THE
UNIVERSITY
OF CHICAGO
LIBRARY
ROSA FERRUCCI
ALCUNI SUOI SCRITTI
con tardi passi
La sieguo, e parmi che dal Ciel mi chiami. )
ROSA FERRUCCI
E
ALCUNI SUOI SCRITTI
PUBBLICATI PER GURA
DI CATERINA FERRUCCI SUA MADRE.
Terza edizione
riveduta e accresciuta dalla medesima.
<c Prsecisa est velut a texente vita mea. »
CANTICO DI
EZECHIA.
u In capite libri scriptum est de m e , Ut f acerem
voluntatem tuam: Deus m e u s , volui, et legem
tuam in medio cordis mei. )>
SALMO
IN NAPOLI
DALLA STAMPERIA DEL VAGLIO
1858
XXXIX.
ROSA FERRUCCI
<( Audivi vocem de coelo dicentem mihi:
Beati mortui, qui in Domino moriuntur. »
f
0 fede santa, o dolcissima religione di Gesù Cristo ! Se non fossero le sicure vostre promesse e la
virtù vostra, io, povera m a d r e , che ipsieme con
la mia Rosa ho perduto più che la vita, sarei tratta
per certo dal mio dolore a cieca disperazione. Ma
voi mi date forza per vivere e per patire : voi agli
occhi miei affaticati dal lungo pianto mostrate il
Cielo: per voi ripeto con rassegnata fiducia « Beati
quelli che muoiono nel Signore. »
E nel Signore morì la figliuola mia, perchè fino
da bambinella visse ed a m ò nel Signore. O Tu che
vedi le mie lagrime e leggi ne' miei pensieri, sii
benedetto ! Ti ringrazio di avermi scelta a esser
madre di così santa creatura: e poiché da T e , sapienza infinita, bontà perfetta, altro non può venire che il bene, adorando gl'imperscrutabili tuoi de1
Apoc. Gap. xiv, vers. 13.
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ROSA FERRUCCI
creti, facendo forza al mio cuore, per virtù della
fede pur Ti ringrazio di averla a Te richiamata,
quantunque insieme con essa mi sia sparita la luce
degli occhi miei.
L' abbondanza della tua grazia, o Signore, avvivò e rese fecondi i semi sparsi da me nell' anima
sua. Io non mi arrogo la lode di averla educata al
vero, al buono ed al bello, cioè a Te, mio Dio, che
sei bellezza increata, compiuta giustizia, verità eterna. N o , io non poteva, donna debole ed imperfetta, in lei mantenere, come fu sempre, illibato il
delicatissimo fiore della innocenza: no, io non era
da tanto per accendere e alimentare dentro al suo
petto quel vivissimo amore di Te e del Cielo, che
ad essa in tutte le cose manifestava Te e la tua gloria. Tu la educasti, o Signore , dal paradiso. Tu
commettesti agli Angioli santi di vegliare continuamente alla sua custodia, onde il fango del mondo
non la macchiasse, e affinchè stando in terra vivesse in Cielo. A Te pertanto intendo dar gloria m e n tre di lei parlo e scrivo. E se ora rompo il silenzio,
nel quale forse poi sempre nella solitudine e nei
dolore starò racchiusa, lo faccio per dimostrare con
il suo esempio, come chi tutti i suoi affetti appunta in Te solo e dal tuo amore ordina poi ogni altro
amore, ritrova pace nella sua buona coscienza, vive felice, edifica gli altri, e muore tranquillo, perchè sa che la morte lo ricongiunge a Te suo principio e suo fine, sua speranza, sua luce, suo desiderio.
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Quando altre volte per solo zelo della verità e
dell' onesto pubblicai il frutto delle mie solitarie
meditazioni, posi studio e fatica per dare a' miei
pensieri una veste, se non elegante, non però al
tutto barbara o vile. Ora il dolore mi ha ottenebrata la vista dell'intelletto, ha indebolito la mia
memoria, mi ha fatta languida e tetra la fantasia.
Vorrei ad ammaestramento delle fanciulle, a segno
di gratitudine verso Quello, che la arricchì de' suoi
doni, delineare il ritratto della mia Rosa. Ma la
m a n o materna cade tremante su queste carte: idee
confuse mi si affollano nella mente: piango, sento,
non penso, non ho parole, non ho modi e concetti
per effigiare quella soave immagine di bontà, che
mi sta sempre nel cuore, ricordo di passate dolcezze, invito ad immortali speranze, dolore che non
ha pari per l'anima della madre, consolazione quasi infinita per quella della cristiana. Pure scriverò
come io posso; senza arte, solo col cuore. E se le
giovinette italiane leggendo queste pagine, nelle
quali non è parola che adombri o esageri il vero,
saranno tratte ad amare la figlia mia, se vorranno
all' esempio suo sollevare al Cielo affetti e pensieri, e farsi del breve tempo passato in terra mezzo
efficace per conseguire la perfezione dell' animo e
dell' ingegno, benedirò le lacrime, che ho versato
scrivendo, e avrò per dolce conforto, che la m e moria della diletta mia Rosa viva nel cuore di savie e buone fanciulle.
Era mio intendimento di fare un libro sulle vir-
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ROSA FERRUCCI
tù delle donne, su quelle cioè in cui dobbiamo noi
esercitarci ogni giorno nei vari stati di vita, nei
quali ci pone la Provvidenza. Ora ogni mio disegno è rotto per sempre. Mancata quella, su cui si
appoggiava il mio stanco ingegno, in cui prendeva
lena e vigore l'anima mia, non trovo più negli studi dolcezza alcuna: e quando pure volessi volgermi ad essi non ho la forza di mente, eh' è necessaria a ben coltivarli. In cambio adunque del libro
sopraccennato e d' altri, che per le madri e per le
fanciulle aveva desiderio di fare, pubblico questo
piccolo volumetto. Nel quale, prima da m e , e poi
da lei stessa nelle sue prose, è ritratta F indole di
mia figlia. Rreve, oscura, perchè racchiusa dentro
la casa paterna, perchè venne da Dio troncata nel
primo fiore, fu la sua vita. Ma fu vita piena di santi e di dolci affetti, fu laboriosa, innocente, fu dalla luce della carità illuminata e a nobilissimo fine
sempre rivolta. Presumo io troppo sperando che
altri ne possa pigliare conforti al bene ed utile esempio? Il tempo, non il volere , mancò alla mia
Rosa per dimostrarne come ogni più ardua virtù
non sia impossibile ad un cristiano. N o n ebbe ella
in vero a sostenere battaglie con la fortuna : non
sentì F amarezza dei disinganni : non conobbe la
ingratitudine e la malizia degli uomini. Pure mi è
lecito di affermare, che dove a lungo fosse vissuta , non mai le sarebbe venuta m e n o la riverenza
verso il dovere, non la sicura fiducia in Dio, non
la carità e la costanza. Posava su stabile fondamen-
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to la virtù sua, perchè posava sulle eterne dottrine dell'Evangelo. E se appena toccata la giovinezza ella era già tanto buona, se con amore, con fede , con diligenza compì tutti quanti gli obblighi
suoi, quale non sarebbe poi stata nell'avvenire,
avendo forte e instancabile il desiderio di migliorare se stessa? Sì, consultata la mia memoria , e
quella esperienza che ho vivendo acquistata del
cuore umano, sì, tengo per certo, che la mia Rosa
sarebbe riuscita moglie esemplare ed ottima m a dre , come ella fu giovinetta pudica e figlia obbediente. Chi non spera abbondanti frutti dall' arboscello che in alto dilata i suoi verdi rami e spande
dai fiori già mezzo aperti soave odore? Si leva un
turbine, e impetuoso lo schianta. Crederemo per
questo, che quello poi non ci avrebbe tenuto le sue
promesse, se dalla forza del vento non fosse stato
ad un tratto gittato a terra?
Molti anni sono, conóbbi la maggiore di ogni
sventura, poiché vidi morire un mio figliuoletto.
Piangeva ancora sul piccolo mio Francesco, quando il Signore per darmi consolazione mi dette R o sa. Nacque ella in Bologna la sera dei % di luglio
nel 1835, N o n pianse, siccome sogliono fare tutti
i bambini nel loro venire al mondo: ma lieta si pose a guardare il lume. Mi parve di avere in essa
ricuperato il mio bambinello: quindi l'amava con
doppio amore. Era mesto però il mio affetto. Tem e v a sempre ch'ella dovesse lasciarmi come il fratello. Però quando le dava il latte, quando veglia-
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va sollecita alla sua culla spesso tacitamente io piangeva. Sentiva un' arcana voce dirmi nel cuore: —
A lungo tu non godrai di questa fanciulla: non vedi? già spiega l'ali per tornarsene in paradiso.—
Alcun tempo dopo credetti di avere temuto il
vero. Che Rosa essendo con noi venuta a Ginevra,
compiti appena quindici mesi della sua vita, fu presa da gravissima infermità. Poscia ella crebbe robusta e sana, onde le tetre mie previsioni si dileguarono : né quindi mai mi venne in pensiero ,
essere io riserbata al più gran dolore che ferisca
nel m o n d o cuore di madre.
O memorie dolcissime del passato, perchè in voi
sole non posso fissar la mente? 0 lieti giorni, nei
quali Antonio mio e la mia Rosa ci tenevano luogo di amici, di parenti, di patria in terra straniera, dove mai siete? Beata m e , se ora io potessi abbracciare, siccome allora faceva, la mia bambina!
Me felice, se ancora mi fosse dato vederla pendere attenta e meravigliata dalle mie labbra, quando
mostrandole il cielo, le stelle, il sole, i monti, gli
alberi, i fiori, F aperto lago, io le parlava di Dio!
Quante volte mi si pose a sedere sulle ginocchia,
e con parole non ancora bene formate accompagnò
la preghiera, che io per essa innalzava al Padre
celeste ! Quante volte, più grandicella, mi chiese
che le parlassi della Vergine santa, del Redentore,
di Quello che ci protegge, c'illumina, ci consola!
Gli affetti di religione si accesero nel suo cuore
quasi nel medesimo tempo, in cui cominciò ad a-
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mare la m a m m a , il babbo, il fratello. Anche ora
mi par di vederla porsi inginocchio, piegare in atto di adorazione le sue manine, e dir con affetto di
tenerezza F Ave Maria.
In chiesa soleva ella stare così raccolta, che le
buone Sorelle della Carità ammirando la devozione d' una fanciulla che non aveva ancora cinque
anni, volevano sempre a sé averla vicina : onde
pareva un Angiolo in mezzo a coro di Sante.
Sortì mia figlia nascendo una indole ardente, indocile per vivezza soverchia di desiderii. Ma come prima incominciò in essa a destarsi la tenerella ragione, accolse con fede i miei ammonimenti,
e frenato l'impeto della forte sua volontà, divenne
prontissima alF obbedienza. Nel che fu poscia m e ravigliosa. O n d e anche nelle cose, che le recavano in alcun m o d o noia o fatica, piegava il suo al
voler nostro con tanta mansuetudine e sommissione , che avresti detto, fare ella ciò senza pena e
senza battaglia interna, se F improvviso rossore
della sua faccia non avesse manifestato, essere in
lei la soave e pronta docilità effetto di animo virtuoso, non di pieghevole e molle natura. L'inclinazione, eh' ella ebbe da fanciulletta a perseverare nei suoi desiderii, mutossi poscia in rara costanza di propositi e di consuetudini; onde voleva gagliardamente quanto ella volle, né altro per certo
volle che il bene.
A tutto era solita di prestare salda attenzione.
Quindi le idee delle cose e dei luoghi si stampa-
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vano in guisa nella sua mente, che di quelle serbava ricordo tenace, di questi F immagine vera e
viva. E perchè sempre si piacque degli svariati
prospetti della campagna, stando nella sua camerétta tacita e sola provava s o m m o diletto nel rivedere con la fantasia i boschi, le valli, i monti, che
già passeggiando aveva ammirato. E li ammirava
non tanto per la sempre diversa bellezza loro, quanto perchè vi scorgeva F orma immortale della sapienza divina. Al che nei primi suoi anni venne
sospinta dal cuore, poi da questo guidato dalla ragione.
. Io che fui sempre la indivisibile sua compagna,
io con la quale ella sempre soleva partecipare i più
reconditi suoi pensieri, io sola so quanto amore in
lei si destasse verso Colui, che ha creato dal nulla
F ampio universo, quando ne contemplava le m e raviglie. La natura non fu mai muta per lei: ne intese sin da bambina F arcana voce, e ad essa rispose sempre il suo cuore.* N o n una, ma più e più
voltami avvenne di udirla tra se parlare, mentre
uscita m e c o a diporto dalla città correva con impeto fanciullesco per i sentieri, che attraversano i
campi presso a Ginevra. E chiedendole allora con
chi parlasse:—Parlo, mi diceva, co'fiori, con gli
alberi, con gli uccelli : ed oh sentisti le belle cose
che mi rispondono ! —
Cresciuta negli anni, sempre più vivamente a1
Sono sue parole, come si vedrà in alcune delle sue lettere.
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mò la campagna, perchè sempre più vivamente am a v a il suo Dio. Quindi la solitudine le fu cara, e
più dei mondani divertimenti ebbe in pregio i piaceri della coscienza, del cuore, dell' intelletto. In
questi trovò dolcezza sino dal tempo, nel quale gli
altri bambini si piegano con difficoltà all' imparare. In m e n o di tre mesi le insegnai a leggere; ed
a sei anni leggeva speditamente il francese, V italiano , il tedesco. Né a farla studiare era bisogno
di sprone: anzi lasciava i sollazzi dell' età sua per
i libri. Alle cose che aveva letto poi ripensava.
U n a sera avendola il babbo trovata desta ad ora
già tarda, e dimandandole con affannosa sollecitudine la cagione di quelF insolito suo vegliare, ella
con cara ingenuità gli rispose: — N o , non mi sento male, ma sono desta, perchè ho voluto ripetere
a me stessa quel tratto di storia greca, che ho letto nei giorni scorsi. — C i ò che faceva da fanciulletta fece poi sempre. Che dopo aver letto un libro, lo riordinava nella sua mente, dividendone i
principali concetti dagli accessorii, e quelli poi disponendo secondo la qualità loro. O n d e il frutto,
che trasse dagli svariati suoi studi, e la facoltà, veramente mirabile, che ella aveva già da molti anni, di fare parlando il sunto di un libro, quantunque lungo e di materia difficile perchè astratta o
pertinente a generali principii.
Io era ( ed ogni madre lo intende ), io era lieta
e beata nella mia Rosa. E in vero, quali consolazioni , quali augurii, quali speranze non dovea io
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trarre dalla bene avviata sua fanciullezza? Quale
tacita gioia sentii nel cuore, vedendola così devota e raccolta nel dire le sue orazioni, nello studiare sì attenta, così amorevole col fratello, così docile e riverente verso di noi ! Cara e diletta figliuola
mia ! N o n è un giorno solo della tua vita che ricordandolo non mi faccia con tutto F ardore dell' anima ringraziare Chi mi ti diede. Sii benedetta per
le tante dolcezze che ne facesti provare con F a m o r
tuo, con la tua vera bontà! Sii benedetta per i santissimi esempi, che ne hai lasciato ! Piango e piangerò sempre sul tuo sepolcro: ma l'essere stata tua
madre è tale felicità, che a petto di essa il mio presente dolore mi sembra lieve.
Nel 1840 l'inverno fu tanto rigido nella Svizzera, che la neve addensata e il ghiaccio vi coprirono per più mesi monti e pianure. T o r m e di uccelli
affamati volavano intorno alle case. Li vide la mia
bambina, e n'ebbe pietà. O n d e ogni giorno appena levata, preso alquanto di miglio ovvero di grano, sparge vaio sul poggiuolo delle finestre, godendo di sostentarne quegli uccellini. Il che poi sempre ella fece per tutto il verno. E questa fu la prima scintilla di quella ardentissima carità che poscia
la rese tanto pietosa dei poverelli. Ai quali fu sempre in guisa amorevole, che dove non potesse soccorrerli col denaro, con miti parole, con soavissima compassione li confortava.
Più volte nella sua puerizia la vidi dare ad alcuno di essi dolci e confetti. E chiestole, se credesse
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saziarne con ciò la fame : — N o n lo credo, mi rispondeva, ma i dolci e i confetti mi piacciono tanto ! i poveri non hanno m o d o da comperarli ; io li
do loro , perchè sentano anch' essi come son buon i . — Per la stessa ragione volle donare le sue bambole ad alcune povere bimbe. Questo Rosa faceva
da fanciulletta. Divenuta poi adulta non avea bene,
se non potesse soccorrere gF indigenti. E poiché
aveva in proprio alquanto denaro, che in ogni m e se e in alcune feste dell'anno le donavamo, questo
tutto spendeva per sovvenire ai bisogni loro.
Perdonami, cara figlia , se ardisco di far palesi
le opere buone, che tenevi nascoste con tanto studio. N o n per offendere la tua cristiana modestia ,
non per vanità qui ne parlo : ma solo per darne
gloria al Signore, e perchè si vegga, come ancora
chi ha poco può moltissimo fare in bene degli altri, dove abbia retto volere, pietoso cuore, ardente e sincero amore di Dio.
Quando Rosa sapeva, che alcuno dei poveri da
lei conosciuti fosse malato, lo forniva di buoni cibi , finché non era guarito. Ad uno pagava le m e dicine : all' altro dava le vesti : a quella F olio per
la lucerna, onde avesse m o d o di lavorare durante
le lunghe sere d'inverno : a questa faceva ella stessa calze e camicie. Per le grandi solennità cristiane mandava ai suoi poveri di che fare un buon desinare. E come n'era contenta ! C o m e era bella la
soave letizia degli occhi suoi, dopo che avea compiuto un dovere di carità ! Un giorno diede a una
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poverella tutto il denaro che aveva, perchè ne sostentasse la madre inferma. E quasi a scusarsene
meco : — Che vuoi ? mi disse, ho pensato, che se
tu fossi malata, ed io non avessi da comperarti carne e rimedi sarei la più afflitta persona, che sia nel
mondo. I poveri hanno lo stesso cuore che abbiamo noi. Ho adunque fatto a quella infelice quanto
avrei nel suo caso desiderato che altri facesse per
me. —
Neil' inverno del 1855 mi avvidi, eh' ella mangiava pochissimo pane, e che portava nella sua camera quello che l'era posto dinanzi. Ne indovinai
la cagione, e temendo non ne patisse nella salute,
un giorno di ciò le tenni discorso. Ed ella, arrossendo alquanto : — Ho forse, mi disse, in questo
mancato? Se ciò è, perdonami : ma io credeva poterlo fare. Il pane è sì caro ! Son tanti quelli, che
vengono a dimandarne alla nostra porta ! N o n è
possibile darne a tutti : ad uno di essi serbava il
mio , avendo io in abbondanza altre cose per ben
nutrirmi. —
Sono questi piccoli tratti, ma che dipingono vivamente Fanima dolce e compassionevole della mia
buona figliuola. Sempre contenta di tutto , aliena
dalle spese soverchie, non mai eccessiva nei desiderii, nulla mi domandava per sé, molto e spesso
per i suoi poveri. Dove sapesse, che con alquanto
danaro bene impiegato si poteva alleviar la miseria d' una famiglia, non mai restava di chiedere e
di pregare, finché non avesse ottenuto il suo desi-
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derio. Conobbe a Firenze un'orfana di undici anni
priva di tutto. Tosto formò il disegno di affidarla
alle Suore della Carità, che avevano allora aperto
un rifugio per le fanciulle povere e abbandonate.
La sua pietosa intenzione ebbe pronto effetto : onde quella orfanella, tolta per lei alla vita di mendicante , fu educata dalle pie Religiose cristianamente.
Nel tempo stesso soccorreva la mia figliuola un'altra famiglia caduta in grandissima povertà per m a n canza di lavoro e per malattie. Seppe, che non aveva di che pagar la pigione di casa. Venne a me tutta mesta , pregandomi sovvenissi a tanta miseria.
Negai da prima, non per durezza di cuore, ma per
ragioni di necessaria prudenza. Allora ella quasi
piangendo : — Avevi detto che mi faresti un vestito e un cappello nuovo. N o n ne ho bisogno, non
me ne curo, non voglio averli. Impiega il denaro
che spenderesti per me in beneficio di quella povera gente. —
Chi avrebbe potuto resistere a tali parole ? Chi
non avrebbe arrossito di non seguire F impulso di
carità così viva ?
Alcun tempo dopo andò Rosa a Firenze col suo
fratello. Voleva comperarvi musica ed altre cose.
Tornò senza di esse. E a m e , che di questo le dimandai la cagione, rispose : — Quella famiglia si
trovava nelle sue solite angustie. Le ho pagato la
casa per vari mesi. Io posso fare a m e n o dei superfluo, non essa del necessario. — O h cara figliuola !
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ROSA FERRUCCI
Tu mi facesti provare dolcezze di paradiso finché
vivesti, mostrandoti sempre nelle opere e nelle parole vera cristiana. E morta pur mi consoli con le
m e m o r i e dell'ardente tua carità. Sì, già il Signore
ti ha ricevuto pietoso tra le sue braccia: sì, già tu
godi F infinita allegrezza della sua pace. N o n disse egli forse ? « Beati i misericordiosi, perchè troveranno misericordia? » ì N o n ha egli forse promessa l'eterna gloria a chi ciba il famelico per suo amore, a chi viene in aiuto del mendicante, e soccorre alla vedova e all'orfanello? Piansero i poveri alla tua morte : mesti e abbattuti seguitarono la
tua bara , dando al tuo n o m e sincere benedizioni.
Ah ! certo Iddio le ha confermate nel Cielo : ah !
certo quelle lagrime sparse da cuori riconoscenti,
quelle preghiere dettate da ricordevole affetto di
gratitudine valgono più delle u m a n e lodi a fare
onorata e sacra la tua memoria.
N o n contenta di dare ai suoi poverelli tutto il
suo avere, era ella ingegnosa nel trovar nuovi m o di per sovvenire alle loro necessità. Ci mandava il
Signore prosperità inaspettata?Subito ella si ricordava di chi pativa. Per visite di parenti o di cari
amici era in festa la nostra casa? Tosto si sforzava
di convertire in sollievo degF indigenti la nostra
gioia. 2 E r a v a m o nell'afflizione? Ed ella non solo
y
San Malteo> Cap. v, vers. 7.
2
1 H 0 novembre del 1855 fu giorno lieto per noi. Dopo i
timori, nei quali ci aveva posti il cholèra, dopo una separazione di molti mesi, tornarono a noi i nostri figliuoli, con i due
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p r e g a v a c o n m a g g i o r fede , ma della elemosina si
facea m e z z o a placare Iddio. E s s e n d o poi persuasa, c h e F ignoranza è forse il m a l e peggiore c h e
soffra la nostra plebe , prese a istruire u n a p o v e loro bambini, uno dei quali non era da noi conosciuto. Rosa
pensò al modo di trarre dalla nostra allegrezza alcun beneficio
per i suoi poveri. Immaginò adunque di fare per essi una lotteria: ma non aveva da porvi cose di pregio. Povera anch' essa , propose di dare in premio quello che aveva. Trascrivo il
disegno di questa lotteria, che ho trovato tra le sue carte, perchè nella sua semplicità mi sembra così commovente , che io
non lo posso leggere ad occhi asciutti.
« Domenica 10 novembre 1855.
» Lotteria di diversi oggetti a sollievo
» di una povera famiglia.
« l sottoscritti pregano i loro parenti a volere prendere un
« biglietto di questa lotteria, nella quale si estraggono cinque
« numeri tutti premiati.
« 1° Premio. — Un libretto della Novena del santo Natale.
« 2° Premio. — Quattro matassine di seta bianca.
« 3° Premio — Otto quinterni di carta.
K 4° Premio. — Dieci inviluppi da lettere.
« 5° Premio. — Un ago torto di acciaio.
« NB. — Quanto al prezzo dei biglietti i sottoscritti si ri« mettono alla generosità dei signori, che si compiaceranno
« di prendere qualche polizza. — 11 danaro sarà raccolto dai
« cassiere Filippo Ferrucci.
« Paolo Ferrucci, Presidente della Società della Lotteria.*
« Filippo Ferrucci cassiere. 2
« Rosa Ferrucci, Segretaria. »
1
2
Bambino di quattro mesi.
Bambino allora di due anni e mezzo.
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ROSA FERRUCCI
rella nel catechismo. Le insegnava alcuni lavori,
che poi vendeva in suo beneficio : le narrava la
storia santa, parlandole eziandio dei doveri , che
abbiauio verso Chi ci ha creati, verso il prossimo
e verso noi stessi. Anche più volte insegnò il francese, la grammatica italiana, la geografia a donne
di condizione civile, che non avendo di che pagare i maestri, volevano coltivare l'ingegno loro per
trarne poi m o d o da sostentare la vita onoratamente. Avara del tempo*, ne dava gran parte ad altri
assai volentieri, per fare un'opera buona. A n i m a
tenera, e tutt'amore, ebbe ella sempre lacrime e
compassione per tutti. Un fatto, che ora mi torna
in memoria, mostra quale ella fosse sin da fanciulla. Conobbe, quando aveva circa dieci anni, la figlia d'uomo dottissimo, rapito ai suoi ed alle lettere innanzi tempo , il quale è sepolto vicino alla
chiesa di Santa Croce. La famiglia di lui vive lontana da Pisa. Spesso andando noi a passeggiare
presso a quel luogo , Rosa coglieva fiori nei campi, e fattone un mazzo lo deponeva su quella tomb a . — S e l'Angiolina fosse qui, mi diceva, per certo vi porterebbe ghirlande. Io faccio alla meglio
quello che essa farebbe, perchè i sepolcri dimenticati mi movono a compassione. —
Chi detto avrebbe, che dopo due soli lustri dovesse ella in quella medesima chiesa aver sepoltura ? Ma Iddio è giusto , e ci rende quanto facemmo per gli altri. Persone d'ogni età, d'ogni grado,
vanno sovente a prostrarsi sul m a r m o , che la rico-
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pre. Vi depongono molte serti di fiori : lo bagnano
alcune di lagrime non mentite. A n i m e buone e pietose , il Signore vi ricompensi del vostro m e m o r e
affetto verso di lei ! Ve ne ringrazia una madre ,
che insieme con essa è morta : morta a ogni terrena speranza, ad ogni allegrezza.
Se la mia Rosa udiva narrare, che alcuno fosse
malato non lievemente, subito si poneva a pregare per lui il Signore. Se F era detto , che un altro
fosse colpito da grave infortunio , tosto per esso
chiedeva al Cielo conforto e rassegnazione. E quando moriva persona da noi conosciuta , di lei nelle
quotidiane nostre orazioni si ricordava. Non l'ho
mai vista insensibile, o fredda ad una sventura : *
non ho mai udito da lei parole , che non fossero
amorevoli e mansuete. Severa solo con se medesima , inchinevole all' indulgenza verso di ognuno ,
scusava le colpe altrui, alle incerte non dava fede,
né alcuna cosa aveva tanto in orrore quanto la
maldicenza e l'invidia. Poco parlava, non mai di
persone, o soltanto per dirne bene. Fuggiva la compagnia di coloro che sogliono curiosamente indagare i fatti degli altri, e Fera più grato lo starsene
x
Ad un' amica, Luisa V'ogl, cui apriva sempre tutto il suo
cuore, cosi scriveva, dopo di averle narrato alcune disgrazie
avvenute ad altri in que' giorni: « Da per tutto vedo pene e
« dolori; Y anima mia n' è piena di tristezza, lo piango con
« tutti gì' infelici, dimorino essi in un palazzo o in una capan;< na. Dico con F antico poeta: Homo sum; nihil fiumani a me
( ulienum puto. »
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ROSA FERRUCCI
in solitudine , che udire parlare di m o d e , di teatri, di balli, di vanità.
Poiché ella aveva sì schietto amore per tutti,
quale non dovea averne per noi, che sempre più
di noi stessi l'avemmo cara? E veramente niun'altra figliuola a m ò più di lei i genitori , niuna fanciulla sentì più vivamente di essa F amore fraterno. Vorrei ridire siccome a noi dimostrasse la tenerezza di affetto , che un Angiolo solo potrebbe
avere verso terrene creature. Vorrei parlare del
tempo , nel quale con passo ancora mal fermo veniva a gittarmisi fra le braccia, o appena desta mi
salutava con un sorriso, in cui poneva il suo cuore. Vorrei narrare le tante prove, che sino all' ultimo della sua vita ci diede di riverenza filiale, di
pronta docilità, di sommesso, di forte , di vero amore : ma Fanima mia non regge a tali memorie,
ora che invece della diletta mia figlia ho innanzi a
me la sua tomba.
Dove, dove sei andata, o soave compagna della
mia vita? Dunque più non udirò la tua voce, che
tanto dolce mi risonava all' orecchio? Più non vedrò la tua faccia, in cui traspiravano limpidi i tuoi
pensieri? Più non sarà che ti scorga presso al mio
letto se io sono inferma, correre a me pietosa se
io sono afflitta, piangere al mio pianto, e godere
d' ogni mia gioia? Tornerà il giorno della mia festa , ma tu non verrai a baciarmi appena levata,
né ad offrirmi il lavoro delle tue mani e il frutto
de' tuoi diligenti studi. Perchè, perchè mi hai la-
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ROSA FERRUCCI
sciata, m i a cara Rosa? — Perchè, dentro alFanima mi rispondi, perchè il Signore ha voluto, che
io volassi ad amarlo nel paradiso. —
A m a l o dunque, amalo ( oh te beata! ) di quell'am o r e , che n o n è m a i dalle lagrime contristato, perchè nel Cielo n o n ha potenza la morte : ed a m a in
Esso noi pure, che senza te n o n a v r e m o un'ora di
bene. E c o m e p o t r e m m o averla, se r a m m e n t a n d o
la tua operosa bontà, e al nostro stato presente il
passato paragonando, ci troviamo esser degni di
compassione, quanto già f u m m o d'invidia? Belli
erano veramente que' giorni, ne' quali tu festeggiavi col tuo fratello il n o m e della tua m a m m a e
quello del babbo. * D i m m i , non ti ricordi delle o1
Trascrivo qui due lettere, eh' ella mi scrisse nel 1844 e
nel 4845, cioè quando aveva nove e dieci anni. Le trascrivo,
perchè vi si scorge oltre al suo affetto per me , quel senso sincero di religione, che fu F anima vera della sua vita.
« Pisa, 25 novembre 1844.
« Ma chère petite Maman.
« Aujourd' hui e' est un grand jour pour moi: un jour plein
« de reconnaissance et de béatitude, le jour de votre fète, Je
« vous en souhaite c«nt de sembìabìes. Je vous promets aussi
« d* èlre pendant Fannée, qui va commencer, sage , tendre,
<r soumise, obéissante, prévenante, attentive a mes devoirs,
« autant qu' il me sera possible de Tètre. Pour gela il ne me
« manque que votre bénédiction, et Y aide du bon Dieu et de
« la sainte Vierge. Adieu , ma bonne Maman : croyez-moi
« toojours
« v< tre affectinnoée fille
« ROSE. »
20
ROSA FERRUCCI
dorose ghirlande, che ne intrecciavi? O r a che sei
fatta immortale hai dimenticato, siccome tu lavoravi per mesi e mesi a farne improvvisi doni? Ah
sì per certo di tutto nel Cielo tu ti ricordi: n o , n o n
hai cosa alcuna dimenticata, e però devi' sentire
pietà di noi ; di noi, che ora viviamo soltanto di
lagrime e di m e m o r i e .
Tra queste, u n a mi è cara sopra le altre. E r a
F ultimo giorno di aprile del 1 8 4 6 , consacrato a
« Pise, 25 novembre 1845.
« Ma chère Maman.
« Voilà enfin un heureux jour, qui m' engagé a vous té« moigner plus que tous les autres jours mon amour et mon
« respect. Je ne puis vous donner de jolies choses: mais, je
« F espère du moins, le cceur formerà la meilleure partie des
« mes présents. Je prie Dieu, qu'il me rende digne de vous:
« mais comme je ne puis vous exprimer ma tendresse, j' ai
« traduit une poesie allemande, qui vous fera connaìtre mes
« sentiments.
« Souhait.
« Je voudrais ètre maintenant unebonne petite fille, et je
« ne voudrais jamais ètre mediante, pour que Papa, Maman
« et tous mes amis aient en moi leur joie et leur plaisir. 0
a mon Dieu ! Toi, qui es lóut-puissant, aìde-moi , et rends« moi bonne.
« Voilà, chère Maman , mon unique désir. J'espère, que
« vous voudrez bien me donner votre bénédiction, et que le
« bon Dieum' aidera àmettreen oeuvremesbonnesintentions.
« Votre affectionnée fille
« ROSE. »
ROSA FERRUCCI
21
santa Caterina da Siena, e tu non contenta di avermi dato nel 25 di novembre chiare testimonianze del tuo buon cuore, volesti aggiungere nuova
festa alla consueta. O n d e con le tue mani fatto un
bel serto, venisti tutta giuliva a pormelo in capo.
Quando poi uscimmo insieme per passeggiare in
campagna, correndomi innanzi e per gli erbosi
sentieri raccolti non pochi fiori, questi lieta spargevi sotto a'miei passi. Lo ripeto, furono belli quei
giorni, in cui ci palesavi il tuo amore più che negli altri. Già sollecita preparavi studi e lavori per
darci di esso novello segno in questo anno. Scomparsa te, figlia mia, che fosti sempre sin da bambina la promotrice di quelle innocenti feste, per
cui si riavviva il vicendevole affetto nelle famiglie,
noi più non ci riuniremo insieme per celebrarle.
M a , te cercando con gli occhi e col desiderio, pregheremo nel pianto eterno riposo all' anima tua,
chiedendo al Signore, che presto a te nel suo seno ci ricongiunga.
L' amore filiale nella mia Rosa non veniva solo
dal cuore pietoso e buono: moveva in parte dalla
sua retta ragione, la quale ad essa diceva, doversi i genitori onorare, siccome quelli, che tengono
sulla terra il luogo di Dio. Quindi la riverente sua
sommissione, la docile volontà, F ossequio sincero, che a noi prestava. Ella poi ebbe per me l'affetto di tenerissima amica. Le anime nostre si erano F una nel!' altra trasfuse : erano insieme congiunte le nostre vite. Più volte la udii chiamarmi
%t
ROSA FERRUCCI
sorella. A me rivelava ogni suo pensiero: me aveva
in conto di una seconda coscienza. Di nulla potea
godere senza di m e . Quindi se le avveniva di leggere alcuna poesia inglese o tedesca, che le recasse
piacere , tosto a me veniva, e con elegante dettato
voltandola in italiano cercava di farmi sentire le
sue bellezze. Niuna cosa le fu tanto a cuore quanto
la mia sanità:*al più lieve indizio,che in me scorgesse di malattia, impallidiva , né aveva pace finché non tornassi sana. Avrebbe voluto vegliare allora presso al mio letto: e poiché io glielo impediva, spesso la vidi levarsi durante la notte ed a me
venire con sollecita tenerezza.
Poco prima di lasciarmi per sempre, mi disse un
giorno, che da gran tempo pregava il Signore a
farle la grazia, eh' ella potesse morire prima del
babbo, di me e degli altri suoi cari. 2 E benché
1
Di ciò sia testimonio il seguente passo di una sua lettera
scritta il 5 di maggio 1856 al suo fidanzato , intorno ad una
delle mie solite emicranie : « Poveretta! Quanto ini dispiace
« il vederla ogni quindici giorni molestata dai mal di capo !
« Se, quando io sarò teco, la m a m m a non si sentisse bene ,
« mi permetterai di venire ad assisterla? Sarò pur dolente nel
« lasciarla! L* a m o tanto, che ora nel pensare alla nostra se« parazione mi viene da piangere, »
2
Lo stesso desiderio è espresso nella lettera scritta allo
sposo il 14 di luglio: « N o n credo, che il viaggio sarà lieto
« per m e , quando partirò dalla casa paterna. Ma sono certa,
« che il mio dolore sarà dalla tua contentezza mitigato. E que« sta, spero, non mai verrà meno, fino a quel tempo, nel qua« le Iddio vorrà provare la tua rassegnazione. Eccoci adun-
ROSA FERRUCCI
23
del suo desiderio la riprendessi, chiamandolo stolto e contro l'ordine consueto della natura, ella continuò a questo m o d o : — non pretendo far forza al
volere d'Iddio : ma se a lui piace, che i miei voti
siano appagati, ne sarò lieta ; non potrei vivere,
cara m a m m a , senza di te e del mio babbo; vi a m o
tanto ! vi a m o assai più della vita mia ! —
Il suo fratello a lei maggiore di età le fu maestro in molti suoi studi. Del che la buona fanciulla
con animo grato si ricordava, rendendogli amore
pel bene che le avea fatto. l
« que ai soliti discorsi, che di pensiero in pensiero ne condu« cono a vivere nel modo, in cui vorremmo morire.... N o n
« credere, che il pensiero della morte mi spaventi. N o : io so» no pronta a morire quando e come il Signore vorrà. Ma
« non posso sostenere F idea di una sventura, che privando« mi di alcuno de' miei, mi priverebbe della migliore parte di
« m e . Però vorrei precedere tutti i miei cari nel mondo, do« ve più non si piange. Insomma io dico con Klopstock : Non
» temo la morte, ma la separazione dagli amici, e non solo
« penne, ma anche per loro. »
1
Nel giorno, in cui quegli prese la laurea in matematica,
Rosa gii offerse un lavoro delle sue mani con una lettera in
francese, di cui qui trascrivo alcuni periodi. «
Tu as
« déjà accepté la noble mission que la Providence f a import sée en m'instruisant par tes enseignements, et plus enco« re par ton exemple dans la connaissance de la vérité, et dans
« le eulte de la vertu. Je te remercie de tout ce que tu as fait
« pour moi, avec toute Feffusion de la tendresse et de la re« connaissance , que m o n cceur ressent pour celui, qui est
« pour moi frère affectueux et maitre excellent. Je tepromets
24
ROSA FERRUCCI
E b b e cara c o m e sorella la sua cognata, e pe'suoi
nipotini fu quasi madre. L' anima sua viveva di amore. Quando aveva circa sei anni, la vidi mesta,
e su ciò interrogandola mi rispose: — Io son nata
in Italia, e so che F Italia è il paese più bello, che
sia nel mondo. Io F a m o , e ne debbo stare lontanaTutti i bimbi, che qui conosco, hanno i loro nonni
ed altri parenti: io sono divisa da tutti i miei: vorrei vederli, non posso; e perciò son mesta. —
Finalmente nel 1844 il doppio suo desiderio fu
consolato. Con quanta allegrezza salutò ella il cielo d'Italia ! C o m e godeva nelF ammirarne i distesi
piani, i monti, le-valli, gli ameni laghi! C o n qual
piacere udiva parlare da un intero popolo quella
lingua, che aveva udita parlare soltanto nella sua
casa ! Allora si risvegliò nel suo cuore il senso del
bello. Cominciò allora ad avere in pregio le arti
che fanno glorioso il n o m e italiano. Da quel tempo
F amore della sua terra natale in lei si congiunse
con quello, eh' ella portava alla sua famiglia, e fu
in essa principio di forti affetti, di generosi pensieri. Ma perchè quelli e questi presero sempre in
lei qualità dall' amor di Dio, se mostrò cuore virile verso la patria, mostrò eziandio nei giudizi e nei
desiderii carità e mansuetudine di cristiana. Prontissima al sacrifizio per buone e degne cagioni ,
« de suivre eri avenir tes conseils avec plus de fruit q
« ne F ai fait jusqu' à présent.
« Pise, 2 septembre 1848. »
ROSA FERRUCCI
25
biasimò le opere ingiuste, le cupide, le ambiziose.
Pianse delle italiane sventure nel m o d o stesso, con
cui il solitario di Betlemme piangeva sulle sventure di R o m a : e più che di quelle, si dolse delle nostre discordie e dei nostri errori.
Se le fu dolce il ritornare in Italia, dolcissimo le
fu il conoscere quei parenti, che aveva già tanto a
lungo desiderati. Subito pose in essi il suo cuore,
c o m e se fosse nata tra loro. Avrò sempre nella m e moria gli ultimi giorni che noi p a s s a m m o in A n cona, ov'era allora la mia famiglia. Per due mattine svegliatami quasi all' alba vidi Rosa seduta sopra il suo letto che sospirando tacitamente piangeva. Il pensare alla nostra vicina separazione dalla
sua nonna toglievale il sonno e F affliggeva sino alle lacrime. Fu tanto acerbo per essa il dolore della partenza, che ne a m m a l ò d'itterizia. Q u a n d o poi
la veneranda mia madre venne ad abitare con noi,
chi può ridire F allegrezza della mia Rosa? Ad essa faceva lunghe letture: con essa orava: nel tempo dato al lavoro stava con lei : voleva che nelle
vie si appoggiasse sempre al suo braccio. A m m i rava la sua cristiana pazienza: ì teneva in pregio il
suo senno: faceva tesoro de' suoi consigli.
1
Di questa cosi scriveva al suo sposo in una lettera del
luglio 1856: « In questi giorni la nonna è stata molto afflitta
« nel suo povero cuore materno. Oggi sono compiti ventisei
« anni da che la mia angelica zia Piosa andò in Cielo. La po« vera nonna mi edifica col suo rassegnato dolore, il quale non
« altera puntola serenità del suo volto. Ella pensa a quelF a-
26
ROSA FERRUCCI
— La nonna a m a i fiori, dicea sovente; andiamo
a coglierne degli odorosi per lei. — La nonna avrà caro questo libretto; permettimi, cara m a m m a ,
che io glielo doni. — Mi pare, che oggi la nonna
sia pallida più del solito. Fosse malata? — E tosto
andava a pregarla di aversi cura con quelle dolci
parole, ch'ella sola sapeva dire, perchè niuno com' ella mai seppe amare.
Educata nella solitudine, e fatta per sentirne l'arcana soavità, non mai desiderò la mia Rosa i m o n dani divertimenti. Ed io temendo, che ne restasse
adombrata la sua innocenza, non mai la condussi
al ballo ; tenni da lei lontani i romanzi, e cercai
sempre con s o m m o studio che niuna cosa turbasse
la tranquillità del suo cuore. Il quale ignaro della
terribile forza delle passioni, anche negli anni in
cui queste sorgono tempestose, quieto e purissimo
si mantenne. Del che facevano fede i suoi modi, nei
quali vedevi un' amabile cortesia mista a graziosa
semplicità. Consolata dalla letizia della sua buona
coscienza godeva di tutto , di tutto si rallegrava.
Benché per natura fosse alquanto inchinevole alla
mestizia, era ilare F espressione della sua faccia ;
aveva nello sguardo la ingenuità del suo cuore, la
calma della innocenza nel suo sorriso. Facendosi
« ni ma santa, che prega per lei, col cuore si unisce ad
« e la preghiera tempera F amarezza delle sue lagrime. Tu
« pure hai d'uopo di simile rassegnazione. Ti ho posto dinan« zi agli occhi un esempio, che vale più delle povere mie pali role, Sono certa che tu lo saprai imitare ec, »
ROSA FERRUCCI
27
coi bambini bambina partecipava dei loro giuochi, e scherzando e ridendo trovava m o d o dimettere in essi santi pensieri e affetti pietosi. Ebbe poche
amiche, ma queste a m ò caldamente e costantemente. Le sue più care furono Matilde, figlia di Alessandro Manzoni, Maria Bussier, Suora della Carità, Luisa Vogl, Enrichetta Municchi Fedeli. Le due
prime morirono innanzi a lei, le altre due la piangono inconsolabili.
Aveva Rosa conosciuta Suor Maria Bussier a Firenze, e si era con essa legata in grande amicizia.
Però la novella della sua morte recolle vivo dolore. Ne scrisse a Luisa Vogl, 1 con cui aveva comuni affetti e pensieri. Pubblico parte della sua lettera, perchè rivela il suo cuore:
« Pisa, 25 marzo 1855.
« Nei primi di questo mese ho perduto una ca« ra amica. Giovine, bella, ben educata, figliuola
« unica di una madre che F adorava, volle farsi
« Sorella della Carità a fine di servire Iddio ne'
« suoi poveri. Per dieci anni è stata amorosa mae1
La signora Vogl, donna di alto animo, di forti studii, buona, amabile, religiosa, dimorò per circa due anni in Firenze ,
e quindi tornò in Boemia. Fu amata assai da mia figlia, che le
scriveva in tedesco. Ho da lei avuta ta traduzione francese delle sue lettere; onde, se ai passi che qui trascrivo manca la vivacità dello stile, che è neir originale, pensi chi legge, che il
pensiero s indebolisce, allorché trapassa da una in altre due
lingue.
28
ROSA FERRUCCI
« stra delle orfanelle: ed eccola morta nel fiore del« la sua vita.... Cara e buona Suor Maria! Avrei
« tanto amato di rivederla! Penso sovente a lei, e
« con dolore. Schiller qui forse direbbe: Cessate di
« piangere; le lagrime non risvegliano i morti. Le
« parole però dette dal Redentore agli afflitti han« no ben altra forza sul nostro cuore: Beati quelli
« che piangono , perchè saranno consolati. Quanto
« più medito meco stessa su queste parole, e guai-« do la terra rinnovellata, e contemplo la pura luce ce ed il vivo azzurro del cielo, tanto sempre più
« sono convinta della infinita bontà di Dio e della
« gioia ineffabile della vita futura. Io sento dire,
« che i tristi opprimono i buoni: io vedo questi so« vente nella sventura ; ma non avranno essi una
« volta la loro ricompensa? Spesso la sera sollevo
« gli occhi alle stelle, e penso alle anime elette
« che stanno molto al di sopra degli astri, beate
« del veder Dio, dell'amarlo, dell'adorarlo per tut« ta F eternità. A h ! mia cara Luisa, se F u o m o te« nesse fissa la mente in tali pensieri, io credo che
« niuna delle cose terrene lo affliggerebbe. »
Un anno dopo morì Matilde Manzoni; e di questo suo nuovo dolore così scriveva mia figlia all'amica sua:
« Pisa, U aprile 1856.
« Sono in grande mestizia. Matilde è morta! Mi
« era tanto cara! Era un Angiolo! Ha patito in gui« sa, che per lei è stato un bene lasciar la terra.
ROSA FERRUCCI
29
« P<ure non si è mai lamentata. Nell'amore di Dio
« $lla seppe trovare conforto e pace. L'anima sua
cesi apriva sempre alla gioia. Nel penultimo gior« no della sua vita, veduto un mazzo di fiori: —
« Quante belle cose ha fatto il Signore ( esclamò),
» ed io posso ancora goderne ! — N o n volle che si
« annunziasse a suo padre, essere ella vicina a
« mòrte, pensando al dolore eh' egli avrebbe sofie ferto nel darle l'ultimo addio. Quale virtù! Qua« le esempio ! »
Siccome poche fanciulle sortirono dalla natura
indole dolce e soave nel grado stesso, che la sortì
la mia Rosa, così poche ebbero ingegno felice ai
pari del suo. In lei chiara e rapida comprensione;
in lei tenace memoria ; in lei vivissima fantasia,
forte ragione, mirabile facoltà di congiungere insieme ordinatamente le varie idee. Con la.salda attenzione , con la sempre gagliarda sua volontà
accrebbe e rese fecondi i doni d'Iddio. Il desiderio d'imparare surse nella sua mente sino dalla
prima sua puerizia. Aveva appena quattro anni, e
già mi faceva domande che palesavano acuto ingegno. In quel tempo io spiegava Dante ad alcune giovani Ginevrine. N o n consentendomi il cuore, né la coscienza di lasciare in custodia alla cameriera la mia bambina, mentre io era occupata
nell' insegnare, F abituai a sollazzarsi vicino a me
quietamente. Indi a, non molto la udii tra sé recitare versi di Dante: del che presi non piccola maraviglia; e questa molto si accrebbe, quando ella mi
30
ROSA FERRUCCI
disse, che in cambio d'intendere a trastullarsi, poneva mente a ciò che io leggeva:—Non comprendo, soggiunse, quello che leggi; ma ne ho piacere,
perchè mi sembra di udire armonia di musica soavissima. —
Dopo che ebbe imparato a leggere l'italiano, volli insegnarle le regole della lettura francese. Ma come prima le ebbi messo d'innanzi un libro, lo lesse speditamente , dando ad ogni dittongo il suono
voluto dall' uso della pronunzia. Ne stupii; ed ella
ridendo del mio stupore: — È naturale, che io legga bene il francese, poiché lo parlo. So che non
devo pronunziare le parole nel modo, con cui sono
scritte, poiché io non dico était ma étó', e così dei
resto. — Q u e s t a a me parve evidente prova di pronto ingegno, e tale parrà a chiunque abbia un poco
pensato sulFoperare delle facoltà intellettive.
Scorgendo raccolte in lei le più rare doti della
natura, mi diedi con diligenza a bene educar la sua
mente. Furono superate ben presto le mie speranze. Parlò e scrisse elegantemente il francese, l'inglese, il tedesco: nelle letterature di queste lingue
fu assai versata. f Sentiva così l'altezza dei forti, e
grandi concetti, siccome il bello poetico: econ molto senno ne giudicava; del che faranno fede i passi
1
È inutile, che io qui noti averne ella letto soltanto i libri,
che sono da casta e buona fanciulla. Il suo fratello ed il suo
maestro d'inglese li sceglievano per lei, ed io posi sempre
gran cura, affinchè dalle sue letture latine, francesi, italiane
non ricevesse mai offesa la sua innocenza.
ROSA FERRUCCI
31
seguenti, estratti dalle sue lettere al Babbo e a Luisa Vogl. *
* « Caro Babbo.
« Firenze, 15 maggio 1852.
« Stamane ho letto il bel discorso del signor Race vaisson Sur la morale des Stoiciens. Esso mi pace re quasi un compendio della filosofia pagana. Sen« za concedere al savio antico di essere et sutor,
« et reco, secondo dice il mordacissimo Orazio, non
« mi posso tenere dall' ammirare la severa force tezza delle dottrine di Zenone, senza la quale Se« neca, Epitteto, e Trasea sarebbero forse stati E« picurei, e non avrebbero certo mostrato quel dis« prezzo del dolore, quella costanza, che li fece
« maggiori del loro secolo , e più potenti di quei
« crudelissimi imperatori, che reggendo il m o n d o
« non seppero farsi signori di se medesimi. Io anice miro gii Stoici perchè in mezzo alla corruttela
ce del m o n d o intero mantenevano, per quanto era
« permesso ai Pagani, incontaminata la virtù loce ro, e li comparerei alle palme, le quali cresco« no sicure nel deserto, in cui tutte le altre piante
ce inaridiscono, e vengono m e n o .
ce Leggo ora il trattato degli Studi di Rollin. Tut« ti i maestri, e tutti gli educatori dovrebbero leg1
Le lettere che in principio e in fine hanno un asterisc
non furono pubblicate nella prima edizione.
32
ce
ce
ce
ce
ROSA FERRUCCI
g e m e la prima parte, in cui Fautore mostra con
buoni argomenti, la gioventù doversi educare
non solo alle lettere, ma specialmente alla probità, e alla religione.... » *
ce Viareggio, 9 luglio 1854.
ce Da vari mesi non ho più modo di parlar la tua
ce bella lingua, e m a m m a teme eh' io la dimentice chi. Leggo però molti de' tuoi poeti, e massime
ce Schiller, eh'è il mio prediletto. In questi ultimi
ce mesi ho voluto rileggere Giovanna d* Arco e i due
ce d r a m m i su Wallenstein. Tecla mi ha vivamente
ce commossa, e Massimiliano mi parve da stimarsi
ce felice, opportuno exitu, secondo il detto di un ance tico. La Giovanna d' Arco di Schiller è troppo
ce romantica. Parmi sia un carattere più ideale, che
ce storico,poiché non ha l'anima candida e religio« sa della eroina francese. 1 La tragedia però mi
1
Espresse mia figlia più largamente lo stesso giudicio in
una lettera scritta in tedesco a Maria Bosio, colta e buona giovanotta Lombarda, che fu molto amata da lei. * « Rilessi in
« questi giorni la Giovanna d' Arco di Schiller. Com' è beici la! L'addio di Giovanna ai suoi cari monti , alle tranquille
« vallate della sua patria ha in me destato pietosi affetti : su« biime è la scena, in cui ella errante pel bosco prima è scac« ciata dai carbonari, poi cade in mano agF Inglesi. Chi non
« sarà preso da compassione a que'melanconici versi ? Bellis« sima eziandio è la preghiera ch'ella, chiusa in carcere, vol« gè al Cielo per la sua famiglia: e da magnanima sono le ul« time sue parole. Pure la vera Giovanna , che non amava
ROSA FERRUCCI
33
« s e m b r a bellissima, ed io F ho letta con infinito
« piacere. »
« Pisa, 3 n o v e m b r e .
ce ... . Ora ti parlerò de' miei studi. Leggo la
ce storia d'Italia e quella di Francia: ho imparato
ce a m e m o r i a gran parte della Divina Commedia, ho
ce letto varie poesie di Uhland. Tu sai che a m m i r o
ce questo poeta, perchè è patetico e melanconico :
ce ma in lui sono però alcune cose che n o n mi piac« ciono, m e n t r e in Schiller tutto mi piace, ond'ece gli è s e m p r e il m i o favorito. Se fosse vissuto in
ce Grecia sarebbe stato chiamato F a m i c o d e g F Idee dii e l'alunno delle M u s e . »
* ce Pisa, 5 ottobre 1856.
ce Belle le tue osservazioni intorno alla poesia.
ce Certo tu hai letto i versi di Dante:
* . . . P mi son un che, quando
Amore spira, noto, ed a quel modo
Che detta dentro vo significando. »
« altro che Dio e la sua patria, e spirò sul rogo invocando il
« nome dolcissimo di Gesù, parmi più grande della eroina di
« Schiller. Essa era una religiosa figliuola della innocente
« natura, e come tale doveva il poeta rappresentarla. Tale io
« la veggo nella statua di lei scolpita dalla Principessa Maria
« di Orléans. Questa, come saprai, è vestita di ferro; tiene sul
« nobile e pio suo cuore Felsa della spada foggiata in forma
« di croce, e disprezza i vani ornamenti muliebri. La sua gran« de anima, che risplende nella serena sua faccia, non sem« bra curare né F ingratitudine della Francia da lei salvata,
« né il tardo ossequio dei posteri. » *
34
ROSA FERRUCCI
ce Le poesie di Longfellow mi sono piaciute. C o m e
ce è melanconica e commovente la storia di quella
ce giovine fidanzata, la quale rivede il suo sposo
ce quando è già presso a morire ! La natura ha troec vato nel nuovo m o n d o un nuovo Teocrita in Berce nardino di Saint-Pierre, un pittore in Longfelee low: ma la poesia inedita del cuore u m a n o è asce sai più viva, e pietosa... » *
* « Pisa, 13 novembre 1856.
ce .... Io ti conforto a leggere attentamente la
ce Cantica del Paradiso. È la più bella della Divina
« Commedia, ed è ancora la più difficile. Pensa a
« me quando arriverai a questi versi:
« Or ti rimari, Lettor, sopra il tuo banco, ec.
« Ho cominciato a leggere la Messiade di Klop« stock. L' esposizione mi sembra meravigliosa.
ee D o p o aver letto con Gaetano il Paradiso perduto,
ce voglio ora conoscere la M u s a cristiana dei Te« deschi: ma sono convinta, che in nessun poema
v troverò le bellezze della Divina Commedia. Dance te cantava a ragione:
« L' acqua eh' io prendo giammai non si corse; »
«
«
«
«
«
pure sono assai vive le descrizioni di Milton, il
quale è grande per sublimità di concetti. Klopstock in tutti i suoi versi, molti de' quali ben
mi ricordo di avere con te letto a Genova, fa
mostra di forte ingegno, e di affetti gagliardi e
ROSA FERRUCCI
35
« veri. E b b e egli un' anima bella: e mi sembra fat<e to per parlare con gli Angioli.... » #
ce Pisa, 20 gennaio 1857.
ee Io provo sommo diletto leggendo la Messiade
ee di Klopstock. I concetti ne sono sublimi ; quelee la poesia mi sembra al tutto cristiana. Gli A n ce gioii vi parlano una lingua divina, che non ha
« mai udito orecchio mortale, ma che però intenee de il cuore. Meraviglioso mi pare il sogno di Giu<e da. Le parole degli Ebref sono piene di una treee mendafierezza, né rassomigliano punto ai discoree si troppo oratorii di Milton. Vero è però che i
ce diavoli, quali sono descritti da questo poeta, hanee no una sublimità paurosa. Quando leggo Klopee stock crederei quasi, che egli fosse cattolico. Ceree to era degno di esserlo ; perchè i suoi versi su
« Maria Vergine, su gli Angioli, sopra i Santi sono
ee ripieni di tenerissimo affetto. Il cielo di Milton
ee è tutto omerico ; in quello di Klopstock scorgo
ce novità di concetti, idee veramente cristiane, sance to e purissimo amore d'Iddio. »
In soli tre anni mia figlia imparò il latino ; dei
classici antichi fece ella poi sempre le sue delizie,
e spesso mi ringraziava di averle insegnata una
lingua tanto nobile e maestosa. Stando io a Firenze , nel 1850 alcuni amici solevano radunarsrdue
volte per settimana nella mia casa a leggere ora
le Georgiche di Virgilio ed ora parte delle Storie
di Tacito. Queste letture si facevano all'improvvi-
36
ROSA FERRUCCI
so, cioè, senza che alcuno sapesse quale era il passo ch'egli doveva spiegare. Rosa prendeva parte
a questo letterario esercizio, destando meraviglia
in ciascuno con F amabile sua modestia , e con il
bel m o d o con cui traduceva i classici, dando ad ogni parola il suo proprio significato, e d'ogni frase
cogliendo il senso quantunque oscuro. Chi la udì
può far testimonio eh' io non esagero il vero.
Avendo poi fatto accurati studi filologici, e acquistato conoscimento di varie letterature, ella era
in grado di sentire la maschia semplicità, la forza,
la maestà, la eleganza degli scrittori latini. Tra
questi ammirò Virgilio in m o d o speciale, forse a
ciò tratta dall' indole sua dolcemente mesta e piena di affetto. Quindi così scriveva al suo sposo:
ce 18 luglio 1856.
ce ... . Indovina che sto ora leggendo? L'Eneice de, che cominciai a spiegare a undici anni. Semee pre più ammiro l'ingegno di Virgilio. Sono ora
ce al primo libro. Ho letto tante volte il discorso di
ce Giunone, la descrizione del regno di Eolo, della
ce tempesta, del mare acquietato da Nettuno, della
ce costa ove approdano i Troiani, e sempre vi scoce prò nuove bellezze .... »
ce 4 agosto.
ce ... . Faremo certo un bel cambio quando teree minato Milton leggeremo insieme Virgilio. Que« sti mi pare il lume e l onore degli altri poeti, come
ROSA FERRUCCI
37
e< dice il nostro Dante. Ci sarà poi utile il confronce tare i più notevoli episodi dell' Eneide con altri
ce passi di altri poemi. Ti accerto, eh' io non mi
ee pento davvero de' miei poveri studi. Se li do vesce si ricominciare lo farei con maggiore impegno
ce di prima. Che ad essi devo i piaceri più soavi
ce che io abbia provato: per essi ho teco comune la
ce vita dell' intelletto. Dacché posso coltivarli libeee ramente, senza dovere ascoltar lezioni o darne
ce ad altri alla meglio per aiutar la mia m a m m a ,
e< io non conosco piacere maggiore di quello che
ce provo nella mia cameretta scrivendo o leggenee do. Ed anche nelle ore in cui devo o piuttosto
ce voglio stare con F ago in m a n o , mi è dolce il penee sare agli studi, e l'abbreviare così il tempo... »
Conosceva la geografia antica al pari della m o derna: delle famiglie romane, massime delle consolari, aveva acquistata tale notizia con lunghi e
accurati studi archeologici, che sapea dirne F origine, le adozioni, le parentele. Voltò in italiano elegantemente i Paradossi di Cicerone e non pochi
capitoli delle sue opere filosofiche. Voleva farne
un libro di utile lettura per le giovinette. Alla traduzione ella aggiunse note, che son testimonio deila sua rara dottrina, la quale tenne sempre con
s o m m a cura a tutti nascosta. O n d e mentre per la
sua età ella poteva dirsi un miracolo di. sapere, fu
veramente un miracolo di modestia. Chi parlava
con essa non si avvedeva che avesse tanto imparato; e se de'suoi studi alcuno la c o m m e n d a v a ,
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ROSA FERRUCCI
eccola tosto arrossire e mutar discorso. Avendo
giusta opinione della sapienza, sempre di sé e del
suo ingegno sentì umilmente. Coltivò questo con
diligente perseveranza, non per averne poi n o m e
di letterata, ma perchè aveva compreso, il vero
condurci al buono, essere indizio d'animo ingrato spregiare con l'ignoranza i doni di Dio, dovere
ognuno educare santamente la sua ragione, e vagheggiare nelle lettere e nelle arti F increata bellezza del primo Amore.
