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Anno 112
n.
DOMENICA
17 MAGGIO 2009
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€ 1,10
“Fratelli italiani, aiutateci”
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essuno vuole negare che la questione della immigrazione è complessa e dalle molte
sfaccettature. Vogliamo soltanto affermare
che quanto sta succedendo in Italia non è
certamente il modo migliore per affrontare un
problema di così vasta portata e, anche visto
dall’esterno, sempre di più ingovernabile.
Rimaniamo anche dell’opinione che la soluzione migliore sarebbe quella di creare possibilità di
vita e di lavoro nei luoghi da dove partono gli immigrati, di modo che nessuno di loro fosse obbligato a
lasciare patria e famiglia alla ricerca di una benché
minima possibilità di sussistenza. Ma questo argomento è diventato il paravento di un egoismo che
mostra subito i suoi veri connotati quando si pensa
che le società opulente, come quella italiana, stanziano per questo scopo una quota irrisoria, che per di
più, a quanto pare, non di rado, ci si dimentica anche
di versare.
Ma attualmente cosa si deve fare? Quanto è accaduto in questi giorni sui nostri mari non ha nessuna
possibilità di essere giustificata. Si dimentichi pure
ogni richiamo al senso di solidarietà, più ancora, per
non disturbare orecchi troppo sensibili, allo spirito
cristiano, che certamente suggerirebbero altre soluzioni. Piace almeno pensare che gli incaricati dal governo a respingere questi disgraziati nei loro luoghi
di sofferenza, di fame e di morte, quando hanno sentito gridare le parole che figurano nel nostro titolo,
abbiano avvertito un sentimento di commozione e di
carità umana, e non abbiano minimamente pensato
che il loro atto era da considerarsi una vera svolta
epocale, una svolta di autentica civiltà.
Secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 (fra
parentesi non riconosciuta dalla Libia, il cui dittatore sembra divenuto all’improvviso uno dei nostri
migliori amici), chi fugge dalla propria patria per
il “giustificato timore d’essere perseguitato per la
sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la
sua appartenenza a un determinato gruppo sociale
o le sue opinioni politiche” ha diritto d’asilo. Un
diritto garantito anche dall’articolo 10 della nostra
Costituzione, secondo il quale, “lo straniero al quale
sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle
libertà democratiche garantite dalla Costituzione
italiana ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”.
(Fra le libertà democratiche non c’è anche il diritto
alla sopravvivenza? Una questione su cui riflettere).
Ora come fa la polizia a decidere se il diritto di asilo
scatta per qualcuno degli immigrati se questi non
si guardano nemmeno i faccia e vengono respinti al
All ’interno
IL PAPA IN MEDIORIENTE
Il viaggio di Benedetto XVI in Giordania e in
Palestina, ha assunto un’importanza che va al
di là del semplice pellegrinaggio. Soprattutto
l’insistenza con cui il Papa ha parlato dei
rapporti pacifici fra le tre religioni monoteistiche
del mediterraneo merita tutta la nostra
attenzione. Come non ricordare in circostanze
come queste, la profezia di Giorgio La Pira?
SERVIZI A PAGINA
4
UNA NUOVA GENERAZIONE
DI POLITICI CRISTIANI
Il discorso di Benedetto XVI tenuto a Cagliari
è ancora oggetto di attenzione e di riflessione.
Pubblichiamo un commento
di Franco Monaco, uno dei seguaci
più fedeli di Giuseppe Lazzati
SERVIZIO A PAGINA
2
mittente in massa e seduta stante? Speriamo che quel
grido di disperazione risuoni a lungo nelle orecchie
e negli animi di coloro che l’hanno ascoltato e si
diffonda in tutti coloro che conservano un fondo di
sensibilità e di solidarietà. Altrimenti ci sarebbe veramente da vergognarsi. Il Rabbino di Roma nell’episodio ha visto qualcosa di molto simile a una nave
carica di ebrei a cui fu impedito lo sbarco sulle coste
americane.
Di seguito è accaduto forse ancora qualcosa di
peggio. E’ stato solennemente annunciato che noi
“non siamo un paese multietnico”, nel senso che noi
siamo e vogliamo rimanere da soli, senza intrusione
di gente proveniente da altri paesi, altri continenti,
altre culture. Dice che il tempo elettorale fa perdere
un po’ il controllo delle parole e si spara giù senza
guardare troppo per il sottile. Ma le parole sono
come le pietre: arrivano e sconvolgono coloro ai quali sono dirette.
Intanto ci sarebbe da dire che noi siamo già una
società multietnica, avendo già al nostro interno un
numero altissimo di immigrati, che nella maggior
parte arricchiscono la nostra società con la loro presenza e il loro lavoro. Poi sarà molto difficile che
personaggi, anche se considerati attualmente molto
importanti, siano in grado di fermare la storia, che
va decisamente verso una vera e propria globalizzazione, con tutto quello che ne seguirà. Verrebbe voglia
di dire che i grandi problemi per essere degnamente
affrontati e risolti avrebbero bisogno di uomini altrettanto grandi. Evidentemente una fortuna che non
è toccata a noi. Il che ci addolora immensamente,
anche perché mai come in questo caso si avvera
quanto dice il noto proverbio: “Ciascuno ha il re che
si merita”.
Su tutto questo (e sul reato di immigrazione clandestina, senza parlare dei medici e insegnanti spia,
nonché della ridicola e oscena proposta del leghista
Salvini) è arrivato il dissenso della chiesa. Erra chi
considera questo dissenso marginale e senza mordente. Al di là delle parole, si tratta di un contrasto duro
e netto.
Giordano Frosini
PACCHETTO SICUREZZA
E IMMIGRAZIONE
IL LIBANO VERSO IL VOTO
SENZA AVER SCIOLTO
I SUOI NODI
Prese di posizione critiche da parte
delle organizzazioni cattoliche a cui si è
aggiunta anche la
Conferenza
Episcopale
Italiana.
Un altro
monito
ai cattolici
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Alle elezioni del 7 giugno i timori di
nuove crisi
interne
e l’irrisolta
questione
dei profughi
palestinesi
CARUSONE
A PAGINA
15
2 in primo piano
n. 19
17 Maggio 2009
Vita
La
APPELLO DEL PAPA DA CAGLIARI
di Franco Monaco
È
quasi un riflesso condizionato. Basta che il Papa pronunci la
parola “politica” perché i media ci
si buttino sopra alimentando le più
disparate letture e interpretazioni.
Naturalmente, ci mettono del loro
anche i politici, che non resistono alla tentazione di tirare dalla
propria parte le parole del Papa.
Banalizzazione da parte dei media,
strumentalizzazione da parte dei
politici. Due modi diversi e tuttavia
convergenti nel mancare di rispetto
al Papa e alla verità letterale delle
sue parole. Partiamo dunque di lì,
dalle parole da lui pronunciate a
Cagliari, dal suo appello alla «necessità di una nuova generazione
di laici cristiani impegnati, capaci
di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo
sostenibile». Parole dalle quali è
improprio ricavare ricette relative
all’assetto del sistema politico italiano e alle stesse concrete forme della
partecipazione politica dei cattolici
italiani. Isoliamo piuttosto gli elementi sicuri di quell’appello con la
cura di non discostarci dal testo.
Primo. Non è motivo di sorpresa che papa Benedetto solleciti i
laici cristiani a farsi carico della edificazione della città dell’uomo. Trattasi di compito-responsabilità cui
essi sono chiamati per vocazione, è
il campo loro proprio (“peculiare”)
della testimonianza e del servizio
cristiano. Ma qui l’impressione è
che il riferimento sia alla politica in
senso piu stretto e stringente: quello
della militanza e del servizio dentro
le istituzioni, quello che ha a che
fare con il potere. Che è strumento
da volgere al bene (comune).
Secondo. Merita notare il puntuale riferimento al laicato. Esso
è l’attore protagonista. La comunità cristiana è chiamata in causa
semmai indirettamente in quanto
levatrice di tali vocazioni politiche.
Del resto, l’enciclica Deus caritas est
ribadiva nitidamente le due distinzioni conciliari: quella tra Chiesa e
comunità politica e quella, connessa, tra carisma laicale e minístero
pastorale. Distinzioni preziose in
un tempo che oscilla tra gli opposti
estremi della confusione e della
separazione.
Terzo. In forma icastica, Benedetto XVI addita al laicato impegnato due paradigmi: la competenza
e il rigore morale. Competenza
letteralmente significa conoscenza
e sapienza della prassi, padronanza
delle leggi e dei dinamismi propri
della politica, con la loro relativa
autonomia. Potremmo tradurla
come cultura politica. A un buon
politico cristiano non basta essere
pio e zelante. Rigore morale va declinato in senso soggettivo e oggettivo, come agire retto e agire giusto,
come trasparenza/coerenza e come
ancoraggio al bene comune tutto
intero, di tutto l’uomo e di tutti gli
uomini.
Quarto. Non sfugga il verbo
“cercare” (le soluzioni). Come a dire
che non vi sono ricette facili e già
disponibili, neppure nell’insegnamento sociale della Chiesa. Esso è
Per una nuova generazione
di cristiani in politica
prezioso, ma non esaurisce il campo
della ricerca affidata alla creatività
e alla libertà responsabile dei laici
cristiani, cui compete (è il bello e il
difficile della politica) approntare i
mezzi atti a perseguire il fine e cioè
il bene comune storicamente possibile nelle condizioni date. E’ l’esercizio della mediazione politica e della
virtù cardinale della prudenza, è
l’arte di coniugare verità e consenso,
principi e prassi.
Quinto. La meta, il paradigma
è lo “sviluppo sostenibile”. Espressione cara alla cultura ambientalista,
ma che qui, palesemente, va interpretata in un’accezione più ricca e
più larga, direi creazionista, ispirata
a un umanesimo plenario. Sostenibile per l’uomo e per l’umanità.
Sesto. È da notare che, poco
oltre, il Papa ammonisce i giovani a
non farsi irretire dai miti del successo e del denaro. Come a suggerire il
fronte in concreto oggi più insidioso
per i cristiani, politici compresi.
La nuova ideologia trasversale e
dominante, letale per lo “sviluppo
sostenibile”.
LAICITÀ OVVERO CURA PER
LE DISTINZIONI E ADERENZA
AL CONTESTO POLITICO
Si può supporre che, a monte
dell’appello papale, stia l’impressione di un deficit di qualità cristiana
tra i politici. Un deficit che contrasta con la diffusa propensione dei
politici di parte cattolica, compresi
(soprattutto?) quelli che si considerano più blasonati (per tradizione,
per denominazione, per ostentazione, per pretesa rappresentanza di
un’asserita base cattolica) a tributare
omaggi di rito alle gerarchie. Quel
deficit cioè non attiene tanto ai numeri, alle quantità, alle sigle cristiane, ma alla qualità evangelica e alla
sostanza cristiana in quanto universalmente umana della testimonianza e del servizio politico dei laici
cristiani. Mi spiego. Limpressione
è che, quella di papa Benedetto, sia
una riflessione che va alla radice
del problema, che non attenga cioè
alle forme contingenti dell’azione
politica dei cattolici italiani. Sarebbe
improprio, a mio avviso, interpretare le sue parole nel segno della nostalgia e magari della riproposizione
di forme politiche organizzate, di
partiti a denominazione o a ispirazione cristiana. Personalmente -ma
è appunto opinione mia, che mi
guardo bene dall’intestare al Papapenso che la strada sia un’altra. E
cioè quella di una partecipazione
politica dei cristiani in mare aperto,
a modo di fermento, dentro il concreto assetto bipolare assunto dal
sistema politico italiano. Con tutti
i suoi limiti e le sue contraddizioni
esso corrisponde alla fisiologia e al
carattere competitivo delle moderne democrazie. Laicità è valore e
metodo che implicano l’aderenza al
contesto, la disponibilità a servire
responsabilmente e in concreto quel
profilo del bene comune rappresentato dal sistema politico e dalla sua
dinamica evolutiva. Nel nostro caso,
facendosi carico della sua obiettiva
esigenza di semplificazione e dunque attendendo operosamente alla
vita e allo sviluppo di grandi partiti
post-ideologici, unitari e plurali.
Partiti che, in quanto informati a
una “laicità positiva” o del confronto, facciano leva sulla feconda collaborazione tra cattolici e non. Perché
di questo ha bisogno la nostra democrazia e, prima ancora, la nostra
cultura politica. Un sano pluralismo
politico tra i cattolici italiani che anche le gerarchie, dopo aver resistito
a lungo, cominciano ad apprezzare,
in quanto sottraggono la Chiesa
a logiche di parte (o anche solo
al sospetto di esse) per esaltarne
l’universalità della missione. A tutto
vantaggio della libertà e della forza
di una parola tutta e solo ispirata al
Vangelo e alle sue strette implicazioni etiche. Se ne è avuta eco recente
nei severi pronunciamenti di taluni
dicasteri vaticani e di certi editoriali
di Famiglia cristiana in tema di
sicurezza, immigrazione, xenofobia.
Voci finalmente espressive di una
radicalità evangelica che non fa
sconti a nessuno, che non indulge a
certo moderatismo cattolico troppo
sensibile al calcolo delle umane convenienze.
Dunque, la nitida distinzione tra
autonoma responsabilità dei laici
cristiani politicamente impegnati e
vocazione profetica dei pastori fa
bene ad entrambi. Stimola i laici a
guadagnarsi sul campo una loro autorevolezza e un loro protagonismo,
non già in nome di una presunta
rappresentanza dell’issue e della
base cattolica, ma in forza della
creativa elaborazione di un pensiero
e di una proposta genuinamente
politici. Troppo a lungo i cattolici
hanno vissuto di rendita, spesso
evocando retoricamente i loro padri
nobili, per poi mettersi parassitariamente al carro e non alla testa
dei processi politici, contentandosi
di una quota di potere minoritaria
abilmente negoziata in nome della
religione. Così pure, sull’altro fronte, la suddetta distinzione abilita le
gerarchie a esprimersi con evangelica libertà. Senza calcoli, non guardando in faccia a nessuno.
L’accento posto dal Papa sui
giovani, su una “nuova generazione” di cristiani in politica, sembra
sottintendere la convinzione che
appunto i giovani, per ragioni
anagrafiche e culturali, siano più
attrezzati per ideare e sperimentare
percorsi nuovi. Perché il passato è
patrimonio e risorsa, ma talvolta
può risolversi nel suo contrario,
cioè in un peso, un ingombro, una
coazione a ripetere e a battere strade
senza futuro.
LAICITÀ COME
COOPERAZIONE
TRA STATO E CHIESA
Abbiamo ragionato di laicità
intesa come cura per le distinzioni
tra comunità cristiana e comunità
politica. Ma una ben intesa laicità
non esclude affatto una positiva
cooperazione tra Stato e Chiesa. Intendiamoci. In Italia, come altrove,
non mancano le dispute intorno a
questioni che chiamano in causa le
visioni della vita e del mondo, nonché le concezioni etiche ad esse conseguenti. Questioni cui si usa dare
il generico nome di “eticamente
sensibili”, ma che, più esattamente,
hanno a che fare con problemi quali
il rapporto natura-cultura, l’applicazione delle tecniche ai confini della
vita, la visione della sessualità, del
matrimonio e della famiglia. Ovvio che su tali questioni talvolta si
sviluppino discussioni tra credenti
e non credenti, tra cattolici e non.
Discussioni naturali e persino feconde se ispirate alla ricerca di sintesi
avanzate rispettose della libertà di
tutti.
È bene e giusto che sia così in
una società democratica e pluralista.
Tale civile confronto trae vantaggio
dalla circostanza, di cui abbiamo
avuto conferma in occasione della
visita di Benedetto XVI al Quirinale,
delle relazioni singolarmente buone
e cordiali tra Stato italiano e Santa
Sede. Le “ferite” del passato, ha
osservato Napolitano alludendo
alla questione romana, sono consegnate alla storia. Al punto che un
grande pontefice, Paolo VI, dichiarò
“provvidenziale” la fine del potere
temporale dei Papi: essa esaltava il
carattere spirituale della missione
della Chiesa, la sua libertà e la sua
universalità. Oggi ci sono le condizioni per mettere l’accento sulla “feconda collaborazione” piuttosto che
sul semplice “reciproco rispetto”.
Il binomio rispetto collaborazione
figura, a modo di architrave, in
apertura dell’accordo di revisione
del Concordato siglato nel 1984 dal
presidente del Consiglio Craxi e
dal cardinale Casaroli. Rispetto per
le rispettive, autonome sovranità,
cooperazione per la promozione
della persona e il bene del paese.
Espressioni riprese nella sostanza
da papa Ratzinger: Stato e Chiesa,
ha detto, sono «pronti a cooperare
insieme per promuovere e servire
il bene integrale della persona e il
pacifico svolgimento della convivenza sociale». Evocando la svolta
adombrata da Sarkozy rispetto alla
storica, diffidente laicità repubblicana francese (quasi un’ideologia di
Stato), potremmo esprimerci così: in
Italia ci sono le condizioni per dare
concreto svolgimento alla cosiddetta
Iaicità positiva”, che muova cioè
dal positivo apprezzamento per il
contributo che può venire alla qualità della convivenza dalle religioni
(al plurale). A una condizione che
il presidente Napolitano ha esplicitato, beninteso, rivolgendosi a tutti,
credenti e non credenti: che ci si
disponga a «un dialogo fondato sull’esercizio non dogmatico della ragione, sulla sua naturale attitudine
a interrogarsi e ad aprirsi». Perché,
come spesso ci ha ammonito Claudio Magris, il concetto di laico non
si oppone a religioso o credente, ma
a dogmatico, intollerante, settario.
Quali dunque i fronti privilegiati della feconda collaborazione tra
Stato e Chiesa cattolica suggeriti con
singolare sintonia da Napolitano
e dal Papa? Tre essenzialmente:
quello di «una grande ripresa di
tensione ideale ed etica» a fronte
di «una corrosiva caduta dell’etica
nell’economia e nella politica» (così
Napolitano, e si può intuire sullo
sfondo la crisi che sta investendo il
capitalismo finanziario); la solidarietà attiva verso le vecchie e nuove
povertà, associata a un dovere di
vigilanza e di contrasto verso gli
insorgenti episodi di razzismo;
l’emergenza educativa, specie con
riguardo alle giovani generazioni.
Giustamente qualche commentatore ha fatto osservare due cose:
quest’ultimo riferimento riveste
una relativa originalità-novità da
parte del capo dello Stato; la stessa
espressione “emergenza educativa”
è ricorrente nei programmi pastorali
della Chiesa italiana a definire la
priorità del decennio in corso.
Vita
La
17 Maggio 2009
cultura
n. 19
3
Mario Luzi: il poeta che si riconosce estremo
principiante nell’ultimo atto della vita
I
l lettore pio e devoto o
comunque amante della cultura che
apre le pagine della Sacra Scrittura e
s’imbatte nel libro del Siracide (Ecclesiastico), al capitolo 39, trova parole di
elogio per il letterato sapiente che trae
vantaggio dalla sua lunga esperienza:
«Egli indaga la sapienza di tutti gli
antichi, si dedica allo studio delle profezie. Conserva i detti degli uomini
famosi, penetra le sottigliezze delle
parabole, indaga il senso recondito
dei proverbi e s’occupa degli enigmi
delle parabole. Svolge il suo compito
tra i grandi, è presente alle riunioni
dei capi... Di buon mattino rivolge il
suo cuore al Signore, che lo ha creato,
prega davanti all’Altissimo, apre la
bocca alla preghiera, implora per i
suoi peccati».
Ama, il letterato sapiente, la saggezza che viene dalla vita e la bellezza
che proviene dal Signore; aiutato in
ciò dalla sua lunga esperienza e dalle
lunghe stagioni vissute su questa
terra.
Se la tematica di questo nostro
incontro è la sofferenza nell’ultimo
tratto della vita come luogo e occasione di creativa bellezza, ci rendiamo
conto come il letterato sapiente di cui
parla il Siracide abbia una ricchezza
interiore ancora fresca, a dispetto
dell’età o della sofferenza. Il letterato
sapiente aggiunge alle parole e alla
parola qualcosa di vivo, di attuale , di
sofferto che passa attraverso le pieghe
della sua vita.
Ne scriveva in tal senso, visto
che la mia relazione prende in esame
Mario Luzi, il poeta fiorentino in un
breve scritto in prefazione a un Testo
teatrale su Leone Tolstoi (considerato
negli ultimi giorni della sua lunga
vita), allorquando lo scrittore russo
era “in preda” possiamo dire, a momenti di grande mistica religiosa e di
grande vitalità interiore. «Il venerato
e temuto vegliardo (Tolstoi) nel suo
crescente furore evangelico brucia
tutte le resistenze umane soggettive,
familiari, sociali; ha ragione di tutti
i rimorsi suoi e di tutte le sofferenze
altrui».
Fino alla fine della sua vita, lo
scrittore russo, ha tentato sempre di
avere una vitalità morale sconosciuta
ai suoi coetanei e al giovani.
