(
Tartufo )
)
COMUNE DI ANCONA
REGIONE MARCHE
PROVINCIA DI ANCONA
PROVINCIA DI PESARO URBINO
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI
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(
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presentano
(
Nei primi anni Sessanta
lʼeditore Einaudi progettò una
larga selezione del teatro molieriano in due volumi e mi chiese,
nella persona di Renato Solmi, di occuparmene e di trovargli
traduttori. Volevano un classico tradotto da una nidiata mista di
poeti e prosatori. Un Millennio. Come prefatore suggerii Gadda,
il quale si dichiarò tentato, ma riluttante al compito irrecusabile di
denunciare le piaggerie di Molière nei confronti di Louis XIV. Fra i
testi che avrei dovuto tradurre io cʼera il Tartuffe. Me lʼero attribuito
di malavoglia. Mi sembrava che quel povero prete dal collarino
sudicio avesse pochissimo da dirmi. Starnutivo al solo pensiero
di tutta la polvere depositata dai secoli sul suo abituccio senza
pizzi e ornamenti, nero e miserabile emblema espiatorio di tutti gli
impostori venuti dopo di lui. Poi, per svogliatezza un poʼ mia e un poʼ
dellʼeditore, il progetto fu accantonato. Ma col tempo, non ricordo
come e perché, dopo aver percorso un lungo viaggio sotterraneo, il testo
di Molière emerse dal letargo in cui lʼavevo lasciato cadere. Era il 1968.
“Il ne faut pas livrer certaines questions graves à la canaille” – ricordo il
fastidio che mi dava questa famosa opinione di Baudelaire, ritrovata in
apertura di un breve saggio introduttivo di Macchia a un Tartuffe tradotto
in prosa da Quasimodo per un volume della Rai. “Questions graves”? Era
opinione di Baudelaire che il Tartuffe fosse un pamphlet davanti al
quale qualunque ateo, “sʼil est simplement un homme bien élevé”,
avrebbe fatto bene a storcere il naso. Oh là, un problema di classe?
Di signorilità, di educazione? Lʼespressione “questions graves” è già
una forma dʼipocrisia, e limitare il trattamento di certe questioni al
raggio delle persone bene educate è una di quelle restrizioni che si
possono perdonare alla cultura dellʼancien régime, un poʼ meno a
quella dellʼOttocento, dove il perbenismo e lʼeccesso di sensibilità
)
5
campagne devastate e bruciate a recitare davanti a una spensierata
famigliola la santità e la volgarità, attore insieme grande e
mediocre, impenetrabile e sicuro di sé, intelligente, flessibile,
austero, inventore di capziosi compromessi da gesuita e capace
di dolcezze da portorealista, carico di odio contro tutti e pronto
a dare il cuore in cambio della più piccola illusione di amore e
di conquista, sommergeva qualunque bibliografia. Quali erano
i pensieri di Tartuffe nel segreto della sua stanzuccia, nella sua
tana, prima di entrare in scena? Che cosa aveva visto in lui un
capofamiglia volgare, uno dei tanti borghesi, dei tanti tirannelli
di Molière vessati, spiati, incompresi dai famigliari? Che cosa
gli aveva prestato Molière di se stesso, che cosa aveva messo
di suo nel servilismo, nella ribellione, nellʼastuzia, nella fame di
potere, nella libidine di quel poveraccio in fuga, braccato come
Don Giovanni? Se si pensa che il nesso dom Juan-Tartuffe, con
MikeMike
(
al discrimine sociale hanno sempre qualcosa di vagamente cafone.
Mi conosco abbastanza per sapere quanto unʼespressione del
genere possa invogliarmi a sfidarla. Lasciai perdere i primi due
atti e mi buttai nel terzo. Cominciai a tradurre dallʼingresso in
scena di Tartuffe: “Laurent, serrez ma haire avec ma discipline…”.
Tartuffe fa aspettare due atti il suo ingresso in scena. Non cʼera da
meravigliarsi che gli fosse stata necessaria una lunga anticamera
per farsi notare da un postero che non si era mai curato di lui.
Mi trovai fra le mani un copione sconosciuto, un oggetto
che bruciava. Ogni battuta era una sorpresa. Nulla di ciò che era
scritto sul Tartuffe avrebbe potuto illuminarmi più del nudo testo
che avevo sotto gli occhi, tale era la sua spontanea appartenenza
alle tenebre e ai sottosuoli del secolo che ci appartiene. La
corrente di modernità che sentivo sprigionare dal quel povero
ipocrita, misterioso e insolente anticorpo venuto dal fango di
)
7
(
le sue simmetriche corrispondenze speculari, tiene ancora oggi
impegnate le mie energie e la mia volontà di lavoro, ci si può
fare unʼidea del capogiro che mi dette allora tradurre il Tartuffe.
