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Quattro passi nel futuro
Imparare meglio, imparare ogni giorno
Salvatore Romagnolo - Roberto Saracco
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Quattro passi nel futuro
Imparare meglio, imparare ogni giorno
La scuola rappresentava il momento della vita dedicato all’apprendimento.
La rapida evoluzione delle conoscenze e delle competenze che sono richieste
porta alla necessità di aggiornarsi periodicamente.
In fondo non è brutto sapere che si può continuare ad imparare e che la
tecnologia ci verrà sempre più in aiuto.
Telecom Italia Lab è la realtà di ricerca del Gruppo Telecom Italia.
I suoi mille ricercatori operano per sviluppare innovazione e renderla rapidamente ed economicamente fruibile ai clienti del
Gruppo.
Centro di eccellenza da oltre quarant'anni nelle reti e nei servizi,
ha contribuito alla definizione e affermazione del GSM, dell'Mp3 e
della trasmissione ottica. Oggi continua a creare innovazione nei
suoi laboratori progettando l'evoluzione della rete di accesso fissa,
mobile e di trasporto. Grande impegno viene dedicato allo sviluppo di servizi e piattaforme sia per il cliente finale sia per le imprese che vedono nella rete di telecomunicazioni del futuro l'elemento abilitante per competere sul mercato a livello mondiale. In
stretto collegamento con università, centri di ricerca, e industria,
Telecom Italia Lab avvicina il futuro con servizi avanzati in molti
settori dal mobile al multimediale, per la casa e per l'impresa,
garantendo qualità e sicurezza.
“Progetto Italia” è un mondo di eventi pensato dal Gruppo Telecom
Italia, un concreto impegno dell'impresa nel progresso sociale e
civile del Paese.
Per questo Progetto Italia dà supporto alla ricerca scientifica, alla
cultura, alla formazione, alle iniziative sociali e a quelle sportive,
abbracciando geograficamente tutto il territorio nazionale. Nel settembre 2002 ha dato vita al Telecom Italia Future Centre a
Venezia, un luogo che aiuta a immaginare il futuro e a come
influenzerà i nostri comportamenti e le relazioni sociali. Situato in
pieno centro nell'ex convento di San Salvador, il Future Centre si
presenta come un laboratorio interattivo basato su una logica di
tipo emozionale: vedere, toccare, sperimentare le nuove tecnologie, ma anche possibilità di seguire mostre e ascoltare cicli di conferenze.
Salvatore Romagnolo, giornalista, saggista ed esperto di comunicazione online, è direttore di Apogeonline.com. Collabora con "La
Stampa", per la quale cura due rubriche settimanali su Internet e
le nuove tecnologie. È autore di diversi saggi sui nuovi media e il
giornalismo online ed editore di Nomadvillage.it, il primo magazine online italiano interamente dedicato alla mobilità Hi-Tech.
Roberto Saracco è responsabile per la comunicazione scientifica in
TILAB. Nei suoi oltre trent'anni nel settore delle telecomunicazioni è stato ricercatore prima nel settore tecnico e poi in quello economico. Per molti anni ha lavorato in un contesto internazionale,
guidando tra l'altro un progetto della Banca Mondiale in America
Latina per stimolare l'adozione delle nuove tecnologie. È autore di
diverse pubblicazioni sulle nuove tecnologie e sul loro impatto sul
business.
Imparare meglio, imparare ogni giorno
N
onostante gli enormi progressi fatti dall’umanità nel
campo dell’istruzione e dell’apprendimento, anche nei
cosiddetti paesi avanzati la percentuale di persone ai
limiti dell’analfabetismo è ancora elevata. Le nuove tecnologie e Internet potrebbero essere ottimi strumenti per migliorare la
situazione.
Secondo un rapporto pubblicato dall’OCSE (Organizzazione per la
Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e intitolato “Literacy in the
Information Age”, il 20% della popolazione dei paesi maggiormente
industrializzati ha serie difficoltà nello svolgere elementari funzioni
come leggere e scrivere. Nonostante l’avvento della società dell’informazione, anche nei paesi più ricchi c’è chi ha sempre meno possibilità
di accedere al sapere.
In questi anni di esplosiva espansione delle nuove tecnologie, un
quinto della popolazione dei paesi più ricchi non possiede le conoscenze necessarie per effettuare quelle che un tempo erano considerate le
competenze base della scolarizzazione: leggere, scrivere e far di conto.
Conoscenze minime necessarie anche per utilizzare un computer e
accedere a Internet. Quella che definiamo società dell’informazione è
ancora, in buona parte, una società dell’ignoranza.
Secondo John Martin, responsabile del settore educazione dell’Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico, che ha partecipato
alla realizzazione del rapporto, “i paesi industrializzati devono risolvere
questo problema con una certa urgenza”. L’OCSE definisce “literacy”
come “la capacità di comprendere e utilizzare l’informazione scritta nella
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Quattro passi nel futuro
vita quotidiana, a casa, al lavoro e nella vita sociale allo scopo di conseguire delle finalità personali e di estendere le proprie capacità”. La
mancanza di queste capacità viene definita come “analfabetismo funzionale”.
RICCHI, MA IGNORANTI?
Secondo l’OCSE in 14 dei 20 paesi interessati dall’indagine, “almeno
il 15% degli adulti non possiede nemmeno le capacità rudimentali di lettura e scrittura”. I paesi nei quali l’alfabetizzazione è ai più alti livelli
sono la Svezia, la Finlandia, la Norvegia e l’Olanda. Gli ultimi della classe, invece, sono Cile, Portogallo, Polonia e Slovenia. Ma, anche in
Svezia, circa l’8% degli adulti ha un “deficit grave in literacy nella vita
di tutti i giorni e sul lavoro”.
Saper leggere, scrivere e gestire dei concetti non è un’attitudine
intellettuale, ma un requisito necessario per inserirsi nel mondo del
lavoro. Maggiori sono le capacità di lettura e scrittura dell’individuo,
maggiori sono le possibilità di aumentare i propri introiti o di evitare la
disoccupazione. A questo proposito l’OCSE ricorda che, nella cosiddetta
“economia del sapere”, la disoccupazione è doppia tra gli individui con
scarse capacità di lettura e scrittura. Il loro livello di reddito è, inoltre,
molto più basso.
In altre parole, nei paesi nei quali il livello di literacy della popolazione è più alto, gli individui potranno contare su un reddito medio maggiore. Di conseguenza gli stati potranno investire maggiormente in educazione e formazione creando un classico circolo virtuoso che si trasforma in circolo vizioso nei paesi con livelli di alfabetizzazione più bassi.
Nell’era dell’informazione questo vantaggio viene amplificato dall’uso
delle tecnologie.
Lo studio dell’OCSE è stato condotto sulla base di dati raccolti su un
campione di adulti tra i 16 e i 65 anni. I suoi risultati fanno riflettere e
indicano come il problema del cosiddetto digital divide abbia radici profonde e stia aumentando le disuguaglianze tra chi ha le possibilità di
accedere alla società dell’informazione e chi rischia di rimanerne tagliato fuori. E questo non solo nella competizione tra paesi, ma anche tra
gli stessi individui. Le nuove tecnologie rischiano, in poche parole, di
diventare un’occasione ulteriore di discriminazione, rafforzando chi è già
in posizione di vantaggio e indebolendo gli inseguitori.
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Imparare meglio, imparare ogni giorno
INTERNET: UN AIUTO ALLA LETTURA
Nonostante ciò, Internet potrebbe rappresentare un valido aiuto nella
diffusione della lettura. L’istituto francese Médiangles, specializzato in
ricerche di mercato, ha reso pubblici qualche tempo fa i risultati di un’indagine commissionata dalla Société des gens de lettres secondo la
quale esiste “una forte dinamica” tra la lettura e Internet.
