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DOMENICA 27 LUGLIO 2014
A N N O X I N . 30
SETTIMANALE DIOCESANO
DI
CAGLIARI
€ 1.00
La pace prima di tutto
ROBERTO PIREDDA
on rinunciamo alle nostre responsabilità, ma invochiamo Dio
come atto di suprema responsabilità, di fronte alle nostre coscienze e di fronte ai nostri popoli. Abbiamo
sentito una chiamata, e dobbiamo rispondere: la chiamata a spezzare la spirale dell’odio e della violenza, a spezzarla con una
sola parola: “fratello”. Ma per dire questa parola dobbiamo alzare tutti lo sguardo al Cielo, e riconoscerci figli di un solo Padre».
Con queste parole, pronunciate in occasione
dell’Incontro di preghiera per la pace in Terra Santa dello scorso 8 giugno, Papa Francesco esortava Israele e Palestina a portare
avanti ogni sforzo necessario per la riconciliazione.
Gli avvenimenti degli ultimi giorni vanno in
una direzione tragicamente contraria. Mentre esce questo numero del nostro settimanale è in corso l’offensiva di terra contro Hamas nella Striscia di Gaza da parte degli israeliani e si parla ormai di centinaia di morti.
I tentativi di ottenere una tregua, messi in
atto attraverso l’azione diplomatica degli organismi internazionali e di singoli Paesi, sono andati fino a questo momento a vuoto.
Le posizioni in campo non sono certamente
di facile composizione. Il governo guidato
da Netanyahu sostanzialmente non riconosce ad Hamas alcuna legittimità politica, considerandolo semplicemente un’organizzazione terroristica, e d’altro canto il movimento islamista ha come fine indicato nel
N
suo statuto la cancellazione dello Stato d’Israele. Difficilmente si potrebbe trovare una
situazione più intricata. Tra i due protagonisti del conflitto di questi giorni troviamo il
movimento palestinese di Al Fatah, fondato
da Arafat, e guidato oggi da Abu Mazen, che
è anche il presidente dell’Autorità Palestinese.
Nel 2006 Hamas vinse le elezioni palestinesi interrompendo il lungo dominio di Al Fatah, ormai visto come un movimento troppo
moderato. A quel successo elettorale fece
seguito una guerra civile tra le due fazioni
palestinesi che, tra l’altro, portò alla presa
di controllo della Striscia di Gaza da parte
di Hamas. Sia Israele che l’Occidente in generale, non hanno mai riconosciuto l’autorità di Hamas sulla Striscia di Gaza. Questo
ha portato i leader di Hamas a legarsi agli
aiuti di Iran e Siria. Negli ultimi anni sono stati diversi gli interventi militari israeliani nella Striscia: basti ricordare le operazioni
“Piombo fuso” del 2008 e “Colonna di nuvola” del 2012.
Le difficili condizioni di vita degli abitanti
della Striscia di Gaza hanno consentito lo
sviluppo di altri movimenti di natura jihadista e quaedista, ancora più estremisti rispetto
ad Hamas.
A seguito delle cosiddette “primavere arabe” Hamas ha rotto i rapporti con la Siria e l’Iran avvicinandosi all’Egitto, allora guidato da
Morsi, esponente dei Fratelli musulmani, e
al Qatar. Nel 2011 Hamas ha anche firmato
un accordo con il tradizionale rivale interno
Al Fatah. Il crollo di Morsi in Egitto e la pre-
sa del potere da parte di Al-Sisi, totalmente
contrario ai movimenti islamisti, hanno notevolmente indebolito Hamas, rendendo
ancora peggiori le condizioni di vita a Gaza
e spingendo verso il patto con Abu Mazen
per un governo di unità nazionale. Israele si
è mostrato fin dall’inizio decisamente contrario all’accordo dello scorso aprile tra Hamas e Al Fatah rifiutandosi di partecipare a
nuovi colloqui di pace.
Oggi gli attacchi di Israele indeboliscono certamente Hamas, ma allo stesso tempo il radicalizzarsi dello scontro fa avanzare i gruppi islamici più estremisti. Il conflitto non fa
altro poi che ridurre i già scarsi margini di
manovra di Abu Mazen, che poteva essere
l’unico in grado di “moderare” Hamas.
Venire fuori da questo groviglio non è semplice. L’unica strada possibile rimane quella indicata da Papa Francesco nel corso della sua recente visita in Terra Santa: «Rinnovo
l’appello che da questo luogo rivolse Benedetto XVI: sia universalmente riconosciuto
che lo Stato d’Israele ha il diritto di esistere e
di godere pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. Sia ugualmente riconosciuto che il Popolo palestinese ha il diritto ad una patria sovrana, a vivere con dignità e a viaggiare liberamente. La
“soluzione di due Stati” diventi realtà e non
rimanga un sogno» (25 maggio 2014).
Se è vero che «la violenza non si vince con la
violenza» (Angelus, 20 luglio 2014), solo il
realismo della pace, che va costruita con pazienza e ragionevolezza, permetterà di uscire dalla crisi.
Solidarietà del Papa
ai cristiani vittime
di persecuzioni in Iraq
Ho appreso con preoccupazione
le notizie che giungono dalle Comunità cristiane a Mossul (Iraq) e
in altre parti del Medio Oriente,
dove esse, sin dall’inizio del cristianesimo, hanno vissuto con i
loro concittadini offrendo un significativo contributo al bene della società. Oggi sono perseguitate;
i nostri fratelli sono perseguitati,
sono cacciati via, devono lasciare
le loro case senza avere la possibilità di portare niente con loro.
A queste famiglie e a queste persone voglio esprimere la mia vicinanza e la mia costante preghiera.
Carissimi fratelli e sorelle tanto
perseguitati, io so quanto soffrite, io so che siete spogliati di tutto.
Sono con voi nella fede in Colui
che ha vinto il male! E a voi, qui in
piazza e a quanti ci seguono per
mezzo della televisione, rivolgo
l’invito a ricordare nella preghiera queste comunità cristiane.
Papa Francesco
Angelus 20 luglio 2014
2
IL PORTICO DEL TEMPO
IL PORTICO
DOMENICA 27 LUGLIO 2014
Europa. Juncker eletto presidente della Commissione. È urgente una svolta su lavoro ed economia.
L’Unione Europea al bivio
I partecipanti al Consiglio europeo; sotto Jean-Claude Juncker, nuovo presidente della Commissione europea.
FRANCO CAMBA
D
OPO DUE SETTIMANE dall’insediamento del Parlamento europeo
e della rielezione alla sua presidenza del socialdemocratico
Martin Schulz (è la prima volta che il titolare
della presidenza viene rinnovato per due volte di seguito), come ampiamente annunciato,
Jean Claude Juncker è stato eletto presidente
della Commissione europea. Nonostante i timori della vigilia, l’ex premier lussemburghese, candidato del Partito Popolare Europeo,
ha ottenuto il sostegno di una larga maggioranza del Parlamento di Strasburgo, grazie all’accordo concluso tra centro-destra e centro-sinistra. La sua elezione è stata definita da
Martin Schulz come “un passo storico per la
democrazia europea”.
Nella prima conferenza stampa Juncker ha
parlato dell’alto rappresentante per gli affari
esteri europei e la politica di sicurezza, del
programma economico e delle cariche del
nuovo esecutivo, sottolineando che “la composizione della nuova Commissione sarà annunciata entro il mese di agosto”, per dare ai
neo commissari il tempo di prepararsi alle audizioni.
Parlando di economia, il presidente della
Commissione ha detto che “la capacità finanziaria propria della zona euro deve essere
vista in relazione agli impegni di certi Stati a varare le riforme strutturali”, rinviando alla proposta che sarà presentata in futuro. Juncker ha
anche fornito un profilo del prossimo alto rappresentante per gli affari esteri europei e la
politica di sicurezza che dovrà essere “un attore
forte e con esperienza per combinare gli strumenti nazionali ed europei e tutti gli strumenti
della Commissione europea in modo più efficace rispetto al passato”. Profilo questo che, secondo alcuni osservatori, sarebbe diverso da
quello della responsabile degli esteri italiana
Federica Mogherini, che ha cominciato la sua
attività di ministro da poco meno di cinque
mesi, indicata per l’incarico nella Commissione europea da parte del premier Matteo
Renzi.
Così, mentre il neoeletto presidente della
Commissione europea Juncker prosegue i
contatti bilaterali con i capi di Stato e di governo dell’Unione europea sulla composizione del prossimo esecutivo, trascorrono le prime settimane del semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea, avviato il due luglio
scorso, a ventiquattr’ore dall’inizio della nuova legislatura del Parlamento europeo.
Per l’inaugurazione ufficiale del semestre ita-
liano è intervenuto Matteo Renzi di fronte al
Parlamento di Strasburgo, riunito in sessione
plenaria, per la presentazione del programma
della Presidenza italiana. Un programma secondo il quale nei prossimi mesi l’Unione europea può gettare le basi per importanti progressi in numerosi settori. Tra le principali sfide vengono indicate la ripresa dalla crisi economica e finanziaria, l’aumento dell’occupazione, il rafforzamento dei diritti fondamentali
e il sostegno ai cittadini europei per tenere il
passo con un mondo in rapido mutamento.
Come si afferma nel programma presentato a
Strasburgo, “con oltre 26 milioni di disoccupati
in Europa, la creazione di posti di lavoro è un
fattore chiave per riconquistare il sostegno
dei cittadini al processo di integrazione europea”. Per questo occorre “agire per creare le
premesse per un aumento della crescita potenziale, assicurando servizi pubblici adeguati
e sostenibili e la salvaguardia della coesione
sociale necessaria affinché i sistemi economici possano beneficiare di una prosperità
duratura”.
La più grande sfida dei prossimi mesi sarà
quella di garantire che l’Europa sia pronta a
competere nell’economia globale. E la Presidenza italiana dovrà fare ogni sforzo possibile per sostenere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Decisioni strategiche comuni, come si sostiene nel Programma presentato da Renzi, non potranno essere adottate mediante semplici strumenti di coordinamento, ma sono necessari strumenti decisionali più efficaci per un’azione comune capace di ottenere risultati concreti e misurabili. Infatti, in un momento di alta disoccupazione nel nostro continente, in particolare tra
i giovani, una delle più grandi sfide dell’Unione europea dovrà essere quella di fornire una
risposta efficace al bisogno di maggiori opportunità di lavoro.
IL PORTICO DEGLI EVENTI
DOMENICA 27 LUGLIO 2014
Terra Santa. Nella Striscia di Gaza é partita la campagna militare di Israele contro Hamas.
Sempre più tragica la distanza
che separa israeliani e palestinesi
A Cagliari si è tenuta
una veglia di preghiera
per la pace
organizzata dalla
comunità palestinese
insieme alla Diocesi
I.P.
D
UE POPOLI, una terra con-
tesa che da oltre mezzo
secolo è fonte di tensioni e guerre. La Terra Santa dovrebbe essere luogo di pace e
invece continua ad essere uno dei
punti tra i più problematici del globo terracqueo.
Da oltre due settimane è in corso
una sanguinosa lotta tra ebrei e palestinesi, con centinaia di vittime,
la stragrande maggioranza innocenti, senza che nessuna delle due
parti voglia ascoltare i richiami della comunità internazionale. In verità questi richiami assomigliano
più ad un rimbrotto di una madre
che sollecita i due figli a non continuare nella lotta. Quello che manca è una reale forza dell’Occidente
e dell’Onu, privi di strumenti efficaci per costringere i due contendenti a sedersi ad un tavolo di trattative.
È questo il vero nodo, oltre quello
delle armi che l’intero Occidente,
Italia compresa, sta vendendo ai
contendenti. Insomma la voce
grossa la si può fare se non hai le
I bombardamenti israeliani su Gaza.
mani in pasta, in caso contrario rischi di essere poco credibile.
La questione delle armi prodotte e
vendute senza che ci si metta il minimo scrupolo su come e dove verranno impiegate, può forse aiutare a spiegare come mai di fronte a
scene di autentico orrore nessuno
agisce. Gli appelli alla pace rischiano di rimanere tali senza azioni concrete.
L’unica “arma” che i credenti hanno è quella della preghiera, che lo
stesso Papa Francesco ha sollecitato domenica scorsa all’Angelus.
