Bianca Brotto
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BENEDETTO TELEFONINO
Irrinunciabile
strumento di comunicazione, è diventato parte integrante della vita di tutti. Per la prima volta
nella storia dell’umanità, una tecnologia consumer è stata prodotta ed è utilizzata attivamente
per un totale che ha eguagliato e supererà, visto l’andamento delle vendite, il numero totale di
abitanti sulla terra.
Gartner, società multinazionale leader mondiale nella consulenza strategica, ricerca e analisi nel
campo IT, ha dichiarato che nel 2015 sono stati commercializzati 1.9 miliardi di smartphone e nel
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2018 si arriverà poco sopra i 2
miliardi.
Due i principali fattori che stanno
determinando il boom dei dispositivi
smart in tutto il mondo: il crollo dei
prezzi di oggetti che sono ormai
diventati veri e propri PC tascabili, e
la diffusione delle reti di nuova
generazione. Una sempre maggiore
(e fino a poco tempo fa
inimmaginabile) velocità di
trasferimento dati, sta infatti
rendendo gli smartphone sempre più
efficaci e attraenti: è grazie al telefonino che si risponde alle e-mail, si naviga su internet, si
effettuano pagamenti, si inviano documenti, fotografie, video, immortalando, in presa diretta,
istanti di vita e trasferendoli a chiunque si desideri, ovunque si sia.
Tutto ciò è parte della rivoluzione tecnologica in atto e che se da un lato ha migliorato la vita di
questa generazione, dall’altro ha consegnato all’umanità uno strumento da utilizzare con
qualche accortezza per non incorrere in rischi alla salute dai quali fonti autorevoli ci mettono in
guardia.
LE RADIOFREQUENZE SONO CANCEROGENE?
Cosa dicono
il Ministero della
Salute e lo IARC
(Agenzia
Internazionale
Ricerca Cancro)
Una ricerca degli scienziati svedesi guidati da Lennart
Hardell del Dipartimento di oncologia dell'ospedale
universitario di Orebro (Svezia) pubblicato sull’ Occupational
Environmental Medicine (Occup Environ Med
2007;64:626-632 doi:10.1136/oem.2006.029751), ha
calcolato che usare per più di dieci anni telefonini o
apparecchi senza fili (cordless), appoggiati sempre allo
stesso orecchio, moltiplica da tre a cinque volte e mezzo il
rischio di ammalarsi di glioma, una forma di cancro al
cervello.
Il Consiglio Superiore di Sanità ha affrontato la questione dei rischi potenziali connessi con l’uso
dei telefoni cellulari nella seduta del 15 novembre 2011. In linea con gli studi della Iarc
(International Agency for Research on Cancer) che ha classificato le radio frequenze nel
gruppo 2B (possibili cancerogene per l’uomo) e in accordo con l’Istituto Superiore di Sanità, il
Consiglio, pur rilevando che non esiste dimostrazione di alcun rapporto di causalità tra
l’esposizione a radiofrequenze e le patologie tumorali, riconosce che le attuali conoscenze
scientifiche non consentono di escludere l’esistenza di causalità in caso di uso molto intenso del
telefono cellulare. Il Consiglio pertanto, pur non quantificando il significato di «uso molto intenso
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del cellulare», suggerisce che, soprattutto per quanto riguarda i bambini, vada applicato il
principio di precauzione in relazione ad un’educazione all’utilizzo del telefono cellulare, non
indiscriminato ma appropriato, quindi limitato alle situazioni di vera necessità. Il documento
termina con l’informazione circa l’avvio da parte del Ministero della salute di una campagna
d’informazione sulla base delle ultime relazioni degli organismi tecnico-scientifici per
sensibilizzare proprio a tale uso appropriato dei telefoni mobili.
Oltre alle numerose prove scientifiche, la Corte di Cassazione con la sentenza 17438/2012 ha
accertato un collegamento diretto causa-effetto tra l’uso del cellulare e l’insorgere di una
patologia cancerosa riconoscendo a Innocente Marcolini, un ex direttore finanziario di una
multinazionale bresciana, la malattia professionale e quindi il risarcimento da parte dell’INAIL
(che l’ha dichiarato invalido all’80%). In questo caso specifico l’INAIL si è rivalsa sul datore di
lavoro e sul responsabile per la sicurezza che non avevano preso specifiche precauzioni sul
rischio fisico generato dai campi elettromagnetici.
Il datore di lavoro è infatti tenuto, in forza del Decreto Legislativo numero 81 del 2008 all’art.