L’inchiesta, intitolata “Come leggerete domani?”, rivela che “Internet
è un vettore di promozione del libro tradizionale come della lettura in
generale perché consente di scoprire nuove opere e nuovi autori. Il
fenomeno di Internet – affermano i ricercatori – sembra essere piuttosto positivo per lo sviluppo della lettura in generale, se si accetta l’idea
che leggere su un monitor è comunque leggere”.
Su questo ultimo punto si potrebbe avviare un dibattito. Leggere da
uno schermo è comunque lettura o si tratta di un’attività più vicina alla
visione di un programma televisivo? Leggere su uno schermo di computer, è stato osservato, è scomodo, disagevole, comporta uno stile di
lettura frettoloso, a volte superficiale, più attento alle immagini che al
testo. La lettura dallo schermo è una sorta di lettura a scansione, alla
ricerca delle parole chiave del testo piuttosto che dell’intero contenuto,
diversamente da come facciamo quando prendiamo un libro o un giornale e ci sediamo in poltrona.
L’ipertesto, con i suoi collegamenti, accentua, rafforza la tendenza
alla lettura a scansione dei testi: l’unitarietà dello scritto tende a perdersi a favore di una lettura contestuale, dove l’informazione finisce con
l’essere composta da risorse diverse, non sempre omogenee. Si può
infatti partire da un articolo di giornale per spostarsi ad un sito segnalato all’interno dell’articolo stesso, per finire su un secondo articolo, di
un diverso giornale, avendo letto di ognuno solo alcune righe. Il risultato finale sarà molto diverso da quello che avremmo ottenuto se avessimo letto l’articolo di partenza su un giornale tradizionale.
Si tratta di una mutazione del nostro modo di leggere e di concepire
la lettura, ma non vi è dubbio che di lettura si tratta. La ricerca di
Médiangles, basata sulle risposte di 2.624 utenti Internet, sottolinea che
“questa rivoluzione provocherà mutazioni in tutta la catena del processo editoriale”. Dall’inchiesta, ad esempio, emerge che il 25% degli intervistati tende a leggere con meno frequenza supporti cartacei, “ma que-
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Quattro passi nel futuro
sto – sostiene Médiangles – non significa necessariamente leggere
meno, quanto piuttosto leggere in modo diverso”.
IMPARARE IN MODO NUOVO
Contrariamente a quanto si è portati a credere, la validità dell’insegnamento a distanza ha dato, per alcuni aspetti, risultati migliori rispetto all’insegnamento tradizionale. Il professor Jerald G. Schutte, della
California State University, Northridge, ha effettuato, nell’autunno del
1996, una sperimentazione illuminante da questo punto di vista. Un
vasto gruppo di studenti è stato diviso in due classi, una tradizionale e
l’altra “virtuale”. Lo scopo dell’esperimento era di valutare le differenze
di apprendimento tra i diversi gruppi. Contrariamente alle previsioni iniziali, la classe “virtuale” ha ottenuto risultati migliori sia dal punto di
vista qualitativo che quantitativo. Gli studenti della classe “virtuale” –
scelti in modo casuale - hanno ottenuto voti migliori, ma hanno anche
dimostrato maggiore comprensione delle materie e maggiore flessibilità, soprattutto nello studio della matematica. Da quanto è emerso dall’esperimento, la carenza di rapporto diretto con il docente porta a una
maggiore interazione fra gli studenti, e questa interazione si traduce in
risultati migliori.
Maggiore è la partecipazione dello studente al processo di apprendimento, migliori sono i risultati; fare esperienze in collaborazione con i
propri colleghi arricchisce ulteriormente questo processo. Sono questi,
in fondo, i presupposti del Web Based Training (WBT) che tende ad
aumentare le possibilità d’interazione attraverso tecnologie come la
posta elettronica o la chat, che sono per loro stessa natura di carattere
collaborativo. Altro obiettivo fondamentale del WBT è assistere il docente nella produzione e nella gestione dell’ambiente didattico. Attraverso
la Rete è possibile accedere ad alcuni prodotti che offrono le funzionalità peculiari del WBT: la maggior parte di essi sono rivolti prevalentemente alla fascia universitaria, ma ne esistono anche per la scuola
secondaria.
I prodotti esistenti hanno diversi livelli di sofisticazione: in linea
generale forniscono strumenti di supporto per la posta elettronica, la
comunicazione testuale sincrona (chat) e la possibilità di creare forum
di discussione su specifici argomenti; tutto ciò con l’obiettivo di favorire la comunicazione fra gli studenti e il docente, ma anche fra gli stu-
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denti stessi. Questi strumenti aiutano a superare due problemi delle
lezioni tradizionali: la centralità del docente e il tempo limitato della
lezione. In ambienti di WBT, gli studenti sono incoraggiati a comunicare
fra loro e non esiste il limite temporale della lezione.
LE MILLE POSSIBILITÀ DELL’APPRENDIMENTO A
DISTANZA
Estendendo il concetto di apprendimento a distanza (e-learning), è
possibile notare che i modi di apprendere online sono effettivamente
molti e non sempre si tratta di una trasposizione multimediale della tradizionale classe scolastica. Se, ad esempio, vi piace giocare a scacchi e
avete sempre voluto imparare i segreti di questo difficile e affascinante
gioco, ma non avevate il tempo di frequentare un circolo, potete
apprenderli da uno dei tanti siti nati a questo scopo, come
Chesswise.com. Un’attività nella quale è presente anche un grande
campione come Garry Kasparov, secondo il quale “Internet è il miglior
modo di far conoscere il gioco degli scacchi al grande pubblico”. Se,
invece, avete sempre sognato di imparare a suonare la chitarra come
Keith Richard o Jimmy Hendrix, allora non mancate l’appuntamento su
Emplive.com, dependance virtuale del museo interattivo Experience
Music Project.
Creato da Paul Allen, uno dei fondatori di Microsoft e grande appassionato di rock, offre lezioni di chitarra grazie a uno spartito interattivo
che spiega alcuni dei motivi più celebri, con video di appoggio. Tutte le
settimane, poi, sono organizzate sessioni dal vivo con musicisti che,
attraverso chat e strumenti interattivi, rispondono alle domande degli
utenti e insegnano ai dilettanti a suonare meglio la chitarra.
L’aspetto, invece, ancora altamente critico dell’insegnamento a
distanza, è rappresentato dall’alta percentuale di abbandono dei corsi,
tuttora vicina al 50%. Si tratta di dati di gran lunga superiori ai corsi
tradizionali. Quali sono le cause di questa differenza?
In primo luogo, è necessario considerare il fatto che siamo abituati a
seguire corsi, lezioni e aggiornamenti erogati in presenza, la modalità
che ci è stata proposta fin dalle scuole dell’obbligo. Le nuove strategie
della didattica online, invece, si adattano al nuovo ambiente, cioè la
Rete. Non è più il docente l’unica figura di riferimento. Pur rimanendo
predominante la relazione tra docente e studente, questa viene affian11
Quattro passi nel futuro
cata dalla relazione tra studente e studente. Non vi è un flusso di nozioni e informazioni che scorre dal singolo verso i molti, ma vi sono più
flussi incrociati.
Il docente diventa una sorta di “facilitatore”, perché il suo compito
non è più, come un tempo, quello di trasferire conoscenze da sé agli
altri, ma di favorire la circolazione delle informazioni e la creazione di
nuove conoscenze, a partire proprio dagli studenti stessi. Questo comporta dei cambiamenti notevoli rispetto ai metodi tradizionali e anche
ruoli e responsabilità risultano maggiormente distribuiti all’interno del
gruppo. Tutti i partecipanti svolgono un ruolo più attivo nel percorso formativo, tutti vengono responsabilizzati nei confronti degli altri.