A questo si aggiungono veglie e incontri di preghiera. Nei giorni scorsi il sagrato di Bonaria a Cagliari
ha ospitato una veglia di preghiera
voluta dalla comunità palestine-
se, alla quale ha partecipato anche
l’Arcivescovo monsignor Arrigo
Miglio. “Una veglia di preghiera nata dal basso - l’ha definita nel corso dell’intervista alla Radio Vaticana- non decisa dai vertici della diocesi. È nata proprio dalla comunità palestinese che abbiamo qui e
anche dalle altre comunità immigrate che sentono sulla loro pelle il
dramma che si vive in questi giorni. E questa iniziativa, venuta da
loro, ci ha coinvolti, ci ha fatti anche un po’ arrossire, perché saremmo dovuti arrivare prima noi a
proporre un’iniziativa specifica ... e
naturalmente il pensiero è andato
subito a Papa Francesco e sono stati gli stessi promotori a proporre il
piazzale del Santuario di Bonaria,
ricordando proprio la visita dello
scorso settembre di Papa Francesco. Devo dire anche che sia l’iniziativa, che è partita da un gruppo
di immigrati, ma sia anche la risposta della diocesi, che ho visto
in pochi giorni, è stata molto partecipata, è stata anche molto sostenuta dall’impressione dell’incontro avvenuto in Vaticano l’8
giugno scorso, con il Papa e i rappresentanti dei due popoli. È un
evento che ha segnato un po’ la coscienza e l’opinione pubblica, per
due motivi. Primo, perché è stato
un momento davvero inedito; secondo, l’apparente sconfitta della
preghiera: questo ci interpella molto. La preghiera non è sconfitta. La
speranza è che molti di più capiscano che la pace in Terra Santa significa la pace nel mondo. Il gesto
del Papa non è finito, non è soffocato. E le parole di pace che sono
state dette anche dalle due parti, rimangono vere, sono un seme che
abbiamo bisogno di coltivare».
La Veglia per la pace a Cagliari
Foto Alessandro Orsini
IL PORTICO
3
il fatto
DISASTRO AEREO IN UCRAINA
La situazione è oramai
fuori controllo
Incredulità e rabbia. Sono i sentimenti di molti dopo la tragedia dell’aereo della Malaysia Airlines abbattuto da un missile al confine
Ucraino – russo, provocando la
morte di quasi 300 persone, 80
delle quali bambini, compresi 3
neonati.
Il volo partito da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur è stato
scambiato per un jet militare e abbattuto, nonostante si trovasse ad
oltre 10mila metri di quota e fosse
visibile dal controllo aereo, grazie
al codice che contraddistingue
ciascun volo civile.
Invece chi aveva in dotazione la
piattaforma di lancio missilistica,
non di ultima generazione sostengono strateghi militari occidentali, ha pensato bene di puntare il
missile verso quel Boeing, la cui
unica colpa è stata quella di aver
sorvolato una zona pericolosa,
teatro di lotta da troppo tempo, e
di essere stato scambiato per un
aereo nemico. La maggior parte
degli occupanti dell’aereo era
olandese, per questo il premier,
Mark Rutte, ha chiesto ad Ucraina
e Russia di avere la massima collaborazione. Entrambi i contendenti, Putin da una parte e Jacenjuk dall’altra sono in forte imbarazzo, entrambi respingono le
reciproche accuse sul disastro. La
sostanza è che la sete di potere e
di predominio sul confine euroasiatico di Russia ed Occidente ha
trasformato una zona alle porte
dell’Europa in teatro di guerra, con
tutto ciò che ciò comporta. Accanto agli eserciti regolari ci sono
miliziani, il cui unico scopo è il denaro, quindi se per incassare è necessario sparare a caso non importa, tutto al più si può parlare di
“danni collaterali”.
La vicenda dell’MH17 testimonia
come la cosa sia sfuggita di mano
ad entrambe le fazioni. In tutto il
mondo sono una decina le vie aree
ad alta pericolosità, una si è aggiunta con l’abbattimento del
Boeing 777 della Malaysia Airlines. Le compagnie, forse, ora saranno disposte a spendere qualche dollaro in più per allungare il
viaggio pur di far giungere sani e
salvi i propri passeggeri, mentre
in molti auspicano che il terribile incidente induca le parti ad una tregua reale, con l’avvio di vere trattative sotto l’egida di autorità internazionali.
4
IL PORTICO DEL TEMPIO
IL PORTICO
Il Santo Padre. Il ricordo dei cristiani perseguitati. La preghiera per Terra Santa e Ucraina.
Dio guarda alla vita di ogni persona
con grande pazienza e misericordia
ROBERTO PIREDDA
ll’Angelus il Santo Padre
ha approfondito il messaggio del Vangelo domenicale incentrato sulla
parabola del grano e della zizzania
«che affronta il problema del male
nel mondo e mette in risalto la pazienza di Dio».
La scena, ha spiegato Papa Francesco «si svolge in un campo dove il
padrone semina il grano; ma una
notte arriva il nemico e semina la
zizzania, termine che in ebraico deriva dalla stessa radice del nome "Satana" e richiama il concetto di divisione. Tutti sappiamo che il demonio
è uno "zizzaniatore", colui che cerca
sempre di dividere le persone, le famiglie, le nazioni e i popoli».
Il Papa ha messo in luce due aspetti
essenziali della parabola. Il primo riguarda il problema del male presente nel mondo, che «non proviene da
Dio, ma dal suo nemico, il Maligno».
Quest’ultimo «va di notte a seminare la zizzania, nel buio, nella confusione; lui va dove non c’è luce per
seminare la zizzania. Questo nemico è astuto: ha seminato il male in
mezzo al bene, così che è impossibile a noi uomini separarli nettamente; ma Dio, alla fine, potrà farlo».
Un altro punto che viene sottolineato riguarda il contrasto tra l’impazienza dei servi e quella del proprietario del campo, che rappresenta
Dio. A volte, ha mostrato il Papa, «abbiamo una gran fretta di giudicare,
A
classificare, mettere di qua i buoni, di
là i cattivi. Ma ricordatevi la preghiera di quell’uomo superbo: “O Dio, ti
ringrazio perché io sono buono, non
sono non sono come gli altri uomini,
cattivi” (cfr Lc 18,11-12). Dio invece
sa aspettare. Egli guarda nel "campo" della vita di ogni persona con
pazienza e misericordia: vede molto
meglio di noi la sporcizia e il male,
ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino. Dio
è paziente, sa aspettare».
Papa Francesco ha invitato a coltivare lo stesso atteggiamento della
speranza presente nella figura del
padrone: «È quello della speranza
fondata sulla certezza che il male
non ha né la prima né l’ultima pa-
rola. Ed è grazie a questa paziente
speranza di Dio che la stessa zizzania, cioè il cuore cattivo con tanti
peccati, alla fine può diventare
buon grano. Ma attenzione: la pazienza evangelica non è indifferenza al male; non si può fare confusione tra bene e male! Di fronte alla
zizzania presente nel mondo il discepolo del Signore è chiamato a
imitare la pazienza di Dio, alimentare la speranza con il sostegno di
una incrollabile fiducia nella vittoria finale del bene, cioè di Dio».
La parabola fa poi riferimento alla
“mietitura” che rappresenta il giudizio da parte di Dio. Il Papa ha esortato a imitare l’atteggiamento di misericordia di Gesù: «Colui che ha se-
minato il buon grano nel mondo e
che è diventato Lui stesso "chicco di
grano", è morto ed è risorto. Alla fine
saremo tutti giudicati con lo stesso
metro con cui abbiamo giudicato:
la misericordia che avremo usato
verso gli altri sarà usata anche con
noi».
Al termine dell’Angelus il Pontefice
ha ricordato la tragica situazione dei
cristiani perseguitati in Iraq e in altre
parti del Medio Oriente: «Le comunità cristiane sin dall’inizio del cristianesimo, hanno vissuto con i loro
concittadini offrendo un significativo contributo al bene della società.
Oggi sono perseguitate; i nostri fratelli sono perseguitati, sono cacciati via, devono lasciare le loro case
senza avere la possibilità di portare
niente con loro. A queste famiglie e a
queste persone voglio esprimere la
mia vicinanza e la mia costante preghiera. Carissimi fratelli e sorelle tanto perseguitati, io so quanto soffrite,
io so che siete spogliati di tutto. Sono
con voi nella fede in Colui che ha
vinto il male! E a voi, qui in piazza e a
quanti ci seguono per mezzo della
televisione, rivolgo l’invito a ricordare nella preghiera queste comunità cristiane».
Il Santo Padre ha poi esortato a pregare in modo speciale per la pace in
Terra Santa e in Ucraina: «Il Dio della pace susciti in tutti un autentico
desiderio di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la
violenza. La violenza si vince con la
pace!».
Ricordati di rinnovare il tuo abbonamento a
DOMENICA 27 LUGLIO 2014
pietre
MADAGASCAR
Liberato il sacerdote
rapito
Un sacerdote cattolico è stato
preso in ostaggio da banditi dediti all’abigeato negli Altipiani
centrali del Madagascar. Nei
giorni scorsi alcuni malviventi armati hanno assalito il villaggio di
Morarano, il cui territorio rientra
nella diocesi di Antsirabé, uccidendo tre persone e saccheggiando diverse abitazioni. Tra gli
edifici presi di mira c’è stata anche la parrocchia locale. Il parroco, p. Romuald Romyzafy, ha denunciato che i banditi avevano
preso in ostaggio il vice parroco,
p. Ferdinand, e tre apprendisti
del centro di formazione agricola.
IN IRAQ
Sospensione
degli aiuti ai cristiani
I miliziani jihadisti dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante
(ISIL), che dallo scorso 9 giugno
controllano Mosul e hanno proclamato il Califfato Islamico, hanno ordinato ai funzionari pubblici di sospendere ogni fornitura
di aiuti in cibo e bombole del gas
agli sciiti, ai
curdi e ai
pochi cristiani rimasti
nella seconda città dell'Iraq.
Lo
confermano
fonti cristiane di Mosul,
secondo le
quali i rappresentanti del Califfato islamico hanno annunciato
che ogni infrazione del divieto
verrà punita sulla base di regole
attribuite alla Sharia. Nella città
dell'Iraq settentrionale – confermano fonti del Patriarcato caldeo – anche le case abbandonate dai battezzati vengono “segnalate” con la lettera iniziale della parola araba Nazarat (cristiano)
e in esse si insediano occupanti
sunniti fiancheggiatori del Califfato.
IN SUDAN
Vietato costruire
nuove chiese
48 numeri a soli
30 euro
Abbonamento 48 “Il Portico”
+ 12 Avvenire con Cagliari
a 36 euro
Il governo sudanese, attraverso il
Ministro degli Affari religiosi, Shalil Abdullah, ha annunciato il blocco dei permessi per la costruzione di nuove chiese. La decisione
- ha spiegato il Ministro - deriva
dal fatto che la comunità cristiana in Sudan si è fortemente ridotta a seguito della secessione
del Sud Sudan, da dove proviene la maggioranza dei cristiani
che vivevano a Khartoum.
Dopo l’indipendenza del Sud Sudan i cittadini originari del sud
sono stati costretti a lasciare il
Sudan.
La Chiesa cattolica ha di recente
lamentato le discriminazioni subite dai cristiani che vivono nel
Paese
DOMENICA 27 LUGLIO 2014
IL PORTICO DEI GIOVANI
IL PORTICO
5
Pastorale giovanile. I campi scuola per bambini e ragazzi organizzati dalla Parrocchia di San Sebastiano.
Ussana, una comunità che punta sempre
sull’educazione cristiana dei ragazzi
I campi estivi sono
guidati dagli animatori
dell’oratorio insieme
ai giovanissimi.
Coinvolti i ragazzi
dai 9 ai 12 anni
FEDERICA BANDE
ESTATE HA PRESO ormai
forma e negli altri numeri abbiamo incontrato tanti e diversi oratori con la loro storia,
la loro testimonianza e il loro piccolo vissuto passato e presente. Il
nostro viaggio all’interno della
diocesi oggi ci porta nella parrocchia di San Sebastiano Martire di
Ussana guidata da don Valter Cabula.
Quest'anno la parrocchia di Ussana, con gli animatori dell'Oratorio parrocchiale, ha organizzato
diversi campi estivi, rivolti e strutturati diversamente a seconda delle fasce d’età coinvolte che vanno
dai gruppi dei cresimandi (seconda media), i ragazzi della prima
media e i bambini della quinta elementare.
Quella dei campi scuola estivi è
ormai per la parrocchia di San Sebastiano Martire una vera tradizione, infatti questo è il decimo
anno consecutivo che vede l’organizzazione dei campi nel Centro
Spiritualità Giovani - Casa SS. An-
L’
nunziata di Cuglieri, dei padri
Concezionisti. A vivere questa importante e bellissima esperienza
saranno circa 34 ragazzi complessivamente tra tutti i campi e Cuglieri ospiterà queste attività in un
arco di tempo che va dal 11 al 22
luglio.
Vivere un campo estivo è un’esperienza grande, capace di racchiudere al suo interno tantissimi elementi che spaziano dalle attività
ludiche a quelle di riflessione e crescita personale e collettiva, e per
costruire qualcosa di così semplice ma allo stesso tempo complesso è necessaria una certa capacità
organizzativa. Questo compito è
stato infatti seguito e portato avanti dal parroco, don Valter Cabula, e
da sei animatori dell’oratorio ussanese, che grazie ad un lavoro at-
tento e strutturato diversamente
in base alle diverse fasce d’età dei
ragazzi partecipanti ai campi estivi, hanno portato alla realizzazione di ben tre diverse esperienze.
