LA
LetterA
deL
PArroco
“15 marzo 1943. Tristissima giornata. Mentre scrivo queste note sul
campanile gli operai incaricati dal
Governo stanno rimuovendo le campane per esigenze di guerra.
Come è triste pensare che questi sacri bronzi,
saliti sulla torre dopo avere ricevuto la sacra
unzione, e che sono voce di preghiera e di
pace, oggi debbano essere destinati ad armi
contro i fratelli. Come è triste quanto succede
nel mondo.”
(don Buratti, primo parroco di S. Paolo).
Avventure, gioie e tragedie si sono come infrante in cento anni sulla nostra chiesa ma
anche quest’anno, le campane, nella veglia di
Pasqua, annunceranno la resurrezione di
Gesù, il trionfo della vita, la sconfitta del male
e della morte.
Di bocca in bocca, di anno in anno, in mezzo
alle difficoltà, la fede vissuta di tante persone
ha portato questa Buona Notizia fino a noi.
Vogliamo in quest’anno, il 100° anniversario
della nostra chiesa, festeggiare e ringraziare i
nostri anziani che ci hanno educato e fatto
conoscere Gesù, sentiamo nei nostri cuori la
grande responsabilità di affidare ad altri la
bella notizia del Vangelo: la resurrezione!
“Donna perché piangi?” – chiede il Signore
risorto a Maria Maddalena prostrata e triste
davanti alla tomba vuota.
È vero, la Pasqua ci fa smettere di piangere, il
male è vinto! Quante volte siamo tristi davanti
a delle “tombe vuote”, siamo fermi ai ricordi
del passato quasi il presente non avesse più
niente di bello da donare, piangiamo sui nostri
fallimenti pensando che le conseguenze ci abbiano rovinato la vita e non ci sia più nulla da
fare.
Marc Chagall
Sentiamo il peso dei nostri limiti e la fatica,
non ci impegniamo abbastanza nel fare il nostro dovere o siamo senza speranza nel progettare il futuro.
“Donna, perché piangi?” Il Signore era un po’
più avanti e a Maddalena chiedeva di rialzarsi
e andargli incontro.
Resurrezione significa che la vita è sempre un
dono, non c’è momento, situazione o azione
che la possa compromettere fino in fondo
perché il Signore risorto è presente in ogni
momento, sempre pronto a sollevarci e incoraggiarci a camminare.
Chi ha fede cammina nella vita, magari a piccoli passi ma quello che ha lo dà!
Il Signore è compagno di strada, è la nostra
meta.
Lo so, facciamo fatica a pensare bello il
paradiso per l’incontro con Gesù, per noi andare in cielo vuol dire innanzi tutto raggiungere i nostri cari, vedere i visi di coloro che ci
hanno voluto bene.
Queste persone con il loro amore ci hanno
scaldato il cuore e reso bella la vita, sono
un assaggio di qualcosa di più grande,
sono raggi di un Amore infinito che in tuiamo e non vediamo ma sappiamo che ci
aspetta.
Buona Pasqua a tutti, cari parrocchiani, il Signore risorto vi consoli, vi rialzi, vi doni la
pace.
Don Filippo
1
Le funzioni religiose
Perugino “Resurrezione di Cristo”, 1499
13 aprile DOMENICA DELLE PALME - Ore 10 Gesù entra in Gerusalemme
Processione con i rami d’ulivo e celebrazione dell’Eucarestia
17 aprile GIOVEDÌ SANTO - Ore 18 Messa della Cena del Signore
Conclusione della “Quaresima di Fraternità”
dopo la Messa prosegue l’adorazione fino a tarda sera
Ore 21 Celebrazione del Sacramento della Riconciliazione con la confessione individuale
18 aprile VENERDÌ SANTO - Ore 16 Celebrazione della Passione e Morte del Signore
Ore 20,45 Via Crucis in città con il Vescovo. Inizia davanti all’ospedale
19 aprile SABATO SANTO - Ore 21 Liturgia della “Veglia Pasquale”
e celebrazione dell’Eucarestia nella Resurrezione del Signore
20 aprile PASQUA DI RESURREZIONE
Ore 8,30 - 9 (in via Lazio), 10 - 11,30 - 18: Sante Messe comunitarie. 17,30 Vespri
21 aprile LUNEDÌ DI PASQUA - Ore 7,30 - 8,30 e 18,30 Celebrazione dell’Eucarestia
2
cAMBIAre
Per rIdIVeNtAre
Se SteSSI
IN UN teMPo
NUoVo
Considerazioni e ricordi
del nuovo Priore
Cento anni è tanto. Sono quattro generazioni: figlio, padre, nonno e bisnonno… Quattro giri interi
dell’orologio della vita. Ci vuole poco a immaginare quante cose cambiano.
Anzi, quando un anniversario arriva, la prima cosa
che viene da fare è voltare lo sguardo indietro, per
capire che cosa abbiamo incontrato, superato e
lasciato nel cammino e che cosa invece abbiamo
portato con noi: cose, incontri, relazioni, ricchezze;
affanni anche.
Entro nell’anno del nostro centenario con l’onore
di essere stato nominato priore. Ed è anche per
questo motivo che getto lo sguardo nello specchietto retrovisore del tempo e incrocio quello di
Don Vitale. Con lui, grazie a lui, ho incontrato e
avvicinato fino ad entrarvi, la vita della comunità di
San Paolo.
Mi viene di ricercare in quello sguardo il senso di
questa celebrazione che stiamo vivendo, le ragioni
del nostro essere oggi al passaggio dei cento anni
dalla posa della prima pietra della Chiesa. E trovo
parole sue, preziose, dette in occasione di un altro
precedente anniversario.
È il 2003, il 75esimo dell’inaugurazione della Parrocchia. Don Tullio ha 72 anni, è prossimo a celebrare il mezzo secolo da prete. Ha nel tempo
messo insieme e coinvolto una comunità nella comunità: oltre 400 persone che, fra gruppi e funzioni varie, gli danno supporto attivo in una Parroc chia “grande e faticosa” che, come dice lui
stesso, “vive, opera, aiuta e prega”. Un anniversario, quello dei tre quarti di secolo, che Don Tullio
definisce “importante e delicato”.
A capo della Chiesa c’è in quel momento un Karol
Woytila sempre più stanco, malato; eppure tremante solo nel corpo e mai nella dedizione al proprio magistero e nella volontà.
Giovanni Paolo II lotta per rivendicare le radici
cristiane nella na scente Costituzione europea,
tuona contro l’attacco americano in Iraq, prende
posizione contro il matrimonio fra persone dello
stesso sesso… Gli occhi come ferite di dolore, il
capo appoggiato al vincastro, il Papa legge i sintomi di un mondo in trasformazione, intuisce mi-
nacce verso un’umanità sempre più fragile, disorientata e alla deriva.
È su questa stessa lunghezza d’onda che Don
Vitale trova e usa non a caso quell’aggettivo, “delicato”. Perché delicato?
In un’intervista con Carlo Caselli - una radiografia
nitida e lucida della comunità di San Paolo, della
sua “personalità collettiva” e del suo ruolo nella
realtà contemporanea - arriva la risposta. Che,
paradosso, è a sua volta sotto forma di domanda.
Anzi, la domanda delle domande: “Ha un avvenire
la Parrocchia?” Come a dire: quale via prendere
per l’annuncio del Vangelo nei tempi che corrono?
“La parrocchia annaspa - dice 11 anni fa Don
Vitale, non nascondendosi dietro alle parole “l’agnosticismo ha rimpicciolito la fede, ha fatto di
Dio un semplice motivo di discussione.” La Parrocchia nella visione di allora appare a Don Vitale
come un cantiere aperto e da modellare. Ma con
quali certezze? “La salvezza - dice ancora il Parroco - può venire dai laici, dalla assunzione della
loro dignità di battezzati.”
E con un decennio di anticipo, ancora una volta le
parole di Don Vitale trovano una sintonia con la
visione di un Papa. Questa volta è quella di un
sorridente Francesco che nella sua esortazione
apostolica “Evangelii gaudium” affronta il tema
dell’annuncio del Vangelo al mondo contemporaneo e, parlando del ruolo e dell’importanza della
parrocchia, dice: “Non è una struttura caduca;
proprio perché ha una grande plasticità può
assumere forma molto diverse che richiedono la
docilità e la creatività missionaria del pastore e
della comunità. La parrocchia attraverso tutte le
sue attività incoraggia e forma i suoi membri
perché siano agenti dell’evangelizzazione.”
Il mondo nel quale siamo immersi oggi non è meno individualista, iniquo, violento e squilibrato di
quello di 10 anni fa. E la nuova sfida sta nell’essere capaci di opere e gesti, di mettersi nella vita
degli altri, di accorciare le distanze, di “cercare i
lontani fino alle periferie del mondo, di fermarsi agli
incroci per invitare gli esclusi”.
È forse questo il nuovo senso prospettico da
condividere in questo nostro centenario della posa
della prima pietra. È forse questa la nuova prima
pietra sulla quale immaginare l’avvenire prossimo
della Parrocchia e proseguire l’opera di costruzione della comunità di San Paolo per i prossimi
100 anni. Essere una “Chiesa in uscita”, come la
definisce Papa Francesco.
Con quali certezze? Una dipende da noi. Perché
dobbiamo avere cura e preservare le cose di valore del nostro essere comunità. Che non significa
però metterle al riparo dai tempi, ma lasciarle
mutare per farle ridiventare se stesse nei tempi
nuovi che verranno. L’altra invece non dipende da
noi, è quella più gioiosa e nasce dal sapere che “la
barca non è affidata a noi, ma alla forza e alla
creatività dello Spirito. Noi non siamo padroni del
vento, ma ci è data la grazia e la responsabilità di
tenere dritta la vela.”
Maurizio Thiebat
3
Le solenni celebrazioni
dA UN SecoLo
INSIeMe
100 anni fa, il 3 maggio 1914, con la
posa della prima pietra della chiesa,
iniziava la storia di questa par rocchia e di questa comunità. Una
storia fatta di grandi sacrifici, piccole conquiste, eventi straordinari.
Una storia guidata dalla capacità di
sacerdoti illuminati e generosi, incoraggiata dalla dedizione di molti
laici e protetta dalla benedizione del
cielo.
È bello scoprire che questi valori
non sono andati persi, che si sono
tramandati e che li possiamo trovare
intatti ancora oggi.
Vogliamo quindi, nel corso di quest’anno, celebrare insieme all’intera
comunità di San Paolo questi valori,
riviverli e, soprattutto, rilanciarne il
significato, per quanti li accoglieranno domani.
Così come cento anni fa i nostri padri hanno
posato una prima pietra per edificare questa
comunità, anche noi quest’anno vorremmo
posare altre nuove prime pietre nei cuori di questa parrocchia, vorremmo edificare una comunità di fratelli più aperta e ospitale con la
speranza che, tra cento anni, questa nostra
chiesa sia ancora più grande e più bella.
Con questo spirito il Consiglio Pastorale ha
organizzato una serie di occasioni di preghiera,
di riflessione e di festa.
L’Albero del Centenario
Ci è sembrato bello im maginare la posa della
prima pietra come un seme che, una volta piantato nel terreno buono,
cresce e porta frutto. Ecco perché abbiamo
scelto come segno, per
rap pre sentare questo
cammino, un albero.
L’Albero del Centenario.
In questo segno sono
racchiusi molti significati,
al cuni vengono da lon tano e sono le nostre radici, altri testimoniano la
nostra storia, altri si slan4
ciano verso l’alto e sono il nostro futuro. Possiamo riconoscere:
LA PRIMA PIETRA è l’inizio, il coraggio e la
sfida. La prima pietra rappresenta anche il seme
che cade nel terreno buono per portare frutto,
ma soprattutto è segno di Cristo, della sua
presenza in mezzo a noi, è la pietra divenuta
testata d’angolo.
I MATTONI siamo noi, i nostri padri,
i nostri figli. I mattoni sono 100 come gli anni della nostra chiesa, i
mattoni vogliono rappresentare la
Comunità di San Paolo che, ab bracciando Cristo pietra viva, diventa terreno buono.
I PARROCI sono i nostri sacerdoti.
Coloro che ci hanno amato e guidato fin dalla fondazione della Chiesa. Sono loro le nostre figure di
riferimento, le nostre radici più forti.
IL TRONCO rappresenta la storia
del nostro cammino verso la Carità
e la Fraternità. Siamo un albero robusto che continua a crescere grazie alla presenza dei sacerdoti, del
Consiglio Pastorale e dei laici.
I RAMI E LE FOGLIE sono le opere concrete, i
gruppi parrocchiali, i Catechismi, i giovani, le
famiglie, la Carità verso gli altri, l’Oratorio, la Casa Alpina, l’accesso ai Sacramenti, le settimane
comunitarie, gli anziani. Tutto il bene che questa
Comunità compie è rappresentato da questa
chioma di rami e foglie.
L’Albero del Centenario ci accompagnerà per
tutto l’anno ed è esposto in Chiesa.
Adorazione Eucaristica delle 100 ore
Sempre, nella storia della nostra parrocchia, i
grandi appuntamenti sono stati attesi e
preparati con la preghiera. Abbiamo pensato,
Il priore 2014 Maurizio Thiebat (a sinistra) con la moglie Claudia
e il priore uscente Cesare Cornetti con la moglie Anna
del centenario
quindi, di proporre a tutti la possibilità di
accostarsi al Signore attraverso una veglia
di adorazione.
La chiesa resterà aperta per 100 ore consecutive (da lunedì 28 aprile a sabato 3
maggio con l’orario 7.00 -23.00) per permettere a chiunque di dedicare qualche
momento della propria gior nata alla preghiera e all’adorazione.
Il giorno di sabato 3 maggio alle ore 17,30
celebreremo insieme, in chiesa davanti al
Santissimo, l’esatto centenario della posa della prima pietra, una occasione unica
per ricordare e ringraziare.
La Adorazione Eucaristica delle 100 ore si
con cluderà il 4 maggio al cimitero di
Oropa, davanti alla tomba di don Tarello.
Pellegrinaggio ad Oropa e preghiera
sulla tomba di don Tarello
Quest’anno il Pellegrinaggio diocesano ad
Oropa (domenica 4 maggio) riveste un
particolare significato per la nostra parrocchia. La posa della prima pietra fu celebrata
proprio la prima domenica di maggio del 1914 e,
durante il rito, si elevò una speciale invocazione
alla Madonna d’Oropa.
Ce lo confermano i verbali della Confraternita :
“Era la Domenica 3 maggio 1914. Uno splendido
pomeriggio di maggio, ricco di sole e di festa.
Una moltitudine straordinaria vi era sul luogo,
intorno agli scavi, fra i solchi, la siepe campestre.
Prima di cominciare la funzione don Tarello lesse
alcune parole a nome della Confraternita e il bel
telegramma ricevuto dal Papa. Disse “che era un
onore per noi d’essere chiamati ad innalzare un
tempio a Dio, onde dovevamo rin gra ziarlo, e
ancor più per potere emulare i nostri padri
concorrendo a far che sorga presto e più bella la
nuova chiesa che deve sostituire l’antica da essi
innalzata”.
Poi mons. Serafino, in piedi sulla terra smossa
che orlava gli scavi, collo sguardo seraficamente
rivolto ad Oropa, parlava … Era la prima parola
sacra che risuonava fra quei campi. Era la voce
del ringraziamento al Signore, della speranza in
un benedetto avvenire, era la preghiera tenera
alla nostra Madonna …
Quel giorno, o Borgo Nuovo, o Borgo San Paolo
fu il giorno del tuo Natale.”
