( Tartufo ) ) COMUNE DI ANCONA REGIONE MARCHE PROVINCIA DI ANCONA PROVINCIA DI PESARO URBINO MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI ������ ������� ����� �������� ����������������� ������� �� ������� �� �������������� ��� ���� �������� ( �� ������ presentano ( Nei primi anni Sessanta lʼeditore Einaudi progettò una larga selezione del teatro molieriano in due volumi e mi chiese, nella persona di Renato Solmi, di occuparmene e di trovargli traduttori. Volevano un classico tradotto da una nidiata mista di poeti e prosatori. Un Millennio. Come prefatore suggerii Gadda, il quale si dichiarò tentato, ma riluttante al compito irrecusabile di denunciare le piaggerie di Molière nei confronti di Louis XIV. Fra i testi che avrei dovuto tradurre io cʼera il Tartuffe. Me lʼero attribuito di malavoglia. Mi sembrava che quel povero prete dal collarino sudicio avesse pochissimo da dirmi. Starnutivo al solo pensiero di tutta la polvere depositata dai secoli sul suo abituccio senza pizzi e ornamenti, nero e miserabile emblema espiatorio di tutti gli impostori venuti dopo di lui. Poi, per svogliatezza un poʼ mia e un poʼ dellʼeditore, il progetto fu accantonato. Ma col tempo, non ricordo come e perché, dopo aver percorso un lungo viaggio sotterraneo, il testo di Molière emerse dal letargo in cui lʼavevo lasciato cadere. Era il 1968. “Il ne faut pas livrer certaines questions graves à la canaille” – ricordo il fastidio che mi dava questa famosa opinione di Baudelaire, ritrovata in apertura di un breve saggio introduttivo di Macchia a un Tartuffe tradotto in prosa da Quasimodo per un volume della Rai. “Questions graves”? Era opinione di Baudelaire che il Tartuffe fosse un pamphlet davanti al quale qualunque ateo, “sʼil est simplement un homme bien élevé”, avrebbe fatto bene a storcere il naso. Oh là, un problema di classe? Di signorilità, di educazione? Lʼespressione “questions graves” è già una forma dʼipocrisia, e limitare il trattamento di certe questioni al raggio delle persone bene educate è una di quelle restrizioni che si possono perdonare alla cultura dellʼancien régime, un poʼ meno a quella dellʼOttocento, dove il perbenismo e lʼeccesso di sensibilità ) 5 campagne devastate e bruciate a recitare davanti a una spensierata famigliola la santità e la volgarità, attore insieme grande e mediocre, impenetrabile e sicuro di sé, intelligente, flessibile, austero, inventore di capziosi compromessi da gesuita e capace di dolcezze da portorealista, carico di odio contro tutti e pronto a dare il cuore in cambio della più piccola illusione di amore e di conquista, sommergeva qualunque bibliografia. Quali erano i pensieri di Tartuffe nel segreto della sua stanzuccia, nella sua tana, prima di entrare in scena? Che cosa aveva visto in lui un capofamiglia volgare, uno dei tanti borghesi, dei tanti tirannelli di Molière vessati, spiati, incompresi dai famigliari? Che cosa gli aveva prestato Molière di se stesso, che cosa aveva messo di suo nel servilismo, nella ribellione, nellʼastuzia, nella fame di potere, nella libidine di quel poveraccio in fuga, braccato come Don Giovanni? Se si pensa che il nesso dom Juan-Tartuffe, con MikeMike ( al discrimine sociale hanno sempre qualcosa di vagamente cafone. Mi conosco abbastanza per sapere quanto unʼespressione del genere possa invogliarmi a sfidarla. Lasciai perdere i primi due atti e mi buttai nel terzo. Cominciai a tradurre dallʼingresso in scena di Tartuffe: “Laurent, serrez ma haire avec ma discipline…”. Tartuffe fa aspettare due atti il suo ingresso in scena. Non cʼera da meravigliarsi che gli fosse stata necessaria una lunga anticamera per farsi notare da un postero che non si era mai curato di lui. Mi trovai fra le mani un copione sconosciuto, un oggetto che bruciava. Ogni battuta era una sorpresa. Nulla di ciò che era scritto sul Tartuffe avrebbe potuto illuminarmi più del nudo testo che avevo sotto gli occhi, tale era la sua spontanea appartenenza alle tenebre e ai sottosuoli del secolo che ci appartiene. La corrente di modernità che sentivo sprigionare dal quel povero ipocrita, misterioso e insolente anticorpo venuto dal fango di ) 7 ( le sue simmetriche corrispondenze