I C O N C E R T I 2 0 1 1 - 2 0 1 2 YUTAKA SADO DIRETTORE ORCHESTRA DEL TEATRO REGIO SABATO 24 MARZO 2012 ORE 20.30 TEATRO REGIO Yutaka Sado direttore Carmela Remigio soprano Contessa, Susanna, Fiordiligi Laura Polverelli mezzosoprano Sesto, Zerlina, Dorabella Michele Pertusi basso Conte di Almaviva, Don Giovanni, Figaro Orchestra del Teatro Regio Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) Sinfonia in sol minore n. 40 K 550 Molto allegro Andante Minuetto. Allegretto Allegro assai «Hai già vinta la causa! - Vedrò, mentr’io sospiro» Recitativo accompagnato e Aria del Conte di Almaviva da Le nozze di Figaro «Parto, ma tu, ben mio» Aria di Sesto da La clemenza di Tito «E Susanna non vien! - Dove sono i bei momenti» Recitativo accompagnato e Aria della Contessa da Le nozze di Figaro «Là ci darem la mano» Duettino di Don Giovanni e Zerlina da Don Giovanni «Giunse alfin il momento - Deh, vieni, non tardar» Recitativo accompagnato e Aria di Susanna da Le nozze di Figaro «Prenderò quel brunettino» Duetto di Fiordiligi e Dorabella da Così fan tutte «Non più andrai, farfallone amoroso» Aria di Figaro da Le nozze di Figaro Restate in contatto con il Teatro Regio facebook.com/TeatroRegio | @TeatroRegio Con il gruppo delle tre ultime sinfonie scritte nel luglio del 1788 (n. 39, 40 e 41), Mozart contribuisce in maniera determinante a elevare questo genere musicale a vertici di complessità di costruzione e di densità espressiva fino a quel momento non ancora raggiunti, fissando un modello al quale guarderanno tutte le future generazioni di compositori e destinato a divenire l’emblema stesso dello stile classico viennese. Per la seconda Sinfonia del gruppo, la K 550, Mozart sceglie una tonalità che è già una dichiarazione di intenti: sol minore, la tonalità tragica dell’inquietudine, del lamento, della dolente confessione, utilizzata in opere come il Quartetto con pianoforte K 478, il Quintetto K 516, l’aria di Pamina del Flauto magico. Spesso fraintesa nel suo contenuto poetico (Schumann, ad esempio, vi vedeva un classico esempio di grazia e leggerezza greca), la Sinfonia conferma invece la vocazione della sua tonalità a dar voce al polo oscuro della poetica di Mozart: quello del dolore e dell’afflizione. Ciò è chiaro fin dallo scoccare del celebre tema che apre il Molto allegro, una figura musicale che imita i singhiozzi del pianto e che attraverserà l’intero movimento. La grandezza di questa composizione risiede soprattutto nella maestria con cui viene applicato il principio dello sviluppo tematico. Straordinaria, ad esempio, la trasformazione che, nell’Andante, subisce una semplice figura di due brevi note presenti nel tema principale: essa inizia a dilagare sottilmente fra le pieghe della trama musicale fino a invaderla completamente, per l’intera durata del brano. Il terzo movimento torna alla tonalità di sol minore e alle tinte tormentate, acuite qui da un continuo spostamento degli accenti ritmici del minuetto, che ne snaturano completamente il carattere di aristocratica danza di corte, conferendogli una dirompente forza espressiva. Con il finale Allegro assai, l’irrequietezza tonale e i contrasti dinamici che caratterizzano tutta la Sinfonia raggiungono livelli parossistici, in una corrente musicale di trascinante tensione che solo il secondo tema in tonalità maggiore riesce temporaneamente a mitigare. Tinte così oscure, contrasti così estremi, tensioni così laceranti appartengono solo a rari momenti del teatro comico di Mozart, luoghi drammatici che risaltano per la loro eccezionalità, come la celebre scena della morte di Don Giovanni nell’omonima opera. La straordinaria varietà di personaggi, situazioni, sentimenti messi in scena nelle tre opere di Mozart su libretto di Da Ponte ruota intorno ad altri nuclei tematici, di cui uno in particolare occupa sicuramente un posto centrale: la rappresentazione del sentimento amoroso, in tutte le declinazioni e le forme che di esso il Settecento ci ha lasciato. Seduzione, eros, gelosia, tradimento, gioco, affermazione di potere, rimpianto, struggimento, attesa, vertigine, tenerezza, finzione… ogni sfumatura di questo sentimento viene descritta e analizzata da una musica capace, prima di ogni altra cosa, di farsi teatro, di ritrarre