L'Associazione per il trattamento dell'alcoolismo HANDS un work in progress Salvatore Raimo 1 Indice: Premessa La storia di Antonietta Il contesto nel quale opera HANDS Cenni storici La Mission di HANDS La Vision di HANDS Il programma terapeutico Mappa dei portatori d'interessi Ambulatorio HANDS Procedure d'intervento ambulatoriali Modello di Case Management dell'associazione HANDS Strumenti Terapeutici e riabilitativi La Comunità Terapeutica HANDS Questionario di soddisfazione utenti C.T. Carta dei Servizi C.T. Laboratorio Protetto HANDSWORK Bolzano Laboratorio Protetto HANDSWORK Cermes Carta dei Servizi Laboratori Protetti Profilo di Qualità Laboratorio Protetto Alloggio Protetto HANDSHOME Profilo di Qualità Alloggio Protetto Strumenti di rendicontazione e marketing sociale Glossario Bibliografia 2 Premessa: Gli ultimi due decenni, sono stati contrassegnati da enormi cambiamenti... anche nel campo del sistema dei servizi per il trattamento delle varie forme di dipendenze. Uno degli aspetti che indubbiamente è risultato di grande impatto sul settore privato-sociale, è stata la richiesta di verificabilità dei processi e dei risultati dei diversi servizi erogati, da parte dei molteplici portatori d'interessi, in modo particolare degli enti invianti che quasi sempre sono dei soggetti pubblici. Fino agli anni ottanta, l'aspetto forse più caratterizzante dei servizi del privato sociale operanti nel campo del trattamento delle dipendenze, era indubbiamente la capacità di accoglienza delle persone in situazioni di disagio, come anche una forte proposta valoriale. Questi due aspetti: la capacità di accoglienza è la consistenza della proposta valoriale, rappresentavano di per sé gli indicatori di qualità di un servizio e i risultati erano più che altro dichiarazioni d'intenti e non provati attraverso processi di valutazione. Concetti come accountability, carta dei servizi, accreditamento o bilancio sociale non facevano ancora parte del vocabolario di coloro che gestivano questi servizi. La terminologia dei manager del privato sociale era molto più contrassegnata da un vocabolario ispirato da concetti etici e morali, ritenuti universali. La necessità di cambiamento, si è fatta più evidentente, man mano che diminuivano le risorse e aumentava la necessità da parte delle amministrazioni pubbliche, di controllare la spesa da una parte ma anche per che cosa queste risorse venivano impiegate. Da ciò nasce per il privato sociale l'obligo di rendicontare l'utilizzo delle risorse e i risultati ottenuti. Un altro cambiamento è di tipo culturale: la nascita di una società post moderna, rende sempre più difficile proporre valori universalmente riconosciuti e quelli esistenti sono messi in discussione; aumenta il numero di coloro che dubitano di verità pre confezionate e valide sempre e per tutti. Questa tendenza rende meno attraenti proposte di trattamento basate in modo eccessivamente esplicito su valori "universali. Si rende necessario dimostrare l'utilità di ciò che si fa, dimostrare la propria capacità di definire obiettivi e di raggiungerli, la competenza dell'organizzazione di rendere conto del proprio operato ai più diversi portatori di interessi: amministrazione pubblica utenti collaboratori famiglie 3 i cittadini che pagano le tasse sponsor e sostenitori di vario tipo ecc. Gli anni '90 rappresentano anche la crescita di consapevolezza della complessità del fenomeno delle dipendenze in tutta la sua portata intrapsichica, sociale e medica. Vengono introdotti concetti come "borderline", "comorbilità psichiatrica" e "doppia diagnosi". Si inizia a parlare di accreditamento, management sociale, marketing sociale, stake holder. I primi strumenti di rendicontazione e marketing prendono piede (carta dei servizi e bilancio sociale) come anche le varie certificazioni ISO. Questo cambiamento ha comportato una sfida enorme per il privato sociale: introiettare questa cultura senza perdere con ciò quegli aspetti che sono stati qualificanti in passato e che vorrei riassumere in un termine: GENEROSITÀ. Tutti coloro che si occupano di qualità e valutazione sanno che non esiste una visione ogettiva di ciò che è Qualità piuttosto, l'obiettivo di un organizzazione, o meglio di una rete di servizi, diventa quello di una visione condivisa di ciò che è la Qualità e quali sono gli indicatori che ci aiutano a misurarla. Questi cambiamenti hanno coinvolto inevitabilemente anche coloro che operano nei servizi: psicologi, medici, assistenti sociali ed educatori. Se in precedenza a queste figure professionali erano richieste competenze squisitamente relazionali, oggi ci si aspetta da loro una serie di competenze che sono collocate anche nell'area del management sociale. Come già accennato in precedenza, non si tratta di una sostituzione di competenze, bensì di un ampliamento, cioè di aggiungere competenze gestionali, senza perdere le capacità relazionali. La scelta di descrivere un'organizzazione come l'Associazione HANDS di Bolzano, è dovuta alla storia paradigmatica di questa organizzazione: essa parte con una forte vocazione associazionistica, basata sul volontariato e negli anni diventa un organizzazione privata con integrazione di un ambulatorio gestito dall'ente pubblico. HANDS oggi si trova ad affrontare la sfida di rimanere collegata alle proprie radici, ma anche di affrontare una situazione nella quale i suoi laboratori protetti sono chiamati ad operare secondo alcune leggi di mercato (domanda – offerta), a causa di un forte calo delle risorse provenienti dal pubblico. La comunità terapeutica deve essere in grado di garantire un'occupazione del 90% circa e questo implica un lavoro di "acquisizione" presso gli enti invianti e riflessioni sulle proprie 4 capacità di offrire servizi adeguati ai bisogni sociali contemporanei. Da ciò nasce l'esigenza di avere una percezione precisa rispetto alle necessità degli enti invianti e degli utenti e strumenti che mi forniscano i dati necessari. Non è stato possibile affrontare tutta la complessità di queste tematiche; ciò che si è tentato di fare è stato di coniugare aspetti storici con situazioni contemporanee, ottenendo una fotografia della situazione odierna e illustrare la sfida che oggi le organizzazioni per il trattamento delle dipendenze e coloro che vi operano, si trovano ad affrontare. Queste pagine sono frutto di: vari incontri e FOCUS group con gli operatori dell'ambulatorio, della comunità terapeutica e dei laboratori protetti. Analisi di documentazioni esistenti interviste non strutturate con utenti della comunità e dei laboratori protetti elaborazione e somministrazione del questionario di soddisfazione degli utenti della c.t. Di seguito descriverò un esercizio che feci durante uno dei primi incontri con l'équipe della Comunità Terapeutica di HANDS, per cercare di illustrare che cosa intendevo come soggettività in riferimento alla valutazione della qualità del trattamento. Raccontai la seguente storia: La storia di Antonietta: Antonietta è una piacente signora, sposata ad un camionista. Antonietta vive in una città che è divisa in due da un fiume che l'attraversa. Le due parti della città sono collegati da un ponte che attraversa il fiume. Il marito di Antonietta, per il tipo di lavoro che svolge, si trova spesso lontano da casa anche per svariati giorni...Antonietta si sente trascurata e come la vita a volte và, trova un amante che abita nell'altra parte della città. Una sera, mentre Antonietta si trova dal suo amante, riceve una telefonata dalla sua vicina che l'avverte del ritorno improvviso di suo marito. Antonietta, in preda all'ansia che suo marito si possa accorgere della sua relazione extraconiugale, decide di ritornare immediatamente a casa. C'è solo un piccolo ostacolo: Antonietta è arrivata con uno scooter che ha il fanale rotto e sul ponte che collega le due parti della città ci sono lavori in corso, non è illuminato e si restringe in alcune parti. Nonostante tutto ciò, Antonietta si mette sullo scooter e arriva al fiume. Attraaccato a riva c'è un barcaiolo con una chiatta. Antonietta gli chiede di traghettarla dall'altra parte del 5 fiume. Il barcaiolo acconsente ma le chiede i soldi per la traghettata. Antonietta non ha soldi con sé e ritorna dal suo amante per chiederglieli. L'amante le dice che non le darà i soldi. Nella sua disperazione, Antonietta decide di attraversare il ponte nonostante l'oscurità. Quando si trova, senza fari sul ponte non illuminato per i lavori in corso, sopraggiunge un'automobile; l'autista non vede la donna e la investe...Antonietta muore sul colpo. Il compito dell'équipe: Primo compito: dopo aver ascoltato il racconto, ogni membro dell'équipe (composta da 7 membri: 1 psicologa, 1 sociologo, 1 operatore di laboratorio occupazionale e 4 educatori), ricevette il compito di stilare un elenco con la graduatoria di responsabilità dei 6 personaggi del racconto (Antonietta, amante, marito, barcaiolo, vicina, automobilista) della morte di Antonietta cioè: al numero 1 colui/colei con la maggior responsabilità, al numero 2 quello/quella con responsabilità minore, fino al numero 6 colui/colei con minore responsabilità alla morte di Antonietta. Il risultato furono 7 graduatorie diverse una dall'altra. Secondo compito: l'équipe ha avuto a disposizione 20 minuti, per costruire un elenco di responsabilità condiviso da tutti i membri. Non era permesso il processo decisionale attraverso il voto. La discussione è stata decisamente animata e alla fine, anche se con qualche "mal di pancia", è staato stilato un elenco condiviso. Cito questo episodio, in quanto rappresenta in sintesi il processo necessario alla costruzione di un sistema per la gestione e la valutazione della qualità: non basato sull'oggettività (termine a rischio di ideologizzazione), bensì su criteri condivisi e supportati. La scelta di descrivere alcuni aspetti dello sviluppo dell'Associazione HANDS di Bolzano, è dovuta al fatto che essa ha attraversato vari momenti storici del trattamento per persone con problemi alcool-corrrelati e ha avuto la capacità di evolversi e sviluppare un impianto organizzativo, comprendendo aspetti di controllo di gestione, trattamento e quality management che ha permesso di agire secondo criteri manageriali, senza per questo rinunciare alle proprie radici che sono nell'associazionismo e nel volontariato. 