Diocesi di Treviso
Centenario di San Pio X
Pellegrinaggio
dei sacerdoti
Riese Pio X - 29 settembre 2014
Diocesi di Treviso
Commissione diocesana
per la formazione permanente del clero
Centenario di San Pio X
PELLEGRINAGGIO
DEI SACERDOTI
A RIESE PIO X
Lunedì 29 settembre 2014
In copertina:
Gino Ghedina (1895-1955), Pio X
disegno realizzato nel 1935 (gesso colorato su cartoncino)
Sfondo: chiesa parrocchiale di Riese Pio X
Orario della mattinata
9.15
Ora Terza
9.30
Proposta di mons. Giuseppe Rizzo
«Noi additiamo la via, seguendo la quale
ciascuno deve sforzarsi ogni giorno più di
riuscire “uomo di Dio”» (Hærent animo, 2)
10.00
Silenzio e riflessione personale
10.40
Concelebrazione eucaristica presieduta dal
Cardinale Beniamino Stella
PREGHIERA INIZIALE
La liturgia delle Ore e la liturgia eucaristica sono della festa di
San Pio X (21 agosto).
ORA TERZA
O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.
INNO
O Spirito Paraclito,
uno col Padre e il Figlio,
discendi a noi benigno
nell’intimo dei cuori.
Voce e mente si accordino
nel ritmo della lode,
il tuo fuoco ci unisca
in un’anima sola.
O luce di sapienza
rivelaci il mistero
del Dio trino e unico,
fonte di eterno Amore. Amen.
1ª ant. Se mi amate, dice il Signore,
osservate i miei comandamenti.
SALMO 118, 153-160 XX (Res)
Vedi la mia miseria, salvami, *
perché non ho dimenticato la tua legge.
Difendi la mia causa, riscattami, *
secondo la tua parola fammi vivere.
7
Lontano dagli empi è la salvezza, *
perché non cercano il tuo volere.
Le tue misericordie sono grandi, Signore, *
secondo i tuoi giudizi fammi vivere.
Sono molti i persecutori che mi assalgono, *
ma io non abbandono le tue leggi.
Ho visto i ribelli e ne ho provato ribrezzo, *
perché non custodiscono la tua parola.
Vedi che io amo i tuoi precetti, *
Signore, secondo la tua grazia dammi vita.
La verità è principio della tua parola, *
resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia.
1ª ant. Se mi amate, dice il Signore,
osservate i miei comandamenti.
2ª ant. Ti benedica il Signore:
e godrai la pace ogni giorno della vita.
SALMO 127 La pace di Dio nella famiglia fedele
«Il Signore ti benedica da Sion» cioè dalla sua Chiesa (Arnobio).
Beato l’uomo che teme il Signore *
e cammina nelle sue vie.
Vivrai del lavoro delle tue mani, *
sarai felice e godrai d’ogni bene.
La tua sposa come vite feconda *
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo *
intorno alla tua mensa.
Così sarà benedetto l’uomo che teme il Signore. *
Ti benedica il Signore da Sion!
Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme *
per tutti i giorni della tua vita.
8
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli. *
Pace su Israele!
2ª ant. Ti benedica il Signore:
e godrai la pace ogni giorno della vita.
3ª ant. Il Signore, Dio giusto,
spezza il giogo degli empi.
SALMO 128 Rinasce la fiducia del popolo provato
La Chiesa dei santi parla della zizzania che deve tollerare fra i
suoi membri (cfr. sant’Agostino).
Dalla giovinezza molto mi hanno perseguitato, *
- lo dica Israele dalla giovinezza molto mi hanno perseguitato, *
ma non hanno prevalso.
Sul mio dorso hanno arato gli aratori, *
hanno fatto lunghi solchi.
Il Signore è giusto: *
ha spezzato il giogo degli empi.
Siano confusi e volgano le spalle *
quanti odiano Sion.
Siano come l’erba dei tetti: *
prima che sia strappata, dissecca;
non se ne riempie la mano il mietitore, *
né il grembo chi raccoglie covoni.
I passanti non possono dire: †
«La benedizione del Signore sia su di voi, *
vi benediciamo nel nome del Signore».
3ª ant. Il Signore, Dio giusto,
spezza il giogo degli empi.
9
LETTURA BREVE 1Gv 3,23-24
Questo è il comandamento di Dio: che crediamo nel
nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni
gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in
lui. E da questo conosciamo che dimora in noi: dallo
Spirito che ci ha dato.
V. Sostieni l’uomo giusto, Signore,
R. tu che scruti i cuori e i pensieri.
ORAZIONE
O Dio, che all’ora terza hai effuso lo Spirito Santo
sugli apostoli riuniti in preghiera, concedi anche a
noi di partecipare al dono della sua grazia. Per Cristo
nostro Signore.
Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.
10
PER LA RIFLESSIONE
PERSONALE
San Pio X
PROFILO PERSONALE
Giuseppe Melchiore Sarto nasce a Riese il 2 giugno 1835, da Giovanni Battista Sarto, cursore comunale, e da Margherita Sanson, secondo di undici figli.
Fin da piccolo mostra un carattere vivace, impulsivo e rigoroso. A scuola è molto sveglio e capace. Comincia molto presto a frequentare la parrocchia e la
chiesa. Ogni giorno va a pregare al santuario mariano
delle Cendrole e fin da allora si manifesta la sua vocazione sacerdotale. Concluse le scuole elementari,
frequenta dal 1846 al 1850 il ginnasio a Castelfranco,
dove si reca quotidianamente a piedi, quando non ottiene passaggi. Agli esami è promosso con il massimo
dei voti e risulta essere sempre il primo della classe.
Per proseguire gli studi liceali il patriarca di Venezia,
card. Jacopo Monico, originario di Riese, gli ottiene
un posto gratuito presso il Seminario di Padova. Negli otto anni che lo frequenta il Sarto, oltre che per
gli ottimi risultati scolastici, emerge per la sua personalità. Qui nasce la sua passione per la musica sacra:
dirige la cappella musicale del Seminario e compone
numerosi brani. Nel 1852, frattanto, muore il padre
Giovanni Battista. Tra il 1855 e il 1858 viene ammesso ai vari gradi dell’ordine sacro dal vescovo Giovanni Antonio Farina. È ordinato prete il 18 settembre
1858, nel duomo di Castelfranco Veneto.