Per questo motivo vogliamo dare un significato
speciale al nostro salire ad Oropa, vogliamo
esserci tutti a ringraziare la nostra Patrona; e poi
pensiamo che sia bello andare a rendere omaggio a don Tarello, il sacerdote che contribuì in
modo determinante alla fondazione e alla edificazione della nostra comunità. Don Tarello è
sepolto lì, ad Oropa, dal 1927.
Il 4 maggio quindi, dopo il pellegrinaggio e la
Messa in Basilica, tutta la parrocchia si raccoglierà per una breve preghiera davanti alla sua
tomba dove possiamo leggere “Qui riposa presso la sua Madonna che tanto amò e tanto
pregò”.
L’appuntamento è per le ore 12.30 presso il cimitero di Oropa.
Preghiera Comunitaria
La preghiera comunitaria si terrà venerdì 9
maggio alle ore 21.00 in chiesa. Animata da
tante brave persone, sarà l’occasione di predisporci nel migliore dei modi alle festose giornate che ci aspettano.
“IL DOMANI CHE SIAMO. Da 100 anni
insieme in cammino”
Siamo convinti che la memoria vada condivisa,
che la storia della nostra chiesa debba essere
raccontata.
Per questo motivo proponiamo uno spettacolo
che, basandosi su documenti dell’epoca, racconti i primi anni della vita della nostra comunità.
I diari di don Tarello, di don Buratti e i verbali
della Confraternita ci hanno permesso di conoscere e ricostruire i fatti principali avvenuti tra il
1908 (anno della decisione di costruire la nuova
chiesa) e il 1949 (anno della Peregrinatio Mariae).
Quaranta anni di storia della chiesa, due terribili
guerre mondiali, le profonde trasformazioni so5
ciali, l’opera di due sacerdoti capaci,
tanti sacrifici e tanta vita hanno segnato
e attraversato la nostra storia.
Tutto questo ci ha permesso di elaborare uno spettacolo fatto di immagini, di
racconto, di emozioni, di musica dal vivo
e di canto.
Lo spettacolo “IL DOMANI CHE SIAMO.
Da cento anni insieme in cammino”, con
la partecipazione del coro Jubilate di
San Paolo, sarà rappresentato sabato
10 maggio alle 21.00 in chiesa.
Festa del
centenario
Domenica 11 maggio è il
giorno della Festa del Centenario della posa della
prima pietra della chiesa di
San Paolo.
Una grande giornata di festa, di comunione e di fraternità. Il programma è ricco di iniziative: momento
centrale sarà la cele bra zione della Messa comu nitaria, in cui i parrocchiani
centenari avranno un posto
d’onore, poi il pranzo tutti
insieme, i giochi nel po meriggio per grandi e piccini e, per finire, la festa culminerà con la
realizzazione di una grande fotografia aerea
della nostra chiesa e dell’ oratorio dove, nel
campo, sarà realizzato un grande disegno
rappresentante il logo del Centenario visibile
dall’alto. La particolarità dell’iniziativa sarà
costituita dal fatto che quel disegno gigante
sarà composto da ognuno di noi, uno vicino
all’altro, a significare che la Chiesa è fatta di
persone che seguono Gesù, fratelli fra di loro.
Con l’aiuto di esperti ci posizioneremo nel campo e, indossando la maglietta celebrativa, comporremo la scritta del logo per lo scatto della
fotografia aerea.
Dovremo essere in tanti? Certo. Ce la faremo?
Senza dubbio.
Il programma della giornata
ore 10.30 Santa Messa della festa del Centenario presieduta dal nostro Vescovo
Mons. Gabriele Mana. Durante la celebrazione verrà presentato all’altare
l’Albero del Centenario completo di tutti i i rami;
ore 11.45 Aperitivo del Centenario e distribuzione delle magliette commemorative da
utilizzarsi per la fotografia aerea del pomeriggio;
ore 12.45 Pranzo del Centenario nei saloni della parrocchia;
ore 14.30 Inizio del giochi in oratorio aperti a tutti, grandi e piccini;
ore 16.00 Raduno di tutti i parrocchiani e inizio della disposizione nel campo di calcio
dell’oratorio per la fotografia aerea;
ore 16.45 Scatto della fotografia aerea della chiesa e del logo del centenario;
ore 17.00 Preghiera di chiusura della giornata;
ore 17.15 Merenda per tutti.
6
È diventato “adulto”
il piccolo gruppo di tre anni fa
L'eSPerIeNZA
deLLA PreGHIerA
NeLLe NoStre
cASe
Festeggiare il centenario della costruzione di
una chiesa significa rivivere le vicende che
hanno portato alla realizzazione di quell’edificio o soffermarsi sulle sue caratteristiche architettoniche o artistiche, ma facilmente il pensiero corre alle vicende umane della comunità
che è sorta e si è sviluppata attorno a quel
tempio. E se è vero che questa comunità ha
trovato nella nuova chiesa e negli altri ambienti parrocchiali, poi sorti a suo completamento,
gli spazi per i momenti comuni e di condivisione, è altrettanto vero che è nelle singole case
via via sorte nelle campagne e poi lungo le
nuove strade che con la crescita del quartiere
venivano tracciate, che tanti fedeli hanno vissuto, con le proprie famiglie, i momenti belli e
brutti della propria esistenza e, chissà quante
volte, hanno ricercato nella preghiera solitaria
o condivisa con i propri cari, il senso di ciò che
stavano vivendo e la forza per tirare avanti.
Accanto ad una chiesa che sorgeva tra i
campi sono nate e si sono succedute in un
secolo migliaia di piccole chiese nelle case
del quartiere, spazi di vita e di incontro con
il Signore per altrettante famiglie.
Sarà che l’abitudine a pregare insieme, anche
in famiglia, non è più così comune come in
passato o che l’idea di condividere con altri le
iniziative che un po’ ci imbarazzano e ci mettono in difficoltà le rende meno difficili, fatto
sta che da una proposta nata per caso di far
nascere in quelle stesse case del quartiere,
ora abitate dalle nostre generazioni, dei momenti di preghiera comunitaria, ha preso vita
una esperienza che da tre anni coinvolge un
buon numero di famiglie della parrocchia.
La cosa è organizzata in modo molto semplice
avendo cura di evitare che gli incontri possano
diventare pesanti ed impegnativi (anche perché
ci si trova una sera su settimana e a quel punto
per tutti si fanno sentire gli effetti della giornata)
ma tiene conto del fatto che ciò che veramente
ci interessa e ci invoglia ad uscire di casa è l’idea di ritrovarci e di condividere quel momento. In fondo il valore di questa esperienza è
tutto lì: condividere ciò che stiamo vivendo, i
momenti sereni e quelli più bui, le preoccupazioni che attraversano le nostre famiglie o le
emozioni che le animano, i progetti che smuovono le persone che si impegnano in parrocchia o le tensioni che ogni giorno si sperimentano sul lavoro; condividere tutto ciò con una
cerchia più ampia di persone che hanno più o
meno gli stessi pensieri per la testa e provare
insieme a trasformarli in preghiera per trovarne
il senso e riscoprire la voglia di proseguire con
serenità il nostro cammino.
Il piccolo gruppo di tre anni fa si è molto
ingrandito ed ora le case occupate una volta
al mese da queste piccole comunità sono
diventate una decina; proprio in questi giorni
di Quaresima si è provato a chiamare nuove
persone a condividere questa esperienza e, a
volte con sorpresa, ad un timido invito si è
sentito rispondere con entusiasmo.
I gruppi di “preghiera nelle case” sono aperti a
tutti (e come potrebbe essere diversamente!):
a coppie giovani o mature, a famiglie con
bambini e a giovani o anziani in gruppo o soli.
Non è necessaria nessuna preparazione particolare e non è necessario neppure prendersi
“un altro impegno fisso” perché ognuno partecipa secondo la propria disponibilità e la propria voglia di esserci.
Anche provare per una volta non è difficile:
basta fermare fuori dalla Messa qualcuno che
si conosce e che già partecipa o, ancora più
semplicemente, fare una telefonata in parrocchia.
Vi aspettiamo.
Ps. Chi volesse partecipare a questa esperienza di preghiera può contattare la parrocchia al
numero di tel. 01523512.
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La sua storia è quella della
costruzione della nostra chiesa
Ho INcoNtrAto
doN tAreLLo …
Ho conosciuto don Tarello qualche mese fa,
sapevo chi fosse e quali legami avesse avuto
con la parrocchia di San Paolo, ma non mi era
mai capitato di incontrarlo o di osservarlo da
vicino, insomma… non avevo mai fatto la sua
conoscenza prima di allora.
Quando l’ho conosciuto io, non era più tanto
giovane, aveva 61 anni e la sua vita di sacerdote era già stata ricca di avvenimenti.
Nato nel settembre del 1851 a Viverone, entra
presto nel Seminario di Biella distinguendosi
per le sue capacità (nel 1864 ottiene una menzione onorevole per lo studio e la calligrafia,
nel 1868 per lo studio del francese), si laurea
a Torino in lettere classiche e diventa subito,
al termine degli studi, docente presso il Seminario di Biella diventandone poi rettore nel
1894. Uomo colto e capace, è nominato Canonico della Cattedrale nel 1896, direttore del
giornale “Biella Cattolica” (il futuro “Il Biellese”) dal 1887 al 1902 e rettore di Oropa dal
1905 al 1911
Quando l’ho incontrato era appena arrivato
a San Paolo, o meglio … quella che sarebbe poi diventata San Paolo.
A quei tempi la chiesa di San Paolo era solo
un’idea coraggiosa nella testa di pochi. Tra
questi, don Tarello, che si dedicava con passione al progetto per la costruzione di questa
nuova chiesa in una zona di Biella ancora
coperta di vigne, ma che da lì a poco sarebbe
diventata un nuovo borgo popoloso.
Probabilmente se non ci fosse stato don Tarello,
se non ci fosse stata la sua forza e la sua determinazione, non avremmo mai avuto questa
nuova chiesa o, sicuramente, non così bella.
L’impresa è subito ardua e, fin dall’inizio, don
Tarello si dimostra un duro.
In tutti i momenti difficili decide di rischiare e
di esporsi personalmente. Per ben due volte
minaccia le proprie dimissioni dalla commissione per la costruzione della nuova chiesa
perché ai membri della Confraternita quel pro12
getto così coraggioso
non piace, e poi spaventa la ne cessaria
spesa da do ver af frontare; alcuni dicono che la chie sa di segnata dall’ing. Gallo è troppo grande
(addirittura più grande della cattedrale)...
e che i co sti per la
costru zione saranno
troppo alti. Don Tarello però non molla e cerca
delle soluzioni.
Chiede una revisione del disegno facendo
ridurre le dimensioni di un quarto (senza intaccarne lo stile… è troppo bella quella chiesa
tutta mattoni e guglie per rinunciarvi). Si accorda con la banca che avrebbe dovuto erogare il mutuo, impegnando le proprie risorse
economiche a garanzia del credito neces sario.
Il vero ostacolo resta, però, il preventivo della
Chiesa. È altissimo, 150.000 Lire, una fortuna
in un’epoca in cui un medico guadagna 100
lire al mese. Ma don Tarello quella Chiesa la
vuole con tutte le sue forze...
Decide allora di rinunciare a tutto quello che
potrà essere fatto in futuro, per il momento niente finiture, niente campanile, niente sagrestia, niente finestre, niente pavimenti… solo la
Chiesa. Greggia ma finita al tetto.
Dopo una lunga trattativa la spunta lui… e per
sole 70.000 lire i lavori cominciano.
L’ho poi incontrato spesso durante i lavori
di costruzione.
Quanta attenzione ai particolari, quanti viaggi a
Torino per incontrare l’Ing. Gallo, quante riunioni con l’impresa Tarabbo per velocizzare la
costruzione, quanta sensibilità nelle singole
scelte cercando di prevedere il futuro. Come
quando decide di ricavare un vano sotterraneo
sotto il pavimento della chiesa in corrispon-
denza delle fondamenta, un vano di 4 metri e nalmente costruito un luogo do ve, per ge 25 cm di altezza al fine di avere uno spazio nerazioni, ci saremmo sentiti accolti dal Siabitabile a disposizione. Un sacrificio econo- gnore. A 76 anni don Tarello si ammala. Pochi
mico in più in quel momento (una volta piana giorni prima di morire fa ancora programmi, a
in cemento armato non era così comune per chi gli è più vicino confida che spera di riquei tempi, tanto che fu ingaggiata l’impresa mettersi presto in forze, perché sono molte le
Gianazio di Milano per realizzarla), ma una idea cose che restano da fare.
feconda per il futuro… penso a quanti incontri, Muore invece, nella sagrestia della sua chiesa,
riflessioni, feste, amicizia e fraternità vivremo in nel novembre del 1927.
quel salone sotto la chiesa.
E poi la burocrazia. Quante lettere ha dovuto Sono i verbali della Confraternita che mi
scrivere al Sindaco di Biella e addirittura al hanno permesso di incontrare don Tarello.
Prefetto per chiedere ripetutamente l’apertura Questi verbali scritti di suo pugno negli anni
della strada n. 4 (la futura via Zara), arrivando faticosi ed entusiasmanti della costruzione mi
ad utilizzare con astuzia questo argomento hanno parlato di lui. In queste pagine ingiallite
per non pagare una onerosa penale al Co- ho potuto conoscere la sua personalità, il suo
mune, a causa del ritardo con cui veniva la- stile, la sua determinazione, le sue speranze,
sciata libera la vecchia chiesa di Riva.
la sua fiducia nella Provvidenza, la sua astuzia,
L’ho visto andare a bussare alle porte delle il suo affidarsi al Signore, le sue conquiste, i
famiglie che abitano il Borgo Nuovo per chie- suoi sacrifici, le gioie e le amarezze… è tutto
dere un aiuto economico, l’ho visto scrivere di qui, scritto in bella calligrafia da quasi cento
suo pugno nel maggio del 1914 un volantino anni.
destinato ai “…cittadini di buona volontà…”, Ma d’ora in poi sarà facile pensare a don Tauna sorta di lancio pubblicitario per il soste- rello anche quando guardiamo la facciata
gno della costruzione della nuova chiesa, arri- della nostra bella chiesa di mattoni, o quando
vando a raccogliere in quell’anno più di il sole colora le vetrate dei rosoni, o le campane suonano a distesa la domenica mattina.
11.000 Lire di offerte.
Ma questi sono anni bui. Don Tarello deve Potremo incontrarlo mentre cammina lungo la
affrontare il dolore della Grande Guerra poco via n.4 e discorre con qualche amico, o veprima dalla fine della costruzione della chiesa. derlo mentre sorveglia i lavori da una impalCon sofferenza vede partire tanti buoni operai catura tra le navate, o trovarlo in piedi mentre
e carpentieri e addirittura è costretto a sa- osserva, soddisfatto, il soffitto del grande
lutare il responsabile dei lavori dell’impresa, salone in terra battuta sotto le chiesa, e ne
Corinzio Tarabbo (figlio dell’impresario sig. immagina il futuro utilizzo ...
Giuseppe), al quale stringe la mano l’ultima … e poi, potremo pregare con lui la Madonna
d’Oropa, come chiese ai fedeli presenti il
volta il 23 maggio del 1915.
