LaPubblica NOTIZIARIO DELL’ASSISTENZA PUBBLICA - PARMA (ONLUS) - FONDATA NEL 1902 ANNO 2 • NUMERO 2 AGOSTO 2009 Iscr. al Reg. Stampa del Trib. di Parma n° 10/2002 del 18/4/2002 | Proprietà Assistenza Pubblica - Parma - V.le Gorizia, 2A - Parma - Tel. 0521.224922 - Fax 0521.224920 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2 - aut. n° 080022 del 11/04/2008 - DCB PR | Direttore responsabile Mariagrazia Villa | Stampa Artegrafica Silva - Parma EDITORIALE IN PRIMO PIANO LA PROTEZIONE CIVILE DELL’ASSISTENZA PUBBLICA È SCESA TRE VOLTE IN ABRUZZO, LA REGIONE DURAMENTE COLPITA DAL TERREMOTO DEL 6 APRILE Grazie a chi si è reso disponibile Abruzzo: missione in corso I volontari della nostra associazione hanno prestato aiuto alla popolazione terremotata anche nei mesi Il gruppo di Protezione Civile in Pubblica successivi al sisma si presenta come un cavaliere mascherato che appare nei momenti di difficoltà. Non si Quando la terra ha tremato in Abruzzo, a mostra, non si vanta, è composto da volontari Parma si dormiva. In poche ore l’eco del diche affiancano, al turno in ambulanza, alcuni sastro ha fatto squillare telefoni, attivare weekend durante l’anno per esercitazioni. mezzi, organizzare soccorsi. La Pubblica Quando si rende, però, necessario l’intervento, ha un nucleo di Protezione Civile e i volonil gruppo è operativo. Dal Friuli all’Irpinia, tari disposti a prestare aiuto non si sono alle piene del Po, dai funerali del Pontefice fatti pregare. ai vari (purtroppo) terremoti che hanno Sei aprile, prima partenza. Alice Lancolpito il Paese, la Pubblica di Parma è sempre franchi ha 25 anni, è infermiera; il suo stata generosa di volontari: nelle prime bagaglio di protezione civile è formato ore della mattina dal 6 aprile già fervevano da qualche esercitazione. «Arrivati a Villa i preparativi per la partenza in Abruzzo. Sant’Angelo c’era ancora confusione: il sistema Nella prima giornata dopo il sisma, la Pubblica si stava organizzando, le notizie erano framè stata letteralmente presa d’assalto da mentarie. Abbiamo fatto un po’ di tutto, oltre volontari disposti a partire, immediatamente al servizio di ambulanza. Abbiamo preparato l’inventario dei beni di prima necessità da recuperare, valutato o in momenti successivi. Si è capito presto se gli anziani rimasti nelle strutture agibili avessero bisogni peculiari, montato le tende di quello che è divenche non si sarebbe trattato di una missione da pochi giorni, che alla prima partenza ne tato il campo di Villa Sant’Angelo. Abbiamo cercato di portare supporto morale alla popolazione, terrorizzata sarebbero seguite altre. Eppure, le persone di restare da sola». che si erano offerte non sono sparite, neppure Maggio. Seconda partenza. Michele Bertolotti racconta: «Il campo era ben organizzato e strutturato; a distanza di mesi dal terremoto. Al gruppo la paura delle scosse un po’ era passata, per far spazio a tanto sconforto. Facevamo turni in ambulanza. Anche “base” di Protezione Civile si sono affiancati per cose poco gravi, ma eravamo utili: il 118 Abruzzo aveva ancora dei problemi, in provincia almeno. Turni di volontari più novizi ma non meno motivati. dodici ore, ma potevano essere di più; sempre operativi in caso di bisogno. Intanto si parlava con gli anziani, si Non sempre il servizio da svolgere era in facevano giocare i bambini. La popolazione iniziava a organizzarsi in modo spontaneo nel prestare servizio ambulanza, ma nessuno si è tirato indietro; con noi e ci ringraziava, sempre». tutti hanno Angelo Eterno, infermiere: «Svolgevo il mio lavoro in infersentito le scosse meria, negli ambulatori. Il personale sanitario è prezioso. Ho visidi assestamento tato una scuola elementare, dove alcune maestre erano morte. I con gli sfollati, bambini nei pensierini ricordavano la notte della scossa come il prima il freddo momento da cui tutto era cambiato, facevano ripartire il tempo e poi il caldo che da quell’evento…». c’era nelle tende Giugno. Iniziano le vacanze, eppure c’è chi preferisce il del campo; tutti caldo cocente del campo di Villa Sant’Angelo. Terza parhanno dormito tenza. Luna Pelizzoni, anche lei infermiera, con alle poco e dedicato spalle corsi di segretariato in Protezione Civile: «I giovani i momenti di stanno meglio, hanno ripreso in tanti a lavorare, anche se alriposo facendo cune ditte sono ancora chiuse. I bambini hanno paura, la sencompagnia ai tono nei genitori. Gli anziani sono i più demoralizzati, hanno terremotati, perso la loro storia, il passato. Per loro ricominciare è più diffiscambiando cile. La popolazione è comunque ben organizzata, la mensa è parole con loro. ormai autonoma e così la pulizia di bagni e docce. Il campo sta A Parma, intanto, per chiudere e le partenze si stanno diradando; un po’ perché i i Militi anziani r i c o r d a v a n o Il campo di Villa Sant’Angelo, in alcune immagini scattate all’inizio di maggio (foto: Michele Bertolotti) fondi iniziano a esaurirsi, un po’ per dismettere gradatamente il supporto. La gente d’Abruzzo è comunque calda, non ha i d e n t i c h e intenzione di lasciarsi abbattere. Abbiamo intrecciato buoni emozioni nelle loro precedenti missioni, rapporti con loro: c’è stata più di una persona in lacrime al nodimostrando così che lo stesso spirito – che stro rientro». non avverte il peso degli anni - anima chi parte. A fine agosto il campo chiuderà, non sono previste altre A chi è partito, a chi sarebbe partito, a tutti partenze. I volontari partiti, comunque, sono tutti pronti quelli che, anche in modo impercettibile, a rispondere alle chiamate che verranno per prestare sermantengono sempre caldo il motore vizio sanitario, logistico, di sostegno a chi da un momento della Protezione Civile in Pubblica: grazie. all’altro si è trovato nel caos e nella devastazione. Filippo Mordacci Presidente Assistenza Pubblica - Parma Cristiana Madoni UFFICIO COMANDO COME SONO CAMBIATI I MILITI, SECONDO LE STATISTICHE RELATIVE AL DECENNIO 1998 - 2008 Un’associazione che ha dei numeri Cresce il gruppo dei volontari e il loro impegno nei confronti della Pubblica Riassumere l’attività della Pubblica e dei tanti militi che vi prestano 35,00 Ripartizione militi in base all'età anagrafica (%) servizio è un compito decisamente arduo. L’unico modo per farne la “radiografia” è usare i numeri. È per questo che l’Ufficio Comando ne30,00 gli ultimi mesi ha redatto una serie di statistiche relative al periodo 1998-2008 (l’analisi effettuata ha escluso, per motivi di riservatezza, i volontari di Telefono Amico), che sono state esposte nelle scorse 25,00 assemblee dei Volontari, per avere a disposizione uno strumento in più (e finora mai utilizzato a questo livello di complessità) da uti20,00 2004 lizzare nelle decisioni da prendere e per averne un riscontro in ter2005 mini di efficacia. Ciò non toglie che una buona parte di dati sia di 2006 2007 15,00 interesse più generale, utile per soddisfare curiosità e rendere più 2008 partecipi tutti i soci di cosa siamo, anche sotto punti di vista fino ad oggi sconosciuti. 