Poste italiane s.p.a.
Sped. in a.p.
D.L. 353/2003 (conv. in
L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma, 2,
DCB Filiale di Pistoia
Direzione, Redazione
e Amministrazione:
PISTOIA Via Puccini, 38
Tel. 0573/308372 Fax 0573/25149
e_mail: [email protected]
Abb. annuo € 42,00
(Sostenitore € 65,00)
c/c p.n. 11044518 Pistoia
CONTIENE I.P.
G
I
O
LaVita
R
N
A
L
E
C
A
T
T
O
L
I
C
O
T
O
S
C
A
3
Anno 113
n.
DOMENICA
24 GENNAIO 2010
N
O
€ 1,10
Riflessioni sull’anno sacerdotale
È
augurabile che l’attenzione per l’anno sacerdotale in corso non sia venuta meno nel tempo finora
trascorso dal suo inizio. Certamente un anno di preghiera perché in campi come questo dobbiamo riconoscere che “tutto è grazia”, che tutto è dono di Dio:
dono di Dio la chiamata, dono di Dio la risposta,
dono di Dio la fedeltà dei prescelti, dono di Dio la
partecipazione alla vita della chiesa in uno dei suoi
capitoli più decisivi da parte di tutti i battezzati.
Siamo alle stesse radici dell’insegnamento rivelato,
come ci viene costantemente ricordato dai testi ispirati, dalla liturgia, da coloro che per la successione
episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità.
“Ogni dono perfetto viene dall’alto e discende dal Padre della luce”, si legge nella lettera di san Giacomo.
Un pensiero che, nonostante tutte le spinte in contrario, dobbiamo costantemente mantenere al centro dei
nostri pensieri e dei conseguenti atteggiamenti.
Ma è anche un anno di riflessione e di riforma.
C’è da registrare le nostre idee sulla base delle ultime
acquisizioni della chiesa. Tutta la comunità cristiana ne è interessata, tutto il popolo di Dio con i suoi
ministri ordinati e insieme tutti i battezzati. La dottrina del concilio è stata ampiamente ripresa e commentata in tanti importanti documenti che, se non
hanno messo la parola fine alla crisi che ci trasciniamo dietro ormai da tanti anni, hanno almeno messo
dei punti fermi sui quali dovremmo tutti convergere e
allinearci.
Il ministero della presidenza, all’interno di una
chiesa tutta quanta compartecipe e corresponsabile,
ha trovato la sua migliore definizione in una frase
fortunata di un lontano documento della nostra Conferenza Episcopale: “La grazia propria del vescovo
non è d’essere la sintesi dei ministeri, come si poteva
pensare in passato, ma il ministero della sintesi,
della armonizzazione e della generazione di tutti
ministeri volti alla edificazione della comunità”. Naturalmente quello che è detto del vescovo va ripetuto
anche nei riguardi del parroco e di ogni ministro ordinato. Siamo a un punto decisivo dell’intero concilio
Vaticano II, un’affermazione che fa corpo con tutto
quanto il suo pensiero sulla chiesa. Su affermazioni
di questo genere è necessario che si allineino tanto i
pastori quanto il gregge loro affidato, non prendendo
troppo alla lettera un’immagine che, se fosse portata
fino in fondo, sarebbe certamente fuorviante e decisamente al di fuori del pensiero che vuole esprimere. Sul
gregge e sul pastore si è fatta troppa retorica anche in
All ’interno
IL PAPA NELLA
SINAGOGA DI ROMA
Le polemiche sul silenzio di Pio XII nel
tempo della persecuzione hitleriana non
hanno impedito un incontro
proficuo
e fecondo tra
Benedetto XVI
ei
maggiori
rappresentanti
dell’ebraismo
italiano
SERVIZI A PAGINA
4
IL PRETE NELLA COMUNITA’
L’anno sacerdotale in corso richiama l’attenzione
di tutti. Da una parte il popolo di Dio sente
ancora il bisogno di una figura che sia il centro
di raccordo dell’intera comunità cristiana;
dall’altra i ministri ordinati avvertono sempre
di più la necessità del loro generoso impegno
SERVIZI A PAGINA
2
un recente passato.
Perché non ricordare quanto, all’inizio del secolo scorso, san Pio X scriveva in una sua enciclica?
“La chiesa è, per essenza, una società disuguale,
cioè comprendente due categorie di persone, i pastori
e il gregge, coloro che occupano una posizione nei
differenti gradi della gerarchia e la moltitudine dei
fedeli. E questa categoria sono così distinte tra loro
che solamente nel corpo dei pastori risiede il diritto
e l’autorità necessari per promuovere e dirigere tutti i membri verso il fine della società. Quanto alla
moltitudine, essa non ha altro diritto che quello di
lasciarsi condurre e, gregge fedele, di seguire i suoi
pastori”. Non solo i concetti, ma nemmeno le parole
sono ormai accettabili. Su di loro è passato con la
forza dello Spirito Santo il Vaticano II e nessuno, né
da una parte né dall’altra, può rifarsi a testi di questo
genere. Da una parte, il popolo rinunci al comodo spirito di delega, dall’altra, i pastori si mettano in linea
con quanto è loro richiesto.
Segno di Cristo capo e pastore, il ministro ordinato vive integralmente col suo popolo la propria vocazione cristiana (la santità è una chiamata universa-
le), in più egli è chiamato a far propri i sentimenti del
vero e unico Pastore, di cui attualizza nel tempo le
parole, i passi, i gesti, i comportamenti. Il Nuovo Testamento conserva testi molto significativi a questo
proposito: su tutti domina il cap. X del quarto vangelo. “Per voi sono vescovo, con voi sono cristiano”, affermava con la consueta lucidità il grande Agostino.
Per un verso, il ministro ordinato è dentro il popolo,
per un altro, egli ne è al di fuori, di fronte, perché investito della stessa funzione di Gesù Cristo.
Una verità che deve trasparire in tutta la sua vita:
nella presidenza dell’eucaristia (certi populismi liturgici che molti oggi si permettono non hanno nessuna
giustificazione teologica) e della comunità, nel tratto
del buon pastore (si ricorderà che il testo originale
parla del “bel” pastore, bello della bellezza di Dio),
nella preghiera di intercessione, su cui è necessario
insistere soprattutto ai nostri giorni. Per questo la
chiesa ha messo in mano ai nostri ministri un testo
magnifico che risponde al nome della Liturgia delle
ore. C’è certamente qualcosa da cambiare nei nostri
comportamenti. L’anno in corso è destinato a questo.
Giordano Frosini
IL 2010, ANNO DELLA
LOTTA ALLA POVERTA’
TERREMOTO DI HAITI
TREMA UN’ALTRA TERRA
L’Unione europea ha proclamato
l’anno europeo di lotta alla povertà
e all’esclusione sociale.
Un richiamo per tutti, naturalmente in
particolare per i cristiani e le loro comunità
CAIFFA A PAGINA 13
13
Credenti e non credenti di fronte
ai cumuli di morti
DOBNER A PAGINA
15
2 in primo piano
n. 3
24 Gennaio 2010
Vita
La
L’ANNO SACERDOTALE
Che cosa si attende oggi dal prete?
N
La voce dei laici che
guardano ancora al
sacerdote come a una
guida spirituale e un
mediatore di salvezza
on si può negare che oggi
i laici cristiani hanno, nei confronti dei loro sacerdoti, attese
vive e numerose: forse troppe,
forse troppo alte. D’altra parte
questo significa che i sacerdoti
non smettono di essere punti
di riferimento per la sensibilità
comune: basti pensare al successo che riscuotono programmi
televisivi in cui hanno un ruolo
di primo piano.
Avere delle attese non significa tuttavia che i laici pretendano che i loro preti siano perfetti:
sarebbe ingiusto e ingeneroso,
perché anche il prete è un uomo
e dunque, come tutti noi, con i
suoi difetti e i suoi limiti, che
non sminuiscono il valore del
suo sacerdozio, ma piuttosto lo
rendono umano, vicino a noi,
non straordinario.
UOMO DELLA PAROLA
E DEI SACRAMENTI
I frequentatori della Messa
della domenica, soprattutto
quelli che non hanno molte
altre occasioni per alimentare
la loro vita cristiana, desidererebbero che le omelie fossero
pensate e che fossero occasione
per accostarsi alla Parola di Dio
comprendendola nel suo messaggio autentico, senza quelle
divagazioni che sembrano essere un esercizio di discernimento
e che finiscono spesso con il
distogliere dal messaggio evangelico. Non che i laici chiedano
ai loro preti di essere oratori
affascinanti; si aspettano che
in modo vero facciano sentire
l’importanza della Parola per
la vita cristiana e la propongano
in maniera autentica, mostrando come essa possa diventare
l’alimento di un cristianesimo
serio. Vorrebbero vedere che
la Parola sta al centro della comunità, insieme a quell’amore
che nell’Eucaristia dà forma alla
vita di fede.
E poi al prete i fedeli chiedono disponibilità per il sacramento della riconciliazione
e per il colloquio spirituale.
E’ singolare constatare come,
mentre da una parte alcuni
sacerdoti lamentano che i fedeli “non si confessano più”,
dall’altra i laici lamentano come
i loro preti non abbiano mai
tempo per fermarsi a parlare,
non si trovino mai in Chiesa,
dando così un messaggio di
scarsa disponibilità per quei
dialoghi di fede e di vita che
non sono facili, ma per i quali
avrebbero bisogno di incoraggiamento. D’altra parte, i preti
che sono disponibili a questo
delicato aspetto del ministero,
hanno le agende sempre piene,
a dimostrazione che esiste una
domanda e un’esigenza.
UOMO DELLA COMUNITÀ
Il prete è l’uomo della comunità: la presiede da pastore;
di Paola Bignardi
nel dare risposta alla domanda
di pienezza che ciascuno porta
nel proprio cuore. Una comunità può andare verso queste
persone, sempre più numerose
soprattutto tra i giovani, se sarà
presieduta da preti che hanno
la passione per l’incontro, la
vicinanza, il dialogo. La scorsa
estate mi è capitato nel piccolo
paese dov’ero in vacanza di
incontrare il parroco al mercato.
Non faceva spesa, ma era andato per trovare la gente “perché,
-mi disse- certe persone, se non
vengo qui, non le incontro mai”.
Non è una pastorale missionaria elaborata la sua, ma rivela
l’istinto dell’andare verso, del
muoversi per incontrare.
Le riflessioni esposte sopra
non sono né richieste né pretese,
ma semplicemente il riflesso di
un modo di pensare la Chiesa
che potrà diventare più viva
di quanto non sia oggi, se preti
e laici insieme, rifiutando di
collocarsi su piani diversi, sapranno trovare forme creative
e attuali per fare della Chiesa
la presenza viva del Risorto
accanto alle persone nella loro
esistenza quotidiana. Dall’intensità dell’essere insieme potrà
allora emergere un sentimento
che è vivo e presente nei laici,
anche se a volte si esprime male:
la gratitudine per quei fratelli di
fede che hanno scelto di mettere
interamente la loro vita a servizio della Chiesa e della sua
missione nel mondo.
la guida da padre; ne coltiva
l’unità come chi è convinto che
quello è il tratto qualificante di
essa.
I laici vorrebbero vederlo
attento a tutti, appassionato
dell’unità della comunità, che
coltiva con le scelte pastorali ma
anche con la disciplina della parola e dei comportamenti: sobri,
liberi, aperti a tutti. Il problema
di tante comunità, soprattutto
di quelle più piccole, è quello di
dividersi in gruppi e gruppetti,
che non ha a che fare con la
varietà di esperienze che sono
una ricchezza che si alimentano
di piccole cose: divergenze di
opinioni, simpatie, desiderio di
affermarsi, pettegolezzo. Certo
è responsabilità di tutti non
cedere a questi comportamenti
disgreganti e negativi, ma lo è
soprattutto del sacerdote, che ha
nel suo compito di pastore l’impegno di tenere unito il gregge,
senza lasciarsi catturare da
quanti lo vorrebbero tutto per
sé, siano essi persone, gruppi o
movimenti.
Uomo della comunità, per
essere veramente tale, il prete
deve salvaguardare il pluralismo delle sensibilità ecclesiali,
culturali e spirituali e favorirne l’emergere, dedicandosi al
tempo stesso a far sì che tutti si
possa tenere lo sguardo puntato
sull’essenziale, come elemento
di stabilità e principio di unità.
E poi, perché la comunità sia
effettivamente la casa di tutti,
occorre che lo stile delle relazioni al suo interno sia cordiale,
attento e soprattutto corresponsabile. La corresponsabilità, che
ha avuto le sue migliori fortune
nella Chiesa all’indomani del
Concilio, oggi è decisamente
dimenticata, a scapito di altri
stili, meno coinvolgenti. Stili che
soprattutto chiedono ai laici di
dare una mano, di collaborare,
senza che il loro pensiero e la
In un libro le suggestive
confessioni di un prete
Come il profeta Geremia
di Patrizio Ciotti
“I
n tanti oggi mi hanno chiesto
un parere, mi hanno domandato una
parola, un suggerimento, un’indicazione. C’è chi implora un aiuto, chi mi
rimprovera, chi reclama il mio intervento in qualche questione, chi attende una
mia risposta, chi mi sollecita un favore...
Io provo a dare e a dire qualcosa a
tutti, così come sono capace, ma spesso
finisco col ritrovarmi nella frase del
profeta Geremia, che guardando sconsolato le vicende del suo popolo ferito
scrive: ‘Anche il profeta e il sacerdote
si aggirano per il paese e non sanno
cosa fare’”. È una lettera aperta quella
che don Davide Caldirola rivolge, nell’Anno Sacerdotale, a uomini e donne
del nostro tempo, credenti e non. Con
le “Confessioni di un prete” (edito dalla
San Paolo), si racconta come uomo e
come sacerdote.
DENTRO LE “COSE”
DELL’UOMO
“Non riesco a pensare il mio essere
prete oggi distante dalla cosa pubblica, dai problemi della vita sociale,
dagli interrogativi della scienza e delle
tecnologie avanzate. Non posso immaginarmi fuori dalle questioni vere
dell’uomo, dalle battaglie civili, dalle
lotte pazienti per i diritti umani, per
l’eguaglianza sociale, per il rispetto
delle diversità, per la lotta contro ogni
forma di disonestà, di sopraffazione, di
inganno”, scrive Davide Caldirola. “E
nello stesso tempo vorrei vivere tutto
questo senza mai diventare un uomo
di parte, o di partito. Piuttosto, là dove
c’è scontro, là dove albergano i conflitti
più duri e più crudi, vorrei avere la
forza di pormi come intercessore, cioè
come colui che - letteralmente - fa un
passo nel mezzo e allarga le braccia tra i
contendenti in segno di riconciliazione,
loro sensibilità siano tenuti in
conto.
UOMO DEL DIALOGO
E DELL’INCONTRO
Molti, che stanno sulla soglia della comunità, vorrebbero
qualcuno disposto a capire le
loro ragioni, che sono quelle di
chi non crede o crede poco o crede a modo suo. Sappiamo che
le lontananze non sempre sono
generate da motivate ragioni
contro la fede: spesso nascono
da perdita di interesse per il
vangelo e per una prospettiva di
vita cristiana, di cui non si coglie
più il senso, l’utilità e il valore
per l’esistenza quotidiana. Per
questo, si può affermare che la
questione dell’evangelo e della
nuova evangelizzazione è nella
capacità o meno di mostrare
la bellezza e la forza della vita
cristiana nel far emergere e nel
dare realizzazione a tutti gli
aspetti dell’esistenza; e dunque
provando a mettere pace, disposto a
pagare di persona”.
LA NOTTE DEGLI ALTRI
In una grande città, come quella in
cui vive l’Autore, la notte degli altri è
fatta di disperazione e abbrutimento
di sé: droga, alcol, prostituzione, gioco
clandestino, povertà. “È un mondo che
vedo passare, che purtroppo conosco
solo di striscio; un mondo di voci e volti
notturni che regala al mattino le proprie
tracce di miseria”, osserva Caldirola. Un
mondo di “cui ritrovo personaggi ed
interpreti - a volte - dietro le sbarre di un
carcere, a scontare qualche anno di pena
in attesa di un riscatto o di una nuova
caduta, di un altro abisso di tristezza
e di desolazione”. Ma è “proprio nelle
notti più buie che le stelle appaiono in
tutta la loro bellezza e regalano senza
risparmio una luce vivida e intensa,
capace di orientare e rischiarare”. Al-
lora perfino “il mio ‘non sapere cosa
fare’ scopre la sua direzione. E quando
qualcuno mi chiede una buona parola,
provo a rispondergli: ‘Amico, vieni, che
la cerchiamo insieme’”.
Vita
La
24 Gennaio 2010
cultura
n. 3
Letteratura italiana e religione
Cultura e mistero
Enzo Noè Girardi (Università Cattolica)
propone dieci saggi critici per scoprire le ragioni
dell’invisibile
di Angelo Rescaglio
G
ià dal titolo “Letteratura italiana e religione” (nelle
Edizioni Jaca Book) cogliamo
la forte provocazione di “pagine scritte” che aiutano ad
evidenziare altre dimensioni
nei testi conosciuti della nostra
formazione culturale; sentiamo
l’autore: “... io mi domando: i
sacerdoti e i laici cristiani impegnati anche culturalmente e
politicamente, quale delle ‘due
culture’ avrebbero dovuto preferire? Quella dei poeti interessati
all’invisibile, all’infinito, come
Leopardi, o quella dei promettitori di ‘magnifiche sorti e progressive’ garantite da scienziati
e ideologi? Ovviamente, quella
dei poeti; e, in ogni caso, era loro
compito opporsi alla separazione tra facoltà artistiche e facoltà
intellettuali e pratiche, in nome
dell’indivisibilità dell’anima
umana, creata da Dio, a propria
immagine e somiglianza, una e
trina; cosicché, come gli artisti
non fanno bellezza se non usano
anche intelligenza e senso pratico, così ideologi e politici non
possono che produrre disastri...
se intelligenza e volontà non
s’accompagnano in loro con il
sentimento, naturalmente religioso, del mistero e, quindi, dei
limiti del pensiero e dell’azione
umana”.
Da questa precisa impostazione culturale del noto docente
universitario deriva la scelta
degli autori: il sonetto foscoliano “Alla sera”, la religione
di Leopardi e “La condizione
della poesia nell’età moderna”,
Giacomo Leopardi,
il poeta dell’infinito
Collana quadrimestrale “Ocra gialla”
Assunzione di Samuel Beckett
A
ssunzione di Samuel Beckett, (Foxrock (Dublino), 13
aprile 1906 – Parigi, 22 dicembre 1989). Questo il titolo del
volumetto numero 47 , della
collana quadrimestrale “Ocra
gialla”, curata da Fabrizio Zollo
per le Edizioni Via del Vento
di Pistoia, che da alcuni anni
propone, agli appassionati
bibliofili, testi inediti e rari di
grandi autori del Novecento.
In questa occasione, del geniale
scrittore irlandese, vengono
proposti ai lettori due racconti
giovanili, inediti in Italia, di cui
Assunzione rappresenta il primo
racconto in assoluto pubblicato
in vita da Beckett, apparso sulla
rivista francese Transition nel
1929, mentre l’altro, Un caso su
mille, fu pubblicato per la prima
volta nell’agosto 1934, sulla
rivista The Bookman.
Il volumetto, tradotto e curato da Francesco Cappellini, è
arricchito dalla postfazione di
Gabriele Frasca.
Duemila gli esemplari numerati, impressi su carta vergatina avorio, per i tipi della
Stamperia Elle Emme di Pieve
a Nievole (Pistoia).
A pagina 2 una bella foto
in bianco e nero ritrae Samuel
Beckett nei primi anni Venti,
mentre a pagina 22 lo stesso è
ritratto alla fine degli anni Venti.
In copertina Nudo maschile (autoritratto), 1911, matita su carta
di Egon Schiele.
Dopo aver girovagato per
alcuni anni attraverso l’Europa,
nel 1937, all’età di 31 anni decide di stabilirsi definitivamente
a Parigi dove, un anno dopo,
incontra Suzanne DecheveauxDumesnil che sposerà ben presto e alla quale rimarrà legato
tutta la vita, condividendo con
lei l’attivismo nella resistenza
francese, durante il periodo
dell’occupazione nazista.
Nel 1946 inizia a scrivere
Molloy, il primo romanzo di
quella trilogia che comprende
anche Malone muore e L’innominabile, che, molti anni più tardi,
sarà riconosciuta come uno dei
capolavori della seconda metà
del XX secolo.
Nel 1948 si dedica alla stesura di Aspettando Godot, il testo
teatrale che lo renderà famoso al
grande pubblico.
Fra i suoi lavori teatrali più
importanti troviamo, inoltre,
Finale di partita (1957), L’ultimo
nastro di Krapp (1958) e Giorni
felici (1960) che si collocheranno in quel filone che il critico
Martin Esslin definì il “teatro
dell’assurdo”.
Nel 1969 riceve il Premio
Nobel, quale consacrazione
della sua opera, ormai pienamente riconosciuta a livello
planetario.
La collana quadrimestrale
di prosa “Ocra gialla” viene
distribuita nelle migliori librerie
e si può ricevere anche in abbonamento annuale mentre, per
maggiori informazioni e curiosità sulla piccola ma qualificata
casa editrice pistoiese, è attivo il
sito internet all’indirizzo www.
viadelvento.it.
