I
C O N C E R T I
2 0 1 1 - 2 0 1 2
YUTAKA SADO
DIRETTORE
ORCHESTRA
DEL TEATRO REGIO
SABATO 24 MARZO 2012 ORE 20.30
TEATRO REGIO
Yutaka Sado direttore
Carmela Remigio soprano
Contessa, Susanna, Fiordiligi
Laura Polverelli mezzosoprano
Sesto, Zerlina, Dorabella
Michele Pertusi basso
Conte di Almaviva, Don Giovanni, Figaro
Orchestra del Teatro Regio
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Sinfonia in sol minore n. 40 K 550
Molto allegro
Andante
Minuetto. Allegretto
Allegro assai
«Hai già vinta la causa! - Vedrò, mentr’io sospiro»
Recitativo accompagnato e Aria del Conte di Almaviva da Le nozze di Figaro
«Parto, ma tu, ben mio»
Aria di Sesto da La clemenza di Tito
«E Susanna non vien! - Dove sono i bei momenti»
Recitativo accompagnato e Aria della Contessa da Le nozze di Figaro
«Là ci darem la mano»
Duettino di Don Giovanni e Zerlina da Don Giovanni
«Giunse alfin il momento - Deh, vieni, non tardar»
Recitativo accompagnato e Aria di Susanna da Le nozze di Figaro
«Prenderò quel brunettino»
Duetto di Fiordiligi e Dorabella da Così fan tutte
«Non più andrai, farfallone amoroso»
Aria di Figaro da Le nozze di Figaro
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Con il gruppo delle tre ultime sinfonie scritte nel luglio del 1788 (n. 39, 40 e 41),
Mozart contribuisce in maniera determinante a elevare questo genere musicale a
vertici di complessità di costruzione e di densità espressiva fino a quel momento
non ancora raggiunti, fissando un modello al quale guarderanno tutte le future generazioni di compositori e destinato a divenire l’emblema stesso dello stile classico
viennese.
Per la seconda Sinfonia del gruppo, la K 550, Mozart sceglie una tonalità che è
già una dichiarazione di intenti: sol minore, la tonalità tragica dell’inquietudine,
del lamento, della dolente confessione, utilizzata in opere come il Quartetto con
pianoforte K 478, il Quintetto K 516, l’aria di Pamina del Flauto magico. Spesso
fraintesa nel suo contenuto poetico (Schumann, ad esempio, vi vedeva un classico
esempio di grazia e leggerezza greca), la Sinfonia conferma invece la vocazione della
sua tonalità a dar voce al polo oscuro della poetica di Mozart: quello del dolore
e dell’afflizione. Ciò è chiaro fin dallo scoccare del celebre tema che apre il Molto
allegro, una figura musicale che imita i singhiozzi del pianto e che attraverserà l’intero movimento. La grandezza di questa composizione risiede soprattutto nella
maestria con cui viene applicato il principio dello sviluppo tematico. Straordinaria, ad esempio, la trasformazione che, nell’Andante, subisce una semplice figura di
due brevi note presenti nel tema principale: essa inizia a dilagare sottilmente fra le
pieghe della trama musicale fino a invaderla completamente, per l’intera durata del
brano. Il terzo movimento torna alla tonalità di sol minore e alle tinte tormentate,
acuite qui da un continuo spostamento degli accenti ritmici del minuetto, che ne
snaturano completamente il carattere di aristocratica danza di corte, conferendogli
una dirompente forza espressiva. Con il finale Allegro assai, l’irrequietezza tonale e
i contrasti dinamici che caratterizzano tutta la Sinfonia raggiungono livelli parossistici, in una corrente musicale di trascinante tensione che solo il secondo tema in
tonalità maggiore riesce temporaneamente a mitigare.
Tinte così oscure, contrasti così estremi, tensioni così laceranti appartengono
solo a rari momenti del teatro comico di Mozart, luoghi drammatici che risaltano per la loro eccezionalità, come la celebre scena della morte di Don Giovanni
nell’omonima opera. La straordinaria varietà di personaggi, situazioni, sentimenti
messi in scena nelle tre opere di Mozart su libretto di Da Ponte ruota intorno ad
altri nuclei tematici, di cui uno in particolare occupa sicuramente un posto centrale: la rappresentazione del sentimento amoroso, in tutte le declinazioni e le forme
che di esso il Settecento ci ha lasciato. Seduzione, eros, gelosia, tradimento, gioco,
affermazione di potere, rimpianto, struggimento, attesa, vertigine, tenerezza, finzione… ogni sfumatura di questo sentimento viene descritta e analizzata da una
musica capace, prima di ogni altra cosa, di farsi teatro, di ritrarre attraverso i suoni
la varietà della natura umana, in un grande affresco in cui complessità e leggerezza
trovano la più sorprendente sintesi. La seconda parte del concerto di questa sera
presenta alcune fra le arie e i duetti più rappresentativi di questa galleria di caratteri, proponendo un interessante saggio dell’universalità del teatro mozartiano.
