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PassaparolaNEWS
Newsletter quindicinale dalla Sede Nazionale della Lega Consumatori - Numero 1 - 1 febbraio 2011
IN PRIMO PIANO
In vigore il
registro delle
opposizioni
Il consumatore “torturato” dalle chiamate
con operatore o eseguite in modo automatico
se vuole esercitare il proprio diritto a non
essere disturbato, dal 1 febbraio può iscriversi nel Registro delle opposizioni.
«Il Registro Pubblico delle Opposizioni - si
sito
del
presentazione
nella
legge
www.registrodelleopposizioni.it - è un
nuovo servizio concepito a tutela del cittadino, il cui numero è presente negli elenchi
telefonici pubblici, che decide di non voler
più ricevere telefonate per scopi commerciali
o di ricerche di mercato e, in pari tempo, è
uno strumento per rendere più competitivo,
dinamico e trasparente il mercato tra gli operatori di marketing telefonico. Tramite il
Registro Pubblico delle Opposizioni si intende raggiungere un corretto equilibrio tra
le esigenze dei cittadini che hanno scelto di
non ricevere più telefonate commerciali e le
esigenze delle imprese che in uno scenario di
L’invadenza delle aziende nelle case attraverso i call center aveva raggiunto livelli
ormai davvero insostenibili. La nascita del
registro pubblico delle opposizioni tenta di
riordinare la materia.
maggior ordine e trasparenza potranno utilizzare gli strumenti del telemarketing».
In pratica, lo strumento è molto chiaro: se
non si vogliono più ricevere chiamate a casa
da parte delle aziende che offrono telefonicamente beni o servizi, basta indicare questa
scelta al gestore del registro. Automaticamente il numero di telefono indicato sarà
escluso dalla possibilità di essere contattato
per questo tipo di attività commerciale.
Il sistema è semplice, ma ha un difetto che lo
rende vulnerabile. Non è detto che tutti i
consumatori siano a conoscenza di tale possibilità e, quindi, le aziende possono contat-
tare tutti i nominativi indicati negli elenchi
telefonici pubblici tranne chi ha esplicitamente deciso di non farsi più contattare.
La realizzazione e gestione del Registro, istituito con il DPR 178/2010, è stata affidata dal
Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento per le Comunicazioni alla Fondazione Ugo Bordoni attraverso un contratto
di servizio che ne sottolinea la natura di ente
terzo, indipendente, impegnato in attività di
pubblico interesse.
L’abbonato può accedere al servizio tramite
cinque modalità: modulo elettronico sul sito
web, posta elettronica, telefonata, lettera
raccomandata e fax.
Le aziende che utilizzano il servizio di telemarketing possono iscriversi al sistema e
effettuare tutte le operazioni previste per
l’aggiornamento delle liste numeriche da
contattare attraverso una serie di servizi disponibili sul sito del Registro.
«In questa fase di avvio delle attività del
Registro delle Opposizioni - commenta Pietro Praderi, Presidente nazionale della Lega
Consumatori - è bene che tutte le sedi e gli
operatori della nostra associazione informino
tutti i cittadini della possibilità di segnalare i
propri numeri di telefono per liberarsi definitivamente dall’insistenza delle aziende
che chiamano a ogni ora del giorno».
IN QUESTO NUMERO
La Chiesa italiana
prende posizione sulla
situazione politica
Ampi stralci
dell’intervento del
Presidente della CEI,
Card. Angelo
Bagnasco, sulla deriva
della situazione
politica e di governo
del nostro Paese
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Emergenza Rom
Uova alla diossina
Le misure tedesche
contro i rischi da
contaminazione per
rassicurare i
consumatori
Pagina 11
Olio di oliva, come
difendersi dalle frodi
A Milano peggiora la
situazione dei bimbi
rom tra emergenza,
proclami e burocrazia.
Pagina 6
Prezzi stracciati non
garantiscono qualità.
Il rischio è quello di
avere un prodotto
scadente e dannoso
Pagina 11
Lega Consumatori - PassaparolaNews 1/2011
Statistiche
L’ISTAT fotografa i
giovani, una
generazione senza....
lavoro, speranza,
futuro. I dati statistici
non confortano per
niente le nuove
generazioni, sempre in
cerca di una posizione
stabile e non precaria.
Pagina 7
Proroga fino al
31 luglio per la sospensione delle rate
dei mutui casa
L’ABI e le associazioni
dei consumatori
firmano l’intesa che
permette alle famiglie
italiane in balia della
crisi di avere un po’ di
liquidità in più.
Pagina 8
Il 20 marzo parte
la mediazione obbligatoria
Molte e molto
importanti le materie
per le quali si dovrà
tentare il ricorso al
mediatore prima di
avviare una causa.
Ma la mediazione
funzionerà davvero?
Pagina 9
Vita da pollo (italiano)
Le regole per
l’allevamento dei polli
“nostrani” sono chiare.
Vediamo come
funziona l’allevamento
di questo alimento.
Pagina 10
Energia
Le rinnovabili sono
una scelta seria.
Manteniamola tale
Tonno rosso
Ancora guerra tra UE
e governi nazionali
Pagina 12
L’iniziativa
Parte una raccolta
fondi per mettere in
scena un’opera lirica
inedita di Aldo Finzi
da parte del nipote
Pagina 13
Telefonia mobile
Segnalazioni on line
verso Vodafone:
vademecum per le
Associazioni che
possono comunicare
via Internet
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Consumo critico
A Verona nasce
GustoGas,
un’esperienza di
consumo critica e
responsabile
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intuito abbastanza presto: si stava vivendo al di sopra delle proprie possibilità.
LA CRISI CHIEDE UNA MODERAZIONE COMPLESSIVA DELL’ANDAMENTO DELLA VITA: LA RISPOSTA STA
NEL TORNARE A PENSARE CON LA
CATEGORIA COMUNITARIA DEL
“NOI”
La Chiesa prende una posizione
sugli scandali della politica
La Conferenza Episcopale Italiana si è
riunita ad Ancona a fine gennaio e si è
pronunciata sulla situazione italiana ed
anche sui comportamenti della classe
politica. Lo ha fatto, come sempre, in modo
chiaro, precisando, per altro, che la pacatezza
del suo argomentare non nega l’indignazione. Per i lettori di “Passaparola“
riteniamo utile riprendere dalla relazione del
Presidente della CEI gli aspetti che più
direttamente interessano un Movimento
Educativo e Sociale a fondamento cristiano
come la nostra associazione.
LA DESERTIFICAZIONE VALORIALE
HA PROSCIUGATO L’ARIA E
RAREFATTO IL RESPIRO
“[...] 6. In un documento del nostro Episcopato pubblicato trent’anni or sono e
che ebbe a suo tempo una notevole accoglienza (La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, 1981), si diceva icasticamente: «Il consumismo ha fiaccato
tutti» (n. 11). Colpisce l’efficacia di quella predizione, dove ad apparire centrato
è in particolare il verbo usato: “fiaccare”.
La desertificazione valoriale ha prosciugato l’aria e rarefatto il respiro. La cultura della seduzione ha indubbiamente
raffinato le aspettative ma ha soprattutto
adulterato le proposte. Ha così potuto
affermarsi un’idea balzana della vita,
secondo cui tutto è a portata di mano,
basta pretenderlo. Una sorta di ubriacatura, alle cui lusinghe ha – in realtà –
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ceduto una parte soltanto della società.
Però il calco di quel pensiero è entrato
sgomitando nella testa di molti, come un
pensiero molesto che pretende ascolto.
Un ascolto peraltro che diventava sempre più improbabile, considerato il nuovo clima sociale, determinato da un volano economico che senza tanti complimenti si era messo a girare all’incontrario. Noi siamo testimoni della dignità
con cui la nostra gente sta normalmente
reagendo alle difficoltà che si sono presentate, arrivando a configurare un andamento diverso nel passo del mondo.