Nonostante la guerra stia rallentando e com- giorno della benedizione della prima pietra, in
plicando un po’ tutto, la costruzione arriva al quel lontano pomeriggio di un 3 maggio di
tetto e la prima Messa viene finalmente ce- cento anni fa.
mn
lebrata dal Vescovo mons. Serafino e da don Tarello domenica 19 settembre 1915 in una
chiesa ancora ampiamente incompleta.
Dovrà aspettare alcuni anni per
avere gradini in pietra al posto
degli assi di legno all’ingresso, i
vetri delle finestre arriveranno
nel 1921, la riattivazione del
vecchio organo si completerà
nel 1923, il riscaldamento sarà
installato nel 1924, i pavimenti
della Chiesa, invece, don Tarello non li vedrà mai… saranno
posati alla fine del 1927.
Ma ce l’aveva fatta. Questo sacerdote colto e determinato aveva dato una casa ad un rione
Il canonico Antonio Tarello è sepolto nel cimitero di Oropa
che stava nascendo, aveva fi13
doN BUrAttI
UN PAdre Per NoI
Don Irmo Buratti, per noi, era un padre. Sapeva tenerci uniti attraverso le più svariate
attività. la filodrammatica, le squadre di calcio,
i campeggi, le gite parrocchiali. Queste, che
ovviamente avevano mete vicine, si ripetevano
più volte in un anno. Erano frequentatissime e
piene di vita. A San Giovanni d’Andorno, a
Sala, a Oropa e, fuori Biellese a Crea e alla
Sagra di San Michele si organizzavano giochi
per i bambini e per gli adulti, tutti promossi da
monsignor Buratti, che sapeva creare uno
spirito comunitario, di amicizia e collaborazione.
Erano tempi diversi in cui le famiglie avevano
frequenti rapporti tra di loro, tutti si conoscevano, si frequentavano e si aiutavano.
Don Buratti sapeva tenere contatti con tutti
i parrocchiani e fra essi i giovani, di cui conosceva i problemi e le difficoltà. Ci recavamo in
Casa parrocchiale, quando andavamo a vedere l’alba al Bo, per giustificare la nostra impossibilità di andare alla Messa festiva. Lo trovavamo nel suo studio, con la solita tabacchiera, alla quale non sapeva rinunciare, se
non con molto sforzo, in Quaresima e nelle
varie festività, ad esempio nella festa patro-
MoNSIGNor
MAFFeo: BreVe
tUrBINoSo
PASSAGGIo
Grande fu la sorpresa un martedì mattina di
settembre 1965 quando, aprendo "Il Biellese",
noi fedeli della parrocchia di San Paolo leggemmo a grandi lettere "Mons. Luigi Maffeo
parroco di San Paolo".
Altri erano i nomi di sacerdoti pronosticati. Ma
fu subito onore grande avere un Parroco che
era ben noto come Rettore del Santuario di
Oropa, Rettore stimato e attivissimo, che a14
nale, se interveniva
il Ve sco vo… Dopo
qual che riflessione
sull’importanza della
Messa e dopo averci
fatto notare, bonariamente, che “non ne
sapeva nien te”, ci
accomiatava, e noi
uscivamo convinti e
fidu ciosi di essere
assolti.
Nelle prediche la sua esortazione più frequente era quella di continuare ad andare
avanti “sereni e fiduciosi”. Sapeva comunque
conquistare tutti con le sue prediche, fra le
quali non è possibile dimenticare quelle della
festa di San Paolo, con il Signore che rivolgendosi a Paolo lo richiamava ad alta voce
“Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Come
non ricordare la sua voce che risuonava nella
chiesa, in quel momento culminante della
predica?
Non possiamo che essere grati al Signore per
averci dato don Buratti, che quale primo parroco ha saputo creare le basi solide su cui
oggi si fonda la nostra parrocchia, nella quale
dopo don Buratti - padre - abbiamo avuto don
Tullio Vitale - fratello - e abbiamo don Flippo
Nelva - figlio.
Piero B., Piero G., Seco S.
(giovani parrocchiani… allora)
veva ravvivato con
molte iniziative culturali e religiose la
vita del Santuario,
con stima e attrattive anche oltre i
confini biellesi.
Per noi sacerdoti era
ancora più noto come Rettore del Seminario Ve sco vi le,
ove emerse co me
uomo di vasta cultura, soprattutto letteraria, e
per l'esuberanza della sua direzione, tra la
Peregrinatio Mariae del 1949 e l'inizio del
Concilio Vaticano II.
Subito la vita parrocchiale subì una sterzata
febbrile. Ritornato da Londra, dove si era recato in estate per aggiornamenti, diede suggerimenti per la vita liturgica e sacramentale;
fece cambiamenti nel presbiterio, rimovendo
le balaustre, valorizzate all'ingresso delle navate, con i preziosi amboni con figure scolpite
in legno, ricavate dal pulpito; arricchì di chierichetti le celebrazioni delle SS. Messe; la sua
predicazione era elaborata e faconda. In casa
parrocchiale sistemò e allargò le abitazioni;
moltiplicò gli allacciamenti telefonici con centraline da manager. In chiesa, alla domenica,
si aggiungevano anche persone che lo apprezzavano come Canonico celebrante e predicatore.
Non si capirono subito le ragioni di quella
frenetica attività; si seppe poi che egli già
conosceva la sua nomina a Vescovo Ordinario
Mi litare, come risulta dall'Albo d'Onore; in
quattro mesi voleva lasciare un segno del suo
passaggio pastorale. Io stesso fui sorpreso
quando, incaricato per un Triduo per le Quarantore, in gennaio, fui da lui invitato a lasciare
a lui la predicazione, perché voleva, si vede,
lasciare un bel ricordo spirituale e oratorio.
Un particolare personale ricordo: nel pomeriggio delle feste era malinconico, non più effer-
“La lucida pre pa razione culturale, la
coraggiosa e aperta programmazione
pastorale, la forte
pazienza nel riproporre idee e iniziative.”…
“Talento, saggezza,
immaginazione, insieme a silente pazienza… incline alla
facile battuta lapidaria”… “Quell’aspetto riservato, pensoso, un
po’ aristocratico della sua personalità, nasconde in realtà uno zelo profondo e una forte attenzione ai problemi pastorali della parroc chia.”…
“Un uomo leale, talvolta pungente, con il gusto dell’ironia, una persona che sa essere
costruttiva e diretta”…
“Formazione improntata alla sobrietà e al sacrificio, sostenuta dal suo carattere forte e
dalla sua lucida preparazione culturale”…
”Sembra chiuso e distaccato… ma vive invece
molto intensamente quanto accade in parrocchia, anche se non lo dà a vedere e proprio
per questo viene talora criticato”…
“La sensazione era che sapesse leggere dentro… la carità praticata sempre lontano dai riflettori… al riparo da qualsiasi finzione o piaggeria...”
vescente; sembrava dar ragione al Leopardi
del "Sabato del Villaggio" quando scriveva
della gioia dell'attesa nella vigilia e, a quanto
affermano gli psicologi, per i pomeriggi della
domenica… Mi chiedeva allora con gentilezza
di condividere con lui la cena della domenica
per fargli fraterna compagnia, ascoltando, tra
l'altro, con suo divertimento e sorpresa, quanto era accaduto - con lui Rettore - nella mia
vita di due anni di Seminario. La festa della
Conversione di San Paolo e la sua Consacrazione episcopale nel Duomo videro grande
partecipazione di fedeli e sacerdoti, orgogliosi
di avere un parroco e un confratello diventato
Vescovo. Fece in seguito alcune visite alla
parrocchia, sempre accolto con gioia e gratitudine.
Dopo soli cinque anni, fu commosso cordoglio per la conclusione del suo pellegrinaggio
terreno, verso l'abbraccio amoroso del Padre
celeste per una ricompensa eterna.
don Giorgio Roncan
È vivo il ricordo
di don Tullio Vitale
qUeLLo
ZUccHerINo
ALLA GrAPPA
“…gli zuccherini alla grappa per rendere meno
dura la salita…”.
Di Lui si è detto tutto, mi dico, mentre rileggo gli scritti e le biografie che lo raccontano, tra i ricordi dei tanti anniversari par rocchiali conservati gelosamente in un cassetto.
Che altro scrivere?
Ma, sorprendentemente, proprio “…gli zuccherini alla grappa per rendere meno dura la
salita…” mi riportano indietro di quarant’anni
a momenti vissuti e a sensazioni provate, che
da tempo non osavano uscire allo scoperto.
Riprendo un vecchio filmino superotto degli
anni ‘70: sullo schermo scorrono le immagini
tremolanti e sfuocate di un campeggio estivo:
stiamo salendo da Valgrisenche alla cima del
15
Ruitor… Don Vitale guida, noi, a gruppi, legati,
dietro… ed in pochi secondi siamo in cima!
Fermo immagine su un fotogramma: Don
Tullio estrae una piccola borraccia di grappa,
ne versa alcune gocce su uno zuccherino e
distribuisce a tutti…
Ecco riaffiorato il ricordo più caro: il padre
affettuoso e sollecito che rinfranca i “suoi”
ragazzi, il fratello maggiore che, smessi i
panni del finto duro, i panni del prevosto cui
non è permesso dare del tu, si prende cura
dei suoi figli di adozione.
Ed era affetto sincero, preoccupato, sempre attento alle necessità, ai problemi, ai
dubbi e alle nostre ansie di adolescenti, di
giovani, di adulti.
Un affetto che non tutti riuscivamo a decifrare,
perché - è vero - sovente coperto dalla battuta fulminante, da molti interpretata come
giudizio impietoso, pur essendo invece un
modo istintivo, seppur drastico, per essere
d’aiuto e di stimolo.
Ironia e sarcasmo: atteggiamenti che forse
non erano il prodotto di un carattere forte,
spavaldo, aggressivo, ma il parto di una timidezza che pochi comprendevano. Il suo
desiderio forte di paternità spirituale, diventato missione, la spinta continua a migliorare
la nostra vita, sembravano a volte cozzare
contro la sua umanità. E lo riconosceva apertamente, con umiltà, citandoci spesso - ricordo - la frase forte di San Paolo: «Ti basta la
mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta
pienamente nella debolezza. Mi vanterò quindi
ben volentieri delle mie debolezze, perché
dimori in me la potenza di Cristo.» (2Cor,
12,9).
Una preghiera per don Vitale
Sono passati già cinque anni, da quando don Vitale
ci ha lasciato (era il 18 marzo 2009), e sembra ieri.
Domenica 16 marzo un folto gruppo di parrocchiani,
accogliendo l'invito di don Filippo, si è recato al
cimitero di Graglia, presso la tomba di don Tullio, a
pregare per lui. E abbracciando una volta ancora la
sorella Jole, commossa e grata.
16
Quell’istinto paterno emergeva poi, pacato e
potente, durante le Confessioni nel suo ufficio
al primo piano della casa parrocchiale: più
che altro lunghe conversazioni in cui il giudizio
severo lasciava spazio alla comprensione, alla
misericordia ed al primato della coscienza,
qualche decina d’anni prima di Papa Francesco. Momenti in cui, anche se non avevamo
il coraggio di rivelarci appieno, lui sembrava
davvero “leggerti dentro” e, invece di invitarti
a parlare, ti apriva il suo cuore e diceva lui,
con delicatezza ed empatia, le parole che tu
avresti voluto dire e non osavi.
Il prete di solida formazione preconciliare
aveva prepotentemente lasciato il posto al
padre che aveva assorbito le novità del
Concilio immediatamente e senza esitazioni,
al pastore che si faceva carico come pochi
altri della fragilità umana e che di questa
sollecitudine aveva fatto uno stile di vita, pur
se mascherato da apparente distacco e “aristocrazia”.
E noi, fortunati, sotto la sua direzione spirituale e morale, ferma ma accogliente, emergevamo senza troppi danni dalle sabbie mobili
dell’adolescenza, passavamo a volo radente
attraverso la giovinezza impegnati in e ste nuanti attività comunitarie all’ombra del campanile, e affrontavamo il lavoro e il matrimonio
con il solido bagaglio di ideali, infusi dalla sua
costante e attenta presenza.
Una presenza moderna e al passo coi tempi,
ma senza cedimenti o fughe in avanti, sempre
timorosa, anche nei brevi colloqui in cui
preparavamo gli incontri giovanili del sabato
sera, che si travalicassero i limiti del rigore,
della correttezza, della dottrina e della fedeltà
alla Chiesa.
Una presenza intrisa di valori grandi, veri,
profondi.
Grazie, don Tullio!
E permetta che per una volta Le dia del Tu.
Ci hai “timbrati”, ci hai lasciato il Tuo sigillo,
almeno a noi che siamo nati intorno alla metà
del secolo scorso.
Non ci hai liberati ( e come potevi?) dai nostri
limiti, dalle nostre esitazioni, dalle nostre fragilità.
Ma ci hai insegnato che se la vita è una salita
al Ruitor, ripida e faticosa, quando ti alleni e
sali attrezzato e con il passo giusto, legato a
fidati compagni di cordata, sulla cima troverai
sicuramente Qualcuno che ti conforterà con
“…uno zuccherino alla grappa”.
E il ricordo ci ricolma ancora oggi di speranza.
Gianni Comoglio
edUcAre BAMBINI
e rAGAZZI
ALL’AtteNZIoNe
AI PoVerI
Il richiamo di papa Francesco:
vincolo inscindibile tra fede
e fare il bene
Uno degli elementi che più sta preoccupando preti
ed educatori di San Paolo è vedere la sempre crescente disattenzione delle giovani generazioni ai
poveri. Ed è preoccupante perché, come dice bene
Papa Francesco, ciò denota uno spegnersi dell’incidenza della fede nella vita di questi ragazzi: «Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non
vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri,
non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più
della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si
trasformano in persone risentite, scontente, senza
vita» (Evangelii Gaudium [da ora EG] 2). Per noi cristiani poi «Occorre affermare senza giri di parole che
esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i
poveri. Non lasciamoli mai soli» (EG 48). E quindi
ecco la domanda: come fare ad educare bambini e
ragazzi all’attenzione ai poveri?
A novembre gli animatori hanno incontrato padre
Angelo Manzini, il nuovo padre francescano di san
Sebastiano, e questo è stato più o meno il dialogo
tra lui e un animatore: «Padre, quand’è stata la
prima volta che lei ha incontrato un povero?» e lui
ha risposto «Io sono cresciuto tra i poveri, perché
abitando nella pianura novarese tanti erano i poveri
di passaggio e quando bussavano alla porta di
casa nostra mia madre cercava sempre di accoglierli e mangiavano con noi!» … non vi dico il silen zio che è calato nell’assemblea!!! Qui sta il
primo ed essenziale punto per educare bambini e
ragazzi all’attenzione ai poveri: “aprire” le nostre
case e le nostre comunità a loro. Non dico di
arrivare alla santità di quella donna (che per altro
era la santità ordinaria di molte nostre nonne o bisnonne e quindi non impossibile!), ma i nostri bambini/ragazzi respirano nelle nostre case e nella
nostra comunità di san Paolo che gli ultimi e i
poveri sono i benvenuti?!
E capite che un clima si crea anzitutto con una
sensibilità che si manifesta con gesti concreti. Ora
uno potrebbe obiettare che il proprio tenore di vita
non gli permette di far ciò, ma rispondo con le
parole del Papa: «Nessuno dovrebbe dire che si
mantiene lontano dai poveri perché le sue scelte di
vita comportano di prestare più attenzione ad altre
incombenze» (EG 201).