Impostore? Ipocrita? Quel Rasputin col deserto alle spalle,
pieno di austerità e di vitalità? Tartuffe trascende le categorie
morali, e anche quelle tradizionalmente comiche. “Ce ne point
parce que Tartuffe est hypocrite que sa victime est comique”,
ha osservato così acutamente Ramon Fernandez. Comica non
è la falsa devozione. Comico è il cortocircuito che si crea fra
il nostro bisogno di serenità spirituale e la nostra incredulità,
fra lʼanima di un credente e lʼanima di un babbeo, fra i nostri
desideri e le favole del Tao e dello Zen. Comico è il nesso di
pietà religiosa, lo slancio di carità, lʼagape che si celebra fra
due esseri antitetici che si scambiano e si regalano, in una
festa sublime dello spirito e dellʼimbecillità, uno – il borghese
pieno di soldi – la malattia di vivere, la famiglia, gli affari, il
cibo, la moglie; lʼaltro – il tonsurato ribelle – la povertà, la
contemplazione, il peccato, la coscienza del male, la guarigione,
il regno dei cieli.
Che questo cortocircuito abbia creato scandalo e antipatia negli
uomini di fede, nei benpensanti e negli atei bien élevés è del tutto
ovvio. Ludovico Antonio Muratori, se la memoria non mʼinganna,
ha speso parole di fuoco, di vero odio nei confronti di Tartuffe. Lo si
può giustificare. Eʼ stato il capostipite di una tradizione. Con le sue
ascendenze talari, consolidate dalla Controriforma, lʼintellettuale
italiano è per definizione un nemico storico di Tartuffe, portato
a limitare lʼimportanza culturale del personaggio di Molière e
a ricondurla a un modesto episodio satirico di cattivo gusto.
In sostanza, a cancellarla. La cultura italiana ha fatto di tutto
per ignorare Tartuffe, per nasconderlo, lasciando che di questa
)
9
(
immagine del profondo se ne occupassero molto più i mangiapreti
che non gli storici del teatro. In un certo senso, debbo dirmi
fortunato. La riduzione di Tartuffe al cliché dellʼipocrita ebbe per
effetto di consegnarmelo come nuovo. La sua immagine mi arrivò
addosso con la forza di quelle impressioni che scuotono lʼabituale
rappresentazione che ci facciamo delle cose, con la stessa forza
– non trovo paragone migliore – con cui si presentavano a Proust
le immagini dipinte da Elstir (e i personaggi di Dostoievschi): non
secondo un ordine logico e casuale, bensì “dans lʼordre des nos
perceptions”. Come “unʼillusion qui nous frappe”, un “effet” che
viene prima della causa che lo produce. Si sa, il teatro è il regno
degli effetti che arrivano prima della loro causa. Ma nel Tartuffe
il teatro trionfa ben al di là del suo regime ordinario. Mettendo
in scena un attore che recita la simulazione, Molière ha creato un
cortocircuito, ha messo in scena il teatro non solo nella sua finzione
ma nella sua essenza. Non sapevo chi fosse Tartuffe. Un impostore?
Un ribelle? La sua realtà non è altro che il modo in cui egli si
presenta. Sapevo solo che la sua immagine, pura incarnazione del
teatro, mi appariva capovolta rispetto a uno stereotipo tradizionale.
Allʼorigine di questo mutamento di prospettiva cʼera una scintilla
prodotta dallʼincontro di tempi, luoghi, civiltà, culture diverse. Mi
sembrava che il testo di Molière mi restituisse nella sua purezza
originaria una realtà mostruosa, mista di Seicento e di Novecento.
La ripugnanza di Tartuffe si eclissava e cambiava aspetto. Diventava
una fonte di seduzione.
CESARE GARBOLI
Il brano è tratto dal
Poscritto che chiude
il volume Un poʼ prima
del piombo, Sansoni
Editore, Milano 1998
)
11
(
)
13
(
note di regia
Spesso mi domandano perché ritorno così
volentieri a Molière. Come Shakespeare, Molière ha scritto per
gli attori, e io sono un attore che lavora con altri attori. Una
commedia di Molière si rivela in scena, grazie agli attori. Le sue
battute sono battute per un copione, non per un libro.
Cosa cʼè di più emozionante e di più esaltante per un attore che
accogliere quel dono che, alcuni secoli fa, due attori lasciarono
a coloro che sarebbero venuti; ossia il dono di alcune pièces e di
alcuni personaggi che gli attori futuri avrebbero potuto rendere
presenti sulla scena?
Ma tutto rimarrebbe lettera morta se, nel tempo, non nascessero
grandi attori e grandi traduttori.
Per nostra fortuna – e mia in particolare – è successo, nellʼultimo
trentennio del secolo scorso, che il genio di un grande critico
affondasse le sue radici in una vocazione teatrale fortissima; che
una lettura critica di straordinaria intelligenza e originalità, fosse
accompagnata dal talento mimetico di un grande attore: così
abbiamo le traduzioni di Cesare Garboli.
Le note di regia sono unʼ enorme seccatura: uno spettacolo parla,
se parla, da sé; non ha bisogno delle spiegazioni del “regista”.
Chi è Tartufo lo decidano gli spettatori. Noi, così comʼ è
implicito nella traduzione di Garboli, oltre che nei suoi
numerosissimi scritti su Tartufo, abbiamo cercato di mantenere,
alla commedia e al personaggio, la loro sostanziale ambiguità;
superando il cliché dellʼipocrisia e vedendo il personaggio di
Tartufo anche “in positivo”: un servo che usa lʼintelligenza e gli
strumenti della politica per fare carriera e diventare, da servo,
padrone.