Sembrava che il trend della crescita dovesse tutto sommato aumentare sempre,
in un movimento espansivo che avrebbe
via via incluso sempre nuove fette di
popolazione. Invece la crisi si è presentata come una sorta di drenaggio generale,
obbligando un po’ tutti a rivedere le
proprie ambizioni. C’è una verità, forse
non troppo detta, ma che la gente ha
Bisogna allora imprimere una moderazione complessiva dell’anda-mento di
vita, senza dimenticare – anzi! – tutti
coloro che già prima vivevano sul filo e
oggi si trovano sotto. Con bilanci meno
ambiziosi, occorre far fronte a tutte le
necessità di una società moderna, per di
più senza poter più contare sullo sfogo
del debito pubblico che invece dovrà
rientrare. Ma che fare se ognuno difende
a spada tratta il livello di vita già acquisito? Questo è il punto in cui i problemi
dei giovani vengono a coincidere con le
questioni di ordine generale: bisogna
infrangere l’involucro individualista e
tornare a pensare con la categoria comunitaria del “noi”, perché tutto va ricalibrato secondo un diverso soggetto.
Anziché una somma di tanti “io”, sicuramente legittimi e forse un po’ pretenziosi, occorre insediare il plurale che
abita in ogni famiglia, il plurale di cui si
compone ogni società. Non sarà un’operazione facile, ma occorrerà convertire
una parte di ciò che eravamo abituati a
considerare nella nostra esclusiva disponibilità, e metterlo nella disponibilità
di tutti. E, naturalmente, chi nel frattempo aveva accumulato di più, qualcosa di
più ora deve mettere a disposizione.
Quando un anno e mezzo fa cercavamo
di trovare il senso di ciò che la crisi poteva richiedere, si parlò ad un certo punto di una necessaria conversione degli
stili di vita. Ora ci siamo arrivati. C’è
un’alfabetizzazione etica su questa nuova stagione che occorre saper alimentare
anche al livello dei nostri gruppi, delle
nostre associa-zioni, dei nostri movimenti. Se una parte di reddito va ridistribuita per poter corrispondere alle
essenziali attese delle ultime generazioni, che diversamente rimarrebbero sul
lastrico, ecco che c’è un lavoro di rimotivazione da compiere per dare un oriz-
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zonte convincente alla dose di sacrifici
che bisogna affrontare.
COSTRUIRE UN
ORIZZONTE AI GIOVANI
Si torna qui alla sfida educativa che ci
siamo prefissi. Nella mentalità più diffusa, la sofferenza è l’ambito oscuro
della vita che è meglio mettere tra parentesi, e da cui in ogni caso è necessario preservare i più giovani. Ma questo,
pur scaturito dalle migliori intenzioni, è
l’autoinganno più fatale che si sia indotto nei figli, nei nipoti, nei discepoli. Tentando di preservarli dalle difficoltà e
dalle durezze dell’esistenza, si rischia di
far crescere persone fragili, poco realiste
e poco generose. Se a questo si aggiunge una rappresentazione fasulla dell’esistenza, volta a perseguire un successo basato sull’artificiosità, la scalata
furba, il guadagno facile, l’ostentazione
e il mercimonio di sé, ecco che il disastro antropologico in qualche modo si
compie a danno soprattutto di chi è in
formazione. «Non esiste una vita senza
sacrificio», ammoniva il Papa parlando
proprio ai giovani (Omelia nella Domenica delle Palme, 5 aprile 2010), non si
può diventare liberi da sé «senza osare
il grande Sì» (ib). E poi spiegava: «Se
getto uno sguardo retrospettivo sulla
mia vita personale, devo dire che proprio i momenti in cui ho detto “sì” ad
una rinuncia sono stati momenti grandi
ed importanti della mia vita» (ib).
CHI FA IL FURBO ED EVADE
LE TASSE NON VA AMMIRATO
Anche la crescente allergia che si registra nei confronti dell’evasione fiscale è
un segnale positivo, che va assecondato.
Adesso più che mai è il momento di
pagare tutti nella giusta misura le tasse
che la comunità impone, a fronte dei
servizi che si ricevono. Bisogna snellire
e semplificare, ma nessuno è moralmente autorizzato ad autodecretarsi il livello fiscale. Chi fa il furbo non va ammirato né emulato. Il settimo comandamento «Non rubare», resiste con tutta la
sua intrinseca perentorietà anche in una
prospettiva sociale.
7. L’intelligenza collettiva ha il dovere
di riscattare l’istituto familiare dalle
visioni ristrette e impacciate in cui è
stato relegato. I riconoscimenti che nel-
Lega Consumatori - PassaparolaNews 1/2011
l’ultimo periodo sono giunti da istituzioni insospettabili alla famiglia italiana
quale soggetto-baluardo della finanza
nazionale e salvadanaio in grado di riequilibrare la finanza pubblica agli occhi delle autorità europee, acquistano
oggi il valore di una riabilitazione culturale della famiglia stessa dinanzi a
quei grandi poteri da cui è stata spesso
ignorata. Conviene appena ricordare
che tale esito non nasce accidentalmente, ma è il risultato paziente dell’antropologia di riferimento della nostra cultura, per la quale da sempre noi viviamo anzitutto in una società di famiglie.
Questa è la campata sotto la quale l’Italia vive, avendo − sotto il profilo sociologico − una connotazione sua propria,
la quale ha ripercussioni decisive a livello educativo, nel contenimento dei
disagi giovanili, nella resa scolastica,
nelle strategie di prevenzione sociale,
nel recupero dalle dipendenze, nella
comunicazione intergenerazionale.
Va da sé che una ricognizione lucida
della condizione nazionale deve portare
il Paese a darsi una politica familiare
preveggente, che mantenga la famiglia
fondata sul matrimonio tra uomo e
donna, e aperta alla vita, quale base per
rilanciare il Paese, e rilanciarlo sul proprio caratteristico equilibrio esistenziale, dunque senza ossessivi cedimenti
alla struttura del «soggetto singolare».
Le risultanze della Conferenza nazionale sulla Famiglia, svoltasi di recente a
Milano, vanno indubbiamente in questa
direzione e meritano – sia per il versante culturale sia per il versante politi-
co-fiscale – la pronta considerazione
delle forze politiche.
PUNTARE SUL “FATTORE FAMIGLIA”
L’individuazione del “fattore famiglia”
come criterio ad oggi più evoluto, in
quanto più equilibrato rispetto ad ipotesi precedenti, suggerisce che l’auspicata, urgente riforma del fisco dispone
già di un elemento centrale di grande
convergenza. Diremo anche noi con
Benedetto XVI che tutto ciò che si fa per
sostenere il matrimonio e la famiglia
accresce la grandezza dell’uomo, rafforzando nel contempo la società (cfr Benedetto XVI, Discorso all’Udienza Generale, 10 novembre 2010; e anche Discorso agli Amministratori della Regione Lazio, del Comune e della Provincia
di Roma, 14 gennaio 2011).
L’OPINIONE PUBBLICA
GUARDA SGOMENTA
Come ho già più volte auspicato, bisogna che il nostro Paese superi, in modo
rapido e definitivo, la convulsa fase che
vede miscelarsi in modo sempre più
minaccioso la debolezza etica con la
fibrillazione politica e istituzionale, per
la quale i poteri non solo si guardano
con diffidenza ma si tendono tranelli, in
una logica conflittuale che perdura
ormai da troppi anni.
