Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma, 2, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/21293 Fax 0573/25149 sito internet: www.settimanalelavita.it e_mail: [email protected] Abb. annuo € 40 (Sostenitore € 60) c/c p.n. 11044518 Pistoia CONTIENE I.R. G I O LaVita R N A L E C A T T O L I C O T O S C A 19 Anno 112 n. DOMENICA 17 MAGGIO 2009 N O € 1,10 “Fratelli italiani, aiutateci” N essuno vuole negare che la questione della immigrazione è complessa e dalle molte sfaccettature. Vogliamo soltanto affermare che quanto sta succedendo in Italia non è certamente il modo migliore per affrontare un problema di così vasta portata e, anche visto dall’esterno, sempre di più ingovernabile. Rimaniamo anche dell’opinione che la soluzione migliore sarebbe quella di creare possibilità di vita e di lavoro nei luoghi da dove partono gli immigrati, di modo che nessuno di loro fosse obbligato a lasciare patria e famiglia alla ricerca di una benché minima possibilità di sussistenza. Ma questo argomento è diventato il paravento di un egoismo che mostra subito i suoi veri connotati quando si pensa che le società opulente, come quella italiana, stanziano per questo scopo una quota irrisoria, che per di più, a quanto pare, non di rado, ci si dimentica anche di versare. Ma attualmente cosa si deve fare? Quanto è accaduto in questi giorni sui nostri mari non ha nessuna possibilità di essere giustificata. Si dimentichi pure ogni richiamo al senso di solidarietà, più ancora, per non disturbare orecchi troppo sensibili, allo spirito cristiano, che certamente suggerirebbero altre soluzioni. Piace almeno pensare che gli incaricati dal governo a respingere questi disgraziati nei loro luoghi di sofferenza, di fame e di morte, quando hanno sentito gridare le parole che figurano nel nostro titolo, abbiano avvertito un sentimento di commozione e di carità umana, e non abbiano minimamente pensato che il loro atto era da considerarsi una vera svolta epocale, una svolta di autentica civiltà. Secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 (fra parentesi non riconosciuta dalla Libia, il cui dittatore sembra divenuto all’improvviso uno dei nostri migliori amici), chi fugge dalla propria patria per il “giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche” ha diritto d’asilo. Un diritto garantito anche dall’articolo 10 della nostra Costituzione, secondo il quale, “lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”. (Fra le libertà democratiche non c’è anche il diritto alla sopravvivenza? Una questione su cui riflettere). Ora come fa la polizia a decidere se il diritto di asilo scatta per qualcuno degli immigrati se questi non si guardano nemmeno i faccia e vengono respinti al All ’interno IL PAPA IN MEDIORIENTE Il viaggio di Benedetto XVI in Giordania e in Palestina, ha assunto un’importanza che va al di là del semplice pellegrinaggio. Soprattutto l’insistenza con cui il Papa ha parlato dei rapporti pacifici fra le tre religioni monoteistiche del mediterraneo merita tutta la nostra attenzione. Come non ricordare in circostanze come queste, la profezia di Giorgio La Pira? SERVIZI A PAGINA 4 UNA NUOVA GENERAZIONE DI POLITICI CRISTIANI Il discorso di Benedetto XVI tenuto a Cagliari è ancora oggetto di attenzione e di riflessione. Pubblichiamo un commento di Franco Monaco, uno dei seguaci più fedeli di Giuseppe Lazzati SERVIZIO A PAGINA 2 mittente in massa e seduta stante? Speriamo che quel grido di disperazione risuoni a lungo nelle orecchie e negli animi di coloro che l’hanno ascoltato e si diffonda in tutti coloro che conservano un fondo di sensibilità e di solidarietà. Altrimenti ci sarebbe veramente da vergognarsi. Il Rabbino di Roma nell’episodio ha visto qualcosa di molto simile a una nave carica di ebrei a cui fu impedito lo sbarco sulle coste americane. Di seguito è accaduto forse ancora qualcosa di peggio. E’ stato solennemente annunciato che noi “non siamo un paese multietnico”, nel senso che noi siamo e vogliamo rimanere da soli, senza intrusione di gente proveniente da altri paesi, altri continenti, altre culture. Dice che il tempo elettorale fa perdere un po’ il controllo delle parole e si spara giù senza guardare troppo per il sottile. Ma le parole sono come le pietre: arrivano e sconvolgono coloro ai quali sono dirette. Intanto ci sarebbe da dire che noi siamo già una società multietnica, avendo già al nostro interno un numero altissimo di immigrati, che nella maggior parte arricchiscono la nostra società con la loro presenza e il loro lavoro. Poi sarà molto difficile che personaggi, anche se considerati attualmente molto importanti, siano in grado di fermare la storia, che va decisamente verso una vera e propria globalizzazione, con tutto quello che ne seguirà. Verrebbe voglia di dire che i grandi problemi per essere degnamente affrontati e risolti avrebbero bisogno di uomini altrettanto grandi. Evidentemente una fortuna che non è toccata a noi. Il che ci addolora immensamente, anche perché mai come in questo caso si avvera quanto dice il noto proverbio: “Ciascuno ha il re che si merita”. Su tutto questo (e sul reato di immigrazione clandestina, senza parlare dei medici e insegnanti spia, nonché della ridicola e oscena proposta del leghista Salvini) è arrivato il dissenso della chiesa. Erra chi considera questo dissenso marginale e senza mordente. Al di là delle parole, si tratta di un contrasto duro e netto. Giordano Frosini PACCHETTO SICUREZZA E IMMIGRAZIONE IL LIBANO VERSO IL VOTO SENZA AVER SCIOLTO I SUOI NODI Prese di posizione critiche da parte delle organizzazioni cattoliche a cui si è aggiunta anche la Conferenza Episcopale Italiana. Un altro monito ai cattolici SERVIZIO A PAGINA 13 Alle elezioni del 7 giugno i timori di nuove crisi interne e l’irrisolta questione dei profughi palestinesi CARUSONE A PAGINA 15 2 in primo piano n. 19 17 Maggio 2009 Vita La APPELLO DEL PAPA DA CAGLIARI di Franco Monaco È quasi un riflesso condizionato. Basta che il Papa pronunci la parola “politica” perché i media ci si buttino sopra alimentando le più disparate letture e interpretazioni. Naturalmente, ci mettono del loro anche i politici, che non resistono alla tentazione di tirare dalla propria parte le parole del Papa. Banalizzazione da parte dei media, strumentalizzazione da parte dei politici. Due modi diversi e tuttavia convergenti nel mancare di rispetto al Papa e alla verità letterale delle sue parole. Partiamo dunque di lì, dalle parole da lui pronunciate a Cagliari, dal suo appello alla «necessità di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile». Parole dalle quali è improprio ricavare ricette relative all’assetto del sistema politico italiano e alle stesse concrete forme della partecipazione politica dei cattolici italiani. Isoliamo piuttosto gli elementi sicuri di quell’appello con la cura di non discostarci dal testo. Primo. Non è motivo di sorpresa che papa Benedetto solleciti i laici cristiani a farsi carico della edificazione della città dell’uomo. Trattasi di compito-responsabilità cui essi sono chiamati per vocazione, è il campo loro proprio (“peculiare”) della testimonianza e del servizio cristiano. Ma qui l’impressione è che il riferimento sia alla politica in senso piu stretto e stringente: quello della militanza e del servizio dentro le istituzioni, quello che ha a che fare con il potere. Che è strumento da volgere al bene (comune). Secondo. Merita notare il puntuale riferimento al laicato. Esso è l’attore protagonista. La comunità cristiana è chiamata in causa semmai indirettamente in quanto levatrice di tali vocazioni politiche. Del resto, l’enciclica Deus caritas est ribadiva nitidamente le due distinzioni conciliari: quella tra Chiesa e comunità politica e quella, connessa, tra carisma laicale e minístero pastorale. Distinzioni preziose in un tempo che oscilla tra gli opposti estremi della confusione e della separazione. Terzo. In forma icastica, Benedetto XVI addita al laicato impegnato due paradigmi: la competenza e il rigore morale. Competenza letteralmente significa conoscenza e sapienza della prassi, padronanza delle leggi e dei dinamismi propri della politica, con la loro relativa autonomia. Potremmo tradurla come cultura politica. A un buon politico cristiano non basta essere pio e zelante. Rigore morale va declinato in senso soggettivo e oggettivo, come agire retto e agire giusto, come trasparenza/coerenza e come ancoraggio al bene comune tutto intero, di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Quarto. Non sfugga il verbo “cercare” (le soluzioni). Come a dire che non vi sono ricette facili e già disponibili, neppure nell’insegnamento sociale della Chiesa. Esso è Per una nuova generazione di cristiani in politica prezioso, ma non esaurisce il campo della ricerca affidata alla creatività e alla libertà responsabile dei laici cristiani, cui compete (è il bello e il difficile della politica) approntare i mezzi atti a perseguire il fine e cioè il bene comune storicamente possibile nelle condizioni date. E’ l’esercizio della mediazione politica e della virtù cardinale della prudenza, è l’arte di coniugare verità e consenso, principi e prassi. Quinto. La meta, il paradigma è lo “sviluppo sostenibile”. Espressione cara alla cultura ambientalista, ma che qui, palesemente, va interpretata in un’accezione più ricca e più larga, direi creazionista, ispirata a un umanesimo plenario. Sostenibile per l’uomo e per l’umanità. Sesto. È da notare che, poco oltre, il Papa ammonisce i giovani a non farsi irretire dai miti del successo e del denaro. Come a suggerire il fronte in concreto oggi più insidioso per i cristiani, politici compresi. La nuova ideologia trasversale e dominante, letale per lo “sviluppo sostenibile”. LAICITÀ OVVERO CURA PER LE DISTINZIONI E ADERENZA AL CONTESTO POLITICO Si può supporre che, a monte dell’appello papale, stia l’impressione di un deficit di qualità cristiana tra i politici. Un deficit che contrasta con la diffusa propensione dei politici di parte cattolica, compresi (soprattutto?) quelli che si considerano più blasonati (per tradizione, per denominazione, per ostentazione, per pretesa rappresentanza di un’asserita base cattolica) a tributare omaggi di rito alle gerarchie. Quel deficit cioè non attiene tanto ai numeri, alle quantità, alle sigle cristiane, ma alla qualità evangelica e alla sostanza cristiana in quanto universalmente umana della testimonianza e del servizio politico dei laici cristiani. Mi spiego. Limpressione è che, quella di papa Benedetto, sia una riflessione che va alla radice del problema, che non attenga cioè alle forme contingenti dell’azione politica dei cattolici italiani. Sarebbe improprio, a mio avviso, interpretare le sue parole nel segno della nostalgia e magari della riproposizione di forme politiche organizzate, di partiti a denominazione o a ispirazione cristiana. Personalmente -ma è appunto opinione mia, che mi guardo bene dall’intestare al Papapenso che la strada sia un’altra. E cioè quella di una partecipazione politica dei cristiani in mare aperto, a modo di fermento, dentro il concreto assetto bipolare assunto dal sistema politico italiano. Con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni esso corrisponde alla fisiologia e al carattere competitivo delle moderne democrazie. Laicità è valore e metodo che implicano l’aderenza al contesto, la disponibilità a servire responsabilmente e in concreto quel profilo del bene comune rappresentato dal sistema politico e dalla sua dinamica evolutiva. Nel nostro caso, facendosi carico della sua obiettiva esigenza di semplificazione e dunque attendendo operosamente alla vita e allo sviluppo di grandi partiti post-ideologici, unitari e plurali. Partiti che, in quanto informati a una “laicità positiva” o del confronto, facciano leva sulla feconda collaborazione tra cattolici e non. Perché di questo ha bisogno la nostra democrazia e, prima ancora, la nostra cultura politica. Un sano pluralismo politico tra i cattolici italiani che anche le gerarchie, dopo aver resistito a lungo, cominciano ad apprezzare, in quanto sottraggono la Chiesa a logiche di parte (o anche solo al sospetto di esse) per esaltarne l’universalità della missione. A tutto vantaggio della libertà e della forza di una parola tutta e solo ispirata al Vangelo e alle sue strette implicazioni etiche. Se ne è avuta eco recente nei severi pronunciamenti di taluni dicasteri vaticani e di certi editoriali di Famiglia cristiana in tema di sicurezza, immigrazione, xenofobia. Voci finalmente espressive di una radicalità evangelica che non fa sconti a nessuno, che non indulge a certo moderatismo cattolico troppo sensibile al calcolo delle umane convenienze. Dunque, la nitida distinzione tra autonoma responsabilità dei laici cristiani politicamente impegnati e vocazione profetica dei pastori fa bene ad entrambi. Stimola i laici a guadagnarsi sul campo una loro autorevolezza e un loro protagonismo, non già in nome di una presunta rappresentanza dell’issue e della base cattolica, ma in forza della creativa elaborazione di un pensiero e di una proposta genuinamente politici. Troppo a lungo i cattolici hanno vissuto di rendita, spesso evocando retoricamente i loro padri nobili, per poi mettersi parassitariamente al carro e non alla testa dei processi politici, contentandosi di una quota di potere minoritaria abilmente negoziata in nome della religione. Così pure, sull’altro fronte, la suddetta distinzione abilita le gerarchie a esprimersi con evangelica libertà. Senza calcoli, non guardando in faccia a nessuno. L’accento posto dal Papa sui giovani, su una “nuova generazione” di cristiani in politica, sembra sottintendere la convinzione che appunto i giovani, per ragioni anagrafiche e culturali, siano più attrezzati per ideare e sperimentare percorsi nuovi. Perché il passato è patrimonio e risorsa, ma talvolta può risolversi nel suo contrario, cioè in un peso, un ingombro, una coazione a ripetere e a battere strade senza futuro. LAICITÀ COME COOPERAZIONE TRA STATO E CHIESA Abbiamo ragionato di laicità intesa come cura per le distinzioni tra comunità cristiana e comunità politica. Ma una ben intesa laicità non esclude affatto una positiva cooperazione tra Stato e Chiesa. Intendiamoci. In Italia, come altrove, non mancano le dispute intorno a questioni che chiamano in causa le visioni della vita e del mondo, nonché le concezioni etiche ad esse conseguenti. Questioni cui si usa dare il generico nome di “eticamente sensibili”, ma che, più esattamente, hanno a che fare con problemi quali il rapporto natura-cultura, l’applicazione delle tecniche ai confini della vita, la visione della sessualità, del matrimonio e della famiglia. Ovvio che su tali questioni talvolta si sviluppino discussioni tra credenti e non credenti, tra cattolici e non. Discussioni naturali e persino feconde se ispirate alla ricerca di sintesi avanzate rispettose della libertà di tutti. È bene e giusto che sia così in una società democratica e pluralista. Tale civile confronto trae vantaggio dalla circostanza, di cui abbiamo avuto conferma in occasione della visita di Benedetto XVI al Quirinale, delle relazioni singolarmente buone e cordiali tra Stato italiano e Santa Sede. Le “ferite” del passato, ha osservato Napolitano alludendo alla questione romana, sono consegnate alla storia. Al punto che un grande pontefice, Paolo VI, dichiarò “provvidenziale” la fine del potere temporale dei Papi: essa esaltava il carattere spirituale della missione della Chiesa, la sua libertà e la sua universalità. Oggi ci sono le condizioni per mettere l’accento sulla “feconda collaborazione” piuttosto che sul semplice “reciproco rispetto”. Il binomio rispetto collaborazione figura, a modo di architrave, in apertura dell’accordo di revisione del Concordato siglato nel 1984 dal presidente del Consiglio Craxi e dal cardinale Casaroli. Rispetto per le rispettive, autonome sovranità, cooperazione per la promozione della persona e il bene del paese. Espressioni riprese nella sostanza da papa Ratzinger: Stato e Chiesa, ha detto, sono «pronti a cooperare insieme per promuovere e servire il bene integrale della persona e il pacifico svolgimento della convivenza sociale». Evocando la svolta adombrata da Sarkozy rispetto alla storica, diffidente laicità repubblicana francese (quasi un’ideologia di Stato), potremmo esprimerci così: in Italia ci sono le condizioni per dare concreto svolgimento alla cosiddetta Iaicità positiva”, che muova cioè dal positivo apprezzamento per il contributo che può venire alla qualità della convivenza dalle religioni (al plurale). A una condizione che il presidente Napolitano ha esplicitato, beninteso, rivolgendosi a tutti, credenti e non credenti: che ci si disponga a «un dialogo fondato sull’esercizio non dogmatico della ragione, sulla sua naturale attitudine a interrogarsi e ad aprirsi». Perché, come spesso ci ha ammonito Claudio Magris, il concetto di laico non si oppone a religioso o credente, ma a dogmatico, intollerante, settario. Quali dunque i fronti privilegiati della feconda collaborazione tra Stato e Chiesa cattolica suggeriti con singolare sintonia da Napolitano e dal Papa? Tre essenzialmente: quello di «una grande ripresa di tensione ideale ed etica» a fronte di «una corrosiva caduta dell’etica nell’economia e nella politica» (così Napolitano, e si può intuire sullo sfondo la crisi che sta investendo il capitalismo finanziario); la solidarietà attiva verso le vecchie e nuove povertà, associata a un dovere di vigilanza e di contrasto verso gli insorgenti episodi di razzismo; l’emergenza educativa, specie con riguardo alle giovani generazioni. Giustamente qualche commentatore ha fatto osservare due cose: quest’ultimo riferimento riveste una relativa originalità-novità da parte del capo dello Stato; la stessa espressione “emergenza educativa” è ricorrente nei programmi pastorali della Chiesa italiana a definire la priorità del decennio in corso. Vita La 17 Maggio 2009 cultura n. 19 3 Mario Luzi: il poeta che si riconosce estremo principiante nell’ultimo atto della vita I l lettore pio e devoto o comunque amante della cultura che apre le pagine della Sacra Scrittura e s’imbatte nel libro del Siracide (Ecclesiastico), al capitolo 39, trova parole di elogio per il letterato sapiente che trae vantaggio dalla sua lunga esperienza: «Egli indaga la sapienza di tutti gli antichi, si dedica allo studio delle profezie. Conserva i detti degli uomini famosi, penetra le sottigliezze delle parabole, indaga il senso recondito dei proverbi e s’occupa degli enigmi delle parabole. Svolge il suo compito tra i grandi, è presente alle riunioni dei capi... Di buon mattino rivolge il suo cuore al Signore, che lo ha creato, prega davanti all’Altissimo, apre la bocca alla preghiera, implora per i suoi peccati». Ama, il letterato sapiente, la saggezza che viene dalla vita e la bellezza che proviene dal Signore; aiutato in ciò dalla sua lunga esperienza e dalle lunghe stagioni vissute su questa terra. Se la tematica di questo nostro incontro è la sofferenza nell’ultimo tratto della vita come luogo e occasione di creativa bellezza, ci rendiamo conto come il letterato sapiente di cui parla il Siracide abbia una ricchezza interiore ancora fresca, a dispetto dell’età o della sofferenza. Il letterato sapiente aggiunge alle parole e alla parola qualcosa di vivo, di attuale , di sofferto che passa attraverso le pieghe della sua vita. Ne scriveva in tal senso, visto che la mia relazione prende in esame Mario Luzi, il poeta fiorentino in un breve scritto in prefazione a un Testo teatrale su Leone Tolstoi (considerato