Semi di fraternità
Renza Guglielmetti
Ma voi non fatevi chiamare «rabbì»,
perché uno solo è il vostro Maestro e
voi siete tutti fratelli (Mt 23,8).
Qualcuno l’avrà senz’altro detto,
leggendo questa frase evangelica,
che Gesù era un idealista. E non si
può proprio dargli torto rivedendo
altri esempi tratti dalla stessa Bibbia
(Caino e Abele, Esaù e Giacobbe per
citare i casi più famosi) tanto per non
cercare nell’esperienza comune dove
ne troveremmo a bizzeffe di fatti che
smentiscono l’ideale di fraternità.
Ciò accade perché – spiega Giuseppe
De Rita, Segretario Generale della
Fondazione CENSIS – «tutti i meccanismi di tensione in una società
politica e in una realtà sociale sono
legati a una non condivisione o a una
negazione della fraternità. Partiamo
dal concetto che noi fratelli siamo necessariamente in conflitto perché coeredi di un’unica eredità. Quell’unica
eredità va divisa e questa divisione
Editoriale
Semi di fraternità
pag. 1
DOMANDE & (qualche) RISPOSTA
Il Dio in cui credo
pag. 4
flash dai centri
pag. 8
• Incremento richieste stampati
• Supplemento d’anima
• Ristampa del libretto: «Voi chi
dite che io sia?»
• Quasi un giallo...
• Incontro interreligioso
• Centro commerciale «Alba galleria»
• Campagna in città
• «Grafie dell’anima» sempre in
movimento...
• Continuità e novità
comunicazione & dintorni
Social Network (Reti sociali):
pag. 16
voglia di condivisione diciamolo con l’arte
Il duomo di Saluzzo
pag. 19
religioni culti magìa
Liberazione-salvezza nelle
religioni dell’oriente
pag. 23
è vissuta in modo conflittuale. Tutto
nel mondo è eredità, ma nella tra
smissione dell’eredità c’è una dimensione conflittuale molto forte. Tutti i
fratelli sono eredi di un’unica eredità
che non è facilmente divisibile e per
la quale sono pronti a combattere».
Tuttavia il fatto di appartenere alla
specie umana porta ogni persona a
intuire che se l’umanità ci accomuna, in umanità siamo tutti fratelli.
C’è una specie di avvertimento della
coscienza che spinge in quella direzione.
Oggi poi, in situazione di villaggio
globale e con possibilità di comunicare in tempo reale, il senso di fraternità viene avvertito sia nei confronti
di chi abita sottocasa come di chi
vive nei luoghi più lontani della terra.
La comunità umana si sta pian piano
evolvendo anche grazie alle moderne
tecnologie comunicative che creano
un mondo sempre più piccolo, un
mondo che puoi esplorare con il telecomando dei tuoi media domestici.
Su questa base antropologica Gesù ha
inserito il suo comando dell’amore
fraterno in modo esplicito e categorico, senza porre confini di parentela,
di etnia o di religione. Di qui l’originalità rispetto al Primo Testamento
dove il precetto dell’amore del prossimo espresso in quella sezione del
libro del Levitico chiamata “Codice
di Santità” che va dal cap. 17 al cap.
26 è comunque circoscritto all’interno del popolo di Israele. Il fratello da
amare è pertanto l’israelita. È possibile comunque ravvisare un ampliamento del concetto di prossimo nel
lo stadio greco della Bibbia, fiorito
nel giudaismo della diaspora, dove
il termine usato ha significato molto
ampio ed è traducibile con: il proprio simile, l’altro. Una scelta certo
non arbitraria da parte dei traduttori
del testo ebraico in greco, nella quale
si intravede l’avvio a un concetto di
prossimo senza più barriere. A partire
dalla predicazione di Gesù e soprattutto dal suo esempio di amore incondizionato verso ogni uomo, i rapporti
conflittuali tra i fratelli della razza
umana o appartenenti alla stessa etnia o religione non sono comunque
mai mancati. Ma, ugualmente, semi
di fraternità sbocciati per quel sentimento di universale fraternità che
ci accomuna o per assunzione consapevole del precetto del Maestro di
Nazaret, sono stati registrati in ogni
epoca della storia. Qualche esempio
attuale.
Il 27 ottobre prossimo ad Assisi,
per iniziativa di Benedetto XVI, ci
sarà il quarto incontro interreligioso rivolto ai «fratelli cristiani delle
diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del mondo e,
idealmente, tutti gli uomini di buona
volontà» per una giornata dedicata
al tema Pellegrini della verità, pellegrini della pace. Come i tre incontri
precedenti di preghiera (1986, 1993
e 2002) anche questo ha lo scopo di
offrire al mondo la testimonianza che
le religioni sono oggi, diversamente
che in passato, capaci di dialogo, di
fraternità e di pace.
Dal 2 al 4 febbraio, a Washington,
si è celebrato il 59º National Prayer
Breakfast, tradizionale “Colazione
di preghiera” organizzata da senatori
e congressisti USA e da rappresentanti del potere insieme al presidente Barack Obama. In questi giorni i
circa 2000 invitati si sono confrontati
per mettere a punto collaborazioni internazionali su progetti di solidarietà,
sviluppo e promozione umana; iniziative che non riescono a passare
attraverso le diplomazie ufficiali.
Nel Giappone dopo-tsunami si riscontra un risveglio dei valori
spirituali in una società normalmente considerata interessata solo alla produzione e al
profitto. Racconta P. Olmes
Milani, missionario scalabriniano, che la gente si ferma
di più a pregare nei templi
e anche le chiese cattoliche
sono frequentate da persone
non cattoliche per la preghiera. Crescono fraternità e solidarietà e anche una migliore
disposizione verso gli stranieri, compresi i Paesi ostili, dai
quali sono arrivati gli aiuti.
Dopo l’escalation di violenze contro i cristiani dell’Iraq,
culminati con la strage nella
cattedrale di Baghdad dello
scorso 31 ottobre e quello della chiesa copta di Alessandria
d’Egitto il 31 dicembre, i leader musulmani del Paese si
sono recati dall’arcivescovo caldeo
di Kirkuk mons. Louis Sako per gli
auguri di buon anno ma soprattutto
per portare la loro solidarietà ed
esprimere la loro condanna e il loro
sdegno per gli attentati. Uno di loro
ha affermato che “Un Iraq senza cristiani non è Iraq” e un altro ha detto
che “non si possono dimenticare le
proprie radici” poiché la sua tribù era
cristiana prima dell’arrivo dell’islam
nel VII secolo.
