L'Associazione per il trattamento dell'alcoolismo
HANDS
un work in progress
Salvatore Raimo
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Indice:
Premessa
La storia di Antonietta
Il contesto nel quale opera HANDS
Cenni storici
La Mission di HANDS
La Vision di HANDS
Il programma terapeutico
Mappa dei portatori d'interessi
Ambulatorio HANDS
Procedure d'intervento ambulatoriali
Modello di Case Management dell'associazione HANDS
Strumenti Terapeutici e riabilitativi
La Comunità Terapeutica HANDS
Questionario di soddisfazione utenti C.T.
Carta dei Servizi C.T.
Laboratorio Protetto HANDSWORK Bolzano
Laboratorio Protetto HANDSWORK Cermes
Carta dei Servizi Laboratori Protetti
Profilo di Qualità Laboratorio Protetto
Alloggio Protetto HANDSHOME
Profilo di Qualità Alloggio Protetto
Strumenti di rendicontazione e marketing sociale
Glossario
Bibliografia
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Premessa:
Gli ultimi due decenni, sono stati contrassegnati da enormi cambiamenti... anche nel
campo del sistema dei servizi per il trattamento delle varie forme di dipendenze. Uno degli
aspetti che indubbiamente è risultato di grande impatto sul settore privato-sociale, è stata
la richiesta di verificabilità dei processi e dei risultati dei diversi servizi erogati, da parte dei
molteplici portatori d'interessi, in modo particolare degli enti invianti che quasi sempre
sono dei soggetti pubblici.
Fino agli anni ottanta, l'aspetto forse più caratterizzante dei servizi del privato sociale
operanti nel campo del trattamento delle dipendenze, era indubbiamente la capacità di
accoglienza delle persone in situazioni di disagio, come anche una forte proposta
valoriale. Questi due aspetti: la capacità di accoglienza è la consistenza della proposta
valoriale, rappresentavano di per sé gli indicatori di qualità di un servizio e i risultati erano
più che altro dichiarazioni d'intenti e non provati attraverso processi di valutazione.
Concetti come accountability, carta dei servizi, accreditamento o bilancio sociale non
facevano ancora parte del vocabolario di coloro che gestivano questi servizi. La
terminologia dei manager del privato sociale era molto più contrassegnata da un
vocabolario ispirato da concetti etici e morali, ritenuti universali. La necessità di
cambiamento, si è fatta più evidentente, man mano che diminuivano le risorse e
aumentava la necessità da parte delle amministrazioni pubbliche, di controllare la spesa
da una parte ma anche per che cosa queste risorse venivano impiegate. Da ciò nasce per
il privato sociale l'obligo di rendicontare l'utilizzo delle risorse e i risultati ottenuti.
Un altro cambiamento è di tipo culturale: la nascita di una società post moderna, rende
sempre più difficile proporre valori universalmente riconosciuti e quelli esistenti sono messi
in discussione; aumenta il numero di coloro che dubitano di verità pre confezionate e
valide sempre e per tutti. Questa tendenza rende meno attraenti proposte di trattamento
basate in modo eccessivamente esplicito su valori "universali. Si rende necessario
dimostrare l'utilità di ciò che si fa, dimostrare la propria capacità di definire obiettivi e di
raggiungerli, la competenza dell'organizzazione di rendere conto del proprio operato ai più
diversi portatori di interessi:
amministrazione pubblica
utenti
collaboratori
famiglie
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i cittadini che pagano le tasse
sponsor e sostenitori di vario tipo
ecc.
Gli anni '90 rappresentano anche la crescita di consapevolezza della complessità del
fenomeno delle dipendenze in tutta la sua portata intrapsichica, sociale e medica.
Vengono introdotti concetti come "borderline",
"comorbilità psichiatrica" e "doppia
diagnosi".
Si inizia a parlare di accreditamento, management sociale, marketing sociale, stake
holder. I primi strumenti di rendicontazione e marketing prendono piede (carta dei servizi e
bilancio sociale) come anche le varie certificazioni ISO.
Questo cambiamento ha comportato una sfida enorme per il privato sociale: introiettare
questa cultura senza perdere con ciò quegli aspetti che sono stati qualificanti in passato e
che vorrei riassumere in un termine: GENEROSITÀ.
Tutti coloro che si occupano di qualità e valutazione sanno che non esiste una visione
ogettiva di ciò che è Qualità piuttosto, l'obiettivo di un organizzazione, o meglio di una rete
di servizi, diventa quello di una visione condivisa di ciò che è la Qualità e quali sono gli
indicatori che ci aiutano a misurarla.
Questi cambiamenti hanno coinvolto inevitabilemente anche coloro che operano nei
servizi: psicologi, medici, assistenti sociali ed educatori.
Se in precedenza a queste figure professionali erano richieste competenze squisitamente
relazionali, oggi ci si aspetta da loro una serie di competenze che sono collocate anche
nell'area del management sociale. Come già accennato in precedenza, non si tratta di una
sostituzione di competenze, bensì di un ampliamento, cioè di aggiungere competenze
gestionali, senza perdere le capacità relazionali.
La scelta di descrivere un'organizzazione come l'Associazione HANDS di Bolzano, è
dovuta alla storia paradigmatica di questa organizzazione: essa parte con una forte
vocazione associazionistica, basata sul volontariato e negli anni diventa un organizzazione
privata con integrazione di un ambulatorio gestito dall'ente pubblico.
HANDS oggi si trova ad affrontare la sfida di rimanere collegata alle proprie radici, ma
anche di affrontare una situazione nella quale i suoi laboratori protetti sono chiamati ad
operare secondo alcune leggi di mercato (domanda – offerta), a causa di un forte calo
delle risorse provenienti dal pubblico.
La comunità terapeutica deve essere in grado di garantire un'occupazione del 90% circa e
questo implica un lavoro di "acquisizione" presso gli enti invianti e riflessioni sulle proprie
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capacità di offrire servizi adeguati ai bisogni sociali contemporanei. Da ciò nasce
l'esigenza di avere una percezione precisa rispetto alle necessità degli enti invianti e degli
utenti e strumenti che mi forniscano i dati necessari.
Non è stato possibile affrontare tutta la complessità di queste tematiche; ciò che si è
tentato di fare è stato di coniugare aspetti storici con situazioni contemporanee, ottenendo
una fotografia della situazione odierna e illustrare la sfida che oggi le organizzazioni per il
trattamento delle dipendenze e coloro che vi operano, si trovano ad affrontare.
Queste pagine sono frutto di:
vari incontri e FOCUS group con gli operatori dell'ambulatorio, della comunità terapeutica
e dei laboratori protetti.
Analisi di documentazioni esistenti
interviste non strutturate con utenti della comunità e dei laboratori protetti
elaborazione e somministrazione del questionario di soddisfazione degli utenti della c.t.
Di seguito descriverò un esercizio che feci durante uno dei primi incontri con l'équipe della
Comunità Terapeutica di HANDS, per cercare di illustrare che cosa intendevo come
soggettività in riferimento alla valutazione della qualità del trattamento. Raccontai la
seguente storia:
La storia di Antonietta:
Antonietta è una piacente signora, sposata ad un camionista. Antonietta vive in una città
che è divisa in due da un fiume che l'attraversa. Le due parti della città sono collegati da
un ponte che attraversa il fiume.
Il marito di Antonietta, per il tipo di lavoro che svolge, si trova spesso lontano da casa
anche per svariati giorni...Antonietta si sente trascurata e come la vita a volte và, trova un
amante che abita nell'altra parte della città.
Una sera, mentre Antonietta si trova dal suo amante, riceve una telefonata dalla sua vicina
che l'avverte del ritorno improvviso di suo marito. Antonietta, in preda all'ansia che suo
marito si possa accorgere della sua relazione extraconiugale, decide di ritornare
immediatamente a casa. C'è solo un piccolo ostacolo: Antonietta è arrivata con uno
scooter che ha il fanale rotto e sul ponte che collega le due parti della città ci sono lavori in
corso, non è illuminato e si restringe in alcune parti.
Nonostante tutto ciò, Antonietta si mette sullo scooter e arriva al fiume. Attraaccato a riva
c'è un barcaiolo con una chiatta. Antonietta gli chiede di traghettarla dall'altra parte del
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fiume. Il barcaiolo acconsente ma le chiede i soldi per la traghettata. Antonietta non ha
soldi con sé e ritorna dal suo amante per chiederglieli. L'amante le dice che non le darà i
soldi. Nella sua disperazione, Antonietta decide di attraversare il ponte nonostante
l'oscurità. Quando si trova, senza fari sul ponte non illuminato per i lavori in corso,
sopraggiunge un'automobile; l'autista non vede la donna e la investe...Antonietta muore
sul colpo.
Il compito dell'équipe:
Primo compito: dopo aver ascoltato il racconto, ogni membro dell'équipe (composta da 7
membri: 1 psicologa, 1 sociologo, 1 operatore di laboratorio occupazionale e 4 educatori),
ricevette il compito di stilare un elenco con la graduatoria di responsabilità dei 6
personaggi del racconto (Antonietta, amante, marito, barcaiolo, vicina, automobilista) della
morte di Antonietta cioè: al numero 1 colui/colei con la maggior responsabilità, al numero 2
quello/quella con responsabilità minore, fino al numero 6 colui/colei con minore
responsabilità alla morte di Antonietta.
Il risultato furono 7 graduatorie diverse una dall'altra.
Secondo compito: l'équipe ha avuto a disposizione 20 minuti, per costruire un elenco di
responsabilità condiviso da tutti i membri. Non era permesso il processo decisionale
attraverso il voto.
La discussione è stata decisamente animata e alla fine, anche se con qualche "mal di
pancia", è staato stilato un elenco condiviso.
Cito questo episodio, in quanto rappresenta in sintesi il processo necessario alla
costruzione di un sistema per la gestione e la valutazione della qualità: non basato
sull'oggettività (termine a rischio di ideologizzazione), bensì su criteri condivisi e
supportati.