6 Il contesto nel quale opera l'associazione HANDS Il Comprensorio Sanitario di Bolzano si estende su un territorio di 1.525 kmq. Al 31.12.2008 la popolazione residente nel territorio del Comprensorio sanitario di Bolzano era pari a 216.554 abitanti (44,5% della popolazione totale), per una densità abitativa di 141,9 abitanti per kmq, con un massimo di 1.906,6 nel distretto sanitario di Bolzano. La nona classifica annuale di “Italia Oggi” sulla qualità della vita nelle 103 province italiane mette in testa alla graduatoria la città di Bolzano seguita, a ruota dalla vicina Trento. Gli abitanti del Comprensorio di urbano -rurale usufruiscono quindi di servizi adeguati agli standard europei . Nonostante ciò da fonte ISTAT il consumo di alcol è più diffuso nelle regioni del Nord-est: Veneto (76,2%), Trentino -Alto Adige (75,4%), Friuli Venezia-Giulia (73,7%) e Emilia Romagna (74,2%). Per gli uomini ai primi posti si pongono il Veneto e la Lombardia (84,7%), il Piemonte (84,3%) e il Trentino –Alto Adige (84,2%). Per le donne le regioni in cui il consumo è più diffuso sono sempre quelle del Nord - est: Veneto (68%), Trentino - Alto Adige (66,8%), Friuli Venezia - Giulia (65,9%) e Emilia – Romagna (65%). Da fonte “Passi 2009 dell'Istituto superiore di sanità” Bolzano è in testa alla classifica italiana dei bevitori a rischio con la poco invidiabile percentuale del 41% contro l'8% della Campania. I nuovi bevitori di alcol a rischio sono giovani, maschi, con un livello di istruzione medio -alto e pochi problemi economici. La media italiana che emerge da 7 questa mappa è del 17,9%, Secondo i dati, il 56,7% degli adulti tra i 18 e i 69 anni può essere considerato bevitore e il 18% è un consumatore a rischio. Dati ancor più preoccupanti arrivano osservando il segmento dei giovani tra i 18 e i 24 anni. Il 36% di loro è un bevitore a rischio e la percentuale scende al 25% tra i 25-34enni. Ci sono alcune variabili che caratterizzano questi consumatori che sono prevalentemente maschi (22% contro il 14% delle donne). L'altra peculiarità è costituita indubbiamente dalla presenza di tre gruppi linguistici: tedesco, italiano e ladino. Questa caratteristica, influenza enormemente l'assetto dei servizi, e implica la capacità da parte di essi, di adattare i propri pattern relazionali alle caratteristiche di questo tipologia di utenza e di essere capaci non solo di offrire servizi "in lingua", ma di essere in grado di entrare in diverse "Weltanschauungen" nelle quali sono diverse i miti, i riti e le rappresentazioni dei sistemi familiari, sociali e anche organizzativi. 8 CENNI STORICI Pensando alle Comunità Terapeutiche in termini di sviluppo e di azione organizzativi, i due principali riferimenti con cui approcciare a nostro avviso questo tema si riferiscono al concetto di mission (e di compito primario ad essa riferibile) e a quello di integrazione, necessaria per realizzarlo. Il compito primario: Dalla definizione ed esplicitazione del compito primario derivano una serie di conseguenze in termini “politici”, o di legittimazione e consenso, etico-culturali, o di appropriatezza e accettabilità, sociali, organizzativi. Tuttavia questa esplicitazione si presenta con i caratteri della complessità e della ambiguità. Se infatti la concezione che sia la mission a dare forma e struttura, ma anche senso e significato all’azione organizzativa, riduce il rischio e la tendenza di ogni organizzazione alla mera autoconservazione, tuttavia l’idea che ogni organizzazione sia “semplicemente”, in stretto senso etimologico, uno strumento (tecnico e razionale) per il conseguimento della propria mission e delle finalità in essa indicate, e che quindi muti quando cambiano i fini o “scompaia” quando gli stessi sono raggiunti, è nelle prassi organizzative ampiamente e variamente disattesa. Ciascuno di noi, sia come “produttore” di azione organizzativa che come destinatario della stessa, o come semplice osservatore, può notare che di fatto nella loro “vita” le organizzazioni tendono, in vari gradi, a consolidare dinamiche che enfatizzano la dimensione sociale dell’organizzazione rispetto a quella legata al mezzo per conseguire risultati, sviluppando attenzioni, tensioni e dinamiche solo in parte derivate dal compito primario; assumendo quindi legittimazione per il semplice fatto di esistere (valore in sé) e sviluppando particolare attenzione alla dimensione simbolica (miti e credenze). Secondo Richard Normann alla base di ogni organizzazione sta la definizione di tre 9 elementi, costituiti dal mercato/cliente, dal prodotto/servizio, dalla struttura e dai processi. Ebbene, ci dice Normann, nessuna di queste componenti è un dato di fatto, ma esse sono frutto di un’idea di organizzazione, e di scelte e decisioni conseguenti (“business idea”). Solo una volta scelte, queste diventano rilevanti per l’organizzazione, e producono i loro effetti, definendo e delimitando il campo dell’azione organizzativa. Le preferenze e gli interessi diversi rispetto agli scopi, ai mezzi e ai processi, necessari per definire la propria “business idea” innescano, dentro e fuori dell’organizzazione, dinamiche complesse e spesso conflittuali che costituiscono non solo il terreno nel quale questo processo definitorio si realizza, peraltro con esiti a priori non definibili, ma che sono sostanzialmente questo processo. La rilevanza delle preferenze ci porta a considerare che anche l’approccio razionale rispetto agli scopi ( rapporto tra obiettivi – processi – risorse – costi) è “contaminato” dalla soggettività originale degli attori organizzativi, dei decisori e dei portatori di interesse. Considerare e “com-prendere” all’interno delle organizzazioni questo elemento di soggettività, piuttosto che escluderlo trattandolo come un “disturbo o rumore di fondo” da eliminare o ridurre, permette di pensare, progettare e fare organizzazione senza l’assillo del presidio e controllo a tutti i costi delle dinamiche creative e divergenti; d’altro canto questo atteggiamento permette anche di non fermarsi alla idealizzazione della componente creativa o addirittura “eretica” rispetto ad un ordine razionalmente organizzato, bensì di valorizzarla rispetto allo scopo, in una prospettiva di apprendimento continuo laico e de-ideologico. Definito su queste basi il campo d’azione organizzativa, esso viene a costituire una struttura non solo formale ma anche di significati che sono al tempo stesso, soprattutto nel breve termine, una delimitazione della complessità e dell’incertezza (secondo il principio di coerenza) e anche una base per lanciare nuovi premesse, promesse e scenari. Inoltre fare chiarezza sulla mission e sul compito primario può contribuire a chiarire, in termini di rete, la natura e il significato della transazioni interorganizzative, premessa per cercare di ridurre le conflittualità ed evitare di trasferire all’esterno le tensioni e le confusioni che si sviluppano all’interno dell’organizzazione. Per ogni organizzazione si tratta quindi, a nostro avviso, di trasferire il tema della “sopravvivenza” e dello sviluppo sul fronte della definizione e del perseguimento del proprio compito primario, piuttosto che solo nella protezione dei propri valori, miti, simboli; non solo, se questa operazione viene condotta riferendosi al più ampio terreno della rete e del contesto interorganizzativo, è possibile riscoprire anche il significato delle proprie 10 competenze distintive e del valore (in senso ampio) delle proprie transazioni con esso. Il lavoro sulla dimensione culturale diventa pertanto fondamentale, anche in termini di identità organizzativa. Ma ciò avviene non tanto attraverso una semplice riproduzione di valori, significati, regole, rituali e comportamenti a salvaguardia e protezione della cultura originale e come garanzia di permanenza e persistenza ma, paradossalmente, nella loro interpretazione ed evoluzione continua in rapporto alle altre culture, alle loro energie e istanze. Si evita così anche il rischio che la definizione della propria mission e del proprio compito primario si sviluppi senza considerare l’ambiente nel quale la Comunità è inserita, senza l’individuazione dei vari portatori di interesse e dei loro punti di vista e senza l’identificazione dei possibili partner con i quali stringere rapporti e realizzare processi di collaborazione. I valori condivisi dalla Comunità potrebbero “ecologicamente” dialogare con i valori, le energie e le molteplici istanze presenti nell’ambiente. L’integrazione: il governo del sistema e la gestione dei processi Definito il senso del compito primario, il problema è quello di mettersi i grado di conseguirlo, cioè del riconoscere quali prassi adottare in modo coerente rispetto ad esso e agli obiettivi generali e condivisi che da essa ne