Si moltiplicano notizie che riferiscono
di comportamenti contrari al pubblico
decoro e si esibiscono squarci – veri o
presunti – di stili non compatibili con la
sobrietà e la correttezza, mentre qual-
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cuno si chiede a che cosa sia dovuta
l’ingente mole di strumenti di indagine. In tale modo, passando da una situazione abnorme all’altra, è l’equilibrio generale che ne risente in maniera
progressiva, nonché l’immagine generale del Paese. La collettività, infatti,
guarda sgomenta gli attori della scena
pubblica, e respira un evidente disagio
morale. La vita di una democrazia –
sappiamo – si compone di delicati e
necessari equilibri, poggia sulla capacità da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie
prerogative. «Muoversi secondo una
prospettiva di responsabilità − ammoniva il Papa in occasione dell’ultima
Settimana Sociale − comporta la disponibilità ad uscire dalla ricerca del proprio interesse esclusivo per perseguire
insieme il bene del Paese» (Benedetto
XVI, Messaggio alla 46a Settimana Sociale dei cattolici italiani, 12 ottobre
2010). Come ho già avuto modo di dire,
«chiunque accetta di assumere un
mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della
disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda (cfr art. 54)» (Prolusione
al Consiglio Permanente, 21-24 settembre 2009, n. 8). Dalla situazione presente – comunque si chiariranno le cose –
nessuno ricaverà realmente motivo per
rallegrarsi, né per ritenersi vincitore.
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E’ NECESSARIO FERMARSI
TUTTI IN TEMPO
Forse che questo non sarebbe un attentato grave alla coesione sociale? E quale futuro comune potrà risultare, se il
terreno in cui il Paese vive rimanesse
inquinato? È necessario fermarsi − tutti
− in tempo, fare chiarezza in modo sollecito e pacato, e nelle sedi appropriate,
dando ascolto alla voce del Paese che
chiede di essere accompagnato con
lungimiranza ed efficacia senza avventurismi, a cominciare dal fronte dell’etica della vita, della famiglia, della
solidarietà e del lavoro. Come Pastori
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che amano la comunità cristiana, e come cittadini di questo caro Paese, diciamo a tutti e a ciascuno di non cedere
al pessimismo, ma di guardare avanti
con fiducia. È questo l’atteggiamento
interiore che permetterà di avere quello
scatto di coscienza e di responsabilità
necessario per camminare e costruire
insieme. Così, non possiamo non porre
mente particolare alle giovani generazioni e al dovere educativo che investe
in primissimo luogo la famiglia, e irrinunciabilmente i genitori, sostenuti dai
parenti, in particolare dai nonni. La
Chiesa è consapevole di questo diritto,
primordiale perché naturale, dei genitori quali essenziali educatori dei loro
figli, e si concepisce anzitutto al loro
servizio, e questo fa con profondo rispetto e la premura che viene da un
patrimonio umano e religioso a tutti
noto. A sua volta, la Chiesa stessa ha
un irrinunciabile mandato educativo,
che intende assolvere con dedizione
assoluta e santità di vita. Certamente
l’istituzione scolastica fa tutto quello
che può, specialmente attraverso l’impegno errato di una moltitudine di docenti e operatori, competenti e generosi. Eppure, questo dispiegamento di
disponibilità pare non bastare, tanto è
grande e delicata oggi «la sfida educativa». Per questo deve entrare in campo
la società nel suo insieme, e dunque
con ciascuna delle sue componenti e
articolazioni.
Lega Consumatori - PassaparolaNews 1/2011
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INVESTIRE LA SOCIETA’
DI UN COMPITO EDUCATIVO
Se la scuola – come oggi si intende –
dev’essere «comunità educante», bisogna convincersi con una maggiore risolutezza che la società nel suo complesso è chiamata ad essere «comunità
educante». Affermare ciò, a fronte di
determinati «spettacoli», potrebbe apparire patetico o ingenuo, eppure come
Vescovi dobbiamo caricarci sulle spalle
anche, e soprattutto, questo onere di
richiamare ai doveri di fondo, di evidenziare le connessioni, di scoprire i
pilastri portanti di una comunità di
vita e di destino. Se si ingannano i
giovani, se si trasmettono ideali bacati
cioè guasti dal di dentro, se li si induce
a rincorrere miraggi cintillanti quanto
illusori, si finisce per trasmettere un
senso distorcente della realtà, si oscura
la dignità delle persone, si manipolano
le mentalità, si depotenziano le energie
del rinnovamento generazionale. È la
speranza, pane irrinunciabile sul tavolo
dei popoli, a piegarsi e venire meno. Il
cuore dei giovani tende − per natura −
alla grandezza e alla bellezza, per queLega Consumatori - PassaparolaNews 1/2011
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sto cerca ideali alti: bisogna che essi
sappiano che nulla di umanamente
valevole si raggiunge senza il senso del
dovere, del sacrificio, dell’onestà verso
se stessi, della fiducia illuminata verso
gli altri, della sincerità che soppesa
ogni proposta, scartando insidie e
complicità. In una parola, di valori perenni. Gesù è il modello affascinante,
l’amico che non tradisce e viene sempre incontro, che prende per mano e
riaccende ogni volta la forza sorgiva
che sostiene la fiducia verso la realizzazione di sé e la vera felicità. Questo –
come adulti e come giovani − abbiamo
bisogno di vedere e di sentire sempre,
oltre ogni moralismo ma anche oltre
ogni libertarismo, l’uno e l’altro spesso
dosati secondo le stagioni.
IL PAESE HA BISOGNO
DI RINGIOVANIRE
Bisogna che nel suo complesso il Paese
ringiovanisca, torni a crescere dal punto di vista culturale e quindi anche sociale ed economico, battendo i catastrofismi. Cambiare in meglio si può e
si deve. Le cortine fumogene svanisco-
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no, arroganze e supponenze portano a
poco. I sacrifici che i cittadini stanno
affrontando acquistano un senso se
vengono prospettati obiettivi credibili e
affidabili. Tra questi, c’è l’orizzonte di
una maggiore giustizia sociale e di una
modernizzazione effettiva in ogni articolazione pubblica, anche quella a beneficio dell’utenza più larga, specialmente se perseguita nel rispetto delle
regole, e respingendo il malaffare e le
intimidazioni di ogni mafia.
Come è obiettivo inderogabile l’avvio
delle riforme annunciate, applicandosi
in un’ottica puntigliosamente coinvolgente tutte le forze politiche, ciascuna
secondo la misura intera nella parte
assegnata dai cittadini. Bisogna avere
fiducia nelle nostre qualità e potenziare
la capacità elaborativa di ogni sede
responsabile, affinando l’attitudine a
captare umori e orientamenti per poterli comporre in vista di una mediazione d’insieme la più alta possibile.
Un Paese complesso richiede saggezza
e virtù.
+ Card. Angelo Bagnasco
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Campi nomadi, è vera emergenza
A Milano come a Roma, la situazione di Rom e nomadi richiede attenzione e umanità.
Le recenti tragedie che vedono coinvolti dei bambini non possono lasciarci indifferenti.
Bimbi rom strappati da scuola, a Milano ancora
sgomberi, ancora diritti negati ai minori nell'indifferenza generale. Assenti anche i servizi sociali
del Comune. Dopo la tragedia di Roma, con quattro bimbi morti carbonizzati nella loro baracca,
torna alla ribalta della cronaca l’emergenza dei
nomadi. Non possiamo più far finta di niente.
A fine 2010, il presidente del Consiglio ha
emanato la proroga dello “stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità
nomadi” in Campania, Lazio, Lombardia,
Piemonte e Veneto. Come già avvenuto nel
2008, si sceglie di intervenire con uno strumento giuridico che la legge italiana prevede
in caso di “calamità, catastrofe”, o eventi
“che per intensità ed estensione debbano
essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari”. Lo stesso provvedimento usato in
occasione del terremoto in Abruzzo o dell’emergenza rifiuti a Napoli.