La scelta di descrivere alcuni aspetti dello sviluppo dell'Associazione HANDS di Bolzano, è
dovuta al fatto che essa ha attraversato vari momenti storici del trattamento per persone
con problemi alcool-corrrelati e ha avuto la capacità di evolversi e sviluppare un impianto
organizzativo, comprendendo aspetti di controllo di gestione, trattamento e quality
management che ha permesso di agire secondo criteri manageriali, senza per questo
rinunciare alle proprie radici che sono nell'associazionismo e nel volontariato.
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Il contesto nel quale opera l'associazione HANDS
Il Comprensorio Sanitario di Bolzano si estende su un territorio di 1.525 kmq. Al
31.12.2008 la popolazione residente nel territorio del Comprensorio sanitario di Bolzano
era pari a 216.554 abitanti (44,5% della popolazione totale), per una densità abitativa di
141,9 abitanti per kmq, con un massimo di 1.906,6 nel distretto sanitario di Bolzano. La
nona classifica annuale di “Italia Oggi” sulla qualità della vita nelle 103 province italiane
mette in testa alla graduatoria la città di Bolzano seguita, a ruota dalla vicina Trento. Gli
abitanti del Comprensorio di urbano -rurale usufruiscono
quindi di servizi adeguati agli standard europei . Nonostante ciò da fonte ISTAT il consumo
di alcol è più diffuso nelle regioni del Nord-est: Veneto (76,2%), Trentino -Alto Adige
(75,4%), Friuli Venezia-Giulia (73,7%) e Emilia Romagna (74,2%). Per gli uomini ai primi
posti si pongono il Veneto e la Lombardia (84,7%), il Piemonte (84,3%) e il Trentino –Alto
Adige (84,2%). Per le donne le regioni in cui il consumo è più diffuso sono sempre quelle
del Nord - est:
Veneto (68%), Trentino - Alto Adige (66,8%), Friuli Venezia - Giulia (65,9%) e Emilia –
Romagna (65%).
Da fonte “Passi 2009 dell'Istituto superiore di sanità” Bolzano è in testa alla classifica
italiana dei bevitori a rischio con la poco invidiabile percentuale del 41% contro l'8% della
Campania. I nuovi bevitori di alcol a rischio sono giovani, maschi, con un livello di
istruzione medio -alto e pochi problemi economici. La media italiana che emerge da
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questa mappa è del 17,9%, Secondo i dati, il 56,7% degli adulti tra i 18 e i 69 anni può
essere considerato bevitore e il 18% è un consumatore a rischio. Dati ancor più
preoccupanti arrivano osservando il segmento dei giovani tra i 18 e i 24 anni.
Il 36% di loro è un bevitore a rischio e la percentuale scende al 25% tra i 25-34enni. Ci
sono alcune variabili che caratterizzano questi consumatori che sono prevalentemente
maschi (22% contro il 14% delle donne).
L'altra peculiarità è costituita indubbiamente dalla presenza di tre gruppi linguistici:
tedesco, italiano e ladino. Questa caratteristica, influenza enormemente l'assetto dei
servizi, e implica la capacità da parte di essi, di adattare i propri pattern relazionali alle
caratteristiche di questo tipologia di utenza e di essere capaci non solo di offrire servizi "in
lingua", ma di essere in grado di entrare in diverse "Weltanschauungen" nelle quali sono
diverse i miti, i riti e le rappresentazioni dei sistemi familiari, sociali e anche organizzativi.
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CENNI STORICI
Pensando alle Comunità Terapeutiche in termini di sviluppo e di azione organizzativi, i due
principali riferimenti con cui approcciare a nostro avviso questo tema si riferiscono al
concetto di mission (e di compito primario ad essa riferibile) e a quello di integrazione,
necessaria per realizzarlo.
Il compito primario:
Dalla definizione ed esplicitazione del compito primario derivano una serie di conseguenze
in termini “politici”, o di legittimazione e consenso, etico-culturali, o di appropriatezza e
accettabilità, sociali, organizzativi.
Tuttavia questa esplicitazione si presenta con i caratteri della complessità e della
ambiguità. Se infatti la concezione che sia la mission a dare forma e struttura, ma anche
senso e significato all’azione organizzativa, riduce il rischio e la tendenza di ogni
organizzazione alla mera autoconservazione, tuttavia l’idea che ogni organizzazione sia
“semplicemente”, in stretto senso etimologico, uno strumento (tecnico e razionale) per il
conseguimento della propria mission e delle finalità in essa indicate, e che quindi muti
quando cambiano i fini o “scompaia” quando gli stessi sono raggiunti, è nelle prassi
organizzative ampiamente e variamente disattesa.
Ciascuno di noi, sia come “produttore” di azione organizzativa che come destinatario della
stessa, o come semplice osservatore, può notare che di fatto nella loro “vita” le
organizzazioni tendono, in vari gradi, a consolidare dinamiche che enfatizzano la
dimensione sociale dell’organizzazione rispetto a quella legata al mezzo per conseguire
risultati, sviluppando attenzioni, tensioni e dinamiche solo in parte derivate dal compito
primario; assumendo quindi legittimazione per il semplice fatto di esistere (valore in sé) e
sviluppando particolare attenzione alla dimensione simbolica (miti e credenze).
Secondo Richard Normann alla base di ogni organizzazione sta la definizione di tre
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elementi, costituiti dal mercato/cliente, dal prodotto/servizio, dalla struttura e dai processi.
Ebbene, ci dice Normann, nessuna di queste componenti è un dato di fatto, ma esse sono
frutto di un’idea di organizzazione, e di scelte e decisioni conseguenti (“business idea”).
Solo una volta scelte, queste diventano rilevanti per l’organizzazione, e producono i loro
effetti, definendo e delimitando il campo dell’azione organizzativa.
Le preferenze e gli interessi diversi rispetto agli scopi, ai mezzi e ai processi, necessari per
definire la propria “business idea”
innescano, dentro e fuori dell’organizzazione,
dinamiche complesse e spesso conflittuali che costituiscono non solo il terreno nel quale
questo processo definitorio si realizza, peraltro con esiti a priori non definibili, ma che sono
sostanzialmente questo processo.
La rilevanza delle preferenze ci porta a considerare che anche l’approccio razionale
rispetto agli scopi ( rapporto tra obiettivi – processi – risorse – costi) è “contaminato” dalla
soggettività originale degli attori organizzativi, dei decisori e dei portatori di interesse.
Considerare e “com-prendere” all’interno delle organizzazioni questo elemento di
soggettività, piuttosto che escluderlo trattandolo come un “disturbo o rumore di fondo” da
eliminare o ridurre, permette di pensare, progettare e fare organizzazione senza l’assillo
del presidio e controllo a tutti i costi delle dinamiche creative e divergenti; d’altro canto
questo atteggiamento permette anche di non fermarsi alla idealizzazione della
componente creativa o addirittura “eretica” rispetto ad un ordine razionalmente
organizzato, bensì di valorizzarla rispetto allo scopo, in una prospettiva di apprendimento
continuo laico e de-ideologico.
Definito su queste basi il campo d’azione organizzativa, esso viene a costituire una
struttura non solo formale ma anche di significati che sono al tempo stesso, soprattutto nel
breve termine, una delimitazione della complessità e dell’incertezza (secondo il principio di
coerenza) e anche una base per lanciare nuovi premesse, promesse e scenari.
Inoltre fare chiarezza sulla mission e sul compito primario può contribuire a chiarire, in
termini di rete, la natura e il significato della transazioni interorganizzative, premessa per
cercare di ridurre le conflittualità ed evitare di trasferire all’esterno le tensioni e le
confusioni che si sviluppano all’interno dell’organizzazione.
Per ogni organizzazione si tratta quindi, a nostro avviso, di trasferire il tema della
“sopravvivenza” e dello sviluppo sul fronte della definizione e del perseguimento del
proprio compito primario, piuttosto che solo nella protezione dei propri valori, miti, simboli;
non solo, se questa operazione viene condotta riferendosi al più ampio terreno della rete e
del contesto interorganizzativo, è possibile riscoprire anche il significato delle proprie
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competenze distintive e del valore (in senso ampio) delle proprie transazioni con esso.
Il lavoro sulla dimensione culturale diventa pertanto fondamentale, anche in termini di
identità organizzativa. Ma ciò avviene non tanto attraverso una semplice riproduzione di
valori, significati, regole, rituali e comportamenti a salvaguardia e protezione della cultura
originale e come garanzia di permanenza e persistenza ma, paradossalmente, nella loro
interpretazione ed evoluzione continua in rapporto alle altre culture, alle loro energie e
istanze.
Si evita così anche il rischio che la definizione della propria mission e del proprio compito
primario si sviluppi senza considerare l’ambiente nel quale la Comunità è inserita, senza
l’individuazione dei vari portatori di interesse e dei loro punti di vista e senza
l’identificazione dei possibili partner con i quali stringere rapporti e realizzare processi di
collaborazione.
I valori condivisi dalla Comunità potrebbero “ecologicamente” dialogare con i valori, le
energie e le molteplici istanze presenti nell’ambiente.
L’integrazione: il governo del sistema e la gestione dei processi
Definito il senso del compito primario, il problema è quello di mettersi i
grado di
conseguirlo, cioè del riconoscere quali prassi adottare in modo coerente rispetto ad esso e
agli obiettivi generali e condivisi che da essa ne derivano. Oltre alla necessaria
contestualizzazione del compito, e quindi alla evidente conseguenza che ne deriva
(l’esplicitazione dei risultati attesi), il vero problema è quello di “tenere insieme” le diverse
componenti organizzative, e come farlo dentro l’ambiente specifico di riferimento.