Il suo primo incarico pastorale è quello di cappellano a Tombolo, parrocchia i cui abitanti erano
nella maggioranza mediatori e mercanti di bestiame.
Vi resterà per nove anni, dal 1858 al 1867. Sotto la
guida del parroco, don Antonio Costantini, acquista
una notevole esperienza pastorale. Lavora moltissimo, dorme pochissimo: dedica un tempo notevole
allo studio, prepara con accuratezza le prediche, tanto
da essere chiamato in varie parrocchie; è attento alla
gente più povera, donando tutto quanto possiede.
13
Nel 1867 è nominato parroco di Salzano, una
parrocchia formata per la maggior parte da agricoltori. L’impegno maggiore del nuovo parroco è quello della catechesi degli adulti e dei fanciulli. Frutto
di questo impegno è la redazione di un catechismo
manoscritto con 577 domande e risposte. Anticipa
l’ammissione all’Eucaristia dei fanciulli all’età di 8-9
anni, istituisce la schola cantorum, sviluppa la devozione eucaristica. Consolida il locale ospedale civile
e la casa di ricovero per anziani. S’impegna per l’apertura di un setificio per il lavoro femminile.
Nel 1875 è chiamato a Treviso come cancelliere
vescovile, direttore spirituale del Seminario e canonico residenziale. Circondato, nonostante l’età relativamente giovane, dalla stima dei suoi confratelli, alla
morte del vescovo Zinelli, a 44 anni è eletto vicario
capitolare, cioè amministratore della diocesi durante
la sede vacante. Nominato vescovo di Mantova, il 16
novembre 1884 è consacrato vescovo a Roma, nella
chiesa di S. Apollinare, dal mantovano Lucido Maria
Parocchi, cardinale vicario per la città di Roma. A
Mantova, diocesi molto difficile, per l’ambiente cittadino, caratterizzato da miscredenza e anticlericalismo e istigato dall’attiva presenza della massoneria, e
quello culturale, pervaso da scientismo, razionalismo
e positivismo, Sarto fa l’ingresso il 18 aprile 1885.
Numerosi erano stati gli abbandoni del ministero sacerdotale. Subito s’impegna a «ricostruire» il Seminario, rimasto chiuso per qualche anno, per diffondere una catechesi organica e continuativa, come pure
per il rinnovamento della musica sacra. Dopo circa
due secoli convoca un sinodo diocesano, che si celebra nel 1888. Favorisce il movimento cattolico.
Nel giugno 1893 è creato cardinale e nominato
patriarca di Venezia, ma solo il 24 novembre 1894,
può fare il suo ingresso, a causa dell’opposizione del
governo italiano. Dal punto di vista pastorale, nel
periodo veneziano il card. Sarto persegue gli obietti
già precedentemente evidenziatisi, nella catechesi,
nella formazione del clero, nel movimento cattolico.
14
Nel 1895 indice la visita pastorale, nel 1897 celebra
un Congresso Eucaristico, nel 1898 un sinodo diocesano. Fonda nel 1902 a Venezia la facoltà di diritto
canonico per dare ai suoi preti una sufficiente conoscenza dei problemi giuridici.
Alla morte di Leone XIII, il 4 agosto 1903, è eletto papa, assumendo il nome di Pio X. Subito inizia il
suo programma di riforma pastorale, con una serie di
provvedimenti: riforma la musica sacra e il breviario,
avvia la compilazione del nuovo Codice di Diritto Canonico, riforma la curia romana e il Vicariato di Roma,
favorisce la riorganizzazione dell’Azione Cattolica in
Italia, promuove l’insegnamento del catechismo, incoraggia la comunione frequente e quotidiana e abbassa l’età della prima Comunione dei fanciulli, fonda il
Pontificio Istituto Biblico, riforma i seminari d’Italia
e, per primo, invia un’esortazione apostolica al clero.
Tenace difensore del depositum fidei, temendo la dissoluzione della dimensione trascendente del Cristianesimo, combatte efficacemente il modernismo.
Muore il 20 agosto 1914, pochi giorni dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale.
Al termine della causa di canonizzazione, avviatasi nel 1923, il 3 giugno 1951 è proclamato beato e il
29 maggio 1954 è canonizzato da papa Pio XII.
TESTI
V. Natura della Santità Sacerdotale
8. In che consiste la santità.
Il fondamento voluto da Cristo
sta proprio nelle virtù «passive»
Ed ora è da vedere in che cosa consista una tale
santità, della quale il sacerdote non può esser privo
senza grave vergogna; poiché se alcuno ne ignora o
ne male intende l’essenza, si trova in grande peri15
colo. C’è chi crede, anzi chiaramente professa, che
il merito del sacerdote consista semplicemente nel
sacrificarsi tutto al bene degli altri; per cui trascura
quasi del tutto quelle virtù, che mirano al perfezionamento individuale (le così dette virtù passive),
dicono che si deve porre ogni attenzione per conseguire ed esercitare quelle virtù che chiamano attive. Questa è dottrina indubbiamente ingannevole
e rovinosa. Cristo è maestro ed esemplare di ogni
forma di santità, al cui esempio è necessario che si
modellino tutti quanti vogliono essere accolti nel
regno dei cieli. Ora Cristo non muta col passare dei
secoli; ma è il medesimo «ieri, e oggi; ed è sempre
Lui anche nei secoli» (Eb 13,8). Quindi agli uomini
di tutti i tempi è rivolta quella parola: «Imparate da
me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29); in
ogni tempo Cristo ci si presenta «obbediente sino
alla morte» (Fil 2,8); e vale per tutte le età la sentenza dell’Apostolo: «Quelli che sono di Cristo hanno
crocifisso la loro carne con i vizi e con le passioni»
(Gal 5,24).