A Milano, l’applicazione dell’emergenza
nomadi ha causato soprattutto 156 sgomberi
nel solo 2010. Uno degli aspetti più drammatici sono i bambini continuamente allontanati senza soluzioni alternative. Nonostante il
freddo, venerdì 21 gennaio, la polizia locale
di Milano ha sgomberato 25 rom rumeni, tra
cui 10 bambini, che abitavano l’ex scuola di
via Adriano. L’area, da anni abbandonata, è
di proprietà dell’Aler, l’ente regionale per la
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costruzione di case popolari. Alle 7.15, all’arrivo delle forze dell’ordine, Claudia, 7 anni, è
già partita per essere in classe. Deve percorrere più di un’ora di strada per raggiungere
la scuola vicina a via Rubattino, dove ha
vissuto fino allo sgombero del settembre
2010. Felicia, terza media, vedendo arrivare
la polizia, ha capito subito cosa sarebbe successo, ma ha voluto comunque andare a
scuola perché aveva una verifica di matematica. Invece, suo fratello Ionut, 7 anni, è corso
ad aiutare la mamma a salvare la bicicletta e
qualche vestito.
Ai rom vengono lasciati pochi minuti per
scegliere quali oggetti salvare. Spicca l’assenza dei servizi sociali del Comune. Nei
due giorni successivi allo sgombero, la polizia interviene nuovamente per allontanarli
dai luoghi in cui provano a passare la notte:
il 22 gennaio da una cascina abbandonata a
Lambrate e il 23 da Crescenzago. Claudia,
Felicia, Ionut e gli altri bambini di via Adriano sono arrivati anche a 10 sgomberi dal
settembre 2010 ad oggi. Gianni, 5 mesi di
vita, ha già subito 8 sgomberi. La bidella
della scuola del fratello maggiore ha deciso
di ospitare lui e la mamma per la notte. Le
scuole rappresentano per questi bambini dei
fortini di pace in una città che li scaccia.
Marius, il fratello di Claudia, ha 15 anni e,
prima di quest’anno, non era mai andato a
scuola. Un gruppo di insegnanti della scuola
superiore Schiapparelli-Gramsci ha accettato
la sfida di scolarizzare questo ragazzo che,
da settembre, tutti i giorni frequenta un corso personalizzato. Dicono queste insegnanti:
“In Marius vediamo il desiderio disperato di
andare a scuola e di avere una casa come
tutti gli altri, anche se viene respinto da una
città che non ha più cuore né testa.” Anche
la Comunità di Sant’Egidio, che segue da
tempo questo gruppo di famiglie, esprime
una forte preoccupazione per l’ennesimo
sgombero che rischia di vanificare i percorsi
per l’integrazione e di ledere il diritto alla
scuola dei bambini.
Il 7 dicembre, in occasione della consegna
degli Ambrogini a Milano, Assunta Vincenti,
una delle ormai famose “mamme e maestre
di Rubattino”, ha ricevuto un attestato di
benemerenza perché “con tenacia, amore e
grande senso civico ha scommesso per un’integrazione possibile”. Si chiede: “Dov’è il
senso civico quando si nega ad Albert di 6
anni il diritto ad avere un tetto? L’integrazione è possibile quando si guarda con occhi
nuovi verso le persone e ci si chiede come
insegnare a scrivere a Marius, come salvare
la bicicletta di Ionut. La tristezza e la disperazione che ogni volta leggiamo sui volti di
questa umanità calpestata resteranno nella
storia di Milano come il simbolo di una violenza che non vorremmo esistesse. Si nega
l’infanzia in nome di una presunta
sicurezza.” Qual è la vera emergenza nomadi a Milano? È il modo in cui questa città
costringe a vivere tanti bambini rom.
L’emergenza è Gianni che ha subito più
sgomberi dei suoi mesi di vita. L’emergenza
è la minaccia al diritto all’istruzione, che è un
diritto non negoziabile, perché escludere un
bambino dalla scuola vuol dire portargli via
il futuro. Lega Consumatori - PassaparolaNews 1/2011
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Eccola la generazione dei senza...
...lavoro, casa, speranza, futuro. Tutte parole che ben si coniugano con lo status dei
giovani d’oggi, fotografati dall’Istat in condizioni lavorative sempre più preoccupanti
Tempi duri per i giovani in cerca di un lavoro stabile e duraturo in un Paese dove la
previsione dell’art. 4 della Costituzione, che
recita “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”,
diviene sempre di più impossibile.
statistiche ufficiali perché hanno deciso di
non cercare più un nuovo posto di lavoro”.
Il risultato elaborato dalla CGIA di Mestre è
molto preciso: a novembre del 2010 le persone in cerca di occupazione attivamente erano
2.175.000; a questo esercito di senza lavoro,
la CGIA ha sommato altri 402.000 nuovi inatA sfiduciare sempre più gli ancora pochissi- tivi che, in questi ultimi 26 mesi di crisi, sono
mi giovani ottimisti ci ha pensato l'Istat in usciti dalle classifiche ufficiali ingrossando le
questi giorni, diffondendo la notizia che, in file degli inattivi.
base ai dati destagionalizzati e ai rilevamenti
provvisori, la situazione occupazionale dei Pertanto, sommando ai 2 milioni e 175 mila
disoccupati questi nuovi 402 mila sfiduciati,
giovani italiani continua a peggiorare.
Il tasso di disoccupazione è infatti salito al il tasso di disoccupazione reale (o tasso reale
28,9 %, toccando il livello più alto dal gen- di marginalità dal lavoro) si attesta al 10,1%:
naio del 2004. L'aumento è dello 0,9% rispet- 1,4 punti percentuali in più rispetto al dato
to al mese precedente e del 2,4 % rispetto al ufficiale fornito oggi dall’Istat.
“L’esercito dei nuovi disoccupati - continua
novembre del 2009.
la ricerca - si concentra prevalentemente al
Sud. Tra le 402.000 persone che in questi ultimi due anni di profonda crisi hanno deciso
di non cercare più un lavoro, oltre ben più
della metà del totale risiede nelle regioni del
Mezzogiorno. E’ evidente che una gran parte
di queste persone è andata ad alimentare
l’abusivismo ed il lavoro nero, con gravi
ripercussioni per quelle aziende che non
evadono le tasse”.
Il problema, intanto, complice la grande crisi,
la globalizzazione e la perdita dei più semplici valori della famiglia, della sobrietà,
dell’onestà in politica e dell’impegno verso il
prossimo e il proprio Paese, sta diventando
sempre più una “bomba sociale”, difficile da
gestire e governare.
Inoltre, il tasso di disoccupazione generale è
aumentato rispetto al novembre dello scorso
anno dello 0,4 %.
Tirando le somme, l'Istat ci presenta un quadro allarmante. Descrive una tendenza che
nel 2010 ha toccato il fondo e vede praticamente un giovane su tre disoccupato.
Anche il tasso di disoccupazione femminile
raggiunge la doppia cifra: siamo infatti arrivati al 10 %.
Ma vien da chiedersi: la disoccupazione rilevata dall’Istat è quella reale?
Sul problema interviene l’Ufficio Studi della
Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato di Mestre, noto per la sua competenza. Esso sostiene che “se, secondo l’Istat, i
senza lavoro hanno raggiunto nel novembre
scorso la soglia dell’8,7%, in realtà il tasso di
disoccupazione reale ha superato il 10%.
Questo raffronto è stato fatto sommando ai
disoccupati censiti dall’Istat i disoccupati
cosiddetti “sfiduciati”, che in questi ultimi
due anni di crisi economica sono usciti dalle
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Proroga per la sospensione rate mutui
Prorogata al 31 luglio 2011 la data per la presentazione delle domande per la sospensione delle rate dei mutui, iniziativa prevista nel "Piano Famiglie" dell'Abi.
Prorogata al 31 luglio 2011 la
data per la presentazione delle
domande per la sospensione
delle rate dei mutui, iniziativa
prevista nel "Piano Famiglie"
dell'Abi.
