Diocesi di Treviso Centenario di San Pio X Pellegrinaggio dei sacerdoti Riese Pio X - 29 settembre 2014 Diocesi di Treviso Commissione diocesana per la formazione permanente del clero Centenario di San Pio X PELLEGRINAGGIO DEI SACERDOTI A RIESE PIO X Lunedì 29 settembre 2014 In copertina: Gino Ghedina (1895-1955), Pio X disegno realizzato nel 1935 (gesso colorato su cartoncino) Sfondo: chiesa parrocchiale di Riese Pio X Orario della mattinata 9.15 Ora Terza 9.30 Proposta di mons. Giuseppe Rizzo «Noi additiamo la via, seguendo la quale ciascuno deve sforzarsi ogni giorno più di riuscire “uomo di Dio”» (Hærent animo, 2) 10.00 Silenzio e riflessione personale 10.40 Concelebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Beniamino Stella PREGHIERA INIZIALE La liturgia delle Ore e la liturgia eucaristica sono della festa di San Pio X (21 agosto). ORA TERZA O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia. INNO O Spirito Paraclito, uno col Padre e il Figlio, discendi a noi benigno nell’intimo dei cuori. Voce e mente si accordino nel ritmo della lode, il tuo fuoco ci unisca in un’anima sola. O luce di sapienza rivelaci il mistero del Dio trino e unico, fonte di eterno Amore. Amen. 1ª ant. Se mi amate, dice il Signore, osservate i miei comandamenti. SALMO 118, 153-160 XX (Res) Vedi la mia miseria, salvami, * perché non ho dimenticato la tua legge. Difendi la mia causa, riscattami, * secondo la tua parola fammi vivere. 7 Lontano dagli empi è la salvezza, * perché non cercano il tuo volere. Le tue misericordie sono grandi, Signore, * secondo i tuoi giudizi fammi vivere. Sono molti i persecutori che mi assalgono, * ma io non abbandono le tue leggi. Ho visto i ribelli e ne ho provato ribrezzo, * perché non custodiscono la tua parola. Vedi che io amo i tuoi precetti, * Signore, secondo la tua grazia dammi vita. La verità è principio della tua parola, * resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia. 1ª ant. Se mi amate, dice il Signore, osservate i miei comandamenti. 2ª ant. Ti benedica il Signore: e godrai la pace ogni giorno della vita. SALMO 127 La pace di Dio nella famiglia fedele «Il Signore ti benedica da Sion» cioè dalla sua Chiesa (Arnobio). Beato l’uomo che teme il Signore * e cammina nelle sue vie. Vivrai del lavoro delle tue mani, * sarai felice e godrai d’ogni bene. La tua sposa come vite feconda * nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d’ulivo * intorno alla tua mensa. Così sarà benedetto l’uomo che teme il Signore. * Ti benedica il Signore da Sion! Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme * per tutti i giorni della tua vita. 8 Possa tu vedere i figli dei tuoi figli. * Pace su Israele! 2ª ant. Ti benedica il Signore: e godrai la pace ogni giorno della vita. 3ª ant. Il Signore, Dio giusto, spezza il giogo degli empi. SALMO 128 Rinasce la fiducia del popolo provato La Chiesa dei santi parla della zizzania che deve tollerare fra i suoi membri (cfr. sant’Agostino). Dalla giovinezza molto mi hanno perseguitato, * - lo dica Israele dalla giovinezza molto mi hanno perseguitato, * ma non hanno prevalso. Sul mio dorso hanno arato gli aratori, * hanno fatto lunghi solchi. Il Signore è giusto: * ha spezzato il giogo degli empi. Siano confusi e volgano le spalle * quanti odiano Sion. Siano come l’erba dei tetti: * prima che sia strappata, dissecca; non se ne riempie la mano il mietitore, * né il grembo chi raccoglie covoni. I passanti non possono dire: † «La benedizione del Signore sia su di voi, * vi benediciamo nel nome del Signore». 3ª ant. Il Signore, Dio giusto, spezza il giogo degli empi. 9 LETTURA BREVE 1Gv 3,23-24 Questo è il comandamento di Dio: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui. E da questo conosciamo che dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato. V. Sostieni l’uomo giusto, Signore, R. tu che scruti i cuori e i pensieri. ORAZIONE O Dio, che all’ora terza hai effuso lo Spirito Santo sugli apostoli riuniti in preghiera, concedi anche a noi di partecipare al dono della sua grazia. Per Cristo nostro Signore. Benediciamo il Signore. R. Rendiamo grazie a Dio. 10 PER LA RIFLESSIONE PERSONALE San Pio X PROFILO PERSONALE Giuseppe Melchiore Sarto nasce a Riese il 2 giugno 1835, da Giovanni Battista Sarto, cursore comunale, e da Margherita Sanson, secondo di undici figli. Fin da piccolo mostra un carattere vivace, impulsivo e rigoroso. A scuola è molto sveglio e capace. Comincia molto presto a frequentare la parrocchia e la chiesa. Ogni giorno va a pregare al santuario mariano delle Cendrole e fin da allora si manifesta la sua vocazione sacerdotale. Concluse le scuole elementari, frequenta dal 1846 al 1850 il ginnasio a Castelfranco, dove si reca quotidianamente a piedi, quando non ottiene passaggi. Agli esami è promosso con il massimo dei voti e risulta essere sempre il primo della classe. Per proseguire gli studi liceali il patriarca di Venezia, card. Jacopo Monico, originario di Riese, gli ottiene un posto gratuito presso il Seminario di Padova. Negli otto anni che lo frequenta il Sarto, oltre che per gli ottimi risultati scolastici, emerge per la sua personalità. Qui nasce la sua passione per la musica sacra: dirige la cappella musicale del Seminario e compone numerosi brani. Nel 1852, frattanto, muore il padre Giovanni Battista. Tra il 1855 e il 1858 viene ammesso ai vari gradi dell’ordine sacro dal vescovo Giovanni Antonio Farina. È ordinato prete il 18 settembre 1858, nel duomo di Castelfranco Veneto. Il suo primo incarico pastorale è quello di cappellano a Tombolo, parrocchia i cui abitanti erano nella maggioranza mediatori e mercanti di bestiame. Vi resterà per nove anni, dal 1858 al 1867. Sotto la guida del parroco, don Antonio Costantini, acquista una notevole esperienza pastorale. Lavora moltissimo, dorme pochissimo: dedica un tempo notevole allo studio, prepara con accuratezza le prediche, tanto da essere chiamato in varie parrocchie; è attento alla gente più povera, donando tutto quanto possiede. 