28 (ribadito relativamente agli agenti fisici all’art.181) nella valutazione di tutti i rischi per la salute
e la sicurezza dei lavoratori, inclusi quelli derivanti da esposizioni a campi elettromagnetici,
all'attuazione di appropriate misure di tutela.
COSA SUCCEDE QUANDO SI ACCOSTA IL CELLULARE AL CORPO
Per comprendere il motivo delle raccomandazioni delle case produttrici di tenere il telefonino a
1-2 cm di distanza dal corpo e per valutare in cosa consista il rischio derivante dall’esposizione
ai campi elettromagnetici, analizziamo gli effetti sull'organismo delle radiofrequenze e della
batteria inserita all’interno dell’apparecchio (batteria che in molti cellulari non è estraibile).
Se il telefonino è spento, ma con la batteria inserita,
questa genera comunque un minimo di emissione
elettromagnetica; quando il cellulare è acceso in stand
by o perché lo stiamo utilizzando per telefonare
(maggiore è il tempo impiegato per una telefonata,
maggiore sarà l’energia che la batteria dovrà cedere),
l’eccitazione della batteria aumenta e viene trasmessa
alla materia, cioè a tutte le componenti del telefono. A
livello atomico questa trasmissione causa un salto di
orbita degli elettroni.
L’energia della batteria per tenere il telefono attivo,
unitamente all’energia che serve al telefono per
agganciare la cella di un ripetitore, raggiunge un
determinato valore che si trasmette sulla testa di chi sta
telefonando. Il trasferimento dell’energia è dovuto in gran
Sono questi fotoni,
generati dal salto di
orbita degli elettroni
eccitati dalla
batteria che
irradiano la testa
generando un
disturbo che può
diventare un danno
biologico al DNA
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parte al salto quantico degli elettroni eccitati dall’emissione elettromagnetica della batteria
stessa.
Vediamolo nel dettaglio: la materia è costituita da atomi che a loro volta sono composti da un
nucleo di protoni e neutroni attorno al quale ruotano, su un numero limitato di orbitali, gli
elettroni. In genere gli elettroni in natura sono stabili sulla loro orbita a meno che non
intervengano interferenze (ad esempio a causa della batteria inserita nel telefonino) che vanno
ad alterare il loro stato di equilibrio rendendoli instabili e facendoli passare da un’orbita a un’altra
ricevendo o emettendo (a seconda del tipo di salto) “quanti di energia” sotto forma di fotoni.
Questi fotoni presentano una “polarità levogira”, polarità che è incompatibile con l’organismo
Tabella tratta da: “Tecnologia Quantistica” di Nicola Limardo Anima Edizioni
umano, quindi dannosa (è interessante notare come i virus, i batteri, i parassiti e le radiazioni
artificiali lavorino con spin levogiro mentre gli enzimi e le sostanze nutritive con spin destrogiro).
Sono questi fotoni, generati dal salto di orbita degli elettroni eccitati dalla batteria, che irradiano
la testa generando un disturbo che può diventare un danno biologico al DNA.
Il ricercatore di Novara Nicola Limardo ha studiato il problema e creato un filtro di stabilizzazione
(il convertitore d’onda Geoprotex inserito nel dispositivo Skudo®Wave) che agisce sugli
elettroni, in parte riducendone l’eccitazione che porta al salto orbitale, in parte cambiando la
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polarità dell’elettrone (da levogiro a destrogiro) rendendola compatibile con le cellule del nostro
DNA (vedi tabella).
Le prove in vitro effettuate dal Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università di Perugia,
hanno evidenziato, con l’utilizzo del test della cometa, la vitalità delle cellule linfoblastoidi di
derivazione umana (Jürkat) dopo l’esposizione al campo elettromagnetico generato dal telefono
acceso in trasmissione in presenza del dispositivo Geoprotex, rilevando che tale campo non
produce effetti citotossici; la conclusione del Dr. Massimo Moretti del laboratorio di
Tossicologia Genetica dell’Università di Perugia Sezione Sanità Pubblica è stata pertanto la
seguente: “Il dispositivo Geoprotex è risultato in grado di ridurre significativamente gli
effetti genotossici conseguenti all’esposizione alle radiofrequenze prodotte da un telefono
cellulare, riducendone il danno primario al DNA causato dal telefono in trasmissione a
livelli praticamente sovrapponibili a quelli del controllo negativo” e il risultato del test è stato
pubblicato sugli atti congressuali del 43° Congresso Nazionale della SITI (Società Italiana di
Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica) .
