Sinossi — atto iii 291 jornada tercera atto terzo atto terzo [Calle] «Città con sotto portico» [Strada presso la casa di Fabio] scena prima Don Felice, don Giovanni, Lisardo Don Enrico, don Fabio, Lisardo Salen don Juan, don Felix y Lisardo félix No hay hombre más infeliz. juan Un ánimo tan valiente, un corazón tan constante, ¿se ha de rendir desta suerte, del amor ni la fortuna, a ningún grave accidente? No desconfiéis de hallarla tan presto. Donde quisiereis, vamos los dos. félix Si habéis visto que de amigos y parientes quantas casas supe he andado; que a la mía finalmente no ha vuelto, ni está en la suya; que su padre (¡dolor fuerte!) después que por el balcón se arrojó, según refieren los criados, también anda bnscándola, 5 10 15 ¿cómo pueden consolarse mis desdichas? juan No digo que se consuelen, mas que no se rindan, digo. 20 félix Pues ¿qué haré? juan Lo que quisiereis. Obrad vos, que no me toca aconsejaros prudente, sino ayudaros restado. 25 félix Sólo ese favor le debe a mi desdicha mi estrella. ¡Oh, quiera el Cielo que llegue ocasión, en que seamos muy amigos! Tarde, Félix, eso será; porque yo en el instante que os deje del lance desempeñado en que os halláis, que me vengue será preciso de esotro que hemos dejado pendiente. félix Cuando en él llegue a mirarme juan 23. Obrad] c Obra [Felice e Giovanni in cerca di Laura] felice Si spogliarono di maligni influssi le stelle per versarli 1 a diluvio sopra il mio capo. giovanni E come? L’animo vostro che nei perigli non conosce timore e ne’ rischi più fieri non ammette spavento, ora avvilito s’arrende agl’accidenti sinistri di Fortuna ed Amore? Non disperate di ritrovarla, benché così presto non ne succeda l’intento. felice Oh Dio, vedeste pure con quale esatta ricerca, senza trovarne ragguaglio, ho scorso le case di tutti gli amici e quanti luoghi mi potevo persuadere che dovessero servire di asilo alla sventurata Leonora. Sapete ancora che il suo sdegnato genitore con egual premura, se bene con fine diverso, ne va in traccia da che, come riferiscono i servi, si gettò dal balcone. Onde, vedendo sempre maggiore per la vita di Leonora l’evidenza del periglio, non so trovar consolazione alle mie pene. giovanni Se non potete consolarvi almeno non vi date in preda alla disperazione. felice E che dunque far deggio? giovanni Ciò che vi aggrada; ché 2 venni per assistervi non 3 per darvi consiglio. felice E questa, o don Giovanni, è 4 l’unica obligazione ch’oggi deve la mia sventura alle stelle; e voglia il Cielo che sazio un dì 5 di tormentarmi giunga occasione che siamo veri amici. 30 giovanni Già vi dissi che non 6 può essere poiché libero dal presente impegno mi è forza di ritornare nell’altro in cui l’offese da voi ricevute mi posero. 35 scena prima [Enrico (col servo Lisardo) e Fabio alla ricerca di Laura] enrico Più infelice di me non vede il sole. fabio Contro l’acerbe pene, onde aspramente offeso il cor si duole, antidoto è la spene. Un’alma, don Enrico, invitta e forte mostrar si deve a sostener possente ogni fiero accidente d’amore e della sorte. Di trovar donna Laura e darle aita non disperate ancora. 5 10 enrico Ah, don Fabio, m’accora una pena infinita. S’abbiam cercato in questa parte e in quella, la sua casa, la mia, de’ suoi congiunti, delle più fide amiche e tutto in vano 15 poiché udito non si è di lei novella; se il genitor quasi per ira insano dopo che fu per il balcone uscito, come altri a noi narraro, dal sembiante infierito 20 spirando morte a ricercarla è gito onde, con strazio amaro, faccia pago nel sangue il suo desio, come può la dolente aver riparo? Come aver posa in tanto duol poss’io? 25 fabio Con petto generoso bandito ogni riposo seguite pur l’incominciata inchiesta ch’a seguir voi, sin che si porti al fine, io non sarò mai stanco. 30 enrico Questo solo conforto oggi a me resta: che fra tante ruine il vostro alto valor mi veggo al fianco. Disponga il Ciel che l’uno e l’altro insieme sìam con lacci d’amore uniti un giorno. 35 fabio Di ciò lungi è la speme; poiché recando a donna Laura aita tosto farò ritorno là nel Trapiglio alla tenzone ordita che fra noi si sospese. 40 felice Voglia pur la Fortuna che questo felicemente si termini, enrico Termine avranno un dì nostre contese. Scena i 1. versarli] m87, r82 versargli 2. ché] r82 ch’io 3. non] r82 e non 4. è] r82 omesso 5. sazio un dì] r82 un dì stanca 6. non] r82 ciò non Scena i 6. possente] rv1 possante 16. udito] p udita 31. Enrico] rv1 omesso 33. veggo] p veggio 292 Sinossi — atto iii modos habrá con que os deje satisfecho y obligado. juan Ahora bien, tratemos deste. Mirad qué queréis hacer. 40 félix No sé. Leonor no parece, ni yo sé dónde buscarla. lisar. Si acaso mi lealtad tiene licencia de hablar, diré lo que he pensado. Di. félix lisar. 45 Vete a casa; pues ella es fuerza, donde quiera que estuviere, valerse de ti, pues tú causa de sus riesgos eres: y no podrán por acá hallarte tan fácilmente sus avisos. felice Ogni consiglio mi è caro. 50 Dices bien. juan félix Sí, mas hay hinconveniente para estarme yo en mi casa. lisardo Andiamo, signore,8 alla vostra casa, poiché è forza che Leonora, sia dove si voglia, si valga di voi che fosti la cagione d’ogni sua sventura, e così raggirasi ove le aggrada finalmente dovrà in casa vostra cercare il ricovero. giovanni 55 juan ¿Cuál es? félix che forse 7 non mancheranno modi di rendervi nell’altro soddisfatto e contento. giovanni Trattiamo ora del presente e vediamo ciò che v’importa risolvere. felice Confuso nelle mie disgrazie, non avendo fin qui ritrovato Leonora, né meno so dove cercarla. lisardo Se permettete alla fede d’un servo il parlare dirò quello che ho pensato. Si su padre viene a ella, el encontrar conmigo. Dice il vero. felice Sì ma ritrovo un inconveniente nel trattenermi io nella mia casa. giovanni E quale? felice Se venisse suo padre ivi ritrovarebbe il suo nemico. juan Pues ¿habrá más de que nieguen que estáis en ella? giovanni E che altro male vi sarà mai che il negargli che vi sete? 9 fabio Intanto ove n’andremo? enrico In dubbio sono ove muovere omai si deggia il piede. lisardo Se parrò troppo in favellarvi ardito, la mia ben nota fede nella vostra bontà trovi il perdono: quel che m’ha suggerito un mio pensier dirovvi. enrico Esprimi il tutto. lisardo Penso ch’in tua magione, signor, potrai ridutto sperar di lei più facilmente avviso poiché, per tua cagione stando l’afflitta dama in tal periglio, ch’ella ritorni a te parmi preciso, o che scriva onde sta. fabio Lodo il consiglio. enrico Grave rischio ciò tiene. Si es eso lo que mejor os parece, 60 yo me volveré a mi casa. Quedad con Dios. juan Sin que os deje en ella, no he de dejaros; y a la hora que dijereis que habéis de salir, vendré: 65 y en cuanto se os ofreciere, palabra me habéis de dar de avisarme. No se cuente de mí, que haciendo lo más, lo menos no. felice Se questo vi pare il meglio me ne vado. Addio. giovanni Non ho da lasciarvi finché in quella non siete entrato et allor quando doverete uscire ritornerò al vostro fianco. E voglio da voi parola che m’avvisiate tutto quello che in questo affare anderà succedendo, acciò di me non si dica che, doppo fatto il più, tralasci il meno. 50 55 fabio Qual è? enrico Che se là viene don Alonso mi trove. lisardo Risponderassi a lui che gisti altrove. fabio Piacemi il suo parer. Più non si tardi. félix 45 60 enrico Io là dunque men vado. Il Ciel vi guardi. fabio Fin all’albergo accompagnarvi io deggio. Di colà poi, qualora uscir vorrete, che mi sia noto io chieggio; e ben tosto vedrete 65 colmo d’affetto a cenni vostri il seno. Di me non si ha da dire ch’oprando quel ch’è più tralasci il meno. enrico Vanne avanti, Lisardo, a discoprire s’alcun si veda alla mia casa intorno. 70 [Lisardo si allontana] De la suerte que yo esa palabra os doy, os pido la de valerme en cualquier caso, hasta que Leonor en mi poder quede. 70 felice Ve ne do la fede, ma voi pure dovete promettermi d’esser meco et assistermi 10 in qualsivoglia occorrenza finché Leonora in mio potere rimanga. juan Yo la ofrezco, y de ayudaros la doy una y muchas veces con la mano. félix Yo la acepto. 75 giovanni Non una ma mille volte vel giuro, e col cuore e con la destra. felice Et io la promessa accetto. félix Al darse la manos… Anche nel mio soggiorno spererò ch’a me giovi l’alto valor d’un cavalier sì degno, onde vi prego assistermi fin tanto che donna Laura in poter mio si trovi. 75 fabio Così prometto. Ecco la destra in pegno. enrico Io l’accetto. [si danno la mano] 7. forse] m87, r82 forsi 8. signore] r82 o signore 9. negargli che vi siete] m87 negarle che non vi siete 10. et assistermi] r82 e d’assistermi [si danno la mano] 55. onde] rv1 ove 61. Io] rv1 Sì Sinossi — atto iii 293 scena seconda scena seconda Don Diego e detti …sale Don Diego diego ¡Pues, señor don Juan! ¡Don Félix! ¿Ya tan amigos los dos estáis? Cuando yo impaciente 80 esperando hasta ahora estuve, y por pensar que no fuese el preferido de todos, determiné de volverme a ver en qué habia parado 85 vuestro duelo, por si tiene acaso el mío lugar de vengarse, ¡desta suerte os hallo, dadas las manos! [giunge Diego] diego Sinora, o don Felice, impaziente vi attesi e, vedendo la tardanza, supposi che don Giovanni fusse stato nel duello il preferito; e su questo supposto determinai di ritornarmene per vedere qual fine avesse avuto la contesa e sapere se vi rimaneva luogo per la mia vendetta. Ma ritrovandovi giunte le destre e fatti amici godo che nel fine della vostra disfida la mia trovi il principio. Aunque no es bien que me pese de que vuestro desafío acabe, porque el mío empiece. Y pues a quien esperé en el campo, se detiene, bien puedo la muerte darle dondequiera que le encuentre. E già che quello che aspettai nel campo qui si trattiene, posso giustamente dargli la morte ovunque lo trovo. 90 105 Las causas que a ello le mueven, él os las dirá; que yo voy a usar de della. Hacedme merced, don Juan, de decirle con el modo más decente al respeto de Leonor, de mi amor los accidentes, para que yo no padezca el escrúpulo más leve de que en el campo le falte, y que en la calle le deje. Vase [giunge Alvaro] alvaro 95 Va a socar la espada félix Señor don Diego, tened la espada: que aunque os parece que éstas son paces, no son sino treguas solamente. 100 El señor don Juan ha sido primero acreedor en este pleito de los dos: y puesto que él las treguas me concede, vos no podéis impedirlas. Don Alvaro, don Fabio, don Enrico 110 115 [Diego estrae la spada] felice Trattenete il ferro, o don Diego, che non è pace una tregua che per generosa volontà mi concede don Giovanni. E se egli che in questa lite è il creditore anteriore mi concede dilazione a sodisfare il mio debito, essendo lo stesso che voi pretendete non avete facoltà di sturbarmela. Le cause che lo mossero egli ve le dirà ed io fra tanto andrò a godere dell’agevolezza che mi concede. Voi don Giovanni, col più decente modo che si convenga al rispetto dovuto ad una dama, narrategli la stravaganza dei miei amorosi accidenti, acciò che non le rimanga scrupolo veruno, ancorché leggero, né d’avergli mancato nel campo, né d’averlo lasciato nella strada. [Felice e Lisardo partono] Don Fabio, don Enrico, come fatti già tanto l’uno dell’altro amico? Attesi, impaziente di sì lunga dimora, 5 presso a Toccia finora, credendo finalmente ch’abbiate, don Enrico, al mio preposto di don Fabio l’invito, quando vengo disposto 10 a saperne il seguìto e veder s’alcun loco omai s’ammetta anche alla mia vendetta, voi, con gran pace e con sembiante umano, trovo presi per mano. 15 Ma non però mi dolgo anzi desio terminato veder vostro conflitto perché cominci il mio. E poiché quello, incontro a cui mi muovo, a pugnar non uscìo 20 nell’arringo prescritto posso dargli la morte ovunque il trovo. [Alvaro estrae la spada] fabio Il ferro sospendete finché sia noto a voi quanto or qui segua. enrico Quella che fra noi pace esser credete 25 pace non è ma tregua. Don Fabio in questa lite esser si vede il creditor primiero; se dunque ei con la tregua proroga a me concede, 30 chi potrà di negarla aver pensiero? Le cagioni onde è mosso a voi le narrerà don Fabio istesso ch’indugiar io non posso. Volendo usar del dritto a me concesso 35 fate prego, don Fabio, a lui palesi ne’ modi più decenti di donna Laura al credito, al rispetto i novelli accidenti che portan ora alla contesa inciampo, 40 perché formar non deggia alcun sospetto che disfidato al campo di là lungi m’aggiri e che in strada incontrato io mi ritiri. [Enrico si allontana] scena terza scena terza Don Diego, Don Giovanni diego Pues ¡cómo así!… juan Deteneos. diego Yo he de seguirle, hasta verme vengado. diego Come, dunque? giovanni Restatevi. diego Lo seguirò finché mi 1 vegga vendicato. Don Alvaro, don Fabio alvaro Come così… fabio Già il tentar altro è vano. alvaro Il seguirò finché col brando in mano appagherò lo sdegno, vendicherò l’offesa. Scena ii – Scena ii 19. cui] rv1 voi 36. palesi] p palese Scena iii 1. mi] r82 omesso Scena iii – 294 juan Sinossi — atto iii No os empeñéis; porque yo he de defenderle. 120 diego ¿Tan mudado estáis, que ya, en vez de darle la muerte, le defendéis? juan Sí, don Diego; que tales acciones debe al ser quien soy, mi valor. giovanni Perché a questo m’astringe l’onor mio. 125 diego ¿De qué suerte? juan Desta suerte. A reñir salió conmigo, y al tiempo que ya valientes y restados las espadas sacábamos, diligente un criado le siguió hasta el campo, para hacerle sabidor de que Leonor estaba en un trance fuerte de perder honor y vida. diego Et in che forma? 130 La causa di tale accidente a voi non importa il saperla, né a me tocca il raccontarla.5 A tale annunzio ei richiese dilazione al duello finché avesse tempo di soccorerla. Pidióme en fin que le diese licencia para ampararla. ¿Qué noble, honrado y valiente, 140 viendo humilde a su enemigo, no le ampara y favorece? No sólo, pues, la licencia que me pide, le concede mi valor; mas la palabra 145 de ayudarle y de valerle, hasta que a su dama libre. 150 diego El empeño en que os halláis, reconozco; y por no hacerle mayor, no le sigo; pero no ha de ser tan fácilmente, que no os ha de costar algo mi reputación. Hacedme merced de decirme, cuál de Leonor el riesgo fuese; giovanni Uditemi e lo saprete. Venne al campo ove l’attendevo e, nel tempo che denudate le spade incominciavamo 4 il cimento, giunse veloce un servo che l’avvertì che Leonora era in procinto di perdere e l’onore e la vita. 135 La causa, no es bien la cuente, porque no toca el hacerlo. El caso, don Diego, es éste. Mirad: ¿cómo faltar puedo a su amparo, cuando tiene privilegios de enemigo y de amigo en mí don Félix? giovanni A questo non v’impegnate 2 perché io devo difenderlo. diego E con qual strana mutazione lasciate la parte 3 di nemico ed intraprendete quelle di difensore? 