Franco Benesperi
“Il ‘sacro’ nel romanzo italiano da Manzoni a Santucci”,
“Poesia e attualità a proposito
di Carducci”, “D’Annunzio
e la religione”, “Il Lazzaro di
Pirandello”, “Montale e i poeti
puri”, con una seconda parte
che ci propone “L’opera poetica
di Giovanni Cristini”, la “Lettura critica di ‘Nel Labirinto’
di Pier Luigi Piotti” e “L’opera
poetica di Michele De Padova”, di Alessandria. In queste
analisi, condotte con rigore e
passione, troviamo tanti spunti
felici per riflettere e ricaricarci di
valori, stimolati anche da questa successiva considerazione:
“Alle ‘due culture’ insomma,
e alla decadenza della civiltà
occidentale che esse avrebbero
provocato, non si rimedia né
con le lettere né con le scienze
e neppure con una loro pseudoreligiosa confusione, ma, se
Dio lo vorrà, con quella nuova
cultura che potrebbe nascere...
‘dalla libera e intelligente collaborazione dei credenti con quei
laici non laicisti che sono forniti
di sentimento morale. Di amor
del prossimo e di disinteresse
personale, e dall’orientamento
della Chiesa”.
Parlando di Leopardi, della
sua “religione”, troviamo questa
sublime riflessione: “Manzoni...
si serve della poesia per rilanciare il messaggio cristiano della
speranza in un mondo migliore,
fondato su una rinnovata convivenza tra la ragione di Renzo
e la fede di Lucia. Leopardi, al
contrario, si serve della sua filosofia negatrice di ogni speranza
che sia affidata alla fede cristina
o ai promettitori liberali di ‘magnifiche sorti e progressive’, per
promuovere la poesia come valore primo, come unica religione
da cui è lecito sperare un mondo
migliore” (e più avanti parlerà
di “profondo, incomprimibile
bisogno di Dio...”).
Trovo fortemente incisivo
il concetto, a proposito del
romanzo italiano da Manzoni
a Cantucci, considerando le insufficienze della critica attuale:
“... il compito dello scrittore
cristiano può essere ormai solo
quello di dare un significato
cristiano, e dunque positivo, a
questo senso di smarrimento e
di angoscia che sembra ormai
essere la condizione stessa di
fondo del vivere, del sentire
e quindi anche dell’operare
letterario e artistico dell’uomo
moderno: dell’uomo comune,
non meno che dell’intellettuale,
del credente come dell’incredulo, del laico come del sacerdote,
se è vero che abbiamo potuto
scorgere i segni dell’angoscia
persino sul volto di due grandi
papi contemporanei come Pio
XII e Paolo VI”.
Anche da questi rapidi riferimenti, non esaustivi dei contenuti del libro, non sarà difficile
derivare un giudizio altamente
positivo.
3
Poeti
Contemporanei
MAUTHAUSEN
Nei tuoi occhi vedo il filo spinato,
il fumo di un camino
e una gamella vuota,
secca come il tuo cuore.
Vedo un’alba fredda e grigia
coprire di neve una terra straniera.
Vedo un’asse di legno
sulla quale vegliare
teso al minimo rumore.
Vedo scarni pensieri
e sangue gelato,
non un volto,
ma la fatica di ossa e di fragili vene.
Un lento fluire di passi,
cadenzati d’abitudine e terrore.
Per ogni insulto, per ogni pugno
in quel doloroso calvario,
contro la morte guardasti il Cielo
e mai scordasti l’essere Uomo.
(luglio 1995) Alessandro Orlando
IL DOLORE DI HAITI
In questi giorni onde di sofferenza,
gridi di dolore,
ci raggiungono dalla lontana Haiti,
dai suoi figli seppelliti
dalla terra impazzita.
Separati da mare e monti e fiumi,
ci siamo coricati senza conoscervi,
figli di Haiti,
e ci siamo svegliati vostri fratelli
travolti dal vostro dolore.
Più di tutto ci brucia il cuore
lo spavento nero dei bambini
che tra le lacrime
vagando sperduti
gridano e chiamano
la madre che non risponde.
E tu che fai,
Signore e Padre,
ti sei messo un cuore di pietra
davanti alla disperazione
di questi Tuoi figli,
o gli angeli,
con le loro dita soavi,
hanno chiuse le Tue orecchie
per farti finalmente
riposare nella gloria
della tua bellezza.
Oh, la Tua piccola figlia Speranza,
lei sì l’abbiamo incontrata
tra le pietre delle case crollate
che piangeva
baciando gli occhi dei bambini,
stringendo tra le sue
le loro piccole mani
e noi l’abbiamo implorata:
Rimani con noi
e sveglia tuo Padre il Signore
che faccia tacere
questa tempesta di dolore,
come un giorno ha sedato
la tempesta sul mare di Galilea…
E noi nudi di fede
continuiamo continuiamo
a scorticarci le mani
contro la roccia dell’indifferenza
del Tuo cielo, delle Tue stelle,
del Tuo sole,
del Tuo cuore che non risponde
e gridiamo a Te
“Non ti vediamo più.
Ti abbiamo perduto!
E aspettiamo aspettiamo
e tutto il mondo aspetta con noi
che tu gridi a noi:
Non temete sono io!
sono sempre con voi
e sono sempre
l’Amore”.
Anna Tassitano
4 attualità ecclesiale
24 anni dopo l’incontro
con Giovanni Paolo II
la Sinagoga di Roma,
in segno di pace e di
amicizia ha accolto
Benedetto XVI
di Fabio Zavattaro
n. 3
IL PAPA IN SINAGOGA
Parole, gesti,
silenzio
I
primi gesti di papa Benedetto alla Sinagoga di Roma non
hanno bisogno di parole. Lascia
un cesto di fiori davanti la lapide
che ricorda la deportazione dal
ghetto di 1.022 ebrei romani:
tornarono in 15, una sola donna
e 14 uomini. C’erano donne in
attesa di un figlio, anziani, 200
bambini: “E non cominciarono
neppure a vivere”.
Dopo un tratto di strada percorso a piedi, si ferma davanti la
lapide del piccolo Stefano Tachè
morto a due anni, vittima di un
attentato terroristico. Ci sono i
genitori e il fratello. Preghiera
silenziosa, intensa.
Infine il saluto all’anziano
rabbino Elio Toaff, che è voluto
scendere per salutare il Papa in
questa visita che fa memoria
dell’altra storica di 24 anni fa:
allora ad accogliere il Papa,
Giovanni Paolo II, è stato proprio lui, il rabbino Toaff, l’unico
citato da papa Wojtyla nel suo
testamento. Lo ricorda nel breve
scambio di saluti con Benedetto
XVI, sottolineando la continuità
di un cammino di dialogo che è
irreversibile. E ricorda quel silenzio e poi quel lungo applauso
di commozione, di speranza, di
sentimento fraterno.
C’è un ultimo gesto prima
delle parole, il Papa che si alza,
applaude e si inchina rivolto agli
ex deportati. Tornano alla mente
le parole che ha pronunciato
a Auschwitz: non potevo non
venire qui, come uomo, come
Papa, come figlio del popolo
tedesco.
Quindi l’atteso momento dei
discorsi, limati fino all’ultimo.
Ma non sono discorsi di circostanza: se la visita di papa Wojtyla la possiamo chiamare storica
– ci sono voluti duemila anni per
compiere quei pochi chilometri
dal Vaticano a Lungotevere
Cenci – la tappa di Benedetto
XVI è ancora importante e complessa. Si tratta di proseguire la
via del dialogo, coinvolgendo
anche l’islam nell’impegno delle
religioni per la pace. Si tratta soprattutto di superare differenze
e incomprensioni, cresciute in
questi ultimi tempi, dal caso del
vescovo negazionista Williamson, alla proclamazione delle
virtù eroiche di Pio XII.
Papa Benedetto inizia già
all’Angelus: fa capire che la sua
visita sarà un’ulteriore tappa
nel cammino di concordia e di
amicizia tra cattolici ed ebrei:
“Malgrado i problemi e le difficoltà – dice – tra i credenti delle
due religioni si respira un clima
di grande rispetto e di dialogo,
a testimonianza di quanto i rapporti siano maturati e dell’impegno comune di valorizzare ciò
che ci unisce: la fede nell’unico
24 Gennaio 2010
Vita
La
Le
dieci
parole
Lo storico incontro con gli ebrei a Roma
U
n incontro per “rendere più saldi i legami che ci uniscono e
continuare a percorrere la strada della riconciliazione e della fraternità”. Questo il senso della visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di
Roma, il 17 gennaio, a quasi 24 anni da quella di Giovanni Paolo II.
Visita iniziata con un omaggio floreale del Papa, accompagnato dai
cardinali Tarcisio Bertone, Walter Kasper e Agostino Vallini, alla lapide di marmo che ricorda i 1.022 deportati da Roma ad Auschwitz, il
16 ottobre 1943; un secondo omaggio floreale alla lapide per l’attentato del 9 ottobre 1982, da parte di terroristi palestinesi, in cui perse
la vita un bimbo, Stefano Gaj Tache; e, poi, l’incontro con il rabbino
emerito Elio Toaff. Una visita, ha chiarito il Pontefice, che si è posta
nel “cammino tracciato” da Giovanni Paolo II di “superare ogni
incomprensione e pregiudizio” per “confermarlo e rafforzarlo”.
IL DRAMMA DELLA SHOAH
Dio, prima di tutto, ma anche la
tutela della vita e della famiglia,
l’aspirazione alla giustizia sociale e alla pace”.
Quel guardare più a ciò che ci
unisce è tutto di Giovanni XXIII,
il Papa che diede un forte impulso al dialogo, grazie a quell’incontro con Jules Isaac, 20 minuti
assieme a Castelgandolfo. “Parlo
a nome dei martiri di tutti i tempi”, gli dirà Isaac consegnando
un dossier e chiedendo se può
nutrire qualche speranza. “Avete
diritto più che alla speranza”, gli
risponde Roncalli. Moriranno
prima di vedere il testo della
Dichiarazione conciliare “Nostra
aetate”.
All’interno del Tempio maggiore, il primo a prendere la
parola è il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici. Nell’aula ci sono
il vice primo ministro di Israele,
Silvan Shalom, gli ambasciatori
di Israele, il presidente della
Camera, Gianfranco Fini, il
sottosegretario, Gianni Letta, il sindaco di Roma, Gianni
Alemanno; e poi il patriarca di
Gerusalemme, Fouad Twal, il
custode Pizzaballa, e ci sono
rappresentanti della comunità
islamica di Roma. Un segno anche questo dell’attenzione con la
quale è seguita la visita del Papa
alla Sinagoga della più antica
comunità d’Occidente.
Riccardo Pacifici ricorda che
se oggi può parlare e salutare il
Papa è perché suo padre e lo zio
Raffaele trovarono rifugio nel
Convento delle suore di Santa
Marta a Firenze. Non si è trattato
di un caso isolato, “per questo il
silenzio di Pio XII di fronte alla
Shoah duole ancora come un
atto mancato. Forse non avrebbe
fermato i treni della morte, ma
avrebbe trasmesso un segnale,
una parola di estremo conforto,
di solidarietà umana”.
“Il silenzio di Dio, o la nostra
incapacità di sentire la sua voce
davanti ai mali del mondo, sono
un mistero imperscrutabile”,
afferma il rabbino capo Riccardo
Di Segni. “Ma il silenzio dell’uomo è su un piano diverso,
ci interroga, ci sfida…”. Ma i
problemi aperti e le incomprensioni non devono essere messi
in primo piano: “L’immagine di
rispetto e di amicizia che emana
da questo incontro deve essere
un esempio per tutti coloro che
ci osservano”, afferma ancora Di
Segni. Papa Benedetto afferma
che la sua visita si inserisce in
un cammino teso a superare
incomprensione e pregiudizi.
La Shoah, dramma singolare e
sconvolgente, rappresenta “il
vertice di un cammino di odio
che nasce quando l’uomo dimentica il suo creatore e mette
se stesso al centro dell’universo”.
Ricorda gli ebrei romani “che
vennero strappati da queste
case, davanti a questi muri, e con
orrendo strazio vennero uccisi
ad Auschwitz”. Come è possibile, afferma, “dimenticare i loro
volti, i loro nomi, le lacrime, la
disperazione di uomini, donne e
bambini”. E aggiunge: “Purtroppo, molti rimasero indifferenti,
ma molti, anche fra i Cattolici
italiani, sostenuti dalla fede e
dall’insegnamento cristiano,
reagirono con coraggio, aprendo
le braccia per soccorrere gli Ebrei
braccati e fuggiaschi, a rischio
spesso della propria vita, e meritando una gratitudine perenne.
Anche la Sede Apostolica svolse
un’azione di soccorso, spesso
nascosta e discreta. La memoria di questi avvenimenti deve
spingerci a rafforzare i legami
che ci uniscono perché crescano
sempre di più la comprensione,
il rispetto e l’accoglienza”.
Cristiani ed Ebrei hanno
una grande parte di patrimonio
spirituale in comune, afferma
ancora il Papa: “Pregano lo
stesso Signore, hanno le stesse
radici, ma rimangono spesso
sconosciuti l’uno all’altro. Spetta
a noi, in risposta alla chiamata di
Dio, lavorare affinché rimanga
sempre aperto lo spazio del
dialogo, del reciproco rispetto,
della crescita nell’amicizia, della
comune testimonianza di fronte
alle sfide del nostro tempo, che ci
invitano a collaborare per il bene
dell’umanità in questo mondo
creato da Dio, l’Onnipotente e il
Misericordioso”.
“La Chiesa non ha mancato di deplorare le mancanze di suoi figli
e sue figlie, chiedendo perdono per tutto ciò che ha potuto favorire
in qualche modo le piaghe dell’antisemitismo e dell’antigiudaismo.
Possano queste piaghe essere sanate per sempre!”, ha detto il Papa.
Il “dramma singolare e sconvolgente della Shoah” rappresenta, per il
Pontefice, “il vertice di un cammino di odio che nasce quando l’uomo
dimentica il suo Creatore e mette se stesso al centro dell’universo”.
Un ricordo poi degli ebrei romani deportati: “Purtroppo, molti rimasero indifferenti, ma molti, anche fra i cattolici italiani, sostenuti
dalla fede e dall’insegnamento cristiano, reagirono con coraggio,
aprendo le braccia per soccorrere gli ebrei braccati e fuggiaschi, a
rischio spesso della propria vita, e meritando una gratitudine perenne. Anche la Sede apostolica svolse un’azione di soccorso, spesso
nascosta e discreta”.
LA FIACCOLA DELL’ETICA, DELLA SPERANZA
E DEL DIALOGO
“La nostra vicinanza e fraternità spirituali – ha osservato Benedetto XVI – trovano nella Sacra Bibbia il fondamento più solido e
perenne, in base al quale veniamo costantemente posti davanti alle
nostre radici comuni, alla storia e al ricco patrimonio spirituale che
condividiamo”. Il Decalogo, ha evidenziato il Papa, costituisce “la
fiaccola dell’etica, della speranza e del dialogo, stella polare della fede
e della morale del popolo di Dio, e illumina e guida anche il cammino dei cristiani. Esso costituisce un faro e una norma di vita nella
giustizia e nell’amore, un ‘grande codice’ etico per tutta l’umanità.
Le ‘Dieci Parole’ gettano luce sul bene e il male, sul vero e il falso,
sul giusto e l’ingiusto, anche secondo i criteri della coscienza retta
di ogni persona umana”. Le “Dieci Parole”, ha ricordato il Pontefice,
“chiedono di riconoscere l’unico Signore, contro la tentazione di
costruirsi altri idoli, di farsi vitelli d’oro”. Allora, “risvegliare nella
nostra società l’apertura alla dimensione trascendente, testimoniare
l’unico Dio è un servizio prezioso che ebrei e cristiani possono offrire
assieme”. Le “Dieci Parole”, poi, “chiedono il rispetto, la protezione
della vita, contro ogni ingiustizia e sopruso, riconoscendo il valore
di ogni persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio”.
Dato che in ogni parte della terra vengono ancora calpestati i diritti
umani, “testimoniare insieme il valore supremo della vita contro
ogni egoismo, è offrire un importante apporto per un mondo in cui
regni la giustizia e la pace, lo ‘shalom’ auspicato dai legislatori, dai
profeti e dai sapienti di Israele”. Le “Dieci Parole” chiedono ancora
“di conservare e promuovere la santità della famiglia”. Perciò, “testimoniare che la famiglia continua ad essere la cellula essenziale
della società e il contesto di base in cui si imparano e si esercitano le
virtù umane è un prezioso servizio da offrire per la costruzione di
un mondo dal volto più umano”.
AMORE E MISERICORDIA
“Tutti i comandamenti si riassumono nell’amore di Dio e nella
misericordia verso il prossimo. Tale regola – ha avvertito il Papa – impegna ebrei e cristiani ad esercitare, nel nostro tempo, una generosità
speciale verso i poveri, le donne, i bambini, gli stranieri, i malati, i
deboli, i bisognosi”. Con l’esercizio della giustizia e della misericordia, “ebrei e cristiani – ha sottolineato Benedetto XVI – sono chiamati
ad annunciare e a dare testimonianza al Regno dell’Altissimo che
viene”. In questa direzione “possiamo compiere passi insieme, consapevoli delle differenze che vi sono tra noi, ma anche del fatto che
se riusciremo ad unire i nostri cuori e le nostre mani per rispondere
alla chiamata del Signore, la sua luce si farà più vicina per illuminare
tutti i popoli della terra”. Malgrado una grande parte del patrimonio
spirituale in comune, spesso cristiani ed ebrei rimangono sconosciuti
l’uno all’altro: “Spetta a noi, in risposta alla chiamata di Dio, lavorare
affinché rimanga sempre aperto lo spazio del dialogo, del reciproco
rispetto, della crescita nell’amicizia, della comune testimonianza di
fronte alle sfide del nostro tempo, che ci invitano a collaborare per
il bene dell’umanità”, ha affermato il Pontefice, che ha concluso il
suo intervento invocando “dal Signore il dono prezioso della pace
in tutto il mondo, soprattutto in Terra Santa”.
Vita
La
24 Gennaio 2010
attualità ecclesiale
n. 3
La Parola e le parole
LITURGIA
Prima di predicare
“A
ccanto e prima, anzi
dentro, la coscienziosa preparazione di una omelia c’è, nel ministro,
innanzitutto l’esigenza di accogliere la Parola con la propria mente,
con il proprio cuore e nella propria
vita”. A ricordarlo è stato monsignor Mariano Crociata, segretario
generale della Cei, in un recente
incontro svoltosi a Roma. Ma quali
sono i requisiti di una omelia che
sappia coniugare fede e vita, ascolto e attualizzazione del messaggio? Lo abbiamo chiesto a don Erio
Castellucci, docente alla Facoltà
teologica dell’Emilia Romagna e
parroco nella diocesi di Forlì.
Qual è, a suo avviso, lo “stato
di salute” delle omelie in Italia?
“Mi ha colpito favorevolmente
l’intervento di mons. Crociata che,
con molta franchezza, definisce
una certa omiletica diffusa ‘poltiglia’ insulsa, quasi una ‘pietanza
immangiabile’ o, comunque, ben
‘poco nutriente’. Ovviamente non
bisogna generalizzare: ma purtroppo penso che il segretario generale
della Cei abbia ragione quando
denuncia un fenomeno troppo diffuso. Spesso infatti le omelie, anziché favorire l’assimilazione della
Parola di Dio appena proclamata,
creano noia e assuefazione nei
fedeli. Eppure Gesù non favoriva
il sonno: i verbi ‘annoiarsi’ e ‘sbadigliare’ non esistono nel Vangelo;
magari qualcuno si arrabbiava, ma
non si annoiava mai”.
Il sacerdote è anzitutto un
“ascoltatore” della Parola, ricorda
mons. Crociata: è questa una prima risposta al rischio di “improvvisazione”?
“Certo: anche se può essere impegnativo e porta via del tempo, è
essenziale che chi deve predicare
la Parola si fermi prima a meditarla. Più che ricorrere alle omelie già
stampate o pubblicate su internet,
personalmente credo che sarebbe
meglio dedicare un po’ di tempo
alla lectio divina sul brano biblico
e solo in un secondo tempo chiedersi cosa dire agli altri. In questo
modo l’omelia rispecchia anche la
sensibilità del predicatore, lo mette
in gioco e la rende più ‘vissuta’ e
credibile”.
L’omelia è anche un richiamo
alla coerenza, per il sacerdote, tra
fede e vita…
“Appunto: il decreto Presbyterorum Ordinis afferma che nell’atto
stesso di predicare il sacerdote
‘converte’ anche se stesso, perché
quella parola che dice è rivolta
prima di tutto a lui. È ovvio che il
presbitero - come chiunque altro
- sarà sempre ben al di sotto della
Parola, poiché il Vangelo è molto
esigente e di fatto nessuno può pretendere che la propria predicazione
si identifichi con la propria vita.
Tuttavia, deve esistere nel predicatore questa tensione: credo che chi
ascolta l’omelia si renda conto se il
sacerdote sta pronunciando parole
in cui crede e alle quali cerca di
conformare la sua vita oppure se
sta ‘recitando’ e battendo l’aria”.
Da una parte il vago moralismo, dall’altra il pericolo di una
fede quasi privata o intimistica.
Come evitarli?
“Ponendo molta cura nella preparazione dell’omelia. Il moralismo
o l’intimismo sono spesso frutto
dell’improvvisazione. Forse non è
ancora molto diffusa tra noi presbiteri la convinzione che vale la pena
dedicare tempo alla preparazione
dell’omelia: ci lasciamo prendere
da tante altre attività, anche pratiche, molto più gratificanti e crediamo - erroneamente - che ai fedeli
sia sufficiente impacchettare qualche esortazione. Spesso l’improvvisazione porta poi alla lungaggine,
che rende davvero pesante la partecipazione all’intera celebrazione
eucaristica. Personalmente penso
che un’omelia non dovrebbe durare più di dieci-dodici minuti e che
sarebbe bene scrivere il testo o almeno una traccia. Non ne farei un
teorema vero e proprio, ma mi pare
che tante volte la durata dell’omelia sia inversamente proporzionale
al tempo impiegato a prepararla.
