20 Commercio Oggi Registrazione al Tribunale di Verona n. 458 del 12 aprile 1979 Anno 26° n. 20 Novembre 2008 Mensile della Confesercenti di Verona Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DR VERONA DIRETTORE RESPONSABILE Daniele Pagliarini PUBBLICITA’ Ufficio Commerciale Ce. Se. Con. Verona tel. 045 8624031 EDITORE Ce. Se. Con. Srl DIREZIONE, REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE Via Albere, 132 - 37137 Verona. Tel. 045 8624011 [email protected] IN REDAZIONE Alessandro Torluccio, Claudia Andreatta. HANNO COLLABORATO Luca Corradi, Giorgia Pradolin, Caterina Ugoli, Elisa Rizzi, Michele Zammattio. Impaginazione e grafica a cura di Confesercenti Verona FOTO Archivio Ce. Se. Con. STAMPA Grafiche Aurora Via della Scienza, 21 37139 Verona ATTUALITÀ SOMMARIO 5 EDITORIALE L’America che cambia 6 ATTUALITÀ Consumi in caduta libera 8 DOSSIER Aria di crisi 11 SONDAGGIO La croce degli italiani? Il mutuo o il prestito 13 ATTUALITÀ Obama sul tetto del mondo 16 ESPERTO Arriva la nuova finanziaria 18 DIECIRIGHE Finanziamenti a fondo perduto per le pmi e calendario delle aperture straordinarie 19 FORMAZIONE Corsi in partenza 20 GIALLOBLU Insieme per forza 6 I consumi in caduta libera aprono la porta alla recessione in Italia SONDA GGI O 11 Parlano gli italiani: qual è la prima preoccupazione? La rata del mutuo ATTUALITÀ Gli Stati Uniti hanno scelto il cambiamento. Sarà il democratico Barack Obama a guidare il Paese 13 GI A L LO B L U 20 Chievo e Hellas: fusione o non fusione? Questo è il problema... B EDITORIALE L’AMERICA CHE CAMBIA arack Obama alla fine ce l’ha fatta. Gli Stati Uniti hanno deciso che era il momento di cambiare, non solo a livello politico, ma anche come immagine, come ideale. Non ha vinto solo un democratico, ha vinto un uomo di colore, giovane, senza avere alle spalle un nome o una carriera politica di primo piano. Questo è un esempio formidabile di democrazia, dove le idee prevaricano le opportunità di ottenere un risultato. Non credo sia un voto di protesta, come qualcuno l’ha definito. Questo è un voto ragionato e voluto dalla stragrande maggioranza degli americani. Come dicono gli esperti, l’avrà aiutato la congiuntura economica, la disastrosa gestione Bush, ma quello che emerge molto chiaramente è la volontà di cambiamento. Quella che viene definita la più grande democrazia del mondo sente il bisogno di qualcosa di nuovo e molto probabilmente questo vento investirà ben presto anche l’Europa. Il vecchio continente non potrà che trovare beneficio da quanto successo. Ora attendiamo di capire quali saranno i primi provvedimenti di del nuovo Presidente, ma la sensazione è di essere di fronte ad un fatto storico di portata mondiale. Obama potrebbe essere la scintilla che riaccende il motore dell’America, permettendo al vecchio continente di ricominciare ad investire e a credere negli Stati Uniti. di Silvano Meneguzzo Silvano Meneguzzo Presidente Confesercenti Verona 5 CONSUMI IN CADUTA LIBERA di Daniele Pagliarini G l i i t a l i a n i co n t i n u a n o a t a g l i a r e l e s p es e , r i n u n c ia n d o s o p ra tt u tto a i b e n i d u r e v ol i e a l l’ a b b i g l i a m e n t o . M e n e g u zz o : « i l ci c l o d e i co n s u mi s i è a re n a t o » L ’ Italia vanta la leadership del maggior rallentamento economico dalla fine del 2007 nell’area Euro e di conseguenza crescono le distanze con l’Europa. Un primato a dir poco scoraggiante. E’ questo il risultato emerso dal Rapporto Confesercenti – Ref sulle prospettive economiche dell'Italia. Silvano Meneguzzo, presidente dell'associazione di categoria scaligera sintetizza lapidario: «Il marchio dell’economia italiana di quest’anno finora è rappresentato da un preoccupante segno zero: 6 0,1% per il Pil 2008, sottozero i consumi delle famiglie, un pesante segno meno anche per investimenti ed innovazione (-2,2%)». I consumi degli italiani sono calati dello 0,1% rispetto allo scorso anno e nel 2009 le prospettive non sono migliori. Se poi si considerano i consumi al netto dell’inflazione, la flessione è ancora più evidente e tocca lo -0,4%. Secondo la Confesercenti «il ciclo dei consumi si è arenato» a causa della condizione delle famiglie italiane, impoverite dall’aumento del debito (leggi mutuo) e dal caro-vita. «Si calcola - evidenzia il rapporto Confesercenti-Ref - che fra i rincari degli energetici e dei prodotti alimentari, l’inflazione importata abbia ridotto il potere d’acquisto del reddito delle famiglie di quasi il 3% in 2 anni» portando i consumi «sull’orlo della recessione». Gli italiani continuano a tagliare le spese, rinunciando soprattutto ai beni durevoli, in particolare auto ed elettronica, in calo del 3,1%, ma anche ai beni non durevoli (-1%) e semidurevoli (-0,4%), specialmente l’abbi- gliamento, nonostante la tenuta del settore “junior”, diventata una spesa incomprimibile. Secondo le previsioni dell’associazione di categoria, nel 2009 ci saranno poche speranze di inversione rapida di questo desolante ciclo economico: il Pil salirà ad un modesto 0,8%, gli investimenti si limiteranno a dimezzare il segno negativo (dal-2,2% al –1,3%). «Noi vogliamo che l’Italia smetta di essere la lumaca d’Europa e cambi marcia» – continua