I Quaderni di Nuova Scena Antica GALLERY DICEMBRE 2010. GLI ARTISTI. LE CREAZIONI RIVISTA ON LINE ARTE MUSICA PERFORMANCE Segnali di declino, segnali di rinascita: il ruolo dell’artista e la crisi globale Una storia che si ripete E’ opinione corrente e condivisa ritenere che mai come in quest’epoca l’uomo viva una profonda crisi, la quale avrebbe ripercussioni in tutti i campi in cui si trova ad operare, incluso, ovviamente, quello artistico. Il leit motiv più diffuso riguarda, come è noto, il settore economico, motore di tutto il sistema, all’interno del quale le trasformazioni sociali e politiche in atto hanno comportato una altrettanto nota crisi di sistema. Al di là di quel che si dice e si sente, sono in pochi ad osservare anche un altro tipo di realtà e a credere che gli accadimenti esterni dipendano in gran parte da come pensiamo. Chi di noi oggi si azzarderebbe a ritenere quella attuale un’epoca decisiva e feconda, dove le occasioni di cooperazione e realizzazione dei propri progetti sono aumentate esponenzialmente? Se a quasi nessuno sovviene ad un certo punto un dubbio legittimo che rende spontanea questa riflessione, ancor di meno sono coloro che sentono di vivere un’epoca d’oro, dove la conoscenza ha fatto passi da gigante ed è accessibile ad ognuno di noi. Naturalmente questo non è il luogo per stabilire se ciò in cui crediamo corrisponda o meno a verità, tuttavia, proprio in momenti come questo, è importante ricordare che se curiosiamo nelle epoche passate, le opinioni correnti erano simili alle nostre: tutti si lamentavano e ritenevano la loro contemporaneità il periodo peggiore della storia dell’umanità. Allora come oggi, erano in pochi a non assecondare questi condizionamenti, tentando imprese ritenute impossibili dalla maggioranza, e realizzandole il più delle volte a dispetto dell’indifferenza e della precarietà da cui erano circondati. Il punto è che a noi sono giunti solo i frutti e i risultati migliori della storia, i grandi protagonisti, i geni e le loro imprese, non certo la loro contemporaneità, la quale, come i documenti attestano, credeva a tutto fuorché in nuove possibilità. Non è grazie a queste moltitudini che oggi siamo qui e godiamo di tutti i confort e le conquiste che ci circondano, ma a singoli individui che hanno creduto fino in fondo alle proprie idee. Per questi uomini la realtà comprendeva ciò che sentivano nella loro mente e nei loro cuori. (di Silvio Da Rù) SOMMARIO 1 Arte 2 Musica 3 Performance 5 I Quaderni nel mondo 6 Editoriale ANNO 2 N. 4 DICEMBRE 2010 Redazione Italia Nuova Scena Antica RIVISTA TRIMESTRALE direttore responsabile SILVIO DA RU’ project & art director DANIELA BESTETTI I Quaderni di Nuova Scena Antica nascono per raccogliere gli incontri significativi avvenuti nel panorama artistico contemporaneo internazionale ARTE MUSICA PERFORMANCE I Quaderni di I Quaderni - editoriale Nuova Scena Antica 2010 Alcuni diritti riservati www.nuovascenaantica.it pag.1 ARTE ZOOM ON LEONILDE 1. Il tuo maggior pregio Sono costante, organizzata e non mi perdo quasi mai d’animo. 2. Il tuo peggior difetto La costanza, quando testardaggine. “Stella Polare e Albero della Vita” 2010 “La Torre diventa una Porta” 2002 LeoNilde Carabba (pittrice) LeoNilde Carabba (la N maiuscola non è un refuso, ndr) ha di recente compiuto 72 anni. Tra i numerosi artisti che ho conosciuto di persona pochi incarnano come lei ciò che possiamo chiamare amore per la vita. La sua vitalità è coinvolgente, la sua opera misteriosa e profonda, la sua personalità amabile e sfidante al tempo stesso. Se confrontiamo le foto che la ritraggono negli anni d’oro delle avanguardie artistiche con il suo volto di oggi, il dubbio che abbia concluso un patto alla Dorian Gray ti sfiora: i suoi occhi sono limpidi, il suo viso è sereno, la pelle elastica e compatta, il sorriso largo e generoso. Il mio primo pensiero è stato: si può invecchiare così. Poi ho conosciuto la sua opera e il dubbio si è sciolto… Facciamo un passo indietro e partiamo da una tua dichiarazione del 1971, in cui affermasti: "la mia poetica si definisce con il concetto di arte come gioco, arte come vita, arte come continua reinvenzione del proprio essere nel mondo". Che cosa è cambiato da allora? LC: Non è cambiato nulla, ma si aggiunge molto. Prima di tutto la continua ricerca dell’integrazione tra il principio maschile e quello femminile, da cui nasce anche il modo di scrivere il mio nome: LeoNilde. Così onoro la parte maschile e quella femminile: significa Leone in Battaglia ed è quello che bisogna