Semi di fraternità Renza Guglielmetti Ma voi non fatevi chiamare «rabbì», perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli (Mt 23,8). Qualcuno l’avrà senz’altro detto, leggendo questa frase evangelica, che Gesù era un idealista. E non si può proprio dargli torto rivedendo altri esempi tratti dalla stessa Bibbia (Caino e Abele, Esaù e Giacobbe per citare i casi più famosi) tanto per non cercare nell’esperienza comune dove ne troveremmo a bizzeffe di fatti che smentiscono l’ideale di fraternità. Ciò accade perché – spiega Giuseppe De Rita, Segretario Generale della Fondazione CENSIS – «tutti i meccanismi di tensione in una società politica e in una realtà sociale sono legati a una non condivisione o a una negazione della fraternità. Partiamo dal concetto che noi fratelli siamo necessariamente in conflitto perché coeredi di un’unica eredità. Quell’unica eredità va divisa e questa divisione Editoriale Semi di fraternità pag. 1 DOMANDE & (qualche) RISPOSTA Il Dio in cui credo pag. 4 flash dai centri pag. 8 • Incremento richieste stampati • Supplemento d’anima • Ristampa del libretto: «Voi chi dite che io sia?» • Quasi un giallo... • Incontro interreligioso • Centro commerciale «Alba galleria» • Campagna in città • «Grafie dell’anima» sempre in movimento... • Continuità e novità comunicazione & dintorni Social Network (Reti sociali): pag. 16 voglia di condivisione diciamolo con l’arte Il duomo di Saluzzo pag. 19 religioni culti magìa Liberazione-salvezza nelle religioni dell’oriente pag. 23 è vissuta in modo conflittuale. Tutto nel mondo è eredità, ma nella tra smissione dell’eredità c’è una dimensione conflittuale molto forte. Tutti i fratelli sono eredi di un’unica eredità che non è facilmente divisibile e per la quale sono pronti a combattere». Tuttavia il fatto di appartenere alla specie umana porta ogni persona a intuire che se l’umanità ci accomuna, in umanità siamo tutti fratelli. C’è una specie di avvertimento della coscienza che spinge in quella direzione. Oggi poi, in situazione di villaggio globale e con possibilità di comunicare in tempo reale, il senso di fraternità viene avvertito sia nei confronti di chi abita sottocasa come di chi vive nei luoghi più lontani della terra. La comunità umana si sta pian piano evolvendo anche grazie alle moderne tecnologie comunicative che creano un mondo sempre più piccolo, un mondo che puoi esplorare con il telecomando dei tuoi media domestici. Su questa base antropologica Gesù ha inserito il suo comando dell’amore fraterno in modo esplicito e categorico, senza porre confini di parentela, di etnia o di religione. Di qui l’originalità rispetto al Primo Testamento dove il precetto dell’amore del prossimo espresso in quella sezione del libro del Levitico chiamata “Codice di Santità” che va dal cap. 17 al cap. 26 è comunque circoscritto all’interno del popolo di Israele. Il fratello da amare è pertanto l’israelita. È possibile comunque ravvisare un ampliamento del concetto di prossimo nel lo stadio greco della Bibbia, fiorito nel giudaismo della diaspora, dove il termine usato ha significato molto ampio ed è traducibile con: il proprio simile, l’altro. Una scelta certo non arbitraria da parte dei traduttori del testo ebraico in greco, nella quale si intravede l’avvio a un concetto di prossimo senza più barriere. A partire dalla predicazione di Gesù e soprattutto dal suo esempio di amore incondizionato verso ogni uomo, i rapporti conflittuali tra i fratelli della razza umana o appartenenti alla stessa etnia o religione non sono comunque mai mancati. Ma, ugualmente, semi di fraternità sbocciati per quel sentimento di universale fraternità che ci accomuna o per assunzione consapevole del precetto del Maestro di Nazaret, sono stati registrati in ogni epoca della storia. Qualche esempio attuale. Il 27 ottobre prossimo ad Assisi, per iniziativa di Benedetto XVI, ci sarà il quarto incontro interreligioso rivolto ai «fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del mondo e, idealmente, tutti gli uomini di buona volontà» per una giornata dedicata al tema Pellegrini della verità, pellegrini della pace. Come i tre incontri precedenti di preghiera (1986, 1993 e 2002) anche questo ha lo scopo di offrire al mondo la testimonianza che le religioni sono oggi, diversamente che in passato, capaci di dialogo, di fraternità e di pace. Dal 2 al 4 febbraio, a Washington, si è celebrato il 59º National Prayer Breakfast, tradizionale “Colazione di preghiera” organizzata da senatori e congressisti USA e da rappresentanti del potere insieme al presidente Barack Obama. In questi giorni i circa 2000 invitati si sono confrontati per mettere a punto collaborazioni internazionali su progetti di solidarietà, sviluppo e promozione umana; iniziative che non riescono a passare attraverso le diplomazie ufficiali. Nel Giappone dopo-tsunami si riscontra un risveglio dei valori spirituali in una società normalmente considerata interessata solo alla produzione e al profitto. Racconta P. Olmes Milani, missionario scalabriniano, che la gente si ferma di più a pregare nei templi e anche le chiese cattoliche sono frequentate da persone non cattoliche per la preghiera. Crescono fraternità e solidarietà e anche una migliore disposizione verso gli stranieri, compresi i Paesi ostili, dai quali sono arrivati gli aiuti. Dopo l’escalation di violenze contro i cristiani dell’Iraq, culminati con la strage nella cattedrale di Baghdad dello scorso 31 ottobre e quello della chiesa copta di Alessandria d’Egitto il 31 dicembre, i leader musulmani del Paese si sono recati dall’arcivescovo caldeo di Kirkuk mons. Louis Sako per gli auguri di buon anno ma soprattutto per portare