1
58947
BUONA SERA CON FRANCA RAME – 20
PUNTATE
Trascrizione ottobre 2011 – Cristina (inserite le
correzioni di Franca fatte a mano sul dattiloscritto; parti
in giallo da rivedere, in rosso aggiunte guardando video)
• La casellante (7 gennaio 1980) 19’45’’
• I piatti (8 gennaio 1980) 18’ 00’’
• Una donna sola (9 gennaio 1980) 24’00’’
• Black out o senza luce senza riscaldamento (10 gennaio 1980)
22’30’’
• Il problema dei vecchi (11 gennaio 1980) 16’ 00’’
• L’uomo incinto (14 gennaio 1980) 20’ 00’’
• L’onorevole da rieducare (15 gennaio 1980) 15’30’’
• Il marito robot (16 gennaio 1980) 15’24’’
• Il telaio (17 gennaio 1980) 20’00’’
• L’attore politico (18 gennaio 1980) 16’26’’
• La mamma al fronte o mamma alla guerra (21 gennaio 1980)
13’57’’
• La fuga da casa (22 gennaio 1987) 11’30’’
• Elogio dell’aperitivo delle bevande in genere (23 gennaio
1980) 9’54’’
• La condizione della donna o la costola (24 gennaio
1980)18’36’’
• Il risveglio (25 gennaio 1980) 15’41’’
• I chiacchieroni (28 gennaio 1980) 5’13’’
• Pupazzo giapponese o uno scherzo in fabbrica (29 gennaio
1980) 20’30’’
• Lezione di telaio o catena di montaggio (30 gennaio 1980)
7’00’’
• La madre di Michele Lu Lanzone (31 gennaio 1980)16’00’’
• Abbiamo tutte la stessa storia (1 febbraio 1980) 13’55’’
SIGLA INIZIALE: IO CI AVEVO UNA NONNA PAZZA.
Io ci avevo una nonna pazza,
cha allevava gatti di pezza,
e abitava su una terrazza,
e dormiva in una tinozza,
in una tinozza in riva al mar.
1
2
Si mangiava solo le cozze
Coltivate nell’acqua nera
E non si beccava mai il colera
Né la peste né il mal dimar.
Che nonna pazza!
Mi raccontava tante favole,
favole matte a scarampazzo,
faceva tutto un gran papocchio,
streghe a cavallo d’un ranocchio,
e i diavoli nani in riva al mar.
Mangiava solo funghi matti
Con la capocchia avvelenata,
se li mangiava in insalata
e non le veniva da vomitar.
Che nonna pazza!
C’erano una volta, mi raccontava,
sette nani farabutti,
spacciatori di sigarette,
sigarette di tabacco,
senza neanche il filtro.
Abitavano in sette villette
E non pagavano mai le tasse
Né l’affitto
“Ma nonna, non è così”
“Zitta tu!”
E c’era pure, mi raccontava,
la piccola Biancaneve,
che abitava su una nave,
una nave di pirati,
era lei che comandava.
Era una strega brutta e maligna,
era gelosa della regina, la matrigna.
“Ma nonna, non è così”
“Zitta tu!”
La regina era dolce e modesta,
2
3
non si montava mai la testa,
Biancaneve ‘sta carogna,
le donò una mela cotogna.
Quella mela era una bomba
Che scoppiava come una mina,
ci cascò la bella regina e bom!
Saltò.
“Ma nonna, non è così”
“Zitta tu!”
E volò come un aereoplano
E cascò in testa ad un nano
Che rimase sordomuto;
gli altri sei per l’accaduto
restarono senza fiato.
La regina con le gonne in testa,
ogni nano s’innamorò all’istante,
che festa!
“Ma nonna, non è così”
“Zitta tu!”
Ma ecco che arriva Biancaneve,
arriva sulla sua nave
e si butta all’arembaggio:
ma i nani si fan coraggio,
contrattaccano di botto!
Biancaneve viene fatta a pezzi,
sette tocchi tutti esatti, peso al netto.
“Ma nonna, non è così”
“Zitta tu!”
Ma ecco che arriva il principino,
ad ogni pezzo da un bacino,
su ogni pezzo un bacino lieve,
spuntano sette Biancaneve.
Sette fanciulle perfette,
sette graziosissime nanette,
con quattordici piccoli seni rotondetti.
E si sposarono tutti quanti felici e festanti,
i sette nani briganti, spacciatori
3
4
di sigarette
con le sette nanette-streghette.
La bella regina sposò il bel principino cretino,
fecero un bel festino,
a base di funghi avvelenati,
e creparono tutti scontenti e scornati.
“Ma nonna, non è così”
“Zitta tu!”
“Ma cosa vuoi saperne più di me?”
“Basta di favole non ne racconto più!”.
PRESENTAZIONE DI “LA CASELLANTE” CON APPARIZIONE
FRANCACCIA.
FRANCA (recita impacciata) Buonasera… vi devo senz’altro
confessare che pur essendo tanti anni che recito… si può dire
da quando sono nata… con tutto che mi ritrovo qui, tra tante
amiche e tanti amici…non so com’è…stasera, mi sento
addosso…una
cosa…insomma…come
dire…mi
sento
emozionata…piena
d’imbarazzo…come
bloccata…Forse
perché…per la prima volta sono qui in televisione!, tutta sola a
presentare…
Appare Francaccia.
FR. II Macchè, tutta sola…ci sono qui io…vai tranquilla che ‘sta
trasmissione te la salva la sottoscritta. Vai Francuzza…vai!
Santa Mabilia terra ballerina taratatà.
FRANCA Ehi, ma dico…chi è…chi sei tu col taratatà?
FR. II E chi ho da essere?... Francaccia sono!
FRANCA Francaccia?
FR. II Sì, Francaccia! E che?... non mi riconosci? Sono te!... ci ho
la tua faccia!
FRANCA Me, la mia faccia? Io, ho quella faccia lì? Io?
FR.II Perché? Cosa ci avresti da dire della mia faccia?
Gamanaccia amabulè bobò.
FRANCA Beh…mi pare un po’ esagerata…una caricatura…è
piuttosto ridicola!
FR. II E’ bella la tua…da bambolotta, bomboletta, bambolà…Va
che naso piccolo che hai…Sarebbe un naso quello? Caricatura
io?! E va bene, d’accordo…sarà una facciaccia la mia… ma è
sana!... belloccia…sconvolgente scioccante!! Tinabilè Perché io
4
5
sono proprio quello che a te ti piacerebbe di essere, ma non ti
riuscirà mai! Io sono il tuo alter ego…il tuo dottor Jekill:
spregiudicata,
disinibita,
aggressiva,
beffarda,
testarda…quanto tu sei imbranata, insicura, farfugliona e
coglionciona!
FRANCA Vacci piano con le parole pesanti e volgari…siamo in
televisione…
FR. II Appunto! È l’unico posto dove finalmente ti capita di
sentir dire e di vedere le cose più spinte e più pesanti al
mondo!
FRANCA Non esageriamo…capita qualche volta…ma insomma,
ti prego di andartene…io non ho affatto bisogno…mi sono
rinfrancata.
FR. II Ma sentila lei…non ha bisogno! Che sei lì che tra poco
svieni…Devi presentare un programma striminzito…e non sai
neanche da dove cominciare…imbranata e col naso piccolo!
FRANCA Insomma si può sapere cosa vuoi? Chi ti ha chiamata
a disturbarmi?
FR. II Nessuno mi ha chiamata…io sono venuta da me…Io sono
libera, indipendente, nullatenente, autonoma…Io SONO MIA!!
MIA!!Fatti in là che mi presento. Sipario prego! Musica
maestro! (Canta).
Chi sono? Chi sono? E che ho da essere, son Francaccia!
Una pupazza, di pezza pazza, ma nessuno mi spupazza
Nessuno mi manovra o mi strapazza
Non son pupo né buratto, sono una linguaccia pronta alla
parolaccia…’na boccaccia!
Fo’ gran caciara, non sto mai zitta…
M’intrometto dappertutto non c’è giudici né dottori
Mi fa ridere Trombadori
Io mi butto a scarampazzo
E che m’importa se non ci azzecco?
L’importante è far fracasso e farsi sotto
Dico la mia in ogni occasione
Dico fregnacce ma non mi blocco
Chi grida forte ha più ragione
Son Francaccia!
Son Francaccia! (Balla).
FRANCA Senti Francaccia, adesso basta…mi vuoi far fare ‘sta
presentazione in santa pace?
FR. II Prego, prego…fai, fai pure…E voglio ridere come te la
cavi?...
5
6
FRANCA Bhe, adesso mi hai fatto perdere il filo…ah, ecco: devo
parlarvi di uno skec che andò in onda la bellezza di 17 ANNI
FA a Canzonissima…
FR.II Ah, quella trasmissione dove tu e il tuo Dario avete fatto
una gran caciara che poi vi hanno sbattuto fuori…
FRANCA No, piano…siamo stati noi ad andarcene, per via che
ci censuravano tutto…
FR.II Sì, valla a raccontare a un’altra…che censura? Non è mai
esistita in televisione la censura! E’ che voi facevate i ragazzi
terribili…venivate a sparlare di tutto e di tutti…e poi buttavate
ogni cosa in politica…Sai cosa ti dico? “Hanno fatto bene a
sbattervi fuori”! Bravo Fanfani!
FRANCA Ma che c’entra Fanfani?
FR.II C’entra, c’entra…Fanfani c’entra sempre…cavallo di
razza! Fanfani è come Furia…tu credi che sia finito…e invece
sul più bello: rieccolo…torna sempre…è un’onorevole a
puntate!! Fanfani è grande, e Bernabei è il suo profeta!
FRANCA Bernabei?
FR.II Sì, Bernabei…non era lui il capintesta, il presidente, il
responsabilissimo della televisione quando vi hanno stangato?
FRANCA Sì, ma lasciamo corree Bernabei…
FR. II Sì, lasciamolo correre…che tanto lui è sempre in
corsa…dove in fondo alla pista c’è una presidenza da
acchiappare, stai tranquilla che lui è lì…che sia la presidenza
dell’IRI o delle acque termali, della Slam o della Smac sempre
in testa al gruppo è! Forza Bernabei!! E si fa tirare la volata da
Andreotti o da Donàcatin a turno.; che ci hanno uno scatto
quelli!
FRANCA Ma non dire stupidaggini…te lo vedi Giulio Andreotti
ciclista?
FR. II Me lo vedo sì…e che ciclista! Cosa credi?... perchè
secondo te il Giulio ha quel portamento?... a furia di tirare
volate
ai
suoi
gregari…tutto
inarcto,
giù
sul
manubrio…deformazione professionale…ci ha uno sprint! Mi
ricordo quella volta col Sindona…che volata gli ha tirato per la
corsa alle Banche! Li ha battuti tutti…anche Carli.
FRANCA Allora, hai finito? Posso continuare per carità?
FR. II Continua, continua…oh, santo Crociani…se non si può più
neanche fiatare…e poi si parla di censura! Gramanaccia tera
ballerina…vai avanti…stavi parlando di Canzonissima… di 17
anni fa… racconta, racconta…nonna!
FRANCA Villana!... Appunto, 17 anni fa in quella trasmissione,
avevamo presentato uno sketch sulle casellanti. (Parlando, si
avvicina alla scenografia: un casello ferroviario con accanto
6
7
l’abitazione della casellante) E le casellanti, voi lo sapete, sono
quelle donne che stanno ai caselli ferroviari, abitano con la
famiglia, nella loro casa, che sarebbe questa qui (Indica la casa
sopra alla sbarra del casello) , tiran su le sbarre, giù le sbarre, e
se capita qualche incidente:eh! Ci vanno di mezzo loro! Vanno
in galera: la liberazione della donna parte dalla schiavitù per
passare dalla galera…
LA CASELLANTE (trascritta da Cristina da video, non
esistevano testi del copione)
Personaggi
Casellante - Franca Rame
Giornalista - Ennio Fantastichini
Scenografia
Un casello della ferrovia, con accanto la casa della casellante.
Una staccionata
Una panchina
Una bandiera rossa
Un secchio
GORNALISTA Scusi lei è la sorvegliante del passaggio a livello?
CASELLANTE (grida)Ma si tiri in là, cos’è, non vede che sta per
arrivare il mostro?!
GIORNALISTA Che mostro?
CASELLANTE Come che mostro, il merci, ma non lo vede?!
Scusi un momento (Cammina fino a sotto la finestra e, rivolta
verso l’interno della casa, grida) Aldino!! Aldino!? Chiudi la
porta della camera da letto, che se no mi vengon fuori i pulcini!
(Si avvicina alla sbarra del casello e urla al treno di passaggio,
sventolando la bandiera rossa) Salve, Capo! Salve! Siamo in
ritardo di un bel po’, eh?! È ancora al fresco?? Mio marito,
povera bestia!
GIORNALISTA (prova timidamente ad interromperla) Scusi, io
sarei incaricato di…
CASELLANTE Indietro, lì! Indietro! Guardi che la ruota non
perdona, sono grane poi…
GIORNALISTA (la segue con penna e taccuino in mano) Mi scusi
signora, se lei mi permette devo farle alcune domande…
CASELLANTE Lui sarebbe un signore che è qua per l’inchiesta
del fattaccio?
7
8
GIORNALISTA (sorride) Ma quale fattaccio? Io sono un
giornalista, vorrei semplicemente intervistarla…
CASELLANTE Cosa mi vuol far cus’è, a me?!
GIORNALISTA Delle domande!
CASELLANTE Ah, le domande, sì subito…Ma, un momento che
tiro su la sbarra… (Si sentono dei clacson suonare) …Senta
questi mostri qua! (Si china e tira su la sbarra) Con i loro bolidi,
lì che fanno rumore…Si diventa matti! Mi dica…(Si allontana di
nuovo dal casello,trafelata).
GIORNALISTA (la segue con penna e taccuino in mano) Dunque,
signora, lei è contenta del mestiere che fa?
CASELLANTE (sorride, imbarazzata) Beh, contenta…cosa vuol
mai…bisogna che una sia contenta, sa? Perché se no, basta che
si guarda indietro e guarda quelli che sono peggio di lei, ed
ecco che subito è contenta! Ah! Roba da farsi un sacco di risate,
guardi…
GIORNALISTA Ottima filosofia…bhe, del resto le Ferrovie dello
Stato le danno una casetta tutta per lei,dica la verità, con gli
affitti che ci sono oggi…
CASELLANTE Aah! Eh sì…
GIORNALISTA Lei paga l’affitto?
CASELLANTE Bhe, sì, pago l’affitto…poco ma lo pago…Si vuole
accomodare un attimo sulla panchina (Lo spinge verso una
panchina della stazione) Quello che non pago è la luce elettrica,
il gas e i termosifoni…
GIORNALISTA Come mai?
CASELLANTE Non li pago perché non ce li danno! Le Ferrovie
dello Stato sono oneste, sa…mica ti fan pagare quello che non ti
danno! Quello che ci danno, come l’impianto ad acetilene, ce lo
fanno pagare…poco, ma è giusto che lo paghiamo…(Si toglie
uno stivale, sbattendolo come per levarsi un sassolino) Ma io
non mi lamento, sa! (Si infila di nuovo lo stivale) Io non mi
lamento, io sono contenta, basta che si guardi indietro a veder
quelli che stan peggio di lei ed ecco che uno, è subito di colpo
contento (Salta in piedi) Ma vuole un bicchiere d’acqua?!
GIORNALISTA Sì, grazie…
CASELLANTE (balbetta) In casa non posso farla entrare sa,
perché non è abituato, e le viene la tosse (Imita il suono della
tosse).
GIORNALISTA La tosse?! Come mai?
CASELLANTE Eh, come mai! Per un quarto d’ora dopo che va
sotto il treno, la galleria fa da compressore e mi sputa fuori ‘sta
roba nera che mi entra in casa dal vetro rotto della finestra, mi
8
9
va in camera da letto e mi sporca tutte le lenzuola…Poi va in
cucina, e dalla cucina, nell’orto!
GIORNALISTA Ah, avete l’orto…è molto comodo…(Scrive nel
suo taccuino).
CASELLANTE Comodo…bhe, sì…comodo! Peccato che non ci
vien su niente, niente…L’anno scorso ci ho piantato i
pomodori…ne è venuto su uno…Grosso! Ma che razza di
pomodoro! Ho fatto il sugo per gli spaghetti è venuto fuori un
sugo tutto nero…Pareva sugo di seppiole, seppiole…Nero di
fumo!
GIORNALISTA Accidenti…questo fatto del fumo è davvero un
bel guaio…
CASELLANTE Oh, guaio, sono altre le traversie della
vita…Batsa guardarsi indietro…A quelli che stan peggio di
noialtri…A Seveso, ad esempio, la diossina…Porto
Marghera…Ecco che uno subito si accontenta, caro signore!
Spiace soltanto per i bambinetti, loro il fumo per fortuna lo
respirano soltanto alla notte… (si gira di colpo verso il
giornalista e grida) Aah! Aah! Oddio, mi scusi, mi ero
dimenticata! (Va di nuovo sotto le finestre e chiama urlando,
mentre il giornalista la segue)Aldino! Aldino! Apri la porta della
camera da letto, fa venir fuori i pulcini, che se no sofegano!
Anche quello nel comodino, quello serrato nel comodino!
(Rivolta al giornalista) Era costipato, un pulcino…l’ho messo
via, l’ho messo…Aldino è il mio bambino più piccolo, tanto
carino…lui non va ancora a scuola, no…gli altri due invece van
già a scuola…
GIORNALISTA E’ molto lontana la scuola?
CASELLANTE Lontana…non si può dire che sia lontana…un
dieci chilometri…Il casello è fuori di un dieci chilometri…loro
vanno in bicicletta…
GIORNALISTA Dieci chilometri ad andare e dieci a tornare, non
sono poi molti…
CASELLANTE Ma loro non si lamentano, sa? Dicono: Mamma!
Tutta salute! Eh, che bravi i miei bambini, loro s’accontentano
perché se non s’accontentano, basta che se voltino indietro, a
guardare quelli che stanno peggio di loro…Gli orfanotrofi! E
subito son contenti…soffrono d’insonnia, poverini…
GIORNALISTA D’insonnia’?! Così giovani?
CASELLANTE Giovani…Giovani…Ha voglia giovani! Con tutti sti
treni che passano alla notte…Certi salti si fan nel letto…Pare
che passi il terremoto…Il casello che trema tutto! Guardi che
crepe ci son nel muro, guardi, venga a vedere…(Fa strada al
giornalista portandolo vicino al muro di casa).
9
10
GIORNALISTA (la segue) Eh sì, qui c’è una crepa…Anche qui c’è
una crepa che attraversa tutta la facciata! Dal tetto arriva
fino…
CASELLANTE (mentre il giornalista guarda le crepe lei urla
come se si fosse improvvisamente ricordata qualcosa e scappa in
casa, per poi affacciarsi dalla finestra e rispondere al
giornalista) Ah, no, lì è stato proprio il terremoto! Abbiamo
fatto tante di quelle risate…
GIORNALISTA Il terremoto vi ha fatto ridere??
CASELLANTE Ci ha fatto ridere da morire, perché sa, succede
così, che noi abbiamo un dodici, quindici, venti treni per notte
e ci svegliamo automaticamente senza neanche bisogno della
sveglia! C’abbiamo nella testa, nel cervello, la sveglia…Quella
notte lì dormivo…come un angioletto…Trema tutto! Oh
mamma! Non mi son svegliata prima del treno! Speriamo che
non ci sia un disastro ferroviario…Mi affaccio alla finestra,
guardo giù: niente! Non passava niente…Ho detto ai bambini:
SVEGLIA! Sveglia bambini! Venite a vedere il treno fantasma! E
tracchete la crepa nel muro! E tracchete giù il comignolo! Noi
ci accontentiamo, sa…non ci lamentiamo..Perchè basta
guardarsi indietro!
GIORNALISTA (ripete) Basta che uno si volti indietro e…
CASELLANTE Conosce anche lei quella massima qua? Che
massima…Guardi, io ci penso tante volte…chi è che l’ha
inventata, dev’essere una testa…per me come minimo sarà un
industriale!
GIORNALISTA Signora, mi dica ancora dei suoi bambini… come
sono?
CASELLANTE (sorride) Eh, i bambini…sa…per una madre son
sempre belli…Belli, sì..un po’ pallidini…qualche tic
nervoso…Tremano tutti così come il treno (Li imita)… fanno
un po’ così con al testa (Imita un altro tic nervoso girando la
testa di lato e alzando un braccio), poi ogni tanto fanno TUUTUUU! TUUU! (Imita il suono del treno) …è un suono che c’han
nell’orecchio fin dall’infanzia…Ma non si lamentano, non si
lamentano..
GIORNALISTA E perché dovrebbero lamentarsi? Piuttosto, mi
dica dell’altro bambino…
CASELLANTE Aldino! Aldino è la dolcezza personificata…si
occupa delle galline e dei pulcini.
GIORNALISTA Oh, bene! Questo è un vantaggio …intendo
quello di poter accudire alle galline…
CASELLANTE Alle galline, allevarle, poter allevarle in
campagna…ma la gallina è un animale che non da
10
11
soddisfazione…è distratta, va sempre sotto ai binari…mi tocca
sempre mangiare galline tritate! E delicate di cuore! Il fischio
della locomotiva: pam! Infarto!
Si sente belare una pecora.
GIORNALISTA Oh! Vedo che avete anche una pecora!
CASELLANTE (allarmata) Che pecora?! Ma che, son mica un
pastore io, che allevo le pecore… è il gallo!
GIORNALISTA Ma come? Un gallo che fa il belato…
CASELLANTE E’ una cosa del tutto normalissima…Mi ha
raccontato un signore che passava di qua che i galli, quando
sono ammalati…andiamo a sederci, andiamo! (Si spostano di
nuovo sulla panchina) Quando il gallo si ammala di
stressiti…stressiti, sì! È la malattia dei galli… si ammala di
stressite e invece di fare chicchirichì fa BEEE! È del tutto
normalissimo! Del resto, anche i galli…
GIORNALISTA Belano…
CASELLANTE Ma come belano, le galline?! Siamo matti?! Ma
nooo…le galline fanno TU-TUUU!TUUU! (Imita il suono del
treno) Ma non è questo che ci volevo dire…Lei mi distrae…Le
galline, le mie galline, non fanno mica le uova come le altre…
col rosso, il bianco e il rosso. Le mie galline fanno le uova tutte
bianche!
GIORNALISTA Per lo spavento?
CASELLANTE Certo, per lo spavento! Mi ha spiegato il mio
veterinario che, come alle donne per lo spavento va via il latte,
alle mie galline per lo spavento va via il rosso… è del tutto
normalissimo…Ma loro non si lamentano, son contente…Anche
perché se girano la testa indietro, e guardano le galline
d’allevamento! Eeeh!
GIORNALISTA Ha ragione, ha ragione…e poi in questa valle di
lacrime!... Scommetto che ogni tanto ridono anche loro!
CASELLANTE E’ un indovino lei? E’ un indovino? Come fa a
saperlo, che le mie galline ridono?!
GIORNALISTA (con tono scettico) Ma quando ridono?
CASELLANTE Quando fanno le uova! Perché ci fa il solletico, ci
fa…Perché le mie galline mica fanno le uova come le altre,
no…le mie galline fanno le uova strozzate…Per lo
spavento…Come delle collane, tutte grosse come delle noci,
così…(Mima con le mani).
GIORNALISTA (si sente abbaiare un cane) Adesso magari mi
dirà che questo non è un cane, ma è un gatto che abbaia!
CASELLANTE (ride) Il gatto..il gatto che abbaia, ma no…è il
Dino! Il Dino, il mio bambino più piccolo!
GIORNALISTA Suo figlio abbaia?!
11
12
CASELLANTE Non è mica un peccato mortale! Il mio bambino
abbaia, abbaia…(Si sente ancora un cane che abbaia).
GIORNALISTA Questo è ancora suo figlio?
CASELLANTE Non riconosce il suono diverso? E’ il cane, è
Boby questo…intelligentissimo! Gli manca solamente la parola!
GIORNALISTA Si dice sempre così dei propri cani…
CASELLANTE No, io parlavo ad Aldino, il mio bambino…Gli
manca la parola ad Aldino…E che vuol mai, è cresciuto col
cane… Ha imparato a parlare come lui, povero bambino…
MANCA UN PEZZO NELLA REGISTRAZIONE? sì
GIORNALISTA No signora, dico…suo marito?
CASELLANTE Mio marito…Una vicenda trista, caro signore…E’
in prigione…in attesa di giudizio…della sentenza…C’è stato un
disastro ferroviario: un treno merci che s’è scontrato con un
carro di peperoni…Peperoni per terra…Ne abbiam mangiati
per tre mesi! Per tre mesi la peperonata…anche le galline
hanno mangiato peperoni, eran contente, povere galline…
GIORNALISTA E come è successo?!
CASELLANTE Com’è successo, com’è successo…Noi badiamo a
due caselli: questo qui a mano, e un altro là, a due
chilometri…Meccanico, un casello che funziona da solo…Ma il
tecnico non l’ha verificato, non si è abbassato e così…c’è stato
lo scontro tra peperoni e treno…Uno scontro tremendo! Niente
morti per fortuna…I peperoni eran tutti vivi! E cosa vuoi mai,
far prendere la colpa al tecnico? Ed era sua la colpa…ma
andava in pensione dopo sette mesi..che vuoi buttarlo su una
strada? Povero tecnico, facci dare la pensione…(Mentre
parlano la casellante continua a lavorare, mentre il giornalista
la segue in tutti i suoi movimenti).
GIORNALISTA Comunque è un atto di generosità
incredibile…Per salvare la pensione dell’amico, suo marito ha
preso
la
colpa!
Per
salvare
la
pensione!
CASELLANTE Ma che pensione! Lui non aveva la pensione!
Siamo apprendisti da 25 anni, siamo senza contratto!
GIORNALISTA Ma dovrebbe essere proibito…
CASELLANTE E’ proibito, è proibito dalla legge…(Si china a
raccogliere un secchio) Ma cosa si può fare? Prendersela con le
Ferrovie dello Stato, andar lì e fare una scenata incredibile? A
gridare…e cosa si può fare, con le Ferrovie dello Stato , con
tutto quello che hanno passato nella vita…Se io ci penso, a
quello che passano tutt’ora, le Ferrovie dello Stato…(Con il
secchio in mano va verso il casello. Il giornalista la segue).Mi
12
13
prende un magone, povere F-F-S-S! (Torna indietro verso la
casa e prende la bandiera rossa) No, no, io non faccio scenate:
d’accordo, c’avremo il casello tutto rotto, i bambini con tutti i
tic nervosi che ballano, soffrono d’insonnia, la gallina che mi fa
TU-TUU, e il gallo che mi fa BEE, e ci danno uno stipendio di
fame!, ma bisogna che mi accontenti! Perché se non mi
accontento, mi sbattono via su due piedi, mi sbattono!
Attenzione, attenzione! (Abbassa la sbarra) Che arriva il
direttissimo delle 14:21! Indietro, stia indietro! (Suono del
casello che si abbassa) Ah! Mi scusi! (Va di nuovo sotto le
finestre e urla) Aldino! ALDINO! Chiudi la porta della camera
da letto, chiudi! Che vengon fuori tutti i pulcini! Non mi
capisce, non mi capisce! Bisogna che ci parli, com’è
abituato…Mi scusi signore (Comincia ad abbaiare, sempre
rivolta verso la finestra, poi sempre abbaiando va verso la
sbarra e sventola la bandiera,urlando anche verso il treno).
FRANCA Diceva un certo Cicerone che non c’è cosa che faccia
più ridere di un re imperatore che inciampando nel proprio
ricco castello, casca a terra battendo il sedere. Se poi nel tonfo
si spacca anche la corona, lo scettro e la palla di cristallo che
raffigura il suo potere, c’è da crepare dal ridere! È la risata
liberatoria, la risata liberatoria degli schiavi…Noi siamo in una
civiltà dove in ogni momento si sfascia roba, si rompe tutto,
eppure nessuno che rida più: ci siamo abituati. Anche noi
abbiamo i nostri imperatori, che ci tengono schiavi: le
automobili, i frigoriferi, le lavastoviglie, e i piatti. Vogliamo
provare a far cascare, almeno una volta, per gioco, i nostri
imperatori?
I PIATTI
Personaggi:
Nonno
Madre
Padre
Figlio
Garzoni
AMBIENTE: Una casa popolare in un quartiere-dormitorio alla
periferia di una grande città. Tutti i personaggi sono vestiti da
clown.
13
14
Entra in scena nell’appartamento un vecchio ancora piuttosto
arzillo. Porta in spalla una bicicletta completamente scassata,
ruota svirgolata, manubrio divelto, carter penzoloni. Il nipote,
un ragazzo sui vent’anni, gli viene incontro preoccupato.
FIGLIO Cos’è successo?
NONNO
Mi
sono
venuti
contro!
FIGLIO Chi?
NONNO Un tram e un pullman.
FIGLIO Si sono fatti male?... .Volevo dire, tu, ti sei fatto male?
NONNO No, niente; soltanto una sbucciatura qui…ma adesso
chissà cosa me ne diranno la mamma e il papà. Vai,
nascondila…ma non in casa…portala dal meccanico, anzi dalla
a me che ci vado io.
Entra la madre trascinando un motorino completamente
distrutto: manca della ruota posteriore; il telaio è ripiegato; il
motore è squarciato.
NONNO E MADRE (all’unisono ) Cosa è successo?
Sempre all’unisono nonno e madre raccontano, ognuno per
conto suo, una storia di scontri, frenate, capitomboli e
terminano esclamando di nuovo all’unisono
NONNO E MADRE Deficiente! Ti sei fatto niente? No! Meno
male che non ti sei fatto niente!
MADRE (scongiurando) Ma non dite niente a mio marito, per
carità!
Entra il marito. Tiene sottobraccio una portiera della macchina
e fa rotolare una ruota con il copertone squarciato. Di nuovo
tutti si mettono a parlare all’unisono.
Padre: Oh!
MADRE, NONNO, FIGLIO (all’unisono) Che ti è successo?
(Ricominciano a parlare all’unisono).
PADRE Stop! Uno alla volta. Comincio io: mi è venuto addosso
con la sua macchina…veniva da sinistra e mi ha ammaccato
tutta la portiera. Io scendo calmo, neanche un po’
arrabbiato…sono rassicurato…anche lui è rassicurato. Lui ha
sfasciato solo un fanale…sorridiamo, ci dia la mano, poi gli do il
14
15
mio libretto, perché copi i dati, lui mi da il suo…A un certo
punto mi fa: “Ma la sua è un’assicurazione bidone!”
“Cosa dice?!”
“Sì, non vale niente…i proprietari e il direttore di questa
assicurazione – c’è stato su tutti i giornali- sono stati arrestati
perché non hanno pagato assicurazioni per diciotto miliardi…e
mi spiace, se hanno bidonato lei, caro signore…ma non vorrà
mica che sia bidonato anch’io!”
E lì sono cominciate a volare parole grosse, da “Come si
permette?!” fino a “delinquente comune…bandito rapinatore!”.
Io mollo un calcio alla sua macchina…lui tira fuori un crick e mi
dà un botto sul cofano…io tiro fuori il tubo del giunto che
avevo appena fatto saltare e giù anch’io…Arriva sparata
un’altra macchina…si incatorcia proprio nel mucchio delle
nostre due…altra caciara, spintoni, botti, mazzate e per finire:
ecco che cosa mi sono avanzato della macchina.
CORO Non ti sei fatto niente?
PADRE, CORO: No! Meno male che non mi sono fatto niente!
NONNO Beh, l’importante è che siamo tutti qui vivi sani e
vegeti. L’importante è la salute, come si dice.
FIGLIO
Sì,
ma
che
disturbo!
MADRE Mettiamoci a tavola e non pensiamoci più.
PADRE A proposito di sfasciare, vorrei sapere che cosa gli è
successo all’ascensore, che è di nuovo fermo. Oltretutto mi
sono dovuto fare tre rampe di scale a piedi. Tutti guardano il
ragazzo…
MADRE, PADRE, NONNO (guardano il ragazzo e parlano in
coro) Sono ‘sta banda di manigoldi qui…te e i tuoi amici del
caseggiato, che vi divertite ad andare su e giù. Ma certo, voi ci
trovate una tal goduria a sfasciare tutto..siete una generazione
di vandali! Spaccano le vetrine, sfasciano i semafori, le cabine
telefoniche…(Ammucchiano i resti dell’automobile, del motorino
e della bicicletta in un angolo della stanza. Poi preparano la
tavola).
MADRE (al nonno) Vai piano che è di carta ‘sta tovaglia!
Il padre ha un sussulto da allocchito.
PADRE La tovaglia di carta? No, per favore, mi fa schifo…lo
sapete che mi fa schifo mangiare su quella roba; mi fa venire la
pelle d’oca.
MADRE Non fare storie. Io la tovaglia di tela non la metto più,
perché quando è zozza tocca lavarla a me, capito?
15
16
I due cominciano a discutere animatamente e nell’azzuffarsi
urtano il nonno, che ha in mano una zuppiera. Il nonno urta
contro il buffet e rompe la zuppiera.
Il padre si siede a tavola e scopre di avere davanti un piatto di
carta.
PADRE (sbraitando) CARTA?! Siamo diventati pazzi in questa
casa? Un piatto di carta? Mi fa schifo! Mi rifiuto di mangiare in
un piatto di carta!
MADRE Ma caro, sono più economici, si buttano dopo averli
usati, costano solo 15 lire l’uno…
Padre Ma sempre di carta sono!
MADRA Già, ma chi li lava, poi, i piatti di maiolica??! Tocca a
me lavarli, sempre a me!
PADRE No! C’è la lavatrice…
MADRE Non funziona.
PADRE Come “non funziona”?! Ho fatto gli straordinari per
comprarla. Non abbiamo ancora finito di pagare le cambiali…
GAGS DA ESEGUIRE
PADRE E perché non la fai aggiustare?
MADRE Già, ho chiamato il tecnico, appena l’ha vista si è
rifiutato perfino di guardarci dentro. Dice che i pezzi di
ricambio per quel modello non li fanno neanche più.
PADRE Beh, ti dimostro che quel tecnico era un furbastro che
ti voleva rifilare un’altra baracca. Adesso ti faccio vedere io
cosa ci vuole per farla funzionare. (Prende un paio di attrezzi e
dopo averci armeggiato un po’, riempiono la macchina di piatti.
La macchina freme come presa dal singhiozzo e comincia a
sobbalzare, muovendosi per casa come una trottola, facendo
fracasso).
MADRE Stupendo! Guarda! Basterebbe metterci un volante e
una targa e ci puoi andare in autostrada.
Dalla macchina escono dapprima zampilli e fumi di vapore, poi,
di scatto, escono i piatti alla maniera dei toast dl tostapane, o
meglio come una macchina dal tiro ai piattelli, e si fracassano al
suolo. La madre, il padre, il figlio e il vecchio nonno cercano di
prenderli al volo. Si tenta di fermare la lavatrice schiacciando i
tasti dello stop, ma il ritmo di uscita dei piatti aumenta. Il
nonno e il figlio esultano perché sono riusciti ad afferrare al volo
qualche piatto. Per liberarsi le mani, però passano al volo i piatti
alla madre e al padre, che immancabilmente li lasciano cadere a
terra. La madre e il padre decidono di tagliare i fili che portano
16
17
la corrente alla lavatrice, ma si sbagliano e strappano i fili del
televisore, della radio, dell’antenna, ala fine tagliano quelli del
telefono.
MADRE: Fermala!
PADRE Non si ferma! E’ impazzita! Taglia i fili, staccali!
MADRE Ma no! Non quello! Era quello del televisore!No,
fermo…era il cavo del telefono!
Pur di fermare la macchina impazzita, il padre afferra una
spranga (un tubo residuato dallo sfascio dell’automobile), lo
solleva sopra la testa, pronto a colpire la macchina impazzita,
ma la lavatrice ha uno scarto e si sottrae al colpo di spranga,
colpo che invece va a finire sul tavolo, mandando in frantumi
alcuni bicchieri e una brocca. Finalmente la lavatrice è
circondata…ognuno ha un’arma in mano. La sollevano per
colpirla ma sentono gridare “Pietà! Pietà!”: è il televisore, che è
stato acceso dal nonno. Causa delle grida è il solito sceneggiato
western, dove una donna chiede aiuto e pietà per se stessa.
VOCE DI DONNA Pietà! Pietà! No! Non uccidetemi! Sono
disarmata!
VOCE DA UOMO No, nessuna pietà! Per te è finita, bastarda!
MADRE Ma è la televisione!
VOCE DI DONNA No! Non ancora (La donna in tv lancia una
bottiglia, che esce dal televisore e va a spaccare un piatto che sta
fra le mani del nonno).
PADRE Spegni! Spegni! Che quella matta ci sfascia tutto!
La lavastoviglie ricomincia a ballare, il padre l’afferra e la butta
dalla finestra.
PADRE Oh! Finalmente un po’ di pace. E adesso tutti a tavola!
Si rimettono tutti a tavola.
MADRE Mettiamoci a tavola, e si mangia nei piatti di carta!
PADRE (riprende a imprecare contro i piatti di carta) Ho detto
di no! Nei piatti di carta io non mangio. (Afferra il suo piatto e
lo butta sul pavimento. Il piatto va in frantumi perché era
l’unico di coccio rimasto). Ma era di coccio!
MADRE
Era
l’ultimo
del
servizio!
PADRE Beh, se non sbaglio c’è ancora il servizio buono.
MADRE Quello non si tocca! Serve per le occasioni importanti!
17
18
PADRE (urlando) L’unica occasione importante è quando io
sono a tavola!
MADRE (porta in tavola una gran pila di piatti) Tiè! Però poi te
li lavi tu! Mica sono la tua serva io! Lavoro anch’io come te!
Anch’io ho le mie nevrosi!
PADRE Calma, me li lavo io! A cominciare d’adesso, perché
sono pieni di ???
MADRE Lava, lava, vediamo come tela cavi, ma attento a te se
ne rompi uno! Ricordati che è il servizio buono, e sai cosa costa
un piatto di quelli, maiolica speciale, pregiata, tedesca!
PADRE E chi se ne frega se è tedesca…già a me la maiolica fa
schifo! E poi, anche se li rompo, perdio! Li ho pagati no? Ho
fatto fior di straordinari per pagarli…
MADRE Anche io li ho pagati, mica solo te…
PADRE Beh io rompo i miei, tu rompi i tuoi!
MADRE E va bene!
PADRE Allora, secondo te, questo qua è mio o tuo?
MADRE Per carità, è tuo!
PADRE E allora toh! (Rompe il piatto sbattendolo sulla sedia).
MADRE Aah, come credi …mica mi fai paura, sai!
PADRE No, non hai paura, ma sei lì che diventi smorta dalla
rabbia! Perché sei attaccata al tuo servizio buono, per far bella
figura quando vengono qua i tuoi parenti. “Oh, ma che bel
servizio”. “Roba tedesca”! e tiè! (Rompe un altro piatto sul
tavolo).
MADRE
Non
me
ne
importa
niente!
PADRE Sì che te ne importa, perché sei imbesuita dalla
pubblicità, dal bianco smagliante “Oh che belli, candidi,
stralucidi!” L’imbesuimento che ci fanno con quella cassetta da
stregoni lì (Indica il televisore). “Che buon profumo, sa di
limone…con che cosa l’hai lavato?..E allora (Fa il gesto di
spezzare il piatto).
MADRE (gli toglie dalle mani il piatto) Fermati!
PADRE Ah! Hai visto che ti rode?
MADRE No! Questo lo voglio spaccare io…anzi, guarda, ne
spacco due! (Afferra un secondo piatto e li sbatte uno contro
l’altro come se fossero due piatti da banda musicale. Figlio e
nonno applaudono).
PADRE Capirai la bravura! Guarda, ti faccio vedere io! (Afferra
due piatti, ne butta all’aria un terzo e rompe tutti e tre i piatti
come in un gioco di prestigio).
FIGLIO Anch’io! Anch’io! (Afferra un piatto, lo butta per aria, il
padre lo afferra al volo e gli molla uno schiaffo).
18
19
PADRE Come ti permetti tu, vandalo sfascia-vetrine!
Sfasciatore di semafori! Ecco come si comincia!
NONNO Anch’io, anch’io! Date un piatto da rompere anche a
me!
MADRE Va bene, nonno, divertiti anche tu! (Gli danno un piatto
ma quando prova a romperlo il piatto non va in pezzi).
NONNO E’ di metallo!
PADRE Impossibile, fai vedere!
Il nonno consegna il piatto al padre, che lo sbatte su un angolo
del tavolo. Il piatto va in mille pezzi.
NONNO (sbarra gli occhi) E’ impossibile! Per me è di ferro, per
te di coccio! E’ un’ingiustizia!Un’altro, ne voglio un altro! (Gli
danno un altro piatto, lui lo esamina, lo morde e lo fa suonare).
Questo sì che è di porcellana!
Il nonno cerca di rompere il piatto sull’angolo del tavolo, che si
rompe di netto, mentre il piatto rimane intatto. Allora passa il
piatto al padre, che lo rompe con facilità.Il nonno, ormai
piangendo isterico, afferra un altro piatto e lo scaraventa contro
la parete. Il piatto attraversa la stanza e va a colpire un quadro
appeso alla parete:è un ritratto di Garibaldi. Il piatto si conficca
nella tela e fuoriesce a metà, proprio in cima alla testa dell’eroe,
a mo’ di cappello. Garibaldi rotea gli occhi indignato. Il vecchio
butta allora un piatto per aria, ma il piatto non scende. Ne
lancia un altro ma nemmeno questo torna. Il nonno si accascia
sulla sedia singhiozzando. I due piatti ridiscendono lentissimi,
posandosi al suolo come foglie d’autunno. Il nonno afferra un
grosso martello, il piatto sfugge. Il padre lo cattura mettendoci
sopra un piede. Il nonno vuole colpire il piatto con il martello ma
prende il piede del padre, che urla imbestialito, afferra i piatti e
li rompe con rabbia. Il nonno, con l’aiuto del nipote, riesce ad
afferrare il piatto, lo colpisce con il martello, il martello va in
frantumi, il piatto resta intatto. Il nipote afferra il piatto e lo
rompe. Il padre gli sferra uno schiaffo.
FIGLIO (indignato) Solo tu puoi rompere!? Questa è
un’ingiustizia! E poi vi meravigliate se andiamo a vivere fuori
di casa!
MADRE Non si risponde così al proprio padre (Gli rompe un
piatto un testa).
NONNO Non si educano così i figli! Non si spaccano i piatti in
testa ai ragazzi!
19
20
MADRE Il figlio è mio e gli spacco in testa i piatti che voglio!
(Gli spacca in testa un altro piatto).
NONNO E allora, siccome tuo marito è mio figlio, gli spacco in
testa un piatto anch’io. (Esegue. Stavolta il piatto va in
frantumi. Il nonno urla di gioia) S’è rotto! S’è rotto! In testa si
rompono!
(Afferra un altro piatto e lo rompe in testa al nipote. Stavolta il
piatto, staccatosi il fondo, resta incastrato nel cranio del
ragazzo, come le teste di un cappello. Cercano di staccarglielo,
ma non c’è niente da fare).
FIGLIO Come faccio ad andare in giro adesso?
PADRE (gli mette sulla nuca una scodella) Ecco, così puoi
andare, può passare per un cappello.
FIGLIO Un cappello bianco? Mi rifiuto!
PADRE E allora resta in casa, per quello che vai a combinar
fuori …a far caciara con quella banda di balordi sfascia tutto
dei tuoi amici…che siete peggio dei teppisti!
FIGLIO Non siamo teppisti. Teppisti se mai sono quelli che
spaccano i piatti in testa ai nipoti!
MADRE Non ti permettere di rivolgerti così a tuo nonno,
rispettalo quando parli con lui togliti il cappello! Maleducato!
(Gli spacca in testa un piatto).
PADRE Peccato, un cappello nuovo!
NONNO Certo che la roba che fanno oggi mom resiste a niente!
E’ roba fatta in serie. Se pensi che io un cappello l’ho portato
per trent’anni!
PADRE Che discorsi, questa è la civiltà dei consumi, è la cultura
dello spreco. La roba la fanno apposta in modo che duri poco,
che si rompa per niente…(Spacca un piatto) Guarda qua, vuoi
mettere con i piatti di una volta.
MADRE Certo, mia madre quando s’è sposata ha portato in
dote i piatti che erano ancora di sua nonna, piatti che li potevi
sbattere così che manco si sbeccavano e guarda questi. (Rompe
un altro piatto) .
PADRE Siamo noi i fessi che ci caschiamo: compriamo,
compriamo…E’ che va tutto in malora. (Spinge un altro piatto
pian piano verso l’angolo del tavolo, lo fa inavvertitamente
cadere, il nonno lo afferra al volo e poi lo rompe sulla propria
testa, ridendo soddisfatto).
MADRE Tutto va a rotoli! (Fa rotolare un piatto sul pavimento,
il nonno lo schiaccia).
PADRE Tutto si sfascia! Come dice la scienza: tutto si crea, e
tutto si distrugge!
20
21
MADRE Certo…E’ tutto un cimitero: cimitero di macchine,
cimitero di frigoriferi, cimitero di lavatrici, cimitero degli
ideali! Si campa alla giornata, senza prospettive, come la va la
va.
(Butta per aria un piatto).
PADRE Hai ragione! E’ come buttare per aria una moneta.
(Butta un piatto per aria che ricade sfracellandosi). Testa o
croce? Testa! La gente ha in mente soltanto il gioco, le lotterie,
i concorsi a premi. (Fa girare un piatto come una trottola)
Come se la vita fosse una roulette…Vincerò? Perderò?
MADRE (schiaccia il piatto che gira con un altro piatto) Hai
perso!
PADRE Già! E poi per uno che vince ci sono milioni di fessi che
restano fregati. T’hanno ridotto tutto al gioco delle tre carte
(Armeggia con i piatti sul tavolo). Il piatto bianco vince, il piatto
rotto perde! Indovinare il piatto rotto, puntare, prego! E’
questo! (Afferra un piatto, lo butta per terra) No! E’ questo!
(Altro piatto in frantumi) Il Signore ha perso! Chi perde paga e i
cocci sono suoi. Prego, continuare, il gioco riprende, puntare
prego! (Spacca un piatto) Il piatto piange!
MADRE E’ uno schifo! C’è solo egoismo! Ognuno si fa i piatti
propri…E intanto la barca affonda. I ricchi pensano solo a
fregarsi più piatti che possono e se li portano in Svizzera, non
pagano le tasse…voglio dire le tazze e poi pretendono che si
paghi tutto noi…poveri cristi. Loro rompono e noi si deve
pagare?
PADRE Giusto! Noi si deve aggiustare…Eh no! Un po’ di
giustizia per la miseria! Un po’ per uno a rompere! (Rompe
anche lui un piatto).
MADRE E li aggiustino loro i piatti!
PADRE No, no…piano…questo è un discorso da luddisti,
blanquisti, da estremisti senza prospettiva…del “Tanto peggio,
tanto meglio”. E’ la politica del caos, della distruzione, del “Più
piatti si rompono, ecc ecc.” Invece è proprio col discernimento,
con la difesa del piatto che possiamo venirne fuori da ‘sto
disastro.
MADRE Hai ragione. Bisogna mettere tutto sul piatto..come si
dice “Piatti chiari, ecc.ecc”, prima che lo facciano loro,
imponendoci il loro sistema di piatti di ferro o gavette
PADRE Cioè battersi noi, per primi, per l’ordine, per la difesa
delle istituzioni, contro lo sperpero, per un’amministrazione
più oculata, seria, onesta. Andare in giù piatto, come si dice.
21
22
MADRE Oh, questo sì che è un discorso di uno che ragiona. E
allora su le maniche, fuori le scope, si fa piazza pulita. Si tira su
tutto. E si comincia di bel nuovo!
PADRE Ordine,ordine… e facciamo ragionare la testa …un po’
di sacrifici. Più sacrifici e più pulizia morale! Anzi prima si
mangia…e poi si pulisce! Distribuisci i piatti.
MADRE Ci sono rimasti quelli di carta!
PADRE E no! Ho detto che su quelli non ci mangio!
MADRE Eccolo lì l’uomo del sacrificio e della pulizia morale!
PADRE Possibile che non se ne sia salvato neanche uno? (Va a
cercare tra i detriti e spacca con rabbia i cocci rimasti).
Entrano due garzoni con due grossi scatoloni con la scritta
FRAGILE.
PRIMO GARZONE Buongiorno. Casa Mangelli?
PADRE Sì.
SECONDO GARZONE C’è un collo per voi.
MADRE Che cos’è?
PRIMO GARZONE Avete vinto un premio: concorso “Casa
Linda”.
MADRE Aah! Quello delle figurine…E cos’ho vinto?
SECONDO GARZONE Ha vinto un servizio per 46 persone.
PRIMO GARZONE 46 piatti, 46 fondine!
SECONDO GARZONE Complimenti signora!
PADRE (prende uno scatolone dalle mani del secondo garzone e
lo porta sul tavolo, arrabbiato) Anche tu, anche tu ti sei lasciata
beccare, influenzare, imbesuire da questi concorsi maledetti
(Apre lo scatolone con foga), questi concorsi che ti portano via
il cervello…
MADRE Ma che maledetti…46 piatti, 46 fondine…Potrai
mangiare nei piatti piatti finchè campi!
PADRE No, no, no! Mi rifiuto! Mai, dico, mai!, mangerò in un
piatto vinto in un concorso! Piuttosto in quelli di carta!
NONNO (distribuendo dei piatti di carta) Sì, certo, molto meglio
mangiare nei piatti di carta!
MADRE (ride sarcastica) Ah! Contenti voi, contenti tutti!
PADRE, NONNO, FIGLIO Sì! Abbasso i concorsi, evviva la
dignità! (Lanciano i piatti, prima in aria, poi contro le pareti,
distruggendoli).
BUIO O DISSOLVENZA..
FRANCA Il brano di questa sera, lo spettacolo che tra poco
andrà in onda, è tratto da Tutta casa, letto e chiesa, una
22
23
commedia che abbiamo portato in giro per l’Italia per 22 anni.
Trattava della condizione della donna: il brano in questione,
che vedremo adesso, è intitolato Una donna sola. A parte che,
penso che più o meno, tutte quante noi donne siamo delle
donne sole…ma questa nostra donna sola è una casalinga come
tante, che a differenza però di molte, ha tutto all’interno della
sua famiglia. Non le manca niente in casa, ha veramente di
tutto. Le manca la cosa più importante, vale a dire il fatto di
essere considerata una persona, rispettata in quanto tale dai
maschi di casa e non usata per quello che sa fare: il mangiare,
lavare i piatti…E per la sua sessualità. Molte donne, anzi penso
tutte le donne, si saranno trovate in determinate situazioni:
abbiamo violenze nella vita, violenze carnali, violenze verbali,
violenze sul lavoro, per la strada, dovunque! In questo pezzo,
anche se sono luoghi comuni, ribadiamo questi concetti perché
non fanno parte di una società ormai superata, li viviamo ogni
giorno. Io mi ricordo che qualche anno fa ero in un cinema a
Genova, con mio marito e mio figlio (di pomeriggio, gli attori
vanno al cinema sempre di pomeriggio), cinema vuoto: tre
persone là, dieci file vuote, altre tre qua, altre file vuote.
Guardavo un film molto interessante: Il crollo dell’impero
romano, con Sofia Loren…no, perché ridete? Era veramente
d’impatto, anzi c’era lei che era molto simpatica perché
mentre Roma crollava si sente la Loren che in perfetto
napoletano recita: (Imitando l’accento napoletano) “Livio,
fratello mio, l’impero crolla”. Era bello, io ero molto
presa…entra un signore, il solito signore che va al cinema di
pomeriggio, vede il capello della femmina e mi si mette vicino,
nonostante ci fossero decine di posti vuoti intorno a noi. Io,
presa com’ero dal film, non mi accorgo di niente e ad un certo
punto il signore comincia a farmi il piedino. Io sposto il
piedino, lui riavvicina il suo piedone…poi fa polpaccino…poi fa
ginocchino…E a quel punto dico “Scusi signore, è sua questa
gamba?”. Voi ridete, ma il bello è venuto dopo. Questo con una
faccia, una tranquillità, mi risponde: “No.” E non c’era nessuno
nel raggio di dieci metri! Quindi, come ho detto prima, in
questo brano i luoghi comuni, le cose banali che riconoscerete
le ripetiamo, perché vogliamo ribadire il concetto e battere il
martello sul chiodo.
UNA DONNA SOLA
Personaggi
23
24
Una donna
Il cognato
Elementi scenografici: due porte disposte ai lati del
palcoscenico, un’altra porta sul fondo a sinistra. La porta di
destra è l’entrata dell’appartamento, quella di sinistra dà nella
camera da letto, quella sul fondo in cucina. In proscenio un
lungo tavolo, sul quale stanno un telefono, una radio, un ferro
da stiro, una bacinella, una spazzola. Davanti al tavolo uno
sgabello. Ancora: un mobiletto qualsiasi con sopra un vassoio
contenente cerotti, bende, alcool e una pomata. Appeso a una
parete un fucile da caccia grossa. Una sedia. Questa scena
rappresenta il tinello di una casa di piccola-media borghesia.
La radio accesa a tutto volume trasmette musica rock; la luce
sale lentamente.
Ballando freneticamente entra in scena una donna, che regge
una cesta colma di indumenti da stirare. Indossa una
vestaglietta scollata, piuttosto pretenziosa. Ballando si
avvicina al tavolo, posa la cesta, prende una giacca da uomo e
sempre ballando si dirige a un’immaginaria finestra in
centro-proscenio. Scuote la giacca per toglierne la polvere,
solleva lo sguardo e si blocca, piacevolmente sorpresa nello
scoprire la presenza di qualcuno nel palazzo di fronte.
(ad alta voce per richiamare l’attenzione) Signora... Signora!
Buongiorno!... Ma da quando è venuta ad abitare di fronte a casa mia?...
Non mi sono neanche accorta del trasloco... credevo che fosse proprio
disabitato. Sono contenta... (Quasi urlando) Dicevo che sono contenta...
Non mi sente? Ah sì, ha ragione... la radio... la spengo subito... (Esegue)
Mi scusi tanto, ma quando sono in casa sola, se non ho la radio bella
sparata mi viene voglia di impiccarmi. In questa stanza (si dirige alla
porta di sinistra) ho sempre in funzione il giradischi... (Apre la porta, si
sente una musica) Sente? (Richiude) In cucina il mangianastri... (Idem
alla porta di cucina) Risente? (Richiude la porta) Così in qualsiasi stanza
vado, ho la compagnia. (Si avvicina al tavolo e inizia a lavorare: spazzola
la giacca da uomo, attacca bottoni, ecc.) No... in camera da letto no, ci
mancherebbe altro! No, lì ho il televisore... sempre in funzione... a tutto
volume! Ora stanno trasmettendo una messa. Cantata!... In polacco. Che
lingua! Da papi! Non si capisce niente... Sì, mi piacciono anche i non
ballabili... purché sia musica... il rumore... mi tiene compagnia. E lei come
fa a tenersi compagnia? Ah, ha un figlio! Che fortunata!... Che stupida,
anch’io ho un figlio... anzi, ne ho due. Scusi, me ne ero dimenticato uno,
per l’emozione di parlare con lei... No, non mi tengono compagnia. La più
DONNA
24
25
grande è grande, sa, gli amici, le amichette... Il maschietto invece è
sempre con me, ma neanche lui mi tiene compagnia... Eh, dorme! Dorme
sempre! Fa la cacca, mangia e russa!.. . Ma io non mi lamento, io sto bene
in casa mia... non mi manca niente... mio marito mi tiene come una rosa
nella serra!... Ho tutto! Ho... dio, quante cose ho... Ho il frigorifero!... Sì, lo
so che il frigorifero ce l’hanno tutti, (Dandosi molta importanza) ma il
mio fa il ghiaccio a palline!! Ho la lavabiancheria, 24 cicli! Lava e
asciuga... Ma come asciuga!... Certe volte devo ribagnare tutto, per poter
stirare... è tutto secco! Ho le pentole a pressione... il frullatore “Girmiii”,
la musica in tutte le stanze, cosa devo volere di più dalla vita io...
Dopotutto, sono solo una donna... Sì, ce l’avevo, a ore, poi è scappata; poi
ne è venuta un’altra, è scappata anche quella. Scappano tutte le donne a
casa mia... Come?... No, non per me... (Imbarazzata) per mio cognato...
Eh... le toccava! Le toccava tutte! Proprio lì... È ammalato... Morboso?
Non so se sia morboso, so solo che pretendeva certe cose da queste
ragazze... e loro giustamente si ribellavano. Vorrei vedere lei, cara
signora, che è lì che fa i mestieri e tràchete!, le si infila una mano sotto...
che strizza... e vedesse che mano che ha mio cognato! Meno male che ne
ha una sola!... Ma no, cosa ha capito? Un incidente, un incidente di
macchina... pensi, così giovane, trent’anni, si è tutto rotto! È ingessato
dalla testa ai piedi; l’hanno ingessato seduto per farlo stare più
comodo... è stata una gentilezza del primario... Gli hanno lasciato solo un
buchino per respirare e mangiare. Parlare non se ne parla, biascica solo
qualcosa... non si capisce niente. Gli occhi sono rimasti sani, qumdi non
glieli hanno ingessati... glieli hanno lasciati fuori... poi gli hanno lasciato
fuori anche la mano tocacciona... che anche quella è rimasta sana... ed è
rimasto sano anche... (Si blocca imbarazzata) Non so come dire... ci
conosciamo da così poco tempo, non vorrei che pensasse male di me...
Insomma... è rimasto sano... lì. Com’è sano lì, signora! Anche troppo!! Ha
sempre voglia di... lei mi capisce... Sì, per quello si distrae. Legge, legge
moltissimo... s’informa... Fumetti porno! Ha la stanza piena di riviste
schifose, con su tutte le donne nude... in certe posizioni! Scomode! Per
me, quelle povere ragazze dopo le foto le ingessano come mio cognato...
Con su dei pezzi di carne anatomica, ingrandita, a colori... pare un
dépliant di macelleria! Che a me quando me ne capita una in mano, poi,
a mezzogiorno, non riesco a cucinare la bistecca... mi viene da vomitare...
E così, da quando tutte le donne se ne sono andate, mi occupo io di mio
cognato, sa, io lo faccio per mio marito... è suo fratello dopotutto... Ma
che dice! (Risentita) A me mi rispetta eccome! Ci mancherebbe altro! A
me, prima di allungare la mano, me lo chiede, me lo chiede sempre!
(Squilla il telefono) Oh, dev’essere mio marito... mi chiama sempre a
quest’ora. Scusi un attimo... (Risponde al telefono) Pronto?... Come? Sì...
ma come... Vaffanculo, stronzo! (Posa la cornetta conforza. È furiosa.
Guarda la dirimpettaia e le fa un sorriso, quasi per chiederle scusa) Scusi
25
26
la parolaccia... ma quando ci vuole ci vuole! (Riprende a lavorare
nervosamente) No, no, non era mio marito, ci mancherebbe altro!...
(Fuori dalla grazia di dio) Non so chi sia! È un porcone telefonico! Mi
telefona una, due, tre... mila volte al giorno... mi dice delle zozzerie... ma
di quelle parole... che non esistono nemmeno sul vocabolario... le ho
cercate sullo Zingarelli... non ci sono! Dev’essere un oriundo...
Ammalato? Senta, ne ho già uno di ammalato in casa... Non sono
l’infermiera di tutti gli sporcaccioni d’Italia, io! (Squilla di nuovo il
telefono) Questo è ancora lui! Stia a vedere cosa faccio adesso... Non lo
lascio neanche parlare. (Solleva la cornetta) Pronto porco! Ti avverto
che il mio telefono è controllato dalla polizia e se... (Cambiando
completamente tono) Ciao... (Rivolta alla dirimpettaia, tappando con la
mano la cornetta) È mio marito! (Parla al telefono. È molto impacciata)
No, non ce l’avevo con te, caro... credevo fosse... insomma c’è un signore
che telefona sempre... chiede di te!... Dice delle parolacce tremende... È
arrabbiato con te... dice che tu gli devi dei soldi... Così, io, per
spaventarlo, gli ho detto “polizia”! (Cambia completamente tono:
meravigliata, sempre più meravigliata) Sì, sono in casa... Aldo, ti giuro
che sono in casa! Ma scusa, che numero di telefono hai fatto?... E se ti
rispondo dove vuoi che sia!... Non sono uscita! Come faccio a uscire se mi
chiudi in casa a chiave?! (Rivolta alla dirimpettaia) Signora guardi che
mio marito... (Al telefono) Pronto... No, non sto parlando con nessuno...
Sì, ho detto signora... ma ogni tanto tra me e me mi chiamo signora... No,
in casa non c’è nessuno... Sì, c’è tuo fratello, ma non è qui... Sì, il bambino
dorme... Sì, gli ho dato da mangiare... Sì, gli ho fatto fare la pipì...