Per abbattere quindi il rischio di danno biologico al DNA nel quale si incorre utilizzando il
cellulare (l’Ipad, il PC…), è sufficiente applicare il dispositivo Skudo®Wave.
SOLUZIONI AL PROBLEMA
• RIDURRE IL NUMERO DELLE TELEFONATE (dose
elettromagnetica)
ED
UTILIZZARE
VIVAVOCE
o
AURICOLARE A FILO.
• APPLICARE SISTEMA DI PROTEZIONE CHE RIPORTI
NEL LIBRETTO DI ISTRUZIONI LA CAPACITA’ DI RIDURRE
SIGNIFICATIVAMENTE IL DANNO AL DNA CHE PUO’
ESSERE GENERATO DALL’UTILIZZO DEL TELEFONINO.
• EVITARE L’APPLICAZIONE DI PRODOTTI INUTILI DI
PROTEZIONE IN QUANTO POTREBBERO ANCHE
AMPLIFICARE IL RISCHO (es. riducendo il campo
elettromagnetico che interferisce con il collegamento
teefonino/ripetitore).
• EVITARE L’USO DEL TELEFONINO AI MINORI DI 12 ANNI
Tabella tratta da: “Tecnologia Quantistica” di Nicola Limardo Anima Edizioni
È importante sottolineare che il prodotto Skudo®Wave agisce come un filtro di
stabilizzazione e non come un sistema per la riduzione dei campi elettromagnetici
artificiali perché, se così fosse, il danno arrecato dalla batteria sarebbe ancora maggiore
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Skudo®Wave
NON è un prodotto
schermante
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in quanto costringerebbe il telefonino a ricercare continuamente
nuove celle alle quali agganciarsi, con un aumento conseguente
dell’eccitazione della batteria e quindi dell’intensità delle onde
elettromagnetiche.
Bisogna quindi diffidare dai prodotti che agiscono sulla riduzione
delle radiofrequenze perché, oltre a interferire con la funzionalità del
telefono stesso (se diminuisco le radiofrequenze rendo difficoltoso il telefonare), innescano un
danno maggiore in quanto costringono la batteria ad una maggiore attività con il conseguente
aumento del campo elettromagnetico generato dall’instabilità degli elettroni. Al riguardo l'ISS
precisa “Sono stati messi in commercio molti dispositivi che pretendono di ridurre le esposizioni
dovute ai telefoni cellulari. Le prove effettuate hanno mostrato che in genere questi non
funzionano come reclamizzato. Le cosiddette “schermature” in genere interferiscono con il
corretto funzionamento del telefono, costringendolo ad aumentare la potenza, con un
conseguente aumento - anziché una riduzione - dell’esposizione”.
COME VERIFICARE IL FUNZIONAMENTO DEL NANOPROCESSORE SKUDO®?
C’è una prova facilissima che può essere effettuata anche senza l’utilizzo di alcuna
strumentazione: il test muscolare. È sufficiente verificare il tono muscolare a livello del polso
accostando un normale cellulare all’orecchio e poi ripetere la verifica con un cellulare protetto da
Skudo®wave: la riduzione del tono muscolare a livello del polso a causa della riduzione
dell’acetilcolina è subito evidente.
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Ci sono poi altre modalità suggerite da Nicola Limardo nel testo: “Tecnologia Quantistica” edito
da Anima Edizioni: “Per osservare la funzione del nanoprocessore Skudo®, è necessario uno
“spettrofotometro”: si tratta di un apparecchio in grado di “vedere”, anche in modo indiretto, gli
effetti di un campo elettromagnetico generato, per esempio, da un telefono cellulare sulla
materia.
Esiste anche un metodo diretto di “osservazione”, che comporta l’impiego di una
strumentazione molto sofisticata presente nei centri ospedalieri più attrezzati: si tratta della PET
con utilizzo del liquido di contrasto, che permette di evidenziare il quantitativo di glucosio
presente nel cervello. I risultati ottenuti sono consultabili anche su internet (riferimento studio
Nora Volkow pubblicato sul Journal of the American Medical Association il 23 Febbraio 2011, Vol
305, No. 8 ). I risultati ottenuti dimostrano che, durante una telefonata, si ha in corrispondenza
della parte del cervello più vicina alla posizione del telefonino, un aumento abnorme di glucosio
(unico alimento di cui si nutre il nostro Sistema Nervoso Centrale), mentre se non telefoniamo
tutto questo non avviene!