Un esempio per me molto significativo è papa Benedetto XVI, che
cura l’omelia fin nei minimi particolari linguistici, offrendo sempre
riflessioni profonde e di grande
concretezza”.
5
Le omelie che ascoltiamo
meritano veramente
l’appellativo di “poltiglia”?
di M. Michela Nicolais
Che importanza ha in pratica
l’omelia per i fedeli?
“Un’importanza enorme. Pensiamo solo che - ci piaccia o meno
- il 90% dei praticanti ha quasi
solo l’omelia come occasione per
accostare i contenuti della fede cristiana e percepirne l’attualità per
la sua vita e la storia. Se fallisce
questo appuntamento, moltissimi
fedeli vengono privati di questa
vitale possibilità. Per non parlare
poi delle occasioni nelle quali sono
presenti battezzati normalmente
non praticanti, come i funerali, i
matrimoni e le grandi solennità:
in queste circostanze l’omelia andrebbe preparata ancora più meticolosamente”.
I fedeli laici sono solo ascoltatori o possono rivestire un ruolo
attivo nell’omelia?
“Una volta un professore
universitario credente, durante
una conferenza, si lasciò sfuggire
questa battuta: ‘Io sono appassionato al Vangelo e lo ascolto
con gioia ogni domenica, anche
se poi purtroppo alla sua proclamazione segue la predica’… Non
si tratta tanto di pensare a come
far intervenire direttamente i laici
nell’omelia - che rimane un atto
legato normalmente alla presidenza dell’Eucaristia - ma si tratta
di creare occasioni di lettura e
meditazione comune della Parola
di Dio, tra presbiteri e laici e di
attenzione, da parte dei primi, alle
concrete e quotidiane situazioni
dei secondi. Don Bosco, come è
noto, faceva sentire l’omelia alla
mamma prima di pronunciarla, e
ne ascoltava le osservazioni. Forse
oggi, più che coinvolgere la mamma nell’omelia, si tratta di coinvolgersi con i problemi e le situazioni
delle persone e dare vita a luoghi
di ‘comunicazione della fede’ attorno alla Parola di Dio”.
III domenica del tempo
ordinario - Anno C
Nc. 8,2-4a 5-6.8-10; Lc. 1.1-4.14-21
“Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio, non fate lutto ne
piangete… non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza”
Al ritorno dall’esilio di Babilonia il popolo cerca di riorganizzarsi
sotto la guida del governatore Neemia e del sacerdote Esdra. A base
e a suggello di questa riforma viene rinnovato il patto col Signore
(descritto nel cap. 10). Il rinnovamento dell’alleanza è preceduto e
preparato da una solenne lettura del libro della Legge di Mosè. Il primo
giorno del settimo mese del 444 a.C il sacerdote Esdra raduna nella
piazza davanti alla Porta delle Acque in Gerusalemme una grande
assemblea di uomini, donne e di quanti erano capaci di intendere. Allo
spuntare di quel mattino di settembre, il Libro è aperto davanti agli
occhi di tutto il popolo che accompagna la benedizione pronunciata
dal sacerdote, alzando le mani, inginocchiandosi, prostrandosi con
la faccia a terra e dando il suo assenso con un duplice Amen. I Leviti
proclamano la legge a brani distinti, spiegando e attualizzando quanto
leggono e così l’assemblea può comprendere il messaggio, si lascia
giudicare dalla Parola e, piangendo, esprime il suo dolore per non aver
osservato le prescrizioni contenute nel Libro. Ma la celebrazione non
può tramutarsi in giorno di lutto. Neemia, Esdra e i Leviti invitano a
vivere il giorno del Signore come un giorno di festa. Il Signore è un
Dio che accoglie, perdona, invita alla gioia e dà speranza e forza di
rinnovamento. Infine l’ascolto della Parola di Dio produce il frutto
prezioso della condivisione: “Andate, mangiate carni grasse e bevete
vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno preparato”.
“Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con
l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio”
Il brano evangelico di questa domenica presenta il prologo di Luca e
la visita di Gesù alla sinagoga di Nazaret. Nel prologo l’evangelista
dedica a Teofilo, amico di Dio e simbolo di tutti coloro che lo vorranno
divenire, il racconto evangelico che, assicura, è stato redatto dopo
aver fatto ricerche accurate, tenendo presente le tradizioni trasmesse
dai testimoni oculari. Sospinto dalla potenza dello Spirito, Gesù
inizia la sua attività pubblica in Galilea, terra dei poveri e emarginati
socialmente, economicamente, politicamente e religiosamente. E’
tenendo presente la situazione degli abitanti di questa regione che
si comprende meglio l’episodio della sinagoga di Nazaret. Luca
descrive nei minimi particolari quanto avviene in quel giorno:
Gesù entra nella sinagoga, si alza a leggere, gli viene dato il rotolo
del profeta Isaia, trova il passo da proclamare, legge, riavvolge il
rotolo, lo consegna all’inserviente, siede, risponde all’aspettativa
dei presenti con un lapidario e sconvolgente commento. Questa
puntigliosa accuratezza ha lo scopo di distaccare che questo sabato
ha una rilevanza storica unica: è il giorno della proclamazione del
programma missionario di Gesù. Il brano di Isaia (61,1-2) che contiene
l’annuncio di liberazione per tutti gli oppressi, viene assunto da Gesù
come impegno di vita e di azione. La missione del Nazareno sarà
quindi quella di compiere le attese del profeta del dopo esilio: portare
ai poveri il lieto annuncio, proclamare ai prigionieri la liberazione,
ridare ai ciechi la vista, rimettere in libertà gli oppressi e proclamare
l’anno di grazia del Signore, anno in cui tutte le sperequazioni dovevano essere annullate. Si possono fare due annotazioni. La prima
è che Gesù è certamente venuto per salvare tutti. Ma per donare la
salvezza ha scelto di partire dai poveri, da coloro che mancano dei
beni indispensabili alla vita. Inoltre Gesù non ha fatto la scelta dei
poveri partendo da una posizione di privilegio ma si è fatto lui stesso
povero, umile e servo. Ponendosi allo stesso livello ha coinvolto i
poveri nella proclamazione e costruzione del regno della libertà e
della giustizia. Per volere di Gesù i poveri sono i destinatari ma
anche i protagonisti del regno. La seconda annotazione riguarda
l’omissione, da parte di Luca, del versetto di Isaia che dice: “mi ha
mandato… a fasciare le piaghe dei cuori spezzati” sostituendolo
con un altro più incisivo e concreto attinto da Isaia 58,6: “rimettere
in libertà gli oppressi”. E’ lecito supporre che questa sostituzione
sia avvenuta perché la comunità di Luca rischiava di cadere in una
eccessiva spiritualizzazione del messaggio di Gesù. La missione del
Signore era sì rivolta a consolare gli afflitti, ma ribadendo che la consolazione più vera, concreta, irrinunciabile era quella di tirarli fuori
dalla loro condizione di miseria, di malattia e oppressione. Questo
programma di liberazione spirituale e materiale verrà riaffermato
nel Vangelo di Luca dalla proclamazione delle beatitudini (6,20-26)
e dalla risposta che Gesù darà agli inviati del Battista (7,18-23) in cui
la cura dei malati, la resurrezione dei morti, l’annuncio della buona
notizia ai poveri sono presentati come prova della messianicità nel
Signore. La speranza per i poveri annunciata da Isaia diviene così
realtà nella persona e nell’opera di Gesù che afferma: “Oggi si è
compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Quest’“Oggi”
inaugura l’anno di grazia, il tempo della liberazione. Un “Oggi” che
estendendosi alla comunità di Luca, come appare dagli Atti, vuole
giungere fino ai nostri giorni. Noi viviamo un tempo in cui più di un
miliardo di persone si trovano in situazione di estrema povertà; ad
esse vengono negati i più elementari diritti umani come alimento,
educazione, salute. C’è una minoranza della popolazione mondiale,
di cui facciamo parte, che ha uno stile di vita predatorio, sfrutta
sconsideratamente le risorse non illimitate della terra sottraendole al
resto dell’umanità. Stiamo chiudendo le porte a quanti, fuggendo da
guerre, persecuzioni, fame, ci chiedono ospitalità. Si sente parlare, e
non solo parlare, di xenofobia, razzismo, pulizia etnica. E’ in questo
nostro oggi che noi, come chiesa, siamo chiamati a proclamare e far
Enzo Benesperi
diventare realtà l’“Oggi” di Gesù.
6
n. 3
24 Gennaio 2010
Azzardo «non è un gio- Oltre che sullo sport, si punta ante su vulcani, guerra e Bin Laden
co». Mette subito i puntini
sulle «i» lo psicoterapeuta
Rolando De Luca: «Con la
vita non si scherza». Lui lo
sa bene quanta sofferenza
possa essere generata dall’illusione di una vincita facile.
Dal 1992, con l’associazione
ex giocatori d’azzardo e
le loro famiglie (Agita) di
Campoformido, si occupa
del recupero di giocatori patologici. Sono circa 200 quelli
che attualmente frequentano
i gruppi di terapia. Persone
che hanno «toccato il fondo»
e trascinato con sé in un
baratro mogli, mariti, figli,
amici. Frequentavano i casinò (il 30%) o giocavano alle
new slot (19%), ma anche a
lotto (16%), superenalotto
(13%), corse dei cavalli e
altro ancora.
Una malattia. In aumento. Riconosciuta dagli psichiatri -tra i «disturbi del
controllo degli impulsi»- ma
ignorata, anzi alimentata,
dallo Stato.
Malati per le scommesse
rispetto al 2008. «L’azzardo
è l’unico comparto in Italia a
non aver risentito della crisi
-sottolinea De Luca-. Ciò
significa che investiamo in
un settore che conta appena
70 mila dipendenti e che non
ci procura perdite». Non
solo. Un settore che attira
nella sua rete «soprattutto
famiglie con redditi bassi
e più della metà dei disoccupati».
E sbaglia chi crede che
la febbre da gioco sia prerogativa delle regioni del sud
Italia. Basti pensare che il
Friuli-Venezia Giulia, insie-
Dobbiamo purtroppo constatare che è lo
Stato a far concorrenza alle sale da gioco
di Valentina Zanella
me alla Sardegna, è in testa
alla classifica delle regioni
che nel 2009 hanno visto
crescere di più la raccolta di
giocate sportive (+14%).
Anche tra i minorenni
l’azzardo cresce. Secondo
contribuenti.it, che con lo
«sportello antiusura» monitora il fenomeno, sono
passati nell’ultimo anno da
860 mila a 1,8 milioni.
L’ARCIVESCOVO:
NON SIATE PASSIVI
DI FRONTE ALLA VITA
Nell’omelia del giorno
dell’Epifania anche l’arcivescovo, monsignor Andrea
Bruno Mazzocato, ha messo
in guardia da «soluzioni
facili e illusorie a cui l’uomo
è tentato di aggrapparsi»,
ma che lo rendono «passivo
di fronte alla vita». Come «la
UNICO SETTORE A
NON SUBIRE LA CRISI
Il 2009 ha fatto registrare
l’ennesimo record: oltre 53
miliardi di euro di giocate
raccolte. Solo le scommesse
sportive, fa sapere l’Agicos
(agenzia giornalistica giochi
e scommesse), hanno sfiorato i 4 miliardi di euro e, tra
queste, quelle on line hanno
fatto segnare un +12,9%
Incompetenza
e arroganza
nella scuola
L
a Circolare del Ministro
Gelmini dell’8 gennaio 2010, che
fissa al 30% la presenza di alunni
stranieri nelle scuola è l’ultima di
una serie di disposizioni, frutto, sia
della non conoscenza delle realtà
concrete, sia della visione ideologica di fenomeni complessi come
l’integrazione. Le scuole sanno
che l’accoglienza e l’integrazione
cominciano nelle classi, dove si
apprende a diventare cittadini del
paese e dove, insieme alla lingua e
alla cultura dei luoghi, si apprendono i diritti e i doveri dettati dalla
Costituzione, si pratica quotidianamente l’amicizia, la solidarietà,
l’incontro fra diversi, il confronto,
la ricerca insieme di percorsi per
migliorare la vita di tutti. I giovani
saranno capaci di accettarsi nelle
diversità, solo se avranno preso coscienza delle proprie caratteristiche,
della propria identità, della propria
cultura. Quindi: gli studenti provenienti da realtà culturali diverse
non costituiscono un problema,
anzi, se bene accolti e valorizzati,
possono costituire una risorsa,
perché permettono ai docenti e ai
compagni di conoscere altre realtà
storico-geografiche, abitudini e
costumi, tradizioni, religioni, nate
e consolidatesi in contesti diversi
e lontani dal nostro dei quali non
ricerca di una sicurezza materiale a buon mercato, cioè
giocando». Sottolineando
l’attualità dell’esempio del
Magi, monsignor Mazzocato
ha ricordato come essi «ci
invitano a non fermarci alle
illusioni, ma ad affrontare
con onestà e responsabilità
la nostra vita».
SCOMMESSE
ANCHE SU BIN LADEN
Sono tutte partite di calcio i 10 eventi che hanno
raccolto più giocate nel 2009:
il primato spetta alla finale
di Champions (ha incassato
8,4 milioni di euro). Eppure
il mercato delle scommesse
va oltre lo sport: dal gossip
(quotatissime le possibili
nozze del rampollo della
famiglia reale inglese William) alla musica (il vincitore
del festival di Sanremo, il
possibile ritorno dei Take
That), alla letteratura (l’uscita dell’ultimo capitolo di
«Harry Potter»). Si scommette persino sul prezzo del
petrolio, sul clima, su quale
sarà il prossimo vulcano a
risvegliarsi, sulla cattura di
Bin Laden o su un eventuale
attacco degli Usa all’Iran.
dalle situazioni concrete. Nessuna
scuola è, ovviamente, interessata a
raggruppare tutti gli alunni stranieri in un’unica classe, ma, se, ad
esempio, in un piccolo centro vi sono
sezioni uniche di scuola primaria
e gli iscritti sono in maggioranza
figli di immigrati, che cosa si fa? Si
chiude la scuola e si trasferiscono
tutti i pochi alunni di quel Paese o di
quella frazione,italiani e immigrati,
in altra scuola di altro paese? E se in
una periferia urbana i nati sono in
maggioranza figli di migranti, per
situazioni abitative non governate
dalle amministrazioni locali, cosa si
fa: si chiudono sezioni? Si costringono i migranti a trasferire in altra
scuola i propri figli? E se alcune
sezioni, perdendo alunni stranieri
divengono sottodimensionate, cosa
si fa? Se si ascoltassero le scuole,
le docenti e i docenti, che sono, in
molti casi, competenti e concreti
(non “buonisti” e “idealisti” come
li descrive spesso la Lega!), capirebbe che per integrare è molto più
utile creare situazioni di relazioni
e scambi comunicativi, piuttosto
che sottoporre gli alunni ad aride
esercitazioni solitarie. La partita
che si gioca oggi in questo nostro
paese che imbarbarisce e rischia la
xenofobia e il razzismo è veramente
complessa. Nei periodi di crisi
economica è facile rinchiudersi nei
piccoli egoismi e dall’incitamento a
combattere la povertà dando addosso
ai più poveri, si può facilmente
passare alla guerra e alla violenza
incontrollata ed esasperata di tutti
contro tutti: Rosarno (ma non solo)
insegna. Per questo la società tutta
dovrebbe essere molto attenta ai
messaggi che vengono dalle scuole,
dalle docenti e dai docenti e che
parlano di reciprocità, di ricerca di
valori condivisi, di confronto pacato
e rigoroso, di regole da scoprire ed
accettare, non da imporre.
Piero Pierattini
Una questione
di credibilità
e coerenza
E’
innegabile che ci sono e
ci saranno sempre dei valori non
negoziabili per noi cattolici,valori
che sono chiaramente presenti
nel Vangelo,e poi illustrati molto
chiaramente nella Dottrina sociale
della Chiesa . L’amore fraterno per
il prossimo, la solidarietà, il solidarismo, la tutela della vita (prenatale,
e vita dei malati) la centralità della
famiglia, la non violenza, e il rispetto del creato perché affidato da
Dio Padre a tutti gli uomini (tutti
nel vero senso della parola) sono e
devono essere i pilastri che sorreggano la nostra impronta laica nella
società, che non vuol dire mancanza
di dialogo verso quelle culture che
2010, ARRIVANO
Lo Stato ci mette del suo.
non hanno le stesse convinzioni.
L’obbiettivo semmai è cercare di
non fare muro contro muro. Ma c’è
un ma! Diversa cosa è in nome di
una simpatia o comunque di una
stima di una personalità rinunciare
e negare i valori in cui crediamo. La
candidatura di Emma Bonino apre
nel PD e specialmente tra i cattolici
questo problema, non è infatti cosa
nascosta il forte laicismo e anticlericalismo professato dal candidato
presidente radicale (cortei anti
vaticano, eutanasia, coppie di fatto,
aborto, liberalizzazione e libero uso
di tutte le droghe); tutti sappiamo
come delicata e importante sia la
figura del presidente regionale,
il “Caso Englaro ce lo ha fatto
capire chiaramente, cioè le regioni,
possono comunque legiferare su
di una gamma non ampissima ma
sufficientemente importante di
argomenti che possano incidere su
certi valori, ad esempio fine vita,
alcune pratiche abortive, etc. Qui
diventa importante l’impegno o
meno in una coalizione! Può un
cattolico accettare passivamente
una gestione governativa di questo
genere? Personalmente mi sento
di dire no, non perché ritengo il
dialogo impossibile ma perché con
una coalizione del genere ritengo
impossibile che (l’ha detto chiaramente l’interessata) non vengano
attuate nei limiti del rispetto delle
leggi nazionali e costituzionali
leggi che imporrebbero il rifiuto
per noi cattolici e una coerente
presa di distanza da una coalizione
del genere. Ne verrebbe meno la
governabilità. Comunque sia non si
può pensare di fare una coalizione
con queste problematiche di fondo!
Io penso che in parte in questa bega
un po’ l’Udc è colpevole firmando
un accordo; con l’altra candidata,
Renata Polverini, che badiamo
bene ospita l’estrema destra nella
sua coalizione (xenofobia, pena di
morte, e tante altre “cosette” non
proprio di ispirazione evangelica,
ma del suo lo fa anche il Pd; infatti
messo da parte il comunismo come
visione economica, non riesce invece
a dimenticare la sua fede materialista il suo mito dell’uomo materia e
la sua eterna contrapposizione (per
altro drammaticamente fallita) con
la visione cattolica, che invece si
batte per la difesa dei diritti della
persona che sono ben diversi dal
porre in prima fila i diritti dell’individuo. Nel primo modo di pensare
ci si ispira ad una universalità, nel
secondo al centro vi è l’individuo
nella sua solitudine e nel suo primato. Visione edonistica della ricerca
della felicità (Rispettabile ma non
condivisibile). Ma mi chiedo: la presenza dei cattolici è per i dirigenti
ex Pci davvero importante ai fini del
disegno congressuale, o si aspettano
solo un marchio di garanzia una
cosa in più che può dar vantaggio!
Mi auguro che la cosa rientri poiché
sarebbe veramente un brutto inizio
di vita politica di un partito che si
augura di coniugare le due grandi
tradizioni politiche del paese (progressista e cattolica).
Massimo Alby
Lettere in Redazione
devono vergognarsi. C’è poi da
dire che per realizzare percorsi di
accoglienza efficaci occorre che,
quando si presentano situazioni di
bisogno e di difficoltà delle famiglie, di insicurezza lavorativa, di
precarietà abitativa, intervengano
le istituzioni e le realtà associative
territoriali, con azioni di sostegno
all’integrazione delle famiglie. La
scuola è spesso il luogo in cui tali
bisogni vengono alla luce. Tutte
queste riflessioni sono premesse
per affrontare in modo non astratto
alcune legittime domande che il
Ministro, ma le stesse scuole si
pongono, di fronte al fenomeno
immigrazione che, in Italia, si è
sviluppato in maniera più rapida e
convulsa che in altri paesi europei.
Quanti alunni “stranieri” può
tollerare una scuola, per raggiungere risultati efficaci? Troppi alunni
“stranieri” rallentano gli apprendimenti delle classi? E’ opportuno
raggruppare in ogni classe alunni
della medesima provenienza geografico-culturale? E’ necessario che gli
alunni “stranieri”frequentino classi
riservate, per l’apprendimento della
lingua italiana, prima di essere inseriti insieme agli altri alunni nelle
classi normali? Come valutare gli
alunni figli di immigrati, senza che
vengano penalizzati dalle difficoltà
linguistiche o dalle situazioni sociali ed economiche precarie? Sono
domande alle quali non si possono
dare risposte astratte, sganciate
All’inizio c’era il Lotto solo
il sabato, oggi 3 estrazioni
ogni settimana per Lotto e
Superenalotto. E l’ultima
trovata: «Win for life», «Vinci
per la vita». Il nome la dice
lunga: dopo il Bingo per le
famiglie, ecco lo specchio
per le allodole per precari,
disoccupati, cassaintegrati.
Promette veri e propri vitalizi (montepremi di 4 milioni di euro per vent’anni),
stabilità, un futuro sicuro.
Chi non li desidera? Eccoci
accontentati: estrazioni ogni
ora, meccanismo semplice
e massima accessibilità. Si
gioca ovunque: bar, tabaccherie e ogni punto vendita
autorizzato.