Nella storia antica e nella moderna fu assai perita: anzi dell' una e dell' altra dette lezione ad alcune carissime giovinette, che io presi già ad educare. Il che ella fece non solo per obbedirmi, ma
sì per togliermi parte non piccola di fatica. Avuti
da me i libri, nei quali doveva studiare, ne traeva
materia alle sue lezioni; e queste erano poi sì chiare, così bene ordinate, così erudite, eh' io nell'udirle sovente meravigliai. Quindi, cessato l'ufficio
dell' insegnare, si diede con nuovo ardore a studiar la storia. Era suo intendimento di scrivere e
di pubblicare tra qualche anno quella della cattolica Chiesa, ad uso delle madri, ma senza porvi il
suo nome, volendo rendere utili agli altri le sue
fatiche, non però in esse cercare onore. Moltissime note ho trovato per questo lavoro tra le sue
carte; alcune ne scrisse l'ultima sera che sana passò con noi. C o m e ogni fiume dirizza il suo corso
al mare, così ogni idea nella mente della mia R o sa si rivolgeva alla religione, sempre suo primo
ROSA FERRUCCI
39
pensiero, suo primo affetto. Però nel legger le storie più delle imprese guerresche, più della p o m p a
delle vittorie ammirava i beneficii recati dal Cristianesimo al mondo, anche quando la forza regnava sola sulle avvilite nazioni. Godeva nel ricordare la magnanimità dei Vescovi e dei Pontefici che
difesero le ragioni dei vinti, o che piegarono alla
clemenza uomini per natura crudeli, fatti insolenti e superbi dalla fortuna. Erano dolci all' anima
sua le miti virtù dei Santi ; battevate il cuore alla
narrazione della fortezza dei Martiri, e s'inchinava devota innanzi alla Chiesa, di cui vedeva il principio e il fine nel Redentore.
Di queste cose più volte mi favellò : scrisse di
queste a que' due, cui sempre aperse il suo cuore,
cioè allo sposo e alla Vogl. E perchè niuno mi apponga, essere io dal materno affetto portata a mettere nel mio quadro colori troppo più vivi del naturale, dalle sue lettere estraggo alcuni periodi,
che certo daranno fede alle mie parole.
Alla Vogl così scriveva :
ce 28 gennaio 1856.
e< Ora leggo gli Annali del buon Mura« tori. C o m e erano vili e crudeli gl'imperatori ro« mani! Quanta servilità nei popoli, quanta abbie<e zione nei pubblici e nei privati costumi! M e n <e tre però vediamo spegnersi in R o m a le virtù dei
« Catoni e dei Fabii, possiamo raccogliere non pò-
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ROSA FERRUCCI
ce co d'oro tra il fango. Chi non ammira la grande dezza dei Martiri e degli Apostoli? Il m o n d o non
ce li conobbe, come non conobbe il divino loro
« Maestro; ma essi con le loro dottrine e col loro
ce sangue rinnovellarono il mondo. San Paolo è vece ramente un eroe: Nerone è un mostro; all' uno
« fu mozzato il capo ; tenne F altro F impero del« F universo. Il mio Bossuet chiamerebbe questo
« la folie de la folie de la Croix. Dico il mio Boscc suet, perchè leggo ogni giorno le sue Meditazioni ni suir Evangelo e le Elevazioni delV anima a Dio;
ce e con sempre nuovo piacere. Egli è veramente
« la gloria della sua patria, ed uno degli splendoee ri della cattolica Chiesa. »
E allo Sposo:
ce 12 agosto 1856
ee Oggi ho potuto un poco studiare, ed ho ripreee so il mio buon Muratori. Ho letto la narrazione
)> delle guerre e delle battaglie fra Odoacre e Teoee dorico. Sono cose lette e rilette, ma io le studio
ce volentieri, perchè credo, che la storia del medio
ce evo sia anche di maggior m o m e n t o dell' antica.
ce E poi mi piace il vedere la Chiesa madre e fauee trice della civiltà in mezzo alla barbarie, amica
ce e consolatrice dei vìnti e degli oppressi in m e z « zo alle fiere contese dei prepotenti. Povera Itaee lia! Quanto fu malmenata! Quante città sacchegee giate! Quante morti! Quante calamità!.... »
41
ROSA FERRUCCI
ee 12 novembre.
«
In queste lunghe serate continuo di
ee proposito i miei studi storici, i quali, c o m e sai,
ee antepongo a tutti gli altri. Sto leggendo gli ance nali dell' ottavo secolo. In tempi barbari, c o m e
ee son quelli dei quali ora leggo gli avvenimenti,
ce non vi era orma di civiltà fuori della Chiesa ;
ee sicché ho per fermo, che chi non fosse religioso
ce lo diverrebbe, vedendo il bene da essa recato
ee al consorzio u m a n o
»
ce 25 novembre. *
ee JH aicommencé la lecture de Fabiola. Les deux
« premiers chapitres sont bien beaux. Moi, qui
ee aime tant à suivre les progrès et la force touee jours croissante du Christianisme au milieu du
ee chaos de la sociétó faible et corrompue de Fenice pire Romain, j'aimerai sans doute un livre, qui
ee anime les ruines parlantes des catacombes. Je
ee pense que pour mieux F entendre tu devrais lice re les Moeurs des chrétiens de Fleury; un des plus
ce beaux ouvrages, que j' aie jamais lu. »
M a n c ò il tempo alla mia figliuola per far diligenti studi in filosofia, Lesse però molte opere di
morale, antiche e moderne. In quelle di Cicerone
ammirava la maestosa eloquenza e la sublimità de'
concetti. D u e giorni prima di cadere malata lesse
1
Alcune volte ella scriveva in francese al suo sposo.
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ROSA FERRUCCI
il Sogno di Scipione, ne fece un ristretto, e me ne
parlò con altissima meraviglia. Nel che io scorgo
un'aperta prova della bontà del Signore. Poiché mi
sembra ch'Egli volesse disporla a lasciarla vita con
ferma tranquillità, facendo che dagli stessi suoi studi le venisse la persuasione delle immortali speranze, che già nella mente le aveva posto la fede.
Fra le lingue diverse da lei studiate niuna ella
ebbe tanto in amore quanto la nostra. Il suo stile
è l'immagine viva della sua anima: schietto, candido , disinvolto, proprio, efficace, non ha F impronta di turbulente passioni, ma è rischiarato dalla luce soave di dolci affetti. Ella molto studiò i
trecentisti, ne trasse modi di bel parlare, e questi
poi adoperava con buon giudizio, schivando del
pari la rozzezza del dire e F affettazione. Scrisse
molto, ma per sé sola o per m e : anzi con tanta cura celava i frutti del nobile ingegno suo, con quanta molti si sforzano palesarli. Scriveva per inspirazione del cuore, per impulso della coscienza, per
vivissimo amore al buono ed al bello. Dai suoi bene ordinati studi, dalle tante letture che aveva fatte di poeti italiani, di antichi, di forestieri, prese
alimento la sua giovine fantasia ; onde la poetica
vena sgorgava limpida e pura dalla sua mente, com e c h è non si desse a comporre in rima, avendo
dettato sol pochi versi. E che io non m'inganni
nelF affermare, avere ella avuto le qualità del poeta, cioè ricca, animata immaginativa, potente affetto, si scorge dai passi seguenti delle sue lettere
al suo fidanzato.
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ROSA FERRUCCI
ee 29 luglio 1856.
ee .... Si avvicina un temporale: di quando in
ee quando si sente un cupo tuono in lontananza: il
ee cielo è coperto dì nuvoloni bigi: sicché tutto inee torno a me sarebbe malinconia, se non vedessi
ec gli alberi del giardino coperti di fiori, e se non
ce sentissi ogni tanto il grido festoso della rondine.
c< Ah ! io sono più di essa lieta, e a quanto di riee dente e di allegro è nella voce della natura riee sponde sempre il mio cuore.... »
ce 25 agosto.
c<\ . . . Facesti bene ad ammirare il cielo ieri
ee sera. Io mai non lo vidi più sereno. Q u a n d o si
ce pensa alla moltitudine dei soli che si aggirano
ee nello spazio, ai mondi che nell'armonia del creaci to si alternano coi m o n d i , la mente confusa dice nanzi alla onnipotenza di Dio trema, adora , e
ce ringrazia chi la fece capace di ammirazione e di
ce gratitudine
»
* 11 settembre.
ce ... . Furono soavi le impressioni, che mi
ee lasciò ieri la nostra passeggiata nel giardino. I
« fiori, gli alberi, il cielo sereno, F aria dolce e
e< pura, il canto degli uccelli, il ronzio degli in« setti, quanto insomma vedevamo d'intorno a noi
« ci parlava di Dio. E poi le bellezze della natu« ra mi sembravano più liete perchè il tuo affetto
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ROSA FERRUCCI
« e gli affetti della famiglia mi riempivano il cuoce re commosso anche dai versi della M a m m a , che
ce recitava mio zio Giovanni, ne' quali ora le stelce le, ora i fiori, ora la terra, ora il cielo sono soaee vemente cantati. . . . » *
ce 25 settembre.
« A me piace F azzurro del cielo, che io
« contemplo volentieri nelle belle mattine, in cui
ce F aura è dolce senza mutamento, e nelle sere trance quille e serene, in cui mi sembra, che le stelle
ee mi parlino con voce arcana della sapienza e del« la bontà di Dio. Oh quanto giova all' anima noce stra la campagna ! In essa ammirando le bellezee ze sempre nuove della natura comprendiamo,
ee che se questa fu fatta per F u o m o , F u o m o fu
ce creato a d a m a r e Iddio. Che sarà mai, penso fra
a m e , il paradiso, se tanto di bello è in questa teree ra, ove siamo più pellegrini, che abitatori ? »
ee 28 settembre.
ce L'anno venturo godremo insieme delee la villeggiatura. Quanto mi piaccionoi tuoi m o n ee ti, coi loro pini, i loro fiori, i loro ruscelli, e le
ee loro verdi cime ! Mi rammento sempre del gioree no, nel quale io li lasciai. Era una mattina di
ce novembre: i deboli raggi del sole allora levato
ee rischiaravano V orizzonte di pallida luce; le fo<e glie già cadevano dagli alberi; Ja nebbia copri<e va ancora il piano; tutto era solitudine e mesti-
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ROSA FERRUCCI
« zia nella natura. Chi mi avrebbe detto allora,
ce che nei luoghi, dai quali partiva quasi bambiee na, sarei tornata sposa novella? .... »
ce 12 ottobre.
ce Se andrai alla Verruca, fermati un moce mento per via innanzi alla casa diruta, che solite taria occupa un piccolo ripiano sopra la Grandiaee na. N o n so perchè, quelle rovine, quei sassi fra
« ì quali ogni giorno più crescono e s'intralciano i
ce pruni e gli sterpi, que' muti avanzi di una vita
« spenta già da gran tempo, colpirono la mia m e n ce te, quando nelle mie passeggiate giungeva a quel
ce luogo
»
ee 23 ottobre.
ee Penso con piacere che tu godi delle
ee soavi gioie della villeggiatura, che sono mille e
ce mille volte da anteporsi ai diletti della città. Oh
« quanto è dolce lo scorgere da un' altura il cielo
« sereno rischiarato dalla luce ardente degli ultimi
ce raggi del sole, vedere i prati, i boschi di pini, i
ce pallidi ulivi, gli olmi ingialliti, le case sparse del
'< contado, dalle quali s'innalza il fumo e la chiesa
ce che con la sua campana sembra
«
il giorno pianger che si muore ì »
ce Io, lontana dalla campagna, ripenso con piacere
ce alla bella giornata che p a s s a m m o a Cuccigliana,
« alla nostra passeggiata sul m o n t e , e agli a m e n i
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ROSA FERRUCCI
« prospetti, i quali mi rammentano il passato e mi
ce promettono un lieto avvenire. Che vuoi ? anche
« per me la natura non è muta. Essa con la sua voce ce parla al mio cuore. Oh come mi è dolce il pence sare che
« Quanto per mente o per occhio si gira »
ce è stato creato da Dio ! I fiori, i monti, le selve,
ce il cielo, tutto insomma mi sembra più bello, quanee do vi ammiro la grandezza e la bontà del Signoee re. Anzi rammenterò sempre la nostra passeggiace ta sul Serchio, ove lo stormire delle foglie inter« rompeva solo i nostri discorsi, e rivedo nel pence siero i colli verdi di Rigoli, quelli orridi e scaee bri di Vecchiano , e il mare , e le lontane m o n « tagne, e le distese pianure , in mezzo alle quali
ee spaziava il nostro occhio meravigliato
»
Piene ugualmente di mesta soavità e tratteggiate con vivacità di colori sono alcune lettere , che
la mia cara Rosa mi scrisse da una villa, dove passò pochi giorni presso buona e gentile amica , e
poi da Firenze ; né la stessa vena di poesia manca
in altre a Maria Bosio e alla sua Luisa.
* « Colle dell'Antella, 18 ottobre 1855.
ce . . . Stamane ci siamo avviate al Monte, e sen« za riposarci giungemmo alle maestose rovine delce la villa Magalotti. Qui sì può dirsi :
« Bei mihi ! qualis erat ! quantum mutatus ab ilio ! »
ROSA FERRUCCI
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ce Ai lieti, potenti, superbi abitatori di quella sono
« successi poveri contadini, i quali a stento si riee parano dalle piogge e dal freddo tra le m u r a caee denti di quel palazzo. Le sale già ornate con tutce to il lusso del secolo X I V sono ora sparse di lece tame, e poche erbe del caihpo crescono in mezzo
« all' inaridito vivaio. Ma nelle ampie finestre di vice se in quattro parti da larghe pietre, nell'alta torce re, e negli avanzi di quel castello scorgi non so
ce quale sublime grandezza, che ti rammenta i tenace pi agitati e gloriosi del medio evo. La natura,
« che mai non varia in mezzo a tanti continui ri« volgimenti de' casi umani, ne invita ad ammiraee re*l'onnipotenza di Dio dinanzi a quell'antica aee bitazione , che ci ricorda la fragilità delle cose
ce umane.
ce Le colline sovrastate dai lontani monti, e vece stite di ulivi, di pini, di querce, di eriche, di olee mi oramai ingialliti, le valli traversate da rapidi
ce e fragorosi torrenti, la pianura fiorentina circonee data dai colli di Fiesole e di Maiano, i poggi, su
ce i quali sorgono paesi e case di contadini, sono
ce tanto belli a vedere, che io mai non mi sento saee zia di contemplarli. » *
* ee 19 ottobre.
« Stamane dopo le dieci, benché il cielo fosse
ce assai minaccioso , per un viottolo in mezzo ai
ee campi s c e n d e m m o in una valle assai solitaria.
ce Essa è chiusa da alberi di ogni specie ; gli olmi,
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ROSA FERRUCCI
ce i pioppi, i castagni crescono ai piedi del poggio,
« e sulle rive del torrente. Altro rumore non odi in
ce quel luogo se non quello dell'acqua, che cade giù
ce dalle rupi, e del vento, il quale agita lievemence te le canne e i pioppi. N o n vedi alcuna casa ; non
ce odi suono di voce u m a n a : deserta è la campace gna d'intorno a te, e ti sembra di essere per moi*
ce te miglia lontano dall'abitato. . . . Alle tre prence d e m m o a salire un altro lato del monte. Qui puee re a quando a quando un ruscello scende da sco« glio a scoglio nel piano. Giunte ad un ponte sotee to al quale un torrente rapidissimo ed aggirevo« le si precipita al basso, ammirai la freschezza dei
ce castagni, e di varii cespugli. Là c'incontrammo
« in due graziose contadinelle, le quali sono liete
ce e cortesi quanto altre mai ; e parlano, c o m e a me
ce pare , la lingua del trecento. Esse ci accompaee gnarono pel bosco infino alla loro casa, eh'è po« sta alle falde del monte. Ivi vidi la loro cognata:
« essa è certo la più bella contadina che io mai vece dessi : più bella di molte belle signore , forse
ce perchè ignora quanta leggiadria le sia stata data
ee dalla natura. » *
* ee Firenze, 12 aprile 1855.
ce ... Il viaggio di ieri mi lasciò melanconiche
ce rimembranze. Povere campagne ! N o n vidi mai
ce una scena di desolazione simile a quella, che si
ce offerse ai miei occhi, ne' luoghi in cui d o v e m m o
ce scendere dal vagone. Già prima avevamo visti
ROSA FERRUCCI
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<e non pochi campi tutti coperti di arena; ma qua<e le fu la nostra mestizia allorché per ben cento
ee passi c a m m i n a m m o in mezzo a un vasto tratto di
ee paese tutto pieno di melma, di sabbia, e in gran
ee parte inondato ! In luogo del grano, sperata merce cede dei poveri contadini, vedevi qua e là alcuee ni alberi sbarbati, ed altri, che avendo resistito
ce all'urto dell'acqua, sorgevano in mezzo alle allaee gate campagne , quasi ultimi avanzi di un nau« fragio. Oh forza distruggitrice della natura, c o m e
<e sei terribile, come grande, c o m e potente !... *
* « A Maria Bosio.
ce Antignano, 29 luglio 1853.
ce Quantunque noi stiamo molto contente in que» sto ameno villaggio, sentiamo però che qualche
a cosa ci manca. Sì, l'essere prive della tua cara
ee compagnia ci fa sembrare melanconico un luoee go, che Fanno scorso era per noi così lieto. Que« ste parole mi sono dettate dal cuore. C o m e goce drei nell'averti presso di me ! Ritorna dunque a
ce noi, cara amica. Il bosco, dove passammo tante
ce belle ore , gli alberi, le campagne , il mare ti
ce chiamano, mia buona Maria. — G i o r n i sono vice di un'onda, che ti diceva : — Al bagno, al bace gno : dalla riva fiorita scendi nel mare tranquilee lo : te lo comanda il sole, che infuoca con gli aree denti suoi raggi la terra, e l'aria. — Questa can<c zonetta di K a n g e qui fu interrotta, perchè la mia
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ROSA FERRUCCI
ee povera onda venne a frangersi in uno scoglio :
ce le sue sorelle, che ti facevano tutte lo stesso in« vito, tutte, com'essa, si ruppero urtando al lido.
ce Ed io rimasi pensosa e mesta, vedendo in quelle
ce F immagine di tante nostre speranze, che non
« avendo effetto , ci sono cagione di gran dolore.
« Ma una voce soave mi susurrò allora all' orecce chio queste parole : — Onde la tua mestizia? M a « ria non può ella forse tornare ? Io sono la cornee pagna della tua vita ; son la speranza ; ti pro« metto, che l'anno venturo Maria sarà qui. — Io
ce sono adunque sicura, che la compagna mia non
« m'inganna : e parmi già di vederti con me alee FAntignano. Perdonami, cara amica, questa lun« ga e insensata favola : ti prego di scorgere in
« essa un segno verace dell'amor mio, ed io te la
ce scrissi soltanto per darti di esso novella prova.
ce Ma usciamo dal m o n d o degli scherzi e della im« maginazione, ed entriamo in quello della realità.*
#
« A Luisa Vogl.
ce Pisa, 3 novembre 1854.
« Ho avuto un gran dolore nel lasciare Antonio,
« la Silvia, il mio caro'Pippo ! Papà però è molto
« lieto di averci seco, ed io pure sono lieta con lui,
« e per lui. La nostra casa mi piace : dalla mia picce cola cameruccia vedo il giardino, e la vista dece gli alberi mi rallegra. Pisa è melanconica : ciò
« però non mi è grave. Avanti ieri fui al C a m p o
ROSA FERRUCCI
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« Santo. Mi fermai innanzi al sepolcro di Arrigo
ce VII. La sua statua ha lo sguardo velato dei m o te ribondi. Quante speranze, quanti disegni furono
ce sepolti insieme con lui ! Bisogna dire con Hipce pia : che cosa è ella mai la vita ?» *
* ee 21 gennaio 1855.
ce . . . Dopo alcuni giorni assai freddi F aria e
« tornata mite, e quasi sembra di primavera. Coee me oggi è splendido il sole ! I suoi raggi inonee dano la mia cameretta. Seduta un poco lontana
ce dalla finestra, io veggo un piccolo tratto di cie« lo. Esso mi sembra un grande occhio azzurro ,
ee che mi guardi con amore. Dio è così buono !.. .*
* c< Livorno, 20 ottobre 1855.
ee Noi siamo a Livorno sino dallo scorso martece dì. Pisa durante il chòlèra era divenuta così m e te lanconica, che i miei genitori mi hanno condotte ta in auesta città, dove abitiamo vicino al mare.
ee Oh perchè tu non sei con me ? Vorrei mostrarti
« lo spettacolo maestoso , che ho innanzi agli octe chi. C o m e è bello il mare ! Là termina Forizzonee te, qua si confonde col cielo. Il suo vasto piano
« è così limpido, così quieto, che ai vederlo stimece resti impossibile, essere esso non rade volte agile tato dalla tempesta. Il mare è la più antica opeee ra del Creatore. La nostra povera terra è stata
ee soggetta a grandi, ed a svariatissimi mutamenti,
« mentre quello è, e sempre sarebbe quale già fu
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ROSA FERRUCCI
ee dal principio, se tutte le cose non dovessero un
« giorno aver fine. » *
* ce 11 dicembre 1855.
ee . . . Sabato la nostra cattedrale era tutta illuee minata. Duemila ceri ardevano nelle navate.
ce L'immagine della santa Vergine era circondata
ee da innumerevoli stelle. Lo spettacolo era verace mente mirabile. A me però il nostro d u o m o piace ce assai più quando è silenzioso, e oscuro. Nella
« solitudine F u o m o sente Dio più vicino a se. Le
ce ombre, e la luce riverberandosi, e confondendoee si sopra i dipinti del C a m p o Santo, da vano ad essi
ce apparenza al tutto fantastica. Negli affreschi del« FOrgagna avresti creduto vedere danzar gli spetee tri. » *
* ee 20 gennaio 1857.
ce C o m e è viva la tua descrizione ! Parevami di
ce sentire, leggendo la tua lettera,,la maestosa e place cida quiete di quella serena notte : parevami di
ce ammirare con te le tue belle montagne : vedeva
ce la luce pallida della luna, lo scintillante splendoee re degli astri, e credeva di respirare al tuo fianee co un'aria fredda, ma pura, e viva. Care illusioee ni ! Io era sola nella mia cameretta, io era da te
ce lontana , quantunque mi trasportassi vicina a te
ce col pensiero. »
Per le stesse cagioni, per cui ella a m a v a la poesia melanconica , la solitudine ed il silenzio della
ROSA FERRUCCI
53
campagna , a m ò la musica, e specialmente quella
che esprime gli affetti mesti, i patetici, i religiosi.
Quindi non mai le piacque sonare a ballo , e tra i
compositori di musica ebbe carissimi sopra gli altri Bethowen , W e b e r , Mozart, Coop , Rossini e
Bellini. Comechè non avesse naturalmente agilità
e scioltezza di m a n o , potè con lo studio perseverante giungere a sonare con grazia , con affetto ,
con molta soavità, e a leggere a prima vista la m u sica più difficile. Oh quante volte allorché io stava
scrivendo, e che indarno cercava dar forma e m o to e colore alle fantasie, che quasi in turbine impetuoso si agitavano allora nella mia mente, pregai
mia figlia di farmi quelle sonate, che più delle altre io sentiva parlarmi al cuore ! Pe' melodiosi concenti, che uscivano con dolcezza dal pianoforte al
leggerissimo tocco delle sue dita , tosto cessava il
tumulto delle mie idee : onde io tornava a scrivere assai diversa da quella di poco innanzi. Se qualche volta era l'anima mia ottenebrata dalla mestizia, ad essa diceva : — D e h ! suona un poco ; — e
subito in quella si diffondeva luce tranquilla e serena pace. Se poi ne' miei letterari lavori io aveva bisogno di pigliar note da vari libri, ella in ciò
m'era di grande aiuto : se io stava in dubbio sopra
alcun punto di storia, soccorreva ella alla mia m e moria, sovente incerta, con la sua pronta e sicura.
N o n mai in questi ultimi anni ho composto un libro , che ad essa prima di pubblicarlo non abbia
letto almeno due volte. Ella non si arrogava il di-
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ROSA FERRUCCI
ritto di giudicarne : ma in m o d o interrogativo mi
esponeva modestamente la sua opinione, che quasi
sempre era retta. O n d e io non poche cose corressi poi ne' miei libri per le assennate parole di una
fanciulla che aveva mente virile.
Sarà forse alcuno, che non compianga pietoso la
mia sventura, sapendo, essere io rimasa priva di
quella ch'ebbi a compagna dell'intelletto e del cuore? di quella che rallegrava la nostra casa , e per
cui io non sentiva il peso degli anni, né i tristi effetti della esperienza del m o n d o ? Perchè con lei
conversando mi pareva di ritrovare la serenità e
la innocenza della lontana mia giovinezza. Beate le
madri che possono riposarsi in una figliuola , in
cui le doti dell'animo e dell' ingegno sono riunite !
Fui anche io beata, ed ora lo sento assai più di prim a ; ora, che un impossibile desiderio farebbe disperato il mio amore, se non fossi cristiana, se non
sapessi, che ella è felice nel Cielo e di là mi chiam a , ed ivi mi aspetta, purché io sia umile e rassegnata nel sostener la mia croce.
Aveva Rosa delicatissimo gusto in letteratura.
Imparò a mente un numero quasi infinito di poesie
inglesi, tedesche, francesi, e tutta la Divina Commedia * in m e n o di un anno. Il che ella fece in m o do che mostra assai chiaramente come sapesse usa1
Non lesse mai però né il canto v né la metà del canto x v m
e del xix MY Inferno, né il xxv e il xxvi, né le ultime terzine
del canto xxxu del Purgatorio, perchè io non le ne aveva permessa la lettura.
ROSA FERRUCCI
55
re del tempo. Perchè la sera lavorando con noi la
calza teneva a sé dinanzi il sacro Poema, e attentamente leggendone un mezzo canto se lo imprim e v a nella memoria ; poi la mattina seguente a me
lo recitava nell'ora in cui le acconciava io stessa i
suoi folti e lunghi capelli. Quando ebbe imparato
a mente tutto il poema di Dante, solea ripetermene alla stessa ora uno o due canti ogni giorno. Più
delle altre le piaceva la cantica del Paradiso forse
perchè leggendola pregustava col cuore quelle dolcezze di che il Signore volea tra poco far lieta l'anima sua. In varie sue lettere alla Vogl ella parla
di Dante. Ne citerò solo un passo :
* « Pisa, 20 gennaio 1857.
« Hai cominciato a leggere il Paradiso ?
« C o m e la tua mente sarà rapita fuori di sé , se« guendo il Poeta di sfera in sfera, e con lui proee strandoti poscia innanzi all'Eterno! Tu ammireee rai la grazia quasi divina con cui l'Alighieri naree ra la vita di san Francesco e di san Domenico ;
ee ® sarai del mio avviso tenendo per ftrmd, che in
« questa Cantica, più che nelle altre, si manifesta
ce la sublimità dell' ingegno suo. Esso eia povero :
e< più povero certamente dei trovatori che andavaee no di castello in castello cantando vera. C o m e
et nostro Signore , non avea un luogo ove potesse
te riposar la sua testa ; i suoi figliuoli vivevamo an« ch'essi nella povertà, lontani da lui. N o n n a i ri-
56
ROSA FERRUCCI
ce vide la sua Firenze ; tutte sentì le amarezze di
ce un lungo esilio. Però quando egli cantava
« Non è fantin che si subito ma
Col volto verso il latte, se si svegli
Molto tardato dall' usanza sua
E come il fantolin, che ver la mamma
Tende le braccia poi che il latte prese,
Per Fanimo che infin di fuor s'infiamma, »
ce io credo che pensasse ai suoi figli, di cui non
« potea vedere il dolce sorriso, nò udir la diletta
« voce. Pianse egli forse ad essi pensando ; ma le
ce lagrime da lui sparse son tante perle che adorce nano il suo Poema. Gli uomini co' quali Dante
ce viveva erano rozzi, crudeli, vendicativi: ne patì
ce indegne persecuzioni : osarono quelli di profaee nare il suo nome. Ma egli volgeva lo sguardo al
ce Cielo, e là trovava la pace, che indarno avrebbe
ce cercata sopra la terra. »
Poiché la nia Rosa aveva sin dalla puerizia a m mirata nell'universo la bontà e la sapienza d'Iddio,
non è meraviglia, se cresciuta negli anni desiderasse di dsre opera a quelli studi, per cui l'uomo
osservando le leggi e le forze della natura meglio
conosce quanto sia infinita la perfezione di Quello,
che le ha create. A v e v a ella nella prima sua adolescenza intrapreso lo studio della botanica. N'ebbe a naestro il chiarissimo professore Pietro Savi,
il quale portolle affetto c o m e di padre. Guidata da'
ROSA FERRUCCI
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suoi consigli ella fece un piccolo erbario. Quindi
la condussi a udir le lezioni dell'illustre professore M e n e g h i n i , dalle quali ella trasse grande profitto. Ad ampliare poi le sue idee lesse varie opere dell'Humboldt, alcune della Somerville , e dei
libri studiati fece c o m p e n d i , che mostrano c o m e
sapesse ridurre a generali principii i concetti particolari , e fanno fede eziandio della rara sua diligenza. A venti anni aveva ella F ingegno e F erudizione di un u o m o dotto , con la ingenuità semplice e vereconda di una fanciulla. Né perchè molto attendesse alla musica ed agli studi trascurò i
femminili lavori e le cure della famiglia. In queste
anzi mi era di grande aiuto ; ed in quelli ogni
giorno per varie ore 1 era solita di occuparsi. Posso affermare di n o n averla veduta in ozio un solo
minuto, o fare una cosa sola di mala voglia. C o m e
ha lasciato quantità meravigliosa di carte scritte
da lei, così ho pur molti e mólti lavori delle sue
m a n i , fatti con quella pazientissima accuratezza
che sempre poneva in tutte le cose. Sovente io la
pregai di n o n abusare della robusta sua sanità e
* In quanto ai lavori preferì gli utili agli eleganti. Quand
la necessità lo voleva, lasciava il suono e lo studio per lavorare, impiegando in questo le intere giornate. A ciò allude nel
passo seguente di una sua lettera alla Vogl: — « Sono cinque
« giorni, che ti promisi di continuare la mia lettera : ma che
e< vuoi? H tempo ( questo tempo sì breve, e sì fuggitivo ) mi è
« mancato. Ho dovuto molto cucire, ed anche oggi ho tanto da
« lavorare, che non posso scriverti a lungo. »
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ROSA FERRUCCI
della sua florida giovinezza : sovente il babbo la
confortò a riposarsi, temendo che il continuo lavoro e il continuo studio le indebolissero a poco a
poco il corpo e la mente. Ella ci rispondeva ridendo : — N o n abbiate di ciò timore : F ozio , non la
fatica , mi faria male ; da esso verrebbe la noia
eh' io non potrei tollerare. —
Usata a vivere con gli antichi ed a conversare
con quelli soltanto degli scrittori moderni, che ritrassero il vero, il buono ed il bello, ebbe mia figlia altezza di mente e magnanimità di pensieri.
Quindi ogni nobile azione la c o m m o v e v a ; quindi
la pietà non fu in essa soltanto affetto instintivo ,
ma sentimento inspirato ora da carità di cristiana,
ora da schietta venerazione per la virtù sventurata. N o n aveva ella ancora quattordici anni, quando il re Carlo Alberto piuttosto che cedere alla fortuna volle morir solitario in lontane terre. Il suo
infelice valore , F esilio a cui condannò se stesso,
la santità e la purezza della sua fede, fecero viva
impressione nella mente poetica di mia figlia. Perciò ella tenne in grandissima riverenza la sua m e moria. E poiché ogni affetto da lei sentito si convertiva in preghiera, ella pregò ogni giorno fino
che visse pel morto re. Spesso quando leggeva la
narrazione di fatti compassionevoli e mesti, lagrime di tenerezza e di amore vidi a un tratto cadere dagli occhi suoi : spesso a quella di forti e di
coraggiosi la vidi dipingersi nella faccia di generoso entusiasmo. Del che spiegò la cagione alla
&ua Luisa nel m o d o seguente :
ROSA FERRUCCI
59
« 28 gennàio 1856.
ce Ho letto nella Rivista dei due mondi questa
ee bella sentenza di Gian Paolo : Quando ciò che è
ce sacro nellf anima della madre risponde a ciò che è
ee sacro in quella del figlio, le anime loro s'intendaci no e si comprendono. Questa sentenza ha fatto in
ee me una grande impressione , poiché racchiude
ce un bellissimo avvertimento per le madri che
ee prendono ad ammaestrar nella religione i loro fiee gliuoli. Oltre a ciò essa spiega da che procedoee no quei legami, che ci uniscono intimamente ai
ce parenti e agli amici nostri. Perchè in fatti, Lui« sa mia, noi ci a m i a m o di sì vero e costante a m o ee re ? Perchè quello eh'è sacro all'anima tua è saee ero alla mia. Perchè io mi sento profondamente
ee commossa allorché odo narrare una bella azione
« o contemplo la grandezza degli eroi o la santità
ee dei Martiri ? Perchè certi fatti da quelli operati
ce con magnanimità e con fortezza mi fanno pianee gere ? Perchè ciò che era sacro per essi è sacro
ee per m e . Si può dir più in così poche parole? Sì,
ee ogni u o m o deve in se alimentare il fuoco celeste
« acceso in esso da Dio. Sventurato colui che lo
« lascia estinguere ! Egli perde se stesso, ed è per« duto egualmente pe' suoi fratelli, essendo rotto
« il nodo di amore, che ad essi lo avrebbe unito.
ee C o m e la fiamma si leva in alto
« Per la sua forma eh' è nata a salire »
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ROSA FERRUCCI
ce così per sua natura l'anima nostra s'innalza a
ce Dio , e dove si volga a terra , n o n speri m a i di
ee aver pace, né contentezza. »
Tutti gli affetti furono nella m i a Rosa ordinati
armoniosamente. P r i m o di tutti era in essa l'amor
di Dio, il quale dentro al suo cuore crebbe con gli
anni. Fino dal tempo in cui fece la prima sua Com u n i o n e i mostrò ineffabile tenerezza pel R e d e n tore. Pallida e tutta tremante per riverenza la vidi
accostarsi alla sacra mensa. Piangeva d' un dolce
pianto, e agli atti e alla faccia non mi sembrò fanciulla mortale, ma un Cherubino che si prostrasse
devoto innanzi al Signore.
Allora con la speranza io precorsi al tempo avvenire; e dissi tra m e : — Così la faccia coperta d'un
bianco velo ed in bianche vesti, così pallida certo,
così tremante io la vedrò un' altra volta, quando
andrà innanzi all' altare novella s p o s a . — A h i stolto m i o prevedere ! vane speranze ! Riprese il can1
La fece nella chiesa di San Sisto il 25 di giugno dell8ì8.
In quel giorno donandole il mio orologio le scrissi una Jettera in cui le diedi religiosi e morali ricordi. Trovo in essa queste parole, che certo non avrei scritte, se la coscienza non me
le avesse dettate : c( Nel benedirti voglio dirti una cosa , che
« gradirai certamente più del mio dono. Tu, da che nascesti,
« hai santamente compiuto ogni tuo dovere, e a me ed al tuo
(e babbo hai dato grandi e vere consolazioni con la tua bontà,
ee con la tua diligenza nello studiare, con F amore che hai semee pre portato a Dio. Fa di essere ugualmente buona nelF av« venire, e perciò ricordati spesso di questo giorno. »
ROSA FERRUCCI
61
didovelo, ma sulla bara; la virginale corona le cinse il capo, ma dopo morte; e nella medesima chiesa, ove per la prima volta ricevè nelF eucaristico
sacramento il Dio del suo cuore, ove credeva giurar tra poco allo sposo una eterna fede, stette freddo ed immobile il suo cadavere! Signore, Signore,
reggete Voi i miei pensieri ! D e h sostenete Voi la
mia fede ! onde non mi manchi la forza di adorar
sempre i vostri decreti, di umiliarmi e tacere dinanzi a Voi.
Quante volte mia figlia si disponeva alla C o m u nione, tante ebbe in uso di prepararvìsi almeno
tre giorni innanzi con fervorose preghiere. Ella era
sempre la prima a tornarci in mente essere il tempo delle novene alla Vergine e ad altri Santi. Le
era di grande conforto l'udire, quando poteva, ogni giorno la santa Messa. E dal devoto raccoglimento, con cui fu solita di ascoltarla, ben si vedeva, intendere ella la maestà e la grandezza del mistico Sacrifizio di redenzione. Leggeva ogni giorno libri devoti. Ed io, che sin dall' infanzia la vidi
inclinata a sante letture, stimai mio stretto dovere
di darle i libri, dai quali vien posta in luce la verità, la santità, la dolcezza della cattolica religione. Quindi ebbe sempre alle mani il Kempis, cercandovi quando consigli, quando pie inspirazioni,
o santi conforti. A m m i r ò F eloquenza del Massillon, la persuasiva chiarezza del Bourdaloue, la soavità del Fénélon, la forte ragione del Lacordaire,
F abbondanza e la perspicuità del Padre Ventura;
62
ROSA FERRUCCI
studiò nella Dottrina Cristiana del L h o m o n d e nel
Catechismo storico del Fleury. Ma suo vero maestro
fu il Bossuet, dagli scritti del quale imparò specialmente ad amare Iddio, e con intero abbandono dell' animo e dell' affetto a fidarsi in Lui. Fu il santo
Evangelo sua quotidiana lettura. Però non è m a raviglia, se nei costumi, nelF animo, nei pensieri
fosse F esempio della fanciulla cristiana. La parola di Gesù Cristo non fu mai pel suo cuore parola
morta: fu spirito d'innocenza , di mansuetudine,
di perdono, di carità. La meditò attentamente, ne
intese il senso: onde in lei nacque il disprezzo dei
beni terreni, nacque la fede e il desiderio del Cielo. Tutto riconoscendo da Dio, ella ebbe umiltà sincera. E come non trasse mai vanto dalle ricchezze , che aveva accumulate nelF intelletto, così di
se sentì bassamente in quanto ai costumi, stimandosi assai lontana dal punto al quale fu sempre
vólto il suo desiderio. Da questo avvenne che d'ogni
lieve suo fallo non altrimenti che di colpa gravissima avea rimorso. Sempre di se medesima diffidando
ripose in Dio solo la sua speranza. Lui adorava nell'universo, Lui venerò nell'anima sua, Lui amava
nei genitori, nei poveri, negli afflitti: Luì nella prosperitàringraziava, aLui domandava soccorso nelF afflizione. La volontà del Signore era regola e
norma alle opere sue, né mai nelle azioni o nelle
parole si allontanò dai precetti dell'Evangelo. Chi
più di essa pertanto fu mite nel favellare? Dove si
vide dolcezza più inalterabile della sua?Dove som-
ROSA FERRUCCI
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missione più pronta? Dove carità più instancabile
e più sincera? Pregava, e non comandava le nostre
donne. Mancavano queste in alcuna cosa? Ella sorgeva tosto a scusarle. Le vide obbligate a fatiche
più gravi del consueto? Ed ella loro porgeva cortese aiuto. Si accorse, che una di esse non ben conosceva le verità religiose. Subito prese a instruirla nel catechismo con cuore di madre e con sollecitudine di sorella. Niuna occupazione mai le fu
grave. Fece ogni cosa con ordine, con piaceret
con diligenza, perchè faceva ogni cosa pensando
a Dio,
Rosa non era bella, se tale dovrà chiamarsi solo colei, che ha le forme del volto e della persona in tutto perfette. E b b e però una bellezza eh' è
superiore a quella dell' arte. Perchè negli occhi
suoi grandi e bruni, ora sfavillanti di santo ardore, ora velati da una soave mestizia, e spesso in
atto amoroso rivolti al Cielo, vedevi la rapidità e
la purezza de' suoi pensieri. Si aprì la sua bocca
a dolce sorriso; nella serena sua fronte lampeggiava ingegno vivace e cara innocenza; ebbe nere e
foltissime sopracciglia, candidi denti, lunghi capelli, carni bianchissime e nelle guance ben colorite; di giusta misura nella persona parve graziosa a chi ripone la grazia di una fanciulla nella m o destia. Portò sempre nel volto dipinto il cuore: onde variava sovente fisionomia secondo il variar dell'affetto interno. Nel conversare fu amabile ed assennata, parca però di parole, gentile nelle manie-
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ROSA FERRUCCI
re, facile a rallegrarsi, quantunque d'indole m e sta. Metteva la verecondia del suo contegno riverenza in chiunque con lei parlasse. Giunse a venti anni senza avere mai aperto F animo a quell'affetto, che sorge non poche volte nelle fanciulle
prima del cominciar della giovinezza. E se a|lora
lo accolse dentro al suo cuore, ciò nou avvenne
per impeto di passione.
Buon tempo innanzi io l'aveva esortata di chiedere lume al Cielo per il suo stato futuro; facendole considerare i doveri che in ogni condizione di
vita abbiamo noi donne, e consigliandola a ben
ponderare le sue inclinazioni, e a non avere in cosa tanto importante altro fine che di santificare l'anima sua. Dopo alcuni mesi la interrogai su quello che avesse deliberato di fare, ed ella così mi
rispose :
— Ho pregato il Signore, ho preso me stessa in
attento esame. Altro non desidero che di fare un
poco di bene. Se avessi la virtù, che mi m a n c a ,
mi farei volentieri Sorella della Carità; ma sono per
questo troppo imperfetta. Rimarrei con piacere nel
celibato, ove le giovinette, che non si vogliono
maritare, potessero in Italia, come oltremonti, darsi a soccorrere i poveri e ad instruirne i figliuoli.
N o n comportando questo i nostri costumi, né piacendomi differire ad un tempo lontano, e incerto
per la instabilità della vita, di dare effetto al mio
desiderio, entrerò nello stato del matrimonio, potendo noi donne in quello perfezionare noi stesse
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ROSA FERRUCCI
e gli altri. Quanto però alla scelta del mio compagno io mi rimetto a te ed al mio babbo. Sono giovine ed inesperta: voi avete senno e mi amate. Scegliete per m e ; vi chiedo soltanto la facoltà di dare
o di negare il mio assenso. Intanto me ne vivrò
quietamente nella cara mia solitudine e ne' miei
studi. —
Allora a conoscere meglio F animo suo quasi
scherzando soggiunsi: — Se a noi dunque si spetta di eleggere il tuo compagno, dimmi quale desideri eh' egli sia. — Ed ella: lo vorrei religioso,
di maniere cortesi, di buono ingegno, dato agli
studi o a qualche utile occupazione. N o n desidero
le ricchezze: delle doti esteriori non faccio stima :
se potessi vivere nello stato in cui sono nata ne
sarei lieta: se sarò buona, se bene adempirò i miei
doveri, vivrò per certo contenta in ogni fortuna. —
Udendo parlare con tanta saviezza fanciulla di
così giovine età si accresceva il mio amore verso
di lei. N o n fu il solo legame della natura quello
che strinse a mia figlia Fanima mia; nella forte e
calda amicizia ch'era tra noi non ebbe parte soltanto la conformità degli studi e la consuetudine
della vita. L'amai e F amerò finché vivo più di me
stessa per quella luce di santità che in lei risplendeva, pel senno più che maturo, ond' erano sempre piene le sue parole.
Nell'autunno del 1855, lasciata Firenze, venimmo a Pisa. Rosa ebbe cara oltremodo quella città
in cui ammirava il bello dell' arte e della natura,
5
66
ROSA FERRUCCI
e in cui tante sublimi memorie le commovevano
il cuore. Pure fu lieta di ritornarsene a Pisa, per
essere sempre vicina al suo babbo. Qui si diede
con nuovo ardore agli studi. Abitava una piccola
stanza presso alla mia e questa fu a lei sì cara, che
non F avrebbe mutata, diceva ella, con un palazzo, perchè vi stava raccolta e quieta. Nel primo
entrarvi pensò tra s é : — Se io qui dovessi morire,
dove si farebbe F altare per porvi il santo Viatico?
— Ciò poi narrava a una persona sua amica, m e n tre era fiorente di giovinezza e di sanità. Misteri
dell' anima umana, chi può spiegarvi? Più di due
anni innanzi alla morte sua n'ebbe Rosa un arcano presentimento, poiché spirò in quella stanza e
in quella fu consolata dalla mistica visita del Signore che alle immortali sue nozze chiamolla in
Cielo.
Durante i due anni passati a Pisa ella crebbe sempre più in perfezione : divenne più fervente nella
sua carità; non solo obbediva alle mie parole, ma
indovinando le mie intenzioni conformava spontaneamente il suo al mio volere ; di umore sempre
uguale, d'inalterabile mansuetudine, stava in orazione più a lungo del consueto, e quando mi apriva nei familiari nostri discorsi l'animo suo, mi era
palese a non dubbi segni, eh' ella viveva sempre
con Dio. Ebbe necessaria cagione di scrivere a persona sua amica della sua fede. Ho innanzi agli occhi la lettera, e ne tolgo il passo seguente:
ROSA FERRUCCI
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ee 18 aprile 1856.
ee Sì, ho avuta salda nell'anima la pietà sino dalee Finfanzia, che gli esempi, le parole, gli a m m a e ee stranienti di mia m a d r e , ed i libri che ella mi
ee fece leggere, resero sempre più viva. Io devo
ee anche molto agli esempi delle Sorelle della Cae< rità, ad un libro, * ch'esse mi diedero, e specialee mente ad una predica del Padre Massucco su i
ee doveri del cristiano. Ne ho cagione di temere
ee dinanzi a Dio : poiché egli mi chiederà ragione
ee delle colpe, che con tante sue grazie avrei poee tuto evitare. Da vari mesi sento molto più forte
ee nel mio cuore l'amore di Dio. Da quel tempo in
ce poi io sono più felice. Quanto vedo mi sembra
ee più bello, perchè penso a Chi lo creò. In mezzo
ee alle occupazioni della giornata innalzo ogni tanee to F anima a Dio, e ne provo grande conforto. »
E d a m e pure sono di grande conforto queste parole. Volle il Signore donarle quella misura di grazie che nei suoi profondi consigli le avea destinato. E poiché ella la ricevè con amore, e la rese feconda col buon volere, Egli a sé la ritrasse per
darle il premio della sua eterna visione. A h ! se per
virtù della fede non mi fermassi sovente in tali pensieri, c o m e potrei tollerare di avere perduta per
sempre qui nella terra la figlia mia?
1
Pratique de V Amour cnvers Jesus Christ par saint-Àl*
phonse de Liguori.
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ROSA FERRUCCI
In questo tempo le proposi alcuni partiti. Ella
per savie ragioni li ricusò. Quando le dissi che
F avea chiesta in moglie il dottore Orsini, giovine
da noi stimato ed amato, ella dette il suo assenso,
perchè lo aveva in conto di buono e di religioso.
Passarono alcuni giorni prima che la pratica incominciata fosse conchiusa. E poiché ella si avvide,
essere io melanconica per la nostra futura separazione , non una, ma più e più volte mi disse : —
Tu sei mesta e ti affliggi pensando al tempo in cui
saremo lontane. Se la mia partenza ti dee recare
troppo dolore depongo il pensiero di maritarmi.
Vivrò per te e pel mio babbo. N o n temere che ciò
mi dispiaccia: anzi mi sarà dolce di consacrare a
voi la mia vita, a voi, che tanto avete fatto per
me. —
Risposi come doveva una madre. Fu stabilito il
tempo alle nozze: la nostra casa era in festa, e noi
godevamo di affidare a giovine savio e buono sì
cara figlia. Spesso però io cadeva in grande tristezza pensando che non l'avrei più con m e : onde
un giorno proruppi in pianto alla sua presenza: ed
ella abbracciandomi caramente: — Perchè, m a m ma mia, perchè non accettasti le mie profferte ? mi
venivano veramente dal cuore. Ora è tardi. A m o
il mio sposo, noi nego, ma non è sacrifizio che per
te non facessi ben volentieri ; quindi sarei pronta
a sacrificarti un affetto che mi è assai caro. N o n
posso però disporre di quello di un altro, e poi ho
impegnata già la mia fede. —
ROSA FERRUCCI
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L'amore fu per lei un nuovo mezzodì perfezione cristiana. A m ò Dio nel suo sposo, e il suo sposo in Dio. Questi mi ha dato le lettere che gli scrisse, concedendomi la permissione di estrarne quei
passi che io stimerei necessari a dipingere vivamente la immagine di mia figlia. Ne pubblico adunque alcuni, e prego le giovinette italiane a leggerli attentamente, affinchè siano convinte, dovere ogni nostro affetto prendere qualità dalla religione , ed essere F anima nostra tanto più bella ,
quanto è più strettamente unita al Signore.
c< 16 aprile 1856.
a Sento di non potere mai ringraziare abbastanee za Iddio che in te mi ha dato una guida e un eee sempio per tutta la vita. N o n ho potuto fare a
ee m e n o di dirlo alla m a m m a , e F ho detto perchè
ee me lo dettava il cuore. Io poi, che ho tanti difetee ti, tante imperfezioni, che tante volte mi hanno
« vietato di mantenere que'propositi di e m e n d a ,
ee che pure sì spesso faccio al Signore, ho una taee le idea della perfezione della sposa cristiana e
ee dei doveri che tra breve mi saranno imposti,
ce che proprio ne sarei sgomenta, se non confidasee si nella bontà d'Iddio, il quale può tutto, ed aee iuterà me che nulla posso. Anche oggi ho paree lato alla m a m m a e alla nonna della grande riee verenza, che m'inspira il sacramento che dobee biamo ricevere , l e ti prego di domandare per
1
Questa era tale, che non volle, durante il tempo in cui fu
70
ROSA FERRUCCI
« me al Signore quelle grazie che tanto mi saran« no necessarie per ben compiere i miei doveri.
« Intanto farò dal canto mio tutto quello che potrò
e< per rendermi m e n o indegna dell' aiuto del Cie« lo, e con questa intenzione ho pensato di fare il
ee mese di Maria, e spero che la santissima Vergiee ne mi esaudirà concedendomi quanto mi m a n c a
« per essere una vera cristiana. Io poi credo, che
ee il miglior passo da farsi verso la perfezione sia
ee F odio di tutte quelle piccole colpe quotidiane ,
ee che sembrano nulla a noi, e che tanto dispiacer cionoalla perfezione infinita del Signore. Sii ceree to eh' io riceverò i tuoi consigli e le tue correee zioni c o m e si devono ricevere quelle di una peree sona, che deve tenere il luogo dei genitori. »
ee 17 aprile.
ee . . . . Sono persuasa, che il vero modo di pree< pararci a ricevere il sacramento, pel quale sareee mo uniti nel tempo e spero anche nell'eternità,
ee sia il fare quanto è da noi per conseguire quelee lo stato di perfezione cristiana, al quale Iddio ci
ee chiama. E sono altresì persuasa che se non poee tremo m a i giungere al punto che a sé rivolge i
ee nostri desiderii, potremo almeno accendere nel
ee nostro cuore il fuoco di quella divina carità, nelpromessa sposa, andare a sentire F opera in musica, che negli
altri anni era solita di sentire nel carnevale per due o tre volte. Mi disse, che dovendo ricevere un si gran sacramento voleva vivere più ritirata del solito.
ROSA FERRUCCI
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<e la quale sono riposti tutti i precetti della legge e
ce dei profeti. Tu mi sarai guida ed esempio e sace r e m o s e m p r e di un sol volere, a m a n d o c i in Dio,
ce nel quale tutti gli affetti si fanno più santi. * Oh
<e se sapessi c o m e io ringrazio il Signore per lutee ti i beni di cui mi ha colmata ! Io ora n o n a m ie miro più solo in Lui la potenza che dal nulla
ee creò il cielo e la terra, e F A m o r e eterno che ci
ee ha redenti, ma lo ringrazio dall' intimo del m i o
ce cuore, per avermi dato un p e g n o delle sue beee nedizioni d a n d o m i in te chi col consiglio e con
ce l'esempio p u ò rendermi m e n o cattiva, e tu, spe« ro, lo saprai secondare. »
ce 25 aprile.
ce
P e r d o n a m i se ripeto qui cose già detcc te e ridette : ma questo giorno me ne richiama
1
Questo era il pensiero in lei dominante. Ne parlava spesso con me, e così ne scriveva alla sua Luisa: « 11 nostro afifet« to non è nato dalF apparenza, né dalla bellezza, caduco fio« re. Le nostre anime con dolce legame insieme si sono con« giunte Ci amiamo, perchè amiamo Dio. In Esso vogliamo
« unirci, in Lui vogliamo nobilitare e purificare gli affetti no« stri Ecco il fine che ci proponiamo, ecco il soggetto della
« mestizia, che ei assale di quando in quando, perchè ci tro« viamo troppo lontani dal tipo di perfezione da noi vagheggia« to. L'affetto che mi unisce a Gaetano è quello della più tefi nera amicizia ec. » Neil' ultima sua malattia mi disse, amare ella il suo sposo del medesimo amore dolce, profondo, tranquillo, che aveva per me.
72
ROSA FERRUCCI
« un altro caro e solenne. R a m m e n t o con tanto pia« cere la passeggiata solitaria eh' io feci con la
ee m a m m a parlando di te. Il silenzio della campae< gna, il nuovo aspetto della natura , le voci lonee tane dei contadini che sole di quando in quanee do turbavano la quiete di que' luoghi, tutto mi
ee sembrava nuovo, tutto parlava all'anima mia.
ee N o n dimentico la chiesa umile e povera , dove
ee per la prima volta ho pregato Iddio a benedire
ee quei nuovi pensieri, che allora mi tenevano soee spesa fra il dubbio e la speranza, ma deliberata
ee di fare in tutto la volontà del Signore. Al quale
ee io ora chiedo, e in questi mesi sempre chiederò
ee quelle grazie che ne sono tanto necessarie a conee durre cristianamente insieme la vita. Io spero
ee che tu farai il medesimo, poiché io non posso
ee pregare per me senza raccomandare te pure a
ee D Ì O
»
e< 30 aprile.
ee Certo niuno può ottenere un premio se non lo
ee ha meritato. La battaglia ( e la vita è un contiee nuo combattimento ) deve precedere la vittoria.
ee N o n somigliamo adunque ai fiacchi soldati che
ee vorrebbero vincere senza affrontarsi con F iniee mico, e procuriamo di guadagnarci l'eterna feee licita, che sola può compiere i nostri voti, con
ee F adempire tutti i nostri doveri, coi sopportare
ee per amore di Dio ogni lieve o grave avversità,
ee con F esercitarci per quanto è da noi nelle ope-
73
ROSA FERRUCCI
« re buone. Così il desiderio del Cielo non sarà
ee per noi un argomento di vane speculazioni, ma
ee varrà a santificare la nostra vita, la quale ( lo
ee spero segnatamente per te) sarà abbastanza lunee ga per permetterci di servire Iddio con lacostanee te virtù, che da Lui è rimunerata .... »
ee 2 maggio.
ee Credo, che senza metterci nelF animo
ee un tipo al tutto ideale di perfezione, noi possiaee mo far molto dando saldo vigore alla nostra vo« lontà. O n d e avremo cura che questa anche nelee le piccole cose mai non si torca al male. Abbiaee mo a mente il bel detto del nostro Kempis : Se
ee ogni anno ci emendassimo di un difetto, quanti to non diverremmo migliori?
La rassegnaee zione ci è sommamente necessaria così nelle pìcee cole, c o m e nelle grandi avversità della vita. A n ee zi mi pare, che in essa consista la vera virtù criee stiana; poiché qual cosa può essere più grata a
a Dio del vedere la nostra volontà sempre conforee mata alla sua? »
#
ce
ee
ee
e<
ee
ee
ee 19 maggio.
Non dimenticare di chiedere per noi al Signore que' lumi e quelle grazie, di cui abbiamo bisogno per servirlo, e per amarlo sempre con tutto il cuore. Egli solo ci potrà aiutare ad ordinare la vita nostra in tal m o d o , che le anime nostre, le quali tanto si a m a n o in terra, possano
74
ROSA FERRUCCI
ce amarsi anche in cielo. Ecco quale è la meta, alee la quale ogni nostro intento deve essere rivolto.
« Ricordiamoci, che a conseguirla fa d'uopo di efee ficace volere, e d'intera fiducia, anzi di perfetto
« abbandono in Dio. Q u a n d o dico abbandono in Dio
ee non intendo parlare del misticismo:l parlo di quelce la finale intenzione che deve santificare la nostra
ee vita, e rafforzare la nostra debolezza, eccitando
ee in noi un vero zelo pel bene.... Gli affetti semee plici, che innalzano la mente al Cielo, sono più
ee soavi di que' concetti i quali facendo paga non
ee già F anima, ma la intelligenza , ci trattengono
ce in questa terra, che se non fosse un luogo di pro« va non sarebbe per noi » *
ce 30 maggio.
ee
Un affetto , che non avesse principio
« dall'amore d'Iddio non ci farebbe felici. Studiaee raoci adunque di consacrare la nostra vita a Coee lui che ha tanto fatto per noi. Io credo, che sicee c o m e la p o m p a del culto non gli è accetta, se dal
ee fervore è disgiunta , così le opere esterne non
a valgano a conseguire la sua grazia , se dalla inee tenzione del cuore e dal desiderio di piacere a
ee Lui solo non siano animate. Da ciò vedi, c o m e
ee alcune volte io cerchi di sollevarmi col pensiero
ee dal visibile all'invisibile, scorgendo in quello che
ee apparisce agli occhi miei quasi una immagine di
ee quello , che solo alla mente e al cuore è palese.
« In tal m o d o nulla è muto per me : che gli alberi,
* Dovrebbe dire quietismo. — R. N.