negli ultimi giorni della sua lunga vita), allorquando lo scrittore russo era “in preda” possiamo dire, a momenti di grande mistica religiosa e di grande vitalità interiore. «Il venerato e temuto vegliardo (Tolstoi) nel suo crescente furore evangelico brucia tutte le resistenze umane soggettive, familiari, sociali; ha ragione di tutti i rimorsi suoi e di tutte le sofferenze altrui». Fino alla fine della sua vita, lo scrittore russo, ha tentato sempre di avere una vitalità morale sconosciuta ai suoi coetanei e al giovani. È quel che, nel 2004, scrivevo in merito ai novanta anni di vita di tre grandi poeti dei nostri tempi: Mario Luzi, appunto, Alessandro Parronchi e Don Divo Barsotti; accomunati tutti e tre dall’anno di nascita (1914), dalla grande passione poetica e da una grande cultura. Riportavo alcuni versi di don Divo, scritti in occasione di un suo compleanno, come a guardarsi indietro e in avanti, nei ricordi e nei sogni: Perché rimpiangere gli anni Se furono solo promessa ? L’ansia della giovinezza si placa, uno per uno dileguano i sogni, ma nulla veramente è perduto «nulla è veramente perduto», in questa prospettiva poetica e religiosa che va oltre i confini di una ipotetica siepe che ostacola la visuale di Vincenzo Arnone di un orizzonte lontano. Ecco allora che Luzi alla soglia dei suoi 85 anni scrive la sua Via Crucis e poi Opus florentinum e poi Dottrina dell’estremo principiante (oltre che Il fiore del dolore dedicato a don Pino Puglisi). Tre opere (ma non le sole) che caratterizzano i suoi ultimi anni di vita quando sembra che ci sia la fase calante, mentre il poeta è lì a sognare, a progettare, a costruire i suoi piani ideali e affettivi. Quell’ispirazione, quel momento in cui il poeta ha coscienza che la poesia sta per nascere, prende forma e plasticità nell’uomo piagato della croce, nella maestosità di S. Maria del Fiore a Firenze e nel linguaggio forte, colto, della sua raccolta, oltre che nella amara vicenda di don Puglisi, nel testo teatrale Il.fiore del dolore. «Io la sento così, scrive Luzi,... proprio come un’onda che porta in superficie delle cose molto sedimentate, molto assimilate dalla sensibilità e dalla coscienza - che non si notavano più. Improvvisamente vengono in superficie e prendono senso, significato, diventano importanti e riorganizzano un po’ tutto il pensiero e tutto il sentimento del mondo intorno a loro». Diventano poesia. Allora l’ottantacinquenne Mario Luzi si trova di fronte a Gesù condannato, flagellato e coronato di spine che intesse un dialogo col Padre, una invocazione in cui e già presente la certezza della risurrezione, ma anche l’amarezza del calice da bere. Il Christus patiens che è modello dell’homo patiens e ci richiama tutta una lunga serie di opere letterarie legate alle sacre rappresentazioni nella scansione drammaturgica delle quattordici stazioni (opere popolari e anonime o di grande valore individuale come “I tre lai” di Giovanni Testori). Luzi non gioca troppo di fantasia, ma è legato molto al testo evangelico, che è quel che basta, quel che parla da sé, quel che dice già tutto. Pur in mezzo a tanta gente, è come se Gesù fosse solo a parlare col Padre, prima di arrivare al definitivo «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?». Da una parte c’è la folla, dall’altra Gesù col Padre in una costante doppia valenza spirituale e morale, confusa nelle grida o nei sommessi pianti . «Io l’ho sentito, dice Luzi, come una progressione dolorosa al ricongiungimento con il Padre e come un cammino mortale verso la Risurrezione». Qui sta il valore poetico (oltre che personale e spirituale) dell’uomo e del poeta Luzi- ricreare la passione e immedesimarsi con gli apostoli o con Maria o con le pie donne o con il cireneo in una comunione che supera le differenze di tempo e di luogo. Un po’ come - per richiamare un prete letterato di grande valore - don Cesare Angelini ebbe a fare con il suo La vita di Gesù narrata da sua madre in cui cerca di entrare nelle emozioni di Maria e delle pie donne subito dopo la crocifissione. «Anche noi povere donne senza più lacrime, lasciammo il calvario con Giovanni, che da quel momento mi prese con sé. E nei giorni del pianto, per confortarmi mi raccontò molte cose di lui. Anch’io gli raccontai quelle cose che, dalla sua prima infanzia, mi erano accadute per causa di lui, e che io conservavo diligentemente nel cuore. E il contarcele e ricontarcele era un modo di continuare a vivere con lui, a vivere di lui». E il poeta (Luzi) scrive mettendo in bocca a Gesù questi versi rivolti al Padre- «Tu entri nel groviglio umano e lo di sbrogli / pure così lontano come sei nella tua eternità / da questi nodi delle esistenze temporali / In te pietà ed amore riempiono l’abisso / di questa differenza. Intendimi». Ma tale contemplazione poetica della passione è forse ristretta solo alla vita di Gesù e a questo momento culminante? no di certo, chè Mario Luzi ebbe a ricreare altri mondi, altre Storie dalla grande importanza storica e religiosa. Come quella relativa alla Chiesa, e alla Chiesa di S. Maria del Fiore in Firenze, vista come la madre delle chiese circostanti. E da tale contemplazione poetica nacque il Testo Opus florentinum (2002), rappresentato proprio dentro il Duomo il 26 settembre 2002. Ero presente anch’io alla rappresentazione, nella meravigliosa cornice della cupola del Brunelleschi, del Giudizio universale del Vasari, all’ombra del campanile di Giotto, quella sera in cui arte, poesia, mistica e religiosità si sono fuse in una sintesi di grande emozione. Come si sa, la costruzione di S. Maria del Fiore ebbe inizio nel 1296, sulle rovine di una piccola chiesa intitolata a Santa Reparata, e terminata nell’arco di un secolo e oltre se si pensa che l’attuale facciata del Duomo risale al 1800. Una volta progettata e costruita divenne la Madre di tutte le chiese fiorentine. Immagina perciò, Luzi, un vibrante dialogo tra S. María del Fiore e S. Reparata e tutti i cristiani che da quel momento in poi possono essere accolti sotto le volte della nuova chiesa. E oltre al dialogo anche un mo- nologo commovente e pieno di mistica e di preghiera che è come un richiamo alla fede di tutti i cristiani «E’ la mia voce ora che ascoltate, sono S. Maria del Fiore. Mi volle la città fervente Alta sopra di sé, sopra qualsiasi altra delle sue grandi basiliche e le sue umili parrocchie e Santa Reparata che custodisco in me. Grande mi concepirono i mercanti E il popolo minuto. Ebbero di me una visione grande Arnolfo, Giotto, ser Filippo, assistettero alla mia nascita, essi, propiziarono la mia crescita, un popolo di artefici si adoperò per me nei secoli, l’Opificio è ancora aperto, non sarò mai compiuta...». E il monologo che Luzi prediligeva come stato d’animo di uno come lui che «sentiva di fare un pellegrinaggio nel mistero di Dio, dell’uomo, dell’essere e dell’esistere un’interrogazione senza sosta, un andare verso l’Oltre che sempre ci sfuggono e s’accendono di splendore» (Ravasi, in «Il sole 24 ore», 26 febbraio 2006). Un’interrogazione verso il principio, l’archè, una “valigia leggera” per dirla con Geno Pampaloni, in cui il poeta si sente ed è “disarmato”, sgombro di tanti fardelli che appesantirebbero la sua vita. Ecco allora Dottrina dell’estremo principiante (2004), la raccolta poetica dal compiaciuto accostamento di opposti , nella visione cosmica, nel “mutevolissimo scenario”, in cui la natura intera partecipa all’emozione del poeta, nella sue varie sfaccettature. “Animalia”, “Per natura”, “L’eveniente”, “Floriana”, “Festa e pianto”, “Perpetui accadimenti”, “Persone”, “Tempo e storia”, “Poetica tra sé e sé”: sono le varie sezioni della Raccolta che ripercorrono, si direbbe, tutta la vita del poeta, considerato che l’ultima poesia che chiude le pagine, si rifà alla prima raccolta del poeta, “La barca”, addirittura del 1935. Verrebbe alla mente il giudizio che Franco Fortini ebbe a formulare già nel 1977 a proposito della poesia di Luzi: «L’opera poetica di Mario Luzi è attraversata e sostenuta da una certezza che può subire oscillazioni ma tende sempre a tornare identica a se stessa: quella dell’essenza spirituale dell’universo»; quell’essenza spirituale che include tradizione, innovazione profonda e coscienza salvifica e che Dottrina dell’estremo principiante sembra coinvolgere. Il poeta si riconosce “estremo principiante”, come a dire che nella fine, nel compimento e nella maturità piena, proprio lì è il principio. In un percorso che sembra volgere al termine, si apre uno spiraglio inatteso, il germe vitale di un canto nuovo, quello dell’abbagliante aurora umana, dell’ultraterrena ardenza, il Cristo pasquale, varie volte evocato nell’intera opera luziana. Dal preludio alla fine «chi assiste muto, chi prende la parola / e i suoi goffi intercalari / nel mutevolissimo scenario?... - La barca, l’incantata / carpenteria / tra acqua e aria / sole e meria ... » s’attarda in un cantico che è meditazione sui tempi della vita. Il poeta dall’alto della sua esperienza di 90 anni di vita (nel 2004) medita e contempla il silenzio e la parola, l’attimo presente e l’eternità; meditazione catturata in un verso, in una parola, in un’immagine, come nella sezione “Floriana” dedicata a don Ferlando Fiori, sacerdote di Pienza, «umile maestro di sapienza cristiana». Per lui tutto s’era compiuto in un piccolo ambiente, grande solo della sapienza e della saggezza spirituale. Al poeta non rimane altro che il dialogo, o se vogliamo, il monologo come «presenza umana nel creato». In un poeta e per un poeta parlano sempre i versi, più che altre parole. I versi sono vita, fatti, accadimenti, sofferenza, inquietudine o visione di pace. Tali sono i versi di Luzi, con cui termino questa breve presentazione. Versi inediti, pubblicati solo nel 2006 (26 febbraio) dal Sole 24 ore, in un ricordo amichevole che ne faceva monsignor Gianfranco Ravasi. Desiderium collium aeternorum: Guardai quelle colline Erano vere O le aveva un allunao celestiale Del pensiero Fatte nel sogno intravedere Tra le mire Del perenne desiderio? Là si erano A lungo Come da un esilio Diretti oscuramente I pensieri del ritorno Su loro erano scorsi Anelando I miei pensieri Anche quando pensavano ad altro E ora uscivano In una struggente trasparenza A un incontro Con l’antica ansia, a un promesso appuntamento di luce, di verità immanente... 4 attualità ecclesiale Tre consegne ai cristiani per costruire pace e speranza di Francesco Bonini C ontemplata dall’alto del Monte Nebo la Terrasanta, prima di varcare il Giordano, nella grande messa ad Amman, ormai nel vivo del suo pellegrinaggio così atteso e così cruciale, Benedetto XVI lancia tre impegnative consegne ai cristiani. Sono un piccola minoranza, ormai, i cristiani di Terrasanta, quasi trascurabile dal punto di vista statistico, ma sono chiamati ad una missione ancora fondamentale, che il Papa ha rilanciato in tre punti. Il primo è il senso e il valore della famiglia, cioè delle radici: “Le forti famiglie cristiane di queste terre sono una grande eredità tramandata dalle precedenti generazioni”. E’ un patrimonio che non si può perdere. Le radici non È segnato da tragica sofferenza, da anni di violenza e di questioni irrisolte il Medio Oriente. E in questo contesto, importante è il contributo che possono offrire i cristiani, se è ispirato dall’esempio di Gesù, di riconciliazione e di pace con il perdono e la generosità. Dopo il monte Nebo, Papa Benedetto scende fino al confine con Israele, il fiume Giordano. Va a Bethany beyond the Jordan, la regione di Betania al di là del Giordano, il centro dell’attività di Giovanni Battista e lo scenario della vita pubblica di Gesù. Valle melodiosa – Wadi al-Kharrar – si chiama il luogo; chiaro il riferimento alla dolce melodia dello scorrere delle acque del fiume. È il luogo del battesimo di Gesù e il Papa, pellegrino come innumerevoli pellegrini che hanno camminato su queste terre, sosta nel luogo dove la memoria dell’avvenimento si fa immagine concreta. Qui Gesù “si mise in fila con i peccatori e accettò il battesimo di penitenza di Giovanni come un segno profetico della sua stessa passione, morte e resurrezione per il perdono dei peccati”. Mediante il battesimo entriamo nella chiesa, ricorda il Papa ai cristiani, che, sottolinea, “sono chiamati a offrire il loro contributo” promuovendo “il dialogo e la comprensione nella società civile, specialmente quando rivendicate i vostri legittimi diritti”. Benedetto XVI arri- n. 19 17 Maggio 2009 PAPA IN TERRA SANTA Un nuovo orizzonte possono essere rescisse, perché affondano proprio nell’età apostolica. E’ un patrimonio su cui costruire, da cui guardare avanti. “Possano le famiglie di oggi essere fedeli a questa grande eredità”. Questo implica una solidarietà veramente cattolica nei loro confronti, da parte di tutti, nel mondo: “non venga mai mancare il sostegno materiale e morale di cui hanno bisogno per attuare il loro insostituibile ruolo a servizio della società”. Il secondo punto è valorizzare l’identità dei cristiani e proprio delle famiglie cristiane, a partire dalla “pubblica testimonianza di rispetto per le donne e con la sua difesa dell’innata dignità di ogni persona umana”: il ruolo della donna infatti è uno degli elementi cruciali del dialogo tra le culture e dello sviluppo Il Papa depone il suo messaggio al muro del pianto di civiltà. In questo senso “la Chiesa in Terra Santa può dare un importante contributo allo sviluppo di una cultura di vera umanità e alla costruzione della civiltà dell’amore”. Siamo così al terzo e fondamentale punto, relativo proprio alla testimonianza della Chiesa, nella pluralità dei riti, delle tradizioni, delle storie familiari e sociali, in Terrasanta, per tutto il mondo. Benedetto XVI sa quanto è difficile “mantenere la presenza della Chiesa nel cambiamento del tessuto sociale di queste antiche terre”. La via dell’emigrazione spesso, più che una tentazione, diventa una necessità. Ci vuole coraggio, ci vuole fede. Ecco allora il suo appello, che diventa concreta vicinan- Costruire nuovi punti L’appello ai cristiani in Medio Oriente di Fabio Zavattaro va in macchina, una piccola vettura di quelle usate nei capi da golf. Al suo fianco il re di Giordania Abdallah II, il principe Ghazi Bin Talal è seduto davanti; dietro a tutti la regina Rania e il segretario personale del Papa monsignor Georg Gaenswain. Benedice le prime pietre delle due chiese cattoliche – dei latini e dei Greco-Melkiti – che saranno costruite al di là del fiume Giordano. Occasione, per Papa Benedetto, per dare nuovo coraggio ai cattolici che si trovano a vivere in queste terre. Così come la mattina, alla messa nello stadio di Amman, aveva incoraggiato “a perseverare nella fede, speranza e carità, infedeltà alle antiche tradizioni e alla singolare storia di testimonianza cristiana”. La comunità cattolica di qui, afferma ancora il Papa, “è profondamente toccata dalle difficoltà e incertezze che riguardano tutti gli abitanti del Medio Oriente; non dimenticate mai la grande dignità che deriva dalla vostra eredità cristiana, e non venite mai meno al senso di amorevole solidarietà verso tutti i vostri fratelli e sorelle”. La famiglia è l’altro tema che il Papa affronta. Ha un compito da svolgere, la famiglia: “essere una vera scuola di preghiera, dove i fanciulli imparano il sincero amore di Dio, dove maturano nell’autodisciplina e nell’attenzione ai bisogni degli altri e dove, modellati dalla sapienza che proviene dalla fede, contribuiscano a costruire una società sempre più giusta e fraterna”. Ancora, il ruolo della donna, la sua dignità, vocazione e missione. Ricorda le innumerevoli madri, suore, maestre e infermiere “che in diverse maniere hanno dedicato la loro vita a costruire la pace e a promuovere l’amore”. Dignità e missione che “sfortunatamente” sottolinea il Papa “non sono state sempre sufficientemente comprese e stimate”. E indica il Papa, i doni, il carisma profetico dell’altra metà del cielo: sono “portatrici di amore, maestre di misericordia e costruttrici di pace, comunicatrici di calore ed umanità ad un mondo che troppo spesso giudica il valore della persona con freddi criteri di sfruttamento e profitto”. C’è infine un altro aspetto, il coraggio, che Papa Benedetto chiede ai cristiani di Terra Santa, e cioè di testimoniare la fede cristiana e di “mantenere la presenza della chiesa nel cambiamento del tessuto sociale di queste antiche terre”. Così il primo particolare tipo di coraggio che il Papa chiede, è quello della “convinzione nata da una fede personale, non semplicemente da una convenzione sociale o da una tradizione familiare”. Quindi domanda ai cristiani “il coraggio di impegnarvi nel dialogo e di lavorare fianco a fianco con gli altri cristiani al servizio del Vangelo e nella solidarietà con il povero, lo sfollato e le vittime di profonde tragedie umane”. Infine chiede loro il Vita La za e sincera comprensione: “Che il coraggio di Cristo nostro pastore vi ispiri e vi sostenga quotidianamente nei vostri sforzi di. La fedeltà alle vostre radici cristiane, la fedeltà alla missione della Chiesa in Terra Santa, vi chiedono un particolare tipo di coraggio”. E’ il coraggio della testimonianza della fede personale, del dialogo e dell’impegno con gli altri cristiani, della solidarietà con gli ultimi, i poveri, i rifugiati. E’ insostituibile infine il coraggioso ruolo dei cristiani, dei cattolici, per “costruire nuovi ponti per rendere possibile un fecondo incontro di persone di diverse religioni e culture e così arricchire il tessuto della società”. E’ un orizzonte di pace e di speranza, di fronte a tanti germi di odio, che nasce dalla testimonianza della vita, del servizio. Da questo incontro del padre con i figli, dalla testimonianza dei cristiani di Terrsanta, il pellegrinaggio del Papa viene corroborato e a tutti i cristiani del mondo offre un importante riferimento. coraggio “di costruire nuovi ponti per rendere possibile un fecondo incontro di persone di diverse religioni e culture così da arricchire il tessuto della società”. E questo significa anche dare testimonianza “all’amore che ci ispira a sacrificare la nostra vita nel servizio agli altri e così a contrastare modi di pensare che giustificano lo stroncare vite innocenti”. Vita La 17 Maggio 2009 attualità ecclesiale n. 19 BENEDETTO XVI La Parola e le parole La radice ultima La difesa della ragione rimarrà uno dei tratti più caratteristici del pontificato di Benedetto XVI. In questo ambito va collocata anche la difesa della legge naturale “guida universale e riconoscibile per tutti” di M. Michela Nicolais “L a legge naturale è una guida universale riconoscibile per tutti, sulla base della quale i popoli possono comprendersi e amarsi reciprocamente”. È il cuore del discorso pronunciato il 4 maggio dal Papa, di fronte ai membri della Pontificia Accademia delle scienze sociali, ricevuti in udienza in occasione della loro assemblea plenaria sul tema: “La dottrina sociale cattolica e i diritti umani”. Secondo Benedetto XVI, “i diritti umani trovano la loro radice ultima nella partecipazione di Dio, che ha creato ogni essere umano con intelligenza e libertà”. “Se questa solida base etica viene ignorata ha ammonito il Pontefice - i diritti umani rimangono fragili poiché vengono privati del loro solido fondamento”. “Difendere e promuovere questi diritti umani non negoziabili”: questo il compito assegnato dal Papa, attraverso una “testimonianza credibile e convincente”, partendo dalla consapevolezza che “la dignità della persona umana e dei diritti umani” è la “questione centrale” del nostro tempo, e può diventare “un punto di incontro tra la dottrina della Chiesa e la società contemporanea”. Per il Santo Padre, inoltre, occorre “spiegare e promuovere la dottrina sociale della Chiesa negli ambiti della legge, dell’economia, della politica e delle altre scienze sociali”, in modo da “continuare ad attestare la permanente perti- nenza dell’insegnamento sociale della Chiesa in un mondo in rapida evoluzione”. Se i diritti umani “non hanno una fondazione nella legge naturale, nella legge eterna, in Dio in sostanza, perdono la loro consistenza e forza e sono soggetti a sempre nuove interpretazioni”, e se “dipendono solo dalla legge positivistica possono essere perfino falsi diritti”. È quanto ha affermato mons. Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle scienze sociali, interpellato da Radio Vaticana alla vigilia della plenaria. Secondo il cancelliere, oggi, “questi diritti umani non hanno un orizzonte teologico”, e dunque “possono sgretolarsi”. VERITÀ DI FEDE E DI RAGIONE Anche se i diritti umani “non sono verità di fede”, ha spiegato Benedetto XVI, “ricevono ulteriore conferma dalla fede”, e sono attestati dalla “ragione”. L’azione della Chiesa nel promuovere i diritti umani, ha sottolineato il Pontefice riprendendo alcuni temi trattati nelle sue prime due encicliche, è “sostenuta dalla riflessione razionale, in modo tale che tali diritti possano essere presentati a tutte le persone di buona volontà, indipendentemente da qualsiasi affiliazione religiosa essi possano avere”. Ciononostante, “la ragione umana deve essere costantemente purificata dalla fede”, dal momento che “c’è sempre il pericolo di una certa cecità etica causata dalle passioni disordinate e dal peccato”. PER UN “ETHOS” CONDIVISO Da parte sua, la Chiesa “ha sempre affermato che i diritti fondamentali, al di sopra e al di là dei differenti modi in cui essi sono formulati e dei differenti livelli di importanza che hanno nei vari contesti culturali, devono essere sostenuti e va accordato loro il riconoscimento universale, perché sono inerenti alla vera natura dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio”. “Se gli esseri 5 umani sono creati ad immagine e somiglianza di Dio - le parole di Benedetto XVI - allora condividono una natura comune che li lega insieme e richiede il rispetto universale”. Il Papa si è inoltre soffermato sull’evoluzione storica dei diritti umani: “Alla metà del secolo scorso - ha ricordato - dopo l’enorme sofferenza causata dalle due terribili guerre mondiali e i crimini indicibili perpetrati dalle ideologie totalitarie, la comunità internazionale ha acquisito un nuovo sistema di legge internazionale basato sui diritti umani”, diventati “il punto di riferimento di un ethos universale condiviso - almeno a livello di aspirazione dalla maggior parte dell’umanità”, e ratificati “da quasi tutti gli Stati del mondo”. APPELLO PER “ELIMINARE LE DISUGUAGLIANZE SOCIALI” “Rispettare la legge naturale e promuovere la solidarietà e la sussidiarietà con le regioni e i popoli più deboli del pianeta” è “la più efficace strategia per eliminare le ineguaglianze sociali tra paesi e società e per incrementare la sicurezza globale”. Ne è convinto il Papa, che ha lanciato un appello ai leader internazionali a “collaborare nel mostrarsi pronti a lavorare in buona fede” per raggiungere questo obiettivo. Tra i “problemi sociali più critici” degli ultimi decenni, Benedetto XVI ha citato “la crescente consapevolezza - che è in parte cresciuta con la globalizzazione e con l’attuale crisi economica - di un evidente contrasto tra l’attribuzione equa di diritti e l’ineguale accesso ai mezzi per ottenere tali diritti”. In particolare, “per i cristiani che regolarmente chiedono a Dio di darci il nostro pane quotidiano, è una tragedia vergognosa che un quinto dell’umanità abbia ancora fame”. Di qui la necessità di “un adeguato approvvigionamento di cibo” e della “protezione delle risorse vitali come l’acqua e l’energia, additate da Benedetto XVI come priorità per la comunità internazionale”. VI domenica di Pasqua anno B At 10,25-48; 1Gv 4,7-10; Gv 15,9-17 “In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga” Pietro, entrando nella casa di un pagano, scopre che lo Spirito santo precede e apre cammini nuovi nella stessa esperienza della fede. E’ molto bella la sua reazione di fronte al centurione che lo accoglie nella sua casa e gli si getta ai piedi: ‘Anch’io sono un uomo’, dice Pietro. C’è in queste parole la sintesi dell’esperienza di un discepolo che scopre di essere povero, un uomo chiamato a camminare insieme con tanti altri, a condividere un dono che viene solo da Dio e che rende responsabili e non padroni. Quindi nessun uomo deve inchinarsi davanti ad un altro, ma insieme è da ricercare dove sta conducendo il soffio dello Spirito, con chiunque si interroga ed è aperto, anche se per vie che sono lontane da quelle religiose. Pietro scopre così la sua umanità come cammino aperto: era stato disponibile alla generosità dell’incontro, al mettersi a seguire Gesù, ma il suo percorso aveva visto anche l’errore ed il venir meno alla promessa e alla fiducia, come pure aveva vissuto l’esperienza dello sguardo di Gesù e del suo amore che lo faceva ripartire e ricominciare con fiducia. Nella casa di Cornelio Pietro si trova a vedere rovesciate le sue idee di tipo religioso. La casa del pagano non è luogo da evitare o da ritenere escluso dall’amore di Dio: lo Spirito stesso lo spinge ad andarvi e proprio lì Pietro scopre che il disegno di salvezza di Dio va al di là dei calcoli umani e delle pretese di rinchiuderlo nei confini angusti di gruppi e partiti. Dio non fa preferenze di persone... Questa pagina presenta non solo e non tanto la conversione di Cornelio, battezzato lui con tutta la sua famiglia, quanto piuttosto della conversione di Pietro, che si apre alla meravigliosa scoperta che Dio non fa preferenze di persone: il suo disegno di salvezza non è limitato ad un popolo o ad un gruppo. C’è in questa narrazione una fecondità ancora inespressa nella vita della comunità dei discepoli di Gesù. La storia del cristianesimo è segnata dai tentativi di leggere l’identità cristiana come esclusiva ed escludente rispetto ad altri cammini. Oggi, provocati dal pluralismo delle fedi e delle convinzioni, le parole di Pietro hanno una particolare attualità: ci invitano ad essere preoccupati, più che di tante altre cose, di cogliere i segni e le scelte di giustizia attorno a noi, vere indicazioni del vangelo che cresce. “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”. La prima lettera di Giovanni conduce alla radice dell’esperienza cristiana. Non è frutto di sapienza umana o di iniziativa che corrisponde a capacità eccezionali o a straordinaria forza di amare: tutto ha la sua radice e la sua origine in un dono. ‘Non siamo stati noi ad amare Dio’: è affermazione semplice, scarna, sconvolgente. Di fronte ad essa cadono tutte le pretese che la fede - in quanto risposta a questo amore - sia in qualche modo un possesso e un’opera umana. E’ questo il punto di arrivo e di partenza di ogni cammino che si confronti con il vangelo. La possibilità di trasmettere qualcosa di tutto ciò deriva fondamentalmente dalla consapevolezza, di stare dalla parte di chi riceve. E’ un altro modo per dire quanto Pietro nella pagina di Atti disse al centurione: ‘sono soltanto un uomo’. Compito affidato è innanzitutto far sì che questa corrente di dono possa fare il suo corso senza troppi ostacoli; far sì che traspaia ciò che solo è ‘non negoziabile’ nell’esperienza della fede cristiana, il movimento di dono e di grazia che precede e proviene unicamente da Dio: è il primato del suo amore, il dono oltre ogni confine e divisione, il superamento della forza del peccato, che nel linguaggio giovanneo è tutto quanto si oppone all’amore. ‘E’ lui che amato noi’: c’è una destinazione plurale di questo amore fontale e assoluto. Il noi che viene guardato e toccato da questo amore è un ‘noi’ non già attuato, ma chiamato a crescere nella storia in un tessuto di relazioni in cui traspaia il primato del dono. In tale prospettiva vita realizzata è quella che si lascia trasformare dalla preoccupazione del proprio interesse alla logica del dono, della gratuità. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate quello che vi comando”. Il discorso della vite nel quarto vangelo conduce a quel centro focale espresso dal verbo ‘rimanere’. In ogni persona - è questa idea che percorre tutto il IV vangelo - sta un orientamento radicale ad una relazione, in Dio e con gli altri. La vite è metafora che esprime questa idea. Rimanere nell’amore di Gesù, come i tralci sono inseriti e traggono linfa dalla vite, è chiamata ad un incontro intimo e personale con Gesù, chiamata che coinvolge in una decisione personale ma in un cammino che si fa comunitario, di chiesa. Le parole che Gesù usa sono i termini dell’amicizia: un superamento di ogni tipo di servitù, ed anche una annuncio che tutto quello che potrà essere vissuto rimanendo in lui, è frutto di una vita che viene da altrove e permea la nostra storia, incarnazione che continua. Si potrebbe dire un seguire lui come rimanere, nei termini dell’amicizia e della relazione piuttosto che nei termini dell’ organizzazione e della costruzione di un sistema di dottrine da applicare al reale. Osservare i comandamenti è appello mai concluso di individuare in un discernimento comunitario - e mai solo di una componente - percorsi di vita personali e comunitari sulla parola di Gesù, in un coinvolgimento personale con lui: un altro modo per dire l’amicizia con lui. Alessandro Cortesi op 6 Ma siamo tutti davvero Lettere razzisti? Il 25 aprile, I festa di tutti E n Italia è più di 6 anni che i partiti scelgono i candidati nelle rispettive liste elettorali,infatti ci troviamo di fronte uno scenario politico a dir poco deprimente, (scandali finanziari, caste, un numero esiguo di ricchi, una folta schiera di politici anonimi ma potenti). In questa settimana si è parlato tantissimo delle vicissitudini private del nostro presidente del consiglio,quasi tutti i palinsesti dell’informazione hanno sfornato speciali sulla questione, (non commento perché i vari “Beautiful” non mi sono mai interessati). Nella stessa settimana il solito barcone pieno di naufraghi bisognosi di tutto non solo non è stato accolto e aiutato ma è stato indirizzato in Libia,stato che non ha mai riconosciuto la convenzione di Ginevra;per sapere a cosa mandiamo incontro questi miserabili,basta prendere in visione l’articolo di G. Antonio Stella (9 maggio Corriere della sera), dove si descrivono senza mezzi termini i soprusi, le violenze di ogni genere a cui vengono sottomesse queste povere genti ,nostri fratelli e sorelle. E’ inutile, credo, ripetere che siamo di fronte ad una vera deriva razzista, (che il nostro paese ha ben conosciuto, quando dirottava “gli allora definiti diversi” in altre terre ben conosciute a fine guerra). Ma purtroppo non posso nemmeno non ricordare che mentre si consumava questa tragedia dei nostri soldati in un’altra paese straniero uccidevano” per errore “ una bambina di poco più di 10 anni, sempre un unico solo motivo: i più deboli i più diseredati non hanno gli stessi nostri diritti. Tutto questo non c’entra con la società civile che in Italia c’è non si rappresenta ma c’è! E’ in tutte quelle persone che subito si sono date da fare nell’aiuto dei terremotati, è in tutti quei cittadini che ogni giorno si danno da fare per aiutare il prossimo. Domenica ero a Padova (in mezzo ai leghisti dicevo tra me e me) e andando alla chiesa più vicina per partecipare alla celebrazione della messa mi sono trovato per caso nella giornata missionaria vi erano genti di ogni terra missionari civili e ordinati tutti insieme abbiamo cantato tutti insieme ci siamo comunicati, erano stati ospiti nelle case dei parrocchiani; un miracolo! Si anche! Ma anche una realtà che c’è ma non è ammessa alla partecipazione politica del paese, perché non comoda. Esiste un parte grossa di paese civile che se osservata ci mostra la nostra comunità meno ingiusta meno debole, meno morta.. Termino con questo semino di speranza per non arrendermi all’idea che finalmente più prima che poi la parte buona della società civile si dia una scossa e mossa dal sentimento della fraternità rifiuti certi episodi. Vi ringrazio per lo spazio che continuate a dare con i vostri articoli particolarmente diretti nella difesa dei più umili e poveri quelli di cui non è bene parlare troppo. Grazie davvero! Massimo Alby gregio direttore, Sono un’anziana signora di idea politicamente moderata. Gli antenati m’insegnarono che la saggezza sta nel mezzo. Nel numero 15 del suo settimanale “La Vita”, lei sottolinea che, quando scrive qualcosa, diciamo di più difficile interpretazione, pensa di avere al suo attivo massimo cinque lettori. Forse sbaglia, perché anch’io, nonostante la mia cultura, sono tra quelli. A volte leggo e rileggo più volte e non mi arrendo e non sarò l’unica. Certo che quando gli argomenti investono problematiche più terrene e giornalmente vissute nel variegato contesto terreno, l’interesse si allarga e diventa immediato e di tutti. È passato il 25 aprile, festa per tutti gli italiani e non solo di una parte, e non necessita di troppi commenti. Basta pensare che siamo tornati alla democrazia dopo una dittatura durata venti anni, in virtù di una guerra imposta con tutte le infauste conseguenze. Un senso di pietosa riconoscenza deve andare a quei ventenni, o poco più, che furono mandati a combattere su un fronte dove spesso immolarono la propria vita. Non si chiamarono “partigiani”, ma l’olocausto della loro vita ha almeno un ugual valore. Sono proprio queste celebrazioni che mi portano a riflettere su atteggiamenti politici non troppo convincenti. Qui voglio riferirmi all’atteggiamento della Chiesa cattolica che, interpretando le intenzioni del Concilio Vaticano II, ha acquistato un’identità umanitaria di grande valore cristiano; nel contempo ha creato una situazione che viene considerata di “catto-comunismo”, che ha conseguentemente allontanato, non volente, una parte politica che in questa fratellanza non si è ritrovata. Perché? Perché le finalità non seguono uno stesso percorso e tantomeno un punto d’arrivo? Non dimentichiamo che la rivoluzione bolscevica russa fu intrapresa mettendo ai vertici “l’ateismo”. E che non furono risparmiati eccidi e confinamenti per chi non seguiva gli ordini dei nuovi padroni! E le Chiese? Altro che convivenza cristiana, non sono fandonie, questa è storia. Perché la dittatura cosiddetta proletaria è arrivata al suo epilogo dopo ben 70 anni e per merito di Gorbaciov. La mia modesta cultura, alla quale ho in precedenza accennato, non ha però contraffatto né annullato tante precedenti esperienze maturate nel tempo che mi è stato concesso di vivere. Ho visto in una trasmissione n. 19 in Redazione televisiva l’onorevole Ferrando, di estrema sinistra: fra i provvedimenti da adottare a favore dei terremotati abruzzesi ha chiesto che vengano tolti al Vaticano e quindi alla Chiesa i milioni di euro elargiti dagli italiani. Non mi sembra un esempio di grande fratellanza; quella stessa che si vorrebbe far credere univoca a favore di tanti disperati che cercano una “vita” nel nostro paese. Se poi si sommano quelle voci che negano ad Israele un tragico passato e d’accordo con altri paesi il non diritto ad un lembo di terra, fino addirittura alla negazione “dell’olocausto”, un’uguaglianza di intenti con la Chiesa mi appare assolutamente lontana. Comunque vada la politica italiana ha ancora molto e molto da imparare per andare veramente incontro al popolo e proprio a quella parte più meritevole e per questo più ignorata. Tina pensionata 2009, anno del respiro C aro direttore, in merito all’annunciata indagine dell’Associazione “I cantieri ecologici d’Italia” sull’aumento delle patologie respiratorie un primo contatto ha consentito di apprendere che nel territorio pistoiese siamo in linea con i dati nazionali. Fra le malattie respiratorie di rilevanza epidemiologica e sociale, oltre tubercolosi e polmonite, citiamo l’asma e la broncopneumopatia. La broncopneumopatia cronica ostruttiva è definizione relativa a due malattie che, frequentemente, coesistono nello stesso soggetto: enfisema polmonare e bronchite cronica. Per informare e sensibilizzare la cittadinanza sui rischi respiratori le società scientifiche riunite nell’Unione italiana di pneumologia (Uip), hanno proclamato il “2009anno del respiro”, un’iniziativa nata per promuovere una maggiore consapevolezza sui rischi legati alla salute dei polmoni. Anche il parlamento europeo ha considerato progetti di ricerca per migliorare prevenzione, diagnosi e terapie delle pneumopatie croniche. Secondo previsioni dell’organizzazione mondiale della sanità le malattie dell’apparato respiratorio sono destinate ad aumentare nei prossimi anni. Nei mesi scorsi a Milano, è stata presentata una nuova tecnica di indagine funzionale respiratoria. L’aria che respiriamo (anche per Pistoia città e provincia sono noti superamenti di legge di alcuni inquinanti, con un picco di ben 235 ug/mc di Pmio) entra nei nostri polmoni senza filtri. B.P. Barni 17 Maggio 2009 L’importanza delle elezioni P resto ci sarà una importante serie di elezioni (amministrative ed europee);queste saranno un banco di prova importantissimo per le opposizioni, di fronte ad una crescente popolarità delle forze di governo. Credo che sia importante davvero riflettere con coscienza e prendere atto della precaria situazione sociale che stiamo vivendo;vorrei partire da una riflessione serena ma obbiettiva su quanto è accaduto nel mare davanti alla Sicilia: una donna in maternità stava fuggendo dalla fame e probabilmente dalla guerra, probabilmente si aspettava di trovare dal nostro paese civilissimo aiuto e sostegno, futuro per il suo bimbo (scuola, salute pace); non sono mai arrivati e i loro corpi sono rimasti li soli mentre noi civilissimi e pietosi discutevamo leggi burocratiche su chi dovesse farsi carico di queste persone. Quanta solitudine, mi è venuto in mente davvero, la solitudine nel sepolcro di Gesù, abbandonato da tutti. Ma siamo questo noi! Io lo rifiuto ma mi sento anche impotente! La notizia molto presto è stata celata da un tardivo permesso dato alla nave che aveva accolto i naufraghi.Avverto davvero l’esigenza di un progetto politico che si faccia carico di una rinnovata sensibilità verso gli strati più deboli, un progetto che affronti seriamente l’argomento delle migrazioni, non come argomento di ordine pubblico ma come progetto sulla persona vista come tesoro per la comunità, investimento sulla vita davvero. Sento il bisogno che siano rovesciate con coraggio queste tesi neoliberiste che sempre più spesso riducono l’uomo sempre più a mero strumento (si fanno case in un posto sismico senza la minima adeguatezza ma penso anche al nostro comune a quanto spazio si dedica all’edilizia privata a scapito di quella pubblica, case popolari…). Avverto davvero scarsità di novità, temo che non vi sia per esempio una coerenza tra gli spot giustissimi nazionali delle opposizioni e le direttive e le politiche svolte nei governi delle città! Credo che sia un errore,credo che il vero rinnovamento della politica alternativa alle destre debba partire di qui per poi irradiarsi tramite esempi attuati nelle periferie sul nazionale,dubito anche sulla capacità di rinnovamento degli uomini molto poco propensi a fare spazio alle nuove generazioni (sebbene in alcune primarie vi siano spunti interessanti, Firenze la candidatura di Renzi). Partiamo da una politica che prima di tutto si occupi dei