2-001
MARTEDI’ 12 APRILE 2005
___________________________
2-002
PRESIDENZA DELL’ON. BORRELL
FONTELLES
Presidente
2-003
Ripresa della seduta
2-004
(La seduta inizia alle 9.05)
2-005
Composizione del Parlamento (cfr. processo verbale)
2-006
Termine per la presentazione di emendamenti:
vedasi processo verbale
2-007
Presentazione di documenti (cfr. processo verbale)
2-008
Discussioni su casi di violazione dei diritti umani,
della democrazia e dello Stato di diritto
(comunicazione delle proposte di risoluzione
presentate): vedasi processo verbale
[N6-0217/2004 – C6 0236/2004 – 2004/2054(DEC)]
[N6-0219/2004 – C6 0238/2004 – 2004/2052(DEC)]
–
Relazione
dell’onorevole
Marilisa
Xenogiannakopoulou, sesto, settimo, ottavo e nono
Fondo europeo di sviluppo
[COM(2004)0667 – C6 0165/2004 – 2004/2049(DEC)].
2-011
Wynn (PSE), relatore. – (EN) Signor Presidente,
ritengo che la relazione che sarà posta in votazione più
tardi durante la giornata sia una delle più importanti che
il Parlamento voterà in questa sessione. Non lo dico
perché porta il mio nome, ma per il suo contenuto e per
l’enorme lavoro che è costato redigerla. Ringrazio la
Corte dei conti, la Commissione, gli Stati membri con i
quali ho avuto a che fare, nonché il segretariato della
commissione per il controllo dei bilanci. Senza di loro la
relazione non sarebbe quella che è, e gliene sono molto
grato.
Se le raccomandazioni che la risoluzione contiene
saranno attuate dalle Istituzioni, allora il Santo Graal
della dichiarazione di affidabilità positiva (DAS) sarà a
portata di mano. Tuttavia, per ottenere un simile
risultato, avremo bisogno di impegno e cooperazione
concreti da parte della Commissione, della Corte dei
conti e degli Stati membri.
2-009
Discarichi di bilancio
2-010
Presidente. – L’ordine del giorno reca, in discussione
congiunta, cinque relazioni sul discarico per
l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea
per l’esercizio 2003:
– Relazione dell’onorevole Terence Wynn, Sezione III,
[SEC(2004)1181 – C6-0012/2005 – 2004/2040(DEC)
SEC(2004)1182 – C6-0013/2005 – 2004/2040(DEC)]
– Relazione dell’onorevole Ona Juknevičienė, Sezione I,
[C6-0015/2005 – 2004/2041(DEC)]
– Relazione dell’onorevole Alexander Stubb, Sezioni II,
IV, V, VI, VII, VIII,
[C6-0016/2005 – 2004/2042(DEC)]; [C6-0017/2005 –
2004/2043(DEC)]; [C6-0018/2005 – 2004/2044(DEC)];
[C6-0019/2005 – 2004/2045(DEC)]; [C6-0020/2005 –
2004/2046(DEC)]; [C6-0021/2005 – 2004/2047(DEC)]
– Relazione degli onorevoli Inés Ayala Sender e Carl
Schlyter, sulle agenzie decentrate,
[N6-0216/2004 – C6 0235/2004 – 2004/2051(DEC)];
[N6-0207/2004 – C6 0226/2004 – 2004/2050(DEC)]
[N6-0208/2004 – C6 0227/2004 – 2004/2060(DEC)]
[N6-0209/2004 – C6 0228/2004 – 2004/2053(DEC)]
[N6-0213/2004 – C6 0232/2004 – 2004/2061(DEC)]
[N6-0212/2004 – C6 0231/2004 – 2004/2056(DEC)]
[N6-0214/2004 – C6 0233/2004 – 2004/2062(DEC)]
[N6-0220/2004 – C6 0239/2004 – 2004/2063(DEC)]
[N6-0210/2004 – C6 0229/2004 – 2004/2058(DEC)]
[N6-0211/2004 – C6 0230/2004 – 2004/2055(DEC)]
[N6-0215/2004 – C6 0234/2004 – 2004/2059(DEC)]
Dal paragrafo 25 in poi, la relazione pone in rilievo le
lacune del metodo per pervenire alla DAS e sostiene che
i fondi possono essere stati totalmente sprecati, pur
essendo stati utilizzati in modo regolare e legittimo.
Questo è uno dei principali limiti della DAS ed ecco
perché le raccomandazioni della relazione incoraggiano
la Corte a perfezionare ulteriormente i cambiamenti che
sono già stati apportati.
Dal punto di vista della Commissione, a prescindere dai
miglioramenti alla metodologia DAS, la Commissione e
gli Stati membri devono comunque introdurre delle
modifiche. Il Commissario è chiamato a intervenire su
più aspetti. Come per ogni relazione votata da questo
Parlamento, chiediamo sempre alla Commissione di
svolgere alcuni compiti supplementari. A parte
l’attuazione del quadro di controllo interno comunitario,
chiediamo appunto questo. Tuttavia, vi è una questione
contenziosa in taluni ambiti, e certamente all’interno
della stessa Commissione, che è sollevata al paragrafo 8
ed è oggetto dell’emendamento n. 4. Sollecito
sentitamente i colleghi a sostenere tale emendamento
che invita il contabile a certificare i conti della
Commissione. Occorre ricordare che, finché ciò non sarà
deciso, la Commissione sarà sempre esposta ad attacchi
e l’emendamento n. 4 lo specifica chiaramente. Nutro
grande rispetto e stima per il Commissario Kallas e trovo
incoraggiante il suo atteggiamento positivo. Lo esorto a
non lasciare che la battaglia delle gerarchie all’interno
delle Direzioni generali impedisca di realizzare tutto ciò.
E’ una parte fondamentale delle raccomandazioni.
6
Nonostante tutte le richieste che rivolgiamo alla
Commissione e alla Corte, la DAS positiva non sarà
possibile fintanto che gli Stati membri non accetteranno
le proprie responsabilità, che includono le responsabilità
politiche nel controllo e nella gestione dei fondi
dell’Unione europea. Il paragrafo 16 sottolinea tali
problemi a chiare lettere. La dichiarazione di
trasparenza, descritta al paragrafo 19, mostra come i
problemi possono essere risolti.
La relazione cerca di ancorare le responsabilità degli
Stati membri non soltanto a livello amministrativo, ma
anche politico. Dopotutto, si tratta di un processo di
gestione concorrente. E’ ora che l’altra metà di questa
gestione concorrente cominci ad assumersi le proprie
responsabilità più seriamente. In tale contesto, la
relazione afferma, verso la fine della sezione di mia
competenza, che non è possibile compiere progressi
senza la partecipazione attiva degli Stati membri. Per
tale motivo, signor Presidente, la commissione
parlamentare e la relazione, se sarà approvata,
propongono di invitarla a trattare la necessità di
migliorare la gestione finanziaria dei fondi dell’UE da
parte degli Stati membri nel discorso che rivolgerà al
prossimo Consiglio europeo. Spero che lei possa farlo.
Per quanto mi riguarda, redigere questa relazione è stato
un lavoro affascinante. Segna il culmine di dieci anni di
tentativi volti ad ottenere una dichiarazione di
affidabilità positiva. Dieci anni or sono sostenni che con
i sistemi in vigore, inclusa la metodologia DAS, non si
sarebbe mai ottenuta una DAS positiva. Oggi posso
assicurare che, se la relazione sarà approvata, confido
che una DAS positiva – il Santo Graal di cui sopra – sia
sicuramente vicina.
(Applausi)
2-012
Juknevičienė (ALDE), relatore. – (LT) Signor
Presidente, onorevoli colleghi, innanzi tutto desidero
ringraziarvi per avermi affidato il compito di formulare
un parere a nome della commissione per il controllo dei
bilanci su una questione che riveste enorme importanza
per noi tutti.
Oggi, con il voto di approvazione del discarico per il
bilancio del Parlamento europeo per il 2003
esprimeremo la nostra posizione in merito al fatto se la
nostra Istituzione, il Parlamento europeo, utilizza in
modo corretto e trasparente i fondi, cioè il denaro
corrisposto da tutti i cittadini europei, i nostri elettori.
Vorrei altresì ringraziare i miei colleghi che hanno
contribuito attivamente alla preparazione della relazione
con i loro consigli e i loro sforzi, presentando proposte e
emendamenti e partecipando alle discussioni. Si è
discusso in sede di commissione per il controllo dei
bilanci e si è tenuto un vivace dibattito nel mio gruppo
politico, il gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei
Liberali per l’Europa. I liberali e i democratici hanno
sempre difeso, e continueranno a farlo, il diritto dei
cittadini ad un’informazione veritiera e alla trasparenza,
in quanto questa è la base della democrazia. Sappiamo
12/04/2005
che la trasparenza e l’apertura non sono fini in sé, bensì
gli strumenti per garantire l’efficienza dell’Istituzione e,
soprattutto, per fare in modo che questa risponda ai
cittadini per i quali lavora. I cittadini europei tollerano
sempre meno l’ignoranza e la mancanza di notizie e
chiedono sempre più informazioni a coloro ai quali
hanno dato la propria fiducia con il voto e che hanno
eletto a fare parte di questo Parlamento. Vogliono che il
denaro che hanno versato apporti un valore aggiunto,
cioè sia utilizzato in modo efficace e per il suo scopo.
Vorrei presentare brevemente la relazione a mio nome
che è stata approvata dalla commissione per il controllo
dei bilanci. Tale relazione differisce da quelle precedenti
in quanto, nel 2003, è stato introdotto il nuovo sistema di
gestione finanziaria ed è stato istituito nel Parlamento
europeo un sistema di audit interno. Si è così compiuto
un passo da gigante verso una programmazione e
un’esecuzione del bilancio più sana e più trasparente.
Per questo motivo vorremmo congratularci con lei,
signor Presidente, e con i servizi dell’Ufficio di
Presidenza. Un ulteriore nuovo sviluppo è costituito dal
fatto che, a partire da quest’esercizio, il compito di
approvare l’esecuzione del bilancio sarà affidato alla
competenza del Presidente del Parlamento europeo e non
al Segretariato dell’Ufficio di Presidenza, come
avveniva in passato. Nella relazione si presta
sostanzialmente attenzione a quattro temi.
Primo, la gestione, ovvero il modo in cui riferiscono i
principali organi decisionali, in altre parole l’Ufficio di
Presidenza e i Questori. In tale contesto si propone il
principio della rotazione.
Il secondo tema è l’utilizzazione dei fondi destinati ai
gruppi politici. Occorre puntualizzare che si sono
conseguiti progressi in questo senso, in termini di
trasparenza nell’utilizzo dei fondi, rendendo pubbliche le
informazioni sul sito web. Si indicano, tuttavia, anche gli
ambiti perfettibili: nella relazione si propone che i
gruppi politici tengano una contabilità annuale ordinaria
e dichiarino pubblicamente come sono utilizzati i fondi.
Terzo, le indennità corrisposte ai deputati. Si tratta di
un’eterna discussione. Vi sono poi i dissidi tra le
Istituzioni e, ancor di più, le varie interpretazioni e i
sospetti relativamente alla mancata trasparenza del
sistema. Con l’adesione di nuovi Stati membri è emerso
un fatto nuovo spiacevole, e cioè che le remunerazioni di
alcuni deputati sono dodici volte maggiori rispetto a
quelle di altri colleghi. Ritengo si tratti di un ingiustizia:
tutti lavoriamo nella stessa Istituzione europea e
dovremmo percepire la stessa retribuzione per lo stesso
lavoro.
Credo che sia sbagliato non rendere conto dei fondi
utilizzati a titolo di spese generali. Anche questi fondi
devono essere calcolati.
Un altro argomento sensibile riguarda le nostre sedi di
lavoro a Bruxelles e Strasburgo. Ciascuno voterà
secondo coscienza. Personalmente credo che la nostra
12/04/2005
Costituzione affermi, a giusto titolo, che il Parlamento
ha due sedi di lavoro. Nel lontano 1952 Jean Monnet
affermò che ciò che vogliamo unire sono i popoli, non
gli Stati. Il Parlamento europeo è l’Assemblea nella
quale lavoriamo e attraverso la quale i cittadini europei
possono unirsi. Tale unità sarà possibile soltanto se ci
sarà una reciproca apertura, se lavoreremo in modo
trasparente e garantiremo la corretta esecuzione e
programmazione del bilancio europeo.
2-013
Stubb (PPE-DE), relatore. – (EN) Signor Presidente,
innanzi tutto, al pari dell’onorevole Wynn, desidero
ringraziare i segretari della commissione per il controllo
dei bilanci, il gruppo PPE-DE e i colleghi, per avermi
aiutato a far approvare la mia relazione. Nei cinque
minuti di parola vorrei sollevare cinque questioni.
Il primo punto riguarda il fatto che tutte queste relazioni
licenziate dalla commissione per il controllo dei bilanci
mirano a migliorare l’ambiente di controllo. Avendo
lavorato in un’amministrazione nazionale, posso dire in
tutta onestà che non penso che l’ambiente di controllo di
nessuna amministrazione nazionale sia severo e rigoroso
quanto quello del Parlamento europeo o dell’Unione
europea in generale. Ad esempio, potrei facilmente
scoprire che vino ha bevuto il Commissario Kallas in
una colazione di lavoro del 12 dicembre: addirittura
questo è il livello di dettaglio cui si può giungere.
Pertanto, mi pare un po’ triste che alcuni, in questo
Parlamento, cerchino di strumentalizzare la relazione per
fini populistici e per mettere in piazza tutto il marcio.
Noi abbiamo cercato, fin dove possibile, di tirare fuori
gli scheletri dagli armadi e fortunatamente non ne
abbiamo trovati troppi.
La mia seconda osservazione riguarda il fatto che la
relazione di cui sono responsabile verteva su sei altre
“Istituzioni”: Consiglio, Corte di giustizia, Corte dei
conti, Comitato economico e sociale, Comitato delle
regioni e Mediatore. Tutti hanno passato l’esame con
punteggio pieno. Tuttavia vorrei formulare due rilievi, il
primo sul Consiglio.
Per la prima volta abbiamo avuto un dialogo strutturato
con il Consiglio in un contesto informale e questa
formula ha funzionato assai bene. Abbiamo ottenuto le
informazioni che ci servivano e ne siamo grati. Ciò non
di meno, vorrei lanciare un piccolo monito per il futuro:
stiamo arrivando ad un punto nell’integrazione europea
in cui le relazioni esterne, soprattutto in materia di
politica estera e di sicurezza, assumeranno sempre
maggior peso. Ciò significa che in futuro il bilancio
PESC del Consiglio non sarà soltanto amministrativo,
ma anche operativo. Sarà particolarmente importante per
noi vigilare molto attentamente su tale aspetto quando si
comincerà ad istituire il servizio per le relazioni esterne,
per vedere come poterlo controllare un po’ meglio.
L’altra osservazione che volevo fare sulle Istituzioni
riguarda la Corte dei conti, per la quale abbiamo
esaminato un caso specifico relativo al personale. Il mio
approccio, e credo l’approccio dei principali gruppi
7
parlamentari, è stato di non umiliare la persona in
questione e quindi abbiamo voluto mantenere un basso
profilo. Il dialogo con l’Istituzione in questione è stato
ottimo e speriamo che il compromesso proposto soddisfi
tutte le parti in causa.
In terzo luogo, il dialogo con tutte le Istituzioni è stato
eccellente. Abbiamo ottenuto le informazioni che ci
servivano e la cosa ha funzionato da molti punti di vista,
sebbene vi sia un aspetto che vorrei migliorare in
particolare: la tempistica della relazione. La Corte dei
conti aveva presentato la propria relazione cinque minuti
prima della nostra riunione di commissione e a quel
punto si supponeva che ne discutessimo. Questo sistema
non può funzionare in alcun modo. Il Presidente della
Corte dei conti compare di fronte alla commissione,
legge una dichiarazione scritta di 45 minuti e questo non
è necessariamente il modo migliore per avviare il
dialogo, quindi forse si potrebbe migliorare giusto un
po’ la procedura.
Vengo alle mie due ultime considerazioni: la prima è che
la discussione in sede di commissione è stata molto
costruttiva e la relazione è passata a pieni voti. Non sono
stati presentati molti emendamenti alla mia relazione: in
effetti, sono soltanto tre. In qualità di relatore vorrei
respingerli: non penso riflettano la discussione che si è
svolta nel gruppo.
Infine, dovrebbe esserci un ottimo accordo tra i maggiori
gruppi parlamentari a favore dell’adozione della
relazione. Ancora una volta desidero ringraziare tutti
coloro che hanno partecipato a questo lavoro.
2-014
Ayala Sender (PSE), relatore. – (ES) Signor Presidente,
concordo con il collega Wynn sul fatto che questo lavoro
è stato veramente appassionante. La comunicazione è
stata enorme, tanto con la Commissione quanto, e
soprattutto, con i direttori delle agenzie che ci hanno
fornito tutte le informazioni necessarie nel corso
dell’intera procedura, idem dicasi per la Corte dei Conti.
La creazione delle agenzie, che in questo momento
espletano compiti importanti, come la regolamentazione
e l’attuazione di determinate azioni o la promozione,
c’induce a chiederci se tali agenzie siano troppe, o se
siano strutturate secondo modelli troppo differenti gli
uni dagli altri, e se tutte sono necessarie, per quanto il
Parlamento sia parte in causa per molte di esse,
specialmente avendone chiesto l’istituzione.
Per certi versi il decentramento delle azioni della
Comunità attraverso le agenzie è estremamente positivo,
cioè, conferisce all’Unione europea prossimità,
accessibilità e visibilità negli Stati membri, pertanto
promuove anche una migliore conoscenza da parte dei
cittadini e in tal senso, proponiamo che si rafforzi una
strategia di comunicazione globale per tali agenzie e che
si accresca altresì la loro velocità e capacità di manovra.
Allo stesso modo bisogna riconoscere che esistono forti
rischi, nel senso che il decentramento può portare ad una
riduzione nel controllo dell’esecuzione del bilancio e ad
8
un accavallamento delle attività con quelle della
Commissione, oppure a momenti di mancanza di
coordinamento o addirittura di maggiore priorità
nazionale rispetto all’interesse comunitario.
Per tale motivo nella nostra relazione abbiamo chiesto
rapporti specifici e approfonditi da parte della
Commissione e formulato una serie di proposte e
orientamenti comuni per evitare tali rischi. Vorremmo
che tali orientamenti comuni si riflettessero
nell’Accordo interistituzionale e che si riferissero non
soltanto ai meccanismi di rafforzamento del controllo e
della responsabilità finanziaria per l’esecuzione dei
bilanci, bensì a tutto quel che riguarda l’armonizzazione
del personale e l’applicazione delle norme comunitarie
in relazione al personale.
Vorremmo altresì che la Commissione svolgesse un
esame e una valutazione soprattutto della struttura, in
quanto si sta già procedendo alla revisione dei
regolamenti, particolarmente tenendo conto del valore
aggiunto europeo di queste agenzie, in altre parole,
sostanzialmente, la loro indispensabilità ai fini
dell’azione europea.
Abbiamo inoltre sollevato la necessità di una maggiore
cooperazione con la Corte dei conti allo scopo di
aumentare la trasparenza nel processo contraddittorio
precedente alla sua relazione, perché ci siamo accorti
che nell’applicazione del calendario erano intervenuti
talvolta dei problemi che hanno impedito al Parlamento
di apprendere con esattezza se erano o meno migliorati –
e se sì quando – i problemi constatati e se, nei rapporti
tra Corte dei Conti e agenzie o Commissione, si era
giunti ad una conclusione positiva. Tutto ciò,
naturalmente in funzione di una dichiarazione di
affidabilità positiva.
12/04/2005
ammettere che noi al Parlamento europeo non facciamo
di meglio. In più, in molti paesi, attualmente, le donne
che intraprendono studi di tipo universitario sono più
numerose degli uomini. Occorre una solida base di
assunzione al fine di modificare la situazione
dell’occupazione.
Un’altra questione che desidero trattare è l’Agenzia
europea per la ricostruzione. Come è risaputo, uno dei
funzionari di tale agenzia è stato sospettato di aver
aiutato una società ad acquistare infrastrutture
energetiche. Questo è un esempio di come andrebbe
realmente gestito uno scandalo. Il direttore ha
immediatamente sospeso il funzionario e non ha esitato
a trasmettere il documento in questione all’OLAF, che
ha rapidamente avviato l’indagine e l’ha completata nel
giro di dieci mesi. Le autorità giudiziarie sono state
informate e in tempi brevi è stato possibile iniziare il
procedimento. Nel frattempo siamo in attesa che la
Commissione concluda la procedura disciplinare. Se si
potessero affrontare gli scandali in questo modo e si
smettesse di tenere le cose segrete o di cercare di
nasconderle, le nostre Istituzioni potrebbero operare
meglio. Ciò dimostra quanto sia importante l’attento
esame dell’opinione pubblica. Per quanto la Corte dei
conti possa essere efficiente, non può mai scoprire tutto.
Tuttavia, se vigesse il principio della trasparenza,
avremmo 450 milioni di abitanti in grado di vigilare
sull’operato di chiunque. Questo è il miglior metodo per
prevenire la frode e la corruzione.
2-016
Xenogiannakopoulou (PSE), relatore. – (EL)
Signor Presidente, desidero a mia volta innanzi tutto
ringraziare il nostro relatore generale, Terry Wynn, tutti
i colleghi della commissione per il controllo dei bilanci e
il segretariato della commissione per la cooperazione e il
sostegno offerti durante la preparazione della relazione.
2-015
Schlyter
(Verts/ALE),
relatore.
–
(SV)
Signor Presidente, come prima cosa desidero ringraziare
tutti coloro che hanno partecipato a questo lavoro per il
loro contributo e per lo spirito di cooperazione tra i vari
organi coinvolti.
Il discarico non è soltanto una questione che riguarda
l’utilizzo corretto dei fondi, bensì le modalità per
conseguire gli obiettivi dei programmi e l’efficienza
generale. Per tale motivo desidero insistere sull’aspetto
dell’eguaglianza di genere. E’ nostro dovere raggiungere
gli obiettivi che abbiamo fissato in materia di parità.
Devo dire che è scandaloso che soltanto la metà delle
agenzie abbia piani relativi alle pari opportunità. Le
agenzie devono sopperire a tali lacune entro l’anno
prossimo, diversamente non concederò loro il discarico.
Le riforme procederanno più speditamente se
introduciamo una vera eguaglianza di genere.
Crolleranno i vecchi sistemi decisionali e i metodi di
lavoro gerarchici e patriarcali. In quasi tutte le
organizzazioni i quattro quinti del personale di alto
livello sono attualmente uomini, e i quattro quinti o più
dei posti di livello più basso sono donne. Devo
La politica dello sviluppo è una componente essenziale
dell’azione esterna dell’Unione europea. Si tratta di una
politica che noi tutti speriamo miri efficacemente
all’eliminazione della povertà e al potenziamento delle
infrastrutture sociali, dell’istruzione, della sanità e dello
sviluppo locale di paesi che vogliamo sostenere nel loro
sforzo di raggiungere il progresso e la prosperità sociale.
Il Fondo europeo di sviluppo è uno strumento
importante per attuare tale politica nei paesi ACP.
Tuttavia, è necessario renderlo più efficace,
concentrandosi maggiormente su azioni mirate a
sconfiggere la povertà e migliorandone ed accelerandone
l’esecuzione.
Secondo la dichiarazione di affidabilità della Corte dei
conti, la contabilità riflette in modo affidabile le entrate
e le spese relative al sesto, settimo, ottavo e nono Fondo
europeo di sviluppo, che è il tema dell’esame che
compiamo oggi. La Corte dei conti evidenzia taluni
problemi, sostanzialmente in relazione all’utilizzo dei
fondi Stabex, cioè i fondi trasferiti alla Banca europea
degli investimenti e non utilizzati, e agli importi dovuti
ai Fondi europei di sviluppo e non iscritti nel bilancio al
12/04/2005
9
31 dicembre 2003. La Commissione europea dovrebbe
impegnarsi maggiormente ad ovviare alle carenze
identificate nei sistemi di supervisione e di controllo.
commissione per il controllo dei bilanci, onorevole
Fazakas, per la gentilezza e l’efficienza con cui ha
guidato i lavori.
Un’altra materia che ha attirato gran parte della nostra
attenzione riguarda le responsabilità dei Commissari, e
in special modo, la confusione tra competenze del
Commissario per lo sviluppo e l’aiuto umanitario, che è
responsabile per la politica del Fondo europeo di
sviluppo, e del Commissario per le relazioni esterne, che
è responsabile per il funzionamento di EuropeAide. Nel
corso delle discussioni che abbiamo tenuto con lui, il
Commissario Michel, che ci ha anche scritto e gliene
siamo grati, ci ha assicurato che all’interno della
Commissione vi sarà una cooperazione coordinata in
materia. Lo ringraziamo per il suo impegno, ma la
commissione per il controllo dei bilanci e il Parlamento
continueranno a seguire la questione al fine di evitare
che si presentino difficoltà in futuro.
Accolgo positivamente la risoluzione adottata dalla
commissione per il controllo dei bilanci, l’ampio
sostegno per l’impegno e i risultati della Commissione e
l’approccio assai costruttivo. La relazione riguarda la
questione politica centrale dell’assicurazione di
affidabilità – la DAS.
Un altro aspetto che richiede particolare attenzione
concerne i RAL. E’ necessario uno studio dettagliato da
parte della Commissione europea circa l’origine di
questo elevato livello di risorse non spese, nonché un
metodo per accelerare l’impegno di tali fondi, che
risulterà altresì in una migliore esecuzione del Fondo
europeo di sviluppo in generale.
Il decentramento di risorse a favore delle delegazioni
della Commissione, un piano ambizioso in fase di
completamento, si sta muovendo in una direzione
positiva e siamo ottimisti. Tuttavia, vorremmo una
garanzia che la procedura in oggetto, attualmente in
corso, sarà accompagnata da controlli adeguati. E’ un
altro degli elementi che continueremo a seguire con
massimo interesse nel futuro immediato.
Infine, quanto all’integrazione del Fondo europeo di
sviluppo nel bilancio comunitario, il Parlamento europeo
ne ha anche dibattuto in passato. La posizione del
Parlamento è che l’iscrizione a bilancio eliminerà le
complicazioni che attualmente incontriamo per
l’esecuzione del Fondo europeo di sviluppo e contribuirà
a migliorare la gestione finanziaria e la trasparenza.
Tuttavia, essendo il tema dell’inclusione a bilancio del
FES una questione di più ampio respiro che coinvolge il
dibattito sulle nuove prospettive finanziarie, il
Parlamento si riserva il diritto di adottare una posizione
definitiva al riguardo quando si pronuncerà sulle nuove
prospettive finanziarie.
Alla luce delle osservazioni generali e della relazione
della Corte dei conti, desidero raccomandare il discarico
alla Commissione per l’esecuzione del sesto, settimo,
ottavo e nono Fondo di sviluppo europeo per l’esercizio
2003.
2-017
Kallas, Vicepresidente della Commissione. – (EN)
Signor Presidente, la qualità del dialogo nella presente
procedura di discarico è stata eccellente. Con i miei
colleghi Commissari siamo stati molto lieti di avervi
partecipato e ringrazio calorosamente il presidente della
A nome della Commissione, mi congratulo ancora con
l’onorevole Wynn, che ha contribuito validamente a
ottenere in così poco tempo tanti progressi in materia di
assicurazione di affidabilità. La Corte dei conti, con il
suo parere sull’“audit unico”, e il Parlamento hanno
battuto un’ottima prima palla di servizio. Ora tocca a noi
giocarla e insieme al Consiglio cercheremo di rispondere
con rapidità e precisione insieme. Per fortuna,
diversamente dal tennis, questo è un gioco in cui tutti
vincono. Anzi, vinciamo tutti, se le quattro Istituzioni in
causa – Commissione, Consiglio, Corte dei conti e
Parlamento europeo – riusciranno a concordare una
tabella di marcia verso una DAS positiva nel prossimo
futuro.
L’elemento chiave in questa tabella di marcia, come
pure nella risoluzione che il Parlamento adotterà oggi,
consiste nella capacità degli Stati membri di fornire alla
Commissione una ragionevole garanzia che esistono
sistemi di supervisione e di controllo adeguati. La
Commissione presenterà una proposta per una tabella di
marcia volta a raggiungere il traguardo della DAS
positiva entro il luglio 2005. Spero e mi aspetto che la
Presidenza del Regno Unito riprenderà le proposte e
guiderà i negoziati in sede di trilogo verso un accordo
interistituzionale in autunno. Il tempo stringe, in quanto
potrebbero rendersi necessarie modifiche giuridiche, sia
nel pacchetto legislativo sulle nuove prospettive
finanziarie, sia nel regolamento finanziario.
Non sarà facile mobilitare e motivare gli Stati membri, e
la Commissione continua ad aver bisogno del vostro
supporto. Possiamo dimostrare che stiamo facendo la
nostra parte e siamo preparati a fare meglio. Ad
esempio, il sistema di contabilità della Commissione è
stato riformato con successo ed è ormai pienamente
operativo. Inoltre, la precedente Commissione ha
raggiunto grandi risultati tramite la riforma
amministrativa, e la risoluzione della commissione per il
controllo dei bilanci è un apprezzato riconoscimento di
tali progressi. Comunque sia, la nostra tabella di marcia
annuncerà gli ulteriori passi che la Commissione intende
intraprendere per rafforzare il quadro di controllo
comunitario.
Sono lieto di informarvi che la nostra tabella di marcia è
fortemente collegata ad un’altra iniziativa, l’iniziativa
“trasparenza”, il cui scopo è rendere disponibile ad un
numero maggiore di cittadini dell’Unione più dati sulle
finanze dell’UE.
10
Non commenterò le sezioni specifiche della risoluzione
della commissione per il controllo dei bilanci, ma sono
disponibile a rispondere alle eventuali domande
particolari che vorrete rivolgermi. Tuttavia, vorrei
aggiungere alcune parole sui quattro emendamenti alla
risoluzione della commissione per il controllo dei bilanci
che saranno posti in votazione.
Primo, apprezzerei che il Parlamento appoggiasse gli
emendamenti presentati dall’onorevole Casaca ai
paragrafi 1, 2 e 3. Infatti, l’affermazione della Corte dei
conti secondo cui gli impegni ancora da liquidare
nell’ambito dei Fondi strutturali sono equivalenti a
“cinque anni” di spesa è fuorviante, poiché la Corte ha
incluso impegni previsti fino al 2006 a titolo della
programmazione settennale dei Fondi strutturali. In
effetti, gli impegni non eseguiti riguardavano meno di
due anni e mezzo di spesa, il che è normale, in quanto è
inteso che la spesa continui fino alla fine del 2008 e il
pagamento finale è fissato nel 2010. Pertanto, non è
corretto concludere che il programma non è stato gestito
adeguatamente e che i fondi rimarranno inutilizzati.
Spero che oggi correggerete questo punto importante.
Secondo,
vorrei
commentare
brevemente
l’emendamento relativo al ruolo del contabile. Qual è la
mia risposta oggi? Innanzi tutto che considereremo la
questione molto seriamente. Ho tenuto numerose
riunioni a diversi livelli e con varie persone
notoriamente critiche nei confronti del sistema di
contabilità della Commissione. Lo reputiamo un aspetto
assai importante e uno degli elementi chiave della nostra
tabella di marcia.
Stiamo studiando le implicazioni della proposta che
suggerisce che sia il contabile a certificare i conti.
Reputiamo positivo il fatto che il Parlamento abbia
sollevato la questione e torneremo con proposte
specifiche. Avete ragione: ci sono sostenitori e detrattori
delle tesi presentate nell’emendamento del Parlamento.
Dal mio punto di vista, in molte questioni di questo tipo,
si può affermare che la chiave di tutto sono i dettagli e
ciò che va oltre i dettagli. Secondo il mio modo di
vedere, il fulcro del problema è riuscire a garantire il
giusto equilibrio tra politiche e gestione finanziaria o
fiscale. Le contraddizioni, in questo caso, nascono tra
l’opinione secondo cui le unità e le Direzioni generali
sono responsabili per l’elaborazione delle politiche, e la
preoccupazione che tale approccio sia equilibrato così
che la gestione finanziaria sostenga l’elaborazione delle
politiche e non interferisca con essa. Secondo me, è
chiaro, quindi, che questo sarebbe uno dei punti più
importanti e prometto che non sottovaluteremo la
questione, ma la considereremo con grande serietà.
A questo punto vorrei aggiungere qualche parola sui
discarichi specifici relativi al Fondo europeo di sviluppo
(FES), e alle agenzie. Quanto al FES, innanzi tutto
ringrazio la relatrice Xenogiannakopoulou per l’ottima
relazione e per la disponibilità e lo spirito costruttivo di
cui ha dato prova nel corso della procedura di discarico.
La Commissione, ovviamente, si è rallegrata che la
12/04/2005
Corte abbia potuto concedere una DAS positiva per il
FES.
La relazione contiene raccomandazioni su molti punti
importanti.
La
Commissione
seguirà
tali
raccomandazioni nei prossimi mesi, ma posso già
affermare che siamo d’accordo sulle questioni principali.
Ovviamente terremo il Parlamento informato sugli
sviluppi relativi al nuovo sistema di contabilità, al
sostegno di bilancio e alla devoluzione.
Infine, desidero ringraziare ancora una volta il
Parlamento per il suo sostengo alla proposta della
Commissione di iscrivere a bilancio il FES. Riteniamo
che sia un’opportunità unica di ottenere un’esecuzione
migliore, più semplice e più efficiente del FES, che sarà
di grande beneficio per i paesi ACP.
Quanto alle agenzie, desidero congratularmi con gli
onorevoli Ayala Sender e Schlyter. Le agenzie sono
organismi autonomi e sono i loro direttori, non la
Commissione, a ricevere il discarico dal Parlamento
europeo. Pertanto, poiché tutte le 14 agenzie interessate
dal discarico 2003 hanno ricevuto sussidi a carico del
bilancio generale, la Commissione nota con
soddisfazione che il Parlamento propone di concedere il
discarico ai direttori di tutte le 14 agenzie per l’esercizio
finanziario 2003.
La Commissione continuerà a fare del proprio meglio
per fornire tutta l’assistenza necessaria alle agenzie in
futuro, in particolare per quanto riguarda gli aspetti di
bilancio, finanziari e contabili. Inoltre, nella sfera delle
proprie responsabilità, la Commissione seguirà le
richieste rivoltele dal Parlamento nelle risoluzioni sul
discarico per le agenzie.
Concludo incoraggiando il Parlamento a sostenere le
proposte della commissione per il controllo dei bilanci.
Posso assicurarvi che la Commissione porterà avanti le
raccomandazioni che avallerete. Infine, questa è
un’opportunità unica per tutte le Istituzioni per
continuare a creare una maggiore fiducia nelle Istituzioni
europee. Dobbiamo uscire dall’ombra dei sospetti,
l’ombra della caduta di una certa Commissione diversi
anni fa, e rassicurare i cittadini che affrontiamo tutti i
problemi, anche le malversazioni, nel modo corretto,
così da creare una reputazione di affidabilità per le
Istituzioni europee.
(Applausi)
2-018
Budreikaitė (ALDE), relatore per parere della
commissione per lo sviluppo. – (LT) Signor Presidente,
onorevoli colleghi, nel valutare l’esecuzione del bilancio
generale per l’esercizio 2003 si può affermare che si
sono compiuti significativi sforzi per attuare la politica
di sviluppo, in particolare per realizzare gli obiettivi di
sviluppo del Millennio. La Commissione europea ha
migliorato il proprio sistema di contabilità e ha fissato
dieci indicatori chiave per misurare la realizzazione
degli obiettivi di sviluppo del Millennio. Reputiamo,
12/04/2005
tuttavia, che la Commissione non attribuisca sufficiente
attenzione o sostegno ai paesi candidati all’Unione
europea, che, quando diventano Stati membri, sono
malpreparati ad applicare la politica di sviluppo
dell’Unione europea. Tale limite deve essere corretto,
dedicando attenzione e risorse alla sensibilizzazione dei
nuovi Stati membri alle questioni dello sviluppo e
incoraggiando Stati membri vecchi e nuovi a scambiare
esperienze.
Poiché si avvicina la prossima fase dell’allargamento e
Bulgaria, Romania e Croazia si stanno preparando a
diventare membri dell’UE, è necessario dedicare la
giusta attenzione agli obblighi della politica di sviluppo.
Nel valutare l’esecuzione del bilancio per il sesto,
settimo, ottavo e nono Fondo di sviluppo europeo per il
2003, occorre sottolineare che la Commissione non è
riuscita ad introdurre procedure adeguate per valutare
l’aiuto comunitario. Il decentramento a favore delle
delegazioni della Commissione nei paesi occidentali non
è supportato da mezzi organizzativi, rimane necessario
migliorare la gestione e il controllo dell’efficienza
decisionale. Le modalità di erogazione del sostegno al
bilancio facilitano il lavoro della Commissione, ma, in
assenza di un meccanismo di controllo appropriato non
incoraggiano i governi dei paesi che percepiscono gli
aiuti a rendere conto ai propri cittadini e pertanto
determinano l’attuazione di una politica di sviluppo non
coordinata, esempio ne sia l’esaurimento delle risorse
naturali tramite la deforestazione dettata dalla domanda
dei consumatori.
Con le nuove prospettive finanziarie, l’iscrizione a
bilancio del Fondo europeo di sviluppo faciliterebbe sì la
gestione dell’aiuto, ma, come nel caso del sostegno al
bilancio, non costituirebbe di per sé una garanzia di
efficacia dell’aiuto.
Pertanto è necessario impegnarsi per migliorare gli
strumenti di gestione e di controllo.
2-019
Haug (PSE), relatore per parere della commissione per
l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare.
– (DE) Signor Presidente, signor Commissario,
onorevoli colleghi, la commissione per l’ambiente, la
sanità pubblica e la sicurezza alimentare non è felice, ma
in linea di massima soddisfatta dell’esecuzione del
bilancio 2003 relativamente all’ambiente, alla sanità
pubblica e alla sicurezza alimentare. Abbiamo preso atto
che la Commissione intende migliorare il ciclo
d’attuazione dei programmi pluriennali, ma vogliamo
anche che la Commissione calibri meglio i bandi di gara
e fornisca maggiore assistenza ai candidati.
In ogni caso la Commissione deve smettere di
giustificare le lentezze dell’esecuzione invocando le
nuove disposizioni amministrative e finanziarie. In
futuro non accetteremo più questa scusante. L’Agenzia
europea per l’ambiente, l’Agenzia per la valutazione dei
medicinali e l’Agenzia per la sicurezza alimentare, dal
nostro punto di vista, hanno svolto un lavoro solido e
assennato. Per il futuro ci aspettiamo altrettanto.
11
2-020
Deprez (ALDE), relatore per parere della commissione
per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. –
(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome della
commissione per le libertà civili, vorrei congratularmi
innanzi tutto per i progressi realizzati nel corso del 2003
per l’esecuzione del bilancio nel settore della libertà,
della sicurezza e della giustizia, anche se il livello di
esecuzione dei pagamenti è ancora troppo basso. Vorrei,
tuttavia, attirare l’attenzione sulle osservazioni formulate
dalla Corte dei Conti relativamente all’utilizzo degli
stanziamenti del Fondo europeo per i rifugiati.
In termini più generali, vorrei anche sottolineare che lo
sviluppo della gestione concorrente in materia di
bilancio tra Commissione e Stati membri esigerà da
parte di questi ultimi sforzi seri e supplementari.
Condivido, a tale riguardo, il parere del nostro relatore,
onorevole Wynn, che scrive al paragrafo 104 della sua
relazione che il Parlamento deplora l’incapacità di
determinati Stati membri di controllare e gestire il
denaro dei contribuenti del quale sono responsabili e fa
notare l’ipocrisia di taluni Stati membri che accusano la
Commissione di aver omesso di controllare le spese di
cui tali Stati membri sono responsabili.
2-021
Busuttil, a nome del gruppo PPE-DE. – (MT)
Intervengo sulla relazione generale e desidero
cominciare congratulandomi con il Commissario Kallas
per la correttezza con cui si è apprestato a svolgere il
proprio lavoro, sia in termini di responsabilità, sia di
disponibilità a collaborare con il Parlamento europeo.
Tuttavia, vorrei informare il Commissario, fin da subito,
che quest’anno forse siamo troppo morbidi nei suoi
confronti anche perché è il suo primo anno di servizio ed
è difficile biasimarlo per gli atti compiuti dai suoi
predecessori. Nella relazione sul bilancio generale
formuliamo una raccomandazione favorevole, il che non
significa che ci riteniamo soddisfatti su tutta la linea, al
contrario. Pensiamo che ci sia ancora molto da fare per
ottenere controlli più severi sul bilancio dell’Unione
europea. Dopo tutto qui non si parla di fondi caduti dal
cielo, ma versati tramite le tasse dei cittadini. Nella
relazione generale di quest’anno si afferma che il
sistema della DAS dovrebbe essere riformato e che la
DAS non dovrebbe più rimanere un obiettivo frustrante
che non si riesce mai a raggiungere. Si rimarca inoltre
con forza il fatto che i controlli devono essere eseguiti
non tanto a livello europeo, quanto nazionale.
E’ necessario che le autorità nazionali riferiscano in
modo più articolato sul modo in cui vengono spesi i
fondi dell’Unione europea, laddove essi siano spesi in
paesi o in regioni differenti. Nutro il forte timore che,
quando utilizzano i fondi dell’Unione europea, i governi
non siano abbastanza seri nei controlli che eseguono.
Non è giusto che le autorità nazionali siano tanto attente
quando spendono risorse finanziarie nazionali e non
facciano altrettanto quando spendono soldi erogati
dall’Unione europea.
Le autorità nazionali pertanto dovrebbero rendersi conto
che, se non introdurranno i controlli necessari,
12
rischieranno di perdere i fondi. Dal canto nostro stiamo
formulando una serie di raccomandazioni chiare e
particolareggiate nella nostra relazione per garantire che
il denaro speso a livello nazionale sia utilizzato in modo
serio e con tutti i controlli del caso. Ricordiamo altresì
alla Commissione che, anche se i fondi europei sono
spesi da autorità nazionali, essa non può sottrarsi alla
propria responsabilità. Dopo tutto, è la Commissione a
essere ancora responsabile per il bilancio. Vi ringrazio.
2-022
Fazakas, a nome del gruppo PSE. – (HU)
Signor Presidente, vorrei utilizzare il breve tempo di
parola accordatomi dal gruppo socialista al Parlamento
europeo in qualità di presidente della commissione per il
controllo dei bilanci, per ringraziare il relatore e tutti i
membri della commissione, nonché il segretariato, per
l’indefesso lavoro svolto e del cui risultato possiamo ora
dibattere.
L’attuale procedura di discarico differisce dalle
precedenti per via di due aspetti. Da un lato, questa è la
prima occasione in cui i rappresentanti dei nuovi Stati
membri hanno potuto partecipare attivamente,
maturando pertanto un’esperienza di prima mano su una
delle attività più importanti del Parlamento europeo.
Non mi riferisco soltanto all’aspetto contabile, bensì alle
questioni politiche che riguardano l’operato attuale e
futuro dell’Europa. L’altro cambiamento ancora più
importante, è che quest’anno, grazie all’esperienza e alla
fama del relatore Terry Wynn, abbiamo riformato la
procedura, eliminando il vecchio formato del
questionario e delle risposte per iscritto, per passare ad
un dialogo diretto con la Commissione, le Istituzioni
interessate e la Corte dei conti europea.
Siamo lieti di aver scoperto che tale riforma è stata
recepita positivamente da tutte le parti in causa. Siamo
entrambi giunti alla conclusione che con una simile
riforma, la procedura di discarico non è più considerata
come un incubo, ma piuttosto come un compito
congiunto di Parlamento, Commissione e Corte dei
conti, finalizzato a garantire che l’Unione europea operi
meglio, con maggiore efficacia e trasparenza agli occhi
dell’opinione pubblica. Vorrei ringraziare in modo
particolare il Commissario Siim Kallas, presente in
Aula, e il Presidente della Corte dei conti Hubert Weber,
per il loro contributo al nostro lavoro, e sono ansioso di
continuare a lavorare con loro in futuro in quest’ambito
così importante.
2-023
Mulder, a nome del gruppo ALDE. – (NL) Signor
Presidente, desidero innanzi tutto congratularmi con i
relatori, in modo particolare con gli onorevoli Wynn e
Juknevičienė a nome del mio gruppo. Immagino sia stato
un grande piacere per l’onorevole Wynn essere relatore
per il discarico, dopo essere stato membro della
commissione per i bilanci per così tanti anni.
Anche se abbiamo una nuova Commissione e non
possiamo ritenerla responsabile per gli avvenimenti del
2003, dobbiamo in ogni modo trarre insegnamento da
tutto quanto è occorso in quell’anno. Posto che il fatto
12/04/2005
saliente è che ancora una volta non è stata concessa una
dichiarazione di affidabilità positiva (DAS), accolgo con
favore l’affermazione del Commissario di questa
mattina, secondo cui intende presentare al Parlamento,
entro il prossimo luglio, una proposta per una sorta di
tabella di marcia per ottenere una DAS positiva, il che è
d’importanza cruciale. E’ altrettanto essenziale tenere
discussioni approfondite con la Corte dei conti per
stabilire in che modo conseguire tale obiettivo, perché è
inaccettabile che la Corte dei conti continui a modificare
le regole del gioco lungo tutto il periodo. Dobbiamo
sapere come poter ottenere una DAS positiva.
L’opinione pubblica chiede di unirci a questa nuova
Commissione e al nuovo Commissario così da
conseguire finalmente una DAS positiva.
La responsabilità spetta agli Stati membri. Il paragrafo
della risoluzione in cui si afferma che negli Stati membri
la persona con la massima responsabilità politica deve
farsi garante dell’utilizzo saggio dei fondi europei,
rappresenta un importante nuovo punto di partenza
nell’intero dialogo con gli Stati membri. Poiché il
Consiglio dei ministri delle Finanze attribuisce grande
importanza alla politica economica e alle questioni
connesse, spero che approverà il suggerimento.
Un’ultima osservazione all’indirizzo della collega
Juknevičienė. E’ ammirevole che una deputata di un
nuovo Stato membro possa redigere una relazione così
esaustiva. Spero che gli emendamenti siano approvati.
2-024
Staes, a nome del gruppo Verts/ALE. – (NL)
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli
colleghi, limiterò il mio intervento al discarico per il
Parlamento europeo, in quanto gli altri colleghi si
occuperanno delle altre relazioni. Dovremmo poterlo
affermare anche in questa sede: il bilancio del
Parlamento è in buono stato. Si sono compiuti enormi
sforzi da parte dell’amministrazione, sotto la guida del
Segretario generale Priestley, per gestire correttamente il
bilancio del Parlamento, ed è doveroso il nostro
apprezzamento.
Vorrei, ciò non di meno, menzionare due ostacoli: il
fatto che il Parlamento si riunisce in tre sedi di lavoro e
il fondo pensioni volontario. L’esistenza di tre sedi di
lavoro, cioè Bruxelles, Lussemburgo e Strasburgo, è
un’esigenza sancita, di fatto, dal Trattato UE, che ci
costa già, come contribuenti, oltre 200 milioni di euro
l’anno. A prescindere dall’aspetto pecuniario esiste
anche un fattore tempo, che è divenuto ingiustificabile di
fronte ai nostri elettori. Durante le precedenti procedure
di discarico, avevamo chiesto alla Convenzione di
depennare tale articolo del Trattato dalla Costituzione,
ma invano. Il Parlamento, in questa nuova legislatura, è
dunque chiamato ad esprimere a chiare lettere che
disapprova questa situazione e non intende tollerarla
oltre.
Vorrei anche attirare l’attenzione sui paragrafi della
relazione sul discarico per il Parlamento europeo che
attengono al fondo pensioni volontario. Evidentemente,
12/04/2005
la responsabilità del Parlamento e dei partecipanti a
questo regime integrativo volontario è circondata da
ambiguità. Già quasi dieci anni fa il Parlamento ripianò
un deficit di 9 milioni di euro. Nonostante all’epoca si
fosse deciso che era necessario tracciare una chiara linea
di demarcazione tra il fondo pensioni volontario e gli
organi ufficiali del Parlamento europeo, ha continuato ad
esistere una zona grigia. Il fondo pensioni sta andando di
male in peggio. Si registra già un ammanco intorno ai 42
milioni di euro. Pertanto, occorrerebbe sottolineare che il
bilancio europeo, il bilancio di questo Parlamento, in
nessun caso deve essere utilizzato per colmare questo
buco. Non sarebbe né etico, né responsabile. Il denaro
dei contribuenti non dovrebbe essere utilizzato per
pareggiare un deficit di 42 milioni di euro di un fondo
pensioni volontario. Vi ringrazio per l’attenzione e
spero, soprattutto, che al momento di votare sia possibile
fare in modo di risolvere la questione.
2-025
Lundgren, a nome del gruppo IND/DEM. – (SV)
Signor Presidente, l’onorevole Wynn ha svolto un lavoro
brillante al pari, ad esempio, del relatore Schlyter.
Il nostro sistema di controllo parlamentare, comunque, è
inadeguato. L’Unione europea ha poca autorevolezza e
legittimità agli occhi degli europei, ed è comprensibile.
Le parole chiave che vengono in mente ad un qualunque
europeo sono controllo dall’alto, mentalità da
establishment, sprechi e corruzione. Perché è così?
Evidentemente il controllo istituzionale tramite la Corte
dei conti, l’OLAF, la commissione per il controllo dei
bilanci non è sufficiente. Non funziona. Il nostro sistema
continua ad essere zeppo di irregolarità e corruzione. Né
funzionano, peraltro, la libertà di espressione, il dibattito
democratico, il giornalismo investigativo o altre forme
di controllo esterno affini. Non sono sufficienti. Di cosa
c’è bisogno? C’è bisogno dei cosiddetti whistleblower,
funzionari, all’interno delle Istituzioni, pronti a
denunciare le irregolarità. In tutta l’architettura
dell’Unione europea e in tutti gli organi, a tutti i livelli, i
funzionari sono chiamati ad essere leali non con i loro
superiori, ma con i cittadini e i contribuenti europei.
Abbiamo avuto whistleblower molto noti, di cui si è
parlato in tutto il mondo: van Buitenen, Marta
Andreasen, Hans-Peter Martin e altri. La lista è lunga.
Cosa è successo a quanti hanno rivelato le frodi nel
sistema e attirato l’attenzione su di esse? Di norma
hanno perso il posto di lavoro. Ora abbiamo un altro
esempio simile al Comitato delle regioni. Chiedo
pertanto al Parlamento di sostenere il nostro
emendamento n. 2, alla Sezione VII, paragrafo 12,
presentato dagli onorevoli Titford, Bonde e dal
sottoscritto. Occorre porre fine a tutto ciò.
2-026
Camre, a nome del gruppo UEN. – (DA) Signor
Presidente, sono state presentate diverse relazioni
estremamente esaurienti e informative, per le quali
ritengo di dover ringraziare i relatori, nonostante, in
alcuni casi, non possa esimermi dall’esprimere la mia
sorpresa poiché, a fronte di critiche così severe e
lampanti su situazioni del tutto inaccettabili, si finisca
13
per raccomandare il discarico, in altre parole per
esonerare l’amministrazione dalle sue responsabilità.
Mi preme sottolineare che certamente non è colpa del
Commissario Kallas. Parliamo di fatti avvenuti in
passato, prima che l’attuale Commissione s’insediasse. Il
fatto di dover attribuire ad altri la responsabilità per il
passato ci permette di avere una certa distanza dalla
questione.
Il relatore Wynn scrive di essere deluso perché la Corte
dei conti “non dispone di ragionevoli garanzie sulla
capacità dei sistemi di supervisione e controllo di
importanti settori del bilancio di fronteggiare i rischi per
quanto riguarda la legittimità e la regolarità delle
operazioni su cui sono basati i conti dell’UE”. Ciò
equivale a dire che, ancora una volta, non abbiamo una
dichiarazione di affidabilità positiva. Discutiamo di tale
problema ormai da anni. Sappiamo bene che nei diversi
paesi esistono culture amministrative diverse, ma, alla
fine dei conti, i problemi sono dovuti al fatto che la
legislazione non è adeguata, e spesso non raggiunge gli
obiettivi prefissati, mentre le procedure sono costruite in
modo tale da promuovere la frode. L’elusione e la
mancata esecuzione del bilancio in tanti ambiti sono
l’espressione della mancata realizzazione delle politiche.
In una serie di settori, inoltre, non siamo ancora riusciti a
istituire un sistema contabile moderno e accettabile –
motivo per cui a suo tempo fu licenziata Marta
Andreasen per averlo denunciato – e tuttora non
sussistono i presupposti in tal senso.
Quando ho letto la relazione, non ho potuto fare a meno
di pensare al testo del libretto dell’opera di Andrew
Lloyd Webbers “Evita”, che tratta appunto di Evita
Perón, moglie del defunto Presidente argentino,
Generale Perón. Si racconta di un fondo di beneficenza
da lei istituito e il testo recita che una parte dei soldi si è
persa per strada, un po’ come succede nell’Unione
europea. L’opera dice anche che quando i soldi escono a
palate, non si tengono i libri contabili. Questo avveniva
nell’Argentina degli anni ’50, ma siamo nell’UE del
2005. Negli Stati nazionali non sarebbe mai tollerato, e
non dovrebbe esserlo neanche qui. Pertanto voterò
contro il discarico in alcuni casi, ma a favore di alcuni
emendamenti assai ragionevoli.
2-027
Martin, Hans-Peter (NI). – (DE) Signor Presidente, mi
consenta di concentrarmi, in questa discussione, sulle
questioni che riguardano il Parlamento, e di iniziare
ribadendo ancora una volta quanto gridi vendetta
l’esistenza tra Parlamento e Consiglio di un gentlemen’s
agreement che li impegna a non controllarsi a vicenda.
Ne risulta che questo Parlamento continua a volere
sempre di più. Lo si vede retroattivamente per il 2003,
ma ciò vale soprattutto per il futuro. Mi rammarico
molto che la relazione della collega Juknevičienė sia
stata ulteriormente diluita in sede di commissione. In
materia di rimborsi per le spese di viaggio abbiamo
meno controlli di quelli che sarebbero possibili. E si
prospettano nuove aperture nell’ambito della previdenza
14
pensionistica e delle pensioni d’oro integrative per i
deputati. Con gli importanti emendamenti del gruppo
liberale si cerca, a questo punto, di arginare la piena.
Tuttavia, tali emendamenti riguardano soltanto le
formalità contabili, non lo scandalo in sé che questo
regime pensionistico rappresenta.
Invece di imparare qualcosa dalla situazione in cui ci
troviamo, ieri, ancora una volta, abbiamo dovuto
assistere ad una commissione per il controllo dei bilanci
fantasma che discuteva di che cosa fare dei 90 milioni di
euro che saranno a disposizione del Parlamento per
l’esercizio 2006 e che nessuno sa esattamente come
utilizzare. Qualcuno ha risuscitato l’idea di creare un
canale televisivo per trasmettere i dibattiti parlamentari.
Invece, un buon modo di impiegare i 90 milioni di euro
in una campagna di informazione, sarebbe restituirli ai
contribuenti. In questo modo avremmo una copertura
favorevole garantita e non ci sarebbe più necessità di
sperperare tale denaro.
2-028
Pomés Ruiz (PPE-DE). – (ES) Signor Presidente,
desidero congratularmi con l’onorevole Wynn per
l’eccellente lavoro svolto nella relazione. Ha dimostrato
la sua esperienza e l’ha utilizzata perché la nostra
commissione, questa volta, potesse lavorare molto
meglio che gli anni scorsi. Concordo con lui che sia
scandaloso dover sentire di nuovo dalla Corte dei conti
che la contabilità della nostra Istituzione, dell’Unione
europea, non è affidabile. E’ un problema di procedure e
tutti noi conveniamo che bisogna cambiare il sistema
affinché sia possibile vedere finalmente il Santo Graal,
cioè una valutazione positiva dei nostri conti. Esiste un
problema di fondo: l’enorme quantità di controlli che
rendono la spesa inefficiente.
Come ha affermato il collega Stubb, che ha avuto
responsabilità di controllo in Finlandia, come io le ho
avute in Spagna, i controlli nell’Unione europea sono
maggiori di quelli in vigore negli Stati membri o in altre
Istituzioni. Inevitabilmente, il fatto che esistano più
controlli, determina soltanto che la spesa sia meno
efficiente, che si perdano opportunità, che i funzionari
non vogliano assumersi alcuna responsabilità e che si
perda efficacia. Dobbiamo valutare quanti controlli
vogliamo. Non si serve necessariamente l’interesse
pubblico facendo viaggiare le macchine a 20 km orari
per evitare gli incidenti. Quindi bisognerà vedere come
promuovere l’iniziativa e pensare più all’efficacia che ai
controlli.
Quanto alla relazione sui conti del Parlamento europeo,
ringrazio la relatrice per il suo lavoro e desidero
affermare che, in effetti, noi deputati europei
praticamente non abbiamo voce in capitolo sul nostro
statuto. Non possiamo decidere dove vogliamo o non
vogliamo riunirci. Siamo prigionieri delle decisioni del
Consiglio, che è ora che decida. Nel frattempo è fuori di
dubbio che è meglio non toccare nulla e lasciare le cose
come stanno.
12/04/2005
Dobbiamo avere uno statuto che preveda lo stesso
trattamento fiscale per tutti, argomentazione che, non
dimentichiamolo, è parte sostanziale del nostro statuto
ed è il modo per andare avanti.
La ringrazio molto per i due secondi extra che mi ha
concesso, signor Presidente.
2-029
PRESIDENZA DELL’ON. MCMILLAN-SCOTT
Vicepresidente
2-030
Mastenbroek (PSE). – (EN) Signor Presidente,
ringrazio la relatrice Ona Juknevičienė per il suo
eccellente lavoro sul discarico per il Parlamento, che è
importante. La relatrice ha posto l’accento sul fatto che
la relazione è stata oggetto di una vivace discussione in
seno al gruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei
Democratici per l’Europa. Posso assicurare che lo stesso
vale per il mio gruppo. Queste discussioni dimostrano
quanto sia necessario uno statuto comune, che
risolverebbe molti dei problemi discussi in questa
procedura di discarico. Pertanto, lancio un appello al
Consiglio affinché raggiunga un compromesso. Il
Parlamento lo ha già fatto.
Desidero focalizzare l’attenzione su due distinte
questioni. In primo luogo, gli emendamenti relativi al
fondo pensioni volontario, e in particolare il deficit
stimato, hanno suscitato tante discussioni tra i colleghi.
La maggioranza del mio gruppo ha deciso di non
sostenere gli emendamenti supplementari presentati, ma
di appoggiare invece il testo critico già contenuto nella
relazione. Personalmente, però, sosterrò questi
emendamenti, come il resto della mia delegazione.
Ancora una volta invito i colleghi a seguire la stessa
linea.
Il secondo punto riguarda la necessità di stabilire
un’unica sede di lavoro per questo Parlamento. Dal mio
punto di vista, si tratta di una questione che attiene alla
stessa credibilità del Parlamento. I fondi pubblici
dispersi ogni anno per finanziare le molteplici sedi di
lavoro sono ingentissimi e l’opinione pubblica non
comprende, e non appoggia questo modo inefficiente di
lavorare. Credo che ci serva un’unica sede. Credo inoltre
che Bruxelles sarebbe la scelta più logica, poiché vi
hanno già sede le altre Istituzioni. Tuttavia, riconosco il
valore storico di Strasburgo e comprendo il significato
che questo Parlamento riveste per la città. Pertanto invito
il Consiglio e la Commissione ad offrire alla città
un’alternativa di alto profilo per il futuro, su cui avrei
qualche idea.
Il Presidente della Commissione Barroso si è espresso in
merito alla necessità di istituire un Istituto europeo per la
tecnologia come parte del processo di Lisbona. Sostengo
tale idea e quest’edificio sarebbe perfetto per
un’università di alto livello e per un centro di ricerca
tecnologico dove si potrebbero riunire le migliori
intelligenze per il futuro ambizioso dell’Unione invece
che per il suo travagliato passato. Per questo motivo
invito l’Aula ad appoggiare gli emendamenti. Sollecito il
12/04/2005
Consiglio a prenderli sul serio e a risolvere la questione
una volta per tutte.
2-031
Davies (ALDE). – (EN) Signor Presidente, il
Parlamento acquisisce sempre più autorità, ma lascia che
la reputazione sua e dei suoi deputati sia trascinata nel
fango per l’incapacità di garantire l’introduzione di
meccanismi per il rimborso delle spese e delle indennità
tali da essere assimilabili a quelli che ci si aspetta di
trovare in qualunque azienda privata. Riconosco che in
parte la difficoltà di attuare riforme è dovuta alle regole
ingiuste per la remunerazione dei deputati, ma questo
non può giustificare che, a tutt’oggi, non esistano norme
per verificare le indennità per le spese generali dei
parlamentari. Stanti le attuali circostanze, è possibile per
i membri del fondo pensione volontario fare in modo che
i propri contributi privati siano versati a partire da fondi
pubblici, senza effettuare alcun rimborso.
Una simile pratica, se si verificasse, sarebbe
assolutamente indifendibile: equivarrebbe ad una
malversazione di fondi pubblici. E’ disonorevole per
tutti anche solo l’idea – figuriamoci la realtà – di simili
pratiche. Oggi dovremmo cogliere l’occasione per votare
a favore della riforma e della trasparenza. Dovremmo
prendere l’iniziativa e garantire che questo Parlamento
fissi standard elevati per tutta l’Europa. Non dovremmo
attendere che ci siano imposti cambiamenti a causa delle
pressioni dovute allo scandalo pubblico.
2-032
van Buitenen (Verts/ALE). – (NL) Signor Presidente, il
revisore interno della Commissione non sa se i conti
sono completi o corretti. Il sistema di contabilità non
include automaticamente tutti i fatti generatori e le cifre.
Il servizio del revisore interno sostiene letteralmente che
le parti interessate non sanno se le cifre della
Commissione riflettono la realtà. Il Parlamento non ha
conseguito accesso alle informazioni necessarie per
concedere il discarico: ha ricevuto soltanto un sunto
della relazione originaria dell’ex revisore interno Jules
Muis che ha lasciato la Commissione il 1 aprile 2004. Le
sue raccomandazioni sono cadute nel vuoto. Anche lo
chef de cabinet aveva avvertito Jules Muis
annunciandogli che sapevano come stroncare gente
come lui. La relazione finale del servizio di audit interno
su Eurostat è stata messa a disposizione soltanto di tre
deputati di questo Parlamento perché la esaminassero;
poiché soltanto uno di loro è stato rieletto, ora egli è
l’unico ad avere accesso.
La commissione per il controllo dei bilanci non accetta
questa contabilità delle entrate e delle uscite, perché le
cifre non sono state convalidate dalla persona
responsabile. In una qualunque altra impresa ciò
significherebbe che tali conti non potrebbero essere
utilizzati per concedere il discarico. L’onorevole Wynn
giustamente ha individuato tale limite e noi, in qualità di
rappresentati del popolo, ora abbiamo il dovere di
rinviare la concessione del discarico fino a quando la
persona responsabile avrà trovato il coraggio di apporre
la propria firma. La persona responsabile nel 2002,
Marta Andreasen, ha appena presentato una petizione al
15
Parlamento proprio su quest’argomento. Anche se la
petizione è ricevibile, il Parlamento per il momento si è
rifiutato di convocare Marta Andreasen. La Corte dei
conti nutre altrettanti dubbi circa l’effetto dei controlli
sul sistema di contabilità della Commissione e la
legittimità della spesa per ciascuno Stato membro.
Il mio appoggio alla relazione Stubb dipenderà
dall’approvazione degli emendamenti presentati dal
gruppo Indipendenza/Democrazia sul Comitato delle
regioni. L’ex revisore interno e ora purtroppo
whistleblower Robert McCoy ha fatto il suo dovere
come revisore, ma è stato fatto a pezzi. Non si è
inginocchiato di fronte al Parlamento, il che era una
condizione per il discarico. Inoltre, in uno degli
emendamenti
presentati
dal
gruppo
Indipendenza/Democrazia si afferma, a giusto titolo, che
l’OLAF non ha presentato la relazione d’inchiesta ai
tribunali belgi. Ancora una volta il funzionario in
questione non ha potuto fornire la sua versione dei fatti
alla commissione per il controllo dei bilanci. Visto come
sono stati trattati Marta Andreasen, Jules Muis, Robert
McCoy e tutti gli altri che non ho menzionato, possiamo
concedere il discarico a nome dei cittadini come se nulla
fosse?
2-033
Bloom (IND/DEM). – (EN) Signor Presidente, la
commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento
non soltanto ha cercato di nascondere sotto il tappeto le
serie insinuazioni di irregolarità finanziarie a carico del
Comitato delle regioni, ma addirittura di lavarsi le mani,
come Ponzio Pilato, rispetto all’ennesimo whistleblower,
abbandonato da solo ad affrontare un trattamento
ingiusto e terribile per aver avuto il coraggio di dire la
verità. Ha dell’incredibile che l’onorevole Stubb abbia
potuto redigere una qualunque relazione, e meno che
mai una relazione tanto delicata, senza essersi assicurato
di aver sentito tutte le principali persone coinvolte.
Eppure, pare che non abbia potuto o voluto incontrare
l’ex revisore interno del Comitato delle regioni.
Alla luce di questa scioccante negligenza, non sorprende
più di tanto che la relazione Stubb contenga tanti
svarioni. La versione originaria affermava che l’ex
revisore interno non era stato oggetto di un’inchiesta
interna, quando il Segretario regionale del Comitato
delle regioni aveva ammesso per iscritto il contrario.
L’onorevole Stubb sostiene che “nessuno dei funzionari
indagati è stato promosso da quando la relazione è stata
completata”. Tuttavia, omette di riferire che, secondo
quanto si dice, molti di loro sarebbero stati proposti per
una promozione. La relazione afferma – e questo è
l’aspetto più nauseante – che all’ex revisore interno era
stato assicurato che avrebbe potuto contare sul “pieno
sostegno e cooperazione sia dei membri che del
personale del CdR”. Dopodiché la persona in questione
si è vista interdire l’accesso al suo ufficio ed è stata
rimossa dal suo incarico per aver detto la verità. La
relazione Stubb è marcia fino al midollo, come le
Istituzioni dell’Unione che rappresenta.
2-034
16
Mote (NI). – (EN) Signor Presidente, la commissione
per il controllo dei bilanci, di cui faccio parte, non fa un
bilancio per nulla sensato e controlla ben poco. Vorrei
soltanto ricordare a quest’Aula alcuni principi basilari.
Le entrate dell’Unione europea arrivano in un flusso
interminabile: una percentuale dell’IVA, i dazi doganali
e il PIL degli Stati membri. Non vi è modo di fermare
questo fiume di liquidità, né peraltro di farlo tornare
indietro. Se questo fosse un governo eletto, invece di una
burocrazia, lo stesso uso di quest’enorme somma di
denaro, per non dire la sua distribuzione, sarebbe
soggetta ad un’analisi assai più critica. La democrazia
basata sul controllo chiede che le eccedenze di bilancio
siano restituite riducendo la tassazione.
Secondo la Corte dei conti, l’Unione ha perso qualcosa
come 600 miliardi di euro da quando il Regno Unito vi
ha aderito, ovvero quattro volte il contributo netto totale
del mio paese a quest’organizzazione. Non ci sarà il
presupposto fondamentale per affrontare adeguatamente
questi problemi fino a quando gli Stati membri non
istituiranno, autonomamente, una procedura davvero
distinta e articolata di revisione contabile sulla gestione
di tutti i fondi UE. Sono gli Stati membri a mettere mano
al portafoglio.
2-035
Kratsa-Τsagaropoulou
(PPE-DE).
–
(EL)
Signor Presidente, vorrei iniziare congratulandomi con i
relatori, perché, tenendo conto delle posizioni e dei
commenti dei membri della nostra commissione, hanno
svolto un lavoro attento e sistematico che è risultato in
un testo ampiamente accettabile. La commissione
parlamentare competente propone dunque il discarico
per tutte le agenzie. Tuttavia, i commenti che ha
formulato meritano di essere esaminati perché saranno
utili per la politica della Commissione europea riguardo
alle agenzie e per le agenzie stesse nella loro gestione
quotidiana.
Concordiamo tutti che le agenzie devono disporre di
risorse finanziarie adeguate, in modo da poter
funzionare, e che il loro obiettivo deve essere la
trasparenza, l’efficienza e il valore aggiunto rispetto
all’operato delle Istituzioni centrali dell’Unione europea.
Ecco il motivo per cui la commissione per il controllo
dei bilanci, a parte commenti specifici su talune agenzie,
ha espresso il proprio parere su un quadro di norme di
gestione basato su orientamenti armonizzati e comuni
che emergeranno in seguito ad un dialogo di merito con
la Commissione europea.
Riteniamo che sarebbe eccezionalmente utile svolgere
uno studio più accurato sulle sinergie tra l’operato di
certe agenzie e l’azione di certi dipartimenti o direzioni
della Commissione europea. Crediamo che dovrebbe
esistere una migliore comunicazione e cooperazione
cosicché, invece di creare inutili sovrapposizioni di
obiettivi e azioni, avremmo complementarità e un più
forte valore aggiunto europeo.
Conveniamo con i relatori che in talune agenzie è
necessario ottimizzare le risorse umane, nonché
12/04/2005
migliorare l’informazione sistematica sull’esigenza di
applicare le pari opportunità all’interno delle agenzie.
Esse devono costituire l’esempio per l’azione e le
politiche in materia di eguaglianza di genere.
Infine, essendo decentrate, le agenzie hanno
un’eccellente opportunità di essere vicine ai cittadini e le
loro azioni devono essere visibili anche negli Stati
membri in cui hanno sede.
2-036
Casaca (PSE). – (PT) Signor Presidente, a mia volta
vorrei unirmi ai ringraziamenti rivolti a tutti i relatori,
ma, se mi è consentito, vorrei mettere in rilievo il ruolo
svolto dai relatori del gruppo socialista, in particolare dal
collega Wynn, il cui brillante lavoro senza dubbio
lascerà un segno indelebile nel processo di discarico fino
alla fine di questa legislatura. Desidero altresì citare le
colleghe Ayala Sender e Xenogiannakopoulou che,
unitamente al nostro presidente Fazakas, hanno formato
una squadra nella quale i socialisti si sono distinti e
possono andare orgogliosi del loro lavoro.
Desidero altresì congratularmi con lei, signor
Commissario, per il suo eccellente discorso e per la
chiarezza con cui ha affrontato le questioni relative al
discarico. Devo dirle che, tuttavia, non m’interessa più
di tanto sapere che vino lei ha bevuto il 12 dicembre, in
base alla nota presentata dal collega Stubb, invece sono
molto interessato a sapere quali società sono state
finanziate con sussidi alle esportazioni e alla pasticceria
a titolo del bilancio comunitario per disporre di 30 000
tonnellate di burro adulterato. Il problema è che, dopo
sei anni, ancora la Commissione mi riferisce di non
essere in grado di fornire informazioni tanto riservate, e
che i deputati al Parlamento e i cittadini europei non
hanno accesso a tali informazioni. Mi pare si tratti del
maggiore problema con cui abbiamo a che fare.
2-037
Schlyter (Verts/ALE). – (SV) Signor Presidente, la
maggior parte delle lingue ha proverbi per dire che
prima bisogna fare ordine in casa propria e poi si può
chiedere ad altri di fare altrettanto.
Pertanto, è importante riordinare il nostro regime di
emolumenti. Le indennità di viaggio non sono affatto
state concepite per integrare le retribuzioni, piuttosto
sono semplicemente spese di viaggio che dovrebbero
essere rimborsate sulla base dei costi reali sostenuti. Se
vogliamo adeguare le remunerazioni, occorre una voce
di bilancio extra di cui rispondere pubblicamente. Il
collega Staes ha esposto i problemi relativi al fondo
pensioni e alla pensione integrativa. Il fondo dovrebbe
essere autofinanziato e i deficit coperti da coloro che vi
contribuiscono. E’ ingiusto che i contribuenti si debbano
accollare le perdite quando le speculazioni azionarie
vanno male, e che i membri del fondo intaschino i
profitti quando gli investimenti vanno bene.
Le nostre indennità di viaggio ordinarie sono generose.
Chi desidera chiedere l’intero importo deve giustificare
come lo ha utilizzato. Chi non è in grado di farlo
dovrebbe ricevere un rimborso inferiore. Certamente
12/04/2005
occorre tempo per giustificare le spese, ma è tempo ben
speso se porta ad aumentare la credibilità del
Parlamento. Durante la campagna elettorale ho scoperto
che il sito pubblico non conteneva più informazioni circa
il regime dei nostri emolumenti. Poiché tale regime non
è
segreto,
queste
informazioni
dovrebbero
immediatamente essere rese pubbliche. Le domande più
frequenti degli elettori riguardano proprio quest’ambito.
Spero che l’emendamento n. 6 della relatrice e gli altri
emendamenti che rendono più incisiva la formulazione
siano approvati.
2-038
Fjellner (PPE-DE). – (SV) Signor Presidente, sono
molti gli aspetti che vorrei porre in evidenza in ordine
alla questione in esame, vale a dire il discarico per il
2003. Tra questi, i limiti del sistema di contabilità, la
mancata volontà degli Stati membri di recuperare i fondi
indebitamente erogati, il Fondo di sviluppo europeo e le
indennità di viaggio eccessive corrisposte ai deputati
europei. Visto il poco tempo di parola che ho a
disposizione desidero, tuttavia, soffermarmi su una voce
di bilancio inferiore, ma più importante, sul piano dei
principi, e che risulta del tutto incomprensibile dal punto
di vista dei nostri cittadini: le sovvenzioni alla
tabacchicoltura.
Ogni anno i contribuenti europei sono costretti a versare
quasi 10 miliardi di corone svedesi a titolo di
sovvenzioni per la tabacchicoltura. E’ un terribile spreco
e un modo alquanto increscioso di gestire il denaro del
contribuente. Per completare il tutto, il tabacco
sovvenzionato dall’UE è di pessima qualità e nessun
trasformatore europeo lo vuole usare. Invece, questo
tabacco viene utilizzato per mettere fuori mercato i
produttori di tabacco dei paesi poveri.
I sussidi alla tabacchicoltura sono ancora più bizzarri se
si considera che la Commissione ha appena lanciato una
campagna antifumo, il cui costo stimato è di 700 milioni
di corone svedesi. E’ davvero il colmo dell’ipocrisia.
Discutendo il discarico per la Commissione, il
Parlamento può chiarire che le sovvenzioni al tabacco
devono essere abolite. Con il suo voto, decisivo ai fini
della votazione in sede di commissione per il controllo
dei bilanci, l’onorevole Lundgren, del movimento Lista
di giugno, sfortunatamente ha determinato una
situazione parlamentare che fa supporre che il
Parlamento europeo difenda le sovvenzioni agricole più
vergognose. Apprezzo il fatto che ieri l’onorevole
Lundgren abbia affermato pubblicamente di aver
commesso un errore. L’unico problema è che il danno
ormai era fatto. Ciò non toglie che, nonostante prima
delle elezioni al Parlamento europeo la Lista di giugno
avesse promesso di eliminare progressivamente le
sovvenzioni al tabacco, il risultato più durevole ottenuto
da questo movimento una volta eletto al Parlamento
consiste nell’aver contribuito a garantire proprio la
sopravvivenza di dette sovvenzioni.