9. La «conditio sine qua non»
è l’abnegazione di sé.
Condanna dei metodi propri nel mondo
Questi ammonimenti sono rivolti a ciascuno dei
fedeli, ma in modo tutto speciale riguardano i sacerdoti: essi, più che gli altri, devono prendere come a
sé rivolte le parole, che il nostro predecessore con
apostolico zelo sostiene: «Oh! fossero più numerosi i
cultori di tali virtù, a imitazione dei santi delle passate età: i quali con l’umiltà, l’obbedienza, la mortificazione di sé, furono potenti in opere e in parole, con
indicibile vantaggio non solo della religione, ma dello stato e della civiltà». Dove è opportuno osservare
come il sapientissimo Pontefice fa menzione speciale
della mortificazione che con evangelica parola diciamo: abnegazione di sé. Poiché, di qui specialmente,
dipende, o diletti figli, la forza e la virtù e il frutto del
16
ministero sacerdotale; al contrario dalla negligenza
di questa virtù, nasce tutto quanto nei costumi e nella
vita del sacerdote può offendere gli occhi e sconcertare gli animi dei fedeli. Poiché l’agire a solo scopo di
turpe lucro, l’ingolfarsi negli affari mondani, l’aspirare ai primi gradi e sprezzare i più modesti, il condiscendere alla carne e al sangue col troppo affetto ai
parenti, l’eccessivo interesse di piacere agli uomini,
il porre la fiducia del proprio successo nell’abilità
della parola: tutte queste cose derivano dalla negligenza del precetto di Cristo e dal respingere la condizione, che egli ci pose: «Chi vuol venir dietro a me
rinneghi se stesso» (Mt 16,24).
VI. Dalla Santità i frutti del Ministero
10. L’abnegazione di sé e la vita interiore
sono però male intese se trascurano
i gravi doveri di apostolico ministero
Nel mentre suscitiamo così vivamente questo
dovere dell’ecclesiastico, non possiamo non avvertire nel medesimo tempo che il sacerdote deve vivere
santo non per sé solo; poiché egli è il lavoratore, che
Cristo «mandò a lavorare nella sua vigna» (Mt 20,1).
È dunque suo officio di svellere le cattive erbe, seminare quelle buone e fruttifere, innaffiare, badar bene
che il nemico non vi semini in mezzo la zizzania.
Perciò il sacerdote deve stare in guardia, affinché indotto da un malinteso desiderio della sua perfezione
interiore, non trascuri alcune di quelle parti del suo
ministero, che spettano al bene dei fedeli. Tali sono
la predicazione della Parola di Dio, l’ascoltare le confessioni, l’assistere gli infermi e specialmente i moribondi, l’istruire gli ignoranti nelle cose di fede, il
consolare gli afflitti, il ricondurre i fuorviati, l’imitare
in ogni cosa Cristo, «il quale passò la sua vita facendo
del bene e sanando tutti coloro che erano oppressi
dal diavolo» (At 10,38).
17
11. La base insostituibile:
la santità e l’unione con Dio
Certo, vi stia scolpito in mente l’insigne ammonimento di san Paolo: «Non è nulla né colui che pianta, né colui che innaffia, ma è Dio che dà il crescere»
(1Cor 3,7). Voi potete ben gettare i semi camminando
e piangendo, voi potete ben coltivarli con ogni fatica;
ma che germoglino e diano i desiderati frutti, è opera del solo Dio e del suo potentissimo intervento. Di
più, non bisogna dimenticare che altro non sono gli
uomini se non istrumenti, dei quali si serve Dio per
la salute delle anime; e che per conseguenza devono
essere idonei ad essere maneggiati da Dio. E ciò in
qual maniera? Crediamo dunque che Dio si muova a
servirsi di noi; per propagare la sua gloria, in vista di
una nostra eccellenza o capacità congenita o acquisita? Non già, poiché sta scritto: «Le cose stolte del
mondo elesse Dio per confondere i sapienti: e le cose
deboli del mondo elesse Dio per confondere i forti; e
le ignobili cose del mondo e le spregevoli elesse Dio e
quelle che non sono per distruggere quelle che sono»
(1Cor 1,27-28). Una cosa sola assolutamente serve per
unire l’uomo a Dio, a renderlo a Dio grato, e ministro
non indegno delle sue misericordie: la santità della
vita e del costume.
(da: Hærent Animo, 4 agosto 1908)
18
Omelia della S. Messa
del Centenario
Cardinale Pietro Parolin,
Segretario di Stato di Sua Santità
Riese Pio X, 23 agosto 2014
Letture bibliche: Ez 34,11-16; Sal 22; 1Ts 2,2b-8; Gv 21,15-17
Eccellenza Rev.ma
Mons. Gianfranco Agostino Gardin,
Vescovo di Treviso,
(Eccellenze Rev.me),
Illustri Autorità civili e militari,
Cari sacerdoti, religiosi e religiose,
Cari fratelli e sorelle nel Signore,
Sono molto lieto di trovarmi con voi in quest’umile santuario delle Cendrole, a celebrare il centenario della nascita al cielo di San Pio X ed anche il 60°
della sua elevazione alla gloria degli altari. Qui, alle
Cendrole, dove sorge la casa di Maria che fu la più
cara al santo Pontefice; qui dove egli, fin da bambino,
imparò a confidare alla Madre di Dio i sentimenti
più intimi del cuore e ad ascoltare la chiamata del
suo Figlio.
Con Maria vogliamo ringraziare il Signore di aver
donato all’umanità e alla Chiesa il nostro amato San
Pio X, sacerdote, Vescovo e Papa, che ebbe un solo
e grande progetto nella sua vita e nel suo ministero:
“Fare di Cristo il cuore del mondo” (Ef 1,10).
Abbiamo sentito nella prima lettura le consolanti parole che Dio rivolge al suo popolo attraverso il
profeta Ezechiele: “Io stesso cercherò le mie pecore...