speculari, tiene ancora oggi impegnate le mie energie e la mia volontà di lavoro, ci si può fare unʼidea del capogiro che mi dette allora tradurre il Tartuffe. Impostore? Ipocrita? Quel Rasputin col deserto alle spalle, pieno di austerità e di vitalità? Tartuffe trascende le categorie morali, e anche quelle tradizionalmente comiche. “Ce ne point parce que Tartuffe est hypocrite que sa victime est comique”, ha osservato così acutamente Ramon Fernandez. Comica non è la falsa devozione. Comico è il cortocircuito che si crea fra il nostro bisogno di serenità spirituale e la nostra incredulità, fra lʼanima di un credente e lʼanima di un babbeo, fra i nostri desideri e le favole del Tao e dello Zen. Comico è il nesso di pietà religiosa, lo slancio di carità, lʼagape che si celebra fra due esseri antitetici che si scambiano e si regalano, in una festa sublime dello spirito e dellʼimbecillità, uno – il borghese pieno di soldi – la malattia di vivere, la famiglia, gli affari, il cibo, la moglie; lʼaltro – il tonsurato ribelle – la povertà, la contemplazione, il peccato, la coscienza del male, la guarigione, il regno dei cieli. Che questo cortocircuito abbia creato scandalo e antipatia negli uomini di fede, nei benpensanti e negli atei bien élevés è del tutto ovvio. Ludovico Antonio Muratori, se la memoria non mʼinganna, ha speso parole di fuoco, di vero odio nei confronti di Tartuffe. Lo si può giustificare. Eʼ stato il capostipite di una tradizione. Con le sue ascendenze talari, consolidate dalla Controriforma, lʼintellettuale italiano è per definizione un nemico storico di Tartuffe, portato a limitare lʼimportanza culturale del personaggio di Molière e a ricondurla a un modesto episodio satirico di cattivo gusto. In sostanza, a cancellarla. La cultura italiana ha fatto di tutto per ignorare Tartuffe, per nasconderlo, lasciando che di questa ) 9 ( immagine del profondo se ne occupassero molto più i mangiapreti che non gli storici del teatro. In un certo senso, debbo dirmi fortunato. La riduzione di Tartuffe al cliché dellʼipocrita ebbe per effetto di consegnarmelo come nuovo. La sua immagine mi arrivò addosso con la forza di quelle impressioni che scuotono lʼabituale rappresentazione che ci facciamo delle cose, con la stessa forza – non trovo paragone migliore – con cui si presentavano a Proust le immagini dipinte da Elstir (e i personaggi di Dostoievschi): non secondo un ordine logico e casuale, bensì “dans lʼordre des nos perceptions”. Come “unʼillusion qui nous frappe”, un “effet” che viene prima della causa che lo produce. Si sa, il teatro è il regno degli effetti che arrivano prima della loro causa. Ma nel Tartuffe il teatro trionfa ben al di là del suo regime ordinario. Mettendo in scena un attore che recita la simulazione, Molière ha creato un cortocircuito, ha messo in scena il teatro non solo nella sua finzione ma nella sua essenza. Non sapevo chi fosse Tartuffe. Un impostore? Un ribelle? La sua realtà non è altro che il modo in cui egli si presenta. Sapevo solo che la sua immagine, pura incarnazione del teatro, mi appariva capovolta rispetto a uno stereotipo tradizionale. Allʼorigine di questo mutamento di prospettiva cʼera una scintilla prodotta dallʼincontro di tempi, luoghi, civiltà, culture diverse. Mi sembrava che il testo di Molière mi restituisse nella sua purezza originaria una realtà mostruosa, mista di Seicento e di Novecento. La ripugnanza di Tartuffe si eclissava e cambiava aspetto. Diventava una fonte di seduzione. CESARE GARBOLI Il brano è tratto dal Poscritto che chiude il volume Un poʼ prima del piombo, Sansoni Editore, Milano 1998 ) 11 ( ) 13 ( note di regia Spesso mi domandano perché ritorno così volentieri a Molière. Come Shakespeare, Molière ha scritto per gli attori, e io sono un attore che lavora con altri attori. Una commedia di Molière si rivela in scena, grazie agli attori. Le sue battute sono battute per un copione, non per un libro. Cosa cʼè di più emozionante e di più esaltante per un attore che accogliere quel dono che, alcuni secoli fa, due attori lasciarono a coloro che sarebbero venuti; ossia il dono di alcune pièces e di alcuni personaggi che gli attori futuri