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Rassegna stampa
LA NUOVA SARDEGNA MARTEDÌ 13 MAGGIO 2014
33
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L’aPPELLO » A DARIO FRANCESCHINI
Biblioteca universitaria
«Diamole il nome
di Enrico Berlinguer»
il documento
Tra i primi
firmatari
Brigaglia
e Mannuzzu
La richiesta al ministro dal mondo culturale sassarese
Per ricordare l’impegno civile di un grande leader politico
di Sante Maurizi
◗ SASSARI
Era bello, a Sassari durante Monumenti aperti, vedere tanta
gente su e giù per lo scalone del
vecchio ospedale di piazza Fiume. Come un anno fa, quando
fu possibile accedervi – sempre
per Monumenti aperti – dopo il
restauro conservativo che ne
svelò i volumi, i materiali, le
graniglie, gli infissi, i volti in pietra e i nomi dei tanti benefattori che permisero l'avvio dell'
opera e il mantenimento nei
decenni delle sue funzioni. Restauro curatissimo persino in
dettagli apparentemente insignificanti, come lo stucco ai
bordi delle vetrate che dai bracci delle camerate si affacciano
sulla cappella. (Lo stucco: cingomma dei poveri, memorie di
mestieri lontani e del povero
Ernesto Nemecsek, il cui nome
viene scritto in lettere minuscole, per una ingiusta condanna,
nei verbali della "Società dello
stucco" dei ragazzi della via
Pàl).
Forse è proprio il cappellone
della Santissima Annunziata a
illustrare nel modo più efficace
quella Sassari di metà Ottocento che sentì stretti gli abiti di un
tempo: i colori accesi, l'altare,
gli affreschi, le statue e il baldacchino affastellano gotico, rinascimento, controriforma e
neoclassicismo in uno spazio
ristretto, quasi con l'urgenza di
recuperare il tempo perduto.
Come appunto andava facendo, e in fretta, una classe dominante che coglieva l'opportunità di essere dirigente anche grazie alla realizzazione di opere
di pubblica utilità.
di Salvatore Mannuzzu
◗ SASSARI
La nuova sede della Biblioteca universitaria
Enrico Berlinguer
Ora la città sta per riallacciarsi a quella fase così rilevante
della propria storia. Il 23 giugno, al termine di un'operazione di trasferimento complessa
e delicata, la Biblioteca Universitaria inaugurerà nell'"ospedale vecchio" la propria sede, alla
presenza del Ministro dei Beni
Culturali Dario Franceschini.
Gli oltre trecentomila volumi si
sposteranno dal Rettorato a
piazza Fiume per meno di mezzo chilometro, ma il tragitto fra
modalità di fruizione così diverse è ben più consistente. Quello della Biblioteca non sarà un
semplice trasloco. Sarà una rifondazione: un ospedale realizzato grazie alle donazioni di cittadini sassaresi e del Sassarese
ritorna nella disponibilità dei
sassaresi e del Sassarese come
centro di cultura. L'Adriano di
Marguerite Yourcenar diceva
definizione tematiche attualissime e concrete: lo status dei
beni librari e archivistici nell'
era digitale, la condizione generale del Paese e quella particolare, drammatica per tanti
aspetti, della città. Dare spazio
ai libri e al pensiero in tempi come questi può essere un gesto
eversivo e disperato, o dare impulso alla fisionomia di un territorio. Allora anche la possibile
intitolazione della biblioteca è
parte non secondaria delle strategie di comunicazione di un
luogo che non può essere un
mero deposito, ma può proiettarsi all'esterno come fulcro dinamico di iniziative e identità.
Ed è bene che il tema diventi di
discussione pubblica, sappia
sfuggire ai meccanismi opachi
degli uffici ministeriali e delle
gerarchie burocratiche (immagino procedure più complesse
L’11 giugno ricorre
il trentesimo
anniversario della morte
Per Sassari un’occasione
per onorare la propria
tradizione di luogo
di studio e di elaborazione
del pensiero politico
che fondare biblioteche è come costruire ancora granai
pubblici, "ammassare riserve
contro l'inverno dello spirito".
Quelle scorte saranno raccolte
a Sassari in spazi dove trovò riparo l'inverno dei corpi.
Tutti gli aspetti di un'operazione così importante debbono allora essere considerati attentamente, a maggior ragione
perché convergono nella sua
di quelle di una commissione
comunale sulla toponomastica) per diventare patrimonio
dei cittadini. Ciò che dovrebbero auspicare per prime le istituzioni locali e i rappresentanti
politici regionali e nazionali,
coinvolgendo direttamente il
Ministro e la sottosegretaria
Francesca Barracciu.
L'appello che promuove l'intitolazione della biblioteca a
Enrico Berlinguer contiene in
breve tutte le ragioni della proposta. Se ne potrebbero aggiungere altre. Perché è imbarazzante che a Berlinguer la sua
città abbia intestato un tratto di
collegamento su una rotatoria,
in una zona periferica e non
abitata. Perché è il sassarese
dell'età contemporanea più famoso al mondo. Perché è il
trentennale della scomparsa.
Perché è Enrico Berlinguer.
Quando vince il desiderio di bellezza
Che cosa significa lo straordinario successo di “Monumenti aperti” a Sassari e a Cagliari
di Costantino Cossu
Monumenti aperti a Sassari
Aprite un qualsiasi quotidiano, agganciate un qualsiasi sito Internet, sintonizzatevi con
il telecomando su un qualsiasi
canale televisivo: l’immagine
dell’Italia che ne ricavate sembra essere quella di un Paese
incialtronito.
Tangentopoli
che ritorna; la vergogna dei
morti a Lampedusa senza che
nessuno riesca a fare niente
per fermare le stragi ricorrenti;
lo squallore delle scritte in curva Sud all’Olimpico, durante
la partita Roma-Juventus, con
la solidarietà a Daniele De San-
tis, il tifoso che avrebbe sparato a un supporter del Napoli;
talent show che ormai sfruttano, nella guerra dell’audience,
anche i bambini.
La tentazione di alzare bandiera bianca è forte. Ma poi accadono fatti che restituiscono
almeno un po’ di speranza. Ad
esempio ciò che s’è visto a Sassari e a Cagliari durante gli ultimi due week end, quando decine di migliaia di persone
hanno partecipato a Monumenti aperti. Le cifre sono davvero impressionanti: 96.000 visitatori e Cagliari e 42.000 a
Sassari. Famiglie intere che so-
spetteresti sedate per sempre
da “Amici” o da “Facebook” e
che invece vedi fare la fila davanti al Museo Sanna a Sassari
o all’Orto botanico a Cagliari.
In un clima di festa in cui la curiosità della scoperta, il piacere della conoscenza erano autentici. E tangibile era la passione per la bellezza.
Che cosa vuol dire questa sete di conoscenza e di bellezza
in un Paese che per molti versi
appare invece in preda a un generale imbarbarimento? Si potrebbe suonare ancora una
volta la solfa che l’interesse
della gente dimostra, contro
un diffuso luogo comune, che
“con la cultura si mangia”;
che, tradotto, significa che con
la cultura si possono produrre
profitti e reddito. Ma francamente non è questo che interessa. E per due motivi.
Primo, perché ci sono realtà
(cito soltanto Venezia) in cui
per produrre reddito attraverso la cultura si sono fatti danni
enormi, violentando assetti urbani e identità storiche. E bisognerebbe fermarsi anche a riflettere su che cosa sono diventati alcuni grandi musei (in Italia e all’estero) consegnati alla
logica del massimo guadagno.
Un gruppo di intellettuali, giornalisti, operatori culturali, ricercatori universitari, professionisti, ex magistrati firmano
un appello per l’intitolazione
della Biblioteca universitaria
ad Enrico Berlinguer. Ecco il testo dell’appello:
«Trent'anni fa moriva Enrico Berlinguer. Rivolgiamo un
appello al Ministro dei Beni
Culturali e a tutte le istituzioni
interessate perché venga intitolata a Enrico Berlinguer la Biblioteca che a breve trasferirà a
Sassari la sede dall'Università
all'ex Ospedale di piazza Fiume. Sassari, la città nella quale
Berlinguer è nato e si è formato
negli anni cruciali della giovinezza, ha l'occasione irripetibile non solo di ricordarne la passione e l'impegno politico e civile, ma di onorare nel modo
migliore la propria tradizione
di luogo di studio ed elaborazione del pensiero politico».