10,00 Siamo tanti, si dice, ma quanti? Al 31 dicembre 2008, 627, mentre 10 anni fa i militi erano 479: un aumento del 30%, segno che per fortuna 5,00 la vocazione al volontariato non manca tra i parmigiani. Ogni anno, inoltre, tra il 10-15% del totale dei militi è costituito da “nuove reclute”, con una punta del 22% nel 2005: ciò significa che mediamente ogni 0,00 anno la Pubblica avvia al servizio tra i 60 e i 90 nuovi volontari. <18 18-21 21-25 25-30 30-40 40-50 50-60 60-70 >70 Oggi la maggior parte dei militi ha un’anzianità di servizio compresa tra i 2 e i 5 anni (il 25% del totale), con un progressivo incremento negli anni anche della fascia tra i 10 e i 20 anni fino ad arrivare a circa il 20%: fatto positivo, quest’ultimo, perché significa che sono in aumento i militi con esperienza e che il turn-over (fisiologico per un’associazione di volontariato) è comunque limitato. Se andiamo a porre l’attenzione sull’età dei militi, scopriamo che oggi la maggior parte (il 27%) ha tra i 30 e i 40 anni. Molto significativo è il dato relativo ai militi tra i 60 e i 70 anni: in dieci anni sono più che raddoppiati in percentuale, passando dal 6,7% al 15,5% di oggi; in controtendenza è la fascia d’età tra 20 e 30 che in dieci anni è passata dall’oltre 40% al 23%. Di conseguenza possiamo notare che l’età media dei militi è passata dai 35 anni del 1998 agli oltre 41 del 2008, con un aumento costante ad ogni anno; l’anzianità di servizio media invece si mantiene pressoché stabile attorno ai 9 anni. Un altro indicatore importante della nostra attività più essere trovato nei chilometri percorsi dai mezzi: a parte il numero assoluto che è già eclatante (nel 2008 i mezzi della Pubblica hanno percorso oltre 510.000km!), si nota che oggi le ambulanze totalizzano oltre il 40% in più di chilometri percorsi rispetto al 1998; ancor più marcato è l’incremento, nello stesso periodo, relativo alle percorrenze dei pulmini per il trasporto disabili che hanno più che triplicato i chilometri, dai 34.000 del 1998 ai 114.000 di oggi. L’aumento così marcato dei chilometri percorsi dai mezzi fa concludere che la Pubblica ha rafforzato la sua attività, cosa che trova una conferma definitiva anche tornando ed esaminare l’attività dei militi. Oggi in media ogni milite svolge il 104% di quanto gli viene richiesto dal regolamento, ovvero una guardia settimanale (la percentuale comprende le guardie in ambulanza, servizi sportivi, una maggiorazione per viaggi lunghi, ecc.), nel 1998 la media si fermava al 62%. Un forte incremento che trova la sua spiegazione nella maggiore partecipazione all’attività della Pubblica da parte dei militi, che risultano più costanti nel loro impegno. Questo si traduce in un aumento molto sensibile del numero di guardie prestate in un anno da tutti i militi dell’associazione, che l’anno scorso ha superato quota 34.000: un valore mai raggiunto prima, che arriva addirittura a doppiare le 16.700 guardie del ‘98. Tirando le somme, la Pubblica di oggi cresce come numero di volontari e come impegno profuso dagli stessi; tutto ciò porta ad un grande risultato: il miglioramento della risposta che l’associazione fornisce a chi ha bisogno. Il sorriso di un paziente a fine servizio è inarrivabile ma anche i numeri, a volte, possono dare soddisfazioni. Luca Bellingeri PULMINI AP CHI TRASPORTANO E QUALI VOLONTARI SE NE OCCUPANO Primo comandamento: la discrezione Sono veicoli discreti. Non fanno voltare la gente; non accendono sirene o azionano farogiri: sono i pulmini dell’Ente. In numero di cinque dal lunedì al venerdì (tre al mattino, due al pomeriggio) sono organizzati per trasportare ogni giorno una cinquantina di persone. E’ un servizio nato da più di venti anni e negli ultimi mesi è stato potenziato, anche per meglio ridistribuire i trasporti che possono fare a meno dell’ambulanza. Chi c’è sopra? Ex volontari di ambulanza che non si sentono più in grado di fare emergenza; nuovi volontari che per scelta, per età o per motivi di salute non possono far servizio in ambulanza ma hanno desiderio di fare volontariato. Dove vanno? Ovunque. E chi trasportano? Spieghiamo bene: non si tratta si un servizio di taxi, e neppure di un duplicato del “Pollicino” della Tep; tra il nostro ente e l’Agenzia Disabili del Comune di Parma c’è una convenzione per cui ci vengono segnalate le persone da trasportare. Ci sono pazienti che devono recarsi in ospedale per far dialisi o radioterapia; persone con qualche limitazione che richiedono il trasporto da e per il luogo di lavoro; persone che necessitano di fare percorsi che per loro sarebbero di estrema difficoltà, con l’ausilio di carrozzine o sediette. Il pulmino diventa per tutti questi individui il ponte di contatto con il mondo. Fortunatamente, non è sempre il mondo dell’ospedale: si accompagnano a matrimoni, si portano dalla “pettinatrice”, a fare un po’ di spesa, anche dalle amiche. Cosa contraddistingue il pulmino da altri tipi di trasporto pubblico? Il servizio ha due volontari, addestrati con un corso specifico sui fondamenti del soccorso e tecniche di trasporto… perché il pulmino viaggia per la città, ma la compagnia e il sostegno (talvolta proprio fisico!) è tutto dei “ragàs d’la Publica”. Cristiana Madoni L’ultimo arrivato, tra i pulmini della Pubblica (foto: Archivio AP) 2 L’INCHIESTA GLI INFERMIERI E I MEDICI CHE PRESTANO VOLONTARIATO IN ASSISTENZA PUBBLICA Lo facciamo anche gratis Professionisti del mondo sanitario con un hobby molto speciale: continuare a svolgere il proprio lavoro per passione Immaginate di fare un lavoro che prevede turni, alzarsi molto presto il mattino, finire tardi la sera e avere anche il turno di notte. Immaginate un lavoro che sia anche emotivamente, fisicamente e intellettualmente impegnativo, spesso rischioso. Immaginate di finire il turno e senza andare a casa recarvi in un’associazione a fare lo stesso lavoro. Gratis. Sorge spontanea la domanda: “Perché lo fai?”