avrebbero potuto rendere presenti sulla scena? Ma tutto rimarrebbe lettera morta se, nel tempo, non nascessero grandi attori e grandi traduttori. Per nostra fortuna – e mia in particolare – è successo, nellʼultimo trentennio del secolo scorso, che il genio di un grande critico affondasse le sue radici in una vocazione teatrale fortissima; che una lettura critica di straordinaria intelligenza e originalità, fosse accompagnata dal talento mimetico di un grande attore: così abbiamo le traduzioni di Cesare Garboli. Le note di regia sono unʼ enorme seccatura: uno spettacolo parla, se parla, da sé; non ha bisogno delle spiegazioni del “regista”. Chi è Tartufo lo decidano gli spettatori. Noi, così comʼ è implicito nella traduzione di Garboli, oltre che nei suoi numerosissimi scritti su Tartufo, abbiamo cercato di mantenere, alla commedia e al personaggio, la loro sostanziale ambiguità; superando il cliché dellʼipocrisia e vedendo il personaggio di Tartufo anche “in positivo”: un servo che usa lʼintelligenza e gli strumenti della politica per fare carriera e diventare, da servo, padrone. Ma tutto questo, e le risonanze contemporanee che la commedia e il personaggio possono produrre, è solo attraverso il teatro che lo si può cogliere. Figuriamoci poi in una commedia come Tartufo, dove il teatro è talmente importante da diventarne, forse, il tema principale. CARLO CECCHI ) 15 ( “Chi lo segue ritrova una pace profonda, e il mondo se lo scorda, come fosse concime. […] Tartufo mʼinsegna a non amare niente, distacca la mia anima da qualsiasi emozione”1. È davvero tutta qui, come lui stesso la descrive, la ragione della magnifica ossessione del ricco Orgone per Tartufo, “finto credente” – così lo indica Molière nella tavola dei personaggi – che si è tirato in casa e a cui sta concedendo tutto, come accade in ogni vera - e dunque cieca – dedizione amorosa? Il testo non aiuta a formulare rassicurazioni in tal senso. Se il vertice dellʼimpostura di Tartufo si compie attraverso lʼammissione – e addirittura lʼamplificazione - di quanto realmente accaduto, verità e menzogna sono piani tanto intersecati da confondersi. Unica certezza è lʼeffetto che sortisce da tale confusione: “comico è il cortocircuito che si crea fra il nostro bisogno di serenità spirituale, fra lʼanima di un credente e lʼanima di un babbeo, fra i nostri desideri e le favole del Tao e dello Zen. Comico è il nesso di pietà religiosa, lo slancio di carità, lʼagape che si celebra tra due esseri antitetici che si scambiano e si regalano, in una festa sublime dello spirito e dellʼimbecillità, uno – il borghese pieno di soldi – la malattia di vivere, la famiglia, gli affari, il cibo, la moglie; lʼaltro 1. Molière, Tartufo, – il tonsurato ribelle – la povertà, la contemplazione, il traduzione di C. Garboli, Einaudi, peccato, la coscienza del male, la guarigione, il regno Torino 1974, 2 dei cieli” . Comica è la struttura stessa dellʼopera. pp.25-27 “Chi è Tartufo? Un impostore o un eroe? Unʼimmagine 2. C. Garboli, Un poʼ del profondo, o un piccolo arrampicatore sociale, arprima del piombo, Sansoni, Milano rivato senza scarpe nella famiglia che lo ospita? Un 1998, pag.352 bersaglio satirico o il giustiziere di una finzione che 3. C. Garboli, si ripete allʼinfinito?”, si chiede Cesare Garboli al Prefazione a Molière, momento di pubblicare la sua traduzione dellʼopera Tartufo, cit., pag.XVII nel ʼ74, traduzione che confessa di aver condotto “sfacciatamente, il viso sconciato da quella sghignazzata che di regola definisce i criminali sul punto di avere esaurito le cartucce, e di essere ammanettati”3. Anche oggi, alla prova della scena, la domanda di Garboli risuona inevasa. Chi è ) 19 ( 4. C. Garboli, Tartufo? Non è dato saperlo. Si può solo prendere atto del Storie di seduzione, Einaudi, Torino dilagare definitivo di un disorientamento, ammettere che 2005, pag.296 lʼambiguità si è fatta così spessa da essere impenetrabile. Ma “per sorprendere il Tartuffe, e coglierlo nella sua vera essenza di copione ancora medievale e di farsa tragicomica così lungimirante, così diagnostica della psicologia moderna, ci vuole un forte istinto teatrale”4: solo il teatro è il luogo in