derivano. Oltre alla necessaria contestualizzazione del compito, e quindi alla evidente conseguenza che ne deriva (l’esplicitazione dei risultati attesi), il vero problema è quello di “tenere insieme” le diverse componenti organizzative, e come farlo dentro l’ambiente specifico di riferimento. Dalla evoluzione che le comunità terapeutiche hanno avuto a partire dalla loro origine fino ad oggi, appare come centrale, rispetto al tema della identificazione e della tenuta, il ruolo svolto dal fondatore e dalla idea originaria che ha improntato la nascita e lo sviluppo delle comunità. E’ infatti indubbio che in particolare le prime Comunità si sono rette e si sono sviluppate intorno ad un’idea forte e alle figure dei fondatori, in cui la leadership carismatica e l’adesione ai valori di fondo in termini di “fedeltà” all’idea e alle norme e regole che ne derivavano, hanno assolto alla funzione di “integrazione” interna e di sopravvivenza. In tale contesto lo stretto legame tra “trattamento” e “vita” andava realizzandosi a tutto vantaggio della seconda, in termini non solo operativi e terapeutici ma anche dal punto di vista dei significati. Il passaggio da una struttura “clanica”, basata sulla fedeltà e sulla leadership carismatica del fondatore, ad una struttura che si apre alla società, ma ancora in un contesto di 11 fragilità verso un ambiente rispetto al quale comunque “difendersi”, fino allo sviluppo di forme di maggiore apertura ed integrazione, si è comunque sempre fortemente caratterizzata da una rilevanza della componente ideologico/interpretativa del fenomeno della dipendenza, molto coinvolgente e impegnativa per tutti (operatori e utenti). Pur se non vi è stata una unica linea di sviluppo delle CT dominante, tale da costituire un paradigma di riferimento valido per tutte, tuttavia è possibile riconoscere che le Comunità hanno nel tempo sviluppato un approccio che ha emancipato la persona non solo dalle sostanze ma anche da rigidità e da “contraddizioni” proprie. Non solo, ma questa apertura si è rivolta anche all’esterno, con un approccio “sistemico” e di rete. Questo aspetto ha avuto una rilevanza centrale sia a livello intra-organizzativo, sia a livello di rete (tanto da integrare oggi i due livelli), soprattutto quando le transazioni tra le diverse organizzazioni, le relazioni tra gli attori e le funzioni decisionali e di controllo non sono più state claniche e gerarchiche, ma orizzontali. Accanto a questa attenzione al sistema, con forme diverse di governo e di negoziazione sugli obiettivi e sulle risorse tra i diversi centri, che evita la frammentazione e la dispersione dei nodi decisionali, operativi, di controllo e di governo, si dovrebbe anche sviluppare una serie di attenzioni, capacità e persone in grado di gestire processi. L’assegnazione di precise responsabilità nel coordinamento dei processi (process manager e case manager), l’individuazione di luoghi e momenti di integrazione e di coordinatori/facilitatori degli stessi, sono tutte attenzioni che concretamente possono aiutare a praticare l’approccio delineato, tenendo presenti due prospettive: da un lato cercando di riconoscere “regolarità” e meccanismi di gestione o di “semplificazione” della complessità stessa, dall’altro assegnando alle persone e alla loro professionalità la responsabilità diretta del trattamento dei fattori di incertezza, non gestibili attraverso strumenti e logiche meramente “razionali”. E’ necessario pensare ad un approccio ai processi globale (sistemico), non solo di natura tecnica, qualora si condivida l’idea che l’integrazione non corrisponde ad una procedura o ad una attribuzione/divisione di competenze, e non si esaurisce con esse, anche se queste possono sostenerla; essa piuttosto deve considerarsi un processo continuo, che si realizza a partire dalla condivisione dei risultati da raggiungere e che si alimenta attraverso l’apporto dei vari interventi all’interno di un processo di lavoro integrato. 12 La ridefinizione dei servizi a partire dai risultati attesi è un’operazione difficile, spesso non indolore, che non può essere ridotta ad una mera azione di re-ingegnerizzazione, ma è anche (e forse innanzitutto) un cambiamento culturale e poi una modificazione di comportamenti organizzativi. In questo senso le difficoltà (e anche alcune resistenze) che si possono manifestare sono del tutto “legittime”: un cambiamento della cultura e delle prassi che su di essa si basano richiedono tuttavia tempo; e tuttavia non si può pensare che basti lasciar passare del tempo perché le cose succedano e si sedimentino, ma richiedono delle precise responsabilità di attivazione, secondo il modello dell’apprendimento e del miglioramento continuo. La tensione alla qualità non può essere vissuta come un’operazione isolata nel tempo, ma deve essere continua, per garantire che le prassi definite siano concretamente realizzate, per verificare ed eventualmente tarare modalità operative o strumenti resisi inadeguati nel tempo, per estendere ad altri ambiti e altri processi il confronto del servizio con la qualità. Per una maggior comprensione di quanto scritto, va considerato anche l’aspetto storico della Comunità Terapeutica e la sua evoluzione durante gli ultimi tre decenni. Scrivere di CT non é cosa facile, poiché potrebbe sembrare che già tutto sia stato scritto da eminenti autori come Maxwell Jones, Martien Kooyman, Donald Ottenberg, Georges De Leon, Eric Broekaert, Luigi Cancrini, Umberto Nizzoli, Marcella Ravenna ed altri. L'elenco dei riferimenti bibliografici nel libro di Martien Kooyman "The Therapeutic Community for Addicts", é un elenco di quasi cento autori, alcuni dei quali hanno scritto diversi libri sul tema della Comunità Terapeutica. Premesso ciò, quello che seguirà non potrà essere altro che una sintetica sintesi, di quello che già é stato scritto, con l'aggiunta della parte costituita da due decenni di partecipazione e collaborazione ai processi di sviluppo delle comunità terapeutica e servizi ambulatoriali in vari paesi europei. La CT per persone dipendenti nasce negli USA, più precisamente a Santa Monica in California, esattamente nel 1958, il fondatore fu Charles Dederich e la comunità si chiamava Synanon. Synanon é stata l'ispirazione per quasi tutte le CT operanti oggi nel campo delle tossicodipendenze, anche se, molte non ne sono a conoscenza o hanno difficoltà ad accettare queste origini. Il significato che Synanon ha avuto é in ogni caso inestimabile, indipendentemente dal fatto che la si ami o meno. Synanon nella sua evoluzione é diventata forse più una comunità di vita, o addirittura 13 un’organizzazione settaria, che non una comunità terapeutica. Una comunità nella quale ogni residente poteva scegliere di rimanere anche per tutta la vita, entrando quindi a far parte della "famiglia" (termine usato dal gruppo di residenti per definirsi). La situazione storica nella quale nasceva, era quello degli anni '60 e in California esistevano molte "family": una era Synanon, un'altra era quella di Charles Manson, che assassinò Sharon Tate, un'altra "family" era quella del reverendo Jones, che si estinse attraverso un suicidio di massa con più di 150 vittime e anche Synanon non é stato immune da questo clima, in quanto ad un certo punto della sua tormentata storia, essa si proclamò una religione; vi si effettuavano matrimoni di massa tra residenti e si recitava la "Synanon prayer", la preghiera di Synanon. Questa preghiera rivela uno degli atteggiamenti richiesti ai residenti di Synanon e quindi a tutti coloro che vi erano coinvolti poiché, all'inizio della sua storia non era ammessa la figura dell’operatore professionista, tutti coloro che vi abitavano erano ex tossicodipendente e/o alcoolisti e il suddetto atteggiamento era la sottomissione ad un’entità superiore. Uno dei primi, se non il primo, professionisti non tossicodipendenti che collaborò con la comunità fu il sociologo e psicodrammatista Lewis Yablonsky e anche lui dovette entrare a far parte della comunità a tutti gli effetti e sottostare alle sue regole e norme. Il suo libro "Synanon, the Tunnel back", edito nel 1967 da MacMillan - New York, é da considerarsi una pietra miliare tra i testi sul trattamento in Comunità Terapeutica. Synanon Prayer "Ti prego di far sì che io metta in discussione sempre e per primo me stesso, • Fa sì che io sia onesto e fiducioso, I Dodici Passi di A.A. 1) Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute incontrollabili. lascia che io vada in cerca di responsabilità e che me le assuma, • fa sì che io cerchi di comprendere piuttosto che essere compreso, • fa sì che io abbia fede e fiducia in me stesso e nei miei compagni, • fa sì che io cerchi di amare piuttosto che essere amato, • 14 fa sì che io cerchi di dare piuttosto 2) Siamo giunti a credere che un Potere più grande di noi potrebbe ricondurci alla ragione. 3) Abbiamo preso la decisione di affidare le nostre volontà e le nostre vite alla cura di Dio, come noi potemmo concepirLo. 4) Abbiamo fatto un inventario morale profondo e senza paura di noi stessi. che ricevere." 5) Abbiamo ammesso di fronte a Dio, a noi stessi e a un altro essere umano, l’esatta natura dei nostri torti. 6) Eravamo completamente pronti ad accettare che Dio eliminasse tutti questi difetti di carattere. 7) Gli abbiamo chiesto con umiltà di eliminare i nostri difetti. 8) Abbiamo fatto un elenco di tutte le persone cui abbiamo fatto del male e siamo diventati pronti a rimediare ai danni recati loro. 9) Abbiamo fatto direttamente ammenda verso tali persone, laddove possibile, tranne quando, così facendo, avremmo potuto recare danno a loro oppure ad altri. 