attraverso i suoni la varietà della natura umana, in un grande affresco in cui complessità e leggerezza trovano la più sorprendente sintesi. La seconda parte del concerto di questa sera presenta alcune fra le arie e i duetti più rappresentativi di questa galleria di caratteri, proponendo un interessante saggio dell’universalità del teatro mozartiano. Non fa troppo eccezione al programma l’unico brano proveniente da un’opera seria, l’aria di Sesto «Parto, ma tu, ben mio» dalla Clemenza di Tito (1791, libretto di Caterino Mazzolà, da Metastasio), un’opera molto diversa dalle tre precedenti, appartenenti al genere comico, concentrata maggiormente sul tema politico e influenzata già da quelle tendenze neoclassiche che percorreranno tutta l’arte europea nei due decenni a cavallo fra Settecento e Ottocento. Non fa eccezione perché mette in scena anch’essa una tipologia di sentimento amoroso, quello che si esprime come totale soggiogamento alla volontà dell’amata. A cantare è Sesto (ruolo en travesti), intimo amico dell’imperatore Tito e amante di Vitellia, completamente asservito al suo fascino, tanto da accondiscendere a compiere per lei un terribile delitto: uccidere lo stesso Tito. Che l’amore possa essere rappresentato anche come strumento di dominio e di potere non è infatti un concetto estraneo al teatro di Mozart, nemmeno quello comico. È un tema molto presente, ad esempio, nelle Nozze di Figaro (1786), dove è nel personaggio del Conte di Almaviva che il desiderio amoroso si esprime soprattutto come volontà di affermazione di potere. Nella sua aria «Vedrò, mentr’io sospiro» egli confessa apertamente quali sono le reali motivazioni del suo desidero di possedere la servetta Susanna: ristabilire i rapporti di forza fra lui e il servo Figaro, al quale Susanna sta per andare in sposa. Assai diversi sono invece gli impulsi amorosi del personaggio che Mozart ha trasformato nel simbolo dell’amore inteso come slancio vitale indomabile, Don Giovanni, antica e moderna icona della seduzione amorosa. Nell’omonima opera (1787) il celebre libertino dà ripetutamente prova delle sue abilità fascinatorie e lo fa in maniera straordinaria nel notissimo duetto «Là ci darem la mano», nel quale cerca di sedurre, con successo, la giovane Zerlina a poche ore dalle sue nozze. Il duetto è un perfetto congegno di rappresentazione della seduzione amorosa: la proposta maschile, l’indugio femminile, l’insistenza dell’uomo, ancora qualche resistenza della donna, infine la capitolazione e l’abbandono alla gioia d’amore. La concezione romantica dell’amore che andrà a definirsi lungo l’Ottocento, e di cui Don Giovanni costituirà un riferimento (seppur in parte frainteso), comporterà il rifiuto verso quello che nel Settecento fu invece un attributo ricorrente nella rappresentazione amorosa: l’intreccio fra passione erotica e gioco frivolo. Nel teatro di Mozart l’eros è una forza cui spesso si accompagna un’aura di leziosa giocosità, in cui capriccio e leggerezza si uniscono a sensualità e desiderio. Di questo gusto lezioso e frivolo, ad esempio, è intriso il duetto da Così fan tutte (1790) «Prenderò quel brunettino», in cui le sorelle ferraresi Fiordiligi e Dorabella pregustano lo «spassetto» di vedere sospirare e implorare ai loro piedi i nuovi pretendenti albanesi, facendo le preziose per aumentare ad arte il piacere di essere corteggiate. Questo tuttavia non significa che la sfera dell’erotico non possa raggiungere espressioni profondamente passionali e viscerali, totalmente estranee a qualsiasi leziosità. Ce lo assicura l’esempio mirabile dell’aria «Deh, vieni, non tardar» da Le Nozze di Figaro, cantata da Susanna a poche ore, appunto, dalla sua prima notte di nozze con Figaro. L’idea dell’imminente gioia d’amore la attraversa da cima a fondo e sulle parole «finché non splende in ciel notturna face» il pensiero amoroso si erotizza e le fa spingere giù la voce, nelle regioni più profonde del registro femminile, in una zona così ambiguamente viscerale che, secondo Massimo Mila, sarebbe ai limiti della censura per oltraggio al buon costume. Del resto, nelle Nozze c’è un personaggio che può essere visto come la rappresentazione stessa della libido più travolgente e incontrollata, il cui ritratto musicale è fra le