155 Io, che 6 non volli mancare alle parti sì d’onorato come di valoroso,7 non solo glielo accordai ma gli diedi fede di 8 assisterlo e prestargli l’opera mia sinché abbia posto in sicuro la sua dama. Questo, don Diego,9 è il caso. Or vedete se posso senza incorrere la taccia di vile mancare alla difesa che gli giurai, mentre don Felice nella mia persona, benché suo nemico, gode in vigore della promessa i privileggi del 10 più sviscerato amico. diego Riconosco l’impegno in cui l’altrui disgrazia vi pose, e per non accrescerlo di vantaggio mi contento di non seguirlo. Però questa continenza voi non l’avrete a così buon prezzo che non abbia a costarvi qualche cosa, e questo sarà il raccontarmi qual fosse il rischio di Leonora, 160 2. v’impegnate] m87 m’impegnate 3. la parte] r82 le parti 4. incominciavamo] r82 incominciava 5. né … raccontarla] m87 omesso 6. Io che] r82 Onde 7. sì … valoroso] r82 di honorato come valoroso 8. di] r82 omesso 9. don Diego] r82 o don Diego 10. del] r82 dello fabio Non entrate, don Alvaro, in impegno che qui pronto son io per sua difesa. 5 alvaro Dunque tanto da voi cangiato or sete che già in vece d’ucciderlo volete, Fabio, con destra ardita difender la sua vita? 10 fabio Sì, don Alvaro, e in ciò non poco io godo poiché l’esser ch’io sono il core accende a sì fatte vicende. alvaro In che modo? fabio In tal modo: ei chiamato da me venne al Trapiglio 15 e, tosto il ferro tratto, ciascun si pose di battaglia in atto, quando, anelante e pien d’affanno il ciglio, un garzon suo, fierissima novella, recò che donna Laura, 20 misera quanto bella, correva aspro periglio di perdere in un tempo onore e vita. Poco rileva or qui che la cagione sia da me riferita. 25 A sì funesto avviso, colmo di confusione, sparso di doglia e di pietade il viso, fecemi Enrico istanza di lei senza tardanza 30 poter andar a procurar lo scampo, promettendo che poi faria ritorno a sodisfarmi in campo. Ditemi prego or voi, un cavalier che apprezza 35 non meno ch’il valor, la gentilezza potea duro mostrarsi a tai richieste? Io non solo permisi ch’ove minaccia a lei Fato immaturo soccorso egli le appreste, 40 ma d’assister pur anco a lui promisi finché Laura sarà posta in sicuro. Tale è il suo caso, onde una causa sola d’aiutarlo non ho dove mi chiama il rischio d’una dama, 45 la richiesta di lui, la mia parola. alvaro Come pietoso opraste e come giusto. Di seguitarlo io lasso per non portar, don Fabio, a voi disgusto. Ma il mio fermare il passo 50 non dee passar di modo ch’anche pur qualche cosa a voi non costi perché d’un dubbio a me sia sciolto il nodo deh narrate, io vi chieggio, in che riposti sian di Laura i perigli e chi li muove. 55 24-25. Poco … riferita] rv1 fra parentesi 54. io] rv1 omesso 55. li] p gli Sinossi — atto iii porque al que siente, dudando el mismo daño que siente, lo que sabe y lo que ignora le está afligendo dos veces. juan De los celos fué, don Diego, errado motivo siempre querer uno saper antes lo que es fuerza que le pese después de haberlo sabido, pero porque no se queje vuestra amistad de que yo cuanto me pida le niegue, y por ver si de camino con desengaños pudiese curaros una paión que sana con lo que duele; sabed que informado ya don Alonso de que fuese Leonor destos desafíos causa, y su amante don Félix, matarla quiso esta tarde. Llegó a ocasión tan urgente un criado, que a él le tuvo, y a ella dió lugar que huyese, dónde se fué, no se sabe; 295 165 170 175 180 185 y en fin, como no parece, su padre y Félix la buscan, uno para darla muerte, y otro para defenderla. diego [aparte] ¡Oh, si tan dichoso fuese 190 yo, que la hallara primero que los dos, para que viese cuánto son mis celos nobles, que amparan a quien me ofende! poiché la sofferenza d’un male è men sopportabile a chi ne conosce la natura di quello che lo sia a chi lo sente ignorandola.11 giovanni Fu sempre ingannevole effetto della gelosia il ricercar quello che ritrovato tormenta. Pure, acciò che della mia negativa non si quereli la vostr’amicizia e per provare se di passaggio potessi sanare in voi quella passione che appunto solo 12 con quello che gli duole si cura, sappiate che informato don Alfonso che Leonora sua figlia era la caggione delle vostre disfide, che don Felice n’era l’amante, volse ucciderla; et avrebbe eseguito la risoluzione se opportuno non giungeva un servo che con animo da nobile tanto lo ritenne che la sventurata ebbe campo di fuggirsene dove sia non si sa. Solo 13 è noto che don Felice e il di lei padre con uguale ardore, se bene con fine dissimile, la ricercano e 14 perché quello s’affatica per salvargli la vita e questo s’adopra per dargli la morte. diego [fra sé] Almeno ottenessi tal ventura dagli astri che a me, prima d’ogni altro, fosse conceduto il ritrovarla; ché riconoscerebbe la cruda di qual tempra è quell’affetto che espone a rischio la vita per soccorso di chi lo sprezza. ¡Debiérame esta fineza mi dolor! y pues me ofrece lo imposible de mis dichas por remedio solo éste, y ganadas sus criadas tengo, iré a ver si pudiese averiguar dónde está, y librarla; 195 200 E già che il suo rigore solo quest’impossibile offerisce per mezzo all’amor mio di sperar ventura s’essequisca.15 Et essendo le serve di Leonora a mia disposizione si tenti se col loro mezzo mi riesce di ritrovarla e liberarla.16 11. poiché … ignorandola] r82 omesso 12. solo] r82 omesso 13. Solo] r82 e solo 14. e] r82 omesso 15. ché riconoscerebbe … s’essequisca] r82 omesso 16. ritrovarla e liberarla] r82 trovarla Già sapete che dove entra il sospetto a travagliare un core il male imaginato è il mal peggiore. fabio Sempre la gelosia di ricercar s’invoglia ciò che di ritrovar manco desia. Ma perché non si doglia vostra antica amistà ch’ai vostri prieghi da me tutto si neghi e per veder s’un disinganno alfine con sue pungenti spine dar potesse rimedio al vostro male (però ch’il mal d’amore risanar non si può senza dolore) noto vi sia che don Alonso ha inteso con disfida mortale aver tre cavalieri il campo eletto per cagion di sua figlia, e ch’ella, acceso per don Enrico il petto, arde d’amor con esso in fiamma uguale. Quando a saper ciò venne d’ucciderla tentò col ferro in mano. Un servo lo ritenne, ella fuggì lontano ma non si sa in quale parte per sì penoso intrico occultata si sia; quindi adoprano ogn’arte il padre e don Enrico a scoprir dove stia (come vario pensiero entrambi incìta) l’uno per darle morte e l’altro aita. alvaro [fra sé] Oh se così seconda arridesse Fortuna al mio desire che potess’io scoprire ove Laura s’asconda, perché scorgesse almeno che mentre il cor le prende, mentre l’infiamma il seno altro amator gradito, son io chi la difende, io che son l’aborrito. 60 65 70 75 80 85 90 95 Tutta è rivolta a mio favor l’ancella. Chi sà, da lei novella aver potrò dove rivolse i passi 100 la mia bella rubella. Nessuna fia ch’io lassi diligenza intentata per discoprire e liberar colei che foco s’è mostrata 105 agl’incendi d’Enrico e g‹h›iaccio a’ miei. 98. rivolta] rv1 disposta 296 Sinossi — atto iii pues no tiene otra venganza más noble un celoso, que el ponerse en ocasión que su dama conozca que amante pierde. 205 E questo per vendicarmi de’ suoi disprezzi, poiché ad un animo nobile e geloso non può darsi vendetta più bella che per l’amata in necessità di conoscere qual sia l’amante che ella non cura.17 Vase juan ¡En qué extrañas confusiones la contingencia me tiene de aquel acaso primero! [Alvaro parte] scena quarta Don Giovanni, Ernando Sale Hernando [giunge Ernando] hern. Señor, dame una y mil veces 210 los juanetes a besar (si se besan los juanetes). ¿Qué ha habido? ¿Qué ha sucedido? Pero supuesto que vienes libre, salvo y sin cautela, bien a la clara se infiere que el rompecabezas no las rompe tan facilmente, en el campo como en casa. Cuéntame el suceso en breve, y en largo te contaré otro que a mí me sucede no de menor importancia, porque has de saber que tienes una huéspeda en tu cuarto. 215 220 225 juan Son tantos los accidentes de mis sucesos, que no sé, Hernando, por dónde empiece y contigo, es excusado que la memoria renueve 230 mis pesares. Dime tú: ¿qué mujer es la que viene a buscarme? Que sería grande ventura que fuese aquella enigma del Parque, 235 que es la que mi vida tiene, si la verdad te confieso, de su esperanza pendiente. hern. ¿Tanto te holgaras de que ella la que ahora está en casa fuese? 240 juan Sí, Hernando. hern. ¿Qué me darías? Mai far non puote un disprezzato amante la più nobil vendetta con donna inesorabile o incostante ch’ove il caso il permetta 110 allor ch’ogni sua speme è giunta al verde far conoscere a lei qual amante ella perde. ernando Datemi, o signore, la mano a bacciarvi per allegrezza che sano e salvo ritornate dal cimento. Da questo inferisco che quel rompitor di teste non le spezza così facilmente in campo come fa nella strada. Raccontatemi, vi prego, il successo, ch’io poi ve ne dirò un altro che mi è accaduto di non minore importanza e darovvi nuova che avete una bella ospite in casa. [Alvaro parte] fabio Giudicar non saprei fra sì vari scompigli, fra si confusi orrori, di sdegni, di contese e di perigli, qual fine avran alfin l’armi e gli amori. scena quarta 115 Bruscolo, don Fabio, [Fabio, raggiunta la sua abitazione, è accolto da Bruscolo sulla soglia di casa] brusc. Ben tornato signor. Che c’è, che c’è? Tutto dallo steccato sano e salvo venir da capo a piè non è poco, a la fé. Il Ciel sia ringraziato. Si conosce alla fin che con la spada quel rompitor di testa impertinente non sa sì facilmente romperle là nel campo come in strada. Ora a te porto avvisi d’importanza: nella tua propria stanza tieni una forastiera e sì compita che senza paragone ogn’altra avanza ch’io vedessi in mia vita; con brio modesta, ardita con decoro, gentil, bizzarra, bella come un oro. 5 10 15 giovanni Sono tali gl’accidenti occorsimi che non è necessario che per dartene contezza rinovi la memoria de’ miei passati 1 disgusti. Tu intanto dimmi chi è quella dama 2 che viene a cercarmi; ché sarebbe mia gran ventura 3 che fosse quel bell’enigma del parco, che a dirti il vero al 4 filo della speranza tiene la mia vita pendente. ernando E tanto godereste che quella ch’avete in casa fosse ella stessa? giovanni Sì, Ernando. ernando Che mi donareste? 17. e questo … non cura] r82 per confondere con questa finezza la sua crudeltà. Don Giovanni addio. Scena iv 1. passati] r82 omesso 2. dama] r82 donna 3. ventura] m87 sventura 4. al] m87 dal fabio Oh, fusse pur colei della casa del campo dal cui soave lampo rapito a viva forza il cor perdei. brusc. S’io ti dessi novella che fusse appunto quella tanto da te gradita? fabio Certo mi portaresti una gioia infinita. brusc. Qual mancia a me daresti? 114. Fabio] rv1 omesso Scena iv 12. compita] rv1, p complita 20 25 Sinossi — atto iii 297 juan Todo quanto me pidieses. hern. Pues… juan Dilo presto. No es ella. hern. juan ¿Quién es? hern. giovanni Tutto quello che mi dimandassi.5 ernando Dunque… giovanni Di’, presto. ernando Non è quella. giovanni E chi è? fabio Quanto bramassi tu, tanto darei. brusc. Sappi… fabio Dimmelo presto! brusc. Non è lei. fabio Qual nell’albergo mio dunque è rimasa? Oye atentamente. Mandásteme, señor, que te dejara 245 ernando All’uscir che faceste con don Félix; y yo (¡obediencia rara!) con don Felice mi commandaste Lo hice así, con rio nunca enseñado il non partir di casa. Io pronto a hacer cosa de cuanto me has l’essequii, né mai di miglior mandado. voglia servitore alcuno obbedì al suo signore. Fuíme hacia casa, donde mi valor, que a mi miedo corresponde, 250 tan triste, tan suspenso me tenía, que no dijera: «Aquesta espada es mía» aunque reñir te viera con treinta mil don Félix que tuviera. Entré en casa, pensando 255 cómo la ropa en salvo pondría, cuando la nueva me llegara de haber muerto a don Félix; porque es clara cosa, según colijo, que aunque el refrán por el nadar se dijo 260 más es que del nadar en toda Europa la gala del reñir, guardar la ropa. En esto pensativo estuve un rato (si es que sabe pensar un mentecato), y al ver que nada el discurrir remedia, 265 como amante celoso de comedia, que cuando varios soliloquios pasa, no reposa en su calle ni en su casa, quise salirme fuera. Apenas, pues, bajaba la escalera, 270 cuando al portal una mujer tapada entró, de una sirviente acompañada, sin más acción ni intento que haber allí faltádole el aliento. Corrispondendo appunto alla mia bravura i vostri commandi mi trattenni dunque pensando in qual modo salvare la vostra robba se per la morte di don Felice foste stato astretto a fuggire i rigori della giustizia. Bìen de las dos la turbación decía 275 que algún fracaso sucedido había, y que el dicho fracaso les hacía venir más que de paso. Sentándose en el poyo, desmayada se quedó la señora: y la criada, 280 con un turbado espanto, cerró la puerta, y la compuso el manto. Yo, sus acciones viendo, llegué a las dos, diciendo: «Este cuarto, señora, 285 podrá mejor serviros por ahora de albergue: en él, os ruego que os entréis». La criada aceptó luego, y entre ella y yo cargando con el ama, Dalla loro turbazione conobbi che qualche gran disgrazia ivi l’aveva condotta e, vedendo la patrona in tale stato, gli dissi che il vostro appartamento sarebbe stato stanza migliore. 30 35 40 45 Ma stanco al fine di questo pensiero scesi per uscire di casa prender risoluzione non sapendo alla fin la mente varia, per pigliar un po’ d’aria m’ero posto al balcone; et, appena giunto a piedi le scale, vedo alla porta una donna ammantata che, accompagnata da una serva, entra e senz’altro discorso cade svenuta. quando entrar vidi in fretta 50 donna nel vel ristretta con una serva appresso. Io, sceso allora le scale in un baleno, trovai che la signora s’era venuta meno; 55 chiuse la serva accorta senza indugio la porta e, doppo aver asciutto all’altra il volto dal sudore o dal pianto, le sciolse il busto e gli compose il manto. 60 Io compatendo molto sorte sì sventurata dissi ch’a loro era ogni stanza aperta. La serva accettò subbito l’invito e pose la padrona sul letto fuera de pulla, la llevé a la cama, 290 249. cosa] m bien cosa 264. rato] c recato brusc. Quando tu con Enrico in competenza volto con l’armi a vendicar l’ingiuria mi dicesti: «Va’ a casa»; io (che grande obedienza!) v’andai più che di furia, benché ordinariamente fo, di quanto a me di’, poco o niente. Stetti là passeggiando fuor di maniera afflitto, dentro di me pensando ch’avevo a far quando venisse avviso che da te nel conflitto fusse restato il tuo nemico ucciso, e stavo strologando come in caso sì duro metter potessi i mobili in sicuro; 5. dimandassi] r82 addimandassi Tosto accettò l’offerta l’affannosa donzella; e fu portata di movimento priva ai riposi del letto la dama semiviva. fabio Destano in me i suoi casi un vivo affetto. 