Nota. Per alcune informazioni mi sono avvalsa di www.laperfettaletizia.com, quotidiano
online.
Il nuovo manifesto di InformaCristo
DOMANDE & (qualche) RISPOSTA
Il Dio in cui credo
a cura di Fiorella Danella
Nel numero precedente abbiamo
esaminato le motivazioni di Carlo
Molari sul tema «Il Dio in cui non
credo»; proseguiamo adesso, sempre
con il medesimo autore, il discorso
su «Il Dio in cui credo». L’argomento ci è parso molto interessante
e per questo vogliamo condividerlo
con i nostri lettori.
Il Dio della vita.
Gesù ha detto in modo molto chiaro
che «per Lui (cioè per Dio) tutti vivono»: Dio non è Colui che tutto ha
creato, che tutti ha fatto nascere, ma è
Colui per il quale tutti vivono. Paolo
(At 17,28) riprende questa idea: «In
lui ci muoviamo, esistiamo e siamo».
Gesù stesso (Gv 10,10) dice: «Sono
venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in pienezza». Pienezza non vuol
dire compimento, vuol dire in tutte le
situazioni esserci totalmente, essere
totalmente pieni. Però la pienezza di
un giorno non basta al giorno dopo,
perché siamo in processo. Ogni giorno
dobbiamo aprirci a una forza nuova
di vita che fino al giorno prima non
potevamo accogliere. Su questo punto
c’è un equivoco emerso più volte. Dio
non è il Dio della vita perché è intervenuto affinché cominciasse la vita.
La vita è cominciata perché l’energia
creatrice è talmente forte che attraverso gli elementi stessi della natura è
riuscita via via a formare realtà più
complesse. È la natura stessa che ha
dato origine alla vita. Dio è il Dio della vita perché continuamente alimenta
la vita, per cui può far fiorire in noi
qualità nuove, perché la sua presenza
contiene ricchezze non ancora espresse, perché non abbiamo avuto il tempo sufficiente o perché abbiamo avuto
resistenze.
Una delle ragioni fondamentali della speranza è che la presenza di Dio
creante non sia ancora stata «sfruttata»
(permettete questi termini così banali) pienamente. Non abbiamo avuto il
tempo necessario: è da poco tempo che
siamo sulla terra e riusciamo a camminare nella vita soltanto a piccoli passi.
[…] Questo vuol dire credere nel Dio
della vita: credere nell’esistenza di
una fonte grande, ricca, profonda.
Il Dio della misericordia.
Questo tratto specifico della rivelazione di Gesù, era presente già nella tradizione profetica, ma Gesù l’ha assunto e l’ha portato a traguardi estremi.
Matteo due volte (9,13 e 12,67) cita
il testo di Osea (6,6): «Misericordia io
voglio e non sacrificio». Già Geremia
(31,34), parlando della nuova allean-
DOMANDE & (qualche) RISPOSTA
za, aveva detto: «Perdonerò la loro
iniquità, non mi ricorderò più dei loro
peccati». Chiediamoci allora cosa vuol
dire questo, perché molte volte noi intendiamo queste parole in senso giuridico, come se esercitare misericordia
volesse dire assolvere giuridicamente:
«va bene, non sei responsabile», oppure: «faccio conto che tu non abbia
fatto quello che hai fatto».
No, dire che Dio è misericordia vuol
dire che ci investe di una forza di
vita, di un amore, proprio in rapporto
al vuoto che noi abbiamo prodotto col
peccato, col male, con l’insufficienza,
con l’inadeguatezza. Per cui si potrebbe dire (certo, è un antropomorfismo)
che l’amore di Dio può esprimersi in maniera più ampia quando c’è
maggiore vuoto, perché c’è maggiore
accoglienza. In questo senso il peccatore è in grado di accogliere l’amore
di Dio, di percepirlo in modo molto
più vivo e più intenso di uno che è
cresciuto quotidianamente nell’armonia e Dio quasi non lo ricorda. […]
E può darsi che noi siamo in questa
condizione: apparteniamo a strutture
sacre, frequentiamo la Chiesa, abbiamo momenti di preghiera, ma proprio
per questo motivo è possibile che ci
troviamo in aridità spirituale, incapaci
di accogliere l’azione di Dio e riconoscerla, di giungere a quella carica che
consente di diffondere la forza della
vita attorno a noi.
«Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro» (Lc 6,36). È
la misericordia che ci rende figli: noi
cresciamo come figli nella misura in
cui siamo in grado di esprimere misericordia, cioè di avvolgere di amore
coloro che si trovano nel male e che
fanno il male.
Questo punto per noi è difficile, perché
noi ci riteniamo capaci di giudicare e
di condannare: in tante situazioni quotidiane mettiamo in circolo dinamiche
negative quando incontriamo persone
che fanno il male. Arrabbiarci, inveire vuol dire lasciarsi sommergere
dal male e amplificarlo. Altro è fare
Pubblicazione di InformaCristo
DOMANDE & (qualche) RISPOSTA
una denuncia che abbia una carica
d’amore, una volontà di bene, altro è
farla con una volontà di disprezzo, di
condanna, di emarginazione. È molto
delicato questo passaggio, perché noi
ci riteniamo in dovere di essere aggressivi nei confronti di chi fa il male,
ci riteniamo in dovere perché il male
è da condannare.