Meneguzzo: «Non basta sfrondare alcuni eccessi, servono scelte coraggiose. E per trovare nuove risorse che affrontino le carenze dell’Italia, dall’energia, all’innovazione, ai ritardi del sud, alle infrastrutture non ci sono alternative a tagli di spesa più incisivi.Altro che una nuova Ici, od altra imposta, alle province! Serve invece un piano che in pochi anni le cancelli, che accor- pi i piccoli comuni, che riduca drasticamente le comunità montane, che crei aree metropolitane con adeguati poteri. E soprattutto diciamo un chiaro no ad un federalismo che aumenti ancora il già insopportabile prelievo fiscale. E’ imperativo che le tasse, per famiglie ed imprese, vadano gradualmente ridotte». Molto, comunque, dipenderà dalla contrazione del prezzo del petrolio: ecco perché Confesercenti insiste affinché si investa con urgenza in energie alternative e nucleare. Un altro campanello d’allarme arriva dal rapporto: alle difficoltà attuali si aggiungerà una forte frenata del settore edilizio (nel 2009 costruzioni al –2,2%). In sostanza un poco di sereno arriva solo dal possibile ritorno dell’inflazione sotto il 3% (nel 2009 2,6% dal 3,6 di quest’anno ed ancor meglio nel 2010: 2%) e dalle esportazioni (+3,7). UE: ITALIA IN RECESSIONE, CRESCITA ZERO PER IL 2008 Sono queste le nuove stime della Commissione europea, che nelle sue 'Previsioni d'autunno' diffuse oggi prevede per il nostro Paese ''un'ulteriore perdita di competitivita'''. Il debito pubblico italiano nel 2008 resterà al 104,1%, stesso livello dell'anno precedente, e nel 2009 tornerà a salire al 104,3%. Nel 2010 scenderà leggermente al 103,8%. La Commissione Ue spiega che tale andamento è dovuto soprattutto con l'attesa stagnazione dell'economia italiana, ma anche con ''un avanzo primario ancora troppo basso'' intorno al 2,5%. Due fattori che secondo Bruxelles '' impediranno ogni riduzione del debito nel 2008 e nel 2009''. La Commissione europea spiega inoltre che ''nonostante il livello di indebitamento relativamente basso del settore privato in Italia, esistono rischi di un impatto significativo della crisi finanziaria sull'economia reale'' ed ''il maggior rischio e' legato alla fiducia dei consumatori'' che dovrebbe rimanere ''a livelli molto bassi o ancora peggiori'', con i consumi privati ''piu' contenuti del previsto''. Nelle previsioni della Commissione Ue vengono tagliate drasticamente anche le stime sul Pil di Eurolandia che nel 2009 si attesterà allo 0,1%, ''vicino alla stagnazione'', contro la precedente previsione dell'1,5%, mentre nel 2010 è prevista una leggera ripresa allo 0,9%. L'Ue-27 crescerà dello 0,2% nel 2009 e dell'1,1% nel 2011. 7 ARIA DI CRISI MONDIALE di Elisa Rizzi G li an ni del c redi to fac il e sono te rmina ti in mani era brus ca, con i l fal li mento d ell e prin cip ali ba nch e am eric ane e il cro ll o d ei merca ti az iona ri. Qual e econ omia c i asp etta ora ? 8 L o scossone finanziario delle scorse settimane ha gettato i risparmiatori di tutto il mondo nello scompiglio e nel terrore. Gli anni del credito facile sono infatti finiti in maniera brusca, spazzati via dall’uragano finanziario partito dagli Stati Uniti e diffusosi in poco tempo anche nel Vecchio Continente. Per capire quello che sta succedendo bisogna considerare che, al giorno d’oggi, con la diffusione del sistema globalizzato, tutti i mercati finanziari, sia a livello geografico, sia a livello settoriale, sono fortemente interconnessi, di conseguenza un problema che sorge in un punto qualsiasi del sistema complessivo può facilmente propagarsi al resto della costruzione. Inoltre il capitalismo attuale, liberalizzato e mondializzato, le cui attività, tra l’altro, sono cresciute in maniera spropositata nell’ultimo periodo, ha portato alla concentrazione di volta in volta, su certi settori specifici, quali la borsa, le materie prime, il settore immobiliare, il petrolio. Si è passati dunque di bolla in bolla, privi di qualsiasi meccanismo di regolamentazione, facendo crescere oltre il ragionevole i valori di tali beni, finché, lo scorso agosto 2007, non è scoppiata la bolla immobiliare negli Stati Uniti. Quella che l’Italia, insieme a molti altri Paesi, sta vivendo, si potrebbe definire come la fine del “bengodi”. In esso era possibile tutto e subito: ricchezza, produzioni e consumi, modelli di vita più che dignitosi, continua crescita economica. Forse le troppo generose proposte, come i tassi zero, i prestiti immediati, i “compri oggi e paghi quando vuoi”, avrebbero dovuto far suonare un campanello d’allarme, ma così non è stato, perché nei momenti di euforia i rischi non si vogliono vedere e così ci si ritrova oggi a far i conti con il pericolo imminente di una forte recessione. Le cause fondamentali della crisi vanno quindi indagate nella crescita esplosiva, e si potrebbe dire anche maniacale, dell’attività bancaria che ha portato alla perdita del senso di gravità di una finanza creativa, frastornata da complicate formule matematiche e corrotta da un’avidità senza limiti. Così oggi l’America, da dove è partito tutto, conta il fallimento, la nazionalizzazione o la fusione di oltre 15 banche e importanti istituti di credito operanti nel settore del mercato immobiliare (Bear