Primi firmatari: Manlio Brigaglia, Salvatore Mannuzzu, Simonetta Bagella, Gianni Caria,
Paolo Carta, Daniela Cossiga,
Vindice Lecis, Sante Maurizi,
Antonietta Mazzette, Paola Pittalis, Pier Paolo Roggero, Sandro Roggio, Lucia Angelica Salaris, Giovanni Antonio Tabasso, Sandra Piras Tedde
Adesioni su [email protected]
e
www.change.org
Il secondo motivo è che il
desiderio di conoscenza e di
bellezza è importante non tanto perché può produrre profitto, ma perché può funzionare
da antidoto a una deriva antropologica che nel corso del ventennio berlusconiano ha cancellato ogni segno di comune
appartenenza, sostituendolo
con un devastante individualismo proprietario.
La cultura è importante non
tanto perché ci si mangia, ma
perché attraverso il sapere critico si acquista autonomia di
pensiero e quindi libertà. Un
Paese senza cultura (senza dissenso) è più facile che diventi
un Paese di servi.
Ecco perché i 42.000 di Sassari in coda per visitare monumenti e i 96.000 di Cagliari sono un segnale forte di resistenza.
LA NUOVA SARDEGNA SABATO 17 MAGGIO 2014
33
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l’appello a franceschini
l’anniversario
Il Pd di Renzi
ricorda
il leader
comunista
◗ ROMA
ni di italiani di tutte le età –
questo chiedono».
Una figura rispettata e apprezzata in Italia e nel mondo...
«Succede che gli italiani mi-
gliori siano apprezzati più
all’estero che da noi. Così ad
esempio è per Antonio Gramsci, verso cui in Italia non si ha
un'attenzione tanto forte
quanto invece nel resto del
mondo, dove è conosciuto e
studiato in tutte le università.
Dappertutto trovano le riflessioni di Gramsci meritevoli di
analisi, ancora ricche di indicazioni per il presente. Per
Berlinguer direi che vale la
stessa cosa. Uno può anche dire che alla fine il suo progetto
è stato sconfitto, però la sua figura rimane. E molto positiva,
più di quanto non lo sia quella
di Palmiro Togliatti, ad esempio. Anche fuori dai confini
italiani. Quando ci sono stati i
funerali del segretario del Pci
vivevo in Inghilterra e ricordo
lo spazio enorme che fu dato
da tutte le televisioni britanniche a quell’evento».
«La democrazia è il valore storicamente universale sul quale
fondare un’originale società
socialista». Era il 3 novembre
1977 ed Enrico Berlinguer pronunciò queste parole a Mosca,
durante il suo discorso in occasione del 60˚ anniversario della Rivoluzione d’ottobre. A 30
anni dalla morte, la sinistra italiana ricorda il leader comunista: seminari, convegni e manifestazioni commemorano un
uomo dal grande fascino. I deputati del Partito democratico
hanno organizzato – giovedì
scorso al palazzo San Macuto
di Roma – una conferenza dal
titolo «Berlinguer nel suo tempo», durante la quale eventi
storici e ricordi personali si sono intrecciati nel tentativo di
approfondire il senso di un
pensiero. Roberto Speranza,
capogruppo del Pd alla Camera, ha ricordato Berlinguer
spostando l’attenzione sul significato di quell’esperienza
oggi. «Siamo in un’epoca – ha
detto Speranza – in cui le categorie classiche della politica
sono messe in discussione.
Possiamo rileggere Berlinguer
dando una risposta concreta
alla crisi del rapporto tra società e democrazia attraverso le
riforme istituzionali».
Il Berlinguer del compromesso storico, della questione
morale, dell’austerità: perché
ricordare, oggi, il leader del
Pci? Che senso ha, nel terzo
millennio, confrontarsi con il
suo pensiero e con le sue scelte politiche? Domande non facili. Una cosa però certamente
si può dire: non si tratta tanto
di rivendicare l’attualità di Berlinguer (per molti aspetti, però, anche questo), quanto piuttosto di utilizzare un pensiero,
un metodo – quello di Berlinguer – in cui la passione civile è
sempre unita all’analisi della
società, la politica mai disgiunta dalla cultura. (red.c.)
Fiume. Oltre mille firme in tre
giorni, con adesioni che continuano ad arrivare numerose.
Tra queste quella della sottosegretaria ai Beni Culturali Francesca Barracciu. Ma tra gli
esponenti del mondo della politica che hanno firmato l’appello ci sono anche l’ex ministro
dell’Interno Beppe Pisanu, il segretario regionale del Partito
democratico Silvio Lai e il candidato alla carica di sindaco di
Sassari Nicola Sanna. Anche
quatrro dei cinque candidati alla carica di rettore dell’Università di Sassari hanno firmato.
Sono: Massimo Carpinelli, Giuseppe Pulina, Eraldo Sanna
Passino e Marco Vannini. Dei
cinque l’unico a non aderire
all’appello è quindi Andrea
Montella. L’orientamento dei
candidati rettori è importante,
visto che a Berlinguer andreb-
be intestata, come si diceva, la
Biblioteca dell’Università.
Tra gli altri che hanno firmato il documento diffuso dalla
Nuova Sardegna sono da segnalare: Gianfranco Cabiddu,
Giuseppina Fois, Fabrizio Bottini, Anna Sanna (ex sindaco di
Sassari), Simone Giuliani, Antonio Minisola e Carlo Mannoni.
Primi firmatari dell’appello sono: Manlio Brigaglia, Salvatore
Mannuzzu, Simonetta Bagella,
Gianni Caria, Paolo Carta, Daniela Cossiga, Vindice Lecis,
Sante Maurizi, Antonietta Mazzette, Paola Pittalis, Pier Paolo
Roggero, Sandro Roggio, Lucia
Angelica Salaris, Giovanni Antonio Tabasso e Sandra Piras
Tedde.
«E' dovere di un Paese civile
e democratico – ha detto Francesca Barracciu per spiegare la
sua adesione all’iniziativa – ri-
cordare e tramandare ai nostri
figli la statura morale ed intellettuale di uno dei più illuminati politici che non solo la Sardegna, ma l'Italia intera abbia
mai espresso».
«Trent'anni fa – si legge nellappello – moriva Enrico Berlinguer. Rivolgiamo un appello al
ministro dei Beni culturali e a
tutte le istituzioni interessate
perché venga intitolata a Berlinguer la Biblioteca dell’Università di Sassari, la città nella
quale Berlinguer è nato e si è
formato. Sassari ha l'occasione
irripetibile non solo di ricordare l'impegno politico e civile di
Berlinguer, ma di onorare nel
modo migliore la propria tradizione di luogo di studio ed elaborazione del pensiero politico». Adesioni su [email protected]
e
www.change.org
Enrico Berlinguer. Un appello che ha tra i primi firmatari Manlio Brigaglia e Salvatore Mannuzzu chiede che gli sia intitolata la Biblioteca dell’Università di Sassari
di Fabio Canessa
◗ SASSARI
In breve tempo l’iniziativa ha
coinvolto centinaia di persone, tutte convinte della bontà
dell'iniziativa di lanciare un
appello al ministro dei Beni
culturali, Dario Franceschini,
e a tutte le istituzioni interessate perché venga intitolata a
Enrico Berlinguer la Biblioteca universitaria di Sassari, che
tra poche settimane si trasferirà nell'ex ospedale di piazza
Fiume. Un trasloco breve per
la distanza, ma di grande significato simbolico. Cambierà di
sede un imponente patrimonio librario, custodito in un
luogo centrale nella storia culturale di Sassari, la città nella
quale Berlinguer è nato e si è
formato negli anni cruciali della giovinezza. Un’occasione
importante, secondo il comitato promotore dell’appello,
per ricordare la passione e
l'impegno politico e civile di
Berlinguer.
Tra i già tanti firmatari della
petizione c'è anche lo scrittore e antropologo Giulio Angioni.
Perché ha firmato?
«Non posso che essere favorevole a questa proposta. Perché intitolare le biblioteche solo a personaggi che hanno vissuto di libri? Berlinguer, che
tra l'altro di libri ne ha scritti,
ha fatto cose più importanti.