E mi pare che questa attenzione delle nostre famiglie vada di pari passo sia con l’iniziativa che
sta cercando di creare momenti di preghiera nelle
case sia con la missione popolare del prossimo
anno, perché come dice sempre il buon Papa
Francesco: «Senza l’opzione preferenziale per i più
poveri, “l’annuncio del Vangelo, che pur è la prima
carità, rischia di essere incompreso o di affogare in
quel mare di parole a cui l’odierna società della
comunicazione quotidianamente ci espone”» (EG
199). Così il secondo (o il primo, vedete voi) elemento essenziale per un’educazione dei nostri
bambini/ragazzi all’attenzione ai poveri mi pare
che sia almeno un genitore che renda presente Dio
nella casa. Se i figli non respirano in casa l’aria del
Padre di Gesù, che «desidera ascoltare il grido dei
poveri» (EG 187), come potranno avere un cuore
attento ai poveri?
Il terzo elemento mi pare poi che sia se in casa si
ha a che fare con la sofferenza in generale. Un mio
confratello si diceva scioccato perché in un gruppo di una decina di famiglie che si trovava regolarmente a pregare insieme la metà di loro ha dovuto
tirare la cinghia, ma di tutto questo non ne parlavano con i figli, «perché loro non devono soffrire».
Ma a tavola voi genitori ogni tanto parlate delle difficoltà che incontrate sul lavoro? Affrontate il tema
della sofferenza fisica? Pregate e/o parlate con i
vostri figli per quel tale o quella tale che stanno
perdendo il lavoro o che stanno male? Portate i
vostri figli a trovare i vostri malati all’ospedale?
Capite che tutto questo è altrettanto importante
quanto i primi due punti.
Altro non saprei che dirvi se non che anche noi
preti stiamo cercando di educarci a tutto ciò e che
ci sta facendo tanto bene, speriamo possa farlo
anche a voi e ai vostri figli!
don Gabriele
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Una scelta che è stata
un vero successo…
La scelta di organizzare una festa patronale
diversa non è nata dal semplice desiderio di
cambiare registro per una volta o di sperimentare idee alternative. Dietro alla decisione di
fare della tradizionalissima ricorrenza del
Santo Patrono una giornata dai contenuti
diversi c’è una riflessione profonda che ha le
sue radici nella realtà quotidiana con cui la
parrocchia si deve confrontare.
Giorno dopo giorno la nostra città ha visto
aumentare i casi di persone in difficoltà, di
famiglie in crisi per l’improvvisa mancanza del
posto di lavoro. Il cibo stesso in alcuni casi
più sfortunati è diventato un’emergenza. E così per la festa patronale si è deciso di organizzare una grande raccolta di generi alimen tari da destinare a chi si è trovato ad
affrontare una fase della vita difficile.
Un modo per coinvolgere tutti: e non solo per
una domenica con un grande incontro conviviale, ma prolungando questa festa nei mesi
successivi, riservando una busta della spesa
per chi ha bisogno dell’indispensabile, settimana dopo settimana.
22
Ma come dire di no all’ottima cucina dei cuochi volontari della parrocchia guidati da Pippo? Ecco allora che si è pensato di preparare
nelle grandi e attrezzatissime cucine di San
Paolo un vero e proprio pranzo della domenica, con antipasti, primo, secondo e dolce.
Un banchetto completo da consu mare
però ognuno nella propria casa, con
l’impegno di invitare a pranzo un vicino che
vive solo, un’amica che non si incontra da
tanto tempo, una famiglia che si conosce
poco, magari per approfondire l’amicizia.
Una scelta che è stata
un vero e proprio successo. 550 pasti sono
stati ritirati dalle fa miglie della parrocchia
dopo la tra di zionale
Messa delle 10 del
mattino e l’a pe ri tivo
consumato sul sagrato della chiesa.
Dopo il pranzo, è iniziata la seconda fase
della festa: la raccolta
alimentare. Tutti i palazzi e le case del
quartiere erano state
tappezzati di volantini,
che annunciavano, per
il pomeriggio della do-
menica, l’arrivo dei volontari per recuperare le buste della spesa, che i
più generosi avevano lasciato negli androni dei palazzi. Muniti di buona volontà tanti ragazzi (e qualche adulto a
sorvegliare le operazioni) sono partiti
per il recupero di centinaia di chili di
alimenti. Una gara di generosità straordinaria. Qualcuno (come i ristoratori e i
negozianti del quartiere) ha portato la
propria do nazione direttamente in
chie sa. Il risultato? Cibo per cinque
me si per le famiglie seguite dalla
parrocchia e per chi si presentasse
con delle necessità.
Un bel modo per prolungare la Festa patronale oltre alla domenica, un modo per far
sentire il calore della solidarietà in un mo mento difficile, guidati dal motto della gior nata: “Una sola famiglia, cibo per tutti”.
Ma don Filippo e il suo vice don Gabriele non
hanno dimenticato le altre importanti priorità
legate alla ricorrenza. Alla Festa Patronale i
ragazzi e le famiglie sono arrivati preparati
grazie agli incontri organizzati nelle settimane
precedenti, mentre a coloro che ne avvertivano
il bisogno è stato amministrato il sacramento
dell’Unzione degli Infermi durante una funzione
in parrocchia o direttamente nelle case di chi
non aveva la possibilità di spostarsi.
Un impegno a 360 gradi anche per la Messa
Patronale, presieduta dal vicario generale
monsignor Gianni Sacchi che di San Paolo fu
il “vice“ per tanti anni, a fianco del compianto
don Tullio Vitale, e con la partecipazione di tre
gruppi corali (il “Jubilate” guidato dal maestro
Mauro Mazzia, il coro dei genitori e quello dei
ragazzi) che hanno riempito di musica la
chiesa gremita. La celebrazione è stata anche
l’occasione per presentare ufficialmente alla
comunità il nuovo priore Maurizio Thiebat.
Marialuisa Pacchioni
23
“La salvezza è entrata
in questa casa”
LetterA
PAStorALe deL
VeScoVo …
“La salvezza è entrata in questa casa”: questo
è il titolo della lettera pastorale che il nostro
Vescovo, Gabriele Mana, ci ha donato in questi giorni.
Il tema è quello “dell’educazione alla vita
buona del Vangelo” cioè della vocazione
declinando da questa poi i temi della famiglia
e dei giovani.
La lettera infatti si divide sostanzialmente in
tre grandi capitoli che sono appunto la VOCAZIONE, la FAMIGLIA e i GIOVANI, a cui fanno
da corollario altri due parti intitolate TEMI
PARTICOLARI e ovviamente CONCLUSIONI.
In distribuzione la lettera si può trovare in formato di libretto, che riporta nella seconda
metà una serie di schede di orientamento
pastorale redatte a cura degli uffici pastorali.
Queste schede sono strumenti dettagliati per i
gruppi parrocchiali e diocesani per sviluppare
approfondimenti.
Contengono infatti tracce di percorsi di meditazione da affrontarsi attraverso domande da
porsi in gruppi di studio, suggerimenti per le
preghiere comunitarie, riferimenti a libri, articoli, film e siti internet.
Le schede di approfondimento riguardano i
temi della “vocazione, dell’amore-sessualità e
castità, del matrimonio, dell’amore ferito, della
domenica e del tempo, del lavoro, della dipendenza patologica.
Come si può notare, sono tutti temi di grande
attualità e nella lettera il nostro vescovo affronta proprio l’urgenza che la comunità nel
suo insieme, ma anche individualmente, dedichi il suo pensiero, la sua preghiera e il suo
studio ad affrontare questi aspetti.
Provo ad evidenziare qualche aspetto per ciascuna delle parti senza la pretesa di fare nè un
riassunto (sarebbe improprio), nè di entrare in
un’analisi completa (gli elementi di stimolo allo
studio sono tantissimi e con possibilità di lettura svariate), perciò spero di dare solo alcuni
stimoli per suscitare la vostra curiosità alla lettura.
24
Parte prima: La Vocazione
Sappiamo tutti che Vocazione significa “essere chiamati”, ma il Vescovo in questa parte ci
invita a pensare che essere chiamati significa
ricevere doni. Quando riceviamo doni ci è
naturale ringraziare chi ce li offre, ecco quindi
che maturare la propria vocazione significa
saper ricevere il dono di Dio e ciò è possibile
se riusciamo a seguire la sequenza degli
atteggiamenti di Zaccheo:
1-Essere pronti all’iniziativa di Dio che ci vuole
parlare o far capire quale è la vocazione
della nostra vita intera, ma anche solo di
questo istante.
2-Sapersi distaccare dalle storie passate. Non
farsi sottomettere dal pensiero che il passato ha un peso troppo grande per sperare
che il futuro possa essere altro e meglio.
3-Muoversi subito (Zaccheo scende subito
dal sicomoro), cercare subito di mettersi in
gioco. Dio ci vuole reattivi alle sue proposte,
sempre, in ogni luogo, in ogni momento.
La nostra vocazione è quella che il nostro
pensiero, aperto dalla preghiera e predisposto
perciò ad aver fiducia in Dio, ci fa ogni giorno
comprendere che stiamo ricevendo dei doni
da Dio e che ora dobbiamo donarli agli altri.
Ognuno di noi è un progetto dell’amore di Dio:
questo amore deve tracimare verso gli altri
con la fede e la consapevolezza di avere Dio
vicino.
Parte seconda: La Famiglia
Qui il Vescovo ci invita a pensare alla “bellezza e grandezza del matrimonio cristiano”. Il
confronto è tra la forza e la grandezza di tanti
esempi di famiglie che vivono l’amore ricevuto
da Cristo riversandolo in atti di altruismo verso la comunità e “la pseudo cultura del nostro
tempo che spinge a considerare la vita come
un bene di cui disporre a nostro personale
giudizio”.
L’invito è quello di guardare alla famiglia come
il soggetto principale di diffusione della cultura evangelica e come culla della fede.
Interessante è l’attenzione che in questa parte
della lettera viene dedicata alla trattazione del
concetto di “amore ferito”: la famiglia che non
c’è più, la famiglia che non riesce ad esserci.
Ecco allora una specie di vocabolario delle
parole chiave e delle risposte che la Chiesa da
o cerca di dare. Non riporto le risposte del
Vescovo ma spero di suscitare la vostra
curiosità a cercare le risposte sul libretto o nel
vostro cuore:
Convivenza: un amore in crescita può ridursi
ad una scelta personale?.
Matrimonio civile: quale accompagnamento
pastorale si deve dare ad una scelta che è
degna di rispetto, perchè l’amore emerge con
rilievo sociale, ma che per i battezzati non ha
valore sacramentale?
La Separazione: quando è rimedio estremo
per il bene degli stessi coniugi e dei figli e
quando è invece atto di egoismo?
L’Annullamento: cos’è e quando lo si ottiene? Perchè e quando la chiesa lo riconosce?
Il Divorzio: Il matrimonio è indissolubile nel
suo valore sacramentale, ma il divorziato
quando ha impedimenti ad avvicinarsi ai sacramenti?
Il Divorzio con successiva nuova convivenza o matrimonio civile. Qual’è la posizione
della chiesa? Cosa può fare chi scopre una
nuova fede proprio mentre sta vivendo un
nuovo matrimonio non valido per la Chiesa?
Ecco in queste pagine la traccia di un percorso per i singoli e per la chiesa che parte dall’invito a leggere la recente enciclica di Papa
Francesco “Lumen fidei” .
È bello trovare in queste pagine sulla famiglia
un’intera parte che riguarda i nonni: il loro
ruolo sociale di aiuto alle giovani famiglie è
una nuova vocazione da scoprire, coltivare e
valorizzare.
Infine il vescovo accenna alla vedovanza che
è un momento triste della vita, ma che dobbiamo aiutare a vivere come un momento in cui
esprimere nuove vocazioni feconde per la
comunità.
Parte terza: I Giovani
I giovani non sono da giudicare ma da amare
sull’esempio di Don Bosco: ecco il cuore di
questa parte. Il giovane ha bisogno della
famiglia, della Chiesa, della comunità per ricevere l’educazione. Il gioco, la musica, il teatro,
lo sport, la vita di gruppo sono strumenti
indispensabili per aiutare i giovani a creare un
progetto di vita.
Nella lettera sono affrontati i tre temi fondamentali su cui la comunità cristiana deve orientare le proprie energie educative verso i giovani:
1. Educazione all’amore; il tema dell’affettività è l’emergenza più acuta perché il nostro
tempo spinge verso la separazione della
sessualità dall’amore. Ecco perciò gli stimoli
ad affrontare con i giovani il tema della bellezza della castità
2. Educazione alla fede: è necessario tornare
ad insistere sulle radici della fede. Interrogandoci sui grandi perchè della vita, ascoltando la rivelazione di Dio, comprendendo
che c’è piena corrispondenza tra le ricerche
dell’uomo e la risposta di Dio, vivendo “una
vita buona, degna e beata”. La fede, soprattutto quella dei giovani, va alimentata con
un assiduo ascolto della parola di DIO.
3. Educazione al volontariato e al servizio ai
poveri: “la carità che si fa servizio umile e
generoso verso i poveri ci fa percepire che
tutta la vita è vocazione”.
Al termine la lettera affronta alcuni “ TEMI
PARTICOLARI” .
1-La domenica: “dobbiamo far di tutto per
salvare la domenica come giorno del Si gnore” Capire perciò il valore del riposo.
2-Il lavoro: “Il senso del lavoro, il rispetto dei
tempi, il saper obbedire, la fatica e la costanza, il senso del dovere sono atteggiamenti che accompagnano l’attività lavorativa”. Occorre rivalutare il lavoro manuale e
collaborare a creare un’economia di sussistenza, ma anche a stimolare chi è disoccupato a riempire di senso la giornata mobilitandosi nella ricerca.
3-Le dipendenze: alla lotta alle dipendenze
storiche (alcool e droghe) il Vescovo in
questa lettera aggiunge la lotta alla dipendenza dal gioco d’azzardo, incoraggiando
l’attività educativa di contrasto a questa
piaga.
Cesare Molinari
25
AGGIorNAMeNtI
dAL FroNte
“edUcAZIoNe
deI GIoVANI”
Gruppi dopo cresima
(Episodio V - Ufo)
a cura di don Gabriele
Di bollettino in bollettino, di gruppo in gruppo, ci
stiamo avvicinando ai giorni nostri e con gli UFO
mi pare di capire che si affronti l’anello di congiunzione tra i gruppi di “ieri” e i gruppi di “oggi”. Sarà perché i loro animatori appartenevano
al gruppo TNT (uno di quelli della prima ora);
sarà perché don Filippo (ancora seminarista) ha
iniziato i suoi passi sanpaolini accostandosi al
sorgere di questo gruppo; sarà perché arrivato a
san Paolo, tra i giovani (un po’ meno giovani …)
con cui ho a che fare, quelli che più mi narrano
del loro gruppo sono proprio gli UFO. Insomma
entrare nel mondo di questo gruppo mi pare
significhi entrare in qualcosa di veramente dinamico ed “epocale” … ed allora buona immersione (d. G.).
Mi scappa sempre un sorriso quando ripenso
ai momenti passati con gli UFO, quando ero un
loro accompagnatore, dico “accompagnatore”
perché accompagnare qualcuno significa fare
un viaggio insieme, ed é questo che si é fatto,
uno splendido viaggio che ha portato dei bambini a diventare ragazzi e noi ragazzi a diventare
uomini.
26
Per me non é stata una semplice esperienza, è
stata una grande occasione per trovare il coraggio di guardare i miei difetti con l’intenzione di
cambiarli e non di nasconderli o giustificarli, mi
sarei tagliato una mano piuttosto che mostrarmi
incoerente rispetto alle cose che raccontavo.