essere per essere Artista in questo Mondo e in questo Secolo. La tua storia e il tuo percorso artistico sono densi di avvenimenti, di svolte e di trasformazioni, anche radicali. C’è una frase di Pierre Restany che può aiutarci a capire il tuo rapporto con l’arte: "…basta dedicare un attimo di attenzione alla morfologia lirica del linguaggio di LeoNilde Carabba per intuire una verità evidente: questo tipo di pittura si fa con la pelle, con il sangue, con il cuore. Assumere questo tipo di linguaggio vuol dire essere pronta ad imparare nuove lezioni dalla vita, essere capace di dimostrare una generosità totale nell'incontro con il proprio destino". LC: Ci sono dei momenti nella vita dove bisogna scegliere tra carriera ed integrità, tra nevrosi e guarigione, tra quieto vivere e coraggio. Mi pare chiaro quali sono state le mie scelte, anche se lavorare per “diventare interi” all’inizio non paga. La tua produzione ad un certo punto si distingue per la presenza di simboli e la sperimentazione di materiali che consentono la rifrazione della luce. Che cosa sono i simboli nei tuoi quadri e che ruolo gioca la luce? LC: I simboli, come ha detto Riccardo Barletta in un suo bellissimo testo del 1991, sono il Sole, la Luna, le Stelle, la Montagna Sacra, lo Ziggurath e tutto quello che ci permette di “portare il Cielo sulla Terra”. E qui cito Cristina Muccioli, che ha scritto sul mio quadro “Mitakuye Oyasin” un pezzo illuminante. La rifrazione della luce negli anni ’60 era un desiderio di coinvolgere il fruitore in una visione attiva. Le tre visioni - luce naturale, di wood o buio totale - è per riportare nell’Opera la mutevolezza della Vita, è per suggerire il senso del sacro, è per ricordare di non demonizzare l’Ombra. Il tema di questo numero mette in relazione l’artista e la crisi globale. Dal tuo punto di vista e con 50 anni di carriera alle spalle, qual è il ruolo dell’artista nella società di oggi? LC: Ricordare che se non tutti possono essere Artisti, tutti possono essere creativi e la creatività dà forza, coraggio, passione di vivere e questo ci rende sani, felici e ci permette di “prendere in mano” la nostra esistenza, rifiutando i condizionamenti negativi che ci vengono imposti. Grazie, LeoNilde. (intervista del 15.12.2010) Danzando attorno all’Uno http://www.leonildecarabba.it/page1/page5/page2/page2.html diventa 3. Progetti per il futuro Febbraio 2011: Fiera di Innsbruck per Galleria Gnaccarini di Bologna con una parete di opere recenti e per Adelinda Allegretti di Roma con due opere degli anni ’70 nello stesso stand delle opere di Braque, Chagall, Dalì, Man Ray, Matisse, Picasso ed altri. Novembre 2011: personale a Salisburgo. Quanto ai miei progetti creativi, direi in sintesi che voglio unire sempre più arte, meditazione e simboli del profondo. Bio in sintesi di LeoNilde Carabba Classe 1938, attualmente residente a Sesto San Giovanni (MI), si forma nella Milano artistica degli anni ’50 e ‘60. Gode del suppor to e dell'influenza formativa di artisti come Hsiao Chin, Enrico Bay, Roberto Crippa, Castellani, Turcato, Bonalumi, Cristo, Tancredi, Fautrier, Piero Manzoni, Pino Pascali, Accardi; Lucio Fontana stesso presenta una delle sue prime esposizioni. Nel ‘66 comincia gli esperimenti sulla rifrazione della luce, ottenendo, mediante l'uso di microsfere di vetro e senza mezzi meccanici, una superficie ad intensità luminosa variabile secondo l'angolo di visuale del fruitore. Nel ‘68 pubblica saggi e recensioni sulle riviste GALA e AL-2. Dal ‘70 i suoi quadri di fanno componibili per aumentare la possibilità di interagire col quadro e superare la visione statica e passiva. In contemporanea ad un profondo coinvolgimento nel Movimento delle Donne, il suo lavoro si libera dell'impianto geometrico, diviene più fluido e motivi di mari, cieli, alberi, descrizioni geologiche della crosta del pianeta si impongono nelle sue tele. Nel ‘82 comincia a lavorare su legno. Si trasferisce a Bolinas (California) dove resterà per cinque anni. Nel ‘88 torna a Milano. Negli ultimi anni la produzione si raffina e concentra sui simboli del profondo. Le sue opere sono presenti in numerosi musei, collezioni private e pubblicate, recensite in decine di riviste, antologie e cataloghi. Ha tenuto mostre personali e collettive in tutto il mondo. www.leonildecarabba.it Maestri di Brera a Shanghai http://www.leonildecarabba.it/page1/page43/page43.html I Quaderni - arte pag. 2 MUSICA ZOOM ON NICHELODEON 1. Il vostro maggior pregio Attitudine al rischio. 2. Il vostro peggior difetto Bulimia. 