Per me è quindi una buonissi-
Giulio Angioni: «Sassari
ricordi il suo Berlinguer»
L’iniziativa per dedicare la Biblioteca dell’Università al segretario del Pci
«È stato importante per tutti gli italiani, non soltanto per il suo partito»
ma idea. Non vedo obiezioni.
Casomai qualcuno potrebbe
dire perché non un altro personaggio. Se fosse stato chiesto che la Biblioteca universitaria di Sassari venisse intitolata ad Antonio Segni, io avrei
detto ugualmente di sì. Ma
Berlinguer va anche meglio».
A trent'anni dalla morte
un’occasione irripetibile per
celebrare una figura politica
di livello assoluto com’ è stata il segretario del Pci?
«È stato un uomo importante per il senso comune di tutti
gli italiani e non solo dei comunisti. Ha dato molto, ci ha
mostrato un modo di fare politica che oggi ci manca molto.
Berlinguer ha incarnato in positivo la possibilità di una politica pulita, mossa dagli ideali,
non sguaiata, sobria, seria».
Un luogo di studio come
una biblioteca, perfetto dun-
Lo scrittore Giulio Angioni
que preservarne il ricordo anche tra i giovani?
«Berlinguer è diventato
l'emblema della possibilità
che la politica sia una cosa seria e onesta. I giovani – e milio-
NOMI ILLUSTRI TRA GLI ADERENTI
Tante firme, da De Cataldo a Pisanu
E tra gli aspiranti rettori resta fuori soltanto Andrea Montella
di Costantino Cossu
◗ SASSARI
Paolo Fresu, Giancarlo De Cataldo, Massimo Carlotto, Nadia
Urbinati, Edoardo Salzano, Lella Costa, Giulio Angioni, Guido
Melis, Bianca Pitzorno, Bruno
Tognolini, Maria Giacobbe. Sono solo alcuni dei nomi della
cultura che hanno aderito
all’appello lanciato sulle pagine della Nuova Sardegna per intitolare a Enrico Berlinguer la
Biblioteca universitaria di Sassari in occasione del suo trasferimento nella nuova sede
dell’ex ospedale civile di piazza
Lo scrittore Giancarlo De Cataldo
34
Cultura e Spettacoli
LA NUOVA SARDEGNA DOMENICA 18 MAGGIO 2014
il dibattito
Biblioteca universitaria, idee a confronto
Si è ormai aperto il dibattito sulla proposta di intitolazione ad Enrico Berlinguer di una delle più antiche istituzioni sassaresi
perché sì
perché no
Un nome che spalanchi ai giovani
gli orizzonti più vasti del sapere
Un tempio della cultura
che non ha bisogno di padrini
di Paolo Carta
C
ome ha ricordato Sante
Maurizi, su queste pagine, è bello che il nome
cui intitolare la nuova Biblioteca Universitaria di Sassari diventi oggetto di discussione
pubblica. Le biblioteche universitarie, ovunque nel mondo, sono il cuore pulsante della
vita accademica; il luogo nel
quale le nuove generazioni sperimentano, accanto al rigore
della ricerca scientifica, la gioia
di essere parte di una comunità, sia pure per un breve e circoscritto periodo di tempo. È in
quelle sale che s'impara a pensare autonomamente. È lì che il
lavoro fatto nelle aule, genera
nuova vita e nuove idee. E benché la nostra eredità non sia
preceduta da alcun testamento, come amava ripetere René
Char, è pur vero che quel lascito si conserva anche e soprattutto nelle biblioteche. Intitolare una biblioteca, dunque, implica che si rifletta oggi su ciò
che vorremmo fosse ricordato
domani. Su chi vorremmo che
la nostra città ricordasse domani. Quale esempio del nostro recente passato desideriamo che
non sia dimenticato in futuro?
Quale espressione della nostra
città ci sentiamo di voler presentare a chi frequenterà quella biblioteca? La scelta è nostra
ed è in un certo senso una scelta identitaria, perché dice molto di chi siamo noi oggi.
L'idea di dedicare a Enrico
Berlinguer una biblioteca universitaria, sottoscritta spontaneamente e con grande interesse da tanti sostenitori, riempie
di gioia. A trent'anni dalla
scomparsa, si presenta la possibilità di rendere adeguatamente omaggio alla personalità che
più di ogni altra ha interpretato
la cifra caratteristica della città,
per la quale del resto è nota nel
mondo: quella misteriosa e persistente fertilità dimostrata nella crescita della cultura politica, non solo isolana.
La scelta di Enrico Berlin-
guer potrà ricordare a quanti
frequenteranno la Biblioteca
Universitaria, l'importanza di
coltivare orizzonti ampi negli
studi così come nella vita. Incoraggerà gli studenti dell'isola a
mirare in alto, come gli arcieri
prudenti del Machiavelli, i quali, conoscendo "fino a quanto
va la virtù del loro arco", e sapendo che il bersaglio è troppo
lontano, "pongono la mira assai più alta".
Certo l'esempio di Berlinguer è solo un esempio: un modo per restituire l'"odore" di
una virtù politica di cui il mondo intero ha fatto esperienza.
La politica è, infatti, tra le altre
cose, quell'attività, che mediante un confronto tra uomini liberi, tenta di risolvere i problemi
cronici che affliggono una comunità. Insieme ad essi fa fronte anche a quelli del tutto nuovi
e inattesi, che si presentano per
di più in circostanze destinate
a mutare nel tempo. Difficilmente pertanto si presta a essere indirizzata mediante la semplice applicazione di esempi
tratti dal passato, che poco o
male si adattano al presente. E
tuttavia, perché possa ritrovare
la propria credibilità, davanti
alle facili tentazioni di eliminarla definitivamente dalla sfera
delle attività umane, ha bisogno di ricercare nel passato
quegli esempi di giudizio e responsabilità, che da soli giustificano il coraggio di affrontare
nuove sfide nella luce abbagliante della sfera pubblica.
Esempi come Enrico Berlinguer.
Se si sceglierà di intitolare a
Enrico Berlinguer, la nuova biblioteca universitaria sarà chiaro che Sassari è ancora una città capace di correre il rischio di
compiere per sé le scelte più
semplici e ovvie, direi quasi naturali. Quale scelta migliore,
dunque, di un suo concittadino, che non ha mai smesso di
difendere la buona politica?
Docente di Storia
delle dottrine politiche
Università di Trento
di Eugenia Tognotti
«C
Enrico Berlinguer
l’appello
La petizione al ministro Franceschini
ora apre un fronte di discussione
Pochi giorni fa un gruppo di
intellettuali, di professionisti,
di magistrati, di giornalisti ha
lanciato un appello al ministro
dei Beni culturali, Dario Franceschini,
perché la
Biblioteca
della
Università di
Sassari, in
occasione
del suo
imminente
trasferimento nella sede dell’ex
ospedale di piazza Fiume (nella
foto), sia intitolata ad Enrico
Berlinguer, di cui sta per essere
celebrato il trentesimo
anniversario della morte.
L’appello ha raccolto nel giro di
pochi giorni più di un migliaio di
adesioni, anche fuori della
Sardegna (Nadia Urbinati,
Giancarlo De Cataldo, Massimo
Carlotto, Lella Costa). Tra gli
aderenti sardi, Salvatore
Mannuzzu, Manlio Brigaglia,
Paolo Fresu, Bianca Pitzorno,
Giulio Angioni, Bruno Tognolini,
Maria Giacobbe, Guido Melis).
Anche Francesca Barracciu, la
sottosegretaria ai Beni culturali
– il ministero che poi alla fine
dovrà prendere la decisione – si
è detta d’accordo con i
promotori dell’appello.
In questa pagina, insieme con
l’intervento di uno dei primi
firmatari della petizione, Paolo
Carta, riportiamo anche la
posizione contraria di Eugenia
Tognotti.
