonio Frazzi
al centro la consapevolezza del diritto alla
Interpreti: Ilaria Occhini, Roberto Citran,
conoscenza da parte degli ultimi.
Sergio Castellitto
La scuola di Barbiana cresce come un
fiore nel deserto. La madre che vive a Firenze a cui spesso il Priore fa visita è la forza tenera e consolatrice che sostiene il cammino arduo e sempre contrastato di Don Lorenzo. Il
'miracolo degli ultimi' si condensa nella partenza da Barbiana di giovani formati e coraggiosi che portano gli esiti di un'educazione
unica messa al servizio degli
altri. Don Lorenzo non riesce a
raccogliere i frutti della sua
opera: mentre viene pubblicato Lettera ad una professoressa, il libro scritto
con i suoi ragazzi, muore nel giugno del 1967 a soli
rubrica a cura di Marianna Cortellino
44 anni.
Cinema,
DVD, TV
Grazie a chi ci fa del bene
Amici Sostenitori: Saba Giovanni e Salvatore Valle Giuliano - Bona Maria Rosa-Enrico - Rosetti Rosa - Fontana Novenia - Bertellini Ettore - De
Vita Luigi - Lalli Stella - Novarese Not. Paolo Pozzoli Madre Ersilia - Garau Antonio. In onore
di S. Giuseppe: Carpino Dina - Migliora Cecicilia
Natali - Petraglia Giuseppe - Rossi Liliana In
Onore di S. Giuseppe Marello: Porcu Rita - Anelli Cesare - Moffa Nicolina - Artoni Jolanda.
Messe Missionari: Cerutti-Temporelli Giuseppina
- Di Stefano Giuseppina. Messe Perpetue:
ModestLiliana Fabi - Pisu Eliana - Caporaso Val-
ter - Corazzolla Ezio - Bandinu Maddalena Caneschi Maria Paola - Mandelli Rosi. Missioni:
Rossigni Giuseppe - Lalli Concetta - Villotti Enzo
- Babilano Amalia - Gabrielli Teresa e Anna Sciandri Sandro - Finetti Fausto. Offerte Pro
SeminaristI: Anonimo.
Sante Messe perpetue per vivi e defunti
Per aderire a questa opportunità, che consente la quotidiana celebrazione della santa Messa, basta versare la quota che si crede conveniente utilizzando il c.c.p. 120147 intestato a: Periodico Joseph - Corso Alfieri
384 - 14100 Asti. Questo fondo non può essere utilizzato o destinato ad altro scopo e gli interessi maturati annualmente servono per celebrare, durante l’anno, tante altre sante Messe sia nel santuario san Giuseppe
in Asti che nei vari santuari tenuti dalla congregazione, anche in terra di missione. All’atto dell’iscrizione verrà inviata una conferma di adesione.
Il Progetto Boys’ Home in India
L’India è un paese di grandi diversità: di religioni, di culture, di lingue, di ceti sociali. Ha un sesto della popolazione mondiale. Che rappresenta una grande risorsa
umana. Più della metà della popolazione indiana, però, è povera: una famiglia di 5
persone vive con più o meno 2 euro al giorno.
In questo contesto si inserisce il progetto delle Boys’ Homes gestite dagli Oblati di
San Giuseppe dell’India. Una Boys’ Home, “orfanotrofio”, è una casa per ragazzi
poveri, non necessariamente orfani; molti hanno grandi disagi familiari. È dal 1970
che gli Oblati di San Giuseppe portano avanti questa iniziativa. Attualmente ci sono
tre Boys’ Homes nello stato del Kerala, a sud-ovest dell’India.
La vivacità dei ragazzi
La prima Boys’ Home si trova a Kodungallur, centro-ovest del Kerala, ha 52 ragazdella Boys’Home di
Kodungallur
zi di età tra 4 e 15 anni. La seconda è situata a Kulathupuzha nel sud-est del Kerala, ed è stata aperta due anni fa, ha 14 ragazzi di età tra i 10 e i 13 anni. La capaLa Boys’Home di Varkala
cità ricettiva della struttura è di 60 ragazzi; per ora ci sono solo due classi, il che
in costruzione
vuol dire che ogni anno aumenterà il numero. La terza si trova a Varkala, nel sudovest del Kerala ed è in fase di costruzione, naturalmente con l’aiuto generoso di
tante persone come voi. Avrà una capacità ricettiva di
100 ragazzi.
