Anno LXIlI • Aprile 2015 Centenario della Grande Guerra SOMMARIO Anno LXIlI • Aprile 2015 La parola del Direttore....................................pag. 3 Lettere al Direttore.........................................pag. 4 La parola del Presidente.................................pag. 5 La Grande Guerra........................... pag. 6 - 7 - 8 - 9 La nostra Storia....................................pag. 10 - 11 Avvenimenti.................................................pag. 12 Scala dei valori............................................pag. 13 IN COPERTINA Grande Guerra Vita in trincea Gruppi militari sportivi...................................pag. 14 Museo all’aperto...........................................pag. 15 Vita sezionale......................... pag. 16 - 17 - 18 - 19 Penna sportiva.............................................pag. 20 Vita dei Gruppi..................pag. 22 - 23 - 24 - 25 - 26 Anagrafe.........................pag. 27 - 28 - 29 - 30 - 31 Pag. 18 Pag. 22 DIRETTORE RESPONSABILE: Bruno Fasani COMITATO DI REDAZIONE: Denis Dalbon, Ezio Benedetti, Angelo Pandolfo, Antonio Scipione, Giuseppe Vezzari, Maurizio Mazzocco IMPAGINAZIONE E GRAFICA: Ezio Benedetti, Giuseppe Avesani Aut. del Tribunale di Verona 15.05.1952 n. 44 del Registro - n. 1018 Vol. 11 f. 137 (06.09.1983) del Reg. Naz. Associato all’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) STAMPA: Edizioni Stimmgraf srl - S. Giovanni Lupatoto Via del Pontiere, 1 - 37122 Verona • Tel. 045800.25.46 - Fax 045.801.11.41 www.anaverona.it • [email protected] MTB_MARZo_APRIL_02_03_MTB_LUGLIo_AGoSTo_02_03.qxd 08/04/2014 21:19 Pagina 1 Edizione Marzo - Aprile 2014 LA PARoLA DEL DIRETToRE il Montebaldo Parlare ai giovani con le emozioni Tutto nuovo, come sempre I L’Aquila si avvicina e chi, come me, ha avuto modo di verificare andando di persona, sa con quanto vigore e generosità i nostri amici dell’Abruzzo stanno preparando l’ospitalità per la prossima Adunata. E non è facile immaginare quanto impegno domandi muoversi in una Sezione che, di fatto, copre uno spazio che arriva a lambire la terra di Puglia. Distanze lontane e sensibilità diverse, tra città e città. E talvolta tra paese e paese. Sono gli stessi abruzzesi a raccontarci come, alle loro origini esistessero tanti gruppi così diversi tra loro da rendere difficile creare un amalgama. Le novantanove cannelle, della più famosa e bellissima fontana de L’Aquila, sono il simbolo della complessità del formarsi unitario di quella popolazione. Ormai, più volte, sono stato nel capoluogo abruzzese. L’ultima, per un incontro con i ragazzi delle scuole, per prepararli all’avvenimento. Soprattutto per far conoscere loro l’identità alpina e i valori di cui è portatrice la nostra Associazione. Due cose mi hanno particolarmente colpito, a parte la loro disponibilità ad ascoltare e a far tesoro dell’incontro. La prima, è stato il desiderio di conoscere le vicende degli alpini in guerra. Sarà perché i ragazzi di oggi sono abituati a scene più aggressive, sarà perché la guerra ha sempre comunque un suo fascino, sia pure nella sua drammaticità, sta di fatto che raccon- l cambio di un Presidente di Sezione è sempre un cambio di vestito importante. Per quanto l’amicizia e gli ideali condivisi garantiscano logiche di continuità, ognuno di noi porta l’originale di quello che è. C’è un detto che dice che si educa con ciò che si dice, con ciò che si fa e, soprattutto, con quello che ognuno è. E qui è il bello, perché a fronte di sei e passa miliardi di teste che girano in questo mondo, non se ne trova una che sia uguale all’altra. Magari ci sono affinità, similitudini, ma poi la macchina interiore ha congegni che è impossibile duplicare. È in questa logica che saluto e ringrazio Ilario Peraro. La sua è stata una passione vera per gli alpini (e continuerà ad esserlo). Ma era una passione composta, giocata sempre col fioretto, dentro sentimenti profondi e intimi. Si capiva che gli piaceva il bene, l’amicizia, quell’ordine umano che fa star bene il corpo, in questo caso il Corpo degli Apini. Ed è nella stessa logica, cioè quella della assoluta originalità, che saluto e accolgo Luciano Bertagnoli, il nuovo Presidente. Anche in lui c’è passione. Ma la sua è una passione tare la Storia è ancora possibile. L’importante è trasmettere l’anima che essa ha dentro, evitando di appiattirla su date ed elenchi di avvenimenti. Come ricordava Paolo Rumiz, premiato dall’A.N.A. come giornalista dell’anno 2014, «...oggi l’unico modo per far conoscere il nostro passato è quello di suscitare delle emozioni». E proprio a proposito di emozioni, la seconda cosa che mi ha colpito, è stato il potere comunicativo dei nostri canti. Oggi, molta gente, è portata a cogliere questo aspetto della nostra vita associativa per lo più come fenomeno folcloristico. più estroversa, che ha bisogno di comunicare, che butta fuori un po’ di magma tra le tante emozioni che lavorano dentro e si intuiscono. Lo si capisce dagli occhi, dalla foga degli interventi, dal sorriso… Perfino i capelli, provati dai venti della montagna, sembrano voler scappare fuori, verso qualcosa, verso qualcuno. A Luciano, come si fa in caso di un cambio di vertice, ho proposto le mie dimissioni da direttore de «il Montebaldo». Non si trattava solo di un gesto formale. Chi arriva ha il diritto di farsi la squadra che meglio ritiene idonea e preziosa per il proprio lavoro. Imbullonarsi sulla poltrona per paura di perderla è la più grande mancanza di amicizia e di collaborazione che possiamo avere nei confronti di chi ha responsabilità di governo. Purtroppo per me, mi è an- data male. E non perché il Presidente abbia usato una sorta di cortesia, pensando che avrei potuto soffrirne. No, no. Mi ha proprio inchiodato lì: obbedire e combattere. Con serenità riprendiamo allora lo zaino, marciando a vista. Davanti ci aspettano impegni non da poco. La prossima adunata, le consuete importanti uscite dell’estate. Soprattutto, il raduno del 3° Raggruppamento a settembre è una scadenza impegnativa, che domanda la disponibilità e la generosità di tutti. Pensare che ci debbano pensare solo i “capi” sarebbe mancanza di spirito alpino. Sono sicuro che tutti insieme riusciremo a dare slancio e smalto a questa manifestazione. Sul versante più specifico della nostra testata, ho chiesto alla presidenza di tentare un salto di qualità. Della grafica, ma anche nell’organizzazione dei contenuti, affidando alla generosa intelligenza di alcuni, i vari settori che meritano attenzione particolare: la vita di Sezione e dei Gruppi, la Storia degli alpini, la montagna e le sue vicende, lo sport… Le ambizioni sono importanti, anche se i bilanci ci invitano a contenere i costi essenzializzando l’impegno. Ci proveremo. Tutti insieme, gratuitamente e sorridendo. Chi lavora per gli alpini sa in partenza di non avere utili personali. E se qualcuno pensasse questo sarebbe un falso alpino. Ed è proprio dalla gratuità che può fiorire la creatività che mette in campo energie impensate, perché fuori da questa logica c’è posto solo per i mercenari. Ascoltare i moltissimi cori, è una piacevolezza per l’aspetto estetico con cui si diassiste ad uno spettacolo, Il Comitato Redazione de “il Montebaldo” prende parte al dolore del suo Direttore, spesso diFasani, altissimo livello. Ma i nostri don Bruno per la perdita della sorella Santa canti, prima e porge le piùd’essere sentite condoglianze.un esercizio artistico, sono brani di vita, intrecciati nelGruppo dolore delle raduno provecommilitoni dell’epopea, “Verona”: che gli alpini hanno attraversato. Ai ragazzi de L’Aquila, che già stanno imparando molti di questi nostri canti, ho proposto canticchiando sommessamente alcuni dei brani più SOMMARIO noti. È stato impressionante sentire il silenzio di quattrocento persone, come prese dentro un brivido di emozione. Come se fossero entrati dentro quelle storie, dentro il dolore dei sentimenti che la guerra produce e quello ancora più terribile delle ferite e della morte. C’era un silenzio a metà tra il rispetto e la commozione, come le vicende di un secolo e mezzo fossero lì a battere i passi di una presenza misteriosa ma reale. Segno che non abbiamo limiti alla possibilità di raccontare il nostro passato, per rendere presente nelle coscienze i nostri valori e la nostra storia. Fatta di sacrifici e di dolore, ma anche di entusiasmo e di tanta capacità di trascinare. È bastato intonare il ritmo incalzante del “Trentatrè” per sentire un teatro trasformarsi in una grande adunata di cuori. Ottocento piedi e un solo passo, un solo battito di cuore, ad unire gli alpini e i tanti ragazzi che, in Abruzzo, già sentono il fascino del loro arrivo. Bruno Fasani Sabato 6 settembre 2014 a Bolzano, presso la Caserma «O. Huber» in viale Druso, 110, si terrà l’annuale Raduno dei commilitoni appartenuti al Gruppo “Verona”: Reparto Comando - 75^-76^-77^ Batteria. Questo il programma: - dalle ore 8,30 alle ore 9,30: ingresso in Caserma (Tassativo); - ore 9,40: Sfilata nel cortile della Caserma; - ore 9,55: Alzabandiera con il trombettiere Mauro Pasotti; - ore 10,00: S. Messa; - ore 10,40: Deposizione della corona ai Caduti; - ore 11,00: Visita alla Caserma; - ore 12,30: (tassativo) Pranzo in caserma, (versando la quota di € 5,00 all’ingresso); Il pranzo è disponibile per i primi 200 posti prenotati. Per informazioni (in programma un servizio pullman) contattare: Silvano Viale tel. 0444.43.92.02; Sergio Bonato cell. 338.90.67.658; Giuseppe Pinamonte cell. 338.22.79.141; Mario Martini cell. 338.90.67.658; Giorgio Agnolini cell. 340.96.01.083. Un doveroso ringraziamento vada al Gen. C.A. Alberto Primicerj, al Ten. Col. Massimo Umberto Daves ed ai loro collabratori. Circolo “M. Balestrieri” Biblioteca Avvenimenti Vita militare Memorie di vita Penna sportiva Vita sezionale Vita dei Gruppi Anagrafe sezionale “Ossigeno”per «il Montebaldo» I Gruppi alpini della Zona “Valdalpone” hanno offerto € 500,00. I Gruppi alpini della Zona “Valpolicella” hanno offerto € 500,00. Il Gruppo Oppeano ha offerto € 100,00. Il Gruppo San Giovanni Il. ha offerto € 100,00 per il giornale «il Montebaldo» Benvenuti! pag. 4 pag. 5 pag. 6 - 7 pag. 8 pag. 9 pag. 10 pag. 11 - 12 - 13 - 14 pag. 16 - 17 - 18 - 19 - 20 pag. 21 - 22 - 23 Direttore responsabile: Bruno Fasani Comitato di redazione: Denis Dalbon, Ezio Benedetti, Angelo Pandolfo, Antonio Scipione, Maurizio Mazzocco, Giiseppe Vezzari Impaginazione e grafica: Ezio Benedetti, Giuseppe Avesani Aut. del Tribunale di Verona 15.05.1952 n. 44 del Registro - n. 1018 Vol. 11 f. 137 (06.09.1983) del Reg. Naz. Associato all’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) Stampa: Edizioni Stimmgraf srl - S. Giovanni Lupatoto Questo numero è stato chiuso l’8 aprile 2014 Bruno Fasani PROSSIMI APPUNTAMENTI SEZIONALI Venerdì 15 - Sabato 16 - Domenica 17 maggio: L’AQUILA: 88^ ADUNATA NAZIONALE Domenica 7 giugno: S. LUCIA Q.I. RADUNO SEZIONALE Sabato 13 e Domenica 14 giugno: CONEGLIANO VENETO: “RADUNO DEL TIVENETO” Il Consiglio Direttivo Sezionale, riunitosi venerdì 23 gennaio u.s., ha approvato all’unanimità, l’ingresso del Coro “Amici della Baita di Lugagnano” nell’elenco dei Cori A.N.A. di Verona. PELLEGRINAGGI Domenica 5 luglio: Costabella Domenica 12 luglio: Ortigara Domenica 26 luglio: Conca dei Parpari Domenica 30 agosto: Rifugio Scalorbi Domenica 19 luglio: Passo Fittanze Domenica 6 settembre: S. Maurizio il Montebaldo • 3 LA PAROLA DEL DIRETTORE 2 L’ITALIA “PAESE” O “PATRIA”? POLACCHI ED ITALIANI UNITI Egregio Direttore, è diventato uso comune chiamare l’Italia “Paese” (uso la P maiuscola per garbo). Ricordo che a scuola si insegnava (almeno quando l’ho frequentata io) che vi erano le città, i paesi, le regioni, l’Italia, ma soprattutto il “Paese” era la Patria - e patrioti coloro che per essa morivano - ed era la Patria che si difendeva. La nostra decantata Carta Costituzionale, recita che è sacro dovere del cittadino difendere la Patria ed è l’unica circostanza in cui viene usato il termine sacro dovere. E’ probabile che la globalizzazione e/o l’Europa dequalifichino il termine Patria, oppure lo si leghi inopinatamente ad una qualche ideologia non opportuna: fosse così, si dovrebbe riflettere sulla comune apertura mentale. Patria, è la terra dei nostri padri e sarà la terra dei nostri figli e questo, per ora, è l’Italia e sempre lo sarà, chiunque siano coloro che potranno chiamarsi italiani: saranno forse solo nati sul territorio italiano ma, per ora, non è la terra dei loro padri. Viva la Patria. Viva L’Italia. Egr. Sig. Direttore, mi presento: sono Maurizio Nowak, figlio di un soldato del 2° Corpo Polacco e presidente dell’Associazione Famiglie dei Combattenti Polacchi. Abbiamo iniziato la nostra attività da pochi anni ereditando le finalità dei nostri padri, ormai quasi tutti deceduti. Vorrei ringraziare Lei, sig. Direttore responsabile e tutta la Redazione del vostro bel giornale “il Montebaldo” per l’onore che avete reso ai nostri genitori con la pubblicazione dell’articolo redatto da Clemente Vascon: avete cementato l’amicizia che legava anche i soldati polacchi e gli alpini. Anche i nostri padri hanno vissuto la terribile prigionia in Russia, i primi soldati italiani a collaborare con i polacchi furono gli alpini, in Val di Sangro, da sempre una delegazione dell’A.N.A. onora, con la sua presenza, le celebrazioni nei nostri cimiteri di guerra. Potrà sembrare una mancanza di riguardo, ma approfitto di questa lettera, per permettermi di proporre un gemellaggio tra la nostra e la vostra Associazione. Noi siamo poco più di 70, sparsi in tutta Italia, per fortuna, come succede tra gli alpini, siamo tutti amici fraterni. Voi siete tanti e sempre molto bravi ed organizzati. Forse sarà possibile, aspetterò volentieri le vostre determinazioni. Informo, inoltre che, ho provveduto a ringraziare personalmente il Col.Vascon. Rinnovo a nome dell’Associazione il più vivo ringraziamento. Enrico Cirafici Per capire il perché bisogna tornare all’uso che ne faceva Carducci quando distingueva il «Paese legale dal Paese reale», ossia la realtà statale, amministrativa, burocratica e, nella mente del poeta, anche laica ed anticlericale, giusto per distinguersi da una Patria che era impregnata di cristianesimo e di altri valori non totalmente condivisi. Poi, era venuto il tempo della Nazione. Soprattutto dopo le cadute dell’Impero degli Zar e quello Ottomano nel 1924, il concetto di nazionalismo aveva trovato terreno facile. Purtroppo le ideologie fanatiche, fascista, nazista e comunista non fecero molto onore all’idea di nazione, determinandone un po’ l’uscita di scena nel linguaggio comune. “Patria”, ossia “Terra dei padri” evoca la nostra storia, le nostre radici, la nostra identità morale e culturale. E’ termine inclusivo, ma non mi faccio illusioni. Molti direbbero: ecchisenefrega? PROSSIMA ADUNATA A L’AQUILA Caro Direttore, abbiamo parlato questa settimana, nel mio Gruppo, della prossima Adunata a L’Aquila. Tra noi c’era chi sosteneva che sarà dura in una città, colpita dal terremoto, e non ancora riparata. Questo potrebbe far sì che, molta gente, vista anche la distanza, sia tentata di rinunciare. Io credo che sarebbe un grande peccato sia per gli amici abruzzesi, ma soprattutto un colpo allo spirito di Corpo alpino. Maurizio Nowak Siamo onorati, signor Nowak, di questo suo scritto e dei sentimenti di fraternità che esso esprime. Sapere che la stima verso gli alpini spazia anche oltre i confini della lingua italiana, rende onore a noi che apparteniamo all’Associazione, ma ancor più e, prima a chi ha combattuto la guerra, lasciando un segno, con il proprio esempio di vita, che ha suscitato stima e ammirazione. Nuova Unità cinofila da soccorso su macerie Con grande entusiasmo e, dopo anni di duro lavoro, la nostra Squadra può disporre di una nuova Unità cinofila per soccorso su macerie. Ieri, domenica 1 marzo, Argo, accompagnato dal suo conduttore Mirko Franchetto, ha superato l’esame di abilitazione del Coordinamento cinofilo Veneto per la ricerca di persone disperse su macerie. Complimenti a tutta la Squadra! Bruno G. Caro Bruno, sono stato recentemente a L’Aquila due volte, per concordare la comunicazione sull’Adunata. Anche gli amici aquilani temono che una non adeguata o una cattiva informazione possano frenare la voglia di partecipare. Da parte mia, vi posso assicurare che L’Aquila è una foresta di gru che la stanno mettendo in piedi, più viva e ospitale di prima. Rimane il problema del Centro storico, il quale, è sprofondato di 50 cm. Lì, non so cosa sarà possibile fare concretamente, ma questo non riguarda la sfilata. Per il resto la città sarà quanto mai accogliente e il Comitato organizzatore sta lavorando con un entusiasmo che si tocca con mano. Anzi, considerate le bellezze della zona, vorrei raccomandare a tutti di prendersi qualche giorno in più, prima o dopo i giorni dell’Adunata, per regalarsi angoli di bellezza indimenticabile. 