Stearns, Freddie Mac, Fannie Mae, Lehman Brothers, Merrill Lynch, Goldman Sachs, Morgan Stanley e altri). Tutte queste aziende che hanno operato in tutto il mondo e che godevano di una solida reputazione stanno cadendo a causa di una “politica di aiuto” sbagliata, che sì, ha consentito alle imprese di produrre sempre di più, ma che nello DOSSIER stesso tempo erogava, senza prendere le dovute precauzioni, prestiti e mutui ad alto rischio anche a soggetti che non disponevano di adeguate garanzie economiche (i cosiddetti mutui subprime). Così facendo gli Stati Uniti, fino al 2006, hanno visto un forte boom del mercato immobiliare (le case di proprietà negli Usa sono passate dal 64% del 1994 al 69% del 2006). Le banche ritenevano che il valore stesso delle abitazioni avrebbe costituito una garanzia sufficiente. Tale certezza ha innescato un meccanismo inarrestabile: chi non aveva soldi e garanzie poteva chiedere un mutuo subprime per potersi comprare una casa, e così la crescita della domanda delle abitazioni ha fatto automaticamente aumentare il loro prezzo ed era questo che bastava alle banche come garanzia. Ma dal 1997 al 2006 il valore delle case è salito del 124% e questo ha anche fatto crescere l’indebitamento delle famiglie schiacciate da mutui sempre più pesanti. Per non avere tutto il rischio nelle proprie tasche, le banche avevano trovato una soluzione che inizialmente sembrava una vera e propria “fabbrica di soldi”, trasformando i clienti in vittime inconsapevoli. In altre parole, per scaricare i rischi di insolvenza le banche hanno architettato complicati strumenti finanziari per cartolarizzare i crediti che avrebbero dovuto corrispondere interessi superiori a quelli dei titoli di stato, ma che in realtà erano garantiti solo dai pagamenti rateali di chi aveva sottoscritto il mutuo. Questo significa che le banche hanno “impacchettato” i mutui subprime in obbligazioni (ABS, Asset Backed Securities) che sono state vendute agli investitori. Tali Abs (che negli Usa ammontano a 4200 miliardi di dollari) sono state successivamente “reimpacchettate” da altre banche in altre obbligazioni (CDO, Collateralized Debt Obligation). Così facendo, invece di ridurre i rischi, le banche li hanno moltiplicati e sparpagliati. Intanto nel 2007 il tasso di insolvenza è salito a quasi un cliente su sei, rispetto all’un cliente su venti del 2000, perché i mutuatari, che hanno visto le rate mensili schizzare verso l’alto, non sono stati più in grado di pagare rispettando le scadenze. Ovviamente la conseguenza diretta di ciò è l’aumento dei pignoramenti, ma essendo i valori delle case scesi, il pignorante non riusciva più a recupe9 rare la somma concessa. È così che la crisi dei mutui subprime è dilagata con effetti disastrosi. Si arriva in poco tempo al cosiddetto primo lunedì nero, il 29 settembre 2008, nel quale il piano Paulson proposto dal governo Bush per alleviare le sorti della finanza Usa, è stato bocciato. Bisogna aspettare il 3 ottobre perché il nuovo piano, aggravato dal peso di una miriade di emendamenti che fanno lievitare gli impegni di spesa dai 700 miliardi di dollari previsti sino a 850, diventi legge. Nonostante questo, il 6 ottobre i listini mondiali si trovano ad affrontare un altro lunedì nero, nel quale le borse globali bruciano 2200 miliardi di dollari, con Francoforte che cede il 7,07%, Parigi il 9,04%, Londra il 7,85%. Piazza Affari perde l’8,24%. Inizialmente, gli effetti di questa tempesta finanziaria non furono percepiti allo stesso modo da tutti, alcuni Paesi, infatti, hanno sottostimato la lunghezza e la profondità di questa crisi, come ha ammesso anche Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, il gruppo italiano più esposto alla crisi. I vari governi, per salvare il salvabile, hanno adottato strategie diverse, ma coordinate nello stesso tempo, con prestiti agevolati, provvidenze fiscali, rinegoziazione degli impegni e operazioni particolari, al fine di evitare lo spettro di cui tanto si parla: una depressione stile anni ’30. Secondo Dominique Strauss-Kahn, direttore generale del Fim (Fondo monetario internazionale) «ciò che ricreerà un clima di fiducia è un’azione dei governi che sia chiara, comprensibile e coordinata fra i Paesi. Il settore privato non può ricreare la fiducia da solo». In Italia gli aiuti hanno mirato a scongiurare il rischio che la mancanza di liquidità portasse gli istituti di credito al fallimento. Con il decreto legge 9 ottobre 2008, n.155 (entrato in vigore lo stesso giorno), il Governo ha mirato ad introdurre norme a difesa del sistema creditizio italiano e a tutela dei risparmiatori: vengono infatti garantiti i depositi fino ad un massimale di 103 mila euro. Le previsioni sul nostro Paese, però, parlano di recessione per l’anno prossimo (il Pil, secondo le stime di Confindustria, scenderà a –0,5%). «L’Italia» afferma Jorg Decressin, economista della Fmi «sarà colpita come gli altri Paesi dalla restrizione del credito e anche le banche italiane subiranno queste condizioni. Ma è anche già da tempo alle prese con problemi di crescita più bassa rispetto ai partner europei. Di conseguenza ci sono problemi strutturali che pesano sulle sue prospettive economiche». Effettivamente il