(Seccata) Sì, anche a tuo fratello! (Cerca di controllarsi) Ma chi si
arrabbia... dicevo di stare tranquillo che in casa tutti hanno fatto pipì!...
Ciao, sì... no, no, sono felice... sono felice, Aldo, sono molto felice. (Sempre
più nervosa) Ero qui che stiravo e ridevo... Sì Aldo, sono felice...
(Gridando) Sono feliceeee! (Attacca il ricevitore. Lancia un urlo di rabbia
contro il telefono. Guarda la dirimpettaia per un attimo, seria e tesa, poi le
fa un gran sorriso silenzioso. Ha ripreso il controllo dei suoi nervi) Ha
visto? Gli ho dovuto dire una bugia... Eh no, non lo sa del porcone
telefonico... se glielo dico va a finire che se la prende con me!... Lo so che
io non ho colpa, ma lui dice che se loro insistono è perché sentono che io
mi turbo, si eccitano di più e insistono col masturbo! E va a finire che mi
fa togliere anche il telefono... Già mi tiene chiusa in casa... Prigioniera! La
mattina quando esce mi chiude... Per la spesa? La fa lui... (Riprende a
stirare) Beh, se succede qualcosa, lui telefona ogni tanto. Ma cosa vuole
che succeda in casa mia... Siamo una famiglia tranquilla... (Di colpo
smette di stirare. Punta lo sguardo più in alto. Cerca di coprirsi i seni: il
sinistro con un bavaglino, il destro... col ferro da stiro – indicheremo il
momento esatto in cui preme il ferro sul seno. Ad altissima voce) Ti vedo,
sai! (Alla dirimpettaia) Scusi un attimo. (Al guardone) È inutile che ti
26
27
nascondi, sai... vedo il binocolo che brilla nel sole! (Si mette il ferro sul
seno e lo toglie subito lanciando un urlo. Alla dirimpettaia) Oddio, mi
sono stirata un seno!! Là, lei non può vederlo... è la finestra sopra la sua...
Pure il Guardone mi mancava oggi!... Vede, una povera donna non può
starsene un po’ in deshabillé in casa sua a stirare... Per colpa di quello lì
devo stirare con su il paltò! (Gridando rivolta al Guardone) Vero?... E il
passamontagna!... E gli sci!... Che non so neanche sciare, cado e mi
rompo tutta come mio cognato!... (Alla dirimpettaia) La polizia? No, non
la chiamo. Sa cosa succede? Arrivano, stendono un bel verbale, vogliono
sapere fino a che punto ero nuda o vestita in casa mia... se ho provocato
il Guardone con danze erotiche... e per finire io, solo io, mi becco una
bella denuncia per atti osceni in luogo privato, ma esposto al pubblico!
No, no, me la cavo da me. (Stacca dalla parete il fucile da caccia grossa e
lo punta alla volta del Guardone’ gridando) Ti ammazzo porco! (Delusa) t
scappato! (Rivolta alla finestra del Guardone) Basta vedere un fucile che
scappa! Vigliacco! Vieni fuori, orbo di un binocolaio!... (Posa il fucile sul
tavolo. Alla dirimpettaia) L’ho fatta ridere? Sono matta? (Riprende a
stirare) Meglio essere matta, piuttosto che fare come facevo prima... ogni
due mesi mi ingoiavo un tubetto di Veronal... tutte le pastiglie rotonde
che trovavo nel bagno le mandavo giù... persino il vermifugo dei
bambini... per la disperazione! O tagliarmi le vene come ho fatto tre mesi
fa!... Sì, le vene... guardi qua... ci ho ancora le cicatrici... vede? (Le mostra i
polsi) No signora, mi dispiace, ma ’sta storia delle vene non gliela posso
raccontare. È riservata e intima. Non mi sento proprio,... ci conosciamo
da poco tempo... (Cambia completamente tono) Gliela racconto?... No,
no... ho avuto un conato di confidenza col suo palazzo! Forse mi fa bene...
può darsi che mi sfogo. È una storia triste! Dunque... è stato per via di un
ragazzo... quindici anni più giovane di me... che oltre tutto dimostrava
ancora meno della sua età... timido, impacciato... dolce... delicato... roba
che farci l’amore insieme sarebbe stato come fare... un incesto! Un
incesto!! L’ho fatto!... Come cosa ho fatto? Ho fatto l’incesto. Ho fatto
l’amore col ragazzo! E sa la cosa più terribile? Non me ne vergognavo...
anzi, ero felice! Cantavo dalla mattina alla sera... La sera no, la sera
piangevo: “Sei una depravata”, mi dicevo. (Si sente strombettare fuori
scena) Scusi, un attimo... questo è mio cognato che mi chiama con la
trombetta... un momento, torno immediatamente. (Affacciandosi alla
porta di sinistra) Che c’è, caro? Stai tranquillo un attimo... sto parlando
con una signora... (Squilla il telefono. Richiude la porta e corre a
rispondere alla chiamata telefonica) Pronto... che c’è Aldo... perché mi
chiami così subito?... Se viene chi? Quello dei soldi?... (Quasi tra sé) E chi
è quello dei soldi?!... Ah, quello che telefona sempre... Beh, che devo
fare... tanto sono chiusa dentro, mica posso farlo passare dalla
serratura... Ah, devo far finta di non essere in casa... spegnere la radio, il
giradischi, il televisore... d’accordo, come vuoi tu, agli ordini capo! Anzi,
27
28
per te faccio di più! Sai che faccio? Vado in gabinetto, mi tuffo nella tazza
e tiro la catena!... E s’incazza pure! Ma va’ a morì ammazzato! (Abbassa
la cornetta. È furiosa) Ha detto che quando torna mi riempie la faccia di
schiaffi! A me? Mio marito a me?... Me ne dà!! (Riprende a lavorare) Ma
dice che lo fa perché mi ama, che mi adora! Che io sono rimasta una
bambina, che lui mi deve proteggere... e per proteggermi meglio il primo
che mi frega è lui! Mi tiene chiusa in casa come una gallina scema, mi
prende a sberle... e poi subito vuol fare l’amore!... Sì, l’amore! E non
gliene frega niente se a me non va, se non ne ho voglia! Sempre pronta
devo essere io, sempre pronta! Come il Nescafè! Lavata, profumata,
depilata, calda, snodata, vogliosa, ma: zitta! Basta che respiri! E faccia un
gridolino ogni tanto, per fargli credere che ci sto. E invece io con mio
marito non ci sto! Insomma non sento niente... io... non riesco ad
arrivare... (È molto imbarazzata, non trova la parola giusta. La vicina
gliela suggerisce) Ecco, sì... quella parola lì... Che parola! Che parola!! Non
la dico mai! Orgasmo! Mi pare come il nome di una bestiaccia schifosa...
un incrocio fra un mandrillo e un orango. Mi pare di leggerlo a grandi
titoli sui giornali: “Orgasmo adulto fuggito dal circo americano!”, “Suora
aggredita allo zoo da un orgasmo impazzito”. Quando poi dicono: “Ha
raggiunto l’orgasmo”, mi pare di vedere un povero tapino che dopo una
gran corsa riesce a prendere il tram al volo... (Ride) Ah, fa lo stesso
effetto anche a lei?... O-R-GA-SMO!! Che parolaaa!! Con tanti nomi che ci
sono... non potevano chiamarlo ad esempio “sedia”?... Sì, sedia... così uno
dice: “Ho raggiunto la sedia”, primo, non si fa capire che ha fatto le
brutte cose... secondo, se è stanco si riposa! (Ride divertita) Dove ero
rimasta?... Ah, sì, mi scusi, ma questo fatto dell’orgasmo mi ha fatto
perdere il filo. Con mio marito, non sento niente! Niente! Guardi come
faccio l’amore con mio marito... così. (È seduta sullo sgabello e restando
seduta si stende rigida mettendosi sull’attenti, come un soldato) E quando
ha finito dico: “Riposo!”... No, non ad alta voce, se no me le dà... Di
dentro... io parlo sempre di dentro. “Riposo!” e dormo rilassata. Non so
perché con mio marito non sento niente. Forse perché mi sento come...
bloccata... mi pare di essere come... (Non riesce a trovare la giusta
definizione. La dirimpettaia gliela suggerisce. Cambiando completamente
tono) Sì! Ma perché lei ha aspettato tanti anni a venire a stare di fronte a
casa mia! Ma sa il tempo che ci penso... che è anche una parola facile:
“ADOPERATA”! Sì, adoperata, come il rasoio elettrico, il fòn per i capelli...
Sarà anche che io non ho avuto molte esperienze di sesso... ne ho avute
due... questa del marito che non conta, e un’altra che ero ancora una
ragazzina... Dieci anni io... lui dodici. Un imbranato! Speriamo sia
migliorato crescendo... Noi non sapevamo niente di quelle cose lì...
sapevamo solo che i bambini nascono dalla pancia... No, non ho sentito
niente... proprio niente! Solo un gran male qui. (Accenna all’ombelico)...
Sì, qui... l’ombelico... e sì, perché noi si credeva che fosse quello, il posto
28
29
dell’amore... e allora lui col suo coso... spingeva, spingeva... Ho avuto
l’ombelico infiammato non so per quanti giorni. (Ride) Mia mamma
credeva mi fosse tornata la varicella! A mio marito, questo fatto
dell’ombelico non glielo ho confidato... E no, perché magari dopo dieci
anni fai una lite: “Taci tu! E quella volta dell’ombelico allora! Puttana!”
No, no, zitta sono stata. L’ho detto al prete... Mi sono confessata... m’ha
detto di non farlo più. Dopo, sono cresciuta... No, non ho più avuto
esperienze di sesso... E no, quella lì dell’ombelico non mi era piaciuta.
Sono diventata grande, mi sono fidanzata, le mie amiche mi hanno
spiegato... Il giorno del matrimonio in chiesa ero così emozionata!...
Cantavo a squarciagola... No, non con la voce... di dentro... io faccio tutto
di dentro... Cantavo dentro di me: “arriva l’amore, oho ohoo... arriva
l’amore...” (Cambia completamente tono: delusa) Invece è arrivato mio
marito! Come sono rimasta male la prima notte, signora... “Ma come: è
tutto qui?” mi chiedevo... Come sono rimasta male la prima notte! Anche
alla centesima!... Informarmi? E da chi? Allora ho incominciato a leggere
i giornali delle donne e ho scoperto una cosa! (Dandosi molta
importanza) Ho scoperto... che noi donne abbiamo i punti erogeni... che
sarebbero quei punti di maggiore sensibilità al tatto del maschio...
(Delusa) Ah, lo sa già... Ne sa di cose lei, eh? Ma quanti punti erogeni
abbiamo! Su quel giornale c’era il disegno di una donna nuda, tutta
divisa in quarti... sa, come quei cartelloni che si vedono nelle macellerie
con su la vacca tutta divisa in regioni, come la carta d’Italia. E ogni punto
erogeno era pitturato con colori tremendi, a seconda della sensibilità
più forte o meno forte. Per esempio, la lombata, rosso fuoco! Poi la parte
qui, dietro il collo, quella che i salumieri chiamano “la coppa”, violetto; il
filetto della schiena... (Cambia tono) ha visto come è aumentato il
filetto!... Ah sì, scusi... (Riprende il tono descrittivo) il filetto, arancione!
Poi lo scamone... Lo scamone è una roba!! Il non plus ultra! Speciale!
Quasi come farsi toccare il biancostato e la polpa di roast-beaf, che poi
sarebbe il muscolo sartorio o anche traverso, come dire interno della
coscia o cosciotto! Con mio marito né lombata né filetto né polpa...
niente! Non sentivo niente! Ma mi ero rassegnata, perché credevo che
per tutte le donne fosse così... finché non ho conosciuto il ragazzo. È
andata così: la mia più grande, era grande e io avevo meno da fare,
allora ho detto al marito: “senti, sono stanca di fare la casalinga, vorrei
fare qualche cosa d’intellettuale, imparare una lingua, l’inglese per
esempio, che se andiamo in Inghilterra, lì lo parlano da matti! Lui mi fa:
“Brava!” E mi porta a casa un giovane universitario sui ventisei anni che
parlava l’inglese benissimo. Passano una ventina di giorni e mi accorgo
che il ragazzo dell’inglese si è innamorato pazzamente di me!... Come me
ne sono accorta? Se per caso gli sfioravo, nel dire un verbo, una mano,
lui tremava tutto... s’intartagliava in inglese che non si capiva niente! Io
non ero abituata a quei sentimenti dell’anima, ma solo alle palpate del
29
30
cognato, al porcone telefonico, alle adoperate di mio marito... sentirmi
tutte quelle ondate d’amore... vam, vam... che mi venivano nello
stomaco... vam, vam! Una gastrite nervosa! Allora mi sono detta: “stai
scivolando verso il peccato!” Basta, ho chiuso con l’inglese! Lui, il
ragazzo, l’ha presa male... Tutte le mattine scendevo a fare la spesa e lui
era lì, sotto il portone, che mi aspettava. Pallido, triste... con su un
impermeabile bianco... bello! Com’era bello! Sembrava Yul Brinner
giovane! Mi guardava con quel suo occhio blu... No, no, signora, ne ha
due di occhi... È un mio modo di dire, l’occhio blu... E io gli dicevo
(Parlando a mezza bocca): Vai via... non sono la donna adatta a te... Vai
via... potrei essere quasi tua madre! Fatti una ragazza della tua età...
(Gridando) Va’ via! (Cambia tono) Si prendeva certi spaventi! Poi un
giorno me ne ha fatta una indimenticabile: scendo come tutti gli altri
giorni a fare la spesa, e sotto al portone lui non c’è! Come sono rimasta
male!! “Non fa nulla, – mi sono detta, – sì sarà rassegnato...” Vado nella
nostra piazza, qua sotto, qualche cosa attira la mia attenzione: tutti i
muri delle case erano coperti da scritte enormi, con la vernice rossa...
c’era scritto: “Ti amo Maria!” Maria sono io... Anzi c’era scritto: “I LOVE
YOU!” L’aveva scritto in inglese per non farsi capire! Sono scappata in
casa. “Basta, devo dimenticare... devo dimenticare...” e per dimenticare
ho incominciato a bere!... Fernet! Amaro! Come è amaro il Fernet! Ma
perché lo fanno così amaro! Lo mandavo giù come una medicina... e me
ne stavo qui, con tutte le mie amarezze, la radio che cantava, il telefono
che squillava, il cognato che strombettava... (Si sente lo strombettio del
cognato) Rieccolo! (Va verso la porta di sinistra) Cosa c’è? Stai buono,
ora non posso... sto parlando con una mia amica. (Si sente uno
strombettio inferocito cbe arriva a coprire le parole della donna) Villano!
(Alla dirimpettaia) Sapesse le parolacce che mi dice con quella tromba lì!
Un giorno o l’altro lo sbatto giù dalle scale, lui e la sua carrozzina...
quattro piani... (Altra strombazzata furiosa. Anche la donna è furiosa)
L’ultima tromba, deve essere la sua! Dov’ero rimasta? Ah sì... ero qui
ubriaca... no, mica da cascar per terra... allegretta... suona il campanello.
Chi era? La madre del ragazzo! Un imbarazzo!! Mi fa: “Signora, non mi
giudichi male, ma sono disperata, mio figlio sta morendo d’amore per
lei. Non mangia più, non dorme più, non beve più... Lo salvi!! Venga
almeno a salutarlo”. Che dovevo fare? Sono una mamma anch’io! Vado.
Entro in camera del ragazzo... era a letto... bianco come uno straccio,
magro, triste:... senza impermeabile... Come mi vede scoppia a piangere...
e anch’io scoppio a piangere... e anche la mamma di lui scoppia a
piangere... Poi la mamma di lui se ne va. Restiamo soli. (È molto
imbarazzata) Lui mi abbraccia... io lo abbraccio. Lui mi bacia... io... lo
bacio. E poi... (Con un gesto della mano allude al ragazzo che tenta di
toccarle un seno) “Fermo!” Si è preso uno spavento anche quella volta lì.
“Ti devo parlare. Non mi vergogno a dirtelo, anch’io ti voglio bene, anzi
30
31
ti amo. (Alzando sempre più il tono della voce) Ti amo, ti amo, ti amooo!”
Come gridavo!!... Il Fernet!! (Sempre gridando) Ti amooo! (Cambiando
tono) Tanto che poi mi hanno detto che tutto il palazzo s’è affacciato alle
finestre: “Chi è che ama in questo palazzo?” “C’è qualcuno che ama al
quarto piano?” “No, da noi non ama nessuno... forse amano al secondo...”
Che figura!! Meno male che non mi conoscevano... (Rigrida) “Ti amo! Ma
non posso fare l’amore con te: ho due figli, un marito, un cognato!” Lui
allora salta giù dal letto, nudo... com’era nudo! Afferra un coltello che
c’era lì, se lo punta alla gola e dice: “Se non vuoi fare l’amore con me... io
mi uccido!” (Più che mai imbarazzata) Non sono un’assassina io!
Sacrificare la vita di un giovane uomo per il mio bieco egoismo? Mai! Mi
sono spogliata in otto secondi... e... ho fatto l’amore. (Cambiando tono.
Dolcissima) Una cosa, signora... dolce... i baci... le carezze... Doveva
esserci, signora! I baci... le parole che mi diceva... le carezze... Benedetto
quel coltello! E così ho scoperto che l’amore, l’AMORE, non è quella cosa
di mio marito... io sotto e lui sopra: TRAM TRAM TRAM, la macchina
schiacciasassi! L’amore è una cosa dolce... ma dolce... Ci sono tornata il
giorno dopo. Il giorno dopo ancora. Tutti i giorni dopi dei giorni dopi...
Cosa ha capito signora? Era ammalato! E quando tornavo qui a casa ero
come stordita... Ma come, perché? Arrivare alla mia età e scoprire che
esiste al mondo una roba che credevo fosse solo nel cinema... Mio
marito, a vedermi così allocchita, non si era messo in testa che bevessi?
Mi ha chiuso a chiave il Fernet! Che pirla!! Poi gli è venuto il sospetto...
m’ha fatto pedinare. Un giorno ero lì, in camera del ragazzo... in piedi,
nuda... anche lui era lì, in piedi, nudo, che stavamo salutandoci: “Come
stai? Bene e tu?” si spalanca la porta e entra mio marito vestito! Tanto
che io non sapevo cosa dire e ho detto: “Ah, sei tu?” E, signora... non è
mica una cosa di tutti i giorni essere lì, nuda, con un estraneo, nudo, ed il
marito con su il paltò! L’avessi mai detto! “Sì, sono iooo! Villana!”... M’ha
detto, villana... che non era la parola giusta. Poi si mette a gridare come
un matto... voleva strozzare il ragazzo... contemporaneamente voleva
strozzare anche me... ma mio marito ha due mani sole e per quanto
stringesse, non ci riusciva... con tutto che io collaboravo... agevolavo...
spingevo il mio collo contro quello del ragazzo e avevo anche smesso di
respirare... tenevo la bocca chiusa. Morirò, per dio! Niente!
Improvvisamente il naso mi respirava da solo... Ho il naso
indipendente!! Arriva la madre, la sorella, la nonna... io lì nuda come un
vermicione col mio naso indipendente. Scappo in bagno, mi chiudo
dentro... prendo una lametta che c’era lì, e: zam zam, zim zan... mi taglio
tutte le vene che ho! Le cercavo. Eccone un’altra: zam! Un’altra: zam! Ho
fatto un tagliamento!! Ma quante vene abbiamo! Le tagliavo per il
lungo... Per morire prima, signora!... Mio marito, però, mi voleva
ammazzare lui, proprio di persona, ha buttato giù la porta a spallate... e
quando mi ha visto lì con tutto quel sangue... rosso... che io ci ho un
31
32
sangue rossissimo... mi fa: “Non ti ammazzo più. Ti porto all’ospedale”.
M’ha fatto su in una bella coperta, per non sporcare la macchina... mi ha
portata all’ospedale... e poi mi ha perdonata... è stato molto generoso.
Però da quel giorno lì, mi tiene chiusa in casa... Certo, sequestro di
persona... Lo so che è proibito dalla legge... La polizia? Ah, ma lei ci ha
proprio la mania di chiamare la polizia. Ha qualche parente nell’Arma?
Non posso chiamare la polizia... Vengono qui, salta fuori la storia del
ragazzo... sicuramente si arriva alla separazione legale... sicuramente il
marito mi porta via i figli e magari in cambio, sicuramente, mi lascia il
cognato tocaccione! No, no, guardi... io... (Squilla il telefono. La donna
solleva la cornetta) Pronto. (Con voce bassa, emozionata) Caro... perché
mi telefoni? (Gridando alla dirimpettaia) È il ragazzo! (Riprende il tono
“intimo”) Ti prego... non devi telefonare più!... Ma come faccio a vederti,
se mi tiene chiusa a chiave... Vieni ad aprire tu! E con che cosa?...
(Spaventata) Non farmi una cosa così... pronto, pronto... (Alla
dirimpettaia) Ha attaccato! È pazzo, è pazzo! Dice che viene lui ad
aprire... Con un chiodo storto!... Sì, lo so che non ce la farà ad aprire, ma
che figura faccio se passa un inquilino e vede un estraneo a ravanare
nella mia porta con un chiodo storto! (Si sente bussare alla porta)
Eccolo... è già qui. (Va alla porta d’ingresso, spaventata) Vattene, sta
arrivando mio marito... (Cambia tono) Chi è lei?... Soldi? Che soldi? (Alla
dirimpettaia) Dio che guaio... è quello dei quattrini, il creditore. (Verso la
porta) In casa non c’è nessuno... Sì, io ci sono, ma... sono la cameriera...
Sì, ho detto mio marito, perché mio marito fa il cuoco... No, i signori non
ci sono. Sono andati a fare una crociera... in automobile... Senta, io ho
l’ordine di non aprire, di non parlare, di non accendere la radio né il
giradischi... E poi, anche se volessi non potrei aprire, perché non ho la
chiave... (A parte) Oddio che ho detto... (Al creditore) Non ho la chiave
perché... mi chiudono... la mia padrona è convinta che rubi... e allora...
No, non si preoccupi, non muoio di fame, ho qui la scorta di viveri... La
polizia? Perché vuole chiamare la polizia? (Tra sè) È un parente di quella
signora lì... (Indica la dirimpettaia, poi subito al creditore) Signore...
signore... (Venendo alla finestra) Se n’è andato, è andato a chiamare la
polizia... Io dico che è un bluff... l’ha fatto solo per spaventarmi...
(Ribussano alla porta) Ribussano... chi sarà adesso signora? Il creditore,
la polizia, il ragazzo pazzo? Io non rispondo a nessuno... (Ribussano con
insistenza) Vuoi vedere che è proprio la polizia? (Si sente gridare a gran
voce: Maria, Maria) Mio marito! (Va alla porta) Aldo... cosa bussi... va
bene che il campanello è rotto, ma hai la chiave, e aprila ’sta porta!... Hai
perso le chiavi?! Oh mamma! E adesso cosa mi capiterà? Mi toccherà
morire di fame, sepolta viva, come l’abate Faria... io, il bambino, il
manone... Che morte, che morte!! (Al marito) Guarda che è stato qui il
tuo amico... sì, quello dei soldi. È andato a chiamare la polizia... No, non
ha parlato con me, non sono cretina!... Ha parlato con la cameriera...
32
33
Quale cameriera? Non abbiamo cameriera? Certo che ce l’hai la
cameriera! Hai la cameriera, l’infermiera, la baby-sitter, la donna a ore,
tuttofare, tuttolavare, tuttopalpare a farsi fottere!... No, non sono né
isterica né pazza... e sono contenta che arrivi la polizia, così la faremo
finita... Sì, vattene... e non tornare mai più! (È furente. Cerca
disperatamente una parolaccia da lanciare al marito) Presbite! (Si rende
conto di quello che ha detto. Torna al tavolo avvilita. Alla dirimpettaia)
Con tutte le parolacce che so, una volta che me ne serve una: “presbite!!”
Che ci vede benissimo! Va’ che figura che ho fatto! Però gliene ho dette!
(Si sente un vagito piuttosto disperato) Il bambino... (Spaventata)
Signora, mi piange il bambino!! Mi spavento sì! Non si è mai svegliato da
quando è nato! (Corre alla porta di sinistra uscendo di scena) Ma che ci
fai tu qui nella mia camera... Brutto sporcaccione, mi hai svegliato il
bambino per costringermi a venire qui... Ma che fai adesso... fermo, non
tirarmi così! Lasciami andare. (Vagito). Buono, stai buono popo. (Trillo
del campanello del telefono). Disgraziato! M’ha strappato la mia vestaglia
del COIN. Vengo, accidenti... Poi con te faremo i conti quando arriva tuo
fratello, vedrai... (Entra in scena; la vestaglia presenta uno strappo
all’altezza della spalla) E quando torna più quello... (Risponde al
telefono) Pronto... (Furente) Senta, adesso basta! Guardi che se non la
smette di dirmi queste sporcaccionate io un giorno o l’altro perdo la
testa... le metto... una bomba nel telefono! Le faccio saltare via tutte le
gengive!! Sporcaccione... ma non si vergogna! Sono una mamma! Cosa
direbbe se qualcuno dicesse le zozzerie che dice a me alla sua vecchia
mamma, con i capelli bianchi, che fa l’uncinetto vicino al focolare... Ah
tace! Tace lo zozzone... Ho trovato finalmente la parola giusta! La parola
che fa battere il cuore all’italiano medio: MAMMA! (Pausa. Posa la
cornetta) È orfano! (Lancia invettive contro l’apparecchio telefonico)
Porco, sporcaccione, zozzone!! (Alla dirimpettaia) Signora, ha visto cosa
m’ha fatto mio cognato, è arrivato a svegliarmi il bambino...
(Chiamando) Signora... signora... (Il bambino riprende a piangere. Delusa,
dopo aver sbirciato verso la finestra) Se n’è andata... (Alza lo sguardo) In
compenso è tornato il Guardone! (Alza la voce verso la porta di sinistra)
Buono popo... (Imbraccia il fucile) che adesso la mamma ti fa vedere
come si ammazza un Guardone... (Bussano alla porta d’ingresso. In
direzione del Guardone, ad alta voce) Stai lì che ti ammazzo tra due
minuti... (Posa il fucile e va alla porta) Chi è?... Per carità, vattene... sta
per arrivare mio marito, la polizia e anche un creditore... (Si sente
armeggiare nella serratura) Non toccare la mia serratura col tuo
chiodo... tanto non riuscirai mai ad aprire... (Si sente il rumore di una
serratura che scatta) Scatta? Oddio apre... No, non riuscirai ad entrare...
ci metto la catena... (Esegue) Aiuto! (Corre al tavolo) Signora, signora...
oh, meno male che si è riaffacciata... il ragazzo pazzo è riuscito ad aprire
la porta... No, non può entrare perché ho messo la catenella... Sì, adesso
33
34
glielo dico... (Va verso la porta. Si blocca di colpo alla vista della mano del
ragazzo che entra in scena attraverso la fessura della porta). Vai subito
via dalla mia casa con quella mano... (La mano fa cenno insistentemente
di avvicinarsi). Cosa vuoi?... Stringermi la mano? Ma vuoi capire che sta
per arrivare mio marito... (Il ragazzo insiste). Che insistente! Va bene, ma
facciamo presto... (Gli dà la mano. Il ragazzo cerca di tirare la donna
verso di sè). Ma cosa tiri... mica posso passare dalla fessura... (Il bambino
strilla). Lasciami, c’è il bambino che piange... devo dargli la pappa,
vattene adesso. (Libera la mano dalla stretta del ragazzo e va alla porta
della cucina) Vattene e richiudi la porta col tuo chiodo storto, anzi,
lascialo in portineria che mio marito ha perso la chiave... (Al bambino)
Buono popo che adesso ti porto la pappa... (Entrando in cucina, vede che
la mano del ragazzo è sempre in casa sua. Prende un grande cucchiaio di
plastica) Vattene! Guarda che perdo la pazienza... Guarda che ti castigo...
(Minacciosa) Guarda che ti do una coltellata con questo cucchiaio che ti
taglio via tutte le dita... Non ci credi? (Si avvicina al ragazzo e sferra un
gran colpo con il cucchiaio sulla mano. Urlo del ragazzo. La donna,
spaventata, guarda il cucchiaio poi corre alla finestra) Signora, gli ho
dato una coltellata con questo cucchiaio... Che devo fare, signora?...
Brevettarlo? Ma che dice?!... Disinfettarlo? Giusto, ha ragione, bisogna
disinfettarlo... Sì, ce l’ho, mio marito non mi lascia mancare niente...
(Prende l’alcool che sta nel vassoio sopra al mobile e corre dal ragazzo)
Stai fermo... No, non brucia, è quello per i bambini... Caro, caro, che taglio
t’ho fatto! Sono un’assassina... perdonami! Adesso vattene... Un bacio?
(Gli bacia la mano)... Sulla bocca? No, sulla bocca non ti do niente!... No,
mi spiace ma la catenella non la tolgo... Ma non ci passa la testa dalla
fessura, ho le orecchie!!... Come sei insistente! (Infila la testa nella
fessura della porta) Lasciami andare... lasciami... accidenti... la testa! Mi è
rimasta incastrata la testa nella porta! Spingi, spingi... ma non con la
bocca cretino! Con la mano! (Toglie con fatica la testa dalla fessura) Ahia,
che male! (Si allontana di qualche passo. Il ragazzo batte la mano
freneticamente sul legno della porta). Basta! (Il ragazzo insiste). Ti
sembra questo il momento di fare del jazz a casa mia?! (Il ragazzo cerca
di togliere il braccio dalla fessura, senza riuscirci). Vattene!... Che
succede?... Che disastro! (Corre alla finestra) Oh, signora, signora... gli è
rimasta la mano incastrata nella porta!... Diventerà vecchio col suo
braccio in casa mia... mio marito mi impicca! (Disperata) Che devo
fare?... Ah sì, l’acqua, col sapone... come per gli anelli... (Urla al Guardone)
Vai via! (Alla dirimpettaia) Calda, ce la metto calda che va meglio...
(Prende la bacinella che sta sulla tavola. Al Guardone, esasperata)
Lesbico! (Girando indaffarata per la stanza) La guardata al Guardone,
l’acqua calda per il ragazzo, la pappa al bambino, (Strombettio del
cognato) la palpata al palpone... (Squilla il telefono) il porcone telefonico!
(Va al telefono) Hallo porco! (Cambia tono: crede sia il marito. Fredda)
34
35
Ciao... Come? Chi è lei?... Scusi, credevo fosse mio marito... No, mio
marito non c’è, se vuole dire a me... Sì. Sì... (Ride tra sé) Sa che le dico?
Auguri e figli maschi!! Guardi che lei sbaglia numero... Sì, c’è un uomo
qui, ma mio marito mette incinta solo me!... No?... Anche sua figlia?!
(Interdetta) Non m’ha detto niente... Che porco! Quanti anni ha sua
figlia?... Sedici anni!... Però, scusi, lei, sua figlia di sedici anni invece di
lasciarla andare in giro a farsi incintare dai mariti delle altre donne, la
chiuda in casa! Mio marito mi chiude in casa a me, alla mia età, e lei
chiuda... Villano! (Riattacca. Alla dirimpettaia) M’ha detto, puttana! Mio
marito gli mette incinta la figlia e lui dice puttana a me! (Il ragazzo,
bussando alla porta, cerca di attirare l’attenzione della donna). Lasciami
stare! Ho una disgrazia in famiglia... ho il marito incinto! (Entra in cucina
da dove esce subito con la bacinella in una mano e la pappa per il
bambino nell’altra) Vengo, vengo... Accidenti come scotta questa pappa!
(Entra in camera da letto) Eccomi, eccomi qua popo... Stai fermo,
stupido... non tirarrni... Attento che ho la pappa bollente! (Si sente un
urlo del cognato). Maledizione! (Torna in scena) Signora, che ho fatto!...
Gli ho versato tutta la pappa bollente sugli occhi... No, non al bambino, a
mio cognato!... Che faccio? (Corre in camera da letto e rientra in scena
spingendo una carrozzina sulla quale è seduto il cognato tutto fasciato
come una mummia: è un pupazzo, ha una trombetta-claxon in mano, è
tutto ingessato. Alla dirimpettaia) Il Foil? Certo, gli metto il Foil, sì, sì, ce
l’ho, mio marito non mi fa mancare niente... (Al ragazzo che ribussa)
Lasciami stare! Ho bruciato mio cognato! (Prende la pomata dal vassoio.
Corre dal cognato e gliela cosparge sulla parte ustionata) Eccomi... ti
brucia? Eh, ma anche tu! Ti avevo avvertito che tenevo la pappa in
mano... buono con ’sta mano... (Mima di essere afferrata dal
cognato-manichino) Lasciami andare, lasciami andare... (Cerca di
liberarsi, senza riuscirci. È furente) Guarda che ti verso addosso l’acqua
bollente! (Il cognato la lascia). Ah, l’hai capita finalmente! (Corre con la
bacinella dal ragazzo) Presto, metti la mano nel catino... Ma no, non è
bollente... l’ho detto per spaventare il cognato... (Il ragazzo mette la
mano nella bacinella. L’acqua è bollente. Il ragazzo urla e ritira
velocemente il braccio) Era bollente?! Però, hai visto, sei riuscito a
togliere la mano. Ora vattene... Ti sei bruciato? Beh, fatti un impacco con
questa pomata... (Gli passa attraverso la porta la pomata. Si intuisce che il
ragazzo le ha afferrato la mano e che cerca di attirarla il più possibile
verso di se e farsi masturbare. La donna cerca inutilmente di liberarsi) Ma
che fai... lasciami andare... Sei impazzito? Lasciami andare. Guarda che se
passa qualcuno ci portano in questura con la porta in mezzo! Lasciami
andare!! Mi stai offendendo... mi manchi di rispetto... Guarda che ti
castigo... Ti castigo!... Ah, non ci credi? Guarda! (Mima di tirarlo con forza
verso di sé e chiude violentemente la porta. Urlo del ragazzo che scappa.
La donna è disperata. Toglie la catenella alla porta e la spalanca. Torna
35
36
tristissima alla tavola e riprende a parlare con la dirimpettaia) L’ho
castigato!... Perché mi ha deluso... io credevo che lui fosse “l’AMORE”...
invece no... è un porco come tutti gli altri... (È disperata) Signora, non ce
la faccio più... (Si sente il pianto del bambino). Non ce la faccio più... Il mio
bambino... vado dal mio bambino... voglio bene solo a lui... (Fa per
dirigersi verso la camera, ma viene bloccata dal suono del telefono. Anche
il cognato si mette a strombettare). Zitto! Zitto, cretino!! Smettila! (Pianto
del bambino, campanello telefonico, strombettio del cognato salgono di
tono, all’unisono. La donna non si controlla più) Basta! Basta! (Prende il
fucile e se lo punta alla gola) Mi ammazzo, mi ammazzo... (La donna si
blocca di colpo e nel silenzio totale ascolta con molta attenzione quanto la
dirimpettaia le sta dicendo) Sì... Sì... (A fatica trattiene le lacrime) Sì!
(Depone il fucile sulla tavola) Cosa stavo facendo... dio... dio... grazie
signora... Meno male che è venuta a stare di fronte a casa mia... Sì, lo
faccio subito... Che bei consigli mi dà... (Strombettio prepotente del
cognato). Sì caro, vengo, sono qui, tutta per te! Vieni. (Strombettio felice).
Vieni... (Si avvicina al cognato e sospinge la carrozzina verso la porta
d’uscita) Andiamo a fare una bella passeggiatina erotica! (Lo scaraventa
fuori scena. Gran tonfo, poi una sequenza di tonfi e strombettii). Attento
alla vetrata! (Gran frastuono di vetri rotti). E uno!! (Pianto del bambino.
La donna si dirige alla camera da letto. Arrivata al centro palcoscenico, si
blocca e lancia un’occhiata in direzione del Guardone. Gli sorride
languidamente. Lo saluta. Lentamente, con movimenti sexi, si avvicina alla
tavola, gli butta baci. Repentinamente imbraccia il fucile e spara contro il
Guardone) Il Guardone non guarda più! (Sta per andare dal figlio ma è
bloccata dal suono del telefono. Risponde con voce terribile) Pronto!!
(Cambia tono) Aldo? (È quasi dolce) Sì, sono calma. Sì, sì, qui è tutto
tranquillo... Sì, puoi salire... ti aspetto. (Riattacca. Alla dirimpettaia) No
signora, non si preoccupi, (Prende il fucile) sono calma... sono molto
calma... (Si appoggia al tavolo puntando il fucile verso la porta d’ingresso)
Aspetto... con calma.
Presentazione a
riscaldamento”
“Black
out
o
senza
luce
senza
FRANCA Siamo in un clima di crisi: crisi del’energia…Il gasolio
è stato razionato, verrà razionata anche la luce, la corrente
elettrica: rischiamo il black out. Due anni fa, a New York,
assaltò la centrale che distribuisce la corrente elettrica. Fu una
notte terribile: andò via la luce per ben quarantotto ore,
quarantotto ore senza luce! Migliaia di ascensori bloccati, le
vetture della metropolitana ferme nelle gallerie. Nelle case
tutti al buio, tutti come ciechi. Insomma, una tragedia: e se
36
37
succedesse anche da noi? No, calma, è impossibile! Solo in una
civiltà altamente tecnicizzata può accadere un disastro
simile…Noi per fortuna siamo altamente disorganizzati. Ma,
dico così, per gioco: immaginiamo che anche da noi arrivi il
grande buio, che anche da noi scoppi il BLACK-OUT.
BLACK OUT O SENZA LUCE SENZA RISCALDAMENTO
Franca viene avanti nel corridoio della casa con una benda sugli
occhi e fa subito cadere il vaso che stava sulla mensola.
FRANCA Accidenti…il vaso! Proprio non me lo ricordavo.
MARITO Chi è? Cos’è? Cosa sta capitando?
FRANCA Niente…è solo il vaso…tanto era già tutto sbeccato…
MARITO (accorrendo) Franca, che t’è successo? Sei bendata?
Oh dio mio: gli occhi? Sei andata a sbattere? T’è scoppiato
qualcosa in faccia?
FRANCA Calma, calma…non è successo proprio niente…Sto
benissimo.
MARITO Come stai benissimo…? E allora quella benda sugli
occhi?
FRANCA Me la sono messa io…per abituarmi.
MARITO Abituarti a che?
FRANCA Al buio..no? Per quando succede che va via di colpo al
luce…Bisogna che mi alleni a entrare a casa senza
vederci…riuscire a muovermi senza incocciare nei mobili e nei
vasi…come m’è successo adesso.
MARITO Ma dico? Sei impazzita? Mi hai fatto prendere uno
spavento!
FRANCA Beh, meglio che lo spavento te lo becchi adesso per
niente che dopo per qualcosa! Te n’accorgerai quando salterà
la luce…senza preavvso: il black-out totale..lì, bloccato, come
accecato all’improvviso…senza sapere dove andare…Invece
io…guarda…io che mi sono allenata: qui c’è il tavolo…le
sedie..il comò…
MARITO Attenta alla bottiglia! (Tonfo, rumore di vetri) Ecco,
l’hai rotta!
FRANCA Ma chi è quell’imbecille che ha tirato fuori ‘sta
bottiglia…
MARITO Io, io sono l’imbecille…mi stavo bevendo un bicchiere
di vino.
FRANCA Beh, potevi rimettela a posto…Non vedi che non ci
vedo…E quando non ci si vede non si possono lasciare bottiglie
fuori posto!
37
38
MARITO Senti: adesso basta fare la matta…togliti ‘sta benda.
FRANCA Ma neanche per idea…quando si comincia una
cosa…prima regola, è portarla a termine…e tu non ti provare a
farmi smettere l’allenamento…anzi…dami retta, fasciati gli
occhi anche tu…e abituati al buio.
MARITO Eh, piantala con sto buio…sei proprio fissata…a parte
che non è ancora venuto il turno per il nostro quartiere…a noi
toglieranno la luce solo giovedì! E nono è neanche sicuro…
FRANCA Solo giovedì? Chi te l’ha detto?
MARITO Ma la televisione…e poi sui giornali…Su quello di oggi
ci sono tutte le previsioni.
FRANCA Sì, bravo…e tu credi alle previsioni dei giornali e della
televisione? Ma se non ci azzeccano mai! Oggi doveva esserci il
sole..guarda fuori che tempo fa…Beh,a d ogni modo, invece di
startene qui a chiacchierare…fammi il favore di tirare dentro la
bombola del gas l’ho lasciata davanti alla porta…Sono
distrutta…tre piani a piedi con tutta sta roba. (Posa sul tavolo
al borsa stracolma di pacchi e bottiglie).
MARITO Hai comperato dell’altra roba?
FRANCA Sì, cinquanta scatole di fiammiferi…una lanterna a
petrolio due lampade ad acetilene da campeggio…E poi,
zucchero, pasta, riso, scatolame…
MARITO Che esagerata! Manco fossimo in guerra! Ma è proprio
un’ossessione questa tua di far scorte! E sei venuta su per tre
rampe di scale con tutto sto po’ po’ di peso? Ma perché non hai
preso l’ascensore?
FRANCA Bravo! E se staccano la corrente sul più bello? E ci
resto dentro prigioniera e disperata…per chissà quanto
tempo?
MARITO Sei sempre catastrofica: per una volta che t’è
successo.
FRANCA Intanto è successo a me…E m’è bastata quella sola
esperienza! Mi pareva d’impazzire dentro a quella trappola
mortale!
MARITO Sei impazzita, guardati un po’ con la benda sugli occhi
che giochi a moscacieca alla tua età…Accidenti come pesa ‘sta
bombola…Dove la metto?
FRANCA E dove pensi vada una bombola? In camera da letto,
no?
MARITO In camera da letto?
FRANCA Adesso, stai benissimo…Ma se scoppia il blackout…se succede come a New York…che per appena
quarant’ottore senza elettricità è successo il finimondo? Se
38
39
capita una cosa simile da noi…come minimo ci restiamo un
mese: un mese sommersi dal ghiaccio e dalle tenebre!
MARITO Eh, piantala con sto black-out…Fanatica!
FRANCA Vedi? Vedi che t’innervosisci? Non vuoi che se ne
aprli…Preferisci non pensarci…Fai come lo struzzo: la testa
sotto la sabbia per non vedere la realtà che spaventa…Tira
fuori la tetsa dalla sabbia e beviti sto caffè
MARITO Ma è pepe puro! Hai fatto il caffè col pepe!
FRANCA Eh sì…chi mi sposta sempre i barattoli?!
MARITO Senti per favore: togliti quella fascia…e piantala con
sto gioco da manicomio.
FRANCA Hai ragione..Da manicomio! Infatti anche a Noè
quando stava ostruendo l’arca per salvarsi con tutta la famiglia
e gli animali c’erano degli imbecilli che gli davano del matto!
MARITO Grazie dell’imbecille!
FRANCA Beh, siamo pari…tu non dire che sono matta!
MARITO Eh, no…invece io lo dico e lo ripeto…sei matta,
fanatica…hai visto troppi film di fantascienza…quelli di genere
catastrofico…Io non capisco come una donna come
te…intelligente e normale come sembri a conoscerti
appena…possa lasciarsi suggestionare a sto punto dalla psicosi
del black-out?
FRANCA Beh, sto in bella e abbondante compagnia visto che
c’è tutto il quartiere…donne e uomini che vanno in giro a far
scorte: ai grandi magazzini non trovi più una candela…il
droghiere qui sotto ho dovuto minacciarlo per farmi dare dieci
lumini di quelli per i morti. Domenica in chiesa per la
processione del santo c’era un mucchio di gente..mai visti tanti
fedeli…dopo dieci minuti sono scappati tutti portandosi via le
candele che il parroco aveva distribuito per la funzione!
MARITO Impossibile…Ma chi te l’ha raccontato?
FRANCA Mia madre…vedessi che bel cero s’è portata a casa: un
candelone tutto istoriato…da farci luce per una settimana. A
proposito, ne sai qualcosa?
MARITO Del candelone?
FRANCA No, di mio padre e di mia madre…dovevano essere
già qui.
MARITO Vengono a trovarci? Come mai?
FRANCA Evidentemente te lo sei scordato…ma casualmente
oggi è il compleanno di nostra figlia…
MARITO Ah sì? E quanti anni compie?
FRANCA C’era da immaginarlo…certo se l’avessi partorita tu
vant’anni fa nostra figlia…stai tranquillo che te lo
ricorderesti…come me lo ricordo io!
39
40
MARITO E invece ti sbagli…me lo ricordo e come…tant’è vero
che ho comperato una bella torta…Guarda qua!
FRANCA Una torta? Ma sei pazzo?
MARITO Perché?
FRANCA Andiamo, sei proprio antiquato…retrogrado! Sei
rimasto ancora alla torta…magari con le candeline..coi ragazzi
d’oggi…
MARITO Sì, la torta con le candeline…sono antiquato…e allora?
FRANCA Con le candeline? Hai detto con le candeline?
MARITO Sì, ho detto con le candeline
FRANCA Le hai comperate?
MARITO Certo.
FRANCA Quante?
MARITO Beh, venti…compie vent’anni no?
FRANCA Bravo, bravo…venti candeline…e come sono…sono
grosse? Fai toccare…dove sono?
MARITO
Qua
sono…ecco
il
pacchetto…Ma
che
squinternata…della torta non le importa niente…ma per le
candeline guarda che festa! Ah, a proposito ho invitato il suo
ragazzo…Sai ho pensato che le può far piacere…Magari lei non
lo invitava per timidezza…e siccome l’ho incontrato…
FRANCA Chi hai incontrato?
MARITO Il suo ragazzo.
FRANCA Quale?
MARITO Come quale…e quanti ragazzi avrà mai nostra figlia…?
Io conosco solo Marco…quello col quale stava giusto tre mesi
fa.
FRANCA Appunto…e che adesso non è più il suo
ragazzo…Adesso sta con Piero…
MARITO Accidenti, che guaio…
FRANCA Già, che guaio…Se tu t’impicciassi dei fatti
tuoi…invece di andare in giro ad invitare ragazzi a casaccio.
(Frastuono di tazze cascate a terra). E intanto per il
nervoso…mi hai fatto cascare tre tazze del servizio
infrangibile…Erano le ultime tre! Mi dici tu cosa succede
quando arriva anche Piero?
MARITO Beh, speriamo che lei non l’abbia invitato.
FRANCA Ma se l’ho invitato io?!
MARITO Ma perché? Di che t’impicci tu?
Suono di citofono.
FRANCA Prima di tutto io sono sua madre…Guarda che
suonano al citofono. Senti chi è?
40
41
MARITO Pronto…ah, sei tu mamma..Sì…aspetta che ti
apro…Ecco è aperto…vini su…ti aspettiamo.
FRANCA Chi era?
MARITO Tua madre e tuo padre…
FRANCA Oh, finalmente…Le hai chiesto se hanno portato il
fornello a petrolio che avevano in solaio?
MARITO Pure il fornello a petrolio? No che non gliel’ho
chiesto…
FRANCA Beh, vagli incontro per favore…chissà come sono
carichi…forse hanno portato anche la vecchia stufa a legna…
MARITO Oh, no!
FRANCA Per carità, avvertili che non prendano l’ascensore! E’
pericoloso!
MARITO Ma non dire sciocchezze…Vuoi che vada via la
corrente proprio adesso?
FRANCA Non si sa mai…Vedi di fermarli col citofono…forse
non
sono
ancora
entrati…Sbrigati…dov’è
il
citofono…passamelo che gli parlo io…aspetta, prima tieni sto
bricco per il caffè…(Il bricco cade per terra) Ma santo cielo…ti
dico prendi il bricco…e me lo fai cadere! Ma dove ahi gli
occhi…non ci vedi?
MARITO Eh no, che non ci vedo…E’ andata via la luce…di
colpo!
FRANCA Oh santo cielo! La luce! Ecco, hai visto…E adesso mia
madre e mio padre! Vuoi vedere che sono rimasti in
ascensore… bloccati? Presto vai fuori a vedere…sbrigati…tu
che non ci vedi…
MARITO Eh, sì, mi sbrigo…è buio…non ci vedo!
FRANCA Ecco, ti rendi conto adesso…se tu m’avessi dato
retta... se ti fossi allenato…adesso ti muoveresti con
disinvoltura! (Si sente un tonfo) Che c’è?
MARITO Eh, che c’è! La porta era chiusa, sono andato a
sbattere…Ohio! Che botta! Ma chi è quel disgraziato che
proprio adesso ha spalancato la porta di colpo sulla mia testa?
FRANCA (si toglie la benda) Sei tu mamma?
MARITO (tastando nel buio) Sei tu, mamma?
RAGAZZO No, signora…non sono la mamma. Scusate ma il
campanello non funzionava…C’è Lucia?
FRANCA Ah, sei il ragazzo di mia figlia. Ma dove sono i
fiammiferi?
RAGAZZO Sì, sono stato invitato per il suo compleanno.
MARITO Ah, bravo! E sei quello che ho invitato io…o quello di
mia moglie?
RAGAZZO Ma, veramente io sono stato invitato da Lucia.
41
42
FRANCA Ah, allora sei un terzo…Bene, bene…(Accende una
candelina) Infatti, non t’avevo mai visto…fatti un po’
vicino…No, mai visto. Beh, piacere! (Al marito) E tu vai a
vedere che cos’è successo a mia madre e a mio padre.
Toh…prenditi la candelina…Ma non consumarla tutta che poi
ci manca per la torta. Sbrigati!
MARITO Sì, sì, mi sbrigo! (Un altro tonfo) Aohio! E ridagli con
sta porta!
FRANCA Che c’è? Chi è?(Al ragazzo) Tu, da bravo…aiutami ad
accendere un’altra candelina. Ne ho anche delle più
grosse…ma è meglio tenerle per i tempi lunghi… Ti pare?
RAGAZZO Ah, sì, certo signora.
MARITO E che ne so io…s’è spalancata di colpo la porta
d’ingresso! M’ha spaccato la testa…E oltretutto m si è spenta al
candelina!
VOCE DI RAGAZZO Scusai, ma…non immaginavo…
FRANCA Chi è entrato…Rispondi per favore!
MARITO Aspetta che glielo chiedo…chi sei?
RAGAZZO Sono Marco…mi ha invitato lei.
MARITO E’ Marco…il mio invitato…
FRANCA Accomodati…prenditi una candelina anche tu…vi
conoscete? No? Beh, presentatevi…la vostra ragazza arriverà
tra poco..è timida…cin, cin! E speriamo che torni presto ‘sta
luce…
MARCO Non credo signora…anzi so di certo che l’hanno tolta
per tutta la notte, e la ridaranno domani alle undici.
FRANCA Ma è impossibile, figurati…quindici ore senza
luce…Non è mai successo…e poi avrebbero avvisato, no?
RAGAZZO Ma hanno avvisato, signora…Io l’ho sentito dire per
radio venendo qui…in macchina…sarà mezz’ora fa.
FRANCA Ma come? T’avvertono solo mezz’ora prima? E se uno
non è lì che ascolta per caso?
MARCO Ma non era previsto…evidentemente.
RAGAZZO Sì, c’è stato un caso d’emergenza…Non ho capito
bene…è saltato qualcosa alla centrale.
FRANCA Ma per la miseria…ma in che paese viviamo?! Salta la
centrale così…Manco fossimo in America! (Per la rabbia dà un
calcio alla porta).
MARITO (rientrando si becca la porta in faccia) Niente,
niente…Tutto a posto.
MARITO Ahiuo! La botta!
FRANCA Eh stai attento, no?! Accidenti che vuaio…Hai saputo
la bella notizia? Non ci ridanno la luce fino a domani alle
42
43
undici. E io ho il frizer pieno zeppo di surgelati che rischiano di
andarmi a male…Mi marcisce tutto, capisci?
MARITO Ma no, non drammatizzare…basta tenerlo ben
chiuso…e resiste anche per ventiquattro ore.
FRANCA E’ pazzo, è pazzo! Piuttosto…mia madre e mio padre?
Cos’è successo?
MARITO Niente, niente…Tutto a posto.
FRANCA Meno male…allora non sono saliti con l’ascensore?
MARITO Sono rimasti al piano terra…Erano appena entrati
nell’ascensore che, TRAC…è andata via la corrente.
FRANCA A piano terra? Dentro nell’ascensore…intrappolati…E
tu mi vieni a dire che non è successo niente?
MARITO Ma sì, al piano terreno è facile tirarli fuori…basta
andar di sopra dove c’è la cabina del terminale a far scattare il
congegno d’emergenza manuale…
FRANCA Ah, basta andar di sopra…ma ne sei sicuro?
MARITO Come no…me l’ha detto il portiere.
FRANCA Ah sì? E dov’è il portiere?E’ già salito?
MARITO No, è ancora giù…E non può salire finché non torna la
corrente…
FRANCA Perché…Ma dico, scherziamo…non può salire a piedi
per le scale? Come facciamo tutti noi? S’è spaccato le gambe
forse?
MARITO Perché è rimasto chiuso nell’ascensore anche lui con
tua madre tuo padre e un medico.
FRANCA Un medico? Oh, meno male…se non altro saprà lui
cosa fare nel caso la mamma si sentisse mancare.
MARITO Beh, sì…appena rinviene.
FRANCA Come appena rinviene? Vuoi dire che è svenuto? Gli è
preso un colpo? Al medico?
MARITO Sì, al medico per lo spavento gli è preso un
colpo…Soffre di claustrofobia…A proposito, che stupido…mi
dimenticavo che bisogna chiamare subito un’autoambulanza e
anche i vigili del fuoco.
FRANCA I vigili? E perché?
MARITO Perché la chiave della cabina del terminale ce l’ha in
tasca il portiere…Quindi bisogna fare un buco nella cabina
dell’ascensore per infilarci una mano e prendere le chiavi…e
poi, infilarci il tubo dell’ossigeno per il medico e per il portiere
che soffre d’asma. (Forma il numero servendosi della candelina
accesa).
FRANCA Oh, che disastro! Mamma e papà nell’ascensore… i
surgelati che si squagliano…due ragazzi di mia figlia…
RAGAZZO Si può…buonasera signora…sono Piero…
43
44
FRANCA …ecco, appunto, ci mancavi all’appello…Accomodati,
ti stavamo giusto aspettando…prenditi la tua candelina…e
associati al gruppo dei Mormoni…
LUCIA (entra) Mamma, ci sei?
FRANCA Oh ecco la Matriarca!
LUCIA Ciao mamma…scusa per il ritardo…è arrivato Giulio?
FRANCA Sì; Giulio, Marco, Piero…ci sono tutti…stiamo
aspettando i pompieri , l’autoambulanza…e poi siamo al
completo?
LUCIA Ma, per la miseria…chi li ha invitati gli altri due?
FRANCA Oh niente, abbiamo voluto farti una sorpresa dal
momento che il Revival va tanto di moda…
LUCIA Ma siete degli incoscienti…mi avete incastrato in un bel
casino! Che disastro!
FRANCA Beh, disastro più, disastro meno…a sto punto.
MARITO (riabbassando il telefono) Niente da fare…ciao
Lucia…buon compleanno, i vigili del fuoco non possono
venire… Son fuori tutti quanti…quello del centralino mi ha
detto che ci sono più di centomila ascensori bloccati con
dentro gente in tutta la città…Ad ogni modo non è affatto
grave: non è vero che è saltata la centrale…hanno solo staccato
la corrente come misura di prevenzione.
FRANCA Ah, beh…è già una buona notizia…Ma per
prevenzione a che?
MARITO Ma, c’è stata una fuga di gas ai contenitori del
generale di distribuzione…E allora per evitare che il gas
prenda fuoco hanno staccato la corrente…ce ne sarà almeno
fino a domani sera!
FRANCA Fino a domani sera? Mia madre e mio padre
prigionieri in ascensore con un medico claustrofobico e un
portiere asmatico! Per quarantott’ore…mia figlia in casa con
tre fidanzati…il frigorifero che si scongela e mi fa marcire tutta
la roba…E hanno tolto pure il gas…I frigoriferi sono spenti!
MARITO Calma, calma, non perdiamo la testa!
FRANCA Sì hai ragione, non perdiamo la testa, calma.
Organizziamoci! Avanti, svuotiamo il frigorifero…tiriamo fuori
tutta la roba…facciamola scongelare e cuciniamola. Così non
andrà a male. Ehi, dico…sto dicendo a tutti voi…sbrigatevi.
LUCIA Ma, mamma, se è andato via il gas? Come facciamo a
cucinare?
FRANCA Ci sono le bombole di scorta…staccate le canne…e
infila tele nel bocchettone apposito della bombola…la trovate
in camera da letto, via scattare! Tu Piero, Marco o come ti
44
45
chiami…in quello sgabuzzino ci sono due fornelli a petrolio…
sono già carichi…tirali fuori.
MARITO
(svuotando
il
freezer)
Pesce
congelato..Carne…verdure…insaccati…Un pollo! Ma quanta
roba hai comperato? Saranno venti chili! Non avrai in mente di
cuocerla tutta?
FRANCA Sì, tutta…prima che vada a male! Ho almeno dieci
fornelli…le pentole non mancano…
MARITO Ma una volta cotta…mica resiste più di mezza
giornata…dal
momento
che
il
frigorifero
non
funziona..Dovremmo mangiarcela tutta?
FRANCA Appunto, ce la mangiamo tutta…se è il caso!
MARITO Venti chili di roba? Ma vuoi ammazzarci?
FRANCA Non ti preoccupare…ci sono i tre ragazzi, e nostra
figlia timida che ci daranno una mano…i giovani sono sempre
di buon appetito. Sarà il più bel festeggiamento di un
compleanno che si sia mai visto! Eccovi le pentole e le
padelle…Queste quattro riempi tele d’acqua…avanti al
lavoro…chi non lavora non mangia.
In una pantomima frenetica tutti i presenti si danno da fare ad
accendere fornelli, preparare i soffritti, pelare le patate,
sminuzzare verdure. Dappertutto ci sono fornelli con pentole e
padelle.
MARITO Cos’è sto baccano per le scale? Un momento che vado
a vedere.
FRANCA Eccolo lui…appena se la può squagliare, ogni pretesto
è buono.
Continua la pantomima della cucina, rientra il marito.
MARITO Ottime notizie, sono arrivati i vigili del fuoco e anche
quelli dell’autoambulanza. Stanno sfondando la porta
dell’ascensore…fra poco tua madre e tuo padre saranno liberi.
FRANCA Bene! E allora sbrighiamoci che appena lo tirano fuori
dobbiamo essere pronti col pranzo e festeggiare! E crepi la
miseria!
Passaggio incrociato sulla pantomima del lavoro frenetico ai
fornelli. Cambio di situazione: la tavola è già imbandita, le
portate sono già nel bel mezzo riccamente guarnite. Il marito
sta stappando bottiglie. In mezzo alla tavola campeggia un
candeliere con parecchie candele accese, entra la ragazza.
45
46
LUCIA Ci siamo, li hanno liberati…stanno salendo!
CORO Evviva!
FRANCA Oh, povera la mia mamma…e il mio papà…chissà
come saranno stravolti.
LUCIA Ma no! Ma no! Stanno benissimo…la nonna poi…era lei
che faceva coraggio agli altri…ha cantato tutto il tempo…e
rideva…
FRANCA Cantava e rideva?
Voce di donna proveniente dal corridoio…E’ la nonna che canta.
NONNA “M’ avevano chiusa dentro un convento dentro una
cella per non farmi fare l’amor…”
Entrano due vigili del fuoco che sorreggono la vecchietta e
cantano in coro.
VIGILI “Ma gli amanti suoi l’hanno liberata liberata per fare
all’amor!”
FRANCA Oh, mamma cara…come sono contenta…sapessi che
paura ho avuto!
NONNA Io invece, no!
VIGILE Lei ha una mamma straordinaria…cara signora…Ha
uno spirito…
FRANCA Lo so, lo so…E il papà?
NONNO Eccomi, tutto benissimo…Classe di ferro! Purtroppo
c’è il medico…e anche il portiere che non stanno tanto
bene…Mi sono permesso di invitarli su da te.
Entrano alcuni lettighieri della Croce Rossa che sorreggono il
medico e il portiere.
FRANCA Avete fatto benissimo…accomodatevi.
MEDICO Non vorremmo disturbare…cinque minuti tanto per
riprender fiato e togliamo il disturbo.
FRANCA Macché disturbo…accomodatevi…avanti ragazzi,
mettete a posto le sedie…si mangia un boccone in compagnia!
Festeggiamo la libertà! E tu versa da bere.
VIGILE No, grazie…noi siamo in servizio…e non possiamo.
Anzi, ce ne dobbiamo andare subito…sa, ci sono molti altri
interventi da fare.