È quel che, nel 2004, scrivevo in
merito ai novanta anni di vita di tre
grandi poeti dei nostri tempi: Mario
Luzi, appunto, Alessandro Parronchi
e Don Divo Barsotti; accomunati tutti
e tre dall’anno di nascita (1914), dalla
grande passione poetica e da una
grande cultura. Riportavo alcuni versi
di don Divo, scritti in occasione di un
suo compleanno, come a guardarsi
indietro e in avanti, nei ricordi e nei
sogni:
Perché rimpiangere gli anni
Se furono solo promessa ?
L’ansia della giovinezza si placa,
uno per uno dileguano i sogni,
ma nulla veramente è perduto
«nulla è veramente perduto»,
in questa prospettiva poetica e religiosa che va oltre i confini di una
ipotetica siepe che ostacola la visuale
di Vincenzo Arnone
di un orizzonte lontano. Ecco allora
che Luzi alla soglia dei suoi 85 anni
scrive la sua Via Crucis e poi Opus
florentinum e poi Dottrina dell’estremo
principiante (oltre che Il fiore del dolore
dedicato a don Pino Puglisi).
Tre opere (ma non le sole) che
caratterizzano i suoi ultimi anni di
vita quando sembra che ci sia la fase
calante, mentre il poeta è lì a sognare,
a progettare, a costruire i suoi piani
ideali e affettivi.
Quell’ispirazione, quel momento
in cui il poeta ha coscienza che la
poesia sta per nascere, prende forma
e plasticità nell’uomo piagato della
croce, nella maestosità di S. Maria del
Fiore a Firenze e nel linguaggio forte,
colto, della sua raccolta, oltre che nella
amara vicenda di don Puglisi, nel
testo teatrale Il.fiore del dolore. «Io la
sento così, scrive Luzi,... proprio come
un’onda che porta in superficie delle
cose molto sedimentate, molto assimilate dalla sensibilità e dalla coscienza
- che non si notavano più. Improvvisamente vengono in superficie e
prendono senso, significato, diventano importanti e riorganizzano un po’
tutto il pensiero e tutto il sentimento
del mondo intorno a loro». Diventano
poesia. Allora l’ottantacinquenne
Mario Luzi si trova di fronte a Gesù
condannato, flagellato e coronato di
spine che intesse un dialogo col Padre,
una invocazione in cui e già presente
la certezza della risurrezione, ma
anche l’amarezza del calice da bere.
Il Christus patiens che è modello dell’homo patiens e ci richiama tutta una
lunga serie di opere letterarie legate
alle sacre rappresentazioni nella scansione drammaturgica delle quattordici
stazioni (opere popolari e anonime o
di grande valore individuale come “I
tre lai” di Giovanni Testori). Luzi non
gioca troppo di fantasia, ma è legato
molto al testo evangelico, che è quel
che basta, quel che parla da sé, quel
che dice già tutto. Pur in mezzo a
tanta gente, è come se Gesù fosse solo
a parlare col Padre, prima di arrivare
al definitivo «Dio mio, Dio mio perché
mi hai abbandonato?».
Da una parte c’è la folla, dall’altra
Gesù col Padre in una costante doppia
valenza spirituale e morale, confusa
nelle grida o nei sommessi pianti . «Io
l’ho sentito, dice Luzi, come una progressione dolorosa al ricongiungimento con il Padre e come un cammino
mortale verso la Risurrezione».
Qui sta il valore poetico (oltre che
personale e spirituale) dell’uomo e
del poeta Luzi- ricreare la passione
e immedesimarsi con gli apostoli o
con Maria o con le pie donne o con il
cireneo in una comunione che supera
le differenze di tempo e di luogo. Un
po’ come - per richiamare un prete
letterato di grande valore - don Cesare Angelini ebbe a fare con il suo
La vita di Gesù narrata da sua madre in
cui cerca di entrare nelle emozioni di
Maria e delle pie donne subito dopo
la crocifissione. «Anche noi povere
donne senza più lacrime, lasciammo
il calvario con Giovanni, che da
quel momento mi prese con sé. E nei
giorni del pianto, per confortarmi mi
raccontò molte cose di lui. Anch’io gli
raccontai quelle cose che, dalla sua
prima infanzia, mi erano accadute
per causa di lui, e che io conservavo
diligentemente nel cuore. E il contarcele e ricontarcele era un modo di
continuare a vivere con lui, a vivere di
lui». E il poeta (Luzi) scrive mettendo
in bocca a Gesù questi versi rivolti al
Padre- «Tu entri nel groviglio umano e
lo di sbrogli / pure così lontano come
sei nella tua eternità / da questi nodi
delle esistenze temporali / In te pietà
ed amore riempiono l’abisso / di questa differenza. Intendimi».
Ma tale contemplazione poetica
della passione è forse ristretta solo
alla vita di Gesù e a questo momento
culminante? no di certo, chè Mario
Luzi ebbe a ricreare altri mondi, altre
Storie dalla grande importanza storica
e religiosa. Come quella relativa alla
Chiesa, e alla Chiesa di S. Maria del
Fiore in Firenze, vista come la madre
delle chiese circostanti.
E da tale contemplazione poetica
nacque il Testo Opus florentinum
(2002), rappresentato proprio dentro
il Duomo il 26 settembre 2002. Ero
presente anch’io alla rappresentazione, nella meravigliosa cornice della
cupola del Brunelleschi, del Giudizio
universale del Vasari, all’ombra del
campanile di Giotto, quella sera in
cui arte, poesia, mistica e religiosità
si sono fuse in una sintesi di grande
emozione.
Come si sa, la costruzione di S.
Maria del Fiore ebbe inizio nel 1296,
sulle rovine di una piccola chiesa intitolata a Santa Reparata, e terminata
nell’arco di un secolo e oltre se si
pensa che l’attuale facciata del Duomo
risale al 1800. Una volta progettata e
costruita divenne la Madre di tutte le
chiese fiorentine. Immagina perciò,
Luzi, un vibrante dialogo tra S. María
del Fiore e S. Reparata e tutti i cristiani
che da quel momento in poi possono
essere accolti sotto le volte della nuova
chiesa. E oltre al dialogo anche un mo-
nologo commovente e pieno di mistica
e di preghiera che è come un richiamo
alla fede di tutti i cristiani
«E’ la mia voce ora che ascoltate,
sono S. Maria del Fiore.
Mi volle la città fervente
Alta sopra di sé,
sopra qualsiasi altra
delle sue grandi basiliche
e le sue umili parrocchie
e Santa Reparata che custodisco in me.
Grande mi concepirono i mercanti
E il popolo minuto.
Ebbero di me una visione grande
Arnolfo, Giotto, ser Filippo,
assistettero alla mia nascita, essi,
propiziarono la mia crescita,
un popolo di artefici si adoperò per me nei
secoli, l’Opificio è ancora aperto,
non sarò mai compiuta...».
E il monologo che Luzi prediligeva come stato d’animo di uno come lui
che «sentiva di fare un pellegrinaggio
nel mistero di Dio, dell’uomo, dell’essere e dell’esistere un’interrogazione
senza sosta, un andare verso l’Oltre
che sempre ci sfuggono e s’accendono
di splendore» (Ravasi, in «Il sole 24
ore», 26 febbraio 2006). Un’interrogazione verso il principio, l’archè, una
“valigia leggera” per dirla con Geno
Pampaloni, in cui il poeta si sente ed è
“disarmato”, sgombro di tanti fardelli
che appesantirebbero la sua vita.
Ecco allora Dottrina dell’estremo
principiante (2004), la raccolta poetica
dal compiaciuto accostamento di
opposti , nella visione cosmica, nel
“mutevolissimo scenario”, in cui la
natura intera partecipa all’emozione
del poeta, nella sue varie sfaccettature.
“Animalia”, “Per natura”, “L’eveniente”, “Floriana”, “Festa e pianto”,
“Perpetui accadimenti”, “Persone”,
“Tempo e storia”, “Poetica tra sé e sé”:
sono le varie sezioni della Raccolta
che ripercorrono, si direbbe, tutta la
vita del poeta, considerato che l’ultima
poesia che chiude le pagine, si rifà alla
prima raccolta del poeta, “La barca”,
addirittura del 1935. Verrebbe alla
mente il giudizio che Franco Fortini
ebbe a formulare già nel 1977 a proposito della poesia di Luzi: «L’opera
poetica di Mario Luzi è attraversata
e sostenuta da una certezza che può
subire oscillazioni ma tende sempre
a tornare identica a se stessa: quella
dell’essenza spirituale dell’universo»;
quell’essenza spirituale che include
tradizione, innovazione profonda
e coscienza salvifica e che Dottrina
dell’estremo principiante sembra coinvolgere.
Il poeta si riconosce “estremo
principiante”, come a dire che nella
fine, nel compimento e nella maturità
piena, proprio lì è il principio. In un
percorso che sembra volgere al termine, si apre uno spiraglio inatteso,
il germe vitale di un canto nuovo,
quello dell’abbagliante aurora umana,
dell’ultraterrena ardenza, il Cristo
pasquale, varie volte evocato nell’intera opera luziana. Dal preludio alla
fine «chi assiste muto, chi prende la
parola / e i suoi goffi intercalari / nel
mutevolissimo scenario?... - La barca,
l’incantata / carpenteria / tra acqua e
aria / sole e meria ... » s’attarda in un
cantico che è meditazione sui tempi
della vita. Il poeta dall’alto della sua
esperienza di 90 anni di vita (nel 2004)
medita e contempla il silenzio e la parola, l’attimo presente e l’eternità; meditazione catturata in un verso, in una
parola, in un’immagine, come nella
sezione “Floriana” dedicata a don Ferlando Fiori, sacerdote di Pienza, «umile maestro di sapienza cristiana». Per
lui tutto s’era compiuto in un piccolo
ambiente, grande solo della sapienza
e della saggezza spirituale.
Al poeta non rimane altro che il
dialogo, o se vogliamo, il monologo
come «presenza umana nel creato».
In un poeta e per un poeta parlano sempre i versi, più che altre parole.
I versi sono vita, fatti, accadimenti,
sofferenza, inquietudine o visione di
pace.
Tali sono i versi di Luzi, con cui
termino questa breve presentazione.
Versi inediti, pubblicati solo nel 2006
(26 febbraio) dal Sole 24 ore, in un ricordo amichevole che ne faceva monsignor Gianfranco Ravasi. Desiderium
collium aeternorum:
Guardai quelle colline
Erano vere
O le aveva un allunao celestiale
Del pensiero
Fatte nel sogno intravedere
Tra le mire
Del perenne desiderio?
Là si erano
A lungo
Come da un esilio
Diretti oscuramente
I pensieri del ritorno
Su loro erano scorsi
Anelando
I miei pensieri
Anche quando pensavano ad altro
E ora uscivano
In una struggente trasparenza
A un incontro
Con l’antica ansia,
a un promesso appuntamento
di luce, di verità immanente...
4 attualità ecclesiale
Tre consegne ai
cristiani per
costruire pace
e speranza
di Francesco Bonini
C
ontemplata
dall’alto del Monte Nebo
la Terrasanta, prima di
varcare il Giordano, nella grande messa ad Amman, ormai nel vivo del
suo pellegrinaggio così
atteso e così cruciale,
Benedetto XVI lancia tre
impegnative consegne
ai cristiani. Sono un piccola minoranza, ormai,
i cristiani di Terrasanta,
quasi trascurabile dal
punto di vista statistico,
ma sono chiamati ad una
missione ancora fondamentale, che il Papa ha
rilanciato in tre punti.
Il primo è il senso e
il valore della famiglia,
cioè delle radici: “Le
forti famiglie cristiane
di queste terre sono una
grande eredità tramandata dalle precedenti
generazioni”. E’ un patrimonio che non si può
perdere. Le radici non
È
segnato da tragica
sofferenza, da anni di violenza
e di questioni irrisolte il Medio
Oriente. E in questo contesto,
importante è il contributo che
possono offrire i cristiani, se è
ispirato dall’esempio di Gesù,
di riconciliazione e di pace con
il perdono e la generosità.
Dopo il monte Nebo,
Papa Benedetto scende fino
al confine con Israele, il fiume Giordano. Va a Bethany
beyond the Jordan, la regione
di Betania al di là del Giordano, il centro dell’attività
di Giovanni Battista e lo scenario della vita pubblica di
Gesù. Valle melodiosa – Wadi
al-Kharrar – si chiama il luogo; chiaro il riferimento alla
dolce melodia dello scorrere
delle acque del fiume. È il
luogo del battesimo di Gesù
e il Papa, pellegrino come
innumerevoli pellegrini che
hanno camminato su queste
terre, sosta nel luogo dove la
memoria dell’avvenimento
si fa immagine concreta. Qui
Gesù “si mise in fila con i
peccatori e accettò il battesimo di penitenza di Giovanni
come un segno profetico della
sua stessa passione, morte e
resurrezione per il perdono
dei peccati”.
Mediante il battesimo
entriamo nella chiesa, ricorda il Papa ai cristiani, che,
sottolinea, “sono chiamati
a offrire il loro contributo”
promuovendo “il dialogo e
la comprensione nella società
civile, specialmente quando
rivendicate i vostri legittimi
diritti”. Benedetto XVI arri-
n. 19
17 Maggio 2009
PAPA IN TERRA SANTA
Un nuovo orizzonte
possono essere rescisse,
perché affondano proprio nell’età apostolica.
E’ un patrimonio su cui
costruire, da cui guardare avanti. “Possano le
famiglie di oggi essere
fedeli a questa grande
eredità”. Questo implica
una solidarietà veramente cattolica nei loro confronti, da parte di tutti,
nel mondo: “non venga
mai mancare il sostegno
materiale e morale di cui
hanno bisogno per attuare il loro insostituibile
ruolo a servizio della
società”.
Il secondo punto è
valorizzare l’identità
dei cristiani e proprio
delle famiglie cristiane,
a partire dalla “pubblica
testimonianza di rispetto
per le donne e con la sua
difesa dell’innata dignità
di ogni persona umana”:
il ruolo della donna infatti è uno degli elementi
cruciali del dialogo tra le
culture e dello sviluppo
Il Papa depone il suo messaggio al muro del pianto
di civiltà.
In questo senso “la
Chiesa in Terra Santa
può dare un importante
contributo allo sviluppo
di una cultura di vera
umanità e alla costruzione della civiltà dell’amore”.
Siamo così al terzo
e fondamentale punto,
relativo proprio alla testimonianza della Chiesa,
nella pluralità dei riti,
delle tradizioni, delle
storie familiari e sociali,
in Terrasanta, per tutto
il mondo. Benedetto
XVI sa quanto è difficile
“mantenere la presenza
della Chiesa nel cambiamento del tessuto sociale
di queste antiche terre”.
La via dell’emigrazione spesso, più che una
tentazione, diventa una
necessità. Ci vuole coraggio, ci vuole fede. Ecco
allora il suo appello, che
diventa concreta vicinan-
Costruire nuovi punti
L’appello ai cristiani in Medio Oriente
di Fabio Zavattaro
va in macchina, una piccola
vettura di quelle usate nei
capi da golf. Al suo fianco il
re di Giordania Abdallah II,
il principe Ghazi Bin Talal è
seduto davanti; dietro a tutti
la regina Rania e il segretario
personale del Papa monsignor
Georg Gaenswain. Benedice le
prime pietre delle due chiese
cattoliche – dei latini e dei
Greco-Melkiti – che saranno
costruite al di là del fiume
Giordano.
Occasione, per Papa Benedetto, per dare nuovo coraggio ai cattolici che si trovano
a vivere in queste terre. Così
come la mattina, alla messa
nello stadio di Amman, aveva
incoraggiato “a perseverare
nella fede, speranza e carità,
infedeltà alle antiche tradizioni e alla singolare storia
di testimonianza cristiana”.
La comunità cattolica di qui,
afferma ancora il Papa, “è
profondamente toccata dalle
difficoltà e incertezze che riguardano tutti gli abitanti del
Medio Oriente; non dimenticate mai la grande dignità
che deriva dalla vostra eredità
cristiana, e non venite mai
meno al senso di amorevole
solidarietà verso tutti i vostri
fratelli e sorelle”.
La famiglia è l’altro tema
che il Papa affronta. Ha un
compito da svolgere, la famiglia: “essere una vera scuola
di preghiera, dove i fanciulli
imparano il sincero amore di
Dio, dove maturano nell’autodisciplina e nell’attenzione
ai bisogni degli altri e dove,
modellati dalla sapienza che
proviene dalla fede, contribuiscano a costruire una
società sempre più giusta e
fraterna”.
Ancora, il ruolo della donna, la sua dignità, vocazione e
missione. Ricorda le innumerevoli madri, suore, maestre
e infermiere “che in diverse
maniere hanno dedicato la
loro vita a costruire la pace
e a promuovere l’amore”.
Dignità e missione che “sfortunatamente” sottolinea il
Papa “non sono state sempre
sufficientemente comprese
e stimate”. E indica il Papa,
i doni, il carisma profetico
dell’altra metà del cielo: sono
“portatrici di amore, maestre
di misericordia e costruttrici di
pace, comunicatrici di calore
ed umanità ad un mondo che
troppo spesso giudica il valore
della persona con freddi criteri
di sfruttamento e profitto”.
C’è infine un altro aspetto,
il coraggio, che Papa Benedetto chiede ai cristiani di Terra
Santa, e cioè di testimoniare la
fede cristiana e di “mantenere
la presenza della chiesa nel
cambiamento del tessuto sociale di queste antiche terre”.
Così il primo particolare tipo
di coraggio che il Papa chiede,
è quello della “convinzione
nata da una fede personale,
non semplicemente da una
convenzione sociale o da una
tradizione familiare”. Quindi
domanda ai cristiani “il coraggio di impegnarvi nel dialogo
e di lavorare fianco a fianco
con gli altri cristiani al servizio
del Vangelo e nella solidarietà
con il povero, lo sfollato e le
vittime di profonde tragedie
umane”. Infine chiede loro il
Vita
La
za e sincera comprensione: “Che il coraggio di
Cristo nostro pastore vi
ispiri e vi sostenga quotidianamente nei vostri
sforzi di. La fedeltà alle
vostre radici cristiane, la
fedeltà alla missione della Chiesa in Terra Santa,
vi chiedono un particolare tipo di coraggio”. E’
il coraggio della testimonianza della fede personale, del dialogo e dell’impegno con gli altri
cristiani, della solidarietà
con gli ultimi, i poveri, i
rifugiati. E’ insostituibile
infine il coraggioso ruolo
dei cristiani, dei cattolici, per “costruire nuovi
ponti per rendere possibile un fecondo incontro
di persone di diverse
religioni e culture e così
arricchire il tessuto della
società”. E’ un orizzonte
di pace e di speranza,
di fronte a tanti germi
di odio, che nasce dalla
testimonianza della vita,
del servizio. Da questo
incontro del padre con i
figli, dalla testimonianza
dei cristiani di Terrsanta, il pellegrinaggio del
Papa viene corroborato
e a tutti i cristiani del
mondo offre un importante riferimento.
coraggio “di costruire nuovi
ponti per rendere possibile un
fecondo incontro di persone
di diverse religioni e culture
così da arricchire il tessuto
della società”. E questo significa anche dare testimonianza
“all’amore che ci ispira a
sacrificare la nostra vita nel
servizio agli altri e così a
contrastare modi di pensare
che giustificano lo stroncare
vite innocenti”.
Vita
La
17 Maggio 2009
attualità ecclesiale
n. 19
BENEDETTO XVI
La Parola e le parole
La radice ultima
La difesa della ragione
rimarrà uno dei tratti più
caratteristici del pontificato
di Benedetto XVI.
In questo ambito va
collocata anche la difesa
della legge naturale “guida
universale e riconoscibile
per tutti”
di M. Michela Nicolais
“L
a legge naturale è una
guida universale riconoscibile per
tutti, sulla base della quale i popoli possono comprendersi e amarsi
reciprocamente”. È il cuore del
discorso pronunciato il 4 maggio
dal Papa, di fronte ai membri della
Pontificia Accademia delle scienze
sociali, ricevuti in udienza in occasione della loro assemblea plenaria sul tema: “La dottrina sociale
cattolica e i diritti umani”. Secondo Benedetto XVI, “i diritti umani trovano la loro radice ultima
nella partecipazione di Dio, che
ha creato ogni essere umano con
intelligenza e libertà”. “Se questa
solida base etica viene ignorata ha ammonito il Pontefice - i diritti
umani rimangono fragili poiché
vengono privati del loro solido
fondamento”. “Difendere e promuovere questi diritti umani non
negoziabili”: questo il compito
assegnato dal Papa, attraverso una
“testimonianza credibile e convincente”, partendo dalla consapevolezza che “la dignità della persona
umana e dei diritti umani” è la
“questione centrale” del nostro
tempo, e può diventare “un punto
di incontro tra la dottrina della
Chiesa e la società contemporanea”. Per il Santo Padre, inoltre,
occorre “spiegare e promuovere la
dottrina sociale della Chiesa negli
ambiti della legge, dell’economia,
della politica e delle altre scienze
sociali”, in modo da “continuare
ad attestare la permanente perti-
nenza dell’insegnamento sociale
della Chiesa in un mondo in rapida evoluzione”.