diseredati, dell’infanzia e del diritto all’educazione (vicino alla bellissima biblioteca invece di un ponte facciamoci un impianto di case popolari quale posto migliore!) e ancora di qui un nuovo stimolo nel proporre nuovi interventi che accompagnino le famiglie nelle difficoltà economiche. Una seria riflessione su una più equa e nuova ridistribuzione delle ricchezze sempre più in mano di pochi prepotenti poteri dai colori più disparati. La politica vista come servizio per la società che giustamente deve Vita La saper fare i conti economici per bene amministrare la cosa pubblica ma che non deve divenire strumento di potere e ricchezza di pochi. Abbiamo tutti noi il dovere di provare a dare la nostra parte nelle nostre piccole quotidianità, a questo proposito ho molto apprezzato l’incontro al centro culturale Maritain che non a caso verteva sul senso del laicato oggi alla luce dei preziosi indirizzi tracciati dal Concilio Vaticano secondo, credo che maggiore debba essere per noi cattolici la presa in carico delle problematiche più sensibili della nostra società come le nuove povertà e le vecchie e conosciutissime ingiustizie. Grazie davvero per questi incontri che vengono organizzati. Massimo Alby Regali equivoci A tutte le famiglie della Toscana, nel corso del 2008, è arrivata a casa una scatola con la scritta “Pila - con un risparmio concreto rendi il futuro migliore (Kit Omaggio)”: dentro c’erano 6 lampade a basso consumo di energia e alcuni riduttori di flusso per ridurre lo spreco di acqua. Questo regalo è stato fatto da Publiacqua Spa, Acea Spa, Acque Spa, con il patrocinio della Regione Toscana e la collaborazione di alcune associazioni (per distribuirlo alle famiglie). Ovviamente molte famiglie avranno detto: “questo è davvero un buon regalo, che ci aiuta ad attuare pratiche virtuose di risparmio di energia e di acqua e quindi anche soldi per le bollette”. Però, anche qui, il diavolo deve averci messo il proprio zampino, perché quelle lampade a risparmio dovrebbero durare moltissimo tempo (anni e anni) e invece mi risulta che diverse famiglie hanno avuto l’amara sorpresa che si fulminano dopo pochi mesi e quindi tante persone si chiedono: ma che razza di lampade hanno acquistato per durare così poco? Chi ha fatto l’acquisto, di circa 6 milioni di lampade, sarà stato truffato... oppure sapeva che erano lampade con una durata minima? Mentre sul risparmio di acqua non è il diavolo a metterci lo zampino: se le famiglie risparmiano acqua (che è comunque una scelta positiva e importante), poi le stesse Spa che hanno fatto il regalo (avendo dentro anche il capitale privato con il diritto di remunerazione del 7%) decidono di aumentare le tariffe per far “quadrare” i conti. A proposito, Publiacqua Spa e la Regione Toscana negli ultimi mesi hanno fatto una campagna pubblicitaria per informare le famiglie numerose che potevano fare domanda per ottenere un’agevolazione sulle tariffe per il consumo di acqua: una vera e propria “trovata preelettorale”, perché le famiglie numerose che rientrano nel reddito Isee sono pochissime e la stragrande maggioranza(oltre il 95%) continueranno ad essere penalizzate da un sistema tariffario che cresce non in rapporto al consumo individuale di acqua... ma in rapporto al consumo di ogni utenza e quindi sono proprio le famiglie numerose che continueranno ad essere pesantemente penalizzate. Giuliano Ciampolini Pistoia Sette N. 19 17 Maggio 2009 L a storia della pia pratica del mese di maggio dedicato a Maria ha inizio nel Medioevo, quando –gradualmente- le tante feste pagane in onore della natura in fiore (e, in particolare, della dea Maia) furono sostituite da riti, cristiani, che evocavano la Madonna, quale essere più alto tra tutte le creature (si fondevano così i temi della natura e della devozione a Maria). Ancora, però, non si parlava di un mese specifico da dedicare alla Santa Vergine. Nel XIII secolo, fu Alfonso X, re di Castiglia e Leon e detto “il saggio”, a legare il mese di maggio a Maria. Scrisse, tra l’altro, un poema intitolato «Las cantigas de Santa Maria» e, nel parlare delle tante feste del mese di maggio, periodo di rinascita, prefigurò di dedicarlo alla Vergine perché fosse vis- Ricordare una storia che viene da lontano Per vivere il mese mariano suto nella santificazione e nella gioia autentica. Più tardi, nel XVI secolo, il mondo cattolico si oppose allospirito rinascimentale e al ritorno a certe pratiche paganeggianti. Fu San Filippo Neri a consigliare ai suoi ragazzi di festeggiare Maria nel mese di maggio. In maniera molto semplice: abbellendo, con fiori e per tutto il periodo, l’immagine della Madonna, cantando lodi in suo onore, e offrendole atti di virtù e mortificazione. Un secolo dopo, nel 1677, fu il movimento di Fiesole a celebrare la Vergine Maria nel mese di maggio. In una terra che festeggiava in questo periodo il Calendimaggio, dedicato alle creature (terrene) da loro amate, la comunità di Fiesole volle “cantare” a Maria. Da un archivio, leggiamo: “Si cantavano le litanie lauretane, s’incoronava la statua della Vergine con rose e le si offriva, alla fine del mese, un cuore d’argento. Sicché alla ‘regina della Primavera’ si contrappose la ‘regina del cielo’. Si cominciò a festeggiare tale ricorrenza al Calendimaggio, poi s’estese la consuetudine a tutte le domeniche e, infine, a tutto il mese. Intanto, tali pratiche devozionali cominciarono ad estendersi, in forme e modi diversi, a tutta la penisola. Il primo a istituzionalizzare il mese di maggio come mariano fu il padre gesuita Annibale Dionisi che, nel 1726 a Verona, pubblicò un libro dal titolo: “Il mese di maggio ossia il mese di maggio, consacrato a Maria coll’esercizio di vari fiori di virtù”. Il testo include una serie di consigli pratici sulle modalità attraverso cui compiere la pratica devozionale. Per esempio, si consiglia di offrire preghiere, fioretti, giaculatorie e di recitare il Santo Rosario dinanzi ad un altarino della Madonna, nella propria casa o sul luogo di lavoro. Il mese deve concludersi con l’offerta del proprio cuore (e della propria vita, aggiungiamo noi) alla Vergine Maria. Nel 1786, i più eminenti membri dell’episcopato italiano introdussero nelle loro diocesi il mese di maggio (la prima città che tenne la ricorrenza in forma pubblica fu Ferrara). Così, la devozione si diffuse tra il popolo di Dio dell’intera penisola. Il 21 marzo 1815, papa Pio VII arricchì la pratica d’indulgenze (e continuarono in tal senso anche i suoi successori). Grazie ai pontefici, la ricorrenza s’estese alla Chiesa universale e si diffuse, in particolare, anche in Francia, Spagna, Belgio, Germania, Austria e Svizzera. R. Incontro con Miriam Giovenzana, direttore di un giornale di strada Monache e suore di Pistoia: stile di vita e profezia D omenica scorsa in seminario la giornalista lombarda, Miriam Giovenzana, direttrice editoriale di “Terre di mezzo”, uno fra i più famosi “giornali di strada”, ha parlato alle suore di un argomento che al mondo religioso femminile sta molto a cuore. “Stile di vita come profezia”, questo il titolo della conversazione. Autentici esempio di editoria alternativa, i giornali di strada raccontano storie di marginalità ma offrono spunti anche per chi cerca, in modo consapevole, di rifiutare uno stile di vita fin troppo dominante per imboccare strade di sobrietà alternativa. “Terre di mezzo” esce da 15 anni e non viene mai venduto nelle edicole ma offerto solo in strada da una rete di venditori composta da persone in difficoltà: è la vendita del giornale che consente loro di guadagnare qualche denaro. Recentemente Miriam Giovananza, che a Pistoia è già stata qualche anno fa come relatrice nella Settimana Teologica, ha organizzato la sesta edizione di “Fa’ la cosa giusta”, fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. A Pistoia sono presenti 17 comunità religiose femminili. Tre praticano il monachesimo, cioè una vita “contemplativa”: le Benedettine Cassinesi presso il monastero di Santa Maria degli Angeli (Pistoia/Vicolo In diocesi presenti 17 comunità femminili con 168 religiose. 6 gli Ordini maschili con 23 frati San Michele), le Clarisse nel monastero di Santo Stefano (Pistoia/piazzetta Santo Stefano), le Salesiane, nel monastero della Visitazione (Pistoia/via delle Logge). La maggior parte delle comunità religiose femminili è però composta da suore, cioè da religiose che praticano forme di “apostolato attivo”: sono, nell’intera diocesi, 14. In ordine strettamente alfabetico: Ancelle del Sacro Cuore di Lugo (Cutigliano, Ferruccia, Montemurlo), Discepole del Cuore di Gesù (Oste di Montemurlo), Domenicane Ancelle del Signore (Popiglio, Pistoia/Santa Cecilia, Bonelle, Nespolo), Domenicane Unione San Tommaso d’Aquino (Pistoia/piazza San Domenico), Figlie di Sant’Anna (Pistoia/ via San Pietro), Francescane Minime Sacro Cuore (Poggio a Caiano, Limite sull’Arno, Pistoia/Vicofaro), Francescane di San Piero a Ponti (Sambuca), Immacolatine di Alessandria (Pistoia/via Sestini), Mantellate (Pistoia/Corso Fedi, Artimino, Casalguidi, Quarrata, Seano, San Piero Agliana, Treppio), Piccole Sorelle dell’Incarnazione (Poggio a Caiano), Sorelle Clarisse di Betania (Casore del Monte), Stabilite nella Carità di Gesù Buon Pastore (San Michele Agliana), Stimmatine (Carmignano), Suore Francescane dei Poveri (Pistoia/via Gemignani). In tutto, tra monache e suore, la diocesi di Pistoia può contare su circa 170 religiose (il numero esatto è 168) in grande maggioranza italiane (le straniere sono una ventina). A oggi non risultano presenti novizie . Piuttosto elevata (67 anni) l’età media. Esistono, a Pistoia, anche quattro “Istituti Secolari” (i loro nomi: Compagnia SS Annunziata, Cordis Jesu, Missionarie della Regalità, Unione Carmelitana Teresiana) con donne consacrate - che hanno effettuato i doni di povertà, obbedienza, castità come monache e suore - ma che però, a loro differenza, non conducono vita comune. E vivono in una condizione particolare ma altrettanto affascinante, e controcorrente, come le loro sorelle monache e suore: religiose “invisibili, inserite nella società, apparentemente donne laiche ma in realtà consacrate a Cristo. A completare il quadro della vita religiosa pistoiese ci sono anche gli Ordini maschili che, nella diocesi, sono 6 per un totale di 23 frati: i Domenicani, (Pistoia/piazza San Domenico), i Minori Cappuccini, (Pistoia/ Cappellania Ospedale), i Minori Conventuali (Pistoia/piazza San Francesco), i Servi di Maria (Pistoia/piazza SS Annunziata), i Passionisti (Forrottoli di Casalguidi), i Betharramiti (Montemurlo). Mauro Banchini Pellegrinaggio alla Croce di Belvedere D omenica 17 maggio 2009, nel pomeriggio, si terrà il consueto pellegrinaggio alla Croce di Belvedere; arrivati alla Croce, alle 17,30 si terrà la Santa Messa celebrata dal vicario generale della diocesi, don Paolo Palazzi. COME RAGGIUNGERE LA CROCE L’Istituto Suore Mantellate A piedi: partenza dal cimitero di Vinacciano alle ore 15,30; In auto: strada provinciale 27 Cantagrillo-Montevettolini, Monsummano con deviazione a destra, dopo il Poggo de’ Papi, in via San Martino in Colle. 8 chiesa pistoiese n. 19 VICENDA RADICIFIL D La Chiesa pistoiese solidale con i lavoratori inanzi alla drammatica vicenda dei 137 dipendenti di Radicifil messi in cassa integrazione con la prospettiva del licenziamento, il vescovo e la chiesa di Pistoia esprimono il grave sconcerto e preoccupazione. A pochi giorni dal primo di maggio, dedicato al diritto e alla dignità del lavoro, vogliamo dire la nostra vicinanza e solidale partecipazione alla vicenda dei 137 cassaintegrati, delle loro famiglie, dei loro progetti per il futuro che vengono inesorabilmente spenti. Mentre ci sentiamo in- coraggiati da quanto sta accadendo, ad intensificare il nostro impegno di concreto aiuto alle famiglie il “fondo di solidarietà famiglia-lavoro”, chiediamo il massimo impegno e diamo tutto il sostegno alle autorità competenti perché facciano il possibile allo scopo di non perdere l’importante risorsa economica e sociale rappresentata dalla Radicifil e dalla professionalità del personale lavorativo. In un momento di grande crisi economica, che diventa inevitabilmente crisi sociale e familiare, guardando alle mol- te persone che hanno perduto il lavoro sul nostro territorio, riaffermiamo che il lavoro non è né una concessione né una fortuna: è un diritto che tocca profondamente la dignità della persona e la vita delle famiglie. Il vescovo e la Chiesa di Pistoia chiedono che lo stabilimento pistoiese della Radicifil ed i suoi lavoratori non vengano sacrificati né a vantaggio di altre sedi né di una logica molto attenta al profitto e meno interessata al diritto ed alla dignità della persona e delle famiglie. Mariapoli Un mondo d’amore una società col Vangelo S i è svolto ad Arcidosso, in provincia di Grosseto, dall’1 al 3 maggio, l’annuale incontro voluto dai Focolarini di Chiara Lubich riguardante le province di Grosseto, Arezzo, Firenze, Pistoia, Prato e Siena; all’incontro hanno partecipato numerose famiglie con ragazzi di ogni età e centinaia di persone di ogni ceto e dottrina, tutte animate da un grande spirito comunitario; mentre gli adulti erano impegnati negli incontri, contemporaneamente venivano fatti dei gruppi riservati ai più giovani i quali davano il loro contributo a risolvere le problematiche della loro età, alternando gli incontri di riflessione a svaghi musicali e giochi vari. La cittadina grossetana ha accolto con grande entusiasmo i convenuti a questo importante convegno tanto che il suo sindaco, dopo aver portato il saluto della città, si è intrattenuto lungamente ai vari dibattiti che, incentrati sulla visione di una società più giusta ed espressione di un Vangelo veramente vissuto, lo hanno particolarmente attratto; parole d’amore sono state al centro di tutti gli interventi che hanno fatto intuire la possibilità di ricostruire una società di valori, dove l’amore dell’uno verso l’altro, il rispetto, l’aiuto, la solidarietà non siano chimere ma siano un modo nuovo di vita: solo ispirandosi a tali principi è possibile sostituire la sopraffazione, gli egoismi, lo sfruttamento, esistenti nella società attuale che diversamente, non può avere un futuro di pace e di serena convivenza. In ogni momento è aleggiata la presenza spirituale della fondatrice del Movimento dei Focolari, Chiara, che da circa un anno ha lasciato la vita terrena per salire in cielo. Come è nello spirito dei Focolarini sono state ascoltate esperienze di diversi credo, financo di non credenti, che hanno comunque tutte portato il loro alto contributo e apprezzamento, non solo nei confronti di chi ha la fortuna della fede, ma anche di chi è ancora alla ricerca di dare un senso valido all’esistenza sia nell’ambito privato che pubblico. Il momento culminante della manifestazione si è avuto nell’incontro col professor Antonio Maria Baggio, noto professore in varie università: da Padova, all’università Gregoriana di Roma ed altre ancora, oltre che docente della dottrina sociale della Chiesa ed apprezzato e stimato politologo pure all’interno del Vaticano; attualmente è responsabile dell’università “Sophia” istituita presso la cittadella toscana dei Focolarini in Loppiano, in fase di grande sviluppo e con un luminoso futuro. Antonio Maria, allievo e fervente seguace degli insegnamenti di Chiara Lubich, ha illustrato la spiritualità e la forza che ella, insieme ad un gruppo di coetanee che la seguirono nel periodo dell’ultima guerra mondiale, rappresentava fin da allora per costruire una società d’amore che ponesse al centro dell’attenzione l’uomo in Dio. Nel dibattito che ne è seguito sono emerse anche le preoccupazioni, che da più parti si manifestano, sulla incapacità di una parte della Chiesa dei nostri tempi di vivere il Vangelo; Baggio riconosce queste difficoltà attuali e condivide la necessità di offrire delle risposte efficaci e profonde che portino ad una società che si riappropri del Vangelo come unica fonte di vita spirituale e sociale, per ridare speranza di una esistenza migliore e più giusta a tutta l’umanità. Numerosa la comunità della provincia di Pistoia, dal comune capoluogo, alla piana di Quarrata Agliana e Montale, oltre alla vallata della Nievole, che ha raggiunto la cittadina dell’Amiata sia con autobus che con mezzi propri; sono pervenuti proprio dai partecipanti della nostra provincia importanti stimoli e suggerimenti al rinnovamento e al miglioramento di una vita sociale e cristiana, più vicina ad un Vangelo vissuto e non solo predicato. Ai dibattiti si sono alternate visite culturali che hanno permesso a tutti i presenti di apprezzare le bellezze artistiche e paesaggistiche della zona maremmana, illustrate con grande professionalità e dovizia di particolari da esperte guide del luogo. La Mariapoli si è conclusa in un clima di grande gioia e condivisione, nel segno dell’amore e della fraternità come uniche certezza per un futuro migliore. Giancarlo Caroli 17 Maggio 2009 Vita La Parrocchia di Masiano Festa di Santa Rita D omenica 24 maggio, la nostra parrocchia festeggerà la solennità dell’Ascensione invocando l’intercessione di santa Rita, patrona dell’oratorio parrocchiale. Nella settimana della festa sono previste le seguenti iniziative: il rosario meditato giovedi 21 maggio alle ore 21, la messa e l’adorazione venerdi 22 maggio alle 21 e la messa con le lodi sabato mattina alle 8. La festa culminerà con la celebrazione eucaristica e la processione (accompagnata dalla banda di Serravalle) di domenica pomeriggio alle 17.00. Alla fine della processione sarà distribuita a tutti i presenti una rosa benedetta. Nella giornata di domenica sarà aperta la fiera di beneficenza, con tanti premi ricamati dalle donne della parrocchia. Un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di queste giornate, e a tutti coloro che vorranno unirsi a noi per questo momento di festa. Vi chiediamo di pregare con noi perché la presenza del Signore, attraverso l’intercessione di santa Rita, sia sempre più viva nella nostra comunità parrocchiale e perché riusciamo a testimoniare l’amore che abbiamo ricevuto. Chiesa di Sarripoli Vespro d’organo con Anna Picchiarini M usiche di Frescobaldi, Zipoli, Scarlatti, Bach, Anonimo e Gherardeschi per il Vespro d’organo in programma domenica 17 maggio (ore 17) nella chiesa di Sarripoli (organo di Domenico Caciolli di Lucca del 1688). Ad eseguirle sarà Anna Picchiarini, pistoiese, attiva in campo concertistico come solista e in duo con strumenti e cantanti, sia in qualità di organista sia di pianista. Picchiarini ha fatto parte del programma «Italia in Giappone 2001» tenendo, come organista solista e come pianista ed organista nel Trio Mabellini, una serie di otto concerti in Giappone (Tokyo, Yokohama, Fukui, Nagoya, Shirakawa, Ghifu, Osaka e Kyoto). Ha vinto il secondo premio (primo non assegnato) al concorso organistico nazionale 2002 di Battipaglia. È prima assistente organista della basilica Cattedrale di Pistoia. Insegna cultura musicale generale alla scuola comunale di musica «Mabellini» di Pistoia, dove è anche pianista accompagnatrice. Leonardo Soldati dottore due volte D opo la laurea in Scienze Politiche – vecchio ordinamento, il nostro collaboratore Leonardo Soldati, 30 anni, giornalista pubblicista e consigliere comunale di Pistoia, si è brillantemente laureato per la seconda volta in Storia Contemporanea, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze. Ha discusso una tesi dal titolo “La crisi della Democrazia Cristiana: il dibattito politico degli anni Ottanta nella memoria storica del partito”, relatore il professor Mario Giuseppe