10) Abbiamo continuato a fare il nostro inventario personale e, quando ci siamo trovati in torto, lo abbiamo subito ammesso. 11) Abbiamo cercato attraverso la preghiera e la meditazione di migliorare il nostro contatto cosciente con Dio, come noi potemmo concepirLo, pregandoLo solo di farci conoscere la Sua volontà nei nostri riguardi e di darci la forza di eseguirla. 12) Avendo ottenuto un risveglio spirituale come risultato di questi Passi, abbiamo cercato di portare questo messaggio agli alcolisti e di mettere in pratica questi principi in tutte le nostre attività. 15 Questa preghiera, con il suo rivolgersi ad un’istanza superiore o spirituale, rivela le radici di Synanon negli Alcoolisti Anonimi e aiuta anche a capire il contesto storico e culturale di quel periodo: era l'inizio della crisi dei modelli di struttura sociale esistenti, in modo particolare strutture come famiglia, chiesa, scuola, patria. Synanon non si prefiggeva semplicemente di essere una comunità per persone con problemi di dipendenza da sostanze, Synanon voleva migliorare il mondo. Fino a quel momento, gli unici a occuparsi con successo di dipendenza da sostanze, furono gli Alcolisti Anonimi (AA), quindi un metodo fondato sull’auto aiuto e mutuo aiuto e nei Temperance Movements. Charles Dederich, che faceva parte di AA iniziò a svolgere questi incontri presso la sua abitazione, introducendo una modalità d’incontri chiamata "the Game", estranea ai meeting degli AA. "The Game" divenne la colonna portante di Synanon. Gli incontri avvenivano sedendosi in cerchio e ogni residente era confrontato da tutti gli altri partecipanti in modo molto diretto, con forte coinvolgimento emotivo e senza parafrasi o eufemismi. Il confronto durava circa 20 minuti, dopodiché toccava al prossimo. Gli incontri, anche se molto intensi e apparentemente spietati, possono essere definiti democratici, poiché non esisteva la figura del terapista e del paziente, ma tutti coloro che partecipavano erano residenti della comunità e durante l'incontro i diversi ruoli nella struttura gerarchica erano sospesi e ogni partecipante si sedeva sulla "hot seat" per essere confrontato, nessuno escluso. Nel 1963 a New York nacque il Day Top Lodge, che successivamente divenne il Day Top Village; tra i fondatori ex residenti di Synanon, come il Dr. David Deitch, Monsignor William O’Brian e Daniel Casriel, che aveva elaborato la Bonding Therapy e visitato Synanon in precedenza. A differenza di Synanon, Day Top aveva come obiettivo il reinserimento nella società, rifiutando decisamente il compito messianico di salvare il mondo. Un’altra differenza importante fu, che la comunità non era più costituita unicamente da residenti ma ne facevano parte, professionisti che vi lavoravano senza viverci e senza essere stati necessariamente tossicodipendenti. L'équipe operante era costituita sia da personale proveniente da discipline tradizionali come psichiatria, psicologia, medicina, professioni paramediche... che da ex-residenti. Sicuramente quest'ultima é una caratteristica da considerare una peculiarità delle Comunità Terapeutiche cioè, il fatto che un ex residente possa diventare a sua volta un professionista nel campo del trattamento delle dipendenze, aggiungendo al contributo dato dalla formazione tradizionale una componente nuova: 16 l'esperienza personale. Oggi questo non é più così vero: molte Comunità Terapeutiche, hanno scelto di non avere nel proprio staff persone con esperienza di tossicodipendenza. Va qui sottolineato che la cosiddetta équipe mista é sempre stato ritenuto uno dei punti di differenziazione tra il Trattamento Comunitario e le Cliniche Specialistiche per il Trattamento delle Dipendenze. Nonostante queste ultime, molto spesso, sono chiamate Comunità Terapeutiche, manca loro una delle parti fondamentali che costituiscono l'approccio di Comunità Terapeutica: l'auto aiuto e la partecipazione attiva alla gestione del programma terapeutico, da parte di tutte le persone coinvolte. Alcuni anni dopo Day Top, fu fondata Phoenix House e queste due ebbero indubbiamente la funzione di modello per le innumerevoli comunità che stavano nascendo nel NordAmerica e successivamente per quelle in Europa, nel Sud-est Asiatico e in America Latina. In Europa le prime Comunità Terapeutiche furono fondate nel 1970 a Portsmouth (Alpha House) e a Londra (Phoenix House), nel 1972 Emiliehoeve all Aia, e la Coolemine Lodge a Dublino, nel 1973 il Centro Italiano di Solidarietà (CeIS) a Roma. Anche in Germania e Svezia si svilupparono sia Phoenix House sia Day Top adattando il modello originario ai diversi contesti [a Berlino Ovest, fu fondata una comunità sul modello Synanon, che tutt' oggi esiste e si chiama Synanon-Berlin]; in Svizzera iniziarono ad operare le CT "Aebihaus" ad Evilard e la Sozialtherapeutische Wohngemeinschaft Ruedli e.V. a Wimmis; sotto la guida e consulenza Durante tutti gli anni '70 e per metà degli '80, visto l'espandersi del fenomeno della tossicodipendenza, ci fu un aumento vertiginoso del numero di Comunità Terapeutiche private oppure gestite dai servizi pubblici (questo particolarmente in Spagna ed Italia). Proliferarono anche Comunità per persone tossicodipendenti, che si proponevano più come forme alternative di strutture sociali, che non come Comunità Terapeutiche a tempo determinato: in Italia la Comunità di San Patrignano fondata da Vincenzo Muccioli e le Comunità Incontro costituite da Don Gelmini, un Sacerdote; In Francia, Lucienne Engelmaijer fondò “Le Patriarche” (la Francia meriterebbe un capitolo a sé per l'importante lavoro svolto da Claude Olivenstein in questo campo). In Grecia nacque KETHEA, gestito inizialmente da Phoebus Zaffiridis con momenti di vera democrazia diretta. KETHEA, per molti anni ha rappresentato l'unico esempio di Comunità Terapeutica in questo paese. La maggior parte di tutte queste istituzioni, si è definita come Comunità Terapeutiche, anche se le differenze tra loro erano e sono tuttora enormi. In questo senso é necessario, dopo la corrente cosiddetta."Tradizionale o Gerarchica" 17 menzionare il lavoro svolto da Maxwell Jones (psichiatra) durante e dopo la seconda guerra mondiale, trasformando alcuni reparti dell'Henderson Hospital da clinica psichiatrica in una struttura per persone con problemi psichiatrici funzionante secondo i principi della Comunità Terapeutica, cioè la partecipazione al potere e al processo decisionale da parte dei residenti, l'introduzione di modalità di auto- e mutuo aiuto nei gruppi terapeutici e il coinvolgimento del contesto circostante in ciò che stava avvenendo nella clinica, allargando l'idea di Comunità alla comunità circostante. Donald J. Ottenberg (medico internista) trasformò l’Eagleville Hospital di Philadelphia in comunità terapeutica per alcoolisti e tossicodipendenti; come ospedale Eagleville aveva pazienti e personale medico e paramedico; dopo la ristrutturazione in Comunità Terapeutica questi ruoli non esistevano più, esistevano residenti e operatori. Gli anni '90 hanno comunque rappresentato un giro di boa nelle Comunità Terapeutiche, in molti paesi del nord Europa, esse sono diventate Cliniche Specialistiche per il Trattamento delle Dipendenze modificando l’approccio e puntando maggiormente su un modello di riferimento psichiatrico. Oggi, la maggior parte delle Comunità Terapeutiche si è spostata da una posizione d’autarchia (anche culturale), quindi da un sistema all'interno del quale si trovavano tutte le risorse necessarie per promuovere e svolgere un trattamento, ad una percezione di sé come una delle risorse necessarie per trattare la dipendenza da sostanze, che tanto é efficace quanto riesce a collegarsi e utilizzare le risorse presenti nella comunità della quale la Comunità Terapeutica fa parte: quindi l'efficacia della Comunità Terapeutica é data anche dalla sua capacità di spostarsi da un’idea di Trattamento in una Comunità ad una dinamica di Trattamento Comunitario Integrato, collaborando con tutte quelle agenzie che possiedono competenze necessarie a trattare un fenomeno complesso come la tossicodipendenza (dai servizi sociali ai servizi medici, dall'ufficio di collocamento per il lavoro alle agenzie di formazione, dalle scuole alla polizia...). 18 L'associazione HANDS: L'associazione Hands opera nel campo delle dipendenze da alcol e farmaci e prosegue un lavoro che prese avvio nel 1982 con la nascita del Centro Recupero Alcolisti come associazione di volontariato. Seguì la stipula della convenzione con la Provincia Autonoma di Bolzano e quindi una collaborazione con l'Azienda Sanitaria Centro – Sud. Successivamente, nel 1984, l’Associazione si avvalse di figure professionali come psicologi, assistenti sociali ed altri operatori, con la conduzione del dr. Cesare Guerreschi. Nel 1986 vengono fondati i primi centri di trattamento esterni, e nel 1988 viene istituita la Comunità Terapeutica a Bolzano, che dal 1994 si convenziona con l'Azienda Sanitaria Centro - Sud di Bolzano. Dal 1997 L'Associazione si avvale inoltre di medici specialisti, e sempre in quell'anno viene formalizzato il cambio della denominazione in "Hands". Nel 1998 si ufficializza la convenzione con l'Azienda Sanitaria di Bolzano per l'Ambulatorio di Alcologia dell'Associazione. Nel 1999 si formalizza per l'Associazione la dicitura di ONLUS, organizzazione non a scopo di lucro. Alla fine del 2000 viene attivato un Laboratorio Protetto per alcoldipendenti a Bolzano e nel 2001 una struttura analoga a Cermes Nel 2003 viene attivato a Bolzano un alloggio protetto per alcoldipendenti con 5 posti letto e nel 2006 si inaugura un altro alloggio protetto a Caldaro, per 2 persone. Inoltre, nel 2006 si stipula una convenzione con l’Associazione "La strada - Der Weg" per la gestione di un alloggio protetto per donne con sede in via Vittorio Veneto 5 a Bolzano. Nel luglio del 2007 l’Ambulatorio Hands si trasferisce nella attuale sede di Bolzano in Via Duca d’Aosta 100. 