13 Nel 1867 è nominato parroco di Salzano, una parrocchia formata per la maggior parte da agricoltori. L’impegno maggiore del nuovo parroco è quello della catechesi degli adulti e dei fanciulli. Frutto di questo impegno è la redazione di un catechismo manoscritto con 577 domande e risposte. Anticipa l’ammissione all’Eucaristia dei fanciulli all’età di 8-9 anni, istituisce la schola cantorum, sviluppa la devozione eucaristica. Consolida il locale ospedale civile e la casa di ricovero per anziani. S’impegna per l’apertura di un setificio per il lavoro femminile. Nel 1875 è chiamato a Treviso come cancelliere vescovile, direttore spirituale del Seminario e canonico residenziale. Circondato, nonostante l’età relativamente giovane, dalla stima dei suoi confratelli, alla morte del vescovo Zinelli, a 44 anni è eletto vicario capitolare, cioè amministratore della diocesi durante la sede vacante. Nominato vescovo di Mantova, il 16 novembre 1884 è consacrato vescovo a Roma, nella chiesa di S. Apollinare, dal mantovano Lucido Maria Parocchi, cardinale vicario per la città di Roma. A Mantova, diocesi molto difficile, per l’ambiente cittadino, caratterizzato da miscredenza e anticlericalismo e istigato dall’attiva presenza della massoneria, e quello culturale, pervaso da scientismo, razionalismo e positivismo, Sarto fa l’ingresso il 18 aprile 1885. Numerosi erano stati gli abbandoni del ministero sacerdotale. Subito s’impegna a «ricostruire» il Seminario, rimasto chiuso per qualche anno, per diffondere una catechesi organica e continuativa, come pure per il rinnovamento della musica sacra. Dopo circa due secoli convoca un sinodo diocesano, che si celebra nel 1888. Favorisce il movimento cattolico. Nel giugno 1893 è creato cardinale e nominato patriarca di Venezia, ma solo il 24 novembre 1894, può fare il suo ingresso, a causa dell’opposizione del governo italiano. Dal punto di vista pastorale, nel periodo veneziano il card. Sarto persegue gli obietti già precedentemente evidenziatisi, nella catechesi, nella formazione del clero, nel movimento cattolico. 14 Nel 1895 indice la visita pastorale, nel 1897 celebra un Congresso Eucaristico, nel 1898 un sinodo diocesano. Fonda nel 1902 a Venezia la facoltà di diritto canonico per dare ai suoi preti una sufficiente conoscenza dei problemi giuridici. Alla morte di Leone XIII, il 4 agosto 1903, è eletto papa, assumendo il nome di Pio X. Subito inizia il suo programma di riforma pastorale, con una serie di provvedimenti: riforma la musica sacra e il breviario, avvia la compilazione del nuovo Codice di Diritto Canonico, riforma la curia romana e il Vicariato di Roma, favorisce la riorganizzazione dell’Azione Cattolica in Italia, promuove l’insegnamento del catechismo, incoraggia la comunione frequente e quotidiana e abbassa l’età della prima Comunione dei fanciulli, fonda il Pontificio Istituto Biblico, riforma i seminari d’Italia e, per primo, invia un’esortazione apostolica al clero. Tenace difensore del depositum fidei, temendo la dissoluzione della dimensione trascendente del Cristianesimo, combatte efficacemente il modernismo. Muore il 20 agosto 1914, pochi giorni dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale. Al termine della causa di canonizzazione, avviatasi nel 1923, il 3 giugno 1951 è proclamato beato e il 29 maggio 1954 è canonizzato da papa Pio XII. TESTI V. Natura della Santità Sacerdotale 8. In che consiste la santità. Il fondamento voluto da Cristo sta proprio nelle virtù «passive» Ed ora è da vedere in che cosa consista una tale santità, della quale il sacerdote non può esser privo senza grave vergogna; poiché se alcuno ne ignora o ne male intende l’essenza, si trova in grande peri15 colo. C’è chi crede, anzi chiaramente professa, che il merito del sacerdote consista semplicemente nel sacrificarsi tutto al bene degli altri; per cui trascura quasi del tutto quelle virtù, che mirano al perfezionamento individuale (le così dette virtù passive), dicono che si deve porre ogni attenzione per conseguire ed esercitare quelle virtù che chiamano attive. Questa è dottrina indubbiamente ingannevole e rovinosa. Cristo è maestro ed esemplare di ogni forma di santità, al cui esempio è necessario che si modellino tutti quanti vogliono essere accolti nel regno dei cieli. Ora Cristo non muta col passare dei secoli; ma è il medesimo «ieri, e oggi; ed è sempre Lui anche nei secoli» (Eb 13,8). Quindi agli uomini di tutti i tempi è rivolta quella parola: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29); in ogni tempo Cristo ci si presenta «obbediente sino alla morte» (Fil 2,8); e vale per tutte le età la sentenza dell’Apostolo: «Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la loro carne con i vizi e con le passioni» (Gal 5,24). 