E-LEARNING: FATTORE CHIAVE PER IL SUCCESSO
D’IMPRESA
Studi recenti hanno rilevato che le grandi aziende considerano l’elearning un fattore chiave per il raggiungimento del proprio successo
anche e soprattutto nei periodi di crisi economica. Dati che sono stati
confermati da una ricerca svolta recentemente da NETg (NETglobal), i
quali mostrano la continua e forte crescita di questo settore di fronte al
generale rallentamento dell’economia. Più della metà degli intervistati
ritiene, infatti, che la delicata situazione economica attuale inciderà in
modo minimo sui piani di investimento per lo sviluppo dell’e-learning.
L’indagine ha visto la partecipazione di oltre 220 professionisti, divisi tra
manager della formazione aziendale e responsabili delle Risorse Umane.
“La formazione è di norma la prima area a risentire negativamente
dei tagli alle spese in ambito aziendale”, ha dichiarato Nige Howarth,
vice presidente marketing di NETg. “Ciò nonostante, in un contesto
aziendale a personale ridotto, la formazione diventa ancora più importante per facilitare un più rapido adattamento degli impiegati a eventuali nuovi ruoli e, nello stesso tempo, per mantenere inalterato il livello competitivo dell’azienda. I risultati di questo studio sono molto positivi e dimostrano che la maggior parte delle aziende comprende bene
quanto l’utilizzo dei programmi di e-learning, strutturati sui bisogni e
sugli obiettivi di un’azienda, sia la chiave di volta per riuscire a far fronte all’attuale rallentamento economico”.
L’indagine conferma, inoltre, l’impegno della maggior parte delle
aziende a proseguire sulla strada della promozione e dello sviluppo dei
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Imparare meglio, imparare ogni giorno
propri programmi di e-learning. Più della metà degli intervistati ha
dichiarato che i budget aziendali destinati all’e-learning sono aumentati e anche che il senior management ha mostrato un crescente interesse per i progetti di formazione a distanza. L’attuale situazione economica ha determinato tagli alle spese e licenziamenti nell’industria. Ciò
nonostante, come dimostrano l’indagine di NETg e alcuni dati resi noti
recentemente da IDC, il settore dell’e-learning è in continua e rapida
crescita. Secondo una stima di IDC, in Europa occidentale il mercato
delle soluzioni di e-learning per la formazione aziendale crescerà del
97,2% entro il 2004, diventando il secondo mercato dell’e-learning al
mondo, dopo il Nord America. Questo perché l’e-learning è sempre più
considerato un efficace metodo di apprendimento, in quanto consente
al personale un accesso continuo alla formazione, facilitando, al tempo
stesso, l’aggiornamento su nuove competenze e il consolidamento di
conoscenze già acquisite. Molte aziende, tuttavia, ritengono che il futuro della formazione consisterà in un utilizzo combinato di e-learning e di
insegnamento tradizionale, coniugando i punti di forza di ciascuna delle
modalità di apprendimento. Un terzo delle persone intervistate nel corso
di NETglobal ha dichiarato che la formazione mista ha aiutato le proprie
aziende ad aumentare l’efficienza e a raggiungere più velocemente il
mercato con nuovi prodotti, riducendo così i costi operativi.
IMPARARE? E PERCHÉ? HO GIÀ IL TELEFONINO!
L’incontro tra apprendimento e nuove tecnologie produce scenari
imprevedibili e per certi aspetti anche poco credibili. Il miraggio rimane
quello di non essere più obbligati a imparare (faticando), ma di potersi
affidare a tecnologie che svolgano per noi compiti per i quali sarebbe
necessario un lungo periodo di apprendimento. Ray Kurzweil, ad esempio, uno dei più quotati “guru” in materia di visioni tecnologiche, aveva
previsto nel suo libro “The Age of Spiritual Machines: When Computers
Exceed Human Intelligence “, la futura diffusione dei telefoni-traduttori: “Nel 2009 i Pc effettueranno mille miliardi di calcoli al secondo, i
computer saranno incorporati nei vestiti e negli accessori personali, i
telefoni traduttori saranno usati comunemente”. E non ci aveva visto
male, dal momento che nei laboratori della Carnegie Mellon University
è stato modificato un palmare a questo scopo e il prototipo è stato sperimentato dall’esercito americano in Croazia nel 2001. Si trattava, nel
caso specifico, di un Toshiba Libretto personalizzato, in grado di tradur-
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re il croato in inglese e viceversa. Una traduzione decisamente imperfetta, ma funzionale a una conversazione non particolarmente complessa. Il sistema prevedeva un sintetizzatore vocale, un microfono e delle
cuffie. Anche se ancora povero nel linguaggio, questo prototipo indica la
strada del futuro. Telefonare a un giapponese, ad esempio, potrebbe
non essere più un problema.
Altri gruppi stanno lavorando a traduttori portatili. Via Inc., un produttore di computer indossabili di Minneapolis, sta progettando un sistema inglese-spagnolo. A livello commerciale questi prodotti non saranno
pronti per il mercato prima di un paio di anni, ma già ora cominciano a
uscire dai libri visionari di Kurzweil e, soprattutto, dai film di Star Trek.
Il nostro cervello ha una capacità di imparare cose nuove da un certo
punto di vista abbastanza limitata. I più bravi possono imparare fino a
6 cose diverse nell’arco di qualche ora. I meno dotati 5. Non vale quindi la pena di disperarsi se non si è così dotati… Dopo un po’ di ore, tuttavia, queste novità, se opportunamente rinfrescate, vengono stabilmente memorizzate, fanno parte di quella che i medici chiamano la
memoria lunga (per differenziarla da quella breve). Questa memoria
lunga è tale perché si formano tra le cellule del cervello delle connessioni stabili e queste sono il risultato di segnali che le cellule si scambiano sistematicamente per un po’ di tempo. Si può dire che hanno
“imparato”: “repetita iuvant” non era quindi solo un modo di dire degli
antichi, ma una corretta osservazione di un fenomeno biologico tipico
degli animali evoluti.
NON È CAMBIATO MOLTO… ANZI, È CAMBIATO TUTTO
Immaginiamo di avere un ospite inusuale che arriva a casa nostra. È
una persona del Settecento. Qualunque cosa ci veda fare in casa non
mancherà di stupirsi. La luce viene “accesa” con una levetta, mentre
non ci sono più candela e stoppino; l’acqua esce da uno strano tubo, e
non si va più in cortile con il secchio; c’è una macchina che riesce a
tenere freddi gli alimenti, e non bisogna più metterli in cantina; c’è persino una scatola che ha sostituito gli artisti che, nelle occasioni importanti, venivano invitati a cantare e a fare musica.
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Imparare meglio, imparare ogni giorno
Se lo accompagniamo in
strada il suo stupore continuerà. Per spostarsi la gente utilizza scatole con dei cavalli
nascosti da qualche parte, a
volte degli strani aggeggi con
due ruote che vengono messi
tra le gambe come una volta
si faceva con il cavallo… In
campagna vedrà raccolti che
crescono rigogliosi pur senza
che centinaia di contadini
lavorino tutto il giorno.
Una classe di oggi
Il mondo di oggi fa le cose
in modo molto diverso rispetto a quello che faceva due secoli fa, mentre le cose che si facevano due
secoli fa non erano molto diverse rispetto a quelle che si facevano mille
o duemila anni fa.