Ma tutto questo, e le risonanze contemporanee che la commedia
e il personaggio possono produrre, è solo attraverso il teatro
che lo si può cogliere. Figuriamoci poi in una commedia come
Tartufo, dove il teatro è talmente importante da diventarne, forse,
il tema principale.
CARLO CECCHI
)
15
(
“Chi lo segue
ritrova una pace profonda, e il mondo se lo
scorda, come fosse concime. […] Tartufo mʼinsegna a non amare
niente, distacca la mia anima da qualsiasi emozione”1. È davvero tutta
qui, come lui stesso la descrive, la ragione della magnifica ossessione
del ricco Orgone per Tartufo, “finto credente” – così lo indica Molière
nella tavola dei personaggi – che si è tirato in casa e a cui sta concedendo
tutto, come accade in ogni vera - e dunque cieca – dedizione amorosa?
Il testo non aiuta a formulare rassicurazioni in tal senso. Se il vertice
dellʼimpostura di Tartufo si compie attraverso lʼammissione – e
addirittura lʼamplificazione - di quanto realmente accaduto, verità e
menzogna sono piani tanto intersecati da confondersi. Unica certezza
è lʼeffetto che sortisce da tale confusione: “comico è il cortocircuito
che si crea fra il nostro bisogno di serenità spirituale, fra lʼanima di
un credente e lʼanima di un babbeo, fra i nostri desideri e le favole
del Tao e dello Zen. Comico è il nesso di pietà religiosa, lo slancio di
carità, lʼagape che si celebra tra due esseri antitetici che si scambiano
e si regalano, in una festa sublime dello spirito e dellʼimbecillità,
uno – il borghese pieno di soldi – la malattia di vivere, la famiglia, gli affari, il cibo, la moglie; lʼaltro
1. Molière, Tartufo,
– il tonsurato ribelle – la povertà, la contemplazione, il
traduzione di C.
Garboli, Einaudi,
peccato, la coscienza del male, la guarigione, il regno
Torino 1974,
2
dei cieli” . Comica è la struttura stessa dellʼopera.
pp.25-27
“Chi è Tartufo? Un impostore o un eroe? Unʼimmagine
2. C. Garboli, Un poʼ
del profondo, o un piccolo arrampicatore sociale, arprima del piombo,
Sansoni, Milano
rivato senza scarpe nella famiglia che lo ospita? Un
1998, pag.352
bersaglio satirico o il giustiziere di una finzione che
3. C. Garboli,
si ripete allʼinfinito?”, si chiede Cesare Garboli al
Prefazione a Molière,
momento di pubblicare la sua traduzione dellʼopera
Tartufo,
cit., pag.XVII
nel ʼ74, traduzione che confessa di aver condotto
“sfacciatamente, il viso sconciato da quella sghignazzata che di regola definisce i criminali sul punto
di avere esaurito le cartucce, e di essere ammanettati”3. Anche oggi,
alla prova della scena, la domanda di Garboli risuona inevasa. Chi è
)
19
(
4. C. Garboli,
Tartufo? Non è dato saperlo. Si può solo prendere atto del
Storie di seduzione,
Einaudi, Torino
dilagare definitivo di un disorientamento, ammettere che
2005, pag.296
lʼambiguità si è fatta così spessa da essere impenetrabile.
Ma “per sorprendere il Tartuffe, e coglierlo nella sua vera
essenza di copione ancora medievale e di farsa tragicomica così lungimirante, così diagnostica della psicologia moderna, ci vuole un forte istinto
teatrale”4: solo il teatro è il luogo in cui Tartufo può far esplodere tutta intera
lʼambiguità della sua natura, riaprendo la porta alle infinite interpretazioni.
“Nel Tartuffe”, continua ancora Garboli, “il teatro trionfa ben al di là del
suo regime ordinario. Mettendo in scena un attore che recita la simulazione,
Molière ha creato un cortocircuito, ha messo in scena il teatro non solo
nella sua finzione, ma nella sua essenza. […] Tartuffe non ha identità. La
sua teatralità trionfa vicino a personaggi che recitano se stessi, che hanno
5. C. Garboli,
un corpo e unʼanima identificabili secondo uno schema
Un poʼ prima del piombo,
cit., pp. 353-361
teatrale codificato. Basta però che Elmire, nella scena
6. C. Garboli, Falbalas,
in cui finge di cedere, decida a sua volta di recitare la
Garzanti, Milano 1990,
simulazione e di trasformarsi in unʼattrice al quadrato,
pag.135
5
perché il grande personaggio si sciolga nel niente” .
Proprio perché il gioco del Tartufo è tutto intessuto di ipocrisia ha bisogno
del teatro, perché “il palcoscenico (lo spettacolo) è solo il momento e il
luogo dove un sistema illimitato dʼipocrisia riesce a manifestarsi nel suo
fulgore e nella sua oscenità, spiegando un sorriso trionfale grazie al quale
lʼipocrisia si smentisce e si rivela. Lʼipocrisia si confessa a teatro, si scopre,
e si libera nella festa e nel gioco”6.
