PROPOSTA DI VITA DELLA COMUNITÀ Scritti di ireos sulla vocazione della Comunità del Piccolo Gruppo di Cristo –I– INTRODUZIONE: LA PRIMA REGOLA E LE DUE ICONE FONDAMENTO DI OGNI COSTITUZIONE E REGOLA DEL GRUPPO 1 RILEGGERE LA PRIMA REGOLA E LE DUE ICONE Certamente non è necessario rivedere la Prima Regola e le due Icone soltanto in riferimento al momento storico in cui sono state scritte: in questo caso sarebbe forse bastato fare ricerche nel nostro archivio. Viceversa ritengo molto più utile rileggere quei testi alla luce dell’attuale realtà, per riflettere e vedere che cosa può essere utile a noi, qui ed ora. Nel mio intimo c’è sempre stata una realtà di attesa, di ascolto in continua evoluzione per accogliere le novità dello Spirito e per lasciarmi invadere dalla tenue luce divina, sempre capace di rinnovare tutte le cose. Il nuovo in me attinge sempre all’unica prima fonte, ma via via raggiunge evangelicamente e missionariamente altre mete. 1 L’incontro, tenuto a Milano, è stato così introdotto da Ireos: «Mi è stato chiesto di svolgere il tema: “La prima regola e le due icone, ovvero il fondamento di ogni Costituzione e regola del Gruppo”. Istintivamente sarei tentato di esaurire con poche parole l’argomento prefissatomi, anche perché è già stato fatto da Andrea Di Maio un buon commento alla “Prima regola del Gruppo di Cristo” il 10 febbraio ’93 ed inoltre abbiamo già ampiamente letto, meditato ed usato come preghiera le due icone. Penso che abbiamo tutti ricevuto (e spero meditato) la ricerca di Don Giorgio Basadonna sulle ispirazioni bibliche della Costituzione della Comunità, fatta nel 1988; questo suo studio ci può aiutare a comprendere quanto la comunità sia ricca e viva della Parola. A dire il vero non so neppure come rispondere alla domanda: qual è il fondamento di ogni Costituzione e Regola del Gruppo? Per questa rimando al Codice di Diritto Canonico e ai suoi commenti». INTRODUZIONE 3 Ciò che è stato fatto ha seguito l’impulso spirituale interiore, verificato nell’obbedienza al Magistero e nel tentativo di accrescere la testimonianza della fede, della speranza e della carità nella Chiesa. Durante la stesura della Regola non avrei voluto chiamare il Gruppo “pia associazione”, ma dalle informazioni che avevo a portata di mano risultava che per distinguere le associazioni ecclesiali dalle altre occorreva premettere quel “pia”, anche se emotivamente non mi piaceva. Anche in queste cose, però, volevo essere obbediente di quella obbedienza che si è poi sempre resa necessaria nel cammino del Gruppo. Nella Regola ogni articolo è preceduto da un pensiero della Sacra Scrittura. La Regola stessa inizia con un brano del Vangelo: «Infatti, dove sono due o tre riuniti nel mio nome, ivi sono Io in mezzo a loro» [Mt 18,2]. Come si può notare la traduzione del testo usata da me è leggermente meno moderna di quella entrata in uso successivamente. Questo ci dice come i tempi cambino e quanto sia necessario esprimersi sempre meglio. Desidero far presente che il testo di Matteo è sempre valido per la nostra spiritualità, e questo vale anche per tutti gli altri brani biblici citati. Gesù ha promesso: «Sono in mezzo a loro». Dio è sempre con noi: ci ha creati, ci ha salvati, ci santifica. Nessuna futura Costituzione potrà fare a meno di queste realtà: potrà cambiare l’esposizione, ma non i contenuti. Tutto il percorso di questi anni è segnato dalla presenza del Signore: “egli ci ha fatti e noi siamo suoi”. Da sempre ci ha guidati; è lui che costruisce la via e guida il nostro cammino. Il nostro contributo è necessario per evidenziare e concretizzare la sua volontà, il suo dono, la sua reale presenza in noi, ma senza di lui nulla sarebbe stato fatto. Ci viene richiesto di essere come lui ci vuole e questa è la nostra partecipazione alla realizzazione del suo progetto. Non ricordo più quanto io sia stato consapevole di che cosa stavo facendo nello scrivere la Prima Regola: ricordo che volevo fare la volontà di Dio e nello stesso tempo temevo di immettermi in un 4 INTRODUZIONE cammino che fosse soltanto una mia fantasia. Certamente era inimmaginabile che poi nascesse quello che constatiamo oggi! LA SALVEZZA Quel germe iniziale, però, è tuttora valido ed impregna la nostra vocazione: persone semplici, cristiani comuni dispersi e, nello stesso tempo, in comunione con il popolo, desiderosi di salvarsi, di aderire al piano di redenzione del Salvatore e di essere strumenti di salvezza. Oggi diciamo rievangelizzatori con animo missionario e dal cuore vergine per amare totalmente il Signore e per lui il prossimo. IL CUORE VERGINE Mi sembra di aver già spiegato in altre circostanze che cosa intendo esprimere quando dico “cuore vergine”, ma ricordarlo nuovamente non fa male. Con “cuore vergine” non intendo alludere alla verginità degli organi genitali e neppure alla castità del corpo o alla purezza dell’anima. Intendo piuttosto la Verginità come atto primo di Dio creatore, il suo progetto sull’uomo prima del peccato originale, progetto che rimane valido e sarà ripristinato in tutto il suo splendore alla fine dei secoli: per la sua realizzazione Gesù Cristo è morto e risorto. Di conseguenza intendo così la Verginità della persona umana secondo il pensiero e la volontà di Dio: verginità presente in tutto il tempo che ha preceduto il peccato originale. Possiamo osservare questa realtà nel dialogo esistente tra Adamo e Dio e nella nudità del primo essere creato davanti al Creatore. Quando uso le parole “cuore vergine” lo faccio perché siamo abituati a ritenere il cuore il centro dell’amore, mentre sappiamo che, in realtà, è soltanto un muscolo, una pompa a servizio del sangue. Con il termine “cuore vergine”, quindi, intendo l’atto più perfetto dell’amore della creatura con il Creatore e quando prego da solo dico: “cuore vergine del corpo e dell’anima”, perché, se di INTRODUZIONE 5 fatto attribuiamo al cuore del corpo delle facoltà che in pratica non ha, penso che attributi simili si possono dare anche all’anima, e che anzi il cuore dell’anima primeggi nella persona umana unita al suo Dio. Nel salmo [Sal 89,12] si invoca la “sapienza del cuore”, ma la sapienza noi l’immaginiamo presente nell’intelletto: l’intelligenza aperta al dono della sapienza. Quindi, se il salmista dice “sapienza del cuore”, penso non sia errato intendere il cuore immateriale dell’anima unito al cuore di carne. Queste realtà sembrano essere apparentemente distinte come appaiono anche l’anima e il corpo, anche se in realtà sono un tutt’uno nella persona umana. A me personalmente serve distinguere le due cose, perché mi aiutano ad impegnarmi a dare più spazio ai bisogni dell’anima, alle realtà trascendenti e mistiche che non si realizzano senza la compartecipazione del corpo, ma che, però, sono indispensabili per guidare le azioni della persona umana. Il cuore dell’anima riceve la Grazia ed esprime emozioni che vengono rese azioni concrete dal cuore di carne: ascolto della Parola perché diventi Parola incarnata. Il cuore umano, secondo gli attributi che la cultura gli affida, è dunque cuore del corpo che esprime affetto e sensibilità e cuore dell’anima che riceve le mozioni divine. Il cuore umano ha in sè espressioni fisiche e spirituali che vanno esercitate unitariamente, anche se alle volte ci può essere una prevalenza scambievole dell’una sull’altra. Ogni preghiera e ogni gesto della vita raggiunge Dio mediante la verginità del cuore, con la quale si esprime la volontà di appartenere totalmente e solamente a lui, pur vivendo situazioni che secondo la mentalità umana sembrano dividere il cuore, impedendo di donarlo totalmente a Dio. Nel percorso che ci porta alla gloria futura, l’unione con Dio si esprime con tutti i sentimenti ed i valori umani, che però devono essere vissuti per Cristo, con Cristo e in Cristo, nel quale non sono mai disgiunte la divinità e l’umanità. Non sono i sentimenti naturali a deturpare il cuore vergine, bensì il peccato ed i peccati si ritrovano in qualunque stato di vita il Signore abbia chiamato: anche in noi veri peccatori, ma anche santi 6 INTRODUZIONE nella santità ottenutaci e donataci da Dio, peccatori sempre capaci di spezzare il nostro cuore e separarlo dalla grazia, ma anche certi di avere, mediante lo Spirito Santo, un cuore che può sempre ritornare vergine e con il quale avviene il contatto profondo con Dio. Il cuore vergine è il tabernacolo ove dimora l’Eucaristia ed aleggia lo Spirito Santo. La verginità del cuore umano è sorretta da Dio e quando l’uomo intorbidisce la sua purezza il Signore la ricostruisce con la sua potenza e la nostra supplica. Non so quando il dono di desiderare la salvezza, di ricevere una vocazione che esprimesse il totale abbandono a Dio è nato nel cuore. Questo è stato un momento misterioso che non conosciamo, ma che, in modo velato, si è reso evidente nel primo incontro del Gruppo ed ancora di più nell’accoglienza della Prima Regola e di quelle che poi si sono susseguite. Fino ad ora non abbiamo fatto altro che scoprire ciò che già era presente nel pensiero divino. Come un bambino che, senza conoscere come sia fatto, scopre un po’ alla volta di avere un corpo, così noi stiamo prendendo coscienza di ciò che il Signore per mezzo nostro vuole evidenziare alla sua Chiesa. L’ICONA TEOLOGICA Già nell’Icona teologica del Piccolo Gruppo di Cristo si trova indicata la via del nostro essere e del nostro procedere. Questo ci impegna a cercare di vivere la vocazione sempre più profondamente nella verità e nella vita. La nostra presenza deve esprimere una umanità come quella di Gesù. Il nostro essere piccoli ci sollecita a tenere la mano nella mano del Padre e in questa sicurezza “gioiamo”. Vivere da redenti vuol dire accettare la storia della propria vita e percorrerla fedelmente “per, con e in Cristo”; essere santificati dallo Spirito Santo permette di vedere e servire il mondo nei suoi valori e nello stesso tempo tendere al fine ultimo che è la gloria eterna tutti insieme nella Chiesa, nella comunione della vocazione del Gruppo e nella personale chiamata alla santità per “evidenziare il fine della nostra vita che è la partecipazione umana alla gloria divina”, come dice l’Icona teologica. INTRODUZIONE 7 PER, CON, IN CRISTO Mi soffermo per riprendere i contenuti della frase “per Cristo, con Cristo, in Cristo” [cf Gal 2,20; Rm 11,36]. I consacrati dovrebbero essere capaci di vivere in Cristo non in momenti isolati, momentanei, ma come norma di vita. Proviamo ad osservare e ad esaminare in quale stato siamo: se per, oppure con, o infine in Cristo. “Per”: offro del tempo per Cristo, do delle cose a Cristo; sono io che stabilisco quello che faccio e dono per Cristo… o trattengo per me. “Con”: sono con Cristo, al suo fianco mi è più facile imitarlo, osservare come mi devo comportare, ma sono sempre libero di fare le mie scelte; Sono più compromesso con la sua costante vicinanza, però posso sempre dire: “con te faccio questo o quello; quell’altro lo tengo per me…”. “In”: se sono in Cristo ho ceduto tutto, ho donato tutto, me stesso e la mia libertà, anche se sono sempre libero, perché Dio non toglie mai la libertà; vivo in lui e faccio sempre quello che lui vuole, che è poi il mio vero bene. Io vivo in lui e lui in me, ma lascio che sia lui a guidarmi, perché lui è il perfetto. In questa comunione, nella quale mi sono donato totalmente, non solo confido ma mi affido: avviene un mutamento e mi accorgo che «non son più io che vivo, ma è Cristo che vive in me». Quindi riscopro che io sono vivo, sono io, proprio io, ma un “io-Cristo”. L’ICONA BIBLICA L’icona biblica umanamente sembra nata per caso, ultima meditazione di un corso di esercizi spirituali, che, per mancanza di tempo, non ero riuscito a preparare. Dopo cena, nel buio della notte e per il tempo necessario a scriverla velocemente, appare questo testo, letto poi nell’ultimo incontro del mattino dopo. Il pensiero correva velocemente, tutto era fluido e facile come se lo conoscessi a memoria. Ciò che era stato pensato per la chiusura di un corso di Esercizi divenne poi materia 8 INTRODUZIONE per sviluppare personali meditazioni, rispondenti alla nostra vocazione. Nella prima parte primeggia l’opera di Dio, nella seconda l’uomo, guidato nella realizzazione del suo percorso di santità e nella terza una compartecipazione di vita tra Dio e l’uomo: nell’insieme si nota che l’iniziativa parte sempre da Dio che chiama, sostiene, avvince e ricompensa. Alla generosità di Dio si affianca l’obbedienza dell’uomo. L’uomo osservato e protetto da Dio trova la forza di percorrere il suo non facile tragitto, non solo senza ribellarsi ma elevando la lode, l’osanna, l’alleluia. Questo è il filo conduttore del testo che noi chiamiamo Icona biblica e che, meditato riga per riga, ci può offrire tanti spunti per arricchire il percorso della nostra vocazione alla santità. Se l’Icona teologica traccia ed evidenzia la nostra vocazione in un modo che vuole essere