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Commercio Oggi
Registrazione al Tribunale di
Verona n. 458 del 12 aprile
1979 Anno 26° n. 20
Novembre 2008 Mensile
della Confesercenti di Verona
Spedizione in abbonamento
postale D.L. 353/2003 (conv.
in L 27/02/2004 n. 46) art. 1,
comma 1, DR VERONA
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Daniele Pagliarini
PUBBLICITA’
Ufficio Commerciale
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tel. 045 8624031
EDITORE
Ce. Se. Con. Srl
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AMMINISTRAZIONE
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IN REDAZIONE
Alessandro Torluccio,
Claudia Andreatta.
HANNO COLLABORATO
Luca Corradi, Giorgia
Pradolin, Caterina Ugoli,
Elisa Rizzi, Michele
Zammattio.
Impaginazione e grafica a
cura di Confesercenti Verona
FOTO
Archivio Ce. Se. Con.
STAMPA
Grafiche Aurora
Via della Scienza, 21
37139 Verona
ATTUALITÀ
SOMMARIO
5 EDITORIALE
L’America che cambia
6 ATTUALITÀ
Consumi in caduta libera
8 DOSSIER
Aria di crisi
11 SONDAGGIO
La croce degli italiani? Il
mutuo o il prestito
13 ATTUALITÀ
Obama sul tetto del mondo
16 ESPERTO
Arriva la nuova finanziaria
18 DIECIRIGHE
Finanziamenti a fondo perduto per le pmi e calendario
delle aperture straordinarie
19 FORMAZIONE
Corsi in partenza
20 GIALLOBLU
Insieme per forza
6
I consumi in caduta libera
aprono la porta alla recessione in Italia
SONDA GGI O
11
Parlano gli italiani: qual è la
prima preoccupazione? La
rata del mutuo
ATTUALITÀ
Gli Stati Uniti hanno scelto il
cambiamento. Sarà il democratico Barack Obama a guidare il Paese
13
GI A L LO B L U
20
Chievo e Hellas: fusione o
non fusione? Questo è il
problema...
B
EDITORIALE
L’AMERICA
CHE CAMBIA
arack Obama alla fine ce l’ha
fatta. Gli Stati Uniti hanno deciso che era il momento di cambiare, non solo a livello politico,
ma anche come immagine,
come ideale. Non ha vinto solo
un democratico, ha vinto un
uomo di colore, giovane, senza avere alle spalle un
nome o una carriera politica di primo piano. Questo
è un esempio formidabile di democrazia, dove le
idee prevaricano le opportunità di ottenere un risultato. Non credo sia un voto di protesta, come qualcuno l’ha definito. Questo è un voto ragionato e
voluto dalla stragrande maggioranza degli americani.
Come dicono gli esperti, l’avrà aiutato la congiuntura economica, la disastrosa gestione Bush, ma quello che emerge molto chiaramente è la volontà di
cambiamento. Quella che viene definita la più grande democrazia del mondo sente il bisogno di qualcosa di nuovo e molto probabilmente questo vento
investirà ben presto anche l’Europa. Il vecchio continente non potrà che trovare beneficio da quanto
successo.
Ora attendiamo di capire quali saranno i primi provvedimenti di del nuovo Presidente, ma la sensazione
è di essere di fronte ad un fatto storico di portata
mondiale. Obama potrebbe essere la scintilla che
riaccende il motore dell’America, permettendo al
vecchio continente di ricominciare ad investire e a
credere negli Stati Uniti.
di Silvano Meneguzzo
Silvano Meneguzzo
Presidente Confesercenti Verona
5
CONSUMI IN
CADUTA LIBERA
di Daniele Pagliarini
G l i i t a l i a n i co n t i n u a n o a
t a g l i a r e l e s p es e ,
r i n u n c ia n d o
s o p ra tt u tto a i b e n i
d u r e v ol i e
a l l’ a b b i g l i a m e n t o .
M e n e g u zz o : « i l ci c l o d e i
co n s u mi s i è a re n a t o »
L
’ Italia vanta la leadership
del maggior rallentamento
economico dalla fine del
2007 nell’area Euro e di conseguenza crescono le distanze con
l’Europa. Un primato a dir poco
scoraggiante. E’ questo il risultato
emerso
dal
Rapporto
Confesercenti – Ref sulle prospettive economiche dell'Italia.
Silvano Meneguzzo, presidente
dell'associazione di categoria
scaligera sintetizza lapidario: «Il
marchio dell’economia italiana di
quest’anno finora è rappresentato
da un preoccupante segno zero:
6
0,1% per il Pil 2008, sottozero i
consumi delle famiglie, un pesante segno meno anche per investimenti ed innovazione (-2,2%)».
I consumi degli italiani sono calati dello 0,1% rispetto allo scorso
anno e nel 2009 le prospettive
non sono migliori. Se poi si considerano i consumi al netto dell’inflazione, la flessione è ancora
più evidente e tocca lo -0,4%.
Secondo la Confesercenti «il
ciclo dei consumi si è arenato» a
causa della condizione delle
famiglie italiane, impoverite dall’aumento del debito (leggi
mutuo) e dal caro-vita. «Si calcola - evidenzia il rapporto
Confesercenti-Ref - che fra i rincari degli energetici e dei prodotti alimentari, l’inflazione importata abbia ridotto il potere d’acquisto del reddito delle famiglie
di quasi il 3% in 2 anni» portando
i consumi «sull’orlo della recessione». Gli italiani continuano a
tagliare le spese, rinunciando
soprattutto ai beni durevoli, in
particolare auto ed elettronica, in
calo del 3,1%, ma anche ai beni
non durevoli (-1%) e semidurevoli (-0,4%), specialmente l’abbi-
gliamento, nonostante la tenuta
del settore “junior”, diventata una
spesa incomprimibile.
Secondo le previsioni dell’associazione di categoria, nel 2009 ci
saranno poche speranze di inversione rapida di questo desolante
ciclo economico: il Pil salirà ad
un modesto 0,8%, gli investimenti si limiteranno a dimezzare il
segno negativo (dal-2,2% al
–1,3%).