Non fa troppo eccezione al programma l’unico brano proveniente da un’opera
seria, l’aria di Sesto «Parto, ma tu, ben mio» dalla Clemenza di Tito (1791, libretto
di Caterino Mazzolà, da Metastasio), un’opera molto diversa dalle tre precedenti,
appartenenti al genere comico, concentrata maggiormente sul tema politico e influenzata già da quelle tendenze neoclassiche che percorreranno tutta l’arte europea nei due decenni a cavallo fra Settecento e Ottocento. Non fa eccezione perché
mette in scena anch’essa una tipologia di sentimento amoroso, quello che si esprime come totale soggiogamento alla volontà dell’amata. A cantare è Sesto (ruolo en
travesti), intimo amico dell’imperatore Tito e amante di Vitellia, completamente
asservito al suo fascino, tanto da accondiscendere a compiere per lei un terribile
delitto: uccidere lo stesso Tito. Che l’amore possa essere rappresentato anche come
strumento di dominio e di potere non è infatti un concetto estraneo al teatro di
Mozart, nemmeno quello comico. È un tema molto presente, ad esempio, nelle
Nozze di Figaro (1786), dove è nel personaggio del Conte di Almaviva che il desiderio amoroso si esprime soprattutto come volontà di affermazione di potere. Nella
sua aria «Vedrò, mentr’io sospiro» egli confessa apertamente quali sono le reali
motivazioni del suo desidero di possedere la servetta Susanna: ristabilire i rapporti
di forza fra lui e il servo Figaro, al quale Susanna sta per andare in sposa.
Assai diversi sono invece gli impulsi amorosi del personaggio che Mozart ha
trasformato nel simbolo dell’amore inteso come slancio vitale indomabile, Don
Giovanni, antica e moderna icona della seduzione amorosa. Nell’omonima opera
(1787) il celebre libertino dà ripetutamente prova delle sue abilità fascinatorie e lo
fa in maniera straordinaria nel notissimo duetto «Là ci darem la mano», nel quale
cerca di sedurre, con successo, la giovane Zerlina a poche ore dalle sue nozze. Il
duetto è un perfetto congegno di rappresentazione della seduzione amorosa: la
proposta maschile, l’indugio femminile, l’insistenza dell’uomo, ancora qualche resistenza della donna, infine la capitolazione e l’abbandono alla gioia d’amore.
La concezione romantica dell’amore che andrà a definirsi lungo l’Ottocento, e di
cui Don Giovanni costituirà un riferimento (seppur in parte frainteso), comporterà il rifiuto verso quello che nel Settecento fu invece un attributo ricorrente nella
rappresentazione amorosa: l’intreccio fra passione erotica e gioco frivolo. Nel teatro
di Mozart l’eros è una forza cui spesso si accompagna un’aura di leziosa giocosità,
in cui capriccio e leggerezza si uniscono a sensualità e desiderio. Di questo gusto
lezioso e frivolo, ad esempio, è intriso il duetto da Così fan tutte (1790) «Prenderò quel brunettino», in cui le sorelle ferraresi Fiordiligi e Dorabella pregustano lo
«spassetto» di vedere sospirare e implorare ai loro piedi i nuovi pretendenti albanesi, facendo le preziose per aumentare ad arte il piacere di essere corteggiate. Questo
tuttavia non significa che la sfera dell’erotico non possa raggiungere espressioni
profondamente passionali e viscerali, totalmente estranee a qualsiasi leziosità. Ce
lo assicura l’esempio mirabile dell’aria «Deh, vieni, non tardar» da Le Nozze di Figaro, cantata da Susanna a poche ore, appunto, dalla sua prima notte di nozze con
Figaro. L’idea dell’imminente gioia d’amore la attraversa da cima a fondo e sulle
parole «finché non splende in ciel notturna face» il pensiero amoroso si erotizza e
le fa spingere giù la voce, nelle regioni più profonde del registro femminile, in una
zona così ambiguamente viscerale che, secondo Massimo Mila, sarebbe ai limiti
della censura per oltraggio al buon costume. Del resto, nelle Nozze c’è un personaggio che può essere visto come la rappresentazione stessa della libido più travolgente
e incontrollata, il cui ritratto musicale è fra le cose più riuscite di tutta l’opera: è il
paggio Cherubino, l’adolescente che canta ancora con voce femminile ma sta già
scoprendo le più feroci pulsioni della pubertà. Questo stralunato “Don Giovanni in
erba”, attratto da qualsiasi esemplare di sesso femminile, non ha ancora compreso
del tutto cosa sia l’amore, ma ne è completamente travolto.
È Cherubino il «farfallone amoroso» della celebre aria cantata da Figaro alla
fine del primo atto dell’opera, un’aria che nella sua semplicità viene ammirata per
l’irresistibile carica teatrale. Il Conte ha appena ordinato che il paggio sia immediatamente spedito alla leva militare: non più corse dietro alle femmine del palazzo
ma lunghe marce nel fango, fucile in spalla e sciabola al fianco, da bravo soldato.