cose più riuscite di tutta l’opera: è il paggio Cherubino, l’adolescente che canta ancora con voce femminile ma sta già scoprendo le più feroci pulsioni della pubertà. Questo stralunato “Don Giovanni in erba”, attratto da qualsiasi esemplare di sesso femminile, non ha ancora compreso del tutto cosa sia l’amore, ma ne è completamente travolto. È Cherubino il «farfallone amoroso» della celebre aria cantata da Figaro alla fine del primo atto dell’opera, un’aria che nella sua semplicità viene ammirata per l’irresistibile carica teatrale. Il Conte ha appena ordinato che il paggio sia immediatamente spedito alla leva militare: non più corse dietro alle femmine del palazzo ma lunghe marce nel fango, fucile in spalla e sciabola al fianco, da bravo soldato. Figaro, con una compiaciuta dose di perfido sadismo e dovizia di particolari, gli illustra tutte le brutture della vita militare. Al sadismo di Figaro si aggiunge quello di Mozart, che fa risuonare in orchestra una vera o propria marcia militare, con tanto di colpi di timpano e squilli di tromba. Il brano è un ottimo esempio di quella trovata teatrale che è la cosiddetta “aria dialogica”, ovvero l’aria in cui chi canta si rivolge direttamente a un altro personaggio, coinvolgendolo nella sua descrizione tanto che alla fine non si sa più se l’aria appartenga a uno o all’altro personaggio. Sul versante opposto di questa comicità un po’ buffonesca troviamo, sempre nelle Nozze, un personaggio cui Mozart affida la più sentita e partecipe rappresentazione dell’infelicità amorosa: la Contessa, la donna tradita che canta il suo lamento dell’amore perduto in un “Recitativo e Aria” fra i più intensi dell’opera, «E Susanna non vien! - Dove sono i bei momenti». L’aria è una struggente immersione nel ricordo dei momenti d’amore miseramente svaniti, espressa con un lirismo profondamente malinconico e introspettivo. Fosse stata la Contessa un’eroina romantica, probabilmente questa introspezione sarebbe rimasta ripiegata su se stessa, magari adombrata da pensieri di morte. E invece in questo che è il personaggio più nobile dell’opera, moglie devota che nello scioglimento della trama perdona l’imperdonabile Conte, si agita sempre un moto di dignitosa speranza, di fiducia nella possibilità di riconquista dello sposo infedele. È in questo fiero impulso alla speranza che riconosciamo la traccia più profonda che il secolo dei Lumi ha lasciato nel teatro di Mozart: l’aspirazione a una fiduciosa e instancabile ricerca della felicità, che passa prima di tutto attraverso la realizzazione del proprio ideale di amore, fine ultimo di ogni esistenza. Marco Targa Marco Targa ha conseguito la laurea e il dottorato presso il Dams di Torino, dove ora è assegnista di ricerca. È in uscita il suo libro Puccini e la Giovane Scuola. Drammaturgia musicale dell’opera italiana di fine Ottocento (De Sono-Albisani, Torino-Bologna). Ha pubblicato articoli su Debussy, sull’opera italiana e sulla musica per il cinema. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio di Gallarate (Varese). Recitativo accompagnato e Aria del Conte di Almaviva da Le nozze di Figaro Recitativo accompagnato e Aria della Contessa da Le nozze di Figaro conte Hai già vinta la causa! Cosa sento! In qual laccio io cadea? Perfidi! Io voglio... di tal modo punirvi... A piacer mio la sentenza sarà... Ma s’ei pagasse la vecchia pretendente? Pagarla! In qual maniera! E poi v’è Antonio, che a un incognito Figaro ricusa di dare una nipote in matrimonio. Coltivando l’orgoglio di questo mentecatto... Tutto giova a un raggiro... Il colpo è fatto. Vedrò mentre io sospiro, felice un servo mio! E un ben ch’invan desio, ei posseder dovrà? Vedrò per man d’amore unita a un vile oggetto chi in me destò un affetto che per me poi non ha? Ah, no, lasciarti in pace, non vo’ questo contento, tu non nascesti, audace, per dare a me tormento, e forse ancor per ridere di mia infelicità. Già la speranza sola delle vendette mie quest’anima consola, e giubilar mi fa. contessa E Susanna non vien! Sono ansiosa di saper come il Conte accolse la proposta. Alquanto ardito il progetto mi par, e ad uno sposo sì vivace, e geloso! Ma che mal c’è? Cangiando i miei vestiti con quelli di Susanna, e i suoi co’ miei... al favor della notte... O