Se i diritti umani “non hanno
una fondazione nella legge naturale, nella legge eterna, in Dio
in sostanza, perdono la loro consistenza e forza e sono soggetti a
sempre nuove interpretazioni”, e
se “dipendono solo dalla legge positivistica possono essere perfino
falsi diritti”. È quanto ha affermato
mons. Marcelo Sanchez Sorondo,
cancelliere della Pontificia Accademia delle scienze sociali, interpellato da Radio Vaticana alla vigilia
della plenaria. Secondo il cancelliere, oggi, “questi diritti umani non
hanno un orizzonte teologico”, e
dunque “possono sgretolarsi”.
VERITÀ DI FEDE E DI RAGIONE
Anche se i diritti umani “non
sono verità di fede”, ha spiegato
Benedetto XVI, “ricevono ulteriore conferma dalla fede”, e sono
attestati dalla “ragione”. L’azione
della Chiesa nel promuovere i
diritti umani, ha sottolineato il
Pontefice riprendendo alcuni temi
trattati nelle sue prime due encicliche, è “sostenuta dalla riflessione
razionale, in modo tale che tali
diritti possano essere presentati a
tutte le persone di buona volontà,
indipendentemente da qualsiasi
affiliazione religiosa essi possano
avere”. Ciononostante, “la ragione
umana deve essere costantemente
purificata dalla fede”, dal momento che “c’è sempre il pericolo di
una certa cecità etica causata dalle
passioni disordinate e dal peccato”.
PER UN “ETHOS” CONDIVISO
Da parte sua, la Chiesa “ha
sempre affermato che i diritti fondamentali, al di sopra e al di là dei
differenti modi in cui essi sono
formulati e dei differenti livelli
di importanza che hanno nei vari
contesti culturali, devono essere
sostenuti e va accordato loro il
riconoscimento universale, perché sono inerenti alla vera natura
dell’uomo, creato a immagine e
somiglianza di Dio”. “Se gli esseri
5
umani sono creati ad immagine
e somiglianza di Dio - le parole
di Benedetto XVI - allora condividono una natura comune che li
lega insieme e richiede il rispetto
universale”. Il Papa si è inoltre
soffermato sull’evoluzione storica
dei diritti umani: “Alla metà del
secolo scorso - ha ricordato - dopo
l’enorme sofferenza causata dalle
due terribili guerre mondiali e i
crimini indicibili perpetrati dalle
ideologie totalitarie, la comunità
internazionale ha acquisito un
nuovo sistema di legge internazionale basato sui diritti umani”,
diventati “il punto di riferimento
di un ethos universale condiviso
- almeno a livello di aspirazione dalla maggior parte dell’umanità”,
e ratificati “da quasi tutti gli Stati
del mondo”.
APPELLO PER “ELIMINARE LE
DISUGUAGLIANZE SOCIALI”
“Rispettare la legge naturale
e promuovere la solidarietà e la
sussidiarietà con le regioni e i popoli più deboli del pianeta” è “la
più efficace strategia per eliminare
le ineguaglianze sociali tra paesi
e società e per incrementare la sicurezza globale”. Ne è convinto il
Papa, che ha lanciato un appello ai
leader internazionali a “collaborare nel mostrarsi pronti a lavorare
in buona fede” per raggiungere
questo obiettivo. Tra i “problemi
sociali più critici” degli ultimi decenni, Benedetto XVI ha citato “la
crescente consapevolezza - che è
in parte cresciuta con la globalizzazione e con l’attuale crisi economica - di un evidente contrasto
tra l’attribuzione equa di diritti
e l’ineguale accesso ai mezzi per
ottenere tali diritti”. In particolare,
“per i cristiani che regolarmente
chiedono a Dio di darci il nostro
pane quotidiano, è una tragedia
vergognosa che un quinto dell’umanità abbia ancora fame”. Di
qui la necessità di “un adeguato
approvvigionamento di cibo” e
della “protezione delle risorse vitali come l’acqua e l’energia, additate da Benedetto XVI come priorità per la comunità internazionale”.
VI domenica di Pasqua
anno B
At 10,25-48; 1Gv 4,7-10; Gv 15,9-17
“In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di
persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque
nazione appartenga”
Pietro, entrando nella casa di un pagano, scopre che lo Spirito santo
precede e apre cammini nuovi nella stessa esperienza della fede. E’
molto bella la sua reazione di fronte al centurione che lo accoglie nella
sua casa e gli si getta ai piedi: ‘Anch’io sono un uomo’, dice Pietro.
C’è in queste parole la sintesi dell’esperienza di un discepolo che
scopre di essere povero, un uomo chiamato a camminare insieme con
tanti altri, a condividere un dono che viene solo da Dio e che rende
responsabili e non padroni. Quindi nessun uomo deve inchinarsi
davanti ad un altro, ma insieme è da ricercare dove sta conducendo
il soffio dello Spirito, con chiunque si interroga ed è aperto, anche se
per vie che sono lontane da quelle religiose. Pietro scopre così la sua
umanità come cammino aperto: era stato disponibile alla generosità
dell’incontro, al mettersi a seguire Gesù, ma il suo percorso aveva
visto anche l’errore ed il venir meno alla promessa e alla fiducia,
come pure aveva vissuto l’esperienza dello sguardo di Gesù e del suo
amore che lo faceva ripartire e ricominciare con fiducia. Nella casa di
Cornelio Pietro si trova a vedere rovesciate le sue idee di tipo religioso. La casa del pagano non è luogo da evitare o da ritenere escluso
dall’amore di Dio: lo Spirito stesso lo spinge ad andarvi e proprio lì
Pietro scopre che il disegno di salvezza di Dio va al di là dei calcoli
umani e delle pretese di rinchiuderlo nei confini angusti di gruppi
e partiti. Dio non fa preferenze di persone... Questa pagina presenta
non solo e non tanto la conversione di Cornelio, battezzato lui con
tutta la sua famiglia, quanto piuttosto della conversione di Pietro,
che si apre alla meravigliosa scoperta che Dio non fa preferenze di
persone: il suo disegno di salvezza non è limitato ad un popolo o ad
un gruppo. C’è in questa narrazione una fecondità ancora inespressa
nella vita della comunità dei discepoli di Gesù. La storia del cristianesimo è segnata dai tentativi di leggere l’identità cristiana come
esclusiva ed escludente rispetto ad altri cammini. Oggi, provocati dal
pluralismo delle fedi e delle convinzioni, le parole di Pietro hanno
una particolare attualità: ci invitano ad essere preoccupati, più che
di tante altre cose, di cogliere i segni e le scelte di giustizia attorno a
noi, vere indicazioni del vangelo che cresce.
“In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è
lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di
espiazione per i nostri peccati”.
La prima lettera di Giovanni conduce alla radice dell’esperienza
cristiana. Non è frutto di sapienza umana o di iniziativa che corrisponde a capacità eccezionali o a straordinaria forza di amare: tutto
ha la sua radice e la sua origine in un dono. ‘Non siamo stati noi ad
amare Dio’: è affermazione semplice, scarna, sconvolgente. Di fronte
ad essa cadono tutte le pretese che la fede - in quanto risposta a
questo amore - sia in qualche modo un possesso e un’opera umana.
E’ questo il punto di arrivo e di partenza di ogni cammino che si
confronti con il vangelo. La possibilità di trasmettere qualcosa di
tutto ciò deriva fondamentalmente dalla consapevolezza, di stare
dalla parte di chi riceve. E’ un altro modo per dire quanto Pietro nella
pagina di Atti disse al centurione: ‘sono soltanto un uomo’. Compito
affidato è innanzitutto far sì che questa corrente di dono possa fare
il suo corso senza troppi ostacoli; far sì che traspaia ciò che solo è
‘non negoziabile’ nell’esperienza della fede cristiana, il movimento
di dono e di grazia che precede e proviene unicamente da Dio: è
il primato del suo amore, il dono oltre ogni confine e divisione, il
superamento della forza del peccato, che nel linguaggio giovanneo
è tutto quanto si oppone all’amore. ‘E’ lui che amato noi’: c’è una
destinazione plurale di questo amore fontale e assoluto. Il noi che
viene guardato e toccato da questo amore è un ‘noi’ non già attuato,
ma chiamato a crescere nella storia in un tessuto di relazioni in cui
traspaia il primato del dono. In tale prospettiva vita realizzata è quella
che si lascia trasformare dalla preoccupazione del proprio interesse
alla logica del dono, della gratuità.
“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i
propri amici. Voi siete miei amici, se fate quello che vi comando”.
Il discorso della vite nel quarto vangelo conduce a quel centro focale
espresso dal verbo ‘rimanere’. In ogni persona - è questa idea che
percorre tutto il IV vangelo - sta un orientamento radicale ad una
relazione, in Dio e con gli altri. La vite è metafora che esprime questa
idea. Rimanere nell’amore di Gesù, come i tralci sono inseriti e traggono linfa dalla vite, è chiamata ad un incontro intimo e personale
con Gesù, chiamata che coinvolge in una decisione personale ma in
un cammino che si fa comunitario, di chiesa. Le parole che Gesù usa
sono i termini dell’amicizia: un superamento di ogni tipo di servitù,
ed anche una annuncio che tutto quello che potrà essere vissuto rimanendo in lui, è frutto di una vita che viene da altrove e permea la
nostra storia, incarnazione che continua. Si potrebbe dire un seguire
lui come rimanere, nei termini dell’amicizia e della relazione piuttosto
che nei termini dell’ organizzazione e della costruzione di un sistema
di dottrine da applicare al reale. Osservare i comandamenti è appello
mai concluso di individuare in un discernimento comunitario - e mai
solo di una componente - percorsi di vita personali e comunitari sulla
parola di Gesù, in un coinvolgimento personale con lui: un altro modo
per dire l’amicizia con lui.
Alessandro Cortesi op
6
Ma siamo
tutti davvero Lettere
razzisti?
Il 25 aprile,
I
festa di tutti
E
n Italia è più di 6 anni che
i partiti scelgono i candidati nelle
rispettive liste elettorali,infatti ci
troviamo di fronte uno scenario politico a dir poco deprimente, (scandali
finanziari, caste, un numero esiguo
di ricchi, una folta schiera di politici anonimi ma potenti). In questa
settimana si è parlato tantissimo
delle vicissitudini private del nostro
presidente del consiglio,quasi tutti i
palinsesti dell’informazione hanno
sfornato speciali sulla questione,
(non commento perché i vari “Beautiful” non mi sono mai interessati).
Nella stessa settimana il solito barcone pieno di naufraghi bisognosi
di tutto non solo non è stato accolto
e aiutato ma è stato indirizzato in
Libia,stato che non ha mai riconosciuto la convenzione di Ginevra;per
sapere a cosa mandiamo incontro
questi miserabili,basta prendere in
visione l’articolo di G. Antonio Stella
(9 maggio Corriere della sera), dove
si descrivono senza mezzi termini i
soprusi, le violenze di ogni genere
a cui vengono sottomesse queste
povere genti ,nostri fratelli e sorelle.
E’ inutile, credo, ripetere che siamo
di fronte ad una vera deriva razzista,
(che il nostro paese ha ben conosciuto,
quando dirottava “gli allora definiti
diversi” in altre terre ben conosciute
a fine guerra). Ma purtroppo non
posso nemmeno non ricordare che
mentre si consumava questa tragedia
dei nostri soldati in un’altra paese
straniero uccidevano” per errore “
una bambina di poco più di 10 anni,
sempre un unico solo motivo: i più
deboli i più diseredati non hanno gli
stessi nostri diritti. Tutto questo non
c’entra con la società civile che in
Italia c’è non si rappresenta ma c’è!
E’ in tutte quelle persone che subito
si sono date da fare nell’aiuto dei
terremotati, è in tutti quei cittadini
che ogni giorno si danno da fare per
aiutare il prossimo. Domenica ero a
Padova (in mezzo ai leghisti dicevo
tra me e me) e andando alla chiesa
più vicina per partecipare alla celebrazione della messa mi sono trovato
per caso nella giornata missionaria vi
erano genti di ogni terra missionari
civili e ordinati tutti insieme abbiamo
cantato tutti insieme ci siamo comunicati, erano stati ospiti nelle case dei
parrocchiani; un miracolo! Si anche!
Ma anche una realtà che c’è ma non è
ammessa alla partecipazione politica
del paese, perché non comoda. Esiste
un parte grossa di paese civile che se
osservata ci mostra la nostra comunità meno ingiusta meno debole, meno
morta.. Termino con questo semino
di speranza per non arrendermi
all’idea che finalmente più prima
che poi la parte buona della società
civile si dia una scossa e mossa dal
sentimento della fraternità rifiuti certi episodi. Vi ringrazio per lo spazio
che continuate a dare con i vostri
articoli particolarmente diretti nella
difesa dei più umili e poveri quelli di
cui non è bene parlare troppo. Grazie
davvero!
Massimo Alby
gregio direttore,
Sono un’anziana signora di
idea politicamente moderata. Gli
antenati m’insegnarono che la
saggezza sta nel mezzo.
Nel numero 15 del suo settimanale “La Vita”, lei sottolinea che,
quando scrive qualcosa, diciamo
di più difficile interpretazione,
pensa di avere al suo attivo massimo cinque lettori. Forse sbaglia,
perché anch’io, nonostante la mia
cultura, sono tra quelli. A volte
leggo e rileggo più volte e non mi
arrendo e non sarò l’unica. Certo
che quando gli argomenti investono problematiche più terrene
e giornalmente vissute nel variegato contesto terreno, l’interesse
si allarga e diventa immediato e
di tutti.
È passato il 25 aprile, festa per
tutti gli italiani e non solo di una
parte, e non necessita di troppi
commenti. Basta pensare che siamo tornati alla democrazia dopo
una dittatura durata venti anni,
in virtù di una guerra imposta
con tutte le infauste conseguenze.
Un senso di pietosa riconoscenza
deve andare a quei ventenni, o
poco più, che furono mandati
a combattere su un fronte dove
spesso immolarono la propria vita.
Non si chiamarono “partigiani”,
ma l’olocausto della loro vita ha
almeno un ugual valore.
Sono proprio queste celebrazioni che mi portano a riflettere su
atteggiamenti politici non troppo
convincenti.
Qui voglio riferirmi all’atteggiamento della Chiesa cattolica
che, interpretando le intenzioni del
Concilio Vaticano II, ha acquistato
un’identità umanitaria di grande
valore cristiano; nel contempo ha
creato una situazione che viene
considerata di “catto-comunismo”, che ha conseguentemente
allontanato, non volente, una parte
politica che in questa fratellanza
non si è ritrovata. Perché?
Perché le finalità non seguono
uno stesso percorso e tantomeno un punto d’arrivo? Non dimentichiamo che la rivoluzione
bolscevica russa fu intrapresa
mettendo ai vertici “l’ateismo”. E
che non furono risparmiati eccidi
e confinamenti per chi non seguiva
gli ordini dei nuovi padroni! E le
Chiese? Altro che convivenza cristiana, non sono fandonie, questa
è storia.
Perché la dittatura cosiddetta
proletaria è arrivata al suo epilogo
dopo ben 70 anni e per merito di
Gorbaciov. La mia modesta cultura, alla quale ho in precedenza
accennato, non ha però contraffatto né annullato tante precedenti
esperienze maturate nel tempo che
mi è stato concesso di vivere.
Ho visto in una trasmissione
n. 19
in Redazione
televisiva l’onorevole Ferrando,
di estrema sinistra: fra i provvedimenti da adottare a favore dei
terremotati abruzzesi ha chiesto
che vengano tolti al Vaticano e
quindi alla Chiesa i milioni di
euro elargiti dagli italiani. Non
mi sembra un esempio di grande
fratellanza; quella stessa che si
vorrebbe far credere univoca a
favore di tanti disperati che cercano una “vita” nel nostro paese.
Se poi si sommano quelle voci
che negano ad Israele un tragico
passato e d’accordo con altri paesi
il non diritto ad un lembo di terra,
fino addirittura alla negazione
“dell’olocausto”, un’uguaglianza
di intenti con la Chiesa mi appare
assolutamente lontana. Comunque vada la politica italiana ha
ancora molto e molto da imparare
per andare veramente incontro al
popolo e proprio a quella parte
più meritevole e per questo più
ignorata.
Tina pensionata
2009, anno
del respiro
C
aro direttore,
in merito all’annunciata indagine dell’Associazione “I cantieri
ecologici d’Italia” sull’aumento
delle patologie respiratorie un
primo contatto ha consentito di
apprendere che nel territorio pistoiese siamo in linea con i dati
nazionali. Fra le malattie respiratorie di rilevanza epidemiologica e sociale, oltre tubercolosi
e polmonite, citiamo l’asma e la
broncopneumopatia.
La broncopneumopatia cronica
ostruttiva è definizione relativa a
due malattie che, frequentemente,
coesistono nello stesso soggetto:
enfisema polmonare e bronchite
cronica.
Per informare e sensibilizzare
la cittadinanza sui rischi respiratori
le società scientifiche riunite nell’Unione italiana di pneumologia
(Uip), hanno proclamato il “2009anno del respiro”, un’iniziativa
nata per promuovere una maggiore consapevolezza sui rischi legati
alla salute dei polmoni.
Anche il parlamento europeo
ha considerato progetti di ricerca
per migliorare prevenzione, diagnosi e terapie delle pneumopatie
croniche. Secondo previsioni dell’organizzazione mondiale della
sanità le malattie dell’apparato
respiratorio sono destinate ad aumentare nei prossimi anni.
Nei mesi scorsi a Milano, è stata
presentata una nuova tecnica di
indagine funzionale respiratoria.
L’aria che respiriamo (anche per
Pistoia città e provincia sono noti
superamenti di legge di alcuni
inquinanti, con un picco di ben 235
ug/mc di Pmio) entra nei nostri
polmoni senza filtri.
B.P. Barni
17 Maggio 2009
L’importanza
delle elezioni
P
resto ci sarà una importante
serie di elezioni (amministrative ed
europee);queste saranno un banco di
prova importantissimo per le opposizioni, di fronte ad una crescente popolarità
delle forze di governo. Credo che sia importante davvero riflettere con coscienza
e prendere atto della precaria situazione
sociale che stiamo vivendo;vorrei partire
da una riflessione serena ma obbiettiva
su quanto è accaduto nel mare davanti
alla Sicilia: una donna in maternità
stava fuggendo dalla fame e probabilmente dalla guerra, probabilmente si
aspettava di trovare dal nostro paese
civilissimo aiuto e sostegno, futuro per
il suo bimbo (scuola, salute pace); non
sono mai arrivati e i loro corpi sono
rimasti li soli mentre noi civilissimi e
pietosi discutevamo leggi burocratiche
su chi dovesse farsi carico di queste
persone. Quanta solitudine, mi è venuto in mente davvero, la solitudine nel
sepolcro di Gesù, abbandonato da tutti.
Ma siamo questo noi! Io lo rifiuto ma
mi sento anche impotente! La notizia
molto presto è stata celata da un tardivo permesso dato alla nave che aveva
accolto i naufraghi.Avverto davvero
l’esigenza di un progetto politico che si
faccia carico di una rinnovata sensibilità
verso gli strati più deboli, un progetto
che affronti seriamente l’argomento
delle migrazioni, non come argomento
di ordine pubblico ma come progetto
sulla persona vista come tesoro per
la comunità, investimento sulla vita
davvero. Sento il bisogno che siano
rovesciate con coraggio queste tesi neoliberiste che sempre più spesso riducono
l’uomo sempre più a mero strumento (si
fanno case in un posto sismico senza la
minima adeguatezza ma penso anche al
nostro comune a quanto spazio si dedica
all’edilizia privata a scapito di quella
pubblica, case popolari…). Avverto
davvero scarsità di novità, temo che non
vi sia per esempio una coerenza tra gli
spot giustissimi nazionali delle opposizioni e le direttive e le politiche svolte
nei governi delle città! Credo che sia un
errore,credo che il vero rinnovamento
della politica alternativa alle destre
debba partire di qui per poi irradiarsi
tramite esempi attuati nelle periferie sul
nazionale,dubito anche sulla capacità
di rinnovamento degli uomini molto
poco propensi a fare spazio alle nuove
generazioni (sebbene in alcune primarie
vi siano spunti interessanti, Firenze la
candidatura di Renzi). Partiamo da una
politica che prima di tutto si occupi dei
diseredati, dell’infanzia e del diritto
all’educazione (vicino alla bellissima
biblioteca invece di un ponte facciamoci
un impianto di case popolari quale posto migliore!) e ancora di qui un nuovo
stimolo nel proporre nuovi interventi
che accompagnino le famiglie nelle difficoltà economiche. Una seria riflessione
su una più equa e nuova ridistribuzione
delle ricchezze sempre più in mano di
pochi prepotenti poteri dai colori più
disparati. La politica vista come servizio
per la società che giustamente deve
Vita
La
saper fare i conti economici per bene
amministrare la cosa pubblica ma che
non deve divenire strumento di potere
e ricchezza di pochi. Abbiamo tutti noi
il dovere di provare a dare la nostra
parte nelle nostre piccole quotidianità,
a questo proposito ho molto apprezzato
l’incontro al centro culturale Maritain
che non a caso verteva sul senso del
laicato oggi alla luce dei preziosi indirizzi tracciati dal Concilio Vaticano
secondo, credo che maggiore debba
essere per noi cattolici la presa in carico
delle problematiche più sensibili della
nostra società come le nuove povertà e
le vecchie e conosciutissime ingiustizie.