Ma nella prospettiva della misericordia di Dio il male è da redimere: Dio
non condanna, non punisce, redime
amando: «Perdonerò la loro iniquità,
non mi ricorderò più del loro peccato». C’è una espressione di Christian
Senzerre che mette in chiaro la difficoltà che noi abbiamo di amare quando l’amore sembra infecondo («a che
serve?»), perché dopo veniamo emarginati. Occorre aver fatto l’esperienza
del perdono, per scoprire la capacità
e la forza di perdonare. «L’avventura
dell’amore implica di saper portare
il fallimento e lo scacco. A dispetto
di tutto si trova presto o tardi il confronto con l’inaccettabile, la notte, il
non senso totale, la perdita del senso:
a che serve amare? Davanti alle tre
croci innalzate della Pasqua, chi non
si è chiesto: “dato che Egli ha la stessa
sorte dei ladroni, a che cosa gli è servito amare?”». Però di fronte al vuoto
della tomba, di fronte alla storia che è
nata da quella tomba vuota, appare a
che cosa sia servito amare. Passando
attraverso quel vuoto, quel nulla, quell’insensatezza delle tre croci innalzate,
in cui i ladroni e il giusto erano allo
stesso livello, la storia registra i frutti
di quell’amore che ha seminato la forza di vita. E se noi ancora oggi siamo
qui, se ancora oggi ci raduniamo nel
suo nome, è perché quell’amore è stato così fecondo che ha attraversato i
millenni e ancora ci tocca.
Noi invece vorremmo che subito, di
fronte al male, ci fosse il successo del
nostro amore, che di fronte alla violenza già il nostro amore diventasse il
cambiamento profondo della società.
Siamo incapaci di morire, siamo incapaci di vedere il fallimento, perché
non crediamo nell’amore. […]
Il Dio della resurrezione.
La resurrezione non vuol dire prendere le molecole del corpo e portarle
altrove, vuol dire entrare in una modalità nuova di esistenza, quella che ha
fatto fiorire lo Spirito. Credo realmente che questo modello sia per noi oggi
necessario: siamo chiamati a diventare
spirito, cioè quell’energia che il nostro corpo deve pian piano far sorgere come strutture spirituali, che sono
le strutture di una modalità nuova di
esistenza che non sappiamo cosa sia.
Avere fede significa cogliere che la
forza che ci attraversa contiene delle
possibilità che già esercita in funzione
di un futuro che noi non possiamo ancora anticipare. Per questo il pellegrinaggio della ragione non è sufficiente,
perché la ragione vorrebbe dire: che
DOMANDE & (qualche) RISPOSTA
cosa sono? a cosa servono? È come
se il feto nell’utero materno si chiedesse: a che cosa servono i polmoni?
Non lo puoi sapere adesso, lascia che
crescano, poi vedrai.
Così le nostre dimensioni spirituali, la
nostra capacità di amare a cosa serve
se non ottengono nulla, se la storia
continua come prima? Vedrai a cosa
servono: vivi, abbandonati.
Il Dio della resurrezione non vuol dire
il Dio che ha preso il corpo di Gesù e
l’ha portato altrove. Non sappiamo. Io
credo che l’amore che Gesù ha esercitato sulla croce, amando in una situazione di violenza, di odio, di emarginazione, di abbandono, è stato di una
potenza tale che qualcosa di diverso
doveva accadere. Se questo è avvenuto, quel tipo di amore non poteva
finire con un grido angoscioso, come
dice Marco, un grido inarticolato.
La conseguenza importante per noi è
che, come dice Paolo, “se lo Spirito
di Colui che ha resuscitato Gesù dai
morti abita in voi, Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita
anche ai vostri corpi mortali, per mezzo del suo Spirito che abita in voi”.
Il Dio dello Spirito in cui crediamo
ha quell’energia potente per cui anche
noi possiamo crescere nella dimensione spirituale e diventare figli. In questa prospettiva la resurrezione non è
un miracolo, è il quotidiano. Siamo
chiamati a diventare spirito.
Se realmente siamo chiamati a diventare figli, […] allora noi ci troviamo
di fronte a una responsabilità enorme,
perché questo passaggio dalla materia allo spirito non avviene in modo
deterministico, solo con il passare del
tempo: non è invecchiando che si sviluppano le dimensioni spirituali della persona. La dimensione spirituale
deve essere curata, accolta, seguita.
Se questa è la nostra condizione la
domanda che ci siamo posti sull’immagine di Dio diventa un’altra: qual
è l’atteggiamento da sviluppare perché
quella forza di vita in noi possa fiorire nella dimensione spirituale? Non è
“quale immagine di Dio abbiamo?”,
ma “quale rapporto con Dio viviamo,
così da diventare figli del Dio della
vita, del Dio della misericordia, del
Dio della resurrezione?
Se questo è vero, il silenzio e la preghiera hanno un grande valore per noi.
Ci consente di metterci in sintonia con
quella forza di vita che in noi diventa
parola di misericordia, parola di vita,
parola di resurrezione. Dovremmo
avere nella giornata e nell’orizzonte
costante della nostra vita, la ricerca di
questa sintonia, il sapere che è in gioco, al profondo nella nostra realtà, una
forza tale che può farci diventare figli
di Dio, come lo è diventato Gesù.
(Testo non rivisto dall’autore)
Carlo Molari, Il Dio in cui credo, in
«Oreundici», marzo 2011, pp. 19-23.
FLASH DAI CENTRI
Torino
Lidia Belliardo
Incremento richieste stampati
ASSOCIAZIONE INFORMAZIONI SU CRISTO
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Corso Giolitti 21
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10125 Torino
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fax 011 540681
16124 Genova tel. 010 2465085 fax 010 2465085
12100 Cuneo
cell. 333 3901053
[email protected] iniziativa cattolica • non commerciabile
… e da Superga nel festante coro
de le grand’Alpi la regal Torino…
Mi è venuto in mente questo passaggio
della poesia Piemonte di Carducci l’altra sera, quando il responsabile della
basilica di Superga ha telefonato per
richiedere altro materiale dell’Associazione: «Sa, qui la scorta è finita, il
materiale va via velocemente…».
Bello! Molti turisti vengono a Torino
in occasione del 150° dell’Unità d’Ita-
La nuova edizione del libretto
lia. Superga è un grande richiamo sia
storico che artistico e i visitatori, tra
tante altre cose interessanti, vi trovano
anche un punto luce di InformaCristo. Niente di meglio che fornirsi dei
messaggi gratuiti ivi esposti e leggerseli poi con calma al mare, ai monti o
nelle loro abitazioni.
Supplemento d’anima
È venuto a farci visita un giovane di
Arezzo, incuriosito dalla pubblicità vista in giro per Torino e poi concentrata
su porta e finestra della sede dell’Associazione. Desiderava capire di che cosa
si tratta, chi siamo e perché facciamo
queste cose.
