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CENTRO SALESIANO DI DOCUMENTAZIONE STORICA E POPOLARE MARIANA
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BASILICA DI MARIA AUSILIATRICE
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BASILICA DI MARIA AUSILIATRICE
CENTRO SALESIANO
DI DOCUMENTAZIONE
STORICA E POPOLARE
MARIANA
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CENTRO SALESIANO
DI DOCUMENTAZIONE
STORICA E POPOLARE
MARIANA
A dieci anni
dalla morte di Don Pietro Ceresa
1997-2007
C.S.D.M.
TORINO
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PRESENTAZIONE
Il 19 aprile 2007 si sono compiuti dieci anni dalla morte di Don Pietro Ceresa, creatore ed anima del Centro Salesiano di Documentazione Storica e Popolare Mariana. Penso sia pertanto doveroso presentare, prima di
tutti a Don Pietro, il suo Centro, con le novità che in esso si trovano e che sicuramente non mancheranno di incontrare il suo compiacimento, perché
stanno ad indicare che il Centro non si è perduto, ma vive e cresce.
La preoccupazione di noi che siamo subentrati nel suo lavoro, è stata
principalmente quella di conservare quanto lui, con tanto amore e con tanta
passione, lungo tutta la sua vita, ha raccolto e collezionato. Compito nostro
è stato semplicemente quello di ordinare, catalogare e sistemare quanto esisteva nel Centro. Nel nostro lavoro abbiamo toccato con mano l’enorme
quantità di materiale che Don Ceresa ha saputo raccogliere, in campi più
svariati. E la nostra meraviglia non è ancora terminata, perché tanti sono ancora i settori che rimangono da esplorare.
Desideriamo pertanto rendere omaggio al lavoro di Don Pietro Ceresa, dando una panoramica della complessità del Centro di Documentazione,
presentandone gli aspetti più significativi, nella certezza di fare cosa gradita
anche ai devoti di Maria Ausiliatrice, della quale il Centro di Documentazione testimonia le grandezze.
Don Mario Morra
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Don Pietro Ceresa.
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Santuario Basilica Maria Ausiliatrice
Cappella Pinardi
Chiesa di San Francesco di Sales
Camerette di Don Bosco (2º piano)
Mostra storica (1º piano)
5. Centro documentazione mariana
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CENTRO SALESIANO
DI DOCUMENTAZIONE STORICA
E POPOLARE MARIANA
ORIGINE E STORIA DEL CENTRO
Il Centro Salesiano di Documentazione Storica e Popolare Mariana (CSDM), raccoglie ed offre ai visitatori ed ai ricercatori tutto ciò che
può documentare direttamente o marginalmente, la storia della devozione del popolo cristiano verso la Madre di Dio, ed in genere tutto ciò
che ha servito e serve alla “pietà popolare”.
Il principale artefice del Centro è stato il salesiano Don Pietro Ceresa, morto il 19 aprile 1997, al quale il Centro è intitolato. Ecco come
lui stesso ne descrive le origini: «Nel 1918, nella cripta del Santuario
di Maria Ausiliatrice, veniva inaugurato il “Museo del culto di Maria
Ausiliatrice” nel mondo. Le origini di questo museo risalgono al 1915,
allorché il Santuario volle celebrare il primo centenario della festa liturgica di Maria Ausiliatrice, istituita da Papa Pio VII il 15 settembre
del 1815. Si pensò allora, fra le varie iniziative, di preparare ed allestire una “Mostra del culto di Maria Ausiliatrice nel mondo”. Ma a causa
dell’imperversare della prima guerra mondiale (1915-1918), non se ne
fece nulla.
Il progetto, ampliato e diventato “Museo del culto di Maria Ausiliatrice”, si poté realizzare, anche se in forma ancora ridotta, nel 1918,
anno del giubileo cinquantennale della consacrazione del Santuario del-
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l’Ausiliatrice in Torino. Anima di questa iniziativa fu il Beato Don Filippo Rinaldi, che poi divenne il terzo successore di Don Bosco e Rettor Maggiore dell’Opera Salesiana. Il progetto fu realizzato dal missionario salesiano Don Maggiorino Borgatello.
A questo missionario va il merito di avere documentato la vita e
la civiltà delle popolazioni della Terra del Fuoco, nella punta estrema del continente americano: gli Onas, gli Alacalufes, i Fueghini, ed
altri rami minori ora estinti. Tornato in Italia, logorato da 26 anni di
lavoro missionario, e divenuto custode del Santuario di Maria Ausiliatrice, si diede con entusiasmo a raccogliere, studiare e disporre il
materiale che nel frattempo era arrivato da più luoghi. L’inaugurazione del museo avveniva il 23 maggio 1918, vigilia della solennità
di Maria Ausiliatrice.
Don Borgatello visse ancora 11 anni, durante i quali la sua opera
si accrebbe e fu valorizzata. Dopo la sua morte, tutto entrò nell’ombra
e nel silenzio fino a quando, in seguito ai lavori di ampliamento del Santuario (1934-1938) ed alle vicende della seconda guerra mondiale
(1939-1945) il materiale divenne irreperibile. Ma la Madonna voleva
accanto al Santuario un “sottosantuario” che documentasse il valore ed
il vigore della pietà popolare mariana. Ciò avvenne nel 1978, sessant’anni dopo l’inaugurazione della prima raccolta mariana».
Nell’ottobre del 1978, l’ingente materiale documentario mariano,
circa 120 quintali, raccolto in lunghi anni da Don Pietro Ceresa, fu trasportato da Bologna a Torino e collocato nei locali della cripta del Santuario di Maria Ausiliatrice. “L’Archivio Storico Mariano” di Bologna divenne così il “Centro Salesiano di Documentazione Storica e Popolare Mariana” di Torino.
Da quella data, il Santuario di Maria Ausiliatrice tornò ad avere un
centro di documentazione mariana di interesse mondiale.
FINALITÀ DEL CENTRO
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Il Centro si propone di documentare la devozione ed il culto, sia
antico che moderno del popolo cristiano, tributato a Maria, sulla traccia delle parole del Papa Paolo VI nella Esortazione Apostolica su “Impegno di annunciare il Vangelo”: «La religiosità popolare, si può dire,
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ha certamente i suoi limiti. È frequentemente aperta alla penetrazione
di molte deformazioni della religiosità, anzi di superstizioni... ma se è
ben orientata, soprattutto mediante una pedagogia di evangelizzazione, è ricca di valori. Essa manifesta una sete di Dio che solo i semplici ed i poveri possono conoscere; rende capaci di generosità e di sacrificio fino all’eroismo, quando si tratta di manifestare la fede... genera atteggiamenti interiori raramente osservati altrove al medesimo grado:
pazienza, senso della croce nella vita quotidiana, distacco, apertura agli
altri, devozione. A motivo di questi aspetti, noi la chiamiamo volentieri “pietà popolare”, cioè religione del popolo... Bene orientata, questa
religiosità popolare può essere sempre più, per le nostre masse popolari, un vero incontro con Dio in Gesù Cristo». (EN 48).
I LOCALI DEL CENTRO
Il Centro Salesiano di Documentazione Mariana è ubicato nei locali ricavati sotto la Basilica di Maria Ausiliatrice ed è suddiviso in tre
grandi settori: una zona destinata ad Esposizione permanente, una zona
riservata alle Mostre temporanee ed il locale dell’Archivio.
Lungo le scale che portano alle sale espositive, il visitatore può
notare, appesi alle pareti gli ex-voto, alcuni dipinti ed altri a ricamo o
a lavoro di uncinetto. I dipinti votivi sono i pochi conservati all’Ausiliatrice, e scampati alla quasi totale distruzione avvenuta negli anni
1935-38, durante i lavori di ampliamento del Santuario. Si conserva un
solo ex-voto ad olio su latta risalente al periodo in cui era vivo Don
Bosco.
Zona dell’Esposizione permanente
Il reparto destinato all’esposizione permanente è suddiviso in quattro settori.
La prima sala potrebbe essere intitolata: Maria nella devozione
popolare. Essa raccoglie quanto si riferisce alla vita di Maria e di
Gesù, a partire dalla Natività (sia di Gesù che della Vergine), fino ai
piedi della Croce. Interessanti sono alcune raffigurazioni del Natale,
Presepi preziosi provenienti da diverse parti del mondo. Immagini
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della Vergine in pasta di sale, in ceramica, terracotta, legno ed anche
in... francobolli. Campeggia in felice posizione il quadro dell’Immacolata, fatto dipingere da Don Bosco nel 1882 da Giuseppe Rollini,
il pittore che affrescherà la cupola della Basilica di Maria Ausiliatrice. Preziosi i cimeli riguardanti la Vergine Addolorata, la Passione in
genere e la Sacra Sindone in particolare: vi è pure il Sacro Chiodo,
con autentica dell’Abate della Basilica di S. Croce in Gerusalemme
di Roma. In vetrine distinte, sono raggruppate le Immagini della Vergine delle principali Nazioni del mondo, e delle più importanti apparizioni, quali la Vergine del Pilar, di Lourdes, della Salette, di Fatima, e di Guadalupe. Una vetrina racchiude grande varietà di Rosari, usati un tempo dalle diverse Famiglie religiose: vi è pure una corona del Rosario usata da Don Bosco.
La seconda sala è dedicata a Maria Ausiliatrice e Don Bosco: vi si
possono ammirare il primo disegno ed il bozzetto del quadro di Maria
Ausiliatrice presentati a Don Bosco dal pittore Lorenzone, e, sulla parete di fronte, una fotografia gigante del medesimo quadro, con l’indicazione dei nomi degli Apostoli che circondano la Vergine, e dei Santi,
le statue dei quali ornano la cornice dello stesso quadro. Sono pure esposte le grandi tele di E. Reffo, raffigurante San Francesco di Sales, del
1896, e quella di Mario Caffaro Rore del 1984, raffigurante S. Domenico Savio circondato da giovani. Le vetrine racchiudono alcuni ricordi preziosi, come l’Ostensorio regalato da S. Giuseppe Cafasso a Don
Bosco per la Chiesa di S. Francesco di Sales nel 1858; il boccale del
miracolo della bilocazione in Francia di Don Bosco avvenuta il 14 ottobre 1878; la tela di Maria Ausiliatrice con fattezze cinesi, fatta dipingere a Pechino dal Salesiano Don Mario Acquista-pace. Attira la
curiosità dei visitatori un modellino della Basilica di Maria Ausiliatrice, costruito in scala, con ben 14.300 fiammiferi, dal sig. Franco Aloardi di Treviglio (Bergamo); accanto fa bella mostra di sé il modellino
della Casetta nativa di Don Bosco ai Becchi, costruita in perfetta scala,
con mattoni veri, dal sig. Rapolla Michele di Venosa (Potenza).
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La terza sala è dedicata alla devozione di Maria Ausiliatrice nel
Mondo: vi sono raccolte testimonianze della devozione all’Ausiliatrice nelle diverse parti del mondo dove lavorano i Salesiani. Le più an-
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tiche, sono due documenti autografi del 1659 in lingua Giapponese antico. In uno, sono riportati l’elenco dei nomi e la dichiarazione di morte
per la fede; nell’altro la dichiarazione di rinuncia alla fede, durante la
medesima persecuzione in Giappone. Accanto a questi documenti si
ammirano una grande spada di Samurai, ed alcune sculture fatte con
radici di albero, raffiguranti gli antenati, del secolo XVIII. Una vetrina
raccoglie le memorie ed alcuni oggetti appartenuti ai due primi Martiri Salesiani in Cina, Mons. Luigi Versiglia e Don Callisto Caravario, unitamente ad una Statua di Maria Ausiliatrice donata a Don Egidio Viganò, nel suo viaggio in Cina nel 1987, da un Vescovo della Cina del
Nord, fedele alla Chiesa di Roma. Si trovano inoltre moltissime immagini della Madonna, di fatture diverse ed in materiali più svariati, provenienti dalla Palestina, dall’India, dalle Filippine, dall’America Latina
e dall’Africa.
La quarta sala ospita i libri della Biblioteca del Centro, intitolata
al Cav. Armando Marini, sistemati in armadi compact, in numero di
oltre 17 mila. Essi comprendono opere di consultazione generale sulla
Madonna ed i Santi, con particolare riferimento ai Santuari mariani
presenti in Italia ed all’Estero. Ai volumi si aggiungono le annate di numerose Riviste mariane, salesiane, di cultura generale. Un ampio settore della Biblioteca è dedicato ai libri della pietà popolare di questi
ultimi secoli, che costituiscono un patrimonio interessante dal punto
di vista storico, religioso, iconografico ed editoriale.
La sala ospita pure le Icone antiche greche e russe, i Reliquiari, i
Crocifissi ed i Quadri della Donazione dei fratelli Giuseppe ed Ottavio Gallo. Sulla parete a destra è sistemato il grande Tappeto di m 10
x 5, donato dalle Dame di Firenze a Don Bosco nel 1875 per la Basilica di Maria Ausiliatrice.
Zona delle Mostre temporanee
La Cripta del Santuario, cioè i locali sottostanti la primitiva Basilica costruita da Don Bosco, si presta meravigliosamente per le Mostre
temporanee che si allestiscono in determinate occasioni, come il Natale, la Festa di Maria Ausiliatrice, l’Ostensione della Sacra Sindone, con
il materiale del Centro. Sono state restaurate e collocate, sulle pareti,
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alcune delle artistiche Vetrate, disegnate dal Prof. Mario Barberis e realizzate dalla vetreria Janni, che ornavano la Basilica ampliata nel 1938,
e purtroppo distrutte nei bombardamenti del 1943. Nell’ingresso della
Cripta hanno trovato dignitosa sistemazione sei statue restaurate dei
dodici Angeli con lampada, che ornavano dal 1938, in cornice, la grande pala del Quadro dell’Ausiliatrice, e che nel 1944 sono state sostituite da quelle attuali di Santi e Sante.
Il locale dell’Archivio
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Il Centro dispone di Raccolte di vario tipo, tutte catalogate:
— Immaginette devozionali: superano le 30.000 unità e ricoprono
un arco di tempo che va dal 1600 al 1900. Ve ne sono di lavorate ad
ago e forbice, in pergamena o su carta dipinta, in pizzo, di produzione francese, tedesca ed italiana. Consistenti e svariati i tipi di immagini per Defunti, per Prime Comunioni e Cresime, per Comunioni pasquali, divise geograficamente e cronologicamente.
— Litografie, cromolitografie ed incisioni: riguardano le opere dei
maggiori artisti Italiani ed Esteri di tutti i tempi, in riferimento a particolari fatti della vita di Gesù, della Madonna e di Santi. Sono oltre
5000.
— Cartoline, Calendari, Scapolari, Medaglie, Francobolli: merita una
menzione particolare la raccolta di Filatelia religiosa e mariana.
— Medagliere della Madonna con oltre 900 medaglie, donato dal
Salesiano Don Stefano Cozzi di Ravenna.
— Libretti antichi, anteriori al 1831, riguardanti i Catechismi, Vite di
Santi, Devozione mariana.
— Letture Cattoliche e 46 Collane di Spiritualità, Agiografia, Vita della
Chiesa, ecc.
— Manoscritti antichi.
— Antichi Stendardi Mariani.
— Multimedia: – Cassette audio: Canti (Mariani, Natalizi e Gregoriani) – Commenti Biblici, Catechesi e Spiritualità mariana, Ecumenismo – Catechesi e Canti del Movimento del Focolare e del G.A.M. –
Videocassette: Vite di Santi, Santuari mariani, Opere Salesiane – Filmine Catechistiche – Diapositive: Missioni, Salesianità, Sindone, Terra
Santa – Dischi di Canti Religiosi e Ricreativi – CD e DVD.
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Presepio napoletano.
Sala Maria Ausiliatrice.
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Modellino della Basilica
di Maria Ausiliatrice
costruito con 14.300
fiammiferi e della
Casetta dei Becchi.
Rosari delle Famiglie
Religiose.
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Lavoro su cartoncino Bristol
di Nino Terrana, (Canicattì) (1926).
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Bozzetto del quadro
del Lorenzone.
Devozione
all’Ausiliatrice nel
mondo.
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Quadri e Messali
antichi.
Decorazioni in
paperol.
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Incisioni
su libri liturgici.
Devozione mariana
in Polonia.
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ARCHIVIO STORICO
MANOSCRITTI ANTICHI
L’Archivio Storico del Centro racchiude oltre 350 manoscritti. Descriviamo i più antichi e i più significativi.
Possediamo il Testamento Spirituale del Beato Giovanni Colombini, (1305-1367) fondatore dei Gesuati, morto il 31-7-1367, cinque
giorni dopo averlo dettato, in rogito del notaio Benedetto Pacis di Città
di Castello, con relativa copia originale e trascrizione del Sac. Tarcisio Valsecchi.
San Carlo Borromeo (1538-1584) invia al Vescovo di Alba Mons.
Paolo Brizio, in data 18-9-1571, la costituzione di recente editata dal
Papa Pio V sull’approvazione dei confessori. Al Vescovo di Cremona
Mons. Nicolò Sfondrati (poi Papa Gregorio XIV), in data 1-10-1578,
parla del suo imminente viaggio a Torino per venerare la Sacra Sindone.
Quattro lettere che San Giuseppe Calasanzio (1557-1648) invia a
Confratelli. Lettera a Fratel Carlo della Natività del Signore della casa
di Genova, in data 9-1-1628. Lettere al Padre Arcangelo Sorbino in Cesena, in data 20-9-1633, in data 24-9-1639, in data 21-12-1644. Sono
tutte con traduzione autentica.
San Camillo De Lellis (1550-1614). Una lettera, senza indicazione di luogo, datata 27-11-1610. È una lettera di difficile lettura
con firma chiarissima. È stata restaurata dall’Ufficio Restauri dell’Ar-
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chivio Segreto Vaticano nel 1983. L’autentica è firmata da Antonius
Maria Paganinus, Vicario Generale dell’Arcivescovo di Genova in
data 10-6-1750.
Inquadrata in ricca cornice dorata, possediamo di San Vincenzo De’
Paoli (1581-1660), la lettera a Monsieur Abely Vicario Generale di Bayonne (testo in francese), spedita da Parigi il 14-1-1640.
San Francesco di Sales (1567-1622). Due Autografi originali riportano brani di Omelia della 3a Domenica di Avvento del 1603 (fronteretro) ed un frammento di scrittura del medesimo con l’autentica dell’Arcivescovo di Torino Michael Antonius, in data 10-4-1710.
Possediamo una lettera, interamente autografa ed inedita, di Santa
Giovanna Francesca Fremiot di Chantal (1572-1641) scritta da Annecy
in data 2-11 (anno sconosciuto) indirizzata a San Francesco di Sales. È
firmata: Umilissima ed Obedientissima Figlia SR. Giov. Franc. Fremiot.
San Filippo Neri (1515-1595) con lettera, inviata da Roma l’8-121575, presenta alla nipote Suor Maria Vittoria Trievi, Monaca del Monastero di San Pietro martire a Firenze, le condoglianze per la morte
del padre.
Lettera della Beata Giovanna Maria Bonomo (1606-1670), benedettina del Monastero di San Girolamo in Bassano del Grappa, indirizzata il 16-12-1638 a suo padre Giovanni, in Vicenza al Carmine.
Cristiani Giapponesi: (1659). Due documenti inviati da Don Mario
Marega sdb (1938) a Don Pietro Zerbino, studiati e tradotti dalla Dr.
Laura Moretti:
— Professione di fede: “Le persone sopra indicate non hanno intenzione di apostatare. Sigilliamo con le impronte del pollice il fatto che
tale decisione non comporta per noi alcun ripensamento. Di conseguenza chiediamo disposizioni in merito. Secondo anno dell’era Manji
(1659), decimo mese, primo giorno”.
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— Giuramento di Abiura: “Noi rinneghiamo la religione cristiana.
Non diventeremo una seconda volta cristiani. Qui giuriamo solennemente. Che questo documento serva come atto per il futuro. Quattro
componenti della famiglia Zengoro. Anno del cinghiale, dell’era Manji
(1659), ottavo mese, settimo giorno”.
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Sebastiano Valfrè. Lettera del 3-4-1691.
Professione di Fede
dei Martiri Giapponesi,
1659.
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San Francesco di Sales.
Brani di omelia
della 3ª Domenica di Avvento, 1603.
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Sant’Alfonso Maria de’ Liguori,
all’editore Remondini, 3-12-1777.
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San Leonardo da Porto Maurizio
alla suora Maria Minima Strozzi.
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Silvio Pellico
al fratello Luigi, 27-12-1838.
San Pio X a
Suor Luigina Vertova, 21-6-1914.
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Beato Filippo Rinaldi alla Sig.ra Caviglione, 31-7-1916.
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San Crispino da Viterbo (1668-1750). Lettera da Roma del
21-9-1744 (?) ad una certa Signora Caterina: “Si assicuri, Signora Caterina mia, che ogni giorno prego il mio amato Gesù ed in specie la mia
Signora Madre Maria Vergine per lei, acciò le dia pazienza ed a suo
tempo il Paradiso”.
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787). Tra le lettere e scritti a destinatari vari citiamo la petizione del maggio 1749 inviata, a
nome delle Monache Redentoriste di Napoli, al Re Carlo III da Nocera dei Pagani e la lettera del 3-12-1777 all’Ill.mo Signore Don Remondini editore a Venezia.
Di Santa Veronica Giuliani (1660-1727) possediamo cinque lettere alle sorelle, tra le quali quella da Città di Castello, inviata il
5-1-1710 alla sorella Anna Maria Giuliani, in poesia sul Natale.
San Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751). Nella lettera, senza
indicazione di luogo e data, alla Suora Maria Minima Strozzi raccomanda di assicurarsi, con la pazienza e con una perfetta rassegnazione alla
volontà Santissima di Dio, la beata eternità.
Beata Maria degli Angeli (1661-1717). Due lettere indirizzate presumibilmente al Re Vittorio Amedeo II di Savoia, senza data, ma non
prima del 1713, quando Vittorio Amedeo II divenne Re di Sicilia, e non
dopo l’anno 1717, quando morì Suor Maria degli Angeli.
Beato Sebastiano Valfré (1629-1710). Tra le dieci lettere a destinatari vari ricordiamo la lettera del 3-4-1691 nella quale dichiara l’ammissibilità della novizia Suor Maria di Gesù nel Monastero delle Cappuccine. Le due lettere alla Barona di Villaregia del 1699. La lettera
del 15-3-1708 alla nipote. La lettera del 21-12-1708 con la quale presenta un libro di meditazioni per ogni giorno dell’anno.
San Giuseppe Benedetto Cottolengo (1786-1842). Quietanza alle
Regie Dogane (Torino, 28-1-1837): “Dichiaro di aver ricevuto due franchi e centesimi otto dalle Casse delle Regie Dogane per conto dell’annuale porzione determinata a favore del fu Coppo Giovanni Battista
di Andezeno”. Due fogli con firme di Giuseppe Benedetto Cottolengo.
San Vincenzo Pallotti (1795-1850). Biglietto al Signor Giovanni
Marchetti (Roma, 18-6-1848): “Prego la sua carità di mettere nelle mani
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di M. G. Vescovo di Gubbio le 100 copie latine e le 200 italiane colla
fiducia che le farà diramare in tutta la Diocesi”.
Silvio Pellico (1789-1854). Tra le sei lettere al fratello Luigi su argomenti vari, ricordiamo quella del 27-12-1838 nella quale riferisce:
“Ho ricevuto da Parigi una lettera del c.te Confalonieri che mi conferma l’inutilità delle domande fatte dagli esuli lombardi per rientrare in
patria, e m’annunzia l’arrivo in Francia di parecchi di quelli che erano
in America, fra altri Corsieri, tutti stati illusi dai termini larghi dell’indulto. I graziati furono assai numerosi, ma gente insignificante di cui
si volevano sbarazzare le prigioni”.
Beato Giuseppe Allamano (1851-1926). Lettera a Ill.mo Signore
(Torino Consolata, 14-11-1902): ringrazia “pel caro regalo delle Reliquie del nostro santo Patrono delle Missioni d’Africa. Il Signore la rimeriti della bontà ed insieme della generosità dell’offerta. I miei giovani missionari pregando ogni giorno davanti alla preziosa Reliquia
non dimenticheranno il buon donatore”.
Beato Luigi Boccardo (1861-1936). Lettera (Torino 1898): invita il
destinatario a collaborare con il Teologo De Alexandris Luigi per un
nuovo Presepio per i giovani della scuola di religione, sezione completa, sita in via Milano n. 3.