FRANCA Ma dico…vogliamo scherzare…Mi salvate la mamma e
il papà…e io non devo poter ripagarvi con un boccone e un
46
47
bicchiere
di
vino…Su,
anche
voi…signori
infermieri…accomodatevi…senza complimenti… Tanto c’è
roba da buttare…Ho dovuto cucinare tutto se no mi andava a
male…siate gentili aiutateci…
VIGILE Beh, se è per venirvi in aiuto…
ALTRO VIGILE Certo…quando si tratta di emergenza…per
aiutare dei cittadini in difficoltà! Siamo qui proprio per questo!
BARELLIERE Oltretutto sarebbe un delitto…dover buttare
tutto sto ben di dio!
FRANCA Bravi…e allora tutti seduti che andiamo a
incominciare…Oggi è la festa di mia figlia…
CORO Auguri!
MARITO Vai col pranzo! Con che cosa cominciamo…col
pesce?... il pollo? Lo stracotto?... le costolette d’agnello…?
NONNA Accidenti quanta roba!
VIGILE Temo proprio che noi non ce la faremo a star qui fino
alla fine.
FRANCA Beh, vorrà dire che vi farò un sacchetto per uno e il
vostro pranzo ve lo porterete via! Tanto dovrei buttarlo…che il
frigo
s’è
spento!
(Risata generale).
MARITO Sentite… e se cominciassimo col far spegnere le
candelina sulla torta della nostra festeggiata?
FRANCA Eh, sì…ha ragione…Anche perché se aspettiamo
ancora un po’ si consumano del tutto…forza…qui la
torta…forza…qui la torta…coraggio Lucia un bel soffio e
spegnile tutte d’un botto! Uno due e …
Lucia soffia, spegne le candeline ma ecco che all’istante torna la
luce.
CORO Ohooo! E’ tornata la luce!
FRANCA Evviva!
MARITO Adesso sì…che si respira! Adesso possiamo
cominciare a mangiare con tutta calma.
VIGILE Eh, sì…ormai l’emergenza è finita…possiamo star qui
fin che ci pare! Evviva!
CORO Buon appetito!
FRANCA Buon appetito un corno…Fermi tutti: il pranzo è
sospeso!
MARITO Ma che ti prende? Come sospeso?
LUCIA Ma, mamma, sei impazzita?
FRANCA Eh no! Siete voi gli impazziti se mai…pazzi e
incoscienti! Stai a vedere che adesso sciupiamo tutta sta roba
47
48
con quello che c’è costata! Così…tanto per sbafare in
allegria!Bell’esempio che diamo ai giovani! Ma dove ce l’avete
il senso dell’austerità!
MARITO Ma, cara…li hai invitati tu…sono nostri ospiti!
FRANCA Sì, ospiti, ma d’emergenza…invitali per non buttare la
roba…ma adesso la luce è tornata, il frigorifero
funziona…L’emergenza è terminata! …Scusatemi…Mi spiace
ma la festa è finita…vogliate perdonare…voi mi capite…sono
tempi duri…c’è la crisi…bisogna risparmiare il cibo e le scorte
per i tempi peggiori…Sarà per un’altra volta… (Afferra i piatti
aiutata dalla nonna e li va a riporre velocissima nel frigorifero)
A una prossima occasione…Al prossimo black-out…siete tutti
invitati…vi aspetto! Arrivederci…grazie… (Spinge gli ospiti) Da
bravi non fate aspettare i vostri superiori che magari sono in
pensiero…Signor dottore…si sente meglio? E lei guardi che non
può lasciare la portineria senza nessuno…Arrivederci
ragazzi…tenetevi pure una candelina per ricordo della vostra
Lucia…addio…grazie…E’ stata proprio una bella serata! Anche
tu…mamma…cosa fai ancora in giro a quest’ora…Ma sai come è
tardi…ciao papà…mi ha fatto molto piacere.
Musica di banda a crescere, finchè tutti sono usciti. Franca si
lascia andare sfinita su una sedia.
FRANCA Oh, ma che roba tremenda questi black-out!
Musica di banda. Il marito e la figlia attoniti guardano
allocchite Franca che si fa vento con un tovagliolo.
IL PROBLEMA DEI VECCHI
Franca sta leggendo un libro
VOCE FUORI CAMPO Ehi, Franca…Siamo in trasmissione, che
fai?
FRANCA Sto leggendo, non vedi? Aspetta che finisco ‘sto
racconto.
VOCE FUORI CAMPO Ma non c’è tempo, sbrigati!
FRANCA Eh no che non mi sbrigo, ma possibile che appena una
scopre qualcosa di interessante, subito: «Fai questo, muoviti,
scattare!» Tutti che mi comandano…Ma è vita questa?
VOCE FUORI CAMPO E che sarà mai di tanto interessante.
Cos’è, un giallo?
48
49
FRANCA Macché giallo. È uno sceneggiato di un certo Anton
Germano Rossi.
VOCE Ah, il famoso scrittore umorista, maestro del
surrealismo satirico.
FRANCA Ah, lo conosci? Senti, non si potrebbe recitarlo qui in
televisione ‘sto pezzo?
VOCE FUORI CAMPO Che pezzo è?
FRANCA E’ quello che racconta dei vecchi buttati dalla finestra.
VOCE FUORI CAMPO I vecchi buttati dalla finestra?Ah sì. È una
denuncia terribile del disinteresse di tutti noialtri per il
problema degli anziani.
FRANCA Ecco, sì. Allora lo facciamo?
VOCE FUORI CAMPO Qui in televisione?
FRANCA Sì, ci sono solo cinque o sei personaggi, cosa ci vuole?
VOCE FUORI CAMPO No, no. È un pezzo troppo brutale; la
gente non è abituata a un grottesco così spietato, potrebbe
equivocare.
FRANCA Eccolo lì, sempre la stessa solfa, la gente non capisce,
non è preparata. Il solito disprezzo.Voi dirigenti responsabili,
pensate di essere i soli a poter capire? Il pubblico è tardo,
infantile e deficiente. Capisce solo le fregnacce dove c’è l’eroe
buono e bello, forte e invincibile, non importa se è un cavallo o
un can pastore e dall’altra parte i cattivi: brutti, orrendi,
stupidi, che alla fine perdono e vengono fatti a pezzi. Dite:
«Non bisogna violentare il pubblico», specie quando mangia, e
poi gli scaricate addosso centinaia di telefilm con cinque morti
al minuto, buchi nella pancia, rivoli di sangue dalla bocca, torce
umane. Ma delle violenze vere, quelle quotidiane, che si
subiscono in continuazione col cavolo che gliene volete
parlare!
VOCE FUORI CAMPO Ma che ti succede Franca? Adesso ti metti
a fare la suffragetta moralista?
FRANCA Non stare a sfottere: burocratico, ipocrita, blablabla.
Allora lo facciamo o no ‘sto pezzo sui vecchi?
VOCE FUORI CAMPO D’accordo. Ma t’ avverto, io son convinto
che gran parte degli spettatori non riuscirà a capire il
grottesco che ci sta sotto. Avanti, fai pure l’annuncio.
FRANCA Cari amici e amiche, quasi cinquant’anni fa, Anton
Germano Rossi, scrisse questo atto unico, molto breve, sul
problema dei vecchi. I vecchi, che la nostra civile società tende
sempre più ad emarginare, allontanare, nascondere,
ghettizzare, ; in poche parole, se non fosse perché proprio non
sta tanto bene, questa società, i vecchi li farebbe fuori tutti.
49
50
Tutti, fin da bambini! I vecchi sono bocche inutili…inutili al
profitto, allo stato, allo sport, al rinnovamento della moda.
Vi proponiamo questo atto unico che ci siamo permessi di
allestire in un libero adattamento. Via…e mi raccomando,
cercate di capire bene l’allegoria!... e pensiamoci sopra… via!
Personaggi:
Franca
Donna con la borsa della spesa
Voce fuori campo
Giovanotto
Uomo con pacco
Uomo con lobbia
Altro uomo
Uomo con binocolo
Vigile urbano
Ambulante
Una donna
Scena: fondo prospettico di una grande strada cittadina. Un
gruppo di persone sta guardando per aria verso i piani
superiori della casa di fronte. S’avvicina un giovanotto in
bicicletta, si ferma.
GIOVANOTTO Che sta succedendo?
DONNA CON LA BORSA DELLA SPESA Non vede? Buttano giù
un vecchio.
GIOVANOTTO Un vecchio?! Da dove ?
DONNA Da lassù, guardi bene: due, tre, quattro, dal quinto
piano. Eccolo! Vede, lo spingono!
GIOVANOTTO Ma perché lo vogliono buttare di sotto? Che ha
fatto?
UOMO CON PACCO SOTTO IL BRACCIO Niente, ha fatto! Che
discorsi. Stai a vedere che adesso, per buttare giù un vecchio,
bisogna aspettare che abbia fatto qualcosa di illegale.
Staremmo freschi!
DONNA CON LA BORSA DELLA SPESA Sì, d’accordo. Ma devo
dire che non è certo uno spettacolo edificante! Ormai sta
diventando uno sconcio! Con tutti questi vecchi buttati giù
sulla strada…Almeno avvertissero quelli che passano sotto!
GIOVANOTTO Ma dico, lo stanno buttando giù davvero
quello?! Ma è ignobile! Incivile! Ma chi sono quegli energumeni
che lo spingono?
50
51
UOMO CON UN CAPPELLO A LOBBIA IN TESTA Chi lo sa?
Forse inquilini del palazzo o gente del quartiere. Certo, ha
ragione lei, è incivile. Dovrebbero pensarci l’amministrazione,
mica costringere i cittadini a fare da sé. Ma quelli del comune
se ne fregano, figurati!... Buoni solo a farci pagare le tasse!
GIOVANOTTO Ma la polizia che fa? Non interviene?
DONNA Sì ce n’è uno…un agente, là sotto, sul marciapiede, che
tiene lontano i curiosi e i passanti, perché non gli caschi in
testa il vecchio.
UOMO COL PACCHETTO Non ce la fanno. Guardate come s’è
aggrappato alla balaustra, quel vecchietto. Accidenti, com’è
arzillo!
ALTRO UOMO E’ incredibile come sono attaccati alla vita!
UOMO CON LOBBIA E’ naturale. Più sono anziani- decrepiti e
più desiderano stare al mondo, amano la vita, hanno il doppio
istinto di conservazione!
Passa un venditore ambulante.
AMBULANTE Cannocchiali, binocoli anche tridimensionali, a
colori. Godetevi più da vicino la caduta del vecchio.
Approfittate, li diamo anche in affitto. Sconti speciali, ricchi
premi.
ALTRO UOMO Ne dia uno a me, prego. Quant’è?
DONNA Ma guarda come è caparbio quel vecchietto! Non molla
proprio.
GIOVANOTTO Ma scusate, davvero non capisco! E’ un delitto,
un fatto criminale e voi state tutti qui a guardare, non fate
niente?
UOMO CON LOBBIA E che dovremmo fare se sono d’accordo i
suoi?
GIOVANOTTO I suoi chi?
UOMO CON LOBBIA I suoi parenti, dal momento che hanno
firmato la carta di delibera.
GIOVANOTTO Delibera a che?
DONNA Come a che? Ma dove vive giovanotto? La delibera per
il vecchio da buttare. Lei non è di queste parti, vero?
UOMO CON IL PACCHETTO Ma che fa quella donna?
ALTRO UOMO Quale?
UOMO COL PACCHETTO ma come ci ha il binocolo e non la
vede? Là, guardi bene. S’è affacciata una donna dalla finestra
accanto, ha afferrato il vecchio per le braccia, lo vuole tirare
su!
51
52
DONNA Sarà qualche aprente stretto, succede …all’ultimo
momento si sarà lasciata prendere dalla pietà.
UOMO CON LOBBIA Ma che pietà, questa è incoscienza!
DONNA Eh, forse lei non può capire, anch’io quando mi hanno
buttato di sotto il mio vecchio ho avuto un momento, come
dire…insomma, è sempre uno del tuo sangue, dopotutto! Poi
ho ragionato. Ecco! L’hanno portata via, finalmente, povera
donna! Guardate il vecchio, s’è aggrappato al cornicione… non
ce la fa più!
UOMO CON IL PACCHETTO Io scommetto che invece quello ce
la fa ancora, quello si salva!
UOMO CON LOBBIA Scommette? Quanto scommette?
UOMO CON IL PACCHETTO Cinquemila.
UOMO CON LOBBIA D’accordo. Ci sto! Ci metto cinquemila che
fra due minuti è di sotto.
UOMO CON IL PACCHETTO Scommessa andata.
DONNA Ma non vi vergognate, voi due? Scommettere su certe
tragedie?
ALTRO UOMO Però, almeno dovrebbero evitare che i ragazzini
se ne stiano ad assistere a certi spettacoli, andiamo! Date
un’occhiata laggiù, ce ne saranno una decina e anche piccoli!
DONNA Ma che razza di genitori hanno? Ma come fanno a non
capire che certi atti, ai minori poi, lasciano uno shock magari
per tutta la vita!
GIOVANOTTO
(grida
verso
l’alto)
Bravo,
bravo
nonno!Guardate, ce l’ha fatta! E’ riuscito a scivolare lungo la
grondaia e s’è calato sul terrazzo di sotto… Forza nonno!
DONNA Ah, bravo, e ci fai il tifo pure! Che razza di incosciente!
GIOVANOTTO Perché scusi?
UOMO CON LOBBIA Ma per favore, se ne vada di qui!
ALTRO UOMO Ma che crede, di essere allo stadio!? Crede che
noi si sia qui a divertirsi?Si soffre più di lei, sa?
GIOVANOTTO Soffrite? Non direi, state qui a guardare e basta!
DONNA Noi non guardiamo, assistiamo! Che è ben altra cosa!
GIOVANOTTO Sì, ma insomma lasciate fare!
DONNA invece lei applaude, da incosciente, lo incita! Ma non
capisce che se i vecchi cominciano a ribellarsi, rifiutano di farsi
buttare dalla finestra, è la fine, il disordine, l’anarchia!
UOMO CON LOBBIA (al giovanotto) Sbaglio o lei è uno di quei
fanatici del comitato antinucleare per la difesa della natura e
per la difesa dei vecchi da defenestrare?
GIOVANOTTO Io non sono di nessun comitato. Io dico che è
indegno, i vecchi sono esseri umani!
52
53
DONNA Ecco! Ecco che si è scoperto, il solito sbandieratore
patetico dei diritti umani, di quelli che vogliono distribuire
l’eroina gratis ai giovani e nello stesso tempo vorrebbero
veder ripristinati quegli ignobili ricoveri per vecchi, dove si
sbattono a crepare di malinconia i nostri poveri anziani ridotti
a larve, mangiati dalla solitudine!, e qualche volta anche dalle
formiche…
UOMO CON IL PACCHETTO Sa cos’è lei, caro giovanotto? Lei, in
verità, è un conservatore ipocrita, un reazionario!
ALTRO UOMO Stai a vedere che dopo tutte le battaglie
disperate che abbiamo portato avanti, per anni e anni, per
arrivare a chiuderle, quelle galere infami, adesso dovremmo
sopportare ancora certi discorsi ipocriti-populisti?
GIOVANOTTO Ipocriti-populisti? Ma che discorsi, e su che
cosa?
DONNA Sui vecchi, caro giovanotto. Sui nostri vecchi! Bisogna
avere il coraggio delle proprie scelte, non fare i demagogici.
Abbiamo deciso che i nostri anziani ci sono di peso? Che non
possiamo più né curarli né aiutarli? Se non sono generali con le
pensioni non sopravvivono. Che non ci resta più tempo per
occuparci di loro? E allora, invece di disfarcene da veri
criminali, abbondonandoli in quelle puzzolenti galere, che
sono gli ospizi, è meglio, molto più onesto e civile, prenderci la
responsabilità di buttarli!
UOMO COL BINOCOLO Attenti. Ecco, l’hanno riacciuffato. Lo
buttano!
CORO L’hanno buttato!
DONNA Povero vecchio ha finito di penare.
VIGILE Avanti, circolare. Su andate a casa, sgomberare!
UOMO CON LA LOBBIA Scusi signore, le mie cinquemila! Ho
vinto la scommessa!
UOMO CON IL PACCHETTO Ma mi faccia il piacere, lei non ha
vinto un bel niente! E’ andata pari e patta!
UOMO COL BINOCOLO Attenzione! Ne stanno buttando un
altro.
DONNA Dove?
UOMO COL BINOCOLO Là, da quella parte, quarto piano! La
seconda finestra.
VIGILE Eh no, adesso esagerano, mica posso continuare a
tenere bloccato il traffico per ore e ore!
DONNA Certo, dovrebbero mettere degli orari, alla mattina
presto e al massimo per due o tre giorni fissi alla settimana…se
no, è il caos! Ma scusi signor vigile, non c’era quella proposta
dell’Assessore alla viabilità, di radunare tutti i vecchi da
53
54
buttare, e portarli allo stadio la domenica, e fare una cosa di
massa prima della partita?
VIGILE Sì, ma quelli del totocalcio si sono opposti! Volevano
gestirlo in proprio!
L’UOMO INCINTO
L'impianto scenico è prettamente teatrale. La prima scena
rappresenta il soggiorno della casa dell'industriale, la seconda,
lo spaccato di uno studio medico.
Telefonata della Figlia al suo ragazzo.
FIGLIA Sì ti dico, ne sono sicura... sono incinta... sì incinta!... E
parla, di qualcosa!... Lo so che mi ami, ma adesso che c'entra?
Sì, voglio dire, c'entra, ma cosa risolve... Ma se lo dico a mia
madre quella mi ammazza... Abortire? Ma dove? Chi? E mi ci
porti tu? Ah, vedi, scantoni... Eccolo qui il tuo amore!... Mi
sposi? Ah questa è ancora più bella... Quando? Fra quattro
anni? Me lo vedo già tuo padre: «Disgraziato! Ti mando in città,
sborso un sacco di quattrini per mandarti all'università per
farti prendere una laurea e lui va a farsi incastrare con la
prima smorfiosa che incontra ». (Si sente l'aprirsi e chiudersi di
una porta). Zitto, ti devo salutare... sta tornando mia madre...
sì, dopo... ciao.
Entra la Madre piangendo.
FIGLIA Che c'è Mamma, perché piangi?
MADRE Niente, niente piccola mia... non è niente... piuttosto...
anche tu piangi... Perché?
FIGLIA Così, perché... piangevi tu...
MADRE Oh, mi doveva capitare anche questa!
FIGLIA Cosa mamma?
MADRE Niente, niente...
FIGLIA Ecco vedi, è sempre niente...
MADRE Ma cara vorrei poterti dire... confidarmi almeno con
te... Ma come dirlo... purtroppo...
FIGLIA Già, purtroppo sono una bambina e alle bambine non si
parla di cose serie... E se ti dicessi che io...
MADRE Lo so, lo so, hai ragione... dovrei avere più... come
dire... darti più fiducia... considerarti...
54
55
FIGLIA ... una donnina! Mamma vuoi capire che ho diciotto
anni e che tu a diciotto anni...
MADRE Certo a diciotto anni aspettavo già un figlio.
FIGLIA E anch'io!
MADRE Anch'io cosa?
FIGLIA Dico anch'io... potrei già aspettarlo...
MADRE Certo, certo,... Ma tu non sei ancora sposata cara, e io
invece a diciassette anni, capisci... ero così oca sapessi... niente
sapevo, niente!
FIGLIA E invece io so.
MADRE Sì, è vero, tu sei più sveglia... bambina mia.
FIGLIA Mamma basta con questa bambina mia. Ma vuoi capire
che io voglio che tu mi tratti come una persona par tuo,
un'amica con la quale parlare, raccontare i propri problemi.
MADRE Hai ragione... parliamo... bisogna sfogarsi, vieni qua
bambina... voglio dire... sì insomma... con qualcuno bisogna
pure che parli... che con tuo padre, è come stare in una tomba
di famiglia. Hai proprio ragione sì, ho sbagliato tutto, ma da
questo momento voglio essere un'amica per te.
FIGLIA Ed io per te.
MADRE Sì... tutte e due... Allora parliamo.
FIGLIA Oh mamma... non so come cominciare.
MADRE Appunto, non cominciare, comincio io... allora senti, ti
devo dire una cosa.
FIGLIA No, mamma lasciala dire a me per prima, ti prego.
MADRE No, no ti prego io... devi lasciar parlare me per prima...
che se no scoppio.
FIGLIA Ecco vedi... questa è proprio prepotenza. La prima
volta che parliamo, subito lei...
MADRE Ma vuoi capire che è una cosa disperata, una
tragedia!?
FIGLIA Perché la mia allora?... Che sai tu che non sia una
tragedia più grande della tua... che i miei problemi...
MADRE Ma che problemi vuoi avere tu, cara... problemi
innocenti... piccoli drammi che sbocciano...
FIGLIA Certo, che sbocciano.
MADRE Da neonato...
FIGLIA Appunto l'hai detto.
MADRE Che ho detto?
FIGLIA Niente, niente... cioè anzi... insomma mamma io
aspetto...
MADRE Ecco brava, aspetta che adesso ti dico tutto...
FIGLIA Ma mamma lo so già cosa mi verrai a raccontare.
MADRE Lo sai? Chi te lo ha detto?
55
56
FIGLIA Nessuno... voglio dire che lo posso intuire: avrai
Scoperto che papà s'è fatta un'altra donna.
MADRE No. Mi sono già informata... ha sempre quella di
prima, sempre la stessa. È un uomo fondamentalmente fedele...
Ha un'amica d'accordo, ma io non me la prendo lo sai, non
sono gelosa... per lui è solo un diversivo. A me, non mi lascerà
mai! Perché io sono la moglie e lui è un uomo di principi sani...
la moglie è sempre la moglie! Non mi ha mai fatto mancare
niente... è lui che paga tutto, pensa a tutto lui... e torna sempre
da me... anche se il week-end lo fa sempre fuori casa con lei...
il lunedì ritorna sempre con un regalino... un piccolo
pensiero... (si commuove) Come è delicato!
FIGLIA Lo so, lo so... ma allora se non è un'altra donna, perché
te la prendi? Perché ti disperi.
MADRE Cara, cara non so come dirtelo... Guardami bene negli
occhi... Figlia mia, tua madre è madre!
FIGLIA Lo so che sei madre... e con questo?
MADRE Ma non capisci: di nuovo... sono madre!, sono incinta!
FIGLIA Anche tu?!
MADRE Come anche tu?!
FIGLIA No, voglio dire siccome ho saputo... ieri mi dicevi... che
tua sorella aspetta un bambino... io dicevo: « anche tu »?
MADRE Sì, ma lei ha 30 anni, io invece ne ho 45 suonati...
Capisci, dopo 5 figli che ho avuto, alla mia età, aspettarne un
sesto...
FIGLIA Beh, ma il papà sarà contento.
MADRE Già, lui figurati... non gli sembrerà vero... inviterà tutti
i suoi amici... andrà al circolo della caccia a far festa: « Sono
potente! Sono ancora un uomo! » Ma io come faccio!?
FIGLIA Beh mamma, sei ancora giovane... vedrai che...
MADRE Cosa devo vedere? Ma che ne sai tu di cosa voglia dire
aspettare un figlio?
FIGLIA Lo so, mamma lo so!
MADRE Certo, lo sai per sentito dire...
FIGLIA No, anche fare...
MADRE Sì, lo sai... Fammi ridere, per quelle quattro lezioni sui
problemi sessuali che ti sei sorbita a scuola.
FIGLIA Beh ti dirò che ho fatto anche qualche corso
supplementare... d'aggiornamento...
MADRE E non essere volgare ti prego! Questo è proprio spirito
fuori luogo... ma lo vuoi capire, sì o no, che è una cosa seria.
Che dopo l'operazione ai reni dell'anno scorso mi aspetta una
gravidanza da suicidio... per otto mesi mi toccherà stare a letto
56
57
imbalsamata come una mummia... e c'è pure il rischio che ci
rimanga.
FIGLIA Oh mamma ti prego...
MADRE Sì c'è proprio 'sto rischio bambina mia... c'è il rischio
che ci crepi... il ginecologo me l'ha detto chiaro e netto più di
un'ora fa.
FIGLIA In poche parole ti ha consigliato di abortire...
MADRE Già... ma te lo immagini tuo padre con i suoi principi,
la sua morale...
FIGLIA E sì certo, perché tanto non tocca a lui farsi i figli. Il
fatto è, che il nostro caro padre e marito se ne frega, lui è il
padrone!
MADRE Ti prego non parlare così di tuo padre! Ricordati che è
tuo padre!
FIGLIA Per carità, lo so e melo ricordo: mio padre è la persona
più onesta e generosa di questa terra. Paga le tasse... qualche
volta. t adorato dai suoi operai... quando non lo vedono...
lavora come una bestia per la sua famiglia...
MADRE Beh perché, hai qualcosa da dire in merito?
FIGLIA Certo che ho da dire, perché non gliene frega niente,
pur di salvare la sua « morale », di farti crepare.
MADRE Beh, ha la testa fatta così... anche se il ginecologo gli va
a dire che c'è pericolo, lui non molla, che ci vuoi fare. « È la
natura, – dice, – e chi è contro la natura è una bestia,
un'infanticida! »
FIGLIA Beh allora sai che ti dico mamma, che se a te va bene
così... fatti pure tutti i figli che vuole tuo marito, ma non
pretendere che io mi rovini la vita a fare la ragazza madre
sfottuta e umiliata.
MADRE Ma cosa stai dicendo...
Squilla il telefono.
FIGLIA Rispondo io. (Corre al telefono).
MADRE Forse è tuo padre...
FIGLIA Pronto... (Alla madre) No è Aldo un mio compagno di
scuola.
MADRE Chi, Aldo Bennini il figlio del socio di tuo padre?
Chiedigli se sa qualcosa del papà... è una settimana che non si
fa vivo, manco ha telefonato una volta... sarà con quella gatta
smorfiosa... È un week-end un po' lungo stavolta... Bevo un
goccio se no crepo... (Si allontana verso un mobile bar).
FIGLIA (abbassa la voce) Si sì... ti ascolto... ma c'era qui mia
madre. No, non gliel'ho detto ancora... non ci sono riuscita... A
57
58
chi glielo vai a dire? A mio padre? Tu... Ma fai il piacere! Beh
vediamo se davvero ce l'hai 'sto coraggio... No, in ufficio non
c'è... non si fa trovare... Sì, è più di una settimana che non lo
vediamo... sparito!... E chiedilo a tuo padre... sono così amici...
lui lo sa di sicuro... Ma chi sfotte... Che stupido... ha
riattaccato... e si offende pure... manco fosse lui incinto.
MADRE (torna dalla Figlia con un bicchiere ricolmo di whisky)
Sai cosa faccio? Io le telefono.
FIGLIA A chi?
MADRE Alla sua amica.
FIGLIA Per dirle che? Che sei incinta? Capirai che gliene
importa a quella.
MADRE (con i nervi a fior di pelle) Beh voglio almeno sapere se
ha intenzione di tenerselo in casa ancora per molto, mio
marito.
FIGLIA Ma non fare stupidaggini andiamo... dove è finito tutto
il tuo orgoglio, mamma!
Squilla un'altra volta il telefono; la Figlia si precipita a
rispondere.
FIGLIA Pronto? Si, chi parla?
MADRE (molto ansiosa) tuo padre?
FIGLIA Pronto... buona sera... (Alla madre) è un professo re...
(Al telefono) ripeta scusi? Sì sono la figlia...
S'illumina lo spaccato dello studio medico.
PROFESSORE (dall'altra parte dell'apparecchio) Dicevo che
sono il professore Bignardi, c'è sua madre?
FIGLIA Sì, è qui, gliela passo.
PROFESSORE Buona sera signora... volevo rassicurarla a
proposito di suo marito: sta benissimo, è qui da me... nel mio
studio... si scusa se non si è fatto vivo in tutti questi giorni ma
era come dire frastornato...
MADRE Perché frastornato? La ringrazio professore... come si
chiama... non ho capito bene il suo nome...
PROFESSORE Non ha importanza... importante invece è che lei
si tranquillizzi: suo marito è in ottima salute.
MADRE Grazie. Ma non le dispiacerebbe passarmelo un
attimo?
PROFESSORE Attenda. (Rivolto all'Industriale che se ne sta
seduto abbioccato su una poltrona dello studio) Non vuole
proprio dare nemmeno un saluto?
58
59
INDUSTRIALE No, no, guardi non me la sento... la prego me la
saluti lei e basta così.
PROFESSORE Come crede. (Al telefono) No signora, mi dispiace
ma non è nello stato d'animo adatto... non vuole parlarle.
MADRE Come non vuol parlarmi...
cosa gli è preso?
Professore... sono la moglie, io!
PROFESSORE Stia tranquilla signora, va tutto per il meglio...
arrivederla a presto.
Lo spaccato dell'appartamento dell'Industriale, scompare.
INDUSTRIALE Allora professore tagliando corto, cosa dicono
'sti esami? Cos'ho. Sono pronto a tutto. Dica la verità... sono
spacciato vero?
PROFESSORE Stia calmo, lei sta benissimo, le dirò tutto... ma
prima devo farle ancora qualche domanda.
INDUSTRIALE E va bene, forza con 'ste domande... sono
pronto.
PROFESSORE Quando ha iniziato a sentire queste nausee?
INDUSTRIALE Beh è stato quasi un mese fa... stavo in consiglio
di amministrazione e a un certo punto uno dei miei soci ha
acceso un sigaro e io trac, scusi la volgarità, gli ho vomitato
addosso. E da quel momento se entro in un posto dove c'è
odore di fumo mi si rivolta lo stomaco.
PROFESSORE E gli svenimenti, da quando sono cominciati?
INDUSTRIALE Nello stesso periodo. Ero in seduta con quelli
del sindacato per via di una vertenza, quando uno della
commissione interna mi fa: « No dottore, su questi punti noi
non molliamo... piuttosto le occupiamo la fabbrica» e io gli
sono svenuto in braccio. Capisce svenuto in braccio a uno della
commissione interna, che poi l'ha raccontato a tutti gli operai...
che figurarsi, credevano fosse stato per lo spavento... tant’é
che hanno scritto sui muri: «Occupazione occupazione, che al
padrone gli viene il coccolone».
PROFESSORE E gli altri sintomi?
INDUSTRIALE Beh, una settimana dopo ero dalla mia amica e
mi sono svegliato in piena notte con una gran voglia di anguria.
PROFESSORE Anguria?
INDUSTRIALE Sì, di melone rosso capisce, anguria di
novembre! E dove la trovo l'anguria d'inverno? Una voglia che
non le dico! Sono pazzo – mi dicevo... e intanto la voglia di
anguria cresceva... vedevo fette di anguria dappertutto! Sono
uscito e sono andato in piena notte come un matto a girare per
la città in cerca di bancarelle d'anguria.
59
60
PROFESSORE Bancarelle d'anguria a novembre?
INDUSTRIALE Sì!
PROFESSORE E l'ha trovata?
INDUSTRIALE No, ma ho trovato una vecchietta che lavorava a
maglia... alla stazione centrale, nella sala d'aspetto... Era lì che
sferruzzava svolgendo un gran gomitolo di lana rossa... io le
ho afferrato il gomitolo di lana...
PROFESSORE E se l'è mangiato?
INDUSTRIALE No... m'è venuto di colpo una gran voglia di
mettermi a lavorare a maglia...
PROFESSORE Fantastico! E cosa ha fatto?
INDUSTRIALE Ho tirato fuori di tasca due biglietti da diecimila
e le ho comprato il gomitolo, gli aghi e il pezzettino di maglia
che aveva appena fatto.
PROFESSORE E poi?
INDUSTRIALE Poi mi sono messo lì seduto sulla poltrona della
sala d'aspetto a sferrugliare come un matto tutta la notte... e
ho fatto una sciarpetta che se vedesse... un amore...
PROFESSORE Non avrei mai pensato che lei, un industriale
sapesse lavorare a maglia.
INDUSTRIALE Neanch’ io lo sapevo... mi sono così... ma
sapesse come mi piace! (Estrae dalla borsa un golf) Guardi,
questo golfino, l'ho fatto io...
PROFESSORE Bellissimo.
INDUSTRIALE Se vuole gliene faccio uno anche per lei
professore.
PROFESSORE Grazie.
IDNUSTRIALE Glielo faccio volentieri. (Nel gesticolare si batte
una mano sul petto) Ahi.
PROFESSORE Che c'è.
INDUSTRIALE Non so... ma mi fa male... sì, qui sul petto... i
capezzoli, mi si sono gonfiate le glandole...
PROFESSORE Già, le glandole mammarie.
INDUSTRIALE Mammarie?! Ma che dice professore...
PROFESSORE (prende un flaconcino dalla scrivania) E adesso
mi dica un po' da quando prende queste pillole?
INDUSTRIALE Quali?
PROFESSORE Queste che aveva in tasca.
INDUSTRIALE Quando?
PROFESSORE La settimana scorsa quando è venuto qui per la
prima serie di analisi... sono loro che hanno combinato tutto il
guaio.
INDUSTRIALE Che guaio? Ad ogni modo professore me le ha
ordinate lei.
60
61
PROFESSORE lo le ho ordinato delle pillole antifecondative?
INDUSTRIALE Antifecondative?! Faccia un po' vedere... e già
mi sono sbagliato... le avevo trovate in un cassetto di mia
moglie e gliele avevo portate via perché lei sa... i miei
principi... io non posso permettere che mia moglie vada contro
natura.
PROFESSORE E così contro natura c'è andato lei.
INDUSTRIALE Cosa? Come, contro natura?
PROFESSORE Lei si è dimenticato di aver sottratto le pillole a
sua moglie e siccome i flaconi che le contengono sono
pressoché identici, lei ha continuato a inghiottirsi gli
antifecondativi, convinto di prendersi un regolatore per il
fegato.
INDUSTRIALE Eh già, e già, che rimbambito! Sì, va beh, ma che
cosa mi avrebbero combinato dopo tutto... tanto io mica sono
una donna.
PROFESSORE Una trasvicomenzione pletovalicale, le hanno
combinato.
INDUSTRIALE E cosa sarebbe?
PROFESSORE Vede, lei stava già facendo una cura molto
pericolosa che io in verità le avevo sconsigliato.
INDUSTRIALE Quale, quella dimagrante? Sì beh, ma mi ha fatto
benissimo. Guardi qua ho perso dieci chili in un mese...
PROFESSORE Già una cura a base di ormoni femminili attivi e
con questo, grazie all'aggiunta degli antifecondativi le si è
sviluppato un processo ovarico completo.
INDUSTRIALE Ovarico?!
PROFESSORE Sì, sì ovarico... in parole povere le sono venute le
ovaie.
INDUSTRIALE Le ovaie a me? Come a una donna...
PROFESSORE Sì.
INDUSTRIALE Sono diventato una donna... ?
PROFESSORE No, si tranquillizzi... è sempre un uomo... ma un
uomo incinto.
INDUSTRIALE Professore ripeta scusi...
PROFESSORE Sì, glielo ripeto... Lei sta aspettando un figlio...
INDUSTRIALE Cosa? Ma professore lei è impazzito!
PROFESSORE Senta, vorrei davvero poterle dire che sì, sono
impazzito... ma è una settimana che le sto facendo esami,
analisi, controlli, lastre e controlastre... Ho perfino usato per la
prima volta il trascremmilaster... non si ricorda quando l'ho
disteso su quella macchina?
INDUSTRIALE Si e con questo?
61
62
PROFESSORE Ecco qua... in poche parole le ho fotografato il
figlio in gestazione. (Mostra alcune lastre).
INDUSTRIALE Il figlio?!
PROFESSORE Sì, lo guardi di profilo... di fronte... dal basso.
INDUSTRIALE Mio figlio... E chi sarebbe il padre?
PROFESSORE Lei stesso... autogenesi naturalmente. Il fatto
eccezionale è stato catalizzato da una ripetuta conseminazione
femminile coadiuvante.
INDUSTRIALE Non capisco...
PROFESSORE In poche parole sua moglie o la sua amica...
INDUSTRIALE Mi hanno messo incinto...
PROFESSORE Beh... quasi... nel senso che hanno favorito,
come dire...
INDUSTRIALE Basta così professore... Oddio mi sento male!!
PROFESSORE Aspetti che le do un calmante.
INDUSTRIALE No, no... lasci correre i calmanti... Potrei avere
piuttosto una bella coppa di gelato fragola e limone?
PROFESSORE Gelato fragola e limone?!
INDUSTRIALE Sì, me ne è venuta una voglia! La prego
professore... Mi sento morire se non ho la fragola e limone.
PROFESSORE Va bene va bene adesso chiamo l'infermiera e
glielo mando a prendere.
INDUSTRIALE Grazie... (Cambia tono, di colpo spaventato) Per
la miseria!
PROFESSORE Che c'è, che le prende adesso?!
INDUSTRIALE Per nascere 'sto mio figlio... come fa, per
nascere?
PROFESSORE Beh, è semplicissimo, col parto cesareo.
INDUSTRIALE Parto cesareo?... Ah è semplicissimo!!
PROFESSORE Beh, mille donne lo fanno.
INDUSRTIALE Beh ma io mica sono una donna... io mica son
nato per soffrire... e per partorire con dolore! lo non ho rubato
la mela, io non ho trescato col demonio...
Entra l'Infermiera. Mentre si svolge il dialogo tra il Professore e
l'Infermiera, l'Industriale estrae dalla sua borsa, un lavoro a
maglia e sferruzza.
INFERMIERA Mi ha Chiamato professore?
PROFESSORE Sì, per favore mi vada a prendere una coppa di
gelato fragola e limone.
INFERMIERA Gelato fragola e limone?!
INDUSTRIALE Sì, sì... una coppa grande...
INFERMIERA Una coppa grande... ma siamo in gennaio!
62
63
PROFESSORE Non stia a discutere signorina... anzi ne porti
due, una anche per me che a forza di parlarne me ne è venuta
voglia...
INFERMIERA Va bene professore. (Esce).
PROFESSORE Cosa fa adesso?
INDUSTRIALE E non vede faccio un po' di maglia... sono così
disperato... e sferrucchiare mi calma un po'... ho deciso che
faccio una cuffietta.
PROFESSORE Beh, non si disperi... ne sia felice invece... i figli
sono la benedizione del cielo... non l'ha sempre detto anche
lei?
INDUSTRIALE Sì, ma io dicevo i figli fatti dalle donne... non da
me che sono un uomo...
PROFESSORE Non bestemmi per favore: i figli sono sempre i
figli e bisogna accoglierli come il più bel dono del creato,
INDUSTRIALE Ma che dono! Questa è una beffa... Ma se lo
immagina io che arrivo al consiglio di amministrazione in
premaman... e le risate dei miei operai... ai quali dicevo di
essere per loro più che un padre... adesso che sono incinto mi
chiameranno
mamma,
mammona,
mammana,
mammasantissima. No, no, non posso... Professore ho deciso...
io abortisco.
PROFESSORE Cosa?! Proprio lei... lei che è presidente della
lega contro l'aborto!
INDUSTRIALE Sì, contro l'aborto... ma delle donne!
PROFESSORE Ah ecco... bella coerenza... se la sentisse sua
moglie alla quale ha imposto cinque figli, anche quando lei non
E voleva! Dovrebbe essere orgoglioso di ritrovarsi ad essere il
primo uomo a generare in proprio.
INDUSTRIALE Me ne importa a me dell'orgoglio... Professore
io non ci sto... io abortisco... e se non mi fa abortire lei vado in
Svizzera, in Inghilterra... vado non importa dove... io voglio
l'aborto!
L’ONOREVOLE
SOCIALE.
DA
RIEDUCARE
CON
L’ASSISTENTE
Onorevole, c’è qui l’assistente sociale, viene apposta per lei.
ONOREVOLE S’accomodi, buongiorno...
ASSISTENTE SOCIALE Come va... come si sente in libertà
vigilata?
ONOREVOLE Bene grazie... stavo giusto facendo colazione... se
vuole favorire...
63
64
ASSISTENTE No, grazie... ma lei continui, continui pure...
intanto che lei mangia io cercherò di rieducarla... tanto per
cominciare, tenga giù i gomiti dal tavolo... stia composto...
eh,eh... non si metta il coltello in bocca... andiamo... si ricordi
che la prima regola per un buon cittadino è il comportamento
corretto a tavola... Cosa sta facendo adesso con quel foglio?
ONOREVOLE Niente, un giocarello...
ASSISTENTE SOCIALE Ma è un aeroplano?
ONOREVOLE Sì, mi piacciono molto gli aeroplani...
ASSISTENTE SOCIALE Lo sappiamo, lo sappiamo... Ebbene, da
questo momento niente più aeroplani... deve dimenticarseli...
ONOREVOLE Ma questi sono di carta.
ASSISTENTE SOCIALE Appunto, si comincia sempre da quelli
di carta, e poi... ho detto basta... Ha già recitato il suo atto di
contrizione?
ONOREVOLE No, non ancora.
ASSISTENTE SOCIALE Male... lei lo sa... tutte le mattine come si
alza deve recitarlo... e via le dita dal naso... niente mani in
faccia... lei bisogna che si rieduchi sul serio, caro Onorevole... e
che fa adesso?
ONOREVOLE Niente, mi son messo le mani in tasca...
ASSISTENTE SOCIALE Bravo... e non si vergogna... Lei lo sa che
non deve più andare a ficcare le mani in certi posti... Nelle
tasche ci sono i portafogli... soldi sparsi...
ONOREVOLE Ma sono mie... queste tasche...
ASSISTENTE SOCIALE Non importa... si comincia sempre con
le proprie per finire nelle tasche altrui... Silenzio... recitiamo
l’atto di costrizione... avanti, ripeta con me!
ONOREVOLE Mi pento... mi pento moltissimo... oh come mi
pento! Mi pento d’essere stato malandrino... d’aver truffato lo
stato di aver intascato tangenti per milioni che però non ho
mai restituito. Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto... mi
son pentito, prometto che non lo farò più!
Mi pento di aver passato parte del denaro ricevuto dai padroni
ad altri personaggi perchè se ne stessero buoni... prometto che
non lo farò più... li terrò tutti per me...
AS Ma che dice?
ONOREVOLE Mi spiace... m’è scappata... ma per via della rima...
ASSISTENTE SOCIALE Ma non dica sciocchezze... che c’entra la
rima... L’avverto, caro Onorevole, che se lei non fa più
attenzione... se non ci mette più convinzione... qui andiamo
male... lei non si riabilita più, resterà quello che è... anzi va a
finire che peggiora...
ONOREVOLE Peggioro..? Dice davvero?
64
65
ASSISTENTE Eh, sì... rischia di diventare un vero ladraccio... un
truffatore incallito...
ONOREVOLE Oh, no... ladraccio vero... truffatore incallito...
oddio oddio, aiutami tu!
ASSISTENTE SOCIALE Su, su... coraggio... adesso non si lasci
andare... .vedrà... che se ci mettiamo di buzzo buono... ce la
facciamo... Lei è ancora giovane... non ha neanche settant’anni...
si può ancora raddrizzare... con una buona terapia di scuola
morale... su... andiamo avanti con i pentimenti!
ONOREVOLE Sì, mi pento... di ogni intrallazzo perpetrato ai
danni dello stato, questo stato pieno di comprensione per me e
e per ogni personaggio altolocato, io che ho rubato e con le
mani nel sacco sono stato ritrovato.
Quel tribunale che il maltolto s’è ben guardato fosse restituito
mi ha liberato e del tutto perdonato. Manco un quarto della
pena ho scontato... con me è stato generoso per davvero, quel
magistrato.
Quel magistrato di solito così severo con chi ruba un cocomero
o un melone e che sbatte dritto in galera chi per fame nera si
frega una pera. Con chi si fa uno spinello d’hashish e
marijuana, coi ragazzi drogati, coi piccoli spacciatori
condannati ad anni e anni... In diecimila se ne stanno
ammucchiati a crepare segregati. E che importa se la legge dice
che son malati, che andrebbero curati, aiutati... Per loro la
legge non ha comprensione... Non c’è neanche il perdono
controllato... nè l’assistente sociale... per poterla ottenere dal
tribunale bisogna essere stati almeno ministri o avvocati
consulenti... d’un qualche ente importante se no niente...
Come diceva un certo Belli Giocchino chi ruba miliardi è un
simpatico malandrino, chi ruba un pollo è un povero cretino!
Aha Aha che bella la riabilitazione!
IL MARITO ROBOT MANCANO SIA IL VIDEO CHE IL
COPIONE-CERCARE AD ALCATRAZ
IL TELAIO
Elenco dei personaggi
Operai e operaie
La Madre
Il Padre
La Figlia
65
66
Il Mangiavespe
La Committente
Il Prete
Sul fondo un praticabile alto sessanta centimetri, lungo quanto il
palcoscenico con due scalette ad ogni lato.
In palcoscenico, un tavolo, un fornello, una pentola, un cucchiaio
di legno (lungo), qualche piatto, due sedie.
Lo spettacolo incomincia col buio completo. Al salire lento della
luce indovineremo tre donne operaie e sei uomini operai
dislocati qua e là per il palcoscenico.
La luce rimarrà bassa per tutta questa prima scena. Gli attori
saranno illuminati da un riflettore solo quando diranno le loro
battute.
SECONDO OPERAIO La classe operaia sta prendendo
coscienza.
PRIMO OPERAIO Ci sono zone però dove sono ancora indietro,
c'è il terrorismo, hanno paura... Mi sono trovato da solo a
scioperare... mi hanno licenziato... nessuno ha fatto una piega.
TERZO OPERAIO Anche a me mi hanno licenziato... sono un
attivista della CGIL, alla Snia. Tutta la fabbrica, più di mille
operai, hanno fatto sciopero per me! Era la prima volta che si
scioperava dopo tre anni, e mica è stato il solito sciopero di
solidarietà, no! sciopero continuato... finché i padroni non mi
hanno riassunto.
PRIMO OPERAIO Noi abbiamo occupato la fabbrica, ci avevano
licenziati tutti quanti, vogliono smantellarla, perché dicono che
non rende più. Nella zona del parmigiano, fra grosse e piccole,
ci sono più di venti fabbriche chiuse o condannate a una
prossima chiusura: ottomila operai delle Cooperative della
nostra provincia ci dànno un'ora del loro lavoro a testa ogni
mese. Senza questo aiuto, saremmo già sull'asse dei
formaggini, come si dice.
QUARTO OPERAIO Anche noi abbiamo occupato la fabbrica
per quasi un mese... Alla fine il padrone ha ceduto, ci ha
concesso un sacco di cose, compresa l'assemblea, però sul fatto
di permettere ai sindacati di entrare in fabbrica no... non li
vuole fra i piedi... Li, abbiamo dovuto mollare noi.
PRIMO OPERAIO Alla nostra fabbrica il nostro padrone, dopo
uno sciopero di venti giorni, ha calato le braghe. Noi volevamo
soprattutto che si mettessero degli assorbitori termici per far
calare l'umidità bollente che ci fa diventare bronchitici, con
66
67
l'artrosi e i reumi messi d'una maniera che vai al gabinetto
peggio di un cane che beve la birra... e poi dei turni alternati.
Lui di contro ci ha offerto un aumento fino al 12 per cento
come risarcimento danno fisico. C'era uno del sindacato bianco
che ci ha detto di accettare, che era conveniente... Gli abbiamo
menato. E così adesso da noi non c'è più l'unità sindacale, che a
noi così non ce ne frega!
QUINTO OPERAIO Noi nel nostro reparto siamo tutti sordi per
il fracasso... e quando va giù la pressa, io me ne accorgo più
per il fatto che trema il pavimento che per il rumore... e
pensate che da ragazzo suonavo il violino!
PRIMO OPERAIO È che dovrebbero mettere un accrocchio che
assorbe il baccano. Ma costa. Il direttore, siccome noi ci siamo
lamentati, ci ha sfottuti, ci ha detto: «E voi, fate l'orecchio da
mercante, quando c'è il fracasso ». C'erano lì degli impiegati,
hanno riso molto.
SEONDO OPERAIO Gli impiegati hanno scioperato con noi.
Tutti di loro spontanea volontà. Neanche uno è entrato in
fabbrica... C'era un picchetto che faceva paura e l'altra volta ne
avevamo picchiati due.
QUINTA OPERAIA Da noi c'è tanto di quel fumo che ogni tanto
a qualcuno gli vengono le convulsioni... è un fumo tossico, che
in certi momenti diventa come un gas asfissiante. Per questo
c'è una gabbietta con dentro un canarino. L'hanno appesa nel
mezzo del capannone. P- un canarino che canta sempre
contento... quando non canta più vuol dire che è morto
asfissiato. È il segnale d'allarme: pericolo mortale... e si scappa
tutti fuori.
QUARTA OPERAIA È già il quarto canarino d'allarme che ci
resta secco in due mesi. Ci sono tutti i filtri da cambiare... è
venuta a saperlo la moglie dell'avvocato Bozzi che è la
patronessa della protezione animali. Ha piantato in piedi un
gibileri... ha denunciato il padrone, è andata dal Vescovo « Ma
come, si asfissiano i canarini?! » E così adesso non abbiamo più
neanche il canarino d'allarme. Dobbiamo stare sempre con un
occhio addosso alle ragazze giovani appena assunte, che quelle
per fortuna non ci hanno ancora fatto il callo, e quando il gas
va su di troppo, loro trolock tirano su anche l'anima, e noi via,
si taglia la corda... con loro naturalmente. L'altro giorno non
eravamo ancora entrate che una si è messa a vomitare... una
ragazzina di sedici anni... via tutte... poi abbiamo scoperto che
era incinta... ma siccome era in prova, l'hanno subito lasciata a
casa. Tutta colpa dell'amore.
67
68
QUINTA OPERAIA Alle tre e mezza tutti i giorni passa una
ragazza della portineria che fa anche da infermiera con un
vassoio con su delle pillole varie, per il mal di testa, per chi si
sente troppo fiacca e vuole tirarsi su, perché una si sente un
po' troppo nervosa e vuole un calmante distensivo... tutto
gratis: offerto dalla ditta per il buon rendimento... Il fatto è che
tante di noi ci hanno preso l'abitudine... le pastiglie se le
prendono già al mattino, per conto loro, due o tre al giorno...
sennò non rendono e c'è sempre paura di essere licenziare.
SESTA OPERAIA Quello che da noi ti fa impazzire è la
monotonia dei gesti che ti tocca fare: tre, quattro movimenti
sempre quelli, ripetuti per cento, duecento, mille, duemila fino
a quattromila volte al giorno... Ogni tanto si vede qualcuna di
noi, andando a casa, sul tram, che, proprio come in quel film di
Charlot, fa delle mosse senza senso, come per un brivido, una
scossa... e poi ci si guarda intorno... così, con l'imbarazzo che
qualcuno ti abbia visto. Tutte hanno visto, ma tutte si fa finta di
niente... perfino il tranviere... che anche lui sa.
QUINTA OPERAIA Nella nostra zona non ci sono asili nido, con
tutto che c'è una legge, ma il padrone se ne frega. I nostri
bambini siamo costretti ad affidarli dove e come capita, così
che oltre la fatica del lavoro siamo sempre con la testa sul
pensiero dei nostri bambini. Una mia vicina di linea, che tra
l'altro è della commissione interna, il suo bambino lo teneva
chiuso in casa... proprio chiuso a chiave. Un giorno il bambino
è scappato dalla finestra, del piano rialzato per andate a
giocare e quasi andava a finire sotto una macchina, allora lei,
poveraccia, è stata costretta a legarlo alla spalliera del letto
con una lunga catena, in modo che potesse almeno girare per
casa. Una signora per bene l'ha saputo e le ha fatto la denuncia
per maltrattamenti e sevizie, perché teneva il figlio come in
Prigione. Il bello è che l'hanno pure arrestata. L'avrete letto, c'è
stato anche sui giornali... sull'« Oggi », raccontato come un
caso pietoso, per far venire qualche lacrima alle buone signore,
che ci fa tanto bene al cuore tenerissimo.
PRIMO OPERAIO Al mio paese il 70 per cento delle donne sono
lavoranti a domicilio. Cioè gente che lavora a casa con le
macchine che il padrone gli ha venduto a rate: telai, cucitrici
ecc. ecc.
QUINTA OPERAIA Facciamo un sacco di lavori... maglierie,
ricami, confezioni, camiceria, stiratura, calzoleria ecc. ecc.
PRIMO OPERAIO Ci sono anche parecchi uomini che lavorano
a casa, perfino ai telai, ed anche dei bambini.
68
69
TERZO OPERAIO In Italia i lavoranti a domicilio sono più di un
milione e mezzo, son fin più dei metalmeccanici.
QUINTA OPERAIA La media è quindici, sedici ore al giorno di
lavoro; non ci pagano i contributi di nessun genere, non
abbiamo assistenza, non abbiamo pensione. Soltanto l'anno
scorso a Concordia1i padroni hanno risparmiato più di
cinquanta milioni in contributi
sociali. Il bello è che in certe zone i padroni e alcuni di quelli
che vanno in giro a ritirare il lavoro finito sono iscritti o
dirigenti di partiti di sinistra.
Escono tutti scende la luce.
Sul buio viene portato in scena un tavolo con sopra un fornello a
gas, pentole, qualche piatto, un cucchiaio di legno e qualche
posata. Si sente sfregare ritmicamente sul classico corno
dentellato della samba. Contrappuntato da ticchettii metallici.
Ogni tanto un cigolio come un lamento. Quindi uno stop di tre
secondi e si riprende principiando con un trillo di campanello.
Un occhio di bue illumina il «rumorista» che per tutta la scena
con vari strumenti a percussione raganella, trich-trach,
barattoli, commenterà i gesti degli attori, dando corpo agli
oggetti e alle macchine che essi descriveranno mimicamente.
Pian piano s'illumina tutta la scena, s'incomincia ad indovinare
due persone che da principio sembrano eseguire una danza sul
ritmo di samba. Sono il Padre e la Madre che lavorano
all'unisono davanti a due immaginari telai in proscenio. Il
proscenio è una delle pareti della casa dove sono sistemati gli
immaginari telai. Nel centro palcoscenico una immaginaria
finestra. Dopo un silenzio la Madre dice:
MADRE Ma guarda che villano quello lì...
(Allude al
personaggio che dovrebbe trovarsi nella casa di fronte, cioè in
platea).
PADRE Perché villano?
Paese in Emilia.
MADRE Eh, ancora un po' ti viene addirittura a guardare in
casa...
PADRE Beh, mica lo fa apposta... sta lavorando anche lui
poveraccio... e mica è sua la colpa se il suo telaio gli finisce
proprio davanti alla finestra...
69
70
MADRE Sì finisce... finisce un corno! ce l'ha portato lui davanti
alla finestra, il telaio, per avere la scusa di poterci venire a
spiare...
PADRE Esagerata, spiare... semmai viene a curiosare...
MADRE Rieccolo. Fai finta di niente che cerca di attaccar
bottone.
PADRE Ma no, vuol soltanto salutarci... Buon giorno, signor
Luigi...
MADRE Bravo, bravo, rispondigli pure... dagli corda... Che tra
poco quello ci viene con la macchina in casa... anzi ce la porta
nella camera da letto.
PADRE Ma si può sapere che cosa ti ha fatto quel povero
ragazzo per avercelo tanto in antipatia.
MADRE Niente m'ha fatto: soltanto è che non posso soffrire i
ficcanaso... questo poi mi fa diventare nevrastenica... alle sei
del mattino quando facciamo andare su e giù questo maledetto
telaio, lui è già li che ti guarda, con quei suoi occhialoni da
miope che pare un binocolo... e fosse uno che ti guarda
tranquillo, appoggiato alla finestra... macché, fa capolino...
capoccella, resta lì tre secondi e poi pluf... scompare, e dopo un
po', cucu baucettete è lì ancora!
PADRE Guarda, mi sbaglierò, ma da un po' di giorni sei andata
giù di nervi che fa paura... porco cane, non sopporti più
neanche la tua ombra! Se quello ti dà tanto fastidio chiudiamo
la finestra e non lo vedrai più.
MADRE Bravo! per colpa sua devo crepare soffocata io... Ma la
chiuda lui la finestra... porca di una... ma non farmi dire degli
spropositi va'...
PADRE Ecco, vorrei vedere che adesso arrivi anche a
bestemmiare.
MADRE Perché, cos'è, mica starai diventando cattolico
benpensante delle volte?
PADRE No, ma è questione di forma... andiamo... poi non ho
mai sentito dire che uno è più comunista se tira più moccoli...
che anzi, ogni « madonna » che tira gliela mettono sulla tessera
come un bollino del buon attivista.
MADRE Eh no eh! Te l'ho già detto che sulle questioni del
partito tu non vieni a sfottere...
PADRE Ma chi sfotte... senti, è meglio che la pianti li, prima che
ti dobbiamo portare al neurodeliri. Vai, vai a farti un giretto,
vai a trovare qualche tua amica... vai alla casa del popolo... fai
un paio di giri a tombola, eh?
70
71
MADRE Sì, e magari vado pure al cinema... e la macchina chi la
fa andare? che se non marcia per almeno sedici ore siamo
fregati.
PADRE Beh sei fissata... non saranno quei venti minuti...
MADRE Sicuro che sono quei venti minuti... Hai mai fatto il
conto che cosa fanno venti minuti moltiplicati per trenta
giorni? E quando lo paghiamo il milione e mezzo di cambiali
che ci hanno picchiato sul collo per 'sti telai? È inutile, se non
vogliamo che ce le portino via dobbiamo farle lavorare 'ste
macchine... non si devono mai fermare, capito? mai!
PADRE Ho capito, ho capito... perché, fino adesso che abbiamo
fatto? Le abbiamo fatte lavorare da farle diventare roventi...
manco la domenica le lasciamo tirare il fiato... tu non vai
neanche a fare pipì quando ti scappa, che un giorno o l'altro
sentiamo un gran botto ed è la vescica che ti è scoppiata...
MADRE Ah ah che ridere... a proposito, che ore sono?
PADRE Perché?
MADRE Perché mi scappa.
PADRE E allora cosa vuol dire... hai regolato i tuoi bisogni con
il segnale orario e vuoi verificare se è in anticipo?
MADRE Ma piantala... era solo per il fatto che se tua figlia
arrivasse tra non molto, io aspetto... così intanto che lei
prende il mio posto al telaio, io ci posso andare con un po' di
fiato!
PADRE Ah, perché invece se non c’è nessuno che prenda il tuo
posto, tu non riesci a prender fiato?
MADRE Tu scherzi, ma lo sai che se io sono di là e non sento di
qua la macchina che si muove, non riesco a far niente! Mi si
blocca tutto!
PADRE Ah si?... e perché non provi a lasciarti andare dentro di
peso alla tazza e poi a tirare la catena... a 'sto punto è l'unica
sai!
MADRE Poi dice a me che sono pesante... certo a te non ti si
può bloccare niente, che tanto tu sei un incosciente... cosa
t'importa a te se oggi, quando arriva la committente, il lavoro
non è pronto per la consegna... lui si fa una pipata e via...
PADRE Beh, meglio essere incosciente che ossessionata come
te... perdio, ci sono cinquemila famiglie come noi nella zona,
che lavorano al telaio... e io vorrei vedere se fanno le storie e
soprattutto la vita che facciamo noi!
MADRE Vorresti vedere?... e allora perché non provi a farti un
giretto... guarda, vai qui, svoltato l'angolo... lì c'è una sposina
con un bambino appena nato che per non perder tempo a
ninnarlo, ha impiantato addirittura un aggeggio con dei
71
72
bastoni e degli intracchen che dalla culla vanno al telaio, così
che quando la macchina con la staggia va avanti e indietro, la
culla si balansa a tempo: oh, oh, oh, oh. E qui c'è una famiglia,
davanti alla chiesa, che hanno messo all'opera anche lo zio
paralitico, piazzato su di una sedia a rotelle fatta apposta, con
un motorino a corsa fissa... tre metri a sinistra, prt prt, dietro
front, prt pru, marcia indietro a destra prt prt... e via di nuovo
a sinistra prt prt... e lui che lavora con una mano sola, quella
buona, con una velocità da non crederci... va più forte di tutti,
si ferma giusto per fare il pieno di benzina, cambio dell'olio... e
via che riparte a tutta birra! prt prt. L'avessimo noi uno zio
paralitico!
PADRE Beh, lui ha il vantaggio che non si fa venire le vene
varicose come son venute a me a furia di stare in piedi.
MADRE E che t'importa? Chi te le vede le tue gambotte? Che,
t'è venuto forse il sogno infranto di fare la ballerina sculettona
nel varietà del giovedì al supercinema?
PADRE Come no, potrei fare anche la mossa... con sto
panettoncione tipo famiglia da sei chili che mi son fatto
dietro...
MADRE Beh, adesso non farti venire il complesso:
panettoncione... è un bauletto! (Ride. Il marito ha un gesto di
risentimento). È questo movimento di avanti e indietro che
ingrossa il muscolo... mica è grasso... basta toccare...
PADRE Certo, infatti appena uno mi guarda li col sorriso
carogna, subito gli faccio toccare... faccio toccare a tutti io!...
Fanno la fila.
MADRE Beh, se vuoi sapere succede anche a quelle che ballano
la rumba e la conga e tutti quei balli esotici lì, che fanno
lavorare molto sul tronco...