C’è solo un posto dove potremmo portare questo nostro ospite e farlo
sentire ancora nella sua epoca: la scuola. Rivedrebbe gli stessi banchi,
la stessa lavagna con il professore da un lato e gli studenti dall’altro, con
l’uno che insegna e gli altri che imparano. Sì, è vero, alcune delle cose
che vengono insegnate sono diverse, ma il metodo di insegnamento è
rimasto sostanzialmente uguale…
Abbiamo le interrogazioni programmate, non si usa più la bacchetta
per “stimolare” studenti recalcitranti, non si dà più del “voi” all’insegnante, ma si continua a leggere e sottolineare il libro, e a fare esercizi sul quaderno…
Eppure, abbiamo visto, intorno a noi è cambiato tutto, e quello che
sta succedendo è che aumenta la rapidità di questo cambiamento. Chi
giovane non è più si ricorderà bene l’andare al mercatino dei libri usati
per acquistare i libri di scuola dell’anno precedente pagandoli la metà.
Oggi non si può più, perché ogni anno c’è un nuovo libro.
La biblioteca di Alessandria era il centro delle conoscenze del mondo:
700.000 rotoli di papiro e pergamena contenevano tutto il sapere del
mondo occidentale.
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Quattro passi nel futuro
Questi rotoli erano posti in
scaffalature (riprodotte nella
figura a lato tramite un computer1 sulla base delle descrizioni che ci sono arrivate). E
se quegli scaffali erano arrivati a contenere 700.000 “libri2”,
oggi ogni giorno vengono prodotti più di 1.000 nuovi libri
“ufficiali3”. Pensiamo anche
che la produzione di libri oggi
rappresenta neppure un quinto rispetto alla produzione di
Ricostruzione al computer della biblioteca
informazioni che vanno su
di Alessandria
Internet, meno di un trentesimo rispetto alla produzione di
informazioni che avviene negli
uffici ogni giorno. E se fa
impressione pensare che ogni
3 giorni si producono informazioni equivalenti a quelle che
erano contenute nella biblioteca di Alessandria, forse fa
ancora più impressione pensare che, secondo alcune
stime, ogni 3 anni raddoppiamo la conoscenza del mondo,
cioè nei prossimi 3 anni impaRicostruzione al computer dell’interno della
reremo,
complessivamente
biblioteca di Alessandria
come razza umana, un numero di cose pari a quelle che
abbiamo imparato dalla nascita dell’uomo ad oggi.
1 http://www.unesco.org/webworld/alexandria_new/vrml_virtual_visit.html
2 È improprio paragonare un rotolo ad un libro in termini di quantità di informazioni. Un
rotolo al massimo poteva raggiungere 5 metri di lunghezza, equivalenti a meno di una
ventina di pagine (tenendo conto che il rotolo era più largo di una nostra pagina ma essendo scritto a mano conteneva meno caratteri di una riga di oggi). Probabilmente i 700.000
rotoli possono corrispondere a meno di 100.000 libri di oggi, la produzione editoriale di 3
mesi.
3 A cui è stato assegnato un numero ISBN. Solo in Italia la produzione supera i 40.000
libri all’anno.
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Imparare meglio, imparare ogni giorno
Prima di passare a considerare come ciascuno di noi possa fare per
imparare almeno parte delle informazioni che vengono generate attorno a noi, vale la pena di riflettere se avere tante informazioni sia un
valore.
Jorge Luis Borges aveva immaginato l’esistenza di una biblioteca
enorme4 in cui fossero contenuti tutti i libri che erano stati stampati, ma
anche quelli in corso di stampa e tutti quelli che avrebbero potuto essere stampati da qui all’eternità. Da un punto di vista logico non è difficile immaginare un modo per produrre questa straordinaria biblioteca. È
sufficiente fare un piccolo programma di stampa che generi tutte le possibili permutazioni delle lettere dell’alfabeto ed avremo pubblicato tutto
ciò che è possibile pubblicare5 (ed in tutte le lingue che utilizzano i
caratteri del nostro alfabeto).
In un certo senso però questa enorme biblioteca esiste già oggi, in
quanto abbiamo già oggi a disposizione una enorme quantità di informazioni che pongono nuovi problemi, simili a quelli che Borges identifica nella sua biblioteca di Babele. Di Babele, appunto, in quanto a dispetto dell’ordine la confusione regna sovrana.
Immaginiamo che un incendio distrugga una sala di questa biblioteca. Avremo subito una perdita enorme di conoscenza? No, perché esisteranno milioni di altri libri che differiscono da quelli bruciati solo per
uno o due caratteri e probabilmente non ci accorgeremmo neppure della
differenza. Visto da un altro punto di vista: come faccio a sapere se il
libro che sto leggendo è proprio il libro che cercavo oppure uno che differisce da quello per solo un carattere? Si potrebbe sostenere che in
fondo è irrilevante, ma se quel carattere diverso fosse un numero “sbagliato” sul nostro conto in banca, forse non sarebbe così irrilevante…
Sono molte le osservazioni che si possono fare sul valore della quantità di informazioni.
Uno dei punti importanti è la possibilità di scegliere ciò che serve nel
momento in cui serve. Riguardo al fatto di imparare solo ciò che serve,
invece, il discorso diventa più complicato, in quanto l’apprendimento è
4
J.L. Borges, La biblioteca di Babele, in Finzioni.
5 Il problema pratico è che le combinazioni possibili superano di gran lunga il numero di
atomi presenti nell’universo, per cui anche ipotizzando di poter scrivere tutto un libro su
di un solo atomo finiremmo gli atomi dell’universo ben prima di aver scritto tutti i libri possibili, anzi saremmo appena all’inizio.
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Quattro passi nel futuro
anche un investimento per il futuro: imparo non solo quello che mi
serve oggi, ma anche quello che potrebbe servirmi domani, come conoscenza e come tecnica per acquisire la conoscenza6.
In una società che cambia a ritmi velocissimi occorre essere aggiornati e continuare ad imparare. Quello che sa oggi un bambino di 10 anni
è molto di più di quanto sapesse un vecchio saggio 100 o mille anni fa7.
Ma è molto meno di quanto saprà un bambino di 10 anni… tra dieci anni.
Se i bambini hanno tempo per imparare, e lo fanno per “mestiere”, i
grandi sono travolti da un quotidiano che non lascia spazi. Occorre allora trasformare il quotidiano e fare diventare molti momenti della giornata delle occasioni per imparare, aggiornarsi, migliorare. E senza
stress. Parole come edutainment suonano strane e sembrano spesso
sogni irrealistici. Nuove tecnologie stanno arrivando, però, per trasformarli, almeno in parte, in realtà.
TECNOLOGIE PER IMPARARE
Molti di noi possono avere avuto da
ragazzi quando andavano a scuola e dovevano mandare a memoria poesie e date di
battaglie, l’idea di un futuro in cui si potesse attingere a questo tipo di informazioni da
un chip collegato in qualche modo al cervello. Non entravamo nei dettagli di come questo potesse essere realizzato e di eventuali
procedure
cruente
per
l’impianto.
Interessava sapere senza dover passare ore
sui libri.
Coleottero con un computer
innestato sulla testa
Dei ricercatori dell’Università di Tokyo
hanno fatto una dimostrazione che ha suscitato molte domande, anche di tipo etico, di
cui qui non ci occuperemo in quanto non
centrate sul tema.
6 Non si impara l’aritmetica perché poi si dovrà fare quella particolare somma, ma per
imparare a fare le somme…
7 Ovviamente è impossibile misurare in modo obiettivo la conoscenza. L’osservazione è
fatta per rimarcare come la conoscenza sia una proprietà del contesto così come della singola persona. Quella del contesto continua a crescere e quindi un ragazzo di oggi si trova
molto avvantaggiato rispetto al saggio di tanti anni fa.