concreto, l’Icona biblica illumina la nostra vocazione verso percorsi elevati e mete lontane che lo Spirito Santo potrà farci intraprendere soltanto se saremo capaci di seguirlo fedelmente passo passo. LA GUIDA DI DIO E DELLA CHIESA In tutti questi anni non solo siamo stati guidati da Dio uno ad uno secondo i personali talenti, ma anche in comunione tra noi e soprattutto rendendo evidente il motivo della nostra presenza nella Chiesa. La Prima Regola, nata nel buio di un seminterrato, nell’ignoranza delle norme del Diritto Canonico, è stata il sasso su cui si è costruita, o meglio su cui il Signore ha costruito e dilatato la nostra comunità. Conosciamo il passato e il presente, ma non il futuro. Sappiamo di essere piccoli e incapaci, da soli, di accogliere la volontà di Dio e servire la Chiesa nelle sue necessità. Certamente il futuro dovrà sempre appoggiarsi alle attuali fondamenta, ma come gli israeliti nel deserto dovevano raccogliere ogni giorno la manna per saziarsi, così noi ogni giorno dobbiamo riconoscere la nostra appartenenza, ascoltare la sua Parola e incarnarla nel battito del cuore. Come ogni INTRODUZIONE 9 battito del cuore è come il precedente pur essendo un altro, così dobbiamo proseguire nel percorso della vocazione ricordando che ognuno di noi deve essere totalmente Gruppo, anche se individualmente non siamo il Gruppo. Questo impegno vuole essere una presa di coscienza della nostra bella, utile e necessaria vocazione: completa per quanto riguarda l’oggi, ma incompleta per quello che deve esprimere domani. Non siamo stati costretti a far parte del Gruppo: abbiamo accolto il dono della vocazione perché in essa abbiamo visto la chiamata, il dono, la presenza di Dio. Ora ci viene chiesto di essere fedeli al Dio fedele, di manifestare la sua presenza in mezzo a noi, di essere evangelizzatori fino ai confini della terra. Il Cardinale Arcivescovo Giovanni Colombo, prima della benedizione al termine dell’incontro avuto nella parrocchia Beata Vergine Addolorata in Morsenchio, ci disse che lui imprestava la sua mano al Signore perché ci benedicesse. Così nel nome del Signore vanno prese le parole che ci ha detto il Cardinale Arcivescovo Carlo Maria Martini durante l’incontro del 1994: «Io mi attendo molto da voi. Bisogna che la gente ritrovi il tessuto evangelico della vita cristiana e bisogna che voi ne siate come i seminatori, anche nascosti, che siate come coloro che si spandono come lievito nella pasta, come il sale, senza pretese e senza volervi distinguere in maniera particolare, senza avere privilegi». Queste parole mi sembrano essere una espressione dell’icona biblica, un invito perché la nostra vocazione sia vissuta intensamente e in senso missionario. Perché essa sia visibile non può mancare l’unione con la Santissima Trinità e l’amore tra noi. Dobbiamo amarci veramente ma non semplicemente per simpatia, per legame di sangue, ma per amore spirituale, secondo lo Spirito: avere stima l’uno per l’altro, servirci vicendevolmente, riconoscere in tutti la presenza di Dio, avere una umiltà che ritiene l’altro con virtù nascoste e più santo di se stessi. Senza esigere di essere uguali sarebbe bello che, osservandoci dall’esterno, si potesse intuire in ognuno di noi il ritratto fedele dell’altro e in tutti la presenza del Signore. 10 INTRODUZIONE Nell’incontro che abbiamo avuto con Monsignor Coccopalmerio, dopo averci detto di stare attenti di non considerarci la Chiesa, ma di essere Chiesa, ci ha anche spronato perché “il Gruppo deve sentirsi molto unito: guai se non lo fosse; non avrebbe ragion d’essere; però non deve chiudersi in se stesso”. Quindi è bene costituire un gruppo unito come una famiglia spirituale e legato dall’amore evangelico. L’amore, secondo lo Spirito, è contrario alle amicizie particolari che ci offrono soddisfazioni, compiacimenti, simpatie. Anche nei nuclei, ove incontrandosi spesso ci si conosce meglio, deve prevalere l’amore spirituale, fatto di stima, di finezze, di servizio, di prevenienza: amare come ama Gesù, nell’unione con il Padre e lo Spirito Santo e, nel contempo, con una sana e santa condivisione con le creature. L’amicizia egoistica mette al centro se stesso e coloro con i quali ci si sente affini, e con i quali, poi, in parte ci si rinchiude; l’amore spirituale, invece, con animo sereno e sorriso sulle labbra, ci mette al servizio di tutti coloro che hanno bisogno. Già nella Prima Regola abbiamo preso spunto dal salmo 132: «come è bello e gioioso che i fratelli stiano insieme», per poter realizzare quanto ha detto nostro Signore Gesù Cristo: «da questo tutti conosceranno che siete i miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» [Gv13,35]. Stiamo perciò attenti a «non dare motivo di scandalo a nessuno, perché non venga biasimato il nostro ministero. In ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni, con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità e amore sincero, con parole di verità, con la potenza di Dio, con le armi della giustizia, nella gloria e nel disonore, nella cattiva e buona fama…; siamo afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla, e invece possiede tutto» [2Cor 6,3-10]. INTRODUZIONE 11 IL CAMMINO ASCETICO E MISTICO La Parola di Dio ci deve guidare nell’essere oggi sua proprietà e a scoprire ogni giorno il valore della nuova giornata di vita che ci è concessa. L’avere a disposizione un nuovo giorno, una nuova notte, ci obbliga a riconoscere che ogni ora, ogni momento vanno vissuti in santità, una santità che deve continuamente crescere se vuole riempire il “contenitore”, cioè la nostra vita, durante il nostro limitato tempo sulla terra. Anche il servizio visibile e concreto che ognuno di noi può dare al Gruppo termina con la nostra vita terrena, perciò cerchiamo di non far mancare, con animo profetico, il nostro contributo, perché esso raggiunga il suo fine. La nostra santità si realizza nella consacrazione totale di noi stessi, perciò stiamo attenti a non rinchiuderci, a non reclinarci nel guscio angusto delle piccole realizzazioni stabilite e scelte da ognuno di noi, ma cerchiamo di essere liberi per servire il mondo nella giustizia e nella carità, avendo l’animo attento a dare pieno impulso ai grandi progetti interiori e spirituali che Dio ha su di noi. Per questo la vita ascetica e la mistica in comunità non sono trattate come materia culturale, ma come reale percorso del nostro procedere. Fin dall’aspirantato si inizia il cammino ascetico, che non ha fine se non con la nostra morte, un percorso che ognuno prosegue ed approfondisce per far sì che Dio possa prendere dimora in noi. Siamo laici e come tali siamo mistici contemplativi nei misteri della fede e in una effettiva comunione con il Divino: «Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio» [1Cor 1,27-28]. Per questo il Signore, tramite l’icona, ci dice: «Lavora e prega, fai opere di bene senza pretendere nessuna ricompensa. Ti vedrò!». Accompagnati ed amorevolmente protetti da Maria, Madre della Chiesa, innalziamo l’Alleluia, l’Osanna, la Gloria a Dio! 12 INTRODUZIONE – II – ICONA BIBLICA 2 1 L’ulivo dell’orto del Getsemani sul quale sono cadute le lacrime e il sangue di Cristo ha dato il suo frutto. 2 Il suo olio profumato è servito a ungere il corpo di Cristo crocifisso, a consacrare la Chiesa e, ancor oggi, a ungere coloro che si consacrano a Dio con un servizio esclusivo e perpetuo. 3 Il Risorto appare agli apostoli e dona loro la pace della gloria. 4 Gesù sale nella casa del Padre, mentre rimane con noi nell’Eucaristia, quale Agnello trafitto per la nostra salvezza. 5 Discende lo Spirito Santo e i deboli diventano forti, i timorosi diventano guerrieri di Cristo, gli ignoranti diventano oratori e maestri. 6 Con la discesa dello Spirito Santo il Cielo sposa la terra, 2 [Citazioni: 14 Lc 12,32 | 15 2Cor 2,14 | 42-43 Ap 21,22-23 || Riferimenti: 1Lc 22,39-46 e Gv 19,40 alla luce di Gv 17,19 e At 4,27 | 3-4 Lc 24,36-53 e 2,14; Gv 20,19; Mt 28,20; Ap 5,12; Lc 22,19 | 5-7 At 2,4 | 8-11 Sal 99,3; Ap 4,8; 19,6; Gv 12,13 | 12 1Ts 4,16; Ap 1,10 | 16-18 Mt 7,24; 13,32 | 21 Mc 6,3 | 24ss Mt 6,1-18; lavoro ascetico: Lc 12,43; Eb 6,10 | 25 Gv 21,15 | 29 Sal 50,15; opere di misericordia | 33 Lc 4,18-19; Is 61,1 | 36-39 Lc 15,22; Gv 13,8.25 | 40 Ap 5,6 | 41 Mt 5,14; Ap 21,10 | 44-46 Gv 3,16; 1Gv 4,16; 2Cor 5,14 || “Ora et labora”: Benedetto | Minorità: Francesco | Nazaret: Foucauld | Secolarità: Lazzati | Unione tra cielo e terra: Speyr]. 2 ICONA BIBLICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO 13 il buio diventa luce, i peccatori ricevono la grazia. 7 È finita la settimana lavorativa ed è iniziato il giorno di festa. 8 Dio è Dio! 9 Alleluia, Alleluia. 10 Dio è Dio! 11 Osanna, Osanna! 12 Le trombe del cielo annunciano l’arrivo del Re. 13 Ecco, il nostro Dio ci parla: 14 “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre è piaciuto di darvi il suo Regno”. 15 “Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza al mondo intero”. 16 Le tue radici, Piccolo Gruppo, sono ben affondate nella terra; la tua preghiera contemplativa sale dalla valle operosa; la tua casa appoggia saldamente sulla roccia. 17 Poiché sei piccolo come un granello di senape, ti farò crescere e sopra i tuoi rami abiteranno i poveri, gli ammalati, gli afflitti. 18 A te si rivolgeranno gli infedeli, le prostitute, i ladri, gli assassini e tu li amerai come io li amo. 19 Ti vestirò come tutti i poveri del popolo, vivrai le loro sofferenze, ti accontenterai delle cose semplici. 20 In nulla ti distinguerai se non nell’essere un Vangelo vivente. 14 ICONA BIBLICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO 21 Tu sarai come quando, per trent’anni, ero confuso tra la gente; quando ero con loro, li amavo, li servivo, li proteggevo, ma non vedevano in me il volto del Padre mio che sta nei cieli. 22 Io sono l’Eucaristia che entra nei cuori, tu sarai l’eucaristia fatta comunione per aiutare il mio popolo. 23 I tuoi occhi non avranno tempo di guardare te stesso, ma solo di brillare nella gioia e nel pianto degli altri. [I] 24 Lavorerai e pregherai, farai opere di bene senza pretendere nessuna ricompensa. 25 Ti vedrò sudato e spossato; sarai il più piccolo, il più debole, il più umile, il più generoso. 26 In tutto questo non sei solo, perché io entro in te con la mia grazia. 27 Non temere, Piccolo Gruppo; non temere, piccolo uomo: a te concedo le mie infinite forze e io ti sosterrò e sarò con te fino alla fine dei secoli. [II] 28 Lavora e prega, fai opere di bene senza pretendere nessuna ricompensa. 29 Ti vedrò insegnare agli erranti, illuminare i dubbiosi, sostenere gli zoppi, condurre i ciechi, aiutare le vedove ed educare i fanciulli. ICONA BIBLICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO 15 [III] 30 Lavora e prega, fai opere di bene senza pretendere nessuna ricompensa. 31 Ti vedrò nelle corsie degli ospedali, negli asili nido, nelle scuole, nei lavori domestici, negli uffici, nelle fabbriche, nei lavori campestri, nelle realtà sociali. [IV] 32 Lavora e prega, fai opere di bene senza pretendere nessuna ricompensa. 33 Ti vedrò portare il lieto annuncio ai poveri, fasciare le piaghe dei cuori spezzati, proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, promulgare l’anno di misericordia del Signore. [V] 34 Lavora e prega, fai opere di bene senza pretendere nessuna ricompensa. 35 Ti vedrò incompreso, deriso, insultato, vecchio, trascurato, solo. [VI] 36 Lavora e prega, fai opere di bene senza pretendere nessuna ricompensa. 37 Ti vedrò: e avrò compassione di te, ti solleverò, ti laverò dai tuoi peccati, dalle tue omissioni; ti vestirò con abiti nuovi, ti porterò nella mia casa, 16 ICONA BIBLICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO mangerai a mensa con me, appoggerai la testa sul mio petto, sarai mio amico, mio fratello fedele e amato. 38 Mi compiacerò di te! 39 Ti presenterò al Padre, che ti consegnerà l’anello della carità, dell’amore, della gloria. 40 Con gli occhi dell’Agnello assiso sul trono potrai vedere cosa ho fatto io per te e con te. [VII] 41 Mentre lavoravi, pregavi e facevi opere di bene senza pretendere nessuna ricompensa, con la mia grazia hai costruito la Città sul Monte: città che illumina le genti, luogo per i cristiani comuni consacrati; città spirituale, ma vera, presente nella Chiesa; città piccola e umile, povera, casta, ubbidiente; città serena e piena di pace del Paradiso. 42 “Non vidi alcun tempio in essa, perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. 43 La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna, perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello”. 