3. Progetti per il futuro Concerti; partecipazione ad un disco tributo ai Pierrot Lunaire; nuovi suoni. Nichelodeon side one Nichelodeon side two Nichelodeon (progetto musicale) Abbiamo ospitato Nichelodeon nel n. 2 del 2009 de I QUADERNI. Sono trascorsi quasi due anni e il progetto musicale di Claudio Milano ha subito numerose trasformazioni. E’ un bel segnale constatare come alcune realtà non si rassegnino, trovando al contrario stimoli nuovi e l’energia necessaria per reagire e maturare a dispetto della “crisi”. Il 2010 è stato un anno decisivo per la band che, con un organico completamente rivoluzionato, ha pubblicato per l’etichetta Lizard l’album in studio Il gioco del silenzio e il dvd live Come sta Annie? Twin Peaks 20th anniversary show. Come nascono questi lavori? CM: Il gioco del silenzio è la concretizzazione di un sogno, ovvero l'organizzazione coerente del mio diario più intimo di canzoni, composizioni e reading, appuntati nell'arco di più di dieci anni prima di incontrare il giusto organico per dar loro la forma definitiva. Dagli inizi del secolo scorso, le retroavanguardie hanno iniziato a concepire la musica come “suono” - null'altro - dove è impossibile separare melodia, armonia ed esecuzione. Ad ogni ripresa il brano acquista un nuovo nome e una nuova forma, anche se prodotto da macchine. Il gioco del silenzio è la realizzazione del “qui e ora”: la ricerca di esecuzioni che rispondono all'idea di “istant composing,” ovvero composizioni in divenire che traggono spunto dal momento e dall'improvvisazione, lontana da retaggi accademici. Niente progressioni obbligate, solo una classe di bambini deviati intenti a seviziare i loro giochini e produrre suoni, nell'accezione più ampia possibile, seguito da un processo di mixaggio “creativo e pittorico”. L'incontro con musicisti dichiaratamente open-minded, mi ha permesso di fermare una volte per tutte, senza più rincorrerla, l'idea di una musica “totale” capace di accogliere indistintamente classica, contemporanea, jazz, etnica, canzone d'autore, elettronica, puro rumorismo, di centrifugare per bene il tutto con un approccio teatrale, espressionista e visivo, data la natura strettamente immaginifica del nostro percorso e che credo nasca dalla necessità di raccontare non solo grazie all'incontro dei suoni con le figure e i contenuti dei testi, ma soprattutto attraverso l'esplicitazione diretta dell'atto del rivolgersi agli altri. Dietro ad ogni passo dei brani è possibile vedere il movimento che ne consegue, non nell'ottica di posa autoreferenziale, da “personaggio”, ma come naturale conseguenza della profonda immedesimazione che è nell'atto stesso del raccontare. La musica diventa così un rituale, che, come tale, richiama altri elementi per ottenere un'immedesimazione, una partecipazione sensoriale ancora più viva del fruitore. Così nasce il dvd Come sta Annie?, che, ad alcune esecuzioni dal vivo del nostro repertorio, affianca video realizzati per l'occasione da 5 videomakers (Gabriele Agresta, Andrea Butera, Luca Cerlini, Marc Vincent Kalinka, Frank Monopoli), costumi, e la partecipazione di una pittrice (Ambra Rinaldo) impegnata in un viscerale, corporeo, live painting sonoro. La cornice è il ventesimo anniversario della messa in onda della prima puntata dello sceneggiato Twin Peaks di David Lynch, a cui abbiamo tributato un omaggio, sonorizzando a modo nostro l'ultimo episodio della serie. Nel primo capitolo, dedicato ai brani del nuovo disco, abbiamo integrato le immagini proiettate alle nostre spalle e sugli schermi laterali dello spazio in cui l'evento si è svolto con le riprese delle telecamere, realizzando un effetto surreale; nel secondo capitolo, dedicato alla sonorizzazione, al montaggio serratissimo dei nostri volti e delle mani che scivolano sugli strumenti si alternano le riprese di Lynch, e i movimenti sulla tela a sensori di Ambra, per dare la sensazione che tutto quanto sia stato ripreso all'interno della Loggia Nera. Bio in sintesi di Nichelodeon Laboratorio chimico per l'artigianato sonoro/visivo/performativo, nasce dalle composizioni del cantanteautore Claudio Milano e presentate all’estero (Biennale Arte Contemporanea Mosca 05; Festival Internazionale Teatro di Ricerca Repubblica Slovacca 04; CRT, Milano 04) durante spettacoli di teatro, teatro/danza, cor tometraggi, videoinstallazioni, performance, e che prendono la forma del recital La stanza suona ciò che non vedo. 2007: la prima formazione - Francesco Zago (chitarra elettrica), Maurizio Fasoli (pianoforte, readings), Riccardo di Paola (synth), Claudio Milano (voce), Marc Vincent Kalinka (video) e "letestedimary" (sculture) - registra il cd-r dal vivo Cinemanemico che ottiene più di 100 recensioni su riviste specializzate, quotidiani, webzine e passaggi radiofonici in tutto il mondo. 