Spero e credo che in Aula, il Parlamento farà tutto il
possibile per correggere la gaffe dell’onorevole
17
Lundgren e voterà a favore di un parere che afferma che
il Parlamento vuole abolire le sovvenzioni al tabacco.
2-039
Bösch (PSE). – (DE) Signor Presidente, il relatore
generale Terence Wynn ha affrontato un punto decisivo:
la questione della corresponsabilità degli Stati membri.
Sappiamo che circa l’80 per cento dei fondi del bilancio
europeo è gestito dagli Stati membri. Vorrei insistere
ancora su un altro aspetto portato alla luce da una
relazione della Corte dei conti di recente pubblicazione.
Tra il 1971 e il settembre 2004, nel settore agricolo, si
sono registrate irregolarità per un importo pari a 3,1
miliardi di euro, di cui, dopo oltre trent’anni, il 20,2 per
cento è stato riscosso dai beneficiari, il 5 per cento è
dovuto andare a carico del FEAOG e 144 milioni di euro
a carico degli Stati membri. Il 70 per cento, cioè 2,2
miliardi di euro, è ancora dovuto, e non è stato
recuperato. Ciò porta a dire che gli Stati membri
semplicemente non prestano abbastanza attenzione al
bilancio europeo, al denaro che tramite l’Europa torna
negli Stati membri. Non sono molto sicuro che una
dichiarazione dei ministri delle Finanze sia lo strumento
appropriato per affrontare il problema.
La commissione per il controllo dei bilanci e il
Parlamento hanno introdotto con un certo successo la
cosiddetta regola N+2 per i Fondi strutturali. Alla fine
non potremo esimerci dall’introdurre regole simili anche
per il recupero dei finanziamenti.
2-040
Ferber (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signor
Commissario, onorevoli colleghi, desidero innanzi tutto
ringraziare i relatori per le relazioni sul discarico che
hanno presentato. Tali relazioni dimostrano che il
Parlamento europeo intende molto seriamente verificare
se gli ingenti fondi, che per il 95 per cento circa sono
erogati sotto forma di sovvenzioni – il che di per sé
mostra la problematica del bilancio UE – sono anche
utilizzati in modo corretto. Desidero ringraziare
espressamente il collega Wynn per aver avanzato una
serie di proposte realizzabili. Signor Commissario, non
posso che esortarla ad applicare tali suggerimenti. La
collega che l’ha preceduta era molto generosa in fatto di
annunci, ma quando penso a quanto aveva promesso di
realizzare già nel 2000 in termini di misure, e quello che
ora tocca a lei fare, Commissario Kallas, ho la
dimostrazione del fatto che rimane ancora molta strada
da percorrere per migliorare le cose.
Il sistema di contabilità, per fare un esempio molto
concreto, era già all’ordine del giorno quando la signora
Commissario Schreyer assunse il suo incarico, e ora lei
ha l’onore di metterlo effettivamente in pratica. Spero
che lei lo faccia senza indugi. La relazione è un buon
vademecum in tal senso.
Detto questo, le relazioni sul discarico non servono per
affrontare ogni problema possibile e immaginabile. Mi
riferisco anche ai miei colleghi di gruppo quando
affermo che, in materia di regolamento sul tabacco, il
nostro compito non è appurare se sia giusto pagare i
18
premi, ma se questi sono stati pagati in modo corretto.
Queste sono le regole del gioco, che piaccia o meno.
Quanto al discarico per il Parlamento: non so se il
maggior problema del mondo sia se nei singoli uffici si
fuma o meno. La questione non ha alcun impatto sul
bilancio e va risolta in altra sede. Perciò concentriamoci
su ciò che riguarda davvero il bilancio: i fondi e gli
ammanchi di bilancio. L’onorevole Bösch ha espresso
un paio di concetti sui quali abbiamo molto da lavorare.
Prima che il Presidente m’interrompa termino
ringraziando i relatori.
2-041
dos Santos (PSE). – (PT) Signor Presidente, ho tre
brevissime osservazioni da formulare. In primo luogo,
mi trovo perfettamente d’accordo con la dichiarazione di
affidabilità presentata dagli Stati membri, dato che
incarna il principio della gestione concorrente, già
debitamente definito.
La mia seconda considerazione riguarda le risorse
proprie. Concordo anche con l’osservazione contenuta
nella relazione Wynn a tale proposito, cioè che la
Commissione dovrebbe occuparsi dei criteri di
riferimento e dei calcoli di contabilità nazionali di
ciascuno Stato membro.
Il mio terzo e ultimo commento riguarda il modo di
rivelare le eventuali irregolarità tecniche all’opinione
pubblica, suggerendo ai cittadini l’idea che
nell’esecuzione del bilancio comunitario si verificano
irregolarità e frodi.
Per concludere, desidero formulare un ultimo punto:
avallo l’esecuzione del bilancio per le agenzie, anche se
mi rammarico che non si faccia alcun riferimento
all’Agenzia della sicurezza marittima, e più
specificamente, al processo di creazione di tale agenzia.
2-042
Elles (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, desidero a
mia volta congratularmi con i relatori, in particolare
l’onorevole Wynn, per le relazioni sui discarichi di
bilancio. Ricordo che la prima che l’onorevole Wynn
presentò, nel 1994, e la mia, nel 1996, diedero origine ad
un dibattito di diversa natura rispetto a quello che si sta
svolgendo oggi.
Senza dubbio, come il collega Wynn ci ha indicato, se le
raccomandazioni di questa relazione fossero accolte e
attuate si compirebbe un passo avanti significativo verso
la dichiarazione di affidabilità, la DAS, che la
maggioranza di questo Parlamento desidera. Ne
deriverebbe maggiore credibilità per la gestione dei
fondi da parte delle Istituzioni europee. Tutte le parti in
causa, di conseguenza, dovranno assumersi maggiori
responsabilità, incluso il contabile che convalida i conti.
Il Commissario ha chiaramente indicato di voler
procedere in tale direzione, ma raccomando fortemente
l’adozione dell’emendamento n. 4. Occorre che i
Commissari si assumano una responsabilità individuale
per garantire che i Direttori generali gestiscano
efficacemente i fondi sotto la propria responsabilità.
12/04/2005
Inoltre dobbiamo garantire che i whistleblower siano
adeguatamente tutelati nel caso in cui vogliano fornire
informazioni relative al funzionamento delle politiche
comunitarie.
Soprattutto, si deve attuare la gestione concorrente di cui
parlò Marta Andreasen. La gestione concorrente non è
vera gestione, a meno che non vi sia un adeguato quadro
di controllo interno per garantire una contabilità
appropriata negli Stati membri. Per tale motivo, noi
conservatori siamo decisamente favorevoli a un
maggiore coinvolgimento degli Stati membri nei
meccanismi intesi a garantire un corretto funzionamento.
Concludendo, siamo assolutamente favorevoli all’idea
che entro luglio siano presentate proposte intese a
concludere un accordo interistituzionale prima della fine
dell’anno. Tuttavia, si tratta ancora soltanto di intenzioni
e quindi i conservatori voteranno contro il discarico
perché, per il decimo anno consecutivo, prendiamo atto
che non è stata concessa una dichiarazione di affidabilità
positiva.
2-043
Mathieu (PPE-DE). – (FR) Signor Presidente,
onorevoli colleghi, mi pare necessario ricordare in cosa
consiste il discarico. Esso deve consentire di accertare la
buona esecuzione del bilancio europeo, di dare garanzie
sull’affidabilità dei conti, sulla legalità e la regolarità
delle operazioni. Il discarico deve altresì permettere di
valutare i progressi compiuti nell’attuazione delle
raccomandazioni contenute nel discarico precedente.
Devo pertanto esprimere la mia sorpresa circa il merito e
la forma della relazione in esame, in particolare sulla
Sezione relativa al Parlamento europeo. Non comprendo
il tono davvero spiacevole utilizzato dal relatore e dagli
autori di taluni emendamenti per riferirsi alla totalità dei
deputati di quest’Istituzione. Il catalogo di rimproveri
sottintende, infatti, una sorta di disonestà che non
intendo avallare. Non penso che si possa gettare
discredito in questa maniera sui parlamentari europei.
Aggiungo che, finché non esiste uno statuto comune dei
deputati europei, è inconcepibile modificare le regole in
vigore in materia di indennità. Il discarico, peraltro, ha
forse la vocazione di trattare la questione dell’uso di
tabacco e sigarette nei nostri locali? Ciò è assolutamente
fuori tema anche se ammetto che il problema è reale.
Che dire poi e soprattutto dell’ennesimo tentativo di
rimettere in causa la sede del Parlamento europeo a
Strasburgo? Ricordo, come prima cosa, che il
Parlamento non è competente al riguardo,
contrariamente a quanto afferma la relazione presentata
oggi. Oltre al Consiglio europeo di Edimburgo del 1992,
che ha deciso, all’unanimità dei capi di Stato e di
governo, di fissare la sede del Parlamento europeo a
Strasburgo per ragioni politiche, tale decisione è stata
enunciata al Protocollo n.12 allegato al Trattato di
Amsterdam, perché vi fosse una garanzia nei Trattati.
L’anno scorso fu formulata una proposta simile, intesa a
sopprimere la sede del Parlamento a Strasburgo e a
12/04/2005
trasferirlo completamente a Bruxelles, e i deputati al
Parlamento europeo, nella loro somma saggezza,
l’avevano respinta in plenaria, fatto peraltro ricordato
dai membri della Convenzione nel loro dibattito sul
Trattato costituzionale. Il discarico per il 2003 non deve
essere l’occasione per gli avversari di Strasburgo di
cercare ancora una volta di cambiare la sede del
Parlamento. La questione è fuori tema ed esula dalle
nostre competenze giuridiche.
2-044
Morgan (PSE). – (EN) Signor Presidente, sono relatrice
per parere della commissione per lo sviluppo regionale
sul discarico. La Corte dei conti ha dato sostanzialmente
un
giudizio
positivo
sull’amministrazione
dell’organizzazione interna dei Fondi strutturali, ma ciò
non vale invece per gli Stati membri.
Uno dei problemi fondamentali dell’intero sistema
riguarda la responsabilità concorrente. Quando gli Stati
membri sbagliano, la colpa ricade sulla Commissione.
Finché non si risolverà questo problema, non si andrà
molto lontano. Pertanto, ho suggerito di non firmare
l’accordo interistituzionale fino a quando gli Stati
membri non accetteranno di firmare le dichiarazioni di
affidabilità annuali. Mi dispiace che alcuni degli altri
gruppi politici non abbiano accettato di prevenire tale
situazione in questa relazione. Spero che mostreranno
maggior nerbo quando si tratterà dell’accordo
interistituzionale vero e proprio.
E’ altrettanto importante disporre di misure più
preventive per contrastare le frodi e la cattiva gestione.
E’ essenziale che la Commissione utilizzi un po’ di più
la Corte dei conti chiedendole di formulare pareri sullo
sviluppo delle politiche. Il Commissario s’impegna a
garantire che in futuro si chiederà sistematicamente alla
Corte dei conti un’opinione sullo sviluppo delle
politiche? Ora abbiamo una reale opportunità, in
particolare in vista dei nuovi programmi settennali.
19
quest’anno, ma quanto meno che ci riusciremo in un
breve lasso di tempo. Quindi l’occasione è unica e spero
che si possano proporre dettagli e soluzioni all’altezza
delle aspettative. Sono perfettamente d’accordo con
l’onorevole Elles. Quello di oggi è un ottimo approccio,
ma anche i dettagli dovranno essere elaborati in modo
appropriato.
Dobbiamo altresì trovare risposte ad alcune esigenze di
semplificazione, poiché, avendo a cuore un controllo
finanziario serio e i meccanismi di vigilanza, abbiamo
introdotto un’enorme quantità di regole, documenti e
requisiti. Come ha affermato l’onorevole parlamentare
quest’immensa quantità di regole non garantisce il fatto
di riuscire a ottemperare ai requisiti di tutti i documenti
in modo assolutamente legale e corretto. Continuiamo a
sprecare denaro e la serietà dei controlli non è ancora
una realtà.
Dobbiamo realizzare i programmi. Dobbiamo dare
attuazione alle decisioni e non possiamo permetterci
lunghi ritardi dovuti all’enorme mole di documenti e alla
necessità di rispettare norme burocratiche. Dunque,
parallelamente alla chiara esigenza – soprattutto in
materia di discarico – di rafforzare e chiarire i sistemi di
controllo e di supervisione, dobbiamo anche seriamente
affrontare la questione del dinamismo nel processo
decisionale, per non ritrovarci con un sistema in cui i
controlli siano impossibili.
Spero che c’incontreremo presto per discutere di
possibili proposte atte a garantire un sistema di controllo
e di discarico più affidabile e più trasparente per il
bilancio comunitario.
2-046
Presidente. – La discussione congiunta è chiusa.
La votazione si svolgerà alle 12.00.
2-047
Obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM)
2-045
Kallas, Vicepresidente della Commissione. – (EN)
Signor Presidente, desidero ringraziare gli onorevoli
parlamentari per i contributi e per lo spirito costruttivo e
l’affabilità con cui è stata affrontata questa discussione
su temi che non possono essere definiti esattamente
allettanti. Lo diventano quando qualcosa va storto, e
quindi, se riusciamo ad affrontare questo compito in
modo positivo, avremo un atteggiamento tranquillo e
calmo.
Mi preme affermare che abbiamo un’occasione unica.
Le discussioni con il Consiglio sono state buone. Il
Consiglio ha espresso la sua disponibilità a discutere dei
temi legati alla responsabilità concorrente, anche se è
troppo presto per definire i dettagli. Altrettanto positivi
sono stati gli scambi con la Corte dei conti. E’ troppo
presto per discutere di tutte le questioni metodologiche e
della questione dell’affidabilità della “prova ai fini
dell’audit”. Il punto è che la Commissione presenterà
qualche spunto di riflessione entro l’estate, il che non
significa
che
otterremo
necessariamente
una
dichiarazione di affidabilità positiva – DAS –
2-048
Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A60075/2005), presentata dall’onorevole Glenys Kinnock a
nome della commissione per lo sviluppo, sul ruolo
dell’Unione europea nel raggiungimento degli obiettivi
di sviluppo del Millennio (OSM) [2004/2252(INI)].
2-049
Kinnock (PSE), relatore. – (EN) Signor Presidente, la
dichiarazione del Millennio approvata dai leader
mondiali nel 2000 costituisce un’inedita dichiarazione di
solidarietà. E’ chiaro che esiste una reale volontà di
raggiungere gli obiettivi di sviluppo del Millennio, che
permetterebbero di strappare 500 milioni di persone alla
loro condizione di estrema povertà, di salvare 30 milioni
di bambini che, altrimenti, morirebbero prima di
compiere i cinque anni, nonché oltre due milioni di
madri che, in caso contrario, non sopravviverebbero alla
gravidanza e al parto. Centinaia di milioni di donne e di
ragazze potrebbero ricevere un’istruzione e milioni di
persone avrebbero accesso all’acqua potabile e a reti
20
fognarie. Il mondo dispone delle tecnologie, delle
politiche e delle risorse finanziarie necessarie per
mantenere le promesse e realizzare lo scenario previsto
dagli OSM.
Per quanto riguarda gli aiuti, gli OSM 8 ribadiscono la
necessità di aumentare in misura considerevole l’aiuto
ufficiale allo sviluppo. Solo quattro Stati membri hanno
già raggiunto l’obiettivo dello 0,7 per cento; altri hanno
fissato calendari, mentre Austria, Germania, Grecia,
Italia e Portogallo sono ben lungi dall’obiettivo.
Continuando al ritmo attuale, la Germania non lo
raggiungerà prima del 2087. L’Italia, uno dei paesi più
ricchi al mondo e membro del G8, destina agli aiuti un
misero 0,17 per cento del proprio reddito nazionale
lordo. E’ necessario che i ministri delle Finanze e degli
Esteri dell’Unione europea vigilino con attenzione per
quanto riguarda il rispetto degli obiettivi annuali
intermedi. Vorrei chiedere al Commissario di rispondere
su questo punto della nostra risoluzione. Nelle
prospettive finanziarie si afferma che un’ulteriore
compressione delle spese per lo sviluppo da parte di altre
categorie, anche all’interno della stessa categoria delle
relazioni esterne, riduce le possibilità che il nostro
contributo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo
del Millennio sia come dovrebbe essere.
La Commissione deve continuare ad adoperarsi al fine di
migliorare la qualità e l’efficacia dei nostri aiuti, usando
gli obiettivi di sviluppo del Millennio come lo strumento
per orientare le nostre politiche. Gli Stati membri
dovrebbero collaborare e coordinarsi con la
Commissione in maniera coerente e in misura maggiore
rispetto a quanto hanno fatto finora, allo scopo di
individuare i modi più idonei di utilizzare gli aiuti
nell’ottica di favorire e raggiungere gli OSM.
Per quanto riguarda la sostenibilità del debito, la
maggior parte degli Stati membri è impegnata a
cancellare i debiti bilaterali dei paesi più poveri del
mondo. Anche a tale proposito non si può non rilevare
che l’Italia, che, con suo grande disdoro, si distingue
dagli altri paesi per l’estrema lentezza con cui compie
progressi in questo campo.
Per quanto riguarda il commercio, condivido e sostengo
pienamente il parere espresso dalla commissione per il
commercio internazionale, che tiene conto di alcune
nostre preoccupazioni in merito al ruolo che l’Unione
europea, essendo il più grande blocco economico al
mondo, deve avere; mi riferisco in particolare al nostro
ruolo nella gestione dell’accesso ai mercati, alla nostra
capacità di costruzione e ad altri aspetti del commercio e
della sua liberalizzazione.
Il comportamento negoziale dell’Unione europea è tale
da far dubitare, qualche volta, che ci sia una
comprensione sufficiente degli obiettivi a favore dello
sviluppo cui si fa riferimento in così tante occasioni.
Questa osservazione è valida tanto per i negoziati
nell’ambito dell’OMC del commercio quanto per i
negoziati sugli accordi di partenariato economico,
riguardo ai quali sono in grado di confermare che i paesi
12/04/2005
ACP sono preoccupati, si ha l’esigenza di sapere che ci
sono state più strette consultazioni e che la Direzione
generale “Commercio” è più consapevole degli aspetti
relativi allo sviluppo, ai quali quei paesi attribuiscono
un’importanza prioritaria.
Sul fronte della politica agricola comune, gli Stati
membri devono affrontare con urgenza le pratiche che
abbassano i prezzi a livello mondiale, provocano
distorsioni sui mercati dei paesi poveri e compromettono
le opportunità di guadagno per i loro agricoltori.
Credo che gli emendamenti che voteremo tra breve e che
attengono alle politiche commerciale e agricola siano
comunque inadeguati e, in alcuni casi, propongano
soluzioni del tutto irrealistiche.
Il Parlamento dovrebbe inoltre respingere gli
emendamento dal n. 10 al n. 16, nei quali si esprimono
inaccettabili posizioni conservatrici su aspetti
fondamentali degli obiettivi di sviluppo del Millennio.
La fornitura di preservativi per la prevenzione di
malattie a trasmissione sessuale e servizi per un aborto
sicuro e legale devono continuare a essere precise
priorità se vogliamo raggiungere l’obiettivo primario di
eliminare la povertà: l’anno scorso 530 000 donne sono
morte di gravidanza o di parto, ci sono stati oltre tre
milioni di bambini nati morti, quattro milioni di bambini
sono deceduti entro il primo anno di vita. Dobbiamo
favorire l’accesso a pratiche di assistenza post-aborto
perché si tratta di una necessità reale, così come è una
necessità reale promuovere la diffusione più ampia
possibile di servizi sicuri e di alto livello forniti e
garantiti dalle leggi dei paesi interessati.
Come l’Organizzazione mondiale della sanità ha reso
noto ancora ieri, 78 000 decessi sono da ricondursi a
pratiche abortive non sicure. Milioni di donne disperate
sono costrette ad abortire in condizioni inadeguate.
Voglio smentire chi crede che una donna prenda a cuor
leggero la decisone di porre fine a una gravidanza: vi
posso assicurare che non è e non sarà mai così. Le donne
hanno il diritto di scegliere di abortire in condizioni di
sicurezza e legalità, con un’adeguata assistenza durante
e dopo l’aborto. Le donne hanno il diritto di scegliere.
(Applausi)
2-050
Michel, Membro della Commissione. – (FR) Signor
Presidente, onorevoli colleghi, la Commissione accoglie
ovviamente con grande favore la relazione
dell’onorevole Kinnock sul ruolo dell’Unione europea
nella realizzazione degli obiettivi di sviluppo del
Millennio. Mi congratulo con la relatrice e la
commissione per lo sviluppo; la relazione dovrebbe
stimolare una discussione nonché promuovere negoziati
sulle misure necessarie per conseguire gli OSM.
Onorevole Kinnock, la sua relazione sottolinea
giustamente quanto sia importante che i governi adottino
strategie mirate al raggiungimento degli obiettivi di
sviluppo del Millennio e afferma chiaramente che le
12/04/2005
politiche per lo sviluppo dell’Unione europea, il cui
obiettivo principale dev’essere la riduzione della
povertà, devono fondarsi sulla dichiarazione del
Millennio e sugli OSM.
La relazione di sintesi dell’Unione europea sugli OSM
evidenzia i progressi compiuti al riguardo. In una serie
di occasioni, l’Unione ha ribadito che una revisione
degli obiettivi di sviluppo del Millennio durante il
Vertice delle Nazioni Unite che si terrà nel settembre
prossimo avrà un’importanza cruciale ai fini di
accelerare la realizzazione degli OSM. In riferimento al
contributo dell’Unione europea al Vertice delle Nazioni
Unite, nel novembre 2004 il Consiglio ha invitato la
Commissione a elaborare specifiche e ambiziose
proposte sulle azioni da intraprendere, con particolare
riguardo al finanziamento dello sviluppo, alla coerenza
delle politiche di sviluppo e alla priorità da riservare
all’Africa.
Oggi la Commissione adotterà alcune comunicazioni che
costituiscono la sua risposta all’invito del Consiglio. Si
tratta di un pacchetto politico globale che riassume il
contributo dell’Unione europea allo sviluppo e individua
le misure da adottare per accelerare il conseguimento
degli OSM.
Sotto diversi aspetti, la vostra relazione e le nostre
comunicazioni esprimono le stesse preoccupazioni e le
stesse raccomandazioni. Mi permetto di citare alcune
conclusioni della vostra relazione che consideriamo
molto importanti e che coincidono con i punti
fondamentali del pacchetto di comunicazioni che
presenteremo.
Innanzi tutto, come sottolineato nella relazione è
essenziale continuare ad aumentare l’aiuto allo sviluppo.
A tal fine, la Commissione propone ora nuovi obiettivi
intermedi per il 2010; sarà inoltre necessario prendere in
considerazione fonti di finanziamento nuove, che vadano
ad aggiungersi alle fonti pubbliche.
Sono molto lieto che il Parlamento riservi così grande
attenzione alla questione della coerenza delle politiche
per lo sviluppo; è in effetti molto importante verificare
in quale modo le politiche diverse da quelle per lo
sviluppo possano contribuire a raggiungere gli obiettivi
di sviluppo del Millennio. La comunicazione sulla
coerenza delle politiche per lo sviluppo individua ben
undici aree prioritarie nelle quali la sfida di creare
sinergie con gli obiettivi della politica per lo sviluppo è
considerata di particolare pertinenza; tali aree sono il
commercio – com’è ovvio -, la ricerca, l’ambiente,
l’agricoltura, la pesca, tanto per citarne alcune a titolo
d’esempio. E’ possibile creare forti sinergie con questi
diversi settori di competenza.
Molte delle raccomandazioni formulate nella relazione
oggi in discussione si ritrovano anche nella relazione di
sintesi dell’Unione europea sugli obiettivi di sviluppo
del Millennio; ad esempio, nel documento si sottolinea
giustamente la necessità di dedicare un’attenzione
speciale all’istruzione delle ragazze e di soddisfare le
21
esigenze dei gruppi più vulnerabili – soprattutto i
bambini, gli orfani, le giovani e gli anziani.
In risposta alle sfide che l’Africa deve affrontare, è
essenziale che i partner per lo sviluppo riservino al
continente africano la massima priorità. L’Unione
europea deve, e vuole, fare di più, per mettere l’Africa in
condizione di raggiungere gli obiettivi di sviluppo del
Millennio. L’Africa dev’essere al centro della nostra
attenzione; in tale ottica, è fondamentale aumentare gli
aiuti a favore dell’area subsahariana. L’Unione deve
altresì garantire che l’aiuto pubblico aggiuntivo allo
sviluppo sarà destinato in gran parte all’Africa. Le nostre
proposte in tema di coerenza vanno applicate anche, anzi
tutto e soprattutto al continente africano.
Infine, accanto a tutti i programmi esistenti, soprattutto
quelli nell’ambito dell’accordo di Cotonou, la
Commissione propone l’assunzione di nuovi impegni nei
settori capaci di produrre un chiaro effetto
moltiplicatore.
Mi
riferisco
alla
governance,
all’interconnessione e all’equità.
I preparativi per il Vertice di New York si stanno
accelerando. Desidero ringraziare per il contributo
apportato e mi auguro di poter continuare a lavorare
insieme al fine di garantire che la posizione europea sia
adeguata alla sfida di raggiungere gli obiettivi di
sviluppo del Millennio.
Onorevole Kinnock, ora vorrei presentare brevemente le
comunicazioni che sottoporrò tra breve al Collegio dei
Commissari. Il processo di preparazione del Vertice di
settembre ha messo in luce i progressi compiuti in molti
paesi poveri e l’importanza degli sforzi intrapresi dalla
comunità internazionale, e in particolare dell’Unione
europea, per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del
Millennio. Tutte le relazioni, tra cui la relazione del
Segretario generale e quella sul progetto del Millennio
scritta sotto la guida del professor Sachs, dimostrano che
gli obiettivi fissati per il 2015 possono ancora essere
raggiunti – se lo vogliamo. Però, come è stato detto,
saranno necessari grandi investimenti da parte dei paesi
in via di sviluppo nonché, ovviamente, da parte dei paesi
donatori. In quanto maggiore donatore internazionale e
principale partner commerciale dei paesi poveri,
l’Unione europea ha una responsabilità particolare nei
confronti dei suoi cittadini, che si aspettano da noi che
diamo il buon esempio a livello internazionale perché si
tratta di un obbligo dettato dalla solidarietà umana – un
obbligo che, oltretutto, è anche nel nostro stesso
interesse. Se vogliamo un mondo più stabile e più sicuro,
dobbiamo investire molto di più nello sviluppo. Inoltre,
l’Unione europea ha una responsabilità anche nei
confronti dei suoi partner, che spesso guardano ad essa
come a un modello da seguire: basti pensare all’Unione
africana, per esempio, che ha assunto l’Unione europea
come punto di riferimento. Credo che le proposte che
presenterò oggi pomeriggio siano adeguate a questa
sfida.
Tali proposte constano di tre parti principali: primo, il
finanziamento dello sviluppo e l’efficienza degli aiuti;
22
secondo, la coerenza delle politiche; terzo, la priorità
all’Africa subsahariana.
Per quanto riguarda il finanziamento – e così rispondo
alla sua domanda -, l’Unione europea ha adempiuto gli
obblighi assunti e nel 2006 il suo aiuto allo sviluppo sarà
probabilmente superiore all’obiettivo comune dello 0,39
per cento del reddito nazionale lordo degli Stati membri.
E’ evidente che questo sforzo dovrà continuare;
propongo quindi che gli Stati membri stabiliscano, a
livello individuale, un nuovo obiettivo intermedio di
almeno lo 0,51 per cento nel 2010, che corrisponde a un
obiettivo comune dello 0,56 per cento. Potremo così
raggiungere la quota dello 0,7 per cento nel 2015, che
era stata fissata come obiettivo dalle Nazioni Unite già
parecchio tempo fa e che gli esperti del progetto del
Millennio ritengono sia necessaria per poter raggiungere
gli obiettivi di sviluppo del Millennio. In tal modo, gli
aiuti aumenterebbero di almeno 20 miliardi di euro
l’anno nel 2010, mentre gli aiuti dell’Unione
passerebbero da 46 miliardi di euro nel 2006 a 66
miliardi nel 2010.
Vanno altresì incoraggiate nuove fonti di finanziamento.
Ho dimenticato di dire che proporrò che i nuovi Stati
membri aumentino il loro aiuto allo sviluppo fino allo
0,17 per cento nel 2010; la differenza rispetto agli altri
Stati membri è motivata dal fatto che essi devono
compiere uno sforzo molto maggiore. A quel ritmo,
dovremmo arrivare a una quota dello 0,7 per cento nel
2015. Come dicevo, occorre trovare nuove risorse
finanziarie, però ciò non deve in alcun modo costituire
un pretesto per rinviare o ridurre gli impegni che
l’Unione ha assunto per il 2010.
Il secondo aspetto riguarda il miglioramento
dell’efficienza degli aiuti, altro compito di grande
importanza. Negli scorsi anni ci sono stati progressi
notevoli nella gestione degli aiuti comunitari. A livello
di Unione, la sfida principale che dobbiamo affrontare
oggi è quella di attuare gli impegni assunti dall’Unione
per quanto attiene a un migliore coordinamento delle
politiche, alla complementarità sul campo e
all’armonizzazione delle procedure. L’Europa deve
essere ben più che la semplice somma dei singoli bilanci
dei suoi Stati membri.
Il secondo aspetto concerne il modo in cui viene
impiegato l’aiuto di bilancio, al quale voglio dare la
priorità, sebbene l’efficienza dell’aiuto ne trarrebbe
grande vantaggio. Non si tratta, però, di una mera
questione di soldi. La sfida vera è quella di frenare la
globalizzazione per mezzo di una solidarietà che ponga
le fondamenta per un patto sociale a livello mondiale.
Per realizzarlo, sarà necessario non solo aumentare
l’aiuto pubblico allo sviluppo, ma anche attuare politiche
pubbliche di portata globale che consentano una
distribuzione più equa dei benefici della globalizzazione.
Del pari sono molto lieto di poter dire che la
Commissione, per la prima volta, ha deciso di parlare di
coerenza e di individuare, nelle competenze diverse da
quelle per l’aiuto allo sviluppo, ben undici aree che sono
12/04/2005
relative allo sviluppo e possono apportare un valore
aggiunto. Credo si tratti di una decisione importante. E’
la prima volta che la Commissione coglie questa sfida –
e penso che un tale evento vada sottolineato.
La terza parte delle nostre proposte riguarda la priorità
da riservare all’Africa. Ci sono tre motivi per farlo:
l’Africa subsahariana è la regione più arretrata, l’Europa
è un partner molto importante e il continente africano è
un partner geopolitico che vuole assumere sempre più
rilevanza. Gli Stati Uniti e la Cina se ne sono già resi
conto, il che spiega il loro crescente interesse verso
quella parte del mondo.
Propongo di accelerare la nostra azione nelle aree che
hanno un evidente effetto moltiplicatore. Al riguardo ci
sono tre diverse linee di approccio; la prima è l’area
della governance, nella quale dobbiamo sostenere
l’attuazione delle riforme prodotte dal meccanismo
africano di revisione tra pari. Dobbiamo altresì
rifinanziare lo strumento per la pace, allo scopo di
aiutare l’Unione africana e le organizzazioni
subregionali nel compito di prevenzione dei conflitti.
Direi che la prima linea ha un carattere politico, nel
senso più ampio del termine, mentre la seconda è di
natura economica. E’ necessario contribuire alla
realizzazione delle infrastrutture e delle interconnessioni
di rete sulla base delle strategie dell’Unione africana e
del NEPAD volte a favorire il commercio sud-sud. In
proposito, penso che occorra far decollare veramente le
grandi reti transafricane, così come abbiamo dovuto fare
in Europa con le grandi reti transeuropee. Dobbiamo
considerare la costruzione e l’attuazione delle grandi reti
transafricane come un obiettivo assolutamente
prioritario. Questo è quanto volevo dire in relazione alla
linea di carattere economico. Penso a tutte le
infrastrutture, a tutto ciò che è legato alle comunicazioni,
al trasferimento di tecnologie e ad altro ancora.
La terza linea ha un carattere sociale e riguarda,
naturalmente, le politiche per l’equità. L’Unione europea
deve elaborare incentivi e sostenere i paesi africani nei
loro sforzi volti a promuovere la coesione sociale,
l’occupazione e la tutela ambientale. Mi riferisco più
specificamente all’istruzione, alla sanità e alla cultura.
Durante la mia audizione, ho affermato che la cultura è
un vettore di sviluppo molto più importante di quanto la
gente pensi, e vorrei ora sfruttare questo strumento al
massimo.
Questa serie di comunicazioni mira a unire gli Stati
membri intorno a un progetto europeo che dia
all’Unione europea l’influenza, la credibilità e la
visibilità di cui ha bisogno per poter contribuire
concretamente al Vertice di settembre. Sto compiendo
un giro nelle diverse capitali per sensibilizzare i
parlamenti nazionali e gli Stati membri su questo tema.
Spero che nel mese di settembre queste tre
comunicazioni possano portare a una ridefinizione totale
della politica per lo sviluppo nel senso, come ho già
detto, di una nuova dichiarazione sulla politica per lo
12/04/2005
sviluppo, che è mia intenzione tradurre poi in una
strategia di sviluppo comune dell’Unione europea. A
mio parere, non esiste alcun motivo per cui non
possiamo fare per lo sviluppo ciò che siamo riusciti a
fare per la strategia di sicurezza comune. E’ mio
desiderio elaborare anche un piano concreto di una
campagna per l’Africa fondato sulle tre linee di
approccio che vi ho poc’anzi illustrato.
Signor Presidente, onorevole Kinnock, onorevoli
deputati, questa è la risposta che vi volevo dare. Mi
auguro sia stata esaustiva. Se avete altri interrogativi o
se inavvertitamente non ho risposto a qualcuna delle
vostre domande, non esitate a farmelo sapere. Sarò
naturalmente ben lieto di rispondervi.
2-051
PRESIDENZA DELL’ON. ONYSZKIEWICZ
Vicepresidente
2-052
Martens, a nome del gruppo PPE-DE. – (NL) Signor
Presidente, signor Commissario, stiamo discutendo sugli
obiettivi di sviluppo del Millennio, che sono il fulcro, il
principio guida nonché l’obiettivo della politica per lo
sviluppo dell’Unione europea. Elemento centrale di
questi obiettivi è l’eliminazione della povertà. La
relatrice ha giustamente sottolineato tre aree nelle quali
l’Unione europea dovrebbe veramente impegnarsi
maggiormente: mantenere le promesse, attuare un più
stretto coordinamento della politica, rendere più
efficiente l’utilizzo delle risorse. Sono lieta che nel suo
discorso il Commissario abbia riservato una grande
attenzione a questi punti. Invero, l’obiettivo di destinare
lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo all’aiuto allo
sviluppo è stato raggiunto, fino ad ora, solo da cinque
Stati membri. Sia il coordinamento della politica sia
l’aiuto che forniamo ai paesi in via di sviluppo affinché
sviluppino le loro economie locali e regionali non
saranno credibili se, allo stesso tempo, pratichiamo una
politica agricola e commerciale che vanifica quegli
interventi. Mi fa piacere che il Commissario tenga
questo punto nella dovuta considerazione. In terzo
luogo, per quanto riguarda l’uso efficiente delle risorse,
potremo ottenere risultati molto migliori se lavoreremo
in maniera più efficiente e sfrutteremo di più i possibili
“progressi rapidi”, come la distribuzione di zanzariere
nella lotta contro la malaria.
Vorrei sottolineare altresì alcuni altri temi rilevanti che
sono affrontati nella relazione. Per quanto concerne
l’importanza dell’istruzione delle ragazze, non potremo
mai ribadire abbastanza che le giovani e le donne spesso
soffrono la fame e sono vittime di altri problemi in
misura sproporzionata, e la mancanza di accesso
all’istruzione è senz’altro uno di quei problemi. Inoltre,
la ricerca rivela che l’istruzione delle ragazze ha un
effetto positivo sull’intera società, tra cui sulla lotta
contro la povertà in quanto tale.
In secondo luogo, è importante diversificare le
coltivazioni e realizzare una base solida per le piccole e
medie imprese, allo scopo di creare un’economia stabile.
Terzo, c’è bisogno di ciò che viene definito trattamento
23
speciale e differenziato dei paesi poveri, e anche questo
punto dovrà essere valutato con attenzione dall’OMC.
Quarto, occorre garantire la disponibilità e l’accesso
all’assistenza sanitaria di base, perché è da essa che
dipende qualsiasi politica per la salute. Infine, è
necessario potenziare gli strumenti disponibili su tutti i
fronti.
In sintesi, possiamo dire che molto resta ancora da fare e
che, fortunatamente, l’Europa si adopera non poco. In
quanto principale donatore, l’Europa deve affrontare una
sfida enorme, come ha già osservato il Commissario, se
vuole essere il principale attore in termini di
lungimiranza, coerenza e risolutezza.
2-053
van den Berg, a nome del gruppo PSE. – (NL) Signor
Presidente, i leader mondiali hanno l’enorme
responsabilità di dare un contenuto concreto agli accordi
raggiunti nel 2000 dimezzando la povertà, mandando i
bambini a scuola ed eliminando le malattie. Se
applichiamo questa regola all’Africa, dobbiamo trarre la
conclusione che in quel continente la situazione è tragica
sotto tutti questi punti di vista perché, invece di
avvicinarci alla realizzazione degli obiettivi a mano a
mano che procediamo verso l’anno 2015, ce ne stiamo
sempre più allontanando. Al ritmo attuale, non li
raggiungeremo neppure tra cento anni. Questa situazione
rivela l’incompetenza dei leader mondiali, soprattutto in
riferimento all’Africa, e che non ce fosse bisogno lo
dimostra la recente relazione di Geoffrey Sachs. In
presenza di finanziamenti sufficienti, priorità chiare e
opportune, nonché un obiettivo adeguatamente
supportato da campagne di sensibilizzazione, potremmo,
ad esempio, sconfiggere definitivamente la malaria,
mandare i bambini – soprattutto le bambine – a scuola e
dimezzare la povertà.
Come ha già osservato il Commissario, il Vertice delle
Nazioni Unite del prossimo settembre ci offrirà
l’occasione per stringere accordi del Millennio. Per tale
motivo è molto importante, ovviamente, che la
Commissione e il Consiglio traducano gli accordi
conclusi durante quel Vertice in obiettivi comuni
dell’Unione europea. Il Commissario ha detto inoltre che
lo potremo fare a condizione che gli Stati membri
stanzino fondi adeguati, ma anche a condizione che il
Parlamento e il Consiglio attribuiscano la priorità ai
finanziamenti pluriennali e tale priorità si rifletta nella
percentuale destinata alle spese sociali nell’ambito degli
obiettivi del Millennio, tra cui, in particolare, l’obiettivo
del 20 per cento per l’istruzione e l’assistenza sanitaria
di base. Le cifre attuali, ovvero il 2 per cento per
l’istruzione e il 6 per cento per l’assistenza sanitaria,
anche nell’ambito del Fondo europeo di sviluppo, sono
allarmanti.
Desidero sollecitare non solo la Commissione e il
Consiglio, ma anche il Parlamento a tenere queste
richieste in seria considerazione, per evitare uno scontro
e per sostenere tutti insieme tale iniziativa. Siamo pronti
a lasciare alla Commissione libertà d’azione per quanto
riguarda la sua attuazione, purché gli accordi siano
24
severi e, soprattutto, siano chiari ed efficaci, perché gli
attuali tassi del 2 e del 6 per cento sono davvero
inaccettabili. A questo ritmo dovremmo aspettare cento
anni, ma ci rifiutiamo di farlo.
2-054
Cornillet, a nome del gruppo ALDE. – (FR) Signor
Presidente, ringrazio il Commissario Michel per aver
accolto favorevolmente la relazione dell’onorevole
Kinnock. Ritengo sia importante che la Commissione e
il Parlamento coordinino tra loro le rispettive posizioni e
propongano una prospettiva comune.
Come lei ha già osservato, l’Unione europea è il
principale donatore, con il 55 per cento dell’aiuto
pubblico a livello mondiale. Dobbiamo conservare il
primo posto di questa graduatoria, senza dimenticare
che, in politica, chi mantiene le promesse è tenuto in
grande considerazione. Ho preso nota della sua proposta
di aumenti graduali; gli obiettivi sono tanto lodevoli
quanto realizzabili – l’onorevole Kinnock li ha già
illustrati, e quindi non starò a ripeterli. L’obiettivo di
uno 0,7 per cento complessivo è raggiungibile, e con la
gradualità da lei proposta potremo arrivare allo 0,51 nel
2010 e allo 0,7 nel 2015.
Vorrei soltanto precisare che l’aumento annuo di 20
miliardi di euro da lei citato corrisponde all’incirca a una
volta e mezza il Fondo europeo di sviluppo in termini
annui, con la differenza, però, che il Fondo europeo di
sviluppo è un programma quinquennale. Quindi, se
vogliamo compiere uno sforzo di quel tipo, potrebbero
essere necessari un bel po’ di soldi.
Per tale considerazione mi permetto di richiamare molto
velocemente la sua attenzione su quattro punti, che
tratterò in breve: primo, l’assoluta necessità di
coordinare le politiche, cui lei si è riferito parlando delle
undici aree, deve valere anche per le sovvenzioni
agricole, se non vogliamo distruggere con una mano ciò
che facciamo con l’altra. Lo stesso vale per i rapporti tra
i paesi europei, se vogliamo evitare quella sana
emulazione che possiamo talvolta riscontrare nella
realtà.
Inoltre, i nostri partner devono assumersi qualche
responsabilità. Ciò comporta, naturalmente, l’esigenza
sia di garantire una governance sia di controllare gli aiuti
di bilancio, che sembra essere un altro strumento valido.
Infine, come da lei ricordato, Commissario Michel, sarà
necessario seguire i grandi progetti regionali, soprattutto
quelli relativi alle reti transafricane. Abbiamo già ora la
possibilità di utilizzare il bilancio del Fondo europeo di
sviluppo per finanziare alcune di queste grandi reti.
Il mio terzo punto riguarda il controllo del danaro
pubblico. E’ molto importante rendere del tutto
trasparente il modo in cui vengono impiegati i soldi dei
contribuenti. Se vogliamo poter chiedere ancora di più,
dobbiamo indicare obiettivi individuabili e dimostrabili
ai nostri amici negli Stati europei che destinano fondi
pubblici a questo scopo.
12/04/2005
Infine, vorrei ricordare il ruolo del settore privato. Non
raggiungeremo nulla senza sicurezza politica, senza
certezza giuridica, senza infrastrutture e senza un
mercato. L’aiuto pubblico non può sostituirsi a un tipo di
sviluppo che coinvolge il settore privato. Dobbiamo
quindi essere donatori esemplari, ma dobbiamo essere
anche partner lucidi.
2-055
Joan i Marí, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN)
Signor Presidente, per eliminare il problema della fame
nel mondo è necessario cambiare molte cose all’interno
dell’Unione europea. La politica agricola comune, che
non è molto attenta per quanto riguarda la destinazione
dei fondi, ha complicato la situazione in Europa e in
molti paesi in via di sviluppo, soprattutto nei paesi ACP.
L’Europa dovrebbe garantire, da un canto, che la sua
politica agricola comune non sia usata per aumentare i
profitti dei grandi produttori, mentre i piccoli produttori
devono affrontare gravi difficoltà, e, dall’altro canto, che
le sovvenzioni che concede ai propri prodotti non
rappresentino un ostacolo per i paesi ACP e quelli in via
di sviluppo. In teoria, l’Unione europea potrebbe
contribuire a sradicare la povertà e la fame nel mondo
semplicemente modificando la propria politica agricola.
Se i paesi in via di sviluppo potessero usufruire di
condizioni migliori, ne trarrebbero vantaggio sia
l’Europa sia il resto del mondo; ma prima che si arrivi a
tutto questo, dobbiamo eliminare anche la netta
discriminazione che esiste all’interno dell’Unione
europea e che privilegia i grandi produttori a scapito di
quelli piccoli, i quali sono costretti ogni anno, insieme
con migliaia di coltivatori, ad abbandonare l’agricoltura.
2-056
Morgantini, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signor
Presidente, onorevoli colleghi, la rigorosa e condivisa
relazione dell’onorevole Kinnock afferma che la
realizzazione degli MDG (Millennium Development
Goals) necessita un cambiamento di sistema. Un
cambiamento che coinvolga i governi del nord e del sud
del mondo e le istituzioni finanziarie internazionali. E’
necessario sovvertire le regole del commercio
internazionale, contrastando l’imposizione di accordi
commerciali ed indiscriminate liberalizzazioni, bisogna
invece sostenere un commercio equo ed una cultura dei
diritti: dall’accesso all’istruzione, all’acqua, al cibo, alla
sanità. Proprio oggi è iniziata la Global Week of Action
per liberare i diritti e governare il commercio
internazionale, e proprio nel nostro Parlamento siedono
oggi persone che affermano tale necessità.
Non è la prima volta che le Nazioni Unite e la comunità
internazionale si propongono di avviare un programma
in grado di sradicare la povertà. Ci sono, però, quindici
anni di promesse non mantenute, mentre l’obiettivo di
corrispondere ai paesi poveri lo 0,7 per cento del PIL dei
paesi più sviluppati è davvero lontano. Ha ragione
Kinnock quando dice che la politica dell’Italia, il mio
paese, è una vergogna; questo è anche il mio parere, ma
penso che sia una vergogna anche la partecipazione della
Gran Bretagna alla guerra in Iraq.
12/04/2005
L’UE e i paesi membri non possono venire meno alle
loro responsabilità e obblighi morali. Fonti alternative di
finanziamento devono essere discusse. Bisogna impedire
artifici contabili, impedire che le spese per la sicurezza
rientrino nelle spese per lo sviluppo, impedire che i
valori di bilancio vengano gonfiati dalle misure di
cancellazione del debito: debito che deve essere
cancellato.
Una seria cooperazione allo sviluppo si fa dotando i
paesi di infrastrutture e strumenti su cui essi stessi
possano poi basare il loro sviluppo economico e sociale.
Diritti umani, genere, ambiente, diritti dei bambini: sono
temi tutti identificati.
2-057
Janowski, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor
Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, oggi
discutiamo di una questione che rivela la vera natura del
mondo che ci circonda. Si sta tentando di ridurre i grandi
divari che esistono attualmente tra le condizioni di vita
degli abitanti del mondo, e questo tentativo può essere
considerato anche come una prova pratica del modo in
cui interpretiamo il concetto di “vicino”, applicato sia
alle persone sia agli Stati. Parlando di fronte a questa
Assemblea e in questo momento, mi corre l’obbligo di
ricordare il Santo Padre Giovanni Paolo II, la cui
memoria il Parlamento ha onorato ieri, poiché il tema di
cui stiamo discutendo gli stava particolarmente a cuore,
ed egli sapeva parlare alle coscienze delle persone in
tutto il mondo. La storia dell’umanità ci mostra che gli
obiettivi di sviluppo del Millennio, che, come sappiamo,
sono stati fissati nell’anno giubilare 2000, sono
effettivamente degni del nome che portano; non
dobbiamo infatti dimenticare che è da millenni che
l’umanità lotta contro la povertà sulla terra.
Gli obiettivi del Millennio devono essere realizzati in
modo efficace e quanto più veloce possibile. Ringrazio
pertanto l’onorevole Kinnock per l’impegno con cui ha
preparato una relazione in cui si delinea il ruolo
dell’Unione europea nel raggiungimento di questi
obiettivi. Tuttavia, non posso approvare le misure
favorevoli all’aborto mascherate sotto l’etichetta di
“diritti alla salute riproduttiva” e presentate come un
progresso, ad esempio nel paragrafo 15.
Il breve tempo di parola a mia disposizione non mi
consente di esaminare in modo approfondito tale
questione, pur della massima importanza; vorrei
nondimeno scambiare con voi alcune riflessioni in
merito. Si dice, talvolta, che la gente è povera perché è
stupida, e si dice anche che è stupida perché è povera.
Occorre interrompere questo circolo vizioso di
inettitudine e fornire aiuto alle regioni e ai paesi poveri
sotto forma di investimenti di ampia portata nel settore
dell’istruzione. E’ vero che il secondo degli obiettivi di
sviluppo del Millennio cita l’istruzione primaria; a mio
parere, però, c’è bisogno di ben più che una semplice
istruzione primaria: in quei paesi e in quelle regioni
bisogna costruire scuole d’istruzione secondaria e
università. Mi preme sottolineare in particolare il fatto
che le scuole e le università devono trovarsi nelle regioni
25
e nei paesi interessati, onde garantire che questi ultimi
siano in grado di fornire un’istruzione a persone che
vogliono aiutare i loro concittadini. Dobbiamo quindi
valutare con grande attenzione le esigenze delle
comunità locali, invece di cercare di distribuire un tipo
di felicità che corrisponde alle idee di qualcun altro – per
quanto nobili esse possano essere. In caso contrario, ci
ritroveremo a costruire castelli di sabbia e a fornire alla
gente il pesce già pescato, invece di insegnarle a pescare.
Vorrei ora affrontare un altro punto, ovvero la necessità
di disporre di finanziamenti adeguati per risolvere questi
problemi in modo corretto. Occorreranno, è vero,
somme considerevoli, però nulla che non sia alla portata
dei paesi più ricchi, tra cui l’Unione europea. I
finanziamenti ora disponibili sono del tutto insufficienti.
Mi permetto di ricordare all’Assemblea che potremmo
procurarci risorse finanziarie alquanto cospicue da
destinare a questa causa universale introducendo una
tassa sulle transazioni commerciali straniere, ossia, in
altri termini, una tassa Tobin.
2-058
Vanhecke (NI). – (NL) Signor Presidente, è del tutto
evidente che nessuna persona sana di mente può essere
contraria a che si faccia effettivamente qualcosa per
ridurre in modo strutturale la povertà e la fame nel
mondo entro il 2015. Per raggiungere tale obiettivo,
dovremo essere capaci di guardare al di là delle misure
unilaterali proposte in questa relazione e, soprattutto, di
ammettere che, a conti fatti, gli aiuti massicci allo
sviluppo forniti negli ultimi trent’anni hanno prodotto,
tutto considerato, ben pochi risultati.
Ad esempio, la favorevole situazione infrastrutturale e
commerciale dell’Africa nera è stata distrutta negli anni
sessanta dalla corruzione generalizzata, dai conflitti
etnici e da una nefasta cavillosità ideologica delle élite
dominanti. Come è potuto accadere, per esempio, che lo
Zimbabwe si sia trasformato, nel corso di pochi decenni,
dal granaio dell’intera Africa australe in un paese
devastato da una terribile carestia? Dovremmo avere
dunque il coraggio di denunciare apertamente quelli che
sono i due ostacoli principali allo sviluppo durevole dei
paesi poveri: la corruzione e il malgoverno, e nessuno
dei due può essere attribuito a noi.
2-059
Záborská (PPE-DE). – (FR) Signor Presidente,
onorevoli colleghi, gli obiettivi del Millennio ci
riguardano tutti. Se “sviluppo” è un concetto globale che
esprime la promozione complessiva del benessere e della
dignità degli essere umani, è altrettanto vero che per
riassumere gli strumenti necessari per realizzarlo basta
una sola parola: solidarietà. Mi pare quindi degno di
nota che l’Unione europea fornisca oltre il 50 per cento
dell’aiuto mondiale allo sviluppo.
Quello che, tuttavia, l’Unione europea non fa è
promuovere, nelle relazioni esterne, il rispetto per la
diversità culturale e la diversità di tradizioni, nonostante
esse siano la chiave per l’integrazione europea. L’aiuto
finanziario cela questioni connesse con il potere
26
geopolitico e con l’influenza culturale, e talvolta
l’Unione europea compra i voti dei paesi in via di
sviluppo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Se
vogliamo adottare decisioni comuni, dobbiamo ascoltare
e rispettare tutti, tanto più quando cerchiamo di definire
posizioni che vanno a toccare valori culturali e morali
fondamentali. I paesi aderenti alle Nazioni Unite che
sono citati nel preambolo della Carta hanno diritto a che
la loro dignità e le loro tradizioni siano rispettate a
prescindere dal loro grado di sviluppo economico. Per
quanto attiene ai diritti umani, è necessario rafforzarli
ponendoli su una solida base etica, poiché altrimenti
resteranno deboli e senza fondamenta. Dobbiamo
ribadire che i diritti umani non sono creati né concessi
da nessuno, bensì sono insiti nella natura umana.
La risoluzione che ci è stato chiesto di votare mette in
luce il divario esistente tra i due modi diversi di
intendere il bene rappresentato dalla famiglia nei paesi
in via di sviluppo e nell’Unione europea. Ci farebbe
piacere se questioni importanti come il raggiungimento
degli obiettivi di sviluppo del Millennio fossero sfruttate
per i nostri fini? Non ci potrà essere una pace vera fino a
quando i donatori non rispetteranno appieno il contesto
culturale dei paesi in via di sviluppo.
2-060
Scheele (PSE). – (DE) Signor Presidente, sono convinta
che la relazione dell’onorevole Kinnock apporti un
contributo senz’altro importante alla valutazione dei
risultati ottenuti dall’Unione europea in merito agli
obiettivi di sviluppo del Millennio, o dei progressi
compiuti in proposito. Per quanto riguarda le nostre
possibilità di realizzare tali obiettivi, la situazione è
molto, molto triste e la relazione dell’onorevole Kinnock
individua i cambiamenti di politica che sono necessari
per poter conseguire gli OSM.
Vorrei parlare ora della politica di cancellazione del
debito e della relazione che voteremo domani. Ad alcuni
deputati di quest’Aula è forse sfuggito il fatto che,
quando parliamo di cancellazione del debito, dovremmo
ricordare che due terzi dei paesi in via di sviluppo
spendono più per il servizio del debito che per i servizi
sociali – ed è lapalissiano che questa circostanza ha un
effetto sul raggiungimento, o sul mancato
raggiungimento, degli obiettivi di sviluppo del
Millennio.
Tutto ciò sta a dimostrare che occorre cambiare molti
settori della nostra politica, ma è necessario anche
raddoppiare gli aiuti che forniamo attualmente e
mantenere inalterato il nuovo volume di aiuti per almeno
dieci anni. Va quindi reso merito a quegli Stati membri
che hanno raggiunto la quota dello 0,7 per cento.
La relazione dell’onorevole Kinnock sottolinea
l’importanza di raggiungere la quota dello 0,7 per cento
per la cooperazione bilaterale allo sviluppo. Mi spiace
non poco che oggi non sia possibile mettere alla gogna i
paesi che sono ancora ben lontani dall’aver raggiunto
quella percentuale; lo ha fatto però l’onorevole Kinnock
nella sua dichiarazione introduttiva: si tratta di Austria,
12/04/2005
Germania, Grecia, Italia e Portogallo. Chiedo alla
Commissione se non sia il caso di fissare un calendario
per tutti gli Stati membri o di esercitare pressione su di
essi affinché raggiungano l’obiettivo previsto.
2-061
Budreikaitë (ALDE). – (LT) Signor Presidente,
onorevoli colleghi, per raggiungere gli obiettivi di
sviluppo del Millennio è stato proposto di dare ai paesi
in via di sviluppo per almeno un decennio il doppio
degli aiuti concessi finora, di cancellare tutti i loro debiti
fino al 2015 e di trovare fonti di finanziamento
aggiuntive introducendo nuove tasse per i cittadini
dell’Unione europea.
Si parla, invece, troppo poco di efficienza degli aiuti.
Non ponendo condizioni per un utilizzo efficiente dei
prestiti concessi e per una corretta impostazione dello
sviluppo sociale ed economico, e non fissando requisiti
per l’attuazione della democrazia e dei diritti umani, non
incoraggiamo i paesi in via di sviluppo ad assumersi la
responsabilità del loro sviluppo economico e sociale, né
a sentirsi responsabili nei confronti dei loro cittadini.
Quando si parla di aiuti ai paesi in via di sviluppo,
dovremmo ripensare alla politica di aiuto dell’Unione
europea e proporre misure che non si limitino a tener
conto degli obiettivi di sviluppo del Millennio, ma siano
in grado anche di favorire la crescita economica in quei
paesi; penso in particolare e soprattutto a investimenti
nelle piccole e medie imprese, allo scopo di offrire ai
paesi in via di sviluppo l’opportunità di innalzarsi a un
più elevato livello di sviluppo e di raggiungere quello
dei paesi sviluppati. Vi ringrazio.
2-062
Auken (Verts/ALE). – (DA) Signor Presidente, gli
obiettivi di sviluppo del Millennio devono essere
raggiunti. L’onorevole Kinnock, che ringrazio, li ha
illustrati molto bene. Dobbiamo però riconoscere che,
per il momento, è improbabile che si riesca a portare il
volume globale degli aiuti allo 0,7 per cento del prodotto
interno lordo degli Stati membri. Ecco perché dobbiamo
anche trovare nuove fonti di finanziamento.
Tra le varie proposte avanzate, ve n’è una che ha
concrete possibilità di essere realizzata, ovvero
l’imposizione di una tassa sul carburante per aeroplani,
che è uno dei principali responsabili dell’effetto serra.
Una simile imposta, oltre a produrre un gettito da
destinare ai poveri – ammesso che i soldi siano poi usati
a tale scopo, ovviamente -, sarebbe anche in linea con il
Protocollo di Kyoto. Non pochi governi sono un po’
restii, per usare un eufemismo, ad accettare tale
proposta, tra cui il governo del mio paese, la Danimarca.
Nondimeno mi auguro vivamente che il Parlamento
europeo voglia portarla avanti.
Permettetemi di citare soltanto un’altra fonte di
finanziamento che è stata proposta, ovvero gli enormi
importi spesi ogni anno sotto forma di sovvenzioni
agricole, che stanno rendendo la vita difficile ai paesi in
via di sviluppo. In mancanza di meglio, sarebbe in ogni
caso opportuno eliminare gradualmente e quanto più
12/04/2005
velocemente possibile le dannose sovvenzioni alle
esportazioni.
2-063
Zimmer (GUE/NGL). – (DE) Signor Presidente, pur
appoggiando la relazione dell’onorevole Kinnock, vorrei
citare anche l’affermazione di Geoffrey Sachs secondo
cui sarà possibile raggiungere gli obiettivi di sviluppo
del Millennio soltanto unendo tutte le forze dell’Unione
europea. Dobbiamo quindi impegnarci seriamente per
arrivare quanto prima alla quota dello 0,7 per cento del
prodotto interno lordo da destinare agli aiuti allo
sviluppo, e dobbiamo anche provvedere alla
cancellazione di tutto il debito dei paesi più poveri.
Invito dunque il Consiglio a cogliere l’occasione che gli
si presenta questa settimana per utilizzare a tale scopo le
riserve auree del Fondo monetario internazionale.
In secondo luogo vorrei sottolineare che la Commissione
ha sostenuto la necessità di stanziare per l’Africa ogni
anno ulteriori 25 miliardi di dollari statunitensi per
affrontare i gravissimi problemi di quel continente, la cui
soluzione può decidere della vita o della morte di molte
persone. Mi permetto di ricordare che sia il Fondo
monetario internazionale sia la Banca mondiale hanno il
dovere di occuparsi di quei problemi una volta per tutte,
soprattutto in vista della nomina di Paul Wolfowitz a
Presidente della Banca mondiale.
2-064
Wijkman (PPE-DE). – (SV) Signor Presidente, a causa
del ritardo del mio volo non ho potuto assistere alla
maggior parte di questa discussione, ma conosco
ovviamente molto bene la materia trattata. Desidero
iniziare il mio intervento congratulandomi con
l’onorevole Kinnock per la sua eccellente relazione.
Gli obiettivi di sviluppo del Millennio sono in primo
luogo e soprattutto una questione morale. Il profondo
divario tra i diversi standard di vita che esiste oggi nel
mondo sta diventando sempre più assurdo. Disponiamo
tanto delle conoscenze quanto delle risorse necessarie
per sradicare adesso la povertà, e nulla può giustificare
una mancata intensificazione del nostro impegno in tal
senso. Accolgo con favore questa relazione e le proposte
costruttive in essa formulate, le quali, mi auguro,
potranno influenzare positivamente il lavoro della
Commissione durante i prossimi mesi. Non è affatto
facile raggiungere gli obiettivi di sviluppo del Millennio;
a tal fine è necessario che non solo i paesi
industrializzati, ma anche i paesi beneficiari aumentino i
loro sforzi. Dobbiamo realizzare un sistema
commerciale più equo. La corruzione è un problema
molto grave e va combattuta con fermezza. Ci occorrono
maggiori finanziamenti, ma anche una maggiore
efficienza degli aiuti. La mancanza di coordinamento dei
contributi dei donatori costituisce un grosso ostacolo.
Allo stesso modo, la mancanza di dialogo che c’è stata
finora all’interno dell’Unione europea sulla divisione dei
compiti tra Stati membri e Commissione è un grave
problema.
E’ evidente che anche i contenuti hanno un’importanza
fondamentale. Permettetemi di citare brevemente un
27
settore che la cooperazione allo sviluppo tende troppo
spesso a trascurare: la gestione delle risorse naturali. La
maggioranza della popolazione povera che vive nelle
aree rurali dipende interamente da ciò che la campagna
produce. Pertanto, un tipo di sviluppo che distrugge e
depaupera dal punto di vista qualitativo le foreste, i
pascoli, il terreno coltivabile e le risorse di acqua
potabile è estremamente negativo. Dall’ampia analisi di
questo sviluppo, nota come la valutazione del Millennio
e pubblicata la settimana scorsa, emerge una realtà
alquanto deprimente. La distruzione delle risorse naturali
di base sta accelerando in tutto il mondo e rappresenta
un grave impedimento al raggiungimento degli obiettivi
di sviluppo del Millennio. Presumo che la Commissione,
nella sua attività futura, riserverà a questo aspetto della
cooperazione allo sviluppo un’attenzione molto
maggiore.
Concludo
rinnovando
all’onorevole Kinnock.
i
miei
ringraziamenti
2-065
De Rossa (PSE). – (EN) Signor Presidente, accolgo con
favore la relazione dell’onorevole Glenys Kinnock
perché affronta con un approccio esaustivo, concreto e,
invero, pragmatico una situazione molto grave e
terribile. Mi fa inoltre piacere che il Commissario abbia
manifestato l’intenzione di elaborare una strategia
comune di sviluppo; a tal fine, lo sollecito a coinvolgere
i parlamenti nazionali e altri organi degli Stati membri.
Sono certo che il suo approccio al problema incontrerà
un ampio sostegno.
I dati statistici sulla povertà e sulla mortalità sono
sconvolgenti. Ogni volta che questo orologio elettronico
posto di fronte a me segna il passare del tempo, un
bambino muore inutilmente. Ogni minuto che passa, tre
donne muoiono inutilmente di gravidanza o di parto.
Eppure, alcuni in quest’Aula ritengono che il Parlamento
dovrebbe negare a quelle donne il permesso di esercitare
il loro diritto di decidere sulla propria salute, sul tipo di
contraccezione che possono usare, sul ricorso o meno
all’aborto.
Invito pertanto l’Assemblea a respingere gli
emendamenti di tale tenore. Il Parlamento europeo non
ha alcun diritto di decidere come le donne dei paesi in
via di sviluppo debbano affrontare le loro esigenze
sanitarie.
2-066
Van Hecke (ALDE). – (NL) Signor Presidente, in
questo mio breve intervento mi limiterò ad affrontare un
solo aspetto del tema trattato, un aspetto che però, a mio
giudizio, è importante. Si tratta del ruolo che il
commercio internazionale, il commercio equo, può
svolgere al fine di raggiungere gli obiettivi di sviluppo
del Millennio. Credo che nessuno più dei paesi in via di
sviluppo possa trarre vantaggio dalla promozione del
commercio mondiale. Se l’Africa subsahariana
aumentasse dell’1 per cento la sua quota del commercio
mondiale, le sue entrate dalle esportazioni
aumenterebbero di 60 miliardi. Sulla scorta
dell’iniziativa “Tutto fuorché le armi”, l’Unione
28
europea, in quanto il più grande blocco commerciale del
mondo, dovrebbe dimostrare che prende sul serio questo
problema fissando una data ultima per l’abolizione di
tutte le sovvenzioni alle esportazioni di prodotti agricoli.
Sicuramente non è più tollerabile un importo giornaliero
di 2 dollari statunitensi per ogni mucca, quando metà
della popolazione mondiale ha a disposizione per vivere
una somma inferiore. L’abolizione delle inique
sovvenzioni agricole renderebbe più credibile la politica
dell’Unione europea in questo settore.
2-067
Lucas (Verts/ALE). – (EN) Signor Presidente, desidero
complimentarmi con l’onorevole Kinnock per la sua
eccellente relazione. Sono molto lieta di illustrarvi il
parere della commissione per il commercio
internazionale, che è stato approvato all’unanimità e
ripreso in blocco dalla commissione per lo sviluppo. Ciò
dimostra la crescente consapevolezza del fatto che, pur
avendo il commercio un ruolo sicuramente importante ai
fini dell’eliminazione della povertà, le tendenze attuali e
le istituzioni competenti per la politica commerciale
dovranno essere modificate con urgenza se vogliamo che
portino effettivamente alla cancellazione della povertà e
a uno sviluppo sostenibile.
Nel nostro parere citiamo il recente studio della
Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo
sviluppo e di altre istituzioni, nel quale si dimostra come
una liberalizzazione del commercio ampia e
incondizionata non si traduca necessariamente in una
significativa eliminazione della povertà, soprattutto
nell’Africa subsahariana. Vorrei ora citare un passo del
rapporto UNCTAD per il 2004 sui paesi meno
sviluppati, in cui si dice che “le tendenze postliberiste
emergenti non fanno ritenere che si verificherà una
riduzione consistente e sostenuta della povertà. A ben
guardare, sembra che le possibilità future di riduzione
della povertà siano peggiorate”. Pertanto, nel primo
punto del nostro parere chiediamo alla Commissione e al
Consiglio di prendere nota di questa analisi e di
modificare di conseguenza la loro politica commerciale.
Il primo settore in cui la Commissione e il Consiglio
potrebbero attuare una politica commerciale riformata è
quello delle proposte dell’Unione europea per gli accordi
di partenariato economico, dato che prove sempre più
evidenti dimostrano che, se tali accordi devono diventare
veri e propri strumenti di sviluppo, devono prevedere la
non reciprocità nell’accesso al mercato per tutto il tempo
che i paesi in via di sviluppo riterranno opportuno.
Condivido le posizioni rese note di recente dal mio
governo, il governo britannico, secondo le quali ai paesi
più poveri sarà concesso tutto il tempo necessario prima
di introdurre il principio di reciprocità. Invito il
Consiglio ad adottare tale posizione, però lo avverto che
essa non potrà essere credibile se non verrà modificato
di conseguenza anche l’articolo 24 del GATT.
Infine invitiamo il Consiglio e la Commissione ad
affrontare una questione pressoché dimenticata, quella
dei prezzi delle merci, che sorprendentemente non
compare nell’agenda dell’Organizzazione mondiale del
12/04/2005
commercio. Secondo Oxfam, nel 2002 i paesi in via di
sviluppo avrebbero guadagnato 243 miliardi di dollari
statunitensi in più se i prezzi reali di dieci prodotti
chiave fossero rimasti ai livelli del 1980. Tale importo
corrisponde a quasi cinque volte il valore annuo degli
aiuti mondiali. E’ quindi assolutamente necessario
passare immediatamente all’azione in questo campo se
vogliamo avere una qualche possibilità di raggiungere
gli obiettivi di sviluppo del Millennio.
2-068
Michel, Membro della Commissione. – (FR) Signor
Presidente, onorevoli deputati, desidero in primo luogo
ringraziare tutti coloro che sono intervenuti nella
discussione, anzi, la maggior parte di essi, per le loro
osservazioni. Penso che gran parte di quanto è stato
detto sarà ripresa nelle comunicazioni che, molto
probabilmente già tra qualche minuto, chiederò alla
Commissione di adottare e che vi ho illustrato poc’anzi.
La maggior parte delle altre osservazioni formulate sarà
oggetto di dibattito e, spero, anche di una decisione
nell’ambito della dichiarazione sulla politica per lo
sviluppo che vi ho preannunciato e che oggi verrà
sottoposta a una discussione, una consultazione e un
confronto molto aperti, e sarà quindi pronta quando ci
rivedremo in settembre.
Vorrei sottolineare un punto di fondamentale
importanza, ossia la liberalizzazione del mercato, di cui
ha parlato l’ultima oratrice intervenuta. Essendo io un
liberale, credo che la sorprenderò dicendo che anche
secondo me la liberalizzazione del mercato può avere
effetti benefici soltanto in presenza di uno Stato capace
di far applicare le regole. Penso che negli anni novanta
abbiamo sbagliato nel ritenere che una liberalizzazione
totale del mercato, anche in assenza di uno Stato,
avrebbe automaticamente creato ricchezza da poter
distribuire. Condivido gran parte dei limiti da lei indicati
per la liberalizzazione del mercato.
Nelle settimane e nei mesi a venire ci saranno altre
discussioni su questo tema. Vorrei tuttavia cogliere
l’occasione odierna per chiedervi se non riteniate che sia
già arrivato il momento di agire. Disponiamo di un gran
numero di studi, consultazioni e risultati, e naturalmente
possiamo continuare a riflettere, a discutere di concetti,
categorie e principi: tutto ciò è molto importante. Però,
vorrei che la mia politica fosse, più d’ogni altra cosa,
una politica di attuazione, una politica di fatti concreti.
Vi rivolgo perciò un appello: visto che gli oratori
intervenuti nella discussione hanno avanzato diverse
proposte specifiche, se ci sono idee precise su come
attuare efficacemente la nostra politica per lo sviluppo,
sono interessato ad ascoltare i vari suggerimenti.
Senza voler contestare in alcun modo la validità di
alcune delle norme che regolano lo sviluppo, devo dirvi
che, quando alcune di esse vengono applicate in maniera
rigidamente tecnocratica, il raggiungimento di
determinati obiettivi diventa praticamente impossibile.
Si tratta di una questione che vorrei poter discutere con
voi di quando in quando. In ogni caso, vi prometto che
12/04/2005
29
nelle prossime settimane vi presenterò una serie di
proposte per cercare di migliorare l’efficacia. Garantire
la coerenza tra le diverse politiche è senz’altro un modo
per rendere la nostra politica più efficace; lo stesso vale,
ovviamente, per una corretta gestione degli aiuti di
bilancio orientati per settore. Ma anche un migliore
coordinamento e una maggiore armonizzazione delle
norme nazionali possono contribuire ad aumentare
l’efficacia della nostra politica. Signor Presidente,
onorevoli deputati, ho voluto citare solo alcuni esempi.
Vi ringrazio per i vostri commenti e le vostre
considerazioni; vi prometto che ne farò buon uso.
2-069
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà alle 12.00.
2-070
Lotta contro la malaria
2-071
Presidente. – L’ordine del giorno reca la dichiarazione
della Commissione sulla lotta contro la malaria.
2-072
Michel, Membro della Commissione. – (FR) Signor
Presidente, onorevoli deputati, la malaria continua ad
essere una malattia strettamente legata alla povertà. Ogni
anno, più di un milione di persone muoiono dopo averla
contratta, in gran parte bambini di meno di cinque anni:
la malaria è tuttora la principale causa di decesso tra i
bambini in Africa. La malattia riguarda soprattutto
l’Africa, sebbene colpisca anche altri contenenti.
La lotta conto la malaria continua a non ricevere
sufficienti finanziamenti, anche se il Fondo mondiale per
la lotta all’HIV/AIDS, alla tubercolosi e alla malaria, del
quale l’Unione europea è il principale finanziatore, in
questi ultimi anni ha incrementato le risorse messe a
disposizione dei paesi colpiti. Nonostante tali sforzi a
livello mondiale e nonostante l’impegno profuso dai
paesi del sud, il deficit annuale di risorse a livello
globale probabilmente raggiungerà 2,6 miliardi di dollari
nel 2007. Poiché i paesi più colpiti dalla malattia sono
anche tra i più poveri, la maggioranza delle risorse
necessarie deve provenire da partner esterni, affinché i
paesi interessati possano combattere la malattia e
realizzare il sesto obiettivo di sviluppo del Millennio.
L’Unione europea deve quindi aumentare il suo
contributo tramite i programmi bilaterali e il Fondo
mondiale.
Disponiamo di strumenti efficaci per la lotta contro la
malaria. Nel 2001 la Commissione ha formulato una
politica e un programma d’azione per la lotta contro le
tre principali malattie della povertà, cioè l’HIV/AIDS, la
malaria e la tubercolosi. Nel 2004 la Commissione ha
presentato un bilancio del suo lavoro, che dimostra, tra
l’altro, che ha moltiplicato per quattro il suo contributo
finanziario alla lotta contro queste malattie. Il contributo
comprende, in particolare, una maggiore dotazione per la
ricerca. Il contributo annuale della Commissione al
Fondo mondiale è di 259 milioni di euro per il periodo
2003-2006. Ciò permetterà di sostenere i programmi
proposti dai paesi interessati relativi alla produzione di
zanzariere impregnate d’insetticida a lunga efficacia e di
medicinali. La Commissione ha anche adottato un nuovo
quadro politico per proseguire la lotta contro tali
malattie al di là del 2007. Tale politica sarà attuata in
cooperazione con gli Stati membri dell’Unione europea,
con partner multilaterali quali l’Organizzazione
mondiale della sanità, il programma Roll Back Malaria,
e con i paesi del sud, compresa l’Unione africana, la
società civile e il settore privato.
Le azioni principali rimangono essenzialmente le stesse,
con un forte accento sulle misure di prevenzione, in
particolare zanzariere impregnate d’insetticida a lunga
efficacia e l’introduzione di nuovi medicinali
antimalarici, quali le terapie combinate a base di
artemisina nei paesi in cui si è sviluppata una resistenza
ai medicinali esistenti.
La Commissione intende inoltre continuare ad investire
nella ricerca e nello sviluppo di vaccini preventivi, di
strumenti di diagnosi e nuovi farmaci curativi. Affinché
gli sforzi di mettere a punto nuovi strumenti e medicinali
permettano a coloro che ne hanno bisogno di accedervi
in modo equo, i settori sociali, in particolare quello della
sanità, devono ovviamente essere rafforzati con
maggiori investimenti e con un rafforzamento delle
risorse umane nei servizi sanitari.
2-073
Fernández Martín, a nome del gruppo PPE-DE. – (ES)
Signor Presidente, mi compiaccio per la dichiarazione
della Commissione sulla malaria, perché tre anni fa, con
l’approvazione del nostro contributo al bilancio del
Fondo mondiale per la lotta all’HIV/AIDS, alla
tubercolosi e alla malaria, la Commissione ha accolto la
richiesta del Parlamento di impegnarsi ad informarci
regolarmente, e la Commissione precedente non sempre
lo ha fatto. Il documento mi sembra inoltre importante
perché, nella lotta contro le malattie infettive legate alla
povertà, l’AIDS è spesso al centro dell’attenzione,
sebbene la tubercolosi e la malaria causino più vittime
ogni anno ed esistano maggiori possibilità di debellarle.
Solo pochi anni fa, la malaria sembrava vicina
all’eradicazione in molti paesi; oggi è la più frequente
causa di morte nell’Africa subsahariana e colpisce un
maggior numero di persone, nonché regioni in cui era
già stata debellata. Cifre recenti stimano a più di tre
milioni all’anno le vittime dirette e indirette della
malaria. E’ bene che la Commissione incoraggi il
dibattito sui protocolli nazionali di trattamento della
malaria, ma non è questo l’aspetto più importante se
l’obiettivo è includere nuove combinazioni terapeutiche,
come l’artemisina e alcuni altri farmaci terapeutici. Le
zanzariere impregnate d’insetticida e i trattamenti
preventivi intermittenti riducono in modo significativo la
morbilità e la mortalità, ma per ora solo il Vietnam e
alcuni paesi dell’America latina mostrano risultati
incoraggianti. In Africa, meno del 10 per cento dei
bambini esposti dorme protetto da una zanzariera, il cui
30
uso sistematico protegge solo l’1 per cento della
popolazione a rischio.