Dalla evoluzione che le comunità terapeutiche hanno avuto a partire dalla loro origine fino
ad oggi, appare come centrale, rispetto al tema della identificazione e della tenuta, il ruolo
svolto dal fondatore e dalla idea originaria che ha improntato la nascita e lo sviluppo delle
comunità.
E’ infatti indubbio che in particolare le prime Comunità si sono rette e si sono sviluppate
intorno ad un’idea forte e alle figure dei fondatori, in cui la leadership carismatica e
l’adesione ai valori di fondo in termini di “fedeltà” all’idea e alle norme e regole che ne
derivavano, hanno assolto alla funzione di “integrazione” interna e di sopravvivenza. In
tale contesto lo stretto legame tra “trattamento” e “vita” andava realizzandosi a tutto
vantaggio della seconda, in termini non solo operativi e terapeutici ma anche dal punto di
vista dei significati.
Il passaggio da una struttura “clanica”, basata sulla fedeltà e sulla leadership carismatica
del fondatore, ad una struttura che si apre alla società, ma ancora in un contesto di
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fragilità verso un ambiente rispetto al quale comunque “difendersi”, fino allo sviluppo di
forme di maggiore apertura ed integrazione, si è comunque sempre fortemente
caratterizzata da una rilevanza della componente ideologico/interpretativa del fenomeno
della dipendenza, molto coinvolgente e impegnativa per tutti (operatori e utenti).
Pur se non vi è stata una unica linea di sviluppo delle CT dominante, tale da costituire un
paradigma di riferimento valido per tutte, tuttavia è possibile riconoscere che le Comunità
hanno nel tempo sviluppato un approccio che ha emancipato la persona non solo dalle
sostanze ma anche da rigidità e da “contraddizioni” proprie. Non solo, ma questa apertura
si è rivolta anche all’esterno, con un approccio “sistemico” e di rete.
Questo aspetto ha avuto una rilevanza centrale sia a livello intra-organizzativo, sia a livello
di rete (tanto da integrare oggi i due livelli), soprattutto quando le transazioni tra le diverse
organizzazioni, le relazioni tra gli attori e le funzioni decisionali e di controllo non sono più
state claniche e gerarchiche, ma orizzontali.
Accanto a questa attenzione al sistema, con forme diverse di governo e di negoziazione
sugli obiettivi e sulle risorse tra i diversi centri, che evita la frammentazione e la
dispersione dei nodi decisionali, operativi, di controllo e di governo, si dovrebbe anche
sviluppare una serie di attenzioni, capacità e persone in grado di gestire processi.
L’assegnazione di precise responsabilità nel coordinamento dei processi (process
manager e case manager), l’individuazione di luoghi e momenti di integrazione e di
coordinatori/facilitatori degli stessi, sono tutte attenzioni che concretamente possono
aiutare a praticare l’approccio delineato, tenendo presenti due prospettive: da un lato
cercando di riconoscere “regolarità” e meccanismi di gestione o di “semplificazione” della
complessità stessa, dall’altro assegnando alle persone e alla loro professionalità la
responsabilità diretta del trattamento dei fattori di incertezza, non gestibili attraverso
strumenti e logiche meramente “razionali”.
E’ necessario pensare ad un approccio ai processi globale (sistemico), non solo di natura
tecnica, qualora si condivida l’idea che l’integrazione non corrisponde ad una procedura o
ad una attribuzione/divisione di competenze, e non si esaurisce con esse, anche se
queste possono sostenerla; essa piuttosto deve considerarsi un processo continuo, che si
realizza a partire dalla condivisione dei risultati da raggiungere e che si alimenta attraverso
l’apporto dei vari interventi all’interno di un processo di lavoro integrato.
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La ridefinizione dei servizi a partire dai risultati attesi è un’operazione difficile, spesso non
indolore, che non può essere ridotta ad una mera azione di re-ingegnerizzazione, ma è
anche (e forse innanzitutto) un cambiamento culturale e poi una modificazione di
comportamenti organizzativi.
In questo senso le difficoltà (e anche alcune resistenze) che si possono manifestare sono
del tutto “legittime”: un cambiamento della cultura e delle prassi che su di essa si basano
richiedono tuttavia tempo; e tuttavia non si può pensare che basti lasciar passare del
tempo perché le cose succedano e si sedimentino, ma richiedono delle precise
responsabilità di attivazione, secondo il modello dell’apprendimento e del miglioramento
continuo. La tensione alla qualità non può essere vissuta come un’operazione isolata nel
tempo, ma deve essere continua, per garantire che le prassi definite siano concretamente
realizzate, per verificare ed eventualmente tarare modalità operative o strumenti resisi
inadeguati nel tempo, per estendere ad altri ambiti e altri processi il confronto del servizio
con la qualità.
Per una maggior comprensione di quanto scritto, va considerato anche l’aspetto storico
della Comunità Terapeutica e la sua evoluzione durante gli ultimi tre decenni. Scrivere di
CT non é cosa facile, poiché potrebbe sembrare che già tutto sia stato scritto da eminenti
autori come Maxwell Jones, Martien Kooyman, Donald Ottenberg, Georges De Leon, Eric
Broekaert, Luigi Cancrini, Umberto Nizzoli, Marcella Ravenna ed altri. L'elenco dei
riferimenti bibliografici nel libro di Martien Kooyman "The Therapeutic Community for
Addicts", é un elenco di quasi cento autori, alcuni dei quali hanno scritto diversi libri sul
tema della Comunità Terapeutica.
Premesso ciò, quello che seguirà non potrà essere altro che una sintetica sintesi, di quello
che già é stato scritto, con l'aggiunta della parte costituita da due decenni di
partecipazione e collaborazione ai processi di sviluppo delle comunità terapeutica e servizi
ambulatoriali in vari paesi europei.
La CT per persone dipendenti nasce negli USA, più precisamente a Santa Monica in
California, esattamente nel 1958, il fondatore fu Charles Dederich e la comunità si
chiamava Synanon.
Synanon é stata l'ispirazione per quasi tutte le CT operanti oggi nel campo delle
tossicodipendenze, anche se, molte non ne sono a conoscenza o hanno difficoltà ad
accettare queste origini. Il significato che Synanon ha avuto é in ogni caso inestimabile,
indipendentemente dal fatto che la si ami o meno.
Synanon nella sua evoluzione é diventata forse più una comunità di vita, o addirittura
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un’organizzazione settaria, che non una comunità terapeutica. Una comunità nella quale
ogni residente poteva scegliere di rimanere anche per tutta la vita, entrando quindi a far
parte della "famiglia" (termine usato dal gruppo di residenti per definirsi).
La situazione storica nella quale nasceva, era quello degli anni '60 e in California
esistevano molte "family": una era Synanon, un'altra era quella di Charles Manson, che
assassinò Sharon Tate, un'altra "family" era quella del reverendo Jones, che si estinse
attraverso un suicidio di massa con più di 150 vittime e anche Synanon non é stato
immune da questo clima, in quanto ad un certo punto della sua tormentata storia, essa si
proclamò una religione; vi si effettuavano matrimoni di massa tra residenti e si recitava la
"Synanon prayer", la preghiera di Synanon. Questa preghiera rivela uno degli
atteggiamenti richiesti ai residenti di Synanon e quindi a tutti coloro che vi erano coinvolti
poiché, all'inizio della sua storia non era ammessa la figura dell’operatore professionista,
tutti coloro che vi abitavano erano ex tossicodipendente e/o alcoolisti e il suddetto
atteggiamento era la sottomissione ad un’entità superiore. Uno dei primi, se non il primo,
professionisti non tossicodipendenti che collaborò con la comunità fu il sociologo e
psicodrammatista Lewis Yablonsky e anche lui dovette entrare a far parte della comunità a
tutti gli effetti e sottostare alle sue regole e norme. Il suo libro "Synanon, the Tunnel back",
edito nel 1967 da MacMillan - New York, é da considerarsi una pietra miliare tra i testi sul
trattamento in Comunità Terapeutica.
Synanon Prayer
"Ti prego di far sì che io metta in
discussione sempre e per primo me stesso,
•
Fa sì che io sia onesto e fiducioso,
I Dodici Passi di A.A.
1) Abbiamo ammesso di essere
impotenti di fronte all’alcol e che
le nostre vite erano divenute
incontrollabili.
lascia che io vada in cerca di responsabilità
e che me le assuma,
•
fa sì che io cerchi di comprendere
piuttosto che essere compreso,
•
fa sì che io abbia fede e fiducia in me
stesso e nei miei compagni,
•
fa sì che io cerchi di amare piuttosto
che essere amato,
•
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fa sì che io cerchi di dare piuttosto
2) Siamo giunti a credere che un
Potere più grande di noi potrebbe
ricondurci alla ragione.
3) Abbiamo preso la decisione di
affidare le nostre volontà e le
nostre vite alla cura di Dio, come
noi potemmo concepirLo.
4) Abbiamo fatto un inventario
morale profondo e senza paura
di noi stessi.
che ricevere."
5) Abbiamo ammesso di fronte a
Dio, a noi stessi e a un altro
essere umano, l’esatta natura dei
nostri torti.
6)
Eravamo
completamente
pronti ad accettare che Dio
eliminasse tutti questi difetti di
carattere.
7) Gli abbiamo chiesto con umiltà
di eliminare i nostri difetti.
8) Abbiamo fatto un elenco di
tutte le persone cui abbiamo fatto
del male e siamo diventati pronti
a rimediare ai danni recati loro.
9) Abbiamo fatto direttamente
ammenda verso tali persone,
laddove
possibile,
tranne
quando, così facendo, avremmo
potuto recare danno a loro
oppure ad altri.
10) Abbiamo continuato a fare il
nostro inventario personale e,
quando ci siamo trovati in torto,
lo abbiamo subito ammesso.
11) Abbiamo cercato attraverso
la preghiera e la meditazione di
migliorare il nostro contatto
cosciente con Dio, come noi
potemmo
concepirLo,
pregandoLo
solo
di
farci
conoscere la Sua volontà nei
nostri riguardi e di darci la forza
di eseguirla.