Ad accompagnare ed animare i ragazzi nella struttura di Cuglieri,
sono sei animatori dell’oratorio
parrocchiale che potranno contare sul sostegno e l’aiuto di otto ragazzi del gruppo parrocchiale dei
Giovanissimi, alla loro prima esperienza come animatori dei campi
estivi.
Il primo campo, organizzato dal
11 al 14 luglio, ha visto come protagonisti il gruppo dei cresimandi.
Il tema da loro affrontato è stato
quello dell'amicizia, della condivisione e della fiducia in Dio, sviluppato attraverso giochi, attività
di riflessione e momenti di svago.
Non sono mancate le escursioni
nel bel bosco montano che circonda la casa e anche una passeggiata notturna alla vicina Madonnina.
Il secondo campo invece, organizzato dal 15 al 18 luglio, ha visto
la presenza del gruppo di quinta
elementare. Insieme agli animatori dell'Oratorio e dei ragazzi del
gruppo giovanissimi, hanno approfondito il tema della presenza
reale di Gesù Cristo attraverso giochi, attività di riflessione e momenti di svago.
Il terzo e ultimo campo ha visto
invece la partecipazione dei ragazzi di prima media. Partendo
dal primo capitolo delle Cronache
di Narnia hanno ragionato intorno
al tema dell'esplorazione per poi
concentrarsi sugli aspetti più importanti che legano il film, tratto
dall’omonimo libro di C.S. Lewis,
alle tematiche della fede cristiana.
In tutti i campi estivi oltre alla pro-
Le attività estive a Cuglieri
gettazione, il gioco, le escursioni
e le attività è fondamentale anche
il mangiare, e ad occuparsi di questo aspetto sono stati tre parrocchiani, che con il loro prezioso servizio in cucina hanno organizzato
e preparato tutti i pasti per i ragazzi ogni giorno sempre con il
sorriso e con gratuità.
La bellezza di queste esperienze
risiede nel sorriso e nell’entusiasmo degli animatori e dei ragazzi,
che mettendosi in discussione
crescono in un clima di famiglia e
imparano a condividere gli spazi,
le emozioni e parte di se stessi.
Quella delle attività estive è un’esperienza forte e fondamentale
per le realtà parrocchiali della nostra diocesi, e don Valter Cabula
con i suoi animatori e la comunità
della parrocchia San Sebastiano
Martire di Ussana, ci mostrano ancora una volta come sia attiva la
Chiesa e quanto sia indispensabile progettare ed investire tempo e
risorse sui giovani.
6
IL PORTICO DI CAGLIARI
IL PORTICO
brevi
SANT’ELIA
Un film sul quartiere
negli anni settanta
Il quartiere Sant'Elia di Cagliari
ha celebrato la festa in onore del
Santo Patrono nel fine settimana.
Tra i momenti di maggiore interesse dei festeggiamenti civili,
quello dedicato alla proiezione
del filmato “Una giornata a
Sant'Elia” realizzato dai ragazzi
della scuola media Don Milani a
metà degli anni settanta e ritrovato quarant'anni dopo. Il lavoro
della regista Marilisa Piga è servito a riproporlo in una versione
digitale. “L'obiettivo dell'iniziativa è anche migliorare il futuro dei
cittadini, soprattutto dei più giovani, attraverso la costruzione
del rispetto che il quartiere merita - ha spiegato la regista”.
DAL 12 AL 14 SETTEMBRE
83° “Programma
Retrouvaille”
Dal 12 al 14 settembre a Casa
Betania a Bultei l’83° Programma Retrouvaille in Italia. L'associazione Retrouvaille svolge
un’attività mirata ad aiutare le
coppie in gravi difficoltà di relazione, che sono in procinto di separarsi o già separate o divorziate, a ricostruire la loro relazione
matrimoniale.
Il programma Retrouvaille è di origine cattolica, aperto a tutte le
coppie sposate, senza distinzione di credo religioso. Attraverso le
testimonianze di coppie e sacerdoti valorizza il sacramento del
matrimonio, proposto e vissuto
da cristiano, in una comunità, attraverso la preghiera e la grazia
del sacramento matrimoniale. Per
informazioni è possibile contattare il numero verde 800-123958.
DAL 22 AL 24 AGOSTO
Incontro regionale
per famiglie
Sarà Casa Betania, in località “Sa
Pastia”, nel comune di Bultei, ad
ospitare dal 22 al 24 agosto l’incontro regionale per le famiglie,
organizzato dalla commissione
regionale per la Pastorale della
Famiglia.
Il tema scelto è “La
gioia di essere famiglia oggi”.
La famiglia
tra Gaudium
et Spes e
Evangelii
Gaudium”. Il
programma
delle giornate prevede
al mattino le relazioni mentre nel
pomeriggio i laboratori, la cui sintesi sarà oggetto di analisi domenica 24 agosto al termine dei
lavori.
Per informazioni contattare la segreteria organizzativa Tonino e
Carmen Cau all’indirizzo mail: [email protected], oppure Tore e Loredana Marcia alla mail
[email protected].
DOMENICA 27 LUGLIO 2014
Cultura. La rassegna comprende concerti, mostre e laboratori sulle tradizioni sarde.
“CiViCa”, un modo originale
per vivere l’estate a Cagliari
Enrica Puggioni,
Assessore alla Cultura:
“Il Teatro Civico
diventa un polo dove
si incrociano vari
linguaggi artistici”
SUSANNA MOCCI
È
UN’ESTATE RICCA
di appuntamenti quella ideata dalla Vox Day al Teatro
Civico di Castello con il
patrocinio dell’Assessorato alla
Cultura del Comune di Cagliari.
La rassegna CiViCa ( acronimo delle parole Cultura Valore di Cagliari)
ospiterà nel teatro di via De Candia
numerosi eventi nei prossimi due
mesi: mostre fotografiche e di artigianato, rassegne cinematografiche, incontri, concerti e laboratori
per adulti e bambini.
La manifestazione si inserisce nel
contesto della candidatura della
città di Cagliari a Capitale della Cultura per il 2019. “Siamo particolarmente contenti – ha detto in conferenza stampa l’Assessore alla
Cultura Enrica Puggioni- di avere
un polo dove si incrociano i vari
linguaggi artistici in un’idea di
apertura al territorio dove Cagliari
diventa un luogo di approdo e di
passaggio. Un’idea di produzione,
di racconto e di nuovi linguaggi da
comunicare. Il Teatro Civico diventa un’istituzione culturale che si
apre al territorio, che dialoga con le
comunità , che non è solo attratto-
L’interno del Teatro Civico; sotto: la facciata esterna.
re ma anche attivatore di processo”.
All’interno del progetto si innesta
una rassegna chiamata “Acusticamente”, come ha spiegato Davide
Cattinari, Direttore Artistico di CiViCa. Si inizia con il concerto di Bologna Violenta il 1° agosto; si prosegue l’8 con l’anteprima nazionale del tour acustico del gruppo Tre
Allegri Ragazzi Morti, per finire il
23 agosto con lo spettacolo di Antonio Ornano che rivisita il mondo
degli animali secondo percorsi surreali ed ironici. All’apice ci saranno
le 5 serate del Karel Music Expo a fine settembre, con tanta musica, arte e incontri con artisti.
“Abbiamo un grande rispetto e una
grande considerazione per il patrimonio culturale della Sardegna
– ha detto Serenella Massacci del-
la cooperativa Vox Day presentando i laboratori- e con queste attività abbiamo voluto consegnare ai
cittadini i saperi della Sardegna più
vera”
Il primo laboratorio è su pani e dolci e si svolgerà ogni martedì e giovedì fino al 1 agosto a cura della famosa artigiana di San Gavino Eleo-
nora Virdis, conosciuta come
“Nonnora”. Il secondo è quello
pensato per bambini e giovani in
collaborazione con la testata
“Boxis ‘e Murriali” che prevede l’insegnamento della lingua sarda applicata al giornalismo, che si terrà
ogni martedì e giovedì mattina fino
al 1°agosto.
Le periferie in mostra
con “This is Mirrionis”
Dal 17 luglio alla Galleria Comunale d’Arte
VALERIO LUCA FLORIS
I
S MIRRIONIS E SAN MICHELE sono
due quartieri da molto tempo
(forse troppo) considerati periferia della città di Cagliari: prima periferia geografica; poi periferia rispetto ai “centri decisionali ed economici”.
Oggi questi due quartieri sono invece messi al centro: protagonisti di
una singolare mostra fotografica, curata da Anna Maria Montaldo, vengono osservati ed immortalati con
l'occhio curioso e neutro di chi “viene da fuori”, per cui è attento a tutti i
particolari ed è privo di ogni pregiudizio. La mostra, proposta dall'Agenzia Fotografica Prospekt, intitolata “This is Mirrionis” è ospitata nella Galleria Comunale d'arte (Largo
Giuseppe Dessì, Cagliari); è stata
inaugurata lo scorso giovedì 17 luglio e sarà visitabile sino ad ottobre
(tutti i giorni, tranne il martedì, dalle
10:00 alle 21:00). Oltre alle 120 fotografie sui due popolosi rioni, sono
esposti anche video ed immagini che
documentano il lavoro svolto durante circa 40 giorni da George Georgiu (autore di foto digitali a colori) e
VanessaWinship (autrice di foto analogiche in bianco e nero). I due fotografi inglesi, specializzati in reportage, vantano entrambi un notevole
curriculum professionale, ricco di lavori in varie parti del mondo (Balcani, Europa orientale, Turchia, Stati
Uniti), vari premi, pubblicazioni; i loro lavori fanno parte di importanti
collezioni, sia pubbliche sia private. I
due artisti descrivono la mostra come
un «percorso espositivo» che «si snoda tra piccoli spaccati di vita densi di
umanità: siamo entrati al mercato,
dentro bar, centri di aggregazione,
negozi, abitazioni; ovunque abbiamo trovato accoglienza». Sono proprio gli abitanti dei due rioni, con la
loro vita quotidiana, i protagonisti
Un’immagine del quartiere di San Michele. (foto di George Georgiu)
della mostra, mentre lo sfondo è costituito dal tessuto urbano, fatto di
edifici, strade e vegetazione. Durante l'inaugurazione il Sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, ha sottolineato che «le periferie non sono solo
luoghi di disagio sociale, ma una ricchezza: la riqualificazione delle periferie urbane parte anche dalla cultura, che va di pari passo con gli interventi, alcuni in corso e altri che
partiranno a breve». Questa iniziativa si colloca nell'ambito di “Eureca!”,
un progetto di arte pubblica e partecipata, inquadrato nella programmazione dei Musei Civici nell'ottica
della candidatura di Cagliari a Capitale Europea della Cultura 2019. Tale
progetto, contestualmente al lavoro
dei due fotografi, svoltosi dal 26 marzo al 5 maggio scorsi, ha presentato
anche l'opportunità per circa 70 persone di partecipare gratuitamente a
vari laboratori audio, video e foto, tenuti da Arianna Cocchi, Samuele Pellecchia e Jonathan Zenti: le immagini ed i documenti prodotti verranno
presentati nel prossimo autunno in
una grande installazione multimediale. Per l'assessore alla Cultura, Enrica Puggioni, «Eureca si inserisce
nella visione di museo attivatore di
processi nel tessuto urbano, con l'obiettivo di valorizzare la bellezza di
ogni angolo di città, con il coinvolgimento dei cittadini».
IL PORTICO DELLA DIOCESI
DOMENICA 27 LUGLIO 2014
IL PORTICO
7
Pellegrinaggi. Dal 4 al 13 luglio si è svolto il viaggio dell’Unitalsi a Lourdes presieduto da Mons. Arrigo Miglio.
Scoprire la bellezza della presenza di Dio
stando accanto ai nostri fratelli malati
Don Carlo Rotondo:
“Mettersi in viaggio per
Lourdes è come sedersi
al banco accanto
ai malati per ascoltare
le ‘lezioni’ di Maria,
maestra di fede”
FRANCESCO ARESU
U
alla
Grotta di Lourdes carico di fede e devozione, il
primo organizzato dopo la morte di mons. Efisio Spettu,
per cinquant'anni guida spirituale e carismatica dell'Unitalsi Sarda Sud, deceduto il 14 luglio dello
scorso anno. Nove giorni vissuti
intensamente dai quasi seicento
partecipanti tra malati, personale e pellegrini nei luoghi dove nel
1858 Santa Bernadette Soubirous
vide per la prima volta la “Signora”.
Un pellegrinaggio per certi versi
storico, presieduto da S.E. Mons.
Arrigo Miglio, caratterizzato dal
“debutto” dei due nuovi assistenti spirituali della Sezione don Carlo Rotondo e il suo vice don Mario
Pili, alle prese con un'eredità pesante ma entusiasti del compito
cui sono stati chiamati dai vescovi sardi. «Per me è stata la prima
volta da assistente della Sarda Sud
– racconta don Carlo – un "esordio" bellissimo che non credo di
N PELLEGRINAGGIO
La Messa nella Basilica di San Pio X. Sotto: Don Efisio Spettu.
scordare mai perché carico di significati. Su tutti il compito di sostituire don Efisio, impossibile sul
piano del carisma, per la prima
volta in tandem con don Mario,
sì vice ma mio pari per
importanza del servizio che ha svolto. Ma
l'esperienza più emozionante è data dal
guidare spiritualmente
un pellegrinaggio di
590 persone cercando
di parlare “col cuore ai
cuori”. Personalmente, invece, è
stato il mio primo pellegrinaggio
con le mie gambe, in cui ho potuto dire grazie a Dio per la riuscita dell'intervento chirurgico
dello scorso ottobre, in presenza
dell'Arcivescovo che mi ha voluto
all'Unitalsi».
