Anno LXIlI • Aprile 2015
Centenario
della Grande
Guerra
SOMMARIO
Anno LXIlI • Aprile 2015
La parola del Direttore....................................pag. 3
Lettere al Direttore.........................................pag. 4
La parola del Presidente.................................pag. 5
La Grande Guerra........................... pag. 6 - 7 - 8 - 9
La nostra Storia....................................pag. 10 - 11
Avvenimenti.................................................pag. 12
Scala dei valori............................................pag. 13
IN COPERTINA
Grande Guerra
Vita in trincea
Gruppi militari sportivi...................................pag. 14
Museo all’aperto...........................................pag. 15
Vita sezionale......................... pag. 16 - 17 - 18 - 19
Penna sportiva.............................................pag. 20
Vita dei Gruppi..................pag. 22 - 23 - 24 - 25 - 26
Anagrafe.........................pag. 27 - 28 - 29 - 30 - 31
Pag. 18
Pag. 22
DIRETTORE RESPONSABILE: Bruno Fasani
COMITATO DI REDAZIONE: Denis Dalbon, Ezio Benedetti, Angelo Pandolfo,
Antonio Scipione, Giuseppe Vezzari, Maurizio Mazzocco
IMPAGINAZIONE E GRAFICA: Ezio Benedetti, Giuseppe Avesani
Aut. del Tribunale di Verona 15.05.1952
n. 44 del Registro - n. 1018 Vol. 11 f. 137 (06.09.1983) del Reg. Naz.
Associato all’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana)
STAMPA: Edizioni Stimmgraf srl - S. Giovanni Lupatoto
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Edizione
Marzo - Aprile 2014
LA PARoLA DEL DIRETToRE
il Montebaldo
Parlare ai giovani con le
emozioni
Tutto nuovo, come sempre
I
L’Aquila si avvicina e chi, come me,
ha avuto modo di verificare andando
di persona, sa con quanto vigore e
generosità i nostri amici dell’Abruzzo
stanno preparando l’ospitalità per la
prossima Adunata.
E non è facile immaginare quanto impegno domandi muoversi in una Sezione che, di fatto, copre uno spazio
che arriva a lambire la terra di Puglia.
Distanze lontane e sensibilità diverse,
tra città e città. E talvolta tra paese
e paese. Sono gli stessi abruzzesi
a raccontarci come, alle loro origini
esistessero tanti gruppi così diversi
tra loro da rendere difficile creare un
amalgama.
Le novantanove cannelle, della più famosa e bellissima fontana de L’Aquila, sono il simbolo della complessità
del formarsi unitario di quella popolazione.
Ormai, più volte, sono stato nel capoluogo abruzzese. L’ultima, per un incontro con i ragazzi delle scuole, per
prepararli all’avvenimento. Soprattutto per far conoscere loro l’identità
alpina e i valori di cui è portatrice la
nostra Associazione.
Due cose mi hanno particolarmente
colpito, a parte la loro disponibilità ad
ascoltare e a far tesoro dell’incontro.
La prima, è stato il desiderio di conoscere le vicende degli alpini in guerra. Sarà perché i ragazzi di oggi sono
abituati a scene più aggressive, sarà
perché la guerra ha sempre comunque un suo fascino, sia pure nella sua
drammaticità, sta di fatto che raccon-
l cambio di un Presidente
di Sezione è sempre un
cambio di vestito importante. Per quanto l’amicizia e
gli ideali condivisi garantiscano logiche di continuità, ognuno di noi porta l’originale di
quello che è. C’è un detto che
dice che si educa con ciò che
si dice, con ciò che si fa e, soprattutto, con quello che ognuno è. E qui è il bello, perché a
fronte di sei e passa miliardi di
teste che girano in questo
mondo, non se ne trova una
che sia uguale all’altra. Magari ci sono affinità, similitudini,
ma poi la macchina interiore
ha congegni che è impossibile
duplicare.
È in questa logica che saluto
e ringrazio Ilario Peraro. La
sua è stata una passione vera
per gli alpini (e continuerà ad
esserlo). Ma era una passione
composta, giocata sempre col
fioretto, dentro sentimenti profondi e intimi. Si capiva che
gli piaceva il bene, l’amicizia,
quell’ordine umano che fa star
bene il corpo, in questo caso il
Corpo degli Apini.
Ed è nella stessa logica, cioè
quella della assoluta originalità, che saluto e accolgo Luciano Bertagnoli, il nuovo Presidente. Anche in lui c’è passione. Ma la sua è una passione
tare la Storia è ancora possibile.
L’importante è trasmettere l’anima
che essa ha dentro, evitando di appiattirla su date ed elenchi di avvenimenti. Come ricordava Paolo Rumiz,
premiato dall’A.N.A. come giornalista
dell’anno 2014, «...oggi l’unico modo
per far conoscere il nostro passato
è quello di suscitare delle emozioni».
E proprio a proposito di emozioni, la
seconda cosa che mi ha colpito, è
stato il potere comunicativo dei nostri
canti. Oggi, molta gente, è portata a
cogliere questo aspetto della nostra
vita associativa per lo più come fenomeno folcloristico.
più estroversa, che ha bisogno
di comunicare, che butta fuori
un po’ di magma tra le tante
emozioni che lavorano dentro
e si intuiscono. Lo si capisce
dagli occhi, dalla foga degli
interventi, dal sorriso… Perfino i capelli, provati dai venti
della montagna, sembrano voler scappare fuori, verso qualcosa, verso qualcuno.
A Luciano, come si fa in caso di un cambio di vertice, ho
proposto le mie dimissioni da
direttore de «il Montebaldo».
Non si trattava solo di un gesto
formale. Chi arriva ha il diritto di farsi la squadra che meglio ritiene idonea e preziosa
per il proprio lavoro. Imbullonarsi sulla poltrona per paura
di perderla è la più grande
mancanza di amicizia e di collaborazione che possiamo avere nei confronti di chi ha responsabilità di governo.
Purtroppo per me, mi è an-
data male. E non perché il Presidente abbia usato una sorta
di cortesia, pensando che avrei
potuto soffrirne. No, no. Mi ha
proprio inchiodato lì: obbedire
e combattere. Con serenità riprendiamo allora lo zaino,
marciando a vista. Davanti ci
aspettano impegni non da poco. La prossima adunata, le
consuete importanti uscite dell’estate. Soprattutto, il raduno
del 3° Raggruppamento a settembre è una scadenza impegnativa, che domanda la disponibilità e la generosità di
tutti. Pensare che ci debbano
pensare solo i “capi” sarebbe
mancanza di spirito alpino.
Sono sicuro che tutti insieme riusciremo a dare slancio e
smalto a questa manifestazione. Sul versante più specifico
della nostra testata, ho chiesto
alla presidenza di tentare un
salto di qualità. Della grafica,
ma anche nell’organizzazione
dei contenuti, affidando alla
generosa intelligenza di alcuni, i vari settori che meritano
attenzione particolare: la vita
di Sezione e dei Gruppi, la
Storia degli alpini, la montagna e le sue vicende, lo
sport… Le ambizioni sono importanti, anche se i bilanci ci
invitano a contenere i costi essenzializzando l’impegno. Ci
proveremo. Tutti insieme, gratuitamente e sorridendo.
Chi lavora per gli alpini sa
in partenza di non avere utili
personali. E se qualcuno pensasse questo sarebbe un falso
alpino. Ed è proprio dalla gratuità che può fiorire la creatività che mette in campo energie impensate, perché fuori da
questa logica c’è posto solo
per i mercenari.
Ascoltare i moltissimi cori, è una
piacevolezza per l’aspetto estetico
con cui
si diassiste
ad uno spettacolo,
Il Comitato
Redazione de “il Montebaldo”
prende parte al dolore del suo Direttore,
spesso
diFasani,
altissimo
livello.
Ma i nostri
don Bruno
per la perdita della
sorella
Santa
canti, prima
e porge le piùd’essere
sentite condoglianze.un esercizio artistico, sono brani di vita, intrecciati
nelGruppo
dolore
delle raduno
provecommilitoni
dell’epopea,
“Verona”:
che gli alpini hanno attraversato.
Ai ragazzi de L’Aquila, che già stanno imparando molti di questi nostri
canti, ho proposto canticchiando
sommessamente alcuni dei brani più
SOMMARIO
noti. È stato impressionante sentire
il silenzio di quattrocento persone,
come prese dentro un brivido di emozione. Come se fossero entrati dentro quelle storie, dentro il dolore dei
sentimenti che la guerra produce e
quello ancora più terribile delle ferite
e della morte.
C’era un silenzio a metà tra il rispetto
e la commozione, come le vicende di
un secolo e mezzo fossero lì a battere i passi di una presenza misteriosa
ma reale. Segno che non abbiamo
limiti alla possibilità di raccontare il
nostro passato, per rendere presente
nelle coscienze i nostri valori e la nostra storia. Fatta di sacrifici e di dolore, ma anche di entusiasmo e di tanta
capacità di trascinare. È bastato intonare il ritmo incalzante del “Trentatrè”
per sentire un teatro trasformarsi in
una grande adunata di cuori. Ottocento piedi e un solo passo, un solo battito di cuore, ad unire gli alpini e i tanti
ragazzi che, in Abruzzo, già sentono
il fascino del loro arrivo.
Bruno Fasani
Sabato 6 settembre 2014 a Bolzano, presso
la Caserma «O. Huber» in viale Druso, 110,
si terrà l’annuale Raduno dei commilitoni
appartenuti al Gruppo “Verona”: Reparto
Comando - 75^-76^-77^ Batteria.
Questo il programma:
- dalle ore 8,30 alle ore 9,30: ingresso in Caserma (Tassativo);
- ore 9,40: Sfilata nel cortile della Caserma;
- ore 9,55: Alzabandiera con il trombettiere Mauro Pasotti;
- ore 10,00: S. Messa;
- ore 10,40: Deposizione della corona ai Caduti;
- ore 11,00: Visita alla Caserma;
- ore 12,30: (tassativo) Pranzo in caserma, (versando la quota
di € 5,00 all’ingresso);
Il pranzo è disponibile per i primi 200 posti prenotati.
Per informazioni (in programma un servizio pullman) contattare: Silvano Viale tel. 0444.43.92.02; Sergio Bonato cell.
338.90.67.658; Giuseppe Pinamonte cell. 338.22.79.141; Mario Martini cell. 338.90.67.658; Giorgio Agnolini cell.
340.96.01.083.
Un doveroso ringraziamento vada al Gen. C.A. Alberto Primicerj, al Ten. Col. Massimo Umberto Daves ed ai loro collabratori.
Circolo “M. Balestrieri”
Biblioteca
Avvenimenti
Vita militare
Memorie di vita
Penna sportiva
Vita sezionale
Vita dei Gruppi
Anagrafe sezionale
“Ossigeno”per
«il Montebaldo»
I Gruppi alpini della Zona
“Valdalpone” hanno
offerto € 500,00.
I Gruppi alpini della Zona
“Valpolicella” hanno
offerto € 500,00.
Il Gruppo Oppeano ha
offerto € 100,00.
Il Gruppo San Giovanni Il.
ha offerto € 100,00
per il giornale
«il Montebaldo»
Benvenuti!
pag. 4
pag. 5
pag. 6 - 7
pag. 8
pag. 9
pag. 10
pag. 11 - 12 - 13 - 14
pag. 16 - 17 - 18 - 19 - 20
pag. 21 - 22 - 23
Direttore responsabile: Bruno Fasani
Comitato di redazione: Denis Dalbon, Ezio Benedetti, Angelo Pandolfo,
Antonio Scipione, Maurizio Mazzocco, Giiseppe Vezzari
Impaginazione e grafica: Ezio Benedetti, Giuseppe Avesani
Aut. del Tribunale di Verona 15.05.1952
n. 44 del Registro - n. 1018 Vol. 11 f. 137 (06.09.1983) del Reg. Naz.
Associato all’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana)
Stampa: Edizioni Stimmgraf srl - S. Giovanni Lupatoto
Questo numero è stato chiuso l’8 aprile 2014
Bruno Fasani
PROSSIMI APPUNTAMENTI
SEZIONALI
Venerdì 15 - Sabato 16 - Domenica 17 maggio:
L’AQUILA: 88^ ADUNATA NAZIONALE
Domenica 7 giugno:
S. LUCIA Q.I. RADUNO SEZIONALE
Sabato 13 e Domenica 14 giugno:
CONEGLIANO VENETO:
“RADUNO DEL TIVENETO”
Il Consiglio Direttivo Sezionale, riunitosi venerdì 23 gennaio u.s.,
ha approvato all’unanimità, l’ingresso del Coro “Amici della Baita di
Lugagnano” nell’elenco dei Cori A.N.A. di Verona.
PELLEGRINAGGI
Domenica 5 luglio: Costabella
Domenica 12 luglio: Ortigara
Domenica 26 luglio: Conca dei Parpari
Domenica 30 agosto: Rifugio Scalorbi
Domenica 19 luglio: Passo Fittanze
Domenica 6 settembre: S. Maurizio
il Montebaldo • 3
LA PAROLA DEL DIRETTORE
2
L’ITALIA “PAESE” O “PATRIA”?
POLACCHI ED ITALIANI UNITI
Egregio Direttore,
è diventato uso comune chiamare l’Italia “Paese” (uso la P maiuscola per garbo). Ricordo che a scuola si insegnava (almeno
quando l’ho frequentata io) che vi erano le città, i paesi, le regioni, l’Italia, ma soprattutto il “Paese” era la Patria - e patrioti coloro
che per essa morivano - ed era la Patria che si difendeva.
La nostra decantata Carta Costituzionale, recita che è sacro dovere del cittadino difendere la Patria ed è l’unica circostanza in
cui viene usato il termine sacro dovere.
E’ probabile che la globalizzazione e/o l’Europa dequalifichino il
termine Patria, oppure lo si leghi inopinatamente ad una qualche
ideologia non opportuna: fosse così, si dovrebbe riflettere sulla
comune apertura mentale.
Patria, è la terra dei nostri padri e sarà la terra dei nostri figli
e questo, per ora, è l’Italia e sempre lo sarà, chiunque siano
coloro che potranno chiamarsi italiani: saranno forse solo nati
sul territorio italiano ma, per ora, non è la terra dei loro padri.
Viva la Patria. Viva L’Italia.
Egr. Sig. Direttore,
mi presento: sono Maurizio Nowak, figlio di un soldato del 2°
Corpo Polacco e presidente dell’Associazione Famiglie dei Combattenti Polacchi.
Abbiamo iniziato la nostra attività da pochi anni ereditando le
finalità dei nostri padri, ormai quasi tutti deceduti.
Vorrei ringraziare Lei, sig. Direttore responsabile e tutta la Redazione del vostro bel giornale “il Montebaldo” per l’onore che
avete reso ai nostri genitori con la pubblicazione dell’articolo
redatto da Clemente Vascon: avete cementato l’amicizia che
legava anche i soldati polacchi e gli alpini.
Anche i nostri padri hanno vissuto la terribile prigionia in Russia, i
primi soldati italiani a collaborare con i polacchi furono gli alpini,
in Val di Sangro, da sempre una delegazione dell’A.N.A. onora,
con la sua presenza, le celebrazioni nei nostri cimiteri di guerra.
Potrà sembrare una mancanza di riguardo, ma approfitto di questa lettera, per permettermi di proporre un gemellaggio tra la
nostra e la vostra Associazione.
Noi siamo poco più di 70, sparsi in tutta Italia, per fortuna, come
succede tra gli alpini, siamo tutti amici fraterni. Voi siete tanti e
sempre molto bravi ed organizzati.
Forse sarà possibile, aspetterò volentieri le vostre determinazioni. Informo, inoltre che, ho provveduto a ringraziare personalmente il Col.Vascon. Rinnovo a nome dell’Associazione il più
vivo ringraziamento.
Enrico Cirafici
Per capire il perché bisogna tornare all’uso che ne faceva
Carducci quando distingueva il «Paese legale dal Paese reale», ossia la realtà statale, amministrativa, burocratica e,
nella mente del poeta, anche laica ed anticlericale, giusto
per distinguersi da una Patria che era impregnata di cristianesimo e di altri valori non totalmente condivisi. Poi, era
venuto il tempo della Nazione. Soprattutto dopo le cadute
dell’Impero degli Zar e quello Ottomano nel 1924, il concetto di nazionalismo aveva trovato terreno facile. Purtroppo le ideologie fanatiche, fascista, nazista e comunista non
fecero molto onore all’idea di nazione, determinandone un
po’ l’uscita di scena nel linguaggio comune. “Patria”, ossia
“Terra dei padri” evoca la nostra storia, le nostre radici,
la nostra identità morale e culturale. E’ termine inclusivo,
ma non mi faccio illusioni. Molti direbbero: ecchisenefrega?
PROSSIMA ADUNATA A L’AQUILA
Caro Direttore,
abbiamo parlato questa settimana, nel mio Gruppo, della prossima Adunata a L’Aquila. Tra noi c’era chi sosteneva che sarà dura
in una città, colpita dal terremoto, e non ancora riparata. Questo
potrebbe far sì che, molta gente, vista anche la distanza, sia
tentata di rinunciare. Io credo che sarebbe un grande peccato
sia per gli amici abruzzesi, ma soprattutto un colpo allo spirito
di Corpo alpino.
Maurizio Nowak
Siamo onorati, signor Nowak, di questo suo scritto e dei
sentimenti di fraternità che esso esprime. Sapere che la stima verso gli alpini spazia anche oltre i confini della lingua
italiana, rende onore a noi che apparteniamo all’Associazione, ma ancor più e, prima a chi ha combattuto la guerra,
lasciando un segno, con il proprio esempio di vita, che ha
suscitato stima e ammirazione.
Nuova Unità cinofila da
soccorso su macerie
Con grande entusiasmo e, dopo anni di duro
lavoro, la nostra Squadra può disporre di una
nuova Unità cinofila per soccorso su macerie.
Ieri, domenica 1 marzo, Argo, accompagnato
dal suo conduttore Mirko Franchetto, ha superato l’esame di abilitazione del Coordinamento cinofilo Veneto per la ricerca di persone
disperse su macerie. Complimenti a tutta la
Squadra!
Bruno G.
Caro Bruno, sono stato recentemente a L’Aquila due volte, per concordare la comunicazione sull’Adunata. Anche
gli amici aquilani temono che una non adeguata o una cattiva informazione possano frenare la voglia di partecipare.
Da parte mia, vi posso assicurare che L’Aquila è una foresta di gru che la stanno mettendo in piedi, più viva e ospitale
di prima. Rimane il problema del Centro storico, il quale,
è sprofondato di 50 cm. Lì, non so cosa sarà possibile fare
concretamente, ma questo non riguarda la sfilata. Per il
resto la città sarà quanto mai accogliente e il Comitato organizzatore sta lavorando con un entusiasmo che si tocca
con mano. Anzi, considerate le bellezze della zona, vorrei
raccomandare a tutti di prendersi qualche giorno in più,
prima o dopo i giorni dell’Adunata, per regalarsi angoli di
bellezza indimenticabile.
4 • il Montebaldo
Via Fontanelle, 18 - 37055 Ronco all’Adige (VR)
Tel. 045.702.0010 - Cell. 347.414.4434 / 340.939.7263
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LA PARoLA DEL PRESIDENTE
Il centenario per tornare
alle nostre origini
A
Un doveroso ringraziamento vada al Gen. C.A. Alberto Primicerj, al Ten. Col. Massimo Umberto Daves ed ai loro collabratori.
suoi Alpini, ed ora come vitalizio ce la caviamo con un solo grazie… dettato però da
profondi sentimenti di stima e
gratitudine: gli Alpini sono
fatti così.