ROSA FERRUCCI
75
ce
ee
ee
ee
ee
ee
i m o n t i , gli uccelli, le stelle, il m a r e mi dicono
cose, che n o n avrei pensato, se n o n mi sembrasse di udirle dalla voce della natura. E sempre più
a m m i r o la bontà della Provvidenza, la quale per
mille m o d i richiama F a n i m a u m a n a ai pensieri e
agli affetti pe' quali ella fu creata
ee Tu mi parli del duca di G e n o v a 1 . Infelice gioee vine ! In questo giorno, già sono sette anni, coee me dalla ròcca di Peschiera gli sembrava bella la
« vita e glorioso F avvenire ! Iddio volle renderlo
e< d e g n o di un m o n d o migliore, e però volle, ch'egli
ee fosse pochi mesi d o p o per lunghe ore nella balia
ee di u n a plebe ingrata , pronto a dare pel padre
ce quella vita che aveva consacrata alla patria.E qua ce li poi furono le ultime disperate battaglie, quale
« il lungo patire di questo prode? M o r i b o n d o dovè
ee chiudere gli occhi alla m a d r e , e poi spirò penee sando a' suoi commilitoni che avrebbe desidera-
1
Lo stesso affetto di riverenza, eh* ebbe mia figlia pel magnanimo Carlo Alberto, ebbe pel duca di Genova , compiangendone lo sfortunato valore e F acerba morte. Così ne scriveva alla sua Luisa: « Ho veduto un ritratto dei duca di Ge« nova, fatto mentre egli era nel fiore della sanità e della vi« ta. Sventurato e glorioso eroe ! 11 fuoco de' tuoi occhi è
« spento per sempre! Immobile è il tuo braccio già sì gagliar« do! Più non vedrai la bella luce del sole! La voce del tuo po« polo più non giungerà alle tue orecchie ! Tu sei scomparso
« dal mondo! tutto è finito per te ! Ma la tua anima, siccome
« F anima di ogni giusto, spazia liberamente nel Cielo; e di là
« prega per quelli, che sono rimasi su questa povera terra,
« bagnala di sangue e di lagrime! »
76
ee
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ce
ce
ee
ROSA FERRUCCI
to condurre sul c a m p o dell'onore. Se per la virtu e pel rassegnato soffrire non fosse un premio
nel Cielo, chi sarebbe stato più infelice del duca
di G e n o v a ? ....>>
ee 9 giugno.
ee
Nell'ora solenne della benedizione nuziale il mio cuore diviso fra mesti, lieti e santi
pensieri, altro non saprà fare, se non sollevarsi
a Dio, il quale consola, benedice ed illumina chi
in Lui si
fida
»
ee 11 giugno.
ee Pensa, che il Signore è misericordioee so, e che sa compatire alla debolezza della nostra
« natura misera ed imperfetta, e che ne vuole preee miare per tutto quello che avremo fatto e patito
ce per amor suo. Nel visitare i poveri, nel sovveee nirli non senti forse in te una voce secreta che ti
ec dice: Beati i misericordiosi ! E nelle tue sventure
ee non ti fu di conforto la stessa voce ? N o n disse
ee ella al tuo povero cuore: Beati quelli che piangoli no ! Ah ! questa voce è quella che rassicura il criee stiano, perchè è la voce di Colui, che parlò sulla
ce montagna e dalla croce ne promise il paradiso »
* ee 23 giugno.
ee
ee
ee
ce
Ti ringrazio del tuo gentile pensiero di venire
mercoledì a Pisa. Per quanto il mio giorno natalizio mi sia sempre stato solenne e lieto, pure in
quest'anno io lo terrò per più sacro, avendo m a g -
77
ROSA FERRUCCI
« giori grazie da rendere a Dio, e dovendolo beneee dire di tutti i favori di cui mi ha colmata in tut« ta la mia vita , e segnatamente in questi ultimi
ee tempi. ... Io non sarei pronta a sposarti subito:
ee che per quanto io ti ami non vorrei ora provare
ee quel dolore, che certo mi opprimerà nelF uscire
« dalla casa paterna. Solo mi contenterei, che i
ee quindici mesi diventassero undici : e credi, che
ee ti darei con questo una viva testimonianza di afee fetto. Il sacrifizio di quattro mesi di vita intima
ce con la più amorosa delle madri è grandissimo al
ee cuore di una figliuola : pure lo avrei fatto e lo
ee farei per te. » *
ce 8 luglio.
ee Ho avuto stamane la cara tua lettera, e perchè
ee tu non creda , che io l'abbia stimata troppo m e « lanconica , sappi, che anche io oggi ho pensato
ee un poco alla morte, ed anzi or ora ho pregato il
« Signore ad usarmi misericordia nel punto, in cui
ee andrò dal tempo all'eternità, e spero anche dalee Yumano al divino. Bisogna davvero che io mi abee bandoni con grande fiducia nelle braccia d'Iddio,
ee se voglio avere ferma speranza di giungere a veee dere in Cielo Quello che adoro in terra. Se inveee ce di pensare a Lui pensassi a me sola , non so
ce dove mi condurrebbero i miei pensieri. Ma sicee c o m e la speranza è una delle virtù del cristiano,
ee ed è ancora una ferma espettazione della gloria
ee futura, così voglio avere per certo, che ad onta
78
ROSA FERRUCCI
ee delle mie imperfezioni godremo un giorno nel
ee seno d'Iddio una gioia, di cui non vediamo nepee pure l'ombra quaggiù. E allora vedremo quanto
ee siano ricompensati gli sforzi anche deboli di chi
ee veramente a m a il Signore. Vedremo c o m e qui
ee tutto passi insieme con noi; c o m e questa vita si
ee dilegui non altrimenti che un sogno, e c o m e riee m a n g a in noi il solo amore, cioè la parte più eee letta dell'anima e quella che Iddio ha voluto per
ee sé. Né credo, che l'amore, che unisce quaggiù i
ee nostri cuori, sarà tanto assorto nella contemplaee zione della Essenza divina, che noi non ne senee tiremo più la dolcezza. Anzi ne sarà grato F aee marci in Dio, e il benedire insieme a Chi ha poee sto nelle anime nostre quell'affetto che tanto var« rà a farle migliori. O h ! quanto sarei sconoscenee te alla Provvidenza , se non consecrassi a Dio e
ee a te tutta la vita mia ! »
« 1 0 luglio.
ee
Speriamo che il Signore ci aiuti a m ee bedue ad emendarci, giacché se ci vengono m e te no le forze non ci mancano i buoni propositi :
ee questi poi sono un dono gratuito di Chi vuole il
ee nostro bene, di Chi ne ha dato il più vivo esemee pio di umiltà, di Chi saprà perdonare alla deboee lezza della nostra inferma natura, se sollecitaee mente ci studieremo di combatterla con quegli
ee sforzi perseveranti, ai quali è promessa la vittoec ria. O h ! se veramente amassimo il Signore, pen-
79
ROSA FERRUCCI
« seremmo a Lui solo , santo e perfetto , e non a
« noi misere ed inferme creature, e dimenticando
ee noi stessi vivremmo in Lui, sì degno del nostro
ee amore, e conosceremmo meglio il nostro nulla e
e< la sua immensità. Questi pensieri, nei quali mi
ce sono forse troppo dilungata, fanno meglio per me
ee che per te. Da quanto ti dico puoi vedere, c o m e
ee io sia lontana dal vero amore di Dio, e c o m e tu
« mi abbia per migliore che io non sono
Tu
ee hai sempre presenti G
ed E
Il tuo
ee dolore mi c o m m o v e ; io lo divido , e t'invito a
ee benedire nella tua afflizione Quello, che ha posto
ee fra i vivi e i morti un dolce vincolo nella prece ghiera. »
ee 19 luglio.
ce ( Giorno in cui si celebra la festa di san Vince cenzo de' Paoli ).
ec
Sai quello che noi dobbiamo desideee rare? N o n gli onori, non le ricchezze, non simili
ce vanità terrene , che nulla aggiungerebbero alla
ce nostra pace. Sai a che deve mirare la tua volonec tà invigorita dall'affetto? Tu già lo sai, e più voice te me lo dicesti : — noi dobbiamo a m b e d u e ceree care di conseguire quella perfezione, che potrece mo solo in parte raggiungere sulla terra. Dobce biamo guardare più alle cose immortali ed eteree ne, che alle temporali e caduche, vivendo in tal
ce guisa, che un vero amore d'Iddio informi le noce stre menti, le nostre anime, e dia qualità di buo-
80
ROSA FERRUCCI
ee ni agli affetti nostri, e volga al dovuto fine le noce stre azioni. — E questo giorno, a noi sì caro e
« sì santo, mi rammenta efficaci esempi delle viree tu, nelle quali ci dobbiamo esercitare. Poiché in
ee san Vincenzo scorgi una operosa ed universale
ee carità, una viva ed ardente pietà, una grandissice ma compassione agli errori, alle colpe, alle svenee ture , ai patimenti fisici e morali degli uomini,
ee una invitta pazienza. E quale fra noi non potrà
ee in se ritrarre , almeno in parte , F immagine di
ee queste virtù? Se non potremo porgere sollievo a
ee molti infelici ( e pochissimi sono quelli che coee me il nostro Santo lo possano fare ) , potremo ,
ee purché lo vogliamo, essere umili, pazienti, aniee mati da quella vera religione che tutto perdona,
ee perchè a m a di vero cuore Colui che è pieno di
ee misericordia
»
ee 212 luglio.
« Non conosco i luoghi dei quali tu mi parli ,
ce salvo il Romito e F Antignano. Io fui alla Torre
ee a piedi in una bella mattina di agosto , in cui il
ee caldo non si faceva molto sentire. D o p o avere
ee percorso quei lungo tratto di via sempre più soee litario, e ristretto fra nude colline e il mare, pel
ee quale si va dall' Antignano al Romito , salii sul
ee terrazzo di quella piccola fortezza, donde vidi le
ce isole circostanti, il vasto orizzonte, in cui il d e ce lo sembra riunirsi alle acque, e scorsi alcune teree re della vicina M a r e m m a . Un' altra volta con le
81
ROSA FERRUCCI
« Plezza, le Gabrini, le Bosio ed altre nostre coec noscenti ci avviammo al Romito. Il sole era già
« posato. Sempre più svanivano gli ultimi raggi del
ee crepuscolo : poco dopo dai vicini colli si levò la
ee luna. Essa rifletteva i suoi raggi sul mare , ove
ee altro non appariva se non la barchetta di un pece scatore ; e il rumore delle onde, che venivano a
ee frangersi sugli scogli, interrompeva solo il silenee zio della natura. E noi di quando in quando c'inee contravamo nel letto asciutto di un torrente che
ce più non cadeva dai riarsi monti nel mare. Così
ee parlando, guardando ed ammirando passammo le
ee due torri minori, e venute al confine fra due coee muni tornammo indietro, quasi fossimo giunte
ce alle colonne d'Ercole
Luisa Vogl mi ha
ee scritto una cara lettera. Ella mi paragona a un
<e navigatore che s'inoltri in un nuovo m o n d o . Puee re, dice essa, Famore è antico quanto il m o n d o .
ce Ma è nuovo, io rispondo, per me : è nuovissimo
ee quell'affetto nel quale io vivo, né esso potrà inee vecchiare , siccome quello che procede da Dio,
ce il quale essendo eterno mai non si muta per voice ger d'anni. O n d e ho per fermo, che da esso saee remo noi uniti anche nella vita futura, e questo
ee pensiero mi solleva dalla terra al Cielo. »
ee 24 luglio.
ee
In questi giorni mi sono occupata nel
ee rileggere le due ultime Cantiche di Dante , noce tandovi per commissione della m a m m a le simili-
82
ROSA FERRUCCI
ce tudini, le descrizioni degli Angioli, e le transforee mazioni di Beatrice. Sempre più mi piace il Pace radiso. N o n mi sembra che F ingegno u m a n o si
ee possa sollevare a maggiore altezza. »
ce 28 luglio.
« Oggi è un melanconico anniversario !
« Povero Carlo Alberto ! Appunto nell'ora in cui ti
« scrivo, rese a Dio l'anima oppressa da tanti doee lori, ma piena sempre di viva fiducia nella giuce stizia divina. Certo gli Angioli avranno con fece sta accolto nel Cielo chi aveva tanto amato il
ee Signore e tanto patito. Io penso con compasee sione al re suo figliuolo, rimasto solo a piangere
« i suoi cari che ad uno ad uno discesero nel seee polcrO. »
ce 4 agosto.
ee Voglio un poco provarmi a dirti quello , che
ee io penso del nostro stato futuro. Noi dobbiamo,
ce siccome tante volte d i c e m m o insieme, guardare
ee innanzi a tutto alla volontà di Iddio , adempirla
ee in ogni cosa, ed esserle sempre con tutto il cuoce re rassegnati. Anche essendo d'un animo e d'un
ce volere dobbiamo compire non solo gli obblighi
ce che abbiamo verso Dio e verso noi stessi, ma ance che quelli che abbiamo co'nostri genitori. Che
« saremmo ingrati, ed indegni delle benedizioni
« del Cielo, se fossimo sconoscenti a quelli, dai
« quali abbiamo avuto tanti benefizi, e che ci ama-
ROSA FERRUCCI
83
ce rono prima che noi potessimo sapere che fosse
ee amore. O n d e dobbiamo ordinare i nostri affetti
ce in tal m o d o , che niuno di essi sia soverchiato
ce dall'altro, ma tutti formando insieme dolce arinoci nia si sollevino a Quello che ci ha creati, e pel
ce Quale dobbiamo vivere. Egli adunque sia il fine
ce d'ogni nostra azione, d'ogni nostro pensiero : e
ce la fatica non ci sembrerà increscevole , i nostri
ce uffici non ci saranno gravi, le nostre opere sace ranno buone , le nostre intenzioni rette , e goee d r e m o anche quaggiù di quella pace interna,
« Che intender non la può chi non la sente. »
« Ecco il quadro della nostra vita: io l'ho appena
ee delineato ; né già ho voluto dare a te un consiee glio dicendoti quale tu sarai, e quale io spero di
ce essere, se non ci m a n c a l'aiuto di Dio, che con
ce le nostre preghiere sempre dovremo implorare...
ec Procurerò d'imitare, per quanto me lo consente
ee la mia debolezza, le virtù della santissima Veree gine. Vorrei che domani tu incominciassi a prece garla, poiché si avvicina l'Assunta. Se non puoi
ce fare una novena , di' tre Ave Maria ogni giorno
ce per m e , per te, per tutti i tuoi ed anche pe' miei.
ce Pensa , che abbiamo d' uopo di protezione e di
ce consiglio :
« Orando grazia convien che s'impetri ;
Grazia da Quella che puote aiutarne.
84
ROSA FERRUCCI
ce 20 agosto, i
e<
Q u a n d o il temporale venne sopra a noi,
e< quando due fortissimi tuoni si fecero sentire, io
ee ( lo dico a te al quale paleso ogni mio pensiero)
e< credeva di non arrivare a Pisa. È pur terribile
ce il pensiero della morte, quando tutto ne r a m m e n ee ta l'onnipotenza di Dio ! Tremai pensando all'e« ternità ; considerai il mio nulla, e mi rivolsi con
« tutta l'anima a Dio. A v e v a m e c o il mio Crocifisee so. Senza che alcuno se ne avvedesse, lo trassi
ce fuori della mia borsellina, e nascondendolo nelee la m a n o me lo posi sulle labbra. In quel m o m e n ee to conobbi quanto i pensieri religiosi ci saranno
ce di conforto negli ultimi istanti della vita, poiché
ce a poco a poco ripresi animo. »
ee 26 agosto.
«
Ieri a sera lessi i pensieri del Balbo
« sulla donna, e su quella che da lui è chiamata la
ce terza educazione. Se io ripenso alle sue parole ,
ce ho cagione di tremare , pensando alla influenza
ce che ho necessariamente sopra di te, ed alla colee pa nella quale incorrerei, se t'ispirassi pensieri
« ed affetti contrari alla virtù. Ma io confido in Dio,
ce il quale, spero non mi abbandonerà; nella buo1
In quel giorno Rosa venne con me e con suo padre a Livorno. Tornando per la via ferrata fummo sorpresi da un temporale spaventosissimo. Ad esso allude nella sua lettera.
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ROSA FERRUCCI
« na educazione, che ho ricevuta, e nei tuo sen<e no, che in luogo di lasciarsi condurre da me ,
« mi saprebbe guidare mutando in meglio que' senec timenti, in cui errassi
»
e< 28 agosto.
ee Per tornare al Paradiso perduto, sai che
ee mi hai fatto ridere comparandoti a Dite ? Se tu
<e fossi per tua sventura , il regnator del tenebroso
<e aver no, io, che voglio andare in paradiso, non ti
ce avrei sposato. Invece di condurmi a Livorno o
ce a Cuccigliana mi avresti chiusa nella terra sconce solata , nella città di Dite , le m u r a della quale
<e sono vermiglie, come se di fuoco uscite fossero. Bel
ce matrimonio sarebbe stato il mio ! chi mai mi ace vrebbe dato il mi rallegro? Per fortuna, se io non
ee ho ( c o m e diceva il povero Rosini ) gli occhi di
ce Proserpina , prima che fosse rapita ,* tu non hai
ec né il tridente, né l'atroce sguardo di Plutone, e
<e la m a m m a non farà que1 lamenti patetici che il
ee gran Schiller pone in bocca alla desolata Cereee re. Tuttavia essa pensa con dispiacere alla noce stra separazione. Poveretta! Mi ha sempre tanto
« amata ! Iddio solo mi ha amata più di lei ! Io mi
ce consolo pensando, che il mio ed il tuo affetto, e
ce le visite ch'ella ne farà e che riceverà da noi, le
ce saranno di un grande conforto. Certo io patirò
ce molto nel lasciarla, ma più di me patirà la m a m ce m a , la quale rimarrà sola, sola. Questo io le di« ce va ieri a sera, ed ella rispose : — S a r à con me
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ROSA FERRUCCI
« Iddio. — Ti m a n d o la sua Canzone alla Madonne na. Io F ho imparata a memoria. . . . »
ee 15 settembre.
ee Quanto ero lieta ieri, tanto oggi sono melanee conica. La tua lontananza , il pensare alla mia
« inevitabile separazione dalla m a m m a e dal bab« bo, tutti questi sensi dell'animo mio, che io stesee sa non so definire, mi hanno fatto piangere. Po« vere donne ! siamo più deboli delle foglie , che
ce ogni soffio impetuoso di vento scuote o disperde;
ce e finita la fanciullezza il nostro povero cuore, che
« non sa se non amare e patire, è diviso fra mille
« pensieri lieti e mesti. Perdonatemi, mio Dio! Io
« non mi dovrei affliggere , ma Vi dovrei ringraee ziare !
ce Io ti apro il mio animo, Gaetano mio, perchè
ce tu devi èssere il conforto della mia vita, devi dice videre ogni mio pensiero , dileguare ogni mio
ce vano timore , consigliarmi e guidarmi sempre.
« N o n ti nascondo che il mio stato futuro ha fatto
ce più vivi i miei affetti ; sicché ponendovi mente
« io sono presa ora da grande contentezza, ora da
« mestizia non mai provata. Che vuoi? N o n so coce me farò a staccarmi dalle braccia di chi mi ha
ce allevata, di chi mi a m a tanto. Ma per oggi smetcc to. N o n posso più parlare della m a m m a , perchè
ce mi si empiono gli occhi di lagrime. Che cosa soee no mai? Voglio frenare la mia sensibilità e poi
ce il cuore sopraffa la ragione.
UOSA FERRUCCI
87
<e Si avvicina il caro ottobre. Se io non potrò goce dere della villeggiatura, penserò con piacere al
ee diletto che questa recherà a te. Rivedrai i tuoi
« monti, e que' boschi di pini che fino dalla fanee ciullezza rimiravi con tanto piacere, e in mezzo
ce ai fiori, alle erbe, agli alberi penserai a Chi ci
ce ha creati capaci di amare il buono ed il bello ,
ce a Chi in questo anno ti ha dischiuso una nuova
ce via, la quale, spero, non sarà mai sparsa di trice boli, né di spine. Oh quanto cresce in noi F a m o ee re di Dio , quando contempliamo le meraviglie
ce della natura ! Quanto siamo tenuti a mostrare
ce sempre con le opere e coi pensieri vivissimagracc titudine verso Colui, in cui deve essere soltanto
ce la nostra vita! Egli eh'è tanto buono non dà soce lo la rugiada e le piogge ai campi inariditi, le
ce foglie agli alberi, i fiori al prato, ma ne concede
% benigno conforto in ogni pena , poiché in lui si
c< riposa Fanima nostra. Ti ho parlato del Signore,
« perchè sento, che mi giova il pensare a Lui
»
ce 4 9 settembre.
ce . . . Sai quello che vuole da noi il Signore ?
ee Vuole che siamo mansueti con noi stessi, e che
ce non ci conturbiamo troppo quando ai nostri bucce ni propositi si oppone la nostra naturale fragilice tà. O n d e nei momenti, in cui ne contrista la m e ee moria di qualche nostro fallo leggero, Gesù Criec sto ci dice, siccome disse ai discepoli in E m a u s :
& In quali discorsi vi trattenete ? Che vi conturba ?
88
ROSA FERRUCCI
ce Egli, che viene chiamato il Principe della pace?
ce vuole che anche con noi stessi siamo pacifici,
ce compassionando in noi alla debolezza della noce stra natura. Sicché se alcuna volta saremo presi
« dalla mestizia, quando per cosa di poco m o m e n ec to non siamo contenti di noi, faremo di cuore a
ce Dio la breve orazione , che qui trascrivo : Mio
ee dolce Gesù, ecco i frutti del mio giardino : io Vi
« amo con tutto il cuore , e mi pento dell] offese , che
a Vi ho fatto ; mi propongo con l'aiuto della vostra
ee grazia di non offendervi mai più .... 1 »
« 27 settembre.
ee Ieri a sera me ne stavo quieta quieta a lavoee rare, ed ecco la cara scampanellata del postiere.
ce Oh quanto bene mi ha fatto la tua lettera ! La
a lessi, la rilessi, e pel rimanente della sera ebbi
ce una voglia di ridere che non aveva avuta mai in.
ce tutto il giorno. E c o m e F avrei potuta aver ieri
ee quando fino dalla mattina tutto mi aveva invitaee ta alla mestizia? Verso le nove vidi venire l'Ance giolina 2 con una pezzuolata di fiori. A p p e n a mi
ee vede mi dice con le lagrime agli occhi, e con un
ce viso sparuto da far pietà ai sassi : — Ecco i fio« ri, che ho cólto per la mia sorellina eh' è morta
ce stanotte ! Si ha un bel dire , che la poverina ha
ce finito con la vita gli stenti : la sorella, che aveva
1
Sono parole di santa Caterina da Genova.
L'orfanella da lei instruita nei lavori e nel catechismo.
2
ROSA FERRUCCI
89
« per essa cure materne, la piange, ed io non posce so fare a m e n o di compatirla. Poi cominciai ad
c( aspettare con desiderio Fora della posta, speran« do, che la nonna avesse dallo zio la tanto bramate ta lettera. Questa si aspetta ancora. Indi la manate ma fu presa dalla emicrania, che per alcune ore
« la molestò assai ; e sì per questa cagione , e sì
ee pel silenzio de' suoi figliuoli la nonna di quando
ce in quando piangeva, ed era in tanta pena che mi
« faceva pietà il guardarla. Finalmente dopo il
« pranzo, m a m m a essendosi riavuta, mi pregò di
ee scrivere a quella povera sposa Modanese, la m a te dre della quale è inferma da gran tempo e forse
ee moribonda. Figurati con qual cuore io lo feci.
« N o n osai n e m m e n o parlare delle mie nozze face ture a chi è tanto infelice. »
ce 7 ottobre.
ce
Sì, è santo l'affetto checi unisce, per<e che viene da Dio, a Lui ritorna ed a Lui solleee va il nostro cuore: è santo, perchè ci è stimolo
ce di virtù, perchè sarà benedetto all' altare, perle che col vivere insieme cristianamente saremo
« sicuri di conseguire quel fine beato, il solo pente siero del quale fa lieve ogni fatica, soave ogni
« dolore. Oh è pur bello per noi F avvenire ! La
ee nostra vita rallegrata dalla concordia reciproca
ee e dalla mutua fiducia sarà fatta più dolce dall'a« dempimento d'ogni nostro ufficio, e sarà, speee ro, per noi la via per cui giungeremo al Cielo,
ce pei quale f u m m o creati. »
90
ROSA FERRUCCI
* « ( La vigilia di Ognissanti ).
ce Oh se un giorno fosse nostra la festa di domate ni, penso io fra m e ! N o n credere, che con ciò
« io presuma, che noi possiamo mai divenire site mili ai santi venerati su gli altari. Credo però,
te che non solo questi, ma tutte le anime giuste ,
ce che vedono Iddio, siano dalla Chiesa invocate,
ce e quindi ho formato questo ardente voto.... » *
ee 2 novembre.
ce
Se ti prende la mestizia, pensa a Dio,
ce il quale volle alternare nella terra le gioie e i
ce dolori, affinchè noi dovessimo desiderare la vice ta ove più non si piange. In essa noi saremo u« niti, almeno lo spero, nelF amare e nel vedere
ec quel Signore, che qui adoriamo
»
ce 5 dicembre.
et
È pur dolce il dire: Iddio mi a m a asce sai più di quello che io medesima sappia a m a te re! Egli penserà a me con affetto, che vince fi« no F amor materno. Di che temerò dunque? E
« chi può essere cristiano e non pensare: se io docc vrò patire, soffrirò volentieri per quel Dio, che
ce tanto ha fatto per me ! Ti parlo qui di queste coee se, perchè esse mi sono di s o m m o conforto, e se
ee le avrai a mente, si dileguerà il malumore, c o m e
« .... la neve al sol si disigilla. »
ROSA FERRUCCI
91
* « 9 dicembre.
ce N o n ho letto la prolusione della quale tu mi
ee parli: ma la m a m m a mi ha letto i bei versi di
ce Manzoni, che la precedono. Essi mi rammentace no tante cose! Mi hanno vivamente commossa.
ce E poi ritornando col pensiero al passato mi pace reva nelF udirli di sentire la voce soave della
ee mia Matilde che recitandoli ammirava F ingegno
ce del padre suo. Eravamo a Viareggio, ed in una
ce bella serata, in cui la quiete del cielo stellato
ce s'infondeva nelle anime nostre, ed ella mi disee se: Oh se tu sapessi il primo verso di quella poece sia di mio padre io te la direi tutta ! Ed io pròce vando, e riprovando, cercando ed indagando
ce nella mia memoria, dissi alla line — Soffermati
ce — e quella parola bastò, perchè la Matilde mi
ce recitasse tutta quella lunga poesia. Ed ora essa
ee non è più fra noi ed io non la posso rivedere.
ee L'aveva lasciata dicendole—a rivederci fra poce chi giorni ed invece doveva dirle—a rivederci
ce in Paradiso. » *
* « 18 dicembre.
ce . . . Stasera sono ancora mesta pensando a
ce tutto quello che m a m m a ha patito. Ella dice, che
ce queste sue emicranie le logorano la vita. I m m a ee gina con qual cuore io senta questo discorso.
ee Ma non mi voglio troppo contristare per vane
ee apprensioni, perchè ho fede nel Signore, il qua-
92
ROSA FERRUCCI
ce le vorrà prolungare una esistenza tanto a me ca« ra quale è quella di m a m m a . E poi io non posso
ce pensare ad una sventura, che mi priverebbe per
« sempre d'ogni conforto. Ma dove vado mai colce la fantasia? Si tratta poi di un male di capo , il
ce quale a parere dei medici preserva da maggiori
ce infermità. Prega intanto per la mia cara madre,
ee che io a m o infinitamente più di me stessa: anzi
ce io F a m o tanto, che Dio solo può essere, ed è ,
ce più di lei amato da m e . Tu stesso, te l'ho già
ee detto, non mi puoi essere più caro di lei. Ma
ce non credere perciò, che ti ami poco. Io cornee spondo pienamente all' affetto grandissimo, che
ee hai per m e , e a te voglio consacrare la mia vice ta, e per farti felice farò sempre quanto io posee so. Ma la m a m m a mi ha allevata. Essa mi a m a
« tanto ! Ora più che mai ha per me infinite pre« mure. È vero, che io sono stata colmata dai suoi
a benefizi in tutta la mia vita: ma ora ogni dimo« strazione di affetto in lei mi è più cara, e desta
« nell'animo mio quel dolore, che essendo ora cote me sopito, io sentirò appieno quando si abbreee vieranno i giorni, che devo passare co'miei gece nitori. » *
ee 22 dicembre.
ce Tu mi parli di questo anno, nel quale dopo
ee un immenso dolore hai avuto grande consolaziote ne . . . . Siccome pur troppo ogni giorno che
« passa ti riavvicina a quello in cui accadde la tua
93
ROSA FERRUCCI
« sventura, così io ti prego per quanto so e posso
« a rassegnarti al volere di Dio. Pensa, chej riveet d r e m o in Cielo chi ne fu tolto in terra, è che i
ee mali e gli affanni di questa vita sono i mezzi,
ce pe' quali conseguiremo quella beatitudine, che
ce non ha fine. Ti dico questo , non per farti una
ee predica ( che a me non istà il fartela ), non per
ce esortarti alla pazienza, perchè già ti sei eserciec tato in questa virtù, ma per dirti una parola di
ce conforto, sapendo quanto hai patito e quanto sofee fri ancora nel tuo segreto. Benché tu sia occuee patissimo negli affari, pure io temo assai, che
<e segnatamente nel mese prossimo si rinnovino
ce per te quelle ore dolorose, delle quali mi parli
te nella tua,lettera. Allora offri a Dio le tue pene,
<e e pensa, eh7 esse ti fanno più degno dell' a m o r
ce suo, e prega per quelF anima, che ti è tanto caee ra. S'io fossi già unita per sempre a te, farei di
« tutto per esserti di sollievo. Intanto cerchiamo
ce a m b e d u e , che in ogni anno scemino le nostre
<e imperfezioni e si riaccenda in noi F a m o r e di Dio.
ce Così arriveremo, se non senza timore, almeno
« senza rimorsi a quel punto, che porrà fine alla
ce nostra vita: e Dio faccia, che c o m e un giorno ne
ee avrà uniti in un santo vincolo qui nella terra,
ce così un medesimo giorno ne riunisca a Lui in
ee Cielo . . . »
et 24 dicembre.
« ... Il Signore ti colmi delle sue benedizioni
94
ROSA FERRUCCI
« e sempre ti faccia felice, e ogni desiderio della
ce tua Rosa sarà pago. In questi giorni, nei quali
c< F animo si solleva con maggiore affetto al Signore re, prega per m e , e chiedigli quelle grazie, che
ee più mi sono necessarie a tener sempre in queee sta vita la buona via . . . »
« 1° gennaio 1857. *
«
Preghiamo il Signore, preghiamolo
ce di cuore a benedire la nostra unione, le anice me nostre, le nostre azioni, i nostri pensieri, la
ee nostra vita. Ah ci conservi Egli per lunghissice mi anni i nostri cari, ci tenga lontana ogni svenee tura, e sopra tutto non ci tolga mai la sua graee zia ! Ecco i voti che formiamo insieme, benché
ee lontani. Iddio, che vede la sincerità del nostro
ec affetto, li accolga e li esaudisca.
ce II cielo sereno rallegra tutta la natura, e ralce legra anche le anime nostre, le quali nella luce
ce del sole vedono quasi un riflesso di quella di
ce Dio. Io non sono superstiziosa, e se Fanno fosce se incominciato in mezzo ai lampi, ai tuoni e
ee alla pioggia, non ne avrei preso certo cattivo
ee augurio per F avvenire. Ma ora contemplando
ce la quiete e la purità del cielo e dell' orizzonte
« chiedo a Dio, che la nostra vita sia simile a quece sta bella giornata, e che nulla venga mai a tur1
II 25 di questo mese di gennaio Rosa cominciò a stare pò
co bene; e il 5 del susseguente febbraio morì!
ROSA FERRUCCI
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ce bare negli animi nostri la pace, che da Lui vieee ne, siccome dal suo eterno principio. »
* ce 7 gennaio.
ce Tu temi, che lontana da te io sia mesta. Poveee retto ! C o m e t'illudi ! N o n sai, che ieri a sera me
ee ne andai sola soletta in società? E non fo celia :
ce v' erano le dame e i cavalier, per fortuna mancaee vano l'arme e gli amori. Era proprio nel gran
« mondo.... in miniatura. Fuori di scherzo: l'Enee richelta fece la befana ai suoi bambini, e m'inee vitò a vederla. Venne anche la signoria Masina
ee co' suoi bimbi, e con le cognate. Si mangiò la
« polenta, e si fecero i giuochi sino alle nove. Né
ec io, né FEnrichetta eravamo molto allegre. Io
ee pensava a Pippo, il quale se fosse stato m e c o si
ee sarebbe molto divertito: FEnrichetta era afee flitta per la malattia di una sua parente. Già in
« questo m o n d o non si può star lieti. » *
ce 8 gennaio.
ce Se tu hai tempo di leggere libri francesi, do« vresti leggere Leducation des Pilles di Fénelon.
« Questa lettura ti sarà grata. Io ne rilessi alcuni
ce capitoli martedì scorso, e ne rimasi mera vigliate ta sì per F efficacia e per la soavità dello stile ,
ce sì per la bellezza dei concetti. Anche mi pare,
« che pochi libri più di quello siano atti a destare
ce affetti e pensieri religiosi. Poi volli leggere le
« Lettere del Fléchier; esse mi parvero belle, ma
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ROSA FERRUCCI
ex non vi trovai il brio di quelle della Sévigné, e
ee in molti luoghi hanno le antitesi tanto biasimate
ce dai critici nelle Orazioni funebri del medesimo
te autore. »
ce 16 gennaio.
ce ..... Le parole di Middleton, che tu mi hai
ee copiate, sono belle per quella poesia, ch'è prote pria del cnore. Era egli, c o m e saprai, un eruee dito, che studiando per tutta la vita i monumenti
a letterarii di R o m a antica era divenuto non so se
« Quirite o se uno di que' Padri conscritti, del
« consesso dei quali egli scrisse la storia. Innamoa rato di Cicerone ne compose la Vita in quattro
ce volumi: onde sapeva quante ville egli avesse a« vuto, quali fossero i suoi amici, quale la sua vi<t ta privata, quale il suo aspetto. Pure questo dot« tissimo inglese si toglieva ai libri per correre
ce a quella casa, presso la quale respirava un'aura
ce di benedizione: e lì facendo tacere la mente seee guiva i moti del cuore. Simile in ciò a colui, il
« quale fuggendo lo strepito della città cerca fra i
ce monti o nel silenzio della campagna o sul solite tario lido del mare la pace, che dalla tranquilla
ce natura nelF anima nostra si diffonde. »
« 20 gennaio.
« Ieri dopo la tua partenza ebbi una lettera del« la mia Luisa. In verità poche donne hanno un
« ingegno così eletto c o m e il suo. Se tu sentissi
ROSA FERRUCCI
97
« con quale efficacia di stile , con quanta soavità
« d'immagini, con quale spontanea poesia mi dece scrive le sublimi bellezze della sua B o e m i a , in
<t cui i monti nevosi e le agghiacciate c a m p a g n e
ce hanno unaspetto maestoso e melanconico in m e z ee zo al silenzio della notte e all' incerto chiarore
ec della luna, certo ne saresti meravigliato.
ce Vuoi sapere quello, che ho fatto in questi gior« ni? Ho seguitato ad imbrattare un po' di carta
ce con i miei soliti farfalloni. l Ho terminato il sece sto libro dell' Eneide, del quale non ammirerò
« mai abbastanza le varie bellezze , ed ho seguice tato la lettura del Klopstock, poeta veramente
ce cristiano pel mistico affetto, col quale sa solle« varsi dalla terra al Cielo. Siccome poi voglio
et sempre leggere alcun libro di buona prosa itace liana, avendo quasi finito la Cronaca di Dino
ce C o m p a g n i , ho preso un volumetto dei Fioretti
ce di san Francesco che io poco conosceva , e che
ce sono tutta grazia, ingenua ed amabile semplici« tà. La sera poi suono, lavoro e leggo il b u o n M u ce r a tori. »
i Così per modestia chiamava le cose da lei composte. Faceva un nuovo libretto per il mio giorno onomastico. Questa e
la lettera seguente sono le ultime da lei scritte. Le ho pubblicate, perchè mostrano quali fossero le sue letture ed anche
quanto ella fosse in buona salute , poiché studiava con tanto
amore.
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ROSA FERRUCCI
ce 22 gennaio.
« . . . . Ora vorrei leggere, senza però tralace sciare F Eneide, alcune opere filosofiche di Ci« cerone e gli Uffìcii, che in parte già conosco. O g « gi ho letto il Sogno di Scipione, e ne sono rima« sta tanto meravigliata, tanto innamorata per la
« bellezza dello stile e per la sublimità dei conce cetti, che ho detto fra m e : — Lo voglio rileggete re con Gaetano. —
ee
* Davvero bisogna esser pronti a m o ee rire quando e c o m e Dio vorrà, ed amare infini« lamente più Lui delle cose di questo m o n d o , le
ce quali passano insieme con la fugace nostra vita.
ce L'anima nostra immortale non è fatta per questa
ce terra, in cui tutto è breve e mutabile , e però
ce per natura brama il Cielo. Quanto a m e , viva o
ce morta, in questo m o n d o o nelF altro, sarò sem« pre la tua Rosa con quelF affetto che Dio conov sce e benedice. »
Queste lettere sono F immagine vera della m e n te e del cuore della mia figlia. Mentre io le leggo
smisurato dolore, desiderio quasi infinito di lei,
mesta soavità di care memorie, un senso di tenerezza più che materna, mi sforzano a piangere a
calde lagrime. Ma più di questi diversi affetti è in
me viva la gratitudine verso Dio, il quale volle ,
1
Allude ad una morte improvvisa avvenuta in que' giorni.
Non sembra che già presentisse la sua?
ROSA FERRUCCI
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che un Angiolo visitasse la nostra casa, e a me diede consiglio e lume per educare secondo i disegni
suoi la mia Rosa.
O madri, che certamente porgete compassionevole orecchio alle mie parole, deh custodite, sicc o m e celeste dono, la innocenza e la verecondia
nel cuore delle figliuole vostre ! D e h ! alimentate
in esse la fede con l'umile sommissione da voi m o strata alla cattolica Chiesa, con opere da cristiane,
con la preghiera. Assuefatele sino dai primi loro
anni a temere Iddio , siccome giudice scrutatore
delle coscienze, a venerarlo, siccome provvido e
onnipotente, ad amarlo, siccome padre. Credetelo
a m e , che di questo vi parlo per esperienza. Salda, efficace è soltanto la educazione che ha fondamento sulle dottrine dell' Evangelo. Solo da esse
viene la pace del cuore, la purità de' costumi , la
virtù vera: per esse si nobilita F intelletto ; per esse la nostra mente non entra su falsa via, cercando la verità o correndo per naturai desiderio al
bello. Avrebbe avuto la mia figliuola tanta santità
di pensieri, tanta candidezza di cuore , se quelle
non fossero divenute spirito e forma della sua vita
morale? Ed io potrei tollerare l'angoscia della sua
morte, se non avessi la consolante certezza di aver
seguito nelFeducarla le inspirazioni del Cielo ? Di
ciò, qui lo ripeto, no, non mi arrogo merito alcuno : a Dio che mi guidò e mi sostenne se ne compete la lode : strumento de'suoi disegni, non altro
io feci che porne in atto il volere. Breve , fugge-
100
ROSA FERRUCCI
vole è il tempo da Lui assegnato alla nostra dimora su questa terra. Egli solo immutabile : grande
Egli solo : Egli eterno. Esso non ci abbandona allorché gli amici della fortuna lasciano solitarie le
nostre case : Esso nella sventura ci apre le braccia, e c'insegna a piangere dolcemente a pie della
croce. Volete voi provvedere al durevole e vero
bene delle dilette vostre figliuole ? Educatele al
Cielo e alla religione di Gesù Cristo. Così le farete
fanciulle obbedienti e caste , mogli sommesse ed
ottime madri, solerti cooperatrici della grandezza
e della civiltà della patria. E dove siate voi riserbate a chiudere insieme con esse dentro a un sepolcro la parte più cara e viva dei vostri affetti,
avrete le immortali speranze a vostro conforto, avrete le promesse infallibili della fede per uscir
vittoriose dalla battaglia, in cui combattono insieme la volontà e la natura, la rassegnata pazienza
e il materno affetto.
Simili alle sue lettere erano i discorsi tenuti
dalla mia buona figliuola con il suo sposo. Leggeva con esso classici inglesi , francesi, latini ; gli
parlava d'Iddio, dei poveri, delle soavi dolcezze
dì operosa e cristiana vita. N o n gli espresse mai
un desiderio, che non tendesse a nobile e ad alto
fine. Quando nel Kempis o in altro libro divoto incontrava alcun passo, che a lei sembrasse adattato a consolare , o a fortificare F anima sua , tosto
glielo indicava, esortandolo a far preghiere, perchè piacesse al Signore di benedire la loro unione.
ROSA FERRUCCI
10!
Io sola sapeva ciò che un affetto nuovo per lei
avesse operato nelF anima sua innocente ; perchè
a me sola palesò senza velo ogni suo pensiero.
Qual donna provò mai contentezza pari alla mia,
quando io mi avvidi della santità del suo amore
verso lo sposo ? Allora l'avrei venerata, l'avrei adorata, se non sapessi, dover noi, venerare e adorare solo Colui, eh' è autore e principio in noi
d'ogni bene.
Dall' ora nella quale fui madre vissi tutta e soltanto pe' miei figliuoli. Per essi, non per m e , mi
fu caro che dagli studi mi venisse il conforto di
alcuna lode : per essi mi fu gradita ogni pena , e
non mi parve increscevole la fatica. Ma da che mia
figlia era sposa Famava con tenerezza più viva del
consueto. — Guardala , mi diceva un mesto pensiero, tra poco sarà lontana da te ; godi ora a lungo della sua dolce conversazione, tra qualche m e se ella vivrà in altra casa e in altra città. — Ed io
la guardava con un amore , che spesso mi faceva
venire su gli occhi il pianto, e quando con lei parlavo era malinconica e lieta nel tempo stesso. A n che ella mi amava assai più di prima. Se mi avveniva parlare con lei di cosa, che per alcuna ragione la contristasse : — Taci, subito mi diceva, taci
te ne scongiuro , deh ! non mi affliggere. F a m m i
essere sempre lieta nel poco tempo che mi rimane
a stare con te. Oh come è soave la intimità delle
anime nostre ! Tu per me fosti compagna, maestra,
amica e quasi sorella. A m a m i sempre nel m o d o
102
ROSA FERRUCCI
stesso, a m a m i quanto puoi, cara m a m m a . Lo sai,
non d'altro che di amore ha bisogno l'anima mia,
e il tuo, per la nostra vicina separazione, ora mi
è divenuto sì dolce che mai non ne sono sazia.—
Allora mi gettava le braccia al collo , e voleva le
promettessi, che le avrei scritto quasi ogni giorno
e sarei andata a vederla ogni settimana.
Erano questi gli ultimi nostri colloqui : erano
l'estreme dolcezze di santi affetti, che dalla morte
interrotti qui nella terra, sono nelle anime nostre
per virtù misteriosa continuati, e dureranno poi
eterni ( Iddio mei conceda ! ) nel paradiso.
Il 25 gennaio di quest'anno, 1857, Rosa si destò con fortissima infreddatura di testa. Ne' due
giorni seguenti la tenni in letto, benché non avesse febbre. La mattina del mercoledì doveva levarsi per volere del medico, quando le vidi nel collo
alcune bollicine rossastre. Un tremendo sospetto
mi agghiacciò il sangue. È forse la miliare, pensai, è forse la morte ! Si avverarono i miei timori.
Era miliare ; e quantunque paresse mite , pure il
professore Fedeli tosto temè possibile una sventura. C e r c a m m o di fare inganno all' inferma dando
alla sua malattia un altro nome. Ella mostrò di prestarci fede, ma poco dopo mi disse con voce tenera e mesta : — Prendi il mio piccolo scrigno , e
tienlo sempre per mio ricordo. — Mi si strinse il
cuore a queste parole, presentimento in lei di vicina morte.
Fino alla sera del giovedì 29 la miliare sembrò
ROSA FERRUCCI
103
benigna. A un tratto la mia figliuola fu presa da
tale battito al cuore, che quasi non ave va-più forza da respirare. Oh inesprimibili angosce di quella notte ! La vedeva pallida, ansante, senza vigore ! la udiva raccomandarsi a Dio e offrire ad esso
i suoi patimenti! — T e m o , m a m m a mia, di morire, mi disse ; sto tanto male ! — E presa una reliquia di santa Caterina de' Ricci se la pose sul cuore , ripetendo più volte con grande affetto F inno
latino in suo onore. D u e valentissimi professori, il
Fedeli ed il Bartolini, posero m a n o a vari rimedii.
Fecero essi in quella notte e poi sempre quanto la
scienza, l'amicizia, la compassione inspirarono alla loro mente ed al loro cuore. Ebbero ambedue
affetto di padre per la mia Rosa : tutto fu indarno.
Verso le otto antimeridiane del venerdì mi fu detto : — Subito i Sacramenti : se noi indugiamo forse non ne avremo più il tempo ! —
Immagini chi è madre come io restassi. Pure
mi feci forza , e dissimulando il mio angoscioso
dolore dissi a mia figlia : —I mezzi umani sono efficaci, ma più i divini. Se tu ricevessi la Santissima Eucaristia, io spero che il tuo Gesù ti farebbe
tosto guarire. — Ed ella : — Questo farò volentieri : oggi però non posso, che ho preso il ghiaccio.
— E perchè il medico a ciò soggiunse , essere
agF infermi permesso non osservare il comandato
digiuno, ella: — A h ! dunque, riprese, dunque è
il Viatico ! Ed io sono in pericolo di morte ! — P u re non si turbò , e a me rivolta: — Inginocchiati,
104
ROSA FERRUCCI
disse, recita il Confiteor per me : voglio dispormi
alla confessione. — Stette alcun poco raccolta ,
quindi a me e alla sua nonna chiese perdono , e
ricevè i sacramenti con tale affetto di umiltà riverente e di devozione, che alle sue fervorose parole, all'aria del volto parve una Santa. Erano quelle
di adorazione e di sacrifizio, in questa si scorgeva
fede ed amore. Quindi suo padre esclamò poscia
più volte : — Ho sempre amato e stimato la mia
cara Rosa , ma non sapeva che avessi cagione eli
venerarla. Ella ha mutato il suo letticciuolo in cattedra di sapienza cristiana : ella mi è sembrata una
nuova santa Teresa quando l'udii parlare al suo
Dio.—
L'inferma migliorò un poco, e mi disse : — G r a n
giorno è questo: se vivo, l l'avrò sempre nella m e 1
Rosa mostrava speranza di guarire, per la pietà che aveva
di noi. Essa però era già certa, che sarebbe morta.Ne sia prova il fatto seguente. In quel giorno stesso disse al suo sposo:
— Nel mio libro inglese di preghiera vi è un'orazione di ringraziamento dopo il Santo Viatico. Quando mi sarò un poco riposata ti prego di leggermela. Ecco la preghiera: essa è di persona, che già ha fatto al Signore il sacrifìcio della sua vita.
« Gloria, e grazie sieno e te rese, o mio Dio, il quale nella
« tua bontà ti sei degnato di visitare, e di sollevare la povera
« anima mia. Ora permetti, che, secondo le tue parole, la tua
« serva muoia in pace.
« Ora, che a me sei venuto, io non voglio lasciarti partire:
« volentieri dico addio al momio, e lieta vengo teco, mio Dio.
« Niuna cosa, o mio carissimo Gesù, potrà oramai separar« mi da te. Ora io sono a te unita; e in te voglio vivere, in te
ROSA FERRUCCI
105
moria. Q u a n t o è sublime il Viatico ! Q u a n t o la religione di G e s ù Cristo è amabile e consolante ! Credilo a m e , cara m a m m a : se alcuno temesse la m o r te , più n o n la t e m e d o p o di aver ricevuta F E u c a ristia. — A sé chiamato lo sposo gli volse queste
parole : — O v e piaccia al Signore, che siamo uniti, Egli mi farà guarire, ma d o v e abbia disposto di
noi altrimenti, d o b b i a m o rassegnarci e adorare la
sua volontà. — Poi mostrò vivissimo desiderio di
rivedere il fratello ; p r e g o m m i lo invitassi a venire, ma gli tacessi, ch'ella era stata s a c r a m e n t a t a . —
P e r c h è affliggerlo ? mi diceva ; povero Antonio !
« morire; in te spero di avere la mia eterna dimora. La vita
« mi sembra adesso incresciosa — cupio dissolvi, et esse cum
« Christo.—Perchè Egli è la mia vita, onde per me è un gua« dagno il morire.
« Sebbene io m'inoltri nelle ombre della morte pure di nul« la io temo, poiché tu sei ora meco, Dio mio. Come il cervo
« che desidera la fontana per dissetarsi, così te desidera l'ani« ma mia e a te sen corre, sorgente dell'acqua viva. Oh quan« do verrò a te ? Quando vedrò la tua faccia ?
« Dammi la tua benedizione, o Gesù, e concedimi Feterna
« pace: quella pace, che Tu solo puoi dare, e che ora non può
« togliermi il mio nemico. Oh fossi già unita a Te ! Oh fossi
« già immersa nella tua luce 1 Oh avessi già trovato in Te il
« mio riposo !
« Nulla più mi appartiene al mondo : e che debbo io ora nel
« Cielo desiderare, se non Te, mio Dio ?
« Nelle tue mani raccomando il mio spirito. Rice imi , o
« dolce Gesù. Deh! mettimi a parte della tua felicità intermi« nabile. Amen. »
(Dalla Chiave del Cielo. )
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ROSA FERRUCCI
Ne avrebbe troppo dolore. Mi ha sempre amata
tanto ! E affinchè non si avveda, che il mio piccolo cassettone venne mutato in altare, farai riporre
sopra di esso quanto vi era prima ; ed abbi poi
quello in conto di cosa sacra, pensando, che il sacerdote vi depose il santo Viatico. —
In quel giorno mi tenne sempre per m a n o ; e ad
ogni poco mi parlava di ciò che aveva provato nelF accogliere il suo Gesù dentro al cuore. Quindi
tornava a desiderare il fratello. A un tratto:—Venga egli, disse, ma non entri nella mia stanza : potrebbe prendere la mia malattia ; mi sarà dolce il
sapere, che è a me vicino, e a lui sarà di conforto
Pavere le nuove mie ad ogni istante. —T'inganni,
a questo io risposi, ti farebbe pena di non vederlo, se fosse qui. — N o , no, soggiunse, non debbo
essere egoista. N o n debbo preferire la mia propria
consolazione alla salute di Antonio. — Questi giunse a Pisa il venerdì stesso insieme a mia nuora :
ma i medici temendo, che il commovimento dell'animo aggravasse la malattia di mia figlia , non gli
permisero di vederla , ed ella non seppe che era
venuto.
Per quattro giorni non si perde ogni speranza.
A me sembrava impossibile, che il Signore non avesse di noi compassione , e che non mi conservasse la mia figliuola. In tanta corruttela degli animi e dei costumi, tra me diceva, Egli lascerà certo in vita questa fanciulla eh'è così buona : la lascerà per esempio agli altri, perchè sia specchio
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107
delle cristiane virtù. Cieca e superba ragione u m a na, che ardisce prescrivere norme a Dio, o penetrar nel secreto de' suoi consigli ! Chi è provvido,
chi sapiente, come il Signore? Mi prostro dinanzi
ad esso e lo benedico.
Nel breve tempo della sua malattia diede la mia
figliuola continue prove della sua rara bontà. Un
giorno si risovvenne, che doveva mandare certi
soccorsi ad alcuni suoi poverelli ; e non ebbe pace finche a quelli non li mandai. Si dolse, che non
le fosse permesso mutar di Ietto ; poi tosto: — A
torto, disse, io mi lagno ; i poveri stanno sempre
peggio di m e . — Temeva di mancar di rassegnazione, benché non mai dicesse parola che non m o strasse vera pazienza.
Rivolta al Signore diceva : — Se voi volete, che
io vi serva nel patimento, nel patimento vi servirò volentieri. — A me nascondeva lo stato suo :
cercava di persuadermi, che giovine e di gagliarda natura ella sarebbe guarita. Ma se per poco mi
allontanava da lei, alle buone Suore di santa Chiara , che io avea chiamate in mio aiuto : — N o n
m'illudo, diceva, muoio, muoio per certo. Sto troppo male : non mi dorrebbe il morire, se non pensassi che i miei poveri genitori e gli altri miei cari
senza me rimarranno in grande afflizione. — Poi
soggiungeva: — Fatemi guarire, o Signore, se potrò con la vostra grazia essere una vera sposa cristiana ; ma si faccia sempre la vostra volontà , e
non la mia. — Vedendo , che io vegliava tutte le
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notti, e che nel volto portava i segni del mio dolore e della fatica : — Eroismo di madre ! — sclamò più volte, e accompagnava di affettuose carezze le sue parole.
Con vivissima gratitudine parlava dello sposo e
del babbo. — Quante cure hanno per m e , diceva !
Si privano del sonno ! N o n pensano a sé stessi, ma
solo a me ! Povero babbo ! Ha chiamato tre medici : vuole, che uno di essi non mai si allontani dalla mia stanza ! Oh quanto è buono, quanto mi a m a !
E che dici, m a m m a , del mio Gaetano ! Veramente,
se guarisco, sarò felice con lui, poiché sempre più
mi avvedo avere egli per me un affetto, ch'è quasi
simile al tuo. Che posso fare per tutti voi? N o n altro, che amarvi ed esservi obbediente e sommessa.
Sempre offeriva a Dio le sue pene, e quando non
poteva da se pregare, chiedeva, che si facesse orazione intorno al suo letto. L'udii una volta recitare tra se a bassa voce le preci dei moribondi. E
come io teneva per certo , che stesse meglio , tem e n d o non la mestizia dell' animo indebolisse le
già deboli forze della natura: —A che questi pensieri? le dissi, guarirai presto; non ti contristare,
figliuola mia. — Ed ella : — Oggi ho pensato sempre alla morte : se Gesù mi vuole, desidero, ch'Egli
mi trovi pronta. — Tacqui a tale risposta , venerandone nel mio cuore la santità.
U n a volta V inferma si lamentava di forti dolori
nel capo e nella persona. Il suo sposo la udì e le
disse : — Ricordati di quanto ha patito il Signore !
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— Ed ella : — Ti ringrazio di queste parole : mi
fanno gran bene : te ne ringrazio. —
Prima dell'alba del giorno tre di febbraio le venne una febbre assai più gagliarda del consueto. Noi
spaventati, ed ella tranquilla: lagrime e desolazione in tutta la casa , sicura ella sola. A tarda sera
dimandò istantemente il suo confessore. Fece con
esso la confessione generale. Indi a poco, cresciuta sempre la febbre , incominciò a delirare. Per
trentasei ore fu quasi al tutto fuori di sé : — A n diamo, cara m a m m a , diceva ; addio ! la mia casa
non è qui : la mia casa è lassù : andiamo > avanti,
addio! — Ripeteva queste parole , ora in italiano
ed ora in francese, continuamente. Poscia aggiungeva : — Perchè mi sforzi a giacere sopra il nudo
terreno, a cielo scoperto ? N o n vedi ? Sono riarsa
dalla febbre ; ho le m e m b r a rotte : fammi la carità
di mettermi a Ietto. N o n ne posso più. Perchè, perchè, m a m m a mia, che sempre mi hai tanto amata,
ora mi neghi un po' di riposo ? Abbi compassione
di me ; torna, torna ad amarmi: io non d'altro ho
bisogno che del tuo amore. —
Mio Dio, mio Dio, Voi solo sapete quanto io patissi in quelle ore d'interminabile angoscia ! M o riva quella per cui avrei dato non una , ma cento
vite, ed ingannata dal suo delirio credeva, che le
mancasse il mio amore. Di tratto in tratto con le
carezze, coi baci, con le parole, che solo voce di
madre sa pronunziare, pur mi riusciva di farle intendere il vero. E allora rasserenandosi un poco :
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— Ho sognato, diceva, sì, sono nella mia stanza,
sono nel mio letto, fra le tua braccia, sì, tu mi ami;
ho sognato. — M a tosto poi ricadeva nel suo delirio. Il quale fu testimone della purezza e bontà
dell'anima sua. Perchè non disse mai cosa, che non
mostrasse cristiana rassegnazione, ardente desiderio del Cielo, pietà degli altri, s o m m a innocenza.
Ora compiangeva una vedova derelitta , ed ora
s'inteneriva sopra la culla di un orfano abbandonato. Quando , a sé dolcemente chiamava il babbo, quando faceva liete accoglienze alla sua Enrichetta ; comecché né quegli, né questa fossero allora nella sua stanza. In un momento, in cui aveva ricuperata la sua ragione, desiderò le fosse letto un capitolo dei Fioretti di san Francesco intorno alla buona perseveranza. Quindi, tratta di nuovo fuori di sé , credè vedere la scala mistica di
Giacobbe , e — Oh sarò pura abbastanza , sclamò
piangendo , per salirla insieme con gli Angioli ?
Potrò aver parte alle loro danze, dopo di essermi
preparata a nozze terrene? — Più tardi, cresciuta
sempre la febbre , con segni visibili di terrore
l'udii gridare: — Ah gli spiriti maligni, gli spiriti
maligni ! — Io l'abbracciai strettamente, e — A s c o l ta, le dissi, ascolta tua madre, mia cara Rosa ! A
che queste grida ? queste paure ? N o n gli spiriti
maledetti, ma gli Angioli santi stanno ora, pietosi
consolatori, intorno al tuo letto: perchè tu amasti
sempre il tuo Dio, perchè avesti compassione dei
poveri, e fosti sempre obbediente e buona fanciul-
ROSA FERRUCCI
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la.—Allora tornata in sé mi rispose : — T a c i , non
mi tentare di superbia ; — e ad umiltà rassegnata
compose il volto.
La speranza , che Dio ci diede a nostro dolce
conforto nelle sventure , non era morta dentro al
mio povero cuore. Ma prima dell' alba del 5 febbraio vidi mia figlia così mutata nel volto e tanto
abbattuta , che quella per sempre mi abbandonò.
Insieme con essa le forze del corpo mi abbandonarono. Svenni, e per pochi istanti perdei la m e moria e quasi la vita. Tornata nella sua stanza , e
sentendola sempre tra sé parlare affannosamente ,
cercai d'indurla a starsene un poco in quiete. —
F a m m i un bel discorso, mi disse. — Di che io poteva allora parlarle se non d'Iddio ? d'Iddio pertanto io presi allora a parlarle , ed ella volentieri
mi udiva, e accompagnava con tronchi accenti gli
affetti, che sgorgavano impetuosi dal mio dolore.
Poi il delirio le impedì di ascoltarmi. Voleva a ogni
patto uscir dal suo letto.—#Ilmio Gesù mi chiama,
gridò più volte, lasciatemi andare : bisogna, che
io vada dal mio Gesù. — E perchè noi ci sforzav a m o di trattenerla, ella quasi piangendo si lamentava , che non potesse ubbidire alla volontà del
suo Dio. 1 * Furono vane a calmarla le mie parole : mi volsi al suo cuore, e il cuore di lei mi intese, mentre più non mi udiva la sua ragione. —
T
Queste parole furono per dimenticanza ommesse nella prima edizione.
112
ROSA FERRUCCI
Sono stanca, le dissi, mia cara figlia ; ho bisogno
di un breve sonno : dormirei volentieri col capo
appoggiato sul tuo guanciale: ma taci, affinchè io
riposi ; — ed ella subito tacque , e per qualche
tempo facendo forza a se stessa rimase immobile
ed in silenzio. Prova di amore fu questa, che avrò
scolpita nell'anima finché vivo.
Fu poi assalita da violentissime convulsioni : indi si assopì, ed al pallore parea già morta. In un
subito si riscosse : tornò la intelligenza e la vita
nella sua faccia , la smarrita ragione negli occhi
suoi. Guardossi intorno , e — Dunque devo morire ? gridò nel pianto, dunque devo lasciar la mia
casa? Ma io doveva rendere felice il mio sposo ! —
E come se questi fosse presente : — Addio , sclamò con voce di angoscia, addio, Gaetano, non ci
vedremo mai più. —
Mi accorsi, che in quel momento una fiera battaglia si combatteva dentro al suo cuore. Povera
Rosa ! Avevi vagheggiata una vita di dolci di
santi affetti ! La corona nuziale era già intrecciata : già due famiglie facevano preparativi di festa
per le tue nozze ! A te sempre fu cara la casa tua:
ti fu riposo e dolcezza il cuor di tua madre ! Ed
ora tu devi tutto lasciare ! Ora in luogo del corteggio nuziale ti stanno dinanzi agli occhi funebri
p o m p e ! in luogo degli ornamenti di sposa vedi la
bara ! Così giovane, e sempre così felice, perdere
a un tratto tante dilette speranze ! Abbandonare la
vita, e più che la vita, il fratello, lo sposo, i tuoi
113
ROSA FERRUCCI
genitori ! Ah certo avevi cagione di piangere disperata, se Iddio non ti avesse in quel punto parlato al cuore !
N o n appena ella ebbe baciato una immagine della Vergine santa del buon Consiglio , che aveva
sempre tenuta sopra al suo letto, e che io, spaventata al suo turbamento , presi e accostai alle sue
labbra, si ricompose nel volto, piegò le mani, chinò la testa , e per alcuni minuti stette in silenzio.
Dio solo sa quali affetti, quali pensieri agitassero
allora Fanima sua. La fede fu vincitrice , e sedato
il tumulto della natura , di sé al Signore ella fece
un magnanimo sacrifizio. Perchè detto con ferma
voce : — Fiat voluntas tua, — intonò le Litanie della Vergine, e tutte le disse con tanta soavità , con
tanta ineffabile tenerezza , che più non sembrava
u m a n a creatura.
Io aveva posto le mani sue nelle mie. Ad ogni
invocazione della Madonna me le stringeva ; giunta poi a quella di lanua Cedi me le strinse più fortemente, quasi dicesse: —Apritevi, porte del Cielo, apritevi, e ricevete Fanima mia ! —
Recitò quindi il Confiteor, YAtto di contrizione, e
pregandomi di pormi in ginocchio volle che io recitassi VOremus del santo Arcangiolo Raffaello. Poi
volta al signor Priore di san Sisto, suo confessore,
che da poco era entrato nella sua stanza, gli manifestò il desiderio di ricevere un'altra volta il santo
Viatico : e non potendo quegli in ciò contentarla *,
1
Perchè si temeva che si rinnovasse la convulsione alla
8
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ROSA FERRUCCI
ella allora gli chiese l'estrema Unzione. Rispose a
tutte le preghiere del sacerdote. Finita la mesta e
pia cerimonia, gridò con gioia: — Ecco la risurrezione del cristiano. — Ringraziò me e suo padre di
averle fatto ricevere in tempo il conforto dei sacramenti, e con gli occhi levati al Cielo soggiunse:—
Mio Dio, vi ringrazio ! Quanto sono contenta ! —
Mi era riuscito di trattenere sino a quel punto le
lagrime e le parole. Ma più non potei. Soffocata
dal pianto, c o m e farnetica pel dolore, me le gittai
sopra, e — Spero, le dissi, spero, che tu guarisca,
figliuola mia : ma se Iddio volesse altrimenti, pregalo, pregalo tosto, mia cara Rosa, che a te subito
mi riunisca. N o n posso, non posso vivere, cara figlia , senza di te. — Ed ella con voce di compassione, di amore, ma insieme di cristiana fortezza :
— No , mi rispose , no , tu non devi desiderar di
morire. Molti doveri ti rimangono a compiere nella vita. Ricordati della madre dei Maccabei.— Allora la pregai mi benedicesse. E postami la m a n o
destra sul capo così ella disse :
— Benedico quella, che tante volte mi ha benedetta. Maria Vergine, fate, che il dolore di questa
povera madre si muti in consolazione dei poveri ,
degli afflitti, degli ammalati. E voi, o Signore, fate, che tutti adorino sempre i vostri santi decreti.—
Si trasse quindi dal dito un piccolo anello , che
gola, che le aveva impedito d'inghiottire anche un poco
acqua.
ROSA FERRUCCI
115
io le avea dato: —Terrai questo, mi disse, per mio
ricordo. — Mi diede poi quello, che ricevè dal suo
sposo quando gli venne promessa : — Rendilo a
chi tu sai, aggiunse, è un'anima santa. — N o n ne
pronunziò il n o m e , non proferì un solo accento ,
che dimostrasse affetto terreno. In vita aveva in lui
amata l'anima sua, in morte pur essa amava ; ed a
quel giovine sventurato lasciò con quelle poche parole un testimonio purissimo del suo affetto, un efficace conforto a vita cristiana, una dolce speranza
di paradiso.