San Giovanni Bosco (1815-1888). Lettera (Torino, 12-8-1871) al
Padre Barrera al quale invia, in allegato, la lettera della Marchesa Cavalletti Luisa e chiede chiarimenti in proposito. Lettera a Carissimo Signore: “Mi è giunta a Roma la sua lettera, l’attendo a Torino per parlare di cose di maggior rilievo. Assicuro preghiere (Roma, Via Sistina,
104, 15-3-1874)”.
Giuseppe Sarto - San Pio X (1835-1914). Lettera del Patriarca al Sac.
Stefano Trione, coordinatore dei lavori di preparazione del Congresso
generale dei Cooperatori Salesiani (14/16-5-1903): il Cardinale si dice
spiaciuto di non poter assicurare la partecipazione al Congresso di un
rappresentante di Venezia. E Benedizione di Papa Pio X a Suor Luigina Vertova (?) con l’augurio delle migliori grazie da parte del Signore.
Il biglietto è datato due mesi prima della morte del Papa (20-8-1914).
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Giacomo Della Chiesa - Benedetto XV (1854-1922). Felicitazioni ed auguri del Cardinale per il 50º anniversario dell’Ordinazione
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Sacerdotale di Don Raffaele Atti (Bologna, 17 maggio 1913). E rescritto del Papa alla lettera di Don Raffaele Atti nel quale concede
l’autorizzazione ad erigere un altare nella propria camera (Roma, 25
novembre 1919).
Beato Paolo Pio Perazzo (1846-1911). Lettere all’amico Michele
Bert (Torino, 19-12-1887, 11-1-1910, 18-2-1910). Raccomanda alcune circolari ed iniziative che ha tra le mani riguardanti l’Associazione
dell’Adorazione quotidiana universale perpetua.
Beato Michele Rua (1837-1910). Biglietti a Giulio Barberis del
1883 e 1885 nei quali dà disposizioni varie. Due lettere a Giuseppe Antonio Musso, banchiere e tesoriere della commissione per la raccolta
delle offerte per il Tempio del Sacro Cuore in Roma (Torino, 28-4-1889,
16-5-1896).
Beato Filippo Rinaldi (1856-1931). Corrispondenza ordinaria
(dal 1916 al 1928) con l’Avvocato Edoardo Caviglione e Signora. Le
lettere sono state consegnate a Don Pietro Ceresa sdb dagli eredi il
20-6-1996. Lettera a Don Rinaldi del Direttore di Barcellona Sarrià
del 23-5-1915.
San Callisto Caravario (1903-1930). Componimento scolastico
di Don Callisto studente liceale a Torino Valsalice, Anno scolastico
1922-1923. Biglietto di Augurio al giovane Carlo Marquez, (Cina,
18-6-1929). Appunto a matita di Orario degli Esercizi Spirituali dell’anno 1929.
San Luigi Orione (1872-1940). Lettera da Reggio Calabria del
7-3-1916 senza destinatario. Lettera da Bra del 28-3-1916 senza destinatario. Cartolina dall’Abbazia di S. Alberto di Budrio del 1916 a
Don Umberto Pasquale sdb. Lettere a Don Pietro Zerbino sdb, da
Tortona del 2-10-1927 e del 9-7-1928. N. 2 lettere, senza data e
senza destinatario.
Servo di Dio Giuseppe Quadrio (1921-1963). Lettera a Don Pierino (Roma, 28-6-1947): si scusa di non poter accontentare la sua richiesta di Benedizioni papali e rimborsa Lire 400.
Venerabile Vincenzo Cimatti (1879-1965). Lettera di obbedienza
a Don Clodoveo Tassinari per la nomina a Direttore della Casa di formazione (Tokyo, 5-4-1944). È una delle poche lettere di obbedienza in-
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viate da Don Cimatti ai Confratelli dell’Ispettoria. È stata consegnata a
Don Pietro Ceresa sdb l’11-4-1980.
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Lettere autografe di Lucia di Fatima (Lucia de Jesus dos Santo)
(1907-2005) a Don Umberto Pasquale. Il Centro di Documentazione
Mariana ha la fortuna di conservare ben 166 lettere autografe scritte da
Suor Lucia al Salesiano Don Umberto Pasquale, il quale è stato dalla
Divina Provvidenza messo in relazione con la sua famiglia e con lei,
come lo fu con la Beata Maria Alexandrina da Costa.
Don Umberto Pasquale, ancora giovane chierico è inviato in Portogallo dove svolge diverse attività tra le quali, appena ordinato sacerdote,
quella di Maestro dei Novizi. Nello svolgere il suo lavoro di salesiano,
incontra le due figure che segnano profondamente la sua vita, Lucia a
cui è apparsa la Madonna nella Cova di Iria, e una sua quasi coetanea,
Maria Alexandrina da Costa, che egli accompagnerà nella lunga vita
di sofferenza, e della quale descriverà le esperienze mistiche e per la
cui Beatificazione lavorerà con intensità.
Don Umberto scrive «La Provvidenza mi ha coinvolto nell’avvenimento religioso e mariano più grandioso del nostro secolo: Fatima con il suo
messaggio di salvezza».
Con Lucia Don Umberto entra in relazione attraverso il nipote Giuseppe Valinho, il primo novizio che egli accoglie nella casa salesiana
di Mogofares, e l’amicizia con Manuel Pedro Marto, padre di Francisco e Giacinta, per aver accolto gratuitamente in collegio, due suoi nipoti, Giuseppe Soares e Giulio Rosa, che diventeranno anch’essi Salesiani. In una lettera, presente nell’archivio del Centro, il buon Nonno
ringrazia Don Umberto per la sua generosità e per avergli procurato la
gioia di incontrare i due nipoti, in una sua visita al collegio.
Sarà proprio in casa di Manuel Pedro Marto che Don Pasquale noterà,
in un angolo della stanza, una rude panchetta, quella sulla quale
Mamma Olimpia, collocava vicino al focolare, per averla sott’occhio
durante le faccende domestiche, la piccola Giacinta inferma, per non
lasciarla sola in camera da letto. A Don Pasquale, che gli chiede quel
ricordo, papà Marto risponde: «che vuol farne di questo rozzo rottame...
di nessun valore?». Ora anche questo prezioso oggetto si trova nel
Museo Mariano dell’Ausiliatrice. Su di essa sedettero tante volte i due
pastorelli con la cugina Lucia a commentare le straordinarie apparizioni avute nella Cova di Iria.
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Ai primi di luglio del 1980, Don Pasquale manda a Suor Lucia la fotografia della panchetta e le chiede se la ricorda. Il 22 dello stesso
mese Suor Lucia risponde: «Grazie per la fotografia della panca della
casa di Giacinta e Francesco, mi ha fatto ricordare tempi ormai passati!...».
Ringraziando Don Umberto, che le ha inviato la fotografia del Santuario costruito dal Salesiano Don Mario Castagna in Porto Velho (Brasile), dedicato al Cuore Immacolato di Maria, Lucia il 26 ottobre 1980
scrive: «è un’altra gloria ed un altro trionfo del suo Cuore Immacolato; nonostante tutto Ella sta trionfando in ogni parte con la sua protezione sui figli sparsi per il mondo che Ella percorre, giorno per giorno,
con la luce del suo sguardo verginale di Madre: Madre di Dio e Madre
degli uomini bagnati dal sangue redentore del suo Figlio sospeso in
croce. Così Ella non può tralasciare di amarci».
Fortunati per questi doni e ricordi preziosi, aumentiamo il nostro amore
verso il Cuore Immacolato di Maria, e ci prepariamo con gioia al giorno in cui anche Lucia sarà dichiarata Beata tra i suoi due cuginetti già
Beati, Francisco e Giacinta. Quel giorno particolarmente radioso sarà
Don Umberto Pasquale che si sentirà attorniato da Beati: i Pastorelli di
Fatima, compresa Suor Lucia, e la Beata Alexandrina Maria da Costa,
che egli ha seguito con tanto amore e devozione.
Deolinda Maria da Costa, sorella di Alexandrina, per incarico di
Don Umberto Pasquale, direttore spirituale della sorella, ha descritto
con molto sacrificio le vicende spirituali di Alexandrina negli ultimi
tredici anni della sua vita, fino al 13 ottobre 1955. Il Centro possiede
n. 68 lettere autografe dal 1938 al 1980.
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BIBLIOTECA DEL CENTRO
UN INCUNABOLO DEL 1490
Il secolo XV passa alla storia come il secolo delle grandi invenzioni e scoperte. Giovanni Gutemberg intorno al 1450 inventa la stampa
a caratteri mobili che permetterà la diffusione della cultura attraverso
il libro lungo i secoli, fino a giungere alle attuali possibilità della comunicazione sociale del nostro tempo, e il 12 ottobre del 1492 Cristoforo Colombo, sfidando l’oceano aperto, giunge alla scoperta dell’America ed apre orizzonti nuovi alla civiltà della vecchia Europa.
Il volume più antico, il decano possiamo dire, della Biblioteca del
Centro, porta la data del 1490: “Summula Ioannis de Monte super Petrum Hispanum”, Edizione Veneziana a cura di Peregrinus Bononiensis - Anno domini MCCCCXC die vero XX Julii. È un commento di Giovanni da Monte, teologo della famosa scuola parigina, sulla logica di
Pietro Hispano, (Pier Giuliani di Lisbona, poi Papa Giovanni XXI),
secondo il pensiero del filosofo Giovanni Scoto. Il volume, anche se
il suo contenuto molto specifico non è oggi di particolare interesse,
è alquanto raro. Non risulta infatti quest’opera nel catalogo del British Museum – che ne cita altre dello stesso stampatore “Peregrinus
de Pasqualibus bononiensis” – né nello Stillwell (incunaboli in USA).
Il volume manca della prima pagina e necessita di restauro, pur essendo ancora in discrete condizioni. Si chiude con la dichiarazione
dell’editore: “finem posuit Peregrinus de Pasqualibus bononiensis Venetiis Anno domini MCCCCXC die vero XX Julii ”, cioè: lo ha conclu-
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so Peregrino di Pasquale bolognese, in Venezia l’anno del Signore
1490, il giorno 20 luglio.
Abbiamo scarse notizie dell’autore Giovanni da Monte, ma conosciamo la personalità di Pietro Hispano, Pier Giuliani di Lisbona, cultore di medicina, che ha lasciato vari libri sull’uso delle erbe medicinali, come il Thesaurus pauperum, nel quale dà consigli utili per curare malattie comuni. È però anche filosofo e teologo e lascia diverse
Summulae logicales, trattati cioè di filosofia e di logica in particolare.
Dante Alighieri nel canto XII del Paradiso (vv. 134-135) lo pone tra i grandi teologi. Dopo l’elogio che San Tommaso, domenicano, fa di San
Francesco amante di Madonna Povertà, San Bonaventura, francescano
creato cardinale da Gregorio X, elogia San Domenico ed i compagni
suoi contemporanei che hanno dimostrato coraggio e profezia: “Ugo
da Sanvittore è qui con elli – e Pietro Mangiadore, e Pietro Ispano, –
lo qual giù luce in dodici libelli”. Ugo da Sanvittore, canonico regolare di Sant’Agostino, è un celebre teologo; Pietro Mangiadore, lombardo, è rinomato per i suoi studi storiografici; Pietro Ispano risplende illustre (luce) per i suoi dodici libri di logica.
Vescovo di Braga, Pietro Ispano nel 1273 è creato cardinale dal
Beato Gregorio X, e nel 1276 è eletto Papa in Viterbo, come successore di Adriano V Fieschi, Papa dall’11 luglio al 18 agosto, con il nome
di Giovanni XXI (o meglio XX tenuto conto dell’antipapa precedente).
Egli ha in mente molti progetti da attuare e programma un lungo pontificato, ma il 20 maggio del 1277 rimane vittima del crollo di una
stanza del palazzo papale di Viterbo.
ALTRE EDIZIONI ANTICHE
Le edizioni del 1500
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Tra le edizioni del 1500 (sono ben 15) ricordiamo: la • “Bulla S.
D. N. D. Pii Divina Provida Papæ Quinti Extensionis omnium privilegiorum Ordinibus Mendicantium per S. Sanctitatem concessorum cum
eorum nova concessione... Romæ MDLXVII, Anno Secundo”. È la Bolla
con la quale il Papa S. Pio V, il 15 agosto del 1567 estende i Privilegi
degli Ordini Mendicanti alla Congregazione Lateranense dei Canonici Regolari di S. Agostino. È un fascicoletto di 18 pagine, con coperti-
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Incunabolo del 1490.
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Visitazione di Carlo Allet
in Ufficio della B.V. Maria,
Roma 1707.
Natività di Maria
di A. Carracci
in Vita della SS. Vergine
Maria, Firenze 1828.
Annunciazione in Manuale
della donna cristiana,
Milano 1892.
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na in cartapecora, legate da sigillo, stampate a Roma presso “Eredi di
Antonio Bladi, impressore, 1567”.
Sette volumi trattano della Madonna: • Lauretanæ Virginis Historia del 1531, una delle più antiche storie della Santa Casa di Loreto
(pagg. 22);
• Rosario della Sacratissima Vergine Maria Madre di Dio, nostra Signora, “dalle opere del R. P. F. Luigi di Granata de l’Ordine de Predicatori, raccolto per il R. P. F. Andrea Gianetti da Salò dello stesso Ordine e Provinciale di Terra Santa, nuovamente ristampato, e di vaghe
figure ornato et abbellito, in Venetia appresso Giovanni Varisco, 1582“
(pagg. 276);
• De vita et laudibus Deiparæ Mariæ Virginis, Meditationes quinquaginta del P. Francisco Costero, stampato “in Venetia presso Io. Bapt.
Bonfadino, 1588” (pagg. 446 formato tascabile);
• Vita di Maria Vergine e di S. Giovanni Battista. “Scritta dal
Padre Abate Don Silvano Razzi Camaldolense e da lui di nuovo rivista e ampliata, in Fiorenza per Filippo Giunti, 1590” (pagg. 220,
già restaurato);
• Vita Beatissimæ Virginis, 16 incisioni di Emilia Orsini, “monaca
benedettina del Convento di S. Ambrogio in Roma, 1590”;
• Il Rosario, ovvero Salterio della Sacratissima Vergine e Meditazioni dei quattro Novissimi: ogni pagina reca la raffigurazione dell’episodio del singolo Mistero del Rosario con una breve meditazione e l’indicazione di una virtù da praticare. Stampato in Napoli il
1591 (pagg. 28);
• Delle meditazioni sopra le sette festività principali della B. Vergine le quali celebra la Chiesa. Parte quarta, “con le Profezie e Figure
del Vecchio Testamento e con i documenti che dall’Evangelo si cavano”, del P. Vincenzo Bruno, editato in Genova per gli Eredi di Girolamo Bartoli il 1596 (pagg. 148, formato tascabile).
Nel campo biblico, del 1535 è il volume delle • Concordantiæ Maiores Sacræ Bibliæ stampato a Lione presso Seb. Gryphium: volume in
8º, (già restaurato), suddiviso in due parti: Concordanze maggiori della
S. Bibbia, e Concordanze delle parti e delle espressioni indeclinabili
di tutta la Bibbia.
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Sulla vita dei Santi: • Legendario delle vite di tutti li Santi approbati da la S. Romana Chiesa, tradotto in buona lingua vulgare, comune, et toscana dal rev. Don Nicolò Manerbio; Volume in 8º, rovinato,
stampato in Venezia presso Girolamo Scotto nel 1562 (pagg. 842): ultimo Santo di cui parla è S. Nicola da Tolentino.
• Flos Sanctorum, seconda parte, “scritto da Alfonso di Villegas,
e terminato il 1 novembre 1582 a Toledo” (pagg. 676): Volume in 8º,
incompleto; l’ultima vita scritta è quella di S. Lazaro Mendico (mendicante).
Nell’area della Teologia e Spiritualità, del 1586 è il volume • Aureum Sacræ Theologiæ Rosarium, Tomus tertius, compendio di Teologia tratto dalla dottrina di S. Tommaso, S. Bonaventura e degli altri sacri
dottori, utile agli studiosi, ai predicatori ed ai curatori d’anime, dedicato a Papa Sisto V. Volume in 8º rovinato, stampato a Venezia nella Officina di Damiano Zenario (pagg. 248).
Imponente come mole, è la • Vita di Giesu Christo nostro Redentore “scritta da Landolfo di Sassonia dell’Ordine Certosino et
fatta volgare da M. Francesco Sansovino”. È un volume in 4º, di pagine 496, molto rovinato, suddiviso in due parti, nelle quali “con
pia et santa dottrina si espongono con facilità gli Evangelii che corrono tutto l’anno”, utile ai predicatori, ai parrocchiani ed ad ogni
cristiano che desideri vivere secondo la santa fede cattolica. È pubblicato “in Vinegia presso Altobello Salicato, 1589 alla Libraria della
Fortezza”.
Onora poi la nostra Biblioteca, • Dante con l’espositione di M.
Bernardino Daniello da Lucca, “sopra la sua Comedia dell’Inferno, del
Purgatorio, & del Paradiso; nuovamente stampato, & posto in luce con
privilegio dell’Illustrissima Signoria di Venetia per anni XX”. È la Divina Commedia ampiamente commentata ed editata “in Venetia, appresso Pietro da Fino, 1568”. Volume in 8º restaurato (pagg. 717).
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Corona il nostro patrimonio del 1500, una • Pergamena di Carlo V “Divina providentia Imperator Romanorum etc.” che concede potere ed autorità in Bologna a “Petrus de Toledo Marchio Villafranchi ”;
è datata 20 dicembre 1534 e misura cm 66 x 58.
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Le edizioni del 1600
Le edizioni del 1600 sono 69, non è quindi possibile prenderle
tutte in considerazione; citeremo le più significative. Il Concilio di Trento (1545-1563) ha portato la riforma liturgica e la revisione dei Libri Liturgici operata in modo particolare dal Papa S. Pio V (1566-1572). Abbiamo all’inizio del 1600 diverse edizioni di Messali, riccamente ornati da incisioni, pubblicate tutte a Venezia nel 1604. Interessante poi
è il • Missale Ambrosianum, “nuovamente rivisto e pubblicato per ordine dell’Illustrissimo e Reverendissimo D. Federico Cardinal Borromeo, Arcivescovo della S. Chiesa Milanese”, edito in Milano “presso
gli eredi di Pacifico Pontio, & Giovanni Battista Piccaleo, 1618”.
Sulla Spiritualità di S. Francesco di Sales troviamo: • Le opere di
S. Francesco di Sales, Vescovo e Principe di Geneva, divise in cinque
tomi, pubblicato “in Venetia appresso Girolamo Albrizzi, 1698 (pagg.
384), e • Esercitii spirituali. Per i dieci giorni della Solitudine, conforme allo spirito di San Francesco di Sales, Vescovo di Geneva, “cavati
la più parte da suoi scritti, e dati alle stampe Italiane dal P. D. Amedeo
Comoto Torinese Chierico Reg. Di S. Paolo. Tomo quinto” edito “in Venetia, appresso Andrea Poletti, 1688” (pagg. 574).
Sulla vita dei Santi ricordiamo: • Il Nuovo e vero Leggendario
della Vita, e Fatti di N. S. Giesu Christo e di tutti i Santi de’ quali celebra la festa, e recita l’Officio la Santa Chiesa Cattolica, conforme al
Breviario Romano Riformato, “raccolto da gravi, & approvati Autori; e
dato in luce in lingua Spagnuola dal molto Rever. D. Alfonso Vigliega
di Toledo, Teologo e Predicatore, sotto titolo di Flos Sanctorum. Nuovamente con diligenza tradotto di Spagnuolo in lingua Italiana da D.
Timoteo da Bagno, Monaco Camaldolese”. Volume in 4º, con piccole
incisioni per ogni festività, edito in Cuneo “appresso Bartolomeo Strabella, 1663” (pagg. 752).
Tra la letteratura riguardante i Santuari, della quale la Biblioteca del
Centro è particolarmente ricca, ricordiamo un libro sicuramente prezioso in quanto riporta l’iconografia delle tante Chiese dedicate alla Madonna nella Città di Messina, prima della catastrofe del terremoto: • Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio Maria Protettrice di Mes-
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sina “divisa in cinque Libri ove si ragiona delle Immagini di Nostra Signora che si riveriscono nei Tempii, e Cappelle più famose della Città
di Messina; delle loro Origini, Fondationi e singolari avvenimenti. Del
Rev. Padre Placido Samperi Messinese, della Compagnia di Gesù”. È un
volume in 4º, molto rovinato, edito “in Messina, appresso Giacomo
Mattei, stampatore camerale, 1644” (pagg. 640).
Altro volume, con bella incisione di Dom. Barriere, in prima pagina, è • Primo Trofeo della S.ma Croce eretto in Roma nella Via Lata
da S. Pietro Apostolo, “nel quale si spiegano le prerogative della Chiesa di S. Maria, Madre di Dio, le glorie della sua miracolosa Imagine. Il
principio, e progressi della sua insigne Collegiata. Li meravigliosi successi delle Reliquie di S. Ciriaco... da Fioravante Martinelli Romano”.
È un volume formato 8º discretamente conservato, edito “in Roma, per
Nicolangelo Tinassi, 1655” (pagg. 192).
Sui Santuari piemontesi ricordiamo: • Successi della miracolosa
Imagine della Santissima Nontiata, nuovamente scoperta nella Città di
Chieri, “sotto il pastoral Governo di Mons. Illustriss. e reverendiss. Giulio Cesare Bergera Arcivescovo di Torino. Descritti dal M. R. P. F. Gioseppe Buonafede, Agostiniano, predicatore di detta Città”. Edito “in
Torino, per Pietro d’Ambrogio, 1655” (pagg. 67); ed il volume, con
bella incisione in prima pagina di N. Auroux, • Historia della Madonna Santissima d’Oropa ne’ monti della Città di Biella nel Piemonte,
“dedicata A. S. A. R. Anna Borbon d’Orleans Duchessa di Savoia. Divisa in Libri tre. Nel primo si tratta dell’inventione Figura, e frequenza
della Divotione. Nel secondo de Miracoli, e Gratie concesse ad intercessione della Beatissima Vergine, colla nuova aggionta de seguiti dell’anno 1659 fin al corrente 1684. Nel terzo d’alcune Orationi, & Essercitii Spirituali, che si praticano nel Sacro Monte”. È una Guida spirituale del Santuario di Oropa edita “in Biella per Gio: Giacomo de Giulii,
1684” (pagg. 304).
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Di più ampio respiro è il volume • Sacra Colchorum Historia del
P. Arcangelo Lamberto della Compagnia di Gesù, che descrive la storia
della conversione al Cristianesimo degli abitanti della Colchide, l’odierna Georgia. Il Volume in 8º manca della prima pagina di frontespizio,
ma è già stato restaurato. È editato “In Napoli, appresso gl’heredi del Cavallo, 1657” (pagg. 414).
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Volume prezioso per la Mariologia è • Bibliotheca mariana alphabetico ordine digesta, & in duas partes divisa; una bibliografia “degli
Autori che hanno scritto sulla Madre di Dio la Vergine Maria, con recensione delle opere, e aggiunto un quintuplice indice degli scrittori
mariani”. Il volume è in 16º, autore P. Ippolito Marraccio di Lucca,
edito in Roma “Typis Francisci Caballi, 1648” (pagg. 848).
A coronamento della carrellata sulle edizioni del 1600, possiamo
porre un volumetto originale e prezioso: • Litaniæ Beatæ Mariæ V. in
LVI figuris æneis expositæ, cum Allegoriis ex Sacra Scriptura Desumptis. È la raccolta di 56 incisioni, formato 16º, su rame di Giovanni
Klauber, che illustrano i diversi titoli mariani delle Litanie, con in calce
un’espressione appropriata desunta dalla Scrittura. È editato in Vienna:
“Viennæ MDCXCVI. Excudebat Joan. Klauber Catholic”.
Volumi editati nel 1700
I volumi editati nel 1700 sono 296; le aree maggiormente presenti sono: Santuari (52 volumi), Liturgia (76 volumi), Mariologia (44 volumi), Spiritualità e Patristica (42 volumi), Agiografia (30 volumi). Di questi settori presentiamo alcuni esemplari.
Tra i volumi riguardanti i Santuari: • Della Sacrosanta Basilica di
San Pietro in Vaticano libri due. “Nel primo de’ quali trattasi delle di
lei Prerogative: Nel secondo ragionasi della nuova struttura della medesima”. È un volume in 16º, con bella incisione nella prima pagina
dei singoli libri; autori Raffaele Sindone e Antonio Martinetti, editato
“In Roma presso Giovanni Maria Salvioni, Stampator Vaticano, l’Anno
del Giubileo 1750 ” (pagg. 437).