Ma non c’è tempo per pensare ad altro, perché gli impegni che stanno arrivando a
“spron” battuto non lasciano
spazio a nostalgie.
Ora, cari amici, zaino in
spalla. Dobbiamo fare un Raduno del Triveneto all’altezza
della nostra blasonata Sezione
e della città di Verona.
Saremo chiamati ad uno
sforzo non comune e straordinario, su vari fronti, per con-
Consegnato un assegno all’ABEO
so per la salvezza di altri, ed ha pagato con la vita, l’onore di essere un alpino perché la “leggenda delle penne
nere” si tramandi dai veci ai bocia con
immutato ed affascinante splendore.
Per questo, ci viene talvolta da maledire quella scelta avventata, di sospendere il servizio di leva che garantiva continuità a questo intrepido
cammino che passava, di volta in
volta, alle nuove generazioni come
una sorta di consegna dei doveri da
compiere: straordinario collegamento
tra la società civile e le istituzioni.
Ideale congiunzione tra passato e
presente. Saggio tirocinio per un
comportamento civico in proiezione
del futuro, corretto e necessario.
Ci resta un’intima scaramantica
speranza,il Ministro che allora lo soppresse, ora che è diventato il nostro
Presidente della Repubblica, lo potrebbe ripristinare.
Ora, i tempi, sono notevolmente
cambiati, ora si ravvisa la necessità
assoluta di investire sui giovani, e
riscoprire con loro una cultura fatta
cretizzare nel migliore dei modi questo evento.
Avremo bisogno della vostra disponibilità di Uomini, di
Alpini senza riserve.
Avremo la necessità di cercare risorse che in questo periodo di crisi stentano ad arrivare dalle pubbliche amministrazioni.
A tale proposito anche la
vendita dei pacchi pasta, di
una bottiglia commemorativa
e del pandoro saranno finalizzati quest’anno per reperire i
fondi necessari .
Crediamoci Alpini crediamoci tutti… come vi dicevo
all’insediamento, sono con
grande umiltà uno di voi, insieme formiamo, se lo vogliamo: la Sezione Alpini di
Verona.
Luciano Bertagnoli
Ricordi del Triveneto
di: doveri – responsabilità
– rispetto
●
●
●
- solidarietà.
●
●
Ora, sarebbe possibile
concedere un
●
●
ritorno, con criteri
e modalità ovviamente cambiati, della leva/servizio
obbligatorio.
Presidente ci pensi, sarebbe il più
del “Gruppo
bel regalo che Rimpatriata
potremmo
fare aiAsiago”
nostri Caduti per onorarne la memoria,
durante le commemorazioni del Centenario: noi alpini, vogliamo sfruttare
questa opportunità.
Mille giorni per non dimenticare,
milContributi
alla Squadra di PC “Adige Guà”
le giorni per approfondire, cercare di
comprendere, mille giorni per insegnare la Pace.
Mille giorni per rendersi conto che
la fierezza di portare il Cappello Alpino, non può essere sopraffatta da
individualismi, pomposità, arroganze,
numeri primi.
“Uno per tutti, tutti per l’Associazione
Alpini”.
Un Centenario dunque per tornare
alla riscoperta delle nostre profonde
radici .
Medaglia celebrativa in ottone con smalti
Spilla celebrativa in ottone con smalti
Crest celebrativo con smalti
Busta con 2 cartoline celebrative
(annullo filatelico nei giorni 13-14 settembre)
Gadget vari (gagliardetti-serigrafie su plexiglass...)
Bottiglia Valpolicella D.o.C. Superiore
(con etichetta caratteristica)
Nuovo pacco pasta
ordinazioni presso la Sede A.N.A di Verona
(tel. 045.800.25.46).
L’Amministrazione comunale di Salizzole, in collaborazione
con il Gruppo alpini e con le altre Associazioni presenti sul territorio, ha consegnato un assegno del valore di 7.450 euro all’Associazione ABEO di Verona: l’importo è frutto del ricavato di varie manifestazioni svoltesi nel corso dell’anno 2013.
La consegna dell’assegno, ha avuto luogo presso la baita sabato 15 febbraio u. s., alla presenza dei responsabili ABEO, dell’Amministrazione comunale, dei rappresentanti dei gruppi che
hanno partecipato all’iniziativa, dei parroci e del Consiglio direttivo del Gruppo alpini.
LAUREA
3
Zaino in spalla!
mici alpini tutti. Ancora grazie per la fiducia e per l’ampio mandato che mi avete affidato. Porterò nel cuore l’emozione di questa splendida giornata, ricca di tantissime attestazioni di stima e affetto, che
voglio sinceramente ricambiare ad ognuno di voi.
E, proprio con tutti voi, desidero ringraziare l’amico Presidente Ilario Peraro. Insieme,
abbiamo condiviso per tanti
anni gioie, fatiche, preoccupazioni, qualche amarezza, e
tante soddisfazioni.
Si è prodigato a tempo pieno per la Sezione di Verona e i
«Vecchio scarpone quanto tempo è
passato… per giorni e notti insieme a
te ho camminato… quante canzoni
sul tuo passo ho cantato...».
Che immensa marcia, lungo la Storia,
ha fatto lo scarpone alpino: dall’Eritrea alla Libia,
dall’Adamello alle Tofane, alla Carnia,
dalla Francia alla Grecia, dall’Albania
alla Russia,
e poi in tempo di pace dal Vajont, al
Libano al Mozambico, all’Afghanistan.
E ancora in congedo dal terremoto
di Messina al Friuli, dall’Irpinia alla
Valtellina, dalle Marche all’Abruzzo, a
Reggio Emilia e ancora dal Piemonte
all’Armenia.
Un’interminabile cammino nella Storia che continua a fluire ininterrottamente e la vita del Corpo degli Alpini
è intimamente collegata alla Storia
d’Italia, a quella passata e a quella
futura.
Una Storia gloriosa e di valore, una
Storia scritta con l’impegno la dedizione, il sacrificio.
Sacrificio di chi ha dato tutto se stes-
il Montebaldo
Federica Spedo, figlia del socio alpino
Franco, Gruppo Castagnaro-Menà, si è
laureata, all'Università di Verona, in
“Facoltà di Economia e Commercio”
con la tesi: “Il ruolo
dell’Investor Relator
nella Comunicazione Aziendale”. Da
tutto il Gruppo congratulazioni e auguri vivissimi.
Ditta Franchi Stefano - Stradone S. Lucia,77/a
(tel. 045.862.18.28).
Cartoline e gadget si troveranno anche allo
Stand A.N.A. di Veronafil (Padiglione 9, Fiera di Verona)
nei giorni di 23-24-25 maggio.
Carissimi Artiglieri del “Gruppo Asiago” del
Reparto Comando, Batterie 28^ - 29^ - 30^, Caserma Piave di Dobbiaco.
Ci ritroveremo a Pordenone, in occasione dell’Adunata Nazionale Alpini, sabato 10 maggio,
dalle ore 15,00. Ci incontreremo al Centro Sportivo di “Corva di Azzano Decimo”, località che si
trova a 4 km dal centro di Pordenone, servito da bus di linea, (gli
orari verranno inviati in secondo tempo).
Abbiamo già prenotato il menù per il rancio (ore 19,00): si prega di dare la propria adesione (numero e nome e cognome), a: [email protected] o tel. cell. 329 6727554.
ricevuti nell’anno 2013 dai Gruppi Alpini di:
S. Stefano di Zimella.......€ 250.00
Albaredo d’Adige............€ 250.00
Cologna Veneta.............. € 300.00
Luciano Bertagnoli
31° anniversario di fondazione della Squadra di Protezione civile Sezione di Verona inaugurata il 25 settembre 1983.
La foto, con il capogruppo Sergio Zecchinelli (in primo piano), ritrae i componenti, al Rifugio “U. Merlini” il 7 febbraio 2015.
il Montebaldo • 5
LA PAROLA DEL PRESIDENTE
Edizione
Marzo - Aprile 2014
LA GRANDE GUERRA
24 maggio 1915:
ha inizio la Prima Guerra Mondiale
A
ll’alba del 24 maggio 1915,
41 Battaglioni alpini erano già
schierati a difesa della linea di
frontiera, nelle zone più impervie, dal Passo dello Stelvio ai
monti tra Natisone e Isonzo. Altri 11
Battaglioni erano attestati nelle valli immediatamente retrostanti, quali riserva
di settore. Immediatamente dopo la
nostra dichiarazione di guerra all’Austria, il nostro Esercito portò a termine
il primo sbalzo offensivo, durato dal
24 maggio al 13 giugno 1915, sbalzo
che ci consentì l’azione di sorpresa sul
Monte Nero, la conquista della dorsale
Vrsic-Vrata, della testa di Ponte di Plava, di un lembo del Carso a Monfalcone, la dura resistenza ai contrattacchi
nemici sulle Alpi Carniche e nel medio
Isonzo e le rilevanti avanzate condotte nel Trentino e nel Cadore, dove la
conca di Cortina cadde in pochi giorni
nelle mani delle nostre unità.
Con questo sbalzo offensivo, si preparò la prima battaglia dell’Isonzo, per la
quale il Generale Cadorna, emanò gli
ordini il 21 giugno, cioè, appena otto
giorni dopo la conclusione delle nostre
prime operazioni, nel corso delle quali
gli alpini si distinsero particolarmente,
sin dai primi combattimenti.
Tra tutte le battaglie combattute in
questo primo periodo di guerra, ritengo sia necessario, da buon alpino,
focalizzare la nostra attenzione sulla
conquista del Monte Nero, in quanto
non deve essere solo considerata uno
splendido esempio di guerra in montagna, ma anche una delle imprese più
importanti di questo primo periodo.
Al di là della cronologia degli avvenimenti che hanno contrassegnato questo importante fatto d’armi, di cui molti
hanno scritto e pubblicato, mi è parso
più interessante andare a ricercare e
porre in evidenza quanto affermato dal
Generale Donato Etna, Comandante
dei gruppi alpini “A” e “B” (i Reggimenti furono impiegati con la trasformazione prevista dai Tomi di mobilitazione in
gruppi alpini, con due, tre o più Battaglioni alpini, con batterie o gruppi di
artiglieria da montagna e formazioni
di servizi. Si costituirono anche raggruppamenti alpini con l’abbinamento
minimo di due gruppi alpini, sulla base
delle operazioni da svolgere), che ha
vissuto in prima persona quegli avvenimenti divenuti, poi, storia.
Quanto precede, allo scopo di esaltare il valore, l’eroismo e l’ardimento dei
nostri alpini nei confronti sia di un nemico caparbio, efficiente e militarmente preparato sia di un ambiente operativo, certamente a loro congeniale,
ma caratterizzato da mille avversità e
difficoltà di ogni genere. In proposito,
6 • il Montebaldo
così scriveva il Generale Etna, in quella
zona di operazioni:
«….Come descrivere le emozioni dei
tanti episodi sublimemente belli, che si
svolsero in quei giorni? Episodi di cui
ognuno, varrebbe compensare anni
ed anni di sacrifici e di vita dedicata
a questi forti figli d’Italia? E ciò che mi
fa fremere ancor oggi di commozione
e che ricordo con orgoglio di vecchio
alpino, si è che non uno di quei tanti
episodi fu men che encomiabile. Ne
possono essere fiere ed orgogliose
le belle fiamme verdi! Nessun alpino le
offuscò in quei giorni di sacro entusiasmo. Lo slancio, la fede non si affievolirono mai di fronte alle prime difficoltà,
si accrebbero anzi e ne uscirono cen-
ni e le ripidissime falde rocciose, per
le quali doveva svolgersi l’attacco e
tenga inoltre presente che la posizione
era occupata da un reparto austriaco
di forza notevole ….
A me, che degli alpini conoscevo il
cuore e le virtù, l’impresa sembrò difficile, ma non temeraria… e, quando la
mattina all’alba, si vide sventolare sulla
vetta la Bandiera tricolore, mi sentii l’animo invaso da tale commozione che
difficilmente riuscirei a descrivere.
Nella conquista del Monte Nero, erano
stati catturati 38 ufficiali e 678 soldati
austriaci. Le perdite nostre furono di 7
morti ed una trentina di feriti.
Il valore dell’operazione fu apprezzato
onestamente dallo stesso nemico e
tuplicate, forse anche per quell’istintivo, tenace sentimento dell’alpino che
non si abbatte di fronte ai pericoli ed
alle difficoltà del momento.
Si giunse così all’episodio più saliente,
al fatto d’armi che il Capo di Stato Maggiore, Generale Cadorna, qualificò, in
una lettera a me diretta - …una delle
più belle pagine di guerra da montagna
che la storia possa registrare… - ed
il nemico non esitò a riconoscere un
colpo da maestro, con un’obiettività di
cui non si può non rendergli omaggio.
Non dirò dei precedenti che ci indussero alla necessità dell’occupazione della
vetta del Monte Nero, né i preparativi
che la precedettero, preparativi più
materiali che morali, perché gli alpini
portavano nel loro fermo cuore, come
patrimonio indistruttibile, l’entusiasmo
e la fede dei forti. Dirò soltanto che
la conquista del massiccio di Monte
Nero, era assolutamente indispensabile per poter vivere e muoverci nella
conca di Caporetto. Ma l’impresa poteva apparire temeraria a chi del massiccio suddetto osservi le balze, i canalo-
mi par giusto richiamare le parole di
una scrittrice non sospetta, l’austriaca
Schalek, la quale, in merito ai combattimenti per la conquista del Monte
Nero, così scrisse: «...quando qui si
parla di questo splendido attacco che,
nella nostra storia della guerra, viene
annoverato senza restrizioni come un
successo del nemico, ognuno aggiunge subito: Giù il cappello davanti
agli Alpini!».
Ai partecipanti all’azione vennero conferite: 3 Croci di Cavaliere dell’Ordine
Militare di Savoia, 4 Medaglie d’Oro al
Valor Militare, 32 Medaglie d’Argento e
79 Medaglie di Bronzo.
Venne, inoltre, conferita la Medaglia
d’Argento al Valor Militare al 3° Reggimento Alpini con la seguente motivazione: «I Battaglioni Susa ed Exilles,
con mirabile ardimento, con abnegazione e tenacia, superando difficoltà
ritenute insormontabili, dopo lotta accanita e cruenta, sloggiarono di sorpresa il nemico dal Monte Nero, che
assicurarono alle nostre armi».
Gen. B. (alpino) Claudio Rondano
6° Reggimento Alpini, Btg. “Val Brenta”, 263^ Compagnia, 1° Plotone, deceduto a q.
2113 dei Laghi Lasterati il 16 giugno 1916. Medaglia d’Argento al V.M. alla memoria
N
ato a Verona il 2 agosto
1895, studente del Politecnico di Roma, era stato entusiasticamente partecipe dell’attività degli interventi assieme ai
suoi due fratelli ed aveva avuto anche
contatti con Cesare Battisti.
Nel gennaio del 1915, aveva partecipato, da volontario, ai soccorsi per i
terremotati della Marsica.
Di profonda cultura, anche se molto
giovane, nutriva uno spiccato interesse
per le novità della tecnica e per le varie
espressioni delle arti visive.
Allo scoppio della guerra, si arruolò
negli alpini e, dopo l’addestramento, fu
assegnato al Btg. di Milizia Territoriale
“Val Brenta”. Le sue interessantissime
lettere dal fronte, piacevoli da leggere
e rivelatrici del carattere allegro che
manteneva anche in situazioni sfavorevoli, sono state pubblicate dalla famiglia per i tanti amici poche settimane
dopo la sua morte.
Nel dopoguerra, i suoi familiari salivano spesso da Verona in Tesino per far
visita alla sua tomba, dapprima a Malga
Sorgazza e, poi, a Pieve dove strinsero
anche amicizia con molti residenti, grati
per la cura che la gente del paese aveva per il cimitero dove riposava il loro
ragazzo: è per questo motivo che, in
più di qualche casa pievese, si può ancora trovare il libretto con le sue lettere.
Ed ora veniamo alla storia nella Storia:
a metà maggio del 1916, Passo Cinque Croci e Col San Giovanni, cadono
in mano austriaca ed i nuclei di presidio italiani, sono costretti a ripiegare su
Forcella Magna. La minaccia è grave,
la Strafexpedition è in pieno svolgimento e la lotta infuria sugli Altipiani ed in
Valsugana.
Poi, però, dopo l’indiscutibile vittoria
riportata dagli alpini del “Feltre” nell’epico scontro di Monte Cima, il Regio
Esercito riprende l’iniziativa. Il Comando del “Val Brenta” viene informato che
la 15^ Divisione ha intenzione di spingersi verso il Cinque Croci e di rioccupare la zona dei laghi Lasteati.
L’operazione, purtroppo progettata
non troppo bene, avrà luogo il 16 giugno e si concluderà tragicamente, con
parecchie perdite e nessun guadagno
di terreno. Tra i caduti italiani, il nostro
sottotenente veronese di 21 anni, Comandante del 1° Plotone della 263^
Compagnia. Riporto una delle tante lettere da lui scritte: «13 febbraio 1916.
Carissimi, sonosceso a riposo per
qualche giorno, dopo essere stato ai
posti avanzati, senza chiudere occhio,
né di giorno, né di notte. Gli austriaci
ci sono a poche decine di metri, ed è
una sinfonia, ad ogni ora, da non dire.
Avanziamo sempre verso una meta importantissima, ed abbiamo grande speranza di riuscire nella nostra impresa.
Per questo nutro ferma certezza che
riusciremo a fugarli col direttissimo. Ma
che vita facciamo! Tra la neve in queste
rigide notti di febbraio, all’addiaccio,
senza ripari, spesso senza neppure un
pezzetto di trincea... ciononostante, il
morale dei soldati è elevatissimo, e si
fan le fucilate con la più grande allegria.
Ciò che fa sempre una impressione
considerevole, è il fuoco dei grossi calibri d’artiglieria. Però è una cosa che
può capitare a tutti e, alla quale, ci si
abitua... A me, spesse volte, accade di
invidiare i soldati che se ne stanno lunghe ore tranquilli a contemplare il cielo
e la terra, silenziosi, maestosamente...
Noi, no! Noi dobbiamo vigilare, osservare tutto, badare a tutto. Spesso manifestare severità e rigidezza che, in
realtà, non abbiamo...».
(Tratto dal libro «Il Plotone di Malga Sorgazza» di Giuseppe Ielen).
Ezio Benedetti
Antonio Cantore,
l’Alpino che venne dal mare
T
utti gli alpini sono uguali ma, Antonio Cantore, detto “Toni”, lo era più degli altri, nonostante che fino all’età adulta, lui le montagne le avesse sempre viste da lontano,
perché genovese, più precisamente di Sanpierdarena, dove era nato nel 1860.
Nel 1912, fu promosso al Comando dell’8° Reggimento Alpini e, il 23 marzo del
1913, superò la sua prima impresa impossibile.
Altre ne avrebbe affrontate fino a quando, nella Grande Guerra, venne ucciso alla Forcella
Negra da un colpo sparato da un cecchino. Così diventò il comandante delle “penne mozze”,
quel Reggimento a cui passano, secondo la leggenda, gli alpini che muoiono.
In Libia, il destino stava tramando per fare il bis di Adua e, la trappola non riuscì, grazie al
coraggio di “Toni”, così lo chiamavano i suoi alpini: “Toni” il “vecio” generale, perché nessuno
diceva mai di appartenere all’8° Alpini, ma al Reggimento Cantore.