. Ecco, in Assistenza Pubblica abbiamo anche persone così, infermieri e medici che si prestano come volontari. Abbiamo chiesto ad alcuni di loro di rispondere alla domanda. Giulia, 24 anni, volontaria in Pubblica da 3 anni e mezzo e infermiera presso l’Ortopedia e la Neurologia della casa di cura “Città di Parma” risponde che lo fa proprio perché non è la Angelo, Roberto e Giulia, tre infermieri di professione che sono volontari stessa cosa. «L’ambiente ospedaliero è confinato, in Ap (foto: Cecilia Barantani). sai con chi lavori e quali sono i limiti, in ambulanza ti puoi aspettare di tutto e lavori anche con gente che non lo fa di mestiere. Proprio l’unicità di certe circostanze mi dà più sangue freddo al lavoro, diventa tutto più semplice, e sulle emergenze sono più preparata di altri colleghi». E’ sempre stato il sogno di Giulia, essere infermiera e lavorare sulle ambulanze: il volontariato è per lei «un hobby in cui credere», tanto da fare i cambi turno al lavoro per essere di guardia in associazione. Roberto, 24 anni, volontario da 6, era ancora al liceo quando ha iniziato, quindi la scelta degli studi successivi è stata fortemente influenzata dal volontariato, che per altro non ha mai smesso di fare, pur lavorando anche lui in ospedale, ma a Montecchio. «Quando sei al lavoro sei in una struttura protetta, con un’equipe medica, l’extra-ospedaliero è ignoto e per questo molto gratificante. Continuo a far volontariato, nonostante il lavoro, perché mi metto continuamente alla prova». Dello stesso parere Angelo, 42 anni, infermiere al Centro Trasfusionale dell’Ospedale Maggiore di Parma e da 17 anni volontario. «Quando sono entrato in Pubblica ero già infermiere, ma devo molto all’associazione per la mia vita professionale: fare il volontario ha incrementato il mio bagaglio sanitario». Angelo quest’anno ha avuto anche modo di fare un’esperienza unica: l’assistenza alle popolazioni colpite dal terremoto, che lo ha portato in Abruzzo a vivere momenti preziosi e fortemente emozionanti anche dopo tanti anni di servizio. È difficile affrontare situazioni di emergenza collaborando con volontari che nella vita quotidiana fanno tutt’altro. «Ovviamente dipende dai volontari», risponde Giulia. «Chi vuole imparare sicuramente diventa più bravo di chi crede invece di sapere già tutto e che magari non accetta una critica costruttiva da chi lo fa di professione… Quando a fine servizio mi chiedono spiegazioni su cosa è stato fatto, metto volentieri a disposizione la mia professionalità». E così fa Angelo. Roberto, invece, afferma che, senza nulla togliere ai volontari, ci vorrebbero più professionisti a fare i volontari: l’associazione e la cittadinanza ne gioverebbero sicuramente. Anche la 34enne Cristiana, medico rianimatore anestesista all’Ospedale Maggiore di Parma e volontaria in Pubblica da 12 anni, spiega perché venga qui a fare il suo lavoro gratis: «Sono nata come volontaria, con una squadra fissa: mi risulta difficile pensare di allontanarmi da tutto questo. Quando sono stata assunta per fare il medico sull’Automedica e quindi mi sono dovuta dimettere per un periodo da volontaria, ho sofferto la distanza e la diversità del servizio stesso, il fare solo urgenze gravi, niente ordinari o piccole emergenze che sono il lavoro quotidiano in associazione. Essere un medico non è solo una professione, ma qualcosa che sei. Quando sono in servizio non amo dire che sono un medico perché sono comunque una volontaria con gli stessi mezzi e operatività di tutti i militi, ho solo più occhio clinico». E’ stupendo constatare che nel mondo sanitario ci sono persone che considerano il loro lavoro non un mestiere, ma un modo di essere. Che influenza le loro vite, ma che migliora anche quelle di chi viene soccorso. Cecilia Barantani VIENI CON NOI! DIVENTA VOLONTARIO DELL’ASSISTENZA PUBBLICA Il nuovo corso per aspiranti militi inizia a ottobre 2009 per informazioni telefona al numero 0521 224982 scrivi un’e-mail a [email protected] o vieni in Viale Gorizia, 2/a - Parma L’INTERVISTA UN OPERATORE STORICO DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE E UN MILITE ENTRATO DA POCO… A CONFRONTO Volontari: oggi e jerdlà Simone Ravera, 27 anni e circa un paio da volontario Ap, e Gino Boschi, 76 anni e 52 in Pubblica OGGI JERDLÀ COGNOME E NOME? Ravera Simone. ANNI? 27. MATRICOLA? 2.945. DA QUANTO IN AP? Circa due anni. Simone Ravera (foto: Cristiana Madoni). PERCHÉ SEI ENTRATO? Volevo avvicinarmi al mondo del volontariato e, visto che ho iniziato a studiare medicina, ho cercato un servizio “affine” ai miei studi. CHE NE PENSI DELLA FIGURA DEL VOLONTARIO NEL SOCCORSO? SARÀ SOSTITUITA DA PERSONALE DIPENDENTE COME IN ALTRI PAESI? I fondi disponibili sono pochi, credo che questo non sia possibile in un futuro prossimo. I volontari sono spinti da motivazioni personali e il fatto di svolgere un servizio volontario, in cui si dedica il proprio tempo, dà qualcosa in più alla figura del volontario. TI SAREBBE PIACIUTO VEDERE COME SI LAVORAVA CINQUANT’ANNI FA? Dalle fotografie esposte in sede, mi sembra di capire che ci fosse un clima diverso, come se ci fosse maggiore coesione. Forse perché c’erano meno persone, c’erano regole ferree e si usciva da un periodo storico di sacrifici, in cui per esempio non ci si metteva in mostra per il fatto di portare una divisa, ma occorreva portare rispetto alla divisa stessa. UN SERVIZIO RIMASTO IMPRESSO? Il primo TSO (trattamento sanitario obbligatorio): sono stato accolto dalla paziente, in preda ad un attacco di psicosi acuto, con una croce puntata verso di me e il grido: “Vattene, Satana!”