cielo, a quale umil stato fatale io son ridotta da un consorte crudel, che dopo avermi con un misto inaudito d’infedeltà, di gelosia, di sdegni, prima amata, indi offesa, e alfin tradita, fammi or cercar da una mia serva aita! Dove sono i bei momenti di dolcezza e di piacer, dove andaro i giuramenti di quel labbro menzogner? Perché mai se in pianti e in pene per me tutto si cangiò, la memoria di quel bene dal mio sen non trapassò? Ah! Se almen la mia costanza nel languire amando ognor, mi portasse una speranza di cangiar l’ingrato cor. Aria di Sesto da La clemenza di Tito sesto Parto, ma tu, ben mio, meco ritorna in pace; sarò qual più ti piace, quel che vorrai farò. Guardami, e tutto oblio, e a vendicarti io volo; a questo sguardo solo da me si penserà. Ah, qual poter, o Dei! donaste alla beltà. Duettino di Don Giovanni e Zerlina da Don Giovanni don giovanni Là ci darem la mano, là mi dirai di sì. Vedi non è lontano: partiam, ben mio, di qui. zerlina Vorrei, e non vorrei, mi trema un poco il cor; felice, è ver, sarei; ma può burlarmi ancor. don giovanni Vieni, mio bel diletto. zerlina Mi fa pietà Masetto. don giovanni Io cangerò tua sorte. zerlina Presto non son più forte. don giovanni Andiam, andiam! zerlina Andiam! zerlina e don giovanni Andiam, andiam, mio bene, a ristorar le pene d’un innocente amor. Recitativo accompagnato e Aria di Susanna da Le nozze di Figaro susanna Giunse alfin il momento che godrò senz’affanno in braccio all’idol mio. Timide cure, uscite dal mio petto, a turbar non venite il mio diletto! Oh, come par che all’amoroso foco l’amenità del loco, la terra e il ciel risponda, come la notte i furti miei seconda! Deh, vieni, non tardar, o gioia bella, vieni ove amore per goder t’appella, finché non splende in ciel notturna face, finché l’aria è ancor bruna e il mondo tace. Qui mormora il ruscel, qui scherza l’aura, che col dolce sussurro il cor ristaura, qui ridono i fioretti e l’erba è fresca, ai piaceri d’amor qui tutto adesca. Vieni, ben mio, tra queste piante ascose, ti vo’ la fronte incoronar di rose. Duetto di Fiordiligi e Dorabella da Così fan tutte dorabella Prenderò quel brunettino, che più lepido mi par. fiordiligi Ed intanto io col biondino vo’ un po’ ridere e burlar. dorabella Scherzosetta ai dolci detti io di quel risponderò. fiordiligi Sospirando i sospiretti io dell’altro imiterò. dorabella Mi dirà: «Ben mio, mi moro». fiordiligi Mi dirà: «Mio bel tesoro». fiordiligi e dorabella Ed intanto che diletto, che spassetto io proverò! Aria di Figaro da Le nozze di Figaro figaro Non più andrai, farfallone amoroso, notte e giorno d’intorno girando; delle belle turbando il riposo Narcisetto, Adoncino d’amor. Non più avrai questi bei pennacchini, quel cappello leggero e galante, quella chioma, quell’aria brillante, quel vermiglio donnesco color. Tra guerrieri, poffar Bacco! Gran mustacchi, stretto sacco. Schioppo in spalla, sciabla al fianco, collo dritto, muso franco, un gran casco, o un gran turbante, molto onor, poco contante! Ed invece del fandango, una marcia per il fango. Per montagne, per valloni, con le nevi e i sollioni. Al concerto di tromboni, di bombarde, di cannoni, che le palle in tutti i tuoni all’orecchio fan fischiar. Cherubino alla vittoria: alla gloria militar. Unanimemente riconosciuto dalla critica internazionale come uno dei direttori d’orchestra più interessanti della sua generazione, Yutaka Sado è dal 2006 Direttore musicale e artistico del nuovo Hyogo Music Center – presso Osaka – il più importante e ambizioso progetto culturale degli ultimi anni in Giappone. Un rivoluzionario modello di programmazione rivolto al pubblico più giovane ha portato una media di oltre 600.000 spettatori a frequentare la struttura. Dall’aprile 2008 presenta un programma televisivo presso una delle più importanti reti televisive giapponesi, dedicato alla diffusione della musica classica presso le giovani generazioni, seguendo così direttamente le tracce del suo primo mentore, Leonard Bernstein. Nato a Kyoto nel 1961, a partire dal 1987 Yutaka Sado ha lavorato negli Stati Uniti con Leonard Bernstein e Seiji Ozawa, diventando l’assistente di quest’ultimo alla New Japan Philharmonic Orchestra. La sua carriera internazionale inizia nel 1989 con il Grand Prix