la loro solidarietà ed esprimere la loro condanna e il loro sdegno per gli attentati. Uno di loro ha affermato che “Un Iraq senza cristiani non è Iraq” e un altro ha detto che “non si possono dimenticare le proprie radici” poiché la sua tribù era cristiana prima dell’arrivo dell’islam nel VII secolo. Nota. Per alcune informazioni mi sono avvalsa di www.laperfettaletizia.com, quotidiano online. Il nuovo manifesto di InformaCristo DOMANDE & (qualche) RISPOSTA Il Dio in cui credo a cura di Fiorella Danella Nel numero precedente abbiamo esaminato le motivazioni di Carlo Molari sul tema «Il Dio in cui non credo»; proseguiamo adesso, sempre con il medesimo autore, il discorso su «Il Dio in cui credo». L’argomento ci è parso molto interessante e per questo vogliamo condividerlo con i nostri lettori. Il Dio della vita. Gesù ha detto in modo molto chiaro che «per Lui (cioè per Dio) tutti vivono»: Dio non è Colui che tutto ha creato, che tutti ha fatto nascere, ma è Colui per il quale tutti vivono. Paolo (At 17,28) riprende questa idea: «In lui ci muoviamo, esistiamo e siamo». Gesù stesso (Gv 10,10) dice: «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in pienezza». Pienezza non vuol dire compimento, vuol dire in tutte le situazioni esserci totalmente, essere totalmente pieni. Però la pienezza di un giorno non basta al giorno dopo, perché siamo in processo. Ogni giorno dobbiamo aprirci a una forza nuova di vita che fino al giorno prima non potevamo accogliere. Su questo punto c’è un equivoco emerso più volte. Dio non è il Dio della vita perché è intervenuto affinché cominciasse la vita. La vita è cominciata perché l’energia creatrice è talmente forte che attraverso gli elementi stessi della natura è riuscita via via a formare realtà più complesse. È la natura stessa che ha dato origine alla vita. Dio è il Dio della vita perché continuamente alimenta la vita, per cui può far fiorire in noi qualità nuove, perché la sua presenza contiene ricchezze non ancora espresse, perché non abbiamo avuto il tempo sufficiente o perché abbiamo avuto resistenze. Una delle ragioni fondamentali della speranza è che la presenza di Dio creante non sia ancora stata «sfruttata» (permettete questi termini così banali) pienamente. Non abbiamo avuto il tempo necessario: è da poco tempo che siamo sulla terra e riusciamo a camminare nella vita soltanto a piccoli passi. […] Questo vuol dire credere nel Dio della vita: credere nell’esistenza di una fonte grande, ricca, profonda. Il Dio della misericordia. Questo tratto specifico della rivelazione di Gesù, era presente già nella tradizione profetica, ma Gesù l’ha assunto e l’ha portato a traguardi estremi. Matteo due volte (9,13 e 12,67) cita il testo di Osea (6,6): «Misericordia io voglio e non sacrificio». Già Geremia (31,34), parlando della nuova allean- DOMANDE & (qualche) RISPOSTA za, aveva detto: «Perdonerò la loro iniquità, non mi ricorderò più dei loro peccati». Chiediamoci allora cosa vuol dire questo, perché molte volte noi intendiamo queste parole in senso giuridico, come se esercitare misericordia volesse dire assolvere giuridicamente: «va bene, non sei responsabile», oppure: «faccio conto che tu non abbia fatto quello che hai fatto». No, dire che Dio è misericordia vuol dire che ci investe di una forza di vita, di un amore, proprio in rapporto al vuoto che noi abbiamo prodotto col peccato, col male, con l’insufficienza, con l’inadeguatezza. Per cui si potrebbe dire (certo, è un antropomorfismo) che l’amore di Dio può esprimersi in maniera più ampia quando c’è maggiore vuoto, perché c’è maggiore accoglienza. In questo senso il peccatore è in grado di accogliere l’amore di Dio, di percepirlo in modo molto più vivo e più intenso di uno che è cresciuto quotidianamente nell’armonia e Dio quasi non lo ricorda. […] E può darsi che noi siamo in questa condizione: apparteniamo a strutture sacre, frequentiamo la Chiesa, abbiamo momenti di preghiera, ma proprio per questo motivo è possibile che ci troviamo in aridità spirituale, incapaci di accogliere l’azione di Dio e riconoscerla, di giungere a quella carica che consente di diffondere la forza della vita attorno a noi. «Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro» (Lc 6,36). È la misericordia che ci rende figli: noi cresciamo come figli nella misura in cui siamo in grado di esprimere misericordia, cioè di avvolgere di amore coloro che si trovano nel male e che fanno il male. Questo punto per noi è difficile, perché noi ci riteniamo capaci di giudicare e di condannare: in tante situazioni quotidiane mettiamo in circolo dinamiche negative quando incontriamo persone che fanno il male. Arrabbiarci, inveire vuol dire lasciarsi sommergere dal male e amplificarlo. Altro è fare Pubblicazione di InformaCristo DOMANDE & (qualche) RISPOSTA una denuncia che abbia una carica d’amore, una volontà di bene, altro è farla con una volontà di disprezzo, di condanna, di emarginazione. È molto delicato questo passaggio, perché noi ci riteniamo in dovere di essere aggressivi nei confronti di chi fa il male, ci riteniamo in dovere perché il male è da condannare. Ma nella prospettiva della misericordia di Dio il male è da redimere: Dio non condanna, non punisce, redime amando: «Perdonerò la loro iniquità, non mi ricorderò più del loro peccato». C’è una espressione di Christian Senzerre che mette in chiaro la difficoltà che noi abbiamo di amare quando l’amore sembra infecondo («a che serve?»), perché dopo veniamo emarginati. Occorre aver fatto l’esperienza del perdono, per scoprire la capacità e la forza di perdonare. «L’avventura dell’amore implica di saper portare il fallimento e lo scacco. A dispetto di tutto si