Rossi. A lui i più sinceri complimenti da parte della redazione. Battistero Mostra d’arte sacra di Osanna Biagini P otrà essere visitata fino al 14 giugno la mostra d’arte sacra della pittrice pistoiese Osanna Biagini, allestita all’interno del Battistero di Pistoia. «Arte del sacro» è il titolo della personale e, tra le opere esposte, spicca l’imponente trittico «Giubileo del 2000» (olio e oro su legno cm. 220x230), che per la prima volta può essere ammirato direttamente dal pubblico, e lo spettacolo è davvero suggestivo. Altre opere in mostra «Segni miracolosi a Medu- gorje» (olio e oro su legno cm. 80x80); «Angelo custode» (olio e oro su legno cm. 64x120) e «Cupola della Chiesa della Madonna dell’Umiltà» (olio e oro su legno cm. 28x41). La mostra è visitabile al mattino dalle 9.30 alle13.30 e al pomeriggio dalle 15 alle 18 (lunedì chiuso). Pa.Ce. Vita La 17 Maggio 2009 n. 19 24 MAGGIO Giornata dell’“Avvenire” C’ è un modo giusto per affrontare la “giornata” diocesana con il quotidiano “Avvenire” (a Pistoia la facciamo domenica prossima, 24 maggio 2009, proprio nel giorno in cui la Chiesa ci chiede di riflettere sui media): utilizzare questa occasione per iniziare, o proseguire, un cammino di responsabilità con il complicato ma inevitabile mondo della comunicazione. Pochi giorni fa, chiamato dalla parrocchia di San Marcello nel contesto di una “scuola di fede”, ho cercato di portare un ragionamento – spero utile – sul tema (“L’inganno dei media”) che mi era stato affidato. Il nostro sogno, come ufficio diocesano comunicazioni sociali, è che questo tipo di incontri possano aumentare. Di aspetti da affrontare ce ne sarebbe molti: le nuove tecnologie (il messaggio di Benedetto XVI per la “Giornata” mondiale 2009 riguarda proprio il rapporto fra “nuove tecnologie”, il web, e “nuove relazioni”) la preponderanza del mezzo televisivo, i videogiochi, la pubblicità, le manipolazioni ottenute grazie a un sapiente controllo mediatico. Davanti ai media, e al loro potere, non si può scherzare o far finta di nulla: non si possono ignorare o demonizzare. E’ necessario educarsi ed educare a un loro uso critico. E le parrocchie, proprio anche grazie alle tecnologie, dovrebbero poter fare molto davanti alle grandi sfide educative del contesto mediatico. E invece? Purtroppo, c’è molto assopimento. Pistoia non fa eccezione. Nessuno sembra interrogarsi, fra i sacerdoti e fra i laici, su come fare, in positivo, per tentare di “dominare” l’impero mediatico limitando le occasioni di esserne “dominati”. Nessuno pare riflettere, ad esempio, sul rapporto fra stili di vita quotidiani della nostra gente e bombardamenti mediatici. Pochi sembrano ragionare sul terribile divario già in atto fra una minoranza di pochi “illuminati” (quelli capaci di “dominare” i media) e maggioranze sempre più estese di videodipendenti, intorpiditi da chi ha precisi interessi, anche economici, a intorpidire. Ecco a cosa serve, a cosa potrebbe servire, la giornata di “Avvenire” oltre Dal messaggio di papa Benedetto XVI per la 43ma Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali “ La nuova arena digitale, il cosiddetto cyberspace, permette di incontrarsi e di conoscere i valori e le tradizioni degli altri. Simili incontri, tuttavia, per essere fecondi, richiedono forme oneste e corrette di espressione insieme ad un ascolto attento e rispettoso. Il dialogo deve essere radicato in una ricerca reciproca della verità, per realizzare la promozione dello sviluppo nella comprensione e nella tolleranza che a offrire l’occasione per approcciarsi a un quotidiano troppo spesso letto più in ambienti extra ecclesiali che nelle parrocchie: un pretesto, una occasione per far riflettere chi, in genere, pensa che non esistano problemi se nelle nostre famiglie passiamo ogni giorno cinque ore delle nostra vita davanti alla tv (e le trascorriamo in modo passivo) oppure se non leggiamo mai un quotidiano, oppure se leggiamo sempre lo stesso, oppure se chattiamo sul web con superficialità pensando di trovare solo agnellini, oppure se non leggiamo mai un libro, oppure se al cinema ci andiamo solo a vedere le stupidità dei “cinepanettoni” e così via. Lo strumento scelto può piacere o meno, ma questa – starei per dire ” – è la cosa meno significativa rispetto all’importanza della posta in gioco: usare sempre, come singoli cittadini e come membri di una comunità più vasta (religiosa e civile), il criterio della responsabilità e della formazione. I media hanno un potere enorme. Possono essere occasioni di libertà ma anche strumenti di moderne schiavitù. Ecco perché sarebbe bello se, domenica prossima, la distribuzione del quotidiano edito dalla Cei con la pagina speciale su Pistoia, fosse un piccolo pretesto per un’azione assai più grande: aumentare il nostro livello di attenzione critica verso i media. Mauro Banchini Direttore Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali P urtroppo sono assai pochi i vicari zonali che hanno ritenuto di rispondere a una comunicazione che l’Ufficio ha loro inviato, lo scorso 17 aprile, per effettuare un coordinamento con i rispettivi parroci circa il numero di copie effettivamente desiderate. Negli anni scorsi si sono verificati disguidi che, stavolta, avevamo pensato di sanare coinvolgendo, appunto, le singole zone della diocesi. Come indicato nella lettera, in assenza di risposte le parrocchie riceveranno, domenica prossima, lo stesso numero di copie ricevute lo scorso anno. Purtroppo nessuno ci ha risposto neppure sull’altra questione posta: segnalare all’Ufficio Comunicazioni Sociali, da parte di ciascun Vicariato, uno o più nominativi di giovani con cui iniziare uno specifico percorso formativo sui temi delle comunicazioni sociali. Sarà nostra cura riprovare. Centro Famiglia Sant’Anna La famiglia nei mass media I l 23 maggio, presso l’Antico Palazzo dei Vescovi, si svolgerà il Convegno “La Famiglia nei Mass Media” organizzato dal Centro Famiglia S. Anna. Il Centro, che si occupa dei vari aspetti delle problematiche familiari, intende proporre un’indagine conoscitiva, riflessioni e confronti sull’immagine della famiglia trasmessa dai Mass Media. Spesso ci chiediamo, infatti, se i messaggi dei vari ambiti dei media divulgati sia in modo indiretto come pubblicità, fictions, sia in modo diretto come commenti giornalistici o comunicazioni su prese di posizione in ambito politico e sociale influenzano, modificandolo, il valore base di questo nucleo, struttura portante della società. I relatori del Convegno, operanti in vari settori collegati alle problematiche familiari esamineranno gli aspetti emergenti nella trasmissione dei messaggi da parte dei media. Ai loro interventi seguirà il dibattito e un confronto fra i partecipanti. chiesa pistoiese 9 Ricordo di don Caroli R icorre in questi giorni il quinto anniversario della morte di Manfredo Caroli, “prete”, come lui amava definirsi. Sacerdote particolarmente amato dalle popolazioni che lo hanno conosciuto: dalla parrocchia di Casalguidi dove svolse la sua prima esperienza pastorale; a Vitolini nel comune di Vinci dove le sue iniziative in campo sociale e spirituale sono ancora a testimoniare la sua opera; infine nella sua Chiesa del Villaggio Belvedere in Pistoia dove per quarant’anni ha svolto una missione dal doppio aspetto, spirituale e sociale. Era anche stimato e conosciuto in diocesi per essere stato direttore responsabile di questo settimanale “La Vita”. Il ricordo della sua attività pastorale è ancora vivo in coloro che lo hanno conosciuto. Il messagio pasquale del Vescovo trasmesso per radio La realizzazione ad opera degli uffici di pastorale sociale del lavoro e delle Comunicazioni sociali e dell’emittente locale Radio Diffusione Pistoia I l messaggio solenne del Vescovo per la Pasqua di resurrezione è stato trasmesso via etere in diretta dalla Cattedrale di Pistoia e ha raggiunto altre comunità di fedeli. Questa diretta radiofonica ha voluto ribadire l’importanza di evangelizzare con i mezzi del nostro tempo, con l’impegno di una radio laica che attraverso I propri canali ha “diffuso” la voce della chiesa di Pistoia nel suo tempo più significativo: il mistero pasquale. Il responsabile del settore sociale dell’emittente Paolo Ghelardini afferma: “È stata una soddisfazione personale e dello staff di esaudire le innumerevoli richieste di ascoltatori”. La radio attualmente ospita da diverso tempo un programma dal titolo: Pillole di fede. Nello spazio ilVescovo affronta vari argomenti di attualità, tenendo una catechesi a tutto campo . Daniela Raspollini Al circolo “Immacolata” In vacanza con il “Giocosport” I l Centro Sportivo Italiano, in collaborazione con lo staff tecnico Coni, organizza il Centro estivo 2009. Durante il centro estivo sono previsti: tanto sport, lezioni di tennis, pallavolo, basket, scherma con gare e olimpiadi settimanali; escursioni all’aria aperta e un giorno in piscina; giochi, risate, divertimento, laboratori manuali e tanto altro ancora. Il centro è aperto a tutti i ragazzi dai 6 ai 13 anni dal lunedì al venerdì da giugno a settembre con la possibilità di frequentare tutta la giornata 8.00-17.00 (pasto compreso) o soltanto la mattina 8.00-13.00. Per iscrizioni, info e costi rivolgersi presso il Csi di Pistoia Via Antonelli 82A, tel. 0573,964589 - e-mail [email protected] - www.csipistola.it; Martino Frangioni 347.3457285; Alessandra Butelli 340.4786109. Anteas Due incontri M ercoledì 20 maggio alle 16,30, presso la sala verde Cisl in viale Matteotti 37 a Pistoia, si terrà un incontro dal titolo: Parliamo di acqua: bene prezioso. L’incontro si svolgerà nel seguente modo: alle 16,30: “Servizio idrico integrato e i suoi compiti” relatore professor Renzo Fagioli, vicepresidente di Publiacqua spa; alle 17,30: “Qualità dell’acqua potabile e suo corretto uso” relatore dottoressa Daniela Burrini, responsabile dell’area controllo ricerca e sviluppo di Publiacqua spa. Alle 18,15: interventi e dibattito. Sabato 23 maggio alle 14 (partenza da piazza Oplà): Visita a Piano degli Ontani alla centrale idroelettrica. Dopo l’arrivo a Pian degli Ontani visita alla presa d’acqua e alla centrale; visita guidata all’impianto; visita anche alla casa della poetessa pastora Beatrice di Pian degli Ontani e alla pittoresca Torre del Fattucchio. Merenda rustica presso l’albergo Sichi allietata dai canti delle strofe di Beatrice eseguite da Marisa e Bartolino. Rientro previsto a Pistoia alle 20. La merenda e l’intrattenimento sono offerti dall’Anteas. Il costo del pullman è euro 9. Tel. 0573.571291 ore pasti. Casa della Solidarietà-Rete Radiè Resch e Circolo Oscar Romero Fede e politica V enerdì 22 maggio alle 21 a Santomato (Pistoia) presso la chiesa parrocchiale ci sarà l’incontro dibattito su “Fede e politica”. Partecipa Aleida Guevara, pediatra, figlia del Che insieme a don Andrea Gallo. INFO: Casa della Solidarietà Rete Radié Resch di Quarrata (PT) www.rrrquarrata.it oppure [email protected]. 10 comunità e territorio n. 19 ELEZIONI PROVINCIALI 17 Maggio 2009 Vita La Comparto materiale rotabile Arrivano i primi risultati Marco Baldassarri si candida alla presidenza della Provincia per l’Udc S M arco Baldassarri, 48 anni, avvocato con studi a Firenze e Pistoia, si candida a presidente della Provincia per l’Udc. «Tengo a precisare – dice – che la mia non è una candidatura di bandiera. Ci presentiamo a queste elezioni con una nostra lista perché riteniamo di rappresentare una parte importante della storia, della cultura, della politica del nostro Paese. Riteniamo che gli attuali partiti, quelli che raccolgono legittimamente molti voti, non abbiano questa stessa capacità di rappresentare idealità, storie e cultura e su questo punto pensiamo di poter offrire agli elettori una alternativa importante». Una carriera politica importante, quella di Baldassarri, sbocciata nel movimento giovanile democristiano (ne fu segretario regionale e delegato a due congressi europei) e approdata alla fondazione in sede locale del Ccd dopo essere stato consigliere comunale Dc fra il 1985 e il ’90. Baldassarri è Tra i suoi obiettivi la realizzazione a Pistoia di un circuito di prova per i treni della Breda appena stato nominato membro della presidenza della giustizia tributaria ed è in scadenza di mandato nella commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali in cui si è occupato in prevalenza di trasporto aereo. «Stiamo in campo con tutta la serietà possibile, al momento non mi pongo il problema di chi sarà e chi non sarà al ballottaggio, noi cerchiamo evidentemente di stare in competizione con tutti gli altri, del resto è chiaro che noi partiamo sulla carta con voti inferiori rispetto a quelli dei partiti maggiori, però vorrei ricordare a tutti gli elettori che qui non si vota per Berlusconi Partita del cuore In campo per aiutare la ricerca P Vecchie glorie del calcio, della ersonaggi dello spettacolo, giornalisti, politici, vecchie glorie del calcio e della pallacanestro uniti per una iniziativa di beneficenza: raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro al polmone, il mesotelioma, una malattia che per adesso non lascia scampo e che a Pistoia è fin troppo conosciuta, per via della Breda. Una sorta di partita del cuore che si giocherà allo stadio «Melani» di Pistoia giovedì 11 giugno, alle 21. L’incontro V isita ai vivai pistoiesi da parte di Stefania Zucchi, segretaria della direzione dei servizi del cerimoniale del Quirinale, che accompagnata da Renzo Benesperi, segretario generale dell’Associazione produttori del verde «Moreno Vannucci», ha visitato anche alcune suggestive zone della Montagna pistoiese, fra cui Cutigliano e Abetone. Benesperi, ha illustrato alla gradita ospite le peculiarità dell’immenso verde che distingue vasti comprensori della provincia di Pistoia con paesaggi unici costituiti da migliaia di varietà pregiate di piante ornamentali in pianura e da innumerevoli alberi esemplari nelle foreste della Montagna pistoiese, che sono tra le più belle pallacanestro, personaggi del mondo dello spettacolo impegnati in una amichevole allo stadio «Melani» di Pistoia è promosso dall’Associazione centri sportivi italiani (Acsi), e vedrà confrontarsi la Nazionale Padania Calcio, che scenderà in campo al gran completo ed una rappresentativa di personaggi del mondo dello spettacolo, del- lo sport e della politica pistoiesi (e non), e tra questi alcuni volti noti anche a livello nazionale, come la “Iena” Andrea Agresti, l’ex cestista Eugenio Capone, l’ex calciatore della nazionale Sergio Brio, l’ex portiere del Milan e o per Franceschini, qui si vota per scegliere il presidente della Provincia di Pistoia». Tra gli obiettivi programmatici, fare di Collodi, una sorta di Disneyland che attragga bambini di tutto il mondo; collegare le province di Modena e Pistoia bypassando Abetone; realizzare a Pistoia un circuito di prova per i treni, risparmiando ad AnsaldoBreda costose trasferte nella Repubblica Ceca o in casa del cliente di turno. Baldassarri sottolinea il clima di «grande amicizia» all’interno del partito e fra i possibili candidati, «cosa che non si riscontra sempre negli altri schieramenti» ed annuncia che a Monsummano e a Pieve l’Udc correrà da solo, rispettivamente con Apruzzese e con Giulietti. «A Montecatini – aggiunge sosteniamo Lapenna e a Pescia Marchi, altrove partecipiamo a liste civiche pure o civiche di centrodestra, salvo a Borgo a Buggiano dove siamo nella civica orientata al centrosinistra». Patrizio Ceccarelli della Fiorentina Giovanni Galli. Con loro scenderanno in campo, tra gli altri, il vice coordinatore provinciale del Pdl, Alessandro Capecchi, il consigliere comunale Alessio Bartolomei, il giornalista Luca Cecconi e probabilmente anche il sindaco Renzo Berti. «I proventi – ha spiegato Luca Santalmasi, presidente dell’Acsi-Pistoia e promotore della manifestazione - saranno devoluti a favore delle associazioni che svolgono la ricerca contro il mesotelioma da esposizione all’amianto». P.C. i è tenuto nei giorni scorsi a Pistoia un convegno riguardante il comparto del materiale rotabile. Gli argomenti vertevano principalmente su due settori; uno riguarda il settore della meccanica, l’altro lo sviluppo del ferrotranviario pistoiese. Il comparto meccanico è uno dei settori strategici dell’economia toscana che nell’ultimo decennio ha dato qualche segno di dinamicità rispetto ad altri settori maturi e tradizionalmente trainanti. E’ all’interno del settore meccanico che si colloca la filiera del ferrotranviario che nella nostra provincia costituisce un settore significativo vista la presenza di Ansaldo Breda attorno al quale ruota tutta un economia di piccole e medie imprese locali. “La presenza di una impresa leader – è stato sottolineato- ha certamente avuto un peso importante nello sviluppo locale soprattutto nei rapporti di sub fornitura con le piccole e medie imprese.” Gli studi hanno dimostrato che i cambiamenti hanno creato grandi trasformazioni sia nell’organizzazione interna dell’impresa leader sia nelle relazioni esterne che appaiono oggi sostanzialmente diverse rispetto ai sistemi industriali del passato. Tali cambiamenti hanno avuto inevitabilmente anche delle ripercussioni sulle imprese dell’indotto oltre che sulla cultura degli imprenditori e degli operatori economici ed istituzionali che sembrava essere ancorata ad una visione industrialista dello sviluppo economico locale. Altro elemento su cui riflettere riguarda il capitale umano. Da un lato emerge una scarsa fiducia verso il contesto che porta spesso gli imprenditori a manifestare comportamenti di investimento a rischio controllato e protetto. L’indice di imprenditorialià per il settore della meccanica si colloca sotto la media nazionale e regionale sebbene a livello regionale sia superiore a Pisa e Livorno ma inferiore a Firenze. L’indice di dotazione per la meccanica poi mostra un andamento sempre al di sotto della media nazionale regionale e delle altre province “meccaniche” toscane. Su questo aspetto entra in ballo la cura della professionalità che non deve essere affatto trascurato tenendo in considerazione che da qualche anno sta prendendo campo un fenomeno che sta riguardando l’industria ossia la progressiva riduzione dell’appeal del lavoro di fabbrica da parte delle nuove generazioni. E’ necessaria quindi un’adeguata attenzione al presidio del capitale umano interno al territorio. “L’insieme di questi aspetti critici e non – ha detto Vincenzo Cavaliere nel corso del suo intervento – debbono portare ad elaborare una serie di interventi mirati anche se fare attività di programmazione oggi diventa impresa ardua in relazione alle difficoltà di valutare i cambiamenti ed i fattori che li determinano. Emerge quindi la necessità di un processo decisionale che consideri dati ed informazioni partendo dallo specifico contesto di riferimento e tali da consentire la costituzione di un giudizio consapevole ed informato.” Attualmente esiste una generale convergenza sulla necessità di presidiare attraverso specifiche azioni aree come le cultura dei manager degli imprenditori, i processi cooperativi fra le varie organizzazioni istituzionali,le relazioni di sub fornitura, il capitale umano ed il sistemo formativo ma anche le infrastrutture. Al momento esistono divergenze sui temi quali ricerca e innovazione. Tuttavia la Provincia di Pistoia si augura che si possa trovare un adeguato punto d’incontro fra il rafforzamento del capitale umano e delle varie organizzazioni ed associazioni imprenditoriali dando vita a quello spirito cooperativo indispensabile per competere a grandi livelli. Edoardo Baroncelli Produttori del verde Ospite