È stato bellissimo veder crescere questi ragazzi
ogni giorno, veder cementarsi amicizie che durate per sempre, vederli mentre tentano di trattenere emozioni che non si possono trattenere da
quanto sono intense. Mi auguro che queste
emozioni siano state vissute da ognuno al massimo, perché andando avanti con gli anni le
responsabilità le renderanno sempre meno frequenti e magari si finisce per dimenticare come
si fa per viverle...e come si fa per viverle? Basta
sapere che ogni persona é un tesoro inestimabile
e come tale va trattata, spero di esserci riuscito
perché io, con voi UFO, é così che mi sono sentito. Un tesoro inestimabile.
Andrea
Alle volte capita che in un pigro venerdì pomeriggio arrivi una chiamata inaspettata che,
come uno schiaffo morale, ti riporta alla mente ricordi e sensazioni che il tempo ti ha portato a seppellire. Ed ora mi ritrovo con la pala in
ma no a scavare dentro me per provare a
tradurre in parole ciò che è stato il gruppo UFO
e il tempo trascorso
con persone che
non vedo né frequento da anni.
Mi rendo conto che
far parte della co struzione di un gruppo (di qualsiasi natura esso sia) e il
poter partecipare a
campeggi e veri momenti di crescita
collettiva, sia un tesoro inestimabile per
un adolescente. Io
sono stato fortunato
a passare anni di
vera maturazione.
Ci tengo a fare una premessa, perché, per capire il passato, uno deve conoscere il presente.
Sono trascorsi circa una decina d’anni e sono
cambiate veramente tante cose nella mia vita,
da quando il sabato pomeriggio si riunivano gli
“UFO”. Tutti i progetti, le idee e la visione mia
personale del futuro sono radicalmente mutati.
La vita mi ha messo davanti ad esperienze difficili e complesse, che mi hanno tolto la capacità
di vedere con leggerezza e semplicità il mondo.
Proprio quella semplicità che in un campeggio
estivo provi e di cui ti nutri.
Quando ho cominciato io, il nome del gruppo
era già stato scelto dai ragazzi di un anno più
grandi, che avevano giustamente cominciato
prima. La sigla U.F.O. significa Unione, Fede e
Opere. I nomi sono una cosa importante da non
sottovalutare, parte della personalità della gente
è data inconsciamente dal loro nome. Credo
fortemente che un genitore, alla nascita di un
figlio abbia questo compito molte volte sottovalutato. Il nome del gruppo era ai miei occhi perfetto. La parola UFO raccoglie in sé un generico
mistero e interesse, il suo vero significato (sopra
citato) rende giustizia a tutti gli anni e le opere
che poi una trentina di ragazzi negli anni avrebbero compiuto... Con molta gioia frequentavo la
parrocchia nei week end durante l’anno e con
ancora più voglia prendevo parte ai famosi
campeggi in “Valsa”. Il profumo e l’aria di quelle
montagne mi manca, tanto che nell’agosto 2011
ci sono voluto tornare portando con me mio
figlio e mia moglie. È chiaro che per loro sono
state due gradevoli giornate, non meno di due
giorni di vacanza passati in qualsiasi altro posto.
Per me no, per me sono state quarantotto ore
piene di ondate d’emozioni. Sensazioni perse di
luoghi amati… Con grande rammarico ammetto
di non aver più contatti con nessuno del gruppo.
Mi dispiace molto e scrivo per certo che altri
invece si trovano ancora e insieme continuano a
crescere. Loro a differenza mia credevano di più
a questo progetto… o più semplicemente la vita
mi ha portato lungo strade differenti.
Se mi guardo so di avere dentro qualcosa di
speciale, dato proprio dalle molteplici esperienze con il gruppo. Ora chiudo dicendo che sono
felice di aver ricevuto questo schiaffo morale,
che altro non ha fatto che riportare alla luce bei
momenti e tante emozioni.
Francesco
Don Gabriele: “Mattia, avresti voglia di scrivere
due righe su cosa è stata per te l’esperienza di
animatore dell’UFO e, guardandola ora a distanza di anni cosa ha rappresentato per il tuo cammino?”. E allora ho cercato di capire quali furono le motivazioni che mi spinsero ad impegnarmi in un cammino così importante insieme ad
altri circa 30 tra ragazzi e ragazze e ne ho individuate due principali: la prima fu di permettere
ad altri di poter rivivere ciò che avevo vissuto io
pochi anni prima con il gruppo TNT, cercando di
dare indietro un po’ del tesoro immenso che mi
era stato donato. La seconda fu una profonda
fiducia del gruppo come strumento di sviluppo e
crescita per un adolescente. Nel gruppo infatti si
possono toccare con mano, probabilmente per
la prima volta nella propria vita in modo consapevole e profondo, valori e sentimenti universali
e fondamentali come l’amore, il perdono, la
gioia, la fatica, l’amicizia, la libertà, l’accoglienza. Tutto ciò che è stato “assaggiato” nei campeggi estivi in Valsavarenche durante qualche
giorno, frequentando il gruppo durante l’anno
viene radicato, interiorizzato, approfondito.
Sono stati anni molto intensi, importanti per me
ma anche, credo, per tutti quelli che hanno condiviso questo cammino. Parte della mia personalità oggi proviene anche da lì, da quegli anni
di grande idealismo, impegno, sogno, purezza,
ingenuità, progettualità, servizio ma anche di
contrasto, opposti, energia, novità, dubbio.
Mattia
Avevo pensato di raccontare la mia esperienza con l’UFO (gruppo post cresima di ragazzi e
ragazze nate nel 1985-1986). Sono stato animatore insieme con Elena, Federica, Genny, Alessandro, Andrea e ovviamente Don Filippo, vice
parroco di quegli anni tra il 1999 e il 2003.
Avevo anche già cominciato a scrivere, lasciandomi trasportare dai ricordi che affioravano
copiosi. Poi mi sono riletto meglio la richiesta di
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L’incontro con le Suore
Alcantarine di Assisi
coMe StIAMo
MeSSI A FeLIcItÀ?
È fine novembre e stiamo tornando a casa dopo
avere partecipato all’incontro in chiesa con le
Suore Alcantarine di Assisi.
Sono colpito. Non tanto dalla musica sparata in
chiesa come fosse una discoteca, non tanto dai
teli bianchi o dai fiori di carta che la arredano,
non dai balli che abbiamo fatto tutti insieme in
piedi nella navata centrale (tipo risveglio muscolare di un “villaggio turistico”) e neanche dai
bellissimi canti intonati e mimati dai ragazzi di
Assisi.
Sono colpito dalle cose che ho sentito e dalle
domande che “mi sono state fatte”.
Dico così perché questa sera è successo
qualcosa di particolare, non facilmente spiegabile ma cristallino: mi sono sentito accolto,
come se qualcuno mi aspettasse in Chiesa per
incontrarmi e dirmi qualcosa, come se ci fosse
un posto proprio per me, come se qualcuno
volesse condividere con me un segreto.
Cerco allora gli appunti e li riguardo … Alcune
delle cose che ho sentito le ho scritte perché non
mi devono sfuggire. Sono solo piccole frasi …
spezzoni … semplici parole. Ma sono sostanza.
Suor Katia mi ha dato l’impressione di usarle
bene queste parole, con grande attenzione,
sembrava soppesarle prima di pronunciarle
come se non ne dovesse andare sprecata
nemmeno una.
Le rileggo con calma e ci trovo una forza e una
chiarezza straordinarie.
“La giovinezza è un modo di stare al mondo”
“Ricordare vuol dire lodare, la tristezza è senza
memoria”
“Occorre fare attenzione allo spazio che diamo
ai bisogni perché diventano prepotenti. I bisogni
rischiano di prendere il posto dei desideri”
“La Fede inizia dove sento che la Parola di Dio è
personale, è per me”
“Non preoccupatevi dei vostri vuoti, dentro tutto
quello che è incompiuto viene Dio per portarlo a
compimento. Consegnate al Signore i vostri
spazi vuoti, li riempirà”
“Dobbiamo passare dalla Giustizia alla Santità.
Perché la Giustizia è non fare il male, mentre la
Santità è guarire le ferite”
“I sapienti sono coloro che sanno leggere la
storia con gli occhi di Dio”
32
“Dobbiamo esercitare la Fraternità, dobbiamo
custodire l’altro”
“Apertura, diversità, gratuità. Dobbiamo essere
accoglienti proprio verso chi fa una vita diversa
da noi perché i fratelli stanno insieme anche
solo perché sono fratelli”.
“Bisogna pregare per gli altri”.
“Quando si va in un posto, si vuole incontrare
qualcuno. Oggi siamo qui per incontrare te”.
“Come stiamo messi a felicità?”.
Quest’ultima è la domanda che inchioda, che
sposta gli equilibri e richiede una nuova partenza. È simile alla domanda di Dio ad Adamo
… “Dove sei ?”.
Rileggendo queste riflessioni il pensiero che si
insinua a poco a poco è il legame stretto tra la
felicità, la fraternità e la condivisione. Più mi risuonano le parole di suor Katia e più mi sembra
chiaro che non sia possibile immaginare una
comunità viva di fratelli che non sia in movimento.
Chiamiamolo pure cammino, ricerca, non è importante la terminologia … la sensazione è che
tutto possa mettersi in moto attraverso l’atto
primario del volersi bene, cioè coltivare la RELAZIONE.
È questo atto elementare del prendersi cura
dell’altro, di preoccuparsi per lui e del pregare per lui, che smuove le montagne e costruisce le comunità.
La fraternità è verità del cuore, noi siamo troppo
abituati a rispettare i confini, a non disturbare.
Ma la fraternità è interesse, partecipazione,
compassione. Allora le nostre fragilità trovano
appoggio nella fraternità, ne trovano com pi mento. Se le mia fragilità vengono prese sulle
spalle di chi mi vuole bene… io resto in piedi.
Ma allora, chi si prenderà carico delle fragilità,
delle paure, delle necessità degli altri? Chi andrà
a scovarle? Chi se ne occuperà? Come faremo?
Suor Katia dà l’impressione di essere il trionfo
della teoria dei piccoli passi, lei che con la sua
comunità sta smuovendo le montagne ci dice di
partire da piccole cose: dal conoscere i fratelli
… a partire dal nome, pregare per loro, aprire le
porte delle nostre comunità a chi non la pensa
come noi, accorgersi dei bisogni dei vicini, saper ascoltare tutti, non avere paura della discussione, coltivare la relazione perché “… viene
prima della responsabilità!”
Sono qui e penso che essere costruttori di
Fraternità sembra così difficile, ma poi mi viene
in mente una frase che ho sentito in Chiesa e
che non mi sono appuntato, diceva pressappoco: “Bisogna far sentire a casa le persone,
l’accoglienza è relazione!”.
Allora penso che si possa fare, che si debba
cominciare, che il primo passo non sia poi così
difficile e che non costa niente provare, senza
pensare se siamo adatti o no. Forse è ora di
alzarsi e mettersi in marcia, iniziare a scriverne
un pezzo di questa avventura, perché, come ha
detto suor Katia “… tutto quello che abbiamo
scritto quaggiù in nero carbone, in cielo si legge
ORO”.
Massimo Negro
campeggi estivi 2014
Cari genitori, vi comunichiamo le date dei campeggi nella nostra Casa Alpina in Valsavarenche
nella speranza che i vostri figli partecipino a questa bella esperienza. Come è stato negli ultimi
anni, in caso di sovvenzioni da parte del Comune e della Regione, le quote potranno ancora
scendere. Nell’eventuale partecipazione di due fratelli, il minore paga la metà.
1° turno: bambini di 4° elementare
Dal 9 al 14 giugno
quota € 139
2° turno: bambini di 5° elementare
Dal 15 al 21 giugno
quota € 162
3° turno: ragazzi di 1° media
Dal 22 al 28 giugno
quota € 162
4° turno: ragazzi di 2° media
Dal 29 giugno al 6 luglio
quota € 186
5° turno: ragazzi di 3° media (gruppo NRG)
Dal 7 al 16 luglio
quota € 232
6° turno: ragazzi di 1° e 2° superiore (gruppo SIP) Dal 16 al 25 luglio
quota € 232
LA BeNedIZIoNe deLLe cASe
Inizierà MARTEDÌ 22 APRILE la benedizione
pasquale delle case. Provvederanno don Filippo,
don Gabriele e il diacono Gastone.
Nell’imminenza del passaggio, verrà esposto un
avviso nell’androne delle singole abitazioni.
PREGHIERA
O Dio che hai voluto chiamare tua Chiesa la
moltitudine dei credenti che si radunano nel tuo
nome per adorarti, amarti e seguirti, ascolta la
preghiera della nostra Comunità parrocchiale che
ricorda con gioia il 1° centenario della posa della
prima pietra della Chiesa di San Paolo.
Effondi su tutti noi il tuo Santo Spirito perché
questa tua famiglia sia sempre più aperta all’accoglienza, sollecita alle necessità dei fratelli,
specialmente i più poveri, e testimone credibile
del Vangelo del tuo Figlio.
Padre Santo, che con la resurrezione di Gesù
Cristo, nostro Salvatore, hai operato la redenzione, per intercessione di Maria SS. e dell’Apostolo Paolo, dona a questa famiglia la gioia
della tua benedizione; proteggila e custodiscila
sempre, perché, sostenuta dalla tua Grazia, viva
nella prosperità, nella concordia e nell’amore.
AMEN
33
UN weekeNd
Ad ASSISI
Cosa ha fatto di così
grande San Francesco?
Con questa domanda si è aperto il consueto
fine settimana fuori porta del gruppo “Mumble”, appuntamento che quest’anno si è tenuto ad Assisi nei primissimi giorni di marzo.
L’interrogativo/provocazione ci è stato suggerito da suor Rosanna, una delle francescane
alcantarine (e ballerine) che, insieme con tanti
ragazzi, hanno stravolto la nostra parrocchia
per due giorni in occasione della Missione
Parrocchiale dello scorso dicembre. La Missione ha suscitato interesse, scalpore e giudizi
contrastanti all’interno del gruppo: abbiamo
quindi scelto di proseguire la nostra annata
con una visita ad Assisi, per fare esperienza
dei luoghi (e dei frutti) dell’esperienza di San
Francesco attraverso le attività che le suore
alcantarine propongono ai giovani.
Un imprevisto ci ha accolti al nostro arrivo: il
corso che le suore dovevano ospitare all’interno della loro struttura (e che doveva coinvolgere un centinaio di ragazzi) è stato inaspettatamente cancellato. Di conseguenza i programmi sono stati stravolti ed il fine settimana
ha assunto la forma di un affascinante viaggio
spazio-temporale attraverso i luoghi e gli
eventi della vita di San Francesco, grazie
soprattutto alla guida umile e gentile di suor
Rosanna. Dall’imprevisto è nata un’opportunità, anzi due: trascorrere più tempo con gli
altri del gruppo “Mumble” e conoscere più da
vicino Francesco.