quadro tracciato dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, non è molto rasserenante, anche se sostiene che il nostro paese se l'è cavata meglio perché «non si sono diffuse pratiche temerarie di concessione del prestito senza un'adeguata considerazione della capacità del prenditore di restituire i fondi». Insomma, questa crisi ha stravolto i mercati, e la sfiducia si fa sempre più palpabile tra la gente, preoccupata perché vede lievitare davanti ai propri occhi il costo della vita e soprattutto dei beni di prima necessità, e d’altro canto la debolezza dei salari non aiuta. Occorrerà un ruolo attivo dell’Europa, perché tutto quello che è stato fatto finora non ha di certo calmato i mercati. Ciò che serve è un grande piano internazionale per tutelare il risparmio. È anche importante che la “vena patriottica” economica, che si è vista recentemente nel caso Alitalia, non opponga resistenze. Indagine Confesercenti : 84% degli i nterv i stati i n s eri a di ffi col tà con il pagamento dell e rate mensil i SONDAGGIO MUTUI E PRESTITI: L A CROCE DEGLI ITALIANI I taliani e mutui separati in casa: secondo un sondaggio Confesercenti-Swg pagare le rate di mutui e prestiti crea difficoltà anche serie all'84% degli italiani tanto che per il prossimo anno un'ampia maggioranza di intervistati - il 64% - esclude categoricamente di accendere nuovi mutui e solo l'8% si dice pronto a farne di nuovi. Ma la rinuncia a rate, prestiti e mutui è già stata forte: solo quest'anno c'è un 50% che ha girato alla larga da queste forme di indebitamento. "Non c'è dubbio che il Governo deve intervenire subito - sostiene Marco Venturi Presidente della Confesercenti - imponendo alle banche di tagliare gli interessi per evitare il concreto rischio usura e, se è utile, allungare i tempi. Ormai c'è un vero e proprio allarme mutui e credito. Al di là delle buone intenzioni e delle dichiarazioni fatte per famiglie ed imprese l'ac- cesso ad essi sta diventando una via crucis. Voglio denunciare anzi il fatto che proprio dal nostro sondaggio emerge con chiarezza la resistenza delle banche a rinegoziare i mutui con i clienti. Ben il 61% degli intervistati ha dichiarato di non aver ricevuto nessuna proposta dal proprio Istituto di credito. Governo e Parlamento devono ripristinare un clima di fiducia reale fra banche, pmi e famiglie. Perché se le banche sono riluttanti a fare proposte di rinegoziazione anche molti loro clienti - il 59% del campione - vedono in questo strumento un rischio che potrebbe peggiorare la loro condizione. Ma attenzione anche alle rinunce: in prima fila ci sono vacanze e tempo libero. Il governo eviti che la crisi si traduca in un altro colpo duro al nostro turismo." Mutui e prestiti: ogni mese in media se ne vanno 478 euro. Secondo il sondaggio Confe - sercenti-Swg ogni mese in media escono dai bilanci familiari 478 euro, ma per il 23% degli intervistati la spesa si colloca fra i 500 e i 1000 euro. E c'è infine anche un 10% che spende fra i 1000 e i 2000 euro. Il tasso medio indicato nel sondaggio si aggira attorno al 7%. Ma per un italiano su quattro sale fra l'8% ed il 20%. Ma quante volte ricorrono gli italiani a varie forme di prestito? Fino ad oggi in media circa tre volte negli ultimi tre anni. Anche se c'è un 7% che vi è ricorso più di 5 volte. Le motivazioni più gettonate sono due: il 57% degli intervistati intendeva ridurre l'impatto del pagamento, un altro 41% non possedeva l'intera cifra. La "regina" dei desideri per i quali si ricorre ai prestiti è la casa (ristrutturazioni o acquisto di prima o seconda casa) Subito dopo viene l'auto. A seguire si rateizzano più frequentemente le spese per 11 elettrodomestici e mobili, computer e altri prodotti tecnologici. Ma c'è anche un 6% che si indebita per cerimonie e un 2% per regalare o regalarsi un gioiello. Mutui, le rinunce per pagare: tagli a vacanze, tempo libero, scarpe e vestiti. Per poter sostenere le spese mensili fisse le famiglie riorganizzano i bilanci e tagliano in primo luogo le risorse per le vacanze (lo fa un 21%). Subito dopo a rimetterci è il tempo libero su cui si abbatte il taglio di un altro 20% del campione. Notevole anche la rinuncia a comprare nuovi capi di abbigliamento o scarpe con un altro 17% di intervistati. E si arriva ad un 9% che usa le "forbici" per rifilare tutte le voci del proprio bilancio. Il risparmio degli italiani. Dove è e dove finirà...Perdite finora? Quasi il 17%. Fino ad oggi i risparmiatori italiani intervistati ritengono di aver perso quasi il 17% in termini di rendimento dei propri investimenti fatti. Ma la maggioranza delle "formi- che" italiane ha suddiviso i suoi risparmi in conti correnti (22%), in fondi ( 17%), in Bot ed altri titoli di Stato (15%). Solo un 10% si è indirizzato verso le azioni, mentre un 2% ha riscoperto il ... materasso e tiene i soldi in casa. Questo 2% è destinato a salire di un punto nei prossimi mesi che saranno dominati - stando alle risposte date al sondaggio - dalla preferenza dei risparmiatori verso i titoli di Stato. Poi vengono gli immobili e i conti correnti bancari. Solo un altro 2% si farà abbagliare dal colore dell'oro. Ma la prudenza degli investitori emerge anche da un'altra percentuale: quella