LA LetterA deL PArroco “15 marzo 1943. Tristissima giornata. Mentre scrivo queste note sul campanile gli operai incaricati dal Governo stanno rimuovendo le campane per esigenze di guerra. Come è triste pensare che questi sacri bronzi, saliti sulla torre dopo avere ricevuto la sacra unzione, e che sono voce di preghiera e di pace, oggi debbano essere destinati ad armi contro i fratelli. Come è triste quanto succede nel mondo.” (don Buratti, primo parroco di S. Paolo). Avventure, gioie e tragedie si sono come infrante in cento anni sulla nostra chiesa ma anche quest’anno, le campane, nella veglia di Pasqua, annunceranno la resurrezione di Gesù, il trionfo della vita, la sconfitta del male e della morte. Di bocca in bocca, di anno in anno, in mezzo alle difficoltà, la fede vissuta di tante persone ha portato questa Buona Notizia fino a noi. Vogliamo in quest’anno, il 100° anniversario della nostra chiesa, festeggiare e ringraziare i nostri anziani che ci hanno educato e fatto conoscere Gesù, sentiamo nei nostri cuori la grande responsabilità di affidare ad altri la bella notizia del Vangelo: la resurrezione! “Donna perché piangi?” – chiede il Signore risorto a Maria Maddalena prostrata e triste davanti alla tomba vuota. È vero, la Pasqua ci fa smettere di piangere, il male è vinto! Quante volte siamo tristi davanti a delle “tombe vuote”, siamo fermi ai ricordi del passato quasi il presente non avesse più niente di bello da donare, piangiamo sui nostri fallimenti pensando che le conseguenze ci abbiano rovinato la vita e non ci sia più nulla da fare. Marc Chagall Sentiamo il peso dei nostri limiti e la fatica, non ci impegniamo abbastanza nel fare il nostro dovere o siamo senza speranza nel progettare il futuro. “Donna, perché piangi?” Il Signore era un po’ più avanti e a Maddalena chiedeva di rialzarsi e andargli incontro. Resurrezione significa che la vita è sempre un dono, non c’è momento, situazione o azione che la possa compromettere fino in fondo perché il Signore risorto è presente in ogni momento, sempre pronto a sollevarci e incoraggiarci a camminare. Chi ha fede cammina nella vita, magari a piccoli passi ma quello che ha lo dà! Il Signore è compagno di strada, è la nostra meta. Lo so, facciamo fatica a pensare bello il paradiso per l’incontro con Gesù, per noi andare in cielo vuol dire innanzi tutto raggiungere i nostri cari, vedere i visi di coloro che ci hanno voluto bene. Queste persone con il loro amore ci hanno scaldato il cuore e reso bella la vita, sono un assaggio di qualcosa di più grande, sono raggi di un Amore infinito che in tuiamo e non vediamo ma sappiamo che ci aspetta. Buona Pasqua a tutti, cari parrocchiani, il Signore risorto vi consoli, vi rialzi, vi doni la pace. Don Filippo 1 Le funzioni religiose Perugino “Resurrezione di Cristo”, 1499 13 aprile DOMENICA DELLE PALME - Ore 10 Gesù entra in Gerusalemme Processione con i rami d’ulivo e celebrazione dell’Eucarestia 17 aprile GIOVEDÌ SANTO - Ore 18 Messa della Cena del Signore Conclusione della “Quaresima di Fraternità” dopo la Messa prosegue l’adorazione fino a tarda sera Ore 21 Celebrazione del Sacramento della Riconciliazione con la confessione individuale 18 aprile VENERDÌ SANTO - Ore 16 Celebrazione della Passione e Morte del Signore Ore 20,45 Via Crucis in città con il Vescovo. Inizia davanti all’ospedale 19 aprile SABATO SANTO - Ore 21 Liturgia della “Veglia Pasquale” e celebrazione dell’Eucarestia nella Resurrezione del Signore 20 aprile PASQUA DI RESURREZIONE Ore 8,30 - 9 (in via Lazio), 10 - 11,30 - 18: Sante Messe comunitarie. 17,30 Vespri 21 aprile LUNEDÌ DI PASQUA - Ore 7,30 - 8,30 e 18,30 Celebrazione dell’Eucarestia 2 cAMBIAre Per rIdIVeNtAre Se SteSSI IN UN teMPo NUoVo Considerazioni e ricordi del nuovo Priore Cento anni è tanto. Sono quattro generazioni: figlio, padre, nonno e bisnonno… Quattro giri interi dell’orologio della vita. Ci vuole poco a immaginare quante cose cambiano. Anzi, quando un anniversario arriva, la prima cosa che viene da fare è voltare lo sguardo indietro, per capire che cosa abbiamo incontrato, superato e lasciato nel cammino e che cosa invece abbiamo portato con noi: cose, incontri, relazioni, ricchezze; affanni anche. Entro nell’anno del nostro centenario con l’onore di essere stato nominato priore. Ed è anche per questo motivo che getto lo sguardo nello specchietto retrovisore del tempo e incrocio quello di Don Vitale. Con lui, grazie a lui, ho incontrato e avvicinato fino ad entrarvi, la vita della comunità di San Paolo. Mi viene di ricercare in quello sguardo il senso di questa celebrazione che stiamo vivendo, le ragioni del nostro essere oggi al passaggio dei cento anni dalla posa della prima pietra della Chiesa. E trovo parole sue, preziose, dette in occasione di un altro precedente anniversario. È il 2003, il 75esimo dell’inaugurazione della Parrocchia. Don Tullio ha 72 anni, è prossimo a celebrare il mezzo secolo da prete. Ha nel tempo messo insieme e coinvolto una comunità nella comunità: oltre 400 persone che, fra gruppi e funzioni varie, gli danno supporto attivo in una Parroc chia “grande e faticosa” che, come dice lui stesso, “vive, opera, aiuta e prega”. Un anniversario, quello dei tre quarti di secolo, che Don Tullio definisce “importante e delicato”. A capo della Chiesa c’è in quel momento un Karol Woytila sempre più stanco, malato; eppure tremante solo nel corpo e mai nella dedizione al proprio magistero e nella volontà. Giovanni Paolo II lotta per rivendicare le radici cristiane nella na scente Costituzione europea, tuona contro l’attacco americano in Iraq, prende posizione contro il matrimonio fra persone dello stesso sesso… Gli occhi come ferite di dolore, il capo appoggiato al vincastro, il Papa legge i sintomi di un mondo in trasformazione, intuisce mi- nacce verso un’umanità sempre più fragile, disorientata e alla deriva. È su questa stessa lunghezza d’onda che Don Vitale trova e usa non a caso quell’aggettivo, “delicato”. Perché delicato? In un’intervista con Carlo Caselli - una radiografia nitida e lucida della comunità di San Paolo, della sua “personalità collettiva” e del suo ruolo nella realtà contemporanea - arriva la risposta. Che, paradosso, è a sua volta sotto forma di domanda. Anzi, la domanda delle domande: “Ha un avvenire la Parrocchia?” Come a dire: quale via prendere per l’annuncio del Vangelo nei tempi che corrono? “La parrocchia annaspa - dice 11 anni fa Don Vitale, non nascondendosi dietro alle parole “l’agnosticismo ha rimpicciolito la fede, ha fatto di Dio un semplice motivo di discussione.” La Parrocchia nella visione di allora appare a Don Vitale come un cantiere aperto e da modellare. Ma con quali certezze? “La salvezza - dice ancora il Parroco - può venire dai laici, dalla assunzione della loro dignità di battezzati.” E con un decennio di anticipo, ancora una volta le parole di Don Vitale trovano una sintonia con la visione di un Papa. Questa volta è quella di un sorridente Francesco che nella sua esortazione apostolica “Evangelii gaudium” affronta il tema dell’annuncio del Vangelo al mondo contemporaneo e, parlando del ruolo e dell’importanza della parrocchia, dice: “Non è una struttura caduca; proprio perché ha una grande plasticità può assumere forma molto diverse che richiedono la docilità e la creatività missionaria del pastore e della comunità. La parrocchia attraverso tutte le sue attività incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti dell’evangelizzazione.” Il mondo nel quale siamo immersi oggi non è meno individualista, iniquo, violento e squilibrato di quello di 10 anni fa. E la nuova sfida sta nell’essere capaci di opere e gesti, di mettersi nella vita degli altri, di accorciare le distanze, di “cercare i lontani fino alle periferie del mondo, di fermarsi agli incroci per invitare gli esclusi”. È forse questo il nuovo senso prospettico da condividere in questo nostro centenario della posa della prima pietra. È forse questa la nuova prima pietra sulla quale immaginare l’avvenire prossimo della Parrocchia e proseguire l’opera di costruzione della comunità di San Paolo per i prossimi 100 anni. Essere una “Chiesa in uscita”, come la definisce Papa Francesco. Con quali certezze? Una dipende da noi. Perché dobbiamo avere cura e preservare le cose di valore del nostro essere comunità. Che non significa però metterle al riparo dai tempi, ma lasciarle mutare per farle ridiventare se stesse nei tempi nuovi che verranno. L’altra invece non dipende da noi, è quella più gioiosa e nasce dal sapere che “la barca non è affidata a noi, ma alla forza e alla creatività dello Spirito. Noi non siamo padroni del vento, ma ci è data la grazia e la responsabilità di tenere dritta la vela.” Maurizio Thiebat 3 Le solenni celebrazioni dA UN SecoLo INSIeMe 100 anni fa, il 3 maggio 1914, con la posa della prima pietra della chiesa, iniziava la storia di questa par rocchia e di questa comunità. Una storia fatta di grandi sacrifici, piccole conquiste, eventi straordinari. Una storia guidata dalla capacità di sacerdoti illuminati e generosi, incoraggiata dalla dedizione di molti laici e protetta dalla benedizione del cielo. È bello scoprire che questi valori non sono andati persi, che si sono tramandati e che li possiamo trovare intatti ancora oggi. Vogliamo quindi, nel corso di quest’anno, celebrare insieme all’intera comunità di San Paolo questi valori, riviverli e, soprattutto, rilanciarne il significato, per quanti li accoglieranno domani. Così come cento anni fa i nostri padri hanno posato una prima pietra per edificare questa comunità, anche noi quest’anno vorremmo posare altre nuove prime pietre nei cuori di questa parrocchia, vorremmo edificare una comunità di fratelli più aperta e ospitale con la speranza che, tra cento anni, questa nostra chiesa sia ancora più grande e più bella. Con questo spirito il Consiglio Pastorale ha organizzato una serie di occasioni di preghiera, di riflessione e di festa. L’Albero del Centenario Ci è sembrato bello im maginare la posa della prima pietra come un seme che, una volta piantato nel terreno buono, cresce e porta frutto. Ecco perché abbiamo scelto come segno, per rap pre sentare questo cammino, un albero. L’Albero del Centenario. In questo segno sono racchiusi molti significati, al cuni vengono da lon tano e sono le nostre radici, altri testimoniano la nostra storia, altri si slan4 ciano verso l’alto e sono il nostro futuro. Possiamo riconoscere: LA PRIMA PIETRA è l’inizio, il coraggio e la sfida. La prima pietra rappresenta anche il seme che cade nel terreno buono per portare frutto, ma soprattutto è segno di Cristo, della sua presenza in mezzo a noi, è la pietra divenuta testata d’angolo. I MATTONI siamo noi, i nostri padri, i nostri figli. I mattoni sono 100 come gli anni della nostra chiesa, i mattoni vogliono rappresentare la Comunità di San Paolo che, ab bracciando Cristo pietra viva, diventa terreno buono. I PARROCI sono i nostri sacerdoti. Coloro che ci hanno amato e guidato fin dalla fondazione della Chiesa. Sono loro le nostre figure di riferimento, le nostre radici più forti. IL TRONCO rappresenta la storia del nostro cammino verso la Carità e la Fraternità. Siamo un albero robusto che continua a crescere grazie alla presenza dei sacerdoti, del Consiglio Pastorale e dei laici. I RAMI E LE FOGLIE sono le opere concrete, i gruppi parrocchiali, i Catechismi, i giovani, le famiglie, la Carità verso gli altri, l’Oratorio, la Casa Alpina, l’accesso ai Sacramenti, le settimane comunitarie, gli anziani. Tutto il bene che questa Comunità compie è rappresentato da questa chioma di rami e foglie. L’Albero del Centenario ci accompagnerà per tutto l’anno ed è esposto in Chiesa. Adorazione Eucaristica delle 100 ore Sempre, nella storia della nostra parrocchia, i grandi appuntamenti sono stati attesi e preparati con la preghiera. Abbiamo pensato, Il priore 2014 Maurizio Thiebat (a sinistra) con la moglie Claudia e il priore uscente Cesare Cornetti con la moglie Anna del centenario quindi, di proporre a tutti la possibilità di accostarsi al Signore attraverso una veglia di adorazione. La chiesa resterà aperta per 100 ore consecutive (da lunedì 28 aprile a sabato 3 maggio con l’orario 7.00 -23.00) per permettere a chiunque di dedicare qualche momento della propria gior nata alla preghiera e all’adorazione. Il giorno di sabato 3 maggio alle ore 17,30 celebreremo insieme, in chiesa davanti al Santissimo, l’esatto centenario della posa della prima pietra, una occasione unica per ricordare e ringraziare. La Adorazione Eucaristica delle 100 ore si con cluderà il 4 maggio al cimitero di Oropa, davanti alla tomba di don Tarello. Pellegrinaggio ad Oropa e preghiera sulla tomba di don Tarello Quest’anno il Pellegrinaggio diocesano ad Oropa (domenica 4 maggio) riveste un particolare significato per la nostra parrocchia. La posa della prima pietra fu celebrata proprio la prima domenica di maggio del 1914 e, durante il rito, si elevò una speciale invocazione alla Madonna d’Oropa. Ce lo confermano i verbali della Confraternita : “Era la Domenica 3 maggio 1914. Uno splendido pomeriggio di maggio, ricco di sole e di festa. Una moltitudine straordinaria vi era sul luogo, intorno agli scavi, fra i solchi, la siepe campestre. Prima di cominciare la funzione don Tarello lesse alcune parole a nome della Confraternita e il bel telegramma ricevuto dal Papa. Disse “che era un onore per noi d’essere chiamati ad innalzare un tempio a Dio, onde dovevamo rin gra ziarlo, e ancor più per potere emulare i nostri padri concorrendo a far che sorga presto e più bella la nuova chiesa che deve sostituire l’antica da essi innalzata”. Poi mons. Serafino, in piedi sulla terra smossa che orlava gli scavi, collo sguardo seraficamente rivolto ad Oropa, parlava … Era la prima parola sacra che risuonava fra quei campi. Era la voce del ringraziamento al Signore, della speranza in un