Skudo®wave “ … va a “informatizzare” gli atomi dell’apparecchiatura con i quali viene a
contatto direttamente e, poi, tutti gli altri atomi immediatamente vengono “informatizzati” dai
primi; si utilizza quindi l’effetto di trasmissione “a cascata”. Ecco perché, per esempio, quando si
applica Skudo®wave su un angolino del computer, immediatamente tutta la “massa” ne assume
gli “ordini”. Tale sistema è meglio definito scientificamente “a cascata quantica”. Così operando,
facciamo in modo che gli elettroni presenti nella materia che compone il telefonino non diventino
caotici e, per quanto è possibile, tendano a essere in equilibrio con le Leggi Fondamentali della
Natura”.
SIAMO QUOTIDIANAMENTE IMMERSI NELLE ONDE
ELETTROMAGNETICHE, PERCHÈ PREOCCUPARCI DI
QUELLE EMESSE DAI CELLULARI? Il telefonino lo appoggiamo all’orecchio quando telefoniamo
mentre gli altri dispositivi (ad esempio le radio) non sono a
contatto con la testa: il vero pericolo è dato dal fotone di tipo
gamma che ha una “gittata” di alcuni millimetri (ecco perché i
produttori scrivono di non tenere addosso il telefonino).
Anche se siamo immersi in un campo elettromagnetico, i
fattori veramente nocivi per la nostra salute sono la vicinanza
Siamo immersi
nelle onde
elettromagnetiche,
perché
preoccuparci di
quelle dei
cellulari?
della fonte al nostro corpo (specie la testa, il cuore e gli organi genitali), la dose di radiazione
elettromagnetica e il tempo di esposizione.
L’uso del telefonino
può causare
rotture ai filamenti
del DNA?
I TEST effettuati su cellule Jurkat esposte al campo
elettromagnetico da telefono cellulare nel Laboratorio di
Tossicologia genetica dell’Università di Perugia hanno
evidenziato gli effetti genotossici che causano discontinuità
nello scheletro fosfodiesterico; in particolare tali discontinuità
possono risultare da rottura ad un singolo filamento del
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DNA, al doppio filamento (pubblicazione atti congressuali 2008 43° Congresso Nazionale SiTi
(Società Italiana di Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica) .
Lo studio "Reflex" (pubblicato da PubMed Us National Library of Medicine National Institute of
Health Mutat Res. 2007 Jan 10;626(1-2):42-7. Epub 2006 Sep 25.), finanziato dall’Unione
Europea per due milioni di euro - è stato effettuato negli anni 2000-2004 sotto il coordinamento
della fondazione tedesca Verum di Monaco ed ha coinvolto altri undici tra istituti di ricerca e
università di tutta Europa. I dati ottenuti hanno dimostrato che le cellule, dopo un'esposizione a
campi elettromagnetici simili a quelli emessi dai cellulari, hanno mostrato un aumento delle
frammentazioni dei filamenti sia doppi che singoli del DNA e la cellula non riusciva sempre
a riparare il danno. «C’è inoltre una forte correlazione - osserva la ricerca - tra l’intensità e la
durata dell’esposizione e l’aumento delle rotture delle catene semplici e doppie del DNA».
Henry Lai, Laboratorio di ricerca elettromagnetica, Dipartimento di Bioingegneria, Scuola di
Medicina e Collegio di Ingegneria, Università di Washington, Seattle, Washington, USA e Singh
dichiarano: abbiamo riportato un aumento di rotture del filamento singolo e in quello doppio
del DNA, due forme di DANNO al DNA nelle cellule cerebrali dei ratti, dopo la loro
esposizione a radiazione da radiofrequenza (Bioelectromagnetics, 1995, 16; J Radiation Biol
1996 69 (4).
In conclusione, grazie alle scoperte di Nicola Limardo, è oggi possibile utilizzare il cellulare
(l’Ipad, il PC, …) in tranquillità e
Skudo®Wave, 100% Made in Italy,
diventa come il casco che si indossa per
andare in motocicletta o la cintura che si
allaccia per viaggiare in automobile.
La moderna tecnologia è una valore
aggiunto alla nostra vita e gli strumenti
di cui disponiamo sono i mezzi che, in
tutta serenità, possono migliorarci
l’esistenza se adoperati con l’ausilio di
qualche accortezza.
PRESENTAZIONE COMPLETA:
http://www.skudowave.com/wp-content/uploads/2016/02/Presentazione-SkudoWave.pdf
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Articolo su Skudo®Wave