polo formativo e tecnologico
per il settore calzaturiero
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PROGETTO:
Predisposizione di un rapporto sulla
formazione implicita nelle imprese e di un
rapporto sulla domanda di qualificazione
qualific
per alcune figure chiave
Sperimentazione di un percorso
formazione iniziale in alternanza
di
Promotori
MIUR - MLPS
REGIONE MARCHE
FEMCA-CISL
CISL FILTEA-CGIL
FILTEA
UILTA-UIL
ANCI
Attuatori
CONSORZIO EUROPAFORM
FONDAZIONE ELIOS
REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
Sommario
Presentazione
Marco Luchetti, Assessore Regionale all’istruzione, Formazione e Lavoro
Introduzione
Il Polo Formativo e Tecnologico per il settore delle calzature
Enzo Carli, Regione Marche, coordinatore Gruppo Operativo Polo
Le Azioni di sistema nella Regione Marche
“Predisposizione di un rapporto sulla formazione implicita nelle imprese e
di un rapporto sulla domanda di qualificazione per alcune figure chiave”.
IL PROGETTO
1. Il Progetto
Regione Marche-Consorzio Europaform-Fondazione Elios
2. Contesto di riferimento, articolazione, protagonisti e metodologia
Federico Baldelli, Consorzio Europaform
3. Evidenze dall’indagine di campo
Domenico Papparella, Francesco Marcaletti, Federico Baldelli, Francesca Papa,
Leonardo Pignoloni, Consorzio Europaform
4. Le modalità di trasmissione dell’apprendimento e delle competenze tacite
Francesco Marcaletti, Consorzio Europaform
5. Dai risultati dei check-up aziendali all’azione di sperimentazione fino alle figure chiave e
Mergenti.
Stefano Berdini-Sergio Botta, Fondazione Elios
6. Temi chiave del progetto ed indicazioni di policy
Pier Giorgio Bresciani, coordinatore Comitato Tecnico Scientifico Misure di sistema
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REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
PRESENTAZIONE
(Marco Luchetti, Assessore Regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro)
Il Polo Formativo e Tecnologico per il settore delle calzature viene costituito dalla
Regione
Marche
nell’ottica
del
protocollo
d’intesa
nazionale
MIUR/MLPS/ANCI/Regioni/Filtea – CGIL, Femca – CISL, Uilta – UIL, volto definire un patto strategico tra Istituzioni e Parti sociali che, con l’adozione di un Piano
formativo integrato, fosse in grado di favorire il più efficace inserimento lavorativo
dei giovani, il reinserimento lavorativo e nel contempo fornire una forte risposta per
sostenere l’innovazione, tra la ricerca applicata e la formazione.
Le Marche sono la prima regione per numero di aziende e di addetti del settore calzaturiero e con produzioni di eccellenza hanno promosso il Made in Italy in tutto il
mondo; la Regione, in considerazione del cruciale interesse che riveste il settore, ha
aderito al protocollo d’intesa nazionale congiuntamente alle Regioni:Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Puglia, Lombardia,Toscana e Veneto. Con D.G.R. n.° 574
del 15 maggio 2006 ha approvato l’accordo Territoriale per la costituzione del Polo
Formativo e Tecnologico nel settore della Calzature che
Si prefigge di sostenere la qualificazione delle risorse umane , a far crescere le professionalità legate allo sviluppo dei servizi e della produzione tramite, a promuovere
l’integrazione tra i sistemi dell’istruzione, della formazione, della ricerca e del lavoro, avvalendosi di tutti i soggetti presenti nel territorio capaci di far emergere le potenzialità utili alle azioni formative, di ricerca e di ricerca applicata.
Le Parti firmatarie dell’ Accordo territoriale(Regione, USR per le Marche,Province,
Parti Sociali, Università) costituitesi quale Comitato di pilotaggio del Polo formativo
e tecnologico per il settore delle calzature, hanno concertato una serie di azioni formative che hanno permesso la realizzazione in tutto il territorio regionale, di percorsi
di istruzione e formazione tecnica superiore, di corsi di specializzazione e di percorsi
sperimentali integrati.
Alla Regione Marche è stato attribuito dal Comitato nazionale calzaturiero,
l’obiettivo di realizzare l’analisi dei processi di apprendimento impliciti che si realizzano in imprese della regione negli ambiti creativo, produttivo e commerciale e di analizzare la domanda di qualificazione di alcune figure chiave del settore che concorrono a determinare l’eccellenza delle imprese.
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REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
Il progetto: “Predisposizione di un rapporto sulla formazione implicita nelle imprese e di un rapporto sulla domanda di qualificazione per alcune figure chiave” è promosso nell’ambito del Protocollo d’ intesa per i settori tessile e calzaturiero
stipulato tra le parti sociali, il Ministero dell’Istruzione, il Ministero del Lavoro, le
Regioni interessate e le parti sociali nazionali (ANCI, Filtea CGIL, Femca CISL,
Uilta UIL)
Il progetto si proponeva quindi d’individuare le cosiddette “competenze tacite” che
caratterizzano i lavoratori e i tecnici che si distinguono, negli ambiti indicati, per la
qualità delle loro prestazioni nonchè l’individuazione di alcune figure o unità di
competenza che emergono dall’analisi dei contesti aziendali come figure chiave per il
conseguimento di prestazioni di eccellenza. L’obiettivo è quello di comprendere e
formalizzare le modalità con cui queste persone hanno sviluppato competenze di eccellenza nel contesto aziendale e di farne oggetto di una successiva sperimentazione
formativa.
Il progetto si avvaleva del contributo di un qualificato Comitato Tecnico Scientifico
presieduto dall’assessore Regionale all’Istruzione formazione; Per la realizzazione del
progetto è stata costituita un’associazione temporanea di imprese composta dal Consorzio Europaform di Roma e dalla Fondazione Elios di Ancona che si avvale della
collaborazione della Scam Training S.r.l., Enti individuati dalla concertazione con le
Parti sociali
Le attività riconducibili alla fase di ricerca sono state condotte durante la prima metà
dell’anno 2008 ed hanno interessato un panel di aziende rappresentativo delle diverse
linee di prodotto del settore calzaturiero. A seguito attività di ricerca, della ricostruzione dei casi aziendali, dall’analisi dei processi formativi e dalla trasmissione dei saperi nell’ambito produttivo( creativo e commerciale), sono emersi tre nuove figure:Responsabile progettazione ed industrializzazione; responsabile controllo
qualità di prodotto e di processo;Responsabile retail. Per i profili individuati sono
state descritte le aree di produttività, le unità di competenza, le prestazioni attese ed i
collegamenti delle nuove figure con quelli individuati in Industria 2015. I risultati sono stati messi a disposizione del Comitato di Pilotaggio e socializzati con una platea
più ampia di interlocutori chiave e addetti ai lavori che sono stati invitati ad un evento
di divulgazione organizzato ad hoc; la pubblicazione della presente ricerca si auspica
possa contribuire
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REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
La Regione Marche, di concerto con le Parti sociali, ha infine proposto la sperimentazione dei nuovi profili nel costituendo ITS nell’area Made in Italy, Sistema modacalzature.
Si ringraziano gli Enti promotori, il MIUR, il MLPS, l’ANCI, le Parti sociali nazionali e territoriali (Filtea – CGIL, Femca – CISL, Uilta – UIL ; la CNA, la Confartigianato, la Confindustria), le Istituzioni (Direzione scolastica regionale, le Province e le
Università marchigiane) e Tutti coloro che hanno partecipato al Polo Formativo e
Tecnologico per il settore delle calzature.
Un caro ed affettuoso ricordo a Domenico Paparella, direttore del Consorzio Europaform che fino all’ultimo ha fornito il suo fondamentale contributo per la realizzazione delle Misure di sistema.
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REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
MODA CALZATURE
IL POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE CALZATURE
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REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
INTRODUZIONE
(Enzo Carli, coordinatore del “Gruppo operativo”, Servizio ’Istruzione, Formazione e Lavoro)
IL POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO PER IL SETTORE DELLE CALZATURE
La realtà calzaturiera nella regione Marche è costituita da 40.000 addetti (oltre il 30%
degli occupati a livello nazionale nel settore) che lavorano in circa 3000 aziende 500 delle quali di tipo industriale con un numero di addetti superiore alle 20 unità. Il settore delle calzature rappresenta circa il 30% dell’intera economia regionale, con più di 2.500.000
euro di fatturato e una quota relativa all’export che copre il 60% del totale regionale.
L’entità del settore calzaturiero comprende inoltre oltre 450 aziende con circa 7.000 addetti che si occupano della produzione dei componenti (suole, tacchi, tomaie accessori,
ecc. ) ed un comparto della pelletteria nella zona di Tolentino con la presenza di oltre 100
aziende fra cui alcune importantissime concerie.
Questa “economia integrata” concorre a determinare un primato spesso sconosciuto: nelle province di Macerata e Ascoli Piceno, in particolare nel comprensorio di Civitanova
Marche, esiste il più importante e qualificato raggruppamento di aziende produttrici di
componenti (fondi in particolare) per calzature al mondo. Insomma: se un imprenditore
pensa un modello di calzature alla sera, già il giorno dopo può vederla realizzata grazie
all’esistenza in uno spazio ristretto di tutte le strutture utili alla creazione del prodotto
(modellisti, stampisti, software, componenti, servizi di ogni genere, ecc.).
A livello nazionale le Marche sono la prima regione per numero di aziende e di addetti
del settore e oltre il 75% della produzione locale è esportato; le principali direttici di vendita all’estero interessano la Germania , la Francia, il Regno Unito, gli U.S.A., i Paesi
Bassi, i Paesi asiatici (Cina, HK, Giappone, ecc.) e il mercato Russo e paesi ex URSS.
(I’80% delle calzature italiane che vanno in Russia e’ marchigiano).
Le imprese calzaturiere marchigiane producono tutte le categorie merceologiche esistenti, in circolazione, con prevalenza delle calzature in pelle oltre agli articoli di livello fine
ed il pronto moda dove ancora resiste il Made in ltaly .
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REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
La situazione dell’industria calzaturiera nazionale al MICAM Shoevent 2010
I dati di preconsuntivo tracciati dal Presidente dell’ANCI Vito Artioli all’apertura MICAM-Shoevent a marzo 2010, descrivono un 2009 e insoddisfacente per il calzaturiero.
Nel corso dell’anno si sono accentuati in maniera netta i segnali di peggioramento del ciclo,già emersi nell’ultimo trimestre del 2008; pesanti contrazioni hanno caratterizzato tutte le variabili congiunturali. Gli ordinativi, le quantità prodotte e quelle esportate (come
pure i flussi in ingresso) hanno subìto una forte caduta con inevitabili conseguenze su
mortalità aziendale e mercato del lavoro. Le richieste di cassa integrazione guadagni sono
cresciute notevolmente.
Nella Regione Marche le ore autorizzate per trattamenti di integrazione salariale per il
settore pelli e cuoio sono state nel 2008 n.1.146.979 ore e nel 2009 n.3.110.365 ore con
un incremento pari al + 171,2%.
I consumi interni, dopo la flessione del 2008, hanno tenuto, nonostante l’andamento degli
ultimi mesi dell’anno sia risultato inferiore alle attese.
Il ciclo incassi-pagamenti ha registrato l’ennesimo allungamento, con un preoccupante
aumento dei crediti insoluti e un significativo incremento di ordini annullati e merci in
consegna non ritirate.
Il forte calo della domanda, che ha interessato senza eccezioni i diversi comparti merceologici e coinvolto tutti i mercati, ha messo a dura prova tutte le aree distrettuali del Paese,
colpendo con particolare veemenza l’indotto e le aziende terziste. Pur ancora in assenza
di tangibili segni d’inversione di tendenza – e con la certezza che il ritorno ai livelli precrisi richiederà comunque tempi assai lunghi – diversi indicatori convergono nel registrare un forte “rallentamento della caduta” negli ultimi mesi del 2009 e nei primi mesi
2010. Come per molti settori industriali, si auspica che anche per il calzaturiero la fase
recessiva più acuta sia alle spalle.
Le imprese calzaturiere, in un contesto così avverso e con un profilo economico/finanziario fiaccato da diversi periodi negativi, hanno continuato a presidiare i mercati
e ad investire per quanto possibile in miglioramento qualitativo e sul riposizionamento
competitivo, con la speranza che il motore dell’economia internazionale – che secondo
diversi studi ha già iniziato a rimettersi in moto – possa riprendere presto a pieno regime.
Per superare l’attuale difficile situazione, tutelare il valore dei propri prodotti, dei clienti,
dei lavoratori, del know-how dei territori, patrimonio indispensabile e creare un dopo7
REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
crisi che tenga nel tempo, le imprese calzaturiere si stanno muovendo con un’azione decisa sia sul fronte europeo, sia sull’innovazione di prodotto e processo.
L’Asse Strategico degli Indirizzi
La condivisione dell’analisi della situazione del settore ha prodotto la convergenza
sull’asse strategico delle scelte delle imprese, per porre innovazione e ricerca, formazione, tutela del made in Italy quali motori della crescita industriale di un settore «tradizionale», della difesa del lavoro, di uno sviluppo e di una globalizzazione eticamente sostenibile.
Un accordo, quindi, per reagire, per contrastare la profonda crisi industriale in atto, per
non subire passivamente la globalizzazione e la ridefinizione della geografia produttiva
del sistema moda verso quelle aree extra- nazionali a forte vantaggio di costo. L’accordo
delinea quindi l’insieme delle azioni che possono essere considerate capaci di costruire il
futuro a partire dalle condizioni concrete in essere.
Serve formazione alle imprese, ai lavoratori, serve un salto di qualità a tutto tondo per
riuscire a essere competitivi. Si deve aprire una rinnovata e innovativa stagione di relazioni tra imprese e lavoro in cui assumere la scelta delle relazioni industriali come asse
strategico per il governo complessivo dei processi: dall’informazione preventiva sulle
trasformazioni dell’impresa alla concertazione dei processi di ristrutturazione, di riorganizzazione; le loro ricadute sulle persone, sull’ambiente, sui processi di qualificazione del
lavoro. È su questa scelta di posizionamento strategico e competitivo che si giocano anche immagine e attrattiva del settore presso le nuove generazioni.
Saperi e formazione (*)
Senza un forte avanzamento del sapere professionale dei lavoratori, di un’innovazione
nelle relazioni sindacali, quindi della costruzione della democrazia industriale e della
democrazia economica, la stessa condizione della convivenza civile, in una società globale, non può essere affrontata positivamente.
Le forti tensioni e contraddizioni che caratterizzano la globalizzazione, le differenze tra
paesi, continenti, modelli di società, di culture, di democrazia, hanno bisogno di un complessivo salto di qualità nel campo della formazione dei lavoratori.
Diventa, inoltre, importante tenere insieme le competenze professionali e i contenuti del
sapere più ampi. L’impresa deve essere anch’essa una sede della formazione della cultura
del cittadino-lavoratore. Ciò implica la costruzione di programmi formativi capaci di te8
REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
nere insieme i temi dell’organizzazione dell’impresa, della tipologia del mercato del lavoro, oltre alle competenze specifiche del contesto e la consapevolezza dei processi in
cui il proprio lavoro è inserito.
La questione del «sapere» e della formazione deve essere posta al centro di ogni politica
di sviluppo, per affrontare i profondi cambiamenti che la competitività internazionale richiede. sarebbe un errore strategico separare l’innovazione tecnologica e la ricerca dalla
definizione di un piano formativo e in particolare per un inserimento dei giovani nel
mondo del lavoro, e per tutti coloro coinvolti nei processi di mobilità che questa fase di
strutturale trasformazione consegna alle scelte delle imprese, del sindacato, delle istituzioni.
Dell’insieme di tali questioni si deve parlare quando si parla di formazione per
l’occupabilità delle persone. Tenere separati nella formazione gli ambiti delle competenze professionali dal sapere professionale e dalla cultura generale non favorisce, anzi ostacola, l’innovazione, il cambiamento, la necessità di politiche che sappiano rendere più
forti i lavoratori, le relazioni industriali, il sistema delle imprese, quindi la competitività.
Occorre puntare sulla qualità, la creatività, lo sviluppo tecnologico, la ricerca di nuovi
materiali, la formazione professionale e continua.
Se le leve fondamentali del cambiamento di strategie e di modelli organizzativi per affrontare positivamente il nuovo contesto globale sono legati alle scelte di mix di innovazione, ricerca, formazione, crescita e aggregazione d’impresa, internazionalizzazione, la
leva della formazione è indispensabile, per un positivo governo dei processi di cambiamento, di trasformazione, di reinserimento e riconversione nel lavoro.
(*)(elaborazione fonte Valeria Fedeli, Filtea -CGIL)
(*)Per quanto attiene alle attività di formazione le modifiche strutturali che caratterizzano
le azioni per superare le tensioni del settore si evidenzia la necessità di dare priorità alla
formazione di figure di livello alto e medio-alto, caratterizzate da attenzione
all’innovazione tecnologica e ai risultati della ricerca applicata, realizzabili nell’ambito
dell’Istruzione e Formazione Superiore (fonte proposta congiunta di SMI-ATI; FILTEACGIL; FEMCA-CISL; UILTA-UIL per il settore tessile, abbigliamento e moda anche
con riferimento agli aspetti d’interazione con il protocollo d’intesa del settore calzaturiero, Comitato nazionale, Roma 26/05/06).
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REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
Tali figure possono essere individuate con riferimento ai lavori realizzati dall’Organismo
bilaterale nazionale sulla formazione che aveva definito le figure professionali del settore
con le relative attività fondamentali.
Da qui la necessità di una approfondita analisi al fine di presentare delle ipotesi di figure
professionali condivise tra le quali la Regione possa effettuare scelte e declinazioni in
funzione delle specifiche esigenze territoriali e la necessità di promuovere Poli formativi
di settore, collegati in rete che assicurino il trasferimento sistematico dell’innovazione
tra la ricerca applicata e la formazione.