Ne è nata un’amichevole conversazione. Ha raccontato la sua esperienza.
Con un gruppo di amici si trovano
tre volte la settimana a casa sua per
pregare insieme. Stufi di tante chiacchiere inutili ritengono che il mondo
ha davvero bisogno di “un supplemento d’anima”, di spiritualità e di fede.
Amici di S. Francesco che, secondo i
Fioretti, proprio ad Arezzo ha cacciato
i demoni (vedi lo splendido dipinto di
Giotto nella Basilica Superiore), pensano che il male si combatta soprattutto con la preghiera. Ma si impegnano
anche nella Caritas e in altre opere
umanitarie.
FLASH DAI CENTRI
Paolo, è questo il nome del nuovo amico, ha voluto sapere molte cose relative alle origini di InformaCristo, in
particolare chi è stato il Fondatore. Si
è molto rallegrato nel sapere che fosse un Francescano Cappuccino e che
fosse stato in relazione anche col suo
grande amico Padre Flavio Carraro.
Ha lasciato l’indirizzo per ricevere il
«Foglio di Collegamento» e magari
farne oggetto di riflessione con i suoi
amici.
Nuova edizione del libretto:
«Voi chi dite che io sia?»
Era sempre con rincrescimento che in
questi ultimi tempi si doveva limitare
l’offerta del libretto «Voi chi dite che
io sia?» perché in esaurimento. Ora
finalmente è in ristampa, riveduto e
aggiornato.
Notiamo con gioia che i due libretti: La
notizia Gesù e Voi chi dite che io sia?
sono i più ricercati. A qualcuno non
par vero di potersi servire liberamente
dall’espositore fuori dalla porta della
sede e magari entra per domandare se
davvero li può prendere.
Nonostante tutto la persona di Gesù
esercita sempre una grande attrattiva,
non solo sui credenti ma anche su
quanti cercano la verità e il bene.
L.B.
Quasi un giallo…
Ora vi racconto un fatto veramente incredibile che ci è successo il giorno
che siamo andati a cambiare il manifesto dell’Associazione Informa Cristo, nella bacheca situata al Sacro Monte di
Belmonte, sopra Cuorgnè.
Siamo partiti in quattro. La giornata è
molto bella e già in precedenza avevamo deciso di portarci qualcosa da picnic per poter approfittare del bel tempo.
Già in auto decidiamo di recarci subito
dove c’è la bacheca per poter fare il lavoro per cui avevamo fatto il viaggio e,
poi in seguito avremmo pensato a trovare un posto tranquillo per fare pranzo.
Appena giunti di fianco al Santuario
e mentre si procede nella discesa per
arrivare sul posto con nostra gran meraviglia e stupore ci accorgiamo che
dove doveva esserci la bacheca, questa
non c’era più, era sparita…!! Ma come
mai? Cosa sarà successo? Non piaceva
a qualcuno? Quante domande ci sono
frullate nella testa in quel momento!
Scendiamo dall’auto e vediamo che nel
pezzo di muro erano rimasti in alto i
ganci che tenevano appesa la bacheca,
parliamo tra di noi per capire dove sia
finita la nostra vetrinetta. Allora decidiamo di entrare in Chiesa e andare a
suonare in sacrestia, dove c’è solo una
persona che non sa nulla di questo fatto e ci dice di ritornare più tardi per
parlare con qualche frate.
A questo punto un po’ preoccupati e
rattristati per questo fatto, ci mettiamo
a fare pranzo, ma mentre stiamo per
finire, arriva un frate dal convento e ci
tranquillizza e ci spiega che nel mese
di febbraio con l’ultima nevicata, con
il mezzo spazzaneve veniva aggancia
FLASH DAI CENTRI
FLASH DA ALBA
ta la bacheca e fatta cadere, quindi la
persona che aveva procurato l’incidente giustamente si era offerta di ripararla e in seguito riportarla al suo posto. Così il frate si fa consegnare il nuovo
manifesto e le locandine, dicendoci che
ci avrebbe pensato lui a sistemarle.
Proseguiamo nella passeggiata e mentre
siamo ancora lì sul piazzale, vediamo
che arriva un fuori strada con cassone
aperto e ci facciamo da parte sulla strada per farlo passare e, con nostra sorpresa si ferma proprio nel posto dove
c’era la bacheca. Scendono due uomini
e una donna e incominciano a trafficare
sul muro, controllano i tasselli… mah!
cosa fanno!?! Allora ci avviciniamo e ci
presentiamo e loro ci dicono che sono
venuti su a riportare la bacheca riparata
e ripulita e ci fanno vedere che è proprio
lì nel cassone. Quasi non credevamo ai
nostri occhi, eravamo felici di quello
che stava succedendo, così un tassello
qui, una vite là, in un momento ecco di
nuovo appesa al muro la nostra bacheca
anche con il panno blu rimesso a nuovo. A questo punto ritorna il frate con
il manifesto e le locandine per poterle
sistemare dentro, anche lui stupito che
proprio nella stessa giornata ci siamo
ritrovati tutti insieme!!! Abbiamo tutti
pensato che questa cosa che ci è capitata
è un segno che Qualcuno vuole che la
bacheca stia in quel posto!
Ines Piatto
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Incontro interreligioso
Nel mese di aprile, subito dopo la Pasqua, sono stata contattata dall’Islam.
Hanno notato i manifesti «TU ESISTI…» che erano affissi per le vie di
Alba e un incaricato musulmano (italiano) ha domandato informazioni sull’Associazione ed ha chiesto se poteva
avere una nostra locandina. Ci siamo
trovati per parlare, ho dato due locandine e vari tazebao e sono stata invitata
ad un incontro interreligioso a cui ho
partecipato.
Il tutto è iniziato con una conferenza
di una giovane musulmana (dedita alla
vita spirituale) che ha illustrato molto bene la figura di Maria: vergine,
madre e… rivoluzionaria. È seguito
il film «Maria, la prescelta secondo il
Corano», molto interessante come interpretazione artistica, tema musicale,
voce narrante, personaggi (specialmente Zaccaria e Maria). Certo, il film era
pieno di narrazioni fantasiose (vedi
vangeli apocrifi…), poco aderenti alle
fonti storiche, ma era un bel film da cui
si potevano capire, tra le righe, molte
cose sull’Islam. Peccato che c’era pochissima gente e si era fatto tardi, perché si sarebbe potuto dialogare dopo
la proiezione. Era presente un padre
comboniano e don Rocca di Alba per
l’associazione «migrantes».