Era il 23 marzo 1913, giorno di Pasqua, quando l’8° era in marcia verso Assaba. Si era
appena infilato in un vallone, quando scattò l’agguato dei nemici che sbucarono da tutte le
parti. “Toni”, ovviamente seppe affrontare la situazione con freddezza ed energia. Al grido
di: «Avanti e non perdere tempo a sparare!», seppe incitare così i suoi uomini a superare lo
smarrimento riuscendo ad aprirsi un varco che, consentì loro, di uscire dalla trappola.
E. B.
il Montebaldo • 7
LA GRANDE GUERRA
Sottotenente Paolo Marconi
LA GRANDE GUERRA
Alpini nella Prima Guerra Mondiale
Alcuni fatti e alcune curiosità
I
nostri alpini nel corso della 1^ Guerra Mondiale si distinsero sempre per
le imprese ardite e per le
gesta gloriose. Il loro allenamento e
sopportazione alle fatiche imposte
dalla montagna, la loro preparazione
e, soprattutto, il loro valore guerriero
vennero riconosciuti dagli stessi nemici, tra i quali l’Arciduca Giuseppe,
Comandante del VII Corpo d’Armata
Austriaco. Infatti, nel suo diario intitolato “La guerra come l’ho vista io”, riconoscendo ed esaltando le virtù militare
degli Alpini,
così scriveva:
«I miei Ufficiali raccontano sul loro conto (gli alpini) grandi cose: un alpino è
circondato, ma egli, finite le munizioni e vista l’impossibilità di mettersi in
salvo, si colpisce mortalmente al capo
con la propria accetta. Un altro, al quale erano state legate le mani, si getta
contro colui (un Austriaco) che lo precedeva nella marcia, lo fa precipitare
nel burrone e lo segue volontariamente
nella morte sicura. Un altro alpino si
dibatte con tale disperazione, che i nostri sono obbligati a legargli i piedi e le
mani e, poiché egli grida come un forsennato e con un terribile morso strappa un dito ad uno dei suoi guardiani,
viene imbavagliato. Lentamente egli riesce ad allontanare il bavaglio e grida
disperatamente agli italiani di avanzare
senza tema, di attaccare con coraggio
poiché qui gli austriaci sono pochi. Egli
sembra impazzito ed i nostri debbono
lottare senza fine per ridurlo all’assoluta impotenza».
La ripugnanza dei nostri alpini a lasciarsi prendere prigionieri, preferendo il
suicidio alla prigionia, è stata messa
in evidenza dallo stesso Arciduca Giuseppe nella sua relazione al Comando
della 5^ Armata Austriaca.
Come non raccontare, ancora, altri
episodi che coinvolsero alcuni Ufficiali
degli alpini: a Monte Cimon dei Laghi il
sottotenente Longa del “Clapier”, accerchiato, non si arrese, ma si buttò
coi superstiti fra i dirupi e raggiunse il
suo Battaglione.
Lo stesso fecero il capitano Gracco ed il
tenente Faldella a Monte Bistorte. A Forni Alti il capitano Casa lasciò avvicinare
il nemico a pochi metri senza sparare
un colpo, poi con le bombe a mano lo
respinse. A Cima Mandriolo il sottotenente Solni, trentino, piuttosto di arrendersi, rinunciò alla sua giovane vita.
Rievocando le gesta dei nostri alpini
durante la Grande Guerra, non è possibile non ricordare la conquista di Cima
San Matteo e del Monte Mantello, che
fanno parte del Gruppo dell’Ortler,
compiuta solo dopo la battaglia del
Piave, nell’agosto 1918 e che, per l’altitudine alla quale si svolse, venne definita come il fatto d’armi combattuto,
nella storia del mondo, sulle cime più
elevate.
8 • il Montebaldo
Al riguardo, così scriveva il FettarappaSandri a proposito di episodi, se vogliamo dire un po’ curiosi, che si sono
verificati sul Monte Mantello, ho detto
curiosi, ma che ben evidenziano quale fosse lo spirito e l’ardimento che
animavano i nostri alpini: «… un tale
di nome Cossi da Frontale, arrivato in
cima al Monte Mantello, aveva aperto
un ombrellino rosso (il drappo rosso
era il segnale convenuto dell’avvenuta conquista) e, quindi, scivolato giù,
dritto nella posizione nemica, a lanciar
sugli austriaci esterrefatti le prime
bombe». E poi ancora: «…. raggiunta
la cima, il sergente Della Bosca da
Grosio si aprì la casacca scolorita dalla sferza di tante tormente, trasse di
sul cuore una bandiera tricolorata, piccoletta, ma animata dal palpito di tutti
gli insuperati guerrieri della montagna
e, con il pugno fermo del montanaro di
razza, la piantò sulla vetta conquistata,
la più eccelsa di quante mai siano state guerreggiate; la piantò con il pugno
fermo perché lassù, di fronte a Dio ed
al nemico vinto, dicesse al mondo, non
le frasi sonanti e vuote della retorica inconcludente, ma una sola parola, quella che ha suscitato, confortato, esaltato i silenziosi della montagna: ITALIA!»
In relazione ad una delle tante azioni
di combattimento sul Monte Pasubio,
così è stato scritto: «L’assalto esce
dalle trincee nella nebbia, senza vedere, travolgente, furibondo, folle, senza
voce, disperato. Possente come una
valanga, giunge ai reticolati intatti e
vi si abbatte nell’impeto stesso. Là
è schiantato, stroncato, stritolato in
un attimo. Preso tra incroci di mitraglia, fulminato in pieno dall’artiglieria,
sperduto nella cecità angosciosa della
nebbia, sosta, piega ancora sussulti e,
fermo sul posto, si abbatte. Finito. Poi
il nemico ride di noi e dei nostri poveri
morti. Quanti? Troppi per contarli».
E del Monte Ortigara, calvario degli alpini, non vogliamo dire nulla? Al di là
degli esiti di quei tristi combattimenti,
delle interminabili discussioni su chi far
ricadere le colpe, delle sterili polemiche, qualcuno scrisse questo passaggio che ci fa capire perché è stato un
calvario: «La fame e la sete, peggiore
della fame, non ingannata dalla lurida
neve rossa di sangue e la veglia febbricitante, di giorno per l’artiglieria che
toglieva il respiro, l’udito e la voglia di
dormire e di notte per sbarrar gli occhi nel buio, in attesa del contrattacco
nemico; ed il lezzo di cento e cento
cadaveri nostri ed austriaci che si disfacevano tutto intorno sulla roccia; ed
i rantoli ed i gemiti dei feriti che, fino
a notte, non potevano essere allontanati da quell’inferno; e gli acquazzoni
improvvisi che, se calmava l’arsura, ci
ammollavano fino alle ossa, dandoci i
brividi della febbre; e l’angoscia rabbiosa dell’impotenza e l’eroismo silenzioso dei nostri alpini, risoluti a morire
perché era necessario».
Bellissimo, inoltre, questo episodio
che preannunciava la necessità di conquistare il Monte Vodice. Il generale
Gonzaga, decorato di due Medaglie
d’Oro e Comandante di quel settore,
un giorno chiama il tenente colonnello
degli alpini Testa Fochi e gli dice «Bisogna prendere il Vodice». Quegli (il Testa Fochi), che è lì col suo VI Gruppo,
dà un colpo di tosse con un suo tic
particolare e risponde semplicemente:
«Lo prenderemo». Riunisce a sua volta gli Ufficiali in sottordine e comunica
loro, tranquillo: «Il signor Generale ha
detto che bisogna prendere il Vodice.
Io gli ho risposto che lo prenderemo.
Che cosa ne pensano loro?». E quelli,
allevati alla sua scuola, con lo stesso
tono, fanno eco: «Lo prenderemo».
Era un giuramento inespresso, ma
unanime. Nonostante le gravi perdite,
il Vodice venne conquistato.
Voglio concludere citando quanto
scrisse Paolo Monelli, ufficiale degli
alpini che combatté sull’Ortigara che,
per esaltare l’onore e il valore dei caduti su quel monte, ma che ritengo possa
essere esteso a tutti i campi di battaglia dove hanno combattuto i nostri
alpini, prese a riferimento un motto di
Tacito: «Fortunam inter dubiis, virtutem
inter certis numeraverunt» e cioè: «Annoverarono la fortuna tra le cose
dubbie, fra le certe, il valore».
I
l Maresciallo d’Italia Gaetano Giardino scrisse: «Le gesta compiute
dai Reggimenti alpini nella 1^ Guerra Mondiale occorrerebbe leggerle
dove esse furono effettivamente
scritte, ricordarle dove furono compiute. Alcune sembrano leggendarie.
In una tenace volontà di vincere, che
nessun sacrificio, nessun disagio, nessun pericolo riuscì mai a deprimere, gli
alpini portarono la difesa e l’offesa perfino sulle vette, sulle quali l’esistenza
umana sembrava impossibile».
Le imprese compiute dagli alpini durante la Grande Guerra, originarono in
tutto il mondo sorpresa ed ammirazio-
ne e tutti riconobbero che solamente
truppe scelte e ben addestrate potevano vantarsi una così netta superiorità
sulle truppe da montagna degli altri
eserciti.
Tutto questo, grazie alle capacità dei
nostri alpini di superare le enormi difficoltà imposte dal terreno, di vivere e
di combattere alle maggiori altitudini e
nel dimostrare la loro resistenza fisica
ed il loro allenamento alle fatiche imposte dall’alta quota, ma anche grazie
alla magnifica preparazione e alla tecnica dei comandanti di unità e di reparti alpini di quei tempi.
Ne è un esempio tipico la “guerra bianca” che si combatté tra le più alte cime
delle Alpi, dove vissero, combatterono, morirono e vinsero in un ambiente
in cui mai si sarebbe pensato che tutto
ciò potesse avvenire. Le grandi imprese del passato compiute da Annibale o
da Napoleone, nulla sono in confronto
a quanto venne compiuto sullo Stelvio,
sull’Adamello e sul Gruppo dell’OrtlesCevedale, durante i quattro anni di
guerra. Ma non dobbiamo, però,
dimenticare le magnifiche imprese
compiute dai nostri alpini a quote più
modeste, quali le battaglie combattute
in Carnia, sul Monte Nero e sul Vrsic,
nella zona delle Tofane, nella regione
dell’Alto Isonzo, sul Lagazuoi, ecc.
Ma tutto ciò costò grandi sacrifici e
innumerevoli perdite di vite umane, le
quali non furono certamente compensate, ma vennero corrisposte innumerevoli ricompense agli atti di eroismo
compiuti, che ritengo doveroso elencare, “... tanto per non dimenticare”,
al solo e unico scopo di ricordare tutti
coloro che hanno sacrificato la vita per
la Patria per un ideale o solo per dovere, anche nella consapevolezza che
ben pochi di noi sono a conoscenza
di queste cifre. In particolare (i dati relativi agli alpini sono comprensivi dei
sottufficiali):
• 1° Reggimento Alpini: su circa
50.000 arruolati, i caduti furono: 175
ufficiali e 4.126 alpini, mentre i feriti
ammontarono a 390 ufficiali e ben
10.805 alpini. Al Reggimento vennero
conferite: la Croce dell’Ordine Militare
di Savoia e 3 Medaglie d’Argento al
Valor Militare. Le ricompense individuali al valore furono: 1 Medaglia d’Oro,
360 d’Argento e 741 di Bronzo;
• 2° Reggimento Alpini: i morti in
combattimento furono: 151 ufficiali e
3.442 alpini, mentre i feriti ammontarono a: 308 ufficiali e 5.498 alpini.
Per l’eroismo dei suoi battaglioni, il
Reggimento meritò: la croce dell’Ordine Militare di Savoia e 3 Medaglie d’Argento al Valor Militare. Le ricompense
individuali al valore furono: 4 Medaglie
d’Oro, 141 d’Argento e 284 di Bronzo;
• 3° Reggimento Alpini: mobilitò
complessivamente 34.675 uomini e di
essi furono uccisi sul campo di battaglia: 238 ufficiali e 5.967 alpini, mentre i feriti furono: 536 ufficiali e 11.030
alpini. Le ricompense al Labaro del
Reggimento furono: la Croce dell’Ordine Militare di Savoia e 3 Medaglie d’Argento al Valor Militare. Le ricompense
individuali al valore furono: 5 Medaglie
d’Oro, 535 d’Argento e 962 di Bronzo;
• 4° Reggimento Alpini: mobilitò
45.750 combattenti e fu quello che
ebbe il maggior numero di perdite e
di ricompense al valore. Furono uccisi
sul campo 189 ufficiali e 4.700 alpini,
mentre i feriti furono 1.200 ufficiali e
18.000 alpini. Le ricompense al labaro del Reggimento furono: la Croce
dell’Ordine Militare di Savoia, 1 Medaglia d’Oro e 5 d’Argento al Valor Militare. Le ricompense individuali al valore
furono: 5 Medaglie d’Oro, 820 d’Argento e 1.090 di Bronzo;
• 5° Reggimento Alpini: mobilitò
30.870 combattenti. I caduti ammontarono a: 268 ufficiali e 6.307 alpini,
mentre i feriti furono 399 ufficiali e
8.125 alpini. Al labaro del Reggimento
vennero conferiti: la Croce dell’Ordine
Militare di Savoia e 1 Medaglia d’Ar-
gento al Valor Militare. Le ricompense
individuali al valore furono: 3 Medaglie
d’Oro, 540 d’Argento e 962 di Bronzo;
• 6° Reggimento Alpini: mobilitò
38.440 combattenti. I morti in combattimento furono 201 ufficiali e 3.294 alpini, mentre i feriti furono: 460 ufficiali
e 8.670 alpini. Al Reggimento vennero
conferiti: la Croce dell’Ordine Militare
di Savoia e 4 Medaglie d’Argento al
Valor Militare. Le ricompense individuali al valore furono: 8 Medaglie d’Oro,
814 d’Argento e 884 di Bronzo;
• 7° Reggimento Alpini: ebbe fuori
combattimento in tutto 9.600 uomini,
di cui 3.600 caduti sul campo di battaglia e 6.000 feriti. Al Reggimento
vennero conferiti: la Croce dell’Ordine
Militare di Savoia, 2 Medaglie d’Argento e 2 di Bronzo al Valor Militare. Le
ricompense individuali al valore furono:
9 Medaglie d’Oro, 600 d’Argento e
800 di Bronzo;
• 8° Reggimento Alpini: mobilitò
complessivamente 47.097 combattenti. I morti in combattimento furono:
125 ufficiali e 5.987 alpini, mentre i
feriti furono: 284 ufficiali e 8.099 alpini. Al Reggimento vennero conferiti:
la Croce dell’Ordine Militare di Savoia,
2 Medaglie d’Argento e 1 di Bronzo al
Valor Militare. Le ricompense individuali
al valore furono: 5 Medaglie d’Oro, 541
d’Argento e 1.561 di Bronzo.
Le ricompense individuali ottenute dagli
alpini durante la Grande Guerra raggiunsero una media del 4,12%, superiore a
quella di tutte le altre Armi e Corpi.
I dati di cui sopra, sono stati desunti da
una pubblicazione dello Stato Maggiore dell’Esercito: non richiedono nessun
commento, ma solo meditazione. Mi
auguro che queste rimangano impresse nelle nostre menti, “… tanto per
non dimenticare”.
G. B. C. R.
il Montebaldo • 9
LA GRANDE GUERRA
...tanto per non dimenticare
LA NOSTRA STORIA
Ten (aut.) Alessandro Cavalleri: Med
Campagna dell’Africa Settentrionale 1940/43
Fine novembre 1941: le Forze dell’Asse sono in ripiegamento. A seguito degli acerrimi e logoranti scontri avvenuti
intorno a Tobruck, la loro situazione
logistica è disperata. Si cerca di intervenire con rifornimenti “a domicilio”
per assicurare ai reparti combattenti
quel minimo indispensabile per vivere
e combattere: munizioni, carburanti,
viveri ed acqua.
L’autocolonna italiana, a luci schermate, avanza nella buia notte desertica.
In lontananza, si ode il cupo brontolio
delle artiglierie ed i bagliori delle granate in arrivo illuminano l’orizzonte di
una luce spettrale. La pista su cui si
procede è quanto mai dissestata ed
occorre molta attenzione perché gli
automezzi non escano di strada o non
si impantanino nelle frequenti buche.
Come se non bastasse l’infuriare della
battaglia, ci si mettono anche le violenti piogge che, in questo periodo,
finiscono di rovinare le già disastrate piste. Molto spesso il ventunenne
S.Ten. autiere di 1^ nomina Alessandro Cavalleri, di Verona, inquadrato nel
132° Autoreparto misto della Div. cor.
“Ariete” quale Comandante di autocolonna, è costretto a fermarsi per verificare sulla bussola, alla fioca luce di
un rudimentale “aggeggio” alimentato
da una candelina stearica, l’esattezza
della direzione di marcia.
Il timore di smarrirsi nel deserto è elevato e, la probabilità che l’evento si verifichi è ricorrente, col rischio di cadere
in mani nemiche e perdere il prezioso
carico trasportato. Partito da Napoli
nel febbraio 1941, in dieci mesi di intensa applicazione sul campo, il S.Ten.
Cavalleri ha maturato sulla sua pelle
di giovanissimo Ufficiale la necessaria
esperienza per operare e sopravvivere
nel deserto sconfinato.
Conosce il furore del “ghibli”, l’ inaffidabilità delle piste carovaniere che
quotidianamente percorre, l’insidia delle imboscate nemiche e lo strapotere
dei mitragliamenti dell’onnipresente ed
incontrastata aviazione inglese. Ma tutto ciò non gli impedisce, come a tanti
suoi coetanei, di svolgere encomiabilmente la sua pericolosa missione
, in ciò sostenuto dall’entusiasmo dei
vent’ anni, dall’amor di Patria, spinto
fino all’estremo sacrificio, nonostante
la carenza dei mezzi e la “retrograda
mentalità dei Superiori Comandi”.
10 • il Montebaldo
OPERAZIONE “CRUSADER”.
Fortemente voluta da Churchill, l’Operazione si stava esaurendo tra attacchi
e contrattacchi violentissimi che portarono le forze italo/tedesche dell’ASSE
e quelle britanniche del Commonwealt
sull’orlo del totale, reciproco esaurimento. L’assoluta mancanza di rifornimenti
ed una non corretta valutazione della
consistenza delle forze del nemico,
aveva convinto il Gen. Rommel a ritirarsi prima su Ain el Gazala (18 dicembre) e poi su El Agheila (6 gennaio 42),
rinunciando a tutto il territorio conquistato nella bruciante avanzata dell’anno
che volgeva al termine.
A proteggere la ritirata dei contingenti tedeschi, furono incaricati gli italiani
che, come sempre, si sacrificarono per
tenere sgombre la vie di fuga. L’importante nodo stradale di Bir el Gobi (da
cui si dipartivano le piste carovaniere
per Bir Hakeim, Sidi Omar, El Adem e
Giarabub), era difeso, in quel particolare frangente, da due soli Battaglioni di
Giovani Fascisti: 1.454 uomini, dotati
di solo 8 cannoni cc. da 47/32 e di 8
mortai da 81 mm., che si opposero temerariamente, senza indietreggiare di
un passo, alla 11^ Brigata di fanteria
indiana, ad un Rgt. della 22^ Brigata
Guardie, a due Rgt. di artiglieria da
campagna ed ad uno Squadrone carri
dell’8° Rgt. Royal Tanks . Supportati, in
un secondo tempo, dal 3° Btg.del 132°
Rgt. della Div. cor. “Ariete”, essi resistettero fino all’8 dicembre.