LE VIDEOLOTTERIE
Ma non c’è limite al business dell’azzardo: il 2010
sarà l’anno delle videolotterie. Se con le slot normali si
vincono fino a 100 euro qui
si salirà a 5 mila, ma a livello
di rete si potrà volare fino a
mezzo miliardo di euro. Le
macchine dovranno essere
installate in locali appositamente dedicati al gioco, come
le sale bingo. Su ciascuna si
potranno giocare migliaia di
partite al giorno. Garantendo
l’ennesimo superincasso allo
Stato. La sperimentazione è
alle ultime battute, al massimo a marzo le videolotterie
faranno il loro ingresso nel
circo mangiasoldi italiano.
ESTRAZIONI OGNI ORA
Festeggiamenti per una vincita al Superenalotto
Vita
La
Pistoia
Sette
N.
3 24 Gennaio 2010
Tutti i canali per le offerte
Ufficio scuola
La Caritas diocesana
per il terremoto di Haiti
D
opo l’appello del Papa,
anche la Chiesa italiana ha
espresso vicinanza alla popolazione haitiana, mettendo a
diposizione 2 milioni di euro
tramite il comitato per gli interventi caritativi a favore del
terzo mondo.
La presidenza della conferenza episcopale italiana ha
invitato inoltre le comunità
ecclesiali a pregare per quanti
sono stati colpiti dal tragico
evento e a sostenere le iniziative
di solidarietà promosse dalla
Caritas italiana con l’obiettivo
di alleviare le sofferenze di
quella popolazione.
La diocesi di Pistoia aderisce a questo appello e ha indetto
per domenica 24 gennaio 2010
una “raccolta straordinaria
a sostegno delle popolazioni
colpite dal terremoto nell’isola
caraibica”.
Durante tutte le celebrazioni eucaristiche di quella
domenica saranno raccolte
offerte da destinare, tramite la
Caritas, alle popolazioni così
drammaticamente colpite dal
terremoto.
Questo è l’aggiornamento
che Caritas italiana ci ha inviato:
“Le enormi difficoltà di comunicazione restano l’ostacolo più grande
per il coordinamento dei nostri primi interventi. Cibo, acqua, tende,
prodotti igienici sono le necessità
immediate alle quali cerchiamo di
rispondere”.
Joseph Jonides Villarson,
responsabile per le emergenze
di Caritas Haiti ringrazia per la
solidarietà espressa dall’intera
Stanziati 100mila euro per i primi aiuti
rete Caritas e aggiunge che tutti
gli operatori che erano sul posto
sono salvi e stanno già occupandosi degli aiuti d’urgenza.
Insieme al direttore, padre
Serge Chadic, e alla coordinatrice, Marie Fausta Jean-Maurice,
ha già visitato le zone più colpite della città: Delmas, la zona
Palais des Ministères, Turgeau,
Champs de Mars, Bas Lalue e
Debussy. Anche nelle precedenti
emergenze Caritas Haiti è riuscita a fornire tempestivamente
aiuti alimentari, tende, acqua
potabile e assistenza sanitaria,
grazie alla mobilitazione dei
centri Caritas in tutte le dieci
diocesi. Sta perciò utilizzando
quanto già disponibile nei suoi
magazzini.
Centro missionario diocesano
Incontro
con don Guidotti
I
l centro missionario diocesano, in accordo con
il vescovo, invita i sacerdoti, i diaconi e tutti i laici
interessati alla missione, ad un incontro con don Umberto Guidotti, sacerdote diocesano “fidei donum”,
Balzas (Brasile). Don Umberto, alla fine di questo
mese ripartirà per la missione.
L’incontro è in seminario, via Puccini 36 a Pistoia,
martedì 26 gennaio alle 21.
Inoltre il Crs, Caritas statunitense, presente ad Haiti
con proprie sedi, sta mettendo
a disposizione kit da cucina
e per l’igiene, disinfettanti e
materassi per mille famiglie. Si
attende anche l’arrivo di cisterne
per l’acqua potabile in grado di
far fronte ai bisogni di duemila
famiglie.
Altro materiale di prima
necessità potrà essere reperito
anche nei centri Caritas nella
confinante Repubblica Domenicana.
E’ possibile effettuare i versamenti direttamente presso
l’ufficio amministrativo della
Curia di Pistoia, specificando la
causale: Emergenza Haiti.
Marcello Suppressa
Irc, un incontro
Offerte sono possibili
anche tramite altri canali, tra cui:
UniCredit Banca di
Roma Spa, via Taranto
49, Roma - Iban: IT50
H030 0205 2060 0001
1063 119
Intesa Sanpaolo, via
Aurelia 796, Roma Iban: IT19 W030 6905
0921 0000 0000 012
Banca Popolare Etica,
via Parigi 17, Roma
- Iban: IT29 U050 1803
2000 0000 0011 113
CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001
(orario d’ufficio).
G
iovedi 14 gennaio nell’aula magna del seminario vescovile
si è svolto l’incontro dei dirigenti scolastici degli istituti di ogni
ordine e grado della diocesi con la partecipazione del consulente
giuridico del servizio nazionale per l’Irc della conferenza episcopale italiana, dottor Nicola Incampo,. L’incontro, promosso dall’Ufficio scuola diocesano e che ha visto anche la partecipazione
del dirigente dell’Usp di Pistoia, dottor Francesco Mauro, era incentrato sui cambiamenti relativi all’insegnamento della religione
cattolica a quasi 25 anni dalla revisione del concordato.
Questo meeting, che ha visto una ottima partecipazione, ha
voluto offrire un servizio aggiornato affinché i dirigenti scolastici potessero essere aggiornati sugli strumenti necessari per
l’organizzazione e gestione della disciplina dell’Irc nell’ambito
scolastico.
E’ stata l’occasione per ascoltare le difficoltà che i dirigenti si
trovano puntualmente ad affrontare nei rispettivi istituti scolastici
riguardo all’Irc e per dare risposte adeguate e risolutive dove
fosse possibile.
Ne parliamo con il direttore dell’Ufficio scuola, don Alessandro Carmignani.
Quali sono state le problematiche che i dirigenti hanno
evidenziato?
Le problematiche sono state diverse in relazione ai diversi
gradi di scuola: per quanto riguarda i dirigenti delle direzioni
didattiche, le questioni relative all’aggiornamento degli insegnanti
ed alla loro figura specifica all’interno della scuola. Per quanto
riguarda i dirigenti degli istituti secondari, invece, è stata sollevata
la questione della gestione degli avvalentisi e le difficoltà riguardanti l’organizzazione delle attività degli studenti non avvalentisi,
difficoltà soprattutto di ordine economico.
Incontro con i giornalisti
Colazione
con il vescovo
A
lla vigilia della festa di San Francesco di Sales l’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali ripropone la “Colazione con
il vescovo”: un incontro fra i giornalisti e il vescovo in occasione
dell’inizio anno con una “conferenza stampa” informale, a briglia
sciolta, con monsignor Mansueto Bianchi. L’appuntamento è nella
saletta del Centro Monteoliveto a Pistoia (ingresso via Bindi) per
le 9 precise di sabato 23 dicembre 2010. Alla chiacchierata con il
vescovo, segue – come di consuetudine – la colazione predisposta
dai volontari che prestano servizio alla “Casa” e offerta dall’Ufficio comunicazioni sociali.
Perché il tema dello stato giuridico e delle norme che regolano l’Irc ogni anno torna alla “ribalta” delle cronache?
Per una non sempre adeguata conoscenza delle norme che
regolano l’Irc, anche a volte da parte degli stessi addetti ai lavori.
L’incontro aveva proprio questa finalità insieme al desiderio di
consolidare, nel mantenimento del ruolo di ognuno, un rapporto
di collaborazione tra dirigenti scolastici e Ufficio scuola diocesano.
Molti dirigenti, al termine dell’incontro infatti, hanno sottolineato
e apprezzato questa opportunità.
Nell’occasione il dottor Incampo ha incontrato la commissione dell’Ufficio scuola e gli insegnanti. Cosa è venuto fuori?
E’ stata questa l’occasione perché il dott. Incampo potesse
incontrare la commissione e potesse darle sostegno e sprone a
continuare sulla strada intrapresa dall’Ufficio stesso nei suoi
diversi ambiti di azione. C’è stata inoltre l’opportunità, molto
apprezzata, di incontrare le insegnanti titolari di classe della suola
dell’infanzia e primaria secondo il calendario previsto dal corso
di aggiornamento organizzato dall’Ufficio, corso che avrà termine
intorno alla fine di Febbraio. La conoscenza è sempre l’occasione
per una crescita condivisa in un ambito sempre in evoluzione e
che vede la necessità di concorrere, da parte di tutti i soggetti
coinvolti, al bene della disciplina dell’Irc.
Daniela Raspollini
8 comunità ecclesiale
n. 3
Il 24 gennaio alle 18, nella 24 gennaio in Cattedrale alle 18
Cattedrale di Pistoia si svolgerà
il rito di ammissione all’ordine
sacro del seminarista Alessio
Tagliafierro.
Conn il rito dell’ammissione, la Chiesa, nella persona del
vescovo, accoglie ufficialmente
l’aspirazione del candidato
all’ordine sacro del presbiterato. La pubblica manifestazione
del suo proposito costituisce
la presentazione alla comunità
ecclesiale, invitata a farsene cura
con la preghiera, affinché consolidato nella fede, speranza e carità, e fortificato dallo Spirito esso
possa continuare a seguire Cristo e approfondire e ultimare il
suo discernimento vocazionale.
Alessio Tagliafierro, ci racconta
la sua esperienza: proviene dalla
parrocchia di san Bartolomeo a
Tizzana; dopo aver conseguito il
diploma di perito tessile, adesso
è al terzo anno di seminario e
Giornata dei ministeri
Rito di ammissione all’ordine sacro
del seminarista Alessio Tagliafierro
di Daniela Raspollini
secondo di studio di teologia; fin
da piccolo, Alessio ha studiato
musica, dedicandosi prima alla
chitarra classica poi all’organo e
al canto. E’ stata la musica una
delle cause d’accrescimento della
sua vocazione e avvicinamento
alla liturgia e a Dio. Per diverso
tempo ha cantato e suonato nel
coro parrocchiale di Tizzana e ha
partecipato, nei momenti possibili, alla vita di tale parrocchia
che lo ha protetto, sottolinea
Alessio, e tenuto al sicuro come
il pampano protegge l’uva.
“Crescendo -racconta- ho
riscoperto la chiesina di Buriano,
dove nel giugno 1987 fui battezzato dal parroco don Henny Pietro Innocenti. Per diverso tempo
don Henny mi chiese di animare
la Messa domenicale e le feste
della piccola chiesa, con i suoni
del bellisssimo organo Agati.
Don Henny e Buriano mi hanno
dato molto, e devo a questo
parroco una gran riconoscenza
ed un grande affetto.
L’anno passato, Alessio ha
prestato servizio nella parroc-
chia di Sant’Ignazio di Loyola
(Spirito Santo) con don Umberto
Pineschi, mentre da ottobre
svolge servizio pastorale nella
parrocchia di San Bartolomeo
in Pantano. “La città è molto diversa dall’ ambiente paesano -afferma- a cui ero abituato; i primi
tempi era come essere in un altro
mondo: è più difficile conoscere
le persone, alcune sono solo di
passaggio, le iniziative sono
svolte in modi diversi”.
Alla domanda: “Chi vorresti
ringraziare per questo tuo primo
traguardo?”, risponde: “Un
grazie a don Umberto, uno a
don Luca ed uno al mio arroco
don Mario del Becaro che mi
ha seguito fino all’entrata in
seminario e che tutt’ ora mi sta
vicino”.
Fraternità apostolica di Gerusalemme
Celebrata la memoria di san Basilio
Il 2 gennaio la Fraternità
apostolica di Gerusalemme ha
celebrato San Basilio. Ne parliamo con don Giordano Favillini,
priore della stessa fraternità.
Come mai la vostra Fraternità di Gerusalemme ha celebrato la festa di San Basilio?
Nel nostro libro di vita le
fraternità apostoliche di Gerusalemme si modelleranno sullo
stile di vita della spiritualità
di san Basilio. Secondo questo
Padre della Chiesa i monaci
dovevano vivere insieme, vicino
alla città in stretta comunione
con la chiesa locale ed aprirsi al
servizio dei più poveri. Al tempo
di san Basilio, nel quarto secolo,
i più poveri, le persone, le più
bisognose erano gli ammalati
in quanto non esistevano gli
ospedali, e i bambini senza famiglie e di famiglie povere. San
Basilio all’ interno dei monasteri
riservava dei luoghi per l’acco-
glienza dei bambini e dei malati;
nacquero per la prima volta gli
ospedali e gli orfanotrofi.
Così la nostra fraternità vive
ed opera nella città a servizio della chiesa locale e dei più poveri
Da quale idea San Basilio
mutuava questo stile di vita
monastica?
Nel IV secolo imperversava
l’eresia ariana e che concepiva
Gesù come un grande uomo e
non come Dio; san Basilio invece
asseriva che nella persona di
Gesù ci sono unite le due nature:
quella umana e quella divina.
Dio si è fatto uomo per innalzare
l’uomo alla dignità divina. La
conseguenza pratica di questa
visione di Gesù è che la natura
umana acquista una maggiore
dignità in quanto è stata assunta
dal verbo. Per questo ogni essere
umano ha una sua dignità che
va difesa è dunque necessario
curare e assistere la persona che
si trova nella difficoltà o nella
sofferenza.
In che senso il pensiero di
san Basilio oggi è attuale?
Per quanto riguarda la vita
monastica essa deve essere aperta alla realtà ecclesiale e sociale
e non un fenomeno distaccato
e isolato a se stante. Essa deve
essere a servizio della chiesa per
il bene della collettività.
Anche l’ordinamento interno si basa molto sulla sobrietà e
sulla semplicità di vita in modo
tale che sia accessibile a tutti .
Le regole di San Basilio tendono
a riunire armonicamente la
contemplazione, con l’azione a
fare dei monaci persone di comunione. Per quanto riguarda il
pensiero teologico la Cristologia
è molto attuale in questi tempi in
cui si tende a spiritualizzare il
Cristo o a renderlo troppo umano: San Basilio presenta l’Eucarestia come il mezzo attraverso
il quale oggi si può conoscere
e vivere pienamente la vita del
Cristo e la comunità cristiana
ritrovare in essa la comunione.
La nostra fraternità anche se
segue il “libro della vita “ scritto
30 anni fa dal fondatore si radica
profondamento nella spiritualità
di san Basilio; infatti i monaci
della fraternità sono impegnati
nella comunità con diversi sevizi
pastorali: fra Marco si occupa
dell’aeroporto dei vivi (come lo
definisce lui), fa servizio presso
la capella della misericordia a
sostegno al dolore dei parenti
dei morti, pregando con loro, fra
Antonio si occupa del sostegno
della formazione didattica dei
minori, fra Pierluigi si occupa
della catechesi, fra Giacomo
si occupa della pastorale dei
giovani, fra Alessio si dedica
alle attività pastorali insieme al
priore don Giordano.
Daniela Raspollini
Ufficio catechistico
Laboratori di preparazione
INCONTRO DEI GRUPPI
DELLA PRIMA COMUNIONE NEI VICARIATI
Laboratorio di preparazione
Lunedì 25 gennaio 2010 ore 21 seminario di Pistoia
Incontro dei gruppi nelle Zone
Sabato 20 Marzo 2010
INCONTRO DIOCESANO DEI CRESIMANDI
Quest’anno l’incontro si svolgerà in piazza Duomo
dalle 16 in poi. Alla messa delle 18 sono invitati anche
i parroci, i genitori e i padrini dei ragazzi.
Laboratorio di preparazione
Lunedì 18 gennaio ore 21 Seminario di Pistoia
PROGRAMMA DELLA GIORNATA DI DOMENICA
18 APRILE ORE 16-19
Piazza Duomo
ore 16: arrivi dei partecipanti
ore 16.30-17.30: animazione in Piazza
ore 17.30: Processione di ingresso in cattedrale
ore 18: Concelebrazione eucaristica in Cattedrale presieduta dal vescovo
In caso di pioggia ritrovo alle 17,30 per l’eucaristia
UFFICIO CATECHISTICO TOSCANO
29-30 gennaio Monastero S. Cerbone Massapisana (Lu)
Seminario di sturio sull’iniziazione cristiana
“Generare i cristiani.
Alla ricerca
di un modello”.
INFO: 0573.976133
e-mail: segreteriapastorale@
diocesipistoia.it
Vita
Cena di solidarietà
24 Gennaio 2010
La
La Casa della Solidarietà-Rete Radiè Resch di Quarrata organizza
per sabato 23 gennaio alle 20,30, presso la Casa della Solidarietà in
via delle Poggiole 225 a Lucciano, una cena di solidarietà a sostegno
del progetto di “Aguadolce“ nel Sertao do Carangola-Petropolis
(Brasile) referente Waldemar Boff. Waldemar lavora in questa comunità da 15 anni con un asilo e con pre-adolescenti e adolescenti.
In questo momento hanno necessità di proseguire i lavori di adeguamento delle opere di depurazione delle acque della comunità
del Sertao di Carangola. Il menù sarà casalingo e il contributo è di
€ 20,00 (adulti); € 10,00 (bambini). INFO: tel. 0573.750539 ore serali.
Mariella cell. 3332654911, Patrizia cell.3392349201.
Incontri
Per riflettere insieme
La Casa della solidarietà-Rete Radiè Resch di Quarrata, parrocchie
di san Piero Agliana-Santomato-Stazione di Montale e Vignole,
Giustizia e Pace (provincia romana dei domenicani-Pistoia) organizzano per il 2010 i seguenti incontri: Venerdì 5 febbraio ore 21
Auditorium Banca di Vignole-Olmi (Quarrata) - “Resistere come e
perchè?”, don Alessandro Santoro, Comunità delle Piagge-Firenze.
Venerdi 19 febbraio ore 21 Compagnia della Chiesa di san Piero ad
Agliana (Pistoia) - piazza Gramsci - “Il Concilio è morto?”, mons.
Luigi Bettazzi, vescovo. Venerdì 5 marzo ore 21 Auditorium Banca
di Vignole-Olmi (Quarrata). Don Enzo Benesperi, parroco di Stazione
(PT) presenta il libro: “Gino Strada, dalla parte delle vittime”. Sarà
presente l’autore: Mario Lancisi. Venerdì 9 aprile ore 21 Compagnia
della Chiesa di san Piero ad Agliana (Pistoia) - piazza Gramsci “L’altra via, diritti e sobrietà” - Francuccio Gesualdi, fondatore del
Centro nuovo modello di sviluppo. Venerdì 23 aprile ore 21 Auditorium Banca di Vignole-Olmi (Quarrata) - Don Primo Mazzolari, a
50 anni dalla morte “Il Vangelo, profezia nella storia”, Mariangela
Maraviglia, studiosa. Venerdì 7 maggio ore 21 presso la Compagnia
della chiesa di San Piero ad Agliana (Pistoia) - piazza Gramsci - “La
questione ambientale, sfida a nuovi stili del con-vivere e del pensare”,
Alessandro Cortesi, padre domenicano-Pistoia.
Il 24 marzo 2010 ricorre il 30° anniversario dell’assassinio di monsignor Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di san Salvador. La celebrazione sarà il giorno stesso alle 20.30 presso la chiesa parrocchiale
di Santomato.
Parrocchia di Maresca
Nominato il parroco
In una lettera ai fedeli il vescovo annuncia
che don Luciano Tempestini inizierà il
nuovo ministero domenica 7 febbraio
E’ don Luciano Tempestini il nuovo parroco di Maresca. Lo co-
munica il vescovo di Pistoia, monsignor Mansueto Bianchi, ai fedeli
del centro montano, con una lettera di cui è già stata data lettura alle
Messe della scorsa domenica. Don Tempestini, nato a Pistoia il 7
marzo 1954, ordinato sacerdote il 16 novembre 1985, è stato parroco
a Carmignano, e ha ricoperto per molti anni l’incarico in diocesi di
direttore dell’Ufficio per i beni culturali. A Carmignano don Tempestini è stato parroco dall’ottobre 2000 e ricopriva l’incarico di vicario
foraneo per Carmignano e Poggio a Caiano.
“Dopo i giorni dolorosi ma carichi di fede e di cristiana speranza che hanno segnato la morte di don Vincenzo Venturi –scrive il
vescovo ricordando il parroco scomparso– ho finalmente la gioia di
comunicarvi la nomina del vostro nuovo parroco”. Sarà proprio il
vescovo ad accompagnare don Luciano a Maresca domenica 7 febbraio con una celebrazione eucaristica che segnerà l’inizio del nuovo
ministero. Monsignor Bianchi sottolinea: “So che lo accoglierete con
tutto l’affetto e la stima che ampiamente si merita, ma che soprattutto
non gli lascerete mancare la vostra partecipazione e collaborazione”.
E’ infatti necessario che tutte le parrocchie della diocesi “assumano
un nuovo stile pastorale, meno individualistico, più collaborativo,
creino tra loro alleanze e collaborazioni, investano e promuovano la
partecipazione e la responsabilità laicale, riconoscano e valorizzino i
diversi carismi presenti nella comunità in modo che anche la ridotta
disponibilità di numero e di forze dei sacerdoti sia compensata dalla
presenza di un laicato più disponibile e partecipe e da una nuova
mentalità pastorale in cui le parrocchie collaborano e si integrano
reciprocamente”. Alla fine ha ringraziato don Tommaso Rekiel, don
Cipriano Farcas e tutti i sacerdoti che in questi mesi hanno assistito
la comunità di Maresca.
Vita
La
24 Gennaio 2010
comunità ecclesiale
n. 3
9
400 anni di spiritualità visitandina
24 gennaio: inizio dell’anno giubilare
Q
uattrocento anni. Quattrocento anni di storia. Venti,
venticinque generazioni che
assumono in proprio un tipo
di spiritualità che non è, e non
può essere, identico per tutte
le migliaia di monache; non
può essere una identica storia,
un’identica vicenda. Quando
si accosta una storia così complessa come quella di un ordine
religioso, soprattutto se orientato alla vita contemplativa, è
impossibile avere presenti solo
i binari delle regole e gli stessi
orientamenti della comune
spiritualità.