È così iniziato un intenso pellegrinaggio che in
mattinata ci ha portati alla casa dove il santo
ha vissuto con i genitori e alla piazza in cui si
è spogliato delle vesti paterne per abbracciare
nella povertà il Padre: luoghi di emancipazione, di rinuncia alle sicurezze. A questi è seguita la Chiesa di San Damiano, cornice nella
quale un moribondo Francesco ha composto
il Cantico delle Creature, il desiderio di lode di
un uomo che sapeva vedere il Signore dietro
tutte le cose. San Francesco era poeta sensibile, ma anche “giullare di Dio”: ce lo hanno
ricordato i sorrisi e la letizia delle suore, presso le quali siamo rientrati per il pranzo. Il pomeriggio è stata la volta delle due basiliche
maggiori della città alta: quella di Santa Chiara, dove toccare con mano la tenerezza del
suo legame con Francesco, e poi quella di San
Francesco, dove il santo è sepolto, circondato
dagli amici di una vita, i primi frati minori. Prima di cena siamo scesi a Santa Maria degli
Angeli per entrare in Porziuncola, luogo dove il
dono dell’indulgenza plenaria è perenne manifestazione dell’intimità del dialogo di Francesco con il Signore. Il sabato si è concluso con
la visione di un film: occasione per cogliere le
passioni, i travagli, l’estrema umanità di Francesco. Abbiamo iniziato la giornata di domenica immergendoci nell’umida, suggestiva natura del monte Subasio, dove silenzio e contem plazione caratterizzavano i soggiorni di
Francesco presso l’Eremo delle Carceri. Un
luogo di ascolto e solitudine, come quello in
cui abbiamo concluso il fine settimana: il Santuario della Verna, dove il Santo ha ricevuto le
stimmate. Luogo del perfetto dolore, dove l’amore ha trasfigurato Francesco.
Un fine settimana intenso, pieno di luoghi ed
eventi. Luoghi che tuttavia sono più che strade, edifici; eventi che sono più che aneddoti,
memorie: tutti tasselli di un puzzle, pezzetti di
pane che suor Rosanna ci ha lasciato lungo il
percorso per cercare la risposta alla domanda
con cui ci aveva accolti. Che cosa ha fatto
dunque, di tanto grande, San Francesco? Si è
fatto preghiera, ha vissuto il Vangelo.
Marco Secchia
34
Un sondaggio per le vie
del nostro quartiere
PArerI SULLA
PArroccHIA
In occasione del centesimo anniversario della
posa della prima pietra e in virtù della prossima missione popolare si è pensato di effettuare un sondaggio su come la parrocchia di
San Paolo viene percepita dai suoi parrocchiani, tutti, anche quelli che non frequentano.
Un po’ girando per il territorio parrocchiale e
un po’ telefonando abbiamo raccolto le opinioni di 125 persone, in modo da avere una
sorta di campione rappresentativo.
I risultati sono stati che nella maggioranza dei
casi le persone disposte a farsi intervistare
erano donne (96 su 125). Inoltre abbiamo
constatato che l’età degli intervistati al 90% è
dai 50 anni in su, di questi la metà ha più di 70
anni. Altro dato rilevante è che la metà degli
intervistati abita all’interno del territorio sanpaolino da più di 20 anni; inoltre il 22% delle
persone, tra cui anche numerosi anziani, abita
a San Paolo da meno di 10 anni.
In merito alle altre domande, è venuto fuori
che tendenzialmente l’80% della gente apprezza e riconosce i benefici e gli sforzi
della parrocchia sul territorio. Tuttavia solo
il 23% ha ritenuto la propria vita o quella
dei propri famigliari influenzata dalla parrocchia.
Un’altra nota interessante riguardo al proprio
rapporto con la parrocchia è che il 47%
degli intervistati non frequenta San Paolo (tra
cui poco meno della metà va in un’altra parrocchia), il 18% va solo alle feste importanti
come Natale e Pasqua, mentre il 35% va a
messa tutte le domeniche anche se non partecipa alla vita parrocchiale attivamente.
Un altro elemento che è uscito da questo sondaggio è che non è così scontato che una
persona praticante sia riconoscibile nei
comportamenti da una non praticante.
Tornando al discorso sulla frequentazione più
o meno attiva, la maggioranza non è stata
coinvolta dalla parrocchia di San Paolo a
partecipare alla vita parrocchiale sebbene
la maggior parte degli intervistati conoscano
le attività e le iniziative proposte.
In ultima istanza è stato chiesto se la parrocchia debba incidere di più sulla vita dei
suoi parrocchiani; anche qui le opinioni
hanno diviso il sondaggio. Un buon 23% ha
risposto che la parrocchia potrebbe agire
maggiormente sulla vita della comunità,
mentre il 45% ritiene che faccia già un buon
lavoro.
Per concludere, utilizzando anche i commenti e le critiche che sono state poste in forma di
domanda aperta, i problemi del rapporto tra
parrocchia e parrocchiano, come spesso
accade, arrivano da ambo i lati. Da parte dei
parrocchiani è forse richiedibile una fede
meno tiepida, più attiva e missionaria; da
parte della parrocchia è richiesta più accoglienza e apertura, più attenzione verso chi è
solo e anche qui un accento sulla funzione
missionaria.
È nostra opinione che oramai il portare la fede
a tutti sia di fondamentale importanza, perché
va condivisa e possa raggiungere anche i più
lontani. Questo però non può più essere fatto
solamente dai preti, ma ciascuno è chiamato
a farsi portatore del Vangelo, in modo da
creare una rete che raggiunga più facilmente
le periferie, non solo della parrocchia in senso
territoriale, ma anche nel senso dei cuori delle
persone.
Riccardo e Giorgia Faga
35
Per la Quaresima di fraternità
I ProGettI
dI INterVeNto
SoLIdALe 2014
Anche quest’anno ci sono pervenute numerose richieste di aiuto da parte di Organizzazioni missionarie che sostengono emergenze
di estrema povertà e promuovono lo sviluppo
in diverse aree del mondo. Benché la crisi economica abbia attraversato il pianeta a 360°,
sappiamo che in alcuni Paesi la situazione è
particolarmente drammatica, anche a causa
dei conflitti armati e dei disastri ecologici che
hanno messo in ginocchio intere popolazioni.
“Non abbiate paura a fare del bene”, dice
Papa Francesco; e ci invita a spogliarci del
nostro egoismo per andare verso gli altri: i
poveri, gli emarginati, i fratelli lontani. A entrare
in relazione con loro, prima di tutto sul piano
spirituale, con la forza della preghiera e del-
l’amore. Vicinanza e condivisione sono valori
alti dell’uomo verso l’uomo, in nome di Cristo.
La comunità di San Paolo, con il frutto dei sacrifici e delle rinunce quaresimali dei fedeli,
contribuisce a sostenere progetti di solidarietà
per dare una speranza a quanti si trovano nel
disagio e nella sofferenza. Il gesto della carità
materiale fatto con il cuore si riempie allora di
autentico senso evangelico.
MADAGASCAR - Mahela - L’unica scuola di
questo villaggio a 40
km da Mananjary è
una materna, che accoglie circa 70 bimbi provenienti da famiglie povere e numerose. Occorre garantire due pasti alla
set timana a que sti
piccoli, di cui alcuni
in stato di grave denutrizione. Costo 900950 Euro per un anno.
Referente: Associazione “Costruire Insieme” – Torino
ARGENTINA - Buenos Aires - Coordinamento attività pastorali della Cappella
Santa Rosa da Lima;
mensa dei poveri e
mantenimento delle missionarie biellesi. Costo
20.000 Euro.
Referente: Centro Missionario Diocesano – Biella
ECUADOR - Esmeraldas - Acquisto di una
piscina gonfiabile per riabilitazione bambini
disabili curati dalle Suore della Parrocchia
santa Marianita. Costo da 520 a 1.000 Euro.
Referente: Missioni del Cottolengo – Biella
CONGO - Uvira - Costruzione di 8 aule scolastiche per consentire a 750 bambini di frequentare le lezioni in un unico turno antimeridiano. Costo di un’aula 7.500 Euro.
Referente: Suore Missionarie S. Giuseppe Biella
Leda Bricarello
Queste iniziative sono state presentate con video-proiezione in chiesa, dopo ogni Messa
festiva, per tutto il tempo della Quaresima. Le immagini offrono una piccola panoramica sulle
realtà missionarie sostenute dalla Parrocchia di San Paolo.
Le offerte dovranno fare riferimento al progetto prescelto ed essere versate su “Parrocchia di
San PAOLO”, Cod. Iban Parrocchia di San Paolo IT12 X060 9022 3010 0002 5520 808 e IT12
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36
Il gesto di Gesù e quello di Pilato,
l'amore e la codardia
I dUe cAtINI
Due catini attirano in questi giorni la mia attenzione e mi rendono pensoso. Il primo è
nelle mani del figlio di Dio, la sera della cena
con i Dodici. Il secondo servì a Pilato per mettersi al riparo delle sue responsabilità e della
sua coscienza.
Gesù sta per essere tradito. Tra poco sarà
arrestato e condannato a morte. Lui lo sa. Il
tempo stringe. Eccolo allora a chiedere ai suoi
amici di lasciarsi lavare i piedi. Qualcuno si
ribella. Lui insiste. Si china e versa acqua sulle
loro polverose estremità. Poi prende il catino e
glielo consegna: “Come ho fatto io dovete fare
voi se volete essere felici e rendere più bello il
mondo. Se volete che la terra somigli un poco
al paradiso. Servire è il verbo che dovete
coniugare in tutti i modi e in tutti i tempi. Non
sono le parole a toccare i cuori, ma l’amore.
Gridate agli uomini che Dio li ama. Amare
sempre è faticoso, ma possibile. Si muore
dentro, è vero, ma se il seme non marcisce
non ci sarà pane da mangiare né da consacrare. L’amore è il fondamento del mondo nuovo.
Il catino. Tenetelo caro come l’oggetto più prezioso. Vi ricorderà la vostra missione e la vostra grandezza. Non abbiate paura, non sarete
mai soli. Sempre vi terrò compagnia”.
Un altro uomo compare all’orizzonte. È il procuratore romano Pilato. La sua storia è destinata ad intrecciarsi con quella di Gesù. I giudei glielo hanno consegnato perché lo condanni a morte. Pilato sa bene che è un sopruso: quell’uomo è innocente. Il suo dovere gli
imporrebbe di rimetterlo in libertà. Ma la folla
lo intimorisce. Lo incita a fare in fretta. Gesù
gli sta davanti sereno,
maestoso. Lui è altezzoso, irascibile, insicuro. Lo interroga senza
mai guardarlo negli occhi limpidi come l’acqua di sorgente. Gesù
tace. La gente grida.
Bestemmia. Minaccia.
Pilato si arrende. Davanti a tanta coc ciu taggine cede. “Fac ciano quel che vogliono - pensa - seguano
pure la loro arcaica religione e le sue leggi. Mi
lascino in pace. Non voglio impelagarmi in
questa storia”.
Poi anche lui fa ricorso a un catino. Non gli
serve per raccogliere l’acqua versata sui piedi
di qualcuno, ma per lavare le proprie mani.
Per convincere la folla, il condannato e se
stesso di non avere colpa del sangue che sta
per essere versato. Porge le mani e qualcuno,
ossequioso, gliele bagna. Illuso. Nessuno può
far finta di non vedere quando invece ha visto,
di non sapere quando ha già saputo. Pilato
non sa che quell’acqua non lo laverà ma lo
accuserà per sempre. Lo marchierà a fuoco.
Due uomini. Il primo accetta di morire in croce
per tutti, anche per il secondo, ma l’altro non lo
sa. Il secondo crede di avere potere sul primo e
invece è proprio da lui che lo riceve. Due catini,
così simili, così diversi. Ognuno deve scegliere
quale dei due mettere nella bisaccia della vita,
se il catino del servizio e dell’amore o quello
della codardia che si fa complice del male. A
ogni uomo è data la libertà di consegnarsi alla
gioia vera che nasce dal servire e dal donare, o
cedere all’illusione del piacere effimero del
disimpegno e dell’egoismo. Ognuno deve scegliere se fermarsi davanti al fratello nel bisogno o
svoltare al primo incrocio, nascondersi dietro la
prima siepe. Tanti svoltano. Prima di essere visti
e chiamati a dare il proprio contributo. Per paura
di essere arsi dalla febbre della giustizia e della
solidarietà. Altri - e sono un popolo che non finisce mai - vanno diritti per la strada tracciata dal
Maestro. Sanno che non sempre è agevole, che
potrebbe portarli a donare tutto e la loro stessa
vita, ma non vogliono tirarsi indietro. Come
ammanettati all’unico Signore di cui non possono assolutamente fare a meno, si incamminano
felici per le strade del mondo. Nel bagaglio, lo
stesso catino usato da Gesù la sera benedetta
di tanti anni fa.
Maurizio Patriciello
(dal quotidiano “Avvenire”)
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Una lunga storia
LA coNFrAterNItA
dI SAN PAoLo
e L'orFANotroFIo
rAVettI
Probabilmente tutti i parrocchiani conoscono,
almeno per nome, la Confraternita dei Santi
Paolo ed Elisabetta, comunemente detta “di
San Paolo”. Sanno che è composta dai Priori
che, anno dopo anno, sono stati designati. E
certamente non pochi sono venuti a conoscenza che la Confraternita - in conformità del
proprio Statuto - collabora con il parroco nella
gestione delle opere parrocchiali e nella promozione delle varie iniziative di carattere educativo, culturale e di accoglienza. Ma dal 1796
la Confraternita assolve anche ad un altro
importante compito: l’amministrazione del
lascito del notaio Gaspare Antonio Ravetti, il
quale la lasciò erede universale dei propri beni,
con l’obbligo “di erigere una casa o monistero
per il ricovero e il mantenimento di tante figlie
povere ed orfane che si potessero mantenere
col reddito del restante dell’eredità”.
Da qui in poi, e la storia si fa lunga e complessa, si dipana la storia dell’Orfanotrofio Femminile Ravetti, l’imponente complesso che
occupa buona parte di via Orfanotrofio. Era in
origine il monastero di “Santa Cattarina” (poi
“disciolto”): fu preliminarmente (si era ormai
giunti al 1803) preso in affitto, dopo un accurate esame di diverse altre possibili locazioni .
42
Era mancata nel frattempo la vedova del notaio, la quale non si era rallegrata affatto della
disposizioni testamentarie del marito. Ed anche
i nipoti avevano frapposto parecchie difficoltà
di ordine legale. Con l’andar del tempo, il grande edificio fu acquisito e adeguato man mano
alle necessità contingenti. Ce lo racconta un
interessante diario, redatto alla fine degli anni
‘70 del secolo scorso da una anonima suora
che operò nell’Istituto e che ebbe la voglia e la
pazienza di spulciare le vecchie carte.
Leggendo la storia scritta dalla suora che la
ricavò in massima parte dai verbali dell’Amministrazione dell’ente, entriamo in un’atmosfera particolare: ci sembra di vedere le orfane
ospitate, dieci/dodici, talvolta di più (il cui
mantenimento individuale costava lire 1,17 al
giorno), oppresse da un regolamento che le
obbligava ad una ferrea disciplina dettando
abbigliamento (povero ed essenziale), orari dei
pasti e del sonno, comportamento reciproco e
con i pochi visitatori ammessi. Fra dominio
napoleonico e restaurazione, proseguì con alti
e bassi la vita in Orfanotrofio, non senza la
“cacciata” di qualche “direttrice” rivelatasi
indegna di fiducia. Stralciamo infatti da un
verbale: “…La signora *** …fa en trare chi
vuole di giorno e anche di notte… si alza
a mezza mattina e va a fare un giro in
città… intanto le orfane sono sporche,
trascurate, piene di insetti, insubordinate
e ribelli… alcune più piccole sono costrette a dormire senza materasso e poco
coperte…”). Ma l’Amministrazione corse
immediatamente e drasticamente ai ripari.