44 Se così vuole il Signore, se così tanto ci ama, perché non vivere questa vocazione e abbandonarci fiduciosi a lui? 45 Dio ci ama. 46 Sì, Dio ci ama per davvero. ICONA BIBLICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO 17 47 18 Alleluia, Alleluia, Alleluia! ICONA BIBLICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO – III – “ICONA TEOLOGICA” DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO NOTA PRELIMINARE L’Icona del Piccolo Gruppo di Cristo (successivamente chiamata “Teologica”, per distinguerla da quella “Biblica”) fu stilata da Ireos alla fine del 1988, come “descrizione” essenziale e permanente della vocazione del Piccolo Gruppo (al di là del periodico variare della Costituzione), con l’intenzione di consegnarla al termine del corso di Esercizi Spirituali sulla spiritualità del Gruppo che avrebbe tenuto a Segni (su richiesta della comunità romana) ai primi di gennaio. Oltre al testo dell’Icona, Ireos aveva preparato in anticipo un canovaccio per tutte le meditazioni da tenere durante il corso (sulle diverse virtù implicate nella vocazione del Piccolo Gruppo), tranne che per l’ultima (da dedicare alla spiritualità stessa del Gruppo), che fu invece improvvisata sulla base di poche citazioni bibliche, scritta di getto a mo’ di “allegoria” durante l’ultima notte degli Esercizi e comunicata – con grande impressione dei presenti – la mattina dell’8 gennaio 1989 (ultimo giorno di Esercizi). Poco dopo, al termine della Messa, Ireos consegnava simbolicamente (e faceva recitare) ai membri effettivi della Comunità presenti il testo fotocopiato dell’“Icona Teologica”. Dopo gli Esercizi, il testo dell’Icona e quello dell’ultima meditazione a mo’ di allegoria circolarono per tutta la Comunità: ben presto l’“allegoria” ultimamente improvvisata e la “descrizione” (o Icona) precedentemente stilata furono associate così strettamente, da essere chiamate entrambe “Icone”, rispettivamente “Biblica” e “Teologica”: alla luce dei successivi sviluppi, la prima si riferisce a tutto il Gruppo nel suo insieme (Piccolo Gruppo e Cenacolo Evangelico); la seconda invece alla sola Comunità del Piccolo Gruppo di Cristo. Nei mesi seguenti, Ireos commentò l’Icona Teologica in una serie di riflessioni tenute alle comunità locali di Milano, Treviso e Roma (meditando ogni volta una frase in una diversa comunità locale). Il commento – trascritto e corretto – era stato successivamente diffuso ad uso interno della Comunità, ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 19 quale base per l’aggiornamento della Costituzione; ulteriormente rivisto, è stato pubblicato in concomitanza col bimillenario dell’Incarnazione. 20 ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO “ICONA TEOLOGICA” DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO 1 Gioiamo perché siamo creati dall’amore del Padre, rigenerati dal sacrificio del Figlio, santificati dalla presenza dello Spirito Santo: cristiani comuni, ancorché consacrati nel seno materno della Chiesa. 2 Per abbracciare i valori delle beatitudini evangeliche viviamo con animo sereno la purezza del cuore e del corpo, la povertà spirituale e materiale, l’obbedienza indicataci dall’amore di Gesù crocifisso, morto e risorto. 3 Viviamo una vita intessuta di preghiera, per meglio inserirci nell’intimità filiale dei piccoli di Dio. 4 Cerchiamo di amare tutte le persone, preferendo le più bisognose, e cerchiamo di rispettare nel loro essere tutte le realtà create. 5 Siamo impegnati nelle realtà temporali 6 La nostra vita ricerca la virtù dell’umiltà nei suoi valori più profondi per ordinarle secondo la scienza, la giustizia e la carità di Dio. per essere gradita a Dio e favorire la comunione tra gli uomini. 7 Per quanto possibile, cerchiamo di essere strumento di salvezza mediante una testimonianza che esprima la presenza costante, amorosa e salvifica del Redentore. 8 Con il vivere quotidiano, tutto abbandonato a Dio, facciamo in modo che si evidenzi il fine della nostra vita, che è la partecipazione umana alla gloria divina. ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 21 ––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– «L’“Icona” tenta di dire più di quel che si può dire: l’indicibile, l’inafferrabile. L’essere icona di Gesù Cristo significa, nella nostra vita, dire ciò che orecchio non ha mai udito e occhio non ha visto. Da questo punto di vista l’umiltà non soltanto è una virtù bella, ma è l’unica maniera giusta per lasciar trasparire ciò che ci supera, che è il Signore: questo è essere icona. Ciò che qui viene detto come l’immagine del Piccolo Gruppo è far emergere i lineamenti della vostra vita personale e comunitaria, che appunto permette a ciascuno e a tutti insieme di far emergere il Signore ed è ciò che il Signore attende da voi». † Renato Corti Vescovo [Milano, 30 ottobre 1989] ––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– 22 ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO PRIMO PUNTO Gioiamo perché siamo creati dall’amore del Padre, rigenerati dal sacrificio del Figlio, santificati dalla presenza dello Spirito Santo: cristiani comuni ancorché consacrati nel seno materno della Chiesa. § 1. LA GIOIA EVANGELICA Gioiamo perché siamo… È importante che l’icona inizi con la parola “gioiamo”, non soltanto perché la gioia è una espressione significativa della vita umana ma perché quel “gioiamo” non riguarda la gioia umana, che nasce dai fatti, bensì quella divina esistente in noi: siamo noi che stiamo nella gioia e questa gioia nasce e vive nella fede che ci rende sicuri dell’esistenza di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. § 2. LA VITA TRINITARIA …creati dall’amore del Padre, rigenerati dal sacrificio del Figlio, santificati dalla presenza dello Spirito Santo… È l’amore di Dio che crea la vita, è lui che origina ogni esistenza e ogni palpito di vita vegetale, animale, umana. Ogni esistenza ha la capacità (per una legge voluta e stabilita da Dio) di conservare la propria specie, ma è sempre Dio il datore della vita. Le leggi per conservare la specie sono moltissime, affascinanti e proprie per ogni realtà. All’uomo è chiesta la libera collaborazione, che Dio usa per creare una nuova persona. Noi abbiamo dei genitori che ci hanno generato, ma soprattutto un Padre Dio che ci ha voluto e perciò creati con lo stesso amore con il quale egli genera il suo unico Figlio, il Verbo incarnato, fattosi uomo per la nostra salvezza. È vero che il Padre ci ha creati con amore paterno ma, a causa del nostro peccato in Adamo, è l’amore sacrificale di Gesù vero Dio e ve- ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 23 ro uomo che ci rigenera e ci consente di ritornare nella benevolenza di Dio e di poterlo chiamare Dio, Padre nostro. Il Verbo ha in sé un amore così immenso da assumere la carne umana per essere veramente nostro fratello Dio. Lo Spirito di amore del Padre e del Figlio, terza persona della Santissima Trinità, rimane sempre nell’uomo in grazia per santificarlo e renderlo partecipe della famiglia divina. L’uomo è creato dall’amore del Padre, redento da quello del Figlio crocifisso e santificato da quello dello Spirito Santo. Sebbene la nostra esistenza sia passata attraverso l’amore di chi ci ha generato, la nostra vita oltrepassa le possibilità umane, perché siamo voluti da Dio che ha creato direttamente le nostre anime e ci ha donato la sua grazia divina. L’uomo è di Dio, appartiene a Dio, è amato da Dio ed è inserito nell’amore di Dio. § 3. LA CONDIZIONE CRISTIANA COMUNE …cristiani comuni… Facciamo parte del popolo di Dio essendo suoi congiunti creati, salvati e in via di divinizzazione. Non siamo dèi, ma, per dono gratuito, parteciperemo alla gloria di Dio. Cristiani comuni riconoscenti e felici di appartenere alla Chiesa Cattolica, corpo mistico di Cristo, credenti che cercano di essere fedeli al Maestro Gesù, che ci ha fatto conoscere il Padre e lo Spirito Santo. § 4. LA CONSACRAZIONE PERSONALE …ancorché consacrati… La conoscenza sempre più profonda di Dio ci ha rivelato meglio il suo amore e ci ha attratto a sé. Siamo da lui amati e abbiamo sentito il richiamo e il desiderio di amarlo. L’imitazione di Cristo ci ha aperto il cammino per abbracciare i consigli evangelici e consacrarci totalmente a Dio nelle realtà secolari e normali del vivere quotidiano. Non solo ai celibi per il Regno, ma anche a coloro che sono stati chiamati ad una vocazione matrimoniale è stato concesso il dono della 24 ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO consacrazione, per condividere la vita unitiva con Dio, sposo anche degli sposati. § 5. L’APPARTENENZA ALLA CHIESA …nel seno materno della Chiesa. La nostra vita desidera essere totalmente Chiesa, pur sapendo di non essere tutta la Chiesa. Desideriamo servire la Chiesa con amore filiale e quindi recare a essa onore e gloria mediante una vita virtuosa. Da questa succinta esposizione è necessario che ognuno raccolga e faccia proprio ciò che gli suggerisce direttamente lo Spirito Santo. La pace regni nei nostri cuori, mentre cerchiamo di accogliere la volontà di Dio amorevole nostro Padre, di Gesù Maestro crocifisso per la nostra salvezza, dello Spirito desideroso di restare con noi e santificarci nelle opere del vivere quotidiano. Cerchiamo di non distrarci, di restare in silenzio e lasciar riempire il nostro cuore dalla grazia divina. La parola di Dio, l’esempio di Gesù e l’amicizia dello Spirito Santo siano motivo per accrescere il nostro amore filiale e comportarci da figli di Dio. Carissimi, amiamo con scelte di vita cristiana consacrata Colui che ci ama in un modo a noi impossibile perché immenso, infinito e incontenibile. ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 25 SECONDO PUNTO Per abbracciare i valori delle beatitudini evangeliche viviamo con animo sereno la purezza del cuore e del corpo, la povertà spirituale e materiale, l’ubbidienza indicataci dall’amore di Gesù crocifisso, morto e risorto. § 6. LA FEDELTÀ AI CONSIGLI E I VOTI Per abbracciare i valori delle beatitudini evangeliche viviamo con animo sereno… L’intera frase è incisiva e offre sicurezza, perché esprime i sentimenti di coloro che già vivono questa realtà in questo modo, anche se, a volte, in precedenza, hanno dovuto passare attraverso varie insicurezze e difficoltà. I valori delle beatitudini evangeliche, perché siano vissuti serenamente, devono essere abbracciati. L’abbraccio indica familiarità, amore, abbandono e assunzione dei valori che le beatitudini evangeliche hanno. Tutti i cristiani sono chiamati a realizzare i consigli che Gesù ha indicato, ma ad alcuni è stato consegnato il dono di fare proprie queste virtù in uno stato di consacrazione. Tra questi ci siamo anche noi. Il dono della consacrazione ci offre la possibilità di accogliere e corrispondere meglio alla volontà di Dio. I voti non si esauriscono in un cammino di purificazione, di doveri e di obblighi ma ci inseriscono in una serenità di luce evangelica che si conclude con l’incontro di unione con Dio. I consigli evangelici ci fanno incontrare Dio che è il Soggetto e Oggetto, per cui noi viviamo una vita consacrata. All’interno dei consigli evangelici troviamo quel Dio che non sta chiuso in nessuna realtà, pur essendo ovunque. I consigli evangelici si vivono con serenità, perché essi sono l’oggetto della nostra vita ascetica. È questa ascesi, infatti, che ci di- 26 ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO spone all’amore con Dio: vivendo gli impegni della consacrazione poco a poco scopriamo e conosciamo, in una intimità familiare, Chi ci ha consacrati. I consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza non possono essere accolti se non con amore e serenità, perché vivendoli si sta veramente molto meglio con il Signore. Per ottenere questi risultati è necessario dare alla nostra Costituzione tutto il respiro ascetico e mistico racchiuso nelle frasi di ogni suo articolo. Sarebbe bene dedicare ad ognuna delle virtù di povertà, castità e obbedienza una singola riflessione, però ora le accenneremo tutte e tre in modo veloce, tanto per ravvivare in noi il loro valore. § 7. LA CASTITÀ …la purezza del cuore e del corpo… La purezza del cuore e del corpo sono fatte per coabitare insieme. La purezza del cuore non esiste se il corpo non è puro e il corpo non è totalmente puro se non riesce a costruire e favorire un cuore puro che poi gli permetta di mantenersi tale. Se è la stessa natura che in stato originale esige dal corpo un comportamento casto, tanto più questo vale per l’uomo che riconosce di essere composto di corpo, anima e spirito e pertanto destinato ad una vita eterna ove non si vive se non in perfetta e assoluta pienezza. La purezza in primo luogo è dono divino, ma essa va realizzata con la nostra collaborazione che richiede preghiera e sacrificio. È necessario saper gestire bene la nostra corporeità, riconoscere la nostra debolezza e pertanto fuggire le occasioni della tentazione. È indispensabile sorreggerci mediante una costante vita ascetica e impegnare il cuore nei valori di ogni virtù ma specialmente in quelli della carità e dell’umiltà. I bambini sono innocenti mentre gli adulti devono essere casti; i primi lo sono per natura, i secondi per grazia. Essere puri da adulti è meglio che essere piccoli innocenti, perché si è tra coloro che, Dio permettendolo, possono appoggiare il capo al petto di Gesù. ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 27 § 8. LA POVERTÀ …la povertà spirituale e materiale… La povertà spirituale nasce dall’aver compreso la realtà umana scaturita dall’amore di Dio. Siamo importantissimi agli occhi di Dio, però noi non esistiamo e non viviamo per creatività e inventiva nostra autonoma, ma per dono divino. La povertà spirituale nasce e tiene conto di questa realtà e dei doveri e obblighi che essa comporta. Accettando questa impostazione di nudità, di povertà e di umiltà la vita viene percorsa nella luce della verità e con un comportamento secondo il volere di Dio, che vuole sempre il nostro bene. La povertà materiale vissuta evangelicamente è la grande ricchezza e la linfa per possedere la libertà e la pace del cuore. È più ricco, cioè sereno, felice, gioiosa e in pace, uno che vive la povertà evangelica per scelta che non colui che ha un capitale inestimabile e vuole vivere da ricco. Il Vangelo ci dice: «Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli» [Mt 5,3]. Se possediamo lo Spirito ci accorgeremo che la povertà su questa terra è già qui, fin d’ora il regno di pace dei cieli. § 9. L’OBBEDIENZA …l’ubbidienza indicataci dall’amore di Gesù crocifisso, morto e risorto. Abbiamo desiderato seguire l’obbedienza di Gesù crocifisso non perché siamo capaci di amare come lui, ma perché, affidandoci al Signore, desideriamo essere sempre obbedienti come lui lo è stato con il Padre. Cerchiamo di essere fedeli alla virtù di obbedienza anche nelle piccole cose. Obbediamo in nome della fede e cerchiamo di essere fedeli per essere più liberi di amare e adorare Dio. Per noi l’obbedienza è un atto di devozione a Dio e la realizziamo nella fedeltà alla Chiesa, tramite la corrispondenza alla nostra Costituzione. Le virtù che ci vengono insegnate nel discorso della montagna sono per noi norme sicure di unione a Dio e alla sua volontà, perciò anche nei momenti più difficili cerchiamo di non venir meno ad esse. 28 ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO Cerchiamo nel silenzio del cuore di rinnovare la nostra adesione a Dio e di trarre ispirazioni nuove, per essere freschi e giovani in un mondo sovente stanco e depresso. I consigli evangelici e il Dio che ce li ha donati rallegrino la nostra vita, permettendoci di esprimere quella letizia che gli uomini cercano nelle cose vane, mentre essa è alla portata di tutti, purché la si cerchi in Dio. ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 29 TERZO PUNTO Viviamo una vita intessuta di preghiera per meglio inserirci nell’intimità filiale dei piccoli di Dio. § 10. LA PIETÀ Viviamo una vita intessuta di preghiera… Se questa affermazione non dovesse essere realizzata, l’intera l’icona della vocazione non reggerebbe; perciò il valore della preghiera e il nostro impegno per essa non devono venir meno. La preghiera è sempre personale (anche quando si esplicita nella liturgia e nelle varie comunità), ma non è mai privata, perché siamo sempre inseriti nella preghiera di Cristo, che ci mette in comunione con tutti i fratelli. I modi per realizzare un’esistenza intessuta di preghiera sono molteplici e non soltanto variano da persona a persona, ma mutano anche nello svolgersi della propria storia. Quando osserviamo che una qualsiasi frase dell’icona non è viva in noi, in tutto il suo valore, la prima cosa da verificare è la nostra fedeltà alla preghiera. Le varie pratiche di preghiera e il tempo ad esse dedicato sono la premessa per ottenere una vita intessuta di preghiera. Se i modi e i tempi della preghiera sono diffusi in tutto l’arco del giorno e non imprigionati in un unico e consecutivo orario, si può meglio restare in contatto con Dio. La preghiera ci fa scoprire e ci introduce nell’intimità con Dio; perciò soltanto chi prega assiduamente potrà ricevere la luce che apre al mistero di Dio. Se è giusto pregare in vari modi secondo le proprie necessità, non ci si può esimere dal fermarsi nella preghiera meditativa e contemplativa, che ci colloca nell’unione con Dio. La vita intessuta di preghiera significa vivere in grazia, fare la volontà di Dio. 30 ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO § 11. L’INTIMITÀ …per meglio inserirci nell’intimità filiale… Se l’intimità filiale è un desiderio del cristiano fedele, il consacrato deve aspirare al miglior risultato dell’intimità. L’intimità con Dio, anche se non l’esclude, non abbisogna dell’affettività sensibile. Tuttavia la preghiera, che non è un fatto astratto, utilizza tutte le componenti umane di chi prega (corpo, anima e grazia) per favorire il contatto con Dio, che avviene attraverso l’anima in grazia. Perciò la vita unitiva della preghiera può benissimo esistere nell’estasi, come pure nell’aridità. Più che nel fervore umano la preghiera unitiva si riscontra nel desiderio infinito di lodare Dio. La preghiera, pur senza trascurare i bisogni personali di chi prega, si allarga, tende ad includere il bene di tutti e giunge a diffondere e ad esprimere il suo servizio all’intero universo. Il cuore palpita e fa comunione con ogni creatura vivente in terra e in cielo. La lode a Dio è disinteressata e l’orante gioisce nel riscontrare che la propria persona può adorare in eterno Colui che lo ha chiamato all’esistenza. La preghiera così diventa un continuo colloquio interiore, che si svolge anche senza parole. Penso al bambino nel ventre della madre, oppure allo stesso che si nutre al seno materno. § 12. LA PICCOLEZZA …dei piccoli di Dio. Comprendo le difficoltà di realizzare una preghiera e una vita “da piccoli”, ma Gesù dice che il regno dei cieli è dei piccoli. Inoltre chiede di lasciare che i piccoli vadano a lui ed aggiunge che quello che non è possibile agli uomini è possibile a Dio. In un mondo ove la cultura elogia i grandi, Dio manda alla conquista missionaria del suo regno i piccoli. Dove il potere terreno occupa le leve del comando e i potenti siedono su troni costruiti con il sudore degli uomini, Cristo e i suoi regnano dal legno della croce. La croce è il trono che apre la porta della gloria eterna. Essere piccoli vuol dire trovare un posto per stare nelle braccia di Gesù crocifisso, restare seduti accanto a lui per ascoltare il racconto della casa gloriosa, addormentarsi sulle sue ginocchia: per concludere, abbandonarsi a lui con una vita che esprima la volontà e (con la sua ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 31 grazia) la capacità di incarnare il suo Vangelo, cosicché il suo sia anche il nostro e, pertanto, l’unico Vangelo. Sono una piccola creatura, ma sono convinto di non sbagliare quando vi invito a raccogliervi e contemplare quanto il Signore può ispirarvi. Prego perché tutti noi del Piccolo Gruppo di Cristo ci riconosciamo nel nome della nostra Comunità, nome che noi non abbiamo scelto, ma che lo Spirito Santo, mediante le circostanze, ci ha dettato. Piccoli non si può restare secondo natura e neppure nei doveri della vita. La piccolezza di cui ci parla Gesù abita nella sua grazia, che si scopre e prende forma nella vita ascetica di ognuno. La piccolezza ascetica non ha nessun limite, se non quello voluto da Dio. 32 ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO QUARTO PUNTO Cerchiamo di amare tutte le persone, preferendo le più bisognose, e cerchiamo di rispettare nel loro essere tutte le realtà create. § 13. L’AMORE UNIVERSALE PER TUTTE LE PERSONE Cerchiamo di amare tutte le persone… Penso sia bene, impegnandoci a meditare questa frase, rivolgerci al Signore, chiedendogli: “Tutto ciò che tu ami sia da noi amato”. L’amore di cui parliamo in primo luogo non è quello affettivo, umano, bensì quello soprannaturale che ci viene concesso dalla carità divina, per cui anche al nostro prossimo più immediato, cioè quello che compone la nostra famiglia naturale, dobbiamo offrire non solo l’affetto sensibile del sangue ma anche, e soprattutto, quello soprannaturale del cuore spirituale. È questo amore soprannaturale che ci consente di amare ogni creatura con disinteresse e oblatività. Se abbiamo poca virtù pensiamo che l’amore naturale sia il migliore, il più forte, il più spontaneo e disinteressato, mentre invece, salendo nelle vette dell’amore spirituale, si può notare quanto sia più ricco accogliere e donare un amore ricevuto dalla grazia di Dio. È evidente che non si deve trascurare l’amore naturale, già di per sé buono, che, se arricchito da quello spirituale, diventa molto buono. Nella parola “molto” si trova tutta la purezza dell’ascesi cristiana, ma soprattutto la presenza di Dio, per cui quell’amore appartiene e partecipa all’amore che esiste nella gloria. Siamo chiamati ad amare tutte le persone umane e non ad esaurirci nei limiti ristretti dei congiunti, dei vicini, degli amici. Pur riconoscendo che non si può amare veramente i lontani se non si amano con i fatti i più vicini, non dobbiamo dimenticare coloro che sono vivi e compongono la comunità mondiale, anche se non li conosciamo personalmente. L’amore, di cui riconosciamo il valore completo e totale, nasce e vive nella nostra anima per dono dello Spirito Santo, ma è esercitato e porta frutto nelle buone opere. ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 33 § 14. L’AMORE PREFERENZIALE PER I PIÙ BISOGNOSI …preferendo le più bisognose… Se ci lasciamo prendere dalla superficialità, finiamo per identificare le “persone più bisognose” semplicemente con gli abitanti dei continenti poveri, chiamati attualmente “terzo” e “quarto mondo”. Certamente essi sono bisognosi e a loro vanno rivolte tutte le nostre attenzioni, offrendo quanto ci è possibile per giustizia, per carità e soprattutto per condivisione, in quanto abitiamo tutti sulla terra e siamo creati da Dio Padre buono e giusto. Ci sono però altre persone bisognose che abitano nei continenti detti del benessere, a cui va rivolta la nostra attenzione. Non nomino queste categorie nel timore di dimenticarne qualcuna. Desidero suscitare in noi l’amore verso tutti i bisognosi: Gesù ha detto che i poveri sono sempre fra noi; quindi, in ogni contesto possiamo trovare qualcuno più bisognoso. Normalmente quanto più uno è bisognoso, tanto più è costretto a chiedere aiuto. Sovente queste insistenze, che possono essere espresse anche senza voce o senza azioni appariscenti, ci disturbano, ci irritano, perché ci invitano a mutare i nostri programmi, le nostre scelte, che non sono i programmi e le scelte di Dio. Ricordiamoci che Dio predilige i bisognosi e che ci ha ricordato che essi saranno sempre in mezzo a noi. Ricordiamo che ogni cosa che facciamo ai poveri è fatta a Dio, ma soprattutto che ogni volta che neghiamo qualche cosa ad essi la neghiamo a Dio. Al momento dell’incontro finale, prima di entrare in paradiso, verrà fatto il conto delle nostre azioni: spero che il conto sia a noi favorevole. Stiamo molto attenti a non mancare di accogliere e vivere bene i messaggi evangelici. La faciloneria, la sprovvedutezza, la scarsa e non completa carità entrano nel conto del dare e non in quello dell’avere. § 15. IL RISPETTO PER OGNI CREATURA …e cerchiamo di rispettare nel loro essere tutte le realtà create. Soltanto per cercare di esprimere che vi è una notevole diversità fra le creature umane e le altre, ritengo che sia meglio distinguere l’atteggiamento nei confronti dell’uomo con la parola “amore” e quello verso le altre creature con la parola “rispetto”. Anche nel ri- 34 ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO spetto vi è inclusa la riconoscenza a Dio-Amore che dal nulla ha creato tutte le cose. Per amore a lui tutta le realtà esistenti si devono rispettare nella loro natura. Sotto i nostri occhi possiamo constatare quanto la nostra natura fisica faccia parte delle realtà materiali e, quindi, danneggiando le realtà naturali non solo rechiamo danno ad esse, ma anche a noi stessi. Il rispetto a tutto il creato non deve nascere dall’egoismo di salvaguardare noi stessi, anche se di questo si deve tenere conto, ma dal desiderio che ogni creatura vegetale o animale, che voli, strisci, cammini o nuoti, viva la sua esistenza secondo la volontà di Dio e non sia inutilmente danneggiata dal nostro egoismo. Fino a quando l’uomo viveva soprattutto dei prodotti agricoli e la sua cultura era campestre, le cose procedevano in un modo più rispettoso della natura. Con l’avvento della industrializzazione le realtà umane sono cambiate e, in parte, è venuta meno l’attenzione rispettosa al creato. La cultura del passato recente sembra non ci abbia aiutato molto al rispetto del creato e così anche noi cristiani siamo incorsi in deficienze e incapacità nel cogliere la volontà di Dio a tale riguardo, sebbene nel corso dei secoli ci abbia inviato i suoi messaggeri speciali, come, ad esempio, san Francesco d’Assisi. È necessario saper cogliere i valori naturali, rispettarli nell’amore a Dio, anche quando questo costa sacrificio e ridimensionamento di noi stessi. Non è invece necessario che tutto quello che ho detto sul rispetto del creato sia da realizzare sùbito: per il momento ciascuno applichi a sé ciò che ritiene più utile adesso; quanto al resto, lo si potrà riprendere in un altro momento. In ogni caso, non si devono trascurare i contenuti della nostra vocazione per distrarci in considerazioni e impegni che, in ultima analisi, sarebbero fughe dalla nostra vita, ma occorre impegnarci con fermezza a seguire la nostra vocazione, per essere nel mondo e nella Chiesa quella presenza che Dio vuole da noi. ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 35 QUINTO PUNTO Siamo impegnati nelle realtà temporali per ordinarle secondo la scienza, la giustizia e la carità di Dio. § 16. LA COLLABORAZIONE ALL’OPERA DELLA CREAZIONE Siamo impegnati nelle realtà temporali… Anche i religiosi sono, a volte, impegnati in varie realtà temporali, ad esempio nelle scuole, negli ospedali, degli ospizi, ma normalmente le realtà cosiddette “profane”, cioè quelle della vita sociale e politica, sono compito di quanti vivono nella secolarità. Nella vita secolare il nostro impegno è totale e vasto quanto lo sono le esigenze del vivere nel mondo. In queste attività mettiamo tutto il nostro impegno, affinché la comunità mondiale si esprima in tutte le sue potenzialità, realizzando un grado di civiltà il più elevato possibile. Ogni componente esplicita il suo impegno secondo le proprie attitudini, in modo da cercare di “dominare la terra” secondo il volere divino e, pertanto, adattandola alle esigenze primarie dei figli di Dio. L’Icona, e così pure la nostra Costituzione, fin dalle prime parole mette in evidenza che siamo un insieme di cristiani comuni che nella condizione della secolarità realizzano la loro santificazione. La nostra esistenza è a stretto contatto con le persone del mondo e con loro condividiamo le sorti della storia nel luogo ove abitiamo, lavoriamo e in tutte le altre circostanze della vita quotidiana. Mediante il lavoro abbiamo la possibilità di trarre il frutto per il sostentamento personale e familiare, ma anche di collaborare con coloro che condividono con noi le fatiche e il peso del lavoro. Abbiamo modo di stabilire relazioni personali e di gruppo, in cui ci si confronta e si mettono a frutto le proprie iniziative e la propria inventiva. Si cerca di specializzarsi nel settore più adatto alle proprie capacità, per rendere la vita più serena a sé e al prossimo. Anche quando, per varie situazioni, questo non è possibile, non lasciamo mancare il nostro contributo nella realtà in cui siamo inseriti. 36 ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO L’impegno, nelle molteplici sfaccettature del rapporto umano, ci può richiedere servizi sociali, politici, culturali e affini, nei quali la nostra presenza esprime il desiderio di operare per il bene comune. § 17. L’IMPEGNO TEMPORALE CRISTIANO …per ordinarle secondo la scienza, la giustizia e la carità di Dio. Se gli impegni nelle realtà del mondo nascono dal nostro essere nel mondo, l’impegno del nostro comportamento e delle nostre azioni non ha soltanto una motivazione naturale ma anche una soprannaturale. Impegnando tutte le nostre capacità naturali esprimiamo già un valore proprio dell’uomo ma, essendo noi cristiani e cristiani consacrati, mettiamo nelle attività in cui operiamo l’impegno di santificazione e realizziamo in quel contesto il nostro modo di valorizzare la nostra consacrazione. Quando affermiamo di voler ordinare le realtà temporali secondo la scienza, la giustizia e la carità di Dio non vogliamo esimerci dall’usare la nostra intelligenza umana in tutta la sua potenzialità, bensì oltrepassare questo limite per chiedere e ottenere da Dio, la possibilità di collaborare con lui nel continuare a far progredire la sua costante iniziativa creativa. Le parole scienza, giustizia e carità sono soltanto tre simboli in cui sono condensati tutti i valori con i quali Dio e noi con lui desideriamo operare per il bene dell’umanità e la nostra santificazione. Usiamo la scienza nelle sue multiformi e costanti scoperte, per metterla a disposizione del benessere dell’“uomo totale”. Ci sforziamo di conoscere e realizzare la giustizia, affinché ogni uomo renda secondo le sue possibilità e ottenga ciò che gli è necessario per la propria serena esistenza. Allarghiamo il cuore umano per disporci a operare con carità, non soltanto verso coloro che sono nella società operatori attivi, ma anche verso quelli impossibilitati a operare e che pertanto vanno resi partecipi del frutto di chi lavora. Desideriamo che la scienza, la giustizia e la carità non rimangano realizzate secondo le debolezze umane, bensì siano arricchite dalla ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 37 presenza di Dio e da tutti gli insegnamenti che riceviamo dalla Sacra Scrittura, dalla storia del popolo eletto e dall’amore di Gesù Cristo. Nel disporci a fare un esame di coscienza in luce contemplativa, non fermiamoci ad osservare soltanto le eventuali lacune e difficoltà del nostro comportamento umano e cristiano. Non dimentichiamo che nell’impegno delle realtà temporali giochiamo la nostra comunione con gli uomini e l’unione con Dio, che ci ha fatti suoi collaboratori nello scoprire e gestire il suo costante atto creativo. Non siamo nel mondo per essere del mondo, ma per servire il mondo. Ogni uomo è nostro fratello e tutti siamo figli di Dio. Collaborazione nel bene, condivisione con i meno dotati e servizio agli impossibilitati devono essere il fiore all’occhiello della nostra santificazione… Penso al cuore affranto di Dio, che, dopo il nostro peccato in Adamo, è costretto ad indicarci una nuova via di redenzione: “nel dolore partorirai i figli”, “con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita”. Anche in questo contesto Dio ci ama. Anche in queste realtà amiamo Dio, nostro Padre, benefattore e santificatore. 38 ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO SESTO PUNTO La nostra vita ricerca la virtù dell’umiltà nei suoi valori più profondi per essere gradita a Dio e favorire la comunione tra gli uomini. § 18. L’UMILTÀ La nostra vita ricerca la virtù dell’umiltà… Con questa frase non intendiamo dire che dobbiamo andare alla ricerca delle umiliazioni, ma che dobbiamo vivere nella virtù dell’umiltà. Una virtù importante come questa che stiamo per meditare mi invita a chiedere aiuto a Gesù e Maria, perché ci aiutino non solo a comprenderla, ma soprattutto a viverla. Anche se le virtù della modestia e della mansuetudine sono virtù proprie, non mi sembra inopportuno accostarle e riconoscerle sorelle dell’umiltà, così che, unite, si rafforzano reciprocamente… La modestia nei gesti, nel linguaggio, nel vestire, la mansuetudine nel dialogo e nell’atteggiamento favoriscono la virtù dell’umiltà e l’aiutano nel servizio che essa fa a tutte le altre virtù. Tutte le virtù, infatti, rivestite dall’umiltà, acquistano un valore più perfetto, più luminoso, più gradito a Dio. § 19. I GRADI DI UMILTÀ …nei suoi valori più profondi… L’umiltà si riconosce e sta nella verità; quando si esprime la verità con dolcezza, si esercita l’umiltà. Sotto questo profilo essere umili è un dovere di giustizia e pertanto inquesto comportamento non vi è umiliazione e nemmeno un totale esercizio della virtù. I valori dell’umiltà sono variamente profondi e se iniziano, come ho accennato, nel riconoscere e perseguire la verità, anche quando costa, proseguono nell’accettare silenziosamente le umiliazioni di chi ci calunnia e ci tratta male, per finire con l’amare le malevolenze e le varie offese subite, ritenendole espressione di perfetta letizia. Addestrarci nel vivere l’umiltà nei suoi valori più profondi significa essere più capaci di accettare le traversìe della vita. ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 39 I vari gradi della virtù dell’umiltà non si ottengono all’istante, ma sono una conseguenza di lotte e di vittorie progressive. Se le umiliazioni all’inizio provocano un dispiacere, una sofferenza interiore, in seguito, con l’esercizio, possono essere accolte in riparazione dei propri peccati fino a divenire gioiosa compartecipazione alle ingiustizie, che anche Gesù, bestemmiato, vilipeso e sputacchiato, ingiustamente ha subìto. § 20. LA COMUNIONE CON DIO …per essere gradita a Dio… Dio non gode del dolore umano, specie se subìto con sofferenza fisica e morale, però accoglie le offerte di ogni genere da coloro che desiderano imitarlo. Perciò quando l’uomo, per amore a Dio, desidera offrirgli ogni atto della sua storia e specialmente quelle sofferenze che meglio imitano Gesù, Dio gradisce questi gesti che esprimono profondo amore. L’uomo, che esercita la vita unitiva, si rende conto della benevolenza che Dio ha verso di lui e perciò si rallegra, gioisce e sempre, in ogni situazione anche quella più crocifiggente, sta con l’animo in perfetta letizia. La sua gioia sta nel lodare Dio e rendergli grazia. § 21. LA COMUNIONE CON GLI UOMINI …e favorire la comunione tra gli uomini. Istintivamente si può pensare che questo non sia sempre possibile, perché, superficialmente, non a tutti sono gradite le persone umili, anzi a volte sembra diano fastidio. Invece non è così, perché il vero umile che non evidenzia e non sfoggia la virtù dell’umiltà (altrimenti sarebbe superbia) ma la vive con rettitudine e spontaneità, cioè dosandola, affinché renda il cento per cento, riesce a donare pace e serenità a chi lo avvicina. La vera umiltà, che corona ogni altra virtù, riesce a favorire la comunione tra gli uomini. Riesce a dare equilibrio al dialogo e a invitare a vivere in pace e nella pace. La persona umile, quindi serena, ispira fiducia e può smorzare le tensioni di chi sereno non è. Anche in Comunità l’umiltà è un dono che rafforza i legami fraterni e favorisce la gioia di restare insieme. 40 ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO Con una riflessione onesta cerchiamo di correggere i nostri difetti, specie quelli che mettono in difficoltà la comunione fraterna. La “Preghiera allo Spirito Santo per vivere ogni incontro in piena comunione” dovrebbe essere detta con cuore puro e semplice, affinché si ottenga la grazia di realizzarne pienamente i contenuti. Dovremo avere pazienza, affinché ognuno cresca nella virtù dell’umiltà, ma anche sacrificarci per vivere l’umiltà nei suoi valori più profondi. Penso che una comunità vivace, attiva e umile sia una comunità che piace a tutti, perché fa trasparire quanto sia bello vivere da fratelli. ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 41 SETTIMO PUNTO Per quanto possibile, cerchiamo di essere strumenti di salvezza, mediante una testimonianza che esprima la presenza costante, amorosa e salvifica del Redentore. § 22. LA COLLABORAZIONE ALL’OPERA DELLA SALVEZZA Per quanto è possibile, cerchiamo di essere strumenti di salvezza… Gli uomini da soli non possono salvarsi, perché, lo sappiamo, il nostro salvatore è soltanto Cristo, Figlio di Dio. A noi però è possibile come Giovanni Battista “gridare” e annunciare la salvezza in Cristo. È compito dei cristiani, per quanto possibile, diffondere il messaggio di Gesù. Gli apostoli, i pastori e molte comunità religiose per loro vocazione annunciano Gesù Cristo con la parola, mentre noi cristiani comuni, senza escludere l’annuncio verbale, riusciamo meglio con la testimonianza della vita. Siamo strumenti di salvezza mediante la fedeltà a tutto il messaggio divino. Le nostre grandi o piccole scelte devono essere sempre conformi alla volontà di Dio. Per essere sempre strumenti efficaci dobbiamo, non soltanto vivere in grazia ma, mediante essa, continuamente crescere in santità. Le virtù umane, che sono fondamentalmente insite nella nostra retta ed educata natura, possono essere un primo passo per essere strumenti di salvezza. Occorre però la massima fedeltà, perché le virtù evangeliche possano essere praticate nel mondo. In primo luogo dobbiamo essere una presenza missionaria nei luoghi in cui esistiamo, che frequentiamo e percorriamo. Neppure per un attimo dobbiamo trovarci privi della presenza dello Spirito Santo. Al nostro essere (cristiani, figli di Dio…) deve corrispondere il nostro agire: solo così renderemo percepibile l’Invisibile. L’annuncio di Dio e del suo amore per noi è più importante del dare da mangiare agli affamati, ma questa priorità non mi toglie l’obbligo di dar da mangiare a chi ha fame, anche perché l’affamato non è in grado di ascoltare ed accogliere la parola di un Dio buono, che tale non sembra perché non offre il nutrimento. 