2008: terzo posto nella Rassegna Omaggio a Demetrio Stratos, partecipa al progetto Factory Art, dedicato a John Cage; nomination a Cinemanemico come "Best debut album" ai Progawards. 2009: con il compositore Luca Olivieri, gli interventi dell'attrice Manuela Tadini e i video del regista Charles Napier, la band registra Cinemanemico DVD. L’organico viene completamente rifondato: un’officina aperta per artisti provenienti dall'improvvisazione radicale, jazz, contemporanea, noise, artisti visivi, registi, attori, performer, danzatori, dj. 2010: esposizione Blighted Ovum della pittrice Valentina Campagni alla Abnormals Gallery di Berlino; mostra in video danza Solo in Azione Video del regista/coreografo/ performer Andrea Butera allo Studio 28 di Milano; per il ventennale della serie tv, sonorizzazione dell'ultimo atto di Twin Peaks al Bloom di Mezzago e al Leoncavallo (MI) nella Rassegna Sound Ciak!; vincitori della XIV Rassegna Omaggio a Demetrio Stratos; l'etichetta Lizard pubblica il nuovo cd Il gioco del silenzio e il dvd Come sta Annie? (l’intervista prosegue a pag. 4) I Quaderni - musica pag. 3 e 4 (l’intervista continua da pag. 3) C’è una frase d’esordio nel libretto del cd che cita: “To love one another or to take up arms against one another? We have been carefully brought up to hate our neighbours and to play the game of silence, which we now play as carefully as we can”. Cosa sottintende il “gioco del silenzio”? CM: Viviamo in un contesto culturale dove tutti facciamo costantemente e deliberatamente rumore: un caos così assordante da rendersi estraneo ai sensi, che ormai non lo percepiscono più e ci relegano in uno stato di alienazione perenne, dove tutto perde di valore e le vite degli altri, come la nostra, scorrono sullo schermo degli occhi come in attesa di qualcosa. Qualcosa che non arriva. Ci auguriamo immani catastrofi per la fine del calendario Maya, perdiamo intere giornate davanti ad uno schermo abbandonando la cognizione della vita reale, e smettiamo completamente di creare valore, consumati dall'ansia e dalla voglia di avere qualcosa che non c'è. La nostra è la società del silenzio, perché incapace di generare qualcosa che ci illumini in maniera duratura: qualcosa che non sia solo estasi, ma felicità. Il titolo del disco è ironico e fa riferimento al fatto che anche la nostra musica è vorace, rumorosa, “tutto troppo” e, come specchio del suo tempo, ne riflette alcuni aspetti, ponendo però l’attenzione su quello che sfugge nella nostra incapacità di godere appieno ciò che si ha. L'Ombra delle cose. Il nostro mondo musicale, oltre a riflettere ciò che vede al di fuori, incrina sottilmente la lastra di vetro. L'idea del titolo è nata dall'immagine di copertina dipinta da Valentina Campagni, artista delle ombre: una bambina senza bocca, che fissa qualcosa davanti e sé, incluso chi guarda, con alle spalle il paesaggio irreale, sospeso nel tempo, del Grande Cretto di Gibellina di Burri. Sotto questa prospettiva, Il gioco del silenzio diventa coercizione. Nichelodeon è un progetto dove la convivenza con le arti dal vivo (musica, live canvas, video, recitazione) è sempre stata cruciale. Cosa rappresenta un album in studio? E quanto ha contribuito l’ingresso di nuovi collaboratori nel progetto? CM: Un album in studio è la possibilità di trovare per ogni brano l'abito definitivo, quello che si ritiene possa meglio rappresentarlo a chi lo ascolterà. La nuova formazione è stata determinante per la creazione di una musica più libera, meno legata ad una forma costituita e più vicina all'improvvisazione contemporanea. Sette personalità molto diverse, ciascuna con una fame di ricerca e una curiosità inesauribile, che hanno trovato in Nichelodeon un contenitore per indirizzare energie in maniera giocosa. Dal vostro punto di vista, qual è il ruolo dell’artista nella società? Che cosa può fare la musica e l’arte in generale per dare il proprio contributo in questo momento storico? CM: Essere libera. Fare un passo indietro, non recuperando forme come è stato fatto fin qui, ma l'attitudine al rischio. C'è bisogno di invenzione, di guardare il dettaglio che viene scartato, la famosa pietra che diviene testata d'angolo per scoprire prospettive nuove, cariche di senso. L'arte si sta accomodando sempre più all'idea