19 20 La Mission di HANDS La Mission di una Associazione, di un impresa o di un Servizio, si può definire come una “ dichiarazione dell’identità della Associazione stessa “. La “mission” enuncia la finalità generale, lo scopo di fondo (la missione appunto), definito sulla base dell’insieme dei principi ispiratori (valori) che orientano le scelte della organizzazione. E’ necessario “mettere nero su bianco “ una dichiarazione che riassuma il progetto e le linee guida di una associazione. In questo modo è possibile riconoscere una base significativa per pianificare il futuro, per confrontarsi con le iniziative ed i progetti intrapresi, per comunicare efficacemente con gli operatori interni e portatori di interessi esterni al servizio. Esplicitare una dichiarazione di Mission esprime pubblicamente il fatto che tutti i soci di una Associazione o Servizio, ne sostengono gli scopi, le attività, i valori , ovvero l'identità stessa. La Mission di HANDS è quella di dare accoglienza e supporto alle persone che presentano problematiche derivanti dall’abuso di alcol, in un ottica di riabilitazione psico sociale per le persone stesse e per le loro famiglie. La Mission di HANDS si esprime anche nell’utilizzo di diverse modalità di intervento di cura e di riabilitazione delle persone con problemi di alcol, finalizzate allo sviluppo di una vita di qualità e significatva senza alcol ( alcohol free Life ). Nello specifico la Mission di HANDS si esprime attraverso la capacità di dare risposte concrete come: • ascolto, accoglienza, valutazione e diagnosi delle problematiche alcol-correlate • interventi farmacologici specifici per la disassuefazione da alcol • invio in strutture ospedaliere per cura e disassuefazione da alcol • invio in strutture di degenza riabilitativa e in Comunità Terapeutiche • attività ambulatoriale di counseling, informazione, psicoterapia per singoli e per famiglie • accompagnamento riabilitativo di lunga durata attraverso strumenti come la Comunità Terapeutica, il Laboratorio Protetto, i Gruppi di auto-aiuto HANDS e l’Alloggio Protetto 21 All'interno della Associazione operano varie figure professionali accanto a soggetti volontari, in un equilibrato insieme di esperienze, motivazioni e progettualità. Ed è così che, accanto a procedure e tecniche di tipo specialistico, il volontariato rimane una componente importante dell'Associazione e trova evidenza e forza nel proprio operato in varie mansioni, fino all'indispensabile ruolo svolto da alcolisti non più attivi che si impegnano nei gruppi di auto - aiuto in vari distretti della Provincia. Il centro opera attività di diagnosi, cura e riabilitazione sulle seguenti problematiche: • uso inadeguato di alcol, abuso di alcol e alcol - dipendenza • abuso di alcol associato ad uso improprio od abuso di altre sostanze psicoattive come psicofarmaci, cannabinoidi, droghe sintetiche (politossicodipendenza ) • alcolismo associato a disagio psichico o a grave disagio sociale o a disturbi del comportamento alimentare ( alcolismo complesso ) Gli interventi di Hands sono rivolti al soggetto che presenta il problema attivo, ma anche ai suoi familiari, che inevitabilmente sono coinvolti nelle dinamiche interpersonali condizionate dalla presenza del problema-alcol. Inoltre, è possibile dare una risposta efficace anche a chi si rivolge al Centro pur non presentando sintomi di dipendenza fisica o psichica conclamata ma consapevoli, che le loro modalità di consumo di alcol possono già costituire un problema. La Vision si identifica nella concezione complessiva del problema , e nel modo in cui affrontarlo. Dietro l’organizzazione di una Associazione come HANDS esiste anche la cultura degli operatori che vi lavorano, che a sua volta contiene un modello interpretativo dell‘Alcolismo, ed una idea di intervento e di cura. Questa affermazione risulta assai importante, poiché, a differenza di altre forme di dipendenza, quella da alcol riguarda le conseguenze negative e drammatiche che nascono da un comportamento, il bere, che non solo è socialmente accettato, ma vi è una continua sollecitazione all'assunzione di alcol. Ovvero, tutti gli alcolisti sono “passati attraverso “ un periodo di “ bere non problematico “. Si può quindi affermare che tutti contribuiscono a sostenere quel concetto assai ambivalente e “ scivoloso “ di “ Cultura del bere “. Inoltre la Vision di Hands relativamente a questo argomento deve tenere in considerazione l’evoluzione delle modalità del bere della popolazione avvenute negli ultimi decenni. Infatti, il modo di bere definito “mediterraneo”, ovvero limitato ai pasti ed in linea con una “ dieta mediterranea “ assai consigliata come modello di benessere e di salute, è molto meno diffuso di una volta. Attualmente assistiamo ad una modifica delle modalità di 22 assunzione alcolica, ed è sempre più frequente verificare che : 1) i giovani iniziano a bere alcolici sempre più precocemente, e spesso concentrano il loro bere in grandi bevute nel fine settimana ( binge drinking ) 2) il bere alcolici è spesso associato all’uso inadeguato di altre sostanze psicoattive, ( farmaci ) o ad altre droghe, o a dipendenze comportamentali (gioco d'azzardo, sesso...) 3) il bere eccessivo, problematico, l’abuso e la dipendenza da alcol, sono fenomeni che si manifestano in un contesto storico-culturale in continuo cambiamento. Questa ultima considerazione fa riferimento ad un fenomeno sociologico che è stato definito come “cultura dell’eccesso “, diffusa in tutto il mondo occidentale, e che fa da matrice a sensazioni di solitudine ed aridità emotiva che possono divenire fertile terreno per l’utilizzo di varie sostanze psicoattive, tra cui l’alcol. Strategie di marketing indiscriminato inglobano merci, valori, prodotti, sentimenti, comportamenti, e tramite suggestioni dirette e indirette possono condizionare alla base l’individuo, in particolare giovane, che può essere indotto a trasformarsi rapidamente in un “bravo consumatore “. In questa ottica possiamo condividere la valutazione di U. Galimberti che in un suo libro individua nei giovani d’oggi, il nichilismo come un ospite inquietante che si aggira tra di loro, che penetra nei loro sentimenti, fiacca la loro anima. Ed allora : “ le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, e solo il mercato si interessa di loro, per condurli sulle vie del divertimento e del consumo”. E come detto, la solitudine di un nichilismo sconosciuto alle generazioni precedenti, cerca nell’uso di alcol e droghe un illusorio rimedio ad un vuoto esistenziale. Nel Tempio di Delphi nell’antichità, erano scolpite queste due famose frasi : “ Conosci te stesso “ e “ Nulla di troppo “. Ancora oggi risuonano come uno struggente invito ad occuparci efficacemente di noi stessi nella quotidianità. Parole che possono certamente ispirare elementi di “ cura e riabilitazione “ per le persone con dipendenza da alcol e da altre sostanze o comportamenti. Ogni persona può imparare a conoscersi, a guardarsi dentro , a riconoscere i propri limiti, nella speranza di poter governare desideri eccedenti e faticosi che tormentano la vita quotidiana. Quindi c’è un “ troppo da evitare “, che appare un po’ l’opposto della cultura dell’eccesso di cui si diceva poco prima. La Vision di HANDS nasce anche da queste considerazioni. 23 La Vision: La Vision è la filosofia di un Servizio, ed è determinata da varie componenti. La Vision di HANDS vede il problema Alcol come l’espressione di un modo di porsi nei confronti del proprio mondo personale, e del mondo esterno. Questa ottica apparentemente semplicistica riassume e riflette le diverse teorie con le quali si cerca di interpretare il problema alcol, ovvero, da un lato la dimensione psico-biologica, dall’altro la dimensione sociologica. Possiamo arrivare a dire che ogni alcolista è diverso dall’altro, in quanto risulta essere una irripetibile miscela di elementi caratteriali, biologici, emozionali, biografici ed ambientali. Tutte queste variabili determinano una diversa tipologia di utenza e sulla base di una diversa utenza è possibile proporre una diverso approccio di cura e riabilitazione. La Vision di Hands considera dunque l’alcoldipendenza come una problematica di tipo biologico-psicologico-sociale , che richiede un intervento attento, flessibile, continuativo. La Vision di Hands considera il problema alcol come espressione di un comportamento che può divenire “ malattia “ intesa come una condizione che necessita di una cura. Riteniamo che la “ cura “ debba riconoscere alcuni punti fermi, da cui muovere per poter individuare strategie efficaci e riproducibili. Il primo punto è quello di ritenere la totale e definitiva astensione dall’alcol come la base irrinunciabile per poter avviare un processo di cambiamento. Un cambiamento che diviene obiettivo e strategia di cura e che è necessario fare partire dalla accettazione della propria “ fragilità” , in quanto condizione umana. Il secondo punto è quello di aumentare la motivazione al cambiamento attraverso una strategia di intervento psicologico iniziale , che può trovare spesso