di chi non modificherà i propri investimenti e che si aggira attorno all'11%. AT TUAL ITÀ OBAMA SUL TETTO DEL MONDO S e c’è qualcuno che ha ancora dei dubbi sul fatto che questo Paese sia un luogo dove tutto è possibile, questa notte ha avuto la risposta che cercava”. Sono queste le parole con cui esordisce Barack Hussein Obama nelle vesti di neo eletto presidente degli Stati Uniti d’America, la notte tra il 4 e il 5 novembre. Un discorso, il suo, che è necessario tradurre in tutte le lingue del mondo, e non solo per i suoi contenuti, ma piuttosto per il significato simbolico. E’ in quel “tutto è possibile”, infatti, la chiave della figura di Barack Obama. E come dargli torto. Finora il nuovo di Caterina Ugoli G li St ati U ni ti ha nn o vo tat o pe r i l cam b ia me nt o. N o n sol o p ol i ti co presidente, già personaggio storico, proprio perché primo nero alla Casa Bianca, ha dimostrato al mondo che la politica ha bisogno di volti nuovi e di uno svecchiamento delle idee. Egli rappresenta, infatti, un volto nuovo sul quale 349 elettori, contro i 162 di John McCain, l’avversario repubblicano, hanno voluto assumersi il rischio di scommettere. E ancora una volta l’America si è dimostrata un paese all’avanguardia. Un paese dove non arriva solo chi ha il “giro giusto”, ma chi parte da zero e guadagna merito e stima, che in campagna elettorale si traducono come “consensi”. 13 « È o c c o r s o m o lt o te mp o , ma s ta n o tte , f i n a l me n t e , i n se g u i t o a c iò c h e a b b i a m o f a t t o o g g i c o n q u e st a e le z i o n e , i n q u e s t o m o me n t o p r e ci s o e r i s o l u t i v o, i l c a m b i a m en t o è a r r i v at o i n A m e r i c a » . Barack Obama Ma ora che Barack Obama ha ottenuto il risultato di quei consensi, e quella fetta del “tutto possibile” americano, è il momento di completare l’opera, cioè di mantenere le promesse e di trovare il modo per farlo partendo soprattutto da ciò che gli è stato lasciato in eredità. Il volto nuovo del presidente americano non si distinguerà dal precedente solo per il colore della pelle. Con la vittoria di un democratico, infatti, qualcosa cambierà e i diversi progetti sono già stati, in parte, svelati. L’eredità di Obama è consistente. C’è, innanzitutto il problema di una crisi finanziaria a cui dare delle soluzioni. La macchina americana, è vero, richiede tempi di esecuzione molto lunghi e prima di raggiungere i primi segnali di un cambiamento sarà necessario attendere, ma l’atteggiamento del neo eletto presidente sembra più aperto e collaborativo. Sembra propendere per l’offrire delle possibilità a tutti, indipendentemente dalle condizioni di partenza di ciascuno, più che all’esclusività alla quale hanno ambito i suoi predecessori. E del resto, è la stessa condizione storica, economica e politica a richiedere una confronto con gli altri paesi del mondo. E Barack Obama sembra essere molto vicino al modo di agire degli europei. L’idea di uno stato più cauto, soprattutto perché regolamentato anche nelle leggi del mercato e il fatto di godere di un’ampia maggioranza in Congresso, possono essere la base per un agire comune tra America ed Europa. Ma Barack Obama eredita però, sul fronte internazionale, anche due guerre aperte. Guerre che fino a ieri erano il simbolo della superpotenza occidentale, anche senza l’appoggio europeo. Ma il nuovo presidente ha già promesso di ritirarsi dall’Iraq entro sei mesi e di dialogare con l’Iran per risolvere soprattutto il problema del nucleare. Ma non si deve pensare ad un presidente disarmato. Lui stesso ha ammesso di voler sconfiggere chi vuole distruggere il mondo. Il mondo appunto, non gli Usa. E lui dalla parte dei carnefici non ci vuole stare. Ecco quindi i primi progetti per la salvaguardia del pianeta, perché diminuiscano dell’80 per cento entro il 2050 le emissioni di gas serra, la ricerca delle energie rinnovabili e la promessa della fine di una dipendenza dal greggio entro i prossimi 10 anni. Ecco il calcolo di 5 milioni di nuovi posti di lavoro proprio nel campo dell’energia pulita, perché è il verde il nuovo business. Così in termini di sanità il piano di Obama prevede invece la compresenza di un servizio pubblico potenziato e delle attuali coperture assicurative private. Le aziende che non offrono questo beneficio ai propri dipendenti dovranno però versare contributi al sistema pubblico, perché l’obiettivo è assicurare una copertura ai 45 milioni di americani (tra cui 8 milioni di bambini) che oggi ne sono sprovvisti. Non appena insediato alla Casa Bianca, Barack Obama è pronto ad abolire o modificare almeno 200 decreti esecutivi o regolamenti amministrativi, varati dal governo di George Bush. Si tratta di provvedimenti dai forti connotati ideologici e «politicamente divisivi», con cui l'attuale amministrazione aveva sposato tutte le istanze della destra più conservatrice e di quella religiosa. Nel mirino sono fra gli altri il limite ai fondi federali per la ricerca sulle cellule staminali, le normative sulle emissioni di diossido di carbonio e su questioni sociali come l'aborto, alcune regole molto restrittive sull'immigrazione. Il presidente-eletto è comunque molto attento a inimicarsi non anzitempo il AT