. LE TUE ASPETTATIVE SONO STATE CONFERMATE O SMENTITE? Non sapevo quando sono entrato a cosa sarei andato incontro… e quindi va bene così. COSA DIRESTI AL TUO COLLEGA ANZIANO? Che se la Pubblica è andata avanti per tanti anni è grazie a chi ha trascorso tanto tempo in servizio; non posso che dire grazie a queste persone. COGNOME E NOME? Boschi Gino. ANNI? 76. MATRICOLA? 20. DA QUANTO IN AP? Cinquantadue anni (!). Gino Boschi (foto: Cristiana Madoni). PERCHÉ SEI ENTRATO? Beh… sono entrato perché allora ci tenevo… insomma, mi a son gnù par fer dal ben a la mé citè… parchè alora la Publica la feva perta d’la citè. COSA NEI PENSI DEI NOSTRI GIOVANI VOLONTARI? Io ho l’impressione che vogliano poco bene alla Pubblica. SPIEGA MEGLIO… Per noi era motivo di orgoglio essere in Pubblica, stavamo attenti a non sgarrare. Io stesso mi sono preso delle sanzioni, e non ho battuto ciglio! Ho tenuto fede all’ente per tanti anni; la mia percezione è quella che i giovani dopo pochi mesi di servizio siano annoiati. NON PENSI SIA MIGLIORATO QUALCOSA DA QUANDO HAI INIZIATO A FARE SERVIZIO TU? Certamente la professionalità è un’altra. Allora si faceva quello che si poteva. Caricare il paziente e via in ospedale. Senza guanti, con i nostri abiti sotto al camice. Anche noi però facevamo un po’ di corso: veniva Zinelli a farci vedere come si facevano nascere i bambini, Uleri ci parlava degli incidenti e dei traumi. UN SERVIZIO CHE TI E’ RIMASTO IMPRESSO? (ride…) Sai quanti potrei raccontarne? Hai tempo? Se ne devo citare un solo posso raccontare il mio primo servizio: incidente stradale a Baccanelli, un giovane che era rimasto travolto da un camion. Purtroppo per lui non c’era nulla da fare. COSA VORRESTI DIRE AL GIOVANE INTERVISTATO PRIMA DI TE? Che continui a fare quello che abbiamo fatto noi in questi anni… Cristiana Madoni LA STORIA GIANPAOLO CADEI, IL COORDINATORE GENERALE DELL’AP Una vita… Pubblica È difficile aggirarsi per la sede della Pubblica in un qualsiasi giorno della settimana, spesso anche di sera, e non imbattersi in Gianpaolo Cadei. Il Coordinatore generale lavora in associazione da ben 26 anni e se non ci fosse… beh, se ne sentirebbe di sicuro la mancanza. È capitato in Assistenza Pubblica non per caso, ma durante un percorso di volontariato iniziato quando aveva solo 16 anni ed era volontario della Croce azzurra a Traversetolo e faceva addirittura “fogone” per fare il turno di guardia. Acquisito il diploma di Ragioneria, ha iniziato subito a lavorare, rimanendo nel mondo delle Pubbliche assistenze: il suo primo impiego, infatti, è all’Unione regionale Pubbliche assistenze. Dopo un anno di militare negli Alpini, vince il concorso per dattilografo in Pubblica a Parma, poi un contratto a tempo determinato seguito da un rinnovo definitivo. Gianpaolo Cadei, Coordinatore generale dell’Ap (foto: Andrea Camin) Gianpaolo, di cosa ti occupi esattamente? «Quando ho iniziato ero solo addetto al Registro trasporto infermi, poi dal 1985 sono passato alla contabilità generale e quando nel ‘92 se ne andò il capoufficio di allora, passai al ruolo di Coordinatore amministrativo che, con la seguente riorganizzazione, diventò anche un ruolo di coordinamento di tutti i settori e di assistenza agli organi gestionali, come il Consiglio Direttivo e l’Ufficio comando». Difficoltà e gioie del tuo lavoro. «Dato il mio passato di volontario in una Pubblica assistenza, provo un forte attaccamento all’associazione, quindi sono molto soddisfatto, quando si percepisce un apprezzamento dei servizi e dei progetti andati a buon fine. Le difficoltà oggi stanno nell’aumento del numero di servizi e di attività: è importante avere una visione d’insieme dei problemi». Come vivi il susseguirsi dei Consigli direttivi? «Sicuramente serve un certo spirito di adattamento ma, nonostante i cambi, gli ideali come la solidarietà, l’attenzione per i più deboli, restano gli stessi, dunque anche gli scopi. Se si mantengono gli stessi obbiettivi, si può lavorare con persone diverse». La cosa che al momento manca di più in Pubblica e quella che va meglio. «Ciò che va meglio è il nuovo attaccamento che si avverte tra i volontari per il servizio: in un momento in cui il volontariato è in crisi, è qualcosa di estremamente positivo. E vedo i presupposti per un futuro positivo, nella misura in cui saremo capaci di mantenere l’ottimo rapporto che ci lega alla città. Occorre invece puntare su una buona campagna pubblicitaria per la necessità di 2 o 3 ambulanze: in un momento in cui la congiuntura economica è negativa, noi sentiamo subito la diminuzione della beneficenza». Tu lavori molto e sei sempre disponibile anche fuori orario o nei weekend. Non sei stanco? «La mia vita privata magari ne risente un po’, e serve tempo anche per quella, oltre che per riposarsi. Però, i ritmi non mi pesano molto». Cecilia Barantani 4 LA TESTIMONIANZA VENT’ANNI DI AUTOMEDICA Se l’ospedale va dal paziente L’idea di una vettura con a bordo un medico specialista in Rianimazione e un’attrezzatura da ospedale è partita dall’Assistenza Pubblica di Parma e si è diffusa in tutt’Italia Sono passati vent’anni, eppure sembrano un’eternità. La storia del soccorso è cambiata radicalmente in tutta Italia grazie alla Pubblica Assistenza di Parma e a pionieri sognatori, come il dottor Paolo Zuccoli, primario del reparto di Anestesia e Rianimazione presso l’A zienda ospedaliera di Parma, Luigi Jannacone, caposala presso lo stesso reparto, e Gianni Ferrari, allora Presidente della nostra associazione che si adoperò per reperire i finanziamenti affinché questo sogno si realizzasse. Vent’anni fa l’obiettivo del soccorso era arrivare presto sul luogo di un evento traumatico o di una grave patologia; la modalità del soccorso era riassunta in uno slogan: “Take and go” (Prendi e vai), arrivare, caricare e portare presto in ospedale. Chi aveva bisogno chiamava il numero della Pubblica o della Croce rossa. Le competenze del soccorritore erano minime: saper caricare, medicare una ferita, somministrare ossigeno e volare a sirene spiegate al Pronto soccorso. Zuccoli e Jannacone, entrambi Consiglieri della Pubblica all’epoca, continuavano a vedere pazienti critici arrivare e morire, nonostante le cure eccellenti che si prodigavano a somministrare in ospedale. Bastano, infatti, pochi minuti