42 ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO Gli uomini sono portatori del messaggio salvifico di Cristo in ogni ambiente ed essi devono trovare il modo più adatto per far recepire il messaggio. Piangerò con chi piange e riderò con chi ride, darò da bere all’assetato e vestirò gli ignudi: testimonierò l’amore di Dio che mi ha demandato di farlo conoscere agli uomini con gli atti di virtù originati dalla fede. § 23. L’IMPEGNO DI TESTIMONIANZA …mediante una testimonianza che esprima la presenza costante, amorosa e salvifica del Redentore. Come già ho detto, questo impegno di rendere presente il Signore è di tutti i cristiani, però noi l’abbiamo voluto evidenziare nella nostra icona, per riaffermare, con la forza che ci viene dalla consacrazione, che, per quanto ci è possibile, la diffusione del messaggio di Cristo, secondo i nostri carismi, è per noi una grande espressione d’amore e di riconoscenza al Redentore. Se questa presenza potesse essere espressa anche dal nostro respiro, desideriamo respirare nel modo migliore, perché questa presenza sia recepita ovunque e con ogni santo mezzo. A parte questo esempio che ho espresso come simbolo di quanto ci interessi la salvezza delle persone, la testimonianza più efficace e la più eccellente è quella espressa dall’amore. “Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri”; “Vi riconosceranno dall’amore che vi portate”; “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”; “Il nostro cuore sia il tuo, affinché i fratelli, tramite la nostra umile e fedele presenza, possano incontrare te ed amarti”. Lo strumento di salvezza a noi più congeniale è quello dell’amore, che si esercita nella comprensione, nella condivisione, eccetera. Però tutto questo deve essere espresso con una fede certa e vissuta fin nel profondo. La consacrazione penetra tutte le nostre cellule sia quelle spirituali che quelle materiali, per essere altri cristi che vivono nell’unico Cristo totale. Noi desideriamo essere in Cristo come e perché Dio ci vede nel Figlio. La nostra grande pace sta nell’essere cristiani e gioiamo se questa realtà si diffonde e rende gioiosa ogni creatura ma soprattutto l’aiuta a salvarsi. ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 43 Se sovente è indispensabile restare sul Calvario per saper annunciare l’amore di Gesù, oggi cerchiamo di salire al Tabor e goderci la visione celeste della trasfigurazione. Da essa traiamo la forza di annunciare il Vangelo della salvezza, un Vangelo che attraversa e percorre un mondo travagliato, ma nel quale porta la salvezza. La validità della nostra presenza sta nell’essere ricolmi di fede e totalmente donati a Dio. 44 ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO OTTAVO PUNTO Con il vivere quotidiano, tutto abbandonato a Dio, facciamo in modo che si evidenzi il fine della nostra vita che è la partecipazione umana alla gloria divina. § 24. L’ABBANDONO A DIO Con il vivere quotidiano, tutto abbandonato a Dio… Siamo giunti all’ultima frase della nostra icona e forse il maligno è contento perché non ne ho espresso bene i contenuti. Per fortuna, ritenendomi un piccolo, non sto a riguardare quello che ho detto: il Signore sa che l’ho fatto per lodarlo. Vorrei anche essere stato utile a chi ha avuto la pazienza di ascoltarmi. Per prudenza, e non certo in stato di vita unitiva, me la cavo chiedendo scusa a Dio e a voi, dicendo con Pilato: “Quello che ho scritto, ho scritto”. Con buona volontà impegniamoci a riflettere su quest’ultima frase, il valore della quale è indiscutibile anche perché, nel suo contenuto, esprime l’aspetto conclusivo della nostra vita di fede e pertanto abbiamo bisogno di approfondimento continuo per realizzarlo. Penso infatti che la realizzazione di questo punto non sia mai esaustiva, ma sempre in una situazione di tensione, per cui la nostra icona rimane un incentivo, un desiderio da realizzare piuttosto che una realtà vissuta. Per questo, qualora si dovesse far leggere ad altri l’icona, non possiamo dire che ciò che vi è espresso siamo noi, bensì che noi tendiamo ad essere così. Se desideriamo prepararci a vivere nella gloria e essere testimoni di quelle realtà, il nostro impegno deve essere totale. Penso che il popolo, anche quello che si ritiene fedele, ma che in realtà è anche un po’ dubbioso (ricordiamo che non è tanto facile recepire e far nostro tutto il messaggio divino), si trovi insicuro nella comprensione della vita eterna. La peggior testimonianza di questa realtà è quella di fare scelte di vita dalle quali emerga la convinzione che la vera vita sia su questa terra. Viceversa, una autentica vita di fede, che percorre la via purificativa e illuminativa, ma punta a quella unitiva, permette non soltanto ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 45 di raggiungere, per grazia, la gloria ma può diventare messaggio recepibile a chi cerca sicurezza o conferma di fede. Per ognuno di noi la vita donata e abbandonata a Dio deve essere l’anelito che guida l’andare a Dio con Dio. Tra di noi in comunità possiamo aiutarci a crescere nella vita di grazia, se ci aiutiamo vicendevolmente a fare delle scelte che tengono conto della brevità di questa vita e a valorizzare tutto ciò che ci prepara e meglio ci conduce a quella eterna. § 25. LA VITA PRESENTE NELLA VITA ETERNA …facciamo in modo che si evidenzi il fine della nostra vita… Mi rendo conto di essermi involontariamente già addentrato nel contenuto di questa frase; pertanto non mi resta che proseguire nella riflessione. Perché, alle volte, ci è difficile vivere nella semplicità che Gesù suggerisce ai suoi discepoli? A me sembra che alcune difficoltà siano la conseguenza del modo di vivere appreso nella fanciullezza, ma che in realtà queste dipendono in gran parte dal fatto che si dà per scontata la conoscenza di Dio, mentre invece, spesso, si svuotano le sue parole evangeliche del loro significato. Anziché adattarci noi alla Parola, abbassiamo la Parola a noi; la rivestiamo dei nostri desideri e con questa operazione mettiamo tranquilla la coscienza. Questa azione apparentemente innocua è fatale, perché non permette allo Spirito Santo di santificarci. Ci ritroviamo quindi nelle mani un Vangelo rivestito a nostro piacere, un Gesù che trasformiamo in un idolo e viviamo un’apparente serenità, che certamente non corrisponde alla “pace gloriosa”. Se la nostra Comunità ha il compito di essere una delle tante componenti della Chiesa che testimoniano l’incarnazione, la morte e la resurrezione di Gesù, essa ha il dovere di sorreggerci nel nostro cammino di cristiani consacrati, cioè di coloro che vivono il Vangelo nudo, senza alterazioni e accomodamenti. Tutto ciò che in un modo succinto abbiamo contemplato nella nostra icona, a me è sembrato importante. Tutto mi è parso adatto al nostro itinerario di Chiesa santificata dallo Spirito Santo: ciò che dobbiamo mettere in maggior risalto, assieme ad ogni altro consacrato e a 46 ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO tutti i cristiani, è l’anelito pressante, anche se sereno, verso la casa del Padre. § 26. LA PACE DELLA GLORIA …che è la partecipazione umana alla gloria divina. Tutta la nostra vita terrena, con il grande, unico, indispensabile sacrificio di Cristo e la costante presenza santificatrice dello Spirito Santo, è pienamente e totalmente valida se riconosce il limite del suo tempo e rimane aperta e protesa all’abbraccio definitivo con Dio Padre. Siamo creati per vivere in eterno nella dimora gloriosa di Dio, il quale ci attende assieme a Maria Santissima e a tutti i santi a noi conosciuti o sconosciuti. Se siamo intelligenti e sapienti nella fede non possiamo che camminare nei raggi divini che portano in cielo. Ho iniziato questa meditazione quasi scherzando, ma ora seriamente vorrei concluderla, esprimendo la mia gioia di sentirmi a voi tanto vicino. Pur amandovi con tutto il cuore, non posso dirvi di imitarmi, perché auguro a voi una vita molto più santa della mia. Ringrazio Dio per tutto quello che ha fatto per me e chiedo misericordia per le mie debolezze. Anche voi, in questo spazio di silenzio e di meditazione, dite a Dio il vostro grazie. Assieme chiediamo la Grazia, perché quest’ultima frase dell’icona, unitamente a tutte le altre, sia il suo messaggio al mondo mediante la nostra pochezza. Alleluia! ICONA TEOLOGICA DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 47 – IV – PRIMA REGOLA DEL GRUPPO DI CRISTO 3 [ART. 1] <IL GRUPPO> 4 «Dove due o più sono riuniti nel mio nome, là ci sono io in mezzo a loro».5 I. Il Gruppo è composto di Cristiani che, pur rimanendo in una condizione comune 6, attuano però lo spirito della perfezione 3 Il Gruppo di Cristo (il nome fa pensare a quello della “Compagnia di Gesù”), o semplicemente “Gruppo” (nel cui concetto era già implicito il “Piccolo” che fu aggiunto successivamente per le osservazioni di monsignor Nicora), voleva essere un pugno di cristiani qualunque, senza pretese e senza qualità evidenti, messo insieme da Cristo (che era stato il vero creatore e pastore del Gruppo, anche se apparentemente mediante Ireos: per questo la preghiera del Gruppo dirà di Cristo: “Egli ci ha fatti e noi siamo suoi”). Il titolo originale della Regola era: “Regole della pia associazione Gruppo di Cristo” (al plurale, anche se poi, nell’articolo sull’obbedienza, esse erano chiamate nel loro insieme “Regolamento”). Questa Regola non è datata, ma il verbale del Consiglio del Gruppo la colloca nel 1959, ossia nei primissimi tempi di vita del Gruppo. Si tratta dunque di un documento di eccezionale importanza, non giuridica (perché non ha più valore normativo), ma storico e spirituale. Proprio per favorire la lettura e la meditazione del testo e aiutarci così a “bere alle nostre sorgenti”, si è creduto opportuno “tradurre” (riadattandone il linguaggio) il testo della Regola, ma senza stravolgimenti. Le parentesi uncinate racchiudono alcune integrazioni assenti nel testo originale. Per chi volesse esser guidato a una più profonda intelligenza storica e spirituale del testo, sono state stilate (anche con l’aiuto delle testimonianze degli iniziatori) le seguenti note, che spiegano uno per uno i diversi punti segnalati nel testo. 4 Gli articoli della Regola non erano numerati, ma avevano tutti un titolo, tranne questo primo. 5 La citazione esprime bene la realtà della Città sul Monte, costruita intorno all’Agnello-Pastore, che la illumina e la guida. 6 Il testo originale parla di “uomini che senza porsi in stato giuridico di perfezione”. Infatti il Gruppo era originariamente composto solo di uomini 48 PRIMA REGOLA PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO evangelica 7 con la testimonianza, le opere, la parola, secondo l’insegnamento della Chiesa, per meglio favorire nel mondo lo sviluppo del Regno di Dio 8. II. Sotto la guida del Responsabile 9 i Cristiani 10 attuano la loro perfezione per la maggior gloria di Dio 11. (ma nel prosieguo della Regola si parla sempre di Cristiani) e la condizione comune era quella non di stato di perfezione. 7 Il testo originale sottintende la parola “evangelica”. Attuare lo spirito di perfezione significa accogliere i consigli evangelici del Signore: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che hai e dàllo ai poveri; poi vieni e seguimi”. Attuare la propria perfezione significa cioè vivere in uno spirito di consacrazione. Si noti che in tutta la Regola non si parla mai esplicitamente di promesse (come impropriamente venivano chiamati i voti prima dell’approvazione), ma solo di virtù evangeliche: infatti nel 1957 ancora nessuno aveva fatto le promesse; inoltre per ragioni ovvie occorreva avere prudenza. Questo non significa però che i voti siano stati un’aggiunta posticcia: non a caso il testo originale della Regola diceva che i membri del Gruppo attuano (realmente!) la loro perfezione pur “senza porsi in stato giuridico di perfezione”, per il semplice fatto che il diritto canonico ancora non lo consentiva! 8 Si ricordi che il Regno di Dio si sviluppa alla maniera del lievito e del piccolo granello di senapa ed è sparso nel mondo come il sale: qui dunque è già accennato il “carisma senza carismi”. 9 Il testo originale parla sempre di “Presidente”, ma questa terminologia è stata successivamente abbandonata e sostituita da “Responsabile”. Il primo Responsabile è stato Ireos, che come fondatore continua ad esercitare un ruolo di guida su tutta la comunità e sui Cristiani che ne entrano a far parte. 10 La regola (a differenza della Costituzione approvata e dall’icona teologica) è tutta scritta in terza persona plurale, anziché in prima persona singolare, quasi a indicare un programma di vita. Molto bello (ed estremamente moderno, alla luce del Concilio Vaticano II, della Christifideles Laici e del nuovo Codice di Diritto Canonico) è il riferimento ai “cristiani”. 11 Questa bellissima affermazione esprime bene il cammino della comunità, caratterizzato come una direzione spirituale comunitaria. PRIMA REGOLA PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 49 III. Si impegnano secondo la propria personale vocazione alla conquista di ogni valore umano perché Cristo raggiunga il suo fine 12. IV. Si impegnano perché venga realizzato il piano di Dio in famiglia 13. V. Si impegnano alla testimonianza in opere e parole e all’apostolato secondo le proprie possibilità, ma sfruttando con intelligenza ed umile docilità ai disegni di Dio ogni occasione per annunciare il vangelo 14. 