benedetto avvenire, era la preghiera tenera alla nostra Madonna … Quel giorno, o Borgo Nuovo, o Borgo San Paolo fu il giorno del tuo Natale.” Per questo motivo vogliamo dare un significato speciale al nostro salire ad Oropa, vogliamo esserci tutti a ringraziare la nostra Patrona; e poi pensiamo che sia bello andare a rendere omaggio a don Tarello, il sacerdote che contribuì in modo determinante alla fondazione e alla edificazione della nostra comunità. Don Tarello è sepolto lì, ad Oropa, dal 1927. Il 4 maggio quindi, dopo il pellegrinaggio e la Messa in Basilica, tutta la parrocchia si raccoglierà per una breve preghiera davanti alla sua tomba dove possiamo leggere “Qui riposa presso la sua Madonna che tanto amò e tanto pregò”. L’appuntamento è per le ore 12.30 presso il cimitero di Oropa. Preghiera Comunitaria La preghiera comunitaria si terrà venerdì 9 maggio alle ore 21.00 in chiesa. Animata da tante brave persone, sarà l’occasione di predisporci nel migliore dei modi alle festose giornate che ci aspettano. “IL DOMANI CHE SIAMO. Da 100 anni insieme in cammino” Siamo convinti che la memoria vada condivisa, che la storia della nostra chiesa debba essere raccontata. Per questo motivo proponiamo uno spettacolo che, basandosi su documenti dell’epoca, racconti i primi anni della vita della nostra comunità. I diari di don Tarello, di don Buratti e i verbali della Confraternita ci hanno permesso di conoscere e ricostruire i fatti principali avvenuti tra il 1908 (anno della decisione di costruire la nuova chiesa) e il 1949 (anno della Peregrinatio Mariae). Quaranta anni di storia della chiesa, due terribili guerre mondiali, le profonde trasformazioni so5 ciali, l’opera di due sacerdoti capaci, tanti sacrifici e tanta vita hanno segnato e attraversato la nostra storia. Tutto questo ci ha permesso di elaborare uno spettacolo fatto di immagini, di racconto, di emozioni, di musica dal vivo e di canto. Lo spettacolo “IL DOMANI CHE SIAMO. Da cento anni insieme in cammino”, con la partecipazione del coro Jubilate di San Paolo, sarà rappresentato sabato 10 maggio alle 21.00 in chiesa. Festa del centenario Domenica 11 maggio è il giorno della Festa del Centenario della posa della prima pietra della chiesa di San Paolo. Una grande giornata di festa, di comunione e di fraternità. Il programma è ricco di iniziative: momento centrale sarà la cele bra zione della Messa comu nitaria, in cui i parrocchiani centenari avranno un posto d’onore, poi il pranzo tutti insieme, i giochi nel po meriggio per grandi e piccini e, per finire, la festa culminerà con la realizzazione di una grande fotografia aerea della nostra chiesa e dell’ oratorio dove, nel campo, sarà realizzato un grande disegno rappresentante il logo del Centenario visibile dall’alto. La particolarità dell’iniziativa sarà costituita dal fatto che quel disegno gigante sarà composto da ognuno di noi, uno vicino all’altro, a significare che la Chiesa è fatta di persone che seguono Gesù, fratelli fra di loro. Con l’aiuto di esperti ci posizioneremo nel campo e, indossando la maglietta celebrativa, comporremo la scritta del logo per lo scatto della fotografia aerea. Dovremo essere in tanti? Certo. Ce la faremo? Senza dubbio. Il programma della giornata ore 10.30 Santa Messa della festa del Centenario presieduta dal nostro Vescovo Mons. Gabriele Mana. Durante la celebrazione verrà presentato all’altare l’Albero del Centenario completo di tutti i i rami; ore 11.45 Aperitivo del Centenario e distribuzione delle magliette commemorative da utilizzarsi per la fotografia aerea del pomeriggio; ore 12.45 Pranzo del Centenario nei saloni della parrocchia; ore 14.30 Inizio del giochi in oratorio aperti a tutti, grandi e piccini; ore 16.00 Raduno di tutti i parrocchiani e inizio della disposizione nel campo di calcio dell’oratorio per la fotografia aerea; ore 16.45 Scatto della fotografia aerea della chiesa e del logo del centenario; ore 17.00 Preghiera di chiusura della giornata; ore 17.15 Merenda per tutti. 6 È diventato “adulto” il piccolo gruppo di tre anni fa L'eSPerIeNZA deLLA PreGHIerA NeLLe NoStre cASe Festeggiare il centenario della costruzione di una chiesa significa rivivere le vicende che hanno portato alla realizzazione di quell’edificio o soffermarsi sulle sue caratteristiche architettoniche o artistiche, ma facilmente il pensiero corre alle vicende umane della comunità che è sorta e si è sviluppata attorno a quel tempio. E se è vero che questa comunità ha trovato nella nuova chiesa e negli altri ambienti parrocchiali, poi sorti a suo completamento, gli spazi per i momenti comuni e di condivisione, è altrettanto vero che è nelle singole case via via sorte nelle campagne e poi lungo le nuove strade che con la crescita del quartiere venivano tracciate, che tanti fedeli hanno vissuto, con le proprie famiglie, i momenti belli e brutti della propria esistenza e, chissà quante volte, hanno ricercato nella preghiera solitaria o condivisa con i propri cari, il senso di ciò che stavano vivendo e la forza per tirare avanti. Accanto ad una chiesa che sorgeva tra i campi sono nate e si sono succedute in un secolo migliaia di piccole chiese nelle case del quartiere, spazi di vita e di incontro con il Signore per altrettante famiglie. Sarà che l’abitudine a pregare insieme, anche in famiglia, non è più così comune come in passato o che l’idea di condividere con altri le iniziative che un po’ ci imbarazzano e ci mettono in difficoltà le rende meno difficili, fatto sta che da una proposta nata per caso di far nascere in quelle stesse case del quartiere, ora abitate dalle nostre generazioni, dei momenti di preghiera comunitaria, ha preso vita una esperienza che da tre anni coinvolge un buon numero di famiglie della parrocchia. La cosa è organizzata in modo molto semplice avendo cura di evitare che gli incontri possano diventare pesanti ed impegnativi (anche perché ci si trova una sera su settimana e a quel punto per tutti si fanno sentire gli effetti della giornata) ma tiene conto del fatto che ciò che veramente ci interessa e ci invoglia ad uscire di casa è l’idea di ritrovarci e di condividere quel momento. In fondo il valore di questa esperienza è tutto lì: condividere ciò che stiamo vivendo, i momenti sereni e quelli più bui, le preoccupazioni che attraversano le nostre famiglie o le emozioni che le animano, i progetti che smuovono le persone che si impegnano in parrocchia o le tensioni che ogni giorno si sperimentano sul lavoro; condividere tutto ciò con una cerchia più ampia di persone che hanno più o meno gli stessi pensieri per la testa e provare insieme a trasformarli in preghiera per trovarne il senso e riscoprire la voglia di proseguire con serenità il nostro cammino. Il piccolo gruppo di tre anni fa si è molto ingrandito ed ora le case occupate una volta al mese da queste piccole comunità sono diventate una decina; proprio in questi giorni di Quaresima si è provato a chiamare nuove persone a condividere questa esperienza e, a volte con sorpresa, ad un timido invito si è sentito rispondere con entusiasmo. I gruppi di “preghiera nelle case” sono aperti a tutti (e come potrebbe essere diversamente!): a coppie giovani o mature, a famiglie con bambini e a giovani o anziani in gruppo o soli. Non è necessaria nessuna preparazione particolare e non è necessario neppure prendersi “un altro impegno fisso” perché ognuno partecipa secondo la propria disponibilità e la propria voglia di esserci. Anche provare per una volta non è difficile: basta fermare fuori dalla Messa qualcuno che si conosce e che già partecipa o, ancora più semplicemente, fare una telefonata in parrocchia. Vi aspettiamo. Ps. Chi volesse partecipare a questa esperienza di preghiera può contattare la parrocchia al numero di tel. 01523512. 7 ... i gentili sponsor che sostengono “Vita Nostra” MAGLIFICIO G. B. TEX di Bonizzi Guido & C. s.n.c. 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Nato nel settembre del 1851 a Viverone, entra presto nel Seminario di Biella distinguendosi per le sue capacità (nel 1864 ottiene una menzione onorevole per lo studio e la calligrafia, nel 1868 per lo studio del francese), si laurea a Torino in lettere classiche e diventa subito, al termine degli studi, docente presso il Seminario di Biella diventandone poi rettore nel 1894. Uomo colto e capace, è nominato Canonico della Cattedrale nel 1896, direttore del giornale “Biella Cattolica” (il futuro “Il Biellese”) dal 1887 al 1902 e rettore di Oropa dal 1905 al 1911 Quando l’ho incontrato era appena arrivato a San Paolo, o meglio … quella che sarebbe poi diventata San Paolo. A quei tempi la chiesa di San Paolo era solo un’idea coraggiosa nella testa di pochi. Tra questi, don Tarello, che si dedicava con passione al progetto per la costruzione di questa nuova chiesa in una zona di Biella ancora coperta di vigne, ma che da lì a poco sarebbe diventata un nuovo borgo popoloso. Probabilmente se non ci fosse stato don Tarello, se non ci fosse stata la sua forza e la sua determinazione, non avremmo mai avuto questa nuova chiesa o, sicuramente, non così bella. L’impresa è subito ardua e, fin dall’inizio, don Tarello si dimostra un duro. In tutti i momenti difficili decide di rischiare e di esporsi personalmente. Per ben due volte minaccia le proprie dimissioni dalla commissione per la costruzione della nuova chiesa perché ai membri della Confraternita quel pro12 getto così coraggioso non piace, e poi spaventa la ne cessaria spesa da do ver af frontare; alcuni dicono che la chie sa di segnata dall’ing. Gallo è troppo grande (addirittura più grande della cattedrale)... e che i co sti per la costru zione saranno troppo alti. Don Tarello però non molla e cerca delle soluzioni. Chiede una revisione del disegno facendo ridurre le dimensioni di un quarto (senza intaccarne lo stile… è troppo bella quella chiesa tutta mattoni e guglie per rinunciarvi). Si accorda con la banca che avrebbe dovuto erogare il mutuo, impegnando le proprie risorse economiche a garanzia del credito neces sario. Il vero ostacolo resta, però, il preventivo della Chiesa. È altissimo, 150.000 Lire, una fortuna in un’epoca in cui un medico guadagna 100 lire al mese. Ma don Tarello quella Chiesa la vuole con tutte le sue forze... Decide allora di rinunciare a tutto quello che potrà essere fatto in futuro, per il momento niente finiture, niente campanile, niente sagrestia, niente finestre, niente pavimenti… solo la Chiesa. Greggia ma finita al tetto. Dopo una lunga trattativa la spunta lui… e per sole 70.000 lire i lavori cominciano. L’ho poi incontrato spesso durante i lavori di costruzione. Quanta attenzione ai particolari, quanti viaggi a Torino per incontrare l’Ing. Gallo, quante riunioni con l’impresa Tarabbo per velocizzare la costruzione, quanta sensibilità nelle singole scelte cercando di prevedere il futuro. Come quando decide di ricavare un vano sotterraneo sotto il pavimento della chiesa in corrispon- denza delle fondamenta, un vano di 4 metri e nalmente costruito un luogo do ve, per ge 25 cm di altezza al fine di avere uno spazio nerazioni, ci saremmo sentiti accolti dal Siabitabile a disposizione. Un sacrificio econo- gnore. A 76 anni don Tarello si ammala. Pochi mico in più in quel momento (una volta piana giorni prima di morire fa ancora programmi, a in cemento armato non era così comune per chi gli è più vicino confida che spera di riquei tempi, tanto che fu ingaggiata l’impresa mettersi presto in forze, perché sono molte le Gianazio di Milano per realizzarla), ma una idea cose che restano da fare. feconda per il futuro… penso a quanti incontri, Muore invece, nella sagrestia della sua chiesa, riflessioni, feste, amicizia e fraternità vivremo in nel novembre del 1927. quel salone sotto la chiesa. E poi la burocrazia. Quante lettere ha dovuto Sono i verbali della Confraternita che mi scrivere al Sindaco di Biella e addirittura al hanno permesso di incontrare don Tarello. Prefetto per chiedere ripetutamente l’apertura Questi verbali scritti di suo pugno negli anni della strada n. 4 (la futura via Zara), arrivando faticosi ed entusiasmanti della costruzione mi ad utilizzare con astuzia questo argomento hanno parlato di lui. In queste pagine ingiallite per non pagare una onerosa penale al Co- ho potuto conoscere la sua personalità, il suo mune, a causa del ritardo con cui veniva la- stile, la sua determinazione, le sue speranze, sciata libera la vecchia chiesa di Riva. la sua fiducia nella Provvidenza, la sua astuzia, L’ho visto andare a bussare alle porte delle il suo affidarsi al Signore, le sue conquiste, i famiglie che abitano il Borgo Nuovo per chie- suoi sacrifici, le gioie e le amarezze… è tutto dere un aiuto economico, l’ho visto scrivere di qui, scritto in bella calligrafia da quasi cento suo pugno nel maggio del 1914 un volantino anni. destinato ai “…cittadini di buona volontà…”, Ma d’ora in poi sarà facile pensare a don Tauna sorta di lancio pubblicitario per il soste- rello anche quando guardiamo la facciata gno della costruzione della nuova chiesa, arri- della nostra bella chiesa di mattoni, o quando vando a raccogliere in quell’anno più di il sole colora le vetrate dei rosoni, o le campane suonano a distesa la domenica mattina. 