Preso quindi il quadretto della Madonna, che poco innanzi aveva baciato, mi commise di darlo per
sua memoria alla sua Enrichetta. Le chiesi allora
se da noi cosa alcuna desiderasse. Negò da prima,
poi quasi vinta dalle mie instanze, fece un legato
per gli orfani e un altro da durare in perpetuo per
le vedove.
Spossata ricadde sul letto. N o n sapeva che il suo
fratello fosse venuto. Ma voltasi a lui col cuore lo
chiamò a n o m e : — Antonio ! gridando, Antonio !
— Quanti affetti, quante memorie in quel grido !
Per certo le tornarono allora in mente le gioie della sua fanciullezza, i comuni studi, le ore felici passate insieme con lui, le tante prove dello scambievole loro amore. Antonio e la buona Silvia sua m o glie entrarono tosto nella sua stanza. Rosa si rallegrò nel vederli, li prese teneramente per mano, e
dimandò del suo Pippo e di Paolino. Poi dato uno
sguardo a m e , alla cognata, alla nonna, al babbo,
116
ROSA FERRUCCI
al fratello : — Ah vi ho tutti, disse con gioia, vi ho
tutti intorno al mio letto ! Chi vuole i miei capell i ? — soggiunse. Niuno rispose. La guardai, e mi
accorsi che il nostro silenzio le dispiaceva: — Io,
— dissi ! in mezzo ai singhiozzi ; ed ella : — Li
abbia la m a m m a . — P o i da quel punto fu tutta e
sempre con Dio.
— Signore ( diceva con voce supplichevole e affettuosa ) , Signore , benedite questa città, questo
popolo e il suo pastore. Benedite la cattolica Chiesa, il s o m m o Pontefice ed i ministri di lei : abbiate compassione dei poveri peccatori : illuminate
gli eretici: usate misericordia a quelli, che credono in V o i , ed a quelli, che in Voi non credono.
Perdonate a tutti : siate padre amoroso ai buoni e
ai cattivi. Benedite i miei genitori, dai quali, dopo
Voi , riconosco tutto. Maria Vergine immacolata,
abbiate pietà della mia povera madre. Signore ,
Maria santissima , abbiate pietà dell' anima mia :
date a tutti la vostra pace; io lascio atuttilapace.—
Ripetè più volte queste preghiere, alternandole
con passi dell' Evangelo e con versetti di Salmi,
ch'ella adattava allo stato suo. Avendola confortata il signor Priore a raccomandarsi alla gloriosa
sant'Agata, di cui la Chiesa celebra in quel giorno
la festa , ella subito ne recitò F Oremus in latino.
Tacque alcun poco, poiché le forze già le venivano meno. Poi mi chiamava con nomi di tenerezza,
e veduto nel volto mio il mio dolore : — Ricordati, disse, di santa Felicita, — invitandomi acl imi-
ROSA FERRUCCI
117
tare la sua fortezza. Anche tra sé diceva : — N o n
temo F inferno, perchè a m o tanto il mio Gesù. Oh
come soffro! Gesù mio, sia tutto per amor vostro !
sia tutto per vostra gloria! Mi pare di essere in
mezzo al fuoco ! mi brucia la schiena ; ah Gesù
mio, bruciatemi con le fiamme del vostro amore !
— Di nuovo supplicò la Madonna ad avere pietà
di m e ; e me raccomandò caldamente al suo confessore , e gli disse : — Questa sera torni dalla mia
povera m a m m a : procuri di consolarla. —
La morte era già vicina. Pallidissima nella faccia aveva gli occhi velati. Più non voleva prendere il ghiaccio ; da me lo prese per obbedienza. Così fino all'ultimo della vita si mostrò figliuola sommessa, ed egualmente mostrossi, qual era stata vivendo, caritatevole. Perchè a quanti l'erano allora
intorno raccomandò un'orfana, che la serviva, pregando, non fosse mai abbandonata. Già con gli occhi del corpo più non vedeva : sembra però , che
con quelli dell'anima incominciasse a contemplare
il m o n d o invisibile. Poiché ripetè più volte : —
Mio Dio, vi vedo, sì, sì, vi vedo; vedo la celeste
Sion : oh quanti Angioli! oh quanto è bella! — ci
chiamò tutti per n o m e ; si ricordò allora di quanti
ella aveva amato. Le ultime sue parole furono queste : — Sì, sì, mio Dio, volentieri
Cara m a m ma ! . . . Mon Dieu ! Ah ! mon Dieu !. . . Dove sono? ... . Chi mi chiama? .... Esciamo, mio Dio,
andiamo ! . . . . — Più non potè parlare : si faceva
però sovente il segno della croce e dava baci di af-
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ROSA FERRUCCI
fetto al suo Crocifisso. Indi a poco entrò in agonia.
Questa fu placida come sonno. A due ore pomeridiane e quaranta minuti del 5 febbraio spirò sorridendo
Il suo confessore esclamò mentre
usciva dalla sua stanza: —È morta una Santa! —
Dolce parola, che mi risuona sempre nel cuore !
Mia figlia morì da Santa, perchè visse ed operò
da cristiana. Ebbe le lagrime della intera città.
Persone d'ogni grado spontaneamente l'accompagnarono al sepolcro.
N o n so, come io abbia potuto narrar la sua morte. N o n so, come il mio cuore abbia retto a sì lungo strazio.
A te, figliuola mia, non è ignoto quale sia il fine onde ho pubblicamente di te parlato. N o n volli
onorare il tuo nome. Umile e modesta finché vivesti, ora per certo tu non desideri lode. E poi a te,
che già entrasti (almeno lo spero) nella infinita letizia del tuo Signore, che sono mai le incerte e labili cose di questo m o n d o ? Vanità, sogni, polvere
ed ombra. Scrissi di te per mostrare con il tuo esempio di quali virtù sia principio la religione.
Parlai di te per indurre le giovinette italiane ad
amare , siccome sempre li amasti, i beni del Cielo. D e h prega, prega per esse, figliuola mia! A b biano tutte la tua innocenza , la tua bontà , la tua
fede ! Abbiano in esse tutte le madri quella felicità, che io ho perduta nel giorno in cui ti perdei !
E sempre , deh sempre , o mia dolce , o mia cara
Rosa , prega per me ! Vedi : io sono abbattuta e
ROSA FERRUCCI
119
stanca. M a n d a m i tu dal Cielo la forza , che mi è
necessaria per non cader sotto il peso del mio dolore ! Io sono sempre tua m a d r e : deh ! in mezzo
alla tua immortale allegrezza ricordati del m i o amore. Ottienmi da Dio la grazia, che io tenga gli
occhi continuamente rivolti alla croce di Gesù Cristo , e che a Lui pensando ripeta spesso con fede.
queste parole, ch'egli già disse a speranza dolcissima dei credenti, a pietoso conforto dei desolati:
Ego sum resurrectio et vita. Qui credit in me, etiam
si mortuus fuerit, vivet ; et omnis qui vivit et credit
in me non morietur in ceternum. 1
CATERINA FERRUCCI.
Pisa, 29 giugno 1857.
1
lo sono la risurrezione e la vita, chiunque in me crede
benché sia morto, vivrà : e chiunque vive e in me crede, non
morrà in eterno. — S. Giovanni, cap. xi, v. 25 e 26.
A
SUA ECCELLENZA REVERENDISSIMA
MONSIGNORE ANDREA CHARVAZ
ARCIVESCOVO DI GENOVA.
Eccellenza,
Nella profonda, e tetra mestizia, in cui vivo come sepolta da dieci mesi, piacque al Signore donarmi non poche consolazioni. Tra esse mi è carissima quella che dalla pietosa sua lettera mi è
venuta. Ed in vero, che altro ora io posso nel m o n do desiderare se non che la memoria dell' amatissima mia figliuola sia benedetta dai buoni? Quale
speranza rimane su questa terra all'anima mia desolata fuori di quelle , che mi porge la religione ?
Ed Ella, Monsignore, ha benedetto il n o m e della
mia Rosa : Ella con l'autorità della fede mi ha confortata ad innalzare lo sguardo al Cielo per contemplarvi in mezzo alla schiera delle Vergini a Dio
dilette la figlia mia. Sì, furono dolci al mio cuore
le sue parole ; e mi fu dolce egualmente il suo desiderio, che ad utile esempio delle italiane fanciul-
122
ROSA FERRUCCI
le io narrassi più largamente la vita di lei, entrando in que' minuti particolari, che ommisi di ricordare nell'impeto, e nella piena del mio dolore.
Inserire questi nella biografia, che ora si dà di
nuovo alle stampe è per me cosa impossibile. Ella, che ha tanta perizia nell'arte dello scrivere non
ignora come sia difficile riannodare con evidente
naturalezza le parti di un discorso , poiché furono
quasi a forza disgiunte per connetterle ad altre idee,
e ad altri fatti. La mia mente è ora debole troppo,
è troppo confusa ; onde non può attendere ad un
lavoro , che dimanda rettitudine di giudicio , e libertà di ragione. Quello , che in molti fa la vecchiezza ha fatto in me la sventura. Io sento dileguarsi la mia memoria, spegnersi la potenza i m m a ginativa , sfibrarsi, ed a poco a poco languir l'ingegno. Sopravvivo a me stessa nell' intelletto , ne
me ne duole ; mi basta che non sia morto il mio
cuore. N o n potendo adunque in tutto seguire il
consiglio suo , né volendo mancar di obbedirla in
cosa, che a Lei sembra buona, e a me è tanto cara,
mi studierò in questa lettera di far più vivo il ritratto della mia Rosa, che già con m a n o tremante
ho delineato.
Le accadde mai, Monsignore, di avere udito una
melodia musicale di grande soavità , della quale
non le rimase poi bene impresso dentro la mente
il concetto , e il suono ? A lei ripensando ne avrà
per certo sentito nell' anima la dolcezza : ma non
avrà potuto in se ridestare Y ordine e il moto di
ROSA FERRUCCI
123
quelle care armonie. Questo a me avviene, se penso al tempo nel quale mi fu diletta compagna la
mia figliuola. Sento che quello fu tempo di lieta pace, di schietta e di piena felicità : ma dove io voglia, quasi evocando le immagini dei passato, conoscerne le cagioni non posso ritrovar queste nei
fatti : le ritrovo soltanto dentro al mio cuore , ove
una voce soave e mesta mi dice : Uosa ti fece la
più avventurata di tutte quante le madri perchè fu
buona. E veramente era tale la bontà sua , che in
niuna cosa più che in un'altra si palesava : ma tutte di se colorando le parti diverse della sua vita, le
rischiarava tutte ugualmente di cara e modesta luce. Bisogna avere con lei vissuto nella intimità dell'animo e de' pensieri per far degna stima dell'amabile sua bontà. Parlava? Ed io doveva ammirare
la carità delle sue parole, la gagliardìa del suo ingegno , la sua innocenza, la sua mansuetudine , la
sua fede. Operava ? Ed ogni sua azione era armoniosamente cristiana ; ne io dico senza ragione armoniosamente ; perchè fu distintivo speciale della
mia Rosa avere gli affetti ordinati in m o d o , che
tutti avendo il loro principio in Dio, niuno di essi
mai oltrepassava la conveniente misura.
Io non ebbi a durare fatica e pena nell' educarla. Le dissi quando era ancora b a m b i n a — T u a m e rai Iddio, il prossimo, il tuo dovere — le mostrai
poscia le varie facce di questo , e le diverse sue
applicazioni, ed ella tosto recò ad effetto le mie parole. Quando cominciai ad instruirla nelle lettere
124
ROSA FERRUCCI
le feci intendere , essere lo studio del vero, del
buono , del bello mezzo efficace per migliorarci e
nobilitarci nell'animo, e ne' costumi ; dovere ognuno coltivare con diligenza Y ingegno suo, per non
mostrarsi ingrato a Colui, che in esso transfuse un
raggio del suo splendore : ed ella sino da fanciulletta studiò con infaticabile diligenza. Mi ricordo,
che quando aveva circa dieci anni avendole io chiesto una sera, se avesse ben preparato le sue lezioni pel dì seguente, ella arrossendo alquanto rispose : « Deh, perchè questa dimanda, mia cara Mantice ma ? N o n potrei pigliar sonno, se non avessi pri« ma compiuto l'obbligo mio. Mi hai detto, che lo
« studiare è un dovere ; ti obbedirò in questa, sic« come in ogni altra cosa , perchè non voglio of« fendere Iddio col mostrarmi disobbediente verso
« di te. »
Molti dopo aver letto i suoi scritti si sono meravigliati , che tanta modestia fosse congiunta a tanta dottrina. Niuno ne dee stupire sapendo che per
la mia Rosa io studio era quasi un atto di religione. Poiché intendeva ella con esso di rendere ossequio a Dio, autore e fonte della sapienza. Se alcuno nell'udirla parlare speditamente le principali
lingue di Europa , le rivolgeva qualche parola di
lode, ella subito rispondeva ; « Io non ho in que« sto merito alcuno ; esso è de' miei genitori che
« mi hanno data la facoltà d'impararle. » Spesso
io le chiedeva contezza di qualche punto di storia,
del quale io aveva confusa la ricordanza. E perchè
ROSA FERRUCCI
125
subito me ne dava intera , e chiara notizia , non
ommettendo né la data del tempo, né i nomi, e la
postura de' luoghi, né molti altri minuti particolari , io non poteva tenermi dal commendare la sua
diligenza intorno agli studi storici : Ed ella : « Io
« ho per natura memoria pronta, e tenace : è dono
« di Dio ; se non dimentico ciò che ho letto, tu non
« hai in questo di che lodarmi. »
E veramente fu portentosa la sua memoria. Parlava meco de' tempi di R o m a , e di Grecia, c o m e se
in quelli fosse vissuta. N o n solo si ricordava di tutte le guerre combattute dai popoli antichi, e poi dai
moderni, dei trattati di alleanza, e di pace fatti da
essi, della vita degli uomini illustri nella milizia,
nelle lettere, nelle arti, ma sapeva dove, quando,
per qual ragione, e da chi fossero promulgate, o
abolite alcune importanti leggi, di quali ordini si
componessero i varii governi, quali forme prendesse la civiltà tra i diversi popoli della terra, quale
effetto avessero ne' costumi i commerci, la filosofia,
la tirannide, la licenza, la religione nel lungo corso de' secoli in tutte le regioni del mondo. A quattordici anni passeggiando meco in campagna con
un signore dottissimo nella storia del medio evo
potè ripetere ad esso ordinatamente i nomi dei re
Longobardi, e quelli dei duchi di Spoleto, e di Benevento. Innamorata di Bossuet seguiva le sue opinioni intorno alla filosofia della storia. Però in
tutti gli eventi umani adorava la Provvidenza, vedeva in tutte le cose del m o n d o la sapientissima
126
ROSA FERRUCCI
mente che le governa. Da ciò pigliava lieta speranza intorno alle sorti future della sua patria, amata
da lei di forte, ma schietto e cristiano amore.
Ebbe ella sempre verso il suo Dio la fiducia di
figlia verso buon padre. « Poiché avrò fatto, sole« va dirmi, quellp che io devo, non mi affliggerò
« mai in eccesso se a vuoto cadano i miei disegni.
« Oh ! come mi è dolce di riposare V anima mia
« nella bontà del Signore! Quando penso, ch'Egli
« mi vede, e mi a m a , e mi ha sempre amata sin
« dall' eternità ; quando ricordo, non volere Egli
« mai ricusar la sua grazia a chiunque con fede
« gliela dimandi, e tutto noi potere per essa, non
« temo la ingenita debolezza della corrotta nostra
« natura, non mi spaventano Tire della fortuna, e
« sono deliberata di vivere e di morire pel mio Dio. »
Quindi ella fu sempre d'animo saldo, e di rara moderazione nei desiderii.
Nel giorno, nel quale si trattò del suo matrimonio io me ne stava in gran turbamento. Ella lesse,
suonò, attese alle solite occupazioni tutta sorridente, e serena. « T'invidio, allora le dissi: tu serbi
« oggi la consueta tua calma, mentre io sto incerta
« e sospesa pensando, che qnesto è giorno dal qua« le pende la sorte del tuo avvenire. Ed ella : si,
« mi rispose, sono tranquilla. Mi sono posta nelle
« braccia amorose del mio Signore; disponga Egli
« di me come vuole : io m'inchinerò ai suoi de<f creti. )>
Da poco tempo ho saputo, che negli ultimi istan-
ROSA FERRUCCI
127
ti della sua vita diceva alle Suore di santa Chiara:
« Povera m a m m a ! C o m e rimarrà desolata senza di
« m e ! Io sola so quanto ella mi ami: ed ora lo vece do meglio che nel passato, poiché le leggo negli
n occhi lo strazio del suo dolore. Povera m a m m a !
« Per lei, per la sua afflizione mi è grave di mori« re così giovine. Poi guardando il suo Crocifisso
« aggiungeva: Caro Gesù, io raccomando a voi la
« mia m a m m a : datele forza per tollerar la mia morte te; siate voi il suo pietoso consolatore ! »
La tua speranza, o diletta mia Rosa, non fu ingannata. Le preghiere, che per me sollevava al cielo la moribonda tua voce, furono accette al Signore. Egli il mio conforto, il mio aiuto : Esso mi fa
sopportare pazientemente la solitudine di una vita,
che senza di te sarebbe pauroso deserto all' anima
mia, se accanto alla cara tomba, in cui il mio cuore fu insieme con te racchiuso, non mi apparisse
la croce, forza dei deboli, sicura consolazione dogi' infelici.
N o n credo, che un giorno solo abbia la mia figliuola dimenticato, essere Dio giudice e testimone delle opere nostre e dei nostri affetti. La pietà
stessa in lei prendeva alimento dalla sua fede. Nei
poveri è Gesù Cristo, mi disse non poche volte, e
a queste parole una lagrima tremolava negli occhi
suoi. Quindi allorché aveva dinanzi a sé alcuno di
essi, il suono della sua voce, e l'aria della sua faccia mostravano non pur compassione sincera, ma
tenerissima riverenza.
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ROSA FERRUCCI
Tanto poi si affliggeva dei mali dei poverelli, che
un giorno così mi disse: « N o , non sarò mai verace mente lieta; non potrò essere mai contenta. V e ce dendo tanti languire nella miseria mi pare, che
ce si spezzi il mio cuore. E sebbene sia grata alla
ce Provvidenza dei beni, che mi ha concesso, pure
ce non posso appieno goderne. Anzi sovente mi è
ce grave l'aver bella casa, buon letto, vitto abbonce dante, mentre non pochi son privi del necessario.»
Ho già narrato, siccome la mia figliuola spendesse in opere di carità tutto il poco denaro ch'io
le donava. Oltre ad esso noi le avevamo assegnato
una certa s o m m a per fornirsi di vesti, e d'altri ornamenti. Anche questa avrebbe quasi per intero
impiegata in soccorrere agi' indigenti, se io non
glielo avessi vietato, mostrandole, dovere noi in
tutto, anche nel bene, fuggire il troppo, né far più
di quello che dalla nostra fortuna ci è consentito.
Mi obbediva ; non però allegramente : spesso era
solita dirmi: « Deh ! perchè vuoi, eh' io mi faccia
ce un vestito nuovo? Ne ho tanti de' vecchi ! N o n
« sono alla moda, è vero, ma son puliti. Con quan« to ora debbo spendere a comperarlo potrei aiuce tare non uno, ma molti poveri. » Avendo ella la
cura di rassettare il bucato, se vedeva panni logori troppo per essere rammendati, me li chiedeva dicendo: « Vi è m o d o di farne carnicine e gonce nelle per qualche bimba : » e tutta lieta si poneva a tagliarle, e quindi a cucirle; di ciò ringraziandomi come di caro dono.
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ROSA FERRUCCI
Seppe ella, che ad una buona fanciulla era stata
rubata non poca imbiancheria da lei fatta col frutto di sue fatiche. Se ne dolse, e poiché in quel
giorno, per avere ella compito diciannove anni, io
le avea regalato alcune monete, mi domandò in
grazia le permettessi di uscire per ricomprar quello, che alla povera giovinetta era stato tolto. Con
grande allegrezza e festa compì quest'opera buona,
avendo ella in costume godere dell' altrui bene più
che del suo, e più di far doni, che di riceverne.
Anzi provava tanta allegrezza nel dare agli altri,
che in questo non sapea temperarsi. Nulla disquisito, o di caro tenuto avrebbe per sé, ove non l'avessi in ciò raffrenata per insegnarle quella sapiente moderazione, eh' è fondamento e principio
della virtù.
Poco prima di cadere malata mi chiese la permissione di portare con sé a Livorno le imbiancherie da lei usate prima delle sue nozze. « Forse,
« poi aggiunse, qualche povera donna verrà a dice mandarmi di che coprirsi. N o n potrei darle le
« cose del mio corredo: lascio stare, che son troppo
ce belle; ma il corredo non mi appartiene. Se iodoee vessi presto morire, esso ritornerebbe per legge
« alla mia famiglia ; quindi sono in coscienza obe< bligata ad averne cura. Portando meco le imce biancherie, che ora adopero, avrò di che sovve« nire agli altrui bisogni. »
Il giorno suo natalizio dell'anno 1856 fu da noi
celebralo con più amorosa letizia del consueto,
9
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ROSA FERRUCCI
Venne il suo sposo, ed ella poscia mi disse: « Gae« tano è in tutto secondo il mio cuore. Abbiamo
ce fatto insieme un disegno, che mi rallegra solo in
« pensarvi. Nei giorni della nascita nostra, e del
ce nostro n o m e , non ci faremo a vicenda doni, sic« come è V uso: ma daremo invece larghi soccorre si a qualche famiglia povera e buona. »
Il giorno tuo natalizio per te non si è più levato, mia cara Rosa! Lo celebrammo piangendo sul
tuo sepolcro. Ma Iddio, che tien conto non pure
delle opere nostre, ma d'ogni pio desiderio del nostro cuore, della compassionevole tua intenzione
ti avrà per certo nel cielo rimunerata.
Siccome dove non è carità, non è pace, così nelle case in cui vive chi del santissimo ardore di
quella è acceso regna bella concordia, dolce allegrezza, che sulla terra ci fa pregustare in parte la
felicità dei beati. Io di questo favello per esperienza. Angiolo in forma di giovinetta innocente tu, o
amica dolcissima del mio cuore, facesti lieta e serena la nostra vita. Oltre a ciò dal tuo esempio appresi , quanto la umana sapienza sia manchevole
e tenebrosa, se la luce del cielo non la rischiara ,
avendo in te scórto, aggiunger la fede gagliardia
nobilissima all' intelletto, dare all' ingegno nostro
alimento l'amore di Dio.
A lungo, sospinta da desiderio quasi insaziabile di sapere, studiai nei libri antichi, e moderni :
e quando volli pigliare in esame quelle dottrine,
che presumono di dar norme ai nostri costumi,
ROSA FERRUCCI
131
scopersi in tutte sofismi, vanità, errori. A h ! la
scienza della vita s'impara soltanto presso alla croce! Ed in questo giudicio mi confermai vedendo
di quali virtù fossero per la mia Rosa fecondi i divini precetti dell' Evangelo. Io lo dirò schiettamente, figliuola mia. Se t'insegnai le ragioni del bello, se ti posi dinanzi agli occhi i principii eterni
del vero e del retto, se ti fui guida nella via, che
conduce al cielo, tu m'insegnasti con la bontà sempre uguale de' tuoi costumi quanto sia operosa la
fede in anima santa e pura, quanto in essa sia bella la carità. Quindi ti fui maestra e discepola ai
tempo stesso. A te io communicava i sudati frutti
della mia lunga esperienza degli uomini e della
vita : tu in me infondevi soavi e pietosi affetti, e
nuovo spirito di cristiana semplicità. O h ! era pur
dolce l'intima unione delle anime nostre, e de'nostri ingegni ! dolcissimo l'avere in due un solo
cuore ! Finché vivesti, tu non potevi intendere
appieno per qual cagione io ti amassi quanto mai
non a m ò alcuna madre la sua figliuola. E quella
era anche a me in parte ignota. Ora appieno la
scorgo, mia cara, mia buona Rosa. Perchè rimasa senza di te mi avvedo, come in te amassi la
celestiale bellezza della virtù, che in te agli occhi miei lucida e pura si palesava. O n d e amando
te amava Dio, che ti arricchì de' suoi doni. Ed ora,
che farei, sventurata ! se questo amore non sostenesse il languido avanzo di vita, che mi rimane?
Quando mi prostro sulla tua tomba, ed ivi pian-
132
ROSA FERRUCCI
go, e ripenso al tempo passato, e vedo con la fantasia in cambio del caro tuo corpicciuolo, che nudrito già del mio latte crebbe poi tra le mie carezze, anzi meglio direi sul mio cuore, un cadavere
informe, e polvere, ed ossa, io lì cadrei morta a
terra se ricordando l'angelica tua bontà, non ripetessi a me stessa le consolanti parole di Gesù
Cristo: no, non è morta la mia figliuola: la parte
umana di lei dorme qui sotto questa pietra; V anima sua vive in cielo, e di là mi chiama, confortandomi dolcemente ad amarla sempre, come dee amare
madre cristiana, cioè con sicura speranza, con invitta pazienza, con salda fede.
Ma dove mi ha trasportata Y affetto? Io debbo a
lei, Monsignore, parlare della mia Rosa, non già
di m e . Vorrei di essa parlarle con temperato e rimesso modo, poiché non ignoro, negarsi da molti
a passionato discorso piena credenza. Tenere però
le parti di semplice narratrice quando ogni mio
pensiero è mestizia, ogni mia fibra è dolore, parmi sia cosa non pure difficile, ma impossibile. E
come il sole risplende anche a traverso le nubi,
che alcuna volta gli fanno velo, così l'affetto m a terno ad onta del freno, col quale io mi sforzo di
contenerlo, in tutte le mie parole si manifesta. Ma
perchè quello sia indomabile e impetuoso, non però è tale, che mi trascini lungi dal vero. Mentre
scrivo e favello della mia Rosa, io tengo la mente
rivolta a Dio, nel quale e pel quale ella visse: quindi non potrei, anche volendo (né per cosa del m o n -
ROSA FERRUCCI
133
d o ho mai voluto, o vorrei mentire) falsare la verità, o soltanto alterarla con linee troppo taglienti,
o con troppo vivi colori.
Tra gli affannosi pensieri, che giorno e notte
pongono in gran turbamento 1' anima mia, uno mi
reca consolazione, perchè mi dice: se la vita della
tua figliuola fu breve secondo il corso della natura, essa dee riputarsi lunga, se tu misuri la sua
durata dal molto, che quella imparò, dal bene che
fece, dagli esempi che ti ha lasciato. Anche dèi
confortarti nel ricordare, essere stata sempre felice, perchè non mai soggiacque alla forza delle ribelli passioni, o agl'irragionevoli sdegni della fortuna. E veramente poche fanciulle hanno goduto
P inalterabile pace di che godè la mia Rosa. Paga
del poco ella trovò nella solitudine, nello studio,
nella preghiera, nei santi affetti della famiglia e dell' amicizia quelle dolcezze, che tante vanno cercando invano nelle insensate gioie del mondo. «Non
<e mi farai vestiti da ballo (mi disse, quando era
ce promessa sposa) : io voglio continuare da m a n ce tata il m o d o di vita, che abbiamo tenuto insie<e m e . Lavorerò, leggerò, mi occuperò nella musi« ca e nelle cure domestiche. Molto ti ringrazio di
« avermi educata al vivere casalingo. Per esso non
ce conosco, che sia la noia, compagna dell' ozio, e
« del continuo variare dei desiderii. »
N o n mi ricordo , che Rosa una volta sola m o strasse amore a qualche m o n d a n o divertimento.
Anzi essendo noi per lasciare Firenze , e volendo
134
ROSA FERRUCCI
io condurla alle corse di san Giovanni, ella mi
chiese per gran favore, che invece le permettessi
di passare le ore di quella festa presso le Suore di
Carità. Tornatane sulla sera mi disse : « Oh ! coee me ho lietamente passato la mia giornata ' Quelce le sante donne mi hanno tenuto discorso di san
ec Vincenzo, e di Dio. Ho respirato presso di esse
ce un profumo di carità e d'innocenza , che ancor
« mi ricrea. Che sono mai le p o m p e e i di vertice menti del m o n d o in comparazione delle dolcez« ze di che ci consola ^religione , e 1' esercizio
« delle cristiane virtù ? »
Siccome Rosa faceva suoi propri i mali degli altri, così si saria recato a coscienza correre dove il
popolo corre per rallegrarsi, quando persone amate da lei stavano in lutto per qualche grande sciagura loro accaduta. Inoltre le poche volte nelle
quali fu spettatrice di quelle feste, che traggono a
sé gli oziosi e gli spensierati, lontano da esse si
trasportò col pensiero, ponendosi ad ammirar le
bellezze della natura. A dare esempio di questo
modo, non per certo comune a molti, del suo sentire, qui recherò alcuni passi delle sue lettere.
(Alla marchesa Isabella Franzoni.)
ce Pisa, 18 maggio 1853.
« .... Da una settimana abbiamo perduto tre
« amici : cioè l'ottimo Giacomo Multi, il professoee re Rosini, il quale era c o m e il nonno di casa, e
ROSA FERRUCCI
135
« un altro buon vecchio, che da molti anni conoce scevamo. È pur melanconico questo mondo, ca« ra signora Isabella ! Io ora incomincio ad accor« germene, poiché a forza di sentir parlare di svence ture, mi è caduto dagli occhi il bei velo delle il« lusioni.
ce La stagione non potrebbe essere più bella.
ce Ella ne godrà nella sua a m e n a villetta , che di
ce qua vedo col pensiero , c o m e vorrei vedere in
« effetto le buone persone che vi abitano. Le noce stre Cascine sono tutte fiori e verzura, onde ralce legrano l'anima con l'agreste loro bellezza. Ieri
« vi passeggiai con la m a m m a , ed il pensiero mi
« corse a quelle di Firenze, che dovevano essere
« piene di popolo festoso.
ce N o n creda però , che la giornata di ieri non
« fosse lieta anche in Pisa. Anzi questa nostra sice lenziosa città era in gioia per l'arrivo del Cardice naie. N o n posso però descriverle questa solence nità, perchè fui dalle povere Mutti, né avrei aee vuto il cuore di assistere ad una festa, mentre il
ce povero Rosini era , per così dire , ancor caldo.
« Alla funzione per l'arrivo dell'Arcivescovo succe cesse l'altra mestissima dei funerali del Rosini,
ec e una nuova tomba si aperse in quel C a m p o sance to, ch'esso ebbe già in molto onore. Mi scusi per
ce carità , signora Isabella , se io vengo a contri« starla con mesti pensieri, quando dovrei sforai zarmi di fare il contrario.... »
136
ROSA FERRUCCI
( A suo padre. )
« Firenze, 26 giugno 1852.
ce .... La vigilia di san Giovanni la città era
« illuminata : il popolo rideva e si rallegrava doce po tanti stenti e tanti dolori. I curiosi guardate vano i lumi, e i fuochi di artificio : pochi ammi« ravano il più bell'ornamento della festa : cioè la
ce luna, che in tremola luce si rifletteva nell'Arno,
ce e faceva apparire maggiori le ombre degli alee beri. . . . »
(A me. )
ce Firenze, 20 aprile 1855.
ce ... . Sono stata a vedere le Corse. Ti acceree to , che rimasi al tutto désenchantée di questo
ce spettacolo, che nulla ha di dilettevole agli occhi
ce miei. Contemplai però con piacere grande il prote spetto , che si offeriva a me da ogni parte. Le
« colline di Fiesole, i vaghi colori di un arco bace leno, il verdissimo e largo prato delle Cascine,
ce il viale circondato da folti alberi mi parvero soct lo degni di essere ammirati. . . . »
L'uso avuto da essa sin da fanciulla di conversare con se stessa , di meditare su i libri letti da
lei, di non pregiare altro che il buono ed il vero,
di fuggire i vani discorsi, e di ricercare la compagnia di persone probe e assennate diede precoce maturità alla sua mente. Il desiderio, eh' ebbe
ROSA FERRUCCI
137
sempre vivissimo, dei beni del cielo, la pietà delle altrui sventure, l'amore portato a Dio svelarono
a lei giovinetta il pauroso mistero di questa vita :
onde non mai ingannata dalle apparenze , ripose
nelle cristiane virtù lo stabile fondamento della felicità nostra, e vide il dolore esser c o m p a g n o dell'uomo, e quello venire dalla religione addolcito e
santificato. Legga, Monsignore, le lettere, che qui
trascrivo, e poi mi dica se cedo al materno amore
affermando, avere la mia figliuola avuto quel senno , che in molti non mai si trova , ed in altri è
frutto di faticosa esperienza.
( A Luisa Vogl. )
ce Antignano, 3 luglio 1853.
ce ... . Mio fratello dee averti dato il mio picce colo libro : esso è logoro molto ; ma è il primo
ce libro di preghiera che io mi abbia avuto , e in
ce esso per lungo tempo ho pregato. Ricevo ora la
« tua lettera. Le ho fatto festa, ma non sono conce tenta in tutto di te. Perchè ti affliggi di cose, di
ce cui veramente fai troppo conto ? A che la tua
ce profonda melanconia? E quando darai prova di
ce forte e di cristiana pazienza , se non nella conce dizione, in cui ora sei?
<e E però leva su, vinci Y ambascia
ee Con T animo, che vince ogni battaglia. »
ce Tu hai molto studiato nelle opere dei filosofi.
1 38
ROSA FERRUCCI
« Vane però saranno le tue letture , se non rechi
ce ad effetto i loro ammaestramenti. Forse io sono
ce teco troppo severa. Perdonami, amica mia ; mi
ce affliggo della tua afflizione, e quindi vorrei, che
ce tu vincessi te stessa. Mille volte fu detto, ed io
ce lo ripeto , essere la vita u m a n a da furiose temce peste spesso agitata. I flutti si sollevano con m u g ce gito cupo e tremendo : si urtano, si rompono gli
ce uni su gli altri, si accavallano, e poi si aprono
ce quasi in profondi abissi, mentre il cielo è coper« to da dense nubi: ma vedi? Ecco improvvisaee mente si cambia il vento : ecco il mare appianace to, sereno il cielo, ecco il sole riflettersi sulle acce que siccome in nitido specchio. Mia cara Luisa,
« Paria della tua terra natale metterà pace nell'anice ma tua : vero è però,, che tu mi sarai lontana :
« ma se sarai felice , mi sembrerà m e n o amara la
« nostra separazione. . . . »
« Firenze, 18 febbraio 1854.
ce Ieri ebbi la tua affettuosa e melanconica lette« ra. Subito ti rispondo, affinchè tu sappia, essere
« mio il tuo dolore. Povera Antonietta ! Ma percc che piangeremo sopra di lei? È andata in luogo,
ce dove, c o m e essa diceva nel suo delirio, tutto era
ce già preparato per riceverla lietamente. N o n ad
« essa, ma sì a te, ed ai tuoi si convengono adunce que le nostre lagrime. C o m e ebbi la trista novelce la subito rivolsi al Signore una fervorosa prefi ghiera per te, e per tua madre. N o n ho pregato
ROSA FERRUCCI
139
ce per Antonietta ; che già la immagino in mezzo
ce ai cori degli angioli.
ce Vorrei consolarti, mia cara amica. N o n sono
ce però da tanto. Iddio solo può darti efficaci conce solazioni. Esso ti aiuterà a sopportare cristiana« mente la tua sventura. N o n è egli il nostro buon
ce Padre ? N o n ci aspetta egli forse in quella beace tissima sede in cui non è pianto , non è dolore,
ce ma la pace e la gioia durano eterne ? Eccoti un
ce dolce e consolante pensiero , che ora mi viene
« alla mente. N o n auguravi ogni giorno tutte le
ce sperabili contentezze alla diletta tua sorellina ?
ce E non le ha ella ora sì grandi, sì pure, così cornee piute, che altro più non potrebbe desiderare? i
ce La sua sorte a me sembra degna d'invidia. Ella
ce non ha conosciuto le pene, ed i disinganni di
« questa vita : non ha patito alcuno dei mali che
ce soffre chi vive a lungo. La morte è stata per esce sa un angiolo, il quale è sceso dal cielo per co« ronarla di fiori. Mia buona Luisa , asciughiamo
« le nostre lagrime : non vedi quanto la tua Anto« nietta sia più felice di noi ? ... . »
ce 5 maggio 1856,
« . . . . Oggi ho riveduto il marchese Gino Cap« poni, e il signore di Collegno. Tu forse conosci
<e questo per fama. È un dottissimo geologo , un
« u o m o di virtù antica: sua moglie è colta, buona
1
Le seguenti parole si possono applicare alla mia Rosa.
140
ROSA FERRUCCI
ce ed amabile. Io ho avuto gran piacere nel ri vece dere que' due signori. Il Capponi mi ha stretto
ce cordialmente la m a n o congratulandosi meco.Poce vero Capponi ! Povero Collegno ! Ad ambedue
« si compete la pietà nostra. L' uno è condannato
ce a perpetua notte, l'altro è gravemente infermo.
« Ah ! la vita , Luisa mia , che è ella mai questa
ce vita ? Né la virtù, né l'ingegno, né la grandezce za dell' animo bastano a preservarci dalla svence tura. Ciò avviene perchè questa terra non è la
a nostra vera dimora. Rreve e fuggevole è il tenace pò, che vi passiamo; noi siamo fatti pel cielo »
« Pisa, 5 ottobre 1856.
« Tu hai ragione. Le donne si dovrebce bero maritare soltanto con uomini, che hanno
ce l'ingegno ben coltivato, e che hanno preso in ace more un'arte, o una scienza. Sai tu quello, che
ce dice il padre Lacordaire ? 0 giovinette , ponete
ce mente se l'uomo a cui siete per dare la vostra
ce fede abbia in uso di chinar le ginocchia innanzi
ce all'altare ; se le mani, alle quali dovete voi unir
ce le vostre, si pieghino riverenti nella preghiera.
ce Egli pure ha ragione, e per questo io spero, mia
ce cara amica, d'esser felice. »
La stessa rettitudine di giudicio, che si manifesta nelle sue lettere, io ho sovente ammirato nei
suoi discorsi. Con gli altri Rosa poco parlava, molto con m e , e a cuore aperto, massime quando usciv a m o insieme per passeggiare. Essendo ambedue
ROSA FERRUCCI
141
sempre occupate nelle cure domestiche e negli
studi, riserbavamo gì' intimi nostri colloqui per
quelle ore, che io dava all'esercizio del corpo, ed
al necessario riposo dell'intelletto.
Ore fuggevoli e care , non tornerete mai più !
Ed io più non vedrò quei luoghi, nei quali non
potrei movere un passo , senza scorgervi l' orma
impressa dal piede della mia figlia , e quasi udir
la sua voce. Di rado ce ne andavamo là dove è
calca di gente. Le vie solitarie erano da noi preferite alle popolose: ed ivi le anime nostre si trasfondevano l'una nell' altra con tal diletto, che facendo ogni giorno le stesse cose , queste ci parevano sempre nuove. Un bel tramonto di sole dava
cagione alla mia figliuola di favellare della bontà
del Signore. La vista di romita valletta destava in
essa pensieri soavi e mesti : guardando i lontani
monti diceva : « Quante volte le terre , che si di-.
ce stendono ai loro piedi, hanno variato abitanti,
ee fortuna, leggi, costumi! Essi però stanno i m m o « ti. Ciò ne mostra la differenza eh' è tra le opere
ce umane, e quelle di Dio. »
Se e' incontravamo in alcuna donna tremante e
curva sotto un gran fascio di legna, ella impietosita nel volto si lamentava di non potere nel m o do, che avrebbe desiderato, soccorrere ai mali dei
poveri, ovvero rendeva grazie al Signore dei beni, che le concesse. Più volte entrò meco negli umili cimiteri della campagna : ed ivi, dopo devota
preghiera, fermossi a considerare la caducità del-
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ROSA FERRUCCI
la umana vita, e la tremenda eguaglianza, che fra
noi tutti pone la morte. Nel sempre diverso aspetto della campagna nulla sfuggiva all'occhio suo osservatore. C o m e le corde d'un musicale istrumento rispondono obbedienti alla m a n o che le percote, così l'anima sua rispondeva ad ogni impressione, che in lei facevano le bellezze della natura.
Io ho sempre amato il silenzio e la solitudine :
ma sempre ho desiderato di avere un cuore, in cui
potessi versar la piena di quegli affetti, di che riboccava il mio. E questo io aveva trovato in una
fanciulla amabile per vereconda innocenza, di forte ingegno, d'animo schietto, di casta immaginativa. Se nel m o n d o ho molto patito, ho pure molto goduto : non per volgari cagioni, ma per virtù
di quegli arcani piaceri, che sgorgano, quasi torrente di luce, dalla increata bellezza e dal vero eterno. Pure non mai meditando su questo, e fissando in quella il pensiero , ho provato dolcezza
uguale alla pura soavità, che le assennate, pietose, care parole della mia figlia mi mettevano dentro al cuore. Io aveva veduto crescere, pigliar form a , nobilitarsi il suo raro ingegno : io scorgeva
limpida e senza velo l'anima sua ; e mentre in essa adorava la chiara impronta della sapienza e
bontà di Dio , mi era di conforto il pensare , che
forse non inutili affatto le tornavano le mie cure.
Oh ! avessero in parte queste contribuito ad affrettarle il libero godimento del s o m m o bene ! Oh !
potessi dir con fiducia al Signore : Ecco a Te è ri-
ROSA FERRUCCI
143
tornata quella, che volesti qui nella terra affidare
alla mia custodia. Ardirò di chiederti, se ti sembra, che per effetto pietoso della tua grazia, io non
abbia guastato l'opera tua ? Solo una santa era degna d'esser sua madre. Io povera donna feci il m e glio, che potei e seppi. L'amai, Signore, l'amai
mille volte più di me stessa ; ma in Te e per Te :
quindi ne ho rispettata tra timida e riverente la
santità.
Ho già narrato, siccome vietassi alla mia figliuola leggere i libri, dai quali temeva fosse adombrata la sua innocenza, e come in questo prontissima
mi obbedisse. Dopo la sua morte ho saputo , che
volendo il suo sposo farle notare non so qual bellezza in alcuni versi di Dante, che sono in uno de'
Canti, che io già le aveva proibito di leggere, Ella si oppose al suo desiderio , e perchè quegli affermolle non essere alcun male nei versi di che le
parlava, « Perdonami, gli rispose : non debbo in
« ciò compiacerti. La m a m m a mi ha proibito di
ce leggere tutto quel passo ; io voglio obbedire a
« lei ciecamente, siccome ho sempre usato di fare. »
Fino da quando era la mia Rosa bambina, le aveva detto, non convenirsi a savia fanciulla stare
alla finestra e allo specchio, siccome fanno le oziose e le vanarelle. Ed essa in ciò seguì tanto i consigli miei, che dove per qualche festa solenne passasse una processione nella via ov'era la nostra casa, non osò mai di affacciarsi per riguardarla , se
a me non ne avesse chiesto la facoltà. Quanto allo
144
ROSA FERRUCCI
specchio mai non vi stette ; vi dava alla sfuggita
un' occhiata prima di uscire , e amando in sé la
nettezza fuggì le mode, che sono lusinghevoli troppo e troppo vistose.
N o n creda alcuno da questo , che la mia Rosa
avesse contegno e modi da claustrale. Ella era una
disinvolta ed amabile giovinetta : aveva il brio, la
eleganza, la grazia della sua età : ma brio temperato dalla gravità dei pensieri, eleganza semplice
e vereconda, grazia non affettata e sempre decente. Alcuni, che non avevano mai parlato con essa,
piansero alla sua morte ; e l'uno diceva all'altro :
era una consolazione incontrar nelle strade quella
fanciulla così graziosamente modesta. Più volte not a m m o con quanta letizia, con quanto amore parlasse alla madre sua. Povera madre ! C o m e vivrà
senza lei? C o m e vivrò? Ruona gente, me lo chiedete ? C o m e può vivere chi misura la durata del
tempo dal suo dolore.
Quando la nuova della gravissima malattia di
mia figlia si sparse per la nostra città , vi fu chi
disse : Io già temeva sino dalla scorsa domenica
(25 gennaio) che quella buona fanciulla non stesse bene. Per la prima volta in tanti anni , in che
ho con lei udito messa nella medesima chiesa , la
vidi porsi a sedere. E veramente ella stava sempre in ginocchio dinanzi a Dio, mostrando in tutta la sua persona non dubbi segni dell' interno raccoglimento. La devozione di lei era viva : sciolta
però da ogni errore superstizioso. N o n le molte
ROSA FERRUCCI
145
preghiere , ma le ferventi stimava essere accette
al Signore. 1 Né a Questo dava soltanto alcune parti della giornata. Viveva con Lui, ad Esso pensando nel tempo in cui lavorava, Lui avendo per fine
dei diligenti suoi studi, a Lui consacrando gli affetti suoi. E b b e per la Vergine Immacolata la te1
Ne adduco in prova le sue stesse parole;
(A Luisa Vogl.)
« Pisa, 19 agosto 1855.
« Pur troppo è vero; il cholèra infierisce nella nostra pove« ra Italia. Le nuove di Firenze sono assai triste. Vi si fece
« una processione, e molti vi andarono a piedi scalzi, onde non
« pochi caddero poscia morti tra breve. A h ! non sono queste le
« cose che valgono a placare l'ira di Dio ! Egli però è così
« buono, che ad onta dei nostri peccati e dei nostri errori avrà
« di noi compassione... »
(Al suo sposo.)
« 26 giugno 4856.
« Nemmeno io lodo Y impiegare molte e molte ore del gior« no nel dire, spesso senza attenzione, molte preghiere voca« li. Ma stimo utile, anzi dirò necessario, lo spendere alcun
» tempo, massime ne'giorni festivi, nei leggere qualche buon
« libro di pietà, nel recitare alcune delle orazioni della Chie« sa, e nel levare l'anima e la mente a Dio. Questo io sono
« solita di fare, come sai, la domenica, e credo, che senza si« mili atti di religione la festa non sia bene santificata. Ma lo
« ripeto: dico con te, l'orazione non deve essere troppo lunga,
« ma fervorosa, breve e frequente. »
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ROSA FERRUCCI
nerezza di riverente figliuola a tenera madre. Ogni
sera nelle preghiere , che noi facevamo insieme ,
invocava il suo aiuto con una orazione da lei in
gran parte composta , e mentre la recitava teneva
gli occhi rivolti al cielo con tanto amore , che io ,
nel vederla in quell'atto devoto e pio, me ne sentiva soavemente commossa. Rosa avea cari i fiori,
e sin da fanciulla ne intrecciava ghirlande, che poi
sospendeva a un quadretto della Madonna. Mesta
e dolce reliquia di lei, che tanto mi fece bella la vita, esso ora è appeso nella mia stanza. Sovente lo
guardo e piango : allora mi sembra, che da quella
immagine santa la Vergine mi favelli dicendo : —
N o n ti affannare, povera madre. La figlia tua è con
me in cielo, come il suo corpo è sepolto innanzi ai
mio altare. ì S'ella mi die ghirlande di fiori, io di
gigli immortali l'ho incoronata. N o n piangere : ella è con me : di che temi? Io ho sentito tutti i dolori, che possono straziare nel m o n d o cuore di m a 1
Rosa è sepolta nella chiesa di Santa Croce innanzi all'altare di Maria Vergine Immacolata. Io scelsi la chiesa, perchè
non lontana dalla nostra casa. Niuno di noi sapeva, che in
quella fosse una cappella consacrata a Maria S S . , e ch'ella \i
fosse sepolta fu quasi effetto del caso, o più veramente fu per
divina disposizione. Negli ultimi suoi momenti la mia figliuola
con fioca voce diceva: Ma potrò stare sotto V altare ? Mi porranno sotto V altare? Erano queste parole dettate a lei dal delirio? Erano inesplicabile previsione dell'avvenire? Non oso affermare né P una , né P altra cosa. Racconto un fatto che ha
molti per testimoni.
ROSA FERRUCCI
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dre. Quindi ho compassione del tuo, e tengo la tua
figliuola tra le mie braccia, e a te un giorno la renderò tanto bella, quanto non può immaginare intelletto umano. »
Oh ! religione santissima, ti ringrazio ! Se io vivo ancora, è per te: se posso con pazienza aspettare il giorno, in cui a Dio e alla mia figlia sarò
riunita, è per effetto soltanto della speranza, che
fai sorgere salda e forte accanto alla croce.
Tra i santi, che la mia Rosa ebbe in maggiore
venerazione, furono san Vincenzo de' Paoli e san
Francesco di Sales, ammirando nel primo Y ardentissima carità, nell' altro la soave dolcezza delle
dottrine, delle opere, degli affetti. Quando cadde
malata, si preparava a celebrare la festa di san Francesco con una novena che volle continuare anche
inferma. Spesso affissava lo sguardo languido e m o ribondo nella immagine di san Vincenzo de' Paoli, che stava presso al suo letto. Ed io credo, che
non solo ad esso raccomandasse P anima sua, ma
sì anche i poveri da lei amati c o m e suoi cari fratelli sino che visse, né da lei agonizzante dimenticati.
Perchè sapeva, avere bisogno la nostra vita di
savie norme, estrasse da buoni libri consigli e precetti di perfezione cristiana. 1 Su questi poi medi-
* Eccone alcuni. Vedere Dio in tutte le creature. — Riferire tutto a Dio. — Pensare sempre, Dio mi vede.—Ringraziarlo di avermi fatta nascere cristiana. — Amare la Religione
148
ROSA FERRUCCI
tava, c e r c a n d o di c o n c o r d a r e c o n essi le o p e r e sue.
L o g o r o è il foglio nel quale li a v e v a notati, p e r c h è
lo a v e v a a m a n o o g n i giorno. Q u a n d o io lo tocco,
cattolica, antica quanto il mondo.—Unire le opere mie a quelle di Gesù Cristo. — Alimentare nel mio cuore il desiderio del
cielo. — Chiedere al Signore la fede e la costanza dei martiri.
— Unire la mia morte alla morte del Redentore. — Sottomettermi in tutto all' autorità della Chiesa. — Addolcire i dolori del corpo con la speranza della resurrezione. — Rinnovare ogni giorno il proposito di emendarmi de' miei difetti. —
Fare spesso atti di fede, di speranza, di carità verso Dio. —
Avere fiducia negli effetti della preghiera. — Soccorrere i poveri per amore di Dio.—Vegliare e pregare per non cadere in
tentazione. — N o n dimenticherò mai che il matrimonio è uno
stato santo, e che dal modo, con cui ad esso mi preparo, dipenderà la mia felicità in questa vita e nell'altra. — Fare bene a tutti. — Obbedire in tutto il babbo e la m a m m a . — Essere docile e rispettosa con i maestri. — Tacere, quando mi
accorgo, che Y ira mi turba il cuore. — Non dare mai agli altri cattivo esempio. — Fare il proponimento di non leggere
mai libri pericolosi e di non andare mai a udir cattive commedie. — Essere di una probità scrupolosa. — Non dire mai
male di alcuno. — Giudicare bene degli altri. — Prima dell'età di ventun anno fare qualche piccola mortificazione nei giorni
di digiuno. — Temere il peccato più della morte.—Chiedere
spesso a Dio la virtù dell' umiltà. — N o n invidiare mai alcuno.
— Vivere in pace con tutti. — Non disprezzare i buoni pensieri, che Dio mi manda. — Rinnovare spesso le promesse
fatte nel battesimo. — Non aver mai rispetto umano. — Profittare delle occasioni di ricevere le indulgenze. — Lavorare
e studiare con attenzione. — In ogni cosa avrò per fine la gloria di Dio. — Offrirò ogni giorno a Dio le mie tribolazioni
ROSA FERRUCCI
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lo guardo, e leggo i buoni ammaestramenti, che
son contenuti in quello, mi sembra di vedervi riflessi i costumi della m i a Rosa. Per la quale il vero eterno fu sempre guida sicura dell'animo e dell' ingegno: onde la forza di lui trapassando dal suo
intelletto nel cuore si trasformava in pura ardentissima carità. E per certo da questa più che dalle
altre virtù parmi derivasse la bontà sua. E di ciò
fanno fede queste parole a me riferite da persona,
molto sua amica: « Io n o n penso, diceva ella, che
« P essenza della carità sia nella compassione ope« rosa da noi portata ai mali de'poveri. Tengo per
« fermo, eh' ella di sé dolcemente colori ogni noce stro affetto: per ciò io la veggo nella pazienza,
« nella umiltà, nella fede, nella docile sommissio« ne ai nostri maggiori, nella giustizia, nella forte tezza, nel dispregio del m o n d o , nel desiderio del
n cielo. Essa è la luce di D i o , infinita al pari di
« lui; però chi P ha nel suo cuore si deve studiare
« di farne sentire i soavi effetti ad ogni u m a n a create tura. » Concetto vero, e da essa con instancabile
diligenza recato in atto. O n d e a m ò di tenerissimo
a m o r e la sua famiglia ; fu nelle amicizie fedele ,
con uno spirito di penitenza. — Prenderò la deliberazione d
chiedere i S S . Sacramenti fino dal principio di malattia grave. — Inalzare sovente l'anima a Dio. — Parlare a Dio siccome ad un padre. — Perdonare sempre a tutti, ed in tutto.
— Cercare la mia felicità nell'esercizio delle cristiane virtù.
— Riposarmi nella bontà del Signore, poiché avrò fatto quello
che devo.
150
ROSA FERRUCCI
compassionevole d' ogni errore, d' ogni sventura,
ed ebbe oltremodo cara la gloria della sua patria. l
Precorrendo col senno agli anni ed alla esperienza, vide, che questa non potrebbe il pristino suo
decoro recuperare, se, preso in dispetto P ozio e i
vani piaceri, i giovani non si volgessero a quegli
studi, che illuminando la mente prescrivono buone leggi ai costumi, e se gl'Italiani non osservassero con fede amorosa e vera le religiose dottrine.
E solo perchè la grandezza e bontà di queste fos1
Di ciò è prova il passo seguente di una sua lettera scritta a
colta ed amabile giovinetta, Giulia Corridi, della quale Rosa
fu amica quasi sin dalla puerizia :
« Pisa, 8 gennaio 1857.
« Che avrai detto della morte, voleva dire del martirio, del« l'arcivescovo di Parigi ? Tu forse conoscevi di vista quel
<f santo uomo, e potrai immaginare quanto sdegno debba ca« gionare la sua uccisione in quanti hanno cuore da cristiani
« non solo, ma da uomini, nella capitale della Francia.
« Quel fatto tremendo, col quale è incominciato questo an« no, mi fa fremere e inorridire anche più del martirio di M o n « signore Affre, il quale morì in guerra empia e feroce, ma
« non fu colpito dal pugnale, come il suo degno successore.
« Ora a molti è sorto in mente il timore che lo scellerato as« sassino possa essere un Córso, o un esule italiano. Io spero,
« edanzi voglio credere, che questo non sia. Oh Iddio ci ri« spanni la vergogna di essere infamati dagli stranieri per i
« delitti ! La sventura, che viene dal cielo, e desta pietà in al« trui, è ben più facile a sostenersi della ignominia, che da noi,
« dalle nostre passioni, dai "nostri delitti deriva. »
ROSA FERRUCCI
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sero ben conosciute da chi non avendo P aiuto di
forti studi deve educare cristianamente i figliuoli,
voleva ella , siccome ho di già notato , dettare la
storia della cattolica Chiesa, mettendo in chiaro
gP innumerevoli beneficii da lei venuti al consorzio umano. Oh ! quante volte nei familiari nostri
colloqui meco si dolse che noi nell'altezza dell'anim o , nella operosità della vita, nella semplicità della fede fossimo tanto diversi dai nostri antichi !
Quante volte non sospirò sulla ignava baldanza dei
nostri tempi, sulla fiacca superbia di tanti audaci,
che presumono dare norma agli Stati, mentre non
sanno reggere sé medesimi ! Di questo non ardì
mai favellare con altri : con me ne parlava : e spesso non senza che una lagrimetta di santo sdegno e
di magnanima compassione brillasse negli occhi
suoi. E poiché il suo pensiero non mai si divideva da Dio, sovente la udii sclamare : « Signore, vi
« raccomando P Italia : fatela religiosa, fatela forte
« per quelle sante virtù, che fioriscono solo in pet« ti cristiani. Essa è tanto bella! essa è a voi tan« to cara, ed io P a m o tanto ! Oh ! potessi vederla
« tornare ai nobili studi, aborrir la mollezza e il
« lusso, riporre la sua grandezza nel seguitare dece votamente i precetti dell' Evangelo, dar legge al
n m o n d o con la bontà dei costumi e con la sapien« za ! »
Avendo la mia figliuola aperto il suo cuore alPamor di Dio, non è meraviglia, se ella fosse tanto umile da stimarsi molto lontana dal segno , al
152
ROSA FERRUCCI
quale tendeva P anima sua. C o m e P ottimo artista
ed il buon poeta non sono mai paghi e contenti di
ciò che fanno , anzi si lamentano seco stessi, che
nei dipinti e nei versi loro risplenda languida e
ottenebrata la luce della ideale bellezza, così il cristiano, che ammira e adora coli'intelletto le perfezioni di Dio, si duole di non potere queste ritrarre
nella sua vita. Rosa per ciò si reputava cattiva, e
più che la lode amava la libera riprensione. Io
posso affermare con verità , che non ho in lei mai
scoperto il germe di affetti malvagi, non mai P ho
dovuta ammonire di cosa, che fosse per grave cagione da biasimare. Simile però allo scultore, che
in una sua bellissima statua non comporta una linea sola delle altre m e n o armoniosa, io non soffriva in lei neppur l'ombra di un sol difetto. Quindi
fui seco severa amorevolmente : ed ella chiamavasi tosto in colpa, e mi domandava perdono con
tale umiltà, che spesso per tenerezza ne piansi. Né
con gli altri della nostra famiglia ella era solita di
tenere diverso m o d o : perocché se le parve di avere ad alcuno di essi in cosa lievissima dispiaciuto, subito riconosceva il suo fallo, mostrando per
involontaria mancanza quel pentimento, che si converrebbe a una grave colpa. Nel 1850 io passai a
Genova alcuni mesi. Sicura già del suo senno , a
lei giovinetta di appena quattordici anni, rimasta
sotto la guardia della mia venerata m a d r e , affidai
in parte il governo della famiglia. E in ciò mi diede ella prova di accuratissima diligenza. Che re-
ROSA FERRUCCI
153
gistrava le spese fatte ogni giorno , badava , che
queste non fossero inutili, né soverchie, teneva in
ordine tutte le imbiancherie, e confortava con dolci modi la gente, che ci serviva , a fare con esattezza l'ufficio suo. Di tutto poi mi rendeva conto,
onde a me lontana era noto quanto nella nostra casa avveniva , come se vi fossi stata presente. Ora
un giorno accadde, che avendo Antonio ripreso la
sua sorella per cosa, che a lui parve fatta con negligenza , essa gli rispose nei volto alquanto turbata. Del che quegli in segreto mi diede avviso,
temendo che per non essere a tempo corretta, R o sa a poco a poco perdesse P inalterabile sua dolcezza. Ed io pigliata occasione dalla mia festa le
scrissi una lettera, nella quale le ricordava, essere la soavità delle parole e delle maniere necessaria ad ogni fanciulla bene educata : dovere noi avere a grado gli altrui ammonimenti : chi li riceve
con alterigia dar segno d'animo indocile e di superbo : tenere io per certo, eh' ella sarebbe stata
sempre umile e mansueta, e di ciò pregarla con
tutto il cuore. C o m e ella ebbe avuta la mia lettera
corse al fratello: gli gittò al collo le braccia, e «legee gi, gli disse, leggi; ho vergogna di m e . Povera
a m a m m a ! C o m e s'inganna ! Ella mi crede diver« sa molto da quella che io sono stata. L'altro gioree no mi correggesti, ed io accolsi male le tue pace role. O h ! quanto me ne dispiace! ma ti prometee to, che sarò sempre umile ed obbediente nell'avee venire. Il mio rossore ed il pentimento con cui
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ROSA FERRUCCI
ce ti chiedo perdono ti siano pegno della sincerità
ce de'miei detti, e del desiderio, che ho di emenee darmi. » Quindi a me confessò il suo fallo, né
poscia mai allontanossi da quella cara dolcezza, che
in lei rendeva tanto amabile la virtù. Temendo poi
che l'indole sua naturalmente vivace la rendesse facile all'ira, incominciò allora con instancabile diligenza a vegliare sopra di sé. Ogni sera (e in questo uso continuò finché visse) attentamente si esaminava su quanto avea fatto, o detto nella giornata : anche fu solita di notare in un quadernetto le
sue mancanze, e le vittorie, che avea riportate sopra sé stessa. Mentre da lei fui lontana me ne rendè stretto conto, scrivendomi, o r a — n o n sono stata quale vorrei:—ora—con l'aiuto di Dio mi è riuscito di essere secondo il tuo desiderio: — e d o r a —
non d'altro ho cura, che di migliorare Panimo mio:
prego per questo il Signore ; e tu pure a tal fine
prega per m e . — Ed Egli la esaudì. I modi di R o sa erano di sì cara soavità, che mentre nella serena sua faccia portava impressa la pace del Paradiso, mettevano quelli affetti di riverenza e di a m o re in qualunque con lei viveva.