65 33. rv1 corregge: io (che grande obedienza | sempre vi professai) — ho ritenuto di omettere quello che sarebbe il verso 33 bis perché manca, oltre che nella partitura, in tutti i codici che ho potuto consultare, molto si allontana dall’originale spagnolo e soprattutto aggiunge un verso che non rima con null’altro; la giudico un’aggiunta estemporanea del copista di rv1 che probabilmente non riusciva a comprendere il senso dell’inciso parentetico. 69. i suoi] rv1 soi 298 Sinossi — atto iii donde de aquel mortal, triste retiro, de allí a un rato volvió con un suspiro, donde estaba dudando. Satisfice su duda, asecurando que estaba en parte do sería servida. 295 Mostróseme en extremo agradecida, y aceptado el cortés ofrecimiento, dijo con baja voz y bajo acento: «Fuerza sera que la desdicha mía use, hidalgo, de vuestra cortesia, 300 ove rinvenuta essalò un sospiro, et io l’assicurai che era in luogo da non temere et in cui sarebbe servita. en tanto solo que esta criada tarde eri volver con la respuesta de un recado a que es fuerza que la envíe; y pues es justo que de vos me fíe, también vos habéis de ir a asegurarme 305 si un caballero viejo anda a buscarme sabiendo dónde ha entrado: y en tanto el cuarto me dejad cerrado». Servirla la prometo; y después que las dos allá en secreto 310 hablaron, la criada y yo salimos, y los dos por distintas sendas fuimos: yo, a ver si acaso vía el viejo caballero que decía, y ella, según infiero, 315 a ver si vía al mozo caballero. almeno fintanto che la serva gli portasse la risposta d’un recapito ch’ella inviava ad un suo amico, e che, dovendosi per necessità fidar di me, volessi usar diligenza di sapere se un cavaliero vecchio va più cercandola, e che fra tanto la lasciassi rinchiusa nell’appartamento. Io promisi di servirla e doppo ch’ebbe detto non so che nell’orrecchio alla serva uscim‹m›o insieme et andassimo per diverse strade, io in traccia del vecchio et ella, per quanto posso inferire, in ricerca del giovine. Una y mil vueltas a la calle he dado, y con nadie he topado, sino sólo contigo, a quien, si todas mis sospechas digo, 320 sabrás que la criada, alguna vez del manto descuidada, me pareció la Inés de aquel recado de donde yo volví descalabrado. Ho fatto mille girate per questa strada né ho ritrovato altro che voi, e se devo dirvi un mio sospetto, avendo veduta la serva con la faccia scoperta, mi pare quella stessa Auretta della lettera dalla quale tornai con la testa rotta. brusc. Nell’angoscioso petto, esser poscia finito lo svenimento sì, non già il martiro, Mostrò di aggradir l’offerta e con voce sommessa, interrotta da sing‹h›iozzi e sospiri, disse che saria forza che godesse della mia cortesia, diede segno un sospiro, aprì languidi gl’occhi e, da me udito ch’era in parte sicura, parve scemasse in lei l’affanno e la paura. 70 75 fabio Strano accidente. juan Si albricias me pidieras, 325 giovanni Se tu, o Ernando, mi ¡ay Hernando, qué buenas las tuvieras! chiedevi la mancia te la davo buona. hern. Pues, ¡ay señor!, sí pido. Pero a ti, ¿qué te va en lo sucedido? juan Infiero por las señas que estás dando que esa es Leonor, en cuya busca ando; 330 que el ser a las espaldas de mi casa la de don Félix, lo que en ella pasa, haber venido huyendo, a un caballero viejo estar temiendo, haberte parecido su criada, 335 tener siempre tapada con tan gran recato su hermosura, de que es Leonor bien claro me asegura. hern. Sí, señor, y otra causa hay más fundada, 340 que es Leonor. ¿Cuál? juan Que viene mal hern. tocada… ernando Signor sì che ve la chiedo! Ma che vi è di nuovo? giovanni Da contrassegni che tu mi dai inferisco che questa sia Leonora nella cui ricerca tanto mi affatico; e la vicinanza della casa di don Felice alla mia, l’esser venuta fuggendo, il temere di un cavaliero vecchio, il sembrarti la serva quella della lettera, l’aver con tanta diligenza nascosto il volto, sono tutti indizi che quasi m’accertano ch’ella sia Leonora. ernando Io lo credo sicuro brusc. fabio brusc. fabio brusc. fabio brusc. Ora saper tu dei che la serva ch’ho detto parmi che sia Tranquilla, a cui condotto 80 a portar per don Alvaro il viglietto ho per me riportato il capo rotto; perché essendosi alquanto discomposto il suo manto, e in quell’affanno stando meno avvertita, 85 la traviddi così alla sfuggita. Se non è lei m’inganno. Se tu ciò raccontando la mancia avessi chiesto la conseguivi, Bruscolo, ben presto. 90 Non è mezzora ch’io te la dimando? Ma dimmi, ch’hai fare in tutto questo? Da’ tuoi detti ho raccolto che dentro alle mie soglie or Laura stia, che con grand’ansia a ritrovar son volto, 95 poiché l’esser sì prossima alla mia d’Enrico la magione, ove per sua cagione gran strepito è seguito, e il parer quella di donna Laura ancella, 100 son indizio evidente ch’abbia Laura là tratta il suo timore. Ch’ella sia Laura credilo, signore, indubitatamente. Io, fuor de’ contrasegni ch’hai notato, 105 n’ho più d’uno osservato che mi par concludente. Dimmi, qual è. Che se l’ascolti o guardi ritrovi, a dirne il vero, 91. la dimando] rv1 l’addimando Sinossi — atto iii Vámonos, pues, a casa, y siendo ella, haya pastel y pella, que es cena de repente, y véngate de Félix. 299 e godo che così potrete con vostro gusto vendicarvi di don Felice. Calla, tente, giovanni Vile, temerario, villano: no pronuncies disparate 345 villano! Taci, non proferir igual; que, ¡vive el Cielo!, que te mate. parola.6 Che viva il Cielo farotti ¿Soy hombre yo de tan cobarde fama, pagare l’impertinenza di così que dél me había de vengar su dama? fatti 7 concetti con tutto il sangue che hai nelle vene. E da che mi conoscesti d’inclinazioni così codarde ch’abbia da ricercar le vendette nelle vergogne della dama del mio nemico? Riconosci il perdono d’un tanto ardire dalla tua pazzia. Antes parte a su casa… Vanne or ora a casa di don Felice. hern. Yo? ernando Io? juan …volando, y dile que le quedo yo esperando 350 en la mía. hern. ¿Qué dices? juan juan Que a ella venga luego, sin que un instante se detenga. Y si te le negaren, que sería posible, di que vas de parte mía. hern. Si otra vez, aun no yendo de tu parte, 355 me rompió la cabeza por nombrarte, ¿qué me romperá ahora si te nombro y de tu parte voy? Como tu asombro duda lo que a los dos nos ha pasado, temes. hern. Para temer un hombre honrado, 360 ¿ha menester achaques? juan juan Haz lo que digo. hern. Que el furor aplaques, te pido; que yo iré. giovanni Sì, e volando. E digli che nella mia l’attendo.8 ernando Che dite? giovanni Ch’ei venga subito senza porvi un momento di dilazione. E se ti dicessero ch’egli non v’è, soggiungi che vai da mia parte. ernando Se un’altra volta che non andava da parte vostra solo per nominarvi mi ruppe il capo, che mi romperà adesso se oltre il nominarvi vado anche per vostra parte? giovanni Tu non sai quello che tra di noi è passato e però sei pieno di spavento. ernando Non ha mica bisogno di tante istorie un par mio per aver paura. giovanni Fa’ quello che ti dico se non vuoi provare il mio sdegno. ernando Non andate in collera che vi andarò. 6. non … parola] m87 né proferir parole 7. fatti] m87 pazzi 8. Ernando … l’attendo] r82 omesso fabio brusc. fabio brusc. fabio in lei, quantunque afflitta, 110 le soavi parole e i dolci sguardi, con un leggiadro portamento altero, come appunta il Petrarca l’ha descritta. Or s’in tua casa sta, tu contro don Enrico 115 di poter far un colpo da maestro hai gran comodità. Come? Col far di Laura un sequestro. Degno concetto della tua viltà. E perché non si può contro un nemico, 120 sendo già dichiarata la battaglia, far una ripresaglia che vien tanto alla mano? Taci taci, villano. Se contro don Enrico 125 di vendicarmi ho brama avrò da vendicarmi con sua dama? Anzi, vanne a sua casa… brusc. fabio Io? …volando, e digli ch’alla mia l’aspetto or ora. brusc. Burli? fabio Vanne da vero, io tel comando. Digli che venga a me senza dimora. Se negasser con arte ch’egli in casa ora stia di’ che vai da mia parte. brusc. A fé che non farò simil pazzia. In udire il tuo nome solamente m’ha così maltrattato, che farà s’ora sente ch’io sia da te mandato? O che sian maledette tante armi e tanti amori; io per i vostri umori poi mi trovo alle strette. fabio Come tanto timore in te s’ammette quando altri t’assicura? 130 135 140 145 brusc. Può uno fare andare lontano dal suo petto la paura s’ella ci vuole stare? fabio Vanne dove t’ho imposto. brusc. T’obedirò, signor, non mi bravare; a toccarne dell’altre io son disposto. 147. lontano] rv1 lontana 148. ci] rv1 vi 150 300 Sinossi — atto iii giovanni Dammi prima la chiave del mio appartamento ch’ivi t’attendo e torna presto, né mi rompere più il capo. hern. No está en mi mano esto, 365 ernando Questo non è in man sino es en el que me descalabre presto. mia, tocca a lui a rompervi il capo quanto prima. juan Dame primero la llave de mi cuarto; en él te espero, y ven presto. juan Segundo acaso, ¡cielos!, ha venido a buscarme. Favor en él os pido, porque me traiga, espero mayores confusiones que el primero. 370 giovanni Ed ecco che un nuovo impegno mi pone una disgrazia. Assistetemi o Cieli acciò non mi conduchi in confusioni delle passate maggiori.9 Vase [Giovanni si allontana] fabio Di soccorrer colei mia brama intende. Tu sollecito e scaltro all’albergo vien tosto. brusc. Ciò da me non dipende 155 ma dal voler quell’altro rompermi il capo in fretta. fabio Per sovvenir di Laura alle vicende, di sua pace bramoso il mio pensier s’affetta. 160 Secondi i miei desiri il Ciel pietoso che senza il suo favor sempre fia vano ciò ch’intraprende il pensamento umano. [Fabio entra in casa] scena quinta Ernando solo hern. Rota cabeza mia, pasémonos por una barbería a decir al quirurgo se prevenga, y que estopas y huevo a punto tenga para la vuelta. ¡Cielos! ¿Qué es aquesto 375 que hoy a mi amo en ocasión ha puesto de llamar su enemigo? Si fue a reñir con él, ¿cómo de amigo hace ahora finezas? ¿No fuera el monstruo yo de dos cabezas? 380 ¡Oh, cuánto lo estimara mi fortuna, pues para discurrìr tuviera una, y otra para aparar! Si con bien salgo desta, no más papeles. ernando Testa mia abbi pazienza poiché, non ancora sanata dalle prime ferite, a riceverne dell’altre ti conduco. E quanto posso fare in tuo avviso è il passare da qualche barbiere, acciò che ponga all’ordine l’ova e la stoppa per medicarti. Che diavolo sarà mai questo che il mio padrone mi sforzi a chiamare il suo nemico? E se fu per sbudellarsi con lui, come ora gli fa dell’amico scoperto? Oh che fortuna sarebbe la mia se fossi quello che aveva tre teste, ché se me ne rompessero un paro una per me ne restarebbe sana! Se questa volta n’esco in bene mai più lettere. scena sesta Elvira, Colombina, Ernando [Salen Elvira y Juana] Oíd, hidalgo. elv. hern. Mi señora tapada, 385 si venís de otra parte desmayada a que os socorra yo, tarde sospecho que venís; que ese paso ya está hecho. elv. ¿Habéisme conocido? hern. Si reparo en el talle y el vestido, 390 vos sois una civil, baja señora. elv. ¿Cómo así? hern. Como sois madrugadora del parque, me lo dijo la ribera. [Giungono Elvira e Colmbina] elvira Una parola galantuomo. ernando Mi pigliate in fallo signora ammantata, e se venite da qualche loco in fretta per cadere svenuta e ch’io vi soccorra, arrivate tardi, poiché questo accidente è di già succeduto. elvira Mi conoscete voi? ernando S’io considero la disposizione del corpo voi siete una signora civile e cortese. elvira E perché così? Che ne sapete? ernando Perché conosco che siete di quelle che escono di buon mattino; e me lo disse il passeggio del parco. 9. r82 prosegue: Da per tutto [?] un periglio ogni or mi veggio | se .?. un male e pur incontro peggio Scena v – Scena vi – brusc. Per ciò che mi potesse intervenire sarà bene ch’avanti ch’io mi muova per andarglielo a dire mi provegga di stoppa e chiara d’uova. scena quinta Donna Ippolita, Spinetta e Bruscolo [Giungono Ippolita e Spinetta] ippol. Galant’uomo ascoltate. brusc. Pian piano con i titoli; non so se in cambio mi piagliate ma, comunque si sia, che comandate? Se vi posso servir qui pronto io sto. ippol. Ond’è che così attento ti volgi a me di meraviglia in atto? Mi conosci? brusc. Se non mi gabba a‹f›fatto il vestito, la voce e l’andamento voi sete una signora ch’esce di casa molto di buon ora. ippol. Chi ti diè tal contezza? brusc. Alla casa del campo e lungo il rio spesso v’ho vedut’io, e di ciò la certezza anche vien confermata peroc‹c›hé v’accompagna questa dama incantata. Scena v 11. ch’esce … buon ora] rv1 omesso 5 10 15 Sinossi — atto iii 301 elv. De vos saber quisiera ¿qué pesadumbre ha sido 395 una que vuestro amo hoy ha tenido, y en qué, hidalgo, ha parado? hern. Yo sólo sé que mal descalabrado estoy, y que a ir, me atrevo donde me descalabren bien de nuevo; 400 elvira Vorrei che mi daste contezza di un certo incontro ch’ebbe oggi il vostro padrone ed in che forma terminò. ernando Io non so nulla e solo so che col capo rotto mi è forza andare dove un’altra volta me lo spezzino; no en qué paró el disgusto. Pero si a saberlo tenéis gusto, mi amo va a casa ahora: dél mejor lo podréis oír, señora; que yo voy a un recado muy aprisa, 405 tan grande, que no es cosa de risa, sino cosa de llanto: y así, quedad con Dios. onde se bramate saperlo dal mio padrone che va ora a casa potrete intenderlo, non potendo io distogliermi da un negozio dove vado in grandissima fretta e di tale importanza che per lui solo tengo la testa rotta, e così vi lascio in buon ora. [Vase] elv. ¡Ay Juana! ¡Cuánto imagino e intento, para quietar mi loco pensamiento. 410 En razón de saber en qué ha parado este pesar que tanto me ha costado! Nada dél saber puedo, y con la duda tan cabal me quedo, como antes la tenía. 415 Pero lo he de saber con mi porfía. Ven eri cas de don Juan. spinet. Il cavagliere errante da campagna non ponga in me la bocca e cerchi pure 20 di ritrovare altrove le sue strane avventure. brusc. Furon proprio da errante le mie prove. ippol. Da te bramo d’udire di don Fabio la pugna e il suo successo. 25 brusc. Io solo posso dire in breve a chi mi ascolta che porto il capo rotto e vado adesso a cercar qui d’appresso chi me lo rompa la seconda volta. 30 Della prima vi giuro che lo so di sicuro, quanto al resto non so discorrer punto. Se intender voi volete di don Fabio di Silva ogni successo 35 egli a casa ritorna or or appunto; il tutto da lui stesso meglio intender potrete. S’altro da comandarmi a voi non resta, io vado perché è tardi. 40 A‹d›dio, dama incantata. spinet. Il Ciel ti guardi e si muova a pietà della tua testa. [Ernando si allontana] [Bruscolo si allontana] scena settima Donna Elvira, Colombina Donna Ippolita, Spinetta elvira Ah, Colombina, di quanti mezzi io stabilisco, di quanti ripieghi ch’io tento per dar pace al mio pazzo pensiero nel ritrovare il successo di quella rissa che, sebben d’altrui fatta mia propria, mi trae 1 da gl’occhi in lagrime il sangue e dal petto l’anima in sospiri. Alcuno non ne rinvengo da porre in chiaro il mio sospetto e rimango nella confusione più dubbiosa che mai; però la mia ostinata 2 risoluzione ha da liberarmi da questa pena. Vieni adunque meco a casa di don Giovanni. Scena vii 1. trae] r82 tragge 2. ostinata] r82 destinata scena sesta ippol. Io dunque di don Fabio ora all’albergo sconosciuta andar voglio, ove d’udir ciò ch’è seguito ho speme e di temprare insieme con l’amata sua vista il mio cordoglio, 5 poiché da lungi ancora mi trafiggon sì forte i dardi suoi ch’io ne languisco a morte. spinet. Dunque da grave duolo oppresso il seno porta chi s’innamora? 