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Imparare meglio, imparare ogni giorno
La dimostrazione consisteva nel collegare un microchip alle antenne
di un coleottero che in questo modo poteva venire pilotato via radio.
Durante la conferenza stampa è stato chiesto ad un giornalista di tracciare con un pennarello una linea su di un grande foglio bianco appoggiato alla scrivania e quindi un ricercatore ha posato il coleottero sul
foglio. Ha quindi preso un joystick e via radio ha fatto camminare il
coleottero sulla linea appena disegnata. Poi ha preso una scatola e l’ha
messa come un ostacolo ad interrompere la linea e ha fatto ripartire il
coleottero dall’inizio. Arrivato alla scatola il coleottero si è fermato e ha
cominciato a “guardarsi attorno” fino a che ha trovato un sistema per
aggirare la scatola e riprendere a percorrere la linea dall’altra parte.
Questa dimostrazione ha quindi evidenziato come sia possibile trasmettere al coleottero delle informazioni (sostituendosi a quelle che gli
forniscono le antenne), ed anche che il cervello del coleottero integra
queste informazioni ricevute con altre che gli permettono di decidere
come far fronte agli imprevisti. Analoghi esperimenti sono stati fatti con
dei topi8 e con delle persone che hanno perso la
vista, riuscendo a fornire loro una pur minima
capacità di visione.
Nella figura si vede un recentissimo esperimento della Georgia Tech mirato a comprendere
meglio i meccanismi biologici dell’apprendimento
con due finalità. Da un lato permettere alle macchine di imparare e dall’altro restituire questa
capacità a persone che per malattie o incidenti
l’hanno persa. Il sistema in figura è un ibrido,
chiamato Hybrot (hybrid robot), che utilizza 2000
cellule del cervello di un topo per comandare un
robot (nella parte bassa della figura) a muoversi
in un ambiente. Le cellule del topo sono contenute nel sistema in alto nella figura e sono monitorate tramite misuratori elettrici delle attività neuronali e microtelecamere in grado di osservare le
alterazioni alle interconnessioni tra neuroni derivanti dall’apprendimento.
Hybrot, un ibrido tra
cervello e robot. Utilizza
2000 neuroni prelevati
dal cervello di un topo
per comandare
un robot
8 In questo caso la ricerca è stata svolta dall’Università di
New York, e il topo era “influenzato” dalla trasmissione di
segnali che normalmente gli arrivano dalle vibrisse (baffi).
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Quattro passi nel futuro
A livello cerebrale, gli stimoli che portano ad una elaborazione del
pensiero, alla concettualizzazione e memorizzazione sono stimoli elettro-chimici che partono dai nostri sensi. È quindi possibile stimolare
elettricamente il cervello “sostituendosi” ai nostri sensi. La cosa è tutt’altro che semplice ma è probabile che diventi realtà nei prossimi 1020 anni.
Sarebbe interessante utilizzare una tecnologia di questo genere per
“imparare”?
Diminuirebbe il valore dell’apprendimento?9 Si può giungere ad affermare che in realtà l’apprendimento diventa superfluo nel momento in
cui è possibile accedere istantaneamente a tutte le informazioni che
possono servirci al momento?
Alcune università stanno studiando un sistema che, posto sugli
occhiali, riesce ad intercettare la faccia di una persona a cui ci stiamo
avvicinando e bisbiglia nel nostro orecchio il suo nome. Molte persone
con l’avanzare dell’età hanno difficoltà a ricordare i nomi, e questa
potrebbe essere una soluzione…
IL LENTO PROGRESSO DEL LIBRO
Tavoletta con caratteri
cuneiformi
9
20
Il libro si è evoluto negli ultimi 5 millenni. In figura si vede quello che è forse il
proto-libro, la tavoletta di argilla utilizzata
dai Sumeri su cui si scriveva con una canna
tagliata obliquamente ottenendo incisioni a
forma di cuneo. Cotta dal sole, l’argilla si
induriva e questo proto-libro, fino ad oggi, è
ancora la miglior tecnologia disponibile per
tramandare nei millenni le informazioni.
Molto più robusto del papiro, che a sua volta
era più robusto della pergamena, e questa
della carta…. I CD di oggi, ultimo grido in
fatto di memorizzazione delle informazioni,
hanno una vita inferiore ai 100 anni. Li
avessero utilizzati i Sumeri, oggi non
sapremmo più nulla di loro!
Era la domanda che si ponevano alcuni quando venne “inventata” la scrittura…
Imparare meglio, imparare ogni giorno
Se certamente rimarchevole è la durata di una tavoletta di argilla, è
vero anche che diverse sue altre caratteristiche non la rendono molto
funzionale, tanto è vero che è stata nel tempo abbandonata. Il libro che
conosciamo oggi deriva prima dalla invenzione della carta in Cina, e poi
dalla invenzione di Gutenberg della stampa a caratteri mobili. Negli ultimi 500 anni non si sono più avute evoluzioni significative10, e leggiamo
oggi un libro così come lo leggevano i nostri bisavoli11.
La tecnologia oggi offre un’alternativa, i
libri elettronici. Questi possono essere letti
sullo schermo di un computer o di un palmare, oppure su dei sistemi appositamente
costruiti per la lettura di questi libri come
quello in figura. Quello che cambia non è
solo il supporto (elettronico) o la capacità (è
possibile memorizzare decine di migliaia di
libri su questi sistemi), ma anche il modo in
cui si interagisce con il libro e quindi il modo
in cui si imparano le cose. Il libro elettronico infatti permette un approfondimento
immediato dei concetti: basta “cliccare” su
di un termine che non si conosce per avere
una sua definizione, oppure perché venga
visualizzato un documento che approfondie-Book
sca quell’argomento. Il libro può ricordarsi
che cosa abbiamo letto e presentare le
informazioni che si collegano a quanto già sappiamo, fornendo più dettagli dove servono. Diventa quindi un libro personale che si adatta al
singolo lettore.
Gutenberg aveva dato inizio ad una rivoluzione passando dal libro
come oggetto per pochi al libro per tutti. L’e-book può in prospettiva
dare inizio ad un’altra rivoluzione, facendo passare dal libro per tutti al
libro per ciascuno.
10 È migliorata, e di molto, la qualità della stampa, abbiamo libri con fotografie a colori
impensabili 100 anni fa, i sistemi di produzione hanno permesso un abbattimento dei
costi…
11 Anche se di bisavoli in grado di leggere ce n’erano proprio pochi. L’analfabetismo è
stato una realtà fino a 40 anni fa in Italia , e lo è ancora in alcune parti del mondo.
21
Quattro passi nel futuro
La possibilità di creare più canali di comunicazione, aggiungendo al
testo animazioni, filmati, suoni e voce, offre una possibilità di imparare
molto maggiore, oltre a rendere l’attività più piacevole. Pensiamo a studiare la storia della musica su di un libro di carta oppure su un e-book
(ben fatto…). Potremmo ascoltare i brani che vengono descritti, potremmo anche ascoltare interpretazioni diverse e, perché no?, potremmo
anche provare a creare sul libro le nostre musiche in quel particolare
stile musicale.
Anche uno studente di medicina può avere un enorme beneficio da
questo tipo di libri. Vedere in un filmato gli organi che sta studiando,
oppure la loro immagine, e ruotarla per vedere l’organo da vari punti di
vista, sovrapporre gli effetti di una patologia. E sono solo alcune delle
possibilità offerte dal libro elettronico per migliorare l’apprendimento.
