I Quaderni di
Nuova Scena Antica
GALLERY DICEMBRE 2010. GLI ARTISTI. LE CREAZIONI
RIVISTA
ON LINE
ARTE
MUSICA
PERFORMANCE
Segnali di declino, segnali di rinascita: il ruolo dell’artista e la crisi globale
Una storia che si ripete
E’ opinione corrente e condivisa
ritenere che mai come in quest’epoca
l’uomo viva una profonda crisi, la quale
avrebbe ripercussioni in tutti i campi in cui
si trova ad operare, incluso, ovviamente,
quello artistico. Il leit motiv più diffuso
riguarda, come è noto, il settore
economico, motore di tutto il sistema,
all’interno del quale le trasformazioni
sociali e politiche in atto hanno
comportato una altrettanto nota crisi di
sistema.
Al di là di quel che si dice e si sente,
sono in pochi ad osservare anche un altro
tipo di realtà e a credere che gli
accadimenti esterni dipendano in gran
parte da come pensiamo. Chi di noi oggi
si azzarderebbe a ritenere quella attuale
un’epoca decisiva e feconda, dove le
occasioni di cooperazione e realizzazione
dei propri progetti sono aumentate
esponenzialmente? Se a quasi nessuno
sovviene ad un certo punto un dubbio
legittimo che rende spontanea questa
riflessione, ancor di meno sono coloro che
sentono di vivere un’epoca d’oro, dove la
conoscenza ha fatto passi da gigante ed
è accessibile ad ognuno di noi.
Naturalmente questo non è il luogo per
stabilire se ciò in cui crediamo corrisponda
o meno a verità, tuttavia, proprio in
momenti come questo, è importante
ricordare che se curiosiamo nelle epoche
passate, le opinioni correnti erano simili
alle nostre: tutti si lamentavano e
ritenevano la loro contemporaneità il
periodo peggiore della storia
dell’umanità. Allora come oggi, erano in
pochi a non assecondare questi
condizionamenti, tentando imprese
ritenute impossibili dalla maggioranza, e
realizzandole il più delle volte a dispetto
dell’indifferenza e della precarietà da cui
erano circondati.
Il punto è che a noi sono giunti solo i
frutti e i risultati migliori della storia, i grandi
protagonisti, i geni e le loro imprese, non
certo la loro contemporaneità, la quale,
come i documenti attestano, credeva a
tutto fuorché in nuove possibilità. Non è
grazie a queste moltitudini che oggi
siamo qui e godiamo di tutti i confort e le
conquiste che ci circondano, ma a
singoli individui che hanno creduto fino in
fondo alle proprie idee.
Per questi uomini la realtà
comprendeva ciò che sentivano nella
loro mente e nei loro cuori.
(di Silvio Da Rù)
SOMMARIO
1
Arte 2
Musica
3
Performance 5
I Quaderni nel mondo 6
Editoriale ANNO 2 N. 4 DICEMBRE 2010
Redazione Italia
Nuova Scena Antica
RIVISTA TRIMESTRALE
direttore responsabile SILVIO DA RU’
project & art director DANIELA BESTETTI
I Quaderni di Nuova Scena Antica
nascono per raccogliere gli incontri
significativi avvenuti nel panorama
artistico contemporaneo internazionale
ARTE
MUSICA
PERFORMANCE
I Quaderni di
I Quaderni - editoriale
Nuova Scena Antica 2010
Alcuni diritti riservati
www.nuovascenaantica.it
pag.1
ARTE
ZOOM ON LEONILDE
1. Il tuo maggior pregio
Sono costante, organizzata e non mi
perdo quasi mai d’animo.
2. Il tuo peggior difetto
La costanza, quando
testardaggine.
“Stella Polare e Albero della Vita” 2010
“La Torre diventa una Porta” 2002
LeoNilde Carabba (pittrice)
LeoNilde Carabba (la N maiuscola non è un refuso, ndr) ha di recente compiuto 72
anni. Tra i numerosi artisti che ho conosciuto di persona pochi incarnano come lei ciò che
possiamo chiamare amore per la vita. La sua vitalità è coinvolgente, la sua opera
misteriosa e profonda, la sua personalità amabile e sfidante al tempo stesso. Se
confrontiamo le foto che la ritraggono negli anni d’oro delle avanguardie artistiche con il
suo volto di oggi, il dubbio che abbia concluso un patto alla Dorian Gray ti sfiora: i suoi
occhi sono limpidi, il suo viso è sereno, la pelle elastica e compatta, il sorriso largo e
generoso. Il mio primo pensiero è stato: si può invecchiare così. Poi ho conosciuto la sua
opera e il dubbio si è sciolto…
Facciamo un passo indietro e partiamo da una tua dichiarazione del 1971, in cui
affermasti: "la mia poetica si definisce con il concetto di arte come gioco, arte come
vita, arte come continua reinvenzione del proprio essere nel mondo". Che cosa è
cambiato da allora?