Gli eventi in base ai quali può
essere chiesta la sospensione si
devono essere verificati entro il
30 giugno 2011. Questo il risultato dell'Accordo raggiunto attraverso il confronto tra l'Associazione Bancaria Italiana e 12
Associazioni dei Consumatori:
Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Casa del Consumatore,
Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega
Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del
Cittadino, Unione Nazionale
Consumatori.
L'Accordo, entrato in vigore un
anno fa (il 1° febbraio 2010),
prevede la sospensione del rimborso dei mutui per almeno 12
mesi, anche nei confronti dei
clienti con ritardi nei pagamenti
fino a 180 giorni consecutivi:
- per i mutui di importo fino a
150.000 euro accesi per l'acquisto, costruzione o ristrutturazione dell'abitazione principale;
- nei confronti dei clienti con un
reddito imponibile fino a 40.000
euro annui;
- che hanno subito o subiscono
nel biennio 2009 e 2010 eventi
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particolarmente negativi (morte,
perdita dell'occupazione, insorgenza di condizioni di non autosufficienza, ingresso in cassa
integrazione).
Questa è la misura minima cui le
banche associate sono invitate
ad aderire; ciascun istituto ha
poi la libertà di offrire al cliente
in sede di adesione al Piano
condizioni migliori rispetto a
quanto previsto dall'Accordo.
Ad oggi, hanno offerto condizioni migliorative 172 banche,
rappresentative del 64% del
mercato.
Nell'Accordo siglato il 26 gennaio 2011 le parti firmatarie hanno concordato che:
- l'arco temporale entro il quale
si devono verificare gli eventi
che determinano l'avvio della
sospensione è prorogata al 30
giugno 2011;
- le domande possono essere
presentate entro il 31 luglio;
- alla sospensione delle rate dei
mutui potranno essere ammesse
soltanto le operazioni che non
ne abbiano già fruito;
- entro il 30 giugno 2011, verificando l'esistenza delle necessarie condizioni, sarà valutata
l'eventualità di una proroga di
ulteriori sei mesi dei termini
della presentazione delle domande di sospensione e la possibilità di individuare misure
nell'ambito delle famiglie che
hanno usufruito della moratoria.
L'opportunità è stata colta al
volo
da
oltre
35
mila
famiglie: tra febbraio e novembre 2010, le banche hanno sospeso mutui per 4,4 miliardi di euro
a oltre 35mila famiglie.
La misura è stata applicata a
35.472 contratti di mutuo. La
liquidità in più per far fronte
alla crisi ha raggiunto una quota
pari a 245 milioni di euro. Ogni
famiglia avrà dunque a disposizione in media 6.500 euro in più.
La causa prevalente, che ha
determinato la necessità di ricorrere alla sospensione sia nelle
posizioni "in bonis" che in quelle
con ritardo nei pagamenti, è
stata la cessazione del rapporto
di lavoro subordinato (rispettivamente 44,3% e 45,3%).
Dal punto di vista "territoriale",
il maggior numero di domande
ammesse è al Nord con il 53,3%,
segue il Centro (25,2%), infine
Sud e Isole (21,5%).
Nel dettaglio, la soluzione più
frequente per le operazioni di
sospensione ha riguardato l'intera rata (88% dei casi).
PASSAPAROLANEWS - N. 1 del 7 febbraio 2011
Newsletter (quasi)quindicinale della Lega Consumatori per dirigenti e realtà territoriali
Responsabile dei contenuti: Laura Praderi
Grafica e impaginazione: Diego Vanini
Hanno collaborato a questo numero: Stella Anastasi e Aldo Finzi
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Arriva la mediazione obbligatoria
Se tutto va come dovrebbe, dal 20 marzo prossimo sarà inserita nel nostro ordinamento un nuovo tentativo per snellire l’accesso alla giustizia. Funzionerà?
Gli italiani, oltre ad essere
da sempre un popolo di
poeti, di artisti, di eroi, di
santi, di pensatori, di
scienziati, di navigatori, di
trasmigratori, è anche un
popolo di litigiosi. Sarà
anche vero che la giustizia
italiana è lenta, male organizzata e per nulla messa
nelle condizioni di operare
con mezzi, risorse e personale adeguati, ma oltre 5
milioni di cause civili pendenti al 31 dicembre 2009
dimostrano che, quando si
tratta di andare in tribunale, gli italiani non sembrano avere difficoltà.
Di fronte ad un tale disastro, per effetto del quale ci
vogliono anni per vedere
messa la parola fine ad una
controversia magari banale
in materie civili, diversi
sono stati i tentativi di
riorganizzazione il sistema
in questi anni. Tra questi,
vi è senz’altro il tentativo
della cosiddetta “mediazione”. Un sistema che,
dopo una fase di costruzione delle regole, costituzione e accreditamento dei
soggetti autorizzati all’esercizio della mediazione e formazione degli operatori, con molta probabilità entrerà in funzione prima della fine di marzo
2011.
A decorrere dal 20 Marzo
2010, infatti, l’Avvocato, è
obbligato a portare a conoscenza del cliente, al momento del conferimento
dell'incarico, dell’esistenza
della possibilità di potersi
avvalere della Mediazione.
L’obbligo riguarda le materie per cui il ricorso al procedimento di mediazione è
facoltativo.
Nelle ipotesi per le quali la
mediazione è posta quale
condizione di procedibilità
della domanda, l'obbligo di
informativa per iscritto
decorre dal 20 Marzo 2011
(art. 4 e art. 24 del D.lgs.
28/2010).
Per le materie ove è facoltativo il ricorso alla Mediazione, l’avvocato dovrà
mostrare
l’informativa
sulla possibilità di usufruire di un percorso di mediazione e dei relativi sgravi
fiscali come dagli Artt. 17 e
20 del citato decreto (tutti
gli atti, documenti e i
provvedimenti relativi al
procedimento di mediazione sono esenti dall’imposta di bollo e da ogni
spesa, tassa o diritto di
qualsiasi specie e natura;
così come è esente da imposta di registro - entro il
limite di valore di 50.000
euro - il verbale di accordo), all’atto del mandato.
Lega Consumatori - PassaparolaNews 1/2011
mezzo di pubblicità;
- contratti nei settori banLa mediazione diviene cari, assicurativi e financondizione di procedibilità ziari.
per le seguenti materie
(art.5, comma 1, del d-lgs In questi casi, la parte che
intende agire in giudizio
28/2010):
ha l’onere di tentare la
- condominio;
mediazione e il giudice,
- diritti reali;
qualora rilevi che la me- divisione;
dia-zione non è stata tenta- successioni ereditarie;
ta o che non è decorso il
- patti di famiglia;
termine massimo per il
- locazione;
suo completamento, rinvia
- comodato;
il processo per consentirne
- affitto di aziende;
- risarcimento del danno lo svolgimento. Il tempo
derivante da circolazione massimo della mediazione
di veicoli e natanti, respon- è fissato in 4 mesi, trascorso il quale il processo può
sabilità medica;
- diffamazione con il mez- iniziare o proseguire.
La mediazione, rispetto ad zo della stampa o con altro
(Fonte giuridica: Overlex)
alcune materie, si pone
come condizione di procedibilità per l’avvio del processo. Questo significa che
se non si tenta la mediazione, non si può avviare la
causa dinanzi al giudice
competente.
Si tratta dei casi in cui il
rapporto tra le parti è destinato, per le più diverse
ragioni, a prolungarsi nel
tempo, anche oltre la definizione della singola controversia. Ovvero dei casi
di rapporti particolarmente
conflittuali, rispetto ai quali, anche per la natura della
lite, è quindi particolarmente più fertile il terreno
della composizione straQualora la Mediazione è
posta come condizione di
procedibilità della domanda giudiziale, l’informativa
sull’obbligo di tentare una
preventiva
mediazione
dinanzi ad un Organismo,
pubblico o privato, iscritto
al Registro istituito presso
il Ministero della Giustizia
a pena di improcedibilità
dell’eventuale futura azione in sede giudiziaria delle
connesse agevolazioni fiscali previste dagli articoli
17 e 20 del citato decreto,
deve essere fatta a partire
del 20 Marzo 2011 al momento della nomina.
giudiziale.