TUA LIT À Parlamento. «Prima di prendere qualunque decisione - ha spiegato una portavoce di Obama, Stephanie Cutter - si consulterà con i leader congressuali di entrambi gli schieramenti, così come con i gruppi interessati. Ogni decisione verrà discussa con i suoi garsi, se nel periodo ancora in carica ministri, nessuno dei quali è stato George Bush dovesse approvare, come ancora scelto». Anche se la priorità sembra tentato di fare, una sfilza di numero uno del futuro presidente ordini esecutivi dell'ultima ora, nella rimane la risoluzione della crisi finan- speranza di irrobustire la sua legacy ziaria e il rilancio dell'economia, ideologica. Obama è quindi determinato a fare la In questo si differenzia il pensare differenza su temi più vasti. A comin- democratico di Obama rispetto al conciare dai cambiamenti climatici, dove servatorismo che finora è sopravvissufra l'altro ha promesso di rovesciare il to in America, nel fare del nuovo divieto, imposto in dicembre da Bush un’opportunità, partendo dal vecchio. alla California, di regolare in modo E questo forse è il quel messaggioautonomo le emissioni di CO2 dalle simbolo che vale la pena di tradurre in automobili, tagliandole del 30% tra il tutte le lingue del mondo. 2009 e il 2016. La lista potrebbe allun- FINANZIARIA 2009 E di Giancarlo Brunello ’ stato presentato dal Governo al Parlamento il disegno di legge per la Finanziaria 2009 che dovrà essere esaminato ed approvato dalle due camere. Va detto subito che non ci sono novità di particolare rilievo. Ci sono infatti diverse proroghe di normative fiscali transitorie approvate nelle precedenti finanziarie, interventi nel settore previdenziale e stanziamenti di risorse per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego. Vediamo comunque alcune disposizioni di maggiore interesse. IRAP IMPRESE AGRICOLE L’aliquota IRAP per le imprese agricole che, fin dall’istituzione dell’imposta, era stata “provvisoriamente” fissata nella misura agevolata del 1,9% diviene “definitivamente” fissata a regime in questa misura a partire dal 1° gennaio 2008 anche per gli anni successivi. DETRAZIOI DALL’IRPEF 19% Vengono reiterate anche per l’anno 2009 alcune detrazioni dall’IRPEF, pari al 19% della spesa sostenuta, che erano state stabilite in via provvisoria per il 2008. - Autoaggiornamento e formazione insegnanti A tutti i docenti delle scuole di ogni ordine e grado è riconosciuta la detrazione del 19% delle spese sostenute per autoaggiornamento e formazione fino ad un massimo di 500 euro. - Spese asili nido E’ confermata anche per il 2009 la detrazione del 19% delle spese per la frequenza dell’asilo nido 16 dei figli fino ad un ammontare massimo di 632 euro per figlio. - Abbonamenti trasporto pubblico L’abbonamento per i trasporti pubblici è detraibile (sempre nella misura del 19%) fino ad un importo massimo annuale di 250 euro. RECUPERO PATRIMOIO EDILIZIO Viene per l’ennesima volta prorogata la detraibilità dall’IRPEF del 36% delle spese sostenute per gli interventi di recupero edilizio. Rimane inalterato in 48.000 euro il tetto di spesa per ciascun immobile oggetto di intervento, come rimangono confermate le procedure richieste per poter beneficiare della detrazione. Questa volta la proroga viene stabilita dal 1° gennaio 2008 fino al 31 dicembre 2011 (rispetto alla precedente legge finanziaria, che prevedeva la proroga fino al 2010, c’è la dilazione di un ulteriore anno). E’ confermata altresì la proroga della detrazione 36% delle spese sostenute per l’acquisto di immo- ES PERT O bile facente parte di un edificio complessivamente sottoposto a restauro, ristrutturazione o risanamento da imprese o cooperative edilizie (in quest’ultimo caso l’agevolazione spetta purchè la compravendita o l’assegnazione dell’immobile avvenga entro il 30 giugno 2012). Anche per l’IVA agevolata al 10% sugli interventi di recupero del patrimonio edilizio residenziale c’è la proroga fino al 31 dicembre 2011. Per il momento ci fermiamo qui in attesa di verificare se nel corso dell’iter parlamentare di approvazione del provvedimento legislativo verranno introdotte modifiche e/o integrazioni, di cui eventualmente daremo tempestiva comunicazione. NEWS DIECIRIGHE a cura di Claudia Andreatta CONTRIBUTI REGIONALI PER LE PICCOLE IMPRESE DEL COMMERCIO Arriva dalla Regione un finanziamento a fondo perduto per le micro e piccole imprese del commercio che decideranno di ammodernarsi. Un provvedimento atteso da tempo da Confesercenti Verona, che da tempo auspicava un intervento di tale portata per ridare fiato al settore, come spiega il direttore dell’associazione di categoria, Fabrizio Tonini: «Attraverso questo bando gli esercizi di vicinato otterranno un forte incentivo allo sviluppo, soprattutto in un momento come questo di congiuntura negativa in cui è difficilissimo investire in beni strumentali quali arredi e attrezzature». Le domande per poter accedere a questo finanziamento dovranno essere effettuate entro il 5 dicembre nella sede dell’associazione di categoria, la quale provvederà a depositarla in Regione. Palazzo Balbi ha previsto una somma di 7 milioni di euro da destinare al progetto. Si potranno inserire nella richiesta tutti i lavori di ammodernamento