LC: Non è cambiato nulla, ma si aggiunge molto. Prima di tutto la continua ricerca
dell’integrazione tra il principio maschile e quello femminile, da cui nasce anche il modo
di scrivere il mio nome: LeoNilde. Così onoro la parte maschile e quella femminile:
significa Leone in Battaglia ed è quello che bisogna essere per essere Artista in questo
Mondo e in questo Secolo.
La tua storia e il tuo percorso artistico sono densi di avvenimenti, di svolte e di
trasformazioni, anche radicali. C’è una frase di Pierre Restany che può aiutarci a capire il
tuo rapporto con l’arte: "…basta dedicare un attimo di attenzione alla morfologia lirica
del linguaggio di LeoNilde Carabba per intuire una verità evidente: questo tipo di pittura
si fa con la pelle, con il sangue, con il cuore. Assumere questo tipo di linguaggio vuol dire
essere pronta ad imparare nuove lezioni dalla vita, essere capace di dimostrare una
generosità totale nell'incontro con il proprio destino".
LC: Ci sono dei momenti nella vita dove bisogna scegliere tra carriera ed integrità, tra
nevrosi e guarigione, tra quieto vivere e coraggio. Mi pare chiaro quali sono state le mie
scelte, anche se lavorare per “diventare interi” all’inizio non paga.
La tua produzione ad un certo punto si distingue per la presenza di simboli e la
sperimentazione di materiali che consentono la rifrazione della luce. Che cosa sono i
simboli nei tuoi quadri e che ruolo gioca la luce?
LC: I simboli, come ha detto Riccardo Barletta in un suo bellissimo testo del 1991, sono il
Sole, la Luna, le Stelle, la Montagna Sacra, lo Ziggurath e tutto quello che ci permette di
“portare il Cielo sulla Terra”. E qui cito Cristina Muccioli, che ha scritto sul mio quadro
“Mitakuye Oyasin” un pezzo illuminante. La rifrazione della luce negli anni ’60 era un
desiderio di coinvolgere il fruitore in una visione attiva. Le tre visioni - luce naturale, di
wood o buio totale - è per riportare nell’Opera la mutevolezza della Vita, è per suggerire
il senso del sacro, è per ricordare di non demonizzare l’Ombra.
Il tema di questo numero mette in relazione l’artista e la crisi globale. Dal tuo punto
di vista e con 50 anni di carriera alle spalle, qual è il ruolo dell’artista nella società di oggi?
LC: Ricordare che se non tutti possono essere Artisti, tutti possono essere creativi e la
creatività dà forza, coraggio, passione di vivere e questo ci rende sani, felici e ci
permette di “prendere in mano” la nostra esistenza, rifiutando i condizionamenti negativi
che ci vengono imposti.
Grazie, LeoNilde.
(intervista del 15.12.2010)
Danzando attorno all’Uno
http://www.leonildecarabba.it/page1/page5/page2/page2.html
diventa
3. Progetti per il futuro
Febbraio 2011: Fiera di Innsbruck per
Galleria Gnaccarini di Bologna con una
parete di opere recenti e per Adelinda
Allegretti di Roma con due opere degli
anni ’70 nello stesso stand delle opere
di Braque, Chagall, Dalì, Man Ray,
Matisse, Picasso ed altri. Novembre
2011: personale a Salisburgo. Quanto
ai miei progetti creativi, direi in sintesi
che voglio unire sempre più arte,
meditazione e simboli del profondo.
Bio in sintesi di LeoNilde Carabba
Classe 1938, attualmente residente a
Sesto San Giovanni (MI), si forma
nella Milano artistica degli anni ’50 e
‘60. Gode del suppor to e
dell'influenza formativa di artisti come
Hsiao Chin, Enrico Bay, Roberto
Crippa, Castellani, Turcato, Bonalumi,
Cristo, Tancredi, Fautrier, Piero
Manzoni, Pino Pascali, Accardi; Lucio
Fontana stesso presenta una delle sue
prime esposizioni. Nel ‘66 comincia
gli esperimenti sulla rifrazione della
luce, ottenendo, mediante l'uso di
microsfere di vetro e senza mezzi
meccanici, una superficie ad intensità
luminosa variabile secondo l'angolo
di visuale del fruitore. Nel ‘68
pubblica saggi e recensioni sulle
riviste GALA e AL-2. Dal ‘70 i suoi
quadri di fanno componibili per
aumentare la possibilità di interagire
col quadro e superare la visione
statica e passiva. In contemporanea
ad un profondo coinvolgimento nel
Movimento delle Donne, il suo lavoro
si libera dell'impianto geometrico,
diviene più fluido e motivi di mari,
cieli, alberi, descrizioni geologiche
della crosta del pianeta si impongono
nelle sue tele. Nel ‘82 comincia a
lavorare su legno. Si trasferisce a
Bolinas (California) dove resterà per
cinque anni. Nel ‘88 torna a Milano.