La Commissione, come membro del consiglio direttivo
del Fondo delle Nazioni Unite per la lotta contro queste
malattie, dovrebbe richiamare maggiore attenzione sulla
malaria e, alla luce dell’esperienza, dovrebbe fare
altrettanto con il sesto e settimo programma quadro per
la ricerca e lo sviluppo tecnologico, al quale forniamo
400 milioni di euro per la ricerca su queste malattie:
aiuterebbe così un maggior numero di persone con un
minore costo economico, anche se ciò significa minori
profitti per l’industria farmaceutica.
2-074
van den Berg, a nome del gruppo PSE. – (NL)
Considerato che 2 milioni di persone muoiono ogni
anno, 3 000 bambini ogni giorno e che l’Africa è un
focolaio di infezione, la necessità di combattere la
malaria è lampante. Naturalmente, è un vero scandalo
sapere che, pur disponendo sia delle conoscenze sia dei
mezzi, questa situazione persiste. I medicinali esistono e
la malattia è curabile. Semplici zanzariere impregnate
sono il metodo più efficace ed economico per prevenire
l’infezione, ma in realtà solo il 2 per cento dei bambini
in Africa dorme sotto una zanzariera. Ciò è
principalmente dovuto ad ostacoli organizzativi e a
strozzature nella distribuzione. Jeffrey Sachs ci ha messo
di fronte alla realtà dei fatti. I mezzi esistono; ora
aspettiamo la volontà politica. Il professor Sachs parla di
rapidi successi, ma posso vedere vantaggi strutturali solo
se tali successi sono sostenuti da campagne reali e se
fissiamo chiare priorità. Già una volta abbiamo
dimostrato al mondo di essere all’altezza della
situazione, riuscendo, per esempio, a ridurre l’incidenza
della poliomielite quasi del 99 per cento.
L’importante è ora evitare che le diverse malattie legate
alla povertà entrino in competizione tra loro e affrontare
insieme alla radice l’offerta di servizi sanitari di base in
Africa. Naturalmente, come ha già affermato il
Commissario, occorre dare priorità alle regioni più
vulnerabili, in cui mancano servizi di base o strutture
regionali e in cui l’igiene è scarsa. Non dobbiamo inoltre
dimenticare che il 50 per cento della popolazione
africana vive in zone urbane, quindi il problema non è
solo rurale; è molto presente anche nelle città, che
richiedono una forma di organizzazione ancora diversa.
Sono sempre gli organizzatori locali, i servizi sanitari di
base e le strozzature nei sistemi a creare problemi e mi
auguro che, con la sua strategia, il Commissario riuscirà
a introdurre alcuni cambiamenti in tali regioni. Le
persone sul posto daranno volentieri una mano, perché
fra loro ci sono genitori i cui figli moriranno di malaria.
Sanno quanto sia drammatica la situazione e senza
dubbio saranno disposte a fornire la massima
cooperazione.
2-075
Savi, a nome del gruppo ALDE. – (ET) Signor
Presidente, signor Commissario, mentre il flusso di aiuti
senza precedenti originato dallo tsunami in Asia – che ha
dimostrato che il mondo sempre più globalizzato è in
grado di destinare risorse significative a una causa
12/04/2005
comune e ottenere anche risultati positivi – comincia
gradualmente a diminuire, dobbiamo nondimeno
riconoscere che ogni mese si verificano piccoli tsunami
e che gli aiuti offerti per farvi fronte sono chiaramente
insufficienti.
Signor Commissario, la malaria uccide 3 milioni di
persone all’anno e ogni mese la malattia provoca la
morte di 150 000 bambini innocenti, gran parte dei quali
non festeggia mai il quinto compleanno. E’ un fatto
incontrovertibile che il 40 per cento della popolazione
mondiale, che vive in regioni estremamente povere, è
minacciato dalla malaria. Il 90 per cento dei decessi
dovuti alla malaria si verifica nella regione subsahariana,
soprattutto tra i bambini. In queste regioni, la malaria
uccide un bambino ogni 30 secondi e ogni minuto di
inattività da parte nostra causa la morte di due bambini.
Oggigiorno la malaria sta diventando una maledizione a
livello mondiale e Jeffrey Sachs, capo del progetto
Millennio delle Nazioni Unite, ha recentemente
affermato che se riuscissimo a stanziare 2-3 miliardi di
dollari, potremmo salvare i 3 milioni di vittime della
malaria. Questi fondi servirebbero ad acquistare o
sovvenzionare l’acquisto di zanzariere e insetticidi e a
risolvere il problema dell’immunizzazione.
Inoltre, Jeffrey Sachs ha rilevato che è ora che l’Europa
prenda l’iniziativa a livello globale, dal momento che
l’Unione europea è il principale donatore del Fondo
mondiale ed è vincolata all’accordo di Cotonou fino al
2020.
Considerati tutti questi elementi, intendevo presentare
un’interrogazione orale alla Commissione, ma – per
motivi che non riesco a comprendere – non è stata
accolta.
Poiché negli ultimi anni si sono compiuti progressi
significativi nel trattamento della malaria, la
Commissione forse può valutare le iniziative specifiche
che potrebbe adottare l’Unione europea per sradicare
questa malattia pandemica, concentrandosi soprattutto
sulla prevenzione. In secondo luogo, non sarebbe utile
esaminare in che modo si possano incoraggiare maggiori
investimenti da parte del settore privato, oltre a quelli
attualmente forniti dal settore pubblico, per lo sviluppo
di vaccini contro la malaria?
Vi ringrazio.
2-076
Hassi, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FI) Signor
Presidente, oltre un milione di persone muoiono ogni
anno di malaria e almeno cinquecento milioni di persone
contraggono la malattia, gran parte delle quali in Africa.
I bambini e le donne in gravidanza sono i più colpiti.
La lotta contro la malaria è legata alla lotta contro la
povertà, ma dobbiamo ricordare che, secondo le
previsioni, la minaccia della malaria aumenterà con il
cambiamento climatico. Il timore è che, a causa del
riscaldamento globale, la zanzara che trasmette la
12/04/2005
malaria si diffonda, per esempio, nelle regioni
meridionali dell’Europa e degli Stati Uniti. La
prevenzione del cambiamento climatico fa quindi parte
della lotta contro la malaria.
Di recente, si è discusso del ruolo del DDT nella lotta
contro la malaria. L’uso di DDT nella lotta contro la
malaria è permesso, ma non possiamo chiudere gli occhi
sui suoi effetti nocivi. Il DDT nuoce alla salute
riproduttiva umana, ostacola lo sviluppo cerebrale dei
bambini, provoca disturbi del sistema nervoso e
indebolisce la resistenza alle malattie. Nella lotta contro
la malaria, dobbiamo quindi fare tutto il possibile per
promuovere metodi meno dannosi, per esempio
ricorrendo ai nemici naturali della zanzara anofele e alle
zanzariere impregnate di DDT e insetticidi.
2-077
Martínez Martínez (PSE). – (ES) Signor Presidente,
pur sostenendo ciò che ha affermato il Commissario
nella sua dichiarazione, ritengo che questa sia una
discussione su uno scandalo colossale in atto nel mondo
e nelle nostre società. Le cifre indicate dagli onorevoli
colleghi sono sufficientemente chiare: ogni giorno
muoiono 3 000 bambini, soprattutto nei paesi
subsahariani, a causa di una malattia perfettamente
studiata, la cui prevenzione e cura sono assolutamente
alla portata delle nostre possibilità.
Rispondere alla sfida posta ai nostri paesi da questo
flagello è una questione sulla quale l’Unione europea e il
nord sviluppato in generale mettono in gioco la loro
coerenza, la loro credibilità e, di conseguenza, la loro
dignità. Ritengo quindi che, se non saremo capaci di
affrontare il problema in modo efficace, non avremo
alcuna autorità morale per parlare di valori o di diritti
umani; in particolare, per parlare di diritti umani a
Ginevra a un paese come Cuba, che è riuscito a debellare
la malaria nel suo territorio e ha più medici nell’Africa
subsahariana a lottare contro questa malattia dei 25 Stati
dell’Unione europea tutti insieme.
2-078
Gomes (PSE). – (PT) Accolgo con favore la
dichiarazione del Commissario Michel e l’intenzione di
aumentare i finanziamenti per la lotta alla malaria, una
malattia intrinsecamente legata alla povertà, che di
recente ha fatto salire il tasso di mortalità infantile. Ma
vogliamo di più! Vogliamo che l’Unione europea
accolga l’invito del professor Jeffrey Sachs e lanci e
diriga un programma mondiale di lotta contro la malaria,
perché sappiamo che, per mancanza di volontà politica e
di finanziamenti pubblici adeguati, non esiste ancora un
vaccino e nemmeno si provvede a un’ampia
distribuzione di zanzariere impregnate di insetticida.
L’Unione europea può fare la differenza nella lotta
contro la povertà se riuscirà a mobilizzare fondi e ad
assumere la guida di progetti positivi e di ampia portata,
come nel progetto di prevenzione della malaria in esame.
In tal modo, l’Unione europea contribuirà in modo
decisivo alla realizzazione degli obiettivi di sviluppo del
Millennio, che in realtà sono più che obiettivi: sono
31
impegni che devono essere rispettati dall’Unione e dai
suoi Stati membri.
2-079
Berlinguer (PSE). – Signor Presidente, onorevoli
colleghi, il Forum mondiale della scienza ha mostrato
che soltanto il 10 per cento delle ricerche del mondo
riguarda il 90 per cento delle malattie, che sono quelle
dei poveri, perciò non hanno mercato e la scienza non se
ne occupa. Bisogna soprattutto invertire le priorità della
ricerca scientifica verso le malattie che riguardano la
grande maggioranza della popolazione mondiale. Se
l’Europa e il mondo non contribuiranno a questo, la
malaria continuerà a uccidere e gli obiettivi del
Millennio, Commissario Michel, non saranno raggiunti.
2-080
Cornillet (ALDE). – (FR) Signor Presidente, per
riprendere l’idea di un collega del nostro gruppo, vorrei
semplicemente dire che il problema della malaria ci
offre un’occasione unica per mettere in pratica ciò che
ho appena affermato riguardo agli obiettivi del
Millennio: l’assoluta necessità che l’Unione europea
agisca in modo visibile, in modo che i nostri compatrioti,
cioè i contribuenti che alimentano l’aiuto pubblico,
possano avere qualcosa di cui essere fieri.
Abbiamo un’occasione unica di affrontare il problema
della malaria e affermare che l’Unione europea si
assume le proprie responsabilità al riguardo. Abbiamo le
risorse scientifiche, abbiamo le risorse logistiche,
abbiamo le risorse finanziarie e ci viene offerta la
possibilità di dimostrare il nostro livello di
partecipazione agli aiuti allo sviluppo e al miglioramento
del benessere nel mondo.
Chiedo quindi al Commissario di riflettere sulla
possibilità, non di essere uno dei soggetti principali –
che, a mio parere, siamo già – bensì di essere, se
necessario, l’unico soggetto.
2-081
Michel, Membro della Commissione. – (FR) Signor
Presidente, vorrei innanzi tutto ringraziare la
maggioranza degli oratori per il sostegno espresso alle
prospettive dell’Unione europea che ho descritto
poc’anzi. E’ chiaro che la lotta alla malaria merita più
che mai il sostegno dell’Europa. La Commissione
intende assicurare che questa malattia rimanga una
priorità politica a livello globale e nel nostro dialogo con
i paesi colpiti. Come ho affermato nelle mie osservazioni
iniziali, la lotta alla malaria richiede sforzi e risorse in
diversi ambiti politici, quali la ricerca, il commercio ed
ovviamente la cooperazione allo sviluppo e l’assistenza
umanitaria.
La Commissione intende presentare un programma
d’azione per proseguire la lotta alla malaria, alla
tubercolosi e all’HIV/AIDS attraverso l’azione esterna.
Lavoreremo in stretta cooperazione con il Consiglio, con
gli Stati membri, con voi e con il nostro partner
strategico, l’Organizzazione mondiale della sanità.
L’Europa deve continuare ad aiutare i paesi colpiti a
conseguire gli obiettivi di sviluppo del Millennio, in
32
12/04/2005
particolare quello relativo alla malaria. Siate certi che
l’Unione europea considera questa lotta un elemento
prioritario della sua politica.
2-082
Presidente. – La discussione è chiusa.
(La seduta, interrotta alle 12.00, riprende alle 12.05)
2-083
PRESIDENZA DELL’ON. FRIEDRICH
Vicepresidente
2-084
Turno di votazioni
2-085
Presidente. – L’ordine del giorno reca il turno di
votazioni.
(Risultati e ulteriori dettagli delle votazioni: cfr.
Processo verbale)
2-086-500
Elezione di un Vicepresidente
2-094
Jarzembowski (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente,
forse mi concederà di riprendere questo emendamento,
che è stato discusso ieri sera fra le 22.00 e le 22.30, e su
cui credo che tutti si siano trovati d’accordo. Pertanto
sarei lieto di riproporre l’emendamento orale.
2-095
Presidente. – Può leggere l’emendamento orale? – Va
bene, allora lo leggo io: “considerando che il trasporto
marittimo a corto raggio, che rappresenta più del 40 per
cento del traffico intracomunitario, costituisce parte
integrante del sistema di trasporto europeo poiché, per
trasporto marittimo a corto raggio, si intende la
circolazione di merci e passeggeri per mare o su vie di
navigazione interna tra i porti d’Europa o tra questi
porti e porti situati in paesi non europei che possiedano
un litorale lungo i mari chiusi dell’Europa”.
(Il Parlamento approva l’emendamento orale)
2-096
Procedura di ammissione dei ricercatori dei paesi
terzi: procedura specifica – agevolazione
dell’ammissione – visti uniformi
2-087
Presidente. – L’ordine del giorno reca l’elezione di un
nuovo Vicepresidente, in conformità degli articoli 12, 14
e 17 del nostro Regolamento, in seguito alla nomina
dell’onorevole Costa a membro del governo portoghese.
Mi è stata presentata solo la candidatura di Antonio dos
Santos.
Il nostro Regolamento dichiara che se si è in presenza di
un solo posto vacante e di una sola candidatura, il
candidato può essere eletto per acclamazione. Vi sono
obiezioni? Non sembra. Pertanto, Manuel António dos
Santos è eletto nuovo Vicepresidente.
(Applausi)
Auspico una stretta e costruttiva collaborazione,
onorevole dos Santos; domani sera, presiederà la seduta
serale, signor Vicepresidente.
2-088
Aiuti di Stato a finalità regionale
2-089
Classificazione comune delle unità territoriali per la
statistica (NUTS) a seguito dell’ampliamento
2-097
Sostanze pericolose
2-098
Diritti processuali nell’ambito di procedimenti penali
2-099
Sugli emendamenti nn. 4 e 51
2-100
Buitenweg (Verts/ALE), relatore. – (EN) Signor
Presidente, l’emendamento n. 51 non è un tipico
emendamento del gruppo Verts/ALE, ma un
emendamento di compromesso. Vorrei chiederle di
metterlo ai voti per primo. Vorrei anche proporre una
modifica, come indicato nella lista di voto, ossia
sostituire l’espressione “dovrebbero essere” con la
parola “sono”. Il testo sarebbe quindi il seguente: “Le
disposizioni proposte non mirano a modificare misure
particolari relative alla lotta contro alcune gravi e
complesse forme di criminalità, tra cui il terrorismo, in
vigore a livello nazionale”. Verrebbe pertanto aggiunto
il testo seguente: “Tutte le misure sono conformi alla
CEDU e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione
europea”.
2-101
2-090
Designazione di Europol quale ufficio centrale per la
lotta contro la falsificazione dell’euro
2-091
Accademia europea di polizia (CEPOL)
2-092
Trasporto marittimo a corto raggio
2-093
Prima della votazione
Presidente. – Sebbene l’onorevole Navarro abbia
presentato un emendamento orale, non lo vedo in Aula.
(Il Parlamento approva la proposta. Il Presidente
constata che non vi sono obiezioni alla presentazione
dell’emendamento orale)
2-102
Discarico 2003: Sezione III del bilancio generale
2-103
Discarico 2003: Sezione I del bilancio generale
2-104
Prima della votazione sull’emendamento n. 9
Presidente. – L’onorevole Staes propone di considerare
l’emendamento n. 9 come aggiunta. Vi sono obiezioni?
12/04/2005
33
(Essendosi alzati più di 37 deputati, l’emendamento non
è preso in considerazione)
2-105
Discarico 2003: Sezioni II, IV, V, VI, VII, VIII del
bilancio generale
La situazione venutasi a creare con l’allargamento
dell’Unione ha reso necessaria l’introduzione di
modifiche per rendere il sistema più efficiente; tra tali
modifiche occorre mettere in evidenza la ridefinizione
delle unità amministrative esistenti nonché la
determinazione di una categoria di unità amministrative
più piccole.
2-106
Discarico 2003: Agenzie decentrate
2-107
Discarico 2003: VI, VII, VIII e IX Fondo europeo di
sviluppo
Quest’ultima modifica consente di porre fine alla
mancanza di omogeneità che finora ha caratterizzato la
classificazione NUTS e che permetteva che a uno stesso
livello figurassero, per esempio, l’intero territorio della
Svezia e la regione di Bruxelles.
2-108
Obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM)
2-109
Rack (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, vorrei
intervenire sull’ordine del giorno nel suo complesso.
L’ordine del giorno di questa seduta è un esempio tipico
del modo in cui questo Parlamento suddivide il nostro
lavoro. Abbiamo discusso di tutti i progetti legislativi
votati oggi durante la notte e a porte chiuse, mentre di
giorno, nelle ore di massimo ascolto e anche davanti al
pubblico, discutiamo esclusivamente di proposte di
risoluzione e argomenti simili. Ritengo che sia sbagliato.
Sono d’accordo con il relatore quando dichiara che si
deve attribuire maggiore importanza a taluni elementi;
condivido in particolare la sua opinione sul fatto che in
questo momento non è opportuno modificare la base
giuridica della proposta del regolamento in esame e
l’esortazione rivolta alla Commissione affinché elabori
una comunicazione in materia.
2-115
– Relazione Díaz de Mera García Consuegra (A60079/2005)
2-116
(Applausi)
2-110
Presidente. – Onorevole Rack, ho recepito il suo
messaggio. Tuttavia devo dire che naturalmente è la
Conferenza dei presidenti a stabilire queste modalità, e si
deve pur fare qualcosa durante le sedute notturne.
Ritengo comunque importante la sua osservazione e ne
parlerò nella prossima discussione su questo tema.
2-111
Dichiarazioni di voto
2-112
– Relazione Galeote Quecedo (A6-0067/2005)
2-113
Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) L’Unione
europea sta gradualmente adeguando le proprie strutture
alle nuove realtà dell’allargamento. Per poco
significativi che possano apparire, giacché molti sono
puramente formali o amministrativi, tali adeguamenti
sono tutti espressione del profondo cambiamento che si
è verificato e ha ridefinito il concetto stesso di Unione.
Per questo, con grande soddisfazione, ho votato a favore
della relazione in esame.
2-114
Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La
relazione in esame è volta a modificare, a motivo del
recente allargamento dell’Unione, il regolamento (CE)
n. 1059/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio
relativo all’istituzione di una classificazione comune
delle unità territoriali per la statistica (NUTS), che mira
a fornire un sistema uniforme di ripartizione delle unità
territoriali per consentire l’elaborazione di statistiche
regionali nell’Unione europea.
Coelho (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La falsificazione
dell’euro è andata aumentando in modo allarmante: la
nostra moneta costituisce oggi uno dei principali bersagli
delle organizzazioni criminali che, disponendo di
capacità molto sofisticate, finiscono col trarre vantaggio
sia dall’abolizione delle frontiere interne dell’UE che
dalla carenza di risorse tecniche e operativi di taluni
Stati membri.
Sono indispensabili risposte congiunte, omogenee ed
efficaci che dovranno passare attraverso una stretta
collaborazione con l’Europol.
La proposta presentata da sei Stati membri, con la
designazione di Europol a ufficio centrale competente
per la lotta contro la falsificazione dell’euro, non può
tuttavia essere considerata realistica, se si pensa alle
limitazioni cui si trova confrontato nell’adempiere a tali
compiti.
A dispetto delle buone intenzioni, la proposta non
risolve i problemi di fondo riguardanti la struttura
dell’Europol. Sarebbe infatti necessario che gli venisse
conferita una struttura autenticamente comunitaria,
venisse finanziato nell’ambito del bilancio dell’Unione,
avesse una base giuridica più facilmente modificabile,
gli si applicasse la regola della maggioranza qualificata e
della procedura di codecisione e fosse sottoposto al
controllo democratico del Parlamento europeo e della
Corte di giustizia.
Appoggio questa relazione in quanto, data la situazione,
si potrà avere un’adeguata protezione dell’euro solo se
saranno mantenute le competenze degli attuali servizi
centrali nazionali in materia di protezione dell’euro,
prevedendo un meccanismo di stretta cooperazione e di
scambio di informazioni fra questi e l’Europol.
34
2-117
Martin, David (PSE), per iscritto. – (EN) Accolgo con
soddisfazione la designazione dell’Europol quale ufficio
centrale competente per la lotta contro la falsificazione
dell’euro, un problema che senz’altro possiamo
affrontare in maniera efficace solo collettivamente, e
non a livello di singoli Stati membri.
Per mantenere l’attuale tendenza alla diminuzione nelle
statistiche in materia di falsificazione, ovvero un calo
rispettivamente del 5 per cento e del 38 per cento per le
banconote contraffatte da 50 e 100 euro, occorre
continuare a prendere ulteriori misure al fine di istituire
un quadro giuridico comune nel cui ambito la
contraffazione di euro possa essere chiaramente definita
reato e le informazioni siano centralizzate al fine di
rendere più efficace l’azione antifrode.
2-118
Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. – (PT)
Considerato il suo valore, lo spazio territoriale che
abbraccia e l’importanza che economie extracomunitarie
vanno attribuendogli come unità monetaria di
riferimento, l’euro è oggi una delle monete
maggiormente prese di mira dai falsari. Essi utilizzano
tecniche e metodi sempre più sofisticati che spesso le
autorità dei singoli Stati membri non sono in grado di
combattere.
Risulta quindi evidente la necessità di mettere a punto i
migliori meccanismi per proteggere l’euro e instaurare
una lotta efficace alla falsificazione su scala europea.
In quest’ottica ritengo che l’Europol potrà svolgere
un’importante funzione di accentramento e diffusione
delle informazioni, contribuendo ad aumentare
l’efficacia dei servizi nazionali destinati a lottare contro
questo tipo di reato. Tuttavia, per poter svolgere questo
ruolo, sarà necessario che le sue capacità di interagire
siano potenziate e che venga dotato di maggiore
operatività. In mancanza di interventi in questo senso,
considerando le limitazioni di natura giuridica e di
bilancio cui deve far fronte, del resto perfettamente
enumerate dal relatore, è legittimo chiedersi se sarà in
grado di adempiere il compito che gli viene affidato.
Ho votato a favore.
2-119
– Relazione Demetriou (A6-0059/2005)
2-120
Posselt (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, accolgo
con favore la relazione Demetriou sull’Accademia
europea di polizia e mi sono espresso a favore nella
votazione, anche se penso che avrebbe dovuto spingersi
oltre. Nel 1998 ho avuto l’onore di lanciare l’idea di
istituire un’Accademia europea di polizia, che poi è stata
ripresa al Vertice di Tampere. E’ stata creata dapprima
come rete di accademie nazionali, e ora la relazione in
esame compie il passo conclusivo per la sua
istituzionalizzazione.
Devo dire tuttavia che occorre proseguire su questa
strada per fare dell’Accademia un autentico organismo
12/04/2005
che contribuisca alla formazione degli organi nazionali
ed europei di polizia, com’era nelle intenzioni originarie
del Parlamento, ovvero formare agenti di tutte le
nazionalità secondo criteri europei.
2-121
Coelho (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La cooperazione
di polizia è fondamentale per assicurare ai cittadini
europei un elevato livello di sicurezza all’interno dello
spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Partendo da
questo presupposto, è importante che vi sia uno sviluppo
continuo del servizi di pubblica sicurezza e che a livello
europeo si adottino tutta una serie di norme di qualità e
metodologie comuni.
Il bilancio relativo ai primi tre anni di funzionamento
della CEPOL è stato senza dubbio positivo: si sono fatti
considerevoli passi avanti, nonostante le difficoltà
causate dal fatto che il nuovo organo non era dotato di
personalità giuridica né di una propria sede, e che il suo
bilancio non era finanziato da contributi degli Stati
membri. Nel 2004 sono poi state adottate decisioni
riguardanti la sede e la personalità giuridica.
La proposta in esame mira a trasformare la CEPOL in un
organismo dell’Unione, con personalità giuridica e
statuto proprio, attribuendole maggiori competenze,
assicurandole un finanziamento comunitario con sede,
organi e personale propri (conformemente allo Statuto
dell’UE), sostituendo la delibera a maggioranza
semplice alla delibera all’unanimità, e introducendo
disposizioni relative all’utilizzo di tutte le lingue ufficiali
e all’accesso ai documenti.
Appoggio la relazione Demetriou e gli emendamenti
introdotti dal relatore allo scopo di minimizzare il
rischio di accentramento del sistema, ma tengo a
sottolineare che la formazione fornita dalla CEPOL
dev’essere complementare a quella nazionale e che è
importante mantenere un funzionamento in rete degli
istituti nazionali.
2-122
Martin, David (PSE), per iscritto. – (EN) Accolgo con
favore questa iniziativa di istituire un’Accademia
europea di polizia come organismo dell’Unione europea.
Sono particolarmente lieto che il Regno Unito sia lo
Stato membro che ha avuto l’onore di essere scelto come
sede dell’Accademia europea di polizia.
2-123
Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) L’obiettivo di
istituire e trasformare l’Accademia europea di polizia è
accelerare l’adattamento delle autorità nazionali
incaricate dell’esecuzione delle leggi in ciascun paese
alla lotta contro i movimenti della base che minacciano
la politica dell’Unione europea. Fa parte dello sforzo più
generale volto ad adeguare il meccanismo repressivo di
ciascuno Stato membro dell’Unione alla cosiddetta lotta
contro il terrorismo. Si aspira a impartire una
“istruzione” uniforme alle forze di polizia degli Stati
membri in modo che risultino più efficaci nel
salvaguardare gli interessi delle grandi società e nel
12/04/2005
prevenire e soffocare le lotte e dimostrazioni della base.
In nome di questi requisiti i diritti sovrani nazionali
vengono ceduti per servire l’interesse comune della
plutocrazia in ogni paese grazie a un ennesimo
meccanismo repressivo che richiede una giurisdizione
estesa, una personalità giuridica e la competenza di
ingerirsi negli affari interni di tutti i paesi.
Al contempo, si persegue l’obiettivo di addestrare le
forze di polizia per la “gestione non militare delle crisi”,
in altre parole per combattere le dimostrazioni popolari
anche nei paesi terzi.
Voteremo contro la relazione sull’istituzione
dell’Accademia europea di polizia, avendo constatato
che il suo obiettivo non è combattere il crimine, ma
eliminare il movimento di base.
2-124
Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Con i
tempi che corrono la proposta della Commissione si
rivela di grande importanza. La criminalità in generale è
andata aumentando in tutta Europa e un’Accademia
europea di polizia (CEPOL) che funzioni più
efficacemente darà maggiore sicurezza ai cittadini.
Gli emendamenti presentati rispettivamente dalla
commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari
interni e dalla commissione per i bilanci, approvati
all’unanimità in seno a ciascuna commissione,
migliorano in modo significativo la proposta originale.
La CEPOL, cui nel 2004 è stata conferita personalità
giuridica, deve ora fare ulteriori passi avanti. Sarebbe
necessario adottare misure per prevedere, fra l’altro, una
segreteria dotata di personale sufficiente, un
finanziamento interamente a carico del bilancio
comunitario e la nomina di funzionari di pubblica
sicurezza.
La relazione dell’onorevole Demetriou fornisce risposte
adeguate a problemi che giudico della massima
importanza.
Ho pertanto votato a favore.
2-125
– Relazione Navarro (A6-0055/2005)
2-126
Goudin e Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) I
membri della Lista di giugno hanno deciso di astenersi
nella votazione su questa relazione. Si tratta di una
relazione d’iniziativa basata principalmente sulla
dichiarazione della Commissione sul trasporto marittimo
a corto raggio. Il Parlamento europeo non ha mai avuto
la necessità di elaborare questo documento. Ci rendiamo
conto che la Commissione possa avere l’esigenza di
valutare il trasporto marittimo in modo da esaminare le
possibilità di sviluppare meglio il mercato interno.
Tuttavia, non riteniamo utile in queste condizioni che il
Parlamento europeo adotti una relazione scritta in
materia.
2-127
35
Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) In quanto
portoghese, e anche nella mia qualità di vicepresidente
dalla commissione per i trasporti e il turismo, il futuro
del trasporto marittimo costituisce, come si può ben
capire, una viva preoccupazione. Come ho già avuto
occasione di dichiarare, credo nei positivi effetti di un
maggiore utilizzo delle vie marittime e fluviali sia per il
trasporto passeggeri che per il trasporto merci. Credo
anche, e in questo sottoscrivo la comunicazione della
Commissione e la relazione in esame, che, affinché ciò
avvenga, è necessario intervenire su vari piani, in
particolare
favorendo
uno
snellimento
degli
adempimenti
burocratici
e
amministrativi
e
intraprendendo azioni di tipo strutturale.
Ho pertanto votato a favore.
2-128
Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Come
la navigazione interna, che costituisce un mezzo sicuro e
rispettoso dell’ambiente e rappresenta circa il 7 per
cento del traffico merci dei quindici vecchi Stati
membri, anche la navigazione di cabotaggio dovrà
essere oggetto di maggiore attenzione e promozione.
Accolgo con favore la presente proposta, che realizza un
importante passo avanti nella creazione delle sospirate
“autostrade del mare”. Altri aspetti che tengo a
sottolineare sono la creazione di misure concertate nei
settori del trasporto marittimo, delle politica portuaria e
dell’intermodalità, volte a potenziare la funzione di
collegamento dei porti nelle reti di trasporto e la
semplificazione delle formalità amministrative e
doganali.
Ritengo che in questo settore gli investimenti siano
ancora del tutto insufficienti, in quanto si tratta di uno
strumento prezioso, in grado di contribuire alla
sostenibilità a medio e lungo termine. Come indicato
nella relazione, solo una massificazione del tonnellaggio
trasportato consentirà di ottenere un adeguato ritorno dei
considerevoli investimenti necessari per garantire servizi
regolari, frequenti e puntuali. E’ pertanto essenziale
migliorare le condizioni dei porti e sfruttare le possibilità
offerte dall’applicazione delle nuove tecnologie.
In linea con gli obiettivi contenuti nel Libro bianco del
2001, è importante lavorare in concreto per far sì che le
“autostrade del mare” siano integrate nella rete
transeuropea allo stesso livello dei collegamenti
autostradali o ferroviari.
2-129
– Relazione Peillon (A6-0054/2005)
2-130
Coelho (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Lo scopo della
proposta in esame è introdurre nuove misure
relativamente allo spazio di ricerca europeo, al fine di
contribuire a raggiungere l’obiettivo fissato a Lisbona:
fare dell’UE l’economia basata sulla conoscenza più
competitiva nel mondo entro il 2010.
36
E’ particolarmente importante che sia adottato questo
strumento giuridico, perché per conseguire l’obiettivo di
cui sopra l’Europa avrà bisogno di circa 700 000
ricercatori in più entro il 2010. Di conseguenza, è
essenziale facilitare, tramite una specifica procedura
semplificata, l’ammissione e la mobilità di cittadini dei
paesi terzi ai fini della ricerca scientifica, così da rendere
il mercato del lavoro dell’Unione più attrattivo per i
ricercatori del mondo.
Tuttavia, sebbene l’obiettivo sia quello di promuovere
l’ammissione e la mobilità dei ricercatori, è altrettanto
essenziale che siano introdotte misure di monitoraggio
per garantire che non si verifichi una fuga di cervelli dai
paesi meno sviluppati.
Occorre altresì adottare le precauzioni necessarie in
materia di immigrazione. I canali dell’immigrazione
legale devono essere aperti in modo controllato, entro
certi parametri, quali le categorie dei migranti in
questione e le esigenze di ciascuno Stato membro.
2-131
Martin, David (PSE), per iscritto. – (EN) Accolgo con
favore la relazione come un passo avanti verso gli
obiettivi della strategia di Lisbona. La relazione Kok ha
individuato “la necessità di aumentare la capacità di
attrazione dell’Europa nei confronti di ricercatori e
scienziati ” e “di collocare ricerca e sviluppo in cima alle
priorità” tra le politiche che richiedono azioni urgenti.
Tali proposte della Commissione promuovono
ulteriormente la creazione di uno spazio di ricerca
europeo inteso ad abbattere le barriere tra sistemi di
ricerca nazionali e a promuovere la mobilità dei
ricercatori, favorendo così il trasferimento delle
competenze e la formazione di reti di scienziati.
E’ fondamentale che siano ammessi ricercatori non
cittadini dell’UE, se vogliamo raggiungere l’obiettivo di
Barcellona di investire il 3 per cento del PIL degli Stati
membri nello sviluppo tecnologico e nella ricerca. A tal
fine l’UE dovrà reclutare 700 000 ricercatori entro il
2010 e non sarà in grado di produrre da sola un simile
numero di ricercatori.
Per tale motivo è essenziale rimuovere le barriere che
impediscono agli scienziati di entrare nell’UE. Tuttavia,
capisco che occorra trovare un equilibrio tra l’esigenza
di dare slancio allo spazio di ricerca europeo e le
preoccupazioni in materia di immigrazione e sicurezza.
Pertanto condivido l’idea di classificare i ricercatori
nella categoria dei migranti altamente qualificati...
(Testo abbreviato conformemente all’articolo 163 del
Regolamento)
2-132
Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Se l’Europa
intende davvero diventare l’economia più competitiva
del mondo, deve dare prova di un impegno totale – sia in
termini materiali che umani – a favore della ricerca. Di
conseguenza dobbiamo accogliere con favore e con
plauso le iniziative volte a semplificare, a rendere meno
12/04/2005
burocratico e più attrattivo per i ricercatori dei paesi terzi
venire negli Stati membri dell’Unione europea. E’ altresì
fondamentale tenere a mente, tuttavia, che è difficile
considerare la fuoriuscita di capitale umano dai paesi in
via di sviluppo come un modo per offrire aiuto o
cooperazione. Le politiche di tale natura, pertanto
devono sempre nascere da mature riflessioni ed essere
ben equilibrate.
Cionondimeno, alla luce del fatto che il quadro giuridico
portoghese impediva la concessione dei permessi di
soggiorno alle condizioni prescritte dalla direttiva, il che
ha comportato una deroga di due anni, invito il mio
governo ad accelerare l’introduzione delle opportune
modifiche, poiché, in caso contrario, il Portogallo non
soltanto non potrà beneficiare di questa politica intesa ad
attirare i ricercatori, ma, di fatto, subirà delle perdite.
2-133
Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Lo
spazio di ricerca europea è diventato un fattore chiave
nel nuovo obiettivo strategico dell’UE per il prossimo
decennio, cioè diventare l’economia basata sulla
conoscenza più dinamica e più competitiva al mondo.
Per raggiungere tale obiettivo, l’Europa avrà bisogno di
altri 700 000 ricercatori entro il 2010. In tal modo
realizzerà l’obiettivo di destinare il 3 per cento del PIL
degli Stati membri alle attività di ricerca tecnologica e di
sviluppo.
La necessità di avere più ricercatori sarà inizialmente
soddisfatta adottando una serie di misure integrate, come
promuovere l’interesse per la scienza tra i giovani,
migliorare le prospettive di carriera per i ricercatori
nell’UE e aumentare le opportunità di formazione e
mobilità. Posto che l’UE probabilmente non troverà un
numero così elevato di ricercatori sul proprio territorio,
occorre tuttavia adottare iniziative per attirare più
ricercatori dai paesi terzi.
Infine, apprezzo l’importanza che la proposta attribuisce
al ricongiungimento familiare. Le difficoltà sperimentate
dai ricercatori per portare le proprie famiglie in Europa
costituiscono un ostacolo significativo alla loro mobilità
e potrebbero indurli a scegliere una carriera diversa.
Ho votato a favore.
2-134
Proposta di risoluzione su sostanze pericolose (B60218/2005)
2-135
Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Sono
favorevole alla proposta di risoluzione della
commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la
sicurezza alimentare sul progetto relativo a misure di
esecuzione – quali la restrizione all’utilizzo di talune
sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed
elettroniche – che “eccedono le competenze di
esecuzione previste dagli atti di base”.
12/04/2005
Tutto pare indicare che in quest’ambito la Commissione
non abbia agito conformemente alle disposizioni della
direttiva
2002/95/CE.
Invitiamo
pertanto
la
Commissione a riesaminare la sua proposta di decisione
per restaurare la legalità comunitaria.
Ho votato a favore.
2-136
– Relazione Buitenweg (A6-0064/2005)
2-137
Gollnisch (NI). – (FR) L’assistenza legale,
l’interpretazione e la traduzione, l’informazione sulla
legislazione, la protezione delle persone sospettate e
l’assistenza consolare, questi sono i cinque diritti
processuali relativi al diritto della difesa che sono
indicati nel Libro verde della Commissione e
costituiscono le norme giuridiche centrali dei
procedimenti penali. Innegabilmente la situazione
attuale è insoddisfacente.
Un semplice esempio: un uomo è detenuto da cinque
mesi qui in Alsazia, nonostante il principio della
presunzione di innocenza fino a quando non è provata la
colpevolezza, ai sensi dell’articolo 9 della Dichiarazione
dei diritti dell’uomo e del cittadino del 26 agosto 1789.
L’imputato Lezeau, accusato di essere responsabile di
graffiti razzisti nel cimitero di Herrlisheim, ora deve
provare la sua innocenza, dalla sua cella e nonostante il
grave svantaggio della presunzione di colpevolezza
stabilita fin dal primo momento dal procuratore della
Repubblica di Colmar, Schulz, sulla base di prove
assolutamente derisorie.
Se la relazione consentisse di risolvere situazioni
scandalose e inique come questa, allora potrei
appoggiare il testo. Temo che però non sia possibile.
Ritengo che la relazione sia semplicemente parte
dell’imposizione forzata di uno spazio giudiziario unico,
e nulla lascia presagire che si tratti di una migliore
garanzia per le nostre libertà.
2-138
Goudin e Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) Il
fatto che l’UE definisca norme minime comuni in
materia di diritti processuali fondamentali comuni per
indagati e imputati in procedimenti penali può sembrare
lodevole. Invece la proposta fa parte integrante
dell’istituzione di un sistema giudiziario penale comune.
Questi diritti minimi sono già garantiti dalla
Convenzione europea di salvaguardia dei diritti
dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata da tutti
gli Stati membri.
E’ dubbio che sia stato osservato il principio di
sussidiarietà o che esista una base giuridica nel Trattato
per armonizzare i sistemi penali degli Stati membri.
Oltretutto non vi è certezza giuridica in ordine al fatto
che sia la Corte europea dei diritti umani o la Corte di
giustizia delle Comunità europee ad avere il diritto
preferenziale di interpretazione.
La Lista di giugno pertanto vota contro la proposta.
37
2-139
Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La lotta contro il
terrorismo ha sensibilizzato in merito alla necessità di
combattere la criminalità. L’effetto positivo si è tradotto
in sforzi costanti, ampiamente sostenuti dalla
maggioranza, per ottenere un equilibrio tra l’obiettivo di
contrastare in modo efficace il crimine e l’obbligo di
rispettare i diritti, le libertà e le garanzie degli imputati
di reati penali.
Inoltre, il bisogno di fiducia, riconoscimento reciproco e,
soprattutto, cooperazione tra gli Stati membri, non deve
minare l’esercizio della loro sovranità, soprattutto in
ambiti così specifici per ogni paese come il diritto
penale. Alla luce delle soluzioni intese a rispondere a tali
preoccupazioni, in altri termini, grazie all’introduzione
dell’emendamento orale presentato dal relatore
sull’emendamento n. 51, ho potuto votare a favore.
2-140
Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Il
Parlamento aveva già adottato una raccomandazione sul
Libro verde sulle garanzie procedurali a favore di
indagati e imputati nei procedimenti penali nel territorio
dell’UE, che definiva gli aspetti principali della
questione.
Tramite i suoi suggerimenti, l’onorevole Buitenweg
invita la Commissione a includere le rimanenti misure
contenute nel Libro verde.
Dal mio punto di vista, la relazione in esame si
contraddistingue per due motivi: primo perché mantiene
vivo lo spirito che informa la Carta dei diritti
fondamentali, in particolare gli articoli 47 e 48; secondo,
perché mira ad aumentare l’armonizzazione delle norme
che disciplinano i procedimenti penali.
Sono altresì favorevole alla proposta di istituire una
sezione che contenga le definizioni dei concetti più
comunemente usati e di creare una “lettera dei diritti”
scritta da consegnare agli imputati.
Essendo d’accordo con i suggerimenti della relatrice e
ritenendo che la Commissione abbia davvero presentato
una lista più limitata di garanzie minime da rispettare, ho
votato a favore.
2-141
– Relazione Wynn (A6-0070/2005)
2-142
Heaton-Harris (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente,
questo è il decimo anno che la Corte dei conti non
concede una dichiarazione di affidabilità positiva – DAS
– per i conti della Commissione. Abbiamo visto
recentemente che chi ha denunciato anomalie è stato
forzosamente allontanato dal posto di lavoro, e che la
carta redatta per queste persone da Neil Kinnock non
funziona affatto. Non abbiamo parametri di riferimento
soddisfacenti dalla Corte dei conti, dunque la
commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento
non può valutare se nella contabilità della Commissione
si è verificato un miglioramento. Tuttavia, la
responsabilità non sembra limitarsi alla Commissione,
38
nonostante quanto stabilito dai Trattati: la Commissione
punta sempre il dito contro gli Stati membri affermando
che è al loro livello che si verificano gli ammanchi e che
il problema non la riguarda.
Infine, il Parlamento europeo ha i paraocchi. Non vuole
causare problemi alla Commissione, mentre i cittadini
della mia circoscrizione – Leicester, Lincoln, Louth e
Rushcliffe, nella regione di Nottingham – mi scrivono
continuamente per chiedermi cosa intendiamo fare per
risolvere i problemi contabili della Commissione. Il
Parlamento ha deciso di starsene con le mani in mano.
Ecco perché ho votato contro i discarichi.
12/04/2005
Fatta salva la responsabilità di ciascuno Stato membro di
eseguire ogni bilancio, su cui vorrei insistere (e che
sostengo), è importante porre rimedio ai problemi
organizzativi e burocratici che l’hanno ostacolata (la
ricerca e la protezione dei consumatori sono due esempi
lampanti) e avevano comportato tassi di esecuzione bassi
(68 per cento) in un settore tanto cruciale come la
libertà, la sicurezza e la giustizia.
Sostengo in modo particolare la proposta della Corte di
giustizia per un quadro di controllo interno comunitario
e un modello di audit unico e apprezzo l’enfasi posta
dalla relazione sul settore dello sviluppo.
2-143
2-146
Elles (PPE-DE), per iscritto. – (EN) I colleghi
conservatori britannici ed io abbiamo votato contro le
relazioni del Parlamento sul discarico del bilancio,
perché, per il decimo anno consecutivo, la Corte dei
conti non ha potuto rilasciare una dichiarazione di
affidabilità positiva per i conti dell’UE. I conservatori
ritengono che la questione vada trattata con urgenza
dalla Commissione, con una tolleranza zero nei
confronti di tutti i casi di cattiva gestione e frode,
concentrandosi su tre principali ambiti:
Schlyter (Verts/ALE), per iscritto. – (SV) Abbiamo una
nuova Commissione che difficilmente può essere
ritenuta responsabile per le azioni compiute dalla
Commissione precedente. Seguire e recuperare i fondi
indebitamente erogati continua, tuttavia, a essere un
problema per la nuova Commissione, e andrebbero
adottate ulteriori misure in questo senso.
1. Il sistema di contabilità deve essere migliorato. Il
nuovo sistema deve essere monitorato attentamente per
garantire che offra lo standard di classe mondiale che ci
è stato promesso per la contabilità.
La ragione più importante per rifiutare il discarico è che
non tutti i membri della commissione hanno ricevuto
tutti i documenti che avevano chiesto per essere in grado
di esaminare la Commissione.
2-147
– Relazione Juknevičienė (A6-0063/2005)
2-148
2. Gli informatori devono essere incoraggiati
positivamente a farsi avanti. Perché ciò accada, essi
devono essere trattati equamente e deve essere visibile
che viene loro riservato un trattamento equo.
3. Il settore di maggiore preoccupazione per la Corte dei
conti riguarda l’80 per cento del bilancio che è speso
negli Stati membri. La Commissione è responsabile per
la spesa di tutti i fondi europei, ma in realtà il potere è
delegato agli enti pagatori negli Stati membri.
L’obiettivo deve essere l’introduzione del principio della
responsabilità degli Stati membri per questa spesa.
2-145
Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. – (PT)
Accolgo favorevolmente il sostegno al discarico emerso
in commissione. Ora spetta alla Commissione europea
vigilare sull’attuazione del bilancio generale. La
conclusione che si può trarre dall’eccellente relazione
dell’onorevole Wynn è che i livelli di esecuzione sono
ampiamente positivi. Il relatore sostiene, però, che a ciò
si contrappone la preoccupante discrepanza tra gli
importi disponibili e l’esecuzione.
Ritengo che tale monito sia più che appropriato. In tal
senso si potrà ottenere un migliore equilibrio, nelle
nuove prospettive finanziarie per il 2007-2013, tra la
definizione delle politiche e il processo volto a garantire
che siano correttamente attuate. Per tale motivo è ancora
più importante riesaminare l’assetto della governance
nella Commissione e la distribuzione dei processi
amministrativi.
Howitt (PSE). – (EN) Signor Presidente, mi rammarico
profondamente che il Parlamento abbia votato a favore
del discarico nonostante sia ancora pendente un richiamo
nei confronti di un ex deputato per aver chiesto un
rimborso spese falso. Non intendo, in quest’intervento,
commentare se o meno l’ex deputato conservatore
britannico Bashir Khanbhai sia responsabile di aver
chiesto il rimborso per spese non reali. Tuttavia, faccio
notare che, nel luglio 2004, i Questori hanno concluso
che ciò corrispondeva al vero ed eccoci qui, quasi dieci
mesi più tardi, nell’aprile 2005, e ancora il denaro non è
stato restituito. Il protrarsi della questione sta gettando
discredito sul Parlamento. Spero che l’anno prossimo,
quando tratteremo il discarico per il bilancio del
Parlamento, la questione sarà conclusa da tempo.
2-149
Stenzel (PPE-DE). – (DE) La ringrazio, signor
Presidente. A nome della delegazione del partito
popolare austriaco anch’io desidero intervenire sulla
relazione Juknevičienė. Per esprimere il nostro auspicio
che sia adottato uno statuto dei deputati, non abbiamo
votato a favore della gran parte degli emendamenti
presentati dal gruppo dell’Alleanza dei Democratici e
dei Liberali per l’Europa e abbiamo ampiamente seguito
la linea del gruppo del Partito popolare europeo
(Democratici cristiani) e Democratici europei, convinti
come siamo che queste aggiunte non siano
immediatamente rilevanti ai fini di una relazione sul
discarico. Siamo consapevoli che sono attualmente in
corso negoziati con il Consiglio sullo statuto dei deputati
e vogliamo che esso sia negoziato come un pacchetto, e
12/04/2005
che i negoziati portino a una soluzione adeguata, che
non vogliamo anticipare.
2-150
Cederschiöld, Fjellner, Hökmark e Ibrisagic (PPEDE), per iscritto. – (SV) Il denaro dei contribuenti deve
sempre essere gestito con il massimo rispetto. I
rappresentanti eletti devono evidentemente ottemperare
ai regolamenti vigenti.
Dovrebbe spettare ai rappresentati eletti decidere come
utilizzare al meglio gli stanziamenti per espletare il
proprio mandato. I libri o i giornali che leggono non
possono essere soggetti al controllo di nessun altro. Né
altri politici dovrebbero avere la facoltà di decidere quali
telefonate sono giustificate. I politici non dovrebbero
nemmeno essere tenuti a rivelare con chi si consultano o
con chi parlano. Devono essere in grado di proteggere le
proprie fonti e i propri contatti tra gli elettori. Alla luce
di ciò, abbiamo votato contro le richieste di audit
annuali per le indennità di segreteria dei deputati. In un
caso specifico, per motivi tecnici, siamo stati costretti a
votare a favore di un audit annuale perché sosteniamo la
richiesta che il deficit del fondo pensioni del Parlamento
europeo non sia pareggiato con fondi pubblici.
Una maggioranza di deputati al Parlamento europeo non
dovrebbe mai avere modo di influenzare la capacità di
altri rappresentanti eletti di rappresentare i propri partiti
o i propri paesi. I deputati svedesi sono responsabili
delle proprie azioni di fronte agli elettori svedesi e non
agli avversari politici in altri paesi. Pertanto abbiamo
votato contro la facoltà per il Parlamento di sospendere i
deputati.
2-151
Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Tra i molti
aspetti trattati nella risoluzione sulle indennità dei
deputati, la maggioranza parlamentare insiste ancora una
volta sulla fissazione di una retribuzione forfetaria per i
deputati, sostenendo che non deve esserci differenza tra
gli emolumenti che percepiscono.
Non si menziona invece che fissare una retribuzione
forfetaria mensile – di circa 8 500 euro (quasi 1,7
milioni di escudos portoghesi) per tutti i deputati, a
prescindere dal paese che rappresentano – creerebbe una
situazione moralmente insostenibile se, nella
maggioranza dei paesi e certamente in Portogallo, tale
retribuzione fosse comparata con il salario dei lavoratori
(e di altri politici e persone che rivestono cariche
pubbliche).
La remunerazione dei deputati dovrebbe corrispondere a
quella percepita dai deputati nazionali nel paese in cui
sono stati eletti. I deputati europei sono eletti a livello
nazionale e sono – e devono continuare a essere –
soggetti alle norme nazionali.
Dovremmo continuare ad applicare misure di controllo
democratico e di stretto monitoraggio delle finanze che
vengono destinate ai deputati affinché svolgano i propri
compiti.
39
Per questo ho votato contro.
2-152
Kirkhope (PPE-DE), per iscritto. – (EN) I colleghi
deputati conservatori ed io appoggiamo da tempo i
tentativi volti a garantire che il Parlamento europeo
abbia un’unica sede ufficiale, che dovrebbe essere
Bruxelles. Si stima che, per il contribuente, il costo della
sede di Strasburgo sia pari a circa 150 milioni di sterline
l’anno. E’ uno spreco gigantesco di fondi pubblici. I
contribuenti britannici meritano che il loro denaro
produca valore. Sobbarcarsi i costi delle attività
parlamentari, sia a Strasburgo che a Bruxelles, è
diventato indifendibile e continueremo a batterci perché
in futuro il Parlamento si riunisca soltanto a Bruxelles.
2-144
Lulling (PPE-DE), per iscritto. – (DE) Non posso
votare a favore della relazione della commissione per il
controllo dei bilanci, farcita com’è di affermazioni
irragionevoli, travisamenti e false supposizioni rispetto
alla remunerazione dei deputati, al rimborso delle spese
di viaggio e delle spese generali e alle regole per la
pensione volontaria. E’ davvero ripugnante che singoli
deputati cerchino di farsi un nome cavalcando la
disinformazione e la diffamazione in alcuni mezzi di
comunicazione, finendo per screditare il buon nome del
Parlamento e di tutta l’Unione europea.
L’irresponsabile tentativo di dipingere come disonesti
tutti i deputati che rispettano le regole e non si sono resi
colpevoli di alcuna violazione delle medesime, compiuto
da vari sedicenti moralizzatori, non può più essere
tollerato. Mi astengo dal voto sulla relazione – anche se
ho votato a favore dei notevoli miglioramenti che le
sono stati apportati – per rendere la questione di dominio
pubblico.
Un altro motivo per cui non posso votare a favore della
relazione è che le affermazioni sulla sede del Parlamento
a Strasburgo e le sedi di lavoro a Lussemburgo e
Bruxelles sono in antitesi rispetto al Trattato attualmente
vigente e alle decisioni relative al luogo in cui il
Parlamento deve riunirsi. I costi aggiuntivi denunciati
come conseguenza dell’esistenza di tre sedi di lavoro
sono in ampia misura imputabili a un calcolo largamente
impreciso, che non tiene assolutamente conto dei
vantaggi di questo decentramento e dietro cui si cela –
aggiungerei – l’egoismo ingiustificato della lobby di
Bruxelles.
2-153
Morgan (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore
dell’emendamento n. 11, che riguarda il pagamento delle
indennità di viaggio. La trasparenza sulle spese dei
deputati è fondamentale.
Vorrei anche fare una dichiarazione d’interesse, in
quanto sono membro del fondo pensioni dei deputati
europei. Tuttavia ritengo assolutamente insostenibile
aspettarsi che i contribuenti europei sovvenzionino ogni
perdita del fondo pensioni, motivo per cui ho votato a
favore degli emendamenti nn. 5 e 12.
2-154
40
12/04/2005
Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Quando si vota il
discarico non esiste distinzione chiara tra ciò che è in
linea con le decisioni politiche che governano la
gestione finanziaria e il riconoscimento della validità dei
conti presentati; se obietto al primo punto, ciò non è
necessariamente vero per il secondo. Per il resto, la
relazione contiene punti e raccomandazioni che
giustificano appieno il mio voto favorevole. In tale
contesto, desidero esprimere il mio sostegno a uno
statuto comune dei deputati, che porrebbe fine
all’inaccettabile diseguaglianza tra persone elette da
cittadini uguali. Condivido altresì l’obiettivo di
trasformare Bruxelles nell’unica sede permanente del
Parlamento, allo scopo di ottimizzare le risorse umane e
finanziarie; dopo tutto, avere due sedi significa
raddoppiare i costi, il che è assurdo e oneroso. Infine,
concordo con la necessità di aumentare i fondi destinati
all’interpretazione. La conoscenza delle lingue straniere
non deve essere un requisito che il deputato deve
soddisfare per adempiere il suo mandato.
’70, fino alla più recente – l’Agenzia per la rete europea
e la sicurezza dell’informazione, istituita nel marzo 2004
– si è effettivamente palesata l’esecuzione di compiti
specifici di natura tecnica, scientifica o gestionale, il che
è uno degli obiettivi primari della loro creazione.
2-155
2-158
Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Mi
rallegro dei buoni risultati ottenuti nel 2003, il primo
esercizio finanziario per il quale i direttori generali
hanno stilato delle relazioni di attività annuali. Il
Segretario generale, in seguito, le ha trasmesse al
Presidente e alla commissione per il controllo dei
bilanci, unitamente a una dichiarazione che forniva la
ragionevole assicurazione che il bilancio del Parlamento
era stato eseguito in conformità dei principi della sana
gestione finanziaria e attestava la legalità e regolarità
delle operazioni sottostanti. Si è altresì conseguito un
tasso elevato di esecuzione del bilancio.
– Relazione Xenogiannakopoulou (A6-0069/2005)
Mi dispiace che la relazione sia stata vista come
un’opportunità per sferrare ulteriori attacchi a
Strasburgo come sede del Parlamento. Vero è che due
sedi di lavoro comportano costi elevati e superflui,
nonché una grande scomodità. Tuttavia, optare per
Bruxelles non è l’unico modo di procedere e sarebbe una
mossa miope e che creerebbe divisioni. In alternativa
potremmo tenere ogni seduta a Strasburgo, il che, quanto
meno, rafforzerebbe l’indipendenza pratica e funzionale
quotidiana dal Consiglio, dalla Commissione e dalle loro
burocrazie. Dal mio punto di vista questa sarebbe la
risposta adeguata alla situazione. Soltanto se adotteremo
una simile decisione, – una sede permanente a
Strasburgo e la fine del circo itinerante – le autorità
francesi e le autorità locali di Strasburgo effettueranno
gli investimenti necessari e potranno giustificare
modifiche permanenti al sistema dei trasporti.
2-156
– Relazione Sender e Schlyter (A6-0074/2005)
2-157
Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. – (PT)
L’ampio sostegno a ciascuno dei quattordici processi di
discarico per le agenzie decentrate porta alla conclusione
automatica che le loro attività devono avere un prodotto
finale. In tal caso, ci sarà, di conseguenza, un
miglioramento generale nell’efficacia delle attività
dell’UE. Dalla creazione della prima agenzia, negli anni
Abbiamo fatto tesoro dell’esperienza maturata per
cercare nuovi metodi e realizzare miglioramenti, sia in
termini di integrazione, sia di trasparenza delle attività,
nonché in termini di promozione di azioni
complementari, organizzando meglio le risorse
necessarie e orientandole in modo più efficace verso il
conseguimento dei risultati e una strategia di
comunicazione mirata a divulgare detti risultati. Questi
sono alcuni dei metodi suggeriti nella relazione, ai quali
vorrei aggiungere che occorre verificare la gestione
quotidiana dei progetti e la reale rilevanza, efficacia ed
efficienza di ciascun modello di agenzia rispetto
all’esecuzione e al suo contributo alle politiche
comunitarie.
2-159
Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Come
ho affermato in innumerevoli occasioni, ritengo che la
dimensione esterna dell’UE, in particolare l’aiuto allo
sviluppo, sia uno dei più importanti aspetti del progetto
europeo.
Pertanto accolgo favorevolmente il parere della
commissione per lo sviluppo, secondo cui l’obiettivo più
importante dovrebbe essere l’eradicazione della povertà
mediante il potenziamento delle infrastrutture sociali,
dell’istruzione e della sanità, l’aumento delle capacità di
produzione delle componenti più povere della società e
la concessione del sostegno ai paesi che ne hanno
bisogno più urgente, affinché possano sviluppare la
crescita e le potenzialità locali. In tale contesto, come ho
affermato nell’altra seduta parlamentare, ritengo
fondamentale che il 20 per cento delle spese UE
destinate alla cooperazione allo sviluppo siano
incanalate verso l’istruzione e la sanità di base nei paesi
in via di sviluppo.
Il Fondo europeo di sviluppo (FES) è uno strumento
chiave per attuare tali politiche negli Stati africani, dei
Caraibi e del Pacifico. Di conseguenza, come propone la
relazione, la Commissione deve accelerare l’impiego
dell’aiuto a titolo del FES allo scopo di prevenire il
mancato utilizzo delle risorse, una tendenza allarmante
che è emersa. L’esecuzione più rapida che auspichiamo
deve accompagnarsi a maggiore trasparenza, controllo
democratico e rispetto dei principi della sana gestione
finanziaria.
Ho votato a favore della proposta di risoluzione.
2-160
– Relazione Kinnock (A6-0075/2005)
2-161
Landsbergis (PPE-DE). – (LT) Signor Presidente,
vorrei formulare alcune osservazioni sul paragrafo 47
12/04/2005
della relazione dell’onorevole Glenys Kinnock, che
mostra un atteggiamento superficiale e inumano sulla
questione dell’aborto. Nel testo l’aborto è considerato
alla stregua di un procedimento tecnico, in cui l’unica
preoccupazione è la sicurezza fisica della donna. Si
tacciono i fattori psicologici, e si parla soltanto della
donna e non della persona che potrebbe nascere. Inoltre
la relazione approva sostanzialmente qualunque
regolamentazione giuridica affermando che deve esistere
una legalizzazione. In alcuni paesi, in particolare di là
delle frontiere dell’Unione europea, ciò potrebbe essere
assolutamente inaccettabile. Pertanto, con un simile
atteggiamento nei confronti dell’aborto, non soltanto
coloro che lo praticano, ma lo stesso Parlamento
europeo, contribuiscono a far sì che la crudeltà si radichi
nella nostra società. Ne sono convinto e mi dispiace che
sia avvenuto.
2-162
Goudin e Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV)
La lotta globale contro la povertà è una questione di
grande importanza che richiede un impegno
internazionale significativo. La Lista di giugno, tuttavia,
ritiene che la questione non dovrebbe essere gestita nel
quadro della cooperazione UE. Gli Stati membri dell’UE
devono decidere indipendentemente in merito ai livelli
dell’aiuto e alla possibile cancellazione del debito.
La cooperazione internazionale nella lotta alla povertà
deve avvenire nel contesto della cooperazione ONU. Le
Nazioni Unite hanno un’ampia esperienza operativa
nella lotta contro la povertà e sono l’organizzazione
internazionale nella migliore posizione per gestire la
cooperazione internazionale in questo settore. La lotta
contro l’HIV/AIDS si può continuare a combattere in
modo
adeguato
all’interno
dell’Organizzazione
mondiale della sanità (OMS).
La Lista di giugno mira a una limitata cooperazione
dell’UE. Ci opponiamo alla ricerca, da parte dell’UE, di
influenza e competenze in materie che sono già trattate
da organizzazioni internazionali esistenti.
2-163
Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La
relazione in esame presenta una valutazione della
situazione che denuncia, ad esempio, che il numero di
persone che vivono al di sotto della soglia di povertà
continua ad aumentare, che la lotta contro la povertà
richiede un cambiamento radicale della politica volta a
combattere le cause strutturali della povertà, come i
pagamenti del debito, inabbordabili per i paesi in via di
sviluppo, e un’iniqua distribuzione della ricchezza.
Tuttavia, la relazione rivela anche i suoi “limiti” non
proponendo misure efficaci per combattere le cause che
individua, accettando la liberalizzazione del commercio
mondiale e non chiedendo la cancellazione
incondizionata del debito per tutti i paesi in via di
sviluppo, come proposto nell’emendamento che
abbiamo presentato e che è stato respinto.
La relazione contiene, tuttavia, una serie di elementi
positivi, ad esempio la necessità che i servizi idrici
restino per principio sottoposti al controllo pubblico; in
41
altre parole, essa adotta l’emendamento che abbiamo
presentato, che riafferma che l’acqua è un bene comune
dell’umanità e che l’accesso all’acqua è un diritto umano
fondamentale da promuovere e salvaguardare.
2-164
de Brún e McDonald (GUE/NGL), per iscritto. – (EN)
In Sinn Fein appoggia con convinzione gli obiettivi di
sviluppo del Millennio e l’obiettivo di dimezzare la
povertà nel mondo entro il 2015. La relazione Kinnock
indica i principali passi che l’Unione europea e gli Stati
membri devono compiere per raggiungere tali importanti
obiettivi. Il nostro sostegno alla risoluzione s’inserisce in
tale contesto. I considerando nn. 47 e 63 contengono
elementi che esulano dalla politica di partito del Sinn
Fein e il nostro sostegno agli elementi chiave della
risoluzione non deve essere inteso come un avallo
incondizionato del dettaglio dei due considerando.
2-165
Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) L’Unione
europea ha enormi obblighi in materia di contributo allo
sviluppo, e anche vantaggi, non dimentichiamolo.
L’infinita retorica che accompagna la difesa di un
insieme di valori, di un modello di crescita e di un modo
di comportarsi nelle relazioni internazionali si deve
tradurre in azioni pratiche. Questa politica, che deve
essere trattata in modo prioritario e deve servire per
estendere l’area di sviluppo economico e democratico e
di rispetto dei diritti umani, non deve però essere
confusa con la politica perseguita da certi gruppi,
movimenti o partiti, di esportazione graduale delle loro
agende politiche. Esiste un’eredità, nel mondo
occidentale sviluppato cui apparteniamo, che è
sufficientemente diffusa e radicata, e tale eredità deve
formare parte degli sforzi che compiamo a sostegno
dello sviluppo. Questa deve essere la struttura portante
delle nostre politiche intese a realizzare gli obiettivi di
sviluppo del Millennio.
2-166
Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La
lotta contro tutte le forme di povertà richiede un
impegno globale, che coinvolga la comunità
internazionale, e sono i paesi più sviluppati che hanno la
responsabilità maggiore in questo senso.
Ridurre della metà il numero delle persone che vivono in
povertà estrema, contenere la diffusione dell’HIV/AIDS
e promuovere l’accesso universale all’istruzione
primaria in tutto il mondo sono obiettivi meritevoli di
essere sostenuti in modo generalizzato e sono questioni
sulle quali l’UE non può chiudere un occhio.
Di conseguenza, ho votato a favore della proposta di
risoluzione perché ritengo che gli obiettivi di sviluppo
del Millennio costituiscano obiettivi che l’UE, in quanto
paladina e promotrice dei diritti umani, deve sostenere e
promuovere. Se saranno realizzati, tali obiettivi
rappresenteranno un progresso globale significativo e un
segno di un umanesimo vero, pratico ed efficace.
Nonostante ciò, mi vedo costretto a indicare e a
esprimere la mia delusione per i tentativi di manipolare i
42
12/04/2005
concetti utilizzando in Parlamento una terminologia
mirata a intorbidire le acque di questi obiettivi,
l’esempio più evidente ne sia l’utilizzo eufemistico di
espressioni che significano solo ed esclusivamente la
diffusione e l’incoraggiamento dell’aborto. Ho votato
contro questa parte della relazione. E’ difficile sostenere
che simili pratiche siano una vittoria sulla povertà,
piuttosto sono sconfitte della razza umana
2-167
Presidente. – Con questo si concludono le dichiarazioni
di voto.
(La seduta, sospesa alle 13.05, riprende alle 15.00)
politiche, economiche e sociali in Bulgaria durante i
negoziati in vista dell’adesione all’Unione europea. Ho
avuto l’onore e il piacere di essere il relatore del
Parlamento per la Bulgaria durante tutto questo periodo.
La Bulgaria è ora sul punto di aderire. Il ruolo più
importante che ora spetta al Parlamento è quello di
approvare la richiesta della Bulgaria di diventare
membro dell’Unione europea. Confido che domani il
Parlamento possa appoggiare calorosamente la
raccomandazione per l’adesione.
Il processo di modernizzazione non si ferma con la firma
del trattato di adesione, che speriamo avverrà il 25
aprile.
2-168
PRESIDENZA DELL’ON. BORRELL
FONTELLES
Presidente
2-169
Approvazione del processo verbale della seduta
precedente: vedasi processo verbale
2-170
Domanda di adesione della Bulgaria e della Romania
2-171
Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione
sulla raccomandazione (A6-0082/2005), presentata
dall’onorevole Geoffrey Van Orden a nome della
commissione per gli affari esteri, sulla domanda di
adesione all’Unione europea della Repubblica di
Bulgaria
[AA1/2/2005
–
C6-0085/2005
–
2005/0901(AVC)],
sulla
relazione
(A6-0078/2005),
presentata
dall’onorevole Geoffrey Van Orden a nome della
commissione per gli affari esteri, sulla domanda
d’adesione all’Unione europea presentata dalla
Repubblica di Bulgaria [2005/2029(INI)],
sulla raccomandazione (A6-0083/2005), presentata
dall’onorevole Pierre Moscovici a nome della
commissione per gli affari esteri, sulla domanda della
Romania di divenire membro dell’Unione europea
[AA1/2/2005 – C6-0086/2005 – 2005/0902(AVC)],
sulla
relazione
(A6-0077/2005),
presentata
dall’onorevole Pierre Moscovici a nome della
commissione per gli affari esteri, sulla domanda della
Romania di divenire membro dell’Unione europea
[2005/2028(INI)],
e sulla relazione (A6-0090/2005), presentata dagli
onorevoli Bárbara Dührkop Dührkop e Reimer Böge a
nome della commissione per i bilanci, sulle implicazioni
finanziarie dell’adesione della Bulgaria e della Romania
[2005/2031(INI)].
2-172
Van Orden (PPE-DE), relatore. – (EN) Signor
Presidente, negli ultimi cinque anni, sotto vari governi,
abbiamo assistito all’intensificarsi delle riforme
Ricordo che il trattato di adesione per la Bulgaria, come
del resto quello per la Romania, differisce dai trattati
conclusi con il precedente gruppo di paesi candidati per
due aspetti importanti. In primo luogo, ci sono le
“clausole di salvaguardia”, che consentirebbero il rinvio
dell’adesione per un periodo massimo di un anno in
presenza di determinate circostanze. A mio avviso, è un
peccato che la Bulgaria abbia finito con l’essere vittima
di una serie di preoccupazioni che sono più serie per
quanto riguarda un altro paese. Ho sempre insistito
perché la Bulgaria sia giudicata per i suoi meriti, nel
qual caso il ricorso alle clausole di salvaguardia
dovrebbe essere visto come una possibilità remota. Tali
clausole hanno tuttavia il fine di ricordarci che resta
ancora molto da fare in termini di modernizzazione e di
attuazione pratica della legislazione. E’ assolutamente
giusto che il Parlamento sia pienamente coinvolto in
qualsiasi riflessione sull’eventuale applicazione delle
clausole di salvaguardia. La Commissione deve pertanto
tenere nel debito conto le opinioni del Parlamento e ho
saputo che il Commissario Rehn ci darà ulteriori
garanzie al riguardo.
La seconda differenza è che la ratifica della Costituzione
europea è concomitante con la ratifica del trattato di
adesione. Segnalo, a titolo personale, che le mie riserve
in merito sono mitigate dal fatto che prevedo che la
Costituzione non sarà ratificata, e si eviterà così
qualsiasi imbarazzo.
Sono appena rientrato da Sofia. Nel paese si respira un
clima preelettorale. Tutti i partiti politici sono a favore
dell’adesione all’Unione europea e sanno benissimo che
c’è ancora molto lavoro da svolgere. Il prossimo
governo dovrà mobilitare risorse e dimostrare una vera
determinazione politica in vista dell’attuazione delle
riforme necessarie, in particolare nel settore della
giustizia e dei servizi di polizia. L’opinione pubblica
deve avere fiducia nell’efficienza e nell’imparzialità
della lotta contro la corruzione, la criminalità
organizzata e i traffici illeciti. La fase preprocessuale e il
ruolo del pubblico ministero sono due aspetti specifici
che devono essere ulteriormente affrontati.
Ci sono molti altre questioni. L’integrazione della
comunità rom rimane una priorità. E’ una questione di
risorse e di volontà politica da parte del governo e di
motivazione da parte della comunità rom ad adattarsi
12/04/2005
alle norme della società tradizionale. Non mi convince
un emendamento alla mia relazione che chiede
l’introduzione di un nuovo organo regolatore, con tutta
l’inevitabile burocrazia che esso si porterebbe dietro.
In merito a Kozloduy, le autorità bulgare, assistite dalla
comunità internazionale, hanno introdotto misure di
sicurezza eccezionali e hanno reagito positivamente alla
richiesta di chiusura di certe unità. Ora dovrebbe essere
dimostrata in cambio un po’ di flessibilità, ricordando
l’importante
contributo
della
Bulgaria
all’approvvigionamento energetico nella regione. Mi
incoraggia la decisione del governo bulgaro di rilanciare
la costruzione della seconda centrale nucleare a Belene.
Il 30 marzo, i membri della commissione per gli affari
esteri hanno votato a stragrande maggioranza a favore
del testo della mia relazione nella sua forma attuale e
pertanto non raccomando alcun altro emendamento.
Infine, per quanto attiene a una questione distinta ma
comunque importante, accolgo con favore l’invito
rivolto dalla Libia al Presidente della Bulgaria. Spero
che questo possa condurre a una rapida liberazione degli
operatori sanitari bulgari e palestinesi arrestati nel 1999
e sui quali pende una condanna a morte. Allo stesso
tempo, appoggiamo con convinzione l’assistenza pratica
fornita dall’Unione europea per cercare di alleviare le
sofferenze dei bambini affetti da HIV.
E’ un periodo entusiasmante per la Bulgaria. Siamo alla
vigilia del voto secondo la procedura del parere
conforme per l’adesione della Bulgaria ed esorto il
Parlamento a votare a favore.
2-173
Moscovici (PSE), relatore. – (FR) Signor Presidente,
onorevoli colleghi, come vi ho detto in molte occasioni
precedenti, in occasione del Consiglio del 16-17
dicembre 2004, a seguito del negoziato con Bulgaria e
Romania sulle conclusioni dell’adesione di quei due
paesi, la Commissione ha espresso parere favorevole a
tale adesione il 22 febbraio 2005. Spetta ora al
Parlamento esprimere a sua volta il proprio parere
conforme alla domanda di adesione dei due paesi. In
questo contesto, mi sembra importante – e credo che
l’onorevole Van Orden condivida questo punto di vista –
evitare di separare i voti sulla Bulgaria e sulla Romania.
Dovremmo dare pertanto, in entrambi i casi un
chiarissimo segno di apertura nell’accogliere i due paesi.
Anche la commissione per gli affari esteri ha votato a
larghissima maggioranza a favore dell’adesione della
Romania e vi chiedo oggi di esprimere il vostro parere
conforme all’adesione della Romania. Perché dovreste
farlo? Io lo faccio perché continuo a sostenere un
atteggiamento positivo, lucido e rigoroso. Positivo
perché l’adesione della Romania è un obiettivo politico
dell’Unione europea e risponde alla volontà dei rumeni.
Positivo perché sono stati realizzati molti sforzi e molti
progressi sulla via dell’adesione che credo abbiano agito
da catalizzatore sulla società rumena: il governo
43
precedente aveva iniziato a lavorare, quello attuale sta
portando avanti il compito e siamo sulla buona strada.
Allo stesso tempo, consiglio di essere lucidi e rigorosi
perché, non nascondiamocelo, i problemi ci sono e li
conosciamo. Restano molte cose da fare nel settore della
giustizia e degli affari interni, in particolare per quanto
riguarda la lotta contro la corruzione, la criminalità
organizzata,
il
controllo
delle
frontiere,
il
riconoscimento e la protezione delle minoranze, tra cui
la minoranza rom e quella ungherese, così come nel
settore della concorrenza e dell’ambiente. Il governo
rumeno, e continueremo a dirlo, deve concentrarsi in
particolare sull’attuazione concreta delle riforme
amministrative e giudiziarie, sulla lotta contro la
corruzione, sulla lotta contro l’esclusione sociale e la
povertà, sulla libertà di informazione, che è certamente
decisiva per noi, sul potenziamento della governance
locale e regionale.
Aggiungo infine che esistono salvaguardie o strumenti
che ci consentono di continuare ad agire. Penso per
esempio all’eventualità del ricorso alle clausole di
salvaguardia, che non dovrebbe essere percepito come
una sanzione, bensì come una leva, come un modo di
esercitare una pressione positiva affinché le cose vadano
nel senso giusto, in particolare nei settori che ho appena
citato.
Su questa base, il dibattito in seno alla commissione per
gli affari esteri si è concentrato su un punto che è
assolutamente fondamentale, ossia il ruolo del nostro
Parlamento. In effetti, in questa procedura del parere
conforme, un elemento ci preoccupa: che cosa accadrà
dopo la firma del trattato di adesione, visto che il
Consiglio chiede al Parlamento europeo di esprimere il
proprio parere conforme in merito ad un’adesione che
avverrà solo tra venti mesi? La procedura è invero
inconsueta: di solito, infatti, esprimiamo il nostro parere
conforme più avanti nel tempo. Molti onorevoli colleghi
sono preoccupati per questa situazione e temono che,
firmando quello che è in un certo qual modo un assegno
in bianco, si priveranno di qualsiasi possibilità di
intervento nel lasso di tempo che ci separa dall’effettiva
adesione, mentre i problemi esistono – e potrebbero
addirittura aggravarsi – e mentre esiste l’eventualità del
ricorso a una clausola di salvaguardia. E’ quindi
importante che la Commissione e il Consiglio
coinvolgano pienamente il Parlamento europeo nel
monitoraggio della situazione per fare in modo che la
Romania rispetti gli impegni assunti.