4 • il Montebaldo Via Fontanelle, 18 - 37055 Ronco all’Adige (VR) Tel. 045.702.0010 - Cell. 347.414.4434 / 340.939.7263 MTB_MARZo_APRIL_02_03_MTB_LUGLIo_AGoSTo_02_03.qxd 08/04/2014 21:19 Pagina 2 LA PARoLA DEL PRESIDENTE Il centenario per tornare alle nostre origini A Un doveroso ringraziamento vada al Gen. C.A. Alberto Primicerj, al Ten. Col. Massimo Umberto Daves ed ai loro collabratori. suoi Alpini, ed ora come vitalizio ce la caviamo con un solo grazie… dettato però da profondi sentimenti di stima e gratitudine: gli Alpini sono fatti così. Ma non c’è tempo per pensare ad altro, perché gli impegni che stanno arrivando a “spron” battuto non lasciano spazio a nostalgie. Ora, cari amici, zaino in spalla. Dobbiamo fare un Raduno del Triveneto all’altezza della nostra blasonata Sezione e della città di Verona. Saremo chiamati ad uno sforzo non comune e straordinario, su vari fronti, per con- Consegnato un assegno all’ABEO so per la salvezza di altri, ed ha pagato con la vita, l’onore di essere un alpino perché la “leggenda delle penne nere” si tramandi dai veci ai bocia con immutato ed affascinante splendore. Per questo, ci viene talvolta da maledire quella scelta avventata, di sospendere il servizio di leva che garantiva continuità a questo intrepido cammino che passava, di volta in volta, alle nuove generazioni come una sorta di consegna dei doveri da compiere: straordinario collegamento tra la società civile e le istituzioni. Ideale congiunzione tra passato e presente. Saggio tirocinio per un comportamento civico in proiezione del futuro, corretto e necessario. Ci resta un’intima scaramantica speranza,il Ministro che allora lo soppresse, ora che è diventato il nostro Presidente della Repubblica, lo potrebbe ripristinare. Ora, i tempi, sono notevolmente cambiati, ora si ravvisa la necessità assoluta di investire sui giovani, e riscoprire con loro una cultura fatta cretizzare nel migliore dei modi questo evento. Avremo bisogno della vostra disponibilità di Uomini, di Alpini senza riserve. Avremo la necessità di cercare risorse che in questo periodo di crisi stentano ad arrivare dalle pubbliche amministrazioni. A tale proposito anche la vendita dei pacchi pasta, di una bottiglia commemorativa e del pandoro saranno finalizzati quest’anno per reperire i fondi necessari . Crediamoci Alpini crediamoci tutti… come vi dicevo all’insediamento, sono con grande umiltà uno di voi, insieme formiamo, se lo vogliamo: la Sezione Alpini di Verona. Luciano Bertagnoli Ricordi del Triveneto di: doveri – responsabilità – rispetto ● ● ● - solidarietà. ● ● Ora, sarebbe possibile concedere un ● ● ritorno, con criteri e modalità ovviamente cambiati, della leva/servizio obbligatorio. Presidente ci pensi, sarebbe il più del “Gruppo bel regalo che Rimpatriata potremmo fare aiAsiago” nostri Caduti per onorarne la memoria, durante le commemorazioni del Centenario: noi alpini, vogliamo sfruttare questa opportunità. Mille giorni per non dimenticare, milContributi alla Squadra di PC “Adige Guà” le giorni per approfondire, cercare di comprendere, mille giorni per insegnare la Pace. Mille giorni per rendersi conto che la fierezza di portare il Cappello Alpino, non può essere sopraffatta da individualismi, pomposità, arroganze, numeri primi. “Uno per tutti, tutti per l’Associazione Alpini”. Un Centenario dunque per tornare alla riscoperta delle nostre profonde radici . Medaglia celebrativa in ottone con smalti Spilla celebrativa in ottone con smalti Crest celebrativo con smalti Busta con 2 cartoline celebrative (annullo filatelico nei giorni 13-14 settembre) Gadget vari (gagliardetti-serigrafie su plexiglass...) Bottiglia Valpolicella D.o.C. Superiore (con etichetta caratteristica) Nuovo pacco pasta ordinazioni presso la Sede A.N.A di Verona (tel. 045.800.25.46). L’Amministrazione comunale di Salizzole, in collaborazione con il Gruppo alpini e con le altre Associazioni presenti sul territorio, ha consegnato un assegno del valore di 7.450 euro all’Associazione ABEO di Verona: l’importo è frutto del ricavato di varie manifestazioni svoltesi nel corso dell’anno 2013. La consegna dell’assegno, ha avuto luogo presso la baita sabato 15 febbraio u. s., alla presenza dei responsabili ABEO, dell’Amministrazione comunale, dei rappresentanti dei gruppi che hanno partecipato all’iniziativa, dei parroci e del Consiglio direttivo del Gruppo alpini. LAUREA 3 Zaino in spalla! mici alpini tutti. Ancora grazie per la fiducia e per l’ampio mandato che mi avete affidato. Porterò nel cuore l’emozione di questa splendida giornata, ricca di tantissime attestazioni di stima e affetto, che voglio sinceramente ricambiare ad ognuno di voi. E, proprio con tutti voi, desidero ringraziare l’amico Presidente Ilario Peraro. Insieme, abbiamo condiviso per tanti anni gioie, fatiche, preoccupazioni, qualche amarezza, e tante soddisfazioni. Si è prodigato a tempo pieno per la Sezione di Verona e i «Vecchio scarpone quanto tempo è passato… per giorni e notti insieme a te ho camminato… quante canzoni sul tuo passo ho cantato...». Che immensa marcia, lungo la Storia, ha fatto lo scarpone alpino: dall’Eritrea alla Libia, dall’Adamello alle Tofane, alla Carnia, dalla Francia alla Grecia, dall’Albania alla Russia, e poi in tempo di pace dal Vajont, al Libano al Mozambico, all’Afghanistan. E ancora in congedo dal terremoto di Messina al Friuli, dall’Irpinia alla Valtellina, dalle Marche all’Abruzzo, a Reggio Emilia e ancora dal Piemonte all’Armenia. Un’interminabile cammino nella Storia che continua a fluire ininterrottamente e la vita del Corpo degli Alpini è intimamente collegata alla Storia d’Italia, a quella passata e a quella futura. Una Storia gloriosa e di valore, una Storia scritta con l’impegno la dedizione, il sacrificio. Sacrificio di chi ha dato tutto se stes- il Montebaldo Federica Spedo, figlia del socio alpino Franco, Gruppo Castagnaro-Menà, si è laureata, all'Università di Verona, in “Facoltà di Economia e Commercio” con la tesi: “Il ruolo dell’Investor Relator nella Comunicazione Aziendale”. Da tutto il Gruppo congratulazioni e auguri vivissimi. Ditta Franchi Stefano - Stradone S. Lucia,77/a (tel. 045.862.18.28). Cartoline e gadget si troveranno anche allo Stand A.N.A. di Veronafil (Padiglione 9, Fiera di Verona) nei giorni di 23-24-25 maggio. Carissimi Artiglieri del “Gruppo Asiago” del Reparto Comando, Batterie 28^ - 29^ - 30^, Caserma Piave di Dobbiaco. Ci ritroveremo a Pordenone, in occasione dell’Adunata Nazionale Alpini, sabato 10 maggio, dalle ore 15,00. Ci incontreremo al Centro Sportivo di “Corva di Azzano Decimo”, località che si trova a 4 km dal centro di Pordenone, servito da bus di linea, (gli orari verranno inviati in secondo tempo). Abbiamo già prenotato il menù per il rancio (ore 19,00): si prega di dare la propria adesione (numero e nome e cognome), a: [email protected] o tel. cell. 329 6727554. ricevuti nell’anno 2013 dai Gruppi Alpini di: S. Stefano di Zimella.......€ 250.00 Albaredo d’Adige............€ 250.00 Cologna Veneta.............. € 300.00 Luciano Bertagnoli 31° anniversario di fondazione della Squadra di Protezione civile Sezione di Verona inaugurata il 25 settembre 1983. La foto, con il capogruppo Sergio Zecchinelli (in primo piano), ritrae i componenti, al Rifugio “U. Merlini” il 7 febbraio 2015. il Montebaldo • 5 LA PAROLA DEL PRESIDENTE Edizione Marzo - Aprile 2014 LA GRANDE GUERRA 24 maggio 1915: ha inizio la Prima Guerra Mondiale A ll’alba del 24 maggio 1915, 41 Battaglioni alpini erano già schierati a difesa della linea di frontiera, nelle zone più impervie, dal Passo dello Stelvio ai monti tra Natisone e Isonzo. Altri 11 Battaglioni erano attestati nelle valli immediatamente retrostanti, quali riserva di settore. Immediatamente dopo la nostra dichiarazione di guerra all’Austria, il nostro Esercito portò a termine il primo sbalzo offensivo, durato dal 24 maggio al 13 giugno 1915, sbalzo che ci consentì l’azione di sorpresa sul Monte Nero, la conquista della dorsale Vrsic-Vrata, della testa di Ponte di Plava, di un lembo del Carso a Monfalcone, la dura resistenza ai contrattacchi nemici sulle Alpi Carniche e nel medio Isonzo e le rilevanti avanzate condotte nel Trentino e nel Cadore, dove la conca di Cortina cadde in pochi giorni nelle mani delle nostre unità. Con questo sbalzo offensivo, si preparò la prima battaglia dell’Isonzo, per la quale il Generale Cadorna, emanò gli ordini il 21 giugno, cioè, appena otto giorni dopo la conclusione delle nostre prime operazioni, nel corso delle quali gli alpini si distinsero particolarmente, sin dai primi combattimenti. Tra tutte le battaglie combattute in questo primo periodo di guerra, ritengo sia necessario, da buon alpino, focalizzare la nostra attenzione sulla conquista del Monte Nero, in quanto non deve essere solo considerata uno splendido esempio di guerra in montagna, ma anche una delle imprese più importanti di questo primo periodo. Al di là della cronologia degli avvenimenti che hanno contrassegnato questo importante fatto d’armi, di cui molti hanno scritto e pubblicato, mi è parso più interessante andare a ricercare e porre in evidenza quanto affermato dal Generale Donato Etna, Comandante dei gruppi alpini “A” e “B” (i Reggimenti furono impiegati con la trasformazione prevista dai Tomi di mobilitazione in gruppi alpini, con due, tre o più Battaglioni alpini, con batterie o gruppi di artiglieria da montagna e formazioni di servizi. Si costituirono anche raggruppamenti alpini con l’abbinamento minimo di due gruppi alpini, sulla base delle operazioni da svolgere), che ha vissuto in prima persona quegli avvenimenti divenuti, poi, storia. Quanto precede, allo scopo di esaltare il valore, l’eroismo e l’ardimento dei nostri alpini nei confronti sia di un nemico caparbio, efficiente e militarmente preparato sia di un ambiente operativo, certamente a loro congeniale, ma caratterizzato da mille avversità e difficoltà di ogni genere. In proposito, 6 • il Montebaldo così scriveva il Generale Etna, in quella zona di operazioni: «….Come descrivere le emozioni dei tanti episodi sublimemente belli, che si svolsero in quei giorni? Episodi di cui ognuno, varrebbe compensare anni ed anni di sacrifici e di vita dedicata a questi forti figli d’Italia? E ciò che mi fa fremere ancor oggi di commozione e che ricordo con orgoglio di vecchio alpino, si è che non uno di quei tanti episodi fu men che encomiabile. Ne possono essere fiere ed orgogliose le belle fiamme verdi! Nessun alpino le offuscò in quei giorni di sacro entusiasmo. Lo slancio, la fede non si affievolirono mai di fronte alle prime difficoltà, si accrebbero anzi e ne uscirono cen- ni e le ripidissime falde rocciose, per le quali doveva svolgersi l’attacco e tenga inoltre presente che la posizione era occupata da un reparto austriaco di forza notevole …. A me, che degli alpini conoscevo il cuore e le virtù, l’impresa sembrò difficile, ma non temeraria… e, quando la mattina all’alba, si vide sventolare sulla vetta la Bandiera tricolore, mi sentii l’animo invaso da tale commozione che difficilmente riuscirei a descrivere. Nella conquista del Monte Nero, erano stati catturati 38 ufficiali e 678 soldati austriaci. Le perdite nostre furono di 7 morti ed una trentina di feriti. Il valore dell’operazione fu apprezzato onestamente dallo stesso nemico e tuplicate, forse anche per quell’istintivo, tenace sentimento dell’alpino che non si abbatte di fronte ai pericoli ed alle difficoltà del momento. Si giunse così all’episodio più saliente, al fatto d’armi che il Capo di Stato Maggiore, Generale Cadorna, qualificò, in una lettera a me diretta - …una delle più belle pagine di guerra da montagna che la storia possa registrare… - ed il nemico non esitò a riconoscere un colpo da maestro, con un’obiettività di cui non si può non rendergli omaggio. Non dirò dei precedenti che ci indussero alla necessità dell’occupazione della vetta del Monte Nero, né i preparativi che la precedettero, preparativi più materiali che morali, perché gli alpini portavano nel loro fermo cuore, come patrimonio indistruttibile, l’entusiasmo e la fede dei forti. Dirò soltanto che la conquista del massiccio di Monte Nero, era assolutamente indispensabile per poter vivere e muoverci nella conca di Caporetto. Ma l’impresa poteva apparire temeraria a chi del massiccio suddetto osservi le balze, i canalo- mi par giusto richiamare le parole di una scrittrice non sospetta, l’austriaca Schalek, la quale, in merito ai combattimenti per la conquista del Monte Nero, così scrisse: «...quando qui si parla di questo splendido attacco che, nella nostra storia della guerra, viene annoverato senza restrizioni come un successo del nemico, ognuno aggiunge subito: Giù il cappello davanti agli Alpini!». Ai partecipanti all’azione vennero conferite: 3 Croci di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, 4 Medaglie d’Oro al Valor Militare, 32 Medaglie d’Argento e 79 Medaglie di Bronzo. Venne, inoltre, conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare al 3° Reggimento Alpini con la seguente motivazione: «I Battaglioni Susa ed Exilles, con mirabile ardimento, con abnegazione e tenacia, superando difficoltà ritenute insormontabili, dopo lotta accanita e cruenta, sloggiarono di sorpresa il nemico dal Monte Nero, che assicurarono alle nostre armi». Gen. B. (alpino) Claudio Rondano 6° Reggimento Alpini, Btg. “Val Brenta”, 263^ Compagnia, 1° Plotone, deceduto a q. 2113 dei Laghi Lasterati il 16 giugno 1916. Medaglia d’Argento al V.M. alla memoria N ato a Verona il 2 agosto 1895, studente del Politecnico di Roma, era stato entusiasticamente partecipe dell’attività degli interventi assieme ai suoi due fratelli ed aveva avuto anche contatti con Cesare Battisti. Nel gennaio del 1915, aveva partecipato, da volontario, ai soccorsi per i terremotati della Marsica. Di profonda cultura, anche se molto giovane, nutriva uno spiccato interesse per le novità della tecnica e per le varie espressioni delle arti visive. Allo scoppio della guerra, si arruolò negli alpini e, dopo l’addestramento, fu assegnato al Btg. di Milizia Territoriale “Val Brenta”. Le sue interessantissime lettere dal fronte, piacevoli da leggere e rivelatrici del carattere allegro che manteneva anche in situazioni sfavorevoli, sono state pubblicate dalla famiglia per i tanti amici poche settimane dopo la sua morte. Nel dopoguerra, i suoi familiari salivano spesso da Verona in Tesino per far visita alla sua tomba, dapprima a Malga Sorgazza e, poi, a Pieve dove strinsero anche amicizia con molti residenti, grati per la cura che la gente del paese aveva per il cimitero dove riposava il loro ragazzo: è per questo motivo che, in più di qualche casa pievese, si può ancora trovare il libretto con le sue lettere. Ed ora veniamo alla storia nella Storia: a metà maggio del 1916, Passo Cinque Croci e Col San Giovanni, cadono in mano austriaca ed i nuclei di presidio italiani, sono costretti a ripiegare su Forcella Magna. La minaccia è grave, la Strafexpedition è in pieno svolgimento e la lotta infuria sugli Altipiani ed in Valsugana. Poi, però, dopo l’indiscutibile vittoria riportata dagli alpini del “Feltre” nell’epico scontro di Monte Cima, il Regio Esercito riprende l’iniziativa. Il Comando del “Val Brenta” viene informato che la 15^ Divisione ha intenzione di spingersi verso il Cinque Croci e di rioccupare la zona dei laghi Lasteati. L’operazione, purtroppo progettata non troppo bene, avrà luogo il 16 giugno e si concluderà tragicamente, con parecchie perdite e nessun guadagno di terreno. Tra i caduti italiani, il nostro sottotenente veronese di 21 anni, Comandante del 1° Plotone della 263^ Compagnia. Riporto una delle tante lettere da lui scritte: «13 febbraio 1916. Carissimi, sonosceso a riposo per qualche giorno, dopo essere stato ai posti avanzati, senza chiudere occhio, né di giorno, né di notte. Gli austriaci ci sono a poche decine di metri, ed è una sinfonia, ad ogni ora, da non dire. Avanziamo sempre verso una meta importantissima, ed abbiamo grande speranza di riuscire nella nostra impresa. Per questo nutro ferma certezza che riusciremo a fugarli col direttissimo. Ma che vita facciamo! Tra la neve in queste rigide notti di febbraio, all’addiaccio, senza ripari, spesso senza neppure un pezzetto di trincea... ciononostante, il morale dei soldati è elevatissimo, e si fan le fucilate con la più grande allegria. Ciò che fa sempre una impressione considerevole, è il fuoco dei grossi calibri d’artiglieria. Però è una cosa che può capitare a tutti e, alla quale, ci si abitua... A me, spesse volte, accade di invidiare i soldati che se ne stanno lunghe ore tranquilli a contemplare il cielo e la terra, silenziosi, maestosamente... Noi, no! Noi dobbiamo vigilare, osservare tutto, badare a tutto. Spesso manifestare severità e rigidezza che, in realtà, non abbiamo...». (Tratto dal libro «Il Plotone di Malga Sorgazza» di Giuseppe Ielen). Ezio Benedetti Antonio Cantore, l’Alpino che venne dal mare T utti gli alpini sono uguali ma, Antonio Cantore, detto “Toni”, lo era più degli altri, nonostante che fino all’età adulta, lui le montagne le avesse sempre viste da lontano, perché genovese, più