«Noi vogliamo che l’Italia smetta
di essere la lumaca d’Europa e
cambi marcia» – continua
Meneguzzo: «Non basta sfrondare alcuni eccessi, servono scelte
coraggiose. E per trovare nuove
risorse che affrontino le carenze
dell’Italia, dall’energia, all’innovazione, ai ritardi del sud, alle
infrastrutture non ci sono alternative a tagli di spesa più incisivi.Altro che una nuova Ici, od
altra imposta, alle province!
Serve invece un piano che in
pochi anni le cancelli, che accor-
pi i piccoli comuni, che riduca
drasticamente le comunità montane, che crei aree metropolitane
con adeguati poteri. E soprattutto
diciamo un chiaro no ad un federalismo che aumenti ancora il già
insopportabile prelievo fiscale.
E’ imperativo che le tasse, per
famiglie ed imprese, vadano gradualmente ridotte».
Molto, comunque, dipenderà
dalla contrazione del prezzo del
petrolio:
ecco
perché
Confesercenti insiste affinché si
investa con urgenza in energie
alternative e nucleare. Un altro
campanello d’allarme arriva dal
rapporto: alle difficoltà attuali si
aggiungerà una forte frenata del
settore edilizio (nel 2009 costruzioni al –2,2%). In sostanza un
poco di sereno arriva solo dal
possibile ritorno dell’inflazione
sotto il 3% (nel 2009 2,6% dal 3,6
di quest’anno ed ancor meglio nel
2010: 2%) e dalle esportazioni
(+3,7).
UE: ITALIA IN
RECESSIONE,
CRESCITA
ZERO PER
IL 2008
Sono queste le nuove stime della
Commissione europea, che nelle
sue 'Previsioni d'autunno' diffuse
oggi prevede per il nostro Paese
''un'ulteriore perdita di competitivita'''. Il debito pubblico italiano nel 2008 resterà al 104,1%,
stesso livello dell'anno precedente, e nel 2009 tornerà a salire al
104,3%. Nel 2010 scenderà leggermente al 103,8%.
La Commissione Ue spiega che
tale andamento è dovuto soprattutto con l'attesa stagnazione dell'economia italiana, ma anche
con ''un avanzo primario ancora
troppo basso'' intorno al 2,5%.
Due fattori che secondo
Bruxelles '' impediranno ogni
riduzione del debito nel 2008 e
nel 2009''.
La Commissione europea spiega
inoltre che ''nonostante il livello
di indebitamento relativamente
basso del settore privato in Italia,
esistono rischi di un impatto
significativo della crisi finanziaria sull'economia reale'' ed ''il
maggior rischio e' legato alla
fiducia dei consumatori'' che
dovrebbe rimanere ''a livelli
molto bassi o ancora peggiori'',
con i consumi privati ''piu' contenuti del previsto''.
Nelle
previsioni
della
Commissione
Ue
vengono
tagliate drasticamente anche le
stime sul Pil di Eurolandia che
nel 2009 si attesterà allo 0,1%,
''vicino alla stagnazione'', contro
la
precedente
previsione
dell'1,5%, mentre nel 2010 è prevista una leggera ripresa allo
0,9%. L'Ue-27 crescerà dello
0,2% nel 2009 e dell'1,1% nel
2011.
7
ARIA DI CRISI
MONDIALE
di Elisa Rizzi
G li an ni del
c redi to fac il e
sono te rmina ti in
mani era brus ca,
con i l fal li mento
d ell e prin cip ali
ba nch e am eric ane e il cro ll o d ei
merca ti az iona ri.
Qual e econ omia
c i asp etta ora ?
8
L
o scossone finanziario delle
scorse settimane ha gettato i
risparmiatori di tutto il mondo
nello scompiglio e nel terrore. Gli
anni del credito facile sono infatti
finiti in maniera brusca, spazzati via
dall’uragano finanziario partito dagli
Stati Uniti e diffusosi in poco tempo
anche nel Vecchio Continente. Per
capire quello che sta succedendo
bisogna considerare che, al giorno
d’oggi, con la diffusione del sistema
globalizzato, tutti i mercati finanziari,
sia a livello geografico, sia a livello
settoriale, sono fortemente interconnessi, di conseguenza un problema
che sorge in un punto qualsiasi del
sistema complessivo può facilmente
propagarsi al resto della costruzione.
Inoltre il capitalismo attuale, liberalizzato e mondializzato, le cui attività,
tra l’altro, sono cresciute in maniera
spropositata nell’ultimo periodo, ha
portato alla concentrazione di volta in
volta, su certi settori specifici, quali la
borsa, le materie prime, il settore
immobiliare, il petrolio. Si è passati
dunque di bolla in bolla, privi di qualsiasi meccanismo di regolamentazione, facendo crescere oltre il ragionevole i valori di tali beni, finché, lo
scorso agosto 2007, non è scoppiata la
bolla immobiliare negli Stati Uniti.
Quella che l’Italia, insieme a molti
altri Paesi, sta vivendo, si potrebbe
definire come la fine del “bengodi”.
In esso era possibile tutto e subito: ricchezza, produzioni e consumi, modelli di vita più che dignitosi, continua
crescita economica.
Forse le troppo generose proposte,
come i tassi zero, i prestiti immediati,
i “compri oggi e paghi quando vuoi”,
avrebbero dovuto far suonare un campanello d’allarme, ma così non è
stato, perché nei momenti di euforia i
rischi non si vogliono vedere e così ci
si ritrova oggi a far i conti con il pericolo imminente di una forte recessione.
Le cause fondamentali della crisi
vanno quindi indagate nella crescita
esplosiva, e si potrebbe dire anche
maniacale, dell’attività bancaria che
ha portato alla perdita del senso di
gravità di una finanza creativa, frastornata da complicate formule matematiche e corrotta da un’avidità senza
limiti.