Le vicende, che si inseriscono nel cammino di una vita, nascono dalla intensa vita mistica
di ciascun membro ma anche
dalle vicende storiche che non
dipendono più solo dai soggetti
interessati ma anche da un contesto culturale e politico.
Sfogliando la storia dell’ordine della Visitazione S. Maria,
si incontrano esperienze totalmente diverse e, tanto per fare
un esempio, l’estatica S. Maria
Margherita Alacoque, con le
sue rivelazioni sulla devozione
al Sacro Cuore di Gesù, monaca
diretta spiritualmente dal Beato
de La Colombien, gesuita, e la
carretta che conduceva al martirio sette visitandine in occasione
della rivoluzione comunista
spagnola del 1936.
Dentro, un fiume di spiritualità con le proprie fatiche, i
silenzi, le interiori implorazioni,
i sussulti del cuore e della mente, l’apertura al mistero della
chiesa, l’ansia della salvezza
per tutti…
Non potremo, quindi, dopo
aver fatto cenno alla spiritualità di san Francesco di Sales e
di santa Giovanna Francesca
Fremìot de Chantal, che tentare di cogliere i binari di una
spiritualità, che ha attraversato
quattrocento anni, e i pilastri
su cui si sono costruiti, con
l’accoglienza dello Spirito Santo,
tanti eroismi noti e sconosciuti,
visibili e invisibili.
Bisogna subito affermare
che la spiritualità visitandina
punta, per natura sua, per quella
impronta lasciata da san Francesco di Sales, non su grandi
penitenze, faticose pratiche
di pietà, digiuni estenuanti…
ma su la santificazione della
quotidianità. La “Visitazione”
non parte da forme esterne, eclatanti, esorbitanti le stesse forze
umane. Non esaspera neppure
la solitudine!
La spiritualità visitandina
parte dalla mente e dal cuore.
Tende a pacificare, in una lenta
maturazione della personalità,
il profondo dell’essere umano,
là dove si annidano le ferite
del passato fin dalla prima
fanciullezza: dove talvolta una
male impostata vita spirituale
ha fatto intravedere grandi vette
di santità, quasi cime innevate
su cui non si è posato mai piede
umano, ma con le conseguenti
delusioni.
Il continuo ritornello di
una certa formazione cristiana
era costituito, un tempo, da un
errore di impostazione: “grande
santa, presto santa” per non dire
subito santa, senza tener conto
che la santità vera non è quella
pensata ma quella vissuta che
parte, inevitabilmente, dall’umile accettazione di un cammino
nel tempo, con docilità allo
Spirito Santo.
La saggezza di Francesco e
della Chantal, invece, partiva a
piccole osservanze: il silenzio
interiore ed esteriore, il distacco
anche dalle piccole cose di uso
quotidiano – ogni anno, per
esempio, si cambiavano tutti
quei piccoli attrezzi (forbici, croci, corone, ecc. ecc.) che servivano per le attività quotidiane…
La “Visitazione” insegna
una santificazione dei piccoli
passi, in uno stile di serenità, di
umiltà, di fiducia, di abbandono
alla tenerezza del Padre del
Figlio e dello Spirito Santo. La
vera cella è quella interiore.
Ma, giustamente, qualcuno
potrebbe domandare: “Quali
sono i pilastri su cui certi atteggiamenti che prediligono la
mitezza, la dolcezza, la pace
del cuore e della mente… si
vanno costruendo di giorno in
giorno?”.
IL PRIMO PILASTRO
È LA PREGHIERA
Non tanto fatta di parole
quanto di un atteggiamento
interiore: del senso della presenza, della effusione del cuore.
Se la spiritualità visitandina non
esclude la meditazione discorsiva, tuttavia l’orientamento non è
quello intellettuale e della ricerca colta, ma è piuttosto quello
affettivo.
Sono significative di uno
spirito le parole che Francesco scriveva in una lettera alla
Chantal: “Preoccupatevi solo di
essere fedeli nel restare vicino a
Dio in questa dolce e tranquilla
attenzione del cuore, in questo
soave riposo tra le braccia della
sua provvidenza, in questa dolce
acquiescenza alla sua santa
volontà, perché tutto questo gli
torna gradito. Guardatevi dalle
intense applicazioni dell’intelletto, perché sono un danno,
non solo al resto ma anche
all’orazione…”. E dava, come
criterio generale, anche contro
possibili distrazioni, questo
consiglio: “Con la maggiore
dolcezza possibile, riconducete
il nostro spirito a questa unità
e semplicità di presenza e di
abbandono a Dio”.
Certo, per la spiritualità
visitandina la preghiera o, come
si diceva, l’orazione, conserva
un aspetto personalistico fortemente accentuato. È la strada
per giungere alla mistica con la
normale mediazione alla grazia.
“Mistica, diceva san Francesco,
La spiritualità visitandina
è, dunque, una vera ricchezza e
una strada praticabile, non solo
per le monache, ma per tutta la
chiesa e, perciò, per ogni fedele,
perché lo stile di vita, la pace del
cuore, la semplicità della persona, la benevolenza e la fraternità
evangelica hanno la capacità e la
forza di superare anche le grate
della clausura.
Simone Scatizzi, vescovo emerito
SABATO 23 GENNAIO
Serata vigiliare
ore 21: “La comunicazione nel pensiero di San
Francesco di Sales”. Relatore Ugo Feraci
DOMENICA 24 GENNAIO
Solennità del santo
ore 7,30: Santa Messa
Ore 16: Esposizione del Ss. Sacramento
ore 17: Messa con la presenza dei giornalisti presieduta da don Paolo Palazzi, vicario generale
Parrocchia di Santonuovo
Inaugurazione
dell’organo restaurato
È
San Francesco di Sales
perché la conversazione vi è tutta
segreta e nulla si dice tra Dio e
l’anima che non sia da cuore a
cuore, con una comunicazione
che non può essere partecipata se
non da coloro che la fanno”.
IL SECONDO PILASTRO
È LA VITA FRATERNA
La spiritualità visitandina ha
una viva attenzione alla persona,
alla sua salute, alle sue difficoltà,
ma esige una grande attenzione
alla fraternità. La vita in comune è veramente un grande
dono ma se lo si vive in quello
spirito evangelico che è l’amore
fraterno, con quella gratuità che
si fa stile reciproco, con quella
benevolenza che è il segno della
vera maturità umana e cristiana.
Questo stile semplice, che trabocca dalla preghiera affettiva
e dalla parola di Dio, accolta e
tradotta nel vivere comune, è
una tipica caratteristica della
“Visitazione”.
Vi è infatti, un principio
espresso da Gesù, che Francesco
e la Chantal non si stancavano
di raccomandare alle monache:
“Amatevi come Lui ci ha amato.
Non c’è amore più grande di
questo: dare la vita per i propri
amici”. Perciò la lavanda dei
piedi, nei suoi valori simbolici,
diviene un icona a cui fare mentalmente riferimento. Gli altri
vengono prima del proprio io e,
a imitazione del Padre, la misericordia, tenera e benevolente,
diviene il tessuto che ingloba
anche i limiti di ciascuno, nel
perdono e nella pace.
IL TERZO PILASTRO
È LA VOLONTÀ DI DIO
È nello spirito della “Visitazione” questo umile fidarsi di
Dio, lasciarsi portare e rispondere, col Vangelo alla mano alle
varie provocazioni che la vita
ci offre, ogni giorno, a chi la sa
ascoltare e riconoscere. In questo
semplice abbandono, la persona
ritrova sempre la pace e, quindi,
la gioia.
Quello che Francesco di
Sales scrive nella “Introduzione
alla vita devota”, diviene normativo.
“La cattiva tristezza turba
l’anima, la rende inquieta, ispira
timori eccessivi, dà il disgusto
dell’orazione, assopisce ed opprime il cervello, prima l’anima
della saggezza; di risoluzione, di
giudizio e di coraggio e prostra
le energie… Essa, infatti, toglie
ogni dolcezza dall’anima e la
rende quasi rattrappita e impotente in tutte le sue facoltà!”.
corso gramsci, 159/b - cell. 338.5308048 - pistoia
aperto pranzo e cena
stato salutato da un bagno di folla, il restauro dell’antico
organo Filippo Tronci e Nicomede Agati (1885), della chiesa di San
Germano a Santonuovo. Chiesa stracolma per il concerto inaugurale
di Wladimir Matesic, che ha eseguito brani di Karg-Elert, Valerj, Bach,
Vignali, Boëly, Benoist, Vierne e padre Davide da Bergamo.
Alla cerimonia, hanno partecipato, tra gli altri, il vescovo di
Pistoia, monsignor Mansueto Bianchi, che ha benedetto lo strumento,
il sindaco di Quarrata Sabrina Sergio Gori, Franco Benesperi per la
Fondazione Banche di Pistoia e Vignole, e il maestro Umberto Pineschi, direttore della Commissione diocesana per la musica sacra.
Il restauro dello strumento è stato realizzato dalla ditta Samuele
Maffucci conservazione e restauro organi storici, con il contributo
della Fondazione Caript la quale, insieme alla fondazione Banche di
Pistoia e Vignole per la cultura e lo sport e al gruppo attività parrocchiali della Chiesa di San Germano, ha contribuito anche al restauro
della cassa e cantoria, eseguito dalla ditta Massimo Drovanti.
L’organo torna a suonare dopo anni di silenzio grazie al parroco
don Aldemiro Cinotti, che ha voluto restituire alla sua comunità
questo gioiello dell’arte organaria, frutto dell’influenza degli Agati
e quella dei Tronci, le cui maestranze si unirono nel 1883 sotto l’unico
proprietario Filippo Tronci.
Patrizio Ceccarelli
Le poesie dei
nostri lettori
SHOAH
Il dolore era forte e disumano
la gente era muta di dolore
o di soddisfazione
perché tutte le persone non sono buone.
Indifferenti del male altrui.
Povero Cristo, in quei giorni di passione
ci fu chi pianse e chi ne rise.
La terra tremò muta
ed il cielo lo raccolse in gloria.
La vita, la morte, la gloria
in quel sole balsamo confortevole
l’uomo riprende speranza e sogna.
Mi rividi felice e serena la sera
la mia mente si pasciava di sogni
il rifiorire degli alberi dopo l’inverno
sole, amore, pane e pace.
Quando il dolore si fa disumano
lo spirito si rallegra in Dio salvatore,
la musica suona celestiale
inonda l’anima
che sale libera da ogni male
e l’uomo ha brividi di gioia eterna
ovunque si trova.
Fenenna Caramelli
10 comunità e territorio
n. 3
SVILUPPO E FORMAZIONE
L
a crisi si sconfigge
anche con il turismo. L’occasione per parlare delle
strategie di sviluppo del settore è stata la presentazione
alla stampa, da parte della
presidente della Provincia
Federica Fratoni, del nuovo
direttore dell’Apt di Pistoia,
Carlo Bartolini.
«Credo ci sia la necessità
di costruire una rete per
quanto riguarda la politica
dell’accoglienza – ha detto la presidente Fratoni -,
mettere in rete i vari punti
informativi, fare un’attività
di formazione serrata per
tutti gli operatori del settore, costruire degli accessi
internet che siano basati su
un’unica filosofia e che in
qualche modo riescano a
caratterizzare il nostro territorio, anche con un’identità forte che possa essere
promossa nei confronti del
mercato interno e di quello
estero».
Carlo Bartolini, 38 anni,
A CURA DI
PATRIZIO CECCARELLI
Turismo
Le strategie per il rilancio
Fratoni: «Investiremo nella formazione».
Bartolini: «Pinocchio sugli sci e Bit,
i miei primi impegni»
montecatinese, un curriculum professionale eccellente, succede a Franco
Belluomini.
Il nuovo direttore arriva
in un momento molto delicato per l’Azienda di promozione turistica pistoiese,
alle prese con un’azione
di rilancio del settore e a
ridosso di due importanti
appuntamenti: il Pinocchio
sugli sci e la Borsa internazionale del turismo.
«Il Pinocchio sugli sci
– afferma Bartolini – è una
manifestazione (verrà presentata alla stampa naziona-
le ed estera questa settimana
a Cortina, ndr) che valorizza
in particolare la montagna
pistoiese e che ci porta in
tutto il mondo. Il secondo
evento, che ci vede impegnati a breve, assieme alla
Regione Toscana, è la Borsa
internazionale del turismo
di Milano. Per noi sarà l’occasione per internazionalizzare il nostro prodotto e per
contattare gli operatori, sia
italiani che internazionali,
in particolare quelli della
enogastronomia».
«Pistoia – riprende la
Presidente Fratoni - è si-
curamente un territorio
inesplorato. La nostra è
una provincia che può consentire al turista non di
visitare dei luoghi, ma di
fare un’esperienza, perché
è un territorio svincolato
dai grandi circuiti di massa
e quindi offre una dimensione molto più genuina e
autentica. A Pistoia non ci
sono i negozi di souvenir:
il turista compra i prodotti
tipici, visita le nostre bellezze, magari fa un salto alle
terme, va al parco di Pinocchio, va a sciare all’Abetone,
gustandosi un po’ tutto. È
un turismo slow, il nostro,
e tutto questo può costituire
una specializzazione anche
in un sistema toscano che
viene promosso in tutto il
mondo e che ha un appeal
particolare».
Vivaismo
Successo per la decima edizione del Meeting
U
na ventina di appuntamenti, non solo a
Pistoia, ma anche a Firenze, Lucca e Roma, per
far conoscere la realtà
del vivaismo pistoiese,
motore dell’economia
locale. La decima edizione del Meeting sul
florovivaismo, promossa
dall’Associazione internazionale produttori del
verde «Moreno Vannucci», che aveva preso il
via lo scorso 6 settembre,
si è conclusa la scorsa
settimana, con l’omaggio
alle massime istituzioni
e alle forze dell’ordine
dell’area metropolitana
(Pistoia, Prato, Firenze
e Lucca). L’iniziativa si
S
ono in partenza i
corsi «Start», legati anche
a ricadute occupazionali,
per i giovani tra i 16 e i
18 anni, che hanno deciso
di non continuare il percorso scolastico superiore
tradizionale. I ragazzi che
vi parteciperanno sono
un’ottantina. La scelta dei
corsi da svolgere è legata
alla programmazione,
realizzata dall’assessorato
all’istruzione della Provincia con la collaborazione
di scuole e associazioni di
categoria (nell’ambito del
piano annuale di offerta
formativa), che tiene conto dell’offerta di lavoro sul
territorio. Chi frequenta i
corsi ha la possibilità di
conseguire una qualifica
di secondo livello europeo, entro i diciotto anni
di età, e di assolvere dun-
Vita
La
24 Gennaio 2010
è svolta all’interno dell’azienda Vannucci Piante
di Piuvica ed ha visto la
partecipazione, tra gli altri, dei questori di Pistoia
e Lucca, dei comandanti
provinciali dei carabinieri
di Prato, Pistoia e Lucca,
dei comandanti provinciali della guardia di finanza
e del corpo forestale di
Pistoia e del vicesindaco
Mario Tuci.
La manifestazione si
è aperta con la visita ai
vivai, cui è seguita una
conferenza sull’importanza del florovivaismo
pistoiese in Italia e nel
mondo e si è conclusa con
un pranzo d’onore con
menù tipico pistoiese.
Ad accogliere gli esponenti delle forze dell’ordine dell’area metropolitana è stato il segretario
generale dell’Associazione produttori del verde,
Renzo Benesperi, che ha
spiegato le caratteristiche climatiche della valle
dell’Ombrone, che hanno favorito negli anni lo
sviluppo del vivaismo
pistoiese.
«La decima edizione
del Meeting – ha detto Benesperi – ha avuto risultati apprezzabili e di questo
siamo soddisfatti. Anche
quest’ultimo appuntamento è finalizzato a far
sì che nell’area metropolitana si abbiano più notizie
Formazione
Al via i corsi Start
Sono rivolti ai giovani
fra i 16 e i 18 anni che hanno
abbandonato la scuola.
Chi li frequenta ottiene la qualifica di
secondo livello e al termine può anche
riprendere gli studi
que l’obbligo formativo.
«Mi preme sottolineare
- dice l’assessore provinciale all’istruzione Paolo
Magnanensi - che i percorsi sono finalizzati ad
un possibile inserimento
lavorativo ma consentono
anche, una volta conclusi,
il rientro nel sistema scola-
stico. Il ragazzo, dunque,
se cambia idea, acquisita la
qualifica, può riprendere il
percorso scolastico tradizionale, continuando gli
studi come crede». I corsi
sono gratuiti per l’utenza
in quanto finanziati dal
Fondo Sociale Europeo e
dal Ministero del lavoro
L’ultimo
appuntamento ha
visto la presenza
delle massime
istituzioni e forze
dell’ordine dell’area
metropolitana
Firenze-Lucca
riguardo all’importanza
che questa realtà riveste
nell’economia italiana.
Non dimentichiamoci, infatti, che il florovivaismo
di Pistoia rappresenta
il 35% della produzione
nazionale di piante da
esterno».
e delle politiche sociali. I
soggetti coinvolti con la
Provincia sono, l’istituto
«Pacinotti» di Pistoia,
che è capofila, gli istituti
«Martini» di Montecatini, «Einaudi» di Pistoia,
«Sismondi-Pacinotti» di
Pescia, le agenzie formative Platform, Servindustria, Cesat, Ascom,
Saperi Aperti. I profili
professionali in uscita da
ciascun percorso sono: addetto ai servizi ristorativi,
addetto alla saldatura,
addetto montatore/manutentore di impianti
termofluidici, addetto agli
uffici turistici. Ciascun
corso avrà una durata
complessiva di 900 ore e
vedrà gli allievi svolgere
sia una parte teorica che
una parte pratica di stage
in realtà territoriali.
Coldiretti – Epaca
L’invalidità civile
all’Inps solo
per via telematica
L’
Epaca, ente di patrocinio per i cittadini e l’agricoltura
della Coldiretti, che assiste e
tutela la cittadinanza per il
conseguimento di benefici previdenziali, sociali, assistenziali,
in sede amministrativa e di
contenzioso e garantisce informazioni, consulenze e servizi
a tutti i cittadini in materia di
risparmio previdenziale, diritto
di famiglia e successione, mercato del lavoro, assistenza sanitaria, prestazioni sociali legate
al reddito, anche facilitando
l’accesso ai dati e ai servizi della
pubblica amministrazione,
informa che dal 1 gennaio 2010
è cambiata la normativa sul
riconoscimento dell’invalidità
civile, sordità civile, cecità
civile, handicap e disabilità.
Le domande non vanno più
presentate alle Asl di zona ma
presso le sedi di competenza
Inps ed esclusivamente per via
telematica. La nuova procedura
prevede che la domanda sia
divisa in due parti: il certificato
medico da inviare on line all’Inps, redatto da un medico in
possesso di idonea abilitazione;
la domanda amministrativa
di riconoscimento, anch’essa
da inviare telematicamente.
L’Epaca informa inoltre che
presso le sedi della Coldiretti
della provincia di Pistoia, dove
ha sede anche il patronato, è
possibile ricevere a titolo completamente gratuito assistenza
ed informazioni per adeguarsi
alla nuova normativa, oltre alla
possibilità di inviare le richieste
per via telematica agli uffici
competenti Inps.
Le sedi Epaca sono a Pistoia, via dell’Annona 191, tel.
0573/991011; Monsummano
Terme, via Benedetto Croce 39,
tel. 0572/959504; Quarrata, via
Corrado da Montemagno 96, tel.
0573/72738; Pescia, via Salvo
D’Acquisto 45, tel. 0572/444448;
San Marcello Pistoiese, via F.lli
Cervi 301, tel. 0573/630474.
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
Vita
La
P
er il 2010 l’Accademia
d’Organo «Giuseppe Gherardeschi» di Pistoia ha programmato
21 vespri d’organo che si svolgeranno su importanti strumenti
storici e moderni di cui è ricca
la nostra zona. Nel cartellone
sono presenti organisti locali,
molti dei quali affermati anche
a livello internazionale e docenti
nei conservatori di stato e organisti di altre nazioni. Fra questi
ultimi spiccano i nomi di Harald
Vogel, Guy Bovet e Ludger
Lohmann, di fama mondiale,
ma ormai di casa a Pistoia. Essi
oltre ai concerti, terranno anche
dei corsi di interpretazione
su strumenti particolarmente
adatti alla letteratura che tratteranno. Nel caso di Harald
Vogel, da notare che il suo corso
si svolgerà in collaborazione con
la Nordeutsche Orgelakademie
di cui è direttore. Un modo,
quindi, per diffondere la conoscenza e l’amore per l’organo tra
i cittadini della nostra provincia
e per far conoscere le nostre
risorse organarie anche al di
fuori dei suoi confini. Dopo il
concerto inaugurale, domenica
24 Gennaio 2010
Il prorgamma del 2010
Vespri d’organo
3 gennaio, in Cattedrale (organo
Tronci 1793), con Eliseo Sandretti, ecco gli altri appuntamenti in
programma per il 2010. Domenica 7 febbraio, ore 17, Cattedrale
(organo Costamagna 1969),
Cesare Mancini. Domenica
7 marzo, ore 17, Cattedrale,
(organo Tronci 1793), Mitsuru
Azuma (Giappone). Martedì 6
aprile, ore 17, Chiesa del Carmine (organo Ghilardi 2008),
Guy Bovet (Svizzera). Giovedì
7 aprile, ore 21, Chiesa di S.
Ignazio (organo Ghilardi 2007),
Ludger Lohmann (Germania).
Domenica 11 aprile, ore 17,
11
n. 3
Cattedrale (organo Costamagna 1969), Andrea Vannucchi.