precisamente di Sanpierdarena, dove era nato nel 1860. Nel 1912, fu promosso al Comando dell’8° Reggimento Alpini e, il 23 marzo del 1913, superò la sua prima impresa impossibile. Altre ne avrebbe affrontate fino a quando, nella Grande Guerra, venne ucciso alla Forcella Negra da un colpo sparato da un cecchino. Così diventò il comandante delle “penne mozze”, quel Reggimento a cui passano, secondo la leggenda, gli alpini che muoiono. In Libia, il destino stava tramando per fare il bis di Adua e, la trappola non riuscì, grazie al coraggio di “Toni”, così lo chiamavano i suoi alpini: “Toni” il “vecio” generale, perché nessuno diceva mai di appartenere all’8° Alpini, ma al Reggimento Cantore. Era il 23 marzo 1913, giorno di Pasqua, quando l’8° era in marcia verso Assaba. Si era appena infilato in un vallone, quando scattò l’agguato dei nemici che sbucarono da tutte le parti. “Toni”, ovviamente seppe affrontare la situazione con freddezza ed energia. Al grido di: «Avanti e non perdere tempo a sparare!», seppe incitare così i suoi uomini a superare lo smarrimento riuscendo ad aprirsi un varco che, consentì loro, di uscire dalla trappola. E. B. il Montebaldo • 7 LA GRANDE GUERRA Sottotenente Paolo Marconi LA GRANDE GUERRA Alpini nella Prima Guerra Mondiale Alcuni fatti e alcune curiosità I nostri alpini nel corso della 1^ Guerra Mondiale si distinsero sempre per le imprese ardite e per le gesta gloriose. Il loro allenamento e sopportazione alle fatiche imposte dalla montagna, la loro preparazione e, soprattutto, il loro valore guerriero vennero riconosciuti dagli stessi nemici, tra i quali l’Arciduca Giuseppe, Comandante del VII Corpo d’Armata Austriaco. Infatti, nel suo diario intitolato “La guerra come l’ho vista io”, riconoscendo ed esaltando le virtù militare degli Alpini, così scriveva: «I miei Ufficiali raccontano sul loro conto (gli alpini) grandi cose: un alpino è circondato, ma egli, finite le munizioni e vista l’impossibilità di mettersi in salvo, si colpisce mortalmente al capo con la propria accetta. Un altro, al quale erano state legate le mani, si getta contro colui (un Austriaco) che lo precedeva nella marcia, lo fa precipitare nel burrone e lo segue volontariamente nella morte sicura. Un altro alpino si dibatte con tale disperazione, che i nostri sono obbligati a legargli i piedi e le mani e, poiché egli grida come un forsennato e con un terribile morso strappa un dito ad uno dei suoi guardiani, viene imbavagliato. Lentamente egli riesce ad allontanare il bavaglio e grida disperatamente agli italiani di avanzare senza tema, di attaccare con coraggio poiché qui gli austriaci sono pochi. Egli sembra impazzito ed i nostri debbono lottare senza fine per ridurlo all’assoluta impotenza». La ripugnanza dei nostri alpini a lasciarsi prendere prigionieri, preferendo il suicidio alla prigionia, è stata messa in evidenza dallo stesso Arciduca Giuseppe nella sua relazione al Comando della 5^ Armata Austriaca. Come non raccontare, ancora, altri episodi che coinvolsero alcuni Ufficiali degli alpini: a Monte Cimon dei Laghi il sottotenente Longa del “Clapier”, accerchiato, non si arrese, ma si buttò coi superstiti fra i dirupi e raggiunse il suo Battaglione. Lo stesso fecero il capitano Gracco ed il tenente Faldella a Monte Bistorte. A Forni Alti il capitano Casa lasciò avvicinare il nemico a pochi metri senza sparare un colpo, poi con le bombe a mano lo respinse. A Cima Mandriolo il sottotenente Solni, trentino, piuttosto di arrendersi, rinunciò alla sua giovane vita. Rievocando le gesta dei nostri alpini durante la Grande Guerra, non è possibile non ricordare la conquista di Cima San Matteo e del Monte Mantello, che fanno parte del Gruppo dell’Ortler, compiuta solo dopo la battaglia del Piave, nell’agosto 1918 e che, per l’altitudine alla quale si svolse, venne definita come il fatto d’armi combattuto, nella storia del mondo, sulle cime più elevate. 8 • il Montebaldo Al riguardo, così scriveva il FettarappaSandri a proposito di episodi, se vogliamo dire un po’ curiosi, che si sono verificati sul Monte Mantello, ho detto curiosi, ma che ben evidenziano quale fosse lo spirito e l’ardimento che animavano i nostri alpini: «… un tale di nome Cossi da Frontale, arrivato in cima al Monte Mantello, aveva aperto un ombrellino rosso (il drappo rosso era il segnale convenuto dell’avvenuta conquista) e, quindi, scivolato giù, dritto nella posizione nemica, a lanciar sugli austriaci esterrefatti le prime bombe». E poi ancora: «…. raggiunta la cima, il sergente Della Bosca da Grosio si aprì la casacca scolorita dalla sferza di tante tormente, trasse di sul cuore una bandiera tricolorata, piccoletta, ma animata dal palpito di tutti gli insuperati guerrieri della montagna e, con il pugno fermo del montanaro di razza, la piantò sulla vetta conquistata, la più eccelsa di quante mai siano state guerreggiate; la piantò con il pugno fermo perché lassù, di fronte a Dio ed al nemico vinto, dicesse al mondo, non le frasi sonanti e vuote della retorica inconcludente, ma una sola parola, quella che ha suscitato, confortato, esaltato i silenziosi della montagna: ITALIA!» In relazione ad una delle tante azioni di combattimento sul Monte Pasubio, così è stato scritto: «L’assalto esce dalle trincee nella nebbia, senza vedere, travolgente, furibondo, folle, senza voce, disperato. Possente come una valanga, giunge ai reticolati intatti e vi si abbatte nell’impeto stesso. Là è schiantato, stroncato, stritolato in un attimo. Preso tra incroci di mitraglia, fulminato in pieno dall’artiglieria, sperduto nella cecità angosciosa della nebbia, sosta, piega ancora sussulti e, fermo sul posto, si abbatte. Finito. Poi il nemico ride di noi e dei nostri poveri morti. Quanti? Troppi per contarli». E del Monte Ortigara, calvario degli alpini, non vogliamo dire nulla? Al di là degli esiti di quei tristi combattimenti, delle interminabili discussioni su chi far ricadere le colpe, delle sterili polemiche, qualcuno scrisse questo passaggio che ci fa capire perché è stato un calvario: «La fame e la sete, peggiore della fame, non ingannata dalla lurida neve rossa di sangue e la veglia febbricitante, di giorno per l’artiglieria che toglieva il respiro, l’udito e la voglia di dormire e di notte per sbarrar gli occhi nel buio, in attesa del contrattacco nemico; ed il lezzo di cento e cento cadaveri nostri ed austriaci che si disfacevano tutto intorno sulla roccia; ed i rantoli ed i gemiti dei feriti che, fino a notte, non potevano essere allontanati da quell’inferno; e gli acquazzoni improvvisi che, se calmava l’arsura, ci ammollavano fino alle ossa, dandoci i brividi della febbre; e l’angoscia rabbiosa dell’impotenza e l’eroismo silenzioso dei nostri alpini, risoluti a morire perché era necessario». Bellissimo, inoltre, questo episodio che preannunciava la necessità di conquistare il Monte Vodice. Il generale Gonzaga, decorato di due Medaglie d’Oro e Comandante di quel settore, un giorno chiama il tenente colonnello degli alpini Testa Fochi e gli dice «Bisogna prendere il Vodice». Quegli (il Testa Fochi), che è lì col suo VI Gruppo, dà un colpo di tosse con un suo tic particolare e risponde semplicemente: «Lo prenderemo». Riunisce a sua volta gli Ufficiali in sottordine e comunica loro, tranquillo: «Il signor Generale ha detto che bisogna prendere il Vodice. Io gli ho risposto che lo prenderemo. Che cosa ne pensano loro?». E quelli, allevati alla sua scuola, con lo stesso tono, fanno eco: «Lo prenderemo». Era un giuramento inespresso, ma unanime. Nonostante le gravi perdite, il Vodice venne conquistato. Voglio concludere citando quanto scrisse Paolo Monelli, ufficiale degli alpini che combatté sull’Ortigara che, per esaltare l’onore e il valore dei caduti su quel monte, ma che ritengo possa essere esteso a tutti i campi di battaglia dove hanno combattuto i nostri alpini, prese a riferimento un motto di Tacito: «Fortunam inter dubiis, virtutem inter certis numeraverunt» e cioè: «Annoverarono la fortuna tra le cose dubbie, fra le certe, il valore». I l Maresciallo d’Italia Gaetano Giardino scrisse: «Le gesta compiute dai Reggimenti alpini nella 1^ Guerra Mondiale occorrerebbe leggerle dove esse furono effettivamente scritte, ricordarle dove furono compiute. Alcune sembrano leggendarie. In una tenace volontà di vincere, che nessun sacrificio, nessun disagio, nessun pericolo riuscì mai a deprimere, gli alpini portarono la difesa e l’offesa perfino sulle vette, sulle quali l’esistenza umana sembrava impossibile». Le imprese compiute dagli alpini durante la Grande Guerra, originarono in tutto il mondo sorpresa ed ammirazio- ne e tutti riconobbero che solamente truppe scelte e ben addestrate potevano vantarsi una così netta superiorità sulle truppe da montagna degli altri eserciti. Tutto questo, grazie alle capacità dei nostri alpini di superare le enormi difficoltà imposte dal terreno, di vivere e di combattere alle maggiori altitudini e nel dimostrare la loro resistenza fisica ed il loro allenamento alle fatiche imposte dall’alta quota, ma anche grazie alla magnifica preparazione e alla tecnica dei comandanti di unità e di reparti alpini di quei tempi. Ne è un esempio tipico la “guerra bianca” che si combatté tra le più alte cime delle Alpi, dove vissero, combatterono, morirono e vinsero in un ambiente in cui mai si sarebbe pensato che tutto ciò potesse avvenire. Le grandi imprese del passato compiute da Annibale o da Napoleone, nulla sono in confronto a quanto venne compiuto sullo Stelvio, sull’Adamello e sul Gruppo dell’OrtlesCevedale, durante i quattro anni di guerra. Ma non dobbiamo, però, dimenticare le magnifiche imprese compiute dai nostri alpini a quote più modeste, quali le battaglie combattute in Carnia, sul Monte Nero e sul Vrsic, nella zona delle Tofane, nella regione dell’Alto Isonzo, sul Lagazuoi, ecc. Ma tutto ciò costò grandi sacrifici e innumerevoli perdite di vite umane, le quali non furono certamente compensate, ma vennero corrisposte innumerevoli ricompense agli atti di eroismo compiuti, che ritengo doveroso elencare, “... tanto per non dimenticare”, al solo e unico scopo di ricordare tutti coloro che hanno sacrificato la vita per la Patria per un ideale o solo per dovere, anche nella consapevolezza che ben pochi di noi sono a conoscenza di queste cifre. In particolare (i dati relativi agli alpini sono comprensivi dei sottufficiali): • 1° Reggimento Alpini: su circa 50.000 arruolati, i caduti furono: 175 ufficiali e 4.126 alpini, mentre i feriti ammontarono a 390 ufficiali e ben 10.805 alpini. Al Reggimento vennero conferite: la Croce dell’Ordine Militare di Savoia e 3 Medaglie d’Argento al Valor Militare. Le ricompense individuali al valore furono: 1 Medaglia d’Oro, 360 d’Argento e 741 di Bronzo; • 2° Reggimento Alpini: i morti in combattimento furono: 151 ufficiali e 3.442 alpini, mentre i feriti ammontarono a: 308 ufficiali e 5.498 alpini. Per l’eroismo dei suoi battaglioni, il Reggimento meritò: la croce dell’Ordine Militare di Savoia e 3 Medaglie d’Argento al Valor Militare. Le ricompense individuali al valore furono: 4 Medaglie d’Oro, 141 d’Argento e 284 di Bronzo; • 3° Reggimento Alpini: mobilitò complessivamente 34.675 uomini e di essi furono uccisi sul campo di battaglia: 238 ufficiali e 5.967 alpini, mentre i feriti furono: 536 ufficiali e 11.030 alpini. Le ricompense al Labaro del Reggimento furono: la Croce dell’Ordine Militare di Savoia e 3 Medaglie d’Argento al Valor Militare. Le ricompense individuali al valore furono: 5 Medaglie d’Oro, 535 d’Argento e 962 di Bronzo; • 4° Reggimento Alpini: mobilitò 45.750 combattenti e fu quello che ebbe il maggior numero di perdite e di ricompense al valore. Furono uccisi sul campo 189 ufficiali e 4.700 alpini, mentre i feriti furono 1.200 ufficiali e 18.000 alpini. Le ricompense al labaro del Reggimento furono: la Croce dell’Ordine Militare di Savoia, 1 Medaglia d’Oro e 5 d’Argento al Valor Militare. Le ricompense individuali al valore furono: 5 Medaglie d’Oro, 820 d’Argento e 1.090 di Bronzo; • 5° Reggimento Alpini: mobilitò 30.870 combattenti. I caduti ammontarono a: 268 ufficiali e 6.307 alpini, mentre i feriti furono 399 ufficiali e 8.125 alpini. Al labaro del Reggimento vennero conferiti: la Croce dell’Ordine Militare di Savoia e 1 Medaglia d’Ar- gento al Valor Militare. Le ricompense individuali al valore furono: 3 Medaglie d’Oro, 540 d’Argento e 962 di Bronzo; • 6° Reggimento Alpini: mobilitò 38.440 combattenti. I morti in combattimento furono 201 ufficiali e 3.294 alpini, mentre i feriti furono: 460 ufficiali e 8.670 alpini. Al Reggimento vennero conferiti: la Croce dell’Ordine Militare di Savoia e 4 Medaglie d’Argento al Valor Militare. Le ricompense individuali al valore furono: 8 Medaglie d’Oro, 814 d’Argento e 884 di Bronzo; • 7° Reggimento Alpini: ebbe fuori combattimento in tutto 9.600 uomini, di cui 3.600 caduti sul campo di battaglia e 6.000 feriti. Al Reggimento vennero conferiti: la Croce dell’Ordine Militare di Savoia, 2 Medaglie d’Argento e 2 di Bronzo al Valor Militare. Le ricompense individuali al valore furono: 9 Medaglie d’Oro, 600 d’Argento e 800 di Bronzo; • 8° Reggimento Alpini: mobilitò complessivamente 47.097 combattenti. I morti in combattimento furono: 125 ufficiali e 5.987 alpini, mentre i feriti furono: 284 ufficiali e 8.099 alpini. Al Reggimento vennero conferiti: la Croce dell’Ordine Militare di Savoia, 2 Medaglie d’Argento e 1 di Bronzo al Valor Militare. Le ricompense individuali al valore furono: 5 Medaglie d’Oro, 541 d’Argento e 1.561 di Bronzo. Le ricompense individuali ottenute dagli alpini durante la Grande Guerra raggiunsero una media del 4,12%, superiore a quella di tutte le altre Armi e Corpi. I dati di cui sopra, sono stati desunti da una pubblicazione dello Stato Maggiore dell’Esercito: non richiedono nessun commento, ma solo meditazione. Mi auguro che queste rimangano impresse nelle nostre menti, “… tanto per non dimenticare”. G. B. C. R. il Montebaldo • 9 LA GRANDE GUERRA ...tanto per non dimenticare LA NOSTRA STORIA Ten (aut.) Alessandro Cavalleri: Med Campagna dell’Africa Settentrionale 1940/43 Fine novembre 1941: le Forze dell’Asse sono in ripiegamento. A seguito degli acerrimi e logoranti scontri avvenuti intorno a Tobruck, la loro situazione logistica è disperata. Si cerca di intervenire con rifornimenti “a domicilio” per assicurare ai reparti combattenti quel minimo indispensabile per vivere e combattere: munizioni, carburanti, viveri ed acqua. L’autocolonna italiana, a luci schermate, avanza nella buia notte desertica. In lontananza, si ode il cupo brontolio delle artiglierie ed i bagliori delle granate in arrivo illuminano l’orizzonte di una luce spettrale. La pista su cui si procede è quanto mai dissestata ed occorre molta attenzione perché gli automezzi non escano di strada o non si impantanino nelle frequenti buche. Come se non bastasse l’infuriare della battaglia, ci si mettono anche le violenti piogge che, in questo periodo, finiscono di rovinare le già disastrate piste. Molto spesso il ventunenne S.Ten. autiere di 1^ nomina Alessandro Cavalleri, di Verona, inquadrato nel 132° Autoreparto misto della Div. cor. “Ariete” quale Comandante di autocolonna, è costretto a fermarsi per verificare sulla bussola, alla fioca luce di un rudimentale “aggeggio” alimentato da una candelina stearica, l’esattezza della direzione di marcia. Il timore di smarrirsi nel deserto è elevato e, la probabilità che l’evento si verifichi è ricorrente, col rischio di cadere in mani nemiche e perdere il prezioso carico trasportato. Partito da Napoli nel febbraio 1941, in dieci mesi di intensa applicazione sul campo, il S.Ten. Cavalleri ha maturato sulla sua pelle di giovanissimo Ufficiale la necessaria esperienza per operare e sopravvivere nel deserto sconfinato. Conosce il furore del “ghibli”, l’ inaffidabilità delle piste carovaniere che quotidianamente percorre, l’insidia delle imboscate nemiche e lo strapotere dei mitragliamenti dell’onnipresente ed incontrastata aviazione inglese. Ma tutto ciò non gli impedisce, come a tanti suoi coetanei, di svolgere encomiabilmente la sua pericolosa missione , in ciò sostenuto dall’entusiasmo dei vent’ anni, dall’amor di Patria, spinto fino all’estremo sacrificio, nonostante la carenza dei mezzi e la “retrograda mentalità dei Superiori Comandi”. 