PADRE Chiamalo tronco...
MADRE Del resto anche a me s'è ingrossato, ma non ci faccio
una malattia come ci fai tu! Se vai a vedere in Brasile, le donne
che hanno più successo sono quelle che hanno il sedete come il
nostro...
PADRE Come il nostro?... beh questo mi tira molto su di
morale... le prossime ferie le voglio proprio andare a fare in
Brasile... guarda... olè... !
MADRE Accidenti, non la tengo proprio più...
PADRE E cosa aspetti a mollare un momento questa macchina?
MADRE Te l'ho detto che non posso... Accidenti a quella
cretina, che di sicuro si sarà fermata in giro a fare la stupida...
a chiacchierare... e io devo ancora mettere su l'acqua, e fare il
ragù e poi la pipì che... oh mamma non la tengo più!
72
73
PADRE Ma come, neanche l'acqua c'è su? E a che ora
mangiamo oggi?
MADRE Sta tranquillo che non ti faccio crepare di fame... con
tutto quello che hai mangiato stamattina... e poi si lamenta se
ingrassa lui, il sederotto!
PADRE E non chiamarmi sederotto... lo sai che mi fa andare in
bestia... e intanto mi hai fatto andare giù due fili...
MADRE E poi dice che sono io che ho i nervi, che dovrei andare
al neurodeliri... dài, prendi il mio posto svelto che te li tiro su
io i fili, pasticcione maledetto.
Si scambiano i posti ai telai.
PADRE Capirai che disastro... a parte che ero capace anch'io di
ritirarmeli su i miei fili da solo...
MADRE Sì, ma ci impiegavi dieci minuti come minimo.
PADRE E già, e dieci minuti sai, sarebbe stato il disastro!
MADRE Ecco fatto... ti dispiace tornate alla tua macchina che
io mi trovo meglio con quella...
PADRE D'accordo... pronti per il cambio... via! (Si riscambiano
i telai)... Oplà! brava, non abbiamo perso neanche un secondo
prezioso!
MADRE Non fare il cretino, a farmi ridere... se no va a finire
che la faccio qui!
PADRE Dovremmo organizzarci come gli astronauti che vanno
sulla luna... ho letto che quelli hanno una tuta spaziale con
tutto incorporato... vasi da notte pneumatici...
MADRE Quando l'hai letto?
PADRE Giusto, non posso averlo letto... sono tre anni ormai
che non leggo né un libro, né un giornale, grazie a ’sti due
mostri che ci siamo messi in casa... L'avrò visto alla
televisione. lo non capisco perché continuiamo a pagare
l'abbonamento a « l'Unità » e a « Vie Nuove », che tanto non
riusciamo a dargli neanche un'occhiata.
MADRE Che cosa vuol dire? Se uno compera un giornale mica è
obbligatorio che deve pure leggerselo dopo... cioè. i giornali
mica son fatti solo per leggerli.
PADRE Ah no?... e per che cosa allora? Per far su i pacchi?...
per non sporcare i pavimenti quando imbianchi la casa?
MADRE Ma non fare il cretino... voglio dire che quando uno
compera un giornale di sinistra come «l'Unità»... c'è già
l'importante che fa una scelta, un gesto politico, capisci?... è
come dire: ecco io la penso così... ed è già molto!... che se
invece compera « Il resto del Carlino» o il « Corriere della
73
74
Sera» in quel caso li dà i soldi al padrone, e allora non glieli
può regalare... deve sfruttarlo il giornale... deve leggerlo
tutto... consumarglielo fino all'osso, fino negli annunci
mortuari... ! (Si sente suonare il campanello) Chi è?... entrate
pure che è aperto...
FIGLIA (dal di dentro) Sono io mamma... si era bloccata la
serratura... (Entra sul lato destro percorrendo tutta la
passerella come fosse un corridoio antistante la stanza).
MADRE Oh brava, era ora... vieni a darmi il cambio un
momento...
FIGLIA No, no, aspetta vado un salto a far pipì e torno...
MADRE E no! Tu ti fermi e ci vai dopo!
FIGLIA Ma mamma... non ce la faccio più!
MADRE E no! sono io che non ce la faccio più... fermati qui o ti
tiro una scarpa!
FIGLIA Tirami quel che vuoi... ma se ti dico che non ce la
faccio... (Esce sulla destra).
MADRE Hai visto che carogna... E tu non dici niente?
PADRE E che cosa devo dire?
MADRE Figurati... tua figlia mi manca di rispetto, mi ruba il
posto al gabinetto... va a fare la pipì prima della sua mamma...
io, io, che le ho dato il latte... io che le ho fatto fare pipì migliaia
di volte... dappertutto, anche addosso... una volta che ho
bisogno che le parti s'invertano, lei mi dice di no e tu non sai
che cosa dire!
PADRE Ma sei tu che l'hai educata così tua figlia... io non riesco
mai neanche a parlarci, che son sempre qui legato a sta
macchina come un cane alla catena!
MADRE Fosse vero che sei un cane alla catena... che almeno di
notte ti metteresti ad abbaiare quando tua figlia torna che è
l'alba... che un giorno o l'altro la vedremo spuntare con il
pancino bello tondo...
PADRE Col pancino tondo? Quando è tornata all'alba? Angela...
vieni un po' qui...
MADRE Zitto lì... cuccia Bobi... Com'è che ti scandalizzi tanto
all'idea di tua figlia col pancino tondo... andiamo... che
retrogrado!
PADRE E piantala tu con 'sto pancino tondo! Allora Angela, ti
muovi?
MADRE Uou il cagnaccio s'è svegliato!
FIGLIA (dal di dentro) Perché?... Cosa c'è papà?
PADRE Voglio sapere delle cose...
FIGLIA A proposito di che?
PADRE Del pancino tondo!
74
75
MADRE Bumpeta! La delicatezza del bisonte nero!
FIGLIA Del pancino tondo?... che pancino?
MADRE Niente niente belee... è il tuo papà che non sta tanto
bene... continua tranquilla a fare la tua pipì santa, che tanto a
me fra un po' mi esce dal naso!
MANGIAVESPE DALL’ESTERNO Permesso si può?...
MADRE Chi è?
MANGIAVESPE (dall’esterno) Sono io... il Pietro Mangiavespe...
se ci avete qualche cosa da darmi, cinquanta lire...
MADRE Aspetta aspetta lì...
PADRE Ah è il matto...
MADRE Per carità non farlo entrare... è quello che parla che
s'intacca... tartaglia, è pieno di tic! Angela... muoviti vai tu alla
porta!
PADRE Ma che fastidio ti dà poveraccio...
MADRE Si poveraccio... se lo ascolto per dieci minuti, per una
settimana continuo a tartagliare che (S'intacca) faccio schifo...
Hai visto, comincio adesso!
PADRE Si, si sei proprio da ritirare... ma al cottolengo. (Rivolto
verso la quinta) Vieni vieni avanti Pietro, cosa hai bisogno?
MANGIAVESPE (entra. Questo personaggio è il classico «idiota
del villaggio» vestito con indumenti smessi e fuori moda:
pantaloni larghi, camicia senza collo, panciotto scolorito,
cappello) Tutto!
PADRE Come tutto?
MANGIAVESPE Dico che tutto ci avrei di bisogno, ma per il
momento mi accontento anche di cinquanta lire... anche in
moneta... (Il Mangiavespe ogni tanto parla inspirando)... un
paio di scarpe anche vecchie... un bicchiere anche di vino...
una bicicletta anche a pedali o col motorino. (Batte con il
tallone per terra come per una scossa).
MADRE Di' per caso Pietro, non è che sei capace (Contagiata
dal Mangiavespe, s'intacca) porco cane... di manovrare il
telaio? Tu tutu...
MANGIAVESPE Beh, insomma mi arrangio... (Altro tic).
MADRE Bravo, allora vieni qui per dieci minuti al mio posto
che poi ti do le cinquanta lire e anche il vino... guarda che sono
due punti a crescere ogni tre righe...
MANGIAVESPE Sì Sì ho visto...
MADRE Bravo... (Al padre) dacci un occhio tu... (Esce di corsa.
Da fuori)... Dài Angela... esci... se no sbatto giù la porta...
FIGLIA Eccomi... mamma, ma che esagerata!
MADRE Vai a mettere su l'acqua sbrigati. (La figlia entra in
scena e mima su di un lato l'affaccendarsi intorno ai fornelli, la
75
76
bombola del gas, accende i fiammiferi... ecc... ) Poi quand'hai
finito dai il cambio a tuo padre...
Il Mangiavespe ha preso il posto della Madre al telaio. Lavora
con una velocità incredibile.
PADRE Accidenti Pietro, ma sei un campione... chi l'avrebbe
mai detto ma dove hai imparato, dì?
MANGIAVESPE Un po' qui, un po' là!
PADRE Come un po' qui un po' là?
MANGIAVESPE Eh sì, io vado intorno per le case a vedere se mi
dànno qualche cosa... e tutt'intorno per quaranta chilometri in
ogni casa, dove prima ci avevano la vacca da mungere, adesso
ci hanno la macchina da far andare. E appena arrivo io,
dappertutto mi fanno un sacco di feste...
oh, bravo
Mangiavespe... tieni un po' qui, dammi il cambio per un dieci
minuti che devo metter su da mangiare... che devo dare la
ciuccia al bambino... che devo andare a far su il letto... dar da
mangiare ai conigli, dar da bere alla vecchia che è ammalata,
tirare il collo alla gallina... suonare le campane a morto... e
confessare un paio di suore.
PADRE Chi ha le campane da suonare o le suore da confessare?
MANGIAVESPE Il sacrestano e il prete, che anche loro hanno
comprato la macchina tessitrice...
FIGLIA E dove la tengono, in sacrestia?
MANGIAVESPE Certo... ma non c'è mica da meravigliarsi...
ormai i telai li trovi anche nelle tombe dei cimiteri... Mi
sembra un cinema che ho visto una volta che c'erano dei
mostri che si moltiplicavano come le uova delle rane...
spuntavano dappertutto... trvvii!! che impressione!
PADRE Hai ragione adite che sono mostri 'ste macchine...
beato te Pietro che forse sei rimasto l'unico uomo libero in
tutta la regione, guarda!
MANGIAVESPE Macché libero! Se voglio tirar su mille lire per
mangiare devo andare per case da mattina a sera... e in ogni
casa mi mettono alla macchina venti minuti, mezz'ora di
norma e qualche volta anche un'ora! Mi dànno l'un per l'altro
cinquanta lire a testa... per far su mille lire devo passare
almeno in venticinque case... quindi come media sono almeno
dieci-dodici ore al giorno di lavoro più la strada... qualche
decina di chilometri a piedi... e altri dieci per tornare a casa!
Stracco morto... e tu dici che sono libero! Ma è meglio andare
in miniera!!
76
77
PADRE Forse hai ragione tu... ti converrebbe tornare in
manicomio...
MANGIAVESPE Infatti ad un certo punto mi sono scocciato... ci
sono tornato in manicomio, dove ho scoperto che per i matti
hanno adottato una nuova terapia...
PADRE Quale?
MANGIAVESPE Li fanno lavorare ai telai... proprio come matti!
tutto il giorno e li pagano trenta lire all'ora... altro che
l'elettroshock!... e via che sono scappato come una saetta! Ma
tanto è lo stesso... là o qui... non so dove sbattere la testa... se
va avanti così va a finire che divento matto, ma sul serio dico,
nel senso che divento come voi!
MADRE (entrando) Cos'è che siamo diventati noi? Tieni Pietro,
qui ci sono le tue cinquanta lire... e qua c'è il vino... e tante
grazie... (Al marito) Hai visto?... siamo diventati datori di
lavoro anche noi! (Al Mangiavespe) Torna pure quando vuoi
che ci fai sempre piacere...
MANGIAVESPE E lo so che faccio piacere...
MADRE Ci vediamo... (Riprende il suo posto al telaio).
MANGIAVESPE È difficile che ci vediamo, perché adesso vado a
sputare in un occhio al signor Pretore...
MADRE Al Pretore? Perché... cosa ti ha fatto?
MANGIAVESPE Niente! Ma io ho bisogno di riposarmi...
MADRE E sputandogli in un occhio ti riposi?
MANGIAVESPE No, ma lui si arrabbia...
MADRE E ci credo...
MANGIAVESPE E così io vado in ferie... perché lui si pulisce
l'occhio e chiama il maresciallo che mi sbatte al fresco; mi
faccio un bel riposo come se fossi alla clinica San Giuseppe che
è quella degli industriali con l'infarto... e lì mi dànno due pasti
al giorno... tutto gratis e tranquillo... che in galera i telai
meccanici non ce li hanno ancora messi che per fortuna è
ancora amministrazione borbonica! (Esce).
MADRE È proprio Matto...
PADRE Ho i miei dubbi che sia proprio matto...
FIGLIA Lascia a me papà, tira un po' il fiato anche tu... (Prende
il posto del Padre al telaio).
Il Padre sfinito sta per sedersi.
MADRE Intanto che tiri il fiato, ti dispiace buttare giù il riso e
girare il risotto che non attacchi... svelto che sennò brucia il
soffritto!
77
78
PADRE (va al fornello) Ehi, giro, giro... prima tiro... adesso
butto e giro... un giorno o l'altro farò come il Marigiavespe...
vado anch'io a sputare in un occhio al Pretore... così lo tiro
davvero il fiato!
FIGLIA Ma cosa ti prende papà... con chi ce l'hai adesso!?
MADRE Chi lo sa?... forse con qualcuno che gli è andato a
spifferare che la sua bambina ogni tanto fa il turno di notte...
FIGLIA Chi è quella carogna?
MADRE Tua madre...
FIGLIA Tu?
MADRE Sì, sono io la carogna! lo e tuo padre siamo qui a farci
venire la scoliosi, l'artrosi a sgobbare come dannati per sedici
ore al giorno anche alla festa Che se ci mettessero delle catene
e ci legassero alla macchina, manco ce ne accorgeremmo... e
tutto perché? per farti fare la signora a te, per farti lavorare in
fabbrica, la carina, soltanto otto ore al giorno... sabato mezza
giornata domenica riposo!
FIGLIA Ma mamma... stai a sfottere? La signora in fabbrica?!
MADRE Non sfotto! se tu lavorassi al telaio, come noi, non ci
avresti poi la forza alla sera di andartene per tetti col moroso a
smicionare: crolleresti a pera cotta come noi!
FIGLIA Infatti mi viene da crollare... stai tranquilla... è solo
perché gli voglio un gran bene che...
PADRE Allora è vero che ce l'hai il moroso!
FIGLIA Sì, non l'ho mai negato...
PADRE Ma neanche ce l'hai mai detto!
FIGLIA La mamma lo sapeva...
PADRE Ah beh, allora se lo sapeva la mamma basta! E dove
andate a far tardi tu e il tuo moroso?
FIGLIA Un po' qui e un po' là...
PADRE Un po' qui e un po' là?
MADRE Forse è un parente del Mangiavespe, s'è fatta un
moroso senza fissa dimora...
Vanno sotto i ponti
dell'autostrada e ne cambiano uno ogni sera!
PADRE Teresa piantala di fare la spiritosa... (Alla figlia) Allora
si può sapere dove andate?
FIGLIA A casa sua...
PADRE Tutta la notte?
FIGLIA Sì, tutta la notte... perché?
PADRE Ma la vigliacca boia... mia figlia che va a letto, in casa
del moroso...
FIGLIA Perché, se invece andavamo a spendere tremila lire in
un albergo, saresti stato più contento?
78
79
PADRE (si avvicina minaccioso alla figlia) Ma... ma io ti spacco
la faccia... 'sta vergognosa!... ti riempio la faccia di sberle!
MADRE (si intromette tra i due con tono autoritario) Calma...
uei calma!... Torna a girare il tuo risotto tu... e tu «amorosa»
sta attenta a non spaccarmi il filo, se no le sberle te le do io! a
tutti e due le do!
La Figlia torna alla macchina. Il Padre guarda sbalordito la
Madre come volesse reagire, ma poi ci ripensa e torna al
fornello. Anche la Madre riprende a lavorare.
PADRE Hai capito... mia figlia si scopre che così... insomma...
fa l'amore in letto privato e chissà da quanto tempo... ed è
come se niente fosse... tutto normale... quello che importa è
che non si rompano i fili e non attacchi il risotto. E chi è 'sto
moroso?
FIGLIA Anche se te lo dico, non lo conosci...
PADRE (alla madre) E tu lo conosci?
MADRE No, neanch'io...
PADRE Ah si... ma scusa tu, sei la sua mamma, o una che passa
di qui per caso?
MADRE Sì, Sono la donna che viene qui a fare i mestieri a ore...
Ma di'... come faccio a conoscerlo 'sto ragazzo che sono
sempre qui che non sono mai uscita manco per andare a
vedere in piazza il Festival dell'Unità che cantava Dorelli e poi
parlava Pajetta che è proprio l'accoppiata che mi piace di più!
PADRE E non potevi farlo venire qui lui?
MADRE Chi Pajetta?
PADRE (alla Madre) Piantala! No, il ragazzo...
FIGLIA Non può... perché lui lavora al telaio in casa sua, sedici
ore al giorno di fila e guai se smette... che sono in ritardo più di
noi con le cambiali...
MADRE L'unica sarebbe prendere un camion e trasportarlo
qui, lui il suo telaio la sua mamma... così si può continuare a
lavorare... come va? allora le lenzuola le mettiamo noi, o voi?
PADRE E i Suoi genitori come la prendono?
FIGLIA Male... non mi possono vedere... hanno paura che gli
porti via il figlio prima che abbiano finito di pagare i telai...
MADRE Beli hanno ragione... farei anch'io così...
PADRE No, tu faresti peggio...
FIGLIA Peggio di quello che ha fatto sua madre non credo di
sicuro...
MADRE Cos'ha fatto?
79
80
FIGLIA M'ha detto che se io resto... sì insomma... nel caso che...
salta fuori che aspetto un bambino, che dopo lui mi deve
sposare, lei mi ammazza!
PADRE Ma ti ammazzo anch'io se mi fai una cosa del genere...
MADRE Cuccia lì e gira... e non dire cretinate... (Cambiando
tono) l'ammazzo io!... Un giorno o l'altro pianto qui ’sta
macchina e vado a dirgliene quattro a quella megera.
FIGLIA Intanto m'ha fatto giurare che avrei preso la pillola
tutte le mattine... !
MADRE E tu cos'hai fatto?
FIGLIA E io la prendo.
MADRE Anche tu?
FIGLIA Perché la prendi anche tu?
MADRE No, io la do a te.
FIGLIA Quando?
MADRE Tutte le mattine!
FIGLIA Ma quando che non me ne sono mai accorta?
MADRE Per forza, te la metto nel Caffelatte con lo zucchero!
FIGLIA Tutte le mattine?
MADRE E sì... mi spiace, ma da quando ho capito che c'era del
« baci baci amore amore » io ho detto: «quella è tanto oca che
magari ci resta, non voglio saper leggere né scrivere, io la
ingesso! »
FIGLIA Ma sei sicura che anche nel latte faccia lo stesso effetto?
MADRE Come no... tu ne avanzi sempre un goccio per la gatta
no? E infatti è più di un anno che lei non fa gattini.
FIGLIA Mamma guarda... oddìo, il papà si sente male... (Infatti
l'uomo barcolla, si affloscia rantolando). Presto tiriamolo su... !
MADRE Torna alla macchina! Continua a lavorare tu... ci penso
io... su Michele... su che non è niente... vieni qui. (Lo aiuta ad
alzarsi e lo trascina davanti al telaio) Su da bravo... prendi la
staggia... (Standogli dietro gli muove le braccia come fosse un
pupazzo, facendogli fare i movimenti del lavoro).
FIGLIA Ma mamma cosa fai?
MADRE Respirazione artificiale... il movimento del telaio è
quello che c'è di meglio per queste crisi! (Verso la finestra di
fronte) Ehi giovanotto... . (Fischia) chi...
signor Luigi...
binoccolo!... Guarda quel boia... quando c'è bisogno di lui fa
apposta a non affacciarsi... oh eccolo finalmente... Sì sono io
che ho chiamato... c'è mio marito che sta male... se può
chiamarmi il dottore o qualcuno... lei che ha il telefono... ma
che venga subito... si grazie... (Il Padre si è ripreso, ora il telaio
lo fa andare senza l'aiuto della Madre). Vedi, vedi ha già ripreso
80
81
a lavorare... bravo!... su... su Michele... ma cosa t'è venuto?...
son quelle sigarette che fumi...
PADRE Piantala te e le sigarette... Che vergogna, che schifo... la
figlia battona, e la madre che le tiene mano...
MADRE Ma dico Michele... sei diventato matto?... Cosa
straparli?
PADRE No, non sono matto... io vi ammazzo tutte e due... e poi
mi sparo... che mi avete infangato il mio nome... il mio onore...
Che ho una figlia che sta fuori a dormire e poi prende pure la
pillola... anzi due... che una gliela dà anche la madre... per
sicurezza... che non si sa mai.
MADRE Beh, li hai ragione... è stato un po' uno spreco inutile!
(Va al fornello e si occupa del riso che sta cuocendo).
PADRE E ci sfotti pure! Ma che razza di madre sei?
MADRE Ma certo che ci sfotto... e io chiedo a te che razza di
padre e di uomo sei tu... di rivoluzionario e marxista e di ex
combattente per la libertà... che perché scopre che la figlia fa
l'amore senza essere ancora sposata e poi prende la pillola...
gli viene la crisi... il coccolone che momenti ci crepa... Ma
allora 'sto fatto dell'amore libero che cos'è? Una battuta che il
Lenin buttava lì tanto per far ridere gli amici? E 'sta pillola
cos'è... una schifosata dei capitalisti borghesi per corrompere
il sano proletariato?! O è solo perché tu sei un buon cattolico e
allora sei d'accordo col papa che si fa peccato mortale e si va
all'inferno a voler limitare le nascite, che quella è una pensata
da cinesi del Mao!
PADRE Ah, sei brava... porco cane se sei brava a voltare la
frittata... in quattro e quattrotto mi hai sbattuto là che mi
sento peggio di un sacrestano reazionario... che invece di
essere orgoglioso d'avere una figlia così spregiudicata... e una
moglie così moderna tutta casa e telaio... anzi solo telaio che
quei due catorci sono l'unica cosa che ti interessa al mondo...
E porco giuda boia maledetto il giorno che mi son fatto
incastrare a darti retta: «Dài lasciati licenziare... facciamo
come tutti gli altri: col mezzo milione di liquidazione che ci dà
il padrone ci tiriamo in casa le macchine, il resto in cambiali...
vuoi mettere, in casa nostra lavoriamo meglio, più liberi... più
comodi... più contenti... Sì, più contenti: siamo qui a farci
tirare il collo come degli imbecilli dal padrone che adesso
guadagna il triplo, risparmia i soldi delle macchine e dei
Capannoni... non ha più da pagarci né la mutua né la
tredicesima, né il fondo pensioni: gli straordinari glieli
facciamo gratis! la maggior parte delle famiglie fanno lavorare
anche i bambini di otto anni... tanto che a scuola dopo la terza
81
82
non ci va quasi più nessuno... Siamo qui peggio che in galera a
farci strozzare anche da quei bastardi dei procaccia, dei
committenti... se cerchi di fare uno sciopero... ti tagliano fuori;
ci lasciano senza lavoro e i lavoranti li vanno a cercare nel
Polesine... nelle Marche... che li hanno più fame che qui e li
pagano meno!
Durante la battuta del Padre, la Madre perde l'atteggiamento
provocatorio e la sua rabbia si trasforma in dolorosa coscienza.
MADRE Sì, d’accordo, ci hanno fregati... e allora? che ci
possiamo fare io e tua figlia... perché te la prendi con noi?
PADRE Ma io me la prendo con tutti... con tutto 1 sto mondo
bastardo... che mi domando per che cosa Sono stato in
montagna... Per che cosa ci siamo fatti scannare in tanti... e
sbattere al muro... che è peggio di prima... che adesso abbiamo
pure la beffa della deformazione professionale del sedere
ripieno alla baiadera. Ah, ma io mica voglio crepare come un
verme imbesuito... io mi devo far accoppare giorno per giorno
da questa macchina schifa porca... ? Ma io la spacco... spacco
tutto io... (Ha afferrato un grosso bastone e si mette a menare
fendenti terribili sulla macchina, che naturalmente non esiste,
ma il fracasso «doppiato» dal rumorista dà l'idea del danno
prodotto).
MADRE No, matto... fermo Michele, no... oh no, la macchina
no!
FIGLIA Papà... smettila... Papà... ti prego...
PADRE Via... se no vi spacco anche a voi!...
La Madre cerca di fermare il Padre nella sua opera di
distruzione delle macchine. Il Padre è come se non la vedesse e
nel suo forsennato agitarsi dà una bastonata alla Madre.
FIGLIA Mamma...
che hai fatto? L'hai ammazzata...
disgraziato!... Sulla testa l'hai presa!! Mamma... rispondi...
La Madre accusa il dolore alla testa, ma il dolore più grande è
la distruzione delle sue macchine. Si avvicina ad esse.
MADRE I telai, i miei telai, gli aghi... rotti... tanti sacrifici... le
cambiali... tre milioni di cambiali... (Si avvicina disperata al
82
83
marito) Michele... perché... Michele... (Si porta la mano al
cuore per un improvviso dolore) Sto male... (Cade in ginocchio).
FIGLIA Papà... aiuto! la mamma sta male... straparla... è fredda
gelata.
Come impazzito il marito è rimasto bloccato allucinato.
PADRE Macchina schifa... la rompo... lei e il suo sederotto alla
baiadera...
FIGLIA Papà... Non state lì impalato... aiutami!
PADRE Io vado in tutte le case... dove ci hanno le Macchine... e
gliele rompo... spacco tutto! E poi gli sputo in un occhio!
MANGIAVESPE (dall’esterno) È permesso?
FIGLIA Avanti... chi è?
PRETE (entrando) Sono il parroco, mi hanno telefonato che c'è
qualcuno che sta male...
PADRE Sì, è mia moglie... le ho spaccato la testa... a lei e alla
sua macchina con tutto che io le voglio bene a mia moglie...
tant'è vero che abbiamo tutti e due il sedere che va di moda in
Brasile... piace... sapesse come piace! La mossa! Questa invece
è mia figlia che fa l'amore con due pillole per volta finché la
madre del suo moroso non ha pagato le cambiali!
FIGLIA Papà... ti prego... (Al prete) mi spiace che l'abbiano
disturbata reverendo...
noi avevamo chiesto che ci
mandassero un medico...
MADRE (rinvenendo, vede il Prete di spalle) Angela... chi è
questa donna in lutto!?
PRETE (si volta verso la madre) Sono il parroco.
MADRE Cos'è già Pasqua... che è venuto a benedirci le
macchine?
PADRE No, è venuto per te Teresa per darti l'olio santo!
PRETE Non esageriamo... io son qui... soltanto...
MADRE Guardi signor curato... che io l'avverto... al mio
funerale io voglio la bandiera rossa in testa a tutti! Non
transigo! E voglio che cantino sparato « Il padrone fa il suo
mestiere... se lui ci strozza è perché noi glielo permettiamo. Il
padrone in paradiso andrà perché i poveri di spirito non
meritano pietà». Non la conosce... beh... dopo gliela insegno...
Ad ogni modo se poi ci vuol venire dietro anche lei al funerale,
tanto per far numero... s'accomodi: noi siamo per il dialogo.
FIGLIA Non ci faccia caso signor curato... è per la gran botta
che straparla.
PRETE Accidenti che livido... ma perché non ci mette un po' di
ghiaccio?
83
84
FIGLIA Ha ragione... vado subito a prenderlo.
MADRE No, tu non vai a prendere un bel niente, tu torni alla
macchina... sbrigati! chi ti ha detto di piantare li il telaio
fermo? (Automaticamente la Figlia va verso i telai, ma si rende
conto che non si possono usare). Sono rotti... oh già! Signor
curato... faccia il bravo... mi aiuti... magari lei è bravo ad
aggiustarmeli... me li faccia andare che non si può lasciarli lì
così fermi che devono lavorare sedici ore minimo al giorno...
che se lei me le aggiusta io poi le faccio un bel regalo.
FIGLIA Le dica di sì... così si mette l'anima in pace.
PRETE Beh, vedrò di arrangiarmi per quello che ne so... (Si
avvicina al telaio) sono proprio dello stesso modello della mia.
Forse qui si può raddrizzare... Mi dia una mano signor Michele.
Cerchi di far leva con quel paletto... che io riavvito 'sti bulloni...
(Leva dalla tasca una busta contenente cacciaviti, pinze ecc.).
PADRE Sì sì, l'aggiustiamo... e poi io la spacco, la sfascio
un'altra volta! tutta la rompo!
MADRE No tu la pianti, non spacchi un bel corno!
PADRE Io spacco tutto, anche il corno... e poi sputo in un
occhio al Pretore! E anche a te sputo in un occhio reverendo...
perché hai la faccia da prete!
FIGLIA Non ci faccia caso signor curato... è andato un po' giù di
rigolo anche lui!
PRETE Vedo, vedo... ma io non faccio più caso a niente ormai!
MADRE Angela, prendi la catena, quella con il lucchetto che
serviva per il pollame e lega tuo padre!
FIGLIA Ma mamma adesso basta: che mi sembra di essere in
una gabbia di matti!
MADRE Ho detto di legarlo!
PADRE Sì, legami pure che tanto io poi spacco tutto lo stesso...
guarda qua: mi lego anche da solo: toh! (Esegue).
MADRE Svelta, chiudigli il lucchetto! Brava! Adesso togli la
chiave e dammela. Grazie! Mi fai un piacere Angiolina?
FIGLIA Ma certo, di' pure.
MADRE Mi porti un bicchiere d'acqua? Ho la gola che è un
fuoco!
FIGLIA È la febbre... Ci vuoi dentro un po' di limone?
MADRE No, preferisco senza.
Entra la Committente, carica di pacchi e festosa.
COMMITTENTE Permesso... allegri gente! C'è qui la befana
santa: siamo pronti con le consegne?... forza scattare che devo
passare a ritirarne ancora quindici prima di sera! Qui ci sono le
84
85
matasse nuove... qui la busta paga... Oh, buon giorno
reverendo... cosa fa di bello da queste parti?
PRETE (sta sempre lavorando intorno ai telai) Faccio il
meccanico... a tempo perso...
COMMITTENTE Ah prete operaio allora? che bello... e la
Teresa... cosa le è successo?
FIGLIA Sta male... Tieni mamma... bevi...
MADRE Tirami su... se no non ce la faccio... ecco basta... è
andata giù!
FIGLIA Cosa?
MADRE La chiavetta.
FIGLIA Hai mandato giù la chiavetta del lucchetto?
MADRE Sì, adesso non potrà più rompermi le macchine!
FIGLIA Oh mamma! Reverendo la mamma ha ingoiato una
chiave!
PRETE Le avete dato da bere una chiave? Ma che cura è?
COMMITTENTE Povera donna è qui che scotta... ma come le è
successo?
PADRE Sono Stato io... una bastonata!
COMMITTENTE Michele... Ma cosa fai così legato?
PADRE È perché non vogliono che spacchi le macchine e poi
che prenda a legnate anche te! Bastarda!
COMMITTENTE Ehi, Ma dico... spero che scherzerai...
PADRE Sì sì, scherzo... non è a legnate che ti voglio prendere
strozzina ma a pedate... e poi ti sputo in un occhio... (La
afferra per le braccia e come Un prestigiatore si scioglie
velocissimo dalle catene e incatena la donna).
FIGLIA No papà, lasciala stare!
COMMITTENTE Aiuto... Teresa! Tuo marito è impazzito...
Guarda se mi tocchi... ti faccio sbattere fuori dal partito...
MADRE Fermati Michele... no... non devi farlo! Aiutami
Angela... lo devo fare io... io devo prenderla a calci e poi
sputarle almeno in un occhio... prima di morire... l'ho sempre
sognato!
PADRE Si Teresa... te la tengo... te la tengo ferma io!
PRETE Ma che fate, andiamo!
MADRE Tu prete operaio interessati della mia macchina! Che è
già tanto! Aiutami Angela... porca d'una miseria... la gamba...
non riesco ad alzarla...
FIGLIA Forza mamma te la sollevo io.
La Committente tenuta dal padre, viene presa a calci nel sedere
dalla madre.
85
86
COMMITTENTE Adesso basta, lasciatemi andare!
Nella colluttazione alla Committente cade una busta.
PADRE Che cos'è questa busta? (La raccoglie).
COMMITTENTE Dammeli qua sono i miei bollini... i bollini per
le tessere nuove... ci sono anche i vostri!
MADRE Ah sì? Bene... dammeli qua, li compro tutti io...
dammeli qua che te li incollo tutti sulla faccia!
COMMITTENTE No, per dio! Ve la faccio pagare... vi faccio
sbattere fuori tutti e tre!
MADRE Angela... Michele... tenetemi su... che sto cadendo...
non ci vedo più... ho freddo!
Il Padre e la Figlia sostenendo la Madre la fanno stendere sul
praticabile a destra palcoscenico. Si abbassa la luce. Entra il
Mangiavespe nei panni del commissario politico: giaccone di
pelle berretto con visiera del tipo dei commissari politici al
tempo della rivoluzione russa. Questa scena è il sogno della
Madre che sta morendo.
MANGIAVESPE
Fermi tutti! Ognuno al suo posto...
cominciamo il processo.
FIGLIA Senti Mangiavespe, vattene perché questo non è
proprio il momento di fare il matto!
MANGIAVESPE
Non sono matto e non mi chiamo
Mangiavespe...
Sale lentamente la luce che però rimarrà bassa per tutta questa
scena.
FIGLIA Va' beh, Pietro vattene!
MANGIAVESPE Neanche Pietro, sono il commissario politico
Ivan Compatti!
MADRE Commissario politico?
MANGIAVESPE Certo, non vedi che ci ho il giaccone di pelle e il
berretto con visiera come da regolamento?
MADRE Eh già... proprio come nei film russi nel '21! Oh, ma tu
guarda!
COMMITTENTE Mi volete sciogliere da 'ste catene... chi parlo
con voi!
Nessuno le bada.
86
87
MANGIAVESPE Silenzio: seduti! e rispondete per ordine alle
mie domande.
Tutti si siedono.
MADRE Chi l'avrebbe mai detto: il Mangiavespe... avete notato
che non balbetta quasi più..
MANGIAVESPE Non ho mai balbettato, facevo finta...
MADRE Allora facevi finta anche di chiedere la carità?
MANGIAVESPE No, la carità, quella la chiedevo sul serio: a noi
commissari politici ci dànno uno stipendio da fame, che se non
arrotondiamo... Ma intanto ho approfittato per andare in giro
e fare la mia brava inchiesta.
PADRE Che inchiesta?
MANGIAVESPE
Sul comportamento degli iscritti e dei
dirigenti... ci sarà una purga!
PADRE Una purga? Come con Stalin? Oh era ora... (Fa il gesto
di sparare con un mitra) ta-ta-ta...
MANGIAVESPE No, niente ta-ta-ta...
PADRE Peccato.
MADRE Peccato.
MANGIAVESPE Il partito ha deciso di sbattersi via dai piedi
tutte le taccole, i pidocchi e le camole che gli stanno addosso...
non vuole gente furba, né i politicanti né gli addormentati... via
tutti! a costo di restare in quattro gatti!
COMMITTENTE Beh, allora tanto per cominciare io avrei da
denunciare questi tre iscritti... che oltre avermi insultato...
MAGNIAVESPE Piano, piano, andiamo per ordine: chi sei tu?
COMMITTENTE Sono dirigente di sezione... attivista... iscritta
dal '55...
MANGIAVESPE Brava... e che mestiere fai?
COMMITTENTE MANGIAVESPE Che cosa vuol dire?
COMMITTENTE Beh, vado dal padrone, ritiro le matasse e le
distribuisco nelle varie case dove ci hanno le macchine, nello
stesso tempo ritiro la merce finita e la porto al padrone, che mi
paga.
MANGIAVESPE Quanto ti paga?
COMMITTENTE (imbarazzata) Beh, lo sanno tutti...
MANGIAVESPE (autoritario) Quanto ti paga?
MADRE Il doppio di quello che dà a noi...
MANGIAVESPE Silenzio!
COMMITTENTE Beh, se è per quello anche lui, il padrone
guadagna il doppio di quello che guadagno io!
87
88
MANGIAVESPE Allora, per capirci, se un capo finito viene
pagato da te duecento lire, il padrone te ne dà quattrocento e
lui lo vende a ottocento... è così?
COMMITTENTE Sì, più o meno.
MANGIAVESPE Bene! allora ti dichiaro espulsa dal partito per
tradimento della classe.
COMMITTENTE Che tradimento: non ho mai tradito io... ho
fatto cinquanta tessere soltanto quest'anno!
MANGIAVESPE A chi hai fatto le tessere? agli stessi che sfrutti
ogni giorno, che strozzi magari!
COMMITTENTE No, io non li sfrutto, è il mercato che decide
così...
MADRE 'Sta figlia di buona donna guadagna venticinquemila
lire al giorno di media sul lavoro di venti famiglie che tutte
insieme non guadagnano la stessa cifra e viene a cacciare che
non sfrutta!
COMMITTENTE Ma è il mercato che decide così. D'altra parte
se io solo mi azzardassi a pagarvi qualche soldo in più gli altri
incettatori mi farebbero la pelle... tanto per cominciate
andrebbero dal padrone a dire che io gli rovino la piazza e
quello mi toglie subito il lavoro.
PRETE Certo, è la legge del profitto... non puoi farci niente! E
poi se non lo facesse lei di strozzarvi, lo farebbe subito un
altro... e non cambierebbe... tanto vale allora lasciare che
continui lei... che è dello stesso partito, se non altro!
MANGIAVESPE Ma questo è un discorso da preti!
MADRE Infatti l'ha fatto il reverendo che per caso è pure prete.
MANGIAVESPE Ma davvero non ti rendi conto che sei nel
«mazzo» degli sfruttatori... che sei un piccolo padrone anche
tu?
COMMITTENTE Ma il partito non ha mai detto che i piccoli
padroni bisogna combatterli, anzi, ci han sempre spiegato che
il nostro nemico è solo il grande capitale, e che il piccolo e
medio capitale dobbiamo farcelo alleato... l'ho letto un sacco di
volte.
MANGIAVESPE Farcelo alleato, non vuol dire eleggerlo a
dirigente...
COMMITTENTE Come no, se vuoi ti dico i nomi di un sacco di
piccoli proprietari, piccoli industriali, grossi albergatori, grossi
commercianti, che sono stati eletti sindaci, segretari e
compagnia bella!
PRETE Non accetto queste basse insinuazioni... qui si
generalizza. Si prende un caso limite e si cerca di farlo passare.
88
89
per consuetudine come se tutta la direzione del partito fosse
nelle mani del piccolo e medio capitale.
COMMITTENTE Ma io ho fatto un esempio, non ho
generalizzato.
PRETE Gli esempi non si fanno mai... in politica... denunciare
un caso equivale denunciare tutto un sistema... quindi niente
critiche... le critiche avvantaggiano solo il nemico!
MANGIAVESPE Ma Lenin diceva che la critica è la forza di un
partito veramente rivoluzionario.
PRETE La critica costruttiva però...
MANGIAVESPE Certo!
PRETE E la critica costruttiva è soltanto quella Che si fa contro
un altro partito! Non contro il proprio!
PADRE Oeu! Ma questo è un discorso da gesuita!
PRETE Non sono gesuita!
MADRE Beh, insomma è da prete!
PRETE Non sono nemmeno un prete!
MADRE Ah no? e allora perché è vestito da prete?
PRETE Vedi, vedi... ti fai suggestionare dalle apparenze, non
sei una vera marxista, poiché ti fermi all'esteriore... non vai in
profondità nelle questioni... non sei un politico.
MANGIAVESPE Zitto politico! Allora concludiamo... come
dirigente dovevi dirigere i tuoi compagni nella lotta... incitarli
e organizzarli negli scioperi...
MADRE Già, invece l'ultima volta che ci abbiamo provato lei ci
ha consigliato di non fare fesserie... che noi eravamo piccoli
artigiani... e non potevamo scioperare.
COMMITTENTE Non diciamo frottole... voi non avevate
nessuna voglia di farlo 'sto sciopero... e non sapevate che
scusa prendere... allora mi avete fatto pena e vi ho dato l'alibi
io per farvi stare in pace!
MADRE Toh, chi l'avrebbe mai detto che l'incettatrice era
parente del prete politico!
MANGIAVESPE
Silenzio e poche storie: sei espulsa...
riconsegna la tua tessera e fuori dai piedi.
MADRE Bene! Bravo! Mi sento già meglio!
MANGIAVESPE E anche voi siete espulsi... tutti e tre... forza
indietro le tessere!
PADRE Come? Cosa c'entriamo noi... noi siamo gli sfruttati!
MADRE Appunto!
MANGIAVESPE Non basta essere sfruttati per essere dentro il
partito... bisogna anche dimostrate che si ha volontà di
lottare... di rischiare... se dormi e accetti le cose come stanno...
è meglio che te ne stai di fuori! Questo non è un partito
89
90
d'opinione... che uno prende la tessera per farla vedere agli
amici, come se fosse quella del calcio... non è un partito buono
per tutti... per i cani e i porci... è solo per i proletari che ce la
mettono tutta... sempre! non solo nelle feste comandate e alla
messa grande! No, niente, non è una chiesa... è un partito
rivoluzionario questo!
PADRE Ma io ho fatto la guerra di liberazione...
MANGIAVESPE Sì, ma adesso hai disertato!! Chi t'ha detto che
la guerra era finita... ? chi t'ha detto rompete le righe, e di
metterti a tirare a campà?
PRETE E tu, credi di essere il revisore, un revisore infallibile...
te la prendi con loro perché non sono degli eroi... come se il
padrone non contasse niente... il padrone che li può
schiacciare come e quando gli pare? Che li ricatta, li terrorizza!
MANGIAVESPE Il padrone fa il suo mestiere, è giusto, ha
ragione di cercare di tenerli sotto... ma la più grossa carognata
che si possa fare verso lo sfruttato è quella di compiangerlo, di
dirgli di non fare colpi di testa; non è il momento, restiamo
nella legge... ci vuole pazienza... bisogna aspettare, stare uniti,
avere fede nel partito: e chi è il partito? Il partito sono loro, la
loro dignità, il loro coraggio, la loro disperazione... caro il mio
pretaccio politico! E abbiamo bisogno di gente che si metta in
testa a tirarli... non dietro a fare i frenatori... a farli sbollire.
Pian piano scende la luce.
MADRE Bravo Mangiavespe... si voglio dire commissario
politico! Hai ragione... guarda anche se ci hai sbattuti fuori
pure noi... Hai ragione! Bisogna davvero che sia un premio,
una roba da meritarsi entrare nel partito. Mica una roba tipo:
buon giorno, buona sera, ci sta? s'accomodi, benvenuto, faccia
la sua offerta! (S'è fatto buio completo, la donna continua a
parlare) Commissario politico... Ehi! Ivan, come si chiama!
Dove sei?!
Sul buio totale il Mangiavespe scompare. Al lento risalire della
luce ritroviamo tutti nella stessa posizione di prima che entrasse
il Mangiavespe.
FIGLIA Mamma, svegliati mamma!
MADRE Eh, chi è? dove siamo? Angela... dove sei?
FIGLIA Sono qui.
MADRE Dov'è il Mangiavespe?
90
91
FIGLIA Che Mangiavespe? Hai avuto un incubo mamma.
MADRE Un incubo?... peccato... era così bello quell'incubo!
(Vede la Committente) Ma no, che non è un incubo... c'è lei...
che c'era anche prima che era sotto processo!
COMMITTENTE Che cosa dice poverina... straparla ancora...
MADRE Porco cane... ma allora a te non t'hanno buttato fuori
dai piedi!?
COMMITTENTE Fuori dai piedi... ? chi doveva... Oh povera
Teresa... ma cosa dici?
MADRE Eh inutile... il piccolo capitale resiste sempre... eh,
ringraziate dio...
PRETE Sempre sia lodato...
MADRE (al prete) Nel senso di Stalin ringraziate dio, che quello
era un sogno, se no...
FIGLIA Che sogno mamma?
MADRE Che scalogna... i sogni così belli dovrebbero essere
sempre veri... se no, non vale!
PRETE Signora Teresa, c'è una bella sorpresa per lei: guardi
sono riuscito ad aggiustarle tutti e due i telai... vede?
FIGLIA Forza papà: vieni qua che facciamo vedere alla mamma
come vanno bene... Guarda, ti promettiamo che non li faremo
fermare mai... per nessun motivo... sei contenta?!
MADRE Sì, sì sono contenta... ma ero più contenta prima... era
così bello quel sogno; orco cane era meglio se non mi
svegliavo... se morivo addirittura... che bello (Ripete le parole
del Mangiavespe) «Fuori, fuori dai piedi i furbi, i politicanti e gli
addormentati... questo non è un partito per tutti i gusti: per
cani e porci... Non basta essere sfruttati... bisogna mettercela
tutta, sempre... mica solo alla messa grande!! E bisogna avere
il coraggio di criticare e farsi criticare! La critica è la vera forza
del partito... solo la chiesa non si critica... è un partito
rivoluzionario questo, non una chiesa!... via via le taccole, le
camole, i pidocchi, e i pretacci politici! via... » (Muore).
COMMITTENTE Teresa... Teresa... Povera donna... è morta!
FIGLIA Mamma mamma... (Piange disperatamente).
Entrano due Chierici con turibolo.
PRETE Bravi arrivate giusto in tempo. Requiem eternam dona
eis domine... Lux perpetua luce.
PADRE (in centro proscenio, come parlasse al dirimpettaio) Sì, è
morta... beh... capisco che non possa venire al funerale... già il
telaio... grazie lo stesso. (Ai due Chierici) A proposito chierici,
vi dispiace prendere il nostro posto alle macchine per un po'...
91
92
che non si possono fermare, se no è la fine, loro devono andare
sempre... sempre!
I due Chierici si dispongono davanti ai telai iniziano a lavorare
ritmicamente cantando il Dies Irae, mentre la luce si abbassa
lentamente.
L’ATTORE POLITICO – manca il video!
Scenografia
PRESONAGGI
VOCE Pronti, siamo in trasmissione. Forza Francaccia, tocca a
te.
Si avvicina al teatrino
FRANCACCIA Sono qua nel retropalco, che mi preparo.
VOCE Forza, sbrigati, che devi fare la presentazione.
FRANCACCIA Fatevela voi ‘sta tiritambola sbadigliante
piagnosa taratatà. Io non ho tempo. Ho altro da fare.
VOCE Come hai altro? Ma come ti sei conciata, dì?
FRANCACCIA Beh? Che c’è di strano? E la mia acconciatura
normale: maglione nero, foulard al collo, occhiali scuri,
coppola con visiera.
VOCE Mi pari la caricatura di un regista d’avanguardia.
FRANCACCIA Vacci piano a sfottere. Buttafuori da strapazzo
più che buffo. Io sono una regista d’avanguardia. Attrice e
maestra dell’Off e anche più in là. Ma scusa, sai, non ho tempo
con le tue tarambiccole smataciiose del bla bla, anzi fatti in
là…Fatti più in là aaa’ e lasciami lavorare. Viaaaa!
VOCE Lavorare a che cosa?
FRANCACCIA Sto aspettando un politico belligeroso, come dire
un deputato ex ministro, per fargli la lezione.
VOCE Che lezione? Non mi dirai che insegni politica, adesso?
FRANCACCIA No, molto di più. (Sul teatrino Francaccia sta
armeggiando con un podio da comizio. Assesta un microfono.)
Insegno recitazione e gestualità teatrale ai politici.
VOCE Teatro ai politici?
FRANCACCIA Sì, o rintronato, stupefatto, anacronistico bla bla
bla…Insegno ai politici disadattati la nuova tecnica
dell’oratoria comizi esca tragicomica. Ho messo su una scola
apposita.
VOCE Una scuola? E perchè? A che scopo?
FRANCACCIA Ma dico, dove vivi?
92
93
Rintronato alocchito disadattato e fuori dal mondo? Ma li vedi
mai i politici, gli onorevoli, i governativi alla televisione
quando parlano? E non vai mai ai comizi?
VOCE Beh, sì, qualche volta.
FRANCACCIA E ti piacciono? Riescono a interessarti?
VOCE Beh, a dire la verità, no. Anzi, mi annoiano.
FRANCACCIA Bravo. Infatti l’indice di ascolto televisivo,
quando trasmettono le tavole rotonde elettorali è un disastro,
no?Alla gente ci viene il male della nonna e cambia subito
canale. Tant’è vero che Trmobadori, l’onorevole testafina, che
testa quel Trombadori! Ha subito proposto di trasmettere i
dibattiti politici in contemporanea su tutti e due i canali: primo
e secondo. E perfino alla radio. Così gli spettatori ribelli, anche
se cambiano canale, restano sempre fregati, obbligati a
vedersi quel programma interpartitico comiziante ad ogni
costo. O mangi ‘sta minestra o salti ‘sta finestra! Che
democratico quel Trombadori bla bla bla. Sai che se non lo
fermavano in tempo, stava proponendo che anche le
televisioni private dovesero fare lo stesso. Un unico circuito e
via! Tutti a trasmettere lo stesso programma politicante. E se
poi, disperato, il teleutente insubordinato piantava lì e andava
al cinema, track! Olè! Anche al cinema gli proiettavano la
stessa tavola rotonda sfaraggiata, malenzosa, statica, che
pappata! Ah ah: come ti muovi ti fulmino. La vera libertà di
informazione Trombadoriana!
VOCE Senti, basta con quel TROMBADORI. Cerca di restare in
argomento.Allora d’accordo. I politici hanno difficoltà ad
attirare l’attenzione della gente. E allora?
FRANCACCIA E allora vanno in crisi, no? Sono tutti in crisi.
Fanno cose da pazzi: FANFANI si fa tirare le orecchie in chiesa.
BIASINI cade dalla bicicletta. Hanno perso al testa, non
riescono a capire come mai la gente non si appassioni iù come
una volta.
VOCE D’accordo, e allora?
FRANCACCIA E allora io, che modestamente ho capito cosa c’è
sotto al conquibus, glielo insegno.
VOCE Cosa insegni?
FRANCACCIA L’arte del comiziante retorico moderno, che
appassiona, trascina, che il carismatico spettacolare,
l’allucinogeno gratificante.
VOCE Va bene va bene, ma vieni al dunque.
FRANCACCIA Appunto, il dunque è proprio qui che arriva.
Ciak! Azione! Si accomodi, onorevole. La stavamo giusto
aspettando.
93
94
ONOREVOLE Buongiorno. È lei la maestra della scuola di
oratoria moderna?
FRANCACCIA Sì, sono io. Si accomodi, si metta a suo agio.
Vediamo cosa sa fare. Salga su quella specie di podio e mi
faccia un bel comizio.
ONOREVOLE Volentieri, mi scusi, non c’è nessuno che mi
presenti al pubblico?
FRANCACCIA Presenti come?
ONOREVOLE Beh, come al solito. “Ecco a voi l’onorevole Santi
Serrati responsabile della Segreteria Centrale del Partito”.
FRANCACCIA Ecco…ecco…sacrabislanga sbirulenta zazazà!
Primo errore. Ma perché non facciamo suonare, già che ci
siamo, anche le trombe? Pereppeppè…rullare i tamburi
truluntrulun…vibrare l’organo wuwuooouwo e cantare il coro
dei trampulè majorette e propopò? Ma dove siamo? Ma questa
è roba da prime crociate, svacchiazzo rancidoso purulento
gnagna. No! No!Niente presentazioni. Vada liscio e tutto solo.
ONOREVOLE Eh, ma se io comincio a parlare senza che la
gente sappia chi sono , poi è facile che non mi stia neanche ad
ascoltare.
FRANCACCIA No, tutt’al contrario. Perché se arriva il
presentatore ufficiale e sbragozza altisonante “Ed ora a voi
l’Onorevole Segretario Responsabile” al gente comincia ad
andargli
già
di
traverso
lo
carambolo
del
“Vammoriammazzato” “Ma chi ti credi di essere”
“Macchesaràmai” e gli stai già antipatico. Invece se non ti fai
annunciare per niente, vai sua a parlare così alla brutta, al
gente si domanda “Machi sarà” “Chissarà?” “Forse è nessuno”
“Forse è tutto” “Se non l’hanno presentato vuol dire che è
sconosciuto” “Zitti, zitti, che voglio scoprite chi è e come la
pensa” e sei già in vantaggio.
ONOREVOLE Beh, sì, forse ha ragione.
FRANCACCIA Bavo, ma piuttosto cosa fa con quella pipa?
ONOREVOLE Come, cosa faccio? E’ la mia pipa. Io porto
sempre la pipa quando parlo in pubblico.
FRANCACCIA E perché? Chi credi di essere? Il Presidente
Pertini della Repubblica?
ONOREVOLE E’ che tenere la pipa in mano nei comizi mi dà
sicurezza, mi fa sentire a mio agio.
FRANCACCIA A suo agio con la pipa? Come Linus, quello dei
fumetti, che si tiene abbrancato a una coperta di lana per
sicrezza. Invece Lei con la pipa?!
ONOREVOLE Sì, più o meno…
FRANCACCIA Anche quando mangia?
94
95
ONOREVOLE Come?
FRANCACCIA Dico: mangia con la pipa in una mano, la
forchetta nell’altra mano e il coltello in bocca? E quando balla
il liscio, quando fa all’amore…sempre con la pipa?
ONOREVOLE Ma no, che c’entra?
FRANCACCIA Ah, non c’entra? Quando è con la sua amorosa
che ama non deve sentirsi a suo agio? Non ha bisogno di
sicurezza?
ONOREVOLE Sì, ma ecco…vede…
FRANCACCIA No, no onorevole…mi spiace ma qui non ci
siamo, qui caramboliamo tutto tra-tra, ma lei come politico
non ha capito uno starni pazzo di un bel fico secco di politica,
del rapporto col pubblico astante presente che lo ascolta. Oh,
onorevole orante: quando Lei parla comiziante non è Lei che
deve sentirsi a suo agio, ma quelli che lo stanno ad ascoltare.
Loro, è di loro che si deve preoccupare che stiano bene. Ma
dico, onorevole politico, ma se quando mangi con gli amici,
quando fai l’amore con la tua amorosa,quando ci balli citucit te
ne strafreghi della pipa pipazza pipù. Ma perché gliela devi
sbattere in faccia al pubblico comizievole, sti pipazza schifa e
puzzolosa. Eh np, onorevole, tu ci devi avere rispetto per quel
pubblico affollato, ci devi far sentire l’amicizia come ai tuoi
amici; l’amore come alla tua amorosa; ci devi ballar,e cantare,
mangiare insieme e farci come l’amore, se no sei sbalzerato.
Loro ti sbironzolano, ti mandano a vammoriammazzato e ci
hanno ragione! Capito?
ONOREVOLE Sì, sì ho capito. E allora che devo fare?
FRANCACCIA Sbatti via sta pipa e fatti una pupa.
ONOREVOLE Come? Una pupa?
FRANCACCIA Puppa poppa pazza. No, non una pupa
bambola…come dire donna oggetto. Non facciamo il machista,
il fallocrate, pupa femminile di pupo, pupazzo,
scaragnozzo…mammozzo.
ONOREVOLE: Non capisco.
FRANCACCIA Sì,devi toglierti di dosso tutta la prosopopea
vanagloriante dello arrivato uomo del Potere costituente, che
scoccia! Rifarti al faccia e la testaccia, caro onorevole.
Diventare un semplice, disarmante. E cosa c’è di più semplice
di una pupa pupazzo. Più indifeso, più umile e più umano,
quasi umanoide di un bambolotto di stracci?
ONOREVOLE Come? Come? Dovrei trasformarmi in un
pupazzo di stracci?
FRANCACCIA Sì, in qualcosa che fa tenerezza. Come tutto di
pezza, che ogni bambino vorrebbe tenere tra le braccia, che
95
96
ogni ragazza se lo spupazza e la vecchietta diventa pazza e ti
riveste di pizzi.
ONOREVOLE
Ah,
ho
capito.
Allegoricamente
parlando…Insomma qualcosa che dà fiducia e spinge
all’affetto?
FRANCACCIA Ecco. Bravo onorevole. Perfetto. E adesso
passiamo alla pratica. Vai col discorso!
ONOREVOLE Sì, va bene, comincio: carissimi cittadini e
cittadine…
FRANCACCIA Cosa fa? Cosa fa con quel microfono? Perché lo
abbranca in questa maniera?Cos’ha paura che glielo rubino?
Ma non si rende conto della cattiva impressione che fa subito
alla gente uno che si aggrappa con tutte e due le mani all’asta
microfonica, in quella maniera da possessivo arraffa tutto…”E’
mio! E’ mio!”?
ONOREVOLE Ma non pensavo desse un’impressione tanto
deleteria. E’ solo che non so dove mettere le mani.
FRANCACCIA Se le metta dove le pare: in tasca, nel naso; se le
ficchi sotto le ascelle, nelle orecchie, ma mai sull’asta del
microfono. Il microfono è un oggetto pubblico e un onorevole
che fa il politico è meglio che non si faccia mai beccare a
mettere le mani sulla roba pubblica.
ONOREVOLE Sì, sì, d’accordo…
FRANCACCIA Bravo. Speriamo, vada avanti.
ONOREVOLE Sì. Carissimi cittadini e cittadine. Elettori ed
elettrici è con grande piacere e commozione che mi ritrovo qui
con voi a trattare di un grande e, nello stesso tempo,
drammatico problema che è quello della crisi: crisi di governo,
crisi delle istituzioni, crisi dei valori, crisi del lavoro,
dell’economia e soprattutto morale, specie tra i giovani.
FRANCACCIA Ma che fa? Gioca alla morra, onorevole?
ONOREVOLE Come gioco alla morra?
FRANCACCIA E sì, continua ad andare su e giù con sto braccio.
Gli manca solo che sberceri. Tri, sett, quatar, tutta!
ONOREVOLE Sì, ma per sostenere l’importanza degli
argomenti col gesto, per scandire.
FRANCACCIA Ma quello non è mica un gesto, ma un
gesticolare. Peggio è roba da direttore di banda strapaesana.
Lei si autodirige come fosse una tromba, anzi un trombone:
propò-po-potropò. E stia fermo con le manacce.
ONOREVOLE E come faccio. Mica posso starmene impalato,
anche i miei colleghi, del resto, quando intervengono, specie in
televisione…
96
97
FRANCACCIA Ecco: l’ha detto, onorevole. Proprio i suoi
colleghi. Belle figure che fanno. Bell’esempio che danno ai
ragazzini.
ONOREVOLE Che c’entrano i ragazzini?
FRANCACCIA C’entrano e come! Perché non mi dirà che sia
altamente educativo vedere un deputato o magari un ministro
che, intanto che un suo collega parla, lui fa i pupazzetti e
scarabocchia con la biro sul foglio che gli sta davanti; un altro
che sta lì con la mano sulla fronte, che pare stia per vomitare,
schifato com’è dia discorsi che fanno i vari oratori; un altro che
si gratta la cucuzza; quell’altro che fa le palline di carta; e il suo
vicino che quasi si addormenta. Dico, se voi addormentate e vi
scocciate, figurati gli spettatori e tutto perché oltre ce parlare
lagnosi, fate dei gesti ovvii, banali, senza fantasia. Ecco: ci
vuole fantasia. Bisogna saper stupire, shockare la gente. Per
esempio, si ricorda lei di Nikita Krusciov, il capo dei sovietici,
di quando ha preso al parola all’ONU? Ecco, lui, sto bel
pacioccone grassoccio di un russo, sul più bello, si sfila una
scarpa da un piede e giù a sbatterla sul tavolo: “Streminski
partafna niet bielzia carasciò katiuscia sverenska!” Che forza!
Quello era un oratore!
ONOREVOLE E che dovrei fare per essere shockante?
Togliermi una scarpa anch’io?
FRANCACCIA Per carità, mica ci si può ripetere in certe cose.
Ognuno deve inventarsi un proprio modo d’essere
spregiudicato, spiritoso, divertente. Il problema è proprio
quello di inventarsi lo spettacolo.
ONOREVOLE Spettacolo? Ma che c’entra lo spettacolo con la
politica? La politica è una cosa seria.
FRANCACCIA Eccoli lì il barbogio seriante torvo bro-brò! La
politica è una cosa seria! Ehi, dico, onorevole, cosa crede che
serio voglia dire musone accigliato, come il Breznev coi
sopracciglioni boscosi a spazzola che si azzarda a tirar su le
gote per un sorriso gli capita una disgrazia Plaff! Gli cascano
giù i sopracciglioni che non ci vede più, orbo, come cieco.
Serietà vuol dire non fare carambole, paciughi, schifanti, vuol
dire non tromboneggiare melenso col vuoto a perdere,
All’incontrario uno può essere spiritoso e serissimo far ridere
a crepapelle per come sa dire le cose con intelligenza cranica,
mica far ridere allo sghignazzo per quello che fa magari
penoso!