12) Avendo ottenuto un risveglio
spirituale come risultato di questi
Passi, abbiamo cercato di
portare questo messaggio agli
alcolisti e di mettere in pratica
questi principi in tutte le nostre
attività.
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Questa preghiera, con il suo rivolgersi ad un’istanza superiore o spirituale, rivela le radici
di Synanon negli Alcoolisti Anonimi e aiuta anche a capire il contesto storico e culturale di
quel periodo: era l'inizio della crisi dei modelli di struttura sociale esistenti, in modo
particolare strutture come famiglia, chiesa, scuola, patria. Synanon non si prefiggeva
semplicemente di essere una comunità per persone con problemi di dipendenza da
sostanze, Synanon voleva migliorare il mondo.
Fino a quel momento, gli unici a occuparsi con successo di dipendenza da sostanze,
furono gli Alcolisti Anonimi (AA), quindi un metodo fondato sull’auto aiuto e mutuo aiuto e
nei Temperance Movements. Charles Dederich, che faceva parte di AA iniziò a svolgere
questi incontri presso la sua abitazione, introducendo una modalità d’incontri chiamata
"the Game", estranea ai meeting degli AA. "The Game" divenne la colonna portante di
Synanon.
Gli incontri avvenivano sedendosi in cerchio e ogni residente era confrontato da tutti gli
altri partecipanti in modo molto diretto, con forte coinvolgimento emotivo e senza parafrasi
o eufemismi. Il confronto durava circa 20 minuti, dopodiché toccava al prossimo. Gli
incontri, anche se molto intensi e apparentemente spietati, possono essere definiti
democratici, poiché non esisteva la figura del terapista e del paziente, ma tutti coloro che
partecipavano erano residenti della comunità e durante l'incontro i diversi ruoli nella
struttura gerarchica erano sospesi e ogni partecipante si sedeva sulla "hot seat" per
essere confrontato, nessuno escluso.
Nel 1963 a New York nacque il Day Top Lodge, che successivamente divenne il Day Top
Village; tra i fondatori ex residenti di Synanon, come il Dr. David Deitch, Monsignor William
O’Brian e Daniel Casriel, che aveva elaborato la Bonding Therapy e visitato Synanon in
precedenza.
A differenza di Synanon, Day Top aveva come obiettivo il reinserimento nella società,
rifiutando decisamente il compito messianico di salvare il mondo. Un’altra differenza
importante fu, che la comunità non era più costituita unicamente da residenti ma ne
facevano parte, professionisti che vi lavoravano senza viverci e senza essere stati
necessariamente tossicodipendenti. L'équipe operante era costituita sia da personale
proveniente da discipline tradizionali come psichiatria, psicologia, medicina, professioni
paramediche... che da ex-residenti. Sicuramente quest'ultima é una caratteristica da
considerare una peculiarità delle Comunità Terapeutiche cioè, il fatto che un ex residente
possa diventare a sua volta un professionista nel campo del trattamento delle dipendenze,
aggiungendo al contributo dato dalla formazione tradizionale una componente nuova:
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l'esperienza personale. Oggi questo non é più così vero: molte Comunità Terapeutiche,
hanno scelto di non avere nel proprio staff persone con esperienza di tossicodipendenza.
Va qui sottolineato che la cosiddetta équipe mista é sempre stato ritenuto uno dei punti di
differenziazione tra il Trattamento Comunitario e le Cliniche Specialistiche per il
Trattamento delle Dipendenze. Nonostante queste ultime, molto spesso, sono chiamate
Comunità Terapeutiche, manca loro una delle parti fondamentali che costituiscono
l'approccio di Comunità Terapeutica: l'auto aiuto e la partecipazione attiva alla gestione del
programma terapeutico, da parte di tutte le persone coinvolte.
Alcuni anni dopo Day Top, fu fondata Phoenix House e queste due ebbero indubbiamente
la funzione di modello per le innumerevoli comunità che stavano nascendo nel NordAmerica e successivamente per quelle in Europa, nel Sud-est Asiatico e in America
Latina.
In Europa le prime Comunità Terapeutiche furono fondate nel 1970 a Portsmouth (Alpha
House) e a Londra (Phoenix House), nel 1972 Emiliehoeve all Aia, e la Coolemine Lodge
a Dublino, nel 1973 il Centro Italiano di Solidarietà (CeIS) a Roma. Anche in Germania e
Svezia si svilupparono sia Phoenix House sia Day Top adattando il modello originario ai
diversi contesti [a Berlino Ovest, fu fondata una comunità sul modello Synanon, che tutt'
oggi esiste e si chiama Synanon-Berlin]; in Svizzera iniziarono ad operare le CT
"Aebihaus" ad Evilard e la Sozialtherapeutische Wohngemeinschaft Ruedli e.V. a Wimmis;
sotto la guida e consulenza Durante tutti gli anni '70 e per metà degli '80, visto l'espandersi
del fenomeno della tossicodipendenza, ci fu un aumento vertiginoso del numero di
Comunità Terapeutiche private oppure gestite dai servizi pubblici (questo particolarmente
in Spagna ed Italia). Proliferarono anche Comunità per persone tossicodipendenti, che si
proponevano più come forme alternative di strutture sociali, che non come Comunità
Terapeutiche a tempo determinato: in Italia la Comunità di San Patrignano fondata da
Vincenzo Muccioli e le Comunità Incontro costituite da Don Gelmini, un Sacerdote; In
Francia, Lucienne Engelmaijer fondò “Le Patriarche” (la Francia meriterebbe un capitolo a
sé per l'importante lavoro svolto da Claude Olivenstein in questo campo).
In Grecia nacque KETHEA, gestito inizialmente da Phoebus Zaffiridis con momenti di vera
democrazia diretta. KETHEA, per molti anni ha rappresentato l'unico esempio di Comunità
Terapeutica in questo paese.
La maggior parte di tutte queste istituzioni, si è definita come Comunità Terapeutiche,
anche se le differenze tra loro erano e sono tuttora enormi.
In questo senso é necessario, dopo la corrente cosiddetta."Tradizionale o Gerarchica"
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menzionare il lavoro svolto da Maxwell Jones (psichiatra) durante e dopo la seconda
guerra mondiale, trasformando alcuni reparti dell'Henderson Hospital da clinica
psichiatrica in una struttura per persone con problemi psichiatrici funzionante secondo i
principi della Comunità Terapeutica, cioè la partecipazione al potere e al processo
decisionale da parte dei residenti, l'introduzione di modalità di auto- e mutuo aiuto nei
gruppi terapeutici e il coinvolgimento del contesto circostante in ciò che stava avvenendo
nella clinica, allargando l'idea di Comunità alla comunità circostante. Donald J. Ottenberg
(medico internista) trasformò l’Eagleville Hospital di Philadelphia in comunità terapeutica
per alcoolisti e tossicodipendenti; come ospedale Eagleville aveva pazienti e personale
medico e paramedico; dopo la ristrutturazione in Comunità Terapeutica questi ruoli non
esistevano più, esistevano residenti e operatori. Gli anni '90 hanno comunque
rappresentato un giro di boa nelle Comunità Terapeutiche, in molti paesi del nord Europa,
esse sono diventate Cliniche Specialistiche per il Trattamento delle Dipendenze
modificando l’approccio e puntando maggiormente su un modello di riferimento
psichiatrico.
Oggi, la maggior parte delle Comunità Terapeutiche si è spostata da una posizione
d’autarchia (anche culturale), quindi da un sistema all'interno del quale si trovavano tutte
le risorse necessarie per promuovere e svolgere un trattamento, ad una percezione di sé
come una delle risorse necessarie per trattare la dipendenza da sostanze, che tanto é
efficace quanto riesce a collegarsi e utilizzare le risorse presenti nella comunità della quale
la Comunità Terapeutica fa parte: quindi l'efficacia della Comunità Terapeutica é data
anche dalla sua capacità di spostarsi da un’idea di Trattamento in una Comunità ad una
dinamica di Trattamento Comunitario Integrato, collaborando con tutte quelle agenzie che
possiedono competenze necessarie a trattare un fenomeno complesso come la
tossicodipendenza (dai servizi sociali ai servizi medici, dall'ufficio di collocamento per il
lavoro alle agenzie di formazione, dalle scuole alla polizia...).
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L'associazione HANDS:
L'associazione Hands opera nel campo delle dipendenze da alcol e farmaci e prosegue un
lavoro che prese avvio nel 1982 con la nascita del Centro Recupero Alcolisti come
associazione di volontariato.
Seguì la stipula della convenzione con la Provincia Autonoma di Bolzano e quindi una
collaborazione con l'Azienda Sanitaria Centro – Sud.
Successivamente, nel 1984, l’Associazione si avvalse di figure professionali come
psicologi, assistenti sociali ed altri operatori, con la conduzione del dr. Cesare Guerreschi.
Nel 1986 vengono fondati i primi centri di trattamento esterni, e nel 1988 viene istituita la
Comunità Terapeutica a Bolzano, che dal 1994 si convenziona con l'Azienda Sanitaria
Centro - Sud di Bolzano.
Dal 1997 L'Associazione si avvale inoltre di medici specialisti, e sempre in quell'anno
viene formalizzato il cambio della denominazione in "Hands".
Nel 1998 si ufficializza la convenzione con l'Azienda Sanitaria di Bolzano per l'Ambulatorio
di Alcologia dell'Associazione.
Nel 1999 si formalizza per l'Associazione la dicitura di ONLUS, organizzazione non a
scopo di lucro.
Alla fine del 2000 viene attivato un Laboratorio Protetto per alcoldipendenti a Bolzano e
nel 2001 una struttura analoga a Cermes
Nel 2003 viene attivato a Bolzano un alloggio protetto per alcoldipendenti con 5 posti letto
e nel 2006 si inaugura un altro alloggio protetto a Caldaro, per 2 persone. Inoltre, nel 2006
si stipula una convenzione con l’Associazione "La strada - Der Weg" per la gestione di un
alloggio protetto per donne con sede in via Vittorio Veneto 5 a Bolzano.