Grazie davvero per questi incontri che
vengono organizzati.
Massimo Alby
Regali
equivoci
A
tutte le famiglie della
Toscana, nel corso del 2008, è arrivata
a casa una scatola con la scritta “Pila
- con un risparmio concreto rendi il futuro migliore (Kit Omaggio)”: dentro
c’erano 6 lampade a basso consumo
di energia e alcuni riduttori di flusso
per ridurre lo spreco di acqua.
Questo regalo è stato fatto da
Publiacqua Spa, Acea Spa, Acque
Spa, con il patrocinio della Regione
Toscana e la collaborazione di alcune
associazioni (per distribuirlo alle
famiglie).
Ovviamente molte famiglie
avranno detto: “questo è davvero un
buon regalo, che ci aiuta ad attuare
pratiche virtuose di risparmio di energia e di acqua e quindi anche soldi per
le bollette”. Però, anche qui, il diavolo
deve averci messo il proprio zampino,
perché quelle lampade a risparmio
dovrebbero durare moltissimo tempo
(anni e anni) e invece mi risulta che
diverse famiglie hanno avuto l’amara
sorpresa che si fulminano dopo pochi
mesi e quindi tante persone si chiedono: ma che razza di lampade hanno
acquistato per durare così poco? Chi
ha fatto l’acquisto, di circa 6 milioni di
lampade, sarà stato truffato... oppure
sapeva che erano lampade con una
durata minima?
Mentre sul risparmio di acqua
non è il diavolo a metterci lo zampino: se le famiglie risparmiano acqua
(che è comunque una scelta positiva
e importante), poi le stesse Spa
che hanno fatto il regalo (avendo
dentro anche il capitale privato con
il diritto di remunerazione del 7%)
decidono di aumentare le tariffe per
far “quadrare” i conti. A proposito,
Publiacqua Spa e la Regione Toscana
negli ultimi mesi hanno fatto una
campagna pubblicitaria per informare le famiglie numerose che
potevano fare domanda per ottenere
un’agevolazione sulle tariffe per il
consumo di acqua: una vera e propria “trovata preelettorale”, perché
le famiglie numerose che rientrano
nel reddito Isee sono pochissime
e la stragrande maggioranza(oltre
il 95%) continueranno ad essere
penalizzate da un sistema tariffario
che cresce non in rapporto al consumo individuale di acqua... ma in
rapporto al consumo di ogni utenza
e quindi sono proprio le famiglie
numerose che continueranno ad
essere pesantemente penalizzate.
Giuliano Ciampolini
Pistoia
Sette
N.
19
17 Maggio 2009
L
a storia della pia pratica
del mese di maggio dedicato a
Maria ha inizio nel Medioevo,
quando –gradualmente- le tante feste pagane in onore della
natura in fiore (e, in particolare,
della dea Maia) furono sostituite
da riti, cristiani, che evocavano la
Madonna, quale essere più alto
tra tutte le creature (si fondevano
così i temi della natura e della
devozione a Maria). Ancora,
però, non si parlava di un mese
specifico da dedicare alla Santa
Vergine. Nel XIII secolo, fu Alfonso X, re di Castiglia e Leon
e detto “il saggio”, a legare il
mese di maggio a Maria. Scrisse,
tra l’altro, un poema intitolato
«Las cantigas de Santa Maria»
e, nel parlare delle tante feste
del mese di maggio, periodo di
rinascita, prefigurò di dedicarlo
alla Vergine perché fosse vis-
Ricordare una storia che viene da lontano
Per vivere il mese mariano
suto nella santificazione e nella
gioia autentica. Più tardi, nel
XVI secolo, il mondo cattolico si
oppose allospirito rinascimentale e al ritorno a certe pratiche
paganeggianti. Fu San Filippo
Neri a consigliare ai suoi ragazzi
di festeggiare Maria nel mese di
maggio. In maniera molto semplice: abbellendo, con fiori e per
tutto il periodo, l’immagine della
Madonna, cantando lodi in suo
onore, e offrendole atti di virtù e
mortificazione. Un secolo dopo,
nel 1677, fu il movimento di Fiesole a celebrare la Vergine Maria
nel mese di maggio. In una terra
che festeggiava in questo periodo
il Calendimaggio, dedicato alle
creature (terrene) da loro amate,
la comunità di Fiesole volle “cantare” a Maria. Da un archivio,
leggiamo: “Si cantavano le litanie
lauretane, s’incoronava la statua
della Vergine con rose e le si offriva, alla fine del mese, un cuore
d’argento. Sicché alla ‘regina
della Primavera’ si contrappose
la ‘regina del cielo’. Si cominciò
a festeggiare tale ricorrenza al
Calendimaggio, poi s’estese la
consuetudine a tutte le domeniche e, infine, a tutto il mese.
Intanto, tali pratiche devozionali
cominciarono ad estendersi, in
forme e modi diversi, a tutta la
penisola. Il primo a istituzionalizzare il mese di maggio come
mariano fu il padre gesuita
Annibale Dionisi che, nel 1726
a Verona, pubblicò un libro dal
titolo: “Il mese di maggio ossia
il mese di maggio, consacrato
a Maria coll’esercizio di vari
fiori di virtù”. Il testo include
una serie di consigli pratici sulle
modalità attraverso cui compiere
la pratica devozionale.
Per esempio, si consiglia di
offrire preghiere, fioretti, giaculatorie e di recitare il Santo
Rosario dinanzi ad un altarino
della Madonna, nella propria
casa o sul luogo di lavoro.
Il mese deve concludersi con
l’offerta del proprio cuore (e
della propria vita, aggiungiamo
noi) alla Vergine Maria. Nel 1786,
i più eminenti membri dell’episcopato italiano introdussero
nelle loro diocesi il mese di
maggio (la prima città che tenne
la ricorrenza in forma pubblica
fu Ferrara). Così, la devozione
si diffuse tra il popolo di Dio
dell’intera penisola. Il 21 marzo
1815, papa Pio VII arricchì la
pratica d’indulgenze (e continuarono in tal senso anche i suoi
successori). Grazie ai pontefici,
la ricorrenza s’estese alla Chiesa
universale e si diffuse, in particolare, anche in Francia, Spagna,
Belgio, Germania, Austria e
Svizzera.
R.
Incontro con Miriam Giovenzana, direttore di un giornale di strada
Monache e suore di Pistoia: stile di vita e profezia
D
omenica scorsa in
seminario la giornalista lombarda, Miriam Giovenzana,
direttrice editoriale di “Terre
di mezzo”, uno fra i più famosi
“giornali di strada”, ha parlato
alle suore di un argomento che
al mondo religioso femminile
sta molto a cuore. “Stile di vita
come profezia”, questo il titolo
della conversazione.
Autentici esempio di editoria alternativa, i giornali di
strada raccontano storie di
marginalità ma offrono spunti
anche per chi cerca, in modo
consapevole, di rifiutare uno
stile di vita fin troppo dominante per imboccare strade di
sobrietà alternativa. “Terre di
mezzo” esce da 15 anni e non
viene mai venduto nelle edicole
ma offerto solo in strada da una
rete di venditori composta da
persone in difficoltà: è la vendita del giornale che consente loro
di guadagnare qualche denaro.
Recentemente Miriam Giovananza, che a Pistoia è già stata
qualche anno fa come relatrice
nella Settimana Teologica, ha
organizzato la sesta edizione
di “Fa’ la cosa giusta”, fiera del
consumo critico e degli stili di
vita sostenibili.
A Pistoia sono presenti 17
comunità religiose femminili.
Tre praticano il monachesimo,
cioè una vita “contemplativa”:
le Benedettine Cassinesi presso
il monastero di Santa Maria
degli Angeli (Pistoia/Vicolo
In diocesi presenti 17 comunità femminili con 168
religiose. 6 gli Ordini maschili con 23 frati
San Michele), le Clarisse nel
monastero di Santo Stefano
(Pistoia/piazzetta Santo Stefano), le Salesiane, nel monastero
della Visitazione (Pistoia/via
delle Logge). La maggior parte
delle comunità religiose femminili è però composta da suore,
cioè da religiose che praticano
forme di “apostolato attivo”:
sono, nell’intera diocesi, 14. In
ordine strettamente alfabetico:
Ancelle del Sacro Cuore di Lugo
(Cutigliano, Ferruccia, Montemurlo), Discepole del Cuore di
Gesù (Oste di Montemurlo), Domenicane Ancelle del Signore
(Popiglio, Pistoia/Santa Cecilia,
Bonelle, Nespolo), Domenicane
Unione San Tommaso d’Aquino
(Pistoia/piazza San Domenico),
Figlie di Sant’Anna (Pistoia/
via San Pietro), Francescane
Minime Sacro Cuore (Poggio
a Caiano, Limite sull’Arno,
Pistoia/Vicofaro), Francescane
di San Piero a Ponti (Sambuca),
Immacolatine di Alessandria
(Pistoia/via Sestini), Mantellate
(Pistoia/Corso Fedi, Artimino,
Casalguidi, Quarrata, Seano,
San Piero Agliana, Treppio),
Piccole Sorelle dell’Incarnazione (Poggio a Caiano), Sorelle
Clarisse di Betania (Casore del
Monte), Stabilite nella Carità
di Gesù Buon Pastore (San
Michele Agliana), Stimmatine
(Carmignano), Suore Francescane dei Poveri (Pistoia/via
Gemignani).
In tutto, tra monache e suore,
la diocesi di Pistoia può contare
su circa 170 religiose (il numero
esatto è 168) in grande maggioranza italiane (le straniere sono
una ventina). A oggi non risultano presenti novizie . Piuttosto
elevata (67 anni) l’età media.
Esistono, a Pistoia, anche
quattro “Istituti Secolari” (i loro
nomi: Compagnia SS Annunziata, Cordis Jesu, Missionarie della Regalità, Unione Carmelitana
Teresiana) con donne consacrate
- che hanno effettuato i doni di
povertà, obbedienza, castità
come monache e suore - ma che
però, a loro differenza, non conducono vita comune. E vivono
in una condizione particolare
ma altrettanto affascinante, e
controcorrente, come le loro
sorelle monache e suore: religiose “invisibili, inserite nella
società, apparentemente donne
laiche ma in realtà consacrate a
Cristo. A completare il quadro
della vita religiosa pistoiese ci
sono anche gli Ordini maschili
che, nella diocesi, sono 6 per un
totale di 23 frati: i Domenicani,
(Pistoia/piazza San Domenico),
i Minori Cappuccini, (Pistoia/
Cappellania Ospedale), i Minori
Conventuali (Pistoia/piazza
San Francesco), i Servi di Maria
(Pistoia/piazza SS Annunziata), i Passionisti (Forrottoli
di Casalguidi), i Betharramiti
(Montemurlo).
Mauro Banchini
Pellegrinaggio alla
Croce di Belvedere
D
omenica 17 maggio 2009, nel pomeriggio, si terrà il consueto pellegrinaggio alla Croce di Belvedere; arrivati alla Croce,
alle 17,30 si terrà la Santa Messa celebrata dal vicario generale
della diocesi, don Paolo Palazzi.
COME RAGGIUNGERE LA CROCE
L’Istituto Suore Mantellate
A piedi: partenza dal cimitero di Vinacciano alle ore 15,30;
In auto: strada provinciale 27 Cantagrillo-Montevettolini, Monsummano con deviazione a destra, dopo il Poggo de’ Papi, in
via San Martino in Colle.
8 chiesa pistoiese
n. 19
VICENDA RADICIFIL
D
La Chiesa pistoiese
solidale con i lavoratori
inanzi alla drammatica vicenda dei 137 dipendenti di Radicifil messi
in cassa integrazione con la
prospettiva del licenziamento,
il vescovo e la chiesa di Pistoia
esprimono il grave sconcerto e
preoccupazione.
A pochi giorni dal primo di
maggio, dedicato al diritto e
alla dignità del lavoro, vogliamo dire la nostra vicinanza e
solidale partecipazione alla
vicenda dei 137 cassaintegrati,
delle loro famiglie, dei loro
progetti per il futuro che vengono inesorabilmente spenti.
Mentre ci sentiamo in-
coraggiati da quanto sta
accadendo, ad intensificare il
nostro impegno di concreto
aiuto alle famiglie il “fondo di
solidarietà famiglia-lavoro”,
chiediamo il massimo impegno e diamo tutto il sostegno
alle autorità competenti perché
facciano il possibile allo scopo
di non perdere l’importante
risorsa economica e sociale
rappresentata dalla Radicifil e
dalla professionalità del personale lavorativo.
In un momento di grande
crisi economica, che diventa
inevitabilmente crisi sociale e
familiare, guardando alle mol-
te persone che hanno perduto
il lavoro sul nostro territorio,
riaffermiamo che il lavoro non
è né una concessione né una
fortuna: è un diritto che tocca profondamente la dignità
della persona e la vita delle
famiglie.
Il vescovo e la Chiesa di
Pistoia chiedono che lo stabilimento pistoiese della Radicifil
ed i suoi lavoratori non vengano sacrificati né a vantaggio di
altre sedi né di una logica molto attenta al profitto e meno
interessata al diritto ed alla
dignità della persona e delle
famiglie.
Mariapoli
Un mondo d’amore
una società col Vangelo
S
i è svolto ad Arcidosso,
in provincia di Grosseto, dall’1 al 3
maggio, l’annuale incontro voluto
dai Focolarini di Chiara Lubich
riguardante le province di Grosseto,
Arezzo, Firenze, Pistoia, Prato e Siena; all’incontro hanno partecipato
numerose famiglie con ragazzi di
ogni età e centinaia di persone di
ogni ceto e dottrina, tutte animate
da un grande spirito comunitario;
mentre gli adulti erano impegnati
negli incontri, contemporaneamente
venivano fatti dei gruppi riservati
ai più giovani i quali davano il loro
contributo a risolvere le problematiche della loro età, alternando
gli incontri di riflessione a svaghi
musicali e giochi vari.
La cittadina grossetana ha accolto con grande entusiasmo i
convenuti a questo importante
convegno tanto che il suo sindaco,
dopo aver portato il saluto della
città, si è intrattenuto lungamente
ai vari dibattiti che, incentrati sulla
visione di una società più giusta ed
espressione di un Vangelo veramente vissuto, lo hanno particolarmente
attratto; parole d’amore sono state
al centro di tutti gli interventi che
hanno fatto intuire la possibilità
di ricostruire una società di valori,
dove l’amore dell’uno verso l’altro,
il rispetto, l’aiuto, la solidarietà non
siano chimere ma siano un modo
nuovo di vita: solo ispirandosi a
tali principi è possibile sostituire
la sopraffazione, gli egoismi, lo
sfruttamento, esistenti nella società
attuale che diversamente, non può
avere un futuro di pace e di serena
convivenza.
In ogni momento è aleggiata la
presenza spirituale della fondatrice
del Movimento dei Focolari, Chiara,
che da circa un anno ha lasciato la
vita terrena per salire in cielo.
Come è nello spirito dei Focolarini sono state ascoltate esperienze
di diversi credo, financo di non
credenti, che hanno comunque tutte
portato il loro alto contributo e apprezzamento, non solo nei confronti
di chi ha la fortuna della fede, ma
anche di chi è ancora alla ricerca di
dare un senso valido all’esistenza sia
nell’ambito privato che pubblico.
Il momento culminante della manifestazione si è avuto nell’incontro
col professor Antonio Maria Baggio,
noto professore in varie università:
da Padova, all’università Gregoriana
di Roma ed altre ancora, oltre che
docente della dottrina sociale della
Chiesa ed apprezzato e stimato politologo pure all’interno del Vaticano;
attualmente è responsabile dell’università “Sophia” istituita presso la
cittadella toscana dei Focolarini in
Loppiano, in fase di grande sviluppo
e con un luminoso futuro.
Antonio Maria, allievo e fervente
seguace degli insegnamenti di Chiara Lubich, ha illustrato la spiritualità
e la forza che ella, insieme ad un
gruppo di coetanee che la seguirono
nel periodo dell’ultima guerra mondiale, rappresentava fin da allora per
costruire una società d’amore che
ponesse al centro dell’attenzione
l’uomo in Dio.
Nel dibattito che ne è seguito
sono emerse anche le preoccupazioni, che da più parti si manifestano,
sulla incapacità di una parte della
Chiesa dei nostri tempi di vivere il
Vangelo; Baggio riconosce queste
difficoltà attuali e condivide la
necessità di offrire delle risposte efficaci e profonde che portino ad una
società che si riappropri del Vangelo
come unica fonte di vita spirituale e
sociale, per ridare speranza di una
esistenza migliore e più giusta a
tutta l’umanità.
Numerosa la comunità della
provincia di Pistoia, dal comune
capoluogo, alla piana di Quarrata
Agliana e Montale, oltre alla vallata
della Nievole, che ha raggiunto la
cittadina dell’Amiata sia con autobus che con mezzi propri; sono pervenuti proprio dai partecipanti della
nostra provincia importanti stimoli
e suggerimenti al rinnovamento e al
miglioramento di una vita sociale e
cristiana, più vicina ad un Vangelo
vissuto e non solo predicato.
Ai dibattiti si sono alternate
visite culturali che hanno permesso
a tutti i presenti di apprezzare le
bellezze artistiche e paesaggistiche
della zona maremmana, illustrate
con grande professionalità e dovizia
di particolari da esperte guide del
luogo.
La Mariapoli si è conclusa in un
clima di grande gioia e condivisione,
nel segno dell’amore e della fraternità come uniche certezza per un
futuro migliore.
Giancarlo Caroli
17 Maggio 2009
Vita
La
Parrocchia di Masiano
Festa di Santa Rita
D
omenica 24 maggio, la nostra parrocchia festeggerà la
solennità dell’Ascensione invocando l’intercessione di santa Rita,
patrona dell’oratorio parrocchiale. Nella settimana della festa sono
previste le seguenti iniziative: il rosario meditato giovedi 21 maggio
alle ore 21, la messa e l’adorazione venerdi 22 maggio alle 21 e la
messa con le lodi sabato mattina alle 8. La festa culminerà con la
celebrazione eucaristica e la processione (accompagnata dalla banda di Serravalle) di domenica pomeriggio alle 17.00. Alla fine della
processione sarà distribuita a tutti i presenti una rosa benedetta.
Nella giornata di domenica sarà aperta la fiera di beneficenza,
con tanti premi ricamati dalle donne della parrocchia. Un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione
di queste giornate, e a tutti coloro che vorranno unirsi a noi per
questo momento di festa. Vi chiediamo di pregare con noi perché
la presenza del Signore, attraverso l’intercessione di santa Rita,
sia sempre più viva nella nostra comunità parrocchiale e perché
riusciamo a testimoniare l’amore che abbiamo ricevuto.
Chiesa di Sarripoli
Vespro d’organo
con Anna Picchiarini
M
usiche di Frescobaldi, Zipoli, Scarlatti, Bach, Anonimo
e Gherardeschi per il Vespro d’organo in programma domenica
17 maggio (ore 17) nella chiesa di Sarripoli (organo di Domenico
Caciolli di Lucca del 1688). Ad eseguirle sarà Anna Picchiarini,
pistoiese, attiva in campo concertistico come solista e in duo con
strumenti e cantanti, sia in qualità di organista sia di pianista. Picchiarini ha fatto parte del programma «Italia in Giappone 2001»
tenendo, come organista solista e come pianista ed organista nel
Trio Mabellini, una serie di otto concerti in Giappone (Tokyo,
Yokohama, Fukui, Nagoya, Shirakawa, Ghifu, Osaka e Kyoto).
Ha vinto il secondo premio (primo non assegnato) al concorso
organistico nazionale 2002 di Battipaglia. È prima assistente organista della basilica Cattedrale di Pistoia. Insegna cultura musicale
generale alla scuola comunale di musica «Mabellini» di Pistoia,
dove è anche pianista accompagnatrice.
Leonardo Soldati
dottore due volte
D
opo la laurea in Scienze Politiche – vecchio ordinamento, il nostro collaboratore Leonardo Soldati, 30 anni, giornalista
pubblicista e consigliere comunale di Pistoia, si è brillantemente
laureato per la seconda volta in Storia Contemporanea, presso la
Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze.