9. La «conditio sine qua non» è l’abnegazione di sé. Condanna dei metodi propri nel mondo Questi ammonimenti sono rivolti a ciascuno dei fedeli, ma in modo tutto speciale riguardano i sacerdoti: essi, più che gli altri, devono prendere come a sé rivolte le parole, che il nostro predecessore con apostolico zelo sostiene: «Oh! fossero più numerosi i cultori di tali virtù, a imitazione dei santi delle passate età: i quali con l’umiltà, l’obbedienza, la mortificazione di sé, furono potenti in opere e in parole, con indicibile vantaggio non solo della religione, ma dello stato e della civiltà». Dove è opportuno osservare come il sapientissimo Pontefice fa menzione speciale della mortificazione che con evangelica parola diciamo: abnegazione di sé. Poiché, di qui specialmente, dipende, o diletti figli, la forza e la virtù e il frutto del 16 ministero sacerdotale; al contrario dalla negligenza di questa virtù, nasce tutto quanto nei costumi e nella vita del sacerdote può offendere gli occhi e sconcertare gli animi dei fedeli. Poiché l’agire a solo scopo di turpe lucro, l’ingolfarsi negli affari mondani, l’aspirare ai primi gradi e sprezzare i più modesti, il condiscendere alla carne e al sangue col troppo affetto ai parenti, l’eccessivo interesse di piacere agli uomini, il porre la fiducia del proprio successo nell’abilità della parola: tutte queste cose derivano dalla negligenza del precetto di Cristo e dal respingere la condizione, che egli ci pose: «Chi vuol venir dietro a me rinneghi se stesso» (Mt 16,24). VI. Dalla Santità i frutti del Ministero 10. L’abnegazione di sé e la vita interiore sono però male intese se trascurano i gravi doveri di apostolico ministero Nel mentre suscitiamo così vivamente questo dovere dell’ecclesiastico, non possiamo non avvertire nel medesimo tempo che il sacerdote deve vivere santo non per sé solo; poiché egli è il lavoratore, che Cristo «mandò a lavorare nella sua vigna» (Mt 20,1). È dunque suo officio di svellere le cattive erbe, seminare quelle buone e fruttifere, innaffiare, badar bene che il nemico non vi semini in mezzo la zizzania. Perciò il sacerdote deve stare in guardia, affinché indotto da un malinteso desiderio della sua perfezione interiore, non trascuri alcune di quelle parti del suo ministero, che spettano al bene dei fedeli. Tali sono la predicazione della Parola di Dio, l’ascoltare le confessioni, l’assistere gli infermi e specialmente i moribondi, l’istruire gli ignoranti nelle cose di fede, il consolare gli afflitti, il ricondurre i fuorviati, l’imitare in ogni cosa Cristo, «il quale passò la sua vita facendo del bene e sanando tutti coloro che erano oppressi dal diavolo» (At 10,38). 17 11. La base insostituibile: la santità e l’unione con Dio Certo, vi stia scolpito in mente l’insigne ammonimento di san Paolo: «Non è nulla né colui che pianta, né colui che innaffia, ma è Dio che dà il crescere» (1Cor 3,7). Voi potete ben gettare i semi camminando e piangendo, voi potete ben coltivarli con ogni fatica; ma che germoglino e diano i desiderati frutti, è opera del solo Dio e del suo potentissimo intervento. Di più, non bisogna dimenticare che altro non sono gli uomini se non istrumenti, dei quali si serve Dio per la salute delle anime; e che per conseguenza devono essere idonei ad essere maneggiati da Dio. E ciò in qual maniera? Crediamo dunque che Dio si muova a servirsi di noi; per propagare la sua gloria, in vista di una nostra eccellenza o capacità congenita o acquisita? Non già, poiché sta scritto: «Le cose stolte del mondo elesse Dio per confondere i sapienti: e le cose deboli del mondo elesse Dio per confondere i forti; e le ignobili cose del mondo e le spregevoli elesse Dio e quelle che non sono per distruggere quelle che sono» (1Cor 1,27-28). Una cosa sola assolutamente serve per unire l’uomo a Dio, a renderlo a Dio grato, e ministro non indegno delle sue misericordie: la santità della vita e del costume. (da: Hærent Animo, 4 agosto 1908) 18 Omelia della S. Messa del Centenario Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità Riese Pio X, 23 agosto 2014 Letture bibliche: Ez 34,11-16; Sal 22; 1Ts 2,2b-8; Gv 21,15-17 Eccellenza Rev.ma Mons. Gianfranco Agostino Gardin, Vescovo di Treviso, (Eccellenze Rev.me), Illustri Autorità civili e militari, Cari sacerdoti, religiosi e religiose, Cari fratelli e sorelle nel Signore, Sono molto lieto di trovarmi con voi in quest’umile santuario delle Cendrole, a celebrare il centenario della nascita al cielo di San Pio X ed anche il 60° della sua elevazione alla gloria degli altari. Qui, alle Cendrole, dove sorge la casa di Maria che fu la più cara al santo Pontefice; qui dove egli, fin da bambino, imparò a confidare alla Madre di Dio i sentimenti più intimi del cuore e ad ascoltare la chiamata del suo Figlio. Con Maria vogliamo ringraziare il Signore di aver donato all’umanità e alla Chiesa il nostro amato San Pio X, sacerdote, Vescovo e Papa, che ebbe un solo e grande progetto nella sua vita e nel suo ministero: “Fare di Cristo il cuore del mondo” (Ef 1,10). Abbiamo sentito nella prima lettura le consolanti parole che Dio rivolge al suo popolo attraverso il profeta Ezechiele: “Io stesso cercherò le mie pecore... 