trova presto o tardi il confronto con l’inaccettabile, la notte, il non senso totale, la perdita del senso: a che serve amare? Davanti alle tre croci innalzate della Pasqua, chi non si è chiesto: “dato che Egli ha la stessa sorte dei ladroni, a che cosa gli è servito amare?”». Però di fronte al vuoto della tomba, di fronte alla storia che è nata da quella tomba vuota, appare a che cosa sia servito amare. Passando attraverso quel vuoto, quel nulla, quell’insensatezza delle tre croci innalzate, in cui i ladroni e il giusto erano allo stesso livello, la storia registra i frutti di quell’amore che ha seminato la forza di vita. E se noi ancora oggi siamo qui, se ancora oggi ci raduniamo nel suo nome, è perché quell’amore è stato così fecondo che ha attraversato i millenni e ancora ci tocca. Noi invece vorremmo che subito, di fronte al male, ci fosse il successo del nostro amore, che di fronte alla violenza già il nostro amore diventasse il cambiamento profondo della società. Siamo incapaci di morire, siamo incapaci di vedere il fallimento, perché non crediamo nell’amore. […] Il Dio della resurrezione. La resurrezione non vuol dire prendere le molecole del corpo e portarle altrove, vuol dire entrare in una modalità nuova di esistenza, quella che ha fatto fiorire lo Spirito. Credo realmente che questo modello sia per noi oggi necessario: siamo chiamati a diventare spirito, cioè quell’energia che il nostro corpo deve pian piano far sorgere come strutture spirituali, che sono le strutture di una modalità nuova di esistenza che non sappiamo cosa sia. Avere fede significa cogliere che la forza che ci attraversa contiene delle possibilità che già esercita in funzione di un futuro che noi non possiamo ancora anticipare. Per questo il pellegrinaggio della ragione non è sufficiente, perché la ragione vorrebbe dire: che DOMANDE & (qualche) RISPOSTA cosa sono? a cosa servono? È come se il feto nell’utero materno si chiedesse: a che cosa servono i polmoni? Non lo puoi sapere adesso, lascia che crescano, poi vedrai. Così le nostre dimensioni spirituali, la nostra capacità di amare a cosa serve se non ottengono nulla, se la storia continua come prima? Vedrai a cosa servono: vivi, abbandonati. Il Dio della resurrezione non vuol dire il Dio che ha preso il corpo di Gesù e l’ha portato altrove. Non sappiamo. Io credo che l’amore che Gesù ha esercitato sulla croce, amando in una situazione di violenza, di odio, di emarginazione, di abbandono, è stato di una potenza tale che qualcosa di diverso doveva accadere. Se questo è avvenuto, quel tipo di amore non poteva finire con un grido angoscioso, come dice Marco, un grido inarticolato. La conseguenza importante per noi è che, come dice Paolo, “se lo Spirito di Colui che ha resuscitato Gesù dai morti abita in voi, Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali, per mezzo del suo Spirito che abita in voi”. Il Dio dello Spirito in cui crediamo ha quell’energia potente per cui anche noi possiamo crescere nella dimensione spirituale e diventare figli. In questa prospettiva la resurrezione non è un miracolo, è il quotidiano. Siamo chiamati a diventare spirito. Se realmente siamo chiamati a diventare figli, […] allora noi ci troviamo di fronte a una responsabilità enorme, perché questo passaggio dalla materia allo spirito non avviene in modo deterministico, solo con il passare del tempo: non è invecchiando che si sviluppano le dimensioni spirituali della persona. La dimensione spirituale deve essere curata, accolta, seguita. Se questa è la nostra condizione la domanda che ci siamo posti sull’immagine di Dio diventa un’altra: qual è l’atteggiamento da sviluppare perché quella forza di vita in noi possa fiorire nella dimensione spirituale? Non è “quale immagine di Dio abbiamo?”, ma “quale rapporto con Dio viviamo, così da diventare figli del Dio della vita, del Dio della misericordia, del Dio della resurrezione? Se questo è vero, il silenzio e la preghiera hanno un grande valore per noi. Ci consente di metterci in sintonia con quella forza di vita che in noi diventa parola di misericordia, parola di vita, parola di resurrezione. Dovremmo avere nella giornata e nell’orizzonte costante della nostra vita, la ricerca di questa sintonia, il sapere che è in gioco, al profondo nella nostra realtà, una forza tale che può farci diventare figli di Dio, come lo è diventato Gesù. (Testo non rivisto dall’autore) Carlo Molari, Il Dio in cui credo, in «Oreundici», marzo 2011, pp. 19-23. FLASH DAI CENTRI Torino Lidia Belliardo Incremento richieste stampati ASSOCIAZIONE INFORMAZIONI SU CRISTO Corso Marconi 3 Piazza Bandiera 27r Corso Giolitti 21 www.informacristo.org 10125 Torino tel. 011 540681 fax 011 540681 16124 Genova tel. 010 2465085 fax 010 2465085 12100 Cuneo cell. 333 3901053 [email protected] iniziativa cattolica • non commerciabile … e da Superga nel festante coro de le grand’Alpi la regal Torino… Mi è venuto in mente questo passaggio della poesia Piemonte di Carducci l’altra sera, quando il responsabile della basilica di Superga ha telefonato per richiedere altro materiale dell’Associazione: «Sa, qui la scorta è finita, il materiale va via velocemente…». Bello! Molti turisti vengono a Torino in occasione del 150° dell’Unità d’Ita- La nuova edizione del libretto lia. Superga è un grande richiamo sia storico che artistico e i visitatori, tra tante altre cose interessanti, vi trovano anche un punto luce di InformaCristo. Niente di meglio che fornirsi dei messaggi gratuiti ivi esposti e leggerseli poi con calma al mare, ai monti o nelle loro abitazioni. Supplemento d’anima È venuto a farci visita un giovane di Arezzo, incuriosito dalla pubblicità vista in giro