Negli ultimi anni la produzione si
raffina e concentra sui simboli del
profondo. Le sue opere sono presenti
in numerosi musei, collezioni private e
pubblicate, recensite in decine di
riviste, antologie e cataloghi. Ha
tenuto mostre personali e collettive in
tutto il mondo.
www.leonildecarabba.it
Maestri di Brera a Shanghai
http://www.leonildecarabba.it/page1/page43/page43.html
I Quaderni - arte
pag. 2
MUSICA
ZOOM ON NICHELODEON
1. Il vostro maggior pregio
Attitudine al rischio.
2. Il vostro peggior difetto
Bulimia.
3. Progetti per il futuro
Concerti; partecipazione ad un disco
tributo ai Pierrot Lunaire; nuovi suoni.
Nichelodeon side one
Nichelodeon side two
Nichelodeon (progetto musicale)
Abbiamo ospitato Nichelodeon nel n. 2 del 2009 de I QUADERNI. Sono trascorsi quasi
due anni e il progetto musicale di Claudio Milano ha subito numerose trasformazioni. E’
un bel segnale constatare come alcune realtà non si rassegnino, trovando al contrario
stimoli nuovi e l’energia necessaria per reagire e maturare a dispetto della “crisi”. Il 2010 è
stato un anno decisivo per la band che, con un organico completamente rivoluzionato,
ha pubblicato per l’etichetta Lizard l’album in studio Il gioco del silenzio e il dvd live
Come sta Annie? Twin Peaks 20th anniversary show.
Come nascono questi lavori?
CM: Il gioco del silenzio è la concretizzazione di un sogno, ovvero l'organizzazione
coerente del mio diario più intimo di canzoni, composizioni e reading, appuntati nell'arco
di più di dieci anni prima di incontrare il giusto organico per dar loro la forma definitiva.
Dagli inizi del secolo scorso, le retroavanguardie hanno iniziato a concepire la musica
come “suono” - null'altro - dove è impossibile separare melodia, armonia ed esecuzione.
Ad ogni ripresa il brano acquista un nuovo nome e una nuova forma, anche se prodotto
da macchine. Il gioco del silenzio è la realizzazione del “qui e ora”: la ricerca di
esecuzioni che rispondono all'idea di “istant composing,” ovvero composizioni in divenire
che traggono spunto dal momento e dall'improvvisazione, lontana da retaggi
accademici. Niente progressioni obbligate, solo una classe di bambini deviati intenti a
seviziare i loro giochini e produrre suoni, nell'accezione più ampia possibile, seguito da un
processo di mixaggio “creativo e pittorico”. L'incontro con musicisti dichiaratamente
open-minded, mi ha permesso di fermare una volte per tutte, senza più rincorrerla, l'idea
di una musica “totale” capace di accogliere indistintamente classica, contemporanea,
jazz, etnica, canzone d'autore, elettronica, puro rumorismo, di centrifugare per bene il
tutto con un approccio teatrale, espressionista e visivo, data la natura strettamente
immaginifica del nostro percorso e che credo nasca dalla necessità di raccontare non
solo grazie all'incontro dei suoni con le figure e i contenuti dei testi, ma soprattutto
attraverso l'esplicitazione diretta dell'atto del rivolgersi agli altri. Dietro ad ogni passo dei
brani è possibile vedere il movimento che ne consegue, non nell'ottica di posa
autoreferenziale, da “personaggio”, ma come naturale conseguenza della profonda
immedesimazione che è nell'atto stesso del raccontare. La musica diventa così un rituale,
che, come tale, richiama altri elementi per ottenere un'immedesimazione, una
partecipazione sensoriale ancora più viva del fruitore. Così nasce il dvd Come sta Annie?,
che, ad alcune esecuzioni dal vivo del nostro repertorio, affianca video realizzati per
l'occasione da 5 videomakers (Gabriele Agresta, Andrea Butera, Luca Cerlini, Marc
Vincent Kalinka, Frank Monopoli), costumi, e la partecipazione di una pittrice (Ambra
Rinaldo) impegnata in un viscerale, corporeo, live painting sonoro. La cornice è il
ventesimo anniversario della messa in onda della prima puntata dello sceneggiato Twin
Peaks di David Lynch, a cui abbiamo tributato un omaggio, sonorizzando a modo nostro
l'ultimo episodio della serie. Nel primo capitolo, dedicato ai brani del nuovo disco,
abbiamo integrato le immagini proiettate alle nostre spalle e sugli schermi laterali dello
spazio in cui l'evento si è svolto con le riprese delle telecamere, realizzando un effetto
surreale; nel secondo capitolo, dedicato alla sonorizzazione, al montaggio serratissimo
dei nostri volti e delle mani che scivolano sugli strumenti si alternano le riprese di Lynch, e i
movimenti sulla tela a sensori di Ambra, per dare la sensazione che tutto quanto sia stato
ripreso all'interno della Loggia Nera.