Nella seconda parte del racconto dell’anonima suora che prende le mosse da
metà Ottocento, le cose sembrano andar
meglio nell’Istituto. Si citano visite di
vescovi e monsignori, con elogi all’ordine
e alla pulizia; si fa cenno a “libretti di risparmio” e premi vari assegnati alle orfanelle, alla loro partecipazione ordinata e
compunta a varie cerimonie religiose,
all’insegnamento loro impartito da eminenti
maestri, al collocamento di alcune di esse,
volta per volta, presso famiglie o laboratori
artigiani. Tutto a posto, tutto regolare, tanto
che il Re di Sardegna nel 1834 dispose per un
contributo annuale di 180 lire all’Istituto, onde
“mantenere la scuola delle figlie povere”. Con
l’andar del tempo, le ragazze senza famiglia
ospitate nell’istituto raggiunsero anche il numero di 75/80. Il racconto ha termine nel 1970,
e vi leggiamo accenni di storia biellese più
noti, come quelli al vescovo Carlo Rossi, la cui
nomina fu festeggiata nel 1937. E “non si contano le visite all’Orfanotrofio nei suoi trentaquattro anni di episcopato…” .
Lasciamo il racconto dell’anonima suora, per
tornare alla storia del nostro San Paolo. Negli
ultimi decenni dell’Ottocento i piani regolatori
di Biella prevedevano un forte sviluppo nell’area a sud della ferrovia, che come è noto
era situata dove ora c’è l’Esselunga, tanto per
capirci. Si prevedeva addirittura un raddoppio
dell’area abitata. E agli inizi del Novecento il
quartiere posto a sud del nucleo storico ebbe
uno sviluppo sulla direttrice principale, corrispondente all’attuale via Torino. Ci voleva
una chiesa… L’autorità ecclesiastica premeva,
mentre il Comune, dal canto suo, voleva abbattere la vecchia chiesa di San Paolo, di pro-
prietà dell’omonima confraternita, situata in
Riva, proprio all’imbocco dell’attuale piazza
Primo Maggio. Per farla breve, sono cose già
scritte e assai note, si avviò un contenzioso
con l’amministrazione comunale, che sfociò
infine in un contratto in cui la confraternita si
impegnava a liberare “i vecchi locali” (la chiesa), mentre il Comune si impegnava a versare
80.000 lire, secondo un piano di rateazione.
Con l’anticipo ottenuto (30.000 lire) la Confraternita coprì quasi per intero la spesa per l’acquisto del terreno dei signori Bider e Gremmo… E si andò avanti nella costruzione della
nuova chiesa, come ben sappiamo.
Per tornare ai giorni nostri, basterà dire che sin
dal lontano 1796, ai sensi dello Statuto (rivisto
e rinnovato negli anni 70 dalla Curia vescovile),
la Confraternita di San Paolo deve nominare
sette propri componenti quali Amministratori
dell’Orfanotrofio Ravetti, da affiancare a un
Canonico eletto dal Capitolo cattedrale di
Santo Stefano e a un rappresentante dell’Amministrazione comunale. Oggi i locali del grande complesso non ospitano più orfanelle, ma
sono destinati a varie attività be nefiche ed
assistenziali. Gli Amministratori riferiscono periodicamente del loro operato nel corso delle
periodiche riunioni della Confraternita.
c.p.
Le confraternite in europa
Le confraternite sono associazioni cristiane fondate con lo scopo di suscitare l’aggregazione tra i
fedeli, di esercitare opere di carità e di pietà e di incrementare il culto. Sono costituite canonicamente in una chiesa con formale decreto dell’autorità ecclesiastica che - sola - le può modificare o
sopprimere ed hanno uno statuto, un titolo, un nome e una foggia particolare di abiti (uso che si è
conservato in diversi casi, generalmente al Sud). I loro componenti conservano lo stato laico e
restano nella vita “secolare”; non hanno quindi l’obbligo di prestare i voti, né di fare vita in
comune, né di fornire il proprio patrimonio e la propria attività per la confraternita.
La denominazione di queste associazioni fu varia nei secoli e diversa in Italia da regione a regione.
I termini più frequenti furono confraternitas, fraternitas, fraterie, confratrie, agape, caritas, consortia, fratele, fraglia, sodalitium, sodalitas eccetera. I sinonimi tuttora usati sono compagnia, talvolta
congregazione e congrega, oltre a confraternita e arciconfraternita. L’origine delle conftaternite è
molto incerta e non mancano ipotesi di collegamento con istituzioni già esistenti in epoca pre-cristiana: si vedano i collegia romani o le fraterie greche e della Magna Grecia…
Delle antiche Confraternite si fa menzione nel quindicesimo canone del Concilio di Nantes, celebrato nell’anno 895, e si trova una citazione nell’agiografia di San Marziale scritta da un suo discepolo. Recenti studi accennano alla probabile esistenza di confraternite in Europa già nel quarto
secolo, e sicuramente in Francia nell’ottavo e in Italia in quello successivo. Notizie certe confermano, comunque, la presenza di associazioni laiche agli albori del secondo millennio, sia nelle
città che nei villaggi italiani, operanti in missioni umanitarie negli ospedali e fra i poveri colpiti da
malattie.
I motivi per i quali sorsero e si affermarono le confraternite furono molteplici e in buona parte simili
a quelli che determinarono la fondazione dei Monti di pietà. L’assoluta mancanza nel corso del
Medio Evo di qualsiasi forma di assistenza pubblica e delle più elementari garanzie, specialmente
per la parte più disagiata delle collettività, e in gran parte perdurata fino a tempi abbastanza recenti, e al tempo stesso il bisogno di ben operare per amore e timore di Dio, furono le principali motivazioni che indussero i cristiani ad associarsi per aiutarsi reciprocamente.
43
SUd SUdAN
GUerrA
FrAtrIcIdA
Uno scenario biblico,
dove «il fratello è contro
il fratello»: due anni dopo
l’indipendenza, il Sud Sudan
sprofonda nel conflitto. Le
testimonianze di alcuni missionari
che hanno deciso di restare
«Alcune immagini bibliche descrivono bene la
realtà di Malakal di questi mesi. L’”ombra della
morte” del Cantico di Zaccaria è passata sopra questa città, segnandola pesantemente.
Corpi lasciati lungo le strade, in balìa di “cani e
avvoltoi” come ai tempi della regina Jezabel. E
nonostante tutto, molti hanno conservato la speranza forte nell’alba di una salvezza ancora possibile. La maggior parte della gente resiste tenacemente e sta rimettendo insieme i pezzi della
propria vita e delle proprie case.»
È solo un piccolo stralcio di una lunga e drammatica testimonianza di una missionaria comboniana di Malakal che, ancora oggi per ragioni di
sicurezza, non può essere citata col suo nome.
L’ha inviata da una delle città più tragicamente
segnate dal conflitto che si è scatenato in Sud
Sudan lo scorso 15 dicembre tra i due uominiforti del Paese e i loro seguaci: il presidente
Salva Kiir e Riek Machar, vicepresidente, ma
anche storico rivale. “Licenziato”, insieme a
buona parte del governo, lo scorso luglio, Machar ha guidato il colpo di Stato fallito di metà
dicembre. La capitale Juba è stata messa a
ferro e fuoco per due giorni, con oltre 500 morti,
un migliaio di feriti e 25-30 mila sfollati.
«Dopo oltre quarant’anni di conflitto con il Nord
- commenta sconsolata suor Giovanna
Sguazza, Provinciale comboniana del Sud
Sudan, che vive e organizza gli aiuti tra Nairobi e
Juba - ora assistiamo con orrore e preoccupazione a questa guerra tutta interna al Sud
Sudan. Le mie consorelle hanno deciso di restare con tanto coraggio, ma soprattutto con tanta
fede e speranza nel Signore. Non avrebbero mai
lasciato la loro gente, sono rimaste lì a far causa
comune con loro, come diceva Comboni». La
44
testimonianza della missionaria presente a
Malakal è a tratti agghiacciante. «Nessuno, sino
ad oggi - racconta con grande lucidità, nonostante lei stessa sia stata minacciata con le armi
- ha fornito i numeri ufficiali, ma le vittime dei
combattimenti sono state certamente moltissime
qui a Malakal. Per giorni, i cadaveri dei ribelli
sono stati lasciati insepolti lì dove erano caduti,
sino a quando la Croce Rossa Internazionale ha
potuto raccogliere quelli all’interno della città.
Sono state scavate delle fosse comuni con un
caterpillar e i morti vi sono stati sepolti senza
alcuna cerimonia. Alla periferia di Malakal, invece, i corpi dei ribelli sono stati lasciati in balìa
degli animali... Cam mi nando per le strade di
Malakal, mi sembrava di sentire l’eco delle
Lamentazioni di Geremia, quando affermava che
“persino il profeta e il sacerdote” non sapevano
cosa fare di fronte a tanta desolazione causata
dalla violenza e dalla distruzione».
Tragedia nella tragedia, circa 200 persone, in
gran parte donne e bambini che fuggivano dagli
scontri di Malakal, sono morti annegati in seguito al naufragio di un traghetto sovraccarico
lungo il Nilo.
Intanto, gli sfollati nel compound della cattedrale aumentavano a vista d’occhio, arrivando a
circa 6.500, mentre in quello delle Nazioni Unite
hanno superato i 20 mila. «in un mese di combattimenti sono state distrutte tutte le strutture
costruite in otto anni di sacrifici».
Anche a Leer la situazione è drammatica: «La
città è totalmente distrutta e deserta - racconta
suor Giovanna -. Le nostre suore e i missionari
comboniani hanno voluto rimanere in un primo
tempo, nonostante i militari siano andati anche
nelle nostre case, pretendendo di portar vie le
auto. Poi però sono dovuti scappare con la
gente. In missione e in canonica hanno rubato e
distrutto tutto. Ora (metà febbraio - ndr) le quattro suore insieme ai cinque comboniani e a un
prete locale sono nella boscaglia insieme alla
gente fuggita. Non abbiamo contatti diretti. Ci
dicono che sono “protetti”, ma non poter sentire
una parola da loro è un molto dura».
Sono numerosi i missionari che, anche in altre
zone critiche e remote, hanno deciso di restare:
«Un bellissimo segno di solidarietà e vicinanza
alla gente e alle Chiese locali . Chiese che con-
tinuano a lavorare per servire ed essere segno di
speranza e unione per tutti».
Le Chiese, anche per il ruolo storico che hanno
avuto nella lotta per l’indipendenza, hanno una
grande autorevolezza e credibilità. Per questo si
sono offerte sin dall’inizio per mediare un dialogo di pace e riconciliazione tra le due parti.
Ma la loro voce non è stata sinora ascoltata.
Anna Pozzi
In occasione della cele bra Concessa dal Vescovo per il Centenario
zione del 1° centenario della
posa della prima pietra della
nostra chiesa di San Paolo il
Vescovo ha concesso il dono
dell’indulgenza a tutti i fedeli
che visitano e pregano in questa chiesa nelle celebrazioni del Triduo Pasquale, nelle
celebrazioni della S. Messa di Prima Comunione e della Confermazione, l’11 maggio 2014
giorno centenario della posa della “Prima Pietra”, il 29 giugno 2014 solennità dei Santi
Pietro e Paolo apostoli, la prima Domenica di ottobre nell’anniversario della consacrazione
della chiesa parrocchiale, il Primo venerdì di ogni mese.
INdULGeNZA Per tUttI
L’INDULGENZA è la remissione della pena da scontare (sulla terra o in Purgatorio) in
seguito ai peccati commessi, dei quali si è già ottenuto il perdono nel Sacramento della
Riconciliazione. Possiamo dire che mentre la confessione ci libera dalla colpa del peccato,
l’indulgenza ci condona, pienamente o in parte, la pena che si dovrebbe scontare per
ristabilire la giustizia violata dal peccato.
Con l’indulgenza la Chiesa libera i penitenti anche dei residui lasciati dai peccati già
perdonati, applicando loro i meriti di Cristo e dei Santi. Le condizioni necessarie per
l’acquisto dell’Indulgenza sono:
• essere in grazia di Dio;
• visitare la chiesa parrocchiale recitando il Credo, il Padre Nostro, una invocazione alla
Vergine Maria e una preghiera per i defunti, secondo le intenzioni del Papa;
• fare un’opera di carità.
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nella chiesa parrocchiale
BeN ArrIVAtI BAMBINI
nella pace del signore
GERUNDA EMMA
di Simon Pietro e
Rubin Barazza
Maria Pia il 17
Novembre 2013
DAMIANO
FRANCESCO
CARLO di Carmine
e Tamone Sara il 01
Dicembre 2013
OSSIDE GIULIA di
Marco e Caglieri
Adriana il 01 Dicembre 2013
GAIDA TOMMASO GIUSEPPE di Fabrizio e
Pozza Raffaella l’8 Dicembre 2013
BAGGIO ALESSANDRO di Saverio e Piana
Myriam l’8 Dicembre 2013
CALGARO BENEDETTA di Marco e Prosdocimo
Anna il 22 Dicembre 2013
VOTA PIETRO di Cristian e Rainero Cristina il 26
Gennaio 2014
INGRASSIA SIRYA AZZURRA MARIA di
Benedetto Davide e Principe Michela il 2
Febbraio 2014
Un fanciullo è un amore diventato visibile.
GUSSONI DOLORES il 1° Novembre 2013
LANGHI ELIANO il 2 Novembre 2013
VIGANO’ FELICITA il 9 Novembre 2013
ZANONE ALBINO il 15 Novembre 2013
LAGZAOVI KAWTAR il 14 Novembre 2013
GUGLIELMINOTTI CANUN CARLO il 18
Novembre 2013
BORCHIO LUCA il 9 Novembre 2013
ROSAZZA LUCA il 27 novembre 2013
DADDA GUGLIELMO il 30 Novembre 2013
GAIDA OFELIA il 2 Dicembre 2013
BRANDO BRUNO il 4 Dicembre 2013
BALEGNO MADDALENA l’8 Dicembre 2013
BOGGIO ALMA il 3 Gennaio 2014
ZANCHETTA TERESA l’11 Gennaio 2014
GIORDANO UMBERTO il 1° Gennaio 2014
BINDELLA AGNESE il 14 Gennaio 2014
PIZZOGLIO SANDRO il 15 Gennaio 2014
CAMPO MAURIZIA il 21 Gennaio 2014
RAMELLA LEVRIN ROSANNA JOLANDA il 18
Gennaio 2014
SASIA MARIA ALESSANDRA il 30
Gennaio 2014
STELO ALBERTO il 30 Gennaio 2014
RIVA VERCELLOTTI CARLA il 5
Febbraio 2014
MARRONE FRANCA il 6
Febbraio 2014
SERRA LUCIANO il 6
Febbraio 2014
MESSIN SILVIA il 10 Febbraio
2014
BUSCAGLIA LUIGI il 17 Febbraio
2014
BORCHIO ALFONSO il 18 Febbraio
2014
BOIDO CASIMIRA il 24 Febbraio
2014
ROSSI PIER LUIGI il 27 Febbraio
2014
CALCIA ALDO il 28 Febbraio 2014
GIUSEPPE BIGLINO il 1 marzo 2014
Il Signore possa rallegrare con il suo volto il
loro riposo eterno.
(Novalis)
cArI SPoSI,
FeLIce cAMMINo
ZOIA MARCO UMBERTO VITTORIO e
SEMINARA ROSA il 21 Dicembre 2013
TASSONE LUIGI e PITTELLA PAMELA il 1°
Marzo 2014
Auguri di fedele stabilità. La Madonna di Oropa
conservi in voi la gioia e la forza della concordia.