Figaro, con una compiaciuta dose di perfido sadismo e dovizia di particolari, gli illustra tutte le brutture della vita militare. Al sadismo di Figaro si aggiunge quello di
Mozart, che fa risuonare in orchestra una vera o propria marcia militare, con tanto di colpi di timpano e squilli di tromba. Il brano è un ottimo esempio di quella
trovata teatrale che è la cosiddetta “aria dialogica”, ovvero l’aria in cui chi canta si
rivolge direttamente a un altro personaggio, coinvolgendolo nella sua descrizione
tanto che alla fine non si sa più se l’aria appartenga a uno o all’altro personaggio.
Sul versante opposto di questa comicità un po’ buffonesca troviamo, sempre nelle Nozze, un personaggio cui Mozart affida la più sentita e partecipe rappresentazione dell’infelicità amorosa: la Contessa, la donna tradita che canta il suo lamento
dell’amore perduto in un “Recitativo e Aria” fra i più intensi dell’opera, «E Susanna
non vien! - Dove sono i bei momenti». L’aria è una struggente immersione nel
ricordo dei momenti d’amore miseramente svaniti, espressa con un lirismo profondamente malinconico e introspettivo. Fosse stata la Contessa un’eroina romantica,
probabilmente questa introspezione sarebbe rimasta ripiegata su se stessa, magari
adombrata da pensieri di morte. E invece in questo che è il personaggio più nobile
dell’opera, moglie devota che nello scioglimento della trama perdona l’imperdonabile Conte, si agita sempre un moto di dignitosa speranza, di fiducia nella possibilità di riconquista dello sposo infedele. È in questo fiero impulso alla speranza che
riconosciamo la traccia più profonda che il secolo dei Lumi ha lasciato nel teatro di
Mozart: l’aspirazione a una fiduciosa e instancabile ricerca della felicità, che passa
prima di tutto attraverso la realizzazione del proprio ideale di amore, fine ultimo
di ogni esistenza.
Marco Targa
Marco Targa ha conseguito la laurea e il dottorato presso il Dams di Torino, dove ora è assegnista di ricerca.
È in uscita il suo libro Puccini e la Giovane Scuola. Drammaturgia musicale dell’opera italiana di fine Ottocento
(De Sono-Albisani, Torino-Bologna). Ha pubblicato articoli su Debussy, sull’opera italiana e sulla musica per
il cinema. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio di Gallarate (Varese).
Recitativo accompagnato e Aria del Conte
di Almaviva da Le nozze di Figaro
Recitativo accompagnato e Aria
della Contessa da Le nozze di Figaro
conte
Hai già vinta la causa! Cosa sento!
In qual laccio io cadea? Perfidi!
Io voglio... di tal modo punirvi...
A piacer mio la sentenza sarà...
Ma s’ei pagasse
la vecchia pretendente?
Pagarla! In qual maniera!
E poi v’è Antonio,
che a un incognito Figaro ricusa
di dare una nipote in matrimonio.
Coltivando l’orgoglio
di questo mentecatto...
Tutto giova a un raggiro... Il colpo è fatto.
Vedrò mentre io sospiro,
felice un servo mio!
E un ben ch’invan desio,
ei posseder dovrà?
Vedrò per man d’amore
unita a un vile oggetto
chi in me destò un affetto
che per me poi non ha?
Ah, no, lasciarti in pace,
non vo’ questo contento,
tu non nascesti, audace,
per dare a me tormento,
e forse ancor per ridere
di mia infelicità.
Già la speranza sola
delle vendette mie
quest’anima consola,
e giubilar mi fa.
contessa
E Susanna non vien! Sono ansiosa
di saper come il Conte
accolse la proposta. Alquanto ardito
il progetto mi par, e ad uno sposo
sì vivace, e geloso!
Ma che mal c’è? Cangiando i miei vestiti
con quelli di Susanna, e i suoi co’ miei...
al favor della notte... O cielo, a quale
umil stato fatale io son ridotta
da un consorte crudel, che dopo avermi
con un misto inaudito
d’infedeltà, di gelosia, di sdegni,
prima amata, indi offesa, e alfin tradita,
fammi or cercar da una mia serva aita!
Dove sono i bei momenti
di dolcezza e di piacer,
dove andaro i giuramenti
di quel labbro menzogner?
Perché mai se in pianti e in pene
per me tutto si cangiò,
la memoria di quel bene
dal mio sen non trapassò?
Ah! Se almen la mia costanza
nel languire amando ognor,
mi portasse una speranza
di cangiar l’ingrato cor.
Aria di Sesto da La clemenza di Tito
sesto
Parto, ma tu, ben mio,
meco ritorna in pace;
sarò qual più ti piace,
quel che vorrai farò.
Guardami, e tutto oblio,
e a vendicarti io volo;
a questo sguardo solo
da me si penserà.
Ah, qual poter, o Dei!
donaste alla beltà.
Duettino di Don Giovanni e Zerlina
da Don Giovanni
don giovanni
Là ci darem la mano,
là mi dirai di sì.