Pari alla sua dolcezza erano in lei le altre virtù.
Essa pietosa, tollerante della fatica, di gran pazienza, di mirabile annegazione, sempre pensò più agli altri, che a sé, e pronta al beneficare sentì vivamente la gratitudine. Oh ! quante volte mi abbracciò con grandissima tenerezza per ringraziarmi
di quello, che io faceva per lei! Quante volte non
ROSA FERRUCCI
155
la udii dire con voce, in cui parlava il suo cuore: — Mio Dio, ti ringrazio di avermi dato una m a dre , che mi a m a tanto ! — Povera figlia ! N o n ha
potuto il mio amore aggiugnere alla tua vita un
minuto solo! Ed io, che sarei lietamente morta per
te, ti ho vista morire, quando mi eri più che mai
cara, e quando da te sperava a ragione nuovi conforti! Perchè dal passato facendo stima dell'avvenire , già ti vedeva compiere santamente P ufficio
di buona moglie e di savia madre; io in te augurava consolazione e sostegno alla mia vecchiezza! O h !
fossi potuta spirare fra le tue braccia! Oh! fosse stato in piacere di Dio, che tu mi chiudessi gli occhi,
e che la m a n o mia moribonda stringesse amorosamente la tua, prima di perder per sempre calore e
moto ! Ma che dico ? N o n è permesso al cristiano
di allontanarsi neppure col desiderio dalla volontà
del Signore. Tutto è bene quanto Egli fa, quanto
ordina, quanto vuole. Sì mi rassegno a portare il
peso di questa mia morta vita senza di te: ma quando io sarò per uscire da questo carcere doloroso,
deh! scendi, scendi dal cielo , mia buona figlia :
vieni, aspettata e cara visione, presso al mio letto; consolami nelle angosce dell'agonia; io ti guidai sulla terra, tu guidami al Paradiso, e intanto
impetrami dal Signore forte pazienza, invincibile
fede, carità vera.
Se io fermamente credeva, che la mia Rosa sarebbe per bene adempire tutti i doveri del nuovo
suo stato, aveva la mia previsione buon fondamen-
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ROSA FERRUCCI
to. Ne sono sicura prova le lettere da lei scritte al
suo sposo, e l'intera sua vita n'è testimonio. Perchè, sostenendo il Signore con la sua grazia la retta sua volontà, avrebbe ella tenuto sempre il cammino, che tenne sino da tenera fanciulletta. Mi conferma in questa opinione un discorso, che già mi
fece. Parlavamo insieme degli obblighi, ch'ella
avrebbe siccome nuora; ed io le poneva questi dinanzi agli occhi , esortandola a portare nella nuova sua casa la mansuetudine, il senno e le altre
virtù, che aveva sempre osservato nella paterna.
Ella udì attentamente questi consigli, e poscia mi
disse: — I o ho per fermo, che troverò nei miei suoceri bontà indulgente, e l'amorevole gentilezza delle maniere, a cui sono stata assuefatta. Essi avranno in me una figliuola tenera e rispettosa. Farò di
tutto, e n'ho vivissimo il desiderio, per dar loro
aiuto e consolazione. Spero perciò, che insieme
godremo i santi piaceri della concordia domestica.
Ma dove (e questo io non temo) l'indole loro fosse
dalla mia sì diversa, che io vedessi deluse le mie
speranze, sono fino da ora deliberata, se Dio mi assiste , a sopportare in silenzio ogni piccola o grave tribolazione. N o n mai ne parlerei con Gaetano:
troppo mi affliggerebbe il rimorso di avere turbata la pace di una famiglia, e indotto un figliuolo a
dividersi dai suoi genitori. «—
Ed io era certa, che la concordia da lei sperata
e voluta avrebbe regnato nella sua casa per la bontà schietta ed affettuosa dei suoi futuri parenti, e
ROSA FERRUCCI
157
per avere sempre in lei scorto s o m m a prudenza ,
sincerissimt) amore della giustizia ; sicché non mai
sé stessa antepose agli altri, o volle cosa piacente
e cara solo per sé. Mi ricordo, che avendole io favellato di alcuni doni da me preparati per le sue
nozze — Te ne ringrazio, mi rispose, e li accetterei volentieri, se non temessi, che tu ora non possa dare l'equivalente ad Antonio. — E solo quando
ella seppe, che in ciò con la sua si accordava la mia
intenzione, si mostrò lieta dei doni d a m e promessi.
Allorché ripenso alla breve, ma santa e operosa
vita della mia Rosa, attonita e riverente ringrazio
Quello, che mantenne sempre illibata l'anima sua.
E se ora io passo nella mestizia le notti e i giorni,
se lei perduta mi sembra di avere perduto il cuore,
non è priva di celestiali dolcezze la mia afflizione.
Essa è beata nel cielo : di questo ho certa speranza, perchè il Signore adempie con inviolabile fede
le sue promesse, né mai ricusa a chi l'ama, l'adora e serve, l'eterna felicità. Essa , quantunque indarno la cerchino gli occhi miei, mi sta sempre vicina, ed anzi è sempre con me : onde la sua voce
soave mi parla dentro l'anima, mi consola, mi benedice. Né mi è di scarso conforto il sapere , che
già l'esempio di lei abbia portato buon frutto, sicc o m e quello, che può da chiunque ha volontà retta essere felicemente imitato. Che la virtù di mia
figlia non fu troppo rigida e troppo austera ; ella
fu amabile, ed abbellita dalle arti gentili e dai buoni studi : fu a tutti indulgente, di tutti compassio-
158
ROSA FERRUCCI
nevole, fatta più cara da gentilezza di modi, e da
cortesia di parole. N o n visse la mia Ro&i in un chiostro: visse nel mondo, come dee viverci una fanciulla
cristiana. A m ò santamente i suoi genitori, le amichela patria, lo sposo ed i suoi parenti, e più di tutti a m ò Dio, principio e fine di tutti gli affetti suoi.
Se ogni madre desidera avere figliuole simili
nella bontà alla mia Rosa, le tenga lontane da quei
piaceri, che turbando e agitando la fantasia avvelenano il cuore, e fanno alle misere giovinette avere in dispregio le tranquille dolcezze della famiglia. N o n consenta , che leggano mai romanzi e
versi d'amore : e creda di farsi rea di non perdonabile colpa dinanzi a Dio conducendole ai teatri
ed ai balli, ove le inesperte fanciulle o perdono
l'innocenza, o imparano, quasi senza volerlo, le
arti ed i vezzi di lusinghiere. Con i precetti e più
con P esempio le faccia vere cristiane , avvezzandole ad avere ricorso a Dio per mezzo della preghiera nella prosperità e nel dolore, a far del Vangelo la norma di tutta la loro vita, a trovare in esso consigli, ammaestramenti, consolazioni. T e m a
poi, siccome peste dell'animo e dell'ingegno, la
vanità; quindi non dia mai per fine agli studi loro
la lode umana. Si sforzi di educarle pel cielo, e quelle vivranno santamente e utilmente su questa terra.
La maggiore d'ogni felicità per noi donne è Pavere buoni figliuoli. Né senza speciale aiuto d'Iddio possiamo sperare di conseguirla. Ma quello si
ottiene con la preghiera : e la preghiera materna
UOSA FERRUCCI
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è accetta al Signore. Anche io ho pregato, e ferventemente* per la mia Rosa da che ella nacque.
Iddio pietoso accolse i miei voti, versando in essa
con misura larghissima i doni suoi. Debbo io lagnarmi* perchè sì tosto me P abbia tolta ? N o n me
la ve va Egli data? N o n riprese Egli cosa già sua?
Io la piango e la piangerò finché vivo ; ma la speranza di ritornare alla patria non rende a molti
sopportabili i mali di lungo esilio? E quale è la
nostra patria, se non è il cielo ? Ah ! sì, nel cielo
io rivedrò la mia Rosa, nel cielo renderò grazie al
Signore di avermi scelta fra tante migliori in tutto
di me ad essere sua educatrice e sua madre, purché camminando sull' orme sue io sappia vivere e
morir da cristiana. Ella , Monsignore, mi ottenga
questo da Dio con le sue preghiere. Condoni alla
debolezza della mia mente la confusione ed il rozzo stile del mio discorso, e sia certa che terrò sempre a grandissimo onore l'avermi Ella permesso
d'indirizzare a lei questa lettera, in cui parlando
della mia Rosa ho inteso mostrare come sia bella
ed amabile la virtù , che piglia alimento e forza
dalle celesti dottrine del Redentore. — E di nuovo rendendole molte e sincere grazie della rara
sua cortesia , e più che di essa , de' suoi pietosi
conforti, con vero e profondo ossequio mi dico
Dell'Eccellenza Vostra Rev. ma
umilis.ma devotis.ma obbligatisi serva
C A T E R I N A FRANCESCHI FERRUCCI.
Di Pisa, 2 del 1858.
ALCUNI SCRITTI
DI
ROSA FERRUCCI.
« JJnam petii a Domino, hanc requiram,
ut inhabitem in domo Domini omnibus
die bus vita mea.
Psalm. xxvi.
ce Homo ... quasi Jlos egreditur, et conientur,
et fugit velut umbra. »
Job., C xiv.
Pubblico alcune Novelle della mia Rosa, non
come lavoro letterario, ma come fedele immagine
del suo cuore. Ella ne aveva scritte sei, e preparato
il tema di altre molte. Queste Novelle furono dettate nell' anno 1852, quando ella non aveva compiuto i diciassette anni.Conosco,che inquanto alla tessitura, e in quanto al dettato alcune cose vi
sarebbero da emendare, essendovi qua e là ripetizioni di concetti e di modi: ma ella le scriveva per
suo diletto, non con l'intenzione di darle alle stampe. In niuna di esse si parla di amore: non è in alcuna la traccia di una eccessiva passione. L'anima
sua sempre innocente e tranquilla, mai non ne conobbe la forza: quindi parlando e scrivendo ritrasse affetti soavi, pietosi e buoni. Tutte le sue Novelle son meste, forse perchè il suo pensiero fu sempre rivolto al Cielo, e conobbe sin da fanciulla la
breve durata, e la ingannevole vanità delle umane
cose. Perciò aveva nel cuore quella mestizia, che
avrebbe un Angiolo, se dal suo beato soggiorno
fosse costretto a discendere, e a vivere sulla terra.
CATERINA FERRUCCI.
LA V E R A RICCHEZZA.
Luisa era l'unica figliuola di un ricco mercatante di
La madre sua tanto buona quanto assennata, di nulla più che della savia instituzione della figliuola fu sollecita. Per quella ogni m o n d a n o
piacere aveva lasciato : in quella con instancabile
assiduità si occupava. O n d e intese a fare , che la
Luisa crescesse obbediente, mansueta e sincera, e
stimasse il vero nostro bene essere nell' adempimento dei nostri doveri, il vero male nel contrastare al volere di Dio, dei genitori, e agli a m m o nimenti della coscienza. Anche spesso le favellava
dell' obbligo che noi abbiamo di sovvenire alle necessità del prossimo nostro, né taceva delle umili
virtù di non pochi fra i poverelli e della santa letizia di che ai buoni è cagione la carità. A tali parole la fanciulla chiedeva alla madre : — Potrò io
mai quella gustare ? — Ed ella: — S ì al certo la gusterai, solo che tu ti mostri efficacemente compassionevole agi' infelici. — E quella fu sempre ad essi pietosa; né mai ad alcuno delle sue limosine favellava. Ma Iddio ne tenne conto nel Cielo.
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SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
Quando Luisa fu grandicella cucì vesti per povere bambine, ed alcune di quelle chiamava a sé
nei giorni festivi, dispensando ad esse i suoi doni,
e confortandole di buone parole. Visitava con sua
madre alcune famiglie indigenti, ed uscita dalle
miserabili loro case lodava la Provvidenza, che
l'avea fatta nascere nell'agiatezza. Allora la m a dre ad essa si univa nel ringraziare il Signore, e
l'esortava ad avere in pregio le virtù dei popolani,
ed a riporre la sua felicità nelle opere buone.
Luisa aveva solo quindici anni allorché la sua
madre morì dopo breve malattia. Questa improvvisa sventura le diede grande afflizione. Confortavasi però nel pensare alla gloria di cui la santa donna godeva in Cielo, e procurava imitarne la cristiana rassegnazione. Per dar sollievo al dolore del padre suo studiossi mostrargli affetto e riverenza m a g giori del consueto; né fu dimentica dei poveri, cui
sovvenne nel m o d o usato già dalla madre.
La giovinetta mai non entrava nella camera, dove quella solea dormire, senza dolersi della sua
morte. Oh quante volte dopo lungo e affannoso pianto, dopo una preghiera interrotta dai singhiozzi,
le parve udire queste parole, che furono le ultime
da lei dette: — Figliuola mia, fa sempre la volontà del Signore. — A l l o r a ella offriva a Dio il suo
dolore, e co' religiosi pensieri lo temperava.
A diciotto anni Luisa fu maritata a un ricco banchiere di n o m e Carlo. Questi era dedito al lusso e
ai divertimenti : onde la sua sposa fu costretta di
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
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rinunziare alla solitaria e operosa vita, che sino
allora aveva tenuto. Ella, degli sfoggiati ornamenti , dei teatri, dei balli non si curava. Ben conoscendo il pregio del tempo, spesso ripianse in m e z zo alle feste la tranquillità della sua casa paterna,
mentre altre donne portavano invidia alle sue ricchezze. Le stava sempre nella memoria l'immagine della madre, e a fare ciò ch'essa fece era ubbidiente al marito, e pietosa dei poverelli.
Nella state dell'anno 18. . . . recossi ad una sua
villa posta su i fianchi di un monte, in mezzo ad
un folto bosco di querce. Ivi attendendo a bene educare i suoi figliuoletti, e contemplando i lieti campi, le alte montagne, gli aperti piani, e il limpido
lago che dalla sua abitazione scorgeva, ella vi passò giorni felici, quando inaspettata sciagura le sopravvenne.
Gli averi del suo marito già da gran tempo diminuivano per le spese soverchie ch'egli faceva.
Al che quegli cercò riparo mettendosi a un nuovo
traffico. Ma non gli successe il disegno suo. Onde,
oltre a quello che aveva in proprio, perde la dote
della moglie, e molto denaro, che varie persone
gli avevano confidato. Allora fu costretto a fuggire: allora molti, che prima lo adulavano, l'ebbero
in odio e in disprezzo. Tutti gli amici della sua
buona fortuna si volsero contro a lui : e tutto gli
venne m e n o , salvo l'affetto di Luisa.
Questa povera ed infelice partì dal paese, ove
ricca e felice era già vissuta: e raccomandando sé
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SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
e la sua famiglia al Signore seguì il marito in terra lontana. Ivi attese con instancabile assiduità ai
lavori donneschi per sostentare col suo guadagno
i figliuoli. Per quanto però si adoperasse a quietare la disperazione di Carlo non mai le riuscì d'indurlo a paziente rassegnazione. Invano gli parlava
di Dio, invano lo esortava a dare di sé buono esempio ai piccoli figli. Lo sciagurato esclamava: essere perduto il suo onore, svergognato il suo nome,
impoverita la sua famiglia per sempre. Quindi stretto dai rimorsi, preso da insanabile infermità spirò
fra le braccia della Luisa.
La virtuosa donna sostenne con religiosa costanza il nuovo infortunio. Tutta si consacrò ai suoi figliuoli: gli educò cristianamente; li avvezzò ad
amare lo studio, la fatica, la parsimonia. Potè dare una buona instruzione al suo Eduardo e bene
allogare le due sue figlie. Quando poi fu vicina a
morte, così a quello e a queste parlò : —Figliuoli
miei, fra breve io lascerò questo m o n d o , avendone esperimentato tutte le gioie e tutti i dolori. Dalla mia vita ho ritratto questo ammaestramento, che
a voi lascio, perchè lo stimo più prezioso d'ogni
tesoro: La vera ricchezza non consiste nella copia
dei denaro, o delle g e m m e , ma sì nell'amore d'Iddio, e nella buona coscienza. Promettetemi di non
anteporre mai l'oro a questa: e se dalla cupidigia
dei beni terreni sarete stimolati, ricordatevi, come
a me niuna felicità recassero i molti denari, e come di grande conforto mi fossero sempre la reli-
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
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gione e la probità. Vi benedico, e vi esorto a vivere da cristiani, se nella pace del Signore desiderate morire. —
Indi a poco spirò, e l'umile sua sepoltura fu tenuta in maggiore venerazione di molti splendidi
mausolei. Le sue figliuole serbarono efficace ricordo dei suoi consigli. Eduardo poi preferì la probità alla ricchezza. Perchè avendo avuto in eredità
un pingue patrimonio lo divise tra le famiglie, che
pel fallimento del padre erano cadute in povertà.
Egli non abbondò mai di denaro, ma pel testimonio della sua retta coscienza tenne per fermo : La
vera ricchezza trovarsi nella virtù.
ELISA, O LA RASSEGNAZIONE CRISTIANA.
« 0 crux, ave spes unica ! »
Ai piedi dei monti dei Giganti è posto sul pendìo di una collina il villaggio di L .... il quale
termina ad un piccolo ripiano, su cui è la chiesa.
Dinanzi a questa si distende un bel prato, con aiberi folti e grandi : non lungi è una rupe, da cui
Pacqua si precipita al basso rumoreggiando: al paese sovrasta il castello di F ..... ora disabitato.
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SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
I signori di esso furono padroni amorevoli dei loro contadini, onde questi pregano pace ogni sera
alle anime loro.
L'ultimo dei conti di F . . . . viveva al principio
di questo secolo. Ebbe in moglie una donna di
grande virtù e bellezza. Poco dopo la nascita di
Elisa, unica sua figliuola, ei morì. La sua vedova
mai non si volle rimaritare, dandosi tutta alla educazione della sua cara bambina, e mostrandosi pietosissima dei poverelli. Ai quali fu di ajuto nelle
necessità, di conforto nelle afflizioni, di consiglio
nei dubbi, di assistenza nelle malattie, sicché tutti
in grande amore e riverenza la tennero.
Nell'anno 1826 quel villaggio essendo afflitto da
malattia contagiosa, la contessa fece tosto partire
Elisa per Praga. Ella però non volle lasciare i suoi
contadini. N o n tenendosi paga di soccorrerli col
denaro, da sé assisteva gP infermi. A quanti la*confortavano a fuggire il contagio sempre rispose : —
Se è volere d'Iddio che io muoja non me ne duole, poiché morrò sovvenendo al prossimo mio. Se
poi rimango sana la gioja che ho nell'adempiere il
mio dovere mi ricompenserà d' ogni pena da me
patita. In ogni m o d o avrò dato un esempio buono
a mia figlia. —
Poco dopo la contessa uscendo da una casa , in
cui una intera famiglia giaceva inferma, fu presa
da forte brivido. Conobbe tosto esserle vicina la
morte. Ella però, dalla buona coscienza rassicurata, non n'ebbe sgomento alcuno. Chiamato a se il
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
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suo confessore preparossi a morire cristianamente.
A quelli che le stavano intorno raccomandò la figliuola : e quando poi fu agli estremi, con voce di
agonizzante ella disse: — Prendete questa croce,
che io tengo sospesa al collo : mandatela ad Elisa:
le sia ricordo di quella rassegnazione che e' insegnò il Redentore. —
Il giorno dei funerali della contessa fu giorno di
pianto per quel villaggio : uomini, donne, vecchi,
fanciulli, molti dei quali erano ancora convalescenti, e si reggevano appena, l'accompagnarono
con ceri accesi al sepolcro : la loro salmodìa spesso dalle lagrime fu interrotta.
Elisa non potè mai consolarsi di avere perduta
sì buona madre. Passò alcuni anni in un monastero , per lo più inferma. Quando udiva dal letto le
grida festose delle compagne, che liete giocavano nel giardino , ella guardava la croce della sua
m a m m a , e da quella pigliava forza e pazienza.
Uscita dal monastero, e andata a Praga, fu in
grave pericolo della vita. Per questo non si turbò;
anzi n'era lieta pensando che tra poco starebbe per
tutta l'eternità con Dio e con i suoi genitori. Ma
ella aveva a sostenere altre prove : sicché dopo
lungo patire ritornò sana. I medici però vollero
che prima dell' inverno andasse in Italia. Allora
desiderò di rivedere la terra dove era nata. Vi
giunse sul finire di agosto nell'anno 1832. Gli abitanti del villaggio le fecero liete accoglienze. Ella
di queste avendoli ringraziati cortesemente, entrò
1 72
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
in chiesa, e disse alla sua governante : — Oggi si
canta il Te Deum per la mia guarigione ; tra poco
qui si canterà il Misererà sulla mia bara. —
La fanciulla rimase un mese in quei luoghi, che
rimirava con melanconico affetto, poiché un mesto
presentimento le andava dicendo al cuore che più
non li avrebbe veduti. N o n temeva ella la morte:
ma P era grave il pensare che sarebbe sepolta in
terra straniera. Allora, baciando la croce lasciatale da sua madre , tra sé diceva : — In qualunque
contrada io muoia, il Signore sarà il mio aiuto, e
l'anima santa di mia madre mi accoglierà in paradiso. Mi dovrei io contristare perchè il mio sepolcro non sarà dagli amici, né dai parenti mai visitato ? N o n lo vedrà forse il Signore ? E non sarà
esso guardato e difeso dal segno santissimo della
croce ? —
Elisa era vera cristiana, poiché la religione signoreggiava l'animo suo.
A dì 14 di settembre, nel giorno in cui si celebra dai cristiani la festa della santa Croce, l'umile
chiesa di. . . era parata a bruno, velati v'erano
i quadri, senza lumi e senza fiori gli altari. Nel
mezzo della navata sorgeva un gran Crocifisso , a
significare che P u o m o deve avere fiducia nel Redentore. Tutti i fedeli erano adunati nel tempio, e
fra essi Elisa, la quale pregava Iddio di benedire
il suo viaggio. Dopo la messa il curato esortò i
suoi parrocchiani ad imitare la pazienza di Gesù
Cristo : — Se voi sarete , diceva , oppressi dalla
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
173
sventura, guardate, guardate la croce, e in luogo
di lamentarsi dica col Salvatore ognuno di voi: Padre , sia fatta la vostra volontà , e non la mia. —
Fate, diceva Elisa, fate, mio Dio, che io sempre
ripeta queste parole così nell'afflizione, c o m e nella
gioia, così ora, siccome nell'agonia. Poscia tutti i
fedeli adorando la croce cantarono P inno Vexilla
regis con tanta divozione , che alla fanciulla sembrava di essere in paradiso.
Il giorno dopo ella partì accompagnata dagli augurii di tutto il villaggio , e nel principio di ottobre giunse a Pisa, ove si trattenne insino alla primavera. C o m e c h è P aria di quella città molto le
giovasse, pure sovente diceva nel suo pensiero:—
Chi mi assicura, che fra breve il Signore a sé non
mi chiami ? Il Figliuolo dell' u o m o viene quando
m e n o noi lo aspettiamo. —
Ai primi di aprile Elisa recossi a Firenze, e delle bellezze di quella città fu molto meravigliata.
Quando vide la chiesa di Santa Croce desiderò di
essere sepolta nel suo chiostro, ove dovesse morire in Toscana.
Nella mattina del Venerdì santo, quantunque ella fosse molto infreddata , volle andare in chiesa.
Poco dopo ebbe un trabocco di sangue , e subito
disse : — D Ì O a sé mi chiama : non finirò questo
giorno.—
La sera di Pasqua, nell'ora in cui ogni famiglia
celebra con allegrezza la festa di Redenzione, Elisa fu seppellita nel chiostro di Santa Croce. Sulla
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SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
sua tomba fu posta, secondo ella stessa aveva desiderato , una croce di m a r m o bianco con questa
iscrizione in lingua tedesca:
QUI GIACE ELISA CONTESSA F . . . .
NATA IN L . . . IL 16 OTTOBRE 1 8 1 6
MORTA IN FIRENZE L 23 APRILE 1 8 3 3 .
Nessuno mai si prostra pietoso su quel sepolcro:
niuno vi depone mai un fiore, o vi sparge una lagrima. Ma Iddio lo protegge col segno santissimo
della croce. Esso ha rimunerato dell'eterna beatitudine l'anima di Elisa, poiché Egli disse: Coloro,
che seminano nelle lagrime, raccoglieranno nell'allegrezza.
IDDIO P R O T E G G E L A V E D O V A
E L'ORFANELLO.
C o m e molte piante crescono , e vengono meno
in luoghi inaccessibili all' uomo, ed ivi fioriscono
solamente agli occhi di Dio, così nei monti, nelle
campagne, ed anche nelle città sono genti povere
e oscure, di cui forse niuno conosce il nome. Perocché voi solo, o Signore, sapete con quale affli-
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
1 75
zione fossero accompagnati al sepolcro dai loro cari que' padri, quelle madri, quelle mogli, quei giovanetti , di cui i cadaveri giacciono in una fossa ,
sulla quale sorge una croce, che rammenta passati
affanni, ed immortali speranze. E voi, voi solo u •
dite il pianto, o Signore , della vedova sconsolata
e dell'orfanello.
Tra Lucca e Pisa s'inalza un poggio assai rilevato, che chiamasi Monte Penna. Esso ha due cime nude e sassose. Al principio n' è facile la salita, che poi diventa molto erta, immagine della vita, piena di gioie e di speranze da prima, dal dolore e dai disinganni poi contristata.
Presso al poggio sorge una verde collina piantata a castagni e ad ulivi. Sul fianco di questa era
alcuni anni sono una casa, in cui viveva un pastore con la sua moglie , e con un piccolo figliuoletto. L'una Maria l'altro Francesco avea n o m e : buoni ambedue, ambedue paghi e contenti del loro stato.
Francesco la mattina per tempo menava a pascere il gregge : Maria filava , prendeva cura del figlio, e in sulla sera saliva sull' alto del Penna per
incontrare il marito. Gianni ( così avea n o m e il
bambino ) l'accompagnava ; e non appena scorgeva il padre, con grande festa e amorevolezza correva a lui. Questi poi dimenticava ogni sua fatica
nel rivedere i suoi cari ; e, con essi cenato, si coricava, non senza aver ringraziato Iddio delle benedizioni che aveva mandato in quel giorno alla
sua famiglia.
1 76
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
Negli ultimi di ottobre Maria, lavorando, stava
seduta sull'erba in una piccola selva, mentre Gianni si trastullava a raccogliere le castagne, che insieme con le foglie avvizzite coprivano tutto intorno il terreno. Né questi né quella poneva mente
all' azzurro del cielo , che in mezzo ai rami mossi
dal vento a quando a quando si discerneva, né agli
alberi quasi privi del loro verde, né al cader delle foglie, che si staccavano da quel tronco, su cui
erano germogliate e cresciute. O i m è ! così spesso
avviene , che la morte ci toglie improvvisamente
quelli che amiamo più della vita nostra ! Mentre
Gianni era in balìa alla spensierata allegrezza della età sua, Maria, commossa da melanconiche rimembranze , sospirava levando al Cielo gli occhi
bagnati di lagrime. Ella ricordava , come in quel
giorno aveva, alcuni anni prima, chiuso gli occhi
alla madre sua. A lei ripensando , tra se diceva :
— O madre mia dolce, perchè non sei vissuta più
a lungo ? Perchè io non posso mostrarti il mio affetto nel m o d o stesso, col quale ora Gianni mi m o stra il suo ? Io vorrei patire la fame, la sete, vorrei esser priva d'ogni mia cosa più cara purché ti
potessi abbracciare. Oh cara m a m m a , prega il Signore , affinchè P afflizione , che ho sofferto e che
soffro per la tua morte , torni in bene del mio figliuolo ! —
I raggi del sole di già al tramonto rischiaravano
di rossa luce gli alberi e il prato, quando Maria si
levò per andare al luogo dove era solita di ritro-
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
177
vare il marito. Ivi giunta si assise sopra una rupe,
dalla quale un ampio prospetto si discopriva : che
da una parte vedeva i colli scabri, selvosi, umili
e rilevati che circondano la valle di santa Maria ,
sparsa di ville e di rustici casolari, lieta d'ombre
e di biade : dall'altra Pisa, il suo piano e l'Arno,
e giù in basso il mare che bagna i sabbioni di Viareggio. Ivi era nata Maria. Ad esso pertanto allora rivolse gii occhi , e diede in dirotto pianto , sì
per la memoria della diletta sua madre, sì per molte altre meste e tenere ricordanze.
Piangi, povera donna, che n' hai ben d' onde.
Tenevi per certo di rivedere il marito , ed ecco ,
che a te ritorna pallido , esangue. Chi è più infelice di te? Il tuo compagno, il tuo amico, P unico
tuo conforto ti è tolto. Tu in poco d' ora divenisti
vedova, e il tuo figliuolo non ha più padre. Ma
non disperare. Vive il Signore , che a te ed a lui
provvederà di soccorso.
Maria non udì quella sera, come nelle altre, il
canto del suo Francesco, né il belato delle pecore,
né l'abbaiare del cane. Vide però un cataletto sul
quale quattro pastori portavano il suo marito. Ella volle correre a lui, volle dimandare quale sventura lo avesse colto ; ma la voce le venne m e n o ,
e cadde svenuta.
Quando ricuperò il sentimento trovossi nella sua
casa. Si guarda intorno , si vede accanto una sua
vicina, che con la spontanea carità propria dei poverelli era ivi venuta per confortarla. Maria si ri12
178
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
scuote , balza dal letto a maniera di forsennata, e
affannosa dimanda del suo Francesco : — Fatevi
cuore : il Signore vi assisterà: sperate, sperate in
esso, povera donna, — disse con voce compassionevole il Padre Paolo, che allora entrava in quella
infelice casa a portarvi celesti consolazioni. M e n tre egli cercava di sollevare Y abbattuto animo di
Maria, alcuni amici del marito venivano per condurlo alla sepoltura. Era già notte cupa quando
essi si partirono dalla capanna avviandosi al cimitero di San Cerbone. Movevano dietro alla bara
alcuni pastori, ognuno dei quali aveva in m a n o
una fiaccola, di cui il lume rossiccio rischiarando
all' intorno le piante e i sassi, faceva apparire più
fitte le tenebre della notte. L' eco della montagna
ripeteva la lugubre salmodia del Miserere, e quelle faci, quel canto , que' lenti passi ricordavano ,
come in mezzo alle tante e diverse cose , per cui
ci affanniamo, niuna sia certa, niuna sicura, salvo
la morte, che invita tutti i cristiani a liberi, a forti, a religiosi pensieri. Tutto in quell'ora era pace
nella campagna : l'uomo, l'uomo solo piangeva, e
pregava Iddio.
La bara fu portata alla chiesa, in cui tante volte
avea Francesco invocato la benedizione del Signore sopra la sua famiglia. La vista del Crocifisso in
mezzo all' altare, sul quale P incerto chiarore dell'alba si rifletteva, ti ricordava queste consolatrici
parole : Beati mortui, qui in domino moriuntur. —
E in vero beato poteva chiamarsi quel buon pa-
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
179
store, il quale era stato sempre paziente, e a tutti
fece quel bene, ch'esso potè. Egli per certo aveva
meritato P eterno premio, che non alla ricchezza,
non al potere, non alla molta dottrina, ma sì è concesso alla virtù, ed alla fede.
In quel mezzo Maria avea saputo , come il m a rito menando il gregge fra solitarii dirupi si fosse
addormentato in una spelonca. Mentre le capre si
andavano inerpicando su per gli scogli, e le pecorelle si riposavano all'ombra, ecco parte del m o n te rovina con grande fragore, e Francesco rimane
come sepolto sotto a quei massi. — Ah, disse M a ria a questo racconto, ah perchè non è egli morto
fra le mie braccia ? Perchè non ho potuto raccomandare al Signore l'anima sua, e rendere ad esso
gli estremi ufficii? Ah troppo improvvisa, ah troppo
crudele è la mia sventura ! —
Ella stette in lagrime ed in cordoglio per molti
giorni: e quando voleva tornare (con quale animo,
Iddio lo sa) ai suoi lavori, le sopraggiunse una nuova tribolazione : che il padrone del gregge ad altri lo dette in cura, e a lei comandò, uscisse tra
breve dalla sua casa. — Eccomi adunque, diceva
la sventurata, eccomi sola, senza tetto, senza lavoro: non è anima al m o n d o che mi soccorra. Per
me non temo la povertà : la temo pel mio bambino. Io ho già patito la fame: egli non mai. Che farò? chi mi darà aiuto? dove potrò ripararmi?—
Mentre ella stava in questi pensieri, un sommesso Beo gratias la fece riscuotere. Era il Padre Pao-
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SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
lo, il quale le disse: — Iddio non abbandona la vedova e P orfanello. La signora B. . . . alla quale
narrai i casi vostri desidera di vedervi : da essa
avrete per certo aiuto e consiglio. — Allora una
dolce speranza rasserenò l'anima della donna, siccome un raggio di sole rallegra la tacita oscurità
di una selva antica,
Ella si levò per tempo, e prese la via più breve
fra quante menano alla valle di Santa Maria.
Era mesta e squallida la campagna. In luogo degli anemoni e delle viole vedevi il pallido ciclamino, e dai cespugli, già così lieti e fragranti per le
rose di maggio e per le vitalbe, pendevano poche
bacche rossiccie tra le ingiallite ed aride foglie.
O voi, che montate sì leggermente in superbia
per le dignità, per gli onori, per la bellezza, guardate i campi in autunno, e vedete in essi l'immagine della caducità della vita. Ogni cosa terrena
somiglia al fiore, che oggi s'apre odoroso, dimani
langue e vien meno.
Maria continuava il suo cammino forte piangendo. — Qui, diceva tra sé, qui noi sedemmo, mentre Gianni su quel praticello coglieva fiori. Là parlavamo dei nostri passati affanni, e delle nostre
speranze. Quanti disegni facemmo insieme già in
questi luoghi! Ohimè! furono vani i nostri pensieri: mai più non ci rivedremo su questa terra! — E
qui vinta dal suo dolore stava per desiderare la
morte, quando una voce le disse nelPintimo del
suo cuore: —Patisci, e spera, se vuoi il premio
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
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eh'è dato solo a coloro, i quali portarono con pazienza la croce di Gesù Cristo. —
Beato quegli che, come Maria, porge orecchio
docile a questa voce! Beato chi della retta coscienza fa la sua guida.
La donna all' ora ordinata fu alla villa della signora B.. . . posta nel piano in mezzo a un ampio
giardino.
Quella signora impiegava le sue ricchezze nei
sovvenire i poveri e nell'instruirli. Tutti ebbero
sempre da essa aiuti e consolazioni, sicché ognuno l'aveva in grandissima riverenza. Ella accolse
cortesemente Maria: e uditi i suoi casi n' ebbe pietà; onde a lei, che si lamentava, disse amorevolmente: — No, non sarete sola finché avrò vita. Venite nella mia casa, evi troverete la pace, che più
nella vostra aver non potete. —
Chi può ridire quale allegrezza sentisse la buona donna a queste parole? Ella ne stette alcun tempo fuori di sé; e, rese alla sua benefattrice le grazie, che seppe maggiori, rivolse sollecita il passe
alla sua capanna. Il sole già tramontava, quando vi
giunse, illuminando le cime dei colli, di cui le
ombre più e più dense si distendevano nelle sottoposte pianure. Il fumo, che si elevava sopra ogni
casa, faceva palese, riposarsi i contadini in quell'ora dalle durate fatiche con le loro famiglie seduti a mensa. — T u pure, o Maria, accoglievi al
venir della sera il marito tuo, che stanco a te ritornava. Ora non odi più la sua voce, né il suo
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SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
amoroso saluto: più non vai sulla rupe, dove eri
solita d'incontrarlo: ma siedi mesta al deserto tuo
focolare, e col cuore lo vai chiamando. —
È un giorno nell' anno, nel quale i giovani e i
vecchi, i ricchi e i poveri, spinti da un solo affetto si uniscono insieme a pregare pe'loro morti.
Questa, che io chiamerei la festa delle immortali
speranze, è celebrata nel tempo, in cui P aspetto
della natura sembra ammonirci, essere brevi e fugaci le u m a n e cose. Ecco il vecchio padre oppresso dagli anni, e più dal dolore, si reca alla tomba
del suo figliuolo, in cui racchiuse insieme con esso ogni sua allegrezza. Ecco una donna, che depone ghirlande sopra il sepolcro della diletta sua
figlia. Q u a vedi alcuni orfanelli, i quali s'inginocchiano sulla pietra, sotto la quale riposala loro m a dre. Infelici! N o n la vedrete mai più! E in cambio
delle infantili carezze voi le porgete una preghiera ed un fiore. Nel cimitero si affollano muti e m e sti tutti coloro che vivono di memorie pietose e di
santi affetti: e nella chiesa parata a bruno s'innalza
una voce, che dice al cuore di tutti : Beati quelli,
che sperano nel Signore.
Andiamo dunque a pregare, che questo è giorno di amorosi pensieri, di dolci e di melanconiche
rimembranze.
Maria si recò alla chiesa di San Cerbone, e a
Dio vi raccomandò le anime dei suoi cari. Poscia
condotto il suo Gianni nel cimitero, depose una corona di semprevivi presso alla croce, sotto la qua-
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
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le era sepolto il marito. Inginocchiatisi poi sull'erba
disse al figliuolo: — V e d i questi fiori, che ho messi sopra la fossa del babbo? essi non appassiscono
mai: simile a questi è la fede, che ha l'uomo nella bontà del Signore. Fa dunque di avere fiducia
in Esso, ed Egli avrà misericordia di te. —
Pochi giorni dopo Maria si dispose a partire.
Mentre lasciava i suoi m o n t i — A d d i o , diceva dentro di sé, addio casa, in cui nacque il mio caro
Giannr, in cui ho goduto, ho sperato, ho pianto.
Addio gregge, che mi annunziavi co'tuoi belati l'arrivo del mio Francesco : addio povero Fido , che
sempre nel rivedermi eri solito farmi festa: addio
rupi, addio boschi, che forse io lascio per sempre.
E te pure saluto, o terra natale , dove è sepolta mia
madre. Ogni sera già ti scorgeva da queste alture,
e la tua vista mi rammentava la casa paterna e la
tranquilla mia fanciullezza. —
Con questi dolorosi pensieri la donna si pose in
cammino. Ella fu accolta con molta cortesia dalla
signora B. . . presso la quale condusse vita assai
riposata. Gianni andava alla scuola, e cresceva in
senno e in bontà. Ma non andò guari gran tempo
che la Maria e il suo figliuolo ebbero di nuovo a
provare quanto siano instabili i doni della fortuna.
Un giorno al romper dell' alba si odono i lenti
tocchi dell'agonia. A quel mestissimo suono rispose il pianto di tutti gli abitatori del borgo, presso
al quale sorgeva la villa della signora B . . . — È
vero, ma è proprio vero ? — si udiva dire. — Oh
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SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
Dio chi mai poteva pensarlo ? dunque non v'è più
speranza ? dunque la nostra benefattrice è in punto di morte ? —
Felice chi è accompagnato al sepolcro dalle benedizioni dei poveri ! Felicissimo quegli, che negli estremi momenti della sua vita non è turbato
dal rimorso, ma per la buona coscienza muore seeuro ! Egli non teme la morte ; la quale è per esso un Angiolo del Signore che lo conduce ad un
luogo di eterna pace, di luce, di amore, di verità.
La signora B . . . aveva santamente adempiuto
ogni suo dovere. Obbediente figliuola, moglie sommessa , madre sollecita di educare a Dio ed ali' onesto i figliuoli suoi, umile, rassegnata e caritatevole condusse vita cristiana , onde non è meraviglia eh' ella spirasse tranquilla. — Addio , anima
benedetta, anima santa ! Ritorna , ritorna al cielo
d'onde venisti, ed ivi prega per la vedova abbandonata, per l'orfanello : prega pei poveri e per gli
afflitti, de' quali tu fosti sempre pietosa consolatrice. —
Era la chiesa di quel villaggio parata a bruno.
Sorgeva sul catafalco una croce , invitando il cristiano alla carità, lo sventurato alla rassegnazione,
P orgoglioso alla umiltà, tutti alla pazienza e alla
fede. C o m e appariva dolce e santa la morte dinanzi a quella immagine di perdono, di amore, di sacrifizio ! — N o n vi avvilite, o deboli, non piangete , voi che vivete in mezzo al dolore : Iddio sarà
la vostra forza, e la vostra consolazione. E voi, o
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
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potenti, non esultate : P umana prosperità è c o m e
lampo , che subito si dilegua. 11 regno de' cieli è
per quelli che con giustizia , con carità , con pazienza seguirono le dottrine di Gesù Cristo.—Uomini, donne, vecchi, fanciulli piangevano innanzi
a quel catafalco : e avendo il Curato con semplicità di parole reso il debito onore alla bene impiegata vita della signora B . . . tutti furono nell' udirlo compresi da quell' affetto di riverenza , che
non all'ingegno, non al potere, né alla ricchezza,
ma sì alla bontà sincera solo è dovuto.
La primavera rallegra i campi, torna da lontani
paesi la rondinella, e le nuove erbe ed i nuovi fiori invitano l'uomo alla gioia ed alla speranza. M a ria rimasa sola e senza soccorso , dopo la morte
della sua buona signora , stava in dubbio intorno
al partito, che dovea prendere. Fatti cuore , infelice ! gli affanni della tua vita passeranno siccome
è passato il verno, e quegli che dà alle piante nuovi ornamenti e nuova bellezza , darà pace e conforto all'anima tua !
Dopo di aver lungamente tra sé discorso i varii
consigli, che le sorgevano nella mente , ella deliberò di tornarsene a Viareggio presso al fratello.
Da quali affetti non fu agitato il suo cuore quando
dall' alto del monte ne scorse le case, i boschi, il
lido arenoso ! Rimase per qualche tempo in ginocchio levando gli occhi e le mani al cielo. Già le
barchette de' pescatori movevano a vele spiegate
verso la costa : già udivi la lieta canzone del con-
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SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
tadino , che faceva ritorno alla sua famiglia. Ah !
certo quel Dio che dona ugualmente ad ogni contrada l'aria e la luce, quello che non è solo il Dio
dei forti, ma sì anche il Dio degli umili e dei pazienti, verrà in aiuto alla madre e all'orfanello.
Un lieve soffio di vento increspava il mare, sul
quale la luna rifletteva il tremulo suo chiarore : alcune donne sedute sul molo di Viareggio aspettavano con vivissimo desiderio quale il figliuolo ,
quale il marito. Maria stava tra esse volgendo intorno l'occhio bagnato di lagrime ; ed ecco ella
ode una voce, che le rammenta i suoi genitori, e
un tempo sempre a lei caro , benché lontano. Era
la voce del compagno della sua fanciullezza; la voce
del S M O fratello, di quello che sarà il padre del suo
figliuolo.
Maria lo abbraccia, ed egli la guarda e piange,
e stanno ambedue alcun tempo senza parlare. Piero era un povero pescatore. Pure compassionando
alla sua sorella , deliberò di riceverla tosto nella
sua casa dicendo alla moglie : — Facciamo ad essa quel bene che vorremmo fosse a noi fatto.— Io
credo quejl'uomo di semplice cuore e di grosso ingegno avere meglio di molti sapienti compreso lo
spirito del Vangelo , che è tutto carità e misericordia.
Il giorno seguente, al primo sorgere dell'aurora
Maria si recò al cimitero, ove pregò pace alla m a dre sua. A n d ò quindi alla folta selva di pini, che
sorge vicino al mare, ove già tante volte era stata
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
187
nella sua infanzia. Là dove solo si udiva il cupo
muggito delle onde le parve che Iddio dicesse di
nuovo al suo cuore : Io proteggo la vedova e V orfanello.
- Né fu ingannevole quella promessa : che Gianni,
dopo di avere per alquanti anni aiutato lo zio nella pesca , divenne padrone di barca, e nelP umile
sua fortuna stimossi agiato. Maria morì dopo di
aver benedetto una buona nuora e quattro bellissimi nipotini. Gianni fu sempre grato alla Provvidenza. Onde non mai s'incontrò con un povero ,
che tosto , secondo la sua fortuna, non lo soccorresse. Quando poi gli avveniva vedere alcuno, che
fosse oppresso da qualche grande sventura, subito
gli diceva : — Anche io fui povero e afflitto : anche a me spesso mancava il pane : mia madre, di
santa memoria , allora mi confortava ad avere fiducia in Dio. L' effetto corrispose alle sue parole.
Sperate adunque nella bontà del Signore, pel quale
tutte le cose, a chi è rassegnato, tornano in b e n e . —
L A CIECA N A T A .
Il signore A . . . abitava tutto P anno una villa
vicino al borgo di. . . Così egli, come sua moglie,
furono sempre caritatevoli. Apersero scuole e fi-
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SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
lande, fecero un ospedale e un orfanotrofio , e lasciarono, morendo, i loro contadini, che , per lo
innanzi nei vizii e nell'ozio annighittivano, buoni
e operosi. Del che sentirono certo allegrezza più
pura di quella che sentì Augusto allorché lasciò di
m a r m o gli edifizii di R o m a , che aveva trovato di
mattoni.
Io conobbi i signori A . . . quando erano già
vecchi. Circondati dai loro figliuoli e dai nipotini
aspettavano tranquillamente quel giorno in cui dovevano rendere a Dio la loro bene impiegata vita.
Mi allontanai da que' luoghi nel 1825, e solo venti
anni dopo vi ritornai. Entrata nel villaggio vi scorsi mutate non poche cose. Tutti erano in esso solerti e lieti : che nel lavoro avevano ritrovata la
felicità e l'agiatezza. N o n vidi là, come altrove, i
fanciulli coperti di sozzi cenci andare limosinando : ma quale di essi aiutava il padre ne' campi,
quale era a scuola , mentre le donne lavoravano
alla filanda. — Oh benedetti, io dissi allora fra m e ,
benedetti i signori A . . . i quali bene usarono le
loro ricchezze , poiché a questi campagnoli tanta
pace, tanta prosperità procacciarono! Oh beato chi
per sé solo non vive, ma intende a migliorare l'altrui condizione ! — In quel mezzo giunsi alla chiesa , e vidi nel chiostro , presso al sepolcro dei signori A . . . , la tomba della nuora e delle figliuole loro, che erano morte prima di essi. — Ah ! veramente , sclamai, veramente la patria dell' u o m o
non è in questo m o n d o ! Que' venerandi vecchi a-
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
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vevano riposta ogni loro consolazione nella famiglia, e Iddio, che ad essi la diede, ad essi la tolse. — P e r certo io credo , che quelli ne avranno
nell' avversità benedetto il nome, siccome lo avevano già benedetto nell'allegrezza.
Mentre io stava in tali pensieri, una donna che
andava in chiesa mi disse : — Vede ella quella pietra ? Sotto di essa è sepolta una santa. Che tale fu
la nostra signora. . . — La conobbi, risposi, e la
venerai. Iddio volle negli ultimi anni della sua vita provare la virtù sua, togliendole le figliuole, il
marito, la nuora. — E l l a , soggiunse l'altra, livide
tutti morire in due anni : e quasi fossero poche
tante sventure , l'unica figlia del signor Giorgio
nacque cieca. —
Contristata a tali parole mi recai alla villa A . . .
e traversato il bel giardinetto , che giace innanzi
alla casa, entrai in una selva di querce foltissime,
le quali con le loro ombre facevano dentro ad essa apparire c o m e un incerto chiarore. Ivi scorsi
seduta una giovinetta , di cui non vidi mai la più
bella : ma i suoi occhi smorti e appannati mettevano pietà e dolore in chi la guardava. Era la figliuola di Giorgio. Io fui tosto riconosciuta dalla
sua aia Lucia, ed essendo stata da esse accolta cortesemente, mi strinsi con Puna e con l'altra in grande amicizia. Un giorno la fanciulla in tal guisa di
sé e del suo stato prese a parlarmi : — Io non udii
mai la voce di mia madre, morta nel punto in cui
nacqui : non ho mai veduto alcuna delle innume-
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SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
revoli cose , che mi circondano. Sono orfana sin
dalla cuna, e per me il cielo, la terra, i monti, le
pianure , le valli non hanno luce , né forma, non
han bellezza. Vivo nel m o n d o , come se fossi già
morta : e se la religione non mi sostenesse , non
avrei forza per tollerare la mia sventura. Io aveva
appena compiuto un anno , quando morì la mia
nonna ; della nostra famiglia, già poco innanzi così numerosa e così felice, rimase solo il mio babbo. — Qui Maria ( che tale era il n o m e della fanciulla) levando al cielo gli occhi discolorati:—O
Signore, disse,voi solo potete ricompensare la virtù di mio padre, poiché egli dedicatosi tutto a m e ,
mi è padre e madre ad un tempo, mi è inoltre quasi fratello. Ah ! sia egli benedetto le mille volte per
tanto suo amore ! Fu tetra e melanconica la mia
infanzia : io non poteva come gli altri fanciulli
correr nel prato, e andar su pe' monti a raccoglier
fiori : me ne stava seduta spesso sulP erba, ascoltando il ronzio delle api e il canto degli usignuoli. Ancora non aveva finito sei anni, quando mi
accorsi di essere orfana, non avendomi mai prima
alcuno parlato della mia m a m m a . Un giorno, andando a passeggiare con la buona signora Lucia ,
udii le grida di gioia di alcune contadinelle. —
Perchè sì liete ? dimandai loro. — F a c c i a m o festa,
risposero quelle , alla nostra m a m m a , che torna
dalla città , e ci ha recato di bei vestitini. N o n è
egli vero ? le nostre m a m m e son tanto buone ! —
Io non conobbi la mia , — soggiunsi , e piansi e
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
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volli sapere dove ella fosse. — È in paradiso , mi
disse la mia educatrice, e di là ti guarda, ed ivi ti
aspetta. Ella si affligge , se sei cattiva , e si rallegra allorché sei buona. — Da quel tempo pensai a
mia madre con grandissimo affetto di tenerezza, e
per suo amore divenni paziente. Oh ! avessi una
infermità più dolorosa , più grave di quella , per
cui son cieca, ma fosse viva mia madre! O h ! potessi udir la sua voce una volta sola ! Allora mi
parrebbe di essere la più avventurata fanciulla ,
che sia nel mondo.
C o m e fui grandicella mio padre mi condusse a
Parigi, ed ivi mi fece educare in una scuola aperta pei ciechi, ove imparai a leggere sopra libri
stampati in rilievo, e appresi pure a sonare.
Iddio è molto buono ! Provvede a tutti i suoi figli, e appresta consolazioni ad ogni sventura. Egli
mi ha fatto conoscere le verità santissime dell' Evangelo, Egli mi ha insegnato ad aspettare con
rassegnazione quel tempo, in cui alla mia vera patria farò ritorno. —
C o m e Maria si tacque, molto rimasi della sua
pazienza meravigliata, e sempre più fui convinta,
non essere altro male nel m o n d o , se non la perversità dell'animo.
Nella primavera del 1847 tornando da un lungo
viaggio mi recai alla villa A . . . Il prato vi era coperto/ d'innumerevoli fiori : fra gli alberi lieti di
nuove foglie cantavano gli usignuoli, mentre le
rondini con lieto squittio volavano intorno al nido.
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SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
Piena di melanconiche rimembranze, allora io rivolsi il pensiero ai morti, e meco stessa mi dolsi,
che quelli, che tanto a m a m m o , non possano ridestarsi a novella vita insieme cen la risorta natura.
Ah ! perchè mentre gli alberi rinverdiscono, e
i fiori di nuovo sbocciano per i campi, noi, che
sortimmo nascendo m e m o r e affetto e cuore pietoso, noi indarno chiamiamo i nostri cari, i quali da
questo m o n d o si dipartirono? Ma cessiamo ilamenti, pensando, ogni cosa terrena al tempo, l'anima
umana all' eternità esser creata. Breve è lo spazio
da Dio assegnato alla nostra vita. Tra poco saremo
fuori d'ogni amarezza. —
Mentre così andava tra me parlando vidi una
giovine abbrunata , che appoggiandosi al braccio
di una donna moveva verso il boschetto. Era M a ria. Corsi ad essa, mi prese per m a n o : — O mia
cara amica, mi disse : quanto mi è grato che di
me sempre vi ricordiate ! In niun tempo ho mai
avuto, siccome in questo , bisogno di chi mi conforti. Son sola , sola al mondo ! — e proruppe in
pianto. Quindi, — Era stolta , soggiunse , sì, era
assai stolta, quando credeva, che fosse grande infelicità l'esser cieca. Oh ! padre mio, perchè non
ritorni a me ? Tutto senza di te mi è grave : ogni
molestia mi sembrerebbe facile a tollerare se io
fossi teco ! — Le lagrime le impedirono di più dire. C o m e ebbe ripreso alquanto di forza, così continuò : _ Due anni sono , la mia seconda madre,
che non posso chiamare con altro n o m e Ja buona
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
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signora Lucia, fu presa da febbre molto gagliarda:
io le stetti sempre vicina. U n a sera ella mi chiamò a sé ; mi dette santi ricordi, mi disse addio.
Svenni ; e, ripresi i sensi, udii i lenti tocchi della
campana dell' agonia. Pure in tanta sventura aveva mio padre. Egli il mio compagno, il mio amico , egli per me tutto amore ; ma nello scorso autunno perdei ancora esso. Da qualche tempo lo affaticava una tosse ostinata, e una lenta febbre.
Nel giorno dei morti volle venire con me alla cappella , ma non potè : vi andai sola ; e all' udire i
lugubri canti dei sacerdoti fui oppressa da doloroso presentimento. Allora pregai per l'anima di mia
madre, affinchè da Dio mi ottenesse la guarigione
del babbo. Tornata ad esso mi parve alla voce più
debole delPusato. All' improvviso die un grido : io
rimasi agghiacciata dallo spavento. Lo chiamo, e
non mi risponde : gli stringo la m a n o , e la sento
immobile e fredda. Era morto, morto ad un tratto !
Se non fossi cristiana , sarei disperata ; ma sono
cristiana, e quindi patisco e vivo. —
A questa dolorosissima narrazione rimasi senza
parole. Poscia abbracciai la buona fanciulla pregandola a tenermi in conto di vera amica, anzi di
tenera sorella. Ogni giorno vedeva Maria, ed ogni
giorno ammirava la sua pazienza. Ella però fu sempre malata dopo la morte del padre , e nei 1851
morì di tifo. N o n mi basta l'animo di compiangerla, poiché ora essa è fuori d'ogni afflizione. Gli abitanti di ... . benediranno sempre al suo nome,
'94
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
avendo essa lasciato ai poveri tutto il suo avere.
Sulla sua tomba è scritto questo versetto del Vangelo : Beati quelli, che piangono , perchè saranno
consolati.
LA B U O N A MARIA.
A mezza costa della Verruca, presso ad un bosco di pini giace su di un aprico ripiano una casa
diruta , o a dir meglio un gran mucchio di sassi,
coperto di ortiche. A quello m e n a un aspro sentiero, che solo è tenuto dai montanari, o da que' pochi, cui è grata la solitudine. Da quell'altura scorgonsi i sottoposti villaggi di Lugnano e di Cuccigliana, il sinuoso corso dell'Arno, e i fertili piani
di Pisa. Ivi P animo è ritemprato a soavi affetti in
mezzo a tante svariate bellezze della natura : ivi
l'uomo ammira devoto il potere d'Iddio.
Giunsi a quel luogo in una mattina di autunno,
e contemplando i vicini monti, invidiai la sorte di
quelli che mai non se ne allontanano. Mentre io
stava assorta in dolci pensieri, vidi a me venire
ima vecchia di venerabile aspetto. Nel suo volto
scorgevi un animo ignaro del rimorso, contristato
però da grandi sventure. Poiché m'ebbe salutata
cortesemente io le chiesi quale fosse la via m e n o
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
1 95
erta per salire alla cima della Verruca. Ed ella: —
Se la mia compagnia non Y è grave verrò con lei
sino alla mia casa, eh'è quasi sull'alto del monte.
—- Accettai la sua profferta e le tenni dietro per un
ameno viottolo, chiuso intorno intorno da folti pini.
Dimandai alla mia guida, se andasse spesso a
Lugnano. — I o vi andrò ogni giorno, rispose, finché avrò vita. Vi scendo ad udire la Messa per le
anime de' miei morti. — Ed io : — N o n vi accompagna mai alcuno dei vostri figli ? — I miei figliuoli? soggiunse con voce interrotta dal pianto ; i miei
figliuoli? stanno meglio di me : sono tutti in paradiso. — Perchè io mi dimostrai compassionevole
al suo dolore, ella continuò in questo m o d o : — I d dio la rimeriti della sua pietà ! Se non le dispiace,
le racconterò i casi infelici della mia vita. Nel luogo, dove m'incontrai con lei, era posta , molti e
molti anni sono , una casa , nella quale passai il
tempo beato della mia fanciullezza : ivi i miei genitori menavano vita povera, ma operosa, ivi ebbi
grandi contentezze vedendomi amata da tutta la
mia famiglia. Oh ! quante volte scesi lieta e festosa per questo viottolo portando alla m a m m a un fascio d'erba o di legna! Ora il sentiero, che già tenevo per tornare alla casa di mio padre , mi conduce ai pochi avanzi di quella , e termina presso
alla sepoltura di quanti ebbi cari !
Ancora non aveva finito quattordici anni, quando piacque al Signore di visitarci. La vigilia dell'Assunta aspettavamo il babbo, che sino dall'alba
1 96
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
vangava nell' uliveto. Egli aveva in uso di venire
a cena alle ventiquattro, e a sera già tarda non lo
v e d e m m o , né udimmo la solita sua canzone. Mia
madre, buon'anima, mi disse, che tosto scendessi
al piano per ricercarne. Oh ! me infelice ! M'incontrai con alcuni uomini, che sulle braccia lo portavano tramortito. Immagini quale io rimanessi !
Ancora mi sento raccapricciare nel ripensarvi !
Piansi, urlai, raccomandandomi a Gesù benedetto, perchè non mi facesse morire il babbo, che io
chiamava ad alte grida , quasi mi potesse rispondere. E quelli, che lo portavano, dicevano:—Poverina ! grande sventura vi è seguita ! Iddio e la
Madonna vi assisteranno. — A un tratto mi sembrò che mio padre si riscuotesse , mandando un
forte gemito. Feci far sosta a quelli che lo portavano, sperando che fosse tornato in sé. Vana speranza ! Egli che poche ore prima io aveva lasciato
al lavoro, tornò a casa morto , poiché uno smisurato ulivo cadendo gli schiacciò il capo. Fu immenso il nostro dolore , ed io dopo tanti anni ancora lo piango.
N o n molto dopo morì mia madre. La nostra padrona pose nell'orfanotrofio di Pisa due mie sorelle , e fece quindi atterrare la nostra casa, che già
stava in pericolo di cadere. Io andai ad abitare
con una zia, che mi tenne come figliuola. Per questo poteva dirmi felice, se la memoria delle passate mie contentezze non mi avesse contristata. Ero
presa da forte melanconia nello scorgere quelmuc-
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
1 97
chio di sassi, che fu già la casa di mio padre , e
nel passare innanzi alla chiesa in cui sono sepolti
i miei genitori. Oh quante volte pensando alle mie
disgrazie piansi d'un pianto, che dalle carezze m a terne non fu mai acquetato ! Quando ne' giorni di
festa le altre fanciulle si rallegravano con le famiglie loro, io sola andava a pregare nel cimitero !
Aveva circa venti anni allorché un giovine m o n tanaro mi chiese in moglie. Lo sposai poco dopo,
ed andai seco in quella casuccia , eh' ella vede là
presso al bosco. O v e le piaccia di entrarvi da povera come sono, m'ingegnerò di servirla in quanto possa occorrerle. —
Accettai di buon grado le sue proferte ; e preso
breve riposo pregai la Maria ( così la buona vecchia avea n o m e ) di mostrarmi il sentiero, per cui
si sale all'alto del monte.
Traversato tin folto bosco di pini giunsi all' antica rócca tutta in ruina. Da quella vetta dovunque
tu volga lo sguardo scorgi ampio tratto di paese.
Là vedi Cascina, e il villaggio di Lugnano : qua la
Certosa, e le verdi colline, che le sovrastano. Poscia il corso dell'Arno sino alla foce, e più lungi il
mare. A tale vista sei presa da meraviglia : ma il
tuo cuore non è commosso da mesti e da dolci affetti siccome quando rimiri un' ombrosa e riposta
valle in mezzo alla quale tra fioriti cespugli ed antiche querce serpeggia un limpido ruscelletto.
Intanto nere nubi oscurarono il cielo, ed un violento temporale mi sopraggiunse. Il vento impe-
1 98
SCRÌTTI Di ROSA FERRUCCI
tuoso schiantava i rami dei pini, e la nebbia mi
circondava , onde io cercava invano il sentiero ,
che tenni nel salire. Già cadeva la pioggia, già si
udiva il cupo fragore del tuono. Mentre io tentava
di ritornare alla buona vecchia , questa mi venne
incontro , e cortese mi accolse nella sua casa. Allorché mi fui riposata alquanto, ella così continuò
a narrare le sue sventure.