• Memorie istoriche della miracolosa Immagine di S. Maria delle
Grazie esistente in Roma nella V. Chiesa, detta già S. Salvatore in Lauro,
ed ora S. Maria di Loreto della Nazione Picena. È un volume in 16º ancora ben conservato, con una incisione grande di S. Maria delle Grazie, Immagine incoronata dal Capitolo di S. Pietro in Vaticano nel 1654.
L’autore è Gio. Mario Crescimbeni, Maceratese, Canonico di S. Maria
in Cosmedin. Il volume è edito “in Roma, nella Stamperia di Antonio
de’ Rossi alla piazza di Ceri, 1716” (pagg. 131).
• La Miracolosa Immagine della Beatissima Vergine Maria presso
la Città di Mondovì. “Adorata da tutte le Nazioni, con impareggiabili
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encomi rinomata da più celebri Autori: e co ’l racconto di novi, e maravigliosi successi, con l’aggiunta dell’Incoronazione”. Volume in 16º,
discretamente ben conservato, pubblicato per ordine del Padre Abate
D. Maurizio Bonaudi, “dedicato a Sua Maestà Vittorio Amedeo Re di
Sicilia, di Gerusalemme e Cipro, & c.”, stampato “in Mondovì appresso Vincenzo e Gianfrancesco Rossi, 1722” (pagg. 406).
• Descrizione dell’Ottavario per il Miracolo del SS. Sacramento celebrato dall’Augusta Città di Torino nel terzo anno secolare. Volume in
8º con la cronaca dei festeggiamenti, la raccolta di Sonetti della Contessa di Grugliasco, e di Componimenti poetici di vari autori. Edito “in
Torino presso Pietro Giuseppe Zappata e Figlio, 1753” (pagg. 108).
Del tutto originale il • Libro III delle B. V. che si venerano in Bologna e nel Contado. Volume in 4º leg. m. perg. del 1700. “Curiosa
collezione di 178 incisioni a carattere popolare all’acquaforte o in silografia applicate nel ’700 in album. Stupenda e rarissima raccolta di
stampe del ‘600 e del ’700 raffiguranti ritratti della Madonna che si
venerano in Bologna e nell’Emilia... Incisioni di vari artisti, tra i quali:
Bernardi, Mellini, Moretti, Lelio della Volpe, M. Francia, ... e molte
rare silografie caratteristiche popolari” (dal Catalogo Pregliasco nº
11, 1964).
Nell’area liturgica, tra i tanti Messali riccamente istoriati, ricordiamo: • Missale Romanum edito a Venezia “apud Nicolaum Pezzana
1710”, con il formato eccezionalmente ridotto (8º) e belle incisioni di
Gio Palazzi (pagg. 717); e • Missale Romanum edito in Roma con i tipi
della Sacra Congregazione de Propaganda Fide, 1714, con formato 4º
e stupende incisioni a tutta pagina di C. Allet ed altri (pagg. 664).
Interessante, per volume e mole di pagine (1319 più aggiunte), è
il • Breviarium Romanum “secondo il Decreto del sacrosanto Concilio di Trento, pubblicato per ordine di S. Pio V, Clemente VIII & Urbano VIII, nel quale sono accuratamente disposti i più recenti Offici dei
Santi”. È un volume in 8º, enorme, certo poco maneggevole, molto rovinato, con bellissime incisioni di “Suor Isabella P. F.”, pubblicato in
Venezia “ex Typographia Balleoniana, 1734”.
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Parecchi sono i manuali per la recita dell’Ufficio della Beata Vergine, rivolti soprattutto ai soci delle tante Confraternite religiose; ne
ricordiamo due soltanto. • Officio della B. Vergine Maria dedicato a
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S. Anna Madre dell’istessa Vergine Maria. Con alcune Dichiarationi,
e Pie Meditationi a fin di recitarlo con maggior divotione. Sono quattro volumi in 8º, con belle incisioni di A. V. Westerhout, pubblicati
in Roma “Ad istanza di Gio: Maria Salvioni, 1707” (pagg. 120); e
• Officium Beatæ Mariæ Virginis, Con l’Uffizio de’ Morti, Sette Salmi,
ed altre diverse Orazioni e Divozioni. È un bel volume in 16º, legato in pelle nera con fregi e taglio in oro, con belle incisioni di “Suor
Isabella P. F.” Pubblicato in Venezia “a spese di Paolo Balleoni, 1708”
(pagg. 453).
Prezioso • Il Salterio della Beata Vergine composto dal Serafico
San Bonaventura e trasportato in Versi toscani dal Conte Niccolò
Fava. È un libretto in 16º, legato in pelle con fregi in oro, ben conservato, pubblicato in Bologna “nella Stamperia di Lelio dalla Volpe,
1734” (pagg. 168).
Nell’area della Spiritualità e Patristica, ricordiamo: • Opere Spirituali della Santa Madre Teresa di Giesù Fondatrice delle Monache, e
Padri Carmelitani Scalzi. Aggiuntovi in questa nuova impressione la
Seconda Parte delle Lettere, con le Annotazioni, tradotte dalla Lingua
Spagnola nella Italiana, e un copioso indice delle cose più notabili.
Nella edizione: “in Venezia presso Antonio Tiuani, 1696” (pagg. 894),
ed in quella: “in Venezia, presso Paolo Baglioni, 1714” (pagg. 635).
• Lettere di S. Francesco di Sales Vescovo e Principe di Ginevra Istitutore dell’Ordine della Visitazione. Disposte secondo la data
dal 1607 fino al 1612 inclusivamente. Nuova edizione. “Nella quale
si è raccolto un numero grandissimo di Lettere, che non si trovano
nelle precedenti Edizioni; rivedute sugli originali e arricchite di
Sommarj, di Citazioni, di Note, e di Osservazioni”. Quattro Volumi in 16º (manca il Tomo I) editi in Venezia, presso Simone Occhi,
1777 (pagg. 436).
• Introduzione alla Vita Divota composta da S. Francesco di Sales
Vescovo di Geneva. “In questa nuova Edizione diligentemente corretta, e riscontrata col Testo Francese”. Volume in 16º con ritratto del
Santo, incisione di “Suor Isabella P. F.”, pubblicato in Venezia presso
l’Erede di Niccolò Pezzana, 1792 (pagg. 353).
• Delle Opere di S. Francesco di Sales Vescovo, e Principe di Geneva. Opera in sei tomi, formato 16º, con in prima pagina il ritratto
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del Santo, incisione di B. Falconi, editata in Venezia, presso Giuseppe
Orlandelli “Per la Dita del fu Francesco di Niccolò Pezzana, 1793”
(pagg. 347).
Tra i volumi riguardanti la Vita dei Santi non possiamo dimenticare: • Il Perfetto Leggendario della vita e Fatti di N. S. Gesù Cristo e di
tutti i Santi..., e Leggendario delle vite de Santi detti Estravaganti, “raccolto da gravi, ed approvati Autori; e dato in luce dal M. R. D. Alfonso Vigliega, sotto titolo di Flos Sanctorum con ogni diligenza tradotto
dalla Spagnuola in Lingua Italiana”. Volume in formato 4º, con piccole incisioni per ogni festività, molto rovinato, edito in Milano nella
Stamperia di Giuseppe Marelli, 1725 (pagg. 688).
• Vita di S. Massimo Vescovo di Torino raccolta da D. Pier Giacinto Gallizia Canonico dell’Insigne Collegiata di Giaveno dedicata all’Illustrissimo, e Reverendissimo Capitolo della Metropolitana di Torino. È un volume in 16º legato in pelle, dai caratteri chiari, ancora ben
conservato, edito in Torino, 1724 “Nella Stampa di Gianfrancesco Mairesse all’insegna di S. Teresa” (pagg. 182).
• La Vita di S. Francesco di Sales Vescovo, e Principe di Geneva,
Fondatore dell’Ordine della Visitazione di Santa Maria scritta da Pier
Giacinto Gallitia, Canonico dell’Insigne Collegiata di S. Lorenzo in
Giaveno, e dedicata all’Altezza Serenissima, ed Elettorale di Anna Luisa
de Medici, Principessa di Toscana, Elettrice Vedova Palatina. Volume in
8º legato in pelle, un po’ rovinato, edito in Venezia, 1729 “Presso Nicolò Pezzana” (pagg. 491).
Volumi editati nel 1800
I Volumi editati nel 1800, anteriori al 1831, sono 238. I più numerosi riguardano la Bibbia. Ben 78 compongono la serie di volumetti, di
200 pagine circa ognuno, • Vecchio e Nuovo Testamento secondo la
Volgata tradotto in lingua Italiana e con annotazioni dichiarato da Monsignore Antonio Martini Arcivescovo di Firenze ecc. Volumi in 16º,
ognuno dei quali porta in prima pagina una incisione di G. Dala, editati in Venezia “Tipogr. di Giuseppe Antonelli, 1829”.
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Due volumi in 4º, raccolgono le dispense, abbondantemente illustrate, della Biblioteca Classica Illustrata: • La Bibbia, Volume 1, Disp.
1-104; Volume 2, Disp. 105-240.
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Tra le Vite dei Santi e Personaggi della storia: • La Vita del Beato
Oddino Barotto Prevosto della Collegiata di Fossano, sua Patria. Volume in 8º, legato in pelle, discretamente conservato, con in prima pagina bella incisione di A. Boucheron, editato in Torino, dalla Stamperia di Vincenzo Bianco, 1809 (pagg. 177).
• Vie de la Bienheureuse Mère Jeanne-Françoise Fremiot de Chantal. Fondatrice et Primière Supérieure de l’Ordre de la Visitation Sainte-Marie. Volume in 16º, mal conservato, del R. P. G. Beaufils, della
Compagnia di Gesù, edito in Annecy, “Aimé Burdet, Impr.-Libraire du
Clergé, 1826” (pagg. 216).
• Breve compendio della vita del Sommo Pontefice Pio VII felicemente regnante. Confronti storici e Catalogo ragionato di tutti i Sommi
Pontefici perseguitati, e dei loro Persecutori con Osservazioni relative
del Signor Illevir. Volume in 16º, legato in pelle, un po’ rovinato, edito
in Bologna, Tipografia de’ Franceschi, 1814 (pagg. 146).
Numerosi, come al solito, i volumi riguardanti i Santuari:
• Memorie storiche dell’antica Chiesa del Monte e delle Immagini da quella trasportate al Cimitero di Bologna. Volume in 16º, editato in Bologna, 1814, pei tipi del Sassi (pagg. 62).
• Istoriche e fedeli Notizie spettanti al Santuario Parrocchiale della
Madonna del Pilone presso Torino. Compilate dal sacerdote Gaetano
Bologna Parroco della medesima Chiesa. Volume in 16º, legato in pelle,
discretamente ben conservato, con bella incisione del Taurini 1783,
raffigurante l’Annunciazione che richiama il quadro del Defendente
Ferrari in Avigliana. È editato in Torino, 1816, coi tipi di Davico e Picco
(pagg. 134).
• Storia del Santuario Parrocchiale della SS.ma Vergine Incoronata di Monchiero col ragguaglio della vita del Servo di Dio Andrea Fassini Preposto del medesimo Santuario. Volume in 16º, rovinato, edito
in Carmagnola, 1817, presso Pietro Barbiè stampatore (pagg. 317).
• Compendio della Storia di Maria Vergine venerata in Torino sotto
il titolo della Consolata e della sua sacra Immagine, e del suo Santuario con altre particolari nozioni. Opera dedicata A. S. A. R. Carlo Felice Giuseppe Maria Duca del Genovese. Volume in 8º edito in Torino
dalla Tipografia Davico e Picco, 1819 (pagg.129).
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• Notizie intorno al celebre Santuario di Maria Vergine posto sul
Monte Berico di Vicenza raccolte da irrefutabili documenti da Don
Ignazio Disconzi Vicentino... Seconda Edizione riveduta, e accresciuta non solo di nuovi autentici documenti, ma ancora della Narrazione
di tutto ciò che di magnifico si è aggiunto in questo Secolo decimonono al Santuario medesimo e sue adiacenze. Volume in 8º, con due
belle incisioni della Vera Effigie della Beata Vergine “spoglia dei consueti ornamenti” e “con i consueti ornamenti”, edito in Vicenza, Tipografia Mosca, 1820 (pagg. 272).
• Terza Secolare Incoronazione di Maria SS. d’Oropa descritta da
un Sacerdote residente in Biella ed illustrata con alcuni Panegirici analoghi alla Solennità. Volume in 8º, rovinato, edito “A spese dei Fratelli Regis orefici e coronari del Santuario di Oropa, 1821” (pagg. 305).
• Relazione del Terzo Centenario di M.ia V.ne d’Oropa ed Origine
genuina dei Simulacri di Oropa e di Crea in confutazione del Biellese
Istorico Ragguaglio. Volume in 16º, con incisione della Statua della
Madonna, editato in Ivrea dai tipi degli Eredi di C. L. Benvenuti, 1821
“A spese di Luigi Regis” (pagg. 450).
• Relazione istorica delle prodigiose traslazioni della Santa Casa
di Nazarette ora venerata in Loreto del Sacerdote D. Vincenzo Murri...
colla descrizione dei più qualificati Doni, che restano presentemente,
e presso la S. Statua e nel rinascente Tesoro di questo Santuario. Quarta Edizione. Volume in 16º, con bella incisione in prima pagina e, fuori
testo, 4 prospetti dei bassorilievi in marmo che circondano la S. Casa
(Arcangelo Magini 1792), edito in Loreto, nella Tipografia del Giostra,
1825 (pagg. 64).
Interessante la • Guida del Forestiere per la Città di Bologna e suoi
sobborghi divisa in due parti con Tavole in rame. Volume in 16º legato in pelle, di Girolamo Bianconi, edito in Bologna, per Annesio Nobili, 1820 (pagg. 574).
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Merita un accenno particolare la Sezione riguardante la Catechetica: • Catechismus Romanus. Volume in 16º leg. in pelle, con diverse incisioni all’inizio di ogni capitolo. Manca della prima pagina, per
cui non conosciamo l’Editrice e l’anno di edizione: porta però la Bolla
di Papa Pio IV del 1 novembre 1564, “Super forma juramenti professionis fidei” ed in copertina, scritto con inchiostro, il nome di colui
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Natale di
Jacomo Valeggio
in Missale
Romanum,
Venezia 1608.
Annunciazione di
Suor Isabella
in Ufficio della
B.V. Maria,
Venezia 1708.
Natività di Maria
di A. Carracci
in Vita della
SS. Vergine Maria,
Firenze 1828.
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che lo usava nel marzo del 1808, un certo Luigi Guidi, erede di tal Telemaco Guidi (pagg. 639).
• Catechismus ex Decreto SS. Concilii Tridentini Ad Parochos Pii
V Pont. Max. Jussu editus. Volume in 8º, legato in pelle ben conservato, con diverse incisioni, pubblicato in Padova, tipografia del Seminario, 1817 (pagg. 534).
• Compendio della Dottrina Cristiana assegnato da Monsignore Fr.
Lodovico Terin Bonesio Vescovo di Bobbio ad uso della sua Diocesi,
pubblicato ed esteso a tutta la Diocesi di Modena. Volume in 16º legato in pelle, ben conservato. L’esposizione della dottrina è in forma
di domande e risposte ad uso dei Parroci e dei Curati. Pubblicato in Modena, 1803 per gli Eredi Soliani (pagg. 180).
• Dottrina Cristiana estratta da S. Tommaso, dal Catechismo Romano, dal Cardinal Bellarmino, e da altri buoni Autori. “Opera del
Padre Giuseppe Domenico Boriglioni, Fondatore della Congregazione
della Dottrina Cristiana in Avignone. Edizione novissima - Tomo secondo”. Volume in 16º, legato in pelle, ma rovinato, editato in Milano, presso Giacomo Agnelli, 1821 (pagg. 442).
Riassumendo, la situazione della Biblioteca del Centro di Documentazione Mariana, quanto a libri antichi, è la seguente: i volumi editati prima del 1831, considerati antichi, sono complessivamente 618 e riguardano in modo particolare materie ecclesiastiche,
secondo la natura propria della Biblioteca. Nella gran maggioranza
essi sono in cattive, per alcuni pessime, condizioni, e necessitano di
essere restaurati.
LIBRI ANTICHI RESTAURATI
In questi ultimi due anni, con il contributo della Soprintendenza
ai Beni Librari della Regione Piemonte e della Conferenza Episcopale
Italiana, si è potuto iniziare il restauro del volume più antico, l’incunabolo del 1490, e di altri 11 volumi del ’500 e ’600.
Il restauro è stato eseguito con competenza dal Laboratorio dell’Abbazia dei Ss. Pietro e Andrea di Novalesa, dei Padri Benedettini.
Il più prezioso è la • Summula Ioannis de Monte super Petrum
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Hispanicum, Edizione Veneziana a cura di Peregrinus Bononiensis –
Anno domini MCCCCXC die vero XX Julii”. È un commento di Giovanni da Monte, teologo della famosa scuola parigina, sulla logica di Pietro Hispano (Pier Giuliani di Lisbona, poi Papa Giovanni XXI), secondo il pensiero del filosofo Giovanni Scoto.
Degli altri 11 volumi riportiamo i dati essenziali:
• Manerbio Nicolò, Leggendario delle vite di tutti li Santi approbati da la S. Romana Chiesa, tradotto in buona lingua vulgare - Girolamo Scotto, Venetia 1562;
• Di Villegas Alfonso, Flos Sanctorum. Seconda parte - 1582;
• Gianetti Andrea, Rosario della Sacratissima Vergine Maria madre
di Dio nostra Signora, dalle opere del R. P. F. Luigi di Granata - Giovanni Varisco & Compagni, Venetia 1582;
• De Themesvuar Pelbarto, Aurum Sacrae Theologiae Rosarium,
Iuxta quatuor Sententiarum libros quadripartitum - Tomus tertius - ex Officina Damiani Zenarij, Venetiis 1586;
• Costero Francesco, De vita et laudibus deiparae Mariae Virginis,
Meditationes quinquaginta - Tip. Baptista Bonfadinum - Venetiis 1588;
• Landolfo di Sassonia, Vita di Giesu Cristo Nostro Redentore Tip. Altobello Salicato - Vinegia 1589;
• P. Vincenzo Bruno, Delle Meditationi sopra le sette festività principali della B. Vergine le quali celebra la Chiesa et sopra il Comune de’
Santi, parte quarta - Heredi di Girolamo Batoli - Genova 1596;
• Aria Francesco, Profitto Spirituale, Nel quale si insegna a fare
acquisto delle virtù & progresso nello spirito - Editr. Compagnia Bresciana - Brescia 1602;
• Diez Filippo, Mariale della Sacratissima Vergine Maria nel quale
si contiene molte considerazioni spirituali & ponti principalissimi della
S. Scrittura, sopra tutte le sue festiuità dove si tratta della sua vita e miracoli - Editr. Giunti - Venezia 1607;
• Vigliega Alfonso, Il perfetto e nuouo Leggendario de’ Santi detti
estravaganti - Barezza Barezzi Libraro alla Madonna, Venetia 1611;
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• Saperi Placido, Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio
Maria protettrice di Messina, divisa in cinque libri - Giacomo Matthei
Stampatore Camerale - Messina 1644.
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Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio,
Protettrice di Messina
Può essere interessante sfogliare il libro “Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio Maria protettrice di Messina, divisa in cinque
libri” e riportare le descrizioni ed i commenti, resi ovviamente in linguaggio accessibile, di alcune Immagini della Madonna particolarmente venerate in Messina.
Dopo un’ampia dedica “Agli Illustrissimi Senatori della Città di
Messina ”, l’autore in “Avvisi al pio lettore ” puntualizza la motivazione dell’opera e ne indica gli scopi. “La riconoscenza dei ricevuti benefici suol essere un acuto sprone agli animi generosi dei benefattori
per più benignamente dispensare degli altri, come all’incontro la dimenticanza di quelli, è a guisa del sale, che rende sterile il campo, fecondo per altro, d’opportuni favori. Ha la Città di Messina in ogni secolo,
in ogni età dalla Gran Madre di Dio Maria, Unica sua Protettrice, di grazie singolari copiosissimi frutti ricevuti, onde di tempo in tempo, li ha
in mille tributi di lode, con mille ringraziamenti riconosciuti: ora rizzando Templi, ora consacrando Altari... con dedicare sotto diversi titoli antiche e moderne Immagini al Santissimo Nome di lei ”. Passa quindi a dare al pio lettore alcuni avvisi per ben approfittare dell’opera: è
scritta in lingua italiana, e non in latino, perché sia più facile leggerla;
di fronte ad Immagini circondate da tante targhe votive, occorre considerare l’abbondanza delle grazie concesse dalla Vergine, ecc.
Il primo libro introduce l’argomento del culto delle Immagini, antico nella Chiesa primitiva, e quindi si ferma a considerare il culto
della Madonna in Messina: “Come per singolare favore della B. Vergine, sia stata arricchita la Città di Messina di alcune Immagini di lei
antichissime di quella prima antichità ”, “La santissima Vergine è universale benefattrice di tutti i Fedeli, ma in particolare della Città di
Messina ”. Dopo un breve prospetto della storia civile e cristiana di
Messina, e l’indicazione di alcuni personaggi illustri messinesi, passa
alla descrizione del “Duomo consacrato alla Vergine Assunta, detto anticamente S. Maria la Nuova ” e “Dell’antica Immagine della Madonna Assunta, titolo del Duomo, e delle solennità che ad essa si fanno”.
Nella processione del pomeriggio del 15 agosto, viene portata con
grande solennità la “Bara”, una grandiosa macchina a piramide costrui-
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ta dal “Maestro detto Radese”, abbellita ed accresciuta nel corso degli
anni, che nel 1535 attira l’ammirazione di Carlo V, accolto solennemente in Messina. Appena la “Bara” appare sulla pubblica via, “si
scarica una buona quantità di mortaretti” a significare le schiere degli
Angeli che accompagnano “quell’anima fortunatissima della Beata
Vergine, quando uscita dal santissimo Corpo, accolta nel beato seno
del suo dilettissimo Figlio, se ne saliva in Cielo”. La piramide poggia
su un basamento ciclopico, tutto costruito su robuste travature di legno
e di ferro, che scivola sul terreno grazie a due enormi slitte. Nel suo
interno parte il movimento del meccanismo della prima metà della
piramide, regolato da quattro uomini che girano la manovella, mentre altrettanti sono chiusi tra il sole e la luna e girano un’altra manovella che dà il movimento al resto della macchina. Sulla piattaforma
rotante lentamente, prende posto un gruppo di bambini in funzione
di angioletti, con in mano candidi gigli; nel centro vi è il coro degli
Apostoli attorno alla Madonna giacente sul letto di morte. Quindi una
serie di nuvole, Profeti, Patriarchi e Angeli, stanno a simboleggiare
l’apoteosi della Madonna Assunta in cielo, raffigurata in alto, su un
globo celeste, da una ragazza di 12 anni, sostenuta dalla destra del Cristo (un ragazzo di 14 anni), in paludamento di gloria “di un ricchissimo drappo di broccato d’oro”.
Questa grandiosa macchina è così artificiosamente fabbricata che,
le tante persone che sostiene, oltre 150, stanno tutte comodamente e
senza disagio, sostenute da meccanismi nascosti, “tanto che non vi è
persona così erudita e curiosa che, avendola vista una volta, non desideri vederla ancora, non saziando mai la curiosità, come infatti piacque moltissimo all’Altezza di Don Giovanni d’Austria, nell’entrata nella
Città di Messina, nell’anno 1571...”.
Maria nel mistero del Natale, in Messina del 1600
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Nel medesimo volume troviamo la Beata Vergine onorata in due
quadri riguardanti il mistero del Natale: La Madonna del Parto, nella
Chiesa del Convento dei Cappuccini, e S. Maria dell’Epifania, nella
Chiesa di S. Nicolò, della Casa professa della Compagnia di Gesù.
Interessante la storia delle origini, riportata dall’Autore. Sette anni
appena dalla fondazione dell’Ordine dei Cappuccini, uno dei primi
religiosi del nuovo Ordine, Fra Ludovico da Reggio, “uomo di gran-
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Iconologia della
Gloriosa Vergine Madre di Dio,
Protettrice di Messina, 1644.
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Maria
nel mistero
del Natale.
“La bara”
portata
in processione,
1535.