Chi è, dunque, Tartufo? Forse il teatro stesso, gioco bello e terribile.
GILBERTO SANTINI
)
21
Cesare Garboli, foto effigie
(
CESARE GARBOLI
ANGELICA IPPOLITO
CARLO CECCHI
Tra i più importanti saggisti e
critici letterari del Novecento,
nasce a Viareggio nel 1928.
La sua produzione è incentrata
essenzialmente sullo studio e la
critica di alcuni dei maggiori autori
italiani, tra i quali Natalia Ginzburg,
Elsa Morante, Sandro Penna,
Antonio Delfini, Roberto Longhi,
Mario Soldati e Giovanni Pascoli.
Ha scritto di poesia, teatro e arti
figurative. Ha insegnato nelle
Università di Roma, Macerata e
Zurigo.
Amplissima anche la sua attività di
curatore editoriale per le maggiori
case editrici italiane, per le quali ha
spesso riportato alla luce testi rari e
dimenticati.
Ha tradotto per il teatro opere
di Shakespeare, Marivaux,
Gide, Pinter e, con la sua
attività di traduttore e saggista,
in particolare con le originali
“ipotesi” circa Tartufo e Don
Giovanni, ha determinato la
rinascita dellʼinteresse per il teatro
di Molière. Di questo autore,
ha tradotto un ampio corpus di
opere, la cui raccolta completa è
in preparazione presso lʼeditore
Einaudi.
Muore a Roma, nellʼaprile del 2004.
Nata a Napoli, si trasferisce bambina
a Roma, dove vive attualmente. Nel
1967 frequenta lʼAccademia dʼArte
Drammatica e nel ʼ68 partecipa al
primo “Granteatro”, compagnia formata
da Cecchi, Graziosi e Hartmann.
Nel ʻ68/ʼ70 entra nella compagnia
di Eduardo de Filippo dove resterà
per circa dodici anni recitando quasi
tutto il repertorio eduardiano; al teatro
alterna varie apparizioni televisive, fra
cui il ciclo del Teatro di Eduardo. Nel
cinema lavora con registi quali Zampa,
Lattuada e Damiani. Nel 2001 lavora
nuovamente con Cecchi, a Palermo, nel
Leonce e Lena di Büchner; tra il 2003
e il 2007 recita nella messa in scena
di: Sei personaggi in cerca dʼautore di
Pirandello, Tartufo di Molière e Sik Sik
lʼartefice magico di Eduardo, con la
regia di Carlo Cecchi.
Dopo aver frequentato, allʼinizio degli
anni Sessanta, lʼAccademia Nazionale
dʼArte Drammatica come allievo attore, dal
1968, anno di fondazione del suo proprio
teatro, ha diretto molti spettacoli e recitato
molti ruoli. Si ricordano qui: Il borghese
gentiluomo, Il misantropo di Molière (con
le traduzioni di Cesare Garboli), Woyzek
e Leonce e Lena di Büchner, Il bagno di
Majakovski, Lʼuomo, la bestia e la virtù
di Pirandello, Il compleanno di Pinter,
Finale di partita di Beckett e molte volte
Shakespeare, fra cui una trilogia: Amleto,
Sogno di una notte dʼestate, Misura per
misura. Con il Teatro Stabile delle Marche
ha in repertorio, dopo quattro stagioni, Sei
personaggi in cerca dʼautore di Pirandello,
Tartufo di Molière, Claus Peymann compra
un paio di pantaloni e viene a mangiare
con me/Sik Sik lʼartefice magico di Thomas
Bernhard/Eduardo de Filippo.
)
29
(
LICIA MAGLIETTA
VIOLA GRAZIOSI
Si laurea in architettura mentre debutta in
teatro con Mario Martone in Tango glaciale,
poi Otello, Coltelli nel cuore, Alphaville e
Rasoi nella versione anche cinematografica.
Lavora ancora con Toni Servillo, Elio De
Capitani e Carlo Cecchi in La Locandiera
e Leonce e Lena. Dirige e recita in Delirio
Amoroso di Alda Merini (sua la regia della
ripresa televisiva), Lʼuomo atlantico di M.
Duras, Lamìa di L. Stella, Vasta è la prigione
di A. Djebar, Digiunare e divorare di A.
Desai, Una volta in Europa di J. Berger.
Con alcuni musicisti della Scala mette in
scena il concerto Casa Schumann. Nel
cinema debutta in Morte di un matematico
napoletano, poi in Lʼamore molesto di
M. Martone. Protagonista in Le acrobate,
Pane e tulipani e Agata e la tempesta di S.
Soldini, in Luna Rossa di A. Capuano e Nel
mio amore di S.Tamaro. Alcuni film per la
televisione.