Ancora una volta, nonostante le
crescenti difficoltà logistiche – in
particolare nell'allestimento del vagone-Cappella, particolarmente caro a don Efisio – è stata rispettata la
tradizionale formula del
pellegrinaggio di luglio,
con gran parte dei partecipanti salpati da Cagliari con il traghetto per
Civitavecchia, da cui è
partito il treno per Lourdes dove,
dopo circa venti ore di treno, la comitiva si è riunita con i pellegrini
giunti con i due aerei, tra cui S.E.
Mons. Piergiuliano Tiddia, Arcivescovo emerito di Oristano.
Il ricordo di mons. Efisio Spettu è
stata una costante in tutti i nove
giorni di viaggio, fin dalla prima
messa nella sala bar della nave
“Bonaria”: «La storia di ogni Pellegrinaggio – spiega Tito Aresu,
presidente della Sezione Sarda
Sud – è fatta di piccoli dettagli, di
presenze che non sempre riesci a
vedere. Quello quest'anno è segnato dalla presenza “spirituale”
di don Efisio, la cui foto, quasi a
volerlo chiamare in aiuto, è stata
inserita nel libretto di servizio del
personale volontario. La sua presenza tra noi ha portato a migliorare l’impegno ed a raggiungere
risultati insperati».
Un altro elemento da sottolineare
è stata la contemporanea presen-
In pellegrinaggio verso la Grotta
za a Lourdes della Sezione Sarda
Nord, a distanza di alcuni anni
dall'ultima volta. Ad “approfittare” della compresenza sono stati
i giovani delle due Sezioni che,
sotto la guida di don Carlo e don
Mario, hanno voluto mantenere
la promessa fatta a Cagliari lo
scorso maggio durante l'incontro regionale. Momenti di gioco
e condivisione per facilitare la conoscenza reciproca, prima di una
preghiera comune davanti alla
Grotta: il tutto con la consapevolezza di voler intraprendere un
cammino formativo comune,
ognuno con le proprie specificità.
Ai giovani volontari sardi si è aggiunto un gruppo di adolescenti
proveniente dalla diocesi di Novara, guidati da don Fulvio Trombetta: una ventata entusiasmo
che ha alleggerito di molto il carico del personale unitalsiano, specialmente durante le processioni e gli spostamenti. Un positivo
esperimento da ripetere anche in
futuro.
«Spero che questo pellegrinaggio
sia il preludio di nuovi momenti
entusiasmanti per la Sezione Sarda Sud – conclude don Carlo Rotondo – con gli ammalati che sono la “Bellezza assoluta”. La Chiesa non sarebbe così bella senza
di loro. Mettersi in viaggio per
Lourdes è come sedersi al banco
accanto agli ammalati per "ascoltare le lezioni" di Maria, nostra
maestra di vita e maestra di fede.
Ora posso dirlo: la prima lezione
è stata fantastica!».
8
IL PORTICO DE
IL PORTICO
XVII DOMENICA DEL T. O. (ANNO A)
dal Vangelo secondo Matteo
È simile ad una ret
Mt 13, 44-52
DON ANDREA BUSIA
I
l brano di oggi ci presenta quattro similitudini, le prime due delle quali hanno una
struttura e un contenuto parallelo. Prima di
vederle una per una notiamo come questa
sia la terza domenica consecutiva in cui il
vangelo insiste sul tema del regno dei cieli: due settimane fa abbiamo letto la parabola del seminatore e la settimana scorsa
un’altra raccolta di parabole sullo stesso
tema, la più lunga delle quali era quella
della zizzania. Matteo tra gli evangelisti è
quello che dà maggiore importanza a questa tematica, probabilmente perché i primi destinatari del suo lavoro sono gli ebrei
diventati cristiani e nell’antico testamento la regalità di Dio e il regno di Israele sono tematiche molto importanti, non è un
caso infatti che Matteo sottolinei, nei racconti dell’infanzia il ruolo di Giuseppe invece di quello di Maria, in quanto Giuseppe era discendente di Davide e quindi anche Gesù lo era. Il tema del regno dei cieli,
il portico della fede
I
n quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i
suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende
tutti i suoi averi e la compra. ]
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete
gettata nel mare, che raccoglie ogni genere
di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono
i pesci buoni nei canestri e buttano via i
cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai
buoni e li getteranno nella fornace ardente,
dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo
ogni scriba, divenuto discepolo del regno
dei cieli, è simile a un padrone di casa che
estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
così come quello della regalità di Gesù che
tanti problemi creerà durante il suo processo (visto che l’accusa rivoltagli davanti
a Pilato è quella di volersi rivoltare contro
Roma), è un tema spinoso perché si presta
a facili fraintendimenti, per questa ragione
in queste similitudini sul Regno non troviamo espressioni di potere ma immagini
abbastanza umili: la pesca, la semina, ecc.
è vero che all’interno del nostro brano abbiamo anche immagini di perle e di tesori,
ma queste servono a sottolineare l’immenso valore dell’appartenenza al regno
più che il potere derivante da tale appartenenza.
Vediamo ora le similitudini, iniziando dalle prime due che, come già accennato, sono parallele e sottolineano il valore del regno di Dio. I termini usati (tesoro e perla)
lasciano pochi dubbi su questa sottolineatura e così anche il fatto che entrambi
i protagonisti abbandonino tutto il resto
per poterne prendere possesso. Due sono
le tematiche rilevanti in queste similitudini: la prima e più evidentemente è data
dalla necessità, se si vuole appartenere al
regno, di porre tutto il resto (rappresentato dagli “averi”) al servizio di questo obiettivo, entrare per la “porta stretta” richiede
sacrifici, non si può accedere al regno di
Dio portando troppa zavorra altrimenti
resta fuori la zavorra e colui che la vorrebbe portare dentro. La seconda tematica è
data dalla differenza tra le due similitudini: nella prima l’uomo trova fortuitamente il tesoro, nella seconda il protagonista è
un cercatore di pietre preziose. Questa differenza indica che tutti possono accedere
al regno, sia coloro che hanno fatto un
cammino di ricerca del regno, sia coloro
che più semplicemente hanno accolto
l’annuncio del regno e hanno vissuto di
conseguenza. In altre parole: non importa
come si è diventati cristiani, l’importante
è cosa si fa per custodire e valorizzare il
dono ricevuto.
La terza similitudine riprende il tema della zizzania di domenica scorsa, come lì anche oggi viene sottolineato come ci sarà
un giudizio finale e come il semplice fatto
di trovarsi nel campo (o nella rete in questo
caso) non è una garanzia di salvezza, ma
come questo invito al regno debba essere
custodito e valorizzato. Il regno di Dio è
offerto a tutti, Dio invita tutti, così come il
seminatore seminava su tutti i terreni, ma
questo non significa che il contributo umano sia ininfluente, anzi!
L’ultima similitudine, che segue la risposta
dei discepoli, sottolinea l’unità della rivelazione tra l’antico e il nuovo Testamento:
lo scriba (cioè l’ebreo studioso della Bibbia)
che diviene cristiano (discepolo del “regno dei cieli”) ha a sua disposizione un tesoro costituito dalla parola di Dio prima e
dopo al venuta di Gesù, è quindi in grado di
riconoscere nella storia gli interventi di
Dio attraverso i quali questo regno è stato,
via via, manifestato.
L’OMELIA: LA GIOIA DELL’INCONTRO CON LA PAROLA
“L’omelia può essere realmente un’intensa e felice esperienza dello Spirito, un confortante incontro con la Parola,
una fonte costante di rinnovamento e di crescita…non è tanto un momento di meditazione e di catechesi, ma è il dialogo
di Dio col suo popolo, dialogo in cui vengono proclamate le
meraviglie della salvezza…” (135).
In questi paragrafi, Papa Francesco, a partire dai molti reclami, per i quali non ci si può “chiudere le orecchie”, circa
le modalità improprie di molti pastori di esporre omelie che
fanno perdere di vista il vero significato della celebrazione
eucaristica, si sofferma a dare indicazioni precise di come
deve essere preparata e modulata l’omelia all’interno del
contesto liturgico, nel quale è prevista la spiegazione della
Parola di Dio mediante le parole umane, al fine di una autentica inculturazione del messaggio evangelico, con la
sua bellezza e le sue immagini, tale da aprire i cuori alla speranza. Infatti, il predicatore, al momento dell’esposizione
dell’omelia, deve fare attenzione anche al tempo da utilizzare, perché la sua parola non sia più importante della celebrazione della fede; non deve semplicemente sforzarsi di
mostrare la sua bravura come se l’omelia fosse una conferenza o una lezione, ma deve accendere l’ardente desiderio di Dio, al punto che tutti, compreso se stesso, siano
orientati “verso una comunione con Cristo nell’Eucaristia”.
L’esortazione, al n.136 attinge direttamente alla fonte scritturistica, per delineare il profilo di una omelia che sia realmente in sintonia con la volontà di Cristo, cioè quella di “conquistare il cuore della gente” per promuovere concretamente quel “dialogo tra Dio e il suo popolo”. Il Papa, poi, utilizza l’immagine della Madre, in questo caso la Chiesa, che
parla e insegna ai suoi figli, e lo deve fare con la stessa
premura di una madre che si fa ascoltare, che trasmette coraggio e forza…soprattutto è importante che anche i gesti
e le tonalità della voce denotino “mansuetudine, gioia”,
perché, dice il Papa, “un dialogo è molto di più che la comunicazione di una verità” (142).
Perciò il predicatore dovrà curare e formare la sua persona
alla scuola del suo Maestro, perché da Lui tragga ispirazione
nella preparazione dell’omelia, soprattutto dovrà sempre tener conto, anche, di come quella Parola ha camminato nel
corso della storia e ha educato e sostenuto il popolo di
Dio.
Il predicatore, afferma Papa Francesco, dovrà dedicare un
tempo congruo per la preparazione dell’omelia, un tempo
che non può esse disgiunto dallo studio, dalla preghiera, dalla riflessione e dalla creatività pastorale (cfr.145), perché lo
Spirito possa agire, e il predicatore senta realmente di essere, anche mediante le sue doti personali, uno strumento nelle mani di Dio, il quale continua ad agire per la salvezza
del suo popolo con eventi e parole.
di Maria Grazia Pau
ELLA FAMIGLIA
DOMENICA 27 LUGLIO 2014
9
L’Instrumentum laboris del prossimo Sinodo/3
te...
La dottrina della Chiesa
sul matrimonio
N
RISCRITTURE
IL VERO TESORO
Il Signore, in una delle sue parabole, ci racconta del
tesoro nascosto nel campo. Chi l’ha trovato, così
dice a noi, vende tutti i suoi averi per poter comprare il campo, perché il tesoro nascosto supera ogni altro valore. Il tesoro nascosto, il bene sopra ogni altro
bene, è il Regno di Dio – è Gesù stesso, il Regno in
persona. Nell’Ostia sacra Egli è presente, il vero tesoro, sempre per noi raggiungibile. Solo nell’adorazione di questa sua presenza impariamo a riceverlo
in modo giusto – impariamo il comunicarci, impariamo dall'interno la celebrazione dell’Eucaristia. Vorrei
citare in questo contesto una bella parola di Edith
Stein, la santa Compatrona d’Europa, che scrive in
una sua lettera: “Il Signore è presente nel tabernacolo
con divinità e umanità. Egli è lì, non per sé stesso, ma
per noi: perché è la sua gioia stare con gli uomini. E
perché sa che noi, così come siamo, abbiamo biso-
gno della sua vicinanza personale. La conseguenza
per quanti pensano e sentono normalmente è quella di sentirsi attratti e di soffermarsi lì ogniqualvolta e
finché è loro concesso” (Gesammelte Werke VII,
136f). Amiamo lo stare col Signore! Là possiamo
parlare con Lui di tutto. Possiamo esporgli le nostre
domande, le nostre preoccupazioni, le nostre angosce. Le nostre gioie. La nostra gratitudine, le nostre
delusioni, le nostre richieste e le nostre speranze.
Là possiamo anche ripetergli sempre di nuovo: “Signore, manda operai nella tua messe! Aiutami ad
essere un buon lavoratore nella tua vigna!” Maria, ha
vissuto la sua vita totalmente nello “stare con Gesù”
e che perciò era, ed è tuttora, anche totalmente a disposizione degli uomini.
Benedetto XVI – omelia 11 settembre 2006
el corso dei secoli, la Chiesa
non ha fatto mancare il suo
costante insegnamento sul
matrimonio e la famiglia.