Si apre un dibattito in cui
differenti posizioni potranno
confrontarsi.
i sedemmo dalla
parte del torto visto
che tutti gli altri posti erano occupati». Si ha l’impressione di trovarsi nella condizione espressa in questo caustico aforisma di Brecht ad
avanzare qualche riserva sulla
proposta di intitolare a Enrico
Berlinguer la Biblioteca universitaria. Vale però la pena, qualche volta, di mettersi o di trovarsi dalla parte del torto, se si
hanno buone ragioni per sostenere posizioni diverse rispetto
a quelle del consistente gruppo
di intellettuali che hanno lanciato un appello. Intitolare a
Enrico Berlinguer quella piazza
del sapere che è la Biblioteca
universitaria della città in cui è
nato, assumerebbe un significato di grande valore civile, sostengono i promotori dell’iniziativa, sostenuti dal sottosegretarioai Beni culturali Francesca Barracciu. Che insiste sulla
necessità di mantenere vivo «il
ricordo di un uomo, che fece
della giustizia sociale e della
rettitudine morale uno stile di
vita». Ora, Dio solo sa se non
avremmo bisogno dei valori
che egli praticava – rigore, moralità, equilibrio, tenacia – che
gli sono unanimemente riconosciuti, per uscire dalla deriva
etica che ha investito questo
Paese. Ma perché non cominciare a esercitarli, nel concreto
dell’azione politica e nelle istituzioni, quei valori politici, etici, morali da trasmettere alle
giovani generazioni? E’ con
l’esempio, e non con un’intitolazione della Biblioteca universitaria, che si creeranno le condizioni per battere malcostume politico e corruzione.
Ma vi sono molte altre ragioni per dire che non si tratta di
una scelta “giusta”. Intanto Enrico Berlinguer è un punto di riferimento per tutti, e non solo
per Sassari e i sassaresi. Perché,
viene da chiedersi, scegliere
un’intitolazione – e a tamburo
battente – per l’antica Bibliote-
IL NUOVO CD
CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA
DI ROBERTO
VECCHIONI
Grafimedia Comunicazione Sassari
IN ESCLUSIVA
DAL
15 AL 25 MAGGIO 2014
ca universitaria di Sassari,
200.000 volumi, un patrimonio
librario di alta specializzazione
cresciuto e organizzato nel corso di quattro secoli? Non ha un
nome, per dire, la Biblioteca
universitaria di Pavia , una delle più antiche e importanti università italiane ed europee, 650
anni di storia, che pure potrebbe attingere ad un interminabile repertorio di nomi di celebri
maestri, tra cui quello del premio Nobel per la Medicina Camillo Golgi, che in quell’Università insegnò per decenni.
Né sono intitolate a un qualche
gigante del pensiero o personaggio illustre le Biblioteche di
altre grandi Università italiane.
Che intitolano, semmai, singole aule, dipartimenti, biblioteche di Facoltà a studiosi o
scienziati che hanno aperto la
strada al progresso o segnato
un’epoca, come Alessandro
Volta o Cesare Beccaria, autore
del celeberrimo pamphlet “Dei
delitti e delle pene”, cui si devono i concetti fondamentali del
diritto penale moderno. Effettuate, in genere, in occasione
di anniversari, le scelte di intitolare scuole, biblioteche, istituti
a figure che hanno lasciato una
traccia significativa di sé, illustrando la cultura, le arti, le
scienze, la storia delle idee, sono molto impegnative, soggette a precise procedure. Non per
niente, sono affidate, in genere,
a organi ollegiali – consigl, commissioni, Senato accademico
(quando si tratta di istituti
scientifici o aule)– che decidono dopo aver preso in esame diverse opzioni. E, non di rado, le
decisioni provocano polemiche aspre, come quella in corso
nel paese veneto di Santa Maria di Sala sull’intitolazione a
Sandro Pertini di una sala teatro. A decidere sarà il ministero
dei Beni culturali: c’è da sperare che la proverbiale lentezza
delle procedure intervenga a
dettare decisioni più meditate.
Docente di Storia
della medicina
Università di Sassari
A 8,80
EURO
PIù IL PREZZO DEL QUOTIDIANO
34
Cultura e Spettacoli
LA NUOVA SARDEGNA MERCOLEDÌ 21 MAGGIO 2014
LA BIBLIOTECA UNIVERSITARIA DI SASSARI
» IL DIBATTITO
il libro
Chiara Valentini,
la biografia
politica
del leader Pci
Una immagine di Enrico Berlinguer
di Costantino Cossu
◗ SASSARI
Si apre il match tra Enrico Berlinguer e Grazia Deledda. Per
chiedere al ministro dei Beni
Culturali Dario Franceschini
l’intitolazione al Premio Noberl nuorese della Biblioteca
dell’Università di Sassari è nato un comitato che sta raccogliendo firme sul web (sinora
ne sono arrivate 380). Promotore è Dino Manca, filologo e responsabile della commissione
Lingua e cultura sarda dell’ateneo sassarese.
«La biblioteca – scrive Manca nel suo appello – è un'istituzione, un presidio, un simbolo
che comunica, a partire dalla
sua intitolazione. E chi, ci si
chiede, meglio di una scrittrice, di un premio Nobel, può
rappresentare il "granaio" etico ed estetico dei sardi, il modello letterario più alto, il paradigma di un'identità di popolo, contro quell'"inverno dello
spirito" tante volte evocato?»
«Con la Deledda – aggiunge
Manca – l'isola entrò a far parte
dell'immaginario europeo. Il libro le permise di oltrepassare
la "finestra-limine" per proiettarsi nel mondo e con lei la terra-madre ritornò a essere centro e non più periferia, luogo
mitico e archetipo di tutti i luoghi: "I libri e i giornali sono i
miei amici e guai a me senza di
loro". Per lei, prima donna a
vincere il premio Nobel e prima donna nella storia d'Italia a
essere candidata alle elezioni
politiche quando alle donne
non era stato ancora riconosciuto il diritto di voto, la scrit-
Un ritratto di Grazia Deledda. Sotto, Gustavo Zagrebelsky e Renato Soru
«Un luogo della memoria
La scelta giusta è la Deledda»
◗ ROMA
La Biblioteca universitaria di
Sassari ha come compiti
istituzionali quello di acquisire e
conservare la produzione
editoriale italiana e straniera;
conservare e valorizzare le
proprie raccolte storiche; fornire
informazioni bibliografiche.
Possiede circa 200.000 volumi. Il
nucleo storico comprende circa
1500 manoscritti, 71 incunaboli,
3500 edizioni del Cinquecento,
4600 edizioni del Seicento.
L'origine della Biblioteca risale al
lascito che Alessio Fontana,
funzionario della cancelleria
imperiale di Carlo V, destinò nel
1558 alla fondazione di un
Collegio gesuitico. Acquisito nel
1632 dall'Università di Sassari, il
patrimonio librario fu
progressivamente incrementato.
Risale alla fine dell'800
l'acquisizione alla biblioteca del
Condaghe di San Pietro di Silki
(secc. XII-XIV), importante fonte
per lo studio della storia e della
lingua sarda.
Dino Manca per la
scrittrice: «Con lei
la Sardegna è entrata
nell’immaginario
dell’Europa intera»
Alla petizione
per il segretario Pci
molte adesioni
dal mondo universitario
non solo sassarese
tura divenne occasione straordinaria di riscatto e di libertà:
"Se vostro figlio vuole fare lo
scrittore o il poeta sconsigliatelo fermamente. Se continua
minacciatelo di diseredarlo. Oltre queste prove, se resiste, cominciate a ringraziare Dio di
avervi dato un figlio ispirato,
diverso dagli altri". Un vero
esempio per tantissimi giovani».
Intanto anche sull’altro fronte, quello pro Berlinguer, prosegue la raccolta di firme. Ieri
ne sono arrivate tre “pesanti”:
quella di Gustavo Zagrebelsky,
ex presidente della Corte costituzionale, quella di Renato Soru, candidato del Pd alle elezio-
ni europee, e quella di Claudia
Firino, assessore regionale alla
Cultura. Ma anche dall’Università di Sassari vengono consensi. Tra gli altri, quelli di Lio Mura (preside di Scienze politiche), di Alberto Moravetti, di
Antonio Fadda, di Simone Pajno e di Patrizia Patrizi. E arrivano adesioni anche da atenei
fuori dell’isola: Gianni Francioni (Università di Pavia), Valerio
Cappozzo (University of Mississippi), Fabrizio Deriu (Università di Teramo).Tra le altre
firme illustri pro Berlinguer,
Paolo Fresu, Goffredo Fofi,
Giancarlo De Cataldo, Nadia
Urbinati, Beppe Pisanu, Massimo Carlotto e Lella Costa.