11.000 Lire di offerte. Ma questi sono anni bui. Don Tarello deve Potremo incontrarlo mentre cammina lungo la affrontare il dolore della Grande Guerra poco via n.4 e discorre con qualche amico, o veprima dalla fine della costruzione della chiesa. derlo mentre sorveglia i lavori da una impalCon sofferenza vede partire tanti buoni operai catura tra le navate, o trovarlo in piedi mentre e carpentieri e addirittura è costretto a sa- osserva, soddisfatto, il soffitto del grande lutare il responsabile dei lavori dell’impresa, salone in terra battuta sotto le chiesa, e ne Corinzio Tarabbo (figlio dell’impresario sig. immagina il futuro utilizzo ... Giuseppe), al quale stringe la mano l’ultima … e poi, potremo pregare con lui la Madonna d’Oropa, come chiese ai fedeli presenti il volta il 23 maggio del 1915. Nonostante la guerra stia rallentando e com- giorno della benedizione della prima pietra, in plicando un po’ tutto, la costruzione arriva al quel lontano pomeriggio di un 3 maggio di tetto e la prima Messa viene finalmente ce- cento anni fa. mn lebrata dal Vescovo mons. Serafino e da don Tarello domenica 19 settembre 1915 in una chiesa ancora ampiamente incompleta. Dovrà aspettare alcuni anni per avere gradini in pietra al posto degli assi di legno all’ingresso, i vetri delle finestre arriveranno nel 1921, la riattivazione del vecchio organo si completerà nel 1923, il riscaldamento sarà installato nel 1924, i pavimenti della Chiesa, invece, don Tarello non li vedrà mai… saranno posati alla fine del 1927. Ma ce l’aveva fatta. Questo sacerdote colto e determinato aveva dato una casa ad un rione Il canonico Antonio Tarello è sepolto nel cimitero di Oropa che stava nascendo, aveva fi13 doN BUrAttI UN PAdre Per NoI Don Irmo Buratti, per noi, era un padre. Sapeva tenerci uniti attraverso le più svariate attività. la filodrammatica, le squadre di calcio, i campeggi, le gite parrocchiali. Queste, che ovviamente avevano mete vicine, si ripetevano più volte in un anno. Erano frequentatissime e piene di vita. A San Giovanni d’Andorno, a Sala, a Oropa e, fuori Biellese a Crea e alla Sagra di San Michele si organizzavano giochi per i bambini e per gli adulti, tutti promossi da monsignor Buratti, che sapeva creare uno spirito comunitario, di amicizia e collaborazione. Erano tempi diversi in cui le famiglie avevano frequenti rapporti tra di loro, tutti si conoscevano, si frequentavano e si aiutavano. Don Buratti sapeva tenere contatti con tutti i parrocchiani e fra essi i giovani, di cui conosceva i problemi e le difficoltà. Ci recavamo in Casa parrocchiale, quando andavamo a vedere l’alba al Bo, per giustificare la nostra impossibilità di andare alla Messa festiva. Lo trovavamo nel suo studio, con la solita tabacchiera, alla quale non sapeva rinunciare, se non con molto sforzo, in Quaresima e nelle varie festività, ad esempio nella festa patro- MoNSIGNor MAFFeo: BreVe tUrBINoSo PASSAGGIo Grande fu la sorpresa un martedì mattina di settembre 1965 quando, aprendo "Il Biellese", noi fedeli della parrocchia di San Paolo leggemmo a grandi lettere "Mons. Luigi Maffeo parroco di San Paolo". Altri erano i nomi di sacerdoti pronosticati. Ma fu subito onore grande avere un Parroco che era ben noto come Rettore del Santuario di Oropa, Rettore stimato e attivissimo, che a14 nale, se interveniva il Ve sco vo… Dopo qual che riflessione sull’importanza della Messa e dopo averci fatto notare, bonariamente, che “non ne sapeva nien te”, ci accomiatava, e noi uscivamo convinti e fidu ciosi di essere assolti. Nelle prediche la sua esortazione più frequente era quella di continuare ad andare avanti “sereni e fiduciosi”. Sapeva comunque conquistare tutti con le sue prediche, fra le quali non è possibile dimenticare quelle della festa di San Paolo, con il Signore che rivolgendosi a Paolo lo richiamava ad alta voce “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Come non ricordare la sua voce che risuonava nella chiesa, in quel momento culminante della predica? Non possiamo che essere grati al Signore per averci dato don Buratti, che quale primo parroco ha saputo creare le basi solide su cui oggi si fonda la nostra parrocchia, nella quale dopo don Buratti - padre - abbiamo avuto don Tullio Vitale - fratello - e abbiamo don Flippo Nelva - figlio. Piero B., Piero G., Seco S. (giovani parrocchiani… allora) veva ravvivato con molte iniziative culturali e religiose la vita del Santuario, con stima e attrattive anche oltre i confini biellesi. Per noi sacerdoti era ancora più noto come Rettore del Seminario Ve sco vi le, ove emerse co me uomo di vasta cultura, soprattutto letteraria, e per l'esuberanza della sua direzione, tra la Peregrinatio Mariae del 1949 e l'inizio del Concilio Vaticano II. Subito la vita parrocchiale subì una sterzata febbrile. Ritornato da Londra, dove si era recato in estate per aggiornamenti, diede suggerimenti per la vita liturgica e sacramentale; fece cambiamenti nel presbiterio, rimovendo le balaustre, valorizzate all'ingresso delle navate, con i preziosi amboni con figure scolpite in legno, ricavate dal pulpito; arricchì di chierichetti le celebrazioni delle SS. Messe; la sua predicazione era elaborata e faconda. In casa parrocchiale sistemò e allargò le abitazioni; moltiplicò gli allacciamenti telefonici con centraline da manager. In chiesa, alla domenica, si aggiungevano anche persone che lo apprezzavano come Canonico celebrante e predicatore. Non si capirono subito le ragioni di quella frenetica attività; si seppe poi che egli già conosceva la sua nomina a Vescovo Ordinario Mi litare, come risulta dall'Albo d'Onore; in quattro mesi voleva lasciare un segno del suo passaggio pastorale. Io stesso fui sorpreso quando, incaricato per un Triduo per le Quarantore, in gennaio, fui da lui invitato a lasciare a lui la predicazione, perché voleva, si vede, lasciare un bel ricordo spirituale e oratorio. Un particolare personale ricordo: nel pomeriggio delle feste era malinconico, non più effer- “La lucida pre pa razione culturale, la coraggiosa e aperta programmazione pastorale, la forte pazienza nel riproporre idee e iniziative.”… “Talento, saggezza, immaginazione, insieme a silente pazienza… incline alla facile battuta lapidaria”… “Quell’aspetto riservato, pensoso, un po’ aristocratico della sua personalità, nasconde in realtà uno zelo profondo e una forte attenzione ai problemi pastorali della parroc chia.”… “Un uomo leale, talvolta pungente, con il gusto dell’ironia, una persona che sa essere costruttiva e diretta”… “Formazione improntata alla sobrietà e al sacrificio, sostenuta dal suo carattere forte e dalla sua lucida preparazione culturale”… ”Sembra chiuso e distaccato… ma vive invece molto intensamente quanto accade in parrocchia, anche se non lo dà a vedere e proprio per questo viene talora criticato”… “La sensazione era che sapesse leggere dentro… la carità praticata sempre lontano dai riflettori… al riparo da qualsiasi finzione o piaggeria...” vescente; sembrava dar ragione al Leopardi del "Sabato del Villaggio" quando scriveva della gioia dell'attesa nella vigilia e, a quanto affermano gli psicologi, per i pomeriggi della domenica… Mi chiedeva allora con gentilezza di condividere con lui la cena della domenica per fargli fraterna compagnia, ascoltando, tra l'altro, con suo divertimento e sorpresa, quanto era accaduto - con lui Rettore - nella mia vita di due anni di Seminario. La festa della Conversione di San Paolo e la sua Consacrazione episcopale nel Duomo videro grande partecipazione di fedeli e sacerdoti, orgogliosi di avere un parroco e un confratello diventato Vescovo. Fece in seguito alcune visite alla parrocchia, sempre accolto con gioia e gratitudine. Dopo soli cinque anni, fu commosso cordoglio per la conclusione del suo pellegrinaggio terreno, verso l'abbraccio amoroso del Padre celeste per una ricompensa eterna. don Giorgio Roncan È vivo il ricordo di don Tullio Vitale qUeLLo ZUccHerINo ALLA GrAPPA “…gli zuccherini alla grappa per rendere meno dura la salita…”. Di Lui si è detto tutto, mi dico, mentre rileggo gli scritti e le biografie che lo raccontano, tra i ricordi dei tanti anniversari par rocchiali conservati gelosamente in un cassetto. Che altro scrivere? Ma, sorprendentemente, proprio “…gli zuccherini alla grappa per rendere meno dura la salita…” mi riportano indietro di quarant’anni a momenti vissuti e a sensazioni provate, che da tempo non osavano uscire allo scoperto. Riprendo un vecchio filmino superotto degli anni ‘70: sullo schermo scorrono le immagini tremolanti e sfuocate di un campeggio estivo: stiamo salendo da Valgrisenche alla cima del 15 Ruitor… Don Vitale guida, noi, a gruppi, legati, dietro… ed in pochi secondi siamo in cima! Fermo immagine su un fotogramma: Don Tullio estrae una piccola borraccia di grappa, ne versa alcune gocce su uno zuccherino e distribuisce a tutti… Ecco riaffiorato il ricordo più caro: il padre affettuoso e sollecito che rinfranca i “suoi” ragazzi, il fratello maggiore che, smessi i panni del finto duro, i panni del prevosto cui non è permesso dare del tu, si prende cura dei suoi figli di adozione. Ed era affetto sincero, preoccupato, sempre attento alle necessità, ai problemi, ai dubbi e alle nostre ansie di adolescenti, di giovani, di adulti. Un affetto che non tutti riuscivamo a decifrare, perché - è vero - sovente coperto dalla battuta fulminante, da molti interpretata come giudizio impietoso, pur essendo invece un modo istintivo, seppur drastico, per essere d’aiuto e di stimolo. Ironia e sarcasmo: atteggiamenti che forse non erano il prodotto di un carattere forte, spavaldo, aggressivo, ma il parto di una timidezza che pochi comprendevano. Il suo desiderio forte di paternità spirituale, diventato missione, la spinta continua a migliorare la nostra vita, sembravano a volte cozzare contro la sua umanità. E lo riconosceva apertamente, con umiltà, citandoci spesso - ricordo - la frase forte di San Paolo: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo.» (2Cor, 12,9). Una preghiera per don Vitale Sono passati già cinque anni, da quando don Vitale ci ha lasciato (era il 18 marzo 2009), e sembra ieri. Domenica 16 marzo un folto gruppo di parrocchiani, accogliendo l'invito di don Filippo, si è recato al cimitero di Graglia, presso la tomba di don Tullio, a pregare per lui. E abbracciando una volta ancora la sorella Jole, commossa e grata. 16 Quell’istinto paterno emergeva poi, pacato e potente, durante le Confessioni nel suo ufficio al primo piano della casa parrocchiale: più che altro lunghe conversazioni in cui il giudizio severo lasciava spazio alla comprensione, alla misericordia ed al primato della coscienza, qualche decina d’anni prima di Papa Francesco. Momenti in cui, anche se non avevamo il coraggio di rivelarci appieno, lui sembrava davvero “leggerti dentro” e, invece di invitarti a parlare, ti apriva il suo cuore e diceva lui, con delicatezza ed empatia, le parole che tu avresti voluto dire e non osavi. Il prete di solida formazione preconciliare aveva prepotentemente lasciato il posto al padre che aveva assorbito le novità del Concilio immediatamente e senza esitazioni, al pastore che si faceva carico come pochi altri della fragilità umana e che di questa sollecitudine aveva fatto uno stile di vita, pur se mascherato da apparente distacco e “aristocrazia”. E noi, fortunati, sotto la sua direzione spirituale e morale, ferma ma accogliente, emergevamo senza troppi danni dalle sabbie mobili dell’adolescenza, passavamo a volo radente attraverso la giovinezza impegnati in e ste nuanti attività comunitarie all’ombra del campanile, e affrontavamo il lavoro e il matrimonio con il solido bagaglio di ideali, infusi dalla sua costante e attenta presenza. Una presenza moderna e al passo coi tempi, ma senza cedimenti o fughe in avanti, sempre timorosa, anche nei brevi colloqui in cui preparavamo gli incontri giovanili del sabato sera, che si travalicassero i limiti del rigore, della correttezza, della dottrina e della fedeltà alla Chiesa. Una presenza intrisa di valori grandi, veri, profondi. Grazie, don Tullio! E permetta che per una volta Le dia del Tu. Ci hai “timbrati”, ci hai lasciato il Tuo sigillo, almeno a noi che siamo nati intorno alla metà del secolo scorso. Non ci hai liberati ( e come potevi?) dai nostri limiti, dalle nostre esitazioni, dalle nostre fragilità. Ma ci hai insegnato che se la vita è una salita al Ruitor, ripida e faticosa, quando ti alleni e sali attrezzato e con il passo giusto, legato a fidati compagni di cordata, sulla cima troverai sicuramente Qualcuno che ti conforterà con “…uno zuccherino alla grappa”. E il ricordo ci ricolma ancora oggi di speranza. Gianni Comoglio edUcAre BAMBINI e rAGAZZI ALL’AtteNZIoNe AI PoVerI Il richiamo di papa Francesco: vincolo inscindibile tra fede e fare il bene Uno degli elementi che più sta preoccupando preti ed educatori di San Paolo è vedere la sempre crescente disattenzione delle giovani generazioni ai poveri. Ed è preoccupante perché, come dice bene Papa Francesco, ciò denota uno spegnersi dell’incidenza della fede nella vita di questi ragazzi: «Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita» (Evangelii Gaudium [da ora EG] 2). Per noi cristiani poi «Occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli» (EG 48). E quindi ecco la domanda: come fare ad educare bambini e ragazzi all’attenzione ai poveri? A novembre gli animatori hanno incontrato padre Angelo Manzini, il nuovo padre francescano di san Sebastiano, e questo è stato più o meno il dialogo tra lui e un animatore: «Padre, quand’è stata la prima volta che lei ha incontrato un povero?» e lui ha risposto «Io sono cresciuto tra i poveri, perché abitando nella pianura novarese tanti erano i poveri di passaggio e quando bussavano alla porta di casa nostra mia madre cercava sempre di accoglierli e mangiavano con noi!» … non vi dico il silen zio che è calato nell’assemblea!!! Qui sta il primo ed essenziale punto per educare bambini e ragazzi all’attenzione ai poveri: “aprire” le nostre case e le nostre comunità a loro. Non dico di arrivare alla santità di quella donna (che per altro era la santità ordinaria di molte nostre nonne o bisnonne e quindi non impossibile!), ma i nostri bambini/ragazzi respirano nelle nostre case e nella nostra comunità di san Paolo che gli ultimi e i poveri sono i benvenuti?! E capite che un clima si crea anzitutto con una sensibilità che si manifesta con gesti concreti. Ora uno potrebbe obiettare che il proprio tenore di vita non gli permette di far ciò, ma rispondo con le parole del Papa: «Nessuno dovrebbe dire che si mantiene lontano dai poveri perché le sue scelte di vita comportano di prestare più attenzione ad altre incombenze» (EG 201). E mi pare che questa attenzione delle nostre famiglie vada di pari passo sia con l’iniziativa che sta cercando di creare momenti di preghiera nelle case sia con la missione popolare del prossimo anno, perché come dice sempre il buon Papa Francesco: «Senza l’opzione preferenziale per i più poveri, “l’annuncio del Vangelo, che pur è la prima carità, rischia di essere incompreso o di affogare in quel mare di parole a cui l’odierna società della comunicazione quotidianamente ci espone”» (EG 199). Così il secondo (o il primo, vedete voi) elemento essenziale per un’educazione dei nostri bambini/ragazzi all’attenzione ai poveri mi pare che sia almeno un genitore che renda presente Dio nella casa. Se i figli non respirano in casa l’aria del Padre di Gesù, che «desidera ascoltare il grido dei poveri» (EG 187), come potranno avere un cuore attento ai poveri? Il terzo elemento mi pare poi che sia se in casa si ha a che fare con la sofferenza in generale. Un mio confratello si diceva scioccato perché in un gruppo di una decina di famiglie che si trovava regolarmente a pregare insieme la metà di loro ha dovuto tirare la cinghia, ma di tutto questo non ne parlavano con i figli, «perché loro non devono soffrire». Ma a tavola voi genitori ogni tanto parlate delle difficoltà che incontrate sul lavoro? Affrontate il tema della sofferenza fisica? Pregate e/o parlate con i vostri figli per quel tale o quella tale che stanno perdendo il lavoro o che stanno male? Portate i vostri figli a trovare i vostri malati all’ospedale? Capite che tutto questo è altrettanto importante quanto i primi due punti. Altro non saprei che dirvi se non che anche noi preti stiamo cercando di educarci a tutto ciò e che ci sta facendo tanto bene, speriamo possa farlo anche a voi e ai vostri figli! don Gabriele 17 ... i gentili sponsor che sostengono “Vita Nostra” Via Lamarmora 13/a Tel. 015 8407324 13900 Biella (BI) www.agorapalace.com Una grande realtà alberghiera che non è solo accoglienza Scopritela quale cornice ideale per festeggiare una ricorrenza… o semplicemente per mangiare bene ... i gentili sponsor che sostengono “Vita Nostra” • Pavimenti in legno • Tende da sole • Tessuti per arredare Tel. 13900 BIELLA - Via Torino, 42/A 015 8495484 - Fax 015 8132699 E-mail: [email protected] www.bpmbiella.it ricambi elettrodomestici e riparazioni BIELLA Via Valle d’Aosta, 2 - Tel. 015.352880 fax 015.2523407 E-mail [email protected] Da oltre 40 anni al servizio della Clientela EUGENIO FOSCALE LEGNAMI S.A.S. 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E così per la festa patronale si è deciso di organizzare una grande raccolta di generi alimen tari da destinare a chi si è trovato ad affrontare una fase della vita difficile. Un modo per coinvolgere tutti: e non solo per una domenica con un grande incontro conviviale, ma prolungando questa festa nei mesi successivi, riservando una busta della spesa per chi ha bisogno dell’indispensabile, settimana dopo settimana. 22 Ma come dire di no all’ottima cucina dei cuochi volontari della parrocchia guidati da Pippo? Ecco allora che si è pensato di preparare nelle grandi e attrezzatissime cucine di San Paolo un vero e proprio pranzo della domenica, con antipasti, primo, secondo e dolce. Un banchetto completo da consu mare però ognuno nella propria casa, con l’impegno di invitare a pranzo un vicino che vive solo, un’amica che non si incontra da tanto tempo, una famiglia che si conosce poco, magari per approfondire l’amicizia. Una scelta che è stata un vero e proprio successo. 550 pasti sono stati ritirati dalle fa miglie della parrocchia dopo la tra di zionale Messa delle 10 del mattino e l’a pe ri tivo consumato sul sagrato della chiesa. Dopo il pranzo, è iniziata la seconda fase della festa: la raccolta alimentare. Tutti i palazzi e le case del quartiere erano state tappezzati di volantini, che annunciavano, per il pomeriggio della do- menica, l’arrivo dei volontari per recuperare le buste della spesa, che i più generosi avevano lasciato negli androni dei palazzi. Muniti di buona volontà tanti ragazzi (e qualche adulto a sorvegliare le operazioni) sono partiti per il recupero di centinaia di chili di alimenti. Una gara di generosità straordinaria. Qualcuno (come i ristoratori e i negozianti del quartiere) ha portato la propria do nazione direttamente in chie sa. Il risultato? Cibo per cinque me si per le famiglie seguite dalla parrocchia e per chi si presentasse con delle necessità. Un bel modo per prolungare la Festa patronale oltre alla domenica, un modo per far sentire il calore della solidarietà in un mo mento difficile, guidati dal motto della gior nata: “Una sola famiglia, cibo per tutti”. Ma don Filippo e il suo vice don Gabriele non hanno dimenticato le altre importanti priorità legate alla ricorrenza. Alla Festa Patronale i ragazzi e le famiglie sono arrivati preparati grazie agli incontri organizzati nelle settimane precedenti, mentre a coloro che ne avvertivano il bisogno è stato amministrato il sacramento dell’Unzione degli Infermi durante una funzione in parrocchia o direttamente nelle case di chi non aveva la possibilità di spostarsi. Un impegno a 360 gradi anche per la Messa Patronale, presieduta dal vicario generale monsignor Gianni Sacchi che di San Paolo fu il “vice“ per tanti anni, a fianco del compianto don Tullio Vitale, e con la partecipazione di tre gruppi corali (il “Jubilate” guidato dal maestro Mauro Mazzia, il coro dei genitori e quello dei ragazzi) che hanno riempito di musica la chiesa gremita. La celebrazione è stata anche l’occasione per presentare ufficialmente alla comunità il nuovo priore Maurizio Thiebat. Marialuisa Pacchioni 23 “La salvezza è entrata in questa casa” LetterA PAStorALe deL VeScoVo … “La salvezza è entrata in questa casa”: questo è il titolo della lettera pastorale che il nostro Vescovo, Gabriele Mana, ci ha donato in questi giorni. Il tema è quello “dell’educazione alla vita buona del Vangelo” cioè della vocazione declinando da questa poi i temi della famiglia e dei giovani. La lettera infatti si divide sostanzialmente in tre grandi capitoli che sono appunto la VOCAZIONE, la FAMIGLIA e i GIOVANI, a cui fanno da corollario altri due parti intitolate TEMI PARTICOLARI e ovviamente CONCLUSIONI. In distribuzione la lettera si può trovare in formato di libretto, che riporta nella seconda metà una serie di schede di orientamento pastorale redatte a cura degli uffici pastorali. Queste schede sono strumenti dettagliati per i gruppi parrocchiali e diocesani per sviluppare approfondimenti. Contengono infatti tracce di percorsi di meditazione da affrontarsi attraverso domande da porsi in gruppi di studio, suggerimenti per le preghiere comunitarie, riferimenti a libri, articoli, film e siti internet. Le schede di approfondimento riguardano i temi della “vocazione, dell’amore-sessualità e castità, del matrimonio, dell’amore ferito, della domenica e del tempo, del lavoro, della dipendenza patologica. Come si può notare, sono tutti temi di grande attualità e nella lettera il nostro vescovo affronta proprio l’urgenza che la comunità nel suo insieme, ma anche individualmente, dedichi il suo pensiero, la sua preghiera e il suo studio ad affrontare questi aspetti. Provo ad evidenziare qualche aspetto per ciascuna delle parti senza la pretesa di fare nè un riassunto (sarebbe improprio), nè di entrare in un’analisi completa (gli elementi di stimolo allo studio sono tantissimi e con possibilità di lettura svariate), perciò spero di dare solo alcuni stimoli per suscitare la vostra curiosità alla lettura. 24 Parte prima: La Vocazione Sappiamo tutti che Vocazione significa “essere chiamati”, ma il Vescovo in questa parte ci invita a pensare che essere chiamati significa ricevere doni. Quando riceviamo doni ci è naturale ringraziare chi ce li offre, ecco quindi che maturare la propria vocazione significa saper ricevere il dono di Dio e ciò è possibile se riusciamo a seguire la sequenza degli atteggiamenti di Zaccheo: 1-Essere pronti all’iniziativa di Dio che ci vuole parlare o far capire quale è la vocazione della nostra vita intera, ma anche solo di questo istante. 2-Sapersi distaccare dalle storie passate. Non farsi sottomettere dal pensiero che il passato ha un peso troppo grande per sperare che il futuro possa essere altro e meglio. 3-Muoversi subito (Zaccheo scende subito dal sicomoro), cercare subito di mettersi in gioco. Dio ci vuole reattivi alle sue proposte, sempre, in ogni luogo, in ogni momento. La nostra vocazione è quella che il nostro pensiero, aperto dalla preghiera e predisposto perciò ad aver fiducia in Dio, ci fa ogni giorno comprendere che stiamo ricevendo dei doni da Dio e che ora dobbiamo donarli agli altri. Ognuno di noi è un progetto dell’amore di Dio: questo amore deve tracimare verso gli altri con la fede e la consapevolezza di avere Dio vicino. Parte seconda: La Famiglia Qui il Vescovo ci invita a pensare alla “bellezza e grandezza del matrimonio cristiano”. Il confronto è tra la forza e la grandezza di tanti esempi di famiglie che vivono l’amore ricevuto da Cristo riversandolo in atti di altruismo verso la comunità e “la pseudo cultura del nostro tempo che spinge a considerare la vita come un bene di cui disporre a nostro personale giudizio”. L’invito è quello di guardare alla famiglia come il soggetto principale di diffusione della cultura evangelica e come culla della fede. Interessante è l’attenzione che in questa parte della lettera viene dedicata alla trattazione del concetto di “amore ferito”: la famiglia che non c’è più, la famiglia che non riesce ad esserci. Ecco allora una specie di vocabolario delle parole chiave e delle risposte che la Chiesa da o cerca di dare. Non riporto le risposte del Vescovo ma spero di suscitare la vostra curiosità a cercare le risposte sul libretto o nel vostro cuore: Convivenza: un amore in crescita può ridursi ad una scelta personale?. Matrimonio civile: quale accompagnamento pastorale si deve dare ad una scelta che è degna di rispetto, perchè l’amore emerge con rilievo sociale, ma che per i battezzati non ha valore sacramentale? La Separazione: quando è rimedio estremo per il bene degli stessi coniugi e dei figli e quando è invece atto di egoismo? L’Annullamento: cos’è e quando lo si ottiene? Perchè e quando la chiesa lo riconosce? Il Divorzio: Il matrimonio è indissolubile nel suo valore sacramentale, ma il divorziato quando ha impedimenti ad avvicinarsi ai sacramenti? Il Divorzio con successiva nuova convivenza o matrimonio civile. Qual’è la posizione della chiesa? Cosa può fare chi scopre una nuova fede proprio mentre sta vivendo un nuovo matrimonio non valido per la Chiesa? Ecco in queste pagine la traccia di un percorso per i singoli e per la chiesa che parte dall’invito a leggere la recente enciclica di Papa Francesco “Lumen fidei” . È bello trovare in queste pagine sulla famiglia un’intera parte che riguarda i nonni: il loro ruolo sociale di aiuto alle giovani famiglie è una nuova vocazione da scoprire, coltivare e valorizzare. Infine il vescovo accenna alla vedovanza che è un momento triste della vita, ma che dobbiamo aiutare a vivere come un momento in cui esprimere nuove vocazioni feconde per la comunità. Parte terza: I Giovani I giovani non sono da giudicare ma da amare sull’esempio di Don Bosco: ecco il cuore di questa parte. Il giovane ha bisogno della famiglia, della Chiesa, della comunità per ricevere l’educazione. Il gioco, la musica, il teatro, lo sport, la vita di gruppo sono strumenti indispensabili per aiutare i giovani a creare un progetto di vita. Nella lettera sono affrontati i tre temi fondamentali su cui la comunità cristiana deve orientare le proprie energie educative verso i giovani: 1. Educazione all’amore; il tema dell’affettività è l’emergenza più acuta perché il nostro tempo spinge verso la separazione della sessualità dall’amore. Ecco perciò gli stimoli ad affrontare con i giovani il tema della bellezza della castità 2. Educazione alla fede: è necessario tornare ad insistere sulle radici della fede. Interrogandoci sui grandi perchè della vita, ascoltando la rivelazione di Dio, comprendendo che c’è piena corrispondenza tra le ricerche dell’uomo e la risposta di Dio, vivendo “una vita buona, degna e beata”. La fede, soprattutto quella dei giovani, va alimentata con un assiduo ascolto della parola di DIO. 3. Educazione al volontariato e al servizio ai poveri: “la carità che si fa servizio umile e generoso verso i poveri ci fa percepire che tutta la vita è vocazione”. Al termine la lettera affronta alcuni “ TEMI PARTICOLARI” . 1-La domenica: “dobbiamo far di tutto per salvare la domenica come giorno del Si gnore” Capire perciò il valore del riposo. 2-Il lavoro: “Il senso del lavoro, il rispetto dei tempi, il saper obbedire, la fatica e la costanza, il senso del dovere sono atteggiamenti che accompagnano l’attività lavorativa”. Occorre rivalutare il lavoro manuale e collaborare a creare un’economia di sussistenza, ma anche a stimolare chi è disoccupato a riempire di senso la giornata mobilitandosi nella ricerca. 