di “bello” corrente, è troppo dipendente dal buon gusto, si maschera dietro al professionismo e, quando fa finta di essere iconoclasta, ricorre a luoghi comuni per suscitare scalpore. Siamo tutti troppo educati e quando ci vestiamo di rumore diveniamo degli spauracchi, figli della televisione e della volgarità che la politica ci insegna. L'arte ha il dovere morale di riscoprire la propria missione e chi la promuove deve avere il coraggio di accoglierne le istanze più autentiche. Culturalmente sta per arrivare la ribellione, quella dura, che lascerà un segno profondo perché confusa, disordinata e violenta. Non è più possibile far finta di niente. Grazie, Claudio. NICHELODEON (intervista a Claudio Milano del 18.12.2010) Nichelodeon sono: Francesco Chiapperini (sax alto e soprano, clarinetto, EWI), Andrea Illuminati (pianoforte, melodica), Claudio Milano (voce), Andrea Murada (percussioni, didjeridoo strumenti per la produzione di suoni e rumori); Max Pierini (contrabbasso elettrico); Luca Pissavini (viola elettrificata, theremin, synth, strumenti giocattolo, field recordings, “Matilda” ovvero la sua macchina per la produzione di rumori); Lorenzo Sempio (chitarra elettrica, synth guitar, effetti). Ognuno ricorre a strumenti improvvisati e di recupero per la produzione di timbriche idonee al contesto: bombarda, ocarine, flauti, bottiglie, bass pedals, violoncello, chitarra baritona, registratori a nastro... I principali collaboratori sono: Luciano Margorani (chitarra, rasoio elettrico, strumenti da cucina assortiti), Carola Caruso ed Estibaliz Igea (voci), Marco Tuppo (synth); Luca Olivieri (synth, glockenspiel), Ambra Rinaldo (live painting “sonori” su tele con sensori amplificati); Claudio Pirro (chitarra classica), Stefano Delle Monache e Antonello Raggi (laptop e trattamenti elettronici), Valentina Campagni e Marco Bettagno (dipinti booklet); Paolo Rosset (grafiche); Andrea Corbellini (fotografie); Marc Vincent Kalinka, Andrea Butera, Luca Cerlini, Frank Monopoli, Gabriele Agresta e Charles Napier (video); l'attrice Manuela Tadini; dj Mikael. I Quaderni - musica Per notizie, video, brani approfondimenti sulla band: e http://www.myspace.com/ nichelodeonband http://www.youtube.com/ nichelodeonband pag. 3 e 4 PERFORMANCE ZOOM ON TEATRO DELL’ALEPH 1. Il vostro maggior pregio Una solitudine quasi monastica. 2. Il vostro peggior difetto La voglia di fare tante cose e farle subito. 3. Progetti per il futuro Restare legati a quel che ci è stato regalato: continuare a testimoniare il mistero umano e la sua libertà che cerca continuamente l’ALTRO. “Edith Stein” di Teatro dell’Aleph “Viaggio sotto la luna” di Teatro dell’Aleph Teatro dell’Aleph (laboratorio di ricerca teatrale) C’è un luogo in provincia di Monza e Brianza in cui Giovanni Moleri conduce con passione la sua ricerca teatrale da più di vent’anni. Si trova a Bellusco in un capannone accogliente ed attrezzato, dove negli anni sono passate numerose personalità storiche del teatro di ricerca e tanti allievi, alcuni dei quali si sono poi fermati per studiare entrando a far parte della compagnia. Questo luogo è il Teatro dell’Aleph. Il mestiere del teatro – e quello della ricerca in particolare - richiede una disciplina ferrea, dedizione e spirito di sacrificio. Molti intraprendono questa strada, affascinati dalle possibilità espressive del corpo e della voce, dalla magia della scena, ma pochi resistono e trovano le motivazioni, l’energia e le risorse necessarie per continuare. Giovanni Moleri è un ricercatore vero che, pur lontano dai riflettori, è riuscito ad elaborare un linguaggio di costruzione della scena rigoroso, frutto di decenni di studi e di sperimentazione teatrale. Da dove muovono le vostre origini e che cosa ti ha spinto a dedicare la tua vita all’arte del teatro? GM: Tralasciando l’infanzia, dove nei cortili e sotto le terrazze si allestivano palcoscenici improvvisati per piccole scenette, penso che il vero inizio sia da considerarsi la mia partecipazione come attore all’allestimento “Annuncio fatto a Maria” di P. Claudel. L’odore, il clima ed il tema di quello scritto teatrale, ne sono certo, hanno condizionato tutta la mia vita. Il teatro divenne per me una via per cercare, lodare, domandare, chiedere alla vita, DIO. Un teatro che potesse mostrare “un impossibile che diviene possibile”, la bellezza che fosse in grado di dar senso all’apparente non senso, a quel non senso più terribile che insidia l’uomo fin dai primi secondi della sua nascita: il non senso della morte. Dire “impossibile