Bio in sintesi di Nichelodeon
Laboratorio chimico per l'artigianato
sonoro/visivo/performativo, nasce
dalle composizioni del cantanteautore Claudio Milano e presentate
all’estero
(Biennale
Arte
Contemporanea Mosca 05; Festival
Internazionale Teatro di Ricerca
Repubblica Slovacca 04; CRT, Milano
04) durante spettacoli di teatro,
teatro/danza, cor tometraggi,
videoinstallazioni, performance, e
che prendono la forma del recital La
stanza suona ciò che non vedo. 2007:
la prima formazione - Francesco Zago
(chitarra elettrica), Maurizio Fasoli
(pianoforte, readings), Riccardo di
Paola (synth), Claudio Milano (voce),
Marc Vincent Kalinka (video) e
"letestedimary" (sculture) - registra il
cd-r dal vivo Cinemanemico che
ottiene più di 100 recensioni su riviste
specializzate, quotidiani, webzine e
passaggi radiofonici in tutto il mondo.
2008: terzo posto nella Rassegna
Omaggio a Demetrio Stratos,
partecipa al progetto Factory Art,
dedicato a John Cage; nomination a
Cinemanemico come "Best debut
album" ai Progawards. 2009: con il
compositore Luca Olivieri, gli
interventi dell'attrice Manuela Tadini
e i video del regista Charles Napier,
la band registra Cinemanemico DVD.
L’organico viene completamente
rifondato: un’officina aperta per
artisti provenienti dall'improvvisazione
radicale, jazz, contemporanea, noise,
artisti visivi, registi, attori, performer,
danzatori, dj. 2010: esposizione
Blighted Ovum della pittrice Valentina
Campagni alla Abnormals Gallery di
Berlino; mostra in video danza Solo in
Azione Video del regista/coreografo/
performer Andrea Butera allo Studio
28 di Milano; per il ventennale della
serie tv, sonorizzazione dell'ultimo
atto di Twin Peaks al Bloom di
Mezzago e al Leoncavallo (MI) nella
Rassegna Sound Ciak!; vincitori della
XIV Rassegna Omaggio a Demetrio
Stratos; l'etichetta Lizard pubblica il
nuovo cd Il gioco del silenzio e il dvd
Come sta Annie?
(l’intervista prosegue a pag. 4)
I Quaderni - musica
pag. 3 e 4
(l’intervista continua da pag. 3)
C’è una frase d’esordio nel libretto del cd che cita: “To love one another or to take
up arms against one another? We have been carefully brought up to hate our
neighbours and to play the game of silence, which we now play as carefully as we can”.
Cosa sottintende il “gioco del silenzio”?
CM: Viviamo in un contesto culturale dove tutti facciamo costantemente e
deliberatamente rumore: un caos così assordante da rendersi estraneo ai sensi, che
ormai non lo percepiscono più e ci relegano in uno stato di alienazione perenne, dove
tutto perde di valore e le vite degli altri, come la nostra, scorrono sullo schermo degli
occhi come in attesa di qualcosa. Qualcosa che non arriva. Ci auguriamo immani
catastrofi per la fine del calendario Maya, perdiamo intere giornate davanti ad uno
schermo abbandonando la cognizione della vita reale, e smettiamo completamente di
creare valore, consumati dall'ansia e dalla voglia di avere qualcosa che non c'è. La
nostra è la società del silenzio, perché incapace di generare qualcosa che ci illumini in
maniera duratura: qualcosa che non sia solo estasi, ma felicità. Il titolo del disco è ironico
e fa riferimento al fatto che anche la nostra musica è vorace, rumorosa, “tutto troppo” e,
come specchio del suo tempo, ne riflette alcuni aspetti, ponendo però l’attenzione su
quello che sfugge nella nostra incapacità di godere appieno ciò che si ha. L'Ombra delle
cose. Il nostro mondo musicale, oltre a riflettere ciò che vede al di fuori, incrina
sottilmente la lastra di vetro. L'idea del titolo è nata dall'immagine di copertina dipinta da
Valentina Campagni, artista delle ombre: una bambina senza bocca, che fissa qualcosa
davanti e sé, incluso chi guarda, con alle spalle il paesaggio irreale, sospeso nel tempo,
del Grande Cretto di Gibellina di Burri. Sotto questa prospettiva, Il gioco del silenzio
diventa coercizione.
Nichelodeon è un progetto dove la convivenza con le arti dal vivo (musica, live
canvas, video, recitazione) è sempre stata cruciale. Cosa rappresenta un album in
studio? E quanto ha contribuito l’ingresso di nuovi collaboratori nel progetto?
CM: Un album in studio è la possibilità di trovare per ogni brano l'abito definitivo, quello
che si ritiene possa meglio rappresentarlo a chi lo ascolterà. La nuova formazione è stata
determinante per la creazione di una musica più libera, meno legata ad una forma
costituita e più vicina all'improvvisazione contemporanea. Sette personalità molto
diverse, ciascuna con una fame di ricerca e una curiosità inesauribile, che hanno trovato
in Nichelodeon un contenitore per indirizzare energie in maniera giocosa.