Una nuova tecnologia, l’inchiostro elettronico e-ink, promette di rendere ancora più semplici questi dispositivi conservando alcune delle
caratteristiche del libro di carta come la flessibilità. E-ink è un foglio sottile di carta (può essere anche più sottile di un normale foglio di carta)
che in realtà è formato da due strati di materiale plastico che racchiudono una matrice di microbolle. All’interno di ciascuna vi sono delle
microsfere formate da pigmenti colorati che possono essere indirizzati
ad aderire alla parte superiore della bolla (quella che si vede).
L’addensamento più o meno grande fornisce la gradazione di colore,
dal bianco al nero con vari grigi intermedi.
Carta elettronica - e_ink
22
Imparare meglio, imparare ogni giorno
Immaginiamo di avere uno di questi fogli in mano. Il foglio sarà in
grado di riconoscere la mano che lo sta tenendo e, in base a ciò, ci presenterà automaticamente la pagina su cui avevamo interrotto la lettura
l’ultima volta. Una semplice “sfogliata” con l’indice, così come faremmo
con un libro di carta, farà avanzare o indietreggiare le pagine. Una volta
posato il nostro libro elettronico, il figlio potrà prenderlo e diventarà il
“suo” libro, così che vedrà le informazioni che gli interessano. Un libro,
quindi, per tutta la famiglia.
Il libro elettronico ovviamente può catturare i nostri commenti, non
dobbiamo quindi perdere l’abitudine a sottolineare o scrivere ai bordi. È
anche in grado di organizzare i commenti tenendoli ad esempio separati a seconda di chi li fa. Può catturare commenti vocali, non solo quelli
scritti. Può consentirci di comunicare con altri, e anche di condividere
quella pagina e quei commenti.
NUOVI TIPI DI LIBRI
E-ink, ed altre tecnologie, possono permettere di realizzare delle lavagne sulla
scrivania, come quella nella fotografia.
Questa lavagna ha una zona riservata in
cui possiamo scrivere i nostri appunti e su
cui possiamo incollare altre informazioni in
essa disponibili (i libri di testo, i documenti
dell’ufficio…), ma anche quelle presenti in
rete.
Un’altra zona è dedicata alla condivisione
delle informazioni con persone che fanno
parte del gruppo: altri studenti e l’insegnanScrivania elettronica
te, oppure altre persone del gruppo di lavoro nella azienda o in altre aziende che cooperano ad un progetto.
Indipendentemente dalla distanza di ciascuno dei componenti del gruppo, diventa possibile condividere informazioni in tutte le forme, compreso il suono. Infatti si può sovrapporre un foglio di materiale trasparente che funziona come un altoparlante. Via le casse dalla scrivania!
Le informazioni che avevamo nel nostro spazio privato possono essere condivise semplicemente spostandole, magari con un dito, nello spazio pubblico.
23
Quattro passi nel futuro
La terza zona è invece uno spazio pensato per comunicare con l’esterno (all’esterno quindi del gruppo). Immaginiamo di seguire una
lezione di storia in cui l’insegnante parla degli antichi egizi. Nella nostra
area privata avremo il materiale che l’insegnante ci ha suggerito di consultare e che possiamo, ciascuno per conto suo, annotare. Nell’area
comune possiamo via via condividere idee e schizzi di piramidi. Infine
possiamo utilizzare la terza area per collegarci con l’altopiano di Giza e
vedere “dal vivo” una piramide. È come se avessimo una finestra che si
apre su Giza12. E possiamo anche parlare con persone che casualmente
si trovano a passare vicino alla nostra “finestra”. È probabile che queste
persone non siano italiani e non capiscano l’italiano. Niente paura.
Un progetto di IBM promette di fornire entro il 2010 la possibilità di
disporre di un traduttore automatico tra 28 lingue. Non molto rispetto
agli oltre 6.000 idiomi che esistono al mondo, ma più che sufficienti per
aprire il nostro orizzonte di comunicazione13. Certo qualcuno potrebbe
obiettare che un tale traduttore scoraggi ad imparare nuove lingue… o
forse può aiutare ad impararle visto che potremmo utilizzarlo anche
come supporto allo studio.
Imparare diventa più coinvolgente ed anche più facile, visto che si
può disporre di migliaia di professori, compresi i turisti all’ombra della
grande piramide.
ANCHE LA STILOGRAFICA CAMBIA
Se i progressi sono notevoli per quanto riguarda la lavagna, non da
meno sono quelli per il gessetto. Nel caso specifico, è stata ideata una
penna elettronica, come quella in figura, che ha al suo interno una telecamera in grado di leggere quello che stiamo scrivendo. La penna è in
grado di trasmettere le informazioni via radio, un computer può analizzarle e fornire indicazioni sull’operazione, segnalando ad esempio se è
giusta o sbagliata. La penna infatti ha un piccolo led a due colori che
può essere usato per avvertire lo studente che i “conti non tornano”.
12 Esistono decine di migliaia di webcam collegate ad Internet (ad esempio:
http://www.webcam-list.com/) e il numero continua a crescere. Alcune di queste,
oltre alle immagini, offrono anche la possibilità di parlare e ascoltare.
13 Già oggi se si ha un dubbio su come si pronuncia una parola in inglese si può andare
su http://www.webster.com e farsela pronunciare…
24
Imparare meglio, imparare ogni giorno
È quanto accade quando si scrive al computer ed il correttore ortografico trova un
errore di battitura. Immediatamente sottolinea la parola attirando la nostra attenzione.
I correttori stanno diventando sempre più
sofisticati, sono in grado di dirci anche
quando la frase è un po’ troppo ingarbugliata, e spesso persino di suggerirci una alternativa. Questi suggerimenti sono importanti
per imparare. Se fare un errore di battitura
in italiano è probabilmente la conseguenza
di un tasto schiacciato male, quando scriviamo in un’altra lingua l’errore è probabilmenPenna radiotrasmittente
della Anoto
te dovuto ad una nostra incompleta padronanza del vocabolario. Avere una segnalazione immediata e un suggerimento su come correggere, facilita il graduale e continuo apprendimento.
IMPARARE OGNI GIORNO SUL LAVORO
Nelle imprese si possono realizzare dei sistemi di apprendimento
continuo per diffondere e far crescere le capacità di tutti. Se ad esempio stiamo scrivendo una relazione al computer, una applicazione può
monitorare quanto scriviamo e, conoscendo le informazioni presenti in
azienda, segnalarci in una finestra sullo schermo che una certa informazione pertinente è disponibile in un dato documento, ci può far apparire i dati più aggiornati sulla vendita di un prodotto o semplicemente
segnalare che un nostro collega sta lavorando ai temi trattati.
E che dire della possibilità di avere al nostro fianco nello studio un
professore come Einstein? Immaginiamo di dover studiare la fisica della
gravitazione. Chi meglio di Einstein potrebbe aiutarci? Sistemi come
quelli sviluppati dalla Carnegie Mellon University ci consentono di fare
proprio questo. Diventa possibile dialogare con un Einstein virtuale (virtuale nel senso che è stato ricreato elettronicamente, ma reale in quanto dice cose che il vero Einstein aveva effettivamente detto nel corso
della sua vita), e chiedergli di chiarificare dei nostri dubbi ed anche di
raccontarci come gli sono venute certe idee… Il dialogo si evolve alla
velocità del singolo studente, adattandosi quindi alle esigenze del
momento. Inoltre imparare diventa molto più coinvolgente e, si spera,
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Quattro passi nel futuro
più efficace. Essendo virtuale, è possibile parlare con Einstein da qualunque luogo, in qualunque momento, mentre a quell’Einstein è possibile parlare a centinaia di studenti contemporaneamente, rivolgendo a
ciascuno tutta la sua attenzione.