Il musulmano che ha parlato con me
ha notato la bellezza della grafica pub-
FLASH DAI CENTRI
blicitaria (manifesti) e l’originalità dei
nostri messaggi, considerati molto utili
e significativi (parole sue)…
tavano di trovare in un luogo simile,
e leggono qualcosa che fa riflettere
seriamente…
Centro commerciale
«Alba galleria»
Campagna in città
La nuova vetrina è un punto luce
molto ampio e luminoso, presenza silenziosa, ma assai visibile e invitante
per tutti quelli che passano e sono
tanti… vanno al Centro commerciale
per fare shopping e incontrano (nel
manifesto) Qualcuno che non si aspet-
Verso la metà di luglio c’è stata la campagna estiva manifesti, durata un mese.
Sui muri della città e nelle vetrine è
comparso «DIO sotto l’ombrellone»
per ricordare a tutti che LUI è SEMPRE CON NOI, anche quando siamo
in vacanza.
Elena Cillario
Alba - Il “punto luce” al centro commerciale
11
FLASH DAI CENTRI
Cuneo
Mirella Lovisolo
«Grafie dell’Anima»
sempre in movimento...
Concluso il ciclo dei 7 incontri culturali-biblici programmati di cui si
è parlato, l’Associazione InformaCristo ha portato in nuovi centri
il proprio annuncio con la Mostra
«Grafie dell’anima».
I parroci dell’“unità pastorale Oltrestura” nella Diocesi di Alba, due
zelanti sacerdoti, il prof. don Massimo Scotto e don Renato Oggero
Norchi, hanno richiesto ed esposto
a marzo nella parrocchia di Roreto di Cherasco con creatività e
semplicità di mezzi, i pannelli catacombali. Sono stati illustrati da
noi nel corso di due conferenze
per la preparazione alla Pasqua e
al Congresso eucaristico di Ancona. È stata un’esperienza fresca e
davvero entusiasmante. Notevole
Quiliano – Chiesa di San Pietro in Carpignano
12
FLASH DAI CENTRI
la partecipazione della popolazione
proveniente dalle quattro parrocchie (Roreto, Bricco, Cappellazzo,
Veglia) che, abituata allo spirito di
iniziativa e all’apertura dei loro sacerdoti, hanno dimostrato molto interesse per questa nuova catechesi
culturale fatta di immagini e per le
proposte dei dépliant di InformaCristo.
La mostra e i libretti di InformaCristo hanno avuto un buon successo
di pubblico. Ci sono state persone
che sono state colpite dal “di più”
che la mostra “d’arte” propone, della voglia di Cristo che comunica e
che raggiunge il cuore. Ci sono stati
dialoghi molto significativi e incontri molto belli. Purtroppo i ragazzi
delle scuole non hanno potuto partecipare essendo ormai fuori tempo.
Per le scuole si delinea, in prospettiva, una mostra a Savona, a ottobre, nel chiostro della cattedrale, in
A Quiliano (SV) dal 29 aprile al 15 maggio la mostra ha trovato posto
nella sala espositiva presso il sito
archeologico di San Pietro in Carpignano, una
suggestiva costruzione di
recente fattura accanto alla
chiesina altoromanica sorta
in mezzo ai pioppi su un
fundus romano cristianizzato. La gente del luogo
veniva per vedere la chiesa
aperta (finalmente!) e per
vedere la mostra. L’inaugurazione, molto partecipata, è stata una cosa bella.
Oltre alla presentazione del
Sindaco e dell’amico dott.
Coccoluto, ha partecipato
il vescovo di Savona mons.
Lupi che, sottolineata l’importanza dell’iniziativa, ha
anche seguito tutta le presentazione del percorso.
Mons. Lupi all’inaugurazione della Mostra
13
FLASH DAI CENTRI
tempo adatto per le programmazioni. Mons. Vescovo ci ha assicurato
il suo appoggio per il luogo.
Su richiesta del Vescovo di Saluzzo Mons. Guerrini i dieci pannelli
della mostra su «L’eucaristia nell’arte catacombale» sono stati resi
disponibili per i parroci che ne fanno richiesta. Il parroco di Busca
(CN) don Enzo Conte li ha voluti
in concomitanza con il Corpus Domini ed esposti nella parrocchia. A
settembre gli stessi andranno su richiesta del parroco don Marco Testa
a Verzuolo (CN), in occasione della
festa parrocchiale.
Dal 17 agosto, ore 21, a fine mese
la mostra è stata aperta a Finale
Ligure nei locali del Museo Archeologico, l’ex chiesa di Santa
Caterina. Siamo stati invitati dall’Associazione «Centro Storico del
Finale» nell’ambito dell’iniziativa
«Viaggio nel Medioevo», una premiatissima manifestazione che ogni
anno apre a migliaia di visitatori. A
dopo le notizie.
Sono in programma altre uscite in
Liguria di cui daremo notizia. Intanto rinnoviamo sempre il ringraziamento all’Istituto Internazionale Studi Liguri per la collaborazione e il prestito dei pannelli sulla
Liguria.
Quiliano - Sala espositiva
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FLASH DAI CENTRI
Genova
Laura Rossi
Continuità e novità
A Genova i nostri manifesti “stendardo” cioè di grandi dimensioni, sono
per 365 giorni all’anno sotto gli occhi di tutti. Speriamo che dagli occhi
passino alla testa e poi al cuore…
Al momento ce ne sono quarantuno,
affissi in luoghi del centro storico
e in incroci molto frequentati, dalla
stazione Principe a Castelletto, da
piazza Caricamento a piazza Corvetto, da Via V Maggio (Quarto) a
Via Caprera.
Con l’inizio dell’estate il nostro collaboratore di Acqui dispensa ‘pacchetti benessere’ speciali ai turisti
che si recano alle Terme. I manifesti, depliant, tazebao e locandine
dell’Associazione sono lì, insieme
alle altre pubblicità, per offrire il
benessere più importante, quello
che può accendere il desiderio di
aprire le porte del cuore a Cristo.