10 • il Montebaldo OPERAZIONE “CRUSADER”. Fortemente voluta da Churchill, l’Operazione si stava esaurendo tra attacchi e contrattacchi violentissimi che portarono le forze italo/tedesche dell’ASSE e quelle britanniche del Commonwealt sull’orlo del totale, reciproco esaurimento. L’assoluta mancanza di rifornimenti ed una non corretta valutazione della consistenza delle forze del nemico, aveva convinto il Gen. Rommel a ritirarsi prima su Ain el Gazala (18 dicembre) e poi su El Agheila (6 gennaio 42), rinunciando a tutto il territorio conquistato nella bruciante avanzata dell’anno che volgeva al termine. A proteggere la ritirata dei contingenti tedeschi, furono incaricati gli italiani che, come sempre, si sacrificarono per tenere sgombre la vie di fuga. L’importante nodo stradale di Bir el Gobi (da cui si dipartivano le piste carovaniere per Bir Hakeim, Sidi Omar, El Adem e Giarabub), era difeso, in quel particolare frangente, da due soli Battaglioni di Giovani Fascisti: 1.454 uomini, dotati di solo 8 cannoni cc. da 47/32 e di 8 mortai da 81 mm., che si opposero temerariamente, senza indietreggiare di un passo, alla 11^ Brigata di fanteria indiana, ad un Rgt. della 22^ Brigata Guardie, a due Rgt. di artiglieria da campagna ed ad uno Squadrone carri dell’8° Rgt. Royal Tanks . Supportati, in un secondo tempo, dal 3° Btg.del 132° Rgt. della Div. cor. “Ariete”, essi resistettero fino all’8 dicembre. Assicurato il passaggio di tutte le Unita amiche, quel poco che restava del caposaldo si ritirò. Più avanti, verso nord ovest, i 400 uomini del Btg. paracadutisti dei Reali Carabinieri, schierato ai bivi di Eluet en Ansel e di Lamluda, posti alla confluenza delle piste per Keluan e Mechili, assicurarono, dal 19 al 28 dicembre, con la loro strenua resistenza, il deflusso degli ultimi contingenti dell’ASSE verso El Agheila. LA FOLLE AVVENTURA NEL DESERTO In questo delicatissimo settore, pur nell’imperante confusione della ritirata, in cui reparti nemici avanzanti si frapponevano a truppe amiche arretranti, il nostro S.Ten. Cavalleri, sta guidando un’autocolonna di quaranta automezzi , di cui quindici destinati alla sua Divisione. Partito da El Adem, si è diretto verso Bir Hakeim e si trova a sud di Acroma , dove si ferma in attesa di ordini. Il Capo di S.M. dell’Ariete, alle ore 1730, lo chiama e gli impartisce il seguente ordine: «Vai verso Nord per circa 15 km, qui troverai uno Spitfire abbattuto. Da questo punto prosegui per Nord Est, rotta 50° - 70°. Quando arriverai nei pressi di Ain el Gazala, troverai lo schieramento della “Pavia”. Dovrai fare in modo da farti riconoscere, poiché ti crederanno una colonna nemica. Attendici lì: noi arriveremo domani mattina». Nonostante le approssimative indicazioni, la notte incombente, il basso morale per le contingenti vicende, la fame , la sete, la stanchezza, i pericoli ancora più spaventosi nella buia notte desertica , verso le 6 del giorno seguente, dopo un avventuroso viaggio, l’autocolonna incontra fortunosamente elementi della Div. “Pavia”. La missione è compiuta, ma dell’Ariete non vi è traccia. Radio ”naja” riferisce che la Divisione era stata attaccata e ripiegava come meglio poteva. Vagava nel deserto cercando di raggiungere le retrovie: priva di munizioni, totalmente esaurite a causa dei reiterati attacchi nemici, a corto di viveri ed acqua. A questo punto, il S.Ten. Cavalleri affida il grosso dell’autocolonna ad un Sottufficiale, perché la conduca al Comando Base della “Pavia”, poi, disubbidendo agli ordini, raduna i suoi conduttori ai quali dice: «La nostra Divisione doveva raggiungerci qui, questa mattina: purtroppo è stata attaccata ed è tuttora impegnata in combattimenti. Inoltre, deve difendere il fianco della ritirata dalla parte del deserto per evitare l’accerchiamento di tutte le nostre truppe. Ha pochissime munizioni, scarsi viveri e quasi niente acqua. Ora, noi, dovremo tentare di raggiungerla per portare gli indispensabili rifornimenti. Se riusciremo nell’intento lo sa solo Dio, ma noi dobbiamo tentare». Tutti i militari, tranne un recalcitrante poi convintosi, accettano di prender parte a questa folle avventura. L’autocolonna si addentra nel deserto sperando nella buona stella, poiché non era noto l’esatta posizione dell’“Ariete”. Punta prima a Sud, poi a Sud-Ovest. Nel suo girovagare nel deserto, la colonna è intercettata da cinque autoblindo inglesi che si pongono al suo inseguimento: il S.Ten. Cavalleri, nell’impossibilità di opporre qualsiasi resistenza, essendo i nostri automezzi privi di armi, ad eccezione dei fucili 91/38 dei conducenti, spinge la colonna a tutta velocità in direzione Ovest, senza alcuna preoccupazione di evitare sassi, buche o piccoli cespugli. In aggiunta, è costretto a fermarsi brevemente per rimorchiare un autocarro della colonna, carico di preziose munizioni, colpito al motore dagli inglesi . Questi ultimi, forse preoccupati di spingersi molto distante dalle loro linee, dopo qualche tempo, desistono dall’inseguimento. Percorsi ancora molti chilometri, il nostro convoglio vede spuntare dal terreno i primi “piumetti”, posti sui caschi coloniali dei bersaglieri. Immensa è la gioia del Comandante della Divisione “Ariete” nel veder giungere l’autocolonna e, ancor più, nell’apprendere del suo prezioso carico. L’operato dell’eroico Ufficiale non passa sotto silenzio: nel novembre del1942, l’ormai Ten. Alessandro Cavalleri viene decorato, sul campo, della Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: «Comandante di autocolonna, durante il lungo ed estenuante ciclo operativo in zona desertica, assicurava, in varie circostanze, alla propria Divisione i rifornimenti, attraversando più volte vaste zone occupate dal nemico e battute dal fuoco. Più volte,durante violentissimi attacchi, si portava volontariamente sotto il fuoco dell’artiglieria avversaria per recuperare automezzi di rifornimenti e munizioni rimasti isolati, riuscendo a ricondurli alla Divisione, con esemplare serenità e costante sprezzo del pericolo». Il Capo di SM della Div. “Ariete”: Col. Giuseppe Rizzo. La coraggiosa quanto fruttuosa condotta dell’Ufficiale non viene meno nella ritirata su El Agheila e nei successivi undici mesi che portano all’epopea di El Alamein (23.10.1942) . Dopo la sfortunata battaglia, in cui l’Ariete viene completamente distrutta, continua la drammatica ritirata con quel poco che rimane del XX Corpo Corazzato Italiano, seguendo Rommel prima ad El Agheila e poi sul fronte tunisino (Operazione “Torch”). Il 21 novembre 1942 il Comando Superiore FFAA disponeva che: “l’Ariete, i Comandi e reparti organici della Divisione siano considerati sciolti per eventi bellici”. In conseguenza, la parte dei superstiti non inquadrata nel “Gruppo Ariete” viene gradatamente rimpatriata. Il Ten. Cavalleri ha la fortuna di imbarcarsi a Tunisi (03.02.1943) sull’ultimo aereo in partenza per Palermo Bocca di Falco. Rientrato in Patria, viene trasferito al 10° Rgt. Autieri ed assegnato alla Commissione Controllo Automezzi provenienti dall’ARMIR. Alla dichiarazione dell’armistizio (08.09.43), riesce a sottrarsi alla cattura da parte dei tedeschi invasori. ONORE ALLA GLORIOSA DIV. COR. “ARIETE” Nel giugno del 1967 a Pordenone, sede della ricostituita Div. cor “Ariete”, si tenne il 1° Raduno Nazionale dei Reduci della gloriosa Grande Unità, che si batté eroicamente nella Campagna dell’Africa Settentrionale (1940/43). Nel Comitato Organizzatore, insieme a tanti altri militari decorati al Valor Militare (Montemurro, Todeschini, Di Nisio, per citarne alcuni), troviamo anche il Cap. aut. (ris.) Alessandro Cavalleri. Nel suo saluto ai Radunisti, il Gen. D. Camillo Cacciò, all’epoca Comandante della Divisione, dopo aver reso omaggio ai gloriosi Caduti ed aver illustrato le incredibili gesta della “Ariete” in terra d’Africa, sottolineò, tra l’altro, come: «il nostro Raduno vuole dimostrare che i valori spirituali, puri ed eletti, che sono l’anima di un popolo, sono sempre vivi nel cuore degli Italiani degni di questo nome. A chi non credeva in essi, o non voleva credervi; a chi li considerava sopiti o scomparsi; a chi parlava di retorica deteriore da illusi, noi opponiamo il nostro entusiasmo, la nostra fede, la nostra sicurezza nei destini della nostra Patria». Africanus minor il Montebaldo • 11 LA NOSTRA STORIA Medaglia d’Argento al Valor Militare AVVENIMENTI Settembre di 51 anni fa: L’Aquila e l’Abruzzo stretti intorno alle giovani “penne nere” UN GRIDO UNANIME: «LO GIURO!» Duemila reclute alpine del B.A.R. della gloriosa “Julia” hanno solennemente giurato fedeltà alla Patria in Piazza Duomo - Inaugurato un cippo marmoreo in memoria dei Caduti C’era tanto sole in quella magnifica giornata di settembre, e c’era tanta gente venuta all’Aquila da ogni parte dell’Abruzzo, dell’Italia centrale, dell’Italia del nord, dell’Italia del sud per stringersi attorno agli alpini del B.A.R. della gloriosa “Julia” che prestavano giuramento di fedeltà alla Patria. La città era pavesata di Tricolore. Alle finestre ed ai balconi, grappoli di persone: uomini, donne, vecchi e bambini. Piazza del Duomo sembrava troppo piccola, pur nella sua vastità, per accogliere le migliaia di penne nere in armi ed in congedo. Una folla straripante si era recata là per assistere alla stupenda cerimonia che, per la prima volta in Italia, avveniva in pubblico, quasi a simboleggiare la stretta comunione di sentimenti tra la giovane Italia in armi e l’Italia di tutti gli italiani gelosamente amata e pronta ad essere difesa. Aleggiava nell’aria qualche cosa di impalpabile, eppure tangibile: era l’amor di Patria che, nonostante tutto, è più vivo che mai negli uomini, nelle donne delle passate generazioni. Insomma, uno spettacolo quale da anni e anni, noi dell’altra generazione, non vedevamo e sentivamo col palpito del batticuore, con la mente rivolta ai più sacri ideali. Uno spettacolo che per noi è possibile solo paragonare a quello che godemmo il 30 maggio del 1943 a Sulmona, quando migliaia di alpini reduci dalle gloriose gesta di Grecia, Albania e Russia, si adunarono nel cuore della Valle Peligna, per ricevere l’abbraccio caldo, commosso ed entusiastico di tutti gli abruzzesi. C’era a la guerra allora. Alla grande cerimonia, era presente il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Gen. Giuseppe Aloja, la gloriosa Bandiera dell’11° Raggruppamento d’Arresto che, insieme con la Brigata “Julia”, fa parte delle “Tuppe Carnia”. Ecco la cronaca di questa indimenticabile giornata che ha avuto inizio alla Caserma Rossi dove ha sede il B.A.R. della “Julia” con l’inaugurazione di un cippo alla memoria degli alpini Caduti e l’esposizione di un bassorilievo dedicato alla suprema resistenza degli alpini in terra di Russia. Qui, il Gen. Guillet, comandante della Regione militare centrale, ha rivolto al Battaglione schierato in armi alla presenza di un folto pubblico e di familiari delle reclute, un monito ed un incitamento al culto sacro delle memorie e dei passati sacrifici così nobilmente espressi nell’austera sobrietà del cippo marmoreo. Quindi, le circa duemila reclute del B.A.R., divise in Compagnie e Plotoni, hanno lasciato la caserma agli ordini dei loro 12• il Montebaldo ufficiali e sottufficiali per raggiungere la Piazza del Duomo per schierarsi davanti alle tribune sulle quali, avrebbero preso posto il Gen. Aloja ele altre autorità intervenute. Ultimato il rito, il comandante del B.A.R., Col. Gherardo Guaschino, ha rivolto alla truppa un vibrante discorso, pronunciando infine la formula del giuramento. Gli ha risposto un boato delle duemila reclute: «Lo giuro!». Si concludeva così la prima e la più importante parte della cerimonia. Aveva così inizio la parata mentre, dalle finestre e balconi, veniva lanciata una pioggia di manifestini verdi inneggianti alla Divisione “Julia” e al Battaglione “L’Aquila”. Ecco quindi la Fanfara del B.A.R., gli alpini che hanno prestato giuramento e che rendono, sfilando, gli onori al Gen. Aloja e alle Bandiera. Quindi la interminabile legione degli alpini in congedo con labari di tutte le Sezioni dell’Italia centrale e meridionale, infine quelli della Sezione Abruzzo con in testa il labaro scintillante di medaglie d’oro sotto gli artigli di una grande aquila imbalsamata. “I veci” marciano con la stessa baldanza dei “bocia”, raccogliendo applausi scroscianti dalla folla che ritrova in loro gli eroi di Grecia, Albania, Russia, delle “ambe africane”. La giornata di entusiasmo è finita. Ma non del tutto. Restano infatti fino a tarda sera, gli alpini in congedo per le vie della città, intonando le loro canzoni famose. Silvio Bonetti capogruppo Su molti giornali si è sviluppata una discussione sull’opportnità di avere ancora nell’odonomastica di molte città il nome di Cadorna, Maresciallo d’Italia, Capo di Stato Maggiore fino alla disfatta di Caporetto. Celebrando un anniversario è normale che si discuta e si giudichino fatti e circostanze che anche la Storia ha sentenziato. La sostituzione di Cadorna con Diaz costituiva un’implicita condanna, confermata negli anni, da quando furono dedicate intitolazioni con la denominazione di Armando Diaz. Il suo nome incarna i valori opposti, il non spreco di soldati, gli attacchi non frontali ma laterali, meno corti marziali e un po’ di umanità anche sotto le armi. Le indagini militari e giornalistiche, hanno messo in luce la poca attenzione da parte degli Stati Maggiori degli Eserciti (tutti) verso il “materiale umano” a loro disposizione. Cambiare i nomi di strade o piazze è legittimo. Recentemente in alcune città, sotto la targa indicativa di via Vittorio Emanuele, qualcuno a pennello ha scritto: «via anche suo figlio», ispirato evidentemente da un’immagine della monarchia ulteriormente sbiadita dai comportamenti degli attuali rappresentanti dinastici. Il “processo morale” a Cadorna non fu fatto, perché avrebbe trascinato nel gorgo anche la Casa Reale, oltre ad altri personaggi allora potenti come il generale Graziani “il fucilatore”, nato a Bardolino e morto misteriosamente nel 1931 con il grado di Luogotenente Generale della Milizia Volontaria Fascista. Personaggio feroce, forse mentalmente disturbato, responsabile di processi sommari, sbrigativamente conclusi con centinaia di condanne a morte. Omicidi ampiamente documentati nei memoriali di numerosi ufficiali e storici. Graziani era protetto dai fautori delle esecuzioni sommarie, come il Cadorna e il Tenente Generale Emanuele Filiberto di Savoia, comandante della Terza Armata. Ma non è che, sostituendo via Cadorna che con via dei disertori o dei fucilati (L’Arena del 6/11/2014), si restituisce giustizia alle vittime di quella che fu una spietata follia. Criminale è stato chi ha voluto, dopo Caporetto, la fucilazione di soldati per decimazione o perché trovati privi di armi, per diserzione o per viltà di fronte al nemico. Sono state decisioni orribili, prese per scaricare gli alti Comandi delle proprie responsabilità, come successive indagini, anche militari hanno timidamente chiarito. La guerra va condannata. Ha prodotto milioni di morti, feriti e mutilati. Ma gli eventi vanno contestualizzati, ed è scorretto agitare nella celebrazione dell’anniversario, la bandiera della pace. Viene falsata la Storia quando si afferma che l’Austria aveva promesso Trento e Trieste in cambio della neutralità italiana. Quello che non è accettabile è la demolizione dei valori individuali di coloro che, per senso del dovere, hanno sacrificato la propria vita per una Patria che allora era riconosciuto come un ideale di libertà e di giustizia. Restituire la dignità rubata è anche un compito della Storia. Esaltare un modello comportamentale come la diserzione, sarebbe un oltraggio a tutti i Caduti. La Storia faccia il suo corso, ma non sia lasciata a personaggi che la manipolano per opportunità ideologica. In una recente funzione religiosa nella chiesa di S. Nicolò, a Verona, l’officiante ha espressamente chiesto perdono per le troppe volte che la Chiesa ha benedetto gagliardetti, truppe e cannoni. L’evento era dedicato ai Caduti e alle sofferenze della Grande Guerra. Mi imbarazza, e vorrei parlare di queste cose sottovoce, come quando in chiesa si rispetta il luogo sacro, perché ho una sensazione di profanazione nell’esprimere un giudizio su tutti quanti furono protagonisti di quella tragedia. Vittime tutti, quanti morirono di fronte al nemico e quanti furono colpiti alla schiena dal “fuoco amico”. Stiamo sbagliando quando nelle cerimonie delle feste nazionali rendiamo l’Onore ai Caduti con i gagliardetti che “troppe volte sono stati benedetti” in chiesa? Mi delude chi usa l’abito talare per amplificare una propria posizione ideologica, in un clima di contestazione verso la gerarchia della propria appartenenza. L’attenzione da parte dei giornalisti, non nasce dall’intrinseco valore del proprio dire, ma per ciò che rappresenta chi lo afferma, il tutto rafforzato dell’indicazione della presenza di un famoso compositore di canti alpini. Siamo l’Associazione d’Arma quantitativamente e qualitativamente più importante. Nessuno più di noi, custodi della memoria dell’epopea alpina, ha coscienza di quale tragedia sia stata la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Accettiamo la Chiesa come ispiratrice e guida, ma a scongiurare che si ripetano le sciagurate circostanze che rendono possibili le guerre, servono a poco il buonismo da cornice e i dibattiti di sacrestia. Ci appaiono più generati dalla ricerca di una propria identità, spesso carente nella propria autostima. Il simbolismo della pace con tutti i colori per non avere nessun colore è la negazione della bandiera nazionale. Troppo spesso i colori dell’iride sono utilizzati come stampella ideologica per impossessarsi della rappresentanza di un valore, quello della pace, che è