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Vita da pollo (italiano)
Le regole per l’allevamento dei polli “nostrani” sono chiare.
Un viaggio tra i vari modi di allevare gli animali, per capire cosa portiamo sulle
nostre tavole e cosa diamo da mangiare ai nostri figli sempre più spesso
La maggior parte dei polli che arrivano sulle
nostre tavole appartengono alla categoria
cosiddetta “standard”.
Gli animali sono allevati in grandi capannoni
dove sono liberi di muoversi su un terreno
ricoperto da una lettiera, formata da truciolato di legno o paglia, quotidianamente rivoltata e fatta asciugare, ma mai sostituita
per tutto il ciclo di vita dell’animale (è impossibile tecnicamente, finché nel capannone
sono presenti gli animali).
La quantità di polli massima per capannone
è stata di recente definita dal decreto legislativo 181 del 27 settembre 2010 sul “benessere
degli animali” (che ha recepito la direttiva
europea 43 del 2007).
Benessere degli animali si fa per dire, visto
che la densità consentita viene misurata a
chili e non a numero, perché i pulcini quando vengono messi nei capannoni pesano solo
40 grammi. La norma prevede un minimo di
33 Kg per metro quadro fino a 42 in relazione alle caratteristiche dell’allevamento. L’affollamento si fa più marcato verso la fine del
ciclo di vita. I giorni di vita di un pollo sono
in rapporto alla richiesta del mercato. Il pollo
piccolo, destinato alle rosticcerie, viene macellato dopo circa 38 giorni. Il pollo di medie
dimensioni, destinato in genere ai supermercati viene allevato per circa 50 giorni. Il pollo
grande (fino a 3,5 Kg circa), destinato alle
macellerie, viene allevato per circa 60 giorni.
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Il pollo standard potremmo definirlo “pollo
intensivo”. E’ frutto di un incrocio tra razze
che negli anni ha selezionato il miglior rapporto tra cibo ingerito e ritmo di ingrasso.
Così si è raggiunta la percentuale del 50%.
Due chili di mangime, un chilo di carne. Il
rapporto così diretto tra mangime e ingrasso
coinvolge anche la qualità e il sapore della
carne prodotta, diversa da quella del pollo
ruspante tradizionale; essa è infatti poco
caratterizzata e tale da assorbire in forte misura i sapori dei condimenti. Si tratta di carne molto tenera e a costi bassi, per questa
ragione rappresenta circa il 90% delle vendite.
Ci sono però delle alternative al pollo cosiddetto standard, in funzione della modalità di
allamento. Le quattro categorie di allevamento sono le seguenti.
Allevamento al coperto
I polli crescono in capannoni come quelli
standard, ma la densità massima è di 25 Kg
per metro quadro e non possono essere macellati prima dei 56 giorni. Il prezzo è in
media del 20% superiore al pollo standard.
Allevamento all’aperto
La densità abitativa nel capannone non può
superare i 27,5 Kg per metro quadro. Devono
essere presenti anche spazi aperti, ricoperti
di vegetazione, a cui gli animali abbiano
accesso per almeno metà della loro vita. La
macellazione, anche in questo caso, non avviene prima dei 56 giorni.
Allevamento rurale all’aperto
La situazione è come quella dei polli allevati
all’aperto, solo che nei capannoni non si possono allevare più di 4.800 animali, e l’accesso
agli spazi aperti deve essere consentito fin da
quando i polli hanno 6-8 settimane di vita.
La macellazione avviene dopo almeno 81
giorni.
Allevamento rurale in libertà
L’accesso a spazi esterni di superficie illimitata deve essere costantemente garantito.
Il pollo biologico, infine, si differenzia da
quello all’aperto in libertà sostanzialmente
solo per il mangime, che deve essere biologico e composto per almeno il 65% da cereali.
Le recenti vicende prima del Belgio ed ora
della Germania pongono come centrale il
problema dei mangimi e dei farmaci.
Il mangime dichiarato è composto in gran
pare da granturco e grano, un po’ di sorgo,
soia (è la parte proteica dell’alimentazione
del pollo, n.d.r), oli vegetali, vitamine e sali
minerali.
Le proteine animali, invece, sono state vietate anche per i volatili dopo lo scandalo mucca pazza.
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Come reagisce la Germania
agli scandali alimentari?
Lo scandalo della diossina è stato preceduto
da quello minore delle mozzarelle blu, prodotte dal caseificio bavarese Milchwerk Jaeger. Con quello della diossina, però, la Germania viene a trovarsi in grosse difficoltà.
Il ministero dell'Agricoltura tedesco ha annunciato che 4.709 realtà, tra fattorie e aziende agroalimentari, sono state provvisoriamente chiuse in questi giorni a causa del
rischio di contaminazione da diossina.
Di queste, ha precisato il ministero, 4.468
sono in Bassa Sassonia. Ad essere coinvolti
sono soprattutto gli allevamenti di maiali.
La causa di questo nuovo scandalo alimentare sarebbe da imputare a mangimi e foraggio
per animali trattati con grassi alimentari
contaminati dalla diossina, e consegnati dalla società Harles und Jentzsch a 25 produttori che, a loro volta, hanno venduto i mangimi
contaminati ad allevatori in otto regioni
(Brandeburgo, Amburgo, Bassa Sassonia,
Nord Reno-Westfalia, Sassonia, SassoniaAnhalt, Schleswig-Holstein e Turingia), così
come ha spiegato il ministro dell'Agricoltura
e della protezione dei consumatori tedesco,
Ilse Aigner.
Il governo della cancelliera Angela Merkel
ha quindi lanciato un appello al Paese, spiegando che sarebbe "assolutamente esagerato"
rinunciare adesso alla carne e alle uova, ma
migliaia di animali sono già stati soppressi, i
consumi di questi prodotti sono in "forte
calo" e, cosa ancor più grave, lo scandalo ha
oltrepassato i confini nazionali.
Per il momento, comunque, il caso sembra
essere confinato alla Germania e all'Olanda.
Il ministero della Salute italiano ha comunicato che nessun prodotto alimentare contaminato da diossina proveniente dalla Germania è stato inviato in Italia.
La Commissione europea, inoltre, non ha
lanciato alcun allarme generale e segue il
caso con attenzione, così come tutte le autorità di controllo dei vari Paesi dell’Unione. In
Italia l’allerta è massima, anche per evitare
che isterismi ingiustificati colpiscano la più
che sicura filiera delle uova nazionali.
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Come difendersi dalle frodi nel commercio di olio extra vergine.
Sotto accusa le bottiglie vendute a prezzi stracciati fuorimercato
La raccolta delle olive, nonostante la larga
applicazione delle macchine, è faticosa ed ha
un costo. Soprattutto se fatta con scrupolo e
largo impegno di mano d’opera. Di conseguenza, molte olive raccolte per terra risultano schiacciate, ammaccate e se ammassate
in sacchi di plastica prima della spremitura
risultano fermentate. La concentrazione del
raccolto delle olive in poco tempo e la scarsità della manodopera disponibile, creano le
situazioni critiche per le quali le olive possono aspettare giorni in attesa della spremitura. Quando le olive rovinate sono poche, il
contenuto di alchilesteri risulta inferiore a 75
milligrammi per chilo di olio vergine; quando sono molte, la presenza di alchilesteri
aumenta notevolmente. Va tenuto presente
che dai frantoi seri esce un olio che in media
non supera i 15 milligrammi di alchilesteri
per chilo. In questo intervallo di tempo, poi,
le olive sviluppano fermentazioni e note
aromatiche anomale, che conferiscono all’olio un cattivo odore impedendone la
commercializzazione come extra-vergine.