Assicurato il passaggio di tutte le Unita
amiche, quel poco che restava del caposaldo si ritirò. Più avanti, verso nord
ovest, i 400 uomini del Btg. paracadutisti dei Reali Carabinieri, schierato ai bivi
di Eluet en Ansel e di Lamluda, posti
alla confluenza delle piste per Keluan
e Mechili, assicurarono, dal 19 al 28
dicembre, con la loro strenua resistenza, il deflusso degli ultimi contingenti
dell’ASSE verso El Agheila.
LA FOLLE AVVENTURA NEL
DESERTO
In questo delicatissimo settore, pur
nell’imperante confusione della ritirata,
in cui reparti nemici avanzanti si frapponevano a truppe amiche arretranti, il
nostro S.Ten. Cavalleri, sta guidando
un’autocolonna di quaranta automezzi
, di cui quindici destinati alla sua Divisione.
Partito da El Adem, si è diretto verso
Bir Hakeim e si trova a sud di Acroma
, dove si ferma in attesa di ordini. Il
Capo di S.M. dell’Ariete, alle ore 1730,
lo chiama e gli impartisce il seguente
ordine: «Vai verso Nord per circa 15
km, qui troverai uno Spitfire abbattuto.
Da questo punto prosegui per Nord
Est, rotta 50° - 70°. Quando arriverai
nei pressi di Ain el Gazala, troverai lo
schieramento della “Pavia”. Dovrai fare
in modo da farti riconoscere, poiché ti
crederanno una colonna nemica. Attendici lì: noi arriveremo domani mattina».
Nonostante le approssimative indicazioni, la notte incombente, il basso
morale per le contingenti vicende, la
fame , la sete, la stanchezza, i pericoli
ancora più spaventosi nella buia notte
desertica , verso le 6 del giorno seguente, dopo un avventuroso viaggio,
l’autocolonna incontra fortunosamente
elementi della Div. “Pavia”. La missione è compiuta, ma dell’Ariete non vi è
traccia. Radio ”naja” riferisce che la Divisione era stata attaccata e ripiegava
come meglio poteva.
Vagava nel deserto cercando di raggiungere le retrovie: priva di munizioni,
totalmente esaurite a causa dei reiterati attacchi nemici, a corto di viveri ed
acqua. A questo punto, il S.Ten. Cavalleri affida il grosso dell’autocolonna
ad un Sottufficiale, perché la conduca
al Comando Base della “Pavia”, poi,
disubbidendo agli ordini, raduna i suoi
conduttori ai quali dice: «La nostra Divisione doveva raggiungerci qui, questa
mattina: purtroppo è stata attaccata ed
è tuttora impegnata in combattimenti.
Inoltre, deve difendere il fianco della
ritirata dalla parte del deserto per evitare l’accerchiamento di tutte le nostre
truppe. Ha pochissime munizioni, scarsi viveri e quasi niente acqua. Ora, noi,
dovremo tentare di raggiungerla per
portare gli indispensabili rifornimenti.
Se riusciremo nell’intento lo sa solo Dio,
ma noi dobbiamo tentare».
Tutti i militari, tranne un recalcitrante poi
convintosi, accettano di prender parte
a questa folle avventura. L’autocolonna
si addentra nel deserto sperando nella
buona stella, poiché non era noto l’esatta posizione dell’“Ariete”. Punta prima a
Sud, poi a Sud-Ovest.
Nel suo girovagare nel deserto, la
colonna è intercettata da cinque autoblindo inglesi che si pongono al suo
inseguimento: il S.Ten. Cavalleri, nell’impossibilità di opporre qualsiasi resistenza, essendo i nostri automezzi privi di
armi, ad eccezione dei fucili 91/38 dei
conducenti, spinge la colonna a tutta
velocità in direzione Ovest, senza alcuna preoccupazione di evitare sassi,
buche o piccoli cespugli.
In aggiunta, è costretto a fermarsi brevemente per rimorchiare un autocarro
della colonna, carico di preziose munizioni, colpito al motore dagli inglesi
. Questi ultimi, forse preoccupati di
spingersi molto distante dalle loro linee, dopo qualche tempo, desistono
dall’inseguimento. Percorsi ancora molti chilometri, il nostro convoglio vede
spuntare dal terreno i primi “piumetti”,
posti sui caschi coloniali dei bersaglieri.
Immensa è la gioia del Comandante della Divisione “Ariete” nel veder giungere
l’autocolonna e, ancor più, nell’apprendere del suo prezioso carico. L’operato dell’eroico Ufficiale non passa sotto
silenzio: nel novembre del1942, l’ormai
Ten. Alessandro Cavalleri viene decorato, sul campo, della Medaglia d’Argento
al Valor Militare con la seguente motivazione: «Comandante di autocolonna,
durante il lungo ed estenuante ciclo
operativo in zona desertica, assicurava, in varie circostanze, alla propria Divisione i rifornimenti, attraversando più
volte vaste zone occupate dal nemico
e battute dal fuoco. Più volte,durante
violentissimi attacchi, si portava volontariamente sotto il fuoco dell’artiglieria
avversaria per recuperare automezzi di
rifornimenti e munizioni rimasti isolati,
riuscendo a ricondurli alla Divisione, con
esemplare serenità e costante sprezzo
del pericolo». Il Capo di SM della Div.
“Ariete”: Col. Giuseppe Rizzo.
La coraggiosa quanto fruttuosa condotta dell’Ufficiale non viene meno nella
ritirata su El Agheila
e nei successivi undici mesi che portano
all’epopea di El Alamein (23.10.1942) .
Dopo la sfortunata battaglia, in cui l’Ariete viene completamente distrutta,
continua la drammatica ritirata con quel
poco che rimane del XX Corpo Corazzato Italiano, seguendo Rommel prima
ad El Agheila e poi sul fronte tunisino
(Operazione “Torch”).
Il 21 novembre 1942 il Comando Superiore FFAA disponeva che: “l’Ariete, i
Comandi e reparti organici della Divisione siano considerati sciolti per eventi
bellici”.
In conseguenza, la parte dei superstiti
non inquadrata nel “Gruppo Ariete” viene gradatamente rimpatriata. Il Ten.
Cavalleri ha la fortuna di imbarcarsi a
Tunisi (03.02.1943) sull’ultimo aereo
in partenza per Palermo Bocca di Falco. Rientrato in Patria, viene trasferito
al 10° Rgt. Autieri ed assegnato alla
Commissione Controllo Automezzi provenienti dall’ARMIR. Alla dichiarazione
dell’armistizio (08.09.43), riesce a sottrarsi alla cattura da parte dei tedeschi
invasori.
ONORE ALLA GLORIOSA DIV. COR.
“ARIETE”
Nel giugno del 1967 a Pordenone, sede
della ricostituita Div. cor “Ariete”, si tenne il 1° Raduno Nazionale dei Reduci
della gloriosa Grande Unità, che si batté
eroicamente nella Campagna dell’Africa
Settentrionale (1940/43). Nel Comitato
Organizzatore, insieme a tanti altri militari decorati al Valor Militare (Montemurro, Todeschini, Di Nisio, per citarne
alcuni), troviamo anche il Cap. aut. (ris.)
Alessandro Cavalleri.
Nel suo saluto ai Radunisti, il Gen. D.
Camillo Cacciò, all’epoca Comandante
della Divisione, dopo aver reso omaggio ai gloriosi Caduti ed aver illustrato
le incredibili gesta della “Ariete” in terra
d’Africa, sottolineò, tra l’altro, come: «il
nostro Raduno vuole dimostrare che i
valori spirituali, puri ed eletti, che sono
l’anima di un popolo, sono sempre vivi
nel cuore degli Italiani degni di questo
nome. A chi non credeva in essi, o non
voleva credervi; a chi li considerava sopiti o scomparsi; a chi parlava di retorica deteriore da illusi, noi opponiamo
il nostro entusiasmo, la nostra fede, la
nostra sicurezza nei destini della nostra
Patria».
Africanus minor
il Montebaldo • 11
LA NOSTRA STORIA
Medaglia d’Argento al Valor Militare
AVVENIMENTI
Settembre di 51 anni fa: L’Aquila e l’Abruzzo stretti intorno alle giovani “penne nere”
UN GRIDO UNANIME: «LO GIURO!»
Duemila reclute alpine del B.A.R. della gloriosa “Julia” hanno solennemente giurato fedeltà
alla Patria in Piazza Duomo - Inaugurato un cippo marmoreo in memoria dei Caduti
C’era tanto sole in quella magnifica giornata di settembre, e
c’era tanta gente venuta all’Aquila da ogni parte dell’Abruzzo,
dell’Italia centrale, dell’Italia del nord, dell’Italia del sud per
stringersi attorno agli alpini del B.A.R. della gloriosa “Julia”
che prestavano giuramento di fedeltà alla Patria.
La città era pavesata di Tricolore. Alle finestre ed ai balconi,
grappoli di persone: uomini, donne, vecchi e bambini. Piazza
del Duomo sembrava troppo piccola, pur nella sua vastità,
per accogliere le migliaia di penne nere in armi ed in congedo. Una folla straripante si era recata là per assistere alla
stupenda cerimonia che, per la prima volta in Italia, avveniva
in pubblico, quasi a simboleggiare la stretta comunione di
sentimenti tra la giovane Italia in armi e l’Italia di tutti gli italiani
gelosamente amata e pronta ad essere difesa.
Aleggiava nell’aria qualche cosa di impalpabile, eppure tangibile: era l’amor di Patria che, nonostante tutto, è più vivo che
mai negli uomini, nelle donne delle passate generazioni.
Insomma, uno spettacolo quale da anni e anni, noi dell’altra
generazione, non vedevamo e sentivamo col palpito del batticuore, con la mente rivolta ai più sacri ideali. Uno spettacolo
che per noi è possibile solo paragonare a quello che godemmo il 30 maggio del 1943 a Sulmona, quando migliaia di
alpini reduci dalle gloriose gesta di Grecia, Albania e Russia,
si adunarono nel cuore della Valle Peligna, per ricevere l’abbraccio caldo, commosso ed entusiastico di tutti gli abruzzesi. C’era a la guerra allora.
Alla grande cerimonia, era presente il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Gen. Giuseppe Aloja, la gloriosa Bandiera
dell’11° Raggruppamento d’Arresto che, insieme con la Brigata “Julia”, fa parte delle “Tuppe Carnia”.
Ecco la cronaca di questa indimenticabile giornata che ha
avuto inizio alla Caserma Rossi dove ha sede il B.A.R. della “Julia” con l’inaugurazione di un cippo alla memoria degli
alpini Caduti e l’esposizione di un bassorilievo dedicato alla
suprema resistenza degli alpini in terra di Russia.
Qui, il Gen. Guillet, comandante della Regione militare centrale, ha rivolto al Battaglione schierato in armi alla presenza di
un folto pubblico e di familiari delle reclute, un monito ed un
incitamento al culto sacro delle memorie e dei passati sacrifici così nobilmente espressi nell’austera sobrietà del cippo
marmoreo.
Quindi, le circa duemila reclute del B.A.R., divise in Compagnie e Plotoni, hanno lasciato la caserma agli ordini dei loro
12• il Montebaldo
ufficiali e sottufficiali per raggiungere la Piazza del Duomo
per schierarsi davanti alle tribune sulle quali, avrebbero preso
posto il Gen. Aloja ele altre autorità intervenute.
Ultimato il rito, il comandante del B.A.R., Col. Gherardo Guaschino, ha rivolto alla truppa un vibrante discorso, pronunciando infine la formula del giuramento. Gli ha risposto un
boato delle duemila reclute: «Lo giuro!». Si concludeva così la
prima e la più importante parte della cerimonia.
Aveva così inizio la parata mentre, dalle finestre e balconi,
veniva lanciata una pioggia di manifestini verdi inneggianti
alla Divisione “Julia” e al Battaglione “L’Aquila”.
Ecco quindi la Fanfara del B.A.R., gli alpini che hanno prestato
giuramento e che rendono, sfilando, gli onori al Gen. Aloja e
alle Bandiera. Quindi la interminabile legione degli alpini in
congedo con labari di tutte le Sezioni dell’Italia centrale e
meridionale, infine quelli della Sezione Abruzzo con in testa
il labaro scintillante di medaglie d’oro sotto gli artigli di una
grande aquila imbalsamata.
“I veci” marciano con la stessa baldanza dei “bocia”, raccogliendo applausi scroscianti dalla folla che ritrova in loro gli
eroi di Grecia, Albania, Russia, delle “ambe africane”.
La giornata di entusiasmo è finita. Ma non del tutto. Restano
infatti fino a tarda sera, gli alpini in congedo per le vie della
città, intonando le loro canzoni famose.
Silvio Bonetti
capogruppo
Su molti giornali si è sviluppata una discussione sull’opportnità di
avere ancora nell’odonomastica di molte città il nome di Cadorna,
Maresciallo d’Italia, Capo di Stato Maggiore fino alla disfatta di Caporetto.
Celebrando un anniversario è normale che si discuta e si giudichino
fatti e circostanze che anche la Storia ha sentenziato. La sostituzione di Cadorna con Diaz costituiva un’implicita condanna, confermata negli anni, da quando furono dedicate intitolazioni con la denominazione di Armando Diaz. Il suo nome incarna i valori opposti, il
non spreco di soldati, gli attacchi non frontali ma laterali, meno corti
marziali e un po’ di umanità anche sotto le armi.
Le indagini militari e giornalistiche, hanno messo in luce la poca
attenzione da parte degli Stati Maggiori degli Eserciti (tutti) verso il
“materiale umano” a loro disposizione. Cambiare i nomi di strade o
piazze è legittimo.
Recentemente in alcune città, sotto la targa indicativa di via Vittorio
Emanuele, qualcuno a pennello ha scritto: «via anche suo figlio»,
ispirato evidentemente da un’immagine della monarchia ulteriormente sbiadita dai comportamenti degli attuali rappresentanti dinastici.
Il “processo morale” a Cadorna non fu fatto, perché avrebbe trascinato nel gorgo anche la Casa Reale, oltre ad altri personaggi allora
potenti come il generale Graziani “il fucilatore”, nato a Bardolino
e morto misteriosamente nel 1931 con il grado di Luogotenente
Generale della Milizia Volontaria Fascista.
Personaggio feroce, forse mentalmente disturbato, responsabile di
processi sommari, sbrigativamente conclusi con centinaia di condanne a morte. Omicidi ampiamente documentati nei memoriali di
numerosi ufficiali e storici. Graziani era protetto dai fautori delle esecuzioni sommarie, come il Cadorna e il Tenente Generale Emanuele
Filiberto di Savoia, comandante della Terza Armata.
Ma non è che, sostituendo via Cadorna che con via dei disertori
o dei fucilati (L’Arena del 6/11/2014), si restituisce giustizia alle
vittime di quella che fu una spietata follia. Criminale è stato chi ha
voluto, dopo Caporetto, la fucilazione di soldati per decimazione
o perché trovati privi di armi, per diserzione o per viltà di fronte al
nemico.
Sono state decisioni orribili, prese per scaricare gli alti Comandi delle proprie responsabilità, come successive indagini, anche militari
hanno timidamente chiarito. La guerra va condannata. Ha prodotto
milioni di morti, feriti e mutilati. Ma gli eventi vanno contestualizzati,
ed è scorretto agitare nella celebrazione dell’anniversario, la bandiera della pace.
Viene falsata la Storia quando si afferma che l’Austria aveva promesso Trento e Trieste in cambio della neutralità italiana. Quello
che non è accettabile è la demolizione dei valori individuali di coloro
che, per senso del dovere, hanno sacrificato la propria vita per una
Patria che allora era riconosciuto come un ideale di libertà e di
giustizia.
Restituire la dignità rubata è anche un compito della Storia. Esaltare un modello comportamentale come la diserzione, sarebbe un
oltraggio a tutti i Caduti. La Storia faccia il suo corso, ma non sia
lasciata a personaggi che la manipolano per opportunità ideologica.
In una recente funzione religiosa nella chiesa di S. Nicolò, a Verona,
l’officiante ha espressamente chiesto perdono per le troppe volte
che la Chiesa ha benedetto gagliardetti, truppe e cannoni. L’evento
era dedicato ai Caduti e alle sofferenze della Grande Guerra.
Mi imbarazza, e vorrei parlare di queste cose sottovoce, come
quando in chiesa si rispetta il luogo sacro, perché ho una sensazione di profanazione nell’esprimere un giudizio su tutti quanti furono
protagonisti di quella tragedia. Vittime tutti, quanti morirono di fronte al nemico e quanti furono colpiti alla schiena dal “fuoco amico”.
Stiamo sbagliando quando nelle cerimonie delle feste nazionali rendiamo l’Onore ai Caduti con i gagliardetti che “troppe volte sono
stati benedetti” in chiesa? Mi delude chi usa l’abito talare per
amplificare una propria posizione ideologica, in un clima di
contestazione verso la gerarchia della propria appartenenza.
L’attenzione da parte dei giornalisti, non nasce dall’intrinseco valore
del proprio dire, ma per ciò che rappresenta chi lo afferma, il tutto
rafforzato dell’indicazione della presenza di un famoso compositore
di canti alpini.
Siamo l’Associazione d’Arma quantitativamente e qualitativamente
più importante. Nessuno più di noi, custodi della memoria dell’epopea alpina, ha coscienza di quale tragedia sia stata la Prima e la
Seconda Guerra Mondiale.
Accettiamo la Chiesa come ispiratrice e guida, ma a scongiurare
che si ripetano le sciagurate circostanze che rendono possibili le
guerre, servono a poco il buonismo da cornice e i dibattiti di sacrestia.
Ci appaiono più generati dalla ricerca di una propria identità, spesso carente nella propria autostima. Il simbolismo
della pace con tutti i colori per non avere nessun colore è la
negazione della bandiera nazionale. Troppo spesso i colori
dell’iride sono utilizzati come stampella ideologica per impossessarsi della rappresentanza di un valore, quello della
pace, che è universale.
Io credo che dovremo continuare a ricordare i Caduti, con i colori
della nostra bandiera, con le insegne dell’appartenenza alle nostre
armi, con l’orgoglio di recitare la “Preghiera dell’Alpino”, chiedendo
di rendere forti le nostre armi, armati come siamo di fede e di amore. Sono i fatti e i comportamenti dell’Associazione Nazionale Alpini
che lo dimostrano inequivocabilmente.
Onorare i Caduti vuol anche salvare ciò per cui si sono sacrificati,
difendendo tutto quanto è racchiuso nel concetto moderno di Patria, prima fra tutti onestà e giustizia, con umiltà, consapevoli che
ciò è soltanto una direzione da percorre, non una nostra virtù innata.
Chi ci proibisce di recitare la “Preghiera dell’Alpino” in chiesa poco
ha capito degli alpini o, peggio, è in malafede.
Maurizio Mazzocco
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il Montebaldo • 13
SCALA DI VALORI
Largo Cadorna
a Verona
PENNA SPORTIVA
Ca.STA: Campionati di sci delle Truppe Alpine
Non li hanno vinti. Li hanno dominati! La
sessantasettesima edizione dei Campionati sciistici delle Truppe Alpine, ha
avuto un protagonista indiscusso: il 4°
Reggimento Alpini Paracadutisti.
La Sezione veronese dell’Associazione
Nazionale Alpini, nel corso dell’Assemblea sezionale svoltasi domenica 15
marzo u. s. alla Gran Guardia, alla presenza dei delegati dei 203 Gruppi alpini
della Sezione, ha voluto premiare il 4°
Reggimento, di stanza a Montorio.
Un riconoscimento che rimarca, per l’ennesima volta, il profondo legame che unisce la Sezione scaligera dell’A.N.A., con
le Forze Armate presenti sul territorio.