ONOREVOLE Va bene, cercherò di essere spiritoso e
spregiudicato. Mi faccia vedere lei come devo fare. Io sono
pronto a imparare.
97
98
FRANCACCIA OK! Dunque, lei ci ha in mente come si muovono
i cantautori, i big del rock del pung del popop?
ONOREVOLE Sì, vagamente, ma che c’entra con il comizio?
FRANCACCIA Senta,onorevole, parliamoci chiaro. Se volete
riavvicinare i giovani dovete imparare a muovervi come loro.
Non ha tanto importanza quello che dite, ma come vi
comportate. Avanti, lei dica il suo discorso e per i gesti e le
mosse faccia come dico io. Mi venga appresso. Via!Prima
ancora di parlare lei deve cominciare a disfarsi il nodo della
cravatta..ecco, bravo, così…gesti ampi…vada col discorso.
ONOREVOLE E’ con grande commozione che mi ritrovo oggi
qui con voi…
FRANCACCIA Bravo! Adesso se la sfili dal colletto…piano
piano. Continui a parlare.
ONOREVOLE …Qui con voi a trattare di un grande e nello
stesso tempo drammatico problema.
FRANCACCIA Si slacci i bottoni della giacca e cominci a
sfilarsela.
ONOREVOLE Crisi di governo, crisi delle istituzioni, crisi dei
valori, crisi del lavoro e soprattutto crisi morale, specie tra i
giovani.
FRANCACCIA Perfetto! Adesso rotei la giacca per aria.
ONOREVOLE C’è chi dice che stiamo andando verso un vero
naufragio…all’ultima spiaggia.
FRANCACCIA Forza, giri più forte quella giacca sopra la testa.
ONOREVOLE A chi chiediamo aiuto, chi ci verrà a salvare? I
prezzi aumentano, la busta paga vale sempre meno. C’è la crisi
del carburante e che facciamo? Molliamo tutto?
FRANCACCIA Butti la giacca
ONOREVOLE (esegue) No! E’ inutile chiedere aiuto.
FRANCACCIA Monti sul podio!
ONOREVOLE (esegue) Agli altri, alle multinazionali, ai governi
amici? E’ a noi, a noi tutti che dobbiamo cheidere aiuto,
cominciare a fare sacrifici.
FRANCACCIA Slacci le bretelle.
ONOREVOLE Tutti dobbiamo sacrificarci. A cominciare da chi
ha di più. Smetterla con gli inutili consumi. Con i beni aleatori.
FRANCACCIA Ma che fa, si fermi, onorevole, i calzoni no!!
ONOREVOLE Ah no? Meglio così.
FRANCACCIA Salti giù dal podio e rifaccia i miei gesti.
ONOREVOLE Basta con lo spreco! A cominciare da chi sta in
alto, bisogna dare il buon esempio, specie ai giovani. (Solleva il
braccio e dà un colpo d’anca) Ai disoccupati e alle donne. Alle
donne soprattutto chiediamo il massimo apporto.
98
99
(S’accovaccia e ondeggia) A loro che sempre hanno sofferto più
di tutti, ai giovani, giustamente disorientati ed increduli,
dobbiamo ridare fiducia e speranza. Ridoniamo a loro la gioia
di vivere. (Scatta in piedi e accenna un passo di rock) Ai
vecchi,a i disoccupati, ai diversi, agli esclusi, ridiamo il sorriso
con la solidarietà. (Agita le braccia, si dimena, salta e piomba a
terra).
FRANCACCIA Bravo! Perfetto! Questo sì, che è un comizio.
Onorevole Lei vincerà le elezioni!
LA MAMMA AL FRONTE O MAMMA ALLA GUERRA (tratto
da “La signora è da buttare” ma manca il filmato)
Una donna incinta sta attraversando la scena, viene fermata da
due clowns in tuta d’argento, vagamente spaziale.
CLOWN DARIO SPAZIALE
Signora, scusi, sbaglio o lei è in stato
interessante?
FRANCA INCINTA Sí, perché, è proibito?
CLOWN DARIO SPAZIALE No, tutt' altro, piuttosto ha fatto regolare
denuncia?
FRANCA INCINTA Denuncia? Denuncia di che?
CLOWN DARIO SPAZIALE Dell’avvenuto amplesso concezionale: ora,
giorno, luogo, nome, cognome e condizioni psicogeneratorie
del maschio presunto... e se l’amplesso suddetto è stato
effettuato lontano dai pasti, come da norme vigenti.
FRANCA INCINTA Tutta ’sta roba, e perché?
CLOWN DARIO SPAZIALE Per la programmazione preventiva del
servizio di leva.
FRANCA INCINTA Ma che servizio di leva, se non è ancor nato!
CLOWN DARIO SPAZIALE Non ha importanza, grazie alle nuove leggi,
suo figlio è già arruolato fin dal quinto mese di vita nel grembo
materno!
FRANCA INCINTA Esagerati! E se poi fosse una femmina?
Entra in scena, spinto su carrelli, un marchingegno
fantascientifico a base di apparecchi radiovideoscopici.
Questo lo vedremo subito: s’accomodi qui. (La
sistemano dietro ad un pannello radioscopico. Accendono le
luci). In piedi! (Rivolto al clown assistente) Accendi! (Indicando
lo schermo luminoso) Si incomincia a delineare l’immagine del
nascituro. Pronto. Sí ecco che arriva! Arriva... arriva...
CLOWN ARTURO ASSISTENTE Stop! Inserto pubblicitario.
CLOWN DARIO SPAZIALE
99
100
CLOWN EZIO SPAZIALE Per il vostro bambino usate i prodotti Aristex!
CLOWN DARIO SPAZIALE Eh, no, se cominciamo a trasmettere
la
pubblicità anche attraverso lo schermo delle radiografie non si
lavora piú, io faccio un disastro! Chiaro?
CLOWN ARTURO ASSISTENTE Sí professore.
CLOWN DARIO SPAZIALE Immagine!
CLOWN ARTURO ASSISTENTE Eccola.
CLOWN DARIO SPAZIALE Ecco, ecco. Ma come è carino questo bambino.
Grazioso, con i suoi piccoli occhi, le sue piccole manine, le
orecchiette!
FRANCA INCINTA Professore...
CLOWN DARIO SPAZIALE (agitando le dita contro lo schermo) Guri guri
guri...
FRANCA INCINTA Professore...
CLOWN DARIO SPAZIALE Bacino, bacini, guri guri guri...
FRANCA INCINTA Professore, è un bambino o una bambina?
CLOWN DARIO SPAZIALE Un maschietto signora, un bel maschietto di
mezzo chilo scarso, complimenti!
FRANCA INCINTA Un maschio, voglio vederlo. (Accenna ad uscire da
dietro lo schermo) Voglio vedere il mio bambino...
CLOWN DARIO SPAZIALE No dico, vuole che io prenda il suo posto e lei
fa guri guri?
CLOWN ARTURO ASSISTENTE Si sporga un po’, e guardi qui nello
specchio (solleva in faccia allo schermo un grande specchio).
FRANCA INCINTA Ah come è carino, il mio bambino, che bel nasino!
CLOWN DARIO SPAZIALE Vorrei farvi notare, signora, che sta guardando
alla rovescia a causa della riflessione...
FRANCA INCINTA (sospira e cambia subito tono) -Quindi il mio
bambino è già arruolato?
CLOWN DARIO SPAZIALE Eh, no, prima dovrà passare la visita!
FRANCA INCINTA Ah, fra vent’ anni, allora!
CLOWN DARIO SPAZIALE No, subito.
CLOWN ARTURO ASSISTENTE Permette? (Applica una ventosa al ventre
della donna, la ventosa comunica, attraverso un filo, con il
telefono).
FRANCA INCINTA Ma che fate?
CLOWN DARIO SPAZIALE Niente di straordinario, parliamo con suo
figlio!
FRANCA INCINTA Per telefono? Ma come può rispondervi, se non sa
ancora parlare?
CLOWN DARIO SPAZIALE Non si preoccupi, per mezzo di questo
apparecchio a impulsi «stayner» si riesce a comunicare perfino
con una gallina. Stia a vedere! Come si chiama suo figlio?
FRANCA INCINTA Non so, non ci ho pensato ancora.
100
101
CLOWN DARIO SPAZIALE
padre!
Ma, dico, almeno il cognome... il cognome del
FRANCA INCINTA Bungh!
CLOWN ARTURO ASSISTENTE Bungh?
CLOWN DARIO SPAZIALE Allo,
Bungh junior? Qui è l’ufficio
arruolamento che parla, lei sta per passare la visita di leva. Mi
capisce... se si, sia cosí gentile di farmi un segno qualsiasi.
(Osserva sullo schermo) Come è intelligente.
FRANCA INCINTA Cosa ha fatto?
CLOWN DARIO SPAZIALE Ha mosso le orecchie. Si alzi in piedi signor
Bungh (la madre ha un sussulto), non cosí di scatto, si rilassi...
riposo... ecco, adesso prendiamo le misure. (Con un metro da
falegname prende le misure sullo schermo e le detta
all’assistente) Altezza trentadue centimetri. Larghezza del
torace: quattordici, profondità... è un po’ difficile misurare la
profondità... aspetti... dunque determinando il diametro piú
corto dell’ellisse... (Parlando all’unisono con l’assistente) Basta
trovare la sezione perfetta dello sviluppo per concomitanza,
facendo una proiezione tangenziale, che ci darà il parallasse di
base...
CLOWN ARTURO ASSISTENTE (parlando all'unisono col clown Dario
spaziale) Stabiliamo come ordinata il coefficiente beta prima
della proiezione perpendicolare, che ci permetterà di
determinare la bisettrice equilaterale. E come ordinata.. .
CLOWN DARIO SPAZIALE Basta! Chi è il professore? Facciamo ad occhio.
Vediamo, diciamo trentadue, trentadue centimetri di torace.
FRANCA INCINTA Trentadue di lunghezza e trentadue di larghezza. Ma
allora, che cos’è?
CLOWN DARIO SPAZIALE Un cubo!
FRANCA INCINTA Mio Dio!
CLOWN DARIO SPAZIALE È un cubo! Controlla a pagina 28, per
l’arruolamento delle figure geometriche. Ma cosa mi fate dire!
32 è la circonferenza, la larghezza è 14. Suo figlio non è un
cubo, signora, al massimo un parallelepipedo.
FRANCA INCINTA Un parallele...
CLOWN DARIO SPAZIALE Volendo...
Signor Bungh, faccia bene
attenzione a questo ultimo esame e mi dica quante dita vede di
questa mano?
VOCINA DL EZIO (a imitare quella del feto) Trentaquattro.
FRANCA INCINTA Come, vista perfetta? Trentaquattro?
CLOWN DARIO SPAZIALE Andiamo, signora, lei pretende troppo, al
quinto mese non sa ancora contare! (Osservando le cartelle
compilate) Bene, signora, tutti i nostri complimenti: suo figlio
101
102
risulta: abile-arruolato... arruolato in marina. Naturalmente
potrà fare domanda per reparti speciali.
FRANCA INCINTA Grazie.
CLOWNS SPAZIALI (all’unisono) Arrivederci!
FRANCA INCINTA Ah, fra vent’ anni, allora!
CLOWN DARIO SPAZIALE No, fra un mese!
FRANCA INCINTA Fra un mese?
CLOWN DARIO SPAZIALE Per le esercitazioni del premilitare! Vede
quelle mamme? (In fila, su un carrello, entrano in scena alcune
gestanti sedute su panche. Hanno ventose applicate al ventre
come quelle che già conosciamo; i cavi raggiungono un’unica
cornetta del telefono attraverso la quale un sergente comunica
ordini). Sono al sesto mese e vengono ogni giorno per le
esercitazioni.
Le mamme lavorano a maglia.
CLOWN EZIO SERGENTE Scattare, per Dio, che il nemico incombe.
CLOWNS DARIO, FRANCA, ARTURO Incombe, incombe! Oh come incombe!
Escono.
(le donne, senza distrarsi dallo sferruzzare a
maglia, hanno sussulti vari in conformità agli esercizi che i
nascituri vanno ad eseguire nel loro grembo) Marciare sul
posto: uno, due, uno, due, diiii... corsa! Uno, due, uno, due,
passo, cadenza, attenti a dest. (Alcune madri si voltano di
profilo sulla destra, una sola sulla sinistra). Ho detto: a dest,
non, a sinist! Burbe maledette, possibile che al quinto mese
non sappiate ancora distinguere la sinistra dalla destra?
Addormentati! Ma vi sveglio io! Avanti, marciare: uno, due,
uno, due...
CLOWN EZIO SERGENTE
Il carrello esce a sinistra mentre sulla destra entra il grande
tamburo dal quale spunta il clown Valerio nelle vesti di Giudice.
GIUDICE (battendo la mazzuola) Silenzio! Silenzio!
Signori!...
È aperta l’inchiesta contro il giustiziere
dell’assassino della signora. Cancelliere: fate entrare il
colpevole.
CLOWN ARTURO CANCELLIERE Avanti il colpevole!
CLOWN DARIO Obiezione, vostro onore, il vero colpevole non sono io.
Se ho sparato all’assassino della signora, è solo perché me ne
avevano dato l’ordine. Ho i testimoni...
CLOWN VALERIO
102
103
CLOWN VALERIO GIUDICE Fate entrare il primo testimone.
CLOWN DARIO Il primo testimone si rifiuta di entrare, vostro onore.
CLOWN VALERIO GIUDICE Voglio sentirlo lo stesso.
CLOWN DARIO Si rifiuta di parlare, vostro onore.
CLOWN VALERIO GIUDICE Portatelo qui con la forza.
CLOWN DARIO È muto, vostro onore, muto come una tomba.
Viene introdotta una cassa da morto dentro la quale è disteso il
testimone.
CLOWN VALERIO GIUDICE Come è successo?
CLOWN DARIO Non posso parlare. Segreto militare.
CLOWN VALERIO GIUDICE Non insisto. Continuiamo.
Fate entrare il
secondo testimone.
CLOWN SECONDO, TESTIMONE Eccomi! Io ho visto tutto.
CLOWN BOB TESTIMONE Bugiardo! Come puoi aver visto se sei cieco?
CLOWN SECONDO, TESTIMONE No, non è vero, non sono cieco!
CLOWN BOB TESTIMONE Sí che sei cieco... guarda! (Estrae una bombola
spray e gli spruzza in viso con forza).
CLOWN SECONDO, TESTIMONE Ohio! Non ci vedo piú! Cosa mi hai
buttato in faccia?
CLOWN BOB TESTIMONE Vetriolo! (Mostra al pubblico la bombola) Oggi
anche nella confezione spray!
CLOWNS (in coro) Cin, cin! (Sollevano un bicchiere, brindano e
bevono).
CLOWN VALERIO GIUDICE Silenzio. Ci sono altri testimoni?
CLOWN ARTURO CANCELLIERE Sissignore, ancora quindici.
CLOWN VALERIO GIUDICE Bene, li faremo fuori piú tardi! Proseguiamo:
il colpevole ha asserito di aver sparato su commissione.
Indicare il committente, prego!
CLOWN DARIO (indicando uno dei clowns presenti) Il committente è
lui!
CLOWN ARTURO CANCELLIERE (sferra una martellata sul dito del clown
Dario; dito che resta schiacciato fra il piano del frigorifero e il
martello) Maleducato, non si indica la gente con il dito!
CLOWN DARIO Ahia! Me l’ha schiacciato. (Mostra il dito ridotto ad una
cotoletta) Era il preferito dal mio orecchio! Ahia! Cos’è?
Il clown Secondo ha fatto una iniezione al clown Dario.
CLOWN SECONDO INFERMIERE Buono, è una iniezione antirabbica, non si
sa mai.
CLOWN DARIO Oh, grazie!
103
104
Ben fatto, apri un po’ la bocca, fai un po’
vedere la lingua?! Oh, che strano: ha la lebbra.
CLOWN DARIO La lebbra? Io?
CLOWN BOB PROFESSORE (all’infermiere) Ma si può sapere che razza di
iniezione gli avete fatto?
CLOWN SECONDO INFERMIERE Be’, una normale... (Controlla la scritta su
di un flacone) Oh, che sbadato! Eh sí, ho proprio sbagliato, c’è
scritto «per la lebbra» e avevo letto «per la rabbia»! Sa,
succede! Tutti possono sbagliare.
CLOWNS (in coro) Cin, cin!
CLOWN BOB PROFESSORE Eh no, eh no, bisogna stare piú attenti! Be’, mi
dispiace, cascherai a pezzi!
CLOWN DARIO Grazie, professore. (Rivolto agli altri) Che
organizzazione! (Cambiando tono all’istante) Ad ogni modo, se
credevate, con questo, di riuscire ad eliminarmi, toglietevelo
dalla testa: per vostra disgrazia ho qui con me una pillola
antilebbra. (Entra Romano con una paletta e una scopa, Dario
infila la mano in tasca, la sfila, la mano cade a terra, Dario la
osserva) Toh, di chi è questa mano, chi ha perduto la mano? (Si
accorge del suo moncherino) È la mia... !! (Romano la raccoglie
con la paletta). Permettetemi di stringerla un’ultima volta.
(Afferra la propria mano e la scuote in un calorosissimo saluto,
quindi la posa sulla paletta delle immondizie) Addio piccola!
CLOWN VALERIO GIUDICE (sporgendosi dalla sommità del grande
tamburo) Certo ci sono dei giorni in cui uno come te non
dovrebbe uscire di casa! (Brindando) Cin, cin. Beh, oramai non
ti rimangono che pochi secondi di vita. Quindi non resta che
sospendere il processo.
CLOWN DARIO Sospendere un corno!... pochi secondi sono piú che
sufficienti per denunciare chi ha organizzato tutto quanto:
comincio dal primo:... (ma non riesce a farsi sentire).
CLOWN BOB PROFESSORE
I clowns scandiscono a tutta voce il trascorrere dei secondi.
(in coro) Meno sette, meno sei, cinque, quattro, tre, due,
uno, zero! (Un clown batte con violenza sul gong e un altro con
il martello in testa a Dario) Sei morto! Cin, cin.
CLOWN BOB PROFESSORE Sí, è proprio morto.
CLOWN VALERIO GIUDICE Il referto legale, per favore?
CLOWN BOB PROFESSORE Embolia cerebrale, signore.
CLOWN VALERIO GIUDICE Un’altra embolia? Ma è la malattia del secolo!
Beh, non facciamoci cattivo sangue, è la vita!...
CLOWNS (in coro) Cin, cin.
CLOWNS
104
105
Si sente sparare fuori scena. Entra un clown rincorso da una
donna, c’è un clown giovane che tenta di trattenerla, di toglierle
di mano un grosso fucile.
CLOWN EZIO INSEGUITO Aiuto, polizia, aiuto!
Alle sue spalle c’è Franca armata di fucile. Il clown Arturo è il
giovane figlio.
CLOWN ARTURO FIGLIO No, mamma, no.
CLOWN VALERIO GIUDICE Che succede?
CLOWN EZIO INSEGUITO Signor Giudice, la faccia arrestare...
mia moglie
mi vuole ammazzare!
FRANCA MADRE È vero, ma se lo ammazzo è per un nobile motivo... ti
prego, caro, fallo per tuo figlio, lasciati sparare!
CLOWN VALERIO GIUDICE È un testimone, lei? In questo caso la
soppressione del coniuge è del tutto legale. Si accomodi,
signora.
CLOWN EZIO INSEGUITO No, signor Giudice, mi vuole ammazzare per
nostro figlio, non vuol fargli fare il servizio militare!
CLOWN VALERIO GIUDICE Si spieghi meglio.
CLOWN EZIO INSEGUITO Se io muoio, il ragazzo diventa all’istante figlio
unico di madre vedova, e quindi dispensato da ogni obbligo di
leva.
CLOWN VALERIO GIUDICE Ah, è cosí?
FRANCA MADRE Sí, signor Giudice.
CLOWN ARTURO FIGLIO Ma, mamma, ci vanno tutti a soldato, perché
non ci dovrei andare anch’io?
FRANCA MADRE Zitto, cretino, non lo stia neanche ad ascoltare sa,
signor Giudice, è un povero esaltato. Vede i film di guerra,
legge i fumetti di guerra...
CLOWN VALERIO GIUDICE Sbaglio signora, o lei è una pacifista di quelle
che vanno in marcia!
FRANCA MADRE Macché marcia, per me possono fare tutte le guerre di
’sto mondo, ma senza mio figlio, però. Mio figlio lo voglio
tenere sempre con me!
CLOWN VALERIO GIUDICE E non sarebbe lo stesso se fosse suo figlio a
tenerla con lui?
FRANCA MADRE Con lui a fare il soldato?
CLOWN VALERIO GIUDICE Certo, potrebbe richiedere di seguirlo.
FRANCA MADRE Anche al fronte?
CLOWN VALERIO GIUDICE Sicuro. I nostri ragazzi oggi hanno tutti i
conforts: spettacoli, nights, campi da baseball, fidanzate da
campo, ed è giusto quindi che abbiano anche la mamma da
105
106
campo. C’è appunto una nuova legge in proposito che le
permette di arruolarsi come «mamma appresso».
FRANCA MADRE Mamma appresso?
CLOWN VALERIO GIUDICE Guardi, se vuole qui c è il modulo da
compilare. (Le consegna un foglio).
FRANCA MADRE Una penna, una penna, per favore: lo compilo subito!
CLOWN EZIO INSEGUITO Sí, sí compila! Evviva l’esercito, evviva la
guerra!
CLOWNS (in coro) Cin, cin.
Entra un sergente.
CLOWN BOB SERGENTE Attenzione, (indica alcuni clowns) tu, tu, tu, tu, e
tu, con me. Siete richiamati. (Distribuisce fucili).
FRANCA MADRE Anch' io?
CLOWN BOB SERGENTE Che cos’è (dà un occhiata al foglio che la madre
gli ha consegnato) mamma appresso? In coda! Pronti, in
marcia!
I soldati si dispongono su due file ed escono seguiti dalla madre,
accompagnati da un ritmo di marcia. Marciano con passi lunghi
e brevi alternati e con scatti in controtempo.
CLOWNS RICHIAMATI (cantano)
Perché solo i figli da sempre
se ne devono andare da soli
a farsi ammazzare,
proviamo a mandare le madri alla guerra
le madri al posto dei figli
e sentiremo
la rabbia dal ventre, tremenda salire
vedendo le madri morire.
E non vedremo
no, non vedremo i figli in gramaglie
né petti con croci e medaglie
ma urla da farci tremare.
Vedremo tremare e fuggire
chi le ha mandate a morire.
Le madri a morire, le spose a morire
al posto dei figli a morire.
Mentre i soldati escono, sulle ultime note della canzone, riprende
il processo.
106
107
GIUDICE Silenzio, silenzio, signori: un nuovo
testimone si presenta contro il vendicatore dell’assassino della
signora. Chiede di fare una deposizione.
CLOWN SECONDO Dirò tutto, signor Giudice, io facevo parte del
complotto.
CLOWN CHARLIE Bugiardo, non è vero! L’hanno pagato!
CLOWN SECONDO No, no, non m’ha pagato nessuno!
CLOWN CHARLIE Come? Non ti ricordi? Sono io che ti ho dato i soldi!
CLOWN VALERIO GIUDICE Beh, poche discussioni. Fategli il siero della
verità.
CLOWN ARTURO Subito!
CLOWN SECONDO No, il siero no. (Si dibatte trattenuto dal clown
Arturo e da un clown-infermiere che è già pronto con la siringa).
CLOWN EZIO DROGATO (entra di corsa e si intromette fra il testimone e
l’infermiere) A me, fatelo a me il siero!
CLOWN VALERIO GIUDICE Fuori, cacciatelo fuori! (È sceso dal tamburo e
si dispone ad aiutare il poliziotto. Si inserisce a sua volta fra il
drogato e l’infermiere, riceve l’iniezione ad altri destinata).
CLOWN DARIO Cosa hai combinato, cretino, hai fatto il siero della
verità al Giudice, cosa succederà adesso?
CLOWN VALERIO GIUDICE Ah, ah! – cancelliere, presto, scrivi – voglio
fare una dichiarazione: dirò la verità: basta con ’sta
buffonata!...
CLOWNS (in coro) No, la verità no!
CLOWN VALERIO GIUDICE Sí, la verità, sí!
CLOWNS (in coro terrorizzati) No, la verità no!
CLOWN
VALERIO
Entra in scena di corsa un clown – Alberto – con una grossa
bomba in mano. La miccia è accesa.
La bomba! (Getta la bomba all’ interno del tamburo
che esplode con grande fragore).
CLOWN ALBERTO
Il Giudice vola letteralmente in cielo, sparendo in soffitta.
Naturalmente si tratta di un manichino con tanto di parrucca e
abito da Giudice. Buio.
Torna la luce, tutti gli elementi scenici usati fino a questo
momento sono ammucchiati con intenzionale disordine nel
centro della pista: la cassa da morto, il bidone per l’immondizia,
la lavagna nera, il tamburo, il complesso ripostigliolavastoviglie sul quale c’è il televisore, un grande frigorifero e
una grande lavatrice sulla destra verso il proscenio, un lettino
da campo. Il tutto dà un’idea di un fortino. Franca, la madre,
107
108
Arturo il figlio, arrivano strisciando da destra. Franca ha un
tascapane e un ombrello. Arturo un fucile.
(scavalca gli oggetti con circospezione. È vestito
con tuta mimetica molto vistosa che lo fa assomigliare ad una
salamandra ed è armato fino ai denti. Lo segue la madre,
anch’essa in tenuta militare) Forza mamma che ci siamo. Salta
dentro!
FRANCA MAMMA È qui che dovresti fare la guardia?
CLOWN ARTURO FIGLIO Sí, è qui.
FRANCA MAMMA Ma che schifezza di postazione! (Controlla gli
elettrodomestici) Centottanta litri! Solo quattordici litri di
risciacquo e il televisore soli cinque canali... Ah no... mi spiace
ma in un buco simile tu non ci dormi... (Va verso la cassa da
morto che delimita il semicerchio della trincea e vi depone lo
zaino e l’ombrello).
CLOWN ARTURO FIGLIO Non ci dormo di sicuro, se devo fare la guardia!
(Afferra il mitra).
FRANCA MAMMA Niente affatto... (gli strappa l’arma di mano) la
guardia la faccio io! Tu ti metti a letto!
CLOWN ARTURO FIGLIO Ma mamma...
FRANCA MAMMA Niente ma... Avanti, spogliati. (Il figlio si toglie la tuta
e gliela consegna). Guarda, guarda come l’hai ridotta. C’era
bisogno di strisciare per terra a quel modo? Già, tanto c’è la
lavatrice della mamma che lava eh? (Infila la tuta nella
lavatrice; si alza in piedi e guarda a destra con il binocolo).
CLOWN ARTURO FIGLIO Ma mamma, siamo in guerra!
FRANCA MAMMA E allora? Cosa vuol dire? Che in guerra si ha il diritto
di diventare degli zozzoni? Ti sei lavato i denti?
CLOWN ARTURO FIGLIO Sí mamma.
FRANCA MAMMA Fai vedere. (Controlla col binocolo) Hai masticato il
chewing-gum?
CLOWN ARTURO FIGLIO Ma mamma... non mi piace!
FRANCA MAMMA Avanti, masticalo dieci minuti che ti fa diventare
intelligente! Poche storie e subito a letto. Un momento: hai
letto la rivista con le donne nude? Vediamo, ieri eri arrivato a
pagina 12, dove l’eroina dice: Amore, ti amo, prendimi tutta
calda e palpitante fra le tue braccia e mordimi... Ecco qua...
CLOWN ARTURO FIGLIO Mamma, il cappellano m ha detto...
FRANCA MAMMA Il cappellano! Stai a sentire il cappellano tu... cosa
vuoi diventare? Un anormale? Un complessato, asociale?
Avanti, leggi con attenzione che domani ti interrogo. (Estrae
alcune bottiglie di coca-cola dal tascapane e le va a infilare nel
frigorifero).
CLOWN ARTURO FIGLIO
108
109
CLOWN ARTURO FIGLIO Va bene mamma.
FRANCA MAMMA Ma dico, vai a letto con le scarpe?
CLOWN ARTURO FIGLIO Ma è per l’emergenza... nel
nemico!
FRANCA MAMMA Non ci pensare...
caso arrivasse il
per il nemico c’è qui la tua mamma!
(Accende il televisore) Ora zitto, guarda la televisione e cerca di
dormire.
VALERIO SPEAKER (appare con la testa affacciata nel riquadro dello
schermo)... Il nostro cuore è con voi. Non ti abbiamo lasciato
solo, ragazzo, siamo sempre vicino a te!
Appare un inserto pubblicitario.
Stop! Anche al fronte preferite le bionde... le
sigarette bionde... la birra bionda. Salve ragazzi, siamo sempre
con voi e con le bionde!
EZIO ALTRO SPEAKER
Il figlio si addormenta. La madre spegne il televisore.
Guarda come dorme. (Avvertendo un rumore) Chi va
là? (Nella foga imbraccia l’ombrello. Si avvede del l’errore e lo
scambia con il fucile) Chi va là? Sei il nemico? Ti ho visto, non
fare il furbo. Rispondi! (Si ode uno sparo) ... Ma come... hanno i
fucili anche loro? (Dà un’occhiata verso gli elettrodomestici)
Disgraziato! M’ha bucato la lavatrice!
CLOWN SECONDO, NEMICO (voce, da fuori scena) Venite fuori di lí... siete
prigionieri. E mani in alto.
FRANCA MAMMA (rivolta al nemico) Parla piano che c’è mio figlio che
dorme.
FRANCA MAMMA
Un trapezista con casco e tuta d’argento passa sulle loro teste
mentre si ode il rombo del motore di un aviogetto.
CLOWN ARTURO FIGLIO
mamma?
(svegliandosi di soprassalto) Chi è, che c’è
Niente. Dormi caro, dormi. (Urlando al di là del
fortino) Attento: c’è un caccia; stai giú, vuoi farti accoppare?
CLOWN ARTURO FIGLIO Ma mamma, cosa fai?... Ti metti a proteggere
anche il nemico adesso?
FRANCA MAMMA Cretino: se quello del nostro caccia lo vedeva buttava
una bomba da duecento chilogrammi, che di piú piccole non ne
hanno, lo sai, e, vicini come siamo, saltavamo per aria pure noi.
FRANCA MAMMA
109
110
Hai ragione mamma! (Si alza dalla branda e si
avvicina alla madre) Dov’è? Dov’è? Fammelo vedere. In quanti
sono?
FRANCA MAMMA È uno solo, giovane, magrolino, un nemichetto. Vai,
torna a dormire.
CLOWN ARTURO FIGLIO Non ho piú sonno.
FRANCA MAMMA Ecco, non ha piú sonno! Tutta colpa di quello là! (Al
nemico) Hai visto cos’hai combinato tu? Maleducato d’un
ignorante! Con la mania che avete tutti d’andare in giro a
quest’ora di notte a fare prigionieri e a svegliare la gente che
dorme.
CLOWN ARTURO FIGLIO Stai giú mamma che ritorna il nostro caccia!
CLOWN ARTURO FIGLIO
Il trapezista con tuta e casco d’argento riattraversa il cielo della
scena preceduto da un gran rombo.
FRANCA MAMMA Stai giú anche tu... che fai?
CLOWN ARTURO FIGLIO Cerco di ammazzare il nemichetto! (Spara) L’ho
preso. L’ho preso, mamma... È il mio primo nemico.
FRANCA MAMMA Oh caro! Sono cosí contenta! Emozionata, ho voglia
di ridere e piangere. Se lo sapesse la zia Anna. Bisogna subito
che le faccia un telegramma. (Va al frigorifero).
CLOWN ARTURO FIGLIO Cos’è?
FRANCA MAMMA Una sorpresina... (Toglie dal frigorifero una torta con
candeline) Tanti auguri... cento di questi nemici... Soffia!
Si ode uno sparo: la torta vola in frantumi.
CLOWN ARTURO FIGLIO Un altro nemico!
FRANCA MAMMA (guarda fuori scena
col binocolo) No... è ancora
quello di prima... l’avevi mancato. Ecco perché i nostri conti
non tornano mai, ammazziamo, ammazziamo e quelli si
moltiplicano.
CLOWN ARTURO FIGLIO (si dispera) Sono proprio un disgraziato... un
buono a nulla, un fallito...
FRANCA MAMMA Su caro, non prendertela, non piangere. È che sono
piccoli, è cosí difficile prenderli ’sti morti di fame. Lo fanno
apposta a saltare i pasti per non diventare grandi. Non è leale.
Adesso c’è qui la tua mamma che te lo ammazza lei il nemico.
Stai a vedere come si fa... l’ho visto fare da Gary Cooper nel
Sergente York. (Imbraccia l’ombrello a mo’ di fucile).
CLOWN ARTURO FIGLIO Ma mamma... è l’ombrello!
FRANCA MAMMA Stai zitto, cretino! Loro non lo sanno. (Inumidisce la
punta dell’ombrello col pollice, prende la mira) Glu, glu, glu
110
111
(imita il verso del tacchino. Spara. Si ode un grido fuori scena).
L’ho beccato proprio qui (indica la fronte). In fronte, oh caro,
dirò che sei stato tu, cosí prenderai la medaglia.
CLOWN ARTURO FIGLIO Brava mamma, l’hai proprio centrato! Attenta
mamma che ritorna il nostro caccia!
Riappare il clown in argento che passa velocissimo sul trapezio.
(affacciandosi nel televisore) Forza ragazzi che
siamo sempre con voi.
VALERIO SPEAKER
Grande esplosione; la luce sale come in un gran bagliore, sia la
madre che il figlio sono presi da una terribile scarica. La madre
crolla fra gli elettrodomestici, il figlio salta letteralmente in aria,
quindi ricade eseguendo un mezzo salto mortale.
TESCHIO (si affaccia nello schermo del televisore) Il nostro cuore è con
voi. Non vi abbiamo lasciati soli, ragazzi! Siamo sempre vicini a
voi.
Buio.
Al ritorno della luce l’orchestra riprende il tema della «partenza
delle madri alla guerra».
CLOWNS (in coro) Basta! Basta con i bombardamenti!
Vanno incontro al clown presidente travestito da donna.
RAGAZZA IN TUTU
Date l’ordine di smetterla, signora. Noi vogliamo la
pace.
CLOWNS (in coro) Basta con i bombardamenti.
CLOWN VALERIO PRESIDENTE Basta... sta a me decidere e voglio dirvi
una cosa: voi cominciate a rompermi le scatole. A partire da
adesso non si bombarda piú.
CLOWNS (in coro) Ooooh.
CLOWN VALERIO PRESIDENTE Eccetto una piccola zona, larga trecento
chilometri a nord della frontiera.
CLOWNS (in coro) Come è buona, signora!
CLOWN DARIO È troppo buona.
CLOWNS (in coro) Non invierete piú armi? Piú soldati?
CLOWN VALERIO PRESIDENTE Solo un piccolo contingente di tredicimila
uomini.
CLOWN DARIO Tredicimila? Perché il 13 porta fortuna.
CLOWNS (in coro) È troppo buona.
111
112
Poi quando i nostri amici protetti saranno
autosufficienti, e riusciranno ad ammazzare, senza il nostro
aiuto, noi ce ne torneremo a casa! Ma da questo momento sta a
loro dimostrare la loro buona volontà. Noi andremo a Parigi o
a Ginevra.
CLOWNS (in coro) Sí, sí, a Parigi o a Ginevra.
CLOWN VALERIO PRESIDENTE Ma sta a loro a questi rossi stendere la
mano e fare il primo passo.
CLOWN VALERIO PRESIDENTE
Entra Alberto vietnamita calzando un lungo paio di scarpe.
CLOWN ALBERTO VIETNAMITA Io ne faccio anche tre di passi.
CLOWN DARIO Eh no, non vale!
CLOWN ALBERTO VIETNAMITA Ma cosa fate? No! No!
Romano e Secondo gli inchiodano rapidamente le scarpe al
suolo.
Muoviti!... Avvicinati. Io sono qui che
aspetto. Vedete, a parole dicono di essere disposti a venirci
incontro, ma quando si arriva ai fatti restano bloccati sulle loro
posizioni... (Il clown Alberto vietnamita si protende in avanti
inclinandosi a trenta gradi).
CLOWN DARIO Diciamo pure... inchiodati!
CLOWN VALERIO PRESIDENTE Ecco, inchiodati... e non tendono neanche
la mano.
CLOWN DARIO Come la tendono poco, che schifo.
CLOWN ALBERTO VIETNAMITA È uno scandalo! Un sopruso. Voi siete un
ipocrita, signora. (Tende la mano inclinandosi al massimo).
CLOWN VALERIO PRESIDENTE
Valerio indietreggia.
CLOWN DARIO Un ipocrita? Esagerato!
Il braccio di Alberto si allunga a dismisura, due clowns glielo
segano all’istante.
CLOWNS (in coro) È vero, ha ragione, è un ipocrita.
CLOWN VALERIO PRESIDENTE Io? Ipocrita? Se è cosí,
io ritiro la mia
candidatura alle prossime elezioni. Cosí imparerete.
CLOWNS (in coro) Nooo?!?!?!?
CLOWN VALERIO PRESIDENTE Ah! Ah! Adesso dite no. Adesso, non volete
piú che me ne vada. Volete che io rimanga.
112
113
(urlando in coro) No! Vai, vai... (Iniziano a sollevare a ritmo
le gambe tese. Il clown presidente indietreggia sgomento). Non
ritornare, vai! Vattene via, vai! Non ti girare, vai! (Saltano
sempre piú’ minacciosi) Vai, vai... Non ritornare piú, vai... ! Non
ritornare piú, vai!
CLOWNS
Valerio viene cacciato fuori a calci da tutta la troupe, che esegue
una danza grottesca.
Tutti i clowns escono, Dario in testa suona il trombone. Si ferma
al limite del proscenio. Torna sui suoi passi. Con l’aiuto dei suoni
e con qualche gesto, racconta una storia: «Alcuni aerei in cielo,
un piccolo uomo passeggia tranquillo. Gli aerei lanciano bombe.
L’omino viene ucciso. Ripete il gioco una seconda volta. La terza
volta, un terzo omino passeggia. Arrivano gli aerei. Nel
momento che stanno per lanciare le bombe, l’omino risponde
sparando con una mitragliatrice. Un aereo viene colpito, vira,
scende a spirale disegnando cerchi sempre piú stretti, si avvicina
al suolo dove si schianta». Dario lo schiaccia con
il tallone, come si fa con un insetto schifoso. Poi con un calcio
spedisce i resti in quinta. Omini velocissimi escono da ogni dove
ed invadono il palcoscenico. Altri aerei cadono, cadono anche
addosso a Dario, cadono dentro al trombone, come insetti
fulminati. Uno di questi insetti attraverso al trombone finisce in
gola a Dario, che tossisce sempre suonando una marcia funebre.
Quindi soddisfatto si rivolge al pubblico con un sorriso e un
sospiro.
Come è difficile farsi capire. (Un tempo, e poi come un
imbonitore) Lo spettacolo è finito... È una storia pazza, ma
attenti che può succedere!
CLOWN DARIO
Danza finale. Con grandi piroette, capriole e salti mortali, Dario
dà inizio al corteo accompagnato dall’orchestra.
KE C è TRA UN BRANO E LALTRO? Mancano i video!
FUGA DA CASA
FRANCACCIA (seduta sui gradini sta piangendo disperata:
morde un fazzoletto, lo strappa) Maledetta vita grama e
scalognata!Ah, ah!
VOCE Che c’è Francaccia, che ti prende?
113
114
FRANCACCIA Eh, che mi prende…sono disperata, no? Non si
vede? Gramanaccia amabulé spampabulé! Bo-bo!
VOCE Che hai detto? Spantagabule po-po?
FRANCACCIA Macché po-po. Ho detto “gramanaccia amabulé
spampabulé bo-bo”, che è un’espressione come angosciata del
gruppo, ghenga…
VOCE Che ghenga? Cos’è sta ghenga?
FRANCACCIA Uffa! Ma dove vivi? Non sai proprio niente!
Ghenga: gruppo come dire ganga, banda giovanile, gruppi di
balordi…senza casa, patria, senza legge ribelle: pantamabila
tera belarina taratà.
VOCE Cos’è? Pantamabila…
FRANCACCIA Tera balerina taratà: grido di libertà!
VOCE E va bene la libertà. Ma perché piangi allora?
FRANCACCIA E chi piange. E’ il lamento tragico del vuoto
esistenziale, del come dire “ma che vita è questa?” pantamabile
tera balerina taratatà!?
VOCE Eh dai co ‘sto taratatà! Insomma cosa ti è successo?
FRANCACCIA Tutto mi è successo! Oppure niente, che fa lo
stesso. Ho rotto, capisci…ho rotto con tutto e tutti. Con la vita,
con mio padre, mia madre, i miei fratelli e sorelle.
VOCE Sei venuta via di casa?
FRANCACCIA Sì, per semrpe. Santacarampa pistillo povero
voltetindré! Ah, ah! Ho ovtato pagina, ho girato le spalle al
mondo. Basta con al famiglia. Non ho più né padre né madre né
nonno. Una sbandata sono!
VOCE Ho capito è la solita storia. Non andavi più d’accordo, i
tuoi erano repressivi, conservatori, moralisti e allora…
FRANCACCIA Ma cosa dici? Cosa cianci a fare? Starapù blarapà
cantabulè. Cos avai a tirare fuori le solite bambanate
stereotipe. I miei sono stati sempre i genitori più permissivi,
accondiscendenti, comprensivi da far schifo.
VOCE E allora? Non capisco: perché te ne sei andato?
FRANCACCIA Ma proprio per questo. Perché un genitore deve
fare il genitore, ci ha un ruolo barantù cantabulè, e deve
rispettarlo. Non che si mette a invadere il tuo campo del
rompigabole. Ci vuole ordine nel disordine, bantù, se non è il
bordellone, è il rapampampazzo! Uno non capisce più dove
stare, che va a finire che si spara tutto un tubo di dentifricio
nell’orecchio, per la sfaragiata pazza del cervello che va in
carambola! Capisci?
VOCE No, non molto, a parte il tubo di dentifricio spremuto
nell’orecchio, insomma, vuoi raccontarmi chiaro cosa è
successo?
114
115
FRANCACCIA Eh, va beh, ti racconto chiaro: dunque, io arrivo a
casa, sono stata fuori tutto il giorno, con i miei amici della
banda a farmi i fatti miei. Entro e la mamma è lì beata che si
ascolta un nastro dei Moow Rocher e balla.
VOCE I Moow Rocher e balla? Tua madre?
FRANCACCIA Ma sì, balla tutta scalmanata eccitata
badibadibù-tra-tra. Ma dico, si può? Una donna di
cinquant’anni passati che sculotta, strapellata pazza! E poi fa
“oh, ciao carina, scusa non t’aspettavo neanche più baradibàtra-tra” Ad ogni modo la cena è già lì pronta sul tavolo, sarà
tutto freddo ormai! Bradaparanza bestia! Sono diventata una
belva: “Ah, siamo alle solite? Adesso so già che mi farai una
scenata per via che sono stata fuori tutto il giorno e che la cena
si è raffreddata. Sai cosa ti dico? Che io ne ho piene le
carambole di questa schiavitù bestiale della famiglia: con
questo vostro andazzo autoritario, imperialista piccolo
borghese, taratatè, che mi mortifica, e mi atrofizza ogni
creatività, mi strozza il personale-politico e la mia autonomia
vitale!
VOCE Beh, sei andata giù un po’ pesante…immagino l
areazione di tua madre…
FRANCACCIA Ma che reazione! Manco una piega ha fatto, sta
materna atavica sbilenca ha continuato tranquilla a
scarampare balleronzola taratatà e poi mi fa “E ci hai ragione,
cara la mia Francaccia strampalazza mababulè, la famiglia va
abolita, dissolta, spapanzata. Io sono sazia fin nei cavicoli della
sopportanza.
VOCE Ma come, parla anche lei come te?
FRANCACCIA Certo, dal ’68, è da lei che ho imparato a parlare
così, da sfaragiata, ma non interrompermi…Cosa stavo
dicendo? Ah sì, mia madre continua a ballonzolare e mi fa:
“Basta, non si può andare avanti così con ‘sta solfa, con ‘sto
solito tran-tran pataplon-pampin. Io voglio la mia libertà!
Basta con la schiavitù della madre materna, regina del
focolare, imbesuita, che si sacrifica, gongolante per i figli e il
amrito pantofolante e va a far la spesa, fa da mangiare e poi sta
qui a far la comprensiva, la tenera sposa, che lecca le ferite
dello stesso socio-economico. No! Basta! Io sono ancora
giovane, mica decrepita. Io c’ho la gran voglia di vivere che mi
si spande euforica dappertutto. Mica voglio star qui a intristire
avvizzita come una vongola secca sul bagnasciuga”.
Ma che fai mamma perché hai fatto su le valigie? Dove vai
mamma?
115
116
“ Vado in Umbria, terra ridente, in una comunità di tutte donne
madri, ad allevare conigli, a raccogliere fragole selvatiche, fare
le marmellate, giocare a topafalsa, cantare tutto il giorno
canzoni inventate, e a sbronzarmi di succo di bacche
diuretiche! Addio, Francaccia, sei libera!”
E via che se ne va!
VOCE Incredibile! Ma allora è lei, tua madre che se ne è andata
di casa?
FRANCACCIA Sì, ma aspetta che non è finita. Arriva mio padre
e come è in casa, sbotta a smoccolare tutto cianciante: “Ma
cos’è ‘sta storia bufala che io, in quanto maschio paterno devo
preoccuparmi della vostra educazione, allevare voi figli e figlie
del primo letto nella giusta morale, e che deve darvi il buon
esempio e i sani principi? Ma chi me lo fa fare? Ma che legge
è…strambola e spanazzuta che in quanto capofamiglia dovrei
sacrificare l’impeto godereccio e farfuglione che ci ho dentro,
che mi sbotta festante per dedicarmi all’allevamento
consapevole di voi figlianza genitura, sangue del mio sangue?!
Eh no, eh no, ce ne ho stracolmi gli scarabezzoli! Non ce la
faccio più. Io voglio vivere! Sono giovane, se pur anziano! Mi
sento giovanile e vitale, voglio tornare ragazo: irrazionale,
ribelle, sfaraggiato, irriverente, irragionevole, insofferente,
esuberante, rompiscatole e frustrato! Rivoglio le mie belle
crisi, l’angoscia, rivoglio elmie insicurezze, le mie crisi
d’identità! Abbasso, abbasso la saggezza, la sicurezza, al
vecchiezza. Evviva la giovinezza, la sfaraggianza e il
carampazzo pazzo olè!” Ma dove vai papà, parti anche tu? “Sì,
parto. Vado in India, mi vestirò di arancione, mi faccio le
treccine, gli anelli e gli orecchini, imparo lo yoga, e a suonare il
sciamulè, mi lavo nel fiume Gange. Mi faccio i gargarismi con
latte delle vacche sacre. Poi vado nel Tibet, mi cambio nome.
Asciù-talè mi faccio chiamare, che vuol dire papavero
spampinato. Mi faccio incidere la fronte così mi psunta il terzo
occhio. Faccio la meditazione jacatoca, imparo la levitazione e
poi volo, volo come una irone felice e incosciente! Sazio di
niente”.
Ma papà sei ammattito pure! Mi sbaracchi qui da sola?
“No, non da sola, ti lascio tutto: la casa è tua, è tua la macchina,
il box-garage, l’ascensore. Pensaci tu, il terrazzino coi gerani e
le peonie, ricordati d’innaffiarle tutte le sere. Ci hai il gas da
pagare, la luce, l’affitto, le rate dell’enciclopedia, il canone della
televisione. I soldi sono nel cassetto. C’è anche un libretto al
portatore. Ricordati di rinnovare l’assicurazione antifurto e
quella per gli incendi. Di far passeggiare il cane, vai a pagare il
116
117
telefono, vai a trovare la nonna e scrivi gli auguri a tutti i
parenti. Addio, addio! Sii felice figlia mia! Io ti saluto. Libertà,
libertà! Collane di fiori fra i capelli inanellati, incenso e
profumo di sandalo, acque limpide, senza problemi”. E via che
se ne va!
VOCE Ma di che ti lamenti? Finalmente ti sei liberata anche tu,
indipendente…
FRANCACCIA Ma che liberata, che indipendente! Io voglio una
famiglia, capisci? Una famiglia vera: un padre severo che mi fa
le scenate, che mi reprime che alla sera non mi lascia uscire da
sola! Che mi lesina i soldi, che non capisce i miei problemi.
Voglio una madre bieca, tutta casa e fornelli, che mi fa la
morale. Voglio una madre e un padre da contestare, una
famiglia con cui berciare, litigare, fare sbarapozzo trombilero
tratapà! Voglio potermi ribellare. Voglio una famiglia, una
famiglia normale! (Scoppia a piangere) Mamma, papà, tornate
al casolare!
ELOGIO DEGLI APERITIVI E DELLE BEVANDE IN GENERE
Un giorno di quest’ultima estate stavo al bar, fuori faceva un
gran
caldo…sono
entrati
dei
ragazzi
e
delle
ragazze…camminavano e si muovevano pigramente…piuttosto
abbacchiati fra il sonnolente e l’affaticato…qualcuno s’è seduto
stracco, qualcun altro, specie le ragazze, si era appoggiato alla
parete che pareva si stesse per addormentare. In quel mentre
è sopraggiunto un ragazzo con la faccia tutta un efelide e ha
urlato festante: “Ehi, ma siamo impazziti? Ma che è sto
mortorio! Via scattare…facciamoci una bella aranciata!... Sì, sì;
allegriamoci! Hanno risposto entusiasti tutti gli altri…una
ragazzina aveva gli occhi che le brillavano dalla gioia…Il
barista sorridente e complice ha versato le aranciate frizzanti
in lunghi bicchieri…due o tre di quei giovani si sono
impossessati con avidità delle bottigliette e andavano bevendo
a canna con gran voluttà…All’istante nel bar è scoppiata una
grande allegria: …ragazzi che saltavano zompando frenetici
qua e là prendendo in braccio le ragazze…grida, risate…il juke
box s’è messo a suonare all’impazzata…ballavano tutti anche il
barista che stappava aranciate come un ossesso…io mi sono
sentita come esclusa da tanta festa…ho afferato a mia volta una
bottiglietta di aranciata rimasta sul bancone…l’ho
trangugiata…e non so cos’è…sarà stata la suggestione…mi
sono sentita travolta dall’euforia generale…e dimenticandomi
tutt’a un tratto d’essere una mamma mi sono scatenata a mia
117
118
volta…ho cominciato a ballare…poi ho seguito i ragazzi che
uscivano sulla strada montavano su motorini e biciclette e via
per boschi, in riva al mare…a pedalare…spernacchiare
volteggiando, cantando…fin dentro le onde…
Ma cos’era successo?Che cosa c’era in quell’aranciata? Forse
una droga? Ebbene…preoccupata ho fatto un’indagine. Ho un
amico chimico gli ho portato ad analizzare il contenuto di
quelle bottigliette…risultato delle analisi: una parte di succo di
arancio, zucchero, colorante, anidride carbonica e basta così!
Ma allora? Quell’esplosione festosa dei ragazzi appena ingoiata
quella bevanda è solo suggestione…sono stati allocchiti
condizionati dalla pubblicità televisiva. Sono plagiati drogati
dai così detti mass media.
Ma nient’affatto…i ragazzi sanno tutto…non hanno mai
creduto per un solo istante all’imbecillità di aperitivi digestivi
e dissetanti che danno allegria e ed euforia festosa…e allora
perché si eccitano tanto…perché ripetono quasi a
scimmiottare l’impazzata delle pubblicità televisive e
radiofoniche? Ebbene, lo fanno per noi…noi della generazione
adulta…per non amareggiarci…Siamo noi: madri, padri;
maestri, professori, dirigenti…che li colpevolizziamo in
continuità…:questi ragazzi non hanno fiducia nell’avvenire,
non hanno spinte, ideali, non credono più nella politica, nei
partiti, nelle istituzioni…nelle promesse dei governi, nei loro
programmi, nelle riforme promesse insomma…noi li
accusiamo i giovani non credono più a nulla…non hanno
fede…così loro vogliono dimostrarci che al contrario credono
ancora in qualche cosa…credono nell’aranciata…nel
rabarbaro…nell’aperitivo tonico, giovane, svelto amaro in un
modo pazzesco…fantastico, energetico, corroborante…che è
vita! Non credono nel futuro…ma nel digestivo del futuribile
oh,
sì…ci
credono…del
resto
perché
non
crederci…gliel’abbiamo detto noi:. noi che siamo saggi, che
abbiamo esperienza, che alla loro età…Che abbiamo fatto
l’Italia il Belice e il Vaiont…le petroliere il mare
inquinato…l’economia sommersa e il lavoro nero…le
bancarotte…e le fughe di capitale…la crisi…E allora…Aranciata!
Che ti da la carica…acqua minerale…che ti fa giovane…sei
senza
casa,
senza
lavoro…un
digestivo…e
via
coll’allegria…Emigrante…non t’accasciare…fatti un bagno di
schiuma…ti sentirai diverso…Anche Sindona, Freda,
Ventura…barone..Crociani…hanno dovuto emigrare…ma loro
ogni mattina si fanno uno Sciampo con il Caobab delle
antille…e fanno faville…Pensionato lavati col detersivo che fa
118
119
le bolle…che importa se non hai casa…fregatene dello sblocco
dei fitti…ci hai il risciaquo a sessanta gradi…(buttati! Buttati
nella lavatrice a dodici cicli…Gira gira…rigenerati…incentivati,
oh, che splendidezza…Candeggiati!
LA CONDIZIONE DELLA DONNA O LA COSTOLA.
FRANCA: Carini! Fuori, fuori… Cos’andate a raccontare voi?
“Nate da una costola”, “infide fin da vergini”… Ma sentili, quelli!
D’altro canto, poveracci, è una vita che si sentono ripetere le
medesime cose. Pensate che fino a un certo tempo era persino
dubbio che la donna avesse un’anima. Senza anima, povere
donne! In un famoso concilio dei teologi si sono presi
addirittura a bastonate sulla testa, un male si sono fatti!, su
questo argomento, su questo problema. “La donna ha l’anima?”
“No, la donna non ha l’anima” e poi sono arrivati a un
compromesso: “E va bene, anche la donna ha l’anima, anche la
femmina, seppur profana, ha la sua anima. Però, a differenza
del maschio, nel maschio entra subito, appena è formato, nel
grembo materno diciamo al quarto mese, nella femmina entra
molto ma molto più tardi, poco prima del parto”. E anche lì
sono rogne, perché non ne vuol sapere ‘sta anima, macché! “Io
devo entrare in quella lì, in una donna?” “Ma dai anima, va’
dentro, su, è pur anche lei una creatura del creato, va’ dentro,
anima benedetta, su su su!”. Certo che come creatura
secondaria sono veramente fortunata a essere nata in questa
epoca, in questo periodo.
Posso parlare!
Pubblicamente! Non dico qui in televisione, che si sa, è da poco
che c’è la riforma, ma su di un palcoscenico: parlare!
nel periodo di Shakespeare, per esempio, le donne mica
potevano salire su un palcoscenico, era proibito. Tutti i ruoli
femminili venivano recitati da ragazzi e da uomini. La Giulietta,
per esempio, la famosa... quella del Romeo, la faceva un
ragazzo... (Entra in scena un attore travestito da Giulietta, che
camminando inciampa nel lungo abito rischiando di cadere e
perde la parrucca) eccolo qua travestito da donna ma è un
ragazzo, senza i baffi che ha il mio amico Flavio. E anche
l’Ofelia, matta com’era, anche lei (Entra in scena un attore
travestito da Ofelia, che camminando inciampa pure lui, nel
lungo abito rischiando di cadere a sua volta)… inciampa, anche
lei era un ragazzo... che non perdeva la parrucca.
119
120
E la Desdemona, detta anche “la disordinata”... (Entra in scena
un attore travestito da Desdemona, che lancia fazzoletti qua e
là).
A quel tempo si diceva: “Proibito alle donne parlare su un
palcoscenico, proibito alle donne cantare.” Potevano cantare al
fosso, potevano cantare in casa mentre…
Entra
in
scena
Dario
FRANCA:
Cosa
c’è
Dario?
DARIO: Volevo dirti una cosa, scusami se ti interrompo e
grazie di avermi permesso di stare sul palcoscenico con te in
questo momento. Lo spettacolo è femminile ed è giusto che
parlino le donne. Io volevo soltanto, a questo punto…
FRANCA: (gelida) Eh, ma cosa vuoi caro?
DARIO:
Darti
un
consiglio:
cioè
cercare…
FRANCA:
Ah,
mi
pareva…
dimmi,
dimmi...
DARIO: È un consiglio da uomo, d’accordo, scusa, non ne posso
fare
a
meno.
Voglio
dire
che…
FRANCA: (interrompendolo) Parla...
pure, parla Dario!
DARIO:
A
questo
punto
sarebbe
importante…
FRANCA: (interrompendolo) Parla, parla, parla pure, parla
Dario!
DARIO:
Se
mi
lasci
parlare…
FRANCA: Parla Dario, parla pure... dicevi: il consiglio…
DARIO: (Al pubblico accattivante) È il tormentone che
normalmente uso faccio io con lei...
FRANCA: Parla, ti ascoltiamo tutti, parla Dario!
DARIO: Almeno oggi che è il mio compleanno, sii gentile,
lasciami
parlare.
FRANCA:
Vabbè,
parla,
Dario,
coraggio!
DARIO: Dicevo che sarebbe importante e opportuno in questo
momento cominciare con una canzone, cioè dovresti…
FRANCA:
Scritta
da
te?
DARIO: No, non da un uomo… da una donna! Una donna ha
scritto una canzone stupenda sul corpo, sull’appropriazione
che l’uomo fa del corpo femminile e sulla liberazione da questa
egemonia…
FRANCA: Sì, giusto...
è un problema molto serio.
DARIO: Questa canzone è molto importante soprattutto perché
arriva
veramente…
FRANCA: Sì però Dario sii cortese, fammi finire, stavo parlando
con loro (indica il pubblico)... DARIO: Però la canzone te la
consiglio!
120
121
FRANCA: Sì, sì, poi la cantiamo! (lo spinge fuori scena).
DARIO:
Non
buttarmi
così!
FRANCA: Ma se non ti ho...
(ride) Non ti ho…
DARIO:
Mi
butti
in
basso!
(esce)
FRANCA: (riprende il discorso con il pubblico)
Come stavo dicendo… Ancora nel Settecento i ruoli femminili
delle voci da soprano chi le faceva? Gli uomini! Magari castrati,
ma maschi, devo dire sempre i maschi...
Rientra Dario con un vaso dal quale spunta un gran mazzo di
fiori.
Ancora Dario?! (ride)…Con i fiori?
DARIO: Questo per evitare tutto quello che la polemica
normale della lite finta eccetera eccetera, non solo, ma oltre...
(Franca rischia di far cadere i fiori) ... Aattenzione, non farlo
cadere! (Franca riprende il vaso) Ecco, grazie. C’è questa
canzone che è stupenda, (Indicando il vaso) mettilo giù, mettilo
giù, invece di tenerlo, altrimenti cade, c’è anche l’acqua…
FRANCA Sì, giusto… (Prende il vaso con i fiori e lo appoggia a
terra).
DARIO Stai attenta, è delicatissimo quel vaso…Dunque, dicevo,
questa canzone è una, come si dice?
VOCE FUORI CAMPO Fast Blues!
farti capire che maschi e femmine non devono essere nemici…
voglio che tu capisca che ti rispetto e ti voglio bene…
FRANCA: Oh grazie! (prende il vaso con i fiori e lo posa a terra)
Ma ora vorrei…
DARIO: Scusa cara se ti interrompo, ma io insisto che tu canti
questa canzone…
è un fast blues, cioè “rapido blues”…
FRANCA: Rapido blues...
DARIO: È una canzone scritta e cantata per la prima volta da
una donna di colore, Glyden Styden… è un nome da uomo ma
si sono sbagliati. Leggi, guarda…Leggila, sono parole
bellissime… (Le passa un foglio).
FRANCA: Vediamo un po’ cosa dice (Legge): “No amore, non
sono tua”… Bene! L’inizio è buono. Mi pare importante, TUA!
“Non è tua l’anima mia, non sono tua anima e corpo. No no no
no io io sono mia, io sono tutta mia, io sono tutta mia, sono
mia, anima e corpo sono mia, mia, miaaaa!”. Perfetta, corretta…
politicamente corretta.
DARIO: Bella canzone… davvero rivoluzionaria. Ecco… adesso
devi cantarla.
121
122
FRANCA: Adesso? Ma stavo…
DARIO: (l’interrompe deciso) Sì, adesso! E’ un giro di blues è
semplicissimo, (Le passa il microfono mentre entra in scena il
chitarrista eseguendo qualche accordo). Ti faccio sentire
soltanto il giro armonico… il resto lo improvvisi… più o meno
fa così: [canta]. Forza, inizia… canta!