Ha discusso una tesi dal titolo “La crisi della Democrazia Cristiana:
il dibattito politico degli anni Ottanta nella memoria storica del
partito”, relatore il professor Mario Giuseppe Rossi.
A lui i più sinceri complimenti da parte della redazione.
Battistero
Mostra d’arte sacra
di Osanna Biagini
P
otrà essere visitata fino al 14 giugno la mostra d’arte sacra
della pittrice pistoiese Osanna Biagini, allestita all’interno del
Battistero di Pistoia. «Arte del sacro» è il titolo della personale
e, tra le opere esposte, spicca l’imponente trittico «Giubileo del
2000» (olio e oro su legno cm. 220x230), che per la prima volta può
essere ammirato direttamente dal pubblico, e lo
spettacolo è davvero suggestivo. Altre opere in
mostra «Segni miracolosi a Medu- gorje»
(olio e oro su legno cm. 80x80);
«Angelo custode» (olio e oro su
legno cm. 64x120) e «Cupola
della Chiesa della Madonna
dell’Umiltà» (olio e oro su
legno cm. 28x41). La mostra è
visitabile al mattino dalle 9.30
alle13.30 e al pomeriggio dalle
15 alle 18 (lunedì chiuso).
Pa.Ce.
Vita
La
17 Maggio 2009
n. 19
24 MAGGIO
Giornata dell’“Avvenire”
C’
è un modo giusto per
affrontare la “giornata” diocesana con
il quotidiano “Avvenire” (a Pistoia
la facciamo domenica prossima, 24
maggio 2009, proprio nel giorno in cui
la Chiesa ci chiede di riflettere sui media): utilizzare questa occasione per
iniziare, o proseguire, un cammino di
responsabilità con il complicato ma
inevitabile mondo della comunicazione.
Pochi giorni fa, chiamato dalla
parrocchia di San Marcello nel contesto di una “scuola di fede”, ho cercato
di portare un ragionamento – spero
utile – sul tema (“L’inganno dei
media”) che mi era stato affidato. Il
nostro sogno, come ufficio diocesano
comunicazioni sociali, è che questo
tipo di incontri possano aumentare.
Di aspetti da affrontare ce ne
sarebbe molti: le nuove tecnologie (il
messaggio di Benedetto XVI per la
“Giornata” mondiale 2009 riguarda
proprio il rapporto fra “nuove tecnologie”, il web, e “nuove relazioni”) la
preponderanza del mezzo televisivo, i
videogiochi, la pubblicità, le manipolazioni ottenute grazie a un sapiente
controllo mediatico.
Davanti ai media, e al loro potere, non si può scherzare o far finta
di nulla: non si possono ignorare o
demonizzare. E’ necessario educarsi
ed educare a un loro uso critico. E le
parrocchie, proprio anche grazie alle
tecnologie, dovrebbero poter fare molto davanti alle grandi sfide educative
del contesto mediatico.
E invece? Purtroppo, c’è molto
assopimento. Pistoia non fa eccezione.
Nessuno sembra interrogarsi, fra i
sacerdoti e fra i laici, su come fare, in
positivo, per tentare di “dominare”
l’impero mediatico limitando le occasioni di esserne “dominati”. Nessuno
pare riflettere, ad esempio, sul rapporto fra stili di vita quotidiani della nostra gente e bombardamenti mediatici.
Pochi sembrano ragionare sul terribile
divario già in atto fra una minoranza
di pochi “illuminati” (quelli capaci di
“dominare” i media) e maggioranze
sempre più estese di videodipendenti,
intorpiditi da chi ha precisi interessi,
anche economici, a intorpidire.
Ecco a cosa serve, a cosa potrebbe
servire, la giornata di “Avvenire” oltre
Dal messaggio di papa Benedetto XVI
per la 43ma Giornata mondiale
delle Comunicazioni Sociali
“
La nuova arena digitale, il cosiddetto
cyberspace, permette di incontrarsi e di conoscere
i valori e le tradizioni degli altri. Simili incontri,
tuttavia, per essere fecondi, richiedono forme oneste
e corrette di espressione insieme ad un ascolto attento
e rispettoso. Il dialogo deve essere radicato in una
ricerca reciproca della verità, per realizzare
la promozione dello sviluppo nella
comprensione e nella tolleranza
che a offrire l’occasione per approcciarsi a un quotidiano troppo spesso
letto più in ambienti extra ecclesiali
che nelle parrocchie: un pretesto, una
occasione per far riflettere chi, in genere, pensa che non esistano problemi
se nelle nostre famiglie passiamo
ogni giorno cinque ore delle nostra
vita davanti alla tv (e le trascorriamo
in modo passivo) oppure se non leggiamo mai un quotidiano, oppure se
leggiamo sempre lo stesso, oppure se
chattiamo sul web con superficialità
pensando di trovare solo agnellini,
oppure se non leggiamo mai un libro,
oppure se al cinema ci andiamo solo a
vedere le stupidità dei “cinepanettoni”
e così via.
Lo strumento scelto può piacere
o meno, ma questa – starei per dire
”
– è la cosa meno significativa rispetto
all’importanza della posta in gioco:
usare sempre, come singoli cittadini e
come membri di una comunità più vasta (religiosa e civile), il criterio della
responsabilità e della formazione.
I media hanno un potere enorme.
Possono essere occasioni di libertà ma
anche strumenti di moderne schiavitù. Ecco perché sarebbe bello se,
domenica prossima, la distribuzione
del quotidiano edito dalla Cei con la
pagina speciale su Pistoia, fosse un
piccolo pretesto per un’azione assai
più grande: aumentare il nostro livello
di attenzione critica verso i media.
Mauro Banchini
Direttore Ufficio Diocesano
Comunicazioni Sociali
P
urtroppo sono assai pochi i vicari zonali che hanno ritenuto di rispondere a una comunicazione che l’Ufficio ha loro
inviato, lo scorso 17 aprile, per effettuare un coordinamento
con i rispettivi parroci circa il numero di copie effettivamente
desiderate.
Negli anni scorsi si sono verificati disguidi che, stavolta, avevamo pensato di sanare coinvolgendo, appunto, le singole zone
della diocesi. Come indicato nella lettera, in assenza di risposte
le parrocchie riceveranno, domenica prossima, lo stesso numero
di copie ricevute lo scorso anno.
Purtroppo nessuno ci ha risposto neppure sull’altra questione
posta: segnalare all’Ufficio Comunicazioni Sociali, da parte di
ciascun Vicariato, uno o più nominativi di giovani con cui iniziare
uno specifico percorso formativo sui temi delle comunicazioni
sociali. Sarà nostra cura riprovare.
Centro Famiglia Sant’Anna
La famiglia nei mass media
I
l 23 maggio, presso l’Antico Palazzo dei Vescovi,
si svolgerà il Convegno “La Famiglia nei Mass Media” organizzato dal Centro Famiglia S. Anna. Il Centro, che si occupa dei vari aspetti delle problematiche familiari, intende
proporre un’indagine conoscitiva, riflessioni e confronti
sull’immagine della famiglia trasmessa dai Mass Media.
Spesso ci chiediamo, infatti, se i messaggi dei vari
ambiti dei media divulgati sia in modo indiretto come
pubblicità, fictions, sia in modo diretto come commenti
giornalistici o comunicazioni su prese di posizione in ambito politico e sociale influenzano, modificandolo, il valore
base di questo nucleo, struttura portante della società.
I relatori del Convegno, operanti in vari settori collegati alle problematiche familiari esamineranno gli aspetti
emergenti nella trasmissione dei messaggi da parte dei
media. Ai loro interventi seguirà il dibattito e un confronto
fra i partecipanti.
chiesa pistoiese 9
Ricordo di don Caroli
R
icorre in questi giorni il quinto anniversario della morte di Manfredo
Caroli, “prete”, come lui amava definirsi. Sacerdote particolarmente amato dalle
popolazioni che lo hanno conosciuto: dalla parrocchia di Casalguidi dove svolse la
sua prima esperienza pastorale; a Vitolini nel comune di Vinci dove le sue iniziative
in campo sociale e spirituale sono ancora a testimoniare la sua opera; infine nella
sua Chiesa del Villaggio Belvedere in Pistoia dove per quarant’anni ha svolto una
missione dal doppio aspetto, spirituale e sociale. Era anche stimato e conosciuto in
diocesi per essere stato direttore responsabile di questo settimanale “La Vita”.
Il ricordo della sua attività pastorale è ancora vivo in coloro che lo hanno
conosciuto.
Il messagio pasquale
del Vescovo
trasmesso per radio
La realizzazione ad opera degli uffici di pastorale
sociale del lavoro e delle Comunicazioni sociali e
dell’emittente locale Radio Diffusione Pistoia
I
l messaggio solenne del Vescovo per la Pasqua di resurrezione è stato
trasmesso via etere in diretta dalla Cattedrale di Pistoia e ha raggiunto altre
comunità di fedeli. Questa diretta radiofonica ha voluto ribadire l’importanza di
evangelizzare con i mezzi del nostro tempo, con l’impegno di una radio laica che
attraverso I propri canali ha “diffuso” la voce della chiesa di Pistoia nel suo tempo
più significativo: il mistero pasquale. Il responsabile del settore sociale dell’emittente Paolo Ghelardini afferma: “È stata una soddisfazione personale e dello staff
di esaudire le innumerevoli richieste di ascoltatori”. La radio attualmente ospita
da diverso tempo un programma dal titolo: Pillole di fede. Nello spazio ilVescovo
affronta vari argomenti di attualità, tenendo una catechesi a tutto campo .
Daniela Raspollini
Al circolo “Immacolata”
In vacanza
con il “Giocosport”
I
l Centro Sportivo Italiano, in collaborazione con lo staff tecnico Coni,
organizza il Centro estivo 2009. Durante il centro estivo sono previsti: tanto sport,
lezioni di tennis, pallavolo, basket, scherma con gare e olimpiadi settimanali; escursioni all’aria aperta e un giorno in piscina; giochi, risate, divertimento, laboratori
manuali e tanto altro ancora. Il centro è aperto a tutti i ragazzi dai 6 ai 13 anni dal
lunedì al venerdì da giugno a settembre con la possibilità di frequentare tutta la
giornata 8.00-17.00 (pasto compreso) o soltanto la mattina 8.00-13.00.
Per iscrizioni, info e costi rivolgersi presso il Csi di Pistoia Via Antonelli 82A,
tel. 0573,964589 - e-mail [email protected] - www.csipistola.it; Martino Frangioni
347.3457285; Alessandra Butelli 340.4786109.
Anteas
Due incontri
M
ercoledì 20 maggio alle 16,30, presso la sala verde Cisl in viale Matteotti
37 a Pistoia, si terrà un incontro dal titolo: Parliamo di acqua: bene prezioso.
L’incontro si svolgerà nel seguente modo: alle 16,30: “Servizio idrico integrato
e i suoi compiti” relatore professor Renzo Fagioli, vicepresidente di Publiacqua
spa; alle 17,30: “Qualità dell’acqua potabile e suo corretto uso” relatore dottoressa
Daniela Burrini, responsabile dell’area controllo ricerca e sviluppo di Publiacqua
spa. Alle 18,15: interventi e dibattito.
Sabato 23 maggio alle 14 (partenza da piazza Oplà): Visita a Piano degli Ontani
alla centrale idroelettrica. Dopo l’arrivo a Pian degli Ontani visita alla presa d’acqua
e alla centrale; visita guidata all’impianto; visita anche alla casa della poetessa pastora Beatrice di Pian degli Ontani e alla pittoresca Torre del Fattucchio. Merenda
rustica presso l’albergo Sichi allietata dai canti delle strofe di Beatrice eseguite da
Marisa e Bartolino. Rientro previsto a Pistoia alle 20. La merenda e l’intrattenimento
sono offerti dall’Anteas. Il costo del pullman è euro 9. Tel. 0573.571291 ore pasti.
Casa della Solidarietà-Rete Radiè Resch e
Circolo Oscar Romero
Fede e politica
V
enerdì 22 maggio alle 21 a Santomato (Pistoia) presso la chiesa parrocchiale
ci sarà l’incontro dibattito su “Fede e politica”. Partecipa Aleida Guevara, pediatra,
figlia del Che insieme a don Andrea Gallo.
INFO: Casa della Solidarietà Rete Radié Resch di Quarrata (PT) www.rrrquarrata.it oppure [email protected].
10 comunità e territorio
n. 19
ELEZIONI PROVINCIALI
17 Maggio 2009
Vita
La
Comparto materiale rotabile
Arrivano i primi risultati
Marco Baldassarri si candida
alla presidenza della Provincia per l’Udc S
M
arco Baldassarri,
48 anni, avvocato con studi a
Firenze e Pistoia, si candida a
presidente della Provincia per
l’Udc.
«Tengo a precisare – dice
– che la mia non è una candidatura di bandiera. Ci presentiamo a queste elezioni con una
nostra lista perché riteniamo di
rappresentare una parte importante della storia, della cultura,
della politica del nostro Paese.
Riteniamo che gli attuali partiti,
quelli che raccolgono legittimamente molti voti, non abbiano
questa stessa capacità di rappresentare idealità, storie e cultura
e su questo punto pensiamo di
poter offrire agli elettori una
alternativa importante».
Una carriera politica importante, quella di Baldassarri, sbocciata nel movimento
giovanile democristiano (ne
fu segretario regionale e delegato a due congressi europei)
e approdata alla fondazione in
sede locale del Ccd dopo essere
stato consigliere comunale Dc
fra il 1985 e il ’90. Baldassarri è
Tra i suoi obiettivi la realizzazione
a Pistoia di un circuito di prova
per i treni della Breda
appena stato nominato membro
della presidenza della giustizia
tributaria ed è in scadenza di
mandato nella commissione
di garanzia per lo sciopero nei
servizi pubblici essenziali in cui
si è occupato in prevalenza di
trasporto aereo.
«Stiamo in campo con tutta
la serietà possibile, al momento
non mi pongo il problema di chi
sarà e chi non sarà al ballottaggio, noi cerchiamo evidentemente di stare in competizione con
tutti gli altri, del resto è chiaro
che noi partiamo sulla carta con
voti inferiori rispetto a quelli
dei partiti maggiori, però vorrei
ricordare a tutti gli elettori che
qui non si vota per Berlusconi
Partita del cuore
In campo per aiutare la ricerca
P
Vecchie glorie del calcio, della
ersonaggi dello spettacolo, giornalisti, politici, vecchie
glorie del calcio e della pallacanestro uniti per una iniziativa
di beneficenza: raccogliere fondi
per la ricerca contro il cancro al
polmone, il mesotelioma, una
malattia che per adesso non
lascia scampo e che a Pistoia è fin
troppo conosciuta, per via della
Breda. Una sorta di partita del
cuore che si giocherà allo stadio
«Melani» di Pistoia giovedì
11 giugno, alle 21. L’incontro
V
isita ai vivai pistoiesi da parte di Stefania
Zucchi, segretaria della
direzione dei servizi del
cerimoniale del Quirinale,
che accompagnata da Renzo Benesperi, segretario
generale dell’Associazione
produttori del verde «Moreno Vannucci», ha visitato
anche alcune suggestive
zone della Montagna pistoiese, fra cui Cutigliano
e Abetone.
Benesperi, ha illustrato
alla gradita ospite le peculiarità dell’immenso verde
che distingue vasti comprensori della provincia di
Pistoia con paesaggi unici
costituiti da migliaia di
varietà pregiate di piante
ornamentali in pianura
e da innumerevoli alberi
esemplari nelle foreste
della Montagna pistoiese,
che sono tra le più belle
pallacanestro, personaggi del mondo
dello spettacolo impegnati in una
amichevole allo stadio «Melani» di Pistoia
è promosso dall’Associazione
centri sportivi italiani (Acsi), e
vedrà confrontarsi la Nazionale
Padania Calcio, che scenderà in
campo al gran completo ed una
rappresentativa di personaggi
del mondo dello spettacolo, del-
lo sport e della politica pistoiesi
(e non), e tra questi alcuni volti
noti anche a livello nazionale,
come la “Iena” Andrea Agresti,
l’ex cestista Eugenio Capone, l’ex
calciatore della nazionale Sergio
Brio, l’ex portiere del Milan e
o per Franceschini, qui si vota
per scegliere il presidente della
Provincia di Pistoia».
Tra gli obiettivi programmatici, fare di Collodi, una sorta di
Disneyland che attragga bambini di tutto il mondo; collegare
le province di Modena e Pistoia
bypassando Abetone; realizzare
a Pistoia un circuito di prova
per i treni, risparmiando ad
AnsaldoBreda costose trasferte
nella Repubblica Ceca o in casa
del cliente di turno.
Baldassarri sottolinea il
clima di «grande amicizia»
all’interno del partito e fra i possibili candidati, «cosa che non
si riscontra sempre negli altri
schieramenti» ed annuncia che
a Monsummano e a Pieve l’Udc
correrà da solo, rispettivamente
con Apruzzese e con Giulietti.
«A Montecatini – aggiunge sosteniamo Lapenna e a Pescia
Marchi, altrove partecipiamo a
liste civiche pure o civiche di
centrodestra, salvo a Borgo a
Buggiano dove siamo nella civica orientata al centrosinistra».
Patrizio Ceccarelli
della Fiorentina Giovanni Galli.
Con loro scenderanno in campo,
tra gli altri, il vice coordinatore
provinciale del Pdl, Alessandro Capecchi, il consigliere
comunale Alessio Bartolomei,
il giornalista Luca Cecconi e
probabilmente anche il sindaco
Renzo Berti.
«I proventi – ha spiegato
Luca Santalmasi, presidente dell’Acsi-Pistoia e promotore della
manifestazione - saranno devoluti a favore delle associazioni
che svolgono la ricerca contro
il mesotelioma da esposizione
all’amianto».
P.C.
i è tenuto nei giorni scorsi a Pistoia un convegno riguardante il comparto del materiale rotabile. Gli argomenti vertevano
principalmente su due settori; uno riguarda il settore della meccanica, l’altro lo sviluppo del ferrotranviario pistoiese. Il comparto
meccanico è uno dei settori strategici dell’economia toscana che
nell’ultimo decennio ha dato qualche segno di dinamicità rispetto
ad altri settori maturi e tradizionalmente trainanti. E’ all’interno del
settore meccanico che si colloca la filiera del ferrotranviario che nella
nostra provincia costituisce un settore significativo vista la presenza
di Ansaldo Breda attorno al quale ruota tutta un economia di piccole
e medie imprese locali. “La presenza di una impresa leader – è stato
sottolineato- ha certamente avuto un peso importante nello sviluppo
locale soprattutto nei rapporti di sub fornitura con le piccole e medie
imprese.” Gli studi hanno dimostrato che i cambiamenti hanno creato
grandi trasformazioni sia nell’organizzazione interna dell’impresa
leader sia nelle relazioni esterne che appaiono oggi sostanzialmente
diverse rispetto ai sistemi industriali del passato. Tali cambiamenti
hanno avuto inevitabilmente anche delle ripercussioni sulle imprese
dell’indotto oltre che sulla cultura degli imprenditori e degli operatori economici ed istituzionali che sembrava essere ancorata ad
una visione industrialista dello sviluppo economico locale. Altro
elemento su cui riflettere riguarda il capitale umano. Da un lato
emerge una scarsa fiducia verso il contesto che porta spesso gli
imprenditori a manifestare comportamenti di investimento a rischio
controllato e protetto. L’indice di imprenditorialià per il settore della
meccanica si colloca sotto la media nazionale e regionale sebbene a
livello regionale sia superiore a Pisa e Livorno ma inferiore a Firenze.
L’indice di dotazione per la meccanica poi mostra un andamento
sempre al di sotto della media nazionale regionale e delle altre
province “meccaniche” toscane. Su questo aspetto entra in ballo
la cura della professionalità che non deve essere affatto trascurato
tenendo in considerazione che da qualche anno sta prendendo campo
un fenomeno che sta riguardando l’industria ossia la progressiva
riduzione dell’appeal del lavoro di fabbrica da parte delle nuove
generazioni. E’ necessaria quindi un’adeguata attenzione al presidio
del capitale umano interno al territorio. “L’insieme di questi aspetti
critici e non – ha detto Vincenzo Cavaliere nel corso del suo intervento
– debbono portare ad elaborare una serie di interventi mirati anche
se fare attività di programmazione oggi diventa impresa ardua in
relazione alle difficoltà di valutare i cambiamenti ed i fattori che li
determinano. Emerge quindi la necessità di un processo decisionale
che consideri dati ed informazioni partendo dallo specifico contesto
di riferimento e tali da consentire la costituzione di un giudizio consapevole ed informato.” Attualmente esiste una generale convergenza
sulla necessità di presidiare attraverso specifiche azioni aree come
le cultura dei manager degli imprenditori, i processi cooperativi fra
le varie organizzazioni istituzionali,le relazioni di sub fornitura, il
capitale umano ed il sistemo formativo ma anche le infrastrutture. Al
momento esistono divergenze sui temi quali ricerca e innovazione.