Il Presidente sezionale, Luciano Bertagnoli, ha consegnato al Comandante del
4° Reggimento, Colonnello Salvatore Paolo Radizza, una targa commemorativa
con la frase: «Ai dominatori del Ca.STA
(Campionati Sciistici delle Truppe Alpi-
Il Col. Salvatore Paolo Radizza riceve il riconoscimento dal Presidente Luciano Bertagnoli
ne)». Oltre al primo gradino del podio
nella classifica complessiva dei reparti,
gli uomini e le donne del Colonnello Radizza, hanno vinto la gara dei plotoni con
Il podio con i vincitori del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti. Con loro, da sinistra, il Gen. Graziano, l’on.
Alfano e l’Amm. Binelli Mantelli
4.313 punti, seguiti dall’8° Reggimento
con 4.235,50 punti e dal 3° Reggimento
con 4.221,50 punti.
Sulle piste dell’Alta Pusteria, gli atleti del
4° Reggimento, hanno dato prova di forza e capacità, confermando l’altissimo
grado di preparazione raggiunto nell’operare in ambiente montano.
Un campionato a cui hanno partecipato
circa 1.500 atleti, in rappresentanza
di 14 Paesi, oltre all’Italia. Il 4° Reggimento, si è aggiudicato anche il Trofeo
offerto dalla International Federation of
Mountains Soldiers (IMTS).
Da sottolineare anche i risultati ottenuti
dai caporal maggiore Andrea Giacomini
e Jessica Brandstetter, che hanno conquistato le medaglie d’oro nei campionati
italiani Esercito maschile e femminile di
combinata.
Successi che hanno inorgoglito il Colonnello Radizza, come ha ricordato anche
sul palco della Gran Guardia durante la
premiazione: «Quando mi ha contattato
il Presidente Bertagnoli per chiedermi
quale frase aggiungere alla Targa, gli ho
consigliato di scrivere “ai dominatori”».
Perché non è impresa da tutti i giorni
conquistare tali risultati.
Come ha ricordato anche il Comandante
delle Truppe Alpine, Colonnello Federico
Bonato: «I Ca.STA, rappresentano un
considerevole patrimonio di esperienza
sia nel campo addestrativo che in quello logistico, con utili ritorni nella preparazione fisica, nella sperimentazione di
materiali e nella formazione degli atleti:
il saper vivere e muoversi in ambiente
montano, è un fondamentale momento
formativo, indispensabile per raggiungere elevati standard operativi che permettono di fornire un alto rendimento in tutte
le attività che gli alpini sono chiamati a
svolgere».
Ulisse Nutri
Canta che ti passa!
Cantare fa bene al cuore ed alle arterie... come bere. Questo spiega perché
l’A.N.A. conti una cinquantina di fanfare: i
“veci” e i “bocia”, sono gente che ci tiene
alla salute. Oltre alle fanfare ci sono decine e decine di cori e bande, stonate o
no, ma tutte animate dallo stesso spirito,
dalla voglia di stare insieme, dalla felicità
di ritrovarsi.
La storiella di un italiano... artista, due
italiani... due artisti, tre italiani... quattro
partiti politici, forse non è più attuale ma,
di sicuro, regge il trascorrere del tempo, la probabilità che, se tre italiani sono
tre alpini, allora quasi di sicuro fanno un
corpo.
I perché si mettano a cantare, quando si ritrovano possono essere tanti e contrastanti: perché sono allegri e hanno voglia di far
baldoria; perché sono tristi e hanno bisogno di non tenerselo dentro; perché sono orgogliosi e hanno voglia di ricordarlo.
Sentire cantare gli alpini, sentire le loro voci o i loro strumenti, trasmette gioia di vivere e dà sicurezza, perché, la loro musica,
parla un linguaggio positivo: della bella che resta a casa, di chi parte, di chi torna, di paesaggi, di amicizia, di aria, di colori, con
le note della semplicità non della retorica, con le note della fraternità e non dell’odio o del fanatismo.
C’è chi dice che il mondo sia stato creato dal dio Thot, un mostro dalle tante bocche che, a pensarci bene, potrebbe essere stato
un coro. Le voci della montagna, degli alpini che si ritrovano, incarnano questa leggenda del nord, ed il pensarlo è bello.
E dunque cantino ancora, cantino sempre per la loro e la nostra gioia.
E. B.
14 • il Montebaldo
Monte Freikofel - Passo Cavallo (Timaù)
Scrivo questa lettera principalmente per
due motivi. Il primo per ringraziare due persone che con la loro passione mi hanno fatto trascorrere un fine settimana all’insegna
della “Memoria” presso il Museo all’Aperto
sulle Alpi Carniche (monte Freikofel e Passo Cavallo)
Il consigliere sezionale Marco Rambaldel,
responsabile nelle oltre 1.100 ore lavorative effettuate dai volontari veronesi nell’anno 2014.
Il capo zona della Lessinia, Ivo Squaranti
che, con la sua tenacia mi ha fatto capire
l’importanza della collaborazione che gli alpini devono avere in tutto quello che fanno.
Il secondo motivo è per descrivere ciò che
ho provato in quelle giornate a ridar luce
ad alcuni tratti di trincee da Passo Cavallo al Freikofel. A dire il vero un insieme di
sentimenti ed emozioni che non credevamo fosse possibile provare in modo così
intenso in così poco tempo! Già dal nostro
arrivo (3 alpini “ritardatari”) nel tardo pomeriggio del venerdì, ci siamo accorti come
una semplice e agevole camminata nel versante austriaco che ci avrebbe portato a
Passo Cavallo, si è trasformata in un breve
viaggio nella Memoria della Grande Guerra.
Incontrare, appena fuori percorso e, in un
silenzio quasi totale, dei cimiteri di giovani
ragazzi (molto più giovani di me che scrivo).
A fatica e con “un groppo alla gola” come
diciamo a Verona, abbiamo ripreso il sentiero principale per raggiungere gli alpini
che, nei prossimi due giorni sarebbero stati
i nostri commilitoni, ci aspettavano a Passo Cavallo in un ricovero Ufficiali.
Durante il giorno, c’era chi scavava, chi rinforzava dei muri a secco, chi si improvvisa-
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Comune di Verona
va falegname per consolidare e livellare il
fondo per gli scalini di trincee che pian piano
riguadagnavano la luce. Nel tardo pomeriggio, complice la nebbia e una leggera brezza che si alzava, l’atmosfera intorno a noi
cambiava, pareva che quei “giovani eroi”
che avevano combattuto in quei luoghi, in
qualche maniera ci stessero ringraziando
per essere lì con loro, per NON DIMENTICARLI.
Infatti, se l’idea di partire da Verona per
andare a lavorare in Friuli, dapprima potrebbe essere stata, per alcuni, la curiosità di
trovare qualche reperto, qualche cimelio
o qualsiasi cosa ci facesse sembrare una
guerra così lontana, per il tempo storico e
per i pensieri di ognuno di noi, un po’ più
concretamente vicina. Ora, ci donava quel
valore necessario per farci capire che, assolutamente non si deve dimenticare, quello
che è accaduto un secolo fa, ne ora, ne mai.
Concludendo, posso dire di essere fiero, io
e gli altri alpini tutti, di aver partecipato e
contribuito al mantenimento di questo Museo all’aperto, anche e soprattutto dopo
aver conosciuto Lindo Unfer e la sua voglia
di far conoscere alle generazioni future, le
persone e gli avvenimenti che hanno permesso a noi “giovani” di vivere una vita decisamente più “semplice”.
Dal Friuli, sono tornato un alpino diverso e
cambiato nell’animo, con una gran voglia di
far conoscere quei luoghi che, un tempo,
portavano la morte e oggi donano la coscienza della vita.
Concludo ringraziando anche tutti gli altri volontari alpini e amici veronesi, che dal 2008
stanno lavorando “per non dimenticare”.
Prati Fabiano
alpino di Bosco Chiesanuova
UNITÀ DI VERONA Viale delle Nazioni, 2 - 37135 - Verona (VR) - tel. 045 500108
VILLAFRANCA (VR) Piazzale Madonna del Popolo, 3
37069 Villafranca di Verona (VR) - tel. 045 6302199
BOVOLONE (VR) tel. 045 7102578
Via Madonna, 304 - Bovolone (VR)
il Montebaldo • 15
MUSEO ALL’APERTO
IN TRINCEA PER RICORDARE
VITA SEZIONALE
Verbale Assemblea d
Domenica 15 marzo u. s., si è svolta l’assemblea ordinaria sezionale dei delegati
dei Gruppi della nostra Sezione per eleggerne 33 che, con il Presidente sezionale
(di diritto), rappresenteranno Verona presso la Sede nazionale per il 2015.
L’assemblea, è stata preceduta dalla S.
Messa celebrata dal nostro cappellano
don Rino alle ore 7.45 nella chiesa di S.
Luca, accompagnata dal coro S. Maurizio
di Vigasio.
La chiesa è stata scelta in quanto, al suo
interno, ci sono le lapidi con i nomi dei
Caduti veronesi della Prima Guerra Mondiale e, quest’anno, ricorre il centenario
dell’ingresso dell’Italia in guerra. Perciò si
è voluto onorare la loro memoria.
L’assemblea convocata alle ore 5.00 in
prima convocazione ed alle ore 9.00 in
seconda e definitiva convocazione, si è
svolta presso l’Auditorium del Palazzo della Gran Guardia in piazza Bra per discutere il seguente ordine del giorno:
1. Nomina del Presidente dell’Assemblea;
2. Nomina del Segretario dell’Assemblea;
3. Nomina dei componenti il Seggio
elettorale;
4. Elezione con voto segreto dei Delegati all’Assemblea Nazionale;
5. Lettura ed approvazione del verbale
della seduta precedente;
6. Relazione morale del Presidente sezionale;
7. Relazione del tesoriere;
8. Relazione del Presidente dei Revisori
dei Conti;
9. Approvazione bilancio consuntivo
anno sociale 2014;
10. Presentazione e approvazione bilancio di previsione anno sociale 2015;
11. Determinazione Quota Associativa
annuale;
12. Consegna del Premio “Alpino dell’anno”;
13. Consegna del Premio sportivo
“Anti”;
14. Interventi dei delegati e loro rappresentanti:
15. Interventi delle Autorità presenti
all’Assemblea.
Alle ore 9.15 circa, il vice presidente sezionale Favetta invita i delegati a prendere
posto in aula per l’inizio dei lavori.
Dopo il suono dell’inno degli alpini, seguendo la scaletta degli adempimenti statutari, propone la nomina del Dott. Alfonsino
Ercole a Presidente dell’assemblea, e del
Maggiore Giovanni Girelli a segretario della
stessa.
Le due nomine sono state approvate all’unanimità.
Vengono di seguito chiamati sul palco il
vice presidente nazionale Angelo Pandolfo,
il presidente sezionale Luciano Bertagnoli.
16 • il Montebaldo
Erano presenti in sala l’assessore regionale Massimo Giorgetti, l’assessore comunale Antonio Lella, il gen. Rondano del
COMFOTER, il col. Radizza - comandante
RGT paracadutisti alpini - i generali in congedo Scipione, Campagnola, Molica, Castellani, Inneco e Bisignano.
Successivamente sono intervenuti anche il
sindaco di Verona Tosi, la senatrice Bonfrisco, il vicepresidente la Provincia Gualtiero
Mazzi e il ten. Col. Colarusso della Finanza.
Il Presidente dell’assemblea Ercole, prendendo la parola, saluta le autorità civili e
militari e gli alpini presenti, nonché il vice
presidente nazionale Pandolfo, il presidente Bertagnoli e tutto il consiglio sezionale.
Si rivolge a Bertagnoli perché, con il suo
gruppo, ha saputo fare un lavoro di squadra molto efficace, anche in tempi difficili.
Poi, saluta Pandolfo per la sua attività in
seno al consiglio nazionale. Quest’anno
cesserà il suo incarico, ma dovrebbe es-
l’approvazione del verbale relativo alla seduta dell’anno precedente. L’assemblea
approva all’unanimità.
Segue quindi l’intervento del Presidente
Bertagnoli con l’esposizione della sua relazione morale.
Dopo il saluto all’assemblea e alle autorità, esordisce dicendo che questa è la sua
prima assemblea da presidente e si dice
contento e commosso per questa sua
possibilità.
Invita quindi i presenti ad un minuto di silenzio per onorare tutti i soci che in quest’anno sono “andati avanti”.
Nella sua relazione, fa riferimento al Triveneto e all’impegno che ne ha richiesto.
Ringrazia Ilario Peraro, suo predecessore,
per la parte organizzativa che ha avuto e
quanti ancora hanno reso possibile questa
manifestazione. In particolare il Comune, la
Camera di Commercio, l’AGSM, l’AMIA, la
Regione, ecc.
sere fatto consigliere a vita in quanto ha
saputo valorizzare la nostra Sezione in ambito nazionale.
Poi, ancora rivolgendosi al presidente
Bertagnoli, lo ringrazia poiché durante il
suo breve mandato ha saputo gestire nel
migliore dei modi il Raduno del Triveneto
dello scorso anno.
Inoltre, tende a far apprezzare e valorizzare i ricordi e le memorie del nostro Paese,
con incontri nelle scuole. Rammenta anche
l’omaggio che si vuole dare ai nostri Caduti
con la sfilata, dopo l’assemblea, al Sacrario presso il cimitero di Verona.
Poi, prosegue citando la Protezione Civile
e le baite, dove la gente trova un momento
di aggregazione in un’Italia che si sta sfaldando in ogni punto: «Noi dobbiamo essere di esempio e cercare di andare contro
corrente, in un momento di crisi come
l’attuale».
Dopo l’intervento di Ercole, Favetta propone la nomina dei componenti il Seggio
elettorale che presidieranno le operazioni
di voto e sono: Bruno Adami, Sergio Checchini, Lino Santi.
L’assemblea approva.
Le operazioni di voto inizieranno dopo la
relazione del presidente Bertagnoli e chiuderanno alle ore 11.30.
Quest’anno per la prima volta si voterà per
zone.
Il Presidente dell’assemblea chiede poi
Nella seconda parte della sua relazione,
parla della situazione patrimoniale e quindi
della gestione della nostra Sezione, con
riferimento all’aspetto morale nel particolare momento che stiamo attraversando in
Italia. Comunica poi che, le relazioni delle
singole Commissioni, sono state inviate ai
vari Gruppi perché ne prendano visione.
La sua relazione morale è stata molto apprezzata anche per il particolare calore
che il Presidente ha messo nell’esporla.
Tutta la sua relazione è allegata al presente verbale.
Il Presidente Ercole ringrazia Bertagnoli
per la validità e lo spessore del suo intervento, fatto con calore ma anche con
severità e nell’esposizione. Tra gente cui
si vuole bene, servono anche i richiami,
quando sono necessari. Puntualizza la
parte della relazione in cui fa riferimento
all’amicizia, che è un valore a cui si deve
sempre puntare. Invita quindi Bertagnoli a
fare in modo che nell’anno 2020, a Verona,
si possa tenere l’Adunata Nazionale.
Viene quindi invitato il sindaco Tosi a prendere la parola, in quanto per impegni deve
lasciare l’assemblea.
Il sindaco, dopo i saluti, ringrazia gli alpini
e la Protezione civile per quanto fanno gratuitamente, specie per alcune necessità
comunali. Poi aggiunge che se ci fosse un
referendum sul valore dell’ANA in campo
nazionale, questa sicuramente risultereb-
be ai primi posti. Termina con un augurio di
buon lavoro per l’assemblea e per l’attività
sezionale.
Viene quindi invitato il tesoriere Luigi Macchiella a esporre la sua relazione. Questi,
con riferimento al Triveneto, fa presente
che c’è stata una movimentazione notevole
fra entrate e uscite. Elenca nel dettaglio le
varie voci sia in entrata che in uscita. Anche questa relazione è allegata al verbale.
Ricorda quindi che il bilancio è depositato
in Sezione a disposizione dei soci. Segue
la relazione del presidente del revisori dei
conti Ghellere.
Il Presidente Ercole, dopo le due relazioni,
chiede l’approvazione del bilancio consuntivo 2014 che viene approvato all’unanimità.
Di seguito c’è la presentazione del bilancio
preventivo 2015. Anche questo viene approvato all’unanimità.
Ci sono poi gli interventi dei delegati.
Mazzocco - capogruppo Legnago: vorrebbe conoscere in dettaglio le voci di alcune
spese che sono segnate nel bilancio. Con
particolare riferimento alle quote dei soci
che riguardano sia la Sezione che la Sede
nazionale perché, a suo dire, non sono
dettagliatamente esposte le varie cifre, le
vorrebbe più specificate.
Bertagnoli: le singole quote sono determinate dalla Sede nazionale.
Caloi - Gruppo Verona Centro: vorrebbe
una maggiore partecipazione della Sezione
e dei soci specie alle cerimonie militari. Poi
propone che nella relazione del “Circolo Balestrieri” venga fatto un maggior riferimento ed una maggior ricerca sui monumenti ai
Caduti e sui nomi che appaiono nella nostra
zona.
Zanotti - Gruppo Cristo Risorto: ringrazia il
Presidente ed il Consiglio per quanto hanno
fatto nel loro primo anno di carica. Poi, con
riguardo alla situazione economica, si dice
preoccupato perché con il calo degli iscritti
da 24.000 a 17.000 attuali è logico che ci
sia una minor disponibilità sulle quote soci.
Propone che, per l’anno prossimo, ci sia un
aumento della quota sociale, essendo per
l’anno in corso il bilancio di previsione già
stato approvato.
Gorni - capogruppo Rivalta: sulla gestione
attuale della Sezione, desidera far presente che ha qualche distinguo da fare. Lui, ha
il 50% di alpini e 50% di aggregati. Poiché il
Gruppo funziona prevalentemente per merito degli “amici”, chiede che ci sia la possibilità di dare più spazio a questi, anche
facendoli partecipare alle assemblee con
diritto di intervento, altrimenti si sentono
emarginati. Chiede che, quando si va specie nelle scuole, se abbiamo il cappello alpino siamo più considerati, anche gli “amici”
possano avere un titolo di riconoscimento.
Bertagnoli: ringrazia Zanotti per il suo attaccamento all’ANA. Per quanto concerne
l’aumento della quota, quest’anno si è preferito non modificarla, anche con riferimento all’attuale crisi economica. Si cercheranno i fondi con altre iniziative.
Dato che, a settembre, ci saranno le riu-
Il Gen. Claudio Rondano
nioni delle varie Zone, si vedranno allora
gli orientamenti che si potranno prendere
circa l’aumento delle quote e come si orienteranno i vari Gruppi.
A Caloi, informa che si sta facendo un
censimento presso i vari comuni per avere informazioni sui monumenti della nostra
e la Sezione stessa.
Dopo queste risposte, viene invitato l’Assessore regionale Giorgetti, alpino, per un
suo intervento.
Questi esordisce dicendo che in Consiglio
regionale l’attività degli alpini viene seguita
con particolare interesse, sia per la Protezione civile che per l’opera di volontariato. Il
Veneto è stata terra di battaglie nella Prima
Guerra Mondiale e, attualmente, ci sono
tante caserme chiuse che devono essere
valorizzate. Ora, c’è una trattativa in corso
con il Demanio, per acquisire la caserma
“Monte Grappa” di Bassano e darla poi in
uso all’ANA. Le Associazioni d’arma sono riconosciute come enti da aiutare con contributi. Infatti sono già state erogate somme
a rifugi, baite, ecc..
Prosegue poi segnalando che, la Regione,
farà promozioni per poter ricordare degnamente il Centenario della Grande Guerra.