Così oggi l’America, da dove è partito tutto, conta il fallimento, la nazionalizzazione o la fusione di oltre 15
banche e importanti istituti di credito
operanti nel settore del mercato
immobiliare (Bear Stearns, Freddie
Mac, Fannie Mae, Lehman Brothers,
Merrill Lynch, Goldman Sachs,
Morgan Stanley e altri). Tutte queste
aziende che hanno operato in tutto il
mondo e che godevano di una solida
reputazione stanno cadendo a causa di
una “politica di aiuto” sbagliata, che
sì, ha consentito alle imprese di produrre sempre di più, ma che nello
DOSSIER
stesso tempo erogava, senza prendere
le dovute precauzioni, prestiti e mutui
ad alto rischio anche a soggetti che
non disponevano di adeguate garanzie economiche (i cosiddetti mutui
subprime). Così facendo gli Stati
Uniti, fino al 2006, hanno visto un
forte boom del mercato immobiliare
(le case di proprietà negli Usa sono
passate dal 64% del 1994 al 69% del
2006). Le banche ritenevano che il
valore stesso delle abitazioni avrebbe
costituito una garanzia sufficiente.
Tale certezza ha innescato un meccanismo inarrestabile: chi non aveva
soldi e garanzie poteva chiedere un
mutuo subprime per potersi comprare
una casa, e così la crescita della
domanda delle abitazioni ha fatto
automaticamente aumentare il loro
prezzo ed era questo che bastava alle
banche come garanzia. Ma dal 1997
al 2006 il valore delle case è salito del
124% e questo ha anche fatto crescere l’indebitamento delle famiglie
schiacciate da mutui sempre più
pesanti. Per non avere tutto il rischio
nelle proprie tasche, le banche avevano trovato una soluzione che inizialmente sembrava una vera e propria
“fabbrica di soldi”, trasformando i
clienti in vittime inconsapevoli. In
altre parole, per scaricare i rischi di
insolvenza le banche hanno architettato complicati strumenti finanziari
per cartolarizzare i crediti che avrebbero dovuto corrispondere interessi
superiori a quelli dei titoli di stato, ma
che in realtà erano garantiti solo dai
pagamenti rateali di chi aveva sottoscritto il mutuo. Questo significa che
le banche hanno “impacchettato” i
mutui subprime in obbligazioni
(ABS, Asset Backed Securities) che
sono state vendute agli investitori.
Tali Abs (che negli Usa ammontano a
4200 miliardi di dollari) sono state
successivamente “reimpacchettate”
da altre banche in altre obbligazioni
(CDO,
Collateralized
Debt
Obligation). Così facendo, invece di
ridurre i rischi, le banche li hanno
moltiplicati e sparpagliati.
Intanto nel 2007 il tasso di insolvenza
è salito a quasi un cliente su sei,
rispetto all’un cliente su venti del
2000, perché i mutuatari, che hanno
visto le rate mensili schizzare verso
l’alto, non sono stati più in grado di
pagare rispettando le scadenze.
Ovviamente la conseguenza diretta di
ciò è l’aumento dei pignoramenti, ma
essendo i valori delle case scesi, il
pignorante non riusciva più a recupe9
rare la somma concessa. È così che la
crisi dei mutui subprime è dilagata
con effetti disastrosi.
Si arriva in poco tempo al cosiddetto
primo lunedì nero, il 29 settembre
2008, nel quale il piano Paulson proposto dal governo Bush per alleviare
le sorti della finanza Usa, è stato bocciato. Bisogna aspettare il 3 ottobre
perché il nuovo piano, aggravato dal
peso di una miriade di emendamenti
che fanno lievitare gli impegni di
spesa dai 700 miliardi di dollari previsti sino a 850, diventi legge.
Nonostante questo, il 6 ottobre i listini mondiali si trovano ad affrontare
un altro lunedì nero, nel quale le borse
globali bruciano 2200 miliardi di dollari, con Francoforte che cede il
7,07%, Parigi il 9,04%, Londra il
7,85%. Piazza Affari perde l’8,24%.
Inizialmente, gli effetti di questa tempesta finanziaria non furono percepiti
allo stesso modo da tutti, alcuni Paesi,
infatti, hanno sottostimato la lunghezza e la profondità di questa crisi, come
ha ammesso anche Alessandro
Profumo, amministratore delegato di
Unicredit, il gruppo italiano più esposto alla crisi.
I vari governi, per salvare il salvabile,
hanno adottato strategie diverse, ma
coordinate nello stesso tempo, con
prestiti agevolati, provvidenze fiscali,
rinegoziazione degli impegni e operazioni particolari, al fine di evitare lo
spettro di cui tanto si parla: una
depressione stile anni ’30. Secondo
Dominique Strauss-Kahn, direttore
generale del Fim (Fondo monetario
internazionale) «ciò che ricreerà un
clima di fiducia è un’azione dei
governi che sia chiara, comprensibile
e coordinata fra i Paesi. Il settore privato non può ricreare la fiducia da
solo».
In Italia gli aiuti hanno mirato a scongiurare il rischio che la mancanza di
liquidità portasse gli istituti di credito
al fallimento. Con il decreto legge 9
ottobre 2008, n.155 (entrato in vigore
lo stesso giorno), il Governo ha mirato ad introdurre norme a difesa del
sistema creditizio italiano e a tutela
dei risparmiatori: vengono infatti
garantiti i depositi fino ad un massimale di 103 mila euro.
Le previsioni sul nostro Paese, però,
parlano di recessione per l’anno prossimo (il Pil, secondo le stime di
Confindustria, scenderà a –0,5%).
«L’Italia» afferma Jorg Decressin,
economista della Fmi «sarà colpita
come gli altri Paesi dalla restrizione
del credito e anche le banche italiane
subiranno queste condizioni. Ma è
anche già da tempo alle prese con problemi di crescita più bassa rispetto ai
partner europei. Di conseguenza ci
sono problemi strutturali che pesano
sulle sue prospettive economiche».