cui Tartufo può far esplodere tutta intera lʼambiguità della sua natura, riaprendo la porta alle infinite interpretazioni. “Nel Tartuffe”, continua ancora Garboli, “il teatro trionfa ben al di là del suo regime ordinario. Mettendo in scena un attore che recita la simulazione, Molière ha creato un cortocircuito, ha messo in scena il teatro non solo nella sua finzione, ma nella sua essenza. […] Tartuffe non ha identità. La sua teatralità trionfa vicino a personaggi che recitano se stessi, che hanno 5. C. Garboli, un corpo e unʼanima identificabili secondo uno schema Un poʼ prima del piombo, cit., pp. 353-361 teatrale codificato. Basta però che Elmire, nella scena 6. C. Garboli, Falbalas, in cui finge di cedere, decida a sua volta di recitare la Garzanti, Milano 1990, simulazione e di trasformarsi in unʼattrice al quadrato, pag.135 5 perché il grande personaggio si sciolga nel niente” . Proprio perché il gioco del Tartufo è tutto intessuto di ipocrisia ha bisogno del teatro, perché “il palcoscenico (lo spettacolo) è solo il momento e il luogo dove un sistema illimitato dʼipocrisia riesce a manifestarsi nel suo fulgore e nella sua oscenità, spiegando un sorriso trionfale grazie al quale lʼipocrisia si smentisce e si rivela. Lʼipocrisia si confessa a teatro, si scopre, e si libera nella festa e nel gioco”6. Chi è, dunque, Tartufo? Forse il teatro stesso, gioco bello e terribile. GILBERTO SANTINI ) 21 Cesare Garboli, foto effigie ( CESARE GARBOLI ANGELICA IPPOLITO CARLO CECCHI Tra i più importanti saggisti e critici letterari del Novecento, nasce a Viareggio nel 1928. La sua produzione è incentrata essenzialmente sullo studio e la critica di alcuni dei maggiori autori italiani, tra i quali Natalia Ginzburg, Elsa Morante, Sandro Penna, Antonio Delfini, Roberto Longhi, Mario Soldati e Giovanni Pascoli. Ha scritto di poesia, teatro e arti figurative. Ha insegnato nelle Università di Roma, Macerata e Zurigo. Amplissima anche la sua attività di curatore editoriale per le maggiori case editrici italiane, per le quali ha spesso riportato alla luce testi rari e dimenticati. Ha tradotto per il teatro opere di Shakespeare, Marivaux, Gide, Pinter e, con la sua attività di traduttore e saggista, in particolare con le originali “ipotesi” circa Tartufo e Don Giovanni, ha determinato la rinascita dellʼinteresse per il teatro di Molière. Di questo autore, ha tradotto un ampio corpus di opere, la cui raccolta completa è in preparazione presso lʼeditore Einaudi. Muore a Roma, nellʼaprile del 2004. Nata a Napoli, si trasferisce bambina a Roma, dove vive attualmente. Nel 1967 frequenta lʼAccademia dʼArte Drammatica e nel ʼ68 partecipa al primo “Granteatro”, compagnia formata da Cecchi, Graziosi e Hartmann. Nel ʻ68/ʼ70 entra nella compagnia di Eduardo de Filippo dove resterà per circa dodici anni recitando quasi tutto il repertorio eduardiano; al teatro alterna varie apparizioni televisive, fra cui il ciclo del Teatro di Eduardo. Nel cinema lavora con registi quali Zampa, Lattuada e Damiani. Nel 2001 lavora nuovamente con Cecchi, a Palermo, nel Leonce e Lena di Büchner; tra il 2003 e il 2007 recita nella messa in scena di: Sei personaggi in cerca dʼautore di Pirandello, Tartufo di Molière e Sik Sik lʼartefice magico di Eduardo, con la regia di Carlo Cecchi. Dopo aver frequentato, allʼinizio degli anni Sessanta, lʼAccademia Nazionale dʼArte Drammatica come allievo attore, dal 1968, anno di fondazione del suo proprio teatro, ha diretto molti spettacoli e recitato molti ruoli. Si ricordano qui: Il borghese gentiluomo, Il misantropo di Molière (con le traduzioni di Cesare Garboli), Woyzek e Leonce e Lena di Büchner, Il bagno di Majakovski, Lʼuomo, la bestia e la virtù di Pirandello, Il compleanno di Pinter, Finale di partita di Beckett e molte volte Shakespeare, fra cui una trilogia: Amleto, Sogno di una notte dʼestate, Misura per misura. Con il Teatro Stabile delle Marche ha in repertorio, dopo quattro stagioni, Sei personaggi in cerca dʼautore di Pirandello, Tartufo di Molière, Claus Peymann compra un paio di pantaloni e viene a mangiare con me/Sik Sik lʼartefice magico di Thomas Bernhard/Eduardo de Filippo. ) 29 ( LICIA MAGLIETTA