Chi è stato in realtà Enrico Berlinguer, il segretario più amato
(ma anche contestato e travisato) del Pci? A trent’anni dalla
sua morte drammatica e in un
mondo radicalmente cambiato,
Chiara Valentini ne ricostruisce
una storia politica e umana più
densa e intrigante di quanto si
era potuto fare finora nel libro
appena uscito da Feltrinelli
“Enrico Berliguer” (428 pagine,
14 euro).
Dall’infanzia ferita da un
dramma familiare a un’adolescenza ribelle, all’incontro con i
comunisti e con Togliatti, si snodano la vita e la carriera di un
politico diverso. La sua è la vicenda di un uomo che ha voluto
sfidare le rigidità di un mondo
diviso in blocchi con la passione
del rischio con cui affrontava le
tempeste di mare nella sua Sardegna. Dopo il colpo di stato polacco, aveva tagliato i ponti con
l’Urss in modo definitivo. Aveva
osato progettare il comunismo
nella democrazia, un’ipotesi intollerabile sia a Mosca sia a
Washington. Aveva cercato di
cambiare l’Italia con il compromesso storico, e forse ci sarebbe
riuscito senza il rapimento e
l’assassinio di Aldo Moro. Aveva
dimostrato di avere la vista lunga indicando nella questione
morale e nella degenerazione
dei partiti “ridotti a macchine di
potere e di clientela” il problema più drammatico dell’Italia.
Se lo “strano comunista”, come
lo definiva la stampa Usa, non
fosse morto troppo presto, forse
anche la storia della sinistra e
dell’Italia sarebbe stata diversa.
vorava, la sensazione di dolore
e amarezza per la perdita di
uno dei musicisti più sensibili
e completi della nostra terra
che proprio a questo progetto
per gli Amici della Musica e lo
stesso “Palestrina” ha lavorato. Così gli organizzatori hanno inteso dedicare l’iniziativa
e la rassegna di concerti proprio al ricordo di Pellegrini. Un
primo momento, si spera, di
manifestazioni che in futuro
potrebbero essere dedicate
proprio alla sua memoria.
Due le giornate dedicate a
Scelsi, con la presenza di musicologi di chiara fama come Gabriele Garilli che ha studiato a
fondo, in numerose opere e
saggi , l’opera di Scelsi e quella
di studiosi come Luciano Martinis , amico personale di Scelsi e presidente della Fondazione intitolata a Isabella Scelsi.
Sarà proprio Martinis a tenere
la relazione (alle ore 16,30) su
“Estensioni estatiche/La scrittura musicale come estensione dle sublime”. A seguire Garilli invece parlerà de “La genesi del Quartetto n.4/Dalla magia dei nastri alla forza dell’interpretazione”. La musica di
Scelsi sarà al centro del concerto, l’indomani alle 20 nell’Auditorium del Conservatorio.
Si parte con “Krishna e Rada” con Enrico De Felice al
flauto e Riccardo Leone al piano e si prosegue con “Ho” col
soprano Alessandra G. Longo,
“Rucke di Guck” con la stessa
soprano all’ottavino, De Felice
e Andrea Desogus alle percussioni, “Hyxos” con Di Felice e
Desogus, “Khoom” con l’ensemble formato da Elena
Schirru, soprano, Corrado Lepore e Corrado Masoni, violi-
ni, Gabriele Piras , viola, Nicoletta Pintor, violoncello, Efisio
Lilliu, corno e Roberto Migoni,
percussioni. Dirige Aldo Brizzi. Il Modular quartet, gruppo
di Pellegrini, eseguirà invece
“Riti: funerali di Achille”. Ancora infine “Quays” e “Pranam
II” per nove strumenti. Sempre domani al Minimax con il
recital del pianista Lorenzo di
Bella alle 18,30 prende il via la
rassegna degli Amici della Musica. Di Bella proporrà pagine
di Rachmaninov. Stessa location per il 5 giugno. Di scena la
pianista Elisa D’Auria tra pagine di Scarlatti, Liszt e Wagner.
Il 12 è la volta del pianista Andrea
Bacchetti
con
le
“Variazioni Goldberg”. Il 17 la
pianista Giovanna Borruso nel
segno di Haydn. Sipario il 19
giugno con il chitarrista Nicola
Jappelli tra Paganini e Tarrega.
Parte sul web un contro appello per l’intitolazione al Premio Nobel nuorese
Per Berlinguer firmano Zagrebelsky, Renato Soru e l’assessore Claudia Firino
la biblioteca
Straordinario tesoro di 200.000 volumi
Compositori, omaggio a Scelsi
Nel segno di Roberto Pellegrini
di Walter Porcedda
◗ CAGLIARI
Un omaggio non convenzionale all’opera del grande compositore Giacinto Scelsi, antesignano del minimalismo, intellettuale e musicista che tanta
parte ha avuto nella formazione delle ultime leve della scena contemporeanea è il cuore
di un progetto messo a punto
daLucio Garau e Roberto Pellegrini, quest’ultimo scomparso
recentemente. Ed è davvero
palpabile, al Conservatorio
“Palestrina”, dove il geniale
percussionista insegnava e la-
Chiara Valentini
Il percussionista Roberto Pellegrini ideatore del progetto su Scelsi
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Una petizione per ricordare Enrico Berlinguer
negli spazi recuperati della sua città natale,
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Il sassarese Enrico Berlinguer, protagonista negli anni 70 della breve ma intensa
stagione del "compromesso storico" è stato forse l’ultimo carismatico segretario del
Partito Comunista italiano, al contempo figura istituzionale ed icona contemporanea
capace di interpretare ancora oggi efficacemente un’esigenza diffusa di moralizzazione
della politica e della società italiana.
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Nel rapporto schivo fra Berlinguer e la sua città rientra forse anche il pudore della
memoria, che ora, nel trentennale della sua morte -l’11 giugno prossimo- reclama la
compiutezza del ricordo e il recupero degli spazi, anche fisici, della sua espressione. Nasce
da questa esigenza l’idea della petizione per intitolare al grande politico sardo la nuova
sede della Biblioteca Universitaria, un patrimonio di oltre 300 mila volumi che
troveranno collocazione all’interno del vecchio ospedale cittadino e la cui inaugurazione è
prevista il 23 giugno alla presenza del Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini.
La petizione, giunta a quota mille firme, vede fra i suoi sostenitori -fra gli altri- i nomi di
Manlio Brigaglia, Salvatore Mannuzzu, Paolo Carta, Daniela Cossiga, Sante Maurizi, Sandro
Roggio, Giovanni Antonio Tabasso, cui si sono aggiunti negli ultimi giorni quelli del giurista
Gustavo Zagrebelsky, del saggista e critico cinematografico Goffredo Fofi, del politico
Renato Soru, del musicista Paolo Fresu. Ma per dare ancora più forza alla petizione
occorre continuare a firmare, dicono i promotori.
E’ possibile, ancora per alcuni giorni, sottoscrivere la petizione sul sito change.org
all’indirizzo http://www.change.org/it/petizioni/ministro-dei-beni-culturali-dariofranceschini-intitolazione-a-enrico-berlinguer-della-biblioteca-universitaria-disassari
23 maggio 2014
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Enrico Berlinguer, Sassari e il dovere della
memoria: ecco chi ha già aderito alla petizione
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"Fra circa un mese, a Sassari, la Biblioteca Universitaria trasferirà la propria sede dal
Rettorato all’ex Ospedale di piazza Fiume. Oltre trecentomila volumi troveranno dimora in
un sito che accurati restauri hanno trasformato in un modernissimo centro di cultura. Dare
spazio ai libri e al pensiero in tempi come questi può essere un gesto eversivo, disperato, o
dare impulso alla fisionomia di un territorio. L'Adriano di Marguerite Yourcenar diceva che
fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, "ammassare riserve contro
l'inverno dello spirito". Quelle scorte saranno raccolte a Sassari in luoghi dove trovò riparo
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l'inverno dello spirito". Quelle scorte saranno raccolte a Sassari in luoghi dove trovò riparo
l'inverno dei corpi".