Tuttavia la Provincia di Pistoia si augura che si possa trovare un
adeguato punto d’incontro fra il rafforzamento del capitale umano e
delle varie organizzazioni ed associazioni imprenditoriali dando vita
a quello spirito cooperativo indispensabile per competere a grandi
livelli.
Edoardo Baroncelli
Produttori del verde
Ospite importante in visita ai vivai
Stefania Zucchi dal Quirinale
in tour nella valle dell’Ombrone
e nella montagna pistoiese
dell’Appennino. «La signora Zucchi – afferma
Benesperi - è rimasta affascinata dai luoghi visitati, dove la bellezza della
natura e il sapiente lavoro
degli operatori dell’agricoltura hanno contribuito
a valorizzare il rarissimo
connubio tra il verde dei
vivai della pianura e quello delle montagne, peraltro
impreziosito da beni artistici e monumentali, tali
da onorare nel migliore
dei modi l’appellativo riconosciuto universalmente
a Pistoia di capitale del
verde d’Europa».
A conclusione del soggiorno pistoiese, Stefania
Zucchi (a destra nella foto)
ha visitato a Le Piastre
l’antica Posta granducale,
oggi residenza-studio della nota pittrice di piante
e fiori Esa Pratesi Corsi, che nell’occasione ha
voluto donarle, a nome
della comunità pistoiese,
un quadro raffigurante la
campagna con i girasoli,
da sempre simbolo del
mondo agricolo.
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
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Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
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Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
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Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
Vita
È
La
un’immagine per
certi versi sorprendente,
quella dei giovani di oggi
che emerge dalle quattro
giornate di studio che si
sono svolte a Pistoia, nell’ambito della terza edizione di «Dai un senso alla
vita: rispettala!». Cresce,
infatti, l’attenzione delle
nuove generazioni nei confronti del sociale, almeno il
10% di loro svolge in modo
continuativo attività di
volontariato e un altro 10%
pensa di iniziare a farlo entro breve tempo. Le ragazze
in questo stanno superando
i maschi, anche se la differenza per adesso è minima.
I valori positivi, costituiti
dalle passioni per lo sport,
lo studio, la famiglia, le
relazioni con gli altri, prevalgono sui fenomeni di
devianza, come ha sottolineato la vicepresidente
nazionale Ans, Annamaria
Coramusi, intervenuta al
convegno «Tra Lucignolo
e Pinocchio: che altro?»,
che si è svolto a Palazzo
dei Vescovi, presenti i massimi esperti nazionali di
problematiche giovanili.
L’iniziativa, promossa dal
laboratorio toscano Ans
di scienze sociali, comunicazione e marketing, ha
richiamato nella nostra città
i maggiori esperti nazionali
del settore. «Da questa manifestazione – commenta
Giuliano Bruni, dirigente
nazionale Ans e promotore
R
esteranno aperte fino
a sabato 23 maggio le iscrizioni
alle attività estive organizzate
per minori di età compresa da 3
mesi a 14 anni, organizzate dal
Comune di Agliana.
Per bambini frequentanti i
servizi educativi prima infanzia
3-36 mesi (1-31 luglio, orario
7,45/16, 69 iscrizioni previste).
La struttura utilizzata è quella
dell’asilo nido “Il Glicine” di
via Curiel. La quota di partecipazione è di euro 272 per l’intero
periodo e di euro 141 per la
prima o la seconda quindicina
di attività. Per bambini frequentanti la scuola dell’infanzia (1-31
luglio, orario 8/16, 60 iscrizioni
previste). La struttura utilizzata
L
a relativa idea, concepita ben sette anni fa, è stata
magnificamente concretizzata
da Daniela Gaggini, una esperta
di settore che opera a Cireglio ed
è originaria appunto di Mammiano Basso –nel territorio
comunale di San Marcello- dove,
su tre ettari di bosco che le
appartengono, ha realizzato
un’area di grande interesse
naturale, culturale, didattico
e turistico, che si trova poco a
valle della Mammianese. Avvalendosi di contributi economici
di Regione, Provincia, Comunità Montana, Comune di San
Marcello e Coldiretti di Pistoia
nonché della collaborazione
di numerosi esperti, Daniela
Gaggini ha inteso –riuscendoci
17 Maggio 2009
11
n. 19
Istituti Raggruppati
GIOVANI
i terremotati
Cresce l’impegno sociale Per
I
Dalla terza edizione di «Dai un senso
alla vita: rispettala!» emerge una nuova
immagine (più positiva)
dell’universo giovanile
dell’iniziativa -, sono emersi
anche risultati inaspettati,
che fanno ben sperare».
La manifestazione, alla
quale hanno partecipato
anche numerosi studenti degli istituti superiori
della città, si è aperta con
l’inaugurazione della mostra d’arte nell’Atrio del
Tribunale di Pistoia (nella
foto), che ha presentato gli
elaborati realizzati dagli
studenti dell’istituto d’arte
«Petrocchi» e le foto del
Fotoclub Misericordia. Nel
corso della manifestazione
sono stati conferiti i premi
a personalità che si sono
distinte nelle iniziative di
prevenzione e ascolto dei
giovani. La cerimonia si è
svolta in Sala maggiore del
Palazzo comunale, presenti
le massime autorità cittadine, tra cui il prefetto Antonio Recchioni. Tra i premiati - tutti nomi di spicco
a livello nazionale e internazionale, come Luigi Car-
dini (presidente nazionale
Fratres delle Misericordie
d’Italia), Sabas Preteit De
La Vega (Ambasciatore
della Colombia per «Vita
senza droga»), Elevizio
Galanti (direttore generale
Dipartimento nazionale
protezione civile), Wladimir Olshansky (fondatore
di «Soccorso clown») anche due pistoiesi, suor
Gertrude (Ceis-Pistoia) e
Luigi Innocenti (Associazione Cuoriamoci). Premiati anche gli studenti
vincitori del concorso «Dai
un senso alla vita: rispettala!». Si tratta di Sylvia Bomba (autrice del logo della
manifestazione), Beatrice
Bernardi, Veronica Buccelli,
Bruno Nebillari, Leonardo
Chironi, Genny Petrucci,
Ilaria de Jesus Chavez,
Andrea Paganini, Sonia
Tondini e Simone Bresci.
Una piazza del Duomo
gremita di pubblico ha invece ospitato l’ultima delle
quattro giornate, domenica
scorsa, per il «Mercatino
dei valori»: circa 40 associazioni di volontariato hanno
presentato i loro servizi, tra
animazioni, musica, danza,
sport e spettacolo.
Patrizio Ceccarelli
Comune di Agliana
Attività estive per i minori
è quella della Scuola Materna di
via Dante Alighieri a San Niccolò. La quota di partecipazione è
di euro 232 per l’intero periodo
e di euro 121 per la prima o la
seconda quindicina di attività.
Per i bambini della scuola primaria (1-31 luglio, orario 8/16, 90
iscrizioni previste). La struttura
utilizzata è quella della scuola
“Rodari” di via Livorno. La
quota di partecipazione è di euro
232 per l’intero periodo e di euro
121 per la prima o la seconda
quindicina di attività. I genitori
dei bambini della scuola materna
ed elementare che intendono
usufruire del servizio di trasporto dovranno farne esplicita
richiesta. L’importo per questo
servizio è di euro 10.
Per quanto riguarda i ragazzi della scuola secondaria di
I grado (22 giugno/31 luglio).
La struttura utilizzata è quella
della sede del Ciaf di Via Vergiolesi. La quota di partecipazione
dell’intero periodo è di 282 euro,
di 131 euro per i periodi 22
giugno/3 luglio e 20/31 luglio,
e di 101 euro per il periodo 6/17
luglio. E’ possibile iscriversi a
Mammiano basso
Il bosco ritrovato
Si tratta di un’area realizzata
per valorizzare l’ambiente naturale
di Alessandro Tonarelli
magnificamente- realizzare non
un orto botanico, peraltro già
presente dal ’94 all’Abetone, ma
un ambiente spontaneo in cui
ci si senta ‘ospiti’ della natura,
circondati da una vita pulsante e
spesso misteriosa che ci rivela le
sue molteplici forme. L’ambiente
naturale del Bosco ritrovato,
peraltro arricchito da splendide
poesie di autori e autrici locali
dislocate in più punti del percorso, è peraltro illustrato anche da
un elegante libretto di 94 pagine
che, curato da Chiara Iozzelli,
oltre a descrivere le peculiarità
di piante e fiori insediati nell’area contiene anche suggestivi
racconti, anch’essi realizzati da
autori locali. Daniela Gaggini
una singola quindicina di attività dichiarandolo al momento
dell’iscrizione.
Per le iscrizioni occorre rivolgersi allo stesso Upr del
Comune (numero verde 800 131
161). Richieste di nformazioni sui
servizi, sui criteri di ammissione
o sulle richieste di riduzioni od
esonero dal pagamento delle
quote di partecipazione possono
essere rivolte anche all’Ufficio
scuola (telefono 0574-678331) o
all’Ufficio prima infanzia (0574678877).
Marco Benesperi
ha significativamente dedicato
il proprio lavoro al suo nonno
Orlando, che quando era bambina seppe infonderle un grande
amore per la natura e insediò in
quell’area alcune piante di lauro
a far da cornice ad una casetta
di pietra. Il bosco ritrovato,
inaugurato recentemente, è visitabile in ogni fine settimana,
da parte di quanti intenderanno
recuperare –o acquisire- a loro
volta quel legame con la natura
che ha indotto Daniele Gaggini
e i suoi collaboratori a spendere
per anni il loro tempo libero per
realizzare questa bellissima oasi
di tranquillità. L’area à insediata
poco a monte del punto in cui
il torrente Limestre confluisce
nel Lima.
l progetto per i terremotati aquilani “Medimobile, dottori
con le ruote” –nato da un’idea dei medici Alessandro Lucchesi e
Lucilla Piccari- vede la sua realizzazione ancora più vicina grazie al
contributo degli Istituti raggruppati di Pistoia. I mille euro versati per
la causa, infatti, si aggiungeranno alle altre donazioni per l’acquisto
di un furgone equipaggiato che girerà per le tendopoli al fine di garantire un’assistenza sanitaria di base anche nelle realtà più piccole ed
isolate. L’unità mobile ambulatoriale, ed i medici che vi opereranno,
avranno come obiettivi principali l’identificazione di problematiche
sanitario emergenti, il conforto psicologico, la medicina preventiva e
la messa in atto di piccoli interventi diagnostico terapeutici in campo.
Tali interventi risultano particolarmente importanti visto le difficoltà
logistiche legate ad un territorio vasto con località difficilmente
raggiungibili, le caratteristiche della popolazione (in larga parte
costituita da persone anziane con patologie croniche e necessità
di controlli medici regolari) e le condizioni igienico-sanitarie che
si sono venute a creare in seguito all’abbandono delle abitazioni. I
responsabili del progetto ringraziano quindi gli Istituti Raggruppati
per la sensibilità e l’attenzione dimostrate.
Cantieri ecologici d’Italia
Rete on line multimediale
C
oncluso un biennio di “collaudo” di ricerca, presenza, proposta, l’associazione di volontariato “I cantieri ecologici d’Italia” sta
avviando la prima campagna promozionale: “Più soci 2009-2011”. Il
dettato statutario prevede un “Cantiere ecologico” in tutti i Comuni
d’Italia (o comuni limitrofi uniti, con un solo sindaco di nomina
statale). L’attività di comunicazione sarà supportata da postazioni
esterne temporanee e non-stop telefoniche con un tema generale:
“Resilienza dei sistemi sociali ed ecosistemi nel pianeta ferito o nelle
crisi impreviste”. In occasione del “2009-Anno del respiro” il tema
particolare è “Che aria respiriamo?”. (Giovedì 14 e 28 maggio, dalle
9,15 alle 12,15 al tel. 0573.33002). Un manifesto-comunicato sarà
diffuso nelle sedi pubbliche o private istituzionalmente operative per
l’aggiornamento culturale, economico o ambientale della cittadinanza. Un esclusivo omaggio sarà distribuito ai soci che hanno rinnovato,
o che rinnoveranno l’iscrizione annuale entro il 30 giugno. Si tratta
di una “ristampa” –con introduzioni di aggiornamento fino al marzo
2009- di un libro pubblicato vent’anni fa a Milano/Varese su fatti
ed eventi accaduti a Roma nel corso di “un anno di sconvolgimenti
sociali in cui, attraverso i giovani e la musica, la politica e la guerra,
l’economica e i media, il mondo cambiò”.
Terrazza sulla città
La legge e il sorriso
P
resentato a Pistoia il libro di Federico Gelli, vice presidente
della Regione Toscana ed assessore alla Legalità ed alle Politiche
per la Sicurezza, “La legge e il sorriso”, presso l’auditorium “Tiziano
Terzani” della biblioteca San Giorgio. Alla presentazione dell’opera,
edita da Polistampa, sono intervenuti don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, Luciano Silvestri, del direttivo
Cgil Nazionale, Aldo Giubilaro, procuratore generale sost. presso la
Corte d’Appello di Firenze. Ha moderato Luigi Bardelli, direttore di
Tvl Pistoia. All’iniziativa, patrocinata dal Comune di Pistoia e dal
Lions Club Pistoia Fuorcivitas, hanno portato i saluti il vice Sindaco
Tommaso Braccasi ed il presidente Lions Club di Pistoia Giuseppe
Bonafede. Un libro intervista che affronta la questione della sicurezza
e della legalità, nella consapevolezza della difficoltà di conciliare le
regole con l’attenzione per le differenze, la paura con la solidarietà.
La politica ha la responsabilità di dare risposte concrete (non demagogiche o strumentali) all’insicurezza dei cittadini. Il diverso suscita
timore, pertanto è indispensabile una maggiore integrazione fra le
politiche per la sicurezza e quelle che favoriscono invece la coesione
e la solidarietà sociale. Un’occasione per riflettere su temi estremamente attuali. Al riguardo il vice Sindaco Tommaso Braccesi ha posto
alcuni interrogativi ed ha fatto alcune riflessioni: «Come rispondere
alla richiesta di sicurezza di ogni cittadino? In che modo conciliare
il pieno rispetto delle leggi con il desiderio di una società che sia
accogliente e tollerante? Ed è possibile immaginare, ma soprattutto
costruire, città più vive e più vivibili, meno segnate dalla paura?
Molte le risposte fornite in questo libro-intervista da Federico Gelli,
intervistato dal giornalista e scrittore Paolo Ciampi. Conciliare la
“legge” e il “sorriso”, le regole per tutti e l’attenzione per le differenze,
non è facile. Anzi è quasi un rompicapo in questa Italia che troppo
facilmente cede alla demagogia per non affrontare, forse, i problemi
per quello che sono e per quello che esigono. Eppure tutto questo
richiama le responsabilità della politica, oltre che di ognuno di noi.
Pensare a un futuro diverso per i nostri quartieri, per le nostre città
e per le nostre comunità è possibile». Leonardo Soldati
12 sport pistoiese
CALCIO
n. 19
contropiede
Un “Moreno Vannucci”
di classe
L
U
n torneo per scoprire i talenti calcistici di domani. Nella suggestiva cornice
dei Vivai Vannucci di Piuvica, si sono tenuti la cerimonia presentazione e il sorteggio
della quinta edizione della manifestazione intitolata alla memoria di Moreno Vannucci
e riservata alla categoria esordienti (ragazzi classe 1997). La competizione si disputerà a
settembre: prenderà avvio lunedì 7 e terminerà lunedì 28. Vi parteciperanno 8 squadre,
suddivise in due raggruppamenti: nel girone A si sfideranno Empoli, Cuoiopelli Cappiano,
Livorno e Capostrada, nel “B” Fiorentina, Margine Coperta, Sestese e Prato. Ha indossato
le vesti di gran cerimoniere il commendator Renzo Benesperi, segretario dell’Associazione Internazionale Produttori del Verde Moreno Vannucci, mentre Vannino Vannucci,
attuale sponsor della Pistoiese nonché figlio del compianto Moreno e presidente della
suddetta associazione, è stato elegante ed eccellente padrone di casa. E’ stata una festa
del pallone, con tanti nomi illustri del mondo dello sport e alcune autorità cittadine. Da
menzionare anche Paolo Bartolini, factotum dell’organizzazione, e il prezioso apporto di
Coni provinciale, Figc, Provincia e Comune di Pistoia. Il torneo, giusto sottolinearlo, sarà a
ingresso libero e le gare eliminatorie si terranno sul campo di Pistoia Ovest, mentre le finali
allo stadio Marcello Melani. Oltre alle consuete premiazioni, verranno assegnati anche
la Coppa Disciplina e il Trofeo Solidarietà a un personaggio che si sia particolarmente
distinto nel corso dell’ultimo anno per un significativo “gesto sociale”. Erano presenti
Romano e Massimiliano Braccialini, rispettivamente presidente onorario e presidente
della Pistoiese, l’allenatore Moreno Torricelli e il suo secondo Antonio Niccolai, il segretario arancione Rolando Mazzoncini, i dirigenti Simone Mazzoncini e Romeo Dozzi,
l’assessore comunale allo sport Mario Tuci, il direttore sportivo del settore giovanile della
Juventus Renzo Castagnini, il massaggiatore della nazionale Antonio Pagni con Comunardo Niccolai, osservatore dell’Under 21, l’ex bandiera del Cagliari Raffaello Vescovi,
i dirigenti Coni e Figc, l’ex allenatore e
giocatore della Pistoiese Andrea Bellini,
il diesse Andrea Mangoni, il presidente
della sezione Aia di Pistoia Massimo
Doni, Antonio Bongiorni del Margine
Coperta, responsabile degli osservatori
dell’Atalanta per la Toscana. Tra gli
arancioni di oggi e di ieri c’erano anche
Breschi, Nerozzi e Paesano, oltre all’ex
direttore generale Silvano Bini.
Gianluca Barni
Vita
La
17 Maggio 2009
a Pistoiese, se vuole andare ai
playout, deve battere il Foligno: è questa
l’unica condizione che la squadra arancione deve soddisfare per giocarsi la
permanenza in Prima Divisione. Anche
un pareggio, domenica allo stadio Melani nell’ultima giornata del campionato
‘regolare’, non sarebbe sufficiente per
continuare a giocarsi le possibilità di
restare in Prima Divisione. La sconfitta
di Pescara ha complicato le cose per i
ragazzi di Torricelli. Una sconfitta che
il tecnico non ha ‘digerito’ per il modo
in cui è maturata e, soprattutto, per la
prestazione della squadra, brutta e ben
diversa (in negativo) rispetto a quelle
offerte dalla squadra negli ultimi tempi. E’ vero che il Pescara, malgrado la
non felice posizione in classifica, è una
squadra dal telaio robusto e con alcune
individualità di sicuro spessore tecnico
sia pure incostante nel rendimento, ma
è anche vero che la Pistoiese ha fatto ben
poco per evitare la sconfitta. Mancava
il centravanti Dal Rio e la sua assenza
ha pesato parecchio sul gioco offensivo
della squadra, affidato ad Artistico, giocatore funambolico, veloce e imprevedibile, che però ha bisogno di una ‘spalla’
che gli crei spazi e con cui dialogare a
ridosso dell’area di rigore. Si sperava in
bellazzini, ma la loro intesa non è stata
proficua come si sperava. E così, senza
Dal Rio, Artistico ha combinato poco, si
è innervosito tanto da essere addirittura ammonito. Ora rischia la squalifica
di Enzo Cabella
qualora la squadra dovesse giocare i
due incontri di playout.
Domenica, dunque, c’è il big-match
più importante dell’anno. Una specie
di roulette russa. All’andata la Pistoiese
espugnò il terreno del Foligno (2-1);
fu la prima vittoria in trasferta della
gestione Polverino, che dette la stura a
previsioni ottimistiche sul conto della
squadra arancione, previsioni che in
seguito non trovarono però conferma
sul campo. Nella squadra umbra giocano tre ex arancioni, il portiere Conti,
il centrocampista Furiani e il fantasista
Cipolla. Domenica scorsa, il Foligno è
uscito con le ossa rotte dal suo stadio,
sconfitto per 1-0 dalla Juve Stabia, è
stato contestato dai tifosi, quindi nell’ambiente c’è nervisismo e tensione.
Anche se la sua classifica non cambierà
dopo il match di Pistoia, pensiamo che
cercherà di fare bella figura. L’ultima
giornata di campionato riserva un
programma di ‘incroci’ da brivido.
Oltre a Pistoiese-Foligno ci sono Juve
Stabia-Paganese, Cavese-Pescara, Potenza-Benevento, Sorrento-Taranto. Tra
le squadre a rischio retrocessione, è il
Potenza la maggiore indiziata. E’ vero
che le sorti di una squadra sono legate
ai risultati delle rivali, ma è anche vero
che la Pistoiese, come spesso dice Torricelli, deve pensare solo a se stessa,
pensare a superare il Foligno e coi tre
punti accedere ai playout.