Nel luglio del 2007 l’Ambulatorio Hands si trasferisce nella attuale sede di Bolzano in Via
Duca d’Aosta 100.
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20
La Mission di HANDS
La Mission di una Associazione, di un impresa o di un Servizio, si può definire come una
“ dichiarazione dell’identità della Associazione stessa “. La “mission” enuncia la
finalità generale, lo scopo di fondo (la missione appunto), definito sulla base dell’insieme
dei principi ispiratori (valori) che orientano le scelte della organizzazione.
E’ necessario “mettere nero su bianco “ una dichiarazione che riassuma il progetto e le
linee guida di una associazione. In questo modo è possibile riconoscere una base
significativa per pianificare il futuro, per confrontarsi con le iniziative ed i progetti intrapresi,
per comunicare efficacemente con gli operatori interni e portatori di interessi esterni al
servizio.
Esplicitare una dichiarazione di Mission esprime pubblicamente il fatto che tutti i soci di
una Associazione o Servizio, ne sostengono gli scopi, le attività, i valori , ovvero l'identità
stessa.
La Mission di HANDS è quella di dare accoglienza e supporto alle persone che
presentano problematiche derivanti dall’abuso di alcol, in un ottica di riabilitazione psico
sociale per le persone stesse e per le loro famiglie.
La Mission di HANDS si esprime anche nell’utilizzo di diverse modalità di intervento di
cura e di riabilitazione delle persone con problemi di alcol, finalizzate allo sviluppo di una
vita di qualità e significatva senza alcol ( alcohol free Life ).
Nello specifico la Mission di HANDS si esprime attraverso la capacità di dare risposte
concrete come:
• ascolto, accoglienza, valutazione e diagnosi delle problematiche alcol-correlate
• interventi farmacologici specifici per la disassuefazione da alcol
• invio in strutture ospedaliere per cura e disassuefazione da alcol
• invio in strutture di degenza riabilitativa e in Comunità Terapeutiche
• attività ambulatoriale di counseling, informazione, psicoterapia per singoli e per
famiglie
• accompagnamento riabilitativo di lunga durata attraverso strumenti come la
Comunità Terapeutica, il Laboratorio Protetto, i Gruppi di auto-aiuto HANDS e
l’Alloggio Protetto
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All'interno della
Associazione operano varie figure professionali accanto a soggetti
volontari, in un equilibrato insieme di esperienze, motivazioni e progettualità.
Ed è così che, accanto a procedure e tecniche di tipo specialistico, il volontariato rimane
una componente importante dell'Associazione e trova evidenza e forza nel proprio operato
in varie mansioni, fino all'indispensabile ruolo svolto da alcolisti non più attivi che si
impegnano nei gruppi di auto - aiuto in vari distretti della Provincia.
Il centro opera attività di diagnosi, cura e riabilitazione sulle seguenti problematiche:
• uso inadeguato di alcol, abuso di alcol e alcol - dipendenza
• abuso di alcol associato ad uso improprio od abuso di altre sostanze psicoattive
come psicofarmaci, cannabinoidi, droghe sintetiche (politossicodipendenza )
• alcolismo associato a disagio psichico o a grave disagio sociale o a disturbi del
comportamento alimentare ( alcolismo complesso )
Gli interventi di Hands sono rivolti al soggetto che presenta il problema attivo, ma anche ai
suoi familiari, che inevitabilmente sono coinvolti nelle dinamiche interpersonali
condizionate dalla presenza del problema-alcol.
Inoltre, è possibile dare una risposta efficace anche a chi si rivolge al Centro pur non
presentando sintomi di dipendenza fisica o psichica conclamata ma consapevoli, che le
loro modalità di consumo di alcol possono già costituire un problema.
La Vision si identifica nella concezione complessiva del problema , e nel modo in cui
affrontarlo.
Dietro l’organizzazione di una Associazione come HANDS esiste anche la cultura degli
operatori che vi lavorano, che a sua volta contiene un modello interpretativo dell‘Alcolismo,
ed una idea di intervento e di cura.
Questa affermazione risulta assai importante, poiché, a differenza di altre forme di
dipendenza, quella da alcol riguarda le conseguenze negative e drammatiche che
nascono da un comportamento, il bere, che non solo è socialmente accettato, ma vi è una
continua sollecitazione all'assunzione di alcol. Ovvero, tutti gli alcolisti sono “passati
attraverso “ un periodo di “ bere non problematico “. Si può quindi affermare che tutti
contribuiscono a sostenere quel concetto assai ambivalente e “ scivoloso “ di “ Cultura del
bere “. Inoltre la Vision di Hands relativamente a questo argomento deve tenere in
considerazione l’evoluzione delle modalità del bere della popolazione avvenute negli ultimi
decenni. Infatti, il modo di bere definito “mediterraneo”, ovvero limitato ai pasti ed in linea
con una “ dieta mediterranea “ assai consigliata come modello di benessere e di salute, è
molto meno diffuso di una volta. Attualmente assistiamo ad una modifica delle modalità di
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assunzione alcolica, ed è sempre più frequente verificare che :
1) i giovani iniziano a bere alcolici sempre più precocemente, e spesso concentrano il loro
bere in grandi bevute nel fine settimana ( binge drinking )
2) il bere alcolici è spesso associato all’uso inadeguato di altre sostanze psicoattive, (
farmaci ) o ad altre droghe, o a dipendenze comportamentali (gioco d'azzardo, sesso...)
3) il bere eccessivo, problematico, l’abuso e la dipendenza da alcol, sono fenomeni che si
manifestano in un contesto storico-culturale in continuo cambiamento.
Questa ultima considerazione fa riferimento ad un fenomeno sociologico che è stato
definito come “cultura dell’eccesso “, diffusa in tutto il mondo occidentale, e che fa da
matrice a sensazioni di solitudine ed aridità emotiva che possono divenire fertile terreno
per l’utilizzo di varie sostanze psicoattive, tra cui l’alcol.
Strategie di marketing indiscriminato inglobano merci, valori, prodotti, sentimenti,
comportamenti, e tramite suggestioni dirette e indirette possono condizionare alla base
l’individuo, in particolare giovane, che può essere indotto a trasformarsi rapidamente in un
“bravo consumatore “.
In questa ottica possiamo condividere la valutazione di U. Galimberti che in un suo libro
individua nei giovani d’oggi, il nichilismo come un ospite inquietante che si aggira tra di
loro, che penetra nei loro sentimenti, fiacca la loro anima. Ed allora : “ le famiglie si
allarmano, la scuola non sa più cosa fare, e solo il mercato si interessa di loro, per condurli
sulle vie del divertimento e del consumo”. E come detto, la solitudine di un nichilismo
sconosciuto alle generazioni precedenti, cerca nell’uso di alcol e droghe un illusorio
rimedio ad un vuoto esistenziale.
Nel Tempio di Delphi nell’antichità, erano scolpite queste due famose frasi :
“ Conosci te stesso “ e “ Nulla di troppo “.
Ancora oggi risuonano come uno struggente invito ad occuparci efficacemente di noi
stessi nella quotidianità. Parole che possono certamente ispirare elementi di “ cura e
riabilitazione “ per le persone con dipendenza da alcol e da altre sostanze o
comportamenti.
Ogni persona può imparare a conoscersi, a guardarsi dentro , a riconoscere i propri limiti,
nella speranza di poter governare desideri eccedenti e faticosi che tormentano la vita
quotidiana. Quindi c’è un “ troppo da evitare “, che appare un po’ l’opposto della cultura
dell’eccesso di cui si diceva poco prima.
La Vision di HANDS nasce anche da queste considerazioni.