importante in visita ai vivai Stefania Zucchi dal Quirinale in tour nella valle dell’Ombrone e nella montagna pistoiese dell’Appennino. «La signora Zucchi – afferma Benesperi - è rimasta affascinata dai luoghi visitati, dove la bellezza della natura e il sapiente lavoro degli operatori dell’agricoltura hanno contribuito a valorizzare il rarissimo connubio tra il verde dei vivai della pianura e quello delle montagne, peraltro impreziosito da beni artistici e monumentali, tali da onorare nel migliore dei modi l’appellativo riconosciuto universalmente a Pistoia di capitale del verde d’Europa». A conclusione del soggiorno pistoiese, Stefania Zucchi (a destra nella foto) ha visitato a Le Piastre l’antica Posta granducale, oggi residenza-studio della nota pittrice di piante e fiori Esa Pratesi Corsi, che nell’occasione ha voluto donarle, a nome della comunità pistoiese, un quadro raffigurante la campagna con i girasoli, da sempre simbolo del mondo agricolo. PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] Vita È La un’immagine per certi versi sorprendente, quella dei giovani di oggi che emerge dalle quattro giornate di studio che si sono svolte a Pistoia, nell’ambito della terza edizione di «Dai un senso alla vita: rispettala!». Cresce, infatti, l’attenzione delle nuove generazioni nei confronti del sociale, almeno il 10% di loro svolge in modo continuativo attività di volontariato e un altro 10% pensa di iniziare a farlo entro breve tempo. Le ragazze in questo stanno superando i maschi, anche se la differenza per adesso è minima. I valori positivi, costituiti dalle passioni per lo sport, lo studio, la famiglia, le relazioni con gli altri, prevalgono sui fenomeni di devianza, come ha sottolineato la vicepresidente nazionale Ans, Annamaria Coramusi, intervenuta al convegno «Tra Lucignolo e Pinocchio: che altro?», che si è svolto a Palazzo dei Vescovi, presenti i massimi esperti nazionali di problematiche giovanili. L’iniziativa, promossa dal laboratorio toscano Ans di scienze sociali, comunicazione e marketing, ha richiamato nella nostra città i maggiori esperti nazionali del settore. «Da questa manifestazione – commenta Giuliano Bruni, dirigente nazionale Ans e promotore R esteranno aperte fino a sabato 23 maggio le iscrizioni alle attività estive organizzate per minori di età compresa da 3 mesi a 14 anni, organizzate dal Comune di Agliana. Per bambini frequentanti i servizi educativi prima infanzia 3-36 mesi (1-31 luglio, orario 7,45/16, 69 iscrizioni previste). La struttura utilizzata è quella dell’asilo nido “Il Glicine” di via Curiel. La quota di partecipazione è di euro 272 per l’intero periodo e di euro 141 per la prima o la seconda quindicina di attività. Per bambini frequentanti la scuola dell’infanzia (1-31 luglio, orario 8/16, 60 iscrizioni previste). La struttura utilizzata L a relativa idea, concepita ben sette anni fa, è stata magnificamente concretizzata da Daniela Gaggini, una esperta di settore che opera a Cireglio ed è originaria appunto di Mammiano Basso –nel territorio comunale di San Marcello- dove, su tre ettari di bosco che le appartengono, ha realizzato un’area di grande interesse naturale, culturale, didattico e turistico, che si trova poco a valle della Mammianese. Avvalendosi di contributi economici di Regione, Provincia, Comunità Montana, Comune di San Marcello e Coldiretti di Pistoia nonché della collaborazione di numerosi esperti, Daniela Gaggini ha inteso –riuscendoci 17 Maggio 2009 11 n. 19 Istituti Raggruppati GIOVANI i terremotati Cresce l’impegno sociale Per I Dalla terza edizione di «Dai un senso alla vita: rispettala!» emerge una nuova immagine (più positiva) dell’universo giovanile dell’iniziativa -, sono emersi anche risultati inaspettati, che fanno ben sperare». La manifestazione, alla quale hanno partecipato anche numerosi studenti degli istituti superiori della città, si è aperta con l’inaugurazione della mostra d’arte nell’Atrio del Tribunale di Pistoia (nella foto), che ha presentato gli elaborati realizzati dagli studenti dell’istituto d’arte «Petrocchi» e le foto del Fotoclub Misericordia. Nel corso della manifestazione sono stati conferiti i premi a personalità che si sono distinte nelle iniziative di prevenzione e ascolto dei giovani. La cerimonia si è svolta in Sala maggiore del Palazzo comunale, presenti le massime autorità cittadine, tra cui il prefetto Antonio Recchioni. Tra i premiati - tutti nomi di spicco a livello nazionale e internazionale, come Luigi Car- dini (presidente nazionale Fratres delle Misericordie d’Italia), Sabas Preteit De La Vega (Ambasciatore della Colombia per «Vita senza droga»), Elevizio Galanti (direttore generale Dipartimento nazionale protezione civile), Wladimir Olshansky (fondatore di «Soccorso clown») anche due pistoiesi, suor Gertrude (Ceis-Pistoia) e Luigi Innocenti (Associazione Cuoriamoci). Premiati anche gli studenti vincitori del concorso «Dai un senso alla vita: rispettala!». Si tratta di Sylvia Bomba (autrice del logo della manifestazione), Beatrice Bernardi, Veronica Buccelli, Bruno Nebillari, Leonardo Chironi, Genny Petrucci, Ilaria de Jesus Chavez, Andrea Paganini, Sonia Tondini e Simone Bresci. Una piazza del Duomo gremita di pubblico ha invece ospitato l’ultima delle quattro giornate, domenica scorsa, per il «Mercatino dei valori»: circa 40 associazioni di volontariato hanno presentato i loro servizi, tra animazioni, musica, danza, sport e spettacolo. Patrizio Ceccarelli Comune di Agliana Attività estive per i minori è quella della Scuola Materna di via Dante Alighieri a San Niccolò. La quota di partecipazione è di euro 232 per l’intero periodo e di euro 121 per la prima o la seconda quindicina di attività. Per i bambini della scuola primaria (1-31 luglio, orario 8/16, 90 iscrizioni previste). La struttura utilizzata è quella della scuola “Rodari” di via Livorno. La quota di partecipazione è di euro 232 per l’intero periodo e di euro 121 per la prima o la seconda quindicina di attività. I genitori dei bambini della scuola materna ed elementare che intendono usufruire del servizio di trasporto dovranno farne esplicita richiesta. L’importo per questo servizio è di euro 10. Per quanto riguarda i ragazzi della scuola secondaria di I grado (22 giugno/31 luglio). La struttura utilizzata è quella della sede del Ciaf di Via Vergiolesi. La quota di partecipazione dell’intero periodo è di 282 euro, di 131 euro per i periodi 22 giugno/3 luglio e 20/31 luglio, e di 101 euro per il periodo 6/17 luglio. E’ possibile iscriversi a Mammiano basso Il bosco ritrovato Si tratta di un’area realizzata per valorizzare l’ambiente naturale di Alessandro Tonarelli magnificamente- realizzare non un orto botanico, peraltro già presente dal ’94 all’Abetone, ma un ambiente spontaneo in cui ci si senta ‘ospiti’ della natura, circondati da una vita pulsante e spesso misteriosa che ci rivela le sue molteplici forme. L’ambiente naturale del Bosco ritrovato, peraltro arricchito da splendide poesie di autori e autrici locali dislocate in più punti del percorso, è peraltro illustrato anche da un elegante libretto di 94 pagine che, curato da Chiara Iozzelli, oltre a descrivere le peculiarità di piante e fiori insediati nell’area contiene anche suggestivi racconti, anch’essi realizzati da autori locali. Daniela Gaggini una singola quindicina di attività dichiarandolo al momento dell’iscrizione. Per le iscrizioni occorre rivolgersi allo stesso Upr del Comune (numero verde 800 131 161). Richieste di nformazioni sui servizi, sui criteri di ammissione o sulle richieste di riduzioni od esonero dal pagamento delle quote di partecipazione possono essere rivolte anche all’Ufficio scuola (telefono 0574-678331) o all’Ufficio prima infanzia (0574678877). Marco Benesperi ha significativamente dedicato il proprio lavoro al suo nonno Orlando, che quando era bambina seppe infonderle un grande amore per la natura e insediò in quell’area alcune piante di lauro a far da cornice ad una casetta di pietra. Il bosco ritrovato, inaugurato recentemente, è visitabile in ogni fine settimana, da parte di quanti intenderanno recuperare –o acquisire- a loro volta quel legame con la natura che ha indotto Daniele Gaggini e i suoi collaboratori a spendere per anni il loro tempo libero per realizzare questa bellissima oasi di tranquillità. L’area à insediata poco a monte del punto in cui il torrente Limestre confluisce nel Lima. l progetto per i terremotati aquilani “Medimobile, dottori con le ruote” –nato da un’idea dei medici Alessandro Lucchesi e Lucilla Piccari- vede la sua realizzazione ancora più vicina grazie al contributo degli Istituti raggruppati di Pistoia. I mille euro versati per la causa, infatti, si aggiungeranno alle altre donazioni per l’acquisto di un furgone equipaggiato che girerà per le tendopoli al fine di garantire un’assistenza sanitaria di base anche nelle realtà più piccole ed isolate. L’unità mobile ambulatoriale, ed i medici che vi opereranno, avranno come obiettivi principali l’identificazione di problematiche sanitario emergenti, il conforto psicologico, la medicina preventiva e la messa in atto di piccoli interventi diagnostico terapeutici in campo. Tali interventi risultano particolarmente importanti visto le difficoltà logistiche legate ad un territorio vasto con località difficilmente raggiungibili, le caratteristiche della popolazione (in larga parte costituita da persone anziane con patologie croniche e necessità di controlli medici regolari) e le condizioni igienico-sanitarie che si sono venute a creare in seguito all’abbandono delle abitazioni. I responsabili del progetto ringraziano quindi gli Istituti Raggruppati per la sensibilità e l’attenzione dimostrate. Cantieri ecologici d’Italia Rete on line multimediale C oncluso un biennio di “collaudo” di ricerca, presenza, proposta, l’associazione di volontariato “I cantieri ecologici d’Italia” sta avviando la prima campagna promozionale: “Più soci 2009-2011”. Il dettato statutario prevede un “Cantiere ecologico” in tutti i Comuni d’Italia (o comuni limitrofi uniti, con un solo sindaco di nomina statale). L’attività di comunicazione sarà supportata da postazioni esterne temporanee e non-stop telefoniche con un tema generale: “Resilienza dei sistemi sociali ed ecosistemi nel pianeta ferito o nelle crisi impreviste”. In occasione del “2009-Anno del respiro” il tema particolare è “Che aria respiriamo?”. (Giovedì 14 e 28 maggio, dalle 9,15 alle 12,15 al tel. 0573.33002). Un manifesto-comunicato sarà diffuso nelle sedi pubbliche o private istituzionalmente operative per l’aggiornamento culturale, economico o ambientale della cittadinanza. Un esclusivo omaggio sarà distribuito ai soci che hanno rinnovato, o che rinnoveranno l’iscrizione annuale entro il 30 giugno. Si tratta di una “ristampa” –con introduzioni di aggiornamento fino al marzo 2009- di un libro pubblicato vent’anni fa a Milano/Varese su fatti ed eventi accaduti a Roma nel corso di “un anno di sconvolgimenti sociali in cui, attraverso i giovani e la musica, la politica e la guerra, l’economica e i media, il mondo cambiò”. Terrazza sulla città La legge e il sorriso P resentato a Pistoia il libro di Federico Gelli, vice presidente della Regione Toscana ed assessore alla Legalità ed alle Politiche per la Sicurezza, “La legge e il sorriso”, presso l’auditorium “Tiziano Terzani” della biblioteca San Giorgio. Alla presentazione dell’opera, edita da Polistampa, sono intervenuti don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, Luciano Silvestri, del direttivo Cgil Nazionale, Aldo Giubilaro, procuratore generale sost. presso la Corte d’Appello di Firenze. Ha moderato Luigi Bardelli, direttore di Tvl Pistoia. All’iniziativa, patrocinata dal Comune di Pistoia e dal Lions Club Pistoia Fuorcivitas, hanno portato i saluti il vice Sindaco Tommaso Braccasi ed il presidente Lions Club di Pistoia Giuseppe Bonafede. Un libro intervista che affronta la questione della sicurezza e della legalità, nella consapevolezza della difficoltà di conciliare le regole con l’attenzione per le differenze, la paura con la solidarietà. La politica ha la responsabilità di dare risposte concrete (non demagogiche o strumentali) all’insicurezza dei cittadini. Il diverso suscita timore, pertanto è indispensabile una maggiore integrazione fra le politiche per la sicurezza e quelle che favoriscono invece la coesione e la solidarietà sociale. Un’occasione per riflettere su temi estremamente attuali. Al riguardo il vice Sindaco Tommaso Braccesi ha posto alcuni interrogativi ed ha fatto alcune riflessioni: «Come rispondere alla richiesta di sicurezza di ogni cittadino? In che modo conciliare il pieno rispetto delle leggi con il desiderio di una società che sia accogliente e tollerante? Ed è possibile immaginare, ma soprattutto costruire, città più vive e più vivibili, meno segnate dalla paura? Molte le risposte fornite in questo libro-intervista da Federico Gelli, intervistato dal giornalista e scrittore Paolo Ciampi. Conciliare la “legge” e il “sorriso”, le regole per tutti e l’attenzione per le differenze, non è facile. Anzi è quasi un rompicapo in questa Italia che troppo facilmente cede alla demagogia per non affrontare, forse, i problemi per quello che sono e per quello che esigono. Eppure tutto questo richiama le responsabilità della politica, oltre che di ognuno di noi. Pensare a un futuro diverso per i nostri quartieri, per le nostre città e per le nostre comunità è possibile». Leonardo Soldati 12 sport pistoiese CALCIO n. 19 contropiede Un “Moreno Vannucci” di classe L U n torneo per scoprire i talenti calcistici di domani. Nella suggestiva cornice dei Vivai Vannucci di Piuvica, si sono tenuti la cerimonia presentazione e il sorteggio della quinta edizione della manifestazione intitolata alla memoria di Moreno Vannucci e riservata alla categoria esordienti (ragazzi classe 1997). La competizione si disputerà a settembre: prenderà avvio lunedì 7 e terminerà lunedì 28. Vi parteciperanno 8 squadre, suddivise in due raggruppamenti: nel girone A si sfideranno Empoli, Cuoiopelli Cappiano, Livorno e Capostrada, nel “B” Fiorentina, Margine Coperta, Sestese e Prato. Ha indossato le vesti di gran cerimoniere il commendator Renzo Benesperi, segretario dell’Associazione Internazionale Produttori del Verde Moreno Vannucci, mentre Vannino Vannucci, attuale sponsor della Pistoiese nonché figlio del compianto Moreno e presidente della suddetta associazione, è stato elegante ed eccellente padrone di casa. E’ stata una festa del pallone, con tanti nomi illustri del mondo dello sport e alcune autorità cittadine. Da menzionare anche Paolo Bartolini, factotum dell’organizzazione, e il prezioso apporto di Coni provinciale, Figc, Provincia e Comune di Pistoia. Il torneo, giusto sottolinearlo, sarà a ingresso libero e le gare eliminatorie si terranno sul campo di Pistoia Ovest, mentre le finali allo stadio Marcello Melani. Oltre alle consuete premiazioni, verranno assegnati anche la Coppa Disciplina e il Trofeo Solidarietà a un personaggio che si sia particolarmente distinto nel corso dell’ultimo anno per un significativo “gesto sociale”. Erano presenti Romano e Massimiliano Braccialini, rispettivamente presidente onorario e presidente della Pistoiese, l’allenatore Moreno Torricelli e il suo secondo Antonio Niccolai, il segretario arancione Rolando Mazzoncini, i dirigenti Simone Mazzoncini e Romeo Dozzi, l’assessore comunale allo sport Mario Tuci, il direttore sportivo del settore giovanile della Juventus Renzo Castagnini, il massaggiatore della nazionale Antonio Pagni con Comunardo Niccolai, osservatore dell’Under 21, l’ex bandiera del Cagliari Raffaello Vescovi, i dirigenti Coni e Figc, l’ex allenatore e giocatore della Pistoiese Andrea Bellini, il diesse Andrea Mangoni, il presidente della sezione Aia di Pistoia Massimo Doni, Antonio Bongiorni del Margine Coperta, responsabile degli osservatori dell’Atalanta per la Toscana. Tra gli arancioni di oggi e di ieri c’erano anche Breschi, Nerozzi e Paesano, oltre all’ex direttore generale Silvano Bini. Gianluca Barni Vita La 17 Maggio 2009 a Pistoiese, se vuole andare ai playout, deve battere il Foligno: è questa l’unica condizione che la squadra arancione deve soddisfare per giocarsi la permanenza in Prima Divisione. Anche un pareggio, domenica allo stadio Melani nell’ultima giornata del campionato ‘regolare’, non sarebbe sufficiente per continuare a giocarsi le possibilità di restare in Prima Divisione. La sconfitta di Pescara ha complicato le cose per i ragazzi di Torricelli. Una sconfitta che il tecnico non ha ‘digerito’ per il modo in cui è maturata e, soprattutto, per la prestazione della squadra, brutta e ben diversa (in negativo) rispetto a quelle offerte dalla squadra negli ultimi tempi. E’ vero che il Pescara, malgrado la non felice posizione in classifica, è una squadra dal telaio robusto e con alcune individualità di sicuro spessore tecnico sia pure incostante nel rendimento, ma è anche vero che la Pistoiese ha fatto ben poco per evitare la sconfitta. Mancava il centravanti Dal Rio e la sua assenza ha pesato parecchio sul gioco offensivo della squadra, affidato ad Artistico, giocatore funambolico, veloce e imprevedibile, che però ha bisogno di una ‘spalla’ che gli crei spazi e con cui dialogare a ridosso dell’area di rigore. Si sperava in bellazzini, ma la loro intesa non è stata proficua come si sperava. E così, senza Dal Rio, Artistico ha combinato poco, si è innervosito tanto da essere addirittura ammonito. Ora rischia la squalifica di Enzo Cabella qualora la squadra dovesse giocare i due incontri di playout. Domenica, dunque, c’è il big-match più importante dell’anno. Una specie di roulette russa. All’andata la Pistoiese espugnò il terreno del Foligno (2-1); fu la prima vittoria in trasferta della gestione Polverino, che dette la stura a previsioni ottimistiche sul conto della squadra arancione, previsioni che in seguito non trovarono però conferma sul campo. Nella squadra umbra giocano tre ex arancioni, il portiere Conti, il centrocampista Furiani e il fantasista Cipolla. Domenica scorsa, il Foligno è uscito con le ossa rotte dal suo stadio, sconfitto per 1-0 dalla Juve Stabia, è stato contestato dai tifosi, quindi nell’ambiente c’è nervisismo e tensione. Anche se la sua classifica non cambierà dopo il match di Pistoia, pensiamo che cercherà di fare bella figura. L’ultima giornata di campionato riserva un programma di ‘incroci’ da brivido. Oltre a Pistoiese-Foligno ci sono Juve Stabia-Paganese, Cavese-Pescara, Potenza-Benevento, Sorrento-Taranto. Tra le squadre a rischio retrocessione, è il Potenza la maggiore indiziata. E’ vero che le sorti di una squadra sono legate ai risultati delle rivali, ma è anche vero che la Pistoiese, come spesso dice Torricelli, deve pensare solo a se stessa, pensare a superare il Foligno e coi tre punti accedere ai playout. Vita La 17 Maggio 2009 dall’Italia n. 19 13 Un appello di Acli, Caritas Italiana, Centro Astalli, Comunità di S.Egidio, Fondazione Migrantes N on servono muri da scavalcare - come ha già ben sottolineato il quotidiano Avvenire – ma solo una legge giusta potrà davvero rendere più sicuri i cittadini. È per questa ragione che, nell’imminenza della conclusione del dibattito parlamentare sul disegno di legge sulla sicurezza, rivolgiamo il nostro appello al governo e ai parlamentari confidando in soluzioni legislative che sappiano coniugare la tutela degli interessi dello Stato con il rispetto della dignità umana. La sicurezza dei cittadini, delle loro famiglie e dello Stato è infatti un bene prezioso che va perseguito con responsabilità