La Regione stessa, si attiverà per fare delle
copie del film “Fango e gloria”, le quali, saranno poi distribuite alle varie Sezioni alpini
zona e sui nomi dei Caduti che sono incisi
sui monumenti stessi.
A Gorni, segnala che la Sezione, con riferimento agli “amici degli alpini”, si sta
muovendo presso la Sede nazionale per
cercare di risolvere la loro posizione, in
quanto è solo dalla Sede nazionale che a
tal riguardo si possono avere direttive. Informa che c’è una commissione che ha lo
scopo di curare le relazioni tra i vari Gruppi
per un loro utilizzo. Chiude ringraziando ancora la Protezione civile per quanto fa per
la collettività.
Segue quindi la consegna del “Premio Alpino dell’Anno 2014” per Adriano Pedrolli del
Gruppo di Quinto per la sua attività in seno
al Gruppo stesso e per il recupero delle
trincee della Grande Guerra.
Il Presidente Bertagnoli ne legge la motivazione. Il premiato ringrazia per il riconoscimento ricevuto.
Viene quindi consegnato al Gruppo di Basson il “Trofeo Anti”, per l’attività sportiva
svolta dal Gruppo medesimo. Ritira il premio il capogruppo Marco Fasoli ed anche
in questa circostanza il Presidente ne legge
le motivazioni.
Dopo queste consegne, il Presidente
dell’assemblea Ercole, invita il gen. Rondano per un suo intervento. Questi, porge
all’assemblea il suo saluto e quello del gen.
Primicerj, comandante del COMFOTER.
Dopo aver ringraziato la Sezione per l’invito
ricevuto, poiché la sua vita militare è stata
sempre con gli alpini, cita una frase ricavata dal giornale della Sezione di Monferrato
Marco Fasoli capogruppo di Basson ritira il Trofeo Anti
(segue a pag. 18)
il Montebaldo • 17
VITA SEZIONALE
a del 15 marzo 2015
VITA SEZIONALE
88a Adunata Nazionale
L’AQUILA
16 - 17 - 18 maggio 2015
ORDINE DI SFILAMENTO PER NOVE
PRIMO BLOCCO
Responsabile:
Cartello Sezione di Verona: Zona “Isolana”
Striscione «Aquile del 6° Alpini»: Zona “Isolana”
Striscione portato dai “Giovani Alpini”
Gruppo Storico del 6° Alpini
Vessillo sezionale scortato dal Presidente
Vice presidenti e Cappellano
Consiglio Direttivo Sezionale
Alpini in armi
Sindaci alpini e non alpini con fascia
Autorità
Tamburi di Pacengo
Gagliardetti sezionali
Gruppo Giovani con la maglia “dal 1919
l’impegno continua”
Gruppi in divisa Zona “Isolana”
DISTANZA 5 METRI
SECONDO BLOCCO
Responsabile:
Striscione
Gruppi in divisa
Fanfara “Acqua Santa Terme”
Alpini delle Zone: “Basso Veronese”
“Mincio” - “Adige Guà”- “Valpolicella”
Basso Lago” - “Baldo Alto Garda”
“Val d’Adige Veronese”
Gruppi in divisa delle Zone suddette
DISTANZA 5 METRI
TERZO BLOCCO
Responsabile:
Striscione
Gruppi in divisa
Fanfara “Abruzzi”
Alpini delle Zone: “Val d’Illasi-Lessinia”
Valpantena-Vald’Alpone”
“ Medio Adige” - “Verona 1” - “Verona 2”
COMANDANTE DEI PARACADUTISTI
Alpini paracadutisti
All’ammassamento,
i nomi delle Zone nel blocco,
sono disposti come identificativo di blocco
e non come ordine di partenza.
Come da disposizione nazionale,
I SINDACI ALPINI E NON,
che vogliono sfilare con la fascia tricolore,
sono inseriti
CON LE AUTORITA’ NEL PRIMO BLOCCO
altrimenti sfileranno senza fascia ,
con il loro Gruppo.
Si intendono Gruppi in divisa quelli che
riescono a formare minimo tre file da nove.
Gli altri, di numero inferiore, potranno fare la
loro riga senza distanziamenti all’interno
dello schieramento.
RACCOMANDAZIONI
● Salutare il Labaro Nazionale al suo passaggio.
● Posizionarsi all’ammassamento nel blocco
cui si è stati assegnati.
● Il cappello non deve essere un “nido di
tordo”, ma decoroso e pulito.
● Gli alfieri dovranno indossare la casacca
tricolore, tenere un comportamento fiero.
● Il gagliardetto deve essere affidato a perso
nale idoneo, vista la lunghezza del percorso.
● Durante lo sfilamento, tutti devono tenere
un comportamento austero e rispettoso.
● Divieto assoluto di portare striscioni, cartelli
e bandiere non autorizzati.
● NON SI SFILA IN PANTALONI CORTI.
● I responsabili del Servizio Sezionale, provvederanno ad allontanare dallo sfilamento,
tutti coloro che, con il loro comportamento,
oscureranno la reputazione della Sezione.
La nostra Sezione è collocata al 5° settore in via Cardinale Mazzarino.
Presumibilmente inizio sfilamento alle ore 12 ( dopo Venezia)
il Montebaldo • 19
PENNA SPORTIVA
Tiro a segno pistola grosso calibro
Domenica 18 Gennaio u. s., si è conclusa
la 10^ edizione del “Trofeo PGC ANA Avesa” organizzata dal Gruppo alpini di Avesa
presso il Poligono di Verona.
E’ stata la prima gara del calendario sportivo ANA 2015 con la partecipazione di
ben 188 concorrenti a rappresentare 28
Gruppi di cui uno Trentino e uno Vicentino.
Il Trofeo, messo in palio, lo ha vinto il forte
e numeroso Gruppo di S. Giovanni Lupatoto partecipando con 35 soci di cui 15 alpini; a soli 4 punti in meno, si e classificato
il Gruppo di Avesa e, a seguire, Tregnago.
Il migliore risultato tecnico della gara lo ha
ottenuto con punti 180/200 Andrea Stegagnini di Avesa. Alle premiazioni, ha rappresentato la Sezione di Verona, il consigliere delegato allo Sport Marco Rambaldel,
complimentandosi con gli organizzatori.
Il capogruppo di Avesa, Albino Zampieri,
ha ringraziato quanti hanno partecipato
alla gara e il TSN di Verona con il suo nuovo Presidente il gen. alpino Riccardo Sartor per l’ospitalità da sempre concessa.
CLASSIFICHE
Alpini Maestri: 1° Piccoli Michele (Lugo);
2° Facchetti Angelo (Calmasino); 3° Castellani Enzo (S. Giovanni L.).
Alpini 1^ classe: 1° Bellini Andrea (Tregnago); 2° Morari Luca (Valeggio); 3° Lo-
nardoni Cristian (Calmasino).
Alpini Maestri Veterani: 1° Fiorin Silvano (Avesa); 2° Bonato Omero (Avesa); 3° Gaspari Franco (Avesa).
Alpini Veterani: 1° Vincenzi Luciano
(Parona); 2° Mazzi Alviano (Bussolengo); 3° Lorenzoni Flavio (Golosine).
Amici ANA: 1° Bonamini Silvio (Tregnago); 2° Benedetti Alessandro (Valeggio); 3° Zenari Renato (S. Giovanni
L.).
Open: 1° Stegagnini Andrea (Avesa);
2° Sega Alberto (S. Giovanni L.); 3° Ca-
stellani Andrea (S. Giovanni L.).
Mista Donne e Giovani: 1° Lavagnoli Doriana (Tregnago); 2° Guidi Elettra
(Avesa); 3° Romagnoli Rita (Avesa).
CLASSIFICA GRUPPI
1° S. Giovanni Lupatoto; 2° Avesa ; 3°
Tregnago; 4° Golosine; 5° Calmasino;
a seguire Bussolengo, Sovizzo, Ca’ di
David, Pescantina, Peschiera, Cristo
Risorto, Negrar, Lubiara, Marano e per
la prima volta Raldon, Lugo, Chievo,
Parona, Valeggio, Albaredo, Ala, S.
Ambrogio, B. Venezia, Basson.
Pesca: 5° Trofeo “memorial”
Giovanni Ambrosini
Valeggio s/M: gara di bocce
a coppie
Si è svolto domenica 12 ottobre u. s., il 5° Trofeo Giovanni Ambrosini, gara di pesca,
organizzata dal Gruppo alpini
di Palazzolo. Numerosa la
partecipazione dei Gruppi
alpini della Sezione e la bella
giornata, ha contribuito alla
buona riuscita della manifestazione.
CLASSIFICA INDIVIDUALE
1° Balenario Gabriele; 2° Ruffo Bruno; 3° Ducchi Mario;
4° Gobbi Bruno; 5° Cristiani
Roberto; 6° Del Pin Michele;
7° Gugildi Enrico; 8° Brugnoli
Il Gruppo alpini, ha brillantemente organizzato una gara di bocce a coppie per il 27° Trofeo “Alpini Andati Avanti”. Nella foto:
il capogruppo Cesare Valbusa con la coppia vincitrice Silvano
Cordioli - Giuseppe Ossiduri.
Flavio; 9° Ferrarese Stefano;10° Cordioli Claudio.
CLASSIFICA GRUPPI
1° S. Martino B. A.; 2° Palazzolo; 3° Borgo Roma; 4°
Marcellise; 5° Perzacco; 6°
Grezzana.
L’ambito Trofeo, offerto da
Stefano Franchi, è andato al
Gruppo alpini di S. Martino
B. A.
Un grazie a tutti i partecipanti ed un arrivederci all’anno
prossimo.
Franco Tacconi
capogruppo
COMUNICATO
Consegna dell’ambito Trofeo al Gruppo alpini di S. Martino B. A.
20 • il Montebaldo
Il calendario sezionale
dello sport, anno 2015,
per motivi di edizione
del giornale
“il Montebaldo”,
è pubblicato sul sito:
www.anaverona.it
A.N.A.
Tridentina
2° Art. Mont.
RADUNO NAZIONALE
2° Reggimento Artiglieria da Montagna
Gruppi
“VERONA” - “VICENZA” - “ASIAGO” - “REGGIMENTALE”
Sabato 27 e Domenica 28 Giugno 2015
DOSSOBUONO
di Villafranca (Verona)
PROGRAMMA
Sabato 27: Ritrovo dei commilitoni - Saluto alle Autorità convenute - Alzabandiera.
(Su prenotazione max 100 posti, visita alla Cantina Vinicola di Lugana - tel. 333.21.21.99).
Pranzo in Baita a Valeggio sul Mincio con visita turistica all’incantevole località di Borghetto.
Alla sera, grande concerto di cori Alpini.
Domenica 28: Ammassamento presso il Parco Antonelli in via Nogare - Seguirà la sfilata per le vie cittadine
S. Messa - Deposizione di corone ai monumenti ai Caduti.
Al termine della cerimonia, rancio in Baita a cura del Gruppo A.N.A. di Dossobuono.
Il Gruppo fornisce 20 brande con materasso e la possibilità di portare delle brandine per altri 20 posti.
Area per camper e tende in zona limitrofa.
Per prenotare, contattare il capogruppo Claudio Bodini: [email protected] - tel. 347.23.89.618
A disposizione per gli anziani o inabili un servizio di Jeep e campagnole
Referenti:
Gruppo “Verona”
Gruppo “Vicenza”
Gruppo “Asiago”
Mario Quattrina
Giuliano Meneghini
Renato Buselli
[email protected]
tel. 342.05.16.196
[email protected] tel. 347.71.08.130
[email protected]
tel. 329.67.27.554
VITA DEI GRUPPI
BUTTAPIETRA
BORGO 1° MAGGIO
PRESENTATO UN LIBRO SUGLI ALPINI DEL GRUPPO
Lo scorso 20 giugno nella baita, nell’ambito dell’annuale Festa Alpina, è stato presentato, davanti ad un attento e numeroso pubblico, il
secondo libro scritto ed autofinanziato dall’alpino Giorgio Bighellini e
con il concorso del Gruppo alpini dal titolo «Storia del Gruppo Alpini di
Buttapietra». Erano presenti, il consigliere sezionale Rinaldo Marini, il
responsabile della Zona “Isolana” e capogruppo Adriano Bussi, il sindaco Aldo Muraro, i capigruppo fondatori Norino Piccoli e Giancarlo
Longo, due reduci citati anche nel libro.
Dopo la presentazione del capogruppo, il sindaco ed il consigliere
Marini, hanno evidenziato il valore di questa ricerca.
Anche Giancarlo Longo, capogruppo storico per ben 50 anni, ha
FESTA CON LA “PICCOLA FRATERNITÀ”
L’alpino Giacomo Comencini, della Squadra di Protezione civile Il Gruppo alpini, con gli amici della “Piccola Fraternità”, collaborano da 25
anni per organizzare la loro festa: quest’anno lo scopo era la raccolta
di fondi per il rifacimento del tetto.
L’Associazione, il cui presidente è Corrado Zenti, nostro iscritto, si occupa delle persone affette da varie patologie deambulanti del fisico e
della mente.
COLOGNA VENETA
ricordato il lungo cammino percorso dagli alpini in quasi 70 anni di
storia, ricordandone alcuni momenti significativi. «Nel 2016, il nostro
Gruppo festeggerà il 70° anniversario della sua fondazione e, in vista di questo traguardo, ha sottolineato l’autore, mi sembrava giusto
lasciare un ulteriore lavoro di ricerca come segno di servizio per gli
alpini e per il mio paese; e fin dall’ inizio ho avuto la fortuna di poter
parlare con i primi capigruppo fondatori ed i seguenti e raccogliere le
loro preziose testimonianze di impegno soprattutto nella solidarietà,
che meritano di essere custodite».
Parte del ricavato dalla vendita del libro, sarà devoluta in beneficenza
ed alcune copie sono state donate alla Biblioteca Civica locale.
FESTEGGIATO LUIGI AMBROSINI PER I SUOI 100 ANNI
E’ stato festeggiato per il suo 100° compleanno il socio alpino Luigi
Ambrosini, reduce dal fronte Jugoslavo e da due anni di prigionia in un
campo di concentramento tedesco.
Alla presenza di numerosi alpini, il sindaco Dr. Silvano Seghetto, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale e il capogruppo Giancarlo
Borin, gli hanno consegnato una targa ricordo.
La cerimonia, semplice ma di notevole significato, è stata allietata e
resa più coinvolgente dai canti del “Coro Scaligero” di Cologna Veneta.
Franco Bombieri
GREZZANA
A RICORDO DEGLI ALPINI SEPOLTI DA UNA VALANGA
Il 7 marzo 1970, a 45 anni dalla tragedia in Val Pusteria, nella zona
di Ponticello di Braies, in cui sette alpini veronesi sono stati travolti da una improvvisa valanga staccatasi dalla Croda Scabra: due
scampati dalla tragedia, hanno voluto ricordare il triste evento.
Luigi Signorini e Sergio Fenzi del 6° Alpini, Btg. “Bassano”, facevano parte del Reggimento che stava marciando, come di consueto,
per sistemare il poligono di tiro nell’Alta Val di Braies.
Li ricordiamo scrivendo i loro nomi per non dimenticarli: Luciano
Turata di Verona, Luigi Rigo di Quinzano, Angelo Benedetti di Malcesine, Franco Bagolin di Veronella, Bruno Pighi di Avesa, Vittorino
Bonfante di Gazzo V.se e Fausto Baietta di S. Pietro in Cariano.
Per ricordarne la memoria, il Gruppo alpini di Grezzana, il 2 giugno
di ogni anno , organizza un viaggio commemorativo al Monumento
di Ponticello di Braies con la partecipazione dei rappresentanti militari del Btg. “Bassano” del 6° Alpini, dei Gruppi alpini di Monguelfo,
Dobbiaco, S. Candido e della nostra Sezione: per l’occasione, sono
invitati tutti gli otto alpini sopravvissuti alla tragedia.
Per informazioni comunicare con: Luigi Signorini - tel. 045/90.81.29,
oppure Sergio Fenzi - cell. 347.70.04.366.
Giampietro D’Agostini
22• il Montebaldo
MARANO DI VALPOLICELLA
GITA AL RIFUGIO CONTRINIl
Sabato 19 luglio u. s., eravamo in tanti del Gruppo alpini, accompagnati anche dalle nostre consorti, che non hanno sfigurato nel percorso Canazei-Rifugio fatto a piedi con passo sicuro.
Alla gita, organizzata dal capogruppo Enzo Lonardi, era presente anche una delegazione del Gruppo di Valgatara, il presidente di “Valpolicella Benaco Banca” Gianmaria Tommasi.
Ha fatto da guida il capogruppo di Magré, Gino Degasperi, con il
quale il Gruppo di Marano è gemellato. Il programma prevedeva una
S. Messa celebrata dal parroco di Valgatara-Marano-S. Rocco, don
Andrea Ronconi, pranzo presso il Rifugio.
RIVOLI VERONESE
NATALE CON GLI ALPINI DELLA VALPOLICELLA
Sabato 20 dicembre u. s., il Gruppo alpini ha organizzato il “Natale
con gli alpini della Valpolicella”. Prima tappa di una serie di manifestazioni che andranno a concludersi con il 50° di fondazione del Gruppo
in occasione del Raduno di Zona dei Gruppi della Valpolicella, previsto
per domenica 24 maggio 2015: data di rilievo storico in cui l’Italia
entrò in guerra 100 anni prima.
La manifestazione è iniziata con l’alzabandiera al monumento ai Caduti in Piazza degli Alpini, il canto dell’Inno di Mameli da parte dei presenti, successivo “Silenzio” suonato dalla tromba della Banda Sezionale
MISSIONE UMANITARIA IN BENIN
Nell’agosto scorso, il capogruppo Giovanni Gamberoni, la moglie Luigina, Lorenzo Concini, consigliere del Gruppo di Pesina, Giuseppe
Ferrarini in rappresentanza dell’Amministrazione comunale, il parroco
padre Marco Rovai, padre Pascal Aynon (nativo del Benin) e altre dodici persone di Rivoli ed altri paesi limitrofi e toscani, hanno effettuato
una missione umanitaria di 20 giorni in Benin.
Con i fondi raccolti hanno dato corso ad un progetto umanitario di
supporto alla comunità delle “Suore degli Angeli”, già operante in
loco, che prevedeva la sistemazione di alcuni locali per ricavare un
panificio con fornitura della relativa attrezzatura, la formazione di
di Perzacco e deposizione di una corona d’alloro in ricordo dei Caduti.
Il capogruppo Marco Lonardi ed il capo zona “Valpolicella” Massimo
Venturini, hanno dato il benvenuto alle autorità civili intervenute, ai consiglieri sezionali Sergio Lucchese e Marco Rambaldel, alle madrine
sig.ra Pia Baietta, per i Gruppi della Valpolicella e la sig.ra Luigina
Begali per il nostro Gruppo ed a tutte le Associazioni intervenute.
La cerimonia proseguiva in Duomo con la celebrazione di una S. Messa, dove si è toccato un momento di grande commozione alla lettura
dei nomi degli alpini della Valpolicella “andati avanti” nell’anno trascorso e la lettura della “Preghiera dell’Alpino”.
A conclusione della bella manifestazione, serata con concerto di voci
e strumenti, molto apprezzato dal numeroso pubblico intervenuto,
con il coro “Monti Lessini” e la “Banda sezionale di Perzacco”. La
serata si è conclusa con l’esecuzione dell’Inno di Mameli ed il “Trentatrè”.