Domenica 2 maggio, ore 17,
Cattedrale (organo Costamagna
1969), Elisa Teglia. Sabato 8 maggio, ore 21, S. Rocco di Larciano
(organo Ghilardi 2005), Andrea
Vannucchi, Domenica 16 maggio, ore 17, Sarripoli (Pistoia),
Kumiko Konishi, Giappone
(organo Tronci 1793), Bernardo
Barzagli (violino). Domenica 6
giugno, ore 17, Cattedrale (organo Costamagna 1969), Michiko
Kato. Domenica 4 luglio, ore 17,
Cattedrale (organo Costamagna
1969), Antonio Galanti. Venerdì
16 luglio, ore 21.15, Chiesa del
Carmine (organo Ghilardi 2008),
Umberto Pineschi. Domenica
18 luglio, ore 17, Chiesa di S.
Ignazio, (organi Hermans 1664
e Ghilardi 2007), Michiko Kato
(Giappone), Andrea Vannucchi.
Domenica 8 agosto, ore 17, Chiesa di S. Lorenzo a Cerreto, Pescia
(organo Agati 1852), Gianpaolo
Prina. Martedì 10 agosto, ore
21.15, Chiesa di Treppio (organo
Agati 1794), Andrea Vannucchi.
Sabato 14 agosto, ore 21.15,
Chiesa di Treppio, Elisa Teglia
(organo Agati 1794),
Domenica 5 settembre, ore
17, Cattedrale (organo Tronci 1793), Roberto Menichetti.
Giovedì 16 settembre, ore 21,
S. Ignazio (organo Ghilardi
2007)Harald Vogel (Germania).
Domenica 3 ottobre, ore 17,
Cattedrale (organo Costamagna 1969), Anna Picchiarini.
Domenica 7 novembre, ore 17,
Cattedrale (organo Costamagna 1969), Wladimir Matesic.
Domenica 5 dicembre, ore 17,
Cattedrale, Kumiko Konishi
(organo Tronci 1793), Bernardo
Barzagli (violino).
Agliana
Un protocollo per l’ambiente
I
ncremento delle compostiere domestiche, installazione
di una fontanella per l’acqua
pubblica, creazione di un parco
fotovoltaico e attivazione di
uno sportello energia, questi i
cardini del protocollo d’intesa
ambientale firmato recentemente dall’Amministrazione comunale di Agliana, dal comitato
No all’inceneritore del Calice e
dal circolo aglianese di Legambiente. “Oltre ad un percorso
formativo che sarà alla base
di tutto – spiegano i firmatari
– si cercherà anche un accordo
con la grande distribuzione per
ottenere, tra l’altro, una riduzione dei confezionamenti di
alcuni prodotti, l’introduzione
L
o ha affermato il capitano
comandante della Compagnia
montana dell’Arma, dottor
Salvatore Menta. Sottolineando
capillarità e incisività di operazioni condotte nell’ambito di
specifiche indagini, l’ufficiale
ha citato il fatto che nel corso
del 2009 i reati consumati sul
territorio sono diminuiti del
33% rispetto all’anno precedente
e che solo il 28% del totale è
riferibile a crimini che determinano maggiore allarme sociale,
quali furti e rapine. Riferito poi
che viene completata in questi
giorni l’installazione, in punti
strategici dei territori comunali
di Abetone, Cutigliano, Piteglio
e San Marcello di videocamere
che consentiranno di controllare
l’intero comprensorio, il comandante della compagnia montana
ha relazionato sui risultati che,
grazie a impegno e capacità dei
militari in servizio nel comprensorio montano, sono state accertate nel corso del 2009 numerose
violazioni al codice della strada,
diciannove delle quali per guida
del sistema dei vuoti a rendere e
l’allestimento di dispenser per la
vendita sfusa di latte, detersivo
e olio”.
“Si è trattato di un confronto
molto produttivo – evidenzia
il sindaco di Agliana, Eleanna
Ciampolini – c’è stata una convergenza importante che impegna i soggetti a mettere in atto
comportamenti concreti”.
“E’ fondamentale – commenta Simone Bartolini di Legambiente – improntare l’atteggiamento dei cittadini al rispetto
dell’ambiente, teniamo in modo
particolare allo sportello energia
che potrà essere attivato sul
territorio”.
Rinaldo Bini, presidente
del comitato No all’inceneritore
del Calice spiega come sia stata
compiuta “la scelta di procedere per piccoli passi in modo
confrontarsi correttamente con
gli enti pubblici interlocutori.
L’accordo potrà essere criticato
da qualcuno ma si tratta del
raggiungimento di un punto di
incontro che qualche anno fa era
impensabile ottenere”.
L’accordo non tratta direttamente della differenziazione
dei rifiuti, ma le parti hanno
concordato di proseguire il confronto che in poche settimane
porterà ad una traccia definitiva
sul tema. Il sindaco Ciampolini
ribadisce il suo favore verso il sistema porta a porta. “Attuandolo
immediatamente – evidenzia
– avrebbe, però, un impatto
forte sulla Tia, valuteremo se
possiamo esser pronti a sostenerlo. Ci sarà un confronto sul
tema in consiglio comunale e
probabilmente anche con un’assemblea aperta a tutti i cittadini
interessati. Il Cis ha già elaborato
una bozza di progetto e i tempi
sono davvero stretti”.
“Dobbiamo far capire – conclude Rinaldo Bini – che abbandonando i rifiuti per strada
si compie un atto gravemente
dannoso per tutti. Il sistema
migliore per sviluppare una
cultura adeguata è senz’altro il
porta a porta”.
Marco Benesperi
Carabinieri della montagna pistoiese
Consuntivo positivo delle attività
di Alessandro Tonarelli
in stato di ebbrezza, con relativo
ritiro di patente e in alcuni casi
il sequestro dell’auto. Sono stati
inoltre individuati e smantellati
sodalizi dediti a spaccio e uso
di stupefacenti, con l’arresto di
nove persone, la denuncia di
dieci e la segnalazione di altre
quarantuno. I carabinieri della
montagna si sono inoltre occupati di immigrazione clandestina
(4 arrestati, 15 denunciati in stato
di libertà e 6 rimpatriati) lavoro
nero, sicurezza nei luoghi di lavoro e corretta igiene alimentare.
“Tra i positivi risultati raggiunti
nei vari settori –aggiunge il capitano Menta- sicuramente il dato
più rassicurante per le popolazioni è rappresentato, rispetto
allo scorso anno, dalla riduzione
del numero dei reati per quanto
concerne i furti (84 rispetto al 159
del 2008) e gli arresti effettuati in
flagranza di reato (19, a fronte
dei 7 dello scorso anno)”. E’ stato
anche evidenziato come proprio
in questi giorni le stazioni dei
carabinieri che fanno capo alla
compagnia di San Marcello
stanno programmando, in tutti
i territori comunali della montagna, iniziative verso anziani e
altre categorie sociali più deboli.
Analoghe attività sono rivolte
alla popolazione scolastica, con
manifestazioni finalizzate alla
formazione della cultura della
legalità. Altra novità di rilievo
è rappresentata dalla presenza
costante di carabinieri-sciatori
sulle piste di Abetone e Doganaccia, al fine di incrementarne
la sicurezza. L’inizio della stagione sciistica ha peraltro anche
portato ad arresti e segnalazioni
di diversi giovani sopresi in
possesso di stupefacenti. Il comandante ha concluso l’incontro
con i giornalisti attribuendo
i positivi risultati conseguiti
esclusivamente al lavoro che
tutti i militari in servizio nelle
stazioni di Abetone, Cutigliano,
San Marcello, Campo Tizzoro,
Cireglio, Pracchia e Sambuca
nonché del nucleo operativo e
radiomobile assicurano ad ogni
ora del giorno e della notte con
dedizione, professionalità e
senso del dovere. Confermando
quel senso di sicurezza che è
avvertito dai cittadini, i quali
hanno indubiamente sviluppato
negli ultimi anni un rapporto
di stima, fiducia e anche collaborazione che è sicuramente
maggiore, rispetto ad altre realtà
territoriali nazionali.
Riconoscimento all’arch. Bassi
Navigare dentro
l’arcobaleno
S
abato 23 gennaio alle 10, al Palazzo dei Vescovi a Pistoia,
l’ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della
provincia di Pistoia celebra Giovanni Battista Bassi. Dopo i saluti del
professore Cellini, presidente dell’ordine degli architetti, del sindaco
Berti e l’introduzione di Alessandro Cotini e Alessandro Soppressa,
intervengono Marco Dezzi Bardeschi, iLuigi Zangheri, Elisabetta
Pastacaldi, Emilio Pagnini e Silvano Salvadori. Durante l’incontro
verrà consegnata una targa realizzata dall’Istituto d’Arte “P. Petrocchi” di Pistoia. L’evento è stato realizzato grazie al contributo del
Comune di Pistoia, l’Istituto d’Arte Petrocchi e la Banca di credito
cooperativo di Mariano. La sala è stata gentilmente concessa dalla
Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.
Provincia di Pistoia
L’aumento della Cassa
integrazione nel 2009
U
n incremento del 440%. E’ questo il dato più significativo
che dimostra la drammatica situazione occupazione nella nostra
provincia nel corso del 2009. Le ore complessive di cassa integrazione
sono state 1.571.141 ed ha riguardato un po’ tutti i settori economici a
partire da quello alimentare passando da quello dell’abbigliamento e
del vestiario per arrivare ai settori tessili, meccanici, della carta e delle
pelli e del cuoio. L’unico settore che ha mostrato una controtendenza
è stato quello dell’edilizia che ha registrato un totale di poco più di
6.000 ore di cui 3.693 di cassa integrazione ordinaria, mentre i restanti
2.389 di cassa integrazione straordinaria, con una variazione negativa
rispetto al 2008 del 64,69%. Fra i settori più in crisi c’è quello delle pelli
che ha fatto registrato 257.522 ore di cui circa 173.000 di interventi
ordinari mentre quelli straordinari superano le 84.000 ore. Il settore
più in difficoltà, tuttavia, è senza dubbio il tessile con più di 300.000
ore con un aumento rispetto al 2008 di oltre il 474% e gli interventi
straordinari (216.592 ore) hanno superato di gran lunga quelli ordinari (circa 84.000 ore). Non da meno i settori della carta e delle
poligrafiche che nel corso del 2009 ha fatto registrare circa 164.000 ore
di cassa integrazione di cui ben 128.186 in misura ordinaria e 36.232 in
misura straordinaria e che con il 3117% di incremento rispetto al 2008
si colloca subito dopo il settore dei trasporti e comunicazioni che ha
fatto segnare un incremento negativo delle ore di cassa integrazione
di circa il 26700% anche se le ore effettive sono “soltanto” 10.720 e
per di più solamente nella fascia ordinaria. I periodi dell’anno di
maggior crisi sono senza dubbio il mese di giugno con oltre 161.000
ore fra settori industriali e artigianali, seguito da ottobre con 87.900
e aprile con 55.682; mentre per quanto riguarda la le ore di cassa
integrazione straordinaria si è registrato un forte aumento a partire
dal mese di maggio dove si è passati dalle 41.901 ore per arrivare
alle 155.342 ore pagate a dicembre segno evidente che la crisi con il
passare dei mesi sta raggiungendo una forma sempre più strutturale
e consolidata
Edoardo Baroncelli
12
n. 3
Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia
Vita
La
24 Gennaio 2010
La Bcc Vignole aderisce al fondo di garanzia
La Fondazione finanzia Prestiti agevolati
per i nuovi genitori
“Galleria virtuale”
L
o scorso 12 dicembre è
stata inaugurata presso il Battistero di San Giovanni in Corte
in piazza del Duomo, la mostra
“Galleria Virtuale”, organizzata,
e interamente finanziata, dalla
Fondazione Cassa di Risparmio
di Pistoia e Pescia in collaborazione con l’Università di Firenze
Micc, il Polo museale fiorentino
e centrica srl.
La mostra, prima nel suo
genere in Italia, riproduce, attraverso una nuova tecnologia
informatica, 9 capolavori, conservati presso la Galleria degli
Uffizi, la Galleria Palatina e la
Galleria d’Arte moderna di Modena nonché della cattedrale di
Pistoia. Tali opere difficilmente
lasciano la loro sede; sono altresì
difficili da ammirare da vicino
nei loro splendidi particolari.
La particolarità del progetto
consiste nella possibilità di avere
un ingrandimento ad altissima
risoluzione dell’opera attraverso
il semplice tocco dello schermo
sul quale questa è riprodotta.
Ciò è stato possibile attraverso
una nuova tecnologia messa a
punto dall’Università di Firenze
e l’azienda giapponese Hitachi.
Le opere riprodotte sono:
l’Annunciazione di Leonardo da
Vinci, il Tondo Doni di Michelangelo, la Madonna del Cardellino
di Raffaello, il Dittico dei duchi di
Urbino di Piero della Francesca,
Madonna della seggiola di Raffaello,
La libecciata di Giovanni Fattori, il
Canto dello stornello di Silvestro
Lega e il Crocifisso di Coppo di
Marcovaldo e Salerno di Coppo della
Cattedrale di Pistoia.
Fino ad oggi la mostra ha
riscosso un notevole successo
con una partecipazione di oltre
13.000 visitatori.
La mostra rimarrà aperta
fino al prossimo 31 gennaio.
“Per gentile concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali è fatto assoluto divieto di ulteriori
riproduzioni o duplicazioni con qualsiasi mezzo”
I
l Consiglio di Amministrazione della Banca di Credito Cooperativo di Vignole ha recentemente deciso di aderire
al Fondo di garanzia per
il credito ai nuovi nati.
L’iniziativa, promossa
dal Dipartimento per le
politiche della Famiglia
della Presidenza del
Consiglio dei Ministri
in collaborazione con
l’Associazione Bancaria
Italiana, prevede la concessione di un prestito di
5.000 euro, di durata non
superiore a 5 anni, a tassi
particolarmente agevolati, garantito da apposito
Fondo.
Il prestito è finalizzato ad agevolare le famiglie nel far fronte alle
spese che riguardano la
nascita di un bambino;
il progetto si rivolge ai
soggetti esercenti la potestà genitoriale di bambini nati o adottati negli
anni 2009, 2010 e 2011. Il
progetto ha l’obiettivo di
fornire un piccolo aiuto
a sostegno dell’economia
familiare in questo periodo di crisi e, in linea di
principio è anche utile a
contrastare il fenomeno
della denatalità.
“Con questa iniziativa, a cui aderiamo fra i
primi 7 istituti di credito
in Italia – sottolinea il
presidente della Bcc di
Vignole Giancarlo Gori
– si conferma la nostra
vocazione di Banca at-
tenta alle esigenze del
territorio e delle famiglie. Nel 2009, per i figli
dei nostri soci, abbiamo
ad esempio sperimentato
con grande successo il
bonus bebè: l’apertura
di un libretto di deposito
a risparmio intestato al
nuovo nato, con il primo
versamento di 500 euro
offerto dalla nostra Banca”.
Dario Zona
sport pistoiese
INIZIATIVE
A
Leonardo, a scuola
di cultura sportiva
lezione di cultura sportiva. Nell’aula magna dell’Istituto Comprensivo
Statale Leonardo Da Vinci di Pistoia si è svolto nei giorni scorsi un incontro
tra i ragazzi delle classi seconde e terze e una delegazione della Pistoiese 1921,
guidata dal presidente Fabio Fondatori e dal direttore sportivo Simone Mazzoncini, a cui hanno presenziato alcuni calciatori della squadra arancione e
l’allenatore, ex Pistoiese, Carmelo Palilla, appena rientrato dall’esperienza al
Cluj, in Romania. Incontro che fa parte del progetto “Apertamente Scuola”,
voluto dal dirigente scolastico Anna Maria Corretti e, in particolare, dall’insegnante di educazione fisica, Giovanna Lucarelli. “I temi affrontati -ha
sottolineato Lucarelli- sono stati: lo sport come mezzo per contribuire allo
sviluppo fisico-mentale e morale di ogni allievo; i valori dello sport e quindi il
codice deontologico sportivo; il mondo del calcio, ovvero come questo sport
che appassiona milioni di persone sparse in qualsiasi parte del pianeta, venga
praticato in ambienti che, anche nei settori giovanili, fanno registrare comportamenti volgari, maleducati e violenti”. Con “Apertamente Scuola”, agli studenti della Leonardo Da Vinci interessa lavorare in un contesto, cioè in un territorio che contiene una pluralità di presenze pubbliche e private. Partecipare
e operare insieme, creando momenti e strumenti di scambio, di collaborazione
e solidarietà. “Vogliamo che la nostra scuola _ ha aggiunto la professoressa
Lucarelli _ possa allargare il suo orizzonte territoriale e sia una comunità che
apprende”. In questo progetto, la Leonardo Da Vinci lavora con altre istituzioni scolastiche, centri socio-educativi, agenzie formative, il mondo dello sport
appunto, gli enti locali, gli istituti di credito, la Fondazione Cassa di Risparmio
di Pistoia e Pescia, le forze dell’ordine e collabora con Cai, Andi, Unicef, Ordine dei farmacisti, Ordine degli oculisti, Giardino zoologico e orchestra Maberliner. Quest’anno l’area del Piano d’Offerta formativa (Pof) “Apertamente
Scuola” è stata arricchita da alcuni incontri con personalità significative del
mondo sportivo: tra questi, oltre a quelli con Pistoiese e Fiorentina (a febbraio
alcuni dirigenti e calciatori della Viola saranno presenti nella scuola), gli alunni hanno avuto modo di conoscere un campione del passato, l’ex ciclista Loretto Petrucci, che ha raccontato le sue imprese sportive attraverso aneddoti che
hanno fatto al contempo sorridere e riflettere. Un modo saggio di educare.
Gianluca Barni
contropiede
di Enzo Cabella
E
VVIVA la Carmatic Basket. Scivolata sul parquet di Udine, uno scivolone
che le ha fatto perdere l’accesso alla
coppa Italia, la squadra di coach Moretti si è subito rialzata e si è permessa
il lusso di battere nientemeno che la
capolista del campionato, quel Banco
di Sardegna Sassari che aveva perso
solo due volte da quando è cominciato
il campionato. Scesa in campo senza lo
svedese Ringstrom e con la stella Slay
in precarie condizioni fisiche, tanto
che è rimasto in campo una dozzina di
minuti senza incidere come suo solito,
la Carmatic ha dato una dimostrazione
di forza talmente netta che non è difficile pensare ad un suo futuro roseo. La
realtà fotografa una squadra solida, che
ha qualità morali, caratteriali, tecniche
e agonistiche di prim’ordine. A questo
punto, a metà campionato, ci si chiede
se la Carmatic riuscirà a mantenere
questo ritmo e a dare la scalata alla vetta
della classifica. Se consideriamo che
deve recuperare Slay e Ringstrom, pedine fondamentali, si è propensi a dare
una risposta affermativa. D’altronde,
la squadra vive in un ambiente ideale
per esprimere il miglior rendimento.
La società è forte e sana, i tifosi sono
sempre più numerosi al Palafermi. E se
guardiamo la classifica, non c’è da porsi
troppi dubbi: i biancorossi sono quarti
a pari punti (20) con Reggio Emilia, a
sei dalla capolista sarda e a due dalla
coppia Veroli-Brindisi. Tutto, quindi,
può accadere.
Se la Carmatic è fantastica, la Pi-
stoiese non è da meno. La squadra ha
conquistato, a San Gimignano contro
la Virtus Poggibonsi, la settima vittoria
fuori casa, consolidando la seconda
posizione in classifica. Un exploit,
però, che non le ha permesso di ridurre il distacco dalla capolista Pianese,
che ha superato la crisi di Natale e ha
ripreso a macinare successi in serie. I
punti di distacco sono rimasti 7 e si ha
l’impressione che resteranno tali fino
allo scontro diretto in programma il 3
febbraio sul campo della capolista. La
Pistoiese, lo ripetiamo, è condannata
a vincere sempre, uno sforzo fisico e
(soprattutto) psicologico che potrebbe
avere riflessi sul rendimento della
squadra. Per fortuna, l’organico della
Pistoiese è ampio e di qualità, per cui
l’allenatore Di Stefano è in grado di fare
le scelte più opportune. In verità, il tecnico è da sempre alle prese con gli infortuni, che hanno investito la squadra
come uno tsunami. Prima la frattura
del legamento crociato di un ginocchio
a Gemignani (stagione finita), poi le
fratture di costole, di dita delle mani e
di diti dei piedi, danni muscolari più o
meno rilevanti. Di Stefano, ogni volta,
non ha potuto contare su tre, quattro,
cinque e addirittura sei uomini. Per fortuna la rosa è ampia, ma quando essa
viene ridotta di alcuni titolari non è
facile allestire la formazione, anche alla
luce dell’obbligo di schierare almeno
tre ‘under 21’. Ma la tenace volontà di
volere la promozione è più forte di tutti
i contrattempi.
Vita
La
24 Gennaio 2010
I
l 2010 è stato proclamato
dall’Unione europea “Anno
europeo di lotta alla povertà e
all’esclusione sociale”. Per le
Chiese europee, e in particolare
per le Caritas, è un’occasione
per fare sentire unitariamente la
propria voce a favore dei poveri
e degli emarginati. Benedetto
XVI visiterà l’ostello della Caritas diocesana “Don Luigi Di
Liegro”, in via Marsala, a Roma,
domenica 14 febbraio (memoria di Cirillo e Metodio, santi
patroni d’Europa). La Comece
(Commissione degli episcopati dell’Ue) ha invitato tutti i
vescovi europei a compiere un
“gesto simbolico” nelle proprie
diocesi, il 14 febbraio o durante la stessa settimana. Invito
raccolto e rilanciato in questi
giorni da mons. Mariano Crociata, segretario generale della
Cei, che ha inviato una lettera a
tutti i vescovi italiani. Abbiamo
rivolto alcune domande a mons.