10 ippol. Degl’altri non so io. Questo ben so: che il mio non può ridirsi a pieno. Indarno m’affatico di narrare, o Spinetta, il mio tormento 15 26. in] rv1 e in Scena vi 18. ch’io] rv1 che 302 juana Sinossi — atto iii ¡En ella quieres entrar! ¿Haste olvidado de quién eres? colombina Et avete posto in oblio la vostra condizione, il vostro stato e la vostra fama? elv. Sí, pues si me acordara elvira Sì, poiché se tenessi vive de mis obligaciones, no intentara 420 nella memoria le mie obligazioni acciones semejantes. non tentarei azione totalmente a Ven, y de nada, Juana mía, te espantes; quelle diversa. Ma chi scordatasi ya que el Cielo no quiso una volta del dovuto ritegno que sirviese de nada aquel aviso s’arrischia di fare il primo passo que le llevé a don Félix; y en efeto425 per la strada della licenza, sin atención, sin juicio, sin respeto, precipita a briglia sciolta pues a un amor, pues a un temor nell’abbisso del disonore. Vieni rerndida dunque né spaventarti perdi la libertad, pierda la vida. d’accidente alcuno, poiché se a nulla servì l’avviso 3 che diedi a don Felice, nel qual atto effettivamante vinto dalla passione il giudizio uscì dai termini del rispetto, già che allora oppressa dall’amore e dalla tema mi ridussi a mortali angoscie a 4 perder la vita, perdei anche tutte le operazioni dell’anima ragionevole. Vanse poiché quantunque sento tutto il dolor ch’io dico è certo ch’io non dico tutto il dolor ch’io sento. spinet. Nell’acerbe tue pene… 20 ippol. Tranquilla, che d’Enrico entro alle mura restò con donna Laura, di là viene. Parla con essa e di saper procura s’altri chiamollo al paragon dell’armi, io da don Fabio ancor chiusa nel manto 25 procurerò d’investigarlo intanto. spinet. Che tu ne vada a lui, ragion non parmi. Deh nel fervido seno freni le voglie ardenti il cor più saggio. ippol. Come può la ragione imporre il freno 30 a pensier ch’al viaggio lo sprone hanno d’amor? Come poss’io più disporre del mio cuor se non è mio? [Elvira e Colmbina si allontano] [Ippolita si allontana] scena settima Spinetta, Tranquilla [Giunge Tranquilla] spinet. Dove, Tranquilla, a sì gran passi, dove? tranq. Vado così per un negozio urgente. spinet. Tanta furia. Che nuove? Che si fa? Dove vai? tranq. Non so niente. spient. Parlasti a don Enrico di Toledo? tranq. Non so niente. spinet. Come? Non lo credo. Non uscisti poco fa dal suo ricetto? tranq. Non so niente. spinet. Un che t’ha visto uscire or ora me l’ha detto; a che serve il mentire in cosa sì patente? tranq. Non so niente. Tante dimande chi le può soffrire? Come, chi, quando, dove: tengo forse il registro delle nove? spinet. Non so da che deriva ch’io ti ritrovo adesso 3. l’avviso] r82 l’aiuto 4. a] m87 nel Scena vii 7. fa] p ha 5 10 15 Sinossi — atto iii 303 tanto ostinata su la negativa; sempre 〈che〉 non «so niente, non so niente». tranq. Poss’io fare altrimente? Tanti quesiti l’uno all’altro appresso; 20 par proprio che tu fabrichi un processo. Credilo a me, Spinetta: con dimandar sì in fretta e quella cosa e questa mi cominciavi a far tanto di testa. 25 spinet. [fra sé] Per molto che costei fa la ritrosa, se or ora non la fo uscire a confidarmi qualche cosa, voglio perder quant’ho. [a Tranquilla] Certo il mio dal tuo genio è molto vario, 30 però che d’ordinario dovunque arrivo o sto di due cose ho desio: una è d’investigar quel ch’io non so, l’altra è di raccontar quel che so io; 35 alla prova, sia detto in confidenza, temo che per cagione di donna Laura… tranq. Parlami pur senza alcun sospetto; qui nessun ci ascolta. spinet. Temo che il mio padrone 40 con don Enrico sia tutto in rivolta e che seguir ne possa una questione in questo istesso dì. tranq. [fra sé] Gran tentazione di farle nota tutta la contesa. [a Spinetta] Sappi… No no, burlavo. spinet. A che sospesa 45 resta la lingua? Eh, dillo! tranq. Era una favola. spinet. Perché, Tranquilla, il vero a me si nega? tranq. [fra sé] S’un poco più mi prega pongo tutto scoperto il gioco in tavola. spinet. Dimmi che è stato, dimmel per tua vita; 50 ben tu sai che il tacere a noi non tocca. tranq. [fra sé] Se mel dimanda più sono spedita, il segreto mi vien fino alla bocca… spinet. [fra sé] Mi moro per saperlo. tranq. [fra sé] …e non mi lassa quietar s’io nol do fuori, infatti io sento 55 un grande archeggiamento. spinet. Dimmi liberamente quel che passa. tranq. [fra sé] Il guardare un segreto è gran tormento, è un male che fa perder la favella. Nol posso più tener, non posso più. 60 17. su] rv1 in su 42. questione] p quistione 304 Sinossi — atto iii spinet. Su animo, sorella, narrami schiettamente quel che fu. tranq. Orsù non sia la tua richiesta invano, ma promettimi avanti di non ridirlo ad altri. spinet. Ecco la mano. 65 tranq. A notte oscura i due discordi amanti, con gran rischio di morte, contrastaron di Laura in su le porte. Ella, suo padre et io uscimmo a metter pace. 70 spinet. Non ti tenevo per cotanto audace. tranq. Anch’io, quando bisogna, ho il core ardito. spinet. Con tua bona licenza a te vorrei fare adesso un quesito: delli due cavalier, che inseguir lei 75 hanno fisso il desio, chi è il più favorito? tranq. Oh, don Enrico. spinet. E l’ama assai? tranq. Assai più ch’io non dico. Don Alonso, che il tutto oggi ha saputo, poco mancò non l’uccidesse or ora. 80 spinet. Non uccidesse chi? tranq. La mia signora. spinet. Terribil cosa, ohimè. tranq. Gran disgrazia succedere ha potuto. spinet. Solo ne‹l›l’ascoltar ciò che tu dì tremo da capo a piè 85 alla fin che seguì. tranq. Fu ritenuto, ma con la spada in pugno e con la voce apparia sì feroce che tutta il suo furor mi spaventò. spinet. E che dicea? tranq. Dicea: 90 «Ah figlia iniqua e rea, la vita che ti diedi or ti torrò!» Ella però suo minacciar non cura e qualuque sventura per Enrico incontrò sembra a lei sorte. 95 spinet. Per don Alvaro dunque, in tante pene, v’è poco da far bene. tranq. L’odia come la morte. Or qui fra noi si può con libertà parlare il vero. spinet. Povero cavaliero, 100 forse che non l’adora? I cenni suoi vorrebbe indovinare. tranq. Che s’ha da fare: Amor l’anime regge senza ragione o legge. Io certo, ancor che invano, ho per mia parte 105 a metterlo in sua grazia usato ogn’arte. spinet. E qual fu la cagione di procurare a lui quanche ristoro? Sinossi — atto iii 305 tranq. Prima la compassione e poi ’l donarmi di bei scudi d’oro. 110 spinet. Egli a te scudi d’oro? E gli hai pigliati? tranq. Tanti n’avesse dati. spinet. [fra sé] Oh quanto sa costei, quanto è prudente, e dicea poco fa «non so nïente». tranq. Mi trovai certo ad accettarli astretta. 115 Se veduto, Spinetta, avessi Alvaro tu, quasi piangente venir con un viglietto in una mano, nell’altra una borsetta come l’ho vedut’io, poi dir pian piano: 120 «Questo per la signora, questa sarà per te». Ch’avresti fatto allora? dimmelo, per tua fé. spinet. Io? Eh, non ci scherzano con me, 125 perché son donna di resoluzione. In simile occasione per non m’allontanar dal suo desio preso senza dimora il viglietto avrei per la signora 130 e la borsa per me. tranq. Così fec’io. spinet. Il vero si confessi: parmi fondato il tuo servire e ’l mio tutto su gl’interessi. tranq. Non siamo sole. spinet. Basta. 135 tranq. Basta. Dammi la mano un’altra volta. Tra noi la differenza non è molta. spinet. Veggo che siamo tutte d’una pasta. a 2 Chi lo dice? che chi sta servendo altrui 140 pensar prima a fatti sui ch’a quei d’altri a lui non lice? Chi lo dice? Noi doviamo in apparenza con grandissima attenzione 145 una somma riverenza ostentar verso il padrone, ma venendo l’occasione chi non prende ogni vantaggio poco è saggio 150 e sarà sempre infelice. [Chi lo dice?…] Dunque ognuna in stato tale al guadagno e l’opra e i passi come a verbo principale d’indrizzar già mai non lassi, 155 ma però con l’occhi bassi che d’alzar a pena ardisca apparisca di virtù rara Fenice. [Chi lo dice?…] 306 Sinossi — atto iii scena ottava Lisardo, Tranquilla, Spinetta [Giunge Lisardo] lisardo Ecco Tanquilla a fé pur t’incontrai. Signora, con licenza… spinet. Far volevo partenza: a‹d›dio. tranq. A‹d›dio, ricordati di me. [Spinetta si allontana] [a Lisardo] lisardo tranq. lisardo tranq. lisardo [Sala en casa de don Juan] Di don Enrico invano 5 ho ricercato in questa parte e in quella. Ei di qua non lontano solo brama di Laura aver novella. Deh dimmi, ove rivolse il piè dubbioso, per fuggir la procella 10 del genitor cruccioso, l’infelice donzella? La sventurata amante in una casa entrò di dove ei la trovò poco distante. 15 Là don Enrico attende, e benché sia di vita omai sicura duolsi per le vicende della corsa sventura, come nocchier che sbigottito e smorto 20 il tempestoso regno, onde appena scampò naufrago il legno, l’occhio rivolge a rimirar dal porto. Andiamo senza indugio a far noto, Tranquilla, al mio signore 25 ov’ella ebbe rifugio. Andiam, Lisardo, il Cielo a noi sia scorta. Oh, come hai pronto a precipizi il core gioventù male accorta; in qual confuso errore 30 non cadi ad ogni passo, mentre guida il piè lasso un cieco Amore; su l’orme sue coi vacillanti piedi segui il tuo peggio e ’l proprio mal non vedi. «Appartamento di don Giovanni» [stanza della casa di Fabio] scena ottava Leonora, Don Giovanni scena nona Donna Laura [Laura sola] laura E che mortale affanno, e che strano terrore, aspra guerra mi fanno. Perché sì pertinace si rende il mio dolore che non consente all’alma ora di pace? Oltraggiosa Fortuna, Amor tiranno, voi, voi d’empio furore fatto avete bersaglio il petto mio. Colà dove il desio più d’appagar credei per voi, caduta in lagrimoso intrico, misera mi perdei. Scena viii – Scena viii 4. Addio, ricordati] rv1 Ricordati Scena ix – 5 10 Sinossi — atto iii 307 Nell’albergo d’Enrico trovai ruine ove sperai conforto, trovai tempeste ove attendevo il porto. Or avvien che mi accoglia non conosciuta soglia, onde a nuovi sospetti il cor soggiace. O miei duri pensier datemi pace. Datemi tanta pace acerbe pene ch’io trovar possa ancora un dì, prima ch’io mora, il perduto mio bene. Ma in cotanta sventura, in pena sì mortale, più de’ miei casi ohimè forse non cura e ride forse, ohimè, del mio tormento l’ingrato, il disleale. Così va il mondo: vola in un momento quel diletto che piace. O miei duri pensier datemi pace. Da’ miei tragici pianti apprendano gl’amanti che dopo un’ora lieta per loro affretta i vanni folta schiera d’affanni. Questa, questa è la meta; d’amor per me funesto di mie vane speranze il fine è questo: o stabile tormento, o ben fugace. O miei duri pensier datemi pace. Occhi miei, che tardate a distillarvi in fiumi, se nel mondo e nei lumi spenta è per voi pietate. Occhi miei, che tardate? A voi luci dolenti ch’il pianto ricoprì, s’apra in mezzo a tormenti omai l’ultimo dì; ché se mai non s’udì altra pena sì ria di questo colpo, ohimè, la colpa è mia. Occhi miei che farete? In sì funesto orrore mal rispondete al cuore s’al suo duol non piangete. Occhi miei che farete? Un implacabil pianto è dovuta mercé a chi stimò suo vanto d’un cieco Amor la fè. S’incatenato il piè traggo in pena si ria di questo colpo, ohimé, la colpa è mia. Sale Leonor por una puerta, tapada, y por otra don Juan, habiendo hecho ruido con llave. leon. Abrir ya la puerta veo 429 desta ignorada prisión, 430 adonde mi confusión tiene atado mi deseo. [Leonora sente aprire la porta] 1 leonora Veggo aprirsi la porta di questa mia ignorata prigione in cui tra ceppi di dubbio la 2 confusione tiene incatenata l’anima mia. 1. Veggo] r82 Sento 2. la] r82 e 15 20 25 30 35 40 45 50 55 60 65 [qualcuno apre la porta] Ma chi giunge di là? Coprami il manto e si rasciughi il pianto. 70 308 Sinossi — atto iii ¡Con cuántas dudas peleo! ¿Si será Inés, que a avisar? fué a don Félix mi pesar? ¿Si será él o el criado, que de mi llanto obligado, me dejó aquí y fué a mirar si mi padre me seguía? Con quante incertezze ha battaglia il mio cuore. 435 Sovra tutti infelice ben può dirsi colui a qual ne’ dolor sui pur lacrimar non lice. Misera, e qual poss’io sperare aiuto 71 se il conforto del pianto anche ho perduto? Non so se sia Auretta che fu a ricercar don Felice, se sia egli medesimo o pure il servo che qui mi lasciò e che mosso a pietà delle mie lagrime andò in traccia dell’offeso genitore che mi seguitava. scena decima Don Fabio, donna Laura [Sale Don Juan] Mas ¡ay de mi! Que no es ninguno de todos tres el que abre. Desdicha mía, ¿hasta cuándo tu porfía me ha de perseguir? Ya entró un caballero, a quien no conozco. Encubrirme quiero. ¡Ay! ¡De cuántas veces muero! 440 445 juan No, señora, porque yo entre, os recatéis así ni os dé el mirarme cuidado; 450 que del suceso informado que os tiene encerrada aquí, vengo a que os sirváis de mí. Dueño desta casa soy, y espero serviros hoy, 455 aun más de lo que pensáis; pues del riesgo en que os halláis libraros, palabra os doy. Si bien no tenéis, señora, que agradecerme, por Dios; 460 que a otro, primero que a vos, se la he dado antes de ahora. leon. Ni duda, señor, ni ignora mi temor que defendida en vuestro valor mi vida 465 esté; que es obiligación valer los que nobles son a una mujer afligida. Yo lo estoy tanto, que espero el amparo vuestro, no 470 porque lo merezca yo, cuanto por ser caballero vos. Y pues rendida muero, perdón del recato os pido; que el encubrirme no ha sido duda de vuestro valor, sino mujeril temor, que de veros he tenido. 475 Y para más obligaros a favorecerme en este 480 trance, aunque el vivir me cueste la vergüenza de informaros, sabed… [Entra Giovanni] Ma che, lassa? Non è veruno di loro quello che qui viene. Fortuna perversa, e quando fia che stanca di tormentarmi giri a mio pro la tua ruota volubile? Già qui entrò un cavaliero che non conosco; voglio coprirmi. Ho una sola vita e pure mille volte mi uccidono le pene. giovanni Signora non state punto ritenuta, né vi dia pena il vedermi poiché, informato del successo che qui vi tiene rinchiusa, vengo ad offerire l’opera mia. Io sono il patrone di questa casa et oggi spero servirvi più di quello che voi pensate, dandovi parola di liberarvi dal periglio in cui voi siete. E di più vi assolvo d’ogni obbligazione poiché altri prima di voi mi pose in questo impegno. leonora Sicuro ne vive il mio timore ed è certo che alla mia vita sarà scudo il vostro valore, conoscendo essere obligo preciso di ben nato cavaliero il difendere una dama tormentata dall’ostinato rigore di stelle nemiche. Et il mio stato è tale che mi assicura della vostra assistenza non già perché in me fia merito da pretenderla ma perché vi sono miserie da obbligarvici. Perdonate adunque il mio ritegno poiché il coprirmi non fu dubbio del vostro valore ma effetto di 3 tema feminile, e per meglio obligarvi d’assistere alla mia vita, benché ella mi costi il rossore d’informarvi de’ miei successi, sappiate… 3. di] r82 della [Entra Fabio] fabio Non ingombri per me tema o sospetto, signora, il nobil petto. L’abitator di questo albergo io sono e solo è mio pensiero di mostrarmi soggetto al vostro impero. 