Nata a Roma nel 1979 esordisce in teatro
allʼetà di sedici anni con Piero Maccarinelli
in Una sera a Sorrento di Turgenev e lʼanno dopo con Carlo Cecchi nella Trilogia
shakespeariana (Amleto, Misura per misura,
Sogno dʼuna notte dʼestate). Dopo tre anni
di Trilogia si trasferisce a Parigi dove viene
ammessa al Conservatore National Supérieur
VITO DI BELLA
Nasce a Palermo, si diploma nel ʼ95 presso la
Scuola del Teatro Stabile di Torino diretta da
Luca Ronconi, dopo la quale vince il premio
“Gianni Agus”. Lavora con Robert Wilson
negli spettacoli: T.E.S., 70 Angels on a
Façade e G. A Story; con Piero Maccarinelli
in La Partitella di Manfredi e con Pietro
Carriglio in Girotondo di Schnitzler e con
Walter Manfré in Palermo ai tempi di
Serpotta. Con Carlo Cecchi ha lavorato nella
Trilogia shakespeariana (Amleto, Misura
per Misura, Sogno di una notte dʼestate) e
nelle Nozze di Cechov. Eʼ stato inteprete in
La solitudine dei campi di cotone di Koltés,
(regia di Davide Iodice) e in Death and
Dancing di Clair Dowie (regia di Walter
Malosti). A New York ha interpretato Kaos,
spettacolo off Broadway diretto da Martha
Clarke. In televisione ha lavorato per alcuni
seriali, tra i quali: Compagni di scuola, Tutti i
sogni del mondo e Un posto al sole.
dʼArt Dramatique. Qui lavora, tra gli altri,
con Dominique Valadié nellʼAgamennone
di Eschilo, con Alain Françon nei Drammi
di guerra di Edward Bond, con Hélène
Vincent in Come vi piace di Shakespeare e
con Marcel Maréchal in Ruy Blas di Victor
Hugo. Nel cinema debutta con Francesca
Comencini in Le parole di mio padre, e in
televisione con Michele Soavi nel film sulla
vita di S.Francesco dʼAssisi. Ritrova Carlo
Cecchi nellʼultima ripresa dei Sei Personaggi
in cerca dʼautore di Pirandello e in Tartufo
di Molière. Lavora poi con Giorgio Ferrara
in Processo a Tiberio di Corrado Augias
e Vladimiro Polchi. Il suo interesse per il
teatro la porta anche a laurearsi in Studi
Teatrali alla Sorbonne nellʼestate 2007.
FRANCESCO FERRIERI
Nasce a Roma nel ʼ76. Scrive ed interpreta
a diciassette anni il suo primo testo teatrale
dal titolo Puro, realizzato con la regia di
Turchetta. La sua formazione prosegue
alla Scuola del Teatro Stabile di Genova.
Qui interpreta, tra le altre opere, Donne
allʼassemblea di Aristofane (regia di
Messeri), Anima buona del Sezuan di
Brecht (regia di Sciaccaluga), Edipo Re
di Sofocle (regia di Mesciulam). Con i
Gloriababbi lavora in Take me away di G.
Marphy e in Riccardo III di Shakespeare
(regia di Filippo Dini). Dal 2003 fa parte del
gruppo Narramondo diretto da N. Pannelli,
con il quale prende parte alle Lettere dei
condannati a morte della Resistenza europea
e collabora alla stesura di La Tragedia
negata. Da Carlo Cecchi è stato scelto per il
ruolo del Figlio nei Sei Personaggi in cerca
dʼautore di Pirandello, per il ruolo di Valerio
in Tartufo e come assistente alla regia per
Claus Peymann compra un paio di pantaloni
e viene a mangiare con me/Sik Sik lʼartefice
magico di Bernhard/de Filippo.
)
31
(
ELIA SCHILTON
Di madrelingua francese, si diploma presso
lʼAccademia dei Filodrammatici di Milano.
Debutta nel 1978 con La Duchessa di Amalfi
di Webster, regia di Missiroli, col quale
lavora anche in Verso Damasco di Strindberg
e Antonio e Cleopatra di Shakespeare.
Collabora a più riprese con Carlo Cecchi che
lo dirige in Il Misantropo e George Dandin
di Molière, nella Trilogia shakespeariana
(Amleto, Sogno di una notte dʼestate, Misura
per misura), in Hedda Gabler di Ibsen e
Claus Peymann compra un paio di pantaloni
... di Bernhard. È diretto da Luca Ronconi in
Professor Bernhardi di Schnitzler, Drammi
di guerra di Bond, Lo specchio del diavolo di
Ruffolo e Troilo e Cressida di Shakespeare;
con G. De Bosio in Avaro di Molière; con
Beppe Navello in Spettri di Ibsen, con M.
Morini in Creditori di Strindberg; con F.
Crivelli in Un cappello di paglia di Firenze
di G. Labiche; con T. Conte in Ubu Roi di
Jarry e I Persiani di Eschilo; con W. Le Moli
in Antigone di Sofocle; con I. Spinelli in
Repubblica di Platone. Per il cinema è stato
interprete in film di Brusati, Fago, Bondi,
Papetti e Sorrentino. Per la televisione ha
recitato tra gli altri in film di Giraldi e Sironi.