"Come quella cagliaritana, l’Universitaria di Sassari è in realtà una delle 46 biblioteche
pubbliche statali che hanno avuto origine, sede e linfa dai locali Atenei. È in tale contesto,
pubblico e nazionale dell’istituzione, che è maturata la proposta di intitolare la biblioteca a
Enrico Berlinguer. Un appello al quale hanno aderito finora centinaia di cittadini e nomi
illustri: Paolo Fresu, Lella Costa, Gustavo Zagrebelsky, Giancarlo De Cataldo,
Salvatore Mannuzzu, Maria Giacobbe, Bianca Pitzorno, Flavio Soriga, Renato Soru,
Goffredo Fofi, Manlio Brigaglia, Massimo Carlotto, hanno sottoscritto di slancio. Perché
a trent’anni dalla scomparsa è tempo che lo Stato onori un sassarese che nello Stato e
nelle istituzioni repubblicane ha posto i fondamenti della propria elaborazione politica, e
della propria azione negli anni difficili e decisivi dell’attacco terroristico".
"Perché la moralità e la passione di Berlinguer costituiscono un modello attualissimo e
costante di impegno politico e civile. Perché Sassari può così onorare nel modo migliore la
propria tradizione di luogo di studio ed elaborazione del pensiero politico. Perché è
imbarazzante che a Berlinguer la sua città abbia intestato un tratto di collegamento su una
rotatoria in periferia. Perché è il sassarese dell'età contemporanea più famoso al mondo".
Perché è Enrico Berlinguer".
Sante Maurizi è attore, regista e autore, tra i fondatori nel 1979 de La botte e il cilindro,
organismo che gestisce dal 1990 il teatro Il Ferroviario di Sassari e riconosciuto dal
Ministero per i Beni e le Attività Culturali come ente Stabile di Innovazione per l'infanzia e i
giovani.
23 maggio 2014
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Sassari e il dovere di ricordare Berlinguer [di
Sante Maurizi]
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By sardegnasoprattutto / 31 maggio 2014 / Culture / One Comment
Fra circa un mese, a Sassari, la cosiddetta Biblioteca Universitaria trasferirà la propria sede dal Rettorato all’ex
Ospedale di piazza Fiume. Oltre trecentomila volumi troveranno dimora in un sito che accurati restauri hanno
trasformato in un modernissimo centro di cultura. Dare spazio ai libri e al pensiero in tempi come questi può
essere un gesto eversivo, disperato, o dare impulso alla fisionomia di un territorio.
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L’Adriano di Marguerite Yourcenar diceva che fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici,
“ammassare riserve contro l’inverno dello spirito”. Quelle scorte saranno raccolte a Sassari in luoghi dove trovò
riparo l’inverno dei corpi. Quella che a Sassari chiamiamo Universitaria è in realtà una delle 46 biblioteche
pubbliche statali che nella nostra, come in tante città italiane, ha avuto origine, sede e linfa dai locali Atenei. È in
tale contesto, pubblico e nazionale dell’istituzione, che è maturata la proposta di intitolare la biblioteca a Enrico
Berlinguer.
Perché è ora che lo Stato onori nella sua città un sassarese che nello Stato e nelle istituzioni repubblicane ha
posto i fondamenti della propria elaborazione politica, e della propria azione negli anni difficili e decisivi
dell’attacco terroristico. Perché la moralità e la passione di Berlinguer costituiscono un modello attualissimo e
costante di impegno politico e civile. Perché Sassari può così celebrare nel modo migliore la propria tradizione
di luogo di studio ed elaborazione del pensiero politico. Perché è imbarazzante che a Berlinguer la sua città
abbia intestato un tratto di collegamento su una rotatoria in periferia. Perché è il sassarese dell’età
contemporanea più famoso al mondo. Perché è Enrico Berlinguer.
Resterebbe poi da ragionare sull’idea di contrapporgli Grazia Deledda. Con identica procedura, stesso
destinatario e perfino citazioni tratte dalla petizione pro-Berlinguer da noi avviata. Tanto che verrebbe il dubbio,
non ci fosse il sincero entusiasmo degli animatori deleddiani, di un’azione di sabotaggio. È sempre bene
ricordare la scrittrice e così contribuire a placare la fame di identità del popolo sardo. Ma sarebbe bastata una
quota comunque ridotta di fantasia per trovare il modo di dedicare alla Deledda – oltre a biblioteche, scuole,
circoli, alberghi, ristoranti e pizzerie sparsi per il globo – anche una biblioteca con sede a Sassari.
Visto che l’appello parte dall’interno dell’Università, è la stessa Università che senza scomodare ministri propri
o di altri dicasteri poteva e può intitolare alla Deledda, ad esempio, l’adespota biblioteca del Dipartimento di
Scienze Umanistiche e Sociali. Quando vuole. Forse qualcuno che a vari livelli all’interno dell’Ateneo assume
responsabilità di governo avrebbe potuto disinnescare questa sfida insensata da playoff. Ma è ancora in tempo.
Coraggio.
Per firmare
http://www.change.org/it/petizioni/ministro-dei-beni-culturali-dario-franceschini-intitolazione-a-enricoberlinguer-della-biblioteca-universitaria-di-sassari
Tra i firmatari
Giulio Angioni, Simonetta Bagella, Fulvia Bandoli, Manlio Brigaglia, Gianfranco Cabiddu, Loris Campetti,
Gianni Caria, Massimo Carlotto, Paolo Carta, Giampaolo Cassitta , Daniela Cossiga, Lella Costa, Giancarlo De
Cataldo, Antonio Fadda, Claudia Firino, Goffredo Fofi, Giuseppina Fois, Gianni Francioni, Paolo Fresu, Maria
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Giacobbe, Maria Grazia Giannichedda, Miguel Gotor, Simone Giuliani, Antonello Grimaldi, Luciano Gutierrez,
Vindice Lecis, Angelo Liberati, Luigi Lotto, Salvatore Mannuzzu, Sante Maurizi, Antonietta Mazzette, Guido
Melis, Maria Antonietta Mongiu, Alberto Moravetti, Virgilio Mura, Simone Pajno, Patrizia Patrizi, Maria Grazia
Piras, Pietro Pulina, Sandra Piras Tedde, Paola Pittalis, Bianca Pitzorno, Giuseppe Pulina, Pietro Pulina,
Pierpaolo Roggero, Sandro Roggio, Salvatore Rubino, Lucia Angelica Salaris, Edoardo Salzano, Giovanna
Sanna, Eraldo Sanna Passino, Franco Siddi, Flavio Soriga, Renato Soru, Giovanni Antonio Tabasso, Camillo
Tidore, Bruno Tognolini, Nadia Urbinati, Marco Vannini, Walter Veltroni, Gustavo Zagrebelsky
*Per il Comitato Biblioteca Enrico Berlinguer.
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One Comment
Comitato Biblioteca Enrico
Berlinguer
31 maggio 2014 at 15:45
per firmare l’appello
http://www.change.org/it/petizioni/ministro-dei-beni-culturali-dario-franceschini-intitolazione-a-enricoberlinguer-della-biblioteca-universitaria-di-sassari
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LA NUOVA SARDEGNA MARTEDÌ 3 GIUGNO 2014
CULTURA Società
28
■ e-mail: [email protected]
»
BIBLIOTECA DELL’UNIVERSITÀ L’INTITOLAZIONE
«Berlinguer, Sassari vuole
ricordare un grande italiano»
Il sindaco Nicola Sanna si appella al ministro Dario Franceschini
SEGUE DALLA PRIMA
il sì di Flavio Soriga
***
di NICOLA SANNA
«Un esempio raro di sardità»
U
n grande italiano nato
nella nostra terra di Sardegna, nato e cresciuto
nella nostra città di Sassari. Conobbi Enrico Berlinguer nel
marzo del 1981, un incontro
molto ravvicinato sul palco di
un comizio che si tenne a Sassari, in piazza dell'Università, dove, da giovane comunista quale ero, ebbi il compito di pronunciare un discorso propedeutico all'intervento finale del
leader, dieci minuti appena,
dieci minuti prima dell'intervento del segretario del Partito
comunista democraticamente
più votato, e perciò autorevole,
presente nel mondo capitalistico occidentale.