strutturale e di attrezzature effettuati a partire dal 1° luglio. Ad ogni impresa che rientrerà nei parametri verrà riconosciuto un contributo pari al 30% sul totale della spesa, che non deve essere inferiore agli 8 mila euro. Il massimo erogabile sarà di 50 mila euro per ogni singolo esercizio, sia esso fisso o ambulante. Per ulteriori informazioni e per presentare la domanda di contributo è necessario rivolgersi alla sede Confesercenti di Via Albere 132 a Verona. Tel. 045.862.40.11. PUBBLICATO IL CALENDARIO DELLE APERTURE STRAORDINARIE NEL COMUNE DI VERONA Con riferimento al calendario per le aperture in deroga degli esercizi di vendita al minuto del Comune di Verona, si informa che nel corso dell’incontro tenutosi il 5 settembre scorso, è stato concordato il seguente calendario per l’apertura dei negozi e per l’effettuazione dei mercati: COMMERCIO FISSO: -Domenica 4 gennaio (prima domenica di inizio saldi invernali) -Domenica 15 febbraio (Verona in Love) -Domenica 5 aprile (Le palme) -Sabato 25 aprile (festa della Liberazione) -Domenica 5 luglio (prima domenica di inizio saldi estivi) -Domenica 6 settembre (pre-inizio scuole) -Domenica 28 novembre (Fieracavalli) 18 -Domenica 29 novembre MERCATI -Martedì 6 gennaio (Epifania): Borgo Venezia, Via Emo, Via Avogadro, Piazza San Zeno -Sabato 25 aprile (Festa della Liberazione): Stadio -Venerdì 1 maggio (festa del Lavoro): Via Emo, Piazza Penne Nere, Corso Porta Nuova, Piazza XVI ottobre, Piazza San Zeno -Martedì 2 giugno (festa della Repubblica): Borgo Venezia, Via Emo, Via Avogadro, Piazza San Zeno -Sabato 15 agosto (Assunzione di Maria): Stadio -Martedì 8 dicembre (Immacolata Concezione): Borgo Venezia, Via Emo, Via Avogadro, Piazza San Zeno -Sabato 26 dicembre (Santo Stefano): Stadio. CORSI IN PARTENZA TIPOLOGIA O A N Z AT V A R UTE COMP E N A M A’ B A R NOVIT LUOGO ORE COSTO* Corso sostitutivo del libretto di idoneità Verona e provincia sanitaria 3 33 euro PERIODO Novembre Dicembre Responsabile del servizio di prevenzione e protezione per titolari d’impresa (D.Lgs. 626/94) Verona 16 160 euro Gennaio Formazione per addetto al pronto soccorso aziendale per aziende dei gruppi B e C Verona 4 80 euro Gennaio Verona 12 170 euro Gennaio Verona 120 567 euro Gennaio Verona 33 217 euro Febbraio Verona 81 308 euro Gennaio Corso abilitante per agenti d'affari in mediazione del settore immobiliare Verona 106 433 euro Febbraio Corso computer base Verona 25 190 euro Gennaio Addetto alla prevenzione degli incendi per aziende a basso rischio Corso abilitante per l'esercizio dell'attività di "somministrazione e vendita di prodotti alimentari" Corso abilitante per l'esercizio dell'attivi tà di "vendita di prodotti alimentari" Corso abilitante per agenti e rappresen tanti di commercio Corso barman base Corso computer avanzato Verona Verona 21 25 225 euro 210 euro *Per gli associati Confesercenti sono previsti forti sconti. Al prezzo va aggiunta l’Iva pari al 20% Gennaio Marzo Sede iscrizioni: Via Albere, 132 - 37137 Verona Tel. 045 8624011 - Fax 045 8624088 Responsabile: Claudia Andreatta e-mail: [email protected] - www.confesercenti-vr.it 19 INSIEME PER FORZA? G di Luca Corradi ià novembre è mese triste per conto suo, se in più sei tifoso dell’Hellas Verona o del Chievo beh, allora non te la passi tanto bene. La squadra della Diga arranca nei bassifondi della serie A, sembra aver smarrito compattezza, gioco e smalto dello scorso anno e, se il campionato finisse in questo mese, sarebbe meritatamente di nuovo in serie B. A pagare è stato mister Iachini, esonerato a inizio mese dopo il ko di Palermo, ma al di là del gioco i gialloblù non hanno dato l’impressione di sfoderare cuore come si era soliti vederli fare. Il Verona è invece certamente migliore rispetto a quello che ha maltrattato le coronarie dei suoi tifosi nell’ultima primavera, ma i risultati sono ancora deludenti e la sensazione è quella di una squadra che dovrà sudare non poco per districarsi dal centroclassifica. Qui il cuore non 20 manca (vedi sfortunato 0-0 con il peperoncino. Come? Ritirando Lecco) e la difesa fa rima con fuori una storia vecchia di anni, bella sorpresa ma, direbbero i una sorta di salvagente fittizio che butei, “far un gol dovrebbe (in teol’è come partoria) preservare rir…” Questa è la entrambe le situazione sul Da anni s i parla di società dal naucampo. Una fragio. Sportivo f u s io ne t r a l e d ue squadra che sì, ma soprattutto appare insuffisoc ietà di calcio di economico. La ciente per la serie fusione. Parola V er on a: He ll a s e A, un’altra che che fa venire le vivacchia in pustole ai tifosi C hi ev o. E t ut t o Lega Pro, per solo a sentirla, s e m b r a r u ot a r e l’insoddisfazione soprattutto se continua dei affiancata all’unii nt or no al la rispettivi tifosi. ca altra che la può c o s t r u z io n e de l Mescoli il tutto e addolcire: necesla poltiglia che saria. Diciamolo nu ov o s t ad i o ne esce non è subito: i tifosi certamente qualnon la vogliono. cosa dal buon Quelli del Chievo sapore, così nelle ultime settimane si identificano in una società sana si è tornati a cercare di metter e per molti versi unica nei profespepe, sale e anche un bel po’ di sionisti, e di andare in soccorso del povero