al 39° Concorso internazionale per direttori d’orchestra di Besançon. Vince in seguito il Prix spécial “Davidoff ” in Germania e il Grand Prix al Concorso “Bernstein” di Gerusalemme nel 1995. A partire dal 1990 partecipa ogni anno al Pacific Music Festival di Sapporo, fondato da Leonard Bernstein, divenendone inoltre Direttore residente. Tra il 1993 e il 2007 Yutaka Sado è stato Direttore principale dell’Orchestre Lamoureux, e ha ridato a questa prestigiosa formazione sinfonica, che fu di Igor Markevitch, una posizione di primo piano nella vita musicale francese. Ospite regolare dell’Orchestre de Paris e dell’Orchestre National de France, della Süddeutscher Rundfunk di Stoccarda e dell’Orchestre de la Suisse-Romande, Yutaka Sado ha diretto le migliori orchestre europee, dalla Gürzenich Orchester a Colonia, alla Deutsche Sinfonie-Orchester di Berlino, alle Filarmoniche di Dresda e Amburgo, alla Bayerischer Rundfunk di Monaco di Baviera e alla Staatskapelle di Dresda. È stato ospite del Festival internazionale di Aix-en-Province e di quello di Orange. Recentemente ha debuttato con la London Philharmonic a Londra e ha cominciato una collaborazione con la Bbc Philharmonic, che lo ha portato in tournée in Giappone nel marzo 2011. Nel maggio dello stesso anno ha fatto il suo debutto con la Filarmonica di Berlino, entrando nel novero dei maggiori direttori internazionali. In Italia Yutaka Sado è ospite regolare dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e ha diretto l’Orchestra di Santa Cecilia a Roma, oltre all’Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi” (della quale è stato Direttore ospite principale tra il 1998 e il 2001), le orchestre del Maggio Musicale Fiorentino e della Fenice di Venezia. Al Teatro Regio ha debuttato nel febbraio 2010 con un entusiasmante Peter Grimes, cui sono seguiti diversi concerti. Dal 2007 Yutaka Sado incide in esclusiva per la più importante casa discografica giapponese, Avex Classics, che ha lanciato una collana di registrazioni dal vivo con le grandi orchestre internazionali che comprende l’Orchestre de Paris in Francia, l’Orchestre de la Suisse Romande in Svizzera, la Deutsche-Symphonie Orchester Berlin in Germania, la Bbc Philharmonic in Inghilterra. Erede della migliore tradizione vocale italiana, Carmela Remigio ha iniziato gli studi con Aldo Protti e si è perfezionata con Leone Magiera. Dopo aver vinto nel 1992 il Concorso “Luciano Pavarotti” International Voice Competition di Philadelphia, ha debuttato, diciannovenne, nel ruolo della protagonista nell’opera Alice di Giampaolo Testoni al Teatro Massimo di Palermo. Dopo le prime scritture in ruoli del repertorio barocco, ha iniziato una carriera in continua ascesa in cui si sono rivelati di particolare importanza, per la notorietà internazionale, i ruoli mozartiani: Susanna e la Contessa nella Nozze di Figaro, Vitellia nella Clemenza di Tito, Fiordiligi in Così fan tutte, Pamina in Die Zauberflöte; Elettra e Ilia nell’Idomeneo e, in particolare, Donna Anna in Don Giovanni, ruolo che le ha dato l’opportunità di collaborare con Claudio Abbado e Peter Brook. Da allora gli incontri prestigiosi si sono moltiplicati: ha cantato numerose volte sotto la direzione di Claudio Abbado, Lorin Maazel, Myung-Whun Chung, Antonio Pappano, Roberto Abbado, Jeffrey Tate, Daniel Harding, Michel Plasson, Gustavo Dudamel, Eliahu Inbal, Riccardo Chailly. I debutti verdiani – Alice in Falstaff, Desdemona in Otello, Messa da Requiem, Amelia in Simon Boccanegra e Violetta nella Traviata, sempre con la direzione di prestigiosissime bacchette – le hanno aperto nuovi orizzonti nel campo del repertorio romantico, confermandone il talento vocale e scenico. Del repertorio pucciniano ha interpretato Mimì nella Bohème ed è stata la protagonista di Tosca. Ha poi affrontato il suo primo ruolo donizettiano con Maria Stuarda e debuttato con grande successo i ruoli di Micaela (Carmen) e Cleopatra (Giulio Cesare) al Carlo Felice di Genova, Marguerite (Faust) al Verdi di Trieste, Anne (The Rake’s Progress) al Teatro Massimo di Palermo, Malwina (Der Vampyr) al Teatro Comunale di Bologna, Donna Elvira (Don Giovanni) a Macerata e Rieti diretta da Kent Nagano. La vocalità completa e la raffinata musicalità le permettono