Dal vostro punto di vista, qual è il ruolo dell’artista nella società? Che cosa può fare
la musica e l’arte in generale per dare il proprio contributo in questo momento storico?
CM: Essere libera. Fare un passo indietro, non recuperando forme come è stato fatto fin
qui, ma l'attitudine al rischio. C'è bisogno di invenzione, di guardare il dettaglio che viene
scartato, la famosa pietra che diviene testata d'angolo per scoprire prospettive nuove,
cariche di senso. L'arte si sta accomodando sempre più all'idea di “bello” corrente, è
troppo dipendente dal buon gusto, si maschera dietro al professionismo e, quando fa
finta di essere iconoclasta, ricorre a luoghi comuni per suscitare scalpore. Siamo tutti
troppo educati e quando ci vestiamo di rumore diveniamo degli spauracchi, figli della
televisione e della volgarità che la politica ci insegna. L'arte ha il dovere morale di
riscoprire la propria missione e chi la promuove deve avere il coraggio di accoglierne le
istanze più autentiche. Culturalmente sta per arrivare la ribellione, quella dura, che
lascerà un segno profondo perché confusa, disordinata e violenta. Non è più possibile far
finta di niente.
Grazie, Claudio.
NICHELODEON
(intervista a Claudio Milano del 18.12.2010)
Nichelodeon sono:
Francesco Chiapperini (sax alto e soprano, clarinetto, EWI), Andrea Illuminati (pianoforte,
melodica), Claudio Milano (voce), Andrea Murada (percussioni, didjeridoo strumenti per
la produzione di suoni e rumori); Max Pierini (contrabbasso elettrico); Luca Pissavini (viola
elettrificata, theremin, synth, strumenti giocattolo, field recordings, “Matilda” ovvero la
sua macchina per la produzione di rumori); Lorenzo Sempio (chitarra elettrica, synth
guitar, effetti). Ognuno ricorre a strumenti improvvisati e di recupero per la produzione di
timbriche idonee al contesto: bombarda, ocarine, flauti, bottiglie, bass pedals,
violoncello, chitarra baritona, registratori a nastro...
I principali collaboratori sono:
Luciano Margorani (chitarra, rasoio elettrico, strumenti da cucina assortiti), Carola Caruso
ed Estibaliz Igea (voci), Marco Tuppo (synth); Luca Olivieri (synth, glockenspiel), Ambra
Rinaldo (live painting “sonori” su tele con sensori amplificati); Claudio Pirro (chitarra
classica), Stefano Delle Monache e Antonello Raggi (laptop e trattamenti elettronici),
Valentina Campagni e Marco Bettagno (dipinti booklet); Paolo Rosset (grafiche); Andrea
Corbellini (fotografie); Marc Vincent Kalinka, Andrea Butera, Luca Cerlini, Frank Monopoli,
Gabriele Agresta e Charles Napier (video); l'attrice Manuela Tadini; dj Mikael.
I Quaderni - musica
Per notizie, video, brani
approfondimenti sulla band:
e
http://www.myspace.com/
nichelodeonband
http://www.youtube.com/
nichelodeonband
pag. 3 e 4
PERFORMANCE
ZOOM ON TEATRO DELL’ALEPH
1. Il vostro maggior pregio
Una solitudine quasi monastica.
2. Il vostro peggior difetto
La voglia di fare tante cose e farle subito.
3. Progetti per il futuro
Restare legati a quel che ci è stato
regalato: continuare a testimoniare il
mistero umano e la sua libertà che
cerca continuamente l’ALTRO.
“Edith Stein” di Teatro dell’Aleph
“Viaggio sotto la luna” di Teatro dell’Aleph
Teatro dell’Aleph (laboratorio di ricerca teatrale)
C’è un luogo in provincia di Monza e Brianza in cui Giovanni Moleri conduce con
passione la sua ricerca teatrale da più di vent’anni. Si trova a Bellusco in un capannone
accogliente ed attrezzato, dove negli anni sono passate numerose personalità storiche
del teatro di ricerca e tanti allievi, alcuni dei quali si sono poi fermati per studiare
entrando a far parte della compagnia. Questo luogo è il Teatro dell’Aleph.
Il mestiere del teatro – e quello della ricerca in particolare - richiede una disciplina ferrea,
dedizione e spirito di sacrificio. Molti intraprendono questa strada, affascinati dalle
possibilità espressive del corpo e della voce, dalla magia della scena, ma pochi resistono
e trovano le motivazioni, l’energia e le risorse necessarie per continuare. Giovanni Moleri
è un ricercatore vero che, pur lontano dai riflettori, è riuscito ad elaborare un linguaggio di
costruzione della scena rigoroso, frutto di decenni di studi e di sperimentazione teatrale.
Da dove muovono le vostre origini e che cosa ti ha spinto a dedicare la tua vita
all’arte del teatro?