universale. Io credo che dovremo continuare a ricordare i Caduti, con i colori della nostra bandiera, con le insegne dell’appartenenza alle nostre armi, con l’orgoglio di recitare la “Preghiera dell’Alpino”, chiedendo di rendere forti le nostre armi, armati come siamo di fede e di amore. Sono i fatti e i comportamenti dell’Associazione Nazionale Alpini che lo dimostrano inequivocabilmente. Onorare i Caduti vuol anche salvare ciò per cui si sono sacrificati, difendendo tutto quanto è racchiuso nel concetto moderno di Patria, prima fra tutti onestà e giustizia, con umiltà, consapevoli che ciò è soltanto una direzione da percorre, non una nostra virtù innata. Chi ci proibisce di recitare la “Preghiera dell’Alpino” in chiesa poco ha capito degli alpini o, peggio, è in malafede. Maurizio Mazzocco PRENOTA SUBITO LA TUA VISITA SENZA IMPEGNO PER UN PREVENTIVO GRATUITO ORARI: dal lunedì al venerdì: 8.00-19.00 sabato: 9.00-13.00 PROMOZIONI SOMMACAMPAGNA Via Leonardo da Vinci, 1 Tel. 045.515868 Fax 045.8961142 FINANZIAMENTI PERSONALIZZATI E A TASSO “0” fino a 18 mesi (TAN e TAEG “0”) Grazie alla forza della cooperazione di un grande gruppo, CENTRO SERVIZI ODONTOIATRICI MONTAGNA è in grado di offrire la grande qualità italiana con il massimo del risparmio e della sicurezza. www.csom.it - [email protected] IB13865 NELL’OTTICA DI SODDISFARE LE ESIGENZE NEL CONTENIMENTO DEI COSTI ODONTOIATRICI DELLA PROPRIA CLIENTELA STORICA E NUOVA, in partnership con la Cooperativa Dentale di Verona, PROPONE LA STESSA QUALITÀ E COMPETENZE DEI SERVIZI FINO AD ORA PROPOSTI SONO CONVENZIONATI CON NOI il Montebaldo • 13 SCALA DI VALORI Largo Cadorna a Verona PENNA SPORTIVA Ca.STA: Campionati di sci delle Truppe Alpine Non li hanno vinti. Li hanno dominati! La sessantasettesima edizione dei Campionati sciistici delle Truppe Alpine, ha avuto un protagonista indiscusso: il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti. La Sezione veronese dell’Associazione Nazionale Alpini, nel corso dell’Assemblea sezionale svoltasi domenica 15 marzo u. s. alla Gran Guardia, alla presenza dei delegati dei 203 Gruppi alpini della Sezione, ha voluto premiare il 4° Reggimento, di stanza a Montorio. Un riconoscimento che rimarca, per l’ennesima volta, il profondo legame che unisce la Sezione scaligera dell’A.N.A., con le Forze Armate presenti sul territorio. Il Presidente sezionale, Luciano Bertagnoli, ha consegnato al Comandante del 4° Reggimento, Colonnello Salvatore Paolo Radizza, una targa commemorativa con la frase: «Ai dominatori del Ca.STA (Campionati Sciistici delle Truppe Alpi- Il Col. Salvatore Paolo Radizza riceve il riconoscimento dal Presidente Luciano Bertagnoli ne)». Oltre al primo gradino del podio nella classifica complessiva dei reparti, gli uomini e le donne del Colonnello Radizza, hanno vinto la gara dei plotoni con Il podio con i vincitori del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti. Con loro, da sinistra, il Gen. Graziano, l’on. Alfano e l’Amm. Binelli Mantelli 4.313 punti, seguiti dall’8° Reggimento con 4.235,50 punti e dal 3° Reggimento con 4.221,50 punti. Sulle piste dell’Alta Pusteria, gli atleti del 4° Reggimento, hanno dato prova di forza e capacità, confermando l’altissimo grado di preparazione raggiunto nell’operare in ambiente montano. Un campionato a cui hanno partecipato circa 1.500 atleti, in rappresentanza di 14 Paesi, oltre all’Italia. Il 4° Reggimento, si è aggiudicato anche il Trofeo offerto dalla International Federation of Mountains Soldiers (IMTS). Da sottolineare anche i risultati ottenuti dai caporal maggiore Andrea Giacomini e Jessica Brandstetter, che hanno conquistato le medaglie d’oro nei campionati italiani Esercito maschile e femminile di combinata. Successi che hanno inorgoglito il Colonnello Radizza, come ha ricordato anche sul palco della Gran Guardia durante la premiazione: «Quando mi ha contattato il Presidente Bertagnoli per chiedermi quale frase aggiungere alla Targa, gli ho consigliato di scrivere “ai dominatori”». Perché non è impresa da tutti i giorni conquistare tali risultati. Come ha ricordato anche il Comandante delle Truppe Alpine, Colonnello Federico Bonato: «I Ca.STA, rappresentano un considerevole patrimonio di esperienza sia nel campo addestrativo che in quello logistico, con utili ritorni nella preparazione fisica, nella sperimentazione di materiali e nella formazione degli atleti: il saper vivere e muoversi in ambiente montano, è un fondamentale momento formativo, indispensabile per raggiungere elevati standard operativi che permettono di fornire un alto rendimento in tutte le attività che gli alpini sono chiamati a svolgere». Ulisse Nutri Canta che ti passa! Cantare fa bene al cuore ed alle arterie... come bere. Questo spiega perché l’A.N.A. conti una cinquantina di fanfare: i “veci” e i “bocia”, sono gente che ci tiene alla salute. Oltre alle fanfare ci sono decine e decine di cori e bande, stonate o no, ma tutte animate dallo stesso spirito, dalla voglia di stare insieme, dalla felicità di ritrovarsi. La storiella di un italiano... artista, due italiani... due artisti, tre italiani... quattro partiti politici, forse non è più attuale ma, di sicuro, regge il trascorrere del tempo, la probabilità che, se tre italiani sono tre alpini, allora quasi di sicuro fanno un corpo. I perché si mettano a cantare, quando si ritrovano possono essere tanti e contrastanti: perché sono allegri e hanno voglia di far baldoria; perché sono tristi e hanno bisogno di non tenerselo dentro; perché sono orgogliosi e hanno voglia di ricordarlo. Sentire cantare gli alpini, sentire le loro voci o i loro strumenti, trasmette gioia di vivere e dà sicurezza, perché, la loro musica, parla un linguaggio positivo: della bella che resta a casa, di chi parte, di chi torna, di paesaggi, di amicizia, di aria, di colori, con le note della semplicità non della retorica, con le note della fraternità e non dell’odio o del fanatismo. C’è chi dice che il mondo sia stato creato dal dio Thot, un mostro dalle tante bocche che, a pensarci bene, potrebbe essere stato un coro. Le voci della montagna, degli alpini che si ritrovano, incarnano questa leggenda del nord, ed il pensarlo è bello. E dunque cantino ancora, cantino sempre per la loro e la nostra gioia. E. B. 14 • il Montebaldo Monte Freikofel - Passo Cavallo (Timaù) Scrivo questa lettera principalmente per due motivi. Il primo per ringraziare due persone che con la loro passione mi hanno fatto trascorrere un fine settimana all’insegna della “Memoria” presso il Museo all’Aperto sulle Alpi Carniche (monte Freikofel e Passo Cavallo) Il consigliere sezionale Marco Rambaldel, responsabile nelle oltre 1.100 ore lavorative effettuate dai volontari veronesi nell’anno 2014. Il capo zona della Lessinia, Ivo Squaranti che, con la sua tenacia mi ha fatto capire l’importanza della collaborazione che gli alpini devono avere in tutto quello che fanno. Il secondo motivo è per descrivere ciò che ho provato in quelle giornate a ridar luce ad alcuni tratti di trincee da Passo Cavallo al Freikofel. A dire il vero un insieme di sentimenti ed emozioni che non credevamo fosse possibile provare in modo così intenso in così poco tempo! Già dal nostro arrivo (3 alpini “ritardatari”) nel tardo pomeriggio del venerdì, ci siamo accorti come una semplice e agevole camminata nel versante austriaco che ci avrebbe portato a Passo Cavallo, si è trasformata in un breve viaggio nella Memoria della Grande Guerra. Incontrare, appena fuori percorso e, in un silenzio quasi totale, dei cimiteri di giovani ragazzi (molto più giovani di me che scrivo). A fatica e con “un groppo alla gola” come diciamo a Verona, abbiamo ripreso il sentiero principale per raggiungere gli alpini che, nei prossimi due giorni sarebbero stati i nostri commilitoni, ci aspettavano a Passo Cavallo in un ricovero Ufficiali. Durante il giorno, c’era chi scavava, chi rinforzava dei muri a secco, chi si improvvisa- Prenota la tua visita senza impegno SONO CONVENZIONATI CON NOI Cral Comune di Verona va falegname per consolidare e livellare il fondo per gli scalini di trincee che pian piano riguadagnavano la luce. Nel tardo pomeriggio, complice la nebbia e una leggera brezza che si alzava, l’atmosfera intorno a noi cambiava, pareva che quei “giovani eroi” che avevano combattuto in quei luoghi, in qualche maniera ci stessero ringraziando per essere lì con loro, per NON DIMENTICARLI. Infatti, se l’idea di partire da Verona per andare a lavorare in Friuli, dapprima potrebbe essere stata, per alcuni, la curiosità di trovare qualche reperto, qualche cimelio o qualsiasi cosa ci facesse sembrare una guerra così lontana, per il tempo storico e per i pensieri di ognuno di noi, un po’ più concretamente vicina. Ora, ci donava quel valore necessario per farci capire che, assolutamente non si deve dimenticare, quello che è accaduto un secolo fa, ne ora, ne mai. Concludendo, posso dire di essere fiero, io e gli altri alpini tutti, di aver partecipato e contribuito al mantenimento di questo Museo all’aperto, anche e soprattutto dopo aver conosciuto Lindo Unfer e la sua voglia di far conoscere alle generazioni future, le persone e gli avvenimenti che hanno permesso a noi “giovani” di vivere una vita decisamente più “semplice”. Dal Friuli, sono tornato un alpino diverso e cambiato nell’animo, con una gran voglia di far conoscere quei luoghi che, un tempo, portavano la morte e oggi donano la coscienza della vita. Concludo ringraziando anche tutti gli altri volontari alpini e amici veronesi, che dal 2008 stanno lavorando “per non dimenticare”. Prati Fabiano alpino di Bosco Chiesanuova UNITÀ DI VERONA Viale delle Nazioni, 2 - 37135 - Verona (VR) - tel. 045 500108 VILLAFRANCA (VR) Piazzale Madonna del Popolo, 3 37069 Villafranca di Verona (VR) - tel. 045 6302199 BOVOLONE (VR) tel. 045 7102578 Via Madonna, 304 - Bovolone (VR) il Montebaldo • 15 MUSEO ALL’APERTO IN TRINCEA PER RICORDARE VITA SEZIONALE Verbale Assemblea d Domenica 15 marzo u. s., si è svolta l’assemblea ordinaria sezionale dei delegati dei Gruppi della nostra Sezione per eleggerne 33 che, con il Presidente sezionale (di diritto), rappresenteranno Verona presso la Sede nazionale per il 2015. L’assemblea, è stata preceduta dalla S. Messa celebrata dal nostro cappellano don Rino alle ore 7.45 nella chiesa di S. Luca, accompagnata dal coro S. Maurizio di Vigasio. La chiesa è stata scelta in quanto, al suo interno, ci sono le lapidi con i nomi dei Caduti veronesi della Prima Guerra Mondiale e, quest’anno, ricorre il centenario dell’ingresso dell’Italia in guerra. Perciò si è voluto onorare la loro memoria. L’assemblea convocata alle ore 5.00 in prima convocazione ed alle ore 9.00 in seconda e definitiva convocazione, si è svolta presso l’Auditorium del Palazzo della Gran Guardia in piazza Bra per discutere il seguente ordine del giorno: 1. Nomina del Presidente dell’Assemblea; 2. Nomina del Segretario dell’Assemblea; 3. Nomina dei componenti il Seggio elettorale; 4. Elezione con voto segreto dei Delegati all’Assemblea Nazionale; 5. Lettura ed approvazione del verbale della seduta precedente; 6. Relazione morale del Presidente sezionale; 7. Relazione del tesoriere; 8. Relazione del Presidente dei Revisori dei Conti; 9. Approvazione bilancio consuntivo anno sociale 2014; 10. Presentazione e approvazione bilancio di previsione anno sociale 2015; 11. Determinazione Quota Associativa annuale; 12. Consegna del Premio “Alpino dell’anno”; 13. Consegna del Premio sportivo “Anti”; 14. Interventi dei delegati e loro rappresentanti: 15. Interventi delle Autorità presenti all’Assemblea. Alle ore 9.15 circa, il vice presidente sezionale Favetta invita i delegati a prendere posto in aula per l’inizio dei lavori. Dopo il suono dell’inno degli alpini, seguendo la scaletta degli adempimenti statutari, propone la nomina del Dott. Alfonsino Ercole a Presidente dell’assemblea, e del Maggiore Giovanni Girelli a segretario della stessa. Le due nomine sono state approvate all’unanimità. Vengono di seguito chiamati sul palco il vice presidente nazionale Angelo Pandolfo, il presidente sezionale Luciano Bertagnoli. 16 • il Montebaldo Erano presenti in sala l’assessore regionale Massimo Giorgetti, l’assessore comunale Antonio Lella, il gen. Rondano del COMFOTER, il col. Radizza - comandante RGT paracadutisti alpini - i generali in congedo Scipione, Campagnola, Molica, Castellani, Inneco e Bisignano. Successivamente sono intervenuti anche il sindaco di Verona Tosi, la senatrice Bonfrisco, il vicepresidente la Provincia Gualtiero Mazzi e il ten. Col. Colarusso della Finanza. Il Presidente dell’assemblea Ercole, prendendo la parola, saluta le autorità civili e militari e gli alpini presenti, nonché il vice presidente nazionale Pandolfo, il presidente Bertagnoli e tutto il consiglio sezionale. Si rivolge a Bertagnoli perché, con il suo gruppo, ha saputo fare un lavoro di squadra molto efficace, anche in tempi difficili. Poi, saluta Pandolfo per la sua attività in seno al consiglio nazionale. Quest’anno cesserà il suo incarico, ma dovrebbe es- l’approvazione del verbale relativo alla seduta dell’anno precedente. L’assemblea approva all’unanimità. Segue quindi l’intervento del Presidente Bertagnoli con l’esposizione della sua relazione morale. Dopo il saluto all’assemblea e alle autorità, esordisce dicendo che questa è la sua prima assemblea da presidente e si dice contento e commosso per questa sua possibilità. Invita quindi i presenti ad un minuto di silenzio per onorare tutti i soci che in quest’anno sono “andati avanti”. Nella sua relazione, fa riferimento al Triveneto e all’impegno che ne ha richiesto. Ringrazia Ilario Peraro, suo predecessore, per la parte organizzativa che ha avuto e quanti ancora hanno reso possibile questa manifestazione. In particolare il Comune, la Camera di Commercio, l’AGSM, l’AMIA, la Regione, ecc. sere fatto consigliere a vita in quanto ha saputo valorizzare la nostra Sezione in ambito nazionale. Poi, ancora rivolgendosi al presidente Bertagnoli, lo ringrazia poiché durante il suo breve mandato ha saputo gestire nel migliore dei modi il Raduno del Triveneto dello scorso anno. Inoltre, tende a far apprezzare e valorizzare i ricordi e le memorie del nostro Paese, con incontri nelle scuole. Rammenta anche l’omaggio che si vuole dare ai nostri Caduti con la sfilata, dopo l’assemblea, al Sacrario presso il cimitero di Verona. Poi, prosegue citando la Protezione Civile e le baite, dove la gente trova un momento di aggregazione in un’Italia che si sta sfaldando in ogni punto: «Noi dobbiamo essere di esempio e cercare di andare contro corrente, in un momento di crisi come l’attuale». Dopo l’intervento di Ercole, Favetta propone la nomina dei componenti il Seggio elettorale che presidieranno le operazioni di voto e sono: Bruno Adami, Sergio Checchini, Lino Santi. L’assemblea approva. Le operazioni di voto inizieranno dopo la relazione del presidente Bertagnoli e chiuderanno alle ore 11.30. Quest’anno per la prima volta si voterà per zone. Il Presidente dell’assemblea chiede poi Nella seconda parte della sua relazione, parla della situazione patrimoniale e quindi della gestione della nostra Sezione, con riferimento all’aspetto morale nel particolare momento che stiamo attraversando in Italia. Comunica poi che, le relazioni delle singole Commissioni, sono state inviate ai vari Gruppi perché ne prendano visione. La sua relazione morale è stata molto apprezzata anche per il particolare calore che il Presidente ha messo nell’esporla. Tutta la sua relazione è allegata al presente verbale. Il Presidente Ercole ringrazia Bertagnoli per la validità e lo spessore del suo intervento, fatto con calore ma anche con severità e nell’esposizione. Tra gente cui si vuole bene, servono anche i richiami, quando sono necessari. Puntualizza la parte della relazione in cui fa riferimento all’amicizia, che è un valore a cui si deve sempre puntare. Invita quindi Bertagnoli a fare in modo che nell’anno 2020, a Verona, si possa tenere l’Adunata Nazionale. Viene quindi invitato il sindaco Tosi a prendere la parola, in quanto per impegni deve lasciare l’assemblea. Il sindaco, dopo i saluti, ringrazia gli alpini e la Protezione civile per quanto fanno gratuitamente, specie per alcune necessità comunali. Poi aggiunge che se ci fosse un referendum sul valore dell’ANA in campo nazionale, questa sicuramente risultereb- be ai primi posti. Termina con un augurio di buon lavoro per l’assemblea e per l’attività sezionale. Viene quindi invitato il tesoriere Luigi Macchiella a esporre la sua relazione. Questi, con riferimento al Triveneto, fa presente che c’è stata una movimentazione notevole fra entrate e uscite. Elenca nel dettaglio le varie voci sia in entrata che in uscita. Anche questa relazione è allegata al verbale. Ricorda quindi che il bilancio è depositato in Sezione a disposizione dei soci. Segue la relazione del presidente del revisori dei conti Ghellere. Il Presidente Ercole, dopo le due relazioni, chiede l’approvazione del bilancio consuntivo 2014 che viene