L’olio va quindi fuori norma e non può essere venduto, anche perché comincia ad avere
un cattivo odore. A questo punto, i produttori “furbi” lo deodorano in condizioni “blande” (in modo da non lasciare segni evidenti
del trattamento) e lo aggiungono all’olio
extra-vergine vero. L’effetto magico ha funzionato per anni, fino a quando i controllori
hanno stabilito che la presenza eccessiva di
alchilesteri può essere considerata un indice di frode. Il sistema è vietato, ma mancando sino ad ora metodi analitici ufficiali in
grado di svelare la frode, è del tutto normale trovare sul mercato grosse partite di olio
deodorato a basso prezzo, da miscelare ad
olio extra-vergine. Gli addetti ai lavori sanno
benissimo che la deodorazione è utilizzata
da anni come pratica illecita. Questi oli dovrebbero avere un odore sgradevole che però
sparisce dopo il trattamento di deodorazione anche condotto in condizioni blande. L’effetto magico però dura poco perché l’olio,
anche se miscelato con un extravergine e
imbottigliato, si ossida facilmente e dopo tre
mesi il consumatore si trova in bottiglia un
prodotto dal sapore mediocre e di pessima
qualità.
Da questo mese di febbraio dovrebbero entrare in vigore nuovi parametri comunitari,
secondo i quali l’olio non potrà contenere
più di 75 milligrammi di alchilesteri per chilo, come proposto dal Consiglio oleico internazionale. Una spia da valutare per evitare
fregature è, come sempre, il prezzo: gli oli
esteri (spagnoli, tunisini e greci) costano all’ingrosso intorno ai € 2,10, ai quali bisogna
aggiungere i costi di trasporto, lavorazione e
imbottigliamento, oltre al margine del venditore. Facendo due conti, alla fine risulta difficile considerare affidabile un olio classificato
come extravergine se il costo è troppo basso,
addirittura sotto il prezzo sopra citato. Bisogna pertanto gestire il tutto con un attento
discernimento critico.
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Le fonti energetiche rinnovabili sono
una scelta strategica seria. Manteniamola tale.
La scelta delle fondi rinnovabili è motivata
in termini inequivocabili: essa è strategicamente determinante per un futuro sostenibile. Bisogna però tenere conto che il costo
ricade sulla bolletta degli utenti, attualmente
per il 7%. E’ però necessario entrare nel merito e verificare quanto degli investimenti attiene specificamente alle energie rinnovabili
e non ad altro. Per iniziare questa analisi
vediamo le cifre. Nel 2010 il capitolo energie
rinnovabili comportava un investimento di
€ 3.400.000; fra queste, € 1.000.000 per il
fotovoltaico e €1.600.000 per energie assimilabili (a quelle rinnovabili). Nel 2011 l’investimento salirà a € 4.000.000. Si apre, pertanto, il problema non di ridurre l’investimento
per le energie rinnovabili ma della efficacia,
coerenza e produttività di tale investimento.
Si tratta di una tematica che vede attenta
l’Autorità per l’Energia e sulla quale interviene l’Acquirente Unico Spa.
In un comunicato stampa che riportiamo,
l’ingegner Paolo Vigevano, amministratore
delegato di Acquirente Unico S.p.A., spiega
come «l’attenzione di Acquirente Unico, la
cui funzione sul mercato è di assicurare una
tutela per i consumatori domestici e le PMI,
mette in evidenza l’incidenza crescente della
voce “oneri di sistema” sulla bolletta elettrica. Nella spesa media annua della famiglia
tipo, la voce relativa alle fonti rinnovabili
pesa per il 7% circa, a cui si aggiungono altre
voci per circa il 2%, portando gli oneri generali di sistema a poco meno del 10%. Senza
un intervento sulla loro evoluzione futura, il
peso percentuale di tali oneri potrebbe superare entro pochi anni per importanza il differenziale del costo dell’energia elettrica in
Italia rispetto agli altri Paesi dovuto al mix
sfavorevole di produzione. Le previste dinamiche di crescita del settore delle fonti
rinnovabili impongono una visione di lungo
termine».
«Per questo - spiega ancora Vigevano - Acquirente Unico auspica una razionalizzazioLega Consumatori - PassaparolaNews 1/2011
ne del sistema delle incentivazioni. Le incentivazioni vanno armonizzate con gli standard europei e con le tendenze dell’evoluzione tecnologica, al fine di contenere la loro
incidenza sul prezzo finale dell’energia elettrica. La riduzione degli incentivi deve avvenire con tempistiche prevedibili. Al riguardo è auspicabile un maggior ruolo dell’AEEG (l’Autorità per l’Energia Elettrica e il
Gas, N.d.R.), in particolare per quanto riguarda la congruità e la sostenibilità degli
importi di tali incentivi. Nello sviluppo delle
fonti rinnovabili occorre garantire coerenza e
coordinamento tra le diverse componenti che
devono costituire la strategia energetica nazionale a tutto beneficio per i costi sopportati
dal consumatore finale».
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Tonno rosso, ancora
battaglia sulle quote
pesca tra Ue e Governi
È ancora battaglia in Europa sulla quote relative alla pesca del tonno rosso. Il gruppo di
esperti scientifici della Commissione internazionale per la conservazione dei tonni
dell'Atlantico (Iccat), lo scorso 7 ottobre a
Madrid, ha richiamato l’attenzione dei Paesi
membri sulle quote, in vista della riunione
della Commissione, di Parigi il 17 novembre.
Per garantire una ricostituzione di almeno il
60% dello stock dei tonni rossi nel 2022 hanno sottolineato gli esperti - il livello delle
catture totali annuali non dovrebbe superare
le 13.500 tonnellate l'anno. Per salvare completamente la specie, la quota totale dovrebbe essere inferiore alle 6.000 tonnellate anno,
la metà di quella attuale. Una cifra che l’industria ittica considera insufficiente a coprire
le esigenze del mercato.
I ministri del Sud dell’Europa - in prima
linea Italia, Francia e Spagna - dove si pesca
il tonno rosso si sono schierati dalla parte
dell’industria ittica.
Critica la posizione di Greenpeace Italia, che
sostiene che “tonno rosso è una risorsa
drammaticamente in crisi ed è diventato il
simbolo di come la pesca sia stata gestita
finora in maniera non sostenibile. Puntare
alla ricostituzione del 60% della popolazione
è rischioso, perché i dati sul pescato non
sono certi e soprattutto non tengono conto
del fenomeno della pesca illegale, molto sottovalutato. Per lo stesso motivo, anche il
limite di 6.000 tonnellate, definito come ottimale dalla comunità scientifica, ci sembra
insufficiente, tanto più che non soddisferebbe nemmeno le esigenze dell’industria. Meglio allora chiudere la pesca per un periodo
sufficiente alla ricostituzione integrale dello
stock e nel frattempo lavorare alla riorganizzazione delle flotte”.
La riunione comunitaria c’è stata, con un
piccolo passo in avanti: la quota stabilità per
il 2011 è passata da 13.500 ton a 12.900. L’Italia è passata 1.937,5 ton a 1.875 ton, con una
diminuzione del 4,4%.
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L’IMPEGNO DEL NIPOTE
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PERCHÉ SI POSSA
REALIZZARE UN SOGNO
Cari Amici, so per certo che ben conoscete il
fervore di questi ultimi anni attorno alle musiche
di mio nonno; so che avete bene a mente la mia
totale – filiale e nepotale – dedizione a questa
causa (che ha portato le musiche del nonno in giro
per il mondo intero). Premetto che … prometto
che se va in porto questo progetto non mi
permetterò mai più di farvi una richiesta quale
quella che qui mi permetto formulare; ciò
premesso, chiedo sommessamente se vorrete e
potrete dare un obolo (quale esso sia perché mi
hanno insegnato che tanti sassolini fanno una
montagna) così che si possa far eseguire l’unica
composizione del nonno ancora ineseguita: ma la
più importante. In collaborazione con Regione
Lombardia e Jerusalem Foundation
(Gerusalemme), Accademia delle Opere (una delle
più belle realtà orchestrali italiane) ho infatti
avviato la progettazione e la proposta di
realizzazione di un iniziativa culturale/educativa
che prevede, nella sua fase conclusiva l’esecuzione
dell’opera lirica inedita di mio nonno “Serenata al
Vento”: sarà una prima mondiale.