Vittorio Nozza, direttore della
Caritas italiana, che denuncia
un aumento del 20% negli
ultimi due anni, soprattutto al
Sud, delle persone che chiedono
aiuto ai Centri d’ascolto.
In seguito alla crisi economica sono aumentate le
persone che si rivolgono alle
Caritas? Quali differenze territoriali?
“In base alle testimonianze
provenienti dalle delegazioni
regionali Caritas si evidenziano alcuni aspetti di tendenza
della crisi economica nel nostro
Paese: al Nord si tratta di una
‘povertà inattesa’, che si riflette
soprattutto nell’esplosione della
cassa integrazione, nel mancato
rinnovo dei contratti a termine
e di lavoro interinale, nella
forte crescita dell’iscrizione al
collocamento e alle liste di mo-
CARITAS
Poveri “inattesi”
Lei è stato a fianco degli immigrati della Piana di Gioia Tauro nei
giorni della rivolta e non solo. Qual
è la sua opinione su quello che è
successo – e perché?
“Gli episodi di Rosarno, credo, siano la cartina al tornasole di come viene
affrontato il fenomeno migratorio nel
nostro Paese. Un fenomeno che in
Italia è diventato ‘problema’ ed in Calabria ‘emergenza’. Per l’Italia un problema. E non può non essere così, dal
momento che non si parla in termini di
integrazione ma di pubblica sicurezza.
Il fondo per le politiche per l’integrazione è di appena 5 milioni di euro,
mentre, per esempio, in Germania è
di 750 milioni. Nello stesso tempo il
governo italiano per il biennio 2008-10
ha stanziato 535 milioni di euro per la
gestione dei Centri di identificazione
ed espulsione. Si tratta di 178 milioni
l’anno, 36 volte di più di quanto si
ai Centri Caritas. Si tratta di famiglie sovraindebitate o vittime
dell’usura, persone sole, malati
psichici e tossicodipendenti,
situazioni di povertà estrema
e assoluta. Per intercettare tali
situazioni è necessario uno sforzo congiunto di più soggetti del
territorio e un potenziamento
dei servizi domiciliari. Perché
non si rivolgono alla Caritas?
Le motivazioni più frequenti
sono di tipo psicologico: per
‘orgoglio’, ‘vergogna’ o ‘dignità’, atteggiamenti molto diffusi
tra le ‘nuove famiglie povere’,
che non accettano la situazione
(spesso improvvisa) di disagio.
Si avverte quindi l’esigenza di
una qualche forma di sostegno
psicologico, in grado di accompagnarle”.
Sempre più famiglie si rivolgono
ai Centri sul territorio
a cura di Patrizia Caiffa
bilità, nel calo delle assunzioni.
Maggiormente colpiti sono i
pensionati con reddito basso, le
famiglie disgregate, in situazioni difficili, con genitori separati;
al Centro si tratta invece di una
‘povertà discreta’, sommersa e
dignitosa, tuttavia significativa
nell’insieme di un territorio che,
per diversi aspetti, era già in
sofferenza da tempo; nel Mezzogiorno la crisi ‘piove sul bagnato’ e aggrava una situazione
già compromessa. In alcuni casi
rappresenta una sorta di alibi
per operazioni strumentali da
parte delle imprese (cassa integrazione, mobilità, spostamento
territoriale della produzione…).
A
Rosarno, in Calabria, recentemente alcune centinaia di lavoratori extracomunitari, impegnati in
agricoltura e accampati in condizioni
inumane in alcune strutture abbandonate hanno scatenato una guerriglia
urbana per protestare contro il ferimento di due di loro. Abbiamo parlato
della situazione con monsignor Pino
Demasi, vicario generale della diocesi
di Oppido Mamertina-Palmi.
dall’Italia
n. 3
Complessivamente i segnali
relativi al 2008 e al 2009 evidenziano un aumento del 20% delle
persone che chiedono aiuto ai
Centri d’ascolto della Caritas”.
Le famiglie scivolate di
recente sotto la soglia della
povertà - per perdita di lavoro,
malattia o altro - si rivolgono
alle Caritas oppure cercano
altre forme d’aiuto?
“Sempre più famiglie italiane si rivolgono alla Caritas per
problemi di reddito insufficiente rispetto alle normali esigenze
della vita. Ma accanto a queste
vi sono anche ‘povertà sommerse’, persone che non si rivolgono
I media hanno parlato di
una ripresa dei consumi nel
periodo natalizio; i vostri osservatori constatano una possibile via d’uscita dalla crisi?
Oppure no?
“L’uscita dalla crisi non è
così scontata. Anche perché i
suoi effetti s’intrecciano con
complessità e squilibri sociali
già presenti. Basti pensare che
ciò che in altre parti del Paese è
vissuto come crisi, nel meridione fa parte di una condizione
permanente di povertà, disagio
ed esclusione di gran parte della popolazione. Il rischio è che
i ‘poveri estremi’ peggiorino
ulteriormente le proprie condizioni economiche e cresca
lo squilibrio tra Nord e Sud in
termini di spesa e di interventi
ROSARNO
La nota stonata
stanzia per l’integrazione. E allora mi
domando: come si può aspettare una
società ben integrata, se non si investe
in servizi sociali e sanitari pensati sulle
esigenze dei migranti, in mediatori
culturali, in sostegno alle associazioni,
nella scuola e nell’insegnamento della
lingua italiana?”.
In Calabria “emergenza”…
“Sì, perché lo Stato è assente. Qui
già vivono gli ‘uomini senza’: senza
lavoro, sanità, politiche sociali, tutela
dei diritti, territorio, perché chi fa da
padrone è spesso solo la delinquenza
organizzata. Senza legalità, perché
è il mondo dell’illegalità diffusa. In
un sistema così debole c’è stata allora
quella che potremmo chiamare ‘guerra
tra poveri’ e a pagare maggiormente
non poteva non essere il più povero,
cioè l’immigrato. E allora Rosarno
forse segna il punto più alto di quella
che potremmo chiamare ‘crisi umanitaria’”.
Da più parti si è parlato di lavoro
nero, sfruttamento, etc. Quanto c’è
Il silenzio della gente davanti all’urlo degli africani
di Raffaele Iaria
di vero e quanto c’entra la ‘ndrangheta in tutto ciò. Quali vantaggi per
l’organizzazione mafiosa da questa
situazione?
“Per la ‘ndrangheta è fondamentale il controllo del territorio. La
presenza di migliaia di immigrati in
una cittadina di 15.000 abitanti non
può sfuggire, nel bene e nel male, al
controllo della ‘ndrangheta che, in
assenza dello Stato, detta le regole
del gioco, stabilisce le dinamiche dei
flussi migratori, del lavoro nero e dello
sfruttamento. In questi termini sta il
vantaggio della ‘ndrangheta”.
Vogliamo sgombrare il campo
una volta per tutte: quanto di razzismo alla base della situazione che si
è venuta a creare? Si può parlare comunque di razzismo nel nostro Paese
e in Calabria, terra notoriamente accogliente oltre che di emigrazione?
“Credo che le tentazioni di xenofobia siano presenti anche in questi
territori, ma la gente di Calabria non
è razzista; è un popolo accogliente. Il
problema a Rosarno non è il razzismo.
I cittadini della Piana non hanno
paura degli immigrati. Hanno paura
della ‘ndrangheta. Quello che mi ha
impressionato non è stata solo la risposta violenta ad altrettanta violenza
della prima sera; non sono stati solo i
gruppuscoli che, brandendo spranghe,
andavano alla caccia dell’immigrato;
quello che mi ha impressionato di più
è stato il silenzio della maggioranza.
È questa la nota stonata del territorio,
di questa gente incapace di esercitare
lo stesso sdegno verso chi assassina la
nostra economia, verso chi avvelena
i nostri mari e le nostre montagne
di rifiuti tossici o chiede le tangenti
etc. E allora credo che la ‘ribellione’
degli immigrati di colore sia stata
13
per l’assistenza sociale. Paradossalmente si spende di più
per contrastare la povertà nelle
regioni laddove ci sono meno
poveri: nei Comuni del Sud la
spesa pro capite per la povertà
è quasi sempre inferiore alla
media nazionale”.
I fatti di Rosarno hanno
enfatizzato un clima di diffusa
intolleranza e discriminazione
nei confronti degli immigrati,
poveri tra i poveri. La sfida culturale ed educativa, in questo
senso, si fa sempre più difficile
ed impegnativa…
“Alcuni dicono che la clandestinità ha alimentato la criminalità. Proviamo a mettere
la frase al contrario e a pensare
a tanti territori del Sud Italia.
Lavoro nero e criminalità organizzata prosperano da sempre
rendendo ancora più disumana
la vita di tante persone, soprattutto degli immigrati. Tenuto
conto che gli immigrati sono
necessari - e questo gli imprenditori lo sanno bene - bisogna
essere coerenti e, all’interno di
un sistema di norme da rispettare, iniziare a inquadrarli come
compagni di viaggio, nuovi cittadini che insieme a noi devono
costruire il futuro del nostro
Paese. La sfida educativa sta nel
porre al centro il bene comune
a partire proprio dagli esclusi chi non ha lavoro, soffre, non ha
famiglia, è ferito in tanti modi
- per riordinare la comunità,
nel segno della fraternità. Serve
l’impegno di tutti per favorire
incontri, relazioni, confronto,
tutela dei diritti, in una città
aperta, che considera le persone
in una logica di prossimità più
che di invisibilità. Una città che
rende accessibili a tutti i suoi
beni”.
una grande lezione per gli abitanti di
questo territorio. Sono stati gli africani
ad insegnare ai calabresi che ci si può
ribellare anche alla ‘ndrangheta”.
La cittadina di Rosarno ha protestato per dire che non è razzista…
“A dimostrare che la popolazione
di Rosarno e della Piana non è razzista
è la diffusa rete di solidarietà tra la
popolazione locale e gli immigrati,
solidarietà che in oltre 20 anni è andata sempre aumentando e che non
è mancata neanche in quei giorni
di scontro. Nella mia parrocchia la
Giornata mondiale delle migrazioni è
stata segnata da una nota particolare:
dal 17 gennaio, infatti, ospitiamo uno
degli immigrati feriti a Rosarno, per
dargli la possibilità di terminare le
cure mediche di cui ha bisogno”.
In Calabria, ma anche nelle altre
Regioni italiane, Rosarno è una situazione isolata o ci sono casi simili?
“Purtroppo anche se con modalità
e sfaccettature diverse, ci sono in Italia
altre situazioni delicate. In Calabria, in
particolare, ci sono altre due bombe
con innesco pronto. Mi riferisco alla
situazione della Piana di Lamezia e
della Sibaritide, territori molto vasti
a vocazione olivicola e agrumicola,
comparti in cui operano prevalentemente immigrati”.
14 dall’Italia
A
l Governo non è piaciuta molto l’analisi contenuta nell’ultimo Bollettino Economico della Banca
d’Italia. Due punti sono
stati apertamente criticati
dall’Esecutivo. Da un lato,
le stime sulla crescita economica del biennio che ci
sta davanti sono ritenute
troppo basse, ben al di sotto di quelle contenute nei
documenti governativi che
sono alla base di tutte le stime sui conti pubblici futuri.
Dall’altro il Ministro Sacconi
non ha per nulla gradito il
fatto che i ricercatori della
Banca d’Italia, nel determinare il grado di sottoutilizzo
del fattore lavoro, abbiano
sommato ai disoccupati
anche i lavoratori in cassa
integrazione e i cosiddetti
“scoraggiati”, cioè quei senza lavoro che, pur essendo
disponibili a lavorare, non
hanno effettuato concrete
azioni di ricerca di lavoro,
perché convinti di non aver
successo.
A ben guardare, le polemiche sono mal poste
n. 3
ECONOMIA
O riforme o declino
perché forse ai cittadini i
numeri interessano poco.
Per la famiglia media Italia,
sapere che il PIL nel 2010
crescerà dello 0,7% piuttosto
che dell’1,5% non cambia
nulla, a parità di condizioni lavorative. Così come
poco interessa sapere se
un tasso di disoccupazione
complessivamente più basso di quello di molti altri
Paesi debba o meno essere
“corretto” attraverso una
misura che tenga conto anche dei cassintegrati e degli
scoraggiati.
Quello che conta per
chi deve arrivare alla fine
del mese è che la propria situazione migliori o almeno
non peggiori. Cosa questo
concretamente voglia dire,
dipende dai singoli casi.
Ad esempio, una situazione
potrebbe essere migliore se
un lavoratore dipendente
Dati Bankitalia: oltre le polemiche
di Nico Curci
privato vedesse i conti della
sua azienda andare meglio
perché in questo modo diminuirebbe per lui il rischio
di perdere il lavoro. Oppure,
in una famiglia con figli
giovani e disoccupati, una
migliore condizione economica richiederebbe una
maggiore disponibilità di
posti di lavoro che aumenterebbe la probabilità che i
giovani disoccupati trovino
un impiego. E così via.
Da questo punto di vista
allora i due contendenti,
cioè il Governo e la Banca
d’Italia, hanno entrambi
ragione. Soprattutto per
quanto riguarda il discorso
sul tasso di disoccupazione,
non si può negare che dire
GIOVANI E SOCIETÀ
Ancora nel nido?
P
eriodicamente i
“bamboccioni” salgono
all’onore della cronaca. Un
paio d’anni fa l’occasione
fu data dall’esternazione
di Padoa Schioppa, il ministro dell’economia del
governo di centro-sinistra,
ora guadagnano la luce
della ribalta per le dichiarazioni di Renato Brunetta,
ministro della funzione
pubblica nel governo di
Berlusconi. Il ministro,
dopo aver fatto outing
– “Sono stato anch’io un
bamboccione” – spiega
che i giovani dovrebbero
essere fuori casa a diciotto
anni per legge. E aggiunge che la colpa della loro
dipendenza dalla famiglia
d’origine è da attribuire
ad un sistema che rende i
genitori iperprotettivi.
A prescindere dalle reazioni di rito più o meno
scandalizzate o indirizzate
a circoscrivere il fenomeno. Si può cogliere un’attenzione bipartisan verso
un problema concreto che
attraversa la società italiana, ma che ancora sembra
lontano da essere risolto, o
quanto meno affrontato.
Per ora ci si limita ad
evidenziarne l’esistenza.
La transizione dei giovani allo stato adulto è di
sostanziale importanza per
un Paese. L’Italia, invece, fa
fatica a svezzare i propri
figli. Nel ritardo italiano
forse ha un suo peso speci-
Vita
La
24 Gennaio 2010
fico la tradizionale “mammite” dei popoli latini e
mediterranei che tendono
a conservare i propri figli,
come Teti proteggeva il suo
Achille. Tuttavia una porzione di problema nasce
dalle condizioni in cui si
trovano i giovani: mercato
del lavoro scarno di prospettive e che offre redditi
bassi specialmente al momento dell’inserimento
lavorativo, senza mettere in
conto la maggiore precarietà che le nuove generazioni
devono affrontare rispetto
alle precedenti. A questo
si aggiunge un mercato
edilizio inaccessibile, dove,
in alcune città, dei buchi di
60 metri quadri d’appartamento costano quanto una
persona può permettersi
per il resto della vita, ovviamente l’affitto non è
nemmeno da prendersi in
considerazione: si favoriscono gli studenti o gli
immigrati, d’altronde la
pigione rende di più quando si affittano le camere a
tante persone piuttosto che
ad un’unica famiglia.
La porzione che, però,
non viene quasi mai considerata riguarda le esigenze
dei giovani. Non ci sono
semplicemente che l’Italia
sta meglio di altri perché ha
un tasso di disoccupazione
più basso è un po’ troppo ottimistico. Infatti il massiccio
uso della Cassa Integrazione
non ci garantisce che, una
volta che il sussidio verrà
meno (e questo prima o poi
avverrà), le imprese non
siano costrette comunque
a tagliare la forza lavoro.
Dunque la Banca d’Italia fa
bene a mettere in guardia
contro facili entusiasmi. Allo
stesso tempo, il Governo fa
bene a difendere le politiche
economiche che ha scelto
per fronteggiare la crisi, in
particolare il rafforzamento
della CIG , che permette
di evitare licenziamenti in
La questione
dei “bamboccioni”
massa e conseguenti perdite
di capitale umano per le
aziende, soprattutto quando
queste non hanno ancora
chiaro quale sarà il loro futuro. La Cassa Integrazione
è un ottimo strumento per le
crisi cicliche di domanda. Il
Governo spera che questa lo
sia. Forse avrà ragione.
Ma qualche dubbio rimane e la Banca d’Italia fa
bene a ricordarlo. Infatti il
nostro Paese nel periodo
pre-crisi non dimostrava
certo di avere una economia
capace di crescere a ritmi
sostenuti. La crisi può essere
una occasione di rilancio,
se costringe il mondo delle
imprese a ripensarsi completamente, portandolo a
riposizionarsi sui mercati internazionali. Tuttavia
questo mondo ha bisogno
di aiuto da parte della politica. La Cassa Integrazione
è uno dei possibili aiuti ma
non crediamo possa essere
l’unico. C’è bisogno di grandi riforme: liberare le forze
buone dell’economia da un
fisco troppo opprimente
che serve solo a perpetuare fiumi di spesa pubblica
improduttiva; eliminare il
pesante intervento pubblico
in economia, liberalizzando i
mercati; rendere la Pubblica
Amministrazione una burocrazia efficiente e moderna a
servizio di cittadini e imprese; debellare la criminalità
organizzata; garantire la certezza del diritto, attraverso
la giusta durata dei processi;
e così via.
Non possiamo negare
che il Governo stia provando a fare qualcosa almeno in
alcuni di questi campi. Sappiamo che il suo orizzonte
temporale è abbastanza
lungo. Ma anche le elezioni
regionali passeranno. A quel
punto non ci saranno più
alibi: o riforme o declino.
E le responsabilità allora
diventeranno finalmente
chiare.
Scuola
di Andrea Casavecchia
Anche
“in
prova”
Al via la riforma delle superiori
risposte quando si pone
in evidenza un sistema di
welfare completamente
sbilanciato sugli anziani,
né arrivano ipotesi di miglioramento del sistema
formativo italiano. Nel
primo caso ci si limita a
profetizzare le riforme
sulle pensioni, delle quali
saranno sempre i giovani
a sostenere i costi. Nel
secondo caso ci si ferma a
ristrutturazioni degli organici per cercare di affrontare le spese. I contenuti e le
modalità di insegnamento,
però, sono più o meno le
stesse almeno dagli ultimi
40 anni, nel frattempo è
crollato il muro di Berlino,
i giovani possono chattare
con gente che vive in Australia e filmare una lezione
di un loro professore con il
cellulare.
Ai “bamboccioni” è
chiesto di uscire di casa,
perché altrimenti non sono
produttivi e quindi abbassano il Pil. Si trascura di
ribadire l’importanza della
ricerca dell’autonomia per
la crescita delle persone.
Abbandonare il nido e
provare a spiccare il volo
è di fondamentale importanza per un giovane che
vuole iniziare ad affrontare e costruire la sua vita.
Magari sarebbe opportuno
spiegargli a cosa servono
le ali e cercare di non mettere troppe zavorre sulle
zampette.
ovrebbe partire la riforma della scuola superiore. Il condizionale è d’obbligo, anche se il ministero usa un rassicurante
indicativo: parte. Condizionale d’obbligo, anche solo perché la
telenovela della riforma della secondaria di secondo grado dura
da così tanti anni che immaginarne la fine è davvero difficile. E
infatti c’è chi sostiene che si dovrebbe aspettare ancora: slittamento
di un altro anno, perché mancherebbe ad oggi un quadro certo di
programmi e orari e le famiglie sarebbero disorientate.
Il ministero pensa diversamente e ha dato il via libera per le
iscrizioni dell’anno prossimo, contando appunto sull’avvio dei
nuovi ordinamenti. In una nota ha precisato che per la scuola
primaria e per la secondaria di I grado le iscrizioni si svolgeranno
entro il 27 febbraio, mentre per la scuola secondaria di II grado
“le iscrizioni si svolgeranno dal 26 febbraio al 26 marzo, per
consentire un’adeguata informazione alle famiglie sulla riforma
delle superiori”.
Incassato il parere positivo del Consiglio di Stato sui regolamenti, il ministro ha disposto l’entrata in vigore della riforma di
licei, tecnici e professionali dal settembre 2010, per le classi prime.
Serviranno alcuni altri passaggi, ma il ministro è deciso e promette
anche “una massiccia campagna di informazione verso le scuole e le
famiglie sulle novità introdotte”. Questo per limitare il più possibile
il “quadro di incertezza” che effettivamente finora regna.
Senza entrare nel merito della riforma, che il ministero definisce
“epocale” e che dovrebbe semplificare sostanzialmente il quadro
dell’offerta, va rilevato che è senz’altro ora per una nuova partenza
della secondaria di secondo grado. La si attende da decenni e bisogna anche ricordare che tutto il complesso movimento riformatore
che ha attraversato e sta attraversando questi anni è partito proprio
dall’esigenza imprescindibile di riformare la scuola superiore, rimasta però, fino ad adesso, sostanzialmente ferma. È vero che esiste un
clima di incertezza, nel senso che non tutto è ancora determinato
con precisione e forse, nel fare e rifare continuo di questi anni, si
sono persi pezzi importanti, smontati e rimontati altri, con risultati
non ancora ben definiti. Tuttavia il gioco al rimando continuo, oltre
ad essere logorante oltre misura, potrebbe non portare ad efficaci
chiarimenti, rischiando piuttosto di alimentare nuove involuzioni
oltre al clima di scontento e, per certi versi, di sconforto che aleggia
intorno alle questioni scolastiche.