3-Le dipendenze: alla lotta alle dipendenze storiche (alcool e droghe) il Vescovo in questa lettera aggiunge la lotta alla dipendenza dal gioco d’azzardo, incoraggiando l’attività educativa di contrasto a questa piaga. Cesare Molinari 25 AGGIorNAMeNtI dAL FroNte “edUcAZIoNe deI GIoVANI” Gruppi dopo cresima (Episodio V - Ufo) a cura di don Gabriele Di bollettino in bollettino, di gruppo in gruppo, ci stiamo avvicinando ai giorni nostri e con gli UFO mi pare di capire che si affronti l’anello di congiunzione tra i gruppi di “ieri” e i gruppi di “oggi”. Sarà perché i loro animatori appartenevano al gruppo TNT (uno di quelli della prima ora); sarà perché don Filippo (ancora seminarista) ha iniziato i suoi passi sanpaolini accostandosi al sorgere di questo gruppo; sarà perché arrivato a san Paolo, tra i giovani (un po’ meno giovani …) con cui ho a che fare, quelli che più mi narrano del loro gruppo sono proprio gli UFO. Insomma entrare nel mondo di questo gruppo mi pare significhi entrare in qualcosa di veramente dinamico ed “epocale” … ed allora buona immersione (d. G.). Mi scappa sempre un sorriso quando ripenso ai momenti passati con gli UFO, quando ero un loro accompagnatore, dico “accompagnatore” perché accompagnare qualcuno significa fare un viaggio insieme, ed é questo che si é fatto, uno splendido viaggio che ha portato dei bambini a diventare ragazzi e noi ragazzi a diventare uomini. 26 Per me non é stata una semplice esperienza, è stata una grande occasione per trovare il coraggio di guardare i miei difetti con l’intenzione di cambiarli e non di nasconderli o giustificarli, mi sarei tagliato una mano piuttosto che mostrarmi incoerente rispetto alle cose che raccontavo. È stato bellissimo veder crescere questi ragazzi ogni giorno, veder cementarsi amicizie che durate per sempre, vederli mentre tentano di trattenere emozioni che non si possono trattenere da quanto sono intense. Mi auguro che queste emozioni siano state vissute da ognuno al massimo, perché andando avanti con gli anni le responsabilità le renderanno sempre meno frequenti e magari si finisce per dimenticare come si fa per viverle...e come si fa per viverle? Basta sapere che ogni persona é un tesoro inestimabile e come tale va trattata, spero di esserci riuscito perché io, con voi UFO, é così che mi sono sentito. Un tesoro inestimabile. Andrea Alle volte capita che in un pigro venerdì pomeriggio arrivi una chiamata inaspettata che, come uno schiaffo morale, ti riporta alla mente ricordi e sensazioni che il tempo ti ha portato a seppellire. Ed ora mi ritrovo con la pala in ma no a scavare dentro me per provare a tradurre in parole ciò che è stato il gruppo UFO e il tempo trascorso con persone che non vedo né frequento da anni. Mi rendo conto che far parte della co struzione di un gruppo (di qualsiasi natura esso sia) e il poter partecipare a campeggi e veri momenti di crescita collettiva, sia un tesoro inestimabile per un adolescente. Io sono stato fortunato a passare anni di vera maturazione. Ci tengo a fare una premessa, perché, per capire il passato, uno deve conoscere il presente. Sono trascorsi circa una decina d’anni e sono cambiate veramente tante cose nella mia vita, da quando il sabato pomeriggio si riunivano gli “UFO”. Tutti i progetti, le idee e la visione mia personale del futuro sono radicalmente mutati. La vita mi ha messo davanti ad esperienze difficili e complesse, che mi hanno tolto la capacità di vedere con leggerezza e semplicità il mondo. Proprio quella semplicità che in un campeggio estivo provi e di cui ti nutri. Quando ho cominciato io, il nome del gruppo era già stato scelto dai ragazzi di un anno più grandi, che avevano giustamente cominciato prima. La sigla U.F.O. significa Unione, Fede e Opere. I nomi sono una cosa importante da non sottovalutare, parte della personalità della gente è data inconsciamente dal loro nome. Credo fortemente che un genitore, alla nascita di un figlio abbia questo compito molte volte sottovalutato. Il nome del gruppo era ai miei occhi perfetto. La parola UFO raccoglie in sé un generico mistero e interesse, il suo vero significato (sopra citato) rende giustizia a tutti gli anni e le opere che poi una trentina di ragazzi negli anni avrebbero compiuto... Con molta gioia frequentavo la parrocchia nei week end durante l’anno e con ancora più voglia prendevo parte ai famosi campeggi in “Valsa”. Il profumo e l’aria di quelle montagne mi manca, tanto che nell’agosto 2011 ci sono voluto tornare portando con me mio figlio e mia moglie. È chiaro che per loro sono state due gradevoli giornate, non meno di due giorni di vacanza passati in qualsiasi altro posto. Per me no, per me sono state quarantotto ore piene di ondate d’emozioni. Sensazioni perse di luoghi amati… Con grande rammarico ammetto di non aver più contatti con nessuno del gruppo. Mi dispiace molto e scrivo per certo che altri invece si trovano ancora e insieme continuano a crescere. Loro a differenza mia credevano di più a questo progetto… o più semplicemente la vita mi ha portato lungo strade differenti. Se mi guardo so di avere dentro qualcosa di speciale, dato proprio dalle molteplici esperienze con il gruppo. Ora chiudo dicendo che sono felice di aver ricevuto questo schiaffo morale, che altro non ha fatto che riportare alla luce bei momenti e tante emozioni. Francesco Don Gabriele: “Mattia, avresti voglia di scrivere due righe su cosa è stata per te l’esperienza di animatore dell’UFO e, guardandola ora a distanza di anni cosa ha rappresentato per il tuo cammino?”. E allora ho cercato di capire quali furono le motivazioni che mi spinsero ad impegnarmi in un cammino così importante insieme ad altri circa 30 tra ragazzi e ragazze e ne ho individuate due principali: la prima fu di permettere ad altri di poter rivivere ciò che avevo vissuto io pochi anni prima con il gruppo TNT, cercando di dare indietro un po’ del tesoro immenso che mi era stato donato. La seconda fu una profonda fiducia del gruppo come strumento di sviluppo e crescita per un adolescente. Nel gruppo infatti si possono toccare con mano, probabilmente per la prima volta nella propria vita in modo consapevole e profondo, valori e sentimenti universali e fondamentali come l’amore, il perdono, la gioia, la fatica, l’amicizia, la libertà, l’accoglienza. Tutto ciò che è stato “assaggiato” nei campeggi estivi in Valsavarenche durante qualche giorno, frequentando il gruppo durante l’anno viene radicato, interiorizzato, approfondito. Sono stati anni molto intensi, importanti per me ma anche, credo, per tutti quelli che hanno condiviso questo cammino. Parte della mia personalità oggi proviene anche da lì, da quegli anni di grande idealismo, impegno, sogno, purezza, ingenuità, progettualità, servizio ma anche di contrasto, opposti, energia, novità, dubbio. Mattia Avevo pensato di raccontare la mia esperienza con l’UFO (gruppo post cresima di ragazzi e ragazze nate nel 1985-1986). Sono stato animatore insieme con Elena, Federica, Genny, Alessandro, Andrea e ovviamente Don Filippo, vice parroco di quegli anni tra il 1999 e il 2003. Avevo anche già cominciato a scrivere, lasciandomi trasportare dai ricordi che affioravano copiosi. Poi mi sono riletto meglio la richiesta di 27 ... i gentili sponsor che sostengono “Vita Nostra” L AVA S E C C O 2 0 0 0 Via Asmara 10 - Biella panetteria pasticceria PATTI di Mercandino Sabrina Specialità Torcetti al Burro Baci • Amaretti Morbidi COSTRUZIONE IMPIANTI INDUSTRIALI Via Torino 58 - Biella - Tel. 015 8497786 SEDE E OFFICINA: Via Cairoli 162/A - Gaglianico tel. 015 2545926 - fax 015 2548504 [email protected] divisione SAI Consulenti e Assicuratori in Biella Renaldo snc AGENZIA di BIELLA: Viale Roma, 10/A - Tel. 015.8409350 - fax 015.8409352 SUB AGENZIE IN: Occhieppo Inf. 015 590927 - Andorno 015 472914 Gaglianico 015 2544363 - Vigliano B.se 015 8123216 ... i gentili sponsor che sostengono “Vita Nostra” ... i gentili sponsor che sostengono “Vita Nostra” Ristorante Pizzeria Capri BIELLA - Via Torino 35 - Tel. 015 403095 Chiuso il Lunedì UN MONDO DI MAGLIA VIA POLLONE, 40 - BIELLA - Tel. 015.2593334 PRODUZIONE MAGLIERIA EXTRAFINE CONFEZIONATA CON FILATI BIELLESI si eseguono riparazioni di ogni tipo CAMICIE - GONNE - PANTALONI tutto l’anno l’angolo delle OCCASIONI ORARIO: 9,30-12,30 • 15,00-19,30 LUNEDÌ CHIUSO PAGOMAT - VISA - MASTERCARD www.unmondodimaglia.it MOBILI, SERRAMENTI E COMPLEMENTI D’ARREDDO F.lli Lazzaro sas di Lazzaro Giuseppe & C. 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Dico così perché questa sera è successo qualcosa di particolare, non facilmente spiegabile ma cristallino: mi sono sentito accolto, come se qualcuno mi aspettasse in Chiesa per incontrarmi e dirmi qualcosa, come se ci fosse un posto proprio per me, come se qualcuno volesse condividere con me un segreto. Cerco allora gli appunti e li riguardo … Alcune delle cose che ho sentito le ho scritte perché non mi devono sfuggire. Sono solo piccole frasi … spezzoni … semplici parole. Ma sono sostanza. Suor Katia mi ha dato l’impressione di usarle bene queste parole, con grande attenzione, sembrava soppesarle prima di pronunciarle come se non ne dovesse andare sprecata nemmeno una. Le rileggo con calma e ci trovo una forza e una chiarezza straordinarie. “La giovinezza è un modo di stare al mondo” “Ricordare vuol dire lodare, la tristezza è senza memoria” “Occorre fare attenzione allo spazio che diamo ai bisogni perché diventano prepotenti. I bisogni rischiano di prendere il posto dei desideri” “La Fede inizia dove sento che la Parola di Dio è personale, è per me” “Non preoccupatevi dei vostri vuoti, dentro tutto quello che è incompiuto viene Dio per portarlo a compimento. Consegnate al Signore i vostri spazi vuoti, li riempirà” “Dobbiamo passare dalla Giustizia alla Santità. Perché la Giustizia è non fare il male, mentre la Santità è guarire le ferite” “I sapienti sono coloro che sanno leggere la storia con gli occhi di Dio” 32 “Dobbiamo esercitare la Fraternità, dobbiamo custodire l’altro” “Apertura, diversità, gratuità. Dobbiamo essere accoglienti proprio verso chi fa una vita diversa da noi perché i fratelli stanno insieme anche solo perché sono fratelli”. “Bisogna pregare per gli altri”. “Quando si va in un posto, si vuole incontrare qualcuno. Oggi siamo qui per incontrare te”. “Come stiamo messi a felicità?”. Quest’ultima è la domanda che inchioda, che sposta gli equilibri e richiede una nuova partenza. È simile alla domanda di Dio ad Adamo … “Dove sei ?”. Rileggendo queste riflessioni il pensiero che si insinua a poco a poco è il legame stretto tra la felicità, la fraternità e la condivisione. Più mi risuonano le parole di suor Katia e più mi sembra chiaro che non sia possibile immaginare una comunità viva di fratelli che non sia in movimento. Chiamiamolo pure cammino, ricerca, non è importante la terminologia … la sensazione è che tutto possa mettersi in moto attraverso l’atto primario del volersi bene, cioè coltivare la RELAZIONE. È questo atto elementare del prendersi cura dell’altro, di preoccuparsi per lui e del pregare per lui, che smuove le montagne e costruisce le comunità. La fraternità è verità del cuore, noi siamo troppo abituati a rispettare i confini, a non disturbare. Ma la fraternità è interesse, partecipazione, compassione. Allora le nostre fragilità trovano appoggio nella fraternità, ne trovano com pi mento. Se le mia fragilità vengono prese sulle spalle di chi mi vuole bene… io resto in piedi. Ma allora, chi si prenderà carico delle fragilità, delle paure, delle necessità degli altri? Chi andrà a scovarle? Chi se ne occuperà? Come faremo? Suor Katia dà l’impressione di essere il trionfo della teoria dei piccoli passi, lei che con la sua comunità sta smuovendo le montagne ci dice di partire da piccole cose: dal conoscere i fratelli … a partire dal nome, pregare per loro, aprire le porte delle nostre comunità a chi non la pensa come noi, accorgersi dei bisogni dei vicini, saper ascoltare tutti, non avere paura della discussione, coltivare la relazione perché “… viene prima della responsabilità!” Sono qui e penso che essere costruttori di Fraternità sembra così difficile, ma poi mi viene in mente una frase che ho sentito in Chiesa e che non mi sono appuntato, diceva pressappoco: “Bisogna far sentire a casa le persone, l’accoglienza è relazione!”. Allora penso che si possa fare, che si debba cominciare, che il primo passo non sia poi così difficile e che non costa niente provare, senza pensare se siamo adatti o no. Forse è ora di alzarsi e mettersi in marcia, iniziare a scriverne un pezzo di questa avventura, perché, come ha detto suor Katia “… tutto quello che abbiamo scritto quaggiù in nero carbone, in cielo si legge ORO”. Massimo Negro campeggi estivi 2014 Cari genitori, vi comunichiamo le date dei campeggi nella nostra Casa Alpina in Valsavarenche nella speranza che i vostri figli partecipino a questa bella esperienza. Come è stato negli ultimi anni, in caso di sovvenzioni da parte del Comune e della Regione, le quote potranno ancora scendere. Nell’eventuale partecipazione di due fratelli, il minore paga la metà. 1° turno: bambini di 4° elementare Dal 9 al 14 giugno quota € 139 2° turno: bambini di 5° elementare Dal 15 al 21 giugno quota € 162 3° turno: ragazzi di 1° media Dal 22 al 28 giugno quota € 162 4° turno: ragazzi di 2° media Dal 29 giugno al 6 luglio quota € 186 5° turno: ragazzi di 3° media (gruppo NRG) Dal 7 al 16 luglio quota € 232 6° turno: ragazzi di 1° e 2° superiore (gruppo SIP) Dal 16 al 25 luglio quota € 232 LA BeNedIZIoNe deLLe cASe Inizierà MARTEDÌ 22 APRILE la benedizione pasquale delle case. Provvederanno don Filippo, don Gabriele e il diacono Gastone. Nell’imminenza del passaggio, verrà esposto un avviso nell’androne delle singole abitazioni. PREGHIERA O Dio che hai voluto chiamare tua Chiesa la moltitudine dei credenti che si radunano nel tuo nome per adorarti, amarti e seguirti, ascolta la preghiera della nostra Comunità parrocchiale che ricorda con gioia il 1° centenario della posa della prima pietra della Chiesa di San Paolo. Effondi su tutti noi il tuo Santo Spirito perché questa tua famiglia sia sempre più aperta all’accoglienza, sollecita alle necessità dei fratelli, specialmente i più poveri, e testimone credibile del Vangelo del tuo Figlio. Padre Santo, che con la resurrezione di Gesù Cristo, nostro Salvatore, hai operato la redenzione, per intercessione di Maria SS. e dell’Apostolo Paolo, dona a questa famiglia la gioia della tua benedizione; proteggila e custodiscila sempre, perché, sostenuta dalla