FRANCA: Sei sicuro che questa sia la mia tonalità?
DARIO: Sì, prova. (Franca accenna il canto).
DARIO: Ti dispiace se è un uomo che ti accompagna?
FRANCA: Non dire sciocchezze! Ma figurati! Vai, vai…suona!
DARIO: Scusa se t’interrompo ancora… ma vorrei aiutarti in un
particolare: siccome qui ci sono degli appoggi musicali, cioè
degli interventi soltanto di appoggio, ma manca il sassofono,
manca il contrabbasso, soprattutto manca la tromba…
FRANCA: Ma non fa niente, si improvvisa, no?
DARIO: Se mi permetti soltanto un’indicazione, la faccio da
dietro, alle tue spalle… accenno io l’appoggio di
contrappunto… restando alle tue spalle.
FRANCA: Non disturbarmi, Dario eh!
DARIO: Non preoccuparti, è solo un apporto di
collaborazione… mi ringrazierai… ricordatelo eh!
FRANCA: Parto Allora, blues… (Canta) “No amore…”
DARIO: Aspetta, comincio io. (Esegue un vero e proprio
movimento di blues, all’inizio quasi sottotono, ma quando
Franca cerca di inserirsi, esegue un’altra variante, ogni volta in
modo sempre più esteso e prepotente. Alla fine si impossessa del
microfono impedendole qualsiasi inserto canoro. A questo punto
Franca raccoglie il vaso di fiori da terra e lo scaraventa con
forza sulla testa di Dario, che barcolla e finalmente smette di
cantare).
DARIO: Voi donne non avete ancora capito la musica. (Esce).
FRANCA: Vi abbiamo presentato l’Uomo! Eccolo qua, che
arriva, parla, interrompe, disturba… E noi zitte? Nossignore!
Parlare, donne! Non facciamoci interrompere con qualsiasi
mezzo: parlare! Siamo rimaste zitte per tanto di quel tempo…
Che poi non è neanche vero, abbiamo sempre parlato, anche
nei momenti più duri: quando ci mettevano le museruole, i
cinti, quando addirittura ci mettevano al rogo. E non abbiamo
neanche mai creduto alla storia della costola. No, la costola! Ci
raccontano gli uomini che il Padreterno per creare la donna
avrebbe preso un pezzo qualsiasi, un osso di scarto, una
costola appunto: “fluttuante”… come a dire che se c’è o non c’è
è la stessa cosa, non è importante: non un bel pezzo di cervello,
macché: l’ossicino, buttato lì.
122
123
Non ha perso neanche tempo a sagomare il pupazzo, come per
l’Adamo. Aveva altro da fare, il Padreterno: doveva ancora
costruire il cavallo, che il primo gli era riuscito così male, con
quella gobba lì di dietro, l’ha nascosto subito nel deserto, che
poi l’han chiamato cammello. Questa storia della prima donna,
Eva, che nasce dalla costola ve la facciamo ascoltare cantata in
antico veneto. Godetevela!
Entrano quattro donne e cantano accompagnate dal chitarrista.
La creazione della donna
Si sa che in de la dona
è nato il gran pecàto
lo dise i santi padri
gh’è scrìto nei sacri testi.
I raconta che l’Eva
la dona de l’Adamo
col diavolo serpente faséa combùta,
lu g’ha dà la mela rossa
e le, ’sta dòna stròlega
dentro la poma la g’ha sgagnà.
La g’ha magnà la poma
così l’ha fa pecà.
E po ’sta dòna stròlega
a l’Adamo ghe l’ha dì:
«Magna anca ti la poma,
un ànzelo ti diventerà».
Lu sto cojon d’Adamo
come un merlo ghe g’ha cascà.
Dio padre ghe s’è inrabì,
così sempre danàti
i òmeni i se resta.
Danà colpa de le dòne,
le dòne che i ha fa pecà.
’Sta storia manco a dirlo
I so i omeni che l’ha inventà,
i òmeni raconta ’e favole
e le dòne ’e favole
e le dòne ’e sta ascoltà!
TRADUZIONE
Si sa che nella donna
È nato il gran peccato
123
124
Lo dicono i santi padri
È scritto nei sacri testi.
Raccontano che l’Eva
La donna dell’Adamo
col diavolo serpente combutta faceva,
lui le ha dato la mela rossa
e lei, ’sta donna strega
la mela ha morsicato.
Ha mangiato la mela
così ha fatto peccato
e poi ’sta donna strega
all’Adamo ha detto:
«Mangia anche tu la mela,
un angelo diventerai».
Lui ’sto coglione d’Adamo
Come un merlo c’è cascato.
Dio padre si è arrabbiato
Così sempre dannati
Gli uomini sono restati.
Dannati per colpa delle donne,
le donne che li fanno peccare:
Questa storia, manco a dirlo,
sono gli uomini che l’hanno inventata,
gli uomini raccontano le favole
e le donne le stanno ad ascoltare.
IL RISVEGLIO
Nello spazio scenico, un monolocale, sono posti un letto
matrimoniale, un comodino con sveglia e abat-jour, un
attaccapanni, un armadio, una credenza sulla quale sono
posati vari barattoli, un tavolo, una cucina a gas, un frigorifero,
una lavatrice, un lavello. Appeso bene in evidenza un
calendario. C’è anche un lettino con dentro un bambino
(bambolotto), ecc. Sul letto dormono un uomo e una donna.
L’uomo, dal momento che non ha battute, può essere sostituito
con un pupazzo. Nella luce bassa la donna sogna come in un
incubo.
Questo brano viene attualmente recitato da Franca Rame con
un unico elemento di scena, una sedia o una panca, a indicare il
letto.
124
125
L’arredamento scenico è stato soppresso, per motivi pratici,
lungo il corso delle recite tenute durante gli scioperi e le
occupazioni delle fabbriche. Ne è nata una versione, quella
attuale, completamente mimata, in cui gli oggetti sono
sostituiti dai gesti che li indicano
Il risveglio
Nello spazio scenico, un monolocale, sono posti un letto matrimoniale,
un comodino con sveglia e abat-jour, un attaccapanni, un armadio, una
credenza sulla quale sono posati vari barattoli, un tavolo, una cucina a
gas, un frigorifero, una lavatrice, un lavello. Appeso bene in evidenza un
calendario. C’è anche un lettino con dentro un bambino (bambolotto),
ecc. Sul letto dormono un uomo e una donna. L’uomo, dal momento che
non ha battute, può essere sostituito con un pupazzo. Nella luce bassa la
donna sogna come in un incubo.
Questo brano viene attualmente recitato da Franca Rame con un unico
elemento di scena, una sedia o una panca, a indicare il letto.
L’arredamento scenico è stato soppresso, per motivi pratici, lungo il
corso delle recite tenute durante gli scioperi e le occupazioni delle
fabbriche. Ne è nata una versione, quella attuale, completamente
mimata, in cui gli oggetti sono sostituiti dai gesti che li indicano.
:Tre pezzi, una saldatura, un colpo di trapano... due bulloni, una
saldatura, un colpo di trancia... (Urlo). Oddio! Mi sono tranciata le dita!
Le mie dita... fammele tirare su... il padrone non vuole... fanno disordine!
(Si sveglia di soprassalto: è ancora sotto l’incubo del sogno) Le mie dita...
non potrò più metterle nel naso... (Si guarda la mano) Ce le ho!!... Ho
sognato!... Porca miseria, adesso mi sogno di lavorare anche quando
dormo, non basta in fabbrica? Che ore sono? (Guarda la sveglia) Le sei e
mezza?! (Si alza dal letto infilandosi velocemente pantofole e vestaglia)
Non ha suonato ’sta bastarda! Oh mamma, come è tardi! (Corre al lettino
e prende tra le braccia il bambino) Forza bambino, forza! Che comincia la
nostra giornata. (Si dirige verso il tavolo che sta vicino al lavello) Sveglia!
Sveglia, bel topolino della tua mamma, andiamo! La pipì, ti sei fatto la
pipì addosso... saranno tre ore che ti ho cambiato! Pisone di un pisone...
con la premura che ho! Dobbiamo correre all’asilo-nido, che se
arriviamo dopo le sette la suorina ci rimanda a casina! (Spoglia il
bambolotto) Adesso la tua mamma ti lava il culascino... (Apre il rubinetto
dell’acqua) L’acqua calda... macché, non c’è acqua calda... Vuoi vedere
che quel rintronato del Luigi ieri sera ha spento il boiler? No, non è
rintronato, ecco l’acqua calda... (Prende il bimbo in braccio e va al lavello)
Laviamoci il faccettino, zitto, non piangere che se no svegli il papà...
DONNA
125
126
lasciamolo dormire per una mezz’oretta ancora, beato lui! Che poi deve
scattare alla Sandokan: aaaaaaaaahhaahh! (Si rende conto di aver urlato,
ripete l’urlo sottovoce) Aaahhh... correre a prendere il tram, il treno, e
poi in fabbrica, (Depone il bimbo sul tavolo e con un asciugamano lo
asciuga) e via a far ginnastica come una scimmia ammaestrata, alla
catena di montaggio (Esegue i movimenti della catena di montaggio): un
due tre... (Ride) Ah, ah come ride il mio bambino... ti piace la tua mamma
che fa la scimmia ammaestrata. Ora ti asciugo bene... (Prende un
barattolo di borotalco e ne versa abbondantemente sul culetto del
bambino) Una bella spolveratina di... (Si blocca allibita) formaggio
grattugiato!! Chi mi ha messo il formaggio grattugiato al posto del
borotalco?! Mamma mia che disordine! Aspetta che lo tiro su... con
quello che costa!! (Mima di raccogliere dal sedere del bambolotto il
formaggio versato) Tanto il sedere del mio bambino è bello pulito!
(Veste velocemente il bambino) Presto, presto, pisottone mio! Eccolo
pronto! Che ore sono? Oddio com’è tardi! Stai tranquillo un attimo che
anche la tua mamma si dà una lavatina. (Va al lavello e apre il rubinetto;
mimando d’insaponarsi mani e viso, canta) Camaj, sapone delle stelle.
Camaj, sapone... (S’interrompe) L’acqua, non c’è più acqua! Maledizione!
Una famiglia come questa, che sta in una casa come questa, con trecento
famiglie come questa... con tutti che hanno la mania di lavarsi alla stessa
ora!! Con che cosa mi sciacquo adesso!? Accidentaccio... come brucia il
Camaj, nell’occhio... questo la pubblicità non lo dice. (Afferra un
asciugamano e si libera del sapone) Beh, mi laverò un’altra volta, tanto a
me chi mi guarda... (Si dà una pettinata veloce) Non mi guardano ma mi
annusano... Mi darò un po’ di spray... (Prende un barattolo di spray) Che
bella invenzione lo spray! Mettiamoci un po’ di spray. (Esegue) Come
brucia!! Che ho messo? (Legge sul barattolo) Vernice per termosifoni!!
Ho l’ascella d’argento?! Come me la tolgo? Me la toglierò in fabbrica col
solvente. (Indossa velocemente gli abiti. Raccoglie il figlio, lo avvolge in
una coperta e si avvia alla porta) Presto, via in fretta, correre! Le sei e
quaranta... ce l’abbiamo fatta. Prendiamo la borsetta della mamma... la
giacchetta della mamma... (Si dirige verso la porta. Si blocca) La chiave?
La chiave? Dove ho messo la chiave? Tutte le mattine il dramma della
chiave! Devo passare il tempo a cercar la chiave... coi minuti contati che
ho... (Rovista freneticamente nelle tasche, si guarda intorno) Calma,
stiamo calme, cerchiamo di ricostruire tutto quello che ho fatto ieri sera.
Dunque, sono arrivata a casa, il Luigi non c’era. Ho aperto io la porta. Il
bambino era nel braccio destro della mamma, la borsetta e la chiave
nella sinistra della mamma. La borsetta e la giacchetta le metto qui
(Indica l’attaccapanni), il bambino lo metto nella culla. Torno fuori.
Prendo le borse della spesa, la chiave sempre in mano... il pacchetto del
latte sotto l’ascella... entro in casa... la borsa la metto qua... il latte lo
metto nel frigorifero... Vuoi vedere che nel frigorifero ci ho messo pure
126
127
la chiave? (Va al frigorifero e lo apre) No, non c’è... neanche nel
portauovo, nel portaburro... ma non c’è nemmeno il latte... in compenso
ci ho messo il detersivo al limone per la lavastoviglie... È giusto: il limone
si mette sempre nel frigorifero, altrimenti “va a male”! Sono pazza! Sono
pazza!! Se ho messo il detersivo nel frigorifero, il latte l’avrò messo nella
lavastoviglie... (Guarda nella lavastoviglie) Non c’è... meno male... Dove
ho messo il latte? Sul gas... sì, per la pappa del bambino... tant’è vero che
per avere libere le mani, per poter aprire il cartone, mi sono messa la
chiave tra i denti e mai saprò perché ho messo la chiave tra i denti e non
sul tavolo. Prendo il pentolino... verso il latte nel pentolino per la pappa
del bambino... accendo il pentolino... accendo il bambino, voglio dire,
accendo il latte... accendo il gas! Lascio il latte lì a bollire e, sempre con la
chiave tra i denti, vado a sfasciare il bambino... nel senso che gli tolgo le
fasce. (Va verso la culla, mima quanto dice) Prendo il bambino, lo metto
sul tavolo... anzi no, col bambino in braccio vado all’armadio e prendo la
vaschetta per fare il bagno, la chiave sempre tra i denti... metto la
vaschetta qui, cerco il bambino... non c’è più il bambino! Ho perso il
bambino! Dove ho messo il bambino? (Corre verso i vari mobili che
nomina, apre e chiude velocemente gli sportelli) Nel frigorifero... nella
lavastoviglie... nell’armadio! Avevo messo il bambino nell’armadio!! Per
fortuna si è messo a piangere, altrimenti chissà quando l’avrei trovato!
Povero il mio bambino! Ho preso uno spavento tale, che mi sono
precipitata a bere un bicchier d’acqua... (Si blocca di colpo, deglutisce
spaventata) Ho ingoiato la chiave! E già... se ce l’avevo tra i denti... No,
non posso averla inghiottita... la mia chiave ha il buco, avrei fischiato
tutta la notte e il Luigi chissà che scenata mi avrebbe fatto... Dove ho
messo la chiave... Calma, stiamo calme. (C.s.) Prendo la bacinella, vado a
riempirla d’acqua calda, prendo il bicarbonato (Prende un barattolo),
che io ci metto sempre due cucchiai di bicarbonato per il bagno del mio
bambino... Fosse caduta qua dentro? (Guarda il contenuto del barattolo
con attenzione) Zucchero!! Chi ha messo lo zucchero nel barattolo del
bicarbonato... (Controlla in un altro barattolo) e il bicarbonato in quello
dello zucchero? Quanti giorni sono che faccio il bagno al bambino con lo
zucchero? Ecco perché la suora all’asilo mi ha detto: “Devo tenere il suo
bambino sempre chiuso, come lo metto all’aperto api, calabroni e
mosche gli volano adosso...” Povero bambino... E il Luigi, la scenata che
mi ha fatto per il caffè... ci aveva messo il bicarbonato! Certi rutti! E la
chiave, dove ho messo la chiave? Ma che scema... no, sbagliato, tutto
sbagliato. Non ho mai tirato la chiave fuori dalla toppa... eh sììì, perché
quando stavo facendo il bagno al bambino ho sentito il Luigi ravanare
nella serratura, perché io quando sono entrata avevo richiuso la porta,
lasciando la chiave nella toppa... così lui non poteva aprire... ravanava
ravanava e cominciava a tirare santi.
127
128
Ho tolto la chiave dalla porta... lui è entrato... gridava come un pazzo, io
la chiave l’avevo in mano, sono sicura... gli sono andata sotto il naso e
gliela ho messa tra gli occhi... che quasi volevo levargliene uno... e ho
detto: “Ho dimenticato la chiave nella serratura... e allora? Uccidimi
moglicida!!!” “Lasciami stare, – mi fa lui, – non è per la chiave che sono
arrabbiato... è che ’sto maledetto treno dei pendolari m’ha fatto un
ritardo di un’ora... un’ora e mezza per fare 20 chilometri! Tutto tempo
che il padrone mica mi paga... né mi paga il viaggio d’andata, né quello di
ritorno, né mi paga il tram. Tutti viaggi che io faccio per lui, mica per
villeggiatura!”
“E te la vieni a prendere con me? – gli faccio io, sempre con la chiave in
mano. – A parte che il padrone non si chiama più “padrone”, si chiama
“multinazionale!” Oggi il padrone ce l’hanno soltanto i cani! Noi siamo
esseri liberi, oggi! Il padrone multinazionale ti frega le ore che viaggi e te
la prendi... ma non te la prendi per le ore che frega a me... a me, che oltre
a lavorare per otto ore come una bestia per lui, ti faccio anche la serva
gratis! Per lui, per il multinazionale!” E intanto ho dato il latte al
bambino. (Va alla culla) L’ho preso in braccio... (Prende il bambino in
braccio e cerca nella culla) Mi fosse caduta qui... No, non c’è... (Nel riporre
il bimbo nella culla gli tasta il sedere) Oh mamma, l’ha fatta! L’ha fatta,
l’ha fatta un’altra volta! Cagone di un cagone... (Tenendo il bimbo tra le
braccia va al tavolo vicino al lavello) Quante volte ti devo dire che tu la
cacca devi farla all’asilo! Alle sette e due minuti devi farla, così ti cambia
la suorina! (Così dicendo spoglia velocemente il bambino e lo lava) Che
ore sono?... Oddio com’è tardi... non ce la faccio, non ce la faccio... perdo
la giornata... Cagone di un cagone... io poi non capisco come si faccia con
un sedere così piccolo a fare una cacca così grossa!! (Riprende, mentre
lava il bambino, la sua tirata polemica col marito) “La famiglia, la sacra
famiglia... l’hanno inventata apposta perché tutti quelli come te, sballati
dalla nevrosi dei ritmi bestiali di lavoro, ritrovino in noi mogli tuttofare,
il materasso su cui sfogarsi! (Ha finito di lavare il bambolotto, l’asciuga e
lo riveste) Noi, vi rigeneriamo... per lui, gratis! Per essere pronti
all’indomani a tornare belli e scaricati a produrre meglio per lui, il
multinazionale! Lui è il padreterno! È lui che fa boom, poi fa il
contro-boom! Poi la deflessione, poi l’inflazione, la crisi galoppante, la
crisi strisciante... la caduta della lira, il dollaro, l’eurodollaro, il
petrodollaro... poi spalanca le braccia e grida: “Che ci posso fare? È
fatalità! È fatalità!”” Il Luigi si mette a ridere: “Ehi, ci ho una moglie
femminista-estremista e non lo sapevo... Da quando è che vai a scuola
dalle femministe?” “Senti deficiente, – gli faccio io, – mica ho bisogno di
andare a scuola dalle femministe per capire che la vita che facciamo è
una vita di merda! Lavoriamo come due cani e mai un attimo per
scambiarci due parole, mai un attimo per noi. Mi chiedi mai: “Sei stanca?
Vuoi una mano?” Chi fa il mangiare? Io. Chi lava i piatti? Io. Chi fa la
128
129
spesa? Io. Chi fa i salti mortali per arrivare a fine mese? Io, io, io! Eppure
lavoro anch’io! Le calze che sporchi tu, chi le lava? Io! Quante volte hai
lavato le mie calze? È questo qui il matrimonio? Io voglio poter parlare
con te. Io voglio “VIVERE” con te... non ABITARE con te! Ti viene mai in
mente che anch’io possa avere dei problemi? Mi va bene che i “tuoi”
problemi siano i miei, ma vorrei che anche i “miei” problemi fossero i
“tuoi” e non soltanto i “tuoi” i miei, e i miei sempre i miei!! Io voglio
poter parlare, parlare con te... ma quando torni dal lavoro ti butti a
dormire. La sera: TELEVISIONE! Alla domenica PARTITA!, a vederti ventidue
cretini in mutande, che si dànno scarpate intorno a un pallone, con in
mezzo un altro ritardato dell’oratorio, anche lui in mutande, ma con la
giacca e il fischietto!” Lui, il Luigi, paonazzo, offeso come se gli avessi
parlato male della sua mamma, mi fa: “Ma cosa vuoi capire tu di sport!”
Che non era proprio la risposta giusta! Non ci ho visto più! Gridavo come
una matta! Ho tirato fuori tutto! Gridavo io, gridava lui... io pesante, lui
più pesante, più pesante io... ancora più pesante lui... finché ho detto: “Se
questo è il matrimonio, vuol dire che ho commesso un errore...” Ho
tirato su il mio errore... (Prende in braccio il bambino e si avvia decisa
alla porta) e via che me ne sono andata. A questo punto la chiave, sono
sicura, ce l’avevo io, perché ho aperto la porta. Il Luigi viene lì... ci aveva
una faccia, povero Luigi, era bianco, col magone... Mai avevo fatto una
scenata così e mica scherzavo... e lui l’aveva capito. Mi tira dentro in
casa: “Su, non fare così, aspetta...” “Lasciami stare!” “Parliamo, prima
parliamo, se poi te ne vuoi andare va bene... ma prima parliamo! C’è la
dialettica no? C’è la dialettica, per dio!”... e mi spingeva verso il (Si siede
sul letto) “dialettico”... e mi dice che sì, avevo ragione... ma che lui era
abituato con la sua MAMMA... che credeva che fossi anch’io come la sua
MAMMA... che aveva sbagliato, che doveva cambiare... insomma, si è fatto
la... cosiddetta “AUTOCRITICA”. Ma così bene, così bene... che io piangevo...
E più si autocriticava e più io piangevo, e più piangevo e più si
autocriticava... come era bello piangere ieri sera! E la chiave? (Guarda
per l’ennesima volta l’orologio) Non ce la faccio... (Di colpo si ricorda)
Sicuro... me l’ha presa lui sono sicura... nella tasca della giacca... se l’è
messa in tasca... (Scorge la giacca appesa all’attaccapanni, fruga nelle
tasche) Eccola, la mia e la sua! Che ore sono? Sette meno dieci, forse ce la
facciamo ancora... Forza patanino che ce la facciamo! (Prende il bambino
in braccio, si muove freneticamente) Il bambino della mamma, la
giacchetta della mamma, la borsetta della mamma, (sta per uscire, si
blocca di colpo) il tesserino del tram... Aspetta bambino, fammi cercare il
tesserino, che se poi il tram è pieno mi tocca metterti per terra e ti
schiacciano tutto... (Fruga in borsetta) Eccolo... Bello, il mio bel
tesserino! (Lo guarda distrattamente) Sei buchi? Sei buchi di andata e sei
buchi di ritorno! (È allibita) Sei buchi di andata sei buchi di ritorno?! Chi
m’ha bucato così il mio tesserino? Sei buchi... Ma che giorno è oggi...
129
130
(Guarda il calendario appeso alla parete, non apre bocca... è stravolta,
avvilita. Quasi senza voce dice) Domenica!? (Gridando) Domenica!! (Al
bambino) E tu non mi dici niente! È domenica! Roba da pazzi, volevo
andare a lavorare anche di domenica! Sono pazza!! (Cantando) Di
domenica non si lavora e fino a tarda ora si sta a dormire! A letto,
bambino, a letto! Dormire!! (Depone il bambino nel letto matrimoniale,
corre in proscenio e si rivolge direttamente al pubblico) Voglio fare un
sogno dove c’è un mondo che tutti i giorni è domenica! Tutta una vita di
domeniche! È la fine del mondo... È scoppiata la domenica eterna! Non cì
sono più gli altri giorni della settimana... Il lunedì l’hanno impiccato, il
giovedì fucilato, il venerdì affettato!... Tutti i giorni sono domenica...
(Corre al letto, s’infila sotto le coperte) Dormire bambino! Dormire! E se
mi sogno un’altra volta di lavorare, mi strozzo da sola! Dormire! (Sulle
ultime parole, con il lenzuolo si copre tutta, testa compresa).
Buio. Stacco musicale. Canzone:
IL SOGNO
L’altra notte mi sono sognata
che ero in fabbrica a lavorare
e vicino al mio telaio
lavorava anche l’ingegnere
e io gli insegnavo come si fa andare il pettinile,
e lui perfino mi ringraziava,
lui perfino era gentile.
Non c’era quel gran baccano
e non c’era il puzzo di tintoria,
i tempi li dava una mia zia,
si andava comodi, si andava piano.
Senza neanche domandare sono andata
perfino in gabinetto
e seduta comoda ho perfino letto
un gran giornale
dove c’era un titolo fenomenale:
“Lavorare poco, vivere molto”.
Poi sono andata
a farmi un giretto
in un gran parco pieno di bambini
130
131
e dentro un giardino
c’era che giocava il mio bambino;
il mio bambino mi ha preso per mano
e mi ha portato nella nostra casa,
al primo piano,
che però non era nel casermone
dove stiamo adesso, come in prigione.
Mio marito era già tornato,
era di festa e faceva il bucato
faceva il bucato e non era arrabbiato
m’ha portato al cinema come da fidanzato
e c’era il cinema, ma nella pellicola
non recitavano degli artisti,
eravamo noi i protagonisti.
Recitava tutta la gente che sta nel mio quartiere:
uno s’alzava e ci chiedeva
quello di cui aveva bisogno;
tutti si discuteva,
e poi ogni cosa, tranquillamente
si risolveva.
Non c’era nessuno che faceva il prepotente,
nessuno con l’aria di comandare,
ognuno era sorridente.
E c’era un gran cartello da guardare
con su scritto: “proibito proibire”
e ho notato così che la gente parlava perfino diverso
nessuno diceva: “questo è mio e quest’altro è tuo”
non c’era più né mio né tuo
era tutto nostro, nostro di tutti,
perfino l’amore era diverso
non era pìù una roba
fra me e te contro gli altri
era con gli altri,
amore per stare più insieme all’amore degli altri...
non c’era più l’egoismo,
c’era proprio
il comunismo.
Non c’era più l’egoismo,
c’era proprio
il comunismo.
131
132
I CHIACCHIERONI.
I chiacchieroni: siamo un popolo calunniato
DI noi si dice in giro che siamo chiacchieroni
Italiani maccheroni e gran ciarloni gazzettieri
Ci sfottono certi imbecilli stranieri.
Ma chi l’ha detto che parliamo troppo
E che ci impicciamo di ciò che non ci riguarda affatto.
Non è vero: abbiamo la gente, o meglio gli agenti più schivi e
discreti
Veri agenti segreti dei corpi separati
Che fingono addirittura di essere cecati, sordi e rintronati.
KAPPLER se ne scappa dal Celio con la moglie
Proprio sotto il naso e loro non ci fanno manco caso.
Scappano FREDA e VENTURA e loro non se ne sono manco
accorti.
A GIANNETTINI e POZZAN gli han procurato perfino i passaporti.
Servizio completo del servizio segreto.
Poi qualcuno viene ritrovato ma nessuno parlerà ami,
per farci sapere chi l’ha aiutato, sovvenzionato,
chi ha organizzato i viaggi di FREDA e VENTURA
no, non per omertà o paura
è solo che all’italiota verace nonpiace chiacchierare
ha il culto del silenzio per non turbar la pace.
Spara perfino col silenziatore
A chi è troppo curioso e non rispetta il privato
Lo si lascia senza fiato sparandogli addosso,
buttandolo dentro un fosso con un sasso in bocca
che sia un giudice, un avvocato, un mafioso di mezza tacca.
Tocca a chi tocca!
Chi fa inchieste su cose proibite: intrallazzi, giri di droga,
riciclaggio di denaro sporco dei sequestri, vite vendute;
lo si fa sparire come per incanto: un colpo secco alla nuca. Zitti!
Silenzio! Sordo l’orecchio e la lingua muta.
Siamo un paese di gente silente,
dove il potente non ricorda niente
confuso di mente
Tacciono i testimoni se chiamati a deporre in tribunale,
tacciono smemorati il Ministro in carica,
il Presidente del Consiglio, il Generale;
svanisce ogni memoria per incanto.
132
133
Il Ministo con lo sguardo spento.
L’Ammiraglio biascica come un deficiente.
Sonnecchia il Presidente.
La gente dice che è una cosa vergognosa
Indegna, disgstosa,
ma a quelli non gliene frega niente.
Siamo un popolo di gente silente,
di poche parole, direi quasi niente:
i nostri capi son gente discreta,
razza antica latino-fenicia,a lla mafia devota
la razza italiota.
IL PUPAZZO GIAPPONESE
CONTROLLARE PRESENTAZIOE SE DIVERSA IN PARLIAM
DI DONNE
FRANCA Qualche spettatore o spettatrice sono certa che a
questo punto obietterà: «Ma perché ti limiti a raccontarci
storie di operaie e contadine e di donne oppresse in genere? Ci
sono state anche regine che hanno avuto potere sugli uomini,
scienziati, poetesse... ».
È vero, avete ragione. Io di quelle splendide donne non mi
sento di parlare, ne hanno già parlato tanto poeti e scrittori
maschi, a cominciare dall'«ode ornata di viole, divina e ridente
Saffo», fino alla ballata del trovatore provenzale alla regina di
Navarra che le diceva: «E tanta luce dagli occhi vostri ecce e
tale festa, e donna amorosissima, che par bagliore di lampo
d'estate che non fa tuono, ma pallore dà a chi guardate e il
cuore arresta. E se parole dite, o donna, di senno fine son di tal
bellezza immaginata, che rozzo ogni ascoltatore sta
all’istante».
Elogio stupendo, senz'altro, ma noi preferiamo far l'elogio a chi
l'elogio non ha mai ricevuto: alle donne della Comune di Parigi,
per esempio, che durante la rivoluzione proletaria del 1871,
armi alla mano, si costituirono addirittura in reggimento e
affrontarono con incredibile coraggio la cavalleria dei
prussiani e si fecero massacrare pur di non cedere di un passo
alla carica dei più terribili corazzieri del mondo.
Questa canzone stupenda che ora vi facciamo ascoltare l'hanno
inventata loro, quelle donne. A qualcuno di certo farà venire la
pelle d'oca, a qualche conservatore farà solo ribrezzo, ma il
ribrezzo in tanto conformismo è già qualcosa di meglio
dell’indifferenza.
133
134
Però adesso non dobbiamo neanche esagerare con il
trionfalismo, non esageriamo a buttarci proprio alla maniera
dei maschi-padroni, a vedere cose stupende; coraggiose,
esaltanti, a nostra volta in quello che facciano e diciamo noi
donne. Dico, perché le allocche felici, beote e beate della
propria condizione che si dicono adorate dal marito: «... che
sapesse è così caro, così dolce ... sapesse le delicatezze che mi
fai, mi tratta come una bambina... mi sento così protetta e, dico
la verità, mi piace quando mi sgrida, fa il prepotente... Io poi
piango e lui mi coccola, una volta mi ha anche picchiato, ma
dopo è stato così bello... abbiamo fatto l'amore, che guardi, mi
farei picchiare tutti i giorni!»
Poi ci sono quelle che: “mio marito non mi lascia mancare
niente. Sì è vero, mi lascia un po’ sola... anche questa fine
settimana lui è andato via... aveva da fare, perché lui per il
lavoro non si stanca mai. Forse ha un'altra donna... ma a me
non mi lascia mancare niente... Anzi, ogni volta che torna dopo
essere stato con quell'altra, mi porta sempre un regalino ...
Sciocchezze, ma si sa, è il pensiero che conta! D'altra parte,
mica si può sfasciare una famiglia per ’ste cose... la famiglia è
una cosa seria: c’è il figlio... Mia madre, poi, se mi dividessi ci
morirebbe... No, no, guardi, io preferisco mandar già qualche
magone... Poi, si sa, il matrimonio è anche sacrificio... Se
l'uomo è così, se vuole la sua libertà... io mi prendo un bel
tranquillante e aspetto... Tanto poi torna sempre da me. Io
sono la MOGLIE non dimentichiamolo... D'altro canto io gli
voglio bene, anche se ormai l'amore è finito... sì, sì, proprio
finito. Non lo facciamo quasi più, a me certe volte mi viene un
magone, ma un magone... Ma se lui mi vuol bene, mi tratta
bene: «Sei la mia migliore amica, cosa vuoi di più?!" mi dice.
Pazienza se non gli interesso più come donna... che cosa ci
posso fare? Ho cominciato anche a bere... Non mi piace, ma mi
fa sentire bene... L'altro mese ho dovuto andare in clinica... mi
hanno fatto la cura del sonno... M'è spiaciuto perché gli ho
fatto spendere un sacco di soldi... ma lui non si lamenta... è
tanto buono... oh come è buono!... E poi, se mi dovessi
dividere, alla mia età dove lo trovo un lavoro? Come vivo?»
Ma la condizione più tragica ce l'hanno le donne che lavorano
in fabbrica dove vivono il massimo della frustrazione... che si
aggiunge a quella già accumulata a casa, in famiglia.
I ritmi sono spesso insopportabili. Non è una novità per
nessuno che esistono fabbriche dove, ad una certa ora del
134
135
pomeriggio, ti vengono offerte «certe pastigliette che ti
tengono su!»
«È roba che non fa male... toglie la stanchezza, ti fa sentire
rilassata e ti dà energia... Non fare complimenti, prendila... è
gratis... paga il padrone. Gentilmente offerta dalla ditta!»
C'è poi a chi una pastiglia ogni tanto non basta più, nemmeno
una al giorno... i ritmi sono sempre più stretti... il posto di
lavoro non lo puoi perdere... e allora giù pastiglie... tanto sono
gratis.
Ho conosciuto una ragazza un po' tontolona ma anche molto
spiritosa che è finita in manicomio a forza di ingoiar pillole per
stare vispa. Poi l'hanno rilasciata e a 'sto punto le è successo
un fatto davvero divertente... Ce l'ha raccontata lei, questa sua
storia farsesca, e noi vogliamo riproporvela con le sue stesse
parole. La ragazza in questione si chiama Armida, è brianzola,
pettoruta e bonona, come dicono gli uomini. La fabbrica dove
lavorava è dalle parti di Cesano Boscone provincia di Milano. È
una storia vera.
Dissolvenza: da presentatrice Franca diventa interprete del
personaggio di Armida, l'operaia.
ARMIDA Sì, è vero, sono finita nei matti... ma roba che per
forza con 'ste pillole bastarde che mi hanno insegnato a
mandare giù per star su. È stato il direttore che me l'ha fatto
imparare... veniva li vicino al telaio dove lavoravo tutta
sudata... e mi dava le tastate sul posteriore e io mi arrabbiavo.
Mica per la manata... cosa mi interessa a me della manata...
ma era la maniera che ci aveva di mollarmela... proprio da
padrone... come se io fossi una manza! Mi veniva un fottone! E
io gli rispondevo duro e lui con quella faccia da tacchino
appena bollito mi faceva: «Ohi Ricciotta», Ricciotta è il mio
soprannome, «se sei un po' su di nervi eh... vai piano a
rispondere che io sono l'ingegnere». M'interessa a me se sei
l'ingegnere... «Lei è ingegnere ma il mio sedere mica è ancora
della ditta... già mi avete fregato due dita con la trancia», e gli
ho fatto vedere qui la mano che ci mancano due dita... ma
basta li... «Va beh, lasciamo correre, – mi fa lui, – ma dammi
retta prenditi due pastiglie di calmante. Oh, se non stai
neanche più agli scherzi, vuol dire che sei proprio giù di nervi».
Che poi non è neanche vero che io non ci sto agli scherzi...
dipende da chi me li fa! Che per esempio i miei compagni di
lavoro delle volte me ne fanno certi di scherzi... e io ci casco
sempre... ma non m'arrabbio neanche... . interessa a me... anzi
135
136
ci rido sopra io per prima... e guarda che certe volte vanno giù
un po' pesante... Come quella volta che ero appena venuta
fuori dal manicomio... che lì proprio non era neanche il caso...
Sì, devo dire che certe volte non ci hanno un 'fiat', di
delicatezza, ecco... ma interessa a me... peggio per loro... che
poi li, si vede che non son mica tanto compagni... Beh, quella
volta si stava mangiando lì in cortile, all'ora di mensa, e sento
uno che fa:
Dissolvenza con cambio d'elementi scenici o con proiezione
scenografica d'ambiente: siamo nel cortile di una fabbrica
durante l'ora di mensa. Un gruppo di operai, e operarie sta
mangiando.
PRIMO OPERAIO È che bisognerebbe cominciare con
spaccargli la faccia al direttore, altro che sciopero! È lui la vera
carogna! Guarda qua, è firmato: il direttore! (Mostra una
lettera).
ARMIDA Cos'è?
QUARTO OPERAIO È una lettera di licenziamento per due del
magazzino, le ha licenziate perché gli hanno risposto male.
TERZO OPERAIO E scommetto che lui il padrone, non ne sa
niente!
SECONDO OPERAIO Certo, succede sempre così! Se penso
com'era tutto abbioccato 'sta «serva schifa» il giorno che la
Michelina ci ha lasciato dentro la mano nella pressa... la testa
bassa, tutto mortificato che pareva un cane bastonato: «Mi
raccomando ragazzi, – magonava – siamo nelle vostre mani,
non ci mollate... Lo so, avete ragione, la colpa è tutta nostra.
Stavolta non ci sono scuse, ma non rovinateci!»
ARMIDA 'Sto boia! Orco come gliele darei sul muso! Mi sentirei
così bene che se dopo anche mi licenzia... interessa a me...
SECONDO OPERAIO Dovrebbero fare come in Giappone che in
due o tre grandi industrie hanno messo il direttore di gomma...
PRIMO OPERAIO Cos'è che hanno messo in Giappone? Non
cacciar balle!
SECONDO OPERAIO Che balle, c'è stato su tutti i giornali...
ARMIDA Ma va?!
TERZO OPERAIO Come no, c'era anche sul «Corriere»: in due o
tre fabbriche modernissime, così come che c'è il gabinetto e la
doccia, c'è anche un ufficio apposta con dentro un fantoccio di
gomma, uguale al direttore... un ritratto sputato... così, che
quando a un operaio o a un'operaia ci vengono i giramenti di
scatole, come noi adesso... pianta lì, va in quell'ufficio dove c'è
136
137
il pupazzo che sta dietro alla scrivania come se fosse vivo... e
giù!, comincia a dirgli tutti i suoi morti... e span!, lo prende a
sberle. Gli può anche sputare... e perfino romperlo... che in
quel caso, paga giusto quattro soldi... che la ditta è contenta lo
stesso di rimetterci, perché poi l'operaio o l'operaia viene fuori
tutta scaricata, soddisfatta e torna a lavorare e rende di più...
ma molto di più.
ARMIDA Orco come sono fortunati in Giappone...
mi
piacerebbe prendere a pattoni un direttore carogna come il
nostro, anche se è di gomma... che ci avrei un gusto!
SECONDO OPERAIO Beh, non c'è bisogno di andare in
Giappone, che tanto fra qualche giorno lo mettono anche qui!
ARMIDA Qui da noi? Ma va...
TERZO OPERAIO C'è poco da volere o non... c'è di mezzo la
circolare ministeriale e lì, non si scherza: l'ho letta poco fa di
straforo e dice: «Ogni fabbrica con più di trecento lavoranti, è
obbligata a termini di legge... ecc. ecc... a tenere un ufficio o
stanza apposita con relativo pupazzo o doppione perfetto del
direttore. Il tutto a disposizione del personale acciocché... dice
proprio così , “acciocché" questi ultimi, gli operai e le operaie,
possano sfogare la loro rabbia e il loro rancore represso».
SECONDO OPERAIO Che se appunto a uno invece gli rimane il
rancore represso si ammala di fegato o di nervi e finisce come
te in manicomio e, alla ditta, tocca rimetterci.
ARMIDA Ah, beh, se mi dici che è per non rimetterci allora sì,
che ci credo... con tutto che dare una sberla a un pigottone di
gomma... che neanche fa ahi!, che gusto ci sarà poi!
SECONDO OPERAIO Come non fa ahi! Vuoi che oggi, che
andiamo sulla luna, facciano un pupazzo da prendere a sberle
e calcioni che non fa manco ahi?
ARMIDA Ah, lo fa ahi! E com'è il trucco? Ho capito è come
quello delle bambole che dicono mamma e papà appena le giri;
e invece qui se gli dai un pattone, trach, dicono: mamma che
pacca!, o giù di lì? Ci ho azzeccato?
SECONDO OPERAIO Beh, quasi... il fatto è che ci hanno un
magnetofono incorporato nello stomaco...
ARMIDA Oh, guarda che pensata... eh, già, con dentro già tutto
inciso sul nastro.
SECONDO OPERAIO «Ahia! Ma come si permette?! Guardi
come parla se no glielo dico al padrone!»
TERZO OPERAIO Bravo, proprio così. Già appena tu apri la
porta per entrare nell'ufficio, zach scatta una levetta, parte il
nastro... e il pupazzo dice: «Prego, si accomodi, abbia la
compiacenza di attendere».
137
138
Tu saluti e lui manco ti vede, aspetti e lui è lì che fa finta
leggere un foglio... apposta, per farti sentire una pezza da
piedi, così che poi tu ci hai più soddisfazione a brancarlo per il
cravattino e dirgli: «E guardami un po' in faccia balordo!» Ma
ecco... che dove lo tocchi non ha importanza, scatta un altro
relè, e il nastro che riattacca e dice: «Ma come si permette...
esca subito di qui... io la faccio licenziare!»
ARMIDA ... e sban una sberla sul faccione!
SECONDO OPERAIO Perfetto!
ARMIDA E poi un pugno, un'altra sberla e una pestata sul
piedone...
TERZO OPERAIO Brava!
ARMIDA È bello, è bello! Quando lo mettono 'sto pupazzone
del padrone che io mi prenoto subito?
SECONDO OPERAIO Ma... presto, forse anche oggi stesso.
ARMIDA Ma va'... e dove lo piazzano?
SECONDO OPERAIO In quello stanzone lì e non c'è neanche
bisogno di prenotarsi, il primo che arriva si accomoda... infila
la sua moneta da cento...
ARMIDA La moneta da cento? Infila? Come nel jukebox?
TERZO OPERAIO Esatto... difatti tu puoi sfogarti con lui
soltanto per quanto dura un disco... dopo non reagisce più e
non c'è manco soddisfazione.
ARMIDA E già, è come un flipper spento che non fa vum vum
din, dong, toch, tin. (Preoccupata) Piuttosto... fa tilt?
SECONDO OPERAIO Cosa?
ARMIDA Dico, se lo sbatti un po' troppo s'incanta?, fa tilt?
SECONDO OPERAIO Certo, proprio come un flipper... ma tu
basta che gli tiri l'orecchio, rimetti un'altra moneta da cento
lire...
ARMIDA Un'altra? Dove?
TERZO OPERAIO In bocca... gli schiacci il naso come fosse un
campanello... la moneta va giù, e ricomincia la partita...
ARMIDA Che bello... Ecco, io so già che ci giocherò tutta la
paga lì dentro... se appena appena ci assomiglia al direttore...
Suono della fine pausa mensa.
QUARTO OPERAIO È finita la pausa, andiamo...
ARMIDA (notando i due operai presi dalla ridarella) Di' un po',
ma perché ridete voialtri?
SECONDO OPERAIO Niente, niente...
ARMIDA Come niente niente... Cosa credete che io ci ho scritto
oca giuliva qui in sul fronte battesimale? È che mi avete
138
139
raccontato una balla col fatto del fantoccio giappose e
speravate che io ci bevevo come la pampaluga... se, sta fresco...
interessa me...
TERZO OPERAIO Beh se non ci credi, peggio per te.
SECONDO OPERAIO Arriva il direttore, muoviamoci che se no
ci rogna...
Escono tutti.
Altro cambio di scena: appaiata di accumulatori e, appresso,
una turbina di generatore elettrico piuttosto vetusto.
Entra il direttore seguito da tre operai che chiameremo quinto,
sesto, settimo.
DIRETTORE Ma fatemi il favore, adesso salta fuori che
dobbiamo buttarli fuori tutti...
Tutti e quattro 'sti
accumulatori, hanno neanche vent'anni... le guarnizioni sono
nuove...
SETTIMO OPERAIO Eppure, signor direttore, dànno certe
sberle... io momenti ci resto secco...
DIRETTORE Ma cosa vuoi restarci... saranno quattro volt al
massimo... farà un po' di massa, ecco tutto. Il fatto è che per
voi ogni scusa è buona per tirare tardi...
QUINTO OPERAIO Ma no, guardi ingegnere, è il trasformatore
che è imballato... è vecchio...
DIRETTORE Sei tu vecchio... dammi i tuoi guanti e passami la
cassetta dei ferri, imbranato!
SETTIMO OPERAIO Eccola.
DIRETTORE Bene, ti faccio vedere io se non funziona, fra dieci
minuti. (Dalla cassetta dei ferri, estrae una chiave inglese e si
avvicina al generatore).
SESTO OPERAIO Se fossi al suo posto ingegnere, io toglierei la
corrente...
DIRETTORE Già, io blocco tutta la fabbrica, fermo la
produzione per una cretinata del genere...
QUINTO OPERAIO (tra i denti) Ti beccasse almeno una botta
come dico io...
SESTO OPERAIO Aspetti signor direttore, gli vado a prendere
gli scarponi col feltro...
DIRETTORE Non mi serve, ho la suola di para.
Come l'ingegnere inserisce la chiave inglese nel generatore viene
investito da una gran vampata, e si ritrova proiettato come un
pupazzo lontano dal generatore.
139
140
SESTO OPERAIO (sgomento) Per la miseria c'è rimasto! stacca
la corrente... orco cane che sberla...
SETTIMO OPERAIO (trascinando in proscenio il direttore) C'è
rimasto secco! lo gliel'avevo detto... altro che guantoni...
SESTO OPERAIO No, no... forse non è ancora andato del tutto,
aiutami a portarlo su quella sedia... (Al quinto operaio) tu, vai a
dire che telefonino ad un dottore... (Il quinto operaio esce di
scena). Pare ingessato... guarda, gli sono rimaste le gambe
piegate... mica si spaccherà se lo raddrizziamo...
SETTIMO OPERAIO E che bisogno c'è di raddrizzarlo? Lo
mettiamo su 'sta sedia, pare piegato proprio su misura.
(Parlando al direttore paralizzato) Ecco, se ci fosse qui almeno
l'infermiere... come ti abbiamo chiesto un sacco di volte... ma
nossignori, per risparmiare la fai venire solo la mattina... e
adesso beccatelo... che è pomeriggio!
SESTO OPERAIO Uhei, ma sei matto, cosa credi che non ti
senta? E ingessato ma capisce...
SETTIMO OPERAIO Meglio, se capisce... (Al Direttore) Ti
piacerebbe se ci fosse qui il dottore bello sempre pronto come
da regolamento... «Ma no, ma a cosa serve... sono soldi buttati
via ... » e allora tiè son proprio contento!
SESTO OPERAIO Ah, le belle statuine.
Entra Armida e vede i due che sollevano la sedia e trasportano il
direttore nell'adiacente ufficio-infermeria, ora adibito a
ripostiglio. In scena una scrivania, con timbri, calamai, libri,
registri, una poltrona girevole, telefono; un armadio con tanto di
croce rossa su un'anta, contenente detersivi vari, spazzola,
strofinacci, ecc. In un angolo, a terra una bombola antincendio.
ARMIDA Oh tu, guarda! è già qui! Che meraviglia... fa vedere...
Ma roba da non crederci... è proprio vero!... E io che pensavo
che fosse uno scherzo...
SESTO OPERAIO Chiamalo scherzo... stai tranquilla che lui non
ci ride di sicuro...
ARMIDA Eh già, a lui gli farà mica piacere che noi ci sfoghiamo
sul suo faccione. Lo portate in quella stanza li?
SETTIMO OPERAIO Sì, tieni la porta aperta, brava.
ARMIDA Ehi, io mi prenoto... interessa a me prenotarmi, tanto
si fa al primo che arriva no? Facciamo una cosa... non
diciamolo in giro a nessuno che è già qui; prima ci sfoghiamo
un po' noi, ti pare? Se no, c'è la fila.
SETTIMO OPERAIO Ci sfoghiamo?!
140
141
ARMIDA Beh, due o tre partite, così, d'assaggio... io so già
come funziona... e voi?
SESTO OPERAIO Due o tre partite? (Al Settimo operaio) Passa
la poltrona. (Il direttore viene sistemato sulla poltrona girevole).
ARMIDA Beh, cento lire l'una non è mica caro... Piuttosto, ce
l'avete la moneta?
SETTIMO OPERAIO La moneta? Che moneta?
ARMIDA Ah, ma allora non sapete niente di come funziona...
che è come il flipper-jukebox... dopo vi insegno... (Osserva
compiaciuta il direttore) Ma come è venuto bene! Ci ha un po'
gli occhi spalancati... ma insomma... adesso intanto che voi lo
piazzate io faccio finta di niente, vado di là che il capo magari
mi cerca... e gli altri mangiano la foglia... poi prendo la
moneta...
SETTIMO OPERAIO Sì, sì, mangia la foglia e prendi la moneta...
ARMIDA Non ditelo a nessuno...
SESTO OPERAIO Per carità... e chi parla...
Armida esce facendo gesti che indicano silenzio.
SETTIMO OPERAIO Poveraccia era già suonata prima... adesso
da quando s'è avvelenata coi calmanti, straparla addirittura.
SESTO OPERAIO Altro che straparlare... il flipper, cento Ere...
ci sfoghiamo... e quei disgraziati l'hanno lasciata venir via dal
manicomio così... Piuttosto adesso come la mettiamo? Guarda
un po' se per caso nell'armadio del pronto soccorso c'è
qualcosa da dargli...
SETTIMO OPERAIO (va all'armadio) Qui c'è solo roba di
detersivi... È diventato il ripostiglio di quella delle pulizie,
Vetrobrill,... Spalm... Creosol... Ah, toh, guarda c'è anche un
termoforo... però.
SESTO OPERAIO Dai qua, forse gli fa bene per lo stomaco.
Mentre gli infilano il termoforo sotto il panciotto entra l'operaio
che era uscito per telefonare.
QUINTO OPERAIO Ma chi vi ha detto di portarlo fin qui, non
dovevate muoverlo...
SETTIMO OPERAIO Mica potevamo lasciarlo là in quel casino
in mezzo agli accumulatori.
QUINTO OPERAIO Certo... è come quando uno resta sotto a
una macchina... che fin quando non arriva il dottore non
bisogna muoverlo... guai a toccarlo.
141
142
SESTO OPERAIO Ma non dire cretinate, cosa c'entra lui con
l'incidente stradale... questo ha preso una sberla d'alta
corrente che è mezzo fulminato.
QUINTO OPERAIO Appunto... che poi sarebbe come quando
uno ha l'infarto... l'ho visto anche alla televisione in quella
trasmissione «Sapere» mi pare, dove facevano vedere uno
come lui, beccato dalla scossa, che lo tenevano fermo, guai a
muoverlo...
SESTO OPERAIO Ma sei sicuro?
QUINTO OPERAIO Sicurissimo. Porco cane, com'è ingessato...
pare paralitico... signor direttore mi sente? Macché non fa una
piega.
SESTO OPERAIO Ma ti sente di sicuro, stai tranquillo, guarda li
che muove gli occhi...
SETTIMO OPERAIO Che puzza di bruciato... cos'è... La
miseria... il termoforo... va in corto... tiralo fuori ... Staccala
spina! Lo so anch'io che muoveva gli occhi ... Proprio
sfortunato questo qui con l'elettricità. Quando ha detto che
arriva il dottore?
QUINTO OPERAIO Ah, non so, su agli uffici non c'era nessuno...
tutto chiuso a chiave...
SESTO OPERAIO Eh, già oggi è sabato... e qui c'è il telefono...
ma di sicuro non c'è la linea... Oheu ma come è sfortunato 'sto
direttore!
SETTIMO OPERAIO No... no... funziona... spetta che ho qui il
numero di quello della mutua... (Estrae un libriccino e lo sfoglia
veloce. Quindi forma il numero).
QUINTO OPERAIO Già ma a quest'ora alla mutua non ci sarà
nessuno...
SETTIMO OPERAIO Ma questo è quello di casa...
SESTO OPERAIO Figurati se un medico sta a casa di sabato;
saranno tutti in villeggiatura...
Spaccato di un ambiente signorile. Una donna seduta in
poltrona, risponde al telefono.
SETTIMO OPERAIO Pronto chi parla? Buona sera signora...
(Rivolto al sesto operaio) T'è andata male. (Di nuovo al
telefono) C'è il dottore?
MOGLIE MEDICO No, mi spiace, mio marito è dovuto uscire
d'urgenza per un bambino che ha ingoiato un'automobilina,
pensi che roba!
SETTIMO OPERAIO Ha ingoiato un'automobilina?!
MOGLIE MEDICO Ma quelle piene di caramelline... da corsa...
142
143
SETTIMO OPERAIO Caramelline da corsa?
MOGLIE MEDICO No, non le caramelline da corsa... le
caramelline sono di menta. L'involucro è da corsa, con le ruote
pure... io dico che bisognerebbe denunciare questi incoscienti
che fanno simili confezioni, le pare? Cosa vuole che sappia un
bambino piccolo, che non si deve mangiare l'involucro, specie
se ha le ruote?
SETTIMO OPERAIO Certo, non può sapere. E scusi quando
torna?
MOGLIE MEDICO Mio marito non so... forse per l'ora di cena...
spero... che mi fa diventare tutto freddo.
SETTIMO OPERAIO È per il direttore che ha preso una gran
scossa... è come paralizzato
MOGLIE MEDICO Oh, poverino!
SETTIMO OPERAIO E non sappiamo cosa fare... Lei ne sa
qualche cosa?
MOGLIE MEDICO No, mio marito non mi dice mai niente. Ma
perché non telefonate all'ospedale che lo vengano a prendere?
SETTIMO OPERAIO Ha ragione, grazie.
MOGLIE MEDICO Si figuri. Arrivederla.
QUINTO OPERAIO Aspetta, fatti dare il numero...
SETTIMO OPERAIO Di che...
QUINTO OPERAIO Dell'ospedale no?
Lo spaccato della casa del medico, scompare
SETTIMO OPERAIO Ha già riattaccato... ad ogni modo lo
troviamo sulla guida...
SESTO OPERAIO Già, quale guida? Senti l'unica è telefonare al
padrone, ci ho qui il numero. (Esegue).
SETTIMO OPERAIO Guarda che quello si arrabbia a
telefonargli a casa.
SESTO OPERAIO Ci ha poco da arrabbiarsi...
QUINTO OPERAIO Potevate fare il numero dell'informazione e
chiedergli del pronto soccorso...
SESTO OPERAIO Beh, ormai è qui. Buon giorno signor
dottore...
Spaccato di altro ambiente: la casa del padrone della fabbrica,
che seduto in poltrona risponde al telefono.
PADRONE FABBRICAPronto? Chi è che parla?
143
144
SESTO OPERAIO Qui è l’Ambrosini Giulio... parlo dalla
fabbrica...
PADRONE FABBRICA Beh, spero che sia per una roba seria che
mi venite a rompere in casa...
SESTO OPERAIO Sì, è per un incidente, fulminato grave...
PADRONE FABBRICA E morto?
SESTO OPERAIO No, solo paralizzato... come ingessato ...
PADRONE FABBRICA Porca d'una miseria! Come è successo?
SESTO OPERAIO Era dietro a vedere di aggiustare il
trasformatore... e zam!, è partita una sberla...
PADRONE FABBRICA E già perché si lavora senza testa... e
senza guanti magari...
SESTO OPERAIO No, no, i guanti ce li aveva, e anche la testa...
ma è stata una tale sberla!
PADRONE FABBRICA E non poteva tirar giù la corrente? Ma
già, tutto per farmi carognate... per farmi avere delle rogne! Si
viene a lavorare ubriachi, disattenti... e dire che c'è tanto di
cartello... «per certi lavori staccate la corrente, fare attenzione,
bevete il latte, non sputate per terra, non bestemmiate... »
SESTO OPERAIO Ma noi glielo abbiamo detto distaccare la
corrente ma lui non ha voluto.
PADRONE FABBRICA Chi non ha voluto?
SESTO OPERAIO Lui, il signor direttore.
PADRONE FABBRICA Beh, avrà avuto le sue ragioni... magari
era una stupidata e uno ferma tutta la produzione... Ha
senz'altro fatto bene! Piuttosto avete chiamato A medico?
SESTO OPERAIO Sì, gli abbiamo telefonato, ma non c'è... è
fuori per un altro incidente... un incidente di macchina... uno
che ha ingoiato una piccola auto da corsa con le ruote e tutto...
PADRONE FABBRICA Un'auto da corsa?
SESTO OPERAIO Sì, ma con le caramelle...
PADRONE FABBRICA Ma dico... sbaglio o sei tu quello che ha
preso la scossa?
SESTO OPERAIO Come?
PADRONE FABBRICA Niente, niente, chiamate l'ospedale... e
poi c'è il direttore, no, diteglielo a lui di sbrigarsela.
SESTO OPERAIO Lui non può...
PADRONE FABBRICA Come non può? Cos'avrà mai da fare che
non può. Mandamelo a chiamare e passamelo al telefono...
SESTO OPERAIO Ma guardi che credo che non ce la faccia per
via...
PADRONE FABBRICA Per via e per strada... Piantala! Dov'è?
SESTO OPERAIO È qui...
PADRONE FABBRICA Allora muoviti, passamelo...
144
145
SESTO OPERAIO Subito (al direttore): provi a parlare signor
direttore... (mette la cornetta davanti alla bocca del direttore)...
è il padrone.
PADRONE FABBRICA Pronto?
DIRETTORE (con gran fatica) Pron - to... (Poi biascica qualcosa
e finisce con un gran pernacchio) Pretteprprpr!
PADRONE FABBRICAEhi, chi mi ha fatto un pernacchio?!
Pronto, chi pernacchia?
SESTO OPERAIO No, non è un pernacchio... signor dottore, è
che non riesce a muovere bene la bocca...
PADRONE FABBRICA Chi non riesce?
SESTO OPERAIO Il signor direttore, senta... (Accosta la
cornetta alla bocca del direttore) forza signor direttore... (Poi
di nuovo al padrone) Signor dottore gli dica pronto.
PADRONE FABBRICA Pronto?
DIRETTORE Pr-prr pretrtrtr (Pernacchione sonoro).
SESTO OPERAIO Ha visto?
PADRONE FABBRICA Non ho visto, ma ho sentito: è un
pemacchio e come!
SESTO OPERAIO Beh, è l'unico verso che riesce a fare... sa è
l'effetto della scossa.
PADRONE FABBRICA Ma chi l'ha presa 'sta scossa?
SESTO OPERAIO Il direttore, lui in persona... non glielo avevo
detto?
PADRONE FABBRICA E no, che non me l'avevi detto, imbecille!
Durante la battuta seguente lo spaccato dell'abitazione del
padrone, scompare.
SESTO OPERAIO Ma signor dottore, se gli avevo parlato
perfino di lui che non voleva staccare la corrente e lei ha detto
che ha fatto bene e che aveva senz'altro le sue buone ragioni...
a restare fulminato. Pronto, pronto... ha attaccato.
SETTIMO OPERAIO Starà senz'altro venendo qui di volata...
QUINTO OPERAIO Andiamo, andiamo... che se arriva che non
stiamo lavorando, ci multa tutti...
SESTO OPERAIO Ma il direttore lo piantiamo qui da solo?
SESTO OPERAIO Ah, mi spiace ma io mica ne voglio sapere...
Sto qui a curarlo... e poi per ringraziamento mi dicono: chi te
l'aveva ordinato?, e mi fanno una trattenuta per mancata
produzione.
QUINTO OPERAIO Giusto, e poi è meglio che resti qui
tranquillo da solo. L'ha detto anche la televisione...
145
146
IN CORO E se l'ha detto la televisone...
Tutti escono dalla stanza e quasi simultaneamente sul lato
opposto si sente bussare. Si apre la porta, appare Armida.
ARMIDA Si può? (Ha un attimo di perplessità) Scusi sa... (Apre
e richiude la porta dietro di sé) ma mi son permessa per via
che... (Tra sé) Sarà mica vero per caso... Mi perdoni ma lei è
proprio un pupazzo? (Il direttore non si muove. Gli passa una
mano davanti agli occhi) Porca miseria... m'avevano fatto
quasi venire un dubbio. Ma com'è che non ha parlato prima
quando ho aperto... (Vede la spina del termoforo staccata) Eh,
eccola lì... c'è la spina staccata... sfido io... avevo voglia di
aprire e chiudere le porte! (InfiIa la spina nella presa) Chissà se
è acceso adesso... ci fosse almeno qualche lucetta... (Posa una
mano sullo stomaco del direttore) No, no... è acceso di sicuro...
senti qua... si sta scaldando... Benon ... adesso ci mettiamo la
nostra brava monetina da cento ... eccola qua... (Infila la
moneta nella bocca del direttore) Sganassa un po' la boccuccia...
e opplà! Uhei... non va giù... è sempre li sulla lingua... Ah, già
che bisogna girargli il naso... (Esegue) No, che stupida, è
l'orecchio che si gira... Il naso bisogna schiacciarglielo... Beh,
io glieli faccio tutti e due (Esegue). Schiaccionasotirorecchio...