— Mio marito aveva a livello questo uliveto, e
certo poteva dirsi agiato, se avesse meglio curata
la parsimonia. Ma egli spendeva all'osteria quanto ritraeva dalle sue fatiche , né tenne mai conto
de' miei consigli. Ben presto però conobbe per esperienza il suo errore : che preso da lenta febbre
rimase gran tempo allettato. Allora pianse scorgendo laceri e scalzi i nostri bambini, cui a stento
potei procacciare il pane, vendendo le mie poche
vesti, e fino il crocifisso sul quale spirò mia m a dre. Per volontà del Signore egli morì dopo alcuni mesi, lasciandomi sola con due povere creaturine. —
Qui Maria un poco si tacque, commossa da m e lanconiche rimembranze : poscia così ripigliò il
discorso : — N o n le dirò quale io rimanessi dopo
questa sventura, né quanto io fossi afflitta udendo
i miei figliuoletti chiamare il babbo, che non poteva rispondere alle loro grida, e vedendoli bisognosi di tutto. La grazia d'Iddio mi aiutò, onde li
potei sostentare con le mie fatiche, che dalla bontà loro furono largamente ricompensate.
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
1 99
O Ranieri ! 0 Caterina ! Voi nasceste pel paradiso, e non per questo misero mondo. Io non m e ritava di esservi madre ! —
A queste parole, testimonio di vero, intenso dolore, pregai l'infelicissima donna di lasciare una
narrazione, che troppo l'affliggeva ; ma ella afferm a n d o , che il parlare delle sue passate disgrazie
le dava qualche conforto, continuò a questo modo:
— Ranieri era bello, siccome un fiore. Nella sua
faccia vedevi la bontà dell'anima sua. Aveva circa diciotto anni, quando una sera nel tornarsene
dal podere, dove egli avea lavorato, scorse un fanciullo , il quale andando tutto solo sulla spiaggia
d'Arno cadde nel fiume. Subito il figlio mio alle
sue grida si getta nell' acqua : ma la corrente lo
porta via. Io era alla fonte quando udii dire , essersi un giovane affogato nell'Arno mentre voleva
salvare un bambino. Tosto mi viene in mente, che
quello fosse Ranieri, e corro al luogo dove egli lavorava. N o n v'era : corro allo scalo del fiume : vi
trovo gran calca di popolo : dimando chi fosse colui ch'era morto. — È Ranieri, mi fu risposto, è il
figliuolo della vedova, che abita lassù in quella casuccia. — Caddi a terra , siccome morta. Alcune
persone compassionevoli mi portarono dalla mia
zia. Quando ripresi i sensi, vidi vicino a me Caterina. Allora le dissi, piangendo: —Figliuola mia,
non ho che te in questo m o n d o .... — Ma non la
contristerò più a lungo col racconto di questa mia
grande tribolazione. Le dirò solo , che Ranieri fu
200
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
pianto da tutto il villaggio , in cui ognuno tiene
per fermo, la sua anima essere in paradiso. —
— Siate certa, io soggiunsi, siate pur certa, che
se il vostro figliuolo potesse tornare a voi, vi esorterebbe a ringraziare il Signore, che lo ha liberato dalle pene di questa infelice vita. —
— Ella ragiona bene, rispose Maria, ma il cuore di una madre non può mai darsi pace di simili
sventure. Mentre io mi addolorava per la morte
del mio Ranieri, Caterina poneva ogni sua cura
nell'essermi di conforto, ed io in essa mi consolava, vedendola così religiosa e buona , così docile
e faticante. Poco dopo quel contadino, di cui forse ella ha visto la casa a capo della salita, la sposò. Ella era felice nell'amore del suo marito, quando a me e ad esso fu tolta insieme con la sua prima creatura. Io le stetti vicino sino agli estremi ;
e come le ebbi chiusi gli occhi, rimasi gran tempo senza poter piangere. Era per disperarmi, poiché la mia diletta figliuola , P unica mia consolazione, era morta. Oh ! quante volte mi pareva, che
ella fosse ancora viva e sana ! E qual era il mio
dolore quando, tornata in m e , comprendeva la mia
disgrazia ! Io non poteva vedere alcuno, e me ne
stetti per più di un anno sola con Dio, il quale misericordioso mi aiutava in tanta afflizione.
Ora avvenne, che una mattina mossi da casa per
andare in chiesa a Lugnano. Nel cielo sereno apparivano i primi raggi del sole, le campane sonavano a festa, ed io, vedute molte famiglie di m o n -
SCRITTI Di ROSA FERRUCCI
201
tanari scendere liete al villaggio , piangeva dal
profondo del cuore. Quando poi fui alla casa , da
cui era uscita la bara della mia figliuola, non potendo reggermi in piedi, mi posi a sedere sopra
una pietra , ripensando con desiderio mestissimo
a Caterina, con la quale aveva io perduto ogni mio
conforto. Io la chiamava , quasi mi fosse vicina ,
lamentandomi, perchè così buona, giovine e bella
fosse stata prima di me tolta dal mondo. A un tratto odo voci di gioia : ecco una sposa , la quale è
andata all'altare. Bene si vede nel suo volto, c o m e
in essa il dolore di lasciare i suoi genitori sia temperato dall'allegrezza. Ella sta presso alla madre,
la quale è compresa da santi affetti. Poi vengono
il padre , lo sposo, le amiche, i parenti, tutti festosi. Allora rammentando le nozze di Caterina, e
pensando come la gioia di quelle si fosse ben presto mutata in pianto, salii disperata a casa, invidiando P altrui felicità, e dimenticando ( ahi sciagurata ! ) d'invocare l'aiuto del Signore.
Quando dopo il tramonto del sole il crepuscolo
rischiarò la pianura di debole e incerta luce, scesi dal monte : mi pareva che quanto mi stava intorno fosse partecipe dei mio dolore, e che il m e sto suono della campana della sera a' miei gemiti
rispondesse. Entro nella chiesa. Innanzi alla immagine di Maria santissima dei sette dolori ardevano pochi ceri. Guardandola, mi raccomandai alla Madonna, perchè si degnasse di confortarmi, e
mi sembrò che quella così dicesse : — Anche io
202
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
fui madre, e rimasi priva dell'unico mio figliuolo:
m a , confidatami in Dio, mi rassegnai al suo volere , ed ebbi nel Cielo bellissima ricompensa delle
mie pene. Invoca tu pure il n o m e del Signore , e
lodalo nell'afflizione, se vuoi meritare il paradiso,
ove in eterno sarai lieta co' tuoi figliuoli. —
Quitìdi il curato intonò con voce dolente lo Stabat Mater, e il popolo rispondeva :
« Santa Madre, questo fate
Che le piaghe del Signore
Siano impresse nel mio cuore. »
Io pregai Gesù crocifisso con tutta P anima ; e da
quell'ora in luogo di disperarmi raccomando a Dio
me ed i miei morti. Quando poi vedo alcuno felice non lo invidio, ma gli desidero di esserlo sempre.
0 voi, buona Signora , che vi dimostrate così
pietosa di m e , afflitta e vecchia, voi, cui la vita è
ancora sì lieta, se mai foste colpita dalle disgrazie , non ve ne lasciate mai sopraffare , ma confidatevi in Dio, in Dio solo, il quale ci aiuta a sopportare ogni tribolazione. — I o , le risposi, terrò
gran conto di queste parole, e non mai sarò dimentica della virtù vostra. Vedete : dopo la pioggia le
piante sono più belle e fresche di prima. C o m e esse furono ravvivate dal temporale , il quale sembrava che le volesse schiantare , così P anima del
cristiano è resa migliore e più forte dalla sventura. —
STUDII LETTERARII E STORICI
DI
ROSA FERRUCCI.
Se questo libro non fosse da me pubblicato perchè sia specialmente letto dalle fanciulle italiane
vi avrei inserito almeno una parte di alcuni eruditi studii della mia Rosa sulla Iliade e sulla Eneide. Li fece ella a sedici anni, ed io, che ora li ho
presi in attento esame , sono rimasa stupita della
dottrina che aveva in così tenera età, della bontà
del suo gusto, della rettitudine ed acutezza del suo
giudicio. Ma non potendo le giovinette intendere
le molte citazioni latine , che sono in quelli, né
sentire la verità e la bellezza di alcune finissime
osservazioni intorno allo stile di Virgilio, tralascio
di pubblicarli. Oltre ai Paradossi e a non poche
parti dei libri de Natura Deorum , de Legibus, de
Amicitia e di altre opere filosofiche di Cicerone
volgarizzate dalla diletta mia figlia elegantemente,
ella recò in Italiano molti capitoli delle Storie di
Tito Livio, e YArte Poetica di Orazio. Tradusse dal
tedesco un discorso di Schiller sopra la storia uni-
204
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
versale, e un ragionamento accademico di Herder
sulla necessità , sulP utile, sul diletto dello studio
della geografia. Fece queste traduzioni a quindici
anni, senza maestro, e me le offerse in segno della sua gioia pel mio ritorno da Genova. Sono dettate con puro, grazioso e semplice stile. Scrisse la
vita di Scipione Affricano , quella di san Luigi re
di Francia, aggiungendovi molte note storiche ed
erudite. Avrei dato in luce questo lavoro , se non
ne mancasse una parte, sventuratamente perduta.
Chiaro e bene ordinato è un compendio fatto da
lei della storia della letteratura italiana. Composto
con buon giudizio è un ristretto del trattato di Rollin intorno agli studii. Per saggio dei suoi letterarii lavori pubblico un dialogo sulla Divina Commedia. È il principio di un lungo lavoro, che poi
non potè continuare. Lo fece nel 1854 per la mia
festa , e me lo diede insieme con i soli versi che
ella abbia dettati. Do anche questi alle stampe ,
non perchè io li reputi in tutto belli, ma perchè la
qualità del tema, la dolcezza dei concetti e del ritmo , e la purità dello stile danno in essi novella
prova dell'animo religioso della mia cara figliuola,
e del frutto che aveva tratto dai diligenti suoi studii intorno alla nostra lingua ; essendoché non vi
è m o d o che non sia proprio , non vi è parola che
non sia schiettamente poetica ed italiana. E qui ripeto ciò che ho già detto altrove. N o n educai mia
figlia per essere 'letterata, ed essa non mai pensò
ad ottenerne il n o m e e la lode. Coltivai la sua
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
205
mente , affinchè questa potesse guidare la sua volontà, e le desse lume a fuggire il male, e ad amare il bene. Fu mia intenzione di farla buona, e non
dotta ; buona per ragione , non per instinto ; buona
nell' intelletto e nel cuore. Quindi niuno ricerchi
in queste sue prose la perfezione dell'arte di scrivere e d'immaginare. Desidero , che siano lette ,
non perchè io speri che venga per esse dato a mia
figlia un luogo onorato tra le donne erudite : ma
perchè si vegga, come in sì tenera giovinezza ella avesse saputo riunire insieme P amore del buono, del vero, e l'amor del bello.
CATERINA FERRUCCI.
ROSA
ALLA SUA CARA MAMMA
O. D. C
PER LA SANTA CATERINA DEL 1854
QUESTO PRIMO DIALOGO
SULLA DIVINA COMMEDIA.
Mia cara m a m m a .
Il Camoens naufragando presso al lido Indiano
potè sottrarre la sua Lusiade all' urto delle ripercosse onde , e al medesimo m o d o , il sai, Cesare
salvò dalle acque del Nilo i suoi Commentarii. Io,
che a petto di questi due grandi somiglio a uno
stelo d'erba, mentre essi a querce annose e robuste possono essere comparati, con loro non ebbi
neppure comune la fortuna. Perocché il povero lavoro, 1 che io aveva in animo di porgerti in questo giorno felice e lieto quanto altro mai, si è smarrito in quel cupissimo pelago, che si chiama sgombero. Adunque, volendo pur darti una testimonian1
La vita di S, Luigi re di Francia con la storia dei suoi
tempi.
208
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
za delP amor mio , ti offro queste cicalate , scritte
con quella maggior cura che per me si possa. Esse terranno il luogo del perduto componimento, e
così mi sarà lecito dire col poeta :
« . . . . primo avulso noti deficit alter* »
Solo mi duole , che invece del ramo aureo della
Sibilla ti troverai in m a n o un fastello di stipa. N o n
avere a vile il mio umile dono , che io ti reco in
argomento di amore e di gratitudine, e accogli con
esso i fervidi voti che innalzo a Dio per la tua felicità. Piaccia al Cielo, che per lunghissimo tratto
di anni i figliuoli e i nipoti si uniscano intorno a
te, per celebrare con lieto animo la tua festa !
Salve et vale, dolcissima fra le madri : non dico
già col comico vale et plaude : che sebbene la benignità tua mi accerti, che io non sarò da te biasimata, sarei troppo superba, se osassi desiderare
una tua lode.
DIALOGO PRIMO.
Sulla Divina Commedia.
In un amenissima valle chiusa da ogni parte da
folte querce e attraversata da un limpido ruscelletto, il quale zampillando da un'alta rupe piegava le
pianticelle che crescevano nel suo letto , Aristo e
Cleone si adagiarono sopra l'erba, lieti per la tranquillità di quel luogo, e per la freschezza delle o m -
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
209
bre che lì circondavano. Il canto degli uccelli, il
ronzio dei volanti insetti, lo stormire delle foglie
scosse dal vento , alcune delle quali a quando a
quando cadevano a terra, la fragranza dei fiori che
ornavano il pendìo d' ogni balza , i tremoli raggi
del sole che qua e là fra gli alberi scintillavano ,
empivano di un' arcana dolcezza P animo dei d u e
giovani. Poscia essi presero a lodare la bontà di
Colui, il quale con la infinita sua Provvidenza ordina e regge tutte le cose. Indi ragionando delle
varie forme del bello ch'emana dal vero e dal b u o no , Aristo incominciò a parlare dei m o d i diversi
con cui fu dagli u m a n i ingegni rappresentato. —
Niuno fra questi, continuò egli, niuno certo con
maggiore efficacia dell' Alighieri dipinse non solo
i differenti costumi degli u o m i n i , ma sì ancora i
varii aspetti della natura. Odi quanta soavità è nel
passo seguente del Purgatorio :
« Tra erto e piano era un sentiero sghembo,
Che ne condusse in fianco della lacca,
Là dove più che a mezzo muore il lembo.
Oro ed argento fino e cocco e biacca,
Indico legno lucido e sereno,
Fresco smeraldo in l'ora che si fiacca,
Dall'erba e dalli fior dentro a quel seno
Posti, ciascun saria di color vinto,
Come dal suo maggiore è vinto il meno.
Non avea pur natura ivi dipinto,
Ma di soavità di mille odori
Vi facea un incognito indistinto. »
In questi versi Dante supera certamente molti
14
210
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
altri poeti, che ritrassero le bellezze della natura;
ma nella descrizione del Paradiso terrestre vince
sé stesso. —
Aristo si volse all' amico sicuro di scorgere nel
suo volto la contentezza, che sorge in noi allorché
ai sensi destati nel nostro cuore dall' aspetto sempre variato della campagna si uniscono quelli dai
quali l'uomo è compreso nell'udire o nel leggere i
versi dei Classici. Quale non fu la sua meraviglia
quando Cleone sogghignando gli disse :
— N o n sapeva che da te fossero, o amico, tenuti in pregio gli antichi versi del poeta del B e dell'/ce. — C o m e , rispose Aristo frenando a fatica il
suo sdegno, tu hai animo e intelletto umano, e non
ammiri la Divina Commedia/" N o n senti la maestà,
la dolcezza , la sublimità, la grandezza di quel
P o e m a , per cui la nostra infelice patria è famosa
fra le straniere nazioni ? —
Cleone. Ah sì per certo : i versi di Dante erano
belli nel secolo X I V quando il m o n d o bambino usciva dalla lunga notte della barbarie : ma ora nel
secolo X I X , nell'età dei lumi
Aristo. Se i Classici si pongono in non cale , il
secolo dei lumi sarà pur troppo il secolo dei ciechi e degli .... Aristo , rispettando , secondo il
precetto di Tullio, le inviolabili leggi dell'amicizia,
non osò dire : il secolo degli stolti.
— Or via, disse Cleone, tu mi sei maggiore di
età e di senno. Su, animo: scoprimi le infinite bellezze che vedi nella Divina Commedia, ed io ti enu-
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
21 1
mererò i molti difetti, che scorgo, sì nella tessitura, sì nel dettato di essa. —
Aristo. Benché io certo non sia da tanto , procaccerò di appagare il tuo desiderio, e darò principio al nostro ragionamento con queste parole di
Boileau : « Lorsque les écrivains ont été acclamés
« durant un fort grand nombre de siècles
non
« seulement il y a de la témerité, mais il y a de la
« folie à vouloir don ter du mérite de ces écrivains.
« Q u e si vous ne voyez point les beautés des leurs
« écrits, il ne faut pas en conclure qu'elles n'y sont
« point, mais que vous étes aveugle et que vous
« n'avez point de goùt. Le gros des h o m m e s à la
« longue ne se trompe point sur les ouvrages de
« l'esprit. »
Quanto ai difetti che vuoi notare nel P o e m a dell'Alighieri, alcuni sono scusati da questa sentenza
di Orazio :
« Verum ubi plura nitent in Carmine, non ego paucis
Offendar maculis
»
Altri poi vennero a torto tenuti per tali da chi
non comprese il carattere proprio della Divina Commedia , né le variazioni, alle quali soggiacque la
nostra favella nei secoli, che seguirono il XIV. E
per quello che alla tessitura si appartiene, se togli
certi miti pagani, che lo stesso creatore del poema epico-cristiano non poteva forse nei suoi tempi evitare , non so quali m e n d e trovi nel gran lavoro :
21 2
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
« Al quale ha posto mano e cielo e terra. »
Cleone. Tu mi parli del carattere proprio della
Divina Commedia. Qual è , di grazia , il carattere
di un Poema, che da alcuni per epico, da altri per
didascalico fu tenuto ?
Aristo. Gli eruditi diranno, se il P o e m a di Dante sia epico o didascalico. Io ho per fermo che quegli non avesse in animo di osservarvi tutte le regole imposte dai retori alle varie forme dei componimenti poetici. E ciò né fatto chiaro dall'avere esso chiamato il suo gran lavoro col n o m e di
Commedia, quasi a significare, ch'ei vi ritrasse al
vivo P indole varia degli uomini , P indole stessa
dei tempi suoi, alluna e all'altra conformando concetti e stile. C o m e poi seppe bene effigiare in Virgilio la sapienza pagana , e in sé medesimo la civiltà cristiana, surta allora dalle rovine del m o n do antico, quasi fenice dalle sue ceneri !
Cleone. Sia pur vero quanto affermi. Poniamo
adunque da banda ogni discussione intorno al carattere di questo poema. Ma perchè l'antica sapienza vi è rappresentata in Virgilio , e non in Platone, o nel
« . . . . Maestro di color che sanno ? »
Perchè simbolo della Teologia vi è una Beatrice
dei Portinari, di cui il poeta non ci potè tramandare se non il n o m e e la fama della bellezza ?
Aristo. Rispondendo alla tua prima domanda o-
SGRITTI DI ROSA FERRUCCI
213
serò affermare, Virgilio essere stato non solo il più
eccellente, il più verecondo, il più forbito fra i latini poeti, ma anche uno degli uomini più dotti
del secolo d'oro. Leggi le Georgiche e P Eneide e
vi troverai certissimi argomenti della singolare
dottrina del loro autore , segnatamente in quanto
alle antiche storie ed alla morale e speculativa filosofia si appartiene. Perciò nella notte della barbarie , in cui fino il n o m e di molti uomini s o m m i
era stato posto in dimenticanza , tanto era anche
nelle più remote regioni lo splendore della fama
di Virgilio, che il m o n d o ignorante aveva in conto di m a g o il principe dei latini poeti. Quando poi
i pochi studiosi poterono esercitarsi nelle nobili
discipline leggendo le antiche scritture, conservate dalla solerzia dei M o n a c i , essi trovarono nelle
sole opere di Virgilio l'armonia del verso e la eleganza dello stile congiunte a grande sapienza. E
da ciò sempre più ampiamente si dilatò la sua gloria. E poniamo ( cosa impossibile prima del secolo X V , nel quale dopo la ruina dell'impero Bizantino fiorirono in Italia gli studii della greca letteratura e della filosofia platonica ), poniamo , che
Dante avesse avuto piena contezza delle opere di
Platone e d'altri sapienti, da chi, se non da Virgilio, avrebbe egli tratto quella conoscenza del cuore
u m a n o e quell'arcana soavità, che aggiungono tanto di efficacia alle più sublimi dottrine ?
Cleone. Il tuo ragionamento mi persuade ; ma
quanto a Beatrice sono sicuro, che tu non mi pò-
21 4
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
trai provare , la Teologia non essere stata a torto
effigiata nella figliuola di Folco de' Portinari.
Aristo. Allorché la sapienza dei Greci simboleggiò in nove fanciulle il genio inspiratore del bello,
essa volle significare , la donna essere nata a destare nell'uomo generosi pensieri ed alti concetti.
Di ciò ne porge testimonianza l'amore puro ed ardente che pante fino dalla sua fanciullezza portò a
Beatrice. Egli solo poteva essere compreso da tale
affetto, proprio di un grande poeta, al quale si aggiunse il vivo e costante amore del buono, del bello e del vero. O n d e mi sembra degnissima di occupare un sì alto luogo nel P o e m a dell'Alighieri la
Donna , che in lui accese la brama di operare da
forte e di calcare la via della virtù e della gloria.
Cleone. Anche in questo mi accorgo, il mio giudizio essere stato alquanto severo : sicché non posso negare competersi lode alla tessitura della Divina Commedia. Ma poniamo mente alle immagini,
ai concetti, alle varie maniere di stile dei singoli
Canti, ed io sono certo, che tu stesso reputerai esagerato l'onore, che a questo p o e m a diedero i così detti Classici e il Pater elegantiarum Antonio
Cesari.
Aristo. Lo vedo pur troppo : tu sei uno fra i molti Romantici, che più dello stesso Achillini snervarono e contaminarono la nostra letteratura. Ma
sei giovine, hai ingegno eletto, ami e senti il bel-.
lo della natura, e presto , ne porto ferma fiducia ,
lo saprai discernere nei capolavori dei Classici.
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
21 5
Intanto esamina m e c o il primo Canto dell'Inferno,
in cui Dante seppe ritrarre l'indole nuova e sublime del suo P o e m a , in quella guisa, che un m a e stro di musica esprime nella sinfonia i varii affetti
espressi poscia da lui in tutta una opera.
Cleone. Poiché cominci ad esaminare a parte a
parte la Cantica dell' Inferno , voglio dimandarti ,
se può essere tenuta per vera l'opinione di quelli,
i quali affermarono, Dante aver cominciato a dettare in lingua latina il suo gran Poema.
Aristo. Sì : volle egli adoperare P idioma dei dotti ; ma tosto mutò consiglio, e sapientemente : che
in esso perseverando nulla avrebbe aggiunto alla
gloria della latina favella , allora decrepita e contaminata dalla barbarie. Odi questi versi pieni di
nerbo, ma privi di eleganza : essi dimostrano, che
se Dante poteva abbellire, ampliare e quasi creare la nostra lingua poetica , non era da lui il destare a novella vita la morta letteratura romana :
« Ultima Regna canam fluido contermina mundo
Spiritibus, quce late patent quo3 proemia solvunt
Pro mentis cuicumque suis. »
Benché lo stile latino di Dante superi di gran
lunga nella efficacia quello degli scrittori dell' età
lutea, pure in esso il divino poeta non potea esprimere pienamente la sublimità dei suoi concetti.
Per la qual cosa alcuno ebbe a dire essere egli in
ciò simile ad un gigante, il quale innalza con roz-
21 6
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
zi scogli una pelasgica mole. Ma torniamo al proposito nostro.
Cleone. Favete linguis! Procul, o procul este profani!
Aristo. La solitudine di questo luogo terrà lungi
da noi i profani, sicché il nostro ragionamento
non sarà da alcuno turbato.
Dante, il sai, immaginò, la sua visione essergli
apparsa nel 1300, anno lieto per tutta la cristianità, poiché in esso Bonifazio Vili promulgò il Giubileo.
Cleone. Certo il poeta non potea porla in tempo
più opportuno ; ma dimmi : P allegoria del Canto
primo non ti sembra più intricata e più oscura della selva selvaggia ed aspra e forte, nella quale egli
si smarrì ?
Aristo. Leggi, leggi le interpetrazioni di Paolo
Costa e quelle dei più savii fra i commentatori della Divina Commedia, e dirai col Poeta :
« . . . . Maestro, i tuoi ragionamenti
Mi son sì certi e prendon si mia fede,
Che gli altri mi sarian carboni spenti. »
Cleone. Ma non sai tu , essere per sentenza dì
molti dotti nel famoso veltro simboleggiato Benedetto XI allora cardinale? Per la qual cosa il tuo
costante poeta sarebbe stato Guelfo nel primo canto, e Ghibellino nelle altre parti del suo P o e m a .
Aristo. Rispetto il sapere e P a c u m e di quelli,
che tengono questa opinione ; ma la sola interpe-
SCRITTI Di ROSA FERRUCCI
217
trazione del Costa mi sembra degna dell'Alighieri.
Dante fu sempre di un animo e di un parere in
tutto il suo P o e m a ; e ciò n' è fatto palese nel Canto terzo, essendovi posto san Celestino V fra gli
sciaurati che mai non fur vivi.
Cleone. Qui sì ti ho còlto. Puoi tu encomiare questo sacrilego giudizio del tuo Alighieri?
Aristo. No per fermo, ma lo biasimo quanto so
e posso, né qui dico con Orazio : Quandoque bonus dormitat Homerus : anzi credo indegno di un
poeta cristiano il modo, con cui vendicossi Dante
dei suoi nemici, e il non avere egli sempre osservata la riverenza delle somme chiavi. Con tutto ciò
ti accerto, che se io fossi vissuto ai tempi dell'Alighieri, avrei con la debita moderazione tenuta nelle cose di stato la sua sentenza e seguitata la sua
parte.
Cleone. Prohì DU immortales! Tu Ghibellino?
Dante ( a tourné la tele, mon cher ami.
Aristo. Sghignazza purea tuo senno col tuo francese ; io ti dimostrerò con argomenti tratti dalle
storie patrie, l'Italia essere allora venuta a tale,
che nei soli Ghibellini doveva essere riposta la pubblica fiducia. Né questo discorso ci distoglierà dal
proposito nostro: anzi per esso ne sarà manifesta
la sincerità delle opinioni del g o m m o poeta.
Cleone. Tu sei intisichito su gli Annali del Muratori, vero vecchiume, degno di essere rosicato dalle tarle e dai topi, ed io per curiosità ti ascolto.
Aristo. Per non abbandonare Dante, lascio pas-
218
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
sare quasi inosservate, le tue irriverenti parole
verso il gran Muratori, miracolo di dottrina, e vengo a ragionarti delle storie d'Italia.
Q u a n d o gl'imperatori della Casa di Svevia, nemici della Chiesa di Gesù Cristo e della nascente
civiltà, minacciavano di togliere la libertà e la vita sua propria alla misera Italia, la parte Guelfa,
già forte, regnante Lotario III, rintuzzò il bestiale
loro furore. Allora Alessandro III, pontefice degno
del n o m e italiano, benedisse i collegati di Pontida:
allora il m o n d o meravigliato vide forti e liberi uomini, i quali fidandosi nella eterna giustizia, sgominarono le barbare torme degl'insolenti invasori del
patrio suolo. Ma tosto l'allegrezza degl'Italiani m u tassi in pianto. Il crudele Arrigo VI, mox daturus
progeniem vitiosiorem, s'insignorì per forza d'arme
della Sicilia, invano difesa dal valoroso Tancredi.
O n d e i romani Pontefici vennero circondati da ogni
banda dai nemici del pubblico bene. Indarno Innocenzo III procurò di sostenere Ottone IV e di
farsi amico Federigo II proteggendone l'infanzia.
Il primo si mostrò indegno della fiducia del santo
Padre, degnissimo di essere poi vinto a Bouvines;
il secondo, ingrato ed empio, rivolse contro al Vicario di Gesù Cristo le armi, con le quali avea riscattato il Santo Sepolcro. Ma la divina Provvidenza più non permise, che il trono dei Cesari fosse
contaminato dall' altera prosapia del Barbarossa.
Morto Federigo II, lo splendore della sua casa si
dileguò, c o m e lampo. Allora altri mali afflissero
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
21 9
l'infelice Italia, e nuove schiere di barbari invasero i suoi confini.
Cleone. Ho inteso: tu sei, siccome il tuo poeta,
avverso a Carlo d'Anjou, e forse amico a Manfredi
nipote di Costanza imperatrice.
Aristo. Sì, lo confesso; avrei voluto, che il Pontefice in luogo di offrire il regno di Napoli a E d m o n do d'Inghilterra e a Carlo d'Anjou, si fosse riconciliato con Manfredi, principe italiano di nascita e
d'indole, m e n o feroce de*suoi antenati, savio a m ministratore, prode guerriero, e culto fautore della nascente civiltà.
Cleone. Tu solo certo dipingi Manfredi con sì vaghi colori. Dante medesimo gli pone in bocca la
confessione de'suoi falli. N o n sai, avere egli nuovo Nerone....
Aristo. Il Muratori non ha per certe le accuse
scagliate contro questo principe, di cui la storia ne
prova la verità di quell' altero detto del vincitore
Vae vietisi D'altronde è certo, la battaglia di Benevento essere slata una fra le maggiori sventure d'Italia, poiché da quell'ora i Guelfi a baldanza degli
Angioini depressero quella patria, che essi avevano venduta ai forestieri.
Oh soldati di Legnano ! Oh difensori di Parma !
da che alto dolore foste compresi vedendo i vostri
figliuoli e i vostri nipoti servi dello straniero, e più
ancora di quella insaziabile cupidigia, di quelle insane gare di ufficii, per cui la libertà e la forza delle repubbliche vennero m e n o ! Ah! certo, se le ani-
220
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
me dei beati possono essere commosse da umani
affetti, avrete pianto con gli oppressi, con gli orfani, con le vedove, e avrete pregato Iddio per questa nostra bella e sventuratissima Italia.
Cleone. Ma non vedi tu, le nostre discordie, e
con esse le altre nostre sciagure, avere avuto origine dall' indole del governo municipale e dalle indomite passioni degl'Italiani?
Aristo. Lo so, pur troppo! da noi in gran parte
derivarono i nostri mali. Noi, accecati da ire sacrileghe, m u t a m m o in campi di battaglia le nostre città, in fortezze le nostre case, le torri e fino le chiese di Dio. Ma P astuto straniero signore del Piemonte e del reame di Napoli fomentò le nostre discordie, eccitando i Guelfi a perseguitare i Ghibellini. Oh stolti! Essi si pensavano di accrescere la
possanza e P autorità loro opprimendo gli altri Italiani, e non si accorgevano, che il re, il quale avevano in conto di amico, già si apparecchiava a distruggere la fallace loro grandezza.
In questo mezzo la Sicilia (dopo i vespri Palermitani, che niuno può ricordare senza orrore) si
pose nella balìa degli Aragonesi : sicché nuovi forestieri guastarono i nostri lidi, nuove battaglie contaminarono i nostri mari. E mentre tante discordie
e tante guerre desolavano il nostro infelicissimo
paese, alcuni fra i successori di Urbano IV favorivano gli Angioini.
In tali tempi nacque nell' anno 1265 il grande
Alighieri. Da giovinetto vide sorgere le fazioni dei
SCRITTI Di ROSA FERRUCCI
221
Bianchi e dei Neri, che prima in Pistoia, poscia in
Firenze cagionarono tante sventure. Anche combattè a Campaldino, e vide i Fiorentini tornare lieti
alle case loro, dopo di avere depressi gli abitatori
di una città toscana. Indi si occupò negli affari della Repubblica, ed in breve, siccome afferma il Boccaccio, « in lui tutta la pubblica fede, in lui tutta
« la speranza pubblica, in lui sommamente le di« vine cose e le u m a n e parevano fermate. » Né
andò guari che egli fu eletto priore: ma non sì tosto entrò in magistrato, grandissimi travagli ebbe
a sostenere. Perocché i Guelfi, rimasti soli in Firenze, si erano divisi nelle due opposte fazioni,
che per Vieri de Cerchi o per Corso Donati tenevano. Indi al primo i Bianchi, all'altro i Neri si congiunsero, e queste due parti, esuli da Pistoia, essendo fieramente tra loro avverse, inasprirono le
discordie da cui Firenze era contristata. Allora si
appigliarono i Neri ad empio consiglio, deliberando di chiamare in Italia Carlo di Valois, come se
questo principe, che altro non bramò in vita sua se
non una corona, potesse difendere la libertà delle
terre, le quali si fossero date nella sua balìa. Ed ecco i Bianchi si levano a rumore, e con minacce e
con grida chiamano i Priori, accusano i loro avversari, e già vengono al sangue. Ma Dante con
saldezza di animo, degna delP antica R o m a , seda
questa guerra intestina, confinando i capi delle due
fazioni nemiche al pubblico bene. Poco appresso,
avendo egli richiamato i Bianchi, i Neri sostenuti
222
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
da Carlo di Valois e da Bonifacio Vili entrano in
Firenze, e crudelmente vi perseguitano la parte dei
Cerchi. In questo mezzo l'Alighieri si reca a R o ma ad implorare pace e giustizia dal Padre dei credenti ; e i suoi avversari, non potendo levarlo di
vita, lo esiliano, e gli tolgono perfino l'umile casa,
la quale ancora ne inspira una riverenza simile a
quella, da cui era compreso Seneca al solo aspetto
della dimora dei Curii e dei Fabrizii.
Taccio le altre particolarità della vita del divino
poeta, taccio il m a g n a n i m o suo rifiuto agli sconoscenti suoi concittadini, taccio le varie vicende per
cui egli ha provato
« Sì come sa di sale
JLo pane altrui, e com' è duro calle
Lo scendere e il salir per l'altrui scale ; »
e solo ti chiedo, se in tali tempi Dante poteva esser Guelfo.
Cleone. Anche io biasimo i Guelfi, e li ho in conto di nemici della nostra patria: ma se il papa dava l'Italia in preda ai Francesi, doveva forse Dante favorire i barbari?
Aristo. La gran mente dell'Alighieri non poteva
accommodarsi alle volgari opinioni, secondo le
quali era d'uopo ad ognuno esser ligio all' Impero
o alla Santa Sede. Onde, preso da vivo e da saldo
amore verso la infelice sua patria, ripose la sua fiducia in Arrigo di Lussemburgo, principe degno
di migliore fortuna, e lo pregò a stabilire in Italia
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
223
la sede del regno suo. E dove questo disegno avesse avuto effetto, la nostra Italia non sarebbe stata
serva dello straniero, poiché si sarebbe retta con
sueproprieleggi,eunregno forte ed unito vi avrebbe repressa l'ambizione della casa di Francia. Né
sarebbero mancatele forze all'Imperatore, se avesse voluto ridurre alla sua obbedienza le italiane
province: conciossiachè i Visconti, gli Scaligeri e
gli altri capi della fazione ghibellina superavano di
gran lunga in ingegno e in ricchezza non solo i
Guelfi, maiprincipi della Germania. Anche avrebbero quelli servito Arrigo con più di ardore degli
stessi Tedeschi, perchè l'utile loro li costringeva
a fare quanto era in essi per deprimere i loro nemici. Per ciò che spetta ad Arrigo VII egli non era
già un barbaro, siccome la maggior parte de' suoi
antecessori, ma sì « u o m o savio, giusto e famoso
« di gran lealtà; prò'd'arme, u o m o di grande in« gegno, e di gran temperanza e bel parlatore »
secondo che pone nell'aureasua Cronaca Dino C o m pagni, coetaneo di Dante. Né io nel campo santo di
Pisa posso passare dinanzi al sepolcro, in cui le sue
spoglie mortali sono racchiuse, senza deplorare la
nostra sventura, che in esso ci tòlse il solo principe, il quale recando ad effetto il consiglio dell'Alighieri, poteva dare all'Italia la pace e la libertà.
Cleone. Vedo, che non senza frutto hai studiato
nelle storie del medio evo ; per la qual cosa col
tuo poeta dirò :
224
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
« assai chiaro procede
La tua ragione
»
O r a dimostrami in quali parti del Canto primo
Dante abbia usata , secondo la tua sentenza , una
nuova maniera di poesia, conforme alla indole propria del suo P o e m a .
Aristo. A me pare Dante aver superato gli altri
poeti per la pittura , eh' ei fece dei più reconditi
sentimenti del cuore u m a n o , per essersi egli internato nelle più intime parti dell'intelletto, e postone in luce le operazioni e gli arcani. Trasse egli
le sue similitudini non rade volte, più che dalle
cose sensibili, dagli affetti dell' u o m o . E in vero
leggi i p o e m i di O m e r o e di Virgilio , e le Odi di
Orazio, e in mezzo a tanta vaghezza d'immagini,
fra tante efficaci comparazioni desunte da ciò che
colpisce i sensi, non troverai una pittura degli affetti dell'animo simile a questa :
« E come quei che con lena affannata
Uscito fuor del pelago alla riva,
Si volge all'acqua perigliosa, e guata;
Così P animo mio, che ancor fuggiva,
Si volse indietro a rimirar lo passo,
Che non lasciò giammai persona viva. »
Pertanto affermo, aver Dante creato una nuova
maniera di poesia, degna del cuore di un cristiano e della mente di un gran poeta, siccome quella
che esprime meglio di ogni altra i diversi moti da
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
225
cui è agitato P animo nostro, e mette in evidenza
quanto è nascosto riéfl' intimò del pensiero.
C o n quale efficacia vengono poscia descritte
quelle tre fiere, le quali sono in procinto di divorare Dante, e che gì' impediscono la sua via ! Nel
leggere quel trattò noti ti ricordi di que' passi sublimi della Scrittura, in cui il demonio è paragonato a un leone ? N o n vedi ? Già il poeta ha volte
le spaile al
<t . . . . , . dilettoso rft&nte,
CIP è principio e cagion di tutta gioia, »
ed ecco la sapienza, compagna della virtù, ministra della grazia divina, lo riconforta, mostrandogli quella strada, che alla eterna salute lo condurrà. Oh nobilissima allegoria ! Oh concetti veramente cristiani ! Qui chiaramente si comprende ,
siccome quegli il quale nei lodati àttfdii e nelle filosofiche discipline si esercita, purché tenga rivolto P animo a Dio, mai non cadrà nella servitù
delle cupide e delle lusinghiere passioni, che in
tanti modi dalle virttróse operazioni ci allontanano. Vedi poi quanta sia M Virgilio la modestia
propria dei vero sapiente , e quanto il desiderio
del regno beato, in cui egli mai non può entrare !
Con quale amorevole riverenza Dante saluta il suo
maestro e il suo autore ! Con quale umiltà, con quale gratitudine riconosce solo da lui tutto il frutto,
che potè ritrarre da' suoi ètudii ! Queste affettuose
parole :
22&
SCBITTI DI ROSA FERRUCCI
« Tu se'solo colui, da cui io tolsi
Lo bello stile che m'ha fatto onore, »
non ti rammentano quel bel verso del Venosino
alla sua m u s a ?
« Quod spiro, et placeo, si placco, tuum est. »
Cleone. Te lo concedo : questo primo Canto è
bello ; ma esamina attentamente il secondo , e vi
troverai una invocazione alle m u s e e un'allusione
al viaggio di E n e a all' inferno , che punto non si
addicono all' indole di una epopea cristiana.
Aristo. Dante conversando con l'autore della Eneide doveva di necessità ricordare la favolosa istoria del figliuolo di Anchise, dal quale, siccome
egli afferma, derivò quella grandezza dell' impero
di R o m a , che agevolò la propagazione del Cristianesimo. Ed io scorgo quasi un barlume della filosofia della storia nelle terzine, in cui il poeta ci palesa gli effetti di remotissime cagioni. Quanto poi
alla invocazione afle m u s e , essa non deve essere
interpetrata nel senso mitologico; e ciò ne appare
manifesto da queste parole :
m 0 mente che scrivesti ciò eh' io vidi
Qui si parrà la tua nobilitate. »
Perchè non guardi alla ineffabile bellezza dei
versi seguenti ?
« Lo giorno se n' andava, e P aer bruno
Toglieva gli animai, che sono in terra,
Alle fatiche loro, ed io sol uno
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
227
M'apparecchiava a sostener la guerra
Sì del cammino e sì della pietate ec. »
N o n sono essi degni di essere paragonati a questi
di Virgilio !
« Nox erat, et placìdum carpebant fessa soporem
Corp ora per terras, silvceque et sceva quierant
JEquora\ quum medio volvuntur sidera lapsu,
Quum tacet omnis ager, pecudes, pictaeque volucres
Qumque lacus late liquidos, quceque aspera dumis
Bura tenente somno positce sub notte silenti
Lenibant curas, et corda oblita laborum.
At non infelix animi Phwnissa, neque unquam
Solvitur in somnos, oculisve aut pectore noctem
Accipit ........
Nel dubbio e nella incertezza di Dante scorgo
un utile ammaestramento. Perocché colui, il quale
ad impresa di gran m o m e n t o si accinge,deve guardare in prima, s'egli è da tanto per ben fornirla, e
soprattutto se ciò che ha in animo di fare si conformi al voler di Dio, il quale dà lume e forza ai
sapienti ed ai virtuosi, in quella guisa , eh' Egli
nell'universo diffonde la luce e la vita. La risposta
di Virgilio ci rammenta questo bel detto dell' Eneide :
« Possunt quia posse videntur. »
e le parole del latino poeta invitano l'uomo a confidare nella misericordia e nella grazia divina, che
sempre son pronte a sovvenirlo di aiuto nei casi
avversi, a liberarlo dai pericoli, e a dileguare ogni
528
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
suo vano timore. Bellissima, e direi quasi divina,
è la soave immagine di Beatrice, la quale discende dal Cielo per provvedere alla salute dell'amico.
Alcuni passi di questa narrazione ne ricordano
quella parte del primo libro dell' Eneide , in cui
Venere
« , . . . . lacrimis oculos suffusa nitentes »
procaccia di rendere Giove propizio agl'infelici
Troiani. Leggi attentamente la fine di questo Canto , e non potrai tenerti dall' ammirarne P arcana
dolcezza e P inimitabile leggiadria.
Cleone. Qui siamo di un animo e di un parere ;
questi versi sono bellissimi, e chi non li ammirasse non avrebbe intelletto umano.
Aristo, lo non noterò né la cortesia di Beatrice,
né P inalterabile affetto portato da essa a quello
che era
« L'amico suo, e non della ventura; »
né le parole di Virgilio degne della urbanità del
secolo d'oro, né la sublime magnanimità ch'e racchiusa in questa terzina :
« Temer si deve sol di quelle cose
C hanno potenza di fare altrui male,
Dell' altre no, che non son paurose. »
Pur troppo è vero, che spesso chi ragiona della
Divina Commedia reca vasi a S a m o e nottole in Atene. Or che diresti se io volessi provarti, questo
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
229
secondo Canto esser bello? Certo mi compareresti
a colui, il quale prendesse a mostrarti come sia
splendido il sole,
Cleone. Io temo però, che presto ti accorgerai,
essere da jaiolte macchie offuscato questo tuo sole.
Aristo. Efficace quanto altra mai mi sembra questa similitudine :
« Quale i fioretti dal notturno gelo
Chinati e chiusi, poi che '1 sol gPimbianca,
Si drizzan tutti aperti in loro stelo;
Tal mi fee'io di mia virtute stanca ee. »
Le parole di Dante palesano la fiducia da lui riposta nella divina bontà e nella protezione delia
sua Donna. Vuoi tu, Cleone, che veniamo ad esaminare il Canto terzo, ove, passando la soglia, in
cui i dannati lasciarono ogni speranza, udiamo gli
urli e i lamenti di quelle anime sciagurate ?
Cleone. Sì ; ma poiché l'ora è già tarda, mettiamoci in via per ritornare alle nostre case, e, finché il tempo ce lo consente , continua a parlarmi
di Dante.
Aristo.
« Andiam che la via lunga ne sospigne,
Tu duca, tu signore e tu maestro. *
I due amici uscendo da quella valle salirono un
colle scabro ed aprico, che in singoiar m o d o contrastava con le amene campagne , coi lieti prati e
230
SCR1T1I DI ROSA FERRUCCI
con le opache selve , che lo attorniavano. Poiché
là vedevi nudi scogli su cui crescevano poche eriche e alcune inaridite ginestre : e qua molli erbette, vaghi fiori, fertili viti e fronzuti castagni si offrivano al loro sguardo. Entrati poi in un sentiero
chiuso tutto all' intorno da verdi rupi, in tal guisa
i due amici ripresero il loro ragionamento :
Aristo. Certo a me pare , che il Canto terzo sia
da annoverarsi fra le più sublimi creazioni della
fantasia del divino poeta.
Cleone. Ecco , ecco le solite esagerazioni dei
Classicisti. Apri gli occhi, e vedrai questo sublime
Canto del divino poeta essere in parte una servile
imitazione del sesto libro delP Eneide.
Aristo. Io non nego , Dante avere alcune volte
imitato il suo maestro e il suo autore. Ma ove tu
legga questo Canto con animo attento vi troverai
molti concetti propri della mente cristiana dell'Alighieri e della sua altissima fantasia. Ascolta :
<i Per me si va nella città dolente,
Per me si va nell'eterno dolore,
Per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore;
Fecemi la divina potestate,
La somma sapienza e il primo amore:
Dinanzi a me non fur cose create,
Se non eterne, ed io eterno duro:
Lasciate ogni speranza, voi eh' entrate. »
Queste terzine sono piene di tanta efficacia, di tale arcana bellezza , che certo basterebbero a ren-
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
231
dere nuova e sublime , e ( per usare un moderno
vocabolo ) originale questa parte del Poema. La
prima di esse desta fierissima disperazione nell'animo dei dannati, i quali sono spinti dall' eterna
giustizia a passare la porta :
« Lo cui sogliare a nessuno è negato. »
Nella seconda il poeta ragiona in tal guisa del mistero della santissima Trinità , che certo mi sembra avere egli raggiunto gli estremi confini dell'umano intelletto. E quanto qui scrive Dante vien
confermato da queste eloquenti parole del Bossuet:
« Si nous imposons silence à nos sens, et que nous
« nous renfermions pour un peu de temps au fond
« de notre à m e , c'est a dire dans cette partie, où
« la verité se fait entendre , nous y verrons quel« que image de la Trinité que nous adorons. »
In questo ed in altri passi della Divina Commedia si scorge come la Teologia , la quale tanto avanza di altezza le scienze u m a n e , quanto le cose
celesti sono maggiori delle terrene , inspirasse la
fantasia del grande Alighieri.
Cleone. In questo io tengo la tua opinione. A n che a me sembrano degnissime di encomio quelle
parole , che sono scritte al sommo della porta. Ora
ti prego di paragonare questo Canto col sesto libro
dell' Eneide, e dovrai confessare, che il tuo Poeta
ha tolto molti concetti dal suo maestro.
Aristo. Sia pure : ma la imitazione quando è felice , non di biasimo, è meritevole invece di giù-
232
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
sta lode. L'entrare de' due poeti nell'Inferno ci ricorda Virgilio : facilis descemus Averni, con quel
che segue. A n c h e questi versi :
« Qui si cotivien lasciare ogni sospetto;
Ogni viltà convien che qui sia morta »
ne tornano alla memoria le parole della Sibilla :
« Nunc animis opus, Mneay nunc pectore firmo. »
Nota che questi versi :
« Noi sem venuti al loco ov' io t' ho detto
Che tu vedrai le genti dolorose,
C hanno perduto il ben dell' intelletto »
hanno qualche rassomiglianza con i seguenti :
« Sic demum lucos stygios9 regnai invia vivis
Adspicies
...»
ma le parole :
«
le genti dolorose
Channo perduto il ben dell'intelletto *
sono di una sublimità veramente meravigliosa :
poiché da esse si vede, c o m e la infelicità dei dannati n o n sia causata soltanto dai corporali tormenti, ma si dalla privazione del l u m e della eterna verità, del bene infiaito, del sole della giustizia.
Cleone. Quante m a i cose tu scorgi in un verso e
mezzo !
Aristo. Egli h proprio dei grandi poeti P espri-
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
233
mere molti pensieri in poche parole. Virgilio dipinge l'oscurità dell'Averno :
« Ibant obscuri sola sub nocte per umbram,
Perque domos Ditis vacuas, et inania regna. »
E Dante così rappresenta lo stesso concetto :
« Quivi sospiri, pianti ed alti guai
Risonavan per P aer senza stelle. »
Quando poi descrive il tumulto, il quale nelV aria
senza tempo tinta sempre s'aggira, ci fa ripensare a
questi versi del Mantovano poeta :
« Turbidus hic corno, vastaque voragine gurges
dZstuat
»
Invece di porre nel vestibolo dell' Inferno i mostri
della pagana mitologia, Dante vi pone le anime di
coloro :
« Che visser senza infamia e senza lodo. »
E in ciò scorgi P indole nobilmente sdegnosa dell'animo suo. Solo vorrei, che san Celestino V, di
cui egli non seppe comprendere le mansuete virtù, non fosse posto in quella lunga tratta di anime
indegne del n o m e di uomini e di cristiani.
Ma vedi, già siamo giunti alle porte della città;
domani adunque, se ciò ti aggrada, continueremo
il nostro ragionamento.
ALL' OTTIMA FRA LE MADRI
PER
LA SANTA CATERINA DEL 1855
LA SUA ROSA.
(( E quanto io posso dar tutto li dono. >
AVE MARIS STELLA.
Salve, o stella del mar, benigna madre
Dei miseri mortali ! Benedetta
Sii tu, che fosti dall' eterno Padre
Nell'empireo Ciel per sposa eletta.
Salve, o figlia d'Iddio, umile ancella,
Che con voce sì dolce e sì soave
Rispondesti al Signor del mondo, in quella
Che P Angiol t'appariva, e dicea: Ave.
Salve, o stella del mar, dolce Maria!
Tu che vegghiasti a studio della cuna
Del tuo figliuolo, deh ! benigna e pia
A noi soccorri in ogni aspra fortuna.
Bella è la luna e il suo tremulo raggio,
Vaga è la rosa in su i prati ridenti,
Ma più del cielo e più dei fior di maggio
Splende il tuo lume agli occhi de'credenti.
Salve, o stella del mare ! oh tu che sola
Accompagnasti il figlio in su la croce,
E che intendesti P ultima parola
E il moribondo suon della sua voce,
236
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
Guarda ai travagli, e guarda alla pressura
De' tuoi fedeli, e tergi il pianto loro ;
Tu, che pietosa ognora alla sventura
Porgesti aita dal beato coro.
E G O SUM P A S T O R RONUS.
Io sono il buon Pastore, a me venite,
E tornate all' ovile,
Pecorelle smarrite :
Ch' io mai non ebbi a vile
Que'miseri mortali,
Che volando sull' ali
Di caldo amore e di viva speranza,
A me levaron gli occhi lagrjmojsi;
E eh* ora accolti in fortunata $tanza
Negli eterni riposi
A voi porgono aita
Per rivedervi in questa dolce vita.
Io sono il buon Pastor,. Siegue i miei passi
Chi ascolta la mia voce
E porta la sua croce
Col santo amor che vince ogni battaglia.
Io gli spiriti lassi
Conforto e cibo di speranza buona.
Quale a me s'abbandona
Dal giusto mio voler mai no# si parte.
Or fa sì che ti vaglia,
Anima eletta, sì cortese invito,
Ed incomincia a vagheggiar nell'arte
Dell'amore infinito
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
Quella pietosa Provvidenza eterna
Che tutto il mondo a suo piacer governa.
Io sono il buon Pastor. La pecorella
Fugge da me lontano.
Ed io nel dolce piano
Fra i lieti paschi, in riva ai chiaro fiume
Lascio la schiera fortunata e bella
Delle anime, che ognor mi furon fide,
E in su P erto cacume
Dell'aspro monte, e per solinga via
Sieguo la sconsigliata figlia mia,
Che non ha chi la guide.
Ma però poco vai freno o richiamo
A quelP anima misera e smarrita,
Che pur non ode me, che tanto P amo.
lo sono il buon Pastore. Alfìn si posa
La stanca pecorella, e ne' sospiri
Rimembra il prato, i fior, la quercia annosa
E il fiumicello del materno ovile.
— Ahi perchè, lassa ! i miei folli desiri
Seguendo, tanto ben già m'ebbi a vile?
Perchè fui sconoscente al mio Signore,
Ch' è tutto pieno di pietà, d'amore? —
lo vengo e porgo all' alma sconsolata
11 soave conforto del perdono,
E la riduco al pasco ed ali' usata
Stanza, ed in voce mista a dolce suono
Ivi più di mille Angioli festanti
L'accolgon lieti co'celesti canti.
STUDII MORALI E RELIGIOSI
DI
ROSA FERRUCCI.
Nel giorno della mia festa (25 novembre 1856)
la mia cara Rosa mi offrì in dono la prima parte di
un suo lavoro intorno alla carità, accompagnando
il libretto con questa lettera :
« Cara mamma.
« Eccoti un misero dono, che con tutto P affetto
« del suo cuore ti offre la tua Rosa. Accettalo con
« quella benignità, con la quale hai sempre gradi« lo le testimonianze del mio amore, della mia ri« verenza verso di te , e sii certa , che vicina o
« lontana , ti sarò sempre riconoscente della tua
« bontà, e m e m o r e delle infinite tue cure. »
Era suo intendimento ( siccome ella stessa mi
disse, e ne fanno fede le note che ho ritrovato tra
le sue carte ) di porre in chiaro con argomenti dimostrativi e con Pautorità della storia, essere stato
l'amore di Dio involto tra molti errori in tutte le
240
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
religioni delP antichità, e solo nella cristiana cattolica religione essersi agli occhi dell'uomo manifestato nella purezza della increata sua luce. Voleva quindi trattar de' suoi effetti sulP animo u m a n o
e sopra il consorzio rivile, f erciò avrebbe parlato
delle virtù dei veri cristiani, e tratteggiata la vita
di alcuni Santi, che o repressero l'audacia dei barbari o difesero la conculcata giustizia o con ardentissima carità instruirono, consolarono, provvidero del necessario sostentamento gP ignoranti, gli
afflitti, i poveri. Ne avrebbe taciuto , siccome la
religione già fece, che Petoquenza dei Padri greci
e latini avesse forza di persuasione simile a quella
dei piti lodati Oratori del tempo antico ; e ricordando , avere essa inspirato il s o m m o Alighieri e
tutti i nostri eccellenti artisti, avrebbe provato, da
lei rivelarsi all'uomo il lume del bello, siccome da
lei gli viene lo zelo della verità e dell'onesto. A
mostrare gP innumerevoli benefizi recati da essa
ai popoli ed ai costumi, intendeva discorrere della libertà data agli schiavi, dell' onore , cui fu la
donna inalzata nella famiglia , della giustizia alla
forza sostituita negli ordini dello stato f della protezione dal clero concessa ai deboli, e di tanti instituti politici, di tante leggi, di tanti civili provvedimenti, in cui si scorge visibilmente l'efficacia,
la santità , la dolcezza della dottrina di Gesù Cristo. A v e v a la mia buona Rosa condotta a fine la
prima parte del suo lavoro , che in quattro parti
doveva esser diviso.Nel giorno che precedette lui-
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
241
tima sua malattia mi disse di aver già dettato il
principio della seconda.
Pendent opera interrupta /... La m a n o , da cui
furono scritti i cari libretti, che mi rimangono in
testimonio della rara felicità dell'ingegno suo, della purità e dell'altezza dei suoi pensieri, del tenerissimo amore che mi portava, è immobile e fredda per sempre ! La bocca , che solo si aperse per
pronunziare soavi, pietose , dolci parole , è per
sempre muta ! Il cuore, che battè solo per nobili e
santi affetti, non ha più moto ! Ma quella rapida
intelligenza che si levava al di sopra dei m o n d o
per contemplare la bontà, la sapienza, le perfezioni d; Iddio , spazia ora liberamente nelP infinito.
L'anima sua immacolata, che tanto e sì santamente sempre a m ò in terra , ora è beata nel seno del
primo A m o r e , ed a m a in esso quanti ebbe cari sopra la terra, e ad Esso volge preghiere per me sua
povera madre, e in Lui mi conforta e mi benedice.
Questi pensieri danno un'arcana soavità alle lagrime , di che ho gli occhi sempre bagnati ; questi mi aiutano a tollerar con fortezza la mia afflizione , perchè mi fanno trovar conforto nelle immortali speranze. Quando tocco e leggo le carte ,
in cui la mia Rosa raccolse il frutto dei diligenti
suoi studii, e dipinse senza saperlo se stessa , ho
bisogno di sollevare la mente al Cielo per non m o rire di dolore, di amore, di desiderio. N o , non sei
morta , mia cara figliuola : vivi , vivrai in eterno
vicino a Dio, ed in Lui il tuo intelletto, che sem1(5
242
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
pre in terra si volse alla verità, e nelle opere della natura e in quelle delParte ammirò riverente il
bello increato, contempla la pura luce, di cui travide soltanto un raggio qui nella terra.
N o n posso pubblicare per intero la prima parie
dell' opera , che intendeva condurre a fine la mia
figliuola, se la sua vita non fosse stata troncata nel
suo fiorire, perchè da sé sola non avrebbe interesse pe' leggitori. Ma pure desiderando che sappiano i buoni quanto ella fosse erudita e come volgesse sempre alla religione studii e pensieri, ne
darò alcuni capitoli. Ricordo qui ancora , essere
questi stati scritti da una fanciulla, che aveva appena venti anni, occupata per gran parte del giorno nelle domestiche cure e nei femminili lavori,
che non ambì mai la lode di dotta, ma cercò e m e ritò degnamente quella di buona.
CATERINA FERRUCCI.
L'INDIA.
In mezzo ad un ampio seno dell' Oceano , alle
falde dei monti del Tibet si distende in aperte pianure, in elevati altipiani ed in montagne liete d'acque e di frondi, la penisola indiana. L' aspetto di
questa contrada empie d'insolita maraviglia l'animo del viaggiatore, il quale varcate per lunghe e
penose vie le più alte montagne del m o n d o , vede
a grado a grado le erbe, i cespugli, le selve antiche, le piante rigogliose del tropico vestire i fianchi dell' Himalaya, la sommità del quale è coperta
da nevi eterne. Quante memorie non desta il nome dell' India in chi conosce la storia dell' u m a n a
civiltà e delPumano pensiero? Ivi l'uomo non solo
dall' indole sua propria, ma dalle impressioni che
in lui faceva la vista del cielo sereno , degli alti
monti, del vasto mare, dei larghi fiumi, della svariata bellezza dei fiori e degli alberi, fu sino dagli
antichissimi tempi educato ad una maniera di civiltà, che non è forse in alcune parti inferiore alla greca ed alla romana, siccome quella, che ave-
244
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
va per fine di coltivare la forza e l'attività del pensiero. Che se tu mi opponi le barbare leggi, per
cui gli sventurati Paria di tutto, anche della compassione altrui, erano privi, se mi parli con ribrezzo delle vedove arse sul rogo dei loro mariti, io ti
ricorderò la misera condizione degli schiavi in
Grecia ed in R o m a , i sacrifizi di vittime u m a n e
con cui alcuni popoli credevano di placare P ira
divina , le Vestali condannate a morir di fame in
sotterranea prigione. O n d e tu sarai persuaso, tutte
le antiche civiltà essere state imperfette , siccome
quelle, che non avevano per fondamento la legge
del vero Iddio , e P indiana essere m e n o delle europee tenuta in pregio solo perchè nel corso di
molti secoli ci fu ignota, e perchè in essa la qualità del paese e P indole de'suoi abitatori favorivano specialmente quella maniera di studii pei quali
più della solerte operosità del corpo e dell'animo,
la solitaria contemplazione si richiede.
Altri si abbiano il vanto di ritrarre nel m a r m o
o di animare con i colori la bellezza ideale ; altri
con maestosa eloquenza difendano dal furore della
plebe o dall' arbitrio di un tiranno la santità delle
leggi ; altri per forza d'armi allarghino i loro confini. L'Indiano non cerca di dare eleganti forme
alle statue, alle immagini, ai tempii de'suoi idoli;
gli sono ignote le agitazioni del fóro e le gare degli ufficii ; contento del suo paese non si cura di
signoreggiare P altrui. Sicché mentre i guerrieri
difendono i sìngoli stati, mentre i mercatanti at-
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
245
tendono al traffico della seta , delle g e m m e , dell'oro, mentre l'agricoltore lavora i suoi campi, e il
misero Paria cerca un asilo nei boschi e nelle paludi , il Bramano signore dei monarchi e dei popoli medita su i principii eterni del vero, canta le
gesta degli eroi, celebra le bellezze della natura.
E quando esalta la sapienza di Brahma , la bontà
di Vishnou si leva dalla terra al cielo compreso da
un senso arcano, eh' io non posso chiamare con
altro n o m e , se non con quello di misticismo. Ma
questi filosofi e poeti mistici, i quali ressero a lungo la patria loro, recarono veri beni all'universale ? Le loro idee furono rette ? Furono santi i loro
pensieri ? Benché alcune fra le civili instituzioni
dell' India siano stimate degne di lode, benché in
molte sentenze del Veda si scorga sapienza non
inferiore a quella di Pitagora e di Talete, pure tu
vedi nell' abbiezione della plebe, nel d o g m a della
metempsicosi, nelle superstizioni del volgo, negli
strani miti del culto di Brahma palesi indizii di
quegli errori, che nella immaginazione lasciata in
balia di sé stessa hanno principio. Sicché ti è m a nifesto i Bramani essersi molto allontanati dal vero, che si vantavano di conoscere, ed i loro affetti
dall'ambizione e dalla superbia, non dalPamore di
Dio e del prossimo aver preso qualità e forma.