12 Si tratta di una reminiscenza indiretta di una dottrina paolina (probabilmente nota a Ireos mediante Lazzati), ad esempio secondo questi passi: «È Cristo che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere i fratelli idonei a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti... allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo» [Ef 4,11-13]; «Dio ci ha fatto conoscere il Mistero del suo volere…: il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra» [Ef 1,10]; «io stesso completo nella mia carne quello che manca alla passione di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» [Col 1,14]. Si noti come la diversità di carismi presente nel Gruppo (celibato e matrimonio, vita comune e ministeri, Comunità, Fraternità e Cenacolo, e così via) è finalizzata alla realizzazione di un impegno organico a favore del corpo ecclesiale. Qui è anche accennato il cuore della vocazione del Gruppo: fare che il nostro cuore sia il cuore di Cristo, affinché i fratelli tramite la nostra umile e fedele presenza possano incontrarlo e nella fede vederlo e amarlo. 13 Il testo originale è diversamente disposto ed aggiunge qualche annotazione con il linguaggio del tempo sul piano di Dio sugli sposi (ossia il piano «della conservazione ed educazione della specie mediante la grazia divina e vivificatrice propria del matrimonio»), mentre tace del celibato (inizialmente infatti il Gruppo sembrava rivolto esclusivamente agli sposati). Già dall’inizio era comunque evidente la peculiarità della “consacrazione in famiglia”. 14 Questo punto è stato riformulato, mantenendone intatto il contenuto: si è aggiunto il riferimento a «la testimonianza, le opere e la parola» (che nel testo originario completava nella prima frase l’espressione «attuano lo spirito 50 PRIMA REGOLA PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO [ART. 2] POVERTÀ «Beati i poveri di spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli» 15. I. Amano la povertà come una sposa, per meglio realizzare il distacco dalle cose, per intraprendere con maggiore speditezza la via della santificazione 16. II. Rendono conto, durante il colloquio col Responsabile, delle proprie spese personali, ascoltando e facendo propri i consigli ricevuti da lui. III. Con prudenza, ma senza timidezza, irradieranno attorno a loro l’amore per la povertà e con saggezza aiuteranno il prossimo secondo le loro possibilità 17. di perfezione»); è stato mutato l’ordine di alcune parole; è stata “aggiornata” qualche espressione (tipica di quegli anni), come ad esempio «fare apostolato» (sostituita con l’espressione «annunciare il vangelo»). 15 Si noti la citazione dalle Beatitudini (l’unica in tutta la Regola), che avranno un valore sempre più chiaro nella vita del Gruppo, in quanto “legge” (insieme a tutto il Discorso sul Monte di Gesù) per la Città sul Monte. La povertà è la prima delle Beatitudini in quanto è funzionale al cammino spirituale, come rileva la Regola (del resto, tramite le beatitudini della povertà di spirito, della mitezza, della purezza di cuore, della fame di giustizia o desiderio di obbedire alla volontà di Dio, si arriva alla beatitudine perfetta della pace, così importante nella spiritualità del Gruppo). 16 Amare la povertà come una sposa è un motivo tipicamente francescano, che ci ricorda l’importanza (per la spiritualità del Gruppo) di Francesco, con il suo desiderio di “vivere secondo la forma del Santo Vangelo”. 17 La povertà non va solo praticata mediante la limitazione dei beni personali e la dipendenza dal Responsabile per l’amministrazione di essi, ma va amata e irradiata (si pensi al testo della Costituzione, secondo cui bisogna “amare la compagnia dei poveri” e illuminare i propri familiari in ordine alla povertà evangelica). La povertà è finalizzata ad una maggior carità verso PRIMA REGOLA PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 51 [ART. 3] CASTITÀ Quanto è bella la gloriosa generazione casta! Il ricordo di essa è immortale, essendo conosciuta da Dio e dagli uomini, e nell’eternità trionfa coronata 18. I. Custodiscono la castità secondo il proprio stato 19 come un tesoro prezioso e delicato. II. Diffidano di sé e si affidano a Dio attraverso un’aperta, franca, leale confidenza al proprio confessore 20 e, se necessario, al Responsabile. III. Si difendono dalle tentazioni con la preghiera, la modestia, la mortificazione. Dio, verso se stessi (per via del distacco dalle cose) e verso il prossimo, che con prudenza va aiutato nelle sue necessità. 18 La citazione è tratta dal libro della Sapienza 4,1-2, secondo la versione della Vulgata, riadattata al contesto. La castità è riconosciuta da Dio e dagli uomini in quanto i puri di cuore non solo vedono Dio, ma lo fanno vedere agli altri. 19 Fin dall’inizio era chiara la distinzione fra la virtù evangelica di castità e i carismi degli stati di vita del matrimonio e del celibato. 20 Il testo originale parla di “direttore spirituale”, intendendo però il confessore. 52 PRIMA REGOLA PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO [ART. 4] OBBEDIENZA Cristo Gesù si fece obbediente fino alla morte, e alla morte di croce 21. Prestano un’obbedienza pronta, integrale ed umile al Papa 22, al Vescovo 23, al Responsabile del Gruppo nell’ambito della Regola 24, e a tutti i superiori nell’ambito delle loro funzioni 25. I. <Mensilmente fanno il colloquio col Responsabile> 26. II. 21 La citazione è dal cantico cristologico della lettera ai Filippesi [Fil 2,8]. 22 L’obbedienza al Papa consiste in particolare nell’adesione al suo Magistero dottrinale e pastorale e nella dedizione all’unità cattolica intorno al successore di Pietro. Tra l’altro, la figura di Pietro (come mistico prima ancora che come papa) è particolarmente importante nella spiritualità di Ireos. 23 L’obbedienza al Vescovo (e in particolare al suo ministero pastorale) fin dall’inizio ha significato la scelta dell’inserimento nella Chiesa locale. 24 L’obbedienza al Responsabile è intesa, alla luce del primo articolo, in senso spirituale prima ancora che giuridico (come quella dei primi monaci nei confronti dell’abate: non a caso Ireos ci richiama a considerarci come “monaci delle strade”). La limitazione all’ambito della Regola (nel testo originario si parla di “regolamento”, in quanto insieme delle “regole”) va intesa a garanzia nei confronti del singolo cristiano nel Gruppo. Ci sono moltissime cose nel rapporto con il responsabile che rientrano nella sfera del consiglio, al di là dei vincoli giuridici, ma che non sono meno importanti. 25 L’obbedienza fondamentale è l’obbedienza a Dio (che comporta anche l’abbandono in lui anche nelle difficoltà della vita): la sottomissione agli uomini nell’ambito non solo ecclesiale e sovrannaturale, ma anche sociale e secolare, va praticata tanto quanto è ordinata all’obbedienza a Dio. Infatti bisogna essere «sottomessi alle autorità costituite» [Rm 13,1], ma bisogna «obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» [At 5,29]. 26 Il colloquio col Responsabile, nominato di continuo nella Regola, è curiosamente sottinteso in questo articolo, ma si è ritenuto utile esplicitarlo. Si noti che l’obbedienza va vissuta come imitazione di Cristo nel fare la volontà del Padre fino alla Croce (secondo la citazione paolina che introduce l’articolo) e che abbraccia quindi tutti gli ambiti della vita del Cristiano. Ma PRIMA REGOLA PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 53 [ART. 5] PIETÀ 27 Quando Gesù ebbe finito di pregare, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare!». Ed egli rispose: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome...» 28. I. Trovano nelle pratiche di pietà il colloquio più intimo col Padre. La loro pietà è centrata in Gesù vivente in Maria <ed è animata dallo Spirito Santo> 29. poiché la volontà di Dio particolare su di me non sempre è manifesta, è necessaria l’obbedienza ai superiori ecclesiali e secolari nell’ambito delle loro competenze, e in particolare al Responsabile, mediante quel discernimento della volontà di Dio, tipico del Gruppo (ma non solo del Gruppo), che è il colloquio. Si noti che il colloquio, praticato da Gesù, dai primi discepoli e dai primi monaci, era finito spesso per essere relegato nella sfera della direzione spirituale privata e non veniva utilizzato come pratica di obbedienza regolare (anche per via di alcuni abusi verificatisi), mentre adesso viene riscoperto anche dai religiosi. 27 Il titolo originario dell’articolo era «pratiche di pietà», ma il suo contenuto tratta anche della virtù della pietà. 28 Si ricordi che la prima preghiera di Ireos è stata appunto “Insegnami a pregare”. Il Padre nostro è la forma stessa della nostra preghiera, rivolta al Padre, mediante Cristo, nello Spirito Santo che ci fa gridare “Abbà” (si ricordi anche l’episodio della morte di Giovanni Molaschi). 29 La prima regola non nomina mai esplicitamente lo Spirito Santo (tranne che, nella preghiera finale, benedicendo il Signore che ci ha dato il Consiglio, ossia lo Spirito): in realtà però, secondo la testimonianza dei primi, negli incontri di gruppo “aleggiava qualcosa che a posteriori possiamo riconoscere come lo Spirito Santo”. Lo Spirito infatti prima viene sperimentato, e solo poi nominato esplicitamente. La spiritualità del Gruppo è fortemente trinitaria, ma la sua devozione è cristocentrica, ossia centrata su (il testo originale dice “rivolta a”) Cristo vivente in Maria. L’origine di questa espressione, che tuttavia riecheggia san Luigi di Montfort, e che era adoperata anche nella prima giaculatoria del Gruppo (“Gesù, vivente in Maria, il nostro Re sei tu”) è abbastanza curiosa: a Milano, nella chiesa parrocchiale di San Pio V, culla del Gruppo, c’è una Croce che pende da una catena a forma di emme, ossia del monogramma mariano. In effetti, la devozione del Gruppo 54 PRIMA REGOLA PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO II. Ogni giorno pregano con la meditazione, la visita eucaristica, la recita del rosario, l’esame di coscienza, e possibilmente partecipano alla Messa ricevendo Gesù nll’Eucaristia; almeno ogni quindici giorni si accostano alla Confessione; i venerdì di Quaresima ripercorrono la via della Croce 30. III. Periodicamente partecipano alle adorazioni, ai ritiri e ai corsi di Esercizi Spirituali comunitari 31. IV. Mensilmente rendono conto al Responsabile riguardo all’esercizio delle pratiche di preghiera 32. è centrata sull’imitazione di Cristo soprattutto nella sua vita familiare nascosta e nell’imitazione di Maria, vergine e sposa. 30 Le pratiche di preghiera elencate sono quelle del cristiano impegnato ma comune nella diocesi di Milano degli anni Cinquanta: allora, ad esempio, i laici comuni non usavano ancora celebrare la liturgia delle ore, ma solo il rosario. Per questo si è ritenuto di integrare l’elenco parlando di “orazione”, con riferimento alla preghiera dei salmi. Il rosario, preghiera semplice e popolare per eccellenza, ha sempre alimentato la devozione mariana caratteristica del Gruppo. 31 La preghiera comunitaria intensa (in particolare l’adorazione eucaristica e i ritiri) è sempre stata il cuore della vita del Gruppo, chiamato ad essere Città sul Monte proprio intorno all’Agnello eucaristico. 32 Fin dall’inizio, il primo impegno del Gruppo fu la preghiera (“Il Gruppo è stato sostenuto da un’Ave Maria”, ripete spesso Ireos), ma per aiutarsi ad essere fedeli a questo impegno, subito si ricorse allo strumento della relazione mensile scritta (detta comunemente “schedina” per la sua forma a griglia) per verificare l’esercizio delle pratiche di preghiera. Avendo chiesto a un prete della parrocchia di seguire i singoli nel cammino di preghiera e avendone ricevuto un rifiuto, gli iniziatori risolsero di rivolgersi al Responsabile. PRIMA REGOLA PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 55 [ART. 6] INCONTRI FRATERNI 33 «Come è bello e come dà gioia che i fratelli stiano insieme!» 34. Si radunano <regolarmente> 35 per gli incontri di istruzione o di meditazione 36. Dànno liberamente il loro contributo <anche>37 finanziario per venire incontro alle esigenze del Gruppo, e, se possibile, per far carità. I. II. 33 Mancano articoli specifici sugli impegni secolari ed apostolici, come pure sulla possibilità di una vita secondo lo spirito di perfezione evangelica in famiglia; tuttavia questi temi erano inseriti nel proemio. Dunque la Regola passa direttamente a determinare la forma di vita comunitaria del Gruppo. 34 La comunità, secondo il salmo citato, è come un profumo che si diffonde. E in effetti, come dirà l’icona biblica del Gruppo, citando San Paolo, Dio ha diffuso per mezzo nostro il buon profumo di Cristo nel mondo. Fin dall’inizio, il Gruppo ha voluto essere una comunità (intesa come comunione, senza prevedere ordinariamente la convivenza). Lo spirito di comunione, negli anni Cinquanta, non era ancora così consueto, come lo è diventato poi nel contesto della Nuova Evangelizzazione. La comunione fraterna diviene un segno della comunione trinitaria. 