19 le radunerò dai luoghi dove erano state disperse nei giorni nuvolosi e di caligine... le ricondurrò nella loro terra... le condurrò in ottime pasture e là si adageranno su fertili pascoli... io le farò riposare”. Sono espressioni di grande conforto, di fiducia, di sicurezza e di speranza. In un tempo di profonda aridità spirituale per Israele e di prospettive per nulla rassicuranti sul suo futuro, Dio lo invita a confidare totalmente nella sua azione. Oggi queste parole si dirigono a noi. Nonostante i turbini della storia e “la valle oscura” di cui parla il Salmo responsoriale, saremo da lui stesso difesi, nutriti, curati e condotti ai pascoli ubertosi della vita serena. Il Pastore d’Israele continua, infatti, a guidare anche oggi il suo popolo, attraverso pastori che – come dice Paolo – sono “amorevoli in mezzo a voi come una madre che ha cura dei propri figli”. Mi è spontaneo applicare a Pio X questa espressione dell’Apostolo. Dio dona al suo popolo pastori “amorevoli come una madre”. E attribuirgli anche l’espressione di Geremia: “Vi darò pastori secondo il mio cuore” (Ger 3,15). Tale fu Pio X, pastore secondo il cuore di Dio, pastore umile anche se energico, fedele, distaccato da sé, animato da viscere di misericordia, proteso alle necessità umane e spirituali del gregge di Dio. Pastore che ricalcò nella sua persona e nei suoi gesti le sembianze del Buon Pastore annunciato dai Profeti e realizzato da Gesù. Egli “fu per loro pastore dal cuore integro e li guidò con mano sapiente” (Sal 77,72). 1. Contesto storico e annuncio di fede Pio X visse in un’epoca che poneva numerosi interrogativi alla Chiesa sul proprio futuro, sulla sua azione pastorale, perfino sulla sua stessa sopravvivenza nel mondo. Era un mondo, quello in cui visse Pio X, che si stava evolvendo, ma i cui segni emergenti costituivano preoccupazione per i Pasto20 ri della Chiesa, perché, al di là di ogni confortante traguardo, si intravvedeva l’avvio di quel fenomeno della secolarizzazione delle società, che gradualmente avrebbe permeato il nuovo secolo e lo avrebbe di passo in passo condotto ad una sempre più marcata distanza dei comportamenti dai riferimenti religiosi, dalla fede della Chiesa, da Dio stesso: “Chi non scorge – osservò Pio X nella sua prima enciclica – che la società umana, più che nelle passate età, si trova ora in preda ad un malessere gravissimo e profondo, che crescendo ogni di più e corrodendola sino all’intimo, la trae alla rovina? Voi comprendete, Venerabili fratelli, quale sia questo morbo: l’allontanamento e l’apostasia da Dio”1. L’esperienza del XX secolo confermerà poi chiaramente che, sradicato Dio dalla scena del mondo, perdono rilevanza la dignità umana, il rispetto della vita, la giustizia sociale, l’equa partecipazione ai beni della terra, il coraggio della pace, la stessa democrazia e laicità dello Stato. 2. La scelta di Pio X: Cristo è l’unico salvatore Come buon Pastore, Pio X corse audace e generoso in difesa del gregge a lui affidato, richiamando la Chiesa del suo tempo a ricentrarsi su Cristo, a ritrovare solo in Lui le sue più profonde energie di vita, ad attingere da lui quell’ansia di annuncio evangelico e di carità sconfinata, che spinsero lo stesso Cristo a dare la vita per gli uomini. A nessun altro scopo egli volle dedicato il suo ministero petrino, accettato con palese sofferenza e disistima di sé e solo confidando nella grazia di Dio, se non a rendere presente Cristo nel mondo: “Proclamiamo – dichiarò – di non avere, nel pontificato, altro programma, se non questo appunto di ‘restaurare ogni cosa in Cristo’, cosicché sia 1 PIO X, E supremi apostolatus, 4 ottobre 1903, in Enchiridion delle encicliche, 4, Brescia, Edizioni Dehoniane, 1998, p. 21, n. 2. 21 ‘tutto in tutti Cristo’”. E continuava: “Gli interessi di Dio sono gli interessi Nostri, per i quali siamo risoluti a spendere tutte le nostre forze e la vita stessa”2. Per questo egli non volle indossare i panni del regnante depauperato; non coltivò nostalgie temporalistiche; accettò di perdere, come nel caso della Francia, appoggi umani, privilegi, ricchezze, garanzie terrene. Dimesse anche le vesti dell’ecclesiastico ottocentesco, spesso erudito o sistemato nella Chiesa ma distaccato dal suo gregge, egli si gloriò della consunta talare del parroco, che cerca i suoi fedeli, che si intrattiene con loro a condividere angosce e pesi quotidiani della vita, che alimenta la sua gente con il catechismo e il Pane di vita offerto fin alla più tenera età; che sostiene, ammonisce e indirizza; che sa promuovere iniziative sociali, educative e perfino sportive, pur di accrescere le convinzioni interiori della sua gente e la gioia di appartenere alla Chiesa. Fu con questa lungimiranza spirituale e pastorale che l’umile sacerdote trevigiano, divenuto Pontefice, costituì con la sua persona un autentico spartiacque nella visione del sacerdozio e nell’esercizio pastorale del ministero sacro e invitò la Chiesa non certo all’autoreferenzialità, all’isolamento e alla chiusura in se stessa, bensì la spronò ad una “somma alacrità”, alla “magnifica impresa”, cioè a qualificare tutta la propria azione sul primato di Cristo e della sua parola3. Questo appello del Santo Pontefice che stasera onoriamo, è di estrema urgenza anche per la Chiesa di oggi, come ci richiama costantemente Papa Francesco. Anche noi siamo chiamati a qualificare radicalmente la nostra presenza nel mondo. Cioè ad immergerci in Cristo come supremo valore della vita; a sceglierlo e testimoniarlo nei nostri comportamenti; a spenderci perché solo Lui sia annunciato e divenga il vero Signore della storia. È questa la nostra vocazione 2 Ivi, pp. 21-23, n. 3. 