VIOLA GRAZIOSI Si laurea in architettura mentre debutta in teatro con Mario Martone in Tango glaciale, poi Otello, Coltelli nel cuore, Alphaville e Rasoi nella versione anche cinematografica. Lavora ancora con Toni Servillo, Elio De Capitani e Carlo Cecchi in La Locandiera e Leonce e Lena. Dirige e recita in Delirio Amoroso di Alda Merini (sua la regia della ripresa televisiva), Lʼuomo atlantico di M. Duras, Lamìa di L. Stella, Vasta è la prigione di A. Djebar, Digiunare e divorare di A. Desai, Una volta in Europa di J. Berger. Con alcuni musicisti della Scala mette in scena il concerto Casa Schumann. Nel cinema debutta in Morte di un matematico napoletano, poi in Lʼamore molesto di M. Martone. Protagonista in Le acrobate, Pane e tulipani e Agata e la tempesta di S. Soldini, in Luna Rossa di A. Capuano e Nel mio amore di S.Tamaro. Alcuni film per la televisione. Nata a Roma nel 1979 esordisce in teatro allʼetà di sedici anni con Piero Maccarinelli in Una sera a Sorrento di Turgenev e lʼanno dopo con Carlo Cecchi nella Trilogia shakespeariana (Amleto, Misura per misura, Sogno dʼuna notte dʼestate). Dopo tre anni di Trilogia si trasferisce a Parigi dove viene ammessa al Conservatore National Supérieur VITO DI BELLA Nasce a Palermo, si diploma nel ʼ95 presso la Scuola del Teatro Stabile di Torino diretta da Luca Ronconi, dopo la quale vince il premio “Gianni Agus”. Lavora con Robert Wilson negli spettacoli: T.E.S., 70 Angels on a Façade e G. A Story; con Piero Maccarinelli in La Partitella di Manfredi e con Pietro Carriglio in Girotondo di Schnitzler e con Walter Manfré in Palermo ai tempi di Serpotta. Con Carlo Cecchi ha lavorato nella Trilogia shakespeariana (Amleto, Misura per Misura, Sogno di una notte dʼestate) e nelle Nozze di Cechov. Eʼ stato inteprete in La solitudine dei campi di cotone di Koltés, (regia di Davide Iodice) e in Death and Dancing di Clair Dowie (regia di Walter Malosti). A New York ha interpretato Kaos, spettacolo off Broadway diretto da Martha Clarke. In televisione ha lavorato per alcuni seriali, tra i quali: Compagni di scuola, Tutti i sogni del mondo e Un posto al sole. dʼArt Dramatique. Qui lavora, tra gli altri, con Dominique Valadié nellʼAgamennone di Eschilo, con Alain Françon nei Drammi di guerra di Edward Bond, con Hélène Vincent in Come vi piace di Shakespeare e con Marcel Maréchal in Ruy Blas di Victor Hugo. Nel cinema debutta con Francesca Comencini in Le parole di mio padre, e in televisione con Michele Soavi nel film sulla vita di S.Francesco dʼAssisi. Ritrova Carlo Cecchi nellʼultima ripresa dei Sei Personaggi in cerca dʼautore di Pirandello e in Tartufo di Molière. Lavora poi con Giorgio Ferrara in Processo a Tiberio di Corrado Augias e Vladimiro Polchi. Il suo interesse per il teatro la porta anche a laurearsi in Studi Teatrali alla Sorbonne nellʼestate 2007. FRANCESCO FERRIERI Nasce a Roma nel ʼ76. Scrive ed interpreta a diciassette anni il suo primo testo teatrale dal titolo Puro, realizzato con la regia di Turchetta. La sua formazione prosegue alla Scuola del Teatro Stabile di Genova. Qui interpreta, tra le altre opere, Donne allʼassemblea di Aristofane (regia di Messeri), Anima buona del Sezuan di Brecht (regia di Sciaccaluga), Edipo Re di Sofocle (regia di Mesciulam). Con i Gloriababbi lavora in Take me away di G. Marphy e in Riccardo III di Shakespeare (regia di Filippo Dini). Dal 2003 fa parte del gruppo Narramondo diretto da N. Pannelli, con il quale prende parte alle Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea e collabora alla stesura di La Tragedia negata. Da Carlo Cecchi è stato scelto per il ruolo del Figlio nei Sei Personaggi in cerca dʼautore di Pirandello, per il ruolo di Valerio in Tartufo e come assistente alla regia per Claus Peymann compra un paio di pantaloni e viene a mangiare con me/Sik Sik lʼartefice magico di Bernhard/de Filippo. ) 31 ( ELIA SCHILTON Di madrelingua francese, si diploma presso lʼAccademia dei Filodrammatici di Milano. Debutta nel 1978 con La Duchessa di Amalfi di Webster, regia di Missiroli, col quale lavora anche in Verso Damasco di Strindberg e Antonio e Cleopatra di Shakespeare. Collabora a più riprese con Carlo