(*) fonte proposta congiunta di SMI-ATI; FILTEA-CGIL; FEMCA-CISL; UILTA-UIL
per il settore tessile, abbigliamento e moda.
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REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
Il protocollo nazionale d’intesa per il settore delle calzature nelle Marche
Premessa
Al fine di sostenere il settore calzaturiero, tra Ministero Istruzione, Ministero Lavoro,
Ministero Università e Ricerca Scientifica, Regioni, Confindustria, ANCI, CGIL-CISLUIL, Filta CGIL – Femca CISL, Uilta UIL, il 16.03.05 è stato sottoscritto un protocollo
d’intesa che prevede, come obiettivo prioritario, la realizzazione del Piano Formativo
Nazionale integrato.
Il Piano Formativo Nazionale Integrato per il settore calzaturiero,
prevede attività di formazione e di accompagnamento
Le Azioni delle “ATTIVITA’ DI FORMAZIONE” sono :
1. seminari per imprenditori e dirigenti sindacali
2. progettazione e sperimentazione di percorsi formativi IFTS
3. progettazione e sperimentazione di percorsi di istruzione e formazione professionale
4. progettazione e sperimentazione di Master
Le Azioni delle “ATTIVITA’ DI FORMAZIONE” sono :
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
12.
13.
14.
15.
il rapporto annuale sul settore calzaturiero
il rapporto nella formazione implicita nelle imprese calzaturiere
il rapporto sulla domanda di qualificazione per 4/5 figure chiave
la predisposizione di un manuale di orientamento
la realizzazione di un rapporto sugli atteggiamenti di giovani e famiglie
verso il settore calzaturiero
la predisposizione di un manuale di alternanza
la predisposizione di un Percorso di Accreditamento
la diffusione dell’esperienza “SIMU Center” (impresa formativa simulata)
il progetto di mobilità formativa “Sud/Nord” con possibilità della
“Training Card”
la progettazione ed l’avvio di un’anagrafe delle professionalità chiave con
possibilità della “Mobility Card”
la predisposizione di un rapporto su “ricerca & innovazione”
la predisposizione di un repertorio dell’innovazione
la promozione di un workshop sull’innovazione
la costituzione di un “network” tra enti e strutture di ricerca
la predisposizione di un rapporto sulle relazioni industriali di settore
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REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
L’Accordo territoriale ed il Polo Formativo e Tecnologico nelle Marche
La Regione Marche, in considerazione del cruciale interesse che riveste il settore ha aderito al protocollo d’intesa, congiuntamente alle Regioni:Campania, Emilia Romagna,
Lombardia, Puglia, Lombardia,Toscana e Veneto,
Con D.G.R. n.° 574 del 15 maggio 2006 ha approvato l’accordo Territoriale per la costituzione del Polo Formativo e Tecnologico nel settore della Calzature, ratificato dalle Parti nella riunione del 24.05.06.
Finalità dell’Accordo
L’ Accordo ha per oggetto, nell’ottica del Piano Formativo Nazionale Integrato per il
Settore Calzaturiero, la costituzione del “Polo formativo e tecnologico per il settore calzaturiero”.
Gli obiettivi di tale Polo sono:
a) sostenere la qualificazione delle risorse umane nel settore calzaturiero e
contribuire a far crescere le professionalità legate allo sviluppo dei servizi
e della produzione tramite una strategia unitaria di settore in collaborazione con i territori ed una molteplicità di partner, in grado di vincere le
sfide poste dalla globalizzazione;
c) promuovere l’integrazione tra i sistemi dell’istruzione, della formazione,
della ricerca e del lavoro;
d) promuovere scelte che portano nel distretto, all’innovazione nei processi e
nei prodotti ed al trasferimento dei know how più avanzati;
e) favorire il più efficace inserimento lavorativo dei giovani, il reinserimento
avorativo,nonché il mantenimento del posto di lavoro, dedicando una particolare attenzione all’occupazione femminile;
f)
configurare scenari formativi con parametri di valenza europea (crediti,
certificazione,libretto formativo, trasparenza del titolo, qualità della formazione);
g) avvalersi di tutti i soggetti presenti nel territorio capaci di far emergere le
potenzialità utili alle azioni formative, di ricerca e di ricerca applicata.
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REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
Gli Organi di Governance del POLO Formativo e Tecnologico nella Regione Marche.
Il Comitato di pilotaggio (C.d.P.)
Le Parti firmatarie dell’ Accordo territoriale(Regione, USR per le Marche,Province, Parti Sociali, Università) si sono costituite quale Comitato di pilotaggio del Polo formativo e tecnologico per il settore delle calzature, con compiti di indirizzo politico e di direzione strategica.
La realizzazione delle determinazioni del C.d.P. per le attività formative, sono
state affidate ad un gruppo operativo, coordinato dalla regione e composto dai
rappresentati delle varie componenti del Comitato di Pilotaggio.
Per la realizzazione delle misure nazionali di sistema affidate alla Regione Marche, viene istituito un apposito Comitato Tecnico Scientifico
Il Gruppo Operativo (G.O)
Il Gruppo Operativo del Comitato di Pilotaggio viene incaricato di:
coordinare, sostenere ed implementare a livello interoperativo le determinazioni
del C.d.P., per l’attuazione di quanto concertato dalle parti sociali nel quadro regionale di formazione unitaria ed integrata
sostenere le azioni individuate dal C.d.P. per i raccordi alla ricerca e al
tra sferimento tecnologico,
attuare la programmazione ed il controllo operativo dei percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore;
allineare a livello operativo i percorsi sperimentali integrati di istruzione e formazione professionale, strutturati secondo il principio della
continuità formativa;
proporre le procedure per le operazioni di valutazione e di validazione
dei percorsi di formazione ed istruzione dei piani d’azione provinciali;
contribuire di concerto con il C.d.P. per l’individuazione delle Misure
Nazionali di sistema;
individuare con i soggetti firmatari, gli Istituti e i Centri di formazione
accreditati e i Centri di ricerca che faranno parte del sistema del Polo
formativo e tecnologico per il settore calzaturiero;
proporre i nodi logistici del C.d.P. del Polo Formativo e Tecnologico
per il settore calzaturiero;
predisporre un progetto di informazione e di pubblicizzazione delle attività
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REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
Il Comitato Tecnico Scientifico per le Misure nazionali di sistema (CTS)
Per quanto concerne le Misure Nazionali di Sistema il Comitato di Pilotaggio ed il Gruppo Operativo sono stati integrati da un apposito Organismo, denominato Comitato Tecnico Scientifico con le seguenti funzioni:
• Impostazione e condivisione delle strategie, dei contenuti e degli strumenti
di rilevazione e di lettura dei risultati in linea con l'impianto metodologico
proposto;
• Sensibilizzazione degli interlocutori interessati, parti sociali e rappresentanze delle imprese affinché operino da interfaccia con le imprese prese in considerazione nell'analisi e nella rilevazione/sperimentazione al fine di contribuire alla buona riuscita del progetto.
Importante sarà la condivisione e decodificazione del linguaggio e dei contenuti se si tiene conto della tematica del progetto, ovvero il trasferimento
delle conoscenze tacite nelle PMI.
Per ciascuna delle aree di attività, ricerca e progettazione, si costituiranno
due gruppi di lavoro che saranno coordinati da due referenti, uno espresso
dal consorzio EUROPAFORM, l’altro dalla Fondazione ELIOS.
Le Attività di formazione del Polo Formativo e Tecnologico per il settore delle
Calzature
La Regione Marche, Assessorato alla Conoscenza, Istruzione, Formazione e Lavoro, a
partire da Luglio 2005 ha predisposto una serie di riunioni operative avendo istituito una
apposita Commissione Regionale, composta da rappresentanti del Servizio Istruzione,
Formazione e Lavoro, dall’ufficio Scolastico Regionale per le Marche, delle Parti sociali
e allargata alle Province, alle Università e alle Imprese artigiane del settore.
La Commissione Regionale, a seguito di una puntuale ricognizione nei fabbisogni formativi delle imprese di settore, ha approvato nella seduta del 13.12.2005 le seguenti figure
professionali sulle quali avviare due percorsi IFTS:
Tecnico Superiore di Processo, Sviluppo, Prodotto e Industrializzazione
Tecnico Superiore di processo, Sviluppo, Programmazione, Produzione e Logistica
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REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
La Regione Marche con D.G.R. n.° 574 del 15 maggio 2006 ha approvato l’accordo Territoriale per la costituzione del Polo Formativo e Tecnologico nel settore della Calzature,
ratificato dalle Parti nella riunione del 24.05.06, che di fatto ha trasferito le competenze
della Commissione Regionale nel Comitato di Pilotaggio del Polo, l’organo politico e
decisionale che sovrintende alle strategie formative.
Nella medesima riunione si è deciso di comune accordo di costituire il Gruppo Operativo
del Comitato di Pilotaggio, di cui all’art. n.°4 della D.G.R. 574/06.
Nella riunione del Comitato di Pilotaggio del 23/06/06 vengono assegnati a concertazione, sulla base di un’analisi sui fabbisogni formativi di settore realizzata congiuntamente
dalle Parti sociali, i due percorsi IFTS agli Istituti:
1) IPSIA “O.Ricci”, con sede del corso:
”Tecnico Superiore Processo, Sviluppo, Prodotto e Industrializzazione”, presso la sede coordinata di MONTEGRANARO
2) IPSIA “F.Corridoni” con sede del corso:
”Tecnico Superiore Processo, Programmazione,Produzione e Logistica “, presso la sede coordinata di CIVITANOVA MARCHE
In generale si può affermare che le attività formative rivolte al settore calzaturiero sono
state articolate in attività di formazione e azioni nazionali di sistema.
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REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
Attività di formazione:
I due progetti IFTS indicati, approvati dalla Commissione di Valutazione proposta dal
Comitato di Pilotaggio (Decreto Dirigente Servizio Istruzione, Formazione e Lavoro
n.613/06) e pubblicizzati con due incontri informativi territoriali (16 gennaio 07 a Civitanova e 23 gennaio 07 a Montegranaro) con la partecipazione di Istituzioni, Parti Sociali, Attori territoriali.
Il Comitato di Pilotaggio,con gli ulteriori finanziamenti assegnati dal MIUR al Polo
formativo e tecnologico per il settore delle calzature ha proposto i seguenti percorsi formativi, recepiti con DGR n.74 del 26/ n.74 del 26/01/09:
1)IPSIA “F.Corridoni” c/o sede di Civitanova Marche, Anni 2008-2010:
a) Tecnico logistica e Movimentazione Merci (TE4. 2.1), Allievi
20 per un Totale di 400 di cui 200 di stage
b) Addetto alla qualità de! prodotto, corso breve di 150 ore,
c) Tecnico Marketing operativo (TE4. 3. 4.), 400 ore
d) Addetto alla logistica del processo produttivo, 150 ore,
e) Tecnico della qualità (S03. 2.3), 400 ore;
2) ENFAP-UIL, Sede regionale di Ancona
Corso:”Tecnico specializzato progettazione stampi calzatura”,
allievi n.° 20 (TE5. 28.3 SII), alta formazione, ore 600 di cui 280
di stage
3) IPSIA “O.Ricci”, c/o sede di Montegranaro”
n.° 1 corso di n.° 3 annualità ( 1°, 2° e 3° anno), allievi n.° 20
con la qualifica di Modellista calzature- percorso intergrato;
n.1 IFTS: “Tecnico superiore per la realizzazione di prodotti di
alta qualità-settore calzature;
n.1 progetto di comunicazione, comprensivo di piattaforma elearning-
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REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
Predisposizione di un rapporto sulla formazione
implicita nelle imprese e di un rapporto sulla
domanda di qualificazione per alcune figure
chiave. Sperimentazione di un percorso di formazione iniziale in alternanza
1. Il Progetto
Regione Marche – Consorzio Europa Form – Fondazione Elios
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1.0
Il PROGETTO
Regione Marche – Consorzio Europa Form – Fondazione Elios
Il progetto: “Predisposizione di un rapporto sulla formazione implicita nelle imprese
e di un rapporto sulla domanda di qualificazione per alcune figure chiave” è promosso nell’ambito del Protocollo d’ intesa per i settori tessile e calzaturiero stipulato tra
le parti sociali, il Ministero dell’Istruzione, il Ministero del Lavoro, le Regioni interessate
e le parti sociali nazionali (ANCI, Filtea CGIL, Femca CISL, Uilta UIL) in data 16 marzo 2005.
Alla Regione Marche è stato attribuito l’obiettivo di realizzare l’analisi dei processi di
apprendimento impliciti che si realizzano in imprese della regione negli ambiti creativo,
produttivo e commerciale e di analizzare la domanda di qualificazione di alcune figure
chiave del settore che concorrono a determinare l’eccellenza delle imprese.
1.1 Finalità e contesto teorico di riferimento
Dal punto di vista teorico le conoscenze tacite sono difficili da codificare e formalizzare,
sono personali, sono pratiche e context specific. È anche per questa ragione che le conoscenze tacite, in quanto risorse uniche, rare, non completamente imitabili né sostituibili
sono viste come una fonte di vantaggio competitivo nelle organizzazioni. Esse non possono migrare rapidamente, né essere facilmente trasferibili in altri contesti organizzativi,
in quanto tali tipi di conoscenze dipendono da specifiche relazioni organizzative e non
possono essere comunicate chiaramente e completamente attraverso parole e altri veicoli
simbolici1.
In questo senso le interpretazioni più recenti tendono a preferire definizioni che sottolineino il carattere pratico del tacit knowledge, declinato come abilità tecnica, ovvero concernente il come fare qualcosa piuttosto che il sapere come farlo; si tratta in altri termini
di una competenza, composta in parte di capacità tecniche, sedimentata nella pratica del
lavoro. In questo senso sarebbe preferibile utilizzare al posto dell’espressione tacit knowledge quella di tacit skills.
1
Ambrosini V., Bowman C. (2001), “Tacit Knowledge: Some Suggestions For Operationalization”, in
Journal of Management Studies, 38: 6, September, pp. 811-829.
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Le skills, le abilità, implicano in qualche modo un “fare”, che meglio descrivono il carattere non astratto ma pratico, dinamico di tale tipo di conoscenza2.
Al di là del dibattito terminologico sviluppatosi sul concetto e dell’attenzione dedicata al
tema delle tacit skills, la ricerca empirica di supporto agli sviluppi della riflessione teorica è stata molto limitata.
La ragione principale del perché ci siano stati pochi tentativi in questa direzione è costituita dal fatto che fare ricerca empirica sulle tacit skills è estremamente problematico. Gli
stessi strumenti di ricerca tradizionalmente utilizzati si dimostrano inappropriati a misurare qualcosa che non può essere compiutamente articolato.
In questa direzione, si pone l’esigenza di sviluppare approcci metodologici integrati e
studiati ad hoc. E questo a maggiore ragione se il tema delle tacit skills è interpretato in
chiave dinamica, ovvero nei termini dell’analisi delle condizioni per una loro trasferibilità attraverso processi di formazione che allo stesso modo permangono a livello implicito
e difficilmente formalizzabile.
E’ da simili riflessioni che nasce quindi l’esigenza di “scoprire” le competenze tacite”
(sia nella loro natura che nel loro sviluppo e nel loro presidio organizzativo) per comprendere al meglio la crucialità di quel “processo tacito” che è il processo di apprendimento e sviluppo delle competenze: quel processo che non è solo “intra-individuale”, ma
che è anche aziendale e contestuale, e che è assolutamente vitale per lo sviluppo ed il
successo delle imprese; ma che avviene in genere (in particolare nelle PMI, ma il discorso è più generale) al di sotto della soglia di visibilità, e quindi spesso sfugge dalla progettabilità intenzionale, come se esso potesse essere soltanto il risultato “incidentale”, implicito, della concreta organizzazione del lavoro e del “normale” funzionamento organizzativo, e non invece (anche) del “disegno”e del progetto: il che quindi rischia di relegare la
gestione delle conoscenze, la istruzione e la formazione ad un ruolo limitato e marginale.
2
Ibidem.
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1.2 I benefici attesi
Il progetto si propone quindi d’individuare le cosiddette “competenze tacite” che caratterizzano i lavoratori e i tecnici che si distinguono, negli ambiti indicati, per la qualità delle loro prestazioni.
L’obiettivo è quello di comprendere e formalizzare le modalità con cui queste persone
hanno sviluppato competenze di eccellenza nel contesto aziendale e di farne oggetto di
una successiva sperimentazione formativa.
La sperimentazione formativa ha per obiettivo la riproduzione, in capo ad altri lavoratori,
di quei processi di apprendimento che concorrono a determinare l’eccellenza delle prestazioni dei lavoratori. In questo modo il sistema dell’offerta formativa regionale potrà
avvalersi dei risultati di questo progetto e contribuire così a migliorare la preparazione
dei lavoratori e dei tecnici del settore.
I benefici che la realizzazione di questo progetto potrà portare alle imprese e ai lavoratori
della regione sono evidenti: si potrà disporre di un’offerta formativa qualificata in grado
di sostenere le imprese nella competizione internazionale e i lavoratori nell’adattamento
delle loro capacità alle nuove professionalità che i processi d’innovazione richiedono.
La Regione intende assecondare anche con altre misure di sostegno lo sforzo delle imprese che si collocheranno in una prospettiva di eccellenza che il progetto persegue.
A questo fine la Regione potrebbe promuovere un riconoscimento ufficiale che segnali al
pubblico nazionale ed internazionale le imprese che, per un riconosciuto livello di eccellenza, sono state chiamate a collaborare a questa Azione di sistema di preminente interesse nazionale. Allo stesso modo si potrebbe prevedere un riconoscimento anche a quella
platea di lavoratori coinvolti nell’ambito della sperimentazione formativa.