Una delle espressioni più alte di questo Magistero è stata proposta dal
Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Costituzione pastorale Gaudium et
Spes, che dedica un intero capitolo
alla promozione della dignità del matrimonio e della famiglia (cf. GS 4752). Esso ha definito il matrimonio
come comunità di vita e di amore (cf.
GS 48), mettendo l’amore al centro
della famiglia, mostrando, allo stesso
tempo, la verità di questo amore davanti alle diverse forme di riduzionismo presenti nella cultura contemporanea. Il «vero amore tra marito e
moglie» (GS 49) implica la mutua donazione di sé, include e integra la dimensione sessuale e l’affettività, corrispondendo al disegno divino (cf.
GS 48-49). Inoltre, Gaudium et Spes
48 sottolinea il radicamento in Cristo
degli sposi: Cristo Signore «viene incontro ai coniugi cristiani nel sacramento del matrimonio», e con loro rimane. Nell’incarnazione, Egli assume l’amore umano, lo purifica, lo
porta a pienezza, e dona agli sposi,
con il suo Spirito, la capacità di viverlo, pervadendo tutta la loro vita
di fede, speranza e carità. In questo
modo gli sposi sono come consacrati e, mediante una grazia propria, edificano il Corpo di Cristo e costituiscono una Chiesa domestica (cf. LG
11), così che la Chiesa, per comprendere pienamente il suo mistero, guarda alla famiglia cristiana, che lo manifesta in modo genuino.
5. Sulla scia del Concilio Vaticano II, il
Magistero pontificio ha approfondito la dottrina sul matrimonio e sulla
famiglia. In particolare, Paolo VI, con
la Enciclica Humanae Vitae, ha messo in luce l’intimo legame tra amore
coniugale e generazione della vita.
San Giovanni Paolo II ha dedicato alla famiglia una particolare attenzione attraverso le sue catechesi sull’amore umano, la Lettera alle famiglie
(Gratissimam Sane) e soprattutto
con l’Esortazione Apostolica Fami-
liaris Consortio. In tali documenti, il
Pontefice ha definito la famiglia “via
della Chiesa”; ha offerto una visione
d’insieme sulla vocazione all’amore
dell’uomo e della donna; ha proposto
le linee fondamentali per la pastorale della famiglia e per la presenza della famiglia nella società. In particolare, trattando della carità coniugale
(cf. FC 13), ha descritto il modo in cui
i coniugi, nel loro mutuo amore, ricevono il dono dello Spirito di Cristo
e vivono la loro chiamata alla santità.
6. Benedetto XVI, nell’Enciclica Deus
Caritas Est, ha ripreso il tema della
verità dell’amore tra uomo e donna,
che s’illumina pienamente solo alla
luce dell’amore di Cristo crocifisso
(cf. DCE 2). Egli ribadisce come: «Il
matrimonio basato su un amore
esclusivo e definitivo diventa l’icona
del rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di amare di
Dio diventa la misura dell’amore
umano» (DCE 11). Inoltre, nella Enciclica Caritas in Veritate, evidenzia
l’importanza dell’amore come principio di vita nella società (cf. CV 44),
luogo in cui s’impara l’esperienza del
bene comune.
7. Papa Francesco, nell’Enciclica Lumen Fidei affrontando il legame tra la
famiglia e la fede, scrive: «L’incontro
con Cristo, il lasciarsi afferrare e guidare dal suo amore allarga l’orizzonte dell’esistenza, le dona una speranza solida che non delude. La fede
non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita.
Essa fa scoprire una grande chiamata, la vocazione all’amore, e assicura
che quest’amore è affidabile, che vale la pena di consegnarsi ad esso, perché il suo fondamento si trova nella
fedeltà di Dio, più forte di ogni nostra fragilità» (LF 53).
Sinodo dei Vescovi
Le sfide pastorali della famiglia
nel contesto
della nuova evangelizzazione
Instrumentum laboris
nn. 4-7
26 giugno 2014
10
IL PORTICO DEI LETTORI
IL PORTICO
DOMENICA 27 LUGLIO 2014
LETTERE A IL PORTICO
Gentile direttore,
riguardo all'articolo di Mons. Porcu recentemente pubblicato dal
vostro giornale vorrei mi fosse
chiarito il significato di una frase riguardante i laici. Pur essendo da
un anno diacono permanente, e
quindi almeno canonicamente
parte del clero, ho vissuto i mie
primi 49 anni da laico e mi sono
sempre chiesto cosa voglia dire in
concreto, a livello pratico, al di là
degli slogan, il concetto "Laico
corresponsabile della vita parrocchiale" contenuto anche nell'articolo di Mons. Antonio Porcu. La
"Lumen Gentium", se non erro al
n. 38, dopo aver sintetizzato la figura e l'azione del laico, sottolinea la ovvia obbedienza che egli
deve ai pastori. Qual è il confine tra
corresponsabilità e obbedienza?
L'esortazione apostolica post sinodale "Christifideles laici", del
30.12.1988, parla di corresponsabilità nell'apostolato, una specificazione molto significativa. Anche
S.E. Mons. Ignazio Sanna, Arcivescovo Metropolita di Oristano,
parlando in conferenza stampa
durante la 64^ Assemblea generale della C.E.I. svoltasi nella Città
del Vaticano dal 21 al 25 maggio
2012, ha presentato il laicato co-
me corresponsabile della vita della Chiesa affermando necessario
"far sì che ogni fedele si senta non
solamente responsabile, ma corresponsabile. Non è un collaboratore, ma lo slogan è: passiamo
dalla collaborazione alla responsabilità, ci mettiamo tutti intorno a
un tavolo, decidiamo insieme. Occorre avere questo senso di corresponsabilità e di condivisione".
Uno slogan, appunto, ma concretamente?
Grazie per l'attenzione.
Andrea Ghisu
diacono
Gentile lettore,
il tema che lei propone richiede
certamente un approfondimento.
Cerco tuttavia di richiamare, seppur brevemente e in forma incompleta, qualche idea.
Il punto fondamentale è dato dalla
vocazione battesimale. È in forza di
questo sacramento, insieme a
quello della Cresima, che ciascun
fedele è “responsabile” dentro la
Chiesa. Cosa significa questo?
Non si tratta di intendere questa
responsabilità in termini meramente funzionali, quasi che ogni
fedele debba per forza avere un
“incarico”, svolgere un “ruolo” e
via dicendo. Ciascuno deve senti-
re l’urgenza in primo luogo di lasciarsi trasformare dal Vangelo per
divenire capace di essere un testimone nell’ambiente dove si trova
ad operare nella sua vita ordinaria.
La responsabilità dentro la vita comunitaria non va intesa nel senso
dell’occupazione degli “spazi”, cosa che fatalmente scivolerebbe nel
“potere” e, diciamolo, in un certo
“clericalismo” anche da parte dei
laici. La vera responsabilità che si
deve sentire è quella della conversone personale, e della ricerca
continua della comunione dentro
l’azione ecclesiale.
I pastori in forza del sacramento
dell’Ordine hanno certamente il
compito di guidare la comunità cristiana, questo significa che la loro
intera esistenza è al servizio di essa. Questo però non toglie che i
laici, proprio in forza della loro vocazione battesimale, non devono
attendere chissà quale riconoscimento o incarico per impegnarsi
nell’evangelizzazione. Bisogna
comprendere che il “campo è il
mondo” ed è lì, ponendosi in atteggiamento di “uscita”, come ripete spesso Papa Francesco, che
si è chiamati a portare il Vangelo in
tutti gli ambienti. È certamente importante anche l’impegno dei laici
dentro la vita parrocchiale, nelle
Inviate le vostre lettere a Il Portico, via mons. Cogoni 9, 09121 Cagliari o utilizzare l’indirizzo [email protected], specificando nome e cognome, ed una modalità per rintracciarvi. La pubblicazione è
a giudizio del direttore, ma una maggiore brevità facilita il compito. Grazie.
U
n tipo di famiglia non convenzionale raccontata in modo tutt’altro
che insolito.
Il film “I ragazzi stanno bene” di
Lisa Cholodenko (2010) mette in risalto non
la materia (una famiglia con due mamme e
due figli adolescenti) e nemmeno la narrazione (lineare e senza grossi colpi di scena a
parte un’inusuale ma in fondo prevedibile
crisi matrimoniale), bensì l’interazione tra
queste due parti. In un periodo come quello odierno dove parlare di coppie omosessuali, prima ancora che di famiglie, risulta se
non scomodo come minimo ‘pesante’, questo film indie made in Usa ci porta alle fondamenta del ragionamento, che coincide
spesso con un’esperienza; in questo caso
non possiamo viverla ma almeno osservarla, per cercare di capirla meglio.
La storia ruota intorno a Nic e Jules, coppia
lesbica con due figli, Joni e Laser, dei quali la
prima (al compimento dei diciott’anni e
spinta dal fratello minore) decide di scoprire l’identità del padre donatore e trova in
Paul, casanova con residenza a Los Angeles,
un nuovo membro da dover integrare in famiglia.
I toni sono quelli della commedia, dettati
da una scelta intelligente e coraggiosa di
parlare di una tematica seria in modo tendente molto più al leggero che al drammatico, e gli attori nelle parti dei tre adulti (Annette Bening, Julianne Moore e Mark Ruffalo) fanno benissimo il loro mestiere, rendendo la storia credibile, brillante e priva di
ricami moralistici inutili.
Trattare le famiglie in modo paritario sembra
associazioni e nei movimenti, non
tutti però, per i loro impegni, possono farlo, questi non si devono
sentire “meno responsabili” o “importanti”. Il grande spazio della vi-
In onda su
Radio Kalaritana
Frequenze in FM: 95,000 - 97,500 - 99,900 - 102,200 - 104,000
Kalaritana ecclesia
Informazione ecclesiale diocesana
Dal lunedì al sabato 9.30 e 16.30
Lampada ai miei passi (28 luglio – 3 agosto)
Commento al Vangelo
quotidiano
Radiogiornale regionale
a cura di don Walter Onano
Dal lunedì al venerdì 10.30 /12.15 Dal lunedì al venerdì 5.00 / 6.48 /
21.00
Zoom Sardegna Sabato 5.00 / 6.48 / (21.00
La notizia nel particolare
Vangelo domenicale)
Dal lunedì al venerdì 11.30 / 17.30 Domenica 5.00 / 7.30 / 21.00
Il racconto di una famiglia non convenzionale
I ragazzi stanno bene
VALERIA USALA
essere il vero senso del film, e il voler rappresentare una famiglia così inserita, che anche
per un’America
all’avanguardia
poteva risultare
stonato, invece
che isolata e additata come diversa, non è
un’esigenza di
nascondere il
realismo
ma
piuttosto di voler dare l’esempio.
Di famiglia si
racconta in varie
forme, tutte allo
stesso livello,
perché sempre
di amore si parla. Non mancano difficoltà,
dubbi, ripensamenti e domande esistenziali che primi tra tutti i due figli ormai cresciuti si pongono per cercare di svela-
ta familiare, del lavoro e delle relazioni, dove sono immersi quotidianamente, rappresenta infatti un’occasione formidabile di evangelizzazione. (rp)
re a loro stessi, e forse anche agli adulti che
li hanno cresciuti, cosa voglia davvero dire
essere un genitore. Il concetto,
oggi sfuggevole e
privo di contorni, qui è messo
alla prova dall’eterna coesistenza fra il genitore
che di fatto dà la
vita, e quello che
la mantiene sana, viva, e aiuta a
coltivarla. Sono
due ruoli che fino a poco tempo
fa si fondevano
in uno, ma che
oggi trovano invece destinatari
umani divisi,
spesso come in
questo caso, di
sesso diverso.
Viene quindi da chiedersi fino a che punto si
può ‘essere padre/madre’, sapendo che il
ruolo viene poi interrotto da chi ‘fa il padre/la madre’; senza stare a guardare il giusto o sbagliato che risulterebbe relativo, il
film mostra che di sicuro le due cose sono
molto diverse.
La scrittura è intelligente, spigliata e sciolta,
e anche tra i personaggi aleggia un legame
quasi invisibile ma in realtà indissolubile,
tipico degli estranei che condividono qualcosa di importante.
Questa volta anche la traduzione del titolo
(The kids are all right nella versione originale) rimane fedele ad una storia che non ha
lezioni da fare, ma cose da dire, senza bisogno di cambiare né aggiungere alcunché.
L’idea di un tema così vecchio ma al contempo così moderno, in un’ottica sociale
che muove pian piano eserciti di pro e contro la causa, e invita ad aprire dibattiti sull’idea di genitorialità e famiglia che inevitabilmente sta cambiando, funziona perché
mantiene al centro di tutto, mentre spesso ce
ne si dimentica, i ragazzi: questi in particolare nascono crescono e vivono cercando di
dare un senso positivo al concetto di ‘famiglia allargata’, e diventano grandi cercando di
imparare la lezione più importante, ovvero
costruirsi un ambiente sereno e sicuro intorno.