Cecchi che lo dirige in Il Misantropo e George Dandin di Molière, nella Trilogia shakespeariana (Amleto, Sogno di una notte dʼestate, Misura per misura), in Hedda Gabler di Ibsen e Claus Peymann compra un paio di pantaloni ... di Bernhard. È diretto da Luca Ronconi in Professor Bernhardi di Schnitzler, Drammi di guerra di Bond, Lo specchio del diavolo di Ruffolo e Troilo e Cressida di Shakespeare; con G. De Bosio in Avaro di Molière; con Beppe Navello in Spettri di Ibsen, con M. Morini in Creditori di Strindberg; con F. Crivelli in Un cappello di paglia di Firenze di G. Labiche; con T. Conte in Ubu Roi di Jarry e I Persiani di Eschilo; con W. Le Moli in Antigone di Sofocle; con I. Spinelli in Repubblica di Platone. Per il cinema è stato interprete in film di Brusati, Fago, Bondi, Papetti e Sorrentino. Per la televisione ha recitato tra gli altri in film di Giraldi e Sironi. In radio ha prestato la voce anche in lingua francese a testi teatrali come Sorveglianza speciale di Genet e a sceneggiati come Cervo bianco e Blu Romantic di Alberto Gozzi. VALERIO BINASCO ANTONIA TRUPPO Si diploma alla Scuola del Teatro Stabile di Genova. Lavora intensamente con Carlo Cecchi, da Finale di partita di Beckett a La serra di Pinter e nella Trilogia shakespeariana (Amleto, Sogno di una notte dʼestate, Misura per misura). Lavora con Franco Branciaroli (Re Lear di Shakespeare e Il revisore di Gogolʼ). Come regista, inizia come assistente di Carlo Cecchi per Nunzio di Spiro Scimone, di cui poi, firma la regia di Bar e Il Cortile. La sua attività di attore e regista prosegue con lo Stabile di Genova (La Chiusa di Mc Pherson), Firenze (Tradimenti di Pinter, Ti ho sposato per allegria di Ginzburg), Roma (regia de Il gabbiano di Cechov e attore in Edipo a Colono di Sofocle), con lo Stabile delle Marche (Lotta di negro contro cani di Kòltes), Parma (Lo straniero di Camus, regista di Cara professoressa di Razumovskaja). Per il Teatro Eliseo di Roma e Parma cura la regia di Noccioline di Paravidino. Lavora alla radio e nel cinema; tra gli ultimi film: Lavorare con lentezza di Guido Chiesa, Texas di Fausto Paravidino e Un giorno perfetto di Ozpetek. Nata a Napoli nel 1977, si diploma presso lʼAccademia dʼArte Drammatica del Teatro Bellini. Successivamente allʼesperienza napoletana che la vede attrice per Tato Russo e Carlo Croccolo, partecipa a molti spettacoli della compagnia Gloriababbi Teatro: Gabriele e Zenit (regia di Giampiero Rappa), Trinciapollo (regia di Fausto Paravidino), Due Fratelli e Genova 01 (regia di Filippo Dini). Con Carlo Cecchi lavora in Le Nozze di Cechov, Leonce e Lena di Büchner, Sei personaggi in cerca dʼautore di Pirandello e nella ripresa di Tartufo di Molière. Lʼesperienza cinematografica si apre con Damiano Damiani in Ama il tuo nemico e prosegue con Antonio Capuano in Luna Rossa, con Sandro Dioniso in La volpe a tre zampe e con Diego Olivares in H. RINO MARINO Laureato in Medicina e Chirurgia, presso lʼUniversità di Palermo e specializzato in Psichiatria, con la tesi “Drammaterapia: aspetti teorici e metodologici e riflessioni su unʼesperienza di drammatizzazione con pazienti cronici”, parallelamente allʼattività di medico, ha frequentato laboratori teatrali con Carlos Riboty, Gary Brackett (Living Theatre), Julian Vargas, Grant Mc Daniel, Yuriy Kordonskiy ed ha scritto, interpretato e diretto numerosi testi. Dirige la compagnia di pazienti con disagio psichico ʻSukakaifaʼ, vincitrice di rassegne internazionali. Nel 2000 ha ricevuto il premio nazionale ʻLiolàʼ, per il teatro. Ha lavorato con Carlo Cecchi, come attore ed assistente alla regia, in Sei personaggi in cerca dʼautore di L. Pirandello, e con Paolo Graziosi ne La lezione di E. Ionesco e Il teatrante di T. Bernhard. ) 33 ( DIEGO SEPE Inizia a lavorare da attore e regista frequentando, tra il ʼ95 e il ʼ98, il laboratorio teatrale BarDeFé di Umberto Serra a Napoli. In seguito da attore condivide con Pierpaolo Sepe un percorso articolato tra la messa in scena di classici (Antigone di Sofocle, Filottete nella riscrittura di Müller, Edoardo II di Marlowe, Finale di partita di Beckett) e lo studio di autori contemporanei (Per un pezzo di pane e Il