Effettivamente il quadro tracciato dal
governatore della Banca d'Italia,
Mario Draghi, non è molto rasserenante, anche se sostiene che il nostro
paese se l'è cavata meglio perché
«non si sono diffuse pratiche temerarie di concessione del prestito senza
un'adeguata considerazione della
capacità del prenditore di restituire i
fondi».
Insomma, questa crisi ha stravolto i
mercati, e la sfiducia si fa sempre più
palpabile tra la gente, preoccupata
perché vede lievitare davanti ai propri
occhi il costo della vita e soprattutto
dei beni di prima necessità, e d’altro
canto la debolezza dei salari non
aiuta.
Occorrerà
un
ruolo
attivo
dell’Europa, perché tutto quello che è
stato fatto finora non ha di certo calmato i mercati. Ciò che serve è un
grande piano internazionale per tutelare il risparmio. È anche importante
che la “vena patriottica” economica,
che si è vista recentemente nel caso
Alitalia, non opponga resistenze.
Indagine
Confesercenti :
84% degli
i nterv i stati i n
s eri a di ffi col tà
con il
pagamento
dell e rate
mensil i
SONDAGGIO
MUTUI E PRESTITI:
L A CROCE DEGLI ITALIANI
I
taliani e mutui separati in
casa: secondo un sondaggio
Confesercenti-Swg pagare le
rate di mutui e prestiti crea difficoltà anche serie all'84% degli italiani tanto che per il prossimo anno
un'ampia maggioranza di intervistati - il 64% - esclude categoricamente di accendere nuovi mutui e
solo l'8% si dice pronto a farne di
nuovi. Ma la rinuncia a rate, prestiti e mutui è già stata forte: solo
quest'anno c'è un 50% che ha girato alla larga da queste forme di
indebitamento.
"Non c'è dubbio che il Governo
deve intervenire subito - sostiene
Marco Venturi Presidente della
Confesercenti - imponendo alle
banche di tagliare gli interessi per
evitare il concreto rischio usura e,
se è utile, allungare i tempi. Ormai
c'è un vero e proprio allarme mutui
e credito. Al di là delle buone
intenzioni e delle dichiarazioni
fatte per famiglie ed imprese l'ac-
cesso ad essi sta diventando una
via crucis. Voglio denunciare anzi
il fatto che proprio dal nostro sondaggio emerge con chiarezza la
resistenza delle banche a rinegoziare i mutui con i clienti. Ben il
61% degli intervistati ha dichiarato di non aver ricevuto nessuna
proposta dal proprio Istituto di credito. Governo e Parlamento devono ripristinare un clima di fiducia
reale fra banche, pmi e famiglie.
Perché se le banche sono riluttanti
a fare proposte di rinegoziazione
anche molti loro clienti - il 59%
del campione - vedono in questo
strumento un rischio che potrebbe
peggiorare la loro condizione. Ma
attenzione anche alle rinunce: in
prima fila ci sono vacanze e tempo
libero. Il governo eviti che la crisi
si traduca in un altro colpo duro al
nostro turismo."
Mutui e prestiti: ogni mese in
media se ne vanno 478 euro.
Secondo il sondaggio Confe -
sercenti-Swg ogni mese in media
escono dai bilanci familiari 478
euro, ma per il 23% degli intervistati la spesa si colloca fra i 500 e
i 1000 euro. E c'è infine anche un
10% che spende fra i 1000 e i 2000
euro.
Il tasso medio indicato nel sondaggio si aggira attorno al 7%. Ma per
un italiano su quattro sale fra l'8%
ed il 20%. Ma quante volte ricorrono gli italiani a varie forme di
prestito? Fino ad oggi in media
circa tre volte negli ultimi tre anni.
Anche se c'è un 7% che vi è ricorso più di 5 volte. Le motivazioni
più gettonate sono due: il 57%
degli intervistati intendeva ridurre
l'impatto del pagamento, un altro
41% non possedeva l'intera cifra.
La "regina" dei desideri per i quali
si ricorre ai prestiti è la casa
(ristrutturazioni o acquisto di
prima o seconda casa) Subito dopo
viene l'auto. A seguire si rateizzano più frequentemente le spese per
11
elettrodomestici e mobili, computer e altri prodotti tecnologici. Ma
c'è anche un 6% che si indebita per
cerimonie e un 2% per regalare o
regalarsi un gioiello.
Mutui, le rinunce per pagare: tagli
a vacanze, tempo libero, scarpe e
vestiti. Per poter sostenere le spese
mensili fisse le famiglie riorganizzano i bilanci e tagliano in primo
luogo le risorse per le vacanze (lo
fa un 21%). Subito dopo a rimetterci è il tempo libero su cui si
abbatte il taglio di un altro 20% del
campione. Notevole anche la
rinuncia a comprare nuovi capi di
abbigliamento o scarpe con un
altro 17% di intervistati. E si arriva ad un 9% che usa le "forbici"
per rifilare tutte le voci del proprio
bilancio.
Il risparmio degli italiani. Dove è e
dove finirà...Perdite finora? Quasi
il 17%. Fino ad oggi i risparmiatori italiani intervistati ritengono di
aver perso quasi il 17% in termini
di rendimento dei propri investimenti fatti.
Ma la maggioranza delle "formi-
che" italiane ha suddiviso i suoi
risparmi in conti correnti (22%), in
fondi ( 17%), in Bot ed altri titoli
di Stato (15%). Solo un 10% si è
indirizzato verso le azioni, mentre
un 2% ha riscoperto il ... materasso e tiene i soldi in casa. Questo
2% è destinato a salire di un punto
nei prossimi mesi che saranno
dominati - stando alle risposte date
al sondaggio - dalla preferenza dei
risparmiatori verso i titoli di Stato.
Poi vengono gli immobili e i conti
correnti bancari. Solo un altro 2%
si farà abbagliare dal colore dell'oro. Ma la prudenza degli investitori emerge anche da un'altra percentuale: quella di chi non modificherà i propri investimenti e che si
aggira attorno all'11%.