23
La Vision:
La Vision è la filosofia di un Servizio, ed è determinata da varie componenti. La Vision di
HANDS vede il problema Alcol come l’espressione di un modo di porsi nei confronti del
proprio mondo personale, e del mondo esterno. Questa ottica apparentemente
semplicistica riassume e riflette le diverse teorie con le quali si cerca di interpretare il
problema alcol, ovvero, da un lato la dimensione psico-biologica, dall’altro la dimensione
sociologica. Possiamo arrivare a dire che ogni alcolista è diverso dall’altro, in quanto
risulta essere una irripetibile miscela di elementi caratteriali, biologici,
emozionali, biografici ed ambientali. Tutte queste variabili determinano una diversa
tipologia di utenza e sulla base di una diversa utenza è possibile proporre una diverso
approccio di cura e riabilitazione. La Vision di Hands considera dunque l’alcoldipendenza
come una problematica di tipo biologico-psicologico-sociale , che richiede un intervento
attento, flessibile, continuativo. La Vision di Hands considera il problema alcol come
espressione di un comportamento che può divenire “ malattia “ intesa come una
condizione che necessita di una cura. Riteniamo che la “ cura “ debba riconoscere alcuni
punti fermi, da cui muovere per poter individuare strategie efficaci e riproducibili. Il primo
punto è quello di ritenere la totale e definitiva astensione dall’alcol come la base
irrinunciabile per poter avviare un processo di cambiamento. Un cambiamento che diviene
obiettivo e strategia di cura e che è necessario fare partire dalla accettazione della propria
“ fragilità” , in quanto condizione umana. Il secondo punto è quello di aumentare la
motivazione al cambiamento attraverso una strategia di intervento psicologico iniziale ,
che può trovare spesso nel
gruppo di auto aiuto un elemento estremamente utile, come “ terapia di mantenimento “. Il
cambiamento esistenziale della persona, potrà trovare efficace espressione anche nel
campo delle relazioni familiari e sociali. Il terzo punto è quello relativo alla messa in pratica
di alcune strategie personalizzate aventi scopo “ preventivo “ e “ riabilitativo “. La Vision di
Hands considera importanti alcuni elementi, poco oltre evidenziati, da utilizzare come “
strumenti di cura e
riabilitazione “ che possono trovare applicazione nei diversi campi di intervento proposti,
ovvero :
•
nel trattamento individuale ( psicoterapia di accompagnamento riabilitativo )
•
nel trattamento in Comunità Terapeutica HANDS
•
nel trattamento occupazionale presso i Laboratori Protetti HANDS
•
nei gruppi di auto – aiuto HANDS
24
Gli elementi che la Vision di HANDS ritiene necessari per un produttivo cambiamento
esistenziale basato sulla astensione dall’alcol è l’astinenza creativa: molto semplicemente
, la possibilità di utilizzare il potenziale dell’individuo, da troppo tempo “ congelato “
dall’abuso alcolico. Il potenziale umano può essere adeguatamente canalizzato in una
nuova occupazione, in una attività sportiva, nel recuperare una antica passione, nel
riattivare o scoprire un nostro talento. Talento inteso come risorsa individuale, come
predisposizione creativa, come orientamento personale alla vita, come unicità. Astinenza
creativa vuol dire anche sviluppare la Solidarietà e condividere il cambiamento in corso (
gruppo di aiuto e famiglia ),e sviluppare personali strategie mirate ad evitare la ricaduta
(anticraving Coping ). Un secondo tema da considerare è quello che possiamo indicare
come: rapporto con la Natura. Semplicemente, abbandonando l’alcol o altre dipendenze, il
nostro cervello torna ad una condizione di “ plasticità neuronale “ che va utilizzata
adeguatamente. E’ una condizione simile a quella di un contadino che si appresta a
dissodare un terreno nuovo, un terreno fertile, dove è possibile impiantare nuovi semi. In
questo senso il rapporto con l’ambiente naturale e le nuove, semplici, modalità che si
possono sperimentare, vanno a riattivare aree cerebrali che da sempre esistono in ognuno
di noi. Come dimostrato da studi scientifici, si tratta di aree dove risiederebbe una innata
disposizione alla Natura. Nella realtà pratica, a livello individuale o di gruppo si possono
sperimentare semplici esercizi di tipo motorio, respiratorio, sensoriale, immaginativo aventi
le seguenti finalità :
1) imparare a staccare dai circuiti di pensiero, diminuire la tensione, e favorire una migliore
disponibilità d’animo ed un possibile rilassamento .
2) imparare a spostare l’attenzione ed aumentare la consapevolezza, motoria, emotiva,
cognitiva
3) riscoprire una dimensione naturale in senso lato, dove emerge più facilmente la
capacità di orientarci allo stretto necessario, e dove il superfluo non serve ( meno è meglio
– conosci te stesso )
Come già accennato negli aspetti storici, il terzo aspetto ritenuto importante da molti
esperti nella riabilitazione delle Dipendenze, è quello della Spiritualità.
Anche V .Hudolin sviluppò e propose il concetto di Spiritualità antropologica nell’ambito
della metodologia dei Club per Alcolisti in trattamento. Egli intendeva con questo “ la
cultura sociale umana che si basa sui valori che l’uomo possiede da sempre come codice
interno di regole e comportamento. Rimanendo in linea con questo concetto è possibile
ricavare e sviluppare praticamente una operatività che racchiuda aspetti come: la
25
solidarietà, la sensibilità, l’amore, la volontà orientata al cambiamento. Altri autori
(Cloninger, Schaub) ritengono che la dimensione spirituale possa aiutare e migliorare vari
tipi di sofferenza psichica, e dunque suggeriscono di integrare questa tematica all’interno
di una metodologia di intervento riabilitativo. Spiritualità è anche cominciare a prestare
attenzione a concetti e situazioni emotive che in varia misura hanno a che fare con le
dinamiche e lo sviluppo delle Dipendenze. Ed ecco che in un percorso riabilitativo la Vision
di Hands ritiene di poter arrivare ad occuparsi di tematiche come: l’attenzione, la
consapevolezza, la volontà, il rispetto verso se stessi e verso l’Altro, la capacità di
modulare le gratificazioni, il riconoscimento della propria fragilità, il coraggio di affrontare le
crisi ed i cambiamenti, l’impostazione di una certa disciplina mentale. Quella disciplina
mentale che permetterà di utilizzare le risorse individuali allo scopo di costruire un archivio
di emozioni, sensazioni, immagini positive e strutturanti. Una “alcohol free Life” che
consentirà di familiarizzare sempre di più con uno spazio interiore che, molto temuto o
ignorato nel passato personale, possa divenire oggi intimamente nostro. Il nostro Luogo
sicuro.
Programma terapeutico
Principi e linee di riferimento teorico: l’Associazione Hands utilizza una prassi terapeutica
che ha come riferimenti teorici alcuni fondamenti largamente riconosciuti, ed esperienze
scientifiche e terapeutiche di provata efficacia, e mantiene peraltro l’attenzione sulle nuove
evidenze emergenti in campo medico, psicologico e sociale, promuovendo la formazione e
l’aggiornamento di tutti gli operatori in servizio. Le linee guida di intervento in ambito
clinico-terapeutico e riabilitativo fanno riferimento ad una “Vision “ di fondo, ( come più
oltre specificato ), che valuta ogni singolo caso
come una opportunità di cura del sintomo emergente, ma anche come l’inizio di una
possibilità di cambiamento più ampia. L’approccio operativo di HANDS fa riferimento ad
alcuni consolidati strumenti di intervento in ambito alcologico, tra i quali la tecnica del
Colloquio Motivazionale di Miller e Rollnick da integrare a vari livelli con il modello
Transteorico e degli Stadi del Cambiamento di Prochaska e Di Clemente.
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Tale modello è imperniato sul concetto che il trattamento delle Dipendenze deve
considerare le fasi del cambiamento nell’ambito di un processo circolare di motivazione.
Ovvero il cambiamento va visto come un processo graduale che si muove attraverso
specifici stadi. Il modello propone anche altri concetti assai utili nello sviluppo di un
percorso riabilitativo dell’alcoldipendente, come l’Autoefficacia, e la Bilancia decisionale,
da integrare anche col concetto di Frattura interiore (Scaglia). Rilevante anche l’attenzione
posta sulle varie modalità di prevenzione, gestione ed integrazione del fenomeno della
“ricaduta nel bere “ come è implicito in una ottica di trattamento riabilitativo di lungo
termine.In questo campo Hands utilizza ed integra gli approcci studiati e proposti da autori
come Marlatt, Gorski, Daley, che includono nel loro modello componenti educative,
tecniche cognitivo-comportamentali, strategie di cambiamento dello stile di vita. HANDS, in
linea con l’ esperienza clinica e la Letteratura internazionale utilizza trattamenti e
metodologie psicoterapeutiche multiformi , ma sempre mirate ai problemi correlati all’uso
di sostanze, alcol in particolare. Le linee guida dei trattamenti saranno per quanto
possibile adattate ai singoli utenti sulla base di Progetti personalizzati, che cercheranno
di fare leva anche sulle sempre presenti risorse individuali degli stessi. La base teorica che
ha costituito e improntato l’avvio dei programmi di trattamento per alcoldipendenti, fa
riferimento ad una interpretazione psicodinamica dell’alcolismo. Peraltro vi è interesse e si
dispone di strumenti clinico e trattamentali anche nel considerare le problematiche
alcoliche da altri punti di vista come:
•
il modello Familiare delle alcoldipendenze
•
il modello comportamentale e cognitivo delle alcoldipendenze
•
il modello neurobiologico delle dipendenze
La metodologia di intervento riabilitativo integra alcuni presupposti delle principali teorie di
trattamento tramite i gruppi di auto – mutuo -aiuto. Così che riteniamo utile il contributo
degli Alcolisti Anonimi e l’ insegnamento della metodologia medico –psico -sociale ideata
dal prof. V. Hudolin. I gruppi di mutuo -aiuto sono divenuti una risorsa assai utilizzata in
tutto il mondo, efficace ed a basso costo, che trova particolare indicazione proprio in quelle
problematiche o patologie ove sia presente una dipendenza od una dinamica compulsiva,
situazioni nelle quali, risulta assai difficile se non impossibile, individuare una singola ed
efficace terapia mirata. Così anche nei problemi di alcoldipendenza il gruppo di mutuo
aiuto diventa un valido strumento per potersi confrontare insieme, con individui portatori
della medesima sofferenza, su tematiche relative al proprio mondo interno, alle proprie
difficoltà, e sulla possibilità di costruire una vita senza dover più ricorrere all’alcol. Per
27
Hands tale orientamento è ancora da ritenere un punto importante della riabilitazione di un
alcol – dipendente, ed è infatti un metodo molto valorizzato ed utilizzato.
L’attività di diagnosi e cura viene svolta dall’Ambulatorio di Bolzano che, per via di
apposita convenzione con l'ASL Centro - Sud di Bolzano, presta opera di servizio sanitario
pubblico cui è possibile accedere senza alcuna impegnativa.
L’Ambulatorio fornisce le seguenti prestazioni:
• colloqui psicologici individuali, di coppia, per famiglie
• visite mediche e psichiatriche per problematiche di dipendenza
• gruppi di informazione e motivazione
• gruppi specifici ( informazione su Alcol e Guida )
• psicoterapie mirate di breve e lunga durata ( accompagnamento riabilitativo )
• tecniche di rilassamento e distensione immaginativa
• terapie mediche di disassuefazione da alcol e farmaci
• protocollo Acudetox, agopuntura padiglione auricolare
Per quanto riguarda quei casi dove assieme al problema alcol si riscontri un uso di droghe
“pesanti “ come eroina o cocaina, o nei casi ove si evidenzi una psicopatologia primaria,
risulterà indispensabile collaborare col Servizio Tossicodipendenze e con quello della
Salute Mentale.