tua Grazia, viva nella prosperità, nella concordia e nell’amore. AMEN 33 UN weekeNd Ad ASSISI Cosa ha fatto di così grande San Francesco? Con questa domanda si è aperto il consueto fine settimana fuori porta del gruppo “Mumble”, appuntamento che quest’anno si è tenuto ad Assisi nei primissimi giorni di marzo. L’interrogativo/provocazione ci è stato suggerito da suor Rosanna, una delle francescane alcantarine (e ballerine) che, insieme con tanti ragazzi, hanno stravolto la nostra parrocchia per due giorni in occasione della Missione Parrocchiale dello scorso dicembre. La Missione ha suscitato interesse, scalpore e giudizi contrastanti all’interno del gruppo: abbiamo quindi scelto di proseguire la nostra annata con una visita ad Assisi, per fare esperienza dei luoghi (e dei frutti) dell’esperienza di San Francesco attraverso le attività che le suore alcantarine propongono ai giovani. Un imprevisto ci ha accolti al nostro arrivo: il corso che le suore dovevano ospitare all’interno della loro struttura (e che doveva coinvolgere un centinaio di ragazzi) è stato inaspettatamente cancellato. Di conseguenza i programmi sono stati stravolti ed il fine settimana ha assunto la forma di un affascinante viaggio spazio-temporale attraverso i luoghi e gli eventi della vita di San Francesco, grazie soprattutto alla guida umile e gentile di suor Rosanna. Dall’imprevisto è nata un’opportunità, anzi due: trascorrere più tempo con gli altri del gruppo “Mumble” e conoscere più da vicino Francesco. È così iniziato un intenso pellegrinaggio che in mattinata ci ha portati alla casa dove il santo ha vissuto con i genitori e alla piazza in cui si è spogliato delle vesti paterne per abbracciare nella povertà il Padre: luoghi di emancipazione, di rinuncia alle sicurezze. A questi è seguita la Chiesa di San Damiano, cornice nella quale un moribondo Francesco ha composto il Cantico delle Creature, il desiderio di lode di un uomo che sapeva vedere il Signore dietro tutte le cose. San Francesco era poeta sensibile, ma anche “giullare di Dio”: ce lo hanno ricordato i sorrisi e la letizia delle suore, presso le quali siamo rientrati per il pranzo. Il pomeriggio è stata la volta delle due basiliche maggiori della città alta: quella di Santa Chiara, dove toccare con mano la tenerezza del suo legame con Francesco, e poi quella di San Francesco, dove il santo è sepolto, circondato dagli amici di una vita, i primi frati minori. Prima di cena siamo scesi a Santa Maria degli Angeli per entrare in Porziuncola, luogo dove il dono dell’indulgenza plenaria è perenne manifestazione dell’intimità del dialogo di Francesco con il Signore. Il sabato si è concluso con la visione di un film: occasione per cogliere le passioni, i travagli, l’estrema umanità di Francesco. Abbiamo iniziato la giornata di domenica immergendoci nell’umida, suggestiva natura del monte Subasio, dove silenzio e contem plazione caratterizzavano i soggiorni di Francesco presso l’Eremo delle Carceri. Un luogo di ascolto e solitudine, come quello in cui abbiamo concluso il fine settimana: il Santuario della Verna, dove il Santo ha ricevuto le stimmate. Luogo del perfetto dolore, dove l’amore ha trasfigurato Francesco. Un fine settimana intenso, pieno di luoghi ed eventi. Luoghi che tuttavia sono più che strade, edifici; eventi che sono più che aneddoti, memorie: tutti tasselli di un puzzle, pezzetti di pane che suor Rosanna ci ha lasciato lungo il percorso per cercare la risposta alla domanda con cui ci aveva accolti. Che cosa ha fatto dunque, di tanto grande, San Francesco? Si è fatto preghiera, ha vissuto il Vangelo. Marco Secchia 34 Un sondaggio per le vie del nostro quartiere PArerI SULLA PArroccHIA In occasione del centesimo anniversario della posa della prima pietra e in virtù della prossima missione popolare si è pensato di effettuare un sondaggio su come la parrocchia di San Paolo viene percepita dai suoi parrocchiani, tutti, anche quelli che non frequentano. Un po’ girando per il territorio parrocchiale e un po’ telefonando abbiamo raccolto le opinioni di 125 persone, in modo da avere una sorta di campione rappresentativo. I risultati sono stati che nella maggioranza dei casi le persone disposte a farsi intervistare erano donne (96 su 125). Inoltre abbiamo constatato che l’età degli intervistati al 90% è dai 50 anni in su, di questi la metà ha più di 70 anni. Altro dato rilevante è che la metà degli intervistati abita all’interno del territorio sanpaolino da più di 20 anni; inoltre il 22% delle persone, tra cui anche numerosi anziani, abita a San Paolo da meno di 10 anni. In merito alle altre domande, è venuto fuori che tendenzialmente l’80% della gente apprezza e riconosce i benefici e gli sforzi della parrocchia sul territorio. Tuttavia solo il 23% ha ritenuto la propria vita o quella dei propri famigliari influenzata dalla parrocchia. Un’altra nota interessante riguardo al proprio rapporto con la parrocchia è che il 47% degli intervistati non frequenta San Paolo (tra cui poco meno della metà va in un’altra parrocchia), il 18% va solo alle feste importanti come Natale e Pasqua, mentre il 35% va a messa tutte le domeniche anche se non partecipa alla vita parrocchiale attivamente. Un altro elemento che è uscito da questo sondaggio è che non è così scontato che una persona praticante sia riconoscibile nei comportamenti da una non praticante. Tornando al discorso sulla frequentazione più o meno attiva, la maggioranza non è stata coinvolta dalla parrocchia di San Paolo a partecipare alla vita parrocchiale sebbene la maggior parte degli intervistati conoscano le attività e le iniziative proposte. In ultima istanza è stato chiesto se la parrocchia debba incidere di più sulla vita dei suoi parrocchiani; anche qui le opinioni hanno diviso il sondaggio. Un buon 23% ha risposto che la parrocchia potrebbe agire maggiormente sulla vita della comunità, mentre il 45% ritiene che faccia già un buon lavoro. Per concludere, utilizzando anche i commenti e le critiche che sono state poste in forma di domanda aperta, i problemi del rapporto tra parrocchia e parrocchiano, come spesso accade, arrivano da ambo i lati. Da parte dei parrocchiani è forse richiedibile una fede meno tiepida, più attiva e missionaria; da parte della parrocchia è richiesta più accoglienza e apertura, più attenzione verso chi è solo e anche qui un accento sulla funzione missionaria. È nostra opinione che oramai il portare la fede a tutti sia di fondamentale importanza, perché va condivisa e possa raggiungere anche i più lontani. Questo però non può più essere fatto solamente dai preti, ma ciascuno è chiamato a farsi portatore del Vangelo, in modo da creare una rete che raggiunga più facilmente le periferie, non solo della parrocchia in senso territoriale, ma anche nel senso dei cuori delle persone. Riccardo e Giorgia Faga 35 Per la Quaresima di fraternità I ProGettI dI INterVeNto SoLIdALe 2014 Anche quest’anno ci sono pervenute numerose richieste di aiuto da parte di Organizzazioni missionarie che sostengono emergenze di estrema povertà e promuovono lo sviluppo in diverse aree del mondo. Benché la crisi economica abbia attraversato il pianeta a 360°, sappiamo che in alcuni Paesi la situazione è particolarmente drammatica, anche a causa dei conflitti armati e dei disastri ecologici che hanno messo in ginocchio intere popolazioni. “Non abbiate paura a fare del bene”, dice Papa Francesco; e ci invita a spogliarci del nostro egoismo per andare verso gli altri: i poveri, gli emarginati, i fratelli lontani. A entrare in relazione con loro, prima di tutto sul piano spirituale, con la forza della preghiera e del- l’amore. Vicinanza e condivisione sono valori alti dell’uomo verso l’uomo, in nome di Cristo. La comunità di San Paolo, con il frutto dei sacrifici e delle rinunce quaresimali dei fedeli, contribuisce a sostenere progetti di solidarietà per dare una speranza a quanti si trovano nel disagio e nella sofferenza. Il gesto della carità materiale fatto con il cuore si riempie allora di autentico senso evangelico. MADAGASCAR - Mahela - L’unica scuola di questo villaggio a 40 km da Mananjary è una materna, che accoglie circa 70 bimbi provenienti da famiglie povere e numerose. Occorre garantire due pasti alla set timana a que sti piccoli, di cui alcuni in stato di grave denutrizione. Costo 900950 Euro per un anno. Referente: Associazione “Costruire Insieme” – Torino ARGENTINA - Buenos Aires - Coordinamento attività pastorali della Cappella Santa Rosa da Lima; mensa dei poveri e mantenimento delle missionarie biellesi. Costo 20.000 Euro. Referente: Centro Missionario Diocesano – Biella ECUADOR - Esmeraldas - Acquisto di una piscina gonfiabile per riabilitazione bambini disabili curati dalle Suore della Parrocchia santa Marianita. Costo da 520 a 1.000 Euro. Referente: Missioni del Cottolengo – Biella CONGO - Uvira - Costruzione di 8 aule scolastiche per consentire a 750 bambini di frequentare le lezioni in un unico turno antimeridiano. Costo di un’aula 7.500 Euro. Referente: Suore Missionarie S. Giuseppe Biella Leda Bricarello Queste iniziative sono state presentate con video-proiezione in chiesa, dopo ogni Messa festiva, per tutto il tempo della Quaresima. Le immagini offrono una piccola panoramica sulle realtà missionarie sostenute dalla Parrocchia di San Paolo. Le offerte dovranno fare riferimento al progetto prescelto ed essere versate su “Parrocchia di San PAOLO”, Cod. Iban Parrocchia di San Paolo IT12 X060 9022 3010 0002 5520 808 e IT12 V030 3222 3000 1000 0000 642. 36 Il gesto di Gesù e quello di Pilato, l'amore e la codardia I dUe cAtINI Due catini attirano in questi giorni la mia attenzione e mi rendono pensoso. Il primo è nelle mani del figlio di Dio, la sera della cena con i Dodici. Il secondo servì a Pilato per mettersi al riparo delle sue responsabilità e della sua coscienza. Gesù sta per essere tradito. Tra poco sarà arrestato e condannato a morte. Lui lo sa. Il tempo stringe. Eccolo allora a chiedere ai suoi amici di lasciarsi lavare i piedi. Qualcuno si ribella. Lui insiste. Si china e versa acqua sulle loro polverose estremità. Poi prende il catino e glielo consegna: “Come ho fatto io dovete fare voi se volete essere felici e rendere più bello il mondo. Se volete che la terra somigli un poco al paradiso. Servire è il verbo che dovete coniugare in tutti i modi e in tutti i tempi. Non sono le parole a toccare i cuori, ma l’amore. Gridate agli uomini che Dio li ama. Amare sempre è faticoso, ma possibile. Si muore dentro, è vero, ma se il seme non marcisce non ci sarà pane da mangiare né da consacrare. L’amore è il fondamento del mondo nuovo. Il catino. Tenetelo caro come l’oggetto più prezioso. Vi ricorderà la vostra missione e la vostra grandezza. Non abbiate paura, non sarete mai soli. Sempre vi terrò compagnia”. Un altro uomo compare all’orizzonte. È il procuratore romano Pilato. La sua storia è destinata ad intrecciarsi con quella di Gesù. I giudei glielo hanno consegnato perché lo condanni a morte. Pilato sa bene che è un sopruso: quell’uomo è innocente. Il suo dovere gli imporrebbe di rimetterlo in libertà. Ma la folla lo intimorisce. Lo incita a fare in fretta. Gesù gli sta davanti sereno, maestoso. Lui è altezzoso, irascibile, insicuro. Lo interroga senza mai guardarlo negli occhi limpidi come l’acqua di sorgente. Gesù tace. La gente grida. Bestemmia. Minaccia. Pilato si arrende. Davanti a tanta coc ciu taggine cede. “Fac ciano quel che vogliono - pensa - seguano pure la loro arcaica religione e le sue leggi. Mi lascino in pace. Non voglio impelagarmi in questa storia”. Poi anche lui fa ricorso a un catino. Non gli serve per raccogliere l’acqua versata sui piedi di qualcuno, ma per lavare le proprie mani. Per convincere la folla, il condannato e se stesso di non avere colpa del sangue che sta per essere versato. Porge le mani e qualcuno, ossequioso, gliele bagna. Illuso. Nessuno può far finta di non vedere quando invece ha visto, di non sapere quando ha già saputo. Pilato non sa che quell’acqua non lo laverà ma lo accuserà per sempre. Lo marchierà a fuoco. Due uomini. Il primo accetta di morire in croce per tutti, anche per il secondo, ma l’altro non lo sa. Il secondo crede di avere potere sul primo e invece è proprio da lui che lo riceve. Due catini, così simili, così diversi. Ognuno deve scegliere quale dei due mettere nella bisaccia della vita, se il catino del servizio e dell’amore o quello della codardia che si fa complice del male. A ogni uomo è data la libertà di consegnarsi alla gioia vera che nasce dal servire e dal donare, o cedere all’illusione del piacere effimero del disimpegno e dell’egoismo. Ognuno deve scegliere se fermarsi davanti al fratello nel bisogno o svoltare al primo incrocio, nascondersi dietro la prima siepe. Tanti svoltano. Prima di essere visti e chiamati a dare il proprio contributo. Per paura di essere arsi dalla febbre della giustizia e della solidarietà. Altri - e sono un popolo che non finisce mai - vanno diritti per la strada tracciata dal Maestro. Sanno che non sempre è agevole, che potrebbe portarli a donare tutto e la loro stessa vita, ma non vogliono tirarsi indietro. Come ammanettati all’unico Signore di cui non possono assolutamente fare a meno, si incamminano felici per le strade del mondo. Nel bagaglio, lo stesso catino usato da Gesù la sera benedetta di tanti anni fa. Maurizio Patriciello (dal quotidiano “Avvenire”) 37 ... i gentili sponsor che sostengono “Vita Nostra” – vita Assicurazioni AGENZIA GENERALE (BIELLA CENTRO) BIELLA - Via Marconi, 12 (palazzo Toro) Tel. 015.2522366 - 21848 - 351828 - fax 015.32307 Agente procuratore generale VINEIS ROBERTO Extenderd coverage – Rischi elettronici – Danni indiretti – Aeronautica – Trasporti – Grandine – Pensioni Incendi – Furti – Infortuni Ve t r i Responsabilità civile auto – Auto rischi diversi – Rimborsi spese ospedaliere – Indennità di licenziamento ... i gentili sponsor che sostengono “Vita Nostra” dal 1935 in Biella aimonetti termoidraulica s.r.l. 