AT TUAL ITÀ
OBAMA SUL TETTO
DEL MONDO
S
e c’è qualcuno che ha ancora dei
dubbi sul fatto che questo Paese
sia un luogo dove tutto è possibile, questa notte ha avuto la risposta
che cercava”. Sono queste le parole
con cui esordisce Barack Hussein
Obama nelle vesti di neo eletto presidente degli Stati Uniti d’America, la
notte tra il 4 e il 5 novembre. Un discorso, il suo, che è necessario tradurre
in tutte le lingue del mondo, e non solo
per i suoi contenuti, ma piuttosto per il
significato simbolico.
E’ in quel “tutto è possibile”, infatti, la
chiave della figura di Barack Obama.
E come dargli torto. Finora il nuovo
di Caterina Ugoli
G li St ati U ni ti ha nn o vo tat o pe r i l
cam b ia me nt o. N o n sol o p ol i ti co
presidente, già personaggio storico,
proprio perché primo nero alla Casa
Bianca, ha dimostrato al mondo che la
politica ha bisogno di volti nuovi e di
uno svecchiamento delle idee. Egli
rappresenta, infatti, un volto nuovo sul
quale 349 elettori, contro i 162 di John
McCain, l’avversario repubblicano,
hanno voluto assumersi il rischio di
scommettere. E ancora una volta
l’America si è dimostrata un paese
all’avanguardia. Un paese dove non
arriva solo chi ha il “giro giusto”, ma
chi parte da zero e guadagna merito e
stima, che in campagna elettorale si
traducono come “consensi”.
13
« È o c c o r s o m o lt o
te mp o , ma s ta n o tte ,
f i n a l me n t e , i n se g u i t o
a c iò c h e a b b i a m o
f a t t o o g g i c o n q u e st a
e le z i o n e , i n q u e s t o
m o me n t o p r e ci s o e
r i s o l u t i v o, i l
c a m b i a m en t o è
a r r i v at o i n A m e r i c a » .
Barack Obama
Ma ora che Barack Obama ha ottenuto
il risultato di quei consensi, e quella
fetta del “tutto possibile” americano, è
il momento di completare l’opera, cioè
di mantenere le promesse e di trovare il
modo per farlo partendo soprattutto da
ciò che gli è stato lasciato in eredità.
Il volto nuovo del presidente americano non si distinguerà dal precedente
solo per il colore della pelle. Con la vittoria di un democratico, infatti, qualcosa cambierà e i diversi progetti sono
già stati, in parte, svelati.
L’eredità di Obama è consistente. C’è,
innanzitutto il problema di una crisi
finanziaria a cui dare delle soluzioni.
La macchina americana, è vero, richiede tempi di esecuzione molto lunghi e
prima di raggiungere i primi segnali di
un cambiamento sarà necessario attendere, ma l’atteggiamento del neo eletto
presidente sembra più aperto e collaborativo. Sembra propendere per l’offrire delle possibilità a tutti, indipendentemente dalle condizioni di partenza di ciascuno, più che all’esclusività
alla quale hanno ambito i suoi predecessori. E del resto, è la stessa condizione storica, economica e politica a
richiedere una confronto con gli altri
paesi del mondo. E Barack Obama
sembra essere molto vicino al modo di
agire degli europei. L’idea di uno stato
più cauto, soprattutto perché regolamentato anche nelle leggi del mercato
e il fatto di godere di un’ampia maggioranza in Congresso, possono essere
la base per un agire comune tra
America ed Europa.
Ma Barack Obama eredita però, sul
fronte internazionale, anche due guerre
aperte. Guerre che fino a ieri erano il
simbolo della superpotenza occidentale, anche senza l’appoggio europeo.
Ma il nuovo presidente ha già promesso di ritirarsi dall’Iraq entro sei mesi e
di dialogare con l’Iran per risolvere
soprattutto il problema del nucleare.
Ma non si deve pensare ad un presidente disarmato. Lui stesso ha ammesso di voler sconfiggere chi vuole
distruggere il mondo. Il mondo appunto, non gli Usa. E lui dalla parte dei
carnefici non ci vuole stare. Ecco quindi i primi progetti per la salvaguardia
del pianeta, perché diminuiscano
dell’80 per cento entro il 2050 le emissioni di gas serra, la ricerca delle energie rinnovabili e la promessa della fine
di una dipendenza dal greggio entro i
prossimi 10 anni. Ecco il calcolo di 5
milioni di nuovi posti di lavoro proprio
nel campo dell’energia pulita, perché è
il verde il nuovo business.
Così in termini di sanità il piano di
Obama prevede invece la compresenza di un servizio pubblico potenziato e
delle attuali coperture assicurative private. Le aziende che non offrono questo beneficio ai propri dipendenti
dovranno però versare contributi al
sistema pubblico, perché l’obiettivo è
assicurare una copertura ai 45 milioni
di americani (tra cui 8 milioni di bambini) che oggi ne sono sprovvisti.
Non appena insediato alla Casa
Bianca, Barack Obama è pronto ad
abolire o modificare almeno 200
decreti esecutivi o regolamenti amministrativi, varati dal governo di George
Bush. Si tratta di provvedimenti dai
forti connotati ideologici e «politicamente divisivi», con cui l'attuale
amministrazione aveva sposato tutte le
istanze della destra più conservatrice e
di quella religiosa.
Nel mirino sono fra gli altri il limite ai
fondi federali per la ricerca sulle cellule staminali, le normative sulle emissioni di diossido di carbonio e su questioni sociali come l'aborto, alcune
regole molto restrittive sull'immigrazione. Il presidente-eletto è comunque
molto attento a
inimicarsi
non
anzitempo
il
AT TUA LIT À
Parlamento.