Vita
La
17 Maggio 2009
dall’Italia
n. 19
13
Un appello di Acli, Caritas Italiana, Centro Astalli, Comunità di S.Egidio, Fondazione Migrantes
N
on servono muri da
scavalcare - come ha già ben sottolineato il quotidiano Avvenire
– ma solo una legge giusta potrà
davvero rendere più sicuri i cittadini. È per questa ragione che, nell’imminenza della conclusione del
dibattito parlamentare sul disegno
di legge sulla sicurezza, rivolgiamo il nostro appello al governo
e ai parlamentari confidando in
soluzioni legislative che sappiano
coniugare la tutela degli interessi
dello Stato con il rispetto della
dignità umana. La sicurezza dei
cittadini, delle loro famiglie e dello
Stato è infatti un bene prezioso che
va perseguito con responsabilità e
gestito con misura.
A nome di numerose associazioni e organismi cattolici, esprimiamo la nostra viva apprensione
per alcune tra le norme proposte
che, se approvate, influiranno
negativamente sulla vita e la dignità delle persone e persino sul
bene della sicurezza che pure esse
È
polemica in Italia sui recenti
respingimenti in mare, verso la Libia,
di barconi di immigrati, dei quali molti
sono potenziali richiedenti asilo politico
che fuggono da situazioni di guerra,
carestia, violazioni dei diritti umani.
Mentre il governo italiano lo definisce
un “fatto storico”, critiche arrivano
dal Consiglio d’Europa, dalle associazioni che operano con gli immigrati e
da buona parte del mondo cattolico,
soprattutto perché, notoriamente, in
Libia i migranti sono costretti a subire
abusi, violenze e sopraffazioni. Secondo
il commissario per i diritti umani del
Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, si tratta di “un’iniziativa molto
triste”, che “mina la possibilità per ogni
essere umano di fuggire da repressione
e violenza, ricorrendo al diritto d’asilo”.
Intanto alcune realtà cattoliche - Acli,
Caritas italiana, Centro Astalli, Comunità di S.Egidio, Fondazione Migrantes
– hanno sottoscritto nei giorni scorsi un
appello congiunto in merito al cosiddetto “pacchetto sicurezza” all’esame della
Camera dei deputati. Le associazioni
esprimono “perplessità” per le proposte
di introdurre il reato di clandestinità,
il divieto per gli stranieri irregolari di
contrarre matrimonio, dichiarare la
nascita e riconoscere i figli”.
VIVISSIMA
PREOCCUPAZIONE
“ECUMENICA”
Al termine del convegno nazionale
sull’ecumenismo (Siracusa, 7-8 maggio)
è stato diffuso un comunicato a firma
di cattolici, ortodossi ed evangelici, nel
quale tra l’altro si legge: “Esprimiamo
la nostra preoccupazione vivissima per
norme e provvedimenti nei confronti
degli immigrati e dei rifugiati, che
rischiano di violare fondamentali diritti
umani e di negare elementari principi
di umanità, di tutela dell’infanzia e
dell’unità familiare, di convivenza negli
spazi pubblici e di libertà di espressione
della propria tradizione religiosa”.
“LESO IL DIRITTO
D’ASILO”
“Qualsiasi respingimento in mare
lede il diritto d’asilo. Ma se non affrontiamo seriamente il tema della richiesta
d’asilo le violazioni dei diritti umani
Pacchetto sicurezza discutibile
Coniugare tutela
della collettività e
dignità dei migranti
intenderebbero tutelare.
Recentemente, durante il dibattito parlamentare, si è assistito con
soddisfazione allo stralcio, dal disegno di legge, di previsioni come
quelle che limitavano fortemente,
per gli stranieri non in regola col
permesso di soggiorno, l’accesso a
servizi fondamentali come la salute
e l’istruzione, attraverso le figure
dei cosiddetti “presidi-spia”o
“medici spia”.
Tuttavia, nel testo ancora all’esame della Camera continuano
a permanere previsioni che suscitano perplessità, come, fra le
altre, l’introduzione del reato di
clandestinità, inidoneo di per sé a
sconfiggere il fenomeno dell’immigrazione irregolare e solo gravoso
per l’andamento della giustizia,
ovvero per le vite di tante persone,
che troppo spesso scontano l’estrema rigidità dei canali d’ingresso nel
nostro paese ovvero gli eccessivi
ritardi nei rilasci e nei rinnovi dei
permessi di soggiorno.
Inoltre tale reato riproporrà la
controversa questione già emersa
per medici e presidi, in quanto
potrebbe obbligare tutti i pubblici
ufficiali e gli incaricati di pubblico
servizio (fra cui impiegati pubblici,
vigili urbani, insegnanti, infermieri,
ecc…..) a denunciare uno straniero
irregolare.
Preoccupante risulta anche il
divieto, per gli stranieri privi di
permesso di soggiorno residenti
in Italia, di effettuare atti di stato
civile. Tra le prime conseguenze di
questa previsione ci sarebbe l’impossibilità di contrarre matrimonio
ovvero di dichiarare la nascita e di
riconoscere i propri figli. Quest’ultima norma, in particolare, oltre a
poter indurre le madri a gravi pratiche e rischi abortivi, esporrebbe i
bimbi, privi di identità, al pericolo
di essere tolti ai genitori naturali,
dichiarati in stato di abbandono e
quindi avviati all’adozione.
Né appare condivisibile la
reintroduzione nel disegno di legge delle norme sull’allungamento
della detenzione amministrativa
all’interno dei CIE e sulle ronde
cittadine che opportunamente
erano state stralciate dal decreto
legge sicurezza.
Consapevoli della complessità
delle sfide, dei problemi e delle
risorse che il fenomeno dell’im-
Immigrazione
La speranza negata
si moltiplicheranno. Bisogna dare ai
richiedenti asilo la possibilità di presentare la domanda nei Paesi di transito,
distribuendo poi gli ingressi nei diversi
Paesi europei”: è quanto sostiene Lê
Quyên Ngô Dình, presidente della
Commissione migrazioni di Caritas Europa e responsabile dell’area immigrati
della Caritas di Roma. “Non possiamo
tollerare – afferma Ngô Dình - che le
persone rischino la vita, siano torturate
e che l’85% delle donne che arrivano a
Lampedusa siano state violentate. E’
una vergogna. Anche perché hanno già
subito delle persecuzioni nei rispettivi
Paesi. Bisogna trovare un sistema che
consenta in maniera effettiva almeno
una preliminare richiesta d’asilo”. “E’
un evento storico ma nel senso negativo
del termine”.
“VIOLAZIONE
DEL DIRITTO
INTERNAZIONALE”
Il Centro Astalli esprime “profonda
indignazione” per l’accompagnamento
in Libia di centinaia di migranti. “Si
tratta di una violazione gravissima del
diritto internazionale: i naufraghi, intercettati a largo delle acque maltesi, sono
stati ricondotti in Libia senza nemmeno
procedere alla loro identificazione”.
“È un episodio senza precedenti”
- afferma padre Giovanni La Manna,
Respingimenti:
il parere di associazioni
cattoliche, ortodossi
ed evangelici
di Patrizia Caiffa
presidente del Centro Astalli - Su quelle
imbarcazioni c’erano donne, minori e,
con tutta probabilità, richiedenti asilo
che avevano il diritto di essere accolti e
soccorsi nel paese più vicino. Il principio di non respingimento e il diritto alla
protezione internazionale sanciti dalla
Convenzione di Ginevra sul riconoscimento dello status di rifugiato sono stati
palesemente violati”. Anche il Servizio
dei Gesuiti per i Rifugiati (Jrs) sottolinea
come questo respingimento sia “un
attacco ai valori fondanti dell’Unione
europea, oltre che un’aperta violazione
del diritto internazionale”.
“VERIFICARE
COLLABORAZIONE
ITALIA-LIBIA”
Una “verifica politica sugli aiuti e la
collaborazione dell’Italia e dell’Europa
con il governo libico” nel contrasto
all’immigrazione irregolare, poiché “di
fatto l’Italia finanzia campi di detenzio-
ne e sostiene la prassi discriminatoria
e vessatoria delle forze dell’ordine
libiche”: è quanto chiede padre Beniamino Rossi, presidente dell’Agenzia
scalabriniana per la cooperazione allo
sviluppo (Ascs). “La società italiana è
già da alcuni anni multietnica, multiculturale e multi religiosa – afferma –.
La volontà di voler conservare alcune
società (ad esempio quella italiana), in
uno stato ibernato di mono etnicità, di
monocultura e di omogeneità religiosa,
è prettamente ideologica e chiaramente
funzionale a mantenere a tutti i costi un
serbatoio elettorale”.
“NO A
STRUMENTALIZZAZIONI”
Disappunto per “l’uso strumentale
che la politica fa troppo spesso di grandi
questioni come l’immigrazione” è stato
espresso anche dal presidente nazionale
dell’Azione Cattolica Franco Miano.
“Il nostro impegno – ha sottolineato - è
quello di costruire una cultura dell’accoglienza, che è un valore cristiano e
dunque non è né di destra, né di sinistra,
e la società multietnica che alcuni rifiutano è già un dato di fatto per il nostro
Paese”. “La sfida per la politica – ha
ribadito - è semmai come far crescere
legalità e sicurezza senza intaccare il
rispetto della persona migrante e senza
chiudere pregiudizialmente la porta”.
migrazione comporta, confidiamo
nell’ascolto attento e nella riflessione paziente del legislatore,
certamente capace di far seguire
al dibattito parlamentare il suo iter
naturale, rispondendo alle necessità attuali con fermezza, ma anche
con lungimiranza e civiltà.
La nostra società avverte la
necessità di avviare un processo
di integrazione, ricostruzione e
rafforzamento, ma richiede tuttavia che questo avvenga attraverso
un confronto sereno, aperto e
paziente, che riguarda il futuro
di tutti, senza sacrificare i diritti
fondamentali delle persone.
Legge elettorale
Il prossimo
referendum
N
ella seduta del 30 aprile 2009
il Consiglio dei Ministri ha individuato nel
21 giugno prossimo la data da proporre al
Capo dello Stato per la nuova indizione
delle tre consultazioni referendarie, a
seguito dell’entrata in vigore della legge
n. 40/09 recante “Disciplina transitoria
per lo svolgimento dei referendum previsti
dall’articolo 75 della Costituzione da tenersi
nell’anno 2009”.
In base a questa legge è previsto che i
referendum abrogativi da tenersi quest’anno
abbiano luogo in una domenica compresa fra
il 15 ed il 30 giugno.
I referendum, indetti con decreto del
Presidente della Repubblica del 5 febbraio
2008 per il 18 maggio 2008, erano stati rinviati di un anno a causa dello scioglimento
delle Camere, decretato dal Capo dello Stato
il 6 febbraio 2008. Presentati nel 2006, i
quesiti referendari, dichiarati ammissibili
dalla Corte Costituzionale il 16 gennaio
2008, sono tre:
Il quesito n. 1 (scheda verde) riguarda
il premio di maggioranza nazionale per la
Camera dei deputati. Esso intende abolire le
‘coalizioni’: vince il premio di maggioranza
- che garantisce 340 seggi - il partito (ovvero
la ‘lista’) che ottiene più voti; partecipano
alla ripartizione dei seggi le ‘liste’ che
ottengono almeno il 4% dei voti su base
nazionale.
Il quesito n. 2 (scheda bianca) concerne
il premio di maggioranza regionale per il
Senato. Anche tale quesito intende abolire
le ‘coalizioni’: vince il premio regionale - che
garantisce il 55% dei seggi della Regione
- il partito (ovvero la ‘lista’) che ottiene più
voti; partecipano alla ripartizione dei seggi
le liste che ottengono almeno l’8% dei voti
su base regionale.
I quesiti nn. 1 e 2 sono stati ritenuti
ammissibili dalla Corte costituzionale con
le sentenze nn. 15 e 16 del 2008.
Il quesito n. 3 (scheda rossa) è relativo
alla disciplina della candidature. Intende
abolire le cosiddette ‘candidature multiple’,
ossia la possibilità di candidarsi in più
circoscrizioni in liste aventi il medesimo
contrassegno, con successiva eventuale
opzione nel caso di elezione in più di una
circoscrizione.
Questo quesito è stato ritenuto ammissibile dalla Corte costituzionale con la
sentenza n. 17 del 2008.
P.A
14 dall’Italia
n. 19
Sesso, soldi,
sangue.
E poi?
P
G
iornali come bollettini di guerra: ad ogni pagina
un morto ammazzato, una violenza, uno stupro, un attentato
E sempre più, in questa litania
dell’orrore, compaiono come
protagonisti dei giovani, spesso
minorenni. Prendiamo la cronaca
di questi giorni: una giovane
coppia di fidanzati aggredita, lei
violentata e lui picchiato selvaggiamente; un quindicenne si
ribella ad una gang di ragazzi
che vogliono rapinarlo, e viene
accoltellato; un ragazzino ucciso come un boss della camorra
con il colpo di grazia alla testa;
un diciassettenne ammazzato e
sepolto in giardino da due suoi
“amici”, per 40 euro e questioni
di droga... E qui siamo all’orrore:
gli assassini che si vantano di
quanto fatto, che raccontano le
furbizie per ingannare le forze
dell’ordine, che si dichiarano
non pentiti, oltre che arrabbiati
perché quel poveraccio... non si
decideva a morire. Un racconto
da brivido che porta il Gip a parlare di «un’inquietante normalità
del male... che trova origine nella
vacuità di giornate... svuotate
nella qualità delle relazioni, dal
trascinarsi tra video e stupefacenti». E si parla dei ritorno del
coltello, di generazione con il
ferro in tasca…
Tragedie umane. E la prima
vera tragedia, causa di tutte
le altre, è nell’anima di questa
umanità: sovrabbondanza e
vuoto. A gran parte di questi
ragazzi non manca nulla, soldi,
libertà, divertimenti, auto, moto,
vacanze... eppure sono privi
dell’essenziale: di se stessi, anzitutto; quindi anche dei valori, del
senso della vita, dei sentimenti,
dell’idea di solidarietà, di amicizia. Vivono fuori dalla vita, estraniati dal senso e dal significatio
dell’essere, nella pseudoesistenza
delle tre “esse”: sesso, soldi e, se
occorre, sangue. Non si deve certo misurare solo da queste tristi
vicende la realtà giovanile italiana: la maggioranza dei giovani
non è così; tanti si dedicano ad
una vita misurata sulla responsabilità, sull’impegno quotidiano, sul volontariato, anche -per
fortuna- sulla fede. Ma fatti come
questi segnalano la progressiva
diffusione di una desertificazione
antropologica: giovani senza
domande, senza sentimenti, privi
di relazioni vere, di interessi genuini, di affetti profondi, incapaci
di guardarsi dentro... espropriati
della propria anima. Colpa loro?
Forse. Ma senz’altro colpa della
diffusione sempre più prepotente
di una cultura materialistica, in
cui conta solo l’nteresse immediato a livello individuale, l’avere
e mai l’essere. Si parla, giustamente, di emergenza educativa.
Ma non si dovrà parlare anche di
assenze educative?
Vincenzo Rini
Vita
La
17 Maggio 2009
GIOVANI E SOCIETÀ
Sempre più in ritardo?
er affrontare una società
complessa, come quella in cui
siamo immersi in questo periodo
storico, valorizzare e saper sfruttare le occasioni che si offrono
dinanzi ai percorsi di vita è molto
importante. Ci si accorge purtroppo che sempre più spesso dei
giovani rimangono indietro. Un
indicatore valido per iniziare a
calcolare l’entità del “ritardo”, che
si accumula in Italia è la dispersione scolastica. I dati del Rapporto
Isfol, recentemente pubblicato, ci
informano che il tasso di scolarità
evidenzia alcune problematiche.
Quando si prendono in considerazione i quindicenni italiani si
nota una sensibile riduzione dei
frequentanti: si passa dal 94,7%
dell’anno scolastico 2003-2004
fino ad arrivare al 92,9% dell’anno
scolastico 2006-2007. Si aggiunga
che, durante l’ultimo anno preso
in esame, l’1,6% degli studenti di
scuola secondaria superiore hanno
lasciato il loro percorso senza portarlo a termine.
L’Isfol nel suo Rapporto spiega
che sono oltre 150 mila gli adolescenti che escono dai circuiti
formativi. A questi vanno aggiunti
altri 121 mila ragazzi che già non
prendevano parte ad alcuna attività formativa. La riduzione di
questi numeri è essenziale si vuole
Di fronte a una vulnerabilità crescente
di Andrea Casavecchia
ridurre il rischio di vulnerabilità
sociale in questi giovani.
La conferma viene dallo stesso
Rapporto nel quale si osserva che
“tra le problematiche più evidenti
spicca il tasso di abbandono formativo dei giovani 18-24enni, che
rimane circa il doppio rispetto al
10% fissato a Lisbona. Nonché
la modesta partecipazione degli
adulti alle attività di lifelong learning”.
Proprio da quest’ultima osservazione dell’Isfol si possono trarre
due indicazioni.
La prima è che in Italia si fa
ancora fatica a raggiungere un
livello di istruzione adeguato alle
“performance” richieste dall’Unione europea e, quindi, che i giovani
cittadini italiani partiranno con un
handicap nei confronti di quelli
dei loro coetanei, quando si troveranno a competere in un mercato
del lavoro aperto.
La seconda osservazione, e per
alcuni aspetti anche più grave, è
che le persone una volta uscite dai
percorsi tradizionali classici, quando diventano adulte, non sono
in grado di accedere, perché non
ne sentono le necessità o, peggio
ancora,perché non ne hanno le
possibilità, a corsi di formazione
continua che potrebbero aiutare
ad aggiornare le competenze per
facilitare l’inserimento lavorativo
o per rendere più solide le proprie
abilità professionali. In pratica la
formazione acquisita abilita alla
ricerca di nuova formazione e
viceversa i meno formati finiscono per richiederne ancora meno,
alimentando una frattura sempre
più vasta.
Combattere la dispersione
scolastica è un’azione preventiva
estremamente importante, se non
si riuscirà ad investire in modo
qualificante sul capitale culturale
dei giovani che vivono nel nostro
Paese, sarà estremamente difficile
ridurre i rischi di vulnerabilità sociale del futuro.
Economia
Vita, famiglia e comunità
I
l Ministro Maurizio
Sacconi ha reso pubblico lo
scorso 9 maggio il “Libro Bianco” sulla riforma del welfare
o, come si diceva una volta,
dello Stato sociale, vale a dire
le politiche del lavoro, della
sanità e dell’inclusione sociale.
Le prime reazioni delle parti
sociali – ha parlato per prima
la Cisl di Bonanni – sono positive anche se, ovviamente, tutti dicono che bisognerà entrare
nei particolari concreti perché
il Libro Bianco è una cornice
di valori di riferimento e di
indirizzi generali. Il corposo
testo si intitola “La vita buona
nella società attiva” ed ha per
sottotitolo “Libro Bianco sul
futuro del modello sociale”. I
titoli sono azzeccati: l’espressione vita buona ha un forte
spessore morale ed è qualcosa
di più del benessere; l’espressione società attiva richiama
il principio di sussidiarietà,
dà cioè l’idea di un welfare
costruito dal basso, «il Welfare
State tradizionale si è sviluppato sulla contrapposizione
tra pubblico e privato, ove
ciò che era pubblico veniva
assiomaticamente associato a
“morale”, perché si dava per
scontato che fosse finalizzato
al bene comune, e il privato a
Il “libro bianco” sulla
riforma del welfare
di Stefano Fontana
“immorale” proprio per escluderne la valenza a fini sociali.
E’ stato un grave errore».
Qual è la visione proposta
dal Libro Bianco? Innanzitutto è una visione che mette
al centro tre realtà: la vita, la
famiglia e la comunità. «Il
primo valore che ci deve guidare in questa sfida – scrive
il Ministro - è la centralità
della persona, in sé e nelle sue
proiezioni relazionali: la famiglia, quale luogo delle relazioni affettive; il lavoro, quale
espressione di un progetto di
vita; la comunità e il territorio, quali ambiti di relazioni
solidali». In secondo luogo è
il cambiamento di ruolo delle
istituzioni e l’apertura di credito a realtà della società civile
e del territorio che possono
garantire inclusione ed equità
assieme ad efficienza e sviluppo. Un grande ruolo viene
assegnato alle organizzazioni
“non profittevoli”, ossia al
terzo settore dell’impresa sociale e dell’associazionismo di
volontariato, mentre lo Stato
«Invece di essere il monopolista della erogazione è chiamato a determinare le linee guida
degli interventi e assicurare
il controllo sulla qualità dei
servizi». Infine è il binomio
meriti/bisogni: la ridistribuzione della ricchezza dovrà
passare attraverso lo sviluppo
dell’economia, con interventi,
quindi, non di appiattimento
e passività ma di protagonismo attivo. Il capitolo sulla
famiglia è di notevole valore.
Vi si afferma che «Nella Costituzione italiana la famiglia è
riconosciuta come società naturale fondata sul matrimonio.