soldato americano di R.W. Fassbinder, Mauser di Müller, La fine del Titanic di Enzensberger, La divina mimesis di Pasolini) che culmina alla trentanovesima Biennale Teatro di Venezia con Il Feudatario di Goldoni riscritto da Letizia Russo. Lavora tra gli altri con Martone, Vacis, Sepe, CossiaDiFlorioVeno, Plini, Zuccari, Keradmann e Taheri. Nel 2006 entra nella compagnia di Carlo Cecchi prendendo parte agli spettacoli: Sei personaggi in cerca dʼautore di Pirandello, Tartufo di Molière e Sik Sik lʼartefice magico di Eduardo de Filippo. come costumista con Lorenza Codignola, Raffaella Giordano, Giorgio Rossi, Stefano Vizioli, Pino Micol, Federico Tiezzi, Gabriele Vacis, Alfredo Arias, Antonio Calenda, Emilio Sagi, Giuseppe Bertolucci, Dario Fo e Luca Ronconi. Nel 2003 viene invitato alla quadriennale della scenografia e dellʼarchitettura teatrale a Praga. FRANCESCA LEONE Romana. Insegnante di professione si è dedicata al teatro per passione seguendo annualmente seminari e corsi di teatro e doppiaggio. Entra a far parte della compagnia di Carlo Cecchi come attrice in Sei Personaggi in cerca dʼautore di Pirandello e in Tartufo di Molière. Segue come assistente di produzione lo spettacolo Claus Peymann compra un paio di pantaloni e viene a mangiare con me/Sik Sik lʼartefice magico di Thomas Bernhard/Eduardo de Filippo, regia di Carlo Cecchi. SANDRA CARDINI Ha lavorato con i più grandi registi e attori italiani, tra cui Mauro Bolognini, Luciano Salce, Roberto Benigni, Nino Manfredi e Thomas Millian. Ha collaborato con Piero Tosi e Danilo Donati. Tra i suoi ultimi lavori si ricordano, per il cinema: Texas di Paravidino, Il Sole Nero di Krzysztof Zanussi e Gomorra di Matteo Garrone; per il Teatro: Provaci ancora Sam regia di Massimo Navone, Ti ho sposato per allegria, Cara Professoressa, La Chiusa e Noccioline con la regia di Valerio Binasco. FRANCESCO CALCAGNINI Nasce a Pesaro nel 1962, si diploma in scenografia allʼAccademia di Belle Arti di Urbino. Ha lavorato in moltissimi teatri italiani ed europei come scenografo e talvolta MICHELE DALL'ONGARO ) Da giovanissimo è tra i fondatori del gruppo “Spettro Sonoro”, tra le prime formazioni in Italia a dedicarsi alla musica contemporanea. Svolge anche attività di critica musicale su riviste specializzate, in televisione e alla radio. È autore di numerosa musica eseguita da interpreti come lʼEnsemble Recherche, LʼItinereire, 2E2M, Lʼex-Novo Ensemble, il Quartetto Arditti. Ha collaborato con Claudio e Daniele Abbado, Luciano Berio, Luca Ronconi, Amedeo Amodio, Michele Serra, Stefano Benni, Gianni Rodari, Alessandro Baricco, Vittorio Sermonti. Dal 1993 al 1998 è stato consulente musicale del “RomaEuropa Festival”. Eʼ stato per ventʼanni docente di ruolo in diversi conservatori. Dal 1997 al 1999 è stato presidente di Nuova Consonanza. Dal 1999 al 2001 è stato Curatore al settore musica della Biennale di Venezia. Dal 2000 è il dirigente responsabile della programmazione musicale di Radio3. 35 Un ringraziamento particolare al Piccolo Teatro di Milano, al Teatro Persiani di Recanati e al Comune di Recanati. ( tournèe 2008 9, 10 gennaio - Recanati, Teatro Persiani 11 > 13 gennaio - Pesaro, Teatro Rossini 15, 16 gennaio - Latina, Teatro Comunale 18 > 20 gennaio - Pistoia, Teatro Manzoni 22 gennaio - San Marino, Teatro Nuovo 23 > 27 gennaio - Bologna, Arena del Sole 29 > 31 gennaio - Parma, Teatro Due 1 > 3 febbraio - Ferrara, Teatro Comunale 5 > 7 febbraio - Lucca, Teatro del Giglio 8 > 10 febbraio - Pisa, Teatro Verdi 12 > 17 febbraio, 19 > 24 febbraio - Milano, Teatro Strehler 26 febbraio > 2 marzo - Genova, Teatro della Corte 4, 5 marzo - Alba, Teatro Sociale 6, 7 marzo - La Spezia, Teatro Civico 8, 9 marzo - Legnago, Teatro Salieri 12 > 16 marzo, 18 > 20 marzo - Catania, Teatro Ambasciatori 27 > 30 marzo - Ancona, Teatro delle Muse 1, 2 aprile - Fermo, Teatro Dell'Aquila 3 > 6 aprile - L'Aquila, Teatro Comunale 9 > 13 aprile - Bari, Teatro Piccinni tournèe 2007 testi libretto a cura di Beatrice Giongo e Gilberto Santini progetto grafico A.M modi di vedere foto di scena Bobo Antic stampa Grafiche Martintype Urbino, Teatro Sanzio Ascoli Piceno, Teatro Ventidio Basso