senza ossigeno al cervello per creare danni irreversibili, dalla morte al coma vegetativo, La prima automedica della Pubblica (foto: Archivio AP). e così proposero al Consiglio della Pubblica di istituire un’automedica, a bordo della quale potessero viaggiare un medico specialista in Rianimazione e un’attrezzatura da ospedale, per poter effettuare un cambiamento radicale nella filosofia del soccorso e istituire una nuova modalità “stay and play” (rimani e agisci). Per la prima volta, anziché portare il paziente in ospedale, si tentava di portare l’ospedale al paziente. Questa rivoluzione comportò notevoli costi a carico della Pubblica, dal compenso ai medici all’acquisto di mezzi e materiali, all’addestramento dei volontari perché acquisissero nuove competenze. Fu un periodo di grande eccitazione, dove bisognava combattere anche all’interno della Pubblica contro mentalità tradizionaliste che avevano sempre creduto che il soccorso non dovesse cambiare. Per alcuni anni il servizio fu deriso, chiamando l’automedica “la giostra” e i medici che vi lavoravano per stabilizzare le condizioni critiche dei pazienti, dei “perditempo”. Ulteriori difficoltà c’erano anche nello spiegare ai parenti delle vittime e al personale del Pronto soccorso quello che si stava realizzando. Anche la letteratura sul soccorso extraospedaliero era quasi assente e quindi reperire medici ed addestrarli non era semplice. Come tutte le rivoluzioni, gli effetti si vedono a distanza: oggi la possibilità di essere ben soccorsi è un diritto, il numero unico del 118 è una realtà e il nostro modello è copiato in tutta Italia. I medici si preparano ora in maniera adeguata, sta addirittura nascendo una nuova specialità universitaria, e i volontari vengono addestrati con lunghi corsi dalla Commissione didattica dell’Assistenza Pubblica, costituita per lo più da volontari, che operano in modo eccellente istruendo talvolta anche studenti di medicina. È con grande orgoglio e senso di appartenenza che guardo a questo grande traguardo, avendo partecipato personalmente alla sua realizzazione e avendo vissuto l’esperienza, prima come medico operatore, poi come Consigliere e infine come Direttore sanitario. La nostra associazione spende annualmente circa 30mila euro per erogare questo servizio e, nonostante la crisi economica, lo continua a svolgere e lo farà finché lo spirito di solidarietà continuerà ad aleggiare sopra la torre della Pubblica. La “Papa 30” (il nome dell’automedica utilizzato per le conversazioni via radio) ha compiuto 20 anni e mi sembra quindi un’ottima occasione per ringraziare coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questo grande sogno che è diventato realtà. Tutti quanti, anche chi ha fatto solo un turno, o chi è stato attento alle scadenze dei medicinali, chi ha lavato un’ambulanza dopo un soccorso o risposto ad una telefonata al centralino o fatto semplicemente una donazione anche piccola, come può essere la tessera di socio dell’Assistenza Pubblica. Vorrei ringraziare tutto il corpo militi volontari, i dipendenti, i medici, il Consiglio attuale e quelli precedenti che hanno contribuito al nostro successo, nonché l’Amministrazione Comunale e l’Ausl che provvedono ad un rimborso parziale del servizio. Rami Haidar PUBBLICA ASSISTENZA LERICI QUANDO IL SOCCORSO ARRIVA DAL MARE Quattro ruote? No, un gommone Si sente spesso affermare che in Liguria non manca niente per fare una perfetta vacanza. Se però andiamo a Lerici, oltre allo splendido suo Golfo, alla spiaggia “bandiera blu” da dieci anni, alle piccole baie nascoste e a paesaggi mozzafiato, troviamo anche una novità che ci permetterà di trascorrere ancora più tranquillamente la nostra vacanza. Per avere qualche informazione abbiamo incontrato Nuccio Nerio, Presidente della locale Pubblica Assistenza. Presidente, ci presenti questa “turistica” novità. «Si tratta di una imbarcazione di salvataggio progettata e acquistata dalla PA di Lerici; inaugurata domenica 18 maggio 2008, è destinata al soccorso sanitario direttamente in mare in ausilio alla Guardia Costiera e alla centrale operativa 118 Spezia Soccorso». Quali sono le sue caratteristiche principali? «L’unità di soccorso è un gommone specifico con prua abbattibile per agevolare il recupero dell’infortunato L’ambulanza-gommone, il giorno della sua inaugurazione ufficiale senza rischi di provocare ulteriori danni. Inoltre, può raggiungere quei luoghi costieri non raggiungibili da (foto: Archivio Pubblica Assistenza Lerici). un comune mezzo di soccorso sanitario». Chi opera su questa speciale ambulanza-gommone? «L’equipaggio è composto da personale volontario della Pubblica Assistenza di Lerici opportunamente addestrato in mare e preparato per questo tipo di servizio». Quanti interventi avete effettuato nella scorsa stagione 2008? «Durante i turni di servizio nei giorni festivi e prefestivi, comprese le feste infrasettimanali, dalle ore 8 alle 20, da maggio ad ottobre 2008 gli interventi sono stati 32 sia in mare sia sulla spiaggia». Ok, Presidente, adesso sappiamo che a Lerici non manca davvero nulla per una perfetta vacanza! Brunella Cassinelli 5 SEGRETARIATO ITALIANO STUDENTI MEDICINA L’INIZIATIVA DELL’OSPEDALE DEI PUPAZZI Il mio orso ha il mal di pancia! Tanti bambini in coda per far visitare i propri animali di peluche, affetti dalle patologie più insolite, dalla lebbra alla rottura dei crociati della zampa C’è un luogo a Parma in cui, per un fine settimana all’anno, si possono portare a fare visitare e curare gli animali di peluche che solitamente vivono sui letti, nei box dei giochi o penzolano dalle amorevoli braccia di tanti bambini. È l’Ospedale dei pupazzi, uno degli eventi frutto della fantasia e del lavoro dell’associazione studentesca Sism (Segretariato italiano studenti medicina). Il Sism è un’associazione non profit che si occupa di tematiche sociali di interesse medico e di processi di formazione di base dello studente di medicina. L’iniziativa Ospedale dei pupazzi è finalizzata a far conoscere da vicino ai bambini una visita medica, a sperimentarla senza essere loro stessi pazienti e ad avvicinare il mondo misterioso del medico a quello del paziente pediatrico. In un sabato e domenica di