In occasione di una riunione della commissione
competente, il Commissario Rehn si è impegnato
politicamente ad associare il Parlamento nei preparativi
per l’adesione dei due paesi, e in particolare a consultare
il Parlamento in caso di ricorso alle clausole di
salvaguardia. Numerosi colleghi hanno lavorato su
questo aspetto, sono stati presentati emendamenti
rispetto alle citazioni e alle raccomandazioni delle
relazioni sulla Bulgaria e sulla Romania, perché in
sostanza il Parlamento deve essere parte in causa in
queste due situazioni.
44
Il Presidente Borrell, che è stato molto attivo su questo
fascicolo, ha inoltre scritto una lettera in merito al
Presidente Barroso, chiedendogli di confermare la
posizione assunta dal Commissario Rehn il 30 marzo,
cosa che egli ha fatto, ma credo che ce ne parlerà lui
stesso.
Anche tra il Presidente in carica del Consiglio, JeanClaude Juncker, e il Presidente Borrell c’è stato uno
scambio di lettere. Che cosa possiamo quindi aspettarci
oggi, se non una conferma di questo impegno, non solo
da parte della Commissione ma anche da parte della
Presidenza del Consiglio, oggi o domani? Signor
Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio,
spero che possiate rassicurarci su questo punto affinché
possiamo votare tutti a favore di questo parere conforme.
Spetterà poi al Parlamento europeo in occasione della
pubblicazione
della
prossima
relazione
della
Commissione a novembre giudicare se l’impegno è stato
rispettato e trarne poi le debite conclusioni. In ogni caso,
quello che auspichiamo è che il Parlamento possa
approvare questa relazione con la maggioranza più
ampia possibile, che lo faccia cosciente del fatto che
questo segnerà l’inizio di una nuova fase
nell’allargamento
dell’Unione
europea
e
nel
completamento di un progetto comune, ma che lo faccia
anche con lo spirito e l’atteggiamento che ho osservato
parlando con molti colleghi: la convinzione che l’Europa
ha bisogno di essere protetta, che dovrebbe essere
possibile votare in condizioni di sicurezza e che questo
Parlamento dovrebbe anche essere uno dei garanti di
questa protezione e di questa sicurezza.
2-174
Dührkop Dührkop (PSE), relatore. – (ES) Signor
Presidente, la relazione del Parlamento europeo
approvata all’unanimità ieri sera ha due origini
fondamentali. Primo, la dichiarazione del Consiglio del
marzo 2004, che giudicava il pacchetto finanziario
proposto dalla Commissione per Bulgaria e Romania
corretto ed equilibrato, escludendo totalmente l’altro
ramo dell’autorità di bilancio.
Secondo, il Consiglio intende iscrivere importi fissi
nell’allegato al trattato di adesione, per il periodo 20072009, per le spese non obbligatorie che diverranno
obbligatorie, violando in questo modo le competenze
istituzionali e in materia di bilancio del Parlamento
europeo.
Il Parlamento europeo deplora il fatto che il Consiglio si
sia sistematicamente rifiutato di pervenire a un accordo
in vista dell’elaborazione di una dichiarazione congiunta
con il Parlamento sulle implicazioni finanziarie
dell’adesione di questi due paesi. Per il Parlamento, la
mancanza di volontà da parte del Consiglio rivela
l’assenza di un’onesta cooperazione nello spirito
dell’accordo interistituzionale.
Il Parlamento respinge fermamente questa violazione
delle sue competenze di bilancio.
12/04/2005
In questo allegato, in cui saranno stabiliti gli importi, le
voci che sono interamente di competenza del Parlamento
diventeranno obbligatorie. Il Parlamento chiede pertanto
al Consiglio di adottare questa dichiarazione congiunta.
Lasceremo la porta aperta fino alla firma dell’adesione:
perché il Consiglio accetti di elaborare questa
dichiarazione congiunta.
Inoltre, occorre sottolineare che dovrebbe essere
assolutamente chiaro al Consiglio che un suo eventuale
rifiuto manderebbe segnali estremamente negativi per i
futuri negoziati sulle prospettive finanziarie.
2-175
Böge (PPE-DE), relatore. – (DE) Signor Presidente,
onorevoli colleghi, l’onorevole Dührkop Dührkop ed io
avremmo effettivamente preferito presentarvi oggi una
dichiarazione negoziata congiunta in grado di tutelare i
diritti del Parlamento in materia di politica di bilancio e
di presentare un pacchetto finanziario credibile
relativamente a Romania e Bulgaria. Avevo anche
sperato che il Consiglio avrebbe tratto qualche
insegnamento dalle numerose e diverse difficoltà che
abbiamo avuto con l’ultimo allargamento, ma,
purtroppo, gli sforzi della delegazione di questo
Parlamento ai negoziati e della Presidenza
lussemburghese non sono stati coronati da successo a
questo riguardo.
Se mi è consentito fare riferimento a quello che ha detto
l’onorevole Dührkop Dührkop, i diritti del Parlamento,
in materia di bilancio e in qualsiasi altra materia, non
sono una sciocchezza; non possono essere violati in
qualsiasi occasione. Questo tipo di comportamento getta
una luce negativa e sfavorevole sui prossimi pacchetti,
sui quali – negli interessi non solo della capacità di
azione dell’Unione europea – dovremo negoziare
insieme. Per questo motivo desidero ribadire, per il
verbale, che, sulla base degli importi e delle stime che la
Commissione ci ha messo a disposizione e di quelli
frutto delle nostre indagini, partiamo dal presupposto
che l’importo complessivo previsto per la Bulgaria e la
Romania dal 2007 al 2013 potrebbe essere pari a circa
44,3 miliardi di euro, compresi 16 miliardi di euro per il
periodo precedente al 2009 – circa 12,5 miliardi sono
stati decisi nel trattato di adesione – e 28 miliardi di euro
per il periodo 2010-2013. Questo è un primo aspetto. Il
problema è tuttavia che, se non ci sono prospettive
finanziarie, questi accordi violano la prerogativa del
Parlamento europeo in materia di bilancio, poiché
trasformano le spese non obbligatorie in impegni e
quindi interferiscono in una certa qual misura con il
margine di manovra e le possibilità di organizzazione
del Parlamento in caso di fallimento delle prospettive
finanziarie, soprattutto nei settori della politica interna
ed estera, nella programmazione finanziaria successiva.
Alla luce di un esito così deludente dei negoziati, questo
è un aspetto che ogni deputato e ogni gruppo politico
dovrebbero valutare attentamente.
(Applausi)
2-176
12/04/2005
Schmit, Presidente in carica del Consiglio. – (FR)
Signor Presidente, onorevoli deputati, nel 1957 i padri
fondatori della Comunità affermarono con grande
chiarezza nel Trattato di Roma che erano “determinati a
porre le fondamenta di un’unione sempre più stretta fra i
popoli europei”. Nel preambolo del Trattato, gli Stati
membri invitano gli altri popoli europei – compresi i
paesi che all’epoca erano separati – che condividono gli
stessi ideali di pace e di libertà, a partecipare al loro
progetto di costruzione di un’Europa unita. Domani,
adottando i pareri conformi che segnano il
completamento del quinto allargamento dell’Unione, che
riguarda la Bulgaria e la Romania, il Parlamento europeo
consentirà all’Unione di compiere un passo decisivo nel
processo di unificazione del nostro continente. E’ una
nuova tappa del processo di unificazione che consente
alle nazioni bulgara e rumena di ritrovare il proprio
posto in seno a quest’Europa di cui condividono la
storia, il patrimonio e la cultura. La Bulgaria e la
Romania trovano così il proprio posto in un continente
aperto alla cultura, al sapere e al progresso sociale, come
sottolineato nel preambolo della Costituzione.
Con il vostro parere conforme, darete un contributo
fondamentale a un’Europa senza linee di confine,
un’Europa della democrazia, della libertà, della pace e
del progresso, che condivide gli stessi valori che sono
stati sanciti nella Costituzione per l’Europa.
Inoltre, l’adesione all’Unione della Bulgaria e della
Romania è innanzi tutto un’adesione a questi valori, a
questo modello europeo al quale i cittadini dell’Europa,
tutti i cittadini europei, sono legati.
La nostra più nobile ambizione, condivisa dai cittadini
bulgari e rumeni, che hanno riconquistato la libertà dopo
quasi cinque decenni di oppressioni talvolta terribili, è
proprio quella di ancorare i due paesi a questi valori.
Desidero porre una domanda semplice, rivolta anche
all’onorevole deputato: può qualsiasi cittadino europeo
convinto, che desideri far avanzare l’Europa sulla via
della democrazia e dei diritti dell’uomo, ma anche dei
diritti sociali, ragionevolmente correre il rischio di
respingere la Carta dei diritti fondamentali, che è parte
integrante della Costituzione e segna una tappa
fondamentale nella costruzione della nostra Europa, di
un’Europa fondata su valori comuni?
(Applausi)
Questi due paesi sono stati del resto pienamente
coinvolti nell’elaborazione della Costituzione, che darà
basi più solide all’Europa.
Il successo dell’allargamento non dipende solo dagli
sforzi concreti della Bulgaria e della Romania nel
processo di riforma delle loro società. Ha anche bisogno
del sostegno dei nostri cittadini, che devono capire il
senso di questo allargamento per la stabilità del nostro
continente. Il Parlamento europeo ha un ruolo
fondamentale da svolgere prestando la propria
legittimità politica e la propria credibilità a tale processo.
45
Questo quinto processo di allargamento, avviato nel
1997 dal Consiglio europeo di Lussemburgo, è stato un
processo completo, inclusivo e progressivo. I dodici
Stati coinvolti hanno tutti dovuto rispettare le stesse
condizioni e sono stati chiamati ad aderire all’Unione
europea sulla base degli stessi criteri. Il processo si è
svolto per tappe, secondo i ritmi propri a ogni paese
candidato, in funzione del suo livello di preparazione. In
questo modo è stato possibile garantire che ogni paese
avesse le stesse opportunità di aderire all’Unione ma che
dovesse anche rispettare gli stessi obblighi. In occasione
del Consiglio europeo del dicembre 2002, che ha deciso
l’adesione dei dieci nuovi Stati membri, la dichiarazione
su un’Europa unica ha sottolineato il carattere continuo,
inclusivo ed irreversibile del processo di allargamento,
annunciando chiaramente il nostro obiettivo di voler
accogliere la Bulgaria e la Romania come nuovi Stati
membri nel 2007.
I negoziati di adesione non sono stati sempre facili –
come può sicuramente confermare la Commissione – ma
penso che i risultati contenuti nel trattato di adesione
siano equi ed adeguati e che siano ampiamente in linea
con i risultati dei negoziati con i dieci nuovi Stati
membri.
La Bulgaria e la Romania hanno ora circa venti mesi per
gli ultimi ritocchi ai preparativi per l’adesione. Nelle sue
ultime relazioni periodiche, la Commissione ha valutato
che, tenuto conto dei progressi realizzati dai due paesi,
dei risultati ottenuti nell’attuazione dei loro impegni e
del lavoro di preparazione in corso, questi due paesi
dovrebbero essere pronti per aderire all’Unione il 1°
gennaio 2007. La Commissione ha confermato questa
conclusione con il suo parere favorevole del 22 febbraio
concernente l’adesione dei due paesi. Il Consiglio
europeo ha stimato che la Bulgaria e la Romania saranno
in grado di assumere tutti gli obblighi discendenti dalla
loro adesione, a condizione che portino avanti i loro
sforzi entro i termini fissati, che completino tutte le
riforme necessarie e che onorino tutti gli impegni presi
in ognuno dei settori dell’acquis.
Non siete certo all’oscuro dei legittimi interrogativi in
merito all’attuazione corretta e puntuale dell’acquis, in
particolare nel settore della giustizia e degli affari
interni, per quanto riguarda la Romania, e anche della
politica della concorrenza e in materia di ambiente. Non
ci sono scorciatoie sulla via dell’adesione. La credibilità
del processo dipende dal fatto che ogni paese può aderire
solo sulla base degli stessi criteri politici ed economici e
della sua capacità di adempiere tutti gli obblighi
derivanti dall’adesione. Questo implica l’esistenza delle
capacità amministrative e giudiziarie necessarie per
portare positivamente a termine un simile compito.
La Bulgaria e la Romania sono assolutamente
consapevoli di quello che ci si aspetta da loro in quanto
futuri Stati membri. Dall’apertura dei negoziati di
adesione, l’Unione ha sottolineato le implicazioni
dell’adesione all’Unione europea: l’accettazione
integrale di tutti i diritti e di tutti gli obblighi reali e
46
potenziali del sistema dell’Unione e del suo quadro
istituzionale, compresa la Costituzione – a proposito
della quale sono più ottimista – nonché la concreta ed
effettiva attuazione dell’acquis.
In merito alle relazioni degli onorevoli Moscovici e Van
Orden relative alle domande di adesione della Bulgaria e
della Romania, sono convinto che condividiamo la
stessa analisi secondo cui questi due paesi dovrebbero
essere in grado di aderire all’Unione nel gennaio 2007 e
di onorare in tutto e per tutto gli obblighi discendenti
dalla loro adesione.
Nel frattempo, l’Unione continuerà a sostenere con ogni
mezzo disponibile la Bulgaria e la Romania nei loro
preparativi. Fino al giorno dell’adesione, rimarranno in
vigore gli accordi europei conclusi nel 1994. Hanno
funzionato in modo corretto e sono stati uno strumento
chiave ai fini della preparazione di Bulgaria e Romania
all’adesione. E’ tuttavia chiaro che spetta a Bulgaria e
Romania impegnarsi al massimo per essere pronte.
Sarebbe impossibile sottovalutare quello che ciò
rappresenta sul piano economico, sociale e politico, e il
lavoro condotto finora merita sicuramente tutto il nostro
rispetto.
L’Unione europea continuerà a seguire con attenzione i
preparativi portati avanti dai due paesi e i risultati
ottenuti, compresa l’attuazione effettiva degli impegni.
Posso assicurarvi che la Presidenza lussemburghese
prende molto sul serio il lavoro di monitoraggio. E’ in
realtà fondamentale nell’interesse dei due paesi essere
veramente pronti. In caso contrario, rischierebbero di
non poter beneficiare pienamente dell’adesione se, per
esempio, si dovesse rivelare necessario il ricorso alle
clausole di salvaguardia in certi settori.
Sappiamo benissimo quali sono i ruoli rispettivi delle
istituzioni in questo contesto. Intendiamoci bene:
supponendo che ci sia un parere conforme del
Parlamento europeo rispetto alla domanda di adesione
all’Unione europea della Repubblica di Bulgaria e della
Romania, nel caso in cui la Commissione presentasse al
Consiglio una raccomandazione relativa al ricorso ad
una delle clausole di salvaguardia contenute nel trattato
di adesione, la decisione del Consiglio terrà in debito
conto la posizione del Parlamento europeo.
Il Consiglio dà oggi questa garanzia al Parlamento, che,
a giusto titolo, vuole seguire da vicino gli sviluppi nei
due paesi. Come abbiamo già sentito, il Presidente del
Consiglio europeo ha inviato una lettera in proposito al
Presidente del Parlamento europeo. Desidero ripetere
che l’allargamento può riuscire solo se gode di un ampio
sostegno da parte dei popoli dell’Unione. Voi
rappresentate questi popoli. Voi rappresentate i cittadini
europei. La vostra voce deve essere ascoltata, la vostra
valutazione merita di essere presa pienamente in
considerazione, nel caso in cui dovessero essere prese
decisioni in materia di applicazione delle clausole di
salvaguardia.
A questo proposito, consentitemi di ricordare che il
12/04/2005
lavoro del Parlamento europeo non si conclude con il
vostro parere conforme. Il vostro contributo politico al
processo di allargamento continuerà ad essere prezioso.
Vi siamo grati del sostegno politico che avete dato al
processo, durante tutto il suo svolgimento, in particolare
attraverso il dialogo aperto e costruttivo con i vostri
omologhi, i deputati eletti nei parlamenti bulgaro e
rumeno.
In conclusione, consentitemi di ricordare che il progetto
storico di cui discutete oggi è l’adesione della Bulgaria e
della Romania. Siamo tutti d’accordo nel dire che
l’adesione di questi due paesi costituirà un passo
decisivo che ci consentirà di lasciarci alle spalle
l’ingiusta e innaturale divisione dell’Europa.
Vorrei ora affrontare brevemente la questione delle
implicazioni finanziarie. Per quanto riguarda il
finanziamento dell’allargamento a ventisette membri,
con l’entrata della Bulgaria e della Romania, desidero
ricordare che i negoziati con questi due paesi sono stati
condotti sulla stessa base e secondo gli stessi principi
applicati ai dieci nuovi Stati membri. Sulla base di una
proposta della Commissione, gli Stati membri hanno
approvato un pacchetto finanziario che definisce le
uniche spese identificabili a favore di questi due paesi,
che coprirà un periodo di tre anni, come è avvenuto per i
dieci. Poi si applicherà l’acquis, comprese le prossime
prospettive finanziarie. E’ una questione di giustizia, di
trattamento equo, ma anche di prevedibilità per i due
paesi. Non possiamo negoziare senza mettere le carte in
tavola, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti
finanziari relativamente ai primi difficili passi che
Romania e Bulgaria muoveranno come Stati membri.
E’ chiaro che, vista la data prevista per l’adesione di
questi due paesi, ci troviamo in un contesto diverso da
quello in cui si trovavano i dieci nuovi Stati membri. Per
tale motivo abbiamo già stabilito al Consiglio europeo di
Salonicco un principio essenziale: le discussioni sulle
future riforme politiche o sulle nuove prospettive
finanziarie non devono ostacolare il proseguimento e la
conclusione dei negoziati di adesione con la Bulgaria e
la Romania. Analogamente, i risultati di questi negoziati
non devono pregiudicare le discussioni o l’accordo sulle
riforme politiche o sulle nuove prospettive finanziarie.
Come a voi, anche a me dispiace che non sia stato
possibile trovare un accordo tra il Consiglio e il
Parlamento. Eravamo molto vicini ad un accordo. E’
stato il nervosismo – in particolare, credo, al Consiglio,
per essere giusti – prima delle complesse discussioni
sulle prospettive finanziarie, che non ci ha permesso di
concludere un accordo? Desidero ribadire con grande
chiarezza che probabilmente ci sono stati dei malintesi.
Forse certe considerazioni tecniche hanno avuto la
meglio su un approccio politico positivo. Posso
assicurarvi, a nome della Presidenza, che, per noi, i
poteri e le competenze di bilancio ed istituzionali del
Parlamento europeo non sono assolutamente rimesse in
discussione dalle proposte presentate e che l’accordo
interistituzionale rimane in tutto e per tutto valido. Non
posso promettere, come mi è stato chiesto dall’onorevole
12/04/2005
Böge, di cercare, prima ancora della firma dell’accordo,
un accordo su una dichiarazione, ma faremo un ultimo
sforzo per riuscirci e chissà?
2-177
Rehn, Membro della Commissione. – (EN) Signor
Presidente, a seguito delle vostre risoluzioni positive in
dicembre, in febbraio la Commissione ha adottato un
parere favorevole sull’adesione di Bulgaria e Romania
all’Unione europea. In realtà, se porteranno a termine
con successo i loro compiti, i due paesi saranno
rappresentati in quest’Aula tra meno di due anni. E
prenderanno qui posto come osservatori dopo il trattato
di adesione.
Desidero sottolineare, come ho fatto alla commissione
per gli affari esteri il 29 marzo, che il Presidente Barroso
ed io abbiamo ripetutamente posto l’enfasi sul fatto che,
mentre le conclusioni dei negoziati e la firma del trattato
di adesione implicano che sia stato raggiunto l’accordo
sui termini e le condizioni per l’adesione della Bulgaria
e della Romania, non implicano che i preparativi per
l’adesione siano completi. Nei 21 mesi restanti, Bulgaria
e Romania devono produrre risultati in termini di
riforme fondamentali ed onorare in tutto e per tutto gli
impegni presi nel corso dei negoziati. Le lancette
dell’orologio girano. Ogni giorno, ogni settimana, ogni
mese contano d’ora in poi. Entrambi i paesi sono oggetto
di un monitoraggio molto attento da parte della
Commissione, degli Stati membri e del Parlamento. E
continueranno ad esserlo fino alla vigilia dell’adesione.
Desidero rassicurarvi: se la Commissione valuterà, sulla
base del suo monitoraggio, che la Bulgaria o la Romania
sono palesemente impreparate all’adesione, non esiterò a
raccomandare il ricorso agli strumenti correttivi, tra i
quali c’è la clausola che ci permette di rinviare
l’adesione di un anno fino al 2008. Sono convinto che
gli onorevoli deputati del Parlamento saranno d’accordo
con questa impostazione. Aspetto pertanto con
impazienza di poter instaurare un dialogo regolare con
voi sull’attuazione degli impegni di Bulgaria e Romania.
Come è stato confermato dal Presidente Barroso in una
lettera trasmessa al Presidente Borrell la settimana
scorsa, la Commissione terrà attentamente conto del
parere del Parlamento prima di elaborare qualsiasi
raccomandazione in materia, in particolare dopo la
pubblicazione in novembre della nostra relazione
globale di controllo sui progressi verso l’adesione di
Romania e Bulgaria. Desidero perciò ringraziare in
particolare la commissione per gli affari esteri, il suo
presidente, i relatori e i coordinatori, della loro
cooperazione e della valida soluzione individuata. A mio
parere, questo rispetta il Trattato e allo stesso tempo dà
al Parlamento europeo voce in capitolo nel processo,
nello spirito della vera democrazia europea.
Sono stato a Sofia a metà marzo e a Bucarest all’inizio
di marzo. Vorrei esporvi brevemente i punti principali
dell’attuale valutazione della Commissione sui progressi
compiuti dai due paesi.
47
La relazione dell’onorevole Van Orden sulla Bulgaria
accoglie favorevolmente la conclusione dei negoziati di
adesione. Il paese ha effettivamente compiuto continui
progressi nel corso degli ultimi anni. Ciononostante, la
Bulgaria deve mantenere il ritmo nei suoi preparativi per
l’adesione. Stiamo controllando questi aspetti molto
attentamente attraverso il nostro meccanismo di
monitoraggio intensificato. La Bulgaria deve impegnarsi
in modo efficace e continuo per riformare il sistema
giudiziario, e per lottare contro la corruzione e la
criminalità organizzata. La riforma del sistema
giudiziario, in particolare della fase preprocessuale, è la
priorità principale da qui all’adesione. E’ la priorità delle
priorità per la Bulgaria.
E ora vorrei passare alla Romania. Nel suo parere sulla
Romania, la Commissione ha invitato il paese a portare
avanti con determinazione le riforme che ancora sono
necessarie, ossia, in particolare, l’effettiva realizzazione
delle riforme della pubblica amministrazione e della
giustizia, la lotta contro la corruzione e il rispetto
dell’impegno preso nel settore della concorrenza e degli
aiuti di Stato, nonché nel settore ambientale. Nella sua
relazione, l’onorevole Moscovici aggiunge a queste
priorità la criminalità organizzata e il controllo delle
frontiere esterne. Sono assolutamente d’accordo con lui.
Questi aspetti devono essere tra le condizioni critiche
quando valutiamo i progressi della Romania verso
l’adesione.
La Romania ha iniziato ad affrontare seriamente i
requisiti per l’adesione, soprattutto nel settore della
riforma della giustizia e della lotta contro la corruzione.
Sono felice di poter dire oggi che tutti i documenti
strategici richiesti a seguito dei negoziati sono stati
recentemente trasmessi dal governo rumeno alla
Commissione con puntualità. Riguardano la lotta contro
la corruzione, la riforma del sistema giudiziario e la
sicurezza delle frontiere. I documenti sono attualmente
all’esame della Commissione.
In un altro settore chiave che sorveglieremo con molta
attenzione, quello della concorrenza e degli aiuti di
Stato, la Romania ha tra l’altro onorato l’impegno di
presentare il suo piano nazionale per la ristrutturazione
del settore siderurgico, e lo ha fatto puntualmente entro
la scadenza prevista.
Inoltre ha compiuto progressi nel settore della
cooperazione di polizia, in cui sono state adottate nuove
leggi sulla gendarmeria e la polizia nazionale. La
Romania ha avviato discussioni volte a definire la forma
dei suoi futuri impegni di finanziamento relativamente
alla gestione delle frontiere.
La determinazione politica ora deve essere tradotta in
azioni concrete. Alla luce delle mie frequenti riunioni
con i rumeni sia a Bucarest che a Bruxelles, credo
fermamente che il nuovo governo abbia capito la portata
e l’importanza dell’esercizio di monitoraggio, nonché
quanto sia urgente produrre risultati concreti nel primo
semestre del 2005.
48
A mio avviso, abbiamo validi motivi per essere
cautamente ottimisti in merito ai preparativi per
l’adesione della Romania. Cerchiamo di giocare in modo
corretto. La giuria non è ancora rientrata e ora è il
momento di concedere alla Romania il beneficio del
dubbio per quanto riguarda i suoi preparativi per
l’adesione come Stato membro a pieno titolo
dell’Unione europea.
Prima di concludere, vorrei brevemente affrontare le
implicazioni finanziarie dell’adesione di Bulgaria e
Romania, alle quali ha fatto riferimento il ministro
Schmit nel suo intervento. Il Commissario, signora
Grybauskaitė, ha lavorato in stretta cooperazione con i
due relatori, onorevoli Böge e Dührkop Dührkop, miei
ex colleghi della commissione per il controllo dei
bilanci. La posizione della Commissione in materia è la
seguente. L’importo stabilito nei negoziati di adesione
con Bulgaria e Romania per il periodo 2007-2009 è
incluso nel trattato di adesione. Le prospettive
finanziarie per il periodo 2007-2013 devono essere
divise in due ampie categorie di spesa per l’Unione a 27,
non in categorie di stanziamenti tra certi gruppi di Stati
membri, alcune delle quali, comunque, possono essere
solo indicative. La Commissione ritiene che il fatto di
distinguere gli importi indicativi per certi gruppi di Stati
membri non sia in linea con lo spirito e la lettera
dell’accordo interistituzionale.
In conclusione, sia la Commissione europea che i nostri
programmi di assistenza finanziaria continueranno a
sostenere gli sforzi dei due paesi per intensificare i
necessari preparativi da parte loro. La firma puntuale del
trattato di adesione è importante al fine di sostenere il
ritmo raggiunto e di garantire il buon esito dei
preparativi per l’adesione di Bulgaria e Romania. Conto
sul vostro sostegno a tale riguardo.
2-178
Maat (PPE-DE), relatore per parere della commissione
per l’agricoltura. – (NL) Signor Presidente, sono rimasto
molto colpito da quello che ha detto il ministro Schmit, a
nome del Consiglio, sui valori sociali dell’Unione
europea. E’ alla luce di questi valori dell’Unione
europea che dovremmo vedere questo allargamento. Non
ci sono dubbi che Romania e Bulgaria dovrebbero, un
giorno, entrare a far parte dell’Unione europea, ma dal
punto di vista dell’agricoltura e della commissione per
l’agricoltura devo concludere che non ci sono segnali
che indichino che la questione del finanziamento sia
stata risolta. E’ un assoluto mistero come finanzieremo
l’adesione di questi due paesi. Le ricordo i diritti sociali
che ha citato e i valori che noi sosteniamo. Suppongo
che l’intenzione del Consiglio non sia quella di far
finanziare l’adesione dagli attuali 25 Stati membri.
Questo è incoerente con gli elevati valori dell’Unione
europea e quindi immagino che il Consiglio provvederà
a pagare senza indugio.
La seconda osservazione riguarda il funzionamento di
questi paesi in una nuova Unione europea. La
Commissione ha fatto bene a porre interrogativi sul
controllo delle frontiere. Vi ricordo che la nostra
12/04/2005
eccellente politica per la sicurezza alimentare ha
consentito all’Unione Europea di raggiungere un livello
molto elevato, e questo è un settore in cui la Romania
lascia ancora molto a desiderare. Dovete rendervi conto
che, se dovessimo prendere una decisione ora, grandi
parti della Romania non sarebbero in grado, a tempo
debito, di aderire al mercato comune europeo, mentre
noi vendiamo prodotti sul loro mercato; il fatto che il 3040 per cento della popolazione viva ancora in campagna
e dalla campagna tragga i propri mezzi di sostentamento
significa che la Romania non è sufficientemente
avanzata in questo settore. Forse sono un po’ troppo
brutale, ma è l’onestà che mi obbliga a farlo, quando
guardo alla struttura sociale della campagna.
Desidero congratularmi con la Bulgaria per il suo
programma di riforma e per quello che ha fatto in
materia di diritti di proprietà. E’ anche riuscita a
compiere un buon lavoro in termini di attuazione del suo
programma di sviluppo rurale, al contrario della
Romania, che devo criticare per non essere riuscita ad
utilizzare un volume sufficiente di fondi SAPARD per
mettere in moto lo sviluppo rurale. Sarebbe quindi molto
prezioso per il Parlamento avere un po’ più di tempo a
disposizione per prendere una decisione, poiché il nuovo
governo è partito bene, ma i risultati sul campo sono per
il momento esigui. Chi stabilisce un confronto con le
adesioni precedenti deve essere realistico. La Bulgaria si
sta avvicinando ai dieci paesi che hanno recentemente
aderito, ma la Romania è in ritardo in materia di
sviluppo rurale, politica agricola, rischio di malattie
animali e legislazione nel settore della sicurezza
alimentare. Questi sono gli elementi che contribuiscono
a definire i nostri valori europei che ci stanno a cuore,
che sosteniamo e che, a nostro parere, vanno a vantaggio
della società, a patto che riusciamo ad applicarli.
Purtroppo, al momento, devo concludere che molte sono
le critiche che dobbiamo rivolgere alla Romania per
quanto riguarda la sua agricoltura.
2-179
Millán Mon, a nome del gruppo PPE-DE. – (ES) Signor
Presidente, domani sarà un giorno molto importante per
questo Parlamento, per la Romania, per la Bulgaria e per
tutti i cittadini dell’Unione europea. Approveremo
effettivamente la firma del trattato di adesione per
entrambi i paesi; si concluderà così il processo del
quinto allargamento, l’Europa sudorientale ne
guadagnerà in termini di stabilità e di progresso e inoltre
si realizzerà il sogno della riunificazione dell’Europa.
Il parere sulla Romania sul quale voteremo domani è
coerente con la prima relazione Moscovici, approvata da
questo Parlamento lo scorso dicembre. In essa abbiamo
approvato il calendario stabilito per l’adesione della
Romania e abbiamo chiesto l’attuazione di una serie di
riforme in settori noti.
Tale parere è anche coerente con l’auspicio del
Parlamento di essere direttamente associato al processo
che condurrà all’adesione nel gennaio 2007. Parlo del
monitoraggio delle riforme e anche dell’auspicio del
12/04/2005
Parlamento di essere associato in caso di ricorso alle
cosiddette clausole di salvaguardia.
A questo riguardo, sono lieto che il Commissario Rehn
abbia ribadito il suo impegno a coinvolgere pienamente
il Parlamento nel prosieguo del processo fino a gennaio
2007, e prendo anche nota degli impegni assunti a tale
riguardo dalla Presidenza in carica del Consiglio.
Questi sono naturalmente momenti cruciali nella storia
della Romania. Desidero sottolineare l’immenso
sostegno da parte del popolo rumeno all’integrazione del
paese nell’Unione. E’ un obiettivo storico che gode di
enorme sostegno tra i cittadini rumeni ed è anche
appoggiato dalle forze politiche del paese. Ne ho avuto
testimonianza ancora una volta stamani in una riunione
con eminenti parlamentari di vari partiti politici rumeni.
Sono certo che le autorità rumene, incoraggiate da
questo ampio sostegno, continueranno a rispettare gli
impegni assunti nel trattato di adesione con estrema
determinazione ed estremo rigore, come ci ha appena
spiegato il Commissario Rehn.
E’ venuto il momento che la Romania entri a far parte
dell’Europa. E’ questa la priorità e spero che domani il
Parlamento possa esprimere la sua fiducia rispetto alla
capacità del governo rumeno di soddisfare tali
aspettative ed esprima un parere favorevole. Il
Parlamento seguirà con estrema attenzione i progressi
della Romania verso l’integrazione. La Romania si
merita di aderire all’Unione, non solo per la sua storia, la
sua geografia e la sua cultura, ma anche per la sua
volontà e la sua coscienza europee.
2-180
Wiersma, a nome del gruppo PSE. – (NL) Signor
Presidente, domani il Parlamento europeo pronuncerà la
sua sentenza sull’adesione di Romania e Bulgaria
all’Unione europea. Mancano tuttavia ancora 20 mesi
alla data di adesione attualmente prevista e molte delle
questioni di cui si è a lungo discusso in quest’Aula
rimangono senza risposta. La nostra preoccupazione
principale riguarda la situazione in Romania. Devono
essere portate a termine, in via prioritaria, molte delle
riforme necessarie nell’amministrazione pubblica e
nell’amministrazione della giustizia. La lotta contro la
corruzione merita un’azione più decisiva e sono
necessarie maggiori garanzie per la libertà e
l’indipendenza della stampa. Questi aspetti, insieme a
molti altri, sono stati citati nelle relazioni della
Commissione e in quelle dei nostri relatori. Come il
Consiglio e la Commissione, anche noi intendiamo
continuare ad esercitare pressione sulla Bulgaria e in
particolare sulla Romania, in modo che le riforme
necessarie possano effettivamente intervenire entro i
tempi convenuti.
Le carenze in Romania sono così gravi che il nostro “sì”
è per il momento un consenso condizionato. C’è ancora
l’opzione del ricorso alle clausole di salvaguardia per
proteggere l’Unione europea dagli effetti indesiderati di
eventuali carenze. Nel caso in cui le carenze di uno dei
49
due paesi fossero troppo gravi, la sua adesione può
addirittura essere rinviata. Poiché il Parlamento non
dovrebbe limitarsi a svolgere un ruolo di osservatore
nell’ambito del monitoraggio e durante il processo
decisionale volto a stabilire se ricorrere o meno alle
clausole di salvaguardia o se rinviare l’adesione,
abbiamo chiesto al Consiglio e alla Commissione di
essere attivamente coinvolti nel monitoraggio e nel
processo decisionale fino al giorno dell’adesione, e gli
interventi che abbiamo sentito questo pomeriggio
indicano che c’è da parte loro disponibilità in tal senso.
Questo mette il Parlamento europeo in una posizione
migliore e, soprattutto, favorisce il controllo
democratico del processo di allargamento, e appare ai
miei occhi anche come un accordo politico. Qualora
un’ampia maggioranza del Parlamento dovesse aver
motivo di mettere in dubbio i progressi della Romania o
della Bulgaria o il loro livello di preparazione in una
successiva fase del processo, il Consiglio e la
Commissione non potrebbero certo ignorare il nostro
parere, se vogliono evitare grossi scontri politici. Il
nostro consenso di domani sarà pertanto condizionato.
E’ anche una forma di accordo politico con i candidati
all’adesione che trasmette loro il messaggio seguente:
nei prossimi 18 mesi sarete al primo posto tra le nostre
priorità e alla fine sarà il vostro impegno ad essere
decisivo.
2-181
Lambsdorff, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor
Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il
Parlamento domani voterà per decidere se accettare o
meno la Bulgaria nell’Unione europea. Desidero
congratularmi con l’onorevole Van Orden, a nome del
gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per
l’Europa, per la sua relazione su questo tema, una
relazione approfondita che riesce a stabilire un equilibrio
tra, da una parte, gli enormi progressi compiuti dalla
Bulgaria e, dall’altra, i problemi che – come ben
sappiamo – devono ancora essere risolti. Ciò su cui non
ci sono dubbi è che il paese ha imboccato la strada giusta
verso l’adesione all’Unione europea entro il 2007. Il
nostro gruppo, Alleanza dei Democratici e dei Liberali
per l’Europa, voterà pertanto a favore dell’adesione della
Bulgaria e forniremo al paese il nostro sostegno critico
ma costruttivo durante le prossime tappe di questo
percorso.
Il governo bulgaro si è dimostrato in grado di soddisfare
i criteri per l’adesione e di ottemperare ai requisiti
imposti. Questo slancio positivo deve continuare ad
essere mantenuto in futuro e, con le elezioni previste per
giugno, non si deve permettere alcun rallentamento degli
sforzi a livello di riforme, in particolare per quanto
riguarda settori già evocati, come la privatizzazione
della Bulgartabak e la riforma del diritto penale.
E’ giusto affermare che si tratta di un giorno importante
per l’Unione europea, e desidero pertanto cogliere
questa occasione per parlare brevemente delle
caratteristiche fondamentali del prossimo allargamento
per l’Unione europea nel suo insieme; faccio riferimento
all’effettivo rispetto dei criteri di performance esposti
50
nella relazione. La credibilità dell’Unione europea – da
cui dipende il necessario sostegno da parte dell’opinione
pubblica non solo al processo di adesione, ma anche al
lavoro dell’Unione europea nel suo insieme – deve
essere mantenuta, e lo sarà solo grazie ad una
valutazione coerente dei candidati all’adesione, sulla
base dei risultati conseguiti e dei loro meriti. E’
unicamente per questo motivo – e lo dico a beneficio
dell’onorevole Moscovici – e non perché abbia dubbi
sulle prospettive europee dei due candidati, che il mio
gruppo considera così fondamentale la valutazione
individuale dei candidati.
A questo riguardo, la linea coerente assunta dalla
Commissione deve essere accolta con estremo favore. Il
Commissario Rehn ha chiarito che non esiterà a
raccomandare l’applicazione della clausola di
salvaguardia se lo ritenesse opportuno. Faremo in modo
che, se tale ricorso dovesse rivelarsi necessario, egli dia
un seguito concreto alle sue parole. Il mio gruppo è lieto
che il Parlamento possa svolgere un ruolo di primo piano
in questo ambito. Credo altresì – soprattutto dopo aver
visto il comportamento disonorevole di molti membri
del gruppo del Partito popolare europeo oggi all’ora di
pranzo – che avremmo dovuto organizzare questo
dibattito a Bruxelles piuttosto che a Strasburgo.
2-182
Lagendijk, a nome del gruppo Verts/ALE. – (NL)
Signor Presidente, nel dicembre dello scorso anno, il
mio gruppo ha votato contro la relazione dell’onorevole
Moscovici poiché ritenevamo che essa fornisse
un’analisi troppo positiva della Romania e che non ci
fosse alcun tipo di elemento che indicasse che i problemi
fondamentali sarebbero stati affrontati, come la lotta
contro la corruzione e la garanzia di mezzi di
informazione indipendenti e di una stampa libera. Sarò
molto onesto: se il partito di Nastase avesse vinto le
elezioni nel dicembre scorso, le cose sarebbero state
molto chiare per il mio gruppo: domani avremmo votato
“no” all’adesione della Romania. Il vecchio governo
della Romania rappresentava parte del problema,
piuttosto che la sua soluzione, ma fortunatamente ora c’è
un nuovo governo le cui priorità sono in linea con le
preoccupazioni del Parlamento europeo. Sin dal
momento del suo insediamento, il nuovo governo non ha
lasciato dubbi sulla serietà nell’affrontare i problemi che
ho citato poc’anzi. Da allora, è stata revocata l’immunità
ad ex ministri ed ex parlamentari. 25 capi della polizia di
alto rango, sospettati di corruzione, sono stati sollevati
dal loro incarico, e si prevede che siano avviate azioni
penali per corruzione contro alcuni ex ministri.
In breve, questo governo, in particolare il ministro della
Giustizia, merita il nostro sostegno. Vorrei dire a tutti
coloro che intendono votare “no”, che dire “no” al
governo attuale equivarrebbe a farlo pagare per gli errori
del vecchio governo. Un “no” destabilizzerebbe questo
governo e se c’è una cosa che non voglio è che il
vecchio governo torni al potere. Al nuovo governo
rumeno vi esorto a dire “sì”, ma un “sì” condizionato. E’
fondamentale che il Parlamento europeo continui a
tenere sotto controllo l’allargamento alla Romania, e
12/04/2005
proprio per tale ragione ho preso l’iniziativa di chiedere
alla Commissione e al Consiglio di impegnarsi ad
associare il Parlamento all’allargamento anche in futuro,
anche dopo la giornata di domani. Sono lieto della
cooperazione del relatore, e mi fa anche piacere che la
cooperazione con i deputati di questo Parlamento sia
stata positiva. Sono particolarmente soddisfatto
dell’impegno assunto oggi dal Commissario Rehn, che
era anche contenuto in una lettera inviata dal Presidente
Barroso al Presidente Borrell.
Qualora in futuro, nei prossimi 18 mesi, si rivelasse
necessario ricorrere alle clausole di rinvio, il Parlamento
sarà pienamente coinvolto. Se il Parlamento ritiene che
le riforme realizzate nel 2005 o nel 2006 siano
insufficienti, e che sia pertanto necessario avviare la
procedura di rinvio in settori molto specifici, compresa
la lotta alla corruzione, sarà possibile farlo e ci
troveremo di fronte a un evento politico che esigerà una
reazione da parte della Commissione e del Consiglio a
livello europeo e a livello nazionale. Dopo tutto, non
dovremmo trascurare il fatto che i trattati con la
Romania e la Bulgaria saranno oggetto di ratifica e che,
in futuro, i parlamenti di questi paesi terranno conto di
quanto dirà il Parlamento europeo.
Il mio, o piuttosto il nostro messaggio al nuovo governo
è: sì, vi concediamo il beneficio del dubbio. In ogni
modo, continuate a portare avanti le riforme, ma
ricordate che questo Parlamento continuerà a
controllarvi con un occhio estremamente critico e, come
ha già detto il Commissario, non esiteremo ad avvalerci
delle procedure di rinvio, qualora si rivelassero
necessarie.
2-183
PRESIDENZA DELL’ON. TRAKATELLIS
Vicepresidente
2-184
Meijer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (NL) Signor
Presidente, la Bulgaria e la Romania non sono state
ammesse
immediatamente
durante
il
grande
allargamento del 2004 perché i negoziati con questi due
paesi erano in ritardo.
Per quanto riguarda la Bulgaria, vorrei osservare che
quel paese dedica molto tempo alla costruzione di grandi
strade ed aeroporti senza occuparsi minimamente di
sanità pubblica, natura, ambiente o delle attuali norme
dell’Unione. Inoltre, la numerosa popolazione rom,
nonostante i progetti finanziati dall’Unione europea, è
lungi dall’essere trattata in modo paritario. Povertà e
disoccupazione dilagano. L’attuale governo è al potere
grazie alla temporanea popolarità di una persona: l’uomo
che ambiva al trono, ma che non ha alcun sostegno
organizzato e coesivo degno di nota. Questa strana
situazione cesserà di esistere probabilmente dopo le
elezioni del 25 giugno. Visto che la Bulgaria non è
peggiore di alcuni degli Stati ammessi nel 2004, tale
critica non può essere una ragione sufficientemente
valida per aspettare oltre il 2007.
12/04/2005
L’adesione della Romania è molto più controversa.
Negli ultimi anni, non ci sono state garanzie in materia
di indipendenza della stampa, della giustizia e delle
organizzazioni non governative. Sebbene la Romania
abbia firmato un trattato in cui dichiara di candidarsi
all’Unione europea, ho l’impressione che abbia più
stima per gli Stati Uniti e la Turchia. La Romania è in
condizioni così disastrose che l’iniziale impazienza della
vicina Moldova di ritornare a farne parte è
completamente svanita. I compiti governativi sono stati
trascurati, mentre si è creato lo spazio per un’economia
da far west. Nel tentativo di estrarre minerali a basso
prezzo, il paese recluta filibustieri stranieri che
utilizzano sostanze chimiche pericolose che possono
seriamente inquinare il suolo, la falda freatica e le acque
fluviali. Nella vicina Ungheria, che è stata in passato
contaminata da acque fluviali tossiche provenienti dalla
Romania, la gente guarda con paura al progetto di
sfruttamento della miniera d’oro a Rosia Montana, nella
provincia rumena di Alba, che prevede l’uso del cianuro.
Inoltre, la Romania ha concluso un accordo con gli Stati
Uniti per sabotare la Corte penale internazionale
dell’Aia. La Romania è la vetrina del ministro della
Difesa statunitense Rumsfeld della “nuova Europa”.
I risultati della Romania sono inferiori a quelli di ogni
altro paese finora ammesso. E questo potrebbe essere,
già di per sé, un motivo per respingere per il momento
l’adesione della Romania. Il mio gruppo difende tuttavia
il diritto per i paesi europei caratterizzati da un basso
livello di vita di aderire rapidamente all’Unione europea,
a condizione che non perdano tempo nel conformarsi ai
requisiti in termini di diritti umani, democrazia e
ambiente. L’ammissione incondizionata della Romania
renderebbe più difficile esercitare pressione sulla
Turchia perché diventi un paese democratico rispettabile
prima di poter essere ammesso all’Unione europea.
Inoltre, elimina qualsiasi seria argomentazione per
ritardare ulteriormente i negoziati con le repubbliche
della ex Jugoslavia, Croazia e Macedonia, che speravano
di aderire insieme alla Romania. Non sappiamo quale
sarà lo sviluppo a breve termine della Romania con un
nuovo governo; e non sappiamo nemmeno se è in vista
una soluzione ai problemi esistenti. Per questo è
opportuno che continui ad esistere, come strumento di
pressione, l’opzione di rinvio. Non solo il Consiglio, ma
anche il Parlamento europeo dovrebbe avere questa
prerogativa.
2-185
Belder, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Grazie,
signor Presidente. La relazione dell’onorevole
Moscovici sulla domanda di adesione della Romania
all’Unione europea eccelle per chiarezza e onestà.
Presenta sia i risultati conseguiti che le carenze in questa
fase cruciale del lungo e arduo cammino di Bucarest
verso Bruxelles. Al paragrafo 6, il relatore ricorda gli
obblighi previsti dall’Unione che il governo rumeno non
ha ancora soddisfatto. Non per niente le riforme
giudiziarie e amministrative, nonché la lotta contro la
corruzione sono ai primi posti della lista. Secondo un
portavoce ben informato, non dovremmo in alcun caso
dubitare dell’integrità e dell’impegno del nuovo ministro
51
della Giustizia rumeno, signora Monica Macovei,
sebbene incontri molta resistenza anche all’interno del
suo stesso ministero. Desidero accogliere con favore
l’aperta espressione di sostegno a lei espressa da parte
della Commissione. Un messaggio così positivo
potrebbe addirittura avere un duplice effetto: potrebbe
essere percepito sia in Romania sia altrove. Appoggio
pertanto quando ha detto l’onorevole Lagendijk su
questo tema. Inoltre, la Commissione potrebbe esortare
il governo rumeno a lanciare una nuova iniziativa contro
la corruzione imitando la campagna “Nessuna bustarella
a nessuno”, poiché, in ultima analisi, questo male
colpisce tutta la società.
Spero sinceramente che la relazione dell’onorevole
Moscovici contribuisca a fare in modo che la Romania,
deo volente, aderisca all’Unione europea come Stato
membro a pieno titolo il 1° gennaio 2007. E desidero del
resto esprimere lo stesso auspicio per quanto riguarda
l’ottima relazione dell’onorevole Van Orden sulla
Bulgaria.
2-186
Vaidere, a nome del gruppo UEN. – (LV) Signor
Presidente, onorevoli colleghi, è importante che la
Bulgaria e la Romania siano in grado di assumere gli
obblighi discendenti dall’adesione all’Unione europea.
Questo è altrettanto importante per l’Unione europea,
affinché il presente allargamento non presenti rischi per
l’Unione stessa.
Alla luce della situazione nella Repubblica della
Transnistria e nei Balcani, soprattutto per quanto
riguarda problemi come il contrabbando e la tratta degli
esseri umani, è importante che le frontiere esterne siano
assolutamente conformi alle norme previste dall’Unione
europea. Per questo, ho anche proposto che la
risoluzione del Parlamento europeo chieda ai governi
rumeno e bulgaro di prestare particolare attenzione alla
sicurezza delle nuove frontiere esterne. La commissione
per gli affari esteri ha appoggiato la mia proposta.
In quanto rappresentante della Lettonia, sono
chiaramente consapevole dell’enorme lavoro che gli
Stati devono compiere e quali decisioni di estrema
importanza devono prendere, in particolare negli anni
immediatamente precedenti l’adesione all’Unione
europea. Romania e Bulgaria hanno realizzato
importanti riforme sulla strada verso l’adesione
all’Unione europea. A mio avviso, è ora importante non
rallentare la velocità raggiunta e continuare le riforme
che sono state avviate, prestando particolare attenzione
agli affari interni e al miglioramento del sistema
giudiziario, al rispetto dei diritti umani e soprattutto, e
desidero porre particolare enfasi su questo punto, alla
lotta contro la corruzione, nonché alla sicurezza delle
frontiere esterne dell’Unione europea. Le riforme in
Romania e Bulgaria avranno un’influenza positiva non
solo sul benessere dei cittadini di questi paesi, ma anche
sullo sviluppo nei Balcani occidentali. Desidero
segnalare in particolare la vicina Moldova, dove, a
seguito dell’adesione di Bulgaria e Romania all’Unione
europea, i valori di pace, stabilità e prosperità potrebbero
52
diventare realtà in un prossimo futuro. Relativamente a
Bulgaria e Romania, credo che dovremmo guardare al
futuro in modo costruttivo. Se alcuni problemi non sono
stati ancora risolti, occorre fornire a questi paesi il
sostegno necessario perché siano in grado di rispettare i
requisiti giuridici sin dai primi giorni dall’adesione. Il
sostegno politico del Parlamento europeo a Romania e
Bulgaria non farà che rafforzare la determinazione di
questi paesi e sarà un investimento politico in vista
dell’attivo proseguimento delle riforme.
2-187
Battilocchio (NI). – Signor Presidente, onorevoli
colleghi, parlo a nome del nuovo PSI ed anche come
membro della delegazione mista per i rapporti con la
Romania. Bisogna ribadire quanto in precedenza
richiesto da questo Parlamento e pretendere in maniera
decisa che il governo di Bucarest affronti la
problematica insoluta dei casi sospesi di adozione
internazionale relativa ai bambini romeni che attendono
ormai da molto, troppo tempo, di poter abbracciare le
loro nuove famiglie. Ad oggi, nonostante le tante
promesse ed espressioni di buona volontà, nulla di
concreto è stato fatto ed il tempo continua a trascorrere
senza alcun atto formale assunto da parte delle autorità
competenti.
I bambini in questione hanno alle spalle vicende umane
spesso raccapriccianti, sono ospitati in strutture
pubbliche, che ho avuto la ventura di visitare, del tutto
fatiscenti, vetuste e prive di ogni affetto e calore umano.
Non permettiamo che venga loro dato l’ennesimo
schiaffo!
L’incontro con le nuove famiglie ha acceso negli occhi
di questi minori una luce per una vita diversa e per un
futuro migliore. Mettiamocela tutta per far sì che la
speranza non si trasformi in disillusione e fare in modo
che non venga negato fino in fondo a questi bimbi il
diritto ad un’infanzia serena e felice.
2-188
Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE). – (ES) Signor
Presidente, dopo essermi congratulato con i relatori,
onorevoli Moscovici e Van Orden, desidero far notare
che il dibattito di questo pomeriggio è ancora più
importante dell’adesione di Romania e Bulgaria.
La dichiarazione odierna della Commissione e del
Consiglio rafforza in misura sostanziale i poteri del
Parlamento europeo e ne estende la validità al di là degli
stretti limiti della procedura del parere conforme. Questa
dichiarazione rappresenta un precedente molto
importante che non possiamo e non dobbiamo ignorare
in futuro.
E’ chiaro che le prerogative politiche e di bilancio del
Parlamento devono essere mantenute, e credo, signor
Presidente, che esso non debba avere paura di chiedere il
rispetto degli impegni assunti qui stamani – nel caso in
cui tale rispetto venisse a mancare -, ma credo anche che
attualmente non ci sia alcun motivo per nutrire dubbi o
sospetti a riguardo.
12/04/2005
Oltre ad affermare la necessità di mantenere le
prerogative del Parlamento, signor Presidente, desidero
anche ricordare che la Romania e la Bulgaria non
possono diventare gli ostaggi delle dispute politiche o di
bilancio tra le varie istituzioni che costituiscono
attualmente l’Unione europea. Pertanto, signor
Presidente, a mio avviso il Parlamento deve approvare
domani, con le riserve convenute, che credo siano più
che sufficienti, i pareri favorevoli proposti dai relatori,
conformemente ai termini approvati in seno alla
commissione per gli affari esteri, in modo che il trattato
di adesione possa essere firmato, come previsto, il 26
aprile.
Detto questo, signor Presidente, conformemente alle
dichiarazioni fatte qui oggi, ricordo che i poteri del
Parlamento rimangono invariati, in modo che, se
necessario, esso possa svolgere il ruolo che gli compete.
Allo stesso tempo insisto sul fatto che domani dobbiamo
approvare i pareri favorevoli presentati qui oggi con
tutte le riserve, che io reputo sufficienti.
2-189
Dobolyi (PSE). – (HU) Signor Presidente, siamo quasi
giunti al termine di un processo che, per la Bulgaria, è
stato molto lungo. La strada verso l’adesione alla
famiglia allargata dell’Unione europea è stata
considerata dalla Bulgaria una priorità, una priorità che
ha attraversato più governi, con il sostegno del mandato
popolare. La decisione che ora si trova nelle nostre mani
porta avanti la riunificazione dell’Europa avviata due
anni fa dal Parlamento europeo in questo stesso edificio
con l’adesione dei dieci nuovi Stati membri.
Questo allargamento ci consente di ampliare la zona di
stabilità, pace e prosperità a Romania e Bulgaria. Ci
consente di diffondere i valori dell’Europa, che è basata
su democrazia, pluralismo e Stato di diritto. Come ha
ricordato l’onorevole van Orden nella sua relazione
estremamente equilibrata, la Bulgaria ha ancora del
lavoro da svolgere per rispettare i suoi obblighi. Inoltre,
come hanno ricordato il Commissario Rehn, l’onorevole
Wiersma e altri onorevoli colleghi, mi fa molto piacere
che il Parlamento possa svolgere anche in futuro il ruolo
che gli compete nell’ambito del monitoraggio del
processo di preparazione. Per questo desidero esortare i
nostri amici bulgari a portare avanti l’ottimo lavoro che
hanno iniziato già parecchi anni fa e che ci permetterà di
concludere questa fase il 1° gennaio 2007.
A nome del gruppo PSE, desidero ricordare che siamo
pronti ad accogliere il popolo bulgaro nella famiglia cui
è sempre appartenuto, poiché condivide la nostra storia,
la nostra cultura e i nostri valori. Così facendo, segniamo
la fine di una frattura creata artificialmente, cosa che
vale anche per la Romania. Sono anche lieta di poter
cogliere l’occasione odierna per parlare brevemente
della Romania. Come europarlamentare ungherese
credo, infatti, che questo allargamento possa fornire una
soluzione per i due milioni di ungheresi che vivono in
Romania, e che a partire dal 2007 potremo vivere in
un’Europa comune senza frontiere.
2-190
12/04/2005
Neyts-Uyttebroeck (ALDE). – (NL) Signor Presidente,
signor Commissario, onorevoli colleghi, desidero
iniziare rendendo omaggio non solo ai relatori, onorevoli
Van Orden e Moscovici, ma anche agli onorevoli
colleghi che hanno guidato gli sforzi della Bulgaria e
della Romania negli ultimi anni. Desidero ricordare
l’onorevole Nicholson, in particolare, che ha lavorato
per la Romania con infaticabile entusiasmo.
Poiché un’ampia maggioranza del mio gruppo approverà
il trattato di adesione con la Romania, è a questo tema
che vorrei dedicare il mio intervento. Sebbene ci siano
ancora dubbi sul suo livello di preparazione nei settori
della giustizia, della lotta alla corruzione e del controllo
delle frontiere esterne, apprezziamo e sosteniamo
incondizionatamente i grandi sforzi dell’attuale governo
per recuperare i ritardi. Desidero inoltre esprimere il
nostro apprezzamento alla Commissione e al Consiglio
che ci hanno assicurato che il Parlamento sarà associato
nelle fasi future per quanto riguarda tutti i passi che
ancora devono essere compiuti. Nel passato, la
cooperazione tra Parlamento, Commissione e Consiglio,
nella persona dei relatori ombra o dei loro coordinatori,
è stata esemplare, fugando così i nostri principali dubbi.
Come sapete, questi dubbi riguardavano principalmente
il lungo periodo, 20 mesi, che separerà la firma, il
prossimo 25 aprile, e l’effettiva adesione il 1° gennaio
2007.
Ora che abbiamo la garanzia che noi, come istituzione,
saremo coinvolti nell’eventuale ricorso alle clausole di
salvaguardia, ribadiamo il nostro pieno sostegno alla
Romania, un paese al quale attualmente non manca nulla
di quanto è necessario per assicurare che tale clausola
non sia utilizzata. Questa aspirazione mi è sicuramente
molto cara. In ogni caso, la Romania può contare sul
nostro sostegno e sulla nostra comprensione.
2-191
Horáček (Verts/ALE). – (DE) Signor Presidente, signor
Commissario, sebbene siamo favorevoli all’adesione
della Bulgaria all’Unione europea, poiché la sua
presenza avrà un importante significato politico, non ci
devono essere rallentamenti nell’impegno verso la
riforma. Non voteremo tuttavia a favore della relazione
Van Orden nella sua forma attuale, poiché alcuni
elementi mancano mentre altri sono delineati in modo
troppo vago – i diritti umani, per esempio. Le autorità
bulgare devono definire un chiaro piano d’azione per
combattere la tratta degli esseri umani e metterlo in atto.
Devono essere migliorate le condizioni dei pazienti negli
ospedali psichiatrici. E’ necessario migliorare
ulteriormente l’integrazione delle minoranze, in
particolare dei rom. Devono essere garantiti i diritti
democratici e la libertà di espressione, nonché i principi
della
Convenzione
di
Åarhus
e
l’accesso
all’informazione. Siamo infatti rimasti indignati dalle
minacce rivolte ai rappresentanti delle ONG
ambientaliste e alle iniziative dei cittadini. L’onorevole
Harms interverrà sui problemi ambientali legati alle
centrali nucleari di Kozloduy e Belene.
53
La corruzione, nelle sue numerose e varie forme, deve
essere combattuta con vigore, e deve essere fatto tutto il
possibile per indagare sul destino dei 14 marinai bulgari
ancora dispersi a seguito del naufragio della Hera nel
mar Nero nel febbraio 2004.
2-192
Remek (GUE/NGL). – (CS) In quanto cittadino di un
nuovo Stato membro al quale è già stata offerta la
possibilità di aderire alla Comunità, desidero esprimere
il mio sostegno alla futura adesione di Bulgaria e
Romania, come presentata nelle raccomandazioni
odierne dei nostri relatori. Credo che sia la Bulgaria sia
la Romania dovrebbero avere le stesse nostre
opportunità, a condizione che i loro cittadini decidano di
beneficiarne. Devono essere rispettati i requisiti
necessari, naturalmente, ma dovrebbe essere concessa a
questi paesi la possibilità di dimostrare che hanno un
contributo da offrire all’Unione europea, in particolare a
seguito del recente intensificarsi di segnali dai quali
emerge che, in futuro, all’Unione europea aderiranno
paesi che sono molto più lontani dall’Europa. L’attesa
alle porte dell’Unione europea è una motivazione forte,
come dimostrato dalla crescita dei livelli di attività in
Bulgaria e Romania. Inoltre, non dovremmo dimenticare
che Bulgaria e Romania fanno parte della regione dei
Balcani. Credo che in quella regione le probabilità di
pace saranno maggiori con i due paesi dentro l’Unione
piuttosto che fuori.
2-193
Piotrowski (IND/DEM). – (PL) Signor Presidente,
onorevoli colleghi, in occasione della sua ultima
riunione a Bruxelles, la commissione per gli affari esteri
ha votato a netta maggioranza a favore delle domande di
adesione all’Unione europea di Bulgaria e Romania. I
membri del gruppo Indipendenza/Democrazia della
commissione per gli affari esteri sono stati tra coloro che
hanno votato a favore di tali domande, poiché non
abbiamo l’intenzione di frenare le ambizioni di questi
due paesi europei verso l’integrazione con il resto
d’Europa. Sappiamo benissimo che la Bulgaria e la
Romania hanno fatto enormi progressi in termini di
riforme politiche ed economiche, tuttavia riteniamo allo
stesso tempo che sia nostro dovere ammonire i cittadini
di questi due paesi perché non si facciano prendere da un
ottimismo eccessivo.
Sebbene i documenti ufficiali della Commissione
affermino che uno degli obiettivi dell’Unione europea è
quello di promuovere la solidarietà tra i suoi popoli, nel
pieno rispetto della loro storia, della loro cultura e delle
loro tradizioni, tutto questo in realtà è lungi dall’essere
vero. La solidarietà non è più una priorità per l’Unione
europea, e quello che conta davvero è una strana specie
di competitività sancita dall’ultima versione della
strategia di Lisbona. I nuovi Stati membri non hanno
ricevuto finanziamenti sufficienti, il che significa che le
attuali politiche determineranno differenze ancora
maggiori tra regioni e paesi. C’è il rischio concreto che,
invece di ricevere reali aiuti allo sviluppo, la Bulgaria e
la Romania si trovino semplicemente a pagare per il
mantenimento della struttura burocratica dell’Unione
54
europea attraverso i
dell’Unione europea.
12/04/2005
loro
contributi al
bilancio
2-194
Libicki (UEN). – (PL) Signor Presidente, onorevoli
colleghi, mi dispiace dover dire che il dibattito di oggi è
stato dominato da contabili e burocrati. Proprio per
questo, mi ha fatto piacere che il ministro Schmit,
rappresentante del Consiglio, abbia attirato la nostra
attenzione su qualcosa che dovrebbe essere in realtà
ovvio, ossia che questo è un momento veramente
storico, in particolare per la Bulgaria e la Romania.
L’adesione di questi due paesi consentirà di cancellare
finalmente dalla cartina le divisioni create dall’accordo
di Yalta, che andavano in senso opposto alla cultura, alle
tradizioni e alla giustizia europee. Allo stesso tempo, i
due paesi che stiamo per accogliere nell’Unione europea
hanno tradizionalmente fatto parte della cultura europea.
Quando hanno conquistato l’indipendenza più di 100
anni fa, si sono impegnati moltissimo per affermarsi
come Stati moderni, per diventare parte della cultura
dell’Europa occidentale. Non è possibile che oggi ci sia
qualcuno qui che non conosce nomi come Brancusi,
Eliade e Carmen Sylva, pseudonimo utilizzato dalla
regina rumena 90 anni fa per pubblicare celebri scritti.
Analogamente, la Bulgaria si è liberata dal dominio
ottomano quando ha ottenuto l’indipendenza, invitando
la
dinastia
Sassonia-Coburgo-Gotha,
originaria
dell’Europa occidentale, a salire al trono. Un
rappresentante di questa dinastia, l’attuale Primo
Ministro bulgaro, sta ora conducendo con successo la
Bulgaria nell’Unione europea. Dovremmo accogliere
questi paesi ed essere felici che entrino a far parte della
nostra famiglia di nazioni europee.
2-195
Martin, Hans-Peter (NI). – (DE) Signor Presidente, è
passato meno di un anno da quando, durante la
campagna elettorale europea in Austria, i cittadini
preoccupati dal processo di allargamento a 10 nuovi
paesi allora in corso chiedevano ai capilista dei
principali partiti, ossia gli onorevoli Swoboda e Stenzel,
quale situazione si sarebbe profilata per futuri paesi
candidati all’allargamento. Entrambi rispondevano: “Al
momento non è una questione vitale”.
Dalle presenti relazioni è evidente, se già non lo era
prima, in quale misura gli elettori furono ingannati,
volutamente, da questa dichiarazione. Per coerenza si
porta avanti una politica dello struzzo, nascondendo la
testa nella sabbia, poiché gli argomenti a favore di un
freno da porre a ulteriori adesioni premature sono in
aumento: la corruzione, problemi amministrativi, il fatto
che la questione della costituzione europea non sia
ancora conclusa. Neanche noi siamo in grado di fare tale
passo.
Nell’ottica di un’Europa funzionante e davvero
democratica, la decisione che si prevede di adottare
domani in questa sede è irresponsabile e alla fine si
ritorcerà perfino contro quei paesi che ora spingono con
forza per entrare in questa Unione.
2-196
Ferber (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signor
Presidente in carica del Consiglio, sono lieto che
perlomeno voi siate presenti, anche se nessuno presta
orecchio. Signor Commissario, onorevoli colleghi, in
qualità di europarlamentari abbiamo il dovere di
esaminare due questioni: la prima è se i nostri diritti in
quanto deputati sono salvaguardati nel processo di
allargamento. Come portavoce del mio gruppo
parlamentare nella commissione per i bilanci, che ieri
sera ha approvato all’unanimità la relazione Dührkop
Dührkop, posso affermare che, per come la vedo io, non
sono stati considerati i poteri di bilancio del Parlamento
europeo in relazione all’allargamento.
Signor Commissario, la sua frase, secondo cui avrebbe
preso in considerazione una richiesta del Parlamento
europeo, non è a mio parere una dichiarazione
vincolante che possiamo far valere in termini legali. Non
abbiamo garanzie. Se quindi analizzo cosa succede al
nostro interno, constato che il Parlamento con i suoi
poteri non riceve la dovuta considerazione.
In secondo luogo, dobbiamo verificare se la Bulgaria e
la Romania soddisfano i criteri di adesione. Quando
dovremo prendere una decisione al riguardo se non
durante la votazione obbligatoria prescritta dal Trattato,
che si terrà domani? Devo riportare alla mente ciò che
questa Assemblea ha osservato anno dopo anno nelle
relazioni periodiche sui progressi compiuti in vista
dell’adesione, in particolare sulla situazione in
Romania? Io non riconosco alcun progresso. Se cerco di
proiettare la situazione alla fine del 2006, non riesco a
vedere il raggiungimento dell’obiettivo. Avevo proposto
che la plenaria prendesse una decisione sulla richiesta di
adesione della Bulgaria e della Romania solo dopo la
presentazione della prossima relazione sui progressi
compiuti, ma purtroppo ciò non è stato possibile.
Consentitemi quindi di dire in tutta chiarezza, e posso
parlare anche a nome di parecchi colleghi miei
compatrioti, che al momento attuale non possiamo dare
il nostro consenso, in particolare per quanto concerne la
Romania.
(Applausi)
2-197
Swoboda (PSE). – (DE) Signor Presidente, signor
Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario,
in primo luogo vorrei rivolgere un caloroso
ringraziamento ai relatori per l’ampio e accurato lavoro
svolto. Forse per la loro schiettezza, le relazioni
appaiono più critiche di quanto sarebbe stato necessario.
E’ giusto però non tralasciare questi punti.
Vorrei anche ringraziare il Presidente in carica del
Consiglio Schmidt e il Commissario Rehn, poiché
entrambi hanno compiuto notevoli sforzi per andare
incontro ai desideri del Parlamento e accoglierne le idee.
So che si sono dovuti superare molti ostacoli giuridici.
Sebbene approvi in linea di principio ciò che l’onorevole
Ferber ha affermato riguardo ai diritti del Parlamento, da
entrambe le dichiarazioni che oggi hanno rilasciato il
12/04/2005
Presidente in carica e il Commissario risulta chiaro che
essi non ritengono possibile che Consiglio e
Commissione non terrebbero conto di un’inequivocabile
posizione negativa formulata in autunno dal Parlamento,
quale rappresentante della popolazione europea. In
realtà, questo è l’unico presupposto per cui molti dei
nostri colleghi possono votare a favore.
C’è ancora molto da fare. Al contrario di ciò che ha
dichiarato il collega Lagendijk, che comunque, vorrei
precisare, io stimo molto, questa non è una situazione in
cui prima tutto era sempre nero o rosso o comunque
negativo, e ora invece va tutto bene. Anche il governo
precedente ha fatto qualcosa, troppo poco lo ammetto, e
pertanto speriamo davvero che il nuovo governo
intensifichi gli sforzi.
Io stesso venerdì scorso ero in Romania e ho potuto
osservare con quanta serietà il governo e numerosi
parlamentari attuino le riforme. Del resto, proprio per
quanto riguarda la lotta alla criminalità transfrontaliera,
gli sforzi della Romania si stanno rafforzando anche in
seguito ai recenti sviluppi in Ucraina, che per la prima
volta reagisce in modo positivo. Vorrei chiedere a
Consiglio e Commissione di prestare molta attenzione al
fatto che l’Ucraina sostiene la Romania nella sua
battaglia per contrastare il crimine internazionale, e se la
corruzione interna al paese sarà sconfitta, ci saranno
tutte le premesse per vincere la battaglia. La richiesta
che quindi rivolgo a entrambi, signor Presidente in
carica del Consiglio e signor Commissario, è di valutare
con attenzione questa problematica e di considerare le
nostre opinioni tanto seriamente quanto il Parlamento
considera le vostre promesse.
2-198
Jensen (ALDE). – (DA) Signor Presidente, anche il
gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per
l’Europa esprime il proprio forte disappunto per la
mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento e per
la violazione delle competenze del Parlamento europeo
in materia di bilancio, cui assistiamo nell’ambito dei
negoziati sull’adesione della Romania e della Bulgaria
all’Unione europea. Purtroppo non è la prima volta che
ciò accade. Lo abbiamo visto anche in occasione
dell’adesione dei dieci nuovi paesi l’anno scorso. Anche
in quel caso il Consiglio agì in modo assolutamente
unilaterale inserendo le spese stimate per l’allargamento
nell’allegato ai trattati di adesione. Si sarebbe potuto
pensare che quanto avvenuto dopo e i successivi
negoziati tra Parlamento e Consiglio avrebbero lasciato
il segno nella mente del Consiglio. Ma qualcosa sembra
indicare che la memoria del Consiglio è piuttosto corta.
Quanto può essere difficile? Abbiamo semplicemente
chiesto che il Consiglio – come convenuto con la
Presidenza lussemburghese – elabori una dichiarazione
comune che sottolinei che le tre Istituzioni devono
trovare un accordo sulle conseguenze economiche
dell’adesione di Bulgaria e Romania, come del resto
sarebbe loro compito fare. Ma no, il Consiglio non è
disposto a firmare una dichiarazione del genere. Questa
è una chiara dimostrazione dell’indisponibilità a
55
cooperare e arriva pochissimo tempo prima del momento
in cui dovremo trovare una linea comune in merito a un
accordo sulle prospettive finanziarie per i bilanci
pluriennali successivi al 2006. L’assenza di una
posizione comune potrebbe avere conseguenze
particolari, soprattutto se non si perviene ad un accordo
sulle nuove prospettive finanziarie prima che quelle
attuali giungano a scadenza.
Ringrazio il Commissario per aver precisato la
situazione in materia di prospettive finanziarie e per aver
espresso una posizione favorevole alla presentazione di
un parere da parte del Parlamento. Desidero ringraziare
anche il ministro Schmit per avere promesso che
cercherà ancora una volta di fare firmare la
dichiarazione comune al Consiglio. Gli auguro buona
fortuna.
2-199
Harms (Verts/ALE). – (DE) Signor Presidente,
onorevoli colleghi, vorrei tornare sulla questione di
Kozloduy. Il mio gruppo si aspetta che la centrale
nucleare di Kozloduy sia smantellata, così com’è stato
stabilito nel protocollo concordato al riguardo. Abbiamo
avuto l’impressione che la relazione Van Orden
necessitasse un chiarimento su questo punto, dal
momento che il collega ha formulato la questione in
modo molto generico. Sono davvero lieta del sostegno
degli onorevoli Swoboda e Stenzel, che spero sarà
accompagnato da un largo consenso dei loro gruppi a
questo emendamento.
Ieri ho appreso che il governo bulgaro ha deliberato
definitivamente la costruzione di una nuova centrale a
Belene, e pertanto abbiamo presentato un emendamento
anche al riguardo. La Bulgaria è uno dei principali
esportatori di elettricità. Non vedo la necessità di
proseguire la costruzione di Belene, che procurerà rischi
al paese per esportare altra elettricità. Secondo me è
assurdo, come pure è assurdo investire denaro europeo
in questo progetto. Il collega Horáček ha accennato alle
grandi difficoltà che gli attivisti del movimento per i
diritti dei cittadini devono affrontare in particolare a
Belene. Non è un buon segno se Greenpeace
International comunica che gli oppositori dell’energia
nucleare in Bulgaria hanno bisogno di protezione
personale perché sono esposti a gravi attacchi.
2-200
Karatzaferis (IND/DEM). – (EL) Signor Presidente, la
questione che si pone ogni qualvolta aderiscono nuovi
paesi è puramente numerica e finanziaria? In altri
termini, è solo una questione di costi, deficit, crescita e
produzione oppure è anche una questione culturale? E’
forse anche una questione sociale? La Romania e la
Bulgaria non hanno evidentemente il tasso di crescita o
il sistema giudiziario che abbiamo nell’Unione. Hanno
perso 45 anni, ma se le cose sono andate così è anche per
responsabilità nostra, perché, con le firme di Roosevelt e
Churchill accanto a quella di Stalin, abbiamo consegnato
quei paesi nelle mani dell’Unione Sovietica. Siamo
quindi loro debitori di oltre 45 anni di ritardo in termini
di sviluppo sociale e crescita economica. Pertanto
dobbiamo ora restituire loro quello che gli dobbiamo
56
senza lamentarci; dobbiamo tendere loro la mano e farli
entrare nella società europea. Lo dobbiamo alla civiltà,
alla cultura dell’Europa. Non limitiamoci a guardare le
aride cifre. Le aride cifre sono per i tecnocrati. Sui
numeri si costruiscono le banche, non le repubbliche, ma
noi qui stiamo costruendo la repubblica europea, l’idea
europea. Votiamo quindi a favore, perché questo voto è
necessario per il peso dell’Europa, è necessario per le
nuove idee di cui dobbiamo dotare l’Europa.
2-201
Tatarella (UEN). – Signor Presidente, onorevoli
colleghi, parlo a nome del gruppo UEN e della
delegazione italiana di Alleanza Nazionale. domani
voteremo a favore della risoluzione e salutiamo con
soddisfazione la firma del Trattato e il successivo
ingresso nell’Unione europea della Bulgaria e della
Romania.
E’ dal 1989 che tutti i governi che si sono succeduti in
Romania si pongono come obiettivo unico e prioritario
l’adesione della Romania all’Unione europea. La strada
è stata difficile e tortuosa, ma è indubbio che sono stati
registrati progressi significativi. Soprattutto negli ultimi
anni il governo di Bucarest ha fatto passi da gigante. La
Commissione ne ha preso atto e, nel suo rapporto del
1997 con l’adempimento dei criteri politico, ha
constatato gli enormi sforzi che il paese ha fatto sulla via
delle riforme: il consolidarsi della democrazia, dello
Stato di diritto e del rispetto delle minoranze, ma anche
la riforma dell’amministrazione pubblica. Certo, ci sono
ancora dei problemi, ma dobbiamo avere fiducia.
2-202
Masiel (NI). – (PL) Signor Presidente, la Romania e la
Bulgaria sono paesi europei. Il secondo dopoguerra è
stato molto infelice, e l’adesione di questi paesi
all’Unione europea non sarà solo una forma di
riparazione al disastroso Accordo di Yalta, ma
risponderà anche agli auspici di molte persone, incluso
Papa Giovanni Paolo II. Poco importa se questi paesi
aderiranno all’Unione europea il 1° gennaio 2007 o più
tardi, perché anche se aspettassimo 40 anni non
sarebbero ancora pronti in termini economici e sociali.