approvato all’unanimità. Di seguito c’è la presentazione del bilancio preventivo 2015. Anche questo viene approvato all’unanimità. Ci sono poi gli interventi dei delegati. Mazzocco - capogruppo Legnago: vorrebbe conoscere in dettaglio le voci di alcune spese che sono segnate nel bilancio. Con particolare riferimento alle quote dei soci che riguardano sia la Sezione che la Sede nazionale perché, a suo dire, non sono dettagliatamente esposte le varie cifre, le vorrebbe più specificate. Bertagnoli: le singole quote sono determinate dalla Sede nazionale. Caloi - Gruppo Verona Centro: vorrebbe una maggiore partecipazione della Sezione e dei soci specie alle cerimonie militari. Poi propone che nella relazione del “Circolo Balestrieri” venga fatto un maggior riferimento ed una maggior ricerca sui monumenti ai Caduti e sui nomi che appaiono nella nostra zona. Zanotti - Gruppo Cristo Risorto: ringrazia il Presidente ed il Consiglio per quanto hanno fatto nel loro primo anno di carica. Poi, con riguardo alla situazione economica, si dice preoccupato perché con il calo degli iscritti da 24.000 a 17.000 attuali è logico che ci sia una minor disponibilità sulle quote soci. Propone che, per l’anno prossimo, ci sia un aumento della quota sociale, essendo per l’anno in corso il bilancio di previsione già stato approvato. Gorni - capogruppo Rivalta: sulla gestione attuale della Sezione, desidera far presente che ha qualche distinguo da fare. Lui, ha il 50% di alpini e 50% di aggregati. Poiché il Gruppo funziona prevalentemente per merito degli “amici”, chiede che ci sia la possibilità di dare più spazio a questi, anche facendoli partecipare alle assemblee con diritto di intervento, altrimenti si sentono emarginati. Chiede che, quando si va specie nelle scuole, se abbiamo il cappello alpino siamo più considerati, anche gli “amici” possano avere un titolo di riconoscimento. Bertagnoli: ringrazia Zanotti per il suo attaccamento all’ANA. Per quanto concerne l’aumento della quota, quest’anno si è preferito non modificarla, anche con riferimento all’attuale crisi economica. Si cercheranno i fondi con altre iniziative. Dato che, a settembre, ci saranno le riu- Il Gen. Claudio Rondano nioni delle varie Zone, si vedranno allora gli orientamenti che si potranno prendere circa l’aumento delle quote e come si orienteranno i vari Gruppi. A Caloi, informa che si sta facendo un censimento presso i vari comuni per avere informazioni sui monumenti della nostra e la Sezione stessa. Dopo queste risposte, viene invitato l’Assessore regionale Giorgetti, alpino, per un suo intervento. Questi esordisce dicendo che in Consiglio regionale l’attività degli alpini viene seguita con particolare interesse, sia per la Protezione civile che per l’opera di volontariato. Il Veneto è stata terra di battaglie nella Prima Guerra Mondiale e, attualmente, ci sono tante caserme chiuse che devono essere valorizzate. Ora, c’è una trattativa in corso con il Demanio, per acquisire la caserma “Monte Grappa” di Bassano e darla poi in uso all’ANA. Le Associazioni d’arma sono riconosciute come enti da aiutare con contributi. Infatti sono già state erogate somme a rifugi, baite, ecc.. Prosegue poi segnalando che, la Regione, farà promozioni per poter ricordare degnamente il Centenario della Grande Guerra. La Regione stessa, si attiverà per fare delle copie del film “Fango e gloria”, le quali, saranno poi distribuite alle varie Sezioni alpini zona e sui nomi dei Caduti che sono incisi sui monumenti stessi. A Gorni, segnala che la Sezione, con riferimento agli “amici degli alpini”, si sta muovendo presso la Sede nazionale per cercare di risolvere la loro posizione, in quanto è solo dalla Sede nazionale che a tal riguardo si possono avere direttive. Informa che c’è una commissione che ha lo scopo di curare le relazioni tra i vari Gruppi per un loro utilizzo. Chiude ringraziando ancora la Protezione civile per quanto fa per la collettività. Segue quindi la consegna del “Premio Alpino dell’Anno 2014” per Adriano Pedrolli del Gruppo di Quinto per la sua attività in seno al Gruppo stesso e per il recupero delle trincee della Grande Guerra. Il Presidente Bertagnoli ne legge la motivazione. Il premiato ringrazia per il riconoscimento ricevuto. Viene quindi consegnato al Gruppo di Basson il “Trofeo Anti”, per l’attività sportiva svolta dal Gruppo medesimo. Ritira il premio il capogruppo Marco Fasoli ed anche in questa circostanza il Presidente ne legge le motivazioni. Dopo queste consegne, il Presidente dell’assemblea Ercole, invita il gen. Rondano per un suo intervento. Questi, porge all’assemblea il suo saluto e quello del gen. Primicerj, comandante del COMFOTER. Dopo aver ringraziato la Sezione per l’invito ricevuto, poiché la sua vita militare è stata sempre con gli alpini, cita una frase ricavata dal giornale della Sezione di Monferrato Marco Fasoli capogruppo di Basson ritira il Trofeo Anti (segue a pag. 18) il Montebaldo • 17 VITA SEZIONALE a del 15 marzo 2015 VITA SEZIONALE 88a Adunata Nazionale L’AQUILA 16 - 17 - 18 maggio 2015 ORDINE DI SFILAMENTO PER NOVE PRIMO BLOCCO Responsabile: Cartello Sezione di Verona: Zona “Isolana” Striscione «Aquile del 6° Alpini»: Zona “Isolana” Striscione portato dai “Giovani Alpini” Gruppo Storico del 6° Alpini Vessillo sezionale scortato dal Presidente Vice presidenti e Cappellano Consiglio Direttivo Sezionale Alpini in armi Sindaci alpini e non alpini con fascia Autorità Tamburi di Pacengo Gagliardetti sezionali Gruppo Giovani con la maglia “dal 1919 l’impegno continua” Gruppi in divisa Zona “Isolana” DISTANZA 5 METRI SECONDO BLOCCO Responsabile: Striscione Gruppi in divisa Fanfara “Acqua Santa Terme” Alpini delle Zone: “Basso Veronese” “Mincio” - “Adige Guà”- “Valpolicella” Basso Lago” - “Baldo Alto Garda” “Val d’Adige Veronese” Gruppi in divisa delle Zone suddette DISTANZA 5 METRI TERZO BLOCCO Responsabile: Striscione Gruppi in divisa Fanfara “Abruzzi” Alpini delle Zone: “Val d’Illasi-Lessinia” Valpantena-Vald’Alpone” “ Medio Adige” - “Verona 1” - “Verona 2” COMANDANTE DEI PARACADUTISTI Alpini paracadutisti All’ammassamento, i nomi delle Zone nel blocco, sono disposti come identificativo di blocco e non come ordine di partenza. Come da disposizione nazionale, I SINDACI ALPINI E NON, che vogliono sfilare con la fascia tricolore, sono inseriti CON LE AUTORITA’ NEL PRIMO BLOCCO altrimenti sfileranno senza fascia , con il loro Gruppo. Si intendono Gruppi in divisa quelli che riescono a formare minimo tre file da nove. Gli altri, di numero inferiore, potranno fare la loro riga senza distanziamenti all’interno dello schieramento. RACCOMANDAZIONI ● Salutare il Labaro Nazionale al suo passaggio. ● Posizionarsi all’ammassamento nel blocco cui si è stati assegnati. ● Il cappello non deve essere un “nido di tordo”, ma decoroso e pulito. ● Gli alfieri dovranno indossare la casacca tricolore, tenere un comportamento fiero. ● Il gagliardetto deve essere affidato a perso nale idoneo, vista la lunghezza del percorso. ● Durante lo sfilamento, tutti devono tenere un comportamento austero e rispettoso. ● Divieto assoluto di portare striscioni, cartelli e bandiere non autorizzati. ● NON SI SFILA IN PANTALONI CORTI. ● I responsabili del Servizio Sezionale, provvederanno ad allontanare dallo sfilamento, tutti coloro che, con il loro comportamento, oscureranno la reputazione della Sezione. La nostra Sezione è collocata al 5° settore in via Cardinale Mazzarino. Presumibilmente inizio sfilamento alle ore 12 ( dopo Venezia) il Montebaldo • 19 PENNA SPORTIVA Tiro a segno pistola grosso calibro Domenica 18 Gennaio u. s., si è conclusa la 10^ edizione del “Trofeo PGC ANA Avesa” organizzata dal Gruppo alpini di Avesa presso il Poligono di Verona. E’ stata la prima gara del calendario sportivo ANA 2015 con la partecipazione di ben 188 concorrenti a rappresentare 28 Gruppi di cui uno Trentino e uno Vicentino. Il Trofeo, messo in palio, lo ha vinto il forte e numeroso Gruppo di S. Giovanni Lupatoto partecipando con 35 soci di cui 15 alpini; a soli 4 punti in meno, si e classificato il Gruppo di Avesa e, a seguire, Tregnago. Il migliore risultato tecnico della gara lo ha ottenuto con punti 180/200 Andrea Stegagnini di Avesa. Alle premiazioni, ha rappresentato la Sezione di Verona, il consigliere delegato allo Sport Marco Rambaldel, complimentandosi con gli organizzatori. Il capogruppo di Avesa, Albino Zampieri, ha ringraziato quanti hanno partecipato alla gara e il TSN di Verona con il suo nuovo Presidente il gen. alpino Riccardo Sartor per l’ospitalità da sempre concessa. CLASSIFICHE Alpini Maestri: 1° Piccoli Michele (Lugo); 2° Facchetti Angelo (Calmasino); 3° Castellani Enzo (S. Giovanni L.). Alpini 1^ classe: 1° Bellini Andrea (Tregnago); 2° Morari Luca (Valeggio); 3° Lo- nardoni Cristian (Calmasino). Alpini Maestri Veterani: 1° Fiorin Silvano (Avesa); 2° Bonato Omero (Avesa); 3° Gaspari Franco (Avesa). Alpini Veterani: 1° Vincenzi Luciano (Parona); 2° Mazzi Alviano (Bussolengo); 3° Lorenzoni Flavio (Golosine). Amici ANA: 1° Bonamini Silvio (Tregnago); 2° Benedetti Alessandro (Valeggio); 3° Zenari Renato (S. Giovanni L.). Open: 1° Stegagnini Andrea (Avesa); 2° Sega Alberto (S. Giovanni L.); 3° Ca- stellani Andrea (S. Giovanni L.). Mista Donne e Giovani: 1° Lavagnoli Doriana (Tregnago); 2° Guidi Elettra (Avesa); 3° Romagnoli Rita (Avesa). CLASSIFICA GRUPPI 1° S. Giovanni Lupatoto; 2° Avesa ; 3° Tregnago; 4° Golosine; 5° Calmasino; a seguire Bussolengo, Sovizzo, Ca’ di David, Pescantina, Peschiera, Cristo Risorto, Negrar, Lubiara, Marano e per la prima volta Raldon, Lugo, Chievo, Parona, Valeggio, Albaredo, Ala, S. Ambrogio, B. Venezia, Basson. Pesca: 5° Trofeo “memorial” Giovanni Ambrosini Valeggio s/M: gara di bocce a coppie Si è svolto domenica 12 ottobre u. s., il 5° Trofeo Giovanni Ambrosini, gara di pesca, organizzata dal Gruppo alpini di Palazzolo. Numerosa la partecipazione dei Gruppi alpini della Sezione e la bella giornata, ha contribuito alla buona riuscita della manifestazione. CLASSIFICA INDIVIDUALE 1° Balenario Gabriele; 2° Ruffo Bruno; 3° Ducchi Mario; 4° Gobbi Bruno; 5° Cristiani Roberto; 6° Del Pin Michele; 7° Gugildi Enrico; 8° Brugnoli Il Gruppo alpini, ha brillantemente organizzato una gara di bocce a coppie per il 27° Trofeo “Alpini Andati Avanti”. Nella foto: il capogruppo Cesare Valbusa con la coppia vincitrice Silvano Cordioli - Giuseppe Ossiduri. Flavio; 9° Ferrarese Stefano;10° Cordioli Claudio. CLASSIFICA GRUPPI 1° S. Martino B. A.; 2° Palazzolo; 3° Borgo Roma; 4° Marcellise; 5° Perzacco; 6° Grezzana. L’ambito Trofeo, offerto da Stefano Franchi, è andato al Gruppo alpini di S. Martino B. A. Un grazie a tutti i partecipanti ed un arrivederci all’anno prossimo. Franco Tacconi capogruppo COMUNICATO Consegna dell’ambito Trofeo al Gruppo alpini di S. Martino B. A. 20 • il Montebaldo Il calendario sezionale dello sport, anno 2015, per motivi di edizione del giornale “il Montebaldo”, è pubblicato sul sito: www.anaverona.it A.N.A. Tridentina 2° Art. Mont. RADUNO NAZIONALE 2° Reggimento Artiglieria da Montagna Gruppi “VERONA” - “VICENZA” - “ASIAGO” - “REGGIMENTALE” Sabato 27 e Domenica 28 Giugno 2015 DOSSOBUONO di Villafranca (Verona) PROGRAMMA Sabato 27: Ritrovo dei commilitoni - Saluto alle Autorità convenute - Alzabandiera. (Su prenotazione max 100 posti, visita alla Cantina Vinicola di Lugana - tel. 333.21.21.99). Pranzo in Baita a Valeggio sul Mincio con visita turistica all’incantevole località di Borghetto. Alla sera, grande concerto di cori Alpini. Domenica 28: Ammassamento presso il Parco Antonelli in via Nogare - Seguirà la sfilata per le vie cittadine S. Messa - Deposizione di corone ai monumenti ai Caduti. Al termine della cerimonia, rancio in Baita a cura del Gruppo A.N.A. di Dossobuono. Il Gruppo fornisce 20 brande con materasso e la possibilità di portare delle brandine per altri 20 posti. Area per camper e tende in zona limitrofa. Per prenotare, contattare il capogruppo Claudio Bodini: [email protected] - tel. 347.23.89.618 A disposizione per gli anziani o inabili un servizio di Jeep e campagnole Referenti: Gruppo “Verona” Gruppo “Vicenza” Gruppo “Asiago” Mario Quattrina Giuliano Meneghini Renato Buselli [email protected] tel. 342.05.16.196 [email protected] tel. 347.71.08.130 [email protected] tel. 329.67.27.554 VITA DEI GRUPPI BUTTAPIETRA BORGO 1° MAGGIO PRESENTATO UN LIBRO SUGLI ALPINI DEL GRUPPO Lo scorso 20 giugno nella baita, nell’ambito dell’annuale Festa Alpina, è stato presentato, davanti ad un attento e numeroso pubblico, il secondo libro scritto ed autofinanziato dall’alpino Giorgio Bighellini e con il concorso del Gruppo alpini dal titolo «Storia del Gruppo Alpini di Buttapietra». Erano presenti, il consigliere sezionale Rinaldo Marini, il responsabile della Zona “Isolana” e capogruppo Adriano Bussi, il sindaco Aldo Muraro, i capigruppo fondatori Norino Piccoli e Giancarlo Longo, due reduci citati anche nel libro. Dopo la presentazione del capogruppo, il sindaco ed il consigliere Marini, hanno evidenziato il valore di questa ricerca. Anche Giancarlo Longo, capogruppo storico per ben 50 anni, ha FESTA CON LA “PICCOLA FRATERNITÀ” L’alpino Giacomo Comencini, della Squadra di Protezione civile Il Gruppo alpini, con gli amici della “Piccola Fraternità”, collaborano da 25 anni per organizzare la loro festa: quest’anno lo scopo era la raccolta di fondi per il rifacimento del tetto. L’Associazione, il cui presidente è Corrado Zenti, nostro iscritto, si occupa delle persone affette da varie patologie deambulanti del fisico e della mente. COLOGNA VENETA ricordato il lungo cammino percorso dagli alpini in quasi 70 anni di storia, ricordandone alcuni momenti significativi. «Nel 2016, il nostro Gruppo festeggerà il 70° anniversario della sua fondazione e, in vista di questo traguardo, ha sottolineato l’autore, mi sembrava giusto lasciare un ulteriore lavoro di ricerca come segno di servizio per gli alpini e per il mio paese; e fin dall’ inizio ho avuto la fortuna di poter parlare con i primi capigruppo fondatori ed i seguenti e raccogliere le loro preziose testimonianze di impegno soprattutto nella solidarietà, che meritano di essere custodite». Parte del ricavato dalla vendita del libro, sarà devoluta in beneficenza ed alcune copie sono state donate alla Biblioteca Civica locale. FESTEGGIATO LUIGI AMBROSINI PER I SUOI 100 ANNI E’ stato festeggiato per il suo 100° compleanno il socio alpino Luigi Ambrosini, reduce dal fronte Jugoslavo e da due anni di prigionia in un campo di concentramento tedesco. Alla presenza di numerosi alpini, il sindaco Dr. Silvano Seghetto, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale e il capogruppo Giancarlo Borin, gli hanno consegnato una targa ricordo. La cerimonia, semplice ma di notevole significato, è stata allietata e resa più coinvolgente dai canti del “Coro Scaligero” di Cologna Veneta. Franco Bombieri GREZZANA A RICORDO DEGLI ALPINI SEPOLTI DA UNA VALANGA Il 7 marzo 1970, a 45 anni dalla tragedia in Val Pusteria, nella zona di Ponticello di Braies, in cui sette alpini veronesi sono stati travolti da una improvvisa valanga staccatasi dalla Croda Scabra: due scampati dalla tragedia, hanno voluto ricordare il triste evento. Luigi Signorini e Sergio Fenzi del 6° Alpini, Btg. “Bassano”, facevano parte del Reggimento che stava marciando, come di consueto, per sistemare il poligono di tiro nell’Alta Val di Braies. Li ricordiamo scrivendo i loro nomi per non dimenticarli: Luciano Turata di Verona, Luigi Rigo di Quinzano, Angelo Benedetti di Malcesine, Franco Bagolin di Veronella, Bruno Pighi di Avesa, Vittorino Bonfante di Gazzo V.se e Fausto Baietta di S. Pietro in Cariano. Per ricordarne la memoria, il Gruppo alpini di Grezzana, il 2 giugno di ogni anno , organizza un viaggio commemorativo al Monumento di Ponticello di Braies con la partecipazione dei rappresentanti militari del Btg. “Bassano” del 6° Alpini, dei Gruppi alpini di Monguelfo, Dobbiaco, S. Candido e della nostra Sezione: per l’occasione, sono invitati tutti gli otto alpini sopravvissuti alla tragedia. Per informazioni comunicare con: Luigi Signorini - tel. 045/90.81.29, oppure Sergio Fenzi - cell. 347.70.04.366. Giampietro D’Agostini 22• il Montebaldo MARANO DI VALPOLICELLA GITA AL RIFUGIO CONTRINIl Sabato 19 luglio u. s., eravamo in tanti del Gruppo alpini, accompagnati anche dalle nostre consorti, che non hanno sfigurato nel percorso Canazei-Rifugio fatto a piedi con passo sicuro. Alla gita, organizzata dal capogruppo Enzo Lonardi, era presente anche una delegazione del Gruppo di Valgatara, il presidente di “Valpolicella Benaco Banca” Gianmaria Tommasi. Ha fatto da guida il capogruppo di Magré, Gino Degasperi, con il quale il Gruppo di Marano è gemellato. Il programma prevedeva una S. Messa celebrata dal parroco di Valgatara-Marano-S. Rocco, don Andrea Ronconi, pranzo presso il Rifugio. RIVOLI VERONESE NATALE CON GLI ALPINI DELLA VALPOLICELLA Sabato 20 dicembre u. s., il Gruppo alpini ha organizzato il “Natale con gli alpini della Valpolicella”. Prima