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dissimo zelo, diligente nella primitiva e rigorosa osservanza”,1 nel 1531
manda Fra Bernardino Giorgio, famoso predicatore, a Messina. La calda
parola dello zelante frate è accolta dalla popolazione con grande devozione ed entusiasmo; molte sono le conversioni in ogni ceto di persone, tanto che la Città richiede ed ottiene alcuni frati per la fondazione di un Convento, in luogo ameno a due miglia dalla Città. Le vicende dei primi tempi dell’Ordine dei Cappuccini sono tormentose e battagliate, per cui quando, due anni dopo Fra Bernardino Giorgio ritorna a Messina e bussa alla porta del Convento, si vede arrestare e rinchiudere in una cella prigione. La cella però ha una finestrella che permette di vedere, in lontananza, il Convento di S. Maria di Gesù, “detto
il Superiore” circondato da un ameno bosco. Affacciandosi, un giorno,
Fra Bernardino vede un bellissimo ragazzino che, armato di arco e
frecce, va cacciando uccellini. Il prigioniero gli fa cenno di avvicinarsi, e lo prega di portare una sua lettera al Viceré Ettore Pignatelli, che
si trova in Messina. In essa spiega la sua ingiusta reclusione ed invoca
aiuto. Il Viceré si trova nel suo studio, ingolfato nei tanti affari, quando si vede cadere sul tavolo, inaspettata la lettera. Meravigliato, considera prodigioso il fatto: apre la lettera, la legge e comprende la gravità del caso. Lascia ogni lavoro, “monta a cavallo e se ne vola al Convento”2 ed ordina l’immediata liberazione del prigioniero. I Frati del
Convento, che hanno tenuto in rigoroso silenzio il fatto, sono spaventosamente meravigliati. Fra Bernardino chiede al Viceré come e da chi
abbia ricevuto la sua lettera, ed apprende il fatto straordinario.
“Ora su l’Altare maggiore della divota Chiesa de’ Frati Cappuccini si venera l’artistico quadro della Madonna del Parto, opera dell’eccellente pittore Michel Angiolo da Caravaggio”.3
Nella Chiesa della Casa professa della Compagnia di Gesù, dedicata a S. Nicolò, si trova poi una copia della Madonna di S. Luca, che
si venera con grande devozione in Roma, fatta dipingere da “il B. Francesco Borgia Terzo Generale della Compagnia di Giesù, verso l’anno
del Signore 1567, mentre stava propagando, per mezzo dei suoi reli-
1
2
3
Padre PLACIDO SAMPERI, Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio Maria
Protettrice di Messina (Messina, Giacomo Mattei, 1644).
Opera citata.
Opera citata.
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giosi, in tutte le parti della cristianità, la gloria di Dio e la devozione
di Maria Vergine e il sacro culto dei Santi ”.4
Sotto l’Immagine di S. Maria Maggiore è pure collocata “un’antichissima Immaginetta di poco meno di due palmi di grandezza col
manto pure d’argento, che con un velo di damasco cremisino si copriva”. Questa Immagine della Madonna è ritenuta miracolosa in quanto
il 15 di settembre del 1588 incomincia a lacrimare, nella casa privata
di due signore devote. Dato l’afflusso di fedeli che subito si crea, il Vicario del Vescovo, “D. Thomaso Calvo huomo di singolar prudenza e
virtù, che poi fu Vescovo di Tropea... giudicò che quella Sacra Imagine non doveva rimanere in casa privata” e la consegna ai Gesuiti che
la collocano nella cappella predetta.
La Pala dell’Altare Maggiore della Chiesa di S. Nicolò è dedicata
alla Madonna dell’Epifania. Il quadro rappresenta “la Santissima Vergine col Puttino in braccio da tre Magi adorata, opera di Cesare di Milano, stimata da’ periti la miglior gioia di Europa”.5
Devozione alla Madonna della Lettera in Messina
La devozione alla Madonna della Lettera è caratteristica della Città
di Messina, ed è avvalorata da una antichissima tradizione. Avendo accolto con grande entusiasmo l’annuncio del Vangelo predicato da S.
Paolo nei suoi viaggi apostolici, gli abitanti di Messina ardono dal desiderio di conoscere personalmente la Gran Madre di Dio, e mettersi
sotto la sua protezione. Pensano quindi di inviare una loro delegazione a Gerusalemme con una lettera, nella quale professano la loro fede
e chiedono la protezione di Maria. Nell’anno 42, S. Paolo in persona
accompagna la delegazione e la presenta alla Madonna, la quale l’accoglie con materna bontà ed, in risposta della missiva, invia ai Messinesi una sua Lettera, scritta in ebraico. In essa Maria loda la loro fede,
gradisce la loro devozione, ed assicura loro la sua perpetua protezione. Così termina la Lettera: “Benediciamo voi e tutta la cittadinanza ed
assicuriamo la nostra perpetua protezione”. Da allora cresce grandemente la devozione dei Messinesi verso la Madonna; è eretta una chie-
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Opera citata.
Opera citata.
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sa, poi ampliata, sulla porta della quale viene scritta in lettere greche
la frase: “Velox ad audiendum” (Pronta ad ascoltare) a significare come
nel corso dei secoli Maria sia stata maternamente presente non solo nell’accogliere le domande degli abitanti di Messina, ma molte volte anche
nel prevenirle.6
Nella ricostruzione del vecchio Campanile, dopo il terremoto del
1908, la scena è riprodotta in modo spettacolare. Al suono delle campane a mezzogiorno nella loggia del quarto piano si animano personaggi alti due metri. Davanti al trono, sul quale siede la Madonna con
il Bambino, appare dapprima un Angelo con nella sinistra una palma
e nella destra una lettera che porge alla Madonna; quindi viene S. Paolo
che si china davanti al trono ed introduce l’ambasceria; il primo Ambasciatore si china come S. Paolo, viene benedetto e consegna la lettera; quindi sfilano tutti gli altri Ambasciatori che si chinano davanti al
trono e sono a loro volta benedetti. Al termine della sfilata la Madonna benedice la Città ed il Popolo di Messina.
È interessante scoprire le tante raffigurazioni della Madonna della
Lettera, riportate nel volume del Rev. Padre Placido Samperi Messinese, della Compagnia di Gesù, Iconologia della gloriosa Vergine Madre
di Dio Maria Protettrice di Messina.
La prima la troviamo nella Cappella del Palazzo del Senato, opera
del pittore messinese Antonino Barbalonga, nella quale la Madonna,
circondata da Angeli, è rappresentata mentre con la mano destra alzata benedice gli Ambasciatori, presentati da S. Paolo, e con la sinistra consegna loro la lettera. Un altro quadro si trova nella chiesa del Monastero di S. Paolo, dove è custodita con grande devozione. La Madonna vi è raffigurata non seduta in trono, ma in piedi mentre viene incontro agli Ambasciatori per consegnare loro la lettera. Un quadro simile
lo troviamo anche nella chiesa “de’ Fanciulli dispersi” cioè abbandonati, anch’essi raffigurati nel dipinto.
Più interessante ed originale è l’immagine della Madonna della
lettera nella chiesa di S. Nicolò de’ Greci. Tra tanti quadri raffiguranti
la Madonna, tutti antichi e bisognosi di restauro, ve n’è uno al quale
nessuno dà importanza. “Il pittore Paolo Savola, che già ha restaurato
6
FRANCESCO ROZZI in Giardinetto di Maria, serie 1ª, Volume V, pag. 224 (Bologna, Libreria dell’Immacolata, 1864).
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gli altri quadri, per la devozione che porta alla Madonna, chiede di
poter restaurare anche quella tavola con la pittura antichissima, tutta
tarlata e in parte scorticata nei colori, e la porta a casa sua. È un’immagine dipinta all’antica, con un manto come usano le donne egiziane, con un Bambino in braccio che sta rimirando la madre”. Ripulito
il dipinto, “si scoprì nelle mani del Puttino un foglio sul quale si vedono scritte alcune lettere greche. ... Il Cappellano, vedendo quello scritto non si cura di leggerlo, pensando sia una sentenza del Santo Vangelo, secondo l’uso della Chiesa greca. Ma osservandolo bene, il dottor D. Leonardo Parè, professore di lingua greca, legge con attenzione
quei caratteri e si accorge che sono il principio della Lettera della Beata
Vergine scritta ai Messinesi: La vergine Maria, figlia di Gioacchino,
umile Ancella di Dio, Madre di Gesù Cristo, della tribù di Giuda, della
famiglia di Davide, a quanti sono in Messina salute e benedizione di
Dio Onnipotente. Questo avviene nel giorno appunto di S. Caterina
Alessandrina 25 di novembre 1643”.7 La felice scoperta provoca il
pianto del professore Parè e suscita l’entusiasmo dei devoti.
L’omaggio della Congregazione Salesiana al Papa Leone XIII
per il suo Giubileo Sacerdotale (31-12-1887)
Conosciamo tutti la devozione e l’amore di Don Bosco per il Papa,
successore di S. Pietro, per Pio IX, ed in particolare per Leone XIII al
quale ha avuto la gioia di consegnare terminata, nel maggio del 1887,
la Basilica del S. Cuore al Castro Pretorio in Roma, che tanto stava a
cuore al Papa, ma che a lui era costata tante fatiche e sofferenze. Il 31
dicembre 1887 tutta la Cattolicità celebra con grande solennità il Giubileo Sacerdotale di Leone XIII; Don Bosco è al termine della sua vita.
Frusto e stanco morirà un mese dopo; non vuole però che manchi la
Congregazione Salesiana nel coro di voci che inneggiano al Papa. La
Tipografica Salesiana di Torino offre un elegante ed artistico volume
nel quale sono presentate, riccamente istoriate l’Enciclica Aeterni Patris e le due Lettere riguardanti gli studi Storici e gli studi delle Lettere.
Il titolo del volume è La Filosofia la Storia e le Lettere nel concetto di
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Padre PLACIDO SAMPERI, Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio Maria
Protettrice di Messina (Messina, Giacomo Mattei, 1644).
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Leone XIII (Torino, Tipografia Salesiana, 1887). La Biblioteca del Centro Salesiano di Documentazione Storica e Popolare Mariana ha la fortuna di possedere ben due copie di questo Volume, una delle quali
porta la dedica autografa del Beato Michele Rua, primo Successore di
Don Bosco: “Omaggio di stima e riconoscenza degli Allievi dell’Oratorio di S. Francesco di Sales in Torino. Sac. Michele Rua”.
Il Volume si apre con una finissima Silografia del Papa Leone XIII
benedicente, in abiti pontificali con triregno, a fronte della Dedica incastonata in una struttura architettonica formata da sovrapposizioni di
fregi con colonne: “A Leone XIII che, preceduto da non peritura fama
di virtù, sapienza e zelo accompagnato dal plauso riverente affettuoso di tutto l’Orbe, celebra al 31 dicembre 1887 il Giubileo Sacerdotale, la Pia Società Salesiana, propagatrice volenterosa degli alti intendimenti Filosofico-Letterarii che Egli testimoniò con la parola e coll’esempio, consacra”. Segue un’ampia e dotta Introduzione sul Pensiero Filosofico, Storico e Letterario del Papa, del Sacerdote Francesco Cerruti, responsabile delle Scuole e degli Studi nella Congregazione Salesiana. Viene quindi riportata, nel testo originale in Lingua Latina, con a fronte la traduzione in Lingua Italiana, l’Enciclica Aeterni Patris, seguita
dalla Lettera sugli Studi Storici, e dalla Lettera sugli Studi delle Lettere
da promuovere nel Seminario Romano.
Tipograficamente, il volume, formato “in folio” (cm 29 x 39,5), si
presenta in un’elegantissima e ricchissima edizione; composto a mano
con caratteri tipografici, si sviluppa in 100 pagine numerate con cifre
arabiche e 32 pagine iniziali con numerazione romana. La stampa tipografica è a più colori con argento, oro e bronzo in polvere. Nelle cornici delle singole pagine, che mai si ripetono, si alternano oltre venti
colori dalle delicate tinte pastello a colorazioni più forti ed intense.
L’originalità dell’edizione è costituita dalla ricercatezza delle cornici che
inquadrano le pagine del testo, formate da combinazioni innumerevoli di fregi, di ispirazione rinascimentale e barocca, che vogliono presentare l’amplissima varietà di tipi della Tipografia di Don Bosco. Ciascuna parte dell’opera (Introduzione, Enciclica e le due Lettere) è preceduta da un occhietto e da un frontespizio sontuosi di decorazioni.
Chiude il volume un’immagine originale composta da un ovale,
contornato da otto drappeggi in cui sono menzionate tutte le Tipografie Salesiane dell’epoca, da quella principale di Via Cottolengo 32, ini-
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ziata nel 1862, comprendente la fonderia di caratteri, galvanotipia,
stereotipia e Cartiera, a tutte le altre sparse nel mondo.
(Consulenza tecnica di Ottavio Davico)
Un Nuovo Messale Romano in omaggio al Papa Leone XIII
nel suo Giubileo Episcopale
In occasione del Giubileo Episcopale di Papa Leone XIII la Scuola Tipografica Salesiana di Torino ha preparato, come omaggio di affetto e devozione della Congregazione Salesiana tutta, una nuova edizione del Messale Romano. Il Bollettino Salesiano del febbraio 1893
ne dà l’annuncio ufficiale e ne traccia il piano editoriale, basato sulla
edizione tipica di Ratisbona.
“È una splendida edizione elzeviriana riccamente illustrata, la
quale, destinata a ricordare il Giubileo Episcopale di S.S. Leone XIII,
come un omaggio della Pia Società Salesiana al sapiente Pontefice, crediamo pure possa supplire alla assoluta deficienza che si lamenta in
Italia di lavori di tal fatta... Fu perciò nostra particolare cura che nelle
figure, nei fregi e nei caratteri parlasse, a così dire, l’Italia cattolica, mediante la riproduzione di tanti bei lavori, i quali resero così gloriosa
l’epoca del millecinquecento...”.8 Le illustrazioni sono tratte da soggetti “tutti d’autori i più celebri dell’epoca sopradetta, come il Beato
Angelico, il Mantegna, il Perugino, il Gaudenzio Ferrari ed altri, ma
più specialmente di quest’ultimo, meritamente chiamato il Raffaello
del Piemonte... Tutto fu studiato con cura sulla stupenda pubblicazione paleografica di Montecassino che riproduce fedelmente ricche pergamene di quell’abbazia, in cui si ammirano le prime forme d’iniziale latine da noi adottate... Anche gli ornati sono di purissima e nobile origine, essendoci serviti a modelli il Breviario del cardinale Grimani della Biblioteca Marciana di Venezia, gli Antifonari di Papa S. Pio
V, ora nella R. Pinacoteca di Alessandria, e specialmente il Breviario
di Re Mattia Corvino che per miniatura d’ornati costituisce il tesoro più
prezioso della Biblioteca Vaticana.
Ma il primo e speciale ornamento del nostro Messale volemmo
fosse posto al Canone... un bel fac-simile dalla miniatura più grandio-
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Bollettino Salesiano, febbraio 1893.
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Omaggio a Leone XIII per
il Giubileo Sacerdotale, 1887.
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Nuovo Messale Romano
per il Giubileo
Episcopale
di Leone XIII, 1893.
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sa del prezioso Messale del Cardinale Domenico della Rovere, esistente ora nel civico Museo di Torino”.9
I ragazzi della Legatoria, nel rilegare il volume con arte, posero ogni
cura perché il lavoro riuscisse degno della circostanza. Ne risultò “una
legatura caratteristica del secolo XV, conforme allo stile delle figure, degli
ornamenti e della stampa. Imitante un lavoro che data dal 1558 su marocchino nero lacca di una officina veneziana... La legatura è in pelle
color marrone”10 con le figure in rilievo, bordate oro, di Gesù che consegna le chiavi a S. Pietro.
Il Bollettino Salesiano del marzo 1894 riporta la lunga lettera di Don
Cesare Cagliero, Procuratore Generale (incaricato cioè delle relazioni
ufficiali della Congregazione con la Santa Sede), nella quale descrive
lo svolgersi dell’udienza del 2 febbraio, durante la quale ha presentato a nome di Don Rua l’omaggio del Messale. È interessante e commovente, risentire il dialogo familiare tra il vecchio Papa Leone XIII e Don
Cesare. Il Cerimoniere pontificio annuncia: “Salesiani di Don Bosco”,
ed il Papa ripete con tanto affetto “di Don Bosco”. Don Cagliero inizia: “Padre Santo, il nostro Superiore Generale...”. “Don Rua nevvero? ”.
Interruppe il Papa. “Sì, santo Padre, Don Rua umilia ai vostri piedi questo Messale stampato pel fausto vostro Giubileo Episcopale”. “E dove
fu stampato?” domanda il Papa. “A Torino, dalla nostra Tipografia”. E
presentandogli il bel lavoro, Don Cesare Lo prega di esaminare le due
facciate del frontespizio con la dedica a Lui fatta. Il Santo Padre, reggendo da sé il Messale, si degna di leggere la dedica con viva soddisfazione che gli traspare dal volto, e si ferma ad osservare la Cena di
Gaudenzio Ferrari, così magistralmente riprodotta, e i ricchi fregi dell’una e dell’altra facciata. Dopo avergli fatto notare le illustrazioni delle
Solennità maggiori e minori, le iniziali grandi e piccole, le forme elzeviriane dei caratteri, ecc., è presentata alla considerazione del Santo
Padre, come specialità dell’arte della stampa, la Crocifissione preposta
al Canone, tolta dal fac-simile della miniatura che adorna lo storico
Messale del Cardinale della Rovere. Avendogli fatto osservare che è
un lavoro a sedici colori eseguito con mezzi puramente tipografici, il
Papa vi fissa sopra gli occhi mostrandone gran meraviglia, e, quasi ad
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Bollettino Salesiano, febbraio 1893.
Bollettino Salesiano, febbraio 1894.
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assicurarsi, vi fa scorrere sopra più volte la sua mano, e con vivacità dice:
“è dunque questo Messale un lavoro di pregio?”. “Padre santo – risponde Don Cesare – abbiamo posto ogni cura perché riuscisse meno indegno della Vostra Augusta Persona”.
Don Cesare chiede quindi una speciale benedizione per tutti coloro che direttamente o indirettamente hanno collaborato a realizzare
l’opera, quindi, facendosi coraggio, domanda: “Padre santo, il signor
Don Rua desidererebbe un’altra grazia ”. “E quale? ”. “Che la Santità
Vostra si degni di usare questo Messale nel giorno 18 febbraio, in cui
celebrerà la Messa in S. Pietro a chiusura dell’anno giubilare ”. Il Papa,
volgendosi ai Monsignori presenti, sorridendo con allusione ai Canonici del Capitolo Vaticano, dice: “Ma, S. Pietro non si offenderà? Ad ogni
caso, domanderemo i debiti permessi. Questo Messale mi è caro e intendo tenerlo proprio per me ”.11
Un esemplare di questo Messale, in Edizione Salesiana, dopo
tante peripezie, è approdato al Centro Salesiano di Documentazione Storica e Popolare Mariana, dove è gelosamente custodito a testimonianza dell’affetto al Papa del Beato Don Michele Rua e dei Salesiani, e della abilità, nel campo dell’arte tipografica e libraria, della
Scuola Tipografica di Valdocco ed in genere delle Scuole Professionali Salesiane dell’epoca.
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Bollettino Salesiano, marzo 1894.
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MUSEO
DELLA DEVOZIONE MARIANA
Lavori per facilitare ai disabili l’accesso al Museo
La Mostra sulla Devozione a Maria Ausiliatrice e su Gli Arredi sacri
della Basilica, allestita dal Centro di Documentazione Storica e Popolare Mariana, in occasione del primo centenario dell’ Incoronazione
della Madonna (17 maggio 1903), ha suscitato grande interesse ed è
stata visitata, per la prima volta, anche da persone che avevano difficoltà nello scendere e salire le scale. Un moderno Montascale rettilineo,
modello RP, è stato installato proprio sulla scalinata che immette al salone delle Mostre, nella Cripta della Basilica, a sinistra guardando la
facciata, ed ha fatto già un ottimo servizio per diverse persone.
Per eliminare le barriere che impedivano l’accesso allo Scalone, è
stata aperta, nel vano della finestra, una nuova porta che dal piazzale
antistante immette direttamente nell’atrio.
Ottenute le non poche autorizzazioni da parte delle Autorità competenti, terminata la Mostra dell’Ausiliatrice, nel mese di giugno del
2003 sono iniziati i lavori di ripristino degli stipiti e soglia in granito,
e la sistemazione del pesante portone in legno Rovere di Slavonia dello
spessore di 56-58 mm.
Giustamente la Sopraintendenza ai Beni Architettonici richiede
che siano salvaguardate le caratteristiche strutturali del prospetto della
facciata che circonda la Basilica. Pertanto i materiali usati e le linee architettoniche seguite devono corrispondere alle preesistenti, come pure
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Accesso al Museo mariano.
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la tinteggiatura, in modo da non rompere l’armonia dell’insieme.
Ad opera completata, non possiamo che complimentarci con il
direttore dei lavori, Arch. Gian Piero Zoncu, l’impresa costruttrice F.lli
Franco, la falegnameria Campari, e rispettive maestranze, per la professionalità e competenza con cui hanno eseguito il tutto. Siamo loro
riconoscenti, ma i primi a dir loro grazie sono le tante persone fisicamente impedite che, grazie a loro, possono partecipare con facilità alla
gioia dei numerosi visitatori, piccoli e grandi.
Cristo alla colonna
L’artistica riproduzione di Gesù legato alla colonna per la flagellazione è un gruppo scolpito in legno decorato, alto un metro circa, che
rappresenta Gesù curvo, dal volto sofferente, con le mani legate su di
una colonna alta 60 cm circa. L’espressione viva del volto, la riproduzione anatomica perfetta delle membra, fanno propendere a collocare l’opera tra le sculture di fine secolo XVIII. Purtroppo non conosciamo l’autore. È un dono a Don Pietro Ceresa, per il Centro, del rev. Don
Secondino Micca, Parroco di Palera (frazione di Moncalieri) defunto
nei primi anni novanta, che lo aveva ereditato dal padre, avvocato e cultore di antichità.
S. Giovanni descrivendoci nel Vangelo (cap. 19, 1) il processo di
Gesù ci dice che Pilato, convinto dell’innocenza di Gesù, vuole liberarlo, ma che di fronte all’ostinazione dei Giudei, che preferiscono libero Barabba, cede alle loro richieste: “Allora Pilato prese Gesù e lo
fece flagellare”.
Gli artisti si sono sbizzarriti nel raffigurare la scena della flagellazione. Alcuni, tra i quali il Tiziano, rappresentano Gesù con le mani legate in alto sopra il capo, ad una colonna imponente. Forse questa è
la raffigurazione che meglio risponde al vero. Anche gli studiosi della
sacra Sindone propendono per essa, perché dall’analisi delle piaghe,
impresse sul sacro telo, non si trovano sugli avambracci impronte del
flagello, che pure si trovano sui fianchi, sulle reni, sul petto e sugli arti
inferiori, con diverse inclinazioni.
Altri artisti, come il Guercino, preferiscono raffigurare Gesù curvo
legato ad una colonna bassa. Si riferiscono tutti alla colonna della flagellazione, di diaspro sanguigno, che si conserva nella Basilica di Santa
Prassede in Roma, vicino alla Cappella di Zenone, splendente di mo-
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Cristo alla colonna,
prima e dopo il restauro.
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saici bizantini. È una colonna alta 63 cm appena, portata a Roma nel
1223 dal Cardinale Giovanni Colonna, da Gerusalemme, come Reliquia alla quale si riteneva fosse stato legato Gesù durante la flagellazione. Anche il Bernini si riferisce ad essa nel rappresentare un Angelo, posto sul ponte che conduce a Castel Sant’Angelo, con in braccio
la colonna di S. Prassede. Così pure il nostro artista si è voluto riferire
a quella colonna rappresentando il Cristo che si trova nel Centro di
Documentazione.
L’usura del tempo ha inciso non poco sulla struttura lignea: profonde crepe si sono aperte in diverse parti. Anche la tinteggiatura posteriore dell’opera risentiva del gusto del passato per cui si è reso necessario un restauro totale di conservazione e di ripristino.
Per interessamento della Circoscrizione VII della Città di Torino, all’interno del progetto “Adottiamo il Passato”, l’abilità tecnica degli artisti dell’Associazione Piemontese dei Restauratori d’Arte (A.P.R.A.) ha
provveduto a riportare l’opera al suo splendore primitivo. Con lavoro
paziente da certosino sono state stuccate le non poche spaccature lignee e completate le parti mancanti; è stata asportata la patina del colore su tutta la struttura riportandola alla tinta originale del legno. Il risultato finale è pregevole e ci riporta un Cristo dal volto espressivo e
dai tratti anatomici perfetti.