Per effetto della assunzione
di responsabilità pubblica che
consegue al matrimonio e della stabilità degli affetti, la famiglia genera un valore sociale
aggiunto». Per questo essa non
è solo una comunità di affetti
ma un attore sociale, anzi è «la
relazione sorgiva del sociale».
Scendendo più al pratico,
il libro bianco, prevede un
governo della spesa sanitaria,
dato che «ben tredici Regioni
registrano un disavanzo di
gestione, mentre l’85 per cento
del disavanzo complessivo si
concentra in Lazio, Campania
e Sicilia». Per il mercato del
lavoro afferma la necessità di
aumentare il tasso di occupazione, elemento principale di
una «società attiva», semplificare «un corpo normativo sovrabbondante e ostile», il potenziamento dell’apprendistato e la stesura di uno “Statuto
dei lavori”, il decentramento
contrattuale, la definizione
meritocratica di una parte del
salario, il fascicolo elettronico
personale e l’integrazione dei
servizi per il lavoro, indifferentemente pubblici e privati.
Per le migrazioni si afferma il
nesso tra accoglienza e lavoro
e tra diritti e doveri degli immigrati, facendosi guidare da
una “strategia degli ingressi”.
Per la sanità si pensa ad una
presenza in rete sul territorio.
Per la famiglia si parla di ritorno alle deduzioni per carichi
di famiglia, un “patto intergenerazionale” per famiglie
numerose e che accolgono gli
anziani, il voucher per le prestazioni sociali.
Si tratta di un documento
importante e in larga parte
condivisibile, che cerca di modernizzare conservando e che
si conclude con un capitolo
sulla “cultura del dono e della
solidarietà, che è una delle
grandi ricchezze del nostro
popolo.
Vita
La
17 Maggio 2009
dall’estero
n. 19
Il Libano verso il voto
senza aver sciolto i suoi nodi
A
giugno le elezioni, ma in Libano
la situazione
politica continua ad essere
delicatissima e il
rischio costante
di instabilità può
portare il Paese anche
verso un peggioramento
del disagio economico.
La stabilità politica è
infatti condizione imprescindibile per ogni
vero sviluppo del Paese
alle prese col problema
dei profughi palestinesi
e delle diffidenze tra
le varie fazioni che da
sempre rappresentano la
ricchezza e il tormento
della società libanese.
È ormai da molti anni
che il Libano periodicamente vacilla a causa di
scontri interni e conflitti
armati.
Dopo la guerra con
Israele nel 2006, e lo
scontro virulento con Fatah al Islam asserragliato
nel campo di Nahr el Bared nel 2007, rimangono
ancora le incognite del
difficile , complicato rapporto tra le coalizioni di
governo, le fazioni più
propriamente politiche
e l’apparato parastataleparamilitare di Hezbollah. Questi, attualmente
rappresentato da Hassan
Nasrallah, ha un piccolo
esercito in grado di giocare un ruolo di rilievo
in diversi campi: ha un
posto nell’importante traffico di narcotici
libanese, è in gradi di
pianificare dimostrazioni
di piazza, stalli politici,
crisi governative e conflitti militari che schiacciano il Libano tra Siria e
Israele.
Se si guarda all’inter-
Alle elezioni del 7 giungo i timori di
nuove crisi interne e l’irrisolta questione
dei profughi palestinesi
di Angela Carusone
no dei rapporti e all’interno delle stesse fazioni
politiche ‘tradizionali’,
le cose non sono molto
diverse. I diversi partiti,
in realtà espressione di
vere e proprie correnti
politiche su base di clan
o settaria, stipulano alleanze instabili, mettono
in campo programmi
riformisti deboli o si
fronteggiano in una pericolosa rivalità.
L’unità nazionale
libanese appare, ciclicamente, come un miraggio nell’insanguinata
storia del Paese.
Dimenticati dalla
storia e dai negoziati, per
parte loro i profughi, che
vivono in maggioranza
nei campi, si ritrovano
ogni volta catapultati in
prima linea sulla scena
politica, dove temtano
di far valere il proprio
diritto al rientro, cui non
hanno mai rinunciato.
“I campi profughi
sono sistematicamente
presentati come zone di
non diritto che ospiterebbero criminali ed estremisti islamisti – rilevano
gli osservatori – ma nei
campi ci sono solo migliaia di persone legate
alla propria identità e
alla propria storia, e non
quel pugno di persone
incontrollabili, non più
di qualche centinaia in
ogni campo, che sono
anche il prodotto di una
precarizzazione e di una
politica del vicolo cieco”.
Nei campi la misera
salta agli occhi nei vicoli
stretti e insalubri e nelle
case mezzo distrutte,
alimentando la loro islamizzazione.
I palestinesi del libano sentono di essere
i “dimenticati” degli
accordi di Oslo del 1993,
che concentra i suoi sforzi sulla Cisgiordania e
su Gaza , dove sono stati
destinati anche i fondi
dei Paesi donatori.
Un tempo i campi
erano il simbolo dell’attività politica e della
costruzione di una società palestinese in esilio:
“oggi invece – viene
sottolineato – la popolazione è presa in ostaggio
dalle fazioni politiche
che regolano i propri
conti, ci sono spesso dei
morti e la gente ha paura”. Le organizzazioni
islamiche hanno saputo
avvicinarsi agli strati più
poveri della popolazione, offrendo loro l’assi-
Il terrorismo si batte
con la giustizia e il perdono
I
l vescovo di Vasai
e presidente della Commissione per la teologia e la dottrina della
Conferenza episcopale
indiana, monsignor
Thomas Dabre, è intervenuto a un simposio a
Mumbai sulla dottrina
sociale della Chiesa,
la civilizzazione e la
pace, affermando che
l’ondata dì violenze
che ha colpito il Paese
è “L’espressione di una
mentalità nichilista”
che “colpisce gli indifesi e gli innocenti” e
che si manifesta come
“rifiuto e distruzione
della vita”. Ricordando
gli attentati di Mumbai
nel novembre 2008, le
bombe sui treni cittadini nel 2006, i pogrom
anti-cristiani in Orissa,
gli attentati esplosivi di
Malegaon e gli scontri
tra indù e musulmani
a Godhra, il vescovo
ha sostenuto che per rispondere al terrorismo
non c’è altra strada che
la politica del perdono.
“Serve un impegno
specifico a livello politico ed educativo - ha
sottolineato monsignor
Dabre - per affrontare
alla radice le cause
culturali e sociali del
terrorismo”. La “pro-
mozione del perdono”
deve essere un compito
sentito soprattutto dalle
comunità religiose: Il
dialogo interreligioso
- ha affermato - è uno
strumento prezioso per
riaffermare il senso di
unità della famiglia
umana e favorire la solidarietà, alla base della
convivenza tra le tante
culture e tradizioni indiane”.
stenza materiale di cui
soffrono la mancanza.
Secondo l’Unrwa,
l’organizzazione dell’Onu che si occupa dei
profughi palestinesi,
nella dozzina di campi
sparsi sul territorio libanese ce ne sono oltre
400mila, il 60 per cento
dei quali vive al di sotto
della soglia della povertà, con una disoccupazione che raggiunge il 70
per cento.
Le elezioni vicine,
previste per il 7 giugno,
sono attese con malcelato timore anche dagli
economisti, secondo i
quali la liquidità dei depositi del solido sistema
bancario libanese può
permettere piani di rilancio della produttività,
mentre i fondi donati
dalla comunità internazionale possono essere
impiegati in infrastrutture.
Nonostante la crisi finanziaria internazionale,
il Libano -sostengono gli
esperti- avrebbe riserve
che possono proteggerlo
per i prossimi due anni,
e di durata biennale
è il piano di rilancio
dell’economia predisposto dal governo per
sostenere soprattutto gli
scambi. Anche a causa
di un’offerta limitata, le
esportazioni libanesi infatti interessano ancora
prevalentemente gli altri
Paesi arabi: il che costituisce un limite, dato che
i maggiori Paesi esportatori verso il Libano sono
al di fuori di quest’area,
guidati dagli Stati Uniti,
dalla Cina e dalla Francia.
Appare chiaro,
quindi, che se i risultati
elettorali e le ambizioni
delle forze in campo dovessero condurre il Paese a una nuova stagione
di aspri confronti tra
fazioni, già i soli effetti
della divisione del Parlamento basterebbero a vanificare il programma di
rilancio dell’economia;
“se, invece, gli scontri
politici dovessero ancora
degenerare in guerriglie
urbane, inasprimento
delle divisioni settarie
e possibili ripercussioni
oltre confine -ammoniscono gli studiosi- ciò
che finora si è riusciti a
difendere, anche sotto il
profilo economico, andrebbe nuovamente perso in uno sforzo infinito
di ricostruzione”.
15
Dal
mondo
LONGEVITÀ
Dal 1995 al 2005, secondo le rilevazioni
del progetto Eugloreh
2007 (cofinanziato
dall’Ue) sullo stato di
salute degli europei,
l’aspettativa di vita è
aumentata di tre anni
per ogni persona, ponendosi a 75,5 anni
per gli uomini e a 81,6
anni per le donne: nel
mondo, solo i giapponesi sono più longevi.
L’Italia occupa i primi
posti nelle classifiche di
longevità, ma non registra miglioramenti sul
piano del consumo di
alcool, fumo e droghe;
non solo! Le malattie
cardiovascolari rimangono le prime cause di
morte in età lavorativa:
ciò indica che occorre
portare maggiore attenzione allo stile di vita.
IN VACANZA
Un sondaggio condotto
da TripAdvisor, allo
scopo di indagare sul
“bon-ton” dei turisti
europei, ha rilevato
che gli italiani si mostrano schizzinosi al
check-in, ma trasandati
al check-out. All’arrivo
in hotel badano che la
camera sia pulita (49%),
poi però non disfano
la valigia (47%), non
rassettano la propria
camera prima di partire (57%), sono restìi a
lasciare mance al personale (14%). Più corretti
sono gli inglesi: il 79%
ripone gli abiti negli
armadi, e l’88% lascia
tutto in ordine quando
riparte. Sotto il profilo
della generosità, escono
vincenti i tedeschi: il
37% lascia mance.
PENA CAPITALE
Il 72% delle 2.390
esecuzioni capitali è
avvenuto in Cina: è affermazione di Amnesty
intemational secondo
cui nel 2008 sono state
eseguite più condanne
in Asia che nel resto del
mondo (in Europa solo
la Bielorussia ricorre
alla pena di morte).
A fronte delle 2.390
persone giustiziate in
25 paesi, risalta il dato
secondo cui sono state
emesse 8.864 condanne alla pena capitale
in 52 stati. Il rapporto
segnala le nazioni dove
si sono svolti processi
iniqui (Afghanistan,
Arabia, Iran, Iraq, Nigeria, Sudan, Yemen) e
altre dove si è verificato
un uso sproporzionato della pena capitale
(Arabia, Usa, Sudan).
16 musica e spettacolo
n. 19
Vita
La
17 Maggio 2009
Ricordando un maestro del cinema, Sergio Leone: 1929-1989
Directed by Sergio Leone
S
ergio Leone morì nel
suo appartamento
all’Eur ridendo davanti alla tv, almeno
così raccontano.
Voglio pensare che
in quella risata,
mezza nascosta dalla
folta barba bianca e magari
scaturita per ben altri motivi,
si concentrasse tutto il sarcastico sbeffeggiamento del
regista nei confronti di quei
critici, scrittori falliti e filosofi all’acqua di rose, che tanto
lo avevano bistrattato agli
inizi della carriera, quando
riempiva le casse dei cinema
di mezzo mondo coi western
all’italiana. In due circostanze -ma sicuramente pecco
per difetto- le recensioni si
erano spinte ben oltre l’offesa gratuita: Callisto Cosulich,
altrimenti critico meritorio,
lo definì, volendolo schernire
a tutti i costi, “l’ex-ciakkista
di Mario Soldati” ma, soprattutto, Jacques Lourcelles,
faro di molti studiosi nel
mondo -non il mio, grazie al
cielo- ebbe a dire una volta,
probabilmente sbronzo, che
i film di Sergio Leone, nella
loro pochezza artistica e
nella loro bieca volontà di
accondiscendere il gusto del
pubblico più rozzo e incolto,
erano stati la pietra tombale
del cinema e avevano aperto
la strada al porno.
La verità è, mi sa, differente. Leone, nei suoi ultimi
anni, aveva ben poco di che
ridere. Tra le ansie di un
progetto internazionale, sulla
battaglia di Leningrado, e
le amarezze patite dopo le
incomprensibili sforbiciate
apportate dal mai troppo
deplorato produttore Amon
Milchan, alla versione statunitense di “C’era una volta in
America” (la veterana Pauline Kael parlò di “scempio”, a
ben donde), Leone trascorse
gli ultimi anni di vita roso da
rimpianti troppo grandi per
essere smaltiti. Dev’essere
in effetti straordinariamente
annichilente veder distruggere un lavoro durato quindici
anni, maturato in un capolavoro assoluto -uno dei primi
cinque film di tutti i tempi
in qualsivoglia classifica-,
perché “C’era una volta in
America” non è che questo:
un mirabolante miscuglio di
epos all’ennesima potenza e
di inno all’amicizia virile, di
sogno e realtà, una straziante
miscela di amore sublimato
e poi violentato, di canto elegiaco della povertà e di ritratto del lusso sfrenato. Un film
che, come diceva Truffaut de
“L’infernale Quinlan”, “non
ci dà il tempo di riprenderci
dall’estasi di un’inquadratura perché quella successiva
ci abbaglia ancora di più”.
Trentacinque anni prima
Leone era già nel mito: faceva la parte di un giovane
seminarista che si ripara da
un temporale improvviso in
“Ladri di biciclette”, poi una
lunghissima gavetta come
regista di seconda unità e
aiuto, in cui spicca -anche
se pochi lo sanno perché
non accreditato- la direzione
della celeberrima corsa delle
bighe in “Ben-Hur”. La sua
esperienza in film in costume
gli vale l’approdo alla regia
in solitudine per “Il colosso
di Rodi”, dignitoso peplum
e nulla più, mentre con “Per
un pugno di dollari” scrive
l’inizio della fortunata esperienza del western-spaghetti,
uno dei generi più fortunati
di tutta la storia del cinema.
Si cambia il nome nell’anglofono -lui che in inglese biascicava qualche parola- Bob
Robertson, buono anche per
l’esportazione e oltretutto un
omaggio al padre, regista e
attore del cinema muto, Roberto Roberti: la traduzione
infatti vale più o meno come
“figlio di Roberto Roberti”.
Scopre Clint Eastwood, fino
ad allora star di una serie tv
americana, dà un ruolo di
spessore a un grande interprete di teatro come Gian
Maria Volontè, e si becca
una poco dignitosa accusa
di plagio da Kurosawa, che
vede scopiazzato il suo “La
sfida del samurai”. Nel film
successivo Leone, già ricoperto di insulti da una parte
e di gloria dall’altra, rimette
il sigaro in bocca, il mantello
sulle spalle e il cappello in
testa a Clint, usa di nuovo
Volontè nella parte dell’Indio, riabilita l’ossuto caratterista Lee Van Cleef, rende
indimenticabile Klaus Kinski
con gobba e ghigno feroce
e gira “Per qualche dollaro
in più”, un capolavoro che
qualcuno si permette ancora
di svalutare: troppa violenza, abuso dei primi piani e
scarsa abilità narrativa di
conosenza sapere che Leone,
lungimirante quant’altri mai,
DENTRO LA TV
Il cibo invade il piccolo schermo
M
angiare è una necessità, ma non soltanto. In
Italia, da sempre, il culto del cibo
e dei sapori è uno degli elementi
sociali legati all’identità stessa
del Paese. Per questo la tavola
rappresenta un gustoso piatto
anche per la televisione, che
alla gastronomia ha dedicato
un’attenzione particolare fin dai
suoi esordi con trasmissioni in
cui l’elemento culturale veniva
declinato rispetto alle tradizioni
alimentari del Bel Paese.
È rimasto nella memoria
il “Viaggio nella Valle del Po.
Alla ricerca dei cibi genuini”,
con cui lo scrittore Mario Soldati
approdava nel 1957 in televisione per diventare gastronomo e
intervistatore. In 12 puntate le
telecamere percorsero la campagna padana per ritrovare i
cibi di una volta. La ricerca non
si limitava al gusto dei piatti,
ma inquadrava in un’ottica più
vasta il percorso tra caseifici,
cantine, industrie alimentari e
coltivazioni, trasformando la gastronomia in oggetto culturale.
L’inchiesta itinerante prendeva
spunto dalla cultura alimentare
contadina e non disdegnava
qualche dotta incursione nel gusto. La trasmissione rimase per
molti versi unica, ma diede il via
al proliferare degli spazi in cui il
cibo diventava protagonista.
Con il passare del tempo, lo
sguardo fisso sui piatti è diventato sempre meno culturale e
sempre più commerciale. Oggi
la cucina è argomento da talkshow, oggetto di discussioni
da salotto, di quiz, di prove
di abilità. I più famosi cuochi
italiani compaiono spesso in
tv per proporre agli spettatori
ricette più o meno raffinate o
per sfidarsi a colpi di padella nel
preparare un buon piatto entro il
più breve tempo possibile.
In “La prova del cuoco”
(Rai Uno) di volta in volta due
cuochi sono chiamati a realizzare una ricetta in un lasso di
tempo brevissimo. In “Linea
verde”, “Linea blu” (RaiUno),
“Melaverde” (Italia 1) e in molte
altre trasmissioni dedicate alla
scoperta della natura e dei luoghi d’Italia, il cibo gode sempre
di un’attenzione privilegiata e in
molti casi sono proprio i piatti
tipici a rappresentare la cultura
sociale di un territorio, più che i
monumenti famosi.
Sono molti, tra i critici
televisivi e tra gli esperti di
gastronomia, a ritenere che il
piccolo schermo faccia male al
cibo quando ne parla e quando
lo mette in mostra. Il motivo
principale è che il mezzo televisivo propone molto turismo
gastronomico e poca - o nessuna - educazione alimentare.
Le numerose trasmissioni in
cui compaiono piatti fumanti
e succulenti sono costruite per
far fare bella figura agli sponsor,
non per proporre al pubblico
un minimo percorso culturale.
Se Soldati, nel citato “Viaggio
nella Valle del Po”, non lesinava
le domande ai suoi interlocutori
per far conoscere meglio i cibi
(“Perché questo prodotto si
conserva così? Perché quel vino
va bene con quel formaggio?”...)
oggi la tv dà soltanto risposte
pronte e non si impegna nelle
spiegazioni.
La debordante attenzione al
cibo ha conquistato uno spazio
fisso addirittura nei telegiornali.
Con “Tg5 Gusto” e “Tg1 Terra e
Sempre più spazio
all’alimentazione.
Perfino nei
telegiornali
di Homo Videns
sapori” le due principali testate
televisive nazionali hanno istituito due rubriche all’interno
delle loro edizioni per condire
le notizie di attualità con la
degustazione di piatti tradizionali, vini e prodotti tipici.
Forse l’orario di messa in onda
gioca la sua parte, ma non è una
giustificazione.
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LaVita
Abbonamento 2009
Sostenitore
Amico
c/c postale 11044518.
Euro
Euro
Euro
sta creando uno stile che
verrà ricalcato, a più riprese,
da tutto il cinema successivo.
Con “Il buono, il brutto e il
cattivo” chiude la “trilogia
del dollaro” con l’esito più
avvincente, che si conclude
con quel “triello” che Quentin Tarantino -nome che in
altre circostanze mi terrei ben
lontano dal citare- ha definito
la più bella scena d’azione di
sempre. A fianco dei due attori già visti c’è il “brutto” Eli
Wallach, che con il suo, abietto eppure simpatico Tuco lascia un segno indelebile nella
storia di celluloide.
“C’era una volta il West”
viene girato con dispendi
finanziari enormi: il film, con
più finali di sempre ha due
caratteristiche doc. È uno
dei pochi western con un
personaggio femminile quasi
protagonista (una Cardinale
splendida) ed è il primo
ruolo cattivo per “il buono
dei buoni” Henry Fonda
che, non a caso, nella prima
inquadratura viene ripreso di
spalle per lasciare sbigottito
lo spettatore che non si aspetterebbe mai l’eroe dei film
di John Ford in una parte di
volgare killer. La partitura
di Ennio Morricone è commovente, così come il “Sean
Sean” composto per “Giù la
testa”, forse il film meno riuscito del maestro, ambientato
al tempo della rivoluzione
messicana di Zapata, irrisolto
in diverse sue parti, forse
anche per gli screzi avvenuti
sul set tra Leone e il giovane
ed esuberante aiuto, Peter
Bogdanovich, liquidato dopo
pochi giorni con epiteti che è
meglio non riferire.
L’eredità che ha lasciato
è inquantificabile e, ahinoi,
non può essere raccolta ma
solo scopiazzata da autori
che purtroppo non hanno la
sua potenza visiva, il suo gusto per il racconto e, in particolar modo, il suo amore per
il cinema.
Francesco Sgarano
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n. 19 17 Maggio