5 laura Tema prender non posso in queste mura; ben so d’esser sicura, poiché d’un alma invitta è sempre illustre vanto che risplenda sua cura 10 verso una donna afflitta, et io son tanto ch’egual non ho. Qual empia stella, o Dio, portò sorti sì fiere al nascer mio? Deh condonate al giusto duolo il pianto, e del celare il volto non neghi a me perdono il vostro petto alla pietà rivolto; poiché mentre piovuti i nembi sono di cotante sciagure oggi a me, sopra di starmi ignota io mi consolo alquanto; e perché non ricopra le mie gote il rossor, le copre il manto. Ma per più meritare il favor vostro già non ricuso intanto la cagion palesar del mio cordoglio. Sappiate che… Scena x 21. ricopra] rv1 le copra 15 20 25 Sinossi — atto iii juan Nada he de escucharos; que a precio no he de comprar yo aquí de vuestro pesar saber quién sois: y porque lo excuséis, sabréis que sé cuanto me podréis contar. leon. Si vuestro criado ha sido el que de mí os ha informado, ¿qué sabe vuestro criado? juan Si licencia he merecido de darme por entendido, con ella me atreveré a decir de quién lo sé. leon. Ahorraréisme un gran temor. 309 485 490 giovanni Se non vi spiace che più chiaramente mi spieghi vi dirò da chi ne ricevei la contezza. juan 500 laura leonora Già che da vostri labbri uddii pronunciare il mio nome ben 6 posso dirvi chi feci signore d’ogni mio arbitrio… laura leon. La Fortuna, siempre avara del bien, quiso que adorara 505 en su competencia otro hombre mi hermosura… juan Cuvo nombre era don Diego de Lara. leon. Este pues, ¡lance cruel!, de noche en mi casa entró, 510 donde… juan Don Félix le halló, y riñó entonces con él. leon. Envió otro dia un papel… leonora La Fortuna, sempre avara del bene, volle ch’un altro in sua competenza s’invaghisse del mio volto… giovanni Il di cui nome è don Diego di Lara. leonora Questo dunque, ahi cruda sorte, entrò di notte tempo in mia casa dove… giovanni Si ritrovò don Felice e combatté con lui. leonora Mandò un altro giorno una lettera… juan Y encontró con el criado, a quien hirió. giovanni E don Felice s’incontrò nel servo che la portava e lo ferì. lenonora La cieca mia passione mi condusse a ricercarlo nella sua casa ove trovai… giovanni Vostro padre che adirato vi averebbe ucciso senza l’arrivo di un servo che, col chiuderlo nella stanza, vi diè campo di fuggire. Mi cuidado a satisfacerle fué a su casa, donde hallé… juan A vuestro padre, que airado os viera a sus manos muerta, si un criado no llegara que a vos salir os dejara, y a él le cerrara la puerta. 515 520 leon. Yo, pues, de vivir incierta, la calle apenas volvi… juan Cuando desmayada aquí os encerró mi cuidado. leon. Muy por extenso informado estáis de mi vida. Signora, udir non voglio cosa ch’esser molesta a voi potesse, tanto più che già sono a me patenti tutti i vostri accidenti. laura Se il vostro servo alcuna cosa espresse del mio destin protervo, che sa de’ miei successi il vostro servo? fabio Se date a me licenza, io dirò come seppi de’ vostri casi. leonora Mi liberarete da un gran timore. giovanni Io so dunque, bellissima Leonora… giovanni Ditelo senza tema:7 don Felice di Toledo. Prontinciad sin miedo: a don Félix de Toledo. leon. fabio 30 495 juan Pues ya sé, bella Leonor… Descubrese leon. Ya que mi nombre escuché eri vuestros labios, bien puedo decir con más confianza que dueño de mi esperanza hice… giovanni Non voglio ascoltarvi, ricusando di comprare a prezzo della vostra pena l’onore di conoscervi; e tanto più che de’ vostri accidenti ho più notizia di quello che voi stessa possiate 4 darmi. leonora Se il vostro servo fu quello che v’informò, poco potete sapere.5 leonora Incerta dunque del viver mio …?… 525 giovanni Quando .?. questa stanza il mio servitore vi .?..8 leonora Molto per minuto siete informato degli accidenti di mia vita. 4. possiate] m87, r82 potiate 5. sapere] r82 saperne 6. ben] r82 omesso 7. tema] r82 timore 8. Leonora … .?.] m87 omesso Anzi, vi prego. fabio Io, donna Laura, so… Già ch’il mio nome 35 sento che v’è palese, di scoprirvi il sembiante anche non nego; e con maggior fidanza a voi noto farò che il cor m’accese di viva fiamma ardente 40 e un tempo lusingò la mia speranza… fabio Dite pur francamente: il signor don Enrico di Toledo. laura La sorte, sempre a’ miei disegni amara (per inquietarmi credo) 45 diede a lui per rivale un cavaliero… fabio Il cui nome è don Alvaro de Lara. laura Egli venne di notte, ahi dolor fiero, su le mie porte e quindi, all’aer cieco… fabio Il trovò don Enrico e pugnò seco. 50 laura Poscia, ahi crudel nemico, inviommi un viglietto al nuovo dì… fabio S’incontrò don Enrico e ’l servitor ferì. laura Io rapida n’andai a scolparmi in sua casa e là trovai… 55 fabio Il padre che fremente, tratto il ferro funesto, trafiggea senza dubio una innocente, s’era a impedirlo un servitor men presto. 60 laura Io però fuggitiva, temendo esser per me l’estremo giorno… fabio Quasi tra morta e viva ad illustrare entraste il mio soggiorno. laura Di me stessa non meno 65 istrutto siete a pieno delle sventure mie. 35. Fabio] rv1 omesso — Laura] rv1 omesso 39. noto farò] rv1 noto or farò 310 Sinossi — atto iii Sí; porque por acasos raros tuve, antes de conoceros, el riesgo de defenderos, sin el mérito de amaros. leon. Pues ¿quién sois? juan juan 530 leonora Fatemi almeno il favore di palesarmi a chi son tenuta. giovanni Ad uno che in questo loco ha da darvi vita onore e sposo. Quien ha de daros vida, honor y esposo aquí. leon. Pues ¿cómo? leonora ¿Llamaron? Sí. leon. E come? Qui si batte 9 giovanni Bussarono? [Llaman] juan giovanni Sì signora, poiché per mezzo di rare disgrazie ebbi, prima di conoscervi, il rischio di servirvi senza il merito di amarvi. 535 juan Retiraos, hasta ver quién es. leon. [aparte] ¡Cielos! ¿Qué han de ser de mi fortuna y de mi? leonora Sì. giovanni Ritiratevi, fin ch’io vegga chi sia. leonora [fra sé] O stelle, o date fine alle mie sventure o termine alla mia vita. [Leonora si nasconde] scena nona Elvira, Colombina, don Giovanni, Leonora in disparte [Retírase] juan Quién es? giovanni Chi siete? fabio Per impensate vie n’ebbi notizia intera. laura E voi chi sete? Io son un che spera di darvi in queste porte, in questo istesso dì, (così propizio sia chi’l tutto impera) onor, vita e consorte. laura Ma se a mio padre… fabio 70 [bussano alla porta] fabio Hanno battuto? laura Sì. fabio Ritiratevi alquanto. 75 laura [fra sé] Ancor m’avanza, appesa a debil fil, frale speranza. [Laura si nasconde] fabio Chi è che giunge a favorirmi or qui? scena undicesima Donna Hippolita e sopradetti [Salen Elvira y Juana, tapadas] elv. Es, señor don Juan, una mujer embozada, que ha remitido a las tardes la estación de las mañanas. La última que os hablé, a vuestro estilo obligada, porque no fuerais tras mi ni supiérades mi casa, palabra os di de buscaros, y vengo a cumplirla para desengañaros de que soy mujer de mi palabra. 539 540 545 550 Si bien aquesto no es sólo lo que me obliga a que haga esta fineza que hay otras razones que aquí me traigan. Yo he sabido que hoy habéis 555 tenido por una dama un desafío; y aunque para la desconfianza de mis celos es temprano, no lo es para que salga 560 del cuidado en que me ha puesto vuestra vida. Aquesto aguarda saber mi curiosidad. Decidme eri qué estado se halla el disgusto, porque tengo pendiente dél vida y alma. 533. amaros] c amoros 565 [Giungono Elvira e Colombina] elvira Una donna 1 incognita che ha rimesso alla sera le visite che soleva farvi la mattina. E perché nell’ultima, obligata al vostro tratto cortese, mentre, pigliando dal mio arbitrio la legge al dispetto del vostro desiderio, cedeste alle miei istanze né mi seguiste, vi promisi di ritornare e rivedervi.2 Et eccomi religiosa osservatrice della parola. Se bene, a dirvi il vero, l’osservanza di questa fede non è il solo motivo che qui mi trasse. Più forte cagione me ne diede l’impulso. Intesi che oggi per una dama riceveste una disfida et, ancorché sia tardi il mio arrivo per chiedervi ragione della gelosia ch’a 3 tal conto prova l’anima mia, non è però fuor di tempo per uscire dal pensiero in cui mi ha posto il periglio della vostra vita. E già che dall’conservazione 4 di quella dipende la mia pace ditemi, ve ne supplico, in quale stato si trova la vostra contesa, avendo l’anima indissolubilmente legata al successo di quella, 9. r87 didascalia omessa Scena ix 1. donna] r82 dama 2. ritornare e] r82 tornare a 3. ch’a] r82 che 4. conservazione] m87 osservazione [Giunge Ippolita] ippol. Una serva, don Fabio, a voi s’inchina, ignota sì ma vera, che le visite già della mattina ha rimesso alla sera. Vi promisi pur oggi al mio partire di rivedervi altrove; adempio adesso quanto allora ho promesso. Scena xi – 5 Sinossi — atto iii leon. Mujer es la que entro, y como quedo y apartados hablan, no oigo lo que dicen; pero bien se deja ver que es dama deste caballero, pues así se ha entrado en su casa. 311 570 juan Aunque jamás deseé cosa con mayor instancia que, volver, señora, a veros, 575 en esta ocasión tomara que no hubiérades venido; porque es fuerza que no os haga agasajos que merece una fineza tan rara. 580 Del disgusto de que ya mostráis venir informada, aunque no bien, cierto lance mis discursos embaraza tanto, que he de suplicaros 585 bien a costa de mis ansias, me hagáis merced de volveros, sin que por aquesta causa me atreva a saber de vos quién sois, ni a veros la cara; 590 que no ha de pedir quien nega, ni ha de rogar quien agravia. elv. Si imaginara que en vos tan grande despego hallara, antes que… Ruido dentro… Pero ¡qué miro! un hombre entra en esta sala, que importa que no me vea. poiché, confessandovi che vi adoro et autenticandolo con il rispetto che postergo 5 per ricercarvi, non potete mettere in dubbio che miei non siano i vostri accidenti e che dal viver vostro non pigli regola assoluta anche la mia vita. leonora È donna quella ch’entrò, ma non posso udire di qual materia fra di loro discorrino.6 Inferisco bene, e dall’esempio mio purtroppo comprendo, che entrando qui con tanta libertà deve essere l’amante di questo cavaliero. giovanni Vedete, o signora, di qual ostinazione siasi la mia sventura; poiché nulla in questo mondo con maggior ardenza ha sospirato il mio cuore quanto il ritrovarvi et 7 il vedervi. E pure a tal tempo giungete che per necessità di stelle nemiche mi è forza l’attestarvi che goderei che non foste venuta. Condonate dunque al mio fiero destino se non vi accolgo con quelle tenere dimostrazioni che il vostro affetto e la pena che vi dà il mio periglio ricercano. E però a prezzo de’ miei tormenti vi scongiuro a ritornarvene, violentando quel desiderio ch’ebbi sempre e di conoscervi e di vedere il vostro volto, non essendo giusto che addimandi chi nega e che preghi chi offende. elvira S’avessi sognato di ritrovar 8 di gelo quel petto che già poch’ore per me tutto fiamme mostrossi prima di… Ma che vedo? Entra un uomo in questa stanza! Troppo m’importa il non esser conosciuta. leon. Aunque no entendí palabra, de llegar hacia aquí infìero que son celos, e informada 600 de que aquí estoy, quiere darme… leonora A benché nulla udissi comprendo dal modo che questa dama, consapevole ch’altra donna qui si trattenga, provi li stimoli di gelosia. elv. Este aposiento me valga. Despedidle. juan Oid… …, y [Elvira] vase hacia donde está Leonor elvira Quest’appartamento mi serva di ricovero. Apritelo. Aquí no habéis de entrar; que tomada está esta posada, y no 605 se puede ver a quién guarda. Cierra Leonor la puerta 595-603. Ruido dentro … y vase hacia donde está Leonor (didascalia)] c l’intera didascalia tutta dopo il verso 599 giovanni Udite… [Elvira socchiude la porta] leonora Questa stanza è di già occuppata, né a voi sarà permesso di conoscere chi la custodisca. [Leonora richiude la porta] 5. postergo] m87 prostergo 6. discorrino] r82 discorrono 7. et] r82 omesso 8. ritrovar] r82 trovar 10 e sanno 15 qual ingombri il mio cuore indicibile affanno, perché a tempo giungeste in queste soglie che servirvi, signora, a me si toglie. Da voi come prudente 20 spero impetrar perdono. Un accidente, che appunto fa che in casa or mi ritegna, anche m’astringe, ah mio crudel martire, ch’io vi preghi a partire. ippol. Da voi, don Fabio, il mio venir si sdegna? 25 Io parto, io parto. Se previsto avessi una discortesia così patente pria che qui, mai… [rumori da fuori] 595 leon. laura [dall’altra stanza] Non posso a pieno udire le lor voci di qua come è mia brama, ma già chiaro si vede che, qui ponendo il piede con tanta libertà, questa è sua dama. fabio Sallo il Ciel, sallo Amore, quanto bramai di rivedervi; [rumori di gente che sta arrivando] Che strepito? Vien gente. Sfuggirò l’altrui vista. fabio Ahi, che successi… laura [dall’altra stanza] Non compresi il discorso, ma lamenti 30 saran di gelosia, e per volgere a me gl’irati accenti qua forse ora s’invia. ippol. Mio fratello là veggio, oh rio tormento! Or che far deggio? In questo appartamento 35 refugio prenderò senza tardanza. fabio ippol. [Ippolita tenta di nascondersi dov’è Laura] laura Occupata è la stanza. 312 Sinossi — atto iii elv. ¡No en vano me recibisteis, don Juan, con esquivez tanta! Pero no es tiempo de quejas. elvira Ecco o perfido la caggione 9 delle tue freddezze! Ma non è tempo di querele. juan A serlo, bien disculparlas 610 pudiera. elv. Haced que no entre ese hombre en esta cuadra: que importa más… juan ¿Cómo puedo, si ya los umbrales pasa? Sale don Diego elv. ¡Ay infelice de mi! ¿Si habré yo sido la causa de venir aquí mi heirmano? juana No sé. elv. 615 Cúbrete bien, Juana. juana ¿Irme, no será mejor, pues me dan la puerta franca? 620 Vase giovanni Facilmente potrei scolparmi. elvira Fate in ogni modo che quel‹l’›uomo non entri in questa stanza. giovanni È impossibile, ché di già passò la porta. elvira O me infelice, se fui caggione 10 che qui mio fratello venisse… giovanni Non so. elvira Copriti bene o Colombina. colombina Già che la porta è aperta e 11 libera invece del manto m’assicuri la fugga. [Colombina scappa] scena decima Don Diego e detti diego Don Juan, si vuestra amistad ha sido en el mundo tanta, que a ser en tiempo de César la hubieran labrado estatuas, buena ocasión se os ofrece ahora para mostrarla, pues en vuestra mano esta mi honor, mi vida y mi fama. Una mujer, en quien todo esto consiste, se halla en vuestro poder. elv. [aparte] ¡Ay triste! diego Rendido vengo a buscarla, informado de que aqui entrò. elv. ¿Qué esperan mis ansias? Buscándome viene. 