Napoli, Teatro Mercadante Firenze, Teatro della Pergola Roma, Teatro Valle Chieti, Teatro Marrucino Macerata, Teatro Lauro Rossi ) 37 ( TEATRO STABILE DELLE MARCHE Teatro Stabile Pubblico riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali direttore Raimondo Arcolai direttore amministrativo David Alessandroni direttore della rete teatrale ASSOCIAZIONE TEATRO STABILE DELLA CITTAʼ DI NAPOLI Sandro Pascucci Consiglio dʼamministrazione Uffici di Ancona Uffici di Fano presidente responsabile amministrativo coordinamento segreteria vice presidente responsabile produzioni e iniziative speciali programmazione Fabio Sturani Simonetta Romagna Giancarlo Galeazzi Carlo Maria Pesaresi Sandro Giorgetti Italo Grilli Giorgio Moretti organo di sorveglianza Alessia Morani Soci fondatori Comune di Ancona Regione Marche Provincia di Ancona Provincia di Pesaro e Urbino Comune di Fabriano Comune di Camerano Comune di Loreto Comune di Numana Comune di Sirolo Aethra s.p.a. Giampaolo Giampaoli Gruppo Alceo Moretti Comunicazione Gaetano Migliarini revisori dei conti Paolo Furgiuele (presidente) Mauro Gabrielli Giancarlo Ricci Katya Badaloni Francesca Moretti responsabile produzioni e distribuzione Marta Morico responsabile comunicazione e ufficio stampa Beatrice Giongo assistente ufficio stampa Paolo Orologi assistente promozione Daniele Grilli responsabile teatro delle muse e scuola di recitazione Annamaria Latilla addetta stampa Beatrice Terenzi promozione e coordinamento grafico Francesca Polverari promozione del pubblico e teatro scuola Maria Clelia Rossini coordinamento artistico progetti teatro ragazzi Fabrizio Bartolucci organizzazione tournée teatro ragazzi Marina Bragadin contabilità Pietro Barazzoni coordinamento tecnico dei teatri segreteria e biglietteria responsabile sponsor e ufficio gruppi Ivana Tomassini contabilità uffici di Fano Gerardo Bendelari Laura Fabbietti Cinzia Trafficante www.stabilemarche.it Elisabetta Marsigli responsabile progetti formazionee e ricerca scuola Benedetta Morico via degli Aranci, 2/b 60121 Ancona tel. 071 5021611 fax 071 5021620 numero per il pubblico tel. 071 5021630 info@ stabilemarche.it Davide Albertini Michela Conti Nicoletta Robello uffici di Ancona (rete teatrale) responsabile artistico scuola Luigi Moretti Soci partecipanti Comune di Cagli Comune di Urbania Comune di Macerata Feltria Comune di San Lorenzo in Campo Comune di Novafeltria Comune di Sant'Angelo in Vado Comune di Sant'Agata Feltria Comune di San Costanzo Comune di Gradara Comune di Pergola (sede centrale) responsabile gestione del personale e rapporti con il ministero Simona Cianci agibilità e contabilità Claudia Meloncelli responsabile tecnico Mauro Marasà segreteria Maria Vittoria Raffaelli via Gabrielli, 65 61032 Fano tel. 0721 806462 fax 0721 830146 [email protected] SOCI FONDATORI Comune di Napoli Regione Campania Provincia di Napoli Comune di Pomigliano dʼArco Istituzione per la promozione della cultura del Comune di San Giorgio a Cremano CONSIGLIO DʼAMMINISTRAZIONE Rossana Rummo (Presidente) Laura Angiulli Angela Maria Azzaro Giulio Baffi Francesco Barra Caracciolo Giuliana Gargiulo Sergio Sciarelli COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI Francesco Nasta (Presidente) Fabio Benincasa Clementina Chieffo DIRETTORE Roberta Carlotto COMITATO ARTISTICO Valeria Parrella Lorenzo Pavolini Francesco Saponaro PRODUZIONE E PROGRAMMAZIONE Mimmo Basso Marzia DʼAlesio Francesca Nicodemo AMMINISTRAZIONE Gilda Giannini Monica Verde SEGRETERIA Rosanna Cuomo Salvatore Cardarelli Antonio Devoto UFFICIO STAMPA, COMUNICAZIONE, EDITING Sergio Marra Stefania Maraucci PROMOZIONE Anna Minichino MANUTENZIONE E PORTINERIA Ciro De Martino Giovanni Esposito Alfonso Stefanelli PROGETTO COMUNICAZIONE Arkè LOGISTICA Paolo Buffardi COORDINAMENTO TECNICO Fulvio DellʼIsola TECNICI Peppe Cino Marcello Iale Enzo Palmieri Luigi Sabatino BIGLIETTERIA E SERVIZI DI SALA S. Ferdinando s.r.l. Luciano DellʼIsola Donatella Maggio Mercadante Teatro Stabile di Napoli piazza Municipio - 80133 Napoli tel. + 39 081 5510336 - 081 5524214 fax + 39 081 5510339 biglietteria tel.+ 39 081 55103396 www.teatrostabilenapoli.it [email protected] ) 39