Vedi non è lontano:
partiam, ben mio, di qui.
zerlina
Vorrei, e non vorrei,
mi trema un poco il cor;
felice, è ver, sarei;
ma può burlarmi ancor.
don giovanni
Vieni, mio bel diletto.
zerlina
Mi fa pietà Masetto.
don giovanni
Io cangerò tua sorte.
zerlina
Presto non son più forte.
don giovanni
Andiam, andiam!
zerlina
Andiam!
zerlina e don giovanni
Andiam, andiam, mio bene,
a ristorar le pene
d’un innocente amor.
Recitativo accompagnato e Aria
di Susanna da Le nozze di Figaro
susanna
Giunse alfin il momento
che godrò senz’affanno
in braccio all’idol mio. Timide cure,
uscite dal mio petto,
a turbar non venite il mio diletto!
Oh, come par che all’amoroso foco
l’amenità del loco,
la terra e il ciel risponda,
come la notte i furti miei seconda!
Deh, vieni, non tardar, o gioia bella,
vieni ove amore per goder t’appella,
finché non splende in ciel notturna face,
finché l’aria è ancor bruna e il mondo tace.
Qui mormora il ruscel, qui scherza l’aura,
che col dolce sussurro il cor ristaura,
qui ridono i fioretti e l’erba è fresca,
ai piaceri d’amor qui tutto adesca.
Vieni, ben mio, tra queste piante ascose,
ti vo’ la fronte incoronar di rose.
Duetto di Fiordiligi e Dorabella
da Così fan tutte
dorabella
Prenderò quel brunettino,
che più lepido mi par.
fiordiligi
Ed intanto io col biondino
vo’ un po’ ridere e burlar.
dorabella
Scherzosetta ai dolci detti
io di quel risponderò.
fiordiligi
Sospirando i sospiretti
io dell’altro imiterò.
dorabella
Mi dirà: «Ben mio, mi moro».
fiordiligi
Mi dirà: «Mio bel tesoro».
fiordiligi e dorabella
Ed intanto che diletto,
che spassetto io proverò!
Aria di Figaro da Le nozze di Figaro
figaro
Non più andrai, farfallone amoroso,
notte e giorno d’intorno girando;
delle belle turbando il riposo
Narcisetto, Adoncino d’amor.
Non più avrai questi bei pennacchini,
quel cappello leggero e galante,
quella chioma, quell’aria brillante,
quel vermiglio donnesco color.
Tra guerrieri, poffar Bacco!
Gran mustacchi, stretto sacco.
Schioppo in spalla, sciabla al fianco,
collo dritto, muso franco,
un gran casco, o un gran turbante,
molto onor, poco contante!
Ed invece del fandango,
una marcia per il fango.
Per montagne, per valloni,
con le nevi e i sollioni.
Al concerto di tromboni,
di bombarde, di cannoni,
che le palle in tutti i tuoni
all’orecchio fan fischiar.
Cherubino alla vittoria:
alla gloria militar.
Unanimemente riconosciuto dalla critica internazionale come uno dei direttori d’orchestra più
interessanti della sua generazione, Yutaka Sado è
dal 2006 Direttore musicale e artistico del nuovo
Hyogo Music Center – presso Osaka – il più importante e ambizioso progetto culturale degli ultimi anni in Giappone. Un rivoluzionario modello
di programmazione rivolto al pubblico più giovane
ha portato una media di oltre 600.000 spettatori
a frequentare la struttura. Dall’aprile 2008 presenta un programma televisivo presso una delle più
importanti reti televisive giapponesi, dedicato alla
diffusione della musica classica presso le giovani
generazioni, seguendo così direttamente le tracce
del suo primo mentore, Leonard Bernstein.
Nato a Kyoto nel 1961, a partire dal 1987 Yutaka Sado ha lavorato negli Stati Uniti con Leonard
Bernstein e Seiji Ozawa, diventando l’assistente di
quest’ultimo alla New Japan Philharmonic Orchestra. La sua carriera internazionale inizia nel 1989
con il Grand Prix al 39° Concorso internazionale
per direttori d’orchestra di Besançon. Vince in
seguito il Prix spécial “Davidoff ” in Germania e
il Grand Prix al Concorso “Bernstein” di Gerusalemme nel 1995. A partire dal 1990 partecipa ogni
anno al Pacific Music Festival di Sapporo, fondato
da Leonard Bernstein, divenendone inoltre Direttore residente. Tra il 1993 e il 2007 Yutaka Sado
è stato Direttore principale dell’Orchestre Lamoureux, e ha ridato a questa prestigiosa formazione
sinfonica, che fu di Igor Markevitch, una posizione
di primo piano nella vita musicale francese.
Ospite regolare dell’Orchestre de Paris e dell’Orchestre National de France, della Süddeutscher
Rundfunk di Stoccarda e dell’Orchestre de la Suisse-Romande, Yutaka Sado ha diretto le migliori
orchestre europee, dalla Gürzenich Orchester a
Colonia, alla Deutsche Sinfonie-Orchester di Berlino, alle Filarmoniche di Dresda e Amburgo, alla
Bayerischer Rundfunk di Monaco di Baviera e alla
Staatskapelle di Dresda. È stato ospite del Festival
internazionale di Aix-en-Province e di quello di
Orange. Recentemente ha debuttato con la London Philharmonic a Londra e ha cominciato una
collaborazione con la Bbc Philharmonic, che lo ha
portato in tournée in Giappone nel marzo 2011.