Quello che gli Oblati fanno in queste - chiamiamole
pure, “case per studenti” - però non a pagamento rappresenta un grande sostegno morale, culturale e
religioso per una crescita integrale di questi ragazzi
disagiati con problemi familiari ma che hanno anche
Per attingere l’acqua potabile i
tanta voglia di vivere e superano così ogni difficoltà.
ragazzi della Boys’Home di KulaLe spese per sostenere questo progetto, dare vitto,
thupuzha devono fare 1500 metri
alloggio e istruzione a 200 ragazzi, naturalmente sono
abbastanza elevate. La copertura del 70% delle spese arriva dall’estero, specialmente dall’Italia, che sostiene il progetto di adozioni a distanza anche per i ragazzi delle Boys’ Homes. Dal governo indiano giunge un piccolo sussidio, quasi
simbolico. Per il resto, ci pensa la congregazione degli Oblati di San Giuseppe. In beve gli Oblati, anche in questi luoghi
sperduti del mondo, realizzano il carisma di san Giuseppe Marello loro fondatore: l’educazione dei giovani.
Adozioni a distanza
Bambini
Per debellare definitivamente la miseria è necessario offrire possibilità educative a chi è nell’indigenza. Noi Oblati di San Giuseppe ci occupiamo dell’educazione dei bambini e dei giovani in diversi
Paesi: India, Nigeria, Bolivia, Perù, Messico, Filippine, Brasile. Amico e lettore di Joseph, vuoi aiutarci
adottandone uno? Il contributo annuale è di euro 310. Riceverai le notizie che riguardano il bambino
e avrai una sua fotografia. Nell’offrire il nostro aiuto ai poveri non possiamo limitarci a fare solo carità: dobbiamo essere loro accanto, insegnando a procurarsi il cibo e a costruirsi il futuro con il sudore della propria fronte. Con la vostra offerta costante e generosa, cari amici, state aiutando i vostri figli
adottati a vivere la loro vita da protagonisti.
Seminaristi
La Chiesa ha bisogno di uomini che predichino il Vangelo in tutto il mondo. Noi Oblati di San Giuseppe stiamo preparando molti giovani alla vita religiosa e sacerdotale in vari Paesi bisognosi: India,
Nigeria, Brasile, Bolivia, Perù, Messico, Polonia, Filippine, fiduciosi che un giorno saranno le guide spirituali e morali del popolo di Dio. Vuoi aiutarci a formare i futuri apostoli di Cristo? Il contributo annuale è di euro 1050 (secondo le modalità che scegli tu: mensile, semestrale, annuale).
La scelta del 5 per mille
Oltre alla scelta dell’otto per mille,
anche la legge finanziaria del 2007
permette a tutti i contribuenti, a titolo
sperimentale, di devolvere il 5 per
mille del gettito Irpef ad enti ed associazioni tra cui le onlus.
In un’apposita pagina del modello
unico 730 e cud 2008 i contribuenti
troveranno una scheda per la scelta
delle destinazioni del 5 per mille dell’Irpef. Il contribuente che intendesse
indicare la destinazione deve compilare la scheda seguendo le istruzioni.
Opere Sociali Marelliane:
il numero di codice
richiesto è:
97290730585
Opere Sociali Marelliane - Onlus
Via Boccea, 364 - 00167 Roma - tel/fax 06 660486523 e-mail: [email protected]
CCP n° 52643558 CCB: Banca Popolare Sondrio n° IT42 H05696 03212 00000 4050X63
Anno missionario
Con la vostra generosità
aiutiamoli a crescere
per un futuro migliore
1
2
(1) Huaraz, Perù: a 3500 metri d’altezza, per 34 bambini di scuola materna tre pasti al giorno, per cinque giorni
la settimana e vestiario.
(2) Kerala, India: un kit scolastico per settanta bambini di due orfanotrofi.
(3) Lima, Perù: per ottanta persone, un pasto al giorno, sei giorni la settimana.
(4) Pomabamba, Perù: a 3500 metri sulle Ande, per cinquanta adolescenti, un materasso, un cuscino e una coperta.
3
4
Opere Sociali Marelliane - Onlus
Via Boccea, 364 - 00167 Roma tel. 06 660486523 e-mail: [email protected]
CCP n° 52643558 CCB: Banca Popolare Sondrio IT42 H05696 03212 00000 4050X63
Taxe perçue - Tassa riscossa
AVVISO AL PORTALETTERE: in caso di mancato recapito, reinviare all’ufficio postale di 14100 ASTI CPO
detentore del conto, per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.
SCONOSCIUTO
INESATTO
TRASFERITO
RESPINTO
DECEDUTO
DOPPIO
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Maggio 2008 - Oblati di San Giuseppe