nel gruppo di auto aiuto un elemento estremamente utile, come “ terapia di mantenimento “. Il cambiamento esistenziale della persona, potrà trovare efficace espressione anche nel campo delle relazioni familiari e sociali. Il terzo punto è quello relativo alla messa in pratica di alcune strategie personalizzate aventi scopo “ preventivo “ e “ riabilitativo “. La Vision di Hands considera importanti alcuni elementi, poco oltre evidenziati, da utilizzare come “ strumenti di cura e riabilitazione “ che possono trovare applicazione nei diversi campi di intervento proposti, ovvero : • nel trattamento individuale ( psicoterapia di accompagnamento riabilitativo ) • nel trattamento in Comunità Terapeutica HANDS • nel trattamento occupazionale presso i Laboratori Protetti HANDS • nei gruppi di auto – aiuto HANDS 24 Gli elementi che la Vision di HANDS ritiene necessari per un produttivo cambiamento esistenziale basato sulla astensione dall’alcol è l’astinenza creativa: molto semplicemente , la possibilità di utilizzare il potenziale dell’individuo, da troppo tempo “ congelato “ dall’abuso alcolico. Il potenziale umano può essere adeguatamente canalizzato in una nuova occupazione, in una attività sportiva, nel recuperare una antica passione, nel riattivare o scoprire un nostro talento. Talento inteso come risorsa individuale, come predisposizione creativa, come orientamento personale alla vita, come unicità. Astinenza creativa vuol dire anche sviluppare la Solidarietà e condividere il cambiamento in corso ( gruppo di aiuto e famiglia ),e sviluppare personali strategie mirate ad evitare la ricaduta (anticraving Coping ). Un secondo tema da considerare è quello che possiamo indicare come: rapporto con la Natura. Semplicemente, abbandonando l’alcol o altre dipendenze, il nostro cervello torna ad una condizione di “ plasticità neuronale “ che va utilizzata adeguatamente. E’ una condizione simile a quella di un contadino che si appresta a dissodare un terreno nuovo, un terreno fertile, dove è possibile impiantare nuovi semi. In questo senso il rapporto con l’ambiente naturale e le nuove, semplici, modalità che si possono sperimentare, vanno a riattivare aree cerebrali che da sempre esistono in ognuno di noi. Come dimostrato da studi scientifici, si tratta di aree dove risiederebbe una innata disposizione alla Natura. Nella realtà pratica, a livello individuale o di gruppo si possono sperimentare semplici esercizi di tipo motorio, respiratorio, sensoriale, immaginativo aventi le seguenti finalità : 1) imparare a staccare dai circuiti di pensiero, diminuire la tensione, e favorire una migliore disponibilità d’animo ed un possibile rilassamento . 2) imparare a spostare l’attenzione ed aumentare la consapevolezza, motoria, emotiva, cognitiva 3) riscoprire una dimensione naturale in senso lato, dove emerge più facilmente la capacità di orientarci allo stretto necessario, e dove il superfluo non serve ( meno è meglio – conosci te stesso ) Come già accennato negli aspetti storici, il terzo aspetto ritenuto importante da molti esperti nella riabilitazione delle Dipendenze, è quello della Spiritualità. Anche V .Hudolin sviluppò e propose il concetto di Spiritualità antropologica nell’ambito della metodologia dei Club per Alcolisti in trattamento. Egli intendeva con questo “ la cultura sociale umana che si basa sui valori che l’uomo possiede da sempre come codice interno di regole e comportamento. Rimanendo in linea con questo concetto è possibile ricavare e sviluppare praticamente una operatività che racchiuda aspetti come: la 25 solidarietà, la sensibilità, l’amore, la volontà orientata al cambiamento. Altri autori (Cloninger, Schaub) ritengono che la dimensione spirituale possa aiutare e migliorare vari tipi di sofferenza psichica, e dunque suggeriscono di integrare questa tematica all’interno di una metodologia di intervento riabilitativo. Spiritualità è anche cominciare a prestare attenzione a concetti e situazioni emotive che in varia misura hanno a che fare con le dinamiche e lo sviluppo delle Dipendenze. Ed ecco che in un percorso riabilitativo la Vision di Hands ritiene di poter arrivare ad occuparsi di tematiche come: l’attenzione, la consapevolezza, la volontà, il rispetto verso se stessi e verso l’Altro, la capacità di modulare le gratificazioni, il riconoscimento della propria fragilità, il coraggio di affrontare le crisi ed i cambiamenti, l’impostazione di una certa disciplina mentale. Quella disciplina mentale che permetterà di utilizzare le risorse individuali allo scopo di costruire un archivio di emozioni, sensazioni, immagini positive e strutturanti. Una “alcohol free Life” che consentirà di familiarizzare sempre di più con uno spazio interiore che, molto temuto o ignorato nel passato personale, possa divenire oggi intimamente nostro. Il nostro Luogo sicuro. Programma terapeutico Principi e linee di riferimento teorico: l’Associazione Hands utilizza una prassi terapeutica che ha come riferimenti teorici alcuni fondamenti largamente riconosciuti, ed esperienze scientifiche e terapeutiche di provata efficacia, e mantiene peraltro l’attenzione sulle nuove evidenze emergenti in campo medico, psicologico e sociale, promuovendo la formazione e l’aggiornamento di tutti gli operatori in servizio. Le linee guida di intervento in ambito clinico-terapeutico e riabilitativo fanno riferimento ad una “Vision “ di fondo, ( come più oltre specificato ), che valuta ogni singolo caso come una opportunità di cura del sintomo emergente, ma anche come l’inizio di una possibilità di cambiamento più ampia. L’approccio operativo di HANDS fa riferimento ad alcuni consolidati strumenti di intervento in ambito alcologico, tra i quali la tecnica del Colloquio Motivazionale di Miller e Rollnick da integrare a vari livelli con il modello Transteorico e degli Stadi del Cambiamento di Prochaska e Di Clemente. 26 Tale modello è imperniato sul concetto che il trattamento delle Dipendenze deve considerare le fasi del cambiamento nell’ambito di un processo circolare di motivazione. Ovvero il cambiamento va visto come un processo graduale che si muove attraverso specifici stadi. Il modello propone anche altri concetti assai utili nello sviluppo di un percorso riabilitativo dell’alcoldipendente, come l’Autoefficacia, e la Bilancia decisionale, da integrare anche col concetto di Frattura interiore (Scaglia). Rilevante anche l’attenzione posta sulle varie modalità di prevenzione, gestione ed integrazione del fenomeno della “ricaduta nel bere “ come è implicito in una ottica di trattamento riabilitativo di lungo termine.In questo campo Hands utilizza ed integra gli approcci studiati e proposti da autori come Marlatt, Gorski, Daley, che includono nel loro modello componenti educative, tecniche cognitivo-comportamentali, strategie di cambiamento dello stile di vita. HANDS, in linea con l’ esperienza clinica e la Letteratura internazionale utilizza trattamenti e metodologie psicoterapeutiche multiformi , ma sempre mirate ai problemi correlati all’uso di sostanze, alcol in particolare. Le linee guida dei trattamenti saranno per quanto possibile adattate ai singoli utenti sulla base di Progetti personalizzati, che cercheranno di fare leva anche sulle sempre presenti risorse individuali degli stessi. La base teorica che ha costituito e improntato l’avvio dei programmi di trattamento per alcoldipendenti, fa riferimento ad una interpretazione psicodinamica dell’alcolismo. Peraltro vi è interesse e si dispone di strumenti clinico e trattamentali anche nel considerare le problematiche alcoliche da altri punti di vista come: • il modello Familiare delle alcoldipendenze • il modello comportamentale e cognitivo delle alcoldipendenze • il modello neurobiologico delle dipendenze La metodologia di intervento riabilitativo integra alcuni presupposti delle principali teorie di trattamento tramite i gruppi di auto – mutuo -aiuto. Così che riteniamo utile il contributo degli Alcolisti Anonimi e l’ insegnamento della metodologia medico –psico -sociale ideata dal prof. V. Hudolin. I gruppi di mutuo -aiuto sono divenuti una risorsa assai utilizzata in tutto il mondo, efficace ed a basso costo, che trova particolare indicazione proprio in quelle problematiche o patologie ove sia presente una dipendenza od una dinamica compulsiva, situazioni nelle quali, risulta assai difficile se non impossibile, individuare una singola ed efficace terapia mirata. Così anche nei problemi di alcoldipendenza il gruppo di mutuo aiuto diventa un valido strumento per potersi confrontare insieme, con individui portatori della medesima sofferenza, su tematiche relative al proprio mondo interno, alle proprie difficoltà, e sulla possibilità di costruire una vita senza dover più ricorrere all’alcol. Per 27 Hands tale orientamento è ancora da ritenere un punto importante della riabilitazione di un alcol – dipendente, ed è infatti un metodo molto valorizzato ed utilizzato. L’attività di diagnosi e cura viene svolta dall’Ambulatorio di Bolzano che, per via di apposita convenzione con l'ASL Centro - Sud di Bolzano, presta opera di servizio sanitario pubblico cui è possibile accedere senza alcuna impegnativa. L’Ambulatorio fornisce le seguenti prestazioni: • colloqui psicologici individuali, di coppia, per famiglie • visite mediche e psichiatriche per problematiche di dipendenza • gruppi di informazione e motivazione • gruppi specifici ( informazione su Alcol e Guida ) • psicoterapie mirate di breve e lunga durata ( accompagnamento riabilitativo ) • tecniche di rilassamento e distensione immaginativa • terapie mediche di disassuefazione da alcol e farmaci • protocollo Acudetox, agopuntura padiglione auricolare Per quanto riguarda quei casi dove assieme al problema alcol si riscontri un uso di droghe “pesanti “ come eroina o cocaina, o nei casi ove si evidenzi una psicopatologia primaria, risulterà indispensabile collaborare col Servizio Tossicodipendenze e con quello della Salute Mentale. Per eventuali segnalazioni di soggetti con problemi alcol/farmaco correlati all’interno dell’Ospedale di Bolzano, essi saranno valutati dal servizio di Alcologia interno, mentre per altre strutture ospedaliere e convenzionate, Hands potrà essere contattata ed inviare un proprio operatore per la valutazione del caso. L’attività di riabilitazione trova per determinati casi un efficace strumento operativo nella Comunità Terapeutica di via Dante 18 a Bolzano, che beneficia di apposita convenzione con l’ASL Centro – Sud. Tale struttura propone un programma psicoterapeutico articolato, per un minimo di 12 settimane, finalizzato al reinserimento psico-sociale degli ospiti, e promuove uno stile di vita imperniato sul mantenimento della totale astensione dal bere alcol. 