Questo film si rivolge a loro, insieme alle
coppie che con forza sostengono il diritto a
creare una famiglia non convenzionale ma
non per questo meno famiglia, e a chiunque voglia avere per un attimo l’impressione che, nonostante le idee diverse, una convivenza pacifica e ricca nella sua diversità è
possibile.
DOMENICA 27 LUGLIO 2014
IL PORTICO DELLA DIOCESI
IL PORTICO
Spiritualità. Si rinnova la festa mariana nella chiesa tenuta dai Padri Carmelitani.
Maria è il modello della vera fede
e conduce i credenti verso Cristo
Padre Mario Serra:
“I fedeli vivono
un’attrattiva verso
la Vergine che permette
di compiere un vero
percorso spirituale”
MATTEO PIANO
L
Beata
Vergine del Carmelo viene considerata tra le ricorrenze più sentite dalla popolazione cagliaritana. Mercoledì 16 luglio numerosi fedeli
hanno avuto modo di ringraziare e pregare la Vergine nella chiesa parrocchiale di Cagliari, situata in Viale Trieste.
Questa solennità fu istituita per
commemorare l’apparizione
Mariana, avvenuta il 16 luglio del
1261, a San Simon Stock, all’epoca priore generale dell’Ordine.
Durante l’apparizione, la Madonna concesse un privilegio all’Ordine Carmelitano, consegnando al priore lo “scapolare”,
detto anche “abitino”, con la promessa che avrebbe protetto
chiunque lo avesse indossato. Secondo la spiritualità Carmelitana, lo scapolare non è solamente
l’abito dell’Ordine, (in origine indicava una striscia di stoffa che i
monaci indossavano sopra l'abito religioso durante il lavoro maA FESTIVITÀ DELLA
nuale), ma costituisce un vero e
proprio legame di consacrazione a Maria.
Abbiamo avuto modo di parlare
della festività con Padre Mario
Serra, parroco di Nostra Signora
del Carmine.
Padre Mario, quali sono stati i
momenti principali della festa?
Nella parrocchia festeggiamo la
nostra patrona soltanto in modo
religioso, concentrandoci sull’atto spirituale. Per questo motivo abbiamo preparato la festa
con una novena, predicata da un
nostro sacerdote, Padre Carlo
Cicconetti, il quale ha ricoperto
per due volte la carica di provinciale. Durante la novena, Padre
Cicconetti ha parlato di Maria come nostra Speranza e via per la
salvezza. Per tutta la settimana si
sono tenuti diversi incontri sulla
spiritualità, approfondendo la tematica dello Scapolare. Nel giorno 16, la mattina sono state celebrate messe dalle 8 alle 12, mentre la sera si è tenuta la celebrazione con l’Arcivescovo in Piazza
del Carmine.
Quali idee vuole sottolineare tra
quelle proposte dall’Arcivescovo?
Mons. Miglio ha saputo individuare in pieno la spiritualità Carmelitana, incentrata sulla devozione al Carmelo, con la presenza di Elia che prega con intensità
perché il popolo abbia di nuovo il
dono della pioggia. Nella richiesta del profeta Elia c’è l’insistenza e la preghiera incessante si rispecchia nella nostra spiritualità.
Le parole dell’Arcivescovo ci hanno reso molto contenti, anche
perché ha ricordato i santi e la
tradizione Carmelitana.
Quale valore ha per i cagliaritani questa solennità?
Personalmente mi sono meravigliato perché è stato un tripudio
di gente. La chiesa si è riempita di
fedeli, provenienti non solo dalla parrocchia e da Cagliari, ma
anche dall’hinterland e dall’entroterra. I Carmelitani sono presenti a Cagliari dal 1500, formarono inizialmente una comunità
eremitica sul promontorio di
Sant’Elia, portando la devozione
al grande profeta Elia e alla Madonna. In seguito alle invasioni
barbaresche si spostarono verso
l’interno, stabilendosi più o meno dove oggi sorge la parrocchia,
ricostruita dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. I fedeli vivono quell’attrattiva verso la Madonna, che non
assicura soltanto la grazie quotidiane, ma permette di vivere un
percorso di fede che ha come
obiettivo finale la salvezza eterna.
È bello vedere che durante tutto
l’anno, numerose persone si fermano per passare qualche minuto di raccoglimento e preghiera all’interno della nostra parrocchia.
Cagliari in festa per la Madonna del Carmine
Foto Elio Piras
11
brevi
AD OROSEI
Incontro nazionale
Ordo Virginum
Sarà Orosei, dal 31 luglio al 3 agosto prossimi, a ospitare l’Incontro
nazionale dell’Ordo virginum delle
Diocesi che sono in Italia. Al centro
della riflessione sarà posta la Costituzione conciliare Sacrosanctum
Concilium sulla liturgia a cui è dedicata in particolare la relazione di
padre Silvano Maggiani. Confermata anche la presenza di Mons.
Francesco Lambiasi, Vescovo di
Rimini e Presidente della Commissione CEI per il Clero e per la Vita
Consacrata che presenterà la No-
ta pastorale L’Ordo virginum nella
Chiesa in Italia, promulgata dalla
Commissione Cei da lui presieduta e pubblicata lo scorso 25 marzo.
Il programma prevede poi incontri
di gruppo e tavole rotonde tra le
consacrate. Oggi l’Ordo è presente in 113 diocesi italiane e conta
circa 500 consacrate, altre 450 sono in fase di discernimento e formazione.
DAL 31 LUGLIO AL 1 AGOSTO
Campo Famiglie
ad Arborea
Anche quest'estate è in programma
il campo Famiglie. Da ormai diversi
anni a fine luglio, si rinnova l'appuntamento per una 4 giorni all'insegna del divertimento, della condivisione, ma soprattutto della preghiera. L’iniziativa verrà ospitata della Casa di Accoglienza Salesiana di
Arborea, dove un gruppo di famiglie
con età, vissuti e provenienza diverse, hanno dedicato un po’ del
loro tempo durante tutto l'anno, per
far vivere ad altre famiglie quella che
è stata la loro esperienza l'anno passato. Col necessario supporto di figure religiose (da 3 anni i Frati Francescani e da quest' anno in collaborazione con la Pastorale Familiare) l' equipe si è lasciata ispirare dalle frequenti
esortazioni di
papa Francesco,
scegliendo come tema la
triade permesso-grazie-scusa. Le
giornate sono scandite da momenti di preghiera, catechesi, confronto tra coniugi e, non ultimi, divertimento e svago, con serate dedicate a giochi comunitari ed occasioni
di socializzazione. Naturalmente è
stato studiato con cura il tempo dei
più piccoli: animatrici di lunga esperienza si dedicano ad un campo parallelo ma con lo stesso tema. Lo
scopo del campo famiglie è ritagliare un prezioso momento, lontano dalla frenesia del quotidiano, per
dedicarlo all'approfondimento del
rapporto col coniuge, con i figli e
con Dio.
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IL PORTICO DELLA DIOCESI
IL PORTICO
segnalazioni
IN LIBRERIA
L’annuncio e
la catechesi in Italia
Dopo un lungo cammino, fatto
di ascolto e di mediazione, a conclusione di un decennio di sperimentazioni catechistiche e nell’orizzonte dell’impegno educativo del decennio, i Vescovi consegnano alla Chiesa italiana e al
popolo di Dio il testo del nuovo
documento (approvato il 21 maggio scorso)
intitolato
Incontriamo Gesù.
Orientamenti per
l’annuncio
e la catechesi in
Italia. Tra le
sottolineature maggiormente
rimarcate
dai Vescovi, la figura e la formazione del
catechista, il senso del Mandato,
il ruolo dei padrini, l’importanza
dell’Ufficio Catechistico diocesano e, non ultimo, la necessità
di dotarsi di strumenti che veicolino la ricchezza dei contenuti
della fede. Sono tutti elementi
che appartengono a una comunità matura; sono il segno di una
Chiesa missionaria che affianca
la famiglia e dona all’uomo d’oggi quanto ha di più prezioso: non
una ricetta o una formula, ma una
Persona.
Il Documento raccoglie l’esortazione di papa Francesco di non
attardarsi ancora su una pastorale di conservazione – di fatto
generica, dispersiva, frammentata e poco influente – per assumere, invece, una pastorale che
faccia perno sull’essenziale.
DOMENICA 27 LUGLIO 2014
Formazione. Dal 29 luglio a Solanas la Summer School di Dottrina Sociale della Chiesa.
“Vincere rinvii e rassegnazione
per dare vera speranza ai giovani”
L’Arcivescovo
ha presentato
l’iniziativa di formazione.
Mons. Toso, P. Occhetta
e Savino Pezzotta
tra i relatori del corso
I. P.
Q
UATTRO GIORNI di studio
e incontri per meglio
comprendere le peculiarità della dottrina sociale della Chiesa.
È lo scopo della “Summer School”
“Una Speranza per l’Europa”, in
programma da martedì 29 luglio a
giovedì 1 agosto nella casa dei salesiani a Solanas.
Ogni giorno due relazioni la mattina e due il pomeriggio con
esperti e studiosi del settore. “Un
parterre di relatori importanti –
ha detto monsignor Arrigo Miglio,
nel corso della conferenza stampa
di presentazione – che testimonia
la validità dell’iniziativa. C’è bisogno di questi momenti nei quali
ritrovarsi specie in Sardegna per
parlare di speranza, quella da
infondere ai più giovani. Dobbiamo combattere due nemici: uno è
la rassegnazione. L'altro, parente
del primo, è la tentazione di rimandare la soluzione dei problemi. Non possiamo continuare a
dir loro che devono aspettare:
vent’anni fa glielo abbiamo detto
La presentazione alla stampa della Summer School.
e nulla è cambiato”.
Tra i relatori anche monsignor
Mario Toso, segretario del pontificio
consiglio Giustizia
e pace. A lui si devono tanti contributi al magistero
degli ultimi papi, da
Benedetto XVI e
Francesco, rispettivamente nella Caritas in Veritate e nell’Evangelii Gaudium. Sarà presente
anche Savino Pezzotta, già segretario
generale della Cisl,
ed ex parlamentare,
l’economista Leonardo Becchetti,
da sempre impegnato nella diffu-
sione della cultura di cittadinanza
attiva, il collega sardo Giuseppe
Argiolas, esperto di
economia di comunione, o economia
partecipata ed anche
il gesuita Francesco
Occhetta, direttore di
Civiltà Cattolica che
parlerà della sussidiarietà come mezzo per
realizzare la democrazia.
L’ultimo giorno spazio
alle testimonianze di
imprenditori isolani
affermati che racconteranno del loro impegno quotidiano per
stare sul mercato in momento
tutt’altro che facile, e di come l’im-
pegno e la determinazione, unite
alla capacità imprenditoriali siano
in grado di mantenere in piedi la
propria azienda.
Esempi virtuosi di chi fa impresa
in Sardegna, in una realtà economicamente e socialmente provata, ma dove l’inventiva e la forza di
volontà possono sostenere l’impegno a fare impresa.
La tavola rotonda del 1 agosto sarà
moderata da Claudio Gentili, responsabile di Education Confindustria “una scelta – ha detto ancora l’Arcivescovo – di come anche gli industriali italiani credano
nella formazione all’impresa, portata avanti da tempo proprio da
Gentili”.
Don Alessandro Fadda, salesiano
e coordinatore scientifico del corso, nel corso della presentazione
alla stampa dell’appuntamento
ha ricordato come la Summer
School sia un’iniziativa già sperimentata in altre realtà. “Quando
sono stato trasferito a Roma – ha
detto il salesiano – avevo in cuore
il desiderio di realizzare qualcosa
per la mia terra. Questi giorni a
Solanas spero abbiano delle ricadute positive su chi vi parteciperà,
soprattutto giovani, che mi auguro accolgano l’invito a partecipare”.
Organizzatori dell’appuntamento, oltre ai salesiani e la Cisl, anche
la Fondazione “Centesimus Annus Pro Pontifice”, la scuola di formazione politica “Pro Libera Civitate”.
Per informazioni è possibile inviare una mai a [email protected].
IL PORTICO DEI PAESI TUOI
DOMENICA 27 LUGLIO 2014
Silius. Grande partecipazione di fedeli alla festa patronale di Santa Barbara.
La fede di una comunità cristiana
legata alla sua storia mineraria
Come tradizione il
paese del Gerrei
ha celebrato
la sua Patrona.
Al centro la miniera e
la vita di tante persone
che vi hanno lavorato
D. NICOLÒ SEBASTIANO PRAXOLU
A
NCHE QUEST ’ANNO,
nei
giorni 12 e 14 luglio, come tradizione vuole, si è
festeggiata nella miniera
di Silius la festa di Santa Barbara.
Festa che nel Gerrei ha una valenza tutta particolare. Ma è nel
cuore della terra, che la santa viene maggiormente venerata ed invocata. Si arriva alla miniera dopo
una processione di macchine
cappeggiata dal camion del sig.