Quest’opera venne presentata ad un concorso
indetto dalla Scala nel 1937 per un’opera prima e
venne giudicata la migliore. Pick-Mangiagalli,
direttore del Conservatorio Verdi e autorevole
membro della giuria, si complimentò in via
confidenziale con l’autore per la vittoria ormai
certa, ma nell’imminenza della promulgazione
delle leggi razziali l’annuncio ufficiale non giunse
mai e il concorso venne annullato senza clamore.
Su libretto di Carlo Veneziani, trattasi - per usare
le parole di chi la sta studiando - di una
“commedia di costume” saporita e sospirosa,
maliziosa e divertente, dove la satira garbata si
sposa all’arguzia pungente. L’opera ad oggi mai
eseguita, musicalmente meravigliosa (sempre a
detta di chi la sta studiando), risulta essere anche
decisamente accattivante sul piano scenico e di
indubbia presa sul pubblico per l’abile mescolanza
di ingenuità e tragicommedia, fantasia e realtà.
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Vademecum per le
segnalazioni on line
verso Vodafone
Dalla Home Page di www.vodafone.it fate
click su Area Contattaci (in alto a destra). In
bacco c’è un riquadro “Area Associazioni”,
cliccate sopra e si apre una pagina, cliccate
su “Invia segnalazione”, cliccate su “Accedi”, compilate tutti i campi (quelli con l’asterisco sono obbligatori, inserite SEMPRE il
riferimento territoriale dell’associazione.
L’indirizzo email richiesto nel form sarà
quello su cui riceverete risposta, pertanto
inseritene uno aggiornato e funzionante,
potete allegare anche
file (fino ad un massimo di 4 mega byte).
Una volta compilati
tutti i campi e atteso il
caricamento dei file, premete il tasto invia.
Avrete conferma del corretto inserimento
ricevendo entro 24 ore una mail con un codice identificativo univoco. Poi riceverete una
mail contenente copia di quanto inserito a
sistema (probabilmente questa funzione non
è ancora attiva). Siamo in attesa di ricevere
l’username… la speranza è ultima a morire.
Verona, nasce
il GustoGas
Da un’iniziativa congiunta Acli di Verona e
Lega Consumatori nasce un gruppo di acquisto
I Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) sono
realtà territoriali che nascono dal desiderio
di singoli e famiglie di inserirsi nel tessuto
economico del territorio in modo più equo e
sostenibile. I GAS si propongono infatti di
acquistare beni alimentari e di consumo direttamente da produttori che promuovono
un commercio etico, attento alle materie
prime utilizzate, alla modalità di realizzazione e ai diritti dei lavoratori impiegati.
Questo si traduce, ad esempio, nell’acquisto
L’attuale ipotesi prevede l’avvio delle attività già
nel prossimo mese e, entro 12/18 mesi, la messa in di verdura e frutta di stagione provenienti da
coltivazioni certificate biologiche oppure di
scena (rappresentazione a Milano e – se si
abbigliamento realizzato con tessuti naturali,
raggiunge il budget indicato – anche a
non sottoposti a trattamenti chimici, realizzaGerusalemme) dell’opera. Anche per le evidenti
ti da piccole imprese operanti sul territorio
complessità di natura musicale cantanti e
nazionale. L’offerta dei panieri è estremamusicisti saranno gruppi professionisti: Opera
mente variabile nei diversi GAS, in ragione
Eterna di Gerusalemme e orchestra Accademia
del numero degli aderenti e delle necessità
delle Opere di Milano.
degli stessi, arrivando a comprendere nelle
realtà più complesse l’intero fabbisogno di
La Regione finanzierà il progetto - il cui costo
una famiglia (pane, pasta, latticini, frutta e
complessivo si aggira attorno ai 450.000 euro! verdura, carne, sughi, detersivi, abbiglianella misura di un terzo: solo scrivere la
mento, scarpe). GustoGas nasce dalla volondifferenza mi spaventa... siccome un po’ mi
tà di un gruppo di utenti di realizzare un
vergogno, l’IBAN lo aggiungo in calce:
Gruppo di Acquisto Solidale all’interno del
IT19C0358901600010570373688
centro storico di Verona; le Acli di Verona, in
intestato a Aldo Finzi Diacronia, causale:
collaborazione con la Lega Consumatori,
“erogazione liberale realizzazione opera”.
hanno reso concreto questo desiderio grazie
Grazie mille. Aldo Finzi (nipote) ad un finanziamento e ad un contributo logi-
Lega Consumatori - PassaparolaNews 1/2011
A
L
I
A
stico-organizzativo per le attività divulgative
e la copertura dei costi di realizzazione. Grazie al contributo delle Acli e della Lega Consumatori infatti, sono state inaugurate iniziative di presentazione e promozione dell’attività ed è stato realizzato un software (DigiGas 3) per la compilazione degli ordini; attraverso questo software, distribuito con
licenza gratuita OpenSource, Acli e Lega
Consumatori e GustoGas stanno il proprio
apporto concreto alla rete nazionale dei GAS.
Costituitosi fin da subito come associazione,
GustoGas è arrivato in pochi a mesi a contare una settantina di partecipanti che acquistano ogni settimana frutta, verdura e da
qualche tempo carne e latticini da produttori
certificati che collaborano già con altri GAS
cittadini e che rispondono in modo reale alle
esigenze dei gruppi di acquisto solidale. Il 26
Ottobre scorso, presso GustoBIO di via san
Cosimo, sede di distribuzione dei prodotti
acquistati attraverso Gusto Gas, si è svolta,
alla presenza di partecipanti di altri GAS del
territorio, una serata di presentazione e
promozione di jeans (Ecogeco) e scarpe
(Astorflex) prodotte in modo solidale e sostenibile che diverranno presto parte dell’offerta del nostro paniere. Nella stessa serata è
stato presentato il progetto, già noto ai GAS
di più antica costituzione, della “filiera del
grano” che si impegna a produrre derivati di
questo cereale in modo interamente naturale
e la piattaforma DigiGas 3. Per divenire parte attiva di GustoGas è necessario aderire
all'associazione: assieme alla tessera associativa verrà rilasciato uno user e una password
che permetteranno, direttamente dalle pagine del nostro sito, di ordinare i prodotti.
Formalizzando l’adesione a Gusto Gas sarà
possibile garantire la continuità del servizio
e la realizzazione di iniziative future di promozione e sensibilizzazione ad un mercato
più giusto e sostenibile.
Apprezzamento per l’iniziativa giunge dal
Presidente Nazionale della Lega Consumatori, Pietro Praderi: “Mi complimento con
l’iniziativa delle Acli e della lega Consumatori di Verona. Nei contenuti essa richiama
l’esperienza dei gruppi di acquisto collettivi,
delle cooperative commissionarie, dei gruppi
di acquisto familiare che 40 anni orsono ha
visto la Lega Consumatori come creatrice e
in posizioni di avanguardia. E’ bene che la
proposta venga indirizzata a tutti, in spirito
unitario, avendo però cura dell’impronta
identitaria che non emerge in una sintesi
stringata, ma che è fondamentale per la coerenza e l’incisività della proposta stessa”.
Per maggiori informazioni:
- consultare il sito www.gas.gustobio.it
- contattare la sede della Lega Consumatori
di Verona, il mercoledì dalle 15 alle 17.00, al
numero di telefono 045.8065512.
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numero 1-2011 - Lega Consumatori Rimini