di eccellere nel repertorio da camera, sacro e profano: è stata più volte ospite di prestigiose istituzioni concertistiche. Tra le numerose incisioni discografiche spiccano le due edizioni di Don Giovanni (nel ruolo di Donna Anna), una diretta da Claudio Abbado (Deutsche Grammophon) e l’altra da Daniel Harding (Virgin), lo Stabat Mater di Rossini diretto da Gianluigi Gelmetti (Agorà), le Arie sacre verdiane con la direzione di Myung-Whun Chung (Deutsche Grammophon) e un doppio cd dal titolo Arias (Universal-Decca) dedicato a Tosti e Rossini. Tra gli impegni recenti e futuri: nel Don Giovanni come Donna Anna al Teatro alla Scala e a Londra, come Donna Elvira a Venezia, Ancona e Bologna; nelle Nozze di Figaro come Susanna a Rieti per il Reate Festival, in Roberto Devereux come Elisabetta all’Opera di Roma, La bohème a Siviglia. Laura Polverelli è ospite abituale delle più importanti istituzioni musicali italiane ed estere, quali il Teatro alla Scala, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, l’Accademia Chigiana di Siena, il Teatro La Fenice, il Teatro Carlo Felice di Genova, il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Regio di Torino, il Teatro San Carlo, la Bayerische Staatsoper, il Festival di Glyndebourne, l’Opéra de Lyon, l’Opéra de Monte-Carlo, il Rossini Opera Festival, il Teatro Real di Madrid, il Théâtre des Champs-Elysées e il Théâtre Royal de la Monnaie. Ha collaborato con alcuni fra i più importati direttori d’orchestra, come Claudio Abbado, Riccardo Muti, Zubin Mehta, Jeffrey Tate, Rinaldo Alessandrini, Gary Bertini, Fabio Biondi, Riccardo Chailly, Ottavio Dantone, Colin Davis, Gianluigi Gelmetti, Jesús López-Cobos, René Jacobs, Jean-Claude Malgoire, Andrea Marcon, Carlo Rizzi, Christophe Rousset, Alain Lombard e Gianandrea Noseda. Il suo repertorio comprende soprattutto ruoli rossiniani e mozartiani, ma è molto apprezzata anche nel repertorio barocco (tra gli altri, i ruoli di Poppea e di Sesto nel Giulio Cesare di Händel). Molto intensa anche la sua attività concertistica, con impegni distribuiti su un vasto repertorio che spazia da Pergolesi a Caldara, da Bach a Berlioz. Negli ultimi anni si ricordano le interpretazioni nella Pia de’ Tolomei (Rodrigo) alla Fenice, come Dulcinea nel Don Quichotte di Massenet a Trieste e Rosina nel Barbiere di Siviglia al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e all’Opera di Roma, del ruolo di Felicia nel Crociato in Egitto a Venezia, seguito dal Rinaldo di Händel a Seoul. Sempre nel- lo stesso periodo è stata un acclamato Sesto nella Clemenza di Tito alle Settimane Musicali di Stresa, mentre grande successo di critica e di pubblico hanno accompagnato due importanti debutti donizettiani: Giovanna di Seymour nell’Anna Bolena al Filarmonico di Verona e al Massimo di Palermo ed Elisabetta nella Maria Stuarda allo Sferisterio di Macerata. Nel 2007 è stata un brillante Alceste nell’Ercole sul Termodonte di Vivaldi alla Fenice sotto la direzione di Fabio Biondi, seguita dall’interpretazione di Edwige nel Guglielmo Tell in forma di concerto all’Auditorium Santa Cecilia di Roma diretto da Antonio Pappano. Ha cantato con grande successo in Roberto Devereux al Teatro Lirico di Trieste e nel Werther di Massenet a Catania diretto da Stefano Ranzani. Successivamente ha partecipato al Rossini Opera Festival come Isolier nel Comte Ory, è stata Idamante nell’Idomeneo al Teatro alla Scala sotto la direzione di Myung-Wung Chung e Romeo ne I Capuleti e i Montecchi di Bellini all’Opéra Royal de Wallonie di Liegi; ha riscosso grandi consensi nel Flaminio di Pergolesi al Festival “Pergolesi Spontini” di Jesi. La discografia di Laura Polverelli comprende registrazioni con le case discografiche Fnac, Auvidis, Teldec, Decca, Virgin, Mondo Musica, Opus 111 e Dynamic. Michele Pertusi ha collaborato con direttori di fama internazionale quali Daniel Barenboim, Semyon Bychkov, Riccardo Chailly, Colin Davis, Daniele Gatti, Carlo Maria Giulini, Vladimir Jurowski, James Levine, Zubin Metha, Riccardo Muti, Antonio Pappano e Georg Solti, calcando i palcoscenici dei più importanti teatri al mondo, dall’Opéra Bastille alla Wiener Staatsoper, dal Covent Garden al Teatro alla Scala, dal Metropolitan di New York al Teatro Real di Madrid, dal