PIZZOLETTA
CAMBIO DEL CAPOGRUPPO
Venerdì 16 gennaio u. s., è stata convocata l’assemblea del Gruppo per l’elezione del nuovo capogruppo. Enzo Albertini, capogruppo uscente, ha ricevuto una
targa di benemerenza per il prezioso e
fattivo contributo dato per il suo lungo
mandato.
Al neo eletto Enore Giacomelli, i migliori
auguri di buon lavoro.
“GIORNATA DEL RICORDO”
Sabato 7 marzo, il Gruppo alpini ha organizzato la “Giornata del
Ricordo” in memoria degli alpini travolti, 45 anni fa, da una valanga a Ponticello di Braies (BZ).
Alla Commemorazione, patrocinata dal Comune di Villafranca,
hanno partecipato alcuni Gruppi della “Zona Mincio”, familiari delle vittime e Gruppi, con i gagliardetti, delle zone dove i defunti
erano residenti.
Un sentito grazie a quanti hanno voluto partecipare.
una trentina di donne per la sua gestione, l’animazione dei ragazzi
(i bimbi non sanno giocare...) l’aiuto alle suore nella distribuzione dei
medicinali.
Ora il forno funziona a pieno regime, 24 ore al giorno.
Il Consiglio direttivo del Gruppo alpini, ha deciso anche l’adozione a
distanza di due bambini.
ISOLA DELLA SCALA
FESTA DEL GRUPPO ALPINI
Domenica 23 novembre u. s., giornata del tesseramento, è stata
programmata una S. Messa e due cerimonie: una al monumento ai
Caduti ed una alla Targa “Largo degli Alpini”.
Durante il pranzo sociale, il capogruppo Angelo Gozzi, ha illustrato
l’impegnativa e generosa attività svolta nel corso dell’anno, consegnando dei contributi all’Ass. “ABEO”, alla Cooperativa “La Scintilla”,
alla “Piccola Fraternità”, alla “FEVOS”.
A padre Drazan, missionario in Tanzania, è stata consegnata la somma di 3.250 euro per l’adozione a distanza in Mozambico ricavati
dalla “Giornata del Giovane Alpino” e dal chiosco in fiera.
Erano presenti alla manifestazione, l’Abate don Roberto, i cons. sezionali Paolo Ferlini, Rinaldo Marini e il capo zona Adriano Bussi.
RITROVIAMOCI
L’Aquila, settembre 1964: C.A.R.
alla Caserma
“Rossi”.
Per un incontro,
in occasione
dell’Adunata Nazionale, contattare
Marastoni cell.
338.58.20.787
o Sambogaro tel.
045.63.00.279.
il Montebaldo • 23
VITA DEI GRUPPI
PESCANTINA
VITA DEI GRUPPI
COLOGNOLA AI COLLI
TREGNAGO
RESTAURATO IL MONUMENTO AI CADUTI
Domenica 15 febbraio u. s., in occasione della festa del Tesseramento, presso la parrocchia di Stra’ di Caldiero, alla significativa presenza del sindaco Martelletto e del consigliere sezionale
Ezio Benedetti, è stato inaugurato il restauro del monumento ai
Caduti.
Per la cronaca, è il quarto monumento che il Gruppo alpini ha
restaurato, tenendo fede all’impegno preso per procedere alla
sistemazione dei monumenti esistenti sul territorio comunale.
Dopo la S. Messa e la cerimonia in onore ai Caduti, pranzo sociale in baita.
MANIFESTAZIONE IN ONORE AI CADUTI
Domenica 25 gennaio, contrariamente agli anni passati, la giornata
dedicata al ricordo dei nostri soldati che hanno combattuto in zone
impervie di Albania, Grecia e Russia, ci ha donato un sole tiepido e
splendente.
Alpini e componenti di quasi tutte le armi, residenti nei piccoli paesi
situati nella ridente valle, sono arrivati a Tregnago per commemorare i padri, i nonni, i fratelli rimasti in quelle terre sconvolte da guerre
assurde ed ingiustificabili.
La partenza del corteo, capitanato dal capogruppo di Tregnago Bruno Rancan, si è mosso al seguito della Banda “La Primula” di Cogollo e, subito dopo, la schiera di labari e vessilli che rappresentavano
le varie Associazioni combattentistiche locali.
Numerose le Autorità: in testa il Sindaco di Tregnago Renato Ridolfi
e il Presidente degli alpini veronesi Luciano Bertagnoli, aprivano la
sfilata numerosi gagliardetti intervenuti dalla provincia.
L’alpino Alfredo Laiti, classe 1921, unico reduce presente, combattente nei Balcani è tornato in Italia dopo avere subito mesi e mesi di
prigionia in Germania.
Era presente alla manifestazione anche il soldato in divisa, fuciliere
Cristiano Chesta classe 1993, di stanza nella caserma “Duca” di
Montorio.
Il corteo si è recato nella chiesa parrocchiale per assistere alla
S. Messa. L’officiante, nell’omelia, ha elogiato i reduci per la loro
vita tribolata nei vari teatri di guerra. Dopo la cerimonia religiosa, il
corteo si è portato in piazza Marcolongo, di fronte al monumento
dedicato ai Caduti sul Fronte Orientale di guerra, per assistere all’alzabandiera, accompagnata dall’inno “La leggenda del Piave” e dal
nostalgico e mesto suono del “silenzio d’ordinanza” .
Sul palco, si sono alternati alcuni studenti di 3^ Media dell’Istituto
Comprensivo di Tregnago, per declamare toccanti poesie e racconti e da loro scelti per la circostanza: facevano contorno il Gonfalone
del Comune e il Labaro dei Combattenti e Reduci veronesi, costellato di 35 Medaglie d’Oro al V.M.
Negli interventi ufficiali, ha preso la parola il Sindaco Renato Ridolfi,
il presidente dei Combattenti e Reduci, il Presidente Luciano Bertagnoli e la Senatrice Maria Pia Garavaglia che hanno apprezzato
l’impegno degli studenti presenti ricordando loro che non bisogna
dimenticare la storia.
Sulla lapide del monumento, sono incisi decine di nomi dei Caduti in
un paese di pochi abitanti: 27 morti in guerra, 17 dispersi, 8 prigionieri e 36 morti per malattia.
Agostino Dal Dosso
VALEGGIO s/M
FESTA DI SAN MARTINO CON GLI ANZIANI
Per la tradizionale ricorrenza di San Martino che, un tempo per i
braccianti agricoli significava fare trasloco, ai giorni nostri significa
“castagne e torbolin” in compagnia.
Gli alpini del Gruppo, capitanati da Cesare Valbusa, si sono attivati
con il “coretto della baita” e alcuni volenterosi, a far la festa agli
anziani ospiti a Casa Toffoli con canti, regalando un pomeriggio diverso con la consueta allegria alpina.
Giorgio Rovina
Renato Buselli
COSTALUNGA
INAUGURATO UN PICCOLO MONUMENTO
Domenica 17 agosto u. s., alcuni alpini del nostro Gruppo, si
sono recati presso la famiglia Niero di Bolca per l’inaugurazione di
un piccolo monumento, in legno, dedicato alla Madonnina dell’Ortigara.
Il programma prevedeva una S. Messa celebrata dal cappellano
sezionale don Rino Massella alla presenza di alcuni gagliardetti, la
benedizione del monumento e un rancio all’alpina. Nella foto: Mario
Niero, la moglie Giuseppina, i figli Clara, Lorenzo e Daniela.
Paolo Magagnotto
24• il Montebaldo
INCONTRI
Siamo artiglieri del Gruppo “Vicenza”. Abbiamo prestato il
servizio militare negli anni 1960-1970 a Brunico nella Caserma “Lugramani”. Ci siamo trovati il 4 dicembre u. s.,
per festeggiare S. Barbara nostra Patrona, con il gen. Tullio
Campagnola.
Per un prossimo incontro, contattare Luciano Brunelli - cell.
336.35.82.77 oppure Sergio Leonardi – tel. 0464.51.97.80.
SALIONZE
FINALMENTE COSTITUITO IL NUOVO GRUPPO
Alpini cercasi. Questo è stato “Life Motive” con cui, alcuni di
alpini di Roverchiara, sono andati alla ricerca di chi aveva fatto
il militare nelle Truppe alpine ed era desideroso di far parte del
nuovo Gruppo Alpini .
Si, perché Roverchiara, Comune di circa 2.800 anime, da una
ricerca effettuata, poteva contare su circa cento persone residenti nel Comune che avevano fatto la “naja” nelle Truppe alpine.
Era comunque da anni che si parlava in paese di ricostituire questo Gruppo ma, per un verso o per l’altro, la cosa non era mai
andata a buon fine, tanto che alcuni alpini del paese, si erano
iscritti altrove.
Ma è stato all’inizio dell’estate che si è accesa la miccia. Per la
precisa volontà di alcuni alpini che, riunione dopo riunione, sono
arrivati al traguardo con la conferma da parte dell’ANA, Sezione
di Verona e, successivamente, la sede nazionale, del riconoscimento della costituzione del nuovo Gruppo Alpini, la cui ufficialità
è stata data giovedì del 3 luglio 2014 presso la Sede consiliare del Comune, alla presenza del sindaco Loretta Isolani, del
Presidente della Sezione di Verona, Luciano Bertagnoli, del vice
presidente vicario Luigi Bicego, del capo zona Mario Morgante,
del capogruppo di Minerbe, Doriano Pesarin
Il nuovo Gruppo può contare 41 alpini e 7 “Amici degli alpini”, tra
cui il Sindaco, eletta Madrina del Gruppo.
L’esito delle votazioni, per il triennio 2014-2016, ha dato questo
risultato: capogruppo, eletto all’unanimità, è risultato Adriano Lovato. Per il Consiglio direttivo sono stati eletti: Paolo Rossi Gianluigi Ziviani, Francesco Bersani, Giuliano Marocco, Mauro Ghingo, Giampaolo Bissoli, Gianluca Guzzo, Valeriano Marangoni.
FESTA DEL GRUPPO PER IL TESSERAMENTO
Domenica 15 febbraio u.
s., si è svolta la festa del
Tesseramento. La giornata è iniziata con l’incontro
tra il capogruppo Augusto
Guerra con il consigliere
sezionale Paolo Ferlini, con
il capozona “Mincio” Loris
Pellizzato e con il reduce di
Russia Bruno Bozzini (101
anni), visibilmente commosso nel ricordare i suoi compagni caduti in quella terra
lontana.
Inizio della sfilata per le vie del paese con la Banda musicale di Peschiera d/G, la Squadra di Protezione civile “Mincio”, il coro A.N.A.
di Peschiera d/G e numerosi gagliardetti fino al monumento di Nikolajewka ed alla Targa dedicata ai Caduti di tutte le guerre per la
deposizione di una corona d’alloro.
Discorsi di circostanza, da parte delle autorità intervenute, chiudevano la bella manifestazione.
POVEGLIANO
CELEBRATA L’UNITÀ D’ITALIA
Martedì 4 novembre u. s., il Gruppo alpini ha celebrato l’Unità
d’Italia in collaborazione con il Comune, le Istituzioni combattentistiche e le scuole del paese.
Durante la cerimonia abbiamo deposto, insieme agli studenti, dei
fiori al monumento ai Caduti, e cantato insieme l’Inno di Mameli
durante l’alzabandiera.
Poi, i ragazzi, hanno preso la parola recitando poesie e pensieri
relativi alla festa del 4 Novembre.
La cerimonia è terminata con l’ultima canzone dei giovani che,
nel ritornello, diceva: «Bisogna che impariamo tutti a dire no-nono a tutte le guerre».
POIANO
UN 4 NOVEMBRE CARICO DI EMOZIONE
Una significativa cerimonia commemorativa quella svoltasi a Poiano
lo scorso 4 novembre. Dopo la S. Messa, celebrata nella chiesa parrocchiale, il corteo si è portato presso il monumento alla presenza di
un buon numero di cittadini.
Presenti: il reduce di Russia, nonché presidente della Sezione
A.N.C.R. locale, cav. Domenico Pasi; rappresentanti di Associazioni
locali civili e d’Arma con i labari; il presidente dell’8^ Circoscrizione
Dino Andreoli; il Comandante della caserma Duca di Montorio, col.
Marco Simonini e il parroco don Flavio Rolfi.
Ma la presenza più importante, e che ha dato un tono particolarmente emozionante alla cerimonia, è stata quella delle bambini delle
scuole elementari “ G. Pascoli” di Poiano, che già da tempo sono
presenti a questa cerimonia.
La cerimonia proseguiva con l’alzabandiera, l’Inno di Mameli, cantato
dai bambini e da tutti i presenti, deposizione della corona con le note
della Leggenda del Piave e il momento più toccante: “l’appello dei
Caduti”.
Ogni bambino chiamava il cognome e nome di un combattente Caduto e tutti gli altri rispondevano “presente”; quindi, lo stesso bambino,
andava a depositare un fiore in un’anfora posta davanti al monumento; così sono stati chiamati tutti i nomi dei Caduti scritti sul monumento, 35 della Prima Guerra e 19 della Seconda. A seguire, poesie,
riflessioni e pensieri ben espressi da tutti gli alunni, preparati dalle
brave maestre nelle settimane precedenti la commemorazione. I presenti, con gli occhi lucidi e con evidente commozione, hanno ascoltato, in profondo silenzio, le parole dei bambini. Poi gli interventi del
presidente Dino Andreoli, del col. Marco Simonini e di don Flavio.
Infine un breve racconto, intenso ed emozionante, di qualche ricordo
di guerra da parte del reduce Domenico Pasi che, ha così concluso
la commemorazione con un sincero monito che veniva dal cuore e
che più volte è stato sollecitato nei pensieri dei bambini: «Basta con
le guerre, vogliamo la pace».
La giornata si concludeva con un rinfresco nella vicina baita degli
alpini.
Per l’Ass. Combattenti e Reduci Paolo Zamboni
ORGOGLIO GIOVANILE
Margherita Benini indossa con
orgoglio il cappello alpino dello
zio Gianni “andato avanti” del
Gruppo di Quaderni.
il Montebaldo • 25
VITA DEI GRUPPI
ROVERCHIARA
VITA DEI GRUPPI
Belle Famiglie
BORGO NUOVO
CONSEGNATI DUE APPARECCHI PER AEROSOL
Il Gruppo alpini, ben noto per le sue iniziative benefiche, ha
consegnato, alla presenza del Direttore di Pediatria dott. Paolo
Biban e della coordinatrice Amabile Bonaldi, due apparecchi
aerosol professionali per i piccoli pazienti della Pediatria e del
Pronto Soccorso Pediatrico di Borgo Trento.
E’ stato un momento toccante! Non ci siamo sentiti degli eroi,
ma, alle spiegazioni dei vari responsabili, ci si è aperto il cuore
sentendoci dei papà che, con grande amore, accudiscono ai
propri figli. Questa
nuova esperienza,
voluta e proposta
dal cav. Luciano
Rainero, è stata
fatta successivamente propria dal
capogruppo Adriano Residori e dal
Direttivo, nello spirito di solidarietà
da sempre dimostrata dagli alpini.
Nonno Danilo
Piccolo, classe
1952, papà
Mirko, classe
1983, il piccolo Andrea,
futuro alpino,
cl. 2014 del
Gruppo di Legnago.
Al centro della
foto Marcellino
Schiavo, da 21
anni capogruppo
di Castel D’Azzano, attorniato dai
figli (da sinistra)
Stefano, alpino,
Simone, Loris e
dal nipote Mattia,
tutti della Squadra di Protezione
civile della “Zona
Isolana”. La foto
è stata scattata
in occasione della festa per i 60
anni del Gruppo
alpini. Un bell’esempio. Complimenti!
Compleanni
Il socio Giulio Bellani,
festeggia i suoi 90
anni, con i figli Marco
(a sinistra) e Roberto
capogruppo di Nogara
Il socio Giorgio Tanara,
festeggiato per i suoi 90
anni dal Gruppo alpini di Illasi
Ginevra, figlia di Giampietro Pegoraro con lo zio Ruggero Fattori.
Jacopo, figlio di Antonio Pegoraro con il nonno Giacomo Pegoraro (Gruppi di Terrossa e Montecchia di Crosara).
Matrimoni ed anniversari di matrimonio
SONA
BADIA CALAVENA
Giacomo Trivellin e Laura Fattori, sorella del
capogruppo Ruggero e madrina del Gruppo
26 • il Montebaldo
PONTON
Luca, figlio di Clemente Villa (alfiere Gruppo di Ponton)
con Martina, figlia di Corrado Andreoli (Gruppo di SONA) e
lo zio Mario (Gruppo di PONTON)
TORRI d/B
Ernesto Consolini (a destra) con Paola
e il vice capogruppo Fiorenzo Peroni
BADIA CALAVENA
Luca Dalla Minca, vice capogruppo, e Irene nel giorno del loro matrimonio attorniati
dal Consiglio Direttivo
ISOLA DELLA SCALA
Sabrina Zanoni con papà Giovanni
nel giorno del suo matrimonio
CELLORE
60° di matrimonio, Gino Zanetti
con Maria Brunelli
COLOGNA VENETA
60° di matrimonio, Olindo Gini
con Ivone Verona
55° di
matrimonio,
Giovanni
Castellani
con Natalina
e la piccola
Sofia
ILLASI
60° di matrimonio, Giorgio Tanara con
Giuseppina Sacchi
RONCO ALL’ADIGE
QUINTO
MONTORIO
60° di matrimonio, Bruno
Pangriso con la moglie
COLOGNA VENETA
55° di matrimonio e 80° compleanno
di Orfeo Tisato con Adua Bolognese
MOZZECANE
55° di matrimonio e 90° compleanno di Arnaldo Cricca, la moglie, i
figli, nipoti e pronipote
CASTELNUOVO D/G
50° di matrimonio, Giorgio
Bonetti con Erminia Franzoni
BORGO VENEZIA
50° di matrimonio, Sergio
Bellamoli con Maria Soffiati
DOSSOBUONO
GOLOSINE
50° di matrimonio, Luigi
Santinato con Maria Luisa
Luca Vinco
e Laura
Schiavetti
con i genitori
Enzo Vinco
e Lucio
Schiavetti
53° di
matrimonio,
Saturnio
Zoccatelli
con Anna,
genitori
di Damiano
COLOGNA VENETA
50° di matrimonio, Silvano
Carazzato con Gabriella Baloin
il Montebaldo • 27
ANAGRAFE
Matrimoni ed anniversari di matrimonio
ANAGRAFE
Matrimoni ed anniversari di matrimonio
S. LUCIA Q. IQ. I.
BUTTAPIETRA
50° di matrimonio, Adriano Peroli con
Maria Cenci
50° di matrimonio, Renzo Magalini
con Rina Caporali
ALBARE’B. A.