per Torino e poi concentrata su porta e finestra della sede dell’Associazione. Desiderava capire di che cosa si tratta, chi siamo e perché facciamo queste cose. Ne è nata un’amichevole conversazione. Ha raccontato la sua esperienza. Con un gruppo di amici si trovano tre volte la settimana a casa sua per pregare insieme. Stufi di tante chiacchiere inutili ritengono che il mondo ha davvero bisogno di “un supplemento d’anima”, di spiritualità e di fede. Amici di S. Francesco che, secondo i Fioretti, proprio ad Arezzo ha cacciato i demoni (vedi lo splendido dipinto di Giotto nella Basilica Superiore), pensano che il male si combatta soprattutto con la preghiera. Ma si impegnano anche nella Caritas e in altre opere umanitarie. FLASH DAI CENTRI Paolo, è questo il nome del nuovo amico, ha voluto sapere molte cose relative alle origini di InformaCristo, in particolare chi è stato il Fondatore. Si è molto rallegrato nel sapere che fosse un Francescano Cappuccino e che fosse stato in relazione anche col suo grande amico Padre Flavio Carraro. Ha lasciato l’indirizzo per ricevere il «Foglio di Collegamento» e magari farne oggetto di riflessione con i suoi amici. Nuova edizione del libretto: «Voi chi dite che io sia?» Era sempre con rincrescimento che in questi ultimi tempi si doveva limitare l’offerta del libretto «Voi chi dite che io sia?» perché in esaurimento. Ora finalmente è in ristampa, riveduto e aggiornato. Notiamo con gioia che i due libretti: La notizia Gesù e Voi chi dite che io sia? sono i più ricercati. A qualcuno non par vero di potersi servire liberamente dall’espositore fuori dalla porta della sede e magari entra per domandare se davvero li può prendere. Nonostante tutto la persona di Gesù esercita sempre una grande attrattiva, non solo sui credenti ma anche su quanti cercano la verità e il bene. L.B. Quasi un giallo… Ora vi racconto un fatto veramente incredibile che ci è successo il giorno che siamo andati a cambiare il manifesto dell’Associazione Informa Cristo, nella bacheca situata al Sacro Monte di Belmonte, sopra Cuorgnè. Siamo partiti in quattro. La giornata è molto bella e già in precedenza avevamo deciso di portarci qualcosa da picnic per poter approfittare del bel tempo. Già in auto decidiamo di recarci subito dove c’è la bacheca per poter fare il lavoro per cui avevamo fatto il viaggio e, poi in seguito avremmo pensato a trovare un posto tranquillo per fare pranzo. Appena giunti di fianco al Santuario e mentre si procede nella discesa per arrivare sul posto con nostra gran meraviglia e stupore ci accorgiamo che dove doveva esserci la bacheca, questa non c’era più, era sparita…!! Ma come mai? Cosa sarà successo? Non piaceva a qualcuno? Quante domande ci sono frullate nella testa in quel momento! Scendiamo dall’auto e vediamo che nel pezzo di muro erano rimasti in alto i ganci che tenevano appesa la bacheca, parliamo tra di noi per capire dove sia finita la nostra vetrinetta. Allora decidiamo di entrare in Chiesa e andare a suonare in sacrestia, dove c’è solo una persona che non sa nulla di questo fatto e ci dice di ritornare più tardi per parlare con qualche frate. A questo punto un po’ preoccupati e rattristati per questo fatto, ci mettiamo a fare pranzo, ma mentre stiamo per finire, arriva un frate dal convento e ci tranquillizza e ci spiega che nel mese di febbraio con l’ultima nevicata, con il mezzo spazzaneve veniva aggancia FLASH DAI CENTRI FLASH DA ALBA ta la bacheca e fatta cadere, quindi la persona che aveva procurato l’incidente giustamente si era offerta di ripararla e in seguito riportarla al suo posto. Così il frate si fa consegnare il nuovo manifesto e le locandine, dicendoci che ci avrebbe pensato lui a sistemarle. Proseguiamo nella passeggiata e mentre siamo ancora lì sul piazzale, vediamo che arriva un fuori strada con cassone aperto e ci facciamo da parte sulla strada per farlo passare e, con nostra sorpresa si ferma proprio nel posto dove c’era la bacheca. Scendono due uomini e una donna e incominciano a trafficare sul muro, controllano i tasselli… mah! cosa fanno!?! Allora ci avviciniamo e ci presentiamo e loro ci dicono che sono venuti su a riportare la bacheca riparata e ripulita e ci fanno vedere che è proprio lì nel cassone. Quasi non credevamo ai nostri occhi, eravamo felici di quello che stava succedendo, così un tassello qui, una vite là, in un momento ecco di nuovo appesa al muro la nostra bacheca anche con il panno blu rimesso a nuovo. A questo punto ritorna il frate con il manifesto e le locandine per poterle sistemare dentro, anche lui stupito che proprio nella stessa giornata ci siamo ritrovati tutti insieme!!! Abbiamo tutti pensato che questa cosa che ci è capitata è un segno che Qualcuno vuole che la bacheca stia in quel posto! Ines Piatto 10 Incontro interreligioso Nel mese di aprile, subito dopo la Pasqua, sono stata contattata dall’Islam. Hanno notato i manifesti «TU ESISTI…» che erano affissi per le vie di Alba e un incaricato musulmano (italiano) ha domandato informazioni sull’Associazione ed ha chiesto se poteva avere una nostra locandina. Ci siamo trovati per parlare, ho dato due locandine e vari tazebao e sono stata invitata ad un incontro interreligioso a cui ho partecipato. Il tutto è iniziato con una conferenza di una giovane musulmana (dedita alla vita spirituale) che ha illustrato molto bene la figura di Maria: vergine, madre e… rivoluzionaria. È seguito il film «Maria, la prescelta secondo il Corano», molto interessante come interpretazione artistica, tema musicale, voce narrante, personaggi (specialmente Zaccaria e Maria). Certo, il film era pieno di narrazioni fantasiose (vedi vangeli apocrifi…), poco aderenti