3 Ibidem, n. 4. 22 più vera, che dal battesimo deve distendersi in tutta la nostra esistenza. Infatti se Cristo è annunciato, l’uomo è valorizzato nelle sue più profonde dimensioni. Se Cristo è seguito, la società umana diventa famiglia e comunità in cui regna la pace e la concordia. Se Cristo è amato, ogni persona trova in lui il senso gioioso della propria esistenza, trova orientamento nelle difficoltà e luce nelle oscurità che la travagliano. Se la parola di Cristo è ricevuta nel nostro cuore ed egli abita sacramentalmente in noi, ciascuno dei suoi discepoli sarà capace di manifestare nel mondo, anzi di anticipare, la comunione definitiva e gioiosa con Dio. Con le prime parole dell’Evangelii Gaudium diremmo: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia” (n. 1). La scelta di Pio X, dunque, di porre Cristo a fondamento di ogni azione della Chiesa, fu e rimane estremamente moderna, scelta intrinsecamente missionaria, scelta anticipatrice di tanti eventi e riflessioni della Chiesa del XX secolo. 3. La santità di Pio X Abbiamo ascoltato nel Vangelo di questa sera la domanda di Gesù a Pietro: “Mi ami tu più di costoro?”. San Giovanni Paolo II, nell’omelia tenuta nella sua memorabile visita qui a Riese il 15 giugno 1985, sottolineò che Gesù rivolse anche a Giuseppe Sarto questa stessa domanda di amore e la risposta vocazionale del giovane Giuseppe, generosa e totale, “ebbe il suo inizio qui, a Riese, tra i vostri avi” e fu una risposta piena di donazione a Cristo, che lo portò non solo al pontificato, ma alla santità: “Tu sai tutto, tu sai che io ti amo”4. 4 GIOVANNI PAOLO II, Omelia tenuta a Riese, il 15 giugno 1985, in AAS, LXXVIII (1986), pp. 247-252. 23 Capiamo meglio allora perché Pio X fra le priorità del suo pontificato abbia chiesto ai pastori della Chiesa la santità della vita, una vita completamente rivolta a Cristo e alla sua chiamata, poiché – disse – “Gesù non ci annoverò tra i suoi servi, ma tra i suoi amici”. La santità di vita come condizione indispensabile per la credibilità del ministero sacro; la santità come specificità del sacerdozio ministeriale; la santità come autentico e totale il suo amore per il Signore. E l’amore esige convinzioni, scelte, priorità, donazione, intensità di cuore, sacrificio, rinuncia a se stessi, umiltà nel riconoscerci limitati dinanzi all’Amore che si offre per l’umanità. Anche per noi, sacerdoti di oggi, è questo il punto nodale dove verificare la qualità della nostra sequela di Cristo. Faccio mie, perciò, le parole che Benedetto XVI, raccogliendo il grande insegnamento espresso da Pio X, pronunciò a Castel Gandolfo: “Solo se siamo innamorati del Signore saremo capaci di portare gli uomini a Dio e aprirli al Suo amore misericordioso e così aprire il mondo alla misericordia di Dio”5. 4. Il buon pastore cerca le sue pecore Il primato spirituale nella vita del prete, non lo distacca dal mondo. Anzi, lo radica in maniera ancor più significativa nella storia e nella comunità! L’amore di Pietro per Gesù è la condizione del mandato affidatogli dal Signore, “Pasci le mie pecorelle!”. L’amore totale del pastore a Cristo ricade nella chiesa come carità pastorale. E Pio X fu un vigoroso esempio di carità apostolica! Non è agiografia devozionale la sua premura per gli ammalati, per i colpiti dal colera quand’era par5 24 BENEDETTO XVI, Il segno indelebile di S. Pio X nella storia della Chiesa, in Insegnamenti di Benedetto XVI, vol. VI (2010), 2 (luglio-dicembre), Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2011, pp. 104-106. roco di Salzano, la sua assistenza agli agonizzanti, la delicate incombenze prestate al suo vescovo infermo, mons. Zinelli, il suo privarsi del cibo nella pentola, le continue elemosine ai poveri che bussavano alla sua casa, ecc. Ne sono testimonianza le centinaia e centinaia di lettere che bambini, operai, donne di casa, suore, parroci, missionari, seminaristi, emigranti gli inviarono lungo il suo pontificato e da tutto il mondo. Una carità che nasceva da un cuore sensibile e tenero per i bisognosi, lui nato e cresciuto in una famiglia e in una parrocchia povera. Una carità fatta di elemosina; di preghiera sincera per le persone che gli affidavano le proprie angustie; di incoraggiamento e di speranza che sapeva infondere a quanti restavano senza lavoro o erano condannati ai margini della storia, senza mezzi per tirare avanti le numerose famiglie, o colpiti da calamità naturali e disastri climatici, o costretti a emigrare. Papa Pio X fu sentito in tutta la Chiesa come l’uomo dalla inesauribile carità umana e sacerdotale. Un Papa che sarebbe corso perfino in Calabria per consolare le vittime del disastroso terremoto del 1908 e che riservò a quegli infelici fiumi di beneficenze, tanto da rispondere ad un Vescovo che egli avrebbe preso in considerazione la ricostruzione delle chiese, “quando si sarà provveduto all’urgenza dei malati e dei senza tetto e dei senza pane” e nascostamente manteneva di tasca propria 600 ragazzi orfani ai quali provvide un tetto ed un lavoro6. Sono inesauribili le testimonianze sulla carità di Pio X. Questa fu la carità che egli impersonò e riversò sulla Chiesa come pastore, esempio vivente di amore paterno e premuroso, consolante e fermo, benefico e altruista! Con una vita personale e pastorale ispirata solo al Buon Pastore, Pio X sprigionò nella Chiesa una nuova atmosfera, un clima di vita interiore ardente e infiammata, appunto “un balsamo, un profumo”, 6 DIEGUEZ A., E lo chiamavano Papa di provincia, in ‘L’Osservatore Romano’, 17 luglio 2014, p. 4. 