Altro capolavoro abilmente restaurato dall’ A.P.R.A. è l’Angelo in
adorazione, statua in legno colorato di cm 35 x 55, risalente a fine Ottocento. Calato su sottile nuvoletta, l’Angelo vestito di tunica rosea, è
inginocchiato, con le mani giunte in atto di adorazione, il volto giovanile e sorridente. Il restauro è consistito nel rafforzare le parti lignee indebolite o mancanti, come le ali, e nel ripulire e ravvivare i colori ed
i tratti dorati.
Lavori in “Paperole”
Nella prima metà del 1500 la devozione popolare in Italia ed in
Europa è profondamente sconvolta dalla riforma protestante di Lutero che nega il culto della Beata Vergine e dei Santi. Il Concilio di
Trento (1545-1563) ha il compito di ristabilire la dottrina cattolica, con
l’aiuto degli Ordini religiosi ed in particolare della Compagnia di
Gesù (i Gesuiti) fondata proprio nel 1540. Si intraprende un ampio
programma di riconquista e di missioni per riavvicinare le popolazio-
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ni alla religione dalla quale erano state allontanate. Nasce un nuovo
stile nell’arte che fa leva sul gusto del bello e dello scenografico, facendo grande uso dello spazio, dell’oro, dell’incenso e delle volute;
nasce lo stile “Barocco” che si sviluppa in tutta Europa, ed in particolare in Italia, e che dà grandi artisti come Lorenzo Bernini e Francesco Castello, detto Borromini. È riabilitato il culto della Madonna
e dei Santi, rinasce il gusto delle processioni e dei pellegrinaggi, si diffondono medaglie ed immagini. E se Roma risplende per le grandi
Chiese barocche, altrove “piccole mani” lavorano nell’ombra dei
conventi, per la gloria di Dio, e creano “lavori divini” o “lavori delle
carmelitane” che si diffondono nei luoghi di pellegrinaggio della Provenza, di Marsiglia, della Normandia, di Roma, di Vienna e di Norimberga. Sono opere di fede, immagini dipinte a mano, scatole decorate all’interno con tempere ed acquerelli, autentici capolavori d’arte naïf, non sempre apprezzati.
Nella grande varietà di questi lavori incontriamo quelli che in francese vengono chiamati “paperole” formati cioè da piccoli rotoli di carta
da 1 a 5 millimetri, dorati sul taglio, che vogliono imitare i lavori degli
orafi, e che circondano le immagini o le Reliquie, ne esaltano la bellezza conferendo loro un aspetto splendido.12
Nel Museo Mariano si trovano diversi “Lavori in paperole” che desideriamo presentare.
Quadrofondo con al centro un dipinto ovale di Giovanni Battista
fanciullo accanto all’agnello. Il vano interno del quadro, circondato
da finissima e doppia cornice in paperole, è diviso trasversalmente in
due settori da motivi floreali; al centro domina l’ovale con la figura del
Battista incorniciata da fiori stilizzati. Nel settore superiore due grandi festoni, mentre in quello inferiore due corbeilles di fiori fanno da cornice a diverse Reliquie sparse tra i motivi di decorazione. L’effetto è
ricco e armonioso.
Reliquiario di S. Francesco di Sales, in cornice scura con rilievi di
edera dorati. Sullo sfondo di velluto rosso, circondato da una delicata
cornice a foglie, in carta dorata, emerge al centro l’ovale della figura
del Santo Patrono dei giornalisti, nel tradizionale atteggiamento di scrittore con la penna in mano, in cornice di gocce di perle. Quattro ele-
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Cfr. ALAIN VIRCONDELET, Le Immaginette (Torino, Ulisse Edizioni, 1989).
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Lavori in “Paperole”.
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Lavori in
“Paperole”.
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ganti volute in paperole occupano gli angoli ed incorniciano le Reliquie di altri Santi.
Reliquiario di S. Giovanni Maria Vianney, il Santo Curato d’Ars, in
cornice rettangolare dorata a motivo floreale in rilievo. L’ovale del
Santo, ritratto in devota preghiera, è circondato da volute e rosoni in
rilievo, tutti in finissimo paperole.
Reliquiario con S. Ignazio di Lojola ed altri Santi, in una triplice
cornice massiccia dorata, a fogliame. La figura del Santo è collocata in
un ovale circondato da perline dorate ed argentate; volute a motivo
floreale circondano le diverse Reliquie legate da cartigli.
In una cornice barocca, oscura e frastagliata, è racchiusa la Reliquia di Santa Vittorina. Sullo sfondo chiaro risalta con finezza la grande croce in paperole affiancata da un tralcio dorato con grappolo di uva.
Ovale con l’immagine del Sacro Cuore di Gesù in una cornice
oscura con a sbalzo un motivo che richiama la corona di spine, dorata. La figura di Gesù benedicente, a colori tenui, è collocata al centro
di un lavoro finissimo in paperole a motivo floreale, oro con fiorellini
bianco perla. Nelle volute sono racchiuse otto Reliquie di Santi particolarmente devoti del Sacro Cuore di Gesù.
Reliquiario di S. Margherita Maria Alacoque. In una cornice ovale
oscura, su sfondo di velluto rosso, è collocata l’immagine, in colore seppia, della Santa, circondata da una duplice corona di piccoli rotoli e
bianche perle. L’insieme risulta un semplice, ma delicato lavoro.
Reliquiario di S. Francesco di Assisi. La cornice rettangolare oscura pone in bel risalto un delicato lavoro paperole a festoni, con al centro l’ovale del Santo in adorazione del Crocifisso, sormontato da croce
e circondato da finissime volute e gocce.
Finissimo lavoro in paperole a motivo eucaristico. Una massiccia
cornice scura ovale racchiude l’Ostensorio con la sacra Ostia circondato da spighe di grano, da tralci con grappoli di uva e da fiori di
campo, in oro.
Una triplice pesante cornice dorata, scolpita a fogliame, racchiude le Reliquie di S. Luigi Gonzaga. L’ovale con l’immagine del Santo,
in contemplazione del Crocifisso, è collocata al centro, circondata da
perline argentate e dorate; agli angoli sottili volute in paperole completano l’ornamento che nel suo insieme risulta assai elegante e delicato.
In una massiccia cornice dorata, a fogliame, sono racchiuse le Reliquie di 365 Santi, un Santo per ogni giorno dell’anno. È un quadro
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di grandi dimensioni (125 x 85 cm); su sfondo di velluto rosso riporta
le varie Reliquie, con rispettivo cartiglio, suddivise a seconda del mese
e del giorno in cui ricorre la festa del Santo; alcune sono disposte lungo
i lati del quadro, altre sono raggruppate in un grande rosone centrale
ed in quattro rosoni minori collocati negli angoli. Festoni di spighe dorate, di fiori e campanule bianche, circondano il tutto; in alto campeggia la Croce con due palme e la corona di gloria, mentre nel basso un
mazzo di grappoli d’uva sta a simboleggiare, insieme con le spighe, l’Eucaristia, fonte di ogni santità. La composizione armonica dell’insieme
rivela l’abilità dell’artista e la sua profonda devozione. Il quadro è stato
donato al Museo Mariano dalla Comunità Salesiana dell’Istituto “G.
Morgando” di Cuorgnè.
Una bellissima cornice in stile Carlo X, recentemente restaurata
dalla Associazione Piemontese Restauratori d’Arte (A.P.R.A.), racchiude un Reliquiario in filigrana d’argento. Le numerose Reliquie racchiuse in teche a filigrana d’argento, sono contornate da volute e da infiorescenze in paperole dorate e bianche.
Ovale con cornice dorata racchiude un medaglione in cera della
Vergine Addolorata circondato da un ricco lavoro in paperole di spighe,
fiori, grappoli e foglie. Il medaglione in cera è chiamato “Agnus Dei”,
formato con cera benedetta dal Papa il Sabato Santo e raffigurante normalmente l’Agnello pasquale oppure la Madonna o qualche Santo.
Un paperole a fogliame dorato ed a colori, a forma di stemma gentilizio sormontato da corona, racchiude, in una cornice quadrata, il
medaglione di cera raffigurante un santo Abate, S. Antonio o S. Benedetto.
Reliquie della Passione, sistemate in una croce metallica sono attorniate da paperole a forma di fiori e di grappoli; il tutto è racchiuso
in una cornice barocca dorata.
Un delicato quadretto con sfondo azzurro e cornice chiara racchiude un ovale della Madonna con Bambino, circondato da festoni di
fogliame dorato e fiori bianchi. Un rombo in carta bianca attorcigliata, suddivide ulteriormente la superficie del quadro.
Cartoncini Bristol lavorati a mano
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Nella Galleria degli Ex-voto del Museo Mariano vi sono quadri
dalle svariate fatture che testimoniano la riconoscenza alla Madon-
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Lavori
su cartoncino Bristol.
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Lavori su cartoncino Bristol.
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na per le grazie ricevute. Oltre ai quadri dipinti, di norma su ordinazione, da artigiani competenti, vi sono svariati lavori di ricamo, con
le diverse tecniche, fatti dalle medesime persone beneficate, segni
di maggiore riconoscenza alla Madonna, in quanto frutto di sacrificio personale.
Vi sono poi quadri su cartoncino Bristol, lavorato a mano con certosina pazienza, da sembrare ricami su seta. Penso che meritino di essere conosciuti ed ammirati, perché sono vere opere d’arte, e più ancora perché sono opere frutto di un grande amore per la Madonna. Ne
vogliamo presentare alcuni.
La facciata della Basilica di Maria Ausiliatrice, in scala, con l’interno illuminato. È un lavoro di precisione e di pazienza di Nino Terrana di Canicattì (Girgenti) offerto il 1º marzo 1926.
Un grande quadro (66x85 cm) con al centro un’antica fotografia
della Madonna Consolata, presenta un lavoro finissimo di ricamo, tutto
su cartoncino. La Vergine è circondata da stelle e da serti di spighe; tre
cornici progressive di stelle di varia fattura, completano il quadro. È
dono della Comunità Salesiana “S. Domenico Savio” di Torino.
Una oleografia dell’Immacolata Assunta del Murillo, con la luna
sotto i piedi, attorniata da Angeli, è al centro di un grande ricamo su
cartoncino oscuro, che ripete il motivo delle stelle a più punte e di cristalli di neve. È un ricordo di famiglia, dono alla Madonna di Necco
Giuseppe e Vignale Luisella, del 4 maggio 1996.
Suor Margherita Fiore, Figlia di Maria Ausiliatrice, ha donato nel
1983 alla Madonna un lavoro, frutto di tanto amore e pazienza della
propria Mamma Comoglio Maria. L’Immacolata, un’immagine su raso
della Medaglia miracolosa, è contornata da un finissimo ricamo di cartoncino, con serto floreale, su sfondo azzurro, di bellissimo effetto.
L’Addolorata con la corona di spine stretta al petto, un’oleografia
ovale, è contornata da un pizzo di trine forate e da rami di olivo dalle
foglioline verdi, di ottimo gusto. È dono all’Ausiliatrice della Famiglia
Palladino di Guarene, in ricordo del papà Filippo e della Mamma Ida
Ceppa.
Altri quadri, purtroppo, sono di donatori anonimi, dei quali non conosciamo né nome né provenienza; sono parimenti ammirevoli.
L’Immacolata di Lourdes con Santa Bernadetta, una originale litografia di Giordana e Salussolia (Torino), è contornata da un pizzo di
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cartoncino lavorato in rilievo a spighe. Il quadro è databile del 1800.
Un quadrofondo, con doppia cornice nera e dorata, racchiude una
oleografia della Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina su fondale damascato rosa, attorniata da un finissimo pizzo in
cartoncino a punta e da ornamenti di fiori e foglie in rilievo sempre su
cartoncino; una stella in carta dorata, in alto sulla destra, completa il
quadro.
Un’incisione antica di Maria nel Cenacolo circondata dagli Apostoli nella Pentecoste, poggia su fondo di cartoncino bristol finemente
ricamato a colori e attorniato da un pizzo in rilievo sempre di cartoncino, su sfondo rosa. È un lavoro di finissima fattura di fine ‘800.
Una antica fotografia, un po’ sbiadita, ritraente la Madonna Assunta tra Angeli è circondata da un delicato pizzo in cartoncino traforato ed in rilievo su sfondo argentato. Il lavoro risente dell’età (1800).
Un grande quadrofondo (70 x 80 cm) in una splendida cornice
dorata Vincenti (Torino), racchiude una oleografia della Immacolata
Assunta del Murillo circondata da Angeli, su una trine in cartoncino bristol finissimo, su sfondo dorato. Una ghirlanda di fiori artificiali, in lamelle argentate e foglie in stoffa, circonda l’immagine. È un dono a
Maria Ausiliatrice di un’anima devota rimasta nascosta che ha voluto
tramandare, con il quadro, questa preghiera “Sotto la tua protezione noi
troviamo rifugio e aiuto o Santa Madre di Dio. Nelle nostre difficoltà
non respingere le nostre suppliche, ma da ogni pericolo liberaci Tu, la
Sola Pura, la Gloriosa, la Benedetta”.
Maria Ausiliatrice e le Anime del Purgatorio
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Nel Museo Mariano si trova un quadro, piccolo nelle dimensioni,
ma significativo. È del tempo di Don Bosco! Porta infatti la scritta: “Vera
Immagine di Maria SS. Ausiliatrice canonicamente eretta nella chiesa
a lei dedicata dal Sacerdote Giovanni Bosco in Torino”. È stato rinvenuto sulla bancarella di un mercatino rionale.
La figura di Maria Ausiliatrice, con il Bambino sul braccio sinistro
e lo scettro nella mano destra, ha ai lati un papà ed una mamma con
un bambino che la invocano, ed ai suoi piedi le anime tra le fiamme
del Purgatorio. Sta quindi ad indicarci che la Madonna, nella devozione di Don Bosco, è l’Ausiliatrice anche della Famiglia e delle Anime
del Purgatorio.
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Noi siamo soliti contemplare sull’Altare della Basilica l’Ausiliatrice circondata dagli Apostoli ed Evangelisti; nella Cupola grande la vediamo trionfante nella battaglia di Lepanto, nell’assedio di Vienna e
nella liberazione del Papa Pio VII dalla prigionia di Napoleone. Siamo
portati a venerarla come aiuto del popolo cristiano pellegrinante in
questo mondo, in continua lotta contro le forze del male per il trionfo
del bene.
Don Bosco con l’Immagine del quadretto ci ricorda che la Madonna è Ausiliatrice anche del popolo cristiano che, dopo le battaglie
della vita per essere fedele al Signore, si trova in Purgatorio per purificarsi e rendersi degno di partecipare alla gioia del Paradiso.
Significativo è poi il fatto che Don Bosco accanto all’Ausiliatrice
metta un papà ed una mamma, per dirci che Maria è l’aiuto particolare della Famiglia, piccola Chiesa!
Possiamo quindi mettere questo piccolo quadro accanto al grande quadro del Lorenzoni, posto sull’altare della Basilica, a completamento della devozione di Don Bosco per l’Ausiliatrice.
Maria è Ausiliatrice, è Aiuto della Chiesa in senso pieno: del Papa
e dei Vescovi, raffigurati dagli Apostoli ed Evangelisti, del popolo cristiano che lotta in questa vita per la vittoria del bene sul male, del popolo cristiano che attende nella purificazione, (le Anime del Purgatorio), il giorno della gioia del Paradiso, e della Famiglia cristiana che
lotta contro le forze dissolutrici del male per essere fedele alla sua missione di bene.
Pertanto teniamo prezioso questo piccolo quadro e ringraziamo il
donatore che vuole essere anonimo.
“Cosa aspettate ad incoronarmi?”
Il 17 maggio 1903 il Quadro di Maria Ausiliatrice, durante il Congresso mondiale dei Cooperatori Salesiani, viene solennemente incoronato. Mentre il cardinale di Torino Agostino Richelmy, preceduto da
Don Secondo Marchisio che reca le sacre corone, sale il palco fino all’altezza della figura della Madonna, la schola “canta dolcemente l’antifona Regina coeli laetare, Alleluia nel ritmo soavissimo del canto gregoriano. Tutti hanno lo sguardo fisso al Cardinale ed alla Immagine
della Madonna. Molti piangono di tenerezza. Intanto, attraverso la
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porta maggiore, la folla che gremisce la piazza, vede il Cardinale che
ascende ad incoronare la Vergine, e scoppia in un grande applauso. Nel
Santuario invece cresce il silenzio! L’Eminentissimo Delegato giunge alla
sommità del palco, piega le ginocchia, prende con venerazione la
prima corona e pronunciando con voce sonora e commossa la formula rituale l’impone sulla fronte del S. Bambino che siede sul braccio di
Maria Ausiliatrice. È un momento di commozione indescrivibile!...
L’Eminentissimo prende la seconda corona e ponendola sulla fronte di
Maria Ausiliatrice, con voce ancor più forte e commossa, pronuncia frase
a frase, la sacra formula, scoppiando infine in un grido di letizia e di
pianto. Subito, grave e solenne, dalle tribune, dal Tempio e dalla piazza scoppia un irrefrenabile applauso... Dall’alto della cupola squillano le trombe annunzianti il compimento del rito solenne, e le campane del Santuario, cui fanno eco cento e cento altre della città, suonano a gloria; mentre dodici colombi lanciati dall’alto della cupola, si
levano dapprima timidamente a volo, ma poi volgono rapidamente a
sud, al mare, al Vaticano, per annunziare al Papa che, con tutta la grandiosità possibile, secondo il suo decreto, Maria SS. Ausiliatrice era stata
fregiata di auree corone”.13
Subito dopo, il Card. Richelmy, alla presenza di una folla di fedeli stipati sulla piazza e nelle vie adiacenti, procede “di sua autorità”
ad incoronare anche la bella statua dell’Ausiliatrice, posta su un palco
davanti alla Basilica. E quando il Cardinale ed i Vescovi con il Clero
rientrano in Basilica, dall’alto della cupola lo squillo di trombe si rinnova ed il coro, formato da più di cento cantori, intona l’antifona “Corona aurea super caput Eius... Finalmente risplende sul capo di Lei un
aurea corona...”. Questa la descrizione dell’evento fatta dal Bollettino Salesiano.
È interessante conoscere come si è giunti alla decisione di incoronare Maria Ausiliatrice.
Don Secondo Marchisio, un salesiano di Castelnuovo, aveva ricevuto in dono da Don Bosco stesso una statuetta di Maria Ausiliatrice.
Nel consegnargliela Don Bosco gli aveva detto: “Tu dovrai molto lavorare per Maria Ausiliatrice! ”. Ora, nell’autunno del 1902, Don Marchisio è responsabile del servizio liturgico nel Santuario, ed un pensie-
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Bollettino Salesiano, giugno 1903.
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ro lo occupa e lo preoccupa: che cosa fare di straordinario in onore di
Maria Ausiliatrice, in occasione del Congresso Mondiale dei Cooperatori Salesiani, in programma a Torino-Valdocco nella primavera del
1903? Una sera sente con certezza partire dalla statua una voce che gli
dice: “Cosa aspettate ad incoronarmi? ”. La voce si ripete una seconda
ed una terza volta. Meravigliato ed impressionato, Don Marchisio riferisce l’accaduto a Don Rua che lo ascolta molto attentamente, lo
calma e gli dice di non divulgare la cosa, ma di pregare secondo la sua
intenzione.
Qualche tempo dopo, il Beato Don Rua, in udienza dal Papa Leone
XIII chiede l’autorizzazione a procedere alla Incoronazione del Quadro dell’Ausiliatrice nel Santuario di Torino, anche se non sono ancora passati i cento anni richiesti dalla consuetudine per questo solenne
segno di distinzione. Il Papa aderisce immediatamente alla richiesta e
vuole che l’incoronazione venga fatta “A suo nome ”.
Così, per precisa indicazione della Madonna stessa, il 17 maggio
1903, durante il Congresso Mondiale dei Cooperatori Salesiani, viene
fatta l’incoronazione del quadro di Maria Ausiliatrice.
Al presente la storica statuetta è gelosamente custodita nel Centro
di Documentazione Mariana. Essa è stata riportata a Valdocco dal salesiano Don Claudio Bolla, attualmente nell’Istituto di Verona, ed ultimo erede di essa, il 30 novembre 1985, come ringraziamento per una
grande grazia ottenuta dalla Madonna.
La Madonna “Aiuto dei Cristiani” di La-Vang (Vietnam)
Il Museo Mariano ha avuto un prezioso regalo da parte dell’Ispettore Salesiano del Vietnam, Don Giovanni Nguyen Van Ty: una bellissima statua, in legno Banglang alta 65 cm, dell’Ausiliatrice di La-Vang
che viene ad arricchire ed a completare la nostra raccolta.
Nel lontano 1798 la Madonna appare su di un albero ad un gruppo di cristiani perseguitati, presentandosi come una dama di corte e dichiarandosi “Aiuto dei Cristiani ”.
Il Papa Giovanni Paolo II, la domenica 19 giugno del 1988, dopo
aver proclamato Santi ben 117 Martiri Vietnamiti, nella preghiera dell’Angelus, descrive così le apparizioni della Madonna di La-Vang e la
fede dei pellegrini al suo santuario.
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«Oggi il nostro consueto viaggio ideale tra i Santuari mariani del
mondo non può non fare una sosta in Vietnam, la terra fecondata dal
sangue dei 117 martiri, appena canonizzati.
Ci fermeremo a ricordare il Santuario di La-Vang, appartenente all’arcidiocesi di Hue, nel Vietnam centrale. Il nome “La-Vang” viene da
quello di una foresta, alla quale giungevano, nel passato, per raccogliere legna, alcune piccole comunità cristiane della zona.
La nascita di questo centro mariano è anch’essa legata alle prove
subite da quelle comunità, giacché là i cristiani si rifugiarono nel 1798
per scampare alla persecuzione del Re Canh-Thinh, senza curarsi dei
rischi delle bestie feroci, della fame e delle malattie. Essi si raccoglievano attorno ad un grande albero, recitando il Santo Rosario ed implorando l’assistenza del Cielo. La tradizione popolare narra che la Beata
Vergine Maria apparve più volte, tenendo in braccio Gesù Bambino,
esortando alla perseveranza ed assicurando la sua protezione.
Ritornata la pace, ben presto sul luogo sorse una modesta chiesetta di legno, che divenne luogo di pellegrinaggi. Ma nuove e più violente persecuzioni si abbatterono sui credenti intorno alla metà del secolo decimonono; la devozione alla Madonna restò uno dei punti di
appoggio della fede dei Martiri, che spesso si presentavano al supplizio con la corona del Rosario al collo.
Nel 1886, ritornata di nuovo la calma, la chiesina di legno della
Madonna di La-Vang, fatta bruciare dai persecutori, fu sostituita da una
costruzione in muratura; venne inaugurata solennemente nel 1901 dal
Padre Morineau, delle Missioni Estere di Parigi, in presenza di numerosi fedeli.
La cappella fu restaurata ed ampliata nel 1924 da Mons. Eugenio
Allys, Vescovo di Hue, ma a causa dei successivi eventi bellici, di essa
oggi purtroppo non rimangono che dei resti bruciati, attorno ai quali,
tuttavia, nonostante le difficoltà, ancor oggi si raccolgono dei pellegrini a pregare per rinvigorire la loro fede.
Nel 1961, pochi anni prima che il Santuario fosse distrutto, la Conferenza Episcopale Vietnamita, con una lettera pastorale, lo aveva proclamato Santuario Mariano Nazionale, e nel medesimo anno la Santa
Sede lo eresse al rango di Basilica Minore.
Possiamo pensare che questi atti così significativi dell’Autorità Ecclesiastica siano di buon auspicio per la ricostruzione del Santuario, che
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noi speriamo possa avvenire quanto prima, in un clima di libertà e di
pace, e di gratitudine a Colei che «tutte le generazioni chiamano beata»
(cfr. Lc 1, 48). In tal modo il Santuario, per l’intercessione della Regina dei Martiri, potrà esplicare tutte le sue virtualità spirituali a favore
non solo dei cattolici Vietnamiti, ma anche dell’unità nazionale, nonché del vero progresso civile e morale del Paese».14
Oggi il Santuario, ricostruito e consacrato nel 1998, è ritornato ad
essere il centro della devozione mariana dei cattolici e dei Salesiani,
presenti con numerose opere in Vietnam.