alle fonti storiche, ma era un bel film da cui si potevano capire, tra le righe, molte cose sull’Islam. Peccato che c’era pochissima gente e si era fatto tardi, perché si sarebbe potuto dialogare dopo la proiezione. Era presente un padre comboniano e don Rocca di Alba per l’associazione «migrantes». Il musulmano che ha parlato con me ha notato la bellezza della grafica pub- FLASH DAI CENTRI blicitaria (manifesti) e l’originalità dei nostri messaggi, considerati molto utili e significativi (parole sue)… tavano di trovare in un luogo simile, e leggono qualcosa che fa riflettere seriamente… Centro commerciale «Alba galleria» Campagna in città La nuova vetrina è un punto luce molto ampio e luminoso, presenza silenziosa, ma assai visibile e invitante per tutti quelli che passano e sono tanti… vanno al Centro commerciale per fare shopping e incontrano (nel manifesto) Qualcuno che non si aspet- Verso la metà di luglio c’è stata la campagna estiva manifesti, durata un mese. Sui muri della città e nelle vetrine è comparso «DIO sotto l’ombrellone» per ricordare a tutti che LUI è SEMPRE CON NOI, anche quando siamo in vacanza. Elena Cillario Alba - Il “punto luce” al centro commerciale 11 FLASH DAI CENTRI Cuneo Mirella Lovisolo «Grafie dell’Anima» sempre in movimento... Concluso il ciclo dei 7 incontri culturali-biblici programmati di cui si è parlato, l’Associazione InformaCristo ha portato in nuovi centri il proprio annuncio con la Mostra «Grafie dell’anima». I parroci dell’“unità pastorale Oltrestura” nella Diocesi di Alba, due zelanti sacerdoti, il prof. don Massimo Scotto e don Renato Oggero Norchi, hanno richiesto ed esposto a marzo nella parrocchia di Roreto di Cherasco con creatività e semplicità di mezzi, i pannelli catacombali. Sono stati illustrati da noi nel corso di due conferenze per la preparazione alla Pasqua e al Congresso eucaristico di Ancona. È stata un’esperienza fresca e davvero entusiasmante. Notevole Quiliano – Chiesa di San Pietro in Carpignano 12 FLASH DAI CENTRI la partecipazione della popolazione proveniente dalle quattro parrocchie (Roreto, Bricco, Cappellazzo, Veglia) che, abituata allo spirito di iniziativa e all’apertura dei loro sacerdoti, hanno dimostrato molto interesse per questa nuova catechesi culturale fatta di immagini e per le proposte dei dépliant di InformaCristo. La mostra e i libretti di InformaCristo hanno avuto un buon successo di pubblico. Ci sono state persone che sono state colpite dal “di più” che la mostra “d’arte” propone, della voglia di Cristo che comunica e che raggiunge il cuore. Ci sono stati dialoghi molto significativi e incontri molto belli. Purtroppo i ragazzi delle scuole non hanno potuto partecipare essendo ormai fuori tempo. Per le scuole si delinea, in prospettiva, una mostra a Savona, a ottobre, nel chiostro della cattedrale, in A Quiliano (SV) dal 29 aprile al 15 maggio la mostra ha trovato posto nella sala espositiva presso il sito archeologico di San Pietro in Carpignano, una suggestiva costruzione di recente fattura accanto alla chiesina altoromanica sorta in mezzo ai pioppi su un fundus romano cristianizzato. La gente del luogo veniva per vedere la chiesa aperta (finalmente!) e per vedere la mostra. L’inaugurazione, molto partecipata, è stata una cosa bella. Oltre alla presentazione del Sindaco e dell’amico dott. Coccoluto, ha partecipato il vescovo di Savona mons. Lupi che, sottolineata l’importanza dell’iniziativa, ha anche seguito tutta le presentazione del percorso. Mons. Lupi all’inaugurazione della Mostra 13 FLASH DAI CENTRI tempo adatto per le programmazioni. Mons. Vescovo ci ha assicurato il suo appoggio per il luogo. Su richiesta del Vescovo di Saluzzo Mons. Guerrini i dieci pannelli della mostra su «L’eucaristia nell’arte catacombale» sono stati resi disponibili per i parroci che ne fanno richiesta. Il parroco di Busca (CN) don Enzo Conte li ha voluti in concomitanza con il Corpus Domini ed esposti nella parrocchia. A settembre gli stessi andranno su richiesta del parroco don Marco Testa a Verzuolo (CN), in occasione della festa parrocchiale. Dal 17 agosto, ore 21, a fine mese la mostra è stata aperta a Finale Ligure nei locali del Museo Archeologico, l’ex chiesa di Santa Caterina. Siamo stati invitati dall’Associazione «Centro Storico del Finale» nell’ambito dell’iniziativa «Viaggio nel Medioevo», una premiatissima manifestazione che ogni anno apre a migliaia di visitatori. A dopo le notizie. Sono in programma altre uscite in Liguria di cui daremo notizia. Intanto rinnoviamo sempre il ringraziamento all’Istituto Internazionale Studi Liguri per la collaborazione e il prestito dei pannelli sulla Liguria. Quiliano - Sala espositiva 14 FLASH DAI CENTRI Genova Laura Rossi Continuità e novità A Genova i nostri manifesti “stendardo” cioè di grandi dimensioni, sono per 365 giorni all’anno sotto gli occhi di tutti. Speriamo che dagli occhi passino alla testa e poi al cuore… Al momento ce ne sono quarantuno, affissi in luoghi del centro storico e in incroci molto frequentati, dalla stazione Principe a Castelletto, da piazza Caricamento a piazza Corvetto, da Via V Maggio (Quarto) a Via Caprera. Con l’inizio dell’estate il nostro collaboratore di Acqui dispensa ‘pacchetti benessere’ speciali ai turisti che si recano alle Terme. I manifesti, depliant, tazebao e locandine dell’Associazione sono lì, insieme alle altre pubblicità, per offrire il benessere più importante, quello che può accendere il desiderio di aprire le porte del cuore a Cristo. E ora anche gli ospiti della Casa circondariale di Genova Marassi possono ricevere i nostri messaggi. Due collaboratrici dell’InformaCristo di Genova hanno iniziato a portare i