Hellas malato non se la sentono proprio. A quelli del Verona, poi, non provate nemmeno a parlarne: rischiereste l’incolumità. La loro versione dei fatti è quella di una società con una storia centenaria e gloriosa, che piuttosto di vedere “mescolata” a quella più giovane del Chievo farebbero ripartire da zero, dai dilettanti (anche perché poco ci manca, comunque). Si tratta, al di là dei pregiudizi reciproci, di due società completamente diverse per storia, tradizione, pubblico e anche spirito: farne una di due sarebbe forse davvero un azzardo, sportivamente insensato, con buona pace di chi ritiene invece la fusione l’unica strada possibile per risollevare le sorti della Verona calcistica. Ecco perché si spera che, ancora prima di chiedersi come realizzarla, le persone cui spetterà la decisione si domandino se sia giusto o meno farlo. Tenendo conto, per esempio, che i tifosi sono più orgogliosi di una squadra da cui si sentono rappresentati piuttosto che di un’altra, magari più forte e in categorie superiori, che invece non appartiene loro. “Ognuno deve stare dove le sue forze gli consentono di stare” - dice il giornalista di Repubblica Gianni Mura, che abbiamo sentito a proposito – “Le fusioni nel calcio professionistico non hanno senso, non fondono ma confondono. Storia, tradizioni, dimensioni e passioni. Meglio sof- GIALLOBLU fusi che fusi”. La fede non ha categoria, insomma, e l’incrollabile pubblico dell’Hellas ne è dimostrazione vivente domenica dopo domenica. Di questa benedetta fusione, comunque, si parla da anni, dai tempi (quasi rimpiangibili, per certi versi) di Giambattista Pastorello. Scrivere queste ultime due parole a poche sillabe di distanza dalla “parolaccia” in questione può sembrare davvero troppo per i tifosi dell’Hellas, e ci scusiamo: non capiterà più. Ma richiamare in causa l’ex presidente dei mastini potrebbe invece avere un effetto rassicurante, nel senso che il tanto temuto matrimonio era forse più probabile allora, con un patron più interessato all’imprenditoria che alla bandiera, rispetto a un Conte Arvedi che ha già dichiarato a spada tratta di opporsi, finchè sarà presidente, all’unione col Ceo. “Stimo e apprezzo il Chievo” – è il pensiero di Arvedi – “ma si tratta di due realtà diverse, che tali devono rimanere. Anche se in futuro dovessero porsi condizioni favorevoli, io non permetterò la fusione”. Di tutt’altro parere, invece, il presidente del Chievo Luca Campedelli: “E’ una questione da approfondire, che però non spetta solo alle società ma richiede anche lo sciogliersi di altri nodi legati al sindaco, alle realtà economiche locali, ai tifosi. Comunque, io alla fusione non dico di no”. Una dichiarazione quantomeno curiosa, visto che qualche anno prima lo stesso Campedelli aveva parlato, alle tv locali, di come gli sembrasse un “controsenso unire due debolezze”. Una virata di posizione, o almeno una maggior apertura all’eventualità, dettata evidente21 mente da prospettive particolari che potrebbero schiudersi in futuro, prospettive naturalmente economiche: il Chievo è una società dal bilancio sostanzialmente sano, che riesce a sopravvivere nonostante impegni monetari sempre più gravosi, mentre della crisi finanziaria dell’Hellas si è già scritto e letto abbastanza. Il nodo cruciale potrebbe (dovrebbe) essere legato alla costruzione del nuovo stadio, un affare da centinaia di milioni di euro che ingloberebbe anche una sorta di cittadella commerciale e comunque la riqualificazione dell’area San Massimo-Spianà. Ma tutto questo, unito all’inamovibilità di Arvedi, lascia presupporre tempi abbastanza lunghi. Ammesso che la cosa si faccia, ovviamente. Ecco quindi farsi largo tre ipotesi. Nel primo caso, bisognerebbe che Arvedi cedesse il Verona ad un altro proprietario, disposto poi a sua volta alla trattativa con Campedelli: ipotesi che sembra abbastanza improbabile, viste le immense difficoltà incontrate (volute?) dal Conte in questi anni nel momento di arrivare davvero 22 il presidente dell’Hellas Verona, Piero Arvedi alla cessione. Un’altra possibilità sarebbe quella dell’acquisizione, con il presidente del Chievo che, per così dire, “sacrificherebbe” progressivamente la società della Diga per inglobarla un po’ alla volta in un nuovo Hellas, magari con la collaborazione di Previdi, della famiglia Mazzi e del sindaco Tosi. Ipotesi però fortemente smentita ad ogni occasione dai diretti interessati. Infine, il caso più probabile: non succede niente, e si va avanti così. Il fatto che se ne parli da anni a momenti alterni (in quelli di maggior crisi, è ovvio) e che le dichiarazioni delle società siano spesso tutt’altro che il presidente del Chievo Verona, Luca Campedelli omogenee (vedi ArvediCampedelli) lascia intuire che si tratti solo dell’ennesimo fuoco di paglia. Sul campo, intanto, il Chievo pensi a riappropriarsi del suo spirito inimitabile e a giocarsela per la salvezza, l’Hellas a trasformare in risultati un potenziale giovane ma volenteroso e una spinta, quella del suo pubblico, che in termini di abbonati gli viene invidiata dall’intera serie C, da quasi tutta la B e anche da qualcuno più in su. Perché, di questi passi, l’unica vera fusione che si rischia è quella del cervello dei tifosi.