Ma il desiderio reale di costruire un’Europa comune e
giusta sulla base di un’eredità cristiana è il nostro
criterio principale, e propongo pertanto che Romania e
Bulgaria aderiscano all’Unione europea il 1° gennaio
2007, non più tardi. Non dovremmo smorzare il loro
entusiasmo filoeuropeista, anzi dovremmo fare proprio il
contrario. Dovremmo utilizzarlo in senso positivo per
garantire che vengano realizzate le ultime riforme
necessarie prima dell’adesione.
2-203
Podestà (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli
colleghi, la delegazione alla commissione parlamentare
mista UE-Romania di questo Parlamento si è recata a
Bucarest la settimana scorsa. Abbiamo avuto incontri
con i nostri colleghi parlamentari, con il nuovo capo
dello Stato, con il Primo Ministro e con altri ministri, le
nostre impressioni sono state globalmente positive.
Infatti, anche da parte rumena, non ci si è nascosti le
difficoltà che ancora sussistono, e credo questo sia
12/04/2005
assolutamente positivo dal momento che si possono
apprezzare gli sforzi compiuti finora.
Poco fa un collega ha affermato che questi paesi non
hanno progredito. Questo è semplicemente falso: la
Romania e la Bulgaria hanno realizzato grandi progressi.
In particolare, per quanto riguarda la Romania,
soprattutto negli ultimi mesi, dopo il cambio di governo
seguito alle elezioni di novembre, questi progressi hanno
risposto alle recenti richieste del Parlamento europeo –
ad esempio quando quest’Aula ha votato a novembre la
relazione presentata dal Commissario Verheugen. Io
credo che ci debba essere coerenza da parte dell’Unione
europea: sarebbe davvero strano se noi dovessimo
spiegare all’opinione pubblica rumena e bulgara, che i
loro paesi possono diventare ostaggio dell’incapacità del
Consiglio e del Parlamento di trovare gli equilibri
relativi agli argomenti di bilancio ed alle prospettive
finanziarie.
Sinceramente credo che dobbiamo renderci conto
dell’impegno profuso da questi paesi. Non vi saranno
scorciatoie, il raggiungimento degli standard richiesti per
l’adesione dipende soltanto dalle loro capacità, tuttavia
noi non possiamo pregiudicare a priori l’obiettivo che
questi paesi si sforzano di raggiungere.
2-204
Hänsch (PSE). – (DE) Signor Presidente, signor
Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio,
sono stato favorevole fin dall’inizio all’adesione della
Bulgaria e della Romania all’Unione europea; oggi sono
sempre dello stesso parere e continuerò ad esserlo. Mi
compiaccio dei progressi che entrambi i paesi hanno
compiuto negli ultimi anni.
Tuttavia, oggi si pretende che il Parlamento europeo
approvi trattati di adesione su cui in realtà non si è
ancora negoziato fino in fondo. Importanti punti dei
criteri di Copenaghen non sono soddisfatti e,
minacciando di usare le clausole di salvaguardia e di
rinvio, Commissione e Consiglio hanno rivelato il
fallimento politico dei negoziati. In definitiva siamo
chiamati ad approvare un’adesione zoppicante.
Al tempo stesso, comunque, il Consiglio sollecita una
firma immediata dei trattati e fa un affronto al
Parlamento europeo sottraendogli i poteri di bilancio.
Tuttavia, non vogliamo punire la Romania e la Bulgaria
per questa ragione. La corrispondenza tra il Presidente
della Commissione Barroso e il Presidente del
Parlamento Borrell ci ha perlomeno permesso di dare il
nostro consenso, anche se non siamo per nulla felici
della scelta.
Il Presidente in carica del Consiglio e il Commissario
dovrebbero tuttavia rendersi conto che sta diminuendo la
nostra fiducia nella preparazione e nella capacità di
Consiglio e Commissione di condurre i futuri negoziati
per l’allargamento nel modo più appropriato, ovvero con
lealtà, responsabilità e nell’interesse generale. Vorrei
metterli in guardia dal fare affidamento su una
longanimità permanente del Parlamento europeo e,
12/04/2005
57
In passato il Parlamento europeo ha sempre appoggiato
l’allargamento, ma nulla indica che questo non possa
cambiare in futuro.
più ampia di quanto abbiano fatto molti Stati membri,
come hanno detto proprio alcuni di essi in occasione di
una riunione tenutasi venerdì 8 aprile in Grecia. Mi
congratulo con la Romania. Questo è solo uno dei
successi ottenuti da quel paese, e ce ne sono molti altri.
La Romania si è ampiamente guadagnata il suo posto
nell’Unione europea e sarà per me un piacere votare a
favore della sua adesione.
2-205
2-206
Nicholson of Winterbourne (ALDE). – (EN) Signor
Presidente, a Helsinki nel 1999 il Consiglio, la
Commissione e il Parlamento hanno impartito alla
Romania tre compiti chiave.
Borghezio (IND/DEM). – Signor Presidente, onorevoli
colleghi, faccio i migliori auguri alla Romania, dove
sono presenti migliaia di imprese padane, fermo
restando alcuni punti ancora delicati: immigrazione
clandestina, traffico di esseri umani e la già ricordata
questione degli affidamenti dei minori.
soprattutto, quando a novembre presenteranno la loro
relazione, di non sottoporci ancora una valutazione
intermedia, bensì di confermare al Parlamento che i
paesi sono pronti ad entrare.
Oggi posso riferire in modo sicuramente positivo su uno
di essi: i progressi in materia di diritti dell’infanzia. Da
allora, la Commissione ha stanziato 60 milioni di euro
per l’attuazione dei diritti dell’infanzia. La
Commissione, con il governo rumeno, ha creato una
struttura assistenziale di tipo familiare per i bambini
bisognosi attraverso la realizzazione di centri di
assistenza diurni, case famiglia, centri madre-bambino e
centri per bambini con esigenze particolari
Anno dopo anno, la Commissione ha condotto una vasta
campagna di sensibilizzazione con il governo e ha
elaborato e realizzato ampi programmi di formazione per
gli operatori sull’attuazione della Convenzione europea
dei diritti dell’uomo e della Convenzione delle Nazioni
Unite sui diritti dei fanciullo e sulla nuova legislazione
rumena estremamente valida.
Conseguentemente, il numero di bambini che
usufruiscono di assistenza residenziale è diminuito da
85 000 a 35 000. Le condizioni negli istituti sono
cambiate drasticamente e 15 000 bambini si trovano ora
presso famiglie adottive. Circa 30 000 bambini sono stati
reinseriti nelle loro famiglie. Solo lo scorso anno, 1 800
bambini sono stati adottati all’interno del paese e due o
tre anni fa 25 000 bambini con esigenze particolari sono
stati inseriti per la prima volta nella scuola normale.
La Commissione ha lavorato alacremente alla nuova
legislazione, che riguarda 6,5 milioni di bambini in
Romania. La nuova legge è molto più avanzata di altre
leggi della regione e anche di quelle di alcune nazioni
dell’Unione europea. E’ una legge molto moderna:
sostiene la famiglia, è contro la violenza nei confronti
dei bambini e vieta il ricovero in istituti dei bambini tra
zero e due anni. Negli Stati membri dell’Unione europea
ci sono molte migliaia di bambini negli istituti, anche di
età compresa tra zero e due anni.
Per quanto riguarda il contatto tra genitori e figli, la
nuova legge è particolarmente incisiva e moderna. La
Commissione ha costituito un gruppo speciale, composto
da rappresentanti degli Stati membri e diretto da un
giudice belga, che ha il compito di fornire assistenza
nell’elaborazione di questa nuova legislazione.
In conclusione, la Romania ora ha una legge più
avanzata e ha riformato i diritti dei bambini in misura
Per quanto riguarda la Bulgaria, dobbiamo prendere nota
di un fatto nuovo. Le rivelazioni di ieri su un importante
quotidiano dell’ex direttore dei servizi segreti della
Germania est, il quale ha chiarito una volta per tutte la
verità: cioè che l’attentato al Papa è stato organizzato,
diretto, attivato dai servizi segreti bulgari. Allora signor
Presidente, signor Commissario, profittando di questa
fase, chiediamo la verità alle autorità bulgare!
Chiediamo di aprire gli archivi! Di dire finalmente
all’Europa che cosa è avvenuto, chi ha armato la mano
di Ali Agca, che è stato addestrato in Bulgaria.
Chiediamo che cosa è avvenuto, perché sono mani
ancora sporche del sangue di quell’attentato e pesano
come una pesante responsabilità sui responsabili di quel
periodo storico, per fortuna tramontato con la caduta del
muro di Berlino. Ricordiamo queste gravi responsabilità,
accertiamo la verità, non voltiamo pagina senza fare
prima chiarezza e verità storica.
2-207
Mölzer (NI). – (DE) Signor Presidente, secondo i
sostenitori dell’allargamento, se la Romania e la
Bulgaria entrassero nell’Unione europea tra poco meno
di due anni, l’area dei Balcani diventerebbe più stabile.
Senza dubbio questi due paesi sono membri della
famiglia delle nazioni europee e l’Austria, in particolare,
accoglie con favore la prospettiva di includere
nell’Unione europea ampie zone di un paese che
costituiva parte integrante della famiglia delle nazioni
austriache prima della Prima guerra mondiale. Ciò non
toglie tuttavia che entrambi i paesi continuino a dover
affrontare gravi problemi, non solo dal punto di vista
economico e sociale, che nonostante tutti gli sforzi per
attuare la riforma non sono ancora stati risolti. Si
riscontrano notevoli problemi anche per quanto riguarda
l’esportazione di criminalità, tra le cui cause si annovera
il fenomeno, tutt’altro che trascurabile, della corruzione
interna ai due paesi. Per di più, se si pensa che il 30 per
cento dei rumeni vive ancora ai limiti della povertà, si
profila il rischio che si eserciti una pressione molto forte
sul mercato europeo del lavoro.
A nostro parere questi problemi sono la prova che
probabilmente l’adesione all’Unione europea di
Romania e Bulgaria è prematura. Questi due paesi, o
meglio, le autorità di Sofia e Bucarest, dovranno vincere
58
la lotta contro il crimine prima che sia concesso loro di
entrare nell’Unione europea.
2-208
Gál (PPE-DE). – (HU) Signor Presidente, quando
domani darò la mia approvazione all’adesione di una
Romania in grado di rispettare e applicare le norme e le
prassi europee, non mancherò di sottolineare
l’importanza di essere in grado di verificare come
vengono onorati gli impegni.
La Romania ha vissuto una grande trasformazione negli
ultimi quindici anni. In un breve lasso di tempo, si è
trasformata da paese arretrato, letteralmente avvolto
nelle tenebre, da brutale dittatura, in uno Stato membro
della NATO e candidato all’adesione all’Unione
europea. Speriamo che, grazie al suo nuovo governo, nei
prossimi mesi siano anche poste le fondamenta di un
sistema realmente basato sullo Stato diritto.
Se da una parte ci sono i successi, la transizione è
tuttavia ostacolata da alcuni problemi irrisolti. In quanto
eurodeputato ungherese devo segnalare in particolare le
numerose deroghe transitorie chieste dalla Romania nel
settore della protezione ambientale, alcune delle quali
hanno un impatto diretto sulle condizioni dell’ambiente
naturale ungherese. Tra i problemi delicati non ancora
risolti ci sono la corruzione, l’indipendenza della
giustizia, la restituzione dei beni della Chiesa e di quelli
della comunità, la questione dell’Università di Stato
ungherese, i diritti culturali del popolo csango, le
iniziative della comunità ungherese e della regione
Székely per ottenere l’autonomia, le disposizioni delle
norme elettorali – criticate anche dalle organizzazioni
internazionali – che discriminano le organizzazioni
minoritarie.
Nutriamo speranze di progresso anche in questi settori
nei prossimi mesi. Questo è un momento storico per i
cittadini rumeni e per la comunità ungherese in
Transilvania, che riveste per me una particolare
importanza. Credo che l’adesione rafforzerà la capacità
della minoranza ungherese indigena, composta da un
milione e mezzo di persone, di decidere del proprio
futuro e fornirà altresì l’opportunità di dare vita a un
governo autonomo e di conquistare l’autonomia e
l’indipendenza. Approvando la firma del trattato di
adesione, diamo alla Romania un’opportunità. Per
questo desidero porre una particolare enfasi sulla
necessità di un controllo rigoroso nel periodo compreso
tra la firma del trattato di adesione e la data
dell’adesione. Il Parlamento europeo deve svolgere un
ruolo in questo processo in modo che i timori di tutti
possano essere placati entro la data dell’adesione
effettiva.
L’esperienza di lavorare al Parlamento europeo mi ha
fatto capire che la futura forma della Romania, compresa
quella della comunità ungherese, dipende da noi per
molti aspetti. Dobbiamo essere determinati nel chiedere
alla Romania di rendere conto del proprio lavoro, anche
se la delegazione del governo in carica dovesse in
qualsiasi momento preferire una posizione diversa,
12/04/2005
perché il fatto di nascondere i problemi avrebbe un
effetto demoralizzante sulla popolazione degli Stati
membri. Ciò è particolarmente importante per i cittadini
rumeni, la cui unica preoccupazione deve essere quella
di uscire vincitori dall’adesione. E’ questo il senso del
mio voto favorevole. Facciamo che sia un’opportunità
per questa gente.
2-209
Rouček (PSE). – (CS) Tra breve sarà trascorso un anno
dall’allargamento storico che ha permesso a dieci nuovi
Stati membri di aderire all’Unione europea. E’ evidente
che i risultati di questo allargamento sono stati
globalmente positivi, e che questo vale non solo per gli
Stati membri entrati a far parte dell’Unione europea un
anno fa, ma anche per i vecchi Stati membri. Ho validi
motivi per credere che l’allargamento che coinvolge
Romania e Bulgaria avrà un analogo successo. La
semplice prospettiva dell’adesione si è rivelata essere
una forte motivazione sia per la Romania che per la
Bulgaria in vista della riforma dei rispettivi sistemi
politici e di una serie di riforme in materia di diritti
umani e libertà civili, di sistema politico e di costruzione
di un’economia più forte.
Resta naturalmente ancora molto da fare, e i nostri
relatori ce ne hanno fornito un rendiconto chiaro,
estremamente oggettivo e privo di ambiguità nelle loro
relazioni. Credo che sia la Romania che la Bulgaria
continueranno a compiere progressi nei prossimi mesi
come hanno fatto finora, e che saranno in grado di
aderire all’Unione europea nel 2007. So che ci sono state
alcune controversie sulla divisione delle competenze tra
le varie Istituzioni europee, ma non dovremmo perdere
di vista il nostro obiettivo principale, ossia l’ulteriore
allargamento della zona di democrazia, libertà, stabilità e
prosperità. Questa zona dovrebbe essere allargata fino a
comprendere l’Europa sudorientale, in modo che non
solo l’Ungheria e la Repubblica ceca, ma in futuro anche
la Romania e la Bulgaria possano essere un esempio
forte e positivo per paesi come Serbia, Montenegro o
l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia.
2-210
Varvitsiotis (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente,
desidero in primo luogo congratularmi con i due relatori
per le loro relazioni dettagliate. Lo scorso dicembre, il
Consiglio europeo ha annunciato il completamento dei
negoziati con i due paesi con il parere conforme della
commissione per gli affari esteri, che era assolutamente
chiaro. Oggi, abbiamo sentito anche le dichiarazioni del
Consiglio e del Commissario Rehn. Tutti hanno
sottolineato che la Bulgaria e la Romania hanno
compiuto notevoli progressi nell’ambito del loro
impegno volto ad armonizzazione il rispetto all’acquis
comunitario. Tuttavia, entrambi questi paesi devono
ancora fare molto, in particolare nei settori della
corruzione, della giustizia e della lotta contro la
criminalità organizzata. Queste carenze possono, a mio
avviso, essere superate nei diciotto mesi restanti. Inoltre,
i progressi che saranno realizzati saranno oggetto di un
rigoroso monitoraggio da parte della Commissione,
come ha affermato il Commissario Rehn. Desidero
altresì segnalare che anche l’emendamento che
12/04/2005
consentirà al Parlamento europeo di partecipare a pieno
titolo alla procedura di adesione di entrambi questi paesi
e al processo decisionale, nel caso in cui dovesse essere
necessario ricorrere alle clausole di salvaguardia, è
molto importante poiché salvaguarda anche il controllo
da parte del Parlamento. Noi eurodeputati greci membri
del gruppo PPE-DE appoggiamo con convinzione le
prospettive di integrazione di Romania e Bulgaria,
sapendo perfettamente che questo rafforzerà la stabilità e
la sicurezza dei Balcani. Crediamo infine che un
risultato negativo invierebbe un segnale politico
sbagliato e scoraggerebbe questi paesi dal mettere in atto
rapidamente tutti gli sforzi necessari.
2-211
Tabajdi (PSE). – (HU) Signor Presidente, per
l’Ungheria, l’adesione della Romania è una questione di
interesse nazionale visto che, storicamente, le relazioni
tra Ungheria e Romania sono state estremamente
conflittuali. L’Unione europea può fornire un quadro per
la risoluzione definitiva di questi conflitti, ma non sarà
un processo automatico. La comunità etnica ungherese,
che conta un milione e mezzo di persone, è
particolarmente interessata ad aderire all’Unione
europea al più presto possibile; il sostegno all’Unione
europea in questo gruppo è pari al 90 per cento. In uno
spirito di buon vicinato politico, l’Ungheria vorrebbe
offrire la propria assistenza al governo rumeno per
consentire al paese di soddisfare in tutto e per tutto i
requisiti descritti in maniera dettagliata nella presente
relazione, in modo da evitare il rinvio dell’adesione della
Romania e il ricorso alla clausola di salvaguardia.
Il lavoro ancora da svolgere comprende settori
importanti come la realizzazione di una self-governance
locale e l’attuazione di un reale decentramento. E’
importante che il Parlamento europeo ricordi al governo
rumeno l’importanza di continuare a migliorare la
situazione della minoranza ungherese, di attuare misure
speciali e di mettere l’accento sulla necessità di
sussidiarietà e self-governance.
Self-governance è sinonimo di autonomia, e una
minoranza di un milione e mezzo di persone ne ha molto
bisogno. Faccio riferimento sia al bisogno di autonomia
personale ed individuale per gli ungheresi sparsi per
tutto il paese sia al bisogno di autonomia territoriale per
le zone densamente popolate da ungheresi. Da questo
punto di vista le regioni rumene dovrebbero essere
costituite sulla base delle tradizioni linguistiche storiche.
Ringrazio l’onorevole Moscovici della sua relazione, che
dà un grande incoraggiamento e un importante aiuto alle
minoranze in Romania. Con le riserve sopra citate,
sostengo con piena convinzione la rapida adesione della
Romania.
2-212
Beazley (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, ho
partecipato alla visita della commissione parlamentare
mista Unione europea-Romania a Bucarest la scorsa
settimana e sono molto grato al Presidente del
Parlamento, e in particolare al nostro Vicepresidente,
onorevole Podestà, di aver reso possibile, in circostanze
straordinarie, l’organizzazione del voto questa settimana.
59
L’elemento principale che desidero riferire al
Parlamento riguarda l’eccezionale franchezza con cui i
membri del governo rumeno – dal Presidente al Primo
Ministro e ai ministri – hanno riconosciuto le difficoltà
che hanno ereditato. Non c’è stato alcun tentativo di
nasconderle. In un lasso di tempo molto breve, hanno
elaborato programmi dettagliati per affrontare queste
difficoltà, programmi il cui costo è stato molto elevato.
Non si è trattato quindi solo di un elenco di desideri, ma
di un approccio molto pratico alle difficoltà.
Conosciamo tutti le questioni in gioco: la lotta contro la
corruzione, l’indipendenza della giustizia, la protezione
dell’ambiente. E’ estremamente chiaro che l’Unione
europea dovrà sostenere la Romania in termini di
investimenti interni e di cooperazione per ripristinare la
società civile. Uno sguardo ai libri di storia e alle
immagini di Bucarest all’inizio del secolo scorso
mostrano quanto era prospera e colta la Romania di
allora rispetto agli altri paesi europei. Sono convinto che
la Romania si riunirà all’Europa e che se lo meriti.
Ci sono preoccupazioni in particolare per quanto
riguarda la minoranza ungherese in Transilvania, che in
passato non è stata trattata bene, ma credo che ci siano
state date garanzie importanti in merito.
Per questo voterò a favore. E’ della massima importanza
lanciare il messaggio giusto non solo alle autorità
rumene ma anche alla popolazione rumena.
Naturalmente le cose non finiscono qui; dopo l’adesione
dovremo continuare a lavorare. Ma desidero ringraziare i
nostri ospiti rumeni che ci hanno accolto a Bucarest e
vorrei anche ricordare che le ambasciate dell’Unione
europea – in altri termini, i rappresentanti degli Stati
membri – lavorano in stretta collaborazione con la
Commissione per fare in modo che questo compito
molto complesso sia portato a termine.
2-213
Leinen (PSE). – (DE) Signor Presidente, il Parlamento
europeo è sempre stato favorevole all’ingresso di
Romania e Bulgaria nell’Unione europea. Poiché
abbiamo più volte confermato che questa adesione
dovrebbe aver luogo il 1° gennaio 2007, domani
accoglieremmo con molta soddisfazione tale decisione.
In quanto membro della commissione parlamentare
mista UE-Romania, ho potuto vedere i progressi
compiuti da questo paese, nonostante tutti i problemi
lasciati in eredità dal regime di Ceausescu. Non si può
negare, tuttavia, che la Romania ha ancora molto da fare
prima della sua adesione; soprattutto deve contrastare la
corruzione e assicurare l’indipendenza del potere
giudiziario, questioni di cui si è già parlato in svariate
occasioni. Sono lieto di vedere che il nuovo governo sta
lavorando per raggiungere questi obiettivi e che sono
stati stilati piani d’azione nazionali fino al 2007. La
corruzione non è nient’altro che un furto all’economia
nazionale e ai cittadini, è un male che deve essere
sradicato dalla società.
60
La Romania deve diventare uno Stato di diritto
funzionante. La costituzione deve essere osservata,
qualunque siano i problemi da affrontare per
l’attribuzione di alte cariche in organismi costituzionali.
Vorrei ricordare altresì che la Romania è membro della
famiglia europea e non fa eccezione in alcun modo.
L’idea di un asse Washington-Londra-Bucarest forse è
alquanto presuntuosa, ma poiché siamo impazienti di
accogliere questo paese nell’Unione, penso che esso
collaborerà in modo efficace e positivo con noi.
2-214
McGuinness (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, in
primo luogo, accolgo favorevolmente i progressi
compiuti dalla Romania sulla strada verso l’adesione
all’Unione europea. In un lasso di tempo molto breve,
sono state realizzate molte cose, e desidero
congratularmi con le autorità rumene a riguardo.
Oggi pomeriggio sono stati citati i settori in cui sono
necessari ulteriori progressi, e abbiamo espresso le
nostre sincere preoccupazioni in merito alle modalità di
finanziamento di questo lavoro. Nonostante il resoconto
estremamente positivo dell’onorevole Nicholson of
Winterbourne
sui
miglioramenti
dell’assistenza
all’infanzia in Romania, l’assistenza ai bambini e ai
giovani adulti negli istituti statali è ancora un problema.
E mi riferisco in particolare ai bambini e ai giovani
adulti disabili. Meno di un anno fa, Amnesty
International ha pubblicato un rapporto allarmante sulla
tragica morte di alcuni pazienti in un ospedale
psichiatrico in Romania. Il rapporto segnalava che i
decessi erano dovuti per la maggior parte a
malnutrizione e ipotermia e che purtroppo non erano
l’eccezione nel sistema della cura delle malattie mentali
in Romania.
So che l’Unione europea, in cooperazione con le autorità
rumene, ha partecipato a un lavoro molto importante
teso a ridurre il numero di bambini e giovani adulti
ricoverati negli istituti. Tuttavia, Amnesty International
ha segnalato che non si è dedicata sufficiente attenzione
ai molti giovani adulti che, dopo la chiusura degli istituti
statali, sono stati inopportunamente trasferiti in ospedali
psichiatrici, dove rischiano di languire per il resto dei
loro giorni.
Riconosco che le cose sono migliorate notevolmente in
Romania. La Commissione mi ha recentemente
informato di tutto il suo lavoro a riguardo, ma resta
ancora molto da fare in questo settore. Non è
assolutamente accettabile che bambini e giovani adulti in
Romania siano assistiti in modo inadeguato e
insufficiente. E non possiamo accettare che cose simili
avvengano in nessuno Stato membro dell’Unione
europea.
Sono favorevole all’adesione della Romania all’Unione
europea, ma esorto le autorità rumene, la Commissione,
il Parlamento e tutti gli organi competenti a non
dimenticare le persone di cui sto parlando: quelle che
non riescono a fare sentire la loro voce. La loro
situazione deve essere attentamente sorvegliata e
12/04/2005
migliorata nel periodo precedente l’adesione e anche
dopo.
2-215
Salinas García (PSE). – (ES) Signor Presidente, la
commissione per l’agricoltura sottolinea l’importanza
politica ed economica dell’adesione di Romania e
Bulgaria all’Unione europea. Ciononostante, dobbiamo
riconoscere che abbiamo un grave problema in termini
di prospettive finanziarie.
Non possiamo discutere dei trattati di adesione senza
tenere conto delle prospettive finanziarie, in particolare
per quanto riguarda la politica agricola comune.
Dobbiamo tenere conto del costo finanziario
dell’attuazione della PAC in questi due paesi candidati.
Nel caso dell’agricoltura, per noi non è sufficiente dire
che la Bulgaria e la Romania saranno finanziati con gli
importi stabiliti dal Consiglio. Questo accordo si riferiva
unicamente alle spese per l’Unione a 25 e comprendeva
solo i dieci nuovi paesi, non la Romania e la Bulgaria.
Noi in questo Parlamento vogliamo che siano rispettati
gli accordi del Consiglio europeo di Bruxelles
dell’ottobre 2002, che garantivano che l’ingresso
progressivo di nuovi paesi sarebbe avvenuto nel pieno
rispetto della stabilità finanziaria.
Per includere questi due nuovi paesi, obiettivo con il
quale concordiamo, l’importo calcolato a tal fine deve
essere incrementato per creare uno spazio per Romania e
Bulgaria nella politica agricola comune. Questo è quello
che vuole il Parlamento e speriamo che il Consiglio e la
Commissione siano entrambi d’accordo.
2-216
Itälä (PPE-DE). – (FI) Signor Presidente, la Romania e
la Bulgaria devono diventare membri dell’Unione
europea, ma come e quando? Prima di tutto avrei
apprezzato una maggiore volontà di cooperazione da
parte del Consiglio in merito alle questioni relative al
finanziamento. Oggi abbiamo sentito che ci sono ancora
molte incertezze, e per questo sarebbe preferibile
attribuire maggiore attenzione a quello che potrebbe
essere il punto di vista comune su questi temi.
In particolare, abbiamo qualche problema per quanto
riguarda la Romania, e il problema è quello di capire se
rispetta tutti i criteri. Se non si esige dalla Romania il
rispetto di tutti i criteri, requisito imposto finora a tutti
gli Stati membri, daremo un cattivo esempio ai futuri
Stati membri, come la Turchia. Mi ha fatto piacere
sentire la proposta del Commissario Rehn secondo cui le
clausole di salvaguardia devono essere utilizzate, nel
caso in cui le condizioni non siano adeguatamente
rispettate e la Romania non compia progressi sufficienti.
Sono assolutamente a favore di questa posizione.
Credo che sarebbe stato più sensato aspettare la
prossima relazione intermedia e votare solo allora e non
domani. La questione riguarda soprattutto la fiducia
dell’opinione pubblica riguardo al mondo in cui le
Istituzioni si attengono a regole e accordi. Poco tempo
fa, il Patto di stabilità e di crescita è stato indebolito,
12/04/2005
perché era considerato politicamente importante. Se ora
l’intenzione è quella di indebolire i criteri per l’adesione,
perché si considera politicamente importante farlo, è
difficile immaginare come i cittadini possano avere
fiducia in queste Istituzioni.
2-217
Riera Madurell (PSE). – (ES) Signor Presidente,
mentre appoggiamo le relazioni di cui stiamo
discutendo, a nome della commissione per l’industria, la
ricerca e l’energia desidero sottolineare che nei settori
della ricerca, dell’energia, della politica industriale e
delle telecomunicazioni entrambi i paesi devono
impegnarsi ulteriormente, devono cambiare la loro
politica industriale, devono eliminare gli ostacoli
strutturali agli investimenti e la burocrazia eccessiva e
devono altresì creare un ambiente legislativo stabile per
garantire una strategia efficace riguardo alle piccole e
medie imprese, le vere creatrici di occupazione e fonti di
innovazione tecnologica.
Devono anche continuare a lavorare per una politica per
la sicurezza energetica. La Bulgaria ha già adottato
misure tese a realizzare un elevato livello di sicurezza
nella centrale nucleare di Kozloduy, e ne siamo
soddisfatti. Tuttavia si prevede che le capacità di
generazione energetica si riducano notevolmente, ed è
pertanto urgente creare nuove capacità produttive e
garantire la sicurezza di approvvigionamento. Esortiamo
la Commissione a controllare molto attentamente questo
aspetto e a fornire l’assistenza tecnica necessaria.
Nel caso della Romania, lo smantellamento delle centrali
termiche inefficienti e delle miniere di carbone non
redditizie è una sfida cruciale che richiede l’adozione
immediata di misure di politica sociale per affrontare le
gravi difficoltà occupazionali. Per tutte queste ragioni, la
Bulgaria e la Romania hanno bisogno del nostro
appoggio, signor Presidente.
2-218
Christensen (PSE). – (DA) Signor Presidente, per la
Romania non è stato facile liberarsi dal giogo
dell’impero sovietico. La Romania è stato uno dei paesi
che ha vissuto la transizione più violenta dalla dittatura
alla democrazia. Il paese ha perciò dovuto affrontare un
viaggio più difficile verso l’adesione. Per tale motivo, i
progressi della società rumena sono impressionanti,
anche se il lavoro è lungi dall’essere concluso. La
Romania ha ancora problemi per quanto riguarda le
violazioni della libertà di stampa, l’insufficiente tutela
dei diritti dell’infanzia e la repressione della popolazione
rom, così come continuano ad esserci problemi in
termini di corruzione. Sono pertanto soddisfatto del
piano d’azione contro la corruzione che il governo
rumeno ha recentemente pubblicato. Anche se la
Romania è ancora afflitta da gravissimi problemi, è
importante che domani votiamo a favore dell’adesione
della Romania, per incoraggiare gli sforzi del popolo
rumeno volti a soddisfare i requisiti per l’adesione il 1°
gennaio 2007.
2-219
PRESIDENZA DELL’ON. COCILOVO
61
Vicepresidente
2-220
Schmit, Presidente in carica del Consiglio. – (FR)
Signor Presidente, sarò breve. Dal vostro dibattito
emergono numerose informazioni molti utili ed
interessanti. Mi è sembrato di percepire, in tutti gli
interventi, che il Parlamento è in grado di offrire un
ampio sostegno all’adesione di questi due paesi,
Bulgaria e Romania.
Fermatevi a riflettere per un attimo. Se non ci fosse stata
la prospettiva dell’adesione, a che punto sarebbero oggi
questi due paesi? Avrebbero registrato lo sviluppo che li
caratterizza ora? La democrazia avrebbe compiuto i
progressi che ha compiuto? La prospettiva dell’adesione,
la prospettiva di diventare membri a pieno titolo della
famiglia europea, ha agito da potente catalizzatore in
vista della riforma in questi due paesi.
Oggi quindi, non dovremmo affatto – come è stato detto
– demoralizzare o scoraggiare questi due paesi, anzi,
proprio per tale ragione, la via verso l’adesione dovrebbe
essere resa ora tangibile.
E’ anche vero che ci sono settori che richiedono
miglioramenti e interventi. Alcuni di voi hanno citato il
gravissimo problema della corruzione. Dobbiamo
sollecitare i governi dei due paesi – in particolare di uno
di essi – a lottare in modo ancora più efficiente contro la
corruzione. Dovremmo incoraggiare, e addirittura
obbligare, questi governi a realizzare sistemi giudiziari
più indipendenti e più efficienti.
Sono certo che la Commissione sarà più che un
osservatore: avvierà azioni concrete; monitorerà le
evoluzioni in questi paesi; non sceglierà la strada più
semplice, come ha detto chiaramente il Commissario.
Oggi, tuttavia, dobbiamo lanciare un importante segnale
politico a Bulgaria e Romania. Dobbiamo avere un po’
di fiducia in questi paesi, mostrando loro che la strada
per andare avanti è aperta. Gli impegni devono essere
rispettati. E’ del resto per questo che le misure di
salvaguardia previste per la Bulgaria e la Romania sono
leggermente diverse da quelle che erano state previste
per l’allargamento precedente, e le differenze non sono
puramente stilistiche. In questo caso si tratta di misure
pratiche che possono essere applicate, e che saranno
applicate in modo tanto più efficace se il vostro
Parlamento monitorerà gli sviluppi dei due paesi, come
sono certo che farà.
Desidero esprimere qualche commento sui dubbi
manifestati in particolare dall’onorevole Hänsch in
merito alla disponibilità del Consiglio ad ascoltare il
Parlamento. Credo che quello che lei ha detto sia molto
importante. Il Parlamento è sempre stato un prezioso
alleato nei processi di allargamento e il Consiglio vuole
mantenere questo alleato in vista degli allargamenti
futuri. Lo sanno tutti perfettamente e non è retorica
quando il Consiglio dice a chiare lettere che si terrà
pienamente conto della posizione del Parlamento
62
qualora esso esprimesse un’opinione sull’eventuale
applicazione delle misure di salvaguardia. Credo
pertanto che possiate stare più tranquilli di quanto non
sembriate esserlo.
Sono già intervenuto sul finanziamento. Credo che la
Presidenza abbia un rimpianto: non aver risolto il
problema della dichiarazione congiunta in modo più
soddisfacente. Ma ripeterò quanto ho già detto: state
certi che i diritti del Parlamento non saranno toccati,
perché discendono dal Trattato, e i diritti del Parlamento
rimarranno immutati anche nel contesto dell’accordo
interistituzionale.
2-221
Rehn, Membro della Commissione. – (EN) Grazie del
dibattito molto serio e concreto. Avete espresso molte
preoccupazioni sulla capacità dei due paesi di lottare
contro la corruzione e in generale di rispettare gli
impegni assunti nel settore dell’ambiente, della riforma
del sistema giudiziario o dei diritti delle minoranze.
Condivido tali preoccupazioni. Per questo è così
importante sostenere il ritmo raggiunto, incoraggiare i
due paesi a portare avanti fino in fondo i loro programmi
di riforma.
La Commissione sorveglierà attentamente i progressi e
terrà adeguatamente informato il Parlamento europeo.
Qualora la Commissione dovesse ritenere necessario
raccomandare il ricorso alla clausola di salvaguardia,
terremo seriamente conto, come ho già detto nel mio
intervento introduttivo, del parere del Parlamento prima
di emettere qualsiasi raccomandazione di questo tipo,
conformemente allo scambio di lettere tra i Presidenti
Barroso e Borrell.
Desidero esprimere qualche commento sui diritti delle
minoranze. Nel caso della Romania, si è fatto
riferimento alla situazione della minoranza ungherese.
Possiamo osservare sviluppi positivi rispetto a questo
problema, a livello di governo e di cittadini. Gli
ungheresi sono entrati a far parte della coalizione di
governo nel 2004 e il Primo Ministro Tariceanu ha
scelto Budapest come destinazione della sua prima visita
di Stato all’estero. Inoltre, dal 2000 gli ungheresi hanno
ottenuto diritti importanti in materia di amministrazione,
istruzione e giustizia. In particolare, la legge sancisce il
loro diritto ad esprimersi in lingua madre in tribunale.
Inoltre, nelle regioni in cui la presenza della popolazione
ungherese è superiore al 20 per cento – in oltre 1 000
comuni – le insegne sono bilingui.
La minoranza ungherese dispone anche di strutture nel
settore dell’istruzione: l’università privata ungherese,
Sapientia, ha oltre 1 400 studenti. Accogliamo con
favore questa tendenza positiva e continueremo a
sorvegliare i miglioramenti in questo settore nella nostra
relazione globale di controllo dell’autunno.
Per quanto riguarda la situazione dei rom, un altro tema
legato ai diritti delle minoranze, sia la Bulgaria che la
Romania hanno iniziato ad attuare la strategia nazionale
per il miglioramento della situazione dei rom, come
12/04/2005
previsto nel programma PHARE dell’Unione. Sebbene i
risultati siano ancora limitati, sono stati compiuti
progressi importanti. In particolare, possono essere
annoverati tra i successi il miglioramento dell’accesso
all’istruzione e ai progetti locali per lo sviluppo delle
comunità.
A Sofia è stato recentemente varato il “Decennio
dell’inclusione dei rom”, che interessa parecchi Stati
membri attuali e futuri e potenziali candidati. La
Commissione appoggia in tutto e per tutto
quest’importante iniziativa. Inoltre, stiamo seguendo
molto da vicino la situazione della minoranza csango in
Romania.
Per quanto riguarda la centrale nucleare di Kozloduy,
desidero ricordarvi che la necessità di garantire un
elevato livello di sicurezza nucleare è una priorità per
l’Unione nel suo insieme e per i suoi Stati membri. In
questo contesto, la necessità di chiudere certi impianti
nucleari è stata messa in evidenza nel caso di tre paesi:
Lituania, Repubblica slovacca e Bulgaria. Il quadro
negoziato con la Bulgaria è chiaro e prevede il rispetto
rigoroso e non ambiguo degli impegni in materia di
chiusura alle date convenute. Il problema è risolto; il
caso è chiuso; le date di chiusura non saranno ridiscusse.
In conclusione, mi sembra di poter arguire che c’è una
posizione favorevole al parere conforme alla firma del
trattato di adesione con i due paesi, in linea con
l’accordo delineato nella lettera del Presidente Barroso
al Presidente Borrell. In altri termini, il Parlamento
europeo è pienamente associato e la Commissione si
impegna seriamente a tenere conto delle opinioni del
Parlamento europeo.
Vorrei ora illustrarvi come vedo il ruolo del Parlamento
europeo rispetto alla clausola di rinvio. La definirei una
procedura di “parere conforme esteso”, che non è
giuridicamente vincolante poiché il Trattato non lo
consente, ma, se viene rilasciata dal Parlamento europeo,
è certamente una dichiarazione politica di peso. Ci sono
ragioni sia quantitative che qualitative. In primo luogo
dovete votare più di 20 mesi prima del momento
dell’adesione, il che è eccezionale. Nel caso dell’Unione
europea a 10, il periodo è stato di circa 12 mesi e nel
caso dell’allargamento nel 1995 di 6-7 mesi circa. Tempi
molto diversi dai 20 mesi.
In secondo luogo, numerosi criteri, in particolare nel
settore della giustizia e degli affari interni, così come
della concorrenza, degli aiuti di Stato e dell’ambiente,
sono inclusi nel trattato di adesione stesso. E’ pertanto
chiaramente molto importante sorvegliare questo
processo e garantirne la democraticità. Questo rispetta lo
spirito del Trattato e della democrazia europea, ed è
molto importante che il Parlamento europeo sia
pienamente associato a tale decisione.
Siamo alla vigilia di una decisione storica. Sono molto
felice che ci sia stata una cooperazione solida e
produttiva con il Parlamento europeo. Sono certo che
essa potrà essere di buon auspicio per la cooperazione
12/04/2005
futura. Ora l’esito finale è nelle mani dei rumeni e dei
bulgari. Spero che ce la facciano; da parte nostra, li
sosterremo in modo che possano essere pronti a
diventare membri a pieno titolo entro gennaio 2007.
2-222
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani alle 12.00.
(La seduta, sospesa per dieci minuti, riprende alle
17.30)
DICHIARAZIONE SCRITTA (ARTICOLO 142 DEL
REGOLAMENTO)
2-223
Gurmai (PSE). – (EN) L’adesione della Bulgaria è
veramente importante per noi, ma è più importante per le
donne che ci vivono. Questo paese ha fatto recentemente
alcuni progressi in materia. La maggior parte dell’acquis
nel settore delle pari opportunità è già stato recepito, e
gli elementi principali della non discriminazione e delle
pari opportunità hanno un background giuridico valido e
in crescita dal punto di vista istituzionale.
Ci sono tuttavia ancora alcuni problemi. Primo, sebbene
le regole siano state introdotte, si accusa un ritardo in
termini di attuazione ed esecuzione. Al riguardo resta
ancora molto da fare.
La Bulgaria è un paese di origine e di transito della tratta
di esseri mani, in particolare di donne e bambini, con lo
scopo del loro sfruttamento sessuale. Questo fenomeno
non può più essere tollerato.
La rappresentanza delle donne nella vita politica e
pubblica è deplorevolmente bassa; sono donne solo il 25
per cento dei membri del governo, il 28 per cento dei
deputati al parlamento nazionale e il 7 per cento dei
governatori regionali.
Invito pertanto la Commissione europea a dare priorità a
questi temi immediatamente dopo la discussione
odierna, e ad esercitare un severo controllo sul paese.
Sono convinta che l’adesione all’Unione europea
consentirà di progredire su questi temi. Per tali
considerazioni voterò a favore e vi chiedo di fare
altrettanto.
2-224
PRESIDENZA DELL’ON. COCILOVO
Vicepresidente
2-225
Pacchetto integrato degli orientamenti di massima
delle politiche economiche e degli orientamenti
sull’occupazione
2-226
Presidente. – L’ordine del giorno reca la comunicazione
della Commissione sul pacchetto integrato delle linee di
massima delle politiche economiche e degli orientamenti
sull’occupazione.
63
Porgo il benvenuto ai Commissari e cedo la parola al
Commissario Verheugen.
2-227
Verheugen, Vicepresidente della Commissione. – (DE)
Signor Presidente, onorevoli deputati, è un fatto
deplorevole che, sebbene siano passati cinque anni dal
Vertice europeo svoltosi a Lisbona nel 2000, siamo
ancora ben lontani dal raggiungere gli obiettivi allora
fissati per l’economia dell’Unione europea. I tassi di
crescita sono ben al di sotto delle previsioni e il numero
di nuovi posti di lavoro creati non è sufficiente a
conseguire i tassi di occupazione desiderati. La crescita e
l’occupazione costituiscono quindi una priorità per la
Commissione Barroso.
Due mesi fa abbiamo presentato la nostra proposta di
revisione della strategia di Lisbona, sulla quale la
stragrande maggioranza del Parlamento si è espressa a
favore. Le caratteristiche principali della strategia
modificata comprendono una chiara definizione delle
priorità e la creazione di un partenariato tra la Comunità
e gli Stati membri, finalizzato all’attuazione delle misure
previste. Il Consiglio europeo ha approvato le proposte
della Commissione tre settimane fa, il che significa che
esistono ora le condizioni per passare alla realizzazione
dei nostri obiettivi.
Il pacchetto che presentiamo oggi all’Assemblea
rappresenta la prima fase della nostra strategia di
attuazione. La proposta di orientamenti integrati è uno
strumento pratico per rendere la nuova strategia di
Lisbona più semplice, più trasparente e più gestibile in
termini politici. Gli indirizzi di massima per le politiche
economiche e gli orientamenti in materia di
occupazione, che sono ora contenuti in un unico
documento, rappresentano sia una tabella di marcia per
rafforzare la crescita e l’occupazione sia una base per i
programmi nazionali di Lisbona degli Stati membri.
Questo è l’aspetto cruciale: stiamo creando un quadro
comunitario nell’ambito del quale gli Stati membri
possano elaborare soluzioni nazionali personalizzate per
i problemi identificati insieme.
Una prima serie di orientamenti esorta gli Stati membri a
continuare ad applicare politiche macroeconomiche
orientate verso la stabilità. Considerato che i problemi
associati
all’invecchiamento
della
popolazione
interessano quasi tutti gli Stati membri, la disciplina di
bilancio è l’unico modo di conseguire la sostenibilità a
lungo termine delle finanze pubbliche. Dobbiamo
assicurare che la spesa pubblica sia destinata ad attività
che contribuiscano alla crescita a lungo termine, in
particolare nel campo dell’istruzione, delle scienze e
della ricerca.
La seconda serie di orientamenti riguarda le riforme
strutturali, il cui obiettivo è agevolare la transizione
verso un’economia maggiormente basata sulla
conoscenza e rendere l’Europa un luogo più attraente in
cui lavorare e investire. Vorrei soffermarmi su alcuni
orientamenti strutturali che rivestono importanza
cruciale.
64
I primi riguardano il mercato interno. Abbiamo bisogno
di un mercato interno che funzioni correttamente, e ciò
comporta l’eliminazione degli ostacoli rimasti
all’accesso al mercato e un’attuazione più rigorosa della
politica di concorrenza.
In secondo luogo, è necessario migliorare la
regolamentazione e svolgere una valutazione sistematica
dell’impatto economico, sociale e ambientale delle
proposte legislative sia a livello nazionale che a livello
comunitario. La legislazione genera costi per le imprese
e tali costi possono essere particolarmente gravosi per le
piccole imprese. Per questo motivo, una migliore
regolamentazione
costituisce
uno
dei
tasselli
fondamentali di un ambiente favorevole alle imprese e di
una forte cultura imprenditoriale.
Il terzo aspetto che vorrei affrontare è l’innovazione. Il
futuro dell’Europa risiede nei settori economici
innovativi e ad alta intensità di conoscenze, e sia il
settore pubblico che l’economia stessa devono quindi
intensificare gli investimenti nella ricerca. Gli
orientamenti invitano gli Stati membri a favorire
l’innovazione tramite la promozione di trasferimenti di
tecnologia e la creazione di raggruppamenti per
l’innovazione, nonché agevolando la diffusione di nuove
tecnologie, quali quelle dell’informazione. Le
innovazioni nel campo delle tecnologie ambientali non
solo sono un fattore determinante per dare impulso alla
crescita e all’occupazione, ma anche e soprattutto per
realizzare uno sviluppo sostenibile.
Gli orientamenti per la politica strutturale sono seguiti
da un’ultima serie di orientamenti per le politiche a
favore dell’occupazione, che il Commissario Špidla
illustrerà fra poco. L’obiettivo è creare posti di lavoro,
potenziare gli investimenti volti a migliorare l’istruzione
e le qualifiche, rendere più flessibili la forza lavoro e le
imprese e modernizzare i sistemi di sicurezza sociale.
Occorre prestare particolare attenzione ai giovani e
migliorare la loro situazione, in quanto la
disoccupazione giovanile risulta doppia rispetto al tasso
di disoccupazione generale.
Il pieno potenziale di queste riforme si realizzerà
soltanto se saranno attuate come un unico pacchetto, le
cui singole componenti si integrano a vicenda.
L’attuazione di tutte queste misure darà notevole
impulso alla crescita e all’occupazione e abbiamo quindi
bisogno di un partenariato forte e solido, basato sulla
fiducia, per portare avanti queste riforme indispensabili.
Questo non deve essere e non sarà un processo
tecnocratico; deve anzi essere considerato come un
processo eminentemente politico, che darà risultati
soltanto se sarà sostenuto dalla società europea nel suo
insieme.
Il Parlamento svolgerà un ruolo fondamentale in tale
processo; è altresì essenziale mantenere lo slancio
politico generato dalla revisione della strategia di
Lisbona e dalle decisioni adottate dal Parlamento e dal
Vertice di primavera a Bruxelles. E’ giunto il momento
12/04/2005
di approfittare di tale slancio per compiere i primi passi
verso l’attuazione. La Commissione sarà immensamente
grata al Parlamento se vorrà esaminare con particolare
attenzione e tempestività gli orientamenti presentati
oggi.
2-228
Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor
Presidente, facendo seguito all’intervento appena
concluso del Vicepresidente della Commissione
Verheugen, vorrei esaminare, in particolare, il contenuto
degli indirizzi di massima per le politiche economiche,
integrati nel documento approvato dalla Commissione.
Naturalmente, gli indirizzi di massima per le politiche
economiche, uno strumento fondato sul Trattato, insieme
con la revisione della strategia di Lisbona hanno come
priorità la crescita e l’occupazione: rafforzare la crescita
e creare più posti di lavoro in Europa.
La scorsa settimana ho presentato le previsioni
economiche di primavera elaborate dai servizi della
Commissione; come sapete, riteniamo che durante il
2005 si verificherà una ripresa, un rilancio della crescita
economica, che proseguirà nel 2006, e si creeranno posti
di lavoro, ma non in numero sufficiente.
La crescita deve essere più intensa per creare i posti di
lavoro necessari, che permettano di ridurre il tasso di
disoccupazione fino a raggiungere la piena occupazione.
A tal fine, il capitolo macroeconomico degli indirizzi di
massima per le politiche economiche, integrati nel
pacchetto approvato oggi dalla Commissione, ribadisce
la necessità di creare condizioni economiche stabili,
capaci di generare fiducia, perché la fiducia dei
consumatori e degli agenti economici è indispensabile
per aumentare il livello dei consumi, incrementare gli
investimenti e accrescere la domanda interna, e questa è
la base che ci deve condurre, con una ripresa sostenuta, a
una crescita rafforzata, a maggiori opportunità di
impiego e quindi a maggiori garanzie di poter
salvaguardare e migliorare la coesione sociale e la
sostenibilità del nostro modello di crescita e di società.
Naturalmente, gli indirizzi di massima per le politiche
economiche per il periodo 2005-2008 tengono conto
della revisione del Patto di stabilità e di crescita, sulla
base dell’accordo raggiunto dal Consiglio europeo di
primavera, e, in quest’ottica, raccomandano di evitare le
politiche procicliche e di perseguire gli obiettivi di
bilancio a medio termine durante l’arco del ciclo
economico, nonché di tenere conto del diverso livello di
indebitamento e del diverso potenziale di crescita di
ciascun paese nel definire tali obiettivi specifici a medio
termine.
Per la zona dell’euro, si sottolinea la necessità specifica
per i paesi che condividono la moneta unica di
conseguire gli obiettivi a medio termine di bilancio in
pareggio e si invitano tali paesi a prestare particolare
attenzione alla disciplina fiscale e alla situazione di
bilancio.
12/04/2005
Come ha appena ricordato il Vicepresidente Verheugen,
nel capitolo microeconomico degli orientamenti si fa
specifico riferimento alla necessità di creare condizioni
favorevoli ad attrarre maggiori investimenti nel mercato
interno al fine di potenziare l’innovazione, nonché,
grazie ai maggiori investimenti, a promuovere
l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo e il miglior
funzionamento dei mercati e a rafforzare il potenziale di
crescita delle nostre economie.
Infine, e non potrebbe essere altrimenti, questa strategia
macroeconomica e microeconomica, integrata negli
indirizzi di massima per le politiche economiche, è
coerente con gli orientamenti in materia di occupazione,
che vi illustrerà ora il Commissario Špidla.
2-229
Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Questa
nuova serie di orientamenti per le politiche a favore
dell’occupazione rappresenta un nuovo inizio per la
strategia europea per l’occupazione, nel quadro
dell’agenda di Lisbona modificata. Gli orientamenti
integrati si basano sulla premessa che, per creare nuovi e
migliori posti di lavoro, l’Unione europea ha bisogno di
un insieme di misure correlate che rendano l’Europa più
attraente e favorevole all’innovazione. Tali misure si
devono applicare non solo al mercato del lavoro, ma
anche al mercato dei prodotti e dei servizi e al mercato
finanziario, e le riforme strutturali devono fondarsi su
una politica macroeconomica orientata verso la crescita.
Non si sono compiuti progressi reali in materia di
occupazione negli ultimi anni, il che è dovuto
principalmente al ristagno della crescita economica
associato a una domanda debole e a squilibri globali.
Dopo un periodo, alla fine degli anni Novanta, in cui
l’occupazione ha registrato un netto aumento, nel corso
degli ultimi tre anni il numero di nuovi posti di lavoro si
è ridotto e l’unico motivo per cui non abbiamo subito un
calo dell’occupazione analogo a quello avvenuto 10 anni
fa è che il mercato del lavoro è ora più flessibile. Al
tempo stesso, la crescita della produttività della
manodopera è rallentata, si sono compiuti scarsi
progressi nel migliorare la qualità del lavoro e il
rallentamento dell’economia ha esacerbato i problemi
connessi con l’inserimento sociale, in particolare tra i
giovani. I tassi di disoccupazione di lungo periodo hanno
registrato un nuovo aumento dopo diversi anni di
flessione.
Siamo di fronte a problemi enormi. Da un lato, l’Europa
deve rispondere alla sfida di una ristrutturazione
economica accelerata, sulla base di una maggiore
integrazione economica, sia nell’Unione allargata sia su
scala globale. Per avere successo, l’Europa deve
migliorare la sua capacità di anticipare, produrre e
gestire i cambiamenti economici. Dall’altro lato,
l’Europa deve affrontare i problemi legati
all’invecchiamento della popolazione. I cambiamenti
demografici ci impongono di modernizzare i sistemi di
previdenza sociale e di modificare il mercato del lavoro,
65
adattandolo a una forza lavoro più anziana e presto in
calo.
L’Europa rimarrà prospera soltanto se saprà conseguire
una rapida crescita dell’occupazione e della produttività.
A tal fine, sono necessari un nuovo approccio al lavoro
basato sul ciclo di vita e nuovi sforzi volti a sviluppare il
capitale umano in Europa. I nuovi orientamenti in
materia di occupazione rispondono a queste sfide e
servono da tabella di marcia per le politiche degli Stati
membri a favore dell’occupazione, oltre a ribadire gli
obiettivi dell’Unione europea di piena occupazione,
migliore qualità e produttività del lavoro e maggiore
coesione sociale e territoriale. Si pone l’accento su
alcune misure fondamentali, orientate verso tre priorità.
La prima è assicurare che un maggior numero di persone
trovi e mantenga un impiego, la seconda è rendere più
flessibili i lavoratori e le imprese e la terza è potenziare
gli investimenti in capitale umano. Parallelamente
all’applicazione degli orientamenti, gli Stati membri
devono anche attuare le raccomandazioni sulla politica a
favore dell’occupazione e impegnarsi a realizzare
appieno le ambizioni e gli obiettivi dell’Unione europea.
E’ altresì essenziale continuare a fare pieno ricorso al
metodo di coordinamento aperto per quanto riguarda
l’inserimento sociale e il benessere sociale, come
indicato nell’agenda sociale, e far sì che gli elementi
pertinenti di questa strategia siano integrati nei
programmi nazionali di Lisbona. Il Fondo sociale
europeo sarà utilizzato direttamente, tramite misure di
sostegno a livello di Stati membri e di regioni.
I preparativi in vista della presentazione dei programmi
nazionali nell’autunno 2005 devono essere sfruttati
come opportunità per convincere tutte le parti interessate
ad abbracciare la causa dello sviluppo e dell’attuazione
della politica a favore dell’occupazione. Al riguardo,
l’esperienza acquisita con la strategia europea per
l’occupazione è stata estremamente positiva, in quanto la
partecipazione di tutte le parti interessate aiuta gli Stati
membri a essere più trasparenti e a formulare le
politiche, oltre a garantire che le misure siano legittime
ed efficaci. Questa è la caratteristica sostanziale del
nuovo quadro per la crescita e l’occupazione, presentato
sotto forma di rilancio della strategia di Lisbona.
Il Parlamento europeo svolgerà, e di fatto già svolge, un
ruolo fondamentale in questo processo, non ultimo
esprimendo la sua posizione sugli orientamenti per le
politiche a favore dell’occupazione proposti dalla
Commissione. Ritengo che questi nuovi orientamenti,
che fanno parte del pacchetto integrato che presentiamo
a nome della Commissione, aderiscano ai principi
fondamentali e ai nuovi obiettivi della strategia di
Lisbona, cioè la crescita e l’occupazione.
2-230
Andersson (PSE). – (SV) Signor Presidente, concordo
con molte proposte descritte dai Commissari. Il
pacchetto integrato è un elemento positivo. Non
abbiamo avuto molto successo negli ultimi anni. Ciò è
vero non solo per quanto riguarda i giovani, ma anche
per la forza lavoro più anziana, le persone disabili e le
persone di altre culture.
66
Vorrei affrontare una questione legata alla seconda e alla
terza parte, cioè i cambiamenti strutturali. Al momento, i
cambiamenti strutturali sono spesso visti come una
minaccia, ma ritengo che dovrebbero essere visti invece
come una sfida. In primo luogo, si tratta di stabilire se
vogliamo fare pieno uso del nostro capitale umano, cioè
formare la forza lavoro. In secondo luogo, si tratta di
stabilire se vogliamo avere certezze sul mercato del
lavoro, perché se le persone si sentono sicure possono
anche partecipare all’opera destinata a produrre
cambiamenti. In terzo luogo, si tratta di coinvolgere i
lavoratori, non solo dopo che è successo qualcosa, ma
durante l’intero processo di cambiamento. Solo così si
può parlare di influenza sul luogo di lavoro. Mi chiedo
se avete osservazioni da fare al riguardo.
2-231
Fatuzzo (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli
colleghi, mi permetta di chiedere alla Commissione per
quale motivo non si incentiva l’occupazione, perché non
si permette a molti giovani di avere il lavoro,
consentendo ai lavoratori anziani, che chiedono di avere
la pensione più presto possibile, di lasciare le proprie
funzioni.
Molti lavoratori accetterebbero anche di andare in
pensione con una somma minore lasciando il lavoro ai
giovani, ma fino a questo momento gli orientamenti
sull’occupazione ’costringono i lavoratori anziani a
restare al lavoro ancora più a lungo, negando in questo
modo opportunità occupazionali ai giovani.
Riuscirete a spiegarmi per quale motivo?
2-232
Van Lancker (PSE). – (NL) Vorrei ringraziare i
Commissari per la comunicazione. Mi auguro che
l’integrazione degli orientamenti porti a una maggiore
coesione. Devo dire, tuttavia, che Lisbona riguardava tre
aspetti diversi: prevedeva anche la coesione sociale e,
per quanto mi risulta, la coesione sociale non riguarda
solo l’occupazione. Si trattava anche di ridurre la
povertà in modo sostanziale e di garantire pensioni
adeguate. In assenza dell’intero “pilastro sociale”, in che
modo potremo impedire che le future discussioni sulle
pensioni si trasformino ancora una volta in discussioni
sulla loro sostenibilità? Questo è il mio primo quesito.
Il secondo è di carattere procedurale. Ho notato che il
Consiglio ECOFIN si occuperà solo della dimensione
economica e il Consiglio “Affari sociali” degli
orientamenti in materia di occupazione. A mio parere,
questo non è un buon esempio di integrazione. Perché i
due Consigli non si pronunciano sull’intero pacchetto?
Infine, vorrei anche sapere esattamente come voi, signori
Commissari, vedete il ruolo del Parlamento. Intendete
dire che ci vengono ora riconosciuti poteri consultivi
ufficiali anche per quanto riguarda gli indirizzi
economici?
2-233
12/04/2005
Kauppi (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, la
Commissione ha assicurato che i nuovi orientamenti
integrati recepiscono le recenti decisioni sul Patto di
stabilità e di crescita. Signor Commissario, lei ha
promesso di non sostenere la riforma prociclica negli
Stati membri, e il livello di debito pubblico che si vuole
ammettere, eccetera. In che modo intendete garantire che
gli Stati membri non diano un’interpretazione molto
ampia alle modifiche del Patto di stabilità e di crescita,
né introducano riforme ampliando di fatto il concetto di
ciò che è consentito inserire nei disavanzi eccessivi e nei
calcoli del disavanzo? Sussiste un grave rischio che
molti Stati membri cerchino di evitare di introdurre le
riforme necessarie e interpretino queste decisioni
indebolite sul Patto di stabilità e di crescita in modo
errato. Vorrei invitare la Commissione ad essere molto
rigorosa al riguardo.
2-234
Schroedter (Verts/ALE). – (DE) Signor Presidente, le
mie osservazioni fanno seguito a quelle dell’onorevole
Van Lancker. Un più attento esame rivela chiaramente
che questo è uno pseudodocumento congiunto o, in altre
parole, un documento che fa acqua da tutte le parti. Non
è affatto chiaro se questi saranno sforzi congiunti, cioè
se si tenterà realmente di migliorare la politica sociale in
tutti gli ambiti. Ed è altrettanto poco chiaro se gli
obiettivi fissati per l’occupazione abbiano ora alcuna
rilevanza, dato che è senz’altro vero che le cifre del 2000
non valgono più.L’integrazione della dimensione di
genere è un concetto fondamentale che dovrebbe essere
alla base di tutte le politiche, eppure non vi si fa alcun
riferimento. Gli orientamenti del 1997 dedicavano a
questa problematica un intero pilastro, mentre essa è ora
sparita dal vostro documento. Sono convinta che questo
aspetto del pacchetto sia assolutamente da rivedere, dal
momento che sappiamo tutti che si devono affrontare
problemi di ben più ampia portata in relazione
all’occupazione delle donne rispetto a quella degli
uomini, e che la situazione delle donne è di gran lunga
peggiore in termini di retribuzione e sicurezza sociale.
2-235
Goebbels (PSE). – (FR) Signor Presidente, 60 secondi
per così tanti problemi! Dovrò quindi limitarmi. Poiché
sono relatore per la parte economica di questi
orientamenti integrati, avrò un’altra occasione per
esprimere tutto il bene che penso della nuova procedura.
Nondimeno, la lettura delle proposte della Commissione
mi ha lasciato alquanto insoddisfatto. Alcune proposte
sono talmente generali da sconfinare quasi nella
banalità. So bene che il compito della Commissione è
difficile, perché viviamo in un’Europa a 25 Stati membri
con situazioni economiche e sociali a volte molto
diverse. Al riguardo, vorrei sapere se la Commissione
intende fare ciò che ha annunciato il Vicepresidente
Verheugen, cioè integrare questo programma molto
generale, questo programma a “taglia unica”, con dei
programmi fatti su misura.
Sempre su questo punto, ho letto che la Commissione si
riserva di presentare una comunicazione in cui
individuerà le sfide più rilevanti per ciascuno Stato
12/04/2005
membro. Ritengo che questo sia l’approccio corretto e
gradirei ricevere maggiori precisazioni su questo
obiettivo della Commissione.
2-236
Presidente. – Ringrazio tutti i colleghi per la
collaborazione. Porgo le mie scuse personali agli altri
deputati che avevano chiesto di intervenire e non ne
hanno avuto la possibilità per il poco tempo a
disposizione.
2-237
Verheugen, Vicepresidente della Commissione. – (DE)
Signor Presidente, ci siamo suddivisi il lavoro.
Risponderò ai quesiti dell’onorevole Andersson e
dell’onorevole Goebbels; il Commissario Špidla
risponderà alle interrogazioni nn. 2, 3 e 5, e il
Commissario Almunia risponderà al quesito sul Patto di
stabilità.
Vorrei cominciare con alcune osservazioni in risposta al
quesito dell’onorevole Andersson sui cambiamenti
strutturali. Inutile a dirsi, anche noi siamo d’accordo sul
fatto che l’importante è produrre i necessari
cambiamenti strutturali in Europa, un compito che
sarebbe futile cercare di evitare. Dopo tutto, l’obiettivo
della strategia nel suo insieme è migliorare la
competitività a lungo termine dell’economia europea,
affinché possa competere con successo sul mercato
globale. Realizzeremo questo obiettivo soltanto
perseguendo una politica che ponga l’Europa
all’avanguardia del progresso ambientale, economico e
tecnologico in tutti i settori ed è questa l’idea alla base
della nostra strategia. L’Europa non può unirsi alla corsa
verso norme meno rigorose, retribuzioni più basse e
qualità scadente: deve competere per offrire i migliori
prodotti sul mercato. E’ ovvio che ciò non può accadere
senza cambiamenti strutturali.
67
disoccupazione. Il pensionamento anticipato ha anzi
svolto un ruolo decisivo nel crollo dei sistemi di
previdenza sociale, in particolare il sistema
pensionistico. Ciò rende estremamente difficile garantire
alle generazioni future condizioni di vita stabili dopo il
pensionamento, sebbene sia fuori dubbio che tutti hanno
diritto a tali condizioni dopo aver passato la vita a
lavorare.
Vorrei citare alcune cifre, che illustrano la gravità della
situazione. Mediamente, una persona è pronta a
cominciare a lavorare solo a circa 22 anni, e non è abile
al lavoro per circa 5 anni della sua vita lavorativa. Passa
poi tra 20 e 22 anni della sua vita in pensione. Il risultato
è che passiamo 50 anni della nostra vita senza un
impiego, il che è insostenibile a lungo termine. Questo è
un altro motivo per cui occorre incrementare l’offerta di
lavoratori e si deve rendere più semplice per le persone
più anziane rimanere attive, al fine di garantire la
stabilità generale dei nostri sistemi previdenziali.
Passando al quesito dell’onorevole Goebbels, sono certo
che un deputato che ha tanta dimestichezza con la
strategia di Lisbona modificata sia consapevole del fatto
che siamo all’inizio di un nuovo ciclo. In sostanza,
questo primo pacchetto di orientamenti integrati ha un
solo scopo, cioè definire un quadro comunitario per
l’elaborazione dei piani d’azione nazionali. La vera
natura e portata del pacchetto si manifesterà solo il
prossimo anno, quando saranno presentati i piani
d’azione nazionali e noi potremo valutarli.
E’ stato chiesto anche perché il pacchetto integrato non
affronti più esplicitamente la politica sociale. La risposta
è fornita dalla struttura generale del nostro sistema
giuridico, in quanto la presentazione di un documento
del tipo auspicato dall’onorevole deputata non rientra tra
le competenze della Commissione. Il Trattato stabilisce
le alternative che abbiamo per quanto riguarda gli
orientamenti, che trattano la politica economica e, in una
parte distinta, la politica a favore dell’occupazione;
questo è il quadro giuridico entro il quale dobbiamo
operare e non vi sono mezzi alternativi che permettano
di presentare un documento sulla politica sociale.
L’integrazione della dimensione di genere serve ad
affrontare la questione delle pari opportunità in tutte le
politiche e in tutte le raccomandazioni relative alla
politica in materia di occupazione, comprese quelle
intese a permettere a un maggior numero di donne di
lavorare, quelle che introducono il concetto di nuovo
equilibrio tra lavoro e responsabilità familiari e quelle
che tentano di ridurre le differenze di retribuzione legate
al genere. A mio parere, è abbastanza chiaro che il
principio dell’integrazione della dimensione di genere è
rigorosamente osservato in queste direttive e
orientamenti o, in altre parole, che le pari opportunità
caratterizzano tutte le politiche dell’Unione europea. E’
fuori dubbio che ciò si applichi in particolare, ma non
esclusivamente, alla politica a favore dell’occupazione.
2-238
2-239
Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Cercherò di
rispondere al quesito relativo al pensionamento
anticipato. Considerato che l’invecchiamento della
popolazione determinerà l’uscita di milioni di persone
dalla forza lavoro, sembra abbastanza chiaro che occorre
aumentare l’offerta di lavoratori e che una maggiore
percentuale della popolazione deve partecipare al
mercato del lavoro.
Un altro aspetto abbastanza chiaro, e che è un problema
con cui si sono confrontate tutte le politiche a favore
dell’occupazione, è che il pensionamento anticipato non
si è dimostrato uno strumento utile nella lotta contro la
Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor
Presidente, in risposta al quesito dell’onorevole deputata
sul Patto di stabilità e di crescita in seguito alla riforma,
posso dire che il documento approvato oggi, gli indirizzi
di massima per le politiche economiche, riflette la vera
natura della riforma, e non una sua caricatura.
La riforma approvata dal Consiglio europeo di marzo
consiste sostanzialmente nel porre un maggiore accento
sulle politiche anticicliche nei momenti favorevoli del
ciclo economico, nel porre un maggiore accento sul
controllo multilaterale delle politiche economiche attuate
nei momenti economici favorevoli, nel prestare
68
12/04/2005
maggiore attenzione, nell’ambito del controllo di
bilancio, ai problemi e alle sfide della sostenibilità a
medio e lungo termine e va interpretata come
contropartita, come trade off, per questa maggiore
attenzione alle politiche anticicliche e alle politiche volte
a migliorare la sostenibilità e la flessibilità
nell’applicazione degli strumenti del Trattato, che
continuano ad essere disponibili ai fini del controllo di
bilancio rafforzato nei procedimenti relativi ai disavanzi
eccessivi.
Tuttavia, i valori di riferimento del Trattato, i limiti di
bilancio, la necessità di mantenere la disciplina di
bilancio, il ruolo che essa deve svolgere nel creare le
condizioni necessarie per il buon funzionamento
dell’Unione economica e monetaria, per la stabilità dei
prezzi e per creare condizioni favorevoli alla crescita
economica continuano ad essere presenti. Inoltre, posso
dire all’onorevole deputata che questo tipo di politica
sarà applicato con rigore, ma in modo più efficace,
perché il nuovo Patto di stabilità e di crescita permetterà
un migliore coordinamento e una maggiore compatibilità
tra le politiche di controllo del bilancio e le politiche di
crescita, nonché l’introduzione di riforme strutturali,
quali quelle previste dalla strategia di Lisbona, al fine di
migliorare il potenziale di crescita e la sostenibilità del
nostro modello di crescita e quindi la sua capacità di
generare posti di lavoro e rafforzare la coesione sociale.
Questo è lo scopo, il contenuto reale, della riforma del
Patto di stabilità. Le caricature appartengono a chi le fa.
Né la Commissione né il Consiglio europeo meritano le
caricature che sono state fatte del Patto di stabilità.
Vorrei rivolgere un’ultima osservazione all’onorevole
Van Lancker sul ruolo relativo dei Consigli. Spetta al
Consiglio organizzare le sue discussioni. Tuttavia,
proprio stamattina ho partecipato alla riunione del
Consiglio ECOFIN a Lussemburgo, ho preso visione del
documento che veniva contemporaneamente discusso
nella riunione del Collegio dei Commissari e ho scoperto
che i ministri dell’Economia e delle Finanze intendono
discutere tutti gli aspetti macroeconomici e
microeconomici degli indirizzi di massima per le
politiche economiche e anche – grazie al pacchetto
integrato approvato dalla Commissione – la relazione tra
le politiche economiche, la situazione del mercato del
lavoro e le politiche a favore dell’occupazione. Pertanto,
questa proposta della Commissione agevola le
discussioni del Consiglio ECOFIN, del Consiglio
“Affari sociali” e del Consiglio “Competitività” sulle
tematiche specifiche, ma con una visione globale
coerente. Questo è uno dei pregi più importanti della
proposta della Commissione approvata oggi.
2-243
Presidente. – L’ordine del giorno reca il Tempo delle
interrogazioni (B6-0163/2005). Saranno prese in esame
le interrogazioni rivolte alla Commissione.
Prima parte
2-244
Presidente. – Annuncio l’interrogazione n.
dell’onorevole Enrique Barón Crespo (H-0189/05):
42
Oggetto: Inchiesta sull’assassinio in Iraq del giornalista José
Couso, cittadino europeo
L’8 aprile 2003, a seguito degli attacchi delle forze
statunitensi, gli operatori televisivi José Couso, cittadino
spagnolo ed europeo (Tele 5), Taras Protsyuk (agenzia
Reuters) e Tareq Ayoub (Al-Jazera) hanno perso la vita
nell’adempimento del proprio dovere d’informazione.
Sinora le autorità statunitensi non hanno effettuato indagini né
avviato alcun procedimento giudiziario. Tuttavia, esse hanno
accettato di aprire un’inchiesta con la partecipazione delle
autorità italiane in relazione all’attacco ingiustificato, sempre
ad opera delle forze statunitensi, verificatosi in occasione
della liberazione della cittadina italiana ed europea Giuliana
Sgrena, lo scorso venerdì 4 marzo.
Può la Commissione indicare quali sono le misure da adottare
per ottenere l’apertura di un’inchiesta che offra sufficienti
garanzie e permetta di accertare eventuali responsabilità
penali e stabilire risarcimenti in relazione all’assassinio del
cittadino europeo José Couso e dei suoi colleghi, caduti
nell’adempimento del proprio dovere d’informazione?
l’interrogazione n. 76 dell’onorevole Willy Meyer Pleite
(H-0192/05):
Oggetto: Inchiesta sull'assassinio del giornalista José Couso in
Iraq
L'8 aprile 2003, a seguito di un attacco sferrato dalle forze
statunitensi contro l'hotel Palestina a Bagdad, hanno perso la
vita nell'adempimento del proprio dovere d'informazione il
cittadino spagnolo José Couso (cameraman della rete
spagnola Tele 5) e gli operatori Taras Protsyuk (agenzia
Reuters) e Tareq Ayoub (rete televisiva Al-Jazera).
Sinora le autorità statunitensi hanno taciuto su questo
drammatico assassinio, e non hanno effettuato indagini né
avviato procedimenti giudiziari.
Tuttavia, queste stesse autorità hanno accettato di aprire
un'inchiesta congiunta con il governo italiano in relazione
all'attacco ingiustificato, sempre ad opera delle forze
statunitensi, verificatosi il 4 marzo 2005, in occasione della
liberazione della giornalista italiana Giuliana Sgrena, nel
quale ha perso la vita Nicola Calipari.
A giudizio della Commissione, quali misure può adottare
l'Unione europea per ottenere l'apertura di un'inchiesta che
offra le adeguate garanzie di imparzialità, onde accertare tutte
le responsabilità legate all'assassinio di José Couso e dei suoi
colleghi, caduti nell'adempimento del proprio dovere
d'informazione?
2-240
PRESIDENZA DELL’ON. KAUFMANN
Vicepresidente
2-241
Presidente. – La discussione è chiusa.
2-242
Tempo delle interrogazioni (Commissione)
l’interrogazione
n.
77
dell’onorevole
Hammerstein Mintz (H-0206/05)
David
Oggetto: Indagine sull'assassinio in Iraq del giornalista
europeo José Couso
L'8 aprile 2003, a seguito degli attacchi delle forze
statunitensi, hanno perso la vita nell'adempimento del proprio
12/04/2005
dovere d'informazione gli operatori televisivi José Couso,
cittadino spagnolo ed europeo (Tele 5), Taras Protsyuk
(agenzia Reuters) e Tareq Ayoub (Al-Jazera).
Sino ad oggi, le autorità degli Stati Uniti non hanno ancora
svolto indagini né avviato alcun processo giudiziario in
proposito.
Tuttavia, esse hanno invece deciso di avviare un'indagine, in
cooperazione con l'Italia, a seguito dell'ingiustificato attacco
compiuto il 4 marzo scorso dalle forze statunitensi durante la
liberazione della giornalista italiana Giuliana Sgrena, che
aveva portato alla morte di Nicola Calipari, funzionario del
Sismi.
Quali misure occorre adottate per assicurare lo svolgimento di
un'indagine che permetta di determinare le responsabilità sia
penali che in termini di indennizzo per quanto riguarda
l'assassinio del giornalista José Couso e dei suoi colleghi,
uccisi durante lo svolgimento della loro attività professionale
di pubblica informazione?
l’interrogazione n. 78 dell’onorevole Josu Ortuondo
Larrea (H-0217/05)
Oggetto: Inchiesta sull'assassinio in Iraq del giornalista José
Couso
Il 4 marzo 2005, poco dopo la liberazione della giornalista
italiana Giuliana Sgrena, l'esercito americano ha ucciso il
cittadino italiano Nicola Calipari.