Nel maggio dello stesso anno ha fatto il suo debutto con la Filarmonica di Berlino, entrando nel novero dei maggiori direttori internazionali. In Italia
Yutaka Sado è ospite regolare dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e ha diretto l’Orchestra di
Santa Cecilia a Roma, oltre all’Orchestra Sinfonica
di Milano “Giuseppe Verdi” (della quale è stato Direttore ospite principale tra il 1998 e il 2001), le
orchestre del Maggio Musicale Fiorentino e della
Fenice di Venezia. Al Teatro Regio ha debuttato
nel febbraio 2010 con un entusiasmante Peter Grimes, cui sono seguiti diversi concerti.
Dal 2007 Yutaka Sado incide in esclusiva per la
più importante casa discografica giapponese, Avex
Classics, che ha lanciato una collana di registrazioni dal vivo con le grandi orchestre internazionali
che comprende l’Orchestre de Paris in Francia,
l’Orchestre de la Suisse Romande in Svizzera, la
Deutsche-Symphonie Orchester Berlin in Germania, la Bbc Philharmonic in Inghilterra.
Erede della migliore tradizione vocale italiana,
Carmela Remigio ha iniziato gli studi con Aldo
Protti e si è perfezionata con Leone Magiera. Dopo
aver vinto nel 1992 il Concorso “Luciano Pavarotti”
International Voice Competition di Philadelphia,
ha debuttato, diciannovenne, nel ruolo della protagonista nell’opera Alice di Giampaolo Testoni al
Teatro Massimo di Palermo. Dopo le prime scritture in ruoli del repertorio barocco, ha iniziato una
carriera in continua ascesa in cui si sono rivelati di
particolare importanza, per la notorietà internazionale, i ruoli mozartiani: Susanna e la Contessa
nella Nozze di Figaro, Vitellia nella Clemenza di
Tito, Fiordiligi in Così fan tutte, Pamina in Die Zauberflöte; Elettra e Ilia nell’Idomeneo e, in particolare,
Donna Anna in Don Giovanni, ruolo che le ha dato
l’opportunità di collaborare con Claudio Abbado e
Peter Brook.
Da allora gli incontri prestigiosi si sono moltiplicati: ha cantato numerose volte sotto la direzione
di Claudio Abbado, Lorin Maazel, Myung-Whun
Chung, Antonio Pappano, Roberto Abbado, Jeffrey Tate, Daniel Harding, Michel Plasson, Gustavo Dudamel, Eliahu Inbal, Riccardo Chailly.
I debutti verdiani – Alice in Falstaff, Desdemona in Otello, Messa da Requiem, Amelia in Simon
Boccanegra e Violetta nella Traviata, sempre con la
direzione di prestigiosissime bacchette – le hanno
aperto nuovi orizzonti nel campo del repertorio romantico, confermandone il talento vocale e scenico.
Del repertorio pucciniano ha interpretato Mimì
nella Bohème ed è stata la protagonista di Tosca. Ha
poi affrontato il suo primo ruolo donizettiano con
Maria Stuarda e debuttato con grande successo i
ruoli di Micaela (Carmen) e Cleopatra (Giulio Cesare) al Carlo Felice di Genova, Marguerite (Faust)
al Verdi di Trieste, Anne (The Rake’s Progress) al
Teatro Massimo di Palermo, Malwina (Der Vampyr) al Teatro Comunale di Bologna, Donna Elvira
(Don Giovanni) a Macerata e Rieti diretta da Kent
Nagano.
La vocalità completa e la raffinata musicalità le
permettono di eccellere nel repertorio da camera,
sacro e profano: è stata più volte ospite di prestigiose istituzioni concertistiche.
Tra le numerose incisioni discografiche spiccano
le due edizioni di Don Giovanni (nel ruolo di Donna
Anna), una diretta da Claudio Abbado (Deutsche
Grammophon) e l’altra da Daniel Harding (Virgin), lo Stabat Mater di Rossini diretto da Gianluigi Gelmetti (Agorà), le Arie sacre verdiane con
la direzione di Myung-Whun Chung (Deutsche
Grammophon) e un doppio cd dal titolo Arias
(Universal-Decca) dedicato a Tosti e Rossini.
Tra gli impegni recenti e futuri: nel Don Giovanni
come Donna Anna al Teatro alla Scala e a Londra,
come Donna Elvira a Venezia, Ancona e Bologna;
nelle Nozze di Figaro come Susanna a Rieti per il
Reate Festival, in Roberto Devereux come Elisabetta all’Opera di Roma, La bohème a Siviglia.