primavera le sedi del Sism in tutta Italia allestiscono un vero e proprio Pronto soccorso e Ospe- La dottoressa Mara, mentre visita l’orso Jack dale per animaletti di pezza all’interno di scuole o parchi. A Parma nell’ultima edizione del 9 e 10 maggio scorsi, il parco (foto: Cecilia Barantani) della Cittadella si è riempito di camici bianchi che hanno accolto e curato tantissimi pazienti pelosi. «Occorre che il bambino non sia terrorizzato all’idea di andare dal dottore e allo stesso tempo noi studenti ci abituiamo fin da ora a interagire con i pazienti pediatrici», dice Marialisa Nesta, studentessa di medicina e dottoressa dei pupazzi. «Questo evento è educativo anche per noi, non solo dal punto di vista della pedagogia medica, ma anche per collaborare tra noi. Per organizzare un’iniziativa del genere occorre un ottimo lavoro di squadra, che è quello che poi serve anche nel lavoro d’equipe in un contesto ospedaliero vero e proprio». I bambini inventano patologie o sintomi per i loro piccoli amici. La prima tappa è la visita col dottore che raccoglie l’anamnesi del paziente compilando un libretto sanitario. In base alle informazioni raccolte, vengono prescritti esami di approfondimento o interventi chirurgici e successivamente l’indicazione di una terapia quale una dose di coccole, raccontare favole o la consegna delle eventuali dolci medicine, come l’abbassafebbre e l’ammazzagermi. Dopo la dimissione del pupazzo, una merenda sul prato aspetta i bambini e i loro amici. Sotto le tende allestite dai volontari, le procedure sono precise e tutti gli strumenti medici sono creati dal gruppo “Art attack”: ecografi, termometri, saturimetri, tutti costruiti con cartone, colla e colorati con pennarelli. «Il lavoro che ci sta dietro è tanto, ognuno di noi ha diversi compiti come quello di I medici dell’Ospedale dei Pupazzi (foto: Cecilia Barantani) reperire fondi e sponsor, per esempio. Quest’anno Toyland ci ha omaggiato di tanti peluche, nel caso i bambini presenti al parco volessero fare l’esperienza della visita ma non si fossero portati l’animale da casa, e Barilla ci ha fornito dolci per la merenda», continua Marialisa. «Da quest’anno abbiamo anche l’apporto degli studenti di Scienze infermieristiche, che hanno aderito all’iniziativa occupandosi dell’intrattenimento». I pupazzi visitati sono in media più di 500, con le specie animali più varie e le patologie più insolite. «L’anno scorso un bambino di circa 6 anni ci ha portato un orso dicendo che aveva un’ernia, un altro ci ha presentato un animale con la lebbra e ricordo anche un cane che si era rotto i crociati della zampa», conclude Marialisa. L’oscar dei pupazzi più visitati viene senz’altro assegnato agli orsi, sempre molto popolari nel ruolo di amico di peluche, mentre il paziente più particolare è stato senza dubbio un ragno, portato all’Ospedale dal suo padroncino con una zampa rotta. Cecilia Barantani INIZIATIVA L’AP PRESENTA UN MEZZO DI SOCCORSO AI BAMBINI DELLA SCUOLA MATERNA “DOMENICO MARIA VILLA” DI PARMA Un’ambulanza chiede asilo Quando un adulto sente il suono di una sirena e vede sfrecciare le ambulanze verso l’ospedale sa già che qualcuno rischia la vita, ma quello che pensa un bambino è difficile da decifrare. È contemporaneamente terrore e mistero, un insieme di emozioni che difficilmente gli adulti sono in grado di comprendere. È per questa ragione che il corpo docente della Scuola Materna “Domenico Maria Villa” ha deciso di portare un’ambulanza e il suo equipaggio nel cortile della scuola, al fine di far conoscere e scoprire ai bambini un mondo del tutto nuovo per loro, perché non ne abbiano più timore. Tre volontari dell’Assistenza Pubblica, Maura Pavesi, Roberto Donelli e Alessandra Renda, sono andati nella scuola materna e hanno presentato ai bambini la seggiolina speciale con le ruote, il lettino che si alza e si abbassa e che cammina senza tanta fatica e tutti gli strumenti che vengono usati normalmente nelle emergenze sanitarie. Alcuni bambini erano spaventati, altri già a conoscenza di ciò a cui servivano lo stetoscopio o la mascherina dell’ossigeno. Alcuni avevano già avuto “esperienza” ed altri erano informati grazie ai genitori o a pa- Alcuni bambini della scuola materna “Domenico Maria Villa”, che hanno renti che avevano subito un ricovero. Tutti però erano affascinati. Alla fine, tutti hanno voluto provare partecipato alla visita della Pubblica (foto: Alessandra Renda) l’emozione della seggiolina magica o del lettino che si muoveva, tutti sono voluti salire, vedere e chiedere. Anna di 6 anni ancora si ricorda dei guanti, che alla fine sono diventati degli splendidi palloncini con delle facce buffe, Chiara di 5 anni e mezzo si rammenta del collare da mettere quando fa male il collo. Giorgio di 5 anni ha confessato di non avere più paura del suono della sirena e che la seggiolina è buffa e comoda perché fa le scale. I bambini del 2° e del 3° anno erano partecipi e attenti e nei giochi hanno riportato quello che avevano visto e vissuto, iniziando a chiedere alle maestre se si muore, quando si ferma il cuore. Le insegnanti hanno parlato della morte come di una cosa che fa parte della vita, da affrontare con forza e coraggio. «L’esperienza – spiega la maestra Ilaria - ci ha permesso di continuare ad affrontare temi che facciamo fatica a trattare, pensando ai bambini come mondi da difendere. In realtà, per fargli superare le paure, dobbiamo parlarne insieme a loro». La Pubblica è felice di aver partecipato all’iniziativa: da sempre è al servizio della città e in questo caso è stata vicina ai più piccoli, spesso i più indifesi e, purtroppo, i protagonisti dell’attività di soccorso. Alessandra Renda 6 TELEFONO AMICO LA TAVOLA ROTONDA ORGANIZZATA IN OCCASIONE DEI 20 ANNI DEL SERVIZIO DI VOLONTARIATO La parola a chi ascolta Dalla vita familiare alle relazioni d’aiuto, l’ascolto dell’altro è un tema di cruciale importanza nella società contemporanea Il 9 giugno scorso, nella sala conferenze ‘Luigi Anedda’ dell’Assistenza Pubblica, si è svolta una tavola rotonda su “Diversi modi di ascoltare”, inserita nelle iniziative per celebrare i vent’anni dell’attivazione del servizio sociale di Telefono Amico. L’incontro ha visto la