depliant. Siamo certi che non è la carta stampata a toccare il cuore, ma è il Signore che dà il senso a cosa si legge e illumina mente e cuore; sta a noi farne tesoro. Genova - Campagna manifesti 15 COMUNICAZIONE & DINTORNI Social Network (Reti sociali): voglia di condivisione Angela Silvestri Mercoledì 24 maggio ha preso il via il primo e-G8, la due giorni del G8 di Internet, convocato da Sarkozy a Parigi nei giardini delle Tuileries. Il giorno seguente i magnati di Internet si sono spostati a Deauville per il G8 “vero” per presentare un documento finale su cui però è stato difficile trovare un accordo. Ovviamente si sono nuovamente scontrate le due visioni su Internet, quella dei governi: “Basta anarchia; Internet ha bisogno di regole” e quella degli eguru, dall’altra parte della barricata, che non hanno nessuna voglia di farsi dare una regolata, sostenendo che Internet si regola già benissimo da solo. Tra gli illustri presenti, da Eric Schmidt di Google a Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia e altri magnati della rete, anche il genietto di 27 anni Mark Zuckenberg, fondatore di Facebook, del quale riportiamo alcuni pensieri tratti dall’intervista pubblicata sul quotidiano La Stampa del 26 maggio 2011. Il segreto del successo di Facebook? «In realtà sono due. Il primo è il grande pregio di Internet, quello di dare voce a tutti. Il secondo è la voglia, che abbiamo tutti, di condividere la nostra 16 vita con i nostri amici e i nostri famigliari. È questa la miscela che continua ad attirare la gente su Facebook: potersi esprimere, e poterlo fare con chi ci interessa. È per tenermi in contatto con gli amici che ho creato Facebook all’università. Anche se poi l’impresa ha superato il quadro dell’università». Facebook è un rischio per la privacy? «No, perché è la gente che decide quanto vuole rivelare di sé. Ognuno si dà i suoi limiti, che peraltro negli ultimi vent’anni sono molto cambiati. Vale la regola del passaparola: sono gli stessi utilizzatori a decidere cosa consigliare, poi vinca il migliore». Quali saranno le tendenze del Web negli anni a venire? «Credo che la grande tendenza sarà ancora la condivisione, almeno per i prossimi cinque o dieci anni. Siamo all’inizio di Facebook, non alla fine. Credo che Facebook, come impresa, possa fare bene una o due cose. Ma apre spazi per altri… C’è un’infinità di prodotti che possono essere ripensati in una chiave di condivisione. Penso ai giochi, e c’è chi ha già cominciato, ma anche alla musica, al cinema, ai libri…». Facebook ha anche cambiato la storia, per esempio con le rivoluzioni arabe. «Il merito è della gente, non di COMUNICAZIONE & DINTORNI Facebook. … Necessaria e sufficiente è stata la voglia di quei popoli di battersi per la loro libertà. Ma è lo stesso meccanismo di molti Paesi democratici dove i politici hanno pagine Facebook che permettono loro un dialogo diretto con i cittadini». C’è chi dice che i social network sono una tendenza effimera. «No, perché la condivisione è una tendenza forte della nostra società. I mezzi cambiano, come, in sette anni e mezzo, è molto cambiato Facebook… Il modo di utilizzare il servizio diventa sempre più simile in tutto il mondo. Cambierà, invece, la tecnologia: nei prossimi cinque anni ci sarà molta più gente che andrà su Facebook con il telefonino piuttosto che con il computer». Che cosa dirà domani ai Capi di Stato e di governo? «Che Internet dà alla gente il potere di scegliere. E che oggi siamo tutti connessi troppo stret- tamente perché qualcuno possa fare da solo». Twitter nel 2009 consentì la «rivoluzione verde», quella iraniana, salutata come la prima «rivoluzione Twitter». Il quotidiano La Stampa titolò un articolo: «Le rivoluzioni corrono sul Web»1. I giovani iraniani avevano usato lo strumento web Twitter (da cinguettare, chiacchierare) per far sapere al resto del mondo cosa stava capitando nelle strade di Teheran – battendo spesso in tempestività persino la CNN – e per coordinarsi tra loro, scambiandosi con rapidità informazioni e avvertimenti. Twitter, servizio lanciato nel 2006, permette di pubblicare gratuitamente e in tempo reale brevi messaggi di al massimo 140 caratteri, detti «tweet»: è un po’ come ricevere «sms» di amici, celebrità, giornalisti, politici… persino istituzioni come la Commissione europea. E nello stesso tempo è possibile comunicare ciò che si desidera. Chi è interessato sottoscrive il nostro flusso e riceve i messaggi, gli altri non vengono disturbati da messaggi non desiderati. 17 COMUNICAZIONE & DINTORNI La rivoluzione iraniana purtroppo finì nel sangue: i «tweet» non fermano le pallottole, gli arresti e le torture. Internet può essere oscurato dai governi o utilizzato per individuare proprio su Facebook e Twitter i dissidenti. Tuttavia disporre di strumenti di comunicazione gratuiti, facili da usare (basta un cellulare) è estremamente rilevante. I molti elementi alla base di una protesta democratica (decenni di oppressione, desiderio di libertà e di una vita migliore, coraggio, capacità di organizzarsi, spirito di sacrificio e solidarietà) vengono concretamente rafforzati dalla possibilità di comunicare rapidamente e liberamente, attraverso quelle connessioni deboli – gli amici di amici – di cui la sociologia ha spesso sottolineato il peso. Rimangono certamente problemi aperti sulla libertà di Internet: come garantire l’anonimato online, come evitare che queste piattaforme cedano a richieste indebite dei governi, anche democratici (come ha dimostrato il caso Wikileaks), e come impedire che qualcuno possa avere il potere di spegnere Internet. I forum, i social network e altri strumenti virtuali pongono il problema dell’identità dei