Laura Polverelli è ospite abituale delle più importanti istituzioni musicali italiane ed estere, quali
il Teatro alla Scala, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, l’Accademia Chigiana di Siena, il Teatro La
Fenice, il Teatro Carlo Felice di Genova, il Teatro
Comunale di Bologna, il Teatro Regio di Torino,
il Teatro San Carlo, la Bayerische Staatsoper, il Festival di Glyndebourne, l’Opéra de Lyon, l’Opéra
de Monte-Carlo, il Rossini Opera Festival, il Teatro Real di Madrid, il Théâtre des Champs-Elysées
e il Théâtre Royal de la Monnaie. Ha collaborato
con alcuni fra i più importati direttori d’orchestra,
come Claudio Abbado, Riccardo Muti, Zubin
Mehta, Jeffrey Tate, Rinaldo Alessandrini, Gary
Bertini, Fabio Biondi, Riccardo Chailly, Ottavio
Dantone, Colin Davis, Gianluigi Gelmetti, Jesús
López-Cobos, René Jacobs, Jean-Claude Malgoire,
Andrea Marcon, Carlo Rizzi, Christophe Rousset,
Alain Lombard e Gianandrea Noseda.
Il suo repertorio comprende soprattutto ruoli rossiniani e mozartiani, ma è molto apprezzata
anche nel repertorio barocco (tra gli altri, i ruoli
di Poppea e di Sesto nel Giulio Cesare di Händel).
Molto intensa anche la sua attività concertistica,
con impegni distribuiti su un vasto repertorio che
spazia da Pergolesi a Caldara, da Bach a Berlioz.
Negli ultimi anni si ricordano le interpretazioni
nella Pia de’ Tolomei (Rodrigo) alla Fenice, come
Dulcinea nel Don Quichotte di Massenet a Trieste
e Rosina nel Barbiere di Siviglia al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e all’Opera di Roma, del
ruolo di Felicia nel Crociato in Egitto a Venezia,
seguito dal Rinaldo di Händel a Seoul. Sempre nel-
lo stesso periodo è stata un acclamato Sesto nella
Clemenza di Tito alle Settimane Musicali di Stresa, mentre grande successo di critica e di pubblico
hanno accompagnato due importanti debutti donizettiani: Giovanna di Seymour nell’Anna Bolena
al Filarmonico di Verona e al Massimo di Palermo
ed Elisabetta nella Maria Stuarda allo Sferisterio
di Macerata. Nel 2007 è stata un brillante Alceste
nell’Ercole sul Termodonte di Vivaldi alla Fenice sotto la direzione di Fabio Biondi, seguita dall’interpretazione di Edwige nel Guglielmo Tell in forma
di concerto all’Auditorium Santa Cecilia di Roma
diretto da Antonio Pappano. Ha cantato con grande successo in Roberto Devereux al Teatro Lirico di
Trieste e nel Werther di Massenet a Catania diretto
da Stefano Ranzani. Successivamente ha partecipato al Rossini Opera Festival come Isolier nel Comte
Ory, è stata Idamante nell’Idomeneo al Teatro alla
Scala sotto la direzione di Myung-Wung Chung
e Romeo ne I Capuleti e i Montecchi di Bellini
all’Opéra Royal de Wallonie di Liegi; ha riscosso
grandi consensi nel Flaminio di Pergolesi al Festival
“Pergolesi Spontini” di Jesi.
La discografia di Laura Polverelli comprende registrazioni con le case discografiche Fnac, Auvidis,
Teldec, Decca, Virgin, Mondo Musica, Opus 111
e Dynamic.
Michele Pertusi ha collaborato con direttori di
fama internazionale quali Daniel Barenboim, Semyon Bychkov, Riccardo Chailly, Colin Davis, Daniele Gatti, Carlo Maria Giulini, Vladimir Jurowski,
James Levine, Zubin Metha, Riccardo Muti, Antonio Pappano e Georg Solti, calcando i palcoscenici dei più importanti teatri al mondo, dall’Opéra
Bastille alla Wiener Staatsoper, dal Covent Garden
al Teatro alla Scala, dal Metropolitan di New York
al Teatro Real di Madrid, dal Rof di Pesaro alla
Bayerische Staatsoper, dalla Deutsche Oper di
Berlino alla Monnaie di Bruxelles, dall’Accademia
Nazionale di Santa Cecilia al Barbican Centre di
Londra, ivi incluso il Teatro Regio dove, a partire
dal 1992, ha preso parte a più d’una decina di produzioni liriche.
Ha inaugurato la stagione 2011/12 interpretando la Messa solenne di Santa Cecilia di Gounod
alla Salle Pleyel di Parigi. In seguito ha interpretato Faust al Liceu di Barcellona, La sonnambula
al Covent Garden di Londra, Oberto, conte di San
Bonifacio al Théâtre des Champs-Elysées di Parigi,
L’elisir d’amore all’Opernhaus di Zurigo e Il viaggio
a Reims al Maggio Musicale Fiorentino.