(Il direttore emette come un grugnito poi tossisce) Va! va! La
moneta è andata giù. Bello, bello! Va il motorino! Eccolo lì, ha
mosso anche un braccio! Ha girato gli occhi. Che cannonata,
pare vero! Ha proprio la stessa faccia da sberle! Tiè! (Gli molla
un gran ceffone).
DIRETTORE Aug! Ahiau!
ARMIDA (tra sé) Ah, ah, fa proprio come la bambola! (Al
direttore) Guardami in faccia... tu, cosa sei andato a licenziare
quelle due del magazzino... (Tra sé) Ah, ah... che bella sfogata
mi faccio adesso... (Al direttore) Boia schifoso...
servo leccapiedi! Assassino, boia, servo! (Tra sé) Non me ne
ricordo più! Aspetta che ne avevo trovate di così belle su quel
giornalino dei cinesi: ah eccole (Estrae dalla tasca del
grembiule un brandello di giornale e lo legge al direttore)
lacché! Servo del capitale! Traditore del proletariato in lotta,
servo degli USA, lacché dei lacché... (Lo scuote tenendolo per il
bavero) Ohei! Come scalda qui... deve essere il punto dove ci
ha tutti i relè e il macchinario del magnetofono e compagnia...
(Al direttore-manichino) Ehi, direttore... flipper!, dico sarà
mica tutto qui il divertimento... tu devi rispondermi delle
146
147
parole vigliacche che mi fanno andar fuori di brutto, se no, mi
dài indietro le mie cento lire... capito? (Gli sferra un gran
pugno sulla testa).
DIRETTORE (biascicando) Disgraziata... me la paghi...
ARMIDA Ah, ah, comincia a funzionare bene! (Al direttore) A
chi disgraziata? A chi la fai pagare. Ripeti! Non ripeti? Allora
beccati 'sta librata sul capoccione! Ma quando mi tastavi il
sedere... ripetevi eh!
DIRETTORE Maledetta... bastarda... prrrrrrttt!
ARMIDA Bellissima, pure il pernacchio!... Che fenomeno!
Adesso ti sbatto 'sto calamaio... No! Tutti fermissimi: ti faccio i
baffi invece... Abbiamo il pennello per la colla che è
ottimissimo! Vali, che baffi... No, uno solo... e un neo. Aspetta
che ti faccio i pomelli rossi che ci ho qui il rossetto... e poi ti
faccio anche i labbruzzi d'amore! (Esegue).
DIRETTORE Carogna, me la paghi per dio!
ARMIDA A chi la pago? Tu, mi paghi anche le due dita... e la
mano della Michelina! Oh, guarda che bel timbro... (Legge sul
timbro) Pagato... (Timbra la fronte del direttore) Sei venduto
eccoti pagato! Orco cane adesso non ci assomiglia più! Bisogna
pulirlo, se no chissà che cosa mi tengono giù dalla settimana!
(Dalla tasca prende un fazzoletino, ci sputa sopra, e lo strofina
sul viso del direttore).
DIRETTORE Carogna, me la paghi per dio!
ARMIDA Ancora! Ehi, mica ti si sarà incantato il nastro?
Macché... adesso sembra un negro! Possibile che non ci sia uno
straccio? Ah ecco, questo per i pavimenti è ottimissimo!
L'acqua... prendiamo questa. (Inzuppa lo strofinaccio in un
secchio) Benon, abbiamo la calda e la fredda! Via con la bella
ramassata! (Gli sbatte letteralmente lo strofinaccio in faccia)
Sgnaf, sgnaf: servizio accurato. Orco cane, ma cosa c'era dentro
a 'sto secchio? Che puzza! Ah è quello per disinfettare i
gabinetti... Ah, ah, proprio il profumo di classe per l'uomo di
classe... Tiè! (Si guarda in giro poi curiosa nell'armadio). E qui
cosa c'è? Oh, questo è ottimo Splaf il detersivo per pavimenti
che fa la schiuma bianca e frenata! (Versa via via, tutto quello
che trova sulla testa del direttore) Sciampo! Ah, la bella
rosumada! La bella schiuma frenata! E per finire vram,
antitarme corretto al Vetrorill il detersivo per capelli delicati:
scaccia la forfora e distrugge A cuoio capelluto! Sciam! Sciam!
Meno male che sei di gomma altrimenti restavi p lato me una
palla da biliardo. (Il direttore guaisce). Ah, ha, che lamenti da
stupido ti hanno inciso! Ah, peccato che non sei davvero il
direttore in carne e ossa, così ti farei pagare la fine della
147
148
Michelina e quella dell'Antonio... e tutte le mani e i piedi e le
dita. Oehi, ma qui mi rimangono in mano tutti i capelli...
bisognerà fare un reclamo alla direzione... qui ci mollano dei
pupazzi di scarto! (Ha afferrato una spazzola di saggina e
striglia il direttore come farebbe ad un cavallo. Il direttore
scalpita, si agita, mugola: quasi un nitrito). Ieu! Buono moro!
Poggia! (Gli butta addosso uno straccio asciutto) Ecco finito il
bagnetto santo! Adesso ti faccio la riga... (Sempre a colpi di
spazzola) Le belle onde...
(Afferra un altro barattolo)
borotalco... beh, borotalco... è giusto della polvere per le
formiche e parassiti vari... ma si sa ' non si può avere tutto
dalla vita! (Lo incipria) Canta Pierrot, della vita le dolci
lusinghe! (Il direttore tossisce, muove di scatto un braccio, la
mano finisce nel sedere della ragazza... ) Ah, brutto
sporcaccione! Come si permette certe confidenze, sul sedere!?
(Lo schiaffeggia con lo straccio bagnato).
Entra il padrone seguito da un operaio.
PADRONE FABBRICA Ma che stai facendo, disgraziata!
ARMIDA Niente, faccio una partita, signor dottore.
PADRONE FABBRICA Una partita?!
ARMIDA L'ho inaugurato io... cento lire,.. ma è roba che ne
pagherei mille! Guardi, mi son proprio levata il gusto...
Complimenti, perché è proprio una trovata. Gliene ho fatte!
PADRONE FABBRICA Cosa gli hai fatto?
ARMIDA Tutto!, servizio completo, pacche, pattoni, sberlazze,
pappine, smanazzoni. Poi gli ho fatto anche i baffi, il neo e il
rossetto bacio d'amore!
PADRONE FABBRICA I baffi? Per la miseria, questa è andata
fuori di matto un'altra volta!
ARMIDA Sì, ma un baffo solo però! Lo so che è fuori dal
programma... ma insomma, deve capire, non si vive di sole
sberle... Ad ogni modo se vuol provare anche lei... guardi è
uno scaricanervi che uno non ci crede! Tenga... se permette, le
cento lire ce le metto io. Vede si fa così... pluff (Esegue).
PADRONE FABBRICA Gliel'hai messe in bocca?
ARMIDA Sì, è per la messa in funzione! t proprio come un
flipper... infatti poi gli si gira un orecchio... si schiaccia il naso...
così... è glupp: il centone è nel pancino!
DIRETTORE (tossisce) Basta maledetta!
PADRONE FABBRICA Ma che ti salta in testa?
148
149
ARMIDA Non si preoccupi è tutto registrato... in principio fa
impressione, ma poi... guardi me... lo sberlotto che manco ci
faccio caso. (Sferra al direttore un gran sganassone).
PADRONE FABBRICA E piantala, matta disgraziata!
Entra trafelato il medico.
MEDICO No, no, la lasci fare, per carità! Il massaggio è l'unica
cosa che può risolvere, in casi del genere.
PADRONE FABBRICA Macché massaggio dottore, questa mena
sberle.
MEDICO Certo, dev'essere un massaggio sostenuto, se no non
risolve!
ARMIDA Eh, già e non c'è neanche gusto!
MEDICO Ma com'è che è tutto bagnato?
ARMIDA È per via che gli ho fatto una frizioncina!
MEDICO L'ha frizionato? Brava signorina. (Al padrone) Se
questo suo direttore non ha tirato le cuoia, deve dir grazie a
questa sua lavorante; e poi non mi venga a dire che gli operai
non amano i padroni. Guardi che riattivazione della
circolazione ha combinato... guardi com'è tutto bello rosso...
brava!
ARMIDA Beh, sa mi sono arrangiata!
PADRONE FABBRICA (ad Armida) Scusa semi sono lasciato
scappare qualche modo un po' brusco... ma sai, io non lo
sapevo... non me ne intendo.
ARMIDA Oh, neanch'io. È la prima volta,... sa sono andata così
un po' alla sanfasàn come capita, capita... roba di fantasia. Ad
un certo punto ho adoperato perfino il creosoto.
PADRONE FABBRICA Il creosoto?!
ARMIDA Sì, questo disinfettante per i gabinetti... senta la
puzza!
MEDICO Eh, già è un ottimo vescicante... un po’ forte, magari.
(Pratica una iniezione al direttore).
ARMIDA Altro che forte... gli si staccavano i capelli a mazzetti,
meno male che tanto è un parrucchino...
MEDICO E con questo è senz'altro fuori pericolo. Ma cos'è 'sto
odore di bruciato?
PADRONE FABBRICA (indica il panciotto del direttore dal quale
sta uscendo del fumo) Lì, lì, sta andando a fuoco!
DIRETTORE Ahiauuuu! (Il direttore manda ululati e
sgambetta).
ARMIDA È un corto circuito... stacchi la spina!
PADRONE FABBRICA Quale spina?
149
150
ARMIDA Ma questa, del flipper no? (Afferra una bombola di
schiuma antincendio).
MEDICO (strappa da sotto il panciotto del direttore, il termoforo
fumante) Un termoforo? Ma chi gliel'ha messo? Lei?
ARMIDA Io, quel coso lì? E per farci cosa poi?
MEDICO (mentre il padrone calpesta il termoforo per spegnere
la combustione il dottore spalanca la camicia al direttore)
Guarda qua, è andato mezzo arrosto!
ARMIDA Ah, ma io l'avevo capito subito che era una mezza
fregatura 'sto flipper...
MEDICO Flipper?!
ARMIDA Sì, lui, questo.
MEDICO Presto, portiamolo via di qui...
ARMIDA Ah, sì... certo, certo... bisogna portarlo via subito.
Ecco dateglielo indietro... è l'unica... (Così dicendo scarica
addosso al direttore un gran getto di schiuma che lo ricopre
completamente) Tanto è una schifezza... Un direttore di
gomma, col parrucchino... interessa a me!
LA MAESTRA DI BALLO: CATENA DI MONTAGGIO.
Da “Grande pantomima per pupazzi piccoli, grandi e medi”
Personaggi
Maestra di ballo,
Alcune operaie,
Voce fuori campo di uno speaker.
(voce fuori scena) Oggi il ritmo e l’armonia sono alla base
della produzione specie nelle aziende moderne. Anche da noi,
come già da tempo avviene in Giappone, ad allenare e ad
ammaestrare le aspiranti operaie sono state chiamate delle
provette insegnanti di danza.
SPEAKER
Nello spazio scenico completamente vuoto entra la maestra di
ballo.
(verso la quinta) Avanti quelle tre che abbiamo scelto
ieri... (Entrano alcune ragazze un po’ impacciate che si
disporranno in proscenio a lato della maestra di ballo, ed
eseguiranno via via i movimenti da lei indicati). Accomodatevi
carine, prego. È inutile che vi facciamo provare direttamente
sulla catena di montaggio vera e propria, se prima non avrete
acquisito, perfettamente, ogni singolo movimento dei
ventiquattro diversi che dovrete eseguire, con armonia e
MAESTRA
150
151
tempo esatto. È semplice, non è faticoso, è perfino elegante e
divertente... ma dovrete prestare molta attenzione! Il nostro
motto è: “Lavorare con gioia!” Immaginiamo che qui, a questa
altezza, passi il nastro superiore della catena di montaggio e a
questa, il nastro inferiore. Sul nastro superiore a dieci
centimetri una dall’altra sono sistemate delle viti; ognuna di
voi, con ambo le mani, deve afferrarne due e infilarle con gesto
alternato nei fori del pezzo struttura che passa sul nastro
sottostante. Provate... ecco, così, piano... non affrettatevi...
lentamente... Brave! Non è difficile, vero?... Un due... un due...
Attente adesso: sempre sul nastro superiore passa una
nespola... una specie di sigaro metallico, che dovrete afferrare
con i vostri dentini... così... ahmm... Attenzione che arriva...
Ahmm... brave! Adesso, senza smettere il lavoro con le mani,
infilate la spoletta in un foro situato in un altro spezzone
meccanico che in questo istante vi passerà sulla sinistra.
Saranno due di seguito le spolette da infilare... Ahmm uno
infilare, ahmm due infilare... quindi con due colpetti della
fronte dovete premere le spolette di scatto... ohpp! Oohpp!...
Si riprende con il gesto base... Uno due... calma... non dovete
stancarvi... Divertente, no? Semplice e divertente... Ora, terzo
movimento: acchiappare con le narici del vostro nasino due
piccoli gommini che troverete di passaggio sul nastro
inferiore... inspirare, via... infilate veloci... via!... Brave! A
questi gommini sono attaccati dei fili sottili di rame... date due
begli strappi per stenderli... e poi di scatto andate ad
avvolgerli sugli appositi rocchetti del tronco di sezione
montaggio sulla sinistra. Tre giri bastano. Via... uno, due, tre...
basta così. Ora soffiate forte col naso per fare uscire i
gommini... snariggiate forte... brave!... Staccare per un attimo
la mano destra e accompagnare il filo sul rocchetto del nastro
sottostante... via con morbidezza... avvolgerlo così... con
grazia... brave tesorini miei... due strusciate di palmo per
l’avvitamento delle rotelle a vite con la sinistra... Lento...
lungo... uno due! Basta così... Attenzione... vicino il piede
destro c’è il pedale che comunica con la trancia... attenzione a
ritirare le manine altrimenti zac... un bel colpo secco... e trac,
tutte le dita via, per terra... il padrone non vuole! Fa disordine!
Via... Brave... perfetto! Col fianco bloccate il rotatorio... un
colpo d’anca sul pistone di sinistra... brave... e adesso due
colpi d’anca sul pistone di destra... come quando si fa la
mossa! Un altro sulla sinistra... zam! Piegare le gambe...
portare avanti il bacino... il ventre... fino a far premere
l’ombelico contro la ventosa applicata sul manubrio della
151
152
manovella del trapano... premere... là!... Oscillare rotando il
bacino... sì, proprio come nella danza del ventre... splendido...
ancora!... Retrocedere di scatto col bacino... e battere i glutei...
(Aria interrogativa delle operaie)... sì, insomma, una sederata
sulla sbarra timone che vi sta proprio di dietro e che provoca
la chiusura del ciclo e l’inizio di quello nuovo. Forza con ’sta
sederata!!!... Ohpp!
Avete visto com’è semplice? In più ha il vantaggio di rassodare
i muscoli dei pettorali ed eliminare la cellulite.
Chissà quante signore pagherebbero per essere al vostro
posto!
Allora da capo: ripassiamo con calma. Afferrate le viti sopra e
avvitate le viti sotto... uno due, uno due... arrivano le nespole...
attenti con i dentini... ahmm!... Subito infilate sulla sinistra...
ohpp! Altra spoletta... uno... op... due colpetti con la fronte...
vai... vai... perfetto!... Pronti con le narici del naso, infilare i
due gommini.. op, op... strappi numero due... stendere...
avvolgere sul rocchetto alla sinistra... tre giri... op vai... stop!
Snariggiata... due sniff-sniff... accompagnare i fili con la
destra... dolcezza... unooo! Avvolgere... dueeee... treeee! Via
con il palmo della sinistra... strusciare lungo sulla rotella, opp!
Pronti per il colpo secco al pedale della trancia... via... zan!
Bloccare col fianco due volte sul pistone di destra, uno
sinistra... la mossa!... Uno... la mossa! Due... trimossa!
Sinistra! Braaaave! Avanti col bacino... preciso con l’ombelico
santo, sulla manopola ventosa... Gira gira... (Canta) la-la-la
laìlaìlalalala... oriente misterioso e sensuale. Pronti per la
sederata all’indietro arrestaciclo... vai! Bravee!... No, non vi
fermate: riprendiamo da capo... Uno, due... forza che se non
sbagliate siete assunte! Uno due, uno due con le mani alle viti...
afferrate le spolette con i dentini... uno due a sinistra... uno
due a sinistra... infila... colpetto con la fronte... due... op op...
pronto il nasino prensile... prendi i gommini due... due
strattoni tendifilo, op op... avvolgere a sinistra sul rocchetto...
vrr vrr... oh che meraviglia! Snariggiata sgniff sgniff... vai con
la destra... dolce... uuunooo duuueeee... avvolgere... duuueee
treeee. Palmo a struscio con la sinistra sulla rotella... op,
pedale trancia secco zamm!... la mossa!... Due destra... mossa
trapani... mossa trapam... sinistra tratapram! Magnifico!... Via
col pancino ombelico e pancino... gira la danza... vai orientalemorbosa-sensuale-vai... gluteo veloce pronti... fuori uno...
perfetto!
152
153
Riprendono con ritmi ormai ossessivi mentre la voce dello
speaker dice:
In una fabbrìca di Milano, la Siemens, le operaie
della catena di montaggio compiono quarantamilacinquecento
movimenti in una sola giornata, di cui tremila con il pedale e
colpo d’anca relativo, per la trancia.
Tutte le operaie sono ammalate alle ovaie per il contraccolpo
che scuote violentemente il bacino nello scatto al pedale.
Quasi tutte soffrono di disturbi all’apparato genitale:
infiammazione, uretriti, ecc.
Alcune di loro hanno dovuto sottoporsi a interventi chirurgici
che le hanno private definitivamente della possibilità di avere
figli.
VOCE SPEAKER
Buio. Stacco musicale.
LA MADRE DI MICHELE LU LANZONE
Personaggi
La Madre
Prima infermiera
Seconda infermiera
Ragazzo cantore con chitarra.
Al centro dello spazio scenico, un praticabile e uno
sgabello. Un attore viene in proscenio a introdurre il brano.
Luce piena.
ATTORE Michele lu Lanzone è il nome di un famoso
sindacalista siciliano ucciso dalla mafia negli anni ’50. La storia
è raccontata dalla madre di Michele.
L’azione drammatica si svolge dentro un manicomio
dove la donna è stata ricoverata, rinchiusa per evitare che
rechi danno a «sé e agli altri». Un ragazzo cantore introduce,
con una filastrocca, il monologo. L’unico elemento
scenografico sarà questo praticabile che vedete nel mezzo del
palcoscenico. (Esce).
Contemporaneamente entra in scena il Ragazzo cantore
che si sistema a lato, in proscenio e accompagnandosi con una
chitarra canta quasi sommesso, con pudore.
153
154
RAGAZZO
Rosa la pazza la nanna faceva
a ’nu pupazzo la ninna cantava
ninna oh ninna oh.
A questo punto della canzone entra in scena,
percorrendo lentamente il praticabile, una donna senza età: la
Madre. Indossa una lunga camicia di tela grossa; tiene tra le
braccia un pupazzo di stracci, «una pigotta». Ogni tanto lo
pettina e lo culla. Anche la donna canta, sussurando appena le
parole della ballata.
RAGAZZO
Michele lu Lanzone fatti furbo
lascia che corra l’acqua dove deve
non t’impicciare tu di ’sto disturbo
se per la valle l’acqua non si vede
il contadino già s’è rassegnato
tu statti bono o sei già sotterrato.
MADRE (sedendosi si rivolge al pupazzo con grande debolezza,
quasi sussurrando) Ti piace Cenzino ’sta canzoncina? Bella eh!
È per tuo padre che l’hanno inventata... tutta per lui. Era
importante tuo padre... accidenti se lo era! Quando passava lui
si toglievano tutti il cappello i contadini...
mica per
soggezione... no, per rispetto, per considerazione... perché era
il più bravo, il più coraggioso sindacalista di tutta la vallata!
(Alzandosi in piedi; all’unisono con il chitarrista, a tono
spiegato)
Michele statti in salute
e mantieniti vivo.
Da questo momento la Madre, raccontando la sua storia,
reciterà i vari personaggi (il figlio, i contadini, le donne),
cambiando toni e atteggiamenti – sempre epica – mai
naturalista.
MADRE Lascia correre Michele... hanno già ammazzato più di
settanta sindacalisti prima di te... tutti sotto terra sono finiti,
perché si davano troppo da fare, Michele... si mettevano
troppo in vista coi contadini! (Tono autoritario) No, i tempi
sono cambiati... adesso la mafia deve star buona, che c’è la
commissione apposita che li tiene sotto torchio!
(Come parlasse ai contadini) Avete visto... già li abbiamo
costretti a mollarci le terre del latifondo! (Altro tono) Già, ma
154
155
che ce ne facciamo senza l’acqua... manco i cocomeri ci
resistono... brucia tutto! Se ci distribuivano il deserto della
Libia era lo stesso! (Altro tono deciso, in risposta) L’acqua ci
sarà! Basta che si faccia la diga... il progetto è già stato
approvato. La regione ha già ordinato lo stanziamento... è
questione di qualche mese: ora vado a Palermo... ci vado con
tutti i sindaci della valle... se occorre verrete anche voi con le
vostre donne e ci faremo sentire!
RAGAZZO (grida e canta coprendo il ruolo di un contadino)
Michele lu sindacalista!!
Michele lu Lanzone
ci stai facendo fare lu ballu del caprone!
MADRE (come fosse uno dei contadini) Facciamo, faremo, è già
fatto! Quanti anni sono che si aspetta!? Manco una pietra han
messo per ’sta diga. Facciamo, faremo, è già fatto! Ci pare la
storia di Mosè: abbiate pazienza... pazienza! E intanto noi si
deve andare a fare il lavoro a giornata fino alla piana dei greci...
sotto i proprietari... e anche le nostre donne... che la nostra
terra ci serve solo per seppellirci i morti... e i figli nostri ci
tocca mandarli alla miniera del sale e allo zolfo... che ci
diventano rachitici, gobbi!... (Cambiando tono: altro contadino)
Michele, qualcuno mette in giro la voce che ti hanno mandato
qui i padroni... Sì, che sei pagato da loro... per tenerci
tranquilli... con la speranza... le promesse... (Venendo in
proscenio furente. Cambia tono) Chi dice questo? Fuori! Me lo
deve venire a dire in faccia! In faccia! Sennò è un cornuto
bastardo, figlio di cornuti! (Cambia tono: con dolcezza e
preoccupazione) Non te la prendere Michele... lascia correre,
’sto mestiere non è per te... per fare il sindacalista bisogna
esserci nati... è un mestiere difficile... bisogna saperci fare...
esserci navigati... (All’unisono con il Ragazzo) Il governo ha
distribuito tre sacchi di farina per ogni famiglia... siamo sotto
le elezioni... per un po’ staranno quieti... (Scatta di tono come
stesse tenendo un comizio) No! E proprio adesso che dobbiamo
muoverci! Dobbiamo andare a pestare i pugni, adesso!
(Implorante) Michele, lascia correre...
Michele, ti vuoi
rovinare... (Riprende con tono esasperato) Non capite che la
diga sono i padroni a non volervela dare? Sono loro che
bloccano tutto! Perché con ’sta diga tutta la vallata
diventerebbe fertilissima... Potremmo adoperare l’acqua
anche per lavarci i piedi... e potremmo far fontane come in
piazza a Palermo! Ma allora vi trovereste a coltivare tranquilli
tutti quanti le vostre terre, che vi rendono, a vivere del vostro!
E a ’sto punto, dove li trovano loro... i padroni, i braccianti da
155
156
pagare una miseria come han fatto finora? E alla miniera di
zolfo e a quella del sale chi ci andrebbe più a crepare con le
piaghe dappertutto come lebbrosi? La chiudono! Ecco perché
’sta diga non ve la vogliono dare... a costo di far saltare in aria
tutta la Sicilia... ad ogni costo!! Perché voi dovete restare
straccioni morti di fame! (Cambia tono: spaventata) Michele
statti zitto... non ti esporre... (Riprende la concione) No, la
Sicilia saremo noi a farla saltare... Noi! Piantiamola di essere
degli spaventati... Siamo capaci di ammazzare per il disonore...
ma non è disonore essere dei pezzenti, degli sfruttati... crepar
di fame? Andiamo tutti a Palermo... andiamo a prenderli per il
collo ’sti padreterni bastardi!
MADRE E RAGAZZO (all’unisono cantano)
Palermu,
Palermu,
Jemmu, jemmu...
MADRE (dolcissima e orgogliosa) Dovevi vederlo tuo padre,
Cenzino, in testa a tutti scalmanato che pareva Rinaldo con le
due spade! E tutti i contadini sui loro muli, sui ciucci, coi loro
cartelli, che gridavano, scendevano verso Palermo che
sembravano la lava del vulcano.
MADRE E RAGAZZO (all’unisono cantano)
Palermu, Palermu,
Jemmu, emmu... .
MADRE Ma non ce l’hanno fatta... è arrivata la polizia con le
camionette. Dalle ville, i padroni, guardavano con i
cannocchiali... Li hanno picchiati con i calci dei moschetti...
erano più di mille. Tuo padre con un braccio rotto l’hanno
portato in prigione... un anno gli hanno dato. (Accorata)
Michele, chi te lo fa fare... Michele lascia correre... Tu ti butti
troppo... e a che serve? I contadini, da sempre stanno sotto
padrone... ci si sono rassegnati... non stargli a montare la
testa... che poi lo vedi, te la fanno pagare a te, i padroni!
La Madre va a rannicchiarsi sul fondo del palcoscenico.
RAGAZZO E MADRE (in calando)
Michele lu Lanzone fatti furbo
lascia che corra l’acqua dove deve
non t’impicciare tu di ’sto disturbo...
Entrano due Infermiere. Portano un grande cesto, pieno di
lenzuola. Ne prendono uno e lo tendono per piegarlo.
156
157
PRIMA INFERMIERA Ma che, mettiamo via i lenzuoli bagnati?
SECONDA INFERMIERA E chi li mette via? Servono per la
strozzina.
PRIMA INFERMIERA La strozzina? Cos’è?
SECONDA INFERMIERA Ma da dove vieni tu? Possibile che al
manicomio di Messina non la adoperiate?
PRIMA INFERMIERA Ehi! Non sarà mica quel sistema di
avvolgerci i matti come salami, quando hanno la crisi... così
che restano come soffocati?
SECONDA INFERMIERA Certo, attraverso il lenzuolo bagnato
non passa l’aria e track; è il sistema più spiccio per farli
ritornare subito tranquilli...
PRIMA INFERMIERA Chiamali tranquilli: svengono! Da noi,
laggiù è proibito...
SECONDA INFERMIERA Anche da noi... ma, insomma, si
chiude un occhio... (Si sente un grido di donna provenire da
fuori scena). Eccone una che è partita... vieni che ti metto
subito in allenamento.
Le due Infermiere escono correndo, portandosi appresso
cesto e lenzuola.
MADRE Sicuro che è uscito di prigione il tuo papà... Ma mica
s’è rassegnato ’sto testardo... Macché, adesso stava tutto il
giorno a studiare le carte al catasto. E una sera arriva a casa
che cantava e gridava felice: «Guardate, ho trovato una mappa
antica di chissà quanti anni... di prima dei Borboni... forse del
tempo degli arabi. Qui, guardate, c’è segnato un fontanile... in
cima alla nostra piana, sotto il Ronco dello Zoppo dove adesso
è sotterrato da una frana... forse è una vena grande... forse c’è
ancora... basta sgomberare... liberare il foro». (Cambia tono:
implorante) Lascia correre Michele... non t’illudere... non
t’immischiare! Se nessuno l’ha riscoperta quella vena d’acqua,
ci sarà pure una ragione... Lascia perdere Michele. (Altro tono:
all’istante eccitata e felice) Due giorni dopo era domenica e
c’erano tutti i contadini con le zappe e le vanghe, e anche quelli
della miniera, e le donne che trasportavano terra con i cesti sul
capo e i vecchi. Anzi, c’erano due vecchi che suonavano la
fisarmonica e la chitarra in continuazione e noi si lavorava
quasi ballando...
RAGAZZO E MADRE (cantano)
Verrà lu tempu de li lampuni
tutte le vocche rosse mi vo’ baciare...
157
158
MADRE Non era ancora mezzogiorno e ci fu un urlo! C’era!... Il
foro c’era! Era otturato con dei mattoni crudi, proprio di quelli
del sistema antico... Avessi visto, Cenzino, come si buttarono
tutti quanti a scavare... uno dietro l’altro a turno, che il buco
era stretto e solo un uomo per volta ci poteva stare.
(S’inginocchia e mima di scavare con le mani, togliere mattoni e
passarli ad altri) Vai vai!
Si cantava intanto che si faceva il passamano coi mattoni.
RAGAZZO (a voce spiegata)
Vai vai! Buttami un bacio e vai
verrà lu tempu de li lampuni
tutte le vocche rosse mi vo’ rubare
MADRE (esaltata) L’acqua! L’acqua esce... esce... Avessi visto,
Cenzino, un getto incredibile... come trenta fontane. E tutti,
uomini e donne, come impazziti sotto a prenderci la doccia...
fradici a saltare, a ridere... a piangere... «L’acqua, l’acqua! Ah
che bella cosa l’acqua!»
RAGAZZO
Verrà lu tempu de li lampuni...
tutte le vocche rosse mi vo’ baciare!
MADRE Ubriachi d’acqua eravamo. (Altro tono, urlato) «Non
c’importa più la diga adesso! Se la tengano pure. Questa vena ci
basta per tutta la valle... per tutte le coltivazioni, per i campi...
non ci brucerà più il frumento... E chi andrà più in miniera
adesso, a crepare come topi! La chiuderanno!» (Riprende per
un attimo in sottofondo il «canto dei lamponi» scemando in
malinconico).
Ma il giorno appresso c’erano delle donne che
piangevano per la strada. «Il fontanile non butta più acqua... la
vena s’è già asciugata». Andarono correndo i contadini a
vedere. «No, qualcuno ha otturato il buco». (Si inginocchia e
mima di scavare freneticamente) Scavarono... scavarono...
tirarono fuori qualcosa che otturava... (Parla a fatica,
straziata) era Michele... il padre tuo: l’avevano ammazzato... e
ce l’avevano ficcato dentro... come tappo. (Disperata) Michele,
statti accorto, Michele. Chi te lo fa fare. I contadini già si sono
rassegnati... da sempre sono rassegnati. (Intensa) Giustizia!! Sì,
voglio giustizia! Sì, c’è perdio, la giustizia. Li hanno presi... li
hanno ammanettati quelli che me l’hanno ammazzato... li
hanno processati... due volte! E due volte li han lasciati uscire...
tutti! E quelli che hanno testimoniato, che sapevano, anche
loro li hanno trovati morti... senza la lingua... Michele... ti devi
rassegnare Michele...
noi dobbiamo avere pazienza...
pazienza! (Con rabbia terribile, senza urlare) Pazienza! Finché
158
159
non scenderà la lava... la lava del vulcano, rossa a bruciare
tutto: i padroni, chi li difende, chi li protegge... tutto, tutto
bisogna bruciare... bisogna bruciare... (Come la vedesse) La
lava... ecco scende... è rossa! Brucia... Scappate... no, non
potete... Porci, massa di porci... chiamate l’ordine che vi
protegga... chiamate i giudici che vi difendano, porci... tutti
brucerete... !
Michele, abbiamo vinto, Michele... Michele...
Entrano correndo le due Infermiere, dispiegano il
lenzuolo, lo buttano addosso alla Madre coprendola
completamente. Torcono i due capi del lenzuolo e mettono in
atto la «strozzina».
SECONDA INFERMIERA Forza, qua ce n’è un’altra... dài, butta!
Gira... ecco: torci, torci. È in trappola.
MADRE (continua a urlare e ad agitare le braccia sempre più
lentamente) Non c’è più speranza... (La voce si fa scura e tenue
fino a cessare) ti devi rassegnare Michele... Michele... Michele...
La donna cade lentamente quindi si accascia di schianto a terra.
SECONDA INFERMIERA Ecco fatto.
Le due Infermiere sciolgono dalla stretta la Madre, liberandola
dal lenzuolo; lenzuolo che tendono davanti al corpo inerte della
donna a mo’ di sipario. La ballata del cantore si conclude,
mentre cala lentamente la luce.
RAGAZZO
Michele lu Lanzone fatti furbo
lascia correre l’acqua dove deve...
ecc. ecc.
ABBIAMO TUTTE LA STESSA STORIA.
Nel centro della scena vuota un praticabile scosceso
delle dimensioni di un grande letto sul quale è distesa, profilo
al pubblico, una giovane donna che mima un rapporto sessuale
facendo immaginare un appassionato amplesso col partner.
Luce bassa.
159
160
RAGAZZA No, no, per favore... per favore... stai fermo... non
così, non mi fai respirare. Aspetta... Sì che mi piace far l’amore,
ma vorrei... ecco, un po’ più di, come dire? Mi strizzi
dappertutto! Tirati su... Piantala! Mi bausci tutta la faccia... No!
Nell’orecchio no! Sì, mi piace, ma mi pari un frullatore con
quella lingua lì! Ma quante mani hai?! Fammi respirare.
Mamma mia, come pesi... Cos’hai mangiato oggi?!... Tirati su,
ho detto! (Si leva lentamente come se si liberasse dal peso del
corpo dell’uomo, ponendosi a sedere di fronte al pubblico) Oh,
finalmente! Sono tutta sudata! Ti sembra il modo di fare
all’amore?... Sì, mi piace, mi piace fare l’amore, ma vorrei farlo
anche con un po’ di sentimento...
Ma che c’entra il sentimentalismo? Ecco, lo sapevo che
saltavi fuori a dire che sono stronza romantica e fumettara!...
Ma certo che mi va di fare l’amore, ma lo vuoi capire che non
sono un flipper, che basta metterci dentro le cento lire si
accendono tutte le lampadine e tun trin toch toch... den den
den... din!, e lo puoi sbattere come ti pare! Non sono un
flipper! A me se mi sbatti, vado in tilt!
Possibile che se una di noi non si mette subito in
posizione comoda, su la sottana e giù le mutande, gambe
divaricate e ben distese, è subito una stronza-complessata, con
le pruderie dell’onore e del pudore inculcate da una
educazione reazionaria - imperialista - capitalistica -massonica
- conformista - astroungarica-cattolica repressa?... Sono
saccente eh? E la donna saccente rompe i colions! Meglio la
cretinotta con la risata erotica...
(Ride basso, eroticosgangherato) Va’ via... Lasciami perdere... (Canterella nervosa,
poi lancia un piccolo grido) Cosa mi tocchi?... Lo sai che non
voglio... (Arrendevole) No, non sono offesa... E va bene,
facciamolo, questo amore! (Si ridistende di profilo al pubblico;
dal cambio di tono, s’intuisce che ha ripreso il rapporto sessuale)
Pensare che quando vuoi, sai essere così dolce... quasi umano!
Proprio un compagno! (Diventa languida, parla con voce
trasognata) Con te mi riesce di parlare di cose che
normalmente non riesco neanche a dire... cose perfino...
intelligenti. Ecco, tu mi fai sentire intelligente! Con te mi
realizzo... E poi tu non vieni con me solo perché ti piace come
faccio all’amore... ma anche dopo, resti con me... e io parlo e tu
mi ascolti... (Sempre più languida) Tu parli e io ti ascolto...
parli... parli e io... (Languidissima) e io... (Si capisce che sta per
raggiungere il cosiddetto «orgasmo»... ovviamente solo dal tono
di voce!!) e io... e io... (Cambia completamente tono. Di colpo è
realista e terrorizzata) Resto incinta!! (Implorante) Fermati...
160
161
fermati... (Perentoria) Fermati!! Ti hanno caricato con la
chiavetta? (L’uomo s’è finalmente bloccato). Devo dirti una cosa
importante... Non ho preso la pillola... No, non la prendo più...
mi fa male, mi fa venire due seni che sembrano le cupole di San
Pietro. Sì, va bene, continuiamo... ma ti prego, fai attenzione...
Non ti dimenticare cos’è successo quella volta là... come sono
stata male! (Cambia tono) Sì, lo so, anche tu sei stato male, ma
io di più se non ti spiace! Sì, continuiamo, ma stai attento...
(Hanno ripreso a fare l’amore. La ragazza resta qualche
secondo immobile in silenzio a occhi spalancati poi
nervosamente batte il piede per terra. Guarda il suo
immaginario partner e gli bisbiglia con voce piena
d’apprensione) Stai attento! (Si estrania ancora, poi gli ripete
con altro tono di voce) Stai attento!!! (Seccata) No, non riesco!
Non riesco! Questo fatto dell’incintamento m’ha ghiacciato il
sangue nelle vene!!... Il diaframma? Sì, lo uso, ma tu non mi
avevi detto che oggi... e poi quel coso di gomma nella pancia
non mi piace... mi fa impressione... mi pare di avere dentro un
chewing gum... (S’intuisce che l’uomo si è staccato dalla donna.
Lei ritorna a sedere, dispiaciuta, di fronte al pubblico) Ti sei
spoetizzato? Be’, mi dispiace!
Però è perlomeno buffo: io non voglio restare incinta e
lui si spoetizza! (Via via, con più rabbia) E tu saresti un
compagno? Sai che compagno sei tu? Sei un compagno del
cazzo. O yes! È con quello che ragioni. È lui, il tuo compagno! È
lui
che
è
rimasto
cattolico-imperialista-plutocrate-massonico-represso. Se lo
guardi bene ha in testa la papalina da cardinale... con i gradi
da generale, e il fiocco da fascista!! Sì, fascista!! (Indignata)
Villano! (Le viene da piangere) Una cosa così, a me, non la
dovevi dire... (Piange) Dirmi che ragiono con l’utero... Certo
che piango, mi hai offesa, mi hai! (Si distende come se l’uomo
l’avesse spinta con forza) Ma come, io piango e tu ti ecciti?! Ma,
ma... sì, sì... facciamo all’amore... (Piena d’amore) Anch’io,
anch’io ti voglio bene... la colpa non è tua... la colpa è della
società... dell’egoismo... (Diventa via via più languida)
dell’imperialismo...
delle multinazionali...
dell’energia
nucleare. Fermati! Ma perché la parola «energia nucleare» ti
eccita tanto! (Cambia tono) Fermati... fermati!! (Si lascia
andare come senza vita. Senza tono, con voce piatta) Non ti sei
fermato! (Disperata) Sono incinta! (Lo spinge via) Sono
incinta... (Gridando) Sono incinta!!! (Cambio di luce: da tenue a
violenta. La ragazza si mette a sedere girata dalla parte opposta
rispetto al luogo dove stava il fidanzato. Ora è come se si
161
162
trovasse in uno studio medico. La sua interlocutrice è una
levatrice) Sì signora, sono incinta... quasi tre mesi... Sì signora,
ho fatto le analisi... Sì signora, mi stendo... (Si stende, profilo al
pubblico) La prego, faccia piano... Sì lo so che non fa male, che
è solo una visita, ma sono nervosa... da noi non c’è questo tipo
di educazione... Sì, ho già fatto un aborto, tempo fa... senza
anestesia né parziale né totale, come dire «da sveglia»... È
stato tremendo... un dolore! La cosa peggiore però è come mi
trattavano... come fossi una puttana! E non potevo nemmeno
gridare: «Taci, – mi dicevano, – hai sbagliato, paga!!» (Cambia
tono. Fa cenno con le dita, che intende di aver pagato oltre che
col dolore anche col denaro) E ho pagato! Adesso il mio aborto
(Si rimette a sedere) lo voglio fare bene... non voglio sentire
male, anestesia totale! Mi voglio fare una dormita! Non voglio
sentire niente di niente... non voglio sapere niente... nemmeno
il giorno che mi fate l’aborto... voi mi addormentate una
settimana prima, poi con calma, quando avete tempo...
(Cambia tono. Seria) Un milione? Un milione?! Sono aumentati
i prezzi eh!?... Sì, sì, mi rendo conto: l’anestesista, il rischio...
(Cambia tono) Un milione?!... Lo so, signora, che c’è la Legge! È
proprio dalla 194 che vengo... Non le dico come sono
impazzita per trovare un medico che mi facesse il certificato
d’aborto, l’ospedale che mi mettesse in lista... Finalmente mi
mandano a chiamare, entro: obiettavano tutti! Un solo medico
faceva aborti... stanco morto... tutti gli altri obiettavano.
Obiettavano le infermiere, quelli delle analisi, il cuoco... Che
obiettore il cuoco! Roba che se non ci fossero state quelle
ragazze che occupavano il reparto, saremmo morte di fame.
Poi è arrivata la polizia, ha caricato le ragazze, le ha sbattute
fuori. Io mi sono spaventata e mi sono detta: «Con questa
Legge, va a finire che mio figlio mi nasce di ventiquattro anni...
col militare già fatto, bell’e che disoccupato, pronto per
emigrare in Germania! Vado a farlo clandestino... » (Cambia
tono) Un milione! Adesso capisco perché obiettano i
ginecologi... chiamali fessi! Un milione a ogni obiezione e
diventano miliardari sulla nostra pelle! Altro che cucchiai
d’oro! (Si alza decisa) No, signora, non lo faccio... No, non è per
i soldi, me li potrei far prestare... È che non accetto il ricatto...
c’è una Legge, rispettatela! (Cambia tono. Riflessiva)... E poi,
prima o poi, un figlio bisogna farlo... già che ci sono... me lo
tengo... (Ha finalmente deciso) Mi realizzo... Sì, mi realizzo!
(Esaltandosi, a squarciagola) Mi realizzo!!! (Sale, spalle al
pubblico, sul praticabile. Felice grida) Maternità! Maternità!!
Maternitàaa!! Terzo mese, quarto mese, quinto mese. (Si volta
162
163
verso il pubblico) Il seno cresce, il ventre cresce... Via con gli
esercizi ginnici preparatori a una buona gestazione! Uno, due,
tre, quattro! Flessione: uno, due, tre, quattro! (Esegue) Respiro
del cane (Come sopra) aha, aha, ahah... Distendersi (Esegue):
uno, due, tre, quattro. Respiro del cane (Come sopra) aha aha
aha... più forte... (Respira più velocemente) Mi gira la testa...
Svenimenti... (Si lascia andare come svenuta per qualche
secondo) Oh, nausea... Ooh, si muove! (Scivola a sedere faccia al
pubblico, ispirata) La creatura si muove! Come un frullio d’ali!
(Come in estasi) Che cosa dolce, dolce... (Cambia tono) Dolce!
Gelato... gelato... che voglia di gelato, alla panna con spaghetti,
acciughe, melone e salame!! (Tono professionale come fosse una
levatrice che parla a lei) Grido acuto con l’addome. (Esegue)
Aaah. Più fondo (Come sopra): aah. (Incalzante) Più fondo... (Si
blocca di colpo. Lentamente si distende al centro del praticabile,
testa al pubblico) Ci sono, ci sono... Sì, signora, mi stendo... Sì
signora sono calma... Sì signora, respiro del cane... ah, ah... Sì,
spingo... oddio come sto male, sto male. Ahia... ahi! (Urla di
dolore) Non ce la faccio più... fate qualche cosa... Ahia... Ahi...
Dov’è lui? Dov’è lui?... Fuori?... Cosa fa?... (Cambia tono) Fuma
nervoso! (Si mette a sedere roteando verso il pubblico)
Poverino!! È nervoso!... È teso!! Non poteva essere più teso
prima, quando mi ha messo incinta?! (Si rivolge direttamente
alle donne presenti in platea) Io non so voi, ma a me, ’sto fatto
dell’incintamento della donna sempre e del maschio mai, non
mi va giù! Contesto! Ce l’ho fisso nel cervello... me lo sogno
perfino alla notte. Mi sono sognata che il mio lui aveva i seni!
Belli! Grossi! Rotondi!! Io volevo toccaccionarglieli un po’ e lui:
«Non toccare i miei senini! La mia mamma non vuole!» Chissà
cosa credeva d’avere lì! E mi ha spiegato che lui è un fémino,
un uomo fémino, che è una razza speciale di uomini... che, se
hanno un rapporto sessuale con una femmina e non hanno
preso l’anticoncezionale, restano incinti! (Si gira verso destra
come se seduto al suo fianco ci fosse il fidanzato. Mima di
toccargli il seno) Pot, pot! Come sei bello... dài, stenditi... (Si
stende come se l’uomo fosse sotto di lei) Su, spogliati che ti devo
parlare... Che c’è?... Ti sento nervoso... teso... Non hai preso la
pillola?... Non importa! Ti amo lo stesso! Non fa nulla se non
hai preso la pillola... se resti incinto c’è la 194 che ti protegge...
Sennò, te lo faccio fare clandestino, anestesia totale, pago tutto
io... se invece vuoi farlo il tuo bambino, ti sposo... (Incalzante)
Dài, facciamo l’amore, facciamo l’amore, non fa nulla se resti
incinto: l’uomo si realizza solo se diventa madre! (Grida)
Madre! Madreee! (Dalla posizione precedente si ribalta
163
164
mettendosi supina) È nato! È nato !! (Si mette a sedere
guardando verso centro platea. Piena di speranza) È un
maschio?... (Tesa delusione) No?... (Allibita) Cos’è?!!
SIGLA FINALE: I SUPEREROI.
Un tempo c’erano i cow-boys,
giustizieri senza paura,
velocissimi ad estrarre la Colt;
non li vedevi manco alla moviola.
Erano semplici eroi
Quei mandriani deii cow-boys,
e sempre timidi con le ragazze
sopra i cavalli facevan cose pazze.
La giustizia ed il coraggio
Eran legge di frontiera.
Difendevan l’innocente
Accoppando il delinquente.
Erano semplici eroi,
smascheravano trafficanti
e giudici corrotti e possidenti
per non parlare dei politicanti.
Ma, sia detto fra di noi,
eran proprio dei sempliciotti quei cow-boys,
ma poi, ma poi
finalmente arriviamo noi.
Finalmente arriviamo noi
Arriviamo noi I Supereroi!
E c’è una bella differenza
Giudicate voi:
non andiamo sui cavalli,
viaggiamo più veloci di un mandato di cattura,
più efficienti di un supergenerale del Servizio Speciale.
Noi siamo esseri soprannaturali,
noi solleviamo montagne e palazzi,
come fossero semplici pacchetti.
Viaggiamo senza bollo e non ci tocca
Far la fila al distributore.
164
165
Siamo dispensati da ogni tassazione
Sulla circolazione.
E non paghiamo l’assicurazione.
Perché noi, perché noi
Siamo I Supereroi.
Mica fessi come voi,
mica fessi come voi!
Voi pagate le tasse dirette e indirette,
e fate il servizio militare con le stellette.
A voi può capitare d’esser licenziati,
messi in Cassa Integrazione, o disoccupati.
Voi pagate le multe,
o finite in prigione per solo indizio;
per anni in attesa di giudizio.
Per tutto il tempo a contare i vostri passi,
a meno che non vi chiamiate Tanassi.
Perché voi, perché voi
Siete più fessi dei cow-boys
Mentre noi, mentre noi
Siamo i diritti Superman.
Sì ma a dir la verità
Questi nostri non esistono
E un fiume di grana sicura
E niente grane con la Censura.
Ci rivolgiamo a gente innocente,
che vuol restare nulla pensante.
Perché noi, perché noi
Siamo I Supereroi.
Mica fessi come voi,
mica fessi come voi!
FINE
165
166
FR.II Casellanti?... chi sono ste casellanti?
FRANCA Sono delle donne che stanno ai passaggi a livello a
controllare…
FR.II Ah, quelle che abbassano le sbarre…dlin, dlin…che porca
di una miseriaccia arrivi con la macchina e resti bloccata
proprio all’ultimo secondo e ti tocca spettare un casino di
tempo che il treno è in ritardo e non passa mai! Che
rompiscatole ‘ste casellanti…
FRANCA Ah, rompiscatole? E se non ci fossero loro, ‘ste povere
donne, che se ne stanno sempre attente a tirare giù le sbarre
che se se ne dimenticano una succede un disastro e loro
finiscono in galera!
FR.II In galera? Giusto, “l’emancipazione della donna, parte
dalla schiavitù…per poi passare dalla galera!”
FRANCA Piantala! Dunque, questa donna casellante, vive con la
famiglia in un casello ferroviario…i treni vanno e vengono di
notte…e lei racconta ad un giornalista che la sta intervistando
…
FR. II Piantala di chiacchierare, faccelo vedere sto sckec, sono
proprio curiosa di vedere com’eri 15 anni fa…
FRANCA Non c’è quello di 15 anni fa…lo dobbiamo recitare
adesso… dobbiamo rifarlo…quello registrato come tutti i testi
recitati da me e Dario sono stati distrutti. Dopo la rottura con
la televisione hanno cancellato tutto.
FR.II Ma va?... beh, hanno fatto bene…Bisogna dimenticare il
passato, se si vuole andare avanti!! Bisogna guardare verso il
futuro!!
Vai, con il nuovo, vai!!
166
167
DONNA (ad alta voce per richiamare l’attenzione) Signora...
Signora! Buongiorno!... Ma da quando è venuta ad abitare di
fronte a casa mia?... Non mi sono neanche accorta del
trasloco... credevo fosse proprio disabitato. Sono contenta...
(Quasi urlando) Dicevo che sono contenta... Non mi sente? Ah
sì, ha ragione... la radio... la spengo subito... (Esegue) Mi scusi
tanto, ma quando sono in casa sola, se non ho la radio bella
sparata mi viene voglia di impiccarmi. In questa stanza (Si
dirige alla porta di sinistra) ho sempre in funzione il
giradischi... (Apre la porta, si sente una musica) Sente?
(Richiude) In cucina il mangianastri... (Idem alla porta di
cucina: ne esce una musica struggente). Che languore! (Richiude
la porta) Così in qualsiasi stanza vado, ho la compagnia. (Si
avvicina al tavolo e inizia a lavorare: spazzola la giacca da
uomo, attacca bottoni, ecc.) No... in camera da letto no, ci
mancherebbe altro! No, lì ho il televisore... sempre in
funzione... a tutto volume! Ora stanno trasmettendo una
messa. Cantata!... In polacco. Che lingua! Da Papi! Tribuna
Politica Non si capisce niente... Sì, mi piacciono anche i non
ballabili... purché sia musica... il rumore... mi tiene
compagnia. E lei come fa a tenersi compagnia? Ah, ha un figlio!
Che fortunata!... Che stupida, anch’io ho un figlio... anzi, ne ho
due. Scusi, me ne ero dimenticato uno, per l’emozione di
parlare con lei... No, non mi tengono compagnia. La più grande
è grande, sa, gli amici, le amichette... Il maschietto invece è
sempre con me, ma neanche lui mi tiene compagnia... Eh,
dorme! Dorme sempre! Mangia, dorme e fa la cacca! È un
cagone! Ma io non mi lamento, io sto bene in casa mia... non mi
manca niente... mio marito mi tiene come una rosa nella
serra!... Ho tutto! Ho... Dio, quante cose ho... Ho il frigorifero!...
Sì, lo so che il frigorifero ce l’hanno tutti... (Dandosi molta
importanza) ma il mio... fa il ghiaccio a palline!! Elettronico,
signora! Ho la lavabiancheria, 24 cicli! Lava e asciuga... Ma
come asciuga!... Certe volte devo ribagnare tutto per poter
stirare... è tutto secco! Ho le pentole a pressione... il frullatore
«Girmiii», la musica in tutte le stanze, cosa devo volere di più
dalla vita io... Dopotutto, sono solo una donna... Sì, ce l’avevo,
a ore, poi è scappata; poi ne è venuta un’altra, è scappata
anche quella. Scappano tutte le donne a casa mia... Come?...
No, non per me... (Imbarazzata) per mio cognato... Eh... le
toccava! Le toccava tutte! Proprio lì... È ammalato... Morboso?
Non so se sia morboso, so solo che pretendeva certe cose da
queste ragazze... e loro giustamente si ribellavano. Vorrei
vedere lei, cara signora, che è lì che fa i mestieri e tràchete!,
167
168
manata sul sedere …le si infila una mano sotto... che strizza... e
vedesse che mano che ha mio cognato! Meno male che ne ha
una sola!... Ma no, cosa ha capito? Un incidente, un incidente di
macchina... pensi, così giovane, trent’anni, si è tutto rotto! È
ingessato dalla testa ai piedi; l’hanno ingessato seduto per
farlo stare più comodo... è stata una gentilezza del primario...
Gli hanno lasciato solo un buchino per respirare e mangiare.
Parlare non se ne parla, biascica solo qualcosa... non si capisce
niente. Gli occhi sono rimasti sani, quindi non glieli hanno
ingessati... glieli hanno lasciati fuori... poi gli hanno lasciato
fuori anche la mano tocacciona... che anche quella è rimasta
sana... ed è rimasto sano anche... (Si blocca imbarazzata) Non
so come dire... ci conosciamo da così poco tempo, non vorrei
che pensasse male di me... Insomma... è rimasto sano... lì.
Com’è sano lì, signora! Anche troppo!! Ha sempre voglia di...
lei mi capisce... Sì, per quello si distrae. Legge, legge
moltissimo... s’informa... Fumetti porno! Ha la stanza piena di
riviste schifose, con su tutte le donne nude... in certe posizioni!
Scomode! Per me, quelle povere ragazze dopo le foto le
ingessano come mio cognato... Con su dei pezzi di carne
anatomica, ingrandita, a colori...
pare un dépliant di
macelleria! Che a me, quando me ne capita una in mano la giro,
la rigiro e dico: «Ma cos’è? cos’è?!!» Poi quando capisco cos’è
(Lancia un urlo): «Ahaahaa!... » e non riesco più a cucinare la
bistecca! E così, da quando tutte le donne se ne sono andate,
mi occupo io di mio cognato, sa, io lo faccio per mio marito... è
suo fratello dopotutto... Ma che dice mio cognato?! Mio
cognato... a me? (Risentita) A me mi rispetta eccome! Ci
mancherebbe altro! A me, prima di allungare la mano... me lo
chiede, me lo chiede sempre! (Squilla il telefono). Oh,
dev’essere mio marito... mi chiama sempre a quest’ora. Scusi
un attimo... (Risponde al telefono, tutta miele) Pronto?... Come?
Sì... ma come... Vaffanculo, stronzo Vammoriammazzato,
porco! (Posa la cornetta con forza. È furiosa. Guarda la
dirimpettaia e le fa un sorriso, quasi a chiedere scusa) Scusi la
parolaccia... ma quando ci vuole ci vuole! (Riprende a lavorare
nervosamente) No, no, non era mio marito, ci mancherebbe
altro!... (Fuori dalla grazia di Dio) Non so chi sia! È un porcone
telefonico! Mi telefona una, due, tre... mila volte al giorno! Mi
dice delle zozzerie... ma di quelle parole... che non esistono
nemmeno sul vocabolario... le ho cercate sullo Zingarelli... non
ci sono! Dev’essere un oriundo... Ammalato? Senta, ne ho già
uno di ammalato in casa... Non sono l’infermiera di tutti gli
sporcaccioni d’Italia, io! (Squilla di nuovo il telefono) Questo è
168
169
ancora lui! Stia a vedere cosa faccio adesso... Non lo lascio
neanche parlare. (Solleva la cornetta) Pronto porco! Ti avverto
che il mio telefono è controllato dalla polizia e se...
(Cambiando completamente tono) Ciao...
(Rivolta alla
dirimpettaia, tappando con la mano la cornetta) È mio marito!
(Parla al telefono. È molto impacciata) No, non ce l’avevo con
te, caro... credevo fosse... insomma c’è un signore che telefona
sempre... chiede di te!... Dice delle parolacce tremende... È
arrabbiato con te... dice che tu gli devi dei soldi... Così, io, per
spaventarlo, gli ho detto «polizia»! (Cambia completamente
tono: meravigliata, sempre più meravigliata) Sì, sono in casa...
Aldo, ti giuro che sono in casa! Ma scusa, che numero di
telefono hai fatto?... E se ti rispondo dove vuoi che sia!... Non
sono uscita! Come faccio a uscire se mi chiudi in casa a chiave?!
(Rivolta alla dirimpettaia) Signora guardi che mio marito... (Al
telefono) Pronto... No, non sto parlando con nessuno... Sì, ho
detto «signora»... ma ogni tanto tra me e me mi chiamo
signora... No, in casa non c’è nessuno... Sì, c’è tuo fratello, ma
non è qui... è in camera sua, sì sì sta vedendo il filmino... Sì, il
bambino dorme... Sì, gli ho dato da mangiare... Sì il bambino
s’è svagliato…Sì, gli ho fatto fare la pipì... (Seccata) Sì, anche a
tuo fratello! (Cerca di controllarsi) Ma chi si arrabbia... dicevo
di stare tranquillo che in casa tutti hanno fatto
pipì…Senti…Ma…Ma va al diavolo va!!... Ciao, sì... no, no, sono
felice... sono felice, Aldo, sono molto felice. (Sempre più
nervosa) Ero qui che stiravo e ridevo... Sì Aldo, sono felice...
(Gridando) Sono feliceeee! (Attacca il ricevitore. Lancia un urlo
di rabbia contro il telefono. Guarda la dirimpettaia per un
attimo, seria e tesa, poi le fa un gran sorriso silenzioso. Ha
ripreso il controllo dei suoi nervi) Ha detto così, che quando
viene a casa mi riempie la faccia di sberle…Mio marito?? A
me?? Me ne da, signora… Ma dice che lo fa perché mi vuol
bene…perchè mi adora…che mi deve proteggere, e il primo che
mi frega è lui..Per proteggermi meglio mi tiene chiusa in casa
come una gallina deficiente, me le da quando gli gira, e subito
vuole far l’amore, cara signora! E non fa niente se io non ne ho
voglia…Sempre pronta devo essere io! Come il
Nescafè…Lavata, profumata, depilata, snodata…Vogliosa…Ma
zitta! Basta che respiri… E faccio un gridolino (Gorgheggiando
in falsetto con la voce) …Ogni tanto…per fargli credere che ci
sto…Invece no, cara signora, io con mio marito non ci sto, non
sento niente… Non riesco proprio a..a…(Si ferma, composta) Sì.
Quella parola lì. Che parola! …(Con fare schizzinoso) Non la
dico mai io sa, non mi piace… Orgasmo! Che parola…Mi pare
169
170
come il nome di una bestiaccia schifosa…Ha visto? Gli ho
dovuto dire una bugia... Eh no, non lo sa del porcone
telefonico... se glielo dico va a finire che se la prende con me!...
Lo so che io non ho colpa, ma lui dice che se loro insistono è
perché sentono che io mi turbo, si eccitano di più e insistono
col masturbo! E va a finire che mi fa togliere anche il telefono...
Già mi tiene chiusa in casa... Prigioniera! La mattina quando
esce mi chiude... Per la spesa? La fa lui... (Riprende a stirare)
Be’, se succede qualcosa, lui telefona ogni tanto... Ma cosa
vuole che succeda in casa mia... Siamo una famiglia tranquilla...
(Di colpo smette di stirare. Punta lo sguardo più in alto. Cerca di
coprirsi i seni: il sinistro con un bavaglino, il destro... col ferro
da stiro – indicheremo il momento esatto in cui preme il ferro sul
seno. Ad altissima voce) Ti vedo, sai! (Alla dirimpettaia) Scusi
un attimo. (Al guardone) È inutile che ti nascondi, sai... vedo il
binocolo che brilla nel sole! (Si mette il ferro sul seno e lo
toglie subito lanciando un urlo. Alla dirimpettaia) Oddio, mi
sono stirata un seno!! Là, lei non può vederlo... è la finestra
sopra la sua... Pure il guardone mi mancava oggi!... Vede, una
povera donna non può starsene un po’ in deshabillé in casa sua
a stirare... Per colpa di quello lì devo stirare con su il paltò!
(Gridando rivolta al Guardone) Vero?... E il passamontagna!...
E gli sci!... Che non so neanche sciare, cado e mi rompo tutta
come mio cognato!... (Alla dirimpettaia) La polizia? No, non la
chiamo. Sa cosa succede? Arrivano, stendono un bel verbale,
vogliono sapere fino a che punto ero nuda o vestita in casa
mia... se ho provocato il guardone con danze erotiche... e per
finire io, solo io, mi becco una bella denuncia per atti osceni in
luogo privato, ma esposto al pubblico! No, no, me la cavo da
me. (Stacca dalla parete il fucile da caccia grossa e lo punta alla
volta del Guardone gridando) Ti ammazzo, porco! (Delusa) È
scappato! (Rivolta alla finestra del Guardone) Basta vedere un
fucile che scappa! Vigliacco! Vieni fuori, orbo di un
binocolaio!... (Posa il fucile sul tavolo. Alla dirimpettaia) L’ho
fatta ridere? Sono matta? (Riprende a stirare) Meglio essere
matta, piuttosto che fare come facevo prima... ogni due mesi
mi ingoiavo un tubetto di Veronal... tutte le pastiglie rotonde
che trovavo nel bagno le mandavo giù... persino il vermifugo
dei bambini... per la disperazione! O tagliarmi le vene come ho
fatto tre mesi fa!... Sì, le vene... guardi qua... ci ho ancora le
cicatrici... vede? (Le mostra i polsi) No signora, mi dispiace, ma
’sta storia delle vene non gliela posso raccontare. È riservata e
intima. Non mi sento proprio... ci conosciamo da poco tempo...