625 630 ippol. Ecco per me di duol nuova cagione. Gode l’amato aspetto altra più fortunata in sua magione. 40 Ei non senza raggione m’affrettava a partir dal suo ricetto. Ma perché tanto affetto mostrare a me con simulati modi? Ah se d’inganni e frodi 45 i vostri cor son nidi chi può di voi fidarsi, uomini infidi? Ma già entra don Alvaro, ahi che pene, ahi sventurata me, se per me viene. [giunge Diego] diego Già che, o don Giovanni, la nostra amicizia è di tal esquisitezza che negl’andati secoli s’una tale se ne fusse veduta sarebbonsi ad eternarla innalzate più statue; non essendo punto l’unione degli animi nostri dissimili 1 a quei legami che anche oggidì 2 celebrano per esemplari di perfetta cordialità i Piladi 3 e gli Oresti, i Piti et i Damoni. Oggi avete in mano buona occasione di mostrarne gli effetti, poiché il mio onore, la mia vita e la mia fama et in fine una dama in cui tutto questo consiste è in vostro potere. elvira [fra sé] O mia sventura! scena dodicesima Don Alvaro e sopradetti [giunge Alvaro] alvaro Se di nostra amistà sì chiaro è il grido di trovarne argomento or più che mai confido, e so ben io che non confido invano. Si trova oggi don Fabio in vostra mano 5 l’onor mio, la mia quiete, il mio contento: donna che d’incontrare io sol desio qui sta. ippol. [fra sé] Misera me, quella son io. diego Vengo affannato cercandola, sicuro che qui si ritrova. elvira Che di vantaggio aspettate, o tormenti, per privarmi di vita? 9. o perfido la caggione] r82 la caggione o perfido 10. caggione] r82 la caggione 11. aperta e] r82 omesso Scena x 1. dissimili] r82 omesso 2. oggidì] r82 oggi vi 3. Piladi] m87 Paladi 49. ahi … viene] rv1 omesso Scena xii 2. trovarne] rv1 ritrovarn’ 6. il mio] rv1 e’l mio Sinossi — atto iii 313 juan [aparte] Bien vuestra confusión me extraña; pues vino don Diego, cuando a don Félix esperabais. Yo os dije cómo tenia secretas espías pagadas; pues una me ha dicho ahora que dentro de vuestra casa está, y es cierto que es ella, pues que tanto se recata de mi. elv. [aparte] Ya me ha conocido. juan [aparte] Pues que él es el que se engaña y que no le engaño yo, su mismo engaiño me valga, pues así con Félix y él cumplir mi valor aguarda. [a Diego] Teneos. diego Dejadme llegar a hablarla solo. elv. [aparte] 635 640 645 650 655 elv. [aprte] ¡Qué es esto, Cielos! No viene por mí, pues así me trata. diego No a hablaros vengo en mi amor; que no aspira mi esperanza 660 a más merito, a más dicha que a serviros; pues me basta, si otro tiene los favores, que tenga yo las desgracias. elv. [aparte] Que me enamore mi hermano, es sólo lo que me falta. diego Già vi dissi che, vinti i servi con i doni, di 4 tutto m’informarono. Uno di questi m’accertò che or ora entrò nella vostra casa; et è questa al certo, poiché tanto da me si asconde. elvira [fra sé] Mi riconobbe, son morta! giovanni [fra sé] Già ch’egli da se stesso s’inganna valgami 5 lo stesso inganno per liberarmi da tante angustie ed in tal forma s’appaghi il mio valore soddisfacendo a don Felice et a lui. [a Diego] Trattenetevi. diego Lasciate che solo le parli. El me mata. diego [a Elvira] No, señora, huyáis asi de quien tan rendido os ama, que os busca para serviros con la vida y con el alma. giovanni [fra sé] Stupore non ordinario mi arreca la vostra confusione; quando aspettavo don Felice giunge per mia sventura don Diego. 665 juan Don Diego, escuchadme; que antes que os responda aquesa dama, me toca a mí responderos. Las espías fueron falsas, 670 que os dijeron que era quien buscais, quien conmigo estaba; elvira [fra sé] Egli m’uccide al certo! diego [a Elvira] Non fuggite, o cruda bellezza, da chi vinto adora i vostri rigori, da chi per servirvi espone a rischio la vita, da chi sprezzato vi donò l’anima. fabio [fra sé] Confusion nuova a confusion s’aggiunge. Allor che don Enrico 10 desioso aspettai, per doppio intrico don Alvaro qui giunge. alvaro Non vi dissi io che presto avrei contezza d’ogni suo passo? Ed ecco or m’assicura chi n’ha piena certezza 15 ch’ella si sta, don Fabio, in queste mura. ippol. [fra sé] Si fa sempre maggior la mia paura. alvaro E che quella pur sia che qui si mira chi dubitarne può, s’anche ho veduto che da me si ritira. ippol. [fra sé] Ohimè, m’ha conosciuto. fabio [fra sé] Poiché inganna se stesso io mi varrò del suo medesmo errore e senza farmi di menzogna autore all’altro manterrò quanto ho promesso. 25 alvaro Alla crudel che me da me divide, deh, lasciate ch’io parli. ippol. [fra sé] Ahi, che m’uccide. alvaro [a Ippolita che crede Laura] Perché da me fuggire, poi che involaste dal mio cor la calma? Per voi qui venni e bramo a voi servire con la vita e con l’alma. elvira [fra sé] Che ascolto? ippol. [fra sé] Respira mio cuore! Mi accertano Ch’è questo, o Ciel, ch’io sento? A farmi queste voci che per me non offese venne. già non si mostra intento. Chi sì amico favella e sì cortese? diego Non aspettate già che del alvaro Non vengo, no, per dimandar pietà mio affetto vi parli, poiché la mia dalla vostra beltà; speranza non aspira a maggior tanta ventura alla mia stabil fede merito che a servirvi senza il destin non concede. ricompensa, bastandomi, quando gl’altri posseggano i Altri più fortunato a’ desir suoi favori, che a me rimangano le trovi pur la mercede, sventure. io pago del mio duolo: in sospirare, in lagrimar per voi sarò sempre costante. elvira [fra sé] Che mio fratello di ippol. [fra sé] me viva amante non puol essere. Questo mancava solo: che mio fratel mi si dimostri amante! giovanni Don Diego, uditemi, fabio Sospendete, don Alvaro, il desio. ché, prima di questa dama, a me Prima che questa dama tocca il rispondervi. I relatori che risponda a voi come da voi si brama vi dissero che quella che stava ho da risponder io. meco era l’istessa che voi cercate mentirono, False fur le novelle a voi recate. alvaro Di che? 4. di] r82 del 5. valgami] m87 vagliamo, r82 vagliami 20 18. pur] p par 29. dal] p del 45. dimostri] rv1 mostrasse 30 35 40 45 50 314 Sinossi — atto iii pues es aquesta señora aquella dama tapada, cuya novela os conté delante de vuestra hermana. A verme ha venido, haciendo hoy por mí fineza tanta; y así, pues dichas de amor los discretos no embarazan, idos con Dios; y advertid que cubierta y congojada tenéis a aquesta señora. diego Don Juan, si no imaginara que ésa es deshecha que hacéis porque yo os deje y me vaya, dando lugar a cumplir a don Félix la palabra, yo lo hiciera, claro está; mas si es tan cruel, tan rara mi desdicha, que mi amigo por mi enemigo me falta, fuerza será que el dolor de las razones se valga. Vuestro enemigo es don Félix; no diga de vos la fama que sois mejor para ser el dia de la desgracia enemigo, que no amigo. Dadme lugar de que haga yo por Leonor la fineza de servirla y de ampararla. juan Cuando ella fuera Leonor, el caso se disputara de cuál era mejor, ser en ocasión tan hidalga o mi amigo o mi enemigo. No siéndolo, es excusada la cuestión. diego ¿Cómo ser puede, no ser ella? La criada misma que aquí la dejo me lo dijo. juan diego 675 680 685 690 695 700 705 710 poiché la dama che qui vedete è quell’incognita di cui alla presenza di vostra sorella vi feci il racconto; Che la signora che meco or qui dimora sia colei che cercate. Questa, abbia loco il vero, appunto è quella che, di vostra sorella 55 alla presenza, io celebrai già tanto da me veduta al rio, chiusa in un manto. Ad onorarmi in questo albergo or viene. e già che i discreti amici mai Ite con Dio, vi prego, e consentite impediscono le amorose venture, che le luci serene 60 partite, ve ne supplico, né siate scoprir possa; avvertite caggione che questa dama invece ch’ella mentre non vista esser le preme di consolarsi provi in mia casa per vostra caggione tormenti et sta per vostra cagione affanni. con soggezione e con disagio insieme. diego Se non sapessi che quanto alvaro A non veder che questo 65 mi dite è un pretesto per liberarvi è, don Fabio, un pretesto dalla mia presenza e poter poscia in pro di don Enrico, mantener la parola a don Felice mi pregio esser sì attento vi ubbidirei. che non farei dimora un sol momento. Ma essendo così rara la mia 6 Ma s’invano a pregarti io m’affatico 70 sventura che per aderire ad un perché sia pago un giusto mio desire, 7 suo nemico, il più fido fra gli come posso partire? amici mi manca, sarà forza ch’io vi esponga le mie querele. È vostro nemico don Felice? Non fate dunque che preconizzi la fama che siate più favorevole inimico che amico, e così permettetemi che a me rimanga l’onore di servire e difendere Leonora. giovanni Quando questa fusse Leonora si disputarebbe il caso, ma essendo un’altra è vano il litigio. diego E come devo crederlo se la serva istessa che qui la lasciò me lo disse? Ella os engaña, porque no es ella. giovanni La serva v’ingannò poiché quella non è Leonora. Haced algo por mí, para que yo vaya consolado, sin la duda de haberla hallado y dejarla. Si no quiere descubrirse, hable sólo una palabra: despídame ella. diego Perché io parta consolato e senza il dubbio che mi tormenta fate almeno che con una parola sola ella mi licenzi. 715 juan [aparte a Elvira] Señora, bien tenéis noticias tantas 720 de cuánto mi cortesía, la ley que le ponen, guarda. De un empeño me sacáis, y bien grande, con que salga de aquesta duda don Diego, 725 porque me importa se vaya antes que venga aquí un hombre, que ya por instantes tarda. Despedidie pues. giovanni [a parte a Elvira coperta] Signora, già sapete che son tenuto a servirvi e l’impegno in cui per voi mi ritrovo. Traetemi dunque dalla pena in cui mi pone il dubbio di don Diego, premendomi assai ch’egli parta prima che giunga un uomo che attendo a momenti. Ispeditelo in grazia con una vostra parola. 6. mia] m87 omesso 7. suo nemico] m87 amico fabio L’emulo mio, don Fabio, è tuo nemico: non voler che di te s’abbia a ridire che un cavalier sì saggio a dar s’indusse, 75 con stranezza inaudita, più che all’amico, all’avversario aita. fabio Se donna Laura fusse quel ch’in tai circostanze io far dovria disputar si potria, ma vario è il nostro caso. 80 alvaro Rimaner persuaso come di ciò poss’io? La serva istessa dimorar qui confessa colei che al pianto mio servir condanna; 85 dunque vana or non è la mia richiesta. fabio S’ella affermò che donna Laura è questa o s’inganna o v’inganna. alvaro Che far degg’io se tanto a me nemica turba la sorte in fosche nubi il seno? 90 Un favor chieggio almeno: che non è donna Laura essa a me dica, che se da lei ciò sento meno afflitto n’andrò, se non contento. fabio Perché a dirlo si pieghi 95 adoprerò con le ragioni i preghi. [a parte a Ippolita] Deh perché cessi omai cotanta lite non esser donna Laura a lui sol dite. 61. avvertite] rv1 avvenire 69. farei] rv1 farci Sinossi — atto iii 315 elv. [aparte a Juan] El mismo hay en el verme la cara que en escucharme la voz. 730 juan ¿Por qué? elv. elvira [a parte a Giovanni] Lo stesso inconveniente nascerebbe dall’udir la mia voce che dal scoprirmi il volto. giovanni Por esto. elvira Per questo. Descúbrese ¡Sin alma juan E perché? he quedado! elv. Yo, don Juan, soy la que encubierta os ama, ved ahora si os está bien que don Diego en vuestra casa ni me oiga ni me vea. juan Cubríos, no habléis palabra; piérdase todo, y no un solo átomo de vuestra fama. Don Diego, esta dama aun no quiere hablar; y si arriesgara mil vidas, no la han de hacer fuerza alguna; y así basta que yo os diga que no es ella. giovanni 735 740 745 diego ¿Cómo queréis que yo haga fineza de creeros, si…? Si scopre Rimango senz’anima. elvira Io son quella, o don Giovanni, che sconosciuta vi adora; onde siate giudice voi stesso se convenga che don Diego mi vegga o m’oda parlare. giovanni Copritevi e tacete e tutto si perda prima ch’un atomo solo della vostra fama. [a Diego] Questa dama, o don Diego, ne meno vuole parlare; e se vi andassero mille vite non devo permettere ch’alcuno li faccia benché minima forza. E così basti ch’io vi assicuri che non è quella che voi cercate. diego E come mai può sodisfarsi il mio dubbio né indursi 8 a credervi che voi… ippol. [a parte a Fabio] Questo che sembra a voi così spedito è il più duro partito. 100 A questo cavaliero ho di non parlar qui fermo il pensiero. fabio Con dirgli sol ch’ei parta, egli il consente. ippol. Don Fabio, ch’io gli parli esser non può e certo non v’inganno. 105 fabio Qual cagione è di ciò? ippol. Perché nasce l’istesso inconveniente se mi vede don Alvaro o mi sente. fabio Che non possiate a lui senza alcun danno qui proferir una parola almeno 110 appagato non resto. ippol. Neanche mezza. fabio Ma perché? ippol. Per questo. [Ippolita si mostra a Fabio] fabio Sogno, o pur vera gioia ingombra il seno? ippol. Don Fabio, io quella sono che già il cor vi scopersi, ora il sembiante; 115 già vi mostrai l’amore et or l’amante. Dite, adesso che fo? Quando alla voce ei m’abbia discoperto qualche accidente atroce volete che succeda? fabio Non per certo. 120 Copritevi e tacete. Il mondo pria tutto quanto si ponga in rischio aperto ch’avventurato sia pur un atomo sol di vostra fama. [ad Alvaro] Signor mio, questa dama 125 di parlarvi recusa et io ben fermo che forza non riceva, la vita in sua difesa anche esporrei. Or basti a voi che nuovamente affermo che non è lei. alvaro Quanto io creder ciò deva 130 chiaro si mostra dal… scena decimaprima Don Felice, Lisardo, Leonora a parte e detti Salen don Félix y Lisardo félix Bien creeréis que mi tardanza, don Juan, fué por prevenir casa adonde Leonor vaya y una silla que la lleve. diego Mirad si es ella. 750 [giungono Felice e Lisardo] felice Compatite, o don Giovanni, la mia tardanza poiché ella proviene solo dal volere prima che qui venissi trovare un luogo ove condur Leonora et una carozza da porvela dentro. diego Vedete, o don Giovanni, se ella è Leonora. juan [aparte] ¡Qué estrañas son mis penas! giovanni [fra sé] Fra tante stravaganze io perdo il giudizio. 734. c didascalia omessa 8. indursi] r82 indurvi Scena xi – scena tredicesima Don Enrico e sopradetti [giunge Enrico] Se tardi io venni per donna Laura fu; perché decente albergo le prevenni ov’essa occultamente fugga del genitor gli sdegni rei. alvaro Or vedete se è lei. enrico enrico E, se mercè del favor vostro, io godo… fabio [fra sé] Quanti, o quanti viluppi in un sol nodo. Scena xiii – 5 316 félix Sinossi — atto iii Mas ¡qué veo! ¡don Diego aquí! No pensara de vos jamás que teniendo 755 a Leonor en vuestra casa, habiéndome dado a mí, como tan noble, palabra de ayudarme hasta tenerla en mi poder, fuera tanta 760 de don Diego la amistad que diera lugar de hablarla. Abre Leonor [Leonora socchiude la porta] leonora [a parte] Udii la voce di don Felice. Voglio aprir la porta. leon. [aparte] La voz de Félix he oído, y así no importa que abra. juan [aparte] Decir ahora que es Leonor, porque deste riesgo salga Elvira, es bien; que no veo la hora que de aquí se vaya, y después habrá ocasión de que el trueque se deshaga. [a Félix] Yo sé, don Félix, muy bien qué debo hacer. Si se halla aquí don Diego, no ha sido llamado; y antes estaba negándole que es Leonor esta señora. elv. [aparte] 770 giovanni [fra sé] Il lasciar don Felice in errore dicendoli che questa è Leonora è l’unico mezzo per trarre Elvira di periglio, così risolvo che doppo potrò facilmente disfare il cambio et osservare la promessa. 