partecipazione, come relatori, di professionisti e associazioni per le quali l’ascolto dell’altro è strumento prezioso e irrinunciabile. Come hanno sottolineato sia il presidente dell’Assistenza Pubblica Filippo Mordacci sia il moderatore Enver Bardulla, docente di pedagogia presso l’Università degli Studi di Parma, gli organizzatori hanno voluto ribadire la filosofia che ispira il servizio, evitando autocelebrazioni, ma organizzando una riflessione su un tema che tanto le relazioni quanto gli interventi del pubblico hanno riconosciuto di importanza cruciale nella società contemporanea. Cambiando quindi le consuetudini, il festeggiato ha voluto fare un regalo alla città, anziché riceverlo. E di questo dono, l’assessore comunale ai Servizi sociali Lorenzo Lasagna, nel suo indirizzo di saluto ha ringraziato, a nome dell’amministrazione municipale, sottolineando come l’ascolto costante e attento dei bisogni dei cittadini sia importante nel contribuire a una organizzazione di servizi sociali sempre più efficaci e soddisfacenti. L’idea degli organizzatori è stata quella di fare tesoro del confronto con altre esperienze per migliorare l’erogazione del proprio servizio e per rispondere ai nuovi bisogni e alle nuove forme di disagio sociale che vanno emergendo. In questa ottica, le trasformazioni del rapporto medico-paziente, al centro della relazione del dottor Pietro Cavazzini hanno offerto spunti meritevoli di approfondimento da parte degli operatori di Telefono Amico. Infatti, oltre a confermare l’aumento della domanda di ascolto e a fornire una traccia per l’individuazione dei fattori che la determinano, richiamano l’attenzione sulle difficoltà che oggi gli adolescenti hanno nel confidarsi con il medico di base. L’ascolto delle problematiche dell’adolescenza sono state affrontate dalla consulente di relazioni famigliari ed educative Rosy Annunziato che, facendo riferimento ai risultati di un’indagine condotta su soggetti adolescenti, ha messo in luce il venir meno della capacità e della disponibilità dei genitori ad ascoltare i propri figli. Un momento della tavola rotonda che si è svolta in Pubblica il 9 giugno scorso (foto: Andrea Campanini) Da parte sua, don Luigi Valentini, basandosi sull’esperienza maturata per 26 anni nella comunità di recupero “Betania”, ha messo in guardia da un’eccessiva fiducia nell’efficacia del proprio intervento e del proprio ascolto e da risposte di tipo emotivo: la strada da percorrere è lunga e la conoscenza e la confidenza si stabiliscono soltanto attraverso un percorso graduale. Sul modo di intendere e praticare l’ascolto da parte dei volontari di Telefono Amico, si è incentrata la relazione di Fabrizio Gialdi, invitato a rappresentare il servizio dell’Ap all’interno della tavola rotonda. Oltre a fornire alcuni dati sulle diverse tipologie di chi si rivolge al servizio, ha esposto i principali problemi con i quali gli operatori si debbono quotidianamente misurare. Nel ricco dibattito che è seguito, gli interventi del pubblico e le risposte dei relatori hanno evidenziato altre questioni meritevoli di approfondimento. Tra queste: l’impatto delle nuove tecnologie, il bisogno di ascolto da parte degli anziani, la differenza tra ascolto a fini terapeutici ed educativi e ascolto privo di tali finalità, l’utilizzo del Telefono Amico come fuga dalla realtà, come rifugio in un mondo virtuale. Brunella Cassinelli LA RIFLESSIONE LA VOCE È UN ASPETTO IMPRESCINDIBILE DELLA COMUNICAZIONE, INSIEME ALLE PAROLE E ALL’UNIVERSO MIMICO E GESTUALE Come una farfalla che sbatte le ali Sono numerosi gli esseri viventi che emettono suoni, a volte rudimentali, a volte ripetuti incessantemente, come quelli di rane e cavallette. A volte, al contrario, sono magnificamente elaborati, come in alcuni uccelli. Ancora più numerose, sono le emissioni sonore che sfuggono completamente, come quelle del meraviglioso universo marino: silenzioso solo per le nostre orecchie. Grido d’allarme o canto d’amore, i suoni che emettono gli esseri viventi testimoniano completamente la coscienza verso l’altro. Si può considerare per certo che, dall’inizio della storia dell’umanità, non sono esistiti uomini che abbiano avuto la stessa voce. La voce resta, come il viso e la scrittura, il riflesso non falsificabile della personalità, ma non inalterabile del nostro “io”. Essa è tributaria della vita biologica, modificata dalla muta, ed è sotto la dipendenza della psiche. È intrecciata al respiro e quindi alla vita. Il pianto del neonato è la prima testimonianza di presenza alla vita. Quando chiediamo a un amico: “Come va?”, la vera risposta ci viene non tanto dalle parole della risposta, ma dal tono di voce con cui sono pronunciate. La voce è la sostanza materiale delle parole, sostanza che comunica spesso in maniera difforme quello che le parole dicono. Fingere con le parole è a volte difficile, ma non certo impossibile; impresa ardua è, invece, modificare la voce per esprimere un’emozione che non si prova. Un racconto Zen dice: “Da quando sono cieco, non posso osservare la faccia delle persone, e allora devo giudicare il loro carattere dal suono della voce. Il più delle volte, quando sento qualcuno che si congratula con un altro per la sua felicità o per il suo successo, afferro anche una segreta sfumatura d’invidia”. Un “ti voglio bene” pronunciato con timbro di voce aspro e con una postura corporea in chiusura, esprime una profonda incongruenza tra il messaggio verbale e non verbale, con il risultato di rendere l’enunciato stesso poco credibile all’interlocutore. La comunicazione si basa su aspetti verbali, le parole propriamente dette, non verbali, tutto l’universo mimico e gestuale, e paraverbali, la voce come suono. Il linguaggio colma la vita dell’uomo: non è solo espressione verbale, ma anche comprensione, pensiero, messaggio scritto, lettura, comunicazione, condizione imprescindibile nei rapporti umani. Gli scambi verbali permettono il contatto continuo con l’ambiente, favoriscono gli apprendimenti e l’evoluzione del singolo e della specie. Affinché un messaggio possa essere correttamente trasmesso e ricevuto è necessario che sia esattamente codificato da chi lo trasmette e che l’apparato ricevente di chi lo