Una seconda occasione, meno austera della prima ma altrettanto impegnativa, fu
nell’estate del 1983, l'ultima
che Enrico passò a Stintino perché, l'11 giugno del 1984, Berlinguermorì aPadovanel corso
di un comizio per le elezioni europee. La folla, proveniente da
ogni parte del Paese, che lo salutò in occasione dei funerali
lungo le strade di Roma fu la
prova più evidente dell'amore
che il popolo italiano provava
per questo sardo dal fisico esile
e forte allo stesso tempo, partito dallasua Sassari nonper fare
carriera politica ma per darsi
da fare nella politica, per risollevare l'Italia tutta dalla tragedia
della guerra causata dal nazi-fascismo in tutta Europa.
La famiglia Berlinguer ha
profonde radici a Sassari. Il
nonno, anch'egli Enrico Berlinguer, era un grande personag-
di FLAVIO SORIGA
Il sindaco Nicola Sanna. Nelle due foto in basso, Enrico Berlinguer
sulla spiaggia della Pelosa e il segretario del Pci con Eugenio Scalfari
Perché intestare la Biblioteca
universitaria di Sassari a Enrico Berlinguer? Perché Berlinguer era come tutti sappiamo
che deve essere un sardo (e
non sempre noi sardi siamo
all'altezza di queste aspettative): silenzioso, autorevole, riflessivo, il contrario di quel
che ti aspetti (si aspettano
all’estero) di un italiano, l'opposto antropologico del caciarone peracottaro. Berlinguer,
perché abbiamo sentito tutti
la sua voce, persino noi che
non c'eravamo e non siamo
stati comunisti per un motivo
o per l'altro (magari per motivi
anagrafici), e quella voce era
sarda prima di tutto, di una
sardità particolare, una sardità
che si riconosce come propria
se si è passeggiato almeno una
volta, la domenica mattina a
Sassari, da piazza Castello a
piazza d'Italia, sentendo quel
posto come piccolo e assoluto,
un angolo di Sardegna ma anche di mondo … una sardità
urbana e proiettata al mondo,
ai cittadini di ogni città e nazione, i nostri fratelli e compagni.
tutto». La Nuova Sardegna, nata il 9 agosto1891,fu fondata da
un gruppo di intellettuali e politici democratico-progressisti,
tracui EnricoBerlinguer.
Il bisnonno di Enrico, Gerolamo, è stato comandante dei ca-
rabinieri di Sassari. Un personaggio leggendario, che aveva
sfidato un pericoloso bandito,
catturandolo in montagna e
portandolo a Sassari prigioniero. L'attuale caserma dei carabinieri di via Rockefeller è intitolata alla sua memoria. Mussolini tentò varie volte di far cambiare nome alla caserma, ma i
carabinieri, con rinvii e altre dilazioni,ogni volta riuscirono ad
evitarlo.Ad un altroBerlinguer,
don Girolamo Berlinguer, esponente del casato sassarese nel
XVIII secolo, in città viene riservato il toponimo della via dove
questi abitò, nel palazzotto che
sorge nel vicolo all’angolo con
viaMaddalena.
‘‘
occasione
storica
Un omaggio
al lascito morale
e civile di una delle
figure più importanti
del pensiero politico
del Novecento
gio, anche fisicamente, visto
che era alto almeno un metro e
novanta, una misura che per
un sardo di quei tempi era straordinaria. Era il leader dei repubblicani durante il regno dei
Savoia, una condizione certo
non facile. Quando ci fu la prima visita di Vittorio Emanuele
a Sassari e lui andò ad accoglierlo, diventò bersaglio di critiche
molto forti, nonostante affermasse che «per un sardo il doveredi ospitalità vieneprima di
L'Enrico Berlinguer contemporaneo a quelli della mia generazione, nata nella seconda metà del Novecento, è stato ricordato dalla sua città, durante
l’amministrazione del sindaco
Anna Sanna, con l’intestazione
di una via del periferico quartiere "Sassari 2". Due anni fa abbiamo celebrato il centenario
della nascita del segretario del
Pci e nel corso di quest’anno
numerose saranno le iniziative
promosse in tutta Italia per ricordare il trentennale della
scomparsa di questo importante concittadino.
Oltre che una straordinaria
personalità politica, Enrico
Berlinguer fu anche un fine in-
Parole per seguire il gioco dell’essere
Al via a Cagliari “Leggendo metropolitano”, giovedì il premio Nobel Aumann
◗ CAGLIARI
Il premio Nobel Robert J.Aumann
I “Giochi dell’Essere”, questo il
filo conduttore di Leggendo metropolitano, il festival internazionale di letteratura che prenderà
il via a Cagliari, con un’anteprima, domani e fino a domenica 8,
intrecciando i fili del gioco e
dell’esistenza. E lo farà con un
programma fitto di appuntamenti, attraverso la letteratura
ma non solo. Spazierà fra scienza, filosofia, economia, arte,
scuola, mettendo a confronto diversi linguaggi. La manifestazione avrà come sempre il quartiere di Castello a fare da palcosce-
nico. Diversi appuntamenti ad
inaugurare la quattro giorni
“ufficiale” dopo l’anteprima di
domani. Giovedì alle 21, approderà al Teatro Civico di Castello
il Premio Nobel per l’Economia
Robert J. Aumann, che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento nel 2005. “Games people
play. La natura della razionalità
e il grande coreografo”, il titolo
dell’incontro, condotto da Armando Massarenti.
Alle 22, al Bastione Saint
Remy, i riflettori saranno invece
puntati su Michele Serra. Giornalista, scrittore, autore televisivo (è coautore della trasmissio-
ne di Fabio Fazio “Che tempo
che fa”), ha pubblicato nel 2013
“Gli sdraiati” (Feltrinelli).
Venerdì 6 giugno si partirà alle 17, al chiostro della Facoltà di
Architettura, con “Scacco al re.
Idee dal manifesto Niente cultura, niente sviluppo”, con Gian
Arturo Ferrari. Alle 18.30 (chiostro facoltà di Architettura)
“Compagni di scuola” con Fulvio Ervas, scrittore fra i più venduti in Italia. Piergiorgio Odifreddi sarà protagonista alle
19.30 al Bastione Santa Croce.
“Breve storia dell’Essere”, il titolo dell’incontro con il matematico. Alle 21.30 al Teatro Civico di
Castello si parlerà dei “Labirinti
della criminalità organizzata”
con Claudio Fava (giornalista,
deputato alla Camera e vicepresidente della Commissione antimafia). Massimo Recalcati, noto
psicoanalista lacanianodisserterà, alle 22,30 al Bastione Saint
Remy su “Il gioco della vita amorosa”.
Sabato 7 ancora numerosi appuntamenti, tra cui quello col
giornalista Domenico Quirico
che parlerà di “War Games” in
via Santa Croce alle 20,30 e quello con lo scrittore Jonathan
Lethem alle 22,30 al Bastione Saint Remy.
Lo scrittore
Salvatore
Mannuzzu,
tra i primi
firmatari
della
petizione
a Franceschini
Paolo Fresu
ha aderito
all’appello
per
intitolare
la Biblioteca
universitaria
a Berlinguer
Anche
l’ex presidente
della Corte
Costituzionale
Gustavo
Zagrebelsky
ha firmato
la petizione
La sotto
segretaria
ai Beni
culturali
Francesca
Barracciu
ha firmato
l’appello
«L’antico ospedale
simbolo del senso
civico dei sassaresi»
L’edificio di piazza Fiume costruito con una raccolta di fondi
Buona politica, come quella che praticava Enrico Berlinguer
di SANDRO ROGGIO
S
tellettuale, "organico" elaboratore di un pensiero politico
di avanguardia: teorico della
via italiana al socialismo;
dell’euro-comunismo; dello
sviluppo economico ecologicamente sostenibile, condensato in quella sua idea di austerità contrapposta al tipo di
sviluppo economico e sociale
capitalistico, causa di gravi distorsioni, di immensi costi e
disparità sociali, di enormi
sprechi di ricchezza.
Tra poco più di due settimane la Biblioteca universitaria
di Sassari, ricca di ben oltre
trecentomila volumi, troverà
nell'ex Ospedale della Santissima Annunziata, in piazza
Fiume, la propria nuova sede.
Un ospedale realizzato nel
1843 grazie alle donazioni dei
sassaresi ritorna ora nella disponibilità dei cittadini come
centro di cultura.