28 Mappa dei portatori di interessi (stakeholder) ospedale MMG HANDS ASL CSM utenti, pazienti Ser.D Coop. sociali Provincia (assessorato) (amministrazione) Servizio Sociale cittadini Uff. Cons. Impiego Magistratura, Carcere familiari Explora Comunità Comprensoriali Distretti Commissione patenti Cliniche private 29 PROCEDURE DI INTERVENTO AMBULATORIALI FUNZIONIGRAMMA AMBULATORIO HANDS Direttore sanitario Direttore Clinico Equipe Multiprofessionale Accettazione segreteria Medico Infermiera Coordinatore Psicologi Psicologi Educatore Assistente Sociale Volontariato 30 FUNZIONIGRAMMA ASSOCIAZIONE HANDS IN RAPPORTO ALL’AMBULATORIO HANDS PRESIDENTE CONSIGLIO D’AMMINISTRAZIONE (Eletto dall’Assemblea dei Soci) (Eletto dall’Assemblea dei Soci) Ambulatorio HANDS Comunità Terapeutica Hands Alloggio Protetto Handshome Laboratorio Protetto Handswork di Bolzano Sede Hands di Merano Laboratorio Protetto Handswork di Cermes Sede Hands di Bressanone Volontariato e Soci dell’Associazione HANDS Centro ricerca e interventi alcol e farmacodipendenza 31 AMBULATORIO HANDS L'ambulatorio dell'Associazione HANDS è una struttura convenzionata con l'Azienda Sanitaria di Bolzano. Questo servizio specialistico è esente da ticket e non necessita di impegnativa da parte del medico di base. In questa sede gli alcoldipendenti, i loro familiari e/o i loro amici possono effettuare i primi contatti, fissare un colloquio informativo e trovare aiuto e sostegno. Successivamente si decidono le necessarie disintossicazioni e viene stabilito un programma terapeutico individuale. E´ inoltre possibile concordare eventuali visite domiciliari che verranno effettuate da un nostro operatore. Il trattamento ambulatoriale consiste in: • visite medico specialistiche • disassuefazione e disintossicazione farmacologica da alcol • colloqui singoli e di coppia • psicoterapie • gruppi terapeutici • gruppi specifici • moduli formativo - informativi 32 Regolamento dell‘Ambulatorio HANDS - È previsto un orario di apertura al pubblico dell'ambulatorio dalle ore 8.30 alle ore 12.30 e dalle 14.00 alle 18.00 dal lunedí al giovedí, il venerdí dalle 8.30 alle 12.30. Al di fuori di tale orario l‘ accesso al servizio è consentito unicamente previo appuntamento. - L‘ ambulatorio non ha caratteristiche di pronto soccorso e pertento eventuali urgenze verranno demendate ai servizi competenti, tuttavia durante l‘orario di apertuta al pubblico e per situazioni particolari è a disposizione un operatore del servizio - In generale, per prestazioni di carattere informativo e di prima consulenza ognuno potrá accedere all'Ambulatorio HANDS. Non sono richiesti Ticket e non è necessaria alcuna impegnativa da parte di altri servizi. - In perticolare potranno accedere a prestazioni addebitabili al SSN (visite e accertamenti medici, colloqui e consulenze psicologiche, psicoterapie) soltanto gli utenti iscritti al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) dell' USL Centro-Sud, ed i familiari di questi iscritti, anche se provenienti da altre USL - L' iscrizione al SSN (Servizio Sanitario Nazionale) e l'appartenenza all'USL Centro Sud dovranno essere comprovate in modo idoneo tramite presentazione del libretto sanitario. L‘ufficio accettazione inviterá l‘utente non in regola con il libretto sanitario a recarsi peresso gli uffici competenti per la regolarizzazione della sua posizione. Successivamente eventuali complicanze ed oneri derivanti da mancata o difettosa iscrizione al SSN andranno a carico esclusivo dell' utente, incluso il risarcimento per prestazioni fruite. - Gli utenti iscritti al SSN della USL Centro Sud potranno accedere a colloqui informativi, consulenze, visite mediche e psichiatriche, ed ottenere i consigli pertinenti e/o le relative proposte di trattamento derivanti dagli accertamenti eseguiti. In conformitá con i resultati delle indagini mediche e/o psicologiche gli utenti potranno o seguire in sede trattamenti ambulatoriali di volta in volta ritenuti idonei, o essere inviati a trattamenti ( ad esempio di disintossicazione o riabilitazione) in regime residenziale o semiresidenziale. Rimane inteso che ogni trattamento proposto viene liberamente accettato dall‘utente, qualora questo non avvenisse verranno valutati dal servizio possibili trattamenti sostitutivi o l‘interruzione del progetto - Per utenti iscritti al SSN di altre USL verranno accolti con modalità di accesso distinte a seconda delle convenzioni con dette USL. 33 - Gli utenti che parteciperanno a gruppi terapeutici a conduzione professionale ed a gruppi di autoaiuto debbono assumersi, nei confronti degli altri membri di gruppo, obblighi di riservatezza in analogia al segreto professionale di operatori sanitari e psicologici. - La rilevazione dei dati sensibili da parte del servizio è motivata unicamente ed esclusivamente a fini di prevenzione, diagnosi, cura, abilitazione e riabilitazione in ambito medico e psicologico. Tali dati sono trattati come previsto dalla Legge 31.12.1996 nr.675. Prestazioni a utenti che vogliano serbare lo stato di anonimità potranno essere effettuate solamente nei casi esplicitamente previsti dalla legislazione nazionale ed europea. - Nei locali dell‘ambulatorio non è consentito fumare, eventuali trasgressioni verranno sanzionate come stabilito dalla legge. - Tutti sono tenuti a mantenere un tono di voce moderato, un comportamento consono alla situazione, nel rispetto sia di altri utenti sia degli operatori del servizio - L‘ accesso all‘ ufficio accettazione è consentito ad una sola persona alla volta per il disbrigo delle pratiche necessarie. non è consentito sostare nei corridoi. - Non è consentito sostare nel corridoio così come negli altri locali, tranne che nella sala attesa e fino al momento in cui l‘utente verrà chiamato. Qualunque cittadino può rivolgersi all’ambulatorio HANDS senza impegnativa, previo contatto telefonico o direttamente per concordare un appuntamento, dato che non vengono erogate prestazioni di pronto soccorso. Generalmente una prima forma di intervento può trovare una risposta adeguate tramite : • informazione specifica • colloquio individuale o familiare • valutazione della situazione socio - familiare e delle problematiche connesse (analisi dei bisogni) • valutazione psicologica e/o psichiatrica • visita medica • eventuali colloqui di valutazione a domicilio, su richiesta • proposta delle successive fasi di cura e riabilitazione Successivamente se il caso lo richiede, la persona con problemi di alcol o farmaco dipendenza, potrà usufruire di alcune possibilità terapeutiche principali, così riassumibili: • disassuefazione ambulatoriale • proposta di valutazioni specialistiche ed accertamenti ematochimici • proposta di ricovero per cura delle patologie alcol - correlate e per disintossicazione • indicazione per l’inizio di una psicoterapia idonea 34 Una terza fase del possibile percorso di un utente può prevedere: invio presso una struttura di Riabilitazione alcologica per un periodo di trattamento residenziale; inserimento presso una Comunità Terapeutica, compresa quella della Associazione Hands di via Dante a Bolzano, che opera seguendo i medesimi orientamenti teorici; proposta di frequenza di un gruppo di auto - aiuto per soggetti con problemi di alcoldipendenza. (gruppo Alcolisti Anonimi , Club per Alcolisti in Trattamento, gruppi Hands); proposta di proseguimento della psicoterapia o di altri momenti terapeutici individuali o di gruppo, compresa terapia occupazionale presso i Laboratori protetti Hands. E’ cura del Servizio Sociale di Hands occuparsi attivamente delle numerose e spesso complesse problematiche di tipo socio-familiare-lavorativo, tramite procedure di coordinamento e di contatto con le diverse strutture socio - sanitarie ed assistenziali. Tutti gli operatori di Hands lavorano in un ottica di collaborazione attiva e gli incontri settimanali di équipe, permettono di avere sempre in primo piano le diverse tappe evolutive dei singoli casi. Quest'ottica di collaborazione attiva, è attuata utilizzando la metodologia di case management riportata di seguito: Modello di Case Management utilizzato dai Servizi Sociali dell'Associazione HANDS “Il Case Management è un processo d’aiuto a persone, che sono in situazioni di vita insoddisfacenti o non riescono a padroneggiare la propria vita. Ciò avviene per la presenza di molti problemi