Di fronte alla pressione della cittadinanza italiana, il governo
italiano e gli Stati Uniti hanno deciso di condurre un'inchiesta
congiunta per tentare di chiarire questo triste evento. Al
contrario, il caso dell'operatore spagnolo di Tele 5 José
Couso, dell'operatore ucraino dell'agenzia Reuters Taras
Prosyuk, e dell'operatore della rete televisiva Al Jazeera Tarek
Ayoub, morti a causa di un attacco ad opera delle forze
statunitensi contro l'hotel Palestina a Bagdad, non è stato
oggetto di alcuna inchiesta né azione giudiziaria, di cui si
sappia fino ad ora.
Dal momento che José Couso era un cittadino europeo, quali
misure può adottare l'Unione europea per ottenere un'inchiesta
congiunta con le autorità statunitensi al fine di chiarire i fatti
e, se del caso, appurare le eventuali responsabilità?
e l’interrogazione n. 79 dell’onorevole Jean-Marie
Cavada (H-0241/05)
Oggetto: Inchiesta sul decesso del giornalista José Couso
L'8 aprile 2003 due cameraman, lo spagnolo José Couso della
televisione Telecinco e l'ucraino Taras Protsyuk dell'agenzia
Reuters, sono stati uccisi a Baghdad da un tiro dell'esercito
americano sull'Hotel Palestine dove alloggiavano varie
centinaia di giornalisti non incorporati. Lo stesso
8 aprile 2003 il giornalista giordano, Tarek Ayoub, della rete
Al-Jazeera veniva del pari ucciso in occasione di
un'incursione aerea americana. Secondo Reporters sans
frontières il rapporto fornito dalle autorità americane sulle
circostanze di detti drammi è incompleto giacché non
individua i responsabili ed occulta la mancata comunicazione
fra i militari che hanno fatto fuoco sull'Hotel Palestine e i loro
superiori gerarchici circa la presenza di giornalisti all'interno
dell'edificio.
A giudizio della Commissione, quali azioni possono essere
ventilate dall'Unione europea per far sì che sia esperita
un'inchiesta indipendente sulle circostanze della morte di José
Couso, che i colpevoli siano individuati e processati e che la
famiglia della vittima sia risarcita?
2-245
69
Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. – (EN)
La Commissione ringrazia gli onorevoli deputati per le
loro interrogazioni e intende sottolineare in questa
occasione che attribuisce la massima importanza alla
libertà d’informazione e al lavoro che i giornalisti
svolgono, spesso in condizioni estremamente difficili e
in situazioni di conflitto. Crediamo che in tutti i conflitti
armati, come quello in Iraq, il rispetto delle norme
internazionali e il principio di responsabilità debbano
valere pienamente per tutte le forze operanti. Per quanto
riguarda la morte del giornalista José Couso, come per il
più recente ferimento di una giornalista italiana e la
morte di un agente italiano dei servizi di sicurezza,
esprimiamo il nostro rammarico per questi incidenti e la
nostra solidarietà alle loro famiglie.
Ovviamente crediamo che tutti questi casi richiedano
inchieste approfondite da parte delle autorità competenti.
E’ fondamentale che siano chiarite completamente le
circostanze e le responsabilità e che tutte le conseguenti
misure necessarie vengano adottate in modo rapido e
trasparente. Tuttavia, la responsabilità dei passi da
compiere per garantire un’inchiesta esauriente da parte
delle autorità competenti sulla morte di un cittadino
dell’Unione in un paese terzo ricade sugli Stati membri
coinvolti.
2-246
Barón Crespo (PSE). – (ES) Signora Commissario,
credo che sia importante difendere il ruolo svolto dai
giornalisti, in quanto costituisce un elemento
fondamentale della democrazia. Oltre a esprimere
rammarico per quanto è accaduto, signora Commissario,
in base ai Trattati in vigore – non mi riferisco alla
Costituzione – la Commissione e il Consiglio, e non solo
gli Stati membri, hanno l’obbligo di difendere i diritti
dei cittadini europei nei paesi terzi anche in situazioni di
conflitto. E questo punto è parte integrante
dell’interrogazione, perché i problemi in causa sono due:
uno è la tutela della libertà d’informazione e l’altro è la
tutela dei diritti dei cittadini europei e delle loro famiglie
nei paesi terzi. Finora le autorità statunitensi non hanno
avviato alcuna inchiesta che conduca a un procedimento
giudiziario o preveda un risarcimento per i familiari del
signor Couso e delle altre persone uccise in circostanze
analoghe.
2-247
Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. – (EN)
Come ho detto, la responsabilità ricade sugli Stati
membri. Il precedente governo spagnolo non ha
intrapreso iniziative né presentato proteste formali.
Secondo la legislazione spagnola attuale, i cittadini
possono
ricorrere
ai
magistrati
inquirenti
indipendentemente dall’amministrazione giudiziaria e
dagli organi governativi. Il magistrato Guillermo Ruiz
Polanco dell’Audiencia Nacional ha pertanto aperto
un’indagine preliminare sul caso. Ha dunque accolto
l’azione legale intentata il 27 maggio dalla madre e dai
fratelli del signor Couso contro tre effettivi della Terza
divisione di fanteria. Non so come andrà a finire, ma è
stata intentata.
70
12/04/2005
Quanto al governo italiano, ha presentato la sua protesta
formale a Washington, chiedendo con fermezza
un’inchiesta sulle cause dell’incidente mortale.
L’esercito statunitense e i magistrati italiani stanno
conducendo indagini parallele, per cui vorrei ribadire
che spetta agli Stati membri la responsabilità di
occuparsi dei loro cittadini.
2-248
Barón Crespo (PSE). – (ES) Signora Presidente,
signora Commissario, oltre che essere cittadini dei loro
Stati, queste persone sono, secondo i Trattati, anche
cittadini europei.
La Commissione approva le iniziative dei magistrati
competenti nei confronti delle autorità statunitensi?
2-249
Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. – (ES)
Signora Presidente, onorevole Barón Crespo, in primo
luogo posso dirle che, finora, nessuno dei governi degli
Stati membri ha richiesto l’intervento della
Commissione, perché hanno agito direttamente.
Tuttavia, poiché la Commissione cerca sempre di fare
tutto il possibile per il bene comune dell’Europa intera,
stiamo naturalmente appoggiando l’azione degli Stati
membri a favore dei loro cittadini.
2-250
Presidente. – Annuncio l’interrogazione n. 43
dell’onorevole Philip Bushill-Matthews (H-0175/05):
Oggetto: Privazione del diritto di voto per gli espatriati
relativamente al trattato costituzionale
E’ la Commissione al corrente del fatto che numerosi cittadini
britannici che hanno scelto, una volta andati in pensione, di
trasferirsi in altri Stati membri non possono votare
attualmente nei referendum nazionali sulla proposta di
Costituzione europea? Ai sensi della legislazione nazionale in
vigore, se questi cittadini hanno lasciato il Regno Unito più di
15 anni fa non hanno più il diritto di votare in detto paese,
eppure non viene loro concesso automaticamente il diritto di
votare nel nuovo paese di residenza. Mentre è a discrezione di
ogni singolo Stato membro accordare tale diritto, non sarebbe
opportuno che vi fosse un qualche coordinamento tra gli Stati
membri in modo che questi cittadini possano far sentire la
propria voce? Non è fondamentalmente sbagliato che a
qualsiasi cittadino europeo venga negato il voto in merito a
una questione così importante? E’ la Commissione a
conoscenza del numero di cittadini in tale situazione? Può la
Commissione proporre modalità di cooperazione tra gli Stati
membri ai fini della soluzione di tale problema?
2-251
Kroes, Membro della Commissione. – (EN) La
legislazione comunitaria in vigore garantisce ai cittadini
dell’Unione residenti in uno Stato membro di cui non
hanno la cittadinanza il diritto di votare e di candidarsi
alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni
comunali a parità di condizioni rispetto ai cittadini di
quello Stato membro.
Compete agli Stati membri definire le condizioni del
diritto di voto nelle elezioni nazionali e nei referendum.
Pertanto spetta a ciascuno Stato membro stabilire le
norme in merito al diritto di voto.
La Commissione ha ricevuto reclami da parte di cittadini
dell’Unione – non solo dell’onorevole Bushill-Matthews
– i quali, avendo esercitato il diritto di scegliere
liberamente la loro residenza in uno Stato membro
diverso da quello di cui sono originari, non hanno il
diritto di partecipare a elezioni nazionali o regionali né
ai referendum, tanto nello Stato membro in cui risiedono
quanto in quello dove sono nati. Di questo tema si è
parlato anche nella Quarta relazione, adottata di recente,
della Commissione sulla cittadinanza dell’Unione.
La Commissione, in base alla Quarta relazione, attende
le reazioni del Parlamento, del Consiglio e degli Stati
membri e successivamente tratterà questo tema
importante e delicato. Tuttavia, poiché la partecipazione
a elezioni o a referendum a livello nazionale è
interamente regolata dalle legislazioni di ciascun paese,
dal momento che la Comunità non ha competenza in
questo campo, per risolvere il problema si dovrebbero
modificare gli ordinamenti giuridici o costituzionali
degli Stati membri.
Per quanto riguarda le elezioni nazionali antecedenti al
1° maggio 2004, la questione riguardava circa 5 milioni
di cittadini dell’Unione aventi l’età per votare che
risiedevano in un altro Stato membro. Tuttavia, la
Commissione non ha informazioni aggiornate esaurienti
sul numero dei cittadini comunitari che si trovano in tale
situazione relativamente ai referendum nazionali sul
trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa.
2-252
Bushill-Matthews (PPE-DE). – (EN) Signora
Commissario, capisco e rispetto pienamente il fatto che
la questione sia di competenza degli Stati membri e non
intendo minimamente suggerire cambiamenti. Tuttavia
potrebbe darsi che alcuni Stati membri abbiano trovato
soluzioni migliori di altre per questo problema. Non so.
Mi chiedo se lei abbia qualcosa da osservare in merito.
Benché io mi compiaccia che la Commissione stia
esaminando le reazioni che attendeva in risposta, lei
invero ha descritto il problema anziché proporre qualche
soluzione. Questa non è una critica, ma un’affermazione.
Ammetto che si tratta di un problema complesso, ma lei
non potrebbe a sua volta ammettere che è sbagliato
privare tanta gente del diritto di voto?
2-253
Kroes, Membro della Commissione. – (EN) Cercare di
chiarire la situazione è sempre, naturalmente, il punto di
partenza per stabilire se c’è una soluzione. Questo in
primo luogo.
Spetterebbe agli Stati membri assicurare un giusto
coordinamento mediante una serie di modifiche
unilaterali alla legislazione nazionale che regola i
referendum, una serie di accordi bilaterali o un accordo
multilaterale; ciò risponde, in parte, all’interrogazione da
lei posta. Si può fare qualcosa? Sì, si potrebbe aumentare
la cooperazione.
Oggi non c’è tempo a sufficienza per risolvere il
problema del referendum sul trattato costituzionale.
12/04/2005
71
Attualmente, come lei sa, solo otto Stati membri hanno
optato per un referendum e, qualunque sia la soluzione
adottata, bisognerebbe anche decidere se il diritto di voto
in un referendum debba essere limitato ai cittadini degli
Stati membri che l’hanno indetto. Si dovrebbe dare una
risposta anche questo problema, il che complicherebbe
ulteriormente l’intera questione.
2-254
Martin, David (PSE). – (EN) Signora Commissario,
concorda sul fatto che, se i cittadini non possono
esercitare il loro diritto civile di voto, ciò rappresenta un
grave ostacolo alla libera circolazione? Anche se lei sta
aspettando risposte dal Parlamento e dagli Stati membri
in merito al suo documento di consultazione, ammetterà
che l’obiettivo di ogni riforma dev’essere quello di
garantire a tutti i cittadini, a prescindere dal paese
dell’Unione in cui risiedono, il diritto di voto alle
elezioni nazionali in almeno uno degli Stati membri?
2-255
Kroes, Membro della Commissione. – (EN) E’ vero che
i cittadini dell’Unione che abbiano esercitato il loro
diritto
fondamentale
alla
libera
circolazione
rischierebbero di subire un danno perché potrebbero non
avere il diritto di partecipare ai referendum nel loro Stato
membro di residenza né in quello d’origine. Tuttavia non
dobbiamo interpretare la legislazione comunitaria in
vigore in modo da giungere alla conclusione che questo
problema potrebbe costituire un ostacolo alla libera
circolazione o dissuadere i cittadini comunitari
dall’esercitare tale diritto. Ciò si tradurrebbe in una
violazione della legislazione comunitaria sulla libera
circolazione.
2-256
Presidente. – Annuncio l’interrogazione
dell’onorevole Liam Aylward (H-0204/05):
n.
44
Oggetto: Bioetanolo derivato dallo zucchero
Considerati i prezzi in costante crescita del petrolio, e in
particolare le attuali riforme nel settore dello zucchero, non
ritiene la Commissione che sia giunto il momento, per tutte le
parti interessate – i governi, le pertinenti direzioni della
Commissione, gli esperti competenti e il settore commerciale
– di esaminare, seriamente, la possibilità di sviluppare
nell’UE un’industria per la produzione di bioetanolo derivato
dallo zucchero?
2-257
Kroes, Membro della Commissione. – (EN) La
comunicazione di luglio sulla riforma del settore dello
zucchero riconosce l’importanza che rivestono varie
industrie, e in particolare quella del bioetanolo, in
qualità di utilizzatori di zucchero. Pertanto propone di
produrre zucchero fuori quota a un prezzo più vicino a
quello del mercato globale per la lavorazione di prodotti
specifici come il bioetanolo.
Come lei sa, la barbabietola da zucchero per la
produzione di biocarburante può già essere coltivata al
di là dei limiti dei contingenti stabiliti. La nuova
proposta legislativa assicurerà che ci sia sufficiente
disponibilità di zucchero a prezzi competitivi per queste
industrie, anche per il suo impiego crescente nei
biocarburanti.
Secondo la direttiva sui biocarburanti, gli Stati membri
devono promuovere e fissare obiettivi per l’uso degli
stessi. Impiegare il bioetanolo derivato dallo zucchero e
dal grano è un buon metodo per conseguire questo
obiettivo. La Commissione sta compiendo passi per
garantire che tutti gli Stati membri adempiano agli
obblighi stabiliti dalla direttiva e ne rivedrà
l’applicazione nel 2006 proponendo, se necessario,
misure per rafforzarla.
La Commissione è a conoscenza del fatto che alcune
aziende nel settore del bioetanolo hanno manifestato
riluttanza a investire negli impianti di lavorazione
dell’Unione perché sono preoccupate per la possibilità di
una riduzione delle tariffe, con conseguenti importazioni
su vasta scala di produzione extracomunitaria a basso
costo di etanolo estratto dalla canna da zucchero. La
Commissione pensa che si debba trovare una soluzione
valida per tutti, che comporti un rapido incremento della
produzione e del consumo di bioetanolo nell’Unione e
un equilibrato aumento delle importazioni.
La direttiva sulla qualità del carburante fissa un limite
per il contenuto di etanolo nella benzina. La
Commissione sta rivedendo alcuni aspetti della direttiva
e prenderà in considerazione la necessità di incoraggiare
l’impiego di carburanti alternativi, biocarburanti
compresi, nonché la necessità di introdurre modifiche ad
altri parametri nelle specifiche dei carburanti.
La Commissione continua a sostenere l’azione di ricerca
mirata con l’obiettivo di sviluppare una tecnologia dei
combustibili alternativi a prezzi concorrenziali che
preveda anche la produzione di etanolo dal sorgo dolce,
dai cereali, dai residui agricoli e da altre materie prime
lignocellulosiche.
La Commissione sta contribuendo a creare un’industria
europea dei biocarburanti sostenendo e agevolando le
iniziative volte a costituire una specifica piattaforma
tecnologica alla quale concorreranno, tra gli altri, il
settore agricolo e quello della silvicoltura, i produttori di
etanolo e l’industria dello zucchero.
2-258
Aylward (UEN). – (EN) Signora Commissario, la
ringrazio per la sua risposta dettagliatissima. Benché mi
sia notoriamente opposto alle proposte della
Commissione in diverse occasioni, esprimo il mio
compiacimento per la ricchezza d’informazioni della sua
replica.
Non sono certo io a doverle dire, signora Commissario,
che si renderà disponibile per usi alternativi una quantità
sempre maggiore di terreni in seguito alla revisione a
medio termine della politica agricola comune. Tenuto
conto di questo potrebbe assicurarmi che la sua
direzione generale e le altre direzioni interessate,
comprese quelle per la ricerca, l’energia, il trasporto,
eccetera non lasceranno nulla d’intentato per garantire
che vengano effettuate tutte le ricerche e le valutazioni
necessarie per determinare la sostenibilità del bioetanolo
72
12/04/2005
prodotto dalla barbabietola da zucchero? Inoltre è
d’accordo con me sul fatto che, considerati gli
spaventosi sviluppi del cambiamento climatico mondiale
e il costante aumento del prezzo dei carburanti, questa
ricerca dev’essere effettuata senza indugio?
Infine, signora Commissario, non sarebbe gratificante
per lei e per tutti noi pensare che i nostri agricoltori
potrebbero e vorrebbero contribuire seriamente al
controllo del cambiamento climatico mediante l’uso
alternativo dei terreni agricoli e l’impiego di risorse
energetiche alternative e rinnovabili?
2-259
Kroes, Membro della Commissione. – (EN) In proposito
posso essere chiara: ci saranno analisi economiche per
identificare le materie prime più efficaci per i
biocarburanti, tenendo conto del fatto che la
Commissione
è
pienamente
a
conoscenza
dell’importanza di questo problema. Sono state già
analizzate varie opzioni relative allo zucchero fuori
quota. Tuttavia il problema verrà risolto solo quando la
Commissione presenterà la proposta legislativa per la
riforma dell’organizzazione comune del mercato dello
zucchero. Questa proposta di riforma dovrà tenere conto
delle conclusioni, cui giungerà il gruppo speciale
dell’OMC relativamente allo zucchero, che dovrebbero
essere rese note verso la fine di aprile.
Pertanto la Commissione non può presentare la proposta
legislativa prima di giugno-luglio 2005 e metterà a punto
un piano d’azione sulle biomasse entro la seconda metà
del 2005. Il piano conterrà una tabella di marcia e
spiegherà come conseguire gli obiettivi dell’Unione per
le energie rinnovabili. Questa è la mia risposta all’ultima
domanda.
2-260
Seconda parte
2-261
Presidente. – Annuncio l’interrogazione
dell’onorevole Bart Staes (H-0164/05):
n.
45
Oggetto: Regole della concorrenza e aiuti di stato al settore
nucleare
Il 22 settembre 2004 la Commissione annunciava la sua
approvazione dell’intervento del Regno britannico nella
ristrutturazione dell’impresa energetica British Energy per un
importo di 6 miliari di euro. Il 1° dicembre 2004 la
Commissione annunciava inoltre l’avvio di un’indagine intesa
a valutare se la creazione della Nuclear Decommissioninig
Authority non fosse in contrasto con il Trattato. La NDA sarà
responsabile dell’impianto Mox di Sellafield e delle imprese
per l’energia nucleare Magnox. Essa inoltre esonererà la
BNFL (Compagnia britannica per il combustibile nucleare)
dai suoi obblighi in conformità del principio “chi inquina
paga”, ciò che può considerarsi come l’assegnazione di un
aiuto di Stato.
Può far sapere la Commissione di quale importo potrebbe
trattarsi nel secondo caso e se non conviene con l’interrogante
che gli aiuti di Stato dovrebbero essere internalizzati nei
prezzi di costo dell’energia nucleare piuttosto che scaricati sul
contribuente?
2-262
Kroes, Membro della Commissione. – (EN) La lettera
con cui la Commissione ha informato il Regno Unito
circa le ragioni per cui ha avviato la procedura prevista
dall’articolo 88, paragrafo 2, del Trattato CE
relativamente
all’istituzione
della
Nuclear
Decommissioning Agency è stata pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 21 dicembre
2004. Tale documento include una stima dettagliata
dell’ammontare degli aiuti di Stato potenzialmente legati
a ciascuna delle attività che saranno intraprese
dall’Agenzia.
A seconda del metodo di computo e delle ipotesi di
mercato, l’ammontare complessivo dei fondi pubblici in
questione può variare tra zero e otto miliardi di sterline.
La Commissione conviene con l’onorevole Staes quando
afferma che tutti i costi di produzione dell’elettricità
vanno, in linea di principio, internalizzati; tuttavia sono
giustificabili delle eccezioni a questo principio quando si
può dimostrare che contribuiscono per altre vie, in
misura significativa, al bene comune. E’ il caso, per
esempio, delle fonti di energia rinnovabili.
L’indagine della Commissione relativa alla Nuclear
Decommissioning Agency ha per l’appunto l’obiettivo di
determinare se le caratteristiche specifiche del caso
possano giustificare o meno una parziale eccezione al
principio d’internalizzazione dei costi.
2-263
Staes (Verts/ALE). – (NL) Signora Commissario, ho
preso nota della sua risposta. Se non ho frainteso, lei
condivide decisamente l’idea che gli aiuti di Stato alle
centrali nucleari debbano essere effettivamente
internalizzati nel prezzo totale dell’energia elettrica, cosa
che, a quanto mi risulta, non sta avvenendo. Vorrei
chiederle quali provvedimenti adotterà nei prossimi anni
del suo mandato per far sì che possiamo sapere con
certezza qual è l’ammontare degli aiuti di Stato concessi
alle centrali nucleari e anche in quale misura essi
vengano internalizzati nel prezzo di costo, in modo che i
consumatori abbiano un’idea chiara di quanto costi
effettivamente l’energia nucleare.
2-264
Kroes, Membro della Commissione. – (EN) Posso
garantirle che la Commissione intende applicare anche al
settore nucleare il principio “chi inquina paga”. Tanto la
decisione definitiva della Commissione sulla
ristrutturazione della British Energy quanto la sua
decisione di avviare un procedimento per la Nuclear
Decommissioning Authority chiariscono che, in base al
principio “chi inquina paga”, i gestori delle centrali
nucleari sono i primi responsabili del costo di
trattamento dei rifiuti e degli altri costi del nucleare,
compreso lo smantellamento pianificato.
Tuttavia bisogna considerare che, come tutti i principi
del diritto comunitario, il principio “chi inquina paga” va
conciliato con altri principi e obiettivi comunitari che
possono, in alcune circostanze, entrare in conflitto con
esso. Nel caso della British Energy, per esempio, questo
principio doveva essere conciliato con la necessità di
preservare la sicurezza nucleare che, come lei sa, è uno
12/04/2005
73
dei principali obiettivi comunitari stabiliti dal Trattato
EURATOM. In questi casi la Commissione cerca di
perseguire, a vantaggio della Comunità, il miglior
equilibrio possibile tra principi divergenti.
2-265
Presidente. – Annuncio l’interrogazione
dell’onorevole Katerina Batzeli (H-0218/05):
n.
46
Oggetto: Concentrazioni nel settore audiovisivo
Oltre agli articoli fondamentali del trattato che disciplinano le
concentrazioni di imprese, esiste anche il regolamento (CE)
139/20041 che stabilisce che l’analisi delle operazioni di
concentrazione è, principalmente, di competenza esclusiva
della Commissione e che, pertanto, gli Stati membri non
possono attuare la loro legislazione nazionale sulla
concorrenza (principio dell’esclusività), a parte casi specifici
in cui la stessa Commissione ritiene opportuno l’intervento
nazionale.
Infine, la Commissione fa presente che, all’atto pratico,
l’obiettivo del regolamento sulle concentrazioni, ovvero
preservare e sviluppare strutture di mercato
concorrenziali, può procedere di pari passo, almeno fino
a un certo punto, con la tutela del pluralismo nel settore
dei media. La Commissione, quando valuta se una
concentrazione a livello comunitario pregiudica la
concorrenza nell’ambito del mercato dei mezzi
d’informazione, esamina necessariamente il grado di
concentrazione e pertanto, per via indiretta, il grado di
pluralismo di tale mercato.
2-267
Presidente. – Annuncio l’interrogazione
dell’onorevole Gay Mitchell (H-0245/05):
Recentemente il governo irlandese ha dovuto rinunciare al
tentativo di ricevere aiuti di Stato per un ammontare di 170
milioni di euro destinati ad una fabbrica di microchip in
Irlanda. La Commissione ha detto che il progetto non
implicava un tasso di innovazione o di creazione di posti di
lavoro sufficiente a giustificare l’assistenza richiesta. E’ stato
utilizzato l’argomento che la Commissione dispone di uno
stretto margine di interpretazione degli orientamenti sugli
aiuti di Stato e che questa decisione potrebbe compromettere
tutti i tentativi degli Stati membri di competere sul mercato
globale per investimenti ad alta tecnologia.
2-266
Tuttavia, benché la Commissione abbia potere
giurisdizionale solo per valutare concentrazioni a livello
comunitario, l’articolo 21, paragrafo 4, del regolamento
stabilisce che gli Stati membri possono adottare
opportuni provvedimenti per tutelare interessi legittimi
diversi da quelli presi in considerazione dal
regolamento, purché siano compatibili con i principi
generali e con le altre disposizioni del diritto
comunitario.
Tra gli interessi legittimi espressamente riconosciuti dal
regolamento sulle concentrazioni figura anche il
pluralismo nel settore dei mass media. “Il diritto degli
Stati membri di tutelare il pluralismo dei media
riconosce la preoccupazione legittima di mantenere fonti
di informazione diversificate in nome della pluralità di
opinioni e della molteplicità d’uso”. Questo sembrerebbe
includere l’obiettività dell’informazione cui fa
riferimento l’interrogazione dell’onorevole Batzeli.
Da tutto ciò si evince che gli Stati membri devono
considerare prioritaria l’adozione di misure opportune
nell’ambito delle rispettive legislazioni nazionali per
salvaguardare il pluralismo dei media se questo interesse
legittimo dovesse essere minacciato da una
concentrazione a livello comunitario.
1
GU L 24 del 29.1.2004, pag. 1.
47
Oggetto: Aiuti di Stato
Come intende la Commissione affrontare la questione relativa
al modo di operare dei gruppi e delle concentrazioni nel
settore dei mass media e definire la posizione dominante sul
mercato dei mass media in modo da rafforzare il pluralismo e
l’obiettività delle informazioni?
Kroes, Membro della Commissione. – (EN) Secondo il
regolamento sulle concentrazioni, la Commissione non
può considerare il pluralismo dei media un criterio
giuridico quando stabilisce se una concentrazione su
scala comunitaria è compatibile col mercato comune.
Nell’effettuare la valutazione può solo tenere conto dei
criteri concorrenziali o economici quando determina se
la transazione in esame ostacola significativamente la
concorrenza nel mercato comune.
n.
Qual è la risposta della Commissione a questa accusa?
2-268
Kroes, Membro della Commissione. – (EN) La
Commissione ha messo in dubbio che il progetto
d’investimento fosse compatibile con le norme
comunitarie sul controllo sugli aiuti di Stato,
principalmente per due ragioni.
In primo luogo, era forte il rischio di falsare le
condizioni della concorrenza, dal momento che Intel ha
un potere di mercato estremamente rilevante nel campo
della produzione di microchip, e l’aiuto avrebbe
permesso a quest’azienda di consolidare il suo
predominio.
In secondo luogo, in base alle informazioni ricevute, il
progetto d’investimento sembrava essere destinato alla
produzione di microchip su larga scala. Nulla indicava
che l’attività di ricerca e sviluppo sarebbe stata trasferita
in Europa, né che si creassero nuovi posti di lavoro a
Leixlip.
Come lei sa, Leixlip è situata in una regione prospera
che non ha i requisiti per detenere aiuti regionali dopo il
2006. Qualunque aiuto agli investimenti a finalità
regionale deve pertanto fare riferimento a un progetto il
cui avvio sia stato programmato per una data
antecedente alla fine del 2006, caratteristica che il
secondo e il terzo modulo del progetto d’investimento
non avevano.
Per questi motivi la Commissione ha pensato di avviare
un’indagine approfondita, in conformità delle norme
sugli aiuti di Stato, per analizzare il rapporto fra i pro e i
contro degli aiuti. Tuttavia, le autorità irlandesi hanno
74
deciso di ritirare la notifica prima che venisse adottata
qualsiasi decisione da parte della Commissione.
2-269
Mitchell (PPE-DE). – (EN) La ringrazio, signora
Commissario, per la sua dettagliata risposta, che vaglierò
attentamente.
Forse la causa è da ricercarsi nel modo in cui la richiesta
è stata formulata, ma lei concorda sul fatto che la
Commissione rischia di mandare segnali contraddittori?
Da una parte la Commissione afferma di volere che
l’Unione diventi una delle economie più competitive,
anzi
l’economia
basata
sulla
tecnologia
dell’informazione più competitiva al mondo, e dall’altra
respinge una richiesta di aiuti che ora non troveranno
un’altra destinazione nell’ambito dell’Unione.
Signora Commissario, è d’accordo nel ritenere corretta
quest’osservazione?
2-270
Kroes, Membro della Commissione. – (EN) Capisco la
ragione che la spinge a porre questa domanda
intrinsecamente valida e pertanto sono lieta che la
questione sia stata sollevata perché mi offre
l’opportunità di fornire un chiarimento.
12/04/2005
avvantaggerà di certo nessun altro Stato membro
dell’Unione. Non c’è dubbio che l’investimento non
finirà altrove in Europa, perciò le sue numerose
puntualizzazioni, a nostro avviso, sono destituite di
logica. Attendo con ansia di sentire la sua risposta.
2-272
Kroes, Membro della Commissione. – (EN) Stiamo
parlando di tipi diversi di aiuti non comparabili tra loro.
Non trovo logica l’affermazione secondo cui, se non è
possibile trasferire un’attività in un’altra parte
dell’Unione, gli aiuti dovrebbero essere accordati.
Dobbiamo essere coerenti nell’applicare le regole. Solo
con una politica coerente in materia di aiuti di Stato,
sulla quale la gente possa contare e grazie a cui abbia la
certezza che non vengano attuate misure discriminanti,
possiamo rispondere non solo a lei in quanto deputato al
Parlamento, ma anche al mondo esterno e a quanti sono
coinvolti nella questione.
2-273
Presidente. – Annuncio l’interrogazione
dell’onorevole Glyn Ford (H-0269/05):
48
Oggetto: Biglietti per la Coppa del Mondo
Sono stato contattato da uno dei miei elettori a proposito del
ridicolo sistema per l’acquisto di biglietti per le finali della
Coppa del Mondo 2006 in Germania.
Non dobbiamo sottovalutare l’importanza delle
infrastrutture di Leixlip per l’economia locale. Si tratta
di aiuti destinati a un progetto di produzione nel campo
della memorizzazione portatile che manterrà un gran
numero di posti di lavoro nella regione per sette anni, ma
non creerà nuova occupazione. A dirla tutta, l’Irlanda è
un esempio che dimostra quanto siano importanti
l’Unione e la nostra politica per stimolare l’economia.
Tuttavia, in questo caso non saranno creati nuovi posti di
lavoro. Non c’è niente, per esempio, che indichi che il
progetto comporterà un trasferimento dall’America
all’Europa di una qualunque parte significativa della
base di ricerca e sviluppo dell’azienda, né che il progetto
creerà altre sinergie o effetti diffusivi che potrebbero
contribuire, a loro volta, all’innovazione in Europa,
andando oltre le specifiche produzioni in questione.
Questo è un mero progetto di produzione per la
fabbricazione su larga scala di microchip che aiuterà
Intel a mantenere la sua posizione leader sul mercato
specifico. E’ stata proprio la combinazione di questi
aspetti e argomenti che ci ha indotti a formulare il nostro
parere prima che il governo irlandese ritirasse la notifica.
n.
Sembra che si accetti come modalità per l’acquisto di biglietti
esclusivamente l’uso della MasterCard, l’addebitamento
diretto da un conto bancario in Germania oppure bonifico
bancario internazionale con un grosso supplemento di 25₤ o
più su ogni trasferimento in euro per acquistare un biglietto di
35 euro, più che raddoppiandone il prezzo. Non vorrebbe la
Commissione prendere in considerazione un’azione contro le
compagnie che non forniscono informazioni semplici su come
operare un trasferimento tra Stati membri allo stesso prezzo
dei trasferimenti all’interno di uno Stato membro, come
previsto dal regolamento (CE) 2560/20012? Inoltre, è
d’accordo la Commissione che il limitarsi ad una sola
compagnia di carta di credito mostra chiaro disprezzo per le
norme europee in materia di concorrenza? Potrebbe la
Commissione considerare un’azione contro i responsabili di
tale disastro?
2-274
Kroes, Membro della Commissione. – (EN) La
Commissione sta esaminando il sistema di vendita dei
biglietti per la Coppa del Mondo 2006, nell’ambito delle
norme di concorrenza dell’Unione, in seguito a un
reclamo recentemente sporto contro la FIFA, la
Federazione calcistica tedesca e la MasterCard da
un’associazione britannica di consumatori, la “Which?”,
ma sono certa che anche l’onorevole Ford è a
conoscenza di questa notizia.
2-271
Doyle (PPE-DE). – (EN) Ho ascoltato con interesse la
risposta del Commissario Kroes all’onorevole Mitchell
su questo tema, e mi riferisco anche all’interrogazione n.
45, relativa ad aiuti di Stato da parte del governo
britannico per un importo di sei miliardi di euro da
destinare alla ristrutturazione della British Energy.
Verranno creati altri posti di lavoro nel caso specifico?
Vorrei ribadire l’osservazione fatta dall’onorevole
Mitchell. Il fatto che Intel non ottenga quella somma o
che il governo irlandese rinunci agli aiuti di Stato non
Nei primi quattro periodi di vendita, i consumatori che
non hanno un conto bancario in Germania possono
acquistare i biglietti utilizzando i servizi MasterCard o
tramite bonifico bancario internazionale. La questione
dell’esclusiva della MasterCard e delle spese sui
bonifici bancari internazionali sollevata dall’onorevole
Ford è compresa nel reclamo che la Commissione sta
attualmente esaminando con la dovuta urgenza.
2
GU L 344 del 28.12.2001, pag. 13.
12/04/2005
Per prima cosa tutti gli elementi in causa vanno accertati
e analizzati in base alle disposizioni comunitarie in
materia di concorrenza prima che la Commissione possa
assumere una posizione. Se, al termine della verifica, la
Commissione dovesse concludere che c’è stata
un’infrazione, potrebbe prendere gli opportuni
provvedimenti, per esempio disponendo per l’inibizione
del sistema di vendita e multando l’azienda o le aziende
che hanno violato la legislazione comunitaria in materia
di concorrenza.
Per quanto riguarda il regolamento (CE) n. 2560/2001
relativo ai pagamenti transfrontalieri in euro, esso
stabilisce che, entro il 31 dicembre 2005, le commissioni
sui bonifici transfrontalieri fino alla concorrenza di
12 500 euro dovranno essere uguali a quelle applicate ai
bonifici nazionali. Per i paesi al di fuori della zona euro
l’importo delle commissioni può anche essere molto
alto: un bonifico in euro nel Regno Unito costa oggi più
di 20 euro. La Commissione deplora che il 14 marzo
2005 la FIFA abbia rilasciato un comunicato stampa in
cui ha fornito un’interpretazione inesatta del
regolamento.
2-275
Ford (PSE). – (EN) La ringrazio molto per la sua
risposta, signora Commissario. Le sarei grato se potessi
sapere con esattezza quali sono le azioni che lei intende
intraprendere e quanto ci vorrà per realizzarle, dal
momento che il tempo non è certamente dalla nostra
parte.
Lei ricorderà che abbiamo avuto problemi simili con la
vendita dei biglietti da parte degli organi calcistici
francesi durante la Coppa del Mondo svoltasi in Francia.
Alcuni deputati al Parlamento europeo, compreso il
sottoscritto, hanno sottoposto la questione alla Corte di
giustizia; la vicenda si è conclusa con l’intervento della
Commissione e gli organi calcistici francesi sono stati
multati di 500 euro per aver contravvenuto ai
regolamenti dell’Unione.
Mi domando se lei ci può assicurare, considerando che
le autorità calcistiche tedesche sapevano quanto era
successo ai loro colleghi francesi, che nel caso in
questione la multa inflitta sarà assai più elevata. Si
potrebbe anche arrivare al punto di chiedere loro di
rifare tutto da capo.
E’ palesemente assurdo che un’organizzazione possa
stabilire in anticipo chi può comprare i biglietti e a quale
prezzo.
2-276
Kroes, Membro della Commissione. – (EN) Per prima
cosa dobbiamo considerare tutti gli elementi in causa,
che vanno accertati per determinare se il sistema di
vendita in questione costituisca o meno una violazione
alla legislazione comunitaria in materia di concorrenza.
Ogni sistema di vendita dev’essere esaminato sotto
l’aspetto economico e sotto l’aspetto fattuale. Sia detto
per inciso, a mio parere le multe non devono essere lievi.
2-277
75
Presidente. – Annuncio l’interrogazione n. 49
dell’onorevole Dimitrios Papadimoulis (H-0163/05):
Oggetto: Smaltimento dei rifiuti tossici e pericolosi in Grecia
Pochissime sono in Grecia le informazioni relative allo
smaltimento dei rifiuti tossici e pericolosi, compresi quelli
ospedalieri, nonostante il pericolo per la salute pubblica e
l’ambiente.
Stanti la violazione della la direttiva 91/689/CEE3 (articolo 8,
paragrafo 3) e la una sentenza della Corte di giustizia della
Comunità europee del 13 giugno 2002 (causa C-33/01),
potrebbe la Commissione riferire se la Grecia ha elaborato
tabelle o criteri di ammissibilità dei rifiuti per ogni tipo di sito
di smaltimento e, in caso affermativo, se e quando tali dati le
sono stati trasmessi? E’ essa a conoscenza dell’entità di rifiuti
tossici e pericolosi prodotti ogni anno in Grecia, di quale è la
loro fine, se vengono smaltiti provvisoriamente, se vengono
interrati, se vengono riversati in discariche, se vengono
esportati per lo smaltimento finale in altri paesi e quali essi
sono? Può essa dire se la Grecia si è premurata di uniformarsi
alla citata sentenza della Corte europea e, in caso negativo, se
intende ricorrere nuovamente contro la Grecia in forza
dell’articolo 228, paragrafo 2 del Trattato CE infliggendo al
contempo una sanzione economica?
2-278
Dimas, Membro della Commissione. – (EL) L’onorevole
Papadimoulis
tocca
varie
questioni
relative
all’applicazione delle norme comunitarie sui rifiuti
pericolosi in Grecia. Risponderò singolarmente a ciascun
quesito.
Per quanto riguarda i criteri di ammissibilità dei rifiuti
per ogni tipo di sito di smaltimento, le procedure e le
precauzioni per l’ammissione nei siti di discarica
igienici, come vengono eufemisticamente chiamati in
Grecia, sono esposti nelle loro linee essenziali nel
decreto ministeriale congiunto n. 29407/3508 del 2002
che traspone nella legislazione greca la direttiva sullo
smaltimento dei rifiuti. Tutti i decreti greci sulla gestione
dei rifiuti pericolosi sono notificati alla Commissione
non appena vengono emanati. La decisione del
Consiglio n. 2003/33 che stabilisce criteri e procedure
per l’ammissione dei rifiuti nelle discariche è entrata in
vigore nel giugno del 2004. Gli Stati membri devono
applicare entro il 16 luglio 2005 i criteri stabiliti nella
seconda parte dell’allegato alla decisione suddetta. La
Grecia non ha ancora notificato nessuna misura
aggiuntiva in ottemperanza a tale decisione.
La seconda domanda riguarda i dati sui rifiuti pericolosi
prodotti ogni anno in Grecia. Nell’ambito delle relazioni
da presentarsi in merito all’applicazione della direttiva
sui rifiuti pericolosi, le autorità greche trasmettono i dati
sull’entità dei rifiuti prodotti ogni anno e sui metodi
impiegati per smaltirli o recuperarli. Secondo i dati
disponibili per il periodo 1998-2003, sono state prodotte
in media 363 400 tonnellate di rifiuti pericolosi all’anno,
la maggior parte dei quali, circa due terzi di quelli
prodotti, viene stoccata temporaneamente prima di
essere smaltita in via definitiva o recuperata. Se
all’onorevole Papadimoulis interessa, sono disponibili
informazioni più dettagliate.
3
GU L 377 del 31.12.1991, pag. 20.
76
Infine, per quanto riguarda l’inosservanza della sentenza
del 13 giugno 2002, l’articolo 8, paragrafo 3 della
direttiva n. 91/689 prevede un obbligo specifico di
trasmettere relazioni alla Commissione. Per l’esattezza,
gli Stati membri devono inviarle dati su ogni azienda,
impresa o stabilimento che si occupi dello smaltimento o
del recupero di rifiuti pericolosi. Nella sua sentenza del
13 giugno 2002, la Corte di giustizia ha dichiarato che la
Repubblica ellenica non ha adempiuto agli obblighi
previsti dalle disposizioni di cui sopra. Avendo ricevuto
dati insoddisfacenti sulle misure adottate dalla Grecia
per uniformarsi alla sentenza della Corte, la
Commissione ha avviato la procedura in conformità
dell’articolo 228 del Trattato che istituisce la Comunità
europea. In risposta alla lettera ufficiale di notifica della
Commissione, le autorità greche hanno inviato i dati
disponibili come previsto dall’articolo 8, dati che sono al
vaglio affinché si stabilisca in quale misura la Grecia si è
uniformata alla summenzionata sentenza della Corte. Se
saranno ritenuti insoddisfacenti, la Commissione sarà
costretta a emettere un parere motivato in conformità
dell’articolo 228, paragrafo 2 del Trattato che istituisce
la Comunità europea.
2-279
Papadimoulis (GUE/NGL). – (EL) Signora Presidente,
signor Commissario, la ringrazio per la sua risposta, ma
devo insistere. Esattamente un anno fa, rispondendo al
Parlamento, la Commissione ha parlato di 230 000
tonnellate di rifiuti pericolosi e incontrollati in Grecia.
Poiché il servizio competente degli ispettori ambientali
afferma, nella sua relazione, che mancano del tutto
controlli in proposito, le chiedo in particolare:
In primo luogo, se la Commissione ha registrato azioni
concrete da parte delle autorità greche durante l’anno
scorso.
In secondo luogo, quale azione legale intende avviare
per fare in modo che le autorità della nostra patria
comune si conformino finalmente alla legislazione
comunitaria.
2-280
Dimas, Membro della Commissione. – (EL) Credo di
avere detto che abbiamo avviato la procedura prevista
dall’articolo 228 e abbiamo ricevuto la risposta, che
attualmente stiamo vagliando, dal governo greco.
Circa la quantificazione, ho parlato di cifre anche
maggiori. Nel 1998 i rifiuti ammontavano a 379 000
tonnellate, nel 1999 a 376 000, nel 2000 a 391 000 e
sono rimasti più o meno a quei livelli fino al 2003.
Disponiamo di dati fino a quell’anno, mentre non ne
abbiamo per quelli successivi. Di questa quantità circa il
60 per cento è stoccato in siti provvisori, ancorché
questa percentuale sia salita all’80 per cento circa nel
2003. Naturalmente, in base alla direttiva comunitaria,
se i rifiuti vengono stoccati temporaneamente per più di
un anno, il sito dev’essere classificato come sito di
smaltimento e deve soddisfare i relativi prerequisiti, cosa
che non è avvenuta nel caso della Grecia; ed è per
questo, come ho detto, che sono state avviate le
procedure del caso.
12/04/2005
2-281
Presidente. – Annuncio l’interrogazione n.
dell’onorevole Mairead McGuinness (H-0173/05):
50
Oggetto: Rispetto della direttiva sui nitrati
La direttiva 91/676/CEE4 sui nitrati esiste da oltre 10 anni ma
è stata da sempre di difficile applicazione per gli Stati
membri.
Può la Commissione fornire informazioni sul modo in cui la
direttiva sui nitrati è stata applicata negli Stati membri, su
quanto sia stata rispettata e sulle difficoltà riscontrate nel
metterla in atto? Più specificamente, può la Commissione
esprimere il proprio parere sul recentissimo piano d’azione
dell’Irlanda, che mira a soddisfare gli obblighi di questo paese
nei confronti della direttiva?
2-282
Dimas, Membro della Commissione. – (EN) La
Commissione ha adottato nel 2002 la seconda relazione
sull’applicazione della direttiva sui nitrati secondo cui,
fino a quel momento, gli Stati membri avevano
compiuto progressi significativi in questo settore. Negli
ultimi anni tali progressi sono stati confermati. Tutti gli
Stati membri hanno ora istituito reti di monitoraggio
dell’acqua e hanno anche indicato zone vulnerabili ai
nitrati nonché fissato programmi d’azione per tali zone o
colto l’opportunità fornita dalla direttiva di stabilire un
programma d’azione per l’intero territorio.
L’Irlanda fa parte di un gruppo di Stati membri che
hanno scelto questa possibilità. Le zone vulnerabili ai
nitrati, compresi interi territori, nel 2000 costituivano
circa il 38 per cento di tutta l’Europa dei Quindici. Da
allora la percentuale è aumentata perché sono state
indicate nuove zone vulnerabili in Svezia, Regno Unito,
Belgio, Grecia, Spagna e Italia e a causa dell’approccio
territoriale scelto dall’Irlanda.
Gli Stati membri stano anche aggiornando e sviluppando
ulteriormente i loro programmi d’azione perché si
rendono conto che, per migliorare la qualità dell’acqua,
sono necessari programmi d’azione validi e pienamente
applicabili. I nuovi Stati membri stanno compiendo
progressi simili e hanno tenuto fede all’impegno fissato
dal trattato di adesione. Avevano indicato zone
vulnerabili entro la data di adesione, fissando programmi
d’azione e approvando codici di buone pratiche agricole
e la Commissione sta attualmente esaminando la qualità
di queste designazioni e di questi programmi.
Nonostante tali progressi, è possibile che dobbiamo
aspettare anni prima di vedere un apprezzabile
miglioramento della qualità dell’acqua. C’è un periodo
di sfasamento tra l’azione e i risultati. Tuttavia la
tendenza sembra positiva, visto che in alcuni paesi si
notano già segnali incoraggianti.
La Commissione farà ogni sforzo per assicurare che la
direttiva sui nitrati sia correttamente applicata negli Stati
membri e impiegherà allo scopo tutti i mezzi a sua
disposizione. Tra questi è incluso naturalmente l’avvio
di procedure d’infrazione contro quegli Stati membri che
4
GU L 375 del 31.12.1991, pag. 1.
12/04/2005
77
non attuano correttamente le varie fasi richieste dalla
direttiva.
aree. Per approvarla, tuttavia, occorre un piano d’azione
giudicato accettabile dalla Commissione.
E’ attualmente in corso una procedura d’infrazione
contro l’Irlanda. In seguito al verdetto dell’11 marzo
2003 della Corte di giustizia delle Comunità europee, le
autorità irlandesi hanno ufficialmente sottoposto alla
Commissione il programma d’azione stabilito
conformemente all’articolo 5 della direttiva. La
Commissione ritiene che il programma irlandese non
rispetti appieno la direttiva relativamente a diverse
questioni, indicate dettagliatamente nella lettera di messa
in mora inviata all’Irlanda alla fine del 2004. Siamo
ancora in attesa di una risposta.
2-285
2-283
McGuinness (PPE-DE). – (EN) Vorrei chiederle, signor
Commissario, di spiegarmi una cosa. Lei, parlando di
tendenza positiva per la qualità dell’acqua, ha detto che
potrebbero essere necessari anni per vedere un
apprezzabile miglioramento. C’è la preoccupazione che,
se non si notasse tale miglioramento, come afferma,
verrebbero fissate norme più rigide per l’agricoltura.
Potrebbe cortesemente pronunciarsi in merito?
Potrebbe anche dire quali saranno a grandi linee le
conseguenze della procedura d’infrazione in termini di
multe effettive o a quali sanzioni potrebbero andare
incontro i coltivatori se si stabilisse che l’Irlanda non ha
un piano d’azione appropriato? Inoltre può elencare
sommariamente i temi specifici di cui si sta occupando
la Commissione per quanto riguarda l’Irlanda?
2-284
Dimas, Membro della Commissione. – (EN) Come
certamente sa, la Commissione ritiene che quella dei
nitrati sia una questione molto importante per alcuni
paesi. Circa il 20 per cento delle acque sotterranee
europee ha una concentrazione eccessiva di nitrati e
almeno il 30-40 per cento dei fiumi e dei laghi presenta
lo stesso problema. In molti paesi vi sono immissioni di
azoto nelle acque costiere che, in alcune aree, potrebbero
rivestire una gravità notevole per le acque costiere stesse
e per i mari. L’agricoltura è responsabile per il 50-80 per
cento circa dell’immissione di azoto nelle acque
dell’Unione.
L’Irlanda non era in regola con la presentazione del
piano d’azione né con la designazione delle aree
vulnerabili e non ha specificato quali acque fossero
inquinate. Ha ottemperato alla direttiva dichiarando tutto
il territorio zona vulnerabile, ma il piano d’azione
trasmesso non è soddisfacente e di conseguenza abbiamo
avviato un procedimento a suo carico. L’Irlanda ha
inviato una risposta il 22 dicembre e lo stesso giorno noi
abbiamo trasmesso a nostra volta una comunicazione,
dando tre mesi di tempo alle autorità irlandesi per
reagire. L’Irlanda ha chiesto una proroga di un mese e il
termine scade il 22 aprile. Pertanto siamo in attesa di
vedere come risponderà alle questioni da noi sollevate.
Per quanto riguarda i coltivatori, c’è un grave problema
e ci si chiede se sia necessaria una deroga per alcune
Allister (NI). – (EN) Anche gli agricoltori dell’Irlanda
del Nord incontrano grandi difficoltà a uniformarsi ai
requisiti della direttiva. Ho due domande da porre.
Benché si tratti d’una piccola regione, per quale motivo
non dovrebbe avere periodi d’interdizione differenti a
seconda delle condizioni climatiche e delle
caratteristiche del suolo nelle diverse zone, in linea con
la proposta della Repubblica irlandese che auspica tre
periodi diversi d’interdizione per tre zone diverse?
In secondo luogo, il Northern Ireland Office afferma di
aver chiesto alla Commissione di approvare la
concessione di sovvenzioni pari al 60 per cento degli
investimenti necessari per le aziende agricole. Può
indicare se e quando potremo aspettarci l’approvazione
della richiesta?
2-286
Dimas, Membro della Commissione. – (EN) I periodi
d’interdizione devono essere identici in zone che
presentano le stesse condizioni climatiche. So che ci
sono problemi in alcune aree. Si discute dell’eventualità
di spargere il letame a gennaio se non a febbraio.
L’Associazione degli agricoltori ha chiesto di effettuare
la concimazione da marzo in poi. Tuttavia, questo
dipende dalla zona dell’Irlanda e dalle condizioni
climatiche di ciascuna di queste aree.
2-287
De Rossa (PSE). – (EN) Potrei chiedere al Commissario
Dimas, considerato che la direttiva risale ormai a 14 anni
fa, se il livello di nitrati riscontrato nell’acqua potabile
irlandese è aumentato o diminuito in tutto questo tempo?
Per quanto ancora la Commissione resterà con le mani in
mano permettendo che la direttiva venga platealmente
violata, non solo in Irlanda ma anche in altri paesi?
2-288
Dimas, Membro della Commissione. – (EN) La
Commissione non intende proporre emendamenti alla
direttiva sui nitrati perché è convinta che la sua piena
applicazione sia d’importanza cruciale per ridurre
l’impatto dei nutrienti causato dall’attività agricola sulle
acque europee.
Siamo fortemente impegnati a garantire la corretta
applicazione negli Stati membri della direttiva sui nitrati
mediante una serie di azioni che comprendono, come ho
affermato in precedenza, una pressione giudiziaria che si
manifesta attraverso procedure d’infrazione nei confronti
degli Stati membri che non attuano le varie fasi della
direttiva.
La Commissione ha adottato vari provvedimenti per
favorire una migliore conoscenza della pressione
esercitata sullo stato ambientale delle acque europee
mediante monitoraggi regolari, relazioni, scambi
d’informazioni tecniche e buone pratiche per quanto
riguarda l’agricoltura e il loro impatto sulle perdite di
nutrienti, nonché strumenti per misurare, simulare e
78
12/04/2005
prevedere l’impatto di queste pratiche sulla qualità delle
acque.
Un importante contributo all’applicazione della direttiva
sui nitrati è rappresentato anche dall’inclusione della
stessa nei codici di base a sostegno dello sviluppo rurale
dal 2000 e, dal 2005 in avanti, sotto condizionalità dei
pagamenti diretti ai produttori in conformità della nuova
politica agricola.
2-289
Presidente. – Le interrogazioni n. 51 e n. 58 riceveranno
risposta per iscritto.
2-290
Presidente. – Annuncio l’interrogazione
dell’onorevole Bernd Posselt (H-0178/05):
n.
59
Oggetto: Status del Kosovo
Quali provvedimenti sta prendendo la Commissione per
contribuire a risolvere la questione dello status del Kosovo?
Ritiene che sia possibile e auspicabile la presenza di
un’amministrazione civile europea EUMIG in Kosovo ?
2-291
Rehn, Membro della Commissione. – (EN) Finché non
sarà risolta la questione del suo status, la Commissione
farà tutto il possibile per tenere il Kosovo saldamente
ancorato al processo di stabilizzazione e associazione
sotto gli auspici della risoluzione 1244 del Consiglio di
sicurezza delle Nazioni Unite. Per la Commissione è
importante che il Kosovo partecipi pienamente a tale
processo in base ai propri meriti. Sarebbe davvero
dannoso per la sicurezza dell’Europa se il Kosovo
diventasse un buco nero in una regione che, d’altronde,
sta
progredendo
verso
la
preadesione
e,
successivamente, l’adesione all’Unione europea.
La Commissione sostiene i progressi delle istituzioni
provvisorie del governo autonomo nell’applicare gli
standard prioritari relativi allo Stato di diritto e alla
multietnicità prima della data di revisione prevista per la
metà del 2005. La Commissione ha incluso gli standard
fra le priorità principali del partenariato europeo per il
Kosovo. Mettiamo a disposizione più di 125 milioni di
euro nell’ambito dei programmi di assistenza CARDS.
Continuiamo a sostenere il Kosovo con il meccanismo di
verifica del processo di stabilizzazione e associazione
fornendo consulenza politica e assistenza per
controbilanciare la sensazione che, una volta cominciato
il dibattito sullo status, gli standard non siano più
necessari. Invece, saranno anche più importanti rispetto
a prima.
La Commissione è impegnata nel promuovere la
prospettiva europea del Kosovo dal momento che, a
prescindere dal suo status futuro, il Kosovo è e rimarrà
in Europa. In tale contesto abbiamo istituito a Pristina un
ufficio di collegamento che collabora con quello del
portavoce dell’Alto rappresentante, con l’Agenzia
europea per la ricostruzione e gli Stati membri
dell’Unione.
Inoltre la Commissione sta preparando una
comunicazione al Consiglio per consolidare la
prospettiva europea del Kosovo. Questa comunicazione
costituirà un contributo al lavoro congiunto della
Commissione, dell’Alto rappresentante e della
presidenza, in seguito alla richiesta del Consiglio “Affari
generali e Relazioni esterne” di febbraio di dare risalto al
contributo futuro dell’Unione all’impegno profuso dalla
comunità internazionale in Kosovo.
La Commissione lavorerà in stretta collaborazione con
l’Alto rappresentante Javier Solana e la Presidenza
lussemburghese per quanto riguarda la portata del futuro
ruolo che svolgerà l’Unione in Kosovo dopo la MINUK
(Missione ad interim delle Nazioni Unite per il Kosovo).
Personalmente non prevedo che l’Unione succeda alla
MINUK nel governo del Kosovo, perché ciò sarebbe in
contraddizione con la nostra politica di formazione della
capacità e della sostenibilità nei paesi partner con i quali
speriamo un giorno di negoziare. In futuro la portata del
coinvolgimento da parte dell’Unione andrà esaminata
molto attentamente, date le importanti conseguenze
politiche e finanziarie che essa comporta.
2-292
Posselt (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, vorrei
ringraziare il Commissario Rehn per la sua risposta assai
utile e dettagliata. Ci sono due osservazioni specifiche
che vorrei fare: in primo luogo, quando il tasso di
disoccupazione raggiunge il 70 per cento, l’obiettivo di
raggiungere gli standard diventa ovviamente più
difficile. Prima che vengano raggiunti, può essere
necessario definire uno status per il Kosovo – almeno a
medio termine – e occorre fornire, se non altro, qualche
indicazione in merito prima della fine dell’anno.
La mia seconda osservazione è la seguente: la
popolazione del Kosovo è ovviamente assai favorevole a
un’amministrazione europea, dal momento che ne vuole
una che applichi criteri europei.
2-293
Rehn, Membro della Commissione. – (EN) Condivido la
preoccupazione dell’onorevole Posselt in merito all’alto
livello di disoccupazione in Kosovo. E’ un fatto negativo
che la regione abbia raggiunto un tasso di
disoccupazione che si aggira intorno al 50 per cento
secondo alcune statistiche, ma che secondo altre è anche
maggiore. Pertanto dobbiamo assolutamente continuare
a sostenere il Kosovo con la nostra assistenza
finanziaria. E’ altresì d’importanza vitale che le
istituzioni provvisorie del governo autonomo del
Kosovo vengano aiutate tramite il quarto pilastro della
MINUK, approvato dall’Unione, per marcare progressi
nell’ambito della riforma economica, privatizzazione
compresa.
In generale, occorre trovare al più presto una soluzione,
perché la pressione demografica in Kosovo rende la
ripresa economica un compito estremamente difficile in
assenza di un quadro chiaro giuridicamente definito e
riconosciuto a livello internazionale.
Per quanto riguarda il ruolo futuro dell’Unione, l’idea
che essa sostituisca le Nazioni Unite in un ruolo
esecutivo di guida sarebbe problematica. Approviamo
12/04/2005
79
l’idea di una missione ottimizzata delle Nazioni Unite,
che investa della maggiore responsabilità possibile le
autorità locali che, in futuro, dovranno essere, nel limite
del possibile, i nostri interlocutori diretti.
2-294
Presidente. – Annuncio l’interrogazione
dell’onorevole David Martin (H-0187/05):
n.
60
Oggetto: Riforme giudiziarie in Bulgaria
La Commissione conferma che le riforme giudiziarie in corso
in Bulgaria stanno progredendo in misura sufficiente a
consentire l’adesione di tale paese nel 2007?
2-295
Rehn, Membro della Commissione. – (EN) I negoziati di
adesione riguardo al capitolo 24 si sono conclusi in
seguito a un numero considerevole di impegni presi dal
governo bulgaro.
La costante azione di riforma del sistema giudiziario
spicca per essere una priorità della massima importanza
per la Bulgaria nei suoi preparativi per l’adesione. Nei
negoziati di adesione sono state concordate precise fasi
in direzione della riforma giudiziaria. Gli impegni
assunti devono essere pienamente rispettati.
Sono in vista cambiamenti importanti, in particolare per
quanto riguarda l’adozione del nuovo codice di
procedura penale, che dovrà rendere l’intera fase di
indagine
predibattimentale
più
semplice
e
corrispondente alle migliori prassi dell’Unione. Ciò
richiede un chiaro consenso di tutte le parti interessate,
comprese quelle politiche.
Infine, le condizioni operative generali, la necessità di
migliorare la specializzazione dei magistrati giudicanti e
inquirenti, le procedure di nomina, l’accesso effettivo
all’assistenza legale e altri impegni previsti dai negoziati
di adesione dovranno essere mantenuti. Oltre alla
volontà politica, occorrono anche risorse di bilancio
sufficienti per adempiere a questi criteri.
In tale contesto, le autorità bulgare devono ora fare ogni
sforzo per portare a termine la riforma, in particolare per
quanto riguarda la fase predibattimentale. Questo è
indispensabile per garantire che la Bulgaria abbia le
risorse e i mezzi giuridici per applicare pienamente i
principi di legalità e realizzare i requisiti per far parte
dell’Unione.
Sembra che i preparativi per questa riforma stiano
richiedendo più tempo di quanto inizialmente ci si
aspettasse. Le autorità bulgare hanno tuttavia ribadito il
proprio impegno a redigere una nuova stesura del codice
di procedura penale che dovrà essere approvata dal
Consiglio dei ministri il 15 maggio. Sono
ragionevolmente fiducioso che quest’impegno sarà
rispettato, perché ciò è indispensabile affinché la
Bulgaria mantenga i suoi impegni previsti dai negoziati.
La Commissione osserverà da vicino questo settore
tramite un più stretto monitoraggio per ottenere
sufficienti assicurazioni sulla continuità dei progressi
dopo la conclusione dei negoziati e sul fatto che nel
2007 il paese sia effettivamente pronto per l’adesione.
2-296
Martin, David (PSE). – (EN) La ringrazio molto, signor
Commissario, per la sua risposta chiarissima e molto
utile. Lei ha denunciato tutti i problemi ed è evidente che
il governo attuale riconosce la necessità di una riforma
giudiziaria. Ma la domanda resta valida: la volontà
politica di effettuare questa riforma è ampiamente
condivisa in Bulgaria? Sono lieto di sentire che la
Commissione intende sincerarsene.
Lei ha anche accennato al problema dei finanziamenti.
La Commissione intende sostenere la riqualificazione
della magistratura al fine di aiutare la Bulgaria a
prepararsi all’adesione nel 2007?
2-297
Rehn, Membro della Commissione. – (EN) Sono
d’accordo con l’onorevole Martin sul fatto che il
consenso alla base della volontà politica è di estrema
importanza e, in occasione della mia recente visita a
Sofia, ho notato che quest’obiettivo è sostenuto da un
consenso trasversale.
Inoltre tutte le parti hanno confermato che, a prescindere
dalle imminenti elezioni, intendono collaborare prima e
dopo la consultazione per raggiungere l’obiettivo, anche
se ciò potrebbe significare annullare parte delle vacanze
estive o autunnali. Chiaramente c’è un’ampia volontà
politica perché questa, per la Bulgaria, è una priorità di
assoluta importanza.
Per quanto riguarda il finanziamento della
riqualificazione dei magistrati, siamo già impegnati a
sostenere la Bulgaria nel suo sforzo di riformare le
istituzioni e intendiamo considerare questa opzione nel
caso che i nostri impegni precedenti si rivelassero
insufficienti. E’ ovvio che spetta principalmente allo
stesso governo bulgaro soddisfare questi criteri.
2-298
Beglitis (PSE). – (EL) Signora Presidente, prendendo
spunto dalla domanda dell’amico, onorevole Martin,
vorrei chiedere al Commissario Rehn quanto segue:
Sappiamo che, finora, c’è stata una serie di programmi
finanziati dalla Commissione nell’ambito di quelli che
chiamiamo programmi gemelli per i paesi candidati.
Questi programmi avranno seguito? La Commissione
continuerà a finanziare gli Stati membri nel quadro di
questi programmi e, nel caso specifico, finanzierà sia la
Bulgaria che la Romania nel periodo di tempo restante
prima della loro adesione?
2-299
Rehn, Membro della Commissione. – (EN) Come lei ha
giustamente affermato, attualmente stiamo finanziando
programmi gemelli in Bulgaria e Romania. A mio avviso
questi programmi hanno costituito uno degli strumenti
più efficaci per il trasferimento di tecnologia nelle
riforme istituzionali e nel consolidamento della capacità
amministrativa. E’ nostra intenzione dar seguito a questi
programmi con la Bulgaria e la Romania, anche quando
80
12/04/2005
cominceremo i negoziati con la Turchia e una volta
compiuti ulteriori progressi con i paesi dei Balcani
occidentali.
A mio parere il gemellaggio rappresenta uno dei migliori
mezzi per fornire il know-how e trasferire le conoscenze
istituzionali nei paesi candidati e in quelli che sono
potenziali candidati.
2-300
Presidente. – Annuncio l’interrogazione
dell’onorevole Anna Hedh (H-0210/05):
n.
61
Oggetto: Diritto delle donne al lavoro in Turchia
Considerando che la Turchia ha ricevuto parere favorevole
circa l’avvio dei negoziati d’adesione all’UE, risultano
preoccupanti le ultime statistiche relative al livello di
occupazione femminile nel paese. In Turchia solo il 10% delle
donne
svolge
attività
lavorativa
retribuita.
Noi
socialdemocratici da molto tempo riteniamo che la questione
del diritto delle donne al lavoro sia oltremodo importante per
una maggiore parità tra uomini e donne. Le donne che
svolgono un’attività lavorativa retribuita hanno buone
prospettive di avere una vita autonoma e di non essere
economicamente dipendenti dalla famiglia per il proprio
mantenimento. Tale questione è stata evidenziata nella
strategia di Lisbona, che tra i suoi obiettivi annovera
l’aumento del 60% dell’occupazione femminile nell’UE entro
il 2010. Premesso che uno dei criteri di Copenaghen impone
ai paesi candidati di essere in grado di ottemperare agli
obiettivi politici, economici e monetari dell’Unione, può il
Consiglio far sapere se la questione del livello di occupazione
femminile verrà sollevata quale priorità nei futuri negoziati di
adesione con la Turchia?
2-301
Rehn, Membro della Commissione. – (EN) Nelle sue
relazioni e nei regolari contatti bilaterali con le autorità
turche, la Commissione ha coerentemente evidenziato lo
scarso tasso di partecipazione delle donne al mercato
ufficiale del lavoro come un problema grave che inibisce
l’emancipazione economica delle donne e che limita il
potenziale economico della Turchia.
Inoltre la parità tra i sessi, e in particolare la parità di
trattamento in campo occupazionale delle persone a
prescindere dal sesso, fa parte dell’acquis comunitario
nel settore dell’occupazione e della politica sociale.
Pertanto la Commissione sta monitorando da vicino
l’allineamento della Turchia ai requisiti della
legislazione comunitaria e la sua effettiva applicazione.
La situazione delle donne in Turchia è grave e io vorrei
parlare di un altro problema relativo ai negoziati di
adesione. In Turchia, in preparazione alla Giornata
internazionale della donna dell’8 marzo, ha avuto luogo
– com’è naturale – una grande manifestazione femminile
che è stata brutalmente repressa dalla polizia. Gli agenti
coinvolti sono stati immediatamente sospesi e
l’ambasciatore turco a Bruxelles si è recato al
Parlamento europeo per discutere la questione e spiegare
cosa sta facendo la Turchia. Poiché una simile brutalità
poliziesca è incompatibile con le richieste che
avanziamo nei confronti di un paese che deve condurre
negoziati di adesione con l’Unione, vorrei sapere se il
Commissario Rehn è a conoscenza di eventuali ulteriori
provvedimenti giudiziari presi dalla Turchia in seguito
all’incidente in questione.
2-303
Rehn, Membro della Commissione. – (EN) Questo è
stato uno dei temi chiave nella riunione del 7 marzo ad
Ankara della troika ministeriale fra Unione europea e
Turchia. Per una coincidenza quella riunione si è tenuta
il giorno dopo la dimostrazione cui lei ha fatto
riferimento. Dopo aver visto cos’era avvenuto ed aver
assunto informazioni, abbiamo emesso un chiaro
comunicato a nome dell’Unione, insieme con la
Presidenza lussemburghese e la prossima Presidenza
britannica, nel quale abbiamo condannato tutte le
violenze che avvengono nelle dimostrazioni. Abbiamo
anche condannato l’uso sproporzionato della forza cui
palesemente si è fatto ricorso a Istanbul nei confronti dei
dimostranti, che erano principalmente donne e giovani.
Il ministro degli Esteri Gul, in quella riunione, ha
dichiarato di essere dispiaciuto per l’accaduto,
affermando che il governo avrebbe condotto
un’inchiesta su quello che è successo e sul come e
perché sia successo.
In Turchia sono attualmente in corso tre inchieste: una
condotta dalla polizia, una dal ministero dell’Interno e la
terza dalla Grande assemblea nazionale turca. Le stiamo
seguendo da vicino. Potremo disporre dei risultati delle
inchieste una volta concluse. Nel frattempo la Turchia ha
sospeso sei poliziotti in seguito ai fatti avvenuti a
Istanbul il 7 marzo.
2-304
Tuttavia, nonostante la determinazione dimostrata dal
governo e alcuni provvedimenti positivi, sono stati
compiuti limitati progressi riguardo all’adozione di
norme volte a garantire che la discriminazione in ambito
occupazionale sia effettivamente vietata. Durante i
negoziati sui capitoli in questione dell’acquis
comunitario, il tema verrà seguito molto da vicino e sarà
considerato prioritario.
2-302
Hedkvist Petersen (PSE), in sostituzione dell’autore. –
(SV) Signora Presidente, vorrei ringraziare il
Commissario Rehn per la sua risposta estremamente
interessante ed esaustiva.
Presidente. – Annuncio l’interrogazione n.
dell’onorevole Panagiotis Beglitis (H-0213/05):
62
Oggetto: Costruzione e messa in funzione di tre impianti
nucleari in Turchia
In un recente articolo apparso nel giornale turco “Radikal” si
fa riferimento al programma energetico della Turchia e
all’intenzione da parte del governo turco di procedere alla
costruzione e alla messa in funzione, a partire dal 2012, di tre
impianti nucleari, iniziando con quello che si è programmato
di costruire nella regione di Konia. Tale informazione, una
volta confermata, crea una nuova situazione nella più vasta
area del Mediterraneo e suscita preoccupazioni giustificate nei
paesi e popoli confinanti e, in particolare, in Grecia e nelle sue
regioni insulari situate in prossimità delle zone selezionate per
la costruzione degli impianti nucleari. Se, inoltre, si tiene
conto dell’elevata pericolosità sismica della Turchia, lo
scenario della costruzione di impianti nucleari può assumere
12/04/2005
dimensioni da incubo non soltanto per l’ambiente ma anche
per la vita di milioni di persone nel Mediterraneo orientale.
E’ la Commissione a conoscenza di tali informazioni
attraverso i continui contatti con le autorità turche? In caso
affermativo, quali misure ha adottato o intende adottare per
impedire l’attuazione del programma in questione? Come
intende, più in generale, affrontare la questione dell’energia
nucleare in Turchia, nel quadro dei negoziati di adesione,
successivamente all’ottobre 2005?
2-305
Rehn, Membro della Commissione. – (EN) Vorrei
davvero rispondere all’interrogazione su Cipro, ma potrò
farlo la prossima volta.
La Commissione è a conoscenza del fatto che in Turchia
l’opzione di impiegare l’energia nucleare è stata presa in
considerazione da molti anni, precisamente dal 1965.
Abbiamo informato il Parlamento al riguardo in diverse
occasioni. Al momento la Turchia non ha alcun impianto
nucleare operativo, né è stato accordato il permesso di
costruirne alcuno.
La Commissione ricorda che, in base ai Trattati,
ciascuno Stato membro è libero di impiegare risorse
energetiche di sua scelta. Attualmente circa la metà di
tutti gli Stati membri utilizza l’energia nucleare. Di
conseguenza la decisione di impiegarla o meno non è
mai stata oggetto di nessuno dei negoziati di adesione.
Tuttavia, come lei ricorderà, in occasione del precedente
allargamento l’Unione ha insistito sulla necessità di un
alto livello di sicurezza nucleare da parte dei paesi
candidati nei quali erano in funzione impianti nucleari,
dedicando una parte considerevole della strategia di
preadesione a questo scopo. In alcuni casi l’Unione ha
anche chiesto una sollecita chiusura delle vecchie
centrali o dei reattori nucleari che la comunità
internazionale aveva ritenuto non migliorabili a costi
ragionevoli.
Se la Turchia intende produrre energia nucleare, dovrà
ovviamente anche garantire un alto livello di sicurezza.
Ci si aspetta inoltre che, in qualità di paese candidato, la
Turchia ottemperi all’acquis dell’EURATOM sulla
sicurezza nucleare e sulla protezione dalle radiazioni
nonché alla direttiva sulla valutazione di impatto
ambientale, cosa che comporta anche la consultazione
transfrontaliera con Stati membri. In base alla
Convenzione internazionale sulla sicurezza nucleare,
della quale è parte contraente la Comunità europea
dell’energia atomica, la Turchia ha già l’obbligo di
consultare i paesi limitrofi sugli impianti nucleari in
progetto.
In passato sono stati fatti i nomi di molti siti possibili in
Turchia, ma solo uno di essi ha ottenuto
un’autorizzazione. Nei piani d’investimento del
ministero dell’Energia sono stati recentemente inclusi
studi per designare fino a tre altre possibili sedi. La
Commissione ha seguito con interesse la situazione nel
suo evolversi, e in particolare la valutazione delle
relative condizioni sismiche. E’ chiaro che qualsiasi
impianto nucleare dovrebbe essere progettato e costruito
in modo da permettergli di sopportare ogni potenziale
81
evento sismico e garantire in tal modo il livello di
sicurezza necessario sotto tutti gli aspetti.
2-306
Beglitis (PSE). – (EL) Signora Presidente, vorrei
ringraziare in particolare il Commissario Rehn per la sua
esauriente risposta. E’ proprio per questo che ho
presentato l’interrogazione, ovvero per chiedere alla
Commissione di seguire da vicino questo tema
d’importanza fondamentale, decisivo per l’ambiente
della regione, che ha destato particolari preoccupazioni
nei paesi limitrofi e in Grecia. Vorrei che il
Commissario Rehn monitorasse attentamente la
situazione durante i negoziati. Non discuto il diritto che
un paese ha di costruire centrali nucleari; il punto sta, in
primo luogo, nell’alto livello di sicurezza richiesto e,
secondariamente, nel fatto che tutti noi – compresa la
Commissione – dobbiamo assicurare che l’energia
nucleare venga impiegata esclusivamente a scopi di pace
e non per scopi militari.
2-307
Rehn, Membro della Commissione. – (EN) Sono
completamente d’accordo con l’onorevole Beglitis e
prendo atto della sua osservazione. Dobbiamo prestare
particolare attenzione a questo tema. Lei ha ragione
quando afferma che non possiamo, in base al nostro
stesso Trattato, contestare il diritto di un potenziale Stato
membro di ricorrere all’energia nucleare se progetta e
costruisce un impianto nel rispetto di tutte le norme e di
tutti i regolamenti, nonché dei parametri di sicurezza.
Ma in ogni caso la sicurezza nucleare sarà un tema
centrale, specialmente se vi sono ragioni per
approfondire l’argomento. La Turchia non è ancora
giunta alla fase di costruzione. E’ alla fase progettuale.
2-308
Matsakis (ALDE). – (EN) Solo un suggerimento,
signora Presidente: è possibile, per sfruttare più
efficacemente il tempo a disposizione, progettare la
seduta in anticipo affinché sappiamo quali interrogazioni
riceveranno risposta? Così non dovremo aspettare un’ora
e mezza per poi non riceverla. Per esempio, si potrebbe
ridurre il tempo delle risposte e quello delle
interrogazioni.
2-309
Presidente. – C’è un limite temporale rigido per il
Tempo delle interrogazioni, che è suddiviso in tre parti.
Se i deputati intendono usufruire della facoltà di porre
domande complementari, non rientra certo nei miei
compiti impedirlo; di conseguenza si verificano ritardi e
diventa impossibile prendere in considerazione le
interrogazioni fuori tempo massimo. Purtroppo siamo
già in ritardo di dieci minuti. Le interrogazioni dal n. 63
al n. 104 riceveranno risposta per iscritto.
Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.
2-310
PRESIDENZA DELL’ON. ROTH-BEHRENDT
Vicepresidente
2-311
Minaccia di una pandemia d’influenza
82
2-312
Presidente. – L’ordine del giorno reca la dichiarazione
della Commissione sulla minaccia di una pandemia
d’influenza.