GM: Tralasciando l’infanzia, dove nei cortili e sotto le terrazze si allestivano palcoscenici
improvvisati per piccole scenette, penso che il vero inizio sia da considerarsi la mia
partecipazione come attore all’allestimento “Annuncio fatto a Maria” di P. Claudel.
L’odore, il clima ed il tema di quello scritto teatrale, ne sono certo, hanno condizionato
tutta la mia vita. Il teatro divenne per me una via per cercare, lodare, domandare,
chiedere alla vita, DIO. Un teatro che potesse mostrare “un impossibile che diviene
possibile”, la bellezza che fosse in grado di dar senso all’apparente non senso, a quel non
senso più terribile che insidia l’uomo fin dai primi secondi della sua nascita: il non senso
della morte. Dire “impossibile possibile” per me ha sempre significato affermare e
testimoniare che esiste una ragione, un fatto, un sentimento, una ragionevolezza che ti fa
stare nella realtà profonda del tutto che esiste, capace di dare sostanza e senso a ciò
che altrimenti porterebbe alla disperazione. Un fatto, un uomo, un evento che diviene
senso del nostro fare teatro: Cristo. Non all’arte dunque ma a Lui vale la pena dedicare
l’esistenza e fare del mestiere dell’arte la via per raggiungerlo, perché “la bellezza sola è
capace di salvare il mondo”.
Che influenza hanno avuto gli incontri con alcuni dei più significativi maestri del
teatro del Novecento?
GM: I molti maestri mi hanno insegnato la tecnica del teatro. Tutti tranne uno: Grotowski.
Lui mi ha spalancato le porte del teatro come via verso altro e mi ha mostrato lo spirito
“romantico” della letteratura e del teatro polacco, istanza religiosa dell’essere.
Che cosa ti muove nella scelta di testi, autori e figure che poi diventano spettacoli?
GM: La mitologia del sacrificio quale necessità per la salvezza. Forse è per questo che in
me si è da sempre alimentato il desiderio di far parlare negli spettacoli i grandi uomini,
donne, temi che tendono a far guardare lo spettatore oltre il quotidiano, a percepire un
senso più alto della mera banalità, brutalità e sciatteria, a scoprire che la vita è abitata
dal mistero che in essa s’agita.
Che cosa significa dal tuo punto di vista essere un artista di teatro oggi?
GM: Il lavoro dell’artista è giungere, nella sua particolarità ed unicità soggettiva, a
sovvertire il buon senso comune che fa della materialità il valore sociale delle cose che si
vivono o si cercano; è giungere ad aprire nuovi mondi con cui si possa immaginare ed
innalzare la propria personalità a confini pieni di memoria del voler essere ciò che si
vorrebbe essere ma non si è. L’artista dovrebbe essere colui che mostra la profonda
verità delle cose in un modo a volte inaspettato: è mostrare l’impossibile e unico volto di
DIO, unico vero senso esistente in ogni piega del fare e dello sperare umano.
Grazie, Giovanni.
Bio in sintesi di Teatro dell’Aleph
Nato nel 1987 è un centro di cultura e
produzione teatrale dedicato al lavoro
dell’Attore e della Regia ed alla ricerca
pedagogica. Una tradizione elaborata
nel corso degli anni a diversi livelli:
Ricerca: riscoperta dei principi che
rendono affascinante l’opera teatrale e
vivo l’attore nel suo lavoro creativo, con
uno studio parallelo delle varie culture
teatrali e l’incontro-scambio con artisti di
tutto il mondo.
Pedagogia: centro stabile di educazione
al teatro. Scuola Interculturale di Teatro
(S.I.T.) costituita da una Scuola per Attori
(corso triennale sulle tecniche del lavoro
d’attore teatrale) e dall’Accademia
sperimentale di Regia teatrale (master
di regia in quattro sessioni con cadenza
trimestrale). Entrambi i corsi prevedono
lezioni teoriche e laboratori pratici, in
parte tenuti dagli attori e dal regista
della compagnia, in parte con il
contributo di personalità e maestri di
provenienza nazionale ed
internazionale.
Biblioteca: testi specializzati su teatro e
spettacolo; nastroteca con musica e
canti di ogni paese e cultura; videoteca
con le forme di teatro di ogni continente
e i fenomeni teatrali più rilevanti del XX
secolo.
Produzione: teatro artigianale che pone
l’attore al centro dell’evento scenico. Gli
spettacoli sono l’esito delle tappe di
ricerca condotta e realizzata dagli attori
e dal direttore della Compagnia. La
produzione comprende Spettacoli di
Teatro di Strada ed Eventi di Piazza,
Spettacoli di Prosa, Spettacoli per
Ragazzi, presentati più volte in festival
nazionali ed internazionali.
Eventi: organizza rassegne, festival e
manifestazioni culturali.
Editoria: collana Appunti di Teatro e
rivista Colpo di Scena.