e gestito con misura. A nome di numerose associazioni e organismi cattolici, esprimiamo la nostra viva apprensione per alcune tra le norme proposte che, se approvate, influiranno negativamente sulla vita e la dignità delle persone e persino sul bene della sicurezza che pure esse È polemica in Italia sui recenti respingimenti in mare, verso la Libia, di barconi di immigrati, dei quali molti sono potenziali richiedenti asilo politico che fuggono da situazioni di guerra, carestia, violazioni dei diritti umani. Mentre il governo italiano lo definisce un “fatto storico”, critiche arrivano dal Consiglio d’Europa, dalle associazioni che operano con gli immigrati e da buona parte del mondo cattolico, soprattutto perché, notoriamente, in Libia i migranti sono costretti a subire abusi, violenze e sopraffazioni. Secondo il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, si tratta di “un’iniziativa molto triste”, che “mina la possibilità per ogni essere umano di fuggire da repressione e violenza, ricorrendo al diritto d’asilo”. Intanto alcune realtà cattoliche - Acli, Caritas italiana, Centro Astalli, Comunità di S.Egidio, Fondazione Migrantes – hanno sottoscritto nei giorni scorsi un appello congiunto in merito al cosiddetto “pacchetto sicurezza” all’esame della Camera dei deputati. Le associazioni esprimono “perplessità” per le proposte di introdurre il reato di clandestinità, il divieto per gli stranieri irregolari di contrarre matrimonio, dichiarare la nascita e riconoscere i figli”. VIVISSIMA PREOCCUPAZIONE “ECUMENICA” Al termine del convegno nazionale sull’ecumenismo (Siracusa, 7-8 maggio) è stato diffuso un comunicato a firma di cattolici, ortodossi ed evangelici, nel quale tra l’altro si legge: “Esprimiamo la nostra preoccupazione vivissima per norme e provvedimenti nei confronti degli immigrati e dei rifugiati, che rischiano di violare fondamentali diritti umani e di negare elementari principi di umanità, di tutela dell’infanzia e dell’unità familiare, di convivenza negli spazi pubblici e di libertà di espressione della propria tradizione religiosa”. “LESO IL DIRITTO D’ASILO” “Qualsiasi respingimento in mare lede il diritto d’asilo. Ma se non affrontiamo seriamente il tema della richiesta d’asilo le violazioni dei diritti umani Pacchetto sicurezza discutibile Coniugare tutela della collettività e dignità dei migranti intenderebbero tutelare. Recentemente, durante il dibattito parlamentare, si è assistito con soddisfazione allo stralcio, dal disegno di legge, di previsioni come quelle che limitavano fortemente, per gli stranieri non in regola col permesso di soggiorno, l’accesso a servizi fondamentali come la salute e l’istruzione, attraverso le figure dei cosiddetti “presidi-spia”o “medici spia”. Tuttavia, nel testo ancora all’esame della Camera continuano a permanere previsioni che suscitano perplessità, come, fra le altre, l’introduzione del reato di clandestinità, inidoneo di per sé a sconfiggere il fenomeno dell’immigrazione irregolare e solo gravoso per l’andamento della giustizia, ovvero per le vite di tante persone, che troppo spesso scontano l’estrema rigidità dei canali d’ingresso nel nostro paese ovvero gli eccessivi ritardi nei rilasci e nei rinnovi dei permessi di soggiorno. Inoltre tale reato riproporrà la controversa questione già emersa per medici e presidi, in quanto potrebbe obbligare tutti i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio (fra cui impiegati pubblici, vigili urbani, insegnanti, infermieri, ecc…..) a denunciare uno straniero irregolare. Preoccupante risulta anche il divieto, per gli stranieri privi di permesso di soggiorno residenti in Italia, di effettuare atti di stato civile. Tra le prime conseguenze di questa previsione ci sarebbe l’impossibilità di contrarre matrimonio ovvero di dichiarare la nascita e di riconoscere i propri figli. Quest’ultima norma, in particolare, oltre a poter indurre le madri a gravi pratiche e rischi abortivi, esporrebbe i bimbi, privi di identità, al pericolo di essere tolti ai genitori naturali, dichiarati in stato di abbandono e quindi avviati all’adozione. Né appare condivisibile la reintroduzione nel disegno di legge delle norme sull’allungamento della detenzione amministrativa all’interno dei CIE e sulle ronde cittadine che opportunamente erano state stralciate dal decreto legge sicurezza. Consapevoli della complessità delle sfide, dei problemi e delle risorse che il fenomeno dell’im- Immigrazione La speranza negata si moltiplicheranno. Bisogna dare ai richiedenti asilo la possibilità di presentare la domanda nei Paesi di transito, distribuendo poi gli ingressi nei diversi Paesi europei”: è quanto sostiene Lê Quyên Ngô Dình, presidente della Commissione migrazioni di Caritas Europa e responsabile dell’area immigrati della Caritas di Roma. “Non possiamo tollerare – afferma Ngô Dình - che le persone rischino la vita, siano torturate e che l’85% delle donne che arrivano a Lampedusa siano state violentate. E’ una vergogna. Anche perché hanno già subito delle persecuzioni nei rispettivi Paesi. Bisogna trovare un sistema che consenta in maniera effettiva almeno una preliminare richiesta d’asilo”. “E’ un evento storico ma nel senso negativo del termine”. “VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE” Il Centro Astalli esprime “profonda indignazione” per l’accompagnamento in Libia di centinaia di migranti. “Si tratta di una violazione gravissima del diritto internazionale: i naufraghi, intercettati a largo delle acque maltesi, sono stati ricondotti in Libia senza nemmeno procedere alla loro identificazione”. “È un episodio senza precedenti” - afferma padre Giovanni La Manna, Respingimenti: il parere di associazioni cattoliche, ortodossi ed evangelici di Patrizia Caiffa presidente del Centro Astalli - Su quelle imbarcazioni c’erano donne, minori e, con tutta probabilità, richiedenti asilo che avevano il diritto di essere accolti e soccorsi nel paese più vicino. Il principio di non respingimento e il diritto alla protezione internazionale sanciti dalla Convenzione di Ginevra sul riconoscimento dello status di rifugiato sono stati palesemente violati”. Anche il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (Jrs) sottolinea come questo respingimento sia “un attacco ai valori fondanti dell’Unione europea, oltre che un’aperta violazione del diritto internazionale”. “VERIFICARE COLLABORAZIONE ITALIA-LIBIA” Una “verifica politica sugli aiuti e la collaborazione dell’Italia e dell’Europa con il governo libico” nel contrasto all’immigrazione irregolare, poiché “di fatto l’Italia finanzia campi di detenzio- ne e sostiene la prassi discriminatoria e vessatoria delle forze dell’ordine libiche”: è quanto chiede padre Beniamino Rossi, presidente dell’Agenzia scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo (Ascs). “La società italiana è già da alcuni anni multietnica, multiculturale e multi religiosa – afferma –. La volontà di voler conservare alcune società (ad esempio quella italiana), in uno stato ibernato di mono etnicità, di monocultura e di omogeneità religiosa, è prettamente ideologica e chiaramente funzionale a mantenere a tutti i costi un serbatoio elettorale”. “NO A STRUMENTALIZZAZIONI” Disappunto per “l’uso strumentale che la politica fa troppo spesso di grandi questioni come l’immigrazione” è stato espresso anche dal presidente nazionale dell’Azione Cattolica Franco Miano. “Il nostro impegno – ha sottolineato - è quello di costruire una cultura dell’accoglienza, che è un valore cristiano e dunque non è né di destra, né di sinistra, e la società multietnica che alcuni rifiutano è già un dato di fatto per il nostro Paese”. “La sfida per la politica – ha ribadito - è semmai come far crescere legalità e sicurezza senza intaccare il rispetto della persona migrante e senza chiudere pregiudizialmente la porta”. migrazione comporta, confidiamo nell’ascolto attento e nella riflessione paziente del legislatore, certamente capace di far seguire al dibattito parlamentare il suo iter naturale, rispondendo alle necessità attuali con fermezza, ma anche con lungimiranza e civiltà. La nostra società avverte la necessità di avviare un processo di integrazione, ricostruzione e rafforzamento, ma richiede tuttavia che questo avvenga attraverso un confronto sereno, aperto e paziente, che riguarda il futuro di tutti, senza sacrificare i diritti fondamentali delle persone. Legge elettorale Il prossimo referendum N ella seduta del 30 aprile 2009 il Consiglio dei Ministri ha individuato nel 21 giugno prossimo la data da proporre al Capo dello Stato per la nuova indizione delle tre consultazioni referendarie, a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 40/09 recante “Disciplina transitoria per lo svolgimento dei referendum previsti dall’articolo 75 della Costituzione da tenersi nell’anno 2009”. In base a questa legge è previsto che i referendum abrogativi da tenersi quest’anno abbiano luogo in una domenica compresa fra il 15 ed il 30 giugno. I referendum, indetti con decreto del Presidente della Repubblica del 5 febbraio 2008 per il 18 maggio 2008, erano stati rinviati di un anno a causa dello scioglimento delle Camere, decretato dal Capo dello Stato il 6 febbraio 2008. Presentati nel 2006, i quesiti referendari, dichiarati ammissibili dalla Corte Costituzionale il 16 gennaio 2008, sono tre: Il quesito n. 1 (scheda verde) riguarda il premio di maggioranza nazionale per la Camera dei deputati. Esso intende abolire le ‘coalizioni’: vince il premio di maggioranza - che garantisce 340 seggi - il partito (ovvero la ‘lista’) che ottiene più voti; partecipano alla ripartizione dei seggi le ‘liste’ che ottengono almeno il 4% dei voti su base nazionale. Il quesito n. 2 (scheda bianca) concerne il premio di maggioranza regionale per il Senato. Anche tale quesito intende abolire le ‘coalizioni’: vince il premio regionale - che garantisce il 55% dei seggi della Regione - il partito (ovvero la ‘lista’) che ottiene più voti; partecipano alla ripartizione dei seggi le liste che ottengono almeno l’8% dei voti su base regionale. I quesiti nn. 1 e 2 sono stati ritenuti ammissibili dalla Corte costituzionale con le sentenze nn. 15 e 16 del 2008. Il quesito n. 3 (scheda rossa) è relativo alla disciplina della candidature. Intende abolire le cosiddette ‘candidature multiple’, ossia la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni in liste aventi il medesimo contrassegno, con successiva eventuale opzione nel caso di elezione in più di una circoscrizione. Questo quesito è stato ritenuto ammissibile dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 17 del 2008. P.A 14 dall’Italia n. 19 Sesso, soldi, sangue. E poi? P G iornali come bollettini di guerra: ad ogni pagina un morto ammazzato, una violenza, uno stupro, un attentato E sempre più, in questa litania dell’orrore, compaiono come protagonisti dei giovani, spesso minorenni. Prendiamo la cronaca di questi giorni: una giovane coppia di fidanzati aggredita, lei violentata e lui picchiato selvaggiamente; un quindicenne si ribella ad una gang di ragazzi che vogliono rapinarlo, e viene accoltellato; un ragazzino ucciso come un boss della camorra con il colpo di grazia alla testa; un diciassettenne ammazzato e sepolto in giardino da due suoi “amici”, per 40 euro e questioni di droga... E qui siamo all’orrore: gli assassini che si vantano di quanto fatto, che raccontano le furbizie per ingannare le forze dell’ordine, che si dichiarano non pentiti, oltre che arrabbiati perché quel poveraccio... non si decideva a morire. Un racconto da brivido che porta il Gip a parlare di «un’inquietante normalità del male... che trova origine nella vacuità di giornate... svuotate nella qualità delle relazioni, dal trascinarsi tra video e stupefacenti». E si parla dei ritorno del coltello, di generazione con il ferro in tasca… Tragedie umane. E la prima vera tragedia, causa di tutte le altre, è nell’anima di questa umanità: sovrabbondanza e vuoto. A gran parte di questi ragazzi non manca nulla, soldi, libertà, divertimenti, auto, moto, vacanze... eppure sono privi dell’essenziale: di se stessi, anzitutto; quindi anche dei valori, del senso della vita, dei sentimenti, dell’idea di solidarietà, di amicizia. Vivono fuori dalla vita, estraniati dal senso e dal significatio dell’essere, nella pseudoesistenza delle tre “esse”: sesso, soldi e, se occorre, sangue. Non si deve certo misurare solo da queste tristi vicende la realtà giovanile italiana: la maggioranza dei giovani non è così; tanti si dedicano ad una vita misurata sulla responsabilità, sull’impegno quotidiano, sul volontariato, anche -per fortuna- sulla fede. Ma fatti come questi segnalano la progressiva diffusione di una desertificazione antropologica: giovani senza domande, senza sentimenti, privi di relazioni vere, di interessi genuini, di affetti profondi, incapaci di guardarsi dentro... espropriati della propria anima. Colpa loro? Forse. Ma senz’altro colpa della diffusione sempre più prepotente di una cultura materialistica, in cui conta solo l’nteresse immediato a livello individuale, l’avere e mai l’essere. Si parla, giustamente, di emergenza educativa. Ma non si dovrà parlare anche di assenze educative? Vincenzo Rini Vita La 17 Maggio 2009 GIOVANI E SOCIETÀ Sempre più in ritardo? er affrontare una società complessa, come quella in cui siamo immersi in questo periodo storico, valorizzare e saper sfruttare le occasioni che si offrono dinanzi ai percorsi di vita è molto importante. Ci si accorge purtroppo che sempre più spesso dei giovani rimangono indietro. Un indicatore valido per iniziare a calcolare l’entità del “ritardo”, che si accumula in Italia è la dispersione scolastica. I dati del Rapporto Isfol, recentemente pubblicato, ci informano che il tasso di scolarità evidenzia alcune problematiche. Quando si prendono in considerazione i quindicenni italiani si nota una sensibile riduzione dei frequentanti: si passa dal 94,7% dell’anno scolastico 2003-2004 fino ad arrivare al 92,9% dell’anno scolastico 2006-2007. Si aggiunga che, durante l’ultimo anno preso in esame, l’1,6% degli studenti di scuola secondaria superiore hanno lasciato il loro percorso senza portarlo a termine. L’Isfol nel suo Rapporto spiega che sono oltre 150 mila gli adolescenti che escono dai circuiti formativi. A questi vanno aggiunti altri 121 mila ragazzi che già non prendevano parte ad alcuna attività formativa. La riduzione di questi numeri è essenziale si vuole Di fronte a una vulnerabilità crescente di Andrea Casavecchia ridurre il rischio di vulnerabilità sociale in questi giovani. La conferma viene dallo stesso Rapporto nel quale si osserva che “tra le problematiche più evidenti spicca il tasso di abbandono formativo dei giovani 18-24enni, che rimane circa il doppio rispetto al 10% fissato a Lisbona. Nonché la modesta partecipazione degli adulti alle attività di lifelong learning”. Proprio da quest’ultima osservazione dell’Isfol si possono trarre due indicazioni. La prima è che in Italia si fa ancora fatica a raggiungere un livello di istruzione adeguato alle “performance” richieste dall’Unione europea e, quindi, che i giovani cittadini italiani partiranno con un handicap nei confronti di quelli dei loro coetanei, quando si troveranno a competere in un mercato del lavoro aperto. La seconda osservazione, e per alcuni aspetti anche più grave, è che le persone una volta uscite dai percorsi tradizionali classici, quando diventano adulte, non sono in grado di accedere, perché non ne sentono le necessità o, peggio ancora,perché non ne hanno le possibilità, a corsi di formazione continua che potrebbero aiutare ad aggiornare le competenze per facilitare l’inserimento lavorativo o per rendere più solide le proprie abilità professionali. In pratica la formazione acquisita abilita alla ricerca di nuova formazione e viceversa i meno formati finiscono per richiederne ancora meno, alimentando una frattura sempre più vasta. Combattere la dispersione scolastica è un’azione preventiva estremamente importante, se non si riuscirà ad investire in modo qualificante sul capitale culturale dei giovani che vivono nel nostro Paese, sarà estremamente difficile ridurre i rischi di vulnerabilità sociale del futuro. Economia Vita, famiglia e comunità I l Ministro Maurizio Sacconi ha reso pubblico lo scorso 9 maggio il “Libro Bianco” sulla riforma del welfare o, come si diceva una volta, dello Stato sociale, vale a dire le politiche del lavoro, della sanità e dell’inclusione sociale. Le prime reazioni delle parti sociali – ha parlato per prima la Cisl di Bonanni – sono positive anche se, ovviamente, tutti dicono che bisognerà entrare nei particolari concreti perché il Libro Bianco è una cornice di valori di riferimento e di indirizzi generali. Il corposo testo si intitola “La vita buona nella società attiva” ed ha per sottotitolo “Libro Bianco sul futuro del modello sociale”. I titoli sono azzeccati: l’espressione vita buona ha un forte spessore morale ed è qualcosa di più del benessere; l’espressione società attiva richiama il principio di sussidiarietà, dà cioè l’idea di un welfare costruito dal basso, «il Welfare State tradizionale si è sviluppato sulla contrapposizione tra pubblico e privato, ove ciò che era pubblico veniva assiomaticamente associato a “morale”, perché si dava per scontato che fosse finalizzato al bene comune, e il privato a Il “libro bianco” sulla riforma del welfare di Stefano Fontana “immorale” proprio per escluderne la valenza a fini sociali. E’ stato un grave errore». Qual è la visione proposta dal Libro Bianco? Innanzitutto è una visione che mette al centro tre realtà: la vita, la famiglia e la comunità. «Il primo valore che ci deve guidare in questa sfida – scrive il Ministro - è la centralità della persona, in sé e nelle sue proiezioni relazionali: la famiglia, quale luogo delle relazioni affettive; il lavoro, quale espressione di un progetto di vita; la comunità e il territorio, quali ambiti di relazioni solidali». In secondo luogo è il cambiamento di ruolo delle istituzioni e l’apertura di credito a realtà della società civile e del territorio che possono garantire inclusione ed equità assieme ad efficienza e sviluppo. Un grande ruolo viene assegnato alle organizzazioni “non profittevoli”, ossia al terzo settore dell’impresa sociale e dell’associazionismo di volontariato, mentre lo Stato «Invece di essere il monopolista della erogazione è chiamato a determinare le linee guida degli interventi e assicurare il controllo sulla qualità dei servizi». Infine è il binomio meriti/bisogni: la ridistribuzione della ricchezza dovrà passare attraverso lo sviluppo dell’economia, con interventi, quindi, non di appiattimento e passività ma di protagonismo attivo. Il capitolo sulla famiglia è di notevole valore. Vi si afferma che «Nella Costituzione italiana la famiglia è riconosciuta come società naturale fondata sul matrimonio. Per effetto della assunzione di responsabilità pubblica che consegue al matrimonio e della stabilità degli affetti, la famiglia genera un valore sociale aggiunto». Per questo essa non è solo una comunità di affetti ma un attore sociale, anzi è «la relazione sorgiva del sociale». Scendendo più al pratico, il libro bianco, prevede un governo della spesa sanitaria, dato che «ben tredici Regioni registrano un disavanzo di gestione, mentre l’85 per cento del disavanzo complessivo si concentra in Lazio, Campania e Sicilia». Per il mercato del lavoro afferma la necessità di aumentare il tasso di occupazione, elemento principale di una «società attiva», semplificare «un corpo normativo sovrabbondante e ostile», il