2-313
Kyprianou, Membro della Commissione. – (EN)
Signora Presidente, non posso dire di essere felice di
poter discutere della questione con voi in questa sede
perché non si tratta di un argomento piacevole. Al tempo
stesso, però, credo sia utile poter avere uno scambio di
opinioni e presentarvi ciò che la Commissione ha in
programma per il futuro nonché le azioni che intende
avviare.
E’ indubbio che la pandemia d’influenza è una minaccia
e, come avvertono gli scienziati, non si tratta di stabilire
“se”, ma “quando”. E’ attesa da tempo, è un evento che
si ripete ogni tanti anni e che avrebbe già dovuto
verificarsi. Trovare il modo di far fronte a questa
emergenza, dunque, è una delle massime priorità, non
solo a livello comunitario, con il coordinamento degli
Stati membri, ma anche in Europa e nel resto del mondo,
attraverso la collaborazione con l’OMS e con alcuni
nostri partner che condividono le nostre preoccupazioni,
come gli Stati Uniti.
Abbiamo iniziato a lavorare in diversi settori. Una parte
delle azioni avviate, ad esempio, riguarda le misure volte
a contrastare l’origine dell’infezione umana. Stiamo
discutendo i piani degli Stati membri e il modo di
coordinarli a livello di Unione europea. Stiamo
esaminando vaccini e farmaci antivirali, nonché i metodi
di sorveglianza e la diagnostica nei laboratori
interconnessi per individuare un ceppo pandemico.
Ovviamente, è essenziale identificare le possibili origini
del problema.
Come sapete, una di queste possibili origini è l’influenza
aviaria, che costituisce un problema concreto. In Asia è
ormai diffusa e ha già mietuto diverse vittime. Il
principale problema, però, è che questa malattia è
diventata endemica. Non è un’epidemia che finirà
semplicemente per scomparire; c’è, è radicata, e la sua
eliminazione non può essere considerata un obiettivo a
breve termine. Abbiamo avviato azioni anche per
cercare di far fronte a questo problema. La Commissione
ha adottato una nuova direttiva che istituisce misure
comunitarie per il controllo dell’influenza aviaria per
consentire agli Stati membri di applicare le misure di
controllo e sorveglianza più appropriate. In questo modo
speriamo di poter ridurre il rischio quando in futuro
scoppieranno gravi focolai all’interno della Comunità.
Abbiamo un programma a livello comunitario, ma
dobbiamo disporre di piani nazionali anche a livello di
Stati membri. A marzo, insieme all’Organizzazione
mondiale della sanità, abbiamo organizzato un workshop
in cui abbiamo potuto discutere di questi programmi e
confrontare le nostre opinioni su di essi. E’ stato un
esercizio utile. Abbiamo aiutato gli Stati membri ad
aggiornare e migliorare i loro piani di predisposizione
operativa. Al contempo, abbiamo individuato gli Stati
membri che non dispongono ancora di piani e li
12/04/2005
aiuteremo a metterli a punto. Questa è un’iniziativa
molto importante perché, pur disponendo di un piano a
livello comunitario, l’effettiva attuazione di tali
programmi spetta agli Stati membri. Siamo lieti di
affermare che la risposta degli Stati membri ha
evidenziato che i servizi sanitari pubblici stanno
affrontando molto seriamente il problema. Stiamo
valutando il modo migliore di attuare il piano
comunitario che, tra i suoi aspetti, comprende la
comunicazione, l’isolamento e la vaccinazione, l’uso di
farmaci, le restrizioni ai raduni pubblici e le
informazioni ai cittadini.
Stiamo programmando un’esercitazione a livello
europeo, una specie di esercitazione di tipo militare, che
metterà alla prova questi piani e, come auspichiamo, ne
valuterà il funzionamento in un contesto fittizio.
Intendiamo svolgere questa esercitazione prima della
prossima stagione influenzale per testare i piani e
individuarne le lacune e i problemi, in modo da poterli
correggere e coordinare meglio.
Un’importantissima questione, come sicuramente
saprete, è quella dei vaccini, che presenta tre problemi. Il
primo è quello di riuscire effettivamente a individuare il
ceppo perché, nel caso di una pandemia, ci aspettiamo
l’emergere di un ceppo nuovo. Poi sorge il problema di
mettere a punto il vaccino e, aspetto altrettanto
importante, di avere la capacità di produrre vaccini a
sufficienza per proteggere la popolazione nel caso di una
pandemia. Giacché il ceppo che si svilupperà sarà
nuovo, costituire scorte di vaccini non rappresenta una
soluzione e rischia di essere un’azione inutile.
Abbiamo incontrato i rappresentanti degli Stati membri e
abbiamo stabilito di coinvolgere l’industria in una specie
di partenariato pubblico-privato per agevolare la rapida
produzione di vaccini pandemici in tempi di necessità.
Sono certo che riusciremo a raggiungere un accordo con
l’industria. Il principio di base è che, in questa fase, gli
Stati membri aumentino il livello degli acquisti dei
vaccini onde giustificare investimenti sufficienti a far
aumentare la capacità negli Stati membri nel caso di una
pandemia. Al tempo stesso, gli Stati membri si sono
impegnati a raddoppiare gli sforzi per attenersi alle loro
raccomandazioni sui vaccini, in modo da giungere ad
elevati tassi di assorbimento presso i pertinenti gruppi di
popolazione, ossia i gruppi ad alto rischio.
Da parte nostra, siamo disposti a lavorare
all’elaborazione di proposte di raccomandazioni UE, che
possono essere emesse dal Consiglio, sui soggetti da
vaccinare per motivi di sanità pubblica. Un altro modo
per aumentare la capacità – e l’industria ha già promesso
che valuterà questa ipotesi – consiste nell’adibire altre
strutture, come quelle impiegate per la produzione di
farmaci veterinari, alla rapida produzione di vaccini in
una situazione pandemica.
Noi, gli Stati membri, l’industria dei vaccini e l’Agenzia
europea di valutazione dei medicinali lavoreremo
insieme per creare una situazione favorevole a tale
produzione, ma anche per giungere a una procedura di
12/04/2005
autorizzazione più rapida. Ovviamente tutte queste
iniziative potrebbero non risolvere del tutto il problema
della fornitura di vaccini agli Stati membri, ma
sicuramente costituiscono un enorme passo avanti nella
giusta direzione.
E’ stato avviato un processo analogo con i produttori di
farmaci antivirali, che porterà gli Stati membri e
l’industria a raggiungere una posizione comune. Vi
fornirò informazioni in merito non appena avremo
delineato una soluzione al problema dell’insufficienza
produttiva e delle scorte. Tuttavia, incoraggiamo gli Stati
membri a procedere con la costituzione di scorte e molti
di essi, per lo più quelli di maggiori dimensioni, si
stanno già adoperando in tal senso. Riteniamo che si
tratti di un processo al quale devono partecipare tutti gli
Stati membri perché, nonostante tutti gli inconvenienti e
i problemi che possono esistere riguardo all’efficacia
degli antivirali, essi costituiranno la prima linea di
difesa. Si tratterà del primo mezzo di cui disporremo per
contrastare il virus, la malattia, nel caso di una
pandemia. Avremo bisogno di questo margine di
manovra finché non riusciremo a sviluppare il nuovo
vaccino e ad aumentarne la capacità di produzione,
diffusione e utilizzo. Gli antivirali costituiranno la prima
linea di difesa e, pertanto, vale la pena di effettuare
investimenti e profondere sforzi in quest’ambito.
Vorrei richiamare la vostra attenzione su uno sviluppo
positivo, ossia sulle decisioni adottate la settimana
scorsa dalla Commissione in merito alle prospettive
finanziarie. L’Esecutivo ha altresì approvato il
regolamento sul Fondo di solidarietà, che comprenderà
una linea relativa alle minacce alla salute pubblica. Le
decisioni rientrano nel contesto degli strumenti
legislativi e copriranno le prossime prospettive
finanziarie. Riguardano la generale disponibilità di fondi
per la predisposizione operativa per la salute e i vaccini
in caso di gravi minacce alla salute pubblica.
Il Fondo di solidarietà avrà un tetto, un importo di circa
un miliardo di euro l’anno. A nostro parere, sarà dotato
della flessibilità necessaria a far fronte alle emergenze
sanitarie e, al contempo, sarà anche in grado di aiutare
quegli Stati membri che ottemperano ai requisiti volti a
finanziare gli sforzi per l’acquisto e l’impiego dei
vaccini in caso di pandemia. Spero vivamente, e per la
verità ne sono certo, che il Parlamento europeo e il
Consiglio compiranno tutti gli sforzi possibili per
accogliere al più presto questa proposta.
Infine, un’altra importantissima questione è la
rilevazione tempestiva. Come ho già detto, occorre
tempo per individuare un nuovo ceppo virale e
sviluppare i vaccini atti a contrastarlo. Quanto prima si
riesce a identificarlo, tanto più sarà semplice affrontare il
problema e, nei limiti del possibile, addirittura
contenerlo.
A tal fine abbiamo istituito una rete di comunicazione
con gli Stati membri e con l’Organizzazione mondiale
della sanità. Tuttavia, il principale strumento di cui
disponiamo in quest’ambito è il sistema di allarme e
83
risposta rapidi, ai sensi del quale gli Stati membri e la
Comunità si scambieranno reciprocamente informazioni
in caso di problemi.
Vorrei citare anche il Centro europeo per la prevenzione
e il controllo delle malattie, che ora sta per diventare
operativo. Ovviamente, ci vorrà all’incirca ancora un
anno prima che possa funzionare a pieno regime.
Quando arriverà il momento, il centro rileverà e gestirà
il sistema di allarme rapido e risposta e si occuperà di
questo tipo di minacce per la salute.
Siamo preoccupati per la pandemia d’influenza.
Temiamo che, se si verificherà e se non adotteremo le
debite misure, si tratterà di un evento senza precedenti.
Anche nella migliore delle ipotesi, le cifre fornite dagli
scienziati sono allarmanti perché prevedono che, a
livello mondiale, le vittime si aggireranno almeno sugli
8 milioni circa. Nel peggiore dei casi, però, i morti
potrebbero arrivare a 30 milioni. Pertanto, ora questa è
una delle nostre massime priorità; si tratta di un grave
problema, continueremo a lavorare su questa linea e a
compiere grandi sforzi per mettere in atto tutti i
meccanismi e le strutture del caso.
Tuttavia, il nostro successo dipenderà in larga misura dal
forte impegno politico e dal sostegno che riceveremo dal
Consiglio, dagli Stati membri, dalla Commissione e,
ovviamente, dal Parlamento europeo. Sono certo di poter
contare sul vostro appoggio.
2-314
Bowis, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signora
Presidente, come ha affermato il Commissario, alcuni
paesi sono privi di piani e molti altri dispongono di
programmi inadeguati. Quindi è giusto che questa sera il
Commissario sia venuto in Aula a discutere della
questione con noi e accogliamo con favore le sue
affermazioni e i programmi che sta preparando.
Sicuramente gli offriremo tutto l’appoggio possibile.
L’anno scorso l’Europa e il mondo sono stati fortunati.
La SARS e l’influenza aviaria non si sono trasformate in
pandemie. Nel secolo scorso non abbiamo avuto la
stessa fortuna. Negli anni 1918, 1957 e 1968,
rispettivamente con la spagnola, l’asiatica e l’influenza
di Hong Kong, siamo stati meno fortunati. In ognuno dei
due ultimi Stati elencati è morto un milione di persone,
mentre nel 1918 le vittime sono state 50 milioni, di cui
250 000 nel mio paese, il Regno Unito.
Ora il dottor Shigeru Omi, dell’Organizzazione
mondiale della sanità, ha avvertito dell’imminenza di
un’altra pandemia. Sono mesi che, in Parlamento,
chiediamo di avviare azioni urgenti per prepararci a
questa eventualità, eppure, perlomeno tra gli Stati
membri, non si è certo creato il clima di urgenza che
chiedevamo. Da circa sei mesi, o forse più, gli Stati
Uniti accumulano scorte di farmaci antivirali e hanno
ordinato oltre quattro milioni di vaccini. Sia l’Italia che
la Francia hanno ordinato due milioni di vaccini. Il
Canada, l’Australia e il Giappone hanno continuato a
costituire scorte. Come giustamente afferma il dottor
84
Omi, anche se non possiamo conoscere il ceppo, i
vaccini e i farmaci esistenti potranno comunque alleviare
e proteggere le persone vulnerabili, soprattutto i
bambini, gli anziani e i lavoratori nei settori chiave.
Qual è, invece, la situazione negli altri paesi? Il Regno
Unito non sta comprando alcun vaccino. Ha comunicato
che la sua politica non è questa. Ha in programma di
proteggere solo il 20 per cento della popolazione con
farmaci antivirali. Quindi Londra, centro globale di
viaggi, migrazioni e malattie, è priva di adeguati piani di
protezione che prevedano l’uso di farmaci e della
quarantena. Le mie paure sono duplici: temo che, dopo
aver colpito l’Asia, la pandemia si diffonda prima in
Africa o nei paesi a basso reddito, che non sono
preparati a farvi fronte, per poi spostarsi rapidamente in
Europa, e che il panico che dilagherà nei paesi sprovvisti
di strumenti adeguati sfoci nella violenza e nella
criminalità internazionale all’interno dell’Unione
europea, anche in città come Londra, in cui si calcola
che l’80 per cento delle persone sarà privo di protezione.
Il Parlamento europeo si è impegnato a fondo,
unitamente al Consiglio e alla Commissione, e ha
approvato in prima lettura la mia relazione, volta a
istituire un Centro europeo per la prevenzione e il
controllo delle malattie. Abbiamo approvato l’ottima
decisione di scegliere come direttore Zsuzsanna Jakab.
Ora dobbiamo avere la garanzia che questo centro di
collaborazione riesca a centrare il primo grande
obiettivo, come afferma il dottor Omi, in termini di
allerta rapida, programmazione e ordinazione di vaccini
e farmaci antivirali, precauzioni portuali e aeroportuali e
strutture di quarantena. Dobbiamo lavorare a stretto
contatto con l’OMS, con le autorità di Cina, Vietnam e
altri paesi asiatici colpiti, con le ONG internazionali,
l’industria farmaceutica e i paesi vulnerabili della zona
ACP e di qualunque altra parte del mondo.
La settimana prossima parteciperò all’Assemblea
parlamentare paritetica ACP-UE. Vorrei portare con me
un messaggio di sostegno e aiuto, ma anche fornire
rassicurazioni sul fatto che l’Europa ha preso nota del
problema, sta agendo e aiuterà il mondo a proteggersi da
questa pandemia.
2-315
McAvan, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signor
Presidente, sono lieta che il Commissario sia qui questa
sera e mi rallegro che, in certa misura, ora la questione
venga considerata urgente. Come ha detto lei, nessuno
parla di “se”. Il punto è solo “quando” si manifesterà una
pandemia.
I cittadini non si aspetteranno che l’Unione europea
gestisca una pandemia in maniera microscopica, ma da
essa pretenderanno valore aggiunto. Essi sanno che le
malattie si propagano e si aspetteranno che l’Unione
europea adotti provvedimenti per la circolazione delle
persone e il movimento degli animali. Vorremmo sentire
che esistono misure di questo tipo in modo che tali
disposizioni possano essere attuate rapidamente. Sarei
lieta di conoscere l’esito dell’esercitazione pratica che
12/04/2005
intendete effettuare. Per
conoscerne il risultato.
noi
tutti
sarebbe
utile
Per quanto riguarda la questione dei vaccini, sono
soddisfatta delle sue affermazioni. Dobbiamo adottare
un approccio coordinato nei confronti dei vaccini. Se
riusciremo a far sì che le imprese farmaceutiche
collaborino con gli Stati membri e la Commissione,
avremo maggiori probabilità di reagire più rapidamente
qualora si manifesti la pandemia. E’ necessario un
prototipo.
Capisco l’impossibilità di costituire scorte del vaccino,
ma credo che si possano sviluppare in anticipo prototipi
di vaccini, che in seguito potranno essere rapidamente
adattati al ceppo quando quest’ultimo si manifesterà.
L’onorevole Bowis ha ragione ad affermare che
abbiamo, nei confronti dei cittadini, la fondamentale
responsabilità di sistemare la questione. Ciò che mi
preoccupa è l’impatto che questo avrà sulle popolazioni
più povere del pianeta. Uno dei motivi che, nel 1918,
determinò la morte di così tanti milioni di persone fu
l’estrema povertà in cui molte di esse vivevano, sia nella
zona dell’attuale Unione europea che nel resto del
mondo.
Signor Commissario, non ha detto nulla della
consultazione interservizi con il Commissario
responsabile per lo sviluppo. La Commissione sta
facendo qualcosa per esaminare le politiche di aiuto
destinate ai paesi in via di sviluppo e per far sì che l’UE
cerchi di instaurare una forma di solidarietà con quei
paesi, oltre a prepararsi per ciò che potrebbe succedere
all’interno dell’Unione europea?
2-316
Maaten, a nome del gruppo ALDE. – (NL) Si potrebbe
dire che oggi stiamo parlando con la persona sbagliata.
Signor Commissario, lei ci chiede di sostenerla e noi,
ovviamente, le offriamo il nostro appoggio
incondizionato. Credo infatti che, entro i limiti imposti
dal quadro dei Trattati, dai quali – che ci piaccia o meno
– siamo vincolati, lei stia affrontando molto bene la
questione. In realtà, è con il Consiglio che dovremmo
discutere del problema. Si è già stato detto che non
sembra che il Consiglio sia consapevole dell’enorme
minaccia contro cui occorre intervenire. Nonostante i
dibattiti, i tentativi di coordinamento e i gruppi di studio
di diversi settori, non si ha l’impressione che si stia
effettivamente facendo qualcosa.
Si tratta di un fatto tanto grave? Sì, di certo nella società
odierna, e indubbiamente anche nell’Unione europea,
questo è un problema molto serio, perché se qualcosa va
storto in uno Stato membro, gli altri ne subiscono le
ripercussioni. Ne consegue che è nel nostro interesse
fare in modo che, all’interno dell’Unione europea, tutto
vada per il verso giusto. Se si manifestasse una malattia
animale, il Commissario responsabile per l’agricoltura
potrebbe prendere subito decisioni di vasta portata. Le
strade verrebbero immediatamente bloccate, intere aree
verrebbero isolate e si avvierebbe un gran numero di
12/04/2005
azioni. Se dovesse succedere qualcosa di simile tra le
persone, non saremmo in grado di fare alcunché. Credo
che lei, signor Commissario, dovrebbe poter adottare,
nell’arco di 24 ore, misure d’emergenza in materia di
quarantena, misure di disinfestazione negli aeroporti e
sui voli provenienti da determinate regioni, nonché
riguardo alle restrizioni di viaggio.
E’ superfluo dire che sarebbe di gran lunga preferibile se
tutti gli Stati membri, in un impeto di solidarietà e
unanimità, adottassero tali misure collettivamente e
simultaneamente, ma in tutta sincerità non nutro alcuna
speranza che questo accada. Credo pertanto che i
ministri della Sanità pubblica dovrebbero conferirle tali
poteri. Lei ha giustamente affermato che, secondo
l’OMS, non si tratta di stabilire “se” la pandemia si
verificherà, ma di capire “quando” questo avverrà.
Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della
sanità, una pandemia mieterebbe 8 milioni di vittime,
che però potrebbero anche arrivare a 30 milioni.
Ovviamente, per i bambini e gli adulti di oltre 50 anni di
età il rischio sarebbe elevato, e noi non abbiamo
abbastanza vaccini e farmaci antivirali. Anche in questo
caso l’intervento europeo è fondamentale, ma dove
dovrebbe avvenire? Probabilmente l’iniziativa europea
dovrebbe essere avviata in uno dei paesi confinanti con
l’UE anziché all’interno dell’Unione stessa. Penso che
anche in quest’ambito i ministri dovrebbero nuovamente
conferirle poteri di ampia portata. Un’ultima
osservazione. Se venissero imposte restrizioni di
viaggio, cosa ne sarebbe delle riunioni del Consiglio e di
quest’Assemblea?
2-317
Sinnott, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signora
Presidente, un focolaio non diventa un’epidemia in una
società sana. Se nel mondo sviluppato corriamo davvero
il rischio di essere vittime di un’epidemia, o addirittura
di una pandemia, allora dobbiamo sottoporci a un attento
esame.
Viviamo nelle società più prospere della storia
dell’umanità. Di conseguenza, le nostre società
dovrebbero essere le più sane in assoluto. E’ davvero
così? No. Il costante aumento del tasso di diffusione di
malattie croniche come l’asma e il diabete dimostra che
la nostra non è la più sana delle società. I cibi
spazzatura, le sostanze chimiche, l’inquinamento e gli
additivi non fanno alcun favore ai nostri sistemi
immunitari.
Se questi fattori ci rendono vulnerabili a un’epidemia,
dovremmo fare qualcosa al riguardo. Dobbiamo
mantenere la nostra salute e utilizzare la nostra
prosperità per evitare il manifestarsi di un’epidemia nei
paesi poveri migliorando le condizioni dell’acqua, della
sanità e della nutrizione, ovvero le cause che
determinano il diffondersi delle epidemie. Dobbiamo
prevenire lo scoppio di un focolaio d’influenza in
Occidente. Non abbiamo giustificazioni per attendere
l’insorgere di un’epidemia.
2-318
85
Belohorská (NI). – (SK) Abbiamo già sentito dal
rappresentante della Commissione, che ha espresso il
concetto alla perfezione, che la questione non è “se”, ma
“quando”. Occorre però rilevare che sono già presenti
due requisiti fondamentali per lo scoppio di una
pandemia. Per la precisione, il virus si sta diffondendo
tra gli animali, nei quali subisce una mutazione che gli
permette di infettare l’uomo e di metterne a repentaglio
la vita. Nella successiva, nonché terza e ultima fase, il
virus inizierà a diffondersi tra gli esseri umani. Ora
sappiamo com’è stata individuata l’influenza aviaria. In
seguito a ulteriori potenziali mutazioni, il ceppo
interessato, l’H5N1, è stato utilizzato anche come base
per lo sviluppo di un vaccino. Ciò non ha fatto altro che
riconfermare un aspetto su cui ho richiamato più volte
l’attenzione qui in seno al Parlamento europeo. E’
inopportuno che i sistemi sanitari siano sottoposti al
principio di sussidiarietà e ai governi nazionali. La
malattia non conosce frontiere, ed è stata proprio
l’incombente minaccia di una pandemia a far puntare i
riflettori sulla questione. E’ auspicabile che l’OMS stia
in allerta, ma dubito che i governi nazionali siano pronti
a far fronte al problema.
2-319
Grossetête (PPE-DE). – (FR) Signora Presidente,
signor Commissario, sono mesi che io e altri deputati al
Parlamento europeo temiamo seriamente che si verifichi
una pandemia d’influenza e suoniamo il campanello
d’allarme, perché sia l’industria farmaceutica che il
Fondo per i vaccini si sono dimostrati particolarmente
preoccupati. Al momento non disponiamo dei mezzi
necessari a far fronte a un rischio simile, poiché non
siamo in grado di anticiparlo. Di fatto, sappiamo che il
problema non è se un giorno scoppierà una pandemia,
ma quando questo accadrà.
Signor Commissario, lei ci ha fornito diverse spiegazioni
e, quando afferma che occorrono sei mesi per sviluppare
un vaccino, mi chiedo se i laboratori farmaceutici
impieghino davvero tutte le risorse necessarie, da un
lato, alla preparazione di farmaci antivirali e, dall’altro,
alla messa a punto di vaccini adeguati dopo aver isolato
una cellula staminale.
L’Unione europea deve fornire sostegno finanziario, sia
per contribuire allo sviluppo di vaccini e alla
realizzazione di studi su di essi che per incoraggiarne la
produzione di massa.
I laboratori potrebbero ricevere questi finanziamenti a
condizione di accelerare il loro lavoro sui vaccini. Anche
l’idea di ricorrere al Fondo di solidarietà sembra ottima,
perché grazie ad esso sarebbe inoltre possibile garantire
un’equa distribuzione dei vaccini e coinvolgere gli Stati
membri.
Abbiamo già elaborato, in stretta collaborazione con gli
Stati membri, un adeguato piano d’emergenza da attuare
nel caso di una pandemia? La Commissione ha svolto
simulazioni per coordinare l’azione con gli Stati
membri? In tal modo, da un lato, sarà possibile evitare il
diffondersi del panico e combattere il traffico che
86
inevitabilmente ne scaturirebbe qualora il rischio fosse
davvero grave e, dall’altro, si potranno individuare le
aree prioritarie da isolare, ossia i luoghi in cui applicare
le misure di quarantena, nonché stilare elenchi dei
gruppi di persone da vaccinare in via prioritaria e
garantire che i prodotti vengano distribuiti equamente e
a tutti.
Inoltre invito a riflettere su un quadro in grado di
garantire un’esportazione rapida e senza intralci di
prodotti dai paesi produttori ai paesi non produttori.
Attendiamo risposte immediate, poiché si tratta di
prevenire una catastrofe non solo per la salute pubblica,
ma anche per l’economia.
2-320
Attard-Montalto (PSE). – (EN) Signora Presidente,
abbiamo parlato tutti di “se” e “quando”. Io ricorrerò a
un’altra espressione. Le pandemie non sono l’eccezione,
anzi, sono diventate quasi la regola. Esse, però, di per sé
non obbediscono ad alcuna norma. Sono difficili da
individuare prima che scoppino e pertanto ci troviamo
dinanzi a un problema sconosciuto. Signor
Commissario, lei lo ha definito un problema, ma è ben
più di questo.
Dobbiamo utilizzare tutte le risorse a nostra
disposizione. Dobbiamo impiegare sia le risorse
destinate alla produzione che quelle finalizzate alla
ricerca, e sarei lieto se il Commissario potesse
soffermarsi più approfonditamente su questo particolare
aspetto. La comunità scientifica internazionale deve
svolgere il proprio ruolo, ed è importante poter contare
su una rete affidabile che permetta a tutte le parti
interessate di collaborare nel caso dello scoppio di una
pandemia perché, come ognuno sa, possiamo benissimo
provare a mettere in atto esercitazioni di tipo militare a
dimostrazione di ciò che può succedere, ma è
estremamente difficile prevedere quando questo accadrà.
2-321
Gaľa (PPE-DE). – (SK) E’ già stato rilevato che
l’influenza è una malattia con gravi implicazioni
sanitarie, sociali ed economiche, e ha anche
ramificazioni nel settore della difesa e nella politica. Il
rischio maggiore, tuttavia, è rappresentato da varie
pandemie d’influenza che potrebbero manifestarsi
qualora emergesse un nuovo sottotipo di virus in grado
di trasferirsi da un essere umano all’altro. Un virus
influenzale di tipo A, che causa l’influenza non solo
nell’uomo, ma anche negli animali, in particolare
uccelli, maiali e cavalli, è l’unico che può provocare
nuovi sottotipi di virus. Un nuovo sottotipo di virus
influenzale umano si manifesta a seguito di una
ricombinazione in un vettore animale tra ceppi umani e
animali del virus influenzale di tipo A. Da questo
fenomeno scaturisce il cosiddetto “spostamento
antigenico”. Giacché l’uomo non è immune a questo
nuovo sottotipo, la malattia si diffonde rapidamente fino
a diventare un’epidemia che, nel giro di diversi mesi, si
trasforma in una pandemia. L’OMS ha recentemente
segnalato che ora siamo più vicini che mai a una
pandemia d’influenza. L’OMS ha anche esortato i
governi a istituire comitati nazionali che gestiscano
12/04/2005
un’eventuale pandemia e ad adottare piani d’azione
nazionali. Per quanto possibile, il mio paese, la
Repubblica slovacca, ha accolto questo appello. I vaccini
costituiscono un’importante misura preventiva, ma
hanno i loro limiti. Come ha evidenziato il Commissario,
è necessario individuare il virus, sviluppare un vaccino,
produrlo e commercializzarlo nonché svolgere una
massiccia campagna di vaccinazione. Un vaccino è
inefficace quando la malattia è in una fase avanzata,
poiché deve essere l’organismo a produrre gli anticorpi
necessari. Di conseguenza, non si può contare su un
vaccino per contrastare la prima ondata di una pandemia.
Al contempo, un vaccino ha una breve durata di
conservazione. Sembra che i farmaci antivirali, invece,
rappresentino
un’integrazione
adeguata
alla
vaccinazione perché, oltre che nella prevenzione, essi
sono efficaci anche nella cura di forme avanzate della
malattia e, a quanto pare, svolgono un ruolo essenziale
come risposta terapeutica a una pandemia. Poiché hanno
una maggiore durata di conservazione – pari a fino
cinque anni –, si potrebbero costituire anticipatamente
scorte di farmaci antivirali. La risposta del Commissario
Kyprianou mi lascia sperare che gli sviluppi verranno
seguiti da vicino e che, nella migliore delle ipotesi, non
sarà necessario avviare alcuna azione d’emergenza.
2-322
Kyprianou, Membro della Commissione. – (EN)
Signora Presidente, penso che sulla questione siamo tutti
d’accordo, e questo è molto incoraggiante. Tuttavia, ora
gli Stati membri hanno messo a fuoco il problema.
Quando ho preso parte al primo Consiglio “Sanità” in
veste di Commissario e ho esposto il problema, non tutti
condividevano i timori o il senso di urgenza che si
registravano in quel momento. Forse questa è una delle
realtà della vita: per quanto avessimo suonato il
campanello d’allarme, nessuno lo aveva preso sul serio,
ma quando è stata l’OMS a farlo, è stata ascoltata. Quel
che conta, però, è che il messaggio è arrivato. Nelle
riunioni che sono seguite, i ministri hanno dimostrato di
avere già avviato azioni.
Domani mi recherò a Parigi, dove il governo francese sta
organizzando una conferenza su tre grandi problemi:
l’AIDS, il cancro e l’influenza. Ora possiamo contare
sull’impegno degli Stati membri. E’ vero che siamo
ancora privi della competenza giuridica, ma in certa
misura la otterremo con la Costituzione, che conferirà
alla Commissione, alla Comunità e al Parlamento
europeo l’autorità di agire in caso di una minaccia
transfrontaliera alla salute. Saremo allora in grado di
adottare alcune misure in merito alla salute degli
animali, e sarò io, e non il Commissario Fischer Boel,
come ha affermato l’onorevole Maaten, a poterle
avviare. Al momento possiamo adottare misure
d’emergenza, ma non per gli esseri umani. Per lo meno
la Costituzione ci permetterà di farlo.
E’ innegabile che, pur essendo attualmente privi della
competenza giuridica, non possiamo sottovalutare il
fatto che queste malattie non conoscono confini e che è
pertanto necessaria un’azione coordinata da parte di tutti
gli Stati membri e dei paesi che non fanno parte
12/04/2005
dell’Unione europea. La Commissione può offrire un
coordinamento e una rappresentanza di questo tipo nel
rivolgersi ai paesi esterni all’Unione europea.
Vorrei spendere un paio di parole sulla questione dei
paesi poveri. Innanzi tutto, si è tenuta la conferenza del
Vietnam sull’influenza aviaria. L’OMS, la FAO,
l’Organizzazione mondiale per la salute degli animali e
l’Unione europea si occuperanno dell’influenza aviaria.
Per ora è un problema che riguarda la salute degli
animali, ma sappiamo tutti che potenzialmente si tratta
di una grave pandemia. Adotteremo misure e troveremo
il modo di aiutare i paesi interessati. Ho in programma di
recarmi in visita in quella zona verso la fine dell’anno
per valutare il modo di lavorare con i rispettivi governi.
Il collega, Commissario Michel, sta preparando una
comunicazione in merito. Non sarà quella che abbiamo
approvato oggi, ma si tratterà di una nuova
comunicazione che affronterà anche il problema delle
minacce per la salute. Per oggi questo è solo un breve
accenno,
ma
presto
ci
soffermeremo
più
approfonditamente sulla questione.
La ricerca sui vaccini è a buon punto. Da questo punto di
vista, il settore privato è in grado di gestire la questione.
Si tratta di costruire capacità. E’ un investimento che
deve essere effettuato dagli Stati membri e si tratterà di
una specie di partenariato pubblico-privato che si
rivelerà vantaggioso anche per la popolazione odierna;
infatti si stanno effettuando investimenti per acquistare
altri vaccini che verranno utilizzati per i gruppi
attualmente a rischio. La popolazione ne trarrà
giovamento e al tempo stesso si tratterà di un
investimento nella costruzione di capacità future per la
produzione di sufficienti quantità di vaccini.
Posso garantirvi che questa è una delle mie principali
preoccupazioni. E’ una questione che continuo a
sollevare in tutti i forum internazionali, ma ora
soprattutto in seno al Consiglio. E’ un problema di cui si
sono occupati i ministri della Sanità. Forse la prossima
volta saranno i ministri delle Finanze a dover pagare per
questo investimento. Sono però certo che, date le
circostanze, siamo sulla strada giusta. Non abbiamo
risolto il problema, ma abbiamo avviato la procedura.
Stiamo arrivando alla meta, ma abbiamo ancora molta
strada da percorrere. Il tempo sta per scadere. Ecco
perché tutti gli sforzi sono concentrati. Adotteremo ogni
possibile misura prima della stagione influenzale del
prossimo inverno.
87
2-326
Pittella (PSE), relatore. – Signora Presidente, signora
Commissario, signor rappresentante del Consiglio,
onorevoli colleghi, siamo tutti consapevoli che il
bilancio per il 2006 ha molte peculiarità.
Si tratta anzitutto di un bilancio ponte; infatti, mentre
approviamo gli orientamenti generali – almeno lo
auspico – il confronto sulle prospettive finanziarie
procede verso il tornante finale.
Dovremo decidere il quantum, il quale, il quo modo,
dovremo cioè decidere se accettare rassegnati un’Europa
striminzita e impotente o se batterci insieme affinché il
rigore finanziario vada coniugato all’adeguatezza dei
mezzi dell’Unione europea.
La chiave esiste, ma va saputa maneggiare con coraggio;
la chiave è la qualità della spesa, la sua finalizzazione
verso i settori ad alto valore aggiunto e le politiche
comuni con un senso e un rilievo europei.
E’ una sfida che – in una prospettiva annuale –
affrontiamo anche noi con il bilancio del 2005. Gli
orientamenti approvati all’unanimità in seno alla
commissione per i bilanci – e colgo l’occasione per
ringraziare tutti i colleghi e tutti i gruppi politici per il
loro costruttivo contributo – vanno in tale direzione:
rigore, trasparenza, ulteriore spinta alla semplificazione,
concentrazione sulle priorità.
C’è una positiva coincidenza – tengo a ribadirlo alla
signora Commissario – tra le nostre proposte e il piano
strategico annuale presentato dalla Commissione.
Vedremo ovviamente se, lungo il corso della procedura,
riusciremo a camminare ancora insieme – questo è
comunque il nostro auspicio – e verificheremo se le
caute aperture manifestate dal Consiglio si
trasformeranno in scelte concrete.
Vi sono dei punti sui quali francamente non vedo come e
perché dovremmo divergere. Il primo è il potenziamento
dello sviluppo rurale rispetto agli aiuti diretti in
agricoltura; il secondo è un livello adeguato di
pagamenti nella rubrica dei Fondi strutturali: dopo tanti
anni di giuste lamentele, la spesa degli Stati e delle
regioni sui Fondi strutturali ha conosciuto una forte
accelerazione. Era quanto da tutti auspicato, ragion per
cui non avrebbe senso ora non garantire risorse adeguate
ricorrendo, come già avvenuto nel corso dell’anno, a
bilanci rettificativi.
2-323
Presidente. – La discussione è chiusa.
2-324
Strategia politica annuale della Commissione (2006)
2-325
Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A60071/2005), presentata dall’onorevole Pittella a nome
della commissione per i bilanci, sul bilancio 2006:
relazione della Commissione sulla strategia politica
annuale (SPA) [2004/2270(BUD)].
Il terzo punto è il rafforzamento degli interventi per la
ricerca,
l’innovazione,
la
competitività
e
l’internazionalizzazione delle imprese; il quarto è il
potenziamento delle azioni per l’informazione e per la
società della conoscenza; il quinto è l’implementazione
delle attività culturali di livello europeo e delle politiche
sociali, la prosecuzione dei programmi per le
infrastrutture – la grande infrastrutturazione fisica –
dell’Unione.
88
L’ultimo punto – che per me rappresenta il primo sul
piano politico – è la formazione lungo tutto l’arco della
vita, l’educazione e gli scambi di giovani. I giovani
devono essere i principali destinatari dei nostri interventi
perché senza giovani non c’è Europa, non c’è futuro.
Molti ricorderanno la bella frase scritta sui muri del
campus universitario di Berkeley da uno studente: “Il
futuro m’interessa, perché è lì che ho deciso di vivere la
mia vita”.
Anche noi – qui ed ora – possiamo fare qualcosa per i
nostri giovani e per il loro futuro. Chi può dichiararsi
soddisfatto del fatto che la spesa europea per i giovani
rappresenta appena lo 0,5 per cento del nostro bilancio?
Ecco perché dobbiamo lanciare un patto europeo per i
giovani incrementando gli strumenti che favoriscano la
conoscenza, la formazione, l’apprendimento delle
lingue, l’accesso al mercato del lavoro.
Sono in corso dibattiti con i colleghi della commissione
per la cultura e l’istruzione, con la Commissione e con il
Consiglio circa la possibilità di estendere il programma
Erasmus ai giovani delle scuole medie superiori, di
lanciare un Erasmus per i giovani imprenditori e di dar
seguito a un progetto pilota che favorisca la mobilità dei
giovani apprendisti. Ma penso anche a progetti pilota
che favoriscano l’accesso al credito attraverso la finanza
etica e solidale e a interventi che preparino le piccole
imprese ad affrontare i nuovi scenari definiti dagli
accordi di Basilea.
Infine, dobbiamo convenire che occorre conciliare i
compiti e le priorità tradizionali dell’Unione con le
nuove priorità di azione esterna. Dal completamento
dell’aiuto ’all’Afganistan e all’Iraq, al sostegno ai paesi
colpiti dallo tsunami o da altre catastrofi naturali. Come
faremo, altrimenti, a tenere insieme un livello alto e
adeguato di finanziamento per il Mediterraneo,
l’America latina, il Medio Oriente e i Balcani, o per le
azioni di sviluppo e di assistenza umanitaria, di lotta alla
povertà e alle malattie ad essa legate, per il rispetto dei
diritti umani, per la lotta al terrorismo – solo per citare
alcuni impegni importanti – e garantire al contempo
quanto promesso ad Afganistan, Iraq e Sud-Est Asiatico,
senza un’adeguata dotazione finanziaria della rubrica 4?
Noi, membri della commissione per i bilanci, crediamo
che su questi punti ci possa essere una convergenza
naturale, fisiologica, tra le attualità di bilancio e una
positiva sintonia con la posizione della Commissione.
Non sempre, tuttavia, ciò che può apparire logico,
naturale e dovuto ha dinanzi a sé ponti d’oro. Troppo
spesso sono altre le considerazioni che prendono il
sopravvento, sono gli interessi di parte, i calcoli di
bottega a prevalere, a discapito del grande progetto
comune che insieme possiamo e dobbiamo portare
avanti. Basterebbe forse che tutti, quotidianamente, ci
prendessimo la briga di fare un piccolo e semplice
calcolo, per il quale non occorre una calcolatrice, si
tratta di un’operazione molto rapida che da sempre lo
stesso risultato: basta paragonare i costi dell’Europa con
i costi della non Europa.
12/04/2005
Noi faremo la nostra parte e mi auguro che alla fine del
nostro percorso, grazie all’apporto di ciascuno,
otterremo un risultato positivo per le istituzioni europee.
2-327
Grybauskaitė, Membro della Commissione. – (EN)
Signora Presidente, sia per la Commissione che per tutti
noi il bilancio del 2006 sarà l’ultimo a essere elaborato
in base alle attuali prospettive finanziarie. Fra qualche
settimana, nel suo progetto preliminare di bilancio, la
Commissione presenterà soltanto le proposte che riterrà
necessarie. Desidero ringraziare l’onorevole Pittella di
aver adottato un approccio molto equilibrato, che
rappresenta un passo nella giusta direzione al fine di
realizzare una piattaforma di priorità comuni alla
Commissione e al Parlamento.
Il 2 marzo la Commissione ha approvato la decisione
sulla SPA 2006, che determinerà sia il progetto
preliminare di bilancio che il programma di lavoro per il
2006, in linea con l’obiettivo strategico quinquennale
della Commissione. In particolare, la prima priorità della
SPA è rappresentata dal miglioramento dell’attuazione
della strategia di Lisbona, come lei ha osservato.
Ora spetta al Parlamento presentare i suoi orientamenti.
Sono lieta di constatare, alla lettura della relazione
dell’onorevole Pittella, che le posizioni del Parlamento e
della Commissione sono vicine su molte questioni.
L’approccio generale della Commissione alla
preparazione del bilancio 2006 si concentrerà
essenzialmente su cinque priorità. Primo, mantenere la
modulazione per le proposte della Commissione al fine
di rafforzare i massimali per l’agricoltura. Secondo, in
materia di stanziamenti di pagamento, la Commissione
baserà la sua posizione sulle stime più affidabili in
materia di fabbisogni e, entro il luglio 2005, riferirà
sull’impiego dei fondi nel 2005. Terzo, per quanto
attiene alle politiche interne, la Commissione condivide
nel complesso le priorità del Parlamento, che saranno
riprese nella sua proposta. Il margine all’interno del
massimale verrà tuttavia mantenuto ben al di sotto dei
100 milioni di euro, includendo le politiche per i
giovani, come già affermato oggi. Quarto, nel contesto
delle azioni esterne, le esigenze sono tuttora
significative. Ciò significa che la Commissione proporrà
il ricorso allo strumento di flessibilità.
Infine, per quanto attiene alle risorse umane, sappiamo
che c’è una nuova proposta e che l’attuale Commissione
sottoscrive appieno l’analisi condotta dalla precedente,
che era stata presentata nel 2002 in una comunicazione
sulle conseguenze dell’allargamento in termini di risorse
umane. Il Parlamento ha altresì riconosciuto la
legittimità di questa richiesta inserendo il principio dei
3 900 nuovi posti di lavoro per i nuovi paesi nelle
osservazioni relative al bilancio del 2005.
A nostro avviso, non è necessario procedere a una
revisione a soltanto un anno di distanza dall’adesione,
ma dobbiamo realizzare ciò che abbiamo concordato con
il Parlamento. Per il 2006, quindi, la Commissione
12/04/2005
conferma la richiesta di 700 nuovi posti di lavoro per
l’ultimo allargamento e richiederà, inoltre, 100
collaboratori esterni per la preparazione del prossimo
allargamento, che rimarranno in Bulgaria. La
Commissione collaborerà a stretto contatto con il
relatore e con la commissione parlamentare per i bilanci,
nonché con le altre sezioni dell’autorità di bilancio, al
fine di definire in dicembre il bilancio 2006 per l’Unione
europea e i suoi cittadini.
2-328
Deva (PPE-DE), relatore per parere della commissione
per lo sviluppo. – (EN) Signora Presidente, l’anno scorso
e quest’anno sono emersi numerosi problemi relativi
all’eliminazione della povertà, all’AIDS, alla malaria,
alla tubercolosi, alle malattie diarroiche e allo tsunami. Il
Progetto del Millennio “Azioni a rapido successo”
(“Quick Win Actions”), inserito nel nostro parere sul
bilancio, riconosce che spesso le idee più semplici si
rivelano le più efficaci. Troppo spesso in politica la
ricerca di iniziative sensazionalistiche prevale su quello
che dovrebbe essere l’obiettivo reale.
Mi rallegro dell’esito della proposta di bilancio relativa
alle azioni a rapido successo, perché il risultato degli
investimenti in questi programmi è visibile a due anni di
distanza: distribuzione di zanzariere contro la malaria,
istruzione primaria gratuita, fertilizzanti e promozione
delle norme igieniche essenziali. Si tratta di interventi
semplici che possono essere realizzati velocemente.
89
dell’Unione europea, di iscrivere in bilancio le risorse
necessarie a mantenere le promesse fatte ai paesi terzi.
Desidero congratularmi con l’onorevole Pittella per
l’elemento esterno della sua relazione, ma la
commissione per il commercio internazionale intende
esprimere tre osservazioni che non sono, a nostro parere,
adeguatamente prese in considerazione dalla relazione.
Innanzi tutto, le trattative sul commercio mondiale
volgeranno a conclusione nel giro di un anno o due e
attraverseranno una fase cruciale alla fine del 2005.
Riteniamo che, per essere credibili, queste trattative
debbano assumere una dimensione parlamentare, che,
per essere efficace, deve essere finanziata. Vorremmo
perciò che si prevedesse una dotazione di bilancio più
cospicua per sostenere la dimensione parlamentare
dell’OMC.
In secondo luogo, l’assistenza macrofinanziaria a favore
dei paesi terzi, in articolare della Bosnia-Erzegovina,
non ha una base giuridica adeguata e non è
sufficientemente monitorata. Riteniamo che sia
necessario applicare la procedura di codecisione per
assicurare la trasparenza e il controllo di questa
importante voce di spesa. Infine, abbiamo da molto
tempo un programma commerciale per il Giappone e la
Corea che ci ha consentito di avere accesso a questi
mercati. Pensiamo che sia arrivato il momento di
estendere questi programmi alla Cina e all’India.
2-330
L’acqua e i servizi sanitari sono altri elementi essenziali
per il benessere delle popolazioni. Una misura igienica
che ritengo particolarmente importante è lavarsi le mani.
Non è nulla di straordinario. Lavarsi le mani con il
sapone non è un’idea innovativa, ma le malattie
diarroiche provocano ogni anno la morte di 2 milioni di
bambini. Se le persone si lavassero le mani con il
sapone, questi decessi potrebbero diminuire del 47 per
cento. Si potrebbero salvare un milione di vite l’anno.
Nel contesto degli obiettivi dello sviluppo, questi sono
progetti semplici che chiedo alla Commissione di
promuovere, in quanto faranno la differenza rispetto agli
imponenti importi che abbiamo già speso nel contesto
del FES e del bilancio comunitario per lo sviluppo.
Un’altra risorsa sottoimpiegata su cui dovremmo
concentrarci è rappresentata dalla Banca europea per gli
investimenti. La BEI può concedere prestiti di entità tre
volte superiore rispetto alla Banca mondiale. Tutti
conoscono la Banca mondiale, ma non sanno nulla a
proposito della Banca europea per gli investimenti. Per
questo motivo, ho inserito nel bilancio un finanziamento
per sostenere gli interessi dei prestiti della BEI.
Raccomando all’Assemblea il nostro parere.
2-329
Martin, David (PSE), relatore per parere della
commissione per il commercio internazionale. – (EN)
Signora Presidente, la commissione per il commercio
internazionale condivide la preoccupazione generale
della commissione per i bilanci sulla necessità, da parte
Miguélez Ramos (PSE), relatore per parere della
commissione per la pesca. – (ES) Signora Presidente, in
qualità di relatrice per parere della commissione per la
pesca, mi preme innanzi tutto esprimere il mio
rammarico per l’assenza della pesca tra le tematiche
trattate dalla dichiarazione politica annuale.
E’ evidente che questo settore, cruciale per molte regioni
europee, si trova dinanzi a problemi che richiedono
un’azione urgente e incisiva a livello comunitario, a
difesa dei livelli di reddito e occupazione delle comunità
dedite alla pesca e delle zone costiere. Il 2006, inoltre,
rappresenta un anno di transizione fondamentale per la
riforma della politica comune della pesca, che disporrà
di un nuovo strumento finanziario: il Fondo europeo per
la pesca. La dotazione prevista per questo fondo ci pare
decisamente insufficiente per fare fronte alle nostre
necessità, tra cui il miglioramento del controllo
dell’attuazione della normativa, le maggiori garanzie in
materia di protezione dei dati, nonché la qualità e
l’obiettività dell’informazione scientifica. Per di più, ci
viene chiesto di garantire lo sviluppo sostenibile e
l’adeguata gestione delle risorse naturali, oltre al
sostegno all’avviamento dei nuovi consigli regionali.
Riteniamo che sia imprescindibile aumentare le risorse
di bilancio attribuite alla PCP, al fine di soddisfare le
necessità reali di un’Europa a 27.
2-331
Andrikienė, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN)
Signora Presidente, in qualità di relatrice ombra del
gruppo del Partito popolare europeo (Democratici
cristiani) e dei Democratici europei sulla strategia
90
politica annuale per il 2006, desidero ringraziare il
relatore, onorevole Pittella, e congratularmi con lui per
l’eccellente lavoro svolto nell’elaborazione del
documento che stiamo discutendo.
La strategia politica annuale presentata dalla
Commissione a marzo fissa le priorità politiche
dell’Esecutivo per il 2006, identifica le iniziative che
contribuiranno a conseguirle, e approva il quadro di
bilancio, affinché siano assegnate a tali priorità le risorse
necessarie. E’ importante ricordare che questa è la prima
SPA approvata dalla nuova Commissione.
A livello dell’Unione europea, il 2006 sarà un anno
cruciale per la realizzazione dei cinque obiettivi
comunitari strategici approvati dal Parlamento, che
includono la strategia di Lisbona, la strategia per lo
sviluppo sostenibile e l’Agenda sociale (2006-2010),
oltre al conseguimento della priorità essenziale, ossia la
promozione della crescita e della creazione di posti di
lavoro in Europa. Per la seconda parte del 2006 si
prevede già una revisione del programma dell’Aia,
contestualmente all’entrata in vigore della Costituzione.
Inoltre, il processo di allargamento dell’Unione europea
passerà a una nuova fase e la politica europea di vicinato
sarà approfondita.
Il 2006 sarà critico per la preparazione delle prospettive
finanziarie 2007-13, per assicurare una programmazione
adeguata e stabilire una nuova generazione di strumenti
finanziari che dovranno essere pienamente operativi
entro il 1° gennaio 2007.
Le nostre priorità per il 2006 sono le seguenti: prosperità
e solidarietà, sicurezza all’interno dell’Unione,
un’Europa più competitiva e coesa, un’Europa più forte
sulla scena internazionale. La nostra strategia di
bilancio, in termini di principi e di priorità settoriali, è
definita chiaramente nella relazione e nella proposta di
risoluzione in materia di interventi strutturali, politiche
interne, agricoltura, azioni esterne, personale e
amministrazione.
Ringrazio l’onorevole Pittella per la sua collaborazione e
sostengo la sua relazione e la proposta di risoluzione con
gli emendamenti presentati dal gruppo PPE-DE, in
particolare quello che esorta la Commissione a
presentare entro il 31 luglio una revisione del fabbisogno
in termini di personale a medio termine alla luce delle
nuove assunzioni richieste.
2-332
Guy-Quint, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signora
Presidente, signora Commissario, innanzi tutto vorrei
esprimere alla Presidente il mio rammarico per la tarda
ora in cui questa essenziale relazione viene discussa in
plenaria.
Desidero congratularmi con l’onorevole Pittella per
questa relazione, e per aver realizzato con successo il
compito tutt’altro che semplice di anticipare qualche
tempo fa la comunicazione sulla strategia annuale della
Commissione. In effetti, è nostra intenzione continuare a
12/04/2005
definire le priorità dell’Unione europea, portare avanti
agevolmente l’allargamento e, in particolare, rilanciare
la politica di Lisbona. L’onorevole Pittella è altresì
riuscito a tener contro del quadro negoziale attuale della
trattativa sulle future prospettive finanziarie. Nella sua
comunicazione, la Commissione si propone obiettivi
molto ambiziosi. Tuttavia, temiamo sin d’ora che le
risorse di bilancio non siano all’altezza dei nostri
auspici. Per noi, il rilancio della strategia di Lisbona
comporta, in primo luogo, la creazione di posti di lavoro
di qualità. Presteremo quindi grande attenzione al
realismo e all’effettiva erogazione degli aiuti alle PMI e
alle microimprese.
Ringrazio il relatore per aver introdotto una nuova
nozione nel bilancio: gli strumenti di finanziamento
etico. L’Unione europea deve proseguire e rafforzare
tutte le azioni volte a creare la coesione sociale e a
promuovere i diritti umani ovunque, ad aiutare i nostri
giovani e i nostri cittadini a incontrarsi e ad ascoltarsi
per comprendere meglio la nostra cultura e la nostra
identità europea.
Reputo importante continuare a collaborare con la
Commissione per avviare progetti pilota e azioni
preparatorie. Dovremo quindi trovare anche modalità di
comunicazione nuove e migliori. Finora, nonostante le
richieste avanzate, i risultati non sono stati all’altezza
delle nostre aspettative. La Commissione deve dotarsi di
una strategia professionale che soddisfi la nostra
necessità di informare regolarmente i cittadini dei
progetti politici che formuliamo e delle decisioni
adottate dall’Unione.
Prima di concludere, vorrei richiamare la vostra
attenzione sull’emendamento che sottoporremo domani
al voto. In caso di catastrofe, il Fondo di solidarietà deve
essere accessibile a tutti i cittadini europei, ovunque si
trovino nel mondo. Per quanto attiene agli aiuti,
l’Unione europea deve mantenere la parola data e
rispettare gli impegni assunti in termini di obiettivi, in
particolare nel quadro dello sviluppo dei paesi più
poveri.
Dobbiamo altresì sostenere la transizione democratica di
chi desidera l’appoggio dell’Unione europea. Anche in
questo ambito mancheranno risorse. Quest’anno, per
l’ennesima volta, la palla sarà nel campo del Consiglio.
Speriamo che si dimostri all’altezza delle sue promesse e
dei suoi impegni. Da ciò dipenderanno il ruolo
dell’Unione europea e la credibilità, verso i nostri
cittadini, delle nostre promesse e dei nostri progetti.
2-333
Jensen, a nome del gruppo ALDE. – (DA) Signora
Presidente, anch’io vorrei esprimere i miei più sinceri
ringraziamenti all’onorevole Pittella, che ha svolto un
ottimo lavoro con l’elaborazione di questa relazione e
che ha davanti a sé un compito ancora più impegnativo.
Dopo tutto, il 2006 è un anno speciale sul piano del
bilancio poiché è l’ultimo anno che rientra nel quadro di
bilancio di “Agenda 2000”. Questo comporta, per taluni
aspetti, un certo grado di libertà. Vi sono invece varie
12/04/2005
questioni che vengono sollevate di anno in anno. Il
Parlamento deve sforzarsi di garantire che, anche questa
volta, siano disponibili gli stanziamenti di pagamento
necessari a finanziare la politica strutturale. In effetti,
l’anno scorso sarebbero occorsi importi superiori a quelli
iscritti a bilancio. Il finanziamento delle agenzie
decentralizzate è un altro dei problemi ricorrenti, come
si è visto nel corso delle trattative sul bilancio 2005.
Anche in questo caso va trovata una soluzione. Infine,
sussiste il problema del finanziamento delle nuove
priorità e incombenze, come la ricostruzione in seguito
allo tsunami.
Il gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali
per l’Europa attribuisce grande rilevanza al processo di
Lisbona, e in particolare ai programmi di sostegno alle
piccole e medie imprese tramite il Fondo europeo di
investimento, dato che un livello di risorse di bilancio
relativamente modesto genera un considerevole effetto
distributivo e stimola la crescita economica con un
ridottissimo impatto sul bilancio europeo.
Per quanto attiene alla politica estera dell’Unione
europea, riteniamo estremamente importante che il
bilancio attribuisca la massima priorità alla lotta contro
l’HIV e l’AIDS. Riteniamo altresì che il bilancio
dovrebbe sostenere in particolare la politica europea di
vicinato, al fine di promuovere la democrazia e i diritti
umani nei paesi interessati.
Infine, desidero menzionare la politica di informazione
dell’Unione europea, che a sua volta richiede
un’attenzione particolare e degli sforzi mirati. In questo
settore
dobbiamo
soprattutto
intensificare
la
cooperazione tra la Commissione e il Parlamento.
2-334
Seppänen, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FI)
Signora Presidente, signora Commissario, per il
momento non ringrazio l’onorevole Pittella: lo
ringrazierò in dicembre. Siamo ancora ai primi
chilometri di una lunga maratona.
Il relatore ha consultato i vari gruppi e ha approfondito
le loro aree prioritarie per la preparazione del bilancio. Il
gruppo
confederale
della
Sinistra
unitaria
europea/Sinistra verde nordica attribuisce importanza al
rafforzamento della solidarietà sociale ed economica,
così come della politica ambientale. Sosteniamo gli
sforzi del relatore volti a dare priorità a questi aspetti nel
contesto del bilancio. Il nostro gruppo comprende
perfettamente che si debbano garantire adeguati
stanziamenti di pagamento per finanziare tutti gli
stanziamenti di impegno sottoscritti.
Vorrei ricordare ai rappresentanti del Consiglio che, se
non si raggiunge alcun accordo su questo bilancio o sulle
prospettive finanziarie nei prossimi anni, l’accordo di
base vigente prevede comunque che gli stanziamenti di
pagamento siano pari all’1,06 per cento del PIL.
Nell’ottica del Parlamento, il Consiglio non ha motivo di
proporre un importo inferiore per gli stanziamenti di
pagamento.
91
Desidero menzionare il finanziamento del programma
Natura 2000, uno degli aspetti su cui il relatore si è
concentrato. Non è chiaro come siano stanziati i fondi ai
fini del programma. Concordo con il relatore sul fatto
che dovremmo prepararci molto bene in vista delle
nuove aree sovvenzionate a livello comunitario.
Attualmente nessuno sa come sia utilizzato il
finanziamento congiunto nel contesto di Natura 2000 e
come dovrebbero essere ripartiti esattamente i costi tra
gli Stati membri e l’Unione. Sarebbe ragionevole se gli
Stati membri popolosi e con poche zone Natura
contribuissero, attraverso l’Unione europea, alla
protezione del nostro ambiente naturale comune europeo
negli Stati membri a bassa densità di popolazione.
Il nostro gruppo è contrario al finanziamento di qualsiasi
spesa che sia finalizzata alla militarizzazione
dell’Unione o che, dietro lo schermo opaco dei servizi di
informazione, sia utilizzata per finanziare la propaganda
di sostegno allo sviluppo federale dell’Unione europea.
2-335
Lundgren, a nome del gruppo IND/DEM. – (SV)
Signora Presidente, onorevoli colleghi, è sempre
frustrante discutere le questioni di bilancio comunitario.
Si chiede di aumentare gli stanziamenti in nuove aree di
spesa senza affrontare i problemi essenziali.
Consentitemi di ricordare tre di questi problemi. Innanzi
tutto, circa metà della spesa comunitaria è diretta alla
politica agricola, che tutti i cittadini di buon senso e privi
di interessi acquisiti in questo ambito reputano
totalmente irragionevole. In secondo luogo, circa un
terzo della spesa è tradotto in aiuti regionali a beneficio
dei paesi ricchi. Non è possibile concordare un aumento
dei contributi degli Stati membri all’Unione europea
fintantoché gran parte dei fondi versati sarà utilizzata in
questo modo deleterio. In terzo luogo, i problemi non
sono sottoposti a un esame sensato, sociologico.
L’atteggiamento prevalente è quello di stanziare fondi
nei settori problematici. Spesso, tuttavia – anzi, forse
nella maggior parte dei casi – sono i sistemi di regole
che determinano il funzionamento dell’economia, e non
i finanziamenti statali. Dobbiamo lasciare che siano i
paesi stessi a decidere autonomamente in merito a tali
questioni. E’ questo il senso della democrazia.
2-336
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà mercoledì.
2-337
Politica regionale
2-338
Presidente. – L’ordine del giorno reca le seguenti
interrogazioni orali:
– (B6-0161/2005) degli onorevoli Gerardo Galeote
Quecedo, Konstantinos Hatzidakis e Sérgio Marques, a
nome del gruppo PPE-DE, Constanze Krehl, Bárbara
Dührkop Dührkop, Marilisa Xenogiannakopoulou e
92
António Costa, a nome del gruppo PSE, alla
Commissione, sulla nuove sfide della politica regionale;
– (B6-0170/2005) degli onorevoli Pedro Guerreiro,
Bairbre de Brún e Kyriacos Triantaphyllides, a nome del
gruppo GUE/NGL, alla Commissione, sulle sfide della
politica regionale nel quadro finanziario 2007-2013.
2-339
Galeote Quecedo (PPE-DE), autore. – (ES) Signora
Presidente, l’allargamento dell’Unione Europea a dieci
nuovi Stati è stato, senza dubbio, un evento straordinario
nella nostra storia comune. Durante i negoziati, che non
sono stati certamente facili, nessun paese ha mai
subordinato quella che alcuni definiscono la
riunificazione dell’Europa ai propri interessi nazionali,
per quanto legittimi. Prova ne è che i capitoli più difficili
di tali negoziati si sono chiusi proprio durante la
Presidenza spagnola dell’Unione, sino ad allora il
principale paese beneficiario netto di fondi.
Si calcola che il costo dell’allargamento ammonti a
200 000 milioni di euro. Con questa discussione
chiediamo alla Commissione europea di indicare come
intenda ripartire questo importo tra i 15 Stati membri
originali, perché le informazioni confermate alle quali
abbiamo avuto accesso dimostrano che la proposta della
Commissione a tale riguardo non è equa.
Non è forse vero che si chiede a Irlanda, a Portogallo,
Spagna e Grecia di pagare un importo che, in rapporto al
loro PIL, è triplo rispetto alla media dell’Unione, supera
in misura notevole quello richiesto a tutti i contributori
netti ed è, ad esempio, il quadruplo dell’importo che si
propone per la Germania? Se è così, signora
Commissario, la Commissione europea ha la
responsabilità di proporre, nel quadro dei negoziati per il
rinnovo delle prospettive finanziarie, un meccanismo di
compensazione per questi paesi, destinato ad alleviare
gli effetti del brusco crollo del saldo netto con l’Unione
e ad evitare in tal modo di mettere a rischio il loro
processo di convergenza reale.
2-340
Krehl (PSE), autore. – (DE) Signora Presidente, signora
Commissario, onorevoli colleghi, sebbene le sfide poste
dall’allargamento siano state davvero enormi per la
politica regionale dell’Unione europea, stiamo facendo
del nostro meglio per farvi fronte. Al tempo stesso, però,
non dovremmo mai perdere di vista il fatto che, tra tutte
le politiche dell’Unione europea, la politica regionale è
quella con la massima visibilità pubblica, il che significa
che abbiamo la responsabilità di condurre tale politica in
modo avveduto e sostenibile.
Poco fa l’onorevole Galeote Quecedo ha fatto
riferimento ai costi che questo comporterà. A mio
parere, gli inevitabili costi di un allargamento di questo
tipo devono essere ripartiti ragionevolmente in modo
equo. Perché ciò accada, dobbiamo sia dimostrare
solidarietà nei confronti delle regioni, che nella politica
strutturale e di coesione non svolgono più un ruolo
importante come negli ultimi anni, sia evitare di imporre
richieste eccessive agli Stati membri dell’Unione
12/04/2005
comunemente noti come contributori netti. Devo poter
spiegare ai miei connazionali perché i contributi che la
Germania dà all’Unione europea sono un buon
investimento. Oltre a trovare appoggio nel mio paese,
però, devo anche far sì che l’Unione europea riconosca
che la situazione è molto più complessa di quanto non
fosse dieci anni fa.
A mio parere, quindi, le proposte presentate dalla
Commissione riguardo a un meccanismo di correzione
nel quadro del quale l’onere stabilito per i contributori
netti verrebbe in qualche misura alleggerito sono
estremamente importanti. Credo che in futuro occorrerà
pensare più seriamente a una riorganizzazione del
sistema delle risorse proprie e a un abbandono delle
procedure e dei costi correnti. Questo vale anche per il
Consiglio dei ministri.
Ritengo altresì che si dovrebbe considerare l’ipotesi di
ricorrere al cofinanziamento per le misure relative
all’agricoltura, affinché le procedure siano modificate
anche in questo settore. Di fatto, i primi passi in questa
direzione sono stati compiuti nelle prospettive
finanziarie e nella relazione Böge. Allo stesso tempo,
tuttavia, vorrei sottolineare che è responsabilità di questa
Assemblea gestire le risorse nel modo più efficiente
possibile, facendo molta attenzione a come sono spese.
La regola n+2 svolgerà un ruolo chiave a tale riguardo,
in particolare in termini di responsabilità nei confronti
dei contributori netti e di uso responsabile del denaro dei
contribuenti.
Spero che la discussione odierna ci aiuti nella
formulazione delle prospettive finanziarie e della
politica regionale e che resteremo uniti dimostrando
reciproca solidarietà.
2-341
Guerreiro (GUE/NGL), autore. – (PT) L’esistenza di
una politica regionale comunitaria coerente e
adeguatamente finanziata è essenziale affinché l’Unione
europea possa contribuire alla riduzione delle disparità
regionali, accentuate dai recenti allargamenti, nonché
alla convergenza reale tra i vari paesi.
La politica regionale rappresenta uno strumento equo e
indispensabile che compensa le conseguenze negative
del mercato interno sulle regioni e i paesi
economicamente meno sviluppati. Alla luce del fatto che
saranno specialmente gli Stati membri più prosperi a
trarre notevoli benefici dall’allargamento, mentre i paesi
di “coesione”, come il Portogallo e la Grecia, saranno i
più colpiti dai costi dell’allargamento a livello
macroeconomico, dovendo affrontare inoltre la minaccia
di una possibile riduzione dei Fondi strutturali nel
contesto di restrizioni di bilancio e del cosiddetto effetto
statistico, desidero chiedere alla Commissione quanto
segue.
Non ritiene che, per far fronte alle necessità
dell’allargamento e garantire una politica di coesione
efficace, siano necessarie risorse finanziarie molto
superiori a quelle proposte per la politica regionale nel
12/04/2005
quadro finanziario 2007-2013? Quali misure intende
adottare la Commissione per i paesi, come il Portogallo
e la Grecia, più colpiti dall’allargamento? Prevede di
creare programmi specifici e mirati per lo sviluppo e la
modernizzazione delle loro economie nel contesto di
un’Unione europea allargata, come è avvenuto in
passato? La Commissione è disposta a sostenere la
compensazione integrale del cosiddetto “effetto
statistico”, ossia a garantire che le regioni che ne sono
state colpite abbiano il sostegno che avrebbero ricevuto
se il criterio dell’ammissibilità si fosse basato
sull’Unione europea a 15, visto che nessuna regione
deve sentirsi pregiudicata dall’allargamento?
2-342
Hübner, Membro della Commissione. – (EN) Signora
Presidente, so che è molto tardi, ma poiché le domande
formulate dagli onorevoli deputati richiedono risposte
particolareggiate, utilizzerò, se me lo permette, il tempo
concessomi al termine della discussione oltre al tempo
che mi è stato assegnato per il mio discorso introduttivo.
Anche se l’importanza dell’impatto dell’allargamento
non può essere valutata solamente in termini di bilancio,
capisco la volontà espressa dai deputati di avere una
migliore comprensione, in nome della trasparenza e
della non discriminazione, della proposta di bilancio
della Commissione nel contesto dell’allargamento.
L’allargamento ha implicazioni finanziarie e occorre
compiere uno sforzo finanziario a livello di Unione
europea. Tuttavia, va detto chiaramente che l’impatto
dell’allargamento riguarda anche altre dimensioni. Sono
d’accordo che il bilancio dell’Unione per il periodo
2007-2013 deve essere sufficiente a garantire la
convergenza economica dei dieci paesi, che sono
convinta andrà a vantaggio di tutti i 25 Stati membri. E’
evidente che le dimensioni del bilancio complessivo per
il 2007-2013 e di quello destinato alla politica di
coesione in questo contesto rivestono grande
importanza.
Avremo fondi sufficienti per il periodo 2007-2013? Non
abbiamo mai fondi sufficienti, perché le necessità
dell’Europa sono enormi. In realtà, sappiamo però di
non avere tutti i soldi al mondo; né abbiamo le capacità
di assorbimento che ci permetterebbero di spendere
molti più fondi in modo efficiente.
Voglio sottolineare che, alcuni mesi fa, la Commissione
aveva presentato una proposta nel quadro della quale
ogni euro viene soppesato e giustificato con attenzione.
Per tale ragione riteniamo che la proposta sia equilibrata
e correttamente elaborata, anche riguardo alla politica di
coesione, e la consideriamo una base da cui partire per
affrontare le necessità, i problemi e le sfide con cui
l’Europa allargata, con cento milioni di cittadini in più,
si troverà a dover far fronte ora e in futuro. Questa è la
mia reazione alle vostre osservazioni sulla questione
della disponibilità dei fondi. Concordo pienamente con
le osservazioni dell’onorevole Krehl sull’uso efficiente
del denaro pubblico e dei contribuenti. Dobbiamo anche
pensare al bilancio in termini di efficienza e qualità della
spesa.
93
Quando pensiamo al costo dell’allargamento, sono
sempre tentata di ricordarvi che i dieci nuovi Stati
membri hanno contribuito appieno al bilancio
dell’Unione, compreso al meccanismo di correzione
esistente, in linea con le norme comuni. Se si esaminano
le politiche che i nuovi Stati membri stanno
gradualmente introducendo nelle principali politiche
dell’Unione, dobbiamo ricordare che l’allargamento è
già stato preso in considerazione dal punto di vista del
contributo al finanziamento delle politiche.
Nell’elaborare la proposta per il periodo 2007-2013, la
Commissione ha tenuto conto di tutti gli sviluppi di
bilancio collegati all’allargamento. In risposta a chi ha
domandato se la proposta della Commissione riservi il
medesimo trattamento agli Stati membri nel contesto
della politica di coesione, vorrei menzionare brevemente
i sei principi di base sui quali abbiamo fondato il nostro
approccio alla distribuzione dei costi e dei potenziali
benefici in sede di elaborazione del bilancio. Questi
principi permettono una distribuzione equa degli effetti
dell’allargamento.
In primo luogo, la Commissione ha cercato di garantire i
mezzi necessari per finanziare la convergenza e la
coesione economica in un’Europa allargata, più
differenziata. In secondo luogo, la Commissione ha
tenuto conto del dato di fatto economico che vi sono
regioni nei 15 Stati membri che non hanno ancora
completato il processo di convergenza economica. In
terzo luogo, siamo fermamente convinti che una politica
di coesione sia necessaria anche per regioni che, pur non
essendo soggette all’obiettivo di convergenza, seguono i
criteri economici oggettivi e il “metodo di Berlino”,
come stabilito dalla Commissione. Teniamo anche a
mente il requisito che prevede parità di trattamento per
tutti gli Stati membri in qualsiasi accordo finale. In
quinto luogo, crediamo che la politica di coesione debba
essere applicata in modo uniforme a tutti i 25 Stati
membri: non dovremmo avere una politica per i dieci
Stati membri e un’altra politica per i Quindici. In sesto
luogo, la Commissione rimane consapevole che, per
alcuni Stati membri, vi saranno difficoltà da affrontare
ancora in un eventuale accordo finale nel corso dei
negoziati, ancora una volta negli interessi della equità
complessiva.
Seguiamo molto da vicino e, come sapete, partecipiamo
nella misura in cui ce lo consente il ruolo della
Commissione, al processo negoziale tra gli Stati membri.
Siamo disposti a contribuire in modo adeguato e
ogniqualvolta necessario a qualsiasi accordo finale
prenda in considerazione casi specifici. In questa fase, la
Commissione non proporrà alcuna soluzione speciale o
meccanismo di compensazione. Tuttavia, se, nel corso
dei negoziati che si terranno in seno al Consiglio,
fossero proposti tale meccanismo o tali programmi e
progetti, la Commissione sarebbe più che disposta a
partecipare e a contribuire alla formulazione finale di
tale proposta.
94
E’ importante ed è vero che la distribuzione delle risorse
finanziarie fra gli Stati membri riflette in linea di
principio e in generale la situazione sociale ed
economica relativa a ogni regione e Stato membro,
misurata mediante indicatori ben noti. Non intendo
elencarli, ma vorrei sottolineare che la Commissione ha
riconosciuto che in certi casi le allocazioni finali saranno
influenzate da fattori diversi dalle circostanze
socioeconomiche oggettive nelle regioni o negli Stati
membri. Come sapete, secondo recenti statistiche, su
254 regioni con oltre 60 milioni di abitanti 16 sentiranno
l’effetto statistico dell’allargamento. In questi casi, la
Commissione ha proposto una soluzione ad hoc, vale a
dire la creazione di uno schema specifico di transizione a
livello regionale e l’adeguamento di certi parametri del
“metodo di Berlino”. Di conseguenza, la proposta della
Commissione per le regioni che stanno gradualmente
uscendo dalle statistiche rappresenta una riduzione
molto limitata: una media solamente del 6 per cento di
quello che avrebbero ricevuto queste regioni se fossero
pienamente ammissibili per l’obiettivo di convergenza
nel periodo 2007-2013.
Questa è l’attuale proposta della Commissione. La mia
preoccupazione è mantenere questa proposta. Come
sentiamo, vi sono molte altre idee, anche negli Stati
membri. Molti considerano questa proposta troppo
generosa. Siamo, quindi, molto impegnati a difendere
questa proposta.
Con l’adeguamento del “metodo di Berlino”, un altro
strumento che la Commissione ha usato nell’intento di
ripartire equamente gli effetti dell’allargamento, siamo
riusciti anche ad aumentare la disponibilità finanziaria
complessiva di 16 miliardi di euro. Questo adeguamento
riflette l’effetto statistico dell’allargamento sul modo in
cui prendiamo in considerazione il fattore di prosperità
nazionale nei nostri calcoli.
Vorrei inoltre dire che, sebbene alcune delle riduzioni
delle allocazioni siano percepite dalle regioni come una
conseguenza dell’allargamento, in realtà non è così,
perché vi sono 12 regioni con 18 milioni di persone il
cui PIL è aumentato negli anni più rapidamente della
media della Comunità. Oggi quelle regioni rientrano
nell’obiettivo 2. Di conseguenza, oggi abbiamo sul
tavolo un bilancio ripartito più o meno equamente tra gli
Stati membri vecchi e nuovi.
Tutti gli elementi menzionati confermano che la
proposta della Commissione affronta la questione di una
distribuzione equa degli effetti dell’allargamento
preservando nel contempo – cosa che è importante per
noi – la natura oggettiva del metodo di allocazione
basata sulle statistiche a livello di Comunità.
Vorrei rispondere anche a ciò che ha detto in particolare
l’onorevole Krehl riguardo agli equilibri sulle risorse
proprie. Tali questioni rientrano chiaramente tra le
responsabilità del Commissario Dalia Grybauskaitė. So
che la collega sarebbe felicissima di intrattenere con voi
uno scambio di pareri sull’argomento. Occorre
comunque dire che, sebbene gli equilibri di bilancio non
12/04/2005
offrano un quadro completo di tutti i vantaggi derivanti
dall’adesione all’Unione, la Commissione è consapevole
che le discussioni sull’argomento sono una realtà e
rivestono un ruolo importante nei dibattiti pubblici in
alcuni Stati membri. Per questo motivo anche la
proposta della Commissione sul sistema per finanziare il
bilancio dell’Unione europea in termini di reddito, che
non è di mia competenza, dovrebbe essere considerata
una soluzione di compromesso, intesa come una sorta di
rete di sicurezza.
Avete sottolineato l’importanza dei saldi netti e
suggerite un collegamento tra la politica regionale e
l’allocazione di fondi e i saldi netti. Francamente, questo
non è il miglior approccio alla politica regionale, perché
l’obiettivo della politica regionale che perseguiamo è
quello di ridurre le disparità, in conformità dell’articolo
158, e non quello di risolvere le questioni connesse al
saldo netto. Non dovremmo quindi mescolare queste
discussioni.