Rof di Pesaro alla Bayerische Staatsoper, dalla Deutsche Oper di Berlino alla Monnaie di Bruxelles, dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia al Barbican Centre di Londra, ivi incluso il Teatro Regio dove, a partire dal 1992, ha preso parte a più d’una decina di produzioni liriche. Ha inaugurato la stagione 2011/12 interpretando la Messa solenne di Santa Cecilia di Gounod alla Salle Pleyel di Parigi. In seguito ha interpretato Faust al Liceu di Barcellona, La sonnambula al Covent Garden di Londra, Oberto, conte di San Bonifacio al Théâtre des Champs-Elysées di Parigi, L’elisir d’amore all’Opernhaus di Zurigo e Il viaggio a Reims al Maggio Musicale Fiorentino. Fra i suoi prossimi impegni annovera ancora l’Oberto al Teatro alla Scala, Guillaume Tell a Zurigo, Il barbiere di Siviglia, Nabucco, La Cenerentola e Simon Boccanegra alla Wiener Staatsoper, La Damnation de Faust alla Vlaamse Opera di Anversa, I puritani all’Opéra National di Parigi, Attila all’Opéra Royal de Wallonie di Liegi, La sonnambula e I puritani al Metropolitan Opera di New York. Nelle ultime stagioni ha cantat nella Petite Messe solennelle e nello Stabat Mater di Rossini, in Lucrezia Borgia, L’italiana in Algeri, Guillaume Tell, Le Comte Ory, Attila, Mosè in Egitto, La sonnambula, L’elisir d’amore, Il barbiere di Siviglia, Falstaff, I Lombardi alla prima crociata, La pietra del paragone, Faust, Szene aus Goethes Faust, Don Pasquale, Luisa Miller, Le nozze di Figaro, Carmen, Maometto II, Gazza ladra, Don Giovanni (nel ruolo del titolo), Oberto, conte di San Bonifacio, Anna Bolena, I puritani. Raffinato interprete rossiniano, Michele Pertusi è stato più volte acclamato trionfatore al Rossini Opera Festival di Pesaro. Il debutto pesarese, risalente al 1997, lo vide protagonista di una nuova produzione di Moïse et Pharaon diretta da Vladimir Jurowski, con la regia di Graham Vick. Il quella stessa occasione il festival rossiniano, dove torna regolarmente, gli ha inoltre conferito il prestigioso premio “Rossini d’oro”. La sua ricca discografia – pubblicata da Decca, Sony, Ricordi, Erato – comprende fra gli altri titoli: Messa di Gloria di Verdi, Stabat Mater, Cantata per Pio IX, Cenerentola e Il turco in Italia di Rossini diretti da Riccardo Chailly; Don Giovanni e Così fan tutte con Georg Solti; Le nozze di Figaro con Zubin Mehta; Semiramide, Maometto II e Don Giovanni con Daniel Barenboim; La damnation de Faust e Falstaff con Colin Davis (Lso). Nel 1995 gli è stato conferito il premio “Franco Abbiati” dalla critica musicale italiana. Per l’incisione del Turco in Italia diretto da Riccardo Chailly (Decca) è stato insignito del Gramophone Award e nel febbraio 2006 ha vinto il prestigioso Grammy Award per l’incisione del ruolo del titolo in Falstaff. Ha recentemente ricevuto dal Presidente della Repubblica italiana la Medaglia d’Oro come Benemerito della Cultura. Nato a Parma, ha studiato canto con Arrigo Pola e Carlo Bergonzi, completando poi la sua formazione con Rodolfo Celletti. Collabora con la professoressa Hisako Tanaka. L’Orchestra del Teatro Regio è l’erede del complesso fondato alla fine dell’Ottocento da Arturo Toscanini, sotto la cui direzione vennero eseguiti numerosissimi concerti e molte storiche produzio- ni operistiche, quali la prima italiana del Crepuscolo degli dèi di Wagner (1895) e la prima assoluta della Bohème di Puccini (1896). Nella sua attività ha dimostrato una spiccata duttilità nell’affrontare il grande repertorio così come molti titoli del Novecento. Dal 1967 è l’Orchestra stabile del Teatro Regio. Tra i maggiori spettacoli dei quali è stata protagonista si ricordano La Damnation de Faust di Berlioz, insignito nel 1992 del Premio “Franco Abbiati”, La bohème “del centenario” con Pavarotti e Freni (trasmessa anche in diretta tv), Fedora con Freni e Domingo. Ha eseguito in prima assoluta Carmen 2, le Retour di Jérôme Savary (2001), Leggenda di Alessandro Solbiati (2011) e, entrambe in prima italiana, Lear di Aribert Reimann e A Streetcar Named Desire di André Previn. Ha ricevuto il Premio Internazionale “Viotti d’Oro” nel 2000. L’Orchestra si è esibita con i solisti più celebri e alla guida del complesso si sono alternati direttori di fama internazionale come Roberto