Cinema: rassegne di film di qualità e
organizzazione di incontri con autori,
registi, critici ed esperti del linguaggio
cinematografico. Progetta e realizza film
e documentari.
www.teatroaleph.it
(intervista a Giovanni Moleri del 21.12.2010)
I Quaderni - performance
pag. 5
Ed ora la parola ai nostri portavoce dall’estero
per scoprire cosa succede nel resto del mondo.
I Quaderni
nel mondo
(ES) Daniela De Marchi
In questo numero Daniela ha scelto per noi
CATERINANGELA FADDA. Guitarrista del grupo Dinatatak.
En palabras de sus creadores, Dinatatak "sigue un camino de
investigación del elemento teatral que se desarrolla con la
introducción del Claqué, donde la figura del bailarín crea paisajes y le
da una imagen al sonido, además de enriquecer las composiciones
desde un punto de vista rítmico." Todo ello para lograr un
sorprendente formato de "teatro concierto".
Caterina, tú también emigrada a España... Es verdad que Italia está viviendo un periodo
de decadencia social y artística?
CF: Sí. La beca que gané para ir a estudiar a Barcelona fue la excusa para alejarme del
“paro artístico” que se vive en Italia. El actual gobierno ha hecho de mi país un lugar
antidemocrático e ignorante.
Los artistas, y los jovenes en
general, huyen.
Cuál es el repertorio de tu
grupo Dinatatak?
CF: Dinatatak tiene un
repertorio original que mezcla
musica jazz, funky, ritmos
étnicos, flamenco, teatro y
pinceladas de claqué.
Piensas que la “decadencia“
llegará pronto también a
España?
CF: En España no hay tanta
decadencia artística como en
Italia, porque aún se
mantienen subvenciones para la cultura. Por otro lado, hay muchas limitaciones para
tocar en espacios públicos; los músicos aceptan cachés ridículos para tocar en vivo y
esto destroza el mercado.
(di Daniela De Marchi)
www.myspace.com/dinatatak
In questo numero Sergio ha scelto per noi
FERNANDO DE LA ROCQUE. Golden cockroach_expressive
Nobody wants cockroaches in their homes. But Fernando de la
Rocque decided to make artworks out of these repulsive creatures he
captures on the streets in his long strolls in the middle of the night.
The artworks I am reporting here could be seen at an exhibit in Rio de
J a n e i ro i n S e p t e m b e r e n t i t l e d “ B a r a t a d e O u ro –
expressionante” (“Golden cockroach – expressive”, a pun with “impressionante”,
“impressive” in Portuguese that doesn’t emerge in English).
Facing the challenge of being an artist in a world ruled by the market, de la Rocque
materializes an oxymoron: the conflation of gold, the ultimate object of idolatry, with the
undesirable inhabitants of the sewage and hidden spots. Thus, icons of a highly
hierarchized world, his gold-paint sprayed insects associate desire with repugnance so as
to question the limits of art itself, the contradictions of a society that idolizes artworks as if
they were quasi divine objects.
Since art reveals something our utilitarian vision fails to see, it’s worth checking this
creative find:
http://fernandodelarocque.blogspot.com/2010_07_01_archive.html
(di Sergio Nunes Melo)
I Quaderni nel mondo
Luglio
2010:
vacanze in Perù.
Visita all’imperdibile
Machu Picchu e a
decine di altri siti
archeologici,
testimonianze di un
mondo decaduto, scomparso, ma
che ai tempi del loro massimo fulgore
videro la produzione di opere d‘arte
d‘altissimo livello. Camminando tra le
rovine, mi proiettavo in un ipotetico
anno 5000 d.C., fra i resti della civiltà
del Terzo Millennio che collassò per
una serie di cause di cui si conoscono
le origini, ma non la ragione per cui
non si fece quasi nulla per evitare la
catastrofe. Dei marziani in vacanza
sul pianeta Terra visiteranno il globo
ormai deserto: troveranno pezzi della
Statua della Libertà, lo scheletro di
una centrale nucleare, la carcassa
del Concorde, montagne di
computer seppelliti nel sottosuolo… E
si chiederanno: come mai tanta
tecnologia, tanta avanzata civiltà
sono repentinamente scomparse da
un pianeta così favorevole alla vita?
www.danielademarchi.es
(BR) Sergio Nunes Melo
Secondo il sociologo
Pierre Bourdieu, “l’arte
non può rivelare la
verità sull’arte se non
la
strappa,
trasformandola in un
evento.” Il punto è
che esiste una struttura di potere che
oggi come oggi può trasformare un
praticante in una celebrità oppure
annullarlo. Ma l’artista diventa più
forte, nietszcheanamente parlando,
se sceglie di non piegarsi a queste
logiche. È rivelatore osservare come
qualsiasi cosa può essere trasformata
in un oggetto di venerazione.
Siccome scrivo qui per lettori
prevalentemente italiani, vorrei
ricordare “Merda d’artista”, di Piero
Manzoni, che rimane una trovata
straordinaria per illustrare il fenomeno
dell’arte del nostro tempo. E
concludo introducendo il giovane
artista brasiliano che ho scelto per
questo numero, il quale ha
trasformato la commercializzazione
dell’arte in un tema essenziale, sia per
artisti che per gli amanti dell’arte.