2-343
Hatzidakis, a nome del gruppo PPE-DE. – (EL) Signora
Presidente, il Commissario Hübner ha cercato di fornirci
risposte su un argomento che, a rigore, non è di sua
stretta competenza perché, nonostante il titolo, il
contenuto dell’interrogazione riguarda principalmente il
Commissario Grybauskaitė, come ha detto lei stessa
poc’anzi. Penso che si sia trattato di un errore da parte
della Conferenza dei presidenti, che ha attribuito un
titolo sbagliato all’interrogazione. Comunque, a parte
questo problema, il messaggio fondamentale che si è
voluto inviare con questa interrogazione è che gli oneri
che in generale emergono nel nuovo periodo delle
prospettive finanziarie dovrebbero essere equamente
ripartiti tra gli Stati membri. Vorrei dire che essi non
devono gravare solo su quelli che sinora sono stati i
cosiddetti “paesi della coesione”, ma anche sui nuovi
Stati membri, che dovranno essere trattati equamente e
non sono sicuro che sia sempre così.
In ogni caso, vorrei esprimere tre brevi osservazioni
sulla questione. Innanzi tutto, vi sono certamente
riduzioni significative riguardo al reddito che i paesi
della coesione traggono dalla politica regionale
dell’Unione europea e, in questo quadro, accolgo con
favore l’accenno del Commissario, anche se era
solamente un accenno, al fatto che la Commissione è
almeno disposta a discutere una sorta di meccanismo di
compensazione.
In secondo luogo, trovo scandaloso che nel bilancio sia
ancora presente l’esenzione del Regno Unito: per questa
ragione ritengo che, a un certo punto, sarebbe anche
opportuno svolgere un dibattito globale sul sistema delle
risorse proprie.
In terzo e ultimo luogo, penso che dalla discussione
svolta sinora emerga chiaramente che il Parlamento deve
svolgere un dibattito di più vasto respiro nell’immediato
futuro, cosicché i documenti che circolano nei corridoi
della Commissione sulle questioni affrontate
dall’interrogazione possano essere discussi più
12/04/2005
ampiamente e per tutti noi vi sia la possibilità di
conoscere i problemi e definire le ingiustizie contro i
paesi della coesione e le regioni dell’Unione europea che
sono più arretrate dal punto di vista dello sviluppo.
2-344
Dührkop Dührkop, a nome del gruppo PSE. – (ES)
Signora Presidente, condivido con il Commissario il
rammarico di non avere abbastanza tempo per trattare un
tema tanto importante.
E’ evidente che i 15 vecchi Stati membri erano nelle
condizioni di affrontare l’allargamento. Tuttavia, come è
stato detto da oratori precedenti, è vero che i paesi che
hanno pagato in maggiore misura per questo
allargamento perdono, per l’effetto statistico, i contributi
del Fondo di coesione.
Sono molto lieta che il Commissariato Hübner abbia
detto che, nei negoziati con il Consiglio, cercherà di
creare qualche strumento di compensazione o una
modalità graduale di uscita, un phasing out, come
abbiamo visto con i fondi regionali. Infatti, nel caso
della Spagna, per esempio, questa perdita del Fondo di
coesione è particolarmente drammatica, poiché
comporterà una brusca riduzione del suo saldo netto
operativo equivalente allo 0,91 per cento del PIL.
In questa proposta della Commissione, come illustra la
nostra interrogazione, i firmatari – tra i quali la
sottoscritta – esprimono la loro preoccupazione per
l’iniqua
ripartizione
del
costo
finanziario
dell’allargamento, la preoccupazione che sia violato il
principio contenuto nelle recenti conclusioni del
Consiglio europeo, che sollecita a rispettare l’equità nel
finanziamento.
2-345
Virrankoski, a nome del gruppo ALDE. – (FI) Signora
Presidente, le politiche regionali e strutturali dell’Unione
europea si basano sull’articolo 158 del Trattato CE, in
cui si stabilisce che la Comunità sviluppa e prosegue la
propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della
sua coesione economica e sociale. Questo articolo è
l’assicurazione sulla vita dell’Unione. E’ volto a
garantire che tutte le regioni siano avvantaggiate, che si
affermi il principio del beneficio a favore di tutti.
Giustifica l’esistenza stessa dell’intera Unione europea.
Se certe regioni o certi gruppi di popolazione si
trovassero ripetutamente esclusi dallo sviluppo generale,
l’unità dell’Unione europea ne risulterebbe disintegrata.
Con l’adesione degli ultimi dieci nuovi Stati membri, la
popolazione dell’Unione europea è cresciuta di oltre il
20 per cento, ma il PNL è aumentato solo del 5 per
cento. Per ragioni storiche, il PNL pro capite in tutti i
nuovi Stati membri era nettamente inferiore alla media
dell’Unione. Per questa ragione le politiche regionali e
strutturali dell’Unione europea devono essere mirate ai
nuovi Stati membri e perciò tutti i nuovi Stati membri
sono inizialmente beneficiari netti.
Nelle prospettive finanziarie e nei piani della
Commissione è stata destinata una quantità notevole di
95
investimenti ai nuovi Stati membri, che dopo alcuni anni
riceveranno congiuntamente più finanziamenti nel
quadro della politica regionale e strutturale rispetto ai
vecchi Stati membri. Questa tendenza deve essere
considerata assolutamente corretta.
Tuttavia, c’è il pericolo che le regioni più deboli
dell’Unione subiscano una perdita in relazione alle
misure di politica regionale e strutturale, anche se in
termini assoluti non saranno diventate più prospere o
sviluppate in seguito all’adesione all’Unione europea di
regioni ancora più deboli. Esiste pertanto il rischio che le
regioni più deboli dell’Unione debbano pagare di più per
l’allargamento rispetto alle regioni più ricche, perché il
loro contributo al bilancio dell’Unione europea è
calcolato in relazione al loro PNL e perché, inoltre, esse
perdono i finanziamenti ricevuti dalla Comunità. Questo
sembrerebbe applicarsi in particolare alle regioni
settentrionali scarsamente popolate dell’Unione europea.
2-346
Schroedter, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE)
Signora Presidente, come deputata tedesca al Parlamento
europeo, sostengo la proposta della Commissione sulle
prospettive finanziarie. La ragione è che sono favorevole
alla solidarietà tra le regioni, un elemento rispecchiato in
molti aspetti della proposta. Anche la politica regionale
prevede la solidarietà tra le regioni, ma a mio parere e
secondo il nostro gruppo, il Fondo di coesione non è la
migliore fonte di finanziamento per misure di carattere
solidale, in quanto non ha un approccio basato su
programmi. Per questo scopo sarebbe di gran lunga
preferibile l’utilizzo dei Fondi strutturali, poiché
fornirebbe risposte più mirate ai problemi incontrati
dalle regioni, nonché un’attuazione di migliore qualità e
un uso efficiente dei finanziamenti.
La Commissione ha incorporato nella nuova proposta
molte delle critiche mosse dal Parlamento al Fondo di
coesione. La considero quindi una proposta equilibrata,
che sento di sottoscrivere, anche se provengo da uno
Stato membro che è un contributore netto. A mio parere,
richieste eccessive sarebbero controproducenti in questo
caso, poiché non portano ai risultati desiderati, bensì a
blocchi come quelli che stiamo incontrando attualmente.
Vogliamo che queste prospettive finanziarie siano
adottate il più rapidamente possibile, ma il Parlamento
deve unirsi alla Commissione nel contrastare i
contributori netti favorevoli a un bilancio dell’1 per
cento. A mio parere, adottare tale approccio in questo
momento è estremamente controproducente.
2-347
de Brún (GUE/NGL), a nome del gruppo GUE/NGL. –
(L’oratore ha parlato in irlandese)
(EN) Signora Presidente, l’allargamento costituisce
un’opportunità storica per l’Unione europea e, quindi,
devono essere forniti mezzi sufficienti per affrontare il
costo di un’Unione europea allargata e per creare
coesione economica e sociale. Le conseguenze
finanziarie dell’allargamento devono essere ripartite in
modo equilibrato, ma alcuni Stati membri continuano a
96
trovarsi in situazioni di significativa disparità e
potrebbero pagare una quota sproporzionata dei costi.
La motivazione e l’intenzione dei Fondi strutturali e
della politica regionale dell’Unione europea era aiutare
regioni e paesi a superare le disparità e a sviluppare il
loro potenziale sociale ed economico. Il Commissario
può confermare se questa motivazione continuerà a
informare la politica regionale dell’Unione europea in
futuro? Ritiene che i mezzi per farvi fronte siano
sufficienti? Secondo la Rete europea per la lotta contro
la povertà, 68 milioni di persone continuano a vivere al
di sotto della soglia di povertà nell’Unione europea.
Questa rimane per noi un’enorme sfida.
2-348
Presidente. – Onorevole de Brún, devo ricordarle, come
sempre, che, per il momento l’irlandese non è una lingua
ufficiale dell’Unione europea e quindi la prima parte del
suo discorso non è stata tradotta dagli interpreti e non
sarà inclusa nel resoconto integrale.
2-349
Piotrowski, a nome del gruppo IND/DEM. – (PL)
Signora Presidente, onorevoli colleghi, nelle disposizioni
del Fondo europeo di sviluppo regionale adottate sinora
dal Parlamento e dal Consiglio europeo non è stato
tenuto conto di finanziamenti comunitari da utilizzare
per coprire i costi di investimenti nel settore
dell’edilizia. Tra le misure non ammissibili ai
finanziamenti a titolo del FESR vi sono l’adeguamento,
la conversione o il rinnovamento di edifici per scopi
abitativi, anche se la spesa per tali misure è
notevolmente onerosa per i bilanci dei nuovi Stati
membri. Le cifre disponibili indicano che oltre un terzo
dei cittadini di questi paesi vive in edifici a molti piani,
che costituivano la forma più diffusa di edilizia abitativa
negli ex paesi comunisti, ma le condizioni di questi
palazzi si stanno nettamente deteriorando. Il tenore di
vita delle persone che abitano in questi edifici sta
peggiorando perché non vi sono risorse per
ammodernarli e inoltre si tratta di costruzioni
antiecologiche e inefficienti in termini energetici. I
ministri dell’Unione responsabili per le questioni
relative all’edilizia che si sono incontrati a Praga lo
scorso marzo hanno chiesto alla Commissione europea
se fosse possibile rendere disponibili fondi per offrire
almeno una soluzione parziale a questo problema. Vorrei
chiedere, quindi, come la Commissione intende
affrontare tale questione.
2-350
Bielan, a nome del gruppo UEN. – (PL) Onorevoli
colleghi, uno degli obiettivi stabiliti nei Trattati
dell’Unione europea è la promozione della coesione
sociale, economica e territoriale e della solidarietà tra gli
Stati membri. L’Unione europea si trova attualmente ad
affrontare numerose sfide, che comprendono la
concorrenza mondiale, l’invecchiamento della società e
lo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza.
Eppure, è indiscutibile che una delle sfide più importanti
è l’aumento del divario in termini di sviluppo tra le
regioni europee e persino al loro interno. Il problema
non è solo riconducibile al fatto che sono entrati
12/04/2005
nell’Unione europea nuovi paesi relativamente poveri
dell’Europa centrale e orientale, dando origine a un
aumento improvviso delle disparità. Il divario tra le varie
regioni aumenta da molti anni, anche nei vecchi Stati
membri. Lo scopo della politica di coesione dell’Unione
è prevenire tali disparità, ma non dobbiamo dimenticare
che tale politica realizza anche obiettivi politici
fondamentali, oltre ad avere una solida base economica.
L’integrazione europea è fondata sul principio della
solidarietà e il più importante aspetto della solidarietà è
la volontà di coesione. La solidarietà è la base
dell’integrazione europea e senza di essa l’Europa
sarebbe soltanto un’unione doganale. La politica di
coesione dovrebbe quindi essere la priorità principale
delle nuove prospettive finanziarie per il periodo 20072013 e dovrebbero essere destinati finanziamenti alle
regioni e ai paesi più poveri, poiché la funzione primaria
della politica di coesione deve essere quella di colmare i
divari di sviluppo tra le regioni.
Deve essere garantito un livello adeguato di
finanziamento al fine di realizzare gli obiettivi di
sviluppo in modo efficace. Le nuove prospettive
finanziarie devono rispondere ai cambiamenti
sopravvenuti e devono tenere conto del fatto che da un
anno il numero di cittadini che abitano in regioni meno
sviluppate dell’Unione europea è aumentato di oltre 70
milioni. Allo stesso tempo, prima di adottare qualsiasi
proposta volta a limitare il bilancio dell’Unione, devono
essere apportati cambiamenti normativi. In questo caso
si dovrebbe applicare una semplice regola, vale a dire
che un bilancio inferiore significa una minore
intromissione dello Stato nell’economia e il
completamento del mercato comune. Mi sorprende,
però, che alcuni degli Stati membri che chiedono una
riduzione della soglia minima di spesa, per esempio la
Francia e la Germania, si oppongano anche alla
creazione di un reale mercato comune dei servizi, come
stabilito, ad esempio, nel progetto di direttiva sui servizi.
2-351
Marques (PPE-DE). – (PT) Signora Presidente, signora
Commissario, onorevoli colleghi, il recente allargamento
costituisce probabilmente la più grande sfida che
l’Unione europea abbia mai affrontato. Sono necessari
lungimiranza, leadership e spirito comunitario per potere
rispondere al meglio alle necessità e alle conseguenze
derivanti dall’allargamento.
Anche le sfide poste dal completamento del mercato
interno e dell’Unione economica e monetaria europea
furono affrontate con una risposta forte, quando furono
raddoppiati gli importi destinati ai Fondi strutturali. Se
vogliamo vincere la sfida di un’Europa allargata
funzionante, la politica di sviluppo regionale deve
ancora una volta svolgere un ruolo centrale.
E’ quindi decisivo rafforzare e rinvigorire la politica di
coesione economica e sociale, per combattere gli enormi
squilibri regionali derivanti dall’adesione di molte
regioni povere dei nuovi Stati membri e per continuare
ad affrontare il preesistente problema del ritardo di
sviluppo di varie regioni dei vecchi Stati membri.
12/04/2005
Quest’ultimo aspetto non può essere sottovalutato, in
particolare considerando che gli squilibri regionali
potrebbero aumentare nei 15 Stati membri originali
come
conseguenza
delle
dinamiche
create
dall’allargamento. Ciò vale specialmente nelle relazioni
tra regioni periferiche e centrali. In altri termini, paesi
come il Portogallo e la Spagna sono diventati più
periferici, mentre i paesi centrali hanno acquisito una
centralità addirittura maggiore. Si stima infatti che, per
quanto riguarda l’Unione europea dei 15, i paesi più
ricchi e centrali sono quelli che hanno beneficiato
maggiormente dell’allargamento, mentre Stati come
Portogallo, Spagna e Grecia sono probabilmente quelli
che hanno tratto i minori vantaggi o ci hanno addirittura
rimesso.
Torno quindi alle questioni sollevate nell’interrogazione
orale, poiché ritengo che la Commissione non abbia
fornito risposte adeguate. La Commissione europea ha
calcolato il rapporto costi-benefici per ogni Stato
membro dell’Unione? Se sì, la Commissione non ritiene
che occorra trovare forme di compensazione per i paesi
nei quali i costi sono evidentemente superiori ai
benefici?
2-352
Xenogiannakopoulou (PSE). – (EL) Signora
Presidente, anch’io desidero ringraziare il Commissario
Hübner per la risposta. Tuttavia, ritengo che determinate
questioni richiedano ulteriori chiarimenti.
E’ vero che la riunificazione storicamente necessaria
dell’Europa, che tutti noi abbiamo appassionatamente
sostenuto, non deve promuovere nuove linee di divisione
e sconvolgere la coesione interna dell’Unione europea,
per la quale noi tutti abbiamo lavorato in questi anni.
I dati indicano che il costo dell’allargamento non è
ripartito in modo equo e proporzionato tra tutti gli Stati
membri. Paesi come Grecia, Spagna e Portogallo stanno
risentendo di gravi ripercussioni, che potrebbero
assumere proporzioni drammatiche se l’accordo finale
sulle nuove prospettive finanziarie si allontanasse dalle
proposte originali della Commissione europea. Penso
che questo sia il problema cruciale anche per il
Commissario Hübner, come lei stessa ha affermato. In
ultima analisi, comunque, la questione sarà giudicata
principalmente in base all’importo definitivo del
bilancio comunitario e alla possibilità di finanziare
adeguatamente i Fondi strutturali e, di conseguenza,
rispetto a come riusciremo a garantire finanziamenti
soddisfacenti a favorire l’avanzamento del processo di
sviluppo nelle regioni che soffrono delle reali
ripercussioni dell’allargamento.
Dalla sua risposta riscontriamo che questi problemi la
preoccupano, ma gradiremmo una maggiore chiarezza
riguardo alla questione del meccanismo di
compensazione finanziaria, al quale anche lei ha fatto
riferimento.
2-353
97
Smith (Verts/ALE). – (EN) Signora Presidente,
sostengo le proposte della Commissione sulla coesione
nel senso più ampio, vale a dire sull’effetto statistico.
Vorrei chiedere al Commissario Hübner di fare luce
sulle voci secondo cui, all’interno del Consiglio, si
starebbero svolgendo discussioni volte a interpretare le
proposte della Commissione sull’effetto statistico, che
dovrebbe riguardare aree della Germania e della Grecia,
ma escludere regioni come le Highlands e Islands e il
sud della Scozia.
E’ un vero peccato che il governo del Regno Unito non
possa essere neanche in parte costruttivo quanto lo sono
le proposte della Commissione. L’attuale governo del
Regno Unito è più propenso a pugnalare alla schiena le
Highlands e Islands e il sud della Scozia anziché a
battersi a loro favore. Il governo scozzese si è fatto
notare solamente per la sua assenza.
I principi della solidarietà e della coesione in tutti i 25
Stati membri dell’Unione europea stabiliscono che
nessuna regione deve essere discriminata. Vorrei
chiedere alla Commissione e al Consiglio di assicurarmi
che, nonostante gli sforzi del governo del Regno Unito,
nessuna regione scozzese sarà discriminata e che i
principi dell’effetto statistico saranno applicati secondo
quanto proposto dalla Commissione.
2-354
Papadimoulis (GUE/NGL). – (EL) Signora Presidente,
la maggioranza del mio gruppo politico ritiene che lo
0,41 a cento sia inadeguato a finanziare gli obiettivi di
coesione e per tale ragione consideriamo impensabile
qualunque intenzione di ridurre tale soglia. Il costo
dell’allargamento deve inoltre essere ripartito in modo
equo: questo significa che i paesi e le regioni della
coesione non devono ricevere un trattamento ingiusto e
che si deve porre fine allo scandalo dell’esenzione
britannica.
Chiediamo
forti
meccanismi
di
compensazione finanziari alla Commissione, che deve
anche lavorare a questo concetto, nonché un forte
sostegno durante il periodo di transizione delle regioni di
convergenza; chiediamo inoltre che sia affrontato in
modo adeguato il problema delle regioni vittime del
cosiddetto effetto statistico. Comunque, il costo
finanziario è limitato. Infine, poiché l’obiettivo della
coesione mira anche alla coesione territoriale, ritengo
che le aree svantaggiate in termini geografici debbano
ricevere un’attenzione e un trattamento speciali.
2-355
Berend (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, signora
Commissario, onorevoli colleghi, poiché non
disponiamo delle risorse che vogliamo o che dobbiamo
spendere per la politica regionale, dobbiamo impegnarci
a dividere le risorse che abbiamo in modo prudente e
corretto. Il denaro è chiaramente la principale questione
in gioco per quanto riguarda la politica regionale, ma tra
le altre questioni fondamentali figurano la formulazione
degli obiettivi politici e la riduzione delle disparità
all’interno
delle singole regioni dell’Unione.
Quest’ultimo obiettivo ha assunto particolare importanza
dopo l’allargamento.
98
12/04/2005
La domanda che dovremmo porci è se vogliamo
un’Unione compatta, capace di uno sviluppo più rapido,
o un’Unione in cui le differenze sono più pronunciate e
l’integrazione economica e politica delle regioni più
povere procede a un ritmo ancor più lento. Per dire le
cose come stanno, senza un aumento delle risorse
destinate ai Fondi strutturali dopo l’allargamento, i
nuovi Stati membri saranno sempre tentati di bloccare le
decisioni mirate a una maggiore integrazione.
questi paesi cadranno nuovamente e non avranno la
forza di rialzarsi da soli. Per noi, per tutti i cittadini di
questa Europa della solidarietà, la competitività non
deve sostituire la convergenza. Analogamente, la
competitività non deve sostituire una politica regionale
più visibile. La solidarietà è quindi essenziale nei
confronti di regioni come l’Algarve, le Highlands, le
Asturie e Madeira, nonché molte altre regioni europee
che, in teoria, sono diventate improvvisamente ricche.
In altri termini, la quantità dei fondi stanziati per la
politica strutturale dell’Unione europea deve consentire
di fornire un sostegno adeguato, ora e in futuro, alle
regioni meno sviluppate, con particolari problemi sociali
ed economici, sia nell’attuale Unione che nei nuovi Stati
membri. Come ho già detto, questo significa che gli
stanziamenti devono essere distribuiti equamente e
concentrarsi sulla soluzione dei problemi più gravi.
2-357
Anche se nel complesso concordiamo con la
Commissione riguardo alla ripartizione dei fondi tra i
vari obiettivi, ovviamente tale proposta vale soltanto se
l’importo complessivo dei finanziamenti corrisponde
all’ordine di grandezza indicato dalla Commissione. Se i
fondi fossero distribuiti in questo modo e venisse ridotto
l’importo complessivo, come propongono alcuni Stati
membri, ciò avrebbe un impatto estremamente dannoso
sulle regioni di convergenza prioritarie nei vecchi Stati
membri. Non potremmo accettarlo e non lo accetteremo.
2-356
Madeira (PSE). – (PT) Signora Presidente, la politica
regionale svolge un ruolo fondamentale e ben definito
sin dai primi timidi passi compiuti dall’Unione europea.
Già allora esisteva il principio della solidarietà, divenuto
un tratto distintivo fondamentale della nostra visione del
mondo. L’obiettivo è sempre stato quello di non lasciare
indietro nessuna regione in nome di una visione
semplicistica e fatalistica.
Proprio per questa ragione, tutti gli Stati membri e le
regioni si sono sempre impegnati per la messa a punto e
la creazione di modelli di sviluppo sostenibili. Oggi tutti
vogliamo di più e siamo più numerosi. E’ ragionevole o
razionale aspettarsi che, dopo tanti sforzi in favore della
coesione europea, saremo più ricchi perché siamo più
numerosi? Come cittadini europei non vogliamo
guardare solo all’aspetto cosmetico della situazione;
vogliamo badare alla sostanza e alla struttura e questo
implica non abbandonare tutte quelle regioni che devono
ancora completare il processo di convergenza reale e
che, a causa di una visione finanziaria semplicistica,
sembra vogliano diventare ricche da un giorno all’altro.
Dobbiamo anche tener presente la necessaria
sovrapposizione tra la politica regionale e la strategia di
Lisbona. Stabilire collegamenti forti tra questi due
obiettivi è essenziale perché siano efficaci. Misurare la
crescita in termini puramente finanziari è artificioso e
non sostenibile; viceversa, lo sviluppo sostenibile
implica convergenza e competitività. Se diamo la
priorità alla competitività, lasciando indietro chi ha
appena cominciato a camminare sulle proprie gambe,
Olbrycht (PPE-DE). – (PL) Signora Presidente, signora
Commissario, onorevoli colleghi, è significativo che si
stiano discutendo le questioni sollevate in questa
interrogazione relativa al precedente allargamento il
giorno prima di adottare le decisioni finali sulle
prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013. Non ci
sorprende che i deputati dei vecchi Stati membri
dell’Unione europea abbiano chiesto un’analisi paese
per paese delle conseguenze finanziarie dell’ultimo
allargamento e siamo consapevoli che queste
interrogazioni indicano altresì l’aspettativa che la
Commissione esamini e valuti le conseguenze di
qualsiasi allargamento futuro. Sono molto favorevole
alla presentazione di interrogazioni di questo tipo, ma
nel
contempo
vorrei
richiamare
l’attenzione
dell’Assemblea sulla necessità di considerare non solo i
costi e le passività che compaiono nel bilancio, ma
anche i benefici ottenuti dai vecchi Stati membri. Tra
questi possiamo osservare una crescita del commercio,
degli investimenti di capitale e del mercato delle
forniture su larga scala, nonché una maggiore protezione
ambientale, ed è assai probabile che alcuni paesi abbiano
tratto più vantaggi di altri. E’ indispensabile attuare una
rigorosa analisi finanziaria, ma non dobbiamo
incoraggiare coloro che vedono l’Unione europea
soltanto in termini di costi e impegni finanziari.
L’Unione dovrebbe essere vista anche in termini dei
benefici che offre sulla base di costi equamente ripartiti.
2-358
Kelam, Tunne (PPE-DE). – (ET) Signora Presidente,
signora Commissario, vi ringrazio. Condivido la
preoccupazione
dei
colleghi,
espressa
nell’interrogazione presentata alla Commissione. Per
rispondere alle legittime aspettative dei cittadini
dell’Unione europea, la politica regionale deve basarsi
sugli interessi dell’Unione europea nel suo insieme e su
una distribuzione equa delle responsabilità, e sono grato
al Commissario per aver confermato che anche i dieci
nuovi Stati membri hanno dato il loro contributo in
quest’area.
La Costituzione dell’Unione europea promuove un
rafforzamento della solidarietà all’interno delle regioni.
E’ quindi importante mantenere un equilibrio nel
finanziamento non solo degli Stati membri vecchi e
nuovi, ma anche delle varie regioni dell’Unione europea.
La regione del Mediterraneo, ad esempio, riceve da anni
un sostegno finanziario notevole, che è positivo e
giustificato. Tuttavia, non è positivo che i fondi per la
dimensione nordica siano stati molte volte inferiori,
malgrado il fatto che la regione del mar Baltico sta
12/04/2005
diventando l’area con il maggiore potenziale di crescita
nell’UE. L’Unione europea ha una strategia per il
Mediterraneo, esattamente come ha una strategia per la
Russia. Proporrei che la Commissione sviluppasse una
strategia distinta per la regione del mar Baltico e che
questa fosse finanziata in maniera analoga alla strategia
per la regione mediterranea. Si stabilirebbe così un
nuovo equilibrio nella politica regionale, perché il mar
Baltico sta diventando il Mediterraneo dell’Europa
settentrionale.
Una questione pratica riguardante lo sviluppo regionale
è l’ammissibilità dell’imposta sul valore aggiunto al
Fondo di coesione e al Fondo per lo sviluppo regionale.
Nel contesto estone, escludere l’imposta sul valore
aggiunto dall’elenco delle spese ammissibili riduce
notevolmente la possibilità di presentare progetti da
parte dei piccoli governi locali. Questo significa che per
questi ultimi il costo dell’assistenza strutturale
aumenterà del 18 per cento.
2-359
Hübner, Membro della Commissione. – (EN) Signora
Presidente, vorrei esprimere la mia gratitudine per il
sostegno dato alla proposta della Commissione.
Proseguiremo la discussione nella riunione del 21 aprile.
Sono sicura che tutte le domande che sono state poste
potranno ricevere una risposta.
La proposta è ora all’esame del Consiglio. La
Commissione non può, in questa fase, presentare alcuna
proposta. Se, durante il processo negoziale che si terrà in
seno al Consiglio, emergerà la possibilità di creare un
meccanismo di fondi di carattere specifico, certamente la
Commissione darà il suo contributo.
Sull’importante questione dell’edilizia abitativa, non
possiamo – né credo che potremo in futuro – finanziare
il settore delle costruzioni. Potremo tuttavia contribuire a
molti aspetti del rinnovamento e della ricostruzione delle
abitazioni nei nuovi e nei vecchi Stati membri che hanno
necessità di questo tipo. Svilupperò questa idea il 21
aprile o privatamente con l’onorevole Piotrowski, in
modo da non trattenervi qui.
L’effetto statistico si applicherà alle Highlands e Islands,
perciò il problema non sussiste. Tuttavia, riguardo
all’effetto statistico, non si riscontra nel Consiglio un
forte appoggio a favore dell’approccio generoso che
abbiamo proposto, che qui qualcuno critica per non
essere sufficientemente generoso! Nel Consiglio si pensa
di limitare tale generosità. La questione rimane aperta.
Vi ringrazio per la pazienza e per l’appoggio.
2-360
Presidente. – Grazie, signora Commissario. Non era
mia intenzione metterle fretta, ma il tempo a
disposizione si sta esaurendo e dobbiamo discutere
ancora su due relazioni.
2-361
La discussione è chiusa.
2-362
99
Progettazione ecocompatibile dei prodotti che
consumano energia
2-363
Presidente. – L’ordine del giorno reca la
raccomandazione per la seconda lettura (A6-0057/2005),
della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la
sicurezza alimentare, sulla posizione comune definita dal
Consiglio in vista dell’adozione della direttiva del
Parlamento europeo e del Consiglio relativa
all’istituzione di un quadro per l’elaborazione di
specifiche per la progettazione ecocompatibile dei
prodotti che consumano energia e recante modifica della
direttiva 92/42/CEE del Consiglio e delle direttive
96/57/CE e 2000/55/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio
[11414/1/2004
–
C6-0246/2004
–
2003/0172(COD)] (Relatore: onorevole Frédérique
Ries).
2-364
Ries (ALDE), relatore. – (FR) Signora Presidente,
signor Commissario, oggi possiamo affermare senza
presunzione che entro le ore 13 di domani adotteremo la
versione definitiva della direttiva sulle specifiche per la
progettazione ecocompatibile dei prodotti che
consumano energia.
La direttiva in questione darà all’Unione europea un
nuovo strumento per la promozione dell’innovazione e
per la protezione dell’ambiente, perché applicare le
specifiche per la progettazione ecocompatibile ai
prodotti domestici o edilizi rappresenta il futuro. Più
dell’80 per cento dell’inquinamento ambientale viene
prodotto durante la fase di fabbricazione. E’ pertanto
indispensabile intervenire alla fonte, dove le possibilità
di apportare miglioramenti tecnici sono più consistenti.
Per questo motivo fin dall’inizio il Parlamento è stato
favorevole alla proposta della Commissione, almeno per
due ragioni. Innanzi tutto il campo d’applicazione della
direttiva quadro è molto ampio. Esso copre una vasta
gamma di prodotti, che insieme sono responsabili di
circa il 40 per cento delle emissioni di biossido di
carbonio. Si spazia dal frigorifero alla caldaia,
comprendendo il computer, le luci, il motore del
tagliaerba e così via. Sono coperte tutte le fonti di
energia e sono compresi tutti i settori.
Il secondo motivo è la flessibilità del testo, che cerca di
promuovere l’approccio ecocompatibile all’interno delle
imprese per mezzo di accordi volontari, ma anche
attraverso la legge, qualora l’autoregolamentazione non
sia applicabile o non vada a buon fine.
Pertanto, signor Commissario, condividiamo il desiderio
di promuovere la progettazione ecocompatibile, con un
obiettivo preciso in mente: migliorare la qualità
ecologica dei prodotti senza però comprometterne la
qualità di funzionamento. Senza dubbio non ha senso
avere una lavatrice più silenziosa se consuma, ad
esempio, il doppio di elettricità o di acqua. Per questo
motivo la direttiva giustamente si basa su un approccio
integrato, che consiste nel valutare il prodotto lungo
tutto il suo percorso, perché prima o poi nell’arco del
100
12/04/2005
suo ciclo di vita ciascun prodotto ha un impatto
sull’ambiente.
situazione qualora risulti necessario applicare misure
esecutive.
Questo bilancio ambientale fondato su diversi criteri e su
varie tappe non deve però impedirci, come legislatori, di
porci una o più priorità, cosa che abbiamo
evidentemente fatto quando abbiamo detto che
l’efficienza energetica rappresentava un’area tematica
prioritaria nella lotta contro il cambiamento climatico. In
questo senso stiamo dando un contributo essenziale ai
tentativi di rispettare l’obiettivo di Kyoto. In effetti, la
Commissione stima che la riduzione che potremmo
raggiungere entro il 2010 grazie a questa direttiva è di
quasi 200 milioni di tonnellate di biossido di carbonio.
Vi è un’altra questione: occorre informare anche i due
anelli essenziali della catena economica, ossia i
consumatori e le PMI, che hanno un ruolo cruciale da
svolgere nella distribuzione di questi prodotti ecologici
sul mercato. I consumatori devono essere informati circa
le prestazioni ambientali dei prodotti, e alle PMI va
fornita assistenza finanziaria e tecnica per la
fabbricazione di prodotti più ecologici.
Quest’ultima considerazione mi induce a parlare
dell’accordo che abbiamo concluso lunedì scorso dopo
due lunghissime riunioni con la Presidenza
lussemburghese, naturalmente in piena collaborazione
con i servizi competenti. Tale accordo presenta due
vantaggi principali, il primo dei quali – non trascurabile
per il portafogli dei nostri concittadini – è che eviteremo
una costosa conciliazione. Il secondo e più importante
vantaggio consiste nel fatto che ora abbiamo un
compromesso equilibrato, che migliora la posizione
comune del Consiglio in merito alle questioni essenziali.
Innanzi tutto, per quanto riguarda l’efficienza energetica,
è previsto che nei prossimi 24 mesi, addirittura prima
della stesura del primo piano di lavoro, la Commissione,
dopo aver sentito il Forum consultivo, adotti misure di
esecuzione per le categorie di prodotti per le quali il
potenziale di riduzione di biossido di carbonio è
maggiore, con priorità per le sette categorie di prodotti
citate nel Programma europeo per il cambiamento
climatico.
Anche la vigilanza del mercato è una delle massime
priorità. Dacché la direttiva mira a estendere il marchio
CE ai prodotti che consumano energia che rispettano le
specifiche di progettazione ecocompatibile, è importante
che le verifiche sui prodotti siano efficaci su tutto il
territorio dell’Unione. Ora l’accordo comprende una
definizione chiara del concetto di produttore, nonché un
articolo
molto
chiaro
sulle
responsabilità
dell’importatore. Esso prevede inoltre verifiche su tutti
gli attori commerciali coinvolti nella catena, che devono
essere in grado di giustificare per mezzo di una
dichiarazione di conformità che ogni prodotto venduto in
Europa soddisfa gli ambiziosi criteri di efficienza
energetica che vogliamo applicare. E’ ovvio che tutte
queste misure hanno un unico obiettivo: sanare il
mercato e tutelare i consumatori. Ora è compito degli
Stati membri agire con rapidità ed efficacia in modo da
perseguire chi viola le regole e chi fa di testa propria,
proteggendo così l’industria europea.
Un brevissimo commento sulla comitatologia: mi
compiaccio che il Consiglio abbia accolto la nostra idea,
espressa nell’articolo 14, di istituire un Forum
consultivo, i cui poteri vengono rafforzati da questo
progetto di raccomandazione. Ciò permetterà
all’industria e alle ONG di monitorare con attenzione la
Commissario Piebalgs, prima di concludere vorrei
esporre un ultimo commento. Siamo solo all’inizio
dell’integrazione dell’approccio basato sul ciclo di vita
del prodotto nella politica d’impresa. Pertanto è nostra
opinione che occorra più di un “signor Ecodesign” in
seno ai servizi competenti, se vogliamo garantire il buon
esito del progetto, e a questo proposito le abbiamo
scritto per farglielo presente.
In conclusione, signora Presidente, credo sia importante
ringraziare il Consiglio, e in particolare la Presidenza
lussemburghese. Vorrei inoltre ringraziare la
Commissione per aver ricoperto con grande saggezza il
ruolo di arbitro, e tutti i miei relatori ombra, la cui
collaborazione è stata molto preziosa nel corso degli
ultimi 18 mesi. Sono riusciti a tenere unito il
Parlamento, in modo che potessimo raggiungere, o
creare, questo accordo, che pone su uno stesso piano i
tre pilastri dello sviluppo sostenibile: quello ambientale,
quello economico e quello sociale.
2-365
Piebalgs, Membro della Commissione. – (EN) Signora
Presidente, innanzi tutto vorrei ringraziare la relatrice,
onorevole Ries, e i relatori ombra per l’impegno e la
collaborazione costruttiva di cui hanno dato prova
nell’intento di raggiungere un accordo in seconda
lettura. Ritengo che la direttiva sarà fonte di vantaggi
duraturi per i consumatori e per l’ambiente, grazie alla
riduzione del consumo di energia e alla realizzazione di
prodotti più rispettosi dell’ambiente. La direttiva sulla
progettazione ecocompatibile aiuterà inoltre l’industria
comunitaria ad affrontare le sfide mondiali legate al
miglioramento dell’aspetto ecologico dei prodotti.
Oltre a quanto il Parlamento ha raggiunto in prima
lettura, la relatrice, onorevole Ries, insieme ai suoi
colleghi e ai relatori ombra, ha negoziato un pacchetto di
emendamenti di compromesso che, una volta accolti dal
Consiglio, daranno una nuova impronta alla posizione
comune in merito a questioni essenziali. Mi riferisco in
particolare agli emendamenti di compromesso che
riguardano gli articoli 12 e 13. Queste modifiche
assicureranno un alto livello di protezione ambientale
nel fissare le specifiche per la progettazione
ecocompatibile e introdurranno misure aggiuntive a
favore delle PMI e per facilitare la vigilanza del
mercato.
Mi compiaccio in particolare del fatto che si sia trovata
una formulazione adeguata per porre l’accento
12/04/2005
sull’esigenza di migliorare l’efficienza energetica dei
prodotti, pur tenendo conto dell’approccio integrato
promosso dalla direttiva.
Ho già detto chiaramente che l’efficienza energetica è
una delle mie principali priorità. Il quadro della
progettazione ecocompatibile è uno degli strumenti più
efficaci che possiamo usare per ridurre il consumo
energetico e contrastare il fenomeno del cambiamento
climatico. Ovviamente il Parlamento ha chiesto di essere
rassicurato in merito al fatto che, una volta ottenuto il
suo mandato, la Commissione ne avrebbe fatto buon
uso. A questo proposito, la posizione comune modificata
dal pacchetto presentato non lascerà spazio ad
ambiguità: la Commissione dovrà raggiungere gli
obiettivi e riferire ciò che avrà ottenuto, cosa che vi
prometto personalmente.
Date queste premesse, e sulla base di una richiesta
avanzata dalla relatrice e dai relatori ombra nel corso
degli ultimi negoziati per il pacchetto di compromesso,
posso inoltre affermare che, senza pregiudicare l’esito
del processo di ratifica del Trattato che istituisce una
Costituzione per l’Europa, che sono sicuro avverrà, la
Commissione esaminerà la questione dell’applicazione
degli articoli 36 e 37 della Costituzione in relazione a
questa direttiva quadro.
Penso che il Parlamento europeo, grazie alla relatrice e
ai relatori ombra, abbia ottenuto un grande risultato e
che questa proposta vada sostenuta dall’Assemblea.
2-366
Liese, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signora
Presidente, a nome del gruppo del PPE-DE vorrei
innanzi tutto ringraziare l’onorevole Ries e tutte le altre
persone coinvolte per aver lavorato in modo costruttivo.
Ringrazio anche il Commissario Piebalgs.
Abbiamo raggiunto un risultato positivo che ci
permetterà di fare molto per l’ambiente. In seguito alle
consultazioni con i rappresentanti dell’industria e con i
gruppi ambientalisti, la Commissione ha stimato che la
direttiva potrebbe ridurre le emissioni di biossido di
carbonio di non meno di 180 milioni di tonnellate, il che
equivale al 53 per cento dell’obiettivo di Kyoto per
l’Unione europea. Nel corso dei negoziati abbiamo
insistito affinché tali riduzioni venissero attuate il più
possibile e senza indugio.
Da sempre il gruppo del PPE ritiene che questa sia una
direttiva importante, e fin dall’inizio ha adottato un
approccio costruttivo. Nel contempo, però, abbiamo
presentato tre emendamenti fondamentali che sono stati
adottati durante i negoziati, il che è per me fonte di non
poca soddisfazione. In conseguenza del primo di questi
emendamenti, la direttiva si applicherà non solo ai
produttori dell’Unione europea, ma a tutti i prodotti che
raggiungono il mercato europeo, indipendentemente dal
luogo in cui sono stati fabbricati. Il secondo
emendamento farà sì che gli importatori siano soggetti a
controlli più rigorosi e assicurerà la promozione della
lotta alla corruzione, in entrambi i casi a un livello più
101
alto di quello preventivato in origine dalla Commissione
e dal Consiglio. Il nostro terzo emendamento comporterà
una riduzione del fardello burocratico per le imprese, per
le quali ora l’allegato I risulta molto più vantaggioso.
Questo ci è valso i ringraziamenti delle PMI, da cui ho
ricevuto una dichiarazione scritta in tal senso.
Resta tuttavia il fatto che abbiamo fissato obiettivi
ambiziosi per la tutela dell’ambiente, e mi compiaccio in
particolare del fatto che la riduzione delle perdite in
stand-by sia stata riconosciuta quale obiettivo di assoluta
priorità. Si spreca un quantitativo enorme di energia a
causa di queste perdite, che si potrebbero eliminare con
facilità.
Ora è compito della Commissione mettersi
immediatamente al lavoro per l’attuazione della
direttiva. Il Commissario Piebalgs deve inoltre
assicurare che i funzionari della Commissione abbiano
personale sufficiente per agire con la massima
tempestività.
2-367
Scheele, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signora
Presidente, a nome del gruppo, vorrei unirmi ai
precedenti oratori nel congratularmi con la relatrice.
Tutti sappiamo di aver raggiunto insieme un grande
risultato, ed è soprattutto grazie a lei che così è stato. Il
Consiglio non è parso eccessivamente desideroso di
raggiungere un accordo in seconda lettura fino a qualche
settimana fa, e credo che a questo proposito la nostra
consapevolezza di ciò che la codecisione comporta abbia
messo in moto qualcosa. Eravamo profondamente consci
del fatto che l’Assemblea non dovesse lasciarsi
intimidire dai discorsi pronunciati da taluni membri del
Consiglio, ed eravamo pronti a esercitare la facoltà di
codecisione e a rimettere la questione al comitato di
conciliazione se in precedenza si fosse dimostrato
impossibile raggiungere un accordo civile.
L’onorevole Ries ha detto poc’anzi che si è raggiunto un
compromesso equilibrato, e circa due settimane fa
abbiamo trascorso a negoziare la questione lo stesso
tempo che passeremo a discuterne oggi. E’ superfluo
dire che non sono soddisfatta di questo compromesso dal
punto di vista del mio gruppo; ritengo però che abbiamo
ottenuto il miglior risultato possibile. Naturalmente
abbiamo dovuto sacrificare alcune delle nostre richieste
per la buona riuscita del compromesso, ma sono lieta
che il Parlamento abbia assicurato che ora la posizione
comune darà con chiarezza la priorità all’efficienza
energetica, invece di riferirsi ad essa in termini molto
vaghi. A mio avviso, questo è indispensabile affinché la
direttiva dia dei risultati.
Inoltre sono lieta che le mie richieste di dare maggiore
informazione ai consumatori siano state accolte.
L’onorevole Ries ha già detto che è importante
diffondere l’informazione presso i consumatori, ad
esempio su come si può risparmiare energia quando si
utilizzano prodotti che ne consumano, e si possono
trovare numerosi altri esempi analoghi. Tutti sappiamo
che questa direttiva rappresenta uno strumento efficace
102
nella lotta al cambiamento climatico, ma nel contempo
siamo consapevoli che in futuro saranno necessarie
verifiche parlamentari rigorose ed efficaci, al fine di
assicurare che lo strumento in cui abbiamo riposto tanta
speranza sia davvero in grado di soddisfare le nostre
aspettative.
2-368
Krahmer, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signora
Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi,
anch’io vorrei ringraziare per il lavoro svolto la relatrice,
cui non invidio il compito di aver dovuto portare avanti
questo compromesso. Ciononostante ho ancora alcune
questioni da porre riguardo alla direttiva in esame. A
mio avviso è innegabile che l’esito ultimo del corso
politico che stiamo seguendo con questa direttiva
consisterà soprattutto in ostacoli burocratici all’entrata
sul mercato anziché in prodotti più ecocompatibili, e in
un minor numero di imprese e di posti di lavoro nelle
industrie elettronica e dell’ingegneria elettronica anziché
in una maggiore tutela ambientale sulla base di un
ridotto consumo di risorse.
Continuiamo ad affidarci alla gestione dei prodotti e dei
processi invece di formulare criteri chiari che abbiano
senso per quanto riguarda il prodotto finale. Che cosa ci
impedisce di dare carta bianca ai tecnici e agli ingegneri
affinché studino idee creative alla ricerca dei concetti
tecnologici migliori? Troveremo la migliore tecnologia a
disposizione, sia essa legata all’ambiente o meno, solo
se non porremo ostacoli sul cammino della
competizione. Il tipo di politica di prodotto che è stato
proposto mi ricorda gli obiettivi fissati dall’economia
pianificata della DDR, quando si prendevano decisioni
in seno a conferenze di partito su quanti televisori a
colori di un particolare tipo sarebbero stati prodotti entro
un determinato lasso di tempo. Le economie pianificate
non funzionano, come il XX secolo ha dimostrato più
volte, eppure è evidente che la Commissione non lo ha
ancora capito.
La direttiva che abbiamo di fronte non è poi così lontana
dal tipo di strumento che ci si aspetterebbe di trovare in
un’economia
pianificata,
soprattutto
a
causa
dell’approccio “top runner”, dei controlli preliminari sul
prodotto e delle verifiche ecologiche. Penso si possa
considerare solo modesto il successo dell’eliminazione,
da parte della commissione per l’ambiente, la sanità
pubblica e la sicurezza alimentare, delle disposizioni
della direttiva che hanno reso obbligatoria la
compilazione di bilanci ambientali per l’intero ciclo di
vita di un prodotto. Permangono differenze tra i requisiti
posti a produttori e importatori, né è stato ancora risolto
il conseguente problema delle distorsioni del mercato.
Anche se abbiamo compiuto notevoli progressi con
questo pacchetto di compromesso, la direttiva
rappresenta tuttora un incubo burocratico per le piccole
imprese. A quanto mi è dato di vedere, la richiesta più
volte avanzata di prendere in considerazione gli interessi
delle PMI si riduce a una frase vuota. Sarebbe una
grandissima assurdità aggiungere a un testo legislativo
un articolo che affermi che le piccole imprese devono
12/04/2005
ricevere assistenza per la sua attuazione, quando tale
testo, con ogni probabilità, si rivelerà impraticabile.
2-369
Turmes, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signora
Presidente, l’unità del Parlamento è stata determinante.
Questa direttiva sarebbe stata del tutto vuota se non
avessimo insistito sulle questioni rilevanti. Non posso
scendere nel dettaglio, ma la questione del piano di
lavoro, quella dell’energia come priorità e molte altre
comprovano la bontà del nostro lavoro. Ora, signor
Commissario, lei deve svolgere il suo compito. Dei
20 000 impiegati della Commissione europea, nemmeno
due si stanno occupando del problema.
Signor Commissario, occorre un gruppo di sfondamento
per la trasformazione di tutti questi dispositivi sul
mercato; occorre un’integrazione delle norme minime,
dell’etichettatura e degli appalti pubblici e bisogna
prendere l’iniziativa di discutere con la Cina, l’India, il
Brasile
e
con
altri
interlocutori
riguardo
all’innalzamento anche delle loro norme minime. Tutto
ciò è cruciale per il cambiamento climatico e per il
futuro delle risorse energetiche.
2-370
Blokland, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signora
Presidente, benché anch’io sia lieto dell’accordo che
siamo infine riusciti a raggiungere con il Consiglio
riguardo a questo tema, ritengo che abbiamo fatto
numerose concessioni. Guardando il risultato, ho la
sensazione che il Consiglio abbia avuto la meglio
riguardo a molti aspetti. Mi auguro che presto venga a
pentirsene, perché vi è davvero bisogno di misure più
rigorose per il risparmio di energia, al fine, ad esempio,
di raggiungere gli obiettivi di Kyoto. Ieri una ricerca
condotta nei Paesi Bassi ha dimostrato che i cittadini
potrebbero facilmente risparmiare 400 euro di energia
l’anno, molta della quale viene usata da dispositivi in
stand-by. Poiché la Commissione e i produttori
dovrebbero dare a questo tema la priorità che merita,
vorrei invitare la Commissione a specificare una data
entro la quale presenterà al Parlamento le prime direttive
di esecuzione, cosicché questa direttiva ci permetta di
ottenere rapidamente risultati concreti.
2-371
Tzampazi (PSE). – (EL) Signora Presidente, signori
Commissari, vorrei congratularmi con la relatrice per
l’ottimo lavoro svolto, che ha migliorato la proposta
della Commissione. Lo sviluppo sostenibile e un modus
operandi ecologico rappresentano una priorità necessaria
per l’Unione europea e sono in totale sintonia con la
strategia di Lisbona.
Data la difficoltà che si incontra nell’affrontare queste
problematiche, che coinvolgono numerose attività
commerciali e finanziarie, vorrei porre l’accento su
quanto segue: la procedura di autoregolamentazione è
una soluzione molto positiva per una più rapida
applicazione del quadro per la progettazione
ecocompatibile e potrebbe inoltre contribuire a
migliorare la risposta del mercato e ad adottare la
legislazione relativa ai prodotti che consumano energia
12/04/2005
che devono sottostare a limiti molto rigidi, in modo che
le imprese siano obbligate, attraverso procedure creative
e realistiche, a seguirla e ad applicarla. Per quanto
concerne le questioni legate agli aspetti ambientali, che
variano da un paese all’altro, quali i limiti di rischio e la
condotta ambientale, le discrepanze e differenze delle
condizioni ambientali di ciascun paese rendono
necessarie deroghe a beneficio degli Stati membri. Si
prende atto della necessità di verificare i prodotti
importati da paesi terzi, la cui identificazione sarà
probabilmente difficile, come pure l’effettiva verifica. E’
vitale che istituiamo un collegio di esperti del tutto
autonomo per la verifica dei prodotti che consumano
energia, che sia indipendente da interessi economici
privati. Tale collegio potrebbe anche salvaguardare la
riservatezza delle informazioni per motivi di
concorrenza leale, soprattutto per quanto riguarda i
prodotti ad alta tecnologia con una vita commerciale
breve.
2-372
Korhola (PPE-DE). – (FI) Signora Presidente, a volte
non si può fare a meno di provare pena per la bella città
di Lisbona, che ha iniziato a simboleggiare un obiettivo
che rischia di sfuggire dalle mani degli europei e di
diventare una mera illusione. Lisbona non se lo merita,
come Nizza non si merita di incarnare il simbolo di un
cattivo compromesso. Attualmente, però, abbiamo
l’opportunità di avvicinarci agli obiettivi strategici di
Lisbona. Il progetto di direttiva sui prodotti che
consumano energia, ora in seconda lettura, è un esempio
brillante della duplice possibilità di promuovere il
raggiungimento degli obiettivi oppure di far scemare le
opportunità di vederli realizzati.
La preoccupazione più grande per quanto riguarda i
prodotti che consumano energia è data dal fatto che una
sempre maggiore quantità di produzione si concentra in
Cina e in altri paesi asiatici. Questi sviluppi,
svantaggiosi per le nostre industrie e per l’ambiente, in
futuro potrebbero persino accentuarsi per il fatto che i
requisiti per la tutela dell’ambiente e della manodopera
sono meno esosi in Asia. La medesima tendenza è molto
vistosa in altri settori della nostra industria, tra i quali la
politica per il clima, in cui le soluzioni legislative
adottate stanno portando l’industria a norme meno
restrittive, impoverendo così sia la competitività
dell’Unione europea che le condizioni dell’ambiente. E’
importante che il Parlamento approvi questa settimana la
relazione, che garantirebbe sia l’uso di metodi di
progettazione dei prodotti meno dannosi per l’ambiente
che la competitività delle imprese europee.
La soluzione di compromesso ora raggiunta, in merito
alla quale stiamo votando, ha rappresentato un processo
molto positivo per le Istituzioni comunitarie, di cui ho
sostenuto attivamente gli emendamenti. A questo
proposito vorrei sollevare le due questioni più
importanti. Quando parliamo di competitività, è
importante che la base giuridica scelta per la direttiva in
corso di discussione sia l’articolo 95. Le specifiche dei
prodotti devono essere simili su tutto il territorio
dell’Europa, in modo che i prodotti che consumano
103
energia possano circolare liberamente nel mercato
interno. Un’altra importante decisione è stata presa per
quanto riguarda la richiesta di verifica della conformità,
che ritarderebbe inutilmente l’ingresso dei prodotti sul
mercato e causerebbe problemi in particolare al settore
elettrotecnico ed elettronico.
Mi compiaccio del fatto che insieme abbiamo raggiunto
un compromesso, in cui, tuttavia, non dobbiamo fare
concessioni rispetto agli obiettivi prefissati per il
prossimo quinquennio.
2-373
Piebalgs, Membro della Commissione. – (EN) Signora
Presidente, con questa raccomandazione che modifica il
testo della posizione comune ci avviciniamo alla
conclusione del processo legislativo riguardante la
proposta per la progettazione ecocompatibile dei
prodotti. Sono lieto di confermare che la Commissione
accoglie senza riserve il risultato del compromesso
raggiunto tra il Parlamento e il Consiglio. La
Commissione metterà a disposizione le risorse
necessarie all’attuazione e al conseguimento degli
obiettivi della direttiva.
Vorrei ora invitarvi a concedere il vostro sostegno al
pacchetto di compromesso, che riflette le importanti
modifiche cui la relatrice, insieme ai relatori ombra di
tutti i gruppi politici, è giunta in seguito a negoziati
lunghi, difficili, ma fruttuosi intrattenuti con il
Consiglio. Si tratta di un lavoro encomiabile.
2-374
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani.
2-375
Tenore di zolfo dei combustibili per uso marittimo
2-376
Presidente. – L’ordine del giorno reca la
raccomandazione per la seconda lettura (A6-0056/2005),
della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la
sicurezza alimentare, sulla posizione comune del
Consiglio in vista dell’adozione della direttiva del
Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la
direttiva 1999/32/CE in relazione al tenore di zolfo dei
combustibili per uso marittimo [12891/2/2004 – C60248/2004 – 2002/0259(COD)] (Relatore: onorevole
Satu Hassi).
2-377
Hassi (Verts/ALE), relatore. – (FI) Signora Presidente,
onorevoli deputati, innanzi tutto vorrei ringraziare i
gruppi politici del Parlamento, in particolare i relatori
ombra, per l’eccellente collaborazione di cui hanno dato
prova. La direttiva in esame è storica: per la prima volta
le emissioni delle navi verranno ridotte. La direttiva fa
seguito all’allegato VI della Convenzione MARPOL,
che è un accordo negoziato in seno all’IMO
(Organizzazione marittima internazionale). Tale
documento designa alcune aree marittime come zone di
controllo delle emissioni di zolfo. In dette zone il tenore
di zolfo dei combustibili per uso marittimo non deve
104
superare il limite massimo dell’1,5 per cento. Tale
valore è circa la metà del tenore di zolfo della nafta per
caldaie attualmente di uso più comune, che in media è
pari al 2,7 per cento. Sono state designate zone di
controllo delle emissioni solforose nel Mar Baltico, nel
Mare del Nord e nel Canale della Manica. Il medesimo
limite di zolfo è stato stabilito anche per le navi
passeggeri. Dal 2010 in poi per le navi ormeggiate nei
porti verrà introdotto il tenore massimo di zolfo dello 0,1
per cento.
E’ ora di limitare le emissioni delle navi. L’anidride
solforosa provoca piogge acide e danneggia sia la salute
umana che l’ambiente naturale. Il livello di emissioni di
origine terrestre ha subito una drastica riduzione. Ad
esempio nel mio paese, la Finlandia, queste emissioni
sono diminuite di un settimo rispetto al livello registrato
negli anni ’80. Al contrario, le imbarcazioni continuano
a riversare sempre più anidride solforosa nell’aria.
Alcuni anni fa nel Mar Baltico le emissioni di zolfo delle
imbarcazioni superavano le emissioni totali della Svezia.
Nonostante le restrizioni introdotte dalla direttiva, le
emissioni solforose nelle aree marittime comunitarie tra
10-12 anni supereranno il totale delle emissioni generate
negli Stati membri dell’UE da tutti gli impianti di
produzione di energia, dalle fabbriche e dalle
automobili. Anche con l’introduzione delle nuove
limitazioni, il tenore di zolfo consentito nel carburante
marittimo potrà essere 300 volte superiore a quello
contenuto nel serbatoio di carburante degli autocarri,
anche nelle zone dove l’utilizzo dello zolfo è sottoposto
a limitazioni come nel Mar Baltico. La differenza è
ancora maggiore nel Mediterraneo e in altre regioni non
comprese nel campo di applicazione della nuova
restrizione. Anche le emissioni solforose delle navi da
carico, per tonnellata di carico, sono molte centinaia di
volte superiori a quelle prodotte dagli autocarri.
Il Parlamento ha voluto andare oltre in prima lettura e ha
chiesto che il limite dell’1,5 per cento per le emissioni
solforose venisse esteso a tutte le regioni marittime
comunitarie e che in un secondo momento venisse
introdotta un’ulteriore riduzione del limite allo 0,5 per
cento. I calcoli effettuati con i modelli informatici usati
dalla Commissione dimostrano la fattibilità di questo
obiettivo. L’estensione del limite dello 0,5 per cento per
il tenore di zolfo dei combustibili marittimi a tutte le
acque comunitarie produrrebbe benefici per la salute
umana, ad esempio, diminuendo l’incidenza di asma e
allergie di almeno due volte ed eventualmente anche di
dieci volte in confronto ai costi sostenuti.
Il Consiglio tuttavia ha respinto le richieste aggiuntive
avanzate dal Parlamento in prima lettura. In seconda
lettura una netta maggioranza della commissione
parlamentare per l’ambiente, la sanità pubblica e la
sicurezza alimentare ha comunque deciso di sostenere le
principali questioni sollevate in prima lettura. Nel corso
dei negoziati con il Consiglio sul compromesso
raggiunto in prima lettura, numerosi Stati membri hanno
annunciato l’intenzione di respingere l’intera riforma. Di
conseguenza, le prossime fasi volte a limitare le
12/04/2005
emissioni non potranno essere inserite nella direttiva
stessa, come invece aveva auspicato il Parlamento. La
Commissione d’altro canto si è impegnata con una
dichiarazione separata a fissare nuovi e più severi limiti
di emissione. La dichiarazione contiene un chiaro
riferimento all’abbassamento del limite di zolfo allo 0,5
per cento o meno e all’uso di strumenti economici per
gestire detta riduzione. Tali questioni verranno discusse
in relazione alla revisione della direttiva nel 2008.
La direttiva prende inoltre atto dell’impegno sottoscritto
da Commissione e Consiglio al fine di promuovere la
designazione di nuove zone di controllo delle emissioni
solforose mediante l’IMO e di rendere più severi i limiti
consentiti per il tenore di zolfo. Anche in questo caso il
tenore massimo di zolfo indicato è dello 0,5 per cento. In
altre parole, la Commissione e il Consiglio si sono
impegnati a rendere più severi i limiti delle emissioni
delle navi, come richiesto dal Parlamento.
Tra gli effetti delle emissioni di anidride solforosa ci
siamo abituati al problema delle piogge acide, che
danneggiano l’ambiente naturale e gli edifici e che
rappresentano altresì un grave e crescente problema per
la salute. L’anidride solforosa è responsabile della
formazione, nell’aria, di particolato che danneggia i
nostri polmoni. Secondo un recente studio il numero di
persone che soffre di problemi di salute provocati dal
particolato sarebbe raddoppiato rispetto alle precedenti
stime.
L’ambiente naturale è particolarmente vulnerabile nel
nord; i polmoni delle persone sono tuttavia gli stessi
nelle regioni costiere del Mediterraneo e del Mar
Baltico. Dobbiamo pertanto continuare a limitare le
emissioni solforose delle navi. Ho fiducia che
Commissione e Consiglio terranno fede agli impegni
assunti.
2-378
Dimas, Membro della Commissione. – (EL) Signora
Presidente, vorrei innanzi tutto ringraziare la relatrice
Satu Hassi, per l’eccellente lavoro svolto sulla proposta
di direttiva sul tenore di zolfo dei combustibili per uso
marittimo. La direttiva intende ridurre le emissioni di
anidride solforosa e di particolato. Queste emissioni
sono direttamente correlate al contenuto di zolfo dei
combustibili per uso marittimo, che attualmente è in
media del 2,7 per cento o di 27 000 parti per milione,
mentre i combustibili usati per i trasporti stradali, come
ha detto in precedenza l’onorevole Hassi, sono soggetti
al nuovo limite per il tenore di zolfo di 10 parti per
milione.
La proposta fissa pertanto due limiti per il contenuto di
zolfo dei combustibili marittimi, ossia l’1,5 per cento per
tutte le navi nel Mar Baltico, nel Mare del Nord e nel
Canale della Manica e per tutte le navi passeggeri
dell’Unione europea, e lo 0,1 per cento per le
imbarcazioni ormeggiate nei porti comunitari. Tali limiti
determineranno riduzioni mirate delle emissioni senza
ingenti costi, nel tentativo di combattere l’acidificazione
nell’Europa settentrionale e di migliorare a livello locale
12/04/2005
la qualità dell’aria in tutti i porti e le zone costiere
dell’UE. Tra i vantaggi per la salute umana dovuti al
miglioramento della qualità dell’aria ogni anno dovrebbe
esserci il risparmio di 2 000 anni di vita. Poiché il settore
del trasporto marittimo ha dimensioni mondiali, è
importante che i punti principali della proposta siano in
linea con le disposizioni concordate a livello
internazionale nel quadro dell’allegato VI della
Convenzione MARPOL dell’Organizzazione marittima
internazionale sulla prevenzione dell’inquinamento
atmosferico provocato dalle navi. I progressi compiuti in
fase di seconda lettura della proposta sono soddisfacenti
e ringrazio il Parlamento per il ruolo costruttivo svolto
nell’aprire la via a un accordo.
2-379
Kušķis, a nome del gruppo PPE-DE. – (LV) Signora
Presidente, onorevoli colleghi, al fine di ridurre il
volume di gas tossici prodotti dai carburanti marittimi e
quindi di ridurre le piogge acide e di migliorare la
qualità dell’aria in Europa, è necessario modificare la
direttiva relativa al tenore di zolfo dei combustibili per
uso marittimo. La disponibilità di una quantità
sufficiente di combustibili con tali caratteristiche
assicurerebbe un miglioramento della qualità dell’aria
nelle immediate vicinanze dei porti e delle coste e
ridurrebbe gli effetti dannosi provocati dalle emissioni
acide sulla salute umana. Desidero ringraziare la
relatrice,
onorevole
Hassi,
per
l’eccellente
organizzazione del lavoro e della relativa discussione e
per essere riuscita a trovare un accordo che rispetta gli
obiettivi prefissati. Ringrazio quanti hanno sostenuto la
proposta del nostro gruppo a favore di una relazione di
revisione. Attualmente molte questioni sono discusse
sulla base di ipotesi e non di fatti. Una volta effettuate le
opportune ricerche, resterà ancora da trovare un’ulteriore
soluzione che sia il più possibile rispettosa dell’ambiente
ed economicamente giustificata, vale a dire una
soluzione che fornisca risposte precise a varie e cruciali
questioni. La produzione di combustibili con un tenore
di zolfo ridotto consuma tanta energia da provocare un
probabile aumento dell’effetto serra? Occorre valutare le
nostre priorità nel rigoroso rispetto del Protocollo di
Kyoto, in quanto l’approvazione della direttiva
accrescerà i costi dei trasporti via acqua. Tale aumento
potrebbe minacciare seriamente la pietra angolare della
politica europea dei trasporti, ovvero la riduzione dei
trasporti terrestri su gomma e il riorientamento del flusso
di merci verso altre modalità di trasporto? Dobbiamo
discutere le nostre azioni future anche con
l’Organizzazione marittima internazionale, altrimenti i
cambiamenti finiranno per interessare solo le
imbarcazioni registrate nell’Unione europea e quelle che
hanno come destinazione finale l’Europa. Per contro, le
imbarcazioni per il trasporto in transito potranno
utilizzare combustibile molto meno costoso. Se le cose
andassero così, il nostro settore marittimo sarebbe a
rischio e probabilmente le imbarcazioni della nostra
flotta verrebbero riregistrate sotto bandiere di paesi terzi.
Occorre ridurre l’effetto negativo dei gas delle emissioni
marittime.
105
Invito a lavorare seriamente sulla procedura di revisione,
affinché sia possibile disporre nel lungo termine di una
flotta di imbarcazioni con elevate prestazioni e tutelare
adeguatamente l’ambiente dell’Unione europea e la
salute dei suoi cittadini.
2-380
McAvan, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signora
Presidente, ringrazio l’onorevole Hassi per aver condotto
l’intero negoziato in modo molto aperto e completo
cosicché tutti fossimo a conoscenza dei suoi sviluppi in
ogni sua fase. Desidero inoltre ringraziare i servizi della
Commissione che hanno notevolmente contribuito al
raggiungimento dell’accordo di questa sera.
Abbiamo un compromesso, tuttavia dobbiamo chiederci
se sia sufficientemente valido. Certo, vi sono alcuni
aspetti molto positivi nel compromesso – l’onorevole
Hassi li ha elencati – di cui mi rallegro, ma il gruppo
socialista ritiene necessario andare oltre. Avremmo
voluto che tutte le acque comunitarie venissero designate
come zone di controllo delle emissioni di zolfo.
Vorremmo che questo costituisse un passo verso l’uso di
carburanti con un minore tenore di zolfo nelle zone
marittime. In altre parole, vogliamo che ci sia una
seconda fase nella legislazione. Consideriamo con la
massima serietà la clausola di revisione che è stata
oggetto del compromesso. Ci auguriamo che la
Commissione collabori con l’IMO per includere un
maggior numero di aree nel campo di applicazione della
normativa.
E’ la legislazione che farà la differenza. Due dei porti
presenti nella lista dei 100 porti più inquinati d’Europa si
trovano nel mio collegio elettorale. La settimana scorsa
mi sono recato in una di queste zone e la gente mi ha
parlato della fuliggine nera che si posa sulle finestre e
sui fili per stendere la biancheria e che danneggia la
salute. Questo testo legislativo contribuirà a migliorare
l’ambiente e la salute della gente.
E’ un peccato che la discussione di un importate testo
sulla legislazione ambientale si svolga di nuovo alle
23.45 quando i media sono andati a dormire e nessuno ci
guarda. Sono sicura che sarete d’accordo che si tratta di
testi legislativi di capitale importanza. Dovremmo
chiedere ai servizi di seduta di fare in modo che queste
discussioni si svolgano in orari che permettano alla
gente di vedere che l’UE lavora davvero per tutelare al
meglio gli interessi dei cittadini.
2-381
Presidente. – Onorevole McAvan, sono d’accordo con
lei perché anch’io da 15 anni discuto di legislazione
ambientale nelle sedute notturne. Ma tant’è, cercheremo
di fare diversamente per il futuro.
2-382
Sjöstedt, a nome del gruppo GUE/NGL. – (SV) Signora
Presidente, anch’io vorrei ringraziare la relatrice,
onorevole Hassi, per il notevole lavoro che ha svolto su
questa importante questione ambientale. Anch’io sono
del parere che difficilmente il risultato avrebbe potuto
essere migliore se avessimo fatto pressione per la
106
procedura di conciliazione, cosa che naturalmente
sarebbe stata possibile.
Come è noto, le emissioni solforose prodotte da molte
fonti diverse, sono considerevolmente diminuite negli
ultimi anni. In tal modo è stato possibile contrastare in
larga misura i problemi connessi all’acidificazione. Le
emissioni marittime permangono tuttavia molto elevate e
le navi utilizzano combustibili davvero inquinanti che
altrove non sono più in uso. Attualmente la quota di
emissioni solforose, soprattutto di origine marittima, è
insostenibilmente elevata. La legislazione in esame è
pertanto di capitale importanza. Tuttavia, avrebbe potuto
essere molto migliore. La resistenza opposta da alcuni
paesi in seno al Consiglio è il principale motivo per cui
le opportunità tecniche di cui effettivamente disponiamo
non vengono sfruttate al massimo per disinquinare
emissioni e carburanti.
Tuttavia, anche il gruppo del Partito popolare europeo
(Democratici cristiani) e dei Democratici europei al
Parlamento ha la sua parte di responsabilità. In prima
lettura il gruppo del PPE-DE era favorevole a impegni
vincolanti per un limite di tenore di zolfo non superiore
allo 0,5 per cento. Adesso il PPE-DE, chissà per quale
motivo, ha cambiato idea. Ora l’obiettivo del tenore di
zolfo dello 0,5 per cento è contemplato unicamente
come possibilità da introdurre a seguito di una futura
revisione, cosa di cui ci rammarichiamo. Anche in altri
settori è stato disfatto quello che sarebbe stato in nostro
potere fare. Ciononostante, voteremo a favore del
compromesso, non perché sia perfetto, ma perché per
ora ci sembra il massimo che si possa ottenere.
2-383
Blokland, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signora
Presidente, lei comunque è una buona ascoltatrice.
Quando la questione è stata discussa in seno alla
commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la
sicurezza alimentare sembrava, almeno a me, che vi
fossero molti argomenti a favore della riduzione del
tenore di zolfo nei carburanti e pochi contro.
L’introduzione di un limite dello 0,5 per cento per il
tenore di zolfo nell’Unione europea produrrebbe
benefici 7,5 volte superiori ai costi che comporterebbe.
Per tale motivo ritengo che il Consiglio avrebbe potuto
rispondere in modo un po’ più positivo alla richiesta del
Parlamento di abbassare il limite allo 0,5 per cento.
Siamo in attesa di una valutazione della politica
comunitaria sulla qualità dell’aria, che dovrebbe essere
pronta tra breve. Sappiamo che la qualità dell’aria è
scarsa in molti Stati membri, il che è in parte imputabile
al fatto che le emissioni di sostanze dannose prodotte dal
traffico non accennano a diminuire. Proprio in una
situazione come questa il Consiglio avrebbe dovuto
capire che, se reputa l’inquinamento atmosferico un
grave problema, dovrebbe anche aiutare a trovare delle
soluzioni. Per tale motivo mi rammarico che abbiamo
ottenuto solo il presente compromesso. Darò il mio
sostegno al testo in esame, ma spero che in futuro venga
reso più severo. Ringrazio inoltre la relatrice, onorevole
Hassi, per la collaborazione eccezionalmente positiva.
12/04/2005
2-384
Westlund (PSE). – (SV) Signora Presidente, come
numerosi oratori precedenti hanno messo in rilievo, si
tratta di una questione importante. Le emissioni
solforose arrecano gravi problemi alla salute delle
persone, rovinano gli edifici e il patrimonio culturale e
provocano l’acidificazione dei laghi. Anche per questo
motivo è positivo che negli ultimi anni l’UE sia riuscita
a ridurre le emissioni solforose, almeno quelle di origine
terrestre, e che ora si stia procedendo in tal senso per le
emissioni dei carburanti per uso marittimo.
Nel contempo, al pari di molti altri in questa Assemblea,
sono delusa perché non siamo riusciti a ottenere di più,
soprattutto per i punti elencati prima dalla collega del
gruppo socialista al Parlamento europeo, onorevole
McAvan. Su tale questione, come parlamentari ci siamo
dimostrati meno verdi dei nostri predecessori. Mi auguro
davvero che sia un’eccezione e che d’ora in poi il
Parlamento non si dimostri meno verde e meno
responsabile nei confronti del futuro dell’ambiente.
Ora stiamo comunque aprendo la via per procedere a una
seconda fase e per ridurre in maggiore misura le
emissioni di zolfo. Molti di noi controlleranno che ciò
avvenga davvero.
2-385
Dimas, Membro della Commissione. – (EL) Signora
Presidente, il pacchetto di compromesso generale
proposto contiene punti di particolare rilevanza. Ad
essere precisi, contiene prospettive formulate in modo
più incisivo per ulteriori riduzioni future, chiarisce la
data di applicazione per il Mare del Nord, i requisiti
preliminari per la fornitura e la distribuzione dei
carburanti, affinché gli armatori conoscano gli obblighi
che incombono loro, introduce una deroga
all’applicazione della distanza limite di ormeggio per le
navi che siano collegate ad una fonte pulita di
alimentazione elettrica lungo la costa, nonché l’obbligo
per le navi che utilizzano una tecnologia di riduzione
delle emissioni di essere dotate di apparecchi di
controllo continuo delle emissioni.
Ancora più importante è il fatto che il pacchetto di
compromesso enunci con maggiore forza la possibilità di
abbassare ulteriormente i limiti fino allo 0,5 per cento
nel corso della revisione della Commissione nel 2008.
Secondo la versione modificata della clausola di
revisione, la Commissione deve vagliare l’efficacia
economica di ulteriori misure, tenere conto degli
sviluppi delle tecnologie di riduzione delle emissioni e
valutare la possibilità di presentare proposte per
l’introduzione di misure finanziarie volte a incoraggiare
l’industria a mettere a punto nuove tecnologie
ambientali.
So che il Parlamento e la commissione competente
hanno ritenuto di capitale importanza tutti questi
elementi in prima lettura. Anche se non siamo in grado
di introdurre il limite dello 0,5 per cento per lo zolfo,
adesso, nella seconda fase della direttiva, posso
12/04/2005
107
assicurarvi che ci siamo impegnati a vagliare la
possibilità di farlo nel prossimo futuro.
Nel riconoscere che il nuovo limite dell’1,5 per cento
per il tenore di zolfo dei combustibili marittimi è 1 500
volte superiore al tenore di zolfo consentito per i
combustibili impiegati per il trasporto stradale, la
Commissione ritiene fermamente che il settore dei
trasporti marittimi possa e debba ridurre questo limite al
fine di mantenere la sua credibilità ambientale. Per
questo motivo la Commissione ha preparato una
dichiarazione in cui esprime con chiarezza il proprio
impegno a condurre una approfondita revisione della
direttiva nel 2008.
Desidero sottolineare che la Commissione farà quanto in
suo potere onde ancorare, per utilizzare lo specifico
termine inglese che la relatrice ha preso a prestito dalla
terminologia marittima, nell’Organizzazione marittima
internazionale i miglioramenti ambientali apportati al
settore dei trasporti marittimi.
Per concludere, la Commissione esprime estrema
soddisfazione per l’esito dei negoziati e desidera di
nuovo ringraziare la relatrice, onorevole Hassi, per gli
sforzi profusi al fine di raggiungere un accordo in
seconda lettura. La Commissione può accogliere tutti gli
emendamenti di compromesso proposti5.
2-386
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani.
Allegato – Posizione della Commissione
2-387
Relazione Hassi (A6-0056/2005)
La Commissione può accogliere il pacchetto di
compromesso, in particolare gli emendamenti nn. 1, 2, 3,
23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31 e 32 in toto e
l’emendamento n. 21 parzialmente.
Se tale pacchetto venisse respinto, la Commissione
potrebbe accettare integralmente gli emendamenti nn. 1,
2, 3, 17 e 18; inoltre, in parte o in linea di principio, i
seguenti emendamenti: 4, 5, 6, 10, 12, 13, 14, 16, 20, 21
e 22.
Gli emendamenti nn. 7, 8, 9, 11, 15 e 19 non possono
essere approvati dalla Commissione.
2-388
Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi
processo verbale
2-389
Presidente. – La seduta è chiusa.
2-390
Chiusura della seduta
5
Posizione della Commissione sugli emendamenti del Parlamento: cfr.
Processo verbale.
2-391
(La seduta termina alle 23.40)
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MARTEDI` 12 APRILE 2005