246
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
L'EGITTO.
Sul lido africano, in mezzo a due mari separati
da spazio angusto di terra, e che se sboccassero
P uno nell' altro congiungerebbero le orientali con
le occidentali regioni, tra le infocate arene della
Nubia e della Libia, giace l'Egitto, sede di un'antichissima civiltà. Immobile, come le piramidi, essa, senza mutarsi dal primo suo essere, per lungo
tratto di secoli venne dai sacerdoti trasmessa alle
docili generazioni delle inferiori caste , né la sua
memoria fu cancellata dal domìnio persiano , dal
regno dei Tolomei, dall'impero romano, dalla soave forza del Cristianesimo , e dal succedersi dei
Saracini, dei Fatamiti, degli Arabi, dei Turchi.
Onde, mentre Cambise ed i suoi soldati, simili al
vento del deserto, tutto sconvolsero, mentre i m o numenti della sapienza alessandrina furono pel cieco furore di Omar distrutti, mentre insieme con le
aquile romane si partirono dall' Egitto l'ordine e la
giustizia, mentre per la spada del Beduino fu il
Corano dai più preposto alla dottrina dell'Evangelo , rimase, e rimane ancora Y opera tacita ed incessante del Cristianesimo insieme alle ricordanze
dei tempi antichi. Della prima qui non mi accade
di favellare, avendo a parlarne altrove ; le seconde mute per lo zotico Fellah , il quale stando a
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
247
guardia del gregge sulP erba che cuopre le m i n e
di Tebe dalle cento porte, non pensa che i suoi avi
furono grandi, sono molto eloquenti pel viaggiatore venuto dall' Europa in Egitto ad interpetrare
l'arcana scrittura degli obelischi. Esse furono eloquentissime alP anima poetica del gran Capitano,
il quale vicino al Cairo venendo a giornata con
P inimico, sclamò : — Soldati, dalla cima delle piramidi quaranta secoli tengono fisso lo sguardo sopra di voi. —
Ora tornando col pensiero ai remoti tempi, in
cui un popolo già civile innalzò monumenti sublimi del suo splendore, dagli effetti conosceremo la
qualità della religione che professavano i sacerdoti Egiziani. Questi, siccome i Bramani nell'India,
ebbero gran potere sull'animo dei loro re, e nello
studio delle scienze speculative si occuparono. Ma
sì perchè la natura del suolo , fertile e lieto sulle
rive del Nilo, riarso nelle vicine pianure, non porge svariate immagini al riguardante, sì perchè in
quella terra, che poi venne chiamata il granaio del
mondo romano, Y u o m o inteso a raddoppiarne con
la fatica la naturale fecondità, non potea rivolgere
in sé medesimo i suoi pensieri o pigliare in esame
gli affetti del proprio cuore, i sacerdoti diMemfi,
di Saide , di Tebe, anziché al bello ideale mirarono al vero, considerando questo in ciò, che al governo del vivere domestico e del civile si appartiene. Dai penetrali del tempio essi pertanto amministrarono la giustizia : nelle scienze istoriche e
248
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
nelle morali erudivano lo straniero , che in luogo
dell'oracolo di Delfo consultava quello dell'arcana
sapienza egizia ; incidevano negli obelischi le imprese dei loro eroi, ma non curavano, che il culto
reso agl'Iddii e le nazionali tradizioni valessero a
destare nel popolo P amore del bello. Quindi nelP Egitto fu muta la poesia , scolorita e smorta la
pittura, negletta o poco soave la musica, irrigidita la scultura, grandiosa, ma senza eleganza Parchitettura. Onde Parte egizia giacque inerte fino a
quel giorno in cui la voce dei Tolomei la destò
dal sepolcro, allorché gl'inni di Callimaco risonarono nei tempii greci e nella magnifica reggia di
Alessandria.
In quella guisa, che Psammitico non pel valore
dei suoi, maperPaiuto de'Lacedemoni, ricuperò
il perduto dominio, le lettere egizie, non per sé
stesse, ma per le greche, acquistarono luce grazia
e soavità. Ed in vero poteva la poesia inspirare un
popolo, il passato e l'avvenire del quale non furono per molti secoli dal suo presente stato dissimili?
un popolo, che nelle giornaliere fatiche e ne'servili
lavori si occupava, mentre i sacerdoti nascondendo
ad esso le misteriose loro dottrine facevano somigliare la sapienza alla statua che velata si venerava nel tempio di Saide? un popolo , che con voti
stolti e con insensate grida acclamava un bue, un
cane, un uccello, adorando non pure il sole e la
luna, ma le più vili creature, onde per esso, secondo che Bossuet già scriveva, tout était Dieu, exce-
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
249
pte Dieu méme? Quale affetto era dunque nell'animo di coloro, che per lunghi secoli tennero nell'errore le menti credule degli Egizii? Benché venerassero la verità, ed ai re e ai magistrati insegnassero a rispettar la giustizia, tu meco affermerai certamente, l'orgoglio, la brama di signoreggiare altrui,
non già P amore di Dio essere stato principio e norma alle loro azioni ; e perciò doversi ad essi biasimo e vergogna, non lode: che volsero in mala parte l'ingegno loro, e in luogo di sollevarlo al Cielo
lo incurvarono stoltamente verso la terra.
LAPERSIA.
Zoroastro, antico legislatore della Persia, diede
al suo paese ordinamenti civili e religiosi, che per
molti secoli v'ebbero vita. Chi legge la Ciropedia
di Senofonte ammira P amore filiale, la sobrietà, le
pubbliche e le private virtù di un popolo, il quale
degli altri fu signore, perchè seppe comandare a
sé stesso. I Magi erano tenuti in grandissima riverenza dalla nazione, per la qualità de' costumi e della vita loro. Si esercitavano quelli nelle filosofiche
discipline e nella preghiera ; contenti al poco, vestiti di semplici panni, dormivano sul nudo terreno, e solo di erbe e di pane si cibavano. Né il voi-
250
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
go era ignorante in Persia, siccome nelP India e
nell'Egitto : anzi i fanciulli venivano nelle pubbliche scuole educati. Le milizie avevano savii ed
esperti capitani; l'architettura e la scultura ritraevano in sé la grandezza di un popolo civile e forte.
I Persiani non si prostravano innanzi agl'idoli, ma
venerando Oromase, siccome fonte del bene, e odiando Arimane siccome autore del male, si tenevano
lontani da molte delle superstizioni che infettavano allora il mondo. O n d e non possiamo scorgere
senza vivo commovimento i Magi guidati dalla stella dell'oriente sino al presepio dell'uomo Dio, perchè ne sembra la Provvidenza avere voluto premiare in essi il sincero amore del vero. Ma que'sacerdoti, i quali per tante cagioni furono avuti in onore, erano essi infiammati dal nobile e puro affetto,
per cui i nostri pensieri dalla terra al Cielo si sollevano? amavano Dio più degli onori, più delle ricchezze, più del potere? La storia, la quale ne conservò la memoria del falso Smerdi e della uccisione dei Magi prepotenti, ci fa palese, non avere i
Persiani più degP Indiani e degli Egizii anteposto
il divino all' umano, ed i beni eterni ai temporali.
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
251
L'ASSIRIA.
Gli Assirii, oppressori degl'Israeliti, superati,
per la mollezza e viltà loro, dai pochi, ma valorosi seguaci di Ciro, erano retti da una forma di governo, non molto all'egizia dissimile. Conciossiachè tutto il popolo in alquante tribù o caste era diviso, il supremo potere solo al re si apparteneva,
e sopra gli altri erano onorati i Caldei o sacerdoti.
Essi discendevano da quegli erranti pastori i quali pernottando vicino alle loro greggi contemplavano taciti gli astri sparsi nei vasti spazii del cielo, e perciò furono detti i padri della astronomìa.
Certo siccome afferma il grande Arago, * questi solitami ammiratori della natura non conobbero i lunghi studii, né le indefesse fatiche dei moderni astronomi, ma le loro osservazioni continuate dai posteri ne fanno fede, le bellezze eterne del cielo avere
alcuna volta sollevato da terra le menti loro. Le
dottrine religiose e filosofiche dei Caldei erano dai
padri ai figliuoli tramandate, ed il misticismo, il
quale informava gli affetti dei devoti di Baal, non
era se non un senso indefinito di adorazione, che
non al Creatore, ma sì alla creatura si rivolgeva.
E di ciò è testimonio quanto narra Daniello intorno
1
Eloge de Bailly.
252
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
al culto degl'idoli, i quali erano venerati dal popolo Assirio. Questo, governato da monarchi alteri, e spesso crudeli» e da sacerdoti, i quali nella
mollezza e nella ignoranza lo lasciavano annighittire, si esercitò nelle arti belle. O n d e le sculture
ninivite, se non possono ai capolavori dei Greci
venire paragonate, superano le egiziane nella eleganza delle forme. 1
Gli abitatori di Ninive in mezzo alla ebbrezza
morale, nella quale vivevano, udirono un giorno
la voce di un Profeta che, miracolosamente uscito
dal seno di un mostro marino, li chiamava a penitenza. Allora cessarono i canti, i giuochi, le danze,
i conviti. Meste da ogni parte salivano al Cielo le
voci de'supplichevoli, i gemitie i pianti interrompevano solo il silenzio delle deserte vie, ove più
non si vedevano cocchi dorati o splendide vesti.Altri dica, i tempi dei re conquistatori dei popoli essere stati gloriosissimi per l'Assiria. Io credo che
il più bel giorno della sua storia sia quello, in cui
i cuori riarsi dai terreni affetti si aprirono alla fede ed al pentimento. E perchè Puna e l'altro vennero meno,in quella guisa che l'iride scolorita scompare dalle oscure nubi, il Re dei Re scrisse nella
reggia di Baldassarre quelle tremende parole, che
con sentenza irrevocabile condannarono Babilonia
e le circostanti regioni ad essere serve dello stra1
II signor Layard, inglese, scuoprì non ha guari nelle rovine di Ninive varii bassorilievi da lui illustrati.
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
253
niero. Il decreto dell'Onnipotente fu promulgato
dal Profeta, il quale scampato da grandi pericoli
aveva nella lunga sua prigionia aspettata con invitta pazienza Yora della liberazione.
LA CHINA.
La China, regione ubertosa, ricca d'oro e di
g e m m e , fu sino dai remotissimi tempi più civile
delle altre nazioni asiatiche. Perocché i suoi abitatori da molti secoli si esercitano in varii industriosi lavori, e fanno certi ingegni, che solo più m o dernamente agli Europei furono noti; onde vengono a ragione perla solerzia loro lodati. E le scienze morali, la giurisprudenza, la poesia, Parchitettura e la pittura furono dai Chinesi antichi avute
in onore. Queste ultime però sono di gran lunga in
eccellenza superate dalle arti greche, dalle romane e da quelle eziandio che, per essere risorte in
Italia, possono chiamarsi italiane. Ma se i Chinesi
scolpiscono e dipingono figure in rilievo ed in m i niatura su gli scrigni e su i vasi di porcellana, edificano torri di mirabile artificio, fanno con gli argini alle loro terre riparo dalle acque dei fiumi, attendono al traffico ed all'agricoltura, diffondono mercè
dei canali la fertilità nelle campagne, amministra-
254
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
no con senno lo stato, e si occupano negli studii filosofici, noi, sì noi, che f u m m o selvaggi mentre
essi già menavano vanto della civiltà loro, abbiamo una vita morale, per la quale, se non per altro,
dovremmo essere ad essi anteposti. Ed invero, se
consideri le dottrine religiose della China, piangerai di compassione vedendo un numero sterminato
di uomini seguire la setta dei Buddisti e dei Taos-se. Pure questi idolatri, mentre hanno chiuse le
menti alla verità, onorano la virtù, sentono con
vivezza l'amor filiale, hanno benigni e mansueti
costumi. Io qui non entro a parlare della dottrina
di Confucio: dirò soltanto, questo filosofo avere in
parte fuggito gli errori in voga tra i suoi Chinesi.
Ma né egli, né gli adoratori di Budda e di Taos-se
ne porsero mai l'esempio del vero e diritto zelo,
che solo dal Padre dei lumi procede, e dal quale è
lontano il loro misticismo.
Vedete voi quel sacerdote pallido e scarno, il
quale lasciata la casa paterna, partito dal paese nativo, venne quasi profugo in questi inospiti lidi?
Egli sa per certo, che fra non molto sarà sopraggiunto e morto dagP idolatri: ma nulla teme, avendo consacrato a Dio la sua vita. Intanto ammaestra
i fanciulli, consola gli afflitti, sovviene agl'infermi,
assiste i moribondi, ed in ogni petto infonde l'amore, la fede, la speranza, mostrando al povero e al
ricco la Croce che ha vinto il mondo. Indi gli sgherri lo afferrano, il carnefice gli mozza il capo, ma
benedetta è la sua memoria, e i presenti dicono, e
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
255
i posteri lo ridirano alle future generazioni: —Invocate riverenti il n o m e del Martire che visse e
morì pel suo Dio. — E chi non rammenta gli esempii di puro zelo, che ne porse san Francesco Saverio, e tanti missionarii, che tennero la sua via?
Chi non ricorda con riverenza la morte del santo
prete Agostino, il quale rinnovò in questi ultimi
anni il sacrificio che già fecero a Dio gli Apostoli,
quello cioè della vita e del sangue? Affrettiamo coi
nostri voti il giorno, in cui la vera fede , rimosso
ogni errore, illuminerà la China, in quella guisa che
il sole, dissipando la nebbia, dà co'suoi raggi nuovo aspetto e lieti colori alle già ottenebrate campagne.
LA GRECIA.
Circondata dalla ricca Eubea, dalle isole di Samotracia e di Lesbo, e dall'Arcipelago che fra il
mare Jonio e la Propontide si distende, giace la
Grecia, il solo n o m e della quale desta mille sublimi pensieri in coloro che hanno vivo l'amore del
bello, del buono e del vero. Ivi è purissimo il cielo, azzurro e placido il mare, che dai riposti suoi
seni viene a lambire il lido dell'Eliade, dell'Epiro
e del Peloponneso; ivi le valli ombreggiate dai platani, i monti nevosi, i colli ameni, le verdi pianu-
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SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
re sparse delle vestigia di antiche glorie, sembrano
quasi un riso dell' universo al viaggiatore meravigliato. Ivi tutto ne parla della onnipotenza e della
bontà del Creatore, ed a noi ricorda, che la vita
dell'uomo fugge come ombra, e che tutto soggiace
nel m o n d o a certa ruina. O v e sono i forti, i colti,
i gentili abitatori dell'Attica? Che ne rimane delle
leggi di Licurgo? Che dell'impero vastissimo di
Alessandro? O v e sono gli orti dell'Accademia, ove
i portici degli Stoici, ove le scuole del Peripato?
Il tempo, il quale con rapidissimo corso tutto travolve, già da molti secoli ha distrutto gli ordini civili, la potenza e gran parte dei monumenti, ond'ebbe fama l'antica Grecia. N o n ha distrutto però le
opere dei filosofi, degli storici e dei poeti, non tutti
i capolavori degli artisti, né la memoria della virtù
e delle gesta di tanti eroi. O n d e non v'ha uomo, non
v'ha cittadino, al quale non batta il cuore, sentendo
ricordare Milziade, Temistocle, Agesilao, Epaminonda, Focione e Filopemene. Ah ! sia ringraziato
Iddio creatore dell'anima nostra immortale e del
perspicace nostro intelletto ! Per quella e per questo l'uomo con le lodevoli azioni e con i nobili studii acquista una gloria che durerà quanto dura l'um a n o pensiero. Sì, la Grecia antica vive ancora nella memoria dei grandi, i quali onore e fama le procacciarono. Chi non venera Licurgo e Solone? chi
non s'inchina dinanzi alle urne dei forti, che per
la patria non temettero di morire? Chi potrebbe
dimenticare i trecento delle Termopili, l'ardire di
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
257
Pelopida e della legione sacra? Se poi rivolgiamo
le menti a quelli, che nello studio della verità si
occuparono, c o m e non venereremo i nomi di Socrate e di Platone ?*
Per l'amore della patria, del vero e del bello iGreci acquistarono fama immortale, perocché essendo
fortissimi in guerra, magnanimi nelle sventure,
coltivarono nella pace le nobili discipline, e poscia
con la gentilezza dell'animo e della mente vinsero i vincitori del mondo. Grandissima fu la loro
dottrina, spesso grande la virtù loro, ma seppero essi rendere le dovute grazie a Chi aveva
loro concesso tanti beni ! A m a r o n o essi quel Dio,
che per tanti modi alla loro mente si rivelava? Ahi
fiacchezza dell' umana ragione ! Ahi cecità dì menti
superbe ! I colti Ateniesi dotati di fervida fantasia
e di grande facondia non altro dicevano ai loro Dei,
che queste fredde parole : — Fate che piova, o N u mi, fate che piova su i campi dell'Attica. —I Misteri eleusini, nei quali forse V u o m o imparava a
conoscere Dio, erano ignoti al volgo. Socrate , il
più virtuoso fra gli antichi, aveva chiara notizia
della possanza e della bontà dell' Eterno, pure egli,
il quale con volto tranquillo bevve il veleno, non
osò di rimovere i suoi concittadini dal culto superstizioso delle bugiarde divinità. Che dirò degli Epi1
Tralascio quanto mia figlia scrisse intorno ai filosofi, ai
poeti, agli storici e agli artisti Greci, perchè pubblicandolo dovrei pubblicare anche le sue note che sono lunghe e molto erudite. - C. F.
17
258
SCRITTI Di ROSA FERRUCCI
curei, cui non ripugnò di negare la Provvidenza?
Che degli Stoici, i quali facendo quasi l'apoteosi
del savio, nulla dal Datore di ogni bene riconobbero? Chi non sa, Simonide avere di giorno in
giorno indugiato a rispondere a Jerone tiranno di
Siracusa, che lo dimandò della esistenza e della natura di Dio ? E il Maestro dì color che sanno, benché conoscesse esservi un Ente supremo, causa
delle cause, da cui hanno moto e vita tutte le cose,
cercò forse d'inspirare ne'popoli un affetto sincero
di riverenza verso di Lui? I miseri pagani consideravano con pietà lo stato infelice, nel quale cadde P u m a n a famiglia dopo il peccato ; e privi del
lume della rivelazione non aspettavano con soave
speranza il Redentore, il quale, secondo l'Apostolo,
fu: Judceis quidem scandalum, gentibus autemstultitiam; ipsis autem vocatis Judceis atque Grcecis, Christum Dei virtutem et Dei sapientiam. Invano vorresti scorgere un vero senso religioso nelle feste Panatenee, nelle Dionisiache, nei giuochi Olimpici,
nei Pizii, nei Nemei, negllstmici. Le prime ridestavano negli Ateniesi memorie di libertà ; dalle
seconde nacque la tragedia, in cui dal terrore erano indotti gli spettatori ad alti pensieri ; i solenni
giuochi erano convegni dei varii popoli della Grecia, atti a nutrire l'amor di patria, eccitando a nobili gare artisti e scrittori.
La superstizione e P incredulità allontanarono i
Greci dal vero culto di Quello, da cui l'uomo ebbe in dono tanto vigore di mente, tanta vivezza di
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
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fantasia, tanta copia di beni; di Quello, che nella
solitudine della campagna, nel silenzio dei monti
quasi inaccessi, nello stormire delle selve, nel tumultuoso agitarsi dei vasti flutti, e fino dal seno
delle nubi squarciate parla al suo cuore.
ROMA.
L* antica R o m a , la quale riunendo il m o n d o civile sotto il suo impero preparò gli animi umani
alla universale fraternità proclamata dal Redentore, fu grande finché fu virtuosa, dimostrando apertamente col suo esempio, la parsimonia e il valore accrescere le forze delle nazioni, il lusso e la
mollezza far queste in basso precipitare. Pel senno de' suoi magistrati, pel coraggio de' suoi capitani , per la sua costante fortezza in guerra ed in
pace, pe' suoi oratori, pe' suoi poeti, pe' suoi storici, R o m a è splendido testimonio della innata gagliardia dell' ingegno italiano , al quale , ove sia
sempre congiunto il saldo volere, niuna cosa quasi
è impossibile. Fino dalla origine della loro città i
Romani tennero in riverenza le cose pertinenti al
culto divino. O n d e se non conobbero il vero Iddio , se furono spesso creduli e superstiziosi, ebbero però in uso di non cominciare mai cosa di
gran momento , senza aver prima invocato il superno aiuto. Questa lodevole costumanza, venuta
260
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
da quell'arcano affetto di religione eh' è nel cuore
d'ogni vivente, fu poscia dal Cristianesimo santificata. Né poco valsero a tenere nell'obbedienza del
giusto un popolo armigero e battagliero le leggi di
N u m a e di Anco Marzio. I quali insegnarono ai
Romani, non potere una nazione mai salire a vera
grandezza ove ella dimentichi i doni avuti dal Cielo.
B e n presto però le favole greche ed egizie , i
mali esempii dei popoli vinti, l'orgoglio dalla prosperità generato , e le feroci passioni surte dalle
gare civili, tolsero a R o m a il decoro delle pristine sue virtù. Le quali furono vane : poiché nella
lieta fortuna si spensero , anzi si tramutarono in
vizii. Allora P alterigia fece crudele il comando,
l'amore dell'oro accese negli animi dei potenti insaziabile cupidigia, e, tralignati i costumi, venne
a mancare la libertà, per cui morirono gli Scipioni, i Decii ed i Fabii. O n d e noi cristiani ripeteremo le belle parole di sant'Agostino : Romani receperunt mercedem suam : vani vanam.
A m a r o n o essi la gloria, le ricchezze, gli onori ;
e la Provvidenza li fece padroni del m o n d o : rimeritando in tal guisa con beni umani le loro u m a n e
virtù, per le quali anche gli animi dei buoni rimanevano avvinti alla terra. Essi però non conobbero la vera gloria : la sola mercede degna dell' uomo : quella , che secondo P eterna verità , copiosa
est in cmlisi
1
Con mirabile erudizione favella poi la mia figlia deli
SCR TT1 DI ROSA FERRUCCI
26 !
I fratelli Arvali col capo cinto di bianche bende
ed incoronati d'una ghirlanda pregavano dal Cielo
fertili messi ai campi, ch'essi spargevano ogni anno d'acqua lustrale nel tempo di primavera. Q u e sta usanza , degna di un popolo religioso , fu poi
santificata dal Cristianesimo. O n d e i sacerdoti del
Dio vivente chièdono ad Esso nei giorni delle R o g azioni, che benedica l'agricoltore e i suoi campi.
Oh ! quanto ne apparisce pietosa e santa la religione di Gesù Cristo, quando unisce la sua voce a
quella del povero , il quale umile e paziente dim a n d a per sé e pe' suoi figli il pane quotidiano a
Colui, che ha cura del fiore del campo, e ciba gli
uccelli dell'aria ! C o m e ne c o m m o v o n o gP inni devoti , che risonano nelle valli, nei vigneti, nelle
pianure , mentre le pie donne li ripetono a coro ,
e P eco della montagna pur li ripete, quasi voglia
ancora esso lodare Iddio !
..
• ... I R o m a n i oravano col capo velato, toccando
Paltare rivolti all'oriente, con la m a n o posta presso la bocca.
La memoria del riverente contegno con che i
pagani si prostravano innanzi a false divinità, dovrebbe fare arrossire molti cristiani, i quali sogliono stare poco raccolti nella casa della orazione. Ad divos caste adeunto , diceva la legge delle
Dodici Tavole, a significare un cuor puro e un sinligione di Roma antica. Ommetto questa parte del suo lavoro,
e ne pongo qui alcuni passi che mostrano la rettitudine de'suoi
giudizii e la bontà del suo cuore. — C. F.
262
SCR1T11 Di ROSA FERRUCCI
cero amore rendere accette al Cielo le nostre preghiere. Ah ! facciamo a Dio il sagrifizio quotidiano della santità della nostra vita , della bontà dei
nostri pensieri, della mansuetudine dei nostri affetti, ed egli esaudirà per certo i voti che gli porgiamo
Le Februalia erano ordinate per onorare la m e moria dei trapassati. La Chiesa di Gesù Cristo ,
madre pietosa, prega pur essa per quelli che sono
usciti da questa vita. Quindi a santificare le lacrime degli afflitti instituì la festa dei Morti, la quale
è tanto più commovente della pagana , quanto la
religione del Redentore supera in eccellenza quella del Lazio, anzi tutte le religioni del mondo. A h !
certo le anime dei defunti, se conservano ancora
m e m o r e affetto per quelli, che amarono sulla terra , devono consolarsi anche nel fuoco espiatorio
pensando c o m e per le preghiere dei vivi verranno
abbreviate le loro pene. Quindi un vincolo sacro
ci unisce a quelli, che a m a m m o più della luce del
sole, più di noi stessi, e dai quali la morte ne ha
separati. Oh quanto è pietoso Iddio ! Egli volle ,
che noi potessimo porgere aiuto alle anime , che
solo in Lui rivedremo : Egli con la fede e con la
speranza addolcisce il nostro dolore
Vuoi vedere da un solo esempio c o m e i
pagani fossero alieni dalla cristiana misericordia?
Pensa alla condizione degli schiavi astretti a dure
fatiche, battuti, oppressi, e uccisi non rare volte,
e poi dimmi se la romana civiltà non ti fa racca-
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
263
pricciare di orrore. D i m m i se si appongono al falso coloro, i quali tengono P u o m o per incapace di
conseguire la virtù vera , allorché non chiede al
Signore lume di grazia , ma vive nella balìa delle
sue passioni ? N o n ti maraviglierai, se nel giro di
pochi lustri i romani costumi trascorsero a corruttela : se le province furono spogliate dall' avarizia
di un Verre e di un Cepione. C o m e potevano osservare la giustizia coloro che nello schiavo non
vedevano l'uomo? No, non può a lungo mantenersi in fiore un popolo , che non ode i gemiti degli
afflitti, che vilipende il povero , perchè è debole
ed infelice. Veneriamo i giudizii di Dio , che abbattè la grandezza dei pagani, e nel luogo di quella innalzò la Chiesa, la quale spezzò le servili catene , ed ebbe lagrime , consolazioni, rimedii ad
ogni sventura
Oltre alle note erudite e dichiarative, aggiunse
la mia figliuola a questo suo lavoro una breve storia delle dottrine dei filosofi antichi. Per saggio
delle prime darò una sua traduzione di una Poesia
di Schiller sulla statua del tempio di Saide, di cui
si parla nel capitolo sull'Egitto; per saggio dell'altra, quanto ella scrisse intorno agli Stoici e intorno a Socrate ed a Platone.
C A T E R I N A FERRUCCI ,
S A G G I O D E L L E N O T E A G G I U N T E A L LIBRO.
IL SIMULACRO V E L A T O DI SAIDE.
Versione dal tedesco
(SCHILLER).
Un giovine condotto dalla sete ardente del sapere a Saide di Egitto, per esservi ammaestrato nell'arcana sapienza dei sacerdoti, già col seguace ingegno si era esercitato in molte discipline , ma
sempre più oltre lo spingeva l'intelletto vago dell'imparare, e il Jerofante frenava a stento l'impeto della sua impazienza. — Che ho io , se non ho
il tutto? diceva egli. È forse qui il più e il m e n o ?
E questa tua verità somiglia forse al diletto dei
sensi, il quale è sì fatto , che tanto chi ne ha più
quanto chi ne ha m e n o ad un m o d o ne gode ? La
verità non è ella una ed indivisibile ? Togli una
nota da un armonia , leva un raggio dall' iride ;
nulla avrai, se non odi e non iscorgi interi i suoni
e i colori. —
Un giorno così parlando essi entrarono in una
solitaria sala rotonda , ove il giovane osserva un
quadro grandissimo coperto da un velo. Meravigliato egli guarda il maestro , e dice*: — Quale imagine è da quel velo celata ? — La verità — ri-
SCRITTI Di ROSA FERRUCCI
265
sponde la guida. — E che ? quegli esclama : io
d'altro non ho pensiero, se non di lei, ed essa qui
da me si nasconde? — Di ciò chiedi ragione alla
Divinità, soggiunge il sacerdote. Niuno fra i mortali, dice Essa, sarà ardito di sollevare questo velo, finché io medesima non lo squarci. E quale con
m a n o sacrilega ed empia scoprirà, disprezzando il
mio divieto, la sacraimmagine, vedrà
—Che?
l
Paltro dimanda. — V e d r à il vero. — Oh cotesto
oracolo è strano ! risponde il giovine. E tu stesso
mai non sollevasti quel v e l o ? — I o ? No in fede
mia, né mai ne fui tentato. — Io non ti comprendo. Se fra me e la verità è soltanto un velo sottile. .. . — E v'ha un comando, ripigliò il sacerdote. O figliuol mio, questo velo sottile è d'altra foggia che tu non credi ; e se è leggiero per la tua
1
A me pare, che nel simulacro che niuno prima della divinità dovea scoprire, il poeta abbia voluto simboleggiare la sapienza egizia, la quale con le sue arcane dottrine agli occhi dei
volgo si nascondeva, e che essendo consapevole di sé stessa,
forse per un barlume di verità venuto dalle dottrine ebraiche
a diradare gli errori degli Egiziani nel tempo in cui il popolo
d'Israele fu schiavo dei Faraoni, aspettava quella rivelazione
che rischiarò di luce celeste l'anima umana. Forse in senso più
largo è qui simboleggiato l'orgoglio della ragione, che oltrepassando i suoi limiti, sdegna il mistero, e nella sua cieca arroganza perde la fede. Onde il vero da lei veduto non è il vero
eterno: ma è un vero misto all'errore, il quale spegne nel cuore
dell'uomo la carità, onde poi la sua vita è per sempre misera.
- R . F,
266
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
mano, sarà d'incomportabile gravezza alla tua coscienza. —
Il giovine pensoso, alla sua casa fece ritorno.
L'ardente sete del sapere gli toglie il sonno. Agitandosi sulle piume senza potere trovare mai posa
si leva a mezza notte, e, quasi contro il suo volere, con timido passo al tempio si conduce. Quindi
agevolmente supera il m u r o , e ardito balza nel
mezzo della rotonda.
Ivi fa sosta : e il morto silenzio della solitudine,
che solo è interrotto dal cupo suono de' suoi passi
negP intimi penetrali, empie il suo cuore d'insolito terrore. Dall' apertura della cupola scorge il
pallido eifioco lume della luna, e terribile , siccome un Dio presente, splende sotto all'oscura volta
il simulacro coperto da un lungo velo.
Quegli procede con passo malfermo, e già Pardita sua m a n o vuole toccare la sacra immagine :
ma raccapriccia respinto da un braccio invisibile.
E una voce amica gli dice dentro del cuore : —
Sciagurato, che vuoi tu fare? N o n disse forse Poracolo : Niuno dei mortali solleverà prima di me
questo velo ? —
Ma non soggiunse esso ancora : Chi alzerà questo velo vedrà il vero? — Segua quello, che ha da
seguire: io lo sollevo. —E grida ad alta voce: —
La voglio vedere. — Vedere? — ripete con voce
stridula, quasi a deriderlo, un lungo eco.
Il giovine scuopre il simulacro. Voi mi chiedete : — Che vide egli allora ? — Io P ignoro. —
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
$67
Nel giorno seguente i sacerdoti lo trovarono pallido e forsennato disteso ai piedi della statua d'Iside. Niuno potè sapere quello ch'ei vide ed intese.
In eterno svanì la letizia della sua vita, e un profondo dolore lo trasse a morte immatura. Queste
poi furono le parole piene d'alti ammaestramenti,
ch'ei rispondeva a coloro , i quali con importune
domande lo molestavano : — Guai a chi con un delitto vuole conseguire la verità ! Essa mai più non
gli si mostrerà in volto serena ! —
GLI STOICI.
Acerbi sono per certo i mali, che in questa vita
fanno P u o m o degno dell' altrui compassione. Che
spesso la povertà, la morte de' suoi cari, il lungo
patire del corpo crucciato da fieri dolori, P esilio,
la ingratitudine dei malvagi, le calunnie dei tristi
lo riducono a tale che più del vivere gli sembra
dolce il morire. Pure P u o m o fatto alla immagine
di Colui, che ne dimostrò col suo esempio essere
la pazienza compagna dell'amore, ha nella immortale natura dell' anima sua una forza , che rimane
immota in mezzo agli umani rivolgimenti, e per
mutar di fortuna mai non vien meno. E in vero
quegli, il quale più che a sé stesso pensa al dove-
268
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
re , e più di questa mortale stima la vita futura ,
sostiene con invitta serenità ogni sventura , m o strandosi , se non lieto , tranquillo anche quando
patisce del vitto, temperando con la ragione P impeto del dolore, non lamentandosi nelle infermità,
e avendo per sua patria ogni terra « da cui si veg« gono il sole e le stelle, ogni plaga sotto la quale
« egli può meditare la dolce verità. * » Pochi esempi di morale fortezza ne porse il m o n d o pagano : questi però ne furono dati dai sapienti : dal
che è palese l'unione del buono col vero. Noi e' inchiniamo dinanzi a Socrate , il quale con fermo
volto bevve il veleno ; ed anche daremo lode a
Zenone ed ai filosofi del Portico , che dissero all'uomo amante del piacere e schiavo delle passioni, sustine et abstine.
Zenone capo della setta degli Stoici incorse però negli errori della età sua, perchè divinizzò l'etere , e diede al m o n d o ragione e senso. Pure ,
uscendo alquanto dalle tenebre del panteismo, insegnò , esservi un Dio , che regge con mirabile
Provvidenza le u m a n e cose. Anche affermò, Pumano intelletto derivare dal divino. Per questa dottrina l'uomo contemplando la terra, il mare, l'aria,
le piante, i fiori e quanto vive e si m u o v e nell'universo, poteva dire in sé stesso:—Iddio fece quanto rallegra la mia vista. Egli diede la luce al sole
ed agli astri : egli acqueta e suscita le procelle ;
1
Dante, Epist.
SCRITTI Di ROSA FERRUCCI
269
per lui sono ricche le messi, son belli i prati, da
Lui ha spirito ed intelletto la mente mia , da Lui
ha vigore e vita il mio corpo. — M a quale era questo Dio di Zenone? Vedi debolezza della ragione
orgogliosa ! Vedi cecità della mente che dalla eterna verità non è rischiarata ! Il Dio degli Stoici era
Yetere: da esso facevano derivare tutte le cose: lui
dicevano sapientissimo intelligente ed eterno. Taccio delle diverse nature da essi assegnate al m o n do , e della divinità e intelligenza attribuite alle
stelle. Noterò intanto , essere loro opinione, che
l'uomo sia nato a contemplare e ad imitare la perfezione del m o n d o ; nel che si scorge un errore
del panteismo : onde l'uomo non sarebbe perfetto,
né perfettibile, ma particulamperfecti, siccome dice Tullio nella sua loquentissima esposizione della
dottrina degli Stoici. I quali supposero essere l'universo creato da increati elementi. Oh quanto è
lontana questa dottrina dalle sublimi verità della
Genesi, per cui vediamo le cose tutte essere create dal nulla per la sola onnipotente parola di Dio !
Era opinione degli Stoici, che l'anima separata
dal corpo godesse di lunga vita , finché a quella
del m o n d o non si riunisse, quando pel fuoco tutte
le cose sarebbero consumate e distrutte. Per ciò
non temendo la morte, più della vita ebbero caro
l'onore ; ma facendo falsa stima di questo, lodarono il suicidio : come se la rassegnazione, che soffre per amore di Dio i mali della vita, non fosse
da anteporsi alla impazienza, che ne fa uscire dal
270
SCK1TTI DI ROSA FERRUCCI
mondo, quando il dovere ne comanda di rimanervi. La vera fortezza solo dai cristiani fu conosciuta : perchè il cristiano la impara alla scuola del
Redentore
GLI A C C A D E M I C I .
L' u o m o più giusto , fra quanti furono privi dei
lume chiarissimo della rivelazione, fu Socrate ateniese. A m ò egli il bello, ricercò il vero, venerò il
buono. Fu paziente, amorevole co' discepoli, cui
cercò di educare alla verità e alla sapienza. Derise il vizio, senza però odiare i viziosi, a m ò la libertà e la difese contro i tiranni, combattè da prode per la sua patria, disprezzò le ricchezze, e m o rì sicuro, poiché nella operosa sua vita aveva trovato la forza che da niuno ne può essere tolta. Egli
insegnò , Iddio invisibile, sapientissimo, onnipotente avere provvida cura dell'uomo, punire i malvagi , rimunerare le buone azioni. Onde diceva
l'anima u m a n a essere quasi partecipe della natura
divina , ed essere stata creata per amare con immortale amore in questa e nell'altra vita la virtù
e la sapienza, il buono ed il vero. In quelle ed in
questi ripose la sola beatitudine a noi concessa su
questa terra. Certo niuno fra i pagani ebbe opinio-
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
271
ni più elevate delle sue, poiché egli si sollevò dalle cose create alle increate, e sdegnando i sofismi
del panteismo, seguì la voce della coscienza.
Il più illustre de' suoi discepoli fu Platone. Poeta, filosofo, con la vastità della sua mente abbracciò tutte le dottrine dei savii vissuti prima di lui,
e con la forza, eh'è propria de' s o m m i ingegni, le
fece sue. Accennerò soltanto le principali fra le
sue sentenze ; che la debolezza del mio ingegno e
la povertà de' miei studii non mi consentono d'intenderle appieno , uè di esporle per ordine e per
intero. Egli fu forse il solo tra i filosofi della Grecia, che avesse della creazione un concetto degno
della grandezza d'Iddio, perchè chiamòquesto l'autore, il formatore, il padre, l'origine ed il principio di tutte le cose. Insegnò ancora, che l'universo per opera della divina bontà non viene a corruzione, ed è formato da cinque elementi. Questi sono, secondo alcuni, la terra, il fuoco, l'acqua, Paria ed un tenue spirito indivisibile, semplice ed
immortale, del quale fu fatta l'anima u m a n a : altri
poi vogliono, avere Platone in questi elementi significato le cinque qualità proprie degli esseri animati, l'essenza cioè, l'identità, la diversità, il riposo e il moto. Anche immaginò una intelligenza
divina dare vita e forma all'universo. E b b e sublimi concetti intorno alla origine celeste ed alla natura immortale dell'anima u m a n a ; a m ò di vivo amore la virtù , ed affermò , essere questa di tale
bellezza , che se a' nostri occhi fosse palese ne ri-
272
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
m a r r e m m o attoniti e maravigliati. Anche sdegnò
le dottrine dei sensisti , dando alle idee principio
divino, e volendo che la ragione ( per usar le parole dell'Alighieri ) tenesse in noi la soglia dell'assenso, e nell'amore della verità e della giustizia ripose il s o m m o bene. O n d e seppe con l'affetto sincero e con la poetica fantasia dare tal forma alle
verità da lui insegnate, che un antico ebbe a dire:
— Vorrei errare con Platone, anzi che appormi al
vero con gli altri filosofi. — Io attenendomi alla
sentenza di chi più del s o m m o filosofo ebbe cara
la verità , credo che della oscurità e degli errori,
che offuscano in molti luoghi, secondo affermano i
dotti, le sue dottrine, siano da chiamare in colpa i
suoi tempi. Debole è per sé stessa la u m a n a m e n te, ed a veder chiaro le è necessaria la luce dalla
divina rivelazione
Chiaro è a chi legge , queste cose essere state
scritte da una fanciulla, che non aveva studiato in
filosofia, che scriveva per suo diletto, e che a me
sola leggeva le cose da lei dettate. Sono fiori e non
frutti, ma fiori che mostrano, se non erro, quanto
vigore avesse la pianticella su cui sbocciarono.
C A T E R I N A FERRUCCI.
DELLA CARITÀ CRISTIANA
LETTERE
DI R O S A FERRUCCI.
18
Queste Lettere furono scritte nelP anno 1855 ,
prima dell' altro lavoro intorno alla carità , di cui
ho pubblicato una parte. Le pongo in fine di questo piccolo volume, perchè in esse è ritratta P immagine dell' ingegno e delPanima di mia figlia più
vivamente, che in tutte le altre sue prose. Da esse
si scorge non avere io esagerato il vero affermando, ch'ella fu buona, quanto può essere buona um a n a creatura. Uguale alla sua bontà è il mio dolore. Dio, che lo vede, mi dia forza bastante per
sopportarlo !
CATERINA FERRUCCI.
24 novembre 1855.
Cara m a m m a . *
Essendo oramai vicino il lieto giorno della tua
festa ti prego di gradire il tenue dono , che qui ti
offro. Guarda all' affetto di chi te lo porge , e non
por mente alla sua rozzezza, Esso è indegno di te :
ma altro non ti poteva dare la tua povera Rosa, la
1
Con lo stesso affetto di tenerezza, con cui a me scriveva
per la mia festa, scriveva la mia Rosa al suo babbo: ne sia testimonio la seguente lettera. — C. F.
« 29 settembre 1856.
« Mio caro babbo.
« In questo giorno tuo onomastico e natalizio unisco ai voti
« ed alle preghiere, che faccio e farò sempre per la tua felici« tà, queste poche parole, le quali, benché mi siano dettate dal
« cuore, pure non valgono ad esprimere appieno l'affetto sin« cero e la vivissima gratitudine, che ha per te la tua Rosa.
« Accettale con questo piccolo lavoro delle mie mani: da esso
« vedrai quanto io pensi a te. Sii sempre certo che mai non
« verranno meno Pamore, la riverenza e la grandissima rico« noscenza, che ho per le tante tue cure, e per la tua afFe« zione, della quale mi hai dato tante testimonianze. A m a e
« benedici
« R O S A tua. »
quale innalza fervidi voti al Cielo per la tua felicità. Siccome tu sei la benedizione vivente della nostra casa, 1 così prego Iddio a colmarti di tutti i
beni che meriti. A m a sempre, e benedici
ROSA tua.
1
Parole dettate alla mia benedetta figliuola dalPamore immenso che mi portava. Ella fu veramente la benedizione del
Signore nella nostra casa. — C. F.
DELLA CARITÀ CRISTIANA-
« Manentfides, spes, caritas, tria hcec: major
autem harum est caritas. »
<( Ubi caritas et amor, Deus ibi est. »
« Congregava nos in unum Christi amor. " »
LETTERA I.
Come la carità sia nemica del fanatismo , e come essa vinca
di gran lunga la filantropia.
Tu mi scrivesti, o Cleante, nell'ultima tua, che
avevi in a n i m o di seguitare P opinione di un illustre filosofo 2 il quale afferma, l'amore di Dio n o n
essere da sé solo bastante a signoreggiare gli affetti nostri e a bene ordinarli : perocché spesso ingannati dalle passioni noi anteponiamo P insano fanatismo alla carità mansueta E per fuggire gli errori, in cui incorsero quelli, che nel n o m e del Dio
vivente osarono contaminare di sangue la patria
1
Rimangono la fede, la speranza, la carità, queste tre cose:
la maggiore però di queste è la carità. ( S. Paolo, Epist. I ,
ai Corinti, Cap. AHI, vers. 13.) Ov'è la carità e l'amore, ivi
è Dio (S. Giov.). Ci adunò insieme l'amore di Gesù Cristo.
2
Droz, Philosophie morale.
280
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
terra, vorresti, che le nostre azioni fossero regolate dal sentimento, che ora si chiama amore della
umanità.
L'affetto veramente cristiano, che ne collega con
popoli da noi lontani o infelici, ne porta a riverire in ogni u o m o la immagine del Creatore. Ma
d i m m i , varrà esso da sé a contentare P ingenito
desiderio del vero, del buono, del bello, che in noi
sino dalla fanciullezza con tanta veemenza si m a nifesta ? No al certo : poiché gli errori dell' intelletto , che ne sospingono a violare la legge morale, le passioni, da cui l'armonìa delPanima è perturbata , la imperfezione del nostro ingegno e la
fiacchezza della u m a n a natura ne costringono a ricercare nel s o m m o Bene quella ineffabile perfezione e quel fine beato , che indarno ci sforziamo di
conseguire quaggiù. E P amore d'Iddio essendo
P intima essenza del desiderio di una vita migliore , da esso debbono prendere qualità e forma le
nostre azioni ed i nostri affetti : in lui deve accendersi la pietà : in lui alimentarsi il fuoco divino ,
da cui il Redentore vuole che i nostri cuori siano
infiammati. E questo vivo fuoco altro non è che la
carità cristiana, la quale santifica in tutti i suoi affetti l'anima nostra.
Io voglio adunque mostrarti, siccome Pamore di
Dio purificando il cuore dell'uomo ed in lui destando un santo e pietoso zelo del bene, si opponga a
quell'implacabile fanatismo , che alcuni imputano
a torto alla religione di Gesù Cristo. E in prima
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
281
non dubiterò di affermare , che quanti dei nostri
errori a lei danno colpa
« A voce più che al ver drizzan li volti,
E così ferman sua opinione
Prima ch'arte o ragion per lor s'ascolti. »
È vero, pur troppo, i figliuoli di un medesimo
Padre, gli abitatori di una medesima terra essersi
fieramente combattuti tra loro sotto il vessillo della croce : ma per ciò dovremo noi credere, Pamor
di Dio escludere dai nostri petti la tolleranza, o
ardiremo negare, la religione cattolica essere tutta carità e mansuetudine ? E il cieco furore di alcuni ne farà porre in non cale gP innumerevoli benefica , che essa da diciannove secoli reca a tutti
i popoli della terra ed agli stessi suoi avversarii ?
O Chiesa del Redentore, che pregate pe'vostri
nemici, e che ognora siete pronta a soccorrerli nel
m o d o stesso, con cui il Padre celeste illumina ogni
giorno con la luce del sole anche i più ingrati fra
gli uomini, chi pose nel vostro cuore il santo e
purissimo amore della virtù? Chi vi diede la forza,
onde voi opponeste sempre sicura la fronte ai dominatori del m o n d o , mentre i Martiri piegavano il
collo sotto la scure del carnefice? C o m e valeste a
confondere il sottile ingegno dei filosofi ed a spezzare le catene agli schiavi? C o m e duraste stabile
e salda in mezzo all'incessante vortice delle u m a ne vicende e fra le ruine di tanti troni? Chi vi diede la persuasione, per cui i macigni medesimi di-
282
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
ventano figliuoli di A b r a m o ? Chi vi concesse l'inviolabile autorità, che scoglie i dubbii, che dissipa i nostri errori, che umilia il potente, solleva il
debole, illumina il m o n d o , e che, perdonando tutte le colpe, consola ogni affanno ed ogni sventura?
Ah ! chi non vede, avere voi operato tanti miracoli per la sola efficacia del divino amore in voi
acceso da Gesù Cristo? Ed in vero, siccome voi Lo
amate nella fatica e nel riposo, nel pianto e nella
gioia, così amate ancora in Lui e per Lui l'umile
ed il superbo, il fedele e l'incredulo, il povero e
il ricco. Sicché non avvi nel m o n d o alcuno per cui
non preghiate, e che non vogliate a qualunque costo ricondurre a quel Dio, il quale ha patito per
tutti, perchè tutti a m ò . Oh ! siano tosto compiuti i
vostri voti. Chiesa santa del Dio vivente! Siano degni della divina misericordia tutti coloro che incorsero ne'castighi della giustizia eterna la quale
può da sincero pentimento venir placata !
No, non è amico al Signore, non è figliuolo della sua Chiesa chi oppone le armi alle armi, la violenza alla violenza, dimenticando queste parole di
Gesù Cristo: deli gite inimicos vestros. * Pater, dimitte illis: non enim sciunt quid faciunt. 2 I ciechi seguaci dei fanatismo ne dimostrano poi coi fatto,
non avere essi mai attentamente considerata la vi1
Amate i vostri nemici. S. Matteo, Cap. v, vers. 44.
* Padre, perdona loro, conciossiachè non sanno quel che
si fanno. S. Luca, Cap. xx:n, vers. 34.
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
283
ta del Redentore, il quale comportando con grande pazienza di essere malmenato e poi crocifisso
dagli uomini, tutti li trasse a sé con la mansueta
possanza della carità e del perdono.
O h ! se Gesù crocifisso entrasse nel nostro cuore, quanto presto, e come abbastanza ne saremmo
noi ammaestrati ! E in fatti chi avesse sempre dinanzi agii occhi della sua mente la soave immagine di Gesù Cristo sarebbe pronto ad anteporre la
clemenza del cristiano al furore di parte, né mai
punirebbe con le fiamme e con la spada chi solo
dalla croce deve essere vinto.
Avendoti io dimostrato assai chiaramente, c o m e
a me pare, il fanatismo non derivare dalPamore di
Dio, né mai essere da questo compreso chi fingendo di voler dare gloria al Creatore perseguita la
creatura, esporrò in brevi parole quanto la carità
evangelica avanzi in pregio quella filantropia, la
quale s'informa dalPamore delPuman genere.
Che potranno fare gli uomini, i quali non vogliono essere guidati dal amore di Dio? C o m e varranno a consolare gli afflitti, a ricondurre i viziosi al
cammino della virtù, a frenare le passioni sempre
inchinevoli al male, se prima non levano gli occhi al Padre celeste, da cui ogni bene ed ogni ottimo dono procede? [Chi, se non Dio, ci sosterrà
contro la ingratitudine u m a n a e contro la superbia, che spesso contamina anche le lodevoli azioni? C o m e potrà essere universale la carità, se non
è accesa dall'ardore della fede, la quale nella più
284
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
colpevole, nella più dispregiata delle creature rispetta la immagine di Dio?
Oh ! dolce spirito del Cristianesimo, quanto sei
umile e pietoso! Spesso tu vieni offeso dalle calunnie e dallo scherno dei tristi: ma contro te gl'impedimenti umani non valgono. Tu procedi benigno
per la tua via,alleviando tutti i mali del corpo e consolando tutti i dolori dell'animo. N o n ti seguitano
i fragorosi applausi del mondo, né tu li curi. Perocché simile a quegli spiriti eletti, provvide guide, custodi vigili del cristiano, che mai non si palesano agli occhi nostri, ti celi agli sguardi di quegli stessi, che da te sono beneficati.
LETTERA
IL
Come l'uomo debba amare Dio sopra ogni cosa.
Qui non diligit, non novit Deum,l disse P apostolo san Giovanni, in cui la cristiana carità fu vivamente effigiata. E certo, chiunque ha senno non
può negare, essere impossibile all' u o m o di meditare le infinite perfezioni di Dio, senza amare sopra ogni cosa quel s o m m o B e n e , nel quale si riposano il nostro cuore e i nostri desiderii. Egli,
1
Chi non ama, non conosce Dio. Epistola I, Cap, iv,
vers. 8.
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
285
Egli solo, essendo uno, semplice, immutabile ed
eterno, in mezzo alle rapide vicende dei casi umani, può contentare le brame delPanima immortale, la quale stanca dei lunghi affanni
« Del viver eh' è un correr alla morte, »
aspetta il giorno chiarissimo, in cui sarà fatta partecipe dell'allegrezza del suo Signore. Né reca a
noi scarso conforto nella sventura il pensiero dell'immensità di quel Dio, che ognora ascolta il nostro lamento e le nostre preghiere.
Anche vale efficacemente a ritrarci dal male Pidea
della scienza infinita d'Iddio, al quale le nostre operazioni non sono occulte, ed ogni secreto affetto è
palese.
Confidiamo adunque in Colui, che solo ne può
salvare, e benediciamolo quando la sua giustizia
percuote Y u o m o per risanarlo, e lo affligge per
umiliare il suo orgoglio. Tremiamo dinanzi a quella potenza, la quale creò il m o n d o d'una parola, e
che sconvolgerà in un attimo P universo intero. Ma
non tremiamo al m o d o degP inerti elementi o dei
muti animali, che non conoscono la forza occulta,
che li agita e li sbigottisce. Ricordiamoci, che siamo uomini creati all'imagine di Dio, e per ciò con
amore e con riverenza invochiamo il santo suo
nome.
Che dirò della divina misericordia, la quale dà
sempre alP u o m o pentite il più benigno dei perdoni?
286
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
Il padre, che accoglie con grande festa il figliuolo prodigo reduce dalla terra straniera, il buon pastore che si affatica per gli aspri monti, su per gli
alpestri dirupi a ricondurre all' ovile la pecorella
smarrita, adombrano appena la mansuetudine e la
compassione di Gesù Cristo, il quale dice a tutti i
rei, che a Lui ricorrono, ciò che disse alla misera
peccatrice : Ti sono rimessi i tuoi peccati. Sarà molto perdonato a chi avrà molto amato. Oh dolcissime
parole ! Chi può udirvi e non essere acceso da forte amore per la infinita bontà divina ?
Se il nostro cuore in Dio, siccome nel s o m m o
Bene, si riposa, ad Esso si volge con grande affetto di desiderio e di riverenza la nostra mente, essendo Egli l'eterno Vero da cui ogni scienza deriva , e il Bello increato che solo in sé racchiude
ogni perfezione. E finalmente in Lui solo scorgiamo quella infallibile giustìzia che da ogni vivente,
quasi per ingenito instinto, viene bramata. Oltre a
ciò è nostro stretto dovere amare Iddio sopra ogni
cosa, perchè Egli ci a m ò fino dall'eternità. E invero noi sappiamo, che prima della creazione del
m o n d o , innanzi che la luce disperdesse le tenebre
di una oscurità senza tempo, prima che l'universo
sorgesse dal nulla, lo spirito di Dio si muoveva sopra le acque. 1E questo Spirito divino, eterno vincolo del Padre e del Figliuolo , ci amava , e già
pensava a noi misere creature ed ai beneficii, di
1
Genesi, Cap.J, verso 2.
SCRKTTI DI ROSA FERRUCCI
287
cui ci voleva colmare, ed alle grazie, che già aveva in animo di concederne. Noi sappiamo, che nei
principio , o piuttosto innanzi ad ogni principio ,
era il Verbo divino, l il quale con indicibile affetto aspettava il tempo in cui, fatto partecipe dei nostri dolori, volle morire per dare al m o n d o la vita.
La m a d r e a m a il suo figliuolo pochi mesi prima di
metterlo in luce, ma Voi, mio Dio, voi ci amate
di eterno amore ; sicché f u m m o vostri anche prima di ricevere da Voi la intelligenza e la vita. E
non saremo noi stolti ed empii, se non prestiamo
docile orecchio alla vostra voce, la quale ci com a n d a di amarvi sopra ogni cosa con tutto il cuore, con tutta l'anima nostra ?
L E T T E R A III.
Considerazione dei beneficii di Dio. Espettazione della vi
tura. Così questa siccome quelli ne invitano ad amare il Signore.
« Or mira Paltò provveder divino. »
Se leviamo gli occhi in alto , lo splendore del
sole, P argenteo lume della luna, gP innumerevoli
1
Àu commcncement, sans commencement, avant toutcommencement était celui qui est, et qui suhsiste toujours : le
Verbe, la parale, la pensée etemelle et substantielle de Dieu.
Bossuet, Elévations.
288
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
astri che con tanta armonia si aggirano negli spazii incommensurabili del cielo , non e' invitano
forse a lodare incessantemente il Creatore ? Egli,
Egli solo trasse dalle tenebre la luce, la quale velocissima al pari del pensiero si m u o v e per P etere. Egli stabilì le mirabili leggi della gravitazione,
per cui i soli, i pianeti, i loro satelliti e perfino le
erranti comete mai non si dipartono dalla via ad
essi segnata. Se poi consideriamo la terra e tutte
le cose che essa produce, non saremo compresi da
sincera gratitudine verso il nostro Padre celeste ,
il quale dà non solo ubertose messi ai campi, frutti
di ogni maniera agli alberi, ma sì vaghi fiori ai
prato e lieti cespugli alle colline , quasi a significarne , procacciare Egli ad un tempo P utile ed il
diletto de' suoi figliuoli? E nel canto degli uccelli,
nel mormorio delle freschissime acque , che da
muscosa rupe cadono a gronda nella sottoposta vallata , nel vento , che lievemente scote la selva o
che impetuoso solleva i flutti del mare , e perfino
nei cupi tuoni, non odi forse mille voci sommesse
od alte, soavi o terribili, che proclamano la grandezza e la bontà del Creatore ?
Potrai riguardare le maestose cime dei monti, il
tranquillo corso dei fiumi, l'immensità delP oceano , la solitudine delle valli e dei boschi senza amare con tutto il cuore , con tutta P anima Colui,
che tutto creò, tutto regge, tutto governa? Che dirò poi della natura animale tanto varia , tanto feconda , tanto utile alPuomo ? Il cervo della selva,
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
289
il camoscio delle nevose alpi, l'antilope ed il leone dell' infuocato deserto , la balena dominatrice
dei mari vicini al polo , i pesci quasi infiniti di
specie, gli uccelli dotati di sì mirabili instinti,
gP insetti che vivono sul fiore del campo , e fino i
tardi e freddi rettili non ci porgono nuovi argomenti del potere e della benigna provvidenza di
Dio ? Esso volle ancora , che il cavallo e il bue e
le pecore servissero all'uomo : Esso diede il cammello e il cervo tarando all'Arabo ed al Lappone.
Ma se tanto ammiriamo le forme svariatissime, la
forza, la intelligenza degli animali ora viventi nel
mondo, quale sarà il nostro stupore pensando alle
strane e innumerevoli specie di quelli, che in altre epoche del creato , abitarono già la terra? Alcuni affermarono , lo sludio della geologia e della
paleontologia essere atto a destare nell' animo nostro pensieri nemici alla religione : certo però costoro non videro, come, per le cognizioni ch'esso
ci porge, la terra si unisca al cielo per esaltare la
sapienza divina. *
Se poi ripensi teco medesimo ai beneficii che
ricevesti da Dio , tu stimerai di non amarlo abbastanza, comechè a Lui consacri tutti gli affetti tuoi.
Da Lui avesti quel corpo, cip è il miracolo della
creazione animale : sì per la perfezione degli organi suoi, sì per l'ordine nel quale tutte le sue parti
sono disposte. Egli diede alla tua mente la viva
* * Somerville, Geografia fisica.
19
290
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
fantasia, la pronta intelligenza, la tenace memoria,
la salda attenzione. Da Lui avesti le facoltà, per
cui compari le cose e le idee fra loro , e puoi indagare con perspicacia le leggi della natura, e reprimere con la ferma e sana ragione , e col libero
volere l'impeto soverchio dell' affetto. Chi poi infuse nell' anima tua il senso della benevolenza e
della pietà ? Chi ti porge que' conforti celesti, che
fanno dolce il pianto , lieve la fatica , e m e n o increscevole la sventura? Chi ti pose fra le braccia
de' tuoi genitori, quando debole e solo entrasti nel
m o n d o ? Chi t'illumina , chi ti rafferma allorché
mille dubbii diversi or dall'una or dall'altra parte
ti sospingono ?
Da Dio, da Dio solo devi riconoscere tutti questi doni. A m a dunque sopra ogni cosa Quello , da
cui ogni bene deriva.
Considerando la storia dei varii popoli, vi troverai nuovi ed infallibili argomenti della sapienza
e del potere di Lui che regge e governa le cose di
questo m o n d o con quelP arcana giustizia , che supera ogni u m a n o pensiero , siccome il cielo s'innalza sopra la terra. Sperate adunque nel Signore,
infelici oppressi, e venerate la m a n o che vi percote e che sola può risanarvi. E voi, usurpatori delle ragioni dei vinti, non esultate per le lagrime degli sventurati. Vive ancora, vivrà in eterno Colui,
che ascoltò i lamenti del popolo d'Israele. Ne perchè egli indugi i suoi giudizii, dovrà venir m e n o
la vostra fiducia in Lui, o dovrà crescere la vostra
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
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baldanza. Rammentatevi : Dio essere paziente, perchè è eterno. l
Leviamo gli occhi alla croce , che sola redense
il m o n d o . Vi potremo scorgere P immagine dell' U o m o Dio senza consecrare il nostro cuore ad
Esso , che volle spargere per noi il suo sangue ?
Le ferite, gP indicibili patimenti, la profonda m e stizia di Gesù Cristo non ne accenderanno di forte
amore verso di Lui ?
O Voi , che tanto soffriste per fare succedere la
vita alla morte, la virtù al peccato, la letizia al dolore, il perdono alla vendetta, l'umiltà all'orgoglio,
la carità all' odio, potremo noi contemplare la vostra croce senza lodare con le parole, con le opere , coi pensieri P amore infinito che ci portaste ?
Siate in eterno glorificato Voi, pel quale il patibolo degli schiavi divenne la consolazione degli afflitti e la speranza certissima degli eletti ! N o n vi
ha cosa, non vi ha creatura nel Cielo o sulla terra,
che quanto Voi ci sia cara , perchè in Voi solo si
riposano i nostri affetti , perchè Voi deste la vita
per camparci da morte eterna !