Abbado, Ahronovič, Bartoletti, Bychkov, Campanella, Gelmetti, Gergiev, Maag, Oren, Pidò, Sado, Steinberg, Tate e infine Gianandrea Noseda, che dal 2007 ricopre il ruolo di Direttore musicale del Teatro Regio. Ha inoltre accompagnato grandi compagnie di balletto come quelle del Bol’šoj di Mosca e del Mariinskij di San Pietroburgo. Nel corso della sua lunga storia è stata invitata in vari festival e teatri stranieri. Con il maestro Noseda nel 2008 è stata ospite a Wiesbaden con Rigoletto. Nell’estate del 2010 l’Orchestra e il Coro hanno tenuto una trionfale tournée in Giappone e in Cina. L’anno successivo, sempre sotto la guida del Direttore musicale del Regio, hanno toccato diverse città della Spagna, Parigi e nuovamente il festival di Wiesbaden in Germania con una serie di concerti tutti dedicati a Verdi. A settembre e ottobre 2011 l’Orchestra e Noseda hanno tenuto a battesimo la nuova opera di Alessandro Solbiati Leggenda ed eseguito l’integrale delle Sinfonie di Beethoven in quattro concerti con replica nell’arco di appena nove giorni. Nello scorso gennaio è stata eseguita Tosca in forma di concerto al Théâtre des Champs-Elysées di Parigi. Accanto a diverse incisioni storiche, l’Orchestra e il Coro del Teatro figurano oggi nei video di alcune delle più interessanti produzioni delle ultime Stagioni: Medea di Cherubini, Edgar di Puccini, Thaïs di Massenet, Adriana Lecouvreur di Cilea e Boris Godunov di Musorgskij. Nel 2003 i componenti dell’Orchestra hanno dato vita alla Filarmonica ’900 del Teatro Regio, organismo autonomo impegnato in numerosi progetti oltre che nella stagione di concerti del Regio. Teatro Regio Walter Vergnano, Sovrintendente Gianandrea Noseda, Direttore musicale Orchestra Violini primi Stefano Vagnarelli • Marina Bertolo Monica Tasinato Claudia Zanzotto Soyeon Kim Elio Lercara Carmen Lupoli Enrico Luxardo Miriam Maltagliati Alessio Murgia Laura Quaglia Daniele Soncin Giuseppe Tripodi Roberto Zoppi Violini secondi Cecilia Bacci • Tomoka Osakabe Bartolomeo Angelillo Silvana Balocco Paola Bettella Maurizio Dore Anna Rita Ercolini Fation Hoxolli Roberto Lirelli Anselma Martellono Ivana Nicoletta Francesca Viscito Viole Armando Barilli • Alessandro Cipolletta Gustavo Fioravanti Rita Bracci Maria Elena Eusebietti Alma Mandolesi Franco Mori Roberto Musso Claudio Vignetta Giuseppe Zoppi Violoncelli Relja Lukic • Davide Eusebietti Giulio Arpinati Alfredo Giarbella Armando Matacena Luisa Miroglio Marco Mosca Paola Perardi Contrabbassi Davide Ghio • Atos Canestrelli Fulvio Caccialupi Giulio Guarini Michele Lipani Stefano Schiavolin Flauti Federico Giarbella • Maria Siracusa Oboi Luigi Finetto • Stefano Simondi Clarinetti Alessandro Dorella • Edmondo Tedesco Fagotti Andrea Azzi • Orazio Lodin Corni Natalino Ricciardo • Eros Tondella Trombe Sandro Angotti • Marco Rigoletti Timpani Ranieri Paluselli • Fortepiano Giannandrea Agnoletto • Prime parti La professoressa Cecilia Bacci suona un violino Giorgio Serafino Venezia 1748 della Fondazione Pro Canale di Milano. Prezzo: € 1 (iva inclusa) © Copyright, Fondazione Teatro Regio di Torino TEATRO REGIO Sabato 12 Novembre 2011 ore 20.30 PINCHAS STEINBERG Orchestra e Coro del Teatro Regio Musiche di Mendelssohn-Bartholdy, Brahms Lunedì 12 Dicembre 2011 ore 20.30 GIANMARIA TESTA Lunedì 19 Dicembre 2011 ore 20.30 GIANANDREA NOSEDA Filarmonica ’900 del Teatro Regio Musiche di Rota Venerdì 30 Dicembre 2011 ore 20.30 Sabato 31 Dicembre 2011 ore 17.30 GIANANDREA NOSEDA Orchestra e Coro del Teatro Regio Musiche di Beethoven, Šostakovič, Verdi Lunedì 16 Gennaio 2012 ore 20.30 KRZYSZTOF PENDERECKI Filarmonica ’900 del Teatro Regio Musiche di Penderecki, Dvořák Venerdì 10 Febbraio 2012 ore 20.30 VALERIJ GERGIEV Orchestra del Teatro Regio Musiche di Verdi, CŠajkovskij, Prokof’ev Lunedì 19 Marzo 2012 ore 20.30 YUTAKA SADO Filarmonica ’900 del Teatro Regio Musiche di Takemitsu, Ravel, Šostakovič Sabato 24 Marzo 2012 ore 20.30 YUTAKA SADO Orchestra del Teatro Regio Musiche di Mozart Lunedì 16 Aprile 2012 ore 20.30 CHRISTOPHER FRANKLIN Filarmonica ’900 del Teatro Regio Torino Jazz Orchestra Musiche di Adams, Gershwin Venerdì 25 Maggio 2012 ore 20.30 UMBERTO BENEDETTI MICHELANGELI Orchestra del Teatro Regio Musiche di Mozart Main Partner Media Partner