Dando spazio ai libri e alla
possibilità di leggerli si dà spazio al pensiero, si dà impulso
alla fisionomia di un intero
territorio. Le sale di una biblioteca danno la sensazione
fisica che le radici del nostro
sapere hanno nei libri solide
tradizioni e audaci occasioni
per l'innovazione. L'intitolazione della nuova Biblioteca
universitaria a un sassarese
come Enrico Berlinguer è perciò un’occasione storica per
Sassari per onorare non soltanto la memoria e il lascito
morale e civile di una delle figure più importanti del pensiero politico del Novecento,
ma anche occasione per trasmettere ai giovani il suo messaggio, affinché essi si impadroniscano di ogni ramo del
sapere e lottino insieme agli
oppressi per un nuovo ordine, non più fondato sul privilegio e sull'ingiustizia. Ecco
perché ho aderito in maniera
convinta alla petizione indirizzata al ministro Dario Franceschini da autorevoli esponenti del mondo intellettuale
sardo e nazionale.
Sindacodi Sassari
assari aveva festeggiato
nel 1829 per quel teatro
scintillante. Con sensi di
colpa per avere messo in secondo piano altre necessità, soprattutto l'emergenza sanitaria, assillo in ogni casa. Un'indecenza quei locali dell'ospedale vecchio. Appena aumentata l'accoglienza nel primo Ottocento rispetto a com'era – miserrima –
in un' informativa del 1764: dieci letti per gli uomini, quattro
per le donne e «dieci sono soltanto le coperte ed altrettanti
paja di lenzuoli molto logori,
onde se la maggior parte dei letti fossero occupati non potrebbero in maniera veruna essere
sufficienti». Una pena che non
ammetteva rinvii anche per la
ricorrenzadi epidemie.
Così nel 1840 è cominciata
l'impresadell'ospedale nuovo,
determinata a colmare l'abisso
di inciviltà, per cancellare la
vergogna di una città incapace
di dare cure ai propri ammalati.Neppureun soldo daTorino,
e quindi è toccato alla intera comunità farsi carico dell'opera,
con una raccolta di fondi (i sottoscrittori vip sono onorati nel
vestibolo). Uno sforzo collettivo inedito, somma dell'ideale
cristiano (il Redentore è in ogni
infermo povero) con una precisavolontà politica.
Così – sembra incredibile –
Sassari è stata tra le prime città
europee a dotarsi di una struttura ospedaliera civile, progetto di Carlo Berio e lavori conclusi in una decina d'anni con il
concorso di Domenico Barabino progettista del mattatoio di
Cagliari. Un organismo edilizio
evoluto, raro esempio di panottico per l' assistenza ai malati.
Un simbolo della cultura di Sassari, attenta in quel secolo alle
miglioriesperienze.
L’ex Ospedale di piazza Fiume dopo il restauro
L'ospedale, come altrove, è
stato gestito prima da congregazioni religiose e infine dalle
aziende ospedaliere, Usl/Asl. E
dismessa la funzione, non molti anni fa, nessuno si è preoccupato di dire che quell'edificio
sarebbe potuto essere ragionevolmente restituitoal Comune,
che più di ogni altra istituzione
rappresenta quella lontana mobilitazione popolare. Come è
successo ad esempio per il
complesso di Santa Maria della
ScalaaSiena. E' statoun errore,
anche sul piano simbolico, l'irrilevanza del Comune nella decisione di Asl e Mibac sui locali
di piazza Fiume, e comunque
sulla loro destinazione non c'è
stato dibattito aperto ai sassaresi. I quali per la realizzazione
dell’ospedale hanno fatto da
sé, consentendo il ricovero nella struttura agli abitanti dei dintorni, perché il ruolo di capoluogo si conquista coi contenuti – i servizi che offre – se non è
guscio vuoto, «buccia di ciogga»– sidice da questeparti.
Sul nome alla biblioteca che
sarà ospitata lì dentro. E' importante una rievocazione di
quell'’azionariato solidale, pro-
“Flauto magico”, fiaba sulla condizione umana
Cagliari, al Lirico l’opera di Mozart non tradisce la sua natura di parabola esoterica con leggerezza
di Gabriele Balloi
◗ CAGLIARI
Una scena dell’opera (foto Rosas)
Sarebbe piaciuto a Mozart e
Schikaneder “Il flauto magico”
di Roberto Andò. Compositore
e librettista avrebbero gradito
la leggerezza, lo humour, il rimarcare che sebbene operistico è pur sempre teatro: musica
e messinscena, canto e recitazione (Sing-spiel) debbono avere pari dignità. E di sicuro
avrebbero elogiato l’intento di
far sorridere, partecipare il pubblico; di incantarlo davanti a
un’opera al contempo fiaba e
favola. Intrattenimento ludico
e fantasioso e “parabola esoterica” sulla condizione umana,
sull’ambiguità fra bene e male,
sul sogno di un’harmonia mundi. Si dà corpo alla mescolanza
di “zauber” (magico), comico e
serio, in cui nessun personaggio è del tutto buono o cattivo.
L’ironia difatti regna sovrana
fra le righe. O piuttosto fra i righi musicali! Tutto ciò nel contenitore apparentemente semplice d’un libretto in due atti
che l’allestimento di Andò –
nella regia ripresa in questi
giorni da Riccardo Massa per la
Stagione del Lirico – realizza
con una “macchina scenica”
leggera e rapida, con i costumi
di Nanà Cecchi, luci e scene di
Giovanni Carluccio. Mentre il
primo cast, impegnato due
giorni fa col debutto, non sarà
forse eccezionale ma porta a casa comunque un buon risultato. Su tutti brilla indubbiamente Nadine Sierra, deliziosa sul
piano attoriale, è una Pamina
espressiva, dolce senza bamboleggiare, figura fiera e nobile
anche nei passaggi più mesti;
di voce ben proiettata in tutta
la sua estensione, argentea negli acuti, angelica nelle mezze
voci. Al suo fianco, per bravura,
vi si può mettere il Papageno di
Markus Werba, vocalmente
non grandissimo ma un’autentica miniera di accenti; dotato
di presenza scenica, vero animale da palcoscenico, quasi finisce col diventare protagonista assoluto dello spettacolo.
Mentre il Tamino di Bernhard Berchtold è di voce piuttosto scarna e lieve, timbricamente pallida, pur con una certa grazia di fraseggio, vien fuori
un principe se non timido
quantomeno riservato, che si
contiene nei propri slanci amorosi. La Regina della Notte è
Cornelia Götz, soprano leggero
senza infamia e senza lode, ese-
tagonista della storia di quell'architettura, tanto più apprezzabile oggi, nell'epoca della sfiducia per l'uso del denaro in lavori pubblici – come si rilegge in
questigiorni.
Ci sono ottime ragioni per intitolare una parte dell' ex ospedale a Enrico Berlinguer, fautore della politica come servizio,
sostegno ai bisognosi, un sassarese che ci ha fatto sognare
un’Italia migliore. Quando,
scriveva Pier Paolo Pasolini,
sembravano inconciliabili «il
coraggio intellettuale della verità ela pratica politica».
Celebrando Enrico Berlinguer si concorre alla rimozione
del diaframma che oggi ci separadalla bruttapolitica. E quanti
contrappongono altre candidature più legate alla produzione
letteraria (sicuri che la politica
c'entri poco con la cultura e le
biblioteche ?) alimentano visioni schematiche: di chi pensa
che un aeroporto debba essere
dedicato a un intrepido aviatore e ritiene stravagante che il
più celebrato centro di cultura
e d'arte di Francia sia dedicato
al presidente George Pompidou.
gue a dovere le sue virtuosistiche acrobazie canore, gli attesi
e celeberrimi “picchettati”, tuttavia ha un fraseggiare non
sempre convincente che tende, talvolta, ad anticipare il
tempo. Il basso profondo Bjarni Thor Kristinsson, nei panni
di Sarastro, certamente non
manca di risonanza fino alle
note più gravi, ma nei passaggi
verso il registro medio-acuto
sortisce a momenti una vocalità un po’ troppo metallica e
“cantilenosa”. Buoni i due terzetti, sia le damigelle che i tre
fanciulli (solisti del Tölzer Knabenchor).
Discreto il coro istruito da
Marco Faelli. Fresca, garbata e
mai troppo accesa la direzione
di Christopher Franklin, forse
per non coprire quelle voci del
cast maggiormente penalizzate sul piano della “dinamica”.
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