La Madonnina di Suor Isabella
Suor Isabella Bestazzi, Figlia di Maria Ausiliatrice, è piena di vita
ed animata da grande desiderio di bene per le giovani, sulla scia di
Don Bosco e di Madre Mazzarello, quando il 25 settembre del 1910
a Chieri si consacra al Signore con la Professione religiosa. Ha conseguito il Diploma di Insegnante per la Scuola Elementare ed inizia con
grande entusiasmo il suo apostolato educativo a Re, in Val d’Ossola. Ben
presto però un semplice raffreddore la blocca. Nello slancio giovanile non vi dà grande peso, forse lo trascura anche un po’, ma il raffreddore le lascia gravi conseguenze: entrambi i timpani rimangono lesi,
ed Isabella rimane sorda, priva completamente dell’udito. Per questa
totale sordità è costretta con sommo rincrescimento a lasciare l’insegnamento, ed impegnarsi in lavori di ordine amministrativo e di segretariato. A Torino, nell’Istituto di piazza Maria Ausiliatrice 27, le viene
affidato anche il lavoro apostolico della ”Opera del Sacro Cuore”, che
ha il compito di animare nelle famiglie la devozione e la consacrazione al Cuore di Gesù.
Per provvedere alle piccole spese richieste dal buon funzionamento di questa opera, Suor Isabella organizza e prepara ogni anno un
banco di beneficenza. Un anno, tra gli oggetti che le vengono donati,
vi è pure una statuetta in gesso, alta 55 cm, di Nostra Signora di Luján,
detta l’Immacolata dell’Argentina.
Ovunque in Argentina, nelle stazioni, nelle case, negli uffici pubblici si trova questa caratteristica immagine della Madonna, il cui im-
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Da L’Osservatore Romano, Lunedì-Martedì 20-21 giugno 1988.
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ponente Santuario si trova a circa 60 km da Buenos Aires. Ed interessante è la storia di questa devozione tanto diffusa tra gli Argentini.
Verso il 1630 giunge nel porto di Buenos Aires una caravella guidata
da un marinaio che porta con sé dal Brasile due statuette di terracotta, una di N. Signora della Consolazione e una dell’Immacolata Concezione, destinate ad un portoghese abitante a Sumampa (oggi Santiago del Estero). Dopo tre giorni di viaggio, la carovana diretta verso
il Tucumán giunge al rio Luján, dove pernotta. All’alba i carrettieri si
dispongono a riprendere il cammino, ma i buoi, per quanti sforzi facciano, non riescono a smuovere i carri. Tirano giù le casse, ed i carri
si muovono senza fatica. Ripetono più volte l’operazione e si accorgono che solo alla presenza di una cassa il carro non parte. Aprono
la cassa ed appare la piccola statua di 58 cm dell’Immacolata Concezione, rivestita di una tunica rossa e di un manto azzurro seminato di
stelle, le mani giunte dinanzi al petto e i piedi sopra delle nuvole, tra
le quali spuntano la luna e quattro testoline di angeli. Il disegno di
Dio è chiaro! La statua rimane in quel luogo dove viene costruito il
primo Santuario, al quale accorrono i fedeli a venerare la Vergine di
Luján.15
Suor Isabella espone, tra le tante cose, anche la bella statua della
Madonna, che però non viene sorteggiata, e rimane sola a fare bella mostra di sé. Terminato il banco di beneficenza, si ripone in una cesta
quanto è rimasto, in attesa di quello dell’anno seguente. La statua viene
incartata con cura e riposta con le altre cose che finiscono nell’ufficio
di Suor Isabella.
Dopo qualche tempo, ecco il fatto straordinario! Una sera, Suor
Isabella mentre sta scrivendo, e tutto intorno è silenzio, sente distintamente, per tre volte: “Apri... Togli...! ”. Profondamente sorpresa,
data la sua totale sordità, guarda verso la porta se è entrato qualcuno, ma alla terza volta si sente spinta a guardare nella cesta delle
cose del banco di beneficenza. L’apre, prende l’involucro della statua della Madonna, lo svolge ed esclama: “Ah! Sei tu, Mammina!
Non ti piace stare chiusa così!...” Da quel giorno la statua è collocata sul comò dell’ufficio, e le sono rivolte con fiducia tutte le richie-
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15
BENVENUTO GIACON, La Madonna nell’America Latina (Padova, Edizioni Messaggero, 1959).
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ste di grazie. “Tutte le grazie che chiedo alla Mammina, Ella me le concede” assicura Suor Isabella.
Dopo tanti anni, la statua di Nostra Signora di Luján è donata al
Centro Salesiano di Documentazione Storica e Popolare Mariana perché venga conservata e tenuta in venerazione. Don Ceresa la colloca
sull’altare della Cappella nella quale espone l’immagine della Madonna venerata ogni giorno nei diversi Santuari del mondo. E lì ancora
oggi si trova ed è venerata.
Tappeto delle Dame Fiorentine
Il 9 giugno 1868, ultimati i lavori, l’arcivescovo di Torino Mons.
Alessandro dei conti Riccardi di Netro consacra la Chiesa di Maria Ausiliatrice. Don Bosco, con gioia ineffabile e con lacrime di consolazione, assiste al rito e celebra con grande emozione la S. Messa ai
piedi della sua cara Madonna. Egli vede finalmente realizzato il sogno
nel quale Maria Ausiliatrice gli ha indicato la grande Chiesa con la
scritta “Questa la mia casa, di qui la mia gloria”. A chi si congratula con
lui per la grandiosa realizzazione, Don Bosco, con la sua solita umiltà e semplicità, risponde: “È il Signore, è Maria Santissima che si degnarono di servirsi di un povero prete per compiere tali opere. Di mio
non ci ho messo proprio nulla, perché aedificavit sibi domum Maria,
la Madonna si è fabbricata la sua casa ”.16
In quegli anni Don Bosco fa la spola tra Firenze, la nuova capitale del Regno, e Roma ancora del Papa, per aiutare a risolvere non piccoli problemi riguardanti la nomina di Vescovi per le Diocesi che ne
sono prive; è perciò molto conosciuto e stimato in entrambe le città.
Le Dame di Firenze fanno una colletta per offrire a Don Bosco sei magnifici candelieri per l’altare maggiore. Una principessa romana lo
viene a sapere e, radunate numerose nobili Dame, propone loro: “Noi
Dame Romane ci lasceremo vincere in generosità dalle Dame Fiorentine? Mai no; facciamo vedere che nessuno può superarci in grandezza d’animo! ”. E tutte insieme decidono di offrire a Don Bosco un magnifico tappeto per l’altare maggiore, “tale che sia un capo d’opera di
16
FEDELE GIRAUDI, Il Tempio di Maria SS. Ausiliatrice in Torino, in AA. VV. L’Ausiliatrice della Chiesa e del Papa (Torino, SEI, 1953).
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lavoro romano”. Purtroppo il progetto rimane semplice desiderio che
non va oltre il solo disegno dell’opera.17
Invece, durante la Festa di Maria Ausiliatrice del 24 maggio 1875,
nel presbiterio della Basilica si ammira un ampio tappeto, “lavoro e
dono di nobili signore fiorentine che, nel mezzo dell’orlo anteriore,
hanno ricamato questa iscrizione: Mariae Auxiliatrici in suam suorumque tutelam Matronae Florentinae dedicarunt Anno MDCCCLXXV”.18
È un lavoro paziente di ricamo a punto croce, in lana policroma, eseguito a riquadri, cuciti insieme in un secondo tempo. Il bordo è in
pezzi rettangolari; le cornici dei singoli quadrati sono a spina di pesce.
Misura m 5 x 10, e reca la scritta: «A Maria Ausiliatrice - le Matrone
Fiorentine - a protezione propria e dei familiari - 1875».
Don Bosco, in una lettera traboccante di riconoscenza, in data
1 ottobre 1875 così scrive: “Una scelta di nobili Signore Fiorentine,
mosse da spirito di carità e di devozione verso l’augusta Regina del
cielo, dopo aver cooperato con generosi sussidi alla costruzione del
tempio dedicato a Maria Ausiliatrice in Torino, volendo aggiungere un
segno pubblico e stabile della sincera loro venerazione a questa celeste benefattrice, diedero opera ad un elegante tappeto... Compiuto il lavoro nel 15 maggio 1875 lo spedivano a sua destinazione in
Torino. Io per tanto colla massima gratitudine ricevo il dono prezioso con formale promessa che alle donatrici sarà riservata la proprietà in perpetuo, contento io di poterlo usare a decoro del tempio del
Signore e ad onore di Colei che la Chiesa proclama potente Aiuto
dei Cristiani”.19
Don Ceria riporta in nota la seguente osservazione: “Il superbo
tappeto, logoro dal tempo e dall’uso, faceva ancora mostra di sé appena due volte all’anno, nelle feste dell’Immacolata e del Natale. Quest’anno (scrive nel 1930) l’abile solerzia delle Figlie di Maria Ausiliatrice l’ha ripulito e rammendato in modo che sono riapparse le straordinarie bellezze del lavoro”.
Al presente, dopo tanti anni di dimenticanza, il Tappeto donato
17
18
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19
GIOVANNI BATTISTA LEMOYNE, Memorie biografiche del Venerabile Don Giovanni Bosco Volume VIII (Torino, SAID, 1912) pagg. 667 e 837.
EUGENIO CERIA, Memorie biografiche del Beato Giovanni Bosco 1875, Volume
XI (Torino, SEI, 1930) pag. 244.
Idem.
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Tappeto donato dalle Dame Fiorentine a Don Bosco
nel 1875, per la Basilica di Maria Ausiliatrice.
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San Giuseppe.
Statua in cera.
Olio su tela.
Dono di Don Bosco a Don
Giuseppe Campi.
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Maria Ausiliatrice
e le anime del Purgatorio.
L’Ausiliatrice
di La-Vang (Vietnam).
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La Madonna
di Don Giovanni
Battista Branda.
La Madonna
di Suor Isabella.
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dalle Dame Fiorentine a Don Bosco, è nuovamente bisognoso di restauro, ma ha trovato degna sistemazione nella Biblioteca del Centro Salesiano di Documentazione Storica e Popolare Mariana, sull’ampia parete di fronte ai 13 armadi compactabili su rotaia, nei quali sono disposti i libri.
La Madonnina di Don Giovanni Battista Branda
Nel Museo di Devozione mariana, tra le tante statue di Maria Ausiliatrice, vi è pure la Madonnina che Don Bosco ha benedetto e consegnato a Don Giovanni Battista Branda inviandolo come primo Direttore in Spagna. Don Branda l’ha molto cara, la porta con sé nelle sue
tante peregrinazioni e la sente sempre maternamente vicina, protettrice e testimone di tanti fatti straordinari.
Quando Don Bosco lo manda in Spagna ad aprire la prima Casa
salesiana, ad Utrera nel 1879, gli dice: «Per ora va’ ad aprire la casa
di Utrera, ma vi starai poco tempo perché una signora di Barcelona ci
chiamerà e ci darà tutto il necessario per fondare una grande casa».20
Infatti, nel 1885 Don Branda riceve una lettera da Donna Dorotea da
Chopitea, prima Cooperatrice Salesiana di Spagna, ora Venerabile, ed
inizia la nuova Casa di Sarrià presso Barcelona. Ed è proprio a Sarrià
che, nella notte tra il 5 ed il 6 febbraio del 1886 Don Branda è testimone di una apparizione di Don Bosco. Già nella notte precedente la
festa di S. Francesco di Sales ha sentito chiara la voce di Don Bosco che
lo invita ad alzarsi ed a seguirlo, ma pensando ad un sogno, preferisce
voltarsi dall’altra parte e continuare a dormire. Nella notte del 6 febbraio però un’altra chiamata lo sveglia: «Don Branda! Adesso non
dormi! Alzati e vieni con me!». Un chiarore intenso illumina la camera e sulla cortina del letto si staglia la figura di Don Bosco. Don Branda si alza, si veste e, spostata la cortina, si trova davanti Don Bosco in
persona, che gli dice: «Vieni, conducimi a visitare la casa. Ti farò vedere cose delle quali tu non sospetti nemmeno, eppure sono cose che
fanno spavento».21
Passano di corridoio in corridoio, entrano nel dormitorio dei gio20
21
EUGENIO CERIA, Memorie biografiche di San Giovanni Bosco 1886-1888, Volume XVIII (Torino, SEI, 1937).
Idem.
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vani. Don Bosco indica tre giovani: sono riconoscibilissimi, anche se
hanno il volto brutalmente sfigurato. «Vedi questi tre disgraziati? Li ha
guastati uno che tu non crederesti, se non fossi venuto io a dirtelo... Tu
te ne sei fidato, tu lo credi buono e tale sembra all’esterno. È il tale...
(e dice nome e cognome). Mandalo subito via dalla casa. Non tollerare che si fermi ancora in mezzo ai giovani. Sarebbe capace di rovinarne altri».22 Don Bosco scompare e Don Branda rimane di sasso! Ma
come risolvere il caso? Come chiamare quei ragazzi, come far loro
confessare la colpa e denunciare il colpevole? Esteriormente non danno
motivo di rimprovero! Nella grande incertezza, Don Branda sente interiormente una voce che continua a ripetergli: agisci, agisci subito!
Chiama i collaboratori, gli assistenti e raccomanda loro di intensificare la sorveglianza per scoprire tra i giovani i meno buoni. Ma parla in
generale, senza rivelare nulla di quanto udito quella notte. Pensa di
aver così fatto quanto prudentemente è richiesto in attesa di indizi validi. Mentre è in questo stato d’animo, riceve una lettera da Torino da
parte di Don Rua che scrive: «Stasera io passeggiavo con Don Bosco
ed egli mi disse che ti ha fatto una visita. Ma tu forse a quell’ora dormivi». Anche Donna Dorotea dice di aver sognato Don Bosco in quella notte. Qualche giorno dopo, iniziando la celebrazione della S. Messa,
mentre bacia l’altare, Don Branda, invaso da terrore e tremore, sente
imperiosa dentro di sé una voce che dice: «Fa’ subito quello che ti ha
ordinato Don Bosco, altrimenti questa è l’ultima Messa che celebri».
Allora Don Branda sconvolto decide di agire. Ordina a Don Aime,
suo Vicario, di convocare quei ragazzi separatamente, all’insaputa l’uno
dell’altro; faccia loro capire di essere a conoscenza di tutto e li convinca a confessare e a denunciare il colpevole primo. Don Branda intanto scrive su di un foglio il nome del corruttore, pronunciato da Don
Bosco, che lascia piegato sulla scrivania. Don Aime riesce a far confessare i colpevoli ed a denunciare il corruttore, il nome del quale corrisponde a quello scritto sul foglio! Finalmente i colpevoli, a breve distanza l’uno dall’altro, sono allontanati dalla Casa.
Rientrato in Italia, Don Branda si vede affidata la direzione dell’Oratorio femminile di Chieri, quindi passa a Zurigo per l’assistenza agli
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EUGENIO CERIA, Memorie biografiche di San Giovanni Bosco 1886-1888, Volume XVIII (Torino, SEI, 1937).
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emigrati Italiani e poi in Lorena, portando sempre con sé la Madonnina benedetta da Don Bosco, verso la quale è grandemente devoto.
Chiude la sua vita, ricca di anni e di meriti, in Torino Valdocco, accanto alla Basilica di Maria Ausiliatrice, nel 1927.
San Giuseppe
Non è certo possibile immaginare il Museo di Devozione mariana senza la presenza di San Giuseppe. La Madonna non può sicuramente separarsi dal suo casto Sposo Giuseppe. Infatti San Giuseppe è presente, in modo discreto, secondo il suo stile silenzioso, in tanti modi:
con statue, quadri e numerose immaginette, talvolta di non rilevante importanza, tal’altra invece di valore. Due presenze in particolare meritano di essere segnalate.
La prima è un quadro ad olio su tela, delle dimensioni di cm 35 x
45, raffigurante San Giuseppe dall’aspetto sereno e giovanile, anche
se con barba brizzolata, con l’immancabile verga fiorita, che tiene delicatamente in braccio il Bambino Gesù, biondo, paffutello, dallo sguardo gioioso, con nella mano destra una semplice croce di legno. Il vestito di San Giuseppe è costituito dalla tunica verde scuro e dal manto
di colore marrone, mentre Gesù Bambino è nudo con un abbondante
perizoma bianco. L’insieme della raffigurazione ispira una grande serenità e devozione. La pittura è stata leggermente ritoccata in alcuni
punti marginali, nel 1923. Nel retro si leggono chiare le iniziali dell’autore F. R. e la data 1870, che purtroppo non sono sufficienti a fornire
ulteriori informazioni. Potrebbe essere uno dei bozzetti fatti eseguire da
Don Bosco, in vista del grande quadro posto sull’altare di San Giuseppe nella Basilica di Maria Ausiliatrice, eseguito dal Lorenzone proprio
in quegli anni.
Sul retro del quadro un cartiglio, in chiara grafia a penna, dice:
«Dono del Ven.le D. Bosco a Don Giuseppe Campi. Don Campi a Bernasconi per ricordo dei servizi fatti durante la sua infermità. Mathi 19
marzo 1920».
Don Giuseppe Campi è nato a Mornese nel 1844 ed è morto a
Mathi il 26 febbraio 1922. Egli è ricordato diverse volte nelle Memorie Biografiche di Don Bosco, e nella Cronistoria dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. È presente e partecipa ai primi Esercizi Spi-
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rituali dei Salesiani, a Trofarello dal 2 al 6 agosto del 1866, predicati
per le istruzioni da Don Bosco e per le meditazioni dal can. Lorenzo
Gastaldi, che sarà poi Arcivescovo di Torino. È proprio il giovane Campi
a scrivere i Ricordi, lasciati da Don Bosco al termine degli Esercizi, e
riportati da Don Lemoyne nelle Memorie Biografiche alla pag. 445 del
Volume VIII.
Antonio Bernasconi, salesiano Coadiutore, maestro in arte grafica,
è morto a Torino Casa Madre nel 1952.
Una seconda presenza di San Giuseppe nel Museo Mariano che
merita di essere segnalata è la statua in cera raffigurante San Giuseppe, seduto su sedile di gesso con il Bambino in braccio. Anch’essa è
del 1800. Il volto, i capelli, come pure le mani ed i piedi di San Giuseppe sono in cera; il corpo è di canapa retto da apposito sostegno e
coperto con abito di tela e di taffetà di seta. Il Bambino è totalmente
in cera, eccetto i capelli che sono in canapa fine, coperto da semplice perizoma in raso. Racchiude il gruppo una teca in noce e vetro, di
cm 45 x 45 x 70. Apparteneva ad una famiglia torinese ed è stata donata al Museo dal salesiano Don Romeo Tavano.
La Medaglia Miracolosa
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La devozione all’Immacolata della Medaglia Miracolosa è presente in modo considerevole nel Museo Mariano. Numerose sono le Immaginette, italiane ed estere, anche pregiate, che rappresentano l’Immacolata in diverse forme: con i raggi e la corona, con i raggi senza la
corona, circondata da gigli o da rose, con la Medaglia Miracolosa,
ecc.; tutte molto belle che favoriscono la devozione. Una statua alta
80 cm, in terracotta colorata, è Preziosa non tanto per bellezza delle
forme, quanto per la sua età che l’avvicina all’epoca delle apparizioni. Infatti è databile nella seconda metà dell’800, e le apparizioni della
Madonna a S. Caterina Labouré sono del 1830. Caratteristici sono poi
due Quadrifondi di dimensioni diverse (cm 75 x 105 uno, e cm 60 x
75 l’altro) che rappresentano l’Immacolata nel tipico atteggiamento,
con le braccia abbassate e con i raggi che si dipartono dalle mani; il
volto è tratto da una bella litografia ed il corpo è rivestito di seta bianca con manto azzurro, ricamata e punteggiata in oro; il capo ricoperto da un velo di tulle bianco, con la corona, è circondato dalle 12 stel-
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le; i piedi poggiano sulla sfera del mondo, sostenuto da nuvole in carta
stagnola, e schiacciano la testa dell’insidioso serpente. Rose e gigli di
seta, in rilievo, completano la decorazione del quadro, sullo sfondo
del quale campeggia, a caratteri dorati, l’invocazione: “O Maria Concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Nel quadro più grande sono incastonate, nell’ornamentazione, le Reliquie di
S. Benigno, di S. Clemente, di S. Colomba, di S. Bonifacio, di S. Massimino e di S. Giusto. Entrambi i quadri sono stati confezionati da Suor
Giuseppa Ceresa (parente di Don Pietro Ceresa?), Figlia della Carità e
donati l’uno al “Dott. Carlo Rocchietti, presidente, nel 50º di fondazione dell’Associazione delle Figlie di Maria, il 2 febbraio 1909”; l’altro
donato al “Novello Teologo Don Antonio Minellono il 15 maggio 1910”.
Collegati con la Medaglia Miracolosa sono lo Scapolare Verde del
Cuore Immacolato di Maria, e lo Scapolare Rosso della Passione, ossia
del S. Cuore di Gesù e del Cuore amantissimo ed addolorato della
Beata ed Immacolata Vergine Maria.
L’8 settembre del 1840, a dieci anni dalle apparizioni della Madonna a S. Caterina Labouré, suor Giustina Bisqueyburu, giovane novizia
delle Figlie della Carità di S. Vincenzo de’ Paoli, in rue du Bac, in una
visione vede la Madonna con nella mano destra il suo cuore sormontato da fiamme, e nell’altra una specie di Scapolare di stoffa verde; su
una parte, l’Immagine di Maria che tiene nelle mani il suo Cuore trafitto e sull’altra parte un cuore trafitto da una spada, tutto acceso di
raggi più brillanti del sole e trasparenti come cristallo. Il cuore è circondato dalla scritta: «Cuore Immacolato di Maria, pregate per noi, adesso e nell’ora della nostra morte». Una voce interna le dice che questa
immagine dovrà contribuire alla conversione dei peccatori e procurare loro una buona morte; la faccia eseguire al più presto e la distribuisca con fiducia.
Sei anni dopo, il 26 luglio 1846, un’altra Figlia della Carità, suor
Luigia Apollina Andriveau, in visione vede sull’altare N. Signore, vestito di rosso con il manto blu, che tiene nella mano destra uno Scapolare rosso: su di una facciata è raffigurato Gesù in croce circondato
dagli strumenti della Passione e dalla scritta: «Santa Passione di N. Signor Gesù Cristo, Salvateci!», sull’altra è impressa l’immagine dei sacri
Cuori di Gesù, incoronato di spine, e di Maria, trapassato dalla spada;
fra i due cuori una croce ed attorno la scritta: «Sacri Cuori di Gesù e
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Maria, proteggeteci!» Nel 1847 il Papa Pio IX approva lo Scapolare, lo
arricchisce di indulgenze ed autorizza i Preti della Missione a benedirlo e diffonderlo.
Bassorilievi di Don Bosco
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Nel Museo Mariano incontriamo numerosi bassorilievi, riproducenti Don Bosco in vari atteggiamenti, che meritano di essere segnalati
per il loro significato e per il merito degli autori.
Un bassorilievo in bronzo rettangolare (19 x 29 cm) riproduce la
statua di Don Bosco, dello scultore Gaetano Cellini, posta sul monumento antistante la Basilica di Maria Ausiliatrice. Il Santo, sorridente è
circondato da tre ragazzi e pare scherzare con uno di essi; alla base,
la scritta “Beatus Joannes Bosco” ci dice che la fusione, di S. Johnson,
è stata effettuata tra il 1929, data della Beatificazione ed il 1934, data
della Canonizzazione di Don Bosco. Dello stesso Gaetano Cellini, perché firmato, è un tondo in bronzo (ø 24 cm) che riproduce il volto sorridente di Don Bosco, già magistralmente da lui modellato per il corpo
adagiato nell’Urna del Santo.
Il 1988, centenario della morte di Don Bosco, è stato una felice
occasione per riprodurre il Santo in svariate posizioni; moltissimi artisti hanno impegnato le loro migliori doti per rendere omaggio a
Don Bosco ed alla sua opera. Lo scultore Giorgio Fogliani di Modena, in un bassorilievo in rame (46 x 66 cm) ritrae Don Bosco sul letto
di Morte con il crocifisso tra le mani ed, in alto a sinistra, la Basilica
di Maria Ausiliatrice ed il Tempio del Colle dei Becchi. Del medesimo scultore è l’ovale in rame scolpito, con cornice (50 x 60 cm),
opera unica, raffigurante Don Bosco a mezzobusto in atteggiamento
di preghiera.