possibile” per me ha sempre significato affermare e testimoniare che esiste una ragione, un fatto, un sentimento, una ragionevolezza che ti fa stare nella realtà profonda del tutto che esiste, capace di dare sostanza e senso a ciò che altrimenti porterebbe alla disperazione. Un fatto, un uomo, un evento che diviene senso del nostro fare teatro: Cristo. Non all’arte dunque ma a Lui vale la pena dedicare l’esistenza e fare del mestiere dell’arte la via per raggiungerlo, perché “la bellezza sola è capace di salvare il mondo”. Che influenza hanno avuto gli incontri con alcuni dei più significativi maestri del teatro del Novecento? GM: I molti maestri mi hanno insegnato la tecnica del teatro. Tutti tranne uno: Grotowski. Lui mi ha spalancato le porte del teatro come via verso altro e mi ha mostrato lo spirito “romantico” della letteratura e del teatro polacco, istanza religiosa dell’essere. Che cosa ti muove nella scelta di testi, autori e figure che poi diventano spettacoli? GM: La mitologia del sacrificio quale necessità per la salvezza. Forse è per questo che in me si è da sempre alimentato il desiderio di far parlare negli spettacoli i grandi uomini, donne, temi che tendono a far guardare lo spettatore oltre il quotidiano, a percepire un senso più alto della mera banalità, brutalità e sciatteria, a scoprire che la vita è abitata dal mistero che in essa s’agita. Che cosa significa dal tuo punto di vista essere un artista di teatro oggi? GM: Il lavoro dell’artista è giungere, nella sua particolarità ed unicità soggettiva, a sovvertire il buon senso comune che fa della materialità il valore sociale delle cose che si vivono o si cercano; è giungere ad aprire nuovi mondi con cui si possa immaginare ed innalzare la propria personalità a confini pieni di memoria del voler essere ciò che si vorrebbe essere ma non si è. L’artista dovrebbe essere colui che mostra la profonda verità delle cose in un modo a volte inaspettato: è mostrare l’impossibile e unico volto di DIO, unico vero senso esistente in ogni piega del fare e dello sperare umano. Grazie, Giovanni. Bio in sintesi di Teatro dell’Aleph Nato nel 1987 è un centro di cultura e produzione teatrale dedicato al lavoro dell’Attore e della Regia ed alla ricerca pedagogica. Una tradizione elaborata nel corso degli anni a diversi livelli: Ricerca: riscoperta dei principi che rendono affascinante l’opera teatrale e vivo l’attore nel suo lavoro creativo, con uno studio parallelo delle varie culture teatrali e l’incontro-scambio con artisti di tutto il mondo. Pedagogia: centro stabile di educazione al teatro. Scuola Interculturale di Teatro (S.I.T.) costituita da una Scuola per Attori (corso triennale sulle tecniche del lavoro d’attore teatrale) e dall’Accademia sperimentale di Regia teatrale (master di regia in quattro sessioni con cadenza trimestrale). Entrambi i corsi prevedono lezioni teoriche e laboratori pratici, in parte tenuti dagli attori e dal regista della compagnia, in parte con il contributo di personalità e maestri di provenienza nazionale ed internazionale. Biblioteca: testi specializzati su teatro e spettacolo; nastroteca con musica e canti di ogni paese e cultura; videoteca con le forme di teatro di ogni continente e i fenomeni teatrali più rilevanti del XX secolo. Produzione: teatro artigianale che pone l’attore al centro dell’evento scenico. Gli spettacoli sono l’esito delle tappe di ricerca condotta e realizzata dagli attori e dal direttore della Compagnia. La produzione comprende Spettacoli di Teatro di Strada ed Eventi di Piazza, Spettacoli di Prosa, Spettacoli per Ragazzi, presentati più volte in festival nazionali ed internazionali. Eventi: organizza rassegne, festival e manifestazioni culturali. Editoria: collana Appunti di Teatro e rivista Colpo di Scena. Cinema: rassegne di film di qualità e organizzazione di incontri con autori, registi, critici ed esperti del linguaggio cinematografico. Progetta e realizza film e documentari. www.teatroaleph.it (intervista a Giovanni Moleri del 21.12.2010) I Quaderni - performance pag. 5 Ed ora la parola ai nostri portavoce dall’estero per scoprire cosa succede nel resto del mondo. I Quaderni nel mondo (ES) Daniela De Marchi In questo numero Daniela ha scelto per noi CATERINANGELA FADDA. Guitarrista del grupo Dinatatak. En palabras de sus creadores, Dinatatak "sigue un camino de investigación del elemento teatral que se desarrolla con la introducción del Claqué, donde la figura del bailarín crea paisajes y le da una imagen al sonido, además de enriquecer las composiciones