È come avere un professore tutto per sé. Questa possibilità è anche
offerta dalle tecnologie degli assistenti, o come dicono gli inglesi, “dei
maggiordomi” (digital butler).
In questo caso l’assistente osserva continuamente i nostri progressi
nell’apprendimento e suggerisce nuovi esercizi, ripassi, approfondimenti sulla base delle nostre conoscenze. Non solo. Se ci viene dato un compito, conoscendo le nostre capacità, può suggerire di fare prima alcuni
tipi di esercizi che ci preparino ad affrontare meglio il problema sottomano. Questi assistenti non solo ci aiutano ad imparare, ma imparano
da noi come ci riesce più facile apprendere nuove cose e quindi si “fanno
in quattro” per presentarcele in quel modo.
TORNARE UN PO’ ALL’ANTICO
L’apprendimento può seguire molte strade. È un modo tutto sommato recente quello dello studio sui libri. Le popolazioni preletterate hanno
trovato un modo di imparare attraverso il canto.
In numerose discipline l’apprendimento passava anche attraverso la
manualità. Persino i pittori apprendevano l’arte iniziando a fare intonaci e colori come illustrato nella riproduzione a pagina seguente di una
bottega del Rinascimento.
Sentendo con le mani le miscele di pigmenti il pittore componeva la
pittura e solo dopo essere completamente soddisfatto passava al pennello. Spesso guardando ammirati i capolavori di Giotto ci si dimentica
della tecnica che egli riusciva a dominare.
Il colore che noi diamo quando imbianchiamo il salotto dopo qualche
anno inizia a sbiadire, in alcuni punti il muro si scrosta… invece nella
chiesa di Assisi vediamo ancora nitidi i colori usati da Giotto, mentre
alcuni usati da altri artisti sono molto sbiaditi. Non era solo arte sublime, era anche alta tecnologia, ed era appresa con il tatto.
Non sono poche le capacità che si possono sviluppare, e le cose da
imparare, capacità tattili, motorie… Queste si possono descrivere sui
libri, ma toccare con mano è completamente un’altra cosa.
26
Imparare meglio, imparare ogni giorno
La bottega di pittura di un maestro artigiano
Pensiamo ad esempio ad una visita medica. Si può descrivere a parole come si presenta al tatto un fegato colpito dalla cirrosi o dall’epatite,
ma per quante pagine si leggano queste non riusciranno a dare la sensazione reale, che in fondo è soggettiva. La tecnologia delle interfacce
aptiche offre la possibilità di ricreare sensazioni tattili (e anche di temperatura e accelerazione) tramite periferiche adattate alle esigenze specifiche. Non esiste una periferica universale (e probabilmente non esisterà per parecchi decenni ancora14).
14 I progressi della bio-elettronica consentiranno di collegare in modo sempre più efficace dei computer ai nostri sensi ed al cervello. Tuttavia le sensazioni tattili (e di accelerazione…) sono estremamente più complesse da ricreare rispetto, ad esempio, alla vista.
Infatti mentre nel caso della vista un interfacciamento a livello retinico è teoricamente in
grado di ricreare una sensazione completa, nel caso di una sensazione tattile occorre collegare molte terminazioni nervose distribuite su di un’area potenzialmente grande ed
anche terminazioni presenti in profondità per apprezzare la durezza e consistenza di un
materiale. Basta pensare a quanto risulta ridotta la percezione tattile se sfioriamo solo
una superficie rispetto a toccarla. Ancora più complesso il ricreare sensazioni di accelerazione dove occorrerebbe collegarsi a terminazioni nervose presenti nelle articolazioni.
Interfacciare direttamente il cervello, poi, non risolve il problema, in quanto la percezione delle sensazioni coinvolge diverse aree del cervello stimolate in parallelo da vari nervi.
27
Quattro passi nel futuro
Nella foto a lato si vede un esempio di periferica che ricrea sensazioni tattili. Questo tipo di periferiche
viene utilizzato per imparare in
modo più semplice una varietà di
cose. Ad esempio all’Università di
Stanford viene utilizzata per insegnare ai futuri chirurghi come effettuare operazioni. Lo studente impugna il bisturi che costituisce il punto
terminale della periferica e vede sul
video l’immagine dell’area da operare. Inizia l’incisione e la sua mano
percepisce il tessuto “reale”, quindi
con sensazioni diverse a seconda del
Interfaccia aptica per trasmettere e
ricevere sensazioni tattili
tessuto che il bisturi sta incidendo ed
anche in dipendenza dalla presenza
o meno di una patologia. Un rene policistico viene percepito diversamente al taglio da un rene normale, così come un tessuto canceroso
rispetto al tessuto sano. La capacità di ricreare sensazioni reali va anche
oltre. La periferica può infatti essere collegata ad un sistema in grado di
catturare le forze che agiscono sul bisturi che un chirurgo sta utilizzando in una operazione e quindi queste possono essere ricreate a distanza. Lo studente può quindi seguire con la sua mano quella del chirurgo
che in quel momento sta operando. E può anche “ripassare” quelle sensazioni centinaia di volte visto che queste possono essere memorizzate
e riutilizzate a piacere. E non è tutto. Lo studente potrà effettuare lui
stesso quella operazione (sullo schermo) e ricevere indicazioni sensoriali dal sistema che lo aiutano ad imparare ancora meglio.
Ricordate la “O” di Giotto?15 Un’impresa impossibile per tutti noi, ma
incredibilmente una cosa che tramite una interfaccia aptica possiamo
imparare a fare in una decina di minuti. Infatti possiamo impugnare la
matita virtuale e disegnare un cerchio su un foglio di carta. L’interfaccia
farà resistenza ogni volta che la nostra mano devierà dalla circonferen-
15 Si dice che venne chiesto a Giotto di preparare un quadro per poter valutare quanto
fosse bravo in un “concorso” per selezionare il pittore che avrebbe poi fatto dei quadri per
il papa. Quando venne il messo a chiedere il quadro, Giotto prese una tela bianca e in un
solo movimento disegnò un cerchio perfetto dicendo: “Dite al vostro padrone come è stato
fatto”.
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Imparare meglio, imparare ogni giorno
za, obbligandoci a mantenere la giusta curvatura. Dopo un po’ inizieremo ad accorgerci che l’interfaccia ci correggerà sempre più di rado e
dopo circa dieci minuti i nostri gangli spinali avranno imparato a controllare perfettamente il movimento circolare della mano. A quel punto
anche impugnando una penna vera saremo in grado di disegnare la “O”
di Giotto.
Non solo gli studenti utilizzano queste periferiche per imparare ad
operare. Anche i chirurghi stanno iniziando ad utilizzarle per comandare dei robot che duplicano il movimento delle loro mani, ma eliminando
anche un impercettibile tremore o scalando il movimento, consentendo,
ad esempio, di effettuare dei tagli di qualche millesimo di millimetro a
fronte di un movimento della mano di un millimetro, cosa essenziale in
operazioni sulla retina o al cervello. Inoltre i chirurghi possono imparare a fare una specifica operazione su di un paziente portandosi il paziente all’interno dello schermo tramite la sua digitalizzazione con esami
come la TAC e la PET16. L’operazione virtuale viene effettuata incidendo,
asportando, cauterizzando e suturando tramite l’interfaccia aptica e
vedendo sullo schermo i risultati. Se una manovra “non convince”, si
prende la gomma e la si rifà. I punti più difficili dell’intervento possono
essere ripetuti fino a quando non si acquisisce una completa padronanza. Con questo sistema operazioni complicate possono essere effettuate anche in metà del tempo precedentemente richiesto. Inoltre un chirurgo può chiedere assistenza ad un collega magari all’altra parte del
mondo per effettuare un certo passo dell’operazione. Invia il file contenente quanto lui ha fatto fino ad un certo punto, ed il suo collega andrà
avanti, restituendo poi il file. A questo punto il chirurgo potrà vedere
quanto e come l’altro ha fatto e provare lui stesso, sotto la guida virtuale del collega, a fare quella manovra operatoria.