50° di matrimonio, Massimino Veronesi con Paola Ferrarin e il figlio Luca
BUSSOLENGO
50° di matrimonio, Gianfranco
Costa con Norma Cordioli
PASTRENGO
CUSTOZA
50° di matrimonio, Gianfranco
Ruggeri con Gabriella Maroni
ZEVIO
45° di matrimonio, Mario Brutti
con Maria Rosa Dal Pozzo
28 • il Montebaldo
BUSSOLENGO
50° di matrimonio, Roberto Melloni
con Cesarina Quintarelli
MOZZECANE
50° di matrimonio, Luigino
Scattolini con Rosanna Muzza
50° di
matrimonio, Luigi
Buscardo
con Maria
e i nipoti
SOMMACAMPAGNA
50° di matrimonio, Umberto
Parolini con Elisa Bersanelli
CALMASINO
MONTORIO
50° di matrimonio, Mario
Signorini con Maria
COLOGNA VENETA
50° di matrimonio, Mariano
Negro con Graziella Zenaro
DOSSOBUONO
47° di matrimonio, Giovanni
Venturini con Adriana Splendori
GOLOSINE
45° di matrimonio, Renzo Rigatelli,
capogruppo, con Luciana Pavani
50° di matrimonio,
Sergio
Sabaini
con Anna
Zanetti
i figli e
nipoti
BORGO VENEZIA
40° di matrimonio,
Sergio
Corso con
Antonietta Zanin
e il nipote
Alessandro
BOLCA
BONAVICINA
40° di matrimonio, Antonio
Moretto con Nadia Prati e le
nipotine Rebecca e Rachele
MOZZECANE
35° di matrimonio, Gilio Ferrari
con Luisa Ferrarese
25° di matrimonio, Marco Rigoni,
capogruppo, con Maria Grazia
Dal Zovo
TREGNAGO
25° di matrimonio, Bruno Dal Bosco con Giuseppina Aldegheri
Nastri rosa ed azzurri
S. ROCCO DI PIEGARA
Riccardo Cunego, figlio del
socio Renato
ISOLA DELLA SCALA
BOSCO CHIESANUOVA
Alberto e Ivan, con il nonno
Gervasio Zanini
NOGARA
STALLAVENA
CASTION
Cloe, con il nonno
Giorgio Castellazzi
Alessandro,
con mamma
Emanuela
e i bisnonni
Guglielmo e
Giuseppina
Brunelli
Alice Rossetto, con il nonno
Sergio De Agostini
Mattia Codognola nel giorno
del suo battesimo
con la sorellina
Beatrice, i
nonni Maurizio
Codognola,
Gruppo Nogara
(a destra) e Enzo
Rinco , Gruppo di
Isola della Scala (a
sinistra)
CASTION
Alessandro,
con il nonno Giorgio Castellazzi
RONCO ALL’ADIGE
BORGO 1° MAGGIO
Sonia, con il nonno
Gigi Recchia
S. MICHELE EXTRA
BORGO VENEZIA
Azzurra e Giovanni, con il nonno
Armando Gagliardo
S. MARIA IN STELLE
Claudio
Tommasi
e la moglie
Pierina,
nonni di
Alessandro,
Davide e
Isacco, la
piccola Ester
nel giorno del
battesimo
Eleonora e
Jonathan,
con i nonni
Dino
Filippini e
Gianfranco
Speri
TOMBAZOSANA
Summer, con il nonno
Angelin
DOSSOBUONO
Alessandro, con il nonno
Roberto Caporali
il Montebaldo • 29
ANAGRAFE
Matrimoni ed anniversari di matrimonio
ANAGRAFE
Nastri rosa ed azzurri
Luca, in
braccio a
papà Simone Campagnari,
volontario in
Mozambico, i
nonni Rodolfo
Prandini e
Adriano con
Sofia
GREZZANA
I bisnonni Giuseppe Bertagnoli e Anna, i nonni Ivano Bertagnoli
e Daniela con i nipoti Nora e Giulio Bertagnoli
LUBIARA
Sono andati avanti
GINO ZANTEDESCHI
(Fane)
ILARIO DALLA BÀ
(S. Rocco di Piegara)
ENRICO DALLA POZZA
(Alcenago)
RINALDO CORDIOLI
(Cavalcaselle)
GIANFRANCO CHESINI
(Cavalcaselle)
IVANO MURARI
(Pellegrina)
REMIGIO TOSI
(Vigasio)
MARIO CERADINI
(Pastrengo)
EZIO MIORI
(Peschiera d/G)
GIULIO CESARE ANTI
(Sona)
ANGELO BUSCARDO
(Sega di Cavaion)
LINO UGOLINI
(Arbizzano)
ALESSANDRO CAVAZZOLA
detto (Viale) (S. G. Ilarione)
GIORGIO DALL’AGNOLA
(Garda)
LORENZO MENGHIN
(Garda)
AVVISO
PIETRO FORESTI
ex capogruppo (Montorio)
30 • il Montebaldo
GIORGIO FERMANTI
(Montorio)
1° ANNIVERSARIO
° ANNIVERSARIO
GRAZIANO RIGHETTI
(Montecchio di Negrar)
WALFRIDO ZAFFARANA
(Golosine)
Al fine di vedere
pubblicate delle buone
immagini, inviate alla
Redazionbe de
“il Montebaldo”
foto originali che poi,
la Segreteria, su richiesta, provvederà a
restituire.
Dino Ghellere;
Sante Balsemin.
BARDOLINO
Ugo Pennacchio; Enea Marcuzzi;
Benvenuto Barbieri, amico.
S. ZENO DI MONTAGNA
Marcello Bonetti, ex combattente.
BORGO 1° MAGGIO
Edoardo Antonini;
Remigio Perina.
SOAVE
Aldo Magnabosco;
Giovanni Solfa.
BORGO NUOVO
Valentino Righetti;
Francesco Pellegrini, amico;
Guido Mascalzoni, amico.
TORRI DEL BENACO
Ugo Borgo; Fabio Raguzzi.
COLA’
Lina Libera, madre del cons. Vittorio
Zanetti e dell’amico Renzo.
VALEGGIO SUL MINCIO
Rolando Pasini.
BORGO ROMA
Alberto Terragnoli; Claudio Cappelletti;
Luciano Vicentini;
Giorgio Bonato, fratello del capogruppo
Sergio.
VALGATARA
Roberto Salerno;
Gaetano Adami;
Giovanni Bussola, consigliere.
BORGO VENEZIA
Daniele Foresti, figlio di Angelo.
ZEVIO
Ubertino De Togni (Adelino).
CA’ DI DAVID
Giovanni Valerio;
Ilario Melegari, amico.
CAVAION
Luigi Filippini;
Giulio Fontana;
Giuseppe Vicentini.
COLA’
Giancarlo Montresor, fratello di Franco.
COLOGNA VENETA
Brulino Prando;
Dino Tadiello;
Antonio Callegaro, cognato dell’alpino
gen. Angelo Baraldo e zio del socio Flavio
Rigon.
DOSSOBUONO
Michele Bonomo;
Luciano Dall’Avanzi.
FANE
Lino Dalle Pezze, amico, fratello di Renzo
e Rinaldo.
GAZZOLO
Mario Lorenzoni.
GREZZANA
Elio Salvagno; Renato Beccherle;
Comm. Mario Salvagno, fratello di
Giovanni e Giuseppe, padre di Daniele.
ILLASI
Bruno Colombari.
LUBIARA
Luigi Lorenzi (Ciri), amico; Bruno
Ortombina, fratello del cons. Giovanni.
LUGAGNANO
Calogero Piazza;
MONTEFORTE D’ALPONE
Luigi Zoppi.
MOZZECANE
Sergio Vanoni, amico.
PALU’
Armando Tonelli;
Giancarlo Bonvicini.
PARONA
Paolo Vallarsa.
QUARTIERE S. ZENO
Lino Pasetto, vice capogruppo;
Massimo Fiorilli.
S. GIOVANNI LUPATOTO
Antonio Provedelli;
Ucillo Pomari, reduce di Russia.
S. LUCIA EXTRA
Renato Mantovani, amico;
Renato Scapin, amico.
S. MARIA IN STELLE
Luigi Mosconi.
S. STEFANO DI ZIMELLA
CAZZANO DI TRAMIGNA
Graziella Bonomo, madre di Tiziano
Malesani; Maria Grisi, madre dell’amico
Paolo Castagna; Suor Vittoria Menini,
cognata di Luigi Tonegato.
DECEDUTI TRA I FAMILIARI
ALBAREDO D’ADIGE
Martina Cantachin, figlia di Luigi e nuora di
Luigi Giorgio Mori.
BORGO S. PANCRAZIO
Giuseppina Burato, moglie di Eros Turri;
Rosetta Santi, sorella di Lino, capogruppo.
CA’ DI DAVID
Gabriella Sorì, sorella di Giovanni Ugoli;
Giulio Cerani, padre di Mariano;
Vittorio, suocero di Gabriele Totolo;
Celestina Tinazzi, sorella di Costantino.
COLOGNA VENETA
Gianni Sarego, padre di Pietro,
consigliere;
Giancarlo Domenichini, fratello di Paolo,
consigliere.
FANE
Elvira Dalle Pezze, madre di Ennio e
suocera di Renzo;
Vittorina Guardini, madre di Enzo e
Renato, nonna di Ivan, suocera di Daniele.
GREZZANA
Marcellino Bellamoli, padre di Remigio,
fratello di Mariano;
Dai Pra Bepo, padre di Laura, amica PC.
ILLASI
Il padre di Daniele Franchi.
LUBIARA
Gemma Albrigo, moglie
fondatore Ugo Sandri.
del
socio
MINERBE
Clara Vesentini, madre del capogruppo
Doriano Pesarin.
MONTEFORTE D’ALPONE
Sono andati avanti
Suor PALMA DALLA PRIA, (Gruppo Costalunga), ci ha lasciati a quasi 94 anni. Per circa 50
anni è stata il punto di riferimento per la Scuola
materna “S. Giuseppe”, per la comunità di Costalunga e per il Gruppo alpini.
In ogni nostra festa, Suor Palma, tappezzava
le finestre di bandiere tricolori, per far capire
quanto amava gli alpini.
La sua disponibilità, la sua importante presenza
sincera. Grazie, Suor Palma, gli alpini non ti dimenticheranno mai!
OSVALDO CASTIONI, cl. 1929
(Gruppo di Dolcé), ci ha lasciati. In
questa foto, lo ritrae insieme all’adorata moglie Maria Spinaroli nel
giorno del loro 60° di matrimonio
il 20 febbraio 2014, attorniato dai
figli Pietro, Marco e Renato.
GIANFRANCO
MINGON (Gruppo Borgo Roma). Consigliere
del Gruppo dal 1974
a dicembre 2014. Ha
partecipato alla costruzione della prima baita,
recuperata a Buia dopo
il terremoto in Friuli. Assiduo frequentatore dell’attività del Gruppo. Ti
ricorderemo per sempre.
GAETANO PIAZZOLA
(Gruppo di Tregnago),
per tanti anni valido consigliere del Gruppo.
Ti ricorderemo sempre
per la tua bontà, semplicità e disponibilità verso
tutti.
La madre di Luigi Patuzzi;
PERZACCO
Agostino Aldegheri, ex combattente,
padre del socio Giorgio.
PESCHIERA DEL GARDA
Maria, madre di Luigi Danzi.
PIOVEZZANO
Teresa, madre di Silvano Lonardi;
Maria, moglie di Alberto Righetti.
POIANO
Yvonne Paoletti, madre di Giancarlo e
Luciano Wanausek;
Sergio Righetti, fratello di Raffaello e
Romano;
Maria Teresa Cugildi, sorella di Luigi.
S. STEFANO DI ZIMELLA
Ezzelino Tirapelle, suocero di Dino
Zigiotto;
Maria Amalia Bressan, suocera di Ideo
Garbin;
Maria Lovato, consuocera di Nerino
Garzon e suocera di Michele e Renzo
Garzon.
VOLON
Ida Molinaroli, madre di Ivano Tognettini,
capogruppo.
NASTRI ROSA ED AZZURRI
BORGO S. PANCRAZIO
Francesco, nipote del nonno Lino Santi,
capogruppo;
Marco, nipote dei nonni Adriano Brunelli e
Silvano Vignola;
Gaia, nipote del nonno Mario Nicolato.
ILLASI
Davide, nipote di Carlo ed Eugenio
Bellomi,
Riccardo, nipote di Valter Rigon e
Giancarlo Marchesini;
Sara, nipote di Giovanni Aldegheri;
Mattia, nipote di Stefano, Erminio e
Giuseppe Danzi.
S. ROCCO DI PIEGARA
Sofia Vischio, figlia dell’amico Matteo,
nipote di Imerio.
S. STEFANO DI ZIMELLA
Elettra Muzzolon, nipote del nonno
Luciano e dello zio Sergio Longo.
S. VITALE DI ARCO
Giulia, figlia di Paolo Gaole;
Elia Geremia, figlio dell’amico Simone
Varalta.
VOLON
Lorenzo, nipote di Ivano Tognettini.
FIORI D’ARANCIO
CELLORE
Marco Cobello con Marica Bonamini.
ILLASI
Elisa, figlia del vice capogruppo Roberto
Viviani, con Michele Galantini.
S. STEFANO DI ZIMELLA
Diego Gauci, figlio di Antonio, con Tatiana
Tirapelle, figlia di Giancarlo.
RENATO
BERGAMINI,
cl. 1934 (Gruppo
Sanguinetto-Concamarise).
Grande cuore alpino, sempre pronto
e disponibile alla
collaborazione. Gli
alpini del Gruppo,
lo
ricorderanno
sempre.
ANNIVERSARI
DI MATRIMONIO
CAPRINO
60° di matr. Ugo Negrini con Silvia
Zanetti.
NOTIZIE LIETE
VELO VERONESE
Matteo Todeschini, si è brillantemente
laureato in “Scienza dei materiali”, figlio di
Paolo e nipote di Guerrino, combattente e
reduce (Gruppo Azzago).
il Montebaldo • 31
ANAGRAFE
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dove, si dice, che la vera speranza sul futuro associativo dell’ANA, viene dagli aggregati. E’ del parere che il cappello lo debba
portare solo chi ha militato negli alpini, ma
non bisogna ignorare tutti i valori che gli
aggregati possono portare, in quanto, si
uniscono a noi, nel valorizzare gli ideali in
cui crediamo. Poi, pensa che non bisogna
distinguere le Sezioni in base alla loro consistenza, ma per quello che fanno. Chiude
l’intervento con la frase «... gli alpini se vogliono valere, devono sentire il dovere di
avere dei doveri da adempiere».
Di seguito, viene invitato il col. Radizza al
quale viene consegnato un riconoscimento per l’affermazione ottenuta dal suo Reparto nei recenti campionati Ca.STA di S.
Candido. Il colonnello ringrazia per l’attestato ricevuto e per l’apprezzamento che
la Sezione e la città, hanno nei riguardo del
suo Reggimento di alpini paracadutisti. Si
dichiara sempre disponibile nell’impiego
del suo Reparto quando se ne presenti la
necessità, compatibilmente con le esigenze di servizio. Poi vorrebbe avere la possibilità di poter far conoscere, ancora di più,
come si svolge l’attività del suo Reparto
sia presso la Sezione che nelle scuole.
Seguono ancora interventi dei delegati.
Chiocchetta - Gruppo S. Giovanni Lupatoto: lamenta che nell’assemblea ci sia stato
poco riferimento ai reduci, specie quelli di
Russia. Invita pertanto la Sezione a voler
dare più riconoscimento a loro, anche perché sono sempre di meno. Ne è mancano
uno recentemente, nel suo Gruppo, e si
aspettava che dalla Sezione ci fosse una
rappresentanza; non perché era del suo
Gruppo, ma perché era reduce.
Bertagnoli: si dice d’accordo con quanto
detto da Ciocchetta, e farà, d’ora in poi,
il possibile perché alle esequie dei reduci,
sia presente il vessillo sezionale.
Bentivoglio - capogruppo Novaglie: poiché siamo in tanti ed abbiamo tante teste,
è necessario che nei Gruppi e in Sezione,
non si dia atto a chiacchiere di paese e a
pettegolezzi, perché così si alimentano i
malumori e le critiche non costruttive. Agli
alpini serve trasparenza. Invita i Gruppi a
dare più sostegno alla Sezione, poiché siamo tutti capifamiglia che volontariamente
e gratuitamente, diamo la nostra opera
per il bene dell’ANA. Poi suggerisce di non
andare a cercare soci dove non ci sono,
siamo ancora tanti noi alpini.
Bertagnoli: risponde che, da noi, non ci
sono numeri primi ma tutti uguali e tutti
dobbiamo lavorare per un unico scopo
quanto attiene al futuro dell’ANA, si stanno
studiando le soluzioni da adottare per far
fronte al calo degli iscritti. Cappello, anche
per questo si cerca una soluzione che sia
utile. Un cappello per gli “amici” magari
con il fregio dell’ANA o qualcosa di simile.
Come ha fatto già l’ex Presidente Perona,
anche Favero sta consultando le Sezioni
per concordare i provvedimenti da seguire. Con l’Onorcaduti, si sta trovando un
accordo in modo da tener aperti i Sacrari,
che è il buon funzionamento della nostra
Associazione.
Chiude la serie degli interventi ufficiali il
vice presidente nazionale Angelo Pandolfo.
Dopo i saluti alle autorità civili e militari, ai
responsabili della Sezione ed agli alpini
presenti anche a nome del Presidente nazionale, si complimenta con il col. Radizza
per il brillante successo ottenuto dal suo
Reparto ai Campionati alpini di sci cui si
è già accennato. Poi, per l’Adunata dell’Aquila, suggerisce di studiare in tempo i
percorsi per raggiungerla, poiché le due
autostrade di accesso hanno poche uscite
e le rimanenti vie sono di montagna. Per
con tempi più lunghi durante le celebrazioni del centenario. Si spera anche che
con le somme che si ricevono, di poter
sistemare quelli che sono in stato di abbandono. Poi segnala che, nell’assemblea
di Milano del maggio prossimo, ci sarà una
modifica dello Statuto, dove si prevede di
dare più responsabilità, sia civile che penale, ai presidenti di Sezione e ai capigruppo.
Saluta quindi tutti, non senza commozione,
avvisando che tra poco, cesserà il suo incarico a Milano. A suo tempo ha ricevuto
lo zaino da Ercole e ora glielo restituisce.
Un lungo applauso saluta il termine del suo
intervento.
Poi, anche la senatrice Bonfrisco, presente
in sala, su invito del Presidente dell’assemblea, interviene con un suo saluto. In un
momento di crisi come l’attuale, che colpisce l’Italia, tutti dovrebbero imparare dagli
alpini che hanno fatto l’Italia, anche combattendo sulle montagne con sacrificio
pure della vita, perciò il loro insegnamento
non dovrebbe essere dimenticato.
Alle ore 11.50, chiude i lavori il Presidente Ercole, scorgendo una nota positiva su
quanto è emerso dall’attuale assemblea,
sia pure con le critiche che ci sono state.
Fa da ultimo un augurio al Presidente Bertagnoli e al Consiglio direttivo di buon lavoro.
Dopo la chiusura, c’è stata la deposizione
di una corona dall’oro al monumento alle
“Aquile del 6° Alpini” in piazza Bra, seguita
dalla sfilata fino al Sacrario militare presso il cimitero monumentale, dove, anche
qui, è stata deposta una corona dall’oro in
omaggio ai Caduti di tutte le guerre che
colà riposano e sono ricordati.
Adriano Pedrollli
li
“Alpino dell’Anno 2014”
Suo nonno aveva combattuto in Carnia nella Grande Guerra. A distanza di un secolo,
Adriano Pedrollo di Quinto di Valpantena,
classe 1937, non sopportava l’idea che quelle trincee, monumenti alla sofferenza di tanti
soldati, sparissero sotto i colpi del tempo.
Così, da circa dieci anni, sale regolarmente
su quelle montagne dell’Ortigara per pulire
e restaurare trincee e gallerie della guerra
1915-’18, in modo che, le generazioni future, possano vedere e capire la grande sofferenza patita dai nostri soldati.
Domenica 15 marzo 2015, alla Gran Guardia, nel corso dell’Assemblea annuale della
Sezione A.N.A. di Verona, ha ricevuto il Premio “Alpino dell’Anno” dal presidente Luciano
Bertagnoli per le «eccezionali doti umane e
caratteriali».
18 sIL-ONTEBALDO
Il Segretario
Giovanni Girelli
Il Presidente
Alfonsino Ercole
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Il Montebaldo Gennaio - Aprile 2015