19
le radunerò dai luoghi dove erano state disperse nei
giorni nuvolosi e di caligine... le ricondurrò nella loro
terra... le condurrò in ottime pasture e là si adageranno su fertili pascoli... io le farò riposare”. Sono espressioni di grande conforto, di fiducia, di sicurezza e di
speranza. In un tempo di profonda aridità spirituale
per Israele e di prospettive per nulla rassicuranti sul
suo futuro, Dio lo invita a confidare totalmente nella
sua azione.
Oggi queste parole si dirigono a noi. Nonostante
i turbini della storia e “la valle oscura” di cui parla
il Salmo responsoriale, saremo da lui stesso difesi,
nutriti, curati e condotti ai pascoli ubertosi della vita
serena. Il Pastore d’Israele continua, infatti, a guidare anche oggi il suo popolo, attraverso pastori che –
come dice Paolo – sono “amorevoli in mezzo a voi
come una madre che ha cura dei propri figli”.
Mi è spontaneo applicare a Pio X questa espressione dell’Apostolo. Dio dona al suo popolo pastori
“amorevoli come una madre”. E attribuirgli anche
l’espressione di Geremia: “Vi darò pastori secondo il
mio cuore” (Ger 3,15). Tale fu Pio X, pastore secondo il cuore di Dio, pastore umile anche se energico,
fedele, distaccato da sé, animato da viscere di misericordia, proteso alle necessità umane e spirituali del
gregge di Dio. Pastore che ricalcò nella sua persona e
nei suoi gesti le sembianze del Buon Pastore annunciato dai Profeti e realizzato da Gesù. Egli “fu per loro
pastore dal cuore integro e li guidò con mano sapiente” (Sal 77,72).
1. Contesto storico e annuncio di fede
Pio X visse in un’epoca che poneva numerosi interrogativi alla Chiesa sul proprio futuro, sulla
sua azione pastorale, perfino sulla sua stessa sopravvivenza nel mondo. Era un mondo, quello in cui
visse Pio X, che si stava evolvendo, ma i cui segni
emergenti costituivano preoccupazione per i Pasto20
ri della Chiesa, perché, al di là di ogni confortante
traguardo, si intravvedeva l’avvio di quel fenomeno
della secolarizzazione delle società, che gradualmente avrebbe permeato il nuovo secolo e lo avrebbe di
passo in passo condotto ad una sempre più marcata
distanza dei comportamenti dai riferimenti religiosi,
dalla fede della Chiesa, da Dio stesso: “Chi non scorge – osservò Pio X nella sua prima enciclica – che
la società umana, più che nelle passate età, si trova
ora in preda ad un malessere gravissimo e profondo,
che crescendo ogni di più e corrodendola sino all’intimo, la trae alla rovina? Voi comprendete, Venerabili
fratelli, quale sia questo morbo: l’allontanamento e
l’apostasia da Dio”1.
L’esperienza del XX secolo confermerà poi chiaramente che, sradicato Dio dalla scena del mondo,
perdono rilevanza la dignità umana, il rispetto della
vita, la giustizia sociale, l’equa partecipazione ai beni
della terra, il coraggio della pace, la stessa democrazia e laicità dello Stato.
2. La scelta di Pio X: Cristo è l’unico salvatore
Come buon Pastore, Pio X corse audace e generoso in difesa del gregge a lui affidato, richiamando la
Chiesa del suo tempo a ricentrarsi su Cristo, a ritrovare solo in Lui le sue più profonde energie di vita,
ad attingere da lui quell’ansia di annuncio evangelico
e di carità sconfinata, che spinsero lo stesso Cristo a
dare la vita per gli uomini. A nessun altro scopo egli
volle dedicato il suo ministero petrino, accettato con
palese sofferenza e disistima di sé e solo confidando
nella grazia di Dio, se non a rendere presente Cristo
nel mondo: “Proclamiamo – dichiarò – di non avere,
nel pontificato, altro programma, se non questo appunto di ‘restaurare ogni cosa in Cristo’, cosicché sia
1
PIO X, E supremi apostolatus, 4 ottobre 1903, in Enchiridion
delle encicliche, 4, Brescia, Edizioni Dehoniane, 1998, p. 21, n. 2.
21
‘tutto in tutti Cristo’”. E continuava: “Gli interessi di
Dio sono gli interessi Nostri, per i quali siamo risoluti
a spendere tutte le nostre forze e la vita stessa”2.
Per questo egli non volle indossare i panni del regnante depauperato; non coltivò nostalgie temporalistiche; accettò di perdere, come nel caso della
Francia, appoggi umani, privilegi, ricchezze, garanzie terrene. Dimesse anche le vesti dell’ecclesiastico
ottocentesco, spesso erudito o sistemato nella Chiesa
ma distaccato dal suo gregge, egli si gloriò della consunta talare del parroco, che cerca i suoi fedeli, che
si intrattiene con loro a condividere angosce e pesi
quotidiani della vita, che alimenta la sua gente con il
catechismo e il Pane di vita offerto fin alla più tenera
età; che sostiene, ammonisce e indirizza; che sa promuovere iniziative sociali, educative e perfino sportive, pur di accrescere le convinzioni interiori della
sua gente e la gioia di appartenere alla Chiesa.
Fu con questa lungimiranza spirituale e pastorale
che l’umile sacerdote trevigiano, divenuto Pontefice,
costituì con la sua persona un autentico spartiacque
nella visione del sacerdozio e nell’esercizio pastorale
del ministero sacro e invitò la Chiesa non certo all’autoreferenzialità, all’isolamento e alla chiusura in se
stessa, bensì la spronò ad una “somma alacrità”, alla
“magnifica impresa”, cioè a qualificare tutta la propria azione sul primato di Cristo e della sua parola3.
Questo appello del Santo Pontefice che stasera
onoriamo, è di estrema urgenza anche per la Chiesa
di oggi, come ci richiama costantemente Papa Francesco. Anche noi siamo chiamati a qualificare radicalmente la nostra presenza nel mondo. Cioè ad immergerci in Cristo come supremo valore della vita; a
sceglierlo e testimoniarlo nei nostri comportamenti; a
spenderci perché solo Lui sia annunciato e divenga il
vero Signore della storia. È questa la nostra vocazione
2
Ivi, pp. 21-23, n. 3.