Giovanni Quartu, che da ormai
47 anni porta la Santa. Appena
giunti ci si prepara per un breve
giro attorno al pozzo, che porterà
tutti i fedeli dinnanzi alla porta
dell’argano principale. Si recitano
le preghiere di rito, si introduce
la santa all’interno del grande
ascensore, e si benedicono i fiori
che verranno poi adagiati all’interno della miniera. Il direttore
della miniera, assieme ai sacerdoti e a due minatori obrieri della festa, scendono fino a seicento
metri, e cosi si arriva al livello
“100” sopra il livello del mare; qui
si nota l’acqua che gronda dalle
pareti della miniera, ed un forte
odore di terra. Una sensazione interessante. Come quando si va in
aereo, le orecchie iniziano a fischiare, e non appena l’argano si
blocca, si apre la saracinesca vendendo così una piccola stazione
ferroviaria. Si avanza con grande
cautela e attenzione, guardando
Due momenti della festa di Santa Barbara a Silius
quel luogo che pare dimenticato,
ricordando che per anni quello è
stato luogo di lavoro, di sacrificio,
e di dolore. Dopo qualche metro
si entra in un piccolo locale, chiamato “ricetta”, dove alla parete si
trova una nicchia con la santa dei
minatori. Gli obrieri pongono
quei fiori vicino alla nicchia e don
Luigi Melis, predicatore della festa, prega per le intenzioni dei minatori. Usciti dalla ricetta, e ripreso il cammino, si ricordano i
tanti lavoratori che hanno perso
la vita in quel luogo che è divenuto così anche il loro sepolcro.
Risaliti nel pesante argano, si ripercorre la strada, verso l’uscita.
Alcuni tocchi in codice di campana avvertono “l’arganista” e così il grande ascensore si muove.
Arrivati in cima, si ode il rosario
cantato dalle donne, alla maniera siliese, che diviene così poesia,
da ascoltare e da meditare. Ricomposta la processione, si attraversa il cortile della miniera,
concludendosi poi sul luogo pre-
parato per la Messa. Rivestitisi dei
paramenti, inizia la Santa Messa,
presenti il sindaco di Silius, il sindaco di San Basilio, e altre autorità. Il coro della parrocchia, diretto dal maestro Andrea Pilloni,
esegue i canti tipici della festa,
cosi come is goccius dedicati alla
LOURDES
22 – 26 AGOSTO
26 – 29 AGOSTO
29 AGOSTO – 2 SETTEMBRE
TERRA SANTA
Voli diretti da Cagliari sull’aeroporto di Lourdes
16 – 23 OTTOBRE
Presieduto da S. Ecc. Mons Arrigo Miglio
• UNICO RAPPRESENTANTE DEI PAOLINI IN SARDEGNA •
Volo diretto da Cagliari
Per informazioni e prenotazioni:
CAGLIARI - V.LE S. AVENDRACE 181
TEL. 070.288978 - 070.280279
FAX 070.281784
E-mail: [email protected]
Sito internet : www.sardivetviaggi.it
santa. La predica di don Luigi Melis, inizia con una bellissima ottava in rima e in sardo, che fa
commuovere gli astanti e gli ricorda la bellezza di quei luoghi,
che lo hanno visto negli anni di
Mons. Antonio Piga, giovane vice
parroco e poi parroco. Gli obrieri,
con il casco d’ordinanza dei minatori, reggono il cero, segno della fede, e della devozione a santa
Barbara. Dopo la santa messa ed
un piccolo rinfresco, si risale a
bordo del camion riportando la
Santa nella chiesa di san Sebastiano. Il lunedì seguente, il predicatore don Andrea Piseddu, ha
celebrato la santa Messa solenne
conclusiva. La festa civile, che segna anche in modo positivo le
strade del paese, ha dato anche
ai piccoli motivi di gioia. Dopo
quindici anni, si è riproposta la
gara dei is Carrucieddus che ha
visto sia nei grandi ma molto nei
piccoli, un entusiasmo unico, che
i moderni videogames non riescono a dare. La festa si è conclusa, con il tradizionale augurio Attrus Annus, sperando che la Santa ottenga la grazia del lavoro per
i minatori e per le famiglie.
IL PORTICO
13
brevi
MEIC
Incontri nella chiesa
di San Lorenzo
“Le donne senza nome del Vangelo e il loro incontro con Gesù. È
il tema degli incontri promossi dal
Capitolo metropolitano della Cattedrale di Cagliari e dal Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale. L'appuntamento è ogni
martedì di luglio e agosto alle
20.15 nella chiesa di san Lorenzo
di Buoncammino. Guida gli incontri monsignor Mario Ledda.
DOMENICANI
Quarta settimana
delle Famiglie
Dal 1 al 5 agosto il Movimento
Domenicano delle Famiglie ha
organizzato la Quarta settimana
domenicana delle Famiglie nei
locali del Convento di Cagliari. Il
tema sarà “La carne come cardine della storia della salvezza”. Il
programma prevede venerdì 1
agosto alle 10.30 la relazione di
sr. Therese Boillat, op, sul tema
“San Domenico e la sfida dei catari: dualismo o unità di spirito e
corpo”. Sabato 2 agosto alle 18
i coniugi Ilaria Delicati e Francesco Maiorca parleranno del tema “Dall’attrazione erotica
al compimento
dell’eros:
l’agape”.
Domenica 3 agosto alle 10.30 i coniugi Sonia
Cannas e Stefano Galletta proporranno il tema “Uno sposo e
un padre in carne e ossa”. Lunedì 4 agosto alle 10.30 Luisa
Mura e Stefano Fadda interverranno sul tema “Amare nella libertà: etica del corpo”. Infine
martedì 5 agosto padre Christian
Steiner proporrà il tema “Confusione dei ruoli familiari o centralità coniugale?”. Per informazioni
ed
iscrizioni
[email protected], oppure
3337468785.
14
IL PORTICO DEI PAESI TUOI
IL PORTICO
brevi
CANCELLERIA
Orari di apertura
a luglio e agosto
La Cancelleria della Curia Arcivescovile
è
aperta nel
mese di luglio
dal lunedì al
venerdì dalle
9.00
alle
12.30, mentre
ad agosto nei
seguenti giorni: 1-5-6-812-13-19-2022-26-27-29, dalle 9.00 alle 12.30.
Tradizioni. Don Giovanni Abis presenta i festeggiamenti per la Santa di Nicomedia.
A Sinnai rivive l’antica tradizione
dedicata alla patrona S. Barbara
La festa, oltre alle
celebrazioni liturgiche,
ha visto anche il ricordo
di Maria Paola Olla,
missionaria in Brasile,
che ha dedicato la sua
vita al servizio dei poveri
DA OTTOBRE
MARIA LUISA SECCHI
Corso di Scienze
del matrimonio
L’Ufficio di Pastorale Familiare e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose hanno organizzato il VII Corso in Scienze del Matrimonio e della Famiglia per coppie e famiglie. Il
corso partirà ad ottobre, le iscrizioni si ricevono dal lunedì al mercoledì, dalle 17 alle 19 a partire dal 22
settembre fino all’8 ottobre 2014,
presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose a Cagliari. La durata
del corso è biennale, per tre ore di
corso alla settimana e un totale di
200 ore, suddivise in due semestri.
Per informazioni contattare i numeri 3482603149 - 3337468785.
DOMENICA 27 LUGLIO 2014
F
ESTA A SINNAI lo scorso fine
settimana per festeggiare la Patrona, Santa Barbara.
“La preparazione alla festa è stata
scandita come ogni anno dal Triduo – afferma il parroco don Giovanni Abis, alla guida della parrocchia intitolata alla Santa dal 1986.
Ciò che ha caratterizzato queste
giornate sono stati soprattutto i
momenti di preghiera”. Santa Barbara è nata a Nicomedia nel 273. A
seguito della sua conversione alla
fede cristiana, che aveva generato
dissapori con il padre, la ragazza è
costretta a rifugiarsi in un bosco. Il
2 dicembre 290 è la data di inizio
del processo contro Barbara che in
sua difesa inizia ad invitare i presenti a ripudiare la religione pagana per abbracciare la fede cristiana.
Questa posizione è stata per lei causa di dolorose torture e della decapitazione, il 4 dicembre, per la quale viene utilizzata la spada dallo
stesso Dioscoro, suo padre, poi colpito da un fulmine. La tradizione
invoca Barbara contro i fulmini, il
I componenti del Comitato; sotto la serata in ricordo di Maria Paola Olla.
fuoco e la morte improvvisa. I suoi
resti si trovano nella cattedrale di
Rieti. Barbara è oggi
protettrice dei vigili del
fuoco. "La festa votiva di
S. Barbara si celebra a
Sinnai da secoli, la terza
domenica di luglio - ricorda il parroco.
Da un manoscritto del
1775, conservato nell'archivio parrocchiale, si legge che il 19 luglio ricorre l'anniversario della dedicazione della Chiesa parrocchiale a
Santa Barbara Vergine e Martire di
Nicodemia, titolare della parrocchia e Patrona del paese. Il 4 dicembre si celebra invece la festa
strettamente religiosa". S. Barbara
è venerata con speciale culto in tutto il mondo cristiano ed è
festeggiata oltre che a Sinnai, in diversi centri della
Sardegna, in particolare
del Sulcis-Iglesiente e di
altre aree a vocazione mineraria. "Originariamente a Sinnai la Festa riservava un momento di ringraziamento per il raccolto, ma oggi alcune tradizioni si sono perse - ricorda don Abis. A me piacerebbe
riportare alla luce alcune usanze e
che anche il Comitato organizzatore possa così riappropriarsi delle
antiche manifestazioni legate al
mondo agricolo. Nella giornata di
lunedì abbiamo festeggiato i Santi
Anna e Gioacchino con la Santa
Messa e la processione – racconta
ancora don Giovanni. Abbiamo anticipato il loro ricordo così come
facciamo ormai da qualche anno.
C'è stata quindi la Festa dei nonni e
dei nipoti, poiché Anna e Gioacchino erano i nonni di Gesù”. Altro
momento molto sentito dalla comunità è stata la serata musicale in
memoria di Maria Paola Olla, missionaria sinnaese in Brasile, realizzata dai bambini della parrocchia.
“La serata dedicata a Paola ha visto
come protagonisti soprattutto i
bambini e le famiglie con un'impronta missionaria – ricorda il parroco. Ci sono state diverse iniziative promosse per sostenere la missione della nostra compaesana”.
Nel febbraio 1998, dopo gli studi e il
suo cammino di formazione nella
Comunità di Villaregia, Maria Paola parte per fare la missionaria nelle favelas di Campo Limpo, nella
periferia di San Paolo del Brasile,
dove la gente vive in estrema povertà. Il suo compito era soprattutto quello di incontrare i “meninos
de rua” ( i bambini di strada).
Nel gennaio del 2000, insieme a due
sacerdoti sardi, padre Antonello Cadeddu e padre Enrico Porcu, entrambi cagliaritani, hanno dato vita ad un nuovo progetto: “Aliança
de Misericordia”.
L'8 giugno del 2009 Maria Paola,
appena quarantenne, è tornata alla casa del Padre dopo aver dedicato buona parte della sua vita ai
più poveri e ai bisognosi.
IL PORTICO DEI PAESI TUOI
DOMENICA 27 LUGLIO 2014
Selegas. Nel fine settimana si terrà la celebrazione dei Santi Patroni del paese.
Un’intera comunità si ritrova insieme
per celebrare Gioacchino e Anna
Sono in programma
eventi civili e religiosi,
con particolare
attenzione ai nonni e
agli emigrati
che per l’occasione
ritornano in paese
I. P.
U
NA COMUNITÀ CHE si ritrova
per festeggiare i santi patroni.
Selegas nel fine settimana vivrà la festa per i santi Gioacchino ed Anna, patroni del piccolo
centro della Trexenta. Come ogni
anno un apposito comitato si è impegnato per realizzare la festa, sotto la supervisione del parroco, don
Gigi Pisano. “E’ importante come è
già stato sottolineato in più sedi e
da alcuni documenti – afferma il
parroco - che il lavoro di comitati ed
associazioni sia fatto seguendo le linee del presidente e del legale rappresentante, che è il parroco. Cito
solo un articolo dello statuto della
Parrocchia S. Maria della Stella di
Militello in Val di Catania. Si legge
che “A norma delle leggi ecclesiastiche e civili, il parroco pro tempore è il Presidente del Comitato e suo
rappresentante legale , il quale, una
volta sentito il parere dei membri
del Direttivo provvede alle nomine
del (Vicepresidente, Segretario, Cassiere e Consiglieri)”. Ciò significa
che il comitato provvede alle incombenze di cui necessita la festa,
ma sempre sotto la supervisione
del parroco”.
In questo senso a Selegas ci si muove da tempo, con i 50enni del paese che ogni anno si incaricano, fin
dal mese di ottobre, della realizzazione della festa. “Come consuetudine – dice Paola Spiga, una delle rappresentanti del comitato – ci
siamo mossi a partire dallo scorso
autunno, quando abbiamo ci siamo attivati coinvolgendo il maggior numero di persone.