desde un punto de vista rítmico." Todo ello para lograr un sorprendente formato de "teatro concierto". Caterina, tú también emigrada a España... Es verdad que Italia está viviendo un periodo de decadencia social y artística? CF: Sí. La beca que gané para ir a estudiar a Barcelona fue la excusa para alejarme del “paro artístico” que se vive en Italia. El actual gobierno ha hecho de mi país un lugar antidemocrático e ignorante. Los artistas, y los jovenes en general, huyen. Cuál es el repertorio de tu grupo Dinatatak? CF: Dinatatak tiene un repertorio original que mezcla musica jazz, funky, ritmos étnicos, flamenco, teatro y pinceladas de claqué. Piensas que la “decadencia“ llegará pronto también a España? CF: En España no hay tanta decadencia artística como en Italia, porque aún se mantienen subvenciones para la cultura. Por otro lado, hay muchas limitaciones para tocar en espacios públicos; los músicos aceptan cachés ridículos para tocar en vivo y esto destroza el mercado. (di Daniela De Marchi) www.myspace.com/dinatatak In questo numero Sergio ha scelto per noi FERNANDO DE LA ROCQUE. Golden cockroach_expressive Nobody wants cockroaches in their homes. But Fernando de la Rocque decided to make artworks out of these repulsive creatures he captures on the streets in his long strolls in the middle of the night. The artworks I am reporting here could be seen at an exhibit in Rio de J a n e i ro i n S e p t e m b e r e n t i t l e d “ B a r a t a d e O u ro – expressionante” (“Golden cockroach – expressive”, a pun with “impressionante”, “impressive” in Portuguese that doesn’t emerge in English). Facing the challenge of being an artist in a world ruled by the market, de la Rocque materializes an oxymoron: the conflation of gold, the ultimate object of idolatry, with the undesirable inhabitants of the sewage and hidden spots. Thus, icons of a highly hierarchized world, his gold-paint sprayed insects associate desire with repugnance so as to question the limits of art itself, the contradictions of a society that idolizes artworks as if they were quasi divine objects. Since art reveals something our utilitarian vision fails to see, it’s worth checking this creative find: http://fernandodelarocque.blogspot.com/2010_07_01_archive.html (di Sergio Nunes Melo) I Quaderni nel mondo Luglio 2010: vacanze in Perù. Visita all’imperdibile Machu Picchu e a decine di altri siti archeologici, testimonianze di un mondo decaduto, scomparso, ma che ai tempi del loro massimo fulgore videro la produzione di opere d‘arte d‘altissimo livello. Camminando tra le rovine, mi proiettavo in un ipotetico anno 5000 d.C., fra i resti della civiltà del Terzo Millennio che collassò per una serie di cause di cui si conoscono le origini, ma non la ragione per cui non si fece quasi nulla per evitare la catastrofe. Dei marziani in vacanza sul pianeta Terra visiteranno il globo ormai deserto: troveranno pezzi della Statua della Libertà, lo scheletro di una centrale nucleare, la carcassa del Concorde, montagne di computer seppelliti nel sottosuolo… E si chiederanno: come mai tanta tecnologia, tanta avanzata civiltà sono repentinamente scomparse da un pianeta così favorevole alla vita? www.danielademarchi.es (BR) Sergio Nunes Melo Secondo il sociologo Pierre Bourdieu, “l’arte non può rivelare la verità sull’arte se non la strappa, trasformandola in un evento.” Il punto è che esiste una struttura di potere che oggi come oggi può trasformare un praticante in una celebrità oppure annullarlo. Ma l’artista diventa più forte, nietszcheanamente parlando, se sceglie di non piegarsi a queste logiche. È rivelatore osservare come qualsiasi cosa può essere trasformata in un oggetto di venerazione. Siccome scrivo qui per lettori prevalentemente italiani, vorrei ricordare “Merda d’artista”, di Piero Manzoni, che rimane una trovata straordinaria per illustrare il fenomeno dell’arte del nostro tempo. E concludo introducendo il giovane artista brasiliano che ho scelto per questo numero, il quale ha trasformato la commercializzazione dell’arte in un tema essenziale, sia per artisti che per gli amanti dell’arte. Buona lettura e Buone Feste! pag. 6 In questo numero Iwona ha scelto per noi (USA) Iwona Adamczyk WONGOERS. The Myrtle Avenue Bird Town. In the hustle and bustle of our city lives, many of us tend to forget about the fact that we are in the middle of an ecological crisis, and that upon the shoulders of our generation lies the responsibility of not just bringing awareness to the issue, but taking the necessary steps