3
Ibidem, n. 4.
22
più vera, che dal battesimo deve distendersi in tutta la
nostra esistenza. Infatti se Cristo è annunciato, l’uomo
è valorizzato nelle sue più profonde dimensioni. Se
Cristo è seguito, la società umana diventa famiglia e
comunità in cui regna la pace e la concordia. Se Cristo è amato, ogni persona trova in lui il senso gioioso
della propria esistenza, trova orientamento nelle difficoltà e luce nelle oscurità che la travagliano. Se la parola di Cristo è ricevuta nel nostro cuore ed egli abita
sacramentalmente in noi, ciascuno dei suoi discepoli
sarà capace di manifestare nel mondo, anzi di anticipare, la comunione definitiva e gioiosa con Dio. Con
le prime parole dell’Evangelii Gaudium diremmo: “La
gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di
coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con
Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia” (n. 1).
La scelta di Pio X, dunque, di porre Cristo a fondamento di ogni azione della Chiesa, fu e rimane
estremamente moderna, scelta intrinsecamente missionaria, scelta anticipatrice di tanti eventi e riflessioni della Chiesa del XX secolo.
3. La santità di Pio X
Abbiamo ascoltato nel Vangelo di questa sera la
domanda di Gesù a Pietro: “Mi ami tu più di costoro?”.
San Giovanni Paolo II, nell’omelia tenuta nella sua memorabile visita qui a Riese il 15 giugno 1985, sottolineò
che Gesù rivolse anche a Giuseppe Sarto questa stessa
domanda di amore e la risposta vocazionale del giovane Giuseppe, generosa e totale, “ebbe il suo inizio
qui, a Riese, tra i vostri avi” e fu una risposta piena di
donazione a Cristo, che lo portò non solo al pontificato,
ma alla santità: “Tu sai tutto, tu sai che io ti amo”4.
4
GIOVANNI PAOLO II, Omelia tenuta a Riese, il 15 giugno 1985, in
AAS, LXXVIII (1986), pp. 247-252.
23
Capiamo meglio allora perché Pio X fra le priorità del suo pontificato abbia chiesto ai pastori della
Chiesa la santità della vita, una vita completamente
rivolta a Cristo e alla sua chiamata, poiché – disse –
“Gesù non ci annoverò tra i suoi servi, ma tra i suoi
amici”. La santità di vita come condizione indispensabile per la credibilità del ministero sacro; la santità
come specificità del sacerdozio ministeriale; la santità come autentico e totale il suo amore per il Signore.
E l’amore esige convinzioni, scelte, priorità, donazione, intensità di cuore, sacrificio, rinuncia a se stessi,
umiltà nel riconoscerci limitati dinanzi all’Amore
che si offre per l’umanità.
Anche per noi, sacerdoti di oggi, è questo il punto nodale dove verificare la qualità della nostra sequela di Cristo. Faccio mie, perciò, le parole che Benedetto XVI, raccogliendo il grande insegnamento espresso
da Pio X, pronunciò a Castel Gandolfo: “Solo se siamo
innamorati del Signore saremo capaci di portare gli
uomini a Dio e aprirli al Suo amore misericordioso e
così aprire il mondo alla misericordia di Dio”5.
4. Il buon pastore cerca le sue pecore
Il primato spirituale nella vita del prete, non lo
distacca dal mondo. Anzi, lo radica in maniera ancor
più significativa nella storia e nella comunità! L’amore di Pietro per Gesù è la condizione del mandato affidatogli dal Signore, “Pasci le mie pecorelle!”. L’amore totale del pastore a Cristo ricade nella chiesa come
carità pastorale.
E Pio X fu un vigoroso esempio di carità apostolica! Non è agiografia devozionale la sua premura per
gli ammalati, per i colpiti dal colera quand’era par5
24
BENEDETTO XVI, Il segno indelebile di S. Pio X nella storia
della Chiesa, in Insegnamenti di Benedetto XVI, vol. VI
(2010), 2 (luglio-dicembre), Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2011, pp. 104-106.
roco di Salzano, la sua assistenza agli agonizzanti, la
delicate incombenze prestate al suo vescovo infermo,
mons. Zinelli, il suo privarsi del cibo nella pentola, le
continue elemosine ai poveri che bussavano alla sua
casa, ecc. Ne sono testimonianza le centinaia e centinaia di lettere che bambini, operai, donne di casa,
suore, parroci, missionari, seminaristi, emigranti gli
inviarono lungo il suo pontificato e da tutto il mondo.
Una carità che nasceva da un cuore sensibile e tenero
per i bisognosi, lui nato e cresciuto in una famiglia
e in una parrocchia povera. Una carità fatta di elemosina; di preghiera sincera per le persone che gli
affidavano le proprie angustie; di incoraggiamento e
di speranza che sapeva infondere a quanti restavano
senza lavoro o erano condannati ai margini della storia, senza mezzi per tirare avanti le numerose famiglie, o colpiti da calamità naturali e disastri climatici,
o costretti a emigrare.
Papa Pio X fu sentito in tutta la Chiesa come
l’uomo dalla inesauribile carità umana e sacerdotale. Un Papa che sarebbe corso perfino in Calabria per
consolare le vittime del disastroso terremoto del 1908
e che riservò a quegli infelici fiumi di beneficenze,
tanto da rispondere ad un Vescovo che egli avrebbe
preso in considerazione la ricostruzione delle chiese,
“quando si sarà provveduto all’urgenza dei malati
e dei senza tetto e dei senza pane” e nascostamente
manteneva di tasca propria 600 ragazzi orfani ai quali
provvide un tetto ed un lavoro6. Sono inesauribili le
testimonianze sulla carità di Pio X. Questa fu la carità
che egli impersonò e riversò sulla Chiesa come pastore, esempio vivente di amore paterno e premuroso,
consolante e fermo, benefico e altruista!
Con una vita personale e pastorale ispirata solo
al Buon Pastore, Pio X sprigionò nella Chiesa una
nuova atmosfera, un clima di vita interiore ardente
e infiammata, appunto “un balsamo, un profumo”,
6
DIEGUEZ A., E lo chiamavano Papa di provincia, in ‘L’Osservatore Romano’, 17 luglio 2014, p. 4.
25
alla cui fragranza si corroborarono i cuori degli umili
e dei semplici, dei bambini che corsero gioiosi alla
mensa eucaristica; dei ragazzi che appresero con appassionata memoria il suo catechismo; dei giovani di
Azione cattolica; dei lavoratori che si sentirono sempre più capiti dai Pastori della Chiesa. E così alla sua
morte, che il mondo considerò un supremo atto di
amore da lui offerto per salvare i suoi figli dal massacro della guerra, si attribuirono subito a lui, le parole del Vangelo: “Il buon Pastore dà la vita per il suo
gregge” (Gv 10,14). Fu il culmine e la pienezza del
suo ‘amoris officium’.
Per l’intercessione amorosa di Pio X e mentre
ringraziamo Dio per avercene fatto dono e cerchiamo di fare nostri i suoi esempi e i suoi insegnamenti, rivolgiamo anche noi a Maria la nostra preghiera.
Affidiamole il cammino delle nostre famiglie e delle
comunità ecclesiali, i nostri Pastori e l’amato Papa
Francesco, gli sforzi degli uomini di buona volontà
per la pace, i malati e i poveri del mondo, i bambini
e i giovani:
“Madre gloriosa di Dio,
vergine sempre Maria,
Mostrati Madre per tutti.
Dolce regina del cielo...
donaci giorni di pace,
veglia sul nostro cammino,
fa’ che vediamo il tuo Figlio,
pieni di gioia nel cielo”.
Amen.
26
Preghiera a San Pio X
nell’Anno centenario della morte
20 agosto 1914 - 2014
San Pio X, il Signore ti ha scelto
quale Pastore universale
in tempi difficili per la Chiesa e per il mondo
e tu hai voluto, con umile risolutezza,
“rinnovare tutte le cose in Cristo”.
Aiutaci a ravvivare
la nostra fede in Gesù Cristo:
egli sia la roccia salda di ogni famiglia,
l’intima amicizia di ogni giovane,
la forza serena dell’età anziana,
il cuore accogliente di ogni parrocchia.
Nella tua vita hai amato intensamente Dio
e ti sei speso per farlo conoscere.
Aiutaci a dire al mondo la bella notizia
dell’infinita misericordia del Padre,
rafforza lo slancio missionario di ogni comunità,
illumina chi si impegna a trasmettere la fede,
rendici testimoni gioiosi del Risorto.
Come pastore buono hai condotto la Chiesa
alla sorgente viva dell’Eucaristia;
aprendone l’accesso ai bambini,
l’hai resa il pane che sostiene il cammino
in ogni stagione della vita.
Aiutaci a farne il centro vivo della nostra esistenza
e di ogni comunità cristiana,
fonte a cui attingere la dolce forza della carità.
Mentre concludevi la tua vita terrena
si accendeva nel mondo un grande conflitto
e il tuo cuore gemeva
al pensiero di tanta sofferenza.
27
Invoca per tutti il dono della pace,
della fratellanza e della solidarietà.
La Vergine Maria,
che al santuario delle Cendròle
fin da piccolo imparasti a pregare con fiducia,
interceda con te per la Chiesa
e per quanti sono nella prova.
Amen.
Con approvazione ecclesiastica G. A. Gardin Vescovo di Treviso
25 marzo 2014
28
CONCELEBRAZIONE
EUCARISTICA
presieduta dal Cardinale Beniamino Stella,
Prefetto della Congregazione per il Clero
RITI DI INTRODUZIONE
Canto d’ingresso: Inno a San Pio X
Buon Pastore del gregge di Cristo, che guidasti con dolce fermezza
proclamando la Verità e l’Amore,
annunciando la salvezza. Nella semplicità del tuo cuore fosti servo fedele della Chiesa,
accogliendo i piccoli e i potenti, annunciando il Vangelo. Rit.
Cristo è la salvezza,
Cristo è l’Amore,
in lui il mondo rinasce
per la Vita eterna.
31
Difendesti con forza la Chiesa con la luce che nasce dalla fede,
custodisti la Verità e la Pace,
dono splendido di grazia.
Insegnasti il Vangelo con gioia
annunciando la Verità e la Fede,
innalzasti il vessillo della Croce, segno vivo di speranza. Rit.
Innalzasti il tuo inno di Lode liberando il canto di ogni uomo, la pietà, la preghiera della Chiesa
in letizia rinnovasti.
Vero servo del Corpo di Cristo
che spezzasti con gioia nella Chiesa,
annunciando, apostolo di grazia,
il Mistero dell’Amore. Rit.
Gloria al Padre che dona ogni bene,
gloria al Figlio Signore e Redentore,
allo Spirito Santo Amore
sia per sempre onore e gloria. Rit.
SALUTO INIZIALE
Card. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Ass. Amen.
Card. La pace sia con voi
Ass. E con il tuo spirito.
ATTO PENITENZIALE
Card. Il Signore Gesù che ci invita alla mensa della
Parola e dell’Eucaristia, ci chiama alla conver32
sione. Riconosciamo di essere peccatori e invochiamo con fiducia la misericordia di Dio.
(breve pausa di silenzio)
Card. Pietà di noi, Signore.
Ass. Contro di te abbiamo peccato.
Card. Mostraci, Signore, la tua misericordia.
Ass. E donaci la tua salvezza.
Card. Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.
Ass. Amen.
GLORIA
33
34
COLLETTA
Card. O Dio, che per difendere la fede cattolica e
unificare ogni cosa nel Cristo hai animato del
tuo Spirito di sapienza e di fortezza il papa
san Pio X, fa’ che alla luce dei suoi insegnamenti e del suo esempio, giungiamo al premio
della vita eterna. Per il nostro Signore Gesù
Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con
te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Ass. Amen.