Fra i suoi prossimi impegni annovera ancora l’Oberto al Teatro alla Scala, Guillaume Tell a
Zurigo, Il barbiere di Siviglia, Nabucco, La Cenerentola e Simon Boccanegra alla Wiener Staatsoper, La
Damnation de Faust alla Vlaamse Opera di Anversa, I puritani all’Opéra National di Parigi, Attila
all’Opéra Royal de Wallonie di Liegi, La sonnambula e I puritani al Metropolitan Opera di New
York.
Nelle ultime stagioni ha cantat nella Petite Messe
solennelle e nello Stabat Mater di Rossini, in Lucrezia Borgia, L’italiana in Algeri, Guillaume Tell,
Le Comte Ory, Attila, Mosè in Egitto, La sonnambula, L’elisir d’amore, Il barbiere di Siviglia, Falstaff,
I Lombardi alla prima crociata, La pietra del paragone,
Faust, Szene aus Goethes Faust, Don Pasquale, Luisa
Miller, Le nozze di Figaro, Carmen, Maometto II,
Gazza ladra, Don Giovanni (nel ruolo del titolo),
Oberto, conte di San Bonifacio, Anna Bolena,
I puritani.
Raffinato interprete rossiniano, Michele Pertusi
è stato più volte acclamato trionfatore al Rossini
Opera Festival di Pesaro. Il debutto pesarese, risalente al 1997, lo vide protagonista di una nuova
produzione di Moïse et Pharaon diretta da Vladimir Jurowski, con la regia di Graham Vick. Il quella stessa occasione il festival rossiniano, dove torna
regolarmente, gli ha inoltre conferito il prestigioso
premio “Rossini d’oro”.
La sua ricca discografia – pubblicata da Decca,
Sony, Ricordi, Erato – comprende fra gli altri titoli:
Messa di Gloria di Verdi, Stabat Mater, Cantata per
Pio IX, Cenerentola e Il turco in Italia di Rossini diretti da Riccardo Chailly; Don Giovanni e Così fan
tutte con Georg Solti; Le nozze di Figaro con Zubin
Mehta; Semiramide, Maometto II e Don Giovanni
con Daniel Barenboim; La damnation de Faust e
Falstaff con Colin Davis (Lso).
Nel 1995 gli è stato conferito il premio “Franco
Abbiati” dalla critica musicale italiana. Per l’incisione del Turco in Italia diretto da Riccardo Chailly
(Decca) è stato insignito del Gramophone Award e
nel febbraio 2006 ha vinto il prestigioso Grammy
Award per l’incisione del ruolo del titolo in Falstaff.
Ha recentemente ricevuto dal Presidente della Repubblica italiana la Medaglia d’Oro come Benemerito della Cultura.
Nato a Parma, ha studiato canto con Arrigo Pola
e Carlo Bergonzi, completando poi la sua formazione con Rodolfo Celletti. Collabora con la professoressa Hisako Tanaka.
L’Orchestra del Teatro Regio è l’erede del complesso fondato alla fine dell’Ottocento da Arturo
Toscanini, sotto la cui direzione vennero eseguiti
numerosissimi concerti e molte storiche produzio-
ni operistiche, quali la prima italiana del Crepuscolo degli dèi di Wagner (1895) e la prima assoluta
della Bohème di Puccini (1896).
Nella sua attività ha dimostrato una spiccata duttilità nell’affrontare il grande repertorio così come
molti titoli del Novecento. Dal 1967 è l’Orchestra
stabile del Teatro Regio. Tra i maggiori spettacoli
dei quali è stata protagonista si ricordano La Damnation de Faust di Berlioz, insignito nel 1992 del
Premio “Franco Abbiati”, La bohème “del centenario” con Pavarotti e Freni (trasmessa anche in diretta tv), Fedora con Freni e Domingo. Ha eseguito in
prima assoluta Carmen 2, le Retour di Jérôme Savary
(2001), Leggenda di Alessandro Solbiati (2011) e,
entrambe in prima italiana, Lear di Aribert Reimann e A Streetcar Named Desire di André Previn.
Ha ricevuto il Premio Internazionale “Viotti d’Oro”
nel 2000.
L’Orchestra si è esibita con i solisti più celebri e
alla guida del complesso si sono alternati direttori di fama internazionale come Roberto Abbado,
Ahronovič, Bartoletti, Bychkov, Campanella, Gelmetti, Gergiev, Maag, Oren, Pidò, Sado, Steinberg, Tate e infine Gianandrea Noseda, che dal
2007 ricopre il ruolo di Direttore musicale del Teatro Regio. Ha inoltre accompagnato grandi compagnie di balletto come quelle del Bol’šoj di Mosca e
del Mariinskij di San Pietroburgo.
Nel corso della sua lunga storia è stata invitata in
vari festival e teatri stranieri. Con il maestro Noseda
nel 2008 è stata ospite a Wiesbaden con Rigoletto.
Nell’estate del 2010 l’Orchestra e il Coro hanno tenuto una trionfale tournée in Giappone e in Cina.