«Prima di prendere qualunque decisione - ha spiegato
una portavoce di
Obama, Stephanie
Cutter - si consulterà con i leader
congressuali di
entrambi gli schieramenti,
così
come con i gruppi
interessati. Ogni
decisione verrà discussa con i suoi garsi, se nel periodo ancora in carica
ministri, nessuno dei quali è stato George Bush dovesse approvare, come
ancora scelto». Anche se la priorità sembra tentato di fare, una sfilza di
numero uno del futuro presidente ordini esecutivi dell'ultima ora, nella
rimane la risoluzione della crisi finan- speranza di irrobustire la sua legacy
ziaria e il rilancio dell'economia, ideologica.
Obama è quindi determinato a fare la In questo si differenzia il pensare
differenza su temi più vasti. A comin- democratico di Obama rispetto al conciare dai cambiamenti climatici, dove servatorismo che finora è sopravvissufra l'altro ha promesso di rovesciare il to in America, nel fare del nuovo
divieto, imposto in dicembre da Bush un’opportunità, partendo dal vecchio.
alla California, di regolare in modo E questo forse è il quel messaggioautonomo le emissioni di CO2 dalle simbolo che vale la pena di tradurre in
automobili, tagliandole del 30% tra il tutte le lingue del mondo.
2009 e il 2016. La lista potrebbe allun-
FINANZIARIA 2009
E
di Giancarlo Brunello
’ stato presentato dal
Governo al Parlamento il
disegno di legge per la
Finanziaria 2009 che dovrà essere
esaminato ed approvato dalle due
camere.
Va detto subito che non ci sono
novità di particolare rilievo. Ci
sono infatti diverse proroghe di
normative fiscali transitorie
approvate nelle precedenti finanziarie, interventi nel settore previdenziale e stanziamenti di risorse per i rinnovi contrattuali del
pubblico impiego.
Vediamo comunque alcune disposizioni di maggiore interesse.
IRAP IMPRESE AGRICOLE
L’aliquota IRAP per le imprese
agricole che, fin dall’istituzione
dell’imposta, era stata “provvisoriamente” fissata nella misura
agevolata del 1,9% diviene “definitivamente” fissata a regime in
questa misura a partire dal 1°
gennaio 2008 anche per gli anni
successivi.
DETRAZIOI DALL’IRPEF
19%
Vengono reiterate anche per l’anno 2009 alcune detrazioni
dall’IRPEF, pari al 19% della
spesa sostenuta, che erano state
stabilite in via provvisoria per il
2008.
- Autoaggiornamento e formazione insegnanti
A tutti i docenti delle scuole di
ogni ordine e grado è riconosciuta la detrazione del 19% delle
spese sostenute per autoaggiornamento e formazione fino ad un
massimo di 500 euro.
- Spese asili nido
E’ confermata anche per il 2009
la detrazione del 19% delle spese
per la frequenza dell’asilo nido
16
dei figli fino ad un ammontare
massimo di 632 euro per figlio.
- Abbonamenti trasporto pubblico
L’abbonamento per i trasporti
pubblici è detraibile (sempre
nella misura del 19%) fino ad un
importo massimo annuale di 250
euro.
RECUPERO
PATRIMOIO
EDILIZIO
Viene per l’ennesima volta prorogata la detraibilità dall’IRPEF del
36% delle spese sostenute per gli
interventi di recupero edilizio.
Rimane inalterato in 48.000 euro
il tetto di spesa per ciascun
immobile oggetto di intervento,
come rimangono confermate le
procedure richieste per poter
beneficiare della detrazione.
Questa volta la proroga viene stabilita dal 1° gennaio 2008 fino al
31 dicembre 2011 (rispetto alla
precedente legge finanziaria, che
prevedeva la proroga fino al
2010, c’è la dilazione di un ulteriore anno).
E’ confermata altresì la proroga
della detrazione 36% delle spese
sostenute per l’acquisto di immo-
ES PERT O
bile facente parte di un edificio
complessivamente sottoposto a
restauro, ristrutturazione o risanamento da imprese o cooperative edilizie (in quest’ultimo caso
l’agevolazione spetta purchè la
compravendita o l’assegnazione
dell’immobile avvenga entro il 30
giugno 2012).
Anche per l’IVA agevolata al
10% sugli interventi di recupero
del patrimonio edilizio residenziale c’è la proroga fino al 31
dicembre 2011.
Per il momento ci fermiamo qui
in attesa di verificare se nel corso
dell’iter parlamentare di approvazione del provvedimento legislativo verranno introdotte modifiche e/o integrazioni, di cui eventualmente daremo tempestiva
comunicazione.
NEWS DIECIRIGHE
a cura di Claudia Andreatta
CONTRIBUTI REGIONALI PER LE PICCOLE
IMPRESE DEL COMMERCIO
Arriva dalla Regione un finanziamento a fondo perduto per le micro e piccole imprese del commercio che decideranno di ammodernarsi. Un provvedimento atteso da tempo da Confesercenti Verona, che da tempo auspicava
un intervento di tale portata per ridare fiato al settore, come spiega il direttore dell’associazione di categoria,
Fabrizio Tonini: «Attraverso questo bando gli esercizi di vicinato otterranno un forte incentivo allo sviluppo,
soprattutto in un momento come questo di congiuntura negativa in cui è difficilissimo investire in beni strumentali quali arredi e attrezzature».
Le domande per poter accedere a questo finanziamento dovranno essere effettuate entro il 5 dicembre nella sede
dell’associazione di categoria, la quale provvederà a depositarla in Regione. Palazzo Balbi ha previsto una
somma di 7 milioni di euro da destinare al progetto. Si potranno inserire nella richiesta tutti i lavori di ammodernamento strutturale e di attrezzature effettuati a partire dal 1° luglio. Ad ogni impresa che rientrerà nei parametri verrà riconosciuto un contributo pari al 30% sul totale della spesa, che non deve essere inferiore agli 8 mila
euro. Il massimo erogabile sarà di 50 mila euro per ogni singolo esercizio, sia esso fisso o ambulante.