che richiedono il supporto di diversi aiutanti.” [J.R. Ballew and George Mink] L’inclusione dei concetti di rete sociale e supporto sociale nel lavoro sociale, costitisce una richiesta che risale a M. Richmond e J. Addams. Purtroppo nella pratica, i concetti di messa in rete e supporto sociale si sono potuti realizzare solo in parte e più nell’ambito della cura e riabilitazione sanitaria che nel lavoro sociale. Il Case Management è un procedimento che prevede la progettazione ed il reperimento di risorse insieme al cliente e, l’accompagnamento all’utilizzo. Il Case Management si basa sui principi della auto – organizzazione più ampia possibile del cliente e di conseguenza, del minor intervento istituzionale necessario. Alcune resistenze nella diffusione del CM, forse derivano da un fraintendimento, come se 35 questo strumento non si conciliasse con il lavoro sociale e la valutazione razionale escludesse tutto l’aspetto relazionale. Lo strumento fa leva sulle risorse inutilizzate dal singolo e dal suo sistema e poggia sul potenziale dell’auto aiuto e le risorse della rete di HANDS e del cliente: - quali potenzialità della persona e del gruppo possono essere impiegate in modo più efficace? - quali possibilità si aprono, strutturando diversamente gli aiuti? - quali provvedimenti infrastrutturali sono necessari per mettere in rete le offerte di promozione della salute? Sembra quasi che “lavoro di rete” e “fare sistema” siano diventate un po’ le formule magiche quando si tratta di collaborazione (nell’informatica si parla di compatibilità e se qualche singolo pezzo non è compatibile diventa un…problema di rete). Infatti è piacevole immaginarsi che con la parola “qualità strutturale” una regione si fornisca di offerte ed erogatori qualificati. Dimensione Strutturale - Riflessione e scambio sulle offerte e i deficit - Incremento delle informazioni (carta dei servizi; descrizione della specificità della proprio offerta; scambi su altri servizi esistenti anche fuori regione) - Discussione ed elaborazione di possibilità per ottimizzare le risorse strutturali della regione - Apertura o manutenzione di percorsi di delega Reciproco supporto in casi di emergenza In modo schematico possiamo dire che il modello si possa rappresentare nel seguente modo: 36 CLEARING: • Fase propedeutica al C.M. • individua quei processi di raggiungimento degli obiettivi, nei quali può/deve essere utilizzato lo strumento C.M. INTAKE – presa in carico: • l primo contatto tra cliente (utente) e case manager. Sarà illustrato il servizio di case management. Individuazione delle aspettative dell’utente e della richiesta. • Le informazioni raccolte sono valutate. Questa valutazione fornisce le risposte inerenti tipologia e urgenza dell’intervento: • Intervento di emergenza • Case management • Mediazione L’elaborazione e sviluppo delle strategie avviene assolutamente in collaborazione tra utente e case manager. In questa fase vengono stabiliti gli accordi vincolanti per la collaborazione futura ASSESSMENT: Analisi sistematica della situazione dell‘utente • descrizione del problema (fatti-supposizioni-ipotesi) • eziologia e causa scatenante del problema • • • • mappatura delle relazioni familiari e sociali (geno- e sociogramma) Risorse esistenti (salute, famiglia, lavoro, economiche…) Biografia - anamnesi (medico, psicol., sociale) Stato energetico (motivazionale, emozionale, cooperazionale) L‘utente e l'assistente sociale valutano insieme la analisi situazionale in base a: • Tipo di incarico e competenza • Il problema da affrontare (principale e secondari) rischio della situazione/urgenza priorità necessità di azione verifica risorse e rete ostacoli • • • • • 37 PLANING: fase di progettazione La fase di pianificazione si sviluppa in diversi passi: Definizione degli obiettivi: lo stato desiderato (realizzabile e valutabile), prospettiva realistica del futuroStruttura degli obiettivi: l’obiettivo finale è lo stato ideale collocato in un lontano futuro. Questo stato ideale è suddiviso in obiettivi di azioni e obiettivi quadro (analisi del rischio, obiettivi intermedi, obiettivi alternativi) Processo di individuazione degli obiettivi: sensatezza degli obiettivi (motivazione ed energia) Bisogni - Steps La formulazione degli obiettivi evidenzia le necessità cioè i bisogni. Si tratta di concordare i passi necessari nei loro aspetti temporali e contenutistici, da inserire in un progetto d’aiuto trasparente e condiviso. INTERVENTION: intervento Realizzazione del progetto d‘aiuto Il c.m. attiva/costruisce la rete degli attori (linking) Coordina i servizi dei fornitori, contratta, ricerca consenso e le basi per una cooperazione. Regola in modo vincolante i dettagli dei passi previsti MONITORING: valutazione periodica die risultati • L’intervento è controllato, analizzato e valutato in modo costante • Il c.m. verifica il rispetto del piano interactiveness, controlla il raggiungimento degli obiettivi parziali ed intermedi Re-assessment La funzione del re-assessment è quella di avvicinare sempre di più il processo d’aiuto ai bisogni rilevati. 38 Valutazione finale Valutazione dell’utilità del Case Management alla fine dell’intero processo La valutazione fornisce informazioni sull’efficacia del lavoro svolto, dei mezzi impiegati e delle risorse necessarie nel Case Management. Gli standard della valutazione sono: • utilità • fattibilità • correttezza • precisione STRUMENTI TERAPEUTICI E RIABILITATIVI Come precedentemente affermato, il programma Hands prevede un percorso di approccio iniziale comune, ed uno più articolato ed adattabile alla tipologia e alle problematiche del soggetto. Il percorso comune, che è possibile proporre a tutti gli utenti che si rivolgono al Centro, consiste essenzialmente in uno o più colloqui di valutazione attenta del problema presentato, e in una adeguata informazione su tutto ciò che riguarda le problematiche di alcol e farmacodipendenza. Successivamente è possibile proporre al soggetto diversi tipi di intervento terapeutico individuali o di gruppo così riassumibili: • psicoterapie • gruppi specifici • gruppo di auto - aiuto • colloqui psicologici • monitoraggio e follow up PSICOTERAPIE Le psicoterapie sono uno dei strumenti fondamentali della metodologia Hands che permette di avvicinarsi a problematiche di fondo che sostengono la dipendenza patologica del soggetto. Le psicoterapie sono condotte da psicoterapeuti, siano essi medici o psicologi con provata esperienza nel campo della Medicina e della Psicologia delle Dipendenze, ed offrono 39 percorsi differenziati a seconda della struttura di personalità del paziente, delle relazioni familiari, e del livello di emergenza del problema. Settimanalmente il gruppo degli operatori Hands si riunisce presso l’Ambulatorio per una approfondita riunione di équipe nella quale vengono discussi e confrontati i casi della settimana. Gli operatori Hands fruiscono di una periodica supervisione con esperti del settore, e mantengono ovviamente un adeguato livello professionale anche attraverso corsi e seminari di formazione ed aggiornamento in campo alcologico e psicoterapeutico sia promossi ed organizzati da Hands, sia al di fuori della struttura, in campo regionale e nazionale. Le possibilità che Hands offre agli utenti a livello di psicoterapie sono: • psicoterapia individuale • psicoterapia di coppia • psicoterapia di gruppo • psicoterapia della famiglia • psicoterapia con l’utilizzo di tecniche di rilassamento e visualizzazione guidata GRUPPI SPECIFICI Questi gruppi sono stati approntati per offrire un adeguato tipo di risposta a specifiche aree problematiche, ovvero a tipologie di soggetti con bisogni ben differenziabili come ad esempio : • Gruppo familiari Il gruppo Familiari è aperto a tutti i familiari che hanno all’interno del loro nucleo un soggetto con problemi di alcol , farmacodipendenza o anche dipendenza da gioco. Possono accedere al gruppo anche familiari che hanno il “componente col problema attivo “ che non è ancora entrato in trattamento. All’interno del gruppo Familiari ci si confronta, con la conduzione di uno psicologo, sulle principali difficoltà relazionali presenti allorché un componente della famiglia sia alcol - dipendente. Vengono attivate strategie di solidarietà, di sostegno e di responsabilizzazione. Si segue una metodologia specifica, ed il gruppo ha una durata orientativa di un anno per quei familiari il cui componente sia entrato in trattamento, e maggiore nei casi i cui il soggetto con problema attivo non sia ancora in trattamento. Anche in questo caso le persone più motivate possono diventare conduttori di 40 gruppi di aiuto Hands dopo aver frequentato uno specifico corso di formazione. • Gruppo per soggetti con problemi di ritiro patente : Questo gruppo è rivolto a persone che hanno avuto uno o più ritiri patente per guida in stato di ebbrezza, o che, nella procedura di rinnovo patente hanno avuto indicazione di rivolgersi al nostro servizio per via di presenza di un problema alcol correlato. Il gruppo si riunisce per una serie di incontri, ( in genere quattro ) dove vengono trattati argomenti relativi al tema della sicurezza stradale e dove si cerca di confrontare le persone sul loro modo di pensare e di gestire l’uso di sostanze psicoattive, in particolare l’alcol. Altri Gruppi specifici possono essere attivati sulla base di particolari esigenze e/o necessità come ad esempio : Gruppo Donne, Gruppo Giovani, Gruppo Alcol/problemi Giustizia, Gruppo Alcol e uso di sostanze illegali , Gruppo Alcol e persone extracomunitarie. 41