partecipanti delle community e dei giochi di ruolo che possono generarsi 2. Non si può mai sapere «davvero» chi sta dall’altra parte. È stato recentemente scoperta la «bu18 fala» di Amina, la blogger gay siriana perseguitata a Damasco: si trattava invece di un barbuto attivista politico americano residente in Scozia. Si stanno osservando anche i comportamenti dei giovanissimi: pare che un minore su quattro, specie se non lega con i coetanei, tenda ad evitare il confronto diretto e preferisca raccontarsi online. Questo tentativo di «fuga dalla realtà» chiama in causa gli educatori, ma soprattutto i genitori, chiamati a discutere e condividere con i figli quello che fanno online. Avevamo già sottolineato nell’ultimo articolo, a cui rimando, come gli orientamenti pastorali della CEI per gli anni 2010-2020 - Educare alla vita buona del Vangelo – siano incentrati sull’educazione ad entrare nel mondo delle nuove tecnologie, a percorrerlo e a maneggiarlo con padronanza, verità, serietà e coscienza di sé. Questo ha a che fare con la missione della Chiesa. E ha a che fare anche con noi. Cercate «InformaCristo» su Facebook. Ci siamo, e siamo qui: http://www.facebook.com/#!/pages/Informacristo/12 1609797884029. 1. Cfr. La Stampa del 19 febbraio 2011, da cui abbiamo attinto alcuni tratti. 2. Cfr. A. Silvestri, La luce e la rete. Comunicare la fede nel Web, ed. Effatà. DICIAMOLO CON L’ARTE Il duomo di Saluzzo Mirella Lovisolo L’anno in corso è molto importante per la Chiesa saluzzese che, il 29 ottobre 2011, celebrerà i 500 anni dell’istituzione della Diocesi eretta da Papa Giulio II nel 1511. Sino a quella data la chiesa saluzzese faceva parte della Diocesi di Torino; la necessità di rendere autonomo il territorio, sostenuta e caldeggiata dai marchesi di Saluzzo, era diventata un’evidente necessità pastorale per la difficile situazione religiosa del tempo che richiedeva un rinnovato cammino di fede. L’istituzione della Diocesi nel sec. XVI venne a confermare il cristianesimo antico del territorio saluzzese risalente ai secoli IV e V come testimoniano le epigrafi cristiane reperite a Saluzzo, Revello e Staffarda; la presenza delle antiche abbazie di fondazione longobarda e di quella di Staffarda, di numerose pievi d’inizio del secondo millennio, i santuari e le antiche chiese delle valli confermano quella presenza cristiana edificata “sul fondamento degli Apostoli” che nel saluzzese Saluzzo – La facciata del Duomo 19 DICIAMOLO CON L’ARTE ha preceduto l’istituzione della diocesi. Sono tracce visibili di un cristianesimo che è cresciuto e si è sviluppato sino alla fondazione di quella che, all’apogeo del marchesato, sarebbe diventata la chiesa cattedrale sorta sulla duecentesca Pieve romanica di S. Maria. La costruzione dell’edificio ebbe inizio nel 1491 alla presenza del marchese Ludovico II e della moglie Margherita di Foix; fu terminata e consacrata nel 1501. Un edificio tardogotico-rinascimentale, ma ancora romanico nella solennità e nell’equilibrio delle proporLa volta del Duomo con i medaglioni delle vele zioni. Nella facciata a salienti, rimasta incompiuta, la porta centrale è sormontata dalla lunetta e la ghimberga di Benedetto Briosco. I portali latein cotto che incorniciava il dipinto rali sono sormontati dalle lunette di dell’Assunzione di Maria di fronte Hans Clemer con i Santi Costanzo agli Apostoli; sui pilastrini ai lati, le e Chiaffredo, patroni della Diocesi statue di S. Pietro e S. Paolo, forse e del marchesato. 20 DICIAMOLO CON L’ARTE L’ingresso nella chiesa colpisce per la vastità delle dimensioni e la maestosa armonia delle grandiose navate coperte da volte a crociera costolonate, divise da arcate a sesto acuto su pilastri polistili con capitelli cubici. Nella controfacciata due grandi affreschi a carattere storico: il tebeo S. Maurizio e l’incontro del beato Ancina con S. Francesco di Sales. La navata centrale è dominata dal grande Crocifisso quattrocentesco di Baldino di Surso, sistemato sulla croce polilobata voluta dall’arciprete A. Vacca nel 1500 con l’apposizione del proprio stemma e appeso, in anni recenti secondo i criteri medioevali. Lo scenografico altare del 1700 è ornato dalle 11 statue di C. Giuseppe Plura: il Padre Eterno, le Virtù Teologali, angeli, Maria Assunta, i santi Chiaffredo e Costanzo. Nella settecentesca cappella del Sacramento è collocato il polittico di Hans Clemer del 1500 che, originariamente, era sull’altar maggiore e del quale restano gli stupendi scomparti con Santi e i committenti marchesi di Saluzzo. Nella navata laterale, l’altare e il sarcofago del santo vescovo di Saluzzo Ancina con la pala del Borgna. La splendida illuminazione delle grandi occasioni, realizzata per la celebrazione dei 500 anni di fondazione, esalta le membrature e la sorprendente vastità della decorazione dell’interno, in una stupenda e grandiosa armonia cromatica. In origine l’interno non era dipinto, una tonalità grigio azzurra era diffusa sulle volte ritmate da cornici dipinte e fasce bianche e rosse. L’attuale decorazione è opera dei fratelli Luigi e Francesco Gauteri e risale al 1850-54; testimonia il gusto medioevale diffuso in Piemonte sugli esempi della Margaria del castello di Racconigi e del borgo di Pollenzo. Colpisce la quantità dei temi raffigurati che riportano all’uso delle antiche “Bibbie dei poveri”. Lungo la navata centrale appaiono riquadri monocromi e policromi, con i fatti evangelici della vita di Cristo e di Maria mentre, nella volta, una galleria di personaggi racconta l’antichità della Chiesa. Nelle vele, 28 medaglioni presentano gli Evangelisti, i Dottori della Chiesa latina e della Chiesa orientale, quelli della Chiesa medioevale, otto fondatori di grandi ordini religiosi, profeti dell’Antico Testamento. Dietro l’altare a monocromo S. Michele arcangelo, S. Lorenzo, S. Eusebio e i santi patroni della Chiesa locale. 