Gesù Cristo non fu pago di rimediare ai mali che
dal peccato originale provennero. Egli preparò ai
suoi fedeli efficaci e soavi conforti aprendo nella
Chiesa quella fonte inesauribile di grazie e di benedizioni, che già vide in ispirilo il profeta Isaia.
Egli è sempre pronto ad ammaestrarci , a conso1
Sani' Agostino.
292
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
larci ed a perdonarci. Egli ne dice da' suoi altari :
Venite a me voi tutti, che siete affaticati e gravati,
ed io vi alleggerirò. * E siccome nel corso della sua
vita mortale illuminò i ciechi, distese gli attratti,
aprì le orecchie dei sordi, e col suono della sua
voce suscitò i cadaveri dalla bara, così Egli risana
ognora le infermità delle anime nostre, destando a
nuova vita coloro, che già da Lui si dilungarono.
A n c h e aspetta le anime predestinate in quella beatissima città , ove il pianto e gli affanni saranno a
noi ignoti, ove sempre contempleremo la bellezza
increata di Dio. O n d e non solo i beneficii presenti, ma sì Pespettazione della eterna gloria ne inducono ad anteporre Iddio ad ogni cosa del m o n d o .
LETTERA
IV.
Della carità di Dio e del prossimo, definita da san Paolo
Caritas patiens est.2
Siamo ora, o Cleante, di un animo e di un parere, essendo tu persuaso, l'amor di Dio dover superare in noi tutti gli altri affetti. Ma tu mi dimandi quali siano quelle virtù, per cui possiamo dimo1
S. Mattea, Cap. xi, vers. 28.
«La carità è paziente. San Paolo ai Corinti, Cap. xm,
vers. 4.
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
293
strare a Dio il nostro a m o r e , ed io non dubito di
affermare, il s o m m o della perfezione cristiana essere nelP esercizio della carità. O n d e questa è simile a quella scala carica di Angioli, che il patriarca Giacobbe vide in ispirito, i poiché per essa sola possiamo avviarci al Cielo, per essa potremo un giorno lodare Iddio in dolce consonanza di
voci con i suoi eletti.
L'apostolo san Paolo, che quasi lucido specchio
in sé ritrasse la i m m a g i n e delle virtù del Redentore, scrisse sulla carità queste notevoli parole : Caritas patiens est, benigna est : caritas non cemulatur,
non agit perperam , non infialar , non est ambitiosa,
non qucerit quce sua sunt, non irritatur, non cogitat
malum, non gaudet super iniquitate , congaudet autem ventati: omnia suffert, omnia credit, omnia sperat, omnia sustinet. 2 Consideriamo con attento animo queste sentenze : da esse impareremo ad a m a re Iddio toto corde, ore et opere. 3
Caritas patiens est. La carità è paziente, dice il
Vas d'elezione, e mentre egli scriveva queste parole , comportava con equo animo ogni maniera di
1
Genesi, Cap. xxvni. — Quando la mia benedetta figliuola
era vicina a morte, diceva di vedere la mistica scala di Giacobbe. Forse il Signore volle con questa visione riconfortarla,
mostrandole, siccome le sue buone opere le erano state scala
al Cielo — C. F.
2
Epist. ai Corinti 1, Cap. xxm, vers. 4-7.
3
Con tutto il cuore, con la bocca e con P opera. Parole
tratte da una orazione della Chiesa.
294
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
contumelie per la gloria di Dio. A n c h e era venuto
a tale , che bene avrebbe patito del vitto , se col
lavoro delle sue mani e col sudore della sua fronte non si fosse procacciato un umile sostentamento. Seguitando il suo esempio e la sua dottrina impariamo ad essere pazienti per amore di Colui,
che per trenta anni non visse mai un'ora sola senza dolore di passione. E perciò offriamo con animo pronto e sereno al Signore i travagli che ne
opprimono. E se dobbiamo sostenere lunghe e penose infermità , se ne percote la sventura , se gli
uomini a torto ne danno biasimo, non ci perdiamo
in vani lamenti : ma sempre-amiamo di saldo a m o re Colui che agli infelici rivolse queste pietose parole : Beati quelli che piangono, perchè saranno consolati.1
N o n credere già la pazienza del cristiano dovere esser simile allo stoicismo di Zenone , il quale
voleva mutare la debolezza della u m a n a natura in
una insensibilità difficile anzi impossibile a conseguire. Se il cristiano è infermo, egli può dire col
Redentore : Pater mi, si possibile est, transeat a me
calix iste;2 purché poi aggiunga : sed fiat voluntas
tua. 3 E tu, sventurato, piangi quello fra i tuoi ca1
San Matteo, Cap v, vers. 5.
2
Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice. San
Matteo, Cap. xxvi, vers. 59.
3
Ma sia fatta la tua volontà. — C'est le vrai et parfait
exercice de l'amour, de conformer sa volonté à celle de Dieu.
Bossuet, Méditatiom.
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
295
ri, che la morte ha rapito alla tua affezione? Gesù
Cristo unì le sue alle tue lacrime, allorché pianse
sopra la tomba di Lazzaro : [ indi a tuo conforto
soggiunse : Io sono la risurrezione e la vita : chi
crede in me, quantunque morto, vivrà; e tutti coloro
che in me vivono ed in me credono , non moriranno
in eterno. 2
Né la carità vieta ai cuori generosi l'essere accesi contro il vizio di magnanimo sdegno : anzi i
giusti devono imitare il santo zelo di Gesù Cristo,
il quale scacciò dal tempio i profani. 3 Ma sempre
le nostre labbra ed il nostro cuore volgano al Cielo pei nostri nemici queste parole : Pater, dimitte
illis ; non enim sciunt, quid faciunt,4 e Dio onnipotente agli oppressi e agli oppressori userà misericordia.
Ma dirà alcuno : — Io ho comportato con cristiana pazienza grave infermità, anche sostenni da
forte non lievi sventure, e mi studiai di rendere il
bene in cambio del male a chi fieramente mi fu
avverso. Ma potrò io vivere in mezzo alle incessanti 0 tediose cure, che mi cagiona il mio ufficio?
C o m e reggerò a tanta fatica? Sarà da me Peducare al vero ed al bene i caparbii figliuoli ? C o m e
1
San Giovanni, Cap. xi, vers. 35.
2
Nello stesso Cap. vers. 25, 26.
3
San Marco, Cap. xi.
4
Padre, perdona ad essi, poiché non sanno quello che si
fanno. San Luca, Cap. xxn, vers. 34.
296
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
continuerò a servire un signore, che mai non è
pago della mia instancabile diligenza ? —
A questo risponderò : — Cerca di compiere ognora i tuoi doveri con grande studio ed amore. Offri
a Dio anche le minime fra le molestie , che senza
posa t'infastidiscono, e tutte sopportale sempre
per amor suo. Così a poco a poco ti verrà fatto
dinstituire rettamente i figliuoli, essendo l'esempio più efficace delle riprensioni. E se i tuoi servigi non sono con giustizia rimunerati , guarda
Gesù crocifisso dagli uomini che ha redenti, ed
ogni tuo affanno ti parrà lieve a petto della dolorosissima sua passione. In fine rammenta, dovere
noi ogni giorno portare la nostra croce, i che sola
ci può guidare al regno di D i o . — S e altri si lagna
della povertà, ho per fermo la considerazione deliba vita povera ed umile del Redentore doverlo confortare a soffrire pazientemente ogni più aspro disagio, per poi meritare l'eterna gloria.
San Matteo, Cap. xvi, vers. 24.
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
297
LETTERA V.
Della mansuetudine: della invidia: Caritas benigna est:
Caritas non cemulatur. ì
Avendoti io persuaso, o Cleante , che, secondo
che pone il Kempis, tutte le gravezze sono da tollerare per la vita eterna, vengo a dichiararti queste parole dell'Apostolo: Caritas benigna est. Sì
certo la carità è mansueta, che mansueto fu Gesù
Cristo nella vita, nelle opere, nelle parole, nella
morte e perfino nel presepio di Betlemme. Ivi Egli ci diede notevole esempio della soave ed universale sua carità: conciosiachè vi accolse tanto i
semplici ed umili pastori, quanto i dotti re dell'oriente: significando con questo, il cristiano dovere mostrarsi benigno a tutti senza eccettuare
persona.
Sii tu adunque amorevole in prima verso i congiunti, e rispetta coloro, che nella età e nella esperienza ti avanzano. Usa miti maniere con i minori. E dove ateuno montasse in ira, fa di placarlo conia dolcezza. Anche sii mansueto coi familiari, e procaccia di sollevare le miserie dei poveri.
O v e alcuno di essi picchi alla tua porta , guardati
di respingerlo con dure parole, ma rammenta, ve1
La carità è benigna: essa non è invidiosa. San Paolo ai
Corinti, Cap. xm, vers. 4.
298
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
nire egli a te nel n o m e di Dio. S'ei fosse infingardo e pasciuto nell'ozio, esortalo a diventare da vile e disutile accattone forte lavoratore. Ma se ti
si appresenta dinanzi un vecchio infermo, un cieco, un attratto, o una sventurata madre, che non
ha pane pe'suoi figliuoli, deh ! soccorri a tanta miseria per amore di Gesù Cristo, ed accompagna la
tua limosina con quelle pietose parole, le quali
confortano l'animo di chi le ode. Perocché molti
poverelli rassomigliano all'infelicissimo Lazzaro, 1
il quale aspettava indarno chi si movesse a compassione de'suoi mali; e il loro spirito non m e n o
affranto che il corpo ha d'uopo di amorosa consolazione.
Se alcuno de'tuoi sia malato, non ti contentare
di assisterlo con assidua sollecitudine: ma sii sempre benigno verso di lui, anche quando egli ti si
mostrasse sconoscente. Studiati in fine di non parlare allorché sei turbato dalP ira, e fuggi di fare o
di dire cosa alcuna, la quale sia per tornare increscevole al prossimo tuo. Così potrai sperare di essere fra coloro, dei quali Gesù disse sulla montagna: Beati i mansueti,perchè erediteranno la terra. 2
Caritas non cemulatur. La carità non è invidiosa. Aristotile, maestro di color che sanno, ne insegna, undici virtù essere atte a reprimere i vizii in
cui l'uomo cade per la violenza delle passioni 0 per
1
San Luca, Cap. xvi.
2
San Matteo, Cap. v, vers. 4.
SCRITTI Di ROSA FERRUCCI
299
fiacchezza di volontà. O n d e l'accidia ed il timore
sono raffrenati dal coraggio, siccome la temperanza regge gli affetti vincendo la cupidigia e Pinsensibilità del cuore. Per la liberalità l'uomo fugge la
prodigalità e l'avarizia, e schiva ad un tempo le
smisurate spese e la gretta parsimonia. Alla ignavia la magnanimità, all'ira la mansuetudine contrastano. Indi il filosofo di Stagira pone, Pamor del
vero, la benigna allegrezza, la schietta amicizia rimovere la folle jattanza, la simulazione, gli scherzi
mordaci, i modi zotici ed inurbani, l'adulazione e
Podio. Afferma eziandio, la modestia e la prudenza allontanare da noi la stolta meraviglia e la svergognata superbia, Pastuziae la tarda stupidità. N o n
vedi? Fra tanti affetti disordinati, da cui è turbata
l'armonia dell' anima umana, l'invidia sola non ha
frai pagani una virtù che le si opponga. Nulla valgono a combatterla i precetti dei filosofi, né il loro sottile ingegno. Il cristianesimo solo seppe spegnere con la carità la passione, che prima indusse
l'uomo a spargere il sangue del suo fratello. La
carità accendendo nell'animo nostro P amore di Dio
ne fa palese la fallacia dei beni terreni, e ci esorta
a desiderare sopra ogni cosa il regno dei Cieli e la
sua giustizia. O n d e se porremo in non cale le ricchezze, gli onori e quelle vane lodi, che quaggiù
usurpano il n o m e della vera gloria, mai non invidieremo chi di siffatti beni ha copia. E però a ragione scrisse l'Alighieri:
300
SCRITTI Di ROSA FERRUCCI
« Perchè s'appuntano i vostri desiri,
Dove per compagnia parte si scema,
Invidia muove il mantaco a'sospiri
Ma se P a m o r della spera suprema
Torcesse in suso il desiderio vostro,
Non vi sarebbe al petto quella tema;
Perchè quando si dice più lì nostro,
Tanto possiede più di ben ciascuno,
E più di caritate arde in quel chiostro »
« Chiamavi il cielo e intorno vi si gira,
Mostrandovi le sue bellezze eterne,
E P occhio vostro pure a terra mira;
Onde vi batte chi tutto discerne. »
Siccome la carità ne insegna a non essere solleciti de'beni terreni, così ella ne impone di amare
il prossimo nostro quanto noi stessi, 1 mutata in
santo zelo per la felicità altrui la gagliarda astuzia della invidia. O n d e seguendo le inspirazioni
della cristiana virtù ci studieremo di celare i difetti del nostro prossimo, encomiandone le lodevoli operazioni : anche piangeremo al suo pianto, e
della sua contentezza saremo lieti. E c o m e ad impetuosa procella succede dolcissima pace nel cielo
rasserenato e nel ceruleo mare, così la carità prendendo il luogo della invidia nei nostri cuori li pone in quiete. Allora ella vi fa tacere le astiose passioni; onde sola risuona in essi la voce soave del1
San Matteo, Cap, xxn, vers. 39.
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
301
la buona coscienza. Per la qual cosa in ogni u m a na creatura dobbiamo noi rispettare la immagine
del Creatore, siccome nei monti, nelle stelle, nel
sole, nei fiori, nelle selve e nelP universo intero
scorgiamo innumerevoli testimoni della divina
bontà.
LETTERA
VI.
Della fervente emendazione di noi medesimi: dello zelo: de
umiltà. Caritas non agii perperam, non inflalur.l
Caritas non agit perperam. La carità schiva con
grande sollecitudine quello stato delP animo detto
tepore, che ne allontana dal s o m m o B e n e , e ci è
di gravissimo impedimento alla nostra emenda. Però quegli, che vuole veramente amare il suo Dio,
si deve riscuotere dall'accidia e dalla infingardia
morale, procurando senza posa di reprimere le
malvage sue inclinazioni, e fuggendo anche le minime colpe, per non offendere la bontà infinita del
Padre celeste. O n d e con semplicità di cuore e con
fermo proposito il cristiano procaccerà, che il beneplacito del Signore sia il termine fisso delle sue
azioni e di tutti i suoi pensieri, richiedendo spes1
La carità non opera a caso: la carità è umile. San Paolo
ai Corinti, Cap. XIH, vers. 4.
302
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
so d'ajuto Iddio, ed osservando le leggi e i precetti della cattolica religione. E questo santo zelo,
per cui egli si studia di approssimarsi alla perfezione, che solo nella vita futura potremo conseguire, farà che il dovere gli sia più caro dei beni terreni e della stessa sua vita. E mentre P u o m o tiepido e neghittoso ricade sempre nelle medesime colpe, né mai dà prova di coraggio e di saldo amore
del bene, il vero discepolo di Gesù Cristo senza
mai perder lena corre incessantemente nella via della virtù. Per la qual cosa egli guarda non pure alla propria sua emenda, ma sì a quella degli altri.
Onde ammonisce gliamicia non dipartirsi dal buon
cammino: con efficaci esempii, con savii a m m a e stramenti allontana i figliuoli dal male, esortandoli a contrastare sin da fanciulli ad ogni passione
disordinata. Anche niuno più di lui a m a la patria:
poiché ad essa per giusta cagione darebbe assai
volentieri il suo sangue : ad essa consacra P ingegno: ad essa dà onore co'suoi costumi, fuggendo
la vana jattanza di chi favella altamente di libertà,
mentre è poi schiavo de'vizii o ipocrita fautore
della licenza.
Niuno più del vero cristiano sarà costante nelle
amicizie, o più riverente si mostrerà alla sventura, o più fedele nel mantener le promesse. A lui,
siccome ad intrepido propugnatore del giusto, ricorre l'innocente oppresso. Egli con magnanimo
sdegno oppone sicura fronte così alla minacciosa
tirannide, siccome alla sfrenata anarchia. Chi farà
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
303
tremare P uomo di cui la fede è resa operosa da vi*
va, instancabile carità? Di che avrà paura colui,
il quale è sicuro di non avere un giorno a udire
queste "tremende parole : Fosti tu caldo, o freddo?
Perchè sei tiepido io ti rigetterò dalla mia bocca.l
O voi, che per fuggire un pericolo siete pronti a
violare ogni santa legge, voi, che non sapendo vincere le vostre passioni vi lasciate sopraffare dai
casi avversi, inquella guisa che un albero già sbarbato cade al più lieve soffio del vento, voi in fine,
che nulla potete, perchè in niuna cosa credendo,
nulla volete gagliardamente, sarete forse sicuri un
giorno dinanzi a Dio?
Caritas non inflatur. Gesù Cristo scese in terra
ad ammaestrarci nella umiltà: onde volle nascere
in un presepio: lavorò per trenta anni sotto povero tetto, e sostenne l'essere offeso e schernito così dagli Scribi e dai Farisei, come dai soldati del
Pretorio per espiare le colpe dell'orgoglio umano.
Ed essendo umile sino all'ultimo sospiro, si lasciò
conficcare sul patibolo degli schiavi : onde niuno
può levar gli occhi al segno della redenzione del
m o n d o , senza ripetere in sé medesimo queste parole della Chiesa: Humiliate capita vestra Deo. 2
Impariamo adunque la santa umiltà dal divino
Maestro: né l'animo nostro monti in superbia per
cosa del m o n d o . Gran fatto è in vero l'essere bello
1
Apoc. Cap. Ili, vers. 16.
s
Umiliate la vostra fronte dinanzi a Dio.
304
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
della persona, di culto e vivace ingegno, di stirpe
gentile, e l'aver copia di danaro, quando la morte
ne può rapire in un attimo queste cose più fuggevoli
del vento, più fragili del delicato fiore del campo!
Se ami Iddio, perchè non rendi a Lui solo la gloria, che ambisci dagli uomini? Se sei della tua
emenda sollecito, perchè non fuggi la vanità, da
cui tutte le malvage passioni procedono? Se vuoi
essere mansueto, perchè non vinci quello stolto
amor proprio, che ti vieta di vivere in pace con te
e con gli altri? E come schiverai la invidia, se non
comporti, che alcuno sia lodato fuori di te? La umiltà cristiana è madre delle altre virtù, e può essere
paragonata a una chiara fonte, che senza strepito
scaturisce da solitaria collina. Ella si cela trai fiori
del prato, che irriga e bagna con piccoli canaletti:
ma la freschezza delle erbe degli alberi circostanti ne
palesano, le sue acque far lieta e fertile la vallata,
che senza di esse sarebbe infeconda e arsiccia. In
simil guisa il vero cristiano desidera, che a ciascuno siano sempre occulte le buone sue qualità: onde
le opere, non le parole fanno in lui fede agli altri
della eccellenza dell'animo suo. Né l'ingiustizia
degli uomini lo conturba, poiché egli sa : Tanto
essere ognuno di noi in effetto, quanto egli è appresso Dìo, e nulla più, ì siccome a ragione affermò
P umile san Francesco. In tutto il vero fedele si studia di compiere il suo dovere, non mai ricercando
1
Kempis, Lib. m, cap. 50.
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
305
il piacere dell'animo suo, ma solo mirando a fare
ciò che Dio vuole ed è in bene altrui. O n d e un giorno egli sarà fra quei convitati della cena evangelica, i quali, essendosi seduti agl'infimi posti della
mensa, dal Signore verranno chiamati ai primi. l
D u e cose giovano massimamente a mantenerci
nella umiltà: la considerazione della u m a n a miseria, e quella dei beneficii di Dio.
LETTERA
VII.
DelP ambizione: dell'annegazione. Caritas non est ambitios
non qumrit quo? sua sunt.2
Quasi tutti quei mali, i quali conturbano l'ordine del civile consorzio , e che sono di grave danno all'universale, procedono dall'ambizione. Perocché ella indusse i conquistatori ad entrare negli altrui confini violando le sacre leggi della indipendenza delle nazioni, e cagionando la morte
di migliaja di uomini. O n d e ben può dirsi il terrore e la desolazione seguire i passi di lei, che simile a rapidissimo vortice travolge nel corso suo
le rovine delle città e dei regni. Né per molto
1
San Luca, Cap. xiv, vers, 10.
2
La carità non è ambiziosa: non cerca quello che è suo.
San Paolo ai Corinti, Cap. xm, vers. 5.
20
306
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
eh' ella abbia mai si tien paga : che vorrebbe regnare ad un tempo su tutto il m o n d o , in quella
guisa che un crudelissimo Imperatore avrebbe
bramato di potere mozzare il capo a tutto il popolo romano con un solo colpo di scure.
Alcuno spinto dalla cupidigia degli onori e delle
dignità tenta di procacciarsi il favore del popolo
adulandolo, lusingandolo, e mettendo in mala voce coloro, in cui la s o m m a delle cose è riposta. E
quando poi gli succede di giungere al fine desiderato, le intestine discordie e le sventure della sua
patria fanno palese, avere egli preposta la sua a m bizione al pubblico bene.
Altri aspira alla fama di gran sapiente o di facondo scrittore : va seminando perniciose e false
dottrine, e antepone la gloria vana del novatore a
quella solida e intemerata del savio amico del giusto. Stolto e malvagio ! Egli ammaestra nell'orrore le menti giovanili, che da lui ottenebrate più
non possono poi vedere la luce del vero !
Dall'ambizione vennero le eresie: da lei le guerre, in cui il fanatismo armò i fratelli contro i fratelli. Essa turba i cuori, acceca gl'intelletti, solleva i popoli contro i re, ed eccita i principi a opprimere i popoli. Dovunque ella si mostra cagiona
scandali e dissensioni ; e gli angioli ribelli ne danno esempio tremendo del suo potere. O n d e ben
può dirsi di lei : Tu lasci ove passi le tracce dei
torrenti di sabbia : spaventevoli, siccome i flutti
del mare, aridi, come il deserto.
SCRITTI DI RCSA FERRUCCI
307
Per certo raccapricci, o Cleante, innanzi a questa immagine dell' ambizione : or sappi i mali da
lei prodotti essere dalla soave carità mitigati. Perocché questa non segue i potenti nel rapidissimo
corso delle loro vittorie, ma consola il moribondo
soldato, e sovviene alla miseria dell'infelice agricoltore, cui tutto vien meno, salvo il suo ajuto. E
siccome essa è accesa da santo zelo per la giustizia, mentre deplora i danni che dalla superbia dei
conquistatori procedono , benedice le schiere dei
prodi, che animosi combattono per la patria. Anche insegna loro a bene usar la vittoria, mostrando cuore cristiano verso i nemici : e quando la santità delle leggi da popolare o da tirannesca violenza vien conculcata, ella ci esorta a confidare in
Colui , il quale ascolta dal Cielo le grida degli
sventurati e il lamento degli schiavi. Essa non fa
conto delle u m a n e forze, né degli umani consigli,
ma in Dio , siccome nel termine fisso d' ogni sua
azione , rimira : onde nulla vuole , nulla desidera
dal suo beneplacito in fuori. Perciò sdegnando il
potere, le ricchezze e le lodi, cerca coi santi a m maestramenti , con le rette operazioni, coi buoni
esempii di accrescere, per quanto è da lei, la gloria del Signore. Questa sola è la sua ambizione,
questa la brama, che ad ogni costo vuole appagare. Per la qual cosa niuna fatica le incresce, niuna la stanca , nulla può rimuoverla dal proposito
suo. Essa è felice, perchè la pace del cuore, la religione , la virtù l'accompagnano : essa solleva le
308
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
nostre menti dalla terra al Cielo , e simile al R e dentore, pertransit benefadendo, i
Caritas non qucerit quce sua sunt. Siccome la vita
di Gesù Cristo fu tutta annegazione e sacrificio,
così i veri amatori suoi devono rinunziare con animo pronto e lieto ad ogni loro desiderio, ad ogni
lor bene, bramando per sé, e procacciando solo il
beneplacito di Dio e l'utile del prossimo loro. Benché io abbia di ciò già fatto parola , pure non reputo disutile il favellarne ancora : onde ho in animo di dimostrar brevemente, c o m e , secondo che
pone l'Apostolo, la carità in niuna cosa ricerchi il
proprio vantaggio.
Spesso avviene, che l'uomo fervente e di voto
non prova alcuna consolazione nell'adempire i religiosi suoi ufficii ; nondimeno egli deve persistere
nell'orare : poiché non cerca il conforto dell'animo
suo , ma solo P onore di Dio. Anche gli conviene
sostenere con rassegnazione gravi sventure, e vedere non senza dolore attraversati i suoi disegni.
Ma così nel pianto, come nell'allegrezza, il suo volere sarà sempre conforme a quello del Signore.
E dove egli debba logorare la vita in durissime
fatiche per sovvenire al prossimo suo , si esporrà
di buon grado a travagli e ad affanni quasi infiniti
in sollievo dei poverelli. Di ciò fanno fede quelle
opere di carità, per le quali fino nelle più inospiti
regioni del m o n d o viene da tanti secoli benedetto
1
Passa facendo il bene.
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
309
il n o m e di Gesù Cristo. Quanti, amici di Dio spesero il tempo, gli averi, le forze in servigio di tali,
che poi ne ricambiarono con ingratitudine i benefica ? Nulla valsero contro di essi le arti dei malvagi ; che la carità loro non fu mai sollecita di sé
medesima. E qui potrei narrare la mirabile vita
delle degne figliuole di san Vincenzo de' Paoli,
cui, perduta la patria e la libertà nell' esilio della
Cayenne, non mai venne m e n o lo spirito di misericordia e di pace. O n d e simili agli Angioli del
Signore confortarono nell' agonia il più fiero dei
loro avversari.1 Vorrei eziandio parlare dei Santi,
che in tante guise consolarono le u m a n e miserie ,
e che tanto soffrirono per amor di Dio, ma ora sono costretta a tacerne :
« Perocché sì mi caccia il lungo tema,
Che molte volte al fatto il dir vien meno. »
Sono certa, che tu ripensando teco medesimo i
meravigliosi effetti della carità , le applicherai il
detto di quell' eremita della selva , il quale a chi
domandogli che mai cercasse nel silenzio dei boschi, rispose : — Io vi cerco il mio Dio. —
Siccome la carità non qucerit quce sua sunt, così
il cristiano guarda al bene dei congiunti, dei figliuoli , degli amici, e non al suo proprio. O n d e
niun sacrifizio per essi gli sarà grave , e sempre
gli sono accette le cose, che tornano in loro van1
Collotd'Herbois.
31 0
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
taggio. A ciò pensando», sia la madre all'uopo severa co' suoi figliuoli ancorché le dolga il vederli
afflitti da' suoi giusti rimproveri ; e l'amico con libero piglio riprenda l'amico, ove stia per seguire
partito non buono. In oltre la carità della patria ,
santificata dall' amore di Dio, ne deve persuadere
a non fuggire pericoli né fatiche pel bene dell'universale. Ed è uflicio di savio e giusto cittadino
combattere quegli errori, che al civile consorzio
recano danno.
Adunque la carità cristiana è tanto perfetta e
tanto operosa, che non pure sa raffrenar le passioni, ma sì ancora consola i cuori afflitti, illumina le
menti, e conforta P oppressa virtù con la dolcissima speranza di una vita eterna di amore e di pace. N o n vi maravigliate, se è sempre forte, ardente , benigna , costante. Essa è degna figliuola del
nostro Padre celeste. Essa santifica e reca ad effetto quella sentenza dei savi, che ne insegnarono ad
astenerci dal male , a sostenere il dolore ed a posporre il più grande utile al maggior bene.
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
LETTERA
31 I
VIII.
Della mansuetudine: della rettitudine dei giudizii: della costanza nelle pene. Caritas non irritatnr, non cogitai malum,
non gaudet super iniquitate, congaudet autem veritati:
omnia suffert. 1
Caritas non irritatur. L'ira è una matta cecità
dell'intelletto, per cui la mente offuscata dagli affetti disordinati più non discerne il bene dal male,
né il giusto dall'ingiusto, né Pamico dall'inimico.
Fuggi, fuggi di darti per vinto all'ira, se non vuoi
perdere la luce della ragione, per cui l'uomo viene dai bruti distinto. Guarda con compassione all'iracondo. Vedi com'è scomposto e affannoso negli atti : odi quali villanie m a n d a fuori dalla sua
bocca ; ha gli occhi di bragia, turbato il volto. —
D i m m i , per cosa del m o n d o vorresti mai ritrovarti in simile stato? —
La carità essendo paziente, umile e benigna ne
invita a reprimere i moti impetuosi dell'ira. Di ciò
ne fecero fede san Francesco di Sales e san Vincenzo de' Paoli che , quasi chiarissimi luminari
della chiesa di Gesù Cristo, con la dottrina e con
le opere ricondussero a lei tante anime guaste dal
1
La carità non s'irrita : non pensa al male; non gode dell'iniquità: gode della verità, e tutto sostiene. San Paolo ai Corinti, cap, xm, vers. 5-7.
312
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
peccato e dall' errore. Il primo essendo d'indole
assai vivace a Dio rivolse tutto il cuor suo, ed emendando continuamente sé medesimo , divenne
tanto mansueto , che , nulla turbandosi per cosa
che gli avvenisse , in mezzo a grandi tribolazioni
godè ognora di quella inalterabile pace di paradiso, che con tanta dolcezza scorgiamo impressa nella sua immagine benedetta. L1 esempio di lui indusse il suo degno amico san Vincenzo de' Paoli a
rendere ogni dì più perfetta l'amorevole e soavissima carità, eh' egli usò sempre verso coloro , dai
quali ebbe a torto più volte biasimi e ingiurie. A
tutti è noto, essersi questo gran Santo inginocchiato umilmente dinanzi all' Arcivescovo di Parigi, il
quale nel cospetto del clero della sua diocesi lo
rimproverava di un fallo, eh ei non aveva c o m m e s so. Simili esempii a noi porti dalla carità cristiana sono ben più efficaci a rimoverci dall' ira del
precetto di quel filosofo , che disse ad Augusto :
Innanzi di montare in collera recita le lettere dell'alfabeto.
Alcuno qui noterà, Epitteto pagano aver dato
notabili esempii di mansuetudine, lasciandosi malmenare ed anche duramente percuotere dal suo padrone. Ma non viveva egli in tempi, in cui il cristianesimo già cominciava ad infondere il mite
suo spirito anche in coloro, che non seguivano la
sua dottrina ? Ciò asseriscono que' filosofi , i quali
in alcune sentenze di Epitteto e di Marco Aurelio
scorgono quasi la prima aurora, il debole barlume
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
31 3
della morale cristiana, che mutò P indole ed i costumi dei vincitori del m o n d o . Ma lascio il parlar
di questo, volendone in più aperto e disteso m o d o
trattare nelle considerazioni, che ho in animo di
scrivere sopra alcune parti delle dottrine degli antichi filosofi. *
L' esempio di Teodosio fortemente ripreso da
santo Ambrogio ne fa manifesto , la carità essere
atta a frenare con santo sdegno P ingiusto e crudele corruccio dei potenti. Essa è libera e salda così
nel volere, siccome nelP operare, poiché procede
da Colui, che tutti i cuori degli uomini regge e
governa.
Caritas non cogitai malum, non gaudet super iniquitate, congaudet autem ventati. L'uomo sospettoso trema a ogni lieve soffio di vento. Egli non confida in alcuno : dovunque scorge lacciuoli, insidie
ed agguati. Per la qual cosa tu non ti devi meravigliare, s'è tanto sollecito della vita e degli averi, se il suo cuore somiglia ad una vasta solitudine, in cui altro non s'ode , che una voce terribile
di spavento. Egli non è amato da alcuno , perchè
mai non seppe amare : niuno lo consola nella sventura, perchè non avvi persona al mondo, ch'ei facesse partecipe della sua gioia o del suo dolore.
Tutto gli è increscevole : anche la luce del sole ,
la quale illumina i suoi nemici. L'anima di lui è
1
Ho trovato fra le carte della mia cara figliuola note e studii intorno alPargomento, cui ella qui accenna. — C. F.
31 4
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
c o m e un terreno arsiccio, privo di freschi venti e
di benigne rugiade. Per i sospetti e per i vani timori è questo infelice venuto a tale , che mai non
gli riesce di fare una opera buona. Ed in vero come ei potrà affaticarsi in utilità del suo prossimo?
— Tutti gli uomini, dice in sé stesso, sono ingrati , tristi e maligni. Essi sogghignano , mentre io
piango : la mia contentezza risveglia la loro invidia. A m a n o i lauti conviti, le danze, i cocchi dorati , e sopra ad ogni altra cosa il danaro. O v e tu
non possa d'intorno a te radunare una festosa brigata di parasiti, tutti ti abbandonano e ti danno
poi mala voce. Questi ti adula per ottenere da te
un favore ; e quindi con asprezza riprende i difetti tuoi : quegli, simile ai farisei, fa orazioni ed opere buone solo per essere dagli altri lodato. O v e
sono l'amicizia, la fede, la lealtà ? Io ho per fermo
essere queste dall'umano consorzio bandite.
N o , t'inganni, o stolto , t'inganni ! La carità ,
Angiolo sceso in terra dal seno di Dio , invita gli
uomini a seguitarla : essa, c o m e il divino Maestro,
ti dice : Sto ad ostium, et pulso. 1 Ah ! schiudile ,
schiudile tosto il tuo cuore, e dirai col savio : Insieme con essa vennero in me tutti i beni. Ella ti persuaderà a riporre la tua fiducia nella bontà del Signore, servendo a Lui, e ponendo da banda gl'ingannevoli tuoi sospetti. A m a n d o poi Iddio di forte
e soave amore non sarai più tanto sollecito delle
1
Sto alla porta e vi batto. Apoc, Cap. ni, vers. 20.
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
31 5
u m a n e vicende, le quali fuggono, quasi lievi o m bre, insieme con l'uomo. Allora ti sarà palese, le
ingiurie che abbiamo a patire, non recarne alcun
vero danno, ove siano da noi con cristiana m o d e razione comportate. Allora conoscerai, gli eletti di
Gesù Cristo essere occulti , e noi non dovere per
questo spregiare alcuno, non essendo u o m o sì tristo , che ravveduto non si possa rivolgere al suo
Signore. O n d e ben disse il s o m m o Alighieri in
quella cantica, in cui descrivendo le gioie del paradiso, che già quasi nell'animo pregustava, spesso ne sembra per accesissimo affetto rapito in Dio:
« Non creda monna Berla e ser Martino,
Per vedere un furare, altro offerere,
Vederli dentro al consiglio divino;
Che quel può sorgere e quel può cadere. »
Finalmente in luogo di scorgere in ogni lodevole azione indizii di animo cupido, finto, ambizioso, commenderai sempre il bene qualunque sia
la persona , o la parte da cui procede. E qui mi
accade un poco toccare degli odii di setta, ai quali
certo si oppone la carità. Molti fra gli uomini godono nelP udire, i loro nemici essere stati vinti e
depressi. Molti calpestano le leggi della giustizia
per soddisfare P affetto cieco , che li sospinge ad
abbassare la potenza di una fazione opposta alla
loro. Per la religione, per la patria, dicono alcuni, tutto è lecito, tutto è santo, poiché la bontà del
fine giustifica i mezzi. Ahi ! quanti roghi furono
31 6
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
un tempo innalzati, quanti pugnali sguainati per
sostenere questa empia sentenza ! Sciagurati ! Che
volete voi fare ? N o n lo sapete ? Chi non ha puro
il cuore e m o n d e le mani non può entrare nel tempio di Dio. E perchè oserete togliere alla infelicissima patria nostra ciò che le armi e la nemica fortuna non le poterono mai rapire? N o n profanate il
n o m e di Dio : Procul o, procul este, profani. 1 Voi
nel n o m e di Quello, che diede e dona al m o n d o la
pace, nel n o m e di una gloriosa nazione ardite violare i precetti della carità !
Questa non gode della iniquità, onde ne vieta fino il pensare a quanto ne fa porre in non cale gli
obblighi del cristiano. Anche biasima la gioia insensata per cui esultiamo delle sventure o delle
malvage opere dei nostri avversarli. Ed in vero ,
non sarà sordo alle garrule voci degli uomini chi
tiene fisso lo sguardo in Dio, e nulla sa volere, nò
disvolere della sua gloria in fuori ?
La carità è per sé lieta di una santa allegrezza,
che alcune volte illumina il volto ai buoni, quasi
aurora del paradiso. Esulta , allorché vede osservata la legge di Dio, e riverito il suo n o m e : ogni
opera di misericordia e di pietosa annegazione la
riempie di soave contento. Ella non considera le
persone : ma loda ugualmente così gli amici, come
i nemici, i concittadini, c o m e gli estranei. N e p e r
cosa del m o n d o ricusa il dovuto ossequio alla vex
Lungi, lungi, oprofani. Virgilio, Eneide, lib. vi.
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
317
rità , poiché a m a n d o il Signore gode di lei : Congaudet ventati. E di ciò sono i Martiri testimonio:
che a sostenere la verità della fede, lieti in mezzo
ad aspri tormenti finirono la vita.
Caritas omnia suffert. Poiché ho rammentato i
Martiri, ne farò in breve parola, avendo quelli fatto palese, c o m e la carità vera, santa, perfetta sappia ogni cosa soffrire. E certamente furono inauditi gli strazii, indicibili le torture, ch'essi sostennero per amore di Dio. E se io non volessi trattare in altre mie lettere questo argomento, narrerei
la morte di santo Stefano, che oppresso dalle pietre, con gli occhi levati al Cielo, raccomandata al
Re dei Martiri Y anima sua, pregava pe' suoi persecutori. Direi pure di san Lorenzo , il quale sostenne , che tutto il suo corpo fosse arso in onor
d'Iddio, e che innanzi di essere menato al martirio mostrò ai pagani i poverelli sovvenuti dalla
Chiesa , affermando quelli essere i tesori di lei. E
chi non rammenta santa Felicita, la quale rinnovò
l'esempio magnanimo della madre di que'sette fanciulli , che per ordine del crudelissimo Antioco,
vennero prima dilaniati, poscia in una ardente fornace uccisi ? Chi non invoca con tenero affetto di
riverenza santa Lucia, che a m ò il Signore assai più
del lume degli occhi suoi ? Chi non ammira santa
Blandina , la quale nata in umile stato , sostenne
ancor giovinetta crudeli strazii per la fede di Gesù
Cristo? Le belve medesime la rispettarono , non
osando lacerarne il corpo innocente ; stanchi da
318
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
m a n e a sera furono i carnefici : non venne mai m e no la sua pazienza. — Io sono cristiana , diceva ;
niun delitto ci contamina; niuna cosa ci fa paura.
— Chiniamo , chiniamo la fronte dinanzi a tanta
virtù !
Innumerevoli argomenti di costanza ne furono
dati dai Martiri di ogni età, di ogni sesso, di ogni
condizione. Per essi ci è manifesto , la cattolica
religione aver confortato le più deboli fra le creature nei tempi, in cui i pagani non guardavano alla tenerella età dei fanciulli , né alla veneranda
vecchiezza dei sacerdoti. Ciò varrà a persuaderti,
la carità potere tutto soffrire, perchè a m a di forte
amore quel Dio, che tanto volle patire per noi.
LETTERA
IX.
Della fede: della speranza. Caritas omnia credit:
Caritas omnia sperai.1
La carità soffre tutto , perchè amando crede e
spera. Io non disgiungo la fede dalla speranza, essendo quella, siccome dice san Paolo, la sostanza
delle cose sperate, e l'argomento di quelle che ancora non ci sono palesi, onde chi segue i suoi pas1
La carità tutto crede: la carità tutto spera. San Pao
Corin'ì, Cap. xm, vers. 7.
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
31 9
si è riconfortato dalla certa espettazione della gloria futura.
Il Redentore affermò , tanta essere la efficacia
della fede, che per essa possiamo movere i monti
e costringerli a gettarsi nel mare. l Anche Egli ne
insegna, procedere dalla fede meravigliose opere
di cristiana carità, in quella guisa, che da piccolo
seme nasce una pianta di saldo tronco, di larghi
rami, lieta di foglie e di fiori, all'ombra della quale gli uccelli del cielo si riposano. 2
Infelicissimo fra gli uomini colui che non crede ! La speranza e l'amore non entreranno mai nel
suo animo : le celesti consolazioni non discendono
nella sua mente ; la natura è muta per lui ; la virtù è al suo giudizio un' ombra fallace : egli ha la
vita per vano sogno. Terribili , disperate sono le
sue parole nella sventura. Ha orrore della morte,
perchè non ha fede nella immortalità. I mali della
vita gli sono incomportabile peso ; amare sono le
sue lagrime, perchè in quelli non vede un gastigo
e una espiazione de' falli suoi; non versa mai queste a pie della croce. Infelice! lo ripeto, sventuratissimo fra gli uomini colui che non crede ! N o n
a m a Iddio ed avvilisce nel fango di questa terra
l'anima sua , che pure era fatta per le cose celesti
e per le divine. Pensando allo stato di chi per superbia indomata della ragione perde la fede , mi
1
San Matteo, Cap. xvu, vers. 7.
2
San Marco, Cap. iv, vers, 32,
320
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
sento il cuore ripieno di una pietà , che quasi mi
sforza al pianto. Parmi impossibile che nelP intelletto di un u o m o creato a somiglianza di Dio possa trovarsi tanta cecità e tanto orgoglio : e prego
dall' intimo del mio cuore Chi tutto può , affinchè
tra i cristiani sempre vivo risplenda il lume della
sua fede, la quale, c o m e rafforza la mente, così ci
riempie l'anima di dolcezza quasi infinita.
Ed in vero chi non sarà teneramente commosso
a queste soavi parole del Redentore? Beati i poveri di spirito, perocché di loro è il regno dei Cieli.
Beati i mansueti, perchè possederanno la terra. Beati coloro, che sono in pianto e in tribolazione, perchè
saranno consolati. Beati quanti hanno sete e fame
della giustizia, perchè saranno saziati. Beati i misericordiosi, perchè conseguiranno misericordia. Beati
quelli, che hanno il cuor puro, perchè vedranno Iddio. Beati i pacifici, perchè saranno chiamati figliuoli di Dio. Beati coloro, che per la giustizia sono perseguitati, poiché ad essi spetta il regno dei Cieli.1
Io lo credo con ferma fede , o Signore , perchè
Vi a m o , perchè spero in Voi, perchè le parole, che
avete dette, sono spirito e vita! Sono beati, e beatissimi saranno in eterno tutti i vostri fedeli, benché nella vita presente siano afflitti dall'avversità.
Beati lo ripeto, beati i poveri di spirito, cioè quelli, che umili e pazienti fra le strettezze di una misera vita servono a Dio. Essi con Lui regneranno
1
San Matteo, Cap. v, vers. 3-10.
SCRITTI Di ROSA FERRUCCI
321
nel paradiso. Beati altresì coloro , che nati in più
eccelso grado non guardano ai beni fuggevoli del*
la terra, ma ripongono il loro tesoro ed il loro
cuore nel Cielo : essi pure entreranno nel regno
di Gesù Cristo.
La carità essendo benigna non disgiunge l'amore del prossimo da quello di Dio. Perciò i veri cristiani, conformando, per quanto è da essi, la vita
loro alla vita>del Redentore, si studiano di essere,
c o m e Egli fu, mansueti nelle opere, nei pensieri,
nelle parole. O n d e la loro preghiera è sempre accetta al Signore , né la sventura li può sopraffare,
stando essi nella speranza di entrar nella terra,
eh' è piena di celesti benedizioni, e fu loro promessa dal Verbo eterno.
Tu piangi, tu sei stimato infelice, perchè niuna
delle cose risponde a' tuoi desiderii. Ecco ad un
tratto tutto hai perduto , infermo del corpo, rimaso privo de' tuoi più cari, che ad uno ad uno vedesti discendere nella tomba , non hai un amico ,
che ti conforti, non odi una voce, che al tuo solitario lamento risponda compassionevole e mesta.
Ascolta, ascolta quella del Redentore : ella a te e
a tutti gli sventurati dice pietosa : Beati quelli, che
piangono:poiché saranno consolati. E con animo sereno e paziente aspetta l'ineffabile, la soavissima,
l'eterna allegrezza, che Dio porge agli eletti suoi.
— Ma io, dirà forse alcuno, io non entrerò nel
regno dei Cieli, perchè simile al figliuol prodigo,
non sono degno neppure di alzare gli occhi a Dio.
21
322
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
Che le mie colpe non mi tolsero solo la stima altrui, ma danno di gran lunga maggiore mi recarono, avendomi tolta anche la grazia divina. Io
per esse piango durante il giorno, piango la notte
con tutta la mestizia del cuore. Ma oserò sperare
di conseguirne da Dio il perdono ? —
Solleva gli spiriti abbattuti, apri P animo alla
speranza e a quella fervente carità , per cui ogni
colpa è rimessa. Forse sarai ognora tenuto a vile
dagli uomini, ma Dio misericordioso ti volge queste benigne parole : Vivo io , che non voglio già la
morte del peccatore , ma sì eh' egli si converta e che
viva. De suoi peccati non mi ricorderò più avanti,
ma tutti gli saranno rimessi, i E tu pure sei beato,
perchè la sincera tua emenda è accetta al Signore.
Le anime accese di viva e perfetta carità molto
si dolgono nel vedere violate le leggi dell' Evangelo, sicché possono dire a Dio col Salmista : Zelus domus tuce comedit me: et opprobria exprobantium tibi ceciderunt super me. 2 Perciò si studiano
d'infondere negli altri quel santo desiderio del bene, da cui incessantemente sono infiammate, e ad
essi si volge il Redentore , dicendo : Beati qui sitiunt justitiam.
Il giusto , che tanto soffre , quando il malvagio
calpesta quanto vi ha di sacro quaggiù nel mondo,
sarà felice solo nel regno eterno , ove dalla viva
1
Kempis, Lib. iv,cap. 7.
Lo zelo della tua casa mi divora, e mie reputo le offese a
te fatte. Salmo LXVIH, vers. 10.
2
SCRÌTTI DI ROSA FERRUCCI
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fontana della grazia divina saremo saziati. Tutti
adunque dobbiamo con grande ardore bramare la
giustizia del regno dei Cieli, dicendo con la Samaritana : Domine da mihi hanc aquam , ut non sitiam. ì Signore, dateci quella felicità, che in vano
ci sforziamo di conseguire in questa cieca e fuggevole vita, e che in Voi solo, siccome nel s o m m o
Bene, è riposta.
Molto dovrei dire, se qui avessi in animo di favellare della quinta beatitudine, ma di essa ragionerò in altra mia. Ora solo dirò, dover noi essere
compassionevoli ai nostri fratelli, se vorremo udire queste soavissime parole : Venite, o benedetti dal
Padre mio, entrate nel regno, che fin dal principio
vi ho apparecchiato. Io ebbi fame, e voi mi deste
mangiare ; ebbi sete e voi mi deste bere: ebbi freddo
e voi mi vestiste; fui pellegrino e voi mi ricoveraste;
fui infermo e carcerato e voi mi avete assistito e visitato.2
Siccome la misericordia divina è pronta ad accogliere chi sempre beneficò il prossimo, così dobbiamo avere per fermo, essere agevole la conversione di colui, eh' è pietoso dei poverelli. R i m o viamo dal nostro cuore ogni rea passione, ogni
sfrenato desiderio, ogni pensiero, che non sia accetto al Signore. La carità santifichi tutte le nostre
azioni, ed allora noi avremo l'animo puro e vivre1
Signore, dammi cotesta acqua, acciocché io più non abbia
sete. San Giovanni, Cap. iv, vers. 15.
2
San Matteo, Cap. xxv, vers. 34-36,
324
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
mo nella dolce speranza di vedere Iddio. Oh gioja
infinita ! Oh unica e vera felicità ! Oh allegrezza
indicibile ! Oh eterno riposo !
I figliuoli del Dio di pace , gli eredi del regno
suo, essendo d'indole mansueta e benigna, procacciano di placare P ira de' loro fratelli, e spesso li
persuadono a rimettere altrui ogni offesa ricevuta.
A n c h e regneranno con Gesù Cristo tutti coloro ,
che per a m o r suo e per la santa sua legge sostennero contumelie e afflizioni. 0 voi, che in lontane
terre, in contrade barbare e inospitali predicate ai
rozzi selvaggi la dottrina di Gesù Cristo esponendo la vostra vita a rischi di morte , rallegratevi :
la vostra ricompensa è abbondante in Cielo.I E voi,
che per la verità vi opponeste alla violenza dei
tristi, e che gemete in tetre prigioni carichi di catene , consolatevi : Siete perseguitati per la giustizia, ed è vostro il regno dei Cieli.
LETTERA X.
Caritas omnia sustinet. La carità tutto sostiene, fino la m
Esempio mirabile di cristiana fortezza a noi dato da santa
Monica. La sua morte narrata da sant'Agostino.
Caritas omnia sustinet. San Paolo avendo enumerati i pregi della carità, aggiunge eh' essa tutto
sostiene, siccome già disse ch'essa tutto soffre, quasi
1
San Matteo, Cap, v, vers. 12.
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
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a significare, la pazienza essere quella virtù, per
cui l'anima cristiana può meglio dimostrare il suo
affetto verso il Signore. E qui rammentiamo queste parole di Gesù Cristo : In patientia vestra possidebitis animas vestras. i Sì, la carità sostiene con
meravigliosa costanza tutti i mali di questa misera
vita, onde per essa ci è manifesto : l'amore essere
forte al pari della morte.
Il giusto a m a n d o Iddio non è mai dalle terrene
sciagure oppresso, poiché egli ha per fermo , non
avere noi qui stabile dimora, ma cercare una futura
sede. 2 O n d e la povertà, la prigionia, la morte dei
suoi cari, P ingratitudine degli uomini, il rapidissimo tramutarsi dei casi u m a n i , le afflizioni e le
infermità non lo rimovono dal saldo amore, eh' ei
porta a Dio e al prossimo. E allorché nell'ora estrema egli si deve separare da quanti ebbe più cari
quaggiù, la rassegnazione e la fede lo consolano :
onde sereno e tranquillo si apparecchia a contemplare nella eternità il Santo dei Santi, il Rimuneratore dei buoni, il Dio del suo cuore. Quindi prega ed a m a insino all'ultimo suo sospiro, e l'anima
sua giunge lieta alla èede celeste dell' A m o r e increato , mentre gli amici e i congiunti piangono intorno al suo letto ed ammirano in esso un vero cristiano. Oh ! beatissimo quello che ha molto amato ! La sua vita ne porge innumerevoli esempii di
1
Per la pazienza possederete le anime vostre. San Luca,
Cap. xvi, vers. 19.
2
San Paolo.
326
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
ogni virtù, e la morte lo ricongiunge al suo Creatore. Benedetta è la sua memoria, ed egli si riposa dopo breve affanno, ed esulta nella ineffabile
gioja del paradiso. 1 Imitiamolo tutti, e, se alcuna
volta n'è increscevole la fatica , ci conforti P a m piezza della mercede : Si labor terrei, merces invitet.
La vita e la morte di santa Monica devono essere da noi con attento animo considerate. Perocché nelP una scorgiamo mirabile esempio di cristiana costanza, nelP altra vediamo da quali sensi
sia compresa un'anima santa, che passa da questa
vita alP eterna beatitudine. A tutti è noto , la pazienza, le preghiere, le esortazioni, gii esempii di
santa Monica avere vinto nell'ultimo di sua vita il
cuore indurato del suo marito, ed avere richiamata al Signore V anima ardente del suo figliuolo Agostino. U d i a m o ora con quale desiderio s'inalzasse a Dio quella santa donna, che fu sì paziente
nel soffrire, perchè fu ognora forte nell'amare.
« Essendo adunque imminente il giorno ( così
scrive sant'Agostino 2 ) in cui ella dovea passare
1
La mia diletta figliuola dipinse nella morte del giusto la
morte che poscia fece ella stessa. Tanto è vero che la morte è
simile sempre alla vita da noi menata. — C. F.
2
Mentre la mia Rosa attendeva a scrivere queste lettere, il
discorso cadde tra noi sulla morte, la quale a me sempre è sembrata desiderabile pel cristiano, essendoché ci riunisce a Dio.
A meglio persuaderla della verità, di che io le parlava, mi posi
a leggere con essa i Capitoli x e xi del Libro ix delle Confessioni di sant'Agostino. Ella ne fu sì commossa, che si diede
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da questa vita, giorno noto a Te, o Signore, a noi
ignoto, avvenne, siccome io credo per occulta tua
operazione, che io ed essa ci p o n e m m o soli soletti
ad una finestra, d'onde Porto della casa da noi abitata a v e v a m o dinanzi agli occhi. Ivi, presso alla
foce del Tevere, segregati dalla gente, dopo la fatica di un lungo viaggio ci preparavamo a metterci in mare. Allora noi c o m i n c i a m m o un solitario e
soavissimo colloquio, e ponendo le cose passate in
dimenticanza , e volgendoci alla future, dimandav a m o fra noi alla presente verità, la quale è in Te
riposta, quale sarebbe la eterna vita dei Santi, che
l'occhio non vide, le orecchie m a i non udirono, e
che nella mente u m a n a n o n cape. A pensare, per
quanto noi potevamo, sì alte cose a p r i m m o la bocca del cuore ed attingevamo le acque celesti, che
dalla tua fonte, dalla fontana di vita, che in Te si
trova, scaturiscono. E poiché pel nostro ragionamento v e n i m m o ad avere per fermo qualunque diletto dei sensi, qualunque temporale splendore es-
a tradurli, e gP inserì nelle lettere, che preparava per la m
festa. Ho voluto dire come venisse a sua notizia un libro, che,
quantunque scritto da un Santo e ripieno d'amor di Dio, non
è fatto per innocente fanciulla. Rosa non ne lesse che i due
capitoli da lei poscia volgarizzati. Era tale la sua obbedienza,
tale la fede che aveva in me, che io poteva porre nelle sue mani anche i libri, in cui fossero alcune parti non buone o non
adattate a lei, sicché ne proibiva a lei la lettura. Io era certissima, che non avrebbe mai messo Pocchiosu quello che le vietava di leggere. — C. F.
328
SCRITTI DI ROSA FERRUCCI
sere non solo indegno di venir comparato con la
giocondità della eterna vita, ma non doversi da
noi neppure essere ricordato, sollevati da più ardente affetto trapassammo di grado in grado tutte
le cose mortali, e il cielo medesimo, dal quale il
sole la luna e le stelle illuminano la terra. E sempre più in alto ci levavamo parlando di Te, e contemplando e ammirando le opere tue. Quindi fermatici a meditare sulle nostre menti, queste pure
trapassammo, per .giungere alla regione di non mai
stanca , né vinta fertilità, ove tu pasci Israele del
vero eterno , e dove la vita è quella sapienza , da
cui tutte le cose presenti e le preterite e le future
ebbero e avranno principio. Ed essa, come increata, è tale quale fu sempre e sempre sarà : anzi m a le diciamo , che fu e sarà : imperocché non viene
misurata dal tempo : onde ella è, in quanto è eterna. Mentre di lei parlavamo ci entrò nell'anima in
m o d o la sua dolcezza , che tra noi taciti ne sospir a m m o . E lasciata in questi pensieri la parte più
eletta della nostra mente, tornammo con dolore allo strepito della nostra favella , che comincia e finisce nelle parole. Quanto dissimile dal tuo verbo, o Signore, il quale tutto rinnova e in sé senza
invecchiare permane !
« Adunque noi dicevamo : Se in alcuno tacesse
il rumore del senso , se le immagini della terra ,
delle acque , dell' aria fossero mute nel suo intelletto ; e l'anima sua silenziosa si stesse, di sé m e desima non pensando : se in lui tacessero i sogni
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329
e le rivelazioni della fantasia e per lui non avessero suono le lingue , e quanto è fuggevole sulla
terra non avesse per lui favella, certo dal seno dell'universo giungerebbe alla sua mente una voce,
in cui tutte le cose già enumerate ed altre più ancora gli direbbero chiaramente : — Noi non fummo fatte da noi, ma Quegli che vive in eterno tutte ne fece. — E se, detto questo, ogni creatura tacesse per aprire l'orecchio alla voce del suo Creatore , e Questi solo parlasse, affinchè ci fosse dato
di udire la sua parola, non per lingua d'uomo, né
per voce d'Angiolo , né per tuono di squarciata
nube, né per immagine di similitudine, se udissim o , lo ripeto, non per mezzo delle cose create ma
per sé stessa la parola di Quello, che in esse amiam o , siccome ci avvenne già d'inalzarci tanto alto
con la rapidità del pensiero da toccar quasi l'eterna sapienza, che mai non muta, e se continuando
per noi uno stato così felice , e dileguatesi a un
tratto le altre inferiori visioni, la sola vista di Dio
ne tenesse ratti ed assorti, e come celati nell'intima sua letizia , onde in eterno la nostra vita fosse
simile a quella felicità che ci ha balenato poco anzi nelP intelletto , e da cui sospirando ci distaccammo, non saremmo noi di già entrati nel gaudio del Signor nostro ? E quando , quando entreremo in esso ? Per certo allora, quando noi tutti
risorgeremo, senza essere tutti mutati.
« Tali cose noi dicevamo, e se non con questo
m o d o e con queste parole, Signore , Tu sai ? che
330
SCRITTI Di ROSA FERRUCCI
mentre di esse ragionavamo, il mondo, con tutti i
piaceri suoi ci venne in dispregio. Allora ella disse : — Per quanto a me si appartiene , nulla mi è
più grato in questa vita. N o n so quello che io debba fare quaggiù, né perchè io vi sia. Per me ogni
u m a n a speranza è di già compiuta. Desiderava di
rimanervi ancora alcun tempo solo per veder te
cristiano cattolico divenuto, prima che io morissi.
Il mio Dio superò di gran lunga i miei voti, poiché vedo, che, posta in non cale ogni terrena felicità, tu servi a Lui solo. Che farò io più in questa
terra? *> —
Indi il santo vescovo d'Ippona narra, siccome
santa Monica dopo alcuni giorni spirasse , raccomandandosi alle preghiere del suo figliuolo, al
quale aveva da Dio impetrata la vita della grazia.
Essa entrò nel gaudio del suo Signore, e udì la voce del Diletto, che rimovendo dalle anime dei beati ogni terreno affanno volge ad ognuna di esse
queste dolci parole : lam hyems transiit, imber abiit
et recessit. Surge, amica mea, et veni. l
E noi pure potremo udirle: poiché noi pure, se
saremo forti nell'amare e nel patire, entreremo in
quella patria celeste, dove più non si piange, ove
in eterno si vive.
1
Già passò Pinverno, finita è la pioggia; sorgi, amica m
e vieni. Cantico de Cantici. Cap. n, vers. li, 13.
FINE.
INDICE
ROSA FERRUCCI
Pag.
*
A Sua Eccellenza Reverendissima Monsignore Andrea
Charvaz, Arcivescovo di Genova
» 121
ALCUNI SCRITTI DI ROSA FERRUCCI.
NOVELLE.
Introduzione » *63
La vera ricchezza
Elisa o la rassegnazione cristiana
iddio protegge la vedova e T orfanello
La cieca nata
La buona Maria
}>
»
»
»
»
165
169
174
*87
*94
»
»
»
»
207
208
235
236
STUDII LETTERARII E STORICI.
Introduzione » 203
Dedica
Dialogo sulla Divina Commedia
Ave Maris Stella
Ego sum Pastor Bonus
STUDII MORALI E RELIGIOSI.
Introduzione }> 239
L'India
» 243
332
INDICE
L'Egitto pag. 246
La Persia
L/Assiria
La China
La Grecia
Roma
»
»
»
»
»
249
251
253
255
259
SAGGIO DELLE NOTE AGGIUNTE AL LIBRO SUL VERO AMORE DI DIO.
Il Simulacro velato di Saide
Gli Stoici
Gli Accademici
(SCHILLER).
. . , » 264
» 267
» 270
DELLA CARITÀ CRISTIANA, LETTERE.
Introduzione. . . , , » 275
Dedica
» 277
LETTERA
I. Come la carità sia nemica del fanatismo,
e come essa vinca di gran lunga la filantropia
» 279
«
II. Come Puomo debba amare Dio sopra ogni
cosa
» 284
» III. Considerazione dei beneficii di Dio. Espettazione della vita futura. Così questa
siccome quelli ne invitano ad amare il
Signore
» 287
»
IV. Della Carità di Dio e del prossimo, definita da San Paolo : Caritas patiens est. 292
»
V. Della mansuetudine: della invidia : Caritas benigna est: caritas non cemulatur
» 296
»
VI. Della fervente emendazione di noi medesimi : dello zelo : della umiltà. Caritas
non agii perperam : non inflatur. » 301
INDICE
333
» VII. DelP ambizione: dell' annegazione. Caritas non est ambitiosa: non qucerit qux
sua sunt
pag. 3 0 5
» Vili. Della mansuetudine:della rettitudine dei
giudizii: della costanza delle pene. Caritas non irritatur, non cogitai malum,
non gaudet super iniquitate, congaudet
autemventati: omniasuffert.
. » 311
»
IX. Della fede: della speranza. Caritas omnia
credit : Caritas omnia sperai. . » 318
» X. Caritas omnia sustinet. La carità tutto sostiene, fino la morte. Esempio mirabile di cristiana fortezza a noi dato da
santa Monica. La sua morte narrata
da sant* Agostino
» 324
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