tappa di una serie di manifestazioni che andranno a concludersi con il 50° di fondazione del Gruppo in occasione del Raduno di Zona dei Gruppi della Valpolicella, previsto per domenica 24 maggio 2015: data di rilievo storico in cui l’Italia entrò in guerra 100 anni prima. La manifestazione è iniziata con l’alzabandiera al monumento ai Caduti in Piazza degli Alpini, il canto dell’Inno di Mameli da parte dei presenti, successivo “Silenzio” suonato dalla tromba della Banda Sezionale MISSIONE UMANITARIA IN BENIN Nell’agosto scorso, il capogruppo Giovanni Gamberoni, la moglie Luigina, Lorenzo Concini, consigliere del Gruppo di Pesina, Giuseppe Ferrarini in rappresentanza dell’Amministrazione comunale, il parroco padre Marco Rovai, padre Pascal Aynon (nativo del Benin) e altre dodici persone di Rivoli ed altri paesi limitrofi e toscani, hanno effettuato una missione umanitaria di 20 giorni in Benin. Con i fondi raccolti hanno dato corso ad un progetto umanitario di supporto alla comunità delle “Suore degli Angeli”, già operante in loco, che prevedeva la sistemazione di alcuni locali per ricavare un panificio con fornitura della relativa attrezzatura, la formazione di di Perzacco e deposizione di una corona d’alloro in ricordo dei Caduti. Il capogruppo Marco Lonardi ed il capo zona “Valpolicella” Massimo Venturini, hanno dato il benvenuto alle autorità civili intervenute, ai consiglieri sezionali Sergio Lucchese e Marco Rambaldel, alle madrine sig.ra Pia Baietta, per i Gruppi della Valpolicella e la sig.ra Luigina Begali per il nostro Gruppo ed a tutte le Associazioni intervenute. La cerimonia proseguiva in Duomo con la celebrazione di una S. Messa, dove si è toccato un momento di grande commozione alla lettura dei nomi degli alpini della Valpolicella “andati avanti” nell’anno trascorso e la lettura della “Preghiera dell’Alpino”. A conclusione della bella manifestazione, serata con concerto di voci e strumenti, molto apprezzato dal numeroso pubblico intervenuto, con il coro “Monti Lessini” e la “Banda sezionale di Perzacco”. La serata si è conclusa con l’esecuzione dell’Inno di Mameli ed il “Trentatrè”. PIZZOLETTA CAMBIO DEL CAPOGRUPPO Venerdì 16 gennaio u. s., è stata convocata l’assemblea del Gruppo per l’elezione del nuovo capogruppo. Enzo Albertini, capogruppo uscente, ha ricevuto una targa di benemerenza per il prezioso e fattivo contributo dato per il suo lungo mandato. Al neo eletto Enore Giacomelli, i migliori auguri di buon lavoro. “GIORNATA DEL RICORDO” Sabato 7 marzo, il Gruppo alpini ha organizzato la “Giornata del Ricordo” in memoria degli alpini travolti, 45 anni fa, da una valanga a Ponticello di Braies (BZ). Alla Commemorazione, patrocinata dal Comune di Villafranca, hanno partecipato alcuni Gruppi della “Zona Mincio”, familiari delle vittime e Gruppi, con i gagliardetti, delle zone dove i defunti erano residenti. Un sentito grazie a quanti hanno voluto partecipare. una trentina di donne per la sua gestione, l’animazione dei ragazzi (i bimbi non sanno giocare...) l’aiuto alle suore nella distribuzione dei medicinali. Ora il forno funziona a pieno regime, 24 ore al giorno. Il Consiglio direttivo del Gruppo alpini, ha deciso anche l’adozione a distanza di due bambini. ISOLA DELLA SCALA FESTA DEL GRUPPO ALPINI Domenica 23 novembre u. s., giornata del tesseramento, è stata programmata una S. Messa e due cerimonie: una al monumento ai Caduti ed una alla Targa “Largo degli Alpini”. Durante il pranzo sociale, il capogruppo Angelo Gozzi, ha illustrato l’impegnativa e generosa attività svolta nel corso dell’anno, consegnando dei contributi all’Ass. “ABEO”, alla Cooperativa “La Scintilla”, alla “Piccola Fraternità”, alla “FEVOS”. A padre Drazan, missionario in Tanzania, è stata consegnata la somma di 3.250 euro per l’adozione a distanza in Mozambico ricavati dalla “Giornata del Giovane Alpino” e dal chiosco in fiera. Erano presenti alla manifestazione, l’Abate don Roberto, i cons. sezionali Paolo Ferlini, Rinaldo Marini e il capo zona Adriano Bussi. RITROVIAMOCI L’Aquila, settembre 1964: C.A.R. alla Caserma “Rossi”. Per un incontro, in occasione dell’Adunata Nazionale, contattare Marastoni cell. 338.58.20.787 o Sambogaro tel. 045.63.00.279. il Montebaldo • 23 VITA DEI GRUPPI PESCANTINA VITA DEI GRUPPI COLOGNOLA AI COLLI TREGNAGO RESTAURATO IL MONUMENTO AI CADUTI Domenica 15 febbraio u. s., in occasione della festa del Tesseramento, presso la parrocchia di Stra’ di Caldiero, alla significativa presenza del sindaco Martelletto e del consigliere sezionale Ezio Benedetti, è stato inaugurato il restauro del monumento ai Caduti. Per la cronaca, è il quarto monumento che il Gruppo alpini ha restaurato, tenendo fede all’impegno preso per procedere alla sistemazione dei monumenti esistenti sul territorio comunale. Dopo la S. Messa e la cerimonia in onore ai Caduti, pranzo sociale in baita. MANIFESTAZIONE IN ONORE AI CADUTI Domenica 25 gennaio, contrariamente agli anni passati, la giornata dedicata al ricordo dei nostri soldati che hanno combattuto in zone impervie di Albania, Grecia e Russia, ci ha donato un sole tiepido e splendente. Alpini e componenti di quasi tutte le armi, residenti nei piccoli paesi situati nella ridente valle, sono arrivati a Tregnago per commemorare i padri, i nonni, i fratelli rimasti in quelle terre sconvolte da guerre assurde ed ingiustificabili. La partenza del corteo, capitanato dal capogruppo di Tregnago Bruno Rancan, si è mosso al seguito della Banda “La Primula” di Cogollo e, subito dopo, la schiera di labari e vessilli che rappresentavano le varie Associazioni combattentistiche locali. Numerose le Autorità: in testa il Sindaco di Tregnago Renato Ridolfi e il Presidente degli alpini veronesi Luciano Bertagnoli, aprivano la sfilata numerosi gagliardetti intervenuti dalla provincia. L’alpino Alfredo Laiti, classe 1921, unico reduce presente, combattente nei Balcani è tornato in Italia dopo avere subito mesi e mesi di prigionia in Germania. Era presente alla manifestazione anche il soldato in divisa, fuciliere Cristiano Chesta classe 1993, di stanza nella caserma “Duca” di Montorio. Il corteo si è recato nella chiesa parrocchiale per assistere alla S. Messa. L’officiante, nell’omelia, ha elogiato i reduci per la loro vita tribolata nei vari teatri di guerra. Dopo la cerimonia religiosa, il corteo si è portato in piazza Marcolongo, di fronte al monumento dedicato ai Caduti sul Fronte Orientale di guerra, per assistere all’alzabandiera, accompagnata dall’inno “La leggenda del Piave” e dal nostalgico e mesto suono del “silenzio d’ordinanza” . Sul palco, si sono alternati alcuni studenti di 3^ Media dell’Istituto Comprensivo di Tregnago, per declamare toccanti poesie e racconti e da loro scelti per la circostanza: facevano contorno il Gonfalone del Comune e il Labaro dei Combattenti e Reduci veronesi, costellato di 35 Medaglie d’Oro al V.M. Negli interventi ufficiali, ha preso la parola il Sindaco Renato Ridolfi, il presidente dei Combattenti e Reduci, il Presidente Luciano Bertagnoli e la Senatrice Maria Pia Garavaglia che hanno apprezzato l’impegno degli studenti presenti ricordando loro che non bisogna dimenticare la storia. Sulla lapide del monumento, sono incisi decine di nomi dei Caduti in un paese di pochi abitanti: 27 morti in guerra, 17 dispersi, 8 prigionieri e 36 morti per malattia. Agostino Dal Dosso VALEGGIO s/M FESTA DI SAN MARTINO CON GLI ANZIANI Per la tradizionale ricorrenza di San Martino che, un tempo per i braccianti agricoli significava fare trasloco, ai giorni nostri significa “castagne e torbolin” in compagnia. Gli alpini del Gruppo, capitanati da Cesare Valbusa, si sono attivati con il “coretto della baita” e alcuni volenterosi, a far la festa agli anziani ospiti a Casa Toffoli con canti, regalando un pomeriggio diverso con la consueta allegria alpina. Giorgio Rovina Renato Buselli COSTALUNGA INAUGURATO UN PICCOLO MONUMENTO Domenica 17 agosto u. s., alcuni alpini del nostro Gruppo, si sono recati presso la famiglia Niero di Bolca per l’inaugurazione di un piccolo monumento, in legno, dedicato alla Madonnina dell’Ortigara. Il programma prevedeva una S. Messa celebrata dal cappellano sezionale don Rino Massella alla presenza di alcuni gagliardetti, la benedizione del monumento e un rancio all’alpina. Nella foto: Mario Niero, la moglie Giuseppina, i figli Clara, Lorenzo e Daniela. Paolo Magagnotto 24• il Montebaldo INCONTRI Siamo artiglieri del Gruppo “Vicenza”. Abbiamo prestato il servizio militare negli anni 1960-1970 a Brunico nella Caserma “Lugramani”. Ci siamo trovati il 4 dicembre u. s., per festeggiare S. Barbara nostra Patrona, con il gen. Tullio Campagnola. Per un prossimo incontro, contattare Luciano Brunelli - cell. 336.35.82.77 oppure Sergio Leonardi – tel. 0464.51.97.80. SALIONZE FINALMENTE COSTITUITO IL NUOVO GRUPPO Alpini cercasi. Questo è stato “Life Motive” con cui, alcuni di alpini di Roverchiara, sono andati alla ricerca di chi aveva fatto il militare nelle Truppe alpine ed era desideroso di far parte del nuovo Gruppo Alpini . Si, perché Roverchiara, Comune di circa 2.800 anime, da una ricerca effettuata, poteva contare su circa cento persone residenti nel Comune che avevano fatto la “naja” nelle Truppe alpine. Era comunque da anni che si parlava in paese di ricostituire questo Gruppo ma, per un verso o per l’altro, la cosa non era mai andata a buon fine, tanto che alcuni alpini del paese, si erano iscritti altrove. Ma è stato all’inizio dell’estate che si è accesa la miccia. Per la precisa volontà di alcuni alpini che, riunione dopo riunione, sono arrivati al traguardo con la conferma da parte dell’ANA, Sezione di Verona e, successivamente, la sede nazionale, del riconoscimento della costituzione del nuovo Gruppo Alpini, la cui ufficialità è stata data giovedì del 3 luglio 2014 presso la Sede consiliare del Comune, alla presenza del sindaco Loretta Isolani, del Presidente della Sezione di Verona, Luciano Bertagnoli, del vice presidente vicario Luigi Bicego, del capo zona Mario Morgante, del capogruppo di Minerbe, Doriano Pesarin Il nuovo Gruppo può contare 41 alpini e 7 “Amici degli alpini”, tra cui il Sindaco, eletta Madrina del Gruppo. L’esito delle votazioni, per il triennio 2014-2016, ha dato questo risultato: capogruppo, eletto all’unanimità, è risultato Adriano Lovato. Per il Consiglio direttivo sono stati eletti: Paolo Rossi Gianluigi Ziviani, Francesco Bersani, Giuliano Marocco, Mauro Ghingo, Giampaolo Bissoli, Gianluca Guzzo, Valeriano Marangoni. FESTA DEL GRUPPO PER IL TESSERAMENTO Domenica 15 febbraio u. s., si è svolta la festa del Tesseramento. La giornata è iniziata con l’incontro tra il capogruppo Augusto Guerra con il consigliere sezionale Paolo Ferlini, con il capozona “Mincio” Loris Pellizzato e con il reduce di Russia Bruno Bozzini (101 anni), visibilmente commosso nel ricordare i suoi compagni caduti in quella terra lontana. Inizio della sfilata per le vie del paese con la Banda musicale di Peschiera d/G, la Squadra di Protezione civile “Mincio”, il coro A.N.A. di Peschiera d/G e numerosi gagliardetti fino al monumento di Nikolajewka ed alla Targa dedicata ai Caduti di tutte le guerre per la deposizione di una corona d’alloro. Discorsi di circostanza, da parte delle autorità intervenute, chiudevano la bella manifestazione. POVEGLIANO CELEBRATA L’UNITÀ D’ITALIA Martedì 4 novembre u. s., il Gruppo alpini ha celebrato l’Unità d’Italia in collaborazione con il Comune, le Istituzioni combattentistiche e le scuole del paese. Durante la cerimonia abbiamo deposto, insieme agli studenti, dei fiori al monumento ai Caduti, e cantato insieme l’Inno di Mameli durante l’alzabandiera. Poi, i ragazzi, hanno preso la parola recitando poesie e pensieri relativi alla festa del 4 Novembre. La cerimonia è terminata con l’ultima canzone dei giovani che, nel ritornello, diceva: «Bisogna che impariamo tutti a dire no-nono a tutte le guerre». POIANO UN 4 NOVEMBRE CARICO DI EMOZIONE Una significativa cerimonia commemorativa quella svoltasi a Poiano lo scorso 4 novembre. Dopo la S. Messa, celebrata nella chiesa parrocchiale, il corteo si è portato presso il monumento alla presenza di un buon numero di cittadini. Presenti: il reduce di Russia, nonché presidente della Sezione A.N.C.R. locale, cav. Domenico Pasi; rappresentanti di Associazioni locali civili e d’Arma con i labari; il presidente dell’8^ Circoscrizione Dino Andreoli; il Comandante della caserma Duca di Montorio, col. Marco Simonini e il parroco don Flavio Rolfi. Ma la presenza più importante, e che ha dato un tono particolarmente emozionante alla cerimonia, è stata quella delle bambini delle scuole elementari “ G. Pascoli” di Poiano, che già da tempo sono presenti a questa cerimonia. La cerimonia proseguiva con l’alzabandiera, l’Inno di Mameli, cantato dai bambini e da tutti i presenti, deposizione della corona con le note della Leggenda del Piave e il momento più toccante: “l’appello dei Caduti”. Ogni bambino chiamava il cognome e nome di un combattente Caduto e tutti gli altri rispondevano “presente”; quindi, lo stesso bambino, andava a depositare un fiore in un’anfora posta davanti al monumento; così sono stati chiamati tutti i nomi dei Caduti scritti sul monumento, 35 della Prima Guerra e 19 della Seconda. A seguire, poesie, riflessioni e pensieri ben espressi da tutti gli alunni, preparati dalle brave maestre nelle settimane precedenti la commemorazione. I presenti, con gli occhi lucidi e con evidente commozione, hanno ascoltato, in profondo silenzio, le parole dei bambini. Poi gli interventi del presidente Dino Andreoli, del col. Marco Simonini e di don Flavio. Infine un breve racconto, intenso ed emozionante, di qualche ricordo di guerra da parte del reduce Domenico Pasi che, ha così concluso la commemorazione con un sincero monito che veniva dal cuore e che più volte è stato sollecitato nei pensieri dei bambini: «Basta con le guerre, vogliamo la pace». La giornata si concludeva con un rinfresco nella vicina baita degli alpini. Per l’Ass. Combattenti e Reduci Paolo Zamboni ORGOGLIO GIOVANILE Margherita Benini indossa con orgoglio il cappello alpino dello zio Gianni “andato avanti” del Gruppo di Quaderni. il Montebaldo • 25 VITA DEI GRUPPI ROVERCHIARA VITA DEI GRUPPI Belle Famiglie BORGO NUOVO CONSEGNATI DUE APPARECCHI PER AEROSOL Il Gruppo alpini, ben noto per le sue iniziative benefiche, ha consegnato, alla presenza del Direttore di Pediatria dott. Paolo Biban e della coordinatrice Amabile Bonaldi, due apparecchi aerosol professionali per i piccoli pazienti della Pediatria e del Pronto Soccorso Pediatrico di Borgo Trento. E’ stato un momento toccante! Non ci siamo sentiti degli eroi, ma, alle spiegazioni dei vari responsabili, ci si è aperto il cuore sentendoci dei papà che, con grande amore, accudiscono ai propri figli. Questa nuova esperienza, voluta e proposta dal cav. Luciano Rainero, è stata fatta successivamente propria dal capogruppo Adriano Residori e dal Direttivo, nello spirito di solidarietà da sempre dimostrata dagli alpini. Nonno Danilo Piccolo, classe 1952, papà Mirko, classe 1983, il piccolo Andrea, futuro alpino, cl. 2014 del Gruppo di Legnago. Al centro della foto Marcellino Schiavo, da 21 anni capogruppo di Castel D’Azzano, attorniato dai figli (da sinistra) Stefano, alpino, Simone, Loris e dal nipote Mattia, tutti della Squadra di Protezione civile della “Zona Isolana”. La foto è stata scattata in occasione della festa per i 60 anni del Gruppo alpini. Un bell’esempio. Complimenti! Compleanni Il socio Giulio Bellani, festeggia i suoi 90 anni, con i figli Marco (a sinistra) e Roberto capogruppo di Nogara Il socio Giorgio Tanara, festeggiato per i suoi 90 anni dal Gruppo alpini di Illasi Ginevra, figlia di Giampietro Pegoraro con lo zio Ruggero Fattori. Jacopo, figlio di Antonio Pegoraro con il nonno Giacomo Pegoraro (Gruppi di Terrossa e Montecchia di Crosara). Matrimoni ed anniversari di matrimonio SONA BADIA CALAVENA Giacomo Trivellin e Laura Fattori, sorella del capogruppo Ruggero e madrina del Gruppo 26 • il Montebaldo PONTON Luca, figlio di Clemente Villa (alfiere Gruppo di Ponton) con Martina, figlia di Corrado Andreoli (Gruppo di SONA) e lo zio Mario (Gruppo di PONTON) TORRI d/B Ernesto Consolini (a destra) con Paola e il vice capogruppo Fiorenzo Peroni BADIA CALAVENA Luca Dalla Minca, vice capogruppo, e Irene nel giorno del loro matrimonio attorniati dal Consiglio Direttivo ISOLA DELLA SCALA Sabrina Zanoni con papà Giovanni nel giorno del suo matrimonio CELLORE 60° di matrimonio, Gino Zanetti con Maria Brunelli COLOGNA VENETA 60° di matrimonio, Olindo Gini con Ivone Verona 55° di matrimonio, Giovanni Castellani con Natalina e la piccola Sofia ILLASI 60° di matrimonio, Giorgio Tanara con Giuseppina Sacchi RONCO ALL’ADIGE QUINTO MONTORIO 60° di matrimonio, Bruno Pangriso con la moglie COLOGNA VENETA 55° di matrimonio e 80° compleanno di Orfeo Tisato con Adua Bolognese MOZZECANE 55° di matrimonio e 90° compleanno di Arnaldo Cricca, la moglie, i figli, nipoti e pronipote CASTELNUOVO D/G 50° di