E ora anche gli ospiti della Casa
circondariale di Genova Marassi
possono ricevere i nostri messaggi.
Due collaboratrici dell’InformaCristo di Genova hanno iniziato a portare i depliant. Siamo certi che non
è la carta stampata a toccare il cuore, ma è il Signore che dà il senso
a cosa si legge e illumina mente e
cuore; sta a noi farne tesoro.
Genova - Campagna manifesti
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COMUNICAZIONE & DINTORNI
Social Network (Reti sociali):
voglia di condivisione
Angela Silvestri
Mercoledì 24 maggio ha preso il via il
primo e-G8, la due giorni del G8 di
Internet, convocato da Sarkozy a Parigi
nei giardini delle Tuileries. Il giorno
seguente i magnati di Internet si sono
spostati a Deauville per il G8 “vero”
per presentare un documento finale su
cui però è stato difficile trovare un accordo.
Ovviamente si sono nuovamente scontrate le due visioni su Internet, quella
dei governi: “Basta anarchia; Internet
ha bisogno di regole” e quella degli eguru, dall’altra parte della barricata, che
non hanno nessuna voglia di farsi dare
una regolata, sostenendo che Internet si
regola già benissimo da solo.
Tra gli illustri presenti, da Eric Schmidt
di Google a Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia e altri magnati della
rete, anche il genietto di 27 anni Mark
Zuckenberg, fondatore di Facebook,
del quale riportiamo alcuni pensieri tratti dall’intervista pubblicata sul
quotidiano La Stampa del 26 maggio
2011.
Il segreto del successo di Facebook?
«In realtà sono due. Il primo è il grande pregio di Internet, quello di dare
voce a tutti. Il secondo è la voglia, che
abbiamo tutti, di condividere la nostra
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vita con i nostri amici e i nostri famigliari. È questa la miscela che continua
ad attirare la gente su Facebook: potersi esprimere, e poterlo fare con chi
ci interessa. È per tenermi in contatto
con gli amici che ho creato Facebook
all’università. Anche se poi l’impresa
ha superato il quadro dell’università».
Facebook è un rischio per la privacy? «No, perché è la gente che decide quanto vuole rivelare di sé. Ognuno
si dà i suoi limiti, che peraltro negli
ultimi vent’anni sono molto cambiati.
Vale la regola del passaparola: sono gli
stessi utilizzatori a decidere cosa consigliare, poi vinca il migliore».
Quali saranno le tendenze del Web
negli anni a venire? «Credo che la
grande tendenza sarà ancora la condivisione, almeno per i prossimi cinque o dieci anni. Siamo all’inizio di
Facebook, non alla fine. Credo che
Facebook, come impresa, possa fare
bene una o due cose. Ma apre spazi per
altri… C’è un’infinità di prodotti che
possono essere ripensati in una chiave
di condivisione. Penso ai giochi, e c’è
chi ha già cominciato, ma anche alla
musica, al cinema, ai libri…».
Facebook ha anche cambiato la storia, per esempio con le rivoluzioni
arabe. «Il merito è della gente, non di
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Facebook. … Necessaria e sufficiente
è stata la voglia di quei popoli di battersi per la loro libertà. Ma è lo stesso
meccanismo di molti Paesi democratici
dove i politici hanno pagine Facebook
che permettono loro un dialogo diretto
con i cittadini».
C’è chi dice che i social network sono
una tendenza effimera. «No, perché
la condivisione è una tendenza forte
della nostra società. I mezzi cambiano,
come, in sette anni e mezzo, è molto
cambiato Facebook… Il modo di utilizzare il servizio diventa sempre più
simile in tutto il mondo. Cambierà, invece, la tecnologia: nei prossimi cinque
anni ci sarà molta più gente che andrà
su Facebook con il telefonino piuttosto
che con il computer».
Che cosa dirà domani ai Capi di
Stato e di governo? «Che Internet dà
alla gente il potere di scegliere. E che
oggi siamo tutti connessi troppo stret-
tamente perché qualcuno possa fare da
solo».
Twitter nel 2009 consentì la «rivoluzione verde», quella iraniana, salutata
come la prima «rivoluzione Twitter». Il
quotidiano La Stampa titolò un articolo: «Le rivoluzioni corrono sul Web»1.
I giovani iraniani avevano usato lo
strumento web Twitter (da cinguettare,
chiacchierare) per far sapere al resto
del mondo cosa stava capitando nelle
strade di Teheran – battendo spesso in
tempestività persino la CNN – e per
coordinarsi tra loro, scambiandosi con
rapidità informazioni e avvertimenti.
Twitter, servizio lanciato nel 2006,
permette di pubblicare gratuitamente
e in tempo reale brevi messaggi di al
massimo 140 caratteri, detti «tweet»: è
un po’ come ricevere «sms» di amici,
celebrità, giornalisti, politici… persino istituzioni come la Commissione
europea. E nello
stesso tempo è
possibile comunicare ciò che si
desidera. Chi è
interessato sottoscrive il nostro
flusso e riceve
i messaggi, gli
altri non vengono disturbati da
messaggi
non
desiderati.
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La rivoluzione iraniana purtroppo finì
nel sangue: i «tweet» non fermano
le pallottole, gli arresti e le torture.
Internet può essere oscurato dai governi o utilizzato per individuare proprio su Facebook e Twitter i dissidenti.
Tuttavia disporre di strumenti di comunicazione gratuiti, facili da usare (basta
un cellulare) è estremamente rilevante.
I molti elementi alla base di una protesta democratica (decenni di oppressione, desiderio di libertà e di una vita
migliore, coraggio, capacità di organizzarsi, spirito di sacrificio e solidarietà)
vengono concretamente rafforzati dalla
possibilità di comunicare rapidamente
e liberamente, attraverso quelle connessioni deboli – gli amici di amici – di
cui la sociologia ha spesso sottolineato
il peso.
Rimangono certamente problemi aperti
sulla libertà di Internet: come garantire
l’anonimato online, come evitare che
queste piattaforme cedano a richieste
indebite dei governi, anche democratici
(come ha dimostrato il caso Wikileaks),
e come impedire che qualcuno possa
avere il potere di spegnere Internet.
