Archeologia del cinema Scheda 5 IL MOVIMENTO Scatola contenente un modello di fenachistiscopio a specchio, Parigi, seconda metà del XIX secolo. La sala del movimento: il teatro ottico. ome suggerisce la parola movimento, a cui la sala è dedicata, qui è possibile effettuare esperienze davvero “dinamiche”. Pigiando appositi pulsanti si mettono in moto dispositivi dai nomi bizzarri: taumatropi, fenachistiscopi, zootropi, prassinoscopi. Si può anche assistere alla proiezione di Pauvre Pierrot: lo spettacolo di pantomime luminose, antenate dei disegni animati. C IL TAUMATROPIO Un piccolo disco di cartone sulle cui facce opposte sono disegnate due immagini complementari (ad esempio una gabbia e un uccellino). Muovendo le cordicelle fissate ai lati del disco, lo si fa ruotare velocemente: le due immagini viste in rapida successione appaiono sovrapposte (l’uccellino in gabbia). LO ZOOTROPIO O DAEDALUM Un cilindro aperto dotato di una serie di fessure lungo il bordo della circonferenza, al cui interno viene posta una striscia di carta con un soggetto disegnato nelle varie fasi del movimento. Facendo ruotare il cilindro, più spettatori contemporaneamente possono osservare, attraverso le fessure, il soggetto in movimento. Zootropio della London Photographic & Stereoscopic Company, Londra, 1867. Prassinoscopio a manovella di E. Plank, Norimberga, fine del XIX secolo. IL PRASSINOSCOPIO Un perfezionamento dello zootropio: le fessure sul cilindro sono sostituite da un prisma di specchi collocato al centro del tamburo. Ruotando l’apparecchio si possono osservare, riflesse sul prisma, le immagini in movimento. La presenza dello specchio rende più fluido il movimento e più luminose le immagini. Il TEATRO OTTICO Il teatro ottico è un sofisticato marchingegno che retro-proietta su uno schermo immagini in movimento: le pantomime luminose. La sequenza di immagini è dipinta su una lunga banda continua che si arrotola e si srotola su due bobine. I dentini sporgenti del grande tamburo traforato ingranano uno alla volta i fori presenti tra un’immagine e l’altra della banda. Gli specchi prismatici del tamburo riflettono, davanti all’obiettivo, il passaggio delle figure animate, che vengono poi riflesse su un altro specchio e infine sullo schermo. Una lanterna magica proietta lo sfondo sovrapposto. MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA Taumatropio: pappagallo e gabbia di J.A. Paris, 1826. IL FENACHISTISCOPIO A SPECCHIO Un disco di cartone ruotabile su cui sono disegnate in successione le varie fasi del movimento di un soggetto; sulla circonferenza del disco sono praticate una serie di sottili fessure equidistanti. Facendo ruotare il disco su un perno e osservando attraverso le fessure le immagini riflesse su uno specchio si ha l’impressione del soggetto in movimento. A destra: Il teatro ottico di E. Reynaud, fine del XIX secolo. Archeologia del cinema Scheda 5 ei primi decenni dell’Ottocento gli studi sul fenomeno della persistenza retinica dell’immagine danno origine a una serie di dispositivi che consentono di riprodurre brevi scene animate: il taumatropio realizzato nel 1826 da John Ayrton Paris (1785-1856), il fenachistiscopio e lo stroboscopio brevettati nel 1833 contemporaneamente da Joseph Plateau (1801-1883) e Simon Ritter von Stampfer (1792-1864), lo zootropio messo a punto nel 1834 da William G. Horner (1786-1837), il prassinoscopio (1877), il prassinoscopio-teatro (1878) e il teatro ottico (1892) di Emile Reynaud (1844-1918). N Il nome di molti di questi dispositivi deriva dal verbo scopéo che in greco significa “guardare”. PERSISTENZA DELLE IMMAGINI Il nostro occhio è in grado di trattenere per qualche istante l’immagine di un oggetto anche dopo che questo è scomparso. Per tale principio due immagini consecutive di un oggetto in movimento si fondono tra loro provocando l’illusione della fluida continuità del movimento. I primi ricercatori pensavano che l’immagine restasse momentaneamente impressa sulla retina dell’occhio. Oggi si presume che questo effetto avvenga a livello corticale. La dimostrazione classica dell’effetto della persistenza retinica consiste nell’osservare un punto di luce che gira rapidamente nel buio e che percepiamo come un cerchio luminoso ininterrotto. Effetto di persistenza: capacità di rendere continua la visione di una serie di immagini fisse che appaiono in rapida successione. Manifesto disegnato da J. Chéret per lo spettacolo di “pantomime luminose” di E. Reynaud, Parigi,1892. Le pantomime luminose rappresentano l’ultimo grande spettacolo prima dell’avvento della Settima Arte. A partire dal 1892 Emil Reynaud organizza a Parigi presso il Museo Grévin veri e propri spettacoli con disegni animati della durata di circa mezz’ora, accompagnati da musiche dal vivo appositamente composte. Pantomima: rappresentazione scenica muta, derivata dal mimo, in cui l’azione è affidata esclusivamente al gesto, all’espressione del volto, ai movimenti del corpo, alla danza, talora anche con accompagnamento musicale. L’arrivo del cinema segna la fine delle pantomime luminose. Lo spettacolo viene interrotto, Reynaud distrugge il teatro ottico e getta nella Senna le pellicole. MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA DIVERTIMENTI SCIENTIFICI E GIOCATTOLI ALLA MODA Gli apparecchi ottici descritti vengono messi in commercio durante l’Ottocento, ottenendo successo soprattutto come giocattoli. Nel testo Morale du joujou Baudelaire li definisce “giocattoli scientifici alla moda” capaci di “divertire a lungo, e sviluppare nel cervello del bambino il gusto per gli effetti meravigliosi e sorprendenti”. Libretto di istruzioni per l’utilizzo dello zootropio, Londra, 1867 ca.