Per eventuali segnalazioni di soggetti con problemi alcol/farmaco correlati all’interno
dell’Ospedale di Bolzano, essi saranno valutati dal servizio di Alcologia interno, mentre per
altre strutture ospedaliere e convenzionate, Hands potrà essere contattata ed inviare un
proprio operatore per la valutazione del caso.
L’attività di riabilitazione trova per determinati casi un efficace strumento operativo nella
Comunità Terapeutica di via Dante 18 a Bolzano, che beneficia di apposita convenzione
con l’ASL Centro – Sud.
Tale struttura propone un programma psicoterapeutico articolato, per un minimo di 12
settimane, finalizzato al reinserimento psico-sociale degli ospiti, e promuove uno stile di
vita imperniato sul mantenimento della totale astensione dal bere alcol.
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Mappa dei portatori di interessi (stakeholder)
ospedale
MMG
HANDS
ASL
CSM
utenti, pazienti
Ser.D
Coop. sociali
Provincia
(assessorato)
(amministrazione)
Servizio
Sociale
cittadini
Uff. Cons. Impiego
Magistratura,
Carcere
familiari
Explora
Comunità
Comprensoriali
Distretti
Commissione patenti
Cliniche private
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PROCEDURE DI INTERVENTO AMBULATORIALI
FUNZIONIGRAMMA AMBULATORIO HANDS
Direttore sanitario
Direttore Clinico
Equipe Multiprofessionale
Accettazione segreteria
Medico
Infermiera
Coordinatore Psicologi
Psicologi
Educatore
Assistente Sociale
Volontariato
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FUNZIONIGRAMMA ASSOCIAZIONE
HANDS IN RAPPORTO
ALL’AMBULATORIO HANDS
PRESIDENTE
CONSIGLIO
D’AMMINISTRAZIONE
(Eletto dall’Assemblea dei Soci)
(Eletto dall’Assemblea dei Soci)
Ambulatorio HANDS
Comunità Terapeutica
Hands
Alloggio Protetto
Handshome
Laboratorio Protetto
Handswork di Bolzano
Sede Hands
di Merano
Laboratorio Protetto
Handswork di Cermes
Sede Hands
di Bressanone
Volontariato e Soci dell’Associazione HANDS
Centro ricerca e interventi alcol e farmacodipendenza
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AMBULATORIO HANDS
L'ambulatorio dell'Associazione HANDS è una struttura convenzionata con l'Azienda
Sanitaria di Bolzano. Questo servizio specialistico è esente da ticket e non necessita di
impegnativa da parte del medico di base.
In questa sede gli alcoldipendenti, i loro familiari e/o i loro amici possono effettuare i primi
contatti, fissare un colloquio informativo e trovare aiuto e sostegno. Successivamente si
decidono le necessarie disintossicazioni e viene stabilito un programma terapeutico
individuale. E´ inoltre possibile concordare eventuali visite domiciliari che verranno
effettuate da un nostro operatore.
Il trattamento ambulatoriale consiste in:
• visite medico specialistiche
• disassuefazione e disintossicazione farmacologica da alcol
• colloqui singoli e di coppia
• psicoterapie
• gruppi terapeutici
• gruppi specifici
• moduli formativo - informativi
32
Regolamento dell‘Ambulatorio HANDS
-
È previsto un orario di apertura al pubblico dell'ambulatorio dalle ore 8.30 alle ore
12.30 e dalle 14.00 alle 18.00 dal lunedí al giovedí, il venerdí dalle 8.30 alle 12.30. Al di
fuori di tale orario l‘ accesso al servizio è consentito unicamente previo appuntamento.
-
L‘ ambulatorio non ha caratteristiche di pronto soccorso e pertento eventuali
urgenze verranno demendate ai servizi competenti, tuttavia durante l‘orario di apertuta al
pubblico e per situazioni particolari è a disposizione un operatore del servizio
-
In generale, per prestazioni di carattere informativo e di prima consulenza ognuno
potrá accedere all'Ambulatorio HANDS. Non sono richiesti Ticket e non è necessaria
alcuna impegnativa da parte di altri servizi.
-
In perticolare potranno accedere a prestazioni addebitabili al SSN (visite e
accertamenti medici, colloqui e consulenze psicologiche, psicoterapie) soltanto gli utenti
iscritti al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) dell' USL Centro-Sud, ed i familiari di questi
iscritti, anche se provenienti da altre USL
-
L' iscrizione al SSN (Servizio Sanitario Nazionale) e l'appartenenza all'USL Centro
Sud dovranno essere comprovate in modo idoneo tramite presentazione del libretto
sanitario. L‘ufficio accettazione inviterá l‘utente non in regola con il libretto sanitario a
recarsi peresso gli uffici competenti per la regolarizzazione della sua posizione.
Successivamente eventuali complicanze ed oneri derivanti da mancata o difettosa
iscrizione al SSN andranno a carico esclusivo dell' utente, incluso il risarcimento per
prestazioni fruite.
-
Gli utenti iscritti al SSN della USL Centro Sud potranno accedere a colloqui
informativi, consulenze, visite mediche e psichiatriche, ed ottenere i consigli pertinenti e/o
le relative proposte di trattamento derivanti dagli accertamenti eseguiti. In conformitá con i
resultati delle indagini mediche e/o psicologiche gli utenti potranno o seguire in sede
trattamenti ambulatoriali di volta in volta ritenuti idonei, o essere inviati a trattamenti ( ad
esempio di disintossicazione o riabilitazione) in regime residenziale o semiresidenziale.
Rimane inteso che ogni trattamento proposto viene liberamente accettato dall‘utente,
qualora questo non avvenisse verranno valutati dal servizio possibili trattamenti sostitutivi
o l‘interruzione del progetto
-
Per utenti iscritti al SSN di altre USL verranno accolti con modalità di accesso
distinte a seconda delle convenzioni con dette USL.
33
-
Gli utenti che parteciperanno a gruppi terapeutici a conduzione professionale ed a
gruppi di autoaiuto debbono assumersi, nei confronti degli altri membri di gruppo, obblighi
di riservatezza in analogia al segreto professionale di operatori sanitari e psicologici.
-
La rilevazione dei dati sensibili da parte del servizio è motivata unicamente ed
esclusivamente a fini di prevenzione, diagnosi, cura, abilitazione e riabilitazione in ambito
medico e psicologico. Tali dati sono trattati come previsto dalla Legge 31.12.1996 nr.675.
Prestazioni a utenti che vogliano serbare lo stato di anonimità potranno essere effettuate
solamente nei casi esplicitamente previsti dalla legislazione nazionale ed europea.
-
Nei locali dell‘ambulatorio non è consentito fumare, eventuali trasgressioni verranno
sanzionate come stabilito dalla legge.
-
Tutti sono tenuti a mantenere un tono di voce moderato,
un comportamento
consono alla situazione, nel rispetto sia di altri utenti sia degli operatori del servizio
-
L‘ accesso all‘ ufficio accettazione è consentito ad una sola persona alla volta per il
disbrigo delle pratiche necessarie. non è consentito sostare nei corridoi.
-
Non è consentito sostare nel corridoio così come negli altri locali, tranne che nella
sala attesa e fino al momento in cui l‘utente verrà chiamato.
Qualunque cittadino può rivolgersi all’ambulatorio HANDS senza impegnativa, previo
contatto telefonico o direttamente per concordare un appuntamento, dato che non
vengono erogate prestazioni di pronto soccorso.
Generalmente una prima forma di intervento può trovare una risposta adeguate tramite :
• informazione specifica
• colloquio individuale o familiare
• valutazione della situazione socio - familiare e delle problematiche connesse
(analisi dei bisogni)
• valutazione psicologica e/o psichiatrica
• visita medica
• eventuali colloqui di valutazione a domicilio, su richiesta
• proposta delle successive fasi di cura e riabilitazione
Successivamente se il caso lo richiede, la persona con problemi di alcol o farmaco
dipendenza, potrà usufruire di alcune possibilità terapeutiche principali, così riassumibili:
• disassuefazione ambulatoriale
• proposta di valutazioni specialistiche ed accertamenti ematochimici
• proposta di ricovero per cura delle patologie alcol - correlate e per disintossicazione
• indicazione per l’inizio di una psicoterapia idonea
34
Una terza fase del possibile percorso di un utente può prevedere:
invio presso una struttura di Riabilitazione alcologica per un periodo di trattamento
residenziale;
inserimento presso una Comunità Terapeutica, compresa quella della Associazione
Hands di via Dante a Bolzano, che opera seguendo i medesimi orientamenti teorici;
proposta di frequenza di un gruppo di auto - aiuto per soggetti con problemi di
alcoldipendenza. (gruppo Alcolisti Anonimi , Club per Alcolisti in Trattamento, gruppi
Hands);
proposta di proseguimento della psicoterapia o di altri momenti terapeutici individuali o di
gruppo, compresa terapia occupazionale presso i Laboratori protetti Hands.
E’ cura del Servizio Sociale di Hands occuparsi attivamente delle numerose e spesso
complesse
problematiche
di
tipo
socio-familiare-lavorativo,
tramite
procedure
di
coordinamento e di contatto con le diverse strutture socio - sanitarie ed assistenziali.
Tutti gli operatori di Hands lavorano in un ottica di collaborazione attiva e gli incontri
settimanali di équipe, permettono di avere sempre in primo piano le diverse tappe
evolutive dei singoli casi.
Quest'ottica di collaborazione attiva, è attuata utilizzando la metodologia di case
management riportata di seguito:
Modello di Case Management utilizzato dai Servizi
Sociali dell'Associazione HANDS
“Il Case Management è un processo d’aiuto a persone, che sono in situazioni di vita
insoddisfacenti o non riescono a padroneggiare la propria vita. Ciò avviene per la
presenza di molti problemi che richiedono il supporto di diversi aiutanti.”