35 Il testo originale parla di incontri “almeno due volte al mese”, nonostante la prassi della cadenza settimanale (bisogna comunque ricordare che all’inizio il Gruppo era composto da giovani dello stesso oratorio parrocchiale di San Pio V, che si vedevano perciò quasi tutti i giorni). Bisogna ricordare la testimonianza unanime degli iniziatori sulla partecipazione assolutamente fedele e profondamente sentita a questi incontri: capitava di riaccompagnare presto la fidanzata a casa per poter arrivare puntuali all’incontro. 36 Fin dall’inizio il Cammino di formazione era strutturato mediante le istruzioni (ossia la “traditio” della catechesi) e le “meditazioni”, ossia gli incontri di confronto delle esperienze di vita secondo la Parola di Dio; accanto a questi incontri c’erano gli incontri di preghiera (i ritiri e le adorazioni, nominati in altra parte della Regola e qui sottintesi). Gli incontri di revisione (ossia la “redditio” della catechesi) furono introdotti molto più tardi (in un certo senso già con la Settimana degli Aspiranti), ma Ireos ripete spesso che all’inizio tutti gli incontri erano una revisione, perché come i discepoli di ritorno da Gesù gli raccontavano tutti contenti quanto avevano fatto durante la loro missione, così i fratelli del Gruppo si aggiornavano sulla loro personale pratica della vita cristiana. 56 PRIMA REGOLA PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO [ART. 7] ASPIRANTATO 38 «Gesù cresceva in età, sapienza e grazia, davanti a Dio e davanti agli uomini» 39. I. L’aspirantato, per essere ammessi al quale occorre aver compiuto i diciotto anni e non aver superato i trentacinque, durerà almeno tre anni, al termine dei quali il Consiglio deciderà se ammettere l’aspirante nel Gruppo. II. Gli aspiranti dovranno partecipare alle istruzioni a loro riservate, oltre agli altri incontri comuni a tutti e confrontarsi periodicamente con i delegati alla loro formazione 40. 37 Se il testo originale parla solo di contributo finanziario, il senso della Regola è più ampio: in effetti sebbene non abbia opere proprie, “il Gruppo va amato” e sostenuto con il contributo fattivo di tutti (significativo l’episodio degli iniziatori che passarono un’intera serata a copiare a mano le istruzioni!). 38 Il termine “aspirante” (e quindi “aspirantato”) applicato a chi (come il novizio in una comunità religiosa) intraprende la strada della vocazione in una comunità secolare era mutuato dall’Istituto di Lazzati, che a sua volta l’aveva mutuato dall’Azione Cattolica, che definiva “aspiranti” i giovanissimi, non ancora membri “effettivi” dell’associazione. La terminologia si è rivelata particolarmente felice, perché richiama l’esortazione paolina ad “aspirare ai carismi più alti” percorrendo la “strada migliore di tutte”, quella appunto della pienezza di carità. 39 La citazione, molto bella ed appropriata, assume oggi un significato ancora più profondo. Infatti, alla luce dell’icona biblica, il Gruppo deve imitare la vita nascosta di Gesù a Nazaret, ma l’unico accenno che il Vangelo fa di tale vita è appunto quello di Gesù sottomesso ai suoi e in crescita davanti a Dio e agli uomini. Insomma, l’aspirantato (inteso come aspirazione ai carismi più grandi e alla pienezza di carità) è non solo il periodo di formazione per l’ammissione, ma è il cammino stesso del Gruppo. Come giustamente diceva in tempi più recenti qualcuno, diventare effettivi non è altro che diventare “effettivamente aspiranti”. 40 Si noti che nel 1959 c’erano solo aspiranti (sebbene già ci fosse un Consiglio), ma la Regola parla già del Gruppo come composto da effettivi (il PRIMA REGOLA PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 57 [ART. 8] USCITA DAL GRUPPO 41 «Se anche dessi il mio corpo alle fiamme, ma non avessi la carità, non servirebbe a niente». «Non c’è carità più grande che dare la propria vita per i propri amici» 42. I. Il Cristiano può decidere di uscire dal Gruppo, nel qual caso dovrà restituire ogni cosa di proprietà del Gruppo 43. Se entro un anno dall’abbandono decidesse di far domanda di riammissione e se nulla di grave risultasse a suo carico, il Consiglio è tenuto (ma per una sola volta) a riammetterlo 44. II. Il Cristiano che non si attiene allo spirito del Gruppo può essere dimesso.45 testo originale dice che gli aspiranti devono partecipare anche alle «<adunanze> prescritte per gli effettivi», espressione che è stata tradotta con “incontri comuni a tutti”). Fin dall’inizio era chiara l’intenzione di fare le cose “sul serio” (come emerge dalla testimonianza di qualcuno degli iniziatori). 41 Questo articolo è molto più importante del suo contenuto esplicito: come infatti fanno intuire le citazioni bibliche allegate, non serve a nulla fare parte giuridicamente del Gruppo se non se ne possiede lo spirito di consacrazione, e lo spirito di consacrazione non consiste nei sacrifici della povertà, della castità e dell’obbedienza, ma nella pienezza di carità che tramite tali sacrifici si ricerca. 42 L’accostamento delle due citazioni, dall’inno alla carità [1Cor 13,3] e dal commiato di Gesù [Gv 15,13] fa capire che il senso dell’articolo è la partecipazione vitale alla vocazione. 43 Chi abbandona la sua vocazione in Gruppo ne perde in effetti il carisma. 44 Questa disposizione rivela la fondamentale benignità della normativa giuridica del Gruppo: infatti “la legge è per l’uomo e non l’uomo per la legge”. Si cerca perciò di centrare la vita comunitaria e il cammino della vocazione sulle esigenze delle singole persone. Questa benignità non vuole però significare mancanza di serietà, come dimostra la disposizione seguente. 45 Originariamente la dimissione era compito del solo Presidente; canonicamente essa però è demandata al Consiglio. 58 PRIMA REGOLA PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO PREGHIERA DEL GRUPPO 46 Benediciamo il Signore che ci diede il Consiglio, * poiché anche di notte istruisce il nostro cuore 47. Ci addita la Via della Vita, * la pienezza di gioia davanti al suo volto 48. Egli ci ha fatto e noi siamo suoi 49, * suo popolo e gregge che egli pascola 50. 46 In questi versetti tratti dai salmi 15 e 99 è racchiusa in germe tutta la spiritualità del Gruppo e l’esperienza del fondatore. Il “sogno” della Città sul Monte, che ha ispirato fin dai primi tempi il cammino del Gruppo, non compare esplicitamente nella Regola, ma implicitamente nell’immagine del Cristo Pastore della Preghiera del Gruppo. 47 Il testo originale dice “ammonisce” invece di “istruisce” (come nelle successive versioni della preghiera). Il Consiglio è lo Spirito Santo stesso (come ci fa intendere la successiva preghiera trinitaria: “Spirito Santo, consigliaci”), che ci guida al fine per cui siamo stati creati e ci suggerisce i consigli evangelici. L’“istruzione del cuore” è una delle caratteristiche della catechesi della comunità. Il fatto che il Signore ci istruisca anche di notte va inteso non solo in senso metaforico (ci istruisce nelle difficoltà, o quando non ce ne accorgiamo, o quando meno ce lo aspettiamo), ma anche letterale (si pensi alla funzione dei sogni profetici nella Scrittura e nella storia della Chiesa). Tra l’altro fin dall’inizio gli incontri ordinari di Gruppo si svolgono in serata. 48 Via della Vita è il cristianesimo stesso (ossia è la vita di Cristo: perché la strada che lui ha percorso sia da noi seguita): è la “via stretta che conduce alla vita”; è la “via regia” e diritta dei consigli evangelici; è la “via migliore di tutte” della fede, della speranza e della carità per “aspirare ai carismi più grandi”. La pienezza di gioia (e di beni) è, biblicamente, la pace (anche se in questa vita essa può a volte non accompagnarsi alla gioia manifesta). Camminare al cospetto del volto del Signore esprime un altro motivo fondamentale della spiritualità del Gruppo, successivamente esplicitato: lavorare, pregare, fare opere di bene senza pretendere nessuna ricompensa, visti dal Signore. 49 È il motivo per cui il Gruppo è chiamato “di Cristo”. La consacrazione (ossia il voler essere totalmente di Dio) scaturisce nel Gruppo dall’esperienza di essere stato radunato e guidato da Cristo stesso (è lui infatti, secondo un’immagine spesso rievocata, a tenere in mano le redini del carretto che è il Gruppo) e quindi di appartenere solo a lui. PRIMA REGOLA PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO 59 50 Pascolare vuol dire guidare al nutrimento: infatti Cristo non solo ci guida ma ci dà se stesso in cibo: ossia per farsi Pastore del Piccolo Gregge, si fa lui stesso Agnello, che non solo dà l’esempio, ma si fa immolare. Ritroviamo qui il motivo del Cristo Agnello Pastore, che fa tutto sempre per amore e che ci dice “Fate di me quello che volete, ma salvatevi!”. 60 PRIMA REGOLA PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO INDICE – I – INTRODUZIONE: LA PRIMA REGOLA E LE DUE ICONE FONDAMENTO DI OGNI COSTITUZIONE E REGOLA DEL GRUPPO ___________________ 3 Rileggere la prima regola e le due icone ___________________________ 3 La salvezza __________________________________________________ 5 Il cuore vergine _______________________________________________ 5 L’Icona teologica _____________________________________________ 7 Per, con, in Cristo _____________________________________________ 8 L’icona biblica _______________________________________________ 8 La guida di Dio e della Chiesa ___________________________________ 9 Il cammino ascetico e mistico __________________________________ 12 – II – ICONA BIBLICA__________________________________________________ 13 – III – “ICONA TEOLOGICA” DEL PICCOLO GRUPPO DI CRISTO E COMMENTO ________________________________________________________ 19 Primo punto ________________________________________________ § 1. LA GIOIA EVANGELICA ________________________________________ § 2. LA VITA TRINITARIA __________________________________________ § 3. LA CONDIZIONE CRISTIANA COMUNE _____________________________ § 4. LA CONSACRAZIONE PERSONALE ________________________________ § 5. L’APPARTENENZA ALLA CHIESA ________________________________ 23 23 23 24 24 25 Secondo punto ______________________________________________ § 6. LA FEDELTÀ AI CONSIGLI E I VOTI ________________________________ § 7. LA CASTITÀ ________________________________________________ § 8. LA POVERTÀ _______________________________________________ § 9. L’OBBEDIENZA ______________________________________________ 26 26 27 28 28 Terzo punto_________________________________________________ § 10. LA PIETÀ _________________________________________________ § 11. L’INTIMITÀ _______________________________________________ § 12. LA PICCOLEZZA ____________________________________________ 30 30 31 31 Quarto punto ________________________________________________ § 13. L’AMORE UNIVERSALE PER TUTTE LE PERSONE ____________________ § 14. L’AMORE PREFERENZIALE PER I PIÙ BISOGNOSI_____________________ § 15. IL RISPETTO PER OGNI CREATURA _______________________________ 33 33 34 34 Quinto punto ________________________________________________ 36 § 16. LA COLLABORAZIONE ALL’OPERA DELLA CREAZIONE ________________ 36 § 17. L’IMPEGNO TEMPORALE CRISTIANO _____________________________ 37 61 Sesto punto _________________________________________________ § 18. L’UMILTÀ ________________________________________________ § 19. I GRADI DI UMILTÀ __________________________________________ § 20. LA COMUNIONE CON DIO _____________________________________ § 21. LA COMUNIONE CON GLI UOMINI _______________________________ Settimo punto _______________________________________________ 42 § 22. LA COLLABORAZIONE ALL’OPERA DELLA SALVEZZA_________________ 42 § 23. L’IMPEGNO DI TESTIMONIANZA ________________________________ 43 Ottavo punto ________________________________________________ § 24. L’ABBANDONO A DIO ________________________________________ § 25. LA VITA PRESENTE NELLA VITA ETERNA __________________________ § 26. LA PACE DELLA GLORIA ______________________________________ 45 45 46 47 – IV – PRIMA REGOLA DEL GRUPPO DI CRISTO ______________________________ [Art. 1] <Il Gruppo> _________________________________________ [Art. 2] Povertà ______________________________________________ [Art. 3] Castità ______________________________________________ [Art. 4] Obbedienza __________________________________________ [Art. 5] Pietà _______________________________________________ [Art. 6] Incontri fraterni _______________________________________ [Art. 7] Aspirantato __________________________________________ [Art. 8] Uscita dal Gruppo _____________________________________ Preghiera del Gruppo _________________________________________ 48 48 51 52 53 54 56 57 58 59 62 39 39 39 40 40