I forum, i social network e altri strumenti virtuali pongono il problema
dell’identità dei partecipanti delle
community e dei giochi di ruolo che
possono generarsi 2. Non si può mai sapere «davvero» chi sta dall’altra parte.
È stato recentemente scoperta la «bu18
fala» di Amina, la blogger gay siriana perseguitata a Damasco: si trattava
invece di un barbuto attivista politico
americano residente in Scozia.
Si stanno osservando anche i comportamenti dei giovanissimi: pare che un
minore su quattro, specie se non lega
con i coetanei, tenda ad evitare il confronto diretto e preferisca raccontarsi
online. Questo tentativo di «fuga dalla
realtà» chiama in causa gli educatori,
ma soprattutto i genitori, chiamati a discutere e condividere con i figli quello
che fanno online.
Avevamo già sottolineato nell’ultimo articolo, a cui rimando, come gli
orientamenti pastorali della CEI per
gli anni 2010-2020 - Educare alla vita
buona del Vangelo – siano incentrati
sull’educazione ad entrare nel mondo
delle nuove tecnologie, a percorrerlo e
a maneggiarlo con padronanza, verità,
serietà e coscienza di sé. Questo ha a
che fare con la missione della Chiesa.
E ha a che fare anche con noi. Cercate
«InformaCristo» su Facebook. Ci
siamo, e siamo qui: http://www.facebook.com/#!/pages/Informacristo/12
1609797884029.
1. Cfr. La Stampa del 19 febbraio 2011, da cui
abbiamo attinto alcuni tratti.
2. Cfr. A. Silvestri, La luce e la rete. Comunicare
la fede nel Web, ed. Effatà.
DICIAMOLO CON L’ARTE
Il duomo di Saluzzo
Mirella Lovisolo
L’anno in corso è molto importante
per la Chiesa saluzzese che, il 29
ottobre 2011, celebrerà i 500 anni
dell’istituzione della Diocesi eretta
da Papa Giulio II nel 1511. Sino a
quella data la chiesa saluzzese faceva parte della Diocesi di Torino;
la necessità di rendere autonomo il
territorio, sostenuta e caldeggiata
dai marchesi di Saluzzo, era diventata un’evidente necessità pastorale
per la difficile situazione religiosa
del tempo che richiedeva un rinnovato cammino di fede.
L’istituzione della Diocesi nel sec.
XVI venne a confermare il cristianesimo antico del territorio saluzzese risalente ai secoli IV e V come
testimoniano le epigrafi cristiane reperite a Saluzzo, Revello e
Staffarda; la presenza delle antiche
abbazie di fondazione longobarda e
di quella di Staffarda, di numerose
pievi d’inizio del secondo millennio,
i santuari e le antiche chiese delle
valli confermano quella presenza
cristiana edificata “sul fondamento
degli Apostoli” che nel saluzzese
Saluzzo – La facciata del Duomo
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DICIAMOLO CON L’ARTE
ha preceduto l’istituzione della diocesi.
Sono tracce visibili
di un cristianesimo
che è cresciuto e si
è sviluppato sino alla
fondazione di quella
che, all’apogeo del
marchesato, sarebbe
diventata la chiesa
cattedrale sorta sulla
duecentesca Pieve romanica di S. Maria.
La costruzione dell’edificio ebbe inizio
nel 1491 alla presenza del marchese
Ludovico II e della
moglie Margherita di
Foix; fu terminata e
consacrata nel 1501.
Un edificio tardogotico-rinascimentale, ma
ancora romanico nella
solennità e nell’equilibrio delle proporLa volta del Duomo con i medaglioni delle vele
zioni. Nella facciata
a salienti, rimasta incompiuta, la porta centrale è sormontata dalla lunetta e la ghimberga
di Benedetto Briosco. I portali latein cotto che incorniciava il dipinto
rali sono sormontati dalle lunette di
dell’Assunzione di Maria di fronte
Hans Clemer con i Santi Costanzo
agli Apostoli; sui pilastrini ai lati, le
e Chiaffredo, patroni della Diocesi
statue di S. Pietro e S. Paolo, forse
e del marchesato.
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DICIAMOLO CON L’ARTE
L’ingresso nella chiesa colpisce per
la vastità delle dimensioni e la maestosa armonia delle grandiose navate coperte da volte a crociera costolonate, divise da arcate a sesto acuto
su pilastri polistili con capitelli cubici. Nella controfacciata due grandi
affreschi a carattere storico: il tebeo
S. Maurizio e l’incontro del beato
Ancina con S. Francesco di Sales.
La navata centrale è dominata dal
grande Crocifisso quattrocentesco
di Baldino di Surso, sistemato sulla
croce polilobata voluta dall’arciprete A. Vacca nel 1500 con l’apposizione del proprio stemma e appeso,
in anni recenti secondo i criteri medioevali. Lo scenografico altare del
1700 è ornato dalle 11 statue di C.
Giuseppe Plura: il Padre Eterno, le
Virtù Teologali, angeli, Maria Assunta, i santi Chiaffredo e Costanzo. Nella settecentesca cappella del
Sacramento è collocato il polittico
di Hans Clemer del 1500 che, originariamente, era sull’altar maggiore e del quale restano gli stupendi
scomparti con Santi e i committenti
marchesi di Saluzzo. Nella navata
laterale, l’altare e il sarcofago del
santo vescovo di Saluzzo Ancina
con la pala del Borgna.
La splendida illuminazione delle
grandi occasioni, realizzata per la
celebrazione dei 500 anni di fondazione, esalta le membrature e la
sorprendente vastità della decorazione dell’interno, in una stupenda
e grandiosa armonia cromatica. In
origine l’interno non era dipinto,
una tonalità grigio azzurra era diffusa sulle volte ritmate da cornici
dipinte e fasce bianche e rosse. L’attuale decorazione è opera dei fratelli
Luigi e Francesco Gauteri e risale
al 1850-54; testimonia il gusto medioevale diffuso in Piemonte sugli
esempi della Margaria del castello di
Racconigi e del borgo di Pollenzo.