In radio ha prestato la voce anche in lingua
francese a testi teatrali come Sorveglianza
speciale di Genet e a sceneggiati come Cervo
bianco e Blu Romantic di Alberto Gozzi.
VALERIO BINASCO
ANTONIA TRUPPO
Si diploma alla Scuola del Teatro Stabile di
Genova. Lavora intensamente con Carlo Cecchi,
da Finale di partita di Beckett a La serra di
Pinter e nella Trilogia shakespeariana (Amleto,
Sogno di una notte dʼestate, Misura per misura).
Lavora con Franco Branciaroli (Re Lear di
Shakespeare e Il revisore di Gogolʼ). Come
regista, inizia come assistente di Carlo Cecchi
per Nunzio di Spiro Scimone, di cui poi, firma la
regia di Bar e Il Cortile. La sua attività di attore
e regista prosegue con lo Stabile di Genova (La
Chiusa di Mc Pherson), Firenze (Tradimenti di
Pinter, Ti ho sposato per allegria di Ginzburg),
Roma (regia de Il gabbiano di Cechov e attore
in Edipo a Colono di Sofocle), con lo Stabile
delle Marche (Lotta di negro contro cani di
Kòltes), Parma (Lo straniero di Camus, regista
di Cara professoressa di Razumovskaja). Per il
Teatro Eliseo di Roma e Parma cura la regia di
Noccioline di Paravidino. Lavora alla radio e nel
cinema; tra gli ultimi film: Lavorare con lentezza
di Guido Chiesa, Texas di Fausto Paravidino e
Un giorno perfetto di Ozpetek.
Nata a Napoli nel 1977, si diploma
presso lʼAccademia dʼArte Drammatica
del Teatro Bellini. Successivamente
allʼesperienza napoletana che la
vede attrice per Tato Russo e Carlo
Croccolo, partecipa a molti spettacoli
della compagnia Gloriababbi Teatro:
Gabriele e Zenit (regia di Giampiero
Rappa), Trinciapollo (regia di Fausto
Paravidino), Due Fratelli e Genova 01
(regia di Filippo Dini). Con Carlo Cecchi
lavora in Le Nozze di Cechov, Leonce e
Lena di Büchner, Sei personaggi in cerca
dʼautore di Pirandello e nella ripresa
di Tartufo di Molière. Lʼesperienza
cinematografica si apre con Damiano
Damiani in Ama il tuo nemico e prosegue
con Antonio Capuano in Luna Rossa, con
Sandro Dioniso in La volpe a tre zampe e
con Diego Olivares in H.
RINO MARINO
Laureato in Medicina e Chirurgia, presso
lʼUniversità di Palermo e specializzato in
Psichiatria, con la tesi “Drammaterapia:
aspetti teorici e metodologici e riflessioni
su unʼesperienza di drammatizzazione con
pazienti cronici”, parallelamente allʼattività
di medico, ha frequentato laboratori
teatrali con Carlos Riboty, Gary Brackett
(Living Theatre), Julian Vargas, Grant Mc
Daniel, Yuriy Kordonskiy ed ha scritto,
interpretato e diretto numerosi testi. Dirige
la compagnia di pazienti con disagio
psichico ʻSukakaifaʼ, vincitrice di rassegne
internazionali. Nel 2000 ha ricevuto il
premio nazionale ʻLiolàʼ, per il teatro. Ha
lavorato con Carlo Cecchi, come attore
ed assistente alla regia, in Sei personaggi
in cerca dʼautore di L. Pirandello, e con
Paolo Graziosi ne La lezione di E. Ionesco
e Il teatrante di T. Bernhard.
)
33
(
DIEGO SEPE
Inizia a lavorare da attore e regista
frequentando, tra il ʼ95 e il ʼ98, il laboratorio
teatrale BarDeFé di Umberto Serra a Napoli.
In seguito da attore condivide con Pierpaolo
Sepe un percorso articolato tra la messa
in scena di classici (Antigone di Sofocle,
Filottete nella riscrittura di Müller, Edoardo
II di Marlowe, Finale di partita di Beckett)
e lo studio di autori contemporanei (Per un
pezzo di pane e Il soldato americano di R.W.
Fassbinder, Mauser di Müller, La fine del
Titanic di Enzensberger, La divina mimesis
di Pasolini) che culmina alla trentanovesima
Biennale Teatro di Venezia con Il Feudatario
di Goldoni riscritto da Letizia Russo.
Lavora tra gli altri con Martone, Vacis,
Sepe, CossiaDiFlorioVeno, Plini, Zuccari,
Keradmann e Taheri. Nel 2006 entra nella
compagnia di Carlo Cecchi prendendo parte
agli spettacoli: Sei personaggi in cerca
dʼautore di Pirandello, Tartufo di Molière
e Sik Sik lʼartefice magico di Eduardo de
Filippo.
come costumista con Lorenza Codignola,
Raffaella Giordano, Giorgio Rossi, Stefano
Vizioli, Pino Micol, Federico Tiezzi,
Gabriele Vacis, Alfredo Arias, Antonio
Calenda, Emilio Sagi, Giuseppe Bertolucci,
Dario Fo e Luca Ronconi. Nel 2003 viene
invitato alla quadriennale della scenografia e
dellʼarchitettura teatrale a Praga.