L’anno successivo, sempre sotto la guida del Direttore musicale del Regio, hanno toccato diverse città
della Spagna, Parigi e nuovamente il festival di Wiesbaden in Germania con una serie di concerti tutti
dedicati a Verdi. A settembre e ottobre 2011 l’Orchestra e Noseda hanno tenuto a battesimo la nuova
opera di Alessandro Solbiati Leggenda ed eseguito
l’integrale delle Sinfonie di Beethoven in quattro concerti con replica nell’arco di appena nove giorni. Nello scorso gennaio è stata eseguita Tosca in forma di
concerto al Théâtre des Champs-Elysées di Parigi.
Accanto a diverse incisioni storiche, l’Orchestra e
il Coro del Teatro figurano oggi nei video di alcune
delle più interessanti produzioni delle ultime Stagioni: Medea di Cherubini, Edgar di Puccini, Thaïs
di Massenet, Adriana Lecouvreur di Cilea e Boris
Godunov di Musorgskij.
Nel 2003 i componenti dell’Orchestra hanno
dato vita alla Filarmonica ’900 del Teatro Regio, organismo autonomo impegnato in numerosi progetti
oltre che nella stagione di concerti del Regio.
Teatro Regio
Walter Vergnano, Sovrintendente
Gianandrea Noseda, Direttore musicale
Orchestra
Violini primi
Stefano Vagnarelli •
Marina Bertolo
Monica Tasinato
Claudia Zanzotto
Soyeon Kim
Elio Lercara
Carmen Lupoli
Enrico Luxardo
Miriam Maltagliati
Alessio Murgia
Laura Quaglia
Daniele Soncin
Giuseppe Tripodi
Roberto Zoppi
Violini secondi
Cecilia Bacci •
Tomoka Osakabe
Bartolomeo Angelillo
Silvana Balocco
Paola Bettella
Maurizio Dore
Anna Rita Ercolini
Fation Hoxolli
Roberto Lirelli
Anselma Martellono
Ivana Nicoletta
Francesca Viscito
Viole
Armando Barilli •
Alessandro Cipolletta
Gustavo Fioravanti
Rita Bracci
Maria Elena Eusebietti
Alma Mandolesi
Franco Mori
Roberto Musso
Claudio Vignetta
Giuseppe Zoppi
Violoncelli
Relja Lukic •
Davide Eusebietti
Giulio Arpinati
Alfredo Giarbella
Armando Matacena
Luisa Miroglio
Marco Mosca
Paola Perardi
Contrabbassi
Davide Ghio •
Atos Canestrelli
Fulvio Caccialupi
Giulio Guarini
Michele Lipani
Stefano Schiavolin
Flauti
Federico Giarbella •
Maria Siracusa
Oboi
Luigi Finetto •
Stefano Simondi
Clarinetti
Alessandro Dorella •
Edmondo Tedesco
Fagotti
Andrea Azzi •
Orazio Lodin
Corni
Natalino Ricciardo •
Eros Tondella
Trombe
Sandro Angotti •
Marco Rigoletti
Timpani
Ranieri Paluselli •
Fortepiano
Giannandrea Agnoletto
• Prime parti
La professoressa Cecilia Bacci suona un violino Giorgio Serafino Venezia 1748 della Fondazione Pro Canale
di Milano.
Prezzo: € 1 (iva inclusa)
© Copyright, Fondazione Teatro Regio di Torino
TEATRO REGIO
Sabato 12 Novembre 2011 ore 20.30
PINCHAS STEINBERG
Orchestra e Coro del Teatro Regio
Musiche di Mendelssohn-Bartholdy, Brahms
Lunedì 12 Dicembre 2011 ore 20.30
GIANMARIA TESTA
Lunedì 19 Dicembre 2011 ore 20.30
GIANANDREA NOSEDA
Filarmonica ’900 del Teatro Regio
Musiche di Rota
Venerdì 30 Dicembre 2011 ore 20.30
Sabato 31 Dicembre 2011 ore 17.30
GIANANDREA NOSEDA
Orchestra e Coro del Teatro Regio
Musiche di Beethoven, Šostakovič, Verdi
Lunedì 16 Gennaio 2012 ore 20.30
KRZYSZTOF PENDERECKI
Filarmonica ’900 del Teatro Regio
Musiche di Penderecki, Dvořák
Venerdì 10 Febbraio 2012 ore 20.30
VALERIJ GERGIEV
Orchestra del Teatro Regio
Musiche di Verdi, CŠajkovskij, Prokof’ev
Lunedì 19 Marzo 2012 ore 20.30
YUTAKA SADO
Filarmonica ’900 del Teatro Regio
Musiche di Takemitsu, Ravel, Šostakovič
Sabato 24 Marzo 2012 ore 20.30
YUTAKA SADO
Orchestra del Teatro Regio
Musiche di Mozart
Lunedì 16 Aprile 2012 ore 20.30
CHRISTOPHER FRANKLIN
Filarmonica ’900 del Teatro Regio
Torino Jazz Orchestra
Musiche di Adams, Gershwin
Venerdì 25 Maggio 2012 ore 20.30
UMBERTO BENEDETTI MICHELANGELI
Orchestra del Teatro Regio
Musiche di Mozart
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