Per ulteriori informazioni e per presentare la domanda di contributo è necessario rivolgersi alla sede
Confesercenti di Via Albere 132 a Verona. Tel. 045.862.40.11.
PUBBLICATO IL CALENDARIO
DELLE APERTURE STRAORDINARIE
NEL COMUNE DI VERONA
Con riferimento al calendario per le aperture in
deroga degli esercizi di vendita al minuto del
Comune di Verona, si informa che nel corso dell’incontro tenutosi il 5 settembre scorso, è stato concordato il seguente calendario per l’apertura dei
negozi e per l’effettuazione dei mercati:
COMMERCIO FISSO:
-Domenica 4 gennaio (prima domenica di inizio
saldi invernali)
-Domenica 15 febbraio (Verona in Love)
-Domenica 5 aprile (Le palme)
-Sabato 25 aprile (festa della Liberazione)
-Domenica 5 luglio (prima domenica di inizio saldi
estivi)
-Domenica 6 settembre (pre-inizio scuole)
-Domenica 28 novembre (Fieracavalli)
18
-Domenica 29 novembre
MERCATI
-Martedì 6 gennaio (Epifania): Borgo Venezia, Via
Emo, Via Avogadro, Piazza San Zeno
-Sabato 25 aprile (Festa della Liberazione): Stadio
-Venerdì 1 maggio (festa del Lavoro): Via Emo,
Piazza Penne Nere, Corso Porta Nuova, Piazza XVI
ottobre, Piazza San Zeno
-Martedì 2 giugno (festa della Repubblica): Borgo
Venezia, Via Emo, Via Avogadro, Piazza San Zeno
-Sabato 15 agosto (Assunzione di Maria): Stadio
-Martedì 8 dicembre (Immacolata Concezione):
Borgo Venezia, Via Emo, Via Avogadro, Piazza San
Zeno
-Sabato 26 dicembre (Santo Stefano): Stadio.
CORSI IN PARTENZA
TIPOLOGIA
O
A N Z AT
V
A
R
UTE
COMP
E
N
A
M
A’ B A R
NOVIT
LUOGO ORE COSTO*
Corso sostitutivo del libretto di idoneità Verona e
provincia
sanitaria
3
33 euro
PERIODO
Novembre
Dicembre
Responsabile del servizio di prevenzione
e protezione per titolari d’impresa
(D.Lgs. 626/94)
Verona
16
160 euro
Gennaio
Formazione per addetto al pronto
soccorso aziendale per aziende
dei gruppi B e C
Verona
4
80 euro
Gennaio
Verona
12
170 euro
Gennaio
Verona
120
567 euro
Gennaio
Verona
33
217 euro
Febbraio
Verona
81
308 euro
Gennaio
Corso abilitante per agenti d'affari in
mediazione del settore immobiliare
Verona
106
433 euro
Febbraio
Corso computer base
Verona
25
190 euro
Gennaio
Addetto alla prevenzione degli incendi
per aziende a basso rischio
Corso abilitante per l'esercizio
dell'attività di "somministrazione
e vendita di prodotti alimentari"
Corso abilitante per l'esercizio dell'attivi tà di "vendita di prodotti alimentari"
Corso abilitante per agenti e rappresen tanti di commercio
Corso barman base
Corso computer avanzato
Verona
Verona
21
25
225 euro
210 euro
*Per gli associati Confesercenti sono previsti forti sconti. Al prezzo va aggiunta l’Iva pari al 20%
Gennaio
Marzo
Sede iscrizioni: Via Albere, 132 - 37137 Verona Tel. 045 8624011 - Fax 045 8624088 Responsabile: Claudia
Andreatta
e-mail: [email protected] - www.confesercenti-vr.it
19
INSIEME PER FORZA?
G
di Luca Corradi
ià novembre è mese triste
per conto suo, se in più sei
tifoso dell’Hellas Verona
o del Chievo beh, allora non te la
passi tanto bene. La squadra della
Diga arranca nei bassifondi della
serie A, sembra aver smarrito
compattezza, gioco e smalto dello
scorso anno e, se il campionato
finisse in questo mese, sarebbe
meritatamente di nuovo in serie B.
A pagare è stato mister Iachini,
esonerato a inizio mese dopo il ko
di Palermo, ma al di là del gioco i
gialloblù non hanno dato l’impressione di sfoderare cuore come si
era soliti vederli fare. Il Verona è
invece certamente migliore rispetto a quello che ha maltrattato le
coronarie dei suoi tifosi nell’ultima primavera, ma i risultati sono
ancora deludenti e la sensazione è
quella di una squadra che dovrà
sudare non poco per districarsi dal
centroclassifica. Qui il cuore non
20
manca (vedi sfortunato 0-0 con il peperoncino. Come? Ritirando
Lecco) e la difesa fa rima con fuori una storia vecchia di anni,
bella sorpresa ma, direbbero i una sorta di salvagente fittizio che
butei, “far un gol
dovrebbe (in teol’è come partoria)
preservare
rir…” Questa è la
entrambe
le
situazione
sul
Da anni s i parla di società dal naucampo.
Una
fragio. Sportivo
f u s io ne t r a l e d ue
squadra
che
sì, ma soprattutto
appare insuffisoc ietà di calcio di economico. La
ciente per la serie
fusione. Parola
V er on a: He ll a s e
A, un’altra che
che fa venire le
vivacchia
in
pustole ai tifosi
C hi ev o. E t ut t o
Lega Pro, per
solo a sentirla,
s e m b r a r u ot a r e
l’insoddisfazione
soprattutto
se
continua
dei
affiancata all’unii nt or no al la
rispettivi tifosi.
ca altra che la può
c o s t r u z io n e de l
Mescoli il tutto e
addolcire: necesla poltiglia che
saria. Diciamolo
nu ov o s t ad i o
ne esce non è
subito: i tifosi
certamente qualnon la vogliono.