FRANCESCA LEONE
Romana. Insegnante di professione si è
dedicata al teatro per passione seguendo
annualmente seminari e corsi di teatro
e doppiaggio. Entra a far parte della
compagnia di Carlo Cecchi come attrice
in Sei Personaggi in cerca dʼautore di
Pirandello e in Tartufo di Molière. Segue
come assistente di produzione lo spettacolo
Claus Peymann compra un paio di pantaloni
e viene a mangiare con me/Sik Sik lʼartefice
magico di Thomas Bernhard/Eduardo de
Filippo, regia di Carlo Cecchi.
SANDRA CARDINI
Ha lavorato con i più grandi registi e attori
italiani, tra cui Mauro Bolognini, Luciano
Salce, Roberto Benigni, Nino Manfredi e
Thomas Millian. Ha collaborato con Piero
Tosi e Danilo Donati. Tra i suoi ultimi
lavori si ricordano, per il cinema: Texas
di Paravidino, Il Sole Nero di Krzysztof
Zanussi e Gomorra di Matteo Garrone;
per il Teatro: Provaci ancora Sam regia
di Massimo Navone, Ti ho sposato per
allegria, Cara Professoressa, La Chiusa e
Noccioline con la regia di Valerio Binasco.
FRANCESCO CALCAGNINI
Nasce a Pesaro nel 1962, si diploma in
scenografia allʼAccademia di Belle Arti di
Urbino. Ha lavorato in moltissimi teatri
italiani ed europei come scenografo e talvolta
MICHELE DALL'ONGARO
)
Da giovanissimo è tra i fondatori del gruppo
“Spettro Sonoro”, tra le prime formazioni in
Italia a dedicarsi alla musica contemporanea.
Svolge anche attività di critica musicale su
riviste specializzate, in televisione e alla
radio. È autore di numerosa musica eseguita
da interpreti come lʼEnsemble Recherche,
LʼItinereire, 2E2M, Lʼex-Novo Ensemble, il
Quartetto Arditti. Ha collaborato con Claudio
e Daniele Abbado, Luciano Berio, Luca
Ronconi, Amedeo Amodio, Michele Serra,
Stefano Benni, Gianni Rodari, Alessandro
Baricco, Vittorio Sermonti. Dal 1993
al 1998 è stato consulente musicale
del “RomaEuropa Festival”. Eʼ stato
per ventʼanni docente di ruolo in diversi
conservatori. Dal 1997 al 1999 è stato
presidente di Nuova Consonanza. Dal 1999
al 2001 è stato Curatore al settore musica
della Biennale di Venezia. Dal 2000 è il
dirigente responsabile della programmazione
musicale di Radio3.
35
Un ringraziamento particolare al
Piccolo Teatro di Milano,
al Teatro Persiani di Recanati
e al Comune di Recanati.
(
tournèe 2008
9, 10 gennaio - Recanati, Teatro Persiani
11 > 13 gennaio - Pesaro, Teatro Rossini
15, 16 gennaio - Latina, Teatro Comunale
18 > 20 gennaio - Pistoia, Teatro Manzoni
22 gennaio - San Marino, Teatro Nuovo
23 > 27 gennaio - Bologna, Arena del Sole
29 > 31 gennaio - Parma, Teatro Due
1 > 3 febbraio - Ferrara, Teatro Comunale
5 > 7 febbraio - Lucca, Teatro del Giglio
8 > 10 febbraio - Pisa, Teatro Verdi
12 > 17 febbraio, 19 > 24 febbraio - Milano, Teatro Strehler
26 febbraio > 2 marzo - Genova, Teatro della Corte
4, 5 marzo - Alba, Teatro Sociale
6, 7 marzo - La Spezia, Teatro Civico
8, 9 marzo - Legnago, Teatro Salieri
12 > 16 marzo, 18 > 20 marzo - Catania, Teatro Ambasciatori
27 > 30 marzo - Ancona, Teatro delle Muse
1, 2 aprile - Fermo, Teatro Dell'Aquila
3 > 6 aprile - L'Aquila, Teatro Comunale
9 > 13 aprile - Bari, Teatro Piccinni
tournèe 2007
testi libretto a cura di Beatrice Giongo e Gilberto Santini
progetto grafico A.M modi di vedere
foto di scena Bobo Antic
stampa Grafiche Martintype
Urbino, Teatro Sanzio
Ascoli Piceno, Teatro Ventidio Basso
Napoli, Teatro Mercadante
Firenze, Teatro della Pergola
Roma, Teatro Valle
Chieti, Teatro Marrucino
Macerata, Teatro Lauro Rossi
)
37
(
TEATRO STABILE DELLE MARCHE
Teatro Stabile Pubblico
riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali
direttore
Raimondo Arcolai
direttore amministrativo
David Alessandroni
direttore della rete teatrale
ASSOCIAZIONE TEATRO STABILE DELLA CITTAʼ DI NAPOLI
Sandro Pascucci
Consiglio
dʼamministrazione
Uffici di Ancona
Uffici di Fano
presidente
responsabile amministrativo
coordinamento segreteria
vice presidente
responsabile produzioni
e iniziative speciali
programmazione
Fabio Sturani
Simonetta Romagna
Giancarlo Galeazzi
Carlo Maria Pesaresi
Sandro Giorgetti
Italo Grilli
Giorgio Moretti
organo di sorveglianza
Alessia Morani
Soci fondatori
Comune di Ancona
Regione Marche
Provincia di Ancona
Provincia di Pesaro e Urbino
Comune di Fabriano
Comune di Camerano
Comune di Loreto
Comune di Numana
Comune di Sirolo
Aethra s.p.a.