Meglio allora dare il via alla riforma. Anche “in prova”. Con
l’onestà intellettuale – e l’attenzione reale ai bisogni scolastici – che
permette di verificare da subito eventuali correttivi – se dovesse
essercene bisogno – al disegno che sta avanzando. Cercando di
coinvolgere il più ampio fronte possibile, al di là di schieramenti
ideologici, ai quali la scuola, purtroppo, è ben abituata.
Alberto Campoleoni
D
Vita
La
E
lezioni per uscire
dall’isolamento internazionale e ottenere la fine
dell’embargo. È quanto
propone la giunta militare birmana, al potere dal
1988 quando, con un colpo
di Stato, salì al governo
e sospese la Costituzione. Da allora l’esercito ha
continuato a promettere
una democratizzazione,
arrivando perfino ad elaborare una road map per
redigere una nuova carta
costituzionale.
E mentre gli intrighi di
palazzo portavano ai vertici l’uno o l’altro generale,
il Consiglio di Stato per la
pace e lo sviluppo (Spdc),
organo decisionale della
dittatura, emanava la nuova Costituzione, approvata
nel maggio del 2008 da un
referendum svoltosi sotto lo stretto controllo dei
militari.
Le elezioni che avranno
luogo nel 2010 dovrebbero
chiudere il periodo di transizione cominciato dopo lo
scrutinio del 1990, vinto a
grande maggioranza dalla
lega nazionale per la democrazia e dai suoi alleati: nel
corso degli ultimi vent’anni Aung San Su Kyi, leader
della Lega, diventata una
figura emblematica per
gran parte della popolazione, ha passato 14 anni agli
arresti domiciliari. Quindi
nessuno si fa illusioni su
un’elezione che, come il
referendum, avrà dei risultati tipici di un qualunque
24 Gennaio 2010
Le promesse mancate
dell’esercito birmano
Con la giunta militare il Myanmar
resta stretto tra isolamento internazionale
ed embargo
di Angela Carusone
regime totalitario, e pur
tuttavia l’idea di parteciparvi conquista terreno tra
l’opposizione: l’unico freno
è l’assenza di informazioni
riguardanti la procedura
elettorale da seguire.
A pochi mesi dalla data
prevista, infatti, la giunta
non ha pubblicato alcuna
modalità, sia sull’iscrizione
dei partiti e dei candidati,
I
l confine fra realtà ed
immaginazione si varca e,
forse, si dissolve subito una
volta raggiunti dalle riprese
della catastrofe di Haiti.
I film di azione presentano
la difficoltà di contare le persone eliminate e l’obiettivo si
posa insistentemente su corpi
dolenti feriti o su cadaveri sanguinanti, grondanti. Gangster,
federali, poliziotti, mafiosi e
spacciatori, lasciano la pelle
con disinvoltura e la conta si
smarrisce nella ridda degli
eventi. “Lord of War” però ci
porta, sapientemente, su di un
altro piano, ineludibile e scuote la coscienza per il cinismo,
la mancanza di riferimenti
che, almeno lontanamente,
ricordino qualche principio
etico che sorregge ciascuno e
la comunità che abita.
Lo stesso pregevole “Il
Signore degli anelli”, con
tutto il suo portato simbolico
e costruttivo per la persona
umana, abbonda in corpi
devastati, stragi, uccisioni,
crolli… il nostro sentire però
lo ritiene una valvola di scarico, uno sfiatatoio e quasi, a
visione avvenuta, ci sentiamo
liberati, dimentichiamo l’orrore della guerra e ricordiamo
solo la barca che Frodo calca
e si allontana là, dove tutti,
finalmente in pace e pacificati,
ci ritroveremo. La realtà ci colpisce solo di striscio, mentre la
dall’estero
n. 3
sia sullo svolgimento e il
controllo del voto. D’altro
canto, anche il testo della nuova Costituzione è
poco diffuso, fanno notare
fonti diplomatiche. Anche
se è emerso che tra le disposizioni previste dalla
nuova Carta c’è il divieto
di candidarsi alle elezioni
per chiunque abbia avuto
rapporti con l’estero.
“L’esercito, inoltre –osservano gli analisti– continua ad avere una posizione
di grande rilievo, perché il
suo comandante in capo
ha il potere di sciogliere
il Parlamento di fronte
a qualunque evento che
possa rappresentare una
minaccia per la sicurezza o
l’integrità del Paese”.
Il futuro Parlamento,
bicamerale, sarà composto
da 664 rappresentanti, di
cui un quarto costituito da
militari. Mentre il Consiglio
nazionale della sicurezza
e della difesa (Cnsd), che
avrà il controllo sul destino
del Paese, conterà solo 11
membri, tra cui il presidente e due vicepresidenti,
il capo delle forze armate
e il suo vice e un piccolo
gruppo di ministri.
Altra novità, tra i due
vice presidenti nominati
dalle Camere, uno dovrà
provenire dalle minoranze
etniche. Con quest’ultima
disposizione, la dittatura
birmana ammette l’importanza di queste minoranze,
anche se continua con tutti
i mezzi a frenare la loro
influenza politica. “Non c’è
niente di meglio dei partiti
che rappresentano le minoranze etniche, a lungo in
guerra contro il potere centrale, per ottenere una parvenza di legittimità democratica”, osserva lo studioso
Philippe Rekacewicz. Nel
frattempo, poiché la nuova
Costituzione attribuisce alle
‘regioni speciali’, i territori
delle minoranze etniche
limitrofi della Cina, solo lo
statuto di distretti regionali
autonomi, la situazione si
è fatta tesa, gli incidenti si
sono moltiplicati, e l’esercito birmano ha cercato di
penetrare in queste zone
per isolare i ribelli.
All’inizio del 2009 la
tensione è aumentata e
l’esercito birmano ha con-
TERREMOTO DI HAITI
Trema un’altra terra
fantasia può volare e colorarsi
lietamente.
Il confine però rimane: le
notti sono tranquille e i pasti
assaporati.
Il confine invece non solo si
sfilaccia ma letteralmente salta
e scompare quando la realtà di
Haiti penetra nel nostro universo mentale e immaginifico:
realtà nuda, non finzione da
studios hollywoodiani.
La distruzione, le macerie,
i cumuli di corpi devastati ed
abbandonati, suscitano un rigetto di nausea e di impotenza.
Il pensiero è immediato: potrei, da un momento all’altro,
trovarmi anch’io nella stessa,
identica, situazione. Allora
trema un’altra terra. La terra
del mio io trema e si apre nella
scossa sussultoria, nel panico.
Quanto, io e noi abbiamo
costruito nella storia, lascia
solo calcinacci, voragini, odori nauseabondi, pericoli di
epidemie spietate. Le antiche
Cronache narrano l’orrore
della peste, quella descritta da Manzoni e vissuta in
prima persona dai miei confratelli carmelitani milanesi,
risparmiati dal contagio ma,
Credenti e non credenti di fronte
ai cumuli di morti
di Cristiana Dobner
consapevolmente offertisi per
soccorrere gli appestati, certi,
agendo così, di contare le loro,
personali, ore di vita.
Perché non si misero in
salvo? Per la stessa ragione per
cui oggi i volontari accorrono,
pur sapendo che le scosse non
sono finite e che pericoli di
ogni genere sono in agguato
per ghermire la loro vita.
La solidarietà, quando è in
gioco la realtà, diviene la forma
storica, tangibile, della speranza, di quella tensione che lega
persona a persona in una relazione che, unica, rimane e che
unica, per chi crede, passa per il
Cristo Crocifisso che portò nel
suo stesso corpo di carne ogni
possibile devastazione.
Il ribrezzo allora cede il
posto alla pietà, il cumulo
di cadaveri, siano essi ad
Auschwitz, nei gulag, o ad
Haiti, gridano che il morto
ha lasciato il suo dono alla
storia, alla vita, ha vissuto il
suo tempo con dignità, perché
essere umano e perché tale
deve essere considerato.
Una fossa comune è dettata, in Haiti – non così “nell’ano
del mondo” di Auschwitz o
nella lordura morale dei Gulag
– da necessità igieniche, però
il rimbalzo urta perché l’interrogativo preme: io così finisco?
Tutto quello che ho inseguito
in vita, che ho costruito, che
ho preso e ho donato, tutto,
integralmente, viene buttato in
un buco e ricoperto da qualche
palata di terriccio?
In fine che cosa rimane?
La relazione persona-persona, quel canale che tutti
dobbiamo attraversare per
conoscere noi stessi e diventare
“grandi”, abbandonando le
spoglie del bambino e mostrandoci adulti consapevoli.
Questa dimensione è imprescindibile ed è di tutti (o di tutti
deve essere) al di là del colore,
della nazionalità, della bellez-
15
tinuato le sue azioni di
forza. La resistenza delle
minoranze etniche costituisce infatti la principale
forza armata ancora in
lotta con la giunta, e la sua
influenza si è estesa ai due
terzi delle ‘regioni speciali’.
“Non è detto comunque
che la situazione degeneri
in uno scontro generalizzato –osservano gli analisti– e
non solo perché nessuna
delle due parti ha interesse
ad andare fino in fondo,
ma soprattutto perché il
grande fratello cinese non
lascerà mai sviluppare alle
sue porte un conflitto che
danneggerebbe i suoi interessi economici e strategici,
per non parlare della sua
influenza su questa parte
del mondoӣ.
Già da tempo Pechino
contribuisce con investimenti alla costruzione di
infrastrutture e ai programmi di sviluppo agricolo in
Birmania dove, va ricordato, un terzo dei suoi circa
48 milioni di abitanti vive
sotto la soglia della povertà. L’abbondante manodopera locale è rafforzata da
centinaia, se non migliaia,
di lavoratori cinesi, e la
Cina inonda con i suoi prodotti il mercato birmano,
sfruttando senza scrupoli le
materie prime e, allo scopo
di assicurarsi abbondanti
risorse energetiche, nel
2005 è riuscita a strappare
agli indiani il gas birmano e
ora progetta di costruire un
gasdotto e un oleodotto.
za e dell’efficienza. Edith Stein
lo visse sulla sua stessa pelle e
l’indicò come la porta del XX
secolo che si apriva nelle antiche mura del Castello Interiore
di Teresa di Gesù, che, fino ad
allora, conosceva solo la porta
dell’orazione. Porta moderna,
varco senza soglia, libero, che
solo consente di aprirsi ad
un’altra relazione e la fonda,
quella che silente attende di
liberare la sua luce dentro di
noi: lo stesso Creatore in attesa
che si percepisca il suo Amore
e gli sia dia risposta.
Chi, non credente, entra
in relazione con gli altri e
li soccorre, come ammirati
possiamo constatare in questi
giorni ad Haiti, forse non lo sa
ma è già all’interno di questa
relazione costruttiva ed eterna,
è già nel Castello, è nel vivo
della relazione con Dio che lo
attende.
Chi, credente, entra in
relazione con gli altri e con
Dio, trasfigura il cumulo di
corpi devastati, la ributtante
fossa, in una delle dimore più
sontuose del Castello, perché
il Cristo stesso accoglie chi,
come lui, passò per l’orrore.
Nulla è perduto, l’apertura
della persona all’Infinito, a
Dio, permane e canta, nella
morte, il grido di trionfo sulla
morte, perché è sconfitta ed
è divenuta incontro con il
Risorto.
16 musica e spettacolo
C
arlo, missionario
in Africa in piena crisi
spirituale, torna a Roma
per rimettere in ordine
le idee e per riflettere sul
vero senso della fede -se
la sta perdendo oppure
no. I prelati cui si rivolge
non gli offrono un letto
argomentando che, per ritrovare se stessi nella maniera più profonda, occorre il calore della famiglia.
Non l’avessero mai fatto.
Carlo, rivedendo i propri congiunti dopo dieci
anni d’assenza, ritrova il
padre (con parrucchino
assurdo) che si è sposato
con la badante moldava, Olga, e di cui elogia
le performance sessuali;
il fratello cocainomane,
Luigi, (con naso perennemente impolverato di
bianco) nel bel mezzo di
un litigio di coppia, con
la particolarità che la sua
donna, invece che seduta
su un divano, è in precario equilibrio su un cornicione, minacciando di
Etica e
informazione
nell’eredità di san
Francesco di Sales
di Riccardo Benotti
N
ato da famiglia nobile
nel 1567 in Savoia, Francesco
di Sales abbandonò presto la
carriera giuridica voluta dal
padre per dedicare la vita a
Dio. Dopo essere stato nominato vescovo di Ginevra nel
1602, Francesco continuò ad
operare per diffondere la fede
nella comunità spendendosi
nel dialogo sereno e disteso
con il mondo protestante. Al
centro della sua predicazione
erano i laici, per i quali sognava una vita cristiana capace
di rispondere alle esigenze
dell’uomo comune: “Sembra
che il Sales -scrive Pio XII nell’enciclica Rerum omnium perturbationem- sia stato donato
da Dio alla Chiesa per un
intento particolare: per smentire cioè il pregiudizio, fin
d’allora già in molti radicato
e oggi non ancora estirpato,
che la vera santità, quale
viene proposta dalla Chiesa,
o non si possa conseguire,
o almeno sia così difficile
raggiungerla da sorpassare
la maggioranza dei fedeli ed
essere riservata unicamente
ad alcuni pochi magnanimi;
che per di più sia impastoiata
di tante noie e fastidi da non
potersi affatto adattare a
chi vive fuori del chiostro”.
Beatificato nel 1661 e canonizzato nel 1665, fu proclamato
dottore della Chiesa nel 1887
e “patrono dei giornalisti”
nel 1923. Abbiamo incontrato
Antonio Preziosi, direttore
Radio Uno e Giornale radio
Rai, per riflettere sull’eredità
di Francesco nel panorama
n. 3
Vita
La
24 Gennaio 2010
IL NUOVO FILM DI CARLO VERDONE
Io, loro e Lara
di Francesco Sgarano
buttarsi. Poi c’è la sorella,
Beatrice, psicanalista -che
se ne dovrebbe intendere
di disturbi della personalità- che invece non si
accorge di avere in casa
una figlia debosciata, con
capelli colorati di viola,
copia spiccicata dell’ami-
ca, anche lei depressa cronica, più per posa che per
reale malessere. Insomma,
una famiglia sfasciata,
devastata da gelosie, rancori e meschinità di vario
tipo.
Carlo tenta di spiegare
in tutti i modi il moti-
vo del suo ritorno ma, a
quanto pare, a nessuno
interessa, perché i suoi
fratelli, dopo la morte
della seconda moglie del
padre, che le ha intestato
tutti i beni, sono intenti a
riprendersi gli averi che -a
detta loro- gli spettano. La
beneficiaria di tutti i soldi
del padre è invece Lara,
figlia di Olga, ragazza
con non pochi problemi
sulle spalle. Dopo una
convivenza terribile, saranno proprio Carlo e la
sua famiglia a restituire il
sorriso alla giovane. Lieto
fine assicurato.
L’ultimo film di Verdone (dedicato al padre
Mario, storico del cinema)
è una commedia venata di
malinconia, come nel suo
stile -e come era anche “Il
GIORNALISMO
La dote dell’umiltà
dell’informazione contemporanea.
San Francesco di Sales,
che utilizzava dei “manifesti” stampati per comunicare, può suggerire qualcosa a
un giornalismo che avvalendosi oggi di potenti tecnologie rischia di sacrificare il
contenuto alla velocità?
“Le tecnologie sono una
straordinaria opportunità
per diffondere le notizie in
tempo reale, rendendoci
sempre più informati. Ma la
velocità dell’informazione
non deve mai pregiudicare
la sua correttezza. Per questo
l’esempio di san Francesco di
Sales rimane attualissimo:
ogni notizia, prima di essere
immessa nel circuito della
comunicazione, va verificata.
Molto meglio arrivare secondi, piuttosto che primi con
una notizia sbagliata”.
Quello del santo francese è un linguaggio semplice,
pacato e rispettoso: improponibile per un giornalismo
spesso gridato e teso?
“L’informazione giornalistica è esattamente questo:
semplicità, pacatezza, rispetto. Chi grida ha solo bisogno
di farsi sentire. Ma l’informazione, se fatta bene, è verità.
E la verità ha una sua luce
che non ha bisogno di strepiti
e sensazionalismi”.
L’etica professionale
può essere un terreno di
confronto tra giornalisti laici e giornalisti cattolici per
un’informazione al servizio
del bene comune?
“Il rispetto degli altri e
la consapevolezza che noi
informiamo non per noi
stessi ma per i nostri lettori
è uno straordinario punto
di contatto tra i giornalisti
cattolici ed i giornalisti laici.
Ho incontrato nella mia vita
professionale tanti colleghi
che, pur non avendo il dono
della fede, portavano una
testimonianza di correttezza
e di eticità”.
Quale futuro attende
la radio, che sembra vivere
una stagione favorevole, di
fronte al crescere delle sfide
dei nuovi media?
“La radio sembra vivere
oggi una seconda giovinezza. Non teme l’aggressione
dei nuovi media, anzi si
aggiorna. Oltre alla vecchia
radiolina, o all’autoradio, la si
può ascoltare on line, sul satellite o sui telefonini. In più
è attuale la formula del suo
modo di fare informazione.
Abbiamo festeggiato qualche
giorno fa i cinquant’anni della più popolare trasmissione
radiofonica italiana: ‘Tutto il
calcio minuto per minuto’.
Ebbene, cinquant’anni fa,
Sergio Zavoli, Roberto Bortoluzzi e Guglielmo Moretti
si sono inventati la formula,
ancora modernissima, delle
all news in diretta”.
Una domanda personale:
quale “maestro di giornalismo” ha più di altri segnato
il suo percorso professionale?
“Sembrerà strano, ma il
mio maestro di giornalismo è
stato il mio maestro delle elementari. In quinta elementare
ci faceva stampare in classe
un giornalino ciclostilato che
si chiamava ‘Il Campanello’:
quattro fogli, una volta al
mese. È stato grazie a lui
se ho imparato l’amore per
questa professione. Parlando
di grandi giornalisti, invece,
ricordo sempre una mia intervista ad Enzo Biagi. Ero molto
giovane. E mi disse che la più
grande dote di un giornalista
è l’umiltà. Aveva ragione”.
Sostieni
LaVita
Abbonamento 2010
Abbonamento 2009-2010
Sostenitore 2010
Amico 2010
c/c postale 11044518.
euro
euro
euro
euro
mio miglior nemico”, film
anche quello di discreta
fattura. E’ un piacere vedere ritornare l’attore e
regista romano su un terreno più complesso, dopo
l’imbarazzante uscita del
film a episodi “Grande,
grosso e Verdone” che,
volendo rinverdire i fasti
del suo film d’esordio, fu
un passo falso gigantesco, risultando una delle
cose più brutte viste negli
ultimi tempi. “Io, loro e
Lara” è invece una storia
ben scritta, recitata da
attori in palla (compresi
i comprimari, Sergio Fiorentini su tutti, nel ruolo
del padre; Laura Chiatti,
bella, non cambia invece di molto la recitazione offerta altrove), ricca
di equivoci interessanti
(Carlo, avendo tentato di
togliere dalla strada tre
ragazze africane di cui si
era occupato anni prima,
per via di alcune fotografie viene scambiato per un
puttaniere; Lara, creduta
da Carlo, che la pedina,
una poco di buono per
essersi denudata in auto
in pieno giorno con uomo,
è invece una guida per
turisti al Colosseo, che ca-
techizza solo dopo essersi
infilata in fretta e furia gli
abiti dell’antica donna
romana nella suddetta
macchina). Ci sono situazioni, più che battute, che
sprigionano veramente la
più sfrenata ilarità, come
quando Carlo e Lara, di
ritorno dalla discoteca
(altra scena ricca di gag)
completamente esausti,
infilano la chiave nella
toppa dell’appartamento
sbagliato, svegliando in
piena notte gli inquilini
piuttosto seccati, oppure
quando si crede che sia
morto il padre, sfinito
dalle sfrenate maratone
sessuali, mentre invece si
scopre che a tirare le cuoia
è stata la procace donna
moldava.
C’è il tempo anche
per riflettere, tuttavia: ce
lo insegna la tradizione
della migliore commedia
all’italiana. Ci si interroga
sul ruolo dei sacerdoti nei
paesi arretrati, sul tragico
destino sulla strada che
aspetta nei paesi europei le ragazze emigrate
dall’Africa in cerca di
un futuro migliore, sull’affidamento di minori
a madri disagiate, e su
altri aspetti che, via via,
si presentano nel corso
del film, sapientemente
abbinati però a uno spirito divertente e a una vena
comica elettrizzante.
LaVita
Settimanale cattolico toscano
Direttore responsabile:
Giordano Frosini
STAMPA: Tipografia Artigiana Pistoia
IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia
FOTOCOMPOSIZIONE:
Graficamente Pistoia tel. 0573.308372
e-mail: grafi[email protected] - [email protected]
Registrazione Tribunale di Pistoia
N. 8 del 15 Novembre 1949
[email protected]
Sede centrale
Via IV Novembre, 108 Vignole di Quarrata (Pistoia)
Tel. 0573 70701 - Fax 0573 717591
Indirizzo internet: www.bccvignole.it
42,00
75,00
65,00
110,00
I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale
preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al
numero 0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia.
Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio.
Le nostre agenzie:
Vignole, Quarrata, Santonuovo (Quarrata), Agliana,
Spedalino (Agliana), San Giusto (Prato) San Paolo (Prato),
Galciana (Prato), Lamporecchio, Sovigliana (Vinci),
Ponte a Elsa (Empoli)
I nostri ATM:
La Querce (Prato)
San Baronto (Lamporecchio)
Banca di Credito Cooperativo di Vignole
Insieme per scelta, dal 1904.
Scarica

n. 3 24 Gennaio