775 [a Felice] Don Felice so benissimo quello che mi conviene; se don Diego qui si ritrova venne non chiamato, anzi finora gli negai che questa fusse Leonora. 765 ¿Qué trazas? elvira [a parte a Giovanni] Che confusioni tentate? juan [aparte] Echarte de aquí: tú, luego que a la calle con él salgas, dile que vuelva. [a Félix] Y porque veáis si cumplo mi palabra llevadla donde quisiereis. diego ¿Cómo se entiende, llevarla? leon. [aparte] ¡Cielos! ¿Qué traición es ésta? Mi sufrimiento, ¿a qué aguarda? felice Ma che veggo? Don Diego in vostra casa quando in essa si trattiene Leonora, e che mi deste fede di metterla in poter mio! 780 giovanni [a parte a Elvira coperta] Levarvi di qui, poiché tosto che sarete in strada direte a don Felice che torni, ché gli manterrò quanto gli promisi. [a Felice] Conducetela pure ove vi aggrada. diego Piano con questa così risoluta licenza. leonora [fra sé] Che tradimento è questo? O Cieli, che attende di vantaggio la mia sofferenza? enrico Ma don Alvaro qui? Già mai creduto avrei di voi che, mentre Laura stassi entro i vostri soggiorni, voi data a me la fé di darmi aiuto finché l’istessa in poter mio ritorni, sì prevaler lasciassi l’amistà di don Alvaro de Lara che v’abbia indotto a darli agio perché le parli. 10 15 [Laura socchiude la porta] laura [a parte] Udito ho don Enrico; il Ciel prepara forse qualche rimedio al mio martire. Posso senza timor la porta aprire? fabio [fra sé] Il suppor che sia Laura questa che qui dimora or fia saggio consiglio poiché non veggo l’ora ch’esca senza periglio donna Ippolita omai da tanto tedio: d’esse poscia lo scambio avrà rimedio. 20 25 [a Enrico] Io, don Enrico, assai d’un nobil cavalier l’obligo intendo. Se don Alvaro venne io nol chiamai; voi sì chiamai. S’ei le parlò già mia non fu la colpa a lui negato avendo che donna Laura sia. ippol. [a parte a Fabio] Che nuova traccia è questa? Confuso al parlar vostro il cor si resta. fabio [a parte a Ippolita] Sotto nome di Laura il pensier muovo a sottrarvi di qui; voi giunta in strada dite a Enrico che torni a me di nuovo. 30 35 [a Enrico] E per mostrar che le promesse attendo, ovunque più vi aggrada 40 condurla omai potete. A voi la rendo. alvaro Che s’intende «condurla»? laura [fra sé] Ohimè che ascolto? Che tradimento è questo? Con altra donna Enrico altrove è volto? Come dallo scoprir io più m’arresto? 45 Che tradimento è questo? [ciascuno fra sé] alvaro L’ira m’accende. fabio In nuovi dub‹b›i involto, che fo? ippol. Tremante ho il piede. laura Il core ho mesto. alvaro Qual fiamma provo in me? laura Come or mi celo? 16. darli] p dargli 17. perché] rv1 perch’ei 45. scoprir] rv1 scoprirmi Sinossi — atto iii félix [a Elvira] Venid, señora, conmigo, que a riesgo de vida y alma pondré en salvo vuestra vida. 317 785 elv. [aparte] ¡Quién vió confusiones tantas! diego Don Félix, que haya venido yo aquí llamado, o que haya venido sin que me llamen, ya estoy aquí, y a esa dama, aunque me aborrezca, no he de consentir llevarla mientras ella no me diga que la deje; pues es clara cosa que me está mejor que ella el desaire me haga, que vos ni don Juan: o tengo de morir en la demanda. elvira [fra sé] Più confusa che mai ignoro il fine di questi accidenti. 790 795 800 félix ¿Qué dificultad habrá que ella os lo diga? [a Elvira] ¿Qué aguardas, Leonor? Si soy yo a quien quieres, 805 ¿por qué, di, no te declaras? Responde, Leonor. elv. [aparte] Mirad que soy de don Diego hermana, y soy la que avisó de que los dos os buscaban. Supuesto que me debéis finezas anticipadas, sacadme de aquí; que luego volveréis por vuestra dama. 810 félix [aparte] Noble soy; sí hare. [a Diego] Don Diego, ni hablaros una palabra quiere Leonor; y así aquesto para desengaño basta. felice [a Elvira] Venite meco o signora, ché a rischio della mia vita metterò in sicuro la vostra persona. 815 diego Che sia venuto, chiamato o no, poco rileva, o don Felice, poiché se qui mi trovo non devo acconsentire che con voi questa dama ne venga, mentre ella stessa non ne pronunci il comando, poscia che, dovendo in questo accidente rimanere aggravato, se da lei posso sofferirlo senza risentimento, da voi non potrei tolerarlo senza vendetta; e così ha da essere, o morirò nella richiesta. felice Sarà facile l’appagarvi. [a Elvira coperta creduta Leonora] Che badate, o Leonora? Se a me donaste il vostro affetto, perché tardate a dichiararlo? State muta? Su rispondete. elvira [a parte a Felice] Avvertite cavaliero ch’io sono sorella di don Diego, e quella che pietosa venne ad avvisarvi che, unito a don Giovanni, vi ricercava. Onde, se debitore mi siete d’anticipate obligazioni, conducetemi fuor di periglio, che tosto tornerete a pigliar Leonora, ché don Giovanni per consegnarverla manter‹r›à la fede. felice [a parte a Elvira] Voi siete dama et io son nobile per‹ci›ò non temete. [a Diego] Don Diego, Leonora è risoluta di non 1 sodisfarvi né meno col proferire una sola parola e questo vi basti per levarvi d’inganno. 1. non] r82 non voler ippol. laura alvaro laura fabio enrico alvaro ippol. fabio enrico laura enrico Io pavento. Io languisco. Io ardo. Io gelo. 50 Ambiguo pendo. Omai l’alma è serena. O sdegno. O tema. O dub‹b›i. O sorte. O pena. [a Laura] Movete pur sicura, donna Laura, le piante io vi prometto che contro ogni sventura vi fia scudo il mio petto. 55 ippol. [fra sé] Chi vidde mai così confusi errori fra l’armi e fra gl’amori? alvaro Don Fabio, ch’io venissi da voi chiamato o no, già qui mi trovo. 60 E questa dama ancor che i pensier fissi abbia sempre in fuggirmi io non approvo, né soffrirò già mai quanto a me lice che con altri di qua rivolga i passi s’ella prima non dice 65 che brama ch’io la lassi. Ella sia che comanda, non voi né don Enrico, ed io più tosto se tace son disposto morir nella dimanda. 70 enrico Qual ritegno aver può dal dirvi espresso ch’ella così desia? [a Ippolita creduta Laura] Dillo Laura a lui stesso se son tuo, se sei mia. Perché non lo dichiari? Omai favella onde cessi ogni lite. Donna Laura, rispondi. ippol. [a parte a Enrico] Udite udite, io sono di don Alvaro sorella, io vi portai novella ch’eran due cavalier con ire ardenti a vostra offesa intenti; se dunque a me dovete finezze anticipate, signor, deh per pietate, di qui mi ritogliete dal periglio funesto, che per la vostra dama indi ben presto ritorno far potete. enrico [a parte a Ippolita] Obedirò. [ad Alvaro] Don Alvaro non hanno forza le mie parole a dispor lei: parlarvi ella non vuole. A voi per disinganno penso che basti già il saper ch’ella al vostro amor contrasta. 75 80 85 90 95 318 Sinossi — atto iii diego No basta. Leonor es quien lo ha de decir. diego Non basterà se Leonora non me lo dice. Sale Leonor leon. Si eso falta, Leonor lo dirá, sacando tres efectos de una causa. Uno, enmendar la traición de quien con otra te engaña; otro, dar satisfacciones de que don Diego me cansa, y nunca tuvo licencia para reñir en mi casa; y otro, en fin, irme contigo. 820 825 diego Aquí hay más que yo pensaba. [Leonora si mostra] leonora Già che manca sol questo, Leonora lo dirà, ricavando tre effetti da quest’unica causa. Uno: [rivolta a Diego] di emendare il tradimento di chi con un’altra v’inganna; l’altro [rivolta a Felice] di sodisfarvi con l’accertar 2 don Diego ch’egli m’annoia e che mai fui partecipe in alcuno di quelli accidenti che v’ingelosirono; e l’ultimo di partire or ora con voi risoluta, già che per vostro amore è in periglio la mia vita, o di perderla affatto o di vederla conservata da voi solo e per voi. diego Ascolto più di quello che ricercavo. juan Félix, en vuestro poder está Leonor: esto basta 830 para que contento vais y gustoso de mi casa. Y pues es fuerza volver a cumplirme la palabra de que en librando a Leonor 835 mediremos las espadas, de mí a vos. Yo os diré entonces de aqueste engaño la causa. félix Yo voy a que tome sólo la silla, porque se vaya. 840 Que no haré ausencia de aquí hasta que mi valor haga cuanto sabe que le toca. giovanni Don Felice, Leonora è in vostro potere: tanto vi basti per autenticar che pienamente ho sodisfatto a quanto dovevo e, già che posta che abbiate in sicuro la dama, dobbiamo ritornare a dar fine al nostro duello, allora vi racconterò per minuto la caggione di quest’inganno. felice Vado veloce a por in salvo Leonora e poscia qui ritornando non mi partirò da voi fin tanto che non abbia sodisfatto a quanto vi devo. juan Yo os guardaré las espaldas. giovanni Andate, ch’io 3 vi difendo le spalle. [Vase con Leonor] alvaro No signor che non basta. Donna Laura ha da dirlo… [Laura esce dalla stanza] laura Ella il dirà col mostrar che t’inganna, che di darti per Laura un’altra intende, et anche pur dirà che in van s’affanna 100 don Alvaro a seguirmi e che m’offende con amor che già mai non fu da me gradito. Andianne Enrico e ne sia scorta ormai di Fortuna, d’Amor, del Ciel l’invito. 105 alvaro Più di quel che pensai il caso in sé riserba: chiuso è l’angue fra l’erba. fabio Sta donna Laura in poter vostro Enrico, contento irne potete, e poi che in breve 110 tra noi finir si deve l’interrotta tenzone, vi farò noto allor per qual cagione il cambio era seguito. enrico Rivolgerò ben tosto il piè spedito, com’è vostro desire. 115 fabio Itene ch’il partire quando sia d’uopo assicurar prometto. [Felice si allontana con Leonora] scena quattordicesima Don Alvaro, don Fabio, donna Ippolita, don Alonso diego ¿De quién, si yo no la sigo, viendo que me desengaña Leonor, y que no le queda a mi amor otra esperanza? 845 diego E da chi, s’io non lo seguo? Poiché dalli sprezzi di Leonora essendo privo l’amor mio d’ogn’altro alimento di speranza, risolvo per giusta vendetta di porla in oblio. alvaro Non fia certo da me punto impedito: ché quanto Laura espresse entro al mio petto la speme estinse e intorpidì l’affetto. [Enrico si allontana con Laura] juan Ese es el mejor consejo. Y pues vuestro amor acaba, permitid que empiece el mío. Dejadme con esta dama. diego Hay mucho que ver en eso. juan ¿Qué hay que ver? 850 giovanni Ora sì, amico, che seguite i dettami della raggione e vi appigliate al consiglio più saggio. E già che il vostro amore in questo loco estinse ogni sua fiamma, concedetemi che il mio nella corrispondenza maggiormente 4 s’accenda e lasciatemi solo con questa dama che adoro. diego Molto mi resta a discorrere su questo particolare. giovanni E che vi rimane? 2. l’accertar] r82 accertar 3. Andate, ch’io] r82 Andate pure che 4. maggiormente] r82 omesso fabio Qual saggio risolvete e poich’ebber già fine i vostri amori pregovi permettete che comincino i miei e ch’io possa gli ardori che per lei sento a questa dama aprire. alvaro Molto in ciò v’è da dire. fabio Che? 106. che] rv1 ch’io 108. fra] p è fra 110. potete] rv1 potrete — poi che] rv1 perché Scena xiv – 5 10 Sinossi — atto iii diego 319 Sospechas hartas. Negarme a solas quién era 855 primero; luego trocada veo que se entrega a otro, y de mí sólo se guarda tanto, que aún no ha permitido que la oiga una palabra, 860 me obliga… Dentro cuchilladas alon. Dentro [rumore di spade in strada] scena decimaseconda Don Alonso, Don Felice, Ernando e detti alfonso Dentro 1 Morirai traditore! giovanni Che sarà questo? diego Rumor di spade! [giunge Ernando] ernando Si sbudellano alla porta di strada! giovanni È forza ch’io accorra dove 2 da questo strepito è chiamato l’onor mio! ¡Muere, traidor! los dos ¿Qué es aquello? Cuchilladas a la puerta de la calle. juan Fuerza es que a ver lo que es salga. hern. Vamos a este empeño, que es el que con prisa me llama; que yo so os satisfare luego. diego Sí haré, por no dejar nada que hacer nunca mi valor. [aparte] ¡Vive Dios, que antes que salga de aquí, he de saber quién es! diego Sospetti infiniti, originati prima dal negarmi che di sua bocca ella 5 mi dicesse chi era, e 6 poi dal veder che, cambiata, si dà nella mani d’un altro, et in ultimo che da me solo tanto si guarda che né meno permette ch’io oda la sua voce; e così mi veggo in obligazione… 865 870 juan [aparte] Elvira, ay dentro te aguarda; que yo guardaré tu vida. Seguitemi don Diego, ché subbito poscia 3 appagherò i vostri sospetti. diego Andate 4 che son con voi, così richiedendo il mio valore. [fra sé] Ma viva Dio che non uscirò di vostra casa senza sapere chi sia colei. giovanni [a parte a Elvira] Elvira, in quella stanza ascondetevi che io difenderò la vostra vita. alvaro Non lievi sospetti: l’aver taciuto a me chi sia costei; poi cangiatone il nome e data altrui perché a partir s’affretti; il non aver poi che qui giunto io fui potuto udirne una parola; infine tanto ritegno a palesarmi il vero non fu senza mistero e ciò m’astrinse… [rumore di spade in strada] alonso Fuor di scena Traditor morrai! fabio Che strepito fia questo? Vanse los dos elv. ¿Hay mujer más desdichada? ¡Quién se vió en mayor peligro que yo! Retirase Elvira donde estava Leonor 859. entrega] c le entrega 863. Dentro cuchilladas (didascalia)] c Cuchilladas dentro 878. m, c didascalia dopo il verso 880 875 [Elvira si nasconde in una stanza] 5. di sua bocca ella] r82 ella di sua bocca 6. e] r82 omesso Scena xii 1. m87 didascalia omessa 2. dove] r82 ove 3. poscia] r82 subbito 4. Andate] r82 Andiamo 5. ti] r82 omesso 20 alvaro Alla porta di casa una quistione. fabio Forz’è l’uscire. alvaro Andiamo, è ben ragione. fabio I vostri dub‹b›i appagherò ben presto. alvaro [fra sé] Benché costasse a me di sangue un rio, pria che di qua partire chi si nasconde a me saper vogl’io. fabio [a parte a Ippolita] In voi non manchi un generoso ardire. ippol. [a parte a Fabio] Il sospetto ch’ei mostra tutta m’affligge. fabio La difesa vostra già corre a conto mio. [a Ernando] Ernando, di qui non ti 5 partire. [Diego e Givanni corrono in strada] elvira Già mai le sventure non posero alcuna donna in tanto periglio. 15 25 30 [Alvaro e Fabio, spade alla mano, corrono in strada] ippol. Se mi conobbe il mio germano, ohimè, chi potrà darmi aita e che sarà di me? Misera ondeggiar sento con acerbo tormento, 35 con miseria infinita fra reflussi di morte omai la vita. Mori, misera amante, tra mille pene involta, mori, mori una volta 40 per non morir cotante. [Ippolita si nasconde in una stanza] 22. andiamo] p andianne 320 hern. Sinossi — atto iii ¡Buena va la danza! Puesto que mi amo quedarme, cuando va a reñinr, me manda, quiero obedécer. Señores, ¿qué es esto? ernando Va bene per me la danza: mentre il padrone commanda ch’io resti qui quando egli va a far questione, volontieri vi obbedisco in coscienza. scena quindicesima Donna Ippolita, donna Laura [Sale Leonor] leon. El Cielo me valga pues son mis desdichas tales, pues son tantas mis desgracias, que al salir Félix conmigo, mi padre (¡ay de mi!) pasaba por la calle, y para él sacó, en viéndole, la espada, y impidiéndome a mí el paso, riñendo allá todos andan. 