Giampaolo Giampaoli
Gruppo Alceo Moretti Comunicazione
Gaetano Migliarini
revisori dei conti
Paolo Furgiuele
(presidente)
Mauro Gabrielli
Giancarlo Ricci
Katya Badaloni
Francesca Moretti
responsabile produzioni
e distribuzione
Marta Morico
responsabile comunicazione
e ufficio stampa
Beatrice Giongo
assistente ufficio stampa
Paolo Orologi
assistente promozione
Daniele Grilli
responsabile teatro delle
muse e scuola di recitazione
Annamaria Latilla
addetta stampa
Beatrice Terenzi
promozione
e coordinamento grafico
Francesca Polverari
promozione del pubblico
e teatro scuola
Maria Clelia Rossini
coordinamento artistico
progetti teatro ragazzi
Fabrizio Bartolucci
organizzazione tournée
teatro ragazzi
Marina Bragadin
contabilità
Pietro Barazzoni
coordinamento tecnico
dei teatri
segreteria e biglietteria
responsabile sponsor
e ufficio gruppi
Ivana Tomassini
contabilità
uffici di Fano
Gerardo Bendelari
Laura Fabbietti
Cinzia Trafficante
www.stabilemarche.it
Elisabetta Marsigli
responsabile progetti
formazionee e ricerca scuola
Benedetta Morico
via degli Aranci, 2/b
60121 Ancona
tel. 071 5021611
fax 071 5021620
numero per il pubblico
tel. 071 5021630
info@ stabilemarche.it
Davide Albertini
Michela Conti
Nicoletta Robello
uffici di Ancona
(rete teatrale)
responsabile artistico scuola
Luigi Moretti
Soci partecipanti
Comune di Cagli
Comune di Urbania
Comune di Macerata Feltria
Comune di San Lorenzo in Campo
Comune di Novafeltria
Comune di Sant'Angelo in Vado
Comune di Sant'Agata Feltria
Comune di San Costanzo
Comune di Gradara
Comune di Pergola
(sede centrale)
responsabile gestione
del personale e rapporti
con il ministero
Simona Cianci
agibilità e contabilità
Claudia Meloncelli
responsabile tecnico
Mauro Marasà
segreteria
Maria Vittoria Raffaelli
via Gabrielli, 65
61032 Fano
tel. 0721 806462
fax 0721 830146
[email protected]
SOCI FONDATORI
Comune di Napoli
Regione Campania
Provincia di Napoli
Comune di Pomigliano dʼArco
Istituzione per la promozione
della cultura del Comune di
San Giorgio a Cremano
CONSIGLIO
DʼAMMINISTRAZIONE
Rossana Rummo (Presidente)
Laura Angiulli
Angela Maria Azzaro
Giulio Baffi
Francesco Barra Caracciolo
Giuliana Gargiulo
Sergio Sciarelli
COLLEGIO
DEI REVISORI DEI CONTI
Francesco Nasta (Presidente)
Fabio Benincasa
Clementina Chieffo
DIRETTORE
Roberta Carlotto
COMITATO ARTISTICO
Valeria Parrella
Lorenzo Pavolini
Francesco Saponaro
PRODUZIONE
E PROGRAMMAZIONE
Mimmo Basso
Marzia DʼAlesio
Francesca Nicodemo
AMMINISTRAZIONE
Gilda Giannini
Monica Verde
SEGRETERIA
Rosanna Cuomo
Salvatore Cardarelli
Antonio Devoto
UFFICIO STAMPA,
COMUNICAZIONE, EDITING
Sergio Marra
Stefania Maraucci
PROMOZIONE
Anna Minichino
MANUTENZIONE
E PORTINERIA
Ciro De Martino
Giovanni Esposito
Alfonso Stefanelli
PROGETTO
COMUNICAZIONE
Arkè
LOGISTICA
Paolo Buffardi
COORDINAMENTO
TECNICO
Fulvio DellʼIsola
TECNICI
Peppe Cino
Marcello Iale
Enzo Palmieri
Luigi Sabatino
BIGLIETTERIA
E SERVIZI DI SALA
S. Ferdinando s.r.l.
Luciano DellʼIsola
Donatella Maggio
Mercadante
Teatro Stabile di Napoli
piazza Municipio - 80133 Napoli
tel. + 39 081 5510336 - 081 5524214
fax + 39 081 5510339
biglietteria tel.+ 39 081 55103396
www.teatrostabilenapoli.it
[email protected]
)
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Lib-Tartufo. Martintype