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Sanno che è composta dai Priori che, anno dopo anno, sono stati designati. E certamente non pochi sono venuti a conoscenza che la Confraternita - in conformità del proprio Statuto - collabora con il parroco nella gestione delle opere parrocchiali e nella promozione delle varie iniziative di carattere educativo, culturale e di accoglienza. Ma dal 1796 la Confraternita assolve anche ad un altro importante compito: l’amministrazione del lascito del notaio Gaspare Antonio Ravetti, il quale la lasciò erede universale dei propri beni, con l’obbligo “di erigere una casa o monistero per il ricovero e il mantenimento di tante figlie povere ed orfane che si potessero mantenere col reddito del restante dell’eredità”. Da qui in poi, e la storia si fa lunga e complessa, si dipana la storia dell’Orfanotrofio Femminile Ravetti, l’imponente complesso che occupa buona parte di via Orfanotrofio. Era in origine il monastero di “Santa Cattarina” (poi “disciolto”): fu preliminarmente (si era ormai giunti al 1803) preso in affitto, dopo un accurate esame di diverse altre possibili locazioni . 42 Era mancata nel frattempo la vedova del notaio, la quale non si era rallegrata affatto della disposizioni testamentarie del marito. Ed anche i nipoti avevano frapposto parecchie difficoltà di ordine legale. Con l’andar del tempo, il grande edificio fu acquisito e adeguato man mano alle necessità contingenti. Ce lo racconta un interessante diario, redatto alla fine degli anni ‘70 del secolo scorso da una anonima suora che operò nell’Istituto e che ebbe la voglia e la pazienza di spulciare le vecchie carte. Leggendo la storia scritta dalla suora che la ricavò in massima parte dai verbali dell’Amministrazione dell’ente, entriamo in un’atmosfera particolare: ci sembra di vedere le orfane ospitate, dieci/dodici, talvolta di più (il cui mantenimento individuale costava lire 1,17 al giorno), oppresse da un regolamento che le obbligava ad una ferrea disciplina dettando abbigliamento (povero ed essenziale), orari dei pasti e del sonno, comportamento reciproco e con i pochi visitatori ammessi. Fra dominio napoleonico e restaurazione, proseguì con alti e bassi la vita in Orfanotrofio, non senza la “cacciata” di qualche “direttrice” rivelatasi indegna di fiducia. Stralciamo infatti da un verbale: “…La signora *** …fa en trare chi vuole di giorno e anche di notte… si alza a mezza mattina e va a fare un giro in città… intanto le orfane sono sporche, trascurate, piene di insetti, insubordinate e ribelli… alcune più piccole sono costrette a dormire senza materasso e poco coperte…”). Ma l’Amministrazione corse immediatamente e drasticamente ai ripari. Nella seconda parte del racconto dell’anonima suora che prende le mosse da metà Ottocento, le cose sembrano andar meglio nell’Istituto. Si citano visite di vescovi e monsignori, con elogi all’ordine e alla pulizia; si fa cenno a “libretti di risparmio” e premi vari assegnati alle orfanelle, alla loro partecipazione ordinata e compunta a varie cerimonie religiose, all’insegnamento loro impartito da eminenti maestri, al collocamento di alcune di esse, volta per volta, presso famiglie o laboratori artigiani. Tutto a posto, tutto regolare, tanto che il Re di Sardegna nel 1834 dispose per un contributo annuale di 180 lire all’Istituto, onde “mantenere la scuola delle figlie povere”. Con l’andar del tempo, le ragazze senza famiglia ospitate nell’istituto raggiunsero anche il numero di 75/80. Il racconto ha termine nel 1970, e vi leggiamo accenni di storia biellese più noti, come quelli al vescovo Carlo Rossi, la cui nomina fu festeggiata nel 1937. E “non si contano le visite all’Orfanotrofio nei suoi trentaquattro anni di episcopato…” . Lasciamo il racconto dell’anonima suora, per tornare alla storia del nostro San Paolo. Negli ultimi decenni dell’Ottocento i piani regolatori di Biella prevedevano un forte sviluppo nell’area a sud della ferrovia, che come è noto era situata dove ora c’è l’Esselunga, tanto per capirci. Si prevedeva addirittura un raddoppio dell’area abitata. E agli inizi del Novecento il quartiere posto a sud del nucleo storico ebbe uno sviluppo sulla direttrice principale, corrispondente all’attuale via Torino. Ci voleva una chiesa… L’autorità ecclesiastica premeva, mentre il Comune, dal canto suo, voleva abbattere la vecchia chiesa di San Paolo, di pro- prietà dell’omonima confraternita, situata in Riva, proprio all’imbocco dell’attuale piazza Primo Maggio. Per farla breve, sono cose già scritte e assai note, si avviò un contenzioso con l’amministrazione comunale, che sfociò infine in un contratto in cui la confraternita si impegnava a liberare “i vecchi locali” (la chiesa), mentre il Comune si impegnava a versare 80.000 lire, secondo un piano di rateazione. Con l’anticipo ottenuto (30.000 lire) la Confraternita coprì quasi per intero la spesa per l’acquisto del terreno dei signori Bider e Gremmo… E si andò avanti nella costruzione della nuova chiesa, come ben sappiamo. Per tornare ai giorni nostri, basterà dire che sin dal lontano 1796, ai sensi dello Statuto (rivisto e rinnovato negli anni 70 dalla Curia vescovile), la Confraternita di San Paolo deve nominare sette propri componenti quali Amministratori dell’Orfanotrofio Ravetti, da affiancare a un Canonico eletto dal Capitolo cattedrale di Santo Stefano e a un rappresentante dell’Amministrazione comunale. Oggi i locali del grande complesso non ospitano più orfanelle, ma sono destinati a varie attività be nefiche ed assistenziali. Gli Amministratori riferiscono periodicamente del loro operato nel corso delle periodiche riunioni della Confraternita. c.p. Le confraternite in europa Le confraternite sono associazioni cristiane fondate con lo scopo di suscitare l’aggregazione tra i fedeli, di esercitare opere di carità e di pietà e di incrementare il culto. Sono costituite canonicamente in una chiesa con formale decreto dell’autorità ecclesiastica che - sola - le può modificare o sopprimere ed hanno uno statuto, un titolo, un nome e una foggia particolare di abiti (uso che si è conservato in diversi casi, generalmente al Sud). I loro componenti conservano lo stato laico e restano nella vita “secolare”; non hanno quindi l’obbligo di prestare i voti, né di fare vita in comune, né di fornire il proprio patrimonio e la propria attività per la confraternita. La denominazione di queste associazioni fu varia nei secoli e diversa in Italia da regione a regione. I termini più frequenti furono confraternitas, fraternitas, fraterie, confratrie, agape, caritas, consortia, fratele, fraglia, sodalitium, sodalitas eccetera. I sinonimi tuttora usati sono compagnia, talvolta congregazione e congrega, oltre a confraternita e arciconfraternita. L’origine delle conftaternite è molto incerta e non mancano ipotesi di collegamento con istituzioni già esistenti in epoca pre-cristiana: si vedano i collegia romani o le fraterie greche e della Magna Grecia… Delle antiche Confraternite si fa menzione nel quindicesimo canone del Concilio di Nantes, celebrato nell’anno 895, e si trova una citazione nell’agiografia di San Marziale scritta da un suo discepolo. Recenti studi accennano alla probabile esistenza di confraternite in Europa già nel quarto secolo, e sicuramente in Francia nell’ottavo e in Italia in quello successivo. Notizie certe confermano, comunque, la presenza di associazioni laiche agli albori del secondo millennio, sia nelle città che nei villaggi italiani, operanti in missioni umanitarie negli ospedali e fra i poveri colpiti da malattie. I motivi per i quali sorsero e si affermarono le confraternite furono molteplici e in buona parte simili a quelli che determinarono la fondazione dei Monti di pietà. L’assoluta mancanza nel corso del Medio Evo di qualsiasi forma di assistenza pubblica e delle più elementari garanzie, specialmente per la parte più disagiata delle collettività, e in gran parte perdurata fino a tempi abbastanza recenti, e al tempo stesso il bisogno di ben operare per amore e timore di Dio, furono le principali motivazioni che indussero i cristiani ad associarsi per aiutarsi reciprocamente. 43 SUd SUdAN GUerrA FrAtrIcIdA Uno scenario biblico, dove «il fratello è contro il fratello»: due anni dopo l’indipendenza, il Sud Sudan sprofonda nel conflitto. Le testimonianze di alcuni missionari che hanno deciso di restare «Alcune immagini bibliche descrivono bene la realtà di Malakal di questi mesi. L’”ombra della morte” del Cantico di Zaccaria è passata sopra questa città, segnandola pesantemente. Corpi lasciati lungo le strade, in balìa di “cani e avvoltoi” come ai tempi della regina Jezabel. E nonostante tutto, molti hanno conservato la speranza forte nell’alba di una salvezza ancora possibile. La maggior parte della gente resiste tenacemente e sta rimettendo insieme i pezzi della propria vita e delle proprie case.» È solo un piccolo stralcio di una lunga e drammatica testimonianza di una missionaria comboniana di Malakal che, ancora oggi per ragioni di sicurezza, non può essere citata col suo nome. L’ha inviata da una delle città più tragicamente segnate dal conflitto che si è scatenato in Sud Sudan lo scorso 15 dicembre tra i due uominiforti del Paese e i loro seguaci: il presidente Salva Kiir e Riek Machar, vicepresidente, ma anche storico rivale. “Licenziato”, insieme a buona parte del governo, lo scorso luglio, Machar ha guidato il colpo di Stato fallito di metà dicembre. La capitale Juba è stata messa a ferro e fuoco per due giorni, con oltre 500 morti, un migliaio di feriti e 25-30 mila sfollati. «Dopo oltre quarant’anni di conflitto con il Nord - commenta sconsolata suor Giovanna Sguazza, Provinciale comboniana del Sud Sudan, che vive e organizza gli aiuti tra Nairobi e Juba - ora assistiamo con orrore e preoccupazione a questa guerra tutta interna al Sud Sudan. Le mie consorelle hanno deciso di restare con tanto coraggio, ma soprattutto con tanta fede e speranza nel Signore. Non avrebbero mai lasciato la loro gente, sono rimaste lì a far causa comune con loro, come diceva Comboni». La 44 testimonianza della missionaria presente a Malakal è a tratti agghiacciante. «Nessuno, sino ad oggi - racconta con grande lucidità, nonostante lei stessa sia stata minacciata con le armi - ha fornito i numeri ufficiali, ma le vittime dei combattimenti sono state certamente moltissime qui a Malakal. Per giorni, i cadaveri dei ribelli sono stati lasciati insepolti lì dove erano caduti, sino a quando la Croce Rossa Internazionale ha potuto raccogliere quelli all’interno della città. Sono state scavate delle fosse comuni con un caterpillar e i morti vi sono stati sepolti senza alcuna cerimonia. Alla periferia di Malakal, invece, i corpi dei ribelli sono stati lasciati in balìa degli animali... Cam mi nando per le strade di Malakal, mi sembrava di sentire l’eco delle Lamentazioni di Geremia, quando affermava che “persino il profeta e il sacerdote” non sapevano cosa fare di fronte a tanta desolazione causata dalla violenza e dalla distruzione». Tragedia nella tragedia, circa 200 persone, in gran parte donne e bambini che fuggivano dagli scontri di Malakal, sono morti annegati in seguito al naufragio di un traghetto sovraccarico lungo il Nilo. Intanto, gli sfollati nel compound della cattedrale aumentavano a vista d’occhio, arrivando a circa 6.500, mentre in quello delle Nazioni Unite hanno superato i 20 mila. «in un mese di combattimenti sono state distrutte tutte le strutture costruite in otto anni di sacrifici». Anche a Leer la situazione è drammatica: «La città è totalmente distrutta e deserta - racconta suor Giovanna -. Le nostre suore e i missionari comboniani hanno voluto rimanere in un primo tempo, nonostante i militari siano andati anche nelle nostre case, pretendendo di portar vie le auto. Poi però sono dovuti scappare con la gente. In missione e in canonica hanno rubato e distrutto tutto. Ora (metà febbraio - ndr) le quattro suore insieme ai cinque comboniani e a un prete locale sono nella boscaglia insieme alla gente fuggita. Non abbiamo contatti diretti. Ci dicono che sono “protetti”, ma non poter sentire una parola da loro è un molto dura». Sono numerosi i missionari che, anche in altre zone critiche e remote, hanno deciso di restare: «Un bellissimo segno di solidarietà e vicinanza alla gente e alle Chiese locali . Chiese che con- tinuano a lavorare per servire ed essere segno di speranza e unione per tutti». Le Chiese, anche per il ruolo storico che hanno avuto nella lotta per l’indipendenza, hanno una grande autorevolezza e credibilità. Per questo si sono offerte sin dall’inizio per mediare un dialogo di pace e riconciliazione tra le due parti. Ma la loro voce non è stata sinora ascoltata. Anna Pozzi In occasione della cele bra Concessa dal Vescovo per il Centenario zione del 1° centenario della posa della prima pietra della nostra chiesa di San Paolo il Vescovo ha concesso il dono dell’indulgenza a tutti i fedeli che visitano e pregano in questa chiesa nelle celebrazioni del Triduo Pasquale, nelle celebrazioni della S. Messa di Prima Comunione e della Confermazione, l’11 maggio 2014 giorno centenario della posa della “Prima Pietra”, il 29 giugno 2014 solennità dei Santi Pietro e Paolo apostoli, la prima Domenica di ottobre nell’anniversario della consacrazione della chiesa parrocchiale, il Primo venerdì di ogni mese. INdULGeNZA Per tUttI L’INDULGENZA è la remissione della pena da scontare (sulla terra o in Purgatorio) in seguito ai peccati commessi, dei quali si è già ottenuto il perdono nel Sacramento della Riconciliazione. Possiamo dire che mentre la confessione ci libera dalla colpa del peccato, l’indulgenza ci condona, pienamente o in parte, la pena che si dovrebbe scontare per ristabilire la giustizia violata dal peccato. Con l’indulgenza la Chiesa libera i penitenti anche dei residui lasciati dai peccati già perdonati, applicando loro i meriti di Cristo e dei Santi. Le condizioni necessarie per l’acquisto dell’Indulgenza sono: • essere in grazia di Dio; • visitare la chiesa parrocchiale recitando il Credo, il Padre Nostro, una invocazione alla Vergine Maria e una preghiera per i defunti, secondo le intenzioni del Papa; • fare un’opera di carità. 