capta sia in grado di decodificarlo. La produzione vocale s’inscrive in un comportamento corporeo globale che include contemporaneamente la voce, il gesto, la postura e il vissuto psicologico. La voce è generata dalle corde vocali. Esse sono come ali di farfalla. L’aria che le attraversa le fa aprire e vibrare. Sono preziose, delicate ed agili proprio come ali di farfalla. Susanna Serranò 7 LA BACHECA APPUNTAMENTI E SPUNTI DI RIFLESSIONE Ringraziamento Una festa non può avere successo senza un aiuto da parte degli amici. La Pubblica ha la fortuna di averne tanti, che anche quest’anno hanno regalato il loro sostegno e la loro disponibilità. Le serate della Settimana della Pubblica di inizio giugno hanno ricevuto il contributo prezioso di: Pietro Gazzani Anna Opel Gianni Leonini Michele Indelicato e la sua Meri Young Band Andrea Pedrelli Pizzeria La Barchetta Personale Volontario Centro Sociale Orti Crocetta Supermercato Paladini San Prospero Azienda Agricola Unipig Prosciuttificio BEA srl Dott. Andrea Riccò Luca Patini Camst - Pierpaolo Zilioli Molinari S.p.A. Daniele Venturi Comitato Provinciale Parma di Protezione Civile I volontari del Centro sociale Orti Crocetta alle prese con la torta fritta, durante la Settimana della Pubblica 2009 (foto: Cecilia Barantani) …e tutti i volontari e dipendenti dell’Assistenza Pubblica che hanno prestato servizio apparecchiando, sparecchiando, pulendo, mangiando, ridendo… Grazie di cuore! Dentro una canzone Diamonds on the inside I knew a girl Her name was truth she was a horrible liar She couldnt spend one day alone but she couldnt be satisfied When you have everything you have everything to lose She made herself a bed of nails and shes planning on putting it to use But she had diamonds on the inside She had diamonds on the inside She had diamonds on the inside Diamonds A candle throws its light into the darkness In a nasty world so shines a good deed Make sure the fortune that you seek Is the fortune that you need Tell me why the first to ask Is the last to give every time What you say and do not mean follows you close behind She had diamonds on the inside She had diamonds on the inside She wore diamonds on the inside Diamonds Diamonds Like the soldier long standing under fire any change comes as a relief Let the givers name remain unspoken she is just a generous thief She had diamonds on the inside She had diamonds on the inside She wore diamonds on the inside She wore diamonds Oh - diamonds She had diamonds She wore diamonds Diamonds Avviso ai soci contribuenti Diamanti dentro Conoscevo una ragazza il suo nome era verità, era una terribile bugiarda Non sapeva passare un giorno da sola ma non riusciva a essere soddisfatta Quando hai tutto hai anche tutto da perdere Si era preparata un letto di chiodi e stava progettando di metterlo in uso Perché aveva diamanti dentro Perché aveva diamanti dentro Perché aveva diamanti dentro Diamanti Una candela getta luce nell’oscurità in un mondo infame così splende sulle buone azioni Sii certo che la fortuna che cerchi sia la fortuna di cui hai bisogno Dimmi perché il primo a chiedere è sempre l’ultimo a dare Quello che dici e non pensi veramente ti segue da molto vicino Come un soldato che sta a lungo sotto il fuoco qualsiasi cambiamento arriva come un sollievo Lascia che il nome del donatore rimanga sconosciuto perché lei è solo una ladra generosa Ma aveva diamanti dentro Perché aveva diamanti dentro Indossava diamanti dentro Ricordiamo ai soci contribuenti che non avessero ancora provveduto che è giunto il momento di rinnovare la tessera per l’anno 2009. Il costo della tessera è rimasto invariato e i soci possono provvedere al versamento con le modalità utilizzate nell’anno 2008. Grazie per il sostegno e la collaborazione!! C/c postale n. 14867436 IBAN IT42G0623012701000077357358 IBAN IT11L0693012700000000000319 IBAN IT50W0538712700000001191712 Appuntamento La Croce Verde di Noceto organizza, nell’ambito del Centenario della sua fondazione, il ciclo di incontri dal titolo: Aspetti sanitari e organizzativi nella gestione degli eventi maggiori. Gli incontri si terranno il 12, 19 e 26 settembre e il 3 ottobre, al Teatro Moruzzi di Noceto. Per informazioni telefonare al numero: 338 4924564. Ben Harper, Diamonds on the Inside (2003) Dentro una poesia Indaffarato a vivere Indaffarato a vivere ti hanno detto che agitarsi fa bene trotti ogni giorno di più inciampi sempre più spesso. E sei gonfio di bile e tossine di piccole invidie e rancori, grasso di tutti gli odori che non riesci a annusare. - Questa è la vita – dici e povero me che ti vedo sempre più ottuso e più stanco eccitato da qualunque sciocchezza. Tito Balestra, Se hai una montagna di neve tienila all’ombra (Garzanti, 1979) Rettifica Nell’articolo “Ma l’ambulanza si paga?”, apparso sullo scorso numero de “La Pubblica”, si legge, in merito ai costi del servizio: “[…] per i trasporti in città, entro i 30 chilometri andata e ritorno, è pari a 26 euro […]”. Il Comitato di redazione, nel ridurre il testo preparato da Gianpaolo Cadei, non ha interpretato correttamente il pensiero dell’autore e se ne scusa con lui e con i lettori: entro i 30 chilometri, il costo di 26 euro si riferisce a un solo viaggio, o di andata o di ritorno; pertanto, chi usufruisca del servizio di ambulanza per un trasporto sia di andata che di ritorno, spende 52 euro. La Pubblica Quadrimestrale dell’Assistenza Pubblica - Parma Anno II, numero II, agosto 2009 Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Parma n°10/2002 del 18/04/2002 Poste Italiane S.p.A - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1,comma 2- Aut. n° 080022 del 11/04/2008 - DCB PR Proprietà Asssistenza Pubblica – Parma (ONLUS) Viale Gorizia, 2/a, Parma Tel. 0521.224922 Fax: 0521.224920 Sito: www.apparma.org E-mail: [email protected] Direttore Editoriale Filippo Mordacci Direttore Responsabile Mariagrazia Villa Comitato di Redazione Cecilia Barantani Antonio Bertoncini Brunella Cassinelli Mariapaola Froldi Cristiana Madoni Hanno collaborato a questo numero: Luca Bellingeri Gianpaolo Cadei Rami Haidar Alessandra Renda Susanna Serranò Realizzazione grafica e stampa Artegrafica Silva Via Nazionale, 23 – Collecchio (Parma)