potenziamento dell’apprendistato e la stesura di uno “Statuto dei lavori”, il decentramento contrattuale, la definizione meritocratica di una parte del salario, il fascicolo elettronico personale e l’integrazione dei servizi per il lavoro, indifferentemente pubblici e privati. Per le migrazioni si afferma il nesso tra accoglienza e lavoro e tra diritti e doveri degli immigrati, facendosi guidare da una “strategia degli ingressi”. Per la sanità si pensa ad una presenza in rete sul territorio. Per la famiglia si parla di ritorno alle deduzioni per carichi di famiglia, un “patto intergenerazionale” per famiglie numerose e che accolgono gli anziani, il voucher per le prestazioni sociali. Si tratta di un documento importante e in larga parte condivisibile, che cerca di modernizzare conservando e che si conclude con un capitolo sulla “cultura del dono e della solidarietà, che è una delle grandi ricchezze del nostro popolo. Vita La 17 Maggio 2009 dall’estero n. 19 Il Libano verso il voto senza aver sciolto i suoi nodi A giugno le elezioni, ma in Libano la situazione politica continua ad essere delicatissima e il rischio costante di instabilità può portare il Paese anche verso un peggioramento del disagio economico. La stabilità politica è infatti condizione imprescindibile per ogni vero sviluppo del Paese alle prese col problema dei profughi palestinesi e delle diffidenze tra le varie fazioni che da sempre rappresentano la ricchezza e il tormento della società libanese. È ormai da molti anni che il Libano periodicamente vacilla a causa di scontri interni e conflitti armati. Dopo la guerra con Israele nel 2006, e lo scontro virulento con Fatah al Islam asserragliato nel campo di Nahr el Bared nel 2007, rimangono ancora le incognite del difficile , complicato rapporto tra le coalizioni di governo, le fazioni più propriamente politiche e l’apparato parastataleparamilitare di Hezbollah. Questi, attualmente rappresentato da Hassan Nasrallah, ha un piccolo esercito in grado di giocare un ruolo di rilievo in diversi campi: ha un posto nell’importante traffico di narcotici libanese, è in gradi di pianificare dimostrazioni di piazza, stalli politici, crisi governative e conflitti militari che schiacciano il Libano tra Siria e Israele. Se si guarda all’inter- Alle elezioni del 7 giungo i timori di nuove crisi interne e l’irrisolta questione dei profughi palestinesi di Angela Carusone no dei rapporti e all’interno delle stesse fazioni politiche ‘tradizionali’, le cose non sono molto diverse. I diversi partiti, in realtà espressione di vere e proprie correnti politiche su base di clan o settaria, stipulano alleanze instabili, mettono in campo programmi riformisti deboli o si fronteggiano in una pericolosa rivalità. L’unità nazionale libanese appare, ciclicamente, come un miraggio nell’insanguinata storia del Paese. Dimenticati dalla storia e dai negoziati, per parte loro i profughi, che vivono in maggioranza nei campi, si ritrovano ogni volta catapultati in prima linea sulla scena politica, dove temtano di far valere il proprio diritto al rientro, cui non hanno mai rinunciato. “I campi profughi sono sistematicamente presentati come zone di non diritto che ospiterebbero criminali ed estremisti islamisti – rilevano gli osservatori – ma nei campi ci sono solo migliaia di persone legate alla propria identità e alla propria storia, e non quel pugno di persone incontrollabili, non più di qualche centinaia in ogni campo, che sono anche il prodotto di una precarizzazione e di una politica del vicolo cieco”. Nei campi la misera salta agli occhi nei vicoli stretti e insalubri e nelle case mezzo distrutte, alimentando la loro islamizzazione. I palestinesi del libano sentono di essere i “dimenticati” degli accordi di Oslo del 1993, che concentra i suoi sforzi sulla Cisgiordania e su Gaza , dove sono stati destinati anche i fondi dei Paesi donatori. Un tempo i campi erano il simbolo dell’attività politica e della costruzione di una società palestinese in esilio: “oggi invece – viene sottolineato – la popolazione è presa in ostaggio dalle fazioni politiche che regolano i propri conti, ci sono spesso dei morti e la gente ha paura”. Le organizzazioni islamiche hanno saputo avvicinarsi agli strati più poveri della popolazione, offrendo loro l’assi- Il terrorismo si batte con la giustizia e il perdono I l vescovo di Vasai e presidente della Commissione per la teologia e la dottrina della Conferenza episcopale indiana, monsignor Thomas Dabre, è intervenuto a un simposio a Mumbai sulla dottrina sociale della Chiesa, la civilizzazione e la pace, affermando che l’ondata dì violenze che ha colpito il Paese è “L’espressione di una mentalità nichilista” che “colpisce gli indifesi e gli innocenti” e che si manifesta come “rifiuto e distruzione della vita”. Ricordando gli attentati di Mumbai nel novembre 2008, le bombe sui treni cittadini nel 2006, i pogrom anti-cristiani in Orissa, gli attentati esplosivi di Malegaon e gli scontri tra indù e musulmani a Godhra, il vescovo ha sostenuto che per rispondere al terrorismo non c’è altra strada che la politica del perdono. “Serve un impegno specifico a livello politico ed educativo - ha sottolineato monsignor Dabre - per affrontare alla radice le cause culturali e sociali del terrorismo”. La “pro- mozione del perdono” deve essere un compito sentito soprattutto dalle comunità religiose: Il dialogo interreligioso - ha affermato - è uno strumento prezioso per riaffermare il senso di unità della famiglia umana e favorire la solidarietà, alla base della convivenza tra le tante culture e tradizioni indiane”. stenza materiale di cui soffrono la mancanza. Secondo l’Unrwa, l’organizzazione dell’Onu che si occupa dei profughi palestinesi, nella dozzina di campi sparsi sul territorio libanese ce ne sono oltre 400mila, il 60 per cento dei quali vive al di sotto della soglia della povertà, con una disoccupazione che raggiunge il 70 per cento. Le elezioni vicine, previste per il 7 giugno, sono attese con malcelato timore anche dagli economisti, secondo i quali la liquidità dei depositi del solido sistema bancario libanese può permettere piani di rilancio della produttività, mentre i fondi donati dalla comunità internazionale possono essere impiegati in infrastrutture. Nonostante la crisi finanziaria internazionale, il Libano -sostengono gli esperti- avrebbe riserve che possono proteggerlo per i prossimi due anni, e di durata biennale è il piano di rilancio dell’economia predisposto dal governo per sostenere soprattutto gli scambi. Anche a causa di un’offerta limitata, le esportazioni libanesi infatti interessano ancora prevalentemente gli altri Paesi arabi: il che costituisce un limite, dato che i maggiori Paesi esportatori verso il Libano sono al di fuori di quest’area, guidati dagli Stati Uniti, dalla Cina e dalla Francia. Appare chiaro, quindi, che se i risultati elettorali e le ambizioni delle forze in campo dovessero condurre il Paese a una nuova stagione di aspri confronti tra fazioni, già i soli effetti della divisione del Parlamento basterebbero a vanificare il programma di rilancio dell’economia; “se, invece, gli scontri politici dovessero ancora degenerare in guerriglie urbane, inasprimento delle divisioni settarie e possibili ripercussioni oltre confine -ammoniscono gli studiosi- ciò che finora si è riusciti a difendere, anche sotto il profilo economico, andrebbe nuovamente perso in uno sforzo infinito di ricostruzione”. 15 Dal mondo LONGEVITÀ Dal 1995 al 2005, secondo le rilevazioni del progetto Eugloreh 2007 (cofinanziato dall’Ue) sullo stato di salute degli europei, l’aspettativa di vita è aumentata di tre anni per ogni persona, ponendosi a 75,5 anni per gli uomini e a 81,6 anni per le donne: nel mondo, solo i giapponesi sono più longevi. L’Italia occupa i primi posti nelle classifiche di longevità, ma non registra miglioramenti sul piano del consumo di alcool, fumo e droghe; non solo! Le malattie cardiovascolari rimangono le prime cause di morte in età lavorativa: ciò indica che occorre portare maggiore attenzione allo stile di vita. IN VACANZA Un sondaggio condotto da TripAdvisor, allo scopo di indagare sul “bon-ton” dei turisti europei, ha rilevato che gli italiani si mostrano schizzinosi al check-in, ma trasandati al check-out. All’arrivo in hotel badano che la camera sia pulita (49%), poi però non disfano la valigia (47%), non rassettano la propria camera prima di partire (57%), sono restìi a lasciare mance al personale (14%). Più corretti sono gli inglesi: il 79% ripone gli abiti negli armadi, e l’88% lascia tutto in ordine quando riparte. Sotto il profilo della generosità, escono vincenti i tedeschi: il 37% lascia mance. PENA CAPITALE Il 72% delle 2.390 esecuzioni capitali è avvenuto in Cina: è affermazione di Amnesty intemational secondo cui nel 2008 sono state eseguite più condanne in Asia che nel resto del mondo (in Europa solo la Bielorussia ricorre alla pena di morte). A fronte delle 2.390 persone giustiziate in 25 paesi, risalta il dato secondo cui sono state emesse 8.864 condanne alla pena capitale in 52 stati. Il rapporto segnala le nazioni dove si sono svolti processi iniqui (Afghanistan, Arabia, Iran, Iraq, Nigeria, Sudan, Yemen) e altre dove si è verificato un uso sproporzionato della pena capitale (Arabia, Usa, Sudan). 16 musica e spettacolo n. 19 Vita La 17 Maggio 2009 Ricordando un maestro del cinema, Sergio Leone: 1929-1989 Directed by Sergio Leone S ergio Leone morì nel suo appartamento all’Eur ridendo davanti alla tv, almeno così raccontano. Voglio pensare che in quella risata, mezza nascosta dalla folta barba bianca e magari scaturita per ben altri motivi, si concentrasse tutto il sarcastico sbeffeggiamento del regista nei confronti di quei critici, scrittori falliti e filosofi all’acqua di rose, che tanto lo avevano bistrattato agli inizi della carriera, quando riempiva le casse dei cinema di mezzo mondo coi western all’italiana. In due circostanze -ma sicuramente pecco per difetto- le recensioni si erano spinte ben oltre l’offesa gratuita: Callisto Cosulich, altrimenti critico meritorio, lo definì, volendolo schernire a tutti i costi, “l’ex-ciakkista di Mario Soldati” ma, soprattutto, Jacques Lourcelles, faro di molti studiosi nel mondo -non il mio, grazie al cielo- ebbe a dire una volta, probabilmente sbronzo, che i film di Sergio Leone, nella loro pochezza artistica e nella loro bieca volontà di accondiscendere il gusto del pubblico più rozzo e incolto, erano stati la pietra tombale del cinema e avevano aperto la strada al porno. La verità è, mi sa, differente. Leone, nei suoi ultimi anni, aveva ben poco di che ridere. Tra le ansie di un progetto internazionale, sulla battaglia di Leningrado, e le amarezze patite dopo le incomprensibili sforbiciate apportate dal mai troppo deplorato produttore Amon Milchan, alla versione statunitense di “C’era una volta in America” (la veterana Pauline Kael parlò di “scempio”, a ben donde), Leone trascorse gli ultimi anni di vita roso da rimpianti troppo grandi per essere smaltiti. Dev’essere in effetti straordinariamente annichilente veder distruggere un lavoro durato quindici anni, maturato in un capolavoro assoluto -uno dei primi cinque film di tutti i tempi in qualsivoglia classifica-, perché “C’era una volta in America” non è che questo: un mirabolante miscuglio di epos all’ennesima potenza e di inno all’amicizia virile, di sogno e realtà, una straziante miscela di amore sublimato e poi violentato, di canto elegiaco della povertà e di ritratto del lusso sfrenato. Un film che, come diceva Truffaut de “L’infernale Quinlan”, “non ci dà il tempo di riprenderci dall’estasi di un’inquadratura perché quella successiva ci abbaglia ancora di più”. Trentacinque anni prima Leone era già nel mito: faceva la parte di un giovane seminarista che si ripara da un temporale improvviso in “Ladri di biciclette”, poi una lunghissima gavetta come regista di seconda unità e aiuto, in cui spicca -anche se pochi lo sanno perché non accreditato- la direzione della celeberrima corsa delle bighe in “Ben-Hur”. La sua esperienza in film in costume gli vale l’approdo alla regia in solitudine per “Il colosso di Rodi”, dignitoso peplum e nulla più, mentre con “Per un pugno di dollari” scrive l’inizio della fortunata esperienza del western-spaghetti, uno dei generi più fortunati di tutta la storia del cinema. Si cambia il nome nell’anglofono -lui che in inglese biascicava qualche parola- Bob Robertson, buono anche per l’esportazione e oltretutto un omaggio al padre, regista e attore del cinema muto, Roberto Roberti: la traduzione infatti vale più o meno come “figlio di Roberto Roberti”. Scopre Clint Eastwood, fino ad allora star di una serie tv americana, dà un ruolo di spessore a un grande interprete di teatro come Gian Maria Volontè, e si becca una poco dignitosa accusa di plagio da Kurosawa, che vede scopiazzato il suo “La sfida del samurai”. Nel film successivo Leone, già ricoperto di insulti da una parte e di gloria dall’altra, rimette il sigaro in bocca, il mantello sulle spalle e il cappello in testa a Clint, usa di nuovo Volontè nella parte dell’Indio, riabilita l’ossuto caratterista Lee Van Cleef, rende indimenticabile Klaus Kinski con gobba e ghigno feroce e gira “Per qualche dollaro in più”, un capolavoro che qualcuno si permette ancora di svalutare: troppa violenza, abuso dei primi piani e scarsa abilità narrativa di conosenza sapere che Leone, lungimirante quant’altri mai, DENTRO LA TV Il cibo invade il piccolo schermo M angiare è una necessità, ma non soltanto. In Italia, da sempre, il culto del cibo e dei sapori è uno degli elementi sociali legati all’identità stessa del Paese. Per questo la tavola rappresenta un gustoso piatto anche per la televisione, che alla gastronomia ha dedicato un’attenzione particolare fin dai suoi esordi con trasmissioni in cui l’elemento culturale veniva declinato rispetto alle tradizioni alimentari del Bel Paese. È rimasto nella memoria il “Viaggio nella Valle del Po. Alla ricerca dei cibi genuini”, con cui lo scrittore Mario Soldati approdava nel 1957 in televisione per diventare gastronomo e intervistatore. In 12 puntate le telecamere percorsero la campagna padana per ritrovare i cibi di una volta. La ricerca non si limitava al gusto dei piatti, ma inquadrava in un’ottica più vasta il percorso tra caseifici, cantine, industrie alimentari e coltivazioni, trasformando la gastronomia in oggetto culturale. L’inchiesta itinerante prendeva spunto dalla cultura alimentare contadina e non disdegnava qualche dotta incursione nel gusto. La trasmissione rimase per molti versi unica, ma diede il via al proliferare degli spazi in cui il cibo diventava protagonista. Con il passare del tempo, lo sguardo fisso sui piatti è diventato sempre meno culturale e sempre più commerciale. Oggi la cucina è argomento da talkshow, oggetto di discussioni da salotto, di quiz, di prove di abilità. I più famosi cuochi italiani compaiono spesso in tv per proporre agli spettatori ricette più o meno raffinate o per sfidarsi a colpi di padella nel preparare un buon piatto entro il più breve tempo possibile. In “La prova del cuoco” (Rai Uno) di volta in volta due cuochi sono chiamati a realizzare una ricetta in un lasso di tempo brevissimo. In “Linea verde”, “Linea blu” (RaiUno), “Melaverde” (Italia 1) e in molte altre trasmissioni dedicate alla scoperta della natura e dei luoghi d’Italia, il cibo gode sempre di un’attenzione privilegiata e in molti casi sono proprio i piatti tipici a rappresentare la cultura sociale di un territorio, più che i monumenti famosi. Sono molti, tra i critici televisivi e tra gli esperti di gastronomia, a ritenere che il piccolo schermo faccia male al cibo quando ne parla e quando lo mette in mostra. Il motivo principale è che il mezzo televisivo propone molto turismo gastronomico e poca - o nessuna - educazione alimentare. Le numerose trasmissioni in cui compaiono piatti fumanti e succulenti sono costruite per far fare bella figura agli sponsor, non per proporre al pubblico un minimo percorso culturale. Se Soldati, nel citato “Viaggio nella Valle del Po”, non lesinava le domande ai suoi interlocutori per far conoscere meglio i cibi (“Perché questo prodotto si conserva così? Perché quel vino va bene con quel formaggio?”...) oggi la tv dà soltanto risposte pronte e non si impegna nelle spiegazioni. La debordante attenzione al cibo ha conquistato uno spazio fisso addirittura nei telegiornali. Con “Tg5 Gusto” e “Tg1 Terra e Sempre più spazio all’alimentazione. Perfino nei telegiornali di Homo Videns sapori” le due principali testate televisive nazionali hanno istituito due rubriche all’interno delle loro edizioni per condire le notizie di attualità con la degustazione di piatti tradizionali, vini e prodotti tipici. Forse l’orario di messa in onda gioca la sua parte, ma non è una giustificazione. Sostieni LaVita Abbonamento 2009 Sostenitore Amico c/c postale 11044518. Euro Euro Euro sta creando uno stile che verrà ricalcato, a più riprese, da tutto il cinema successivo. Con “Il buono, il brutto e il cattivo” chiude la “trilogia del dollaro” con l’esito più avvincente, che si conclude con quel “triello” che Quentin Tarantino -nome che in altre circostanze mi terrei ben lontano dal citare- ha definito la più bella scena d’azione di sempre. A fianco dei due attori già visti c’è il “brutto” Eli Wallach, che con il suo, abietto eppure simpatico Tuco lascia un segno indelebile nella storia di celluloide. “C’era una volta il West” viene girato con dispendi finanziari enormi: il film, con più finali di sempre ha due caratteristiche doc. È uno dei pochi western con un personaggio femminile quasi protagonista (una Cardinale splendida) ed è il primo ruolo cattivo per “il buono dei buoni” Henry Fonda che, non a caso, nella prima inquadratura viene ripreso di spalle per lasciare sbigottito lo spettatore che non si aspetterebbe mai l’eroe dei film di John Ford in una parte di volgare killer. La partitura di Ennio Morricone è commovente, così come il “Sean Sean” composto per “Giù la testa”, forse il film meno riuscito del maestro, ambientato al tempo della rivoluzione messicana di Zapata, irrisolto in diverse sue parti, forse anche per gli screzi avvenuti sul set tra Leone e il giovane ed esuberante aiuto, Peter Bogdanovich, liquidato dopo pochi giorni con epiteti che è meglio non riferire. L’eredità che ha lasciato è inquantificabile e, ahinoi, non può essere raccolta ma solo scopiazzata da autori che purtroppo non hanno la sua potenza visiva, il suo gusto per il racconto e, in particolar modo, il suo amore per il cinema. Francesco Sgarano LaVita Settimanale cattolico toscano Direttore amministrativo e responsabile giuridico: Giordano Frosini STAMPA: Tipografia Artigiana Pistoia IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia FOTOCOMPOSIZIONE: Graficamente Pistoia tel. 0573.22064 e-mail: [email protected] grafi[email protected] [email protected] Registrazione Tribunale di Pistoia N. 8 del 15 Novembre 1949 Sede centrale Via IV Novembre, 108 Vignole di Quarrata (Pistoia) Tel. 0573 70701 - Fax 0573 717591 Indirizzo internet: www.bccvignole.it 42,00 65,00 110,00 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.21293 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio. Le nostre agenzie: Vignole, Quarrata, Santonuovo (Quarrata), Agliana, Spedalino (Agliana), San Giusto (Prato) San Paolo (Prato), Lamporecchio, Sovigliana (Vinci), Ponte a Elsa (Empoli) I nostri ATM: La Querce (Prato) San Baronto (Lamporecchio) Banca di Credito Cooperativo di Vignole Insieme per scelta, dal 1904.