Un tondo del diametro di 40 cm, in rame battuto, fissa il momento storico della Congregazione nel 1988, ritraendo Don Bosco circondato dal volto dei suoi Successori, del B. Michele Rua, di D. Paolo Albera, di D. Filippo Rinaldi (non ancora beatificato), di D. Pietro Ricaldone, di D. Luigi Ricceri e di D. Egidio Viganò; al centro lo stemma dei
Salesiani e la scritta “1º Centenario Morte S. G. Bosco”.
Un bassorilievo in bronzo dorato, con cornice, (16 x 22 cm) dello
scultore Pietro Rocchi, ritrae Don Bosco a mezzobusto con sullo sfon-
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La Medaglia miracolosa.
Bassorilievi di Don Bosco.
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Bassorilievi di Don Bosco.
Boccale in cotto (1878).
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do la Basilica di Maria Ausiliatrice e la scritta “1888-1988 Tivoli 27
marzo”. È dono delle Salesiane Oblate del Sacro Cuore al Rettor Maggiore D. E. Viganò.
Lo scultore Paolo Ciaccheri con un bassorilievo in bronzo ramato
(ø 15 cm) ritrae Don Bosco attorniato da giovani artigiani, studenti e
sportivi.
Dalla Congregazione sparsa nel mondo provengono: dalla Francia,
un bassorilievo in rame battuto (47 x 36 cm) raffigurante Don Bosco a
mezzobusto, sul modello della fotografia scattata a Nizza nel 1885;
dagli alunni delle Scuole Professionali del Vietnam, un bassorilievo in
legno pesante scolpito (28 x 50 cm) che ritrae Don Bosco a tre quarti,
con le mani giunte appoggiate al piano del tavolo, sul modello del dipinto di Mario Caffaro Rore che a sua volta si rifà alla fotografia di Michele Schemboche, del 1880; ed in fine, dall’Africa Centrale, un bassorilievo in rame sbalzato e colorato (45 x 65 cm) con in alto a destra
il volto giovanile di Don Bosco, in basso a sinistra il Rettor Maggiore
D. Juan E. Vecchi, al centro, sul contorno della regione Centro Africana, figure di giovani intenti nelle diverse attività di studio, lavoro, pietà
e tempo libero. Ricorda i 40 anni di presenza Salesiana in Centro Africa (1959-1999).
Boccale in cotto, bianco cerchiato di argento,
usato da Don Bosco nella bilocazione del 1878
Nel Museo Mariano, si conserva un prezioso cimelio di Don Bosco,
che ha un’interessante storia: un boccale in terracotta, bianco, cerchiato d’argento che veniva usato per l’acqua.
La storia di questo boccale è riportata dalle Memorie Biografiche
di Don Bosco nel volume XIV alle pagine 681- 684. Si tratta di un caso
di bilocazione: Don Bosco si trova contemporaneamente a Torino ed
a Saint-Rambert d’Albon, dipartimento della Drôme, in Francia. Era il
14 ottobre 1878. «Quel giorno – dicono le Memorie Biografiche – nella
casa della signora Adele Clément… entrò un prete sconosciuto, che
parlava francese né volle mai dire il proprio nome, ma alle reiterate
insistenze rispose: – Di qui ad alcuni anni il mio nome sarà stampato
sui libri e quei libri vi capiteranno tra mano. Allora saprete chi sono io».
Lo aveva condotto in casa il marito della signora, negoziante di olio
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e carbone. Stava rientrando, dopo aver scaricato la sua merce, quando all’improvviso vide un prete che camminava a gran fatica; ne ebbe
compassione, gli si avvicinò e gli disse: – Signor curato, lei mi ha l’aria
di essere molto stanco. – Oh, sì, bravo uomo, gli rispose il prete; ho fatto
un lungo viaggio. – Signor curato, io le offrirei ben volentieri un passaggio, ma su questa carretta, non oso! – Voi mi fate un gran piacere.
Io accetto perché non ne posso proprio più.
Ciò detto, aiutato da quel bravo uomo, il prete salì sul carro. Dimostrava un’età tra i trenta ed i quarant’anni, ed aveva una bella presenza.
«Una particolarità – precisano ancora le Memorie – alla quale lì
per lì quell’uomo non aveva badato, ma di cui si rese ben conto in seguito, fu che quantunque il prete seduto sul fondo della carretta sporgesse in alto dalle bande con tutta la testa e col suo bravo tricorno,
pure nessuno, anche passando vicino, aveva fatto il menomo segno di
accorgersene».
Giunti a casa, il signor Clément corse ad avvertire la moglie che
aveva condotto un prete stanchissimo e bisognoso di ristoro. La signora, caritatevole e pia, gli offrì di pranzare con loro, ed il prete accettò.
Durante il pranzo la signora raccontò le sue disgrazie, ed in particolare la dolorosa storia di un figlio che, improvvisamente, per un malore,
era diventato cieco, sordo e muto. Avevano pregato tanto, ma inutilmente. «Pregate, buona signora, e sarete esaudita» le disse il prete. «Vuol
dire, signor curato?… Vada a vederlo».
Sulla tavola, accanto alla bottiglia del vino, c’era un boccale di
cotto, come si usava allora, per l’acqua, bianco e cerchiato d’argento.
Il prete disse: «Conservate questo boccale per mio ricordo». Così fecero, come attesta la figlia, allora piccina, che lo ebbe dal padre: «è una
Reliquia di quel santo prete». Ora quel boccale è conservato con tanta
cura nel Centro di Documentazione Mariana di Valdocco.
Terminato il pranzo, mentre il signor Clément è intento ad abbeverare il cavalli, il prete, alzatosi, disse alla signora: «Una voce mi chiama, e bisogna che io parta», e partì.
La signora si precipitò dal marito, attaccarono i cavalli e gli volarono dietro, sicuri di raggiungerlo quanto prima, ma più non lo videro. Quando però arrivarono alla casa dove si trovava il figlio malato,
la balia raccontò loro che era venuto un prete ed aveva guarito il bam-
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bino. Dai calcoli fatti risultò che il momento in cui il prete era entrato
là coincideva con quello in cui era uscito da casa Clément.
Sette anni dopo il fatto straordinario, da una fotografia, pubblicata su un libro, i coniugi Clément vengono a scoprire che quel prete era
Don Bosco.
Da una lettera della figlia, allora bambina, poi vissuta a Lione e deceduta, «quasi senza sofferenza», il 23 gennaio 1933, conosciamo la
storia della famiglia Clément. La madre morì nel 1914, dopo essere
stata devotissima di Don Bosco, il papà morì nel 1925. Il fratello del
miracolo visse fino al 1928, e morì in seguito ad un tumore al cervello. «I medici ne pronosticavano una morte straziante; invece si spense placidamente, cosa che fu ritenuta una nuova grazia del Beato Don
Bosco» (Memorie Biografiche, XIV, p. 684).
Nel 1954 Don Francis Desramaut, Professore di Storia Ecclesiastica nel Centro Salesiano di Lione, è riuscito a rintracciare i nipoti
dei signori Clément, i quali gli hanno confermato, a grandi linee,
quanto è detto nelle Memorie Biografiche. Viene pure a sapere che
il Boccale era, allora, custodito presso il Sig. Barnasson, locatario di
Maddalena Touvron, nata Clément, a Saint-Rambert d’Albon. Gli fu
subito portato: «Era avviluppato in un sacco di carta, e leggermente
abraso. Ho comunicato subito la mia scoperta a Don Ceria, ed inviato agli archivi di Valdocco una fotografia del pezzo. Ho poi consegnato l’oggetto stesso al Rev. Padre Fedele Giraudi, Economo Generale della Società Salesiana, il 10 luglio, perché lo depositi, se giudica bene, nel museo di Valdocco. 13 luglio 1959» (dalla dichiarazione firmata di D. Desramaut).
Ricordi del Beato Filippo Rinaldi
La vera anima del Museo Mariano, chi ha sostenuto la sua realizzazione, è stato il Beato Filippo Rinaldi che divenne poi il terzo successore di Don Bosco e Rettor Maggiore dei Salesiani (1922-1931).
Egli, attraverso l’opera dell’architetto Ceradini e di parecchi Salesiani, aveva fissato «i criteri fondamentali circa la sistemazione del
Museo; ne fu così fissato nelle linee generali l’ordinamento, in modo
che, come disse allora Don Rinaldi, riuscisse per se stesso, anche ai
meno intelligenti, chiara espressione della sua ragione di essere, cioè
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una solenne prova di fatto del favore di Maria Ausiliatrice all’opera
di Don Bosco e dell’espansione che questa diede al suo culto, rendendolo universale».23
Con grande amore e cura, pertanto, il Museo conserva alcuni cimeli che rendono viva la memoria del Beato Filippo Rinaldi.
1. Statuina del Sacro Cuore di Gesù, alta cm 40 circa, in gesso; apparteneva al B. Filippo Rinaldi, che la teneva con grande venerazione
nella propria camera. È nota la grande devozione di Don Rinaldi per
il Sacro Cuore di Gesù: la viveva personalmente e la inculcava con insistenza, nei suoi scritti, a Salesiani e non. Chiudeva sempre ogni sua
lettera, sia privata che ufficiale, dichiarandosi, prima della firma, in
Corde Jesu. Ricordiamo solamente due monumenti, chiamiamoli così,
del suo amore al Sacro Cuore. Egli era stato pars magna nella progettazione della Chiesa che i Salesiani avevano eretto in Casale Monferrato, dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Nel 1922 si trattava di inaugurarla. Don Rinaldi, appena eletto Rettor Maggiore, volle che, a coronamento dei festeggiamenti si tenesse un Congresso nazionale del Sacro
Cuore. È stato il primo ed ha meritato i rallegramenti che il Santo Padre
con un Breve del 10 ottobre, indirizzava «al diletto figlio Don Filippo
Rinaldi, Rettor Maggiore della Pia Società Salesiana, presidente effettivo del primo Congresso nazionale del Sacro Cuore di Gesù in Casale Monferrato».
L’altro monumento è il Tempio del Sacro Cuore sul Tibidabo sopra Barcelona che Don Rinaldi ha caldeggiato fin dai tempi della sua permanenza in Spagna, ma che non ha avuto la soddisfazione di vedere ultimato. L’Ispettore Don Giuseppe Calasanz, tre anni prima di cadere vittima dei comunisti, confermava: «nessuna opera della Spagna salesiana stette tanto a cuore a Don Rinaldi, nessuna raccomandò con maggior insistenza come l’opera del Tibidabo».24
Ora la statuina del Sacro Cuore di Gesù, testimone della devozione di
Don Rinaldi, si trova nel Museo Mariano. Il Salesiano coadiutore Ghezzi Battista, nel consegnarla, così ha dichiarato: «Questa statuetta del
Sacro Cuore di Gesù apparteneva a Don Filippo Rinaldi. Era nella camera del servo di Dio, anche nel giorno della sua morte, sopra il tavo-
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23
24
E. CERIA, Vita del Servo di Dio Sac. Filippo Rinaldi, Torino, SEI, 1951, pag. 313.
Idem, pag. 328.
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lino. Il Rettor Maggiore Don Luigi Ricceri la tenne sempre nella sua camera. Quando egli partì per Roma, la statuetta rimase ancora nella camera di Don Ricceri, e la ereditò e custodì Don Giuseppe Giliberti,
Direttore. È stata poi ritirata dal confratello Ghezzi Battista... La statua
era molto scolorita. Ora, restaurata, viene consegnata al Centro di Documentazione. In fede di quanto qui dichiarato, firmato Ghezzi Battista. Torino, 14 gennaio 1989».
2. Statuina di Maria Ausiliatrice, esposta in un quadro profondo ed
adornata. D. E. Ceria, nell’opera citata, così sintetizza la devozione di
Don Rinaldi a Maria Ausiliatrice: «E quanto fosse allora da lui sentita
la divozione a Maria Ausiliatrice, non si scorge chiaramente dalla candida e quasi infantile semplicità, con la quale metteva ai piedi della statuetta i bigliettini contenenti invocazioni di aiuto in momenti critici o
per affari delicati?».25
Nel consegnare la statuina a Don Pietro M. Ceresa, responsabile del
Centro, Don Romeo Tavano sottoscrive la seguente dichiarazione: «Questa mattina, 1° marzo 1985, Don Romeo Tavano, a nome del Rettor
Maggiore Don Egidio Viganò, ha portato al Centro Salesiano di Documentazione storica e popolare mariana, questa immaginetta della Madonna. Egli, Don Tavano, dichiara: “è quella di Don Rinaldi ”: a) è stata
sulla scrivania di Don Filippo Rinaldi, che sotto di Lei metteva, con
piena fiducia di figlio, i suoi bigliettini con domande e suppliche; b) alla
morte di Don Rinaldi fu ritirata da Don Fedele Giraudi; c) alla morte
di Don Giraudi, fu ritirata da Don Romeo Tavano. Il Rettor Maggiore
Don E. Viganò la fece consegnare a Don Pietro M. Ceresa. Firmato
D. R. Tavano».
Il Museo conserva ancora altri segni della devozione di Don Rinaldi a
Maria Ausiliatrice: due statuine della Madonna, alte 15 cm circa, benedette da Don Rinaldi e conservate con grande religiosità dalle persone alle quali le aveva donate; ma soprattutto la corona del Rosario
donata da Don Bosco a Don Rinaldi, e a sua volta donata da Don Rinaldi a Suor Pierina Sutto, Figlia di Maria Ausiliatrice, che conferma la
cosa di proprio pugno.
3.
25
Lettera autografa alla Signora Emma Caviglione: è una bella testi-
E. CERIA, Vita del Servo di Dio Sac. Filippo Rinaldi, Torino, SEI, 1951, pag. 308.
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monianza dello stile paterno, ma fermo, pieno di dolcezza e di fiducia, che Don Rinaldi usa nel suo apostolato, attraverso le numerose
lettere scritte a confratelli salesiani ed a persone di ogni ceto. Trascriviamo le parole centrali della lettera: «Le impongo che viva con maggior fiducia ed abbandono quale si addice ad una creatura che avendo bisogno di riposare, obbedisce piega il suo capo e dorme. Così fa
la bambina coperta dalla mano benefica e buona della mamma. Dorma
adunque, Emma, e non pensi ad altro che questa è volontà di Dio»
(31-7-1916).
La lettera è stata inviata a Don Ceresa dal Sac. Vendel Fenyö, incaricato dell’Archivio centrale salesiano di Roma, con queste parole: «Reverendo Don Ceresa, affido a Don Fiora una lettera di Don Rinaldi per
consegnarla a lei per il Museo mariano. Lo faccio per via eccezionale, per il Museo. Se avessi trovato una di contenuto mariano, forse
avrebbe maggior pregio. Questa si trova tra altre lettere inviate da Don
Rinaldi alla Signora Emma Caviglione - Via Carmine, 4 - Torino. Per favore, mi avverta se la lettera verrà realmente utilizzata nel Museo. In
caso contrario ne chiederò la restituzione. Mi ricordi alla Madonna. Sac.
Vendel Fenyö».
Le preziose Corone della Madonna dei Laghi di Avigliana
La Mostra allestita per il Natale 2006, dedicata ai Presepi ed alla
Devozione popolare nei più noti Santuari mariani d’Italia, è stata impreziosita dalla esposizione delle bellissime e preziose Corone della Madonna dei Laghi di Avigliana. Sono le Corone usate per la seconda incoronazione del 1752 e per la terza del 1852. Purtroppo quella usata
per la prima incoronazione del 1652 è stata rubata in uno dei frequenti saccheggi subiti dall’allora Convento dei Cappuccini.
È pertanto interessante, oltre che doveroso, informare gli Amici
del Centro di Documentazione sulle gloriose vicende storiche che
hanno portato le Corone della Madonna di Avigliana ad approdare felicemente nel Museo della Devozione mariana dell’Ausiliatrice. Sarà
questo finalmente, ultimato il restauro della Basilica, un ulteriore motivo per una dignitosa sistemazione del Museo stesso Mariano.
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La Madonna della rondine
Sulla sponda destra del Lago grande di Avigliana, nei primi anni del
1300 esisteva un semplice Pilone di campagna, espressione della de-
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Ricordi
del Beato Filippo Rinaldi.
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1752
Corone della Madonna dei
Laghi di Avigliana.
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vozione degli abitanti del luogo verso la Beata Vergine, alla quale rivolgersi tra le tante difficoltà della vita: per la salute dei bambini e degli
anziani, per la prosperità degli animali domestici, contro il flagello
delle infezioni che tanto frequentemente distruggevano le viti e le altre
colture.26 La Madonna vi era raffigurata in atteggiamento materno, seduta con in braccio, nel dolce atto di allattarlo, il Bambino che tiene
tra le manine, trastullo innocente, una rondine. Di qui il titolo di Madonna della rondine.
Da questo semplice Pilone ha origine il Santuario della Madonna
dei Laghi che domina la ridente conca del Lago grande di Avigliana.
Tra le tante grazie ottenute per intercessione della Madonna della
rondine, forse la più insigne, è quella ricevuta dalla contessa di Savoia, Bona di Borbone, sposa di Amedeo VI, tanto desiderosa di poter
stringere anche lei al proprio seno un bambino ed erede. La Madonna
accoglie il suo desiderio di mamma ed il 24 febbraio 1360 nasce Amedeo VII, il Conte Rosso.
La riconoscenza verso la Madonna, di Bona di Borbone, di tante
altre mamme felici e di tutte le persone beneficate, fu grande e continua: il Pilone si trasformò in piccola Cappella e quindi in Santuario
con annesso il Convento per i Padri Cappuccini.
La Madonna Annunziata
Nel corso dei secoli la bontà della Madonna continuò a manifestarsi ad un numero sempre maggiore di devoti e la riconoscenza dei
beneficati non venne meno. Benefattori grandi ed umili abbellirono
sempre più il Santuario che si impreziosì di vere opere d’arte. Nel 1615
il duca di Savoia, Carlo Emanuele I, fece dono al Santuario del bellissimo trittico posto sulla pala dell’Altare maggiore, che separa il Coro
dal resto della Chiesa. Al centro, il trittico rappresenta la Vergine in
atto di ricevere l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele, sotto il globo luminoso dello Spirito Santo, a sinistra è raffigurato S. Sebastiano e, a
destra, S. Rocco. Questo bellissimo quadro tradizionalmente è stato
attribuito al pittore Defendente Ferrari (1488-1535), mentre ora pare
debba essere ritenuta opera di Amedeo Albini.27
Così la materna figura della Madonna della rondine, che allatta il
26
27
ANTONINO DA TORINO, Cenni storici intorno al Santuario della Madonna de’
Laghi presso Avigliana ... (Torino, Tip. di Giulio Sperani e Figli, 1867).
PAOLO RISSO, La “Madonna dei Laghi” Avigliana.
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piccolo Gesù, viene sostituita, nella devozione popolare, dalla dolce
immagine della Vergine Annunziata.
Il Santuario, sotto la cura zelante dei PP. Cappuccini, diventa centro di intensa vita cristiana e di devozione mariana. La Madonna è la
mamma premurosa alla quale tutti ricorrono nelle tante situazioni difficili del tempo, turbato da frequenti guerre, scorribande ed epidemie.
Proprio nell’infuriare della terribile pestilenza che ha mietuto tante vittime, specialmente nelle terre dell’Italia settentrionale, negli anni
1630/31, si è manifestata la materna protezione della Madonna che a
tutti veniva in aiuto, attraverso lo zelo e la carità eroica dei Figli di S.
Francesco.
La Prima Corona
Passata la bufera, cessato il contagio e tornata relativamente normale la vita, la riconoscenza dei beneficati si manifesta ponendo sul
capo della Vergine Annunziata una preziosa Corona. È il 14 aprile del
1652, giorno veramente solenne di festa. Sono presenti tutte la autorità civili e religiose del tempo, e soprattutto una grande folla di fedeli
riconoscenti per le grazie ricevute.
«La corona era tutta di argento, ornata di pietre preziose, offerta per
voto dal sig. Giuseppe Gallina, figlio di Giovanni Domenico, orefice
in Torino, già stato liberato da una mortale infermità per grazie di questa beatissima Vergine».28 La Madonna ora è Regina, ma resta sempre
Madre!
I tempi però continuano tristi; la seconda metà del 1600 è segnata dalla guerra di Francia contro il Ducato di Savoia. L’esercito di Luigi
XIV, proveniente da Pinerolo e dalla Valle di Susa, punta sul castello di
Avigliana, per avere libero passo su Torino, e tutto travolge. Anche il Santuario della Madonna dei Laghi ed il Convento dei Cappuccini vengono travolti e saccheggiati. La guerra porterà distruzione in tutto il Piemonte, fino alla battaglia di Torino del 7 settembre 1706, dopo il voto
alla Madonna, fatto dal duca Vittorio Amedeo, di erigere la Basilica di
Superga.
La seconda Corona
Ma la miseria, le rapine, le violenze non si placano! Una notte,
mentre infuria la tempesta, nel 1711, alcuni malviventi si introducono
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28
PAOLO RISSO, La “Madonna dei Laghi” Avigliana.
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nel Santuario e rubano, con calici e argenti votivi, anche la preziosa Corona della Madonna.
Per riparare il sacrilego furto ed accrescere la devozione alla Madonna, il 30 aprile 1752 si provvede alla seconda incoronazione della
taumaturgica Immagine con un diadema d’oro. Le feste durarono otto
giorni, ma sono caratterizzate non solo da solennità esteriori, quanto
piuttosto da entusiasmo di conversione spirituale. Le cronache riportano che da venticinque a trenta Cappuccini ogni giorno attesero alle
Confessioni dei fedeli, e che le sacre Comunioni distribuite nel Santuario furono oltre ventiduemila. La riparazione non poteva desiderarsi
migliore.
Una devota iscrizione volle quasi ricambiare tanto affetto con
le benedizioni e grazie da parte della Madonna: «Voi mi incoronate di gemme e di oro, Io vi circonderò del mio aiuto. Con la corona
mi avete eletto Regina, Io mi mostrerò a voi Madre e vi proteggerò
come figli».
La terza Corona
Con la fine del secolo, sorgono all’orizzonte dell’Europa nubi nerastre, foriere di tempesta e di rovina che tutto travolgono e distruggono, nel nome della dea Ragione. Nel 1802, in base al decreto della
Rivoluzione Francese di soppressione generale degli Ordini religiosi,
anche i PP. Cappuccini devono lasciare il Convento di Avigliana, ed il
Santuario della Madonna dei Laghi viene incamerato e spogliato di
ogni prezioso ornamento.
Occorrerà attendere il passaggio della bufera napoleonica,
per mettere mano alla ricostruzione di ogni cosa. I PP. Cappuccini, ritornati al Santuario, riprendono il loro lavoro di pastori d’anime e di ricucitori degli strappi provocati nelle anime dei fedeli
dalla mentalità illuministica, ravvivando la devozione alla Madonna. Il 22 agosto 1852, ottavo giorno dopo la festa dell’Assunta, con grandissima solennità, tra una folla immensa esultante di
popolo, viene posta sul capo della Madonna la triplice corona in
argento e pietre preziose donata da don Pietro Vinassa, prevosto
di Chiavrie (Caprie). Nella lettera inviata da Lione, dove si trova
esule, l’Arcivescovo di Torino, Luigi Fransoni autorizza i Vescovi
presenti « a porre, con rito solenne, sul capo dell’Immagine della
Beatissima Vergine Maria, del titolo della Santissima sua Annun-
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ciazione, la Corona argentea da me benedetta, in forma di triregno... ». 29
Ora il Museo Mariano dell’Ausiliatrice, in Torino, ha il compito
altamente onorifico, di conservare le due preziose Corone, segno della
grande devozione verso la Madonna, dei fedeli, dei PP. Cappuccini di
Avigliana, e dei Figli di Don Bosco che li hanno sostituiti nella cura del
Santuario.
L’amore alla Madonna nelle Ceramiche emiliane
Nel Museo Mariano troviamo numerose ceramiche devozionali rappresentanti in modo particolare la Madonna. Sono di diversa
provenienza, ma le più numerose provengono dalla zona di Faenza
(Emilia-Romagna). Penso sia gradito presentarne alcune tra le più significative:
La Madonna del Piratello. L’immagine della Madonna del Piratello (di Imola) è riprodotta in diverse forme. Il tipo originale di questa raffigurazione si rifà alla icona bizantina della tipologia “Glicophilousa”
(della tenerezza). È l’immagine dell’affetto materno tra Maria e il Bambino attraverso l’abbraccio e il bacio vicendevoli. Ceramica moderna
(secolo XX) su stampo del 1700.