46
Per la chiesa e
le opere parrocchiali
Bianco 20 - In memoria di Orsola e Eugenio Magliola 100 Per il matrimonio di Marco Zola e Rosa Seminara 400 - n.n.
50 - In memoria di Andrea Rando 20 - Famiglia Gariglio
100 - Famiglia Gaddini 50 - In memoria di Dina e Eliana 10
- Lucilla Rondolotto 50 - In memoria di Giovanni e Angela
n.n. 200 - In memoria di Francesco Marinaro 10 - In
15 - c.c.a 2500 - n.n. 400 - n.n. 30 - In memoria di Pietro
memoria di Laura Furno - In memoria di Luca e Giuseppe
Perucelli 50 - In memoria dei defunti della fam. Forzani 80 15 -n.n. 15 - n.n. 15 - Fam. Fraire 25 - In memoria di Anna
Per il Battesimo di Alessandro Baggio 150 - Famiglia
Perfetti, il gruppo Bricolage 50 - In memoria di Giovanni
Buratti Caucino 300 - Famiglia Sanzò 30 - In memoria di
Incorvaia 15 - In memoria di Luigia Vaglio Bernè 100 - In
Aldo, Quinto e Bruna Sterpo 100 - In memoria dei defunti
memoria di Ines Giorgi 20 - In memoria di Nicodemo e
della fam. Nave 25 - Famiglia Militello 260 - In memoria di
Rosina Agostino 60 - In memoria di Giovanni Balagna 20 Bice Zordan 20 - In memoria dei defunti delle fam. Sormani
Sandra 100 - Agostino 150 - Diana 15 - Coro Burcina 100 e Tumelero 50 - n.n. 30 - In memoria di Margherita e
In memoria dei defunti delle fam. Zanone e Zambolin 100 Antonio 20 - In memoria di Maria Pia Viola ved. Ricolfi 50 In memoria di Giovanni Boffa Roculo 30 - In memoria di
In memoria di Ettore e GianMario Torre 50 - n.n. 5 - n.n. 15
Antonietta Volpe 20 - Effetto Moda 50 - n.n. 20 - n.n. 15 - Gina Casagrande 10 - Famiglia Turino 30 - In memoria di
In memoria di Nello e Palma Silvestri 20 - In memoria dei
Umberto Giordano, la fam. 50 - n.n. 200 - In memoria di
defunti di Piero Gremmo 250 - In memoria di Piero Foscale
Fortunato Panzanelli 50 - In memoria di Luca Rosazza, la
50 - In memoria di Umberto e Cornelia 20 - In memoria dei
famiglia 300 - In memoria di Piera Fila 15 - In memoria di
defunti della fam. Barbera Bion 40 - n.n. 50 - Fam. Bona 50
Roberto Ascoli 50 - n.n. 50 - In memoria di Cesare De Toni
- In memoria di Silvio Costetti 20 - In memoria di Carlo
e Antonia De Marco 100 - In memoria di Letizia Crestani 50
Guglielminotti 100 - n.n. 500 - Per la Cresima di Tommaso
- In memoria di Augusto e Maria Bortolozzo 20 - Famiglia
Azzarello 40 - In memoria di Paola e Giorgio 20 - In
Freschi 70 - n.n. 10 - In memoria di Massimo Migliorato 15
memoria di Kawtar Lagzaoui 50 - In memoria dei defunti
- In memoria di Emma Bider 50 - In memoria di Maddalena
fam. Delle Donne 30 - In memoria di Luca Borchio, la
Balegno 30 - In memoria di Giovanni Brusco 100 - In
famiglia 100 - In memoria di Eliano Langhi, la famiglia 50 memoria di Ofelia Gaida 20 - In memoria di Secondino
In memoria di Giorgio Ramella 20 - Per il Battesimo di
Regis 50 - In memoria di Elina e Luigi Molinari 100 - In
Giulia Osside 100 - n.n. 50 - In memoria
memoria di Angela e Emanuele Gobbi
di Massimo Migliorato 15 - Per il
30 - Famiglia Serra 50 - In memoria di
Battesimo di Francesco Carlo Damiano
Italo Pezzuolo e Vittoria Ferrari 25 - In
50 - In memoria di Ferdinando e
memoria di Graziella Maschio 50 - In
Roberto Benetazzo 25 - In memoria di
memoria di Ampelio Maria Belluco 50 Don Marco Carlino 20 - In memoria di
Gemma 15 - In memoria di Teresa
Elisabetta e Egidio Pirrò 120 - Famiglia
Zanchetta, la famiglia 100 - In memoria
Pirrò 10 - In memoria di Vittorio
di Sandro Pizzoglio 100 - In memoria di
Colnaghi , la famiglia 200 - In memoria
(da novembre 2013
Francesco Devivo 50 - famiglia Givonetti
di Elisa e Marco Rosso ed Elda Toniolo
20 - In memoria di Amelia Ormezzano
a
febbraio
2014)
30 - Gruppo Bricolage 900 - In memoria
25 - In memoria di Umberto Primo 10 di Della Valle PierAngelo e Bice Zordan
In memoria di Sofia, Daniele, Federico,
10 - nn. 15 - In memoria di Ofelia
Antonietta e Giovanni 150 - In memoria di Ida e Giuseppe
Gaida,la famiglia 100 - In memoria di Ernestina Volpe 15 Monteleone 50 - In memoria di Antonietta e Umberto 25 In memoria di Virginia Bertazzo e Giovanni Petruzzi 20 - In
In memoria di Maria Pennacchia 50 - Renata Picchetto 30 memoria di Bruno Brando, la famiglia 200 - Fam.
n.n. 30 - In memoria di Fedele Biesuz 30 - n.n. 15 - In
Marangoni 20 - Fam. Scanzio 50 - Fam. Casagrande 20 memoria di Agnese Bindella, la famiglia 50 - In memoria di
In memoria di Sergio Sandri 200 - Fam. Carta Zina 200 Maurizia Campo, la famiglia 100 - In memoria di Rosanna
Giovanni Caneparo 50 - nj.n. 30 - Per il Battesimo di
Levrin , la famiglia 50 - Rita Poledro in memoria di Franco
Tommaso Gaida 50 - In memoria dei defunti della fam.
20 - Laura Bruna in memoria dei suoi defunti 150 - n.n. 10 Bona 50 - In memoria di Aurelio e Silvio Fila 50 - In
In memoria di Maria, Angelo e Anna Maria 20 - In memoria
memoria di Michele Furno 20 - In memoria di Olga Gioria
dei defunti delle famiglie Bergando e Versaldo 25 - n.n. 5 De Vanna 40 - In memoria dei defunti delle fam. Calevelli e
In memoria di Vanda Dama 50 - n.n. 55 - n.n. 50 - n.n. 50 Tripodi 100 - In memoria di Mario Dato 240 - In memoria di
n.n. 50 - n.n. 50 - n.n. 20 - n.n. 20 - n.n. 50 - famiglia
Maria Biesuz 30 - n.n. 40 - In memoria di Dolores Gussoni,
Raimondo 20 - Arturo Ceria 50 - E. Pacucci 40 - Pietro
la famiglia 100 - In memoria di Sergio Romagnoli 15 - In
Allorto 10 - Famiglia Galliera 50 - Famiglia Ambrosino 5 memoria di Matteo Fissore 50 - In memoria di Maddalena
Luigi Tondella 50 - Famiglia Grotto Bissolino 50 - In
Balegno, la famiglia 50 - n.n. 200 - In memoria di Livia
memoria di Elena e Gabriele Crestani 30 - In memoria dei
Ormezzano 25 - Fam. Guglielminotti 10 - In memoria di
defunti della famiglia Bicocco 150 - In memoria di Aurelia e
Albino Zegna, la famiglia 150 - In memoria di Giuseppe
famiglia Fulchini 25 - Franco Regis 30 - In memoria di
Devincentis 100 - In memoria di Domenico Ventriglia 15 Angelo Scaparra 50 - In memoria di Luigina Peveraro e
In memoria di Giovanni Sogno, Guerrino Moda, Mary
fam. Gariazzo Leone 100 - n.n. 75 - n.n. 500 - n.n. 1000 Zampieri 50 - n.n. 15 - In memoria di Leo Gianolio 50 - In
n.n. 15 - In memoria dei defunti della famiglia Apicella 100
memoria di Guglielmo Dadda, la famiglia 500 - In memoria
- Sandri Coda Ester 200 - n.n. 15 - In memoria di Teresa
di iris, Maria e Dino 10 - In memoria di Francesca e
Zanchetta 50 - n.n. 60 - In memoria di Biagio Di Micco 20 Cornelio Torello Viera 20 - In memoria dei defunti delle
n.-n. 100 - In memoria di Luisa Ioffredo, Margherita Scotto
famiglie Reina,Galloni e Guidetti 40 - In memoria di
e Fam. Testa , Baiano, Barletta 100 - In memoria di Claudio
Fabrizio Bricarello 200 - Famiglia Ormezzano 1500 - In
Nani 100 - n.n. 10 - Maria Cabella 10 - In memoria di
memoria di Gemma Milano e Ettore Sola 20 - In memoria
Luciano Serra, la famiglia 120 - In memoria di Lorella 10 di Gemma Milano 100 - In memoria di Maria e Oreste
In memoria di Maria Marangoni e famiglia 40 - n.n. 15 - In
Bocca 50 - n.n. 10 - Alfredo Delleani 50 - In memoria di
memoria di Urbano e Antonio Pillo 40 - Famiglia Scanzio
Elsa e Celestino Baragiotta e di Aldo e Ernesto Angeloni 60
50 - n.n. 15 Gruppo “Bagna cauda “ 125 - n.n. 15 - In memoria dei defunti della fam. Bona 50 - Gruppo terza
Famiglia Lena 15 - Gina Casagrande 20 - In memoria di
età 200 - In memoria di Franco Poliedro 50 - Famiglia
Mariella Genesi 25 - In memoria di Paola Ramella 20 - In
Tonello 50 - Punto gomme 30 - In memoria di Bruno
HANNo
oFFerto
47
memoria di Marco Arnone e fam. Renna e Parisi 30 - In
memoria di Virginia Bertazzo 20 - In memoria di Pietro,
Teresa, Don Danilo Gazzetto 60 - In memoria di Renata
Orecchia 50 - In memoria dei defunti della famiglia Allorto
50 - In memoria di Mariuccia Bertacco 50 - n.n. 100 - In
memoria di Pino D’Agostino 15 - In memoria di Anna Romagnoli 15 - In memoria di Sergio Romagnoli 15 - In
memoria di Maria, Luigi, fam. Duranti, Figini, Scaccabarozzi 150 - In memoria di Cesira Dalla Marta 10 - In memoria
di Antonio Piazza 500 - In memoria di Silvia Messin
Tabarini,la famiglia 100 - Charles Terry e famiglia 40 - n.n.
60 - In memoria di Dante Furno 10 - In memoria di
Giuseppe e Marieta 10 - In memoria di Elda Gentile e Luigi
Guala 45 - Famiglia Oliaro 150 - E. Bricarello 50 - Famiglie
Uberti, Bona, Menegaldo 10 - In memoria di Federica
Castagnetti 100 - In memoria di Luigi Buscaglia, la famiglia
100 - In memoria di Daria Bodo 20 - In memoria di
Rosanna Ramella Livrin 15 - In memoria di Savino Castello
20 - In memoria di Mario Caveggia 50 - In memoria di
Alfonso Borchio 50 - n.n. 500 - n.n. 50 - Famiglia Guarino
20 - In memoria di Anna Maria Cosentino 10 - n.n. 10 - In
memoria di Domenico Monterotondo 45 - In memoria di
Maria Agostino e Amedeo Ameduri 20 - In memoria di
Tommaso Anolio 20 - n.n. 50 - In memoria di Giovanni
Cuccuru e Luigi Sciutto 20 - n.n. 50 - In memoria dei
defunti della fam. Fizzotti 40 - In memoria di Adele Bortolo
30 - In memoria dei defunti delle famiglie Marangoni e
Pozzato 50 - In memoria di Marco, Attilio e Rita 30 - In
memoria di Domenico Garrieri 20
creSce L'AtteSA
Per L'orGANo
NUoVo
Per IL reStAUro
deLL’orGANo
Famiglia Sormani 100 - Scout Biella 200 - Serata Coro
Burcina 395 - Condominio Orsa Maggiore 150 - n.n. 200 Cremona Gisella 50 - Famiglia Marinone 1000 - n.n. 500 n.n. 1000 - n.n. 20 - Arturo Ceria 100 - n.n. 35 - n.n. 50 n.n. 5 - n.n. 10 - n.n. 10 - Famiglie Zanini Enoch 100 - n.n.
300 - Famiglia Femminis 500 - Famiglia De Biasi 100 Famiglia Rossi 20 - Famiglie Fulchini e Maiorano 20 Famiglia Nicomedez 35 - Emanuele Pacucci 100 - Famiglia
Conti 50 - GianCarlo Poggi 5 - Maria Nali Varacalli 20 Bice Gavioli 15 - Mary Antoniotti 10 - Famiglia Zampese
30 - Famiglia Ronsisvalle 5 - Famiglia Landini 20 - Famiglia
Gianolli 50 - Famiglia Boggio 25 - Famiglie Maggia
Cantono 50 - Famiglia Sidro 200 - Tosetti Giuseppe 2000 Famiglia Pizzato 5 - Salvatore Testa 40 - Piera e Piero
Gremmo 500 - Famiglia Zappa 200 - Laura Bruna 500 n.n. 2000 - In memoria di Alessandra Sasia, la famiglia 500
Per LA cArItA’
n.n. 100 - n.n. 1000 - I clienti di “Acconciature Simonetta”
100 - Famiglia Bona 50 - n.n. 200 - n.n. 100 - n.n. 200 n.n. 100 - Famiglia Piazza 200 - n.n. 40 - Clan Gandalf 50 Famiglia Marinone 100 - c.c.a. 300 - n.n. 20 - n.n. 100 n.n. 50 - Famiglia Sidro 300 - Giorgio Galfione 1000 Riccardo Pozzo 50 - n.n. 100 - n.n. 40 - n.n. 50 - Famiglia
Manera Van Axel 100 - n.n. 50 - n.n. 30 - n.n. 50 - n.n. 50
Per IL BoLLettINo
Famiglia Penasa 50 - Vittorio Maglioli 20 - Famiglia
Formaggio 50 - Renata Picchetto 20
Per Le MISSIoNI
Antonino Piazza 50
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Questa ammirevole installazione ha troneggiato per mesi in fondo alla chiesa, costruita
da valenti volontari della nostra parrocchia (e
ne citiamo i nomi: Roberta Antonelli, Anna e
Giancarlo Casoli, Rudy Rastello, Margherita
Peraldo e Rita Secchia), ha l'intento di invitare tutti a contribuire secondo le proprie possibilità alle ingenti spese per il restauro radicale del nostro vecchio organo. Le offerte
sono affluite e inducono all'ottimismo, ma occorrerebbe ancora uno sforzo…
Intanto i lavori proseguono e in un futuro non
troppo lontano l'organo nuovo campeggerà
in tutta la sua imponenza e con le sue armonie aiuterà noi tutti a pregare.
Ricordiamo che le offerte dovrebbero avere la
causale “restauro organo” ed essere versate
su “Parrocchia di San Paolo”, iban IT12 X060
9022 3010 0002 5520 808 - oppure IT12
V030 3222 3000 1000 0000 642.
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Bollettino Parrocchiale Marzo 2014