Oggi siamo ventidue su una cinquantina di coetanei ed abbiamo
organizzato tutta una serie di appuntamenti per raccogliere quante più risorse economiche possibili: lotterie, pesche di beneficienza e
quant’altro. Nonostante la profonda crisi siamo comunque riusciti a
raggiungere la somma necessaria
per realizzare la festa, con il con-
torno di appuntamenti civili previsti nel fine settimana”.
Ad aprire i festeggiamenti venerdì
la celebrazione vespertina e la successiva processione per le vie del
paese dei simulacri dei due santi,
accompagnati da gruppi folk e cavalieri, mentre in tarda serata concerto dei Modena City Rumblers.
Il sabato, memoria liturgica dei
santi Gioacchino ed Anna, è prevista una messa alle 7.30 e una alle
10.30, la messa solenne dei patroni,
dedicata agli emigrati. “È una celebrazione particolarmente sentita – afferma Paola Spiga – abbiamo
coinvolto anche loro nel sostegno
alla festa, in tanti ci hanno inviato
dei contributi e diversi tornano in
paese proprio per l’occasione. La
messa è presieduta da don Guido
Palmas, che festeggerà con la comunità di Selegas i 60 anni di sa-
cerdozio”. In serata la messa per i
nonni, e poi il consueto spettacolo
pirotecnico e il concerto di musica
etnica con i “Cantigos” in piazza
per chiudere la giornata.
Domenica 27 la mattina le messe
alle 7.30 e alle 10.30, mentre nel pomeriggio i giochi per i bambini e in
serata il liscio con “I Romagna”. Nella giornata di lunedì ancora appuntamenti in serata con i gruppi
di ballo e quelli musicali locali.
Al centro della festa patronale di
Selegas restano però gli appuntamenti liturgici particolarmente sentiti. “Sono tante le possibilità per stare assieme - conclude
la rappresentante del comitato ma i riti religiosi sono quelli che
maggiormente interessano le
persone che ogni anno si ritrovano per celebrare i nostri patroni”.
sua fama di santità contribuì un
episodio avvenuto nell'ottobre
del 1601; fra Lorenzo volle essere
uno dei quattro cappellani richiesti per assistere spiritualmente le truppe cattoliche nella
campagna in atto contro i turchi
ed il 9 ottobre giunse ad Albareale, in Ungheria, ove era accampato l'esercito imperiale. Il 24
maggio 1602, quasi all'unanimità, fra Lorenzo viene eletto Vicario Generale dell'ordine; con
l'alta carica gli è affidato il compito di visitare tutte le province
cappuccine.
Nel triennio del generalato può
tornare a Brindisi ove decide,
nel 1604, la costruzione di una
chiesa sotto il titolo di Santa
Maria degli Angeli con annesso monastero per le suore di
clausura.
Più volte, dopo il 1604, pensa di
tornare a Brindisi e nel 1618 vi
è ormai diretto quando è costretto a mutare itinerario e
fermarsi a Napoli. Il 25 maggio
1619, evitati sicari e ostacoli
d'ogni genere, fra Lorenzo raggiunge il re a Lisbona.
Ma proprio quando le trattative sembravano favorevoli, si
ammalò e dopo un mese, il 22
luglio del 1619, probabilmente
avvelenato, all’età di 60 anni
esatti, moriva fra il compianto
della corte e di quanti lo avevano conosciuto; il suo corpo
viene trasportato a Villafranca
del Bierzo (Galizia) e tumulato
nel monastero delle francescane scalze. Fra Lorenzo fu
beatificato nel 1783 da Pp Pio
VI , canonizzato nel 1881 da Pp
Leone XIII e proclamato dottore della chiesa, col titolo di
“Doctor Apostolicus”, nel 1959,
da San Giovanni XXIII
STORIE DI SANTI
San Lorenzo da Brindisi
di ANDREA AGOSTINO
L
orenzo da Brindisi, al secolo (Giulio Cesare Russo),nasce nella città pugliese, il 22 luglio 1559 da
Guglielmo Russo ed Elisabetta
Masella. Quando intraprese gli
studi nelle scuole dei Francescani Conventuali di S. Paolo Eremita in Brindisi, era già orfano del
padre. Tra il 1565 e il 1567 prese
l'abito dei conventuali e iniziò gli
studi per i candidati alla vita religiosa.
Orfano ora anche di madre, è in
notevoli difficoltà economiche.
I parenti non pare se ne prendessero molta cura; è forse per questo che Giulio Cesare, quattordicenne, si trasferisce in Venezia
presso uno zio sacerdote che dirigeva una scuola privata e aveva
cura dei chierici di S. Marco. La
scelta, infatti, gli consente di proseguire i suoi studi e maturare la
vocazione all'Ordine dei Frati Mi-
nori Cappuccini. Il 18 febbraio
1575veste l'abito francescano e
gli è imposto dal vicario provinciale, padre Lorenzo da Bergamo, il suo stesso nome: da quel
momento sarà fra Lorenzo da
Brindisi.
Dopo aver seguito a Padova i corsi di logica e filosofia e a Venezia
quello di teologia, il 18 dicembre
1582 viene ordinato sacerdote.
La sua ascesa nell'ordine è rapida :Nel 1589 è Vicario Provinciale in Toscana- nel 1594 Provinciale di Venezia- nel 1596 secondo Definitore Generale -nel 1598
Vicario Provinciale in Svizzera nel 1599 ancora Definitore Generale.
In questo stesso anno è posto a
capo della schiera di missionari
che i Cappuccini, su sollecitazione del pontefice, inviano in
Germania.
Qui, a divulgare e ad accrescere la
IL PORTICO
15
detto tra noi
Il fenomeno
del bullismo
di D. TORE RUGGIU
Secondo Rino Cammilleri il bullismo è un fenomeno vecchio come
la Bibbia. Lo afferma in un articolo nella rivista “Il Timone” n. 131 a
pag. 20, dal titolo “A proposito di
bullismo”. Il giornalista afferma che
è eccessivo parlare di bullismo come fenomeno sociale dei nostri
tempi. E per dimostrare la sua tesi racconta tanti episodi della sua
fanciullezza e adolescenza, con
metodi educativi e anche prese in
giro da parte dei compagni di classe che in confronto a quello che
capita oggi, è poco o niente. Chi di
noi non ricorda la prepotenze dei
compagni più grandi (magari pluriripetenti) che non esitavano a
prendere in giro i più deboli, i più
bravi a scuola e, all’uscita, non era
raro che si assistesse a vere e proprie sassaiole da parte della banda dei più forti (o più maleducati),
nei confronti dei cosiddetti “bravi
ragazzi”. Per non parlare dei metodi educativi nelle scuole, a casa
e perfino in parrocchia. Tutto dimenticato? Con questo non giustifichiamo i metodi repressivi o le
incursioni barbariche di bande di
mascalzoni, in cammino verso la
delinquenza, per non parlare delle
botte che si davano e si ricevevano, naturalmente con evidente
vantaggio del più forte. Fa notare
ancora il giornalista che, finito il
bullismo scolastico, iniziava il nonnismo da militari. Era la stessa cosa, un poco più pesante perché
giovanotti più grandi e più forti. E finito il militare o prima, chi non ricorda gli scherzi all’università nei
confronti delle matricole? Insomma, secondo il citato giornalista, la
differenza tra bullismo di ieri e di
oggi non esiste. C’è solo una novità secondo Cammilleri e, cioè,
la partecipazione a pieno titolo delle femmine: “la parità conquistata
dopo decenni di dure lotte ha permesso la loro parità in questo esaltante settore. Prima il fidanzatino
se lo contendevano a frasi, occhiate, maldicenze, bigliettini velenosi… ora a pedate sul muso
pure loro”.
Così termina l’articolo: “la differenza tra ieri ed oggi sta tutta qui:
oggi da un lato si espongono visivamente i giovani fin dalla culla a
ogni sorta di libertinaggio; dall’altro si ritiene di ovviare ad un fenomeno vecchio come il mondo con
corsi di non discriminazione nelle
scuole. Che hanno lo stesso effetto delle scritte allarmanti sui
pacchetti di sigarette. Eh, forse si
stava meglio quando si stava peggio”. Meditiamo, grandi e piccoli,
perché questo fenomeno in qualsiasi epoca è segno di un quoziente intellettivo basso e di mentalità selvaggia….a che cosa son
serviti tanti secoli di storia.
16
IL PORTICO DELLA CARITÀ
IL PORTICO
Accoglienza. Caritas e Associazione “La Rosa Roja” hanno celebrato il “Mandela day”.
La Chiesa lievito nella società
per un “nuovo umanesimo”
iritti umani, immigrazione e accoglienza.
Sono i temi affrontati
in occasione del ‘Mandela’s day Cagliari-Sestu’, organizzato dalla Caritas diocesana e
dall’Associazione ‘La Rosa Roja’,
in collaborazione con altre realtà,
nel Teatro Sant’Eulalia e nel Centro sociale del Comune di Sestu.
Un’iniziativa organizzata in occasione del ‘Mandela day’, giornata internazionale istituita dall’Onu per celebrare il leader sudafricano. Uno spunto per parlare di immigrazione e accoglienza, temi che sempre più investono l’Isola: «Abbiamo bisogno di costituzioni - ha sottolineato don Marco Lai, direttore
della Caritas diocesana - che possano regolare il nostro vivere insieme negli stati, che ci mettano
tutti sullo stesso piano».
«Questa giornata - spiega Elizabeth Rijo, presidente della Rosa
Roja - intende valorizzare il senso del volontariato e della solidarietà: stare insieme, ascoltarsi per
superare i pregiudizi». Tra i partecipanti, i giovani immigrati accolti grazie al progetto San Fulgenzio nell’ambito dello SPRAR
(Sistema protezione richiedenti
asilo e rifugiati) - portato avanti
dalla Caritas diocesana in collaborazione con il Comune di
Quartu -, che hanno raccontato
le loro esperienze. Come G., originario del Gambia, arrivato nell’Isola nove mesi fa, ancora in attesa del riconoscimento dello
status di rifugiato: «Ho rischiato
SPRAR e delle accoglienze
‘straordinarie’, in collaborazione
con la Prefettura. «Rispetto alla
cosiddetta ‘Emergenza Nord Africa’, oggi c’è una maggiore consapevolezza che questo fenomeno
non è più un’emergenza - spiega
Stefania Russo, responsabile del
progetto SPRAR San Fulgenzio ma un esodo che non si può fermare, e che ci spinge a interrogarci, a migliore la nostra organizzazione sociale. Tuttavia ci sono paesi che continuano ad effettuare respingimenti».
Dal primo gennaio ad oggi sono
arrivati in Italia circa 80mila profughi, di cui un migliaio è stato
assegnato all’Isola. Complessivamente, sono circa un migliaio
i comuni che in Italia hanno preso in carico gli SPRAR (tre in Sardegna). «I territori si stanno organizzando - spiega Don Lai - ma
il problema resta il passaggio dalla prima alla seconda accoglienza, che spetta agli enti locali».
L’importanza dell’azione della
Chiesa e il riferimento al ‘nuovo
umanesimo’ - a cui sarà dedicato
il prossimo convegno ecclesiale sono stati affrontati da Pasquale
Mistretta, professore emerito di
urbanistica nell’Università di Cagliari: «Esso è improntato al recupero della persona come soggetto di riferimento: un’attenzione che deve necessariamente basarsi sul dialogo, sulla formazione dei più piccoli, sulla tolleranza, sul passaggio da un’economia di mercato a un’economia
che tenga conto della persona».
D
la vita per arrivare qui, ma non
ho ancora alcun diritto. Ringrazio
gli operatori Caritas che mi aiutano a non perdere la speranza».
Tra le iniziative, anche una tavola rotonda sui diritti umani e immigrazione. Pietro Ciarlo, docente di diritto costituzionale all’Università di Cagliari, ha sottolineato il legame tra le costituzioni e l’accoglienza: «Nel corso
degli anni si sono susseguite diverse costituzioni rimaste inap-
plicate, anche se oggi, in Italia e
forse in Europa, qualcosa sta
cambiando, grazie all’operazione
‘Mare Nostrum’ che rappresenta un’inversione di tendenza,
rendendo permeabile la frontiera italiana: ciò segna un momento di svolta per l’applicazione
concreta del diritto di accoglienza, a cui ha contribuito molto Papa Francesco».
Sullo sfondo, l’impegno della Caritas diocesana nell’ambito dello
DOMENICA 27 LUGLIO 2014
curiosità
SETTIMANALE DIOCESANO
DI CAGLIARI
Registrazione Tribunale Cagliari
n. 13 del 13 aprile 2004
Direttore responsabile
Roberto Piredda
Editore
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Francesco Aresu, Federica Bande, Maria
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Secchi, Roberto Comparetti.
Hanno collaborato a questo numero:
Tore Ruggiu, Andrea Busia, Matteo Piano,
Valeria Usala, Maria Grazia Pau, Franco
Camba, Susanna Mocci, Valerio Floris, Nicolò S. Praxolu, Andrea Agostino.
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