matrimonio, Giorgio Bonetti con Erminia Franzoni BORGO VENEZIA 50° di matrimonio, Sergio Bellamoli con Maria Soffiati DOSSOBUONO GOLOSINE 50° di matrimonio, Luigi Santinato con Maria Luisa Luca Vinco e Laura Schiavetti con i genitori Enzo Vinco e Lucio Schiavetti 53° di matrimonio, Saturnio Zoccatelli con Anna, genitori di Damiano COLOGNA VENETA 50° di matrimonio, Silvano Carazzato con Gabriella Baloin il Montebaldo • 27 ANAGRAFE Matrimoni ed anniversari di matrimonio ANAGRAFE Matrimoni ed anniversari di matrimonio S. LUCIA Q. IQ. I. BUTTAPIETRA 50° di matrimonio, Adriano Peroli con Maria Cenci 50° di matrimonio, Renzo Magalini con Rina Caporali ALBARE’B. A. 50° di matrimonio, Massimino Veronesi con Paola Ferrarin e il figlio Luca BUSSOLENGO 50° di matrimonio, Gianfranco Costa con Norma Cordioli PASTRENGO CUSTOZA 50° di matrimonio, Gianfranco Ruggeri con Gabriella Maroni ZEVIO 45° di matrimonio, Mario Brutti con Maria Rosa Dal Pozzo 28 • il Montebaldo BUSSOLENGO 50° di matrimonio, Roberto Melloni con Cesarina Quintarelli MOZZECANE 50° di matrimonio, Luigino Scattolini con Rosanna Muzza 50° di matrimonio, Luigi Buscardo con Maria e i nipoti SOMMACAMPAGNA 50° di matrimonio, Umberto Parolini con Elisa Bersanelli CALMASINO MONTORIO 50° di matrimonio, Mario Signorini con Maria COLOGNA VENETA 50° di matrimonio, Mariano Negro con Graziella Zenaro DOSSOBUONO 47° di matrimonio, Giovanni Venturini con Adriana Splendori GOLOSINE 45° di matrimonio, Renzo Rigatelli, capogruppo, con Luciana Pavani 50° di matrimonio, Sergio Sabaini con Anna Zanetti i figli e nipoti BORGO VENEZIA 40° di matrimonio, Sergio Corso con Antonietta Zanin e il nipote Alessandro BOLCA BONAVICINA 40° di matrimonio, Antonio Moretto con Nadia Prati e le nipotine Rebecca e Rachele MOZZECANE 35° di matrimonio, Gilio Ferrari con Luisa Ferrarese 25° di matrimonio, Marco Rigoni, capogruppo, con Maria Grazia Dal Zovo TREGNAGO 25° di matrimonio, Bruno Dal Bosco con Giuseppina Aldegheri Nastri rosa ed azzurri S. ROCCO DI PIEGARA Riccardo Cunego, figlio del socio Renato ISOLA DELLA SCALA BOSCO CHIESANUOVA Alberto e Ivan, con il nonno Gervasio Zanini NOGARA STALLAVENA CASTION Cloe, con il nonno Giorgio Castellazzi Alessandro, con mamma Emanuela e i bisnonni Guglielmo e Giuseppina Brunelli Alice Rossetto, con il nonno Sergio De Agostini Mattia Codognola nel giorno del suo battesimo con la sorellina Beatrice, i nonni Maurizio Codognola, Gruppo Nogara (a destra) e Enzo Rinco , Gruppo di Isola della Scala (a sinistra) CASTION Alessandro, con il nonno Giorgio Castellazzi RONCO ALL’ADIGE BORGO 1° MAGGIO Sonia, con il nonno Gigi Recchia S. MICHELE EXTRA BORGO VENEZIA Azzurra e Giovanni, con il nonno Armando Gagliardo S. MARIA IN STELLE Claudio Tommasi e la moglie Pierina, nonni di Alessandro, Davide e Isacco, la piccola Ester nel giorno del battesimo Eleonora e Jonathan, con i nonni Dino Filippini e Gianfranco Speri TOMBAZOSANA Summer, con il nonno Angelin DOSSOBUONO Alessandro, con il nonno Roberto Caporali il Montebaldo • 29 ANAGRAFE Matrimoni ed anniversari di matrimonio ANAGRAFE Nastri rosa ed azzurri Luca, in braccio a papà Simone Campagnari, volontario in Mozambico, i nonni Rodolfo Prandini e Adriano con Sofia GREZZANA I bisnonni Giuseppe Bertagnoli e Anna, i nonni Ivano Bertagnoli e Daniela con i nipoti Nora e Giulio Bertagnoli LUBIARA Sono andati avanti GINO ZANTEDESCHI (Fane) ILARIO DALLA BÀ (S. Rocco di Piegara) ENRICO DALLA POZZA (Alcenago) RINALDO CORDIOLI (Cavalcaselle) GIANFRANCO CHESINI (Cavalcaselle) IVANO MURARI (Pellegrina) REMIGIO TOSI (Vigasio) MARIO CERADINI (Pastrengo) EZIO MIORI (Peschiera d/G) GIULIO CESARE ANTI (Sona) ANGELO BUSCARDO (Sega di Cavaion) LINO UGOLINI (Arbizzano) ALESSANDRO CAVAZZOLA detto (Viale) (S. G. Ilarione) GIORGIO DALL’AGNOLA (Garda) LORENZO MENGHIN (Garda) AVVISO PIETRO FORESTI ex capogruppo (Montorio) 30 • il Montebaldo GIORGIO FERMANTI (Montorio) 1° ANNIVERSARIO ° ANNIVERSARIO GRAZIANO RIGHETTI (Montecchio di Negrar) WALFRIDO ZAFFARANA (Golosine) Al fine di vedere pubblicate delle buone immagini, inviate alla Redazionbe de “il Montebaldo” foto originali che poi, la Segreteria, su richiesta, provvederà a restituire. Dino Ghellere; Sante Balsemin. BARDOLINO Ugo Pennacchio; Enea Marcuzzi; Benvenuto Barbieri, amico. S. ZENO DI MONTAGNA Marcello Bonetti, ex combattente. BORGO 1° MAGGIO Edoardo Antonini; Remigio Perina. SOAVE Aldo Magnabosco; Giovanni Solfa. BORGO NUOVO Valentino Righetti; Francesco Pellegrini, amico; Guido Mascalzoni, amico. TORRI DEL BENACO Ugo Borgo; Fabio Raguzzi. COLA’ Lina Libera, madre del cons. Vittorio Zanetti e dell’amico Renzo. VALEGGIO SUL MINCIO Rolando Pasini. BORGO ROMA Alberto Terragnoli; Claudio Cappelletti; Luciano Vicentini; Giorgio Bonato, fratello del capogruppo Sergio. VALGATARA Roberto Salerno; Gaetano Adami; Giovanni Bussola, consigliere. BORGO VENEZIA Daniele Foresti, figlio di Angelo. ZEVIO Ubertino De Togni (Adelino). CA’ DI DAVID Giovanni Valerio; Ilario Melegari, amico. CAVAION Luigi Filippini; Giulio Fontana; Giuseppe Vicentini. COLA’ Giancarlo Montresor, fratello di Franco. COLOGNA VENETA Brulino Prando; Dino Tadiello; Antonio Callegaro, cognato dell’alpino gen. Angelo Baraldo e zio del socio Flavio Rigon. DOSSOBUONO Michele Bonomo; Luciano Dall’Avanzi. FANE Lino Dalle Pezze, amico, fratello di Renzo e Rinaldo. GAZZOLO Mario Lorenzoni. GREZZANA Elio Salvagno; Renato Beccherle; Comm. Mario Salvagno, fratello di Giovanni e Giuseppe, padre di Daniele. ILLASI Bruno Colombari. LUBIARA Luigi Lorenzi (Ciri), amico; Bruno Ortombina, fratello del cons. Giovanni. LUGAGNANO Calogero Piazza; MONTEFORTE D’ALPONE Luigi Zoppi. MOZZECANE Sergio Vanoni, amico. PALU’ Armando Tonelli; Giancarlo Bonvicini. PARONA Paolo Vallarsa. QUARTIERE S. ZENO Lino Pasetto, vice capogruppo; Massimo Fiorilli. S. GIOVANNI LUPATOTO Antonio Provedelli; Ucillo Pomari, reduce di Russia. S. LUCIA EXTRA Renato Mantovani, amico; Renato Scapin, amico. S. MARIA IN STELLE Luigi Mosconi. S. STEFANO DI ZIMELLA CAZZANO DI TRAMIGNA Graziella Bonomo, madre di Tiziano Malesani; Maria Grisi, madre dell’amico Paolo Castagna; Suor Vittoria Menini, cognata di Luigi Tonegato. DECEDUTI TRA I FAMILIARI ALBAREDO D’ADIGE Martina Cantachin, figlia di Luigi e nuora di Luigi Giorgio Mori. BORGO S. PANCRAZIO Giuseppina Burato, moglie di Eros Turri; Rosetta Santi, sorella di Lino, capogruppo. CA’ DI DAVID Gabriella Sorì, sorella di Giovanni Ugoli; Giulio Cerani, padre di Mariano; Vittorio, suocero di Gabriele Totolo; Celestina Tinazzi, sorella di Costantino. COLOGNA VENETA Gianni Sarego, padre di Pietro, consigliere; Giancarlo Domenichini, fratello di Paolo, consigliere. FANE Elvira Dalle Pezze, madre di Ennio e suocera di Renzo; Vittorina Guardini, madre di Enzo e Renato, nonna di Ivan, suocera di Daniele. GREZZANA Marcellino Bellamoli, padre di Remigio, fratello di Mariano; Dai Pra Bepo, padre di Laura, amica PC. ILLASI Il padre di Daniele Franchi. LUBIARA Gemma Albrigo, moglie fondatore Ugo Sandri. del socio MINERBE Clara Vesentini, madre del capogruppo Doriano Pesarin. MONTEFORTE D’ALPONE Sono andati avanti Suor PALMA DALLA PRIA, (Gruppo Costalunga), ci ha lasciati a quasi 94 anni. Per circa 50 anni è stata il punto di riferimento per la Scuola materna “S. Giuseppe”, per la comunità di Costalunga e per il Gruppo alpini. In ogni nostra festa, Suor Palma, tappezzava le finestre di bandiere tricolori, per far capire quanto amava gli alpini. La sua disponibilità, la sua importante presenza sincera. Grazie, Suor Palma, gli alpini non ti dimenticheranno mai! OSVALDO CASTIONI, cl. 1929 (Gruppo di Dolcé), ci ha lasciati. In questa foto, lo ritrae insieme all’adorata moglie Maria Spinaroli nel giorno del loro 60° di matrimonio il 20 febbraio 2014, attorniato dai figli Pietro, Marco e Renato. GIANFRANCO MINGON (Gruppo Borgo Roma). Consigliere del Gruppo dal 1974 a dicembre 2014. Ha partecipato alla costruzione della prima baita, recuperata a Buia dopo il terremoto in Friuli. Assiduo frequentatore dell’attività del Gruppo. Ti ricorderemo per sempre. GAETANO PIAZZOLA (Gruppo di Tregnago), per tanti anni valido consigliere del Gruppo. Ti ricorderemo sempre per la tua bontà, semplicità e disponibilità verso tutti. La madre di Luigi Patuzzi; PERZACCO Agostino Aldegheri, ex combattente, padre del socio Giorgio. PESCHIERA DEL GARDA Maria, madre di Luigi Danzi. PIOVEZZANO Teresa, madre di Silvano Lonardi; Maria, moglie di Alberto Righetti. POIANO Yvonne Paoletti, madre di Giancarlo e Luciano Wanausek; Sergio Righetti, fratello di Raffaello e Romano; Maria Teresa Cugildi, sorella di Luigi. S. STEFANO DI ZIMELLA Ezzelino Tirapelle, suocero di Dino Zigiotto; Maria Amalia Bressan, suocera di Ideo Garbin; Maria Lovato, consuocera di Nerino Garzon e suocera di Michele e Renzo Garzon. VOLON Ida Molinaroli, madre di Ivano Tognettini, capogruppo. NASTRI ROSA ED AZZURRI BORGO S. PANCRAZIO Francesco, nipote del nonno Lino Santi, capogruppo; Marco, nipote dei nonni Adriano Brunelli e Silvano Vignola; Gaia, nipote del nonno Mario Nicolato. ILLASI Davide, nipote di Carlo ed Eugenio Bellomi, Riccardo, nipote di Valter Rigon e Giancarlo Marchesini; Sara, nipote di Giovanni Aldegheri; Mattia, nipote di Stefano, Erminio e Giuseppe Danzi. S. ROCCO DI PIEGARA Sofia Vischio, figlia dell’amico Matteo, nipote di Imerio. S. STEFANO DI ZIMELLA Elettra Muzzolon, nipote del nonno Luciano e dello zio Sergio Longo. S. VITALE DI ARCO Giulia, figlia di Paolo Gaole; Elia Geremia, figlio dell’amico Simone Varalta. VOLON Lorenzo, nipote di Ivano Tognettini. FIORI D’ARANCIO CELLORE Marco Cobello con Marica Bonamini. ILLASI Elisa, figlia del vice capogruppo Roberto Viviani, con Michele Galantini. S. STEFANO DI ZIMELLA Diego Gauci, figlio di Antonio, con Tatiana Tirapelle, figlia di Giancarlo. RENATO BERGAMINI, cl. 1934 (Gruppo Sanguinetto-Concamarise). Grande cuore alpino, sempre pronto e disponibile alla collaborazione. Gli alpini del Gruppo, lo ricorderanno sempre. ANNIVERSARI DI MATRIMONIO CAPRINO 60° di matr. Ugo Negrini con Silvia Zanetti. NOTIZIE LIETE VELO VERONESE Matteo Todeschini, si è brillantemente laureato in “Scienza dei materiali”, figlio di Paolo e nipote di Guerrino, combattente e reduce (Gruppo Azzago). il Montebaldo • 31 ANAGRAFE SOCI DECEDUTI V.I.S.A. sas di Vezzari Giuseppe & C. AGENZIA GENERALE Via Carlo Cipolla, 8/o - 37039 TREGNAGO (VR) Tel. e fax 045.650.0088 / 045.650.0538 - cell.334.265.3281 e.mail: [email protected] SUBAGENZIE Piazza del Donatore, 2 - 37030 COLOGNOLA AI COLLI (VR) Viale della Rimembranza, 13 - 37031 ILLASI (VR) Viale del Lavoro, 43 - 37036 S. MARTINO B.A. (VR TUTTE LE DOMENICHE A PRANZO I nostri formaggi, yogurt e latte di capra, si possono acquistare allo spaccio aziendale e ai mercatini settimanali Km0 di Verona e provincia. [email protected] - www.malgafaggioli.it Abbiamo il piacere di guidare i nostri ospiti alla scoperta delle specialità gastronomiche di Malga Faggioli 1140, da gustare in un ambiente accogliente e famigliare. INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI ANGELO cell: 3337610155 VITA SEZIONALE dove, si dice, che la vera speranza sul futuro associativo dell’ANA, viene dagli aggregati. E’ del parere che il cappello lo debba portare solo chi ha militato negli alpini, ma non bisogna ignorare tutti i valori che gli aggregati possono portare, in quanto, si uniscono a noi, nel valorizzare gli ideali in cui crediamo. Poi, pensa che non bisogna distinguere le Sezioni in base alla loro consistenza, ma per quello che fanno. Chiude l’intervento con la frase «... gli alpini se vogliono valere, devono sentire il dovere di avere dei doveri da adempiere». Di seguito, viene invitato il col. Radizza al quale viene consegnato un riconoscimento per l’affermazione ottenuta dal suo Reparto nei recenti campionati Ca.STA di S. Candido. Il colonnello ringrazia per l’attestato ricevuto e per l’apprezzamento che la Sezione e la città, hanno nei riguardo del suo Reggimento di alpini paracadutisti. Si dichiara sempre disponibile nell’impiego del suo Reparto quando se ne presenti la necessità, compatibilmente con le esigenze di servizio. Poi vorrebbe avere la possibilità di poter far conoscere, ancora di più, come si svolge l’attività del suo Reparto sia presso la Sezione che nelle scuole. Seguono ancora interventi dei delegati. Chiocchetta - Gruppo S. Giovanni Lupatoto: lamenta che nell’assemblea ci sia stato poco riferimento ai reduci, specie quelli di Russia. Invita pertanto la Sezione a voler dare più riconoscimento a loro, anche perché sono sempre di meno. Ne è mancano uno recentemente, nel suo Gruppo, e si aspettava che dalla Sezione ci fosse una rappresentanza; non perché era del suo Gruppo, ma perché era reduce. Bertagnoli: si dice d’accordo con quanto detto da Ciocchetta, e farà, d’ora in poi, il possibile perché alle esequie dei reduci, sia presente il vessillo sezionale. Bentivoglio - capogruppo Novaglie: poiché siamo in tanti ed abbiamo tante teste, è necessario che nei Gruppi e in Sezione, non si dia atto a chiacchiere di paese e a pettegolezzi, perché così si alimentano i malumori e le critiche non costruttive. Agli alpini serve trasparenza. Invita i Gruppi a dare più sostegno alla Sezione, poiché siamo tutti capifamiglia che volontariamente e gratuitamente, diamo la nostra opera per il bene dell’ANA. Poi suggerisce di non andare a cercare soci dove non ci sono, siamo ancora tanti noi alpini. Bertagnoli: risponde che, da noi, non ci sono numeri primi ma tutti uguali e tutti dobbiamo lavorare per un unico scopo quanto attiene al futuro dell’ANA, si stanno studiando le soluzioni da adottare per far fronte al calo degli iscritti. Cappello, anche per questo si cerca una soluzione che sia utile. Un cappello per gli “amici” magari con il fregio dell’ANA o qualcosa di simile. Come ha fatto già l’ex Presidente Perona, anche Favero sta consultando le Sezioni per concordare i provvedimenti da seguire. Con l’Onorcaduti, si sta trovando un accordo in modo da tener aperti i Sacrari, che è il buon funzionamento della nostra Associazione. Chiude la serie degli interventi ufficiali il vice presidente nazionale Angelo Pandolfo. Dopo i saluti alle autorità civili e militari, ai responsabili della Sezione ed agli alpini presenti anche a nome del Presidente nazionale, si complimenta con il col. Radizza per il brillante successo ottenuto dal suo Reparto ai Campionati alpini di sci cui si è già accennato. Poi, per l’Adunata dell’Aquila, suggerisce di studiare in tempo i percorsi per raggiungerla, poiché le due autostrade di accesso hanno poche uscite e le rimanenti vie sono di montagna. Per con tempi più lunghi durante le celebrazioni del centenario. Si spera anche che con le somme che si ricevono, di poter sistemare quelli che sono in stato di abbandono. Poi segnala che, nell’assemblea di Milano del maggio prossimo, ci sarà una modifica dello Statuto, dove si prevede di dare più responsabilità, sia civile che penale, ai presidenti di Sezione e ai capigruppo. Saluta quindi tutti, non senza commozione, avvisando che tra poco, cesserà il suo incarico a Milano. A suo tempo ha ricevuto lo zaino da Ercole e ora glielo restituisce. Un lungo applauso saluta il termine del suo intervento. Poi, anche la senatrice Bonfrisco, presente in sala, su invito del Presidente dell’assemblea, interviene con un suo saluto. In un momento di crisi come l’attuale, che colpisce l’Italia, tutti dovrebbero imparare dagli alpini che hanno fatto l’Italia, anche combattendo sulle montagne con sacrificio pure della vita, perciò il loro insegnamento non dovrebbe essere dimenticato. Alle ore 11.50, chiude i lavori il Presidente Ercole, scorgendo una nota positiva su quanto è emerso dall’attuale assemblea, sia pure con le critiche che ci sono state. Fa da ultimo un augurio al Presidente Bertagnoli e al Consiglio direttivo di buon lavoro. Dopo la chiusura, c’è stata la deposizione di una corona dall’oro al monumento alle “Aquile del 6° Alpini” in piazza Bra, seguita dalla sfilata fino al Sacrario militare presso il cimitero monumentale, dove, anche qui, è stata deposta una corona dall’oro in omaggio ai Caduti di tutte le guerre che colà riposano e sono ricordati. Adriano Pedrollli li “Alpino dell’Anno 2014” Suo nonno aveva combattuto in Carnia nella Grande Guerra. A distanza di un secolo, Adriano Pedrollo di Quinto di Valpantena, classe 1937, non sopportava l’idea che quelle trincee, monumenti alla sofferenza di tanti soldati, sparissero sotto i colpi del tempo. Così, da circa dieci anni, sale regolarmente su quelle montagne dell’Ortigara per pulire e restaurare trincee e gallerie della guerra 1915-’18, in modo che, le generazioni future, possano vedere e capire la grande sofferenza patita dai nostri soldati. Domenica 15 marzo 2015, alla Gran Guardia, nel corso dell’Assemblea annuale della Sezione A.N.A. di Verona, ha ricevuto il Premio “Alpino dell’Anno” dal presidente Luciano Bertagnoli per le «eccezionali doti umane e caratteriali». 18 sIL-ONTEBALDO Il Segretario Giovanni Girelli Il Presidente Alfonsino Ercole