[J.R. Ballew and George Mink]
L’inclusione dei concetti di rete sociale e supporto sociale nel lavoro sociale, costitisce una
richiesta che risale a M. Richmond e J. Addams. Purtroppo nella pratica, i concetti di
messa in rete e supporto sociale si sono potuti realizzare solo in parte e più nell’ambito
della cura e riabilitazione sanitaria che nel lavoro sociale.
Il Case Management è un procedimento che prevede la progettazione ed il reperimento di
risorse insieme al cliente e, l’accompagnamento all’utilizzo. Il Case Management si basa
sui principi della auto – organizzazione più ampia possibile del cliente e di conseguenza,
del minor intervento istituzionale necessario.
Alcune resistenze nella diffusione del CM, forse derivano da un fraintendimento, come se
35
questo strumento non si conciliasse con il lavoro sociale e la valutazione razionale
escludesse tutto l’aspetto relazionale.
Lo strumento fa leva sulle risorse inutilizzate dal singolo e dal suo sistema e poggia sul
potenziale dell’auto aiuto e le risorse della rete di HANDS e del cliente:
-
quali potenzialità della persona e del gruppo possono essere impiegate in modo più
efficace?
-
quali possibilità si aprono, strutturando diversamente gli aiuti?
-
quali provvedimenti infrastrutturali sono necessari per mettere in rete le offerte di
promozione della salute?
Sembra quasi che “lavoro di rete” e “fare sistema” siano diventate un po’ le formule
magiche quando si tratta di collaborazione (nell’informatica si parla di compatibilità e se
qualche singolo pezzo non è compatibile diventa un…problema di rete). Infatti è piacevole
immaginarsi che con la parola “qualità strutturale” una regione si fornisca di offerte ed
erogatori qualificati.
Dimensione Strutturale
-
Riflessione e scambio sulle offerte e i deficit
-
Incremento delle informazioni (carta dei servizi; descrizione della specificità della
proprio offerta; scambi su altri servizi esistenti anche fuori regione)
-
Discussione ed elaborazione di possibilità per ottimizzare le risorse strutturali della
regione
-
Apertura o manutenzione di percorsi di delega
Reciproco supporto in casi di emergenza
In modo schematico possiamo dire che il modello si possa rappresentare nel seguente
modo:
36
CLEARING:
•
Fase propedeutica al C.M.
•
individua quei processi di raggiungimento degli obiettivi, nei quali può/deve
essere utilizzato lo strumento C.M.
INTAKE – presa in carico:
•
l primo contatto tra cliente (utente) e case manager. Sarà illustrato il servizio di case
management. Individuazione delle aspettative dell’utente e della richiesta.
•
Le informazioni raccolte sono valutate. Questa valutazione fornisce le risposte
inerenti tipologia e urgenza dell’intervento:
•
Intervento di emergenza
•
Case management
•
Mediazione
L’elaborazione e sviluppo delle strategie avviene assolutamente in collaborazione
tra utente e case manager. In questa fase vengono stabiliti gli accordi vincolanti per la
collaborazione futura
ASSESSMENT: Analisi sistematica della situazione dell‘utente
•
descrizione del problema (fatti-supposizioni-ipotesi)‫‏‬
•
eziologia e causa scatenante del problema
•
•
•
•
mappatura delle relazioni familiari e sociali (geno- e sociogramma)‫‏‬
Risorse esistenti (salute, famiglia, lavoro, economiche…)‫‏‬
Biografia - anamnesi (medico, psicol., sociale)‫‏‬
Stato energetico (motivazionale, emozionale, cooperazionale)‫‏‬
L‘utente e l'assistente sociale valutano insieme la analisi situazionale in base a:
•
Tipo di incarico e competenza
•
Il problema da affrontare (principale e secondari)‫‏‬
rischio della situazione/urgenza
priorità
necessità di azione
verifica risorse e rete
ostacoli
•
•
•
•
•
37
PLANING: fase di progettazione
La fase di pianificazione si sviluppa in diversi passi:
Definizione degli obiettivi: lo stato desiderato (realizzabile e valutabile), prospettiva
realistica del futuroStruttura degli obiettivi: l’obiettivo finale è lo stato ideale collocato in un lontano futuro.
Questo stato ideale è suddiviso in obiettivi di azioni e obiettivi quadro (analisi del rischio,
obiettivi intermedi, obiettivi alternativi)‫‏‬
Processo di individuazione degli obiettivi: sensatezza degli obiettivi (motivazione ed
energia)‫‏‬
Bisogni - Steps
La formulazione degli obiettivi evidenzia le necessità cioè i bisogni. Si tratta di concordare i
passi necessari nei loro aspetti temporali e contenutistici, da inserire in un progetto d’aiuto
trasparente e condiviso.
INTERVENTION: intervento
Realizzazione del progetto d‘aiuto
Il c.m. attiva/costruisce la rete degli attori (linking) Coordina i servizi dei fornitori,
contratta, ricerca consenso e le basi per una cooperazione. Regola in modo vincolante i
dettagli dei passi previsti
MONITORING: valutazione periodica die risultati
• L’intervento è controllato, analizzato e valutato in modo costante
•
Il c.m. verifica il rispetto del piano interactiveness, controlla il raggiungimento degli
obiettivi parziali ed intermedi
Re-assessment
La funzione del re-assessment è quella di avvicinare sempre di più il processo d’aiuto ai
bisogni rilevati.
38
Valutazione finale
Valutazione dell’utilità del Case Management alla fine dell’intero processo
La valutazione fornisce informazioni sull’efficacia del lavoro svolto, dei mezzi impiegati e
delle risorse necessarie nel Case Management.
Gli standard della valutazione sono:
•
utilità
•
fattibilità
•
correttezza
•
precisione
STRUMENTI TERAPEUTICI E RIABILITATIVI
Come precedentemente affermato, il programma Hands prevede un percorso di approccio
iniziale comune, ed uno più articolato ed adattabile alla tipologia e alle problematiche del
soggetto.
Il percorso comune, che è possibile proporre a tutti gli utenti che si rivolgono al Centro,
consiste essenzialmente in uno o più colloqui di valutazione attenta del problema
presentato, e in una adeguata informazione su tutto ciò che riguarda le problematiche di
alcol e farmacodipendenza.
Successivamente è possibile proporre al soggetto diversi tipi di intervento terapeutico
individuali o di gruppo così riassumibili:
• psicoterapie
• gruppi specifici
• gruppo di auto - aiuto
• colloqui psicologici
• monitoraggio e follow up
PSICOTERAPIE
Le psicoterapie sono uno dei strumenti fondamentali della metodologia Hands che
permette di avvicinarsi a problematiche di fondo che sostengono la dipendenza patologica
del soggetto.
Le psicoterapie sono condotte da psicoterapeuti, siano essi medici o psicologi con provata
esperienza nel campo della Medicina e della Psicologia delle Dipendenze, ed offrono
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percorsi differenziati a seconda della struttura di personalità del paziente, delle relazioni
familiari, e del livello di emergenza del problema.
Settimanalmente il gruppo degli operatori Hands si riunisce presso l’Ambulatorio per una
approfondita riunione di équipe nella quale vengono discussi e confrontati i casi della
settimana.
Gli operatori Hands fruiscono di una periodica supervisione con esperti del settore, e
mantengono ovviamente un adeguato livello professionale anche attraverso corsi e
seminari di formazione ed aggiornamento in campo alcologico e psicoterapeutico sia
promossi ed organizzati da Hands, sia al di fuori della struttura, in campo regionale e
nazionale.
Le possibilità che Hands offre agli utenti a livello di psicoterapie sono:
• psicoterapia individuale
• psicoterapia di coppia
• psicoterapia di gruppo
• psicoterapia della famiglia
• psicoterapia con l’utilizzo di tecniche di rilassamento e visualizzazione guidata
GRUPPI SPECIFICI
Questi gruppi sono stati approntati per offrire un adeguato tipo di risposta a specifiche
aree problematiche, ovvero a tipologie di soggetti con bisogni ben differenziabili come ad
esempio :
• Gruppo familiari
Il gruppo Familiari è aperto a tutti i familiari che hanno all’interno del loro nucleo un
soggetto con problemi di alcol , farmacodipendenza o anche dipendenza da gioco.
Possono accedere al gruppo anche familiari che hanno il “componente col problema attivo
“ che non è ancora entrato in trattamento. All’interno del gruppo Familiari ci si confronta,
con la conduzione di uno psicologo, sulle principali difficoltà relazionali presenti allorché un
componente della famiglia sia alcol - dipendente. Vengono attivate strategie di solidarietà,
di sostegno e di responsabilizzazione. Si segue una metodologia specifica, ed il gruppo ha
una durata orientativa di un anno per quei familiari il cui componente sia entrato in
trattamento, e maggiore nei casi i cui il soggetto con problema attivo non sia ancora in
trattamento. Anche in questo caso le persone più motivate possono diventare conduttori di
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gruppi di aiuto Hands dopo aver frequentato uno specifico corso di formazione.
• Gruppo per soggetti con problemi di ritiro patente :
Questo gruppo è rivolto a persone che hanno avuto uno o più ritiri patente per guida in
stato di ebbrezza, o che, nella procedura di rinnovo patente hanno avuto indicazione di
rivolgersi al nostro servizio per via di presenza di un problema alcol correlato.
Il gruppo si riunisce per una serie di incontri, ( in genere quattro ) dove vengono trattati
argomenti relativi al tema della sicurezza stradale e dove si cerca di confrontare le
persone sul loro modo di pensare e di gestire l’uso di sostanze psicoattive, in particolare
l’alcol.
Altri Gruppi specifici possono essere attivati sulla base di particolari esigenze e/o
necessità come ad esempio : Gruppo Donne, Gruppo Giovani, Gruppo Alcol/problemi
Giustizia, Gruppo Alcol e uso di sostanze illegali , Gruppo Alcol e persone
extracomunitarie.
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