Buona lettura e Buone Feste!
pag. 6
In questo numero Iwona ha scelto per noi
(USA) Iwona Adamczyk
WONGOERS. The Myrtle Avenue Bird Town.
In the hustle and bustle of our city lives, many of us tend to forget
about the fact that we are in the middle of an ecological crisis, and
that upon the shoulders of our generation lies the responsibility of not
just bringing awareness to the issue, but taking the necessary steps to
reverse some of the damage that is the price of civilization. Each and
every one of us is accountable for the harm that we bring onto our planet, and each
and every one of us will suffer the consequences of our actions, or better put our
indolence. Yet we all ask, what can I do? Is it worth the effort? Can I alone make a
difference? This is where the artist steps in.
The role of the artist in society is not simply to shock the public with a new and innovative
technique of creating works of art, but creating in a manner that evokes emotion,
engages the viewer and often calls them to action by introducing or highlighting the
issue at hand. Faced with the ecological crisis artists of the twenty-first century have
become the voice that gathers crowds to address a concern that has been ignored by
previous generations and one that will affect generations to come. Some do it on a
smaller scale by using recycled materials in their creations, and others dive into the
challenge head first by trying to erase the boundaries of cities and rural areas, seeking to
restore a long-lost harmony between them.
One of such projects I came across in New York is the Myrtle Avenue Bird Town, created
by Wongoers, an artist duet between Jennifer Wong and Daniel Goers. Together with the
NYC Department of Parks and Recreation, they have set out on a venture to create an
artistic, yet fully functional bird habitat in Fort Green, Brooklyn. The project consists of
about fifty birdhouses and birdfeeders hung in the proximity of Fort Green Park in order
not only to wow the passerby with its array of colors and shapes, but first and foremost to
attract and house the local bird population. Having used natural, recycled and found
material in the production of the birdhouses and feeders, has not only resulted in
attention-grabbing designs but put a stress on the importance of the reuse of materials in
order to edify about the environmental concern. Wongoers’ colorful arrangement invites
not only the avian friends to come and make a home in the neighborhood park but it
encourages the community members to stop by and converse about the endeavor that
this outlet of creativity has set the urbanites on. The new bird habitat has produced bird
feeder workshops, where young members of the community have constructed and
decorated birdfeeders while at the same time learning of the significance of unifying
nature and urbanity and the magnitude of actions that may seem minute or solitary. It is
crucial that we educate the young generation about the mistakes that were made and
mostly about ways to overturn them.
The arts have always had an extraordinary impact on the young minds, and if an artist
finds a way to communicate a SOS message to the future generation, their mission is
bound to carry on.
Sono
nata
e
cresciuta in Polonia.
Mi sono trasferita
negli Stati Uniti, a
New York, quando
avevo quattordici
anni. Dopo un paio
d’anni ho cominciato a pensare
che il cielo di New York fosse
eccezionale, più bello del cielo in
Polonia. Lo guardavo ed era
sempre fantastico, pieno di colori e
di contrasti, ed ero convinta che
fosse così solo qua. Oggi, che sono
ad un punto della mia vita in cui mi
rendo conto della bellezza che mi
circonda, ripenso a quel che
dicevo e credo che la natura
ovunque offra spettacoli unici.
Se maturiamo la consapevolezza di
apprezzare quello che non ha
prezzo, possiamo renderci conto
che la natura è preziosa e allo
stesso tempo fragile, facile da
perdere e difficile da recuperare.
Viviamo tutti sullo stesso pianeta e
in questo momento la situazione
generale richiede un’azione
immediata: possiamo inaugurare
un periodo di “rinascimento
ecologico”, cominciando con
piccoli provvedimenti. Quello che
vi presento in questo numero ne è
un esempio…
(di Iwona Adamczyk)
Please visit http://myrtleavenuebirdtown.com/
Also noteworthy: http://www.thiscityismine.com/gowanus/
Se avete voglia di
collaborare con noi,
presentando gli artisti e
l’arte della vostra nazione
o città, non esitate a
contattarci
[email protected]
I Quaderni nel mondo
pag. 7
Nuova Scena Antica
I Quaderni di
RIVISTA TRIMESTRALE
ANNO 2 N. 4 DICEMBRE 2010
IN QUESTO NUMERO
Hanno collaborato:
Daniela De Marchi (ES), Sergio Nunes Melo (BR)
Iwona Adamczyk (USA)
Desideriamo ringraziare:
LeoNilde Carabba
Claudio Milano e Nichelodeon
Giovanni Moleri e Teatro dell’Aleph
ARTE
MUSICA
PERFORMANCE
Il prossimo appuntamento è per marzo 2011
con un nuovo numero de I QUADERNI
Felice Anno Nuovo!
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I Quaderni di Nuova Scena Antica
pag. 8
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Anno 2 N.4 - Nuova Scena Antica