21 DICIAMOLO CON L’ARTE Poi ci sono gli Apostoli e, ai lati, dei riquadri con una quantità di santi che sin dai primi secoli della Chiesa sono state luminose presenze per l’anima in ricerca e illuminati ispiratori nei momenti difficili della Chiesa ai suoi inizi in Europa: Ambrogio, Agostino, Benedetto, Colombano, Francesco, Teresa di Gesù, il Beato G. Giovenale Ancina, santi, vescovi e papi, protagonisti di questa storia cristiana bimillenaria che sta alle radici dell’Europa. Sui capitelli dei pilastri della navata centrale, ad altorilievo, sono raffigurati nei tondi i protagonisti non santi: il marchese Ludovico II e la Marchesa di Foix, Giulio II che nel 1511 istituì la Diocesi di Saluzzo e poi i vescovi, costituiti nella successione degli Apostoli su questa cattedra saluzzese. Saluzzo – La navata centrale del Duomo 22 religioni culti magìa Liberazione-salvezza nelle religioni dell’oriente Il nirvana, la liberazione definitiva del buddhismo Laura Rossi Quando Gautama Sakyamuni (il Buddha che vuol dire ‘risvegliato’) iniziò il famoso sermone di Benares in India, i brahmini e gli asceti si interrogarono su molte realtà: il mondo finirà o sarà eterno? Il mondo e l’io dell’uomo sono opera di un essere superiore? L’io sopravvive alla morte? Buddha rispose che queste domande sono inutili perché non possono liberare l’uomo dalla sofferenza (duḥkha). Egli invece si domandava in base a che cosa esistono malattia, vecchiaia e morte. La sua riflessione lo portò a stabilire una catena di concause. Vecchiaia e morte esistono in base alla nascita, questa in base all’esistenza, questa in base all’attaccamento, questo in base alla sete, questa in base alla sensazione, questa in base al contatto, questo in base ai sei organi sensori, questi in base all’individuo, questo in base alla coscienza, questa in base alle predisposizioni e queste infine, in base all’ignoranza. È quindi l’ignoranza che bisogna sopprimere per eliminare l’intera serie delle cause concatenate. Eliminata questa ignoranza attraverso l’insegnamento del Buddha, si può entrare in uno stato dal quale non vi è più ritorno, uno stato indefinibile, ma che costituisce tuttavia il fine dell’uomo: il nirvana. Bisogna perciò estinguere la “sete” o il desiderio dell’esistenza fenomenica per liberarci dalla legge del karma (conseguenza delle azioni) e quindi dal samsāra (ciclo di rinascite). Scompare così, con la liberazione definitiva, il mondo del duhkha (sofferenza) e s’apre quello felice del nirvana. Il nirvana è di per sé indefinibile, è uno stato di felicità che però oltrepassa ogni sensazione e quindi non può essere espresso che in termini negativi, è uno stato non-creato, incondizionato e assoluto al di là di ogni esprimibilità umana. La condizione ideale per conseguire il nirvana è la vita monastica denominata Piccolo Veicolo (Therevada). L’arhat è il monaco perfetto, degno di venerazione, che nel duro percorso ascetico giunge alla beatitudine. Ma fin dall’inizio del primo millennio d.C. si affermò un’altra tendenza che i seguaci chiamarono il Grande Veicolo (Mahayana) che non solo apriva a tutti la possibilità di salvezza, ma trovava la propria perfezione nella figura del bodhisattva, cioè di colui che è sostanziato di illu23 religioni culti magìa minazione, ma rinuncia a entrare nel nirvana per un tempo infinitamente grande, perché vuole offrire la possibilità di liberazione al maggior numero possibile di creature. Il percorso spirituale del bodhisattva consiste nello sviluppare la mente del Risveglio ossia ottenere l’illuminazione per il bene di tutti gli esseri senzienti. Śāntideva, dotto monaco buddhista (685 –763?) il cui nome significa Dio di pace, così scrive di sé: «Sono il protettore dei non protetti e il capo-carovana dei viaggiatori. Sono diventato la barca, la strada e il ponte per coloro che desiderano raggiungere l’altra riva. Possa io essere una luce per coloro che hanno bisogno di luce. Possa io essere un letto per coloro che hanno bisogno di riposo. Possa io essere un servo per coloro che hanno bisogno di servigi, per tutti gli esseri incarnati. Possa io essere il gioiello che soddisfa i desideri, il vaso dell’abbondanza, la formula magica che sempre funziona, la potente erba medicinale, l’albero magico che conferisce ogni desiderio e la vacca da latte che soddisfa ogni bisogno per gli esseri incarnati. Proprio come la terra e gli altri elementi sono utili in molti modi agli esseri innumerevoli che dimorano in ogni parte dello spazio, così possa io essere di sostentamento in molti modi per il regno degli esseri in ogni parte dello spazio, finché tutti non abbiano ottenuto la liberazione. Nello stesso modo in cui i sugata passati assunsero la mente del risveglio, nello stesso modo in cui essi progredirono nell’addestramento del bodhisattva, così ecco, io stesso genererò la mente del risveglio per il benessere del mondo, e proprio così mi addestrerò in quei precetti secondo l’ordine dovuto» (Śāntideva, Bodhicaryāvatāra, cap. II: «Adozione della mente del risveglio», Roma, Ubaldini, 1998). Bodhisattva della compassione FOGLIO DI COLLEGAMENTO - Semestrale di informazione dell’Associazione Informazioni su Cristo 10125 Torino Corso Marconi 3 Tel. e Fax 011 540681 16124 Genova Piazza Bandiera 27r Tel. e Fax 010 2465085 12100 Cuneo Corso Giolitti 21 Tel. 333 3901053 Internet: www.informacristo.org E-mail: [email protected] Direttore Responsabile Renza Guglielmetti - Registrazione Tribunale di Saluzzo n. 124 del 4-4-1991 ccp 31717101 24