(Cambia completamente tono) Gliela racconto?... No, no... ho
170
171
avuto un conato di confidenza col suo palazzo! Forse mi fa
bene... può darsi che mi sfoghi. È una storia triste! Dunque... è
stato per via di un ragazzo... quindici anni più giovane di me...
che oltre tutto dimostrava ancora meno della sua età... timido,
impacciato... dolce... delicato... roba che farci l’amore insieme
sarebbe stato come fare... un incesto! Un incesto!! L’ho fatto!...
Come, cosa ho fatto? Ho fatto l’incesto. Ho fatto l’amore col
ragazzo! E sa la cosa più terribile? Non me ne vergognavo...
anzi, ero felice! Cantavo dalla mattina alla sera... La sera no, la
sera piangevo: «Sei una depravata», mi dicevo. (Si sente
strombettare fuori scena). Scusi un attimo... questo è mio
cognato che mi chiama con la trombetta... un momento, torno
immediatamente. (Affacciandosi alla porta di sinistra) Che c’è,
caro? Stai tranquillo un attimo... sto parlando con una
signora... (Squilla il telefono. Richiude la porta e corre a
rispondere alla chiamata telefonica) Pronto... che c’è Aldo...
perché mi chiami così subito?... Se viene chi? Quello dei
soldi?... (Quasi tra sé) E chi è quello dei soldi?!... Ah, quello che
telefona sempre... Be’, che devo fare... tanto sono chiusa
dentro, mica posso farlo passare dalla serratura... Ah, devo far
finta di non essere in casa... spegnere la radio, il giradischi, il
televisore... d’accordo, come vuoi tu, agli ordini capo! Anzi, per
te faccio di più! Sai che faccio Aldo? Vado in gabinetto, mi tuffo
nella tazza e tiro la catena!... E s’incazza pure! Ma va’ a morì
ammazzato! (Abbassa la cornetta. È furiosa) Ha detto che
quando torna mi riempie la faccia di schiaffi! A me? Mio marito
a me?... Me ne dà!! (Riprende a lavorare) Ma dice che lo fa
perché mi ama, che mi adora! Che io sono rimasta una
bambina, che lui mi deve proteggere... e per proteggermi
meglio il primo che mi frega è lui! Mi tiene chiusa in casa come
una gallina scema, mi prende a sberle... e poi subito vuol fare
l’amore!... Sì, l’amore! E non gliene frega niente se a me non va,
se non ne ho voglia! Sempre pronta devo essere io, sempre
pronta! Come il Nescafè! Lavata, profumata, depilata, calda,
snodata, vogliosa, ma: zitta!
Basta che respiri!
E faccia un gridolino ogni tanto, per fargli credere che ci
sto. E invece io con mio marito non ci sto! Insomma non sento
niente... io... non riesco ad arrivare... (È molto imbarazzata,
non trova la parola giusta. La vicina gliela suggerisce) Ecco, sì...
quella parola lì...
Che parola! (Si va a sedere sullo sgabello) Che parola!!
Non la dico mai! Orgasmo! Mi pare come il nome di una
bestiaccia schifosa... un incrocio fra un mandrillo e un orango.
171
172
Mi pare di leggerlo a grandi titoli sui giornali: «Orgasmo adulto
fuggito dal circo americano!», «Suora aggredita allo zoo da un
orgasmo impazzito». Quando poi dicono: «Ha raggiunto
l’orgasmo», mi pare di vedere un povero disgraziato tapino che
dopo una gran corsa riesce a prendere il tram al volo... (Ride)
Ah, fa lo stesso effetto anche a lei?... (Con voce gutturale)
o-r-ga-smo!! (Si siede sullo sgabello) Che parolaaa!! Pare il
nome dell’orco: «Fai il bravo bambino mangia la pappa,
altrimenti ti chiamo l’orgasmo!» Con tanti nomi che ci sono...
non potevano chiamarlo ad esempio «sedia»?... Sì, sedia... così
uno dice: «Ho raggiunto la sedia», primo, non si fa capire che
ha fatto le brutte cose... secondo, se è stanco si riposa! (Ride
divertita) Dove ero rimasta?... Ah, sì, mi scusi, ma questo fatto
dell’orgasmo mi ha fatto perdere il filo. Con mio marito, non
sento niente! Niente! Guardi come faccio l’amore con mio
marito... così. (Restando seduta si stende rigida mettendosi
sull’attenti, come un soldato) E quando ha finito dico:
«Riposo!»... No, non ad alta voce, sennò me le dà... Di dentro...
io parlo sempre di dentro. «Riposo!» e dormo rilassata. Non so
perché con mio marito non sento niente. Forse perché mi
sento come... bloccata... mi pare di essere come... (Non riesce a
trovare la giusta definizione. La dirimpettaia gliela suggerisce.
Cambiando completamente tono) Sì! Ma perché lei ha aspettato
tanti anni a venire a stare di fronte a casa mia! Ma sa il tempo
che ci penso... che è anche una parola facile: «adoperata»! Sì,
adoperata, come il rasoio elettrico, il fon per i capelli... Sarà
anche che io non ho avuto molte esperienze di sesso... ne ho
avute due... questa del marito che non conta, e un’altra che ero
ancora una ragazzina... Dieci anni io... lui dodici. Un
imbranato! Speriamo sia migliorato crescendo... Noi non
sapevamo niente di quelle cose lì... sapevamo solo che i
bambini nascono dalla pancia... No, non ho sentito niente...
proprio niente! Solo un gran male qui. (Accenna all’ombelico)...
Sì, qui... l’ombelico... eh sì, perché noi si credeva che fosse
quello, il posto dell’amore... e allora lui col suo coso...
spingeva, spingeva... Ho avuto l’ombelico infiammato non so
per quanti giorni. (Ride) Mia mamma credeva mi fosse tornata
la varicella! A mio marito, questo fatto dell’ombelico non glielo
ho confidato... Eh no, perché magari dopo dieci anni fai una
lite: «Taci tu! E quella volta dell’ombelico allora! Puttana!» No,
no, zitta sono stata. L’ho detto al prete... Mi sono confessata...
m’ha detto di non farlo più. Dopo, sono cresciuta... No, non ho
più avuto esperienze di sesso... Eh no, quella lì dell’ombelico
non mi era piaciuta. Sono diventata grande, mi sono fidanzata,
172
173
le mie amiche mi hanno spiegato... Il giorno del matrimonio in
chiesa ero così emozionata!... Cantavo a squarciagola... No,
non con la voce... di dentro... io faccio tutto di dentro...
Cantavo dentro di me: «arriva l’amore, oho ohoo... arriva
l’amore... » (Cambia completamente tono: delusa) Invece è
arrivato mio marito! Come sono rimasta male la prima notte,
signora... «Ma come: è tutto qui?» mi chiedevo... Come sono
rimasta male la prima notte! Anche alla centesima!...
Informarmi? E da chi? Allora ho incominciato a leggere i
giornali delle donne e ho scoperto una cosa! (Dandosi molta
importanza) Ho scoperto... che noi donne abbiamo i punti
erogeni... che sarebbero quei punti di maggiore sensibilità al
tatto del maschio... (Delusa) Ah, lo sa già... Ne sa di cose lei,
eh? Ma quanti punti erogeni abbiamo! Su quel giornale c’era il
disegno di una donna nuda, tutta divisa in quarti... sa, come
quei cartelloni che si vedono nelle macellerie con su la vacca
tutta divisa in regioni, come la carta d’Italia. E ogni punto
erogeno era pitturato con colori tremendi, a seconda della
sensibilità più forte o meno forte. Per esempio, la lombata,
rosso fuoco! Poi la parte qui, dietro il collo, quella che i
salumieri chiamano «la coppa», violetto; il filetto della
schiena... (Cambia tono) ha visto com’è aumentato il filetto!...
Ah sì, scusi... (Riprende il tono descrittivo) il filetto, arancione!
Poi lo scamone... Lo scamone è una roba!! Il non plus ultra!
Speciale! Quasi come farsi toccare il biancostato e la polpa di
roast-beaf, che poi sarebbe il muscolo sartorio o anche
traverso, come dire interno della coscia o cosciotto!
Con mio marito né lombata né filetto né polpa... niente!
Non sentivo niente! Ma mi ero rassegnata, perché credevo che
per tutte le donne fosse così... finché non ho conosciuto il
ragazzo. È andata così: la mia più grande, era grande e io avevo
meno da fare, allora ho detto al marito: «senti, sono stanca di
fare la casalinga, vorrei fare qualche cosa d’intellettuale,
imparare una lingua, l’inglese per esempio, che se andiamo in
Inghilterra lo parlano da matti!» Lui mi fa: «Brava!» E mi porta
a casa un giovane universitario sui ventisei anni che parlava
l’inglese benissimo. Passano una ventina di giorni e mi accorgo
che il ragazzo dell’inglese si è innamorato pazzamente di me!...
Come me ne sono accorta? Se per caso gli sfioravo, nel dire un
verbo, una mano, lui tremava tutto... s’intartagliava in inglese
che non si capiva niente! Io non ero abituata a quei sentimenti
dell’anima, ma solo alle palpate del cognato, al porcone
telefonico, alle adoperate di mio marito... sentirmi tutte quelle
ondate d’amore... vam, vam... che mi venivano nello stomaco...
173
174
vam, vam! Una gastrite nervosa! Allora mi sono detta: «stai
scivolando verso il peccato!» Basta, ho chiuso con l’inglese!
Lui, il ragazzo, l’ha presa male... Tutte le mattine scendevo a
fare la spesa e lui era lì, sotto il portone, che mi aspettava.
Pallido, triste... con su un impermeabile bianco... bello!
Com’era bello! Sembrava Yul Brinner giovane! Mi guardava
conquegli occhi azzurri... No, no, signora, ne ha due di occhi...
È un mio modo di dire, l’occhio blu... E io gli dicevo (Parlando
a mezza bocca): Vai via... non sono la donna adatta a te... Vai
via... potrei essere quasi tua madre! Fatti una ragazza della tua
età... (Gridando) Va’ via! (Cambia tono) Si prendeva certi
spaventi! Poi un giorno me ne ha fatta una indimenticabile:
scendo come tutti gli altri giorni a fare la spesa, e sotto al
portone lui non c’è! Come sono rimasta male!! «Non fa nulla, –
mi sono detta, – si sarà rassegnato... » Vado nella nostra piazza,
qua sotto, qualche cosa attira la mia attenzione: tutti i muri
delle case erano coperti da scritte enormi, con la vernice
rossa... c’era scritto: «Ti amo Maria!» Maria sono io... Anzi,
c’era scritto: «i love you!» L’aveva scritto in inglese per non
farsi capire!
Sono scappata in casa. «Basta, devo dimenticare... devo
dimenticare!» E per dimenticare ho incominciato a bere!...
Fernet! Amaro! Come è amaro il Fernet! Ma perché lo fanno
così amaro?! Lo mandavo giù come una medicina... e me ne
stavo qui, con tutte le mie amarezze, la radio che cantava, il
telefono che squillava, il cognato che strombettava... (Si sente
lo strombettio del cognato). Rieccolo! (Va verso la porta di
sinistra) Cosa c’è? Stai buono, ora non posso... sto parlando
con una mia amica. (Si sente uno strombettio inferocito cbe
arriva a coprire le parole della donna). Villano! (Alla
dirimpettaia) Sapesse le parolacce che mi dice con quella
tromba lì! Un giorno o l’altro lo sbatto giù dalle scale, lui e la
sua carrozzina... quattro piani... (Altra strombazzata furiosa.
Anche la donna è furiosa) L’ultima tromba, deve essere sempre
la sua! (Riprende il discorso) Dov’ero rimasta? Ah sì... ero qui
ubriaca... no, mica da cascar per terra... allegrotta... suona il
campanello. Chi era? La madre del ragazzo! Un imbarazzo!! Mi
fa: «Signora, non mi giudichi male, ma sono disperata, mio
figlio sta morendo d’amore per lei. Non mangia più, non dorme
più, non beve più... Lo salvi!! Venga almeno a salutarlo». Che
dovevo fare? Sono una mamma anch’io! Vado. Entro in camera
del ragazzo... era a letto... bianco come uno straccio, magro,
triste... senza impermeabile... Come mi vede... scoppia a
piangere... e anch’io scoppio a piangere... e anche la mamma
174
175
di lui scoppia a piangere... Poi la mamma di lui se ne va.
Restiamo soli. (È molto imbarazzata) Lui mi abbraccia... io lo
abbraccio. Lui mi bacia... io... l’ho baciato…E poi... (Con un
gesto della mano allude al ragazzo che tenta di toccarle un
seno) «Fermo!» Si è preso uno spavento anche quella volta lì.
«Ti devo parlare. Non mi vergogno a dirtelo, anch’io ti voglio
bene, anzi ti amo. (Alzando sempre più il tono della voce) Ti
amo, ti amo, ti amooo!» Come gridavo!!... (A giustificarsi) Il
Fernet!! (Sempre gridando) Ti amooo! (Cambiando tono) Tanto
che poi mi hanno detto che tutto il palazzo s’è affacciato alle
finestre: «Chi è che ama in questo palazzo?» «C’è qualcuno che
ama al quarto piano?» «No, da noi non ama nessuno... forse
amano al secondo... » Che figura!! Meno male che non mi
conoscevano... (Rigrida) «Ti amo! Ma non posso fare l’amore
con te: ho due figli, un marito, un cognato!» Lui allora salta giù
dal letto, nudo... Com’era nudo, signora! Afferra un coltello che
c’era lì, se lo punta alla gola e dice: «Se non vuoi fare l’amore
con me... io mi uccido!» (Più che mai imbarazzata) Non sono
un’assassina io! Sacrificare la vita di un giovane uomo per il
mio bieco egoismo? Mai! Mi sono spogliata in otto secondi... e...
ho fatto l’amore. (Cambiando tono. Dolcissima) Una cosa,
signora... dolce... i baci... le carezze... Doveva esserci, signora!
I baci... le parole che mi diceva... le carezze... Benedetto quel
coltello! E così ho scoperto che l’amore, l’amore, non è quella
cosa di mio marito... io sotto e lui sopra: tram tram tram, la
macchina schiacciasassi! L’amore è una cosa dolce... ma
dolce... Ci sono tornata il giorno dopo. Il giorno dopo ancora.
Tutti i giorni dopi dei giorni dopi... (Risentita) Cosa ha capito
signora? Era ammalato! E quando tornavo qui a casa ero come
stordita... Ma come, perché? Arrivare alla mia età e scoprire
che esiste al mondo una roba che credevo fosse solo nel
cinema... Mio marito, a vedermi così allocchita, non si era
messo in testa che bevessi? Mi ha chiuso a chiave il Fernet!
Che pirla!!
Poi gli è venuto il sospetto... m’ha fatto pedinare. Un
giorno ero lì, in camera del ragazzo... in piedi, nuda... anche lui
era lì, in piedi, nudo, che stavamo salutandoci: «Come stai?
Bene e tu?» si spalanca la porta ed entra mio marito , vestito…
con su il paltó! Tanto che io non sapevo cosa dire e ho detto:
«Ah, sei tu?» L’avessi mai detto! «Sì, sono iooo! Villana!»...
M’ha detto, villana... che non era la parola giusta. Poi si mette a
gridare come un matto... voleva strozzare il ragazzo...
contemporaneamente voleva strozzare anche me... ma mio
marito... lei non lo conosce sa come son fatti gli uomini... han
175
176
due mani sole e per quanto stringesse, non ci riusciva... con
tutto che io collaboravo... agevolavo... spingevo il mio collo
contro quello del ragazzo e avevo anche smesso di respirare...
tenevo la bocca chiusa. Morirò, perdio! Niente!
Improvvisamente il naso mi respirava da solo...
Ho il naso indipendente!!
Arriva la madre, la sorella, la nonna... io lì nuda come un
vermicione col mio naso indipendente. Scappo in bagno, mi
chiudo dentro... prendo una lametta nuova che c’era lì, e: zam
zam, zim zan... mi taglio tutte le vene che ho! Le cercavo.
Eccone un’altra: zam! Un’altra: zam! Ho fatto un tagliamento!!
Ma quante vene abbiamo! Le tagliavo per il lungo... (A
spiegazione) Per morire prima, signora!...
Mio marito, però, mi voleva ammazzare lui, proprio di
persona, ha buttato giù la porta a spallate... e quando mi ha
visto lì con tutto quel sangue... rosso... che io ci ho un sangue
rossissimo...
mi fa: «Non ti ammazzo più. Ti porto
all’ospedale».
M’ha fatto su in una bella coperta... per non sporcare la
macchina... mi ha portata all’ospedale... mi han dato una
ricucita signora…(Ride) Sembro una tovaglia matrimoniale…e
poi mi ha perdonata... è stato molto generoso. Però da quel
giorno lì, mi tiene chiusa in casa... Proibito? Lo so che è
proibito dalla legge... Sequestro di persona, e nessuno che
chiede il riscatto…La polizia? No, no, non la chiamo…Ah, ma lei
ci ha proprio la mania di chiamare la polizia. Ha qualche
parente nell’Arma? Non posso chiamare la polizia... Vengono
qui, salta fuori la storia del ragazzo... Sto qua, nella mia casa,
pagato l’affitto, c’ho tutto signora…mangiare, il telefono, ch’ho
tutti i miei elettrodomestici…Son tutta un bottone!... Ho la
musica in tutte le stanze (Apre una porta e comincia a suonare
la musica) Senta! Si balla qua…(Comincia a ballare allegra in
giro per la stanza, aprendo tutte le porte) Si è allegri in questa
casa! Senta! Io sto bene così…(Va verso la sedia) Io sono
contenta di stare così…Non mi manca niente signora..Io sono..
proprio…(Si
siede
lentamente,
mentre
diventa
triste)…contenta…di stare così…(l’espressione sempre più triste,
si alscia andare sulla sedia e piange, appoggiandosi allo
schienale
e
nascondendo
il
viso).
Sono
felice…(Singhiozza)…Sono felice così… sicuramente si arriva
alla separazione legale... sicuramente il marito mi porta via i
figli e magari in cambio, sicuramente, mi lascia il cognato
tocaccione! No, no, guardi... io... (Squilla il telefono. La donna
solleva la cornetta) Pronto. (Con voce bassa, emozionata)
176
177
Caro... perché mi telefoni? (Grida eccitata alla dirimpettaia) È
il ragazzo! (Riprende il tono «intimo») Ti prego... non devi
telefonare più!... Ma come faccio a vederti, se mi tiene chiusa a
chiave... (Meravigliata) Vieni ad aprire tu?! E con che cosa?...
(Spaventata) Non farmi una cosa così... pronto, pronto... (Alla
dirimpettaia) Ha attaccato! È pazzo, è pazzo! Dice che viene lui
ad aprire... Con un chiodo storto!... Sì, lo so che non ce la farà
ad aprire, ma che figura faccio se passa un inquilino e vede un
estraneo a ravanare nella mia porta con un chiodo storto! (Si
sente bussare alla porta) Eccolo... è già qui. (Va alla porta
d’ingresso, spaventata) Vattene, sta arrivando mio marito...
(Cambia tono) Chi è lei?... Soldi? Che soldi? (Alla dirimpettaia)
Dio che guaio... è quello dei quattrini, il creditore. (Verso la
porta) In casa non c’è nessuno... Sì, io ci sono, ma... sono la
cameriera... Sì, ho detto «mio marito», perché mio marito fa il
cuoco... No, i signori non ci sono. Sono andati a fare una
crociera... in automobile... Senta, io ho l’ordine di non aprire,
di non parlare, di non accendere la radio né il giradischi... E
poi, anche se volessi non potrei aprire, perché non ho la
chiave... (A parte) Oddio, che ho detto... (Al creditore) Non ho
la chiave perché... mi chiudono... la mia padrona è convinta
che rubi... e allora... No, non si preoccupi, non muoio di fame,
ho qui la scorta di viveri... La polizia? Perché vuole chiamare la
polizia? (Tra sé) È un parente di quella signora lì... (Indica la
dirimpettaia, poi subito al creditore) Signore... signore...
(Venendo alla finestra) Se n’è andato, è andato a chiamare la
polizia... Io dico che è un bluff... l’ha fatto solo per
spaventarmi... (Ribussano alla porta) Ribussano... chi sarà
adesso signora? Il creditore, la polizia, il ragazzo pazzo? Io non
rispondo a nessuno... (Ribussano con insistenza) Vuoi vedere
che è proprio la polizia? (Si sente gridare a gran voce: Maria,
Maria) Mio marito! (Va alla porta) Aldo... cosa bussi... va bene
che il campanello è rotto, ma hai la chiave, e aprila ’sta porta!...
Hai perso le chiavi?! Oh mamma! E adesso cosa mi capiterà? Mi
toccherà morire di fame, sepolta viva, come l’abate Faria... io, il
bambino, il manone... Che morte, che morte!! (Al marito)
Guarda che è stato qui il tuo amico... sì, quello dei soldi. È
andato a chiamare la polizia... No, non ha parlato con me, non
sono cretina!...
Ha parlato con la cameriera...
Quale
cameriera? Non abbiamo cameriera? Certo che ce l’hai la
cameriera! Hai la cameriera, l’infermiera, la baby-sitter, la
donna a ore, tuttofare, tuttolavare, tuttopalpare e farsi
fottere!... No, non sono né isterica né pazza... e sono contenta
che arrivi la polizia, così la faremo finita... Sì, vattene... e non
177
178
tornare mai più! (È furente. Cerca disperatamente una
parolaccia da lanciare al marito) Presbite! (Si rende conto di
quello che ha detto. Torna al tavolo avvilita. Alla dirimpettaia)
Con tutte le parolacce che so, una volta che me ne serve una:
«presbite!!» Che ci vede benissimo! Va’ che figura che ho fatto!
Però gliene ho dette! (Si sente un vagito piuttosto disperato). Il
bambino... (Spaventata) Signora, mi piange il bambino!! Mi
spavento sì! Non si è mai svegliato da quando è nato! (Corre
alla porta di sinistra uscendo di scena) Ma che ci fai tu qui
nella mia camera... Brutto sporcaccione, mi hai svegliato il
bambino per costringermi a venire qui... Ma che fai adesso...
fermo, non tirarmi così! Lasciami andare. (Vagito). Buono, stai
buono popo. (Trillo del campanello del telefono). Disgraziato!
M’ha strappato la mia vestaglia del Coin. Vengo, accidenti... Poi
con te faremo i conti quando arriva tuo fratello, vedrai...
(Entra in scena; la vestaglia presenta uno strappo all’altezza
della spalla). E quando torna più quello... (Risponde al
telefono) Pronto... (Furente) Senta, adesso basta! Guardi che
se non la smette di dirmi queste sporcaccionate io un giorno o
l’altro perdo la testa... le metto... una bomba nel telefono! Le
faccio saltare via tutte le gengive!! Sporcaccione... ma non si
vergogna! Sono una mamma! Cosa direbbe se qualcuno dicesse
le zozzerie che dice a me alla sua vecchia mamma, con i capelli
bianchi, che fa l’uncinetto vicino al focolare... Ah, tace! Tace lo
zozzone... Ho trovato finalmente la parola giusta! La parola
che fa battere il cuore all’italiano medio: mamma! (Pausa. Posa
la cornetta) È orfano! (Lancia invettive contro l’apparecchio
telefonico) Porco, sporcaccione, zozzone!! (Alla dirimpettaia)
Signora, ha visto cosa m’ha fatto mio cognato, è arrivato a
svegliarmi il bambino... (Chiamando) Signora... signora... (Il
bambino riprende a piangere. Delusa, dopo aver sbirciato
verso la finestra) Se n’è andata... (Alza lo sguardo) In
compenso è tornato il guardone! (Alza la voce verso la porta di
sinistra) Buono popo... (imbraccia il fucile) che adesso la
mamma ti fa vedere come si ammazza un guardone...
(Bussano alla porta d’ingresso. In direzione del guardone, ad
alta voce) Stai lì che ti ammazzo tra due minuti... (Posa il fucile
e va alla porta) Chi è?... Per carità, vattene... sta per arrivare
mio marito, la polizia e anche un creditore... (Si sente
armeggiare nella serratura). Non toccare la mia serratura col
tuo chiodo... tanto non riuscirai mai ad aprire... (Si sente il
rumore di una serratura che scatta). Scatta? Oddio apre... No,
non riuscirai a entrare... ci metto la catena... (Esegue) Aiuto!
(Corre al tavolo) Signora, signora... oh, meno male che si è
178
179
riaffacciata... il ragazzo pazzo è riuscito ad aprire la porta...
No, non può entrare perché ho messo la catenella... Sì, adesso
glielo dico... (Va verso la porta. Si blocca di colpo alla vista
della mano del ragazzo che entra in scena attraverso la fessura
della porta). Vai subito via dalla mia casa con quella mano...
(La mano fa cenno insistentemente di avvicinarsi). Cosa vuoi?...
Stringermi la mano? Ma vuoi capire che sta per arrivare mio
marito... (Il ragazzo insiste). Che insistente! Va bene, ma
facciamo presto... (Gli dà la mano. Il ragazzo cerca di tirare la
donna verso di sé). Ma cosa tiri... mica posso passare dalla
fessura... (Il bambino strilla). Lasciami, c’è il bambino che
piange... devo dargli la pappa, vattene adesso. (Libera la mano
dalla stretta del ragazzo e va alla porta della cucina) Vattene e
richiudi la porta col tuo chiodo storto, anzi, lascialo in
portineria che mio marito ha perso la chiave... (Al bambino)
Buono popo che adesso ti porto la pappa... (Entrando in
cucina, vede che la mano del ragazzo è sempre in casa sua.
Prende un grande cucchiaio di plastica) Vattene! Guarda che
perdo la pazienza... Guarda che ti castigo... (Minacciosa)
Guarda che ti do una coltellata con questo cucchiaio che ti
taglio via tutte le dita... Non ci credi? (Si avvicina al ragazzo e
sferra un gran colpo con il cucchiaio sulla mano. Urlo del
ragazzo. La donna, spaventata, guarda il cucchiaio poi corre
alla finestra. Rivolgendosi alla dirimpettaia che nel frattempo
si è riaffacciata) Signora, gli ho dato una coltellata con questo
cucchiaio... Che devo fare, signora?... Brevettarlo? Ma che
dice?!...
Disinfettarlo? Giusto, ha ragione, bisogna
disinfettarlo... Sì, ce l’ho, mio marito non mi lascia mancare
niente... (Prende l’alcool che sta nel vassoio sopra al mobile e
corre dal ragazzo) Stai fermo... No, non brucia, è quello per i
bambini... Caro, caro, che taglio t’ho fatto! Sono un’assassina...
perdonami! Adesso vattene... Un bacio? (Gli bacia la mano)...
Sulla bocca? No, sulla bocca non ti do niente!... No, mi spiace
ma la catenella non la tolgo... Ma non ci passa la testa dalla
fessura, ho le orecchie!!... Come sei insistente! (Infila la testa
nella fessura della porta) Lasciami andare...
lasciami...
accidenti... la testa! Mi è rimasta incastrata la testa nella porta!
Spingi, spingi... ma non con la bocca cretino! Con la mano!
(Toglie con fatica la testa dalla fessura) Ahia, che male! (Si
allontana di qualche passo. Il ragazzo batte la mano
freneticamente sul legno della porta). Basta! (Il ragazzo
insiste). Ti sembra questo il momento di fare del jazz a casa
mia?! (Il ragazzo cerca di togliere il braccio dalla fessura, senza
riuscirci). Vattene!... Che succede?... Che disastro! (Corre alla
179
180
finestra) Oh, signora, signora... gli è rimasta la mano incastrata
nella porta!... Diventerà vecchio col suo braccio in casa mia...
mio marito mi impicca! (Disperata) Che devo fare?... Ah sì,
l’acqua, col sapone... come per gli anelli... (Urla al Guardone)
Vai via! (Alla dirimpettaia) Calda, ce la metto calda che va
meglio... (Prende la bacinella che sta sulla tavola. Al Guardone,
esasperata) Lesbico! (Girando indaffarata per la stanza) La
guardata al guardone, l’acqua calda per il ragazzo, la pappa al
bambino (strombettio del cognato), la palpata al palpone...
(squilla il telefono) il porcone telefonico! (Va al telefono) Hallo
porco! (Cambia tono: crede sia il marito. Fredda) Ciao... Come?
Chi è lei?... Scusi, credevo fosse mio marito... No, mio marito
non c’è, se vuole dire a me... Sì. Sì... (Ride tra sé) Sa che le
dico? Auguri e figli maschi!! Guardi che lei sbaglia numero... Sì,
c’è un uomo qui, ma mio marito mette incinta solo me!... No?...
Anche sua figlia?! (Interdetta) Non m’ha detto niente... Che
porco! Quanti anni ha sua figlia?... Sedici anni!... Però, scusi,
lei, sua figlia di sedici anni invece di lasciarla andare in giro a
farsi incintare dai mariti delle altre donne, la chiuda in casa!
Mio marito mi chiude in casa a me, alla mia età, e lei chiuda...
Villano! (Riattacca. Alla dirimpettaia) M’ha detto puttana! Mio
marito gli mette incinta la figlia e lui dice puttana a me! (Il
ragazzo, bussando alla porta, cerca di attirare l’attenzione
della donna). Lasciami stare! Ho una disgrazia in famiglia... ho
il marito incinto! (Entra in cucina da dove esce subito con la
bacinella in una mano e la pappa per il bambino nell’altra)
Vengo, vengo... Accidenti come scotta questa pappa! (Entra in
camera da letto) Eccomi, eccomi qua popo... Stai fermo,
stupido... non tirarmi... Attento che ho la pappa bollente! (Si
sente un urlo del Cognato). Maledizione! (Torna in scena)
Signora, che ho fatto!... Gli ho versato tutta la pappa bollente
sugli occhi... No, non al bambino, a mio cognato!... Che faccio?
(Corre in camera da letto e rientra in scena spingendo una
carrozzina sulla quale è seduto il Cognato ingessato, tutto
fasciato come una mummia: ha una trombetta-claxon in mano.
Alla dirimpettaia) Il Foil? Certo, gli metto il Foil, sì, sì, ce l’ho,
mio marito non mi fa mancare niente... (Al ragazzo che
ribussa) Lasciami stare! Ho bruciato il cognato! (Prende la
pomata dal vassoio. Corre dal Cognato e gliela cosparge sulla
parte ustionata) Eccomi... ti brucia? Eh, ma anche tu! Ti avevo
avvertito che tenevo la pappa in mano... buono con ’sta mano...
(Il Cognato l’afferra alla vita). Lasciami andare, lasciami
andare... (Cerca di liberarsi, senza riuscirci. È furente) Guarda
che ti verso addosso l’acqua bollente! (Il Cognato la lascia). Ah,
180
181
l’hai capita finalmente! (Corre con la bacinella dal ragazzo)
Presto, metti la mano nel catino... Ma no, non è bollente... l’ho
detto per spaventare il cognato... (Il ragazzo mette la mano
nella bacinella. L’acqua è bollente. Il ragazzo urla e ritira
velocemente il braccio) Era bollente?! Però, hai visto, sei
riuscito a togliere la mano. Ora vattene... Ti sei bruciato? Be’,
fatti un impacco con questa pomata... (Gli passa attraverso la
porta la pomata. Si intuisce che il ragazzo le ha afferrato la
mano e che cerca di attirarla il più possibile verso di sé e farsi
masturbare. La donna cerca inutilmente di liberarsi) Ma che
fai... lasciami andare... Sei impazzito? Lasciami andare. Guarda
che se passa qualcuno ci portano in questura con la porta in
mezzo! Lasciami andare!! (Ha il groppo in gola) Mi stai
offendendo... mi manchi di rispetto... Guarda che ti castigo...
Ti castigo!... Ah, non ci credi? Guarda! (Mima di tirarlo con
forza verso di sé e chiude violentemente la porta. Urlo del
ragazzo che scappa. La donna è disperata. Toglie la catenella
alla porta e la spalanca. Torna tristissima alla tavola e riprende
a parlare con la dirimpettaia) L’ho castigato!... Perché mi ha
deluso... io credevo che lui fosse «l’amore»... invece no... è un
porco come tutti gli altri... (È disperata) Signora, non ce la
faccio più... (Si sente il pianto del bambino). Non ce la faccio
più... Il mio bambino... vado dal mio bambino... voglio bene
solo a lui... (Fa per dirigersi verso la camera, ma viene bloccata
dal suono del telefono. Anche il Cognato si mette a
strombettare). Zitto! Zitto, cretino!! Smettila! (Pianto del
bambino, campanello telefonico, strombettio del Cognato
salgono di tono, all’unisono. La donna non si controlla più)
Basta! Basta! (Prende il fucile e se lo punta alla gola) Mi
ammazzo, mi ammazzo... (Si blocca di colpo e nel silenzio
totale ascolta con molta attenzione quanto la dirimpettaia le
sta dicendo) Sì... Sì... (A fatica trattiene le lacrime) Sì! (Depone
il fucile sul tavolo) Cosa stavo facendo... Dio... Dio... grazie
signora... Meno male che è venuta a stare di fronte a casa mia...
Sì, lo faccio subito... Che bei consigli mi dà... (Strombettio
prepotente del Cognato). Sì caro, vengo, sono qui, tutta per te!
Vieni. (Strombettio felice). Vieni... (Si avvicina al Cognato e
sospinge la carrozzina verso la porta d’uscita) Andiamo a fare
una bella passeggiatina erotica! (Lo scaraventa fuori scena.
Gran tonfo, poi una sequenza di tonfi e strombettii). Attento
alla vetrata! (Gran frastuono di vetri rotti). E uno!! (Pianto del
bambino. La donna si dirige alla camera da letto. Arrivata al
centro palcoscenico, si blocca e lancia un’occhiata in direzione
del Guardone. Gli sorride languidamente. Lo saluta.
181
182
Lentamente, con movimenti sexi, si avvicina alla tavola, gli
butta baci. Repentinamente imbraccia il fucile e gli spara
contro) Il guardone non guarda più! (Sta per andare dal figlio
ma è bloccata dal suono del telefono. Risponde con voce
terribile) Pronto!! (Cambia tono) Aldo? (Quasi dolce) Sì, sono
calma. Sì, sì, qui è tutto tranquillo... Sì, puoi salire... ti aspetto.
(Riattacca. Alla dirimpettaia) No signora, non si preoccupi,
(prende il fucile) sono calma... sono molto calma... (Si
appoggia al tavolo puntando il fucile verso la porta d’ingresso)
Aspetto... aspetto con calma.
Tre pezzi Un pezzo, una saldatura, un colpo di trapano...
due bulloni, una saldatura, un colpo di trancia... Un colpo di
trancia, un pezzo, una saldatura…Un colpo di trapano, un
pezzo…(Si sveglia di soprassalto parlando) (Urlo). Oddio! Mi
sono tranciata le dita! Le mie dita... fammele tirare su... il
padrone non vuole... fanno disordine! (Si sveglia di soprassalto:
è ancora sotto l’incubo del sogno) Le mie dita... non potrò più
metterle nel naso... (Si guarda la mano) Ce le ho!!... Ho
sognato!... Un colpo di trapano?! Ma roba da pazzi…Porca
miseria, adesso mi sogno di lavorare anche quando dormo sto
dormendo, già non basta in fabbrica? Maledizione…Ma che ore
sono? (Guarda la sveglia) Le sei e mezza?! Oh, mamma sono le
sei…(Si alza dal letto infilandosi velocemente pantofole e
vestaglia) Non ha suonato ’sta bastarda disgraziata! Oh
mamma, come è tardi! Arriverò in ritardo! Non ce la farò a
portare il bambino, non ce la farò, le suore se sono in ritardo
soltanto di dieci minuti non me lo prendono più! Oh, mamma,
mamma, mamma…Perché on suona?! La devo buttare via, la
devo buttare via… (Corre al lettino e prende tra le braccia il
bambino) Forza bambino, forza! Che comincia la nostra
giornata. (Si dirige verso il tavolo che sta vicino al lavello)
Sveglia! Sveglia, bel topolino della tua mamma, andiamo! La
pipì Tanto per cambiare, ti sei fatto la pipì addosso... saranno
tre ore che ti ho cambiato! Pisone di un pisone... Eccolo qua,
patelli dietro patelli… con la premura che ho! Dobbiamo
correre all’asilo-nido, che se arriviamo dopo le sette la suorina
ci rimanda a casina! (Spoglia il bambolotto) Adesso la tua
mamma ti lava il culascino... (Apre il rubinetto dell’acqua)
L’acqua calda... macché, non c’è acqua calda... Vuoi vedere che
quel disgraziato rintronato del Luigi ieri sera ha spento il
boiler? No, non è rintronato, ecco l’acqua calda... (Prende il
bimbo in braccio e va al lavello) Coraggio, coraggio!...
DONNA
182
183
Laviamoci il faccettino, laviamoci il culascino…Caro il mio bel
pisone…Eccolo qua! Zitto, non piangere che se no svegli il
papà... lasciamolo dormire per una mezz’oretta ancora, beato
lui! Che poi deve scattare alla Sandokan: aaaaaaaaahhaahh!
MARITO (si sveglia di soprassalto) Ah!! Chi è?! Sandokan?!
DONNA (si rende conto di aver urlato) No, no, dormi caro che
non è niente. Scusami eh… che il papà deve scattare alla
Sandokan, (ripete l’urlo sottovoce) Aaahhh... correre a per
andare alla fabbrica, e prendere il tram, e poi prendere il treno,
e poi in fabbrica, (depone il bimbo sul tavolo e con un
asciugamano lo asciuga) e via a far ginnastica come una
scimmia ammaestrata, alla catena di montaggio (esegue i
movimenti della catena di montaggio): un due tre... (Ride) Ah,
ah come ride il mio bambino... ti piace la tua mamma che fa la
scimmia ammaestrata. Ora ti asciugo bene Una bella
asciugatina al mio bambino... (Prende un barattolo di borotalco
e ne versa abbondantemente sul culetto del bambino) E una
bella spolveratina di...
(si blocca allibita) formaggio
grattugiato!! Chi mi ha messo il formaggio grattugiato al posto
del borotalco con quello che costa?! Via, via, tiriamolo su,
tiriamolo su… Mamma mia che disordine! Aspetta che lo tiro
su... con quello che costa!! (Mima di raccogliere dal sedere del
bambolotto il formaggio versato) Tanto il sedere culetto del
mio bambino è bello pulito! Forza, in fretta! Prepararsi, e via
andare… Il patello, eccolo qua, stai bello tranquillo… (Veste
velocemente il bambino) Presto, presto, Oh com’è bello lui,
bello! Che ridi dalla mattina presto, beato te…beato
te…pisottone mio! Eccolo pronto! Che ore sono? Oddio com’è
tardi! Stai tranquillo un attimo che anche la tua mamma si dà
una lavatina…Apriamo un po’ di acqua calda…meglio fredda
che ringiovanisce la pelle, e via che si insapona… (Va al lavello
e apre il rubinetto; mimando d’insaponarsi mani e viso, canta)
Camaj, sapone delle stelle. Camaj, sapone... (S’interrompe)
L’acqua, non c’è più acqua! Aah, maledizione! Ma qui acqua
non ne viene più, con cosa mi asciugo adesso?! Aaaccidenti!
(Afferra un asciugamano e si libera del sapone) Una famiglia
come questa, che sta in una casa come questa, con trecento
famiglie come questa... con tutti che hanno la mania di lavarsi
alla stessa ora!! E non c’è mai l’acqua! Fammi chiudere, fammi
chiudere… Con che cosa mi sciacquo adesso!? Accidentaccio...
come brucia il Camaj, nell’occhio... questo la pubblicità non lo
dice. Beh, mi laverò un’altra volta, tanto a me chi mi guarda...
(Si dà una pettinata veloce e comincia a parlare canticchiando)
Non mi guardano però mi annusano... E se mi annusano, è
183
184
meglio mettere un po’ di deodorante…Mi darò un po’ di spray...
(Prende un barattolo di spray) Che bella invenzione lo spray!
Mettiamoci un po’ di spray. (Esegue) Come brucia!! Che ho
messo? (Legge sul barattolo) Disgraziata! Ho messo la vernice
per termosifoni!! La vernice per i termosifoni!! L’ascella
d’argento!! Ho l’ascella d’argento?! (Cammina avanti e indietro,
presa dal panico) Con cosa me la tolgo? Con cosa me la tolgo?
Me la toglierò in fabbrica col solvente. (Indossa velocemente gli
abiti dietro la tenda dello spogliatoio) Presto, di corsa! Sono già
le sei e cinque,via in fretta, correre!...
MARITO (si sveglia, parlando ancora nel sonno) Chi è?!
D’argento…Che ore sono? (Si alza a sedere sul letto e guarda la
sveglia). Sono le sei! Le sei! Ahahah! Ho ancora un quarto
d’ora! (si sdraia di nuovo). In un quarto d’ora mi faccio un
sonno…
DONNA (esce dallo spogliatoio trafelata) Ce l’abbiamo fatta.
(Raccoglie il figlio, lo avvolge in una coperta e raccoglie le sue
cose canticchiando) Prendiamo la borsetta della mamma...
prendiamo la giacchetta della mamma... E comincia la
giornata… (Si dirige verso la porta. Si blocca) La chiave… La
chiave…La chiave!! (Rovista freneticamente nelle tasche, si
guarda intorno) Dove metto la chiave?! Tutte le mattine il
dramma della chiave! Ma perché?!, non mi faccio un coso qua,
un ciotone, con una chiave messa qua?! Nooo! (Indica il muro
di fianco alla porta) Sempre in giro per la casa, devo passare il
tempo a cercar la chiave... coi minuti contati che ho... La
chiave! (Si ferma, cercando di calmarsi: chiude gli occhi) Calma,
stiamo calme, ricordiamo. cerchiamo di ricostruire tutto quello
che ho fatto ieri sera. Dunque, sono arrivata a casa ieri sera, il
Luigi non c’era. (Mima i movimenti della sera prima,
elencandoli) Ho aperto io la porta. Il bambino era nel braccio
destro della madre, la borsetta e la chiave nella sinistra della
mano della madre. Metto giù la borsetta, la chiave l’avevo in
mano, il bambino nella culla e la giacchetta le metto qui (indica
l’attaccapanni), il bambino lo metto nella culla. Torno fuori.
Prendo le borse della spesa, la chiave sempre in nella mano... il
pacchetto del latte sotto l’ascella... entro in casa... la borsa la
metto quametto giù la borsa della spesa... il latte lo metto nel
frigorifero... Vuoi vedere che nel frigorifero ci ho messo pure
la chiave? (Va al frigorifero e lo apre) No, non c’è... neanche nel
portauovo, nel portaburro... la chiave non c’è, però in
compenso nel frigorifero non c’ho messo neanche il latte…ma
non c’è nemmeno il latte... in compenso ma ci ho messo il
detersivo al limone per la lavastoviglielavatrice... È giusto: il
184
185
limone si mette sempre nel frigorifero, e il latte l’avrò messo
nella lavatrice… altrimenti “va a male” ! Sono pazza! Sono
pazza!! Se ho messo il detersivo nel frigorifero, il latte l’avrò
messo nella lavastoviglie...
(Guarda nella lavastoviglie
lavatrice) Non c’è... meno male... Dove ho messo il latte? Sul
gas Nel pentolino... sì per la pappa del bambino... tant’è vero
che per avere libere le mani, per mettere il latte nel pentolino,
poter aprire il cartone, mi sono messa la chiave tra i denti e
mai saprò perché ho messo la chiave tra i denti e non sul
tavolo. Allora il latte è qua nel pentolino (Indica il pentolino), e
lo lascio lì che bolle…Vado là e sfascio il bambino, nel senso
che gli tolgo le fasce… Poi, sfascio il bambino, no…il bambino
non l’ho messo giù… Prendo il bambino, lo metto sul tavolo...
anzi no, col bambino in braccio ho preso la vaschetta per fare il
bagno al bambino (Sempre ricostruendo i suoi movimenti,
prende un catino e lo appoggia sul tavolo)… Prendo il
pentolino... verso il latte nel pentolino per la pappa del
bambino... accendo il pentolino... accendo il bambino, voglio
dire, accendo il latte... accendo il gas! Lascio il latte lì a bollire
e, sempre con la chiave tra i denti, vado a sfasciare il banbino...
nel senso che gli tolgo le fasce. vado all’armadio e prendo la
vaschetta per fare il bagno, la chiave sempre tra i denti... metto
la vaschetta qui, cerco il bambino... non c’è più il bambino! Ho
perso il bambino! Dove ho messo il bambino? (Corre verso i
vari mobili che nomina, apre e chiude velocemente gli sportelli)
Nel frigorifero... nella lavastoviglie lavatrice... nell’armadio!
Avevo messo il bambino nell’armadio!! Sono pazza! Per
fortuna si è messo a piangere, altrimenti chissà quando l’avrei
trovato! Povero il mio bambino! Ho preso uno spavento tale,
che mi sono precipitata a bere un bicchier d’acqua... (Si blocca
di colpo, deglutisce spaventata) Vuoi vedere che ho ingoiato la
chiave! Ce l’avevo in bocca…E già... se ce l’avevo tra i denti...
No, non posso averla inghiottita... Altrimenti non avrei
dormito… la mia chiave ha il buco, avrei fischiato tutta la notte
e il Luigi chissà che scenata mi avrebbe fatto... Dove ho messo
la chiave... Calma, stiamo calme. (C.s.) Prendo la bacinella,
vado a riempirla d’acqua calda, prendo il bicarbonato (Prende
un barattolo), che io ci metto sempre due cucchiai di
bicarbonato per il bagno del mio bambino... Fosse caduta qua
dentro? (Guarda il contenuto del barattolo con attenzione)
Zucchero!! Chi ha messo lo zucchero nel barattolo del
bicarbonato... (Controlla in un altro barattolo) e il bicarbonato
in quello dello zucchero? Quanti giorni sono che faccio il bagno
al bambino con lo zucchero? Ecco perché la suora all’asilo mi
185
186
ha detto: “Devo tenere il suo bambino sempre chiuso, come lo
metto all’aperto api, calabroni e mosche gli volano adosso... ”
Povero bambino... Giorni e giorni senza vedere l’aria, senza
sentirla! E il Luigi, la scenata che mi ha fatto per il caffè ieri
sera... ci aveva messo il bicarbonato! Certi rutti! E io mi son
messa anche a gridare: “Non ti piace il caffè?! Vai al bar!” E lui
mi ha detto: “Vado al bar!” E io mi sono offesa… E la chiave,
dove ho messo la chiave in quel momento del bar? No,
sbagliato, tutto sbagliato. Non ho mai tirato la chiave fuori
dalla toppa... eh sììì, perché quando ho messo il bambino nella
vaschetta, che ero lì che stavo per lavarlo…ho sentito il Luigi
ravanare nella serratura, perché io avevo aperto la porta, poi ci
avevo rinfilato la chiave e mi ero chiusa dentro…quando sono
entrata avevo richiuso la porta, lasciando la chiave nella
toppa... così lui non poteva aprire... e il poverino ravanava
ravanava e cominciava a tirare santi.
Ho tolto la chiave dalla porta... lui è entrato... gridava come un
pazzo, io la chiave l’avevo in mano, sono sicura... gli sono
andata sotto il naso e gliela ho messa tra gli occhi... che quasi
volevo levargliene uno... e ho detto: “Perché non mi uccidi?!
Ho dimenticato la chiave nella serratura... e allora? Uccidi la
moglie, uxoricida!!! moglicida!!!” A momenti gli tiro fuori gli
occhi, al povero Luigi, dalla rabbia che m’è presa… E cos’ho
fatto a questo punto qua…Non mi ricordo…Non mi ricordo…
MARITO (ricomincia a parlare nel sonno) Aah, ‘sto treno dei
pendolari, che arriva sempre dopo due ore e mezza, la miseria!
E qui il viaggio chi se lo paga, lo paghiamo noi, e il padrone che
se ne frega…
DONNA (sentendo le parole del marito ha un’illuminazione) Ah!
Ecco! Ha detto proprio così “Lasciami stare, – mi fa lui, – non è
per la chiave che sono arrabbiato... è che ’sto maledetto “Ma
non è con te che ce l’ho, è per questo viaggio treno dei
pendolari, e il tempo a me chi me lo ripaga!?”m’ha fatto un
ritardo di un’ora... un’ora e mezza per fare 20 chilometri!
Tutto tempo che il padrone mica mi paga... né mi paga il
viaggio d’andata, né quello di ritorno, né mi paga il tram. Tutti
viaggi che io faccio per lui, mica per villeggiatura!”
“E te la vieni a prendere con me? Perché il padrone ti frega le
ore del viaggio? Cosa c’entro io?– gli faccio io, sempre con la
chiave in mano. – A parte che il padrone non si chiama più
“padrone”, Luigino… si chiama “multinazionale!” Oggi il
padrone ce l’hanno soltanto i cani! Noi siamo esseri liberi, Il
padrone multinazionale ti frega le ore che viaggi e te la
prendi... ma non te la prendi per le ore che frega a me... a me,
186
187
che oltre a lavorare per otto ore come una bestia per lui, ti
faccio anche la serva gratis! Luigino, noi operai oggi!” Gli ho
detto…Sì, sì, sì, proprio così gli ho detto… E sno andata avanti,
perché ormai mi si era accesa la radio..E parlavo… E ho
cominciato a dire “Perché è ora di finirla! Sempre con questo
tono! E lo sfogo che ti vieni a fare su di me! Sì signore! Vieni a
farti lo sfogo su di me, perché sono il materassone, io!” E lui,
Luigi, che neanche mi stava a guardare…Ad un certo punto…
MARITO (dal letto, ancora assonnato) Hai lasciato la
televisione accesa, spegnila per favore!
DONNA (ricomincia a muoversi avanti e indietro, mimando i
suoi gesti della sera precedente) A questo punto, io ho preso il
latte, la pappa era pronta, ho dato la pappa al bambino, me lo
ricordo benissimo! Ho dato la pappa al bambino e l’ho preso in
braccio così (Prende in braccio il bambino)…Oh, madre! L’ha
fatta! L’ha fatta un’altra volta… Lo spaevo… (Tenendo il bimbo
tra le braccia va al tavolo vicino al lavello) Ma perché hai fatto
la cacca adesso…Ma non potevi aspettare tra un’ora?! Ti
cambiava la suora, non io che c’ho premura… Madre di Dio,
questo qui è il bene che vuoi alla tua mamma…
Per lui, per il multinazionale!” E intanto ho dato il latte al
bambino. (Va alla culla) L’ho preso in braccio... (Prende il
bambino in braccio e cerca nella culla) Mi fosse caduta qui...
No, non c’è... (Nel riporre il bimbo nella culla gli tasta il sedere)
Oh mamma, l’ha fatta! L’ha fatta, l’ha fatta un’altra volta!
Cagone di un cagone di un bambino…Ma io non lo so, vieni qua
che ti lavo, roba da pazzi… (Così dicendo spoglia velocemente il
bambino e lo lava) Sempre a lavar il sedere, dalla mattina alla
sera…Certo che se portasse fortuna, io il tuo papà e te
saremmo la famiglia più fortunata della zona, eh, devo dire…
(Riprende a raccontare, mentre lava il bambino) “La famiglia!”
gli ho fatto al Luigi “la Sacra Famiglia! L’hanno inventata loro, i
multinazionali…Perché quelli come te, gli operai, Quante volte
ti devo dire che tu la cacca devi farla all’asilo! Alle sette e due
minuti devi farla, così ti cambia la suorina! Che ore sono?...
Oddio com’è tardi... non ce la faccio, non ce la faccio... perdo la
giornata... Cagone di un cagone... io poi non capisco come si
faccia con un sedere così piccolo a fare una cacca così grossa!!
(Riprende, mentre lava il bambino, la sua tirata polemica col
marito) “La famiglia, la sacra famiglia... l’hanno inventata
apposta perché tutti quelli come te, sballati schiacciati dalla
nevrosi, rimbecilliti, dei ritmi bestiali di lavoro, ritrovino
possono trovare in noi mogli tuttofare, il materasso su cui
sfogarsi! (Ha finito di lavare il bambolotto, l’asciuga e lo riveste)
187
188
Noi siamo qui pronte, e nessuno si preoccupa delle nostre ore
che perdiamo. E a lavorare in fabbrica, e a casa a far da
mangiare, a fare le pappe, a lavare i letti, e mettere in ordine…
MARITO (dal letto, mentre si rigira) Aaaah, baastaa…
DONNA A questo punto la chiave dov’è che ce l’avevo, non me
lo ricordo… Il padrone! Noi, vi rigeneriamo... per lui, gratis!
Per essere pronti all’indomani a tornare belli e scaricati a
produrre meglio per lui, il multinazionale! Lui è il padreterno!
È lui che fa boom, poi fa il contro-boom! Poi la deflessione, poi
l’inflazione, e la crisi strisciante, e quella galoppante... la
caduta della lira, il dollaro, l’eurodollaro, il petrodollaro... poi
spalanca le braccia e grida: “Che ci posso fare? È fatalità! È
fatalità!”” Il Luigi si mette a ridere: “Ehi, ci ho una moglie
femminista-estremista e non lo sapevo... Da quando è che vai
alle riunioni a scuola dalle femministe?” “Senti tu, pampaluga –
gli faccio io, – mica ho bisogno di andare a scuola alle riunioni
dalle femministe per scoprire queste cose! Quando sono qui in
casa, che lavoro, quando tu non ci sei, che t’aspetto, penso!
Penso e ripenso e mi rendo conto di quante cose ingiuste ci
siano… come il matrimonio! Ma il matrimonio è questo qua?
Noo caro, io non ci sto! Quando ti voglio parlare delle mie cose,
dei miei problemi, vieni a casa dal lavoro e vai a letto a
dormire perché sei stanco! per capire che la vita che facciamo
è una vita di merda! Lavoriamo come due cani e mai un attimo
per scambiarci due parole, mai un attimo per noi. Mi chiedi
mai: “Sei stanca? Vuoi una mano?” Chi fa il mangiare? Io. Chi
lava i piatti? Io. Chi fa la spesa? Io. Chi fa i salti mortali per
arrivare a fine mese? Io, io, io! Eppure lavoro anch’io! Le calze
che sporchi tu, chi le lava? Io! Quante volte hai lavato le mie
calze? È questo qui il matrimonio? Io voglio poter parlare con
te. Io voglio “VIVERE” con te... non ABITARE con te! Ti viene mai
in mente che anch’io possa avere dei problemi? Mi va bene che
i “tuoi” problemi siano i miei, ma vorrei che anche i “miei”
problemi fossero i “tuoi” e non soltanto i “tuoi” i miei, e i miei
sempre i miei!! Io voglio poter parlare, parlare con te... ma
quando torni dal lavoro ti butti a dormire. La sera: TELEVISIONE!
Alla domenica PARTITA!, a vederti ventidue cretini in mutande,
che si dànno scarpate intorno a un pallone, con in mezzo un
altro ritardato dell’oratorio, anche lui in mutande, ma con la
giacca e il fischietto!” Lui, il Luigi, paonazzo, offeso come se gli
avessi parlato male della sua mamma, mi fa: “Ma cosa vuoi
capire tu di sport!” Che non era proprio la risposta giusta! “Ah,
ceerto…Io devo sapere soltanto di pannolini, minestroni e
cacca, eh! No bello, così non si va avanti, caro Luigi!” poi mi
188
189
sono veramente arrabbiata, e una parola tira l’altra, pesante, e
più pesante lui, più pesante ancora io… Finchè ho deto
“Basta!”, prendo su il mio bambino, la mia giacchetta, e me ne
vado… Non ci ho visto più! Gridavo come una matta! Ho tirato
fuori tutto! Gridavo io, gridava lui... io pesante, lui più pesante,
più pesante io... ancora più pesante lui... finché ho detto: “Se
questo è il matrimonio, vuol dire che ho commesso un errore...
” Ho tirato su il mio errore... (prende in braccio il bambino e si
avvia decisa alla porta) e via che me ne sono andata. E l’ho
fatto per davvero, eh…Me ne sono andata, ho fatto per uscire
di casa… E allora il Luigi è venuto lì…con una faccia… era
bianco, col magone... Mai avevo fatto una scenata così, mai
l’avevo fatta! A questo punto la chiave, sono sicura, ce l’avevo
io, perché ho aperto la porta. Il Luigi viene lì... ci aveva una
faccia, povero Luigi, e mica scherzavo... e lui l’aveva capito. Mi
tira dentro in casa…la chiave l’ha presa, eh…ce l’avevo in
mano, me l’ha presa lui, io stavo piangendo, mi ha messo sul
letto, ha cominciato ad abbracciarmi…a dire che sì, che c’avevo
ragione, che era tutto sbagliato, che doveva cambiare…Che si è
fatto insomma la cosiddetta autocritica…e mi stringeva…e mi
stringeva…e più mi stringeva, più io piangevo…Com’era bello
piangere ieri sera!! Come m’è piaciuto! “Su, non fare così,
aspetta... ” “Lasciami stare!” “Parliamo, prima parliamo, se poi
te ne vuoi andare va bene... ma prima parliamo! C’è la
dialettica no? C’è la dialettica, per dio!”... e mi spingeva verso il
(si siede sul letto) “dialettico”... e mi dice che sì, avevo ragione...
ma che lui era abituato con la sua MAMMA... che credeva che
fossi anch’io come la sua MAMMA... che aveva sbagliato, che
doveva cambiare... insomma, si è fatto la... cosiddetta
“AUTOCRITICA”. Ma così bene, così bene... che io piangevo... E più
si autocriticava e più io piangevo, e più piangevo e più si
autocriticava... come era bello piangere ieri sera! E la chiave?
(Guarda per l’ennesima volta l’orologio) Non ce la faccio... (Di
colpo si ricorda) Sicuro... me l’ha presa lui sono sicura di
mano... nella tasca della giacca... se l’è messa in tasca...
(Scorge la giacca appesa all’attaccapanni, fruga nelle tasche)
Eccola, la mia e la sua! Che ore sono? Sette meno dieci Sei e
venti, forse ce la facciamo ancora... Eccola qua, tutte e due!
Due chiavi! Forza patanino che ce la facciamo! (Prende il
bambino in braccio, si muove freneticamente) Il golf, il bambino,
la borsetta, il tesserino del tram… tesserino del tram… (Fruga
nella borsa e tira fori il biglietto del tram, lo guarda) Sei buchi!
Sei buc Il bambino della mamma, la giacchetta della mamma, la
borsetta della mamma, (sta per uscire, si blocca di colpo) il
189
190
tesserino del tram... Aspetta bambino, fammi cercare il
tesserino, che se poi il tram è pieno mi tocca metterti per terra
e ti schiacciano tutto... (Fruga in borsetta) Eccolo... Bello, il
mio bel tesserino! (Lo guarda distrattamente) Sei buchi? Sei
buchi di andata e sei buchi di ritorno! (È allibita) Sei buchi di
andata sei buchi di ritorno?! Chi m’ha bucato così il mio
tesserino? Sei buchi... Ma che giorno è oggi... (Guarda il
calendario appeso alla parete, non apre bocca... è stravolta,
avvilita. Quasi senza voce dice) Domenica!? (Gridando)
Domenica!! (Al bambino) E tu non mi dici niente! È domenica!
Roba da pazzi, volevo andare a lavorare anche di domenica!
Sono pazza!! (Cantando) Di domenica non si lavora e fino a
tarda ora si sta a dormire! A letto, bambino, a letto! Dormire!!
(Depone il bambino nel letto matrimoniale, corre in proscenio e
si rivolge direttamente al pubblico) Ti faccio un sogno, che non
finisce più!
MARITO Chi è?!
DONNA Niente caro, dormi! Che è domenica!
MARITO Avevo fatto un sogno, che avevi perduto la chiave…
Voglio fare un sogno dove c’è un mondo che tutti i giorni è
domenica! Tutta una vita di domeniche! È la fine del mondo...
È scoppiata la domenica eterna! Non cì sono più gli altri giorni
della settimana... Il lunedì l’hanno impiccato, il giovedì
fucilato, il venerdì affettato!... Tutti i giorni sono domenica...
(Corre al letto, s’infila sotto le coperte) Dormire bambino!
Dormire! E se mi sogno un’altra volta di lavorare, mi strozzo
da sola! Dormire! (Sulle ultime parole, con il lenzuolo si copre
tutta, testa compresa).
190
Scarica

BUONA SERA CON FRANCA RAME – 20 PUNTATE