cosa dal buon
Quelli del Chievo
sapore, così nelle ultime settimane si identificano in una società sana
si è tornati a cercare di metter e per molti versi unica nei profespepe, sale e anche un bel po’ di sionisti, e di andare in soccorso
del povero Hellas malato non se la
sentono proprio. A quelli del
Verona, poi, non provate nemmeno a parlarne: rischiereste l’incolumità. La loro versione dei fatti è
quella di una società con una storia centenaria e gloriosa, che piuttosto di vedere “mescolata” a
quella più giovane del Chievo
farebbero ripartire da zero, dai
dilettanti (anche perché poco ci
manca, comunque). Si tratta, al di
là dei pregiudizi reciproci, di due
società completamente diverse per
storia, tradizione, pubblico e
anche spirito: farne una di due
sarebbe forse davvero un azzardo,
sportivamente insensato, con
buona pace di chi ritiene invece la
fusione l’unica strada possibile
per risollevare le sorti della
Verona calcistica. Ecco perché si
spera che, ancora prima di chiedersi come realizzarla, le persone
cui spetterà la decisione si domandino se sia giusto o meno farlo.
Tenendo conto, per esempio, che i
tifosi sono più orgogliosi di una
squadra da cui si sentono rappresentati piuttosto che di un’altra,
magari più forte e in categorie
superiori, che invece non appartiene loro. “Ognuno deve stare dove
le sue forze gli consentono di
stare” - dice il giornalista di
Repubblica Gianni Mura, che
abbiamo sentito a proposito – “Le
fusioni nel calcio professionistico
non hanno senso, non fondono ma
confondono. Storia, tradizioni,
dimensioni e passioni. Meglio sof-
GIALLOBLU
fusi che fusi”. La fede non ha
categoria, insomma, e l’incrollabile pubblico dell’Hellas ne è dimostrazione vivente domenica dopo
domenica. Di questa benedetta
fusione, comunque, si parla da
anni, dai tempi (quasi rimpiangibili,
per
certi
versi)
di
Giambattista Pastorello. Scrivere
queste ultime due parole a poche
sillabe di distanza dalla “parolaccia” in questione può sembrare
davvero troppo per i tifosi
dell’Hellas, e ci scusiamo: non
capiterà più. Ma richiamare in
causa l’ex presidente dei mastini
potrebbe invece avere un effetto
rassicurante, nel senso che il tanto
temuto matrimonio era forse più
probabile allora, con un patron più
interessato all’imprenditoria che
alla bandiera, rispetto a un Conte
Arvedi che ha già dichiarato a
spada tratta di opporsi, finchè sarà
presidente, all’unione col Ceo.
“Stimo e apprezzo il Chievo” – è il
pensiero di Arvedi – “ma si tratta
di due realtà diverse, che tali
devono rimanere. Anche se in
futuro dovessero porsi condizioni
favorevoli, io non permetterò la
fusione”. Di tutt’altro parere,
invece, il presidente del Chievo
Luca Campedelli: “E’ una questione da approfondire, che però non
spetta solo alle società ma richiede anche lo sciogliersi di altri nodi
legati al sindaco, alle realtà economiche
locali,
ai
tifosi.
Comunque, io alla fusione non
dico di no”. Una dichiarazione
quantomeno curiosa, visto che
qualche anno prima lo stesso
Campedelli aveva parlato, alle tv
locali, di come gli sembrasse un
“controsenso unire due debolezze”. Una virata di posizione, o
almeno una maggior apertura
all’eventualità, dettata evidente21
mente da prospettive particolari
che potrebbero schiudersi in futuro, prospettive naturalmente economiche: il Chievo è una società
dal bilancio sostanzialmente sano,
che riesce a sopravvivere nonostante impegni monetari sempre
più gravosi, mentre della crisi
finanziaria dell’Hellas si è già
scritto e letto abbastanza. Il nodo
cruciale potrebbe (dovrebbe) essere legato alla costruzione del
nuovo stadio, un affare da centinaia di milioni di euro che ingloberebbe anche una sorta di cittadella commerciale e comunque la
riqualificazione dell’area San
Massimo-Spianà. Ma tutto questo,
unito all’inamovibilità di Arvedi,
lascia presupporre tempi abbastanza lunghi. Ammesso che la
cosa si faccia, ovviamente. Ecco
quindi farsi largo tre ipotesi. Nel
primo caso, bisognerebbe che
Arvedi cedesse il Verona ad un
altro proprietario, disposto poi a
sua volta alla trattativa con
Campedelli: ipotesi che sembra
abbastanza improbabile, viste le
immense difficoltà incontrate
(volute?) dal Conte in questi anni
nel momento di arrivare davvero
22
il presidente
dell’Hellas
Verona, Piero
Arvedi
alla cessione. Un’altra possibilità
sarebbe quella dell’acquisizione,
con il presidente del Chievo che,
per così dire, “sacrificherebbe”
progressivamente la società della
Diga per inglobarla un po’ alla
volta in un nuovo Hellas, magari
con la collaborazione di Previdi,
della famiglia Mazzi e del sindaco
Tosi. Ipotesi però fortemente
smentita ad ogni occasione dai
diretti interessati. Infine, il caso
più probabile: non succede niente,
e si va avanti così. Il fatto che se
ne parli da anni a momenti alterni
(in quelli di maggior crisi, è
ovvio) e che le dichiarazioni delle
società siano spesso tutt’altro che
il presidente
del Chievo
Verona, Luca
Campedelli
omogenee
(vedi
ArvediCampedelli) lascia intuire che si
tratti solo dell’ennesimo fuoco di
paglia. Sul campo, intanto, il
Chievo pensi a riappropriarsi del
suo spirito inimitabile e a giocarsela per la salvezza, l’Hellas a trasformare in risultati un potenziale
giovane ma volenteroso e una
spinta, quella del suo pubblico,
che in termini di abbonati gli
viene invidiata dall’intera serie C,
da quasi tutta la B e anche da qualcuno più in su. Perché, di questi
passi, l’unica vera fusione che si
rischia è quella del cervello dei
tifosi.
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Numero 20 - Novembre 2008