880 [giunge Leonora] leonora M’assista il Cielo ché senza miracolo non veggo mezzo per terminare le mie disgrazie. 885 All’uscire che di qui feci con don Felice incontrai mio padre che adirato trasse il ferro; onde per impedirgli il passo fu costretto il mio amante di porsi seco a cimento. hern. Y aun acá; que todos se entran. leon. Este aposento en que estaba, me oculte. 890 Encierrase Elvira Tarde venís; que esta posada tomada está ya. leon. ¡Ay de mi! ¡Qué presto tomasteis de mi venganza! Pero en esta parte intento esconderme retirada. Escóndese elv. 895 ernando Affé che né men qui son salvo, ché ormai fin qui entrano combattendo! leonora [fra sé] In questa stanza, ove mi trattenni, di nuovo m’ascondo. [Leonora forza la porta di Elvira] elvira [da dietro la porta] Tardi venite poiché di già ella è occupata. leonora Ah che presto del mio scherno vi vendicaste! Ma quest’altra mi seva d’assilo. [Leonora si nasconde altrove] [giunge Laura] laura Ohimè valgami il Cielo per così aspre doglie scorrer mi sento in ogni vena un gelo. Appena da le soglie, ah strano caso, uscii di queste mura che mio padre, oh sventura, ignudo il ferro e d’ira il petto armato, acerba pena in minaccevol suono assalì don Enrico, ahi dispietato. Ma il rumor già s’appressa! Alla camera istessa per ritrovar difesa volgo la mia speranza. 5 10 [Laura tenta di nascondersi nella stanza dov’è Ippolita] ippol. [da dietro la porta] Occupata è la stanza. laura Oh come tosto resa a me fu la pariglia. Ad occultarmi altrove io son astretta. 15 [Leonora si nasconde in un’altra stanza] scena sedicesima Don Alonso, don Fabio, don Enrico, don Alvaro e sopradetti [Salen don Alonso, don Félix, don Juan y don Diego] alon. ¡Vive Dios, que atropellando por todas vuestras espadas, de una ingrata y un traidor tengo de tomar venganza! félix Señor don Alonso, quien ostenta cordura tanta; mejor con la conveniencia remedia que con la espada los lances de honor. Leonor es mi esposa. 900 905 [giunge Alfonso combattendo con Felice, dietro Diego e Giovanni] alfonso Viva il Cielo ché, se bene scompigliato da tutte le vostre spade, ho da vendicarmi d’un’impudica e d’un traditore. felice Signor don Alfonso pregiudica ad un’incanutita prudenza chi rimedia a’ 6 danni dell’onore con la spada quando puol farlo con la convenienza. Leonora è mia sposa! alfonso O disub‹b›idiente, o non casta e sempre rea! E voi, o 7 disleale amico, o temerario amante, sempre m’offendete. giovanni Le macchie della fama, occultate tra prudenti et adeguate sodisfazioni, non appariscono là dove, ancorché vendicate con memorande dimostrazioni, all’unverso si palesano. 6. a’] r82 i 7. o] r82 omesso [giunge Alonso combattendo con Enrico, dietro Alvaro e Fabio] alonso Ch’io non faccia vendetta d’una perversa figlia, d’un traditore indegno, d’un oltraggio inumano: ritenere il mio sdegno presumon qui le vostre spade invano. enrico Don Alonso, per simili accidenti più che la spada e che la man crucciosa son rimedio talor modi più lenti. Donna Laura è mia sposa. Scena xv 10. rumor] p romor Scena xvi – 5 10 Sinossi — atto iii alon. 321 Si se casa con vos, diré que me obliga el que dije que me agravia. juan Pues ése ha de ser el medio, remítanse las espadas a la razón. alon. 910 ¿Dónde está una mujer que, turbada, se volvió a entrar aqui dentro? juan Hernando, ¿por qué no hablas? hern. ¿Qué he de hablar? ¿No te quedaste 915 juan alfonso Ma gloriosa ne riesce la notizia, quando lavate dal sangue di chi le fece, il mondo le riconosce. giovanni La vendetta risarcisce, non leva l’affronto, là dove il matrimonio non solo affatto l’abbolisce ma li toglie l’essenza. alfonso Cedo alle 8 necessità più che alle vostre raggioni. Depongo il ferro, don Felice, e considerata la vostra nascita, quando voi diate a Leonora la mano di sposo obliando le andate offese, dirò che mi obligate in vece d’aggravarmi. giovanni Già che con questo modo si dà fine alle risse, si rimettino le spade e s’adoprino le raggioni. alfonso Dove dunque si nasconde una donna che turbata da giusto timore in questa casa si ricovrò? giovanni Perché non parli, Ernando? ernando Che ho da dire giovanni alonso S’adempir ciò vi piace, quel che prima fu sdegno or tutto è pace. Ma dove è Laura? Non rimanesti tu qui? aquí? hern. Sí. ernando Signor sì. ¿Dónde se guarda Leonor? hern. No sé si preguntas por la buena o por la mala, por la cierta o la fingida, por la fina o por la falsa; 920 y así, por no errar, respondo que aquí, y aquí están entrambas. juan juan Sin duda aquí está Leonor, que es la parte donde estaba primero, y aquí habrá vuelto. 925 Señora, ya es bien que salgas sin temor, de que te vean los mismos de quien te guardas: pues ya eres feliz esposa del que tú quieres y amas. 930 elv. Contenta, ufana y alegre, salgo en esta confianza: que claro está que sois vos. diego Bien sospeché. ¡Vil hermana!… hern. ¿Aún no habemos acabado? 935 felice Dove dunque s’asconde donna Leonora? ernando Piano signore, ditemi prima qual volete: la buona o la cattiva? la vera o la finta? l’original o la copia? Non rispondete? Io dunque per non errare io vi dirò che qui stanno entrambi. giovanni Senza dubbio in questa stanza è Leonora, che è l’istessa ove prima si trattenne. [rivolgendosi alla presunta Leonora] Signora, uscite pure senza verun timore d’esser riconosciuta da quelli che qui si trattengono, essendo voi di già destinata per isposa a colui che bramate et a chi donaste gli affetti vostri. [Elvira si mostra] elvira Contenta dunque anzi gloriosa di così prospero successo esco a darvi la destra sicura che voi siete quello a cui donai l’anima amante diego Ah, che fu giusto il mio timore et il mio sospetto! Morirai, vile 9 sorella, morirai! ernando Ancora non è fornito questo bordello? enrico In quest’appartamento ove pria stette ascosa chiusa l’avrà di nuovo il suo spavento. 15 [parlando verso la porta dove Laura è creduta nascosta] Signora uscir potete omai festosa a tranquillare il seno. Doppo le rie tempeste già tornò il ciel sereno. Quello ch’amar cotanto a me diceste ora dà per consorte con general consenso a voi la sorte. [Ippolita si mostra] ippol. Signor don Fabio or che da voi ciò sento scoprirò non ch’il volto, il mio contento. alvaro Ah malvaggia sorella, ah falso amico! Ben sospettavo! enrico [fra sé] Ecco novello intrico. alonso Fermate cavalieri! diego ¿Así mi amistad se agravia? diego [a Giovanni] Perfido amico, così s’offende la mia leal confidenza? 8. alle] r82 alla 9. vile] r82 rivale 20 26. sospettavo] rv1 aspettavo 25 322 Sinossi — atto iii juan ¿En qué agravio la amistad? giovanni Ditemi in che consiste l’offesa. diego Nella più nobil parte dell’anima: nell’onore! diego En el honor y en la fama. alon. Si de mi ofensa, don Diego, la misma parte os alcanza, la misma satisfacción es la más cuerda venganza. 940 juan Esa yo se la daré con la mano y con el alma. diego Y yo quedaré contento. 945 félix Que parezca Leonor, falta. alfonso Già che, o don Diego, questo successo rende il vostro aggravio della natura del mio, la medesima sodisfazione anche per voi sarà la più saggia vendetta. giovanni Eccomi pronto, amico, a darvela con la mano e con l’alma. 10 diego Su l’esempio di don Alfonso, i di cui consigli riverisco come oracoli, sodisfatto mi chiamo et in questo abbracciamento ogni mio sdegno soffogato rimanga. [Diego e Giovanni si abbracciano] felice Manca solo, per colmo della mi gioia, che si vegga Leonora. fabio Onde tanta doglianza? alvaro Sotto amica sembianza inganni così fieri! Ma farò sì ch’il temerario eccesso d’una cieca arroganza impunito non vada. fabio Sosterrò con la spada che non son rei d’inganno i miei pensieri. alonso Fermate cavalieri! troppo il furor s’avanza. enrico I nuovi sdegni alteri deh non consenta in voi l’affetto antico. ippol. Che veggo ahi lassa a respirar la strada appena omai ritorna il cor oppresso. alonso Deh fermate! enrico Fermate cavalieri! alonso Poiché questo successo col primo ha somiglianza prudenza vuol ch’abbia il rimedio istesso. fabio Pronto son io se tanto oggi a me lice leon. Humildemente, señor, arrojándome a tus plantas. 950 alon. Dale la mano a don Félix. ernando Se mi date la mancia vi dirò che qui dentro ella si trattiene. [Leonora si mostra] leonora Donde gettandomi, o genitore, umile a vostri piedi, perdon vi chieggio dell’amorose mie colpe. [Leonora si getta ai piedi del padre] alfonso Levati, e dà la mano a don Felice, e la face d’Imeneo del passato ogni memoria incenerisca. 10. l’alma] r82 l’anima 11. Ernando … commedia] r82 omesso 45 [Fabio e Alvaro si abbracciano] Il suo sembiante deh riporti al mio cuor gioia e splendore. [Laura si mostra] laura Eccomi a le tue piante. Perdoni un cor gentil colpe d’amore. 50 alonso Già con affetto amico pongo i passi in oblio d’un’alma amante. Porgi la man di sposa a don Enrico. ernando Sarà pur fornita questa commedia.11 felice Don Giovanni, io vi ho offeso… ernando Affé che ve n’è anche un poco. 40 ippol. Io son lieta. fabio Io son felice. alvaro Sol donna Laura or manca. laura Ecco la mano. enrico Ecco la mano e il core. hern. Pensarán que está acabada la comedia con casarse los galanes y las damas; pues escuchen vuesarcedes, 955 que otro pedacito falta. félix Don Juan, yo os tengo ofendido, 35 alvaro Son contento. enrico hern. Si me dan hallazgo, yo les diré que aqui se guarda. 30 Al Trapiglio, don Fabio, or io dovrei prender con voi la strada, 55 Sinossi — atto iii y vos en la misma instancia me tenéis a mí obligado. Yo he de cumplir mi palabra de que en cobrando a Leonor, volver tengo a la campaña; mas si el ir yo allá ha de ser para rendiros la espada, pues no he de rendir con quien debo honor, ser, vida y alma, mejor es que aquí os la rinda, los dos quedando en tal causa bien puestos, vos amparando y yo rindiéndoos las armas. 323 960 965 970 alon. Todo queda así compuesto. diego No todo; que ahora falta, si con don Juan ha cumplido, que a reñir, conmigo salga. leon. Ese duelo, yo, don Diego, seré quien le satisfaga. Eso fué una competencia de amor, a que nunca causa di yo, permitida entonces que era de don Félix dama. Pero ahora que soy su esposa, no será bien que la haya; y así cesará el efecto, pues ha cesado la causa. hern. A pagar de mi dinero, la suerte está bien juzgada, y nadie queda mal puesto sino yo en estas demandas, pues quedo descalabrado: con cuyos duelos acaban «Los empeños que se ofrecen». Perdonad sus muchas faltas. 975 980 felice …e voi, nello stesso tempo, con legami d’estrema obligazione m’avete vinto. Onde dovendo come cavaliero osservar la parola di tornar al campo assicurata ch’avessi Leonora, se l’andarvi non ha da essere che per rendervi l’armi — non essendo lecito ch’io combatta con chi mi diede non già la vita ma l’essere, l’onore e l’anima — sarà meglio che qui, alla presenza di questi cavalieri, il mio dovere adempisca. Prendete dunque, o don Giovanni, la spada e gloriatevi d’aver vinto più con la cortesia che con l’armi. giovanni Fermatevi, o don Felice, né rendete il favore,12 che chi non vi temé armato nel campo non vuol credervi inerme in sua casa. Siete valoroso, né altra vittoria pretendo che quella di acquistare in eterno quell’amicizia che per momenti mi diede un impegno nato per disgrazia. alfonso Lodato il Cielo che così nobilmente sono terminate queste contese. diego Non tutte, poiché se ha sodisfatto don Giovanni, deve ora battersi meco. leonora Io, o don Diego, sarò quella che darò fine a questo duello. La vostra rissa fu un’amorosa competenza originata per mia cagione, benché innocente non ne avessi alcuna immaginabile contezza; e se la differenza nacque dall’essere io dama di don Felice or ch’io son sua moglie vi è chiuso il campo di giustificare il vostro aggravio, poiché allontanata la causa deve anche cessar l’effetto. giovanni Son raggioni senza replica.13 alfonso [a Diego] Se proseguite nell’istanza 14 anch’io accrescerò il numero de’ nemici. diego Cedo a queste rimostranze e, di rivale, mi dichiaro amico di don Felice. 985 990 992 12. né … favore] m87 omesso 13. replica] r82 repliche 14. istanza] r82 istanze ma vano è il girne là che se là poi v’ho da render la spada. qui il farò se v’aggrada. 60 E come puote esser la mano ardita di contrastar con voi se mi dà la man vostra e gioia e vita? Esser vuol don Enrico sempre servo a don Fabio e non nemico. 65 alonso Quieto già resta il tutto. alvaro Il tutto no, ché s’il nemico mio ora a don Fabio a sodisfar s’è indutto non son sodisfatt’io. laura Di dare in questa lite tocca a me la sentenza. Questa fin qui nelle vostre alme ardite fu d’amor competenza, emulazione e brama, permessa e non dannosa quando a Enrico fui dama; or che a lui sono sposa saria biasmo e difetto. Cessando la cagion cessa l’effetto. 70 75 alvaro Sdegno più dunque infra di noi non caggia. 80 enrico Vostro chiaro valor vinto mi tiene. alvaro Appellar non conviene a quanto decretò dama si saggia. 324 Sinossi — atto iii Fin felice Così, doppo le gelosie… giovanni Così, doppo gli sdegni… diego Così, doppo le competenze… alfonso Così, doppo le offese… felice …i disinganni… giovanni …le paci… diego …le amicizie… alfonso …i matrimoni… felice …fan lieti gl’amori. giovanni …acquetano gl’animi. diego …uniscono la fede. alfonso …assicurano l’onore. leonora Più soavi, doppo i travagli… elvira Più grate, doppo i perigli… leonora …sono i contenti d’amore. elvira …sono le gioie aspettate. leonora Mio sposo tra le braccia ti stringo. elvira Consorte nel seno ti accolgo. leonora Padre il vostro perdono mi fa lieta. elvira Fratello la vostra indulgenza mi rende felice. felice In queste nozze et in queste amicizie trovano meta fortunata gl’impegni per disgrazia.15 Fine dell’opera mutazioni di scene 16 Città con sotto portico et una porta di casa sotto il detto che si apra e chiuda. Appartamento di don Diego. Appartamento di don Felice con una porta che mostra chiudersi con serratura todesca. Appartamento di don Giovanni con porta nel mezzo che introduca, e due porte con portiere. Parco, cioè campagna deliziosa ove andavano a diporto le dame. Robbe necessarie per l’opera. Candeliero con candele. Tavolino con da scrivere. Sedie belle. Sedia da portar Ernando. Capello accomodato con sangue. Abito da lacché. 15. r82 conclude: e fatti lieti, i cori dan fine all’armi e accogliono gli amori. — n.b. r82 prevede in questo finale anche la presenza di Ernando/Mattascione. 16. r82 omesse mutazioni E chi mai perde ove il martir s’avanza una ferma speranza? Germogliono le rose tra le pungenti spine e le gioie amorose spuntano tra gl’affanni anch’esse al fine. L’aspettate ruine, i sospetti i dolori reser felici più l’armi e gl’amori. Fine 84. a quanto] p da quanto 85 90