to reverse some of the damage that is the price of civilization. Each and every one of us is accountable for the harm that we bring onto our planet, and each and every one of us will suffer the consequences of our actions, or better put our indolence. Yet we all ask, what can I do? Is it worth the effort? Can I alone make a difference? This is where the artist steps in. The role of the artist in society is not simply to shock the public with a new and innovative technique of creating works of art, but creating in a manner that evokes emotion, engages the viewer and often calls them to action by introducing or highlighting the issue at hand. Faced with the ecological crisis artists of the twenty-first century have become the voice that gathers crowds to address a concern that has been ignored by previous generations and one that will affect generations to come. Some do it on a smaller scale by using recycled materials in their creations, and others dive into the challenge head first by trying to erase the boundaries of cities and rural areas, seeking to restore a long-lost harmony between them. One of such projects I came across in New York is the Myrtle Avenue Bird Town, created by Wongoers, an artist duet between Jennifer Wong and Daniel Goers. Together with the NYC Department of Parks and Recreation, they have set out on a venture to create an artistic, yet fully functional bird habitat in Fort Green, Brooklyn. The project consists of about fifty birdhouses and birdfeeders hung in the proximity of Fort Green Park in order not only to wow the passerby with its array of colors and shapes, but first and foremost to attract and house the local bird population. Having used natural, recycled and found material in the production of the birdhouses and feeders, has not only resulted in attention-grabbing designs but put a stress on the importance of the reuse of materials in order to edify about the environmental concern. Wongoers’ colorful arrangement invites not only the avian friends to come and make a home in the neighborhood park but it encourages the community members to stop by and converse about the endeavor that this outlet of creativity has set the urbanites on. The new bird habitat has produced bird feeder workshops, where young members of the community have constructed and decorated birdfeeders while at the same time learning of the significance of unifying nature and urbanity and the magnitude of actions that may seem minute or solitary. It is crucial that we educate the young generation about the mistakes that were made and mostly about ways to overturn them. The arts have always had an extraordinary impact on the young minds, and if an artist finds a way to communicate a SOS message to the future generation, their mission is bound to carry on. Sono nata e cresciuta in Polonia. Mi sono trasferita negli Stati Uniti, a New York, quando avevo quattordici anni. Dopo un paio d’anni ho cominciato a pensare che il cielo di New York fosse eccezionale, più bello del cielo in Polonia. Lo guardavo ed era sempre fantastico, pieno di colori e di contrasti, ed ero convinta che fosse così solo qua. Oggi, che sono ad un punto della mia vita in cui mi rendo conto della bellezza che mi circonda, ripenso a quel che dicevo e credo che la natura ovunque offra spettacoli unici. Se maturiamo la consapevolezza di apprezzare quello che non ha prezzo, possiamo renderci conto che la natura è preziosa e allo stesso tempo fragile, facile da perdere e difficile da recuperare. Viviamo tutti sullo stesso pianeta e in questo momento la situazione generale richiede un’azione immediata: possiamo inaugurare un periodo di “rinascimento ecologico”, cominciando con piccoli provvedimenti. Quello che vi presento in questo numero ne è un esempio… (di Iwona Adamczyk) Please visit http://myrtleavenuebirdtown.com/ Also noteworthy: http://www.thiscityismine.com/gowanus/ Se avete voglia di collaborare con noi, presentando gli artisti e l’arte della vostra nazione o città, non esitate a contattarci [email protected] I Quaderni nel mondo pag. 7 Nuova Scena Antica I Quaderni di RIVISTA TRIMESTRALE ANNO 2 N. 4 DICEMBRE 2010 IN QUESTO NUMERO Hanno collaborato: Daniela De Marchi (ES), Sergio Nunes Melo (BR) Iwona Adamczyk (USA) Desideriamo ringraziare: LeoNilde Carabba Claudio Milano e Nichelodeon Giovanni Moleri e Teatro dell’Aleph ARTE MUSICA PERFORMANCE Il prossimo appuntamento è per marzo 2011 con un nuovo numero de I QUADERNI Felice Anno Nuovo! 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