Con questo esempio, ma ce ne sono molti altri in cui le interfacce
aptiche costituiscono un importante aiuto all’apprendimento, abbiamo
introdotto anche lo schermo come elemento che aiuta. In effetti apprendere diventa più facile quando possiamo sfruttare più canali informativi
in contemporanea. Schermi e applicazioni possono oggi offrire delle rappresentazioni 2D (dimensioni) ed anche 3D che aiutano a capire come
è fatto un oggetto e quindi a memorizzare in modo più rapido.
16 La TAC è in grado di ricreare le strutture interne, la posizione di organi e vasi; la PET
fornisce le indicazioni di consistenza dei tessuti che permettono di ricreare le sensazioni
tattili.
29
Quattro passi nel futuro
Oggetti in 2D possono essere ruotati sullo schermo per farci apprezzare anche l’altra dimensione, possono essere “sezionati” in modo da
farci vedere l’interno.
Nuove tecnologie consentono
inoltre sempre più efficaci rappresentazioni tridimensionali come
quella della figura a lato.
In questo caso è riprodotta in
dimensioni reali un’automobile, ed è
possibile attribuire alle diverse
superfici vari gradi di trasparenza
consentendo quindi di osservare
anche quanto “sta sotto”. La riproduzione è proiettata ed è quindi possiRappresentazione tridimensionale
bile “girarci attorno”, operazione
di un’auto
questa molto importante per facilitare l’apprendimento spaziale al nostro
cervello. Si pensi, per esempio, al fatto che i bambini tetraplegici non
acquisiscono le capacità matematiche normali degli altri bambini perché
manca loro la possibilità di muoversi e sperimentare lo spazio.
IMPARARE MEGLIO, IMPARARE OGNI GIORNO
Le tecnologie non solo permettono di apprendere in modo più facile
e rapido, ma consentono anche di facilitare l’apprendimento a chi ha
delle disabilità, adattando ritmi e presentazioni alle specifiche esigenze del portatore di
handicap. Nella figura a lato si vede uno zainetto prodotto dalla Xybernaut per ragazzi in
età scolare. Esternamente è simile agli zainetti di tanti ragazzi, ma all’interno ha una
varietà di sistemi che facilitano l’apprendimento a chi ha problemi di vario genere. Non
esiste lo zainetto “per tutti”. Ciascuno viene
specializzato per rispondere al meglio alle esigenze di quel particolare ragazzo. Chi ha difficoltà a ricordare le cose avrà modo di ascolZainetto telematico della
tare e riascoltare diverse volte al giorno la
Xybernaut
30
Imparare meglio, imparare ogni giorno
lezione, chi ha difficoltà di attenzione potrà essere stimolato dal sistema che è in grado di accorgersi quando l’attenzione cala e cambia
immediatamente il modo di presentazione per riagganciare l’attenzione
del ragazzo, chi ha problemi a leggere può sentire la lezione… e così via.
Inoltre il sistema assicura un apprendimento graduale, ogni giorno
un piccolo passo avanti.
Alcuni sistemi sono in grado di tradurre il movimento delle mani utilizzato dai muti per esprimerli in voce, in modo da permettere la comunicazione anche con chi, la maggioranza, non conosce questo tipo di
comunicazione.
L’apprendimento è facilitato dal “divertimento”: quando ci si diverte,
la nostra attenzione è molto più focalizzata, inoltre lo stare attenti non
ci pesa. Ancora: divertirsi è una forma di partecipazione attiva (anche
al cinema, in qualche misura, divertendosi ci si immedesima in quanto
accade). È stata anche inventata una nuova parola per descrivere situazioni e strumenti che associano il divertimento all’imparare: edutainment.
Ragazzi che trovano noiosa la visita a musei o che quando sono in
una nuova città tendono a guardare i negozi piuttosto che l’architettura
VeGaMe, il gioco per visitare Venezia
imparando e divertendosi
31
Quattro passi nel futuro
dei palazzi, possono essere indotti ad apprezzare gli aspetti culturali se
questi sono proposti in un modo accattivante.
Un esempio è lo sviluppo di un gioco educativo che si svolge a
Venezia17 (di cui a lato si vede una “schermata”), in cui squadre di giocatori armate di un PDA collegato alla rete di telecomunicazioni effettuano una specie di caccia al tesoro a tappe. Ciascuna tappa porta in
una zona di Venezia e richiede l’effettuazione di una serie di prove, da
test di attenzione ai dettagli alla ricostruzione di un puzzle di un quadro
ad una ricerca sul dialetto locale. I ragazzi possono comunicare tra loro
e scambiarsi indizi verificando allo stesso tempo la “classifica”. Le indicazioni derivanti dalla sperimentazione enfatizzano come l’apprendimento sia piacevole ed efficace, specialmente per quei ragazzi che normalmente non sono interessati all’arte e alla cultura storica.
IMPARARE ANCHE IN VIAGGIO
L’automobile può diventare un luogo in cui l’apprendimento è facilitato dallo spostamento continuo. Quest’ultimo, infatti, se ben gestito,
può stimolare l’attenzione, mentre al tempo stesso la possibilità di
imparare rende più piacevole il viaggio.
Immaginiamo di essere diretti a Rimini per le vacanze estive con i
figli sul sedile posteriore. Un sistema di comunicazione e localizzazione
agganciato all’ambiente auto può consentire di far apparire sugli schermi dei sedili posteriori un breve videoclip con cui si attira l’attenzione
dei ragazzi sul fatto che di lì a poco si attraverserà il Rubicone tramite
immagini dell’esercito di Giulio Cesare e del fatidico “dado”. Si invitano
quindi i ragazzi a guardare fuori dal finestrino, la realtà reale, per individuare il Rubicone e premere un pulsante appena lo vedono. Poi sarà
la volta di un campanile particolare, poi di una cava, e via dicendo. Tanti
piccoli elementi in grado di attirare l’attenzione e di legare la vista di un
posto a delle informazioni.
Il futuro sarà quindi un posto in cui apprendere sarà facilitato da
diverse tecnologie. Potremo dosare l’apprendimento sulla base dei
nostri ritmi e possibilità, sfruttando in modo automatico tempi morti e
attività che si prestano a facilitarlo.
17 Frutto di una collaborazione tra TILAB e Università di Genova. Il gioco può essere
richiesto al Future Centre di Telecom Italia a Venezia.
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Imparare meglio, imparare ogni giorno
Certo, la figura dell’insegnante non è in via di estinzione, anzi. Il
bravo insegnante sarà tale anche in assenza di tecnologie, ma quello
ancora più bravo saprà aggiungere a questo anche un mix di nuovi stimoli che le tecnologie renderanno sempre più disponibili, a costi bassi,
ovunque e soprattutto… per tutti.
Si può essere ottimi educatori, come il nostro Albertone nel
film “Il maestro elementare”, senza il supporto delle
tecnologie di ultimo grido. Ben difficilmente però un insegnate
rinuncerebbe ad utilizzare tecnologie come il foglio e la biro.
Forse un bravo insegnante può essere ancora più efficace
utilizzando quanto oggi e domani potrà offrigli la tecnologia,
dal libro elettronico alle telecomunicazioni.
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Quattro passi nel futuro