Un’altra targa devozionale, in terracotta lucida, raffigura la Beata
Vergine del Piratello di Imola con il Bambino sul braccio destro e tre
angioletti che sorreggono la corona della Madonna e del Bambino.
La Beata Vergine del Monticino è raffigurata in una targa devozionale in maiolica: la Madonna è ritratta con il Bambino ritto sul lato sinistro. Proviene dallo Studio Poggi di Faenza.
La Beata Vergine di San Luca. Targa devozionale in ceramica policroma raffigurante la Madonna di San Luca tra un serto di fiori. Sul davanti reca la scritta “B.V.D. S. Luca - 1856” .
Una targa caratteristica del XIX secolo, raffigura la “B.V. di S. Luga”
(?) in maiolica policroma inserita in un tabernacolo di legno con il tetto
di latta. Si trovava sopra un albero nel comune di Lizzano in Belvedere (Bologna). Il proprietario ne fece dono al Museo Mariano di Torino,
sostituendola con un’altra moderna.
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PAOLO RISSO, La “Madonna dei Laghi” Avigliana.
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Una targa devozionale (secolo XIX) con la scritta “B.V. di S. Lucca”
(?) è in maiolica policroma di origine bolognese. È circondata da una
ghirlanda di fiori e da due Angeli che sostengono la corona. La ghirlanda di fiori in questo caso non è soltanto un particolare ornamentale, ma è un elemento che vorrebbe riprodurre la cosiddetta “fioriera”,
il trono processionale in cui sono esposte le immagini della Madonna
nei Santuari bolognesi.
La Madonna delle Grazie. Targa devozionale (secolo XIX) in ceramica colorata raffigurante la Beata Vergine delle Grazie di Faenza con
in mano le frecce spuntate dell’ira di Dio e ai lati i quattro Santi protettori: San Savino, San Emiliano, San Pier Damiani e San Terenzio. In
basso la scritta “Maria Madre di grazie protettrice di Faenza” tra le due
chiavi decussate.
La Madonna di Fognano. Targa devozionale (secolo XX) in ceramica di Danilo Melandri raffigurante la Madonna con il Bambino e la
scritta: “B.V. delle Grazie che si venera nella Chiesa Arcipretale di Fognano (Ravenna)”.
Ceri votivi storici
Accendere una candela davanti all’altare della Madonna, di Don
Bosco o di un Santo, è segno di devozione, esprime ringraziamento
per una grazia ricevuta, o richiesta di una particolare protezione; i
grandi Santuari come Lourdes, Fatima, ed altri hanno infinità di candele che ardono tutto l’anno davanti alla Madonna per dirle l’affetto dei
fedeli e raccomandare alla sua bontà tante persone care.
Il cero di dimensione variabile, semplice o artisticamente decorato, indica una particolare riconoscenza, od un particolare affidamento, alla Madonna o ad un Santo, da parte di una comunità, in occasioni speciali. A Monteveglio, ad esempio, ogni anno il 25 marzo il Sindaco della Città offre al Parroco dell’Abbazia un Cero in riconoscenza alla Madonna per la liberazione dai Lanzichenecchi nel 1527. Così
avviene a Como in occasione della festa di S. Abbondio, Patrono della
Città. Così pure a Grosseto e a Siena prima della corsa del Palio. Persino all’inizio del Carnevale di Chiasso, l’Abate offre nella cappella di
S. Sebastiano un grande Cero ad invocare la protezione del Santo.
Nel Museo dell’Ausiliatrice vi sono alcuni Ceri votivi veramente sto-
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rici, perché richiamano avvenimenti cari ed importanti. Ne ricordiamo
alcuni.
Nella sua visita a Torino, la sera del 2 settembre 1988, il Papa Giovanni Paolo II ha voluto offrire a Don Bosco, come segno della sua
stima e devozione, il grande Cero, di m 1,40 con incise le Insegne
della Patriarcale Basilica di S. Maria Maggiore, a lui offerto in occasione della Festa del 2 febbraio dello stesso anno.
Nella solenne funzione per la Beatificazione di Domenico Savio,
nel marzo 1950, è stato offerto al Papa Pio XII un bellissimo Cero di m
1,80 tutto decorato a motivi floreali con in alto la figura di Domenico.
Il Papa lo ha voluto inviare ai Salesiani, da conservare a ricordo del
solenne rito di Beatificazione.
Un Cero di m 1,10 formato a sua volta da quattro ceri fusi insieme, con decorazioni di fiori in rilievo che fanno corona a S. Domenico Savio, è il grazie di Maria Grazia e Domenico Ferraro di Ristretta,
Messina.
Un altro Cero di m 1,30 con l’immagine in alto dell’Ausiliatrice e
al centro di Domenico Savio, è stato offerto “a Maria Ausiliatrice ed a
Don Bosco in ricordo del 150º della nascita di S. Domenico Savio,
1842 - 2 aprile - 1992”, da Rosaria Urzi nel luglio 1992.
Molti sono i Ceri offerti in onore di Don Bosco! Il più antico è certamente quello che ci ricorda l’anno in cui Don Bosco è stato dichiarato Santo, l’anno della sua Canonizzazione: “Don Bosco 1815-1888
- Santo 1934”. Numerosi quelli nell’anno centenario della morte 1888:
il grande Cero offerto dalla Confraternita di Maria Aiuto dei Cristiani in
S. Pietro Lüftelberg, Renania; Don Bosco e i ragazzi; Don Bosco in
Mexico; 100 Jaar Don Bosco, Vlaanderen (Fiandre); Da mihi animas Selbst-hingabe im bestiment (Germania); Visita d’insieme - Slovenia
1999; Fedeltà e Omaggio a Don Bosco con le firme di numerose Figlie
di Maria Ausiliatrice.
Sono presenti anche i Ceri di Pellegrinaggi a Maria Ausiliatrice
provenienti da altri Santuari mariani: dalla Madonna del Lares (Balbeno), Trento; dal Santuario di Pettenhofen, Baviera; dal Santuario di Mariazell, Austria; dal Santuario di Engen, Germania; dalla Comunità di
Lavarone, Trento; un pellegrinaggio tedesco: “con affetto a Maria Ausiliatrice - 4 giugno 1993”.
A conclusione, due Ceri ci portano sbalzati i volti di Don Bosco e
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di S. Massimiliano Maria Kolbe i due Santi innamorati della Madonna
Immacolata ed Ausiliatrice.
Donazione dei Fratelli Giuseppe ed Ottavio Gallo
Il 6 maggio del 2003, Festa di S. Domenico Savio, è giunta a Torino la preziosa Donazione che i fratelli Giuseppe e Ottavio Gallo, Sacerdoti Salesiani, hanno voluto fare al Museo di Devozione mariana.
I fratelli Gallo, oriundi della provincia di Padova, hanno iniziato nel
1953, per incarico del Card. Adeodato Piazza, Patriarca di Venezia, la
Mission Catholique a Saint-Etienne per l’assistenza degli emigrati italiani in Francia, che hanno diretto per 50 anni. Don Giuseppe, laureato in Lettere ed in Storia dell’Arte, dirigeva pure un Laboratorio per il
restauro di opere d’Arte, per cui era in relazione con artisti di ogni
parte d’Europa ed ha potuto collezionare dei veri gioielli artistici. Ora,
raggiunta la bella età dei novant’anni, desidera donare all’Ausiliatrice
il frutto di tanti anni di lavoro e di passione per l’Arte.
La donazione al Museo di Devozione mariana comprende:
La Vergine con il Bambino, statua lignea policroma alta 95 cm, in stile
Barocco veneziano di fine ’500 inizio ’600: la veste è in stucco argentato ed il manto in stucco dorato, secondo l’uso del tempo che riservava i colori argento e oro per le raffigurazioni del Signore e della Madonna.
Le icone: una collezione di 50 icone di dimensioni varie, e di diversa
provenienza, dalla Russia e addirittura dal Monte Athos. Oltre a quelle preziose, ricoperte con lamina d’argento e di oro, ve ne sono alcune originali e rare. Una ad esempio rappresenta la Sacra Famiglia, tema
difficilmente raffigurato dalle Icone, per cui è rarissima. Tavola 29 x 24
cm, presenta, a sinistra, la Vergine con in braccio, seduto il Bambino
Gesù benedicente, a destra, S. Giuseppe che accompagna Giovanni Battista, piccolo, ma già grandicello rispetto a Gesù. Tutte le figure sono
aureolate e la Vergine porta le classiche tre stelle, sulla fronte, sulla
spalla destra e su quella sinistra, ad indicare la sua purità di mente, di
cuore e di volontà; i colori sono pacati, in gradazione dal rosa al marrone. Originali sono poi altre due Icone da viaggio, che potremmo
chiamare tascabili, di 7 x 6 cm, e di 5,50 x 6 cm, con custodia in ottone, apribile in modo da formare un trittico. Il primo trittico rappre-
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senta al centro i tre Angeli a tavola sotto la quercia di Mambre, con in
secondo piano Abramo e Sara; alla destra il battesimo nel fiume Giordano di Gesù assistito dagli Angeli; alla sinistra la Dormitio Mariae con
figure di Apostoli; i colori sono vivi, con prevalenza di oro. Il secondo
trittico rappresenta tre atteggiamenti della Vergine: al centro la Vergine sola, in atteggiamento di preghiera, con la stella sulla fronte, sulla
spalla destra e su quella sinistra; a destra la Vergine incoronata, con il
Bambino ritto in braccio: è la Vergine del cammino; a sinistra la Vergine che indica con la mano il Bambino che tiene in braccio, il quale a
sua volta indica la Vergine, a voler significare che Maria porta a Gesù,
e Gesù porta a Maria. Di tutte queste belle Icone è stata allestita una
Mostra nel Periodo Natalizio del 2003.
Crocifissi in legno ed in avorio: una collezione di 90 pezzi, di dimensioni varie e di diversa provenienza ed età. Il più grande, e forse il più
antico (1400 c.), misura cm 68 in altezza e cm 60 in apertura di braccia; è in legno dipinto color carne, con perizoma color oro, dal volto
molto espressivo. Alcune croci poi sono in onice, o in metallo con artistici smalti. Le Croci per lo più reggono il Crocifisso, di dimensioni e
materiali diversi, in stile romanico, barocco o rinascimentale. Numerosi sono i Crocifissi, in legno prezioso od in avorio, senza il sostegno
della Croce, alti anche 70 cm. Alcuni di essi sono adagiati su velluto
con cornice dorata barocca. Molti Crocifissi sono monchi, mancano di
braccia, ma conservano un’intensa espressività, scolpiti in legno, ebano
o avorio. Preziose alcune Acquasantiere a forma di croce in metallo
smaltato, su sfondo in onice, con il Cristo in avorio, di stile barocco.
(vedi didascalie).
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Reliquiari: una collezione di 47 pezzi, in bronzo ed in metallo prezioso, con teche in legno e materiale vario dalle forme più svariate ed
artistiche. Provengono, per la maggior parte, da diverse comunità di
Gesuiti, concentrate a Saint-Étienne, e definitivamente chiuse. Vorremmo presentarne alcuni, raggruppandoli secondo la loro forma.
Vi sono quelli in bronzo fuso dorato, con le guglie che fanno pensare
alle grandi Cattedrali del Medioevo francese e tedesco. Il più grande,
dalle dimensioni di cm 40 x 25 x 65, che richiama la facciata della
Cattedrale di Chartres, racchiude un frammento della Culla di Betlemme, ed altre Reliquie.Un cofanetto a guglie contiene le Reliquie di
S. Francesco d’Assisi e di numerosi Santi Francescani. Un tempietto
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Ceri votivi.
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Icona
da viaggio.
Statua
lignea
policroma.
Fine ’500
inizio ’600.
Sacra Famiglia.
Donazione dei fratelli Giuseppe e Ottavio Gallo (2003).
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Reliquiari.
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Donazione dei
fratelli Giuseppe
e Ottavio Gallo
(2003).
Croce
in bronzo smaltato
con acquasantiera
cm 48 x 28.
Croce in legno
lavorato con fregi
barocchi cm 54 x 34,
con Cristo in legno
laccato.
Crocifisso in legno
con stucco colorato
cm 70 x 60,
romanico.
Crocifisso in avorio
cm 8 x 14
adagiato su velluto
con cornice dorata
barocca.
Croce
in bronzo smaltato
e Acquasantiera
su sfondo in onice
cm 43 x 26.
Crocifisso in avorio
su croce in onice con
bordo e
Acquasantiera
in bronzo smaltato
cm 38 x 24.
Croce di legno di
noce massiccio
cm 95 x 50 con Cristo
in legno e stucco
colorato barocco.
Crocifisso
in legno chiaro
cm 28 privo
di braccia in stile
barocco.
Crocifisso in legno
laccato cm 14 privo
di braccia e monco
negli arti inferiori.
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gotico porta le Reliquie di S. Flaviano, Monaco eletto nel 498 Patriarca di Antiochia. Due piccole guglie con le Reliquie di S. Aude e di S.
Regina, entrambe Vergini e Martiri. Due bellissimi ostensori, in stile
gotico, con le Reliquie di S. Urbano, S. Francesco Regis, S. Fausto, S.ta
Cristina e di altri Santi.
Quattro Reliquiari in bronzo fuso, a forma di ostensori di stile barocco, racchiudono Reliquie di vari Santi, tra i quali S.ta Clara, S.ta Irene,
S.ta Barbara, S. Pietro, S. Paolo, S. Marcello, S. Clemente, S. Ignazio di
Lojola, S. Francesco Saverio, ed altri. Un massiccio Reliquiario in bronzo fuso dorato racchiude le Reliquie del B. Francesco-Regis Clet della
Congregazione della Missione, martirizzato in Cina il 17 febbraio 1820,
proclamato Beato da Leone XIII il 27 maggio 1900, e Santo da Giovanni Paolo II, con tutti i Martiri Cinesi, il 1° ottobre 2000.
Numerosi sono poi i Reliquiari a forma di croce, in bronzo fuso dorato e variamente lavorati, contenenti frammenti della Santa Croce. Caratteristico quello che nei bracci della croce riporta, quasi in traforo, gli
strumenti della Passione di Gesù.
Diversi Reliquiari sono a forma di quadrifondi in legno pregiato, riccamente ornati, con le Reliquie di Santi eccellenti. Quello contenente le Reliquie di S. Luigi Gonzaga è stato trasferito da un Reliquiario
del 1760, di forma ovale, nell’attuale di forma quadrata nel 1896; proviene dal Monastero della Visitazione di Saint-Étienne. Originale quello in bronzo fuso dorato a forma di croce gigliata contenente la Reliquia di Santa Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes. Prezioso
è quello con le Reliquie di S. Francesco di Sales e di altri Santi, tra i
quali S.ta Margherita Maria Alacoque, dotato di autentica vescovile del
1890. Come pure quello con le Reliquie di S. Francesco di Assisi attorniato da quelle di altri Santi, e quello a forma di croce con fregi e
pietre dure, contenente la Reliquia di S. Giuliano martire e di S. Esuperio vescovo di Toulouse, lodato da S. Girolamo per la sua carità
“che non ha confini”.
Merita una menzione particolare il prezioso Reliquiario, a quadrofondo su velluto rosso in cornice di legno dorato, contenente Reliquie di
diversi Santi, tra i quali S. Pietro, S. Giuseppe Labre, S.ta Caterina, ecc.
Porta la seguente autentica: «Questo Reliquiario è stato donato al Rev.
Padre Languet, prete dell’Oratorio di Digione, da M. de Renty; è stato
composto delle medesime Reliquie avute dalle casse di diverse chiese
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per fare il grande Reliquiario della Regina Anna d’Austria, incinta di Luigi
XIV nel 1638».
All’inizio del mese di giugno 2004 abbiamo avuto la gradita visita dei fratelli Don Giuseppe e Don Ottavio Gallo, giunti in devoto
pellegrinaggio al Santuario di Maria Ausiliatrice. Con l’occasione
hanno visitato, ancora una volta, il Museo Mariano arricchito della
loro generosa donazione e sono stati molto soddisfatti della sistemazione data alle loro Icone antiche Greche e Russe, ai Reliquiari in
bronzo dorato ed ai Crocifissi in avorio. Il loro dono è valorizzato e
degnamente esposto all’ammirazione dei visitatori. Questo li ha convinti per una nuova donazione di oggetti preziosi a completamento
della prima.
• Placca in rame, che potrebbe essere la copertina di un Evangeliario
antico; richiama i tipi dell’arte Longobarda. Rappresenta, su due fasce,
i dodici Apostoli, al centro l’Agnello, ai lati i simboli dei quattro Evangelisti, e i simboli dell’eternità e dell’infinito. È un raro gioiello del secolo VIII.
• Ovale con Crocifisso in avorio puro. Intatto e molto prezioso; alla
estremità del perizoma porta due R con una crocetta, firma dell’autore, scultore tedesco del ’600. Dolce l’espressione del volto e finissimi
i lineamenti del corpo.
• Quadretto con Pio IX. Miniatura finissima su carta da lettera resistente, in una cornice dorata del ’800; proviene dall’Umbria o dalla bassa
Toscana.
• 11 Tele di Nicola Grassi (1682-1748), pittore della Carnia, nato a Formeaso di Zuglio UD, che dal 1712 lavora in prevalenza nelle Chiese
di Venezia, esercitando una notevole influenza sugli artisti friulani. Le
Tele ritraggono la Madonna, S. Giuseppe, S. Giacomo, S. Simone, S. Bartolomeo, S. Girolamo, un Prelato, l’Autoritratto.
• Pastorale del ’700, in argento, di stile gotico finemente cesellato,
con figure sbalzate di draghi, nella parte terminale ricurva, ed al centro la statua della Madonna con Bambino. Richiama la pagina dell’Apocalisse che descrive la lotta e la vittoria della Donna e del suo Figlio sul dragone infernale alato.
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• 2 Cavalletti-Leggii in legno noce del ’700. Interessanti la praticità,
la funzionalità e l’ingegnosità dell’artista.
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Donazione dei
fratelli Giuseppe
e Ottavio Gallo
(2003).
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Dipinti di Nicola Grassi.
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• Cristo alla colonna: bozzetto su tela incollata a tavola di legno, di
Maria Robusti, detta Marietta (1560 - 1590), figlia ed allieva del padre
Jacopo, il Tintoretto. Celebre ritrattista del suo tempo, aiutante ed imitatrice del padre fino a raggiungerne la perfezione tecnica, Marietta
lascia opere a Venezia ed a Firenze. Il bozzetto rappresenta il Cristo flagellato alla colonna, secondo l’iconografia tradizionale, con delicata
espressione del dolore; sullo sfondo è ritratto il palazzo dei Tintoretto.
• Presentazione di Maria Bambina al Tempio: quadro ad olio su tela,
in massiccia cornice barocca, rappresentante Maria Bambina condotta al Tempio e affidata al Gran Sacerdote dai genitori Gioacchino ed
Anna, di Laurent de la Hire (o Hyre), nato a Parigi nel 1606 e morto nel
1656, autore di numerose tavole a soggetto religioso, per diverse Chiese di Parigi. Una Vergine con Bambino (1642) si trova al Louvre. Il nostro quadro è probabilmente un bozzetto per una tela di maggiori proporzioni realizzato nel 1650.
• Madonna in trono con Bambino e Madonna che allatta: due affreschi (strappo) provenienti da un’antica Abbazia benedettina dell’alta
Lombardia, d’inizio 1400, dai tratti delicati ed affascinanti.
• Madonna con in braccio il Bambino benedicente che regge il mondo:
statua in legno policromo e dorato, alta cm 53, di autore borgognone
del 1600, dai lineamenti delicati ed espressivi.
• Madonna con Cristo morto (Pietà): statua in legno chiaro di ulivo,
alta cm 38, di scultore ignoto lombardo del 1600.
• 4 Statue in legno scuro, alte cm 50, di autore borgognone (forse
Simon de Montfort) di fine 1700, rappresentanti il Redentore (Sacro
Cuore), San Francesco di Assisi, Santa Teresa d’Avila e San Giovanni
Evangelista.
Nicola Grassi ritrattista
Il Centro di Documentazione Storica e Popolare Mariana ha la
grande gioia di partecipare alla Mostra su NICOLA GRASSI RITRATTISTA, allestita a Tolmezzo dal Museo Carnico delle Arti e Tradizioni Popolari “Luigi e Michele Gortani” dal 23 settembre al 27 novembre
2005, con il ritratto del Cardinale Daniele Dolfin, donato al Centro
dai fratelli Don Giuseppe ed Ottavio Gallo.
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Il pieghevole illustrativo della Mostra, curato da Enrico Lucchese
e Marialisa Valoppi Basso, descrive le caratteristiche del pittore Nicola Grassi e gli scopi della Mostra con queste parole:
«L’immagine che oggi abbiamo di Nicola Grassi (Formeaso di Zuglio, 1682 - Venezia, 1748) è, dopo ottant’anni di studi e due mostre
monografiche all’attivo, quella di un pittore impegnato prevalentemente nell’arte sacra. In realtà, Nicola era conosciuto dai suoi contemporanei soprattutto quale specialista affermato nel genere ritrattistico,
com’è provato dalle lusinghiere parole di Anton Maria Zanetti (“pittore valente nei ritratti”) e di Luigi Lanzi (“competitore della Rosalba”)».
Scopo della Mostra
«Scopo di questa esposizione è quindi presentare al pubblico sette
degli undici ritratti che la critica in varia misura attribuisce a Nicola Grassi, maestro del Settecento veneto, raccolti per la prima volta assieme,
in una sala di palazzo Campeis, sede del Museo Carnico “Luigi e Michele Gortani”.
Provenienti dalla nostra regione, ma pure da Venezia e da Torino,
le sette tele proposte una vicina all’altra, inquadrano l’intera attività di
Grassi, dagli esordi di marca ancora tardo barocca alla tavolozza dell’ultima fase creativa, ricca di spumosità e leggerezze rococò.
Dal vecchio, ma ancora arzillo procuratore di San Marco, all’ultimo patriarca di Aquileia con in mano l’agognata berretta cardinalizia,
dal volto rubizzo dell’imprenditore tessile al culmine del successo personale, a quello scavato dalla fatica della contadina di Ampezzo, nobili borghesi e popolani si allineano in una galleria unica di effigi, capace di ritrarre con realismo e qualità pittorica una società, le sue regole e le sue ambizioni».
Opere esposte:
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1.
Ritratto di Federico Marcello. Venezia, Gallerie dell’Accademia
2.
Ritratto di Alessandro Pandolfo. Venezia, I. R. E.
3.
Ritratto di vecchio. Udine, Civici Musei
4.
Ritratto di sacerdote. Trieste, Civici Musei di storia ed arte
5.
Addolorata e devota. Ampezzo, Parrocchiale
6.
Ritratto di Jacopo Linussio. Tolmezzo, Museo carnico
7.
Ritratto del cardinale Daniele Dolfin. Torino, Centro Salesiano di
Documentazione Storica e Popolare Mariana.
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È per il Centro Salesiano un grande onore poter contribuire a questa importante Mostra, grazie alla generosità dei fratelli Don Giuseppe ed Ottavio Gallo, Salesiani, cultori di arte, studiosi ed ammiratori
di Nicola Grassi.
Il Museo di Devozione mariana è orgoglioso per il dono e riconoscente per la generosità dimostrata dai fratelli Don Giuseppe e Don
Ottavio Gallo e si impegna a valorizzare al massimo tanto prezioso
materiale che è già stato diligentemente inventariato, catalogato ed
esposto convenientemente all’ammirazione dei visitatori. Maria Ausiliatrice, alla quale per prima è rivolto il dono, non mancherà di gradire l’omaggio dei fratelli Gallo e di ricompensarli con le sue abbondanti benedizioni.
Don Giuseppe Gallo è mancato il 13 febbraio 2005. Don Ottavio Gallo è mancato il 14 marzo 2006 nella Residenza Salesiana di
Tolone.
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INDICE
Centro Salesiano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
di Documentazione Storica e Popolare Mariana . . . . . . pag. 7
Archivio storico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 19
Biblioteca del Centro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 33
Museo della Devozione Mariana . . . . . . . . . . . . . . pag. 65
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A cura del Centro Salesiano “Maria Ausiliatrice”
Testo di Mario Morra
Foto di: Franco e Ilda Nani, Teofilo Molaro, Mario Notario, Natale Maffioli
Impaginazione di Guido Bombarda
Stampa: SGS Torino - 2007
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