Colpisce la quantità dei temi raffigurati che riportano all’uso delle
antiche “Bibbie dei poveri”. Lungo
la navata centrale appaiono riquadri monocromi e policromi, con i
fatti evangelici della vita di Cristo
e di Maria mentre, nella volta, una
galleria di personaggi racconta l’antichità della Chiesa. Nelle vele, 28
medaglioni presentano gli Evangelisti, i Dottori della Chiesa latina e
della Chiesa orientale, quelli della
Chiesa medioevale, otto fondatori
di grandi ordini religiosi, profeti
dell’Antico Testamento.
Dietro l’altare a monocromo S. Michele arcangelo, S. Lorenzo, S. Eusebio e i santi patroni della Chiesa
locale.
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DICIAMOLO CON L’ARTE
Poi ci sono gli Apostoli e, ai lati,
dei riquadri con una quantità di
santi che sin dai primi secoli
della Chiesa sono state luminose
presenze per l’anima in ricerca e
illuminati ispiratori nei momenti
difficili della Chiesa ai suoi inizi
in Europa: Ambrogio, Agostino,
Benedetto, Colombano, Francesco,
Teresa di Gesù, il Beato G. Giovenale Ancina, santi, vescovi e papi,
protagonisti di questa storia cristiana bimillenaria che sta alle radici
dell’Europa. Sui capitelli dei pilastri
della navata centrale, ad altorilievo,
sono raffigurati nei tondi i protagonisti non santi: il marchese Ludovico II e la Marchesa di Foix, Giulio
II che nel 1511 istituì la Diocesi di
Saluzzo e poi i vescovi, costituiti
nella successione degli Apostoli su
questa cattedra saluzzese.
Saluzzo – La navata centrale del Duomo
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religioni culti magìa
Liberazione-salvezza nelle religioni
dell’oriente
Il nirvana, la liberazione definitiva del buddhismo
Laura Rossi
Quando Gautama Sakyamuni (il Buddha che vuol dire ‘risvegliato’) iniziò
il famoso sermone di Benares in India,
i brahmini e gli asceti si interrogarono su molte realtà: il mondo finirà o
sarà eterno? Il mondo e l’io dell’uomo
sono opera di un essere superiore? L’io
sopravvive alla morte? Buddha rispose
che queste domande sono inutili perché non possono liberare l’uomo dalla sofferenza (duḥkha). Egli invece si
domandava in base a che cosa esistono
malattia, vecchiaia e morte. La sua riflessione lo portò a stabilire una catena
di concause. Vecchiaia e morte esistono in base alla nascita, questa in base
all’esistenza, questa in base all’attaccamento, questo in base alla sete, questa
in base alla sensazione, questa in base
al contatto, questo in base ai sei organi sensori, questi in base all’individuo,
questo in base alla coscienza, questa
in base alle predisposizioni e queste
infine, in base all’ignoranza.
È quindi l’ignoranza che bisogna sopprimere per eliminare l’intera serie delle cause concatenate. Eliminata questa
ignoranza attraverso l’insegnamento
del Buddha, si può entrare in uno stato
dal quale non vi è più ritorno, uno stato
indefinibile, ma che costituisce tuttavia
il fine dell’uomo: il nirvana. Bisogna
perciò estinguere la “sete” o il desiderio
dell’esistenza fenomenica per liberarci
dalla legge del karma (conseguenza
delle azioni) e quindi dal samsāra (ciclo di rinascite). Scompare così, con
la liberazione definitiva, il mondo del
duhkha (sofferenza) e s’apre quello felice del nirvana.
Il nirvana è di per sé indefinibile, è
uno stato di felicità che però oltrepassa
ogni sensazione e quindi non può essere espresso che in termini negativi,
è uno stato non-creato, incondizionato
e assoluto al di là di ogni esprimibilità
umana.
La condizione ideale per conseguire il
nirvana è la vita monastica denominata
Piccolo Veicolo (Therevada). L’arhat è
il monaco perfetto, degno di venerazione, che nel duro percorso ascetico
giunge alla beatitudine. Ma fin dall’inizio del primo millennio d.C. si affermò
un’altra tendenza che i seguaci chiamarono il Grande Veicolo (Mahayana)
che non solo apriva a tutti la possibilità di salvezza, ma trovava la propria
perfezione nella figura del bodhisattva,
cioè di colui che è sostanziato di illu23
religioni culti magìa
minazione, ma rinuncia a entrare nel
nirvana per un tempo infinitamente
grande, perché vuole offrire la possibilità di liberazione al maggior numero
possibile di creature. Il percorso spirituale del bodhisattva consiste nello
sviluppare la mente del Risveglio ossia ottenere l’illuminazione per il bene
di tutti gli esseri senzienti. Śāntideva,
dotto monaco buddhista (685 –763?) il cui nome significa Dio di pace, così
scrive di sé:
«Sono il protettore dei non protetti e
il capo-carovana dei viaggiatori. Sono
diventato la barca, la strada e il ponte
per coloro che desiderano raggiungere
l’altra riva.
Possa io essere una luce per coloro
che hanno bisogno di luce. Possa io
essere un letto per coloro che hanno
bisogno di riposo. Possa io essere un
servo per coloro che hanno bisogno di
servigi, per tutti gli esseri incarnati.
Possa io essere il gioiello che soddisfa
i desideri, il vaso dell’abbondanza, la
formula magica che sempre funziona,
la potente erba medicinale, l’albero
magico che conferisce ogni desiderio
e la vacca da latte che soddisfa ogni
bisogno per gli esseri incarnati. Proprio come la terra e gli altri elementi
sono utili in molti modi agli esseri innumerevoli che dimorano in ogni parte
dello spazio, così possa io essere di sostentamento in molti modi per il regno
degli esseri in ogni parte dello spazio,
finché tutti non abbiano ottenuto la liberazione.
Nello stesso modo in cui i sugata passati assunsero la mente del risveglio,
nello stesso modo in cui essi progredirono nell’addestramento del bodhisattva, così ecco, io stesso genererò la
mente del risveglio per il benessere del
mondo, e proprio così mi addestrerò in
quei precetti secondo l’ordine dovuto»
(Śāntideva, Bodhicaryāvatāra, cap. II:
«Adozione della mente del risveglio»,
Roma, Ubaldini, 1998).
Bodhisattva della compassione
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Foglio di Collegamento - Settembre 2011