25 alla cui fragranza si corroborarono i cuori degli umili e dei semplici, dei bambini che corsero gioiosi alla mensa eucaristica; dei ragazzi che appresero con appassionata memoria il suo catechismo; dei giovani di Azione cattolica; dei lavoratori che si sentirono sempre più capiti dai Pastori della Chiesa. E così alla sua morte, che il mondo considerò un supremo atto di amore da lui offerto per salvare i suoi figli dal massacro della guerra, si attribuirono subito a lui, le parole del Vangelo: “Il buon Pastore dà la vita per il suo gregge” (Gv 10,14). Fu il culmine e la pienezza del suo ‘amoris officium’. Per l’intercessione amorosa di Pio X e mentre ringraziamo Dio per avercene fatto dono e cerchiamo di fare nostri i suoi esempi e i suoi insegnamenti, rivolgiamo anche noi a Maria la nostra preghiera. Affidiamole il cammino delle nostre famiglie e delle comunità ecclesiali, i nostri Pastori e l’amato Papa Francesco, gli sforzi degli uomini di buona volontà per la pace, i malati e i poveri del mondo, i bambini e i giovani: “Madre gloriosa di Dio, vergine sempre Maria, Mostrati Madre per tutti. Dolce regina del cielo... donaci giorni di pace, veglia sul nostro cammino, fa’ che vediamo il tuo Figlio, pieni di gioia nel cielo”. Amen. 26 Preghiera a San Pio X nell’Anno centenario della morte 20 agosto 1914 - 2014 San Pio X, il Signore ti ha scelto quale Pastore universale in tempi difficili per la Chiesa e per il mondo e tu hai voluto, con umile risolutezza, “rinnovare tutte le cose in Cristo”. Aiutaci a ravvivare la nostra fede in Gesù Cristo: egli sia la roccia salda di ogni famiglia, l’intima amicizia di ogni giovane, la forza serena dell’età anziana, il cuore accogliente di ogni parrocchia. Nella tua vita hai amato intensamente Dio e ti sei speso per farlo conoscere. Aiutaci a dire al mondo la bella notizia dell’infinita misericordia del Padre, rafforza lo slancio missionario di ogni comunità, illumina chi si impegna a trasmettere la fede, rendici testimoni gioiosi del Risorto. Come pastore buono hai condotto la Chiesa alla sorgente viva dell’Eucaristia; aprendone l’accesso ai bambini, l’hai resa il pane che sostiene il cammino in ogni stagione della vita. Aiutaci a farne il centro vivo della nostra esistenza e di ogni comunità cristiana, fonte a cui attingere la dolce forza della carità. Mentre concludevi la tua vita terrena si accendeva nel mondo un grande conflitto e il tuo cuore gemeva al pensiero di tanta sofferenza. 27 Invoca per tutti il dono della pace, della fratellanza e della solidarietà. La Vergine Maria, che al santuario delle Cendròle fin da piccolo imparasti a pregare con fiducia, interceda con te per la Chiesa e per quanti sono nella prova. Amen. Con approvazione ecclesiastica G. A. Gardin Vescovo di Treviso 25 marzo 2014 28 CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA presieduta dal Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero RITI DI INTRODUZIONE Canto d’ingresso: Inno a San Pio X Buon Pastore del gregge di Cristo, che guidasti con dolce fermezza proclamando la Verità e l’Amore, annunciando la salvezza. Nella semplicità del tuo cuore fosti servo fedele della Chiesa, accogliendo i piccoli e i potenti, annunciando il Vangelo. Rit. Cristo è la salvezza, Cristo è l’Amore, in lui il mondo rinasce per la Vita eterna. 31 Difendesti con forza la Chiesa con la luce che nasce dalla fede, custodisti la Verità e la Pace, dono splendido di grazia. Insegnasti il Vangelo con gioia annunciando la Verità e la Fede, innalzasti il vessillo della Croce, segno vivo di speranza. Rit. Innalzasti il tuo inno di Lode liberando il canto di ogni uomo, la pietà, la preghiera della Chiesa in letizia rinnovasti. Vero servo del Corpo di Cristo che spezzasti con gioia nella Chiesa, annunciando, apostolo di grazia, il Mistero dell’Amore. Rit. Gloria al Padre che dona ogni bene, gloria al Figlio Signore e Redentore, allo Spirito Santo Amore sia per sempre onore e gloria. Rit. SALUTO INIZIALE Card. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Ass. Amen. Card. La pace sia con voi Ass. E con il tuo spirito. ATTO PENITENZIALE Card. Il Signore Gesù che ci invita alla mensa della Parola e dell’Eucaristia, ci chiama alla conver32 sione. Riconosciamo di essere peccatori e invochiamo con fiducia la misericordia di Dio. (breve pausa di silenzio) Card. Pietà di noi, Signore. Ass. Contro di te abbiamo peccato. Card. Mostraci, Signore, la tua misericordia. Ass. E donaci la tua salvezza. Card. Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna. Ass. Amen. GLORIA 33 34 COLLETTA Card. O Dio, che per difendere la fede cattolica e unificare ogni cosa nel Cristo hai animato del tuo Spirito di sapienza e di fortezza il papa san Pio X, fa’ che alla luce dei suoi insegnamenti e del suo esempio, giungiamo al premio della vita eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Ass. Amen. LITURGIA DELLA PAROLA PRIMA LETTURA (1Ts 2,2b-8) Avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita. Lett. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi Fratelli, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. E il nostro invito alla fede non nasce da menzogna, né da disoneste intenzioni e neppure da inganno; ma, come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete, né abbiamo avuto intenzioni di cupidigia: Dio ne è testimone. E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. 35 Ass. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari. Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio. SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 88) Rit. Canterò per sempre l’amore del Signore. Canterò in eterno l’amore del Signore, di generazione in generazione farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà, perché ho detto: «È un amore edificato per sempre; nel cielo rendi stabile la tua fedeltà». Rit. «Ho stretto un’alleanza con il mio eletto, ho giurato a Davide, mio servo. Stabilirò per sempre la tua discendenza, di generazione in generazione edificherò il tuo trono”. Rit. Ho trovato Davide, mio servo, con il mio santo olio l’ho consacrato; la mia mano è il suo sostegno, il mio braccio è la sua forza. Rit. La mia fedeltà e il mio amore saranno con lui e nel mio nome s’innalzerà la sua fronte. Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza”». Rit. 36 ACCLAMAZIONE AL VANGELO Sol. Alleluia, alleluia, alleluia. Tutti: Alleluia, alleluia, alleluia. Schola: Alleluia, alleluia, alleluia. Sol. Io sono il buon pastore, dice il Signore. Il buon pastore dà la vita per le pecore. Tutti: Alleluia, alleluia, alleluia. Sol. Le pecore ascoltano la voce del buon pastore e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Tutti: Alleluia, alleluia, alleluia. Schola: Alleluia, alleluia, alleluia. VANGELO (Gv 21,15-17) Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore. Diac. Dal vangelo secondo Giovanni In quel tempo, quanto [si fu manifestato ai discepoli ed essi] ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandas37 Ass. se: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore». Parola del Signore. Lode a te, o Cristo. OMELIA [Breve silenzio di raccoglimento e meditazione] PREGHIERA DEI FEDELI Card. Fratelli carissimi, nella gioiosa memoria di san Pio X papa, in comunione con il nostro papa Francesco, che presiede alla carità di tutta la Chiesa, invochiamo il Signore, perché accresca la nostra fede. Lett. Ass. Lett. Ass. Lett. Ass. Lett. 38 Ripetiamo insieme: Guidaci, Signore, nella via della vita. Guidaci, Signore, nella via della vita. La Chiesa sparsa su tutta la terra, in unione con Pietro e i suoi successori, sia perseverante nell’insegnamento degli Apostoli, nella frazione del pane, nella preghiera e nella comunione fraterna. Guidaci, Signore, nella via della vita. Il Cardinale Beniamino trovi nella presenza benefica dello Spirito Santo e nell’intercessione di S. Pio X validi sostegni al suo impegno a servizio del Santo Padre e della Chiesa universale. Guidaci, Signore, nella via della vita. La nostra Chiesa diocesana, guidata dal Vescovo Gianfranco Agostino, rimanga fedele al Ass. Lett. Ass. mandato missionario del Signore, con l’annuncio del Vangelo ai lontani e a quanti giungono nel nostro territorio, nella cura della catechesi e nella carità concreta. Guidaci, Signore, nella via della vita. I sacerdoti della nostra diocesi, soprattutto quelli provati dalla vita e dal ministero, per intercessione di San Pio X, giungano a una più salda e gioiosa adesione a Cristo Signore. Guidaci, Signore, nella via della vita. Card. O Padre della gloria, che hai donato alla Chiesa il santo papa Pio X, illumina le nostre menti, perché sappiamo riconoscere anche oggi i segni della tua cura provvidente. Per Cristo nostro Signore. Ass. Amen. LITURGIA EUCARISTICA ORAZIONE SULLE OFFERTE Card. Pregate, fratelli, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre onnipotente. Ass. Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa. Card. Accetta con bontà, Signore, le offerte che ti presentiamo e fa’ che, sull’esempio di san Pio X, con devozione sincera e con viva fede partecipiamo a questi santi misteri. Per Cristo nostro Signore. Ass. Amen. 39 PREGHIERA EUCARISTICA III Prefazio dei Santi Pastori La presenza dei santi Pastori nella Chiesa Ass. Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito. Ass. In alto i nostri cuori. Sono rivolti al Signore. Ass. Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio. È cosa buona e giusta. È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, lodarti e ringraziarti sempre, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. Tu doni alla tua Chiesa la gioia di celebrare la festa di san Pio X, con i suoi esempi la rafforzi, con i suoi insegnamenti l’ammaestri, con la sua intercessione la proteggi. Per questo dono della tua benevolenza, uniti agli angeli e ai santi, con voce unanime cantiamo l’inno della tua lode: 40 CP Padre veramente santo, a te la lode da ogni creatura. Per mezzo di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, nella potenza dello Spirito Santo fai vivere e santifichi l’universo, e continui a radunare intorno a te un popolo, che da un confine all’altro della terra offra al tuo nome il sacrificio perfetto. CC Ora ti preghiamo umilmente: manda il tuo Spirito a santificare i doni che ti offriamo, perché diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, che ci ha comandato di celebrare questi misteri. Nella notte in cui fu tradito, egli prese il pane, ti rese grazie con la preghiera di benedizione, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli, e disse: PRENDETE, E MANGIATENE TUTTI: QUESTO È IL MIO CORPO OFFERTO IN SACRIFICIO PER VOI. Dopo la cena, allo stesso modo, prese il calice, ti rese grazie con la preghiera di benedizione, lo diede ai suoi discepoli, e disse: PRENDETE, E BEVETENE TUTTI: QUESTO È IL CALICE DEL MIO SANGUE PER LA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA, VERSATO PER VOI E PER TUTTI IN REMISSIONE DEI PECCATI. FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME. CP Ass. Mistero della fede. Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta. 41 CC Celebrando il memoriale del tuo Figlio, morto per la nostra salvezza, gloriosamente risorto e asceso al cielo, nell’attesa della sua venuta ti offriamo, Padre, in rendimento di grazie questo sacrificio vivo e santo. Guarda con amore e riconosci, nell’offerta della tua Chiesa, la vittima immolata per la nostra redenzione; e a noi, che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito. 1C Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito, perché possiamo ottenere il regno promesso insieme con i tuoi eletti: con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con i tuoi santi apostoli, i gloriosi martiri, san Pio X e tutti i santi, nostri intercessori presso di te. 2C Per questo sacrificio di riconciliazione dona, Padre, pace e salvezza al mondo intero. Conferma nella fede e nell’amore la tua Chiesa pellegrina sulla terra: il tuo servo e nostro Papa Francesco, il nostro Vescovo Gianfranco Agostino, il collegio episcopale, tutto il clero e il popolo che tu hai redento. Ascolta la preghiera di questa famiglia, che hai convocato alla tua presenza. Ricongiungi a te, padre misericordioso, tutti i tuoi figli ovunque dispersi. Accogli nel tuo regno i nostri fratelli defunti e tutti i giusti che, in pace con te, hanno lasciato questo mondo; concedi anche a noi di ritrovarci insieme a godere per sempre della tua gloria, in Cristo, nostro Signore, per mezzo del quale tu, o Dio, doni al mondo ogni bene. 42 RITI DI COMUNIONE PADRE NOSTRO Card. Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire: Tutti: Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dàcci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma lìberaci dal male. Card. Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni, e con l’aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo. Ass. Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli. RITO DELLA PACE Card. Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace», non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa, e donale unità e pace secondo la tua volontà. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Ass. Amen. 43 Card. La pace del Signore sia sempre con voi. Ass. E con il tuo spirito. Diac. Scambiatevi un segno di pace. CANTO ALLA FRAZIONE DEL PANE COMUNIONE Card. Beati gli invitati alla Cena del Signore. Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo. Tutti: O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa: ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato. 44 Canto alla comunione: Il Signore è il mio pastore Il Signore è il mio pastore: nulla manca ad ogni attesa, in verdissimi prati mi pasce, mi disseta a placide acque. È il ristoro dell’anima mia, in sentieri diritti mi guida per amore del santo suo nome, dietro lui mi sento sicuro. Pur se andassi per valle oscura non avrò a temere alcun male: perché sempre mi sei vicino, mi sostieni col tuo vincastro. Quale mensa per me tu prepari sotto gli occhi dei miei nemici! E di olio mi ungi il capo: il mio calice è colmo di ebbrezza! Bontà e grazia mi sono compagne quanto dura il mio cammino; io starò nella casa di Dio lungo tutto il migrare dei giorni. Canto alla comunione: O sacrum convivium O Sacrum Convivium, in quo Christus sumitur; recolitur memoria passionis ejus; mens impletur gratia et futuræ gloriæ nobis pignus datur. Alleluia. O Sacro Convito, in cui ci si nutre di Cristo; si celebra il memoriale della sua passione; l’anima è colmata di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura. Alleluia. 45 ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE Card. Signore nostro Dio, la mensa eucaristica alla quale ci siamo accostati nel ricordo del papa san Pio X, ci renda forti nella fede e concordi nella carità. Per Cristo nostro Signore. Ass. Amen. RITI DI CONCLUSIONE SALUTO, BENEDIZIONE E CONGEDO Card. Il Signore sia con voi. Ass. E con il tuo spirito. Diac. Chinate il capo per la benedizione. Card. Dio nostro Padre, che ci ha riuniti per celebrare oggi la festa del papa san Pio X, vi benedica e vi protegga, e vi confermi nella sua pace. Ass. Amen. Card. Cristo Signore, che ha manifestato in san Pio X la forza rinnovatrice della Pasqua, vi renda autentici testimoni del suo Vangelo. Ass. Amen. Card. Lo Spirito Santo, che nel nostro santo papa Pio X ci ha offerto un segno di solidarietà fraterna, vi renda capaci di attuare una vera comunione di fede e di amore nella sua Chiesa. Ass. Amen. Card. E la benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi, e con voi rimanga sempre. Ass. Amen. Diac. Nel nome del Signore, andate in pace. Ass. Rendiamo grazie a Dio. 46