45 nella chiesa parrocchiale BeN ArrIVAtI BAMBINI nella pace del signore GERUNDA EMMA di Simon Pietro e Rubin Barazza Maria Pia il 17 Novembre 2013 DAMIANO FRANCESCO CARLO di Carmine e Tamone Sara il 01 Dicembre 2013 OSSIDE GIULIA di Marco e Caglieri Adriana il 01 Dicembre 2013 GAIDA TOMMASO GIUSEPPE di Fabrizio e Pozza Raffaella l’8 Dicembre 2013 BAGGIO ALESSANDRO di Saverio e Piana Myriam l’8 Dicembre 2013 CALGARO BENEDETTA di Marco e Prosdocimo Anna il 22 Dicembre 2013 VOTA PIETRO di Cristian e Rainero Cristina il 26 Gennaio 2014 INGRASSIA SIRYA AZZURRA MARIA di Benedetto Davide e Principe Michela il 2 Febbraio 2014 Un fanciullo è un amore diventato visibile. GUSSONI DOLORES il 1° Novembre 2013 LANGHI ELIANO il 2 Novembre 2013 VIGANO’ FELICITA il 9 Novembre 2013 ZANONE ALBINO il 15 Novembre 2013 LAGZAOVI KAWTAR il 14 Novembre 2013 GUGLIELMINOTTI CANUN CARLO il 18 Novembre 2013 BORCHIO LUCA il 9 Novembre 2013 ROSAZZA LUCA il 27 novembre 2013 DADDA GUGLIELMO il 30 Novembre 2013 GAIDA OFELIA il 2 Dicembre 2013 BRANDO BRUNO il 4 Dicembre 2013 BALEGNO MADDALENA l’8 Dicembre 2013 BOGGIO ALMA il 3 Gennaio 2014 ZANCHETTA TERESA l’11 Gennaio 2014 GIORDANO UMBERTO il 1° Gennaio 2014 BINDELLA AGNESE il 14 Gennaio 2014 PIZZOGLIO SANDRO il 15 Gennaio 2014 CAMPO MAURIZIA il 21 Gennaio 2014 RAMELLA LEVRIN ROSANNA JOLANDA il 18 Gennaio 2014 SASIA MARIA ALESSANDRA il 30 Gennaio 2014 STELO ALBERTO il 30 Gennaio 2014 RIVA VERCELLOTTI CARLA il 5 Febbraio 2014 MARRONE FRANCA il 6 Febbraio 2014 SERRA LUCIANO il 6 Febbraio 2014 MESSIN SILVIA il 10 Febbraio 2014 BUSCAGLIA LUIGI il 17 Febbraio 2014 BORCHIO ALFONSO il 18 Febbraio 2014 BOIDO CASIMIRA il 24 Febbraio 2014 ROSSI PIER LUIGI il 27 Febbraio 2014 CALCIA ALDO il 28 Febbraio 2014 GIUSEPPE BIGLINO il 1 marzo 2014 Il Signore possa rallegrare con il suo volto il loro riposo eterno. (Novalis) cArI SPoSI, FeLIce cAMMINo ZOIA MARCO UMBERTO VITTORIO e SEMINARA ROSA il 21 Dicembre 2013 TASSONE LUIGI e PITTELLA PAMELA il 1° Marzo 2014 Auguri di fedele stabilità. La Madonna di Oropa conservi in voi la gioia e la forza della concordia. 46 Per la chiesa e le opere parrocchiali Bianco 20 - In memoria di Orsola e Eugenio Magliola 100 Per il matrimonio di Marco Zola e Rosa Seminara 400 - n.n. 50 - In memoria di Andrea Rando 20 - Famiglia Gariglio 100 - Famiglia Gaddini 50 - In memoria di Dina e Eliana 10 - Lucilla Rondolotto 50 - In memoria di Giovanni e Angela n.n. 200 - In memoria di Francesco Marinaro 10 - In 15 - c.c.a 2500 - n.n. 400 - n.n. 30 - In memoria di Pietro memoria di Laura Furno - In memoria di Luca e Giuseppe Perucelli 50 - In memoria dei defunti della fam. Forzani 80 15 -n.n. 15 - n.n. 15 - Fam. Fraire 25 - In memoria di Anna Per il Battesimo di Alessandro Baggio 150 - Famiglia Perfetti, il gruppo Bricolage 50 - In memoria di Giovanni Buratti Caucino 300 - Famiglia Sanzò 30 - In memoria di Incorvaia 15 - In memoria di Luigia Vaglio Bernè 100 - In Aldo, Quinto e Bruna Sterpo 100 - In memoria dei defunti memoria di Ines Giorgi 20 - In memoria di Nicodemo e della fam. Nave 25 - Famiglia Militello 260 - In memoria di Rosina Agostino 60 - In memoria di Giovanni Balagna 20 Bice Zordan 20 - In memoria dei defunti delle fam. Sormani Sandra 100 - Agostino 150 - Diana 15 - Coro Burcina 100 e Tumelero 50 - n.n. 30 - In memoria di Margherita e In memoria dei defunti delle fam. Zanone e Zambolin 100 Antonio 20 - In memoria di Maria Pia Viola ved. Ricolfi 50 In memoria di Giovanni Boffa Roculo 30 - In memoria di In memoria di Ettore e GianMario Torre 50 - n.n. 5 - n.n. 15 Antonietta Volpe 20 - Effetto Moda 50 - n.n. 20 - n.n. 15 - Gina Casagrande 10 - Famiglia Turino 30 - In memoria di In memoria di Nello e Palma Silvestri 20 - In memoria dei Umberto Giordano, la fam. 50 - n.n. 200 - In memoria di defunti di Piero Gremmo 250 - In memoria di Piero Foscale Fortunato Panzanelli 50 - In memoria di Luca Rosazza, la 50 - In memoria di Umberto e Cornelia 20 - In memoria dei famiglia 300 - In memoria di Piera Fila 15 - In memoria di defunti della fam. Barbera Bion 40 - n.n. 50 - Fam. Bona 50 Roberto Ascoli 50 - n.n. 50 - In memoria di Cesare De Toni - In memoria di Silvio Costetti 20 - In memoria di Carlo e Antonia De Marco 100 - In memoria di Letizia Crestani 50 Guglielminotti 100 - n.n. 500 - Per la Cresima di Tommaso - In memoria di Augusto e Maria Bortolozzo 20 - Famiglia Azzarello 40 - In memoria di Paola e Giorgio 20 - In Freschi 70 - n.n. 10 - In memoria di Massimo Migliorato 15 memoria di Kawtar Lagzaoui 50 - In memoria dei defunti - In memoria di Emma Bider 50 - In memoria di Maddalena fam. Delle Donne 30 - In memoria di Luca Borchio, la Balegno 30 - In memoria di Giovanni Brusco 100 - In famiglia 100 - In memoria di Eliano Langhi, la famiglia 50 memoria di Ofelia Gaida 20 - In memoria di Secondino In memoria di Giorgio Ramella 20 - Per il Battesimo di Regis 50 - In memoria di Elina e Luigi Molinari 100 - In Giulia Osside 100 - n.n. 50 - In memoria memoria di Angela e Emanuele Gobbi di Massimo Migliorato 15 - Per il 30 - Famiglia Serra 50 - In memoria di Battesimo di Francesco Carlo Damiano Italo Pezzuolo e Vittoria Ferrari 25 - In 50 - In memoria di Ferdinando e memoria di Graziella Maschio 50 - In Roberto Benetazzo 25 - In memoria di memoria di Ampelio Maria Belluco 50 Don Marco Carlino 20 - In memoria di Gemma 15 - In memoria di Teresa Elisabetta e Egidio Pirrò 120 - Famiglia Zanchetta, la famiglia 100 - In memoria Pirrò 10 - In memoria di Vittorio di Sandro Pizzoglio 100 - In memoria di Colnaghi , la famiglia 200 - In memoria (da novembre 2013 Francesco Devivo 50 - famiglia Givonetti di Elisa e Marco Rosso ed Elda Toniolo 20 - In memoria di Amelia Ormezzano a febbraio 2014) 30 - Gruppo Bricolage 900 - In memoria 25 - In memoria di Umberto Primo 10 di Della Valle PierAngelo e Bice Zordan In memoria di Sofia, Daniele, Federico, 10 - nn. 15 - In memoria di Ofelia Antonietta e Giovanni 150 - In memoria di Ida e Giuseppe Gaida,la famiglia 100 - In memoria di Ernestina Volpe 15 Monteleone 50 - In memoria di Antonietta e Umberto 25 In memoria di Virginia Bertazzo e Giovanni Petruzzi 20 - In In memoria di Maria Pennacchia 50 - Renata Picchetto 30 memoria di Bruno Brando, la famiglia 200 - Fam. n.n. 30 - In memoria di Fedele Biesuz 30 - n.n. 15 - In Marangoni 20 - Fam. Scanzio 50 - Fam. Casagrande 20 memoria di Agnese Bindella, la famiglia 50 - In memoria di In memoria di Sergio Sandri 200 - Fam. Carta Zina 200 Maurizia Campo, la famiglia 100 - In memoria di Rosanna Giovanni Caneparo 50 - nj.n. 30 - Per il Battesimo di Levrin , la famiglia 50 - Rita Poledro in memoria di Franco Tommaso Gaida 50 - In memoria dei defunti della fam. 20 - Laura Bruna in memoria dei suoi defunti 150 - n.n. 10 Bona 50 - In memoria di Aurelio e Silvio Fila 50 - In In memoria di Maria, Angelo e Anna Maria 20 - In memoria memoria di Michele Furno 20 - In memoria di Olga Gioria dei defunti delle famiglie Bergando e Versaldo 25 - n.n. 5 De Vanna 40 - In memoria dei defunti delle fam. Calevelli e In memoria di Vanda Dama 50 - n.n. 55 - n.n. 50 - n.n. 50 Tripodi 100 - In memoria di Mario Dato 240 - In memoria di n.n. 50 - n.n. 50 - n.n. 20 - n.n. 20 - n.n. 50 - famiglia Maria Biesuz 30 - n.n. 40 - In memoria di Dolores Gussoni, Raimondo 20 - Arturo Ceria 50 - E. Pacucci 40 - Pietro la famiglia 100 - In memoria di Sergio Romagnoli 15 - In Allorto 10 - Famiglia Galliera 50 - Famiglia Ambrosino 5 memoria di Matteo Fissore 50 - In memoria di Maddalena Luigi Tondella 50 - Famiglia Grotto Bissolino 50 - In Balegno, la famiglia 50 - n.n. 200 - In memoria di Livia memoria di Elena e Gabriele Crestani 30 - In memoria dei Ormezzano 25 - Fam. Guglielminotti 10 - In memoria di defunti della famiglia Bicocco 150 - In memoria di Aurelia e Albino Zegna, la famiglia 150 - In memoria di Giuseppe famiglia Fulchini 25 - Franco Regis 30 - In memoria di Devincentis 100 - In memoria di Domenico Ventriglia 15 Angelo Scaparra 50 - In memoria di Luigina Peveraro e In memoria di Giovanni Sogno, Guerrino Moda, Mary fam. Gariazzo Leone 100 - n.n. 75 - n.n. 500 - n.n. 1000 Zampieri 50 - n.n. 15 - In memoria di Leo Gianolio 50 - In n.n. 15 - In memoria dei defunti della famiglia Apicella 100 memoria di Guglielmo Dadda, la famiglia 500 - In memoria - Sandri Coda Ester 200 - n.n. 15 - In memoria di Teresa di iris, Maria e Dino 10 - In memoria di Francesca e Zanchetta 50 - n.n. 60 - In memoria di Biagio Di Micco 20 Cornelio Torello Viera 20 - In memoria dei defunti delle n.-n. 100 - In memoria di Luisa Ioffredo, Margherita Scotto famiglie Reina,Galloni e Guidetti 40 - In memoria di e Fam. Testa , Baiano, Barletta 100 - In memoria di Claudio Fabrizio Bricarello 200 - Famiglia Ormezzano 1500 - In Nani 100 - n.n. 10 - Maria Cabella 10 - In memoria di memoria di Gemma Milano e Ettore Sola 20 - In memoria Luciano Serra, la famiglia 120 - In memoria di Lorella 10 di Gemma Milano 100 - In memoria di Maria e Oreste In memoria di Maria Marangoni e famiglia 40 - n.n. 15 - In Bocca 50 - n.n. 10 - Alfredo Delleani 50 - In memoria di memoria di Urbano e Antonio Pillo 40 - Famiglia Scanzio Elsa e Celestino Baragiotta e di Aldo e Ernesto Angeloni 60 50 - n.n. 15 Gruppo “Bagna cauda “ 125 - n.n. 15 - In memoria dei defunti della fam. Bona 50 - Gruppo terza Famiglia Lena 15 - Gina Casagrande 20 - In memoria di età 200 - In memoria di Franco Poliedro 50 - Famiglia Mariella Genesi 25 - In memoria di Paola Ramella 20 - In Tonello 50 - Punto gomme 30 - In memoria di Bruno HANNo oFFerto 47 memoria di Marco Arnone e fam. Renna e Parisi 30 - In memoria di Virginia Bertazzo 20 - In memoria di Pietro, Teresa, Don Danilo Gazzetto 60 - In memoria di Renata Orecchia 50 - In memoria dei defunti della famiglia Allorto 50 - In memoria di Mariuccia Bertacco 50 - n.n. 100 - In memoria di Pino D’Agostino 15 - In memoria di Anna Romagnoli 15 - In memoria di Sergio Romagnoli 15 - In memoria di Maria, Luigi, fam. Duranti, Figini, Scaccabarozzi 150 - In memoria di Cesira Dalla Marta 10 - In memoria di Antonio Piazza 500 - In memoria di Silvia Messin Tabarini,la famiglia 100 - Charles Terry e famiglia 40 - n.n. 60 - In memoria di Dante Furno 10 - In memoria di Giuseppe e Marieta 10 - In memoria di Elda Gentile e Luigi Guala 45 - Famiglia Oliaro 150 - E. Bricarello 50 - Famiglie Uberti, Bona, Menegaldo 10 - In memoria di Federica Castagnetti 100 - In memoria di Luigi Buscaglia, la famiglia 100 - In memoria di Daria Bodo 20 - In memoria di Rosanna Ramella Livrin 15 - In memoria di Savino Castello 20 - In memoria di Mario Caveggia 50 - In memoria di Alfonso Borchio 50 - n.n. 500 - n.n. 50 - Famiglia Guarino 20 - In memoria di Anna Maria Cosentino 10 - n.n. 10 - In memoria di Domenico Monterotondo 45 - In memoria di Maria Agostino e Amedeo Ameduri 20 - In memoria di Tommaso Anolio 20 - n.n. 50 - In memoria di Giovanni Cuccuru e Luigi Sciutto 20 - n.n. 50 - In memoria dei defunti della fam. Fizzotti 40 - In memoria di Adele Bortolo 30 - In memoria dei defunti delle famiglie Marangoni e Pozzato 50 - In memoria di Marco, Attilio e Rita 30 - In memoria di Domenico Garrieri 20 creSce L'AtteSA Per L'orGANo NUoVo Per IL reStAUro deLL’orGANo Famiglia Sormani 100 - Scout Biella 200 - Serata Coro Burcina 395 - Condominio Orsa Maggiore 150 - n.n. 200 Cremona Gisella 50 - Famiglia Marinone 1000 - n.n. 500 n.n. 1000 - n.n. 20 - Arturo Ceria 100 - n.n. 35 - n.n. 50 n.n. 5 - n.n. 10 - n.n. 10 - Famiglie Zanini Enoch 100 - n.n. 300 - Famiglia Femminis 500 - Famiglia De Biasi 100 Famiglia Rossi 20 - Famiglie Fulchini e Maiorano 20 Famiglia Nicomedez 35 - Emanuele Pacucci 100 - Famiglia Conti 50 - GianCarlo Poggi 5 - Maria Nali Varacalli 20 Bice Gavioli 15 - Mary Antoniotti 10 - Famiglia Zampese 30 - Famiglia Ronsisvalle 5 - Famiglia Landini 20 - Famiglia Gianolli 50 - Famiglia Boggio 25 - Famiglie Maggia Cantono 50 - Famiglia Sidro 200 - Tosetti Giuseppe 2000 Famiglia Pizzato 5 - Salvatore Testa 40 - Piera e Piero Gremmo 500 - Famiglia Zappa 200 - Laura Bruna 500 n.n. 2000 - In memoria di Alessandra Sasia, la famiglia 500 Per LA cArItA’ n.n. 100 - n.n. 1000 - I clienti di “Acconciature Simonetta” 100 - Famiglia Bona 50 - n.n. 200 - n.n. 100 - n.n. 200 n.n. 100 - Famiglia Piazza 200 - n.n. 40 - Clan Gandalf 50 Famiglia Marinone 100 - c.c.a. 300 - n.n. 20 - n.n. 100 n.n. 50 - Famiglia Sidro 300 - Giorgio Galfione 1000 Riccardo Pozzo 50 - n.n. 100 - n.n. 40 - n.n. 50 - Famiglia Manera Van Axel 100 - n.n. 50 - n.n. 30 - n.n. 50 - n.n. 50 Per IL BoLLettINo Famiglia Penasa 50 - Vittorio Maglioli 20 - Famiglia Formaggio 50 - Renata Picchetto 20 Per Le MISSIoNI Antonino Piazza 50 48 Questa ammirevole installazione ha troneggiato per mesi in fondo alla chiesa, costruita da valenti volontari della nostra parrocchia (e ne citiamo i nomi: Roberta Antonelli, Anna e Giancarlo Casoli, Rudy Rastello, Margherita Peraldo e Rita Secchia), ha l'intento di invitare tutti a contribuire secondo le proprie possibilità alle ingenti spese per il restauro radicale del nostro vecchio organo. Le offerte sono affluite e inducono all'ottimismo, ma occorrerebbe ancora uno sforzo… Intanto i lavori proseguono e in un futuro non troppo lontano l'organo nuovo campeggerà in tutta la sua imponenza e con le sue armonie aiuterà noi tutti a pregare. Ricordiamo che le offerte dovrebbero avere la causale “restauro organo” ed essere versate su “Parrocchia di San Paolo”, iban IT12 X060 9022 3010 0002 5520 808 - oppure IT12 V030 3222 3000 1000 0000 642.