LITURGIA DELLA PAROLA
PRIMA LETTURA (1Ts 2,2b-8)
Avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di
Dio, ma la nostra stessa vita.
Lett.
Dalla prima lettera
di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi
Fratelli, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte.
E il nostro invito alla fede non nasce da menzogna, né da disoneste intenzioni e neppure
da inganno; ma, come Dio ci ha trovato degni
di affidarci il Vangelo così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma
a Dio, che prova i nostri cuori.
Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete, né abbiamo avuto intenzioni
di cupidigia: Dio ne è testimone. E neppure
abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né
da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo.
35
Ass.
Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi,
come una madre che ha cura dei propri figli.
Così, affezionati a voi, avremmo desiderato
trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma
la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.
Parola di Dio.
Rendiamo grazie a Dio.
SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 88)
Rit.
Canterò per sempre l’amore del Signore.
Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà». Rit.
«Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide, mio servo.
Stabilirò per sempre la tua discendenza,
di generazione in generazione
edificherò il tuo trono”. Rit.
Ho trovato Davide, mio servo,
con il mio santo olio l’ho consacrato;
la mia mano è il suo sostegno,
il mio braccio è la sua forza. Rit.
La mia fedeltà e il mio amore saranno con lui
e nel mio nome s’innalzerà la sua fronte.
Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza”». Rit.
36
ACCLAMAZIONE AL VANGELO
Sol. Alleluia, alleluia, alleluia.
Tutti: Alleluia, alleluia, alleluia.
Schola: Alleluia, alleluia, alleluia.
Sol.
Io sono il buon pastore, dice il Signore.
Il buon pastore dà la vita per le pecore.
Tutti: Alleluia, alleluia, alleluia.
Sol.
Le pecore ascoltano la voce del buon pastore
e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Tutti: Alleluia, alleluia, alleluia.
Schola: Alleluia, alleluia, alleluia.
VANGELO (Gv 21,15-17)
Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore.
Diac. Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, quanto [si fu manifestato ai discepoli ed essi] ebbero mangiato, Gesù disse
a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni,
mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo,
Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse:
«Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio
bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di
Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandas37
Ass.
se: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu
conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli
rispose Gesù: «Pasci le mie pecore».
Parola del Signore.
Lode a te, o Cristo.
OMELIA
[Breve silenzio di raccoglimento e meditazione]
PREGHIERA DEI FEDELI
Card. Fratelli carissimi, nella gioiosa memoria di
san Pio X papa, in comunione con il nostro
papa Francesco, che presiede alla carità di
tutta la Chiesa, invochiamo il Signore, perché
accresca la nostra fede.
Lett.
Ass.
Lett.
Ass.
Lett.
Ass.
Lett.
38
Ripetiamo insieme: Guidaci, Signore, nella
via della vita.
Guidaci, Signore, nella via della vita.
La Chiesa sparsa su tutta la terra, in unione
con Pietro e i suoi successori, sia perseverante
nell’insegnamento degli Apostoli, nella frazione del pane, nella preghiera e nella comunione fraterna.
Guidaci, Signore, nella via della vita.
Il Cardinale Beniamino trovi nella presenza benefica dello Spirito Santo e nell’intercessione di S. Pio X validi sostegni al suo
impegno a servizio del Santo Padre e della
Chiesa universale.
Guidaci, Signore, nella via della vita.
La nostra Chiesa diocesana, guidata dal Vescovo Gianfranco Agostino, rimanga fedele al
Ass.
Lett.
Ass.
mandato missionario del Signore, con l’annuncio del Vangelo ai lontani e a quanti giungono nel nostro territorio, nella cura della catechesi e nella carità concreta.
Guidaci, Signore, nella via della vita.
I sacerdoti della nostra diocesi, soprattutto
quelli provati dalla vita e dal ministero, per
intercessione di San Pio X, giungano a una
più salda e gioiosa adesione a Cristo Signore.
Guidaci, Signore, nella via della vita.
Card. O Padre della gloria, che hai donato alla Chiesa il santo papa Pio X, illumina le nostre menti, perché sappiamo riconoscere anche oggi i
segni della tua cura provvidente. Per Cristo
nostro Signore.
Ass. Amen.
LITURGIA EUCARISTICA
ORAZIONE SULLE OFFERTE
Card. Pregate, fratelli, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre onnipotente.
Ass. Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del suo nome, per il bene
nostro e di tutta la sua santa Chiesa.
Card. Accetta con bontà, Signore, le offerte che ti
presentiamo e fa’ che, sull’esempio di san
Pio X, con devozione sincera e con viva fede
partecipiamo a questi santi misteri. Per Cristo
nostro Signore.
Ass. Amen.
39
PREGHIERA EUCARISTICA III
Prefazio dei Santi Pastori
La presenza dei santi Pastori nella Chiesa
Ass.
Il Signore sia con voi.
E con il tuo spirito.
Ass.
In alto i nostri cuori.
Sono rivolti al Signore.
Ass.
Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
È cosa buona e giusta.
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere
e fonte di salvezza, lodarti e ringraziarti sempre, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Tu doni alla tua Chiesa la gioia di celebrare la
festa di san Pio X, con i suoi esempi la rafforzi,
con i suoi insegnamenti l’ammaestri, con la sua
intercessione la proteggi.
Per questo dono della tua benevolenza, uniti
agli angeli e ai santi, con voce unanime cantiamo l’inno della tua lode:
40
CP
Padre veramente santo, a te la lode da ogni
creatura.
Per mezzo di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro
Signore, nella potenza dello Spirito Santo
fai vivere e santifichi l’universo, e continui a
radunare intorno a te un popolo, che da un
confine all’altro della terra offra al tuo nome il
sacrificio perfetto.
CC
Ora ti preghiamo umilmente: manda il tuo
Spirito a santificare i doni che ti offriamo,
perché diventino il corpo e il sangue di Gesù
Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, che ci ha
comandato di celebrare questi misteri.
Nella notte in cui fu tradito, egli prese il pane,
ti rese grazie con la preghiera di benedizione,
lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli, e disse:
PRENDETE, E MANGIATENE TUTTI: QUESTO È IL MIO CORPO OFFERTO IN SACRIFICIO PER VOI.
Dopo la cena, allo stesso modo, prese il calice,
ti rese grazie con la preghiera di benedizione,
lo diede ai suoi discepoli, e disse:
PRENDETE, E BEVETENE TUTTI: QUESTO
È IL CALICE DEL MIO SANGUE PER LA
NUOVA ED ETERNA ALLEANZA, VERSATO PER VOI E PER TUTTI IN REMISSIONE
DEI PECCATI. FATE QUESTO IN MEMORIA
DI ME.
CP
Ass.
Mistero della fede.
Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della
tua venuta.
41
CC
Celebrando il memoriale del tuo Figlio, morto
per la nostra salvezza, gloriosamente risorto e
asceso al cielo, nell’attesa della sua venuta ti
offriamo, Padre, in rendimento di grazie questo sacrificio vivo e santo.
Guarda con amore e riconosci, nell’offerta della tua Chiesa, la vittima immolata per la nostra
redenzione; e a noi, che ci nutriamo del corpo
e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello
Spirito Santo perché diventiamo in Cristo un
solo corpo e un solo spirito.
1C
Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te
gradito, perché possiamo ottenere il regno
promesso insieme con i tuoi eletti: con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con i tuoi
santi apostoli, i gloriosi martiri, san Pio X e
tutti i santi, nostri intercessori presso di te.
2C
Per questo sacrificio di riconciliazione dona,
Padre, pace e salvezza al mondo intero. Conferma nella fede e nell’amore la tua Chiesa
pellegrina sulla terra: il tuo servo e nostro
Papa Francesco, il nostro Vescovo Gianfranco Agostino, il collegio episcopale, tutto il
clero e il popolo che tu hai redento. Ascolta
la preghiera di questa famiglia, che hai convocato alla tua presenza. Ricongiungi a te,
padre misericordioso, tutti i tuoi figli ovunque dispersi.
Accogli nel tuo regno i nostri fratelli defunti
e tutti i giusti che, in pace con te, hanno lasciato questo mondo; concedi anche a noi di
ritrovarci insieme a godere per sempre della tua gloria, in Cristo, nostro Signore, per
mezzo del quale tu, o Dio, doni al mondo
ogni bene.
42
RITI DI COMUNIONE
PADRE NOSTRO
Card. Obbedienti alla parola del Salvatore e formati
al suo divino insegnamento, osiamo dire:
Tutti: Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato
il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la
tua volontà, come in cielo così in terra. Dàcci
oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi
i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione, ma
lìberaci dal male.
Card. Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la
pace ai nostri giorni, e con l’aiuto della tua
misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che
si compia la beata speranza e venga il nostro
salvatore Gesù Cristo.
Ass. Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei
secoli.
RITO DELLA PACE
Card. Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace», non
guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua
Chiesa, e donale unità e pace secondo la tua volontà. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Ass. Amen.
43
Card. La pace del Signore sia sempre con voi.
Ass. E con il tuo spirito.
Diac. Scambiatevi un segno di pace.
CANTO ALLA FRAZIONE DEL PANE
COMUNIONE
Card. Beati gli invitati alla Cena del Signore. Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo.
Tutti: O Signore, non sono degno di partecipare
alla tua mensa: ma di’ soltanto una parola e
io sarò salvato.
44
Canto alla comunione: Il Signore è il mio pastore
Il Signore è il mio pastore:
nulla manca ad ogni attesa,
in verdissimi prati mi pasce,
mi disseta a placide acque.
È il ristoro dell’anima mia,
in sentieri diritti mi guida
per amore del santo suo nome,
dietro lui mi sento sicuro.
Pur se andassi per valle oscura
non avrò a temere alcun male:
perché sempre mi sei vicino,
mi sostieni col tuo vincastro.
Quale mensa per me tu prepari
sotto gli occhi dei miei nemici!
E di olio mi ungi il capo:
il mio calice è colmo di ebbrezza!
Bontà e grazia mi sono compagne
quanto dura il mio cammino;
io starò nella casa di Dio
lungo tutto il migrare dei giorni.
Canto alla comunione: O sacrum convivium
O Sacrum Convivium,
in quo Christus sumitur;
recolitur memoria passionis ejus;
mens impletur gratia
et futuræ gloriæ nobis pignus datur. Alleluia.
O Sacro Convito,
in cui ci si nutre di Cristo;
si celebra il memoriale della sua passione;
l’anima è colmata di grazia
e ci è dato il pegno della gloria futura. Alleluia.
45
ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE
Card. Signore nostro Dio, la mensa eucaristica alla
quale ci siamo accostati nel ricordo del papa
san Pio X, ci renda forti nella fede e concordi
nella carità. Per Cristo nostro Signore.
Ass. Amen.
RITI DI CONCLUSIONE
SALUTO, BENEDIZIONE E CONGEDO
Card. Il Signore sia con voi.
Ass. E con il tuo spirito.
Diac. Chinate il capo per la benedizione.
Card. Dio nostro Padre, che ci ha riuniti per celebrare oggi la festa del papa san Pio X, vi benedica
e vi protegga, e vi confermi nella sua pace.
Ass. Amen.
Card. Cristo Signore, che ha manifestato in san
Pio X la forza rinnovatrice della Pasqua, vi
renda autentici testimoni del suo Vangelo.
Ass. Amen.
Card. Lo Spirito Santo, che nel nostro santo papa
Pio X ci ha offerto un segno di solidarietà fraterna, vi renda capaci di attuare una vera comunione di fede e di amore nella sua Chiesa.
Ass. Amen.
Card. E la benedizione di Dio onnipotente, Padre e
Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi, e
con voi rimanga sempre.
Ass. Amen.
Diac. Nel nome del Signore, andate in pace.
Ass. Rendiamo grazie a Dio.
46
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