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1.3 Le attività di progetto
Le attività che saranno realizzate sono così riassumibili:
analisi, in una pluralità di contesti produttivi di eccellenza, delle competenze tacite e delle strategie di apprendimento che caratterizzano i comportamenti produttivi dei lavoratori e dei tecnici;
formalizzazione delle competenze tacite rilevate secondo standard di descrizione condivisi;
sperimentazione, nei contesti aziendali e nell’ambito delle strutture
dell’istruzione e della formazione professionale, delle strategie
d’apprendimento per le competenze tacite rilevate, coinvolgendo
nell’azione lavoratori esperti nonché giovani lavoratori;
elaborazione della domanda di qualificazione delle imprese del settore in
una prospettiva anticipatoria e previsiva per alcune figure o unità di competenza che emergono dall’analisi dei contesti aziendali come figure chiave
per il conseguimento di prestazioni di eccellenza.
1.4 Le modalità di svolgimento
Attività di indagine
L’attività di indagine si realizza, in linea di massima, nell’arco di una giornata e consiste
in una serie di interviste condotte da ricercatori esperti. Le interviste saranno rivolte a:
titolare dell’impresa/imprenditore e, laddove le funzioni sono presenti, al responsabile delle risorse umane, al responsabile della produzione, al responsabile dell’area creativa e al responsabile commerciale;
almeno due lavoratori o tecnici che operano nell’area produttiva,
creativa e commerciale insieme ai loro supervisori.
Le persone da intervistare e la giornata nella quale realizzare le interviste saranno definite
nel corso dei contatti che i ricercatori prenderanno con il titolare dell’azienda. Tutte le interviste saranno realizzate nei locali dell’azienda.
Attività di sperimentazione formativa
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La sperimentazione dei percorsi formativi elaborati sulla base degli esiti
dell’indagine si potrà realizzare a favore dei lavoratori nelle aziende disponibili a collaborare a questa fase di sperimentazione e nelle strutture
degli enti di formazione e delle istituzioni scolastiche e universitarie regionali.
Domanda di qualificazione per alcune figure chiave
L’analisi sulla domanda di qualificazione per alcune figure chiave si sostanzia nella messa a fattor comune delle evidenze derivanti dall’attività di indagine e di quelle che provengono da un’attenta osservazione dei contenuti, delle modalità di attuazione e dei risultati della sperimentazione formativa.
1.5 I promotori del progetto
Il progetto si avvale della collaborazione della Regione, Assessorato alla Conoscenza,
all’Istruzione, Formazione e Lavoro, dell’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche, delle Province marchigiane, delle Università di Ancona, Camerino, Macerata e Urbino, delle
rappresentanze imprenditoriali regionali (Confindustria Marche, ANCI Confindustria,
Federmoda CNA ….) e delle rappresentanze regionali dei lavoratori (ANCI-Filtea CGIL,
Femca CISL, Uilta UIL).
1.6 Gli attuatori del progetto
Per la realizzazione del progetto è stata costituita un’associazione temporanea di imprese
composta dal Consorzio Europaform di Roma e dalla Fondazione Elios di Ancona che si
avvale della collaborazione della Scam Training S.r.l..
Responsabile del progetto è stato il dott. Domenico Paparella, amministratore unico del
Consorzio Europaform, che si avvale della collaborazione, in qualità di assistente della
dott.ssa Anna Rosa Munno.
Responsabile delle attività di indagine è stato
il prof. Francesco Marcaletti
dell’Università Cattolica di Milano che si avvale della collaborazione dei ricercatori dott.
Federico Baldelli, dott.ssa Francesca Papa e il dott. Leonardo Pignoloni.
Responsabile dell’attività di sperimentazione formativa, per conto della Fondazione Elios, è il sig. Guido Vergari della Scam Training S.r.l.
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1.7 Il Comitato Tecnico Scientifico
Il progetto si avvaleva del contributo di un qualificato Comitato Tecnico Scientifico costituito con decreto del Dirigente del Settore Istruzione, Formazione, Professionale e Lavoro della Regione Marche, dott. Mauro Terzoni. Il Comitato Tecnico Scientifico è presieduto dall’Assessore e coordinato dal prof. Pier Giovanni Bresciani, Professore a contratto Università di Genova, Bologna, Trento.
Responsabile del Gruppo Operativo del Comitato di Pilotaggio del Polo Formativo e
Tecnologico per il settore delle Calzature è il dott.Enzo Carli del servizio Istruzione,
Formazione e Lavoro della regione Marche
Fanno parte del Comitato, oltre al responsabile del progetto e ai responsabili delle attività
di indagine e di sperimentazione formativa e i funzionari della Regione Marche, i rappresentanti dell’Ufficio Scolastico regionale per le Marche, i rappresentanti delle Università, delle Amministrazioni Provinciali e i rappresentanti delle Parti sociali.
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1.8 I rappresentanti delle Istituzioni e delle Parti sociali
- Università
Prof. Sauro Longhi – Università di Ancona; prof. Francesco Amenta – Università di Camerino; prof. Giuseppe Alessandri – Università di Macerata; prof. Fabio Musso – Università di Urbino.
– Regione Marche.
Dott. Mauro Terzoni, Dirigente del Servizio istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Marche;
dott. Enzo Carli , Alta professionalità del Servizio Istruzione, Formazione e Lavoro , Responsabile del Gruppo Operativo del Comitato di Pilotaggio del Polo Formativo e Tecnologico per il settore delle Calzature ;
arch. Renzo Renzulli Funzionario del servizio Istruzione, Formazione e Lavoro della regione Marche con funzioni di segretario.
- Amministrazioni Provinciali
Dott.ssa Lisa Salone – Provincia di Ancona; dott. Simone Ciattaglia – Provincia di Macerata; dr.ssa Augusta Compagnucci – Provincia di Pesaro-Urbino,; dott. Maurilio Cestarelli – Provincia di Ascoli Piceno.
- Istituzioni scolastiche
Dott.ssa Patrizia Cuppini – Ufficio Scolastico Regionale per le Marche, prof. Raffaele
Ciarapica – IPSIA “F. Corridoni” di Civitanova Marche, prof. Angelo Gaglioppa – IPSIA “F. Corridoni” di Civitanova Marche, prof. Paolo Baleani - IPSIA “A. Ricci” di
Fermo; prof. Daniele Vespini – IPSIA “A. Ricci” di Fermo.
- Parti sociali
Dott.ssa Eugenia Girotti – ANCI Confindustria, dott. Luigi Silenzi - Federmoda CNA,
dott. Michele Beato – Confindustria di Fermo, dott. Carlo Cipriani – Confindustria di
Macerata, dott. Domenico Ticà, dott.ssa Paola Paolinelli, dott. Giampaolo Mati – Filtea
CGIL; dott. Renzo Perticaroli, dott. Gianfranco Salvi della Uilta UIL; dott. Daniele Bori, dott. Francesco Paragona, dott. Marcello Guardianelli della Femca CISL.
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1.9 Realizzazione delle attività
Attività di indagine
Le attività riconducibili alla fase di ricerca sono state condotte durante la prima metà
dell’anno 2008 ed hanno interessato un panel di aziende rappresentativo delle diverse linee di prodotto del settore calzaturiero.
Nello specifico, a valle della condivisione con il Comitato di Pilotaggio dei contesti aziendali oggetto di indagine e degli strumenti di analisi, è stato possibile, dopo una opportuna fase di testing degli stessi, far visita alle aziende individuate.
Gli obiettivi dell’indagine sono così riassumibili:
analisi delle competenze tacite e delle modalità di trasmissione dei saperi;
mappa concettuale del processo di trasmissione: idee soggiacenti, rapporto
con contesto organizzativo (organizzazione del lavoro), etica del lavoro (es.
regole implicite e loro rispetto), tipi di apprendimento (es. autoapprendimento), rapporti intergenerazionali, etc.
mappatura / repertorio dei saperi e delle competenze chiave.
La metodologia impiegata è così sintetizzabile:
studi di caso volti a ricostruire i processi produttivi, creativi e commerciali, gli
assetti organizzativi ed i sistemi professionali attraverso interviste semistruttutrate rivolte a titolare / imprenditore, responsabile risorse umane, resp. produzione, responsabile area creativa, responsabile commerciale, etc.;
analisi competenze tacite, trasmissione dei saperi e processi di apprendimento
attraverso interviste rivolte a lavoratori esperti e supervisori.
I risultati raggiunti sono riconducibili a più livelli e così articolati:
evidenze generali dall’indagine di campo trasversali rispetto alle singole aziende esaminate;
evidenze specifiche e spunti di riflessione per ciascun contesto aziendale indagato;
riflessioni metodologiche legate alle modalità
dell’apprendimento e delle competenze tacite.
di
trasmissione
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Tali risultati sono stati messi a disposizione del Comitato di Pilotaggio e socializzati con
una platea più ampia di interlocutori chiave e addetti ai lavori che sono stati invitati ad un
evento di divulgazione organizzato ad hoc.
L’iniziativa si è tenuta lo scorso 21 ottobre 2008 presso l’ITIS “Vito Volterra” di Ancona
alla presenza dell’Assessore regionale alla Conoscenza, Istruzione, Formazione e Lavoro,
Prof. Ugo Ascoli, del MIUR, dell’ANCI nazionale e delle organizzazioni sindacali. Nel
corso dell’evento sono stati presentati i risultati della ricerca.
Le evidenze emerse hanno ribadito il ruolo strategico che la gestione delle conoscenze
assume nella conduzione delle imprese e la necessità di sviluppare la capacità delle stesse
di ricercare, progettare e guidare in maniera appropriata i processi di apprendimento,
formalizzando le “competenze tacite” possedute dagli imprenditori, dai tecnici e dai lavoratori.
L’incontro ha rappresentato inoltre una valida occasione per anticipare le linee guida in
base alle quali sviluppare la fase di sperimentazione formativa.
1.10 Attività di sperimentazione formativa
In corrispondenza della chiusura delle attività di ricerca (giugno/luglio 2008) i due gruppi
di lavoro, riconducibili alle due fasi in cui è articolato il progetto, hanno avuto modo di
incontrarsi più volte per una progettazione condivisa dell’azione di sperimentazione formativa quanto più aderente possibile rispetto agli esiti dell’indagine.
Tali incontri, tenutisi sia presso la sede della Regione Marche sia presso Villa Baruchello
(sede della Fondazione Elios), hanno avuto luogo durante la seconda metà del 2008 (luglio-dicembre 2008).
A tal proposito, si è proceduto verso la definizione di:
nuclei/giacimenti di saperi taciti che possano rappresentare i contenuti della
sperimentazione formativa in ciascuna azienda, allineati ovviamente rispetto a
quelle che sono state, in ciascun azienda, le riflessioni dell’indagine;
un percorso metodologico di sperimentazione formativa innovativo per approccio e modalità di attuazione.
Con riferimento specifico al secondo aspetto, e nella convinzione che esista un valore
aggiunto per quelle imprese che ricercano, progettano e guidano in maniera ragionata i
processi di apprendimento, l’intervento di sperimentazione presso le aziende si pone co26
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me obiettivo quello di coinvolgere lavoratori esperti in qualità di “possessori” di queste
competenze (“PC”) e lavoratori più junior in qualità di “destinatari” di queste competenze (“DC”). Il gruppo di lavoro avrà modo di affiancare e riflettere con tali risorse
dell’azienda su come potrebbe essere meglio strutturato il processo di acquisizione, trasferimento e sviluppo delle conoscenze nel loro contesto lavorativo facendo attenzione
alle specificità aziendali e generando per ogni singola impresa stimoli da valorizzare e
“patrimonializzare” nel lungo periodo.
Ne è derivata una proposta di sperimentazione presentata, prima, durante l’incontro del
21 ottobre, poi, alle singole imprese del distretto marchigiano coinvolte nella fase di ricerca.
Gli incontri, cui hanno partecipato rappresentanti del gruppo di ricerca e del gruppo di
sperimentazione formativa, sono stati introdotti dalla descrizione delle evidenze generali
dell’indagine e dei risultati riferibili a ciascun contesto.
Dopo un’attenta e approfondita discussione tenutasi in occasione di tali incontri, nonché
di successivi contatti a cura del gruppo di lavoro di questa fase, le aziende coinvolte hanno condiviso o meno l’idea di proseguire con la seconda fase del progetto, individuando,
in caso positivo, direttrici operative, dipendenti dell’azienda da coinvolgere (“DC” e
“PC”) e calendario di dettaglio.
La concreta attività di sperimentazione formativa è terminata, compatibilmente con impegni e disponibilità delle stesse aziende che hanno aderito a tale fase, entro il mese di
luglio 2009.
Trascorso un po’ di tempo dalla conclusione della stessa è stata condotta una riflessione
sull’esperienza realizzata che ha portato ad indicarne punti di forza e di debolezza nonché
possibili sviluppi.
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2. Contesto di riferimento, articolazione,
protagonisti e metodologia
Federico Baldelli - Consorzio Europaform-
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2.0 CONTESTO DI RIFERIMENTO PER IL RILANCIO DEL SETTORE
Sviluppo e Qualità
Innovazione e
Ricerca
Formazione e
capitale umano
2.1 Protocolli
Documenti di politica industriale sottoscritti nel 2004 dalle parti sociali dei settori tessileabbigliamento e calzaturiero in risposta alle sfide segnate dal nuovo contesto globale ed
europeo, in profonda trasformazione negli ultimi anni.
16 Marzo 2005: accordo quadro per il settore calzaturiero sottoscritto tra Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Ministero del Lavoro, della Salute e delle
Politiche Sociali, Cgil, Cisl e Uil nazionali, Confindustria, Anci, Femca, Filtea,
Uilta;
8 Marzo 2006: accordo quadro per il settore tessile-abbigliamento sottoscritto
tra Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Ministero del Lavoro, della
Salute e delle Politiche Sociali, Cgil, Cisl e Uil nazionali, Confindustria, Smi,
Femca, Filtea, Uilta;
2.2 Contesto di riferimento: Piano Formativo Nazionale Integrato
Il cuore di entrambi i protocolli, di durata triennale, è rappresentato dalla realizzazione di
un Piano Formativo Nazionale Integrato per il settore TAC con le seguenti caratteristiche:
obiettivo di sostenere la qualificazione delle risorse umane impegnate nei diversi
contesti e ambiti aziendali;
articolazione in attività formative e attività di accompagnamento;
attenzione a quei territori dove esiste una maggiore concentrazione di imprese del
settore (specie PMI);
stretta collaborazione con i territori e coinvolgimento di una molteplicità di partner (aziende, associazioni di categoria e loro emanazioni strumentali sul piano
formativo, scuole, centri di formazione professionale regionali, università, organizzazioni sindacali, etc.) con realizzazione di vere “azioni di sistema”;
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governance condivisa tra MIUR, Ministero del Lavoro, Regioni interessate e parti
sociali;
Ministero
del Lavoro
lAVORO
Parti sociali
Nazionali
2.3 Contesto di riferimento: governance e avvio progetti attuativi
Dopo un proficuo percorso di condivisione tra parti sociali promotrici del Piano, Ministeri finanziatori e Regioni interessate, si viene a creare uno scenario molto articolato di attività progettuali così governato e organizzato:
Azioni di sistema promosse dalle singole Regioni interessate di concerto con gli USR e
con le parti sociali territoriali per rendere organico ed effettivo il collegamento su scala
territoriale tra istruzione, formazione professionale, lavoro e ricerca scientifica e tecnologica
Parti sociali
nazionali
MIUR
USR
(le scuole)
Parti sociali
territoriali
Regioni
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2.4
Contesto di riferimento: azioni di sistema promosse dalle Regioni
Le Regioni coinvolte, previo consenso delle parti sociali a livello nazionale, e con la collaborazione di una molteplicità di partner, hanno portato o stanno portando avanti una serie di progetti tra cui si segnalano:
Regione Lombardia: Rapporto su ricerca e innovazione nel settore calzaturiero
Regione Piemonte: Innovazione e Ricerca per il settore tessile, abbigliamento e moda
Regione Veneto: Percorso sperimentale in alternanza per
l’accompagnamento al lavoro nel sistema moda e disposizione di un manuale e di un kit di alternanza scuola-lavoro per il TAC
Regione Marche: Analisi di strategie di apprendimento implicito e sperimentazione di percorsi formativi nel settore calzaturiero
Regione Emilia Romagna: Manuale di Formazione di Formatori per il settore calzaturiero
Regione Puglia: Manuale di Orientamento per settori TessileAbbigliamento e Calzaturiero
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2.5 Articolazione dell’azione di sistema nelle Marche
Analisi, in una pluralità di contesti produttivi di eccellenza, delle competenze tacite e delle strategie di apprendimento che caratterizzano i comportamenti produttivi dei lavoratori
e dei tecnici.
Analisi strategie di
apprendimento
Domanda di qualificazione
per alcune figure
chiave
Sperimentazione
formativa
Sperimentazione, in alcuni dei contesti aziendali, delle strategie d’apprendimento
per le competenze tacite rilevate, coinvol-
Individuazione in una prospettiva anticipatoria e previsiva di alcune figure o unità di
competenza che, dalle attività di analisi e
gendo nell’azione lavoratori senior e junior.
sperimentazione, emergono come profili
chiave per il conseguimento di prestazioni
di eccellenza.
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2.6 Articolazione: la fase di analisi
Obiettivi
analisi delle competenze tacite e delle modalità di trasmissione dei saperi
mappa concettuale del processo di trasmissione: idee soggiacenti, rapporto
con contesto organizzativo (organizzazione del lavoro), etica del lavoro
(es. regole implicite e loro rispetto), tipi di apprendimento (es. autoapprendimento), rapporti intergenerazionali, etc.
Metodologia
studi di caso volti a ricostruire processi produttivi, assetti organizzativi,
sistemi professionali attraverso interviste semistruttutrate rivolte a titolare
/ imprenditore, resp. risorse umane, resp. produzione, resp. area creativa,
resp. commerciale, etc.
analisi competenze tacite, trasmissione dei saperi e processi di apprendimento attraverso interviste rivolte a lavoratori esperti e supervisori
Universo di riferimento
panel di aziende rappresentativo delle diverse linee di prodotto del settore
calzaturiero
attenzione data a 3 ambiti: produttivo, creativo, commerciale
Tempistica
attività condotte durante la prima metà dell’anno 2008
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2.7 Obiettivi - Metodologia - Universo di riferimento - Tempistica
Obiettivi
analisi delle competenze tacite e delle modalità di trasmissione dei saperi
mappa concettuale del processo di trasmissione: idee soggiacenti, rapporto
con contesto organizzativo (organizzazione del lavoro), etica del lavoro
(es. regole implicite e loro rispetto), tipi di apprendimento (es. autoapprendimento), rapporti intergenerazionali, etc.
Metodologia
studi di caso volti a ricostruire processi produttivi, assetti organizzativi,
sistemi professionali attraverso interviste semistruttutrate rivolte a titolare
/ imprenditore, resp. risorse umane, resp. produzione, resp. area creativa,
resp. commerciale, etc.
analisi competenze tacite, trasmissione dei saperi e processi di apprendimento attraverso interviste rivolte a lavoratori esperti e supervisori
Universo di riferimento
panel di aziende rappresentativo delle diverse linee di prodotto del settore
calzaturiero
attenzione data a 3 ambiti: produttivo, creativo, commerciale
Tempistica
attività condotte durante la prima metà dell’anno 2008
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2.8 Articolazione: la fase di analisi
Risposte delle aziende differenziate
con alcune varianti nei loro percorsi di
riposizionamento strategico e l’adozione
di modelli di business differenti
Sfide alle imprese in termini di:
• comprensione e presidio dei mercati
• sviluppo tecnologico
• nuovi assetti organizzativi
Implicazioni sui sistemi professionali con
presenza di “gap”/criticità su cui le aziende non possono esitare, pena la validità delle loro scelte strategiche
Attenzione, nell’ambito dei processi
lavorativi, a competenze/fattori critici di
successo più o meno formalizzati/taciti e
più o meno ascritti/ indotti da esperienza e
formazione.
2.9 Risultati raggiunti:
Evidenze generali dall’indagine di campo trasversali rispetto alle singole aziende esaminate
Evidenze specifiche dettagliate per ciascun contesto aziendale indagato
Riflessioni metodologiche legate alle modalità di trasmissione
dell’apprendimento e delle competenze tacite (Prof. Marcaletti)
Indicazioni di policy per i diversi stakeholder del sistema produttivo e
formativo (Prof. Bresciani)
Spunti di riflessione per la progettazione (macro e micro) della sperimentazione formativa sia dal punto di vista metodologico sia dal punto
di vista dei contenuti ovvero dei nuclei/giacimenti di saperi da presidiare (Botta/Berdini).
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2.10 Evidenze
Evidenze generali trasversali
⌦ Le sfide alle imprese: mercato, tecnologie e assetti organizzativi
Le sfide che le imprese marchigiane del settore si trovano ad affrontare sono:
al cambiamento dei modelli di consumo che, in corrispondenza
delle ricadute negative indotte dall’apprezzamento dell’euro,
dalla maggiore competitività internazionale dalla crisi corrente
sono accompagnati da un aumento dell’elasticità della domanda (andamento del reddito/andamento della domanda di prodotti) che desta preoccupazioni in termini di crescita e redditività;
all’esigenza di impiegare tecnologie che generano un miglioramento dell’attività economica in termini di risposta rapida al
mercato, uso di materiali avanzati e automazione/informatizzazione dei processi aziendali;
all’adattamento verso nuovi paradigmi di produzione (delocalizzazioni, sourcing estero) e di commercializzazione (store di
proprietà, logica “pull”, outlet) che determinano aumento della
complessità organizzativa anche per la coincidenza con il delicato passaggio generazionale della proprietà (seconda/terza
generazione) e della forza lavoro
⌦ Di fronte tali sfide diversi sentieri per il (ri)posizionamento strategico delle imprese
Le risposte delle imprese
potenziamento leve di ricerca marketing e commerciali;
ampliamento quota di mercato e mercati di sbocco attraverso processi di
diversificazione di prodotti e acquisizioni di nuove fasi (integrazione orizzontale);
posizionamento sull’intera catena del valore (integrazione verticale) e
controllo della qualità e del time to market;
internazionalizzazione (sourcing estero, delocalizzazione produzione, sviluppo commerciale all’estero);
presidio nicchie mercato con alto contenuto tecnologico e livello qualità;
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⌦ Fase di transizione verso l’adozione di nuove misure volte a:
al superamento di strutture organizzative tradizionali (funzionali);
al ricorso a logiche aziendali d’integrazione;
all’acquisizione ed coinvolgimento in azienda di figure manageriali.
Evidenze generali trasversali
⌦ Di fronte tali sfide diversi sentieri per il (ri)posizionamento strategico delle imprese
Le risposte delle imprese
potenziamento leve di ricerca marketing e commerciali;
ampliamento quota di mercato e mercati di sbocco attraverso processi di
diversificazione di prodotti e acquisizioni di nuove fasi (integrazione orizzontale);
posizionamento sull’intera catena del valore (integrazione verticale) e
controllo della qualità e del time to market;
internazionalizzazione (sourcing estero, delocalizzazione produzione, sviluppo commerciale all’estero);
presidio nicchie mercato con alto contenuto tecnologico e livello qualità;
⌦ Fase di transizione verso l’adozione di nuove misure volte a:
al superamento di strutture organizzative tradizionali (funzionali);
al ricorso a logiche aziendali d’integrazione;
all’acquisizione ed coinvolgimento in azienda di figure manageriali.
37
REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
Evidenze generali trasversali
⌦ Le implicazioni sui sistemi professionali
Ciascuna risposta implica “gap”/criticità in termini di sistemi professionali su
cui aziende non possono esitare, pena validità scelte.
Ricambio generazionale nell’area produttiva accentuato per:
addetti determinate fasi (es. orlatura, montaggio),
figure “jolly” che conoscono trasversalmente i cicli di lavorazione,
coaching per la trasmissione di competenze a giovani/stranieri;
formazione personale dell’outsourcing;
Sviluppo “creatività razionale” con attenzione verso:
riproducibilità e collocazione dei prodotti nel catalogo;
ampliamento approccio: dalla singola calzatura al fashion
designer;
Figure commerciali con visione d’insieme delle strategie aziendali per
il sostegno all’internazionalizzazione;
Figure manageriali che accompagnino il riposizionamento strategico
delle aziende;
Figure specialistiche per processi aziendali di supporto: sistemi informativi, logistica, servizio al cliente e customer care, problematiche
contrattuali, doganali/fiscali/di costing, ...;
38
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POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
Evidenze generali trasversali
⌦ Competenze e fattori critici
Nei processi lavorativi, formativi e di trasmissione dei saperi (ambito produttivo, creativo e commerciale), ricorrono competenze e fattori critici di successo più o meno formalizzati/taciti e più o meno ascritti/indotti da esperienza e
formazione:
sfera sensoriale, intuito e abilità manuali (tatto, odore, vista, ..);
feedback e interazione costante con profili senior e clienti interni/esterni;
conoscenza trasversale azienda/reparto, strategia d’impresa e catena
del valore;
conoscenze tecniche specifiche: materiali, lavorazioni, macchinari e
sistemi informativi, logiche e tecniche commerciali, marketing (CRM
e customer care), inglese, …;
conoscenze procedurali immediatamente formalizzabili;
processi euristici e prassi/consuetudini lavorative: immedesimazione
nei clienti/fornitori/proprietà, tendenza alla semplificazione derogando
dalla rigida applicazione di modulistiche/standard aziendali o utilizzando un approccio ludico;
elementi comportamentali e stili di vita: motivazione, curiosità, senso
di squadra, puntualità, capacità comunicativa/di ascolto, propensione
al confronto, puntualità, spirito sacrifico, capacità di adattamento;
39
REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
2.11 Articolazione: la fase di sperimentazione formativa
Nella convinzione che esista un valore aggiunto per quelle imprese che ricercano, progettano e guidano in maniera ragionata il processo di conversione della conoscenza da tacita
ad esplicita,
l’intervento di sperimentazione presso le aziende (seconda fase del progetto) si è posto come obiettivo quello di coinvolgere lavoratori esperti in qualità di “possessori” di queste competenze e lavoratori più junior in qualità di “destinatari” di
queste competenze;
a tal fine il gruppo di lavoro ha affiancato e riflettuto con tali risorse dell’azienda su come potrebbe essere meglio strutturato il processo di acquisizione, trasferimento e sviluppo delle conoscenze nel loro contesto lavorativo facendo attenzione alle specificità delle
singole imprese e generando per loro degli stimoli da valorizzare e “patrimonializzare”
nel lungo periodo, attraverso:
Obiettivi di
progettazione e implementazione dell’azione di sperimentazione
formativa in maniera condivisa con le aziende e quanto più aderente possibile rispetto ad esiti dell’attività di analisi
Metodologia per la definizione di
nuclei/giacimenti di saperi taciti che possano rappresentare i contenuti della sperimentazione formativa in ciascuna azienda (approccio firm specific)
un percorso metodologico di sperimentazione formativa innovativo per approccio e modalità di attuazione
Universo di riferimento quale
parte integrata delle aziende che costituivano il panel iniziale di riferimento per l’attività di analisi e che hanno aderito a tale fase su
base volontaria, dopo una serie di incontri con il gruppo di progetto, sia di feedback rispetto all’attività di indagine sia di progettazione condivisa (e rimodulazione) della sperimentazione da condurre (contenuti, soggetti, attività, tempi, etc.)
Tempistica
attività condotte tra la seconda metà dell’anno 2008 e la prima metà dell’anno 2009
40
REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
2.12 Articolazione: la fase di individuazione delle figure chiave
Obiettivi
elaborazione di una domanda di qualificazione delle imprese del settore in
una prospettiva anticipatoria e previsiva per alcune figure o unità di competenza sulla base dei risultati dell’analisi di campo condotta nell’azienda
e delll’osservazione e del monitoraggio del percorso di sperimentazione
formativa
Metodologia
elaborazione di una cornice (framework) di riferimento per la descrizione
dei profili che sia in sintonia con letteratura e lavori portati avanti da più
fronti in tema di “standard professionali”
denominazione figura;
descrizione figura;
Indicatori di contesto;
aree di attività (denominazione, descrizione e lista attività per ogni
AdA)
unità di competenza (denominazione e prestazione attesa per ogni
UC)
Tempistica
attività condotte dalla seconda metà dell’anno 2009 ad oggi
41
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POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
2.13 Protagonisti e Stakeholders
una governance multilevel
MIUR-USR MARCHE
REGIONE MARCHE
•
SERVIZIO ISTRUZIONE
Scuole, Istituti Tecnici,
Istituti Professionali,
IFTS
PARTI SOCIALI
NAZIONALI
ANCI, FILTEA CGIL, FEMCA
CISL, UILTA UIL
Gruppo di Progetto
Comitato
Tecnico Scientifico
CONSORZIO EUROPAFORM/CESOS,
Istituzioni/enti locali
ASSESSORATI FORMA-
L’AZIONE DI
ZIONE, PMI E ATTIVITA’
SISTEMA
LAVORATORI E IMPRESE
FORMAZIONE, PMI E
Centri/agenzie di
formazione
Atenei universitari
ANCONA, CAMERINO,
MACERATA, URBINO
PARTI SOCIALI
TERRITORIALI
CONFINDUSTRIA
MARCHE, FEDMODA
CNA CGIL, CISL CNA
42
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
2.13.1 Le aziende coinvolte nella fase di analisi
Data
Azienda
09/01/2008 Manas spa
22/01/2008
Area prodotto di riferimento
Calzatura da passeggio uomo/donna (men/women
town footwear)
Bag
spa/Nero Calzatura da passeggio uomo/donna (men/women
Giardini
town footwear)
17/04/2008 Fornari spa
Calzatura casual - Calzatura disegnata e progettata
per attività legate al tempo libero
14/05/2008 Monte Bove spa
Calzatura di sicurezza, di protezione e da lavoro
per uso professionale
15/05/2008 Fabi spa
Calzatura moda (fashion footwear)
16/05/2008 Falc spa
Calzatura da bambino
20/05/2008 Zintala srl
Calzatura alta moda (high fashion footwear) – no
performance requirements
21/05/2008 Gallucci srl
Calzatura da scuola (school footwear)
23/05/2008 Paciotti spa
Calzatura alta moda (high fashion footwear) – no
performance requirements
09/09/2008 Tecnica spa ▄
Calzature per sport non specialistici (general sports
footwear)
10/09/2008 Maresca srl ▄
Calzatura da casa
▄
= aziende coinvolte attive fuori della regione Marche
43
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CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
2.13.2 Le aziende coinvolte nella fase di sperimentazione formativa
44
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
2.14 Il nostro “tacit knowledge
Pochi tentativi di analisi teorica e ricerca/azione empirica in questa direzione
anche perché tema di riflessione pionieristico oltre che estremamente problematico (esempi: “Scuola dei Mestieri” alla Ferrari, progetto Flexibly Beyond
nel distretto calzaturiero della Riviera del Brenta)
Necessità di valorizzare esperienze in questa direzione con, ad esempio, sia
un riconoscimento verso quei contesti aziendali che strutturano e presidiano
quel processo tacito di apprendimento che altrimenti rischierebbe di restare al
di sotto della soglia di visibilità, sia verso quei lavoratori che se ne rendono
protagonisti
Esigenza di generare ricadute specifiche sul sistema scolastico-formativo sia
in termini di maggiore calibratura dell’offerta sia sul fronte del portato metodologico-pedagogico dell’azione (nuove modalità didattiche, tema
dell’alternanza, etc.):
disponibilità ad organizzazione un momento di confronto, in collaborazione con l’USR Marche, avente ad oggetto i risultati del progetto e
specificatamente rivolto al circuito dell’istruzione e della formazione
professionale (non esclusivamente del settore), centrato quindi sul portato metodologico, formativo e pedagogico del progetto
Bisogno di una continuità degli interventi, in analogia ad una costante e crescente preoccupazione del distretto circa la tenuta in termini di competitività e
occupazionale, che si ispirino ai seguenti principi di fondo:
valutazione condivisa delle attività realizzate;
identificazione di buone pratiche da diffondere e valorizzare;
identificazione di punti di forza e di debolezza;
ricerca di sinergie e integrazione con azioni già avviate o in cantiere;
estensione esperienze in altri contesti ambiti (settoriali).
Bisogno di una continuità ribadita a livello nazionale dalle parti sociali del
settore con
un “rilancio” sulle azioni di sistema verso MIUR, MLPS e, questa volta, anche MISE;
la sigla di un nuovo “Protocollo d’Intesa sulla politica industriale: investimenti, occupazione, redditi” del dicembre 2008, appoggiato da
tutte le organizzazioni di rappresentanza del settore (comprese le organizzazioni di rappresentanza delle PMI e delle imprese artigiane).
45
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
3. Evidenze dall’indagine di campo
Domenico Papparella, Francesco Marcaletti,
Federico Baldelli, Francesca Papa, Leonardo Pignoloni, Consorzio Europaform-
46
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
3.0 EVIDENZE DALL’INDAGINE DI CAMPO
3.1 Un richiamo dell’attività di ricerca
Obiettivi
Analisi delle competenze tacite e delle modalità di trasmissione dei saperi;
Mappa concettuale del processo di trasmissione: idee soggiacenti, rapporto
con contesto organizzativo (organizzazione del lavoro), etica del lavoro (es.
regole implicite e loro rispetto), tipi di apprendimento (es. autoapprendimento), rapporti intergenerazionali, etc.
Mappatura / repertorio dei saperi e delle competenze chiave.
Metodologia
Studi di caso volti a ricostruire processi produttivi, assetti organizzativi, sistemi professionali attraverso interviste semistruttutrate rivolte a titolare / imprenditore, resp. risorse umane, resp. produzione, resp. area creativa, resp.
commerciale, etc.
Analisi competenze tacite, trasmissione dei saperi e processi di apprendimento attraverso interviste rivolte a lavoratori esperti e supervisori.
Universo di riferimento
Panel di aziende rappresentativo delle diverse linee di prodotto del settore
calzaturiero
Attenzione data a 3 ambiti: produttivo, creativo, commerciale.
47
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
3.2 Gli studi di caso
Data
Azienda
09/01/2008 Manas spa
22/01/2008
Area prodotto di riferimento
Calzatura da passeggio uomo/donna (men/women
town footwear)
Bag
spa/Nero Calzatura da passeggio uomo/donna (men/women
Giardini
town footwear)
17/04/2008 Fornari spa
14/05/2008 Monte Bove spa
Calzatura casual - Calzatura disegnata e progettata
per attività legate al tempo libero
Calzatura di sicurezza, di protezione e da lavoro
per uso professionale
15/05/2008 Fabi spa
Calzatura moda (fashion footwear)
16/05/2008 Falc spa
Calzatura da bambino
20/05/2008 Zintala srl
Calzatura alta moda (high fashion footwear) – no
performance requirements
21/05/2008 Gallucci srl
Calzatura da scuola (school footwear)
23/05/2008 Paciotti spa
Calzatura alta moda (high fashion footwear) – no
performance requirements
09/09/2008 Tecnica spa ▄
10/09/2008 Maresca srl ▄
▄
Calzature per sport non specialistici (general
sports footwear)
Calzatura da casa
= aziende coinvolte attive fuori della regione Marche
48
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
3.3 Ricostruzione casi aziendali: aspetti generali
a) Storia aziendale e ricambio generazionale:
società di persona a carattere familiare nate a ridosso del dopoguerra
tranne in alcuni casi (metà anni ’60 / primi ani ’70);
società di capitale, transizione generazionale (dalla prima alla terza);
presenza di figure manageriali.
b) Fondamentali strategici e percorsi di riposizionamento:
marketing e commerciale (logica “pull” market oriented, sviluppo retail,
negozi monomarca o boutique di proprietà, franchising, agenti, brand, total look);
diversificazione di prodotto (“dal cucito al montato”, “dall’uomo alla
donna”, “dall’uomo al bambino”, “dal bambino all’adulto” ..”dalle scarpe
all’abbigliamento, agli accessori”);
internazionalizzazione: mercati sbocco (Russia, Brasile, Emirati, USA eec.) e delocalizzazione produzione;
presidio nicchie di mercato con prodotti fortemente personalizzati, con
vantaggio competitivi assicurati da fattori tecnologici e/o di qualità;
controllo della catena del valore e della qualità;
controllo del ciclo produttivo all’interno (catena corta), al più affidato ad
alcuni subfornitori e terzisti del distretto);
c) Specificità settore e sistema di vincoli di mercato:
nuovi modelli di consumo e ricambio veloce dei prodotti/vetrine (destagionalizzazione delle collezioni);
maggiore elasticità domanda (crescita economica/domanda di beni) dopo
€;
nuovi paradigmi produzione (delocalizzazioni) e commercializzazione
(outlet);
aumento competitività internazionale;
retaggio culturale nel territorio non positivo verso lavoro nel settore;
maggiore attrattiva comparto servizi.
d) Performance aziendale
3 classi di fatturato (sotto 10 milioni, tra 10 e 80 milioni, sopra 80 milioni);
crescita fisiologica per la prima, progressiva per la seconda, esponenziale
per la terza;
49
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
3.4 Posizionamento sulla catena del valore
Scelte di posizionamento su catena valore diversificate e in alcuni casi contrapposte:
Spostamento del posizionamento nell’area commerciale
marcato ricorso a sourcing produttivo estero;
azienda “distribuita”, catena lunga e produzione collocata vicina ai mercati di sbocco;
mantenimento quota di produzione che permette di generare know-how e
agevolare la prototipazione/industrializzazione dei modelli;
presidio diretto del mercato (filiali estere, accordi con partner stranieri,
stores nelle principali capitali estere, etc.);
Baricentro sulla produzione
controllo pressoché completo del ciclo produttivo per governare “time to
market” e qualità con significativo sviluppo di decentramento produttivo
all’estero;
Personalizzazione del prodotto
catena “lenta” e/o poco programmabile, collocata quasi interamente dentro
il distretto, per quei segmenti che presidiano nicchie di mercato di alta
gamma.
3.5 assetti organizzativi
Ampliamento del controllo della catena del valore all’interno delle organizzazioni con sviluppo di “funzioni” quali ricerca & sviluppo, stile, industrializzazione,
acquisti, produzione, logistica, marketing, commerciale e di staff (amministrazione & finanza, sistemi informativi, risorse umane ..) al servizio di direzione e amministrazione;
Adozione di strutture a carattere “divisionale/matriciale” funzionali ai processi di
diversificazione e presenti in aziende con maggiore complessità e dimensione articolate per business unit;
Strategie differenziate per il controllo della catena del valore:
controllo internalizzato (grande dimensione);
acquisizione di competenze specialistiche con creazione di un terziario
avanzato di piccole imprese di servizio alle imprese
50
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3,6 gestione risorse umane
Evidenze
Bassi tassi di turnover, età media piuttosto elevata (tra i 40 e i 50 anni) specie
nell’ambito produttivo;
Complessivo equilibrio tra uomini e donne, specificità di genere solo su alcune fasi della catena del valore (orlatura);
Acquisizione figure manageriali o specialistiche.
Criticità
Processi di selezione e formazione del personale poco strutturati e sistematici;
Uso marginale di stage/tirocini a finalità formativa e di contratti a tempo determinato;
Processi formativi occasionali, assenza di organicità e strategicità con un mix
di
scarsa attività formativa formale (inglese, teamwork);
discreta rotazione su più mansioni/reparti per preparazione su intera filiera;
utilizzo intensivo di affiancamento senior/junior;
esperienze formative in Italia/estero.
3.7 criticità dei sistemi professionali
Ricambio generazionale nell’area produttiva accentuato per:
addetti determinate fasi (es. orlatura, montaggio),
figure “jolly” che conoscono trasversalmente i cicli di lavorazione,
coaching per la trasmissione di competenze a giovani/stranieri;
formazione personale dell’outsourcing.
Sviluppo “creatività razionale” con attenzione verso:
riproducibilità e collocazione dei prodotti nel catalogo;
ampliamento approccio: dalla singola calzatura al fashion designer;
Figure commerciali per il sostegno all’internazionalizzazione;
Figure manageriali che accompagnino il riposizionamento strategico delle aziende;
Figure specialistiche per processi aziendali di supporto: sistemi informativi,
logistica, servizio al cliente e customer care, problematiche contrattuali, doganali/fiscali/di costing, etc.;
51
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
3.8 relazioni con territorio e sistema istruzione/formazione
Ricambio generazionale nell’area produttiva accentuato per:
addetti determinate fasi (es. orlatura, montaggio),
figure “jolly” che conoscono trasversalmente i cicli di lavorazione,
coaching per la trasmissione di competenze a giovani/stranieri;
formazione personale dell’outsourcing.
Sviluppo “creatività razionale” con attenzione verso:
riproducibilità e collocazione dei prodotti nel catalogo;
ampliamento approccio: dalla singola calzatura al fashion designer;
Figure commerciali per il sostegno all’internazionalizzazione;
Figure manageriali che accompagnino il riposizionamento strategico delle aziende;
Figure specialistiche per processi aziendali di supporto: sistemi informativi,
logistica, servizio al cliente e customer care, problematiche contrattuali, doganali/fiscali/di costing, etc.;
Riduzione della condivisione sociale al sistema produttivo legata alle vicende
della I fase di industrializzazione;
Scarsa considerazione sociale del lavoro produttivo (“ci si sporca troppo”);
Criticità diffusa verso le scuole con pochi esempi di eccellenza;
Assenza di relazioni strutturate ed efficaci tra produzione, lavoro, istruzione e
formazione.
52
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
3.9 Processi lavorativi, formativi e trasmissione dei saperi
3.9.1 Ambito produttivo
⌦ Fattori di successo:
sfera sensoriale: tatto, odore, …. (”per riconoscere la pelle io la rovescio e
l’annuso) e intuito per capire validità prodotto (“il cliente senza vederlo lo
conosco”);
conoscenze tecniche: (materiali e loro proprietà, processi e lavorazioni, utilizzo macchinari) regole di corretta gestione della produzione
(P.D.C.A.=> plan, do, check, act) da affinare con l’esperienza ma di aiuto
per trasferire competenze e percorsi di affiancamento;
elementi comportamentali e stili di vita: curiosità personale (“non dare
niente per scontato”…”rubavo con gli occhi”); attenzione alle scadenze
(“prima il dovere poi il piacere”); senso di squadra; capacità di adattamento; spirito di sacrificio; passione e orgoglio per ciò che si fa (“lavoro come
se l’azienda fosse mia”); vita regolare (“non bevo, non fumo”);
prassi e consuetudini lavorative: minor uso possibile modulistiche e standard (“a vantaggio di fornitori”); supervisione in manovia a campione con
immediato affiancamento “alla fermata con problemi per evitare colli di
bottiglia; sistematicità nel prevedere/consuntivare lavoro catena (“sabato,
mattina presto, sera tardi”); continuo feedback; supervisione costante del
prodotto da parte dell’ufficio tecnico;
⌦ Fattori di successo:
sfera sensoriale: tatto, odore, …. (”per riconoscere la pelle io la rovescio e
l’annuso) e intuito per capire validità prodotto (“il cliente senza vederlo lo
conosco”);
conoscenze tecniche: (materiali e loro proprietà, processi e lavorazioni, utilizzo macchinari) regole di corretta gestione della produzione
(P.D.C.A.=> plan, do, check, act) da affinare con l’esperienza ma di aiuto
per trasferire competenze e percorsi di affiancamento;
elementi comportamentali e stili di vita: curiosità personale (“non dare
niente per scontato”…”rubavo con gli occhi”); attenzione alle scadenze
(“prima il dovere poi il piacere”); senso di squadra; capacità di adattamen53
REGIONE MARCHE
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
to; spirito di sacrificio; passione e orgoglio per ciò che si fa (“lavoro come
se l’azienda fosse mia”); vita regolare (“non bevo, non fumo”);
prassi e consuetudini lavorative: minor uso possibile modulistiche e standard (“a vantaggio di fornitori”); supervisione in manovia a campione con
immediato affiancamento “alla fermata con problemi per evitare colli di
bottiglia; sistematicità nel prevedere/consuntivare lavoro catena (“sabato,
mattina presto, sera tardi”); continuo feedback; supervisione costante del
prodotto da parte dell’ufficio tecnico;
⌦ Fattori di successo:
sfera sensoriale: tatto, odore, …. (”per riconoscere la pelle io la rovescio e
l’annuso) e intuito per capire validità prodotto (“il cliente senza vederlo lo
conosco”);
conoscenze tecniche: (materiali e loro proprietà, processi e lavorazioni, utilizzo macchinari) regole di corretta gestione della produzione
(P.D.C.A.=> plan, do, check, act) da affinare con l’esperienza ma di aiuto
per trasferire competenze e percorsi di affiancamento;
elementi comportamentali e stili di vita: curiosità personale (“non dare
niente per scontato”…”rubavo con gli occhi”); attenzione alle scadenze
(“prima il dovere poi il piacere”); senso di squadra; capacità di adattamento; spirito di sacrificio; passione e orgoglio per ciò che si fa (“lavoro come
se l’azienda fosse mia”); vita regolare (“non bevo, non fumo”);
prassi e consuetudini lavorative: minor uso possibile modulistiche e standard (“a vantaggio di fornitori”); supervisione in manovia a campione con
immediato affiancamento “alla fermata con problemi per evitare colli di
bottiglia; sistematicità nel prevedere/consuntivare lavoro catena (“sabato,
mattina presto, sera tardi”); continuo feedback; supervisione costante del
prodotto da parte dell’ufficio tecnico.
54
REGIONE MARCHE
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
3.9.2
Ambito creativo
⌦ Condizioni che agevolano/ostacolano il trasferimento:
contenuti intrinseci (componente creativa e componente informatica) attraggono forza lavoro piuttosto giovane molto duttile e con desiderio di
crescere (+);
esperienza di rotazione presso più reparti/mansioni (+);
propensione a condividere e a confrontarsi (+);
spiegazione del giusto modo di procedere dopo aver osservato come un
(neo) lavoratore esegue quelle mansioni (+);
approfondimento delle criticità quando compare il problema e non dopo
(+);
eccesso di focalizzazione della formazione su applicativi informativi/software a supporto del lavoro, invece che sui fondamenti e sullo sviluppo delle abilità manuali (-);
⌦ Vincoli di tempo e velocità nel procedere (-).
3.9.3 Ambito commerciale
⌦ Fattori di successo:
conoscenze tecniche:
visione d’insieme, familiarità e padronanza dei mercati nonché in
ambito commerciale;
marketing, CRM (customer relationship management) e business
english;
conoscenza parziale delle lavorazioni ma più approfondita degli
aspetti concettuali dell’identità aziendale, stile/moda per istruire
rappresentanti e forza vendita;
elementi comportamentali e stili di vita:
serietà, spirito di sacrificio (es. per affrontare viaggi di lavoro e
ritmi sostenuti indotti dalla stagionalità e frequenza di fiere, etc.);
elasticità e capacità di adattamento, apertura e disponibilità verso
nuove logiche e metodologie;
55
REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
prassi e consuetudini lavorative: periodo iniziale dedicato ad una comprensione iniziale e trasversale dell’azienda attraverso realizzazione schede tecniche che costituiscono archivio interno prodotti;
⌦ Condizioni che agevolano/ostacolano il trasferimento:
capacità comunicative (+);
Obsolescenza del know how metodologico del marketing (-).
56
REGIONE MARCHE
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
4. Le modalità di trasmissione dell’apprendimento
e delle competenze tacite
Francesco Marcaletti -Consorzio Europaform-
57
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
4.0
Il ruolo delle conoscenze/competenze e le politiche del capitale umano
nell’economia della conoscenza
Routes of formation and recognition of KSC (knowledge, skills, competencies
4.1 L’attenzione posta al tema delle competenze
Enfasi sulle forme pratiche della conoscenza, ovvero sulle forme della conoscenza che le persone acquisiscono ed esercitano nella pratica (cfr. Rullani, Economia
della conoscenza, 2004: 309 e ss.)
Ricadute dal punto di vista epistemologico: che cosa e come conosciamo, che cosa e come apprendiamo?
Attenzione progressivamente spostata dagli input agli outcome dei processi di
apprendimento
Implicazioni rispetto al sistema della formazione, alle politiche del lavoro e servizi per l’impiego, alla gestione del capitale umano nelle organizzazioni
Persistente incertezza e indeterminatezza terminologica in rapporto a differenti
contesti
58
REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
4.2 Conoscenze, abilità, competenze (KSC)
L’EQF (quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente) distingue tra:
CONOSCENZE: risultato dell’assimilazione di informazioni attraverso
l’apprendimento (teoriche e/o pratiche).
ABILITÀ: indicano le capacità di applicare conoscenze e di utilizzare
know-how per portare a termine compiti e risolvere problemi (cognitive e
pratiche).
COMPETENZE: comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e
capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di
studio e nello sviluppo professionale e personale (responsabilità e autonomia)
4.3 Alla ricerca di una definizione “di riferimento” di conoscenze e competenze
La dimensione tacita (implicita, inespressa) e quella esplicita
È Michael Polanyi (The tacit dimension, 1966) a postulare la distinzione tra conoscenza tacita ed esplicita:
La prima è personale, specifica del contesto e difficilmente formalizzabile
e comunicabile
La seconda è codificata e trasmissibile attraverso il linguaggio formale e
sistematico
La conoscenza si crea attraverso l’interazione con gli oggetti, ricreando di essi
immagini e modelli unificati
Ciò si determina a partire dal coinvolgimento e dall’impegno di sé (indwelling:
immanente, insito nel soggetto)
Il concetto di indwelling rompe la contrapposizione tra mente e corpo, tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto postulata dall’epistemologia classica (oggettività scientifica). La nostra conoscenza è in larga parte frutto di atti intenzionali
che eseguiamo rapportandoci al mondo
La conoscenza tacita come conoscenza pratica (ma non solo)
Rullani (cit., 2004) definisce la conoscenza tacita come prodotto del learning by
doing e del learning by using
59
REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
Tacitness come modo per recuperare i processi di apprendimento che creano abilità, danno soluzioni pratiche ai problemi, rimanendo impliciti ed
emergendo quando vengono usati
La conoscenza tacita come fattore non facilmente riproducibile né propagabile
È unica, legata allo specifico contesto in cui prende forma
È incorporata in specifiche persone, organizzazioni, reti locali
La conoscenza tacita come capacità pratica di gestire la conoscenza nel proprio
contesto e nel proprio problema
Il sapere diviene saper fare, ovvero conoscenza adeguata alle esigenze e
capacità del fare soggettivo
Rivalutazione del contesto entro cui si svolge l’azione
Il problema: come operazionalizzare la rilevazione delle conoscenze/competenze
tacite
4.4 Le dimensioni tacite delle conoscenze e delle competenze
Le conoscenze (competenze) tacite sono:
Difficili da formalizzare (es. mettere per iscritto)
Personali
Pratiche
Context specific
Per queste ragioni, le competenze tacite non possono facilmente “migrare”, essere
trasferite ad altre organizzazioni
Al tempo stesso, per quanto rare, difficilmente valutabili e altrettanto difficilmente sostituibili, esse costituiscono la principale risorsa del vantaggio competitivo di
una organizzazione
Porre premesse metodologiche per esplorare il campo delle conoscenze/competenze tacite implica (Ambrosini, Bowman, Tacit knowledge: some suggestions for operationalization, 2001):
Riconoscere i diversi livelli di tacitness
Operare
una
categorizzazione
delle
competenze
presenti
nell’organizzazione
60
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Organizzazione delle tacit skills per categoria (ibi.: 822-823)
1. Competenze esplicite che non possono essere fonte di vantaggio competitivo in
quanto facili da imitare e trasferire ad altre organizzazioni
2. Competenze che sono tacite ma che potrebbero essere articolate se i manager fossero spinti a farlo; si tratta di competenze uniche e context specific
3. Competenze tacite che rimangono allo stato inconscio, di cui i manager non sono
consapevoli, uniche e inimitabili, profondamente radicate negli individui e dunque non trasferibili.
61
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4.5
Un modello sperimentale per favorire il trasferimento delle
ze/competenze tacite.
conoscen-
⌦ aspetti metodologici e interpretativi
L’interazione tra conoscenza tacita e conoscenza esplicita
Nonaka e Takeuchi (The knowledge-creating company, 1995, ed. it. 1997)
formulano un modello dinamico per la spiegazione dei processi di formazione della conoscenza e la generazione di innovazione (rif. al caso delle
imprese giapponesi)
Il modello si fonda sul presupposto che la conoscenza umana si crea e si
diffonde attraverso l’interazione sociale tra conoscenza tacita ed esplicita
Tale interazione è denominata “conversione di conoscenza”, di cui esistono quattro modalità fondamentali:
Socializzazione
Esteriorizzazione
Combinazione
Interiorizzazione
Lo schema metodologico/interpretativo dei processi di trasferimento
62
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⌦ I modelli (idealtipici) di trasmissione delle conoscenze
1. Modello one to one in percorsi (a maggiore
o minore grado di formalizzazione) di empowerment (di giovani) o di ricambio gene-
La trasmissione delle tacit skills nelle organizzazioni ha luogo secondo tre fondamentali modelli idealtipici, a cui si aggiunge un
modello che può applicarsi anche al di fuori
dell’organizzazione
razionale (es. coaching, mentoring)
2. Modello proceduralizzato in percorsi di addestramento in entrata o in itinere (es.
training on the job)
I primi tre modelli sono da intendersi come
concrete modalità/soluzioni organizzative
adottabili per veicolare un flusso di informazioni da uno o più lavoratori in grado di trasmetterle a uno o più lavoratori in grado di
3. Modello istituzionalizzato in esperienze di
condivisione/scambio di saperi (es. “campi
di brainstorming”; “circoli di qualità”)
4. Modello di scambio informale all’esterno
dell’organizzazione
(es. in famiglia)
riceverle
Il quarto modello può sfuggire al controllo
della logica organizzati
⌦ Le forme (idealtipiche) di trasmissione delle conoscenze tacite
1. Ti spiego/ti lascio ascoltare
2. Ti mostro/ti lascio guardare
3. Ti faccio provare
La maturazione delle competenze tacite presuppone in chi riceve che si realizzi il percorso che conduce a:
Ho ascoltato
Ho visto
Ho provato
Ho interiorizzato (fatto mio)
Nell’ambito dei modelli di trasmissione è possibile riconoscere altrettante forme attraverso le quali trova
realizzazione la trasmissione dei saperi taciti
Si tratta di forme pure (idealtipiche)
spesso attuate in combinazione tra di
loro
63
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⌦ La gamma dei principali contenuti trasmessi
1. contenuti collocabili lungo una scala
che varia tra:
Immediatamente/non immediatamente esplicitabili (formalizzabili)
2. contenuti collocabili lungo una scala
che varia tra:
Immediatamente/non immediatamente proceduralizzabili
(declinabili in una prassi di
fatto)
Ambiti di contenuto relativi a:
Miglioramenti di processo/prodotto (innovazione)
Conoscenze tecnico/professionali specifiche
(es. ambito creativo, commerciale, produttivo)
Processi euristici/empatici
Prassi e consuetudini lavorative
Stili di comportamento
Stili etico/relazionali (identità professionale, appartenenza)
⌦ Le dimensioni rilevanti dei processi di trasmissione
Modelli, forme e contenuti dei processi di trasmissione variano in misura rilevante in ragione del grado di:
Formalizzazione attuale e prospettica
Proceduralizzazione attuale e prospettica
Estensione
Sostenibilità
Controllo
Programmazione (durata, frequenza)
Raccordo con le politiche di gestione delle risorse umane
Valutazione di efficacia/impatto
Valutazione di efficienza
64
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⌦ Le principali determinanti che influenzano i processi di trasmissione
L’organizzazione della produzione
L’organizzazione del lavoro
Le strategie commerciali
I processi di trasmissione delle tacit skills sono firm specific
È dunque fondamentale collocare
la loro analisi all’interno del contesto organizzativo entro il quale
essi trovano realizzazione
⌦ Le condizioni del rapporto tra gli attori:
trasmettitore versus recettore
Processi relazionali empatici
Cultura del lavoro
Cultura del sapere, saper essere,
saper fare
Capacità di trasmissione e di apprendimento
Motivazioni e aspettative
65
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5. Dai risultati dei check-up aziendali all’azione
di sperimentazione fino alle figure chiave
emergenti.
Stefano Berdini-Sergio Botta, Fondazione Elios
66
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5.0 Gli obiettivi dei check up aziendali
•
Condividere i risultati emersi nel corso dell’analisi
•
Comprendere le esigenze legate al trasferimento delle competenze (ambito, soggetti,
processi, ecc.)
•
Identificare e coinvolgere le figure di possessore delle conoscenze (PC)
•
Identificare e coinvolgere le figure di destinatario delle conoscenze (DC)
5.1 Gli attori
Gli attori
•
PC = possessore delle conoscenze (funge da formatore al DC)
•
DC = destinatario delle conoscenze e dell’azione formativa specifica
•
TRAINER = Formatore (espleta la formazione al PC)
•
TUTOR = Formatore (facilita e supervisiona l’attività formativa del PC al DC)
5.2 I nuclei di conoscenze
I nuclei di conoscenze
nucleo conoscenze
(ambito formativo)
portatore di conoscenze
(PC)
destinatario di conoscenze
(DC)
sensibilità estetica
uomo prodotto - responsabile
qualità PF
operatori manovia –
modellisti
marketin g esperienzia le
direttori punti vendita
creativi –
addetti alla vendita
direttore commerciale - direttore marketing
agenti –
addetti alla vendita
presidio e gestione rete
vendita -orientamento al
cliente
coaching
consapevolezza diffusa dei
vincoli che caratterizzano le
diverse fasi
controllo e selezione materiali
direttori stabilimento - responsabile
risorse umane - capi fabbrica
capi reparto –
addetti
responsabili di funzione
capi reparto –
addetti
addetto ai pellami - addetto al
controllo qualità
operatori manovia –
tagliatori
67
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5.3 Lo schema della sperimentazione
Attività
Individuazione di PC e DC
a
1 fase di formazione in aula al PC
Soggetti coinvolti
Imprenditore – Analista Trainer -Tutor
Trainer - PC
a
2 fase di formazione
PC – DC - Tutor
dal PC al DC
a
3 fase di formazione al PC
a
4 fase di sperimentazione del DC
Tempi
1 gg. in azienda gen-feb/2009
½ gg. in aula mar/2009
3 gg. in azienda marapr/2009
Trainer - PC
PC – DC - Tutor
½ gg. in aula mag/2009
4 gg. in azienda maggiu/2009
Verifica formazione
PC – DC - Tutor
lug/2009
5.4 metodo: i punti di forza
•
La composizione del team interfunzionale (PC, DC, TRAINER e TUTOR).
•
Il coinvolgimento delle figure senior.
•
La sequenza temporale degli incontri.
•
La scelta di alcune tecniche di trasferimento che puntassero il più possibile al diretto coinvolgimento dei PC come docenti e mentori delle risorse da crescere.
•
Focalizzare il progetto di sperimentazione principalmente sui metodi di trasferimento
piuttosto che sui contenuti che sono essenzialmente latenti e taciti.
68
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5.6 Le difficoltà incontrate
•
Aspetti legati all’organizzazione delle aziende:
•
la difficoltà ad impostare il progetto formativo per l’evidente mancanza in molte
di queste di una funzione risorse umane in grado di coordinare e promuovere le
attività già complesse e difficili per definizione;
•
la cultura aziendale in generale, focalizzata più su aspetti tecnici ed operativi e
meno centrata sulle competenze nel senso più completo del termine;
•
•
l’indispensabilità delle persone da coinvolgere come PC che con molta difficoltà
si riesce a tener lontani dalla loro attività anche solo per poche ore;
•
la competenza vista essenzialmente come esperienza (riconosciuta) poco centrata sulle conoscenze (ritenute solo teoria) e per niente sulle capacità (relazionali,
gestionali, ecc.)
Aspetti legati all’organizzazione del progetto:
•
lo scarso coinvolgimento delle aziende e della proprietà riguardo al progetto;
molti imprenditori infatti non sono riusciti a comprendere la portata del progetto
(contenuti, risultati dell’analisi, livello di pubblicizzazione, ecc.);
•
i tempi limitati e in generale il calendario con la necessità di concentrare tutta la
sperimentazione in pochi incontri, soprattutto la formazione dei PC;
•
il limitato ed eterogeneo campione di aziende, non tanto per la tipologia di prodotto quanto per le dimensioni e l’organizzazione interna.
69
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5.7 Le modalità di trasferimento delle competenze
Gli obiettivi finali del percorso formativo
70
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5.9 Gli elementi del ruolo
71
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5.10 Un esempio di sperimentazione
•
Ambito: Progettazione ed Industrializzazione
•
Processo: sviluppo prodotti
•
attività svolte:
–
Descrizione del ruolo attuale
–
Mappatura del processo
–
Dettaglio delle attività
–
Identificazione e mappatura delle competenze per attività
–
Definizione del piano di formazione per il DC
–
Attività formativa specifica
72
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5.10.1 Descrizione del ruolo attuale
Ruolo
Direzione Industrializzazione
Posizione
Risponde alla direzione ufficio stile
Funzione
Assicurare la riproducibilità produttiva efficiente dei campioni e fornire il completamento
di tutta la documentazione tecnica necessaria per la realizzazione della produzione nel rispetto dei requisiti e delle specifiche di prodotto definite .
Attività
Collaborare con la Modelleria per la verifica della fattibilità d i processo e di prodotto del
modello approvato dall’ufficio stile in fase di progettazione per la fase orlatura e monitoraggio .
Collaborare con il capo fabbrica per la realizzazione fisica del campionario e per la messa
a punto della mano via per il montaggio.
Realizzare e suggerire eventuali aggiustamenti tecnici all’ufficio stile coordinandoli con le
modelle ria .
Garantire ai fornitori l’assistenza e le informazioni tecniche necessarie per la realizzazione
dei semilavorati a distinta base e dare il benestare (OK tecnico).
Essere responsabile d elle verifiche e d ei c o n tro lli dei prototipi del campionario in modo da assicurare la migliore efficienza e qualità del prodotto
Definire le istruzioni di lavorazione che sono opportune per l’attività produttiva.
Provvedere a definire in modo Completo i tempi standard e le attrezzature necessarie per
l’attuazione dei processi in collaborazione con il capo fabbrica.
Essere responsabile del completamento ed aggiornamento dei documenti tecnici e di controllo ed e i relativi contenuti necessari ad assicurare la corretta riproducibilità del prodotto nel rispetto dei requisiti definiti.
Supportare i vari operatori aziendali che utilizzano la documentazione tecnica e di controllo nel fornire tutte le spiegazioni del caso per assicurare il corretto utilizzo della stessa.
Seguire, in collaborazione con il personale di produzione ed il responsabile controllo qualità , l’andamento della qualità dei processi, i valori delle rese sui consumi previsti, al fin e
di individuare le criticità e proporre eventuali azioni di miglioramento ai processi produttivi.
73
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5.10.2 Mappatura del processo
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5.10.3 Attività e Priorità
Priorità Attività
DataInizio
DataFine
010
Analisi delle tendenze di mercato
06/04/09
19/04/09
020
Analisi Statistica del venduto
06/04/09
19/04/09
030
determinazione del valore di prodotto percepito
06/04/09
19/04/09
040
definizione del piano della collezione
20/04/09
26/04/09
050
Definizione del target price per gli articoli di prevendita e collezione
20/04/09
26/04/09
060
Definizione del costo obiettivo per gli articoli di prevendita e 20/04/09
collezione
26/04/09
070
Elaborazione dei budget di vendita con dettaglio dei volumi di 27/04/09
prevendita
31/05/09
080
Selezione strutture da recuperare dalle stagioni precedenti
27/04/09
03/05/09
090
Incontro di verifica sull’impostazione della collezione
27/04/09
30/04/09
100
Definizione delle nuove strutture
04/05/09
31/05/09
110
Realizzazione schizzi e disegni secondo il piano della collezione 11/05/09
impostato
07/06/09
120
Selezione modelli da presentare in prevendita
11/05/09
11/05/09
130
Definizione della campagna pubblicitaria sui modelli proposti in 18/05/09
prevendita
31/05/09
140
Realizzazione buste con indicazione materiali modelli in prevendita
18/05/09
24/05/09
150
Realizzazione prototipi per nuovi modelli in prevendita
18/05/09
24/05/09
160
Realizzazione scheda tecnica di prototipo in prevendita
18/05/09
24/05/09
170
Verifica del costo consuntivo per i prototipi degli articoli in prevendita 18/05/09
24/05/09
180
Presentazione e selezione dei prototipi in prevendita
18/05/09
24/05/09
190
Approvazione delle strutture e dei materiali per prevendita
18/05/09
24/05/09
200
Definizione degli abbinamenti per prevendita
18/05/09
07/06/09
210
Reazione schede tecniche campioni per prevendita
18/05/09
05/06/09
75
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5.10.4 Mappatura Competenze per Attività
AdA 1
D enom inazione
D escrizione
Lista attività
AdA 2
D enom inazione
D escrizione
Lista attività
AREE DI ATTIVITA’
Progettazione
L’area di attività consiste nella gestione della pianificazione del processo di
sviluppo di nuovi prodotti, dalla costruzione dei prototipi fino alla
produzione del campionario.
Definire il piano di progettazione della collezione
Definire, con la direzione ufficio stile, il piano della collezione
Selezionare le strutture da recuperare dalle stagioni precedenti
Definire ed impostare le nuove strutture
Visionare gli schizzi e i disegni realizza ti dagli stilisti secondo il piano della
collezione definito
Assegnare, insieme alla dire zione stile, i diversi disegni alle forme
individuate
Impostare e coordinare la realizzazione dei ricavi dei modelli dai disegni
Coordinare la realizzazione delle buste con indicazione dei materiali dei
modelli
Coordinare la realizzazione dei prototipi
Realizzare e suggerire eventuali aggiustamenti tecnici all’ufficio stile
coordinandosi con la modelleria.
Presentare i prototipi e selezionarli insieme all’uomo
Definire gli abbinamenti per la presentazione della collezione e le
configurazioni di prodotto (versioni e varianti)
Coordinare la realizzazione dei dati tecnici di prodotto (anagrafiche,
lavorazioni, schede tecniche)
Coordinare il lancio della produzione dei campionari
Industrializzazione
L’area di attività consiste nell’assicurare la messa in produzione dei nuovi
prodotti garantendo la gestione di tutta la documentazione tecnica di
prodotto e di processo su supporto c artaceo, informatico e materiale
Collaborare con la Modelleria per la verifica della fattibilità di processo e di
prodotto del modello approvato dalla progettazione per le fasi produttive.
Collaborare con la progettazione per la realizzazione fisica del campionario.
Verificare e controllare i prototipi e i campioni in modo da assicurare la
migliore efficienza e qualità del prodotto.
Definire le istruzioni di lavorazione per l’attività produttiva.
Provvedere a definire in modo completo i tempi standard e le attrezzature
ne cessarie per l’attuazione dei proce ssi.
Completare ed aggiornare i documenti tecnici e di controllo e dei relativi
contenuti necessari ad assicurare la corretta riproducibilità del prodotto nel
rispetto dei requisiti definiti.
Supportare i vari operatori aziendali che utilizzano la documentazione
tecnica e di controllo nel fornire tutte le spiegazioni del caso per assicurare il
corretto utilizzo della stessa.
Seguire in collaborazione con il personale produzione ed il responsabile
controllo qualità l’andamento della qualità dei processi, i valori delle rese sui
consumi previsti, al fine di individuare le criticità e proporre eventuali azioni
di miglioramento ai processi produttivi.
Curare l’emissione degli ordini per attrezzature
Confermare, mediante prova serie, l’OK tecnico per i componenti della
struttura
76
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5.11 Trasferibilità e possibili sviluppi
•
Il progetto può essere visto come un punto di arrivo per ciò che concerne la fase di ricerca ed indagine dei saperi taciti mentre un punto da cui ripartire riguardo la fase di
formazione che è stata essenzialmente una sperimentazione.
•
Molto importante estendere la possibilità di coinvolgere le figure senior come parte attiva della fase di formazione stessa, mettendo a punto tutta una serie di tecniche e strumenti in grado di valorizzare tali figure e renderle disponibili a svolgere sessioni di
formazione.
5.12
I 3 Profili individuati
I 3 Profili individuati
• RESPONSABILE PROGETTAZIONE E INDUSTRIALIZZAZIONE
• RESPONSABILE CONTROLLO QUALITÀ DI PRODOTTO E DI PROCESSO
• RESPONSABILE RETAIL
1
77
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I 3 Profili individuati
FORMAT PER DESCRIZIONE DEL PROFILO PROFESSIONALE
DESCRITTORE
CONTENUTO DEL DESCRITTORE
Denominazione
Profilo
Descrizione
…
Indicatori di contesto
…
AREE DI ATTIVITA’
AdA 1 Denominazione
Attività 1
Descrizione
…
Lista attività
…
AdA 2 Denominazione
Attività …
Descrizione
…
Lista attività
…
UNITA’ DI COMPETENZA
Denominazione
Profilo
UC
Prestazione attesa …
78
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I 3 Profili individuati
RESPONSABILE PROGETTAZIONE E INDUSTRIALIZZAZIONE
79
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FORMAT PER LA DESCRIZIONE DEL PROFILO PROFESSIONALE
DESCRITTORE CONTENUTO DEL DESCRITTORE
Denominazione RESPONSABILE PROGETTAZIONE E INDUSTRIALIZZAZIONE
Tale la figura professionale sovrintende l‘Ufficio Tecnico, in stretta collaborazione con l‘Uomo Prodotto, coordina tutte le risorse a sua disposizione (umane, tecniche e tecnologiche), tutto il flusso delle informazioni legate al processo di sviluppo prodotto ed industrializzazione, interfacciandosi con le varie funzioni aziendali coinvolte nel flusso di sviluppo, progettazione ed industrializzazione di prodotto.
Descrizione
Indicatori di
contesto
Il suo ruolo à quello di agevolare, razionalizzare e ottimizzare il flusso informativo ed ha la responsabilità di:
− gestire la pianificazione del Processo di Sviluppo di nuovi prodotti,
dalla costruzione dei prototipi fino alla produzione del campionario;
− assicurare la messa in produzione (industrializzazione) dei nuovi
prodotti garantendo la gestione di tutta la documentazione tecnica di
prodotto e di processo su supporto cartaceo, informatico e materiale.
A livello di organigramma la funzione si colloca in line alla direzione generale a livello di responsabile Ufficio Tecnico oppure in line all’Ufficio Stile
se intesa come progettazione. Come industrializzazione potrebbe essere inserita o in line all’Ufficio Stile o Modelleria oppure in staff alla Produzione.
Le relazioni interne saranno, come detto, principalmente con l’uomo p
rodotto, l’ufficio stile, la modelleria, la gestione prototipi e campioni e la
produzione.
Le relazioni esterne saranno soprattutto con stilisti, modellisti e fornitori di
materiali (pellami, fodere, tessuti) e componenti (forme, fondi, tacchi, ecc.)
80
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
AREE DI ATTIVITA’
Denominazione PROGETTAZIONE
Descrizione
AdA
1
Lista attività
L’area di attività consiste nella gestione della pianificazione del processo di sviluppo di
nuovi prodotti, dalla costruzione dei prototipi fino alla produzione del campionario.
− Definire il piano di progettazione della collezione
− Definire, con la direzione ufficio stile, il piano della collezione
− Selezionare le strutture da recuperare dalle stagioni precedenti
− Definire ed impostare le nuove strutture
− Visionare gli schizzi e i disegni realizzati dagli stilisti secondo il piano della collezione definito
− Assegnare, insieme alla direzione stile, i diversi disegni alle forme individuate
− Impostare e coordinare la realizzazione dei ricavi dei modelli dai disegni
− Coordinare la realizzazione delle buste con indicazione dei materiali dei modelli
− Coordinare la realizzazione dei prototipi
− Realizzare e suggerire eventuali aggiustamenti tecnici all’ufficio stile coordinandosi con la modelleria.
− Presentare i prototipi e selezionarli insieme all’uomo
− Definire gli abbinamenti per la presentazione della collezione e le configurazioni di prodotto (versioni e varianti)
− Coordinare la realizzazione dei dati tecnici di prodotto (anagrafiche, lavorazioni, schede tecniche)
− Coordinare il lancio della produzione dei campionari
Denominazione INDUSTRIALIZZAZIONE
Descrizione
AdA
2
Lista attività
L’area di attività consiste nell’assicurare la messa in produzione dei nuovi prodotti
garantendo la gestione di tutta la documentazione tecnica di prodotto e di processo
su supporto cartaceo, informatico e materiale
− Collaborare con la Modelleria per la verifica della fattibilità di processo e di
prodotto del modello approvato dalla progettazione per le fasi produttive.
− Collaborare con la progettazione per la realizzazione fisica del campionario.
− Verificare e controllare i prototipi e i campioni in modo da assicurare la migliore efficienza e qualità del prodotto.
− Definire le istruzioni di lavorazione per l’attività produttiva.
− Provvedere a definire in modo completo i tempi standard e le attrezzature necessarie per l’attuazione dei processi.
− Completare ed aggiornare i documenti tecnici e di controllo e dei relativi contenuti necessari ad assicurare la corretta riproducibilità del prodotto nel rispetto
dei requisiti definiti.
− Supportare i vari operatori aziendali che utilizzano la documentazione tecnica e
di controllo nel fornire tutte le spiegazioni del caso per assicurare il corretto utilizzo della stessa.
− Seguire in collaborazione con il personale produzione ed il responsabile controllo qualità ,l’andamento della qualità dei processi, i valori delle rese sui consumi previsti, al fine di individuare le criticità e proporre eventuali azioni di miglioramento ai processi produttivi.
− Curare l’emissione degli ordini per attrezzature
− Confermare, mediante prova serie, il benestare tecnico per i componenti della
struttura
81
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UNITA’ DI COMPETENZA
RESPONSABILE PROGETTAZIONE E INDUDenominazione
STRIALIZZAZIONE
In termini di competenze professionali questa figura deve possedere le
conoscenze e le abilità strettamente legate alla Progettazione, allo
Sviluppo prodotti e alle tecniche di lavorazione, comprendenti:
− la definizione del motivo (concept) della collezione
− il supporto nell’ideazione modellistica e nell’impostazione
della collezione.
− l’approfondita conoscenza delle tecniche di utilizzo dei materiali e delle conseguenti problematiche emergenti in fase di
lavorazione.
UC
Altre importanti competenze necessarie a svolgere il ruolo consistono
nelle capacità di “traduzione” di un disegno in un prodotto concreto, e
dunque nella capacità di concretizzare l’idea proposta dallo stilista in
un insieme di informazioni grafiche e tecniche che consentono la
produzione di una calzatura rispondente allo stile descritto dal disegno, ai criteri di calzabilità e ai vincoli produttivi ed economici
dell’impresa. Per farlo, occorrono:
− capacità di disegno, in piano e su volume
− conoscenza e capacità d’uso di sistemi CAD-CAM
− conoscenza delle caratteristiche e delle tecniche di misurazioPrestazione attesa
ne delle strutture e delle calzate
− conoscenza delle metodologie di impostazione e pianificazione
della collezione,
− conoscenze delle tecniche costruttive delle strutture e dei modelli e delle lavorazioni, dei materiali
− conoscenza del ciclo produttivo dei modelli e sua organizzazione, delle attrezzature e macchinari impiegati in produzione.
Dal punto di vista delle capacità, la figura deve sviluppare:
− le capacità relazionali, in quanto è chiamato ad interagire con
una molteplicità di soggetti per armonizzare le diverse esigenze che conducono alla realizzazione di una collezione
− le capacità realizzative, sono attribuibili al ruolo di attore organizzativo “trasversale” che gli viene assegnato, in quanto
sempre più spesso è chiamato ad attivarsi in prima persona
per far fronte alla complessità che caratterizza il processo di
creazione di una collezione.
Diventano pertanto fondamentali capacità quali la flessibilità
nell’adattarsi ai cambiamenti, il problem solving nell’analizzare e risolvere i problemi e nel proporre adeguate soluzioni.
82
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FORMAT PER PPER LA DESCRIZIONE DEL PROFILO ROFESSIONALE
DESCRITTORE CONTENUTO DEL DESCRITTORE
Denominazione TECNICO CONTROLLO QUALITÀ DI PRODOTTO E DI PROCESSO
Tale figura professionale, in collaborazione con il Responsabile Produzione, sovrintende
l’intero processo produttivo, coordina le risorse messe a disposizione (umane, tecniche e
tecnologiche) nonché tutto il flusso delle informazioni legate a tale processo, interfacciandosi con le varie funzioni aziendali coinvolte (responsabili di reparto) e supervisiona i controlli
qualità su materie prime, s/lavorati e prodotto finito.
Descrizione
Il suo ruolo à quello di collaborare con il Responsabile Produzione nel verificare il corretto
svolgimento dell’intero ciclo produttivo al fine di assicurare la qualità del prodotto finale.
In particolare, in collaborazione con il Responsabile Produzione, provvede a:
− verificare la correttezza dei cicli di lavoro in funzione delle lavorazioni richieste per le
diverse tipologie di calzature
− valutare il fabbisogno di manodopera necessario per eseguire le lavorazioni al fine di
rispettare i tempi di consegna
− definire il Piano dei Controlli Qualità da adottare per al produzione interna e per i controlli da effettuare all’arrivo dei semilavorati e/o dei prodotti finiti realizzati da terzisti
− predisporre metodi statistici per la raccolta, l’elaborazione e la presentazione dei dati
relativi ai controlli qualità effettuati durante ed al termine delle lavorazioni
A livello di organigramma la funzione si colloca in staff alla Direzione aziendale.
relazioni interne saranno, come detto, principalmente con il Responsabile Produzione e con i
Indicatori di Le
responsabili di reparto (taglio, orlatura montaggio, incollaggio, finissaggio e scatolatura).
contesto
Le relazioni esterne invece soprattutto con fornitori di materiali (pellami, fodere, tessuti) e/o
componenti (fondi, tacchi, ecc.) e con i terzisti di semilavorati e/o prodotti finiti per la verifica
della qualità delle forniture.
84
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POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
AREE DI ATTIVITA’
DenominaCONTROLLO QUALITÀ DI PROCESSO
zione
L’area di attività consiste nella gestione del controllo del processo di produzione,
Descrizione comprendente sia la realizzazione del prodotto finito che il corretto funziona-
AdA 1
Lista attività
mento dei relativi macchinari.
Collabora con il Responsabile Produzione per:
- Verificare con il Responsabile Programmazione Produzione per la definizione e verifica dei tempi standard e le attrezzature necessarie per
l’attuazione del processo produttivo
- Controllare i programmi di produzione in relazione al fabbisogno di manodopera al fine di rispettare i tempi di consegna
- Definire le istruzioni di lavorazione e di controllo che sono opportune per
l’attività produttiva
- Definire e supervisionare il corretto attrezzaggio dei Macchinari prima
dell’inizio della produzione da parte degli addetti incaricati
- Definire il Piano di Manutenzione preventiva sui macchinari e supervisionarne la corretta attuazione da parte degli addetti incaricati
- Intervenire tempestivamente per risolvere le non conformità di processo
emerse nel corso ed al termine delle lavorazioni
- Determinare le azioni correttive per migliorare la qualità dei processi
- Comunicare efficacemente con il personale addetto in produzione al fine
di creare un clima partecipativo tra le funzioni aziendali
DenominaCONTROLLO QUALITÀ DI PRODOTTO
zione
L’area di attività consiste nell’assicurare la qualità del prodotto finito prima del-
Descrizione la consegna al cliente inteso sia come qualità nell’assemblaggio/finitura dei
AdA 2
Lista attività
componenti della calzatura che come qualità del packaging.
Collabora con il Responsabile Produzione per:
- Definire il Piano dei Controlli Qualità specifici per reparto (taglio, orlatura montaggio, incollaggio, finissaggio e scatolatura)
- Definire il Piano dei Controlli Qualità specifici per gli addetti al controllo
qualità dei semilavorati (pelli tagliate e/o tomaie) e/o dei prodotti finiti realizzati dai terzisti
- Intervenire tempestivamente per risolvere i difetti presenti sulla calzatura
riscontrati dagli addetti al controllo
- Decidere circa la risoluzione da adottare per risolvere i difetti presenti
sulla calzatura (riparazione, rifacimento completo, 2° scelta)
- Elaborare statistiche periodiche relative ai difetti presenti sulla calzatura
riscontrati dagli addetti al controllo distinti per articolo, reparto, codice
difetto)
- Determinare le azioni correttive per migliorare la qualità dei prodotti
- Comunicare efficacemente con il personale addetto in produzione al fine
di creare un clima partecipativo tra le funzioni aziendali
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POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
UNITA’ DI COMPETENZA
TECNICO CONTROLLO QUALITÀ DI PRODOTTO E DI PRODenominazione
CESSO
In termini di competenze professionali questa figura deve possedere le
conoscenze e le abilità legate alle singole fasi del processo di fabbricazione di parti e componenti della calzatura comprendenti:
- le tecniche di taglio dei materiali (pelle, sintetico, tessuti)
- le tecniche di montaggio delle parti componenti una calzatura
- i diversi tipi di collanti e le modalità per un loro efficace utilizzo
- le varie tipologie di macchinari
Inoltre deve avere altri importanti competenze necessarie a svolgere il
ruolo quali:
- sapere definire un piano dei controlli qualità specifici per reparto
(taglio, orlatura montaggio, incollaggio, finissaggio e scatolatura) in base sia alla tipologia di lavorazione del fondo (AGO,
GOODYEAR, IDEAL, BLAKE) che della tipologia di calzatura da
realizzare (mocassino, stivale, sneaker, sandalo, etc.)
- sapere organizzare la raccolta e l’analisi dei dati relativi al proUC
dotto e/o al processo necessari per un’efficace gestione statistica
Prestazione atdegli stessi
tesa
Dal punto di vista delle capacità, la figura deve essere in grado di utilizzare efficacemente le leve della comunicazione interpersonale al fine di
creare un clima partecipativo tra le funzioni con le quali deve interfacciarsi (principalmente con il Responsabile Produzione e con i relativi responsabili di reparto).
Inoltre la figura deve essere in grado di tenere sotto controllo in situazioni critiche lo stress proprio e delle funzioni aziendali con le quali collabora assumendo il ruolo di leadership per intervenire tempestivamente a
risolvere queste ultime al meglio.
In ultimo, è di fondamentale importanza che tale figura, a fronte
dell’analisi dei dati relativi al prodotto e/o al processo, sia in grado di
proporre con sistematicità azioni correttive per migliorare la qualità
dei processi e/o dei prodotti.
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POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
I 3 Profili individuati
RESPONSABILE RETAIL
1
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
FORMAT PER LA DESCRIZIONE DEL PROFILO PROFESSIONALE
DESCRITTORECONTENUTO DEL DESCRITTORE
Denominazione RESPONSABILE RETAIL
Tale figura professionale, in collaborazione con la direzione commerciale, marketing e comunicazione, sovrintende e coordina
tutte le attività relative ai rapporti con i punti di vendita ed in
particolare si occupa della gestione dei flussi economici ed informativi e dello sviluppo della rete.
Descrizione
Indicatori di
contesto
Il suo ruolo è quello di collaborare con la direzione commerciale,
marketing e comunicazione nelle attività di coordinamento dei differenti aspetti della gestione: strategia commerciale, sviluppo,
comunicazione, realizzazione di nuove collezioni.
In particolare, provvede a:
− coordinare la rete diretta (punti vendita monomarca, franchising o gestiti direttamente) o indiretta (anche mediante
agenti di vendita);
− sviluppare del numero di punti di vendita;
− gestire dei flusso informativo da e verso il cliente finale ed
intermedio;
− gestire della comunicazione “in store” e del personale di
punto di vendita.
A livello di organigramma la figura si colloca, di norma, all’interno
della funzione commerciale. Va tuttavia osservato che a fonte di una
differente configurazione del canale distributivo prescelto e delle
specificità delle imprese esso può assumere ruoli e posizioni organizzative differenti.
Va comunque osservato l’importante ruolo che questo figura riveste
in termini di coordinamento di differenti aspetti della gestione (strategia commerciale, sviluppo, comunicazione, realizzazione di nuove
collezioni , ecc.): si configura un profilo professionale complesso sia
per le interrelazioni che per le conoscenze da sviluppare.
88
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
AREE DI ATTIVITA’
Denominazione SVILUPPO COMMERCIALE
L’area di attività consiste nella pianificazione e attuazione della
politica di sviluppo, attività con una valenza di assoluto rilievo nei
Descrizione
contesti di network di franchising.
- Ricerca e selezione dei punti di vendita.
- Valutazione e validazione della location anche mediante apAdA
positi strumenti di geomarketing (sviluppo di analisi per la
1
site evaluation)
- Rilevazione del beneficio di immagine della location (flaLista attività
gship store, concept store, ecc)
- Individuazione delle potenzialità della location
- Definizione del format commerciale
- Coordinamento del team di start up dello store
Denominazione GESTIONE DELLA RETE
L’area di attività consiste nella gestione dei flussi economici nei
confronti dei differenti punti di vendita; tale attività può essere realizzata con approcci differenti in relazione alla configurazione del
Descrizione
canale distributivo (punti di vendita monomarca, franchising, venditori diretti o indiretti)
- Realizzazione, in collaborazione con la direzione commerciale, della strategia retail pluriennale e degli interventi annuali da realizzare.
- Gestione delle politiche di sell-in e di sell-out.
AdA
- Definizione del budget commerciale di punto di vendita, mo2
nitoraggio controllo ed analisi degli scostamenti. (in alternativa) Definizione del budget commerciale di agente, monitoraggio controllo ed analisi degli scostamenti.
Lista attività
- Acquisizione degli ordini e definizione della politica assortimentale variabile per ogni store.
- Realizzazione delle politiche di incentivazione dirette ai responsabili dei punti di vendita o agli agenti.
- Razionalizzazione della politica distributiva mediante la gestione dei resi e degli invenduti, anche attivando sistemi per
il trasferimento orizzontale della merce e la eventuale collocazione nel factory outlet.
89
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
AREE DI ATTIVITA’
Denominazione
COMUNICAZIONE IN-STORE
L’area di attività consiste nella gestione delle attività di impostazione e controllo dello spa-
Descrizione
zio espositivo; di gestione, formazione, incentivazione del personale di punto di vendita; di
monitoraggio del flusso informativo.
Sulla base delle decisioni relative ai format distributivi (in alcuni casi formalizzate in strumenti
quali il book dell’immagine coordinata, il manuale del franchising, ecc.) il ruolo di questa figura è quello di definire, sulla base delle caratteristiche del punto di vendita, lo spazio espositivo.
In particolare:
-
lay-out delle attrezzature ed assortimentale (linee)
-
display
-
comunicazione interna ed esterna al punto di vendita
Inoltre, esso svolge un ruolo fondamentale nell’impostazione dell’attività di gestione delle risorse umane “in store”:
AdA Lista attività
2
-
selezione dei ruoli chiave
-
Inserimento
-
formazione (commerciale e su procedure)
-
Incentivazione
-
Valutazione
Tale attività può rivolgersi anche agli agenti in caso di reti di vendita indirette.
Una delle attività più rilevanti è quella di gestione del flusso informativo nelle due direzioni
(Azienda vs. punto di vendita e punto di vendita vs. Azienda), importante non solo per l’analisi
dei trend quantitativi controllabili real time (sell-in e sell-out in quantità e valore e per prodotto
e misura), ma anche per le informazioni strategiche come la percezione dei clienti sulla qualità
dei prodotti, dei prezzi, sulle tendenze moda, ecc.
90
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
UNITA’ DI COMPETENZA
Denominazione
RESPONSABILE RETAIL
In termini di competenze professionali questa figura deve possedere le conoscenze e le abilità
di natura commerciali e marketing, con un forte respiro interfunzionale.
Le aree di conoscenza possono essere, fra le altre, le seguenti:
- marketing di base
UC
Prestazione attesa
-
trade e retail marketing
-
analisi di mercato
-
geomarketing
-
CRM (Customer Relationship Management)
-
gestione degli strumenti di pianificazione e controllo delle vendite
Dal punto di vista delle capacità, la figura deve essere in grado di utilizzare efficacemente le
leve della comunicazione interpersonale al fine di creare un clima partecipativo tra le funzioni
con cui interagisce e soprattutto con i componenti della rete.
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
UNITA’ DI COMPETENZA
Denominazione RESPONSABILE RETAIL
In termini di competenze professionali questa figura deve possedere le
conoscenze e le abilità di natura commerciali e marketing, con un
forte respiro interfunzionale.
Le aree di conoscenza possono essere, fra le altre, le seguenti:
- marketing di base
UC
- trade e retail marketing
- analisi di mercato
Prestazione at- geomarketing
tesa
- CRM (Customer Relationship Management)
- gestione degli strumenti di pianificazione e controllo delle vendite
Dal punto di vista delle capacità, la figura deve essere in grado di utilizzare efficacemente le leve della comunicazione interpersonale al fine
di creare un clima partecipativo tra le funzioni con cui interagisce e soprattutto con i componenti della rete.
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
5.13
Collegamenti tra i 3 profili individuati con le figure professionali individuate
da Industria 2015
93
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5.14 Le nuove figure professionali
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
6. Analisi delle strategie di apprendimento e
sperimentazione percorsi formativi.
Temi chiave del progetto e indicazioni di policy
:Pier Giovanni Bresciani
- Coordinatore del Comitato tecnico Scientifico
101
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
6.0 Contesto di riferimento, articolazione, protagonisti e metodologia
6.1 PREMESSA
Scopo di queste note è quello di raccogliere un primo insieme di evidenze e di suggestioni emerse dal progetto in modo da alimentare la discussione nell’ambito del sistema degli
stakeholder coinvolti nel progetto con l’obiettivo di individuare indicazioni di policy da
adottare nei diversi contesti territoriali e nell’ambito del settore.
Accanto a queste indicazioni di policy, sarebbe necessario (e per nostra parte cercheremo
di contribuirvi) che il dibattito si concentri sulle problematiche connesse alla governance
che l’attuazione di queste politiche richiede. Innovazione delle policy e dei sistemi di governance, fondata sulla condivisione di progetti e sulla partecipazione efficace dei
network degli attori, costituiscono gli strumenti essenziali per il successo delle politiche
di sviluppo che assicurino la competitività del sistema delle imprese e l’occupabilità dei
lavoratori.
6.2 LE PRINCIPALI EVIDENZE
L’azione sviluppata conferma alcune delle principali acquisizioni del dibattito tecnicospecialistico degli ultimi anni, sia a livello europeo che nazionale.
La prima evidenza riguarda il ruolo strategico che la gestione delle conoscenze assume
nella conduzione delle imprese.
Si tratta di un tema molto ‘evocato’ nel dibattito degli ultimi anni, anche con locuzioni
molto ‘impegnative’ (knowledge management; apprendimento organizzativo; people
strategy; etc.), al quale come noto non corrisponde altrettanta ricorrenza nelle pratiche di
gestione concretamente attuate dalle imprese.
Nonostante questo, ed anzi proprio in ragione della consapevolezza della permanente distanza tra approcci/modelli e esperienze aziendali, sta maturando una convergenza di valutazioni sul fatto che l’identificazione, valorizzazione, innovazione, sviluppo e diffusione del sistema di conoscenze dell’impresa e della cultura che la caratterizza costituisca un
asset fondamentale (per alcuni, il principale) che ne determina le traettorie e le possibilità
di sviluppo competitivo.
102
REGIONE MARCHE
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
Questo significa riconoscere (come anche dalla ricerca emerge con forza) la centralità
dell’apprendimento, dello sviluppo e della acquisizione di competenze (conoscenze e capacità; ma insieme a ciò anche ‘modi di intendere’ il lavoro, atteggiamenti, ‘valori’, modalità di comportamento e di relazione, etc.) ai fini del ‘successo’ delle imprese (aziende
private, ma anche organizzazioni pubbliche), e di quei ‘sistemi locali di imprese’ che sono i distretti (ma non diversamente avviene per le filiere, le piattaforme produttive, le ‘reti lunghe’…).
I risultati del progetto confermano anche la diversa ‘qualità’ dell’apprendimento richiesto
dalla evoluzione dei diversi business aziendali nello scenario emergente (cambiamenti
culturali e degli stili di consumo; rightsizing a livello organizzativo; delocalizzazioni e rilocalizzazioni; internazionalizzazione e globalizzazione dei mercati; adozione di sistemi
di controllo e miglioramento della qualità; etc.) rispetto al modo in cui esso è inteso nella
tradizione ‘scuolacentrica’ del nostro Paese, e conseguentemente l’esigenza di un nuovo
e diverso rapporto tra mondo del lavoro e sistema di istruzione e formazione, se si intende (come è necessario) rispondere con successo alla sfida del ‘nuovo apprendimento’ che
lo scenario impone.
Si tratta di un apprendimento nel quale certo si alza la ‘soglia’ quanti-qualitativa delle
‘conoscenze’ richieste, ma nel quale cresce di importanza anche la qualità della ‘esperienza’ che le persone è necessario che ‘attraversino’ e maturino (e su cui siano in grado
di riflettere, e ne abbiano la concreta possibilità) sia per potere imparare le cose che per
molti motivi ‘in aula’ non si possono imparare, sia per fare in modo che ciò che si impara
in aula trovi applicazione, venga ‘testato’, e acquisti un significato diverso e più completo proprio perché ‘fa i conti’ con i problemi dell’agire in un contesto specifico, a fronte di
richieste e vincoli specifici (del mercato; dell’impresa; etc.), nell’ambito di relazioni specifiche, etc..
Il progetto conferma la ‘parzialità’ sia dell’aula che del contesto di lavoro quando vengano intese quali sedi esclusive per lo sviluppo di apprendimento e competenze; e, conseguentemente, conferma la crucialità di una progettazione ‘integrata’ dei percorsi di sviluppo professionale delle persone (come è tra l’altro proprio della logica del lifelong learning) se si intende raggiungere risultati di qualità (o come si dice a volte, con qualche
enfasi, di ‘eccellenza’).
Si conferma che occorre ‘più formazione nella esperienza di lavoro’, ma anche che occorre ‘più esperienza di lavoro nella formazione’, e che apprendere (e apprendere competenze, come ormai da anni si conviene necessario, con diversa accentuazione, in tutti i sistemi formativi ed in tutti i Paesi europei) è uno dei ‘processi’ cruciali del funzionamento
103
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LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
non solo delle persone ma anche delle imprese: processo al quale quindi occorre dedicare, da parte delle imprese, almeno altrettanta attenzione strategica, cura e risorse di quanta se ne dedichi normalmente ai processi percepiti come ‘strategici’ perché ‘hard’ (rispetto a quel processo ‘soft’ che nell’immaginario delle aziende è lo sviluppo delle risorse
umane).
La scoperta delle ‘competenze tacite’ (che vengono nitidamente ricostruite ed individuate
dalla ricerca, sia nella loro natura che nel loro sviluppo e nel loro presidio organizzativo)
fa emergere invece specularmente con grande evidenza la crucialità di quel ‘processo tacito’ che è il processo di apprendimento e sviluppo delle competenze: quel processo che
non è solo ‘intra-individuale’, ma che è anche aziendale e contestuale, e che è assolutamente vitale per lo sviluppo ed il successo delle imprese; ma che avviene in genere (in
particolare nelle PMI, ma il discorso è più generale) al di sotto della soglia di visibilità, e
quindi spesso sfugge dalla progettabilità intenzionale, come se esso potesse essere soltanto il risultato ‘incidentale’, implicito, della concreta organizzazione del lavoro e del
‘normale’ funzionamento organizzativo, e non invece (anche) del ‘disegno’ e del progetto: il che quindi rischia di relegare la gestione delle conoscenze, la istruzione e la formazione ad un ruolo limitato e marginale.
6.3 I TEMI CHIAVE DELL’INDAGINE
Molti sono i temi che emergono confermati, che sono definibili anche con termini-chiave
del dibattito tecnico-specialistico e socio-istituzionale corrente:
knowledge management: la crescente attenzione al processo mediante il quale
un’impresa costruisce, organizza, aggiorna, riproduce e socializza/diffonde al
proprio interno le conoscenze e competenze cruciali e ‘distintive’;
non formal e informal learning: la crescente consapevolezza della importanza
dell’apprendimento non formale e informale degli individui (e non solo dei curricoli di istruzione formali, quindi), e della sua ricostruzione, valorizzazione e riconoscimento (sia per il soggetto che per l’impresa);
competenza, e competenze ‘tacite’: la centralità del costrutto di competenza quale
riferimento per l’azione formativa, e quale ‘linguaggio comune’ e ‘moneta di
scambio’ tra sistema formativo, imprese, e sistema dei servizi per il lavoro; e la
consapevolezza della particolare rilevanza delle competenze meno formalizzate/formalizzabili (perché ‘automatizzate’; perché meno riconosciute/riconoscibili;
perché acquisite ‘inconsapevolmente’ o incidentalmente; etc.) ai fini della efficacia e della qualità dei comportamento lavorativo degli individui, e quindi della
performance delle imprese;
104
REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
learning vs training: il riconoscimento della crucialità del processo di apprendimento (processo letteralmente ‘vitale’ per le imprese), del quale l’istruzione e la
formazione ‘in aula’ (per come tradizionalmente la conosciamo) costituiscono
soltanto uno degli strumenti e delle modalità possibili; naturalmente, questo pone
il problema delle ‘condizioni’ di diverso ordine (individuale, organizzativo e ‘di
sistema’) in grado di favorire o ostacolare l’apprendimento, e pone quindi – come
ho altrove osservato – un problema di ‘ecologia dell’apprendimento’ e di ‘infrastrutture e dispositivi’ necessari per renderlo possibile;
riflessività e metacognizione: la crescente consapevolezza dell’importanza (proprio ai fini del miglioramento delle prestazioni, in ragione dell‘effetto’ di apprendimento e di sviluppo delle competenze che esse sono in grado di generare) di
pratiche formative e lavorative che aiutino le persone a riflettere sulle proprie
modalità di comportamento lavorativo (riflessività), ed in particolare sulle modalità di ‘ragionamento’ (metacognizione) adottate nell’esercizio del proprio ruolo;
workplace learning: la crescente consapevolezza della rilevanza del contesto
‘concreto’ di lavoro quale straordinaria (anche se ancora largamente sottoutilizzata) risorsa per favorire l’apprendimento: alternanza scuola-lavoro, laboratori, stage e tirocini, project work, work experiences e apprendistato professionalizzante
sono soltanto alcune della tante forme nelle quali il contesto di lavoro viene sia
‘pensato’ che concretamente utilizzato ai fini dell’acquisizione, della trasmissione
e dello sviluppo delle competenze;
learning transfer: l’attenzione crescente al processo di socializzazione e diffusione delle competenze dai ‘soggetti più esperti’ di una organizzazione (in alcuni
approcci definiti ‘best performers’) agli altri (es. neo-inseriti: il che richiama anche un principio di solidarietà intra-organizzativa e generazionale), come probelma cruciale delle organizzazioni ma anche delle politiche sociali (nella prospettiva dell’active ageing);
comunità di pratiche e apprendimento ‘situato’: la consapevolezza della necessità
di considerare anche la dimensione ‘costutivamente’ contestuale e collettiva
dell’apprendimento e della competenza (in ambienti specifici; in relazione a ruoli
concreti; a gruppi di lavoro specifici; etc.).
6.4 PRIME INDICAZIONI DI POLICY
Se quelli indicati sono i temi-chiave richiamati dai risultati del progetto, che ‘rendono ragione’ della sua rilevanza e ‘centralità’ rispetto alle questioni strategiche che sono da alcuni anni al centro del dibattito tecnico-scientifico e socio-istituzionale in Europa e nel
nostro Paese, quali sono invece le principali indicazioni che si possono trarre in prospet105
REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
tiva, in termini di interventi che i casi e le ‘buone pratiche’ analizzate mostrano opportuni/necessari, per i diversi stakeholders del sistema produttivo e formativo?
In questa nota, si propongono di seguito alcune suggestioni in forma sintetica, distinte
per ‘tipo di ambito’ nel quale si dovrebbe promuovere e/o realizzare gli interventi (ciascun tipo di ambito può poi rimandare a sua volta ad uno o più stakeholder specifici e a
diversi livelli d’intervento).
6.5 AMBITO DELLA COMUNICAZIONE CULTURALE (IN SENSO LATO)
•
Interventi volti a modificare l’immagine e la ‘rappresentazione sociale’ del lavoro
nell’ambito calzaturiero (mercati, clienti, ambienti, tecnologie, organizzazione,
figure e ruoli professionali, competenze, condizioni contrattuali, etc.)
•
Strategie di comunicazione sui diversi ‘media’ per famiglie e giovani
•
Informazione orientativa mirata ed ‘intenzionale’ (‘orientamento transitivo’)
•
Visite guidate e testimonianze in aula su buone pratiche e/o esperienze-casi di eccellenza
•
Tirocini orientativi
•
…..
6.6 AMBITO ISTITUZIONALE ‘DI SISTEMA’
•
Destinazione selettiva delle risorse finanziarie (per ‘Piani di sviluppo’)
•
Promozione di ‘reti/poli’ Università/imprese caratterizzate da ‘pari dignità’
•
Verifica della struttura e dei contenuti dei curricoli formativi insieme alle imprese
(figure, durata, competenze, struttura, etc.)
•
Politiche ed interventi di supporto al passaggio generazionale
•
Politiche ed interventi di orientamento
•
Politiche attive del lavoro e servizi per l’impiego (es. assessment per la preselezione)
•
Politiche di ‘cost sharing’ dell’innovazione
•
Implementazione di un sistema di validazione dell’apprendimento non formale e
informale, di certificazione e di riconoscimento dei crediti
106
REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
6.7 AMBITO CONTRATTUALE
•
Consolidamento della strategia dei ‘piani di formazione negoziati’ (cfr. Fondi Interprofessionali; ma anche FPC/FSE)
•
Interventi di sensibilizzazione delle imprese sul ruolo della formazione (e per
l’apprendimento) nella ‘catena del valore’ (senza limitarsi a ‘logiche di scambio’)
•
Riconoscimento formale (legislativo? contrattuale? economico?) per il ruolo di
senior/trainer
•
Politiche di gestione delle risorse umane ‘coerenti’ e a tutto campo: politiche retributive e di incentivazione; utilizzo appropriato dell’apprendistato professionalizzante (e di quello ‘alto’?); etc.
6.8 AMBITO ORGANIZZATIVO-AZIENDALE
•
Formazione per i responsabili aziendali su come si ‘struttura’ il processo di acquisizione, trasferimento e sviluppo delle conoscenze nei contesti di lavoro
•
Analisi dei ‘prerequisiti/condizioni’ per l’efficacia
•
Strutturazione di funzioni e ruoli specifici (non necessariamente ‘mono-dedicati’)
•
Strutturazione, articolazione e formalizzazione del processo e dei dispositivi
•
Adozione di metodologie diverse e sinergiche (‘blending’), e di diversi dispositivi:
-
affiancamento di un lavoratore esperto e tutorato
-
feedback
-
rotazione su più postazioni di lavoro
-
laboratori e simulazioni
•
Knowledge management, ma soprattutto ‘knowing management’ e ‘relations
management’ (le relazioni interpersonali professionali e il ‘capitale sociale interno’ come valore economico)
•
Organizzazione di ‘scuole aziendali’ (fino a forme di ‘corporate university’?)
•
Costruzione e sviluppo di relazioni strutturate con il sistema d’istruzione e di
formazione
107
REGIONE MARCHE
POLO FORMATIVO E TECNOLOGICO, SETTORE MODA-CALZATURE
LE AZIONI DI SITEMA NELLA REGIONE MARCHE
6.9 AMBITO FORMATIVO (ISTRUZIONE, FORMAZIONE PROFESSIONALE, UNIVERSITÀ)
•
Interventi per temi/aree critiche (es. passaggio generazionale; marketing e commercializzazione; innovazione di prodotto; sistemi per la qualità, etc.)
•
Interventi per figure-chiave (responsabili aziendali di gestione/sviluppo risorse
umane e personale; ma anche figure professionali strategiche: dai senior/trainer
alle figure specialistiche)
•
‘Didattica della pratica professionale’, centrata sulla esperienza (alternanza, stage,
tirocini, ‘lavoro su commessa’, etc.) e sulla ‘analisi del lavoro concreto’ (job analysis)
•
Utilizzo di metodologie plurime per l’analisi del lavoro ‘concreto’: osservazione;
intervista; thinking aloud; ‘istruzioni al sosia’; etc.
•
Formazione one-to-one (personalizzazione, affiancamento, tutorato, coaching,
mentoring, supervisione, etc.) e didattica ‘riflessiva’ e ‘metacognitiva’
•
Didattica laboratoriale
•
Apprendimento cooperativo e formazione ‘peer-to-peer’
•
PPL (Partecipazione Periferica Legittimata) e ‘scaffolding’
•
Metodologie di supporto al trasferimento delle competenze tra lavoratori
•
Testimonianze e casi aziendali ‘gestiti didatticamente’ in modo efficace
•
Partenariati scuola-formazione/impresa (es. con ‘scuole aziendali’) per progetti,
ma in prospettiva strategica di ‘prossimità’
•
Informazione e formazione dei dirigenti, progettisti, formatori sui diversi aspetti
dell’innovazione
Si tratta di prime suggestioni